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PER ENTRARE IN ASCOLTO DELLA BUONA NOTIZIA

TRACCIA N. 1: IL PASTORE BUONO

Obiettivi

1. Prendere familiarità con l'ascolto delle risonanze, il metodo


della drammatizzazione e la tecnica dell'intervista 1
2. Riconoscere le dinamiche di autosufficienza e di rivalità.
3. Sperimentare che i rapporti contrattuali o di potere non riescono a
soddisfare i nostri bisogni.
4. Incontrare l 'accoglienza del Signore, nelle vesti del pastore buono.
5. Comprendere la sua disponibilità a morire per noi.
6. Alla luce della gratuità e dell’accoglienza ricevuta, avviare una riflessione su
ciò che può realizzare davvero la vita.
Ben trovati, ragazzi! '
Oggi vi propongo di ascoltare insieme una parabola di Gesù, riportata nel
Vangelo di S. Luca, al capitolo 15, versetti 4-6 2.

Sapete che cosa sono le parabole? Si tratta di brevi storie, che Gesù raccontava
ai suoi amici e alla gente che lo ascoltava, per aiutarli a comprendere meglio i
suoi insegnamenti.
Leggiamo, dunque, il racconto di Gesù, secondo S. Luca:

«Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel
deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, se la
mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo:
Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta.»

Come vogliamo chiamare la nostra pecorella? Vi viene in mente qualche


bel nome ?3
Che ne dite di “Bianchina”? Vi piace? Adesso vi propongo un indovinello.
Per quale motivo, secondo voi il pastore, quando trova Bianchina, se la carica
sulle spalle?

Risonanze dei ragazzi 4

1 Un corretto utilizzo di tali modalità di animazione dell`ascolto di gruppo


richiede a) la disposizione dei ragazzi a ferro di cavallo, attorno ad un'icona raffigurante il volto di Gesù,
oppure - quando i ragazzi hanno preso confidenza con il crocifisso - attorno alla croce, b) uno spazio centra e
per la drammatizzazione libero da tavoli o altro. E utile che nel locale venga appesa una cartina della
Palestina ai tempi di Gesù. Occorre che i ragazzi dispongano del testo del Vangelo e di un quaderno per
l'ascolto personale.
2 Cfr. Mt.18,12-14
3 ll formatore inviti i ragazzi a scegliere il nome della pecorella, cosi come di altri personaggi della
storia. ll nostro testo li anticipa solo per comodità.

4 ll formatore raccolga le risposte dei ragazzi. E’ molto probabile che tra le varie risposte, compaia
quella classica: “Per impedirle di scappare di nuovo...”. Che questa risposta compaia o non è bene, in ogni
caso, che il formatore non si adoperi per commentare, o per correggere le risposte ricevute. Dopo aver
raccolto le risposte che i ragazzi abbiano o no imbroccato quella giusta, prosegua nel racconto.
Siete proprio bravi. Le vostre ipotesi sono interessanti. Sembra che questa
Bianchina la conosciate da un pezzo... Ora, per risolvere questo indovinello
come si deve, proviamo a ragionare un po’ sulle notizie che il racconto ci offre,
per cercare di ricostruire insieme, anche con l`aiuto della nostra
immaginazione, la storia di Bianchina.
Avete notato che il racconto di Gesù dice: “...va in cerca di quella perduta...".

Vuol dire che Bianchina si e perduta. Come mai? Cosa le e successo?


Proviamo ad immaginarlo.
Siete pronti? Via!
La nostra Bianchina apparteneva ad un gregge numeroso, composto da un
centinaio di pecore. Era ancora giovane, proprio una ragazzina e solo da pochi
mesi il pastore le aveva dato il permesso di lasciare - la casetta delle pecore -
per raggiungere il pascolo. Il primo giorno di pascolo tutto le era apparso
bellissimo: il sentiero che scendeva ripido verso il prato, il ruscello che lo
costeggiava, i grandi di alberi che lo circondavano...
Aveva esplorato la radura sulla quale il gregge pascolava e aveva subito
scoperto, dove l’erbetta era più fresca e saporita.
Poi si era messa a giocare con le sue amiche, divertendosi un mondo.

Ogni mattina il gregge lasciava l'ovile, condotto dal pastore, per andare
a pascolare.
Di quando in quando il pastore decideva di cambiare prato, per offrire alle sue
pecorelle un nutrimento migliore. Bianchina aveva un ottimo appetito e in poco
tempo era diventata forte e grassottella, con una bella lana, bianca bianca,
come la neve.
Ma ciò che dapprima era apparso a Bianchina bello e interessante, le divenne,
a poco a poco, sempre più indifferente. Anzi, un po' noioso...
"Uffa, ancora questo prato! Qui non si cambia mail”, si lamentava Bianchina,
vedendo che il pastore stava conducendo il gregge allo stesso posto del
giorno prima.
“Il pastore sa qual è il pascolo migliore. Smettila di brontolare”, le diceva
sua mamma.

Ma Bianchina aveva sempre qualcosa da ridire: “Mah,- a me sembra che il prato


qui vicino abbia l’erba migliore... Il fatto è che il pastore non vuole fare la fatica
di
portarci là!”.
Più passavano i giorni, più Bianchina trovava nuovi motivi per lagnarsi. Si
sfogava
spesso con le amiche e gli amici più fidati, con cui condivideva tutti i suoi
pensieri...

Per cercare di immedesimarci nello stato d'animo di Bianchina, adesso vi


propongo un gioco. Proviamo ad intrufolarci anche noi in questo gruppo di
pecorelle. Dividiamoci le parti. Io farò la parte di Bianchina. Voi quella delle sue
amiche e dei suoi amici. Ciascuno di voi provi ad immedesimarsi nel proprio
personaggio e partecipi alla scena, facendo e dicendo tutto ciò che desidera
Drammatizzazione 5

Spunti
Bianchina: - Oggi il pastore ha continuato ad accarezzare quella stupida di
Violetta, che faceva finta di essersi azzoppata. A me, in tutti questi mesi, non ha
mai
dato neppure una carezza!
Amico/a - Per forza, tu gli stai sempre alla larga...
Bianchina: - No, e lui che non mi guarda proprio! Ieri, per di più, mi ha
sgridata, perché non volevo tornare all`ovile... lo non ero mica l`unica che
non voleva andarsene... Ma lui ha beccato solo me! Non e giusto! Amico/a-
Lui fa il suo mestiere...
Bianchina- Lui fa i suoi interessi, lasciatemelo dire! Guardate dove stiamo
brucando da una settimana... ln questo pascolo non c’è neppure un po’”
d'ombra. É Era meglio dove eravamo andati un mese fa. E sapete perché stiamo
qui? Perché qui è più comodo per il pastore... fa meno fatica... perché e vicino a
casa sua. Amico/a - Beh, possiamo andare a bagnarci nel ruscello...
Bianchina: - No, io non ci vado: i sassi sono scivolosi e per poco ieri non sono
affogata.
Amico/a: - Dai, che esagerata
Bianchina: - E i cani, dove li mettete? Vengono subito a tirarti fuori, non
credere... lo mi sono stufata di tutte le loro regole! “Vai di qui"... “Non andare di
là"... Ogni volta che voglio andare in qualche posto, mi vengono dietro e mi
fanno correre... Non sono mica una pecorella appena nata! Sono grande, io!
Amico/a: - vero, un cane ieri a me ha dato un morso nel sedere!
Amico/a - lo alla mattina li frego sempre: mi vado a nascondere sotto
la mangiatoia e cosi posso dormire un po’” di più...

