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da Il Nuovo Rinascimento n.

264, 1 agosto 2002 la copertina, pagina 16 Un modello possibile Nel luglio dello scorso anno Greg Martin, vicedirettore generale della Sgi-Usa, ha tenuto una lezione su maestro e discepolo, simile al legame che unisce un allievo al proprio maestro. Si scelto di mantenere la forma del discorso diretto. di greg martin Vorrei parlare di maestro e discepolo, o meglio di mentore-discepolo e ho diversi motivi per scegliere proprio questo argomento. un tema che abbiamo trattato spesso e qualcuno penser magari Gi, anche troppo!. Personalmente ritengo che a paragone con quando ho iniziato a praticare questo Buddismo, trenta anni fa, la relazione maestrodiscepolo sia dibattuta molto pi spesso oggi che non allora. E per dirla tutta fino in fondo, questo argomento mi ha infastidito per molto, molto tempo. Non so esattamente perch, ma intanto il fatto di definirlo mentore invece di master gi un sollievo. Tutta lidea di maestro, lidea di una persona di questo tipo per me era troppo difficile. Eppure, quando studio, quando leggo il Gosho, il Sutra del Loto o i discorsi del presidente Ikeda, capisco bene che questo argomento non si pu ignorare, che non si pu semplicemente lasciare da parte perch troppo importante. Lintero Sutra del Loto parla di questo tipo di rapporto, del dialogo e dellinterazione tra Shakyamuni e i suoi discepoli. I Gosho di Nichiren, poi, o sono lettere scritte da un maestro a dei seguaci o hanno la forma di un dialogo creato dallo stesso Nichiren. Dunque, avevo di fronte questo dilemma: da un lato c una cosa che non capisco fino in fondo e che non mi piace troppo. Dallaltro lato, questa cosa estremamente importante da capire per poter comprendere il Buddismo stesso. Qui vorrei semplicemente ricordare alcuni punti di quanto penso oggi a tal proposito, perch la mia visione del concetto maestro-discepolo continua a crescere e a svilupparsi. E vorrei leggere un brano di un discorso di Ikeda al riguardo: La linfa vitale del Buddismo esiste solo nella fede corretta che si manifesta concretamente nella Legge. La fede corretta, il veicolo della linfa vitale del Buddismo si trasmette solo attraverso il rapporto tra maestro e discepolo... Se uno dimentica il maestro originale che gli ha portato lacqua della saggezza dal vasto oceano del Sutra del Loto e invece ne segue un altro, sicuro di affondare nella sofferenza senza fine di nascita e morte. Il presidente Ikeda, dunque, ci raccomanda rigorosamente di seguire il Daishonin, che il maestro originale nel senso vero e proprio della nostra fede. Studiando sono arrivato alla conclusione che il rapporto maestro-discepolo di fatto un modello di fede religiosa per il nuovo millennio che non riguarda solo noi, ma costituisce un nuovo tipo di atteggiamento religioso per qualsiasi insegnamento. Fino ad oggi, fino a questo momento, il modello stabilito di fede religiosa in quasi tutte le tradizioni stato un rapporto tra superiore e inferiore. Il maestro fin troppo spesso un Dio, non pi umano, che si trova in qualche luogo elevato, di modo che ci troviamo, in un certo senso, a essere guardati dallalto in basso. E questo orientamento alto-basso anche la posizione che assumiamo nella fede e nella preghiera, mentre cerchiamo qualcuno di pi alto o pi potente. E non solo questa entit ci sovrasta, pi saggia, pi forte, migliore di noi, ma questa lass e noi siamo quaggi. Questo orientamento induce al modello tipico di fede religiosa di adorare una divinit, unentit, o comunque vogliate chiamarla. Ma questo un modello corretto, specialmente per i nostri tempi? La mia conclusione : No, non lo . E di fatto, ogni volta che il fondatore, la grande persona che ha dato inizio a una tradizione religiosa, viene posto in alto o messo su un piedistallo, cosa accade a noi? Rimaniano in basso o siamo messi su un piano inferiore. Questo il risultato di quella che io credo sia una tendenza umana profondamente radicata, la sfiducia in se stessi. Ovvero la difficolt a credere nelle proprie possibilit. difficile, non vi pare? Noi recitiamo Nam-myoho-renge-kyo, facciamo Gongyo mattina e sera, leggiamo che noi siamo il Budda, ma continua a essere difficile crederlo. difficile viverlo. Per gli esseri umani difficile accettare la propria grandezza. C una frase attribuita a Nelson Mandela, che dice che noi non temiamo la nostra debolezza, ma la nostra luce, la nostra grandezza. Abbiamo paura di poter essere davvero molto pi di