Sei sulla pagina 1di 5

O

O APERIODICO DI LUSSO SUL MERCATO DAL 2010

APERIODICO DI LUSSO SUL MERCATO DAL 2010

EDITORIALE

La Leggenda dell’Usurario

Si

racconta che l’uomo sia l’unico essere

Poi ci fu chi comincio’ a riflettere sul volto

nel paese di Bengodi, alcuni riuscirono

chi ne ha bisogno, e chiederai in cambio

ad

essersi sognato gli dèi. L’unico ad aver

e

i tratti di questa forza ignota, e si chiese

ad accumulare tanto oro da costruirsi ca-

un

interesse. Ossia presti dieci monete, e

avuto la dote di creare fantasmagoriche

chi mai fosse questo Dio che li teneva in

stelli e chiese ricoperte d’oro. Ma qual era

in

cambio ne chiedi undici, o tredici, o

gerarchie angeliche e olimpiche. L’unico

scacco con un sistema finanziato tanto

il

vero costo dell’oro? Da dove proveniva

quindici. A seconda dell’affidabilità del

capace di crearsi un dio a sua immagina

cruento, che neppure il peggior strozzino

il

suo valore? Come tutto ciò che vive, dal

cliente. Meno egli ti sembrerà affidabi-

e

somiglianza, per poi crocifiggersi sul

avrebbe potuto congegnare, rispetto al

sangue, dalla morte di coloro che veniva-

le,

più alti saranno gli interessi». A quel

patibolo dell’esistenza. Tutto ciò sembra, agli sbandieratori delle magnifiche sorti e

quale, persino lo Schema di Ponzi risul- tava essere un’opera pia . In questo modo

no mandati alla guerra per conquistare territori in cui si trovavano altre miniere

punto il vecchio orafo disse: «Ma quello che mi dici di fare è dell’usura». L’uomo

progressive, un vero e proprio miracolo, il

si

diede un volto a Dio, se ne limito’ la sua

d’oro, come fu il caso dei conquistatori

rise. L’orafo pero’, mezzo ipnotizzato dal-

segno inequivocabile che quel dio appena

forza anonima all’interno di alcuni tratti

europei, che depredarono le Americhe,

le

idee sibilline ragiono’: «Ma se sono io

inventato, sia poi in verità l’artefice della

ben definiti, lo si inscatolo’ dentro concet-

ricche in oro, perpetrando il più gran-

che posseggo tutto l’oro, da dove pren-

sua stessa creazione, e che l’uomo ne sia

ti

trasportabili, valutabili, quantificabili,

de, efferato e organizzato tra i genocidi

deranno l’oro per ridarmi gli interessi?

allora la sua più perfetta trasfigurazione.

ed

il debito che inizialmente era incom-

Poi pero’, successe qualcosa. Una matti-

Se

io presto dieci e mi devono rendere

Ma c’è un’altra dote che distingue la bestia

mensurabile, perché incommensurabile

na, un orafo di una grande città, si reco’

quindici, quei cinque soldi in più da dove

umana dagli altri esseri: il commercio.

era la sua forma inconcepibile, comincio’

a

lavoro, come ogni mattina. Ma quel

verranno fuori?». «Appunto» disse l’uo-

Quando nacque il commercio? Prima o

a

diventare calcolabile, e in molti, usu-

giorno c’era qualcosa di diverso nei suoi

uomo dagli occhi infuocati era venuto

mo, con l’aria altera e scaltra di colui che

dopo dio? oppure, dio e il commercio, sono forse il risultato di una stessa scin- tilla delirante? È facilmente comprensi- bile che l’uomo prima di vendere e com-

fruendo delle tecniche della ragioneria fi-

losofica, presero a rifargli i conti in faccia. Fu allora che ogni colpa, ogni compor- tamento umano, ogni mangiare, ogni

occhi. La notte aveva fatto un sogno. Un

presso di lui e gli aveva detto all’orecchio qualcosa di cui aveva pero’ difficoltà a

sembra convincersi di aver puntato sulla buona persona, «quell’oro per gli interessi non esiste, non esiste da nessuna parte». «E allora?». «Allora terrai sempre tutti

prare, viveva in un regime economico

uccidere diventava monetizzabile. Ad

ricordarsi. Ma la presenza di quell’appa-

in

debito, e ogni volta aumenterai il tas-

prettamente eucaristico: ossia le prede

esempio, si disse: «tu hai fornicato con

rizione resto’ in lui talmente forte anche

so

di interesse sul debito stesso. Diven-

cacciate o i frutti raccolti dalla terra, ve-

tale e tal’altra, ebbene, il tuo dio pre-

al

risveglio, che per tutta la giornata non

terai l’uomo più ricco della terra. A tal

più piccolo bottegaio della terra». L’ora-

nivano mangiati dalla comunità, in un banchetto comune. La bestia e i frutti della terra, vennero presto riconosciuti

tende in cambio l’espiazione del debi- to, che consisterà nell’immolazione di tre pecore. O se hai ucciso, il tuo dio,

riuscì a toglierselo dalla testa. Arrivato alla sua bottega, si sedette al tavolo da lavoro, afferro’ i suoi arnesi e comin-

punto che potrai mettere in ginocchio re, regine, marchesi, baronesse, final

come partoriti da una forza ignota, che

chiederà in cambio l’immolazione della

cio’ a coniare monete, come suo solito.

fo

si vide sommerso da montagne d’oro

ad

ogni stagione riportava sugli alberi i

testa dell’assassino», e così via. Ogni col-

Dopo qualche ora che tra il tintinnio dei

che piovevano dal cielo, e ormai quasi

frutti e ogni stagione riempiva le praterie

pa, ogni gesto, era portatore del proprio

suoi ferri, aveva smussato e pesato una

convinto dell’affare, chiese all’uomo di

di

bestie da cacciare. Gli uomini non di-

valore di scambio. Così l’uomo si accorse

cospicua quantità di monete, venne alla

esporre il punto numero due. «Il

menticavano di offrire una parte dei loro pasti (spesso si trattava delle parti non

che i valori che si possono fornire alle cose sono puramente fattuali. Si possono calco-

bottega un vecchio signore che gli chiede- va di deporre nelle sue casse una saccoc-

punto numero due è il seguente: tu nel tuo forziere hai mille mone-

commestibili, come la bile o le ossa svuo- tate del midollo), a questa forza ignota.

lare, quantificare. Si scateno’ il gioco delle equivalenze e sorse la pratica del baratto,

cia di monete d’oro, tutti i suoi risparmi. L’orafo, cortese, accetto’ la proposta, an-

te

massimo di valore mille. No ?». «Si’».

