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Gli anni giovanili di Franz Brentano

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Jacopo-Niccol Bonato

GLI ANNI GIOVANILI DI FRANZ BRENTANO E


LA DISSERTAZIONE DEL 1862 SUI MOLTEPLICI
SIGNIFICATI DELLESSERE SECONDO ARISTOTELE

I. INTRODUZIONE

Nel complesso panorama di studi dedicati a Franz Brentano si assiste da qualche tempo ad un rinnovato interesse per il periodo giovanile e liniziale aristotelismo del filosofo di Marienberg1. I motivi
di queste scelte possono essere i pi disparati. Qui basti soltanto notare che lo stato lacunoso dellopera omnia, moltissimi sono infatti
1 Mi riferisco per esempio ai recentissimi volumi di P. Tomasi, Una nuova lettura
dellAristotele di Franz Brentano alla luce di alcuni inediti, Uni Service, Trento 2009, e di
M. Mangiagalli, Franz Brentano interprete di Aristotele, Aracne, Roma 2009. Ad ogni
modo laristotelismo del giovane Brentano un problema gi toccato dalla critica con
esiti discordanti. Studiosi come Volpi o Besoli tendono per esempio a minimizzare tale
aspetto, mentre altri studiosi come la Albertazzi e lo stesso Tomasi, oppure studiosi stranieri del calibro di Mnch, tendono invece a sottolineare questo aspetto con fermezza.
Cfr. F. Volpi, War Franz Brentano ein Aristotelischer?, in K. Feilchenfeldt e L. Zagari
(Hrsg.), Die Brentano: eine europische Familie, Niemeyer, Tubingen 1992, pp. 129145; lintroduzione di Stefano Besoli a F. Brentano, La psicologia di Aristotele: con particolare riguardo alla sua dottrina del nous poietikos, Quodlibet, Macerata 2008; L. Albertazzi, Brentano, Editori Laterza, Roma-Bari 1999; L. Albertazzi, The Psychophysics of
the Soul. Aristotle and Brentano, in D. Thouard (d.), Aristote au XIXe sicle, Septentrion, Lille 2004, pp. 249-275; D. Mnch, Intention und Zeichnen. Untersuchungen zu
Franz Brentano und zu Edmund Husserls Frhwerk, Suhrkamp, Frankfurt a.M. 1993; D.
Mnch, Neues zum frhen Brentano, Grazer Philosophische Studien 67 (2004), pp.
209-225.

Giornale di Metafisica - Nuova Serie - XXXIII (2011), pp. 413-436.

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gli inediti ancora da pubblicare, e le varie critiche mosse da pi parti


ai criteri adottati dai discepoli per la pubblicazione delle restanti
opere, hanno forse indotto gli studiosi a focalizzare la loro attenzione
sui primi lavori pubblicati personalmente in giovent da Brentano,
dedicati interamente ad Aristotele. Questi lavori sono infatti fonti
certe e dirette dalle quali possibile ricavare il pensiero giovanile di
Brentano e le sue fonti allo scopo di comprenderne i fondamenti ed
il successivo sviluppo storico. In tal senso anche comprensibile il
tentativo di periodizzazione del pensiero di Brentano intentato da alcuni studiosi2.
Nel presente articolo si cercher quindi di proporre una rilettura
del periodo giovanile e dellaristotelismo di Brentano. Da una parte
si prenderanno in considerazione gli insegnanti, gli autori principali
e le loro dottrine incontrati dal giovane Franz durante gli studi universitari, a sottolineare i reali interessi maturati da Brentano durante
gli anni di studi. Dallaltra si porteranno allattenzione del lettore alcuni ritrovamenti fatti presso il Centro per la documentazione della filosofia austriaca (FDP) di Graz. Qui possibile consultare le copie
digitali e cartacee dei suoi inediti, nonch la Brentanoshandbibliothek, dove si trovano i libri posseduti in vita da Brentano. tra questi libri, ricchi tra laltro di appunti, sottolineature e bigliettini, che
si trovano importanti elementi che gettano nuova luce sulle reali
fonti del pensiero di Brentano. Infine, alla luce dei risultati ottenuti,
si proporr una breve analisi della dissertazione di laurea del 1862:
Sui molteplici significati dellessere secondo Aristotele 3.

II. LA GIOVENT DI BRENTANO E GLI ANNI UNIVERSITARI

Nella Brentanoshandbibliothek si trova per esempio Lo specchio


della natura 4, unopera eclettica ed originale di Heinrich Schubert.
2 A. Chrudzimski, Intentionalittstheorie beim frhen Brentano, Kluwer, Dordrecht
2001.
3 F. Brentano, Von der Mannigfachen Bedeutung des Seienden nach Aristoteles, Olms,
Hildesheim 1960 (trad. it. a cura di G. Reale, Sui molteplici significati dellessere secondo
Aristotele, Vita e Pensiero, Milano 1995). Abbreviazione MBS.
4 H. von Gotthilf Schubert, Spiegel der Natur, Enke Ernst, Erlangen 1845.

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Cos come scritto in terza di copertina il giovanissimo Brentano,


ancora undicenne Schler der IIten Classe der lat. Schule ad Aschaffenburg, riceve il testo in regalo il 31 agosto 1849. Questa potrebbe essere quindi una delle primissime fonti del suo pensiero. Si passer
ora ad una rapida analisi del testo.
Schubert prende per esempio in considerazione la maggior parte
delle acquisizioni della cultura e della scienza, della fisica, della biologia e della chimica moderne, compresi il problema del galvanismo
e dellattivit muscolare, problemi che giocano un forte ruolo nella
formazione della moderna teoria dellenergia del senso. Sono questi
gli argomenti che hanno suscitato linteresse di molti studiosi proprio in relazione alla psicologia di Brentano ed alle sue pretese scientifiche, empiristiche e sperimentali. Limpianto e lo spirito dellopera
di Schubert rimangono per profondamente umanistici e religiosi e
lo stesso problema dellanima, in verit qui profondamente trattato,
da intendersi in questi termini. Lanima infatti il luogo dello spirito, delle rivelazioni, dei sentimenti, della salda credenza in Dio, irriducibile alle analisi fisiciste delle stimolazioni nervose. Lanima
inoltre il luogo dei concetti, delle idee, delle forme, degli universali.
Lo studio serio dellanima e listanza di una sua rivalutazione dal
punto di vista scientifico si posano su queste basi. Limpegno psicologico nasce prima di tutto da un impegno spirituale, religioso, umanistico ed infine metafisico, che presumibilmente Brentano inizia a
maturare fin dalla giovent, forse nel confronto con questo testo, e
che in verit conserver per tutta la vita.
Queste considerazioni vanno poi contestualizzate nel retroterra
familiare, caratterizzato da almeno due importanti figure, la madre
ed il filologo Joseph Merkel, che collaborano nel formare il giovane
Franz sulla base di saldi principi religiosi, ma anche nella passione
per gli studi, la filologia, le lingue, la cultura classica e quella moderna di ispirazione romantica. Da tenere poi in considerazione linfluenza che possono avere avuto sul giovane Franz lo zio, Clemens
Brentano, famoso poeta romantico amico di Goethe, e lo stesso padre, Christian, in verit scomparso prematuramente, autore di vari
scritti religiosi. Questa in fondo limmagine del giovane Brentano
che ne risulta, a cavallo tra romanticismo, classicismo e spiritualit.

