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ARCHIVIO

STORICO SARDO

DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA SARDEGNA

VOLUME XXXIX

STUDI STORICI IN MEMORIA DI


GIANCARLO SORGIA

A CURA DI
MARIA LUISA PLAISANT

CAGLIARI - 1998
ARCHIVIO
STORICO SARDO

A CURA DELLA
DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA SARDEGNA

VOLUME XL

CAGLIARI - 1999
© Cagliari - 2000

Nessuna parte di questo volume può essere riprodotta in qualsiasi forma


a stampa, fotocopia o altri sistemi senza il permesso della
DEPUTAZIONE DI STORIA PATRIA PER LA SARDEGNA

EDIZIONI AV di Antonino Valveri - Via M. De Martis, 6 - 09121 Cagliari


Tel. (segr. e fax) 070/27 26 22
Titolo

INDICE

SAGGI E MEMORIE

VALERIA SCHIRRU - Le pergamene camaldolesi relative alla Sardegna


nell’Archivio di Stato di Firenze .......................................................................... Pag. 9
ROBERTO CORONEO - Architettura romanica in Sardegna: schede
bibliografiche ............................................................................................................... » 225
BIANCA FADDA - I toponimi del Mediterraneo nel Compasso da navi-
gare ..................................................................................................................................... » 251
ALDO PILLITTU - Aggiornamenti, revisioni e aggiunte a Scipione Apri-
le ........................................................................................................................................... » 403
LUISA D’ARIENZO - I francescani, S. Salvatore da Horta e l’origine del-
l’Università di Cagliari ........................................................................................ » 453
LORENZO DEL PIANO - Francesco Cocco Ortu Contributo ad una bio-
grafia ................................................................................................................................. » 465

NOTIZIARIO

Le Carte volgari dell’Archivio arcivescovile di Cagliari. Un proble-


ma ancora aperto (Cagliari 29 aprile 1998) (a cura di V.
Schirru) .......................................................................................................................... » 591
L’Archivio Segreto Vaticano. Un patrimonio della cultura univer-
sale (Cagliari 30 aprile 1998) (a cura di V. Schirru) ................ » 595
Studi storici in memoria di Giancarlo Sorgia - Presentazione del
volume - Archivio Storico Sardo XXXIX (Cagliari 24 mag-
gio 1999) (a cura di B. Fadda) .................................................................... » 605

RASSEGNE DI CONGRESSI E CONVEGNI

Convegno Internazionale sul tema Gli Anni Santi nella storia


(16-19 ottobre 1999), Università degli Studi di Ca-
gliari - Cittadella dei Musei, Aula Verde, Piazza Arse-
nale, Cagliari (a cura di V. Schirru e B. Fadda) .................. » 627

5
Indice

RECENSIONI

PIER GIORGIO SPANU, La Sardegna bizantina tra VI e VII secolo, Ori-


stano, S’Alvure, 1998 (R. Coroneo) ...................................................... Pag. 669
P. FADDA, Avanguardisti della modernità. Alle origini della trasfor-
mazione della società agricola sarda, Cagliari, Sanderson
Craig, 1999 (L. Del Piano) ........................................................................... » 689

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SAGGI E MEMORIE
Indice

6
VALERIA SCHIRRU

LE PERGAMENE CAMALDOLESI RELATIVE


ALLA SARDEGNA NELL’ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE

SOMMARIO: 1. Il fondo consultato – 2. Le pergamene relative alla Sardegna – 3. Proble-


mi di cronologia – 4. Nuovi dati relativi alle cronologie dei giudici sardi – 5. I
Camaldolesi in Sardegna – 6. Le chiese camaldolesi.

1. Il fondo consultato – Nell’Archivio di Stato di Firenze esiste una rac-


colta di pergamene, denominata Diplomatico, attualmente suddivisa
in 525 fondi distinti in base alla provenienza e ordinati cronologica-
mente. Tale raccolta trova le sue origini nell’Archivio Diplomatico isti-
tuito da Pietro Leopoldo di Lorena, con motuproprio del 24 dicembre
1778, allo scopo di raccogliere tutte le pergamene degli uffici centrali
e periferici del Granducato, dei comuni, delle opere pie e dei conventi
soppressi (1).
In seguito alla soppressione delle corporazioni religiose esistenti
nel territorio toscano, decretata prima dalle disposizioni del governo
granducale e poi dalle leggi eversive del governo francese, con i decreti
napoleonici del 24 marzo 1808 e del 13 settembre 1810, ci fu la con-
seguente acquisizione, da parte del governo, del patrimonio archivisti-
co dei conventi e dei monasteri. I documenti pergamenacei sciolti ve-
nivano così inseriti nel Diplomatico; mentre le carte a carattere ammi-
nistrativo venivano raccolte in un fondo archivistico a parte denomi-

(1) Guida Generale degli Archivi di Stato Italiani, Archivio di Stato di Firenze,
Roma 1981, vol. II, p. 32.

9
Valeria Schirru

nato Archivio centrale delle corporazioni religiose soppresse della Toscana,


istituito il 26 febbraio 1817.
L’Archivio Diplomatico confluì poi nell’Archivio Centrale di Stato
di Firenze, creato da Leopoldo II il 20 febbraio 1852 (2).
All’interno del Diplomatico, nel fondo denominato Camaldoli,
che consta oggi di 4.798 pergamene, che vanno dall’anno 780 al 1680,
è confluito nel 1811 (3) quasi tutto il materiale pergamenaceo che costi-
tuiva l’archivio del monastero di San Salvatore di Camaldoli (4), dal
quale dipendevano la maggior parte delle chiese sarde affiliate all’ordine
monastico Camaldolese (5).
Dal 29 maggio 1812 alla fine del 1817, gli archivisti fiorentini
procedettero allo spoglio delle pergamene, regestando tutto il materia-
le in tre volumi cartacei, attualmente conservati nello stesso Archivio
di Stato di Firenze (6).

(2) Guida Generale degli Archivi di Stato Italiani, Archivio di Stato di Firenze
cit., vol. II, p. 149.
(3) In un registro cartaceo detto Stracciafoglio, conservato nello stesso Archivio
di Stato di Firenze (in appresso A.S.F.), si legge: «A dì 7 marzo 1811. Dalla Commissio-
ne deputata alla scelta dei Monumenti di Scienze, Lettere ed Arti ha ricevuto l’Imperiale
Archivio Diplomatico, le Cartapecore del Monastero di Camaldoli, in sessantaquattro cas-
sette […]. Camaldoli n. 4454 [...]». Cfr. E. LASINIO, Regesto di Camaldoli, in Regesta
Chartarum Italiae dell’Istituto Storico Italiano, vol. IV, Roma 1928, p. XXIII. L’opera
completa è in quattro volumi: L. SCHIAPARELLI-F. BALDASSERONI, Regesto di Camaldoli, in
Regesta Chartarum Italiae dell’Istituto Storico Italiano, vol. I, Roma 1907 e vol. II,
Roma 1909; E. LASINIO, Regesto di Camaldoli, in Regesta Chartarum Italiae dell’Istituto
Storico Italiano, vol. III, Roma 1914 e vol. IV, Roma 1928.
(4) Si tratta del monastero ubicato nel territorio provinciale di Arezzo; questa
precisazione è d’obbligo in virtù del fatto che anche altri monasteri dell’Ordine era-
no denominati Camaldoli, come ad esempio quello che si trovava vicino a Firenze
dove sono stati redatti alcuni dei documenti editi nell’Appendice documentaria.
Cfr. i docc. XXI, XXII, XXIII, XXIV.
(5) Non tutte le chiese camaldolesi sarde dipendevano dal monastero di San
Salvatore. Ad esempio la chiesa di Santa Maria di Bonarcado con tutte le sue dipen-
denze era stata affiliata al monastero di San Zenone di Pisa che a sua volta dipendeva
dal monastero di San Michele in Borgo, sempre a Pisa.
(6) I volumi, il cui restauro è stato terminato recentemente si possono attual-
mente visionare in microfilm: A.S.F., Diplomatico, Spoglio Camaldoli nn. 52-53-54.
Riportano nel foglio di guardia rispettivamente le scritte: «Spoglio delle Cartapecore
del Monastero di S. Salvatore di Camaldoli. Dall’anno 780, 30 Aprile, al 1199, 20

10
Le pergamene camaldolesi relative alla Sardegna nell’Archivio di Stato di Firenze

Nella seconda metà del secolo XIII, quando la documentazione


si trovava ancora nell’archivio di San Salvatore di Camaldoli, i mona-
ci, per evitare che si perdesse memoria di ciò che poteva ancora torna-
re utile alla vita economica e giuridica del monastero, registrarono, ri-
ducendoli in forma di regesto, gli atti giuridicamente già compiuti che
testimoniassero i possessi e le affiliazioni dello stesso monastero «per
compra, per locazione, donazione o legato». Risultato del lavoro fu un
manoscritto pergamenaceo, denominato Sommario di Istrumenti, in
cui i sommari dei documenti sono classificati, inizialmente, in privati
(dalla c. VIIII alla carta CCVII) e pubblici (dalla carta CCVIII alla
carta CCXLVI), raggruppati per località, iniziando dalla diocesi Areti-
na, dov’era la casa madre di San Salvatore di Camaldoli, seguendo poi,
all’interno di ciascun gruppo, l’ordine cronologico (7). I sommari sono