d’oro. Ora, potresti fare un prestito

La

prima forma di scambio fu quindi il

ossia, tre pecore in cambio di dieci chili

che perché, nessuno poteva vantare cas-

«Ebbene no. Siccome dicevamo che mai

debito che l’uomo senti’ di aver contrat-

di

grano, due litri d’acqua in cambio di

seforti tanto resistenti quanto le sue, non

consegno’ l’oro all’orafo, e l’orafo gli rila-

capiterà che tutti vengano a ritirare il l’oro

con questo Ignoto chiamato Dio, che

forse in fondo non era altri che la Morte. Quello che questo Dio offriva all’uo-

to

trenta uova, a seconda dell’anna- ta e delle circostanze stagionali. Finché un giorno si conio’ mo-

dei fantasmi. Se prima per tre pecore

chiedendo in cambio che una parte irri- soria per il servizio prestatogli. Il vecchio

nello stesso momento, tu potrai sempre staccare ricevute, anche non coperte. E qualora qualcuno venga a chieder-

mo ad ogni stagione, era un dono che

neta. Quella equivalenza relativa,

scio’ una ricevuta su cui era stata scritta

ti

la sua somma, tu sarai comunque

non aveva prezzo. Perché quelle bestie

che nel baratto trovava il suo modus

la

somma d’oro deposta nei suoi forzieri.

sempre in grado di ripagarlo. Mi

da cacciare e quei frutti da cogliere gli permettevano di restare in vita. E quale

operandi, ora si trasferiva nel mondo

Poi altri vennero a lui per de- porre l’oro, in cambio di una

spiego?». «Credo di si. Devo crea- re soldi falsi». «Ah ah, no no, non

prezzo accordare alla vita? Impossibile

si

aveva il grano corrispondente, ossia

ricevuta. Così, per tutta la giornata l’ora-

falsi. I soldi saranno veri. Finché

era per l’uomo colmare il debito, impos-

si

vedevano le tre pecore e si vedeva la

fo

conio’ le sue monete e stacco’ ricevu-

tutti crederanno che quelle ricevute che

sibile ripagare l’immensità del Tutto con

quantità di grano, ora una semplice ci-

te

ai suoi clienti per le somme ricevute.

tu

spacci siano l’equivalente di qualche

una qualsiasi parte di esso, cosicché i de-

fra e una certa quantità d’oro, veniva a

Il

suo forziere a fine giornata era bello

mucchietto d’oro». «E quando si verrà

bito fu ben presto dichiarato Eterno dai

sostituire e pecore e grano. Avevo una mo-

gonfio, tanto che dovette aprirne una

a

sapere che invece i soldi sono falsi?».

contabili del culto che sono i sacerdoti.

neta da dieci, ebbene, seguendo il valore

nuova per far spazio a tutte quelle mone-

«Non lo si saprà mai. Chi avrebbe inte-

Finché un giorno qualcuno, si rese conto

di

scambio dell’oro, dettato dal tasso di in-

te

d’oro. Poi, a sera, quando si appresta-

resse a farlo sapere? Solo un pazzo pove-

che ogni vita per sussistere, richiedeva

flazione, potevo avere in cambio tot peco-

va a chiudere bottega per tornare a casa,

raccio che abbia capito il meccanismo e

in

cambio la morte di un’altra vita. Ogni

re

o una certa quantità di grano. Ma qual

un uomo, vestito di nero e con un gran

non abbia interesse a guadagnarne. Ma

singolo essere è, a discapito di qualche

era il principio della moneta su base auri-

cappello sulla testa, lo fermo’ sull’uscio,

non sarà difficile farlo tacere. E poi ricor-

altro. Se io voglio vivere, devo nutrirmi

fera? Mettiamo il caso che io sia lo Stato

invitandolo a rientrare nel suo studio,

da, coi soldi tu comprerai chi vuoi: tri-

di

un’altra vita, e quindi devo ucciderla,

di

Bengodi. Io , Stato di Bengodi, possie-

aveva qualcosa da dirgli. L’orafo lo guar-

bunali, gazzettieri, interi salotti dell’alta,

annientarla. È lo stesso processo fisio-

do

nelle mie casse, un valore mille di oro

do’ intimorito. Riconosceva in lui un’a-

media, bassa società, finanzierai persino

logico della natura che agisce in questa

;

valore che è dato dal suo peso. Come io

ria familiare, anche se il suo viso gli era

le

cospirazioni e gli eserciti. Terrai tutti

maniera. Ogni infante che nasce, ripete

abbia acquistato tale oro è una questio-

completamente sconosciuto, finché non

in

scacco. Gli uni contro gli altri, lega-

la

morte di qualche altro essere. C’è un

ne

secondaria. Può essere il frutto dello

vide il brillio rossastro dei suoi occhi e

ti

alla gola da uno stesso filo: il debito».

prendere e un dare. Un mangiare e un

sfruttamento minerario nei territori che

ripenso’ al sogno della notte preceden-

L’orafo dubbioso rifletteva. Poi dis-

mangiato. Ad ogni inspirazione equivale

mi

appartengono, o vengono da mine au-

te, e si accorse che quell’uomo vestito di

se di non essere interessato. Lui era

un’espirazione. Queste idee lavorarono

rifere che non mi appartenevano, ma che

nero, altri non era se non lo stesso del

una persona onesta, ripeteva. E sape-

lo

spirito dell’uomo. Tanto che da queste

una guerra mi ha fatto conquista-

gari faccio incidere da una parte il mio

suo sogno. Senti’ una lama raggerargli

va bene che l’usura era condannata

prime e decisive constatazioni, egli non

re. Ora, quest’oro pesa mille chili. Io

il

cuore, ma non ebbe neppure il tem-

persino dalla Chiesa. «Ah ah ah ah»

idiozia! Proprio la Chiesa! Che bell’e-

riuscì più a liberarsi, e lo perseguitarono fin nella profonda oscurità dei sogni. Fu così che comincio’ a riflettere sul valore

cosa faccio? Prendo il mio oro e lo faccio tagliare da qualche orafo esperto, e ma-

po di spaventarsi, perché l’uomo, se- dendosi su una seggiola ripeté le stesse parole che gli spiffero’ in sogno: «Caro

rise l’uomo «persino dalla Chiesa! Che

sempio! Non è forse lei che ha persino

di

questo dono avvelenato che riceve-

profilo e dall’altra parte l’effigie di qual-

mio, ora tu possiedi un forziere con mi-

dato un valore monetario all’anima,

va

da Dio e nulla trovava sulla terra che

che divinità . Così avrò frazionato il mio

gliaia e migliaia di monete d’oro. Presto

con le indulgenze, le cambiali per l’al

gli equivalesse. Per questo si risolse a

valore mille in, mettiamo, duecento mo-

ti

accorgerai che raramente i deposita-

di

là? Comunque, ora vai a dormire. Io

sacrificare le interiora e le ossa delle be-

nete da uno, quaranta monete da cinque,

ri

verranno a ritirarli dal tuo forziere, e

t’ho dato questo consiglio, gratuito, a te

stie. Ad ogni modo, si disse, lo scambio

venti monete da dieci e quattro monete

sopratutto, mai tutti in una volta sola!

scegliere». «E cosa ne ricaverai tu se io

aveva sempre qualcosa d’incommensu-

da

cento. Ora scambio il mio valore au-

Il

fatto è che le ricevute che tu hai dato

applico questi tuoi consigli? Perché ti

rabile. Per quanto sacrificasse, primoge-

reo con ciò di cui ho bisogno. Do’ cinque

in

cambio dell’oro depositato nel tuo for-

dai tanta pena?». «Io? Bé, in pratica nul-

stato l’ombra del diavolo. Addio». E svanì.

niti, primizie, olocausti e quant’altro, c’era sempre un resto che non avrebbe potuto

monete al capraio perché mi dia una delle sue capre, cinque

ziere, adesso cominceranno a circolare come se si trattasse dell’oro che tu cu-

la. Diciamo che sarò ricordato per esser

colmare. Quindi, sacrificare una mina

monete all’agricoltore perché mi dia del

stodisci. Questa moneta di carta è molto

Il

giorno seguente l’orafo apri’ botte-

d’oro o sacrificare la bile immangiabile di

suo grano e così via. Poi a loro volta il

più leggera e pratica delle monete d’oro.

ga: affisso all’entrata un cartello diceva :

un’agnellino, nella logica di un debi-

capraio, con le sue cinque monete, potrà

Il

loro valore non è dato dal peso e dal

«si presta denaro». E secondo la pratica

incolmabile, hanno lo stesso valore.

