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Capitolo settimo

Malattia e metafora nella tradizione


e nella cultura occidentale: il caso del cancro
di Valentina Gazzaniga, Silvia Marinozzi

La ricostruzione storica delle malattie si basa essenzialmente su due tipolo-


gie di fonti: dirette, ossia materiale biologico antico, e indirette, e cio tutte le
altre testimonianze che dal passato ci sono pervenute, quali i reperti archeo-
logici di storia materiale, le opere darte e, soprattutto, i testi scritti.
I dati epidemiologici sulla frequenza e diffusione di determinate patologie
nei resti di popolazioni antiche, cos come le ricorrenze di descrizioni patolo-
giche e di quadri clinici specifici nei testi, medici e non, del passato, sono te-
stimonianze della patocenosi, ossia del linsieme degli stati patologici presenti
in una determinata popolazione in un certo momento e spazio. Per M. Grmek,
la storia delle malattie diviene lo studio del rapporto tra uomo, ambiente e
vettori/fattori patogeni, cio delle relazioni tra uomo ed eco-sistema, delle-
spressione dei mutamenti biologici degli esseri viventi in rapporto ai cambia-
menti climatico-ambientali, alle trasformazioni economiche e sociali e alle
mutazioni degli stili di vita nelle varie epoche 1.
Il concetto di patogenosi stato utilizzato da M. Grmek per spiegare la bassa
incidenza di lesioni neoplastiche rinvenute sui resti scheletrici di popolazioni
antiche dellEgeo 2: il cancro sarebbe, dunque, una patologia esistente sin dal-
lantichit, ma con dimorfismi e frequenza che sarebbero andati sviluppando-
si nel corso del tempo, e con diversa distribuzione territoriale 3.

1. Paleopatologia del cancro, ovvero delle evidenze

Allo stato attuale, gli studi paleontologici e paleopatologici hanno evidenzia-


to come il cancro sembri essere una patologia caratteristica degli animali ver-
tebrati terrestri, sebbene forme neoplastiche siano state riscontrate anche su
reperti fossili di animali acquatici e rettili, e abbiano dimostrato le relazioni
filogenetiche tra liperostosi focale nei pesci e losteoma nelluomo.
Lesioni neoplastiche sono state rinvenute su fossili di animali del paleolitico
e del mesozoico, ma certamente, i resti risalenti al giurassico e al cretaceo,
ossia in concomitanza allo sviluppo di animali terrestri e di rettili, mostrano
una maggiore frequenza di neoplasie rispetto alle specie acquatiche. La diffi-
colt di arrivare a una certezza diagnostica su materiale biologico e umano
antico emerge chiaramente da un articolo di Luigi L. Capasso apparso nel
2005 sullInternational Journal of Cancer 4, un tentativo di ripercorrere la sto-
ria delle neoplasie maligne scheletriche attraverso una review dei risultati pa-
leopatologici sinora ottenuti. Le diagnosi di patologie tumorali sui resti sche-

1
Grmek M.D., Prliminaires dune tude historique des maladies. Annales E.S.C., XXIV, 1969, 6:
1437-1483.
2
Cfr. Angel J.L., The people of Lerna, 1971.
3
Grmek M.D., Nuove prospettive per la storia delle malattie antiche. Napoli, Guida Editori, 1988,
pp.31-32 e 50-52.
4
Capasso L.L., Antiquity of Cancer. International Journal of Cancer, 113, 1: 1-12.