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Solo su queste basi e come conseguenza della sua educazione, delle


sue influenze e delle attitudini maturate fin dalla giovent, comprensibile la scelta di Brentano di dedicarsi primariamente alla cultura classica, nello specifico ad Aristotele, ed in seguito alla psicologia.
Non pare ora fuori luogo, a chiarire il quadro di riferimento che
caratterizza gli interessi del giovane Brentano, qualche cenno aggiuntivo ai suoi studi universitari. Durante i primi anni di universit, a
Mnchen, dal 1856 al 1858, di cui non rimane in verit molta traccia, Brentano sembra frequentare prima di tutto le posizioni idealiste, tramite linfluenza di Peter Ernst von Lasaulx, allievo schellinghiano che insegna qui in questo periodo, nonostante le aspre critiche che anni pi tardi Brentano volger a Schelling e allidealismo5.
Inoltre, tramite Joseph Hergenrther ed altri valenti teologi attivi a
Wrzburg, dove Brentano studia nel semestre estivo del 1858, egli
intraprende studi di patristica e teologia medioevale entrando per la
prima volta in contatto con quella frangia del cattolicesimo tedesco
che, nel bene e nel male, gioc un qualche ruolo nella sua vita e soprattutto agli occhi dei suoi avversari, che lo accusarono spesso ed
ingiustamente di ultramontanismo.
Successivamente Brentano si trasferisce a Berlino, dove tra il
1858 ed il 1859 frequenta per un semestre le lezioni di Adolf
Trendelenburg, con il quale affronta molti autori moderni che possono pi o meno avere influenzato il suo pensiero, tra i quali Spinoza, Leibniz, Kant, Fichte, Schelling, Hegel, Herbart. Inoltre,
Trendelenburg impegnato in questo periodo nella stesura di un
grande lavoro di commento alla psicologia aristotelica, che risulterebbe quindi largomento principale delle lezioni frequentate da
Brentano6.
C da aggiungere infine che le ricerche filosofiche di Trendelenburg riguardano maggiormente la metafisica e laspetto linguistico,
5 F. Brentano, ber Schellings Philosophie (1866 und 1869), in Id., ber die Zukunft der Philosophie, Meiner, Hamburg 1968, pp. 101-133.
6 Cfr. M. Antonelli, Alle radici del movimento fenomenologico. Psicologia e metafisica
nel giovane Franz Brentano, Pitagora, Bologna 1996, che cita ampi stralci delle lezioni di
psicologia di Trendelenburg. Cfr. anche E. Fugali, Anima e movimento. Teoria della conoscenza e psicologia in Trendelenburg, Franco Angeli, Milano 2002.

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piuttosto che la psicologia moderna. In un testo importante come le


Logische Untersuchungen 7, come in altri lavori di Trendelenburg che
Brentano legge e che si trovano nella sua Handbibliothek, i riferimenti agli psicologi sperimentali sono pressoch assenti. Con questo
si evidenzia come laccesso alla psicologia scientifica da parte di
Brentano non avviene durante gli studi universitari, n tanto meno
con Trendelenburg, quanto piuttosto successivamente ed autonomamente.
Come ultima tappa dei suoi studi universitari Brentano si stabilisce per due semestri, tra il 1859 ed il 1860, a Mnster, allo scopo
di seguire le lezioni del filosofo neoscolastico Franz Jacob Clemens,
con il quale affronta pi la filosofia medioevale, la scolastica e la teologia, che la filosofia moderna. Presumibilmente il motivo che spinge Brentano a Mnster quello di sottrarsi alle sterili dispute filosofiche moderne, che aveva affrontato per esempio con Trendelenburg, fiero avversario dellidealismo dogmatico. ipotizzabile che
Brentano desiderasse concentrarsi sulla filosofia medioevale, soprattutto quella tomista di derivazione aristotelica, che non aveva fino ad
allora ancora approfondito.
Molto importante poi larticolo su Hermann Fichte che Clemens pubblica anonimo sulla rivista Katholik (giornale di Mainz) nel
18618, che Brentano molto probabilmente legge, essendo molto legato al maestro, con il quale sta scrivendo la dissertazione di laurea,
e trovandosi inoltre in questo periodo proprio a Mainz, in contatto
con il circolo di pensatori e teologi legati alla rivista Katholik.
Il tema centrale dellarticolo quello della Seelenfrage, il problema
dellanima, qui declinato in un particolare paragone tra la psicologia
antropologica di Hermann Fichte e la psicologia scolastica, in particolare quella di Tommaso. Questo articolo sembra di conseguenza il
primo vero e proprio testo dedicato esclusivamente alla psicologia
che Brentano affronta nel suo percorso di studi ed Hermann Fichte
7 A. Trendelenburg, Logische Untersuchungen, Hirzel, Leipzig 1862 (rist. anast.
Olms, Hildesheim 1964).
8 F.J. Clemens, Hermann Fichtes Anthropologie und die Psychologie der Scholastik, Der Katholik, Zeitschrift fr katholische Wissenschaft und kirchliches Leben 41/II
(1861), pp. 420-433.

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il primo autore moderno di psicologia realmente preso in considerazione, autore in verit fortemente slegato dalla nascente psicologia
sperimentale. Risulta peculiare come la psicologia di Hermann
Fichte venga affrontata nel paragone con quella medioevale, in una
particolare commistione tra antico e moderno che in qualche modo
caratterizza lo stesso pensiero di Brentano, che come noto introduce nel 1874 il concetto di inesistenza intenzionale proprio in riferimento alla scolastica.
In conclusione, durante tutto il percorso di studi giovanili, nei
libri letti e studiati, tramite linfluenza dei maestri e professori universitari, Brentano affronta ripetutamente, e sotto diversi punti di
vista, soprattutto la metafisica classica e moderna, in relazione ad importanti concetti filosofici quali il movimento, la conoscenza, lanima, Dio. Sullo sfondo rimane costantemente presente Aristotele, di
cui Brentano si professa profondo ammiratore e studioso. lecito
supporre che Brentano consideri quello di Aristotele un sapere antico eppure integrale ed attuale, ancora da riscoprire ed in grado di
battersi con gli eccessi, le contraddizioni e le diatribe che da sempre
animano i filosofi e le loro filosofie. Brentano considera infatti la storia della filosofia una catena ininterrotta di fasi di splendore e di successive fasi di decadenza9.