quanto crediamo. E dato che noi esseri umani siamo fatti cos, abbiamo dimostrato come razza, come specie, come popolo, di avere la capacit di trovare altri che ci sembrano migliori, pi altruisti, pi saggi. E li abbiamo messi su un piedistallo. Noi abbiamo fiducia in loro. Questa, in un certo senso, la storia della religione umana. Nel fare cos, operiamo una autonegazione e accettiamo questa posizione inferiore, che ci pare naturale. In alcune tradizioni religiose, anche solo pensare di essere lass indice di arroganza, una credenza eretica. E in alcuni momenti dellera cristiana, si poteva essere torturati e bruciati per aver detto qualcosa del genere. Nei La saggezza del Sutra del Loto, il presidente Ikeda parla proprio di questo punto e cita Nehru, uno dei discepoli di Gandhi. Dice che nel momento in cui Shakyamuni non fu pi un essere umano e fu elevato, questo fu opera dei suoi discepoli, non sua. Furono i discepoli a porlo al di sopra, probabilmente con le migliori intenzioni e in perfetta buona fede. Sapevano che Shakyamuni aveva materializzato la saggezza, il coraggio e mille altre qualit e perci appariva loro superiore a loro stessi. Di conseguenza lo elevarono a divinit. Ma nel momento esatto in cui ci accadde, lumanit del Buddismo and perduta. La gente cominci a venerarlo e a cercare fuori da s il potere del Budda e, nel fare cos, avevano accettato di non possedere quello stesso potere. Capite come funziona? Nellistante in cui cominciamo a cercare l, stiamo negando noi stessi. E pi lo si fa, pi diventa difficile credere di avere ogni potere. La maggior parte delle religioni finisce con linsegnare che tu non sei, non puoi farlo, e la tua unica speranza che dopo la morte....

Ci che hanno fatto, in realt, che hanno accettato la convinzione: Noi non possiamo, il potere non qui, da qualche altra parte. E poich il fondatore, la grande e compassionevole persona che ha ispirato quel dato insegnamento religioso morto ed andato da qualche altra parte, si crede che il potere sia andato con Lui o con Lei. Purtroppo, triste a dirsi, di solito un Lui. Lo stesso accaduto con Ges. Il presidente Ikeda ne parla sempre ne La saggezza del Sutra del Loto, e cita Ralph Waldo Emerson, il grande poeta statunitense, che disse che nella Bibbia o nelle parole di Ges si parla sempre della grandezza delluomo, mentre in chiesa si parla solo e sempre della grandezza di Ges. E sottolinea che proprio questo il problema. Che non si sente pi parlare, neanche nella tradizione cristiana, della grandezza dellessere umano, ma si indica piuttosto quanto esso sia corrotto. Che siamo tutti peccatori allorigine e che nel profondo della nostra esistenza portiamo il fardello delloffesa, o del peccato di Adamo e Eva. E che siamo separati, siamo caduti e siamo lontani da Dio. Dobbiamo passare attraverso Ges per riavere indietro quel potere, perch Dio entri nella nostra vita. E questa, se ci pensate, una visione piuttosto pessimista dellessere umano. Ma sto continuando a parlare di Ges, e qualcuno a questo punto dir: Pensavo di partecipare a una riunione di studio buddista. Ma in definitiva ogni cosa Buddismo. Due anni fa, un sabato sera stavo a casa tranquillo e mi chiama dalla California una persona che fa parte della nostra associazione, una donna, che produce uno spettacolo televisivo del reverendo Lawson, un pastore battista di Los Angeles, sul canale cristiano. Mi dice che lospite previsto per il giorno dopo non poteva andare e mi chiede se potevo farlo io. Per aggiunse: Guarda, per, che domani Pasqua. E ti chiederanno di sicuro: Cosa pensano i buddisti della resurrezione di Cristo?. L per l, risposi: Beh, non che ci pensiamo molto. E lei mi fa: Ma questa sarebbe una grande occasione per creare un legame, sai. Il reverendo Lawson uno dei discepoli di Martin Luther King e sa tutto di noi. Io ripetei: Non so proprio cosa potrei dire. E lei, che mi conosce molto bene: Dai, ti verr in mente qualcosa. Alla fine mi convinse. Dunque mi ritrovai a recitare Daimoku e intanto pensavo: Cosa faccio se mi fa quella domanda? Che gli dico?. Avevo appena finito di leggere la parte de La saggezza del Sutra del Loto dove il mio maestro, Daisaku Ikeda, dice che il modello di fede religiosa quello di maestro-discepolo e che dovremmo guardare a Ges, alla sua vita e alla sua resurrezione come a un maestro, una guida, un modello per la nostra esistenza e non come a un essere speciale. Dunque mi dissi: Andiamo coraggiosamente laddove nessun buddista mai andato prima e