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Il Giusto Comportamento

1.

Il maestro (Ch'ong) si rec un giorno a render visita al monaco


taoista Po Tzu. Costui abitava in una capanna presso le sorgenti
del fiume Lu, in vista della Cascata dei Sei Dragoni*, sul monte
Pu-ch'i.

"Sai formulare" - chiese Po Tzu - "l'inesprimibile realt celata nei


diecimila esseri grazie a cui nel folle traluce la saggezza e nel
saggio la follia?"

Il maestro rest per un istante a fissare la barba del monaco Po


Tzu leggendone le segrete intenzioni, quindi, distendendo il volto
in un luminoso sorriso, "Se contempli nello specchio la tua
saggezza," - disse - "amico mio, la tua stoltezza davvero
immensa. Se la tua stoltezza immensa, cavalcala: potrai forse
approdare in questo modo alla vera saggezza."

E si diede a cantare a voce molto alta la canzone Peonie che


cadono dai rami - bianchi crisantemi d'autunno. In un volo di gru
s' persa la mia tristezza. Chi mi aiuter a ritrovarla? Forse tu,
ranocchia canterina?

Il maestro s'allontan danzando e schioccando ritmicamente la


lingua col palato.

Il monaco taoista Po Tzu, profondamente costernato per il


comportamento incongruo del maestro, pens: "Ahim, davvero
nessuno fra quanti hanno incrociato il mio lungo sentiero ho visto
sino ad oggi cos stolto come l'amico Ch'ong."

Allontanatosi che fu, il maestro da parte sua cos comment il


dialogo col monaco taoista Po Tzu: "Chi pu dire se per caso il
vecchio Po ha capito il mio insegnamento? Egli va interrogandosi
senza posa sul mistero dei diecimila esseri che nascono, vivono e
muoiono e non degna d'un solo sguardo l'unico essere da cui
potrebbe venir ammaestrato. Si gira e rigira nei suoi pensieri
avvoltolandosi come l'insonne di notte fa con la coperta. Oh, la
sua barba, la sua barba! Potesse crescere cos lunga da farlo
inciampare e ruzzolare ben bene lungo il sentiero che porta alla
sua capanna presso le sorgenti del fiume Lu! Forse il monaco Po
Tzu si sveglierebbe cos di soprassalto varcando gli Otto Limiti
del Compasso e salpando finalmente tra le onde del Mare del
Silenzio che canta! Chi potr mai dirmi se per caso il vecchio Po
ha compreso a fondo il mio insegnamento?"

(E scese dunque con cuore ridente al paese poich s'era intanto


fatta sera e la zuppa fumava gi sulla sua mensa.)

Note:

* La Cascata dei Sei Dragoni chiamata altrove Cascata


dell'Arcobaleno. Nei suoi dintorni fu in seguito edificato un
tempietto votivo per ricordare la salita al cielo di Tchi Ch'ong Tzu.

2.

Il maestro, parlando una volta ai suoi discepoli dell'eremita Po Tzu


(che vive in una capanna presso le sorgenti del fiume Lu, in vista
della Cascata dei Sei Dragoni, sul monte Pu-ch'i) disse: "Quando
anche voi faceste il giro completo degli otto orizzonti, nulla
potreste scoprire di tanto delizioso quanto una visita all'eremita Po
Tzu: egli sa porre con amabilit e dolcezza domande sciocche,
ascoltare con garbo risposte insensate e soprattutto sarebbe in
grado di farsi disarcionare da un asino ben sedici volte di seguito
senza il minimo lamento."
3.

Il discepolo Hu Keng Tang domand (al maestro): "Insegnami, ti


prego, il mezzo pi sicuro per uscire dal mondo dell'illusione e del
dolore."

Ammiccando, il maestro rispose: "Quando la fame ti divora, non


mangiare; quando la sete ti distrugge, non bere; quando il sonno
oscura il tuo sguardo, non dormire. Alcuni patriarchi del passato
praticarono con diligenza e costanza irriducibile questo metodo e
conseguirono un successo perfetto abbandonando in breve tempo
il mondo illusorio del dualismo. Voglio per rivelarti una via ancor
pi diretta e davvero infallibile: essa ha nome La strada sublime
del Fiore di Mandorlo. In un fresco mattino di primavera portati
sulla riva del fiume Han e lasciati perdere nella piena impetuosa
del disgelo, proprio come farebbe un fiore di mandorlo che
ondeggiando si stacchi dal suo ramoscello. Anche tu (come gli
antichi patriarchi) conseguiresti un successo perfetto, te l'assicuro.
Il mondo imperfetto del dualismo si chiuderebbe alle tue spalle
mentre finalmente io sarei liberato per sempre da uno che non sa
far altro che assillarmi con domande inutili e sciocche."

4.

Tchi Ch'ong Tzu disse: "Stolto il duca di P'ing*. Tre volte di


seguito gli devo ripetere il pi elementare insegnamento ed alla
quarta confonde ancora tutti i termini della questione. Sicuramente
un giorno coroner ogni sua (pi alta) ambizione diventando
primo ministro!"
Note:

* Fei-wenn, duca del distretto di Wu P'ing (852-912 d.C.), si


distinto per la mitezza del suo governo e la saggezza degli editti,
al punto da meritare dal popolo l'appellativo di "Wenn dalla Mente
Pura". Per questo riteniamo che il modo sarcastico con cui Ch'ong
Tzu s'esprime sul suo conto sia un espediente didattico. Un
discendente del duca Fei-wenn, Chung-shan di Mou, ricordato
come quarto dei Cinque Grandi Patriarchi della Scuola della Pura
Terra.

5.*

Il discepolo Yu Shu Ho chiese della virt. "Chi parla della virt


manca di modestia" - disse Ch'ong Tzu. "Se la modestia una
virt, come potr chi non virtuoso parlare della virt?"

Note:

* A pi riprese, nel corso del libro, si ripercorrer questa tematica


da angolature lievemente diverse. (Cfr. coi paragrafi 28 e 49).

6.

Il maestro disse: "Tre carri trainati da buoi trasportano molto riso,


tre sciocchi recano infinita stoltezza. Se nel mondo tutti (gli
sciocchi) possedessero tanto riso quanta stoltezza, chi pi
morrebbe di fame?"
7.

