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RELAZIONE TRA FEDE E MATRIMONIO SACRAMENTALE

S.E.R. Mons. Giuseppe Sciacca


Segretario Aggiunto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica

1. Introduzione
Largomento di cui tratter nella presente relazione non certamente astratto e
non manca, di dimensioni e conseguenze che coinvolgono la vita, i comportamenti
pratici, le scelte esistenziali dei credenti, anche se trattasi di questione che taluno
potrebbe considerare come di scuola, per essere essa paradigmatica e per le molteplici
rifrazioni che da essa si proiettano, di natura canonistico-teologica e, quindi,
pastorale.
la vexata quaestio del rapporto che intercorre tra il consenso coniugale, da
cui germina il matrimonio, sacramento e patto, e la dignit sacramentale che eo ipso
sorge dal matrimonio celebrato tra battezzati, come avverte lapidariamente il can.
1055 2 CIC; tema, questo, che ha acquistato vivace attualit in occasione del
recente Sinodo Straordinario dei Vescovi come ci dato leggere nella Relatio Synodi:
Secondo altre proposte, andrebbe poi considerata la possibilit di dare rilevanza al
ruolo della fede dei nubendi in ordine alla validit del sacramento del matrimonio,
tenendo fermo che tra battezzati tutti i matrimoni validi sono sacramento (n. 48).
E, in verit, il tema del ruolo della fede non per niente astratto poich, oltre
alla questione della preparazione al matrimonio e dellammissione ad esso delle
persone che non hanno fede, vi quello del fallimento del matrimonio dei battezzati
che avevano celebrato il matrimonio fuori dalla Chiesa cattolica perch ad Essa non
appartenenti, come il caso dei protestanti o dei membri di altre confessioni che pur
amministrano un battesimo riconosciuto siccome valido dalla Chiesa cattolica, o
quello dei cattolici che, allorquando contrassero le loro nozze, erano lontani dalla
pratica religiosa.

Benedetto XVI non ha mancato di porre in evidenza questo problema nel noto
incontro con il Clero della Valle dAosta, avvenuto nellestate del 2005. Alla
domanda di uno dei sacerdoti, cos il Papa rispondeva: Direi che particolarmente
dolorosa la situazione di quanti erano sposati in Chiesa, ma non erano veramente
credenti e lo hanno fatto per tradizione, e poi trovandosi in un nuovo matrimonio non
valido si convertono, trovano la fede e si sentono esclusi dal Sacramento
[dellEucaristia]. Questa realmente una sofferenza grande e quando sono stato
Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede ho invitato diverse
Conferenze episcopali e specialisti a studiare questo problema: un sacramento
celebrato senza fede. Se realmente si possa trovare qui un momento di invalidit
perch al sacramento mancava una dimensione fondamentale non oso dire. Io
personalmente lo pensavo, ma dalle discussioni che abbiamo avuto ho capito che il
problema molto difficile e deve essere ancora approfondito. Ma data la situazione di
sofferenza di queste persone, da approfondire1. Non trattavasi di questione teorica,
ma si esprimeva plasticamente la sensibilit del Pastore dinanzi a tante situazioni
difficili, sollecitando un approfondimento dellargomento, fino al punto di concludere
che quel che in un primo tempo considerava non troppo complicato ora gli si
evidenziava pi difficile da definire. In altri termini: si pu affermare che la
mancanza di fede pu intaccare, o possa intaccare, la validit del matrimonio tra i
battezzati?
Va doverosamente avvertito che tale domanda riguarda in realt due questioni
diverse. Da una parte, possiamo chiederci fino a che punto la mancanza di fede possa
influire sulla comprensione della stessa realt naturale del matrimonio, vale a dire, se
la mancanza di fede pu incidere indirettamente sulla validit del matrimonio, nella
misura, cio, in cui renderebbe difficile o talora persino impossibile la comprensione
di che cosa sia il matrimonio e la volont di contrarre un vero matrimonio2. Daltra
1

BENEDETTO XVI, Al clero della Valle dAosta, 25 luglio 2005, in Supplemento a


LOsservatore Romano del 25 luglio 2005, Citt del Vaticano 2005, p. 21.
2

Cfr. SAN GIOVANNI PAOLO II, Enc. Fides et Ratio, n. 18: Quando sallontana da queste
regole, luomo sespone al rischio del fallimento e finisce per trovarsi nella condizione dello
stolto. Per la Bibbia, in questa stoltezza insita una minaccia per la vita. Lo stolto infatti si illude
di conoscere molte cose, ma in realt non capace di fissare lo sguardo su quelle essenziali. Ci gli
2

parte, ci si pone la domanda se la fede in quanto tale, cio virt teologale, sia
requisito necessario per la celebrazione del matrimonio sacramentale, e, perci, se la
mancanza di fede possa avere un effetto diretto sulla validit del matrimonio,
finendo, persino, cos collintegrare un capo di nullit autonomo, come abbiamo visto
proposto da alcuni Padri Sinodali nella sopra citata Relatio.
Riguardo al primo punto, come pi avanti cercher di dire, ritengo che una
chiara risposta la si possa ricavare da unattenta rilettura del Magistero di Giovanni
Paolo II sulla relazione tra fede e sacramento del matrimonio.
Desidero, intanto, solo richiamare la stretta relazione che intercorre tra fede e
ragione e, in concreto, tra Rivelazione e comprensione ed accettazione della verit sul
matrimonio. Lo stesso Benedetto XVI, in un suo intervento ancora da Card. Prefetto
della Congregazione per la Dottrina della Fede, affermava al riguardo: Nelluomo
annida un anelito inestinguibile verso linfinito. Nessuna delle risposte tentate
sufficiente; soltanto il Dio che si fece Lui stesso finito per aprire la nostra finitezza e
condurci allampiezza della sua infinit, risponde alle domande del nostro essere.
Perci, anche oggi la fede cristiana trover luomo3.
Pertanto, quando manca la fede, diventa decisamente pi arduo e difficile
comprendere cosa sia veramente luomo, cos come pi difficile il conseguimento
delle verit naturali, quali quelle che riguardano la comprensione stessa della natura
umana, la concezione di una sana antropologia sulla sessualit umana, la
complementariet uomo-donna, la natura del matrimonio. Tenendo conto di questa
realt e della relazione stretta tra fede e ragione, possiamo pertanto affermare che il
possesso della fede e della vita della grazia di fatto sono in grado di incidere non
poco sulla conoscenza e sull'adesione alla stessa dimensione naturale del

