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Lesistenza come desiderio meta-fisico

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Emilio Baccarini

LESISTENZA COME DESIDERIO META-FISICO

PREMESSA

Il tema di queste mie riflessioni ha bisogno di qualche chiarificazione preliminare, se non altro nella sua intenzionalit e nel suo
obiettivo. Il titolo stesso esige una breve delucidazione. chiaro che
quando si parla di esistenza, non si vuole rendere tema unastrazione, neppure ontologica, occorre, invece, sostituire al sostantivo
astratto il concreto esistente, la singolarit esistenziale. questa singolarit la scena del desiderio, il luogo in cui il desiderio si rappresenta come quella particolare struttura formale orientata alla (T)trascendenza meta-fisica. Lanalitica fenomenologica ci permetter di cogliere nelle strutture formali che costituiscono lesistente, una struttura pi fondamentale che delle altre diventa condizione di possibilit, quindi fondamento.
Lorizzonte della riflessione pu essere espresso in questo modo:
il desiderio articola il dinamismo della soggettivit esistenziale come la
specifica struttura formale in cui si evidenzia la funzione meta che la
costituisce come meta-fisica. Nel titolo del testo suggerita una sorta
di eguaglianza tra desiderio ed esistenza, che in realt corrisponde
alla mia intenzione: esistere desiderare, sebbene nella complessit
del significato che questo breve saggio cercher di mostrare1. Ci che
1 Lespressione semanticamente equivalente a quella di Jaspers in Ragione ed Esistenza secondo cui lesistenza trascendenza.

Giornale di Metafisica - Nuova Serie - XXXII (2010), pp. 611-622.

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segue cercher di giustificare questo assunto. Naturalmente ci va


colto a partire dallesplicitazione del significato complesso della parola desiderio, in cui si condensa unincredibile molteplicit di elementi.
Per tentare questa esplicitazione avremo bisogno di unanalitica
della soggettivit che permetta la manifestazione delle strutture costitutive. Il metodo che proporremo quindi, non va dallanalisi del desiderio, come struttura formale, allesistenza come suo terreno di
esercizio, bens, al contrario, dallanalitica della soggettivit allevidenziazione che il senso di questa soggettivit si compie come desiderio. In ci trover giustificazione la dimensione meta-fisica della
soggettivit. La fenomenologia come analitica dal basso consente di
prendere in carico la propria soggettivit come il terreno a partire da
cui possiamo innalzarci a una dimensione paradigmatica. Il metodo
fenomenologico consente una sorta di introspezione, Selbstbeobachtung la chiamava Husserl, che si traduce in una riflessivit assolutamente particolare. Come Husserl ha mostrato nel secondo libro delle Idee 2, la soggettivit non pu diventare tema e tuttavia pu
in qualche modo appropriarsi di s attraverso la polarit costituente
degli atti che compie. Il desiderare in quanto tale un atto egologico3 proiettato in un orizzonte totalmente estraneo allio. Nel dinamismo del desiderare si coagulano i molti significati che la preposizione meta ha nella lingua greca e che diventeranno per noi qui altrettanti indicatori di percorso. Meta come: oltre dopo al di l; la
dimensione spazio-temporale e quella che si colloca al di l del tempo e dello spazio, al di l di essere e tempo? 4
2

E. Husserl, Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica,
Einaudi, Torino 1965.
3 Sebbene, come appena accennato in seguito, il desiderio non propriamente un
atto, o, almeno non soltanto un atto, bens un atto che sorge da una passivit.
4 Lorizzonte desercizio della nostra riflessione fa riferimento, sebbene non completamente, alle indicazioni del testo di P. Gilbert e agli scritti di J. Greisch, P. Ricoeur, S.
Breton ivi citati. utile notare tuttavia che un dibattito tutto interno al panorama filosofico francese, anche se la sua ripresa pu essere certamente feconda. I testi di riferimento sono: S. Breton, Rflexion sur la fonction mta, Dialogue. Canadian Philosophical Review/Revue canadienne de Philosophie (1982), 1, pp. 45-56; P. Ricoeur, De la mtaphysique la morale, Revue de Mtaphysique et de Morale 1994 (numero per il centenario della rivista in cui Ricoeur riprende il titolo del saggio proposto cento anni prima