L’importante era solo il gesto del sacri- ficante, dimostrare al creditore di es-

to

darne due al calzolaio per farsi rifare le scarpe e il resto ai manovali perché lo aiutino nella costruzione della sua c a s

loro numero, ma vi è scritto sopra, e cer- tificato dalla tua firma. A questo punto non ti restano che due cose da fare. La

suggeritagli dall’uomo dall’alto capel- lo, diede vita al credito, istituzionaliz- zando l’usura e inventando la banca.

sere assidui nei versamenti dovutigli.

a,

ecc. Tutto ciò funziono’. A tal punto che

prima: tu presterai delle monete d’oro a

versamenti dovutigli. a, ecc. Tutto ciò funziono’. A tal punto che prima: tu presterai delle monete

CRONACA

IL ROSA E IL NERO

CRONACA IL ROSA E IL NERO Nessuno è più ricco dei soldi Teologia della Miseria Fritz
CRONACA IL ROSA E IL NERO Nessuno è più ricco dei soldi Teologia della Miseria Fritz
CRONACA IL ROSA E IL NERO Nessuno è più ricco dei soldi Teologia della Miseria Fritz

Nessuno è più ricco dei soldi

Teologia della Miseria

Fritz Mauthner (Wörterbuch der Phi- losophie) ha dimostrato che la parola «Dio» (Gott) è originariamente iden- tica a «Idolo» (Götze), e che le due vo- gliono due «il fuso» o «il colato» (Ge- gossene). Dio è un artificio fatto dagli umani, che acquista una vita, attira verso di sé le vite degli umani, e alla fine diventa più possente dell’umanità.

Il solo «colato» (Gegossene), il solo

«idolo» (Götze), il solo «Dio» (Gott),

al quale gli esseri umani hanno dato

vita, sono i soldi (Geld). I soldi sono artificiali e sono viventi, i soldi produ-

cono dei soldi e ancora dei soldi, i sol-

di hanno tutta la potenza del mondo.

Chi non vede, chi non vede ancora oggi, che i soldi, che il Dio non è altra cosa che uno spirito coniato dagli es-

seri umani, uno spirito divenuto una cosa (Ding) vivente, un mostro (Un- ding), e che è il senso (Sinn) diventato folle (Unsinn) della nostra vita? I soldi non creano la ricchezza, sono la ric- chezza, sono la ricchezza in sé, non

c’è nessun altro ricco che i soldi stessi.

L’economia

del

Pleistocene

Nel 1964, il grande studioso di prei- storia francese André Leroi-Gourhan scriveva a proposito dell’attuale Homo sapiens, ossia di voi e di me:

«La sua economia resta quella di un mammifero altamente predatore an- che dopo il passaggio all’agricoltura

e alla pastorizia. A partire da quel

momento, l’organismo collettivo

diventa preponderante in maniera sempre più imperativa e l’uomo di-

venta lo strumento di un’ascensione

tecnico-economica alla quale pre- sta le sue idee e le sue braccia. Di modo che, la società umana diventa

la principale consumatrice di uomi-

ni, sotto ogni forma, con la violen- za o col lavoro. L’uomo ci guadagna nell’assicurar progressivamente una presa di possesso del mondo naturale che deve, se si proiettano nel futuro i termini tecno-economici del mondo attuale, concludersi con una vitto- ria totale, l’ultima sacca di petrolio svuotata per cuocere l’ultimo pugno

d’erba mangiato dall’ultimo ratto».

Non mi preoccupo di quale marionetta è piazzata sul trono d’Inghilterra alla testa

dell’Impero.L’uomochecontrollalamassamonetariabritannicacontrollal’Impe-

robritannico.Eiocontrollolamassamonetaria(BaronNathanMayerRothschild)

Non gode chi paga, perché ha pagato, non gode chi si concede, per- ché può solo illudersi. È sempre un terzo, dice Klossowski, a gode- re. Cioè, l’Altro. Sarà un dio, che non esiste, a godere, ma nessun dei due. Quindi i soldi, fin qua, non servono assolutamente a niente.

LA POSTA DEL CUORE

qua, non servono assolutamente a niente. LA POSTA DEL CUORE Gentile redazione di WoM, mi chiamo

Gentile redazione di WoM, mi chiamo Vanessa, ho 33 anni e faccio la put- tana. Vi scrivo perché son certa voi possiate aiutarmi a risolvere un proble- ma. Qualche settimana fa, dopo aver passato la mia serata a pompini e sco- pate, mi sono ritrovata nel mio letto con un mazzo di soldi nella borsetta.

Guardando quella pila di pezzi di carta mi son chiesta cosa rappresentasse tutto questo. Mi chiedevo quale fosse il loro vero significato, come fosse pos- sibile che un semplice valore numerico potesse equivalere ad una prestazione

sessuale, com’era valutabile il mio corpo e quello degli altri, quale il prezzo

di

sonno, sono arrivata a certa conclusione. Innanzitutto devo ammettere che

la mia posizione è assai privilegiata: essendo una puttana, il rapporto tra il

mio corpo e il denaro, si evidenzia in maniera diretta, rapporto che resta na-

scosto invece a coloro che svolgono un mestiere cosiddetto ‘rispettabile’. Ed ecco ciò che ho visto: la prostituzione, se considerata come scambio pecunia- rio in seguito ad una prestazione, non è una prerogativa di chi svolge il mio mestiere, ma è il sistema remunerativo stesso ad essere una grande macchi-

na della prostituzione: chiunque svolga un’azione, un gesto, un compito col

fine di venirne remunerato, si presta al meccanismo della prostituzione. In

tutti i casi, qualsiasi sia la natura dello scambio, denaro, favori ecc, si tratta sempre dello stesso processo: mettere in vendita se stessi, cedere il proprio corpo, la propria persona - che in termini assoluti non ha nessun valore pre- stabilito - è, come si suol dire, inestimabile - per ricavarne qualche prebenda.