Novembre, con n. 9 Spogli del sec. XII d’incerta data»; «Spoglio delle Cartapecore del
Monastero di S. Salvatore di Camaldoli. Dall’anno 1200, Febbraio, all’anno 1300,
Agosto, con n. 34 Spogli del sec. XIII di data incerta»; «Spoglio delle Cartapecore del
Monastero di S. Salvatore di Camaldoli. Dall’anno 1304, 9 Febbraio, al 1680, 15
Maggio». Per l’epoca della realizzazione dello spoglio cfr. A.S.F., Stracciafoglio, cc.
81-84 e E. LASINIO, Regesto di Camaldoli cit., vol. IV, p. XXIV.
(7) Il manoscritto è conservato nello stesso Archivio di Stato di Firenze:
A.S.F., Corporazioni religiose soppresse, Camaldoli Appendice, Sommario di Istrumenti
n. 8 (in appresso Sommario). Si tratta di un volume pergamenaceo (mm. 450 x
300), rilegato in pelle, restaurato nel 1995, che pervenne all’Archivio di Stato di
Firenze nel 1893 quando, in seguito alla soppressione dei conventi, vennero incame-
rati dallo Stato i beni di questi ultimi. In un foglio incollato nella carta di guardia si
legge: «Miscellanea varia storica et patrimonialis-Cartularium. Questo bellissimo codice
in pergamena, di buona conservazione, e di buona scrittura, la maggior parte di caratte-
ri gotici o semigotici ha sulla costola il titolo errato o almeno incompleto “Summaria
instrumentorum et Privilegiorum SS. Pontificum Aretinorum Episcoporum et Imperato-
rum Digesta Domino Simone et Raynerio Monac. Camal. Ab anno 1001 ad annum
1269”. Sulla prima carta recto in fronte, comincia la tavola o l’indice della prima parte
del codice, che va fino a un quarto del retro della carta, con sotto alcune giunte di carat-
tere più moderno. Sul recto della carta seguente segnata n. II principia la deferizione dei
censi “Hic e(st) Census de Mogiona etc.” e termina verso la metà del recto della carta VI.
Sul verso di questa si leggono alcuni Lodi e Confutazioni che comprendono le due carte
successive, cioè fino alla VIII inclusa. Si vede chiaro che queste due carte, dopo le prime
della deferizione dei Censi, erano state lasciate in bianco per notarvi successivamente
altre partite, ma che poi furono riempite con quei documenti che avevano un’attinenza
alla materia del codice, perché relativi a combinazioni di beni e a balzelli imposti dalla
Rep. Fiorentina e atti consimili. In molte parti del codice esistono trascrizioni di tali

11
Valeria Schirru

compilati con molta brevità e contengono i dati essenziali: nomi dei


contraenti; disposizioni principali; località, spesso con i loro confini;
data del documento; nome del notaio; mentre mancano, talvolta, la
data topica e i nomi dei testimoni. Di particolare interesse è la parte
relativa alla Sardegna, che comincia alla c. CLXXXVII, in cui sono
riportati i sommari di tutti i documenti riguardanti l’isola, conservati a
quella data nell’archivio dello stesso monastero, compresi quelli i cui
originali non esistono più. Tali sommari rivestono, quindi, un’impor-
tanza fondamentale per colmare alcune lacune sulla storia dei Camal-
dolesi nell’isola, soprattutto perché le registrazioni sembrerebbero coe-
ve ai documenti o comunque non molto più tarde; per di più, da una
verifica svolta sui documenti di cui esiste ancora l’originale, è emerso
che nei regesti sono stati riportati nomi, toponimi e, persino, parole in
volgare sardo così come erano nel documento originale.
Il fondo è stato oggetto di ulteriori riordini precedenti al versa-
mento presso l’Archivio di Stato di Firenze. Di uno di questi, avvenu-
to nel 1530, rimane testimonianza in un manoscritto cartaceo conte-
nente l’elenco dei documenti dell’archivio del monastero, allora con-
servati in 49 sacchi, distinti sempre tra pubblici e privati e, al loro in-
terno, suddivisi per provenienza e contenuto (8).

documenti in carte o parti di carte che erano lasciate bianche. A carta VIIII comincia la
Deferizione dei Beni col titolo “Cart(..) de Fontebono etc.”. Questo cartolario o descri-
zione indica sommariamente le provenienze sia per compra, per locazione, o donazione,
o legato, intestando ciascuna nota col nome del disponente e quindi la descrizione som-
maria dei beni ai quali si riferisce la nota; poi la data dell’anno, mese e giorno, quindi il
nome del notaio. Il primo atto è dell’anno 1048 mese di maggio e poi seguono per ordine
cronologico. Fino a carta 171 proseguono le note relative ai beni del monastero ed Eremo
di Camaldoli (Fontebono). A carta 71 retro cominciano le note relative agli altri mona-
steri; cominciando da quello di Sancti Quirici de Pisis a cui tengono dietro altri cinque
titoli dei monasteri di Pisa, Lucca, Firenze, Volterra, della Sardegna, di Romagna, di
Perugia, Città di Castello e Chiusi, del Romano, Marca Trevisana e Anconitana, Vene-
zia e Alemagna. Seguono a carta 208 i Privilegi Pontifici, a carta 224 le Indulgenze
Pontificie, a carta 235 i Privilegi dei Vescovi di Arezzo, a carta 242 i Privilegi delli
Imperatori. Intercalati in quest’ultima parte, e anche nelle precedenti, non che in fine, si
leggono altri atti e documenti, come abbiamo notato di sopra e dei quali vi è in parte un
indice di caratteri più moderni, in appendice al vecchio indice o tavola».
(8) Il codice, conservato nella Biblioteca della Fraternità dei Laici ad Arezzo,
è intitolato «Memoria delle scripture della casa rivedute et insieme rassectate per me ser

12
Le pergamene camaldolesi relative alla Sardegna nell’Archivio di Stato di Firenze

Altre notizie, relative all’archivio del monastero, risalgono al


1569, quando Cosimo I, granduca di Toscana, istituì l’Archivio gene-
rale dei Contratti ordinando il trasferimento di «tutti i protocolli dei
notari del dominio fiorentino, e di tutti i contratti e scritture pubbliche
sparse per i vari depositi dello Stato». In quell’occasione i monaci Ca-
maldolesi chiesero e ottennero – con un decreto del 20 dicembre
1571 – di poter tenere un protocollo separato in cui «[...] notare e
scrivere tutti i contratti che si rogheranno [...] purchè non vi intervenghi-
no persone sottoposte alle Loro Altezze, né vi si tratti in modo alcuno del-
l’interesse loro […] e che di simili contratti non sieno tenuti rimetterne le
copie all’Archivio»: ottenendo così il diritto di mantenere un loro ar-
chivio sia pure limitato alla propria giurisdizione (9).
Nel 1587, papa Sisto V, in seguito alla soppressione dell’ufficio di
Archivista generale in Roma, ordinò a tutti i monaci regolari di conse-
gnare l’inventario degli strumenti e dei beni dei monasteri al monastero
del relativo ordine che aveva sede in Roma, provocando così una dimi-
nuzione del materiale documentario dell’archivio di San Salvatore di
Camaldoli (10).
Alla fine del secolo XVIII il monaco Odoardo Baroncini venne
incaricato di riordinare l’archivio e la biblioteca dell’Ordine; risultato
del suo lavoro, per quanto riguarda l’archivio, furono due volumi car-
tacei (11) contenenti i regesti di tutte le carte, dall’anno 780 all’anno
1680, con l’indicazione dell’armadio e della cassetta in cui si trovava-
no conservati. Di quest’ordinamento rimane traccia nelle note dorsali
delle pergamene, riportanti l’indicazione della tipologia del documen-
to – ad esempio donatio, privilegium etc. – e la collocazione (12).

Giuliano di Bartholo da Stia, cancelliere di Camaldoli, in questo anno 1530». Cfr. E.


LASINIO, Regesto di Camaldoli cit., vol. IV, p. XVI.
(9) E. LASINIO, Regesto di Camaldoli cit., vol. IV, p. XX.
(10) B. MITTARELLI-A. COSTADONI, Annales Camaldulenses quibus plura interse-
runtur tum ceteras Italicas Monasticas res, tum historiam ecclesiasticam remque diplo-
maticam illustrantia, Venezia 1755-1773, tomo VIII, p. 172.
(11) I due volumi cartacei si conservano nell’Archivio di Stato di Firenze dal
1811. Cfr. A.S.F., Fondo Camaldoli, nn. 294-295.
(12) E. LASINIO, Regesto di Camaldoli cit., vol. IV, p. XXII.

13
Valeria Schirru

Già intorno ai primi decenni del ’900 un insigne paleografo,


Luigi Schiaparelli, dimostrò l’importanza della documentazione del
fondo dell’Archivio fiorentino, pubblicando, nella collana Regesta
Chartarum Italiae, i quattro volumi del Regesto di Camaldoli. L’opera,
ultimata da Ernesto Lasinio che si fermò alla data del 1246, si presen-
ta come una raccolta di regesti, fondamentale per una ricerca prelimi-
nare sul materiale dell’Archivio.
Occupandosi dei Camaldolesi non si può prescindere dal ricor-
dare i monumentali Annales Camaldulenses di Benedetto Mittarelli e
Anselmo Costadoni (13), in cui viene ripercorsa tutta la storia dell’Or-
dine monastico, suffragata anche dalla trascrizione delle fonti docu-
mentarie, che i due monaci studiarono negli archivi dei monasteri più
importanti della Congregazione (14).
Tra gli studi più recenti e specifici sulla diffusione dei Camaldo-
lesi in Sardegna un posto di rilievo spetta all’opera di Ginevra Zanetti,
che ha tracciato un profilo storico dell’Ordine attraverso lo studio del-
le chiese sarde a questo affiliate, proponendo anche la trascrizione di
alcuni documenti conservati nell’Archivio di Stato di Firenze (15).

2. Le pergamene relative alla Sardegna – Da un’indagine preliminare,


condotta sugli Spogli del Diplomatico Camaldoli (16), sono emerse 36
pergamene riguardanti la Sardegna che, nonostante l’esiguità numeri-
ca, rappresentano il nucleo omogeneo più consistente di documenta-

(13) Dizionario biografico degli italiani, pubblicato dall’Istituto della Enciclo-


pedia Italiana fondato da G. Treccani, Roma 1984, alla voce “A. Costadoni”.
(14) Il titolo completo dell’opera, articolata in nove tomi, pubblicata a Vene-
zia dal 1755 al 1773 è: Annales Camaldulenses quibus plura interseruntur tum ceteras
Italicas Monasticas res, tum historiam ecclesiasticam remque diplomaticam illustrantia
D. Johanne Benedicto Mittarelli et D. Anselmo Costadoni.
(15) G. ZANETTI, I Camaldolesi in Sardegna, Cagliari 1974.
(16) Ricordiamo che gli Spogli del Diplomatico Camaldoli sono tre volumi
cartacei contenenti i regesti di tutte le pergamene di provenienza camaldolese, com-
pilati dagli archivisti fiorentini nei primi decenni del secolo XIX, quando tutta la
documentazione dell’archivio del monastero di San Salvatore di Camaldoli confluì
nell’Archivio di Stato di Firenze. Cfr. nota 6 del presente lavoro.

