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Seminario internazionale La famiglia : una risorsa per superare la crisi


(Palazzo San Calisto, 18 settembre 2014)

La solitudine degli anziani, la sete di radici nei giovani: incontro e solidariet tra
generazioni
Dott. Giuseppe Liotta

Il tema dellincontro generazionale e della sua valenza in termini sociali, ma forse ancora di
pi in termini spirituali, per la societ tutta, va collocato allinterno del quadro complessivo del
nostro vivere comune. Questo quadro composto dalle vita delle famiglie ed allo stesso
tempo come immerso tra altri elementi come ad esempio le dinamiche socio-economiche o le
rappresentazioni mediatiche, che influenzano fortemente la relazione tra anziani e giovani. Un
esempio molto chiaro di questo proprio la rappresentazione mediatica: i giornali e le
televisioni sono pieni di considerazioni che rappresentano gli anziani in maniera spesso
francamente negativa, e non di rado in conflitto con le giovani generazioni:
1. Il costo delle pensioni spesso rappresentato come un peso insostenibile per la
societ tutta, tanto da correre il rischio di vedere leconomia di un paese schiacciata da
tale costo e con essa le prospettive dei pi giovani. Va detto che questo problema
riguarda circa il 20% degli anziani al mondo. Infatti l80% non gode di copertura
pensionistica
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con la conseguenza di sperimentare drammatiche condizioni di povert
nel momento in cui non pi in grado di lavorare: tutto ci solo per ricordare che le
pensioni sono una conquista sociale tra le pi rilevanti degli ultimi 150 anni, uno dei
punti qualificanti la qualit della vita in et anziana e dove non ci sono si sente. Alla
fine del prossimo mese a Berlino si terr un convegno celebrativo della prima norma
che istituiva la pensione di vecchia, introdotta 125 anni fa nellordinamento dellallora
impero tedesco dal Cancelliere Otto Bismarck.

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HelpAge International, UNFPA. Ageing in the Twenty-First Century: A Celebration and A Challenge. New York-London
2012, pag 185
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2. Gli anziani occupano posti di lavoro mentre i giovani restano disoccupati. Come se
lavorare fosse un fatto negativo e togliesse opportunit ad altri, ma spesso proprio il
lavoro che crea nuove opportunit e dove il lavoro non c, questa situazione investe
sia anziani che giovani come vediamo anche in questi anni
3. Gli ospedali sono pieni di anziani che tolgono il posto ad altri: anche qui si potrebbe
facilmente argomentare che gli anziani spesso sarebbero ben contenti di curarsi a
casa se potessero, ma i servizi domiciliari sono molto carenti
4. In talune situazioni il conflitto diventa ancora pi drammatico e non solo mediatico: in
Africa, un tempo luogo della famiglia allargata, dellanziano considerato il perno della
famiglia intorno al quale crescere e dal quale ricevere preziosa esperienza, di fronte al
crescere del numero degli anziani, assistiamo al drammatico fenomeno della violenza
verso gli anziani. Ad esempio alla morte di un bambino o di un giovane, pu accadere
che si pensi che sia lanziano del villaggio che attraverso pratiche di stregoneria ha
rubato la sua vita per continuare a vivere lui stesso e quindi si pensi di punirlo,
addirittura di ucciderlo perch non rubi pi la vita ai giovani! Si tratta di qualcosa che
sperimentiamo anche in Europa anche se con caratteristiche diverse: laffermarsi
anche con strumenti legali, di pratiche eutanasiche laltra faccia della stessa
medaglia: se gli anziani non servono a nulla, la loro vita non vale nulla. E ad essere
onesti la nostra esperienza ci parla anche di un eutanasia nascosta fatta di
abbandono nei grandi istituti, di scarsa attenzione alla salute dei pi anziani, frutto di
un drammatico mix di ignoranza e disinteresse che produce effetti devastanti sulla vita
degli anziani pi deboli. Si tratta anche in questo caso dellespressione di un conflitto
tra una vita debole della quale si fatica a capire il senso ed una vita pi giovane che
ritiene di poter dettare le regole del vivere e del morire a partire dalla propria
condizione di presunta forza e da un sistema di valori nel quale la debolezza oggetto
di disprezzo.
La verit che anziani e giovani sono spesso considerate due categorie di scarto, perch
nella nostra societ odierna sembra difficile percepirne lutilit. Credo che questo sia il
necessario punto di partenza di questa riflessione. Vorrei citare ci che il papa ha detto in
occasione della sua visita a SantEgidio pochi mesi fa:
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Un popolo che non custodisce i suoi anziani, che non si prende cura dei suoi giovani, un
popolo senza futuro, un popolo senza speranza. Perch i giovani i bambini, i giovani e gli
anziani portano avanti la storia. I bambini, i giovani con la loro forza biologica, giusto. Gli
anziani, dando loro la memoria. Ma quando una societ perde la memoria, finita, finita. E
brutto vedere una societ, un popolo, una cultura che ha perso la memoria. La nonna
novantenne che ha parlato brava! ci ha detto che cera questo ricorso allo scarto, questa
cultura dello scarto. Per mantenere un equilibrio cos, dove al centro delleconomia mondiale
non ci sono luomo e la donna, ma c lidolo denaro, necessario scartare cose. Si scartano i
bambini: niente bambini. Pensiamo soltanto alla quota di crescita dei bambini in Europa: in
Italia, Spagna, Francia E si scartano gli anziani, con atteggiamenti dietro ai quali c
uneutanasia nascosta, una forma di eutanasia. Non servono, e quello che non serve si scarta.
Quello che non produce si scarta. E oggi la crisi tanto grande che si scartano i giovani:
quando pensiamo a questi 75 milioni di giovani dai 25 anni in gi, che sono n-n: n
lavoro, n studio. Sono senza. Succede oggi, in questa Europa stanca..
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I giovani faticano a rendere evidente la loro utilit ad un mondo che poco ti valuta se non
sei produttivo e poco ti considera se non ricopri un ruolo. Ma molti giovani non lavorano e
non studiano e quindi diventano uno scarto per una societ che sembra non avere
bisogno di loro. In Europa ci sono 75 milioni di giovani sotto i 25 anni che non lavorano e
non studiano. E come se lintera Francia e qualcosa di pi fosse in questa condizione.
Possiamo permetterci il lusso di scartare un intera nazione che rappresenta comunque il
futuro del nostro continente e del mondo? Daltra parte per i giovani non sembra ci siano
prospettive allettanti, se non, in molti paesi, poveri, fuggire per cercare fortuna nei paesi
ricchi, una speranza che non di rado si trasforma in unillusione o peggio in una tragedia
alla quale assistiamo in diverse parti del mondo come accade, per quanto ci riguarda pi
da vicino geograficamente, nel canale di Sicilia o in generale nel mare Mediterraneo.
Allo stesso tempo gli anziani (quasi 87 milioni solo in Europa) sono fuori dai cicli di
produzione, almeno, in una percezione diffusa quanto superficiale, perch in realt non del
tutto vero: il 47% degli uomini e il 24% delle donne continuano a lavorare sino a quando sono

