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ESTETICA FILOSOFICA

03/02
Il concetto politico di Carl Schmitt verr affrontato nel secondo modulo concetto complesso
diverso dalla politica.
Cos il tragico non semplicemente la tragedia non pu essere nemmeno la filosofia della
tragedia. Tragedia e tragico sono due cose diverse, anche se imparentete. La tragedia un genere
letterario inventato dai Greci, una rappresentazione sulla scena del teatro la grande et tragica
dura meno di un secolo, i greci di questo periodo (nel V secolo a.C.) non andavano a teatro (perch
vennero costruiti in epoca successiva). In realt i grandi tragici che conosciamo (Eschilo Sofocle
Euripide) non presentavano le loro opere a teatro, perch non esistevano. La tragedia la
rappresesentazione, anche se non dobbiamo dimenticare un avvertimento che ci d Aristotele e cio
il fatto che paura e compassione (le due affezioni specifiche che la tragedia suscita nell'animo) non
devono necessariamente scaturire da ci che si vede sulla scena, ma lo stesso udire che deve
evocare queste passioni. Lo scatenamento delle passioni tragiche non necessariamente legato a ci
che si vede sulla scena non il vedere, ma il concetto stesso dell'azione rappresentata che deve
suscitare paura e compassione. La riflessione su ci che viene rappresentato sulla tragedia il
concetto. Il problema per non finisce qui, perch se i greci furono gli inventori della tragedia
hanno toccato in questo genere dei vertici che non sono pi stati toccati (per quanto possa essere
stato grande Shakespeare o Schiller). Questo non perch i greci fossero un popolo straordinario,
quanto per un fatto di storia della cultura e storia della religione. La dimensione culturale dell'uomo
greco radicalmente diversa dalla nostra la concezione dell'uomo in Eschilo e Euripide
completamente diversa rispetto a quella che l'avvento del cristianesimo imporr.
Cultura cristiana come epoca non tragica?
Lo vedremo nel corso. I greci che produssero grandi tragedie non rifletterono per dal punto di vista
filosofico su ci che le tragedie rappresentavano. Non esiste una filosofia greca che possiamo
definire filosofia del tragico. La filosofia del tragico un episodio centrale della storia moderna del
pensiero. Noi cominciamo fin d'oggi a fare nostro le parole di un grande studioso ungherese di
lingua tedesca Peter Szondi (un filologo comparatista insegnava a Berlino) era di cultura
ebraica si suicid forse perch non dimentico il trauma del campo di concentramento. Nel 1956
scrive una grande opera e poi nel 1964 scrive un libretto, il Saggio sul tragico questo libro inizia
con queste parole:
fin da Aristotele esiste una poetica della tragedia, ma soltanto a partire da Schelling esiste
una filosofia del tragico. Il tragico e l'essenza dell'azione tragica non stata affrontata
filosoficamente in nessun pensatore greco. N in Platone n in Aristotele abbiamo una filosofia del
tragico, Aristotele s'intende di indicare quali sono le regole, le tecniche per produrre (poiesis) una
buona tragedia. Perch Aristotele si sente spinto a fare questo?
Aristotele scrive in un momento in cui la grande et della tragedia era gi tramontata, un
testimone postumo e proprio perch sulle scene tragiche del suo tempo ormai si parla di un teatro
d'attore (e non pi d'autore) Aristotele cita i grandi tragici perch vuole fornire le regole per
tornare a produrre le grandi tragedie. Aristotele non ci dice pressoch nulla sulle origini della grande
tragedia, dice solo che dall'improvvisazione e con il ditirambo s'intonavano i primi canti a Dioniso
ha la tragedia qualcosa in comune con i riti dionisiaci?
Aristotele non ci dice nulla sul perch la grande era della tragedia finisce. Perch non ci sono pi i
grandi tragici? Aristotele dice che come tutte le cose in natura anche la tragedia tramontata avendo
completato il suo telos. Dell'origine e della fine del genere tragico sar uno dei grandi temi della
filosofia moderna su questo argomento?
Questi i temi principali del primo modulo che funziona come introduzione al tema tragico. Qual il
tronco originario dal quale si sviluppa il ramo della tradizione tragica?
Tedeschi e anglosassoni maturano l'idea che la tragedia non sarebbe altro che la forma secolarizzata
di un rito religioso, probabilmente un rito sacrificale il Dio viene fatto a pezzi a mani nude per

essere divorato dai propri fedele. La tragedia non sarebbe altro se non la secolarizzazione del rito
sacrificale dionisiaco ( La nascita della tragedia). Questa stessa idea viene non ripresa ma
presentata tra fine '800 e inizio '900 da James Frazer nel libro Il ramo d'oro dove viene legato il
concetto del sacrificio del dio sono legati al sacrificio del capro espiatorio. Nelle Baccanti di
Euripide viene richiamata la scena del sacrificio del Dio sacrificio della vittima sacrificale nella
quale il dio si incarnato. Baccanti che si prestano in modo straordinario a provare il concetto
dell'origine della tragedia in un rito religioso. La tragedia si svolge in una citt che una citt
tragica per tradizione, ossia Atene che il teatro della rappresentazione tragica. Atene si rispecchia
in una citt archetipica che quella che viene messa in scena in varie tragedie che Tebe (Antigone,
Edipo e anche le Baccanti sono ambientate a Tebe). Tebe come citt della violenza, come citt
tragica contrasto tra Dioniso e Penteo (il cui padre Cadmo il fondatore della citt di Tebe).
Nella fine della tragedia sar Penteo che verr squartato dalle Baccanti. Penteo, in realt, l'alterego di Dioniso dall'origine del nome greco sofferenza: Dioniso anche il dio della sofferenza.
Nel primo modulo le Baccanti verranno interpretate alla luce di una lettura religiosa-tradizionale,
mentre nel secondo modulo verranno messe in relazione al concetto politico di tragico.
Tornanzo a Szondi, perch viene preso Schelling come l'iniziatore della filosofia del tragico?
Il tragico, ci che la riflessione moderna a partire da Schelling, rileva dalla rappresentazione tragica
il concetto della dialettica che Szondi riconduce a due filosofi Schelling e Hegel.
Anche Hegel presente in tutti e due i moduli seppure con testi diversi.
L'uomo greco vive come cittadino, si emancipa dalle abitudini tramandata, e viene in luce una
nuova dimensione dell'uomo greco: l'uomo cittadino (dopo la battaglia di Salamina vinta contro i
persiani grazie a Temistocle e alla manodopera dei Teti gli ultimi della societ, ma liberi
rivendicano i loro diritti sostengono Pericle i 500).
Questa nuova dimensione dell'uomo che diventa cittadino, che diventa politico e che ha la sua
dimensione nella polis (comunit) entra in forte contrasto con la tradizione, con la religione, con la
morale riconosciuta questo scontro avviene in un luogo preciso: in teatro. La tragedia il
momento in cui questa nuova concezione dell'uomo si mette in discussione, mettendo in discussione
le tradizioni, la religione. SCONTRO RELIGIONE VS POLITICA.
Aforisma di Nietzsche da Umano troppo umano dal titolo Religione e governo polemica contro
Bismarck che si sforzava di statalizzare l'educazione, i matrimoni e di togliere al clero il monopolio
dell'educazione e Nietzsche sorprendentemente se la prende con Bismarck, perch? Perch i preti
sanno fare una cosa che nessun politico sar mai in grado di fare, cio i preti sanno catturare le
anime delle persone. Nessun potere politico potr mai prescindere dall'appoggio dei preti. Quando
lo stato volle rendersi autonomo dal potere dei preti e rinuncia a controllare il mondo religioso, ecco
che il mondo religioso diventa autonomo pullulare di sette, allora viene seminata una quantit
di denti di drago allusione di Nietzsche al tema Tebano.
Tebe venne fondata da Cadmo che voleva riprendersi la sorella Europa rapita da Zeus, a un certo
punto va dall'oracolo che gli consiglia come fondare la citt, che inizialmente si chiamer Cadmea,
poi Tebe. Cadmo poi deve uccidere un serpente (drago) che difendeva l'unico corso d'acqua
l'oracolo dice a Cadmo che dovr spargere i denti di drago per Tebe quando Cadmo sparge
questi denti nascono dei guerrieri violentissimi che si ammazzano tra di loro, tranne tre o quattro
che daranno vita alla discendenza di Tebe Tebe citt della violenza.
Confronto tra religiosne e politica, confronto tra due forme di violenza della natura e della societ.
Eumenidi di Eschilo, Antigone di Sofocle, Amleto di Shakespeare tragedie per il II modulo.
(Amleto la controfigura di Giacomo Stuart? Carl Schmitt).
Szondi il tragico nella dialettica e la dialettica del tragico la forma originaria della dialettica
quella tragica, ed la coincidenza di salvezza e rovina, cio l'identit dei contrari. Edipo pensa di
trovare la sua salvezza, ma si muove precipitosamente verso la sua rovina. Ci che appare diviso e
contrapposto nel pensiero tende a riconciliarsi. Il pensiero del tragico non pu dar conto della
dialettica tragica dice Szondi. La dialettica tragica ha bisogno di essere rappresentata, di essere

fissata, ma non il pensiero tragico.


Tragico legato alla rappresentazione. I greci non pensano il tragico, non esiste nella filosofia greca
la categoria del tragico, ma abbiamo anche visto che in Szondi la categoria del tragico pensare
l'identit dei contrari (certo che l'hanno pensata gi i greci sin da Eraclito)!?
04/02
Problema del tragico diverso dalle tragedie. Nonostante prenda spunto dalle azioni rappresentate
nelle tragedie.
SZONDI libro sul tragico (volendo si pu anche leggere il suo saggio sul tragico, edito Einaudi).
Idea di fondo del saggio di Szondi:
solo a partire da Schelling comincia la filosofia del tragico. La filosofia del tragico essa stessa
tragica: pi si avvicina a definire il concetto di tragico e pi ne ricade lontano. Szondi paragona
questa situazione al volo di Icaro il padre Dedalo gli monta le ali, vola si brucia le ali e cade. Cos
la traiettoria del concetto della filosofia del tragico. Di fatto non possibile pensare semplicemente
il tragico, perch la categoria del pensiero si fonda principalmente sulla categoria della
conciliazione. L'azione tragica delle tragedie una volta fatta oggetto di pensiero fatalmente va verso
una conciliazione questo concetto Szondi lo ricava principalmente da Hegel, suo autore di
riferimento.
Secondo Szondi questo elemento della conciliazione se esplicitamente cercato da Hegel
l'effetto della tragedia quello che Hegel chiama lo spopolarsi del cielo, che poi prende forma
nella commedia, avvia per alla tesi della sensibilit e il procedere dalla sensibilit al pensiero.
Questo dissolversi del tragico cercato da Hegel, ma l'aspetto specifico di Szondi che egli legge
questo effetto anche in altri filosofi che sono lontanissimi da Hegel come Schopenhauer e
Nietzsche. Se per Schopenhauer l'accettazione della tragicit della vita che attraverso la tragedia
viene sprofondata nella volont, cio il passo al di l della dimensione tragica l'ascesi mistica,
anche qui Szondi vede un aspetto conciliativo. Anche in Nietzsche nella Nascita della tragedia
parla del rapporto tra i due principi costitutivi dell'artistico (apollineo e dionisiaco) i quali si trovano
in perfetto equilibrio nella forma tragida. Cosicch Dioniso parla la lingua di Apollo e Apollo parla
la lingua di Dioniso. In un autore essenzialmente non conciliativo come Nietzsche Szondi legge
comunque un impegno conciliativo. C' da dire che Nietzsche stesso si accorge di questo aspetto
falsamente dialettico di questo alternarsi dei due principi, ma ci non toglie che effettivamente in
quel rapporto possa vedersi una sorta di dialettica. Allora come si esce dall'impossibilit di
definire filosoficamente il tragico?
Con il tener ferma la contraddizione tragica, cio con il fissare la tradizione tragica. Ogni
considerazione filosofica del tragico non pu esimersi dalle singole tragedie nominalismo
tragico: ogni posizione tragica ha un rilievo tragico in s e per s. Alla considerazione dialettica
(che prende le varie posizione dei filosofi) deve necessariamente seguire un'ermeneutica del tragico.
Dialettica del tragico ermeneutica delle tragedie (cio dei testi, interpretazione dei testi). Questo
perch nelle strutture delle tragedie attiche (intese come qualcosa che fa riferimento a una tragedia
paradigmatica: l'Edipo di Sofocle) Peripezia: rovesciamento, passaggio dell'eroe dalla buona alla
cattiva sorte qual il contenuto elementare delle tragedie? Szondi lo trova nella continuit della
linea della salvezza o del baratro. Nell'antefatto dell'Edipo Re (o tiranno pi precisamente) dopo
aver chiesto all'oracolo chi egli sia e chi sia suo padre, ottiene in risposta che uccider il padre e si
congiunger a sua madre cos giunge a Tebe la via della salvezza coincide con la via della
rovina. Il nucleo della tragicit corrisponde con la continuit della linea della salvezza e della
rovina. I greci non pensano filosoficamente il tragico, non esiste una filosofia del tragico. La
filosofia del tragico una invenzione del pensiero moderno. Per se vero che i greci non hanno
pensato esplicitamente il tragico, vero per anche che nei greci l'identit dei contrari viene
pensata eccome. Nietzsche con l'accezione di epoca tragica si riferisce a Eraclito Eraclito il
pensatore che pensa l'identit dei contrari. Quello pi adatto ad essere applicato alla vicenda di

Edipo quella che una la stessa la via d'ins e la via d'ingi. Ma c' un'altra sentenza di Eraclito
particolamente importante sotto questa luce il frammento 22 B 119 D.K. questa sigla viene
ricavata dalle Opinioni dei Fisici di Teofrasto e di altri allievi di Aristotele che viene ripresa da
due studiosi tedeschi (Diels e Krantz) e che riesumano queste citazioni, ordinandole Frammenti
dei presocratici il primo numero corrisponde all'autore Eraclito (22). A se si tratta di riassunti e
non di citazioni letterali e B quando si tratta di citazioni letterali (in questo caso B). Poi 119
l'ordine del frammento che i due studiosi danno alla raccolta e D.K. sono le sigle degli autori.
La frase in questione Eths = carattere, abitudine (da cui deriva la nostra etica) Anthropo
(dativo di antropos, uomo) Daimon = demone, che cos' il demone? Non essenzialmente un dio,
non neanche un uomo Platone per bocca di Socrate nel Simposio (riportando le parole di
Diotima, sacerdotessa di Martinea) ci dice che il daimon una via di mezzo tra l'immortale e il
mortale, fra il dio e l'uomo una forma che esprime una mediazione tra l'umano e il divino. Il
demone possiede l'uomo, ma anche posseduto dall'uomo - il carattere il demone dell'uomo, ma
pu anche voler dire che il demone il carattere dell'uomo. questa ambiguit ad essere tragica,
la compresenza di questi due termini a far emergere la tragicit. Il daimon possiede e determina
l'uomo. L'uomo presume di agire soltatnto in base al proprio carattere, in realt non sta facendo
altro che seguire un demone. Questa frase sta a significare quella concezione greca per cui l'uomo
non libero. L'uomo dominato dal Fato, un fato che si complie indipendentemente dalla sua
volont. la situazione del povero Edipo che quando si allontana da Corinto (spinto dal suo
carattere), cos facendo va in contro al compiersi del suo destino.
Di fronte a questa condizione di essenziale non libert dell'uomo greco, qual la via di uscita che
l'uomo greco ha a disposizione? Nessuna, verrebbe da dire. La visione salvifica dell'avvento del
cristianesimo in Occidente tale perch rende l'uomo pienamente responsabile, consapevole e
sovrano delle sue azioni. Perch Nietzsche all'inizio di quel frammento (10 giugno 1887 Il
nichilismo europeo) tributa un grande elogio della morale cristiana?
Il distruttore della morale che elogia la morale cristiana che elogia la morale cristiana perch ha
salvato l'uomo dal primo nichilismo. Dalla consapevolezza che la vita senza importanza. La
morale cristiana ha perfino giustificato il male. Nella visione del cristianesimo il male necessario
ed necessario proprio nella misura in cui arriva a dare forma concreta alla libert dell'uomo. Nella
visione propriamente cristiana scompare il concetto fondamentale della visione religiosa dei greci: il
fato. Fato non una parola greca, ma una parola latina - ci che stato detto. Ma i greci non
avevano una parola corrispondente, bens avevano una parola molto pi semplice: Ananke cio
necessit - ci che avviene necessariamente - la volont degli dei, ci che l'oracolo ha
sentenziato.
Schelling dice che il fato l'unico elemento trascendente nella religione dei greci. Le figure degli
dei per i greci stanno dentro la natura (sono nella natura, nel mondo - luogo abitato da un dio).
Nel Cristianesimo il fato sembra scomparire Sant'Agostino nello scritto De libero arbitrio
dialogando con un vescovo: se tutto ci che stato creato stato creato da Dio, allora dio ha creato
anche il male?. Agostino risponde: certo che Dio ha creato il male, ma lo ha creato a fin di bene.
Noi non riusciamo a capire il fine supremo, se Dio fa il male per ottenere un bene maggiore: la
libert. SE non esistesse il male come alternativa storica al bene, la nostra scelta non sarebbe
libera. Dio crea il male affinch la scelta sia reale, sia storica e affinch l'uomo sia libero di
scegliere. Questo male un male minore per un bene superiore, agli occhi di Dio. il male che ci
rende libero.
Con questo posto nella visione cristiana il grande tema della libert dell'uomo che non esiste
nella concezione greca. Edipo accusa gli di: io non sapevo quello che stavo facendo, ma loro lo
sapevano! connessione con il Giobbe cristiano, ma comunque nel mondo greco la libert
dell'uomo non contemplata.
La filosofia del tragico si pone nella modernit proprio perch nella modernit c' l'istanza della
libert. L'istanza della libert posta con forza da Schelling con esempi che vengono tratti dalle
tragedie. Il tema del confronto tra necessit e libert un tema kantiano (che Kant pensa di risolvere
con la terza critica, quella del giudizio), ma il modo plastico in cui questo scontro trattato, con

riferimento alla situazione tragica, lo vediamo per la prima volta in Schelling.


Il tema della libert il tema fondamentale della filosofia di Schelling l'esordio stesso della
filosofia di Schelling era avvenuto tra il 1795-95 avvenuto in stetta connessione al problema
della libert. Lettere filosofiche su dogmatismo e criticismo ad un interlocutore immaginario
(Holderlin, Hegel, un amico?) Schelling all'inizio della lettera X si trova a parlare del tragico. Il
tema di quest'opera il conflitto tra la filosofia di Spinoza e l'idealismo (che Schelling chiama
criticismo - di Kant, ma ancora di pi di Fichte). Viene contrapposto il concetto di libert al
concetto di panteismo della filosofia di Spinoza. Nella natura tutto gi stabilito e preordinato
come se la natura obbedisse a un disegno divino che ha tradotto su un piano immanente. Questo
sistema della filosofia di Spinoza si trova a negare e a contrastare l'idea di libert che invece sorge
nella tradizione di Kant e di Fichte.
Sono conciliabili la necessit di Spinoza e la libert di Kant/Fichte?
Qui il tragico entra di per s in un problema di conciliazione. Che cos' la libert? IO posso definire
la libert solo come una volont di opporsi a un qualche cosa che resiste. una forma di illimitata
attivit, che tuttavia se vuole essere attivit deve essere attivit contro qualcosa gi qui si delinea
la conciliazione tra i due filosofi. Il criticismo in un certo senso richiede necessariamente
l'opposizione del panteismo di Spinoza. La libert richiama alla necessit non si d libert se non
all'interno di uno scontro tra libert e necessit. Sii la pi altra istanza del criticismo, ma per
essere bisogna affermarsi contro la necessit.
Non questo il problme di Edipo? Che per sapere chi va incontro al suo destino e va incontro alla
necessit che il suo destino?
Sii, cerca di essere quello che sei e Edipo vuole sapere chi . figlio del Re oppure un
bastardo?
Edipo deve lottare contro la necessit per scoprire chi . Scoprire di essere egli stesso l'assassino del
padre, di Laio.
Questo lo scontro, il conflitto che si ritrova nella filosofia di Schelling.
In che modo si pu realizzare la conciliazione tra libert e necessit?
Si combatte per la libert, si lotta contro la necessit sapendo fin dal primo momento che si verr
sconfitti e non solo che si verr sconfitti, ma che si verr anche puniti. Ci siamo presi la libert di
lottare contro la necessit e questo comporta una punizione. Questo essere puniti un
riconoscimento che viene tributato alla libert. La libert viene riconosciuta nel momento in cui si
viene puniti. Schelling ancora dice la libert la mia libert, la necessit invece una cosa che
riguarda tutti gli uomini, per cui nel momento in cui la necessit sconfigge la libert, essa da alla
libert un po' della sua natura, la universalizza. Non ci sono n vincitori n vinti. Qual il
riconoscimento di questa libert?
la condizione di Edipo.
Il conflitto pu benissimo essere che svanisca nell'uso della ragione, e quindi deve essere riservato
all'arte. Questa possibilit deve essere conservata nell'arte, per ci che c' di pi alto nell'arte.
Questo pi alto la tragedia. Schelling, Hegel, Schopenhauer, Schiller indicano nella tragedia il
genere artistico supremo, pi alto.
Scrive Schelling: come avrebbe fatto altrimenti la ragione greca a sopportare le contraddizioni
della sua tragedia?
La religione greca non pu tollerare la contraddizione tragica, Platone non la accetta.
Edipo questo uomo destinato a diventare criminale, per un delitto che non ha commesso lui, ma
che ha commesso il destino, che un'opera del destino. Non si tratta di un errore di Edipo, ma
opera del destino. Tuttavia la stirpe che regna a Tebe la stirpe dei labdacidi, ed una stirpe
maledetta proprio perch in origine vi stato questo errore di Edipo. Labdacidi un termine
che gi include in s la maledizione Edipo zoppo e per i greci l'anomalia fisica rivela l'anomalia
morale. Il povero Edipo che colpa ne ha? Se il suo crimine stabilito dal destino ed egli lotta contro
il destino e viene sconfitto e viene pure punito?
Cos'era che rendeva sopportabile questa situazione straordinaria (umanamente insopportabile) ai
greci?

Il fatto che con questa vicenda, con questa punizione veniva nello stesso momento sancita la libert
lottare per la libert il pi grande riconoscimento che si pu tributare alla libert stessa. Tuttavia
Schelling presuppone un concetto cristiano a questa lettura dell'Edipo che i greci non potevano
avere.
Il criminale che soccombe di fronte al destino, ma che ha lottato contro di esso onora l'essere umano
che ha lottato per la libert. Non appena soccombe l'eroe, cio Edipo, cessa di essere libero, ma
proprio in quanto soccombe e cessa di essere libero con questa mancaza della libert d a
riconoscere il senso della libert. Soccombendo accusa ancora il destino per la perdita della sua
libert. intrepretazione grande di Schelling, ma che non vuole essere una interpretazione
antropologica della civilt greca.
Ma l'interpretazione di Schelling vista nel senso della modernit. La modernit fa propria
l'accezione del tragico e la capovolge. Bisogna ricavare un senso positivo dalla contraddizione
rivoluzionaria (della Rivoluzione Francese la libert che ne uscita schiacciata dal periodo del
Terrore) la libert si afferma nel momento in cui viene sconfitta. Questo sar ci che render
sempre vittoriosa la libert. a suo modo un risultato rivoluzionario quello che Schelling
raggiunge.
Pi tardi nelle lezioni sulla Filosofia dell'arte (1802-03 a Jena, 1803-04 a Wurzburg) c' un
capitolo dedicato alla tragedia che s'intitola Della tragedia. In questo capitolo Schelling riprende i
concetti delle sue lettere e le rende pi complesse. Il dramma pu nascere soltanto dal conflitto
reale di necessit e libert, dove la necessit il lato oggettivo e la libert il lato soggettivo.
(Dramma diventato sinonimo di tragedia, in realt dramma indicherebbe soltanto l'azione che
viene rappresentata). Tutto nasce dallo scontro dell'aspetto oggettivo e soggettivo. Questo
conflitto non termina con la sconfitta di una o dell'altra, ma entrambe sono vittoriose e allo stesso
tempo vinte.
Il conflitto deve nascere dal fatto che la necessit infligge alla libert un male, ma questo male di
che natura deve essere? Non pu essere un male esterno, perch l'uomo che lotta contro i mali
esterni non suscita in noi un sentimento tragico, suscita se mai un sentimento di ammirazione se
riesce a vincere le avversit naturali, o il disprezzo ne perde (Ulisse non un personaggio tragico
perch lotta contro la natura anche se prende forme diverse, per esempio). Questo male non pu
essere nemmeno un male esclusivamente interno, perch un uomo che soffre per una malattia
inguaribile non suscita un sentimento che possa dirsi tragico. Quindi deve essere un qualcosa di
diverso.
Qui Schelling si rif palesemente ad Aristotele che nella poetica cita tre casi tipici della tragedia:
la struttura della tragedia deve essere complessa e trattare temi spaventosi (Peipetheia repentino
mutamento di sorti di un uomo o dalla felicit all'infelicit) per questo Euripide viene visto da
Aristotele come il pi tragico. Che cosa deve riguardare la Peripetheia. Non si pu pensare un
uomo buono che passa dalla buona alla cattiva sorte (1). Neppure possiamo pensare ai perfidi
quando passano dalla cattiva alla buona sorte (2). D'altro canto non sar neppure un uomo
veramente cattivo a cadere dalla felicit all'infelicit (suscita consenso, non solleva sentimenti
tragici) (3).
La compassione la paura che ci che accade agli altri pu capitare anche a noi la compassione
non in realt che una paura condivisa. Allora resta il personaggio intermedio, cio colui che non
n virtuoso n vizioso, ma un uomo che per una qualche colpa cade in sventura.
Un uomo che non sia n totalmente colpevole, n totalmente innocente l'universalit della
dimensione tragica proprio questa tutti noi temiamo di passare dalla buona alla cattiva sorte
non appena siamo in un periodo di felicit temiamo che questa felicit si possa smaterializzare.
L'uomo tragico universale potremmo dire questa la lettura antropologica che Schelling fa di
Aristotele. Schelling con questo cerca di dirci che l'elemento veramente tragico il soccombere
LOTTANDO alla fatalit!
05/02

La vicenda di Edipo quella a cui si riferisce Schelling per definire il tragico come lotta tra
necessit e libert, e introduce quindi concetto relativo al mondo non greco, ma cristiano-moderno
(inteso alla Hegel): la libert appunto destinata a soccombere, ma proprio per questo, quando
l'eroe viene anche oltre che sconfitto, punito, si rende il massimo onore alla libert (Lettere
filosofiche sul dosmatismo e sul criticismo 1795). Hegel quasi contemporaneamente scriver Lo
spirito del cristianesimo e il suo destino, sempre relativamente al cristianesimo. Per Schelling il
Fato l'unico concetto trascendente che la mentalit greca abbia mai creato in quanto tutti gli di
greci fanno parte del mondo umano, che viene consigliato e seguito in ogni situazione:la
necessit, Ananke, fa parte del politeismo, perch essendoci una grande moltitudine di di che si
scontrano nelle loro generazioni nelle tragedie, e la situazione tragica dell'eroe il fatto che si trovi
in mezzo a questi contrasti, com'era accaduto ad Oreste (tragedie dell'Orestea, rappresentate
durante le Dionise: Apollo deve vendicare il padre, ma dall'altra parte ci sono le Erinni che vogliono
impedire la morte di Clitemnestra, che aveva ucciso n il suo amante il marito Agamennone->Oreste
uccide la madre incitando l'ira delle Erinni. Stessa situazione per Antigone, che rimane tra le leggi
dello stato di Creonte e quelle delle divinit Ctonie che vogliono la sepoltura del fratello di
Antigone, Polinice, per le leggi della famiglia).
Gi secondo Eschilo, anche gli di sono soggetti al Fato, che quindi ritenuto il pi potente:
Schelling, nelle sue lezioni a Jena, torna sull'argomento tra il 1802 e il 1803 e dice che la libera,
ambito soggettivo, e necessit, ambito oggettivo, sono entrambe vittoriose e sconfitte, per
un'indifferenza tra i due, e nella sua sconfitta la libert assume un aspetto necessario. Tutto questo si
rispecchia nell'eroe per eccellenza, che non il coraggioso soldato come per noi, come il generale
York: l'eroe greco sovra umano come il nostro eroe, ma nel senso che un uomo sacro (non santo,
nonostante pi volte sia stata notata un affinit tra l'eroe greco e il santo cristiano: l'Edipo a Colono
stato accostato al Giobbe dell'Antico Testamento-> colui che oggetto dell'attenzione divina.
Satana -accusatore- in questo caso in cui compare per la prima volta- dice a Dio che Giobbe gli
fedele perch gli ha dato tutto a livello materiale. Giobbe il santo, ossia colui che ha la forza di
tollerare la persecuzione di Dio che lo riduce in povert tentato da Satana:tuttavia Giobbe non perde
la fede, e Dio lo premia dandogli altre nuove cose come mogli, figli, mandrie) che sta nel mezzo di
questa situazione di necessit gravosa, che tuttavia riesce a tollerare. Questo concetto tragico
perch anche gli eroi delle opere di Omero possono essere visti come "tragici", come Achille a cui
stato gi detto dall'oracolo che egli morir, tuttavia egli va comunque. Achille affronta quel rischio
ben sapendo che morir, e questo il paradigma della morte stessa-> sentenza del dio Sileno in
Nietzsche, in cui viene detto al re Mida che la vera felicit sta nel non essere mai nati, e la seconda
felicit tornare il pi presto possibile (Menandro: "Muore giovane chi caro gli di"). Nietzsche
sostiene tuttavia che i greci non erano un popolo pessimista, anzi sostiene che i greci dicano di s
alla vita, ossia al dolore, alla morte, alla consapevolezza che fanno parte della vita stessa. Dire s
alla vita, nel l'eterno ritorno di Nietzsche vuol dire che sempre si aspetta il ritorno di tutto ci, anche
di negativo, che si vissuto. Edipo viene avvicinato a Giobbe, al santo perch viene elevato al cielo,
perch viene prelevato da Apollo e di si litiga le sue spoglie. Come abbiamo detto, il protagonista
della tragedia, colui che sta nella via di mezzo (metacsy):Schelling riassume la posizione di
Aristotele, dicendo che questo pensi che la caduta dell'eroe avvenga per un suo errore (errare come
vagabondare, perdere la via giusta e quindi sbagliare) in termini volontari, quindi sembra che l'eroe
abbia una responsabilit individuale nel suo errore, mentre per Schelling ci sbagliato. Per lui
l'eroe non un soggetto sovrano, bens assoggettato alla Necessit e non pu scegliere
soggettivamente di percorrere un'altra strada (non comunque la giusta interpretazione di
Aristotele, che dice "per una qualche colpa" in termini indeterminati, quindi non c' decisione):
l'eroe colpevole per fatalit, Aristotele sbaglia considerando un rapporto di causa ed effetto, un
rapporto solo intellettuale e non di ragione. Considerando anche la ragione si capisce invece, per
Schelling, che l'eroe pecchi in termini di fatalit, di necessit: la colpa volont del destino, del
Fato, e la colpa di Edipo tale. Schelling autocita le sue Lettere filosofiche sul dogmatismo ed il
criticismo: importante cogliere la necessit come ci che scende sul campo della volont stessa,

combattendo la libert sul suo stesso terreno:questo uno scontro titanico che finisce con la sua
sconfitta. Perch tuttavia questo conflitto bello e non orrendo? Gli studiosi non hanno mai saputo
rispondere con certezza, tant' che si pensa che le tragedie siano lontanissime, per ci che
raccontano e per il modo il cui lo fanno, dalla sensibilit degli uomini moderni, non greci. Difatti gli
attori greci erano vestiti una maniera che implicasse una fissit, con abiti rigidi e maschere di lino
che ricalcassero i lineamenti; venivano messe in scena a mezzogiorno non solo per la luce,ma anche
per termini religiosi, in quanto l'ora degli "spiriti" era quello del mezzogiorno, momento in cui,
grazie alla posizione del sole nello Zenith, i corpi non fanno ombra. Compaiano i morti dunque,
come sulla scena tragica, perch si contemplano eroiche fanno parte di un passato arcaico, ad una
dimensione nella quale gli stessi greci non si riconoscono pi. Alcuni studiosi pensano che la
maschera tragica abbia le stesse funzioni della maschera d'oro funeraria, in cui si ricalcavano i
lineamenti del morto cercando di mantenerli in vita, come forse la maschera tragica vuole rievocare
la vita di quei defunti).
La modernit ha provato a dare due risposte non soddisfacenti alla motivazione per la quale le
tragedie ci piacciono:
idealismo tedesco: la tragedia tragedia del destino (Schicksal), ossia l'essenza di ogni tragedia
il confronto tra l'uomo ed il suo destino, e come dir Schopenhauer questo porta all'annichilimento
della volont. Perch dopo Eschilo, Sofocle ed Euripide nessuno pi riuscito ad avere lo stesso
successo, la stessa efficacia? Come dice Heidegger,nessuno riesce ad essere ugualmente scolpito
nella pietra come la tragedia greca, neanche Shakespeare; tuttavia Freud mostra che la tragedia
greca non pu essere ripetuta perch PER LA PRIMA VOLTA mette in scena l'archetipo
dell'inconscio che costruito dal desiderio carnale del bambino verso la propria madre
(Interpretazione dei sogni e Introduzione alla psicanalisi). L'inconscio produce si sogni, e quando il
messaggero di Corinto dice ad Edipo che il re morto, Edipo si sente sollevato perch crede che il
suo destino cos non possa compiersi, tuttavia teme ancora l'unione con la madre, e Giocasta gli
dice che "tutti gli uomini sognano di congiungersi con la propria madre", mettendo questa questione
su un piano universale. Freud interpreta cos anche l'Amleto, in cui lo zio di Amleto viene visto
come usurpatore e Amleto si chiede se la madre sia colpevole dall'aver subito sposato suo zio dopo
la morte del padre. Perch Amleto non fa come Oreste? indeciso, "eroe moderno della
meditazione" dice Goethe, ossia Amleto non crede all'apparizione dello spettro come vuole Hegel;
Freud invece sostiene che Amleto non pu uccidere Claudio, lo zio, perch vi vede la realizzazione
del suo sogno, ossia si riconosce in lui come congiunto alla madre. L'ipotesi di Freud tuttavia non
sta in piedi perch si costruisce su una sola tragedia, e come dice Vernant, in Mito e tragedia, nel
capitolo "Edipo senza complesso", Freud sbaglia perch quando interpreta le parole di Giocasta,
sbaglia, in quanto in realt lo spettatore greco riconosce in quelle parole il riferimento al tiranno
Ippia, cacciato da Atene. Egli si unisce ai persiani per tornare ad Atene come vittorioso, e come
narrano Erodoto e Sofocle era lui che aveva sognato di ricongiungersi alla madre, ma la madre la
MADREPATRIA, ossia Atene, che tuttavia non si realizza perch i persiani vengono sconfitti:
quindi Freud aveva utilizzato questo tragedia per l'interpretazione dei rapporti nella famiglia
borghese di fine Ottocento, in realt.
Schelling dunque riprende ci che aveva gi detto nelle sue Lettere filosofiche su dogmatismo e
criticismo sostenendo che l'eroe debba lottare necessariamente col Fato per fare in modo che la sua
libert venga riconosciuta: questo fa in modo che la tragedia per noi sia bella, e questo voleva dire
Aristotele 11 and dice che la tragedia ci lascia "purificati". L'allusione alla CATARSI che
nel Trattato sulla poetica di Aristotele che nomina la tragedia dicendo che ci che ottiene
mediante paura e compassione la catarsi di quelle cos fatte passioni (ci che si subisce, da patior,
ossia essere passivi); nella Politica "catarsi" l'effetto di tranquillit delle melodie sacre. Uno
studioso, Bernays, sostiene dopo aver studiato questo opera di Aristotele, sostiene che "catarsis"
espulsione, guarigione da un male attraverso l'esclusione del liquido che la causata:cos la tragedia
permette l'espulsione di quelle passioni che sono paura e compassione. Perch la compassione deve
essere espulsa? Non c' un equivalente italiano, ma "compassione" il "patire insieme" o
"simpatia", che nel latino classico non esiste, e lo stesso Spinoza utilizza "misericordia" scrivendo

in latino, riferendosi alla compassione. Questa risale al cristianesimo quando si parla del "vivere
insieme a Cristo la sua passione", quindi un termine religioso: tuttavia per Aristotele la
compassione paura che ci che accade agli altri possa accadere a me, quindi diverso dalla
NOSTRA compassione, quindi qualcosa di egoistico, perci deve essere espulso. Bernays parla
quindi di espulsione violenta per il termine usato da Schiller che parla di purificazione, ma prima di
lui Lessing aveva sostenuto che il passo di Aristotele riferito alla catarsi vuol dire appuntamento
purificazione non solo in termini religiosi, ma in termini anche semplici, di lavaggio: Lessing
comunque intende la catarsi in termini di religione, ossia sostiene che quelle passioni , per un
processo oggetto, subiscono una trasformazione diventando virt. Schelling parlando prima di
Bernays, traduce dunque "purificazione" in questo senso, e questa traduzione fa scuola: siamo
purificati e dunque la libert vince, il processo tragico vede che la libert, nel confronto con la
necessit universale, acquisisce l'universalit della necessit, mentre prima era singolare,
particolare. Diventa libert di tutti, dell'umano, il modo in cui la libert di Dio che
necessariamente libero (crea dal nulla perch se la materia gi esistesse sarebbe principio
consistente a Dio e sarebbe principio uguale e contrario a Dio-> tema che porta Kant a dire che non
si pu dimostrare l'esistenza di Dio perch altrimenti dovremmo comunque sottoporlo a qualche
necessit) si confronta con quella dell'uomo che libero nel momento in cui la libert viene
sconfitta, anche se risulta poi per questo vittoriosa. Edipo la tragedia per eccellenza, ma
spesso Edipo re viene visto come un giallo, in quanto Edipo quando si scopre l'assassinio di Laio
avvia un'indagine per scoprire l'assassino (ossia lui, alla fine): Nietzsche dice che sembra che questi
personaggi muoiano senza nessun principio logico, ossia non c' nulla di tragico
nell'Edipo re perch tutto coerente dall'inizio alla fine. Per lui il tragico sta nella musica che
venuta prima della tragedia stessa, sostenendo che essa nasca distaccandosi dal dramma musicale
nel momento in cui stato introdotto sulla scena il secondo attore, e quindi si possono costituire i
dialoghi: il primo che lo fece fu Eschilo, ma il dialogo dialettica e dunque la tragedia greca si
dissolve proprio con il suo principio.
11/02
Edipo Re 1967 di Pasolini guardato ieri.
Film girato in Marocco (la parte mitica), nel '70 Pasolini fece un documentario sull'Africa.
Ambientazione africana perch vuole porre l'accento sul fatto che la Grecia delle tragedie una
Grecia assolutamente diversa dalla nostra cultura, inoltre vuole dare l'idea di una Grecia
terzomondista volont straniante rispetto ad ogni possibile classicismo nel quale sempre stata
interpretata la cultura greca. Terza ragione l'Edipo Re un'interpretazione filtrata attraverso
Freud (prologo + alcune scene parte centrale film). C' un'altra influenza culturale al quale Pasolini
si rif ed Levi-Strauss e le sue teorizzazioni sul mondo selvaggio.
Film diviso in tre parti:
- prima parte divise militari e la marcetta inventata nel 1917, la canzone languida degli anni '20
sempre del prologo, la foggia dei vestiti di Silvana mangano rimandano ad un momento preciso.
Monumento dei caduti che si vede nelle prime scene e nella ultima luogo dove tutto
cominciato, ossia il luogo e il tempo in cui si formata la borghesia italiana Italia Fascista. Il
prologo visto in luce freudiana a sua volta interpretata dalla parte del padre e non del bambino
immagine del padre che afferra le caviglie del bambino e passaggio alla parte mitica. Ruolo padre
violento Ruolo del fascismo nella creazione della borghesia italiana chiave psico-analitica e
politica che Pasolini d della vicenda di Edipo.
- parte centrale, quella arcaica si divide in due parti: la prima che riguarda il mito (servo con
bambino appeso alla lancia) e giunge fino al momento in cui si vede Edipo sui gradini della sua
reggia con il popolo che invoca il suo intervento (Pasolini che impersonifica il popolo di Tebe
Pasolini Sacerdote). Da qui fino al suicidio di Giocasta e alla mutilazione di Edipo il film segue

fedelmente il testo di Sofocle. C' da aggiungere una cosa alla lettura psicanalitico-freudiana uno
degli ultimi amplessi vede Edipo proferire la parola: Madre. Ulteriore rafforzamento della lettura
psicanalitica. Scene raccapriccianti di cadaveri che si vedono nei film, sono i cadaveri degli
appestati scelta di introdurre queste immagini crude (che non c' nel testo di Sofocle) non una
scelta arbitraria di Pasolini ma tratta dall'Edipo Re di Seneca componente romana inserita in un
contesto greco. Nel testo di Sofocle non c' nessuna indicazione di situazioni raccapriccianti in
Seneca s i latini avevano bisogno di emozioni forti.
La regina di Corinto che Edipo supporr essere sua madre che chiama Edipo figlio della fortuna.
Questo appellativo corrisponde al figlio della tyk greco cio figlio della sorte, figlio del caso.
Figlio della sorte anche perch Edipo sar per tutta la sua vita in balia della sorte. Per questo Edipo
sacro attenzione perversa degli di per gli uomini. Gli di invidiano la sorte degli uomini perch
solo gli uomini possono provare gioie e piaceri che a loro sono proibite, perch immortali.
Piedini gonfi perch Edipo stato appeso in realt il servo di Laio non porta Edipo sul
Citerone per ucciderlo. Laio vuole sbarazzarsi di Edipo ma non vuole ucciderlo, perch non pu,
perch il padre versare il sangue del proprio figlio sarebbe stato un peccato mortale. Laio non
pu uccidere Edipo anche perch recherebbe offesa ad Apollo Apollo tramite l'oracolo che ha
vaticinato che Edipo avrebbe ucciso il padre e si sarebbe unito con la madre. Nel testo c' scritto che
a Edipo vengono forate le caviglie e poi appeso ad un albero formalmente il padre Laio non
avrebbe avuto una responsabilit diretta. In realt per questo che Edipo ha i piedi gonfi.
Questo sta esattamente nel nome di Edipo da oidos gonfio e pudus piedi colui che ha i
piedi gonfi. Edipo pu essere interpretato anche in altro modo per: Edipo oida = io so
potrebbe anche voler dire colui che sa il piede, cio colui che sa l'enigma del piede perch Edipo
colui che risolve l'enigma della Sfinge nel film Edipo uccide la Sfinge buttandola nel
precipizio. In Sofocle vi un alterco tra Tiresia e Edipo, con quest'ultimo che si vanta di aver
sconfitto la Sfinge attraverso il suo logos.
Nel prologo oltre all'interpretazione freudiana, Pasolini gioca sul fatto che nella tragedia tarda di
Euripide viene introdotto il prologo che serviva a presentare i personaggi sovrannaturali che
facevano parte dell'azione tragica. Anche per mostrare quello che Aristotele chiamava il nodo,
cio il preambolo della vicenda che andra sciogliendosi nel prosieguo della tragedia.
L'epilogo viene costruito da Pasolini con un riferimento formale all'Edipo a Colono che, come
Pasolini afferm, una delle tragedie meno riuscite di Sofocle. Perch lo dice?
Perch secondo il concetto che noi ci siamo fatti della tragedia, l'Edipo a Colono non ha un finale
tragico vi invece il passaggio dall'infelicit alla felicit, o meglio alla glorificazione di Edipo
che alla sua morte viene portato con s dal Dio in cielo.
Epilogo che marxista Edipo se ne va in giro con Angelo angelos il messaggero, il nunzio - (e
non con Antigone, la figlia, come in Sofocle) ritornando sul luogo da cui tutto cominciato la
borghesia viene ricondotta e smascherata nella sua vera natura autoritaria. Una delle ragioni per cui
l'epilogo ambientato a Bologna perch il governo a Bologna era una sorta di prefigurazione di
quello che sarebbe dovuto essere negli anni '70 il compromesso storico Curia bolognese e Partito
comunista impatto che favorisce lo sviluppo della borghesia. Pasolini cerca una denuncia antiborghese con l'epilogo. Pasolini salvaguarda la Chiesa, ma odia la fede istituzionalizzata e, di
conseguenza, la borghesia.

Testo della tragedia di Sofocle.


430 o 435 o 410 l'Edipo a Colono che l'ultima tragedia di Sofocle del 401. Importante nella
datazione il 430 a.C. - la grande peste di Atene che venne indebolita nello scontro con Sparta.