Il discepolo Chang Kao chiese della virt. "La virt" - disse il


maestro - " come un paio di sandali di buona fattura: te li metti ai
piedi e fai molta strada sulla terra. Ma se per caso tu non avessi
piedi, allora non avresti alcun bisogno di sandali n di virt (pur
non restando mai scalzo)."

8.

Una bella sera d'estate Ch'ong Tzu sedeva sul terrazzo a godere la
brezza contemplando la luna e i fiori di paulonia.
Improvvisamente un grillo salt nella ciotola che il maestro teneva
appoggiata sulla stuoia accanto a s e si diede a frinire in maniera
cos struggente che questi, del tutto dimentico della luna e dei
fiori, ascoltandolo si commosse fino alle lacrime.

Pianto a lungo che ebbe, maestro Ch'ong si asciug gli occhi,


riguard ancora con dolcezza indicibile la luna e i fiori di paulonia
e, in un profondo sospiro, disse: "I diecimila esseri nascono e
muoiono, ridono e piangono, si rallegrano e disperano. Ma la luna
nel cielo bagna eternamente col suo biancore i fiori di paulonia.
Un volo di gru non mai riuscito a rapire la luna; i fiori sbocciati
quest'anno non sono di forma e colore diversi da quelli del tempo
del buon re Wenn. Che dire dunque? Che fare? Allorch dovrei
tacere, io parlo; quando forse sarebbe giusto ch'io parlassi, taccio.
Oh, quanto saggio l'amico Li Tuan*! Egli soffia lietamente di
giorno nel suo zufolo a cinque fori, pizzica di sera le cinque corde
del suo liuto e dipinge coi cinque colori paesaggi che nessun uomo
ha mai potuto contemplare. Invero, saggio e felice l'amico Li
Tuan!"
CAPITOLO SECONDO

9.*

Le bellezze del monte Lu sono pi affascinanti di quelle di


qualsiasi altra montagna al mondo. A settentrione si leva la vetta
Shiang Lu e sorge il tempio Wei Ai, e il panorama che si offre allo
sguardo fra la cima e il tempio , a sua volta, superiore a tutti i
panorami del Lu-shan.

Nel quindicesimo anno del regno dell'imperatore Huann, il


discepolo Chu Yi di Tai Yuan vide quel posto e se ne innamor.

Il discepolo Chu Yi di Tai Yuan si sent come un viandante di terre


lontane che riveda la sua casa, e non avrebbe pi voluto muoversi
da quel luogo.

Tuttavia la sua mansione di consigliere del duca Chu Kung lo


costringeva a lasciare le valli del Lu-shan (per far ritorno a
Ch'ang-an). Egli part conservando per anni ed anni nel cuore il
ricordo del monte Lu con struggente nostalgia.

Quando il duca Chu Kung di Ch'ang-an fu chiamato a palazzo


dall'imperatore Huann ed insignito del ruolo di primo ministro, il
discepolo Chu Yi (libero da doveri pubblici) fece ritorno al Lu-
shan, si fece costruire una casetta presso il tempio, di fronte alla
Cima Settentrionale e visse lietamente.

Passava le mattine e le sere ad ammirare le cime delle montagne e


ad ascoltare le sorgenti, si godeva la vista dei bamb, degli alberi,
delle rocce, delle nuvole: cominci presto a sentirsi di nuovo s
stesso, felice, riposato e in pace.

La prima notte il discepolo Chu Yi si sent molto bene, la seconda


percep nel cuore la letizia perfetta, la terza notte comprese d'aver
perso per sempre la sua precedente identit.

Note:

* Questo paragrafo ricalca da vicino un celebre passaggio di Po


Chu Yi (772-846 d.C.).

10.

Si tramanda che nel corso di un viaggio particolarmente lungo e


difficile, il maestro ebbe a sostare in una locanda presso il passo
Mi-t'ang, a nord del fiume Lu. Durante la notte venne
inopinatamente svegliato dalla luna che, sorgendo, aveva inondato
di luce biancastra la sua stanza.

Il maestro si lev dal giaciglio e abbass la tenda della finestra.

Poco dopo s'ud dalla cucina uno spaventoso fragore di stoviglie


infrante e l'oste che redarguiva aspramente la cuoca per la sua
pessima destrezza.

Il maestro nel suo giaciglio si gir sul fianco sinistro.

Non erano trascorsi che pochi istanti - il maestro Ch'ong s'era


appena riaddormentato - ed ecco un manipolo di sentinelle in
ronda notturna pass accanto alla locanda intonando a tutta voce la
celebre canzone La mia bella ha i capelli lunghi come la lingua di
comare Hu - Le sue rosse labbra sono ancora pi sottili del
pensiero del duca di P'ing*.

Esasperato, Ch'ong Tzu si mise a sedere sulla stuoia, prese il


pennello e tracci un sonetto che (in seguito) sarebbe divenuto
famoso:

Se abbasso la tenda al lume della luna

come fiori di susino cade tutto il vasellame.

Quando sento cantare della fanciulla dai bei capelli

come fiori di mandorlo sboccia il mio poema.

Ma tutto questo potr mai

ripagarmi appieno per una notte insonne?

Note:

* Ci sembra poco probabile che la canzone citata potesse


realmente contenere un riferimento al duca Fei-wenn di P'ing in
termini cos irriverenti, per i motivi espressi nella nota al
paragrafo 4. Tendiamo piuttosto a ritenere che si tratti d'una
tardiva interpolazione letteraria, peraltro ben accordata col modo
in cui "Il Giusto Comportamento" tratteggia questo personaggio.

11.

Il duca di Li chiese udienza al maestro e fu ricevuto, sia pur a


costo di molte insistenze.
Dopo essersi inchinato tre volte al maestro, il duca Huei chiese:
"Qual il ritratto del discepolo perfetto? (Vorrei infatti conformare
ad esso la mia vita.)"

Il maestro disse: "Infinitamente sciocco sembra il mio discepolo


Bao-yu. Non legge n scrive, non sa neppure contare. Se apre la
bocca per lo pi per sbadigliare o mangiare. Siede tutto il giorno
sulla porta di casa osservando formiche, carrettieri al lavoro e
comari che discutono tra loro. Si direbbe che il discepolo Bao-yu
non possa avere la pi elementare forma di pensiero."