impedisce di porre ordine nella sua mente (cfr. Pro. 1, 7) e di assumere un atteggiamento adeguato
nei confronti di se stesso e dellambiente circostante. Quando poi giunge ad affermare Dio non
esiste (cfr. Sal. 14 [13], 1), rivela con definitiva chiarezza quanto la sua conoscenza sia carente e
quanto lontano egli sia dalla verit piena sulle cose, sulla loro origine e sul loro destino.
3

J. RATZINGER, Situacin actual de la fe y la teologa, in Humanitas 10 (2005), edicin


especial, p. 43 (La traduzione mia).
3

matrimonio4, per cui nei casi nei quali, allorquando, si contrassero le nozze, mancava
la fede, risulti pi probabile che al momento della formazione del consenso, esso
consenso sia sostanzialmente difettoso proprio sul piano naturale medesimo, quel
piano che costituisce peraltro l'unica misura pratica in grado di dirci se c' stato o
meno vero matrimonio.
Utili suggestioni per ulteriori approfondimenti in materia peraltro gi
auspicati da Benedetto XVI provengono senzaltro dallultimo discorso rivolto da
Papa Francesco alla Rota Romana in occasione dellapertura dellAnno Giudiziario
20155.
Giustamente Papa Francesco ribadisce che labbandono di una prospettiva di
fede sfocia inesorabilmente in una falsa conoscenza del matrimonio.
E, in effetti, continua lattuale Pontefice, mentre la non conoscenza dei
contenuti della fede potrebbe portare a quello che il Codice chiama errore
determinante la volont (cfr can. 1099), lassenza duna visione di fede priva dun
preziosissimo supporto la volont coniugale in ordine ai tria bona augustiniana e
tale assenza pu spingere i nubenti alla riserva mentale e cos divenire causa
simulandi remota.
Viceversa, esigere un determinato grado di fede, a prescindere dalle
conseguenze della mancanza di fede sulla comprensione della natura del matrimonio
nel caso concreto, a mio avviso, finirebbe col rendere pressoch impossibile il
raggiungimento della certezza sulla validit o meno di ogni matrimonio. Chi potrebbe
mai stabilire a priori quale sia il grado di fede necessario, se non lo si fa ponendo a
confronto la concezione di che cosa il matrimonio con la concezione o con la
volont positiva dei nubendi al momento della sua celebrazione? Ammettendo la
necessit di un qualche grado di fede, a mio avviso, verrebbe meno la certezza del
diritto e persino il favor matrimonii tutelato dal can. 1060 CIC.

Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Enc. Fides et Ratio, n. 56: la fede che provoca la ragione a
uscire da ogni isolamento e a rischiare volentieri per tutto ci che bello, buono e vero. La fede si
fa cos avvocato convinto e convincente della ragione.
5

FRANCESCO, Discorso alla Rota Romana, 23 gennaio 2015.


4

Per quanto invece concerne il secondo punto, ritengo che il ruolo della fede nel
sacramento del matrimonio non si pu chiarire tentando di determinare quale sia la
fede necessaria per celebrare il sacramento del matrimonio6, perch esso un
sacramento che ha una sua propria irriducibile e irrinunciabile specificit, quella cio
di essere, come plasticamente afferma San Giovanni Paolo II nellEsortazione
Apostolica Familiaris Consortio, il sacramento di una realt gi esistente
nellordine della creazione (n. 68).
Pertanto, per offrire una risposta adeguata alle molteplici problematiche
giuridiche e pastorali si deve determinare proprio che cosa significhi che il
matrimonio sacramento e quale la sua specificit e, conseguentemente,
determinare le esigenze di giustizia e di verit che ne derivano7.
Nel caso del sacramento del matrimonio, la realt che per istituzione divina
diventa essa stessa sacramento della Nuova Alleanza, costituita dal patto coniugale
medesimo e dal vincolo matrimoniale inteso come la stessa unione coniugale, non gi
come realt estrinseca che unisce, bens come lunione stessa in quanto tale8. Bisogna
accuratamente evitare quella visione del sacramento del matrimonio come realt
meramente transeunte, che si identifica con la cerimonia liturgica, che conferirebbe in
quel momento la grazia per vivere fedelmente il matrimonio, poich il matrimonio
sacramento in quanto unione permanente e indissolubile, come l'unione tra Cristo e
la sua Chiesa, che , appunto, permanente e indissolubile.
6

Sulla problematica generale relativa alla determinazione della materia e della forma del
sacramento del matrimonio e il superamento di prospettiva effettuato dopo il Concilio Vaticano II si
veda C. ROCCHETTA, Il matrimonio come sacramento. Status quaestionis. Prospettive teologiche,
in Ricerche Teologiche, 1 (1993), p. 14-21. Con carattere pi storico e critico cfr. R. GERARDI, I
problemi della determinazione della struttura ilemorfica e del ministro nel sacramento del
matrimonio, in Lateranum, 54 (1988), p. 288-368.
7

Sulla relazione tra matrimonio naturale e matrimonio sacramentale, nonch sullapporto


che la teologia sul matrimonio pu dare alla comprensione del matrimonio come realt appartenente
allordine della natura, che mediante la grazia viene elevato e sanato, ma non trasformato nella
sua essenza, cfr. A. MIRALLES, La consistenza del matrimonio come realt umana ed altri
argomenti antropologici. Contributo a un dialogo teologico, in Annales Theologici 19 (2005), p.
239-248.
8