III. LA DISSERTAZIONE DEL 1862: GLI AUTORI CITATI

Come coronamento dei suoi studi ed interessi universitari Brentano si laurea nel 1862 con una dissertazione dal titolo Sui molteplici
significati dellessere secondo Aristotele, nella quale analizza la dottrina
dellessere e la metafisica in Aristotele, proponendone una originale
interpretazione, soprattutto per ci che riguarda la dottrina delle categorie, nello specifico la relazione tra la sostanza (la categoria dellessere) e le altre categorie (che sono dette essere). Successivamente
Brentano si dedicher alla psicologia ed alla teologia aristoteliche,
9 Brentano legge tutta la storia della filosofia in base a questa sua teoria delle quattro
fasi. Cfr. F. Brentano, Geschichte der mittelalterlichen Philosophie, Meiner, Hamburg
1980.

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pubblicando nel 1867 La psicologia di Aristotele 10. Questi sono incontestabilmente i primi passi che Brentano muove nellambito della
filosofia, passi dedicati interamente ad Aristotele e che rappresentano
nello sviluppo del pensiero di Brentano i fondamenti teorici dai
quali egli parte per lelaborazione del suo stesso pensiero.
innanzitutto sufficiente sfogliare brevemente il testo in questione per notare alcuni interessanti autori e saggi ivi citati, fonti certe
alle quali Brentano accede fin dalla giovent e perci di estremo interesse. Si cercher ora di fornire un rapido resoconto di questi autori e dei pi importanti temi da essi toccati.
Nella dissertazione si trovano per esempio citati i Saggi sulla metafisica di Aristotele 11 di Felix Ravaisson, nei quali lautore critica la
dottrina di Aristotele e quella antica in genere, ancora ferma alla riduzione della molteplicit del mondo alla sterile unit dellessere in
quanto essere, in una confusione o generalizzazione indistinta12 di
tutto con tutto, che non rende conto delle irriducibili differenze dellessere13. Lopinione di Ravaisson ricorda la considerazione che Herbart aveva della difficile coesistenza tra molteplicit ed unit. Herbart denuncia infatti come contraddittoria la sussistenza di una singola cosa con molteplici propriet, considerazione che facilmente
Brentano affronta durante i suoi studi universitari con Trendelenburg e che in seguito critica aspramente nelle sue lezioni di Storia
della filosofia moderna 14. Ravaisson spiega poi come cose diverse
possano essere oggetto di una sola scienza15 se si relazionano tutte ad
una medesima cosa, nella costituzione di una comunit di direzione
10 F. Brentano, Die Psychologie des Aristoteles, Wissenschaftliche Buchgesellschaft,
Darmstadt 1967.
11 F. Ravaisson, Essai sur la mtaphysique dAristote, Tomo I, Paris 1837. Sullaristotelismo di Ravaisson si veda P. Aubenque, Ravaisson interprte dAristote, in Aristote
au XIXe sicle, cit., pp. 155-170, e J.-I. Linden, Fin, finitude et dsir infini. Quelques
remarques sur laristotlisme de Ravaisson, ivi, pp. 171-189. Si veda infine A. Contini,
Ravaisson lecteur dAristote: esthtique et connaissance du vivant, ivi, pp. 191-207.
12 F. Ravaisson, op. cit., terza parte, libro III, cap. II, p. 391.
13 Ivi, p. 392.
14 F. Brentano, Geschichte der Philosophie der Neuzeit, Meiner, Hamburg 1987, pp.
74-75.
15 Nellinedito A 14 / 1, come in altri inediti ed in altri luoghi della sua opera pubblicata, Brentano afferma che la scienza dellessere in quanto essere unica e che la pi
alta tra le scienze, traendo questa concezione da Metafisica, L 10.

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verso lo stesso centro nel quale convergerebbero16.


Queste affermazioni risultano importanti dal momento che anticipano linterpretazione che Brentano propone dei rapporti analogici
tra la sostanza e le altre categorie, tra lessere e la molteplicit delle
cose intese come referentesi al medesimo termine, interpretazione
che influenza decisamente la stessa successiva teoria dellintenzionalit di Brentano in quanto rapporto di riferimento del molteplice a
quel medesimo termine che la coscienza. In verit alcuni studiosi
considerano questa interpretazione analogica dei rapporti tra sostanza e categorie di stampo neo-platonico, dal momento che Brentano
stesso nella sua dissertazione cita Plotino. Plotino afferma infatti che
in Aristotele manca un genere che accomuni Dio e le cose, quando
invece sarebbe possibile intendere tale comunanza analogicamente
oppure omonimamente17.
necessario per notare che Brentano arriva a Plotino tramite
Trendelenburg, il quale, nel suo lavoro sulla storia della dottrina
delle categorie, afferma che Plotino rimprovera ad Aristotele di aver
fornito una tavola delle categorie incompleta, dato che lo Stagirita
avrebbe preso in considerazione soltanto i generi riguardanti lambito del sensibile, tralasciando quelli riguardanti lambito del sovrasensibile. Per Plotino, secondo Trendelenburg, lo stesso concetto di
ousia non potrebbe valere sia per il sensibile che per lintelligibile. Il
luogo citato da Trendelenburg, ovvero Enneadi, VI, 1, 1, esattamente lo stesso citato da Brentano18. Si dimostra cos come il riferimento a Plotino da parte di Brentano sia indiretto e mediato dallopera e dal pensiero di Trendelenburg.
Plotino afferma in verit limpossibilit di trattare sinonimicamente generi che accomunino sia il sensibile che lintelligibile, negando la possibilit di un genere unitario tra sensibile ed intelligibile,
contro gli Stoici. Per Plotino, cos come per Platone, lessere non
uno19. Lessere in verit uno e molti, cio ununit nella variet.
16 F. Ravaisson, op. cit., pp. 352-353. E a questo proposito Ravaisson cita Aristotele,
Metafisica, B ed Alessandro di Afrodisia.
17 Cfr. MBS, cap. V, 11, pp. 143-144, trad. it. cit., p. 136.
18 A. Trendelenburg, Geschichte der Kategorienlehre, Bd. II. Die Kategorienlehre in der
Geschichte der Philosophie, pp. 232-243.
19 Plotino, Enneadi, VI, 2, 1.