Edipo non vinse il concorso tragico con l'Edipo Re, mentre al primo posto si piazz Filocle, nipote
di Eschilo. Questo aspetto ci fa riflettere sulla trasmissione della cultura greca non casuale che
l'Edipo Re sia giunto fino a noi, mentre le tragedie di Filocle no. La tradizione ha conservato il
meglio le tragedie che sono arrivate fino a noi sono arrivate perch sono state le opere migliori.
Baccanti messa in scena di quel rituale arcaico e barbarico religioso che era il sacrificio di una
vittima umana da cui poi la tragedia si sviluppata (ad esempio Todds Cambridge Ritualists), ma
c' anche una lettura diversa e cio, se questo tema fosse stata cos importante, com' che solo
Euripide lo tratta nelle Baccanti? Lo stesso Todds risponde con l'argomento appena detto
esistevano diverse altre tragedie che riguardavano la vicenda di Penteo, ma di queste tragedie non ci
sono pervenuti i testi le Baccanti di Eurpidide era la migliore dal punto di vista letterale-poetico.
Questo processo di trasmissione della cultura non mai innocente la tradizione conserva ci che
migliore. Bisogna cercare di restituire alla storia quello che della storia.
430 a.C. - Peste di Atene Peste a Tebe un richiamo che Sofocle fa ai suoi cittadini di un evento
traumatico recente. Gli effetti della peste vengono descritti dal sacerdote la divinit ignifera - il
dio che porta il fuoco nella guerra del Peloponneso di Tucidide (descrizione peste di Atene)
l'effetto principale della peste era un bruciore interno. La divinit ignifera un riferimento preciso
alla peste di Atene.
Altro elemento da notare che questa peste sembra essere una maledizione impedisce alla terra
di generare frutti, alle mandrie di pascolare e di generare altri animali, e rende sterili le donne.
Maledizione che proviene dagli di Edipo deve capire chi stato ad uccidere Laio.
Si parla di un antico delitto - antica causa come gi aveva notato Aristotele l'Edipo Re
pieno di imperfezioni e paradossi cronologici perch, ad esempio, Giocasta risponde che Laio
stato ucciso poco prima dell'arrivo di Edipo. Il delitto di Laio viene presentato come un antico
delitto Edipo sposa subito Giocasta ed ella avr quattro figli e la peste arriva solo dopo.
Paradossi e imprecisioni cronologiche Edipo dice, a proposito dell'assassino di Laio, lo scoprir
io fin dal principio - ma anche io mi riveler il testo di Sofocle pieno di doppi sensi
linguistici (a cominciare dal nome stesso di Edipo) che rimandano alla complessit della vicenda.
Nella tragedia greca non vi suspence, tutti sapevano lo svolgimento dell'opera. Il mito era il sapere
condiviso, lo spettatore sa gi che Edipo l'assassino quello che interessa il conflitto che si
genera nell'intimo del protagonista.
Nell'interpretazione di Pasolini Edipo Re ha una lettura politica (perch Pasolini aggiunge il prologo
e l'epilogo autoritarismo). La figura di Edipo per si connota per la propria violenza questo
tema della violenza c' anche nella tragedia di Sofocle. Edipo non sa tenere a freno delle proprie
passioni. Per il resto Pasolini d un'interepretazione in chiave freudiana/intimistica.
La tragedia di Sofocle invece, ha una grande valenza politica come tutte le tragedie greche. Edipo
Re una sorta di apologo sul potere, sull'esercizio del potere, sulla violenza che necessaria al
potere i tratti violenti del carattere di Edipo sono i caratteri tipici di ci che di l a poco (prima
con Platone poi con Aristotele) saranno i tratti tipici della figura politica del tiranno.
I tratti che Sofocle assegna alla figura di Edipo sono ricavati pari pari da un personaggio storico
vissuto tra il VI e V secolo Periandro di Corinto nonostante la sua violenza uno dei 7 saggi
insieme a Talete e Solone figure archetipiche del sapiente. Non c' contraddizione nell'uomo
greco che Periandro sia allo stesso tempo un sapiente e un violento entrambe infatti fanno parte
della hybris. La tirannide inizialmente designa il pieno possesso e esercizio del potere politico
successivamente oligarchie e regimi democratici fanno s che il tiranno diventa una figura negativa
il tiranno diventa una persona che prende il potere non con il diritto dinastico. Edipo ambiguo
perch sarebbe il Re per diritto dinastico, ma lo prende uccidendo il Re, usando la hybris.
Edipo Re il prototipo della tragedia politica il teatro vero dell'azione tragica sempre la polis
(politico ci che riguarda la vita della polis, la vita della comunit nel senso originario).

Il coro formato dagli anziani di Tebe che ripetono quello che avviene in scena. Edipo dichiara di
voler trovare gli assassini di Laio Labdacidi anomalia fisica e morale Discendenza dei
regnanti di Tebe.
Tutto viene dagli di, ma lo dicono attraverso gli oracoli film oracolo pizia Edipo chi sono?
l'oracolo risponde dicendo cosa far l'oracolo non risponde mai direttamente.
Hybris di Edipo che non accetta che sia l'uomo incapace di capire gli oracoli.
Tiresia che non vede vede la verit, Edipo che presume di vedere bene non vede la verit.
Contrapposta alla ricerca della verit di Edipo, c' la verit che Tiresia possiede in quanto profeta e
sacerdote, in quanto non vede le cose terrene, le cose mutevoli, ma vede la verit.
La conoscenza innata in noi (le idee Platoniche) la vera conoscenza la conoscenza sensibile
mutevole la verit di Tiresia la verit metafisica, la verit religiosa, l'essere che sempre di
Parmenide. Tiresia dice tu con la tua hybris non trovi quello che cerchi, mentre io che ho in me
la verit (perch sono cieco) so quale la verit.
Edipo sospetta che dietro a Tiresia ci sia la volont di Creonte presume che Tiresia venga pagato
per dare i suoi responsi. Perch non fu Tiresia a sconfiggere la Sfinge?
Il coro effettivamente il compendio dello spettatore (a differenze di quanto sostiene Nietzsche),
lo spettatore idealizzato (come sostiene Schlegel) il coro rappresenta la citt. Cosa dice la citt di
fronte a questo alterco? Dice io non sto n di qua n di l l'indovino sembra dire cose mirabili e
sagge, ma anche Edipo le dice il coro/la cittadinanza sospende il giudizio.
Poi vi l'alterco tra Edipo e Creonte Creonte in realt non vuole la responsabilit del governo,
vive in una condizione privilegiata, gode del potere senza esercitarlo. Chi obbligherebbe Creonte a
tramare contro Edipo vista la sua situazione privilegiata?
Confronto tra Edipo e Giocasta (o Iocasta) ella racconta come avvenuta l'uccisione di Laio e
dice che gli era stato predetto da un oracolo il destino di Edipo. Quando Edipo chiede quando era
stato ucciso Laio lei risponde poco prima che egli diventasse re. Edipo capisce e sa che stato
ucciso per mano sua per una questione di precedenza. Giocasta continua a pensare che Edipo non
sia quello che in realt questa faccenda del sognare di congiungersi con la propria madre per i
greci non necessariamente un fatto negativo ricongiungersi con la madre terra.
Giocasta dopo che Edipo ha interrogato il messaggero che a suo tempo l'aveva raccolto e dato al re
di Corinto capisce e chiede a Edipo di non continuare con la sua ricerca.
In seguito torna il messaggero che annuncia la morte di Giocasta e l'auto-mutilazione di Edipo.
L'elemento tragico emerge alla fine differenza tra l'infelicit di oggi e la felicit del tempo. Edipo
e Creonte parlano alla fine della tragedia e, ormai accecato, chiede di essere esiliato dal luogo dove
era stato cos felice un tempo Kairs la felicit fugace, l'attimo che gli di concedono
passeggero l'uomo nella categoria del tempo: elemento tipicamente tragico.
12/02
Peste ad Atene Introduzione Edipo Re Tucidide (come Erodoto) scrive negli stessi anni di
Sofocle. Tutti condividono la situazione dell'Atene dell'epoca, un'Atene al culmine della sua
potenza che per va incontro alla guerra del Peloponneso. Erodoto e Sofocle erano dei
democratici, erano molto vicini a Pericle, mentre Tucidide pi vicino alla fazione
aristocratica, o meglio oligarchica ed un nemico sul piano politico di Percile. Nonostante ci
Tucidide tributa un grande omaggio a Pericle, riconoscendo la grandezza dell'uomo politico. Nella
descrizione della peste Tucidide utilizza un metodo pedagogico, per poter riconoscere la malattia
tempestivamente nel caso si ripresentasse il morbo. Anche in Tucidide risuona una sorta di
punizione divina gli animali che normalmente si nutrono di carne umana o di carogne non

toccavano i corpi dei morti di peste. Il testo insiste pi volte sul calore e sull'arsura Sofocle
divinit ignifera.
_ Edipo a Colono.
Edipo Re venne rappresentato probabilmente nel 430 a.C. (o gi di l), la guerra del Peloponneso
appena cominciata (431-404 a.C. sconfitta definitiva di Atene e declino di Atene).
Con l'Edipo a Colono siamo nel 401 a.C. a guerra gi finita e quest'opera la celebrazione della
grandezza di Atene, una grandezza che non c' pi. La vera protagonista dellla tragedia la citt di
Atene. Colono il nome di un sobborgo che si trova alle porte di Atene, dove Edipo (molto vecchio
anche qui paradossi cronologici) accompagnato da Antigone ridotto a una larva d'uomo.
Probabilmente questa scena dell'accompagnamento ispira la scena iniziale del King Lear di
Shakespeare. L'Edipo Re finisce con Edipo che chiede a Creonte il permesse di allontanarsi dalla
citt con le sue figlie e Creonte risponde che non possibile ma che saranno l'oracolo e la citt
stessa a pronunciarsi sulla vicenda. Quello che succede nell'Edipo a Colono molto pi tardo
Edipo dir che la citt decise di esiliarlo molti anni dopo le vicende raccontate nella tragedia.
Nell'Edipo a Colono egli viene cacciato dalla sua citt dopo che aveva raggiunto il convincimento
che tutte le sue sciagure fossero state sciagure involontarie (dettate dal Fato). Allora Edipo se la
prende con Creonte e con i figli perch non impedisco il suo esilio dalla citt, e a dir suo potrebbero
anzi averlo favorito. Creonte Citt VS Polinice vuole conquistare la citt.
Entrambi vanno da Edipo a chiedergli di tornare in terra tebana per essere sotterrato l, ma fuori
dalle mura Edipo rifiuter la proposta.
Questa tragedia un inno in onore di Atene, dell'Atene patria della tolleranza che difende i deboli,
contro la prepotenza e la violenza. Un'Atene che stata ormai distrutta, che vive ancora una volta
nelle parole di Sofocle, cos come nel famoso discorso di Pericle che Tucidide riporta nella sua
guerra del Peloponneso.
Arrivano Edipo e Antigone, Edipo chiede alla figlia di sorreggerlo chiede: dove siamo?
Antigone risponde siamo ad Atene, ma non so dove di preciso. Antigone riconosce subito che il
luogo dove sono arrivati un luogo sacro il boschetto sacro alle Eumenidi (tragedia di Eschilo
che vedremo nella seconda parte del corso). Arriva uno straniero e Edipo gli chiede dove si trova e
subito lo straniero lo apostrofa: tu stai camminando in un luogo sacro, abitato dalle Eumenidi che
sono dee della terra e nessuno ci pu abitare all'infuori di loro. Lo straniero avvisa Edipo che non
pu stare nel boschetto, ma lo stesso straniero non pu metterci piede e violare il carattere sacro del
luogo Edipo nel bosco protetto e pu solo uscire per sua decisione personale, e non pu essere
lo straniero a portarlo fuori. Qualcuno regna su questa terra oppure il popolo ha facolt di parola?
lo straniero risponde il potere appartiene al Re della citt e Edipo chi ? Teseo.
Dee venerande Eumenidi Edipo aveva ricevuto notizia attraverso il vaticino di Apollo che
grazie a queste divnit sarebbe stato protetto Edipo dice di essere stato schiavo del fato.
Edipo rifiuta di dare prova della propria colpevolezza, a differenza dell'Edipo Re dove egli si
assume in toto la responsabilit dei misfatti e si accieca. Nell'Edipo a Colono si dichiara innocente
invece, egli schiavo dei suoi peccati, li ha subiti contro al suo volere.
Carattere assolutamente nuovo dell'Edipo a Colono nell'intero panorama della tragedia attica
Schelling dice che Edipo inconsapevole del suo destino e lotta per costruirselo.
Edipo a Colono fa tabula rasa di tutti i concetti che noi eravamo riusciti ad estrapolare dalla tragedia
antica Hegel riconosce la novit introdotta dall'Edipo a Colono una tragedia quasi cristiana:
alla fine della tragedia non abbiamo l'evento luttuoso, ma abbiamo una sorta di evento miracoloso
dice Hegel. Hegel vede nell'Edipo a Colono un anticipo del Cristianesimo (non morte, ma
miracolo).
Edipo come schiavo delle sue sventure e dice non sono pi quello di un tempo (ha compreso la
sua non colpevolezza) a questo punto entra in scena il coro.

Il coro in quest'ultima tragedia di Sofocle (oltre che una delle ultime tragedie della stagione aurea
della tragedia attica) molto diversa da quella dell'Edipo Re. Qui il coro entra nella tragedia come
un personaggio: sono gli anziani di Colono. Con l'avvicinarsi delle persone i due (Edipo e
Antigone) si rintanano ancora di pi nel boschetto sacro Edipo si dice empio (a-nomos).
Edipo infine oltrepassa la soglia del bosco delle Eumenidi dopo il richiamo del coro (degli anziani)
il coro gi rappresenta i cittadini anziani e gli dice gi stai tranquillo, non ti faremo alcun male.
Il coro dice a Edipo se tu vuoi essere ospite nostro, tu devi rispettare i nostri valori devi
aborrire ci che noi aborriamo, e rispettare ci che essa ha di caro. Questa scena di Edipo che
fuoriesce dal bosco molto tenera e amorevole e d l'idea di un uomo stanco, vecchio e disabile.
Il coro aver riconosciuto Edipo come il discendente dei Labdacidi viene scacciato, come se Edipo
incarnasse la peste morale che potrebbe contaminare la citt Antigone a questo punto si prostra
davanti ai cittadini e cerca di difendere il padre, dicendo che tutto ci che accaduto non stato
voluto da Edipo ha fatto il male perch non sapeva e dice che questo infelice trovi piet nelle
vostre mani. C' sempre il daimon a trascinare l'uomo, l'uomo troppo debole per sottrarsi alla
volont divina. Cos il coro comincia a vacillare e dice che se hanno detto quelle brutte cose stato
perch hanno paura degli di e di una punizione divina nel caso ospitassero il peccatore.
Edipo dice le mie azioni piuttosto che compierle, le ho sofferte sono stato passivo di fronte alle
mie azioni, sono stato l'agente involontario delle mie azioni.
Io senza sapere nulla giunsi dove giunsi, ma erano ben consapevoli quelli che era la mia rovina
Edipo accusa gli di, sono gli di ad averlo indotto ad agire male.
Avvicinamento della figura di Edipo (a Colono e non Re) con la figura di Giobbe entrambi
accusano gli di (o Dio).
Ismene, la sorella di Antigone, li raggiunge a cavallo preoccupata per il padre e chiede notizie
degli altri due figli (Polinice e Eteocle). Ismene racconta che Eteocle si impadronito del trono e
Polinice muove guerra a Tebe, alla madre patria, peccando ancor pi gravemente di Eteocle (che era
pi giovane di Polinice, ma si appropria del trono anche se la questione dell'et dei due un dato
fluttuante in altre parti viene invertita la differenza).
Gli oracoli hanno detto che i tebani dovevano cercare Edipo vivo o morto e chiunque lo avesse
ricondotto a Tebe si sarebbe impadronito del trono. (NB: terra cadmea Tebe, perch il fondatore fu
Cadmo). Edipo tuttavia si rifiuta di tornare a Tebe, perch lo obbligherebbero ad essere sepolto fuori
dalle mura della citt, per via del parricidio. Ora Edipo si scaglia contro i figli maschi, che hanno
favorito la sua cacciata da Tebe. Tuttavia gli viene ribadito che era stato lui stesso a chiedere di
essere esiliato, ma Edipo risponde che quel giorno aveva ancora il cuore in subbuglio. Edipo arriva
a dire che si punito eccessivamente accecandosi, e che ora ha compreso che gli errori commessi
non erano sua responsabilit. Il dio lo sa, nulla scelsi di mia volonta. Ma come? risponde il coro
stata la citt e non io che ho voluto sposare Giocasta, stata la citt che me l'ha offerta.
Edipo dice non feci, cio non ho agito consapevolmente o meglio, la citt non avrebbe dovuto
offrirgli in moglie Giocasta. Ma il coro ribadisce che comunque ha ucciso il padre, ma Edipo si
giustifica dicendo che non sapeva Laio essere suo padre.
Allora giunge Tseo animo magnanimo e liberale del re che nonostante sappia chi ha davanti
pronto ad ascoltare le parole di Edipo. il mio corpo da morto render questa terra felice dice
Edipo. Tseo allora dice le sventure di cui parli sono le sventure della tua famiglia? Edipo
risponde che no, non sta parlando di questo, ma un'altra la sventura di cui sto parlando: il
comportamento dei suoi figli maschi Edipo stato scacciato dalla sua terra dai suoi figli a causa
del parricidio. Tseo allora dice che nessuno porter via da Atene, che un ospite e che se qualcuno
osasse cacciarlo da Atene arrecherebbe offesa direttamente al Re.
Atene protegger Edipo da qualsiasi male le parole di Sofocle sono ispirate (siamo nel 401 a.C.)
dal famoso discorso di Pericle riportato da Tucidide Pericle celebra la grandezza di Atene, la sua
democrazia, le sue leggi rette nessuno si scandalizza se un altro si comporta come meglio gli
aggrada, e non per questo lo guarda storto discorso molto attuale di Pericle.
Le parole di Sofocle ricalcano il discorso di Pericle.

L'apologia di Atene pronunciata dal coro.


(Poesia di Holderlin Der Wanderer quasi con le stesse parole celebra la bellezza della sua patria
sveva Holderlin ha tradotto Sofocle e Euripide: traduzioni di una modernit sconvolgente).
Antigone dice: ecco che arriva Creonte. Edipo alla richiesta di Creonte di tornare a Tebe risponde
di no, e dice che quando gli chiese di essere cacciato dalla citt egli non lo lasci partire, mentre
quando aveva capito di non essere colpevole allora egli lo scacci.
Creonte qui diventa una figura aggressiva (diversa dall'Edipo Re dove era mite). Edipo d a Creonte
del sofista accusa di Sofocle ai sofisti. Allora Creonte reagisce violentemente e rapisce Antigone
e Ismene il coro risponde che la tolleranza e il dovere dell'ospitalit di Atene che vengono
ferite dall'iniziativa ostile di Creonte.
Dopo il rapimento arriva Tseo, che non fa come Penteo delle Baccanti che chiam l'esercito, ma
Tseo richiama a s il popolo tutto Creonte non uscir dalla sua terra prima di riportargli le
fanciulle. Tu che sei venuto in una citt che esercita la giustizia tu, Creonte, hai ferito
l'orgoglio di Atene, hai ferito gli ateniesi, hai ferito il Re.
(Proskinesis atto di sottomissione dei persiani, nessun greco si abbasserebbe a tanto morale dei
Persiani di Eschilo cos i greci hanno vinto i persiani).
Creonte viene accusato da Edipo di averlo incolpato per i suoi crimini che tuttavia non erano
responsabilit sua stato l'oracolo a dire che il figlio di Laio l'avrebbe ucciso e si sarebbe unito
la moglie tutto ci opera degli di e non mia. Edipo dice io non sono colpevole di nulla
rivendica la sua innocenza.
Altro punto del coro sul destino e sul senso della vita umana: Nessuno tra i mortali pu dirsi felice
prima di morire, solo dopo la morte lo si pu capire muore giovane chi caro agli di. La morte
vista come la liberazione dagli affanni, come pace finalmente trovata. Poi i versi celebri ripresi
anche da Nietzsche nella Nascita della tragedia: il re Mida che riconcorre il dio Sileno la
felicit non essere nati, ma una volta nati tornare al pi presto l da dove si venuti la seconda
felicit concezione pessimistica della vita dei greci. Nietzsche dice che questa consapevolezza
a rendere forte il pensiero dei greci. Per i greci non c' conforto n in questa n nell'altra vita ma
questo pessimismo che non si traduce in disperazione (secondo Nietzsche) che d la forza di dire
s alla vita, di amare la vita senza credere in sovraterrenee speranze.
Arriva anche Polinice che scongiura il padre di tornare a Tebe non avverr che tu espugni quella
citt, ma ucciderai e verrai ucciso da tuo fratello dovete onorare i genitori e non disprezzare il
vostro padre greco! Parole tremende di Edipo contro il figlio. Polinice si rivolge ad Antigone e le
chiede di riporlo nella tomba con tutti gli onori, nonostante la maledizione del padre. ( sepoltura
simbolica del cadavere del fratello Antigone).
Sar il messaggero a raccontare che Edipo sente una voce che lo chiama O tu Edipo perch
esitiamo a muoverci? Edipo entra nel boschetto, si volta e chiede a Tseo di accompagnarlo. Il
re lo accompagna e il messaggero dice che non sa cosa successo nel bosco. Nessuno tra i mortali
pu dire cosa accaduto, ma solo Tseo non si sa qual la fine di Edipo, pu essere stato portato
agli di, oppure pu essere sprofondato nell'abisso dell'Ade ma benigno, perch ci rappresenta
nonostante tutto la fine delle pene di Edipo.
Antigone chiede a Tseo di lasciarle tornare a Tebe e il re glielo concede.
La conclusione data alle parole del Corifeo: cessate dunque e non pi oltre recate lamento,
comunque tutto questo irrevocabile.
NB: Corifeo il capo del coro!
17/02
Lettura e commento delle Baccanti di Euripide.

Importanza centrale di questa tragedia una tragedia indubbiamente particolare le Baccanti


mettono in scena l'orrore, un orrore che nei fatti potremmo paragonare a un film horror dei nostri
giorni. Il fatto che viene rappresentato un fatto orrorifico. In realt, come sempre nel caso delle
tragedie, le vicende non venivano riproposte tangibilmente sulla scena, ma vengono raccontate dalla
voce del messaggero problema di Schiller: come portare in scena una moltitudine di uomini, di
mandrie, di donne che fanno a pezzi mandrie intere a mani nude?
Tutto viene raccontato da DUE messaggeri quest'opera ha un duplice significato, uno religioso e
uno politico. (Piccola parentesi dal punto di vista politico che vedremo nel secondo modulo in
quest'opera si prende in considerazione il rapporto tra religione e stato) Euripide e Socrate erano
accostati al movimento sofistico e per questo vengono scherniti da Aristofane.
Le Baccanti una delle ultime tragedie di Euripide (insieme all'Ifigenia in Aulide), vennero
rappresentate dopo la morte di Euripide la posizione personale di Euripide non ben chiara.
Cosa voleva fare con questa tragedia?
Dimostrare che gli di debbano comunque sempre essere onorati? Oppure al contrario Euripide
vuole mostrare gli eccessi e le stragi del fanatismo religioso? Oppure ancora Euripide
illuministicamente pur confidando nella ragione umana, si rende conto che nella natura umana c'
una parte irrazionale che pi si cerca di reprimere e pi diventa una minaccia e quindi necessario
un compromesso tra stato e religione?
Normalmente nella letteratura critica questa tragedia viene considerata come quella che mette in
scena ci che la tragedia significa nella sua essenza Nietzsche, W.F. Otto: la tragedia che mette
in scena il sacrificio originario. La tragedia avrebbe un'origine religiosa, l'azione scenica avrebbe
origine dall'azione rituale sacrificio capro come vittima sacra a Dioniso, ma in realt il capro
l'animale in cui il dio s'incarna processo auto-sacrificario della divinit i fedeli mangiano la
carne dell'animale sacrificato, ossia mangiano la carne del Dio qui grandi studiosi come Jung
hanno trovato il germe di ogni religione il dio che si sacrifica per i suoi fedeli e che si fa
mangiare il sacrificio della vittima rituale l'elemento fondante di ogni religione.
Questo sacrificio del Dio le Baccanti lo mettono in scena, tuttavia l'esito della tragedia come noto
catastrofico (non nel senso della katastroph di Aristotele), ma un evento che suscita orrore il
figlio che viene ucciso e fatto a pezzi a mani nude dalla propria madre e dai propri familiari. L'esito
della tragedia un esito sconfortante se la catarsi dev'essere l'espulsione (o la purificazione)
delle passioni, qui la catarsi non si avvera se non nelle parole di Cadmo nel finale: occorre
rifarsi sempre alle divinit.
Per dare una giustificazione a questo esito luttuoso della tragedia bisogna considerare le date della
tragedia e riferirci ancora una volta ad eventi di carattere politico. Si presume che la tragedia sia
stata rappresentata per la prima volta nel 403 (Euripide mor nel 406), probabilmente venne scritta
tra il 406-407, ossia in punto di morte. Nel 406 e nel 405 sono accadute due guerre che hanno
sancito la fine della supremazia che Atene aveva nel mondo greco, che venne riconquistata da
Sparta, ma in realt il declino del mondo greco in s. Con la guerra del Peloponneso si sancisce
l'inizio del declino della supremazia greca. Gli ateniesi e i greci percepiscono la fine di Atene
(anche nella guerra del Peloponneso di Tucidide si percepisce il declino) discorso di Pericle il
canto di una civilt ormai sul punto del declino. Lo stesso avviene in questa tragedia. Lo stupore
attonito che Cadmo dimostra lo stupore di natura politica di fronte ad un evento che tocca Atene e
dal quale Atene non si riprender mai pi.
Aristotele definisce Euripide il pi tragico dei tragici, diverso da Sofocle (spirito dubitativo), da
Eschilo (spirito religioso) lo spirito di Euripide uno spirito freddo, cinico la tragedia molto
intensa. Ma le Baccanti sono l'unica tragedia in cui il protagonista direttamente un dio, cio
Dioniso. doppiamente Dioniso il protagonista perch il suo rivale che il reggente di Tebe nipote
di Cadmo, cio Penteo. Vi anche Tiresia, che pi giovane e non cieco, rispetto all'Edipo Re.
improprio parlare di una cronologia dei miti (che non possono avere cronologia), ma i fatti che
vengono rappresentati nel momento in cui fanno riferimento a delle saghe che vengono raccontato
tradiscono una logica cronologica. Sette contro Tebe di Eschilo, Edipo Re di Sofocle Tebe come

citt dell'anomalia il termine nmos intraducile, deriva da nemein dice Schmidt, che un
termine che ha molteplici significati (tra cui divisione). Quindi Tebe la citt della anomia nel
senso che il nmos non ancora stato completamente instaurato.
Qual l'altra grande ragione che sottolinea l'importanza delle Baccanti?
il fatto che le Baccanti sono il pi antico e unico documento che dimostrano in che cosa
consistesse un rituale dionisiaco. Di pi antico riguardo a Dioniso abbiamo solo l'inno omerico a
Dioniso. Soltanto attraverso le Baccanti possiamo intuire cosa significasse un rituale dionisiaco.
Nietzsche nella Nascita della tragedia costratto a fare ricorso a Euripide per descrivere i tratti del
suo principio dionisiaco.
Altra particolarit di questa tragedia che la tragedia ci stata trasmessa in realt in forma
incompleta. Mancano alcuni versi nel finale, ma tuttavia noi il finale lo abbiamo per una via
traversa grazie agli umanisti rinascimentali si rendono conto che opere medievali hanno citazioni
del perduto finale delle Baccanti. L'antichit cristiana e il padre della chiesa fanno una grande
scoperta analogie tra la figura del Cristo e Dioniso: Dioniso nella tragedia il dio che non viene
riconosciuto (esattamente come Ges), Ges una figura della sofferenza esattamente come
Dioniso (che il dio della sofferenza e del superamento della sofferenza attraverso il vino Ges
sacrificio del pane e del vino). Perch il finale della tragedia che questi autori (chiunque essi
siano) vedono adattarsi alla vicenda di Cristo? Perch nel finale della tragedia Dioniso pronuncia un
anatema contro i tebani li esilia e li costringe ad essere raminghi analogia con l'esilio degli
ebrei che avevano portato a morte con Cristo maledizione di Dioniso = maledizione lanciata
contro gli ebrei deicidi.
C' un elemento chiave nell'economia della tragedia rapporto tra Dioniso e Penteo.
Penteo un tiranno, ma un tiranno nel senso di tyrannis cio del pieno esercizio, della piena
signoria del potere Nietzsche tyrannis = gewalt, cio la piena padronanza del potere in
italiano potest. Penteo il tiranno, il reggente, ma Penteo anche la vittima sacrificale. Non un
sacrificio offerto a Dioniso, non una vittima designata come l'equivalente del dio, ma
direttamente il dio Kernyi scrive la prima vittima designata nei rituali dionisiaci non il capro,
ma il toro perch Dioniso cerc di sfuggire ai Titani travestendosi da toro. Ma Dioniso venne
fatto a pezzi a mani nude nelle sue sembianze di toro a Creta intorno al 1200 a.C. questo rito era
molto seguito tutte le tauromachie derivano probabilmente da questa civilt originaria in cui il
toro non era l'animale sacro a Dioniso, ma era l'incarnazione del dio. Anche a Micene si facevano
tauromachie (giochi dei tori che poi vengono fatti a pezzi). L'uccisione del toro era l'uccisione del
dio, e il nutrirsi della carne cruda del toro era il nutrirsi della carne del Dio. La carne era cruda
perch attraverso il sangue doveva essere passata la scintilla divina ai fedeli.
Omofaghia = mangiare la carne cruda
Sparagms = smembrare squartare fare a pezzi.
Sparagms il fare a pezzi la vittima e Omofaghia il cibarsi della carne cruda della vittima.
Inizialmente la vittima non il caprio, ma il toro, ma in un secondo tempo l'animale scelto il
caprone con la discesa dei Dori e di altri popoli del Nord e la fine di Micene in realt questi
rituali con l'invasione dorica non scompaiono le citt vengono distrutte e questi rituali si
spostano nelle campagne e nelle campagne presso popolazioni che praticano in prevalenza la
pastorizia, il toro scompare e per contro l'ovino, la capra e il caprone assumono grande importanza.
Si passa dall'animale teomorfo (che il toro) all'animale antropomorfo (che il capro) il capro
un animale che ha un commercio continuo con l'uomo che posto in qualche modo sullo stesso
piano dell'uomo.
Secondo i Cambridge Ritualists prima c' il rito che si perde in una antichit inattingibile e cos si
perdono le ragioni per cui un mito si svolge in un certo modo di conseguenza si inventano dei
racconti per giustificare l'uccisione del capro prima il rituale poi il mito capro nemico di
Dioniso perch mangia i pampini, cio i germogli della vite. La ragione vera che il capro viene
sacrificato perch Dioniso si incarna nel capro. Ma quindi Dioniso stesso questa figura dialettica
dell'identit dei contrari. Perch si incarna nel suo nemico.

Cos come nella tragedia Dioniso contrapposto a Penteo, ma Penteo l'alter-ego di Dioniso ne
il nemico ma Dioniso stesso l'oggettivazione negativa di Dioniso. Il nome Penteo deriva dal
verbo penteos cio, mi pento, mi dolgo figura della sofferenza esattamente come Dioniso.
Karl Kernyi autore ungherese di lingua tedesca, citato anche nel libro per l'esame sul tragico
(Dioniso archetipo della vita indistruttibile l'opera di Kernyi) anche un filologo e
archeologo, cerca di dare sostanza critica alle conclusioni di Otto (che si definiva un teologo
pagano ed era un filosofo). Kernyi dimostra che Dioniso a tutti gli effetti un dio greco nato in
Grecia i greci stessi ce lo presentano come un dio che viene dall'Asia mentre Kernyi riesce
attraverso documentazioni antichissime a provare che Dioniso incarna il maschile e il femminile,
l'umido e il secco, ma soprattutto che Dioniso un dio greco a tutti gli effetti, ed anche uno degli
di pi antichi. I greci stessi dell'et classica hanno perso la memoria di questa divinit antica e
credono che sia una divinit proveniente dall'Asia. Dioniso il dio della vita universale, della natura
dice Kernyi contrapposto alla vita individuale la figura di Arianna la personificazione della
parte femminile di Dioniso l'elemento femminile quello che partorisce la moltitudine delle vite
individuali attraverso il parto Arianna la vita individuale votata alla morte, mentre Dioniso
l'elemento universale che si nutre della morte delle vite individuali Dioniso la natura che si
nutre della morte degli organismi.
Dioniso cacciatore venerato nella Grecia classica come una forma specifica del culto di Dioniso
Kernyi dice che il Dioniso cacciatore la figura archetipica della divinit cacciatore
(zagreis) deriva dalla caccia con la fossa (zagre) Dioniso un cacciatore di prede vive, e per
questo non pu ucciderle. Questi miti micenei e cretesi sono riconducibili alla figura archetipica di
Dioniso. Dioniso maschile e femminile, della morte e della vita, della povert e della ricchezza,
dei giovani e dei vecchi, dell'alterit e dell'unit.
Le Baccanti sono l'unico documento letterario che ci mostrano il rituale e la vera natura di Dioniso.
Lettura e analisi dell'opera.
Nelle tragedie di Euripide due sono le novit: una il prologo (a differenza delle tragedie di
Sofocle) e l'altra il deus ex machina (ossia colui che risolve la tragedia attraverso un intervento
divino elemento soprannaturale che cala dall'alto attraverso dei congegni) tuttavia il deus ex
machina nelle Baccanti non c', perch in questa tragedia una catarsi vera e propria non c'.
Nel prologo come sempre nelle tragedie di Euripide viene presentata una figura sovrannaturale,
viene presentato un dio Dioniso contemporaneamente un dio, un demone e un eroe eroe
nel senso platonico che troviamo nel Cratilo: deriva da eros, da amore unione mortale/immortale
Dioniso figlio di Zeus e di una mortale, Semele figlia di Cadmo (come Achille, anch'esso
eroe in questo senso).
Dioniso si presenta nel prologo e presentandosi illustra i presupposti dell'azione che verr subito
dopo. Ma la prima parola che Dioniso pronuncia gi una parola che richiede un discorso Eko
giungo io figlio di Zeus:
la prima parola impegnativa questo Eko un Dio che giunge, giunge dall'Asia dir egli stesso
poesia Brot und Wein di Holderlin: Dioniso viene citato da un appelattivo che viene recuperato
da questo prologo colui che viene, il dio a venire, il dio del futuro: unione di Dioniso e
Cristo, ossia la ricomposizione della cultura antica con quella cristiana.
Dioniso figlio di Zeus e di Semele (figlia di Cadmo), e quindi cugino di Penteo che figlio di
Agave (che figlia anch'essa di Cadmo) Semele, la madre di Dioniso, gi morta ed egli torna a
Tebe per vendicare le voci che i tebani hanno messo in giro riguardo alla sua morte.
Tra Penteo e Dioniso c' un legame di parentela Aristotele nella Poetica dice che le tragedie pi
intense avvengono e vengono raccontate sempre all'interno delle famiglie.
Gli eventi che vengono raccontati nella tragedia avvengono all'interno della famiglia regnante di
Tebe Labdacidi maledizione della citt stessa Edipo. La maledizione deriva da un
elemento originario che l'anomalia della citt contrapposta alla natura conflitto cultura/natura

l'uomo paga il peccato originario della separazione dalla natura il conflitto che sta dietro la
anomia di Tebe l'essere Tebe, che non pi natura. Il nomos innanzitutto violenza sulla natura.
Vrnant dice che Dioniso una divinit che non ha una forma precisa (Nietzsche Gaia Scienza: i
greci si sono costruiti una maschera, e indossano la maschera della bellezza per nascondere il forte
pessimismo di fondo). Dioniso il dio della maschera Vrnant il Dio di un inaccessibile altrove.
un peccato che Vrnant in un suo scritto non rende omaggio a Walter Friedrich Otto che nel suo
libro Dioniso mito e culto parla della funzione della maschera di Dioniso Dioniso un diomaschera, un dio superficie (non un dio mascherato). Otto fa un'osservazione importante: in un
vaso (vaso Franois) conservato al museo archeologico di Firenze rappresentato il corteo degli di
che si recano al matrimonio tra Peleo e Teti (ninfa dio tetide) gli di sono raffigurati di profilo,
come usuale nella pittura vascolare c' solo un dio che viene rappresentato frontalmente e
questo dio Dioniso Dioniso il dio dello sguardo, ma la maschera dice Otto non affatto un
qualcosa che Dioniso indossa, ma Dioniso maschera la maschera di Dioniso non poteva essere
indossata (perch fatta di marmo, di roccia, di legno pesantissimo) non poteva essere indossata,
perch la maschera doveva essere appesa nel giorno della vendemmia e veniva irorata con il primo
vino. La maschera doveva essere vista da entrambe le parti, sia la parte concava che quella convessa
Dioniso il dio dell'essere e del non-essere, della vita e della morte, del maschile e del
femminile.
Il Dioniso delle Baccanti un Dioniso mascherato ha in realt una doppia maschera.
Kernyi dice che nella pittura vascolare Dioniso viene spesso rappresentato come un uomo barbuto
e a differenza di tutti gli altri di greci che sono mostrati nudi, Dioniso viene sempre rappresentato
completamente vestito perch questo serve a nascondere una mutilazione Dioniso tra le altre
cose il dio del fallo i Satiri che fanno parte del tiaso (il seguito sacro al Dio) e ricompongono il
corteo dei seguaci a Dioniso, sono sempre mostrati in posa itifallica, con una virilit molto evidente
Palazzo T a Mantova: Satiri rappresentati con una virilit possente.
Dioniso ne privo, Dioniso ha sacrificato il suo fallo Dioniso deve celare di avere fatto dono
della sua ricchezza, del fallo, della procreazione e per questo cela questa sua mutilazione. Nella
tragedia almeno in due punti Penteo rimprovera e prende in giro il fanciullo (nel quale Dioniso si
reincarnato) per essere effeminato, per avere atteggiamenti e sembianze femminili, mentre Penteo
si vanta della propria virilit.
La madre di Dioniso che Zeus aveva amato ad un certo punto viene ingannata da Era, perch Zeus
l'aveva tradita e avevo messo incinta Semele dice Era a Semele guarda che Zeus ti nasconde
qualcosa e chiedi di mostrare la sua vera natura Semele lo chiede a Zeus, lui lo fa, ma folgore
e la polverizza. Dioniso consapevole della sua natura ambigua (umana/divina) e contro un dio
(Era) difende sua madre. Dioniso poi dice da dove giunge dice apertamente che viene dall'Asia,
e dice che un dio asiatico.
In realt non cos, ma i greci e Euripide non lo sanno pi non riconoscono pi Dioniso come un
dio greco, ma come un dio adottato Dioniso l'ultimo dio che viene assunto nell'Olimpo. un
dio recente per i greci dell'et classica di pi, Dioniso dice di essere un barbaro (non-greco).
Ma i greci sono disposti a riconoscere che i barbari sono popoli di grandissima civilt (basti pensare
all'omaggio che Platone fa agli Egizi nel Timeo). Dioniso dichiara la sua appartenenza ad una civilt
barbarica lArabia felice era la punta sud-occidentale (oggi Yemen) della penisola arabica.
18/02
Scontro Dioniso/Penteo Scontro potere religioso/potere politico.
Penteo non Re perch nipote di Cadmo (che ancora vivo), ma un reggente, un tiranno, ma
nel senso originario della parola esercizio del potere nella sua pienezza.
La radice stessa del tragico delle Baccanti sta nella doppia natura (Dioniso/Penteo) che sono in
realt una stessa figura. Penteo sar la vittima sacrificale di Dioniso, ma in realt la figura

oggettivata di Dioniso stesso. Dioniso si oggettiva nella sua vittima, che deve avere una sorta di
odio verso il dio funzione compensatrice del mito (del racconto) Penteo caratterizzato da
una identit di figura e di sostanza con Dioniso (lo dice il nome stesso di Penteo) colui che ha la
sventura e la disgrazia nel nome. Penteo: soffrire, essere in lutto. Dioniso il dio del dolore, ma
anche il dio che lenisce il dolore attraverso la bevanda narcotica: il vino. A Dioniso era consacrata
anche un'altra bevanda, anch'essa alcolica ed l'idromele.
Dioniso si presenta nel prologo figlio di Zeus e di Semele la vicenda delle Baccanti
sostanzialmente una vicenda in ambito familiare, cos come da tradizione i vincoli parentali nella
famiglia di Cadmo sono piuttosto estesi, ma comunque sempre di legami parentali si tratta. Dioniso
in quanto figlio di Semele che figlia di Cadmo, Dioniso stesso nipote di Cadmo. Penteo e
Dioniso sono cugini, perch le loro madri erano sorelle (perch Semele morta). Il luogo dove tutto
questo si svolge la casa regnante di Tebe.
In almeno due o tre occasioni Dioniso rivendica le sue origini barbare. L'intento di Dioniso di
dimostrare che egli un dio l'ambiguit della figura di Dioniso (che umano e divino) sembra
costituire ci che mette in dubbio la sua divinit stessa. Uno degli elementi che faranno s che i
poeti romantici (in particolare Holderlin) vedano in Dioniso una forte somiglianza con la figura di
Cristo. Anche Dioniso un dio che non viene riconosciuto tutta la ragione della tragedia gioca
sul fatto che i tebani si rifiutano di riconoscere la divinit di Dioniso.
Il rumore e la musica sono messe in relazione con il dionisiaco (Nietzsche Nascita Tragedia)
c' nella tradizione greca una particolare musica fatta con gli strumenti a percussione che apputno
la musica di Dioniso VS la musica di Apollo. Il rumore connesso alla figura di Dioniso perch il
neonato venne cacciato da Era perch figlio di un amore adulterino (Zeus e Semele) e venne
nascosto in una caverna e per coprire il suo pianto facevano vari rumori (grida, urla, canti).
Differenza tra Menadi e Baccanti le mainades sono le vergini che seguono Dioniso dall'Asia alla
Grecia, mentre le Baccanti sarebbero le donne di Tebe a cui Dioniso ha tolto il senno.
La menade si veste con la pelle di cerbiatto maculata e afferra il tirso (che un bastone sacro che ha
sulla sommit una pigna, e questa pigna adorna di foglie di edera l'edera oltre alla vita e anche
l'abete e il pino sono tutte piante sacre a Dioniso. Euripide la chiama qui la lancia (o la zagaglia,
simile alla lancia), anche se propriamente il tirso non un'arma, anche se lo diventer le
Baccanti con il solo tirso riescono ad uccidere gli uomini nella fine della tragedia Agave infiler
la testa di Penteo sul tirso.
Perch Dioniso andato a Tebe?
Perch a Tebe si sono inventati (Cadmo in particolare) che Semele stata con un mortale ed
rimasta incinta, e quindi per nascondere il misfatto aveva detto che il padre di Dioniso era Zeus.
Quindi Dioniso tornaro per punire il re e la citt per questa menzogna, che nega la divinit di
Dioniso vendetta per convincere la citt di essere un dio. Anche il coro che costituito dalle
Baccanti pi anziane ripete pi volte egli un grande dio, egli un vero dio.
Cos Dioniso ha fatto impazzire le donne e le ha fatte andare a vivere sul monte Citerone (dove poi
Edipo neonato verr abbandonato) senso politico della tragedia sta in questa contrapposizione :
fatto uscire le donne dalle case (oikos Heimat in tedesco) contrapposizione tra oikos/polis.
La politica dell'oikos la tradizione che fornisce l'educazione dei bambini nei primi anni di et,
mentre la polis pi precisamente il politico, il vivere nella comunit.
Vi una specie di sciopero indotto da Dioniso le donne non stanno pi in casa, non educano e
crescono pi i figli, non fanno pi da mangiare cosicch la citt ferma, sta stagnanado. Cos
Dioniso vuole vendicare sua madre Semele, dalle menzogne che il re Cadmo ha detto su di lei.
Dioniso il dio dello sguardo colui che guarda e deve essere guardato.
Cadmo ha rinunciato alla gestione della citt e ha concesso la tyrannis a Penteo. Penteo un empio
perch combatte me, ma soprattutto combatte la divinit che c' in Dioniso combatte contro gli
di tutti.