vediamo cosa succede. Presi parte allo spettacolo, cominciammo a parlare e, preciso preciso, il reverendo Lawson si volta e mi chiede: Allora cosa pensano i buddisti della crocifissione e della resurrezione di Cristo?. E io gli risposi sulla base del modello maestro-discepolo come tipo di fede religiosa corretta per il ventunesimo secolo. Prima di tutto, bisogna ricordare che in America circa quindici milioni di famiglie seguono questo programma. Ad ogni modo, dissi: Il mio maestro mi dice che il modello corretto di fede religiosa corrisponde a maestro-discepolo e non a Dio-uomo. Dunque, se si guarda alla vita e alla morte di Ges come essere umano e non come a un modello che ci deve insegnare qualcosa sulla nostra vita, abbiamo alcune implicazioni. Prima di tutto, egli risorse. Il che significa che la vita non finisce con la morte. C qualcosaltro e noi rinasceremo. Egli risorse in circostanze davvero favorevoli in cui rinascere. Cosa gli ha fatto guadagnare questo diritto, questa incredibile rinascita? Come se la meritata?. E aggiunsi: Dobbiamo cercare nella sua vita. Ma vorrei far notare un paio di implicazioni: primo, vivere a lungo non determina il modo in cui si rinasce. La lunghezza della vita non il punto importante, dato che egli non visse molto a lungo. Secondo, quanto dolore si riesce a evitare o quale vita comoda si riesce a condurre non sono neanche questi dei punti importanti, dato che egli visse e mor con dolore. Allora dobbiamo guardare alla sua vita e cercare quale fosse il vero messaggio, cio il modo in cui egli si rivolse agli altri, specialmente ai pi deboli: i malati, gli infermi, gli emarginati, le persone ai livelli pi bassi della societ. Il modo in cui egli tratt gli altri esseri umani la misura della grandezza di questuomo. Ed a causa di questo che egli rinacque in circostanze tanto buone. Come buddisti, perci, dobbiamo guardare a Ges come a un grande maestro, in questo possiamo trovare la saggezza per capire che il modo in cui viviamo questa vita determina la vita successiva, qualunque essa sia. Il punto chiave sta nel percorrere questa vita cercando di emulare il suo comportamento, di essere noi stessi Ges, non di venerare la sua forza. In questo senso, consideriamo Ges come un maestro. Il reverendo Lawson si gir di nuovo verso di me e io pensai: Ecco, ora ci siamo. E lui mi disse: assolutamente giusto. Sono perfettamente daccordo. Tra laltro, ho avuto pi o meno la stessa conversazione con il decano Carter la settimana scorsa, il quale mi ha detto: giustissimo. Peccato che non ci siano pi cristiani che lo sanno!. Nel modello maestro-discepolo, il maestro rimane un essere umano e perci, proprio perch rimane umano, diventa un modello possibile di quello che si pu raggiungere. Non solo abbiamo la stessa possibilit, ma abbiamo il compito di fare altrettanto. Come dice il presidente Ikeda, sempre nei Dialoghi sul Sutra del Loto, il maestro invita il discepolo ad avere una visione radicalmente diversa di s. Non si pu pi pensare a se stessi come a incapaci, inadeguati o privi di quelle stesse qualit. Lo scopo della vita del maestro, sia esso Shakyamuni, Ges, Tien-tai, Nichiren, Ikeda o chiunque esso sia, lo scopo, dicevo, non quello di affermare: Guardami, guarda quanto sono grande. Lo scopo della vita del maestro : Guardami come un esempio di quanto grande puoi diventare. E questo un punto di vista radicalmente diverso. una sfida. difficile da credere. Quando vediamo un grande maestro e guardiamo ci che ha fatto con il suo incoraggiamento, la sua mancanza di paura, la sua compassione e saggezza, ci viene da dire: Deve essere diverso da me, perch siamo dolorosamente coscienti delle nostre debolezze, dei nostri limiti, della nostra natura malvagia, dei cattivi pensieri e cos via. Conoscendo bene tutto questo, difficile immaginare che dentro lo stesso essere umano si trovino anche quelle altre qualit. Ma il punto proprio questo. Il mutuo possesso dei dieci mondi ci insegna che il Budda rimane un comune mortale e un comune mortale, con tutta la sua debolezza, pigrizia, negativit, possiede tutte le qualit del Budda. Shakyamuni per mezzo del Sutra del Loto voleva insegnarci non quanto grande fosse la vita di Shakyamuni, ma quella di ogni singolo essere umano. Voleva insegnarci che noi eternamente e originariamente possediamo la natura di