Il duca di Ming Li prese a commiserare il maestro: "Come ti


compiango per un discepolo tanto stupido!"

Ch'ong Tzu disse: "Soltanto un duca riuscirebbe a parlare cos a


sproposito di stupidit; eppure egli dovrebbe conoscerla molto
bene, visto che ne ha pratica personale e quotidiana! Il discepolo
Bao-yu non aderisce alla sua stupidit, anche se di misura
formidabile. Egli possiede un cuore che cammina agile, spedito e
ridente sulla via dell'autentica libert. S: Bao-yu ritratto e
modello del discepolo perfetto!"

12.*

Il maestro and un bel giorno a rendere visita al monaco taoista Po


Tzu. Il monaco taoista Po Tzu, che abitava in una capanna presso
le sorgenti del fiume Lu, sul monte Pu-ch'i, dopo averlo
affabilmente salutato, gli sottopose una domanda sull'anima
dell'uomo saggio e dell'uomo stolto.

Sorridendo, il maestro rispose: "Se nel profondo del tuo cuore ti


ritieni saggio, la tua stoltezza invero grande. Se per la tua
stoltezza grande (com' grande il monte Pu-ch'i), sforzati di
cavalcarla: sulla sua groppa conseguirai il possesso della vera
saggezza."

Ci detto, Tchi Ch'ong Tzu s'allontan dalla capanna dell'eremita


taoista Po Tzu danzando e schioccando la lingua contro il palato.

Il monaco rimase per un po' di tempo costernato ed immobile,


quindi disse tra s: "Davvero nessuno ho mai incontrato tanto
stolto quanto il vecchio Ch'ong. Eccolo galoppare a cavallo della
sua stoltezza! Essa supera di mille cubiti in altezza la vetta di
questo monte. monumentale come la stupidit di sessantaquattro
primi ministri. Dai tempi del grande re Wenn mai si vide stoltezza
tanto formidabile e consapevole di s stessa!"

Il maestro Ch'ong, parlando un giorno ai suoi discepoli del


monaco eremita Po Tzu (che vive in una capanna presso le
sorgenti del fiume Lu, sul monte Pu-ch'i) disse: "Quando anche
voi faceste il giro completo degli otto orizzonti, nulla potreste
scoprire di tanto delizioso quanto una visita all'eremita Po Tzu:
egli sa porre con amabilit e dolcezza domande sciocche, ascoltare
con seriet risposte insensate e soprattutto sarebbe in grado di farsi
disarcionare da un asino ben quindici volte di seguito senza
(emettere) il minimo lamento."

Note:

* Il presente paragrafo ed il precedente n. 1 sono probabilmente


diverse narrazioni del medesimo episodio.

13.

Il discepolo Shang Chiu Kai disse un giorno al maestro: "Maestro,


il duca di P'ing mi prega di sottoporre al tuo infallibile giudizio un
proverbio ch'egli ha composto."

Ch'ong Tzu chiese: "Com' questo proverbio?"

Il discepolo Shang Chiu rifer: "Prima goditi i piaceri della vita,


quindi (se proprio non puoi farne a meno) compi il tuo dovere."

Il maestro comment allora: "Se questo proverbio non fosse stato


composto dal duca di P'ing, potrei dire che contiene una mezza
verit."

Il discepolo Shang Chiu Kai rifer al duca di P'ing la risposta del


maestro. Il duca di P'ing allora dett al suo calligrafo e fece
appendere sull'ingresso della sala delle udienze un pannello con
queste parole: "Prima (compi) il tuo dovere, poi concediti il
piacere."

Informatone, il maestro Ch'ong rise di gran gusto ed esclam:


"Ecco un proverbio realmente degno del duca di P'ing!"

14.

Il maestro disse: "Il duca di P'ing compie un'azione quasi giusta


ogni sessantaquattro azioni sbagliate, ma quando non vi fossero
altri (migliori di lui), persino Il duca di P'ing potrebbe venir
considerato maestro nell'arte di governare."

15.*

Ch'ong Tzu disse: "Un solo bue lavora pi utilmente di diecimila


ministri. Un solo ministro infligge maggiori disgrazie (al popolo)
di diecimila cavallette. Una sola cavalletta divora pi erbaggi di
diecimila buoi. Per questo non amer io forse pi un bue che un
ministro?"

Note:

* La satira contro i ministri ed i funzionari governativi in genere


un elemento tipico della letteratura e della poesia cinese, n "Il
Giusto Comportamento" fa eccezione a questa regola.

16.

Il discepolo Tsai Wo si rec una volta nel villaggio di Kiang-han


per acquistare una pipa d'avorio da portare in dono al maestro
Ch'ong (essendo questi appena ritornato da un lungo viaggio).

L'artigiano Ku Bo Yu , abile fabbricante di pipe, magnific a


lungo al discepolo Tsai Wo una pipa dal bocchino ricurvo,
sostenendo con parole dolci come miele di favo e penetranti come
un pungiglione d'ape che allorquando il maestro avesse fumato le
sue erbe aromatiche con quella speciale pipa, certo ne avrebbe
ricavato un piacere cos perfetto da non desiderare altro che di
tornar a fumare, scordando addirittura la via che travalica il
Compasso dagli otto Orizzonti e l'esercizio della Virt.

Il discepolo Tsai Wo comper a peso d'oro la pipa prodigiosa e


s'incammin per fare rientro alla citt di Yuan-ping (dove abitava
in quel periodo Tchi Ch'ong Tzu).

Lungo la strada prov stanchezza. Sedette dunque sul ciglio della


via e prov a fumare la pipa d'avorio scolpita dall'artigiano Ku Bo
Yu, maestro nell'arte di fabbricare pipe.
Fu in questo modo che il discepolo Tsai Wo dimentic per sempre
il maestro Ch'ong, il Compasso dagli otto Limiti, l'esercizio della
Virt e si smarr nell'illusione delle mille incarnazioni.

Quando riferirono al maestro l'increscioso incidente egli, dopo


aver considerato a lungo la questione in ogni suo dettaglio, disse:
"Una pipa valeva forse un discepolo come Tsai Wo? Ahim: ora
non ho pi n discepolo n pipa. In un volo di calabroni ho
perduto la certezza dell'uno e la possibilit dell'altra!"