NB: Nietzsche identifica Bismarck (nell'aforisma che c' nel programma) con Penteo Bismarck
laicizza le istituzioni scolastiche della nuova Germania, cos Nietzsche indica a Bismarck i rischi di
questa sua riforma la religione senza controllo diventa molto pi pericolosa.
Gli far vedere bene che io sono un dio dio dello sguardo. Dioniso disposto ad affrontare una
guerra in campo aperto contro la citt di Tebe con le sue Menadi. Dioniso quindi ha deciso di
incarnarsi (dio doppiamente mascherato) in un corpo per condurre la sua guerra e rivendicare la sua
origine divina e l'unione di sua madre con Zeus.
Rea la grande madre una specie di super-divinit che in realt molto pi antica delle divinit
olimpiche ed la Terra in sostanza.
La distinzione tra Menadi e Baccanti ambigua, anche se in questo primo passo ancora
riconoscibile. Quindi Dioniso una volta finito il suo discorso lo vede ripetuto dal coro.
Vengo dalla terra d'Asia la prima cosa che il coro dichiara: Dioniso dio barbaro.
Il coro poi dice beato chi ha il demone amico e iniziato ai misteri ne fa parte ed iniziato alla vita
il santo rito che monda = che purifica.
NB: nella Nascita della tragedia Nietzsche fa un'allusione a proposito dell'unit tra il coro e i
Satiri. Il Satiro il compagno che soffre insieme al dio la comunit della sofferenza che
partecipa delle vicende del Dio il ceppo originario della societ. Questa comunit si ricrea in
teatro, sia nel teatro della tragedia attica che derivava direttamente dal rituale dionisiaco, sia nel
teatro moderno che Nietzsche identifica nelle opere di Wagner. La musica per Wagner
essenzialmente manifestazione del dolore, cos come per Schopenhauer la musica lo
svisceramento della volont cieca. Ricreazione dell'unit originaria, unit del dolore, unit dei
dolenti.
Il coro poi s'incarica di narrare la vicenda personale di Dioniso. La madre lo partor dal suo grembo
prima che fosse maturo Semele partorisce un embrione, lasciando la vita al colpo del fulmine,
cio polverizzata da Zeus, grazie al subdolo suggerimento di Era. Il mito nella sua versione orfica
racconta che Dioniso riesce a venire al mondo grazie ad una gravidanza extra-uterina Zeus si
apre la coscia e lo chiude dentro la coscia, in modo da nasconderlo da Era Zeus che genera il
dio dalle corna d'oro, cio Dioniso. Le corone che cingono il capo del bambino sono fatte di serpi.
Le Menadi nutrono con il loro latte i cuccioli delle fiere e intrecciano le serpi commistione tra
umano e animale, contiguit tra umanit e natura, unione di umanit e matura nell'utopia dionisiaca.
Alzare il braccio con il tirso e la gamba per poi batterli con forza per terra, per dare il ritmo, per fare
rumore.
Quando il dio si abbatte al suolo significa che precipita precipitare, cio precipitarsi della
fiera in caccia della preda una caratteristica di Dioniso.
Omofaghia il nutrirsi della carne cruda della vittima, che in realt la carne cruda del Dio
affinch secondo la tradizione orfica attraverso il sangue venga trasportata la scintilla di divinit
nel seguace. Nutrirsi della carne cruda uno dei due elementi del rituale dionisiaco (Sparagms e
Omofaghia).
L'armonia della natura che si crea nel corso della danza delle Baccanti, nel corso della celebrazione
del dio la natura si fa direttamente amica dell'uomo e senza bisogno che i seguaci di Dioniso
facciano nulla, semplicemente colpendo la roccia con il tirso zampilla acqua, vino e grattando la
terra ne fuoriesce latte, mentre dalla sommit stessa del tirso sgorga miele.
Dioniso il dio dei contrari e qundi non solo il dio del dolore, ma anche il dio della gioia. La
religione dionisiaca una religione che vuole ricondurre l'uomo alla sua dimensione selvatica,
animale.
NB: Paul Yorck von Wartenburg scrive un saggio sulla catarsi che riprender quasi letteralmente
Nietzsche gli di aiutano e consigliano gli eroi nei poemi omerici (Eden terrestre), ad un certo
punto per la stessa crescita dell'uomo viene a cadere e con l'invasione dorica si verifica quella che

gli studiosi chiamano il medioevo ellenico ed qui che trova spunto la religione dionisiaca perch
quel concetto di Dio che gli uomini non possono pi possedere, da questo concetto di divnit
vengono posseduti. Prevale il concetto di destino a cui sono sottoposti gli di stessi e per sfuggire a
questo determinismo, l'uomo greco non fa altro che rintanarsi in una concezione religiosa che una
concezione di morte (Sileno) l'uomo cerca di tornare al suo stato naturale, rifiutando la cultura.
Con tutta la dolcezza e la ferocia che la natura rappresenta per l'uomo.
Finisce il discorso del coro e comincia l'azione della tragedia.
Ci sono Tiresia e Cadmo (re e fondatore di Tebe). Cadmo pi vecchio di Tiresia, che non ancora
cieco. Tiresia e Cadmo sono d'accordo nell'accogliere i riti di Dioniso, nell'accettare di una nuova
religione nella citt. Mentre Penteo contrario. Gi dalla prima battuta Cadmo identifica Dioniso
come un dio. Una delle tante dualit che Dioniso ispira e viene condotta ad unit: il giovane e il
vecchio. Cadmo dice di aver dimenticato di essere vecchio.
NB: La frase sugli di che non esistono tratto da un frammento del Bellerofonte che era un eroe
greco finito in miseria che si lamenta della sua sorte e quindi va a vedere dove nascosta la felicit
presso gli di e con Pegaso vola verso l'Olimpo e c' una frase in cui Bellerofonte dice: Si dice che
in cielo abitano gli di, gli di non ci sono, gli dei non ci sono. Euripide ateo?
In realt Bellerofonte viene punito e fatto precipare dagli di perch ha osato sfidarli e ha addirittura
negato l'esistenza degli di. L'ateismo di Euripide da affrontare in maniera pi critica.
Nel dialogo tra Tiresia e Cadmo Euripide d una condanna forte ai sofisti Euripide ad un certo
punto pare abbia partecipato, sia pure collateralmente, al movimento sofistico, ma qui lo condanna.
Arriva Penteo che non si accorge di Tiresia e Cadmo e dice di aver saputo che le donne se ne sono
andate sui monti a venerare un nuovo dio.
Penteo una figura dall'erotismo acceso e dall'erotismo morboso, perch sar quello che lo
condurr alla morte. Penteo vede l'inganno erotico dappertutto. Penteo posseduto fin dal primo
momento che in realt tutta questa messinscena una trovata delle donne per non rispettare pi il
vincolo matrimoniale Penteo si identifica come un cacciatore (attributo dionisiaco).
Figlie di Cadmo:
Autonoe, madre di Atheone cacciatore che non crede nella natura divina di Afrodite, un giorno
vista la divnit nuda a fare il bagno viene punito e tramutato in cervo, per poi essere sbranato dai
suoi stessi cani.
Agave, madre di Penteo sposa di Echione, che era uno degli sparti.
NB: Origine di Tebe (gi raccontata qualche lezione fa) Cadmo in cerca della sorella Europa,
che stata rapita da Zeus e a un certo punto interrogando l'oracolo viene a sapere che ha bisogno di
procurarsi una vacca, e una volta che la vacca si accoscia deve fondare l la citt Echione uno
degli sparti, cio dei guerrieri nati dai denti di drago sparsi. Gli sparti rappresentano la violenza
cieca della natura. Ne sopravvivono soltanto 4 o 5 e uno di questi Echione egli padre di
Penteo e marito di Agave. La violenza che traspare nelle azioni e nelle parole di Penteo la
violenza della terra, ma Penteo rappresenta anche il nomos, la legge e dunque nella polis stessa c'
la violenza. Il modo in cui Penteo osteggia Dioniso e la diffusione del rituale dionisiaco ispirato a
quella stessa violenza che si manifesta in Dioniso. Il nomos l'istituzione di un ordine che in natura
non c', il nomos stesso paradossalmente violenza.
Ambiguit dell'identit sessuale di Dioniso un uomo, ma una figura fortemente effeminata.
Penteo ravviser il biancore della pelle di Dioniso (elemento femminile). Tuttavia Dioniso che
effeminato va costantemente in cerca di donne per il baccanale serale.
NB: nella vicenda della cucitura del feto nella coscia di Zeus questa una delle ragioni per cui
Dioniso colui che nato due volte ditirambo = nato due volte, ma anche strumento musicale.

Nebride = mantello in pelle di cerbiatto che viene indossato da Tiresia e da Cadmo. Penteo deride i
due cos vestiti e apostrofa Tiresia dicendo che solamente in cerca di soldi.
Tiresia risponde che la divnit che sta deridendo un giorno diventer importantissimo nell'Ellade.
Tiresia dice che due sono gli di che sono prime per gli uomini: la dea Demetra, cio la terra che
fornisce ai mortali gli elementi che in s non hanno umore (Demetra il grano, il secco, ecc.
ecc.), mentre l'altra divinit Dioniso, perch lui trov il vino ( l'umido). Con questa
interpretazione, che un'intrpretazione sofistica (che riduce le divinit a elementi naturali), si pu
trarre l'antichit della figura di Dioniso.
Demetra = madre originaria, la terra secco.
Dioniso = il paredro di Demetra, cio lo sposo annuale che poi veniva sacrificato umido.
Origine matriarcale della religione greca (diversa dalla religione di Creta e Micene).
Non solo Dioniso l'emento umido, liquido indispensabile alla vita, ma ha anche fornito agli
uomini il liquido che cancella il dolore, che conduce l'uomo all'oblio.
19/02
Discorso di Tiresia Euripide si mette a fare il sofista, probabilmente introducendo una sorta di
parodia.
Demetra il secco, la Terra + Dioniso l'umido, il vino.
I sofisti interpretavano i miti della tradizione secondo una lettura naturalistica stessa cosa la fa
Socrate, in particolare nel Fedro, dove egli stesso fa parodia dei sofisti (in riferimento alla storia
tra Borea e Orizia).
Tiresia allora racconta e spiega il mito della doppia nascita di Dioniso, ed in particolare la vicenda
dell'embrione cucito nella coscia di Zeus una volta che Zeus salva Dioniso dall'incenerimento di
sua madre lo porta sull'Olimpo nascosto nella coscia per evitare che Era intervenga e uccida
Dioniso. Zeus prende un pezzo di etere, crea una sorta di sosia di Dioniso e lo diede in ostaggio alle
furie di Era mros VS mros (si trova nelle note a pagina 150, nota 36) Tiresia utilizza un
modo di procedere tipico dei sofisti.
Dioniso agisce anche nel contesto bellico, perch nel momento in cui i due eserciti si trovano uno di
fronte all'altro prima dell'attacco sono presi da una sorta di mania che li obbliga a stare fermi e a
prepararsi allo scontro.
L'alleanza tra Apollo e Dioniso effettivamente presente nella mentalit dell'uomo greco
indifferentemente dalla tragedia (idea che contrasta con quella esposta da Nietzsche nella Nascita
della tragedia) discorso di Tiresia.
La morale laica di Euripide vuole che l'essere saggi dipende esclusivamente dalla nostra natura.
L'umano e il divino vengono posti sullo stesso piano, al dio e all'uomo vengo ricondotte le stesse
meschinit, solo (come dice Nietzsche) su una scala pi grande unica teodicea accettabile
secondo Nietzsche.
In seguito sar Cadmo a rivolgere la parola a Penteo (suo nipote) non credi che Dioniso sia un
dio? beh, sei libero di non crederlo, ma ti conviene dire che sia cos. Bisogna pensare a cosa reca
vantaggio all'esercizio del potere sulla citt religione come supporto (ci che raduna il
consenso) al potere. Nessuna idea politica riesce a creare consenso cos come lo crea la religione.
Cadmo dice: stai attento, guarda che fine ha fatto Atheone, sbranato dai suoi stessi casi perch non
credeva alla divinit di Afrodite.
Penteo rimane convinto che dietro a tutto questo si nascondano dei comportamenti immorali da
parte delle donne di Tebe Cadmo lo avvisa: stai attento a non causarti il male che gi inscritto
nel tuo nome.
Giunge il coro (p.79) delle Baccanti che commenta le azioni la bocca di Penteo anomos,
follia senza legge scienza non saggezza: il sapere molte cose non saggezza saggezza

non andare oltre al limite dell'uomo. Tratto caratteristico dell'uomo dev'essere quello di vivere i
confini della propria potenzialit. Dioniso il dio dell'eguaglianza sociale, non guarda al ricco e al
povero, ma anzi li rende uguali. Saggezza tenere la mente lontana dagli uomini che sanno troppo
(i sofisti).
Comincia qui il secondo episodio la guardia si presenta da Penteo e gli dice che lo straniero
stato catturato, ma sottolinea lo strano comportamento del prigioniero. Dioniso si dimostrato
mansueto, ha teso le mani da se stesso e si fatto catturare palese analogia con la vicenda del
Cristo (cos la vedono i romantici). Dioniso tuttavia ha gi in mente un modo per sottrarsi dalla
prigionia. Tuttavia le Baccanti che erano state catturate sono fuggite a Penteo non interessa
perch riuscito a catturare Dioniso.
Abbiamo un dialogo diretto tra Penteo e Dioniso schernisce l'aspetto del dio, perch effeminato
ha i capelli lunghi (non come un vero combattente), pallido e bianco come le donne.
Tema della maschera, dello sguardo, gli occhi aperti Dioniso si mostra nella sua ambiguit.
Quali sono i riti portati da Dioniso?
Sono riti che vengono concessi dal dio, e Penteo non pu conoscerli perch un empio.
- Tebe la prima terra dove porti questi riti?
Dioniso dice che nelle terre dei barbari tutti onorano Dioniso rivendica la sua presunta origine
asiatica.
Penteo risponde con l'orgoglio nazionale dei greci dicendo che i popoli barbari non hanno senno.
Ma Dioniso risponde che in questo i barbari mostrano pi senno dei greci e poi fa un'osservazione
che dice ogni paese ha i suoi costumi ( Levi-Strauss).
Dioniso prende una posizione di multiculturalismo confronto tra la cultura greca e le culture
barbariche Dioniso propende per una sorta di relativismo culturale.
Penteo lo mette in carcere, e Dioniso risponde che verr il dio stesso a liberarlo Penteo dice: io
non lo vedo e Dioniso risponde tu sei empio e non riesci a riconoscerlo.
Poi Dioniso dice a Penteo tu non sai chi sei in realt Dioniso parla a se stesso, perch Penteo
in realt il suo alter ego. Penteo risponde sono figlio di Agave e di Echione rivela il suo essere
figlio di uno degli Sparti Penteo, gi il tuo nome include la sofferenza e la violenza.
Dioniso esce libero dal palazzo e dice: donne barbare (non greche Menadi) (p.91).
(pp. 94-5-6-7) Compare un mandriano (che un messaggero) che racconta al Re una cosa
pericolosa ha paura della natura facile all'ira di Penteo il messaggero racconta che all'alba si
recato insieme agli altri mandriani sul Citerone e vide tre cortei, ognuno dei quali era condotto
dalle figlie di Cadmo.
Il mandriano racconta l'idillio delle Baccanti (che viene ripreso da Thomas Mann nella Morte a
Venezia che a sua volta era stato ripreso da Nietzsche ne La nascita della tragedia) a che
cosa rimanda il sogno di questa comunit in stretta relazione con la natura?
(Le Baccanti che si riuniscono nei cortei, allattano i cuccioli delle fiere, fanno zampillare il vino da
terra, grattano il terreno e ne sgorga il latte e dal tirso fuoriesce il miele).
VINO Adorno Odissea vicenda dei Lotofagi sostanze stupefacenti che mostrano una
volont di morte impossibile sfuggire alla morte, il sogno il tentativo di uscire dalla storia e
con ci di sfuggire alla morte con una sorte di morte indotta attraverso le sostanze, che permette
di sopravvivere alle sofferenze della vita.
(pp. 98-99-100) - La scena di idillio raccontata dal mandriano si tramuta in una scena di terrore. Il
mandriano ha intenzione di prendere le donne riunite e riportarle da Penteo quando le donne
vedono i mandriani li attaccano con a capo Agave i mandriani scappano e le donne cominciano a
squartare gli animali a mani nude violenza talmente enorme da riuscire ad uccidere pure i tori a
mani nude violenza indotta da una divnit, altrimenti non si spiegherebbe tanta forza.

Le donne poi si spostano nei villaggi e cominciano ad uccidere gli uomini con i tirsi, con una
violenza ancora superiore. Di fronte a questa visione il mandriano dice a Penteo: Re accogli il dio,
chiunque esso sia, per evitare tale violenza.
Penteo invece risponde con la violenza ed deciso ad affrontare le Baccanti con l'esercito.
Penteo deciso ad uccidere le Baccanti questo il punto in cui la tragedia ha la sua svolta.
L'ira tanta da portare Penteo a preparare l'esercito per sferrare l'attacco, ed ecco che Dioniso
tende una mano a Penteo e gli dice che potrebbe andare lui stesso sul Citerone a convincere le
donne a tornare a Tebe.
Le vuoi vedere riunite sulla montagna? chiede Dioniso Penteo posseduto dall'idea di
guardare le Baccanti fare le cose sconce, allora subito casca nel tranello di Dioniso.
Ma Dioniso avvisa Penteo di stare attento perch le Baccanti potrebbero stanarlo, nonostante il
nascondiglio. In realt Dioniso sta tessendo il suo inganno a Penteo.
(pp. 105-107) Dioniso un dio dai tratti femminili, vestito, l'alter ego di Penteo cerimonia
della vestizione di Penteo: Penteo diventa Dioniso e diventa con ci il capro espiatorio.
Penteo prova vergogna a vestirsi da donna, ma la curiosit di andare a vedere le Baccanti troppo e
quindi decide di travestirsi.
Ma come far ad attraversare Tebe? chiede Penteo qui che comincia la cerimonia per farlo
diventare il capro espiatorio il capro espiatorio era solitamente il pi povero del paese e senza
parenti, allora veniva condotto attraverso la citt strusciandosi con i muri dei palazzi per attirare
tutti i mali e le tensioni sociali della citt e poi veniva o messo a morte, oppure esiliato.
Con questa domanda Penteo diventa direttamente il capro espiatorio.
Allora Dioniso risponde che sar lui a fargli da guida Penteo entra nel palazzo a traverstirsi, e
Dioniso dice agli spettatori che adesso Penteo andr dalle Baccanti e trover la sua morte, questa
sar la sua pena. Dioniso vuole trascinare Penteo travestito da donna per la citt di Tebe e vuole che
tutta la citt rida di lui analogia con la vicenda di Cristo quando porta la croce e viene deriso.
Tutta Tebe deve deridere Penteo e con le vesti da donna dovr discendere nell'Ade.
Mite e terribile (tremendo e dolcissimo) - pag. 109 mite con gli uomini che lo riconoscono
in quanto dio, e terribile con coloro che non lo conoscono. ( PARABOLA DEL BANCHETTO DI
NOZZE c' una terribilit anche nei vangeli).
(pp. 109-111) il coro riporta probabilmente le parole di Euripide, un pentimento da parte sua?
(p. 113-115-117) Penteo esce dal palazzo vestito da donna e Dioniso ironicamente lo sistema. Il
tirso, dice Dioniso, deve essere tenuto nella mano destra e contemporaneamente deve essere battuto
a terra insieme alla gamba destra (tipico movimento del rituale dionisiaco).
Tu solo prendi su di te il peso della citt e sei solo a soffrire Penteo il capro espiatorio.
Il coro giustizia venga con la spada e uccida l'uomo che non ha dio, il figlio di Echione che
nato dalla terra Penteo un uomo che non ha legge Schmitt dice che l'istituzione del
nomos un atto arbitrario del sovrano quindi Penteo nato dalla terra (dove il nomos non c'era
ancora) dev'essere per forza anomos e agire violentemente per istituire il nomos.
(pp. 117-119) non la citt, non Tebe ad avere il potere sulle Baccanti, ma Dioniso, cio la
religione del sangue, il vincolo del sangue la religione osserva e onora le relazioni di sangue e
qui Dioniso (cio il religioso, il numinoso) ha potere sulle Baccanti e non la citt, la polis.
Penteo sempre pervaso dalla morbosit di vedere gli atti sconci delle Baccanti che lo poter alla
morte.
(p. 123-125) Dioniso incita le Baccanti e queste si precipitano contro Penteo, e soprattutto
Agave, lo battono con il tirso, e a mani nude cominciano a scalzare l'abete sul quale Penteo
nascosto Penteo allora precipita dall'alto (irrompere di Dioniso identificazione di Dioniso
e Penteo Dioniso scompare e ricomparir solamente alla fine della tragedia) e tutte le Baccanti
rese folli cominciano a smebrare Penteo (Agave gli stacca la spalla, le altre zie e le Baccanti tutte

sventrano Penteo). La madre poi prende la testa di Penteo e la fissa sulla punta del tirso, convinta
che si tratti della testa di un leone.
(p.127) balliamo in onore di Bacco dicono le Baccanti. Cantiamo per il sacrificio di colui che
nato dal sangue del dragone Penteo si era contraddistinto per la sua violenza, e viene ucciso
con violenza.
Penteo il cacciatore cacciato doppiamente Dioniso stesso.
(p.133) Cadmo vede Agave con la testa del figlio sul tirso. Cadmo sconvolto dalla scoperta e si
rende conto che la figlia ancora non si resa conto di ci che aveva compiuto. Improvvisamente
Agave si risveglia e si rende conto di avere ucciso il figlio.
(pp. 137) da qui comincia la parte perduta che stata poi recuperata grazie al Christus Patiens di
Gregorio di Nanziano analogia tra i Tebani e gli Israeliani.
Non bello che Dio nella sua ira si scagli contro un mortale parole conclusive di Agave.
Il fatto religioso deve essere temperato con la ragione, bisogna evitare l'eccesso sia da una parte che
dall'altra.

MANCA LEZIONE 24/02


25/02
La sposa di Messina l'opera meno riuscita dal punto di vista drammatico e tragico di Schiller.
Questa tragedia ha per una particolarit, nella sua introduzione Schiller spiega perch reintroduce
il coro nella tragedia moderna non vuole questo suo gesto essere nostalgico e ricreare la tragedia
classica, anche perch l'ingenuit del pubblico greco non pi possibile ritrovarla nel pubblico
moderno. Ma Schiller, che stato anche un filosofo della storia (che secondo Nietzsche altro non
che una ideologia traverstita Hegel), crede che il mondo greco qualcosa di irrimediabilmente
tramontato e perduto, che per pu essere evocato. E pu essere evocato attraverso la poesia
generazione di Novalis, Hlderlin.
Schiller vuole riproporre il coro in maniera diversa rispetto alla tradizione. Il coro deve essere come
un muro vivente che isola l'azione sulla scena separa l'azione sulla scena dalla realt e la
riconduce ad una rappresentazione assoluta, metafisica.
Nietzsche usa Schiller la tragedia greca nasce dal coro - coesistenza origine tragedia con il
coro (ripreso da Nietzsche). Schiller nel finale dell'introduzione spiega che ha ambientato la
tragedia a Messina perch una citt caratterizzata dalle influenze di tre grandi religioni (greca,
cristiana, araba). L'intento di Schiller quello di mostrare attraverso la tragedia come ci che conta
in ogni religione e cio la divinit, o meglio lo spirito della divinit. Concezione universalistica
della religione deismo di Hume, religione della ragione di Kant, di Lessing. Schiller, in sostanza,
figlio dell'illuminismo.
A Nietzsche interessa il fatto che nella Sposa di Messina vi sia una celebrazione della
componente religiosa Nietzsche aveva sicuramente letto il carteggio tra Goethe e Schiller e in
questo carteggio ha sicuramente letto la lettera di Schiller dove enuncia che l'origine della tragedia
sostanzialmente dionisiaca, cio da ricercare nei rituali dionisiaci. Dioniso un dio che viene
riportato alla luce dal romanticismo tedesco (soprattutto in Holderlin, ma anche in Novalis Inni
alla notte e nello stesso Schiller). Nietzsche in sostanza dice che Schlegel in sostanza non ha capito
nulla, mentre Schiller ha capito tutto. Il coro quindi il coro dei Satiri, che sono figure mitologiche.

NB: Polemica Nietzsche/Willamowitz entrambi hanno ragione in parte.


Nietzsche (mediante un'intuizione poetica) riuscito ad intuire l'essenza del mondo greco, e non
attraverso studi strettamente filologico quelle di Nietzsche sono intuizioni, ma sono fondate
anche se non giustificate in maniera scientifica e filologica.
Nietzsche descrive i Satiri come esseri semi-animaleschi, per met caproni e per met umani
(Willamowitz nega che vi sia una componente animale nei Satiri ma la pittura vascolare dar
ragione a Nietzsche anche se Nietzsche non ha avuto modo di verificare la veridicit della sua
descrizione attraverso la pittura vascolare Nietzsche aveva avuto modo di vedere i Satiri mezzi
uomini e mezzo animali grazie ad un cartone di un dipinto).
Per Nietzsche i Satiri rappresentano una specie di omaggio che l'uomo greco porta alla natura
animale (che resta tale anche nel travestimento della civilt) dell'uomo. Questi Satiri sono dei finti
esseri naturali che sono posti sul finto stato di natura che quello presentato sulla scena. Nel teatro
greco c' una doppia finzione scenica finzione intesa da Nietzsche cos come veniva intesa da
Schiller, cio una finzione che permette alla rappresentazione di farsi universale. Il Satiro come
colui che faceva parte del Tiaso di Dioniso vive in una realt religiosamente riconosciuta non
che i Greci credessero veramente che fossero esistiti dei Satiri Teologia attraverso il canto parole di un grande poeta tedesco Jean Paul non era quella dei greci una fede paragonabile alla
nostra.
Gli di dell'Olimpo erano belle forme attraverso le quali era possibile vivere scrive Nietzsche
lo spettatore greco vedeva sulla scena degli esseri finti, che per vivevano in una realt
religiosamente riconosciuta.
La musica dissolve la civilt perch porta l'uomo a vivere una condizione precedente alla civilt
Kultur o Bildung (formazione o cultura): il profondo radicamento dell'uomo nella natura, ci
che radica l'uomo alla natura, ma allo stesso tempo lo allontana. La Kultur essenzialmente forma,
ora la forma ha bisogno per sorgere di un abisso, un abisso nel quale non c' ancora alcuna forma
l'assenza di forma l'indistizione dell'uomo rispetto alla natura = questo il principio dionisiaco per
Nietzsche.
Apollineo/dionisiaco un patto fraterno fra due principi che non potrebbero esistere senza l'altro:
tutta l'arte, e persino la musica, non pu fare a meno del principio della rappresentazione tutta
l'arte, la politica, la storia forma, Kultur, principio apollineo, il quale per deve poter tornare
ad immergersi nel dionisiaco, cio deve essere consapevole dell'abisso dal quale sorge. Nel 1886
(14 anni dopo aver scritto la Nascita della Tragedia) nella Gaia Scienza definisce i greci come
Superficiali per prodondit erano consapevoli dell'orrore della vita animale, della
consapevolezza della morte il dionisiaco dolore ma anche vita, anche ebbrezza vitale:
questo rende i greci capaci di vedere degli esseri religiosamente riconosciuti sulla scena. Cio
provano che questa dimensione che a met artistica e met religiosa uno stato di fusione tra
uomo e uomo pi profondo di quello degli uomini nello stato e nella civilt.
L'uomo civile greco si sentiva annullato al cospetto del coro dei Satiri. L'effetto immediato della
tragedia dionisiaca consiste in questo l'unit che riconduce l'uomo alla sua natura prima della
forma una condizione di fusione che condizione religiosa per Nietzsche, perch in fondo a
questo pi immediato radicamento nella natura c' una consolazione metafisica. Questa
consolazione metafisica sta nel fatto che nonostante la portata devastante della vita, essa porta in
s la possibilit di rigenerarsi continuamente il Satiro rappresenta quella serie di pulsioni animali
che necessariamente sono presenti nell'uomo, che anche se le vogliamo negare, chiedono il loro
diritto i greci questo lo sapevano bene e nelle tragedia concedevano a questa barbarica trinit uno
sfogo attraverso i rituali dionisiaci.
Ma come veniva questa fusione del s con l'altro?
Avveniva attraverso una condizione che era una condizione religiosa, che l'estasi L'EK-STASI:
l'uscire da s per accogliere un altro. Nella tradizione religiosa era il dio che entrava nei suoi

seguaci. In questo processo di fusione consiste veramente l'aspetto fondamentale dell'arte greca
l'uomo di fronte alla sofferenza pi aspra era salvato dall'arte l'arte per Nietzsche era anche
all'origine della religione greca (Kunstreligion di Hegel Nietzsche senza saperlo era sulla stessa
linea di Hegel in questo caso).
Il Satiro dunque che cosa rappresenta?
Rappresenta quella disposizione naturale che per si differenzia da certe figure che si trovano nella
cultura moderna VS pastore idillico : che sono frutto della nostalgia del primitivo e del
naturale. Nel Satiro, invece, si manifesta tutta l'asprezza e la ferocia della natura umana primitiva.
Dioniso un dio feroce ( Baccanti) il Satiro quella figura in cui non vi ancora alcun tipo di
conoscenza. Il Satiro per i greci quello che per noi la Scimmia (secondo le teorie di Darwin).
L'uomo ricondotto alla sua animalit, in sostanza.
L'uomo greco non si vergognava affatto di derivare dal Satiro il Satiro era il compagno
(compartecipe colui che soffre insieme) di Dioniso. Condivideva le sofferenze di Dioniso. Anche
il Satiro una figura del dolore, ma anche colui che annuncia una salvezza che proviene dal seno
pi profondo della natura simbolo dell'onnipotenza sessuale della Natura. Ci che i greci non si
vergognavano affatto di celebrare era appunto la sessualit.
Il Satiro barbuto che osannava il suo dio era l'uomo vero.
Schiller dunque ha ragione perch il coro (se inteso come coro dei Satiri) il muro vivente contro
l'assalto della realt dunque l'espressione di questa ek-statica, entusiastica adesione dell'uomo
alla propria natura animale. Ci che denuncia la civilt stessa come menzogna, scrive Nietzsche.
L'intento di Nietzsche non quello di ritornare ad uno stato di natura, in realt Nietzsche non mai
stato un filosofo rivoluzionario, ma semmai era un filosofo critico. Era, in qualche modo, un critico
della cultura bisogna acquisire la consapevolezza critica di quello che la civilt forte
anticipatore di Freud. Dunque la civilt come menzogna non significa fare a meno della civilt
(Greci superficiali per profondit).
Verit di natura VS Concetto di civilt di Nietzsche = Cosa in s VS Rappresentazione di
Schopenhauer.
Se ci che vede lo spettatore greco sulla scena questo coro di Satiri ecco che questo rimanda ad
una dimensione originaria in cui la tragedia non era rappresentata, ma tutti partecipavano al rituale
dionisiaco, non c'era alcun contrasto tra pubblico e coro quando Nietzsche dice che la tragedia
coro intende dire che all'origine di quel processo c' questa dimensione originaria che si perde nella
notte dei tempi, in cui non c' divisione fra rappresentazione e pubblico, ma tutto una
partecipazione. Tutti partecipano e non rappresentano qualcosa, ma credono immediatamente di
essere quegli esseri che rappresentano (mediante l'ek-stasi uscire fuori di s - e l'enthusiasmos
essere in dio -).
Ecco che qui allora quando Schlegel dice che il coro lo spettatore ideale significa per Nietzsche
che il coro l'unico spettatore, cio che non c' distinzione tra coro e pubblico, ma c' una
dimensione corale originaria in cui ognuno in sostanza il Dio.
Ma come tutto questo poteva rivivere nel teatro dei Greci?
Il modo in cui il teatro greco era fatto, e cio con gli spettatori disposti sulle scalinate in cerchi
concentrici intorno alla scena, faceva s che il coro si frapponesse tra la scena e il pubblico. I
gradoni su cui stava il pubblico producevano un effetto di proiezione dello spettatore nel centro
della scena. Lo spettatore veniva proiettato nel centro della scena, si sentiva partecipe dell'azione
scenica.
La forma del teatro greco (che in realt nella grande epoca della tragedia ancora non esistono teatri
fissi ma sono impalcature effimere collocate in grande avvallamenti del terreno che poi verr fissata
nei teatri che vengono costruiti poi) ricorda la valle del Citerone Baccanti. Nietzsche a volte

sulle orme di Hegel (che anche Hegel tratter la tragedia come forma d'arte vivente), anche se non
ha mai letto Hegel direttamente.
Tutta la serie dei effetti resa possibile dalla grande eccitazione dionisiaca la massa che si fa
opere d'arte e artista. Questo processo della tragedia il fenomeno artistico originario
immedesimazione artistica = origine dal concetto religioso dell'ek-stasi e dell'enthousiasms.
l'evento religioso che sta all'inizio del dramma per questo che nella tragedia il dionisiaco ha un
ruolo pi importante che nelle altre arti (diverso dal rapsodo e dal pittore) perch implica un
coinvolgimento diretto e non mediato da parole o immagini. Il soggetto stesso della tragedia si
annulla nei suoi personaggi.
PARAGRAFO 10 de La nascita della tragedia ritorna al discorso sull'origine della tragedia. La
tragedia non farebbe altro che riproporre il tema del sacrificio di Dioniso le Baccanti come
tragedia modello. Ma perch dice che Dioniso fu per molto tempo l'unico eroe sulla scena?
Nietzsche intende dire che Dioniso che il dio della maschera, che non solo indossa la maschera,
ma indossando la maschera nello stesso momento molti individui, quindi tutti i personaggi che
vediamo sulla scena non sono altro che maschere di Dioniso sono figure della sofferenza.
La maschera ci dice che qui abbiamo Penteo, Edipo, Prometeo, ma in realt sempre Dioniso
l'elemento unificante di queste figure. Dietro ognuna di queste figure c' un dio, c' Dioniso.
NB: l'idea che l'antichit sia legata alla tragedia e la modernit alla commedia un'idea di
Kierkegaard ovviamente Nietzsche non conosceva Kierkegaard (che verr conosciuto solo
nell'800 quando verr tradotto in tedesco).
I greci quindi non potevano tollerare individui sulla scena tragica quando noi vediamo quelli che
apparentemente sembrano essere individui, in realt noi abbiamo a che fare con le maschere di
Dioniso, maschere prese dalla rete delle volont individuali Dioniso preso nel principium
individuationis smembramento di Dioniso = principium individuationis di Schopenhauer.

26/02
Dioniso il dio della sofferenza, del pathos ( sofferenza). Il fondamento sottostante della
pluralit dei personaggi della tragedia Dioniso. Nietzsche chiama Dioniso con l'appellativo di
eroe e non di divinit o demone e questo attiene anche alla natura di Dioniso che met uomo e
met divino. Nasce da mortale e viene successivamente accolto nell'Olimpo Dioniso la figura
del passaggio del divino dall'umano. Questo rapporto tra l'unicit di Dioniso e la molteplicit degli
eroi tragici viene letta da Nietzsche secondo il rapporto che eredita da Schopenhauer, e cio il
rapporto tra la Cosa in s e la Rappresentazione il passaggio dell'Uno che dividendosi si
moltiplica all'infinito un processo doloroso. Nello stesso Schopenhauer il dolore e la
consapevolezza del dolore sono legati alla nostra sorte individuale, mentre se noi fossimo in grado
di immergerci nella vita incosciente (cosa che solo la Poesia Tragica e la Musica ci permettono di
fare) noi potremmo maturare un distacco ascetico dal dolore connesso alla vita individuale.
La caratteristica del modo in cui Nietzsche utilizza questo concetto di Schopenhauer sta nel fatto
che Nietzsche lo utilizzi per leggere i vari miti, in particolare quello orfico.
Se Dioniso corrisponde alla Cosa in s, Apollo corrisponde al principium individuationis dietro
alle vare forme che si muovono sulla scena sta sempre il Dioniso sofferente. Dioniso stesso il dio
di questo moltiplicarsi, della proliferazione dell'Uno Nietzsche utilizza Schopenhauer per
affrontare i misteri (tra cui quello orfico).
Il fanciullo fatto a pezzi dai Titani lo sbranamento di Dioniso Nietzsche utilizza il termine
Zerstckelung (stck significa pezzo) = il fare a pezzi e cio l'esatta traduzione del termine
greco sparagms.

Il Dioniso fatto a pezzi, che ha subito lo sparagms la vera sofferenza Dionisiaca e corrisponde
alla trasformazione in terra, aria, acqua, fuoco allusione alla nascita della filosofia di Nietzsche
la Filosofia fa a pezzi la verit originaria. L'indistinto originario dal quale tutto prende origine si
differenzia mediante uno smembramento.
Quindi l'individuazione la fonte e la causa prima di ogni sofferenza ( Schopenhauer), qui
Nietzsche indovina il fatto che Dioniso sia un dio pi antico degli di olimpici. Nietzsche ancora
crede che Dioniso sia una divinit orientale, ma in realt sa anche che i Greci non sono un popolo
autoctono, ma l'originalit dei greci sta nel riprendere i miti e le mitologie che vengono dall'Oriente,
e li fondono, dando loro un aspetto nuovo, ma i Greci sono in tutto e per tutto debitori di altre
tradizioni, tra cui quelle orientali ( Iperione di Hlderlin: qui viene teorizzata una sorta di
autonomia della cultura greca VS Nietzsche: Greci debitori di altre tradizioni). In questo senso per
Nietzsche Dioniso pu essere benissimo un dio orientale, pur essendo nello stesso momento un dio
greco. Dunque un Dioniso che qui viene presentato come precedente agli di olimpici, addirittura
come colui dal quale sono nati gli altri di. E dalle lacrime di Dioniso sono nati gli uomini, scrive
Nietzsche.
mito dell'origine dell'uomo: i Titani dopo aver fatto a pezzi Dioniso (che per sfuggirgli si tramuta
in un toro e viene fatto a pezzi tauromachia di Creta), i Titani si nutrono delle carni del dio e una
scintilla delle carni del Dio penetra nei Titani (che non sono divinit) e allora Zeus folgora i Titani e
li incenerisce e con le ceneri dei Titani impastate con le stesse lacrime di Zeus crea gli uomini.
Questo fa s che nell'uomo ci sia una scintilla di divinit che la stessa scintilla di Dioniso che
stata mangiata dai Titani quella conoscenza interiore che l'uomo ha in s grazie alla sua lontana
origine divina ricerca in s stessi della scintilla di divnit un concetto che torna sempre e
giunge fino a Roma. Dioniso il dio smembrato, del quale per i seguaci attendono una rinascita
Holderlin ritiene essere Dioniso come il dio della storia. Questa rinascita di Dioniso sar la fine
dell'individuazione, quindi il ritorno dell'Uno.
Dunque per Nietzsche siamo in procinto di vivere la terza venuta di Dioniso pensiero mistico
che si ritrova in vari pensatori tedeschi e cio il sogno di un terzo regno che sar il regno della
ragione (soprattutto in Lessing e negli altri illuministi tedeschi). Il regno della ragione viene
pensato come quello che verr dopo il regno dell'Antico testamento (quindi ebraico) e dopo il regno
del Nuovo testamento Lessing ne L'educazione del genere umano formula proprio questa
ipotesi: Dio ha dato la legge al popolo pi misero e ignorante, cio gli ebrei dopodich Dio ha
mandato un secondo pedagogo attraverso il quale la legge non pi scritta, ma si regge sull'esempio
(fase del cristianesimo) ma verr un terzo regno, che sara il regno della ragione dove gli
uomini non saranno pi costretti a seguire una legge scritta, n saranno sottoposti ad un giudizio,
ma saranno in grado naturalmente di realizzare la ragione questo regno supera tutte quante le
religioni e le fasi della storia dell'umanit precedenti. Questa idea di Lessing deriva da una visione
di un mistico italiano Gioacchino da Fiore, un calabrese lo deduce dall'Apocalisse di Giovanni il
concetto di un terzo regno che dovrebbe essere il regno di un nuovo evangelo e sar il regno
dello Spirito Santo Gioacchino da Fiore viene condannato di eresia e vengono perseguitati tutti i
suoi seguaci. Questo terzo Dioniso un riferimento molto velato a questa utopia che anima
l'illuminismo tedesco.
Il regno del Dioniso risorto l'unica speranza che compare su questo mondo dilaniato, scrive
Nietzsche. Nelle Baccanti abbiamo nel Prologo il Dio nella sua divinit, poi nel corso della tragedia
abbiamo il dio travestito che viene sacrificato attraverso il suo alter ego (secondo Dioniso) e dopo il
sacrificio abbiamo la resurrezione di Dioniso parla come dio riconosciuto nel finale della
tragedia quando dice ai Tebani di averli puniti perch non lo avevano riconosciuto. Questo
riconoscimento del Dio che l'atto finale della tragedia lo scopo del rituale religioso era proprio
questo, e cio condurre al riconoscimento del Dio il riconoscimento del Dio il terzo Dioniso

di Nietzsche. Come dovrebbe avvenire questo riconoscimento che porterebbe un raggio di gioia a
questo mondo di individui divisi?
La tragedia ha una funzione religiosa e misterica attraverso una dottrina misterica della tragedia
arriviamo a ricomporre il mondo di individui separati. Ma come? Qual lo strumento che possiamo
usare per questo?
Nietzsche qui pi vicino a Schiller per il quale l'antichit pu essere ripristinata solo nel canto
soltanto attraverso l'arte l'arte che pu ripristinare questa unit!
Altrove un Nietzsche pi tardo parler di questa riunificazione come la riunificazione del logs.
Qui, invece, la musica a cui allude Nietzsche la forza che liber Prometeo dagli avvoltoi, la forza
erculea della musica la musica di Wagner quella musica che in quanto unione di poesia, di
danza, ecc. Wagner incarna l'en-kaipan, almeno fino al 1876 (la Nascita della tragedia del
1871-71).
Kernyi riprende le parole di Nietzsche e conferma la sua ipotesi. Il discorso che ad essere
presente sulla scena non poteva essere Dioniso stesso, ma il suo nemico perch il mistero che si
consuma sulla scena rituale il sacrificio del Dio. Il sacrificio che il Dio realizza sacrficando se
stesso, ad opera di un altro che se stesso. Ci che presente, il personaggio che presente sulla
scena inizialmente il nemico di Dioniso (Penteo), ma Penteo e Dioniso sono la stessa persona,
sono due oggettivazioni della stessa figura divina. D'altro canto questo il carattere contraddittorio
della Zo (vita universale vita della natura - vita che sopravvive indistruttibile dietro ogni morte).
Opposizione Zo e Bios (Arianna elemento femminile che produce la vita individuale) Zo il
principio maschile della vita, il seme della vita. La vita che nasce da se stessa attraverso la morte,
questa la dinamicit di Zo. Il nemico di Dioniso un Dioniso oggettivato. Kernyi dice che
Penteo il Dioniso reso oggetto da se stesso, il Dioniso calato in una forma. A questo punto
Kernyi fa un'osservazione interessante perch la tragedia come viene immaginata da noi viene a
perdere un momento fondamentale Poetica di Aristotele: la tragedia di Aristotele gi una
tragedia secolarizzata (e non pi originaria) e per Aristotele dice una cosa che sulla base di come
noi conosciamo la tragedia si spiega difficilmente. Quando parla della peripetheia (cio del
rovesciamento dalla gioia al lutto), ma non si capisce perch Aristotele parli anche del contrario,
cio del rovesciamento dal lutto alla gioia. Perch Aristotele dice questo?
No, non questo probabilmente. che Aristotele sia pure in modo approssimativo, ha in mente una
tradizione in cui esisteva questo rovesciamento al contrario, ma questa era la derivazione della
tragedia dal rituale religioso. Perch? Perch la vera Peripetheia quella che va dal lutto alla gioia,
e cio dopo che il Dio viene sacrificato si passa alla resurrezione del Dio. Il Dio fatto a pezzi viene
ricomposto, e da questa ricomposizione il canto si trasforma da canto di lutto a canto di gioia.
Perch tutto questo ci appare cos lontanto dalla tragedia?
Perch noi abbiamo perso un elemento fondamentale della tragedia il dramma satiresco.
I satiri alla caccia di Sofocle, e I Ciclopi di Euripide erano legati alla tragedia. Il dramma
satiresco non faceva che riprendere gli stessi temi della tragedia, ma in forma satiresca e suscitava il
riso ed era un ritorno alla gioia che celebrava la fine del lutto. Nelle Baccanti noi abbiamo il
momento della peripetheia quando vediamo il Dio che rinasce e si ripresenta agli uomini (seppure
in maniera luttuosa), ma quello che manca l'elemento satiresco in cui gli stessi elementi della
tragedia vengono ricucinati in maniera non tragica derivavano dalla originaria funzione rituale
della tragedia, perch nel rituale c'era questo canto di gioia alla fine dove il dio veniva riconosciuto
e celebrato nel suo splendore. I protagonisti di questi drammi satireschi sono i Satiri che erano
personaggi in questo senso eccessivi, cio era l'eccesso di qeusti personaggi che muoveva il riso. I
Satiri erano i portatori di quella qualit fallica che non era presente in Dioniso e allora a questo
punto Kernyi per due volte in questo libro (che stato pubblicato postumo dalla moglie e in
qualche punto risente di questo fatto) arriva a trarre la conclusione che prima di Tespi (fondatore
della tragedia di cui non sappiamo nulla) succedeva che qualcuno (il sacerdote dionisiaco) saliva
sull'altare e su questa tavola (altare) si celebrava lo sparagms della vittima sacrificale (il caprone).

NB: significato originario del termine tragedia deriva da tragos e od, cio il canto del capro.
Il capro un chiaro riferimento all'origine dionisiaca della tragedia Vernant: questo legame tra
tragedia e dionisiaco un fatto che la cultura d per acquisita soltanto a partire da Nietzsche (e da
Frazer per la cultura anglosassone) certamente le tragedie venivano rappresentate nella cornice
delle grandi dionisie e c'era la Zumele (altare consacrato a Dioniso) e il sacerdote di Dioniso aveva
il posto d'onore durante queste celebrazioni > ma questa era la cornice istituzionale dlele tragedie e
secondo Vernant non abbiamo nessuna prova che le tragedia derivino dai rituali religiosi. Escluse le
Baccanti nessuna tragedia pu accostarsi all'origine sacra della tragedia stessa. Se non fosse cos
non si spiega quella formula, quella frase che secondo una testimonianza molto tarda (di Plutarco)
dice che gli ateniesi si chiedevano cosa avevano a che fare le tragedia con Dioniso. Questo non ha
nulla a che vedere con Dioniso! Aristotele dice Vernant non ci dice pressoch nulla sull'origine
dlela tragedia da un rituale religioso, per cui questa idea dell'origine della tragedia tipicamente
moderna senza sufficienti testimonianze. Il fatto decisivo che a un certo punto qualunque siano
state le sue origini essa diventata una forma estetica autonoma, che recide le sue origini tanto che
noi non possiamo stabilirne l'origine. Anche Gadamer riprende questo concetto di Vernant e punta
l'attenzione sull'autonomia dell'azione tragica, per in questo modo le origini della tragedia in
questo modo vengono rilette (secondo Hegel annullate, ma nello stesso tempo conservate e
trasmesse) la posizione di Vernant interessante ma non inconciliabile con la ricostruzione
dell'origine della tragedia da un rituale religioso.
Kernyi si spinge qui fino a ipotizzare una tragedia cultuale (pi in l di dove aveva osato
Nietzsche) una tragedia che direttamente il sacrificio del dio: il sacerdote fa a pezzi con le mani
nude il capro. Come si partecipa al rito? Il sacerdote mentre sulla tavola sacrificale scambia con
gli apopti delle battute e dopodich distribuisce loro la carne del dio cruda (omofaghia) che il
momento nel quale il fedele si impossessa della scintilla del dio (attraverso il sangue). Il principio
della divinit contenuto del sangue. Come si chiamava la tavola sacrificale?
Questa tavola si chiamava eles che quasi la stessa parola di leos (cio la compassione)
c' una parentela sonora tra queste due parole perch leos che la compassione lo spezzarsi
dell'unit dell'anima (per questo condannata da Aristotele) ma leos ha un significato in qualche
modo imparentato con eles che la tavola sacrificale. Tuttavia i verbi da cui si originano le due
parole sono completamente diversi, per Kernyi dice che questa parentela qualcosa deve dire. E
cio deve dire che la tavola sacrificale sul quale viene spezzato il dio diventa poi il palcoscenico,
e il sacerdote prima il corifeo (che scambia le battute con i fedeli) e poi diventa l'attore forma
originaria/rituale della tragedia secondo Kernyi. Questa tragedia ebbe una parte di grande rilievo in
un primo stadio della tragodia e questa sarebbe un'ulteriore spiegazione del perch la tragedia ha
questa denominazione. Naturalmente tutto questo rimanda a miti ancora pi antichi ( Frazer).
Dioniso e Anti-Dioniso l'ipotesi di Nietzsche va corretta non fu Dioniso l'eroe della tragedia,
ma Penteo: l'eroe della ur-tragdie (tragedia originaria) non fu Dioniso, ma Penteo tuttavia
Penteo al contempo Dioniso e l'anti-Dioniso. Il dio che mangia se stesso che si nutre della sua
stessa carne per questo a Penteo viene data la caccia.
Esiste un Penteo di Eschilo e un Licurgo anche Licurgo subisce uno sparagms.
Kernyi se la tragedia non ha nulla a che vedere con Dioniso non si capisce nemmeno la
faccenda della cornice istituzionale della tragedia, probabile che con l'affermazione (questo non
ha nulla a che fare con Dioniso) gli ateniesi volessero dare un giudizio di valore sulle singole
tragedie per questo non erano tragedie vere.