Budda; che anche noi possiamo manifestarla nella vita di tutti i giorni. Purtroppo, entro poche generazioni dopo la sua morte, i suoi discepoli persero di vista il punto chiave e cominciarono a credere che Shakyamuni fosse speciale. Diverso da quello che voi e io possiamo raggiungere. Quindi, naturalmente, se Shakyamuni viene elevato e noi posti in basso, si crea un divario. E chi ci si infila prontamente? I preti. Essi si creano un lavoro. Se ti portano allo stesso livello del fondatore, sono disoccupati. Quindi, facendo leva sulla natura pi debole, linteresse primario del clero non certo quello di ricordarti che anche tu possiedi quella forza. E i preti diventano gli inviati. Ti dicono: Non ti preoccupare. Io andr in cima alla montagna e ti porter il messaggio del Budda. Abbi fiducia in me. Ti riferir ci che ha detto. Ma tu non puoi andare; no, no. Nellistante stesso in cui questo accadde, lumanit del Buddismo and perduta. E al centro furono posti i preti e gli intermediari, ma per le persone qualsiasi, come voi e me, non era possibile applicare il Buddismo nella vita quotidiana e queste presero a dipendere dagli intermediari per dire cosa fare, per interpretare, per aiutarci a comprendere e fornirci saggezza. Noi andiamo da loro, essi pregano per noi, le loro preghiere sono in qualche modo pi potenti. Sono un po pi vicini a Dio perch sono sulla cima della montagna. La stessa cosa accadde a Ges e lessere umano fu trasformato nel Signore. A questo proposito interessante notare che uno dei modelli di credo religioso il modello del Signore feudale. Dunque c il Signore Ges, il Signore Shakyamuni e noi saremmo i sudditi della fede, no? E rimarremo eternamente i sudditi, i mezzadri della fede se volete. E saremo in debito, e cos i nostri figli che, per cos dire, erediteranno il debito. Si dice che il Budda possiede le tre virt di genitore, maestro e sovrano. Poich Nichiren Daishonin ha iscritto il Gohonzon, anche il Gohonzon possiede queste tre virt. Ma questo significa tre tipi di rapporto, ovvero genitore-figlio, maestro-allievo e signore-suddito. Dunque se il Budda possiede la funzione di genitore, allora i discepoli sono i figli del Budda. Abbiamo sentito dire questa frase molte volte. Se infatti il Buddismo ha influenzato il Cristianesimo, la cui storia inizia dicendo che siamo figli di Dio, il punto esattamente lo stesso. Secondo questo linguaggio siamo tutti figli di Dio. Ma genitore-figlio il modello corretto di fede buddista? Sebbene sia un aspetto importante, per far s che il Gohonzon funzioni come un genitore, che abbracci con amore e compassione, per fare in modo che compaia la funzione di genitore, ci deve essere un bambino. Dunque un aspetto della fede di avvicinarsi al Gohonzon, di rapportarsi alla pratica con la fiducia propria dei bambini. Non che rimaniamo infantili, ma che la purezza e la sincerit di avere fiducia nel Budda un aspetto importante della fede senza che i dubbi interferiscano con questa fiducia. Sarebbe un bel guaio se un bambino dovesse mettere in discussione il latte della madre dicendo: Aspetta un attimo, voglio controllare bene prima di bere. Naturalmente non si tratta di fede cieca. Non dobbiamo eliminare le domande, ma avere fiducia. Quante volte avete sentito dire questo? Per poter avere fiducia necessario sospendere e superare i dubbi, e non semplicemente lasciarli l. Poche sere fa, stavo riflettendo sulla fede libera da dubbi. Anche questo un concetto di cui abbiamo sentito parlare molte volte e purtroppo limplicazione di una fede libera da dubbi che non si deve mai dubitare. Se realmente si ha fede, se si veramente seri, non si deve dubitare mai. Cosa succede allora? Che quando ci viene un dubbio, ce ne vergogniamo. Si deve nascondere, si deve sopprimere. Non si pu raccontare a tutti perch segno che abbiamo qualcosa che non va. Tutto questo sbagliato. Chiunque dubita. In realt, il Budda usa i dubbi nel Sutra del Loto per risvegliare lo spirito di ricerca dei suoi discepoli e condurli oltre il punto in cui essi pensavano di aver compreso un nuovo livello di fede. Il dubbio il primo passo per approfondire la fede. Dunque non si ci deve vergognare dei propri dubbi, ma si deve essere onesti, riconoscerli, affrontarli di petto, perch dietro il dubbio c un approfondimento della fede. Dunque dobbiamo cercare di avere una fede che si libera dei dubbi. Badate bene, non libera da ma che si libera dai dubbi; ovvero usare la forza della fede e della pratica per sciogliere i nostri dubbi crea una fede pi profonda. Questo laspetto del figlio. Ma in questo tipo di rapporto genitore-figlio ci sono altre implicazioni. Un figlio dipende dal genitore