E per tutto il giorno e tutta la notte non volle prendere cibo n


acqua ritirandosi in solitudine a meditare le cronache Cento
autunni ove si narrano le gesta del duca di Tui P'eng di cui
scritto: "Perse trecento battaglie ma non rimase sconfitto neppure
in una delle tremila dispute che sostenne con la madre della sua
sposa."

CAPITOLO TERZO

17.

Alcuni discepoli di maestro Kong* andarono un giorno da Ch'ong


Tzu e, dopo molti profondi inchini, gli domandarono cosa egli
pensasse del loro maestro.

Ch'ong Tzu disse: "Se messer Kong probabilmente un grande ed


illustre letterato, purtuttavia dubito ch'egli sia un altrettanto grande
maestro."

I discepoli di Kong Fu Tzu, turbati, replicarono: "E da cosa ritieni


di poter trarre questa conclusione?"
Il maestro rispose loro: "Dal fatto che messer Kong non vi ha
insegnato a non credere ai maestri."

(I discepoli di Kong Fu Tzu) chiesero allora: "In che cosa dunque


crederemo?"

"Meglio (credere)" - disse il maestro - "nella zuppa di miglio di


comare Hu!"

Note:

* Kong Fu Tzu, ovvero Confucio (551-479 a.C.)

18.

Il discepolo Bao-yu afferm una volta: "Del maestro forse non ho


mai compreso una parola. Ma il maestro, senza ch'io pronunciassi
parole, comprese e mi mostr tutta la mia stoltezza. La riconobbi
gigantesca, alta fino al cielo. Arrampicandomi lungo le sue pendici
(come sulle pendici boscose del Pu-ch'i-shan), riuscii a varcare gli
Otto Limiti del Compasso e contemplare in tutta la sua estensione
l'infinita stoltezza umana."

19.

Il maestro disse: "Veramente il duca di P'ing sciocco oltre ogni


dire. Se lo correggo si sforza sempre di trovare una giustificazione
ed una volta che giustificato si sia cerca di correggermi per aver
tentato di correggerlo. Nessuno mai ho incontrato sino ad oggi
cos stolto come il duca di P'ing. Facilmente coroner la sua
esistenza diventando primo ministro!"

20.

Il discepolo Po Ying-wu chiese della pazienza. Il maestro non


rispose, limitandosi a sputare nell'occhio sinistro del discepolo Po
Ying-wu.

Non avendo ricevuto risposta, il discepolo Po Ying-wu chiese


ancora della pazienza. Pure questa volta il maestro non apr bocca
e rovesci il t bollente della sua tazza sul piede destro del
discepolo Po Ying-wu.

Lamentatosi a lungo che si fu, il discepolo Po Ying-wu torn a


domandare della pazienza, e per tutta risposta ricevette dal
maestro un poderoso pugno sul naso.

Allora, non potendo pi sopportare queste vessazioni, il discepolo


Po Ying-wu corse a sfogarsi dal discepolo Mao Chien
denunciando la durezza del cuore (e del pugno) del maestro.

"Stavolta" - disse - "il maestro riuscito davvero ad esasperarmi!"

Il discepolo Mao Chien fece prontamente notare al discepolo Po


Ying-wu come Ch'ong Tzu, senza definire in alcun modo la
pazienza, gli avesse dato una vivida percezione della sua
mancanza.

Il discepolo Po Ying-wu ebbe cos la sua prima illuminazione


cambiando da quel giorno il suo nome in Po-che-quasi-tutto-ha-
compreso-rimettendoci-il-naso.
21.

Il maestro disse: "Una grande pancia val pi di un otre di vino


nuovo (anche se entrambi possono talvolta gorgogliare)."

22.

Il discepolo Bao-yu non disse nulla. Per questo ricordato ancora


oggi.

23.

Si tramanda che il maestro non ridesse mai nei giorni di mercato.


Quando gliene domandarono il motivo, scoppi in una fragorosa
risata. Infatti non era giorno di mercato.

24.

Nell'anno in cui ricopr l'incarico di primo ministro nel regno di


Lu-ming, sotto il re Wu, il duca di P'ing mand un giorno i suoi
servitori a chiamare il maestro.

Il maestro rifiut di ricevere in casa sua i servitori ed invi al duca


di P'ing (attraverso il discepolo Tsu Yung) una tavoletta sulla quale
aveva scritto con caratteri impeccabili:

"Ha forse il duca di P'ing studiato a fondo La Ballata dei Carri da


Guerra? Sa forse il duca di P'ing intonare con arte La Ballata dei
Cento Eserciti? Ha forse il duca di P'ing una pancia tanto grande
da impedirgli di muoversi? Mi ha per caso il duca di P'ing
mandato almeno un orciolo di vino nuovo? (Perch dovrei dunque
consumare il mio tempo per sfamare la vanit vorace del duca di
P'ing?)"

CAPITOLO QUARTO

25.

La dama Lu Ling, una delle dame di rango superiore del palazzo


del principe Wei di Ch'iu, chiese al maestro della bellezza.

Il maestro rispose: "Facile la bellezza a trovarsi: essa infatti ci


viene incontro da tutte le cose ad eccezione che da quelle brutte (e
difformi rispetto alla Via)."

26.

Il governatore Ssu Chang-ch'ing chiese un giorno della bellezza.

"Dove stia di casa la bellezza io non te lo dir," - rispose Ch'ong


Tzu - "ma certamente non la potrai trovare nel palazzo del duca di
P'ing!"

27.

Il discepolo Mo K'uang, notevole per la sua bizzarra e sgradevole


fisionomia, domand un giorno al maestro della bellezza.

Il maestro Ch'ong disse: "Specchiati nello stagno dove i ranocchi


cantano alla luna piena d'estate. Vedi forse la bellezza? Dimmi: la
vedi forse tu?"

28.*

Huan Chi Sze chiese della saggezza. Ch'ong Tzu disse: "Chi
saggio non parla, chi parla non saggio. Se tacere dunque segno
di saggezza, come potr chi non saggio parlare mai della
saggezza?"

Note:

* Cfr. coi paragrafi nn. 5 e 49: la struttura identica.

29.

Il discepolo Yen Chuo domand al maestro Ch'ong della saggezza.


Il maestro rispose: "Mangiare un grosso pesce senza togliere le
spine, inghiottire una grossa noce senza spezzarne il guscio:
questa di sicuro non saggezza!"

