Sei sulla pagina 1di 7

IL SONNO DELLA RAGIONE GENERA MOSTRI

Secondo capitolo del libro: IL NEMICO LUOMO

Quelli che studiano l'ereditariet sono dei selvaggi in questo senso, che si voltano per contemplare delle meraviglie, ma non osano contemplare dei progetti. Nella pratica, niente abbastanza folle per fondare delle leggi o dissertare sui dogmi dell'eredit psichica, il cui stesso gergo viene utilizzato di rado ai giorni nostri, salvo che per fini particolari, quali far avanzare la ricerca o opprimere i poveri. G. K. Chesterton, Come non va il mondo, 1924

Dal 1944, anno della scoperta della funzione di supporto del DNA per l'ereditariet genetica, la biologia molecolare si d cura di descrivere il vivente come un gigantesco computer di cui il genoma sarebbe il programma. Si noti che i computer e la cibernetica sono stati inventati durante quegli anni Quaranta che hanno visto gli albori di ben altre tecnologie tecniche che solo la societ industriale poteva mettere all'opera. Cos, saltano adesso agli occhi gli immensi progressi compiuti dalla scienza nella comprensione del vivente tutto il contrario di quel che sperava Lewis Mumford in Tecnica e Civilt (1950). Cos il genio (sic) genetico tende a vedere nell'uomo - e a maggior ragione in tutti gli altri esseri viventi - solo pi un'immensa accumulazione di tare genetiche e di predestinazione a diverse malattie. Chi in effetti non ha predisposizione genetica a delle
1

malattie generate dalle condizioni di vita completamente nuove create dal mondo moderno? Varie nocivit e diversi inquinamenti, l'ambiente deteriorato e condizioni di lavoro deleterie, materiali e sostanze mai viste sulla terra, modi di produzione e di distribuzione delle derrate diventati misteriosi a forza di successive complicazioni etc. Quale genoma pu restare insensibile allo sconvolgimento permanente di tutto ci? E in realt, quali esseri viventi sono adatti al modo di produzione industriale? La vicenda di "mucca pazza" illuminante al proposito: se i bovini non riescono, senza danni, a mangiare cadavere di pecora, non colpa dell'industria agroalimentare che non fa altro che nutrirli di quello che in fondo (nell'astrazione del calcolo scientifico-economico) non che aggregato di proteine; la spiegazione scientifica dice che non colpa di nessuno, ma che si tratta di quello strano prione che migra clandestinamente da una specie all'altra, a meno che, alla fine dei conti, non sia colpa del patrimonio (sic) genetico degli animali che non fa abbastanza buoni controlli alle sue frontiere, dal momento che tutti gli aggregati della carne, sia bovina che umana, non vengono contaminati in egual misura. Come potrebbe la miserabile visione scientifica del vivente, materializzandosi nella tecnologia - i nocivi procedimenti dell'industria - non impoverire il vivente e le condizioni dov'egli si sviluppa per farle alla fine somigliare a un programma di computer, per farle alla fine entrare nei suoi modelli di simulazione numerica, allo scopo di ridurle al calcolo e alla manipolazione economica? E come un tale software, scritto in tutt'altre condizioni, che gli conferivano tutt'altro ruolo, potrebbe funzionare correttamente senza provocare delle malattie inedite e atipiche, una depressione generale del sistema immunitario (sindrome da immunodeficienza acquisita) di detti esseri viventi? Ecco cosa la Scienza non arriva a comprendere, ma tuttavia si prodiga a risolvere, correggendo al pi presto gli errori e le imperfezioni pi evidenti della Natura, che non esistono se non ai suoi occhi ciechi davanti all'unit organica del vivente. A questo punto, diventa inquietante vedere tanti ricercatori sparsi per il mondo accanirsi a trovare il gene dell'intelligenza; si tratta di