e, per cos dire, i due non sono uguali. Quindi, non questo il modello essenziale di credo religioso per noi perch non vogliamo essere dipendenti dal mentore. Dover sempre cercare nutrimento al di fuori, aspettare che un altro ci dica cosa fare, non avere la saggezza per prendere decisioni da soli. Essere dipendenti dal mentore non il modello corretto di fede. Sul versante opposto c il rapporto tra sovrano e suddito che si rif al modello del signore feudale e dei contadini o sudditi. La responsabilit del sovrano di proteggere e nel sistema feudale il signore aveva i soldati e le armi per proteggere la comunit dei contadini, che procuravano il cibo e servivano il signore. Dunque la funzione di proteggere entra in gioco quando mettiamo la fede in pratica come bravi soldati, se volete come bravi cittadini della comunit buddista. Ai nostri giorni, nelle moderne democrazie, il sovrano non un solo individuo bens il concetto buddista dellunit. Nel momento in cui serviamo uno scopo pi grande, partecipiamo allopera di kosen-rufu e svolgiamo lintento del Budda come bravi cittadini di questa comunit, siamo protetti. Eppure, il rapporto sovrano-suddito implica anche altri aspetti che non sono adatti come modello di credo religioso. Il suddito, il contadino, nel sistema feudale non potr mai essere il signore. C il superiore e linferiore, il potente e limpotente: non certo un rapporto di uguaglianza. Se dunque vero che importante servire la comunit e non vogliamo neppure negarlo, pur tuttavia questo non il modello centrale. Il modello centrale di credo religioso quello di maestro-allievo perch questo un tipo di rapporto umano in cui lallievo pu non solo aspirare ad essere uguale al maestro, ma anche a trascenderlo e superarlo. In realt, lintenzione del maestro proprio che non solo lallievo sia uguale, ma che metta a frutto quello che gli viene insegnato per progredire ulteriormente. Questo un modello corretto di fede religiosa. Inoltre, il genitore non si sceglie e neanche il sovrano, se non dal punto di vista del karma, mentre il maestro frutto di una scelta volontaria. E proprio perch una scelta, un rapporto molto importante in cui impegnarsi. Lideale sarebbe avere uno spirito di ricerca che dura tutta la vita. Non semplice avere uno spirito del genere; pi facile da giovani,

ma mentre aumenta let pi difficile continuare a cercare, rimanere sul cammino di una crescita personale senza fine, non arrivare mai a un punto di autocompiacimento, il ce lho fatta. Per quel che mi riguarda, il momento in cui penso ce lho fatta il pi pericoloso perch chiaro che non vero. Sto continuando a farcela, sto continuando a cercare e questo un aspetto molto importante della nostra fede. C un principio chiamato juji soku kanjin, che significa abbracciare il Gohonzon secondo i tre orientamenti spirituali. Dunque, come figli abbiamo fiducia nel Gohonzon, mentre come allievi cerchiamo il Gohonzon, cerchiamo il maestro Nichiren Daishonin o Daisaku Ikeda, il quale un maestro perch un esempio eccellente di discepolo. Questultimo ci mostra come percorrere questa esistenza come un discepolo di Nichiren. Guardami, te lo faccio vedere, te lo spiego. Ti dico come essere un discepolo eccellente. Essere un discepolo eccellente lo qualifica per insegnarci come fare altrettanto, come avere lo stesso spirito di Nichiren. I discepoli di Shakyamuni probabilmente lo innalzarono in tutta sincerit a un posto speciale, lo elevarono oltre lessere umano e in quel momento lumanit del Buddismo and perduta. Nichiren Daishonin comprese questa chiave, come leggiamo nel suo Gosho, il primo Gosho, Il raggiungimento della Buddit, dove scrive: Non cercare mai nessuno degli insegnamenti del Budda Shakyamuni o i Budda e i bodhisattva delluniverso al di fuori di te. Il Budda Shakyamuni, lo stato di Buddit non fuori di te, il Budda Shakyamuni dentro di te: Nichiren ripete questo messaggio pi e pi volte. Scrisse Lapertura degli occhi proprio per aprire gli occhi della gente alla loro Buddit. Chi il genitore, maestro, sovrano di tutti gli esseri umani? lui, Nichiren. Ma quella lettera non la scrisse solo per questo. La scrisse perch ognuno possa aprire gli occhi alle proprie possibilit. Eppure, nel giro di qualche anno, Nichiren Daishonin, lessere umano, certamente incredibile, altruista, saggio, ma sempre essere umano, era stato innalzato. E la gente era rimasta in posizione inferiore, mentre lidea del vero Budda non comprendeva pi voi e me. Il tesoro del Budda non ci includeva