La persona non diventa merce solamente quando il corpo viene venduto per

assopire primari bisogni sessuali, non è un caso che persino Karl Marx aves-

se visto che: «Cose che in se stesse non sono merci, p.es. coscienza, onore,

ecc., possono essere ritenute dai loro possessori vendibili per denaro e rice-

vere così la forma di merci, tramite il prezzo che si stabilisce per loro. Perciò una cosa può avere, formalmente, un prezzo, pur non avendo un valore. In

tal caso l’espressione di prezzo, come alcune grandezze della matematica, di-

viene immaginaria». Persino chi fa sesso col fine di procreare non sfugge a questa catena: lo scambio sessuale di una coppia, non differisce da un’azien-

da che si lancia in un investimento finanziario a fondo perduto. Mi sbaglio?

un individuo. E riflettendo su questi problemi, senza riuscire a prendere

Cara Vanessa, assolutamente no, non ti sbagli affatto. Le tue parole potreb- bero sembrare inammissibili agli occhi della moralità comune, che preferisce nascondere il fondo reale dei propri gesti, celandoli dietro ‘’alti’’ ideali, come l’Amore, senza pero’ avvedersi che l’amore stesso non è altro che un commer- cio, e persino il più alto e sublime degli amori, quello divino, è ancora una forma privilegiata di prostituzione. Non è infatti Egli obbligato per sua na- tura ad amarci tutti, in un’orgia mistica, solo per ricevere in cambio la nostra fede? E le chiese e i sacerdoti, non assumono forse il ruolo dei suoi magnaccia?

KAPITALISMUS ALS RELIGION

IL PREZZO DEI SOLDI

Un giorno, Nasreddin, che mendicava all’uscita della moschea, interpello’ un ricco mercante.

_ Mi dica, nobile signore, non potreb-

be darmi il tanto per acquistare un elefante?

_ Caro Nasreddin, sarebbe un piace-

re, ma se lo faccio, tu perderai rapi- damente il tuo elefante, perché non avrai di che cibarlo, gli rispose il nobile signore.

Innervosito e volendo sempre avere l’ultima parola, Nasreddin rispose:

_ Ti ho chiesto dei soldi, non un con- siglio!

Bisognerebbe esaminare metodi- camente quali legami ha intessuto il denaro col mito nel corso del tempo, tanto da trarre a se sufficienti elemen-

ti mitici, per costituire il proprio mito.

Dio in quanto merce tra le merci

Av r à

p u r e

un suo prezzo.

I n ven d i ta al miglior offerente!

Vera e unica occupazione della ceri- monia capitalista, la caccia. Assomma-

re le bestie, tranciare piante, divellere

il suolo, occupare riviere, monopo-

lizzare pozzi. La sopravvivenza della tribù, si trova al di sopra di qualsiasi

essere, persino dei componenti della tribù stessa. La caccia per i primitivi, era uno strappo, un dono che veniva rubato dalle mani della Natura, alla quale veniva offerta una parte della cacciagione. Nel capitalismo la caccia

è semplicemente la meccanica dell’es-

sere: non c’è una Natura da ingraziarsi:

ogni bene deriva dalla Società, e ogni bene è devoluto alla Società. La So- cietà ha assunto la dimensione meta- fisica del Grande Uno che sovrasta i mondi: è la sua Fame che bisogna ora

ringalluzzire: sono le sue fauci infinite che devono essere ricolme, nelle sue chiese devono essere accesi gli incen- si: le ciminiere ne spargono gli olezzi:

dai forni si levano nuvole nere: tra le tubature circolano vapori al napalm. Il capitalismo non ha cerimonie diurne

e cerimonie notturne, la sua macchina

è costantemente accesa, giorno e not-

te la sua autocelebrazione non preve-

de pause: l’area sacrificale, il cantiere universale, solleva le sue pire di cene- re, il fuoco riceve costante alimento,

la sua fornace vuole essere persuasiva

quanto il soffio divino lo era alla Vita.

Perenne, Eterno, Uno, Capitalista.

Bisogna vedere nel capitalismo una religione, ovvero, che il capitalismo serve essenzialmente a soddisfare gli stessi problemi, tormenti, inquietudini alle quali le cosiddette religioni del passato fornivano una risposta.

Precetto onniavolgente del Grande Magazzino: ogni minima apparenza, in

quanto è qualcosa, appartiene a qualcuno, ed è quindi potenzialmente vendibile:

il valore di ogni parcella del creato, di tutto-sotto-il-cielo, è prettamente mone-

tario: dettato dalle quotazioni, le fluttuazioni di capitale, gli abissi dell’inflazione

e il bilico del disastro.

Ma come questa religione tiene desti i suoi cerimoniali? Quale favoleggiante fol- lia fa riverberare agli occhi dei suoi adoratori? Quali chiese, quali templi e circhi

ha loro costruito? Infiniti: c’è di tutto: per tutti i gusti. E’ l’eterna lotteria, la festa forense aperta tutto l’anno, il teatro d’Oklahoma, l’eterno presente in pompa magna, sguinzaglia quotidianamente il proprio spettacolo: e per ogni gusto ha la sua moda, ogni desiderio il suo miglior offerente, e il suo acquirente.

La lucidità da spettatore di Debord si è fermata qui. Un passo oltre lo spetta-

colo, la cerimonia.

Il quotidiano elevato ad assioma, i simboli sacri dispersi tra gli elettrodomesti-

ci, e elettrodomestici assurti a simboli sacri, o status symbol. L’uomo al posto

dei cieli, autovetture ultima generazione, in cambio di psicopompi. Ballerine di lap-dance, in vece di vergini sacre a Latona. I templi son le sale da cinema, in cui si proiettano le azioni degli Eroi, il divi, le stelle, idoli del pantheon iperpoliteistico della religione capitalista. Il politeismo classico impila le sue gerarchie teologali

secondo una piramidale sequenza di potenze espresse, il capitalismo ha il più vasto Pantheon di tutte le religioni, tanto da corrispondere al Grande Magazzino stesso, dove, su un altare qualunque, può egualmente finirci una scatoletta di sardine o un eroico scopritore di mondi, dipende solo dalla pagina di copertina. Nel capitalismo può diventare santificante una lattina di Coca-Cola, un pacchet- to di patatine può far assaporare le grazie dell’Eden, una bevanda estratta dai testicoli di un toro condurre verso i cieli più remoti. Quello che nel vangelo gio- vanneo è il Logos degli Heloims, nella religione capitalista è il fatras pubblicitario,

la costante ripetizione di slogan.

La parola ‘’gahirm’’ significa ‘’urlo’’,

‘’grido’’, e ‘’sluaghghairm’’ era il grido di battaglia dei morti. Ne è derivata più

tardi la parola ‘’slogan’’: la denomina- zione del grido di guerra delle masse moderne deriva dall’esercito dei mor-

ti degli Highlands.

E. Canetti, Massa e Potere.

dei mor- ti degli Highlands. E. Canetti, Massa e Potere . Divinità del pantheon capitalista, i

Divinità del pantheon capitalista, i valori monetari. Si ricostruisce la pi- ramide delle potenze spirituali, sulle somme numeriche: la graduale scala- ta al pantheon non dipende da una particolare preparazione spirituale

del cavaliere errante tra le foreste del mercato, ma solamente dal suo conto bancario. Tra il proprietario di una banca e un mendicante, c’è la stessa distinzione metafisica, che gli indiani tracciarono tra il brahmano e il paria. Con una dif- ferenza che caratterizza tutta l’essenza del capitalismo: il paria e il brahmano si differenziavano nella gerarchia de- gli esseri, per una maggiore o minore prescienza del Brahma, nel capitalismo la differenza che crea le gerarchie è la possessione numerica di crediti, pre- stiti, tassi di interesse e spese. Nella mitologia capitalista un Perceval, non è altro che un povero, che cer- ca di diventare ricco, trovando, lungo il suo cammino iniziatico, una minie- ra d’oro, la stessa che diede i troni a Rockfeller e Rothschild, miti precurso- ri della caccia all’oro, quanto Artù e Lancillotto della saga.