Sulla nozione di sacramento applicata al matrimonio, cfr. C.J. ERRZURIZ M., Contratto e
sacramento: il matrimonio, un sacramento che un contratto. Riflessioni attorno ad alcuni testi di
San Tommaso dAquino, in AA. VV., Matrimonio e sacramento, Citt del Vaticano 2004, p. 43-56.
5

2. Una risposta alla luce della Giurisprudenza Rotale, del Magistero e


della dottrina canonica
In questo mio contributo, che vuol essere un tentativo di approfondimento sul
significato della sacramentalit del matrimonio, come ci chiedeva Benedetto XVI
nellincontro della Valle dAosta pocanzi citato e come ha anche prospettato il
Sinodo Straordinario, per spiegare il significato dellaffermazione che il matrimonio
dei battezzati uno dei sacramenti della Nuova Alleanza, terr conto del Magistero
del Concilio Vaticano II, della lucidissima analisi presentata da Giovanni Paolo II
nella Es. Ap. Familiaris Consortio, n. 68, nonch dei suoi discorsi agli Uditori della
Rota Romana del 2001 e 2003.
Occorre da subito rilevare che, senza nulla sottrarre al valore di quanto alcuni
Padri hanno proposto, il sottoscritto sarebbe indotto a ritenere conclusa la questione,
e cio che sacramento e contratto, per il battezzato, fan tuttuno, secondo
lespressione sancita nella celeberrima sentenza Rotale, risalente ai primordi della
ricostituzione del Tribunale Apostolico, coram Monsignor Persiani, del 27 agosto
1910, che definisce proximum fidei il principio dellinseparabilit tra contratto e
sacramento. A mio avviso, questa inseparabilit, direi meglio identit, in rapporto
diretto con la questione del ruolo della fede nella celebrazione del matrimonio dei
battezzati.
E siffatta conclusione si fonda sul Magistero Pontificio pi recente, laddove
San Giovanni Paolo II, facendosi eco consapevole dellinsegnamento costante dei
Predecessori, rivolgendosi ai Prelati Uditori nellUdienza del 30 gennaio 2003, cos
ebbe inequivocabilmente ad esprimersi: decisivo tener presente che un
atteggiamento dei nubendi che non tenga conto della dimensione soprannaturale del
matrimonio, pu renderlo nullo solo se ne intacca la validit sul piano naturale nel
quale posto lo stesso segno sacramentale, ribadendo quanto Egli stesso aveva
affermato nelludienza del 1 febbraio 2001: A partire dal Concilio Vaticano II
stato frequente il tentativo di rivitalizzare laspetto soprannaturale del matrimonio

anche mediante proposte teologiche, pastorali e canonistiche estranee alla


tradizione, come quella di richiedere la fede quale requisito per sposarsi.
Dallo studio sia dei documenti del Magistero, sia del lungo lavoro di revisione
del Codice latino e in quello di redazione del Codice orientale, nonch dalla dottrina,
vengono alla luce diverse proposte di configurazioni del rapporto tra intenzione
soggettiva, sostanza naturale e sacramentalit del vincolo, attraverso il quale colta
unevoluzione che, muovendo da talune istanze pastoraliste degli anni 70 che non
mancarono, talora, di affiorare anche in qualche orientamento giurisprudenziale,
fattosi subalterno ad un mal filosofato esistenzialismo tendevano a scardinare i
fondamenti della tradizionale teoria dellinseparabilit, nel matrimonio, tra contratto e
sacramento, e prospettavano, quale capo autonomo di nullit, la positiva esclusione
della dignit sacramentale dal consenso matrimoniale.
A mio avviso e in questo concordo pienamente con il Bertolini9 esistono
soluzioni pratiche, quali il ricorso ad istituti come quello della simulazione totale o
dellerror iuris. Talune posizioni danno per scontato che lassenza di fede
necessariamente si riverberi a livello intenzionale sulla dignit sacramentale e sulla
capacit di celebrare o ricevere il sacramento, cos dimenticando che la
sacramentalit del matrimonio non dipende dallintenzione soggettiva, non ricade
nella disponibilit dei nubenti e non pu pertanto esser fatta oggetto di volont
escludente, ulteriore a quella necessaria e sufficiente per costituire un vincolo valido
secondo il diritto naturale.
Lanalisi della Giurisprudenza circa lesclusione o lerrore relativi alla
sacramentalit, se condotta attentamente, ci consente di rilevare come in talune
recenti decisioni i Turni Rotali, superando una tendenza peraltro minoritaria, han
rimesso in discussione lautonomia dei citati capi di nullit, ribadendo lirrilevanza
della fede nella formazione di una retta intenzione coniugale, cos statuendo la
parificazione tra lintenzione naturale e quella sacramentale, ed aderendo infine ad
una interpretazione coerente del principio di identit contratto-sacramento. In questo
9

Cfr. G. BERTOLINI, Intenzione coniugale e sacramentalit del Matrimonio, vol. I, CEDAM,


Padova 2008, p. 157-166.
7

senso, paradigmatica la sentenza coram Stankiewicz, del 27 febbraio 2004, che non
ha