pi. Quella identica natura umana era rimasta indietro e i suoi discepoli avevano dimenticato il messaggio. Il ventiseiesimo patriarca, Nichikan Shonin, lo ricord e trov di nuovo la chiave. Egli disse: Lo stato vitale di Nichiren dentro di voi, dentro la vita di tutti coloro che recitano Nam-myoho-renge-kyo al Gohonzon. Essi sono Nichiren Daishonin. Ma poi and perduta di nuovo. E non fu un prete a trovarla, bens Makiguchi, che la pass a Toda, il quale la pass a Ikeda, il quale a sua volta sta cercando di passarla a noi. La chiave : non permettere mai, assolutamente mai, che nessuno sia al di sopra di te. Maestro-discepolo un legame umano. vero che i grandi maestri sono persone incredibili e che sono a un livello duro da raggiungere, ma lo scopo e il senso della loro vita e del loro insegnamento non riguarda la loro persona. Riguarda voi, riguarda come potete pensare di fare le stesse cose fatte da loro. Riuscite a trovare in voi quelle stesse grandi qualit? Il maestro dice: Guarda, ti mostro cosa puoi fare, cosa puoi essere. Ma ancora una volta stentiamo a crederci. Molte volte ho sentito qualcuno che, a proposito di Ikeda, diceva: Certo, il presidente Ikeda lo pu fare. Io non potrei. Parliamo come se lui fosse speciale. Certo, anchio sento che una grande persona. Ma nel momento in cui penso che abbia qualcosa che io non ho, sbaglio. Anchio ho lo stesso potenziale in me, nella misura in cui riesco a imparare da lui, dal suo esempio, dalle sue parole e dalle sue azioni quello che posso fare, sfidare i miei limiti e impegnarmi, come ripete spesso, per essere uno dei miliardi di presidenti Ikeda e Shinichi Yamamoto che incontriamo su questo pianeta. Devo diventare uno di loro, non semplicemente guardare alla sua forza. Io credo perci che, in questo senso, maestro-discepolo davvero un modello di fede religiosa. un orientamento diverso e spinge i discepoli a pensarsi in modo diverso, a cambiare il punto di vista riguardo a se stessi. Ho letto un libro piuttosto interessante intitolato Perch il Cristianesimo deve cambiare o scomparire di un vescovo della chiesa episcopale. Egli scrive, intanto, che si deve smettere di pensare a Dio in quelli che lui chiama termini di altezza. Fin quando la Chiesa cristiana continua a parlare di Dio che si trova lass destinata a scomparire, perch ormai chiaro che non esiste nessun lass. Invece, sostiene con un linguaggio piuttosto interessante, dobbiamo cominciare a pensare a Dio in termini di profondit, dobbiamo pensarlo come il terreno di esseri che emergono dalla Terra. Quindi aggiunge: Dobbiamo smettere di guardare a Ges come una divinit e cominciare a vederlo come un maestro. Altrimenti, la Chiesa cristiana destinata a scomparire. I vecchi modelli non funzionano pi, la gente si evolve rispetto al modello feudale. Infine dice: Dobbiamo smettere di pensare alla Chiesa come istituzione e cominciare a pensarla come gruppo di persone. Da uno studio sulla nostra organizzazione intitolato La Soka Gakkai in America, scritto da Phillip Hammond dellUniversit della California, c molto da imparare. Un insieme di ricerche demografiche ha identificato negli Stati Uniti tre modi di pensare di base. Il primo chiamati centralista e si trova per la maggior parte fuori dalle grandi citt. Corrisponde circa al 30% degli americani, e comprende quelli che vogliono tornare ai valori di un tempo, credono che il passato sia migliore di oggi e che il problema sia restaurare i vecchi valori. Sono tradizionalisti o, in termini religiosi, fondamentalisti. Il secondo gruppo costituito dai modernisti, circa il 40% della popolazione. Credono nel progresso e nella scienza, cercano la ricchezza e il successo e pensano che questi li renderanno felici. Il restante 30% viene chiamato transmodernista. Sono persone che credono nella scienza e nel progresso ma capiscono che questi non sono la soluzione per tutto. Si interessano di spiritualit e le loro idee corrispondono quasi esattamente alle nostre. Hammond afferma che ci sono 44 milioni di americani adulti che sono proto-buddisti, sono buddisti ma ancora non lo sanno. Molti dei nostri membri quando incontrano il Buddismo non si trovano di fronte a un cambiamento radicale nel modo di pensare ma che si sentono a casa per la prima volta. Egli prosegue dicendo che sorprendentemente non c un grande processo di conversione, ma piuttosto una scoperta e il sentimento che finalmente c un gruppo di persone, un posto, un insegnamento che corrispondono a quello che ho sempre pensato.