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letrici umani del paleolitico sono infatti ancora dubbie, e lesiguit del nume-
ro di reperti non permette comunque unipotesi realistica dellincidenza di
queste malattie nelle popolazioni preistoriche.
Lescrescenza patologica della mandibola dellHomo Erectus proveniente da
Kanan (Kenia, 1,5.000.000 a.C.) stata variamente interpretata, ora come
esito di un linfoma, ora come sarcoma, ora come callo osseo per postumi di
una frattura; cos come incerta anche la diagnosi di meningioma dellosso
parietale Stetten II (Germania, 35.000 a.C.) dellUomo di Neanderthal. Vice-
versa, casi certamente riferibili a neoplasie ossee sono stati rinvenuti su resti
umani di popolazioni pi recenti: lesioni secondarie a carico dello scheletrico
si riscontrano su reperti del Neolitico, in Europa e in Egitto.
Almeno tre sono i casi di neoplasie scheletriche maligne riscontrate su mum-
mie pre-colombiane e circa cinquanta su quelle egiziane. La maggior quanti-
t di lesioni tumorali diagnosticate sui resti umani di epoca pre-classica e in
quelle successive, rispetto a quante ritrovate sui reperti preistorici e protosto-
rici, non costituisce di per se stessa un dato per ipotizzare un incremento del-
le patologie neoplastiche in relazione a fattori di mutazione biologica e
ambientale, dal momento che i reperti umani antichi a partire dallet pre-
classica, sino allevo moderno, sono esponenzialmente pi numerosi di quelli
dei periodi precedenti. Ciononostante, i dati sulla ricorrenza di casi di neo-
plasie sui resti umani sembrano infatti testimoniare, come attestato in lette-
ratura, che le patologie tumorali fossero meno frequenti nellantichit. Si
deve, a tal proposito, considerare che la durata media di vita nellantichit era
nettamente inferiore a quella di oggi, e che vi era un alto grado di mortalit
per le malattie contagiose, per processi infettivi, per patologie da malnutri-
zione e da degrado. In tal senso, la diacronicit e la variabilit territoriale dei
dati disponibili e lanalisi della ricorrenza di specifiche patologie nelle diverse
popolazioni forniscono elementi importanti per la storia delle malattie e del
rapporto tra uomo, ambiente e fattori patogeni.
Si cos notato, per esempio, come losteoma cranico fosse piuttosto diffuso
tra le popolazioni antiche europee sino al Medioevo, mentre frequente risulta
il carcinoma nasofaringeo negli antichi egizi: almeno sette, su una cinquanti-
na di individui in cui si sono osservate forme neoplastiche, riportano lesioni
riferibile a tale patologia. Diverse le interpretazioni fornite in letteratura sui
fattori predisponenti a questo tumore, riferibili al virus Epstein-Barr (spesso
ricorrente nei malati di carcinoma nasofaringeo), a polipeptidi cancerogeni
presenti nelle tinture utilizzate per colorare tessuti e abiti, o agli elementi on-
cogeni di talune specie vegetali del territorio.
Altra neoplasia riscontrata sia su mummie egiziane che su quelle precolom-
biane il mieloma multiplo, osservato anche, sebbene con minore frequenza,
su resti umani di popolazioni europee. Pi difficile la diagnosi di neoplasie
dei tessuti e delle parti molli, molte delle quali sono state riscontrate grazie
allanalisi di lesioni secondarie ossee.
Tra i tumori maligni rinvenuti su mummie egiziane, sono stati osservati an-
che casi di istiocitoma, fibroleiomioma uterino, cistoadenoma ovarico, papil-
loma squamoso cutaneo, polipi uterini, adenoma ipofisario, meningiomi 5.
Per quanto attiene, invece, a neoplasie maligne specificamente femminili, la
prima descrizione paleopatologica di una neoplasia in letteratura stata for-
nita nel 1825, e riguarda un cistoadenoma ovarico osservato in una mummia
egiziana femminile del periodo tolemaico; si riferisce di un ovaio incluso in

5
Cfr. Capasso L.L., Mariani Costantini R., Paleopatologia dei tumori umani. Medicina nei Secoli,
1994, 6: 1-52.

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una massa tessutale, e segni di ipertrofia uterina, con resti di un sacco collega-
ti allovaio sinistro. Manca, naturalmente, il riscontro obiettivo di analisi chi-
miche e istologiche che possano confermare la diagnosi effettuata, ma la
chiarezza espositiva e la minuzia dei dettagli, rendono la diagnosi assoluta-
mente plausibile.
Si tratta, invece, di un fibroleiomioma uterino calcificato la massa di tessuto
calcificato, di circa 5 centimetri di diametro, risalente al Neolitico (Corseaux-
sur-Vevey, Svizzera), e stessa diagnosi stata effettuata su una massa presen-
te nei resti del bacino di uno scheletro femminile riesumato ad Alfadena (Ita-
lia), databile tra il III-V a.C.
Sono stati riscontrati anche casi di mioma uterino: il primo riguarda una
massa calcificata di forma conica, a struttura nodulare, trovata allaltezza
delle piccole pelvi di uno scheletro femminile ritrovato a Sayala (Nubia), del
III-IV sec. d.C.; unaltra formazione calcificata, che presentava numerose
protuberanze rotonde e spugnose, proviene da una sepoltura musulmana di
Granada.
Molto pi numerose le testimonianze di lesioni secondarie ossee di probabili
neoplasie ginecologiche, che pongono per problemi di diagnosi differenzia-
le, dal momento che non sempre possibile stabilire con chiarezza lorigine
primaria del tumore
Il primo caso di carcinoma metastatico documentato su resti umani antichi
si osservato in uno scheletro femminile dellet del Bronzo (1900-1600 a.C.),
proveniente da Mokrin (Serbia), il cui cranio presenta lesioni osteolitiche
compatibili con un carcinoma primario della mammella (Soulie R.). Pi pro-
blematico il caso di uno scheletro femminile riesumato nel Kent (U.K.), data-
bile al VII d.C., la cui tibia sinistra presenta i segni di un Paget monostotico,
ed altre ossa, in particolare il cranio e il femore, riportano lesioni osteolitiche
interpretabili anche come esiti di un mieloma multiplo; let antropologica
dellindividuo, certamente superiore ai 40 anni, rende comunque pi proba-
bile la diagnosi di carcinoma mammario metastatico.
Lesioni osteolitiche diffuse verosimilmente riferibili a un carcinoma mam-
mario sono state riscontrate anche sul cranio, nelle colonna vertebrale e nei
femori di una mummia precolombiana scoperta in Cile, databile al VIII sec.
d.C., e su uno scheletro femminile ritrovato in un insediamento indio-
americano nel Kentucky.
Altre testimonianze di lesioni secondarie ascrivibili ad un carcinoma prima-
rio della mammella si sono osservate nella colonna vertebrale di un altro
scheletro femminile risalente allet del Bronzo, proveniente dal Kazakhstan,
sui corpi vertebrali di individuo femminile riesumato nella regione del Sara-
gah (Iran), risalente al VII secolo a.C., e in uno scheletro del III secolo a.C.
Naturalmente, la diagnosi di carcinoma mammario per molti di questi casi
sovrapponibile a quella di un mioma multiplo, ma in assenza di dati obiettivi
non si pu escludere una patologia neoplastica di interesse ginecologico.