mancato

di

orientare

la

successiva

giurisprudenza

rotale

successiva

sullargomento10.
Lo studio della giurisprudenza rotale ci permette di altres cogliere alcuni punti
bisognosi di un chiarimento dottrinale, e cio: cosa la struttura essenzialmente
relazionale del matrimonio giuridicamente imponga come contenuto suo proprio;
quale sia loggetto del consenso in quanto res iusta dovuta nel rapporto di giustizia
che insorge tra i nubendi; se detto contenuto sia sufficiente anche in ragione della
dignit sacramentale; se nello scambio delloggetto del consenso abbiano un ruolo
latto di fede e lintenzione sacramentale interna e/o esterna; se, infine, la Chiesa
possegga la facolt di dichiarare nulli tali matrimoni rettamente posti quanto alla loro
sostanza naturale, ma con avversione alla dimensione esclusivamente sacra, ammesso
e, diciamo noi, non concesso che questa possa essere esclusa dai contraenti.
Dallo studio storico-giuridico-teologico condotto dal Bertolini, nel quale si
riflette sul momento peculiarissimo e provvidenziale in cui le enunciate tematiche si
appalesarono nella loro complessit, vale a dire il Concilio di Trento, si arriva alla
conclusione che fu proprio in quella sede che emerse funditus il problema
dellinseparabilit contratto-sacramento, della intenzione, della ministerialit, ed
anche dei limiti del potere della Chiesa di irritare ex ante, o dichiarare nulli ex post,
matrimoni che possiedono lessenza minimale, cos restringendo, di fatto, lo ius
connubii, che ribadiamo - di diritto naturale11.
Tale analisi ha consentito al Bertolini di rinvenire in quei dibattiti chiara traccia
di quella distinzione teologica tra natura e sopranatura del matrimonio; vera
scissione concettuale che avverte lAutore originatasi gi in epoca tardo
scolastica, divenuta poi doctrina recepta almeno sino alla sua messa in discussione
nel XX secolo, risultata essere gravida di negative conseguenze giuridiche,
profondamente incidenti sia sul dibattito creatosi nella canonistica contemporanea
relativamente alla dignit sacramentale del matrimonio, sia derivatamente sulla
10

Un ampio ed acuto commento di questa sentenza lo si trova in A.P. TAVANI, Fede e


consenso matrimoniale, Giappichelli, Torino 2013, p. 173-180.
11

Cfr. IDEM, vol. II., p. 1-37.


8

interpretazione stessa di molti ambiti del diritto sostantivo matrimoniale e di taluni


capi di nullit12.
Epper tale visione dualistica va superata, recuperando lunitariet della
dottrina teologica, filosofica e giuridica, immediatamente precedente alla scissione
natura-sopranatura, vale a dire lunitariet del sistema agostiniano-tomista.
Ribadisco che va assolutamente recuperata la stretta pertinenza del matrimonio
al diritto naturale, non quale pura natura, ma quale istituto al quale la natura stessa
inclina, per far nostra la celebre espressione tomista13.
Il sacramento dunque il matrimonio di diritto naturale, poich in esso risiede
la simbologia mistica e la causalit anche della grazia, ex Christi voluntate assicurata
tra battezzati, senza che si dia scissione alcuna tra la dimensione naturale e quella
soprannaturale. Lintenzione sacramentale altro quindi non che la semplice
intenzione matrimoniale di due battezzati, creature razionali, superando una visione
nella quale si pensa alla sacramentalit del matrimonio quale oggetto di separata e
razionalista intellezione-volizione, come avviene per gli altri elementi o propriet
essenziali.
Effettivamente, lessenza coniugale va ricercata non gi in modelli culturali,
giuridici, o teologici estrinseci al rapporto tra le due persone, bens, e con realismo
giuridico e autentico personalismo, essa va individuata in quella interna inclinazione
che connota il matrimonio di una peculiare indole naturale e interpersonale.
In altri termini, vi una trascendenza costitutiva della relazionalit coniugale
che consente ai coniugi di porre la vera ed unica materia sacramentale in quella
mutua traditio et acceptatio, in forza della quale essi diventano una caro. Non
dandosi tra battezzati un vero matrimonio che non sia sacramento, lesclusione della
dignit sacramentale risulta irrealizzabile e, pertanto, giuridicamente impossibile, cos
da poter concludere ripetiamo - che non si possa configurare come autonomo capo
di nullit quello della simulazione della dignit sacramentale. Solo una forzatura,

12

Cfr. IDEM, vol. II., p. 59-68. Cfr. anche A.P. TAVANI, Fede e consenso matrimoniale, cit.,
p. 159-213.
13

Cfr. SAN TOMMASO DAQUINO, In IV Sent., D. 26, q. 2, a.1.


9

infatti, permetterebbe di applicare alla dimensione esclusivamente sacra le medesime


categorie che si applicano ai bona augustiniana (fedelt, indissolubilit, prole).
Affermava al riguardo il Card. Mario Francesco Pompedda, rivolgendosi
allArcisodalizio della Curia Romana nel 2003, nella piena maturit della sua lunga e
prestigiosa riflessione canonistica, che era pi corretto parlare non gi di intenzione
sacramentale, bens, semplicemente, di intenzione matrimoniale tout court Se infatti
fosse

possibile

distinguere

lintenzione

matrimoniale

naturale

da

quella

matrimoniale sacramentale e sovente si preme perch ci avvenga si finirebbe


con loperare unultima frattura, irreversibile questa e gravissima e sarebbe
conferita alluomo la facolt di scardinare e riformare lo statuto ontologico dato da
Dio alle realt create e redente14.
Pertanto,

lesclusione

della

sacramentalis

dignitas

concludeva

autorevolmente il compianto Porporato non potr essere considerata capo


autonomo di nullit, essendone completamente assenti i presupposti. E lindagine
medesima circa lintenzione dei nubenti ammetter uninquisizione limitata alla mera
realt naturale, costituendo questultima lunico oggetto intenzionale, recte
ponendus, cos come voluto dallarcano disegno creatore di Dio15.
Quanto alla necessit della fede dei nubenti, il discorso muta se si procede alla
doverosa distinzione fra validit del matrimonio e sua fruttuosit, donde lurgenza, da
parte di tutti gli operatori pastorali, di uno strenuo impegno per una adeguata
preparazione dei nubenti, che faccia pure tesoro, per la ratio dialectica oppositorum,
anche di quanto pu emergere da quella cartina di tornasole che sono le cause di
nullit, per evitare che errori si ripetano. E daltra parte, ci era gi stato avvertito
proprio dalla Commissione Teologica Internazionale nel 1977: Fides est
praesuppositum et causa dispositiva effectus fructuosi, sed validitas non necessario
implicat fructuositatem matrimonii.