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Parole del Santo Padre Francesco durante la visita alla Comunit di SantEgidio. Basilica di Santa Maria
in Trastevere, Domenica, 15 giugno 2014.
http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2014/june/documents/papa-francesco_20140615_comunita-
sant-egidio.html consultato il 15.09.2014
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molto anziani e nei paesi in via di sviluppo sino al 90% spesso nel settore informale
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. Ma la
loro esperienza pratica vecchia, di scarso interesse (almeno cosi la si vuole rappresentare).
La loro vita quotidiana non interessa (altro gravissimo errore non solo dal punto di vista
umano, ma sociale ed economico). In Australia per esempio il valore delle cure prestate a
bambini e persone anziane da parte di donne anziane stato calcolato pari a $16 miliardi
allanno. E una realt molto concreta quella del sostegno di tanti anziani alla vita dei figli che
si concretizza nellaccudire i nipoti, a volte in maniera quotidiana e prolungata per permettere
ai figli di lavorare. E pensiamo per un momento se gli anziani smettessero di comprare cosa
potrebbe succedere al PIL! Per non parlare di quanti anziani con la loro pensione sostengono
intere famiglie, alleviando almeno parzialmente, i drammi legati alla disoccupazione, alla
perdita del lavoro, alla separazioni economicamente spesso insostenibili. Quanti anziani
riaccolgono nella loro casa figli che non saprebbero pi dove andare perch non si possono
pagare un affitto con uno stipendio solo. E difficile pensare agli anziani come uno scarto
anche in una logica rozzamente economica!
La verit che ci troviamo in una situazione completamente nuova anzitutto dal punto di vista
demografico. Il nuovo equilibrio demografico non stato ancora raggiunto ma la situazione
che viviamo oggi a livello mondiale non si mai verificata prima nella storia dellumanit e
quindi richiede fantasia e soluzioni nuove, ed anche unelaborazione culturale nuova.
Questo vero in Europa ma anche in Africa. La vita media a livello mondiale si allungata di
circa 20 anni tra il 1950 ed il 2010 passando da 46 a 66 anni. vuol dire che oggi almeno la
met della popolazione mondiale muore dopo aver compiuto 65 anni di et. In Africa sub-
Sahariana let media alla morte di circa 57 anni. il numero degli ultra sessantenni nello
stesso periodo passato da meno di 300 milioni a poco meno di un miliardo, dei quali i due
terzi vivono in paesi in via di sviluppo. Di converso il numero degli individui con meno di 14
anni a livello mondiale pi o meno stabile dalla fine del secolo scorso. Oggi il rapporto
anziani/giovani di 1 a 2 (un ultrasessantenne ogni due under 14) ma diventer 1 a 1 pi o
meno nel 2050, mentre era circa 3 a 1 nel 1950
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. Si tratta di cambiamenti epocali che
avvengono, seppure a velocit ed intensit differente, in tutti i paesi del mondo. Non credo sia