02/03
Cambridge Ritualists l'organizzatrice era una donna. Perch questo nome? Erano tutti insegnanti
dell'Universit di Cambridge, anche se forse il secondo pi importante di loro Murray (insegnava ad

Oxford), ma dal punto di vista delle indagini svolte collaborava con il gruppo di Cambridge. Perch
ritualists? Si attribuivano questo nome perch essi ritenevano che nel rapporto fra il rito e il mito,
il secondo non fosse semplicemente una rappresentazione del primo, ma l'ipotesi era che all'origine
ci fosse un grande racconto, il mito, e questa anche l'idea alla base dell'analisi di Cassirer il
mito sarebbe una forma di pseudo-spiegazione del mondo, da cui il resto ha origine. Il mito toglie il
terrore di fronte agli eventi naturali inspiegabili, ad esempio. All'origine c' questo grande involucro
di racconti da cui la realt prende forma, quindi anche ili rituale una messa in scena del mito, del
racconto originale. I Cambridge Ritualists rovesciano questo rapporto, e adducendo varie prove
sostengono che il mito secondario rispetto al rito. L'origine talmente remota che impossibile
conoscerla in tutte le sue sfaccettature all'origine vi erano dei riti, in un passato talmente remoto,
che gli stessi popoli ne perdono la memoria, e non se ne ricordano pi. Ad esempio nel rituale
dionisiaco non si riconoscono pi le ragione per cui il dio sacrificasse se stesso per cui viene
inventato che ad essere sacrificato l'animale sacro a Dioniso (il capro), che nemico del dio
perch mangia i pampini dell'uva, ecc. ecc. L'origine di questi rituali non possiamo nemmeno
sognarci di identificarla, ma tuttavia possiamo fare varie ipotesi, come i Ritualists facevano
basandosi sull'antropologia di Frazer (dottrina del capro espiatorio Il Ramo d'Oro). Ma questi
studiosi usavano anche altri riferimenti, come la dottrina dell'evoluzione di Darwin, oppure alla
tradizione francese e allo stesso Freud. Non si trova traccia di Nietzsche in questi riferimenti, anche
se ad un certo punto certe affermazioni dei Ritualists sono quasi coincidenti con quelle di Nietzsche.
Attraverso le ricostruzioni mitologiche qualche traccia della tradizione originaria si possono
ritrovare, in particolare ovviamente in riferimento alla cultura e alla societ delle popolazioni che si
affacciavano sul Mediterraneo. Certamente questi rituali affondano le loro radici in quel periodo
dell'evoluzione dell'umanit che prende il nome di fase del matriarcato fanno riferimento a
divnit femminili, e la figura centrale di questi rituali Paretro (siedo accanto) che una divinit
di rango inferiore che sempre associata ad una divinit di rango maggiore. Il Paretro sempre di
sesso maschile, mentre la divinit maggiore femminile e cio la Grande Madre Generatrice, la
Terra (Demetra la figura, nella religiosit pi tarda, di questa grande madre, che la natura
stessa). Il Paretro il compagno della Grande Madre, secondo Kernyi questa associazione si
ritrova nel modo in cui Dioniso viene associato ad Arianna. Ma nella mitologia pi tarda Arianna
divenuta una divinit di rango inferiore rispetto a Dioniso. Il Paretro e la Grande Madre venivano
incarnate dai due grandi sacerdoti la grande sacerdotessa e il consorte, il sacerdote il
sacerdote allo scadere del grande anno (che non corrisponde ad un nostro anno, ma ad una
quindicina dei nostri anni) veniva sacrificato, e il suo sangue e le sue membra venivano sparsi sui
campi per renderli fertili. Questa la forma fondamentale del rituale al quale tuttti gli altri rituali
rimanderebbero si rifanno a Frazer che riscontra in tutto il bacino del mediterraneo la presenza di
questo demone che deve essere sacrificato Dioniso, Osiride, ecc. ecc. In realt in origine una
figura secondaria, il Paretro, che poi viene sacrificata. Frazer dice che la leggenda di Penteo, o
quella di Licurgo (che si oppone ai rituali dionisiaci in Tracia e viene ucciso da Dioniso
smembrato senza l'intervento di lame). Ma, nota Murray, l'evento sacro che gradatamente non viene
pi compreso, che in quessti rituali sacrificali l'elemento fondamentale che Dio deve sacrificare
se stesso, perch diventa nemico di se stesso in questo modo il Dio mangia la sua stessa carne
(omofaghia mos = crudo auto-faghia = il dio che mangia se stesso).
Il dio che mangia se stesso starebbe alla base di tutti i culti e le religioni che si sviluppano
successivamente il dio che si sacrifica, decreta la propria morte, rendendosi mortale (Frankfurt
tedesco, ma vicino ai Ritualists). A ci si aggiunge il fatto che l'idea dell'immortalit degli di
un'idea tarda, legata alla stessa idea della immortalit, cio il dio diventa immortale non essendo
svincolato dalla morte, ma morendo e ricostituendosi la natura nasce da se stesso (come in Egitto
la natura rinasce dopo le inondazioni del Nilo, ad esempio). Il dio immortale perch rinasce dalla
morte. Da questa idea di Frazer Murray deduce che l'origine non sarebbe altro in origine che la
rappresentazione del dio che muore e rinasce il sacer ludus la rappresentazione sacra e
Murray individua una serie di punti che sarebbero stati i momenti fondamentali della
rappresentazione rituale che poi passano nella tragedia:

- agon: la lotta del re annuale che lotta contro la Grande Madre e poi viene ucciso
- pathos: la sofferenza, il lutto, la morte sacrificale che avviene per mano dell'animale tab. Quindi
la lapidazione del capro espiatorio (capro espiatorio = pharmaks cio un sacrificio che deve
redimere tutti i mali della societ una cosa negativa, il sacrificio, che porta effetti positivi).
Il rito della travestitura in cui Dioniso traveste Penteo nelle Baccanti richiama direttamente alla
cerimonia del capro espiatorio travestendosi Penteo si fa dio, viene investito della divinit
prima di essere sacrificato.
Girard parla di crisi sacrificale: quando le tensioni all'interno della citt tra le varie famiglie
diventava insopportabile, la cerimonia del capro espiatorio serviva a risolvere le diatribe e a
riportare la pace nella citt poi avveniva lo sparagms.
Il riconoscimento del dio avviene solamente dopo il suo sacrificio sostiene Murray Dioniso viene
riconosciuto come Dio da Cadmo, da Agave e dai Tebani, dopo essere stato fatto a pezzi quando si
incarna nel corpo del suo alter-ego, e cio Penteo.
(Frenos = lamento per la morte del Dio Anagnorisis = riconoscimento del dio Teofania
Peripeteia = ribaltamento) elementi che si ritrovano nella Poetica di Aristotele. La peripeteia il
passaggio in origine dal lutto alla gioia la peripeteia si contrappone al frenos (al lamento per la
morte del dio). Murray si chiede se l'evento che viene rappresentato nelle Baccanti e cio la tragedia
originaria si ritrovi solo in Euripide. Il suo allievo E.R. Dodds spiega che in realt la ricezione dei
testi non mai un processo n casuale n innocente, nel passaggio di civilt in civilt molti testi si
perdono e solo quelle migliori si conservano. Fu lo straordinario successo delle Baccanti di Euripide
ad eclissare tutte le altre tragedie. Quello che da spiegare questo fatto che piuttosto evidente:
cos'hanno di cos straordinario le tragedie greche nate, sviluppatesi e morte in meno di un secolo?
Che sono resistite pure alla scomparsa della sfera religiosa greca che ne faceva da sfondo?
Probabilmente la loro natura estetica, la loro bellezza. Harrison (la pi importante dei Ritualists) si
chiede: ma se l'origine della tragedia il rituale dionisiaco, l'impressione che se ne ha di una certa
monotonia. Allora la tragedia fu soltanto questo?
No, la Harrisoon dice che in questo modo viene identificata la struttura della tragedia, ma i
contenuti della tragedia ad un certo punto cambiano. Attraverso un'analisi complessa che parte dalla
spiegazione di ci che noi intendiamo con il concetto di mitico quando noi diciamo che una
cosa un mito, intendiamo dire che falsa. Questa una deviazione moderna, oppure ha una
qualche ragione nel modo di pensare degli antichi?
Fa un'ipotesi, che pu anche non essere fondata sul piano filologico, ma che interessante. E cio la
m di mythos la stessa m di mysterium che si legherebbe alla m della parola inglese bocca
e cio mouth la congiunzione delle labbra che produce la m richiama all'elemento originario
che viene detto attraverso la bocca. Ancora oggi intendiamo una cosa mitica come falsa, perch in
origine sarebbe una cosa solamente detta, ma non comprovata da fatti. Duplice forma nel quale i
rituali venivano svolti, una parte che veniva agita e rappresentata concretamente (to dromenon
agire, da cui deriva anche drama = azione), un'altra invece che veniva detta (legomenon),
raccontata. Con l'andare del tempo e con la perdita della memoria delle civilt stesse, il legame tra
dromenon e legomenon si spezza. In Aristotele pragmata = dromenon.
Ateneo Eschilo avrebbe detto di considerare le proprie tragedia i temake dei grandi banchetti di
Omero quindi Eschilo avrebbe riconosciuto che in quel punto si verificato l'incontro tra la
tradizione religiosa e una nuova forma letteraria.

_ Fenomenologia dello spirito


Capitolo sulla religione artistica Hegel mette insieme l'argomento religioso, con l'elemento
artistico, con l'elemento politico. Opera del 1807 (Hegel aveva 37 anni), quando ancora il

riconoscimento di Hegel non era avvenuto. Con quest'opera rompe con i suoi compagni di strada di
un tempo, che saranno gli esponenti del movimento romantico tedesco dal quale Hegel con
quest'opera si distacca in particolare con Schelling e Holderlin con i quali aveva condiviso il
collegio religioso di Tubinga l'assoluto una costruzione che richiede il lavoro della dialettica
cos si scaglia contro Schelling quest'operazione Hegel la fa nella Fenomenologia dello Spirito
che verr definita l'Odissea dello Spirito come lo Spirito diviene fenomeno di se stesso. La
Fenomenologia dello Spirito ha un vantaggio notevole rispetto alle altre opere di Hegel, ed forse
l'opera pi importante del filosofo tedesco. Le Lezioni (di estetica, di filosofia della storia, di
filosofia della religione) di Hegel non sono opere scritte da lui. Gli specialisti di Hegel oggi stanno
riportando alla luce gli appunti delle lezioni di Hegel sono in realt raccolte di frammenti. Oltre a
questo vi la polemica degli ermeneutici che definiscono in particolare l'Estetica come l'opera pi
falsa di Hegel, perch modificata e ampliata da Otto quest'opera tuttavia ha avuto una grande
influenza sul pensiero postumo. L'Estetica proprio perch non scritta da Hegel ha un approccio pi
semplice rispetto alla Fenomenologia dello Spirito. Nella tradizione filosofia i due testi pi difficili
in assoluto sono la Fenomenologia e l'Introduzione alla Critica della facolt del giudizio di Kant.
Kant era un analitico, Hegel un sintetico. Hegel parla come un narratore filosofico che si serve di
figure che trae dalla tradizione letteraria le queli riveste dello Spirito. Hegel molto spesso ci d
questo vantaggio, cio fa riferimento a eventi realmente accaduti questi esempi concreti sono
identificabili (Edizione di Garelli) individuati questi punti di appoggio, la lettura e la
comprensione del testo dovrebbero essere pi semplici. Sarebbe da leggere anche il capitolo sulla
Religione Naturale per comprendere il capitolo sulla religione artistica (anche se non da
programma).
Fr tedesco deriva da Vor che significa davanti. Hegel dice che lo Spirito per essere cosciente di
se stesso dev'essere davanti a se stesso, cio deve essere nella forma della oggettivit. Esso , ma
nello stesso momento davanti a s. La frase successiva ci complica questo primo passaggio.
In un frammento di Holderlin Urtheil (che significa giudizio, ma meglio partizione originaria)
dice che il soggetto rende se stesso oggetto il giudizio la partizione originaria il soggetto si
oggettiva in qualche cosa di esterno a s, ma nella misura in cui in questo modo si conosce, ritorna a
s. In sich Fr sich (Vor sich). Nel momento in cui lo Spirito si rapporta a se stesso come
oggetto, diventa autocosciente esternarsi, alienarsi in un'oggettivit che lo Spirito stesso e
ritorna in se stesso facendo coincidere coscienza e autocoscienza. Opposizione di s a se stesso che
viene portata dentro allo Spirito stesso determinatezza in cui lo Spirito appare da s e in s.
Gewissen (o Gewustsein = essere cosciente). La coscienza il sapere, l'autocoscienza il
selbstgewustsein. Questo ritorno in s non esclude, anzi include la determinatezza di qeulla figura
nella quale lo Spirito si oggettivato. Cos' questo tornare in s mantenendo la determinatezza della
figura in cui lo Spirito si oggettivato? Questo annullare dello Spirito che ritorna in s; cio annulla
l'oggettivazione ma la mantiene in s.
Aufhebung dal verbo aufheben, la parola fondamentale della dialettica hegeliana =
annullamento, ma nel senso che Hegel d a questo termine, questo annullamento conserva in s
qualcosa qualcosa dell'annullato. Nel testo di Garelli quesot termine viene reso con il termine
levare. Questo levare questo annullare la determinatezza, per assumendola in s, portandola in
s lo Spirito che si oggettiva in qualcosa ma poi torna in s conservando la figura determinata
questa la RELIGIONE.
La religione stessa non prescinde dal pensiero, dice poco pi avanti. Valgono le due determinazioni
dialettiche la religione non viene prima del pensiero, ma nemmeno il pensiero prescinde dalla
religione pensiero che pensa qualcosa. Questa la figura fondamentale della religione, il fatto
che lo Spirito si determina, annulla questa deteminazione, ma continua a portarla con s. Lo Spirito
assume sempre una figura, e questa prima figura la religione. Hegel ha questa innovazione:
comprende nel pensiero la religione stessa, perch la religione in fondo un modo di pensare

sensibile. La religione una figura fondamentale della filosofia, non una determinata dottrina
religiosa, ma il pensiero religioso in generale.
Che cos' che differenzia le religioni nella loro origine?
Il livello di determiinatezza di quella figura entro cui lo Spirito sa se stesso. Maggiore o minore
determinatezza delle figure in cui lo Spirito si oggettiva. Il carattere di ogni religione determinato
dall'unit tra la coscienza e l'autocoscienza. Nella misura in cui questa unit (essere per s e in s)
pi o meno unito, questo differenzia una religione dall'altra. Ovvio che l'unica religione nella quale
si afferma questa unit di coscienza e autocoscienza, la religione rivelata, cio cristiana.
Questo livello di differenziazione determinato dal modo in cui l'autocoscienza ha accolto dentro di
s la determinazione dell'oggetto della coscienza il carattere di ciascuna religione differenziato
attraverso il modo in cui la determinazione dello spirito accolta nello Spirito stesso.
Che cos' la verit della fede?
La verit della fede si mostra nel fatto che lo Spirito effettivo ha le medesime fattezze della figura
che lo Spirito ha assunto. L'adesione alle fattezze della figura nella quale lo Spirito si mostra.
Qual la forma/la figura nella quale lo Spirito si d nella Religione?
lo spirito della luce, l'essenza luminosa. La scissione l'oggettivazione lo spirito assoluto
che si conosce nel momento in cui si scinde, si oggettiva. Che cos' la coscienza immediata?
la certezza sensibile per Hegel anche se poi mette in dubbio la certezza della certezza
sensibile, per poi comprenderla nel pensiero. La certezza non pu essere totalmente cancellata, ma
quella prima certezza che la sensibilit mi d per Hegel falsa, perch deve essere pensata dal
pensiero nel concetto (anche se non la annulla). Ma la prima figura la coscienza immediata e
cio la certezza sensibile della luce. Cio lo Spirito si intuisce nella forma dell'essere, lo Spirito
accoglie totalmente in s l'essere (tutto ci che ). Cos' la luce?
La luce si espande su tutto e lo Spirito si espande su tutto, cio questa prima forma di Religione il
tutto la religione del tutto la religione della luce percH si espande su tutto. Questa figura che
cos' in realt ci dice Hegel? una figura che non ha figura, la figura dell'assenza di figura. la
figura che non ha una figura, non ha una determinazione, se non la certezza sensibile che riguarda il
tutto. C' una sola cosa che mette limite alla luce, cio la tenebra, che per altro non che altro da
s rispetto alla luce. Che cos' questa sostanzialit priva di forma dell'Oriente?
Garelli ci dice che questo un riferimento alla religione della luce, cio lo Zoroastrismo. Secondo
altre ipotesi per questa potrebbe essere anche un'allusione al dio ebraico, che non ha forma, che
non ha n figura n forma (Jahv che non un nome). Il dio ebraico il dio che non ha nomi e si
manifesta attraveso la luce, attraverso il fuoco. L'una ipotesi vale l'altra, possiamo pure attenerci
all'interpretazione di Garelli. Se non ci fosse opposizione alla luce non ci sarebbe nemmeno
Fenomenologia dello Spirito la luce pu espandersi solo dove la luce non c', la tenebra
essenziale alla luce. Da questo contrasto emergono delle effusioni di luce, cio si creano delle
differenze queste differenze sono le forme della Natura. L'origine di questo mito nella religione
iraniana. Perch vi dev'essere un momento di tenebra che scaturisce dalla luce? Perch il principio
la luce, il bene, altrimenti ci sarebbe un'alternanza manichea tra la luce e la tenebra. Il principio
del male un principio ribelle che dipende dalla luce. Tutte le creature, le forme hanno origine da
questo conflitto fra la luce e la tenebra. In questa differnza in cui consiste il conflitto, questa
differenza che continua a propagarsi e si plasma nelle forme della natura, dice Hegel. Le forme
della natura e la religione che ne nasce (religione vegetale) in cui viene attribuita un'anima alle cose
(una sorta di animismo) queste religioni naturali (vegetali o animali, anche se leggermente
successive) rientrano pur sempre nella religione della luce. Questo per indica che questa sostanza
che dapprima indeterminata, cio la luce, si avvia verso una forma di determinatezza. Cos
vengono riconosciuti degli attributi alla sostanza, che solo in seguito verranno completamente
riconosciuti. I modi di chiamare la divinit non si sono ancora scissi e non hanno dato luogo a
divnit particolari, ma sono ancora ancorati alla religione dell'Uno. Il principio della religione
nella divinit Unica questo monoteismo assoluto, in realt un monoteismo relativo che deve

ancora passare per la determinatezza, che una volta che verr superata dar vita alla religione
rivelata, cio al monoteismo finale.
Queste forme della natura sono semplicemente un ornamento dell'Uno, semplici appellativi. Sono
voci che cantano la lode dell'Uno, angeli. Hegel procede diacronicamente e sincronicamente.
Le voci che cantano la lode dell'Uno Sant'Anselmo sostiene che Dio sente il bisogno di
rimpiazzare gli angeli caduti con altre forme che possano cantare le sue lodi sostituzione degli
angeli con gli uomini Zoroastrismo e Religione Cristiana sullo stesso piano in questo passaggio.
Nella pervasivit della luce la Religione riconosce una sua ebbrezza fa riferimento a questo
invasamento della Religione per il tutto, l'unione dell'anima con il tutto, ma espandendosi nel tutto
si rifrange nelle forme particolari. in questo modo che la forma determinata comincia ad assumere
una propria autonomia lo Spirito deve diventare der Meister =artefice.
03/03
La prima manifestazione religiosa nella religione della natura, cio quella della luce, mediante il suo
contrasto con la tenebra si frange e si rifrange in una molteplicit di forme che all'inizio non sono
autonome rispetto alla luce stessa, ma sono tuttavia differenze che mano a mano cominciano ad
assumere sussistenza autonoma. Hegel poi suddivide due modi in cui questa autonomia si registra,
due forme di religione in sostanza: la religione delle piante e la religione degli animali.
La religione delle piante (o dei fiori) rappresenta un vero e proprio stadio animistico della religiosit
in cui le singole essenze vegetali acquistano una forma e una autonomia, divengono esse stesse
divinit, ed qui che Hegel applica il termine panteismo.
Con il tramonto della religione dei fiori si trapassa nella seriet della vita che in lotta, cio nella
colpa questa la fase in cui si passa alla religione degli animali. Quersta religione
caratterizzata dall'odio tra i vari popoli che si combattono tra di loro popoli isolati e non
socievoli che si combattono a morte sono spiriti animali. Questa la fase che Frazer
identificher con la figura dell'animale totemico una trib si riconosce in un animale che
conferisce il carattere al popolo. La lotta produce il logoramento della determinatezza di questo
essere per s, cio di questo essere incarnato della luce dalla religione dei fiori alla religione degli
animali. L'essere per s levato (cio logorato), la forma dell'oggetto che prodotta dal s. In
questa religione degli animali si verifica un evento che poi ha una importanza decisiva nel
ragionamento di Hegel, e cio il lavoro. L'elemento del lavoro perch questo che lui chiama
oggetto che prodotto del s un qualche cosa di prodotto mediante il lavoro, cio l'essere per s
riceve una raffigurazione, riceve una figura oggettiva prodotta dal lavoro e prodotta dall'arbeiter.
Colui che lavora in quanto produce oggettivamente l'essere per s dell'animale, superiore alla
forma degli animali. Colui che lavora mantiene la supremazia sugli spiriti animali e il suo fare non
solo combattivo, bens anche pacificato nell'opera di colui che lavora. Nell'atto di questo levare la
coscienza produce anche la propria rappresentazione. Questo produrre dello spirito che lavora
consiste nel dare forma a qualcosa la cui presenza tuttavia gi data nella natura. un discorso
complesso che per Hegel per nostra fortuna si prende la cura di illustrare attraverso esempi. Hegel
sta parlando qui di uno spirito artefice (wertmeister) che opera nella natura stessa. Sta parlando di
quel lavorare istintivo che non proprio dell'uomo quanto dell'animale (insetto ad esempio)
spirito come artefice che un lavorare di tipo istintivo nel modo in cui le api costruiscono le cellule
degli alveari. Queste forme prodotto di un lavoro sono gi presenti in natura, la forma di queste
forme prodotta dall'intelletto la forma astratta dell'intelletto l'uomo lo riproduce nelle
strutture cristalloidi delle piramidi e degli obelischi. Naturalmente questa forma non il s
spirituale. Le forme ricevono una forma, ma questa forma data da uno spirito morto, da uno spirito
mancante di vita. Si deve uscire dalla separazione dialettica che il lavoro dell'artefice individua fra
l'essere in s e l'essere per s contrapporre il proprio lavoro (essere in s) all'opera prodotta
(essere per s) questa separazione, il fatto che lo spirito artefice veda da un lato il s che lavora e

dall'altro l'oggettivit dell'opera prodotta, vista come la separazione tra l'anima e il corpo. In virt
di questa separazione l'auto-coscienza intenta al lavoro giunge al sapere di se stessa per come in s
e per s unione dell'anima (aspetto soggettivo) con il corpo (aspetto oggettivo) = sapere di se
stesso. Non si ancora manifestato, dice Hegel, l'artefice (cio lo spirito) nella sua totalit, ma lo
spirito si d come essenza interna e nascosta alla struttura oggettiva che viene prodotta. Questa
struttura oggettiva, che viene prodotta che il primo artefatto dello spirito artefice, Hegel la chiama
come la dimora che sta intorno allo Spirito, cio intorno a quell'essenza nascosta il Tempio.
Il tempio originariamente non semplicemente la casa che custodisce la casa del dio, ma il tempio
innanzitutto la recinzione di uno spazio vuoto al suo interno, il sacro (cio lo spirito) il vuoto
la delimitazione che il tempio determina e Hegel ha qui in mente una figura particolare di tempio
(non sta pensando al Partenone) ma sta pensando al tempio megalitico cio una costruzione che
non ospita l'immagine di un dio, ma uno spazio in cui il sacro si identifica con il vuoto che c'
all'interno. Questi templi vengono ornati con raffigurazioni di vita vegetale, per queste
rappresentazioni non sono pi una forma autonoma che scaturisce dalla lotta tra luce e tenebra, ma
semplicemente un ornamento. Tuttavia un ornamento che conferisce alla pietra una forma animata
il tempio si trasforma in una forma organica che si moltiplica in riproduzioni di foglie e piante
questa forma evolve di l in poi come fosse esso stesso un esempio di vita vegetale, si anima in
qualche modo. Questo luogo di dimora racchiude ora dentro di s anche una figura della singolarit.
Una volta che la costruzione si animata arriva ad ospitare al suo interno una forma della
singolarit, questa forma della singolarit il dio nella forma dell'animale = l'essere per s in
generale. Ma proprio in virt della particolarit dello spazione che la figura animale abita la pura
animalit viene tolta, cio l'animalit si evolve in qualche modo in qualcosa di pi dell'animalit
stessa e la natura animale si mischia nella natura umana Fase dello stadio di religiosit nella
quale noi troviamo figure di divinit che si compongono di componenti animali e umane la
Sfinge!
La figura animale mescolata alla figura del pensiero (che figura umana), l'esempio a cui pensa
Hegel la Sfinge religiosit egizia (Anubi, Toth, ecc. ecc.). Che cosa manca a questo modo di
raffigurare la divinit? Manca il linguaggio. Hegel introduce qui dopo il lavoro l'altro elemento che
porta all'evoluzione della fenomenologia dello spirito e cio il linguaggio. Il linguaggio in realt
potr essere introdotto nella sua forma pi matura soltanto nella fase della religione artistica. Per
gi qui nella fase della religione naturale abbiamo un tentativo di introduzione della figurazione
umana del linguaggio. Questo linguaggio tuttavia non pu essere linguaggio in senso pieno,
piuttosto semplicemente suono qui il riferimento di Hegel non molto l'opera costituisce la
figura ancora priva di voce (statue) che ha bisogno del raggio del sole che sorge per avere una
tonalit. Questa generata dalla luce solamente un suono e non un linguaggio. Indica un s esteriore
e non interiore. A cosa si riferisce Hegel? Si riferisce ad un fatto ben noto (probabilmente tratto da
Tacito) e cio di fronte al tempio di Amenofi III esistevano due state colossali cave nel loro interno,
aperte in seguito a dei terremoti e succedeva che (racconta Tacito) al mattino quando il sole sorgeva
per la differenza della temperatura che si produceva nel deserto l'aria calda dentro a queste cavita
produceva un suono evento miracoloso per gli antichi. Come se fosse una sorta di linguaggio
primordiale nella statua, che tuttavia solo suono e non ancora linguaggio. Questa un primo
raffronto tra la cosalit astratta della statua e la soggettivit del linguaggio. A questo s esteriore si
contrappone l'altra figura che d segno di avere in s un interno il modo di Hegel di ragionare e
di esporre nello stesso sincronico e diacronico qui Hegel fa un grande passo in avanti (sbalzo
diacronico) questo interno, che la natura che ritorna nella propria essenza la quale si
individualizza nel suo movimento vivente fino a diventare un guscio inessenziale questo guscio
inessenziale che serve soltanto da copertura. E nell'interno cosa c'? L'interno ancora il semplice,
la pietra nera conservata ne La Mecca, che natura informa. Quella pietra nera un evento che
risale ad ancora prima dell'avvento della religione islamica. Tenebra semplice di cui il tempo
solamente custodia. Quello che bisogna fare ora unire i due aspetti, l'esterno e l'interno.

L'unificazione di questi due momenti il compito dell'artefice riferimento al linguaggio, ma a


quale tipo di linguaggio? Questo un primo riferimento che Hegel fa degli oracoli, che sono gli
oracoli degli eventi naturali il predire il destino da un tuono, dal rumore delle foglie che cadono
per terra il linguaggio della natura che viene interpretato. In questo lavoro di interpretazione di
queste sonorit che diventano grazie all'interpretazione linguaggio il lavoro smette di essere
istintivo. Qui siamo di fronte al fatto che lo Spirito incontra lo Spirito. Non c' pi l'incontrarsi tra
un elemento auto-cosciente e un elemento opaco e oggettivo, semplicemente naturale, ma un
incontro dello Spirito con se stesso. I mostri della figura, l'animalit abbandonata a s si riscattano
in questa raffigurazione spiritale. Lo Spirito, dice Hegel, diventato artista quando la natura
partecipa della auto-coscienza stessa dello Spirito, cio quando la natura non si oppone pi allo
spirito ma diventa spirito, allora lo spirito incontra se stesso e non pi artefice, ma diventa artista.
Questo il passaggio dalla religione animale/naturale alla religione artistica che comincia con
queste parole: Lo spirito ha elevato la sua figura alla forma della coscienza stessa.
Figura dello spirito e forma della coscienza coincidono. Non c' pi mescolanza tra figura umana e
figura vegetale o animale, ma qui abbiamo solo la figura umana. L'artefice si fa lavoratore
spirituale, cio artista. In questo assumere la figura umana lo Spirito acquisisce anche la sua forma
pi vera. Qual la sua forma pi vera? lo spirito etico lo spirito dell'ethos, cio del
costume, dell'usanza, delle abitudini. Lo spirito etico lo spirito di un popolo (Volkgeist). Il popolo
popolo in quanto Spirito Etico. Questo spirito non ci che accomuna semplicemente tutti i
singoli, e non pi l'incessante consumarsi di popoli che si odiano tra di loro. lo spirito di un
popolo universale. Che cos' per Hegel un popolo universle? un popolo libero, un popolo che si
sa come libero siamo approdati in Grecia lo spirito della polis.
Nelle forme precedenti mancava la libert universale degli individui. Lo spirito etico il popolo
libero. Qui il discorso di Hegel non pi sltanto religioso, ma si fa politico. Qui parla di una
situazione in cui il cittadino lo stato e lo stato l'insieme dei cittadini in quanto ogni cittadino.
Vengono in mente le parole di Schiller polis = polipo, cio uno e molteplice insieme. Il
cittadino l'universalit. L'individualit che entrata in s non pi esteriore lo spirito etico ha
dissolto entro di s tutte le differenze stabili della sua esistenza. Lo spirito libero anche l'insieme
delle sue articolazioni.
Ma questa certezza interna dello spirito se fosse perfetta non ci permetterebbe di proseguire in
questo percorso. Perch si va oltre questo modello classico del rapporto fra cittadino e stato? Perch
questo modello porta in s un'inquietudine assoluta che comporta il venir meno dell'eticit. Si
determina un ribaltamento del venir meno dell'eticit crisi del mondo classico.
Questa eticit, che consiste nel sapersi libero, non ancora divenuta soggetto, cio il singolo, il
cittadino che fa parte della polis ha la sua soggettivit nel far parte della polis, ma non ancora
soggetto si determina una tensione. E dunque questa auto-coscienza lo spirito interiormente
certo di s che pero in lutto per la perdita del proprio mondo. Questa eticit sta solo dalla parte del
concetto ma non anche dalla parte della singolarit. Hegel rappresenta in questo modo la crisi del
mondo classico e l'avvento cristianesimo passaggio da pura eticit all'eticit che diventa anche
soggettivit si avr solo con il cristianesimo.
Hegel rende questo passaggio dal mondo greco al mondo cristiano, anche se poi il mondo cristiano
sar l'oggetto sul capitolo della religione rivelata.
La forma pura la notte in cui la sostanza stata tradita e si fatta oggetto tradimento di
Giuda questo tradimento che consanta alla Sostanza di farsi soggetto. Questa la forma
insuperabile, perch la forma umana nella quale si incarna Dio. Il Cristianesimo per Hegel la
forma suprema della religione, superiore agli altri monoteismi, alle altre religioni del libro, perch il
Cristianesimo l'antropomorfismo perfetto solo il Cristianesimo prevede l'incarnarsi di Dio
nell'uomo (Vangelo di Matteo) il tradimento ci che consente questo passaggio dalla sostanza
al soggetto. Cio l'uomo diventa uomo, diventa soggetto perch nell'uomo si incarnato Dio stesso.
Nel Vangelo secondo Giovanni c' il famoso tetelestai = si compiuto, cio si compiuto il

disegno di Dio l'uomo in cui Dio si incarnato affronta la prova suprema che propria della
natura dell'uomo in questo consiste il compimento dell'umanazione di Dio.
Paolo la kenosis di Dio. Attraverso questo passaggio la sostanza diventa soggetto e si passa dal
mondo antico al mondo moderno lo spirito etico risorge.
Il cristianesimo la definitiva liberazione dell'uomo dalla natura, cio dalla morte salvezza.
Spirito universale individualizzato e rappresentato questo possibile solo nell'uomo nel
momento in cui ha assunto l'immagine stessa di Dio il sacrificio di Cristo. Adesso spiega come si
arrivati a tutto ci attraverso tre forme di opere d'arte:
1. opera d'arte astratta, 2. opera d'arte vivente, 3. opera d'arte spirituale.
L'opera d'arte spirituale sta al vertice di questo sviluppo ed la poesia da poesia epica a poesia
tragica.
1. La prima opera d'arta quella astratta e singola che raffigura l'uomo. Ma lo raffigura in un modo
particolare. Esiste come cosa/oggetto singolare = la statua. La statua che riproduce l'uomo. Qui
Hegel si sta riferendo alla scultura greca arcaica (quella del VI secolo scultura di Samo).
(NB: Heidegger paragona le statue astratte con Parmenide legittimato a pronunciare l'essere,
egli il primo a pronunciarlo questa affermazione si staglia nel mondo greco cos come si
stagliano le figure della statuaria greca arcaica).
Opera d'arte astratta nella misura in cui la figura umana rappresentata in una forma d'arte astratta.
Questa cosa/oggetto, quetsa forma d'arte astratta si scompone tra la singolarit e l'universalit,
tuttavia essa la forma pura e appropriata dello spirito. Dalla forma cristalloide, alla mescolanza
della figura umana e della figura animale l'animale sopravvive soltanto ormai come il segno del
dio (Aquila di Zeus, ad esempio). L'animale ormai decaduto a mero segno. La figura umana
ormai ha acquisito l'assoluta supremazia sulla figura animale. In quanto figura singola rappresenta
lo spirito di un popolo nella sua singolarit. I titani sono l'incarnazione del legame con la terra, i
greci dell'et classica non chiamano pi la terra con il nome di terra, ma torneranno a chiamarla con
il nome di terra quando lo stesso appellativo di terra non sar pi un rimando a queste forze
titaniche la terra non sar pi la divinit terra ma l'elemento terra. Dunque l'aspetto che
caratterizza e accomuna queste opere d'arte naturalmente il lavoro dello spirito come artista, ma in
questo lavoro dello spirito si produce ancora una volta una scissione. La scissione dovuta al fatto
che queste figure pur esssendo prodotti dello spriito artista sono anche nello stesso momento
prodotte dal lavoro delle mani dell'artista sono anceh qualcosa di concreto. Questa scissione per
cui da un lato le figure sono figure della divinit, ma dall'altro lato hanno un aspetto oggettivo
produce questa scissione che produce una consapevolezza nello spirito artista. Questo momento si
contrappone all'opera, cio l'artista nella sua opera fa l'esperienza di non aver prodotto un'essenza
uguale al lavoro va oltre al semplice lavoro dell'artista. Questa riflessione, questo elemento di
pensiero che l'artista fa sul propri lavoro chiama in causa quell'elemento che finora mancato in
questo processo della dialettica. Questa volta il linguaggio, ma il linguaggio in senso proprio, e
non pi come suono. L'oggettivit della statua finisce per scadere nell'opposto, nella esteriorit e in
questo vuoto che si produce trova il linguaggio come elemento superiore immediatamente
auto-cosciente. Il linguaggio immediatamente auto-coscienza (non pi essere per s / in s).
Questo comparire del linguaggio rientra ancora nella forma d'arte astratta, in qualche modo
anch'esso una statua, una forma che la divinit assume. Qui non immediato il riferimento di
Hegel, ma si riferisce agli inni l'auto-coscienza puro pensare. Ma perch questi inni fanno
riferimento ancora alla cosalit della statua. Ci sono gli inni che raffigura dio, cio sono i cosiddetti
inni omerici inni che non sono stati scritti da Omero, ma sono stati messi per iscritto nella stessa
epoca dei poemi epici. Gli inni omerici sono dedicati al dio e hanno la stessa funzione della statua.
Raffigurano il dio mediante il linguaggio (elemento interiore). Questo linguaggio dell'inno si
differenzia da un altro tipo di linguaggio che l'oracolo, di nuovo ma questa volta l'oracolo del
dio (e non pi della natura che parla) che il primo linguaggio necessario della divinit. Il dio
l'essenza tanto della natura quanto dello spirito. Questo momento del linguaggio per per ora risiede

solo nel concetto del dio e non ancora realizzato nella religione il linguaggio di una autocoscienza estranea. Il linguaggio il linguaggio del dio, ma questo linguaggio non comprensibile.
Invece qui abbiamo un'altra forma di esistenza del linguaggio che il s ulteriormente formato, che
si eleva all'essere per s e che ha il suo dominio sul puro pathos della sostanza l'oracolo diventa
qui qualche cosa che rende possibile il dominio sulla natura. L'oracolo della religione artistica
qualche cosa che conosce le vicende particolari del popolo e rende noto ci che vede. Nella
difficolat della interpretazione che il parlare del dio, cio della forma esteriorizzata e oggettivata
dell'uomo, la sapienza di questo popolo, che conosce il destino di questo popolo.
Il linguaggio di tali verit non pi esterno al pensare, ma anzi il linguaggio che le appropriato.
L'accidentale della natura diventa pensiero, ecco perch diventa possibile conoscere il destino di un
popolo attraverso eventi puramente accidentali come possono essere le viscere di vittime sacrificali,
il volo di uccelli o il vapore che sale dalla terra, ecc. ecc. In questo caso per l'uomo che interroga
questi eventi e non li vede pi come manifestazioni incomprensibili della natura, ma come
manifestazioni della volont di dio. L'oracolo conosce in questo modo una evoluzione che nella
misura in cui concede alla forma naturale una forma di pensiero trasforma poi l'oracolo stesso in
una forma di pensiero. Cio si fa in modo di passare mediante l'oracolo dall'attivit accidentale alla
riflessione ponderata, cio al pensiero a cosa si riferisce qui Hegel? Chiaramente si riferisce allo
gnosis se auton (conosci te stesso) sentenza oracolare che diviene la massima fondamentale
della nascita della filosofia, della filosofia di Socrate. Dal puramente accidentale che si rivela
nell'oracolo si passa alla riflessione ponderata.
Il fatto stesso che Hegel alluda a questo fatto rimanda al modo in cui la massima oracolare viene
interrogata, cio al modo in cui la massima oracolare diventa oggetto di una forma di cultura
questa forma di cultura il culto. Il culto il risultato dell'opporsi tra la cosalit della statua e il
linguaggio. L'inno si contrappone al carattere cosale della statua. Questa contrapposizione viene
superata nel culto nel momento in cui il culto il movimento di entrambi questi elementi. Hegel qui
ci dice che il culto presuppone un movimento, che la statua raffiguri il dio non un fatto scontato,
ma presuppone un movimento vi un trattato della tarda antichit, cio di Porfirio
(neoplatonico), in cui si scaglia contro le pratiche delle cosiddette formule teurgiche, cio quelle
forme che venivano usate per costringere la divinit a ridiscendere nella statua.
Culto = movimento e non statico essere presente del dio nella statua, cio nella sua forma astratta.
Nell'insieme del movimento di queste forme cultuali si apre la via della cultura che si esteriorizza e
affranca dall'interiorit. Tutti i misteri sono forme di cultura. Queste forme di cultura
presuppongono forme cultuali in cui l'uomo si rapporta al dio nella libagione del dono offerto dal
dio, anche quando questo dono puramente simbolico. Cio anche quando si offre al dio soltatno il
fumo della carne delle vittime sacrificali. Ma l'animale che viene sacrificato il segno di un dio
Cerere e Bacco viventi il dio vive in questo rapporto vivente dell'uomo con l'animale sacrificale
in cui il dio si incarnato. Cio questo culto lavoro che produce la dimora e l'ornamento del dio al
fine di onorarlo. Ma qual ora la dimora del dio? Non pi il tempio, ma la comunit stessa, la
comunit orgiastica Baccanti, il tiaso che uno con Dioniso. Dunque questo culto che anche
cultura il titolo dell'onore che caratterizza un popolo. Il popolo si lega al dio attraverso il lavoro,
da qui poi Hegel passa all'opera d'arte vivente, che sempre una evoluzione del culto e poi passer
all'opera d'arte spirituale tragedia.
04/03
Macbeth si fida completamente della profezia delle streghe.
Ultima fase: opera d'arte astratta.
Aspetto non meno corale che l'INNO, che d forma al Dio inni omerici : ognuno d identit ad
un dio. L'inno e il linguaggio determinano il culto essenza essente spforonda. Gli elementi
naturali presenti nel culto sono le stesse divinit. Culto l'elemento di transito tra opera d'arte

astratta e opera d'arte vivente. Nel culto il popolo etico sa il proprio stato come realt a compimento
di se stessa il popolo etico compie se stesso nel culto l'autocoscienza si appaga della propria
essenza. Sede del manifestarsi del Dio il popolo stesso. Tale sede la notte della sostanza.
Sostanza che non pi notte, in quanto legata si distingue. Quel sole che sorto a Oriente, quella luce
tramontata dietro di s. Sole che sorge a Oriente un topos di Hegel, presenze anche nelle
Lezioni di filosofia della storia. Finch questo sole resta alto non ancora luce della conoscenza.
Quel sole che sorge a Oriente produce religione una verit che si pu solo ricevere. Solo quando
inizia a tramontare procede verso Occidente, solo a quel punto la verit si pu acquisire perch quel
sole non acceca pi. Per Hegel l che nasce il sapere critico, la filosofia nel sole che tramonta.
Filosofia come nottola di Minerva, richiama lo stesso concetto.
Esperienza originaria religione della luce, diventata esistenza per l'altro. Da un lato resta luce
che si espande sul tutto e d luogo all'ebbrezza. Questa ebbrezza indomabile della natura, ma in
figura aucosciente: in questa concezione del culto l'elemento cosale non pi la statua, ma il corpo
vivente dell'uomo. Ad officiare il culto direttamente l'uomo, i fedeli. Culto come una forma d'arte,
una forma religiosa. Si celebra lo spirito della natura. Si celebrano questi di della natura con il
pane e il vino. Questa ebbrezza del Dio deve produrre un'opera. L'essere umano deve produrre se
stesso. Forma compatta della civilt greca viene scomposta in vari momenti: statua, scrittura degli
inni, ecc. ecc. Sono tutti elementi della civilt greca. Hegel li scompone vedendoli come momenti in
cui lo spirito si manifesta FENOMENOLOGIA.
Hegel ha presente la descrizione del rito orgiastico. Nell'entusiasmo bacchico il s fuori di s. Ci
vuole qualcosa elemento perfetto il linguaggio questa volta in una forma superiore il
linguaggio sommo.
- Inno: equivalente della statua
- Oracolo
- poi il linguaggio, oltre il balbettio della furia bacchica, giunge alla sua forma pi piena
linguaggio dell'Epos, in cui si guarda ai personaggi come se fossero ancora in qualche modo statua.
C' distacco. Linguaggio adoperato come uno strumento. L'epos significa come logos e mitos
parola, ma parola orale, non scritta. anche il genere epico per. Qual il primo effetto del
linguaggio giunto alla sua piena manifestazione?
Creazione di un pantheon insieme degli di delle stirpi greche. Pantheon dalle divinit olimpiche
ci che accomuna le stirpi greche. Dunque nel pantheon l'umanit ha l'intuizione di se stessa
come umanit universale. L'uomo greco gi uomo universale. Quest'opera forma un solo popolo,
un solo cielo. Hegel guarda non solo al mondo greco, ma anche alla Germania, non esisteva ancora
come stato, ma esisteva come lingua. Il tedesco moderno avrebbe una derivazione comune del greco
antico non meno delle altre lingue moderne ecco perch Hegel dice che gli stati europei a sentire
il greco si sentono a casa. Dunque questo popolo greco ha un aspetto collettivo e un'adunanza di
comunit pi del dominio del pensiero astratto. Il pantheon ha unificato queste comunit. un fare
legato non ancora al concetto, ma alla rappresentazione.
Il rapsodo per far diventare la sua rappresentazione universale si nega, passa attraverso Mnemosine,
passa attraverso le Muse. Il soggetto che canta vuole elevarsi a soggetto universale. Come faccio a
cantare la teogonia, dice Esiodo?
Le Muse un giorno sono venute da me e mi hanno dato il bastone della poesia, riferendomi quele
cose che non avrei potuto sapere, essendo un semplice pastore ignorante. L'io del poeta deve poter
diventare un io universale. Eg = Io sono servo di Ares e mi guadagno il pane con la lancia, dice
Archiloco. La perdita del mondo epico passa da quell'Eg l'io vuole diventare universale.
L'io compare in quanto io soggettivo, lirico. Il cantore l'organo che dilegua nello stesso corteo.
Hegel qui nota che si confiungono due mondi lontani: Mondo degli di congiunto con la singolarit
del Rapsodo. In mezzo cosa c'? Il popolo etico. Il cantore estremo della universalit, medio il
popolo con i suoi eroi uomini rappresentati, allora universali. Muro della finzione che fa

diventare assoluto, universale, usando le parole di Schiller. Qui per Hegel universali perch
rappresentati mediante il linguaggio.
L'inno non linguaggio animato, si conforma alla statua. Nell'epos, invece, il divino si rapporta
all'umano. Nell'epos sopravvivono due lati: del proprio s e universale. Ci che gli di e gli uomini
fanno porta in s questa scissione, che si rivela nella natura degli di. In quanto gli di sono eterni,
universali, ecc. ecc. ma allo stesso momento sono anche particolari gli di si contraddicono l'un
l'altro. Questo l'elemento teologico fondamentale.
Dubbio di Oreste schiacciato in mezzo a questa contraddittoriet degli di. Il fatto che gli di si
contraddicono non pu non generare comicit. Il conflitto tragico nell'uomo invece comico nelle
divinit al di sopra della contraddittoriet dei singoli di c' qualcosa che fluttua, un s
universale. Di sono s individuale.
S universale Vuoto privo di concetto della necessit Destino, fato.
Linguaggio della tragedia. La tragedia per essenza movimento. Feuerbach definisce la tragedia
come una scultura in movimento. Gli episodi, i temi del mondo epico passano alla trattazione
tragica. Mutamento del linugaggio. Il linguaggio cessa di essere narrativo. Ora a parlare l'eroe
stesso il linguaggio penetra all'interno del contenuto. Uomini consapevoli di s, che sanno qual
il loro diritto e il loro scopo. Legame tra filosofia e tragedia. L'uomo diventa filosofico in quanto
tragico. Prima uomo tragico e poi diventa uomo filosofico.
Cosa fa perdere all'eroe i suoi tratti personali? La maschera ultimo elemento di oggettivit
cosale. L'eroe si libera dei suoi tratti occidentali. Maschera degli eroi ricongiungimento eroe
arcaico ed eroe rappresentato sulla scena. La maschera tragica ha funzione simile alla maschera
funebre, dice un collega di Otto. La maschera richiama in vita il defunto. Uomini che indossano le
maschere degli eroi. Essenziale l'attore alla sua maschera.
Quali sono le due affezioni fondamentali della tragedia?
Paura e Compassione Aristotele Poetica. Ci che determina la paura il conflitto degli di tra di
loro. La compassione condivide la sofferenza dei viventi che il coro interpreta. Quindi la
compassione nel coro.
Perch l'eroe destinato a soccombere?
Perch interpreta l'unilateralit del sapere, mentre alla radice di tutto ci c' scissione tra due
potenze: diritto divino e diritto umano. Nell'Antigone ci sono i due diritti. Femminile e Maschile.
Scontro Antigone e Creonte. Femminile rimanda alla pietas familiare, mentre il Maschile rimanda al
governo della citt. Creonte dice: se io non comandassi Antigone mi si rinfaccerebbe che ho fatto
valere i diritti della famiglia su quelli dello stato. Dunque alla base di tutto c' scissione tra diritto
infero e diritto superno.
Ma nella tragedia per Hegel l'essenza si distingue anche secondo la sua forma: Sapere/Non sapere
nella tragedia. Il sapere diventa inganno Edipo e Oreste mandati in rovina da ci che il Dio gli
rivela: dal sapere. Edipo mandato in rovina da se stesso. L'oracolo lo avvia alla sua rovina. La
Pizia non diversa dalle sue ambigue sorelle del destino riferimento al Macbeth.
La vicenda del Macbeth semplice, si svolge in Scozia. Il re si scontra con alcuni baroni ribelli.
Trama da andare a leggere. Tre streghe se le prime due profezie si sono avverate anche la
terza profezia deve avverarsi. Macbeth vuole diventare Re. La moglie lo esorta uccide il Re e fa
ricadere la colpa sui figli del Re che devono fuggire. Vede lo spettro del Re, solo lui. Gli altri lo
credono pazzo. Hegel ne Lo Spirito del Cristianesimo vede qui la differenza tra la tragedia di
Shakespeare e quella antica in Macbeth c' il rimorso.
Si scatena una guerra contro Macbeth Il Macbeth e le tragedie di Sofocle stanno sullo stesso
piano per Hegel. Amleto la tragedia moderna. Amleto dubita della realt dello spettro finch lo
spettro non parla. La madre complice o meno del delitto? Lo spettro una apparizione
demoniaca? La coscienza moderna dubita dell'esistenza degli spiriti.
Inganno il sapere tragico non pu essere assoluto perch rimane nell'inganno. La riconciliazine
della antitesi con se stessa il Lete, il fiume.
Riferimento a Edipo a Colono ammette il delitto, ma non la colpa. Non un delitto consapevole.