una pericolosa tara da estirpare in fretta? Forse dobbiamo allora, modestamente, suggerire a questa brava gente di studiare pi attentamente il proprio genoma, affinch scoprano che cosa fa loro irrimediabilmente difetto? Oltretutto, dovrebbero avere sottomano un campione di quel che cercano, e perlomeno a questo proposito non abbiamo nulla da temere. La riproduzione della specie umana medicalmente assistita sembra gi sopprimere spontaneamente la principale tara dell'essere umano, cio di aver potuto fino a quel momento fare a meno dell'industria medica per procreare e sostenere la propria esistenza biologica. Quali anomalie ci riservano ancora tali manipolazioni? Quali chimere stanno per venir fuori da una simile aberrazione? Come in tutto quello che l'industria fa, le considerevoli libert ch'essa si prende in quello che si incarica di produrre e che pretende in tal modo di offrirci, vanno a parare a colpo sicuro ad una perdita incommensurabile di autonomia. Ma in che maniera coloro che stravedono per l'autorit delle leggi della natura e del mercato, quand'anche temperate dall'ideologia dei diritti dell'uomo - la fede nella benevolenza dell'autorit dello Stato - potrebbero anche solo immaginare l'autonomia? Questa la capacit che possiedono tutti gli esseri viventi di determinare da se le proprie condizioni di vita, trasformandole attraverso la propria attivit. Per gli uomini, e la capacit di agire secondo le necessit e i desideri che sono stati riconosciuti come propri, indipendenti da regole di condotta suggerite da un'autorit esterna. la condizione della libert dell'uomo che, attraverso lo sforzo della propria riflessione, si d principi della propria azione. Ma un simile atteggiamento sfugge al calcolo e alla manipolazione dei nostri tecnologisti; riconoscerne l'esistenza li obbligherebbe all'attenzione e alla discussione con gli uomini e con la natura, che non sono altro che perdita di tempo e di energia, in luogo degli ordini e dell'obbedienza a cui sono abituati. Le condizioni dell'autonomia che offre ancora la natura: ecco contro quale insopportabile dittatura la societ industriale mobilita tutte le sue forze. Il suo problema quello di far sparire questa autonomia che

le fa ombra, affinch l'esistenza della merce diventi una questione di vita o di morte per gli esseri umani. Gli organismi geneticamente modificati (OGM) sono i primi avamposti in questo dominio, non tanto perch siano oggetto di brevetti e diritti di propriet - d'altronde gli agricoltori sono gi stati espropriati delle loro sementi grazie alla legislazione europea -, ma piuttosto in ragione delle probabili conseguenze della loro generalizzazione. Infatti, queste piante vengono rese pi resistenti alle aggressioni dell'ambiente naturale (virus, parassiti etc.). Chi abbia fatto un giro per le campagne, frutto del lavoro millenario dei contadini, avr potuto valutare a che punto esse sono ostili all'industrializzazione. C' stato bisogno di distruggerne le siepi, livellarne gli affossamenti, sterminarne le specie inutili, fra cui quella dei contadini, per fare piazza pulita per le macchine e per la coltura intensiva; in breve, di preparare un terreno favorevole alle epidemie, alle sovrappopolazioni di parassiti e altri guasti ai quali possono rimediare solo altri componenti sempre pi tossici. Ecco come l'eredit storica dell'attivit umana, il patrimonio comune sul quale fondata ogni autonomia, viene annientato a profitto del razionalismo morboso dell'onnipotenza astratta. Per sterilizzare definitivamente questo milieu ancora troppo restio, cosa vi di meglio che esacerbare la competizione fra le specie sopravviventi, impegnandole in una corsa allo sviluppo delle resistenze e in un'escalation dell'aggressivit? Certi scienziati sostengono che gli esseri viventi sarebbero sottomessi alla legge bronzea della lotta per la vita (struggle for life secondo i darwinisti). Per quanto concerne l'homo conomicus e i suoi automi, sembra adesso evidente che la guerra di tutti contro tutti con tutti i mezzi possibili, la competizione economica che infuria su tutto il pianeta, sia la lotta contro la vita. Ci risulta difficile precisare in dettaglio le conseguenze di tutti questi progressi, poich "allo stato delle attuali conoscenze" secondo la formula consacrata degli esperti, nessuno sa evidentemente alcunch sull'utilizzo e sugli effetti di queste nuove tecnologie. D'altra parte chi si preoccupa di questi piccoli incon-