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HelpAge International, UNFPA. Ageing in the Twenty-First Century: A Celebration and A Challenge. New York-London
2012, pag 185
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UNITED NATIONS - Department of Economic and Social Affairs Population Division.World Population Ageing
2013 New York, 2013
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necessario insistere con valanghe di numeri che spieghino la transizione demografica a livello
mondiale per dirci in maniera diversa sempre lo stesso concetto: la popolazione mondiale
oggi ha una struttura demografica che non ha mai conosciuto in tutta la sua storia. Basta
questo elemento a dirci la necessit di un pensiero nuovo, un pensiero a partire dal Vangelo.
In questo senso si sente la necessit di una riflessione ecclesiale che, accanto alle
comprensibili attenzioni per i pi giovani, dia corpo ad un pastorale dedicata agli anziani che
possa raccogliere la domanda di Vangelo che nasce da una nuova realt umana e sociale.
Proprio nel quadro di questa riflessione e di questa ricerca che anima da oltre 40 anni il
servizio con gli anziani di SantEgidio mi ha sempre colpito lattrazione che spesso gli anziani
esercitano sui pi giovani. Ci si accorge di questo quando si vanno a trovare gli anziani in
Istituto insieme ai pi giovani, a ragazzi delle scuole medie ad esempio. Opportunamente
accompagnati e preparati questi momenti di incontro, spesso delle feste, qualche canto, un
sorriso, tanta simpatia, la semplicit di un incontro tra persone che vivono realt cosi
profondamente diverse, lasciano sia nei pi giovani che nei pi anziani un ricordo indelebile.
Proprio la diversit di condizione diventa motivo di attrazione: per gli anziani che sentono
nellincontro con i pi giovani la bellezza del non essere messi in disparte, ma anzi di essere
cercati da persone che non hanno altro motivo che compiere un gesto di amicizia. Per i pi
giovani che scoprono con felice sorpresa come sia possibile vivere momenti di amicizia belli
con gli anziani, persone cosi diverse dalla loro realt quotidiana. Nella mia esperienza
personale di tanti anni si tratta sempre di un incontro che si desidera successivamente
ripetere. Anche quando un anziano non sta bene, magari un poco confuso, la sua
condizione non fa paura ma anzi diventa occasione di una maggiore delicatezza nel rapporto,
di unattenzione maggiore.
Recentemente, ho ascoltato una conferenza dal titolo Giovani e anziani: la solidariet tra le
generazioni. Sono intervenuti tra gli altri un giovane africano della Comunit di SantEgidio
responsabile delle Comunit in Malawi, Elard Alumando, ed un rabbino molto anziano, David
Broadman, scampato alla Shoah dopo essere stato internato ad Auschwitz. Due vite
completamente diverse, forse tra le pi lontane immaginabili come esperienza umana. Sono
rimasto toccato dal fatto che entrambi hanno parlato della visita allanziano con accenti e
parole convergenti, in alcuni casi addirittura coincidenti. Elard parlava della sua esperienza
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recente in Malawi
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. David Broadman della sua esperienza di 50 e pi anni fa in Europa, in un
mondo che non c pi. Mi sembrata la dimostrazione che questo tema lo ritroviamo intatto,
simile nellesperienza concreta anche attraverso culture, mondi, tradizioni religiose, ed
esperienze umane profondamente diverse. Come se, parlando dellincontro tra giovani ed
anziani andassimo a toccare una corda profonda, intima della nostra vita, che vibra in
maniera simile a latitudini diverse, in generazioni distanti, in situazioni che sembrano non
avere niente in comune. E la consapevolezza che nessuno un uomo unisola, ma ciascuno
di noi anche chi lo ha preceduto e in qualche modo esiste in chi ci seguir.
La debolezza degli anziani diventa un motivo per far emergere i sentimenti migliori, una pista
che porta lontano ad immaginare un modo nuovo di vivere insieme. Proprio quella debolezza
che spaventa: lo vediamo nel desiderio di esorcizzare la vecchiaia che attraversa la nostra
societ. La vita vale finch si forti, indipendenti, sani, e possibilmente belli. Un ideale lascia
il posto ad una realt ben diversa man mano che si va avanti negli anni. Ed allora la paura
che si manifesta con quella frase che in tanti abbiamo ripetutamente ascoltato (e forse
qualche volta prununciato?): Non voglio essere un peso per nessuno! Che in fondo esprime
la paura che nessuno mi voglia abbastanza bene da prendersi cura di me quando ne avr
bisogno! E una paura della vita, quando la vita si fa pi difficile. Quanto bisogno di Vangelo
c per convertire questa paura! Ma proprio quella debolezza diventa invece occasione di
incontro, di amicizia, di unapertura nuova.
Dallaltra linsicurezza dei pi giovani, lidea di non poter contare su nessuno che si preoccupi
veramente del tuo futuro, che sia disposto a sacrificarsi per gli altri. Lidea di una vita che non
ha radici se non in se stessi e nella capacit di farcela da soli. Ed allora non ci sono legami
che contano veramente, anzi i legami diventano un peso.
Da queste due debolezze pu nascere un nuovo modo di vivere. Si tratta proprio di
trasformare la debolezza in una opportunit. La debolezza, se amata, diventa il
catalizzatore di legami nuovi, di una nuova scala di valori
6
. In questa prospettiva la vita
riacquista un significato nuovo ed antico allo stesso tempo. Pensate al tema dellesperienza:
certo difficile che lesperienza di un anziano possa oggi parlare alla vita quotidiana di un