30.

Un giorno il duca di P'ing, dopo aver a lungo studiato e meditato i


sonetti di Li T'ai Po*, decise di vuotare una quantit formidabile di
tazze di vino procurandosi in tal modo un'eccezionale ubriacatura.
Posseduto totalmente che fu dagli spiriti ribaldi (del vino), inizi a
provare tenerezza profonda e grande nostalgia, e scrisse su un
rotolo un messaggio per il maestro che fu immediatamente
recapitato al destinatario dai suoi servitori.

Esso diceva: "Quand'anche un solo amico al mondo si ricordasse


di te, la vita sarebbe degna ancora d'essere vissuta."

Il maestro lesse attentamente gli ideogrammi vergati con scarsa


maestria sul foglio e, sorridendo, li comment in questo modo:
"Che in ogni essere umano sonnecchiasse un asino, ci mi era
noto. Ma che in un asino potesse dormicchiare un essere umano,
questa cosa realmente nuova per me e fatto prodigioso!"

Note:

* Li T'ai Po (701-762 d.C.) il maggiore poeta della dinastia


T'ang. In molte delle sue poesie egli ha celebrato l'elogio del vino
e dell'ebbrezza.

31.

Il principe Tung Fang Shuo di Poyang-mei* disse un giorno al


discepolo Chang-fu: "Le parole del maestro Ch'ong sono inutili
come un albero di magnolia: dopo una breve fioritura infatti non si
raccoglie da questa pianta alcun frutto buono (ad essere
mangiato)."

Il discepolo Chang-fu rispose: "Se vedi un grande albero, non


pensare alla sua inutilit, ma piantalo piuttosto nel paese del nulla
e dell'infinito: tutti potranno cos passeggiare sotto la sua ombra e
riposarsi al riparo dei suoi rami. Non temer l'ascia del boscaiolo
n l'attacco dei diecimila esseri. Come dunque pu la sua inutilit
darti pensiero?"

(Il maestro, informatone, cos comment la risposta del discepolo


Chang-fu di Wei: "Brillante parlatore sta diventando il mio piccolo
Chang, ma i suoi piedi saranno mai capaci di seguire la sua lingua
e superarla?")

Note:

* Tung Fang Shuo, principe di Poyang-mei (1246-1299)


nominato pi volte nel "Libro dei Memoriali del distretto di
Poyang-mei". A lui viene attribuita l'iniziativa di far edificare una
solida cinta muraria attorno alla cittadina e d'averla fatta decorare,
si dice, con gusto raffinatissimo.

32.*

Il maestro disse: " un pessimo barcaiolo quello che se la prende


con le svolte del fiume."

Note:

Questo motto divenuto in seguito proverbiale ed a


tutt'oggi usato.

CAPITOLO QUINTO

33.
Il maestro percorreva un giorno con una carovana un'alta ed
impervia giogaia. D'un tratto riconobbe a molte braccia sotto di s,
lontano e minuscolo, il villaggio alpestre dove solitamente amava
trascorrere il mese pi caldo dell'estate nella pace perfetta.

Fiss a lungo il paesello con animo colmo di dolcissima nostalgia


sinch la distanza l'ebbe velato di sofficit nebbiose, quindi,
rivolto al discepolo Kao Shih (che lo accompagnava) disse: "Un
viaggio costa sempre infiniti rimpianti e solo in apparenza
potrebbe arrecarci un po' di pace !"*

Note:

* Gioco di parole intraducibile tra i termini arcaici Ta-i, "viaggio"


e T'ai, "pace".

34.

(Il discepolo) Tien Tse Fang disse: "Raramente il maestro stava a


pranzo in compagnia di gente ignobile, ma quando per avventura
ci avveniva egli sembrava comportarsi in maniera ancora pi
ignobile della loro (creando in tutti un senso di immenso
imbarazzo)."

35.

Ch'ong Tzu disse: "Se riesci ad annodarti il naso, la tua abilit


invero grande. Non sarebbe allora assai pi pratico ricordare
direttamente quel che occorre senza far ricorso ad astrusi
espedienti?"
36.

Accadde che il discepolo Bao-yu cadesse molto malato. Ch'ong


Tzu non si allontan per tre giorni e tre notti dal suo capezzale.

Il quarto giorno, ristabilito che fu il discepolo Bao-yu, il maestro


usc all'aperto ed alla luce del primo mattino si sciacqu il viso
con l'acqua fredda del torrente.

Quindi compose il sonetto Tre piccole foglie d'altea appassite, si


rec al palazzo del re (Ssu Wu, del quale era allora consigliere) ed
assolse impeccabilmente ai suoi uffici.

37.

Il maestro disse: "Quattro monete d'oro per due tazze sfondate:


veramente questo un prezzo troppo alto!"

38.

Se il discepolo Bao-yu avesse mai cercato di dare un


insegnamento (parlando), oggi non lo ricorderemmo tra gli antichi
saggi.

39.
Era una mattina d'inverno particolarmente fredda. Al risveglio
Ch'ong Tzu si rese conto che durante la notte aveva
abbondantemente nevicato.

Indoss sulla tunica di lana gialla il giubbotto di volpe dorata,


infil ai piedi calde calzature ed usc di casa per recare la sua
deferenza ed il suo omaggio al principe di Poyang-mei. (Era infatti
il giorno del solstizio e, in occasione della chiusura dei passi
montani, l'usanza voleva che i sudditi visitassero i signori del
regno rinnovando il loro voto di fedelt.)

Dopo aver a lungo camminato affondando sovente fino alla cintola


nella neve fresca, il maestro Ch'ong giunse finalmente al palazzo
del principe Shien Chu di Poyang-mei e domand ai servitori
d'essere ammesso alla presenza del signore.

Ma i servitori risposero che quel giorno era impossibile ogni


udienza (dal principe Shien Chu di Poyang-mei) poich, a causa
della nevicata notturna, egli si sentiva sfibrato da pesante
indolenza ed aveva stabilito di non lasciare il suo giaciglio sino
all'indomani.

Il maestro ripercorse quindi la strada in senso inverso mentre il


vento gelido andava sferzandogli naso ed orecchie.