Spopolarsi del cielo. La tragedia porta al dissolvimento del mondo religioso umanizzazione
mondo religioso degli di per Hegel con Euripide e con la Commedia.
Senofane e Platone sottolineano queste forme di divinit antropomorfa. Hegel vede nella tragedia e
nella commedia questo spopolamento del cielo l'umano che emerge.
L'attore della commedia letteralmente uno del popolo in cui il pubblico si pu riconoscere.
L'esaurirsi del mondo greco apre per Hegel alla rivelazione del Cristianesimo. Per Nietzsche
negativa questa fine. Per Hegel e Nietzsche entrambi fanno la stessa analisi.
Aristofane Le Rane con Euripide lo spettatore sale sulla scena. Scontro tra Eschilo ed
Euripide. Dioniso alla fine decide di riportare in vita Eschilo. Ci che conta sono le parole di
Euripide: io ho imitato il linguaggio del popolo.
MANCA UNA LEZIONE 09/03
10/03
Orizzonte di tempo mitico (e non storico) VS Orizzonte di tempo della vita della polis, attuale
questo violento scontro tra orizzonti determinato dal fatto che con le guerre persiane e dopo le
guerre persiane si resa protagonista della vita politica di Atene una nuova classe di cittadini che
porta con s valori diversi da quelli in cui si incarnava la tradizione (anche religiosa).
Questo il senso della frase di Schlegel nella tragedia i greci (gli ateniesi) repubblicarizzarono
mediante i loro discorsi quelle stirpi eroiche mettere a confronto l'attualit politica con un
passato remoto che rappresenta l'orizzonte di fondazione di quei valori che erano stati lungamente
predominante e che ancora partecipavano alla formazione dell'ateniese, perlomeno in casa (oikos).
Per via di questo scontro, il cui teatro nel momento finale della grande et nella quale le tragedie
vengono rappresentate (parte finale della grandezza di Atene), questo senso politico della tragedia si
traduce con l'intervento dell'autore nel testo con sentenze di tipo moderato le si ritrovano sia
nell'Antigone che nell'Edipo re, ma nelle Baccanti noi abbiamo visto queste dichiarazioni nelle quali
si esprime il pensiero stesso di Euripide.
Precisamente nelle parole finali del secondo messaggero: avere umile il cuore e onorare gli di
sempre la cosa giusta da fare questa non una dichiarazione di fede, tenendo presente che il
messaggero sta parlando dopo avere riferito l'evento dello squartamento di Penteo, ma una
sentenza dove Euripide espone la sua affermazione che tutto sommato melgio sempre venerare gli
di una sorta di real politik sar meglio fare cos per non subire la stessa fine di Penteo.
Qualche verso pi tardi sono Agave e lo stesso Cadmo a pronunciare parole simili rivolte a Dioniso
stesso (non giusto che un dio eguagli dal punto di vista dell'ira un mortale).
evidente che questo collodarsi in messo di Euripide una presa di posizione politica precisa, sullo
sfondo c' (nel caso delle Baccanti) la consapevolezza della fine di Atene. Un desiderio di tornare a
rifugiarsi nelle tradizioni riconoscimento del fallimento di quell'ideale politico che aveva segnato
all'inizio l'ascesa della potenza ateniese.
Tebe rappresenta l'anomalia che ha istituito qualche cosa che prima non esisteva, ha istituito cio
una forma di cultura rispetto all'originario della natura Tebe la citt archetipica, vicina allo
stato di natura che colta nel momento del suo primo emanciparsi dallo stato di natura. Tebe la
citt della anomalia, o della anomia, proprio nella misura in cui la citt del nomos (della legge).
Tutto ci che accade nella storia di Tebe (e che il mito narra) deriva da questo scontro tra natura e
cultura dal punto di vista freuidiano (non del complesso edipico) Edipo colui che risolve
l'enigma della Sfinge e tuttavia non pu risolvere l'enigma della sua esistenza (quindi uccide il
padre e si cogiunge alla madre non riconosce il principio di paternit n verso di s n verso il
padre) concezione dell'orda di Freud: quello stadio dell'evoluzione umana in cui l'uomo non
ancora consapevole del rapporto diretto che esiste tra l'atto sessuale e la procreazione tempo

molto remoto, ma vi ancora una traccia di questa condizione primitiva dell'umanit accennata
nell'Iliade, quando Omero parla di una popolazione alleata con i troiani e dice che quesata
popolazione viveva dell'allevamento dei cavalli e le cavalle erano fecondate dal vento.
Edipo il regresso a questa condizione pre-culturale, anche se egli indicato come il sapiente (il
sofos per definizione).
Le Baccanti rimandano a qualcosa di ancora pi originario rispetto all'Edipo re la violenza
inaudita di Dioniso la violenza che anche quella di Penteo (quando incatena le baccanti, e
Dioniso stesso) questa violenza il trait-d'union tra il significato religioso e politico della
tragedia. La violenza ha di per s un significato religioso, intimamente legata al fatto religioso,
perch la violenza si mostra nel sacrificio del capro espiatorio il carattere sacro della vita
quello che costituisce il carattere sociale della religione.
Girard parla di crisi sacrificale lo smarrimento delle differenze non si riconosce pi la
dipendenza del figlio dalla madre (come Medea che uccide i figli) confusione della gerarchia
sociale questa crisi pu essere risolta soltanto con l'avvento di una nuova gerarchia: il
raggiungimento di un accordo che viene raggiunto mediante l'identificazione di un nuovo capro
espiatorio il sacrificio ricompone l'equilibrio della gerarchia sociale. Elemento religioso e
sociale/politico sono fortemente fusi insieme.
L'argomento fondamentale delle Baccanti la violenza, che la violenza della natura che passa
per nella violenza delle istituzioni. Penteo l'elemento chiave, perch il padre Echione lo lega
direttamente alla terra il coro a un certo punto dice stato ucciso Penteo, sangue del Dragone.
Qual la radice di questa violenza originaria?
L'abbandono della natura, il differenziarsi dell'uomo dalla natura. Il fatto che l'uomo si riconosce in
una legge che si oppone alla natura. Questa istituzione della legge di per s qualcosa di violento,
perch ( Carl Schmit) la legge non pu essere espressione del diritto, perch tutto al contrario
il diritto che espressione della legge perch vi sia diritto deve gi esserci una legge. La legge
il nomos, ci che deve essere istituito, e ci che deve essere istituito in base ad una semplice
decisione. IL paradosso della legge sta nel fatto che il diritto non ha bisogno del diritto per avere
diritto il diritto proviene dalla violenza (Gewalt vuol dire violenza, ma significa anche l'avere
propriet su qualcosa, la potest il potere ha un campo riconosciuto sul quale si esercita) il
sovrano istituisce il diritto Schmit dice che il sovrano uguale al tyrannos riconosciuto nella
sua piena regalit ( regere, cio al governare un territorio).
Quindi si tratter di vedere se questa violenza che vediamo nelle Baccanti, che sicuramente una
forma ancestrale di violenza, anche in qualche modo una forma archetipica, cio se rispecchia
questo evento dell'istituzinone del nomos.
Nomos dice Carl Schmit un termine che pu essere tradotto dal termine legge (dal latino lex
ci che scritto), mentre in tedesco tradotto in Gesetz (participio del verbo Setzen istituire),
cio ci che posto, istiuito. Perch queste due traduzioni sono entrambe inadatte per tradurre
nomos? Perch nella nostra tradizione (tedesca) ci riferiamo al concetto biblico di legge (legge
mosaica che istituisce un obbligo) e per di pi ci troviamo stretti tra la concezionie ebraica di legge
(essere costretti, situazioni di vincolo) con la concezione neotestamentaria della legge come
salvezza, della legge come vangelo. Tutto questo non c'entra ocn il nomos, ceh deriva da nemein
che significa tutta una serie di cose: distribuire, assegnare, spartire, governare, abitare, spartire,
prendersi cura di qualcuno o qualcosa. E il nemein il verbo che indica all'origine la distribuzione,
l'assegnazione dei pascoli. Quindi siamo in una dimensione culturale molto arcaica in cui l'atto
costituivo di una comunit la spartizione dei pascoli, e cio delle terre sulle quali far pascolare le
mandrie poi significa l'istituzione di queste terre in una citt. Precisamente il termine nomos
esprime la connessione tra ordinamento e localizzazione, cio il fatto che questo potere un potere
sul territorio, di gestione di un territorio concreto (quello del pascolo e poi dell'amministrazione sul
quale si esercit l'autorit della citt). Questo ordinamento politico ha una sua spazialit si

colloca il nomos nell'occupazione di una terra, nella fondazione di una citt, con cui una trib, o un
seguito, o un popolo si fa stanziale, vale a dire si colloca. Il nomos l'assumere forma spaziale di un
ordinamento politico sociale.
Nelle Baccanti se utilizziamo queste idee di Schmit vediamo in opera questo ordinamento politico
sociale. Prologo Dioniso: io ho ispirato la follia nelle donne tebane, e le ho fatto lasciare le
dimore e le ho radunate sul Citerone. Le donne manifestano una precisa divisione del lavoro
(stanno a casa a educare i figli e gli uomini esercitano i compiti politici, o altre forme di mestieri).
Divisone del lavoro che appartiene tuttavia alla polis, che deve essere governata dalla polis. Quando
Dioniso interviene e le donne si sottraggono al loro dovere verso l'oikos, si ha una guerra
civile/intestina (che i Greci temevano fortemente stasis). Anche nelle Baccanti abbiamo una
guerra interna, intestina dissolve l'ordinamento sociale e politico che gi vige a Tebe.
Qual l'anomia di questo nomos (di questo ordinamento politico sociale che si stanzializzato)?
Come questo nomos stato istituito?
Questo la tragedia non ce lo dice, ma anche nelle Baccanti (come nell'Edipo re) c' un sottofondo
mitico che non viene espressamente detto la storia della fondazione di Tebe che costituisce il
presupposto dell'azione tragica. Anche qui tenendo presente che il pubblico conosceva le vicende
leggendarie intorno a Tebe.
Andiamo a vedere allora il mito della fondazione di Tebe nella narrazione dei miti greci di un autore
tardo (I-II secolo dopo Cristo): Apollodoro di Atene (o pseudo-Apollodoro). I miti greci (o
biblioteca) il nome di quest'opera.
Cadmo va a Delfi dall'oracolo e chiede che cosa poter fare per trovare Europa, e l'oracolo (cio
Apollo, il dio di Delfi) non risponde a questa domanda, ma gli dice di lasciare perdere Europa (sua
sorella) e di prendere con s come guida una vacca e fondare una citt laddove questa si fosse
accosciata perch presa da stanchezza. Cadmo naturalmente obbedisce all'oracolo e si imbatte in
una vacca che attraversa tutta la Beozia, e finalmente si accoscia e qui Cadmo fonda una citt che
originariamente battezza Cadmea. Questa citt fondata laddove ora sorge Tebe (dice
Apollodoro), a quel punto in onore di Atena Cadmo vuole sacrificare la vacca e manda i suoi
uomini ad attingere acqua da una fonte nelle vicinanze. (Il mito serve anche a spiegare necessit
fondamentali di una citt, seppur piccola). Questa fonte presso la quale Cadmo manda i suoi uomini
una fonte sacra ad Ares (dio della guerra). Questa fonte era custodita da un dracon (cio un
serpente, che era nato dirattamente da Ares, dalla violenza) il serpente uccide molti degli uomini
di Cadmo, che quindi va ad uccidere il serpente. Uccidendo il serpente naturalmente Cadmo reca
oltraggio al dio Ares. Cadmo allora semina in terra i denti del drago questo seminare in terra non
solo un riferimento ovvio al fatto che il pascolo sia stato trovato, ma anche un richiamo alla
violenza che sale dalla terra di cui Ares forma. Semina i denti (speiro il verbo greco), e
improvvisamente dai denti seminati spuntano degli uomini armati che per questo vengono chiamati
Spartoi guerrieri armati di tutto punto e questi sono talmente la personificazione della violenza
che immediatamente cominciano a battagliare tra di loro e a uccidersi l'un l'altro. Ma Apollodoro
riporta anche una versione diversa di Perecide (anch'egli autore di raccolte di miti), che dice che
Cadmo quando vede questi uomini nascere dalla terra comincia a lanciargli addosso delle pietre e
non capendo chi scagliasse i sassi cominciano ad ammazzarsi tra di loro violenza irrazionale che
non sa riconoscere nemmeno la direzione dalla quale viene l'offesa. Da questa mattanza degli sparti
ne sopravvivono 5: Echione (il padre di Penteo che sposa una delle figlie di Cadmo, e cio Agave),
Ctonio, Udeo, Iperenore, Peroro. Le celebri nozze di Cadmo e Armonia (figlia di Afrodite e Ares)
il suggello del nomos la pacificazione della terra.
C' un ulteriore episodio pi avanti nella vita di Tebe che Apollodoro riferisce quando si tratta di
costruire le mura di Tebe, i figli di Antiope pongono le pietre (che prima Cadmo scaglia contro gli
Sparti e scatena la violenza di questi ultimi) che sono pietre regolari che vanno a costituire le mura
di Tebe. Le pietre si muovono spontaneamente al suono della Lira passaggio dalla natura
(violenza) alla cultura questa vittoria della cultura non definitiva, e un'istanza di violenza
continua a essere presente nella vita della citt.

Sparti presentazione mitica del fatto che in ogni tipo di ordinamento politico sociale vi
violenza nella sua origine.
Penteo figlio di Echione, ma dal punto di vista del significato politico significa che la citt deve
potersi avvalere di una forza per difendere le proprie istituzioni. Nella storia mitica questo elemento
della violenza implicita dell'ordinamento politico sociale pi volte presente, per esempio nei Sette
contro Tebe Eschilo fa mettere a Eteocle, quando si tratta di fronteggiare Polinice con le sue armi
straniere, un guerriero a difesa di ciascuna delle potre di Tebe ognuno di questi guerrieri sono
discendenti degli Sparti ancora una volta ritorna la violenza.
Religione VS Ordinamento politico qualcosa che rimanda alle origini dell'istituzione politica.
Ora, il senso politico delle Baccanti non ovviamente la presenza di un messaggio politico
ideologico che deve essere illustrato, non il teatro politico di Brecht per esempio, ma il
ricondurre alle origini l'istituzione civile e mostrare il suo intimo legame con la violenza. Il tema
della violenza presente in tutte le tragedie, il senso politico delle tragedie greche, oltre e al di l di
ci che Christian Mayer segnala, sta nel riferirsi attraverso l'abito mitico a situazioni contemporanee
nel creare questo iato tra presente e passato scontro in cui le tematiche del presente traspaiono
nel tessuto drammatico attraverso elementi semantici, del linguaggio.
Bruno Gentili (che insegnava ad Urbino) la tragedia mette in discussione le azioni dell'eroe e
degli attori l'attore radicato nel presente, e l'eroe nel passato. Questo confronto/conflitto tutto
sommato il risultato di una presa di posizione critica dello spettatore mediato dal coro (dimensione
sovraindividuale). Per questo riferirsi dell'azione tragica al presente non era palese, non vi erano
riferimenti precisi all'attualit (a differenza della Commedia). Nella tragedia non c' mai un
riferimento rozzo alla cronaca, ma ci sono dei riferimenti semantici ad esempio in Edipo re.
una tragedia che se all'apparenza riguarda le vicende di Tebe in realt fortemente incatenata al
presente di Atene attraverso alcuni elementi (ad esempio la peste vedi appunti precedenti).
Sofocle mette dei riferimenti precisi il dio portatore di fuoco descrizione degli effetti con
cui si manifestava la peste ricordo della grande peste di Atene gioco di rimandi a livello
semantico. Questo gioco di rimandi di per s qualche cosa di politico perch riconduce la storia
mitica all'attualit e viceversa cio politico che riguarda la vita della polis.
Ancora pi significativo un altro riferimento di Sofocle Edipo come tyrannos, con tutta
l'ambiguit che il termine ha nel momento in cui Sofocle lo usa. Platone attribuisce al tiranno tutta
una serie di mali morali, perch il tiranno (IX Repubblica) rappresenta quegli istinti animaleschi che
la virt e la saggezza non riescono pi a tenere a freno. Ma originariamente il termine tyrannos non
significa necessariamente qualcosa di negativo, anzi significa la Gewalt = pieno esercizio del
potere, piena regalit. Osserva Gentili che nello stesso Edipo Re noi troviamo due caratterizzazioni
della tirannide che non sono affatto negative:
1) Edipo dice che la tirannide l'arte che vince ogni altra cosa e d ricchezza
2) Simonide (prima di Sofocle) aveva indicato la tirannide come una delle pi appetibili condizioni
umane.
Nello stesso Edipo per abbiamo visto la tirannide in senso contrario, quella che viene descritta da
Creonte che risponde alle accuse di Edipo di volergli strappare il potere dice che non avrebbe
alcun vantaggio a volere diventare tiranno.
Ma soprattutto nell'Edipo re quello che viene mostrato quello che poi dir Platone qualche tempo
dopo, e cio la connessione diretta tra la tirannide e la ipersessualit. Da questo punto di vista anche
nelle Baccanti Penteo (che in fondo un tyrannos) mostra anche lui una forma di ipersessualit, sia
pure di carattere pruriginoso. Ipersessualit in Edipo INCESTO.
Ora, tutto questo apre un problema che una chiave di lettura importante per Edipo re e per il senso
politico dlele tragedie apre un riferimento con quella figura storica che Aristotele considera il
prototipo del tiranno Periandro di Corinto (VI-V sec. a.C.): un violento, dato che uccida sua
moglie incinta a calci e fa bruciare tutte le concubine. oltre che violento anche un incestuoso,
eppure uno dei sette sapienti. Periandro come sophos, uno dei fondatori della sapienza greca, ma
era un violento, era un tyrannos la sua specialit, il suo stare al di sopra degli altri era

un'eccezione in tutti i sensi, nel senso dell'eccesso della violenza animalesca, e nel senso della
sapienza.
Anche Edipo un sophos, un violento e soprattutto ha una natura ipersessuale che si manifesta
nell'incesto. Tutto questo sta a dimostrare che la sapienza (quando non comandata dalla virt, da
sophrosyne) non pu che sfociare nella follia della tirannide. Che la figura del tiranno sia connessa
a una questione che riguarda la stirpe Labdacidi non riguarda solo lui singolarmente, ma tutta
la sua stirpe. Maledizione sessuale stirpe dei Labdacidi perch la zoppia vista come segno di
anomalia? Perch lo zoppo non procede in linea retta, anomos per definizione.
Sar un caso, ma la nonna di Periandro si chiama Labda, cos come il nonno di Edipo si chiama
Labdacos Periandro ed Edipo sarebbero accomunati da questo riferimento alla zoppia che
un'anomalia e che sfocia poi nell'ipersessualit.
Altro elemento comune tra i due sta nel fatto che anche Periandro si unisce carnalmente alla madre
per via di un inganno che la madre stessa gli tende, perch la madre si unisce a lui nel buio senza
che lui se ne accorga. Quando l'incesto viene scoperto sia la madre di Periandro che Giocasta si
uccidono. Ci sono altre caratteritiche che accomunano i due personaggi per esempio l'irascibilit
tirannica Edipo uccide il padre, Periandro uccide la moglie.
Sia Periandro che Edipo dopo la morte non vorrebbero essere sepolti in patria ma in un luogo
sconosciuto e infine il fatto che Periandro il tiranno di Corinto, cio la citt di adozione di Edipo.
Anche questo elemento ci dice che evidentemente c' una contaminazione della tragedia nei
confronti della storia narrata. Ora il problema : sono i biografi di Periandro che hanno preso dal
mito? Oppure vero l'inverso?
probabilmente vera la seconda ipotesi il riferimento a Periandro rispetto alle date di Edipo re
(un paio di secoli dopo) sta a significare che nella tragedia c' un monito nei confronti degli ateniesi
affinch essi si guardino dalle brame dei nuovi poteri tirannici. Il timore, la paura della tirannia
qualche cosa che presente nella vita politica di Atene, qualcosa che la parte democratica di Atene
ha ben presente (Sofocle vicino a Pericle politicamente, cos come Erodoto). Questo non significa
che l'Edipo Re sia un'opera di propaganda politica, ma ci sono livelli semantici che rimandano
all'attualit che di per s politica il confronto tra l'orizzonte del presente e quello del passato.
Come possiamo leggere questo rapporto di condizionamento reciproco tra passato e presente?
Non un racconto della tradizione che viene attualizzato, n un elemento dell'attualit che viene
immesso nella tessitura della tragedia. come se la realt attuale/politica facesse periodicamente
delle irruzioni nella trama della tragedia la realt fa irruzione nella tragedia.
Carl Schmit spiega la tragicit di Amleto osservando dietro all'indecisione di Amleto un
riferimento all'attualit politica nella quale Shakespeare scrive momento estremamente incerto
che l'Inghilterra vive quando la regina Elisabetta I ormai vecchia sta per morire e c' una lotta
politica molto serrata per ottenere il trono. Riferimenti che traspaiono nella tessitura dell'Amleto.

11/03
Nietzsche quando parla di orge bacchiche si riferisce al testo di Euripide.
Nell'aforisma di Umano troppo umano Nietzshce ha ben presente il senso politico insito.
Aforisma 472 la frattura fra Nietzsche e Wagner ha ragioni di carattere personale, ma anche e soprattutto ragioni
di diversit di personalit dei due Bayreuth: inaugurazione del teatro nazionale di Bayreuth.
Nietzsche ha gi parecchie perplessit nel momento in cui partecipa all'evento. Equiparazione tra
borghesi e filistei (nella cultura tedesca risale a Goethe) il borghese che fa cultura cos come
commercerebbe in altre merce, colui che fa della cultura una merce (Bildungsminister) Wagner si
fa l'artefice di questo tipo di borghesia.
Con Umano troppo umano vi la rottura vera e propria tra i due.

Arte = capacit dell'uomo di parlare del passato riesuma i morti, passioni morte non pi
un'attivit rivolta al futuro, ma al passato definitivo allontanamento da Wagner.
Quello che stiamo dicendo non c'entra particolarmente con Wagner qui Nietzsche prende le
distanze dal cosiddetto spirito tedesco. Denuncia dello spirito nazionale tedesco.
L'aforisma si intitola: Religione e Governo (Religion und Regierung).
(lettura aforisma): il problema viene subito enunciato, e cio il governo che si istituisce a tutore
di una massa incapace Nietzsche non democratico, n tantomeno socialista.
un formidabile diagnosta sa analizzare a fondo la situazione del suo tempo e a partire da questa
analisi in grado di prospettare situazioni che si presentarono qualche anno pi tardi socialismo
= stato dittatoriale cesareo per Nietzsche.
La massa costituita da inintelligenti che non sanno badare a loro stessi. Di fronte al problema se la
religione sia da conservare o da eliminare, si dovr sempre decidere a favore della conservazione
della religione introdurre o non introdurre i riti di Dioniso nella citt (Baccanti)?
Il problema che espone Nietzsche, per, un problema della sua epoca (1878) dal 1871 esiste un
nuovo stato in Europa, e cio la Germania unit politica nel mondo di lingua e cultura tedesca.
Questa negli anni dopo la fondazione del Reich, sotto la guida del cancelliere tedesco Otto von
Bismarck (odiatissimo da Nietzsche l'unificazione un evento di carattere borghese). Per
Nietzsche la Germania moderna uno stato borghese, e lui rifiuter sempre di esserne cittadino
rifiuta la propria cittadinanza, non assume n quella prussiana, n tantomeno quella svizzera
rimarr apolide. Kulturkampf battaglia per la cultura, o battaglia per la civilt. Questo termine
viene dal gergo della sinistra democratica e liberale tedesca programma politico che vuole
ridurre il peso della Chiesa di Roma nel neo-stato tedesco.
Kulturkampf questa espressione viene fatta propria da Bismarck che tent di sottrarre alla Chiesa
Cattolica il monopolio dell'educazione della scuola pubblica vietato l'insegnamento della
religione nella scuola pubblica, fu istituito il matrimonio civile unit spirituale della Germania
che era essenzialmente laica, molto in linea con quello che la religione luterana prevedeva nel
rapporto con lo stato. Bismarck luteranizz lo stato. Ora Nietzsche non vede di buon occhio
questa cosa non aveva alcuna simpatia per la Riforma, pur essendo luterano, perch Nietzsche
era figlio di un pastore protestante nauseato dalla Riforma, mentre per contro egli sempre
affascinato dalla Chiesa di Roma nella Gaia Scienza (aforisma 358 Insurrezione contadina dello
Spirito) Nietzsche se la prende con Lutero e difende la Chiesa di Roma, ma la difende come? La
difende per ragioni politiche, difende Roma come l'ultima corte rinascimentale. Lutero viene invece
visto come un contadino che non capisce la grandezza di Roma e della corte di Roma. Se il
cristianesimo avesse voluto salvarsi (nell'Anticristo) avrebbe dovuto compiersi il progetto di far
eleggere papa il figlio di Cesare Borgia (e cio il Valentino) chiesa di Roma come strumento
politico, strumento di potere il decadimento del Cristianesimo dovuto al fatto che la Chiesa di
Roma ha dovuto rinunciare a causa di Lutero al suo aspetto politico, alla sua struttura di potere. Ma
non esattamente questa la ragione per la quale Nietzshce dice di conservare la religione. NOn
una questione di simpatia nei confronti della chiesa Cattolica, ma il fatto che la religione in
grado di procurare allo stato ci che lo stato non pu da s produrre. Nel frattempo in questo
rapporto anche lo stato avr un'influenza positiva sulla religione anche lo stato potr esercitare
una forma di ocntrollo sulla religione. Soprattutto quando ci si trova in tempi di paura, la religione
appaga l'animo degli individui in sostanza la religione pacifica le masse. Fa s che tutto ci che
viene dal governo (nel momento in cui sono uniti) pu essere tranquillamente accettato dalle masse.
Allora gli inintelligenti si sottometteranno alle disposizioni proveniente dall'alto (fusione tra forma
divina e umana di governo) spontanea sottomissione.
Come si vede proprio una questione che riguarda la legittimazione del'azione dei governi. Il
governo in quanto puro esercizio del potere politico non in s legittimato solo attraverso la
solidariet con la religione pu essere legittimato. La potenza che risiede nell'unit del sentimento
popolare viene dalla religione protetta e suggellata.

La religione una forma di potere e di potenza la religione a produrre quel sentimento


popolare unitario che lo stato pu sfruttare a proprio vantaggio, quindi lo stato sapr guadagnarsi i
preti, perch ha bisogno della loro nascosta educazione delle anime sottomissione della massa.
Problema della sovranit lo stato non ha di per s la sovranit che pu essere concessa solamente
da un'autorit che sta sopra lo stato l'autorit di Dio.
Lo stato deve sapere guadagnarsi i preti (Priest) perch soltanto loro hanno quel monopolio
dell'educazione delle anime che crea consenso. I preti sono una sorta di agenzia che capace di
produrre consenso. Senza l'appoggio dei preti ancora oggi nessuna potenza pu diventare legittima.
La legittimit dell'autorit non pu venire dallo stato stesso, ma deve venire da Dio unione
potere politico e potere religioso.
Queste riflessioni di Nietzsche sono alla base di certe riflessioni che far poi Carl Schmitt nel '900
la crisi delle democrazie una crisi di sovranit, di rappresentanza, di legittimazione le
democrazie istituendo la sovranit nel popolo perdono l'autorit politica.
Le classi politiche si rendono conto che la religione uno strumento per loro, che d fondamento
nella storia laicizzazione o secolarizzazione della politica per Nietzsche una conseguenza
inevitabile dell'alleanza tra religione e governo questa la chiave del libero pensiero (Voltaire).
Il libero pensiero sta nella capacit di vedere la religione come uno strumento. Tutto questo finch
sussiste una alleanza tra religione e governo (Voltaire vive nell'epoca della grandi monarchie).
Anceh il dispotismo illuminato di Federico il Grande la dimostrazione di potersi servire della
religione come strumento.
Con la rivoluzione francese si azzera il concetto della sovranit come ci che fondato nel
trascendente (cio concessa per grazia di dio), e fa risiedere la sovranit direttamente nel popolo.
Quando nel governo stesso non si vedr che lo strumento della volont popolare come fa il
governo del popolo a legittimarsi se venuta a mancare questa fondazione trascendente della
legittimit? Come pu il popolo governare e convincere della legittimit del proprio governo?
Con la sovranit che si ritirata nel popolo, non che la religione viene meno, ma la religione
esiste ancora come un fatto privato da questo punto di vista non un caso che nei paesi del
comunismo realizzato (URSS, Cina) si siano condotte campagne per la ateizzazione del popolo.
Perch quando il popolo prende su di s il problema della sovranit deve cercare di eliminare lo
spazio della religione, perch la religione, indipendente dei problemi dei quali tratta, vista
soprattutto nel suo aspetto poitico di legittimazione dell'esercizio del potere. Se si toglie alla
religione la sua funzione di legittimare il potere politico, ecco che la religione diventa
immediatamente un potere concorrente e pericoloso.
Kant religione/verit di fede riguardano la coscienza e non la filosofia: esempio massimo del
pensatore illuminista che separe potere religioso da quello politico.
Finch il potere politico e quello religioso vanno a braccetto, il potere religioso fonda la
legittimazione del potere, ma in questo modo anche il governo esercita un controllo sulla religione.
Quando i due poteri si separano, lo stato perde anche la sua capacit di controllare la religione
quindi il potere religioso ne esce rafforzato e cos cominciano a pullulare le sette religiose.
Nietzsche vede l'avvento dei totalitarismi che scaturiscono dalle fragilit stesse delle democrazie
questo pullulare di sette, che un fenomeno che riguarda anche i nostri anni, e che sfuggono al
controllo dello stato quando la religione si fa privata, allora fu seminata una quantit di denti di
drago riferimento al mito della fondazione di Tebe Sparti/violenza pura la religione
abbandonata e non pi sottoposta al controllo dello stato diventa violenza.
Rifiutandosi di accogliere a Tebe i rituali di Dioniso, Penteo si rifiuta anche di esercitare un
controllo su questi rituali, che quindi esplodono in tutta la loro violenza. Questo il tema caro a
Nietzsche religione fornisce legittimazione, ma deve essere messa sotto controllo.
Le confessioni religiose non pi condivise, non pi legittimate dallo stato fanno s che lo stato
stesso si spacchi in due da un lato nascono queste sette incontrollabili, dall'altro l'avvento
dell'irreligiosit esattamente la situazione delle Baccanti.
Sette violenza / Irreligiosit disaffezione alla religione

coloro che rimangono fedeli allo spirito della religione diventeranno decisamente ostili allo stato,
mentre i governanti saranno sempre pi scontrosi nei confronti della religione (Bismarck). Questo
sentimento ostile nei confronti dello stato, che la risposta al sentimento ostile nei confronti della
religione, spinge la parte politica a elaborare una forma di fondamento che sia in qualche modo
analoga a quella della religione si forma una religione politica che mette al suo centro un
concetto dello stato che prende il posto di Dio entusiasmo quasi fanatico per lo stato
(riferimento a Hegel lo stato come sintesi della societ).
La devozione nei confronti dello stato riempie quel vuoto che stato lasciato dagli oggetti della
religione. Saranno i partiti antireligiosi ad affermarsi, oppure si fonder un dispotismo illuminato?
Nel caso in cui a prevalere siano i partiti antireligiosi, Nietzshce dice che verr meno l'entusiasmo
per la mancanza di contenuto religioso l'entusiasmo viene meno, e quindi risulter sempre pi
chiaro che proprio perch la religione forniva il consenso nei confronti dello stato, viene meno la
stessa piet nei confronti dello stato. Nello stato, ormai, i singoli cittadini vedono soltanto
quell'istituzione da cui pu derivare loro utilit o danno diventa soltanto un punto di riferimento
non pi fondato sul consenso, ma sulla semplice utilit. Qui Nietzsche prende di mira la concezione
laica, moderna e illuministica dello stato. Viene meno la stessa garanzia della legge, cio la legge
dello stato in quanto perde quel riferimento al Gesetz (cio alla legge nella concezione ebraicocristiana), cio la garanzia della durata la legge verr osservata solo fino a che non verr
sostituita da un'altra legge a tutti i provvedimenti mancher la garanzia della durata non si
sentir pi l'obbligo fondato sull'autorit. Il potere si consuma totalmente nella legge, nel potere
legislativo che il governo esercita si rivela una funzione essenziale dello stato che dura quel tanto
che dura la capacit di promulgare leggi manca il fondamento trascendente, la venerazione.
Nietzsche vede qui la debolezza intrinseca delle democrazie ( Toqueville Democrazia in
America) Nietzsche qui parla di morte dello stato.
La morte dello stato conseguente alla crisi della legittimazione del potere. La sfiducia implicita
al meccanismo stesso della democrazia viene meno la fiducia nella continuit del governo. Gli
uomini aboliscono il concetto di Stato sopprimono la contrapposizione privato/pubblico. Non
esiste pi il concetto del pubblico ci che l'oggetto di un consenso collettivo, e tutto refluisce
nel privato.
Passo dopo passo le societ private incorporeranno gli affari dello Stato, lo Stato viene abolito e
tutto refluisce nel commercio privato perfino quel potere dello Stato che consiste nell'essere
arbitro tra i privati, finisce per essere privatizzato slogan del liberismo.
Anceh quest'ultimo residuo di potere pubblico/condiviso alla fine verr esercitato privatamente.
Ecco che allora si arriver alla morte dello stato. La morte dello stato la privatizzazione anche
dell'ultimo lembo di pubblico. Sar allora la liberazione (in senso negativo = spregiudicatezza) della
persona privata individuo riletto alla luce di un'idea economicistica.
Tutte queste cose saranno la conseguenza dell'idea democratica dello stato, in ci consiste la sua
missione Nietzsche anti-democratico, anti-liberale.
L'esito a cui Nietzsche arriva in questo aforismo ancora pi straordinario: Nietzsche
politicamente e anche moralmente uno scettico.
Aforisma 377 della Gaia Scienza ampia professione di scetticismo politico da parte di
Nietzsche. Qui prende le distanze da tutti gli ideali che comportano un impegno politico che sono
gli ideali della sua epoca un preciso programma di disimpegno rispetto ai partiti politici che sono
rappresentati in quel momento nel parlamento del Reich tedesco. Noi non conserviamo nulla (non
siamo conservatori), non vogliamo tornare a nessun passato (non siamo reazionari), non siamo
liberali, non lavoriamo per il progresso, non ascoltiamo le sirene del mercato che cantano uguali
diritti, libera societ, niente signori n servi, questo non ci alletta Nietzsche vede l'avvento
dell'uomo-massa. Perch la societ funzioni deve avere una dinamica, e questa dynamis l'esistenza
di disuguaglianze cos tutti saranno spinti a lavorare per togliere le disuguaglianze. Regno della
profonda mediocrizzazione e cineseria.

Il progresso per Nietzsche la decadenza perch un allontanamento costante rispetto a quell'ideale


aristocratico rappresentato dalla polis greca ma Nietzshce dice che bisogna continuamente
andare avanti nella decadenza.
Evidente esercizio scettico nei confronti dei partiti politici esistenti e delle ideologie politiche
esistenti. Nietzsche volutamente lontano da tutte le idee politiche del suo tempo. L'interesse del
governo tutore e l'interesse della religione vanno di pari passo e bisogna cercare di non scindere
questa alleanza, quando la religione comincia a morire viene minata anche la stabilit dello stato
Carl Schmitt: era un protestante che poi diventa cattolico affida al principe della Chisa
Cattolica il compito politico di tenere insieme l'Occidente.
Senza religione lo stato perder il suo velo di Iside. Cos' il velo di Iside?
Riferimento al De Iside et Osiride di Plutarco il velo che non deve essere sollevato per non
vedere una verit che non vuole essere vista. Il romanticismo tedesco interpreta questa cosa del velo
di Iside in maniera particolare Schiller nel suo poema L'immagine velata di Seiss .
Riferimento di Nietzsche ad un racconto di Novalis nel momento in cui lo Stato perde il velo di
Iside della religione, lo Stato scopre se stesso e cio nient'altro che un puro esercizio meccanico di
un potere che non pi legittimato puro esercizio della forza.
Alla fine di questo aforisma (Religione e Governo) Nietzshce fa un doppio salto mortale la
prospettiva che con questa sicura decadenza succeder non sar necessariamente disgraziata. Non ci
si aspetta una catastrofe, perch? Perch in questa morte dello stato, in questo puro disincantato e
feroce esercizio del potere gli egoismi degli uomini saranno cos raffinati e radicali che essi
finiranno con l'annullarsi gli uni con gli altri. L'educaizone all'egoismo che lo stato commerciale,
dei privati, neoliberista produrr sar la salvezza dell'umanit. L'avvedutezza e l'egoismo degli
uomini saranno le meglio formate tra tutte le loro qualit sar anche ci che salva.
Se lo stato non risonder pi all'esigenza di queste forze, non ci sar affatto il caso. Nietzsche
scettico lascia spazio ad una visione pragmatica della politica. Non caos ma una formazione pi
idonea di quello che era lo stato portera alla vittoria sullo stato.
Noi non possiamo sapere cosa ci sar dopo lo stato, ma dobbiamo avere fiducia nell'egoismo degli
uomini. Se c' qualcosa che ancora pu consentire allo stato di sopravvivere proprio l'egoismo
delgi uomini ovviamente la parte di questo aforismo che interessa il riferimento alle Baccanti.
Ma anche questa seconda parte dell'analisi di Nietzshce importante.
Comunque ci che conta il conflitto tra il potere politico e quello religioso. Separazione fra le due
che si combattono ostilmente esattamente quello che accade nelle Baccanti.
Messaggio moderato in sottofondo alle Baccanti bisogna sempre venerare gli di e gli di non
possono comportarsi come umani Politica e religione si necessitano l'un l'altra.