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IM-MANENZA E TRANS-(A)SCENDENZA

Il primo dato fenomenologico che attingiamo, e che intimamente collegato alla dinamica costitutiva dellesistente, quello di
una spazialit, un qui, e di una temporalit, un ora, come bisogno di
permanenza5. Lesistente vive nellinstabilit dellistante in cui si
manifesta un carattere particolare: la consapevolezza del bisogno dessere. Nellessere-qui, nellessere-ora viene a manifestazione una strana
struttura che designa la carenza ontologica dellesistente. Il bisogno
dessere lindice pi manifesto della finitezza, ma, al tempo stesso,
collega a un fuori di s. Sono, ma non sono da me, lesistenza di cui
ho bisogno, di cui sono bisognoso, mi continuamente data. Abitare il
finito significa abitare un mondo con tutta la sua complessit in
maniera finita: il mondo loggetto del mio interesse, ma proprio in
questo interesse per lesperienza del mondo si produce un nuovo
bisogno che nasce per dal desiderio, il bisogno della Vollkommenheit, per utilizzare il termine kantiano della Dialettica trascendentale,
il bisogno della ragione della totalit dellesperienza.
Lesistente si coglie nellorizzonte della dativit. Nella datit immanente detta cos una non garantita permanenza. Il bisogno del
tempo, nella presenza di s a se stesso, si proietta nellal di l del limite. Lo statuto dellio, quindi, sfuggir ad ogni costituzione ontologicamente statica, per conoscersi deve uscire da s. La soggettivit
quale si manifesta nellesercizio della ragione e-sposta, dislocata fuori di s. Come abbiamo appreso da Kant, la ragione abitata da una
forza alienante che per la sua stessa natura e che quindi non ne fa
una realt alienata, bens unesposizione alloltre se stessa, al dopo di
s, allal di l6. questo uno dei passaggi pi rilevanti in cui si mada F. Ravaisson); ora in Id., Rflexion faite. Autobiographie intellectuelle, Esprit, Paris
1995 pp. 85-115; J. Greisch, La fonction mta: essai dun dfinition, in Le cogito hermneutique, Vrin, Paris 2000, pp. 173-199. Un passaggio del testo di Greisch, per altro
particolarmente ricco di stimoli, mi trova in piena sintonia quando scrive: Jai la
faiblesse de croire que cest bel et bien la phnomnologie husserlienne qui nous offre
aujourdhui les meilleures chances de remettre en jeu la fonction mta, p. 190.
5 Si veda per questo permanere la riflessione di F. Rosenzweig in apertura della sua
Stella della redenzione, Marietti, Casale Monferrato 1985, p. 4.
6 Oltre, dopo, al di l, sono altrettanti modi per tradurre la particella greca meta che
costituisce un prefisso esistenziale assolutamente interessante.

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nifesta la struttura immanente del meta7.


Io sono, ma non sono in grado di andare al di l dellaffermazione di me. Tuttavia, la ragione umana non pu non porre la questione che riguarda lincondizionato. Le strutture spazio temporali della
ragione mirano alloltre con unintenzionalit diversa da quella dellintelletto. Lintenzionalit della ragione, se recuperiamo la modalit
fenomenologica del darsi delle cose, ci pone di fronte a unaltra modalit dellesercizio della ragione, attraverso cui lesistente coglie se
stesso. Naturalmente la questione si complica, perch saremmo di
fronte a un darsi di ci che non pu in alcun modo essere contenuto
noematico di un atto intenzionale. E, tuttavia, abbiamo la consapevolezza non accertabile che nellumano ci sia questa possibilit. la
paradossalit dellumano, da sempre colto come quella struttura essenzialmente intermedia che patisce il finito e tende allinfinito. La
stessa modalit di abitare il tempo si presenta come continua dislocazione; nella presenza del presente, nellora, non si esaurisce il
tempo che, al contrario, perennemente pro-teso. La struttura tensionale dellintenzionalit pro-tesa al futuro, alla possibilit, alloltre. Lintenzionalit forse la struttura e il modello pi interessante
che permette di cogliere lumano e la razionalit in esso come anticipazione continua e inarrestabile. LErlebnisstromm, il fluire dellesperienza, deve procedere necessariamente in avanti. questo lo
spazio proprio del desiderio: tensione permanente alloltre, al dopo,
allaldil.