Bianchina: Avete sentito che tra un mese c'è la tosatura?

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5 Gli spunti di drammatizzazione che seguono, costituiscono solo una traccia di lavoro. Per la buona
riuscita della drammatizzazione non è, ovviamente, necessario che il formatore o i ragazzi mimino la postura
delle pecorelle, mettendosi a quattro zampe. Si può restare comodamente seduti o in piedi: ciò che conta è
entrare nei vissuti dei personaggi. Il formatore non esiti a lasciare al gruppo la libertà di "inventare" la sua
drammatizzazione, cosi come viene. L`importante e che
alla fine, si riprenda il filo conduttore della traccia. E bene sapere che gli spunti qui offerti mirano a far
emergere. attraverso il personaggio di Bianchina alcuni tratti del disordine del cuore umano: l`invidia, la
diffidenza nei confronti degli altri e di Dio la fatica nei confronti delle regole e di chi le fa rispettare,
l'autosufficienza, la supponenza, il bisogno di diminuire gli altri, la “rivalità”.
Il formatore può cogliere l’occasione per inserire - nelle battute di Bianchina - elementi, o problematiche
caratteristici del gruppo con cui sta lavorando. Una volta terminata la drammatizzazione, e a seconda dei
suoi sviluppi, egli potrà riprendere e tematizzare, cosi come gli sembrerà opportuno, queste problematiche
con i ragazzi. Ricordi, però, che in questa fase e bene evitare - dei vissuti che emergono attraverso le
risonanze - ogni interpretazione, o applicazione moraleggiante A questo punto, infatti, della storia, ciò che
conta e solo di riuscire ad identificare tali vissuti, attribuendo semplicemente a ciascuno di essi il nome che
gli compete.
Ricordiamoci sempre che la scommessa educativa della comunità cristiana è che a cambiare il cuore della
pecorella, non sarà la ramanzina o l’esortazione morale, ma l`incontro con l`amore del pastore buono.
Amico/a: - Sì, anch'io l'ho sentito...
Bianchina, - Mamma mia, ho una paura terribile... E poi io non voglio perdere
tutta la mia bella lana!
Amico/a: - Mah! Dicono che non fa male...
Bianchina: - Eh sì, dicono tante cose... Ieri la pecora più andana mi ha detto che
l'erba in fondo al prato era cattiva... Ma era solo una scusa! La verità è che
voleva impedirmi di andarci. lo, invece, furba, non mi sono fatta imbrogliare... Ci
sono andata lo stesso ed ho scoperto che quell'erba era buonissima, altro che
cattiva! Adesso, a tutte le storie che raccontano, io non ci credo più! Ad esempio,
quella dei lupi... Da quando siamo nate, ci raccontano la storia dei lupi e ci
mettono addosso una gran paura. Secondo me i lupi non esistono! Voi ne avete
mai visto uno? Amico/a: - No, io no!
Bianchina - Ecco, vedete? E solo una favola! E sapete perché ce la
raccontano? Per farci stare buone e non andare a spasso per conto nostro...
Secondo me è il pastore che ha messo in giro questa storia, per non farci
scappare. Amico/a: - Mah, può darsi, ma se ci sono...
Bianchina: Ah, vedi che fifona che sei! Hai paura dei lupi! Fifona... fifona...
fifona...
Amico/a: - Non è vero! Io non sono fifona!
Bianchina: - Già, allora perché ieri non hai voluto venire con me fuori dal recinto?
Coro degli amici /e: - Ma non si può!
Bianchina: - E chi l'ha detto! Dai, ragazzi, svegliamoci un po'! Che cosa può
mai succedere, se andiamo qualche metro fuori dal recinto? I lupi ci
mangiano? Ah, ah... Guardate che cosa faccio!
(si alza, ed esce, dal recinto. Dopo un po’ rientra, con aria di trionfo)
Avete visto: Non mi è successo proprio niente! E sapete che cosa ho visto fuori
dal recinto? Non ci credereste mai... Ho visto una valle meravigliosa! Proprio
dietro la grande siepe... C'è un fiume che scorre in mezzo, come un grande
nastro d'argento, e da una parte all'altra, pascoli verdissimi. E lì vicino c'è un
bosco, un vero bosco! Wow, ragazzi, questa sì che è una scoperta! Vedete che
vale la pena mettere il naso fuori dal recinto?

Che ne dite? Qualcuno di voi si riconosce in Bianchina?

Risonanze dei ragazzi 6


Sapete, ragazzi, come andò a finire? Andò a finire che, da quando aveva
scoperto la Valle Meravigliosa, Bianchina non stava più nella pelle... Fra sé e se
fantasticava: “Chissà quali stupendi animali abitano in quel bosco... E come
deve essere buona l’erba accanto al nastro d’argento”. Più ci pensava, più la
vita nel gregge le appariva triste e monotona: sempre le stesse cose! Sempre la
stessa erba. Questi pensieri la agitavano e alla sera faceva fatica ad
addormentarsi.
“Che cos’hai?”, le chiese un giorno Cirillo, il suo migliore amico, vedendola
agitata. “Mi sono stufata di stare qui”, rispose Bianchina. “Non dirmi che stai
pensando alla

6 ll formatore lasci che le risonanze scorrano a ruota libera. Poi riprenderà la narrazione.
Valle Meravigliosa...”. “Sì, ci penso giorno e notte... Perché non ci andiamo
insieme?
Vuoi venire con me?
“Ma noi siamo pecore. Non possiamo cavarcela da sole!. Abbiamo bisogno
del pastore, dei cani e del resto del gregge”.
“E chi l’ha detto? Ma perché crediamo a tutte queste storie? Non hai ancora
capito che e il pastore che le mette in giro, per non farci scappare? Io me ne
voglio andare”.
“Dai, dormi... che ti passano tutti questi strani pensieri”.
Ma Bianchina continuò a pensarci... Passarono i giorni... Arrivò la primavera e,
con la buona stagione, anche il tempo della tosatura. L’ordine era di restare tutte
unite, vicino ai cani, e poi, in fila, passare tra le mani del pastore. Bianchina
aveva una gran paura, anche se non lo dava a vedere, per non fare la parte della
fifona. ln realtà, il fatto che le scocciava di più, era quello di perdere la sua lana,
di cui era orgogliosissima.
“Non e giusto! Non è giusto! - pensava tra se - ll pastore vuole portarmela via! lo
non voglio”.
“Avanti, Bianchina, in fila anche tu”, abbaiavano i cani.
"Manco per sogno! Manco per sogno!".
Per scappottarsela, sapete Bianchina che cosa faceva? Quando i cani non la
vedevano, scalava di posto... Cosicché, chissà come mai, restava sempre l'ultima...
"Ma com'è che sei ancora qui!", le abbaiavano dietro i cani pastore. "Sono
andata in bagno...".
Intanto si erano aggiunte alla coda altre pecore. La coda era diventata molto
lunga... Bianchina, quasi senza accorgessi, si trovò vicino allo steccato, accanto
alla siepe che separava il pascolo dal resto del mondo. Le venne allora un'idea:
“Un balzo e sono di là... Poi una bella corsa ed entro nella Valle Meravigliosa...
Perché no? I cani sono tutti occupati... Questo è il momento buono!". Il tempo di
pensarlo ed era già dall'altra parte, a correre a più non posso luogo i verdissimi
prati della Valle Meravigliosa...

Che cosa succederà alla nostra pecorella, ora che è libera? Dove andrà? Tra
le creature del bosco, riuscirà a cavarsela? Voi che cosa ne pensate?