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Testo disponibile allindirizzo http://www.santegidio.org/pageID/5373/langID/it/text/1167/Intervento.html, consultato il
14.09.2014
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Comunit di SantEgidio. La forza degli anni. Francesco Mondadori Ed.
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giovane perch il mondo cambia rapidamente, corre e la distanza tra un generazione e quelle
successive enormemente aumentata rispetto anche solo a 50 anni fa. Daltra parte ci sono
dimensioni che solo gli anziani ci possono restituire. Lesempio dellesperienza della guerra
molto importante. Cosa vuol dire oggi perdere la generazione che ha vissuto la seconda
guerra mondiale? Che ricorda di aver protetto una famiglia di ebrei dalla persecuzione, che
racconta il bombardamento aereo di San Lorenzo a Roma, la paura, i rifugi, le sirene, la fuga,
i morti. Che ricorda la fame, le file per il pane. E poi dopo la guerra la ricostruzione e quel
desiderio di riconquistare un paese dove si potesse vivere felici. Quella spinta alla vita che in
Europa ci ha regalato un continente prospero, dove la vita pi facile che in altre parti del
mondo. Una memoria collettiva che vitale tramandare ai bambini di oggi. Sarebbe bello che
le Parrocchie diventassero anche un luogo di trasmissione della memoria dagli anziani ai
bambini! Lanno scorso abbiamo presentato con un gruppo di anziani della comunit la
ricostruzione della storia della parrocchia di un quartiere popolare romano e delle chiesa in
quel quartiere. E stata una gara a raccontare da parte degli anziani che hanno potuto dare
voce tassello per tassello a questa storia collettiva dal 1938, anno di fondazione della
parrocchia, ad oggi accompagnandosi con le loro foto. Ed abbiamo dovuto ripetere lo
spettacolo pi volte perch tutti lo volevano vedere! Non c futuro senza memoria recita lo
striscione che guida ogni anno la marcia del 16 ottobre a Roma che ricorda la drammatica
razzia degli ebrei romani il 16 ottobre del 1943. Anche in questo senso gli anziani sono la
memoria ed il futuro delle nostre societ.
C in tutto questo il mistero della debolezza che diventa forza, come direbbe lapostolo
Paolo
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. In fondo tutti i 40 anni di amicizia di SantEgidio con gli anziani corrono sul filo di
questo incontro tra giovani ed anziani, della scoperta della forza e della bellezza di questa
amicizia. Ricordo quando 18enne per la prima volta andai a trovare gli anziani a casa in un
quartiere romano: lo stupore dellincontro con persone cos diverse, lidea che lamicizia con
un ottantenne sarebbe durata poco, mentre poi la lunghezza della vita ci offr ed in molti casi
ci offre, innumerevoli occasioni di amicizia. La sollecitazione ad essere delicato con chi pi
fragile, ma anche a capire in profondit il desiderio di vita piena anche di chi per la malattia
sembrava condannato ad una vita ridotta al massimo alla propria casa. Ed allora lamicizia
come il grande strumento per riconquistare, ad esempio, la serenit di un uscita fuori casa