Capitalismo e Messianismo

Trovata la strada per giungere alla Gerusalemme Celeste

L’Uomo edifica grattacieli, metropolitane, autostrade, mattatoi, sull’altare di Babilonia.

Il Culto del posto di lavoro: ingra-

ziarsi le gerarchie, sedere nella rosa mistica degli occupati, sentirsi parte

quello di suo figlio. Quando l’uomo capitalista si passa le sue monete di mano in mano, non si accorge che

di

quel corpo immenso, non più

dietro ogni banconota è nascosta

esser monade solitaria nell’infinità del commercio, ma cittadino, elet- tore, circuito integrato del sistema legale della speculazione usuraia.

la testa mozzata, gli arti mutila- ti, le ali spezzate, del proprio figlio. La moneta, che è il burro chiarifica- to del fuoco sacro capitalista, ha, con

Abramo venne investito di una mis- sione, abbandonare casa, familiari, armenti e concubine, e partire in cerca della Terra Promessa. L’uomo capitalista, anche lui nasce investi-

un’acrobazia parasimbolica, azzerato il valore cruento del sacrificio: ne ha nascosto il punto di tensione: ne ha fatto una routine: sgozzare una ca- pra, è un gesto sacro per ogni forma

to

di una missione: saldare il debi-

religiosa, che prevede l’uccisione del

to

che ha contratto nei confronti

capro, all’interno di un cerimoniale

della Società, con la sua nascita. Abramo è pronto a sacrificare suo figlio per la Causa, ma dio intervie- ne e sostituisce il figlio col capro. Anche l’uomo capitalista e pronto a

preciso. Nel capitalismo, ogni istante è il cerimoniale preciso, si sgozzano capri ad ogni momento della giorna- ta, una bomba ha sollevato al cielo i suoi fumi sacrificali, il Baffometto se

sacrificare il proprio figlio e non se

ne ciba tra i torrioni di Wall Street,

ne

priva: e anche nel suo caso dio

dove accanto a Morgan end Co., si

interviene, sostituendo la testa del

deterge nell’oro Semiramide, inve-

proprio figlio, con moneta sonan- te. Ma quando Abramo vedeva il sangue sgorgare dalla giugulare del capro, sapeva che quel sangue era

stendo la sua perla più rara sulle azioni degli armamenti biochimici.

sua perla più rara sulle azioni degli armamenti biochimici. Marx aveva visto la spettrale di- mensione

Marx aveva visto la spettrale di- mensione delle merci. Quell’ammas-

so di oggetti che investivano la vita

degli uomini, somigliavano da vicino

alle serie di pupazzi appesi nelle grot-

te

dei Pueblos. La merce rimandava

ad

una scala di esseri intermedi, una

fitta rete di spiriti che sprigionavano

la forza lavoro, la burocrazia della

Macchina assumeva dimensioni co- smiche. Marx percorreva i viali lon-

dinesi, come si fosse appena perso in una città fantasma. E preso dal pani-

co, cerco’ di esorcizzare il mondo per

il tramite della Presa di Coscienza. Il

Capitalismo aveva trovato uno dei suoi Padri Fondatori, quello cheTom-

maso l’Acquinate fu per la Chiesa. La parola Coscienza comincio’ a circola-

re, per indicare la posizione psichica

dell’uomo capitalista, dentro la Mac- china. Lui aveva una sola Coscienza,

Si cominciarono a idolatrare le Na- zioni, i Capi Banda vennero issati sui

torrioni che un tempo erano seggio dei poeti, gli scranni imperiali furono

affidati alle bizze di un uomo e del

suo esercito, la Volontà Popolare,

Inno Nazionale, la disputa nei parla- menti, Sinedrio e Patibolo.

Il Senato Romano non s’era mai sognato di sostituirsi al Pantheon di Giove e Venere: la fortuna dei Sena- tori dipendeva sempre dalle stagioni, riti a Proserpina, le vittorie in bat-

taglia, circhi al Campo di Marte, dai

venti che trasportano grano e vino, ecc. Nel Capitalismo niente di tutto questo: le cifre e le ricchezze non dipendono dalle stagioni o gli eventi del mondo, la ricchezza del capitali- smo si crea da se stessa, sono cifre, che rimandano a fidi bancari e credi- ti: ossia somme forfettarie, del tutto

Se Carlo V poteva dire che nel suo

la

coscienza della Macchina. Che fos-

inesistenti, che creano il valore delle

impero il sole non tramontava mai,

se

per ammirarla o ripudiarla, poco

offerte devolute al Capitale nei vari

per il capitalismo il sole fa parte dei suoi possedimenti. Non è che una

importava alla Macchina, essa che è Bifida. L’importante per la Macchina

suoi altarini: che essi siano qualche spicciolo su un poggiamonete dal ta-

parcella in più del creato, in attesa

era che l’uomo parlasse della Mac-

baccaio, o una transazione in borsa

d’essere lottizzata.

china, l’adorasse, e non servirono inni

tra Gruppi Finanziari. Marx si stupiva

L’uomo capitalista può fare a meno del sole e della luna, delle stagioni e le eclissi, lui ha l’orologio da polso.

e elegie per questo, bastarono i gior-

nali e la circolazione dell’opinione.

dell’accumulo di merci e del modo in cui queste assumessero un valo-

di merci e del modo in cui queste assumessero un valo- L’Utopia Capitalista: una sola mo-

L’Utopia Capitalista: una sola mo- neta unisce i cuori degli uomini: nessun altro idolo viene ad interferire nelle manovre del Denaro, nessun altro cul- to, al di fuori dello spaccio di monete. La situazione del tossico della stra- da: per lui non resta alcun senso alla vita, se non nella dose quotidia- na d’eroina. La sua vita non è che il ripetuto cerimoniale della droga:

cucchiaino, accendino, laccio emo- statico e la roba. Per il capitalista, l’unico senso alla sua vita, nella dose costante di denaro, introiti, spese che rapportino denaro, prestiti, usura. Entrambi vagabondano come ectopla- smi in cerca dello spacciatore all’angolo. Analogia tra il pusher e il bancomat. Le prostitute lungo i viali, le icone sante lungo le navate,bambole in una vetrina. Unica meccanica piramidale del bi- sogno, la gerarchia sociale non riflet- te che la depravazione del bisogno:

l’uomo, è pronto ad abbassarsi le braghe, pur di ricevere in cambio qualche spicciolo, come in astinen- za sarebbe pronto a leccare i tac- chi al suo spacciatore, il drogato.

pronto a leccare i tac- chi al suo spacciatore, il drogato. re. Che gli sarebbe preso

re. Che gli sarebbe preso se avesse assistito all’accumulo del debito pub- blico, come unico obbiettivo suicida del capitale? Per Marx esisteva un valore d’uso,

e ve n’era un altro, estremamente

ambiguo, che era il valore monetario. Un valore che non era dato da altro che dal valore stesso. Un aporia del pensiero. E di questa aporia non sep- pe che farsene. Se avesse osservato il cuore del Moloch che si era prepo- sto di abbattere, avrebbe visto, che più spettrale ancora del mondo delle merci, c’era il mondo della finanza, in cui i crediti e i capitali, circolavano, come cifre esoteriche di un Corpo Astrale che si incarna in sequenze

numeriche. Se le merci assumevano per Marx la figura di feticci, il denaro sono gli spiriti dei feticci, un corpo simbolico ancora più sottile, la vera anima della merce, dell’acquirente

e il venditore: il denaro è la Summa

della trinità del capitalismo: Padre - venditore: Figlio - acquirente: Spirito Santo - la merce, e il denaro è il Ple- roma unico che pervade l’essere e i suoi scaffali.