Rientrato a casa compose uno dei suoi sonetti pi amari, divenuto


poi celebre come Quando i diecimila esseri cadono in letargo:

Nevicata notturna a Poyang-mei:

presto mi levo per visitare il principe.

Il vento freddo sferza la mia tunica


ed invano mi stringo nel giubbotto.

Come i leprotti ed i maiali selvatici,

il mio signore dorme nel suo letto

senza far memoria dei precetti antichi.

Se nel regno principi e ministri

non tengono in alcun conto le usanze d'una volta,

come potranno ordine e buoni costumi

risplendere tra il popolo?

Decadenza, decadenza!

Torno a casa e con neve sciolta

mi preparo un t profumato:

l'aroma del t almeno sempre uguale

a quello che allietava le ore buone

del saggio re Wenn.


In una tazza di t dimentico ogni delusione,

sciolgo i miei affanni e libero da passioni

infrango gli Otto Limiti del Compasso.

Grande Vuoto, Grande Vuoto!

In te di certo

mai vi sar decadenza!

40.*

Il principe Wei, in occasione delle nozze di suo nipote, mand un


suo dignitario di secondo rango a supplicare il maestro affinch
volesse formulare un buon augurio per il fausto evento. Il maestro
fece vergare su un foglio (che invi racchiuso in uno scrigno di
foggia molto semplice) queste parole: "Muore il nonno, muore il
padre, muore il figlio."

Quando il principe Wei ebbe letto la riposta di Ch'ong Tzu, and


su tutte le furie ed invi di nuovo il suo messaggero a domandare
il senso di quello scherzo di pessimo gusto.

Il maestro, tranquillamente, rispose: "Il principe mi ha domandato


un buon augurio ed io l'ho formulato con sollecitudine ed
autentica devozione! Che sarebbe infatti della felicit (d'una
famiglia) quando morisse prima il figlio, poi il padre e da ultimo il
nonno?"
CAPITOLO SESTO

41.

Si dice che il discepolo Bao-yu fosse assai pi attivo nel sonno


che durante la veglia.

42.

Ch'ong Tzu amava cantare spesso, accompagnandosi col liuto a


cinque corde, la ballata Il mio amore triste come il laghetto Yu-
gong in autunno.

Nei giorni di primavera, per, preferiva intonare il sonetto Fiori di


magnolia nel padiglione dei bamb.

43.

Il maestro disse che la musica alla corte del principe T'o di Wei
raggiungeva talvolta il massimo della bont e della bellezza. Alla
corte del governatore di Ch'en, invece, la musica poteva
raggiungere il massimo della bellezza ma non della bont.

(Egli aggiunse che non sufficiente per la musica di raggiungere


il massimo della bellezza. Essa deve conseguire anche il vertice
della bont.)
44.

Il maestro si comportava in maniera amichevole senza mai perdere


una certa compostezza, sapeva essere austero senza per avere
rigidit, scherzava senza mai uscire di squadra, era rispettoso
eppure naturale.

Tutte queste qualit passarono al discepolo Tzu-chang, che per


puzzava terribilmente di stalla.

45.

Un monaco taoista and a trovare Ch'ong Tzu (del quale aveva


udito parlare come d'un autentico saggio) con l'intenzione nascosta
di mettere alla prova l'acutezza della sua comprensione del Grande
Vuoto.

Il maestro ricevette il monaco taoista con squisita gentilezza


invitandolo a bere una tazza di t verde mentre, disse, si sarebbero
reciprocamente ammaestrati sul Tao.

Con immenso stupore del monaco, per, quando furono seduti per
bere il t, Ch'ong Tzu si cinse d'impenetrabile silenzio.

Invano il monaco taoista enumerava le virt dell'Inesprimibile


Sorgente d'ogni virt, invano con abbondanza di parole dalle mille
sfaccettature egli intarsiava l'una accanto all'altra (come abile
maestro orefice) le infinite verit che procedono dalla Verit n
vera n falsa.
Per nulla compreso dalla forbita eloquenza dell'ospite, il maestro
sorbiva il suo t verde restando pi silenzioso d'un macigno.

Concluso il monaco che ebbe il suo monologo, Ch'ong Tzu si lev


in piedi, agguant un nodoso bastone e lo colp nel bel mezzo
della pelata (poich il monaco apparteneva a un ordine in cui era
prescritta la tonsura) lasciandolo senza sensi per circa mezz'ora.

Rinvenendo dal mondo dell'oblio e del nulla, il monaco si ritrov


accanto Ch'ong Tzu il quale, con un amabile sorriso, gli disse:
"Per dieci minuti mi hai assordato con quelli che chiami i
Centomila bellissimi Nomi del Senza Nome. In compenso io t'ho
inviato per mezz'ora abbondante nel Grande Vuoto. Dimmi: chi tra
noi due maestro e chi discepolo?"

46.

Il maestro disse: "I primi giorni d'autunno sono i pi tristi


dell'anno. La memoria dell'estate infatti non ancora sopita, ma
l'apprensione per il lungo inverno viva. Malinconica
specialmente l'ora del tramonto: la memoria del giorno infatti non
ancora sopita, ma l'apprensione per la notte molto viva. Oh, mi
fosse dato di cantare in un poema delicato la tristezza dei primi
tramonti d'autunno!"

47.

Il maestro disse: "Se osservo di cosa sono capaci gli uomini pur di
farsi strada a gomitate, mi viene in mente un tale che in un giorno
di fine inverno volle farsi un pupazzo di neve adornandolo di
gemme e preziosi monili, e poi elev un tempio.
Si pu aspettare che il tempio sia costruito per poi rinchiudervi il
pupazzo di neve come un Buddha?

Succede molto spesso che un uomo continui a lottare nella


speranza di riuscire ad affermarsi, mentre la vita che gli resta, e
che lui crede ancor molto lunga, stia in realt consumandosi dalla
radice, proprio come un pupazzo di neve che si sciolga al sole di
primavera."

48.

Ch'ong Tzu disse: "L'idiozia del duca di P'ing immensa come il


monte Pu-ch'i: in essa possono* (agevolmente) trovare riparo
cinquemila bestie e quindicimila somari."

CAPITOLO SETTIMO

49.*

Il discepolo Hou Pa chiese della modestia. "Se uno parla della


modestia non la possiede" - disse Ch'ong Tzu. - "Come potr
dunque chi non modesto parlare con competenza della
modestia?"