14

M. F. POMPEDDA, Intenzionalit sacramentale, in AA.VV., Matrimonio e sacramento,


Citt del Vaticano 2004, pp. 31-42.
15

IDEM.
10

Lo ius connubii non si pu negare, infatti, a quei battezzati cattolici che, pur
avendo perso il dono della fede, tuttavia hanno la capacit naturale di volere e di
contrarre un matrimonio legittimo, unico, fecondo, indissolubile.
Ed infine, proprio per ribadire la necessit di mostrare con coerenza
lidentit matrimonio-sacramento16, che, con il M.P. Omnium in mentem del 26
ottobre 2009, il Santo Padre Benedetto XVI ha deciso la soppressione dai cann. 1086
1, 1117, e 1124 CIC, della clausola actus formalis defectionis ab Ecclesia
Catholica, per cui, anche chi avesse operato e spesso ci avviene per concrete
contingenze e scelte che poco hanno a che fare con autentici problemi di fede e nobli
travagli spirituali chi avesse operato siffatta defezione, tenuto, ad validitatem, alla
forma canonica, e pertanto contrae valido matrimonio quando la fa osservando la
forma canonica, malgrado abbia abbandonato la Chiesa o manchi totalmente di una
fede viva.
Tale disposizione si rivela coerente con le inequivocabili parole rivolte dal
Santo Padre Benedetto XVI alla Rota, nellAllocuzione del 29 gennaio 2009
Occorre anzitutto riscoprire in positivo la capacit che in principio ogni persona
umana ha di sposarsi in virt della sua stessa natura di uomo o di donna. () Anzi,
la riaffermazione della innata capacit umana al matrimonio proprio il punto di
partenza per aiutare le coppie a scoprire la realt naturale del matrimonio e il
rilievo che ha sul piano della salvezza. Ci che in definitiva in gioco la stessa
verit sul matrimonio e sulla sua intrinseca natura giuridica.
3. Conseguenze concrete dellidentit tra matrimonio e sacramento
Tentando in qualche modo di tirare le somme alla fine di questo mio
intervento, seguendo quanto scrive il prof. Franceschi17, prover a tradurre in
conseguenze concrete cosa significhi che il matrimonio sacramento, che la dignit
16

F. COCCOPALMERIO, Le ragioni di due modifiche, in LOsservatore Romano, 16 novembre

2009.
17

H. FRANCESCHI, Il matrimonio, sacramento della nuova alleanza: la relazione tra


battesimo, fede e sacramento del matrimonio, in Villa Avila J., Gnazi C. (a cura di), Matrimonium
et Ius, LEV, Citt del Vaticano 2006, p. 369-388.
11

sacramentale inseparabile dal matrimonio come realt naturale quando contratto


tra battezzati e, quindi, quale sia la volont necessaria perch, tra battezzati, esista il
matrimonio valido che , e non pu non esserlo, sacramento della Nuova Alleanza.
Perch tra i battezzati ci sia vero matrimonio e, di conseguenza, il
sacramento, necessario dunque:
1. che ci sia una volont veramente matrimoniale.
Ci si desume da quanto affermato nella Familiaris Consortio: La decisione
dunque delluomo e della donna di sposarsi secondo questo disegno divino, la
decisione cio di impegnare nel loro irrevocabile consenso coniugale tutta la loro vita
in un amore indissolubile ed in una fedelt incondizionata, implica realmente, anche
se non in modo pienamente consapevole, un atteggiamento di profonda obbedienza
alla volont di Dio che non pu darsi senza la sua grazia. Essi sono gi, pertanto,
inseriti in un vero e proprio cammino di salvezza, che la celebrazione del sacramento
e limmediata preparazione alla medesima possono completare e portare a termine,
data la rettitudine della loro intenzione18.
Come sostiene il prof. Miras, questa identificazione tra consenso e sacramento
conseguenza del fatto che proprio il mistero del matrimonio ci che viene
assunto da Cristo: Da questa peculiarit sacramentale, che assume la stessa realt
naturale come segno sacramentale del matrimonio, risulta che lazione sacra la
stessa azione naturale, realizzata dagli stessi protagonisti; e che lintenzione di
ottenere i fini soprannaturali si realizza necessariamente attraverso quella di ottenere
gli stessi fini naturali, dandosi, pertanto, una coincidenza sostanziale tra intenzione
matrimoniale e intenzione sacramentale19. comunque chiaro che la vera volont
matrimoniale si presume, perch nella natura di essa che quando due persone
decidono di sposarsi la loro volont implichi, quantunque talora inconsapevolmente,
gli elementi identificatori del patto coniugale, cio, il suo carattere di unione
indissolubile, fedele e aperta alla fecondit e alla procreazione della vita.
18

SAN GIOVANNI PAOLO II, Esort. Apos. Familiaris Consortio, n. 68.

19

J. MIRAS, Consentimiento y sacramentalidad. Reflejos de la sacramentalidad del


matrimonio en la regulacin jurdica del consentimiento en el CIC y en el CCEO, in Fidelium
Iura 14 (2004), p. 143 (la traduzione mia).
12