LA STRUTTURA META-STATICA: PROGETTO E POSSIBILIT

Proviamo a cogliere nellapprofondimento della struttura intenzionale del soggetto alcuni elementi che ci consegnino una nuova
apertura del senso del meta. Scriveva P. Gilbert, richiamando gli
autori del dibattito: Il termine metastasi, di sinistro augurio nella
bocca dei medici (Greisch, p. 175), sembra esprimere adeguata7 Per un approfondimento di questa direzione di ricerca, mi permetto di rimandare
al mio saggio su La ragione s-confinata. A partire da Kant, Hermeneutica 2010 (numero monografico sullIlluminismo).

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mente luscita dalla stabilit, dalla stasis. un termine che ha una


fama orrenda presso la sensibilit contemporanea, bench la sua sfumatura medica non le appartiene essenzialmente, o in primo luogo.
Il vocabolo metastasi evoca infatti une forza che spinge ogni cosa
verso un al di l delle sue forme o del suo senso, che si tratti di enti
reali o di entit semantiche (Breton, p. 51). Breton insiste su questo
dinamismo delle cose di cui non si conosce il vero orientamento, di
cui perci non si pu affermare lovvia consistenza dorigine. Spiega
il suo pensiero richiamando a un passo del De anima di Aristotele
ripreso da Tommaso dAquino: lanima non ha natura, se non quella di poter essere tutte le cose mediante la conoscenza8. La metastasi,
come lanima conoscitiva, non ha alcuna natura propria; priva di determinazione previa, suscettibile di divenire tutto. In riassunto, per
Breton, il termine metastasi impone [] allessere-verso una incertezza che non ha ancora un movimento9 chiaramente orientato, che
solo una possibilit indeterminata di mobilit o di trasformazione.
A risultati analoghi arriviamo, se cerchiamo di cogliere il dinamismo intenzionale a cui accennavo e che ci danno un senso della
meta-stasi come il movimento che caratterizza lesistente dalla stasis allexstasis. Lintenzionalit infatti, qualifica il soggetto come capacit di apertura, come tensione-verso, come attesa, e infine come
inquietudine. Lessere intenzionale non ha soltanto la struttura fagocitante del possesso, come potrebbe a prima vista apparire nellanalisi
gnoseologica, ma piuttosto determinato da uninsoddisfazione, da
una carenza che trova appagamento nel polo noematico dellErfllung. Se provassimo a scandagliare le profondit ontologiche di questa Erfllung, al di l e oltre la trascendentalit perci, ci troveremmo
probabilmente di fronte a un essere ontologicamente carente, un
manque--tre, come si esprimeva Jacques Lacan, una mancanza
dessere. Cercare il proprio riempimento lindice di un significante
alla ricerca del proprio significato. In questo itinerario di ricerca tro8 Anima, quae quodammodo est omnia, ut dicitur in III de anima (Tommaso
dAquino, De veritate, q. 1, a. 1, citando la spiegazione dellintelletto in potenza proposta da Aristotele, De anima, III, 429a18-19; questo passo commentato dallAquinate
nella sua lectio 7, n. 681 del De anima aristotelico).
9 S. Breton, Potique du sensible, Cerf, Paris 1988, p. 42.

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viamo le analisi insuperate di Agostino della intentio, della extensio e