Risonanze dei ragazzi

All'inizio Bianchiva scorrazzò tutta felice nella valle, facendo una


grande scorpacciata di erbetta fresca vicino al Fiume.
Ma, ad un certo punto, si accorse che il sole stava tramontando. Un brivido di
freddo le corse giù per la schiena; improvvisamente si rese conto di non avere
alcun riparo per la notte. Caspita, doveva subito trovarne uno!
Ma, ahimè, i nascondigli della foresta erano già tutti occupati!
Uno/una di voi impersona Bianchina, mentre tutti noi altri diventiamo animali
del bosco, ciascuno acquattato nella propria tana. Naturalmente, non siamo
disposti a condividerla con il primo venuto, vi pare?

Drammatizzazione 7

Spunti

Bianchina : - E permesso? Posso entrare?


Un animale: - Via! Via di qui: Non c'è posto per te!
Bianchina: - Per caso avete da farmi dormire?
Un altro animale: - E tu chi sei?
Bianchina: - Per favore, c'è una tana libera da queste parti?
Un altro animale: - Toh, un nuovo animale del bosco... Non sembri molto forte…
Non c'è posto per te, vattene!
La prima notte Bianchina si rintanò, piena di paura, sotto un mucchietto di
foglie. Pensando al calduccio dell'ovile, fu presa da un po' di nostalgia, e
pensò: "Beh, e adesso mi faccio prendere dallo scoraggiamento? Se torno
indietro, che figura ci faccio?, Devo farmi forte... e domani vedrò come
sistemarmi meglio".

L'indomani la nostra amica non era più tanto spensierata. Il problema della tana
era serio! E alcuni animali non erano per nulla simpatici
Gira e rigira, Bianchina incontrò un grande cervo, che se ne stava sdraiato come un
pascià davanti alla sua abitazione. Era una tana spaziosa, nella quale avrebbero
potuto entrare molti animali. A Bianchina venne 1'idea di chiedergli ospitalità.

Vediamo cosa succede...


Io impersonerò il cervo ed uno/una di voi la nostra Bianchina.

Drammatizzazione8

Spunti

Bianchina: - Scusi, signor cervo, lei che ha una bella tana spaziosa, non avrebbe
un angolino anche per me?

7 120 Il formatore aiuta i ragazzi a rendersi conto delle conseguenze della scelta di Bianchina, ora
che deve provvedere da sola ai propri bisogni. Il bosco è la rappresentazione del mondo, in cui
prevalgono rapporti di potere e di interesse. Bianchina viene sfruttata da animali più forti di lei e,
per sopravvivere, deve a sua volta agguerrirsi e trovare qualche strumento di potere per avere la
meglio su chi è, di lei, più debole. In questa fase i ragazzi sono invitati ad impersonare la
pecorella, mentre il formatore assume le parti dei “cattivi” di turno.

8 In questa drammatizzazione il formatore può aumentare via via, nei panni del cervo, le sue
pretese nei confronti della pecorella, mettendola alle strette.
Cervo: -Ma certo, mia cara, vieni pure...
Bianchina: -Ah, finalmente ho trovato un amico!
Cervo - Accomodati pure... ti piace la mia casa?
Bianchina: - Oh, è molto bella, comoda...
Cervo: - Bene, allora spetta a te, da ora in poi, tenerla in ordine: bisogna
spazzare la
tana due volte al giorno e rifare il letto ogni mattina, il mio e il tuo,
naturalmente...
Ah, già che ci sei, mi fai trovare una bella colazione alle otto...
Bianchina: - Ok... ma...
Cervo: - Niente ma! O così, o puoi andartene. Tanto: per me è lo stesso.
Bianchina: - Va beh... se è così...
Cervo: - Ah, dimenticavo... Visto che siamo in due, tu di giorno rimani di guardia
alla
tana, così non entrano le puzzole, e quando torno io, al tramonto, esci tu a
brucare... Bianchina: - Va beh... visto che...
Cervo: - Ok, adesso andiamo a dormire, che si è fatto tardi. (Il cervo stringe
Bianchina in un angolo)
Cervo: - Ma quanto spazio prendi, cara mia! Ehi (sdraiandosi sopra Bianchina.),
mmm... sai che sei proprio morbida? Sei un ottimo cuscino!

Che ne dite? Bianchina ha davvero trovato un amico?

Risonanze dei ragazzi

Altro che amico, mi dite voi! Questo cervo si fa forte della sua
posizione di superiorità, per mettere Bianchina al proprio servizio.
Questo si chiama "sfruttamento"!

E come mai Bianchina accetta le condizioni del cervo? E chiaro: perché è più
debole di lui ed è costretta a fare, come si dice, buon viso a cattivo gioco.
Questo tipo di rapporto - quello che il cervo prepotente impone alla nostra
pecorella - possiamo chiamarlo "rapporto di Potere", o anche "rapporto di
forza". È da questo tipo di rapporto che nasce il "ricatto".
Sapete, ragazzi, che cos'è un ricatto? Vi capita mai di vivere qualcosa del
genere?
Di trovarvi voi nella situazione di Bianchina, a subire la prepotenza dei più forti?
Oppure di comportarvi come questo cervo?

Risonanze dei ragazzi

Da quello che mi raccontate, sembra che conosciate anche voi la vita del
bosco, dove vale la legge del più forte...

A furia di mandare giù bocconi amari, a Bianchina venne un'idea: "Qui sono
l'ultima di tutti, perché non so farmi valere... Non ho niente che faccia paura e,
quando mi metto a belare, tutti si mettono a ridere. Mi devo inventare
qualcosa... Devo, se non diventare, almeno apparire più forte... e fare paura
anch'io.
Allora sì che mi rispetteranno!".
Per ribaltare a proprio favore il rapporto di forza cui il cervo la costringe, che cosa
potrebbe fare Bianchina? Ha bisogno di uno "strumento di potere" che funzioni...
Diamole qualche idea 9...
Per esempio... potrebbe dotarsi di un casco di spine appuntite sulla testa, così da
sembrare un nuovo, mostruoso animale del bosco, e poi presentarsi davanti alla
tana della volpe zoppa, sperando di riuscire così a sloggiarla. Che ne dite?
Vediamo se funziona...

Drammatizzazione

Spunti
(Bianchina si presenta davanti alla tana della volpe zoppa con il suo enorme
casco sulla testa. La vecchia volpe si spaventa a morte e scappa a gambe
levate). Bianchina: - Evviva! Ce l'ho fatta! Mah, accidenti, che male queste
spine! Ahimè, per farmi rispettare dovrò tenermele in testa, anche se pesano un
accidenti e mi strappano tutta la lana... Pazienza!

Finalmente anche Bianchina era diventata, dopo tanta fatica, una creatura del
bosco. A volte pensava a Cirillo, alla sua mamma, alle altre pecorelle e diceva
tra sé: "Chissà adesso cosa stanno facendo... Chissà se mi pensano... Chissà se
si ricordano ancora di me...".

Che ne dite? Secondo voi era felice?

Per riuscire a capirlo, facciamo un altro gioco, il gioco dell'intervista. Vi


propongo di provare a fare la parte di un’équipe di giornalisti, che si reca nel
bosco a trovare Bianchina, per intervistarla. Io farò la parte di Bianchina. A voi,
come giornalisti, il compito di farle tutte le domande che volete...
Ecco qui un microfono improvvisato! Siete pronti? Partiamo!

Intervista
Domanda: - Come stai? Sei felice?
Bianchina: - Mah, insomma...
Domanda: - Come ti trovi in questo bosco?
Bianchina: - Beh, sapete, la vita, qui, non è semplice...