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Questa unit tra il sensibile di quaggi e lintelligibile di lass Plotino


la scorge dal punto di vista analogico affermando: perch dunque
non procediamo per analogia? Se anche la divisione non si fa allo
stesso modo, potremmo dire che la materia di quaggi corrisponde
allessenza di lass, e che la forma di quaggi, che in un certo
modo vita e perfezione della materia, corrisponde al movimento di
lass []? 20. Questo uso molto vago e semplice del concetto di
analogia, nel senso di una qualche corrispondenza e proporzionalit
tra livelli diversi, uso che si attesta ancor prima in Platone, che nel
VI libro della Repubblica afferma che il Sole in relazione al mondo
sensibile come il Bene a quello intelligibile21, ben diverso dal concetto di analogia in riferimento ad un unico termine preente in
Brentano.
Vi unaltra questione importante che allontanerebbe Plotino da
Brentano. Nelle sue pi tarde lezioni di storia della filosofia greca22
Brentano accusa Plotino di avere confuso ci che esiste nel pensiero,
cio ci che viene pensato, con ci esiste effettivamente. La colpa di
Plotino sarebbe stata quella di confondere la verit nel senso della
correttezza del pensiero/pensare (der Richtigkeit des Denkens) e la verit nel senso della realt effettiva (Wirklichkeit). Per Brentano invece
la correttezza del pensare deve trovarsi nellintelligenza, nel pensiero
stesso (im Verstanden), mentre la realt effettiva delloggetto pensato
non si trova nel pensiero. Sembra quindi che linesistenza delloggetto sia introdotta da Brentano contro gli eccessi e le confusioni del
pensiero di Plotino.
Anche in Porfirio, sempre citato da Brentano nella dissertazione,
si trova una dottrina dellanalogia che tra laltro influenzer notevol20

Ivi, VI, 3, 2.
Cfr. E. Mariani, Analogia entis vs analogia prae-entis. Le origini aristoteliche del
concetto di intuizione nella fenomenologia husserliana. http://biblioteca-husserliana.com/
wp-content/uploads/2008/03/mariani.pdf. Lautore afferma che, non comparendo esplicitamente alcun concetto di analogia nellopera aristotelica, la possibile fonte dellinterpretazione analogia di Brentano derivi piuttosto dai vari commentari e commentatori ed
abbia come paradigma lanalogia in Platone. In realt come si vedr il concetto di analogia compare esplicitamente in Aristotele e proprio in relazione al problema delle categorie.
22 F. Brentano, Geschichte der griechischen Philosophie, Meiner, Hamburg 1988, pp.
348-349.
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mente i pensatori medievali. Porfirio afferma per esempio che infatti si dice genere un insieme di realt che si trovano in relazione con
un unico termine e quindi tra loro: in questo senso si parla in genere
di Eraclidi, perch discendono tutti da uno solo, cio da Eracle, e
dellinsieme di costoro che hanno una vicendevole relazione, derivante dalla parentela con il primo 23. Da notare che lesempio degli
Eraclidi mutuato letteralmente da Plotino. Nonostante questo il
riferimento ad un unico termine non da Brentano inteso come
una discendenza, n tanto meno come una emanazione o processione a partire da un Primo, ma rappresenta una direzionalit e dinamica ontologica, nonch logica e linguistica, che spiega il motivo per
il quale tutte le categorie sono dette essere e dispiegano modalit di
essere. Lambito preso in considerazione da Brentano quello predicativo ed in questo ambito che si gioca la dottrina dellanalogia.
Dal punto di vista linguistico si potrebbe quasi affermare assieme a
Wittgenstein che tutte le categorie mantengono con il termine essere
una parentela di famiglia.
Si tenga poi in conto che Aristotele stesso afferma esplicitamente
che le categorie si dicono essere come il termine medico, i cui diversi significati implicano tutti riferimento a una medesima ed unica
cosa, ma non significano una medesima e unica cosa, e, cionondimeno, non sono puri omonimi 24. Aristotele ammette pienamente
che tutte le cose hanno reciproci legami e formano ununit per
analogia. Infatti, in ciascuna delle categorie dellessere c lanalogo 25. Tale unit per analogia di conseguenza ununit per riferimento ad un unico termine, dimostrando che Brentano rimane fedele ad Aristotele nella sua interpretazione analogica.
Un altro tema toccato da Porfirio quello del metodo diairetico.
Celebre a questo proposito lalbero di Porfirio, tramite il quale un
concetto viene suddiviso in una serie discendente che va dal pi generale, il genere sommo, sopra al quale non vi pi nulla, al pi
specifico, la specie infima, sotto la quale non vi pi nulla26. Inutile
23

Porfirio, Isagoge, 1, 18-24.


Aristotele, Metafisica, Z 4, 1030 b 1-2.
25 Cfr. Aristotele, Metafisica, N 6, 1093 b 17-19.
26 Porfirio, Isagoge, 4, 17-31.
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dire che il grafico di suddivisione della tavola delle categorie a partire


dalloriginale divisione tra essere in s (sostanza) ed essere in altro
(accidenti) proposto ed elaborato da Brentano nella dissertazione
ricorda molto da vicino un albero di Porfirio. Nonostante questo
altrettanto chiaro che il grafico di Brentano non rappresenta minimamente una discesa di qualche tipo a partire da un genere sommo
verso una specie infima, n una possibile emanazione o processione
delle altre categorie dalla prima categoria, quella di sostanza, questa
intesa come un Uno-tutto trascendente, n tanto meno divisioni
dellUno. Le categorie non risultano tra laltro nemmeno subordinate luna allaltra, quanto piuttosto tutte sullo stesso piano. La sostanza mantiene certamente un primato su tutte le altre, in quanto categoria fondamentale dellessere e dellindividuo, coerentemente con
Aristotele, ma tutte le altre categorie mantengono pariteticamente lo
stesso rapporto di analogia di riferimento ad essa.
Ad ogni modo, se il problema di fondo fosse soltanto luso di un
metodo diairetico, la vera fonte dovrebbe essere vista in Platone ed il
suo Sofista, che sono tra laltro citati da Brentano nella dissertazione.
poi vero che Aristotele fu un aspro critico del metodo dialettico e
che in tal senso Brentano starebbe interpretando Aristotele tramite
principi estranei al suo pensiero27. Ma altrettanto vero che in Aristotele si ritrova una nozione di divisione, intesa come atto mentale
con cui si distinguono le varie parti o aspetti, o anche i costitutivi
ontologici di una determinata realt28. In particolare si ricordi Metafisica E 4, laddove Aristotele descrive lessere vero e lessere falso
come connessione o divisione (diairesis) di nozioni o concetti da
parte dellintelletto. Questo tra laltro uno degli argomenti fondamentali sul quale Brentano si cimenta nella sua dissertazione, cio il
funzionamento dellattivit di giudizio nella sua capacit di connettere o dividere. Si dimostra quindi che la nozione di diairesis non
assunta contro Aristotele, ma in continuit con il suo pensiero.
A questo proposito, una parola a parte merita Adolf Heinrich
27

Cfr. G. della Volpe, La critica aristotelica della diairesi platonica (http://


www.filosofia.org/aut/003/m49a1944.pdf).
28 Questa chiara delucidazione si trova nel piccolo glossario dei termini alla voce
Divisione, in Porfirio, Isagoge, a cura di G. Girgenti, Bompiani, Milano 2004, p. 192.