della distensio10.
Il tendere-verso caratteristico dellintenzionalit, trova il suo punto zero di orientamento in una tensione interiorizzante che scende,
prima di aprirsi nelle profondit dellessere; si concentra prima di
espandersi. Questa struttura intenzionale delluomo essenziale per
la qualificazione di unesistenza nel mondo11. Occorre tuttavia procedere oltre in questa nostra ricognizione.
Il tendere-verso dellintenzionalit, oltre che come struttura gnoseologica, si realizza essenzialmente allinterno di una temporalit.
Luomo si scopre finito, temporale, ma animato da un insaziabile
desiderio di infinito12. Lesistenza in generale, ha come propria struttura temporale il futuro, la dimensione aperta del non-ancora, di ci
che sar. Il futuro il tempo dellattesa che nella proiezione esistenziale assume una sua particolare connotazione di presenza. E. Bloch
a questo proposito parlava di antizipierende Bewusstsein (coscienza
anticipatrice)13 e pi precisamente di Noch-Nicht-Bewussten (non
ancora cosciente) che non solo una neue Bewusstseinsklasse (nuova
classe di coscienza), ma pi propriamente la Bewusstseinsklasse des
Neuen (classe di coscienza del nuovo)14.
Nel tempo si produce in questo modo una frattura, quasi la presenza di un inedito, una presenza estranea, assente. In maniera pi
fondamentale credo che si possa affermare che nella temporalit dellessere umano risiede la condizione di possibilit del darsi di questa
forma esistenziale. Ma oltre che come anticipazione e come attesa, il
10

Si veda S. Agostino, De Trinitate, L. IX, c. I; Confessiones, L. Xl.


Cfr. D. Souche-Dagues, Le dveloppement de lintentionnalit dans la phnomnologie de Husserl, Nijhoff, La Haye 1972.
12 Il tema del desiderio come si vede uno degli aspetti pi qualificanti di una considerazione exstatica dellesistenza. In questo contesto meriterebbe unanalisi pi attenta
e particolareggiata lidea dinfinito proposta da Descartes nelle sue Meditationes de prima
philosophia e anche nel suo ripensamento contemporaneo da parte di E. Levinas soprattutto in Totalit e Infinito e in Di Dio che viene allidea. Per un primo approfondimento
mi per metto di rimandare al mio saggio Ermeneutica del finito e desiderio metafisico, di
prossima pubblicazione negli atti del convegno tenutosi a Merano nellambito dellAccademia di studi italo-tedeschi su Allargare gli orizzonti della razionalit, a cura di Mario
Signore.
13 E. Bloch, Das Prinzip Hoffnung, Suhrkamp, Frankfurt a.M. 1977, p. 48.
14 Ibid., pp. 129 ss.
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futuro istaura nellesistenza una dialettica di notevole rilevanza teoretica. La tematizzazione della lebendige Gegenwart (presente vivente)
e della Protention, ma anche della Gegenwrtigung (presentificazione)
e Vergegenwrtigung (ripresentificazione) tentate da Husserl, ci saranno di grande aiuto15. Come si accennava sopra, il soggetto umano
percepisce il tempo come un fluire di Erlebnisse nella presenza. Ci
significa che se fermiamo la nostra attenzione sulla modalit del darsi
del futuro, emerge immediatamente il fatto che il soggetto, se vive,
pu vivere soltanto nella tensione-verso, nellessere-diretto-sul-futuro.
Scrive Husserl:
[...] Il futuro pre-tracciato in quanto passivamente attendibile. Attendibile significa: dirigersi attivo: lio deve attendersi che ci che
pretracciato si stabilisca attraverso una realizzazione, attraverso una
presentazione riempiente; tutto ci che futuro, che pre-tracciato
come remoto, e cio come vero e proprio futuro, pu giungere al
riempimento soltanto se perviene alla sua originaria seit in quanto
vivente-presente nel presente-vivente, lunica sede di realizzazione in
generale16.

Proseguendo la nostra indagine possiamo dire che luomo lunico essere capace di porre delle anticipazioni. In altri termini una
sua propriet questa particolare possibilit. Questa la ricchezza
della finitudine che ontologicamente lo costituisce. Ci che caratterizza luomo di fronte allesistenza non la pura enrgheia, ma una
dynamis, una tensione dinamica. Il suo essere un poter-essere, la
capacit di inventare la sua esistenza in una costante progettualit ad
essere altro, altrimenti, altrove. Nella sua situazionalit non un hic
et nunc definito e definitivo, ma unapertura che si definisce appunto
in un atteggiamento nomade di continuo superamento dellhic stans,
alla ricerca del proprio volto. Quando pi sopra si parlava dellinsufficienza ontologica caratterizzante lintenzionalit si alludeva in certo
modo a quanto ora si viene dicendo. Lesistenza essenzialmente
15 Per ulteriori approfondimenti rimando, oltre che a E. Husserl, Zur Phnomenologie des Inneren Zeitbewusstseins, Nijhoff, Den Haag 1966, alle opere di K. Held, Lebendige Gegenwart, Nijhoff, Den Haag 1966 e di G. Brand, Mondo io e tempo nei manoscritti inediti di Husserl, Bompiani, Milano 1960.
16 E. Husserl, Man. C 4, cit. da G. Brand, op. cit., p. 9.