14
Le pergamene camaldolesi relative alla Sardegna nell’Archivio di Stato di Firenze

zione relativa ai Camaldolesi. Si tratta in particolare di 25 originali e


11 copie, datati dal 1112 al 1384.
Tra questi, due sono donazioni di chiese sarde, concesse all’ere-
mo di Camaldoli dai giudici di Torres (17); due sono donazioni di
chiese emanate dalla nobiltà locale, datate 1113 e 1210 (18); cinque
sono donazioni o conferme di donazioni da parte dei vescovi locali (19);
otto sono bolle pontificie in favore dell’intera congregazione Camal-
dolese, datate tra il 1114 e il 1186 (20), che contengono concessioni di
immunità e benefici, a cui segue sempre un elenco, diviso per diocesi
o per località, delle chiese camaldolesi (21): era infatti prassi comune
che ogni pontefice, successivamente alla sua nomina, emanasse questo
tipo di privilegi per riconfermare, o eventualmente ampliare, quanto
concesso dai suoi predecessori; due ancora sono privilegi imperiali,
sempre a favore dell’Ordine, datati rispettivamente 1209 e 1219 (22);
diciasette sono documenti notarili, redatti in Toscana o in Sardegna,
che vanno dal 1257 al 1384 (23), e trattano principalmente di nomine
e destituzioni di priori e vicari, illustrando un quadro della situazione
amministrativa e sociale delle chiese camaldolesi sarde e dei territori
ad esse sottoposti.
Un confronto tra i documenti di cui sopra e le registrazioni conte-
nute nel codice pergamenaceo denominato Sommario di Istrumenti (24)

(17) Cfr. nell’Appendice documentaria i docc. I e II.


(18) Cfr. nell’Appendice documentaria i docc. V e XXVI.
(19) Cfr. nell’Appendice documentaria i docc. III, V, XII, XIII, XV.
(20) Cfr. nell’Appendice documentaria i docc. VII, VIII, X, XIV, XVI, XIX,
XX, XXI.
(21) Gli elenchi delle chiese affiliate all’Ordine Camaldolese, contenuti nei
privilegi pontifici e imperiali, si sono rivelati di basilare importanza laddove manca-
no fonti dirette sulle chiese sarde, soprattutto per la datazione delle donazioni.
(22) Cfr. nell’Appendice documentaria rispettivamente i docc. XXV e XXVII.
(23) Cfr. nell’Appendice documentaria i docc. XXVIII, XXIX, XXX, XXXI,
XXXII, XXXIII, XXXIV, XXXV, XXXVI, XXXVII, XXXVIII, XXXIX, XL, XLI,
XLII, XLIII, XLIV.
(24) Il codice, che risale al secolo XIII, contiene, in forma di regesto, i docu-
menti che dovevano trovarsi nell’archivio del monastero di San Salvatore di Camal-
doli all’epoca della sua compilazione. Cfr. nota n. 7 del presente lavoro.

15
Valeria Schirru

ha permesso di individuare i sommari di altri otto documenti, di cui


non esiste più l’originale, che offrono, per quanto riguarda il contenu-
to, spunti piuttosto interessanti. Visto che, come è stato già detto (25),
le registrazioni dei documenti si sono rivelate fedeli agli originali si è
creduto opportuno inserire all’interno della stessa Appendice docu-
mentaria la trascrizione di questi otto sommari, cercando di ricostruire
l’ordine cronologico originario dell’archivio del monastero di San Sal-
vatore di Camaldoli.
Per quanto riguarda gli otto regesti: cinque sono donazioni, sem-
pre a favore dell’eremo di San Salvatore di Camaldoli, emanate da per-
sonaggi appartenenti alla famiglia dei giudici di Torres (26); uno contie-
ne la conferma di una donazione da parte del vescovo di Ampurias (27);
uno è un privilegio pontificio a favore dell’intera Congregazione (28).
L’eterogeneità del fondo non permette di affrontare un discorso
generale sui caratteri dei documenti, tranne nel caso dei privilegi ema-
nati dalla cancelleria pontificia, in cui si riscontrano caratteri estrinse-
ci e intrinseci comuni; come ad esempio la prima riga scritta in litterae
elongatae, la formula di perpetuità abbreviata “in ppm” (in perpetuum),
la datatio magna, la rota, il benevalete, le sottoscrizioni del pontefice e
dei cardinali separate secondo gli ordines (29).
Tutte le pergamene riportano nel dorso la collocazione archivi-
stica, costituita dalla data del documento, scritta dalla stessa mano,
presumibilmente nel secolo XIX, con inchiostro marrone scuro, in
corsivo e in genere sempre nel margine di testa, riportata poi, in tempi
recenti, in un cartellino pergamenaceo appeso al supporto scrittorio
tramite laccetti di canapa.
Alcune pergamene hanno in comune anche un altro tipo di nu-
merazione dorsale, sempre in corsivo, con inchiostro marrone chiaro,

(25) Cfr. pag. 12 del presente lavoro.


(26) Cfr. nell’Appendice documentaria i docc. IV, IX, XI, XVII, XXIV.
(27) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. XXIII.
(28) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. XVIII.
(29) Per ulteriori approfondimenti sui caratteri estrinseci e intrinseci dei pri-
vilegi pontifici si rimanda a T. FRENZ, I documenti pontifici nel medioevo e nell’età
moderna, ed. italiana a cura di Sergio Pagano, Città del Vaticano 1989, pp. 20-21.

16
Le pergamene camaldolesi relative alla Sardegna nell’Archivio di Stato di Firenze

composta dall’anno del documento, da un sostantivo che ne qualifica


la tipologia (“donatio”, “privilegium”, “electio”, etc.) e da due numeri
preceduti dalle lettere «n.» e «c.» che, con tutta probabilità, indicano il
numero d’ordine archivistico e la cassetta. Enrico Lasinio, nel Regesto
di Camaldoli, le ha messe in relazione con l’ordinamento, della biblio-
teca e dell’archivio della congregazione Camaldolese, effettuato dal
monaco Odoardo Baroncini durante il secolo XVIII, ipotizzando che
i numeri sul dorso indicassero la posizione delle carte, conservate in
armadi e cassette nell’archivio del monastero di San Salvatore (30).
Un terzo tipo di note dorsali, successivo al secolo XVIII, è rela-
tivo invece alla eventuale trascrizione del documento negli Annali Ca-
maldolesi del Mittarelli.
Di tutti gli altri elementi si è data indicazione nell’Appendice
documentaria dove al regesto di ciascun documento segue un com-
mento comprendente: la collocazione archivistica, la tradizione del
documento, il supporto scrittorio, le dimensioni, l’eventuale presenza
di sigillo, il tipo di inchiostro, lo stato di conservazione, il sistema di
rigatura, la disposizione della scrittura, le note dorsali, eventuali carat-
teri intrinseci particolarmente rilevanti, soprattutto per quei docu-
menti, come quelli prodotti in Sardegna, che talvolta si discostano
dalla partizione classica del documento medioevale.

3. Problemi di cronologia – Le pergamene esaminate presentano una


grande varietà di usi cronologici. In tutti i documenti è seguita l’era
cristiana, mentre riguardo al modo di fare iniziare l’anno sono stati
utilizzati stili diversi.
I documenti pontifici, essendo privilegi solenni (31), presentano
tutti la datatio magna: la data in forma completa con l’indicazione del
luogo, del giorno, del mese, dell’indizione, dell’anno e dell’anno di
pontificato. In genere è seguito lo stile dell’incarnazione secondo il
computo fiorentino, che faceva iniziare l’anno il 25 marzo successivo

(30) E. LASINIO, Regesto di Camaldoli cit., vol. IV, p. XXII.


(31) Cfr. nell’Appendice documentaria i docc. VII, VIII, X, XIV, XVI, XIX,
XX, XXI.

17
Valeria Schirru

rispetto allo stile moderno, per cui si deve aggiungere un’unità, all’an-
no presente nel documento, nel periodo tra il 1° gennaio e il 24 mar-
zo. L’indizione è solitamente quella romana che iniziava il 25 dicem-
bre, in anticipo di sette giorni rispetto al 1° gennaio.
Sono da segnalare i casi di due bolle pontificie, datate 1118 e
1137 (32) in cui l’anno, con molta probabilità, segue lo stile dell’incarna-
zione secondo il computo pisano accompagnato dall’indizione bedana.
Secondo il calculus pisanus l’anno iniziava il 25 marzo precedente rispet-
to allo stile moderno, per cui si deve togliere un’unità, all’anno presente
nel documento, dal 25 marzo al 31 dicembre; l’indizione bedana inco-
minciava il 24 settembre, in anticipo di tre mesi e sette giorni rispetto a
quella romana, con la quale coincide dal 1° gennaio al 23 settembre,
mentre dal 24 di tale mese alla fine dell’anno ha un’unità in più. Il docu-
mento datato 1118 contiene infatti un privilegio solenne di papa Gela-
sio II, la cui elezione – avvenuta il 24 gennaio 1118 – venne contrastata
dall’antipapa Gregorio VIII, eletto l’8 marzo dello stesso anno. Il docu-
mento datato 1137 contiene anch’esso un privilegio, di papa Innocenzo
II, alla cui elezione seguì quella dell’antipapa Anacleto II. È probabile
che l’uso dei sistemi cronologici pisani, diversi da quelli solitamente usa-
ti nella cancelleria pontificia (incarnazione fiorentina e indizione roma-
na), sia da mettere in relazione con il momentaneo soggiorno dei ponte-
fici a Pisa e con la difficile situazione del periodo.
I due privilegi imperiali (33) sono datati secondo lo stile dell’incar-
nazione fiorentina accompagnato dall’indizione bedana, in uso presso la
cancelleria degli imperatori di Germania nei secoli X-XIV (34).
Nell’ambito dei documenti notarili si riscontra l’uso di diversi si-
stemi di datazione legati alla provenienza geografica dei notai e soprat-
tutto al luogo in cui gli atti vennero stilati. In particolare si possono in-
dividuare nove documenti (35), provenienti da Arezzo e da località vici-

(32) Cfr. nell’Appendice documentaria i docc. VIII e XIV.


(33) Cfr. nell’Appendice documentaria i docc. XXV e XXVII.
(34) A. CAPPELLI, Cronologia, cronografia e calendario perpetuo, sesta edizione
aggiornata, Milano 1988, p. 6.
(35) Cfr. nell’Appendice documentaria i docc. XXVIII, XXX, XXXI, XXXII,
XXXV, XXXVI, XXXVII, XL, XLIV.