16/03
- Ricominciano lezioni il 30/03 e finiscono il 15/04 Varie letture politiche della tragedia greca andremo a vedere le riflessioni di Meyer e leggeremo
Antigone e Eumenidi.
Violenza tema delle Baccanti: aforisma Umano troppo Umano di Nietzsche fine analisi
Baccanti. Ripresa di Edipo re:
vi sono allusioni al tempo in cui visse Sofocle, non una metafora politica ma alcuni temi vengono
posti in relazione alla realt politica del suo tempo (es: tema della peste, dio che porta il fuoco,
ecc.) Tema della tirannide, che si basa sull'esperienza di Periandro da Corinto. Sofocle nel
costruire l'Edipo della sua tragedia si consapevolmente rifatto ad elementi della biografia di

Periandro da Corinto ( incesto, violenza, ecc.) Repubblicanizzare il mito tragedia eroica


confrontata con la realt politica di Atene.
Einbruch (einbrechen = rompere dentro, irrompere) = irruzione un termine che usa Carl
Schmitt nel suo scritto Amleto o Ecuba (tragedia moderna VS tragedia antica riferimento nella
tragedia di Shakespeare alla tragedia di Ecuba) capacit di commozione che conserva la tragedia
antica, come mai? La tragedia che non riguarda solo i fatti ma anche una sensibilit a noi estranea
riesce comunque ancora a commuoverci.
Il testo di Schmitt un testo tardo del 1966, lo scrive dopo la guerra dopo aver subito un processo
per il suo coinvolgimento con il partito Nazisto (Ex cattivitate salus libro scritto dopo
l'esperienza della prigionia). Dall'opera del 1927 di Walter Benjamin (Il dramma barocco tedesco
- Trauerspiel = rappresentazione luttuosa nel titolo originale che in italiano un po' fuorviato
il Trauerspiel un concetto preciso che non ha nulla a che fare con la tragedia antica) Carl Schmitt
prende spunto in vari punti di questa sua opera. Trauerspiel in effetti il dramma barocco tedesco
perch ha a che fare con il Cristianesimo e Benjamin intende con questo termine la tragedia
moderna, mentre quella antica la intende come Tragdie. In questo scritto Benjamin considera due
concezioni del tempo che sono il tempo storico e il tempo messianico. Il tempo storico il
tempo meccanico, dell'orologio, mentre il tempo messianico il tempo compiuto (completamente
estraneo al tempo greco), e non pu essere vissuto dall'individuo non vi pu essere relazione con
il tempo messianico nella tragedia antica, per questo la tragedia greca caratterizzata dalla morte
dell'eroe (forse Benjamin ricava questo da Hegel?). Solo la tragedia greca tragica perch
l'individuo costretto ad essere sacrificato in quanto resta estraneo al tempo messianico. Non un
caso che il tempo della tragedia secondo Benjamin si conclude perch ad essa si sostituisce un'altra
forma di rappresentazione che il dialogo socratico. La conciliazione del dialogo socratico
determina la fine della tragedia per questo la tragedia moderna viene identificata da Benjiamin
con il termine Trauerspiel (anche gioco luttuoso), mentre quella antica ancora Tragdie.
Partendo da questo testo Schmitt pone una divisione netta tra Trauerspiel e Tragdie mentre la
tragedia antica ha origine dal mito, per contro la fonte del tragico moderno la Storia. Questo
comporta ulteriori problemi perch se il mito per il pubblico antico un elemento immediatamente
riconoscibile, per il pubblico moderno invece la storia non lo . Shakespeare scrive i testi delle sue
tragedie dopo le rappresentazioni e ne scrive diverse stesure in base alle diverse rappresentazioni. Il
teatro di Shakespeare prima rappresentato e poi scritto non vengono pubblicati prima i testi del
teatro. Nella modernit pi avanzata (con Schiller, Goethe) la tragedia viene prima pubblicata sotto
forma di testo e poi rappresentata. Nei Masnadieri (che significa ladri) Schiller prima rappresenta
la tragedia e poi pubblica i testi, ma questa una eccezione. Ma il fatto che il testo venisse
pubblicato prima e poi rappresentato significa che nella tragedia moderna gli spettatori sono prima
dei lettori e poi degli spettatori, cosa che in Shakespeare ancora non cos.
Shakespeare un autore di riferimento della cultura tedesca, diventa un autore della Weltlitheratur
grazie ai romantici tedeschi prima era solo un autore del teatro inglese, e non ancora un autore
europeo o mondiale (fino al '700 Corneille e Racine erano ritenuti esempi molto pi alti rispetto a
Shakespeare).
Nel tentativo di costruire una unit politica tedesca, almeno sul piano culturale, i dotti tedeschi
pensano al teatro, perch nell'illuminismo il teatro era considerato come una forma di pedagodia per
il popolo. Gli illuministi tedeschi fanno propria questa funzione del teatro ma la volgono in una
maniera diversa costruire il cittadino tedesco. Per questa ragione Lessing contesta il teatro
francese e di contro al modello di Corneille e Racine, i tedeschi vedono in Shakespeare l'autore che
rappresenta la funzione universale del teatro Shakespeare diventa con il romanticismo tedesco
quel genio mondiale che ancora per noi oggi.
Il problema posto dal teatro di Shakespeare (oltre al fatto di essere prima regista e ogni tanto anche
attore dei propri drammi) il fatto che nel suo teatro non vi nessun tipo di riferimento al mito, ma
l'elemento condiviso dal suo pubblico la Storia. Vi un rovesciamento nel Trauerspiel rispetto alla
tragedia antica mentre quella antica prende spunto dal mito (o dall'epos, che si rif comunque al

mito), in quella moderna si assiste alla creazione di nuovi miti nascono miti, come Amleto,
attraverso il teatro che diventano mito in conseguenza dell'elaborazione letteraria. Caratteristica
inversione nella tragedia antica dal mito alla rappresentazione tragica, e nel Trauerspiel dalla
rappresentazione tragica al mito.
La domanda che si posto Freud e tutti gli autori che hanno analizzato il teatro tragico : cosa che
ha fatto della rappresentazione di Shakespeare un mito? Perch Amleto diventato un mito?
(Personaggio amletico = dubbioso). Prima di passare a vedere come nasce, c' un altro discorso
da fare in riferimento a Benjamin. C' una ragione anche politica per cui Schmitt ha scritto questo
testo il suo impegno nel regime nazionalsocialista un dato di fatto, il cosiddetto Fuhrerprinzip,
il fatto che Hitler avesse sempre l'ultima parola, un concetto politico elaborato da Schmitt. Il
richiamo a Walter Benjamin un tentativo di redenzione da parte di Schmitt. Nel '27 quando
Benjamin scrive questo libro per accativarsi le simpatie del pubblico tedesco manda una copia del
libro a Carl Schmitt scriverndogli una lettera nella quale dice che nello scrivere il libro ha fatto
riferimento a vari elementi della filosofia di Schmitt. Schmitt ignor la lettera, ma nel secondo
dopoguerra Benjamin diventa un autore di riferimento. (Benjamin fugge dai nazisti e si suicida in
Spagna). Questa circostanza luttuosa della vita di Benjamin d una certa patente politica al suo
pensiero, e Schmitt cerca di approfittarsene e dichiara che questo testo Amleto o Ecuba
direttamente ispirato all'opera di Benjamin dice anche che il loro rapporto cominci nel '27, ma
non vero perch lo ignor ma in parte vero, perch Schmitt riconosce all'analisi benjaminiana
una profondit che egli non ritrova in altri autori tedeschi. In particolare sono due i concetti estetici
che Schmitt rifiuta uno dei quali fa riferimento al romanticismo tedesco, uno alla concezione
marxista della letteratura:
1. Schiller la totale autonomia della forma estetica rispetto alla realt, estraneit della forma
estetica dalla storia, perch la forma estetica costruisce la storia
2. l'idea di Rispecchiamento riferibile a Lukcs forma di rispecchiamento della realt politicosociale nella tragedia. Appiattimento della forma letteraria sulla realt storico-politica uno
strumento inessenziale per leggere la peculiarit delle opere teatrali l'opera teatrale intrattiene di
fatto un rapporto con la realt, perch deve essere rappresentata ( di per s un qualcosa di storico e
di sociale).
Perch Schmitt prende come oggetto della sua analisi proprio l'Amleto di Shakespeare?
L'Amleto la tragedia moderna per definizione. Amleto non si fida dello spettro, non crede che sia
un fatto reale e che non sia il padre a parlargli il dubitare di questi fatti proprio della tragedia
moderna. Amleto l'eroe tipico del teatro moderno. Per di pi c' il fatto che Amleto diventato un
mito, una figura della cultura corrente. Il problema : cos' che produce l'amletizzazione di
Amleto? Cos' che spiega il dubbio amletico?
Ci sono due concetti che Schmitt legge e dichiara subito di leggere la tragedia secondo questi due
concetti: il tab della regina e la deviazione del vendicatore.
Prima di seguire Schmitt nella sua analisi cerchiamo di capire questi due concetti:
1. il tab della regina: non viene detto chiaramente se la regina, cio Gertrude, sia o no colpevole
della uccisione del padre di Amleto. Sta di fatto che la regine Gertrude poco tempo dopo la morte
del Re sposa il fratello del Re, Claudio, che Amleto ritiene essere l'uccisore del padre. Lo ritiene ed
lo spettro che lo conferma chiedendo al figlio di vendicarlo. Ma quello stesso spettro dice ad
Amleto di non far ricadere la vendetta sulla madre Gertrude. Contraddizione forte secondo lo
spettro la regina Geltrude innocente? Ma allora come si spiega il fatto che Amleto non cerchi
l'appoggio della madre per compiere la sua vendetta? E, per di pi in vari passaggi della tragedia
Amleto crede che la madre sia stata complice nell'uccisione del padre.
Vi un qualcosa che non si pu dire in questa tragedia. Perch non si pu dire che la regina
colpevole oppure innocente? Questa la ragione per cui Amleto non riuscir mai a porre a
compimento la sua vendetta. Amleto non vuole compiere la sua vendetta perch dubita della
colpevolezza o meno della madre. La questione della regina rappresenta un tab.

2. la deviazione del vendicatore dice Schmitt che non c' dubbio che Amleto un dramma di
vendetta. un dramma il cui oggetto il fatto che venga chiesto al figlio di uccidere l'assassino del
padre e ristabilire la dinastia nel regno. Ma perch Amleto non riesce ad essere un vendicatore?
La ragione naturalmente quella del tab della regina per cui Amleto non riesce a convincersi
della colpevolezza della madre. Shakespeare dove prende il materiale per la sua tragedia?
Lo prende da uno storico medievale del XII secolo (Saxo Gramaticus) Gesta Danesi mondo precristiano: traspare una certa estraneit di Shakespeare ai valori cristiani in vari punti della sua opera.
Visione pessimistica della vita che traspare in Shakespeare e in Amleto rimanda ad un mondo in cui
i valori cristiani sono assenti Macbeth non un personaggio riferibile al mondo cristiano, cos
come Riccardo III, come Iago sono personaggi di assoluta malvagit che incarnano una
concezione del male cos barbarico che non sembra toccato dalla concezione della cristianit.
Shakespeare sceglie i suoi materiali da questo universo del mondo medievale sassone che affonda le
sue radici in una cultura pre-cristiana. Amleto semplicemente dopo aver appurato l'estraneit della
madre dell'uccisione del padre, Amleto si allea con la madre e semplicemente uccide Claudio
questo sarebbe lo schema tipico del dramma di vendetta che poi lo schema tipico del dramma
antico (Oreste che uccide la madre per vendicare Agamennone per ristabilire la dinastia). D'altro
canto la stessa vendetta viene qui taciuta, viene in qualche modo essa stessa fatta oggetto di un tab.
Nel mondo greco quando c'era da compiere una vendetta veniva compiuta con ostentazione, senza
dubbio in Amleto questo non c'. (Uccisione di Agamennone da parte di Demestra
rivendicazione della morte il concetto di vendetta nel mondo greco veniva spesso rappresentata
con ostentazione). Shakespeare poteva seguire due vie per la vendettta di Amleto, una quella
seguendo Saxo Gramaticus cio alleanza tra Amleto e la madre per uccidere Claudio. Oppure
poteva seguire l'esempio delle tragedia antiche madre colpevole? Bene, allora io, Amleto, ti
ammazzo!
Perch Shakespeare sceglie una terza via? Perch Amleto Amleto?
Schmitt dice di cercare di rispondere a questa domanda basandosi su fatti concreti e cio: cosa
succedeva a Londra quando l'Amleto veniva rappresentato? Amleto un mito che stato prodotto
attraverso varie riprese esplicite o meno della tragedia di Shakespeare lo stesso Werther di
Goethe un riferimento all'Amleto. D'altra parte sempre in Goethe, dice Schmitt, si pu dire che un
altro mito creato da lui e cio Faust ispirato ad Amleto. In realt Faust l'opposto di Amleto, che
talmente attivo che non si spaventa di fare accordi con Mefistofele, con il Demonio per ottenere i
suoi scopi. Poi c' la grande interpretazione di Freud con la quale Amleto diventa l'archetipo
dell'inconscio. Freud cerca nell'Amleto la controprova della teoria che aveva estrapolato dall'Edipo
re Amleto vede in Claudio quello che voleva fare lui uccidere il padre e unirsi alla madre
ma Amleto non riesce a farlo, perch vede in Claudio il suo alter ego: non riesce ad uccidere se
stesso Claudio la realizzazione dei desideri pi reconditi di Amleto.
Questa idea per cui ogni nevrotico, dice Schmitt, diventa o Edipo o Amleto finita con il diventare
talmente generalizzata che ha suscitato una reazione di segno opposto, cio un riconfinamente della
vicenda di Amleto entro la storia della letteratura, un riconfinamento estetico del dramma di
Amleto, oppure una riconsiderazione storicistica queste riconsiderazioni storiche hanno
nuovamente deviato l'attenzione dalla situazione concreta.
Si tratta di superare sia lo psicologismo di Freud, sia l'estetismo, sia lo storicismo.
E cio dice Schmitt si tratta di giungere alla questione della fonte del tragico in generale.
Per fare questo bisogna comprendere l'accadere drammatico dell'opera stessa mettere in primo
piano l'impianto e la struttura dell'opera l'hypostasis = la trama. In che cosa consiste la trama
della tragedia e chi colui che agisce?
Non si pu dire che la regina sia colpevole o innocente Schmitt nota che il fantasma dice che la
vendetta non deve ricadere sulla madre, ma comunque Amleto continua a dubitare dell'innocenza
dela madre. Se crede allo spettro per il fatto della colpevolezza di Claudio, ecco che non riesce a
credere fino in fondo all'innocenza della madre.

Quando arrivano i comici alla reggia Amleto fa rappresentare la morte del padre (trappola per
topi) per riuscire ad incastrare lo zio assassino nell'ultima parte di questo teatro nel teatro la
regina accetta i doni dell'uccisore del marito. Amleto dubita dell'innocenza della madre perch ella
sposa il fratello del marito poco tempo dopo la sua morte. Questa la colpa che Amleto imputa alla
regina. La regina attrice, infatti, dice, dopo essersi convinta a sposarsi di nuova: una seconda
volta uccido il mio marito morto I kill accusa diretta alla regina Geltrude: ha
materialmente ucciso il proprio consorte, o almeno Amleto sembra farle dire questo nella
sceneggiatura che scrive per la compagnia di comici.
Ma vi sono anche altre accuse che Amleto muove alla regina atto III: entra nella camera della
regina con la spada e la regina spaventata dice: Vuoi assassinarmi? Polonio era nascosto dietro
la tenda, ed era consigliere del vecchio Re e padre di Ofelia Amleto lo uccide poi dice una
brutta faccenda, quasi come uccidere un re e sposarne il fratello Come uccidere un re? chiede
la regina una seconda volta Amleto incolpa la regina.
C' un'operazione di occultamento della tragedia deliberata, dice Schmitt. Shakespeare dona questo
contenuto confuso e contradditorio valore estetico della tragedia. Perch Shakespeare non
dichiara la colpevolezza o l'innocenza della regina!
Le versioni testuali dell'Amleto fanno riferimento a tre stesure 1603, 1604-05, 1620:
- 1603: vi una scena nella quale Gertrude capisce il misfatto di Claudio e si allea con Amleto.
Nelle altre due versioni questa scena non c' pi la madre deve essere lasciata al suo rimorso,
alla sua crisi di coscienza deviazione della vendetta che si arresta di fronte al tab con il quale
Shakespeare occulta le responsabilit della regina.
Ora, si chiede Schmitt, perch non viene detta l'esplicita innocenza della madre?
Queste parole di Schmitt sono scritte contro il concetto di libert svincolata della creazione poetica
tipiche della concezione estetica moderna. Il poeta vincolato al mito, alla tradizione scrive un
poeta contemporaneo di Pindaro il poeta antico assolutamente non libero, mentre il poeta
moderno secondo l'idealismo e il classicismo e il romanticismo tedesco ha questa libert.
Questo per Schmitt soltanto un pregiudizio estetico, perch anche il poeta moderno vincolato
ad una precisa realt storica quindi perch Shakespeare non denuncia la colpevolezza o
innocenza di Gertrude? Vi un motivo oggettivo che sta nella situazione concreta nella quale questa
tragedia venne rappresentata la regina di Scozia Maria Stuarda:
Maria Stuarda tre mesi dopo l'uccisione del marito, si sposa con l'assassino di suo marito. Ma
perch Shakespeare fa riferimento implicito a questo evento storico?
La chiave sta nella prima concezione di Amleto da parte di Shakespeare (1600 1603) cosa
succedeva in Inghilterra? Elisabetta I stava per morire, e non c'era un erede la trono. Si erano
formati diversi partiti a Londra, uno dei quali (conte di Southampton e il conte di Essex) era
apertamente schierato per Giacomo (che poi diventer Giacomo I) Giacomo era cattolico e figlio
di Maria Stuarda questo partito voleva unificare Inghilterra e regno di Scozia ma Giacomo era
cattolico e questo non era ben visto dai protestanti e da Elisabetta stessa allora la Regina decide
di condannare il conte di Southampton e il conte di Essex questi due conti erano i finanziatori
delle opere di Shakespeare quindi le incertezze che egli mostra sulla scena (riguardo alla figura
di Geltrude) sono necessitate da questa situazione politica incerta ed estremamente mobile.
Giacomo I la controfigura di Amleto questo vendicatore pavido.
Di questa situazione ci sono le Einbrche nel testo di Shakespeare per esempio la compagnia di
comici chiaramente la compagnia di Shakespeare stesso.
17/03
Domani seminario 15-17 Nietzsche VS Wagner

Compagnia dei comici Compagnia di Shakespeare


Qohelet libro dell'Antico Testamento, fonte del pessimismo ebraico. Questo passaggio di Amleto
un parallelo preciso con un altro passaggio del Macbeth, e vediamo che anche qui ricorre questo
tema ripreso dal Qohelet Lady Macbeth morta: la reazione una sorta di forma di
rassegnazione siamo mortali e quindi votati alla morte siamo polvere e polvere dobbiamo
ritornare secondo Schmitt questo pessimismo ha radici non-cristiane, ma piuttosto nella
tradizione barbarica: conflitto elementare non mediato da elementi della tradizione cristiana.
La vita non significa nulla un messaggio che non consono alla religione Cristiana, perch la
vita il luogo dove si pu manifestare la grazie e quindi la salvezza.
L'uomo non mi attrae dice Amleto.
Schmitt prende le parole di Rosenkrantz come un riferimento diretto alla compagnia di
Shakespeare. probabile che qui Shakespeare si riferisse alla sua compagnia in realt qui
Shakespeare sta dicendo che a Londra non vanno pi di moda perch ormai ha successo un'altra
forma di teatro diversa quindi l'interpretazione di Schmitt (persecuzione politica vicenda di
Maria Stuarda lezione precedente).
Certamente ha ragione Schmitt a dire che qui vi una Einbruch, ma non tanto come sembra
intendere lui un riferimento alla situazione politica, quanto una situazione personale vissuta da
Shakespeare e dalla sua compagnia.
Gli attori che assistono a loro volta ad una rappresentazione anch'essa tragica raddoppio di
finzione si recupera una realt il pubblico viene portato sulla scena tipico del barocco.
Qui, tuttavia, c' una riflessione di Shakespeare sul teatro attraverso le parole di Amleto: come pu
la finzione produrre delle conseguenze reali, concrete (la compassione, il terrore, ecc.)?
Tutto questo per qualcosa che non nulla, che a sua volta una finzione, per Ecuba che per l'attore
non rappresenta nulla. Il contrappunto in realt dato dal fatto che non succede nulla Amleto
mosso da una molla molto pi forte di quella dell'attore dell'Ecuba la rappresentazione spinge lo
spettatore a quell'insieme di reazioni a cui molto spesso la realt stessa non riesce a spingerci.
Il teatro ha un potere di coinvolgimento che la vita reale non ha.
Shakespeare ricostruisce la condizione aristotelica della catarsi tradotta applicata sulla scena
cielo e inferno che spingono alla vendetta (necessit, fato) Oreste Amleto per non agisce.
Amleto allora decide di usare il teatro per produrre una reazione concreta.
Schmitt attorno a queste parole di Amleto si capisce chi in realt Amleto sia Amleto
Giacomo VI re di Scozia, figlio di Maria Stuarda non pu dire che Gertrude era colpevole
(perch contro i protettori politici di Shakespeare) n che Gertrude (Maria Stuarda) era innocente
perch avrebbe urtato la sensiblit protestante del pubblico = inazione di Amleto.
Re Giacomo, perch dice Carl Schmitt, perch nel momento in cui si candida a re d'Inghilterra e
di Scozia (da VI a I) in realt re Giacomo non ha mai rinnegato Maria Stuarda e l'ha sempre
difesa. Ma questo suo atteggiamento naturalmente lo riveste di incertezza nei confronti della
persona della madre. Perch le parole del monologo di Amleto sono cos importanti?
Riferimento al demonio lo spirito che ho visto potrebbe essere un Diavolo Giacomo I un
sovrano intellettuale, per opera sua a partire dal 1606 fino al 1611 viene istituita una commissione
che traduce in inglese una Bibbia (la Bibbia di Re Giacomo), che la Bibbia dei protestanti
anglicani. Re Giacomo autore di un trattato di demonologia (1597) in cui si confrontano due tesi
fondamentali sulla natura dei demoni dice Schmitt in particolare sulla natura della apparizione
degli spettri:
secondo la tesi cattolica (quindi sostenuta da Giacomo) gli spettri sono anime di defunti che si
trovano nel purgatorio.
Secondo la tesi protestante (che nel libro Giacomo sostiene) gli spettri sono anime di defunti che
stanno all'inferno e quindi potrebbero essere benissimo diavoli/demoni.
Oltre a questo dice Schmitt, Giacomo un difensore del diritto divino dei Re e del diritto di sangue
dialoga con Bellarmino e Suarez questa posizione di filosofia politica serve a caratterizzare la

sua ostilit per quelle forme di potere che non fossero basate sulla trasmissione dinastica del potere
stesso. L'opposizione di Amleto a Claudio diventa implicitamente un sostegno della teoria politica
di Giacomo e quindi una ulteriore Einbruch ora, le parole di Amleto ci pongono un problema.
Lo spirito che ho visto potrebbe essere un diavolo che assume un aspetto gradevole
riferimento al trattato di demonologia Fenomenologia di Hegel: Amleto il prototipo dell'eroe
moderno che diffida dell'apparizione dello spettro tra l'altro Schmitt ricorda che c' una terza
posizione sugli spettri di Reginald Scott che era scettica gli spettri non esistono! Ma Re Giacomo
quando diventa re d'Inghilterra fa bruciare il libro di Reginald Scott, dimostrando cos la sua
arretratezza culturale questo riferimento di Amleto a Re Giacomo se vero mette in crisi l'analisi
di Hegel per il quale invece Amleto il prototipo dell'eroe moderno a differenza di Edipo e
Macbeth proprio perch diffida dello spettro.
Non che la figura di Amleto si risolva tutta nella sua identificazione con Re Giacomo non vi
dubbio che Amleto sia anche uno spirito scettico un eroe della riflessione per Hegel (e non
dell'azione), tragico proprio perch riflessivo.
Tab della regina Schmitt dice che nell'incertezza tra la colpa e l'innocenza della madre, che un
riferimento a Maria Stuarda (situazione politica contingente Lord Southampton e Lord Essex
condannati a morte, solo Essex muore), una tremenda realt storica balena attraverso i costumi e le
maschere del palcoscenico Schimmern = balenare del lampo attraverso...
Schimmern Einbruch : non un rispecchiamento (Lukcs concezione materialistica della
storia), ma un balenare per l'appunto, il fatto che l amateria rappresentata condizionata
oggettivamente dalla realt, dalla storia, e questo propriamente politico! Questo far balenare la
realt nella rappresentazione scenica, che l'equivalente di quelle discussioni di cui parla Schlegel
repubblicanizzazione delle stirpi eroiche 3 esempi in Edipo Re: sogno di Iocasta
(riferimento a Ippia), questione della tirannide (Periandro di Corinto), e una terza boh (Gentili non
si ricorda, guardare lezioni precedenti).
Il teatro non un mascheramento, un rispecchiamento della realt, ma ha elementi della realt che
irrompono nella rappresentazione la posizione di Schmitt pi vicina all'idealismo che al
materialismo storico il teatro innalza quel muro di finzione (Schiller), ma ha dei varchi
all'interno dei quali la realt balena. Il poeta drammatico non libero (come da tradizione
classico/romantica moderna), ma condizionato da una realt oggettiva, che la cronaca politica
nella misura in cui attualit. Situazione semmai che differenzia in modo fondamentale il poeta
drammatico dal poeta lirico.
Schmitt sapere condiviso gli spettatori di Shakespeare vedevano dietro ad Amleto la figura
di Giacomo, cos come Gertrude veniva posta in relazione a Maria Stuarda tragicit.
Il modo di leggere Amleto di Schmitt legittimo?
difficile che Amleto e Giacomo possano incontrarsi, cio che possa essere effettivamente
realizzata questa lettura combinata storici della letteratura VS storici della politica perch
intendono la storia in maniera diversa. Quando gli storici della letteratura parlano delle fonti di
Shakespeare parlano esclusivamente delle fonti letterarie ma Shakespeare condivide ancora con
il teatro greco il fatto che non esista mediazione letteraria tra il teatro e il pubblico.
Gli storici della letteratura capiscono che Shakespeare si serve di Plutarco, di Saxo Gramaticus, ecc.
ma non si servono di fonti extra-letterarie.
Che cos' la libert inventiva del poeta? Il poeta trasferisce la materia nel mondo della bellezza dove
i problemi sociologici diventano di cattivo gusto attacco diretto a Schiller nella poesia di
Schiller Gli artisti scrive che l'artista imita la bellezza della natura. La creativit del poeta
ispirata dalla natura, ma l'artista separa le forme che crea dalla natura stessa una creazione di
libert nella concezione schilleriana. Questo modo di concepire la creazione artistica dice Schmitt in
realt non si attaglia alla creativit drammatica il rapporto tra la poesia lirica e il poeta diverso
rispetto a quella tra la poesia tragica e il poeta.
La soggettivit lirica responsabile solo verso se stessa, mentre quella tragica ha un dovere nei
confronti della realt oggettiva.

Opere d'invenzione + Politica quotidiana non si pu prescindere dal sapere condiviso con il
pubblico che assiste, questo che pone limite alla libert creativa di ogni autore teatrale. Qui
Schmitt potrebbe estendere questa idea e dire che in fondo questa anche la situazione della
tragedia attica ha una dimensione pubblica, non semplicemente la messa in scena di miti
arcaici, ma la messa in discussione di quella tradizione il mito fornisce il sapere condiviso.
Ci che lo spettatore sa fondamentale in questo tipo di teatro.
Freud, con il fatto di non essere uno spettatore ateniese, non pu sapere che il sogno di Iocasta sia
un riferimento alla realt.
Tornando a Giacomo I ci sono diverse altre finestre che Shakespeare apre per fare entrare la
realt dall'esterno. Per esempio: nella versione definitiva del 1603, che avviene dopo
l'incoronazione di Giacomo, vediamo che Laerte (figlio di Polonio, fratello di Ofelia) arriva a
Elsinore provenente dalla Francia per assistere all'incoronazione del re Claudio (l'usurpatore)
riferimento all'incoronazione di Giacomo I stesso. Ha un significato diverso, ma un modo per
alludere ad un evento politico contemporaneo. Questa incoronazione presente anche in un'altra
versione, ma nell'altra versione ancora scompare.
Un altro esempio: le parole di addio che Amleto prouncia nei confronti di Orazio quando la tragedia
volge ormai alla fine Sono un romano antico pi che un danese e qui c' ancora un veleno e mi
voglio suicidare e Amleto risponde No, no, tu devi sopravvivere per raccontare quello che
successo Io muoio, il veleno vince il mio spirito ma io voto Fortebraccio il resto silenzio
Orazio saluta Amleto con parole commosse > le stesse parole pronunciate da Lord Essex una
volta salito sul patibolo ulteriore Einbruch.
La tragedia di Shakespeare resta un dramma di vendetta, in cui paradossalmente la vendetta non
si compie l'elemento fondamentale che questa vendetta non si compie, e viene continuamente
rimandata fino a non realizzarsi questa esattamente la ragione dello straordinario valore
dell'Amleto estremamente moderno.
Distinzione tra Trauerspiel e Tragdie nel Trauerspiel moderno (Amleto) presente un elemento
ironico (es: colloquio tra Amleto e lo spettro che avviene per in presenza di Gertrude) l'ironia
evidente, perfino lo spettro entra in un gioco di riferimenti ironici. In questa ironia sta tutto il
significato del Trauerspiel dice Schmitt che in questo senso viene accostato alle Lustspielen, cio
agli altri drammi allegri di Shakespeare c' sempre lo Spiel, il gioco, l'elemento ludico, ironico.
C' ancora questa osservazione di Schmitt del dramma nel dramma (trappola per topi)
tipicamente barocco brutale e elementare lo Spiel shakespeariano non fa altro che
rappresentare nuovamente la situazione di base del teatro.
L'ultima cosa che in questo modo nel teatro shakespeariano il poeta viene condotto da un destino
che la realt politica concreta, quella che non si pu cambiare l'arte non pu intervenire
sull'attualit politica la realt interviene sull'opera molto pi di quanto un destino inventato
pu fare. Nel dramma storico di Schiller viene a mancare la capacit di creare una dimensione
pubblica presente e comune a tutti, dice Schmitt. Nel treatro di Shakespeare il dramma ancora
barbarico e elementare, nel senso che mette in scena gli elementi naturali.
Due in sostanza sono le fonti dell'accadere tragico:
tragedia classica mito
tragedia moderna storia dalla quale viene a formarsi il mito.

18/03
L'arte politica della tragedia greca Meier: uno storico, non un filosofo.

Secondo Meier senza la considerazione del senso politico degli avvenitmenti che si svolgono in
Atene non si pu cogliere il senso di questo fenomeno abbastanza particolare che stata la tragedia.
Nell'introduzione si chiede: Gli ateniesi avevano bisogno della tragedia?
Questa domanda sta a significare che secondo Meier la rappresentazione tragica legata con
l'affermazione del pensiero democratico che prende forma nelle istituzioni della nuova democrazia
Ateniese (consiglio popolare) l'Areopago (il vecchio parlamento dominato dagli aristocratici)
viene destituito. C' una funzione di appoggio che la tragedia esercita nei confronti dell'avvento di
questo nuovo pensiero democratico. L'analisi di Meier presuppone il riferimento ad un concetto che
quello elaborato da Carl Schmitt nel 1927 nel suo articolo antitolo Der Begriff der Politischen
(La categoria del politico) questo concetto politico un po' parallelo a quello di tragico, nel
senso che i greci avevano la tragedia ma non concepivano nella loro filosofia il concetto di tragico.
Hanno il concetto di arte politica, ma non hanno il concetto di politico Das Politische. Se il
concetto di tragico presente tardi in un contesto che non ha pi nulla a che vedere con la tragedia
antica (Schelling, ecc.) cos lo stesso vale per il concetto di politico.
Questo concetto di politico rimanda ad una sfera di attivit che sono definibile politiche senza
nessun riferimento ad altri ambiti (religione, poesia, filosofia, arte, ecc.) ambito autonomo di
attivit che contemplano una serie di concetti e di valori che Schmitt definisce politici.
Secondo Meier l'avvento della tragedia sarebbe parallelo/contemporaneo all'avvento di una nuova
forma di vita nella citt di Atene una forma di attivit che riguarda tutti gli uomini liberi di Atene
e che in quanto tale distaccata dai valori della religione e della tradizione la tragedia e la festa
sarebbero per Meier qualche cosa che riguardano la citt e consentono ai cittadini di confrontarsi gli
uni con gli altri e discutere quelle verhandlungen che Schlegel mette alla base della spiegazione
delle tragedia. Che cos' questo politico che Meier applica alla concezione greca?
La ragione per cui Meier si rif a questo concetto esattamente quella che Schmitt d nel suo
articolo Politico come ambito autonomo che viene alla ribalta nell'Atene del V secolo.
Se noi tracciamo una serie di distinzioni sulla base delle quali possiamo raccogliere tutta l'attivit
spirituale dell'uomo morale: distinzione bene/male, estetica: bello/brutto, economia:
utile/dannoso si tratta allora di stabilire qual la distinzione specifica su cui si fonda il politico.
Questa distinzione politica Schmitt la trova nel rapporto amico/nemico non derivabile dalle
altre distinzione che abbiamo visto questo sta alla base dell'autonomia del concetto di politico.
Cosa indica la distinzione amico/nemico? Indica un estremo grado di intensit di un'unione e di una
separazione chi sta con chi? Chi estraneo e chi non lo ? La comunit degli amici lo Stato,
coloro che sono estranei allo Stato sono i nemici la categoria amico/nemico fonda un luogo
autonomo da tutti gli altri nel quale si riconoscono le persone che fanno capo ad un sentire comune
che si riconoscono tra di loro come amiche.
Questa categoria indipendente dalle altre e questo comporta delle conseguenze importanti
questa distinzione un fatto oggettivo: riguarda l'identit dello Stato. Il nemico semplicemente
l'altro, lo straniero (der Fremde = straniero, estraneo), dice Schmitt. Basta per definire la sua
essenza che egli sia esistenzialmente qualcosa d'altro e di straniero il nemico il diverso.
Bisogna comprendere questa autonomia peculiare del politico dinamica oggettiva dei rapporti
con i popoli la filosofia/teoria politica moderna ha cercato di mascherare questa distinzione
fondamentale. Ad esempio il liberalismo ha cercato di mascherare (poich pensa non sulla base
della categoria del politico ma sulla base della categoria dell'economico) questa distinzione
sostituendola con quella di avversario economico teoria dello stato fondata su una forma di
contrattualismo con l'avversario si pu trattare, con il nemico (Schmitt) no, si pu solo
guerreggiare. Con il nemico si combatte.
Tutto questo dice Schmitt comporta una serie di riflessioni che investono anche l'ambito della
morale cosa significa il motto evangelico che dice: Amate i vostri nemici?
Dice Schmitt, il nemico l'hostis, non l'inimicus (cio l'avversario in senso liberale). La guerra il
rapporto con il radicalmente altro (il barbaro per il Greco le lotte intestine sono stasis).
La contrapposizione politica talmente forte che non pu essere eliminata raggruppamento in
amico/nemico che si manifesta nella guerra o nella rivoluzione.

Meier riprende da Schmitt la concezione del politico come categoria autonoma. La tragedia si
sviluppa particolarmente da una piena affermazione della potenza Ateniese che ha luogo dalla
guerra con i Persiani tutti i greci alleati contro i barbari distinzione pi netta non si potrebbe
avere. Ma il problema che la tragedia non si occupa mai della distinzione amico/nemico cos
intesa. Meier (ne La nascita della categoria del politico in Grecia) concentrazione della cosa
pubblica nelle mani dei cittadini questa concentrazione presupponeva una solidariet di tipo
particolare che tenesse in considerazione l'interesse di tutta la polis. L'autonomia del politico si
manifesta in Atene quando i cittadini si riconoscono attraverso una particolare solidariet
superamento degli interessi individuali interesse della cosa pubblica solidariet di tipo
civile che si sostituisce ad ogni tipo di altra solidariet di tipo religioso. Quando l'ateniese si
riconosce come cittadino si auto-espropria delle proprie caratterizzazioni private e si riconosce nella
cosa pubblica riconosce la propria qualit politica la vita intessuta insieme alla vita degli
altri zoon politikon.
Dall'isonomia (prima forma di democrazia Clistene) alla democrazia (che si instaurer con
Pericle) viene meno la distinzione amico/nemico? Non proprio, si profila ancora, ma non come
vera minaccia diventa una possibile guerra interna, intestina minaccia di staseis (guerre tra
citt greche). Dopo la guerra con la Persia avviene la guerra del Peloponneso, cio una guerra
interna, cio una stasis.
Baccanti mettono in mostra una guerra del tipo indicato da Schmitt, cio tra amico e nemico.
Qui starebbe la necessit di quella insistita sottolineatura che Dioniso fa della sua provenienza
barbara Penteo che dice a Dioniso: i Greci hanno pi senno dei Barbari Dioniso ribadisce in
pi punti di essere barbaro (si auto-qualifica come barbaro).
Tragici sono i conflitti tra consanguignei, e non tra amico/nemico. Nelle Baccanti abbiamo anche
conflitti tra consanguignei Penteo e Dioniso entrambi appartengono alla famiglia regnante di
Tebe. Questa lettura politica delle tragedia implica per forza di cose una ridefinizione dei termini
detti da Schmitt il nemico non soltanto il nemico pubblico dobbiamo ripassare attraverso
una ridefinizione di amico/nemico che riguarda anche i rapporti familiari (cos come Aristotele ce li
presenta). Questo concetto di politico presuppone una solidariet di tipo particolare i cittadini
rinunciano ai propri interessi egoistici.
Tucidide: descrizione di questa caratteristica degli ateniesi parole che l'ambasciatore dei Corinti
dice agli Spartani all'inizio della guerra del Peloponneso dopo la fine delle guerre persiane c'
una divergenza tra Atene e Sparta per quel che riguarda le colonie dell'Asia Minore, Sparta vorrebbe
fare rincasare i greci presenti in queste colonie, mentre Atene fonda una lega militare/navale attica
per confermare la sua supremazia sul mare e si fa garante della libert di queste colonie dell'Asia
Minore. Questo comporta un conflitto tra Sparta e Atene da cui poi nasce la guerra del Peloponneso
all'inizio Corinto si ribella ad Atene e chiede a Sparta di uscire dalla lega dalle parole
dell'ambasciatore vengono definite le caratteristiche precipue degli Ateniesi e degli Sparani:
- ateniesi rapidit nel prendere decisioni e nell'attuarle, sconvolgono l'ordine esistente sono
dei riformatori e non sono vincolati alle idee che risalgono dalla tradizione;
- spartani immobilit;
- ateniesi osano anche al di l delle loro forze, anche in difficolt sanno coltivare la speranza
perch sanno di essere un corpo (politico) compatto;
- spartani nelle decisioni non si fidano nemmeno degli elementi pi sicuri e temono di non potere
emergere dalle situazioni difficili;
- ateniesi spostamenti = nuovi frutti, futuro;
- spartani temono gli spostamenti;
- ateniesi sacrificano la loro vita come fosse di altri: sono totalmente emancipati, espropriati dei
loro interessi privati, perfino all'interesse della propria vita nell'interesse della citt la legge la
loro stessa vita Schiller quando celebra la natura di polipo dello stato ateniese ha in mente queste
parole di Tucidide;

- spartani vivono in pace perch vi immobilit dei costumi, osservano le tradizioni.


Gli ateniesi non si fanno scrupolo di mettere in discussione le tradizioni, sono degli innovatori e
decidono in fretta cosa c' da cambiare per questo gli ateniesi sono pericolosi agli occhi dei
Corinzi. Queste stesse parole vengono riportate anche da Tucidide nel discorso di Pericle (che
avevamo visto con l'Edipo a Colono) anche Pericle celebre queste stesse virt degli ateniesi.
Pericle dice che ad Atene non c' una classe politica, non c' una casta politica, cio non c' una
parte dei cittadini che si dedicano esclusivamente alla politica, ma la politica affare di tutti i
cittadini che si occupano anche di altre faccende e coltivano le loro occupazioni. Coloro che non si
occupano della cosa pubblica non sono cittadini ad Atene perch vengono meno alla loro
definizione di cittadini.
Sia le parole dell'ambasciatore che quelle di Pericle sono esattamente quel modo di interpretare il
concetto di politico trattato da Schmitt. Cosa ha a che fare tutto questo con la tragedia?
La tragedia uno di questi spazi pubblici in cui si discute la festa (perch il teatro ancora non
una struttura stabile) il luogo del confronto tra la tradizione (eroi) e il presente (la citt stessa). Il
cittadino ateniese di fronte al nuovo ordine politico si chiede: questo pu essere accettato dagli
di? Cosa penserebbero gli antenati, cio gli eroi della nostra tradizione?.
Tutto questo avvenuto in seguito ad una serie di trasformazioni molto rapide che hanno avuto
luogo in Atene a cominciare dalle guerre persiane. Siamo abituati a pensare ai greci (e agli ateniesi
in particolare) come ad un popolo di straordinaria cultura, ma in realt questo popolo non era un
popolo di gente colta. Soprattutto in seguito alle innovazioni che avevano portato alla ribalta i ceti
inferiori, il popolo ateniese era in prevalenza composto da uomini incolti e di poca esperienza.
Quindi anche incapaci di discutere e imbevuti di leggende mitiche questi nuovi cittadini
rappresentavano una vasta area di dominio che era diventata potenza egemone del mare Egeo
Atene era diventata la prima potenza nel mar Mediterraneo proprio grazie a questo popolo di
incolti. I cittadini di Atene si fanno promotori di riforme, spesso ottenute anche con la violenza.
Meier nell'Atene di cui stiamo parlando uno Stato vero e proprio non esisteva (non esisteva una
scuola pubblica, non esisteva una polizia, ecc. ecc.), ma la responsabilit era direttamente nelle
mani dei cittadini che ne era in questo contesto delle antiche tradizioni? Che ne era della
religione? Poteva la tragedia intervenire in questo punto? si chiede Meier.
La tragedia rappresentava la specifica forma estetica su cui si poggiava la democrazia allo stesso
modo in cui lo era la figura umana per la scultura. Significativo il riferimento alla figura umana
perch nella scultura rappresenta una forma di umanizzazione del divino il divino viene
estromesso dall'ambito dell'arcaicit del trascendente e viene democratizzato (riportato nella sfera
umana). La tragedia non poteva esistere senza un contesto festivo la festa una sorta di
contenitore dove i cittadini comunicano e si riconoscono come cittadini, dice Meier.
Le grandi dionisie erano delle feste in onore di Dioniso ma ci che conta che queste feste
erano delle cornici istituzionali, cio erano un luogo in cui si confrontavano la tradizione e la vita
politica dei cittadini festa: equilibrio in cui si mantiene il confronto tra i cittadini.
L'arte si nutre dalla tradizione tragedia prende spunto dalle stirpi eroiche confronto con la
tradizione (repubblicanizzazione delle stirpi eroiche dice Schlegel) viene sancita, ma nello
stesso tempo colmata, una scissione con il mondo della tradizione, con il mondo degli di.
Una volta fatto questo il politico diviene il principale elemento di vita: i cittadini devono avere
assistito alle tragedia specificamente in quanto cittadini. Cosa vuol dire questo ?
S, Nietzsche forse ha ragione nel dire che la costruzione di questa comunit tra il pubblico e ci
che veniva rappresentato un retaggio dell'rigine religiosa della tragedia, questo probabilmente il
presupposto che permette l'identificazione, ma certamente se questo il presupposto il fatto che
poi i cittadini partecipano al teatro in quanto cittadini facenti parte della comunit.
Quindi Meier conclude nel primo capitolo del libro che possibile avanzare in forma sperimentale
l'ipotesi che le tragedia avessero effettivamente un significato, una funzione politica.