2. Conclusioni

Sebbene lesiguit numerica dei casi di neoplasie maligne osservate sui reper-
ti antichi non permetta di poter attuare unipotesi epidemiologica sullinci-
denza di specifiche forme tumorali in una o pi popolazioni, le evidenze ri-
scontrate testimoniano, comunque, lesistenza di carcinomi tipicamente fem-
minili sin dallantichit.

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3. Il karkinos, metafora del femminile?

Il riscontro paleo patologico sui resti umani antichi trova conforto nelle fonti
indirette, in particolare in quelle letterarie, mediche e non, che ci sono perve-
nute, in cui si riferisce di malattie identificabili come patologie neoplastiche.
Nei papiri medici egiziani si riportano descrizioni di lesioni e quadri sinto-
matologici che possono riferirsi a patologie neoplastiche, ma si deve conside-
rare, innanzitutto, che nellantichit, in Egitto come in Grecia e a Roma, lac-
cezione di tumore contemplava una serie di malattie tra loro diverse e, al
tempo stesso, correlate sulla base della similarit di evidenze semeiotiche in-
terpretate come espressione di una medesima natura ed eziologia patologica,
e che rimandano quindi, a una categoria concettuale e nosologica ben defini-
ta in cui si includono quei processi morbosi che si manifestano con lo svilup-
po di neo-formazioni tumefatte, dure o molli, rigonfiamenti suppuranti e ul-
cerati. La maggior parte dei casi definiti come tumori nei suddetti papiri ri-
guardano, quindi, patologie assolutamente non classificabili, oggi, tra le for-
me tumorali; eppure, alcune descrizioni sono assolutamente compatibili con
un quadro sintomatico e patologico di neoplasie: dubbia linterpretazione
diagnostica di un caso trascritto nel papiro di Ebers, riguardo a un paziente
con unescrescenza multipla fredda e rigida al tatto, di natura non granulare,
priva di liquidi e senza escrezioni di pus o siero, che il medico giudica intrat-
tabile 6; mentre si tratta verosimilmente di un tumore polipoide la descrizio-
ne di una massa dura, simile alla pelle, che deriva dal sangue e che il medico
si astiene dal trattare perch incurabile 7. E per tra le indicazioni di perti-
nenza ginecologica che possiamo ritrovare indicazioni cliniche oncologiche
e, soprattutto, gli elementi necessari a fornire uninterpretazione pi appro-
fondita della concezione del cancro nella medicina egizia. Nel papiro Kahun 8
si descrive la patologia di una donna che soffre di forti dolori uterini quando
cammina e che emana odore di carne bruciata, e che il medico chiama nem-
su dellutero, e nel papiro di Ebers 9si prescrivono due ricette di unzioni da
iniettare nel canale vaginale per curare colei che divora lutero e che provo-
ca lulcera della vulva. Ricorre quindi lidea di malattia come entit, il nemsu
che divora e corrode le carni.
Lidea di un logoramento delle parti attribuibile a morsi e lacerazioni inferte
da un animale ricorre anche nelle opere ippocratiche: i termini karkinos e
karkinoma indicano per lappunto la metaforizzazione con cui il medico ip-
pocratico spiega la comparsa di lesioni ulcerate e neoformazioni interne e di-
stanziate, come conseguenza di un processo patologico che richiama alle
azioni di unentit animata che si muove allinterno del corpo, mangiandone
e corrodendone organi e membra.
In tal senso, i testi medici ippocratici ripropongono lancestrale concetto on-
tologico di malattia nella scelta di una denominazione che, sulla base delle
manifestazioni cliniche, associa una patologia, pur razionalmente addebitata
a un accumulo di atrabile e a unalterazione dei processi di cozione, a unenti-
t animata che morde, divora e attanaglia carni e organi.
Frequenti i riferimenti al karkinos dellapparato riproduttivo femminile, in
parte spiegabili con lidea di una fisiologia femminile patogena gi in natura,