9 I ragazzi sono invitati a "corazzare”, Bianchina, dotandola di qualche strumento efficace di


potere. Il formatore si limiti a raccogliere e sviluppare le idee dei ragazzi, facendo loro notare che
Bianchina, costretta com'è dalla situazione ad apparire diversa da quella che è, ha perso la
libertà di essere, nel mondo, se stessa. Al punto che, dagli oggi, dagli domani, non riuscirà
neppure lei a distinguere dove finisce il suo essere e comincia il suo apparire, e viceversa. Questo
la condanna alla solitudine. Inoltre, tutte (o quasi) le energie di cui dispone, sono assorbite dallo
sforzo necessario per riuscire a mantenere i rapporti di potere or ora instaurati. Il testo che
segue, con il suggerimento del casco di spine, è appena una traccia.
Ma mi sono fatta forte e, come vedete, sono riuscita a farmi valere. Ora ho il mio
posticino e mi lasciano in pace.
Domanda: - Ti senti sola?
Bianchina: - Sì. Mi mancano i miei amici, il gregge... A volte mi mancano perfino
quegli antipatici dei cani pastore...
Domanda: - Allora perché non torni indietro?
Bianchina: - Ci ho pensato, ma non è facile... Se ritorno, il pastore cosa mi dirà?
Me le suonerà, certo, di santa ragione. E le altre pecore, che sono rimaste là?
Mi prenderanno tutte in giro... se non peggio. E poi, guarda come sono
diventata brutta! Ho la lana tutta strappata, sono sporca da morire... Mi
vergogno troppo.
E poi, e poi... E poi, soprattutto, non voglio perdere la mia libertà! Me la sono
guadagnata con tanta fatica, ed ora vi dovrei rinunciare? Perché, lo capisci, io
qui sono libera, e faccio tutto quello che voglio... Vuoi mettere: Domanda: -
Davvero sei libera?!
Bianchina: - Perché? Cosa vuoi insinuare? Ti sembra che ci sia qui qualcuno che
mi
comanda?!
Domanda: - Mah 10...

Vediamo ora se c'è tra di voi qualcuno che, al posto di Bianchina,


ragionerebbe allo stesso modo, oppure non la pensa come lei.

Risonanze dei ragazzi 11

Una sera d'estate, dopo un pomeriggio molto caldo e afoso, Bianchina stava
pulendo la sua tana, quando avvertì uno strano sibilo nell'aria. Poi un altro...
"che cosa succede?”, pensò, tutta preoccupata, tra sé. Non aveva mai udito un
rumore simile... A un certo punto, come ad un segnale convenuto tutti gli uccelli
della foresta si levarono in volo, chiamandosi l'un l'altro. Anche i vicini di
Bianchina uscirono in fretta e furia dalle loro case, fuggendo all'impazzata.

10 E’ bene, a questo punto, se L'intervista "`tira", che il formatore la lasci proseguire a ruota
libera, finché I ‘interesse dei ragazzi al "gioco" non si esaurisce. E’ l'occasione buona, perché
essi si rendano conto che la libertà è un rischio, ha un costo, e che sia I’uno che l'altro possono
risultare spesso eccessivi.

11 E’ prevedibile che, dopo l'intervista, si accenda tra i ragazzi un dibattito. Qualcuno di loro
difenderà le scelte di Bianchina, qualcun altro le contesterà. Si potranno creare degli
schieramenti contrapposti... E’ evidente che dietro un tale dibattito c'è la concezione e
l'esperienza che ciascuno dei ragazzi ha elaborato finora della libertà. E opportuno, perciò, che il
formatore non cerchi di sedare il dibattito e di incanalarlo nella direzione —giusta',; e lasci,
invece, ai ragazzi la libertà di scontrarsi. Infatti, da questo scontro, dovrà prima o poi emergere
la constatazione che la libertà cui l'uomo aspira, a causa dei limiti propri della condizione umana
non è, né potrà mai diventare assoluta. Ciò vuol dire, che occorre imparare a distinguere tra una
vera ed una falsa libertà. Se il dibattito fra i ragazzi termina senza ch'essi arrivino ad ima
conclusione, è bene che il formatore, invece di fornirla lui, li lasci alla loro incertezza. Sarà,
infatti, il prosieguo dell'ascolto, ossia del confronto con la vicenda di Bianchina, a suggerire la
risposta giusta...
"Ma che diavolo succede? ", gridò Bianchina ad un tasso che, correndo, stava
per andarle addosso.

"Il fuoco, il fuoco... scappa anche tu, stupida".


Di lì a poco, Bianchina capì da sola che cosa stava succedendo: era divampato,
nel bosco, un grande incendio, e le fiamme stavano già lambendo, minacciose,
gli alberi vicini alla sua tana...
"No! Conie faccio a lasciare la mia casa? lo non me ne vado!-, belò
disperata. "Scema, vuoi finire arrosto? Scappa anche tu!!”, le gridò, fra un
salto e l'altro, lo scoiattolo che abitava sopra di lei.
A malincuore, abbandonando nella tana, per la fretta, il suo casco, Bianchina si
precipitò fuori e cominciò a correre, correre, correre, mentre il cuore le batteva
all'impazzata. L’incendio aveva già divorato vaste zone del bosco e la maggior
parte degli animali, per sfuggire alla morsa del fuoco, si era precipitata verso il
fiume. Anche Bianchina capì che, per salvare la pelle, c'era una cosa sola da
fare: buttarsi nell'acqua sperando di non affogare.
Ragazzi, che brutto momento! La corrente vorticosa del fiume afferrò Bianchina
e per alcuni, interminabili minuti, che le sembrarono un'eternità, la trascinò a
valle, sbatacchiandola di qua e di là. Finalmente, ad una giravolta del fiume, la
pecorella si ritrovò, senza neppure sapere come, a pancia all'aria, all'asciutto,
semicoperta da un cespuglio. In quel punto il fuoco per fortuna non era ancora
arrivato... Bianchina si guardò intorno. Stordita ed incredula, si sentiva più di là
che di qua. Fra sé e sé mormorò: “Sono ancora viva?! Allora l'ho scampata... Me
la sono vista proprio brutta!!!".
Fu lì, che, in lontananza, udì una voce: "Bianchinaa... Bianchinaaa...
Bianchinaaaa...".
"Ma io questa voce la conosco! - sussultò Bianchina – E’ la voce del pastore!! E
lui! Mi sta chiamando! Mi sta cercando!".
Avrebbe potuto esultare di gioia... Invece no. Infatti - chi l'avrebbe mai detto!
- a questo punto si scatenò nel suo cuore una guerra... Una guerra
inaspettata e violenta...
Un momento! Prima di andare avanti nella storia, ragazzi, ditemi un po' voi: a
questo punto, al posto di Bianchina, che cosa avreste fatto?

Uno alla volta vi nasconderete sotto il cespuglio ed io, nei panni del pastore, vi
verro a cercare.

Drammatizzazione 12

12Si tratta di un momento decisivo della storia. E bene, perciò, che tutti i ragazzi, a turno, impersonino
la pecorella. Viene lasciato a ciascuno di reagire come crede al richiamo del pastore. Se il ragazzo esce
dal nascondiglio, il pastore l'accoglie con gioia e gli chiede che cosa desideri fare. Nel caso la pecorella
di turno chieda di tornare all'ovile, il pastore acconsente volentieri. Attenzione! E’ un momento
delicato. Qualora, nelle risonanze di qualcuno - almeno - dei ragazzi, affiorasse, sia pure in
Ecco, ognuno di voi, al posto di Bianchina, ha ascoltato il suo cuore e fatto
la propria scelta.