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2 Cor 12, 10.
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che da soli sarebbe stata impossibile. O un pranzo al ristorante, oppure una festa. E last but
not least, il ritrovarsi insieme davanti al Signore nella preghiera nella liturgia, come
espressione di un destino comune di fede che fa superare ogni distanza e differenza e rende
comprensibile tanta parte del Vangelo: c pi gioia nel dare che nel ricevere ha detto Ges
secondo lapostolo Paolo, questa lesperienza dellincontro con i pi anziani.
La debolezza come occasione di amicizia, di incontro, di legame, del prendersi cura di un
altro, come grande occasione di uscire da se stessi e dal proprio egocentrismo. La
benedizione dellessere chiamati a pensare non solo a se stessi. Del trovare radici in un altro
scoprendo il senso di una vita che non inizia con me e non finir con me. Quindi il sentimento
dellessere parte di una storia che pi grande di me e che proprio per questo da senso
anche alla mia vita in una dimensione collettiva alla quale spesso ci si sottrae per
rassegnazione od egoismo, o semplicemente perch non se ne ha loccasione.
Il tema della debolezza degli anziani noto fin dallantichit al popolo di Israele. Si legge nel
Siracide
Figlio , soccorri tuo padre nella vecchiaia,
non contristarlo durante la sua vita.
Sii indulgente, anche se perde il senno,
e non disprezzarlo, mentre tu sei nel pieno vigore.
Lopera buona verso il padre non sar dimenticata,
otterr il perdono dei peccati, rinnover la tua casa.
Nel giorno della tua tribolazione Dio si ricorder di te,
come brina al calore si scioglieranno i tuoi peccati.
Chi abbandona il padre come un bestemmiatore,
chi insulta sua madre maledetto dal Signore.
C il rischio oggi di vedere a livello familiare e della societ nel suo complesso di
abbandonare il padre e la madre. Mentre invece portiamo la responsabilit di comunicare un
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altro modo di vedere e comprendere la vita. In cima a questo nuovo modo di comprendere c
la consapevolezza che la debolezza amata come motivo di felicit che diventa pi forte della
tristezza legata alle proprie limitazioni o anche alle sofferenze. Ogni sofferenza, sia essa
fisica o psichica si alleggerisce se non la si affronta da soli. Impararlo da giovani vuol dire
mettere radici in una terra buona.
In questo quadro il legame tra giovani anziani assume il valore di unarchitrave sociale: un
tessuto prezioso, una risorsa per la vita familiare e sociale, un elemento di coesione profonda
che fa giustizia di tanta retorica disgregante sul conflitto generazionale.
Concludo citando solo un passaggio di una riflessione di Andrea Riccardi su questo
tema in occasione della presentazione del Volume La forza degli anni lezioni di vecchiaia
per giovani e famiglie, nel maggio del 2013 per i 40 anni dellimpegno di SantEgidio con gli
anziani: questo volume raccoglie lesperienza e la visione della Comunit di SantEgidio sulla
vita degli anziani nella nostra societ; Una societ che non sa fare spazio ai suoi anziani,
perde il senso di s, perde il suo volto umano. E una societ in cui il valore della vita di tutti
viene calpestato. E una societ in cui la vita vuol dire solo stare bene e allora vengono
tagliati fuori dalla vita i malati, i portatori di handicap, non solo gli anziani, ma tutti quelli che
portano le ferite della loro esperienza umana nel loro corpo e nellanima. E una societ che
smarrisce il suo volto umano e una societ dal volto umano solo quella che ha il volto del
giovane e dellanziano insieme
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.
Mi sembra che siamo di fronte ad una sfida dellumanit del nostro tempo, alla quale il
Vangelo ha tanto dire e noi abbiamo la grande responsabilit di incarnare questa sfida nella
nostra vita perch il Vangelo parli al cuore dei giovani e degli anziani del nostro tempo.




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A.Riccardi. Presentazione del volume La forza degli anni. Basilica di Santa Maria In Trastevere, 8 Maggio 2013, Roma.
https://www.youtube.com/playlist?list=PLUoSbTXuPrWpYr9qPAU38UsvTMncGUA-9 consultato il 14.09.2014