6
Eb. 45; Cfr. Leca A.P., La Mdecine Egyptienne ay temps des Pharaons. Paris, Roger Dacosta,
1971, p. 220.
7
Eb. 868
8
Kahun, 2.
9
Eb. 813 e 814.

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perch caratterizzata da un eccesso di umidit dovuto alla mancanza di quel
calore innato necessario a una giusta e equilibrata cozione umorale.
Ippocrate concepisce infatti il corpo come un insieme organico compiuto, in
cui parti solide e fluidi sono in naturale equilibrio tra loro, in una mescolanza
temperata, in cui ogni elemento conserva le rispettive propriet qualitative. La
salute garantita dalla giusta proporzione, dallazione del calore che cuoce e
trasforma gli umori per conservare larmonia delle parti; ma un umore intem-
perato, un eccesso o un difetto di una qualit sulle altre, un accumulo di mate-
ria, altera lo stato naturale del corpo, provocando cos la malattia. Per curare,
il medico deve ripristinare i giusti processi di cozione, ossia riequilibrare il ca-
lore vitale ed eliminare lumore corrotto. La fisiologia del corpo femminile ,
per, congenitamente patologica: fredda e umida per natura, la donna non
possiede quel calore necessario ad espletare i giusti processi di cozione, e gli
umori, rimasti crudi, si addensano nel ventre, e vengono evacuati con il me-
struo. Le purgazioni mensili sono quindi necessarie a garantire un equilibrio,
comunque fragile e mai perfetto, del corpo della donna. Le parti precipuamen-
te femminili, ossia il seno e lapparato riproduttivo, divengono testimonianze
dellincompiutezza della loro natura: le mammelle hanno tessuti lassi e porosi,
intrisi di umidit, cos come gli organi genitali delle donne restano interni a
causa di un calore innato insufficiente a espanderli verso lesterno. Inoltre,
utero e mammelle sono organi comunicanti, attraverso canali in cui scorrono
gli umori, e per questo strettamente interconnessi tra loro, cosicch un feno-
meno patologico delluno rimanda immediatamente allaltro.
Se gli umori freddi e pituosi sono la causa primaria delle formazioni cancero-
se, non sorprende, dunque, che le descrizioni cliniche di tumori e carcinomi
si riferiscano per lo pi a pazienti donne, nel cui corpo tali umori sono so-
vrabbondanti per natura, e che si sviluppino essenzialmente in quegli organi
che, oltre a essere imbevuti di umidit, caratterizzano il femminile.
Descrizioni di patologie definite come cancro si trovano infatti nel De Mu-
lierum Affectionibus, il trattato del Corpus Hippocraticum dedicato alle malat-
tie delle donne.
Si riporta, cos, un quadro clinico complesso di carcinoma mammario meta-
statico, che lautore interpreta come esito di uno spostamento dellutero verso
lischio, da cui consegue unocclusione del canale vaginale che impedisce il
mestruo; il sangue, refluendo verso lalto, si addensa nelle mammelle, dove
compaiono noduli duri e non suppuranti e la successiva diffusione di cancri
nascosti, con dolori al collo, difficolt respiratorie, abbassamento della ca-
pacit visiva e riduzione delle facolt intellettive; sintomi, questi, verosimil-
mente riferibili a un carcinoma della mammella con lesioni secondarie linfo-
nodali, nella regione collo-toracica, nei polmoni e, probabilmente, nellence-
falo 10. La spiegazione eziologica fornita dallautore si basa sullidea dellutero
come essere animato, dotato di capacit motoria e olfattiva, che si sposta al-
linterno del corpo della donna, verso lalto per assimilare lumidit se ecces-
sivamente secco, o verso il basso, sino al canale vaginale, per asciugarsi con
laria se troppo umido. Allo slittamento dellutero verso il basso attribuito
anche un processo patologico che si caratterizza per un indurimento delle re-
gione inguinale e locclusione del collo uterino, e che degenera con la forma-
zione di un karkinos nelle parti genitali 11.
Nella medicina ippocratica, le patologie femminili pi gravi sono spesso con-
cettualmente associate alle disfunzioni mestruali, come segno di unintempe-