Torniamo alla nostra pecorella. Come vi dicevo, dentro di lei si scatenò una guerra,
fra due voci opposte... Due voci, che si andavano facendo via via sempre più forti.

C'era una voce in lei che gridava, festosa: "Evviva, Bianchina, è lui, il pastore!
Vedi che non si è dimenticato di te! E venuto a salvarti! Dai, sbrigati, corri verso di
lui...
Mettiti a belare: `Aiuto! aiuto!' Con quanto fiato hai in corpo! Fatti sentire!!! In
modo da aiutarlo a trovarti! Su, fa' presto! E sorridi, perché la fine di tutti i tuoi
guai si avvicina..!".
Ma c'era anche un'altra voce minacciosa, che sibilava, come fra i denti:
"Zitta! Ti sei forse rimbambita? Se ti trova, il pastore ti agguanta e ti riporta a casa!
Dopo averti, s'intende, ammazzato di botte, per tutto quello che gli hai combinato...
E poi, perché dovresti dargli la soddisfazione di dipendere da lui? Ora che il peggio
è passato, puoi cavartela benissimo da sola... Se ritorni all'ovile, è la tua
sconfitta! Che diranno i tuoi amici? Che figura ci farai? Conciata come sei... E
le fatiche, le battaglie che hai sostenuto finora, a che cosa saranno servite?
No, no, e no! Non puoi, non devi arrenderti! Perciò, presto, fa' come ti dico io,
taci e nasconditi, in modo che il pastore non ti possa trovare...".

Ragazzi, la conoscete voi questa guerra? Questa guerra di dentro? Immaginate,


a questo punto, che ciascuno di voi possa avvicinare Bianchina...
Conoscendo la guerra che c'è nel suo cuore, ciascuno di voi che cosa
le consiglierebbe?

Risonanze dei ragazzi 13

Siamo curiosi di sapere che cosa scelse di fare Bianchina, non è vero?
La nostra pecorella - il cuore sballottato dalle due voci - si mise le zampette
sulle orecchie, per non sentire, e si nascose, rannicchiandosi sotto al cespuglio...
Restò lì, accucciata, in silenzio, le zampette sulle orecchie e gli occhi serrati, per
non so quanto tempo... Si accorse che, man mano lasciava il tempo scorrere 127,
delle due

embrione, un moto di autosufficienza, che lo spinge a rimanere nascosto, si trattenga il


formatore dal formulare una qualsiasi valutazione.

13 126 Questo passaggio, che può apparire come una ripetizione dell'esperienza precedente, ha
lo scopo di permettere a ciascun ragazzi di elaborare la risonanza manifestata poco prima in
drammatizzazione, prendendo posizione - rispetto alle due voci - in maniera più chiara.
127 Attenzione! Questo è un segno tipico della nostra “complicità” con
l'una o l'altra delle risonanze del cuore.
voci di dentro, la seconda diventava sempre più forte e spavalda, la prima,
invece, sempre più fievole...
Finché, piano piano, si spense. Cosicché restò, nel suo cuore, solo la seconda...
Andò a finire che anche la voce del pastore si fece sempre più fioca e più lontana...
E a un certo punto si perse del tutto.
Fu allora che Bianchina si scosse. Si alzò in piedi, con fatica, ed uscì dal suo
nascondiglio. Prima di venir fuori allo scoperto, si guardò intorno circospetta.
Non c'era in giro anima viva. Si sentiva addosso una grande stanchezza. E si
capisce, dopo una paura del genere! “Meno male che è finita!", pensò fra sé e
sé. Stiracchiò per benino le zampe, poi si accovacciò in mezzo all'erba e
cominciò a rimuginare su tutto ciò che le era accaduto.
"Che Fortuna! L’ho fatta franca! Complimenti, Bianchina! Sei i riuscita a
seminarlo, quello lì: Hai visto, il pastore non è stato capace di trovarti... Vuol dire
che, alla resa dei conti, fra voi due, la più furba e la più brava sei tu: Ecco, sei
ancora libera e padrona di te stessa: Goditi, dunque, la tua vita e la tua libertà,”,
si disse soddisfatta. Ma a questo pensiero ne seguì subito un secondo: "Bene,
sono stata proprio brava! Ma adesso, così malridotta, che faccio? Almeno avrei
potuto tornare a casa...”. Questo pensiero la fece irrigidire. La sua meditazione si
stava facendo pericolosa...
Rischiava, infatti, di riattizzare nel suo cuore la guerra, appena sopita, di poco
prima. Perciò si riscosse, infastidita, e concluse: "Quante stupidaggini! Non ci
voglio pensare più! E niente rimpianti! Posso farcela benissimo da sola. Me la
sono cavata tante volte e me la caverò ancora! Ma adesso diamoci da fare! Devo
procurarmi assolutamente, per la notte, un rifugio sicuro... E subito! L'incendio
sembra si sia fermato... Troverò certo qualche tana abbandonata, che fa al caso
mio” Bianchina si rimise in cammino. Cerca di qua, cerca di là, trovò, sotto una
grande roccia del bosco, una caverna bella e spaziosa, che, sembrava non
aspettasse che lei. "Hai visto sciocchina, che sei andata a guadagnarci!„ si disse,
gongolando fra sé e sé.