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Ludwig von Strmpell (1812-1899), citato da Brentano per la sua


Geschichte der theoretischen Philosophie der Griechen. Nella determinazione delle varie categorie Strmpell parte dalla divisione originale
tra sostanza, che in senso vero e proprio, e laccidente, che in
senso inautentico, divisione rispettata dallo stesso Brentano. Tramite
le altre categorie si esprime sempre un essere, ma in molteplici modi.
Strmpell procede poi nella deduzione delle altre categorie seguendo molto da vicino il testo aristotelico delle Categorie, quasi commentandolo, prendendo per in considerazione i vari modi del giudizio e dellopposizione, per esempio contrapponendo antiphasis e
pros ti, steresis e exis (Mangel und Haben), quindi procedendo per
opposizioni. Il tentativo di Strmpell non andr oltre alla determinazione di queste prime coppie di opposti.
Anche in questo testo Brentano pu quindi affrontare un qualche
tipo di procedimento dialettico nella deduzione delle categorie. Si
aggiunga infine che in senso lato il tema della dialettica e della suddivisione tra determinazioni opposte Brentano poteva ritrovarlo nello stesso Hegel, che ben conosceva, o addirittura negli antichi Pitagorici e che in tal senso, la ricerca della fonte di un procedimento
dialettico risulterebbe vuota ed inutile. Ad ogni modo la divisione
tra essere in s ed essere in altro rimane fondamentalmente aristotelica, e, come si noter successivamente, Brentano la ritrova anche in
Spinoza. questa la base incontestabile da cui Brentano parte.
Lontologia proposta da Brentano nella dissertazione del 1862
non sembra perci di stampo neoplatonico, ma rappresenta a mio
parere unoriginale interpretazione del problema del categoriale,
quindi della predicazione, che potrebbe essere parafrasata tramite il
pensiero di Nicolai Hartmann, il quale considerava le categorie i
fondamenti strutturali di ogni tipo di fenomeno, sia della conoscenza che dellessere vero e proprio, nella descrizione di una stratificazione categoriale del mondo reale29.
Brentano cita poi nella dissertazione un particolare manuale di filosofia medievale redatto da un giornalista ed erudito francese, Jean29 N. Hartmann, Der Aufbau der realen Welt. Grundriss der allgemeinen Kategorienlehre, De Gruyter, Berlin 1940.

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Barthlemy Haurau, dal titolo De la philosophie scolastique 30, testo


presente e consultabile nella Brentanoshandbibliothek. Si cercher ora
di fornire una breve sintesi degli argomenti pi importanti dellopera
in questione.
Degni di nota sono soprattutto gli ultimi capitoli, in particolare
quello su Duns Scoto, dove si spiega compiutamente la dinamica di
intenzioni prime e seconde in forza di un ripiegamento intellettivo.
Haurau afferma che lintelletto si porta, tendendosi, intendendo
s, verso gli oggetti 31. Questa la nozione di intenzione prima che
si rivolge per esempio verso Socrate. Ma quando lintelletto si ripiega
riflettendosi su se stesso, arrivando a concepire dalla nozione di Socrate per esempio quella di animale, si ha a che fare con un atto posteriore dellintelletto, unintenzione seconda32.
Se si compie un primo rapido confronto tra la semplice teoria di
Haurau e la pi matura teoria del riferimento intenzionale33 di
Brentano, si pu notare come Brentano da una parte mantenga il
linguaggio qui trovato, continuando a parlare di intenzioni ed intenzionalit, ponendo quindi sullo sfondo della sua proposta la teoria
scolastica, abbandonando per dallaltra la distinzione tra intenzioni
prime e seconde, che si trasforma invece in conoscenza in recto ed in
obliquo 34. Brentano non considera per questi due momenti cono30

J.-B. Haurau, De la philosophie scolastique, Pagnerre Editeur, Paris 1850.


Ivi, cap. XXV, p. 311: Lintellect se portant, tendens, intendens se, vers le objet.
La traduzione italiana mia.
32 Ibidem.
33 F. Brentano, La psicologia dal punto di vista empirico 1, a cura di L. Albertazzi,
trad. it. di G. Gurisatti, Laterza, Roma-Bari 1997, p. 154: Ogni fenomeno psichico
caratterizzato da ci che gli scolastici medioevali chiamarono lin/esistenza intenzionale
(ovvero mentale) di un oggetto, e che noi, anche se con espressioni non del tutto prive
di ambiguit, vorremmo definire il riferimento ad un contenuto, la direzione verso un
obietto (che non va inteso come una realt), ovvero loggettivit immanente.
34 Ibid., p. 222: Il semplicissimo atto in cui udiamo, per esempio, ha il suono come
obietto primario, e se stesso, cio il fenomeno psichico in cui il suono viene udito, come
obietto secondario. Inoltre, ogni attivit psichica si riferisce a se stessa come obietto secondario e non primario, ovvero en parergo [di riflesso] espressione usata da Aristotele.
F. Brentano, La psicologia dal punto di vista empirico 2, a cura di L. Albertazzi, trad. it.
di R. Latanza Dappiano, Laterza, Roma-Bari 1997, pp. 121-122. Nel descrivere quindi
la conoscenza come composta di due momenti, uno primario in recto ed uno secondario
di riflesso o in obliquo, Brentano era convinto di riattualizzare una originale intuizione
aristotelica. Di conseguenza non sembra erroneo sostenere che Brentano volesse correg31

426

Jacopo-Niccol Bonato

scitivi come uno posteriore allaltro, bens come simultanei, nella costituzione di quel sinolo complesso che latto conoscitivo, caratterizzato sia da un qualche tipo di oggettivit e di riferimento ad essa,
sia da un ripiegamento su di s dellatto stesso.
La concezione del riflettersi su di s dellintelletto la si trova operare anche nel pi tardo La psicologia di Aristotele, laddove Brentano,
sulla scorta per di pensieri aristotelici, descrive lanima o coscienza,
in quanto auto-coscienza, e Dio stesso, in quanto pensiero di pensiero, come circoli auto-intenzionali. Cosa estremamente interessante
che nel manuale di Haurau posseduto da Brentano, alla pagina in
questione, si trova come segnalibro un piccolo biglietto di invito
scritto a mano, segno forse di una sua tacita volont di segnare questo importante passo.
Nella sua classica definizione di fenomeno psichico del 1874
Brentano tratta non soltanto di intenzionalit, ma soprattutto di
inesistenza. Anche il suddetto termine ricorre esplicitamente nel testo di Haurau per ci che riguarda la disputa sugli universali, in
particolare sulluniversale in re, ed addirittura sottolineato nel testo
posseduto da Brentano. Per tutti questi motivi il concetto di inesistenza intenzionale, che Brentano porta allattenzione degli psicologi
moderni ben dodici anni pi tardi in relazione a presunte fonti scolastiche, sembra avere come diretto referente questo semplice manuale di filosofia scolastica piuttosto che improbabili e difficilmente reperibili autori minori medievali 35.
Altro filosofo citato da Brentano nella dissertazione Franz Biese,
autore di due poderosi tomi sulla filosofia di Aristotele36. Un tema
importante che si pu trovare qui, e che Brentano aveva gi affrontato in altri testi, quello dello statuto degli universali. Luniversale
gere la dottrina medievale delle intenzioni prime e seconde ritornando alloriginaria
dottrina di Aristotele.
35 Cfr. H. Spiegelberg, Intention and Intentionality in the Scholastics, Brentano
and Husserl, in L.L. Mc Allister (a c. di), The Philosophy of Brentano, Duckworth,
London 1976, pp. 108-128. Cfr. K. Hedwig, Der scholastische Kontext des
Intentionalen bei Brentano, Grazer philosophischen Studien 5 (1978), pp. 67-83.
36 F. Biese, Die Philosophie des Aristoteles in ihrem inneren Zusammenhnge, mit
besonderer Bercksichtigung des philosophischen Sprachgebrauchs, aus dessen Schriften
entwickelt, 2 Bde, Berlin 1835-1842 (rist. anast. Scientia Verlag, Aalen 1978).