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una dynamis e perci insoddisfazione, apertura, ricerca di identit, di


unErfllung che la esaurisca. Ma la tensione del desiderio oltrepassa
e trasborda il limite delle condizioni nellincondizionato. Se lanticipazione spezza lattesa passiva del fluire del tempo, ci possibile
soltanto perch crea una frattura, rompe i limiti e immette il soggetto in un orizzonte aperto ove sperare equivale a separare. Luomo
che spera prende coscientemente la distanza dalla fattualit e dalla
chiusura del tempo e delle condizioni per proiettarsi e innalzarsi a
un poter-essere-altro che, non potendo prefigurare conclusioni, pone
come proprio orizzonte la possibilit infinita, la totalit delle possibilit, linfinito.
Questa tensione metafisica qualifica in maniera essenziale lesistente. Ma torniamo un momento ancora alla indagine sulla possibilit che non soltanto la potentia intesa come condizione necessitante dellatto, secondo la connessione aristotelica prima e scolastica
poi. La possibilit a cui qui io mi riferisco loperativit stessa del
soggetto, la capacit che questo ha di inserzione intenzionale nella
trama delle situazioni anonime dellesistenza.
La struttura meta-statica della soggettivit esistente, come si vede,
appare di grande ricchezza e suggestione. Si pu affermare che il desiderio in essa la vera struttura formale.

LA STRUTTURA META-FORICA:
META-FEREIN, LA QUESTIONE DEL SENSO

La figura antropologica della stasis, in quanto autodeterminazione, si fonda sullontologia statica dellessere in quanto essere che riconduce la stessa esistenza alla identit dellessenza. Implicitamente
ci significa affermare che lesistenza si d soltanto dentro una logica
della differenza in cui si manifesta come perenne e costante diafor,
sfasatura di s con se stessa. In maniera ancora pi categorica possiamo affermare che il proprium dellesistenza il suo trascendersi in un
diaferin che anche metaferin. Forse si pensato ancora troppo
poco allesistenza come metafora (dalla radice metaferin), ma non
nel senso che rinvii ad altro da s e che quindi il suo senso dessere

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in un altrove. Nella prospettiva che si intende qui, pensare lesistenza


come metafora vuol dire coglierla come trans-locazione, cio appunto
come movimento. In questa ottica lesistenza strutturalmente, essenzialmente dis-locata rispetto a se stessa. La sua temporalit qualificante loggi, listante puntuale o, pi esattamente, la puntualit
degli istanti che si rincorrono incessantemente senza poter mai proporre, neanche come possibilit ontologica una sin-ossi. Il suo spazio
sempre altrove, senza un ubi consistam definitivo e assoluto. Questa
temporalit e questa spazialit, se da un lato mostrano che ogni esistente centro a se stesso, dallaltra, secondo unirriducibile gratuit,
in cui lontologia non si raccapezza pi, ridefiniscono il singolo esistente attraverso una categoria ontologica negativa, come mancanza
dessere, come abbiamo gi detto. Nellessere metafora si manifesta
uno degli aspetti pi interessanti che qualificano lesistente umano:
nellessere se stesso, il suo essere se stesso, non propriamente referenziale. La struttura metaforica, in cui il desiderio si mostra nella
sua forma forse pi interessante, permette di leggere altrimenti
lumano. In questo contesto lantropologia cristiana, a partire dallinquietudine agostiniana, dallimago Dei bonaventuriana, fino alla prospettiva ontologico-metafisica di Tommaso e giungendo fino a
Pascal, ha visto nelluomo la testimonianza dellassoluto. La finitezza si riempie di significato proprio in questo andare oltre se stessa.
Nelloscillazione meta-forica si ripete la carenza ontologica che approfondendo se stessa proiettata oltre s. utile ricordare a questo punto la natura del desiderio quale si manifesta nellesistenza.
Abbiamo parlato sopra di dynamis e di enrgeia, ma sarebbe interessante indagare la natura affettiva e appetitiva del desiderio in cui si
manifesta una dimensione appellativa.