venienti? Il sapere che la tale o la talaltra cosa pericolosa e quindi da non realizzare pu forse servire da spia per la sua redditivit? E poi non proprio bello fare la spia. Molto meglio laissez-faire, laissez-aller la novit tecnologica per il mondo. ben pi redditizio inventare dopo gli eventuali rimedi, protesi e grucce da vendere in milioni di esemplari di cui si possono decantare perinde ac cadaver gli innumerevoli vantaggi dei diversi modelli; significa essere efficienti e realisti ed cos pi facilmente possibile atteggiarsi da servitori dell'Umanit per reclamare nuovi crediti. Non sono un uomo d'affari, disse lo scienziato con uno sguardo curioso. Sono un servitore dell'Umanit. E allora disse Dalroy perch non fate mai quello che il vostro padrone vi dice di fare? G. K. Chesterton, L'osteria volante, 1924 Ad ogni modo bisogna convenire che le attuali conoscenze - per non parlare di quelle del passato - sono veramente poca cosa rispetto a tutte le sperimentazioni piene d'insegnamento che si abbatteranno su di noi nell'avvenire. Dopo gli anni Quaranta e i loro vari campi di concentramento, si constata che il Progresso esige dei luoghi sempre meno angusti per spalancarsi la via e aprire dei campi nuovi per la produzione di beni e servizi di cui sarebbe infondato contestare i benefici (O. J. Salomon, Le destin technologique, 1992). Partita dall'osservazione della Natura, per confinarsi in seguito nel laboratorio, la Scienza ritornata alla natura; in effetti, la sperimentazione scientifica si fa adesso a grandezza naturale. E allo stato attuale delle conoscenze: siamo tutti le sue cavie. Esaminiamo dunque fin da adesso lo stato futuro delle conoscenze con l'aiuto del Comit Consultatif National d'Ethique (CCNE). Poich la conoscenza genetica gi presente in ognuno dei nostri miliardi di cellule, stoccate nel loro DNA, certo non ancora decodificata dai computer dell'industria farmaceutica, ma ancora per poco - per cos poco che questa conoscenza si pu dire esista gi allo stato virtuale. Si hanno dunque fin da ora delle buone ragioni per parlare

dell'ignoranza, ovvero il disprezzo della conoscenza genetica, per essere in anticipo liberati dalla preoccupazione di sapere che cos' in realt questa conoscenza, chi la produrr e la utilizzer e per farne che cosa. Cosicch, con rigorosa tecnologica, si parla in seguito di destino - la concatenazione necessaria delle cose - e di responsabilit - l'obbligo di assumersi le conseguenze dei propri atti - per non esaminare chi vuole rendere tutto ci necessario e a quali fini. Eppure, malgrado tutte queste acrobazie, si costretti a rimarcare che non resta gran cosa della libert che sensato difendere con tali ragionamenti. Ma non si arriver lo stesso fino al punto di concludere: Lannuncio di questa riuscita (la clonazione di embrioni umani) ha provocato talvolta reazioni molto violente, specialmente in Francia, nel mondo scientifico e medico. Fra le innumerevoli questioni che solleva questa manipolazione, consideriamone una soltanto: i dibattiti cosiddetti etici a cui si prestano i ricercatori non saranno forse un modo di dare il cambio" a un'opinione pubblica inquieta per predisporla meglio davanti ad un fatto compiuto? La Recherche, n. 260, dicembre 1993 (p. 1319). H. Arendt avrebbe certamente apprezzato questa bella applicazione della logica della deragione da parte di quella agenzia di giustificazione statale che il CCNE. Noi vi vediamo all'opera il tratto dominante di ogni propaganda totalitaria: l'inversione del reale che dice quel che deve avvenire, che espone le sue intenzioni e nel contempo se ne difende, per dare in anticipo la prova della sua competenza a evitare il peggio ch'essa sa ben prevedere, dal momento che e lei che lo prepara. Ma tanto la propaganda dei primi sistemi totalitari dava degli ordini, quanto quella dei sistemi totalitari democratici s'accontenta di suggerire e informare. Lungi dal vivere sotto la dittatura di un'ideologia siamo piuttosto sotto quella della tecnologia, il sistema della produzione industriale che tende a produrre la nostra esistenza e le sue condizioni nella sua totalit e che non e altro che Ideologia materializzata. Cos, la

sua propaganda si vuole soprattutto non rigida, vuole essere al contrario un semplice indicatore delle tendenze che si scontrano in seno alla societ industriale per dividersi i mercati, cio la nostra vita. Ma allo stesso modo che la propaganda totalitaria non e fatta per essere creduta, bens semplicemente per essere presente e imporre a tutti il silenzio, la societ industriale non pretende pi di farsi amare e nemmeno di suscitare simpatie; gi riuscita a rendersi sufficientemente indispensabile per imporre a ciascuno di arrendersi alle proprie condizioni. Udirete, venerabili idealisti, dichiarare che dobbiamo fare la guerra all'ignoranza dei poveri, quand'e piuttosto alla loro scienza che dovremmo fare la guerra. G. K. Chesterton, Come non va il mondo, 1924