Gli anni giovanili di Franz Brentano

427

in quanto tale ha esistenza nello spirito, ma pu acquistare realt nel


suo rendersi particolare nel mondo fenomenico, in quanto principio
di determinazione formale 37. La forma infatti quellattivit strutturante di base responsabile di ci che di identico e permanente si riscontra nel mondo fenomenico38. La dottrina della forma poi legata a quella dello scopo, che per Biese da vedersi in funzione dellattivit produttrice/creatrice del nous 39. Eppure lo scopo in qualche
modo immanente al particolare nel suo realizzarsi nella singola
cosa40. Da notare luso da parte di Biese della perifrasi esistere nello
spirito, che ricorda molto da vicino il concetto di inesistenza.
Queste considerazioni sulla forma in quanto principio attivo,
nonch sullo scopo, la sua realizzazione ed il suo essere causa,
Brentano le aveva gi affrontate durante i suoi studi da pi punti di
vista, soprattutto con Trendelenburg e la sua teoria del movimento
costruttivo. Tutti questi elementi giocano quindi un importante
ruolo nello sviluppo del pensiero di Brentano e del concetto di inesistenza intenzionale, dal momento che riguarderebbero lesistenza di
un oggetto nella mente, lafferrare mentale e le sue dinamiche.
In conclusione Brentano affronta per la stesura della sua dissertazione svariati manuali di storia della filosofia ed opere monografiche,
sia di area tedesca che francese, nonch la letteratura antica, a ribadire come fin dalla giovent egli non sia solamente legato alla tradizione tedesca, quanto piuttosto alla cultura di respiro internazionale.
Nota infatti la propensione alle lingue ed alle culture straniere della
famiglia Brentano, originaria dellalta Lombardia, e dello stesso
Franz, che oltre al francese ed alle lingue classiche dimostra di conoscere sia linglese che litaliano. Si passer ora ad un rapido excursus
dei principali temi presenti nella dissertazione del 1862, per una loro
breve esposizione ed analisi.

37

Ivi, p. 2.
Ibidem.
39 Ibidem.
40 Ibidem.
38

428

Jacopo-Niccol Bonato

IV. LA DISSERTAZIONE DEL 1862: ANALISI DELLOPERA

Una delle preoccupazioni principali di Brentano nella dissertazione quella di descrivere e chiarire i rapporti che intercorrono tra sostanza ed accidenti. Nella suddivisione degli accidenti in relazione al
grado di appartenenza Brentano utilizza quella che si potrebbe chiamare una gradualit dellessere. Lunico vero essere quello della
sostanza41. Gli attributi esistono solamente in forza della sostanza,
pur avendo con essa una relazione coessenziale. In tal senso si pu
affermare che essi hanno meno essere nei confronti della sostanza.
Gli accidenti veri e propri sono legati alla sostanza in maniera ancora
pi debole rispetto agli attributi ed il loro essere dipende in tutto e
per tutto dallessere della sostanza. Si conclude allora che gli accidenti hanno ancora meno essere degli attributi. A conferma Brentano
scrive che laccidente prossimo al non-essere ed per cos dire,
solo di nome42, desumendo laffermazione dallo stesso Aristotele43.
Tutta la divisione prospettata rispetta quella che Spinoza enuncia
fin dalle prime battute della sua Ethica, divisione tra sostanza (in s
e per s), attributo (per s), modo (n in s, n per s, bens totalmente in altro)44. Lo stesso Brentano cita Spinoza come uno dei
pochi filosofi che abbiano rispettato la divisione tra esse in se ed
esse in alio 45, divisione in verit gi presente in Aristotele. La caratterizzazione di ci che in altro, di ci che estraneo, doveva garantire a Brentano una solida base realistica per la quale la cosa esterna veniva ad essere considerata nella sua realt in altro, eppure in relazione alla coscienza in s.
Gli accidenti sono poi considerati come inesistenti nella sostanza,
laddove tale inesistenza vuole significare un qual certo riferirsi degli
accidenti alla sostanza, nel senso che da una parte essi dipendono
41 MBS, cap. V, 15, p. 219; trad. it. cit., p. 194: Allora la sostanza che essere
in senso preminente.
42 MBS, cap. II, p. 16; trad. it. cit., p. 24.
43 Cfr. Aristotele, Metafisica, E 2, 1026 b 21: Laccidente, in effetti, risulta essere
qualcosa di vicino al non-essere.
44 B. Spinoza, Ethica. Ordine geometrico demonstrata, pars prima, De Deo, assioma
I, in Spinoza Opera Posthuma, Quodlibet, Macerata 2008, p. 42.
45 MBS, cap. V, 13, p. 148; trad. it. cit., p. 140.

Gli anni giovanili di Franz Brentano

429

onticamente dalla sostanza e dal suo essere, mentre dallaltra sono


sovracostruiti ad essa, in quanto appoggiati sulla sostanza e sulla sua
realt ed in quanto sue sovradeterminazioni. Il concetto di inesistenza si declina perci in relazione a questi ulteriori significati. Come si
gi avuto modo di notare, da questa iniziale divisione tra essere in
s ed essere in altro, quindi dallanalisi dei rapporti tra sostanza ed accidenti, Brentano condurr la sua deduzione delle restanti categorie.
Lintento di Brentano quindi quello di mostrare che alla suddivisione ontica dellente corrisponde perfettamente la suddivisione categoriale dei modi della predicazione. Le categorie rappresentano
quindi la struttura o i diversi modi attraverso i quali lente si presenta,
accade e si fa. Credo che questa sia la prospettiva pi fruttuosa presente nella giovanile dissertazione. Laltra prospettiva, quella che porter Brentano alla psicologia, pu forse invece contenere numerosi
problemi, tutti quei problemi che gli valsero laccusa di psicologismo.
La dinamica tra essere in s ed essere in altro pu infatti essere
spostata a livello del tutto psicologico, nella costituzione di due poli
difficilmente coniugabili: da una parte la coscienza/sostanza nella
quale tutto esiste in quanto conosciuto (inesistenza nella coscienza);
dallaltra il mondo oltre la coscienza, verso il quale essa parrebbe diretta (direzionalit della coscienza). I due momenti si completano a
vicenda nella descrizione dellattivit intenzionale come inesistenza/
immanenza e direzionalit/riferimento46. Infatti, secondo le basi scolastiche dellintenzionalit affrontate da Brentano, il momento dellintenzione prima rappresenta il momento in cui la coscienza si dirige in recto verso loggetto conosciuto, mentre il momento intenzionale vero e proprio quello in cui la coscienza si dirige verso se stessa, cogliendo se stessa (autocoscienza) e gli oggetti ad essa immanenti
in obliquo, di riflesso.
Questo molteplice uso del concetto di sostanza, adoperato per descrivere la coscienza, il termine essenziale di ogni predicazione e lindividuo reale, in verit il nodo fondamentale da cui dipartano molti dei problemi che toccheranno il pensiero di Brentano. Si cercher
46 Si veda a proposito la disputa che Marras e Spiegelberg intraprendono proprio sul
tema di immanenza e direzionalit nei loro articoli apparsi in L.L. McAllister (a cura di),
The Philosophy of Brentano, cit., pp. 128-139 e 108-128.