10
Ippocrate, De Mul. Aff, Li. VIII, 133, 280-283.
11
Ippocrate, De Nat. Mul., Li VII, 31, p. 346.

152
ranza patologica legata ora a un eccesso di umori putridi, ora alla mancata
purgazione. In particolare larresto del mestruo ha quasi sempre una progno-
si negativa, poich espressione di unalterazione del calore innato, di una ri-
duzione delle facolt vitali.
La scomparsa del ciclo mestruale , per esempio, uno dei sintomi di una pa-
tologia che colpisce soprattutto le donne che non hanno partorito, e che si
manifesta con dolori diffusi, febbre, rigonfiamento del ventre, ematuria, e
che a volte comporta anche la formazione di una massa rossa nella regione
inguinale 12. E probabile che queste masse siano linfonodi metastatici di un
carcinoma uterino, o ovarico, o intestinale, o vescicale, diffusosi, poi, nella
regione pelvica e peritoneale. Analogamente, la mancata purgazione di mate-
ria corrotta anche la causa di morte di una donna con un cancro al seno, de-
ceduta quando dalle mammelle ha smesso di colare un umore sanguinolento,
e interpretabile oggi, nelle sue manifestazioni sintomatiche, come una neo-
plasia che abbia coinvolto i dotti galattofori, o con un carcinoma duttale del
Paget 13. In Epidemiae si riporta invece il caso di una donna con un cancro
denso, livido e rosso che dalla mammella si estende alla regione sotto-
ascellare 14.
Carcinomatosa laggettivo con cui si definisce unulcerazione che, se non de-
bitamente trattata, si estende e corrode lorgano, sino a determinare la morte
della paziente 15. Nel De Mulierum Affectibus si riferiscono altri casi di pazien-
ti affette da ulcere negli organi genitali che lautore stesso definisce maligne
poich talmente corrosive da generare processi di infiammazione spesso non
curabili 16; si riprende, inoltre, anche il motivo dellodore di carne bruciata
come segno di infiammazione e corruzione dellutero, accompagnato infatti,
nella descrizione del quadro clinico, dallemissione di una secrezione rossa-
stra e fetida e forti dolori lombari 17.
Importanti per la ricostruzione storica delle conoscenze e della percezione
delle malattie nel mondo antico sono anche le fonti letterarie non mediche,
da cui possono ricavarsi informazioni sulla diffusione e sulle tipologie delle
patologie tumorali, attraverso le descrizioni del loro aspetto, della loro loca-
lizzazione nel corpo, degli effetti sintomatici e del tipo di decorso patologico.
Esempio emblematico di tale metodologia di ricerca, gli studi di C. Darem-
berg 18, F. Lasserre 19 e, soprattutto, di M. Grmek, che, attraverso lanalisi
storico-letteraria e filologica di opere e testi antichi, hanno individuato riferi-
menti a specifiche malattie e descrizioni patologiche, sulla base dei quali
possibile elaborare interpretazioni diagnostiche retrospettive.
Lidea di una patologia animale ricorre infatti anche nella letteratura non me-
dica: Erodoto narra la malattia di Atossa, moglie di Dario e madre di Serse,
che aveva un yma suppurante al seno che, aumentato di dimensione, fece
curare al medico Democede, che riusc a guarire 20. Lo storico descrive il com-
portamento della malattia con lo stesso termine greco con cui si indica il
brucare in movimento delle greggi. Nei testi medici, lyma indica, nella
maggior parte delle ricorrenze, la formazione di unescrescenza, una tumefa-

12
Ippocrate, De Mul. Aff. 2, Li. VIII, pp.14-23.
13
Ippocrate, Epid. 1, Li. V, 258-259.
14
Ippocrate, Epid. 7, Li. V.413.
15
Ippocrate, Ippocrate, De Mul. Aff. 1, Li. VIII, 40, pp. 98-99.
16
Ippocrate, De Mul. Aff. 1, Li. VIII, 40, pp. 36-37.
17
Ippocrate, De Mul. Aff.. 2, Li. VIII, 115, p. 249.
18
Daremberg C., Etat de la mdecine entre Homere et Hippocrate. Paris, Didier, 1869.
19
Lasserre F., Les Epodes dArchiloque. Paris, 1950.
20
Erodoto, Historiae. III, 133.