18
Le pergamene camaldolesi relative alla Sardegna nell’Archivio di Stato di Firenze

ne, o redatti da notai aretini, in cui è seguito lo stile della natività, che
faceva iniziare l’anno il 25 dicembre, sette giorni in anticipo rispetto allo
stile moderno, per cui si deve aggiungere un’unità, all’anno riportato nel
documento, solo nel periodo compreso tra il 25 e il 31 dicembre (36).
Per quanto riguarda i documenti prodotti in Sardegna affronta-
re un discorso generale si presenta molto più problematico. Alcuni atti
contengono indicazioni cronologiche parziali o ne sono completa-
mente privi, per questi è stato possibile fissare i termini ante quem e
post quem in base al loro contenuto e ai confronti con altri documenti
datati (37).
In due documenti, emanati entrambi dalla scrivania del giudice
di Torres Costantino I de Lacon, si riscontra l’uso del calcolo lunare,
che non sempre, anche con gli strumenti adatti, permette di risalire
esattamente al computo moderno, essendo necessaria l’indicazione
della data, del mese e del giorno della settimana che non sono riporta-
ti (38).
Quando la data è presente in forma completa si trova sia lo stile
dell’incarnazione fiorentina (39) che lo stile della natività (40), usati in-
distintamente nei documenti prodotti dagli scriptoria dei giudici di
Torres e in quelli emanati da autorità ecclesiastiche. Piuttosto si po-
trebbe ipotizzare, anche se il numero esiguo di documenti non per-
mette di affermarlo con certezza, che ci sia una differenza cronologica
nell’uso dei due sistemi di datazione. L’incarnazione fiorentina ricorre,
infatti, nei documenti del secolo XII, mentre lo stile della natività
compare in quelli del secolo XIII.
Un discorso a parte meritano i documenti notarili prodotti in
Sardegna, in cui distinguiamo tre documenti provenienti da Sassari (41),

(36) Ad Arezzo venne infatti seguito questo computo cronologico fino al


1749. Cfr. A. CAPPELLI, Cronologia, cronografia e calendario perpetuo cit., p. 11.
(37) Cfr. nell’Appendice documentaria i docc. I, II, IV, IX, XI, XIII, XVII,
XXIV.
(38) Cfr. nell’Appendice documentaria i docc. I, VI, XI.
(39) Cfr. nell’Appendice documentaria i docc. III, V, VI.
(40) Cfr. nell’Appendice documentaria i docc. XXII, XXIII, XXVI.
(41) Cfr. nell’Appendice documentaria i docc. XXXIII, XXXVIII, XXXIX.

19
Valeria Schirru

uno da Saccargia (42) e tre da Oristano (43) dove viene utilizzato lo stile
dell’incarnazione secondo il calculus pisanus. L’Arborea, territorio sog-
getto all’influenza di Pisa, mantenne, per lungo tempo, la consuetudi-
ne di datare i documenti secondo lo stile pisano (44) e la città di Sassari
rimase legata alle tradizioni cronologiche pisane fino ai primi decenni
del XVI secolo (45).
Alla luce dell’eterogeneità degli elementi cronologici, per ogni
documento si è cercato di individuare il computo seguito dandone in-
dicazione alla fine del commento.

4. Nuovi dati relativi alle cronologie dei giudici sardi – L’esame delle
pergamene del Diplomatico Camaldoli dell’Archivio di Stato di Firenze
e in particolare dei sommari, editi anch’essi in Appendice, ha rivelato
notizie interessanti, soprattutto per quanto riguarda i dati cronologici
di alcuni rappresentanti della famiglia dei Lacon.
Per datare l’atto originale di donazione (46) della chiesa di San
Pietro di Scano da parte di Costantino I de Lacon, giudice di Torres e
sua moglie Marcusa de Gunale, è stato indicato come termine ante
quem il 13 dicembre 1112, data del documento con cui Azo, arcive-
scovo di Torres, conferma la donazione della chiesa (47); conferma che
deve evidentemente presupporre già avvenuta la donazione. Sulla base
di questi elementi si può retrodatare sia la prima menzione di Costan-
tino I de Lacon in qualità di giudice di Torres sia la prima attestazione
di sua moglie Marcusa o Maria de Gunale che, precedentemente, risa-

(42) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. XXXIV.


(43) Cfr. nell’Appendice documentaria i docc. XLI, XLII, XLIII.
(44) L. D’ARIENZO, Carte reali diplomatiche di Pietro IV il Cerimonioso, re
d’Aragona, riguardanti l’Italia, Padova 1970, p. XL ss.
(45) L. D’ARIENZO, La «Scribania» della curia podestarile di Sassari nel Basso
Medioevo (Note diplomatistiche), in Atti del 1° Convegno internazionale di studi geo-
grafico-storici, vol. II Gli aspetti geografici, Sassari 1981, pp. 192-193 e ID., Gli Statu-
ti sassaresi e il problema della loro redazione, in «Archivio Storico Sardo», vol. XXXIV
(1983), fasc. II, p. 17.
(46) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. I.
(47) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. III.

20
Le pergamene camaldolesi relative alla Sardegna nell’Archivio di Stato di Firenze

livano invece al 1113 (48), secondo Pasquale Tola, rettificato poi dal
Besta al 28 ottobre 1114 (49).
Successivamente lo stesso Costantino I de Lacon, con documento
datato 1° agosto (50), libera e assolve i servi della chiesa di San Paolo di
Cotroniano da ogni servizio e dovere verso il regno, il curatore, il maio-
re de scolca e i pupillares, a cui era sottoposta la chiesa, precedentemen-
te da lui donata all’eremo di San Salvatore di Camaldoli. Per la datazio-
ne del documento, in cui manca l’anno, è stato adottato come termine
post quem il 1125, data di un privilegio pontificio in cui viene nominata
per la prima volta la chiesa di San Paolo di Cotroniano tra i possessi
camaldolesi sardi (51). In particolare, con l’adozione di questo termine
post quem, il documento XI dell’Appendice documentaria permette di
postdatare l’ultima menzione dello stesso Costantino I de Lacon in qua-
lità di giudice, che fino ad oggi risaliva al 30 aprile 1124 (52).
Con una pergamena in latino, datata 1134 (53), Giovanni, ve-
scovo di Sorres, donò le quattro chiese di San Pietro di Arkennor, San-
ta Maria di Saganza, San Pietro di Monticleta e San Nicola di Trullas,
con tutte le loro pertinenze, all’eremo di San Salvatore di Camaldoli.
Le stesse quattro chiese compaiono anche in un’altra pergamena scrit-
ta in sardo, priva di data (54), il cui termine post quem è costituito dal
documento precedente. Il donatore è anche in questo caso Giovanni
Sargu, vescovo di Sorres. Il documento in sardo, privo di data, presen-
ta lo stesso contenuto del documento in latino, con la differenza che

(48) P. TOLA, Codex Diplomaticus Sardiniae, in Monumenta Historiae Patriae,


tomi 3, Torino 1861-1868, (in appresso C.D.S.); in particolare per questo documento
cfr. tomo I, sec. XII, n. XVII, p. 189 e nell’Appendice documentaria il doc. VI.
(49) E. BESTA, Rettificazioni cronologiche al I volume del Codex Diplomaticus
Sardiniae, in «Archivio Storico Sardo», vol. I (1905), fasc. 4, pp. 240-249 e 293-30;
in particolare per il documento in questione cfr. p. 295 ss.
(50) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. XI.
(51) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. X.
(52) L.L. BROOK, F.C. CASULA, M.M. COSTA, A.M. OLIVA, R. PAVONI, M. TAN-
GHERONI (a cura di), Genealogie medioevali di Sardegna, Cagliari-Sassari 1984, tav. V
e pp. 191-192.
(53) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. XII.
(54) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. XIII.

21
Valeria Schirru

nel primo compaiono anche le figure del giudice di Torres Barisone II


de Lacon, di sua moglie Preziosa de Orrù e di suo figlio Costantino II
de Lacon, indicato come re. Se si accetta il termine post quem del 1134,
attribuito al documento in sardo, si possono retrodatare: la prima men-
zione di Barisone II de Lacon come giudice, che fino ad oggi risaliva al
1147 (55); la prima menzione di Preziosa de Orrù, come sua consorte,
che risaliva al 1153 (56), e la prima menzione di Costantino II de La-
con, come regnante insieme al padre, che risaliva al 1170 (57).
La prima menzione delle due chiese di Santa Maria di Orrea Pi-
china e di Santa Giusta di Orrea Pichina si trova nell’atto di donazio-
ne, datato 10 luglio 1205, di cui non esiste il documento originale,
ma solo un sommario coevo (58). Le due chiese, insieme a tutte le loro
pertinenze, vennero donate ai Camaldolesi da Maria de Thori, zia di
Comita II de Lacon giudice di Torres, dietro consenso di una serie di
personaggi della famiglia de Lacon. Tra questi sono ricordati: i figli
della stessa Maria de Thori, Costantino, Mariano e Barisone; il giudi-
ce di Torres, Comita II de Lacon; sua moglie donna Specla – in cui si
deve, con tutta probabilità, individuare Ispella de Lacon Serra figlia di
Barisone I giudice di Arborea –; il loro figlio Mariano II de Lacon; la
madre dello stesso Comita, Preziosa de Orrù. Questo breve sommario
costituisce una fonte preziosa per le cronologie dei personaggi nomi-
nati. Ispella de Lacon Serra, figlia di Barisone I giudice di Arborea, era
vedova di Ugone-Poncio de Cervera, visconte di Bas; la sua ultima
menzione come moglie di Comita, ma in procinto di divorziare da
lui, era, fino ad oggi, del 1204 (59). L’ultima menzione documentaria
di Preziosa de Orrù, madre di Comita II de Lacon e moglie di Bariso-
ne II de Lacon, risaliva invece al 1178 (60).

(55) P. TOLA, C.D.S., tomo I, sec. XII, n. LVI, p. 216.


(56) P. TOLA, C.D.S., tomo I, sec. XII, n. LIX, p. 218.
(57) P. TOLA, C.D.S., tomo I, sec. XII, n. XCVII, p. 240.
(58) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. XXII.
(59) D. SCANO, Codice Diplomatico delle relazioni tra la Santa Sede e la Sarde-
gna, 2 vol., Cagliari 1940-1941, in particolare per questo documento cfr. vol. I, n.
XXII, p. 15.
(60) P. TOLA, C.D.S., tomo I, sec. XII, n. CVIII, p. 250.