La meccanica dei cieli aveva di-

sposto gli esseri in seno al cosmo.Tut-

te le religioni del passato fondavano il

loro culto e le loro teogonie, seguen- do le rotazioni delle sfere dei cieli,

delle costellazioni, le eclissi, stagioni,

di tutta quella serie di segni che te-

stimoniavano la presenza d’un primo

motore, inscrutabile, che produceva

il mondo e le sue metamorfosi. Il ca-

pitalismo, seguace di una settaria cre- denza nella coscienza dell’uomo, nella sua superiorità rispetto a qualsiasi al-

tro essere del creato e l’increato, ha posto dapprima la meccanica dei cieli nello spirito dell’uomo, traslocando la trascendenza nell’anatomia, facendo- lo artefice dei propri pensieri, dentro

il macchinario dell’anima, le chiavi a

stella della Ragione, oli e grassi della Buona Coscienza e carene della Bon-

tà Divina. Poi venne l’automa: il golem

resuscitato dalle leggende, si incarna nella fabbricazione in serie di ninnoli,

simulacri, monili, oggetti privi di senso, valore, ma dotati di un prezzo.

Il traguardo esoterico, la pietra fi-

losofale della gnosi capitalista, è la riproducibiità, e la commercializza- zione dell’anima. Poter creare una macchina pensante, mettere in saldo

spiriti addestrati a produrre pensieri.

E come ogni gnosi che si rispetti, non

prevede soluzione. La macchina più elaborata non sarà mai capace di re- plicare uno spirito, che rimane in una dimensione di complessità troppo elevata per essere ridotta ad alcune leggi della meccanica. La scienza falli- sce la sua missione evangelica, come qualsiasi religione rivelata. Cio’ non impedisce affatto di avere schiere di fedeli adoratori, che si eccitano per una trovata tecnologica, con la stes- sa intensa isteria che caratterizzava

En gros, un symbole est défini com- me un signe qui représente quelque chose. Tout signe n’est pas nécess-

airement un symbole. S’il représente quelque chose, il devient un symbo-

le de cette chose. S’il ne représente

pas quelque chose, alors il ne devient pas un symbole mais seulement un signe dépourvu de sens. Cela est va-

lable pour les mots tout comme pour les chèques bancaires. Si quelqu’un

détient un solde nul sur son compte

en banque, mais qu’il possède toujours

le visioni di Angela da Foligno. Basta

aver avuto modo di vedere una calca

di persone, pronte all’invasione di un

magazzino, per l’acquisto dell’ultimo

cult della stagione. La foga, le spinte, i calci, gli spasimi e l’energia sprigiona-

ta, non sono da meno di quelle di un

epilettico nel suo stato di grazia.

Il cosmo dell’uomo capitalista è un

magazzino di merci, infinito, del quale

lui detiene il listino prezzi.

Laddove le stelle segnavano la Strada Regia all’uomo primitivo, il Grande Magazzino segna all’uomo capitali- sta il girovagare disperso delle città moderne, la fluttuante démarche del sonnambulo, preda dei sogni di acquisto dell’officiante, investitura lu-

strale del conto in banca, sigillo regale del portafogli, l’inessente propagarsi

di cifre, opinioni e mazzette.

Nel grande magazzino l’uomo girova-

ga, ha tutto di fronte a se, sopratutto oggetti per desideri che non ha mai avuto. L’uomo è stregato dagli ogget- ti. Inermi, immobili, disposti come un

orchestra pronta a suonare, ad un corpo di ballo sulle punte, lo guarda- no, con la stessa intensità con cui lui guarda gli oggetti. L’uomo è inerme,

di fronte a questa schiera numero-

sissima, resta muto, poi un prezzo ne

risveglia un desiderio: quegli oggetto così’ lontani, fantasmatici, spettrali, fe- ticci materialistici, ben ordinati nelle loro file, si possono ottenere: come? Fare un dono, per riceverli in cam- bio? Invocare qualche buon augurio che ce li mandi in offerta? No, di cer-

to: gli oggetti hanno un prezzo, basta

pagare. La moneta fungerà da offerta tra- ghettatrice, assumendo il ruolo che

un tempo fu di capri sgozzati, budella

insanguinate e burro chiarificato.

un chéquier et remplit un chèque, il émet un signe mais pas un symbole, car le signe ne représente rien. Utili- ser ces signes particuliers comme des symboles donne généralement lieu

à des condamnations d’emprisonne- ment. Cette analogie s’applique aux bruits que nous émettons oralement, qui deviennent occasionnellement des symboles, mais qui, parfois, n’en sont pas; aucune condamnation n’est à ce jour prévue pour une telle fraude.

AGRICULTURAL CAPITALISM

It was fifteen thousand acres, divided into 135-acre crop circles. Each circle

resembled the green face of a tremendous clock with a slowly rotating second hand.That sweeping second hand was the irrigation machine, a pipe more than

a thousand feet long that delivered a steady rain of water, fertilizer, and pesticide

to the potato plants. The whole farm was managed from a bank of computer

monitors in a control room. Michael Pollan, The Omnivore’s Dilemma

DEL TONDO METALLO E DELLA CARTA PESANTE

Ragionevoli fratelli, ascoltate con fiducia

e siate felici di non conoscere il male dei

bianchi e le loro angustie. Voi tutti mi sie-

te testimoni che il missionario dice: «Dio

è amore. Un onesto cristiano farebbe

bene a tenersi sempre davanti agli occhi l’immagine dell’amore. Solo al grande Dio

sulla tua tomba a eterno ricordo.

Ho trovato una sola cosa per la quale in Europa non viene ancora richiesto dena-

ro e che ciascuno può usare nella quantità

che vuole: l’aria da respirare. Credo però che si tratti solo di una dimenticanza, e non esito ad affermare che se in Europa

o la carta che gli altri hanno guadagnato

lavorando per lui. Poi la gente dice: «È ric-

co». Lo invidiano e lo lusingano in molte maniere e gli dicono parole sonanti, poiché

il valore di un uomo nel mondo del bianco

non è la sua nobiltà o il suo coraggio o lo splendore del suo pensiero, ma la quantità

consapevoli della loro grande debolezza. Per questo tu non sai mai se un uomo che ha molto denaro è buono nel fondo del suo cuore, perché potrebbe anche esse-

re molto cattivo. Noi non sappiamo mai come e dove ha preso i suoi tesori.