430

Jacopo-Niccol Bonato

ora di dare un rapido sguardo ai molteplici significati di sostanza.


Brentano nel 1862 considera la sostanza del tutto aristotelicamente come il correlato ontico fondativo delle accidentalit, come
sostanza vivente sinolo di materia e forma, oppure come sostanza
individuale. Il concetto di sostanza, cos come quello di essere, pu
per essere aperto ad altri significati ancora, a seconda che essa sia
ulteriormente intesa come lultimo soggetto di predicazione, come
essenza, come forma in senso strutturale e relazionale, come attivit,
o infine con una certa sfumatura fenomenologica. Tutte queste prospettive portano Brentano, nel corso della sua vita, a sviluppare pi
punti di vista, che gli interpreti hanno spesso considerato contraddittori. Si pensi per esempio alla problematica delle parti e del tutto,
problematica che il Brentano maturo tratta nella Kategorienlehre 47 e
che interessa la stessa considerazione dei rapporti tra sostanza ed
accidenti. Per Brentano da una parte la sostanza parte del tutto accidentale, per esempio se essa intesa come lultimo soggetto, cio
lultima parte sotto la quale non ve ne sono altre e attorno alla quale
si costruisce tutto il resto della realt accidentale, mentre dallaltra il
tutto accidentale parte di essa, se la sostanza intesa come lessenza
di un ente che racchiude tutte le determinazioni di quellente. In relazione al significato di sostanza utilizzato si potranno sostenere sia
luna che laltra ipotesi.
Risulta di conseguenza difficile capire a quale significato di sostanza Brentano rinunci pi tardi nella sua psicologia empirica, punto dolente che alcuni studiosi sottolineano. Molto pi semplicemente, ci che Brentano voleva evitare era la riduzione della coscienza ad
un mero supporto di illusioni, un teatrino interno, cos come ai suoi
occhi lavevano ridotta prima Kant, poi Herbart e la sua scuola,
nonch le correnti fenomeniste moderne. La rinuncia alla considerazione della coscienza come sostanza sembra poi sostenuta del tutto
ad hoc, per venire incontro allaspra critica al concetto di sostanza
intentata anni prima da Locke ed accolta dalle nuove correnti psicologiche. In verit, per quanto Brentano affermi di voler rinunciare a
tale concetto, la descrizione dei rapporti tra la coscienza e le sue atti47

F. Brentano, Kategorienlehre, Meiner, Hamburg 1985.

Gli anni giovanili di Franz Brentano

431

vit esplicitamente connessa al modello sostanza ed accidenti, nel


senso che la coscienza si comporterebbe nei confronti delle sue attivit ed intenzioni cos come la sostanza si comporta nei confronti
degli accidenti, dimostrando come entrambi i concetti continuino a
lavorare tacitamente nella psicologia matura di Brentano.
Brentano analizza poi nella dissertazione i concetti di energheia e
dynamis, profondamente greci ed aristotelici, in relazione a quelli di
forma e fine. Questo forte interesse che Brentano dimostra fin dal
1862, filtrato da vari testi sia francesi e tedeschi in cui il termine greco energheia veniva tradotto quasi letteralmente con nergie in francese48 o Energie in tedesco49 risulterebbe un chiaro precedente teorico sul quale si innesterebbe la pi tarda teoria del riferimento intenzionale. Le intenzioni infatti non sono altro che atti, cio energie conoscitive della coscienza. Il tema dellenergia poi importante in relazione al contesto scientifico ottocentesco con il quale Brentano si
confronta, in relazione quindi alla nascente psicologia sperimentale
che vedeva la cosa conosciuta in termini di energia specifica del senso.
necessario per notare che a livello teoretico la dottrina dellenergia del senso gi implicita, come Brentano sapeva perfettamente, nel De anima di Aristotele, dove figura come identit energetica tra senso e sensibile. Questa concezione attiva ed energetica degli
atti psichici, oltre che passare per la tradizione e traduzione rilevata,
ha in conclusione come fondamento lo stesso Aristotele e la sua psicologia, laddove la psiche intesa come connubio di atti, attivit,
energie e potenze rivolte ai propri oggetti.
Si aggiunga poi che nella dissertazione Brentano prende esplicitamente in considerazione la problematica dellatto conoscitivo, attra48 J.-B. Haurau, op. cit., cap. XXI, p. 179. In molti altri punti Haurau tratta esplicitamente di nergies e a p. 205 della copia di Brentano il termine addirittura sottolineato.
49 Cfr. A. Trendelenburg, Logische Untersuchungen, Leipzig, Verlag von S. Hirzel,
1862 (rist. G. Olms, Hildesheim 1964), tomo I, cap. V, p. 152, dove tratta di una
unvollendete Energie. Brentano segna a lato tutta la pagina nella sua copia. Si veda
poi anche Lasaulx che analizza il vocabolo greco energheia, considerata come Thtigkeit
e connessa al termine costituente ergon, inteso come Werk o Arbeit. Cfr. P.E. von
Lasaulx, Neuer Versuch einer Alten auf die Wahrheit der Thatsachen gegrndeten Philosophie der Geschichte, Der J.G. Cottaschen Buchhandlung, Mnchen 1856, cap. VI, p.
148. Questa spiegazione si ritrova tale e quale nella dissertazione di Brentano.

432

Jacopo-Niccol Bonato

verso una serie di sorprendenti affermazioni riguardanti il rapporto


tra conosciuto e conoscente50. Brentano arriva a sostenere per esempio che tutti i movimenti conoscitivi sono ambiguamente relati ad
oggetti che risultano essere altri rispetto gli stessi momenti conoscitivi. Ma gli oggetti come termini della relazione conoscitiva ad essi
diretti vengono considerati privi di reale evidenza, in favore del soggetto stesso come unico termine reale ed evidente. In tal caso si descrive la conoscenza come una relazione sghemba, priva di un termine, a favore dellintenzionalit soggettiva. Brentano eviter in seguito, in continuit con questa teoria giovanile, di considerare lintenzionalit come una relazione vera e propria. Non perci necessario
che quella relazione che la conoscenza abbia un secondo termine al
pari di qualsiasi altra relazione, se essa una relazione riflessiva che
ha come unico termine il soggetto conoscente stesso51.
A completare il quadro prima aperto possibile ora sostenere che
Brentano stia in verit rovesciando fin dal 1862 i termini della dottrina delle intenzioni prime e seconde cos come laveva affrontata
sul testo di Haurau. Non risulta infatti pi evidente che vi sia unintenzione prima rivolta alla cosa esterna ed una successiva intenzione
seconda, che sarebbe il riflettersi dellanima su se stessa. In fin dei
conti il soggetto si riferir sempre a se stesso, in quanto unico termine reale di quella relazione che la conoscenza. Di conseguenza,
il riflettersi, il flettersi, lautointenzionalit il prius, non lintenzione
rivolta alla cosa esterna. Questo genere di autointenzionalit ribadito anche nella pi tarda psicologia empirica, diventandone il
leitmotiv celato, laddove Brentano afferma per esempio che certo
che n noi, n un qualunque altro essere che in modo evidente e immediato colga qualcosa come un fatto, pu aver per obietto di conoscenza qualcosa di diverso da se stesso 52. Sar proprio per questo
genere di affermazioni che Brentano verr accusato di psicologismo.
50