Note:

* Cfr. coi paragrafi nn. 3 e 28.


50.

Il maestro non perdeva mai la pazienza. Qualcuno perdeva la


pazienza in presenza del maestro.

Tutti, in un modo o nell'altro, imparavano dal maestro in cosa


consista la virt della pazienza.

51.

Ho Yu, quand'era governatore di Fan-yang, domand una volta a


Ch'ong Tzu a cosa possa paragonarsi la felicit perfetta.

"La perfetta felicit" - rispose il maestro - " (come) un grande


canestro di vimini: pu contenere qualunque cosa (vi si ponga)
fuorch l'acqua."

52.

Quando il duca di P'ing discese alle Gialle Sorgenti* , Ch'ong Tzu


port un lutto irreprensibile per sei mesi. "D'altronde" - comment
- "il lutto per una coppia di somari di almeno un anno!"

Note:

* Le Gialle Sorgenti indicano, nell'antico simbolismo cinese,


l'oltretomba.
53.

Un giorno il discepolo Bao-yu non chiese nulla. Deducendo


Ch'ong Tzu dal silenzio del suo discepolo ch'egli intendesse
formulare una domanda sul Senza Nome, non pronunci risposta.

Entrambi infatti erano (da lungo tempo) al di l degli Otto Limiti


del Compasso.

54.

Avvenne che il maestro smarrisse una volta per la strada una borsa
di monete d'oro (donatagli dal duca Po Ch'ang-ling di Kiu in
segno di ricompensa per i buoni consigli ricevuti).

Alla domanda di come non si desse pena per la perdita, il maestro


rispose: "Nel perdere una borsa di monete d'oro per via, poco
male. Nel perdere me stesso nell'affanno, molto male. Quando
infatti smarrissi me stesso, chi potrebbe eventualmente ritrovare le
monete d'oro (al mio posto)?

55.

La cortigiana Li-li, donna di leggeri costumi, chiese al maestro


della castit.

Ch'ong Tzu disse: "Esistono tre generi di castit: la castit del


corpo, la castit della mente e la castit del cuore. La castit del
corpo spesso nociva. La castit della mente spesso salutare. La
castit del cuore sempre raccomandabile."
La cortigiana Li-li ringrazi con rispetto il maestro per
l'insegnamento e, rientrando al Palazzo delle Rugiade Fredde,
compose una canzone che gli invi in segno di gratitudine:

Chiaro nel cielo scintilla l'astro del Pastorello*,

lucente gli sorride la Signora del Fiume di Nuvole**.

Tra di loro com' breve la distanza!

Eppure il Fiume non li lascia passare.

Ahim, qual sofferenza guardarsi sempre

e mai potersi incontrare!***

Note:

* L'astro del Pastorello: Vega nella costellazione della Lira.

** La Signora del Fiume di Nuvole: Altair nella costellazione


dell'Aquila. Secondo un'antica leggenda, Vega ed Altair sono due
stelle innamorate l'una dell'altra. La Via Lattea (Il Fiume di
Nuvole) per, li separa per l'eternit scorrendo in mezzo a loro.

*** Questo delicato componimento altro non che la


rielaborazione d'una lirica di epoca Han (206 a.C.-220 d.C.)
identificabile nella raccolta "Diciannove vecchi poemetti".

56.
Il maestro disse: "Il duca di P'ing, parlando del liutista Ssu-k'ung
Shu, afferma essere questi un grande virtuoso: la sua tecnica, dice,
perfetta. Pizzica le cinque corde del suo strumento con
insuperabile velocit, anche se la ballata Crisantemi in fiore,
eseguita dal liutista Ssu-k'ung Shu, non arriva a commuovere
nessuno (se non il duca di P'ing).

Il duca di P'ing sostiene che Mou T'ing sarebbe maestro nell'arte di


guidare il suo carro . Ha una vettura bella e straordinariamente
veloce ma, col suo eccezionale carro, Mou T'ing non s' mai
spostato d'un solo li*.

Sciocchezze simili possono udirsi solo dalla bocca del duca di


P'ing!"

CAPITOLO OTTAVO

57.

Il maestro disse: "Tre cose inutili: cercar d'acchiappare l'aria con


una retina per farfalle; dar retta ai discorsi del duca di P'ing;
eseguire la ballata Crisantemi in fiore senza riuscire a
commuovere nessuno. Queste sono tre cose inutili."

58.

Ch'ong Tzu disse: "Tre cose sgradevoli: incontrare per la strada


uno stolto fermamente convinto d'aver molti argomenti di
conversazione in comune con noi; sopportare l'umorismo d'un
pescivendolo o d'un becchino; la barba del duca di P'ing. Queste
tre cose sono sommamente sgradevoli (ed fortunato chi pu
evitarle)."

59.

Quattro cose bellissime: il mondo che si vede; il mondo che non si


vede; la dama Li-li; la ballata Il mio amore triste come il
laghetto Yu-gong in autunno.

Il maestro disse: "Davvero queste quattro cose sono bellissime!"

60.

Un giorno che il maestro sedeva all'ombra d'un susino bevendo


una tazza di vino di riso in completa letizia, gli si avvicin un
monaco buddista.

Il monaco, rivolgendosi con somma deferenza a Ch'ong Tzu,


domand: "Maestro, ovunque mi sia recato ho inteso dire che sei
uno che insegna secondo verit e che il tuo insegnamento frutto
d'un pensiero libero da sofferenza. Quindi, ti prego, rivelami come
e dove potr trovare la pace del cuore. (Senza pace, infatti, mi
risulta del tutto impossibile incamminarmi sulla strada del
Dharma* cos come veniva predicata dai Sette Vecchi Patriarchi.)"

Il maestro vers tranquillamente la tazza di vino, contempl i fiori


di susino poi, fissando lo sguardo nella luce del tramonto, disse:
"Troverai la perfetta pace del cuore, se la desideri, presso un
susino in fiore il giorno in cui la smetterai di fare domande
stupide." E senza aggiungere altro se ne and verso casa.
Il giorno seguente, Ch'ong Tzu stava ancora seduto sotto la
medesima pianta fiorita di susino e leggeva il libro dei sonetti di
Li T'ai Po.