Aveva fame, ma era anche stanca morta. Troppo stanca, per cercarsi qualcosa
da mangiare. Assaggiò un ciuffo d'erba, vicino all'ingresso della grotta. Che
schifezza! Bruciacchiato dal fuoco, era amaro come il fiele. Sputò in fretta il
boccone. "Se ne parla domani! —si disse - Meglio farmi adesso mia bella
dormita!”.
Rientrò nella grotta e si sistemò per benino. Non fece in tempo a chiudere gli
occhi, che si era, per la stanchezza, già addormentata...
Ma non fu un sonno tranquillo. Cominciò, infatti, a sentire, dormendo
dormendo, degli strani versi di animali... versi lunghi e lamentosi: "Uuuiiuh...
Uuuuuuh...".
Nel sonno Bianchina pensò: "Sto sognando i lupi... Che brutto sogno! Meno
male che i lupi sono una favoletta per bambini, non esistono...”.
Altro che sogno... Altro che non esistono!! Non aveva ancora finito di dirselo, che
si senti azzannare una zampa... Spalancò gli occhi, atterrita. Vide allora, nel
buio, una bestiaccia dal pelo ispido e dagli occhi piccoli e lucenti, che la stava
trascinando, tenendola per la zampa, fuori dalla tana... Ed ecco, al chiarore della
luna, l'amara sorpresa! Un branco di lupi le era addosso!! Non uno ma un bel
po', tutti affamati, con i denti appuntiti e la linguaccia di fuori, pronti a
sbranarla!!
"Accidenti, ma questo non è un sogno! - si disse angosciata Bianchina - Vuol
dire che i lupi esistono veramente! Ed io che ho pensato che erano tutte
balle..!". Cominciò allora a belare con tutto il fiato che aveva in corpo: "Via,
andate via, bestiacce!! Mamma, aiuto! Aiutooo! I lupi! I lupi mi ammazzano!
Aiutoooooo! . Ahi, la mia testa! Ahi, la mia zampa... Addio, sono finita!".
Bianchina chiuse gli occhi, per non vedere più quelle orribili bestiacce che,
una dopo l'altra, le si avventavano contro. Mentre li chiudeva, udì
distintamente una voce dentro di lei, che ironica le diceva: "Ah, ah, ah... I
lupi non esistono?!
Congratulazioni, Bianchina! Ecco il tuo trionfo! Questa è la vita e la libertà che
hai sempre sognato per te. Adesso goditele!...”
L'udire questa voce, che le buttava in faccia senza pietà gli errori della sua vita,
fu per lei un'umiliazione, una sofferenza così grande, che desiderò con tutta se
stessa che i lupi la sbranassero al più presto possibile. Una cretina come lei non
si meritava altra fine che questa. Dunque, prima il tutto finiva, meglio per lei
sarebbe stato...
Ma ecco che ad un tratto, in mezzo alla mischia, mentre invocava come una
liberazione la morte, Bianchina udì distintamente un'altra voce. Una voce
decisa, chiara e forte, che veniva stavolta da fuori e che gridava: "Via, andate
via! Lasciatela stare! Vedetevela con me, e lei lasciatela stare!".
"Ma questa è ancora la voce del pastore! Adesso sì che sto sognando...", si
disse incredula Bianchina, mentre i denti aguzzi di un lupo, ahi, ahi, le
trafiggevano una spalla...
Aprì gli occhi. No, non stava sognando. Il pastore, proprio lui, era lì, vicino a lei,
con in mano una grande torcia accesa... La voce del pastore e quella fiamma,
che rischiarava il buio della notte, riaccesero nel suo cuore una speranza...
Intanto i lupi si erano allontanati da lei, per rivoltarsi tutti contro il pastore!
"Aaahhh!" gridava il pastore..., e mentre gridava, roteava coli forza, sul muso
dei lupi, la sua torcia, per spaventarli e costringerli a scappare. Ma quelli non
lo mollavano... Egli ne mise fuori combattimento uno poi un altro... Ma gli
erano tutti addosso, ed erano tanti... "Oddio, che coraggio! Ma non ce la fa!
Sono troppi - si disperò Bianchina, coprendosi gli occhi con le zampe, per non
vedere - Non ce la può fare!..."
Ad un tratto calò un grande silenzio. La pecorella, esitante, riaprì gli occhi. Al
chiarore della luna, la radura le apparve vuota. Dei lupi, neppure più l'ombra!
Erano tutti scappati... Incredibile! Il pastore, con il suo coraggio, era riuscito ad
allontanarli!...
"Evviva! Sono salva! - pensò Bianchina - Ma lui, il pastore... dov'è?". In piedi,
davanti a lei, non c'era più... Che fine aveva fatto?
La pecorella si guardò intorno, tese l'orecchio, frugò con gli occhi il buio della
notte... Niente. Il pastore sembrava essersi anche lui dileguato. Bianchina era
così spossata, che non riusciva nemmeno a sollevarsi.

Lanciò un grido angosciato: "Pastore, pastore, mio, dove sei?". Nessuna risposta.
Le sembro di udire dopo un po', un gemito. Si volse in fretta in quella direzione.
Ecco, il pastore era lì, disteso per terra, a poca distanza da lei:..."Pastore. Pastore
mio! Che cos'hai? Rispondi... Pastoreeee” belò Bianchina. Il pastore non si
muoveva...

"Amico mio, pastore mio! Dimmi qualcosa!...


Il pastore non rispondeva...
Era forse morto?
Non vi dico quante cose passarono in quel momento nel cuore della
pecorella! Un vortice di sentimenti e di pensieri, di stupore e di commozione
insieme...
Bianchina si tirò su con grande fatica e si trascinò zoppicando, accanto al corpo
del pastore. Al fioco chiarore lunare, lo vide per terra, pesto e sanguinante...
Grondava sangue da molte ferite, sparse per tutto il corpo... Sulle gambe, sulle
braccia... Una persino sulla guancia... Erano le ferite provocate dai morsi dei
lupi... Tutti morsi destinati a lei, Bianchina...
La pecorella fissò lo sguardo sul volto del pastore... Era ancora contratto dallo
sforzo della lotta, ma lo illuminava una specie di sorriso. Quasi che egli fosse
contento di qualcosa... Il corpo, le mani, il volto erano immobili... Sembrava
morto. Anzi, era morto. Proprio morto!...
Che cosa sentì, che cosa pensò, che cosa fece in quel momento Bianchina?

Proviamo, per comprenderlo, ad entrare nelle sue risonanze...

Ora io sono il pastore, due di voi i lupi che, ululando, si scagliano contro di me.
Tutti gli altri si sdraiano per terra, al posto di Bianchina, che si vede, in
extremis, proprio quando è spacciata, difesa e salvata dall’'intervento, del tutto
inaspettato, del pastore. Io lotterò con i lupi, finché essi non scapperanno.. Poi,
esausto cadrò a terra...
Voi che siete al posto di Bianchina, raccogliete le vostre risonanze. Che
cosa sentite?
Poi, trascinandovi, accostatevi al mio corpo. Immaginate di vedermi coperto
di ferite, ormai morto... Che cosa pensate?

Drammatizzazione

Spunti

Bianchina: - Sono viva! Sono ancora viva! E' proprio un miracolo! Allora è proprio
vero che i lupi esistono! E quanto sono brutti e cattivi! Mamma mia! Ho sbagliato
di grosso a pensare che mi avessero raccontato solo balle... Se sono ancora viva,
è soltanto perché il pastore è venuto a cercarmi... E' stato lui a difendermi... Mi
ha salvato lui la vita! Anzi, è morto per salvare me! Ha lasciato tutto il gregge,
per venire a cercarmi... Ha attraversato l'incendio... e poi affrontato i lupi... Per
me!
Allora ci teneva davvero alla mia vita! Ci teneva al punto che, pur di
salvarmi la pelle, non solo ha rischiato di morire, ma è morto davvero! Vuol
dire che ci ha tenuto, alla mia vita, più che alla sua...
Era molto più buono di quanto pensassi... Non sapevo di valere tanto per lui...
Ed io che ero certa che di me non gliene importasse niente... Non è vero che
aveva l'intenzione di picchiarmi... Anzi! Ho sempre pensato e detto di lui peste
e corna...
Avevo torto! Mi ha sempre voluto bene... e io non l'avevo capito! Non avevo
capito proprio niente di lui! Che farò adesso? Ora che so quanto era buono,
proprio adesso non c'è più... L'ho perduto!
Perdonami, perdonami... non ho capito proprio niente di te. 14

Mentre sentiva e pensava tutte queste cose, Bianchina piangeva.


Sfiorò con le zampe il volto del pastore e, per la prima volta, si accorse di
quanto era bello.
Il pastore aveva davvero un'espressione contenta...
L'espressione, a pensarci bene, di uno che sapeva di aver portato a termine
un compito importante...
Bianchina baciò, con le lacrime agli occhi, quelle mani ferite, che I’ avevano
difesa dai lupi. Non riusciva a staccarsi da lui... La trafisse un pensiero: i lupi, da
un momento all'altro, potevano ritornare... Era vero. Ma ora non gliene
importava granché... Strano: Eppure era proprio così!
La verità era che lo stare accanto a quel colpo le infondeva una forza nuova, a
lei sconosciuta... Una forza legata alla certezza che, ora che aveva incontrato di
nuovo il pastore, non ci sarebbe stato più niente al mondo che le potesse fare
veramente del male... Questa certezza era assai rassicurante... e consolante!
Mentre si lasciava cullare, stupita ed assorta, da questa certezza, Bianchina fu
presa dal sonno. Sopraffatta dalle emozioni e dalla stanchezza, crollò accanto al
corpo del pastore, addormentata...
E sognò. Fu un sogno proprio bello... Sognò che il pastore era di nuovo
accanto a lei, l'accarezzava e le sussurrava: " Bianchina, non piangere, è tutto
finito ...".
Era così realistico, quel sogno, che le sembrava perfino di sentire su di sé, la
carezza del pastore e di udire nelle orecchie la sua voce...
Fin quando la stessa voce, dolcemente, non le disse: "Bianchina, non aver paura:
Sono sempre io! Hai riposato abbastanza. E tempo adesso di svegliarsi…