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zione spesso purulenta che si genera in una data parte del corpo, e, pertanto,
riferibile a un processo infiammatorio pi che a una lesione neoplastica mali-
gna. Il poeta Archiloco utilizza invece il termine phyma per descrivere una
tumefazione nellapparato genitale di una donna, variamente interpretabile,
in realt, da un punto di vista prettamente diagnostico, dal momento che le
indicazioni fornite possono adattarsi al tumore come ad altre diverse patolo-
gie, quali unescrescenza dovuta a un ascesso, o al prolasso uterino, a uner-
nia o un edema. Per quanto attiene il cancro, Archiloco, per esempio, chiama
phytn una lesione di certa natura neoplastica, la cui forma, come dimostra
la scelta semantica, simile a quella della pianta, ossia, di un essere vitale 21.
La continuit semantica e concettuale di alcune forme di malattie neoplasti-
che si riscontra nelluso dei termini cancer e carcinoma con cui i medici latini
identificano determinati stati patologici. In particolare, Celso, rifacendosi
alla dottrina ippocratica, descrive il carcinoma come una neoformazione
anomala, dura al tatto e insensibile, che insorge soprattutto nelle parti alte
del corpo, in particolare nel viso (pelle, narici, orecchie e labbra) e nelle
mammelle delle donne; si sviluppa dapprima come tumefazione e, successi-
vamente, coinvolge i vasi sanguigni generando ulcere rugose e rosse, ed dif-
ficilmente asportabile se non nella prima fase di crescita e, comunque, quasi
sempre incurabile, poich, anche se asportata, la malattia ricompare. Analo-
gamente, Celso riconosce la facolt di riformarsi anche alla struma, una pa-
tologia caratterizzata dalla comparsa di nodulosit dure e resistenti che cre-
scono sotto una parte del corpo corrotta e purulenta, e che si sviluppa in par-
ticolare nella zona ascellare, inguinale e nelle mammelle delle donne, e che
possiamo interpretare come una tumefazione scirrosa delle ghiandole 22.
In Galeno (129-210 d.C.), la scelta terminologica si basa sullaspetto delle le-
sioni o neo-formazioni patologiche e sullassonanza dei segni e dei sintomi
con un animale specifico: ...spesso vediamo nelle mammelle un tumore del
tutto simile ad un granchio, poich questo ha zampe in entrambi i lati, cos
dalla massa tumorale si ramificano le vene 23. Con lui si rafforza definitiva-
mente lassioma tra il karkinos e la fisiologia patologica delle donne: le mam-
melle, in particolare, sono la sede privilegiata per lo sviluppo di tumefazioni e
carcinomi, poich la bile nera non debitamente filtrata dalla milza penetra
nei canali del corpo, addensandosi nelle parti pi porose, e provocando lesio-
ni dure e ulcerose, spesso putrefattive, che il medico deve curare con regimi
di purgazione, salassi e, laddove possibile, con lasportazione chirurgica 24. A
volte, per accumulo di bile nera, nascono tumefazioni nerastre e non suppu-
ranti, da cui si sviluppano ulcere maligne che corrodono le carni 25. Le malat-
tie metaforicamente denominate con il sostantivo di un animale, per la somi-
glianza morfologica delle alterazioni fisiche che provocano con una data spe-
cie animale, hanno spesso una simile interpretazione eziologica: in Galeno,
infatti il cancro e lelefantiasi derivano entrambe da un accumulo di bile nera,
che genera formazioni praeter-naturali 26. La suggestione dellanalogia morfo-
logica si riscontra anche nella scelta dei rimedi terapeutici da utilizzare, tan-
to da comportare, in base al principio del similia similibus curantur, un uso
farmacologico del granchio 27.

21
Cfr. Grmek M., Le malattie allalba della civilt occidentale. Bologna, il Mulino, 1985, pp. 80-82.
22
Celso A.C., De medicina V, XXVIII, 7.
23
Galeno C., Ad Glauconem de Met. Med. II, K. XI, 140-141.
24
Galeno C., Ad Glauconem de Met. Med. II, K. XI, 140-141; Intr. sive medicus, K. 14, 786.
25
Galeno C., De atra bile, K. V, 122.
26
Galeno C., De alimento K XV, 331.
27
Cfr. Galeno C., K. XIII, 733; Plinio N.H.XXXII, 46, 134