L'avvento di questo ordine democratico non poteva non produrre una sorta di disorientamento tra
gli ateniesi cosa pensano gli di di questa novit?
Elemento di insicurezza che le tragedie mostrano in modo chiaro celeberrimo coro
dell'Antigone: molte nella vita forze tremende, eppure l'uomo il pi tremendo il perturbante
di Freud (ci che non appartiene alla casa) l'uomo che si distacca dalla natura questa
situazione di incertezza, di disorientamento da parte degli ateniesi.
Questo cambiamento che si produce nel V secolo un cambiamento, dice Meier, che arriva
repentinamente e in maniera inaspettata dopo le guerre persiane. Atene, per esempio, non ha
partecipato alla colonizzazione e solo all'inizio del VI secolo Solone cerca di dare un ordine alla
citt, poi Pisistrato con l'affermazione della tirannide d una svolta in senso democratico, cio
chiama alla conduzione della citt un certo numero di cittadini il potere tirannico sempre
all'origine della democrazia, nel senso che scoinvolge l'ordine dinastico e apre a persone non
indirizzate all'esercizio della monarchia. Solo dopo la caduta della tirannide Clistene d un
ordinamento stabile ad Atene accattivandosi le simpatie della maggioranza del popolo ampliando
i diritti politici del popolo. Clistene e la sua isonomia (prima democrazia classe media e non
ancora quella inferiore) indebolisce il potere dei nobili. 483 i Persiani attaccano nuovamente la
Grecia e a questo punto Atene si fa promotrice di una grande alleanza, anche con Sparta, e con
l'idea di Temistocle decide di combattere sul mare si mobilita tutta quanta la cittadinanza
ateniese. La vera ragione della vittoria sui persiani a Salamina in questa straordinaria
mobilitazione dei cittadini ateniesi in nome della libert di Atene questo porter a dei costi
politici: alla fine della guerra i cittadini reclameranno i propri diritti sconvolgimento che porter
ad un nuovo ordine politico-sociale scontro nuovo ordine sociale VS tradizione porter alle
tragedie, come luogo di confronto.
30/03
Esercizio dell'attivit politica privilegio della classe popolare dopo la guerra con i Persiani i
Teti partecipano alla guerra e con la vittoria acquisiscono dei diritti politici che prima non avevano.
Conciliare questi nuovi privilegi con le normali incombenze delle vite quotidiane che erano
dominate da un riferimento costante alla tradizione giocavano un ruolo importante anche le
convinzioni religiose: problematizzazione nel tentativo di legittimare il Nuovo di fronte al Vecchio,
alla tradizione le due cose sono conciliabili oppure no? Meier sintetizza questa
problematizzazione con una serie di domande: come poteva funzionare questo assetto politico?
Poteva corrispondere al volere degli di?
Passaggio dalla isonomia (legge uguale) alla vera e propria Democrazia il potere nelle mani
del popolo. Pericle riesce a maneggiare questa situazione di transizione conduce la vita politica
ateniese Tucidide (che fu avversario politico di Pericle) scrive una storia su di lui, che l'unica
che ci rimasta Lo ammira da una parte, ma dall'altra lo accusa in pi occasioni Pericle
utilizza a fini di consenso politico la bellezza artistica strumentalizzazione dell'arte la stessa
cosa accadde in Italia durante il Rinascimento, che secondo Burckhardt venne ispirata proprio dalla
democrazia di Pericle in Atene mito della bellezza: strumento di formazione del consenso
politico. Pericle sub dei processi perch pare che per costruire le bellezze di Atene utilizz le casse
della Lega attica. Grande intraprendenza da parte di Atene che grazie al potere della Lega riusc a
stabilire il proprio primato sugli alleati, senza consultarli mai politica imperialista di Atene.
Sul piano della politica quotidiana questo comport un sempre maggiore coinvolgimento della
cittadinanza ateniese nei confronti della vita politica. Una maggiore attenzione ella vita politica, con
una diminuzione di attenzioni per la vita quotidiana si accresce l'aspetto pubblico a discapito
della vita intima: qui si determina il confronto tra attualit e tradizione. Abbiamo un sempre
maggior venir meno della morale tradizionale Pericle attua varie leggi, anche discutibili, per
esempio quando restringe i diritti della cittadinanza di Atene: ateniese solo chi figlio di genitori
ateniesi. Sul piano filosofico questo il periodo dell'avvento della filosofia dei sofisti, cio

l'avvento della filosofia in quanto tale Socrate, citato da Platone, fu probabilmente il pi


prestigioso esponente del partito dei sofisti erano degli oratori che prestavano la loro opera in
tribunale per la difesa, grazie alle loro qualit oratorie. I valori della morale tradizionale erano
venuti meno e il buono e il giusto venivano stabilite solo grazie alle abilit oratorie degli avvocati,
dei sofisti la persuasione quello che si sostituisce ai valori della morale tradizionale.
Meier dice che cos si instaura il confronto tra la morale tradizionale e la capacit di proporre varie
tesi che vengono discusse cos emerge la classe dei filosofi.
La commedia, soprattutto quella di Aristofane e di Menandro, ha un significato politico populista,
avverso alla classe dirigente il Socrate sofista noi lo dobbiamo ad Aristofane. E il secondo
personaggio messo alla berlina da Aristofane Euripide polemica Wilamowitz Nietzsche: non
vero che Socrate aiut Euripide a scrivere le sue tragedie (insinuazione introdotta proprio da
Aristofane). Il grande tema della filosofia di Socrate sulla essenza della giustizia. Che cosa la
giustizia? il diritto del pi forte? la capacit di persuadere l'assemblea? Oppure si pu parlare di
qualcosa come la giustizia in s?
Il celeberrimo coro della tragedia di Antigone in cui si celebra la grandezza dell'uomo come
qualcosa di mirabile, ma allo stesso tempo come qualcosa di terribile Sofocle utilizza questo
passaggio per alludere alla situazione politica della sua contemporaneit la natura umana
attratta sia dal male che dal bene e ci che cambia semplicemente l'argomentazione.
Meier confronta due tragedie che hanno lo stesso argomento, cio la vicenda di Oreste, trattato
prima da Eschilo e poi da Euripide. Quella di Eschilo tratta dalla trilogia (Agamennone,
Eumenidi, ecc) Meier nota che in queste tragedia scritte a met pi o meno del V secolo hanno
un senso politico/religioso accentuato nel 461 vi il ridimensionamento dei poteri dell'Areopago
Eschilo attraverso l'invenzione scenica della creazione dell'Areopago da parte di Atena istituisce
un'aurea religiosa del potere politico tuttavia secolarizza la figura del Dio che partecipa
all'assemblea cittadina. Proponendo una soluzione di carattere politico (il voto dell'assemblea),
risolve una questione di vendette e controvendette irriducibile sul piano del mito per gli Ateniese
era irrisolvibile il destino dell'eroe che veniva stritolato dalla questione che poi viene risolta con un
semplice voto questo il significato politico delle Eumenidi.
IN Euripide vediamo una situazione profondamente mutata Oreste un poveraccio con questa
spada di Damocle sul capo, perch ha ucciso la madre, che alla fine scampa dalla vendetta
semplicemente accusando Apollo In Eschilo sono gli di che risolvono politicamente la
questione in Euripide Oreste accusa Apollo: deus ex machina.
Cosa entra in crisi con l'avvento del regime democratico? E cos' quella crisi che le tragedie
riflettono in maniera inesorabile? In 70 anni i greci sviluppano un genere letterario che non mai
stato eguagliato nemmeno Shakespeare, che pure si avvicina, non riesce a raggiungere il livello
delle tragedie greche. Ma cos' che entra in crisi con l'avvento delle rappresentazioni tragiche?
Non direttamente la morale tradizionale, non la religione e nemmeno la vita pubblica di Atene,
ma un qualche cosa che Meier definisce servendosi in un modo un po' esteso del concetto di Max
Weber il sapere nomologico quella parvenza di legge che consente allo Storico di
derivare degli effetti da un gruppo di cause Weber non parla di nomos, ma di sapere
nomologico, cio un sapere intorno alla legge insieme di valori di riferimento di cui fanno
parte valori morali, principi religiosi e politici che hanno assunto l'aspetto di legge.
Meier estende il significato di questa nozione il sapere nomologico non statico, ma si mostra
propizio ad accogliere il nuovo conciliandolo con il vecchio, in grado di crescere e modificarsi
accoglimento di nuovi valori, ma tenntando una conciliazione con il vecchio che deve a sua volta
mostrare la capacit di resistere al nuovo un modo per continuare a razionalizzare le nozioni
acquisite dalla tradizione per mostrare come il nuovo si concili con la tradizone il sapere
nomologico non stabilito, non fisso, altrimento perirebbe la sua stessa vis. Il sapere nomologico
contiene una visione del mondo, concezioni di dio, della legge, del vero e del falso, del sicuro e
del possibile ha confini estremamente vasti e morbidi e pi viene sottoposto a tensione e meglio
adempie la propria funzione esiste un sapere nomologico individuale, ma anche collettivo. Le

azioni della vita pubblica devono tutte corrispondere a determinati principi morali che poi non
vengono individuati con precisione. Il sapere nomologico anche un sapere collettivo.
Questo sapere nomologico ci che viene messo in crisi dalle rappresentazioni tragiche. Le
tragedie sono a loro volta il determinarsi di una nuova forma di sapere nomologico che mette in
crisi il sapere nomologico vecchio la presenza del Mito era molto importante nel sapere
condiviso: tutte le tragedie mettono in scena problemi della attualit politica ateniese servendosi
delle stirpi eroiche (della tradizione) anche il ruolo che il mito gioca nella storiografia di
Erodoto che, come avviene nelle tragedia (e al contrario di Tucidide), recupera i materiali mitici
(mettendoli in discussione) esempio cerca le cause della guerra contro i Persiani nella guerra di
Troia perdurante presenza del mito nel sapere nomologico degli ateniesi del V secolo. La
ragione per cui la tragedia raggiunge nel V secolo questo grande sviluppo il fatto, dice Meier, che
essa fu il podio di una discussione legittimizzata risponde al bisogno di conciliare il nuovo con
il permanere della tradizione.
Pierre Vernant: la tragedia non riflette la realt, ma la problemizza bisogno di raccogliere in
un'unica unit si senso il vecchio e il nuovo per dare al nuovo una sua precisa legittimazione. La
funzione della tragedia era quella di rappresentare il nuovo tramite il vecchio, attraverso il vecchio
l'esercizio del dubbio serviva a discutere il nuovo, stimolandone la discussione.
L'invenzione stessa della filosofia a partire da Socrate e Platone ha in questo aspetto il suo
fondamento l'esercizio della riflessione sul nuovo che problematizzava nello stesso momento il
vecchio la nuova forma di razionalit (quella filosofica) nel suo primo manifestarsi la risposta
ad un bisogno che ha le sue radici nel politico. La tragedia stessa la condizione necessaria per
l'attuarsi di una politica razionale non pi investitura, ma si mette sempre in discussione,
dubita, discute. Questo essenzialmente il fine della tragedia e anche la ragione del suo
straordinario successo e del suo repentino spegnersi, dice Meier.
La vita politica stessa non ha pi in pochi anni la vocazione di essere legittimata, perch muore, e
cos con il declino politico della Greca e di Atene anche la tragedia scompare (con la conquista
macedone).
Nell'Antigone sempre stata vista come la tragedia politica per definizione si fronteggiano due
diversi modi di intendere la politica lo ius di Antigone VS l'autorit dello stato che riflette il bene
comune dei cittadini. L'analisi pi esauriente riguardo a questa tragedia sicuramente quella di
Hegel non si tratta di parteggiare per l'una forma o l'altra del diritto, ma ci che fallisce nella
rappresentazione che ne d Sofocle non n il principio dell'autorit dello stato n quello dell'amore
familiare, ma il carattere unilaterale e inconciliabile di queste due forme di diritto. Sia Creonte che
Antigone hanno entrambi torto nel momento in cui hanno entrambi ragione. La conciliazione
propriamente il lutto la morte di Antigone e il coinvolgimento della morte degli altri personaggi.
Tra il 442 e il 441 venne rappresentata questa tragedia Sofocle ancora non aveva scritto l'Edipo
re. Antigone anche il conflitto tra i due mondi, e cio tra l'universo maschile e quello femminile
tuttavia bisogna stare attenti perch bisogna pensare che cosa il maschile e il femminile
rappresentano nell'animo di Sofocle il maschile il potere della vita pubblica il politico (nel
senso che Meier riprende da Carl Schmitt), mentre il femminile la tradizione (insieme di valori in
parte morali e in parte religiosi). Anche nelle Baccanti di Euripide c' un riferimento al maschile e
femminile come due modi diversi di intendere la politica.
La tragedia si apre con il confronto tra Ismene e Antigone (sorelle di Eteocle e di Polinice), figlie di
Edipo. Polinice ed Eteocle sono morti, uccidendosi l'un l'altro Polinice assedia Tebe con un
esercito straniero, muore e Creonte non vuole seppellirlo entro le mura.
Ismene sorella nel sangue comune, cos Antigone dice alla sorella: riferimento al sangue, come
nota la Nussbaum ne La fragilit del bene (che da programma), importante per capire tutta la
tragedia. Meier chiama l'attenzione sul passaggio terminologico della parola editto (che in realt
un bando, un annuncio) che il Sovrano (che in greco strategs: un comandante militare) fa. In

seguito Creonte parler di questo editto come nomos come una legge pubblicamente istituita
questo cambiamento terminologico essenziale nella tragedia.
Ismene sottolinea che i fratelli si sono uccisi l'un l'altro ed giusto cos, mentre Antigone non
accetta che il fratello Polinice abbia negato un diritto sacrosanto quello di essere sotterrato.
Eteocle sepolto con tutti gli onori perch difensore della citt, mentre Polinice insepolto e preda
degli uccelli e dei cani. I morti insepolti non possono accede all'Ade impedire l'oblio all'anima
del defunto che continua a soffrire. improbabile che gli ateniesi del V secolo ancora credessero a
queste superstizioni, ma una traccia della tradizione nel loro pensiero ancora si pu riscontrare.
Nel capitolo VI della Fenomenologia dello Spirito Hegel d una bella spiegazione del perch di
questo editto la funzione del rito consiste nell'impedire il ritorno alla natura del corpo del
fratello Polinice. Istituire una solidariet con il morto di modo che continui a fare parte della
comunit umana. Il morto colui che ha liberato il proprio essere dal proprio fare, dice Hegel.
solamente un passivo essere per altro lasciato in preda ad ogni bassa individualit irrazionale
questa l'interpretazione che fa Hegel delle parole di Antigone lasciare il corpo in pasto agli
uccelli. La famiglia, dice Hegel, ha per scopo quello di impedire e di tenere lontano dal morto
questo fare che lo disonora impedire che a quel fare che il morto non pu pi, si sostiuisca il
fare irrazionale della natura. La sepoltura ha esattamente questa funzione. Questo aspetto rituale
in Antigone esattamente l'argomento della tragedia Antigone non seppellisce il morto, ma vi
cosparge solo un po' di terra sopra lo sposa alla terra: il rituale non quello della pira sul quale
brucia il cadavere, ma quello della terra ricongiungimento con la terra che per attivo e non
passivo, come sarebbe se il corpo fosse lasciato in pasto agli animali selvatici. Il seppellimento
sottrae alla natura il corpo del morto.
L'azione etica positiva nei confronti del singolo amore sororale, della sorella nei confronti di
Polinice. Questo ci che riguarda il comportamento etico della famiglia, dice Hegel. Vi per un
ordine etico superiore che appartiene alla legge umana che si affianca a questo questo il decreto
di Creonte: aspetto conflittuale di due ordini etici. Lo Stato per ragioni di un'etica superiore
impedisce che al traditore della patria vengano tributati questi onori una sorta di prosecuzione
della guerra che Polinice ha scatenato.
Antigone accusa Ismene di non amare il fratello, e considerarlo come suo parente accusa la
sorella di tradimento nei confronti di Polinice. Ismene ammonisce Antigone: ti stai macchiando
della stessa hybris che condann nostro padre.
Ismene definisce Creonte tyrannos non possiamo contrapporci ad un editto promulgato dal
tyrannos e noi che siamo nate donne non possiamo lottare contro uomini: Ismene esprime
totalmente la visione del suo ordine etico, che quello femminile, che si giustifica nel richiamo alla
tradizione, ma che con questo stesso argomento riconosce anche il registro etico superiore del
tyrannos che il politico. Noi che siamo nate donne non possiamo lottare contro uomini.
La natura sessualmente ambigua di Antigone si comporta come se fosse un uomo, che anche
un'accusa mossa direttamente da Creonte Antigone eccede questa differenza di genere nella
quale invece Ismene si riconosce totalmente. Da notare anche l'esplicito quasi hegeliano ante
litteram del riconoscimento della sovranit e della supremazia del politico: alla citt io devo
obbedire, dice Ismene. Antigone sa che la sorella non agirebbe diversamente parla quasi come
un eroe dell'Iliade. Antigone dice che obbedir a chi sta sotto terra perch sa che l sotto ci star per
sempre, mentre la legge legata alla vita destinata a perire della contingenza.
Ismene poi lascia intendere che quel decreto (che non pi un semplice editto emesso dal tyrannos)
una decisione dei cittadini, una volont espressa dai cittadini. Non posso agire contro il volere
dei cittadini dice in realt Ismene come se dicesse che comunque sono in minoranza, nonostante
sia d'accordo con la sorella. Antigone non solo io lo voglio fare, ma voglio che questo mio gesto
non sia un semplice gesto della pietas, un semplice gesto religioso o di amore fraterno, ma il mio
gesto ha un valore politico ha significato politico: vuole opporsi al decreto del tyrannos, vuole
che il suo gesto sia un gesto pubblico e perci politico. E Ismene allora dice ma brami
l'impossibile!.

31/03
La tragedia di Antigone si apre con il conflitto tra le due sorelle gi qui c' una sorta di
rappresentazione del politico Universo femminile (tradizione pensiero mitico) VS Universo
maschile (innovazione nuova forma di razionalit politica).
Sapere nomologico insieme di valori della morale/religione/politica stessa.
Alla fine del primo intervento del coro (che ricorda anche come Tebe sia la citt di Dioniso) entra in
scena Creonte e l'entrata in scena di Creonte quantomai istituzionale perch si rivolge ai cittadini
(andrs uomo maschio diverso da antropos che non ha connotazione di genere).
Creonte prima viene definito strategs (comandante militare) poi diviene tyrannos e infine anax
(padrone) Creonte si accinge a governare Tebe come fosse un padrone privato, come se la citt
fosse un suo possesso privato. Creonte dichiara il suo ius, al quale poi Antigone contrapporr il suo
di ius. La concezione politica di Creonte basata sul concetto di amicizia, dove per la
designazione dell'amico non deriva da un contesto familiare, ma l'amico colui che si riconosce
nell'istituzione della citt prima i cittadini che rispettano l'istituzione cittadini e poi gli amici
nel senso familiare del termine (filios). Si possono acquistare gli amici governando bene nel
senso di buoni cittadini tutto si gioca nel conflitto tra Natura e Politica.
Non mi farei mai amico un uomo nemico della patria dice Creonte il nemico della patria non
necessariamente un nemico esterno (nel senso schmittiano), ma qui Creonte si riferisce ai nemici
interni e nel caso specifico di Polinice. Le istituzioni della citt sono la salvezza secondo Creonte.
Marta Nussbaum ne la fragilit del bene attira l'attenzione su questo insistito riferimento di
Creonte a metafore navali governare la nave la stessa cosa che governare la citt si dimostra
un uomo totalmente votato al politico e alla sua autonomia gli amici veri sono quelli che si
acquistano governando bene.
In accordo con questi nomoi dice Creonte Marta Nussbaum in questo passaggio nota che
questa l'unica occsione in cui Creonte utilizza il termine greco adelphos fratello lo utilizza
per in modo che non centri nulla con il rapporto tra Eteocle e Polinice lo utilizza dicendo far
delle leggi sorelle non c'entra nulla il rapporto di sangue, ma intende che dalla legge
fondamentale che il politico ricava questo bando (che viene dallo stesso grembo della legge) che
ora applico ai figli di Edipo opposizione tra un uso completamente astratto del termine grembo
(delphus) e il riferimento al grembo reale, comune dal quale sono usciti Polinice e Eteocle.
Eteocle pu scendere nell'Ade, pu attraversare il Lete, ma il fratello suo (in questo caso non
utilizza il termine adelphos, ma sunaims cio consanguigno) Polinice non pu farlo perch si
scagliato contro i suoi concittadini e contro la sua stessa patria e quindi merita di essere sfregiato
dai cani e dagli uccelli sfregiare il nemico sconfitto per i greci era una grande mancanza di
rispetto qui invece Polinice deve rimanere insepolto ed essere preda di cani e uccelli rendere
il nemico vinto cosa inanimata, priva di qualunque onore dice Hegel il massimo sfregio
possibile. Giammai i cittadini avranno da parte mia onore pi dei giusti, dice Creonte.
Qui implicita la hybris di Creonte oltrepassa la misura offendendo un morto: lasciare un
cadavere insepolto nella citt significa favorire l'insorgere di una pestilenza, di un morbo (discorsi
della guardia e di Tiresia) hai sottoposto la citt alla pestilenza causata da un morto insepolto.
Andiamo ora all'intervento della guardia chiama Creonte anax = padrone.
Anche qui la Nussbaum sottolinea come vi sia del terrore nell'invervento della guardia che riferisce
ci che accaduto al cadavere di Polinice. Qualcuno poco fa ha seppellito il morto e se ne
andato cos dice la guardia. Ma in realt il cadavere non stato sepolto stato fatto quel
tanto che appena sufficiente a non rendere oltraggioso il trattamento del cadavere un onore
rituale simbolico.
Creonte nega totalmente la religiosit del vincolo familiare, nega che possa sussistere un diritto
divino che possa tutelare il rapporto familiare. Creonte riconosce solo un nomos che faccia

riferimento al politico fa esplicitamente riferimento a persone che non piegavano il collo sotto il
giogo se questo da una parte decide per la raffigurazione di Creonte come tyrannos, dall'altro
decide anche per la genuinit per la preoccupazione di Creonte che teme la stasis, cio la guerra
intestina che anche la grande paura di Atene del V secolo quindi pensa che quanto avvenuto
potrebbe essere il frutto di un complotto nei suoi confronti. Governare per Creonte imporre un
giogo, essere governati significa piegare il collo sotto il giogo.
Ora passiamo al famoso coro Unheimlich Il perturbante (Heimat patria) ci che ci
perturba l'uomo questa cosa che desta inquietudine, oltre che ammirazione.
Cio l'uomo essenzialmente contro-natura, toglie alla terra per i suoi interessi. L'unica cosa che
l'uomo non pu vincere la morte, per il resto pu tutto. L'uomo attraverso la medicina riesce a
violare la legge della natura. Sofocle fa un riferimento preciso alla sua epoca, ai sofisti in particolare
che discernono il bene e il male con la retorica. Non bene per ardimento = hybris, cio l'eccesso
nella misura. Colui che presumendo troppo da se stesso viola la misura e quindi opera il male il
coro qui dice che colui che non riconosce la polis e il politico non deve entrare nemmeno nell'oikos,
non deve essere amico nel senso della filia.
A questo punto entra Antigone sospinta da una guardia che l'ha catturata mentre stava seppellendo
Polinice. Il racconto della guardia fa capire come l'oltraggio che Creonte ha fatto nei confronti del
cadavere di Polinice ha delle conseguenze anche fisiche puzza, putrefazione, pestilenza, ecc. ecc.
Come un uccello che fa ritorno al nido cos Antigone quando vide il cadavere nudo (perch le
guardie avevano tolto la terra che era stata cosparsa sul corpo) cominci ad imprecare.
Creonte vuole impedire che sia dato alcun tipo di onore a Polinice Creonte ora si riferisce ad
Antigone e le chiede se si dichiara colpevole o innocente Antigone conferma la propria
colpevolezza, nonostante conoscesse il bando/editto di Creonte.
Ora il bando (krigma) diventa nomos diventa legge a tutti gli effetti dunque hai osato
trascurare la legge? Antigone risponde esponendo il suo proprio ius per me non fu Zeus n
Dike a promulgare questa legge io non la riconosco come legge non pensavo che i tuoi
editto avessero tanta forze che un mortale potesse trasgredire le leggi non scritte ma orali degli di
qui il primo momento nella storia Occidentale in cui troviamo la differenza tra leggi scritte e
non scritte Schmitt chi fonda la legittimit del diritto? l'istituzione del nomos un atto
arbitrario, contro-natura ci che sta prima del diritto la forza, la violenza, l'arbitrariet del
sovrano la soluzione che Sofocle d a questo problema completamente diversa prima della
legge degli uomini c' la legge non-scritte e incrollabile (degli di dalle parole di Antigone).
Questa opposizione fondamentale per comprendere la nostra concezione del diritto: che cosa sta
dicendo in realt Antigone e quindi Sofocle?
Sta dicendo che le leggi scritte hanno valore solo nella misura in cui non offendono le leggi nonscritte, che sono innate nell'animo dei cittadini in sostanza quella che (in riferimento a Max
Weber) Meier definisce sapere nomologico.
Aristotele nella Retorica tratta questo argomento citando proprio le parole di Antigone: la legge
scritta prevede che devono essere osservate certe regole ma come faccio a capire io quali sono i
casi specifici ai quali posso applicare le leggi scritte? Allora fondamentale il ruolo dell'interprete,
del giudice che interpreta le leggi. Qual il criterio in base al quale il giudice decide di applicare o
meno la legge e in che modo? Il criterio dice Aristotele la legge non-scritta che una legge
comune Aristotele distingue ci che giusto (leggi scritte) e ci che equo (nel senso della
legge, che non sta scfitto nella legge ma nell'interpretazione che si fa di quella legge). L'equo resta
sempre e non cambia mai e neppure la legge comune giacch secondo natura invece le leggi
scritte cambiano spesso. Le leggi non scritte sono pi potenti di quelle scritte che sono umane e
destinate a mutare. La legge scritta non una legge, essa infatti non adempie alla funzione della
legge il giudice che deve valutare caso per caso.
Aristotele si schiera dalla parte di Antigone riconosce che ci che fonda il giusto l'equo, cio la
legge non-scritta che fonda la legge scritto ed immutabile. La legge spirituale una legge eterna.

Antigone dice a Creonte che qualsiasi pena egli voglia infliggergli sar sempre una pena limitata nel
tempo, mentre nel momento in cui dovesse violare una legge non-scritta sarebbe una pena eterna. Il
corifeo riconosce la fierezza di Antigone, nata da fiero padre questa parole del corifeo fanno
da anticamera all'intervento successivo di Creonte Antigone ha una natura di maschio, ha lo
stesso carattere del padre Antigone rifiuta la propria maternit e quindi la sua femminilit.
confronto tra maschile e femminile il femminile significa la tradizione, la fede nei vecchi
ordinamenti, negli di c' il timore che i nuovi ordinamenti democratici siano presi dal riflusso
verso una concezione politica precedente se io lascio che una donna prenda il sopravvento,
l'aristocrazia avr nuovamente la meglio sulla democrazia intende dire Creonte.
01/04
In realt tutti i cittadini sarebbero d'accordo con me se soltanto non avessero paura di dirlo, di
testimoniarlo, dice Antigone qui abbiamo la declinazione negativa della concezione del
tyrannos governa con l'arbitrio e la paura. Creonte replica a questa accusa dicendo ad Antigone
che se fosse cos gli anziani del coro (i Cadmei) ti darebbero ragione, ma Antigone ancora risponde
che solo per paura che non lo dicono. Creonte se tu rendi a Polinice gli stessi onori che
abbiamo tributato a Eteocle, cos manchi di rispetto al fratello buono onorando Polinice
disonoreresti Eteocle. (NB: in questo passaggio Sofocle utilizza la tecnica detta sticomitia = dialogo
dal tono drammatico in cui ciascun attore recita una battuta di un solo verso Antigone e Creonte).
Marta Nussbaum Antigone rivendica i diritti della filia contro i diritti della polis. La polis sembra
essere fondata sull'odio verso il nemico, mentre Antigone propende per l'amore: questa
rivendicazione dell'imprescindibilit dei rapporti che nascono nella filia ci che conduce a morte
Antigone qui la filia si contrappone in maniera irrisolvibile alla polis.
Nuovo episodio tra Antigone e Ismene Creonte vuole condannare anche la sorella, che tuttavia
non ha partecipato alla sepoltura qui Ismene si dichiara solidale ad Antigone. Anche Ismene
vuole morire, ma Antigone non vuole n tu volesti, n io ti resi partecipe dell'evento.
Ismene rivendica il diritto di dividere la sorte con la sorella, ma Antigone ribatte ancora che di chi
fu l'opera lo sa l'Ade e gli di sotterranei. NB: Divinit infere VS Divinit superne cosa notata
anche da Hegel nella Fenomenologia dello spirito.
Antigone si mostra crudele nei confronti della sorella: tu decidesti di vivere, io di morire,
rimarr illacrimata dopo la mia morte dai miei Ismene non viene nemmeno presa in
considerazione. Antigone in questo modo manca ci che dovrebbe essere stato proprio della sua
femminilit rinuncia alle nozze, rinuncia a diventare madre perch la sua vita consacrata ai
morti questo nell'equilibrio morale della tragedia considerato empio: desiderare la morte e
rinnegare la vita. Il commento del coro naturalmente un commento che legge la vicenda di
Antigone sullo sfondo della maledizione della stirpe dei Labdacidi. Il coro usa toni molto duri nei
confronti di Antigone che accusa di sragionare porta le sue ragioni oltre il lecito.
A questo punto arriviamo al nucleo importante della tragedia: il confronto tra Creonte e il figlio
Emone Meier osserva che questo dialogo/alterco la pi completa trattazione del politico che
possiamo avere dell'antica Grecia un dialogo sul potere politico. Creonte gi sospetta quello
che si sentir dire dal figlio: non verrai mica adirato verso tuo padre per la condanna ad Antigone,
o ti sono caro comunque io agisca? stai con me o contro di me? Ma se stai con me ti devo
ricordare che io ti sar caro comunque agisca = tyrannos. Le prime parole di Emone sembrano
denotare un adattamento all'agire del padre: Padre io sono tuo detto da un greco del V secolo
ha un significato che va un po' oltre al senso affettivo, significa io sono di tua propriet. Il padre
nell'Europa fino al XIX secolo ha diritto di vita e di morte sui figli. Sembra inizialmente che Emone

rinneghi Antigone. In ogni cosa sta dietro alla volont paterna - Quello che conta per un figlio
seguire la volont del padre ancora una volta si sottolinea il carattere tirannico di Creonte.
Bisogna osteggiare il nemico e onorare l'amico chi genera figli cattivi fa innanzitutto
l'interesse del nemico. La politica razionale (teorizzata da Meier) impone che si combatta il
nemico, se questo coincide coi rapporti della filia bene, se no il potere della polis che prevale
quello della filia, secondo Creonte qui sembra voglia estirpare qualsiasi forma di affetto che
Emone prova per Antigone quale piaga peggiore di una persona cara che sia cattiva? Cattiva
perch non rispetta il volere del tyrannos. Se tanto si cura dei diritti dei morti che si sposi un
morto. Se io non osservo il nomos innanzitutto nei confronti di chi mi parente, ecco che far s
che pure l'estraneo e il nemico si sentiranno legittimati a violare il nomos Creonte si dice
doppiamente obbligato a fare rispettare il nomos ad Antigone, proprio perch Antigone sua
consanguignea paura della stasis del cittadino ateniese del V secolo: la paura che la democrazia
possa essere sovvertita dai valori della tradizione legati alla famiglia chi agisce rettamente in
famiglia agisce rettamente anche nel pubblico.
Se io lasciassi impunita Antigone si verificherebbe un sovvertimento del regno, dice Creonte.
Non esiste male maggiore dell'anarchia la mancanza di ordine un'insidia sia per la polis che per
l'oikos. Darla vinta ad Antigone sarebbe un modo per sovvertire questo ordine farebbe vincere
una parte che non costituzionalmente votata a rappresentare l'ordine una parte che rappresenta
semplicemente l'intimit della vita familiare. A questo punto interviene il corifeo: se non ci
inganna l'et, a noi sembra che tu riguardo a ci che dici parli saggiamente in questi commenti
del coro si percepisce veramente qual la funzione del coro (almeno nelle tragedie di Sofocle)
qui il coro veramente il rappresentante della cittadinanza, come se fosse un pubblico che ascolta
l'arringa di un sofista (con buona pace di Nietzsche).
Ragione che cosa vuol dire per Emone? Vuol dire gi qui quello che dir Kant nella Critica del
giudizio pensare mettendosi al posto di un altro io non ti sto dicendo che quello che tu stai
dicendo sia nel giusto, ma potrebbe accadere che anche un altro potrebbe essere nel giusto.
Dialettica considerare la verit come un qualcosa che scaturisce da un confronto (dialogico).
Quindi la dialettica innanzitutto la considerazione che la verit non pu essere di uno solo, perch
come pu accadere che uno ha ragione, pu essere che anche un altro ce l'abbia.
Emone dice io ti ho ascoltato nell'ombra ora testimonia che dalla parte di Antigone: non
giuto che Antigone muoia perch quello che ha fatto dignitosissimo una voce oscura corre
silenziosamente tra il popolo dal punto di vista della dialettica Emone accetta la versione di
Creonte, ma chi stabilisce che solo la sua quella giusta? Occorrerebbe discutere le varie opinioni.
C' in Emone la volont di arrivare attraverso la discussione a stabilire quale sia la verit vi un
superamento della dimensione sofistica. Finch Creonte si ostiner a portare lui solo questa
opinione e a non confrontarsi con le altre, il giusto non potr emergere.
Colui che serba in s una sola idea vuoto colui che sa si riempie delle opinioni degli altri
un uomo saggio quello che disposto ad imparare/apprendere molto e non si ostina troppo, dice
Emone cos prova a convincere il padre. (NB: la dialettica per Aristotele un'arte pragmatica
un sapere in base al quale ci si conforma alla situazione).
Due sono le indicazioni che d Emone:
1. il sapere inteso come apprendimento (considerando anche le opinioni altrui);
2. cedere, cio saper conformare il proprio modo di pensare alla situazione = interpretare.
Ora il coro interviene nuovamente, dando ragione anche a Emone siete entrambi nel giusto, sia
Creonte che Emone ricordiamo Hegel: il conflitto tragico sta nel fatto che entrambi hanno
ragione e il destino tragico sta nel fatto che questa soluzione che Emone ha indicato (cio il
confronto) non avviene non c' soluzione, e c' conciliazione soltanto nella morte.
Mi stai dicendo che dovrei onorare i ribelli?, chiede Creonte Non ti direi certo di onorare i
malvagi risponde Emone ma quelli che tu chiami ribelli, non sono necessariamente malvagi:
non detto che chi pensa diversamente da te sia un malvagio.

Sar dunque la citt a dirmi come io debba governare? qui entriamo nella piena definizione di
Creonte come figura di tyrannos nota Meier. Hegel al di l di Creonte vede l'Atene del V secolo, ma
non vede il fatto che Creonte sia a tutti gli effetti un tiranno.
(NB: la morale della tragedia moderata dal punto di vista politico Sofocle non d'accordo n
con Antigone n con Creonte). Per un altro dunque, o per me devo governare questa terra?
Creonte governa come se la citt fosse in suo possesso Emone dice non esiste citt che sia di un
solo uomo qui emerge la tradizione democratica dell'Atene del V secolo e Creonte risponde
la citt non appartiene dunque a chi comanda? Emone dice tu governeresti bene da solo in
una citt deserta = tu non hai idea di che cosa sia la democrazia tu governeresti bene da solo,
ma senza i cittadini! A questo punto il confronto tra i due si rompe irrimediabilmente: costui a
quanto pare alleato alla donna Emone: tu stai ragionando come una donna, stai ragionando in
maniera unilaterale. Oh indole scellerata pi debole di una donna! questo discorso tutto in
difesa di quella donna, cos Creonte non sar mai che tu la sposi viva!.
Creonte una figura perfino patetica il gioco che sta facendo gli sta sfuggendo di mano
condurr Antigone in un luogo deserto e la nasconder viva in un antro di pietra ponendole vicino
quanto di cibo basti ad evitare il sacrilegio perch non sia contaminata tutta la citt le vuole
lasciare da mangiare per evitare il sacrilegio. In realt se effettivamente Creonte chiudesse Antigone
nella tomba unirebbe i vivi con i morti esattamente come Antigone ha fatto per nell'accezione
di pietas nell'unione con la sua famiglia e nell'accettazione della condanna. Empio adorare
soltanto Ade e i morti!.
A questo punto abbiamo l'altro coro celeberrimo dell'Antigone il coro che invoca Eros. Questo
coro sta a significare che il vincitore di questa contesa Eros cio l'amore che vincolo e
fondamento dei legami della filia l'Eros della filia che risulta invincibile, che rovescia l'animo
del giusto rendendolo ingiusto. Sono i rapporti familiari l'insidia pi profonda ci che la
famiglia rappresenta che pericolosa. Non c' continuit tra oikos e polis. l'ambito della filia
riservato a Eros quello che conduce a morte Antigone e a perdizione la polis (cio Creonte).
Antigone rivendica adesso il fatto che verr condotta a morire e quindi verr privata della propria
femminilit (cio non potr sposarsi e avere figli) ma gloriosa muovi al recesso dei morti il
popolo risponde. Anch'io diventer pietra perch finir chiusa nella pietra e il coro cerca di
esaltare la figura di Antigone, anche un po' prendendola in giro: gran cosa per te che muori essere
detta compagna di sorte di di e semi-di pretendi di morire come una da, ma in realt sei
mortale la esaltano rimproverandola anche. Siccome vado a morire ancora viva non apparterr
n ai vivi n ai morti. Il coro allora pi esplicitamente condanna Antigone: sconti una qualche
colpa paterna tu hai offeso Dike (la giustizia) con la tua ostinazione era eccessivo quello che
stavi facendo e ora devi essere condannata. Con il fatto di averti sepolto, fratello, tu mi hai tolto la
vita. Tu che sei figlia di Edipo hai dimostrato la tua stessa ostinazione, quello che ti ha perduto.
Nessuno pi mi pianger non riconosce Ismene nemmeno come sorella.
06/04
Ultime scene dall'Antigone il corteo funebre: il coro condanna il gesto di Antigone.
Due forme di ius: Filia e Polis sono entrambi legittimi finch non entrano in conflitto, nel caso
vengano a conflitto deve necessariamente prevalere lo ius publicum (quello della polis).
Ismene non ha voluto riconoscere lo ius della famiglia e di conseguenza stata esclusa dalla
comunit familiare. O sepolcro, o talamo, (rito nuziale + rito funebre) o sotterranea dimora ()
dove io vado verso i miei amati morti per la realt greca Antigone sottrae diritto dei morti al
diritto dei vivi, sottrae i morti alla giurisdizione dei vivi, continua a rivendicare la filia contro il
diritto della polis quanto qui Antigone abbia in mente la filia lo testimoniano le parole
successive: e io verr cara a te Padre, a te Madre, a te Fratello si riferisce al padre, alla madre e

solo a Polinice (e non a Eteocle): tutti morti. Poi rivolgendosi idealmente a Polinice: infatti mai n
se fossi divenuta madre di figli, n se fosse stato il cadavere di mio marito a corrompersi, io mi sarei
assunta questo compito contro il volere dei cittadini () qui Antigone dice contro il volere dei
cittadini il nomos (prima kerygma poi nomos) inteso non come fosse editto pronunciato
direttamente da Creonte, ma come fosse il nomos pronunciato da un'assemblea di cittadini
contro il volere dei cittadini Antigone riconosce che quanto stato deciso espressione della
volont dei cittadini, quantomeno della maggioranza dei cittadini.
Ma perch Antigone dice che nel caso del figlio e del marito non si sarebbe comportata come si
comportata per Polinice? cos stretto il rapporto fratello/sorella? Pi importante del rapporto
madre/figlio? Morto il marito ne avrei avuto un altro, e da un altro uomo avrei avuto un figlio se
non me lo avesse concesso () mentre mia madre e mio padre sono morti e quindi un altro fratello
non lo posso avere per questa ragione Antigone ha deciso di dare sepoltura al fratello e per
questo ha sfidato la legge rischiano la vita stessa. L'aspetto sorprendente di queste parole di
Antigone sta nel fatto che Sofocle qui opera un vero e proprio Einbruch da un'altra vicende che si
presume doveva essere nota agli Ateniesi in ascolto derivante da una storia di Erodoto storia
della Persia dove racconta come il re Dario avesse sconfitto una congiura ai suoi danni tra i quali
c'era un certo Intaferne Dario fa rinchiudere Intaferne e tutta la famiglia condannandoli a morte
la moglie lamentandosi riesce ad ottenere la grazia pu salvare solo un famigliare con lei
la moglie di Intaferne decide di salvare il fratello, a discapito del marito e dei figli per quale
ragione donna hai deciso di salvare tuo fratello e non il marito o i figli? il fratello ti pi
estraneo dei figli e meno caro del marito qui Erodoto la pensa come Eschilo: il rapporto con un
coniuge il risultato di una libera scelta, una scelta d'amore, mentre quello con un fratello il
risultato di una scelta di natura (atto di volont vs atto di non-volont). Anche in questo caso la
giustificazione che adduce la donna la stessa di Antigone, allora il re Dario convinto dalla
razionalit quasi cinica delle parole della donna e le concede non solo ci che voleva, ma anche di
salvare il maggiore dei suoi figli. Questa la ragione per la quale Antigone dice io ho fatto ci che
ho fatto perch Polinice era l'unico fratello che mi era rimasto qui ci sarebbe da stabilire chi cita
chi Sofocle a citare Erodoto o il contrario? L'opinione generale dei filologi che sia Sofocle a
citare da Erodoto. Dobbiamo tener presente che anche se vero quello che dice Schmitt e cio che
la condizione del pubblico della tragedia quella di un pubblico illetterato (la ribalta dei Teti),
tuttavia Erodoto era un autore conosciuto, anche in virt del fatto che sono gli anni che seguono la
vittoria sui persiani e tutto ci che fa parte della Persia appartiene al sapere condiviso dagli
ateniesi. Questa un'irruzione dell'attualit Sofocle vuole lanciare un segnale di
riconoscimento al suo pubblico, ma perch lo fa?
una ulteriore caratterizzazione alla estraneit di Antigone a pensare alla greca. Sofocle vuole
lanciare un ammonimento: la polis deve contemplare anche ci che diverso da s, ma il diverso
deve anche riconoscere la sovranit del diritto pubblico, e quindi della polis. Con il riferimento alla
moglie di Intiferne Sofocle vuole sottolineare come Antigone sia una donna dalla natura
barbarica. Queste tragedie sono anche un confronto tra il greco e il barbarico.
Antigone poi alla fine del suo discorso dice: quale legge degli di non ho rispettato? riconosce
solo ed esclusivamente la legge degli di e le divinit che tutelano i vincoli della filia.
Io osservato le vostre leggi e voi mi condannate in questo modo per essere stata pia sono
diventata empia se gli di riconoscessero questo mio sacrificio io in fondo soffrirei anche
riconoscendo il mio peccato ma se i peccatori sono essi (i cittadini di Tebe) possano soffrire
mali non maggiori di quelli che a me fanno ingiustamente il concetto di Dike per cui la
giustizia una reazione che consegue una azione Antigone invoca Dike.
Viene ora trascinata via e dice: guardate figli dei capi di Tebe, io, l'unica rimasta della stirpe legale
(quasi a volere sottolineare l'illegittimit del potere di Creonte) quali cose soffro perch onorai la
piet sembra quasi invocare una rivolta.
Alla fine entra Tiresia guidato da un fanciullo e dice: signori di Tebe (si rivolge alla aristocrazia
tebana) veniamo insieme dallo stesso cammino vedendo in due con gli occhi di uno Tiresia

rappresenta qui carnalmente l'ideale politico di Sofocle: l'opposto di Creonte ( dialogo Emone
e Creonte: tu non puoi governare solo!) Tiresia rappresenta la possibilit di convivenza dei due
diritti, quello familiare e quello della polis vedendo in due con gli occhi di uno ai ciechi
solo una guida pu illustrare il cammino il conflitto tragico verrebbe se venisse meno la
unilateralit delle due forme di diritto che vengono messe in discussione di pi, Tiresia viene
accompagnato da un fanciullo, cio da un ragazzo giovane Emone a Creonte: ricorda che non
vergogna apprendere da uno pi giovane di te.
Metafora navigazione: e quindi hai pilotato questa citt per la rotta giusta, Creonte
costantemente paragonato al pilota di una nave fremo di sgomento alle tue parole, dice
Creonte. Segue un discorso di Tiresia abbastanza lungo dove da sottolineare c' la menzione del
morbo che si diffuso dal cadavere di Polinice questo morbo ha tutte le caratteristiche di una
pestilenza metaforica e ha un significato politico: la potenziale sedizione.
Il confronto tra la politica dell'oikos e della polis, il confronto tra la tradizione (che continua a
nutrire il mondo familiare) e la polis se le due forme non vengono a conciliazione c' il rischio
della stasis. Gli uccelli che si dilaniano gli uni gli altri un segno chiarissimo facile da
interpretare. Bisogna interpretare le cose degli di e farne un insegnamento per poter essere guida
agli altri la pestilenza colpa tua dice Tiresia a Creonte le bestie e gli uccelli si sono
nutriti della carne putrefatta di un essere umano. Il cadavere di Polinice il nefas della tragedia.
Tiresia esorta Creonte e dice: ti prego, se fino a qui hai sbagliato, sei ancora in tempo a recuperare
e a redimerti non perseverare nell'errore, tutti sbagliano, ma puoi porre rimedio imparare
da qualcuno pi giovane non negativo. Creonte replica a Tiresia in maniera non del tutto
irragionevole ha un suo proprio ius, e qui lo dimostra. Si presenta come il paladino della
separazione dei poteri sono parole volutamente ambigue: non vuole chiudere un uomo morto
nella tomba mentre sta chiudendo una donna viva nella tomba. Le sue parole rivelano anche il suo
reale intento: spaventare Antigone e poi andare a recuperarla per farla dichiarare colpevole.
Quell'uomo non lo chiuder nella tomba nemmeno se fossero gli di a volerlo, senza temere questa
contaminazione! avvertimento di Creonte alla citt: religione e politica stanno su due piani
diversi anche questa una rappresentazione del politico, come direbbe Meier. Assistiamo ad
una distinzione di poteri radicale. Poi accusa Tiresia di fare le sue vaticinazioni solo per denaro
(stessa accusa che mosse Edipo all'indovino). Tiresia allora dice a Creonte che qualcuno dei suoi
parenti stretti morir Emone. Mentre tieni qui privo degli di inferi un cadavere che sta
ammorbando la citt anzi gli di soffrono per questo tuo gesto c' un ethos, una norma
morale, un costume che obbliga al fatto che ai morti siano dovuti tutti gli onori che ad essi devono
essere riservati questo va al di l di tutto, una norma generale dell'umanit che anche
superiore degli di immortali. Questa pietas al quale gli di stessi sono sottoposti, fa s che essi
soffrano per questa inadempienza di Creonte. Le Erinni di Ade e degli di attendono te, per
prenderti in queste stesse sventure questa la minaccia di Tiresia al tiranno.
Che cos' questo susseguirsi di segno premonitori?
Polinice diventa il corpo stesso di Tebe una citt dilaniata dall'odio, le cui membra sono
divorate dai cani e dagli uccelli questo il fetore, la stasis, la sedizione che ammobra la citt
(distinzione amico/nemico all'interno della citt stessa).
Tiresia allora se ne va accompagnato dalla sua guida. Subito dopo interviene il coro, che ogni volta
che un personaggio parlare non fa mancare un intervento: occorre saggezza Creonte!.
Il coro consiglia a Creonte di fare quello che fino a questo momento si rifiutato di fare contro
la anank (destino, necessit) non c' nulla da fare necessit vuol dire anche che praticamente
per la necessit posta dalle cose bisogna agire in questo modo. Io stesso voglio liberarla: Creonte
attua una sorta di conversione occorre osservare le leggi stabilite sono quasi le stesse parole
che Cadmo pronuncia alla fine delle Baccanti.
La conclusione della tragedia naturalmente come sempre non rappresentata direttamente ma
esposta da un messaggero solita morale greca peripeteia non c' condizione nella vita
umana che pu essere detta durevole, Creonte una volta era invidiabile, ora invece tutto passato.
Emone morto di sua mano, Antigone si impiccata con il velo del proprio abito Creonte

pensava di poterla ancora salvare l'amore di Emone un amore a senso unico, perch in nessun
punto della tragedia Antigone fa mostra di alcun sentimento d'amore. Antigone una donna che si
comporta come un uomo: priva di sensualit, di sentimenti (se non per il morto).
Prima di uccidersi, Emone cerca di colpire e uccidere Creonte la difesa dei diritti della filia di
Antigone mette a rischio il rapporto di filia tra Emone e Creonte.
La stoltezza per l'uomo il massimo male stata di entrambi, sia di Creonte che di Antigone.
Ahi! Errori di una irragionevole ragione, si lamenta Creonte una ragione che contraddice se
stessa uccisori e uccisi dello stesso sangue ahim e il mio sbagliato giudizio.
Arriva un secondo messaggero e dice: ecco ci che possiedi e hai acquistato Euridice si
uccisa in seguito alla morte dell'unico figlio (anche gli altri due figli di Creonte sono morti).
Euridice, madre di questo cadavere, si uccisa la tragedia di Creonte nel finale in realt
quella di non morire, rimane vivo perch deve sopportare tutto il male che per causa sua stato
commesso. Creonte politicamente responsabile di queste morti. Servi portatemi via, io non sono
altro che nulla il destino subito da Creonte tremendo, ma nonostante ci non si infligge alcuna
pena, non si uccide la morte di Euridice ha invece un significato catartico una vita con il
peso di tutte queste morti una condanna ben pi grave e dolorosa della morte.
La sentenza finale della tragedia quella del Corifeo: di molto la prima delle felicit l'essere
saggi, non commettere mai empiet verso gli di il significato politico delle tragedie (come
nelle Baccanti e nelle Eumenidi) un messaggio politico di carattere moderato: bisogna osservare
gli di, non commettere mai empiet contro gli di, ma fare in modo che tutto ci si concili con il
governo della citt. Antigone un ammonimento del possibile crollo della filia e della polis, mentre
vedremo l'attuazione di questa utopia nelle Eumenidi domani!

07/04
NB: Creonte egli stesso uno degli Sparti, discende cio dagli Sparti. Si spiega l'elemento tirannico
di Creonte con questa origine dalla violenza della Terra.
Le Eumenidi sono una tragedia particolare perch riflettono un mito che non un mito. L'intreccio
non un racconto mitico, n tradizionale. L'argomento una pura invenzione di Eschilo
intenzionato a dare rilievo a ci che un'assoluta novit nel mondo greco. Anno di rappresentazione
della tragedia Orestea: 458. Questa l'unica trilogia interamente pervenuta. Alle Dionisie si
presentavano trilogie; questa l'unica giunta integra fino a noi.
Agamennone + Coefore + Eumenidi = Orestea.
458 461 grande riforma di Efialte: esautoramento dell'Areopago al suo interno si
sviluppano l'assemblea popolare e il consiglio dei 500 cos si esautora la classe nobiliare.
Trama:
Giunge ad Argo la notizia della caduta di Troia. Agamennone torna a casa con Cassandra.
Clitemnestra trama con Egisto contro Agamennone. Mentre si fa il bagno viene catturato con una
rete e finito con una scure. Zampillare del sangue di Agamennone su Clitemnestra paragonato ad
una eiaculazione, che porta morte e non vita. Egisto ha il ruolo del vigliacco.
Meier sottolinea una frase che ci indica quanto vicina sia l'Orestea alla politica ateniese: Egisto: tu
parli cos... Tu parli contro i potenti... Io intendo insegnarti a stare al tuo posto.
Qui non c' solo una metafora della nave come in Antigone. Si rivolge ai Teti, dicendogli di stare al
loro posto. Meier si interroga sulla posizione politica di Eschilo un problema irrisolvibile. Ma
la morale dell'Orestea moderata moderato Eschilo. La posizione di Eschilo determinata
dalle Eumenidi. Occorre che ognuno stia al suo posto, svolga le proprie mansioni senza eccedere:
questo emerge dalle Eumenidi.