14 II formatore noterà che non c'è - fra le risonanze suggerite da questa traccia - quella del
rimorso e del senso di colpa, che si può riassumere nella frase: "Come sono stata cattiva, il
pastore è morto per colpa mia!". L'omissione non è casuale; è frutto di una scelta di pedagogia
evangelica. Questa, infatti, esige che la risonanza di colpa non sia incoraggiata, perché può
oscurare - favorendo nel cuore la tendenza all'autogiustificazione - il valore e la funzione della
risonanza evangelica, ossia la gioia e la gratitudine per il dono ricevuto (cfr Ne 8,10; Sl 30,12;
40,7-9; Lc 15,22-24; 19,8; Gv 20,19-21). Il credito dato alla risonanza morale porta a configurare
il ritorno all'ovile (la conversione) come un dovere verso il pastore, orientato alla riparazione ed
all'espiazione; mentre la risonanza evangelica lo configura come un dono ed un servizio alla
propria vita.
Bianchina esitò a riaprire gli occhi. Avvertì forte dentro di sé la paura di
tornare a vivere, e di dover ricominciare tutto da capo. Ma la dolcezza di
quella voce la convinse a schiudere un occhio... Quello che vide, le fece
aprire di colpo anche l'altro... Restò a bocca aperta... Il pastore era davvero lì,
accanto a lei! "Ti sei svegliata, finalmente! Era ora!", le disse sorridendo.
"Pastore mio! Allora sei vivo!„
"Sì, sono vivo! Un po' acciaccato, ma vivo. E soprattutto contento di ritrovarti…
Un po’ acciaccata, anche tu, ma, grazie a Dio, viva! . In questi mesi io ed il
gregge siamo stati molto in pena per te. Come ti senti?". Bianchina non stava
più in sé dalla sorpresa e dalla gioia.
Il pastore era vivo! Ed era lì, davanti a lei!
E non la sgridava, non la rimproverava, non le rinfacciava nulla...
Si rannicchiò sul suo petto, fra le sue braccia, piangendo tutte le sue lacrime.
Egli l'accarezzò a lungo, con dolcezza... Poi lavò e fasciò delicatamente le ferite
alla zampa ed alla spalla, che i lupi le avevano procurato.

Ci vollero, perché Bianchina riuscisse a rimettersi in piedi, più di tre


giorni. Nel frattempo "fece il pieno" delle attenzioni del pastore. Cominciò
perfino a giocare con lui...
Non solo era bravo, era pure simpatico!
Trascorsi questi giorni, il pastore la prese tra le braccia e, con un grande
sorriso, le domandò: "Bianchina mia, ti stai riprendendo... Adesso dimmi! Che
cosa vuoi fare: Desideri tornare all'ovile, insieme con me, oppure vuoi
riprendere la strada del bosco?"
Bianchina spalancò due occhi così.
"Ma, come?! Mi lasci libera?! -gli domandò stupita - Dopo tutti i guai che ti
ho combinato?!".
"Ma certo che ti lascio libera! - le rispose il pastore - Sono felice di essere
riuscito a salvarti la vita. E sono pronto a farlo di nuovo se necessario. Spero
che non lo sia... Ma qualora lo diventasse, sappi di poter contare su di me.
Io penso che la scelta migliore per te sia quella di restare insieme con me e
ritornare all'ovile. Ma non ho alcuna intenzione di riportartici a forza. Sono amico
della tua libertà. Voglio perciò che sia tu a scegliere. Ora conosci meglio te
stessa, conosci l'ovile, conosci il bosco. Conosci un po' meglio anche me... Sai
che cosa io e l’ovile ti possiamo offrire; sai che cosa ti riserva la vita nel bosco...
Dopo quanto è già accaduto, puoi essere certa che, anche se sceglierai di
tornare nel bosco e ti ritroverai nei guai, io non ti abbandonerò . Anche a costo
di rimetterci davvero la pelle! Hai capito? Ti voglio troppo bene, Bianchina, per
abbandonarti...
Allora dimmi! Che cosa desideri fare?. Scegli tu, liberamente, la vita che
preferisci!". All'udire questa proposta, Bianchina sgranò gli occhi e, spalancò la
bocca per lo stupore. Per riprendersi, ebbe bisogno di almeno di un paio d'ore...
Un discorso, una proposta del genere non se li sarebbe mai e poi mai aspettati...
L'amore di —“quello lì” per lei era una cosa davvero straordinaria,
inimmaginabile, che le spalancava la
porta di un mondo a lei sconosciuto: il mondo di un amore gratuito e
senza condizioni...
Mentre Bianchina, ruminando fra sé queste cose, si riprendeva, il pastore,
seduto accanto a lei, la guardava sorridendo... Aspettava, tranquillamente,
senza farle fretta, la sua decisione.
Sul più bello una voce le trafisse il cuore: "Stupida, non ci cascare: Il pastore
non è sincero! Sta recitando bene la parte dell'amico, ma è tutta scena! Ah,
ah, ah... Vedrai, se non scegli di tornare all’ovile, che cosa ti farà!".

Fu un colpo terribile. Bianchina si sentì sprofondare sotto terra... Se il pastore


stava recitando davvero una parte, voleva dire che lei, al mondo, era
veramente sola... Più sola che mai! E non le restava altro che il bosco...
Se le cose stavano proprio così, l'incontro con il pastore era stato, di tante
amare disillusioni, solo l'ultima, e la più atroce di tutte... Valeva ancora la
pena di vivere?!
Ma, per fortuna, durò poco.
Durò, finché lo sguardo perso di Bianchina, che vagava smarrito qua e là,
non incontrò, come per caso, le braccia nude del pastore...
Rivide allora, su quelle braccia, come se fosse la prima volta, le ferite che i morsi
dei lupi avevano loro procurato... Fissò quelle ferite... E fu da esse come attratta,
affascinata. Le contemplò a lungo. E più le contemplava, più nel cuore di
Bianchina si faceva strada una certezza: "Se il pastore non fosse stato sincero,
non avrebbe mai messo la sua vita a repentaglio per me... Quelle ferite parlano
da sole. Sono esse la prova inconfutabile che “quello lì” mi vuole bene davvero.
Dunque lei, Bianchina, non era affatto sola al mondo, e la risonanza che le
aveva poco prima trafitto il cuore, era soltanto l'ultima, colossale bugia, che
cercava di allontanarla dall'unico, vero amico della sua vita... Allora aveva
davvero un senso vivere!
Ragazzi, che cosa scelse Bianchina quel giorno?
Non ve lo dico ancora. E una sorpresa!
Per prepararvi a questa sorpresa, vorrei proporvi un'altra intervista.
Io faccio il giornalista e voi gli intervistati.
Racconti ciascuno di voi al giornalista, che cosa a questo punto egli farebbe, se
si trovasse lui al posto di Bianchina...

Risposta dei ragazzi 15

Ora che abbiamo terminato questo lavoro, vi racconto io come la storia


di Bianchina andò a finire.