154
Unaltra patologia riconducibile, almeno in alcune descrizioni cliniche di te-
sti medici antichi, a una neoplasia uterina, la mola, definita come una for-
ma di gravidanza patologica, che pu durare oltre i due anni, ma durante la
quale il feto resta immobile e le mammelle non producono mai il latte; in ge-
nere, la gestazione termina con uningente emorragia di sangue misto a pezzi
di carne, o, nei casi peggiori, con lespulsione di una singola concrezione che
pare un embrione formato, e che prelude al decesso delle pazienti. Ippocrate
definisce tale formazione come il prodotto dallincontro di un seme di cattiva
qualit e di un mestruo sovrabbondante, e per questo non sviluppatosi secon-
do natura 28.
Se i testi ippocratici riferiscono la mola a una patologia specificamente gra-
vidica, le occorrenze del termine nella letteratura antica indicano, pi in ge-
nerale, una serie di sintomatologie e manifestazioni cliniche non sempre ri-
conducibili a ununica categoria patologica, per cui la mola stata varia-
mente interpretata ora come una fibromatosi multipla uterina, ora come una
patologia benigna del corion, ora come coriocarcinoma (Friedrich Meckel,
1795), o come mola vescicolare.
Ancora nel periodo bizantino, Ezio di Amida (500-550 ca.) addebita il dolore
che i tumori provocano alla forza con cui il karkinos afferra le parti del corpo
e riprende la descrizione galenica del carcinoma mammario come una tume-
fazione dura, con diramazioni venose rosse o livide e formazione di ghiando-
le nella regione ascellare; distingue inoltre due forme di karkinos uterino, ul-
cerato e non ulcerato, in base alla presenza o meno dellodore di carne bru-
ciata. Considera la mola una forma di gravidanza innaturale, con ingrossa-
mento addominale e produzione del latte e priva di feto, ma, rifacendosi
allopera di Sorano dEfeso, la descrive come un processo di ispessimento ed
indurimento dellutero, indotto da un processo infiammatorio grave 29.
Paolo dEgina (625-690 d.C.) spiega la metafora del karkinos non solo per il
tipo di lesioni che provoca, ma per come la malattia, esattamente come il
cancro e lo scorpione, stringe cos bene ci che attanaglia da rendere difficile
separarla da quanto afferra. Definisce la mola come un tumore scirroso,
duro come la pietra, che si forma alla bocca dellutero o al suo interno, e che
induce amenorrea, gonfiore delle mammelle e nausea.

4. Conclusioni

Laccezione nosologica di karkinos e cancer non coincide, naturalmente, sem-


pre con quella attuale del carcinoma, riferendosi, nella maggior parte dei
casi, alla comparsa di ulcere purulente e con bordi irregolari, poco cicatrizza-
bili e particolarmente resistenti alle terapie; eppure, la scelta terminologica
di karkinos/cancer indica di per se stessa un determinato quadro clinico, che
corrisponde alla presenza di un tumore grave, dalla cui cura il medico si
astiene per evitare il peggioramento e laccelerazione del processo di morte
del paziente. La permanenza semantica rappresenta, cos, la possibilit di po-
ter delineare una storia della malattia oncologica lato sensu, della sua struttu-
razione e permanenza nellimmaginario culturale dei medici, ma anche una
storia di singole reali patologie oncologiche. Secondo Grmek, cambia infat-
ti la frequenza, ma non la natura delle malattie, e dunque se il concetto del
karkinos dei greci non corrisponde sempre al carcinoma di oggi, il termine

28
Ippocrate, De Morb. Mul. I 71, Li. VIII, 149, 71 e 447, 223.
29
Ezio dAmida, Tetrabiblion, lib XVI.

155
cancro nei testi ippocratici indica comunque quasi sempre un senso clinico
preciso, che implica una prognosi nefasta, come del resto evoca la metafora
anomale e la sua lunga durata.