In compenso però anche l’uomo ricco non

va

quindi anche la devozione del bianco».

qualcuno udisse queste mie parole, subito

di

denaro, quanto ne può fare in un giorno,

sa se l’onore che gli viene fatto si riferisce

Ebbene, il missionario ci ha mentito, ci ha

penserebbe a far incassare metallo roton-

quanto ne conserva nella sua grossa cas-

alla sua persona o al suo denaro. Il più delle

ingannati, il Papalagi lo ha corrotto affinché

do e carta pesante anche per questo. Poi-

sa

di ferro, così pesante che nemmeno un

volte è rivolto al suo denaro. Perciò io non

ci

ingannasse con le parole del Grande

ché tutti gli europei sono continuamente

terremoto la può distruggere.

comprendo perché si vergognano tanto

Spirito. Perché il tondo metallo e la carta

alla ricerca di nuovi motivi per pretendere

Ci

sono molti bianchi che ammucchiano

coloro che non hanno molto metallo ro-

pesante, ch’egli chiama denaro, questa è la

denaro.

il

denaro che altri hanno fatto per loro,

tondo e carta pesante e invidiano il ricco,

vera divinità dei bianchi.

Senza denaro in Europa sei un uomo senza

lo

portano in un luogo ben custodito, ne

invece di essere loro a farsi invidiare. Per-

Quando un europeo parla dell’amor di Dio, torce la faccia e sorride. Sorride

testa, un uomo senza membra. Un nien- te. Devi avere denaro. Ne hai bisogno per

portano lì sempre di più fino a che non hanno più neppure bisogno di gente che

ché come non è bene cingersi di troppo pesanti collane di conchiglie, così è per il

dell’ingenuità del tuo pensiero. Tendigli

il

cibo, per l’acqua da bere, per il sonno.

lavori per loro, perché a questo punto è

greve peso del denaro. Esso toglie all’uomo

però un tondo pezzo di metallo o una

Quanto più denaro possiedi, tanto migliore

il

denaro che lavora per loro. Come ciò

il

respiro e alle membra la giusta libertà.

grande carta pesante, e allora subito i suoi

è

la tua vita. Se hai denaro puoi avere in

sia

possibile senza qualche diabolica magia,

Ma non un solo Papalagi vuol rinunciare al

occhi s’illuminano e molta saliva gli giunge

cambio tutto il tabacco che vuoi, gli anelli

non sono mai riuscito a saperlo del tutto:

suo denaro. Non uno. Chi non ama il dena-

alle labbra. Il denaro è il suo amore, il de-

o

i panni più belli. Hai molto denaro? Puoi

ma è vero che il denaro diventa sempre

ro viene

denso, è stupido. «La ricchezza»

naro è il suo Dio.Tutti i bianchi pensano a

avere molto. Perciò tutti ne vogliono ave-

di

più, come le foglie di un albero, e che

(cioè l’avere molto denaro) «rende felici»

esso, anche quando dormono. Ce ne sono

re molto. E ciascuno vuole averne di più

in

questi casi l’uomo diventa ricco anche

dice il Papalagi. E ancora: «Il Paese che ha

molti le cui mani si sono fatte ricurve e

degli altri. Da qui l’avidità e l’occhio teso

quando dorme.

più denaro è il più felice». Noi tutti, voi, illu-

assomigliano nel gesto alle zampe delle

al

denaro in ogni ora del giorno. Getta un

Ora, quando uno ha molto denaro, molto

minati fratelli, siamo poveri. La nostra terra

grandi formiche della foresta, per il tanto

tondo metallo nella sabbia e i bambini vi

più della maggior parte degli altri uomini,

è

la più povera sotto il sole. Noi non ab-

afferrare quel metallo e quella carta. Ce ne

si

lanceranno sopra, lotteranno fra di loro

così tanto che potrebbe con esso rendere

biamo tanto metallo rotondo e carta pe-

sono molti i cui occhi si sono fatti ciechi

per prenderlo e chi lo afferra e lo tiene, il

il

lavoro più facile a cento, mille uomini, lui

sante da riempirne una cassa.Agli occhi del

a

furia di contare il denaro. Molti che per

vincitore, è felice. Ma raramente qualcuno

non dà loro nulla; mette le mani sopra il

Papalagi siamo poveri mendicanti. Eppure!

denaro hanno dato la gioia, il riso, l’onore,

getta denaro nella sabbia.

metallo rotondo e siede sopra la carta pe-

Quando vedo i vostri occhi e li confronto

la

coscienza, la felicità, sì, persino la donna

Da dove viene il denaro? Come puoi arri-

sante e c’è avidità e voluttà nei suoi occhi. E

con quelli del ricco signore, trovo che i suoi

e il figlio. Quasi tutti perdono la salute per

vare ad avere tanto denaro? Oh, in molte

se

gli chiedi «Che cosa vuoi fare con tutto

sono opachi e spenti e stanchi, mentre i

il

tondo metallo e la carta pesante. Se lo

e

diverse maniere, facili e difficili. Quando

quel tuo denaro? Qui sulla terra non puoi

vostri brillano della grande luce, brillano di

portano addosso nei loro panni, fra dure

tagli i capelli a un tuo fratello, quando gli

fare molto più che rivestirti, placare la tua

gioia, forza, vitalità e salute. I vostri occhi

pelli ben ripiegate. Di notte lo depongono sotto il guanciale, perché nessuno glielo

strappi le erbacce davanti alla capanna, quando conduci una canoa sull’acqua,

fame e la tua sete», allora non sa che cosa rispondere, oppure dice: «Voglio averne

ho trovati solo nei bambini dei Papalagi, prima che imparino a parlare, perché fino

li

porti via. Ci pensano ogni giorno, ogni ora,

quando hai un pensiero importante. Sì, per

ancora di più. Sempre di più. E ancora di

a

quel momento non sanno ancora nulla

pensano ogni minuto.Tutti! Anche i bam-

bini! Devono, sono costretti a pensarci. La madre lo insegna loro e lo vedono fare dal

ci

amore di giustizia va detto: anche se tutto richiede molta carta pesante e metallo ro- tondo, è anche facile ottenerne per tutto

più» E, così, ben presto ti avvedi che il de- naro lo ha fatto ammalare e che tutti i suoi sensi sono posseduti dal denaro.

del denaro. Quanto siamo stati privilegiati dal Grande Spirito, che ci ha protetti con- tro il demonio! Il denaro è un demonio,

padre.Tutti gli europei. Quando passi nelle

ciò che fai. Basta che tu ti dia da fare, cosa

È

malato e invasato perché ha dato la sua

perché tutto ciò che fa è male e fa male.

fessure di pietra della Germania a ogni mo-

che in Europa si chiama lavorare. «Lavora

anima al metallo rotondo e alla carta pe-

Chi soltanto tocca il denaro, rimane prigio-

mento odi il grido: «Marco!» E di nuovo:

e

avrai denaro», dice una delle regole degli

sulla quale il Papalagi non riflette, non vuo-

sante, e non ne ha mai abbastanza e non

niero del suo incanto, e chi lo ama deve

«Marco!» Lo senti dappertutto. Quello è il

europei.

può smettere di desiderarne sempre di

fargli dono di tutte le sue energie e di tut-

nome ch’essi danno al tondo metallo e alla carta pesante. In Francia si chiama franco,