15La risonanza in questione è davvero importante. Si tratta nientemeno, che di un’anticipazione, a livello antropologico,
della risonanza al Kerigma! Al formatore, infatti, non sarà sfuggito che le ferite del pastore corrispondono, nella realtà del
kerigma. alle piaghe di Gesù crocifisso e risorto ( cfr. Lc. 24,38-40; Gv. 19,37;20,20.25-27;Mt.28,5-6; Mc.16,6)
La nostra pecorella, quel giorno, decise di tornare all'ovile. Ma, debole e
malconcia com'era, non riusciva ancora a camminare. Perciò il pastore le
propose di caricarsela sulle spalle.
“Devi fare anche questo per me!”, mormorò confusa Bianchina.
Lui le rispose con una bella risata. Poi la tirò su, se la sistemò sulle spalle e si
mise in cammino verso casa.
Lungo la strada, viaggiando comodamente sulle spalle del pastore, Bianchina
disse tra sé: "Avevo pensato proprio male di quest'uomo... Non avevo capito
quanto mi volesse bene! Ora lo so! Voglio ringraziarlo di tutto!... E poi voglio
chiedergli perdono e provare a riparare ai guai che finora ho combinato... Voglio
anche promettergli che d'ora in poi mi fiderò sempre di lui, sarò docile nei suoi
confronti come una vera pecorella e gli obbedirò in tutto e per tutto...”
Mentre rimuginava queste cose, cominciò a scendere nel suo cuore una
grande dolcezza...
"Perché ce l'avevo tanto con i cani? - si domandò ancora - Stupida,
non apprezzavo il loro servizio...
Credevo di essere io la più furba e la più intelligente di tutti. Non mi fidavo di
nessuno, la vita nel bosco mi ha insegnato tante cose, io ho bisogno del pastore,
dei cani e di tutte le pecorelle del mio ovile: Stare da sola è stato un inferno!
Appena arrivata voglio chiedere perdono anche a loro, ai cani e a tutto il gregge.
Pensando pensando, le vennero fuori dei lacrimoni grossi così... Il pastore si
accorse che stava piangendo e, poiché sapeva leggere nel cuore delle sue
pecorelle, l'accarezzò e le disse: "So che cosa stai provando... Sono felice che tu
abbia deciso di tornare all’ovile ed abbia capito tutte queste cose. Quando
saremo arrivati all'ovile, chiedere perdono a tutti forse non ti sarà facile... Ma io ti
starò vicino. Vedrai che da ora in poi la tua vita nel gregge sarà molto più bella e
piena di gioia. Ora riposa un po’,... perché siamo quasi arrivati".
Arrivarono, finalmente: E quando arrivarono, il pastore chiamò a raccolta tutti i
suoi amici, dicendo loro: "rallegratevi con me perché ho trovato la mia pecora,
quella che si era perduta...". Quel giorno Stesso organizzò, per festeggiare il
ritorno di Bianchina, una grande festa 16 a cui parteciparono tutte le pecore
dell'ovile, dalle più anziane alle più giovani, insieme ai cani e agli amici del
pastore. Una festa memorabile, di cui, dopo tanti anni, nell'ovile si parla ancora
17 ...

E adesso, vogliamo fare festa anche noi 18?

Così si conclude, ragazzi, la storia di Bianchina. Che ne dite: Immagino che


abbiate tante domande da rivolgermi. Avanti, sono qui per questo...

16 130 Al formatore non sfuggirà il riferimento implicito a Lc 15,22-2 4.


17 131 È la celebrazione dell'Eucaristia, quale memoriale
18132 Per oggettivare questo momento, il formatore può organizzare per il gruppo una festicciola a
sorpresa. Si tratta, anche stavolta, di un'anticipazione a livello antropologico deli significato dell’
Eucaristia.
Di domande, intanto, a me ne sono venute in mente già tre, e voglio
condividerle subito con voi.
La prima: esistono nel mondo tipi come Bianchina?
Io, a questa domanda, risponderei così: non avete anche voi l'impressione che
a Bianchina le assomigliamo, chi più, chi meno, un po' tutti? Voi che cosa ne
dite? La seconda: ma è certo che Bianchina, una volta ritornata all'ovile, non
scapperà più?
A questa seconda domanda, io risponderei così: no, non è certo...
Altre cose, però, sono certe, e cioè:
1) che, se Bianchina scappa di nuovo, il bosco è sempre il bosco, quindi la
nostra amica pecorella, prima o poi, si troverà ancora nei guai;
2) che il pastore ce la metterà tutta, ancora una volta, per salvarle la vita;
3) che tutto dipenderà dalla decisione di Bianchina di ritornare, di nuovo
e veramente, all'ovile;
4) la fuga di Bianchina si ripeterà, forse, tante volte; tante volte, quante sono
necessarie, perché il cuore di Bianchina si convinca che accogliere l'amore che
il pastore nutre per lei, è l'unico senso possibile della sua vita.
Che cosa ve ne pare? Questa mia risposta suppone che il pastore
mantenga veramente la promessa che nel bosco ha fatto a Bianchina...
Da qui proviene la terza domanda: esiste davvero al mondo un tipo come
questo pastore?

Testimonianza e promessa

Io dico di sì! Perché sono anch'io una Bianchina, che un tipo così lo ha incontrato!
Perciò vi prometto che, se proseguirete con me nel cammino che abbiamo
appena iniziato, questo tipo lo conoscerete anche voi, e di persona! Sarà lui
stesso a venirvi incontro...

Adesso che abbiamo terminato la storia di Bianchina, voglio fare con voi, prima
di chiudere, due precisazioni.

1 Vi è chiaro, ora, perché Gesù ha scelto, come animale protagonista di questa


storia, proprio una pecorella? Ma è ovvio! Perché la pecora è un animale che
non ce la fa a vivere da solo. Ha bisogno di tulio e di tutti: del pastore, dei
genitori, del pascolo quotidiano, dell’ovile, del gregge, dei cani e di tutto il
resto...
Questa è proprio la lezione che Bianchina ha ricavato dall'esperienza dolorosa
del bosco. E noi questa lezione l'abbiamo già appresa?
Non avete l'impressione che, per riuscire a vivere davvero, abbiamo anche
noi bisogno di tutto e di tutti.... a cominciare da Dio?

2. Non dimenticate l'indovinello con cui abbiamo iniziato questa storia:


"Perché il pastore si carica Bianchina sulle spalle?". Forse per impedirle di
scappare? Macché! La risposta ormai la sapete...
Vi propongo adesso di concludere con una preghiera.
Ringraziamo Gesù, perché ci ha raccontato questa storia. E noi cosa gli diciamo:

Preghiera19

- Caro Gesù, grazie per questa storia che ci hai raccontato. Siamo molto curiosi
di conoscere chi è questo pastore buono...
- Caro Gesù, anch'io assomiglio un po' a Bianchina. Qualche volta mi ritrovo il
cuore diviso e vado dalla parte del male, anziché dalla parte del bene...
-Anch’io, come Bianchina, faccio a volte di testa mia: non mi fido dei consigli dei
grandi, non accetto le regole, e va a finire che mi caccio nei guai, anche se
faccio fatica a riconoscerlo...
- Qualche volta ho fatto anch'io il prepotente, come il cervo, approfittando della
debolezza degli altri. E come Bianchina, per ottenere ciò che voglio, mi sono
corazzato, finendo prigioniero dei miei strumenti di potere... Ti affido, Gesù, tutta
la fatica che questo ha fatto fare, sia a me sia agli altri ... - Ti affido, Gesù, tutte
le volte che ho provato anch'io a fare il lupo.
-Ti prego per i lupi che finora ho incontrato. Fa' che anche loro ti conoscano,

19 A conclusione della storia è utile insegnare ai ragazzi un canto


ispirato al Salmo 23, commentandolo alla luce della vicenda di
Bianchina.