5. Opere darte malate di cancro

Tra le fonti indirette, informazioni sulloccorrenza di patologie tumorali nel-


lantichit si possono estrapolare dallanalisi di opere e oggetti artistici, o da
manufatti di vario genere in cui si rappresentano lesioni riferibili a specifiche
neoplasie. Naturalmente, nella maggior parte dei casi licono-diagnostica of-
fre interpretazioni probabilistiche, dal momento che i segni apparentemente
patologici riscontrabili su tali oggetti possono, in realt, addebitarsi ad altri
fattori, quali deterioramento e usura causati da fattori climatico-ambientali
nei siti di conservazione o ritrovamento, per successive manomissioni o in-
terventi umani, o, semplicemente, per libere licenze o inesattezze che larti-
sta, o lartigiano, ha compiuto nella loro realizzazione. Ma, al tempo stesso, si
pu tentare comunque di individuare, invece, quelle opere in cui la rappre-
sentazione di una deformit o forme patologiche data dalla riproposizione
del vero.
Studi monografici su varie opere artistiche, o serie di manufatti antichi, han-
no infatti evidenziato la possibilit di riconoscere i segni tipici di una malat-
tia, di difetti patologici innati, quali il gigantismo, il nanismo, o lobesit, e di
processi morbosi legati alle condizioni di vita, quali, per esempio, il rachiti-
smo, e di poter cos disporre di ulteriori elementi per riscontrare la ricorren-
za di specifiche malattie nelle varie epoche storiche.
La disamina delle varie interpretazioni diagnostiche fornite sul materiale ar-
tistico e archeologico antico, ha, per esempio, permesso a M. Grmek e D.
Gourevicth di ripercorrere la storia delle malattie nellantichit 30.
I reperti votivi costituiscono senza dubbio una fonte primaria, poich stretta-
mente legati, nella loro stessa natura, alla sfera della salute e della malattia.
Gli ex voto dei templi di Asclepio, il dio della guarigione, in particolare, e di al-
tre divinit minori dimportanza locale, rappresentano un patrimonio fonda-
mentale per la storia della medicina e delle malattie: strumenti chirurgici e di
uso medico, riproduzioni di animali mitici e simboli legati allarte medica,
iscrizioni che narrano storie patologiche, e, soprattutto, riproduzioni di sce-
ne di cura e parti anatomiche, in cui, a volte, possibile riconoscere i tratti
semeiotici di una patologia.
Numerosi i casi di reperti votivi uterini dotati di unappendice, generalmente
disposta nella parte sinistra e di forma variabile, pi o meno arrotondata o al-
lungata, interpretata variamente come rappresentazione dellapparato ovari-
co o come fibroma 31.
Nel Museo di Storia della Medicina, dellUniversit La Sapienza di Roma, si
conservano quattro ex voto anatomici uterini, realizzati in terracotta, prove-
nienti dalla favissa di un tempio romano di Esculapio, databili al II sec. d.C.
circa. I reperti riproducono la forma di utero, su cui si sviluppa una protube-
ranza laterale, rappresentante, forse, un fibroma.
Rappresentazioni di forme tumorali mammarie si sono riscontrate in due
statuine in terracotta della serie ceroplastica di Smirne, in cui evidenti sono
le deformazioni della regione oculare. La prima, conservata al Museo nazio-

30
Grmek M.D., Gourevitch D., Le malattie nellarte antica. Firenze, Giunti, 2000.
31
Nota 31, pp. 278-279.

156
nale di Taranto, riproduce infatti unesuberanza tumorale dellocchio destro,
interpretabile come sarcoma dellorbita (in particolare un rabdomiosarco-
ma), retinoblastoma o una metastasi cancerosa; unaltra statuina della stessa
serie, della collezione Meyer-Steing e andata perduta, ma di cui si conserva
oggi una riproduzione fotografica, rappresenta una tumefazione verosimil-
mente riferibile a un retinoblastoma unilaterale, o un emangioma capillare
orbitomalare destro.
Per quanto attiene alle patologie specifiche femminili, sono state individuate
diverse rappresentazioni di macromastia e ipertrofia mammaria e disformit
dellutero.
Nel Museo di Digione (Francia) si conserva un reperto votivo di epoca roma-
na che riproduce un seno, la cui mammella sinistra interamente schiaccia-
ta: malgrado non possa escludersi un danneggiamento delloggetto avvenuto
durante la deposizione o successivamente, risulta ancora probabile una dia-
gnosi di carcinoma mammario ulcerato. Unaltra terracotta ellenistica di
Smirne, della collezione Meyer-Steing, raffigura un busto femminile, in cui la
mammella sinistra presenta unulcerazione circolare che potrebbe rappre-
sentare una distruzione dei tessuti per un cancro mammario, ma limpossibi-
lit di verificare loriginalit del reperto non consente di poter effettivamente
confermare che si tratti di una riproposizione realistica di una lesione patolo-
gica 32. Una diagnosi di carcinoma mammario sinistro stata effettuata su un
busto di donna di et ellenistica, proveniente da Smirne e conservato al Lou-
vre di Parigi, e che presenta un seno sinistro grande e appuntito.
Molti gli studi sulle evidenze di cancro della mammella in dipinti di evo mo-
derno che riproducono seni patologici, come La Fornarina di Raffaello, la
Betsabea con la lettera di Davide di Rembrandt, La Madonna libera Milano dal-
la Peste di G.B. Crespi (detto il Cerano), La Vanit: unallegoria della transito-
riet, attribuito a Niccol Renieri o a Nicolas Rgier, e Le tre Grazie, Orfeo ed
Euridic, e Diana e le sue ninfe sorprese dai fauni di Rubens; un carcinoma
mammario sarebbe stato rappresentato anche nella scultura La Notte di Mi-
chelangelo esposta nella Sagrestia Nuova di San Lorenzo a Firenze 33.

6. Conclusioni

Sebbene la ricerca di evidenze patologiche su opere darte e manufatti antichi


presenti spesso chiari problemi di interpretazione, dovuti alla mancanza di
un riscontro certo che testimoni la veridicit o meno delle rappresentazioni,
offre, tuttavia, la possibilit di documentare la presenza di specifiche malat-
tie nel passato e di evidenziarne la frequenza e la percezione che, di queste,
avevano le popolazioni antiche.

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Nota 31., 288-290.
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