22
Le pergamene camaldolesi relative alla Sardegna nell’Archivio di Stato di Firenze

Successivamente lo stesso Comita II de Lacon, giudice di Torres,


che aveva dato il suo consenso alla donazione di Maria de Thori, donò
alle due chiese l’acqua delle fontane di Aghitu, di Cutathu e di Santa
Giusta. Con questo documento, datato sicuramente post 1205 (61), si
può retrodatare la prima menzione documentaria della seconda mo-
glie di Comita II, donna Agnese, figlia di Manfredo II marchese di
Saluzzo, al 1210 (62).

5. I Camaldolesi in Sardegna – La fondazione della congregazione Ca-


maldolese si deve a san Romualdo che, per primo, attuò nell’ambito
della chiesa latina, il ritorno al cenobitismo eremitico. In seguito alla
sua morte – avvenuta nel 1027 – alcuni discepoli fondarono, durante
il XII e XIII secolo, comunità monastiche ed eremitiche soprattutto in
Toscana, Umbria, Emilia Romagna e Veneto, tutte successivamente
riunite in un’unica congregazione, che prese il nome dal luogo in cui
sorgeva il centro più famoso: Camaldoli (63).
L’ordine benedettino dei Camaldolesi si diffuse in Sardegna a
partire dal XII secolo, successivamente alle concessioni di chiese, mo-
nasteri e terre a favore dell’abbazia madre di San Salvatore di Camal-
doli, emanate da giudici e vescovi sardi.
La diffusione del monachesimo in Sardegna risale al VI secolo
d. C., in seguito all’esilio dei monaci africani nell’isola durante le per-

(61) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. XXIV. Il termine post quem è


fornito dalla data del doc. XXII che contiene la donazione delle chiese di Santa Ma-
ria e di Santa Giusta di Orrea Pichina.
(62) P. TOLA, C.D.S., tomo I, sec. XIII, n. XX, p. 317 e doc. XXVI della pre-
sente appendice documentaria. Già era stato ipotizzato che il matrimonio tra Comi-
ta II de Lacon e donna Agnese fosse avvenuto nel 1205, presumibilmente dopo l’an-
nullamento del primo. Cfr. B. BAUDI DI VESME, Guglielmo, giudice Cagliari e l’Arbo-
rea, in «Archivio Storico Sardo», vol. I (1905), pp. 21-61, in particolare cfr. p. 29.
(63) Per le problematiche relative al monachesimo in generale cfr. M. PACAUT,
Monaci e religiosi nel Medioevo, Urbino 1989; M. MANSELLI-E. PASZTOR, Il monachesi-
mo nel Basso Medioevo, in Dall’eremo al cenobio. La civiltà monastica in Italia dalle
origini all’età di Dante, Milano 1987. Per la storia dell’ordine monastico dei Camal-
dolesi cfr. T. DANDOLO, Monachismo e leggende, Milano 1856; G.M. CACCIAMANI, At-
lante storico-geografico Camaldolese con 23 tavole (secoli X-XX), Sassoferrato 1963; L.
CIBRARIO, Descrizione storica degli ordini religiosi, Torino 1845.

23
Valeria Schirru

secuzioni vandaliche (64). Dalla fine del secolo VIII, a causa del-
l’espansione araba nel Mediterraneo e nella Penisola Iberica, la Sarde-
gna si trovò isolata e si ebbe un’interruzione di rapporti con la Chiesa
di Roma per quasi un secolo e mezzo. La storiografia fa risalire a que-
sto periodo la nascita dei rapporti tra la Sardegna e Bisanzio, a cui si
deve l’influenza della chiesa orientale su quella sarda: l’adozione di de-
terminate pratiche liturgiche, il culto di numerosi santi orientali, tut-
t’oggi venerati, e la diffusione dell’eremitismo ne sono una chiara te-
stimonianza (65).
In questa situazione la preoccupazione della Chiesa romana era
quella di riportare l’isola sotto la sua giurisdizione, sia spirituale che
temporale, sottomettendo il clero locale all’obbedienza del pontefice.
Altrettanto allarmante era la necessità di eliminare qualsiasi residuo di
influenze orientali e di riportare la chiesa sarda al rito latino allonta-
nandola da quello greco (66). Fu allora che il papato si mosse verso una
profonda azione di riforma volta a riportare l’isola sotto l’influenza
pontificia, esercitando, da una parte, forti pressioni spirituali e tempo-
rali sui governanti locali e, dall’altra, promuovendo un’azione di con-
trollo più capillare sull’autorità ecclesiastica isolana, con la creazione
di nuove chiese e con l’aumento del numero delle diocesi (67).
Ma il vero strumento della Chiesa romana per la conquista del-
l’isola furono gli ordini monastici benedettini. Questo exercitus Dei si
dimostrerà infatti la soluzione più adatta per una terra di difficile con-
quista come la Sardegna dove, soprattutto per la conformazione delle

(64) R. TURTAS, Note sul monachesimo in Sardegna tra Fulgenzio di Ruspe e Gre-
gorio Magno, in «Rivista di Storia della Chiesa in Italia», vol. XLI (1987), pp. 92-
110 e ID., Il monachesimo in Sardegna tra Fulgenzio di Ruspe e Gregorio Magno, in
Archeologia paleocristiana e altomedievale in Sardegna: studi e ricerche recenti, Semina-
rio di Studi, maggio 1986, pp. 56-58.
(65) F. CHERCHI PABA, La chiesa Greca in Sardegna. Cenni storici, culti, tradizio-
ni, Cagliari 1963.
(66) R. TURTAS, Gregorio VII e la Sardegna (1073-1085), in «Rivista di Storia
della Chiesa in Italia», vol. XLVI (1992), pp. 375-397.
(67) B. ANATRA, Santa Sede e Sardegna tra medioevo ed età moderna, in «Annali
della Facoltà di Magistero dell’Università di Cagliari», nuova serie, vol. IX (1985),
pp. 61-141.

24
Le pergamene camaldolesi relative alla Sardegna nell’Archivio di Stato di Firenze

zone più interne, diventava difficile ogni tipo di penetrazione spiritua-


le e culturale. Il papato si faceva così sostenitore delle cosiddette inva-
sioni monastiche, esortando i giudici sardi a fare altrettanto; infatti se il
pontefice non era mosso esclusivamente da motivi religiosi, lo stesso si
può affermare per i giudici. Indubbiamente, anche le famiglie regnan-
ti percepivano l’esigenza di un rinnovamento spirituale e morale della
popolazione e del clero locale, ma ancor più urgente era la risoluzione
dei problemi di natura politica, culturale ed economica.
I primi a penetrare in Sardegna, nel 1064, furono i benedettini
di Montecassino, nel Logudoro e successivamente nel giudicato di Ca-
gliari (68), seguiti dai monaci di San Vittore di Marsiglia che si insedia-
rono nel giudicato di Cagliari e, in un secondo momento, anche in
Gallura e nel Logudoro (69).
I Camaldolesi arrivarono in Sardegna nel secolo XII, con la se-
conda ondata di invasioni monastiche, insieme ai Vallombrosani; en-
trambi ordini benedettini di esclusiva provenienza toscana, caratteriz-
zati da una tendenza alla vita eremitica, da una più rigida osservanza
della Regola benedettina e da una religiosità più severa. Si insediarono
inizialmente nel giudicato di Torres e divennero l’ordine più potente
del Logudoro e dell’Arborea, con più di trenta chiese sarde affiliate. La
preferenza loro accordata da parte dei giudici sardi, nel secolo XII, è
stata messa in rapporto con la concessione della legazia pontificia in
Sardegna all’arcivescovo pisano (70). E sicuramente i giudici sardi, nel-
la loro scelta, tennero in debito conto il buon rapporto esistente tra la
congregazione Camaldolese e la repubblica Pisana.
L’arrivo in Sardegna dei Camaldolesi viene generalmente fatto
coincidere con la donazione della chiesa di San Pietro di Scano (71);
ma la mancanza di data nel documento originale e la mancanza totale

(68) A. SOLMI, Studi storici sulle istituzioni della Sardegna, Cagliari 1917,
p. 202 ss.
(69) F. ARTIZZU, E. BARATIER, A. BOSCOLO, F.C. CASULA, P. LEO, C. MANCA, G.
SORGIA, Studi sui Vittorini in Sardegna, Padova 1963.
(70) F. ARTIZZU, L’Opera di Santa Maria di Pisa e la Sardegna, Padova 1974 e
B. ANATRA, Santa Sede e Sardegna tra medioevo ed età moderna cit., p. 83.
(71) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. I.

25
Valeria Schirru

dell’atto di donazione della chiesa di Santa Trinità di Saccargia non


permettono di sapere, con certezza, quando e in quale delle due chie-
se, donate entrambe dal giudice Costantino I de Lacon, si siano inse-
diati inizialmente i monaci. Tutti coloro che si sono occupati dell’ar-
gomento hanno affermato, sulla scia del Mittarelli, che la prima chiesa
camaldolese fu quella di San Pietro di Scano. Alla luce delle conoscen-
ze attuali e dell’analisi condotta sugli originali, conservati nell’Archi-
vio di Stato di Firenze, si può affermare soltanto che entrambe le do-
nazioni avvennero prima del 1112 e non successivamente, ma non si
sa quale delle due chiese sia stata acquisita per prima. Il termine ante
quem è costituito da altri due documenti, datati rispettivamente 13 e
16 dicembre 1112 (72), che contengono le conferme, da parte di Azo
arcivescovo di Torres, delle due donazioni fatte precedentemente da
Costantino I de Lacon.
Al 29 ottobre 1113 (73) risale la terza affiliazione all’Ordine di
san Romualdo con la donazione della chiesa di San Nicola di Trullas,
compiuta, fatto assolutamente insolito, da una famiglia di notabili
turritani: gli Athen.
Ad un periodo compreso fra il 1114 e il 1125 dovrebbe risalire
la donazione della chiesa di San Paolo di Cotroniano all’eremo di San
Salvatore di Camaldoli, voluta da Marcusa de Gunale, moglie del giu-
dice di Torres Costantino I de Lacon (74).
Sono di grande importanza, per ricostruire la storia dei Camal-
dolesi in Sardegna, i privilegi pontifici a favore dell’intera Congrega-
zione, in cui vengono elencate le chiese appartenenti all’Ordine; so-
prattutto per quanto riguarda quelle su cui manca qualunque altro
tipo di documentazione. È questo il caso di una bolla, datata 7 marzo
1125, in cui sono nominate per la prima volta le chiese sarde di Santa
Eugenia in Samanar, San Michele in Banari, San Lorenzo in Banari,
Santa Maria in Altasar, San Giovanni in Altasar, Santa Maria in Con-
tra, San Giovanni in Salvennor e San Simone in Salvennor (75).