In ciò regna però una grande ingiustizia,

più. Non è più capace di pensare: «Voglio andarmene dal mondo senza molestie e

te le sue gioie, fintanto che vive. Amiamo dunque i nostri nobili costumi, che dispre-

in

Inghilterra scellino, in Italia lira. Marco,

le riflettere, perché in tal caso dovrebbe

senza ingiustizie, così come ci sono venuto,

giano l’uomo che chiede una mercede per

franco, scellino, lira sono sempre la stessa cosa. Tutti vogliono dire denaro, denaro e sempre denaro. Il denaro soltanto è il vero

ammettere la sua stessa ingiustizia. Non tutti coloro che hanno molto denaro la- vorano molto. (Sicuro, tutti vorrebbero

poiché il Grande Spirito mi ha inviato nel mondo anche senza metallo rotondo e senza carta pesante». Assai pochi pensano

ogni ospitalità che dà, per ogni frutto che porge. Amiamo i nostri costumi che non sopportano che uno abbia tanto più di un

dio del Papalagi, ciò che egli venera di più.

avere molto denaro senza però lavorare).

a

questo. Per lo più restano nella loro ma-

altro o che abbia molto e l’altro nulla di

D’altra parte nelle terre dei bianchi non

E

questo succede così quando un bianco

lattia, non guariscono mai nel loro cuore e

nulla. Affinché nel nostro cuore non diven-

ti

è neppure possibile restare dal levarsi

guadagna tanto denaro da avere la sua ca-

godono del potere che dà il molto denaro.

tiamo come il Papalagi, che sa essere lieto

al

cadere del sole senza denaro, del tutto

panna, il suo cibo e la sua stuoia, e oltre a

Si gonfiano d’orgoglio come frutti marci

e

felice anche se il fratello che gli sta accan-

senza denaro. Non riusciresti a placare la

questo anche molte altre cose, subito per

sotto le piogge tropicali. Con voluttà lascia-

to è triste e infelice.

tua fame e la tua sete, non troveresti una

il

denaro che ha in più fa lavorare il fratello.

no

che molti dei loro fratelli facciano i lavo-

Guardiamoci soprattutto dal denaro. Il Pa-

stuoia per la notte. Ti chiuderebbero in una prigione e metterebbero il tuo nome

Per sé. Gli dà per prima cosa il lavoro che ha reso dure e sporche le sue mani. Gli fa

più duri, per poter essi stessi ingrassare nella pigrizia e prosperare. E fanno questo

ri

palagi porge ora anche a noi il suo metallo rotondo e la sua carta pesante, per ren-

sui

giornali perché sei senza denaro. Devi

portare via gli escrementi che lui stesso ha

senza che la loro coscienza si ammali. Si

derci avidi di essi. Essi dovrebbero farci più

pagare, cioè dare denaro, per il terreno su

deposto. Se si tratta di una donna, allora

vantano delle loro belle dita pallide che ora

ricchi e più felici. Già molti di noi ne sono

cui cammini, per la terra su cui sorge la

si

prende una fanciulla che lavori per lei.

non si sporcano più. Il pensiero di derubare

stati accecati e sono caduti in quella gra-

tua capanna, per la stuoia su cui dormi la

E

costei deve ripulire le stuoie sporche,

continuamente gli altri delle loro energie e

ve malattia. Ma se voi credete alle parole

notte, per la luce che illumina la tua capan- na. Pagare per poter tirare a un piccione, per poter bagnare il tuo corpo nel fiume.

lavare le ciotole, pulire le pelli da piedi, ac- comodare i panni strappati e non deve far nulla che non serva a lei. In questo modo

usarle per se stessi non li disturba e non

toglie loro il sonno. Non pensano affatto di dare agli altri una parte del tanto denaro

di

del vostro umile fratello, se sapete che vi dico la verità quando affermo che il dena- ro non rende né più lieti, né più felici, ma

Se

vuoi andare là dove la gente si diver-

lui o lei hanno tempo per fare altri lavo-

che hanno, per rendere loro più facile il

piuttosto mette il cuore e tutto l’uomo in

te,

dove si canta o si balla, oppure vuoi

ri

più lieti, più importanti e più gravi, per

lavoro e più lieve la fatica.

grande confusione, che con il denaro non

chiedere consiglio a un fratello, per ogni

i quali viene pagato più denaro, un lavoro

contenti. Se è un costruttore di barche, l’al-

Così in Europa c’è una metà che deve fare

si

può mai veramente venire in aiuto di una

cosa devi dare molto metallo rotondo e carta pesante. Devi pagare per ogni cosa. Ovunque, trovi un tuo fratello che allunga

che lascia le mani più pulite e i muscoli più

tro deve aiutarlo a costruire le barche. Del

molto lavoro sporco, mentre l’altra metà lavora poco o niente del tutto. La prima metà non ha mai tempo per starsene al

persona, renderla più lieta o più forte e più felice, allora anche voi comincerete a odiare il tondo metallo e la carta pesante

la

non ci deponi del denaro. E il tuo umile

mano e ti disprezza oppure si infuria se

denaro che costui guadagna dandogli il suo aiuto, e che quindi dovrebbe appartenere

sole, la seconda ne ha molto. Il Papalagi dice: «Non tutti gli uomini possono avere

come i peggiori dei vostri nemici.

sorriso e lo sguardo più affettuoso non ti

a

lui solo, l’altro gliene prende una parte, e

ugualmente tanto denaro e mettersi tut-

cioè la parte più grossa, e non appena gli è

ti

contemporaneamente seduti al sole».

*

Il ‘Papalagi’ designa il Bianco, lo stranie-

sono d’aiuto per addolcire il suo cuore. Lui spalancherà le fauci e ti griderà dietro «Mi-

serabile! Vagabondo! Perdigiorno!» Tutte queste parole hanno lo stesso significato e rappresentano la più grande vergogna che

possa ricadere su una persona. Sicuro, per- sino per la tua nascita devi pagare, e quan-

possibile prende a lavorare per sé due fra- telli, e poi tre, e sempre in maggior numero devono lavorare per lui a costruire imbar- cazioni, e alla fine sono cento e anche più. Fino a quando lui non ha più niente altro da fare che stendersi sulla sua stuoia, bere

Secondo questa dottrina egli si prende il diritto di essere crudele, per amore del denaro. Il suo cuore è duro e il suo sangue

freddo, sì, egli mente, inganna, è sempre di- sonesto e pericoloso quando la sua mano

tende verso il denaro. Spesso un Papalagi

si

ro, letteralmente: il giustiziere del cielo. Il primo missionario bianco che sbarcò a

Samoa, arrivò su un veliero. Gli aborigeni presero, da lontano, le vele bianche per un buco nel cielo, attraverso il quale il Bianco

veniva a loro. Attraversava il cielo.

do muori la tua famiglia deve pagare per

kava (bevanda narcotica estratta dalla radi-

ne

uccide un altro per denaro. Oppure lo

te, perché sei morto e perché il tuo corpo

possa trovare posto sottoterra, come pure per la grande pietra che faranno rotolare

ce della omonima pianta, n.d.r.) europea e bruciare rotoli di tabacco, poi consegnare le barche finite e farsi portare il metallo

uccide con il veleno delle parole, lo stordi- sce con esse per rapinarlo. Perciò di rado uno si fida di un altro, perché tutti sono

veleno delle parole, lo stordi- sce con esse per rapinarlo. Perciò di rado uno si fida