In definitiva io credo che maestro-discepolo significhi lo sviluppo spirituale, morale e del carattere del discepolo. una sfida e un modello che ci richiede di pensare in maniera diversa, superando le nostre limitazioni. Non accettiamo il modo tradizionale di considerare lessere umano e smettiamo di cercare un qualche potere esterno che ci aiuti perch siamo inadeguati al compito. Ci sfida ad accettarci, a guardarci dentro e a scoprire la grandezza che esiste nel cuore di ogni singolo essere umano, le grandi riserve di coraggio, fiducia, speranza, saggezza e perseveranza che tutti possediamo dallinizio e in ugual misura, ma che neghiamo. E questa negazione deriva dal non aver mai trovato un metodo con cui aprire il potenziale e farlo venir fuori. Piuttosto, la religione, la filosofia, leducazione ci hanno tutte insegnato che siamo limitati e che arrogante pensarla diversamente. Quindi, abbiamo riposto la nostra fiducia e la nostra fede in coloro che sembrano essere pi grandi di noi. Tutto questo deve cambiare. La Buddit sta nel risvegliarsi al proprio vero io e Nichiren Daishonin ci ha dato la pratica per questo autorisveglio. Non ha iscritto la sua vita nel Gohonzon perch potessimo venerare la sua vita e la sua forza, ma perch potessimo vedere che la chiave proprio l. E questa chiave Nam-myoho-renge-kyo Nichiren. Dedicati con la mente, la voce, il corpo alla Legge mistica di causa-effetto e manifesta la vita di Nichiren da dentro. La Legge e il Budda dentro la nostra vita sono una sola cosa, e il Gohonzon un messaggio per le generazioni future perch Nichiren conosceva la natura umana e sapeva che la chiave si sarebbe presto perduta dopo di lui. Immagino abbia pensato: Come posso mandare un messaggio nel futuro in modo che, anche se va persa, chiunque possa riscoprire la chiave per aprire il grande senso, la grande forza del Buddismo e della pratica buddista?. E quindi lha appesa proprio di fronte a noi. Ma se si recita Daimoku di fronte al Gohonzon pensando che il potere sia fuori da noi, credendo che il Gohonzon si muova e agisca per realizzare le nostre richieste, non si capito niente di quella chiave. Il clero della Nichiren Shoshu di certo non ha compreso la chiave e crede, stando a quanto insegna, che il DaiGohonzon sia la radice, il patriarca sia il tronco, i preti locali siano i rami, il tuo Gohonzon sia la foglia e il potere del tuo Gohonzon arrivi attraverso il patriarca. Credono che Nam-myoho-renge-kyo Nichiren significhi Ce lho e non Noi tutti ce labbiamo, che voglia dire Io sono il vero Budda e non Noi tutti siamo il vero Budda originale. Tra laltro, secondo quanto ha detto il reverendo Nagasaki in una riunione a New York, le foglie dei nostri Gohonzon sono cadute. Il che ovviamente sbagliato, se si legge il Gosho chiaro che non cos. Per credibile, perch nel profondo dellessere umano c una radicata sfiducia in s. C la volont e il desiderio di affidarsi a qualcun altro per dirigere la rotta. Qui ci sono tutte queste persone che sembrano sapere, dunque mi affido a loro. uno sbaglio enorme. Il beneficio reale di tutta la questione col clero che finalmente possiamo imparare il vero modello di fede religiosa. Perch anche noi, prima, avevamo fiducia in loro. Certo, la fiducia un aspetto importante della fede; dobbiamo aver fiducia in chi ha pi esperienza, aver fiducia negli altri. Ma alla fine, dobbiamo anche non perdere mai di vista il fatto che ognuno responsabile della propria vita. La vita un viaggio, ci sono i passeggeri e ci sono i piloti. Si cercano piloti. E ci sono molte, moltissime persone che sono passeggeri della loro stessa vita e lasciano che sia qualcun altro a guidarla. Quante volte avete detto: Mi fai arrabbiare. Smettila!. Questa la voce del passeggero. In realt state dicendo: Tu hai il potere sulle mie emozioni. Non ho io il controllo. Tu sei responsabile della mia rabbia e finch continui a fare cos, continuer a essere arrabbiato. Smettila!. E la vita diventata quella di un passeggero. Dovete manipolare il comportamento degli altri, dargli istruzioni, fargli fare quello che volete che facciano e cos le