(72) Cfr. nell’Appendice documentaria i docc. III e V.


(73) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. VI.
(74) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. IX.
(75) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. X.

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Le pergamene camaldolesi relative alla Sardegna nell’Archivio di Stato di Firenze

Al 1134 risale la donazione e la successiva affiliazione, all’eremo


di San Salvatore di Camaldoli, delle chiese di Santa Maria di Saganza,
San Pietro di Arkennor e San Pietro di Monticleta, da parte di Gio-
vanni vescovo di Sorres (76).
Nel 1139 Ugo, detto vescovo di Orotelli, donò ai Camaldolesi
di San Salvatore la chiesa di San Pietro in Ollin (77).
Nel 1164 Atone, vescovo di Castro, affiliò le chiese di San Sa-
turnino di Usolvisi, Santa Maria di Anela, San Giorgio di Aneleto,
con tutte le loro pertinenze (78).
Agli inizi del secolo XIII l’Ordine si estese anche nel giudicato
di Arborea con l’affiliazione del monastero di Santa Maria di Bonarca-
do al priorato camaldolese di San Zenone di Pisa, a cui vennero suc-
cessivamente affiliate altre chiese situate nei territori circostanti (79).
Il 10 luglio del 1205 Maria de Thori, zia del giudice di Torres
Comita II de Lacon, donò ai Camaldolesi le due chiese di Santa Maria
di Orrea Pichina e di Santa Giusta di Orrea Pichina (80), confermate da
Pietro, vescovo di Ampurias, sempre nel 1205 (81), e successivamente
ampliate dalla stessa Maria de Thori il 1 luglio 1210 (82).
Rimangono fuori da questo elenco le chiese sarde di Santa Maria
de Iscalas, Sant’Elia, San Gregorio, Sant’Andrea nell’isola dell’Asinara e
San Mamiliano di Samassi, affiliate al monastero di San Mamiliano nel-
l’isola di Monte Cristo, che fu alle dipendenze del priorato camaldolese
di San Zenone di Pisa a fasi alterne. Su queste ultime purtroppo la scar-
sità di documentazione non permette una trattazione esaustiva.

(76) Cfr. nell’Appendice documentaria i docc. XII e XIII.


(77) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. XV.
(78) B. MITTARELLI-A. COSTADONI, Annales Camaldulenses cit., tomo IV, n. XII,
coll. 22-24 la dice copiata dall’apografo mandato dal vescovo di Castro e P. TOLA,
C.D.S., tomo I, sec. XII, n. LLXIII, p. 226.
(79) M. VIRDIS, Il Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, ristampa del testo
di E. Besta riveduto da Maurizio Virdis, Oristano 1982 e E. BESTA-A. SOLMI, I Con-
daghi di S. Nicola di Trullas e di S. Maria di Bonarcado, Milano 1937.
(80) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. XXII e E. LASINIO, Regesto di
Camaldoli cit., vol. III, p. 25, n. 1430.
(81) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. XXIII.
(82) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. XXVII.

27
Valeria Schirru

Il successo dei Camaldolesi nell’isola fu sicuramente legato alla


crisi che il primo monachesimo benedettino stava attraversando nel
secolo XII, caratterizzata da una corruzione dilagante e dalla necessità
di un nuovo rinnovamento spirituale ed economico. Chi meglio dei
monaci di san Romualdo abituati ad una vita dura e severa in romi-
taggi collocati in regioni sperdute, sulla cima delle montagne o nelle
isolette del Mediterraneo, era adatto per questa missione apostolica,
nelle regioni della Sardegna medioevale non ancora civilizzate? Per
questo motivo, la maggior parte dei monasteri camaldolesi sorgeva in
zone isolate e lontane rispetto ai centri abitati, a differenza dei primi
monasteri prevalentemente vicini ad essi. L’ambiente rurale con le sue
vaste distese quasi completamente abbandonate, più libero da condi-
zionamenti giuridici e politici e al tempo stesso più bisognoso di im-
pegni in campo agricolo, economico e spirituale, si presentava come il
più adatto alla funzione sociale ed economica che i fondatori si erano
posti.
I monaci giungevano in Sardegna in seguito a donazioni, da
parte dei giudici, di chiese e monasteri associati a donnicalie o curtes.
Queste vaste porzioni di terre, boschi, pascoli, corsi d’acqua, vigne,
abitati da servi e bestiame appartenevano al demanio giudicale e veni-
vano cedute con tutti i diritti ad esse inerenti. Si creavano così delle
isole di immunità al cui interno i monaci potevano esercitare una giu-
risdizione autonoma, potenziata da privilegi, di natura giuridica e spi-
rituale, tra cui l’esenzione dal pagamento delle decime alla diocesi di
appartenenza e l’indipendenza dal vescovo locale, passando alle dirette
dipendenze del priore generale dell’Ordine. Anche alcune nobili fami-
glie locali emularono il sovrano contribuendo alla fondazione di mo-
nasteri camaldolesi e questi potevano più facilmente disporre di un
fondo rustico anziché di un edificio situato in città.
Le donazioni – definite pro anima da una formula ricorrente nei
documenti – dovevano avere in apparenza motivazioni di ordine spiri-
tuale; ma altre formule, altrettanto ricorrenti, come quella che trovia-
mo nel condaghe di Santa Maria di Bonarcado (83) «[…] et ordinent et

(83) E. BESTA-A. SOLMI, I Condaghi cit., p. 20 ss.; M. VIRDIS, Il Condaghe di


Santa Maria di Bonarcado cit., p. XLIII ss.

28
Le pergamene camaldolesi relative alla Sardegna nell’Archivio di Stato di Firenze

lavorent et edificient et plantent […]» dimostrano che la presenza dei


monaci era necessaria, oltre che per la cura spirituale delle anime, an-
che per l’economia del luogo. Del resto non si deve dimenticare che la
Regola benedettina propugnava la compenetrazione della tradizione
contemplativa del monachesimo orientale con il lavoro manuale ed
intellettuale (84). Specialmente in un’isola come la Sardegna, in cui era
forte l’esigenza di trasformare l’economia e di aiutare la popolazione,
la presenza dei monaci agricoltori non poteva che essere determinante.
La società e l’economia sarda trassero giovamento dall’opera dei bene-
dettini che apportarono migliorie e progressi sostanziali in diversi set-
tori: vennero dissodati i terreni con l’uso di nuove tecniche agricole,
impiantate nuove colture come la vite e l’olivo, bonificate le zone
umide, sfruttate le saline, incrementato l’allevamento del bestiame
ovino, bovino ed equino e sviluppata l’apicoltura (85). La loro opera fu
profonda anche dal punto di vista sanitario e sociale attraverso la crea-
zione di ospedali e ospizi annessi ai monasteri, dove si accoglievano e
si curavano poveri e infermi, e attraverso la bonifica delle zone malsa-
ne, contrastando così la malaria, una delle più frequenti cause di mor-
talità nell’isola (86). Sotto il profilo religioso poi, il monachesimo ca-
maldolese andava svolgendo un’intensa attività di assistenza spirituale
alle popolazioni delle zone più interne, ancora in gran parte restie al-
l’evangelizzazione. Fu fondamentale, inoltre, il contributo che i bene-
dettini diedero alla crescita culturale isolana con la fondazione di
scuole annesse ai monasteri ma, soprattutto, con il determinante ap-

(84) «[…] L’organizzazione economica della regola benedettina corrisponde


infatti alle condizioni della società agricola che l’Impero romano al tramonto lasciò
in eredità al medio evo, e riproduce il tipo della villa romana e della curtis dell’epo-
ca franca. Le necessità primarie dell’economia naturale, dello scambio dei servizi,
delle prestazioni di lavoro e di generi incombono sul modo con cui è fondata e di-
sciplinata l’istituzione claustrale» cfr. G. SALVIOLI, Il monachismo occidentale e la sua
storia economica, in «Rivista Italiana di Sociologia», fasc. I (gennaio-febbraio 1911),
pp. 11-12.
(85) Gli apporti del monachesimo all’economia sarda sono stati studiati ed
evidenziati da F. CHERCHI PABA, Lineamenti storici nell’agricoltura sarda nel secolo
XIII, in Studi in onore di F. Loddo Canepa, vol. II, pp. 122-216, Firenze 1959.
(86) V. ATZENI, Gli «hospitia» dei Benedettini in Sardegna, Cagliari 1950.

29
Valeria Schirru

porto allo sviluppo dell’attività cancelleresca nelle scrivanie giudicali.


Non è un caso, infatti, che la maggior parte dei documenti prodotti in
Sardegna siano stati redatti da ecclesiastici. In forza della sua autono-
mia economica e giuridica, gerarchica e disciplinare, il monastero me-
dioevale era un piccolo mondo, con agricoltori, artigiani, amanuensi,
i cui prodotti venivano così ad accrescere ed allargare il circuito eco-
nomico e ad elevare il livello culturale di tutta una regione. Gli studi
approfonditi, condotti fino ad oggi, hanno inoltre evidenziato l’indi-
spensabile apporto che gli ordini monastici diedero allo sviluppo del-
l’architettura ecclesiastica, reclutando maestranze toscane che seppero
rielaborare i modi romanici in funzione delle disponibilità economi-
che e dei materiali da costruzione presenti in loco (87). Ne derivava
così, in maniera del tutto naturale, un incremento delle attività eco-
nomiche, una riaggregazione di nuclei rurali e artigianali, un allaccia-
mento di contatti sul piano dell’economia e degli scambi e un contri-
buto al sorgere di nuovi villaggi e agglomerati rurali.
Potrebbe sembrare strano che un ordine eremitico e contempla-
tivo, come quello dei Camaldolesi, sia stato in Sardegna così vicino
alla popolazione, ma si deve sottolineare che la prerogativa dei seguaci
di san Romualdo, di adattarsi ad ogni esigenza di luogo e di tempo,
permetteva loro di fondare anche solo monasteri senza che vi fosse an-
nesso un eremo (88). È questo il caso della Sardegna in cui vennero

(87) D. SCANO, Storia dell’arte in Sardegna dall’XI al XIV secolo, Cagliari-Sassa-


ri 1907, pp. 61-64; R. SERRA, La Sardegna, Italia Romanica, vol. 10, Milano 1989;
R. CORONEO, Architettura romanica dalla metà del mille al primo ’300, Nuoro 1993.
(88) Numerose fondazioni camaldolesi erano caratterizzate dalla presenza di
un eremo e di un cenobio; quest’ultimo situato in genere ad un’altitudine inferiore
rispetto al primo, aveva la funzione di preparare spiritualmente i monaci all’espe-
rienza più alta e più dura dell’eremo, vera conquista della perfezione ascetica, dove i
monaci eremiti potevano dedicarsi esclusivamente alla preghiera e alla penitenza
nell’isolamento totale, delegando ai confratelli cenobiti le attività di carattere prati-
co, economico e amministrativo. «L’eremo difatti nella tradizione del monachesimo
orientale veniva considerata l’ultima fase, e la più perfetta dell’ascetismo cristiano;
esso quindi veniva concesso solo ai monaci perfetti, i quali ormai liberi per il lungo
esercizio delle virtù da ogni scoria del peccato, e raggiunti i più alti gradi della perfe-
zione evangelica, si trovano pronti a lottare da soli unicamente tesi alla più assoluta
unione con Dio» cfr. G.M. CACCIAMANI, Atlante storico-geografico Camaldolese cit.,
p. 7.