2. il battesimo valido di entrambi i contraenti. Nella stessa Familiaris


Consortio si legge: Mediante il battesimo, luomo e la donna sono definitivamente
inseriti nella Nuova ed Eterna Alleanza, nellAlleanza sponsale di Cristo con la
Chiesa. Ed in ragione di questo indistruttibile inserimento che lintima comunit di
vita e di amore coniugale, fondata dal Creatore, viene elevata e assunta alla carit
sponsale di Cristo, sostenuta ed arricchita dalla sua forza redentrice20.
Viceversa, come abbiamo detto sopra, data lidentit tra matrimonio e
sacramento, quando esso viene celebrato tra due battezzati, non si richiede
invece:
a) uno speciale grado di fede nei nubendi. Occorre per ribadire che per
volont matrimoniale si deve intendere la retta intenzione per la quale ciascuno dei
nubendi dona se stesso e accoglie laltro come coniuge, cio, nella loro coniugalit21.
Questa volont implica realmente, anche se non in modo pienamente consapevole,
un atteggiamento di profonda obbedienza alla volont di Dio, che non pu darsi senza
la sua grazia22. Ma tale obbedienza, di cui quale parla la Familiaris Consortio, non
va confusa con la fede teologale, poich lEsortazione la qualifica come sufficiente,
perch i nubendi cattolici non vengano respinti e non si rifiuti loro la celebrazione
delle nozze. Al riguardo risuonano inequivocabili le parole di Familiaris Consortio,
68: Non si deve dimenticare che questi fidanzati, in forza del loro battesimo, sono
realmente gi inseriti nellAlleanza sponsale di Cristo con la Chiesa e che, per la loro
retta intenzione, hanno accolto il progetto di Dio sul matrimonio e, quindi, almeno
implicitamente acconsentono a ci che la Chiesa intende fare quando celebra il
matrimonio23.
20

SAN GIOVANNI PAOLO II, Esort. Apos. Familiaris Consortio, n. 13. Cfr. C.J. ERRZURIZ
M., Il battesimo degli adulti come diritto e come causa di effetti giuridico-canonici, in Ius
Ecclesiae 2 (1990), p. 16-21.
21

Cfr. J. MIRAS, Consentimiento y sacramentalidad, cit., pp. 147-151; T. RINCN-PREZ, La


liturgia y los sacramentos en el derecho de la Iglesia, Pamplona 1998, pp. 300 ss.
22

SAN GIOVANNI PAOLO II, Esort. Apos. Familiaris Consortio, n. 68.

23

SAN GIOVANNI PAOLO II, Esort. Apos. Familiaris Consortio, n. 68. La volont dei nubendi
deve intendere la realizzazione del segno in cui consiste il sacramento, ma questo segno non si
deve confondere con la forma liturgica, come ha ben precisato M.A. ORTIZ, Sacramento y forma del
matrimonio, Eunsa, Pamplona 1995, pp. 33-34: Occorre tener presente, infatti, che lintenzione
13

Inoltre, insegna ancora la Familiaris Consortio, voler stabilire ulteriori criteri


di ammissione alla celebrazione ecclesiale del matrimonio, che dovrebbero riguardare
il grado di fede dei nubendi, comporta oltre tutto gravi rischi. Quello, anzitutto, di
pronunciare giudizi infondati e discriminatori; il rischio, poi, di sollevare dubbi sulla
validit di matrimoni gi celebrati, con grave danno per le comunit cristiane, e di
nuove ingiustificate inquietudini per la coscienza degli sposi; si cadrebbe nel pericolo
di contestare o di mettere in dubbio la sacramentalit di molti matrimoni di fratelli
separati dalla piena comunione con la Chiesa cattolica, contraddicendo cos la
tradizione ecclesiale (n. 68).
Ancora.
b) non si richiede neanche una volont esplicita nei confronti della
sacramentalit. Per contrarre il matrimonio non necessario un diverso atto di
volont che abbia come oggetto la sacramentalit del matrimonio che si sta
contraendo, distinto da quello che costituisce il vincolo. sufficiente che i contraenti,
essendo battezzati, abbiano volont matrimoniale, cio, decidano di costituire la
relazione coniugale che fa loro diventare coniugi, marito e moglie, affinch il vincolo
da loro costituito sia necessariamente segno dellunione di Cristo e la Chiesa.
A taluno appare ingiustificato che gli sposi possano produrre lefficacia
sacramentale propria del matrimonio anche quando essi conducano uno stile di vita
indegno di un cristiano o non intendano minimamente produrre tali effetti. Si
tratterebbe di residui di una concezione magica della sacramentalit, di un voler
considerare lefficacia ex opere operato fino al parossismo. A questa obiezione si
deve rispondere che talvolta siffatti atteggiamenti potrebbero certamente integrare
qualcuno dei capi di nullit del matrimonio; altre volte tali comportamenti non
intaccheranno forse la validit del matrimonio, ma costituiranno una offesa magari
inconsapevole o incolpevole alla propria unione coniugale e allo stesso Creatore.
sacramentale deve fare riferimento a ci che la Chiesa intende come sacramento del matrimonio: se
intende che esso ogni matrimonio valido tra battezzati, baster allora lintenzione di celebrare un
matrimonio valido. In questo senso, lintenzione matrimoniale che tende ad unire due battezzati
sempre specificamente sacramentale, se si tiene conto che il consenso matrimoniale costituisce il
nocciolo essenziale del segno sacramentale (la traduzione mia).
14

Comunque sia, ci che realizza il segno sacramentale non la vita n la


testimonianza degli sposi, ma il vincolo valido. Questo dobbiamo onestamentamente
concludere alla luce della Familiaris Consortio (n. 68) e nei Discorsi alla Rota
Romana degli anni 2001 e 2003, pocanzi richiamati.
Data, infatti, l'identit tra matrimonio e sacramento, sarebbe sbagliato esigere
dai contraenti una speciale volont, diversa da quella di volere veramente sposarsi,
cio donarsi nella loro coniugalit con ci che essenzialmente essa significa. Lo ha
ribadito San Giovanni Paolo II nel suo Discorso alla Rota del 2003 con le seguenti
parole: Limportanza della sacramentalit del matrimonio, e la necessit della fede
per conoscere e vivere pienamente tale dimensione, potrebbe anche dar luogo ad
alcuni equivoci, sia in sede di ammissione alle nozze che di giudizio sulla loro
validit. La Chiesa non rifiuta la celebrazione delle nozze a chi bene dispositus,
anche se imperfettamente preparato dal punto di vista soprannaturale, purch abbia la
retta intenzione di sposarsi secondo la realt naturale della coniugalit. Non si pu
infatti configurare, accanto al matrimonio naturale, un altro modello di matrimonio
cristiano con specifici requisiti soprannaturali24.
Siccome il segno del sacramento del matrimonio lo stesso patto coniugale
come momento genetico e il vincolo coniugale che da esso si origina25 quale
relazione familiare che unisce luomo e la donna si realizza infatti una coincidenza
radicale tra loggetto del consenso e il segno sacramentale: ci che vogliono i
nubendi costituire la coniugalit, ed essa, in quanto vincolo indissolubile, cio in
quanto parte della loro co-identit personale, il segno della mutua appartenenza
non solo significata ma anche efficace e della loro co-identit con Cristo-Sposo. Il
segno sacramentale non n la vita coniugale, n la testimonianza cristiana dei
coniugi, n la comunione di vita e di amore, ma la relazione coniugale, che alla base
24