MBS, cap. III, 1, p. 28; tr. it. cit., p. 39.


Di parere contrario A. Radice, Brentano, in M. Ferraris (a c. di), Storia dellontologia, Bompiani, Milano 2008, p. 191.
52 F. Brentano, La psicologia dal punto di vista empirico 3, a cura di L. Albertazzi,
trad. it. di R. Latanza Dappiano, Laterza, Roma-Bari 1997, p. 30. Si sottolinea di sfuggita che tale affermazione anticipa il concetto di Da-sein di Heidegger. Sui rapporti tra
Heidegger e Brentano si veda F. Volpi, Heidegger e Brentano, Cedam, Padova 1976.
51

Gli anni giovanili di Franz Brentano

433

V. CONCLUSIONI

Fin dalla dissertazione del 1862 Brentano frequenta ed utilizza


concetti come quello di inesistenza, di intenzionalit, di riferimento,
di energie ed attivit in relazione alla filosofia di Aristotele ed ai suoi
interpreti moderni, nella fondazione di unontologia dei rapporti tra
sostanza ed accidenti, tra sostanza e le altre categorie, che, contro
Kant, rappresenti le reali divisioni dellessere, la reale strutturazione
categorica dellente. La categoria principale di spiegazione dei rapporti tra in-s e in-altro, oppure tra ci che c e ci che deve venire
nel processo di movimento, risulta essere poi quella di riferimento,
che Brentano enuclea in relazione allanalogia aristotelica. Come si
gi detto lambito da cui prende le mosse Brentano quello predicazionale: le categorie sono predicazioni rivolte a qualcosa.
Solo su queste basi sar comprensibile la divisione tra psichico,
ci che auto-sussistente al pari di una sostanza si riferisce solo a se
stesso, e fisico, ci che totalmente dipendente al pari di un accidente
si riferisce ad altro, che Brentano espone nel 1874 e che diventa il
caposaldo della sua psicologia. Non stupisce nemmeno listanza empirica che muove la psicologia brentaniana, dato che questa concernerebbe le attivit o energie concrete della coscienza ed i fenomeni
in essa presenti o inesistenti, tutti elementi passibili di analisi e descrizione psicologica. Di qui la necessit di un ritorno ad Aristotele
ed al suo pensiero, per fornire alla filosofia ed alla psicologia moderne quelle basi teoriche che in verit ad esse mancano o che hanno
dimenticate.
Sono questi gli elementi che caratterizzeranno la nascita del pensiero di Brentano e che diventeranno, forse, anche il suo punto pi
debole. Sar infatti proprio contro il concetto di autoreferenza della
coscienza, come contro la postulazione di energie ed atti reali della
psiche, che si scaglieranno per esempio molti filosofi analitici53. Allo
stesso modo Husserl, nel primo volume delle Ricerche logiche accus
53

Questo tipo di accuse sono inizialmente intentate da Moritz Schlick e Bertrand


Russell ed avranno unimportante eco nel pensiero di Wittgenstein. Successivamente
verranno riprese ed esposte analiticamente da Gilbert Ryle, Alfred Jules Ayer e Gustav
Bergmann.

434

Jacopo-Niccol Bonato

Brentano di psicologismo proprio per aver posto al fondo della sua


psicologia empirica la reale attivit di una coscienza vivente, misconoscendo quindi il carattere oggettivo di concetti matematici e leggi
logiche. Come si notato, il motivo di questa mossa psicologista si
trova nellapplicazione da parte di Brentano dellanalitica dei rapporti tra sostanza ed accidenti a questioni psicologiche e conoscitive,
allontanandosi dal retroterra eminentemente metafisico ed ontologico dal quale questi concetti ebbero invece origine.
A mio parere, questi, pi che demeriti, rappresentano al contrario dei meriti che dovrebbero venire riconosciuti a Brentano. Il tentativo di Brentano infatti quello di ridare dignit al concreto essere
umano, allindividuo, nelle sue reali capacit ed attivit conoscitive,
rigettando tutte quelle tesi di ascendenza platonica che, come in
Frege, si muovevano nella considerazione dellesistenza di un mondo
oggettivo dei significati, delle leggi logiche, dei numeri, in una parole delle forme. In spirito perfettamente aristotelico, Brentano non
poteva per considerare le forme come staccate da questo mondo,
ma immanenti ad esso. Ed in relazione alla psicologia sviluppata
dallo stesso Aristotele, cui Brentano dedicher nel 1867 un lavoro
specifico, non poteva che pensare che tali forme fossero colte dalle
nostre capacit intellettive, vivendo quindi di una esistenza del tutto
mentale o psichica. In tal senso la mente risulter cosciente delle forme e degli oggetti verso cui essa si rivolge. Al centro di tutto vi
perci lanima, intesa come coscienza vivente, cio un essere umano.
Perci, a mio modo di vedere, nonostante la sua presunta istanza di
scientificit, il pensiero di Brentano si configura invece come un
pensiero umanistico e dellumano, per quel che lumano . Si configura perci come una fenomenologia della coscienza umana, per
quel che essa e per come essa funziona. Laccusa che muoverei
dunque a Brentano non quella di psicologismo, bens di umanesimo. Accusa che non sembra poi cos grave.

Gli anni giovanili di Franz Brentano

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Jacopo-Niccol Bonato
THE YOUTH OF FRANZ BRENTANO
AND THE DISSERTATION OF 1862

Abstract
In the present work I deal with the youth of Franz Brentano, his university teachers and most of the writers quoted by him in his dissertation On
the Manifold Meanings of Being in Aristotle. Among them is Jean Barthelemy
Haurau and his book De la philosophie scolastique, where we can find a nice
explanation of the theory of intentionality in the Middle Ages which seems
to be the real and first source of the intentional in/existence. However, at the
very base of the thought of Brentano lies Aristotle and his philosophy, to
whom he dedicated passion and time all over his life. My aim is to show
that the modern psychology of Brentano is an original interpretation of the
ancient psychology of Aristotle, mediated throughout the Scholastic tradition.

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