Oreste inviato dalla madre fuori Argo, saputo dell'omicidio del padre, vi torna e si accorda con la
sorella Elettra per vendicare il padre, uccidendo la madre. Apollo appoggia questa vendetta.
L'argomento delle Eumenidi il confronto fra un nuovo e vecchio argomento politico. Nuovo e
vecchio incranati dagli di. Due ordinamenti di divinit. Una si richiama a ci che giusto per
antico consenso e l'altro si spiega attraverso motivazioni. Per questo la disputa finisce in tribunale.
Apollo & Atena quest'ultima gioca un ruolo ambiguo si schiera con il maschile (Oreste) vs il
femminile (Erinni). Atena dea vergine e nata direttamente dalla testa di Zeus Atena androgina.
Due elementi a fondamento della tragedia Oreste rivendica il suo gesto, si riconosce colpevole,
ma ci che il tribunale deve decidere in relazione alle Erinni. Per tradizione antica il matricida
deve essere perseguitato dalle Erinni Oreste allora condannato per diritto antico.
Novit inaudita questo fatto sottoposto al tribunale. Le parole di Apollo e Atena devono
convincere. Oreste viene giustificato. Il voto finisce in parit nel 50% a favore di Oreste c' il
voto di Atena Oreste assolto perch il voto del dio vale pi di quello di un mortale.
Atena ha la forza politica di proporre un patto di conciliazione con le Erinni che vengono private
del loro posto e votate ad un nuovo compito. Il vero conflitto tra antica e nuova forma di diritto,
tra educazione tradizionale e prevalenza del politico. Solo una conciliazione poteva risolvere la
situazione. Occorreva un patto per liberare Atene.
Efialte ucciso ordine nuovo non si instaura subito. Le Eumenidi servono per un nuovo patto nella
citt, per riuscire a conciliare le divergenze fra tradizione e modernit. Non questa una vera e
propria tragedia, ma sembra pi il preambolo di un dialogo platonico. Caratteristica
rappresentazione delle Erinni che Eschilo fa. Statuaria dell'et di Pericle ci parla della bellezza
greca, ma i Greci sanno trattare della bruttezza la bruttezza delle Erinni. I greci avevano anche il
concetto di brutto. Agli occhi di Eschilo, le erinni sono qualcosa di barbarico, qualcosa che eccede.
Il vero protagonista della tragedia la giustizia. Eschilo dice che il nuovo deve essere portato dentro
al vecchio. La vendetta familiare deve essere azione dello stato non pi solo all'interno delle
famiglie ma discussa nello stato tribunale. Superamento dell'ordinamento familiare
nell'andamento della polis. Atena chiama tutto il popolo a presenziare alla discussione del processo.
Perch Atena istituisce il tribunale? Perch dice che non sufficiente constatare la colpevolezza, ma
occorre valutare i motivi per cui ha agito questo assolutamente e scoinvolgentemente
innovativo! Questa una conversione del vecchio diritto nel nuovo diritto della polis.
lettura tragedia:
Oreste viene definito come uomo odioso agli di. Nel testo si riscontra una notevole forza
espressionistica. Spada Oreste uccisore. Ramoscello di ulivo e benda: significano che Oreste si
purificato. Oreste si purificato attraverso un rito/sacrificio. Ci si poteva purificare da un delitto
commesso, per potersi recare nei luoghi sacri. Le Erinni non sono donne, sono nere, ripugnanti. Le
Erinni sono nere dee delle tenebre. Atena e Apollo sono bianchi divinit della luce, della
trasparenza. Le Erinni accuseranno direttamente Apollo per loro il dio il vero colpevole. Si
schierano contro Apollo che rappresenta i nuovi di. Conflitto fra diverse generazioni di divinit.
Apollo dice che Oreste ha agito sotto il suo influsso non deve farsi prendere dalla paura.
Andando ad Atene pu aver diritto al diritto dell'ospitalit. Entra in scena lo spettro di Clitemnestra
che se la prende con le Erinni che stanno dormendo. Dice di essere disprezzata tra i morti.
Clitemnestra fa appello alle viscere, al cuore, non alla ragione le ragioni di Clitemnestra sono
opposte a quelle di Apollo. La giustizia che Clitemnestra invoca una giustizia che esula dlla
ragione. Ora delle Erinni l'ora della notte.
Tornate in voi dee della terra!, dice Clitemnestra. La terra si imbeve del sangue della vittima che
si controbilancia solo con altro sangue. Clitemnestra sbeffeggia le Erinni. Il coro composto dalle
Erinni. Apollo: non vi lecito assicurarvi a questo tempio tutti i Greci potevano avvicinarsi al
tempio le Erinni erano barbare, non greche. Il vero colpevole Apollo il nuovo ordinamento
democratico di Atene.

08/04
Coro costituito dalle Erinni. Diversa la caratterizzazione del coro nei tre autori. In Euripide ha solo
funzione di commento, anche in Sofocle, mentre in Eschilo il coro un personaggio: le Erinni,
appunto ruolo ben determinato del coro.
Cacciamo i matricidi dalle case: cio stabilire quale dei due ordini superiore: madre + figlio
naturale meno importante del rapporto marito/moglie superiore per Hegel perch si
sceglie e non viene imposto dalla natura. Eschilo sembra un po' anticipare il discorso hegeliano
quando parla a proposito dei patti di fedelt.... Il rapporto nuziale sotto la custodia di Dike,
divino quindi. Secondo Apollo non giusto essere indulgenti con Clitemnestra (che ha ucciso il
marito) e prendersela con Oreste. Oreste invoca Atena. inseguito dalle Erinni. Prima che
intervenga Atena il corifeo che parla. Natura ferina delle Erinni viene sottolineata in questo passo.
Le Erinni discutono il fatto che Oreste debba essere processato ad Atene, citt di Atena. Non lo
trovano giusto e credono che il sangue versato penetra nella terra e non pu essere riscattato.
Soltanto Ade, sottoterra, pu giudicare i delitti commessi nella casa. Oreste risponde da grande
oratore. Dichiara la propria piena misura, il possesso dell'arte oratoria.
Vero rituale di purificazione per Oreste viene spiegato: dopo aver commesso il matricidio egli ha
incontrato molte persone senza danneggiarle. come dire che se ha ucciso stato solo per la
circostanza accaduta ha ucciso per giustizia. Occorre valutare le circostanze storiche per cui
l'omicidio stato commesso. Non si pu pensare il fatto in astratto come fanno le Erinni.
Secondo Meier Eschilo fa riferimento (p. 129/290-295) al ruolo di Atena. La dea porta aiuto in
sergreto o apertamente Atena che cos agisce nei confronti della Lega Attica.
La punizione delle Erinni non cessa nemmeno con la morte. Quando Atena chiede quando dovrebbe
cessare la condanna, infatti, lo rispondono mai.
Erinni (nero/tenebre) vs Atena, Apollo (bianco/luce)
Compito delle Erinni quello di devastare le cose, per queste sono destinate a sposarsi e sono cos.
Confronto tra la fama degli uomini (breve) e capacit delle Erinni di ricordare il male (p. 137).
(p.139) Atena entra in scena. Riferimento di Atena alla guerra di Troia (Scamandro uno dei fiumi).
Atena rivendica ad Atene il diritto di proteggere la casta asiatica del mondo greco. Chiede alle
Erinni Chi siete mai? perch sono una diversa generazione di divinit. Il Dio Olimpico non
conosce il dio Ctonio, dell'antichit. Erinni: Noi siamo le eterne figlie della notte.
La Corifea riconosce la divinit di Atena. Solo al termine di un processo possibile evitare qualsiasi
ingiustizia. (p.143) Oreste si presenta ad Atena e racconta l'accaduto. Gesto giustificato di Oreste
per vendicare il padre. Di fronte ad Atena sembra che Oreste rivendichi ci che stato fatto. Atena
dice che ci che successo non pu essere rimesso n agli uomini n agli di, ma va rimesso alla
polis. La polis stessa deve giudicare. Bisogner studiare una soluzione che dia soddisfazione alla
controparte. Fondazione dell'Areopago che Pericle fonda tre anni dopo l'instaurazione del suo
dominio nell'ottica di innovare senza recar offesa alla tradizione. Cos avviene il rinnovamento
dell'Areopago. Le Erinni vengono annesse da Atena come parte del tribunale. Cio le Erinni
vengono secolarizzate si svestono della divinit e diventano solo la parte accusatoria.
Giova alla saggezza il dolore. Nella vita pubblica non deve esserci anarchia, me nemmeno
tirannide. Tutto quanto sta nel mezzo (p.149). Una volta riconosciuto che anche per le Erinni
importante la felicit allora ecco che pu esserci un accordo.
Arriva Atena (p.153) Araldo fa il tuo mestiere! Chiama a raccolta il popolo non usa demos
(popolo nel senso politico), ma strats (moltitudine) chiama tutti, senza distinzione di classe.
Consiglio bouleuterion sala del consiglio. Eschilo usa questo testo per indicare il consiglio. Il
consiglio ora completo, la citt deve stare in silenzio e ascoltare il verdetto di giustizia. Qui
chiara la presenza della riforma di Efialte! Apollo l'avvocato di Oreste e rivendica la sua piena
responsabilit. Atena d parola alle Erinni non usa logos, ma mythos parola che non ha
bisogno di verifica sacra.

Come in un vero processo la Corifea interroga Oreste. Oreste dichiara la propria piena
responsabilit, seguendo gli oracoli di Apollo. Clitemnestra ha ucciso il marito e il padre di Oreste
allo stesso tempo. E chiede Oreste perch le Erinni non abbiano perseguitato la madre.
Erinni: perch non era consanguignea di colui che uccise.
Oreste dichiara di non avere il sangue della madre. L'essere figlio viene messo a carico del seme
maschile, la maternit ridotta, non conta. Bench l'idea della superiorit del seme paterno sia stata
diffusa a quel tempo, tuttavia il fatto che le Erinni contestino, ci fa capire che per Eschilo il fatto era
controverso. Apollo profeta ritiene la sua azione giusta. Tutti gli di dell'Olimpo sono per
discendenza paterna.
13/04
L'avere ucciso la madre in quelle circostanze da Oreste stato giusto?
Apollo stabilisce subito che per parte sua stato giusto, e avvalora questa sua affermazione con il
fatto che lui stesso a dirlo il dio della profezia con la capacit di vaticinare non pu
certamente dire il falso sulla base della propria autorit Apollo dice che stato giusto uccidere
Clitemnestra. Come un vero avvocato, cio un prophetes (Chi lo Zarathustra di Nietzsche? di
Heidegger vorsprecher = colui che parla davanti a qualcuno corrisponde esattamente alla
parola prophetes: anche il profeta uno che parla davanti a qualcuno, cio uno che parla per
qualcuno). Apollo parla con qualcuno e per qualcuno ogni mia parola dipende da Zeus, cio
dalla massima autorit divina. Immediatamente dopo aver convocato Zeus subito lo definisce il
padre degli di dell'Olimpo adesso la vicenda di Oreste deve essere giudicata. Non c' patto
che prevalga su Zeus, come dire che non c' alcuna forma di diritto che sia superiore al diritto
rappresentato da Zeus altro tema che la tragedia affronta il conflitto (forse il vero tema di
fondo) tra due ordini giuridici e religiosi (che in questa et vanno insieme), e quindi Apollo sta
dicendo che non c' alcuna altra forma di diritto che prevalga sul diritto di Zeus.
Diritto privato (astratto) VS Diritto universale (di Zeus) perch Zeus deve prevalere su ogni
altro tipo di patto? Agamennone innanzitutto un eroe e secondariamente un re la regalit di
Agamennone viene messo in relazione con Zeus e viene legittimato problema della
legittimazione dopo la Rivoluzione Francese il re non pi re per volere di Dio prima il
potere monarchico si sempre giustificato del fatto che Dio stesso concede la legittimit cos
come prima Apollo aveva detto che il suo potere di profeta gli stato dato direttamente da Zeus,
cos Agamennone era stato eletto re per volere di Zeus stesso parallelismo Agamennone/Apollo.
La morte che spetta ad un grande eroe la morte in battaglia ma Agamennone stato ucciso a
tradimento e per di pi da una donna come nota Meier qui Eschilo fa una sottolineatura sul fatto
che Agamennone fosse anche il re della citt di Argo con il governo della citt paragonato al
governo di una nave, in questo caso di una flotta. Prima Apollo dice di un uomo vi ho narrato la
morte e subito dopo di una donna di un delitto vi ho raccontato.
Eschilo qui mette in campo il tema delle motivazioni perch Oreste ha compiuto il delitto? Le
motivazioni per cui l'ha fatto ci fa dire che l'ha fatto giustamente, secondo Apollo.
Ora interviene la Corifea (che una delle Erinni) perch proprio Zeus aveva incatenato
Cronos? cio difende la volont del padre, ma egli stesso non tratt bene il proprio. Le Erinni
sono divinit degradate nella condizione animale le vecchie divinit degradano reincarnandosi
in una forma animale, scrive Hegel. Neppure mio padre Zeus ha potere sulla morte la Corifea
poi tira fuori l'argomento fondamentale il fatto che Oreste abbia ucciso la madre cio
sangue del suo sangue: le Erinni rivendicano il fatto che Oreste non possa governare in virt del suo
matricidio. Il Re anche colui che compie sacrifici e i riti espiatori la Corifea si chiede come
potrebbe celebrare i riti espiatori se il suo sangue si macchiato di una tele crimine?.
Il rito espiatorio se fatto da un reo non pu avere succeso.
Allora Apollo ci fornisce la sua spiegazione dunque non la madre che genera il figlio, ma
diventa tutrice nel momento in cui viene depositato il seme la donna non altri che una sorta di

incubatrice in cui l'embrione si attacca e si sviluppa. Chi procrea il maschio che la prende. La
vis generativa quella del seme maschile, il ventre della donna non fa altro che accogliere il seme
dell'uomo consentendo lo sviluppo dell'embrione. Lei come un ospite la donna un ospite
nell'istituzione che un'istituzione maschile cos come ospito l'embrione che custodisce.
Poi Apollo si rivolge ad Atena avrei Oreste come alleato alleanza politica tra Argo e Atene che
una delle ragioni per cui Eschilo scrive la tragedia la celebrazione della politica espansionistica
di Atene attraverso una serie di alleanze e di imposizioni ottenute con la forza.
Oggi qui si inaugura questa alleanza che varr anche dopo Oreste. Atena qui fa il giudice
superpartes, ma a breve esprimer il suo voto. Avete parlato abbastanza? la Corifea non
abbiamo frecce nel nostro arco il loro punto di vista unilaterale, come dice Hegel, perch
questo diritto che tutela i legami di sangue in realt una forma primordiale di diritto ed
rappresentato dalla vendetta le Erinni chiedono giustizia e invocano vendetta: morte si ricambia
con morte, e quindi si ritengono completamente nel giusto: Oreste ha ucciso la madre, Oreste deve
essere divorato dalle Erinni. Le Erinni in realt riconoscono il fatto che il giudizio di questo delitto
di sangue venga affidato ad un'assemblea come potr evitare le vostre contestazioni?
Apollo ora date il vostro voto in piena coscienza all'Areopago e rispettate il patto.
Rivendicare il phobos (la paura), e cio che solo la paura delle punizioni pu indurre i cittadini a
rispettare le leggi Atena qui dice che non cos, ma il rispetto che non deve venire a mancare,
per non cadere nell'anarchia la paura dunque quella dell'assenza di ordine la paura che da
sempre attanaglia le democrazie. N anarchia n dispotismo questa una vera e propria
predica che Eschilo sta facendo al suo popolo. Sono le stesse parole di Creonte: non bisogna dar
retta ad una donna perch questo precipita nell'anarchia e viene meno l'arch del governo, il
principio dell'ordine che cos' per Creonte che salva la citt? La filia, ma non pi la filia dei
rapporti familiari, ma la nuova filia costituita dai cittadini; cio il politico, come direbbe Meier.
Perch Atena dice queste cose all'Areopago? Perch non c' pi l'arbitrio del tyrannos la scelta
dei giudici viene fatta dai cittadini, che teoricamente dovrebbero scegliere le persone migliori.
inflessibile perch un organo collettivo. Sentinella per chi dorme: i cittadini possono anche non
interessarsi direttamente di politica perch l'istituzione governa per loro.
Apollo a questo punto dice di avere referenza per le profezie sue e di Zeus e di non renderle sterili.
La Corifea allora interviene: ma sono fatti di sangue, non spettano a te!. Atena esprime il suo voto
prima che sia fatta la conta dei voti: un voto in favore di Oreste io aggiungo Atena vergine ed
nata direttamente dalla testa del padre, ha un elemento maschile in s, e sempre sta dalla parte del
padre a questo punto e non dopo che Atena esprime il suo voto, e non dopo la conta degli altri
voti anche il dio deve rispettare la democrazia. La vittoria vada ad Oreste anche se i voti
finiranno pari. La sconfitta delle Erinni non pu essere annientante lo scopo della tragedia
quello di assorbire il vecchio ordine politico in quello nuovo occorre un accordo tra le due parti
per questo il voto alla fine pari ma il voto della divinit fa terminare il processo a favore di
Oreste. Quest'uomo assolto dall'accusa di omicidio, dice Atena.
Allusione alla politica di alleanze anti-spartane che Atene sta istituendo in questi anni. Ora le Erinni
si vendicano: io far pesare questo odio sulla Terra le Erinni minacciano di fare quello che
effettivamente Dioniso far nelle Baccanti suscitare la rivolta dell'elemento femminile!
Nella parte finale della tragedia emerge il significato politico Atena dice non siete state
sconfitte, il verdetto finito alla pari, io vi prometto che voi farete parte di questo ordinamento
sarete onorate da questa citt puoi abitare con me, cio il tuo oikos (governo dell'oikos,
elemento femminile) deve far parte della polis con questa sentenza non respingiamo, ma ci deve
essere integrazione tra il governo della polis e quello dell'oikos (nell'Antigone proprio questo patto
a venire meno) la polis deve diventare l'oikos di tutti.
Confronto tra la sapienza (delle Erinni) e l'applicazione della sapienza (Atena) scongiurare la
stasis, la guerra civile, la guerra intestina si metta alla porta la guerra.
Atena qui riapplica la teoria dell'amico/nemico di Schmitt qui Atena vuole ricondurre la guerra
fuori dalla citt, ed evitare la guerra intestina solo la guerra contro altri stati pu portare gloria e

non la guerra intestina. Nel 458 c'erano dei tumulti in Atene non si pu chiamare battaglia
quella dell'uccello dentro il suo nido. Atena riconosce alle Erinni sempre quello che a loro era gi
riconosciuto, ma adesso sono Erinni pacificate viene tolto il contrasto tra oikos e polis. Chi ti
venera sar la polis perch saranno le protettrici delle famiglie. Alle Erinni stato dato il
ministero della famiglia, ma anche quello dell'agricoltura presiedono alla fertilit, sia della terra
che delle persone. Della guerra non si devono occupare le Erinni perch devono tutelare la fertilit
delle persone e della terra. Atena riconosce perfino la parte giuridica del patto.
14/04
Conflitto tra di nuovi e di antichi nella concezione della religione greca hegaliana si alternano
varie discendenza di divinit dalla natura all'allontanamento dalla natura, fino ad un
rovesciamento alla religione greca subentrer il cristianesimo.
La parte da leggere per l'esame breve e s'intitola La lotta tra gli di antichi e nuovi e fa parte
della seconda parte degli appunti di Estetica. Stiamo parlando della forma d'arte classica (Hegel
distingue arte simbolica, arte classica e arte romantica) contaminazione degli appunti di Hegel da
parte del suo allievo Hotho nella parte sulla religione dei greci per possiamo pensare che
l'intervento di Hotho sia stato esiguo.
La forma d'arte classica si differenzia rispetto alla forma d'arte simbolica per il diverso ruolo che ha
il naturale al suo interno in relazione al ruolo del naturale che diminuisce nella forma d'arte
classica. Mentre nella forma d'arte simbolica la figura dell'animale era espressione del positivo e
dell'assoluto, qui diventa piuttosto uno strumento per la rappresentazione del divino e dell'assoluto.
Il fatto che gli di dell'arte classica essendo sostanzialmente auto-coscienti possono essere
rappresentati come individui che sanno e che vogliono, cio sono delle vere e proprie potenze
spirituali. Per cui non possono pi essere rappresentati come animali, ma vengono rappresentati
nell'unica forma in grado di esprimere l'auto-coscienza la forma umana.
Hegel scrive che principalmente la forma del volto umano che consente l'espressione dell'autocoscienza. Questo dare forma non una semplice forma applicata esteriormente, ma l'essenza
stessa di questo modo di esprimere il divino il divino generale va concepito come espressione
dello spirituale, che per non pu fare a meno anche dell'aspetto naturale. Poich siamo ancora in
una terra di mezzo che consente il passaggio alla religione rivelata, ma ancora non religione
rivelata, qui ancora c' identit con il naturale. Questo importante perch questo che stabilisce il
concetto della divnit greca e il concetto della divinit cristiana.
Il modo di rappresentare Dio dei cristiani Dio creatore della natura, Dio dominatore della natura
Dio indipendente dalla natura egli sottratto alla esistenza immediata nella natura, perch
il dio del cristianesimo il dio come il ritiro di s in s, scrive Hegel questa espressione di
Hegel fa pensare al Dio dell'ebraismo, precisamente nella teologia di un ebreo del '500, Isaac Luria:
come spiegare il rapporto di Dio con la materia? Come pu provenire il non-spirituale dall'essenza
stessa di Dio? Nella Genesi c' scritto che Dio prende il fango e da questo crea l'uomo con il soffio
divino. La materia creazione di Dio? Ma allora come fa Dio a creare da se stesso un principio che
ne il contrario. Altrimenti la materia dovrebbe preesistere a Dio e cos Dio non sarebbe pi un
principio unico il teologo ebraico Luria propone la teoria dello Tzimtzum, cio della
contrazione Dio si contrae in se stesso e il vuoto che si produce la materia.
Dio non contaminato dalla natura, e per Dio viene pensato come ritiro di s in s Hegel.
L'umano sente la natura come un limite, come una barriera che egli pu oltrepassare attraverso
un'attivit infinita innalzandosi in s per s all'infinito.
All'inizio del corso abbiamo affrontato il concetto per cui l'attivit deve essere necessariamente
pensata contro qualcosa su cui agisce l'azione. Opponendosi al naturale lo spirito umano si
innalza all'infinit, e questa infinit Dio ruolo essenziale che Hegel riconosce alla religione

dell'arte classica, alla religione greca. Le divinit della religione simbolica sono direttamente gli
elementi naturali (il mare, la terra, il cielo, ecc.), successivamente questi concetti
astratti/indeterminati vengono parzialmente determinati attraverso il nome cominciano ad
assumere una identificazione individuale, che Hegel qui chiama personificazione (che non
ancora la soggettivizzazione). Le divinit naturali vengono accostate a persone, cio a individui.
Se ora, nella nuova situazione, si tratta di proseguire questo processo e fare s che gli di diventino
esseri individuali ecco che la personificazione non basta pi. In che modo dunque agisce la
religione dell'arte classica?
Agisce dilatando l'opposizione tra il naturale e lo spirituale attraverso due processi:
1. Innalzamento dello spirituale
2. Decadimento del naturale
Nella religione della bellezza l'elemento animale diventa soltanto di contorno alla divinit
aiuta a definire pi precisamente l'identit della divinit. Occorre dunque che la potenza naturale
venga abbassata, e venga innalzato lo spirituale > questo il modo di procedere della religione
dell'arte classica. Dalla personificazione si sale fino alla soggettivit, che per non completa e
non pu essere completa gli di dell'arte classica non devono cessare di essere potenze del
naturale. Non la spiritualit in s totalmente libera: la soggettivit della religione dell'arte classica
deve continuare a rappresentare la divinit in una qualche forma di dipendenza dall'arte naturale.
Questo spiega, secondo Hegel, quella straordinaria riserva di elementi del naturale che l'entroterra
della religione greca la mitologia.
Qui Hegel stabilisce un rapporto tra le due forme di rappresentazione del divino nell'arte classica:
la scultura e la poesia il discorso di Hegel parte dalla scultura, che iconomicamente rappresenta
il Dio la poesia incarna il distaccarsi della divinit dal naturale.
La mitologia mostra ci da cui lo spirito dell'arte classica (cio la divinit) si distacca; legata
direttamente al naturale ed la riserva di significato che d senso alla scultura. Non che la forma
della scultura sia semplicemente una maschera o una persona, ma il dio che noi vediamo
raffigurato nella statua direttamente il dio, l'evocazione del dio che assume la figura e l'arte
plastica dello scultore ci che d la forma al dio.
Il dio nella concezione greca consiste sostanzialmente in questo dar forma. La scultura per
rappresenta solo il lato della intuizione sensibile, sar poi la poesia che ci parla degli di e degli
uomini la poesia (e qui Hegel riprende Feuerbach: la poesia scultura in movimento
Feuerbach influenzer Nietzsche) ci mette davanti il mondo umano e divino nella sua attivit e nel
suo movimento. Questa trasformazione per cui il dio nasce in questa costante opera di confronto
con il naturale che testimoniato dalla mitologia, non avviene tutto in una volta, ma avviene per
gradi, progressivamente. esattamente questo che nella concezione greca prende la forma di
conflitto > conflitto tra generazioni di di.
Gli oracoli vengono posti in relazione al progressivo spiritualizzarsi del dio greco gli oracoli,
nell'arte classica, non vengono pi onorati come fenomeni naturali, in quanto tali. Non pi la
natura in generale che parla, ma la voce del dio. Nella forma pi evoluta dell'oracolo, l'uomo
stesso diventa strumento del divino attraverso di lui, parla Pizia, sacerdotessa di Delfi.
Da qui segue un ulteriore sviluppo dell'oracolo, si aggiunge a questi segni esterni un secondo
aspetto. Perch nell'oracolo si fronteggiano il dio che sa e l'uomo che non sa: la forma in cui dio
palesa la sua volont non che un naturale del tutto astratto che deve essere interpretato dall'umano.
L'umano non pu sapere l'intero significato del vaticinio esempio delle streghe del Machbeth:
ci sono 2 elementi emblematici dicono le streghe a Macbeth puoi stare tranquillo finch un
bosco non si muover Macbeth non considera l'altro aspetto della profezia, l'aspetto allegorico
ogni vaticinio composto da due lati e l'interprete ne pu conoscere solo uno.
Dio nel suo sapere e volere una universalit concreta > ora l'uomo stando di fronte al dio non pu
cogliere l'intera universalit del responso l'uomo pu comprendere solo una parte dell'oracolo.
L'interprete pu scegliersi solo un lato, perch ogni azione profetizzata dal Dio assume una

determinazione se la profezia ha un doppio significato, nel momento in cui viene enunciata


assume un significato preciso che l'interprete fa suo, l'altro aspetto rimane dormiente.
Quand' che l'altro aspetto viene fuori?
Questo rimanda gi alla tragedia l'altro significato della profezia viene alla luce quando l'uomo
agisce in base al primo significato che egli ha appreso dall'oracolo. Agire vuol dire agire secondo il
primo significato che stato rivelato dall'oracolo a questo punto il semplice agire fa ergersi
l'altro significato, quello che l'interprete non ha potuto cogliere.
Quindi la poesia drammatica la poesia dell'azione > nella rappresentazione della poesia,
dell'azione che viene fuori l'altro significato dell'oracolo questo propriamente il conflitto del
tragico! Nell'arte classica non nella scultura ma nella poesia (principalmente quella drammatica)
che gli oracoli assumono molta importanza gli oracoli stanno all'origine della poesia
drammatica! All'origine della vicenda delle Baccanti di Euripide avviene una sentenza divina, per
esempio. Nell'oracolo il contenuto proviene dalla volont degli di, ma la forma del suo aspetto
esterno viene data dall'esteriore e dal naturale. L'arte classica l'arte che ci rappresenta il conflitto
tra lo spirituale e il naturale. Gli di dell'Olimpo sono essi stessi in conflitto con l'aspetto
demonico della natura fantasia - phainomenon: ci che porta in apparenza ci che in
natura. Ora Hegel si sofferma su alcuni significati di questo conflitto generazionale tra le divinit.
Poi, in questo percorso di progressiva spiritualizzazione, la volta di quelle divinit che non
rappresentano pi potenze naturali, ma astrazioni che sono quasi sempre di natura giuridica
Erinni, la Moira, Dike, Nemesi, ecc. ecc.
Quando si tratta di giudicare della vita e della morte si tratta di assegnare qualcosa a qualcuno
(come ad esempio nella Moira). La Nemesi ci che abbassa colui che si troppo elevato (il caso
esemplare di Edipo). Qual il contesto specifico di queste divinit?
I rapporti tra i cittadini la filia non appare come un diritto legale, ma anzi a una forma che
ad esso opposta, cio al diritto inconciliabile della vendetta Eumenidi: Atena dice Non deve
essere versato il sangue dei cittadini, basta con il sangue che chiama sangue > le Erinni fino a
quel momento avevano tutelato questo specifico diritto. Sangue chiama sangue vuol dire che
Oreste deve morire, perch ha ucciso la madre non si legittima una strage, per, perch la pena
inflitta deve essere commisurata al tipo di delitto commesso. La vendetta deve essere commisurata
all'azione commessa. Questo precisamente il campo d'azione degli di antichi intervengono
nelle situazioni familiari, nel momento in cui queste si fondano sulla naturalit. E come tali queste
relazioni sono inferiori allo Stato perch fondato su condizioni che sono superiori al criterio
individuale, lo Stato qualcosa che riguarda l'intera comunit.
A questo proposito si possono citare le Eumenidi di Eschilo, scrive Hegel definizione di
Agamennone come sposo e re cio come capo-famiglia e capo dello stato ai suoi occhi la
stessa cosa, perch la famiglia il nucleo originario dello Stato. L'obbligo di vendetta a cui Apollo
sottomette Oreste quindi il ripristino della legalit deve essere ripristinato il potere del re, cio
il potere dello stato. Il diritto che le Erinni fanno valere contro Oreste il diritto della famiglia
basato sul sangue. Ci che Apollo fa reinstaurare l'autorit dello sposo e del principe.
Non il rapporto tra padre e figlio ad essere importante, dice Hegel perch un rapporto
basato sul sangue, cio si fonda sull'unit nel naturale il legame tra marito e moglie pi
importante invece il rapporto tra coniugi di libera scelta. Il matrimonio non un amore
semplicemente naturale, ma il matrimonio un contratto tra due individui liberi non natura,
cultura, scelta, libert lo Stato stesso si fonda sulla libert di scelta del vincolo matrimoniale.
Agamennone sposo e re ha pi diritto di essere vendicato, cio c' pi bisogno di ripristinare
l'autorit dello Stato, piuttosto che di vendicare il padre un atto legittimo.
Il matrimonio si differenzia dal sentimento naturale dell'amore, perch riconosce anche
indipendemente da questo, determinati obblighi consapevoli anche quando l'amore morto!, dice
Hegel il matrimonio fondato su un accordo politico qualcosa di pi profondo e posteriore
rispetto al vincolo naturale figlio-madre, e costituisce l'inizio dello Stato.

Il matrimonio un atto di razionalit esattamente come lo Stato. Apollo difende l'eticit chiara che
sa e si sa Apollo il dio nuovo (della generazione olimpica), il dio della polis e rappresenta una
forma di diritto pi alta e pi universale, rispetto al diritto degli di antichi.
Ora Hegel parla dell'Antigone, che viene elogiato grandemente (la tragedia perfetta dal punto di
vista dialettico) Polinice un traditore e un onore al suo cadavere sarebbe un atto sovversivo.
Posso farmi amici i malvagi?, dice Creonte Polinice un malvagio, e non gli si pu rendere
omaggio! Antigone seppellendo Polinice ha deciso di dare onore ad un traditore, che come tale non
ne ha diritto. L'editto di Creonte ha delle giustificazioni di carattere politico, quello che Hegel non
vuole prendere in considerazione il fatto che in realt Creonte ci viene presentato da Sofocle non
solo come il sovrano che tutela il bene pubblico, ma come un vero e proprio tyrannos rivendica
il proprio potere sulla citt e vuole governare da solo.
Dunque Creonte sta dalla parte dello Stato, mentre Antigone venera solo gli di sotterranei, e non
gli di della luce, della vita statale e popolare qui Hegel fa gli esempi di queste due tragedia
perch vuole mostrare il conflitto tra gli di antichi e quelli di nuova generazione. Il conflitto alla
base delle Eumenidi e dell'Antigone quello generazionale tra le divinit.
Il naturale offerto nella forma della degradazione descrizione delle Erinni, all'inizio delle
Eumenidi elemento naturale degradato oltre l'animale.
Il conflitto questa vita dello Spirito che si separa nella forma degradata del naturale/animale e
nella forma contrapposta dello spirituale. Questo sta a significare la trasfigurazione dell'uomo
naturale nella condizione giuridica le divinit che si formano sono divinit del diritto, ma il
diritto della polis e non solo quello della famiglia. La guerra tra divinit il mito fondamentale.
La forma fondamentale sempre la socnfitta dell'elemento naturale, e cio dell'elemento titanico.
Nell'arte classica l'elemento naturale scompare e il processo che mette capo a questa scomparsa
dell'elemento naturale la tragedia. Solo lo spirituale quel che si spinge alla luce nelle
lezioni sulla filosofia della religione Hegel dice che questo inoltrarsi verso la luce un passo
verso la religione rivelata Edipo a Colono esce dalla dimensione propriamente greca per alludere
gi alla dimensione cristiana: una sorta di redenzione.
15/04
Antigone ragione pratica: non pu risolversi la contraddizione sul piano della teoria e perch vi
sia una soluzione deve essere provata nella pratica in realt questa risoluzione pratica non
avviene nella tragedia.
Cosa fare per uscire dalla contrapposizione delle due diverse forme della legge?
C' un personaggio assolutamente minore, ma che incarna benissimo questa idea di ragione
pratica della Nussbaum sia Creonte che Antigone falliscono, non raggiungono mai la ragione
pratica perch nessuno si muove dalle proprie posizioni.
Creonte un personaggio patetico, in realt vuole soltanto spaventare Antigone ma Antigone si
impicca. Inizialmente la Nussbaum d ragione ad Hegel la tragedia va oltre i protagonisti: la
conciliazione di cui parla Hegel avviene nella tragedia soltanto al prezzo della morte dell'eroe. Il
conflitto tragico per Hegel essenzialmente il conflitto tra le potenze etiche (cio del carattere)
l'azione dell'eroe percorre un lato solo dell'azione il suo agire che determina il conflitto.
Perch le potenze etiche vengano conciliate bisogna che colui che ha posto in essere il conflitto
muoia. Dunque, secondo Martha Nussbaum, se la deliberazione e l'incertezza che deriva dal
conflitto il tema della tragedia, non un caso che il punto pi famoso della tragedia sia la parte del
coro quando esalta l'uomo nessuno pi mirabile dell'uomo ma, dice la Nussbaum, che
da un lato abbiamo la bellezza, ma dall'altro abbiamo la disarmonia (deinon) la parola che
ispira terrore o meraviglia o meglio terrore e meraviglia insieme, una lode ambigua.
Anche la potenza del fato deinon perch l'uomo nello stesso tempo mirabile e mostruoso?

L'uomo deinos per la sua ambiguit che rimanda al tema centrale della tragedia. Cio la ragione
pratica la tragedia investiga la relazione tra bellezza e disarmonia, dice la Nussbaum. Per la
verit questo rapporto presente soltanto nel coro.
C' un personaggio che bene esprime questa questione della ragione pratica, cio della
deliberazione (che cosa devo fare?) questo personaggio, che un personaggio minore, la
guardia che viene ad annunciare a Creonte che qualcuno ha seppellito simbolicamente il cadavere
di Polinice prima di dare l'annuncio la guardia tergiversa vada come vada, non mi toccher
nient'altro che quello per cui sono destinato anche il destino deinon.
Ora, prosegue la Nussbaum, questa indecisione da parte della guardia uno stato d'animo che
certamente poteva essere condiviso dal pubblico che assisteva alla tragedia. Ma questo non solo
perch il pubblico si immedesima nell'azione scenica, ma fa riferimento alla realt quotidiana.
una esperienza comune estendendo il senso di questa idea al di l di ci che Nussbaum dice, e
ricollegandoci a Meier questa l'indecisione del cittadino nei confronti degli stravolgimenti politici
che stavano avvenendo in Atene al tempo della grande tragedia.
una sorta di irruzione di carattere politico la ragione pratica la consapevolezza che ci sono
sempre due lati nelle questioni deliberate anche nelle Eumenidi fin dall'inizio Atena sa benissimo
che la soluzione approder per forza di cose al 50 e 50, ma Atena sa che anche sul piano della
filosofia del diritto la scelta non pu essere definitiva la persuasione allora ha concesso alla
parola di Atena il potere di convincere Erinni.
Anche Tiresia ricorda a Creonte che la cosa pi importante che un uomo possa avere la saggezza
pratica e cio la certezza nella deliberazione. Ora l'analisi della Nussbaum si rivolge ad esaminare
questo conflitto che consiste tra il diritto pubblico (della polis - Creonte) e il diritto familiare (del
sangue Antigone) semplificazioni: ognuna di queste due forme di diritto nasconde al suo
interno un conflitto interiore sia Antigone che Creonte sono in conflitto con se stessi.
Dal punto di vista del diritto del sangue Creonte avrebbe lo stesso obbligo di tributare gli onori
funebri a Polinice (in quanto parente), in maniera meno decisiva che in Antigone, in quanto il loro
rapporto pi stretto (fratello-sorella). Polinice nipote e pronipote di Creonte ci sarebbe un
doppio vincolo a legare Creonte al cadavere di Polinice la Nussbaum parla di un profondo
obbligo religioso di seppellire il cadavere ma nello stesso momento Polinice la peggiore
specie di nemico, un traditore. Allora la Nussbaum ci dice che anche qui potremmo avere un altro
Einbruch: la legge per cui i traditori non potevano essere sepolti nell'Attica era una legge ateniese
non era in vigore ai tempi di Creonte, ma al tempo di Sofocle quindi gli spettatori della
tragedia colgono qui un riferimento alla loro legge.
Creonte cerca di ritradurre i rapporti di sangue in rapporti politici: il lessico di Creonte pieno
di riferimenti al lessico dell'etica ma li stravolge e li applica alla sua visione politica.
Non a caso quando Creonte deve fare l'esempio di una cittadina malvagia fa l'esempio di Antigone
che accusata di essere cattiva nei confronti della civilt viene trasposto il suo legame di
sangue in ambito politico. I malvagi chi sono? Sono i nemici interni della citt, coloro che non si
riconoscono nel governo della citt. E il modo in cui Creonte utilizza questo lessico tradizionale in
significati nuovi vuole dire che egli cosciente di utilizzare questi termini in modo nuovo si erge
a difensore della citt cos Meier, citando Schmitt i termini giusto, malvagio, buono
o cattivo favoriscono o contraddicono il politico e non hanno pi connotazione morale!
Creonte cerca di operare una ri-dislocazione dei valori amore e piet religiosa vengono
tolti dal loro ambito naturale e vengono ridislocati nel politico.
Indice di questo fatto un termine che la testimonianza di questa ridislocazione: adelphs
questo un dramma che riguarda i fratelli Eteocle VS Polinice Ismene VS Antigone. In
questo dramma di fratelli Creonte usa il termine adelphs (fratello - che viene dallo stesso
utero) in un contesto completamente estraniante adesso proclamo un editto fratello, cio dello
stesso genere cio per Creonte la fratellanza quella che sancita dalle leggi e non quella del
sangue. Questa la fratellanza che sta a cuore a Creonte.
Sta cercando di gettare le basi per cui la citt deve essere la famiglia, e la famiglia deve essere la
citt Creonte sta facendo quello che Atena ha cercato di scongiurare nel finale delle Eumenidi

nel caso dell'Antigone la stasis gi esplosa, la guerra civile si consumata, la citt si divisa,
Eteocle e Polinice si sono uccisi allora Creonte cerca di ritradurre in termini politici anche i
termini della vita familiare. Ma il fallimento del tentativo di Creonte gi segnato dal fatto che il
suo un tentativo di ripristinare la concordia che non c' pi.
Nel momento in cui Creonte cerca di far prevalere questa visione del mondo, allora chiaro che
Polinice viene automaticamente escluso dal politico cos ricade nella relazione familiare.
Creonte riconosce soltanto i vincoli che ha scelto, dice la Nussbaum. Emone il fidanzato di
Antigone? Ebbene, dice Creonte rivolto al figlio, ci sono anche i campi di altri donne da arare
anche questo un elemento che forse i cittadini ateniesi del V secolo riconoscono perch nel
contratto matrimoniale il padre della sposa concedeva la figlia altro riferimento alla realt
dell'Atene del V secolo. Alla fine il tentativo di Creonte che cos'?
quello di razionalizzare dal punto di vista politico i rapporti familiari, tant' che ad un certo
punto Creonte invoca Zeus tentativo di divinizzare i rapporti politici: l'ambiziosa razionalit
politica di Creonte vuole divinizzare se stessa quanto fanno sempre i regimi totalitari:
la ripulsa dei romantici tedeschi nei confronti della rivoluzione francese avviene quando le chiese
vengono chiuse e trasformate in templi del popolo e vengono innalzata statue in onore della dea
ragione Creonte un tiranno totalitario rivoluzionario! Il prevalere del pubblico sul privato che
Creonte vuole effettuare tipico dei regimi totalitari rivoluzionari. Creonte vuole creare una vera e
propria religione politica il raggiungimento della stabilit segnato dall'insistente paragone
che ritorna sempre nella tragedia la metafora della navigazione.
Non mi farei mai amico un nemico della patria, perch so che la nostra salvezza i
componenti della filia non sono i componenti della filia familiare, ma sono gli amici che noi
facciamo quando agiamo bene all'interno della citt.
L'immagine della citt come nave era un patrimonio comune della cultura ateniese senza la nave
i cittadini sono nulla e sono abbandonati alla tempesta. Non un caso che questi versi verranno
citati da Demostene. In marina il comandante di una nave ha un comando assoluto sui suoi marinari.
Gli unici obblighi dovuti sono quelli nei confronti della citt.
L'uomo pu vinceere tutto, tranne la morte in questo consiste la semplificazione da parte di
Creonte, il bene supremo, che il bene della citt non deve contenere al suo interno conflitti.
Questo il tema della tragedia il dramma tratta il fallimento di Creonte, dice la Nussbaum.
Questo tentativo di stabilire continuit tra vita dell'oikos e vita della polis fallisce, questo il vero
nucleo essenziale e tragico della tragedia. In realt la tragedia dimostra che c' un mondo
deliberativo pi complesso.
Qual la semplificazione operata da Antigone?
quella di voler far prevalere i diritti della filia non sono nata per l'odio, ma per l'amore,
questo richiamo all'eros un richiamo alla filia inconciliabilit dei diritti della famiglia con
quelli della polis.
Altro conflitto all'intero della filia quello tra Creonte e il figlio Emone. Emone la
personificazione della filia di Creonte. Nella sua edificazione di una religione politica Creonte
non pu fare a meno di scontrarsi con il figlio che gli riconosce l'autorit di padre, ma non l'autorit
politica molti Tebani non sono d'accordo con te. L'evento finale, cio il suicidio di Emone,
avviene con un gioco di parole questa rappresentazione (Spiel) del sangue nella morte di
Emone richiama il destino che gi inscritto nel suo nome riversa un fiotto di sangue sulla
candida guancia di Antigone, l'equivalente delle parole di Clitemnestra dopo aver tagliato la gola
di Agamennone spruzzo di sangue: trasfigurazione dell'atto fecondativo in atto di morte.
Il conflitto tra Emone e Creonte gi inscritto nei loro nomi (anche Euridice, che significa ampia
giustizia) Creontos il comandante, Emone il sangue il conflitto gi nei nomi. Proprio lo
sciogliersi di Emone nel proprio sangue vince infine la resistenza del padre.
La Nussbaum qui richiama la considerazione di Hegel riconosce ad entrambi dei difetti (a
Creonte e ad Antigone), ma non condivide le interpretazioni pi recenti che vedono in Antigone
un'eroina senza macchia. Se vogliamo parlare della tragedia di Sofocle dobbiamo riconoscere che
Sofocle stesso a porre Antigone e Creonte sullo stesso piano.

Con la pietas che propria di Sofocle nei confronti di entrambi compianta Antigone, mentre
Creonte costretto a sopravvivere a tutte le disgrazie che hanno colpito la sua famiglia.
Anche Antigone come Creonte opera una semplificazione, cerca di eliminare i conflitti la
critica mossa ad Antigone sta sullo stesso piano di quella mossa a Creonte, dice la Nussbaum. Un
indice di questo fatto il rapporto conflittuale di Antigone con la sorella Ismene.
Significativa l'interpretazione che d qui la Nussbaum per spiegare i diversi ma paralleli
comportamenti di Antigone e Creonte utilizzando caratteri geometrici Creonte: produce una linea
ci che sta di qua amico, ci che sta di l nemico. Antigone: traccia un piccolo cerchio
attorno ai membri della sua famiglia questa la semplificazione di Antigone. Se noi
leggessimo la tragedia leggendo soltanto le battute di Antigone noi non potremmo nemmeno sapere
che c' stata una guerra considera soltanto l'aspetto degli obblighi del sangue.
Antigone non cita mai la citt, se non dichiarandosi convinta che il suo atto via politn, cio in
contrasto coi cittadini non accusa Creonte di essere un tiranno, ma riconosce che l'editto
proclamato da Creonte voluto anche da parte dei cittadini. Quindi Antigone nega assolutamente la
polis. Ecco allora che i concetti di nemico/amico non fanno riferimento (come dice Schmitt)
esclusivamente allo stato, ma si originano direttamente dai diritti della famiglia. Qui la Nussbaum
nota che Antigone dimostra esclusivamente la devozione ai diritti della filia non sono nata per
l'odio, ma per l'amore.
THE END