SAN GIOVANNI PAOLO II, Discorso alla Rota Romana, 30 gennaio 2003, n. 8. Cfr. T.
RINCN-PREZ, La peculiaridad sacramental del matrimonio y sus consecuencias cannicas
(Comentario a las Alocuciones del Papa a la Rota Romana de 2001 y 2003), in Ius Canonicum
44 (2004), p. 282-307.
25

La sacramentalit del vincolo coniugale analizzata con grande spessore in J. HERVADA,


Una Caro. Escritos sobre el matrimonio, Pamplona 2000, p. 117-146 e C.J. ERRZURIZ M., La
rilevanza canonica della sacramentalit del matrimonio e della sua dimensione familiare, in Ius
Ecclesiae 7 (1995), p. 561-572.
15

della comunione di persone e sulla quale si costituisce la loro identit di sposi


assunta da Cristo stesso, che diventa loro Sposo per un nuovo titolo26.
In questo senso, come dicevo nellintroduzione di questa relazione, il rapporto
tra fede e sacramento del matrimonio tenuto conto della peculiarit di questo
sacramento lo si dovr cercare nella comprensione e accettazione della realt
naturale dello stesso matrimonio. Quantunque, per, non si possa stabilire un
determinato grado di fede per essere ammesso alla celebrazione del matrimonio, non
vi sono dubbi che la mancanza di fede, in determinati casi, potr oscurare la realt
stessa di che cosa effettivamente siano la persona umana e la coniugalit e, in questo
senso, lassenza di fede potrebbe favorire la formazione di una volont contraria alla
verit stessa del matrimonio cos come istituito da Dio. quello che si deduce da
quanto afferma Giovanni Paolo II nel suo Discorso alla Rota del 2003: decisivo
tener presente che un atteggiamento dei nubendi che non tenga conto della
dimensione soprannaturale nel matrimonio, pu renderlo nullo solo se ne intacca la
validit sul piano naturale nel quale posto lo stesso segno sacramentale27 (n. 8). Il
che riaffermato nel citato discorso di Papa Francesco alla Rota del 2015.
Se i nubendi volessero ad ogni modo una vera unione coniugale, ma sprovvista
della sua dimensione sacramentale cosa che ritengo veramente difficile sarebbe
necessario discernere con maggiore precisione il processo di formazione della
volont matrimoniale. In linea di principio si deve presumere che in questi casi si
tratta di ipotesi che non intaccano la validit del matrimonio. Tentando di precisare
ancora di pi, dovremmo dire che una volont contraria alla sacramentalit non pu
far s che il matrimonio diventi una realt diversa da quella che ha disegnato il
Creatore e che quello che la Chiesa intende fare quando si celebra il sacramento; se
tale volont contraria alla sacramentalit fosse molto radicata, il risultato non sarebbe
una situazione matrimoniale non sacramentale, ma un matrimonio nullo per difetto di
26

Una buona analisi dellamore coniugale e del consorzio di vita pu trovarsi in G. LO


CASTRO, Tre studi sul matrimonio, Milano 1992, p. 34. Per una critica alla dottrina che pone il
segno sacramentale nella comunit di vita, intesa come realt dinamica ed esistenziale, cfr. M.A.
ORTIZ, Sacramento..., cit., pp. 34-35, 37-38.
27

SAN GIOVANNI PAOLO II, Allocutio ad Romanae Rotae Auditores, 30 gennaio 2003, n. 8.
16

consenso se, come dice Giovanni Paolo II nel suo Discorso alla Rota Romana
dellanno 2003, questa volont intacca la validit sul piano naturale sul quale posto
lo stesso segno sacramentale: Questa verit non deve essere dimenticata al momento
di delimitare lesclusione della sacramentalit (cfr. can. 1101 2) e lerrore
determinante circa la dignit sacramentale (cfr. can. 1099) come eventuali capi di
nullit. Per le due figure decisivo tener presente che un atteggiamento dei nubendi
che non tenga conto della dimensione soprannaturale nel matrimonio, pu renderlo
nullo solo se ne intacca la validit sul piano naturale nel quale posto lo stesso segno
sacramentale. La Chiesa cattolica ha sempre riconosciuto i matrimoni tra i non
battezzati, che diventano sacramento cristiano mediante il Battesimo dei coniugi, e
non ha dubbi sulla validit del matrimonio di un cattolico con una persona non
battezzata se si celebra con la dovuta dispensa28.
4. Conclusione
Avviandomi alla conclusione, vorrei affermare che, a mio avviso, qualunque
prassi riguardo al matrimonio dei non appartenenti alla Chiesa cattolica, o di coloro
che si sono allontanati dalla Chiesa o dalla pratica religiosa, ma sono validamente
battezzati, non pu non tener conto del dato certo della sacramentalit del matrimonio
dei battezzati, la quale non dipende da una non ben precisata volont di celebrare il
sacramento, ma conseguenza della volont salvifica di Cristo, il quale ha voluto
elevare alla dignit sacramentale ogni vero matrimonio celebrato tra due battezzati.
Perci, nelle discussioni sulla necessit o meno di una volont che accetti la
sacramentalit del matrimonio, ci dobbiamo necessariamente confrontare con quanto
ha detto Giovanni Paolo II nella Familiaris Consortio e ha poi ribadito nel suo
Discorso alla Rota del 2003: la sacramentalit del matrimonio costituisce una via
feconda per penetrare nel mistero dei rapporti tra la natura umana e la grazia29.
Quindi, sono da evitare tutte quelle prassi e soluzioni pastorali che, poggiando
proprio sulla distinzione tra matrimonio naturale e matrimonio sacramentale, pi che
28

IDEM.