Ad un tratto, vide arrivare di lontano con passo leggero il monaco


buddista. Lo apostrof allora gridando con fare irriverente: "Chi
solleva la polvere del sentiero? Forse un asino di razza? Forse
quella testa vuota del duca di P'ing? No, no: peggio ancora! un
monaco buddista!"

Il monaco buddista, udite queste parole (del maestro), si turb


profondamente e disse: "Maestro, io venivo a riferirti che il tuo
insegnamento ha aperto iersera gli occhi del mio spirito. Ho
realizzato infatti che pace del cuore e strada del Dharma non sono
legati (tra loro) da un rapporto di causa ed effetto. Ora per le tue
parole mi riempiono di sconforto. Perch ti comporti in maniera
cos ostile?"

Il maestro, visto che non era giorno di mercato, rise di gran gusto
(del monaco ) e disse: "Qual la tua comprensione del Dharma se
un somaro, una testa vuota ed un monaco sono sufficienti a farti
smarrire la pace del cuore? Io ti dico: se fossi realmente in pace
sapresti riconoscere ed accettare in te stesso non uno, ma cento
asini; non una, ma mille teste vuote; non uno, ma diecimila
monaci."

Il monaco buddista replic: "Dunque, ch'io agisca o non agisca,


sbaglio sempre?"

Ch'ong Tzu abbass gli occhi sul libro dei sonetti di Li Po e lesse
ad alta voce:

Presto: versiamo insieme


trenta tazze di vino prelibato!

Alza la tua coppa e brinda con me!

Se la verit sublime,

quella bella fanciulla dai capelli neri

e dalle guance rosate

indiscutibilmente vera.

Quando essa acconsentisse, infatti,

potresti amabilmente toccarla con le tue mani !**

Rispondimi, cosa preferisci: afferrare con la tua mente l'essenza


della verit o accarezzare con le mani una graziosa ragazza?"

Il monaco si ritir pensieroso. L'indomani, smessa la tonaca, il


monaco buddista raggiunse di nuovo il maestro Ch'ong sotto il
solito susino e gli disse: "Ieri, mentre ritornavo al monastero
riflettendo sulle tue parole, incontrai per via una giovane dalle
labbra rosse come ribes maturo e dolci come miele di favo
stillante. Con uno sguardo ella mi invit a tenerle dietro fino alla
sua stanza dove per tutta la notte giocammo alla Danza delle
anatre mandarine. Non stato facile stamattina per me, credi,
lasciarla sola nell'alcova per venirti a riferire che oggi la Luce
Indefettibile risplende nel mio pensiero!"

Il maestro lo fiss duramente rimproverandolo con voce metallica


ed aspra: "Il tuo attaccamento ti tradisce. Pi che alla castit della
mente hai pensato alla concupiscenza del corpo. Sei mille volte
pi stupido del duca di P'ing!"

Per nulla inquieto, il monaco buddista replic: " vero, ma ormai


non aderisco pi n all'attaccamento, n al distacco, n alla castit,
n alla virt."

Ch'ong Tzu parve fulminarlo trapassandolo con un'occhiata


feroce, poi si fece improvvisamente benevolo nell'aspetto e con
tono mellifluo insinu: "D'accordo, d'accordo: meglio (per te) una
mezza comprensione che l'intera verit!"

Il monaco buddista allora danz accompagnandosi col canto e con


battiti di mani. La sua canzone diceva:

Fiori di susino n in boccio n in frutto,

Tzu Tzu, O-ya Tzu!

Fiori di crisantemo senza macchia n bellezza,

Tzu Tzu, O-ya Tzu!

La Triplice Gemma come fiore

che prima di sbocciare gi caduto,

Tzu Tzu, O-ya Tzu!


Tzu Tzu, O-ya Tzu!

Allora il maestro se ne and tutto rattristato, commentando


l'episodio in questo modo: "Spero che nessuno abbia mai a narrare
questo fatto. Per un monaco buddista in meno, non val proprio la
pena che altri rischino d'impigliarsi nella rete delle mille
illusioni!"

Note:

* La parola Dharma esprime un concetto difficilmente traducibile.


In essa potrebbe quasi riassumersi tutto ci che buddista: la
legge, la religione, la verit e lo stesso buddismo. Il Dharma
occupa il secondo posto nella Triplice Gemma, col Buddha
(L'Illuminato) e il Sangha (La Comunit dei praticanti).

** Non siamo stati in grado di individuare questo testo tra le opere


poetiche di Li Po.

61.

Il discepolo Chi Hsin Shun domand un giorno al maestro: "Chi


il pi grande tra gli uomini?"

Ch'ong Tzu guard con aria inebetita il discepolo Kao Shih e


rispose cantando:

"Pancia enorme, uomo piccolo.


Piccola pancia, grande uomo."

Quindi soggiunse: "Ma tutto ci cos'ha a vedere con la tua


domanda?"

62.

Tutti i discepoli concordano nell'affermare che il maestro sia stato


elevato da questo mondo al Regno degli Immortali: perci hanno
costruito un tempietto in suo onore presso la Cascata
dell'Arcobaleno, sul fiume Lu.

Solo un allievo, di cui Ch'ong Tzu ha spesso dichiarato il primato,


non s' mai unito ai condiscepoli in questa affermazione.

il discepolo Bao-yu, celebre per non avere mai detto nulla.

63.

Prima di lasciare il mondo delle diecimila illusioni, il maestro


scrisse queste parole su un rotolo di carta (gelosamente custodito
dal discepolo Bao-yu):

Non cercatemi e mi troverete.

Non ricordatemi e mi cercherete.


Non nominatemi e mi ricorderete.

Non pensatemi e mi nominerete.

Tchi Ch'ong Tzu,

colui che senza sforzo apparente

ha varcato gli Otto Limiti del Compasso.

64.

Ormai carico d'anni, il discepolo Bao-yu era universalmente


considerato maestro e molta gente veniva per interrogarlo sulle
estreme verit (della vita).

Egli infallibilmente non rispondeva, ma ognuno poteva sentire con


chiarezza in lui (come frutto maturo) la Grande Pratica di Maestro
Ch'ong.

Soltanto una volta, ad una domanda del re T'ai-tsung*, egli profer


una risposta.

Gli chiese il re: "Vuoi che ti faccia primo ministro?"

(Il venerabile) Bao-yu Tzu senza esitazione rispose: "No!"