30
Le pergamene camaldolesi relative alla Sardegna nell’Archivio di Stato di Firenze

fondati solo monasteri, al loro interno organizzati gerarchicamente in


abbazie, vicarie e priorati. La maggiore autorità spettava all’abate a cui
venivano sottoposti i vicari e i priori; da questi ultimi dipendevano i
monaci, accanto ai quali si trovavano talvolta anche i conversi, ossia i
laici che non prendevano i voti ma collaboravano soprattutto alla vita
pratica ed economica del monastero.

6. Le chiese camaldolesi in Sardegna – Il contenuto dei documenti, al-


cuni dei quali inediti, ha reso necessario tracciare un profilo storico
delle chiese camaldolesi sarde, prima del quale è importante ricordare
che la maggior parte della documentazione, conservata nell’Archivio
di Stato di Firenze, riguarda le chiese affiliate all’abbazia madre di San
Salvatore di Camaldoli, nella diocesi di Arezzo, ma che comunque, in
questa stessa documentazione, si ritrovano anche notizie relative a
chiese affiliate al monastero camaldolese di San Zenone di Pisa, come,
ad esempio, Santa Maria di Bonarcado o le dipendenze di San Mami-
liano nell’isola di Monte Cristo.
Nei paragrafi che seguono si tratterà dunque, anche se breve-
mente, sia delle chiese affiliate a San Salvatore, oggetto dei documenti
editi in Appendice, sia di quelle solo citate in queste fonti, sulla base
degli elementi emersi dalla stessa documentazione ma anche in base
agli apporti degli studi già condotti sull’argomento.

6.1. San Pietro di Scano – La chiesa di San Pietro di Scano venne do-
nata, all’eremo di San Salvatore di Camaldoli, da Costantino I de La-
con giudice di Torres e sua moglie Marcusa de Gunale, diventando
così un priorato camaldolese.
Purtroppo nell’atto originale di donazione (89) non viene indi-
cato l’anno; questo fatto ha portato diversi studiosi a formulare ipote-
si contrastanti. Il Mittarelli (90) data il documento al 1112, mentre il

(89) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. I.


(90) B. MITTARELLI-A. COSTADONI, Annales Camaldulenses cit., tomo III, n.
CLXI, coll. 233-235.

31
Valeria Schirru

Tola (91) al 1113. Il Besta (92) invece lo attribuisce prima al 1124, sulla
base dei calcoli lunari, ma poi rettifica al 1114 (93). Il Lutzu (94) lo
colloca invece nel 1105. Lo Schiaparelli (95) lo data al 1112, mettendo
in relazione quest’atto ad un altro, datato chiaramente 13 dicembre
1112, in cui Azo, arcivescovo turritano, conferma la donazione della
chiesa di San Pietro di Scano fatta dal giudice di Torres Costantino I
all’eremo di San Salvatore di Camaldoli (96), conferma che deve evi-
dentemente presupporre già avvenuta la donazione. Per questo moti-
vo crediamo di poter utilizzare come termine ante quem il 1112, non
potendo stabilire se la donazione principale sia avvenuta nello stesso
anno 1112 o precedentemente. Sulla base di questi elementi si può
retrodatare sia la prima menzione di Costantino I de Lacon, in quali-
tà di giudice di Torres, che la prima attestazione di sua moglie Marcu-
sa o Maria de Gunale, che precedentemente risalivano invece al 28
ottobre 1113, secondo Pasquale Tola (97), rettificato poi dal Besta al
1114 (98).
La chiesa di San Pietro di Scano è nominata anche in un altro
documento (99), che sembrerebbe un atto accessorio e posteriore alla
donazione vera e propria, in cui viene specificato il numero degli ani-
mali che appartenevano alla chiesa, mentre si parla genericamente di
servi e ancelle (100). Questo secondo documento, non presentando al-

(91) P. TOLA, C.D.S., tomo I, sec. XII, n. XIII, p. 186.


(92) E. BESTA, Rettificazioni cronologiche cit., p. 249.
(93) E. BESTA, La Sardegna medioevale, vol. II, Le istituzioni politiche, economi-
che, giuridiche, sociali, Palermo 1909, p. 276.
(94) P. LUTZU, Il Montiferro. Appunti storici con più ampie notizie sul comune di
Scano, Oristano 1922, p. 41.
(95) L. SCHIAPARELLI-F. BALDASSERONI, Regesto di Camaldoli cit., vol. II, n. 735,
p. 48.
(96) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. III.
(97) P. TOLA, C.D.S., tomo I, sec. XII, n. XVII, p. 189 e nell’Appendice docu-
mentaria il doc. VI.
(98) E. BESTA, Rettificazioni cronologiche cit., pp. 295 ss.
(99) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. II.
(100) Il testo del documento cita così: «Ego Constantinus Dei gratia, imperator
Turrensis regni, una cum coniuge / mea Marcusa, offerimus et damus Deo et beato Salva/

32
Le pergamene camaldolesi relative alla Sardegna nell’Archivio di Stato di Firenze

cuna traccia di sigillo, a differenza del precedente, ha fatto dubitare lo


Schiaparelli della sua originalità (101).
Un terzo documento, datato 13 dicembre 1112 (102), contiene,
oltre che la conferma della donazione della chiesa da parte dell’arcive-
scovo di Torres Azo, anche la concessione di alcuni privilegi giurisdi-
zionali alla stessa chiesa. Per sua disposizione infatti il monastero veni-
va svincolato dalla giurisdizione della diocesi, passando direttamente
alle dipendenze del priore generale dell’ordine Camaldolese. L’arcive-
scovo stabiliva, inoltre, che nessuno avrebbe potuto amministrare la
chiesa e il monastero se non fosse stato preposto dal priore generale e
che, se qualche monaco fosse stato trasferito, non avrebbe potuto ave-
re più alcuna ingerenza nelle questioni interne della chiesa.
La chiesa di San Pietro di Scano si trova nominata tra le chiese
della diocesi Turritana nei privilegi pontifici e in quelli imperiali, ema-
nati a favore della congregazione Camaldolese, in cui l’ultima menzio-
ne risale al 1209 (103).
Notizie più tarde possono essere tratte dai registri delle Colletto-
rie conservati nell’Archivio Segreto Vaticano. San Pietro di Scano com-
pare infatti negli elenchi delle decime, dovute alla Chiesa di Roma per
gli anni 1341 e 1342, come una chiesa della diocesi di Bosa, mentre in
quelle degli anni 1346-1350 figura come un priorato dipendente dalla
stessa diocesi (104). Il priorato di Scano, che inizialmente era indipen-
dente, passò successivamente alle dipendenze dell’abbazia di Santa Tri-
nità di Saccargia, quando questa, favorita dalla vicinanza di Ardara, resi-
denza dei giudici di Torres, assunse una maggiore importanza.

tori de Camalduli, ecclesiam Sancti Petri de Scano, cum rebus / omnibus quas habet, vel
pro tempore acquisitura erit. Sed nunc / ad presens inter hoc habet et nos ex nostro damus
sunt: mille / berbece et quingenti porci et XXX vacce et servi et / ancille, quanti invenientur
esse predicte ecclesie beati Petri. […]», cfr. nell’Appendice documentaria il doc. II.
(101) L. SCHIAPARELLI-F. BALDASSERONI, Regesto di Camaldoli cit., vol. II, n. 736,
p. 49.
(102) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. III.
(103) Cfr. nell’Appendice documentaria i docc. VII, X, XVI, XVIII, XX, XXI,
XXV, XXVII.
(104) P. SELLA, Rationes Decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV. Sardinea, Città
del Vaticano 1945, pp. 34, 88, 171, 178.

33
Valeria Schirru

Della chiesa, attualmente non più esistente, rimane il ricordo


nel nome della parrocchia del paese (l’attuale Scano Montiferru) che è
stata ricostruita alla fine del secolo XVIII, dopo che un incendio di-
strusse quella precedente (105). Alla luce delle poche conoscenze attuali
non è possibile sapere quale fosse l’ubicazione del monastero camaldo-
lese. Possiamo trarre qualche notizia solamente dall’opera di Pietro
Lutzu (106), secondo il quale una tradizione popolare localizzava il mo-
nastero vicino al cimitero del paese, ma i dati riportati sono prevalen-
temente leggendari. L’unico elemento certo che potrebbe esserci di
aiuto è una frase del documento di donazione (cfr. doc. I) «Et faciolu
pupillu ad Sanctum Petrum de Iscanu in su flumen de Vosa». Questo
dato potrebbe essere utile per la localizzazione del sito, ma solo una
ricerca che coinvolga lo storico, l’archeologo e lo storico dell’arte po-
trebbe dare notizie più sicure. Attualmente, della chiesa, ne sopravvi-
ve il ricordo nel semplice titolo di Priore di San Pietro di Scano tra-
smesso al vescovo di Bosa.

6.2. San Nicola di Trullas – La chiesetta di San Nicola di Trullas, sita a


pochi chilometri dall’abitato di Semestene, venne donata all’eremo di
San Salvatore di Camaldoli dalla potente famiglia turritana degli
Athen il 29 ottobre 1113 (107). Dal documento sembrerebbe che in
prossimità della chiesetta si fossero stabiliti precedentemente alcuni
«donnos heremitas», anche se non tutti gli storici sono d’accordo con
quest’affermazione (108). La denominazione di Trullas, che compare
già nell’atto di donazione, potrebbe riferirsi ad una preesistente chiesa
bizantina cupolata; la voce trudda è infatti la versione logudorese del
latino trulla «cupola» (109). La chiesa, costruita in conci di calcare chia-

(105) G. ZANETTI, I Camaldolesi cit., p. 37.