29

IDEM., n. 5.
17

aiutare a penetrare nel mistero dei rapporti tra natura e grazia, come prospettato da
Giovanni Paolo II nel testo appena citato, finiscono per oscurare unesigenza della
natura, perfezionata dal sacramento del matrimonio nel caso dei battezzati, quale la
propriet essenziale dell'indissolubilit del vincolo coniugale30.
Ma non vorrei finire senza fare un riferimento allultimo Discorso di Benedetto
XVI alla Rota Romana, nel quale, proprio nellAnno della Fede, il Pontefice dedicava
buona parte della sua allocuzione al ruolo della fede nel matrimonio. Taluno ha inteso
vedere il quel discorso quasi una rottura con la giurisprudenza pressoch uniforme
della Rota Romana e con lo stesso Magistero di Giovanni Paolo II abbondantemente
citato lungo questo intervento. Nulla di pi lontano dalla realt. Unaccurata lettura di
questo discorso conferma quanto dicevo gi dallinizio di questo mio intervento.
Tuttavia, nessuno mette in dubbio la centralit della fede nei matrimoni dei cristiani,
soprattutto per il loro buon esito.
Ma una cosa , come abbiamo detto, affermare questo, e tuttaltro dire e, cosa
ancora pi difficile se non impossibile tentare di stabilire, un determinato grado
di fede per la validit del matrimonio dei battezzati. Lo ribadisce lo stesso Pontefice
Benedetto XVI, il quale non mette in dubbio limportanza della fede, ma allo stesso
tempo mette in guardia contro uninterpretazione errata di tale importanza della fede,
e lo fa citando proprio il discorso del 2003 del suo Predecessore alla Rota Romana:
Il patto indissolubile tra uomo e donna, non richiede, ai fini della sacramentalit, la
fede personale dei nubendi; ci che si richiede, come condizione minima necessaria,
lintenzione di fare ci che fa la Chiesa. Ma se importante non confondere il
problema dellintenzione con quello della fede personale dei contraenti, non tuttavia
possibile separarli totalmente. Come faceva notare la Commissione Teologica
Internazionale in un Documento del 1977, nel caso in cui non si avverta alcuna
traccia della fede in quanto tale (nel senso del termine credenza, disposizione a
credere), n alcun desiderio della grazia e della salvezza, si pone il problema di
30

Sulla continuit del pensiero di Giovanni Paolo II e sui diversi momenti


nellapprofondimento del magistero circa la relazione tra fede e sacramento del matrimonio, cfr. M.
RIVELLA, Gli sviluppi magisteriali e dottrinali sullesclusione della dignit sacramentale del
matrimonio, in H. FRANCESCHI, J. LLOBELL, M.A. ORTIZ (a cura di), La nullit del matrimonio: temi
processuali e sostantivi in occasione della Dignitas Connubii, Roma 2005, p. 299-315.
18

sapere, in realt, se lintenzione generale e veramente sacramentale di cui abbiamo


parlato, presente o no, e se il matrimonio contratto validamente o no (La dottrina
cattolica sul sacramento del matrimonio [1977], 2.3: Documenti 1969-2004, vol. 13,
Bologna 2006, p. 145). Il beato Giovanni Paolo II, rivolgendosi a codesto Tribunale,
dieci anni fa, precis, tuttavia, che un atteggiamento dei nubendi che non tenga
conto della dimensione soprannaturale nel matrimonio pu renderlo nullo solo se ne
intacca la validit sul piano naturale nel quale posto lo stesso segno
sacramentale31.
Concludo affermando che, alla luce da quanto finora stato detto, non vedo in
quale modo, si possano ipotizzare delle nullit del matrimonio per mancanza di fede,
se non nelle fattispecie gi enunciate lungo questa disertazione, vale a dire, quei casi
in cui la mancanza di fede ha portato ad un rifiuto del matrimonio in alcuni dei suoi
elementi o propriet essenziale, o un rifiuto del matrimonio stesso (Can 1101, par. 2).
Ci tuttavia non vieta che in questo periodo inter-sinodale la Chiesa si debba
interrogare sul cosa fare affinch i contraenti, quando si accostano alla celebrazione
del matrimonio, siano adeguatamente preparati non solo dal punto di vista naturale
ma anche sul piano della grazia per celebrare un matrimonio non solo giuridicamente
valido ma fruttuoso e fonte di evangelizzazione, per i membri della famiglia e per la
societ intera, cos offrendo un esempio di autentica testimonianza cristiana.
Spero, infine, che siamo riusciti a sgombrare il campo da una duplice, estrema
e quindi banalizzante esemplificazione, generatrice di equivoci, secondo la quale
da una parte la fede dei nubendi sia intesa come qualcosa di assolutamente estrinseco,
ultroneo, aggiuntivo, totalmente irrilevante rispetto a quello che stanno per compiere,
cio al consenso matrimoniale, e dallaltra la posizione di chi non esita ad affermare
con convinzione, se non addirittura con enfasi, che impensabile e impossibile
lemissione di un valido consenso dal quale prende vita un sacramento se chi tale
consenso formula dovesse esser privo della luce e del dono di una fede piena e
matura.

31

BENEDETTO XVI, Discorso alla Rota Romana, 26 gennaio 2013.


19

Le due posizioni sopraccennate come sempre accade come tutte le iperboli e i


parossismi come abbiamo cercato di mostrare, entrambe procedono, ingigantendosi,
dalle basilari verit ed esigenze che han costituito il tema delle nostre riflessioni.

20