LA STRUTTURA META-LOGICA E META-FISICA:


LA SINGOLARIT E IL COMPIMENTO DI SENSO

Per portare a conclusione il nostro breve percorso rivolgiamoci


alla struttura meta-fisica non dimenticando che lumano, a sua
volta, indagabile a partire dalla dimensione meta-logica. Serviamo-

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ci in prima battuta di un passaggio di Jaspers, un autore che andrebbe preso maggiormente in considerazione in questa indagine. Scrive
Jaspers:
Luomo non pu essere mero esserci, egli deve, o salire trascendendo
nello slancio o affondare perdendo la Trascendenza. Lesserci si fa
trasparente quando originario essere-se-stesso, e per un momento si
annulla in lui linquietudine: allora il tempo tace, il ricordo solleva
lessere; il sapere di ci che fu diventa eterno presente del passato. Ci
non pi esserci, e quindi, non possibile trovarvi essere alcuno, ma
solo la Trascendenza dellesserci verso lessere che nellesserci si rivela.
A questo, proposito il punto decisivo che la coscienza come esserci
non gi per se stessa sulla via del trascendere, ma, a partire dalla libert, possibilit per questa via, che solo lesistenza aperta alla sua
Trascendenza in grado di percorrere. A questo punto dipende solo
dallesistenza se nel trascendere giunge a se stessa, o se nellesserci si
perde nellesserci disordinato. La sua essenza che non pu essere solo
esserci 17.

Se, a questo punto proviamo a tirare delle conclusioni assolutamente provvisorie, la fenomenologia dellatto del conoscersi esercitata con diverse metodologie non manifesta soltanto un manque--tre
che, a sua volta, non soltanto percezione del limite, bens autentica
prossimit allinfinito. Soltanto perch linfinito mi abita sono in
grado di percepire linsoddisfazione. La struttura ontologica dellumano deponente, unattivit originariamente passiva, probabilmente qui che la funzione meta assume la sua rilevanza maggiore.
In questa prospettiva possibile recuperare una logica del desiderio,
che, per natura ha una dimensione metafisica nel senso etimologico, elementare del termine meta-ta-physika.
Il desiderio metafisico un atto intenzionale peculiare il cui oggetto, come contenuto dellatto, rimanda a una logica delleccedenza.
Il desiderio, atto di un soggetto finito, si apre a ci che non qui,
non ora, non presente e dunque non e non pu essere contenuto. Loggetto del desiderio inattingibile e tuttavia sperimentabile appunto come leccedenza. Ci che viene a manifestazione nel
desiderio metafisico non lassoluto nella sua oggettivit di oggetto,
17 K. Jaspers, Philosophie, vol. I. La traduzione italiana dellIntroduzione generale
nel volume III Metafisica, Mursia, Milano 1972, pp. 59-60. Il corsivo mio.

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bens lesigenza della ragione che solo in quanto esposta allassoluto


si percepisce come ad-eguata a se stessa. Nellinterrogarsi sulla propria natura la ragione si scopre pro-tesa verso un aldil del limite,
come colpita da un bisogno eccedente in cui lassoluto o linfinito
testimonia di s e che la ragione semplicemente desidera. Ma questo desiderio costituisce il suo pi autentico stesso senso dessere18.

Emilio Baccarini
EXISTENCE AS META-PHYSICAL DESIRE

Abstract
The existing singularity is the scene of the desire, the place in which desire is represented as that particular formal structure oriented towards metaphysical (T)transcendence. Phenomenological analytics will make it possible
to perceive in the formal structures that constitute the existing a more fundamental structure which of the others becomes a condition of possibility,
and hence the foundation. The horizon of reflection can be expressed in
this way: desire articulates the dynamism of existential subjectivity as the specific
formal structure in which there is highlighted the meta function that constitutes
it as meta-physics.

18 In questa prospettiva si pu dire che la crisi del desiderio manifesti una pi radicale crisi del senso dellumano. Una possibile lettura interpretativa dellattuale crisi dellumano?

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