emozioni saranno sotto controllo. Ma questo un modo stupido di pensare e non c da meravigliarsi se, in questo modo, avete affidato il volante a qualcun altro. E ora vi sentite frustrati e pieni di rabbia perch non guida nella maniera giusta. Riprendete voi il volante, cominciate a guidare e a dirigere la vostra vita. Siete responsabili della forza pi importante nelluniverso e avete voi il potere di scegliere la vostra condizione vitale. Quando qualcuno fa qualcosa che non vi piace, non c necessariamente bisogno di arrabbiarsi. Se lo fate perch pensate sia giusto. Avete dieci scelte: qualcuno fa qualcosa che non vi piace, potete andare allInferno; potete sentirvi affamati e mangiare subito qualcosa. Se scegliete lAnimalit potete mettervi a ringhiare o qualcosa del genere. Potete anche essere in collera, questa una delle scelte, rimanere di ghiaccio, andare nella vostra stanza, mettervi le cuffie e ascoltare musica. Potete essere in estasi: Adoro quando fa cos!. O essere un po pi reattivi e pensare: Bene, sto imparando qualcosa da quello che ha fatto. O addirittura dire: Adesso ho capito davvero!. O potete provare compassione: Voglio davvero aiutarlo!. O potete raggiungere la Buddit. Tutte queste scelte sono a vostra disposizione. Fin quando pensate di non averne, siete inchiodati nei sei mondi pi bassi e siete passeggeri a bordo della vostra stessa vita. Nam-myoho-renge-kyo riguarda listante, lo scegliere il momento, scegliere ogni singolo momento dellesistenza. Acquistare forza e controllare le proprie scelte. Non si possono costringere gli altri e neanche controllare il loro comportamento. Ed una buona cosa perch con lunica persona di cui avete il controllo non state facendo un gran bel lavoro. Assumete il controllo della vostra vita, aspirate alla grandezza: dentro di voi. Non vi manca niente. Tutto quello di cui avete bisogno per essere assolutamente felici l fin dal primo giorno. Quello che non avete la fede in questo, non riuscite ad accettarlo. Non sembra possibile, sembra sempre che manchi qualcosa. Dato che anni fa avete sofferto molto, pensate che ci sia in voi qualcosa che non va. Non c as-so-lu-ta-men-te niente che non va in voi. Ci pu essere qualcosa di sbagliato nel vostro modo di pensare, ma non in voi e queste sono due cose ben diverse. Potete cambiare facilmente il modo di pensare. Non facile cambiare voi stessi, ma per fortuna non c niente di sbagliato in voi. I buddisti appaiono sotto ogni forma fisica, taglia, stile, carattere, ma tutti noi abbiamo illusioni. In conclusione, spero di aver chiarito, almeno un po, questa idea di maestro-discepolo. Io credo fermamente che fondamentalmente seguiamo la Legge. Ma la Legge non ci parla e dunque ci vogliono dei maestri. Possiamo imparare gli uni dagli altri. Ma poi, in fondo, ci sei tu, il tuo karma e il Gohonzon. Nessun altro. Solo tu puoi superare i tuoi problemi, solo tu puoi trascendere le tue illusioni, solo tu puoi aprire e rivelare la grandezza che hai dentro. La pratica del Buddismo

il metodo ed bello avere un allenatore che ci dice come fare, che ci incoraggia quando ci sentiamo gi, quando perdiamo la speranza. Quando dimentichiamo e non riusciamo a credere. Io? Un Budda? Figuriamoci!. bello leggere qualcosa che ci ricorda: S, lo sei. Questo il ruolo di un bravo insegnante. Il Budda un allenatore, noi siamo quelli che devono giocare la partita. Nessuno pu giocarla per noi. Spero che ora, se anche non sentite il rapporto maestro-discepolo nella vostra vita, possiate almeno pensare: Forse dovrei provare. Forse dovrei battagliare coi miei dubbi, guerreggiare contro le mie incertezze. Forse dovrei cercare di capire una cosa che comunque mi crea disagio e non semplicemente ignorarla. Non dovrei fingere che tanto se ne andr, o prenderla superficialmente o peggio ancora fare cos perch gli altri lo fanno. Maestro-discepolo, io credo, la chiave per aprire il vostro tesoro. Per vedersi in modo diverso, svegliarsi dal sonno e scoprire il vero Budda, lo stato originale della Buddit che si trova in tutte le persone.

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