(106) P. LUTZU, Il Montiferro cit., p. 41 ss.
(107) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. VI.
(108) Un’opinione contraria è sostenuta da B. ANATRA, Santa Sede e Sardegna
tra medioevo ed età moderna cit., p. 76.
(109) G. LILLIU, Trulla «cupola» in Sardegna, in «Archivio Storico Sardo», vol.
XXVI (1959), pp. 509-521.

34
Le pergamene camaldolesi relative alla Sardegna nell’Archivio di Stato di Firenze

ro, è di dimensioni piuttosto modeste, ma viene messa in risalto dalla


posizione isolata che occupa in mezzo alla campagna (110).
Con il documento gli Athen intendevano fornire la loro chiesa
di paramenti sacri, libri, reliquie e contemporaneamente affiliarla al-
l’eremo di San Salvatore di Camaldoli, assicurando così un’ulteriore
sviluppo economico, sociale e spirituale ai loro possedimenti.
Della chiesa di San Nicola di Trullas ci rimane anche il condaghe,
attualmente conservato nella Biblioteca Universitaria di Cagliari (111), in
cui sono contenuti atti riguardanti il monastero e le sue pertinenze re-
lativamente al secolo XII (112).
I numerosi documenti relativi a San Nicola di Trullas, conserva-
ti nell’Archivio di Stato di Firenze (113), attestano continue destituzio-
ni e rielezioni dei vicari della stessa chiesa, testimonianza dei molti di-
sordini avvenuti nella gestione di quest’ultima durante i secoli XIII e
XIV. Tra questi documenti assume una notevole importanza l’inventa-
rio dei beni della vicaria, redatto da don Bartolomeo il 18 giugno
1279 (114), in cui sono elencati tutti gli animali, distinti per sesso ed
età, le monete, i prodotti agricoli, e infine i libri, gli arredi, i paramen-
ti sacri e i documenti d’archivio. Soprattutto questi ultimi si rivelano
interessanti: nella chiesa erano conservati ben cinque condaghi e ses-
santadue privilegi, di cui cinquantacinque con bolla plumbea, cinque
con bolla di cera e due senza bolla.

6.3. San Paolo di Cotroniano – In un periodo compreso fra il 1114 e il


1125, Maria de Gunale, con il consenso di suo marito Costantino I de

(110) D. SCANO, Storia dell’arte in Sardegna cit., pp. 121-124; R. DELOGU,


L’architettura del medioevo in Sardegna, Roma 1953, pp. 109-111; R. SERRA, La Sar-
degna cit., p. 389; R. CORONEO, Architettura romanica cit., scheda 10, p. 63.
(111) Biblioteca Universitaria di Cagliari, Manoscritto n. 278.
(112) E. BESTA-A. SOLMI, I Condaghi cit.; R. CARTA RASPI (a cura di), Condaghe
di San Nicola di Trullas, Cagliari 1937 e P. MERCI (a cura di), Il Condaghe di San
Nicola di Trullas, Sassari 1992.
(113) Cfr. nell’Appendice documentaria i docc. XXVIII, XXX, XXXI, XXXII,
XXXIII, XXXV, XXXVIII, XXXIX, XL.
(114) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. XXXIX.

35
Valeria Schirru

Lacon giudice di Torres, donò, all’eremo di San Salvatore di Camaldo-


li, la chiesa di San Paolo di Cotroniano con tutti i suoi beni e le sue
pertinenze, sottoponendoli alla giurisdizione del priore generale del-
l’ordine Camaldolese. Il documento, rimastoci solo nella forma della
registrazione (115), è privo di qualsiasi indicazione cronologica: il ter-
mine ante quem è fornito dal 7 marzo 1125, data del primo privilegio
pontificio in cui si trova la prima menzione della chiesa; il termine
post quem è costituito dal 4 novembre 1114, data del privilegio ponti-
ficio in cui sono nominati tra i possessi camaldolesi sardi le chiese di
San Pietro di Scano e di Santa Trinità di Saccargia e non la chiesa di
San Paolo di Cotroniano (116). In Maria de Gunale, promotrice della
donazione, deve riconoscersi la stessa Marcusa de Gunale, unica mo-
glie del giudice di Torres Costantino I de Lacon (117), la cui prima
menzione risaliva al 1112 (118), mentre l’ultima al 1130-1134 (119).
Successivamente lo stesso Costantino I de Lacon, con documento
datato 1° agosto (120), libera e assolve i servi della chiesa da ogni servizio
e dovere verso il regno, verso il curatore, il maiore de scolca e i pupillares
a cui era sottoposta la chiesa; per la datazione del documento, in cui
manca l’anno, è stato adottato come termine post quem il 1125, data del
privilegio pontificio in cui viene nominata per la prima volta la chiesa di
San Paolo di Cotroniano tra i possessi camaldolesi sardi (121). In partico-
lare questo documento permette di postdatare l’ultima menzione del-
lo stesso Costantino I de Lacon in qualità di giudice, che fino ad oggi
risaliva al 30 aprile 1124 (122).

(115) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. IX.


(116) Cfr. nell’Appendice documentaria i docc. X e VII.
(117) L.L. BROOK, F.C. CASULA, M.M. COSTA et al., Genealogie medioevali di
Sardegna cit., tav. V e pp. 191-192.
(118) Cfr. nell’Appendice documentaria i docc. III e IV.
(119) P. TOLA, C.D.S., tomo I, sec. XII, n. XXXVIII, p. 205; E. BESTA, Rettifica-
zioni cronologiche cit., p. 295 ss.; A. SABA, Montecassino e la Sardegna medioevale. Note
storiche e Codice Diplomatico sardo-cassinese, Montecassino 1927, doc. XX, p. 173.
(120) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. XI.
(121) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. X.
(122) P. TOLA, C.D.S., tomo I, sec. XII, n. XIII, p. 186 e L.L. BROOK, F.C.
CASULA et al., Genealogie medioevali di Sardegna cit., tav. V e pp. 191-192.

36
Le pergamene camaldolesi relative alla Sardegna nell’Archivio di Stato di Firenze

La chiesa di San Paolo di Cotroniano compare poi in tutti i pri-


vilegi pontifici a favore dell’Ordine (123). Attualmente del titolo della
chiesa rimane il ricordo nell’attuale parrocchia di Codrongianus.

6.4. San Pietro di Arkennor, Santa Maria di Saganza, San Pietro di


Monticleta – Con una pergamena in latino, datata 1134 (124), Giovan-
ni, vescovo di Sorres, donò le quattro chiese di San Pietro di Arken-
nor, Santa Maria di Saganza, San Pietro di Monticleta e San Nicola di
Trullas, con tutte le loro pertinenze, all’eremo di San Salvatore di Ca-
maldoli. La donazione, conservata in copia semplice nell’Archivio di
Stato di Firenze, venne sottoscritta dall’arcivescovo di Torres Azo, dal-
l’arciprete Istephanus e da Itoccorre priore di Sorres.
La donazione delle stesse chiese è contenuta anche in un altro do-
cumento in sardo, non datato (125), emanato da Giovanni Sargu, vescovo
di Sorres, il cui termine post quem è costituito dal documento precedente
datato 1134. Come comprovanti l’atto sono citati due degli ecclesiastici
che si trovavano anche nel documento in latino, ma con la specificazio-
ne dei loro cognomi: il priore Itoccorre de Monte e l’arciprete Istephane
Catha. Il documento in sardo, privo di data, sembrerebbe contenere lo
stesso testo del documento in latino ma con alcune differenze. Nel do-
cumento sardo è rispettato il formulario dei documenti prodotti nel-
l’isola e, in più, rispetto all’altro documento compaiono anche le figure
del giudice di Torres Barisone II de Lacon, di sua moglie Preziosa de
Orrù, e di suo figlio Costantino, indicato come re. Se si accetta il termi-
ne post quem del 1134 si possono retrodatare: la prima menzione di Ba-
risone II de Lacon come giudice, che fino ad oggi risaliva al 1147 (126), la
prima menzione di Preziosa de Orrù, come sua consorte, che risaliva al
1153 (127) e la prima menzione di Costantino II de Lacon, come regnan-
te insieme al padre, che risaliva al 1170 (128).

(123) Cfr. nell’Appendice documentaria i docc. X, XVI, XVIII, XX, XXI.


(124) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. XII.
(125) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. XIII.
(126) P. TOLA, C.D.S., tomo I, sec. XII, n. LVI, p. 216.
(127) P. TOLA, C.D.S., tomo I, sec. XII, n. LIX, p. 218.
(128) P. TOLA, C.D.S., tomo I, sec. XII, n. XCVII, p. 240.

37
Valeria Schirru

Non è stato possibile localizzare attualmente queste tre chiese,


che dovevano trovarsi evidentemente nella diocesi di Sorres. Secondo
il parere di Ginevra Zanetti le chiese erano ubicate in prossimità di
Bonorva, vicino al rio tutt’oggi denominato Arkennor (129).
Appare strana la presenza della chiesa di San Nicola di Trullas,
già donata all’eremo di San Salvatore di Camaldoli dalla famiglia degli
Athen nel 1113 (130).

6.5. Santa Maria in Contra – La chiesa di Santa Maria in Contra, che


sorge a brevissima distanza dal paese di Cargeghe (in provincia di
Sassari), si trovava compresa nella curatoria di Ploaghe, nel giudicato
di Torres.
Non si ha alcuna notizia dell’atto di donazione; la sua prima
menzione si ritrova in una bolla pontificia emanata da Onorio II il 7
marzo 1125 (131), in cui vengono elencati tutti i possessi camaldolesi e
tra le chiese situate in Sardegna troviamo «ecclesiam Sancte Marie in
loco qui dicitur Contra».
Successivamente la si ritrova citata in tutti gli altri privilegi pon-
tifici e imperiali a favore della Congregazione (132). Notizie più tarde
relative all’esistenza della chiesa si trovano nei registri delle Collettorie
conservati nell’Archivio Segreto Vaticano, dove, negli elenchi delle de-
cime dovute alla Chiesa di Roma per gli anni 1341, 1342 e 1346-
1350 si parla di un “rectore de Contra” dipendente dalla diocesi di Plo-
aghe (133).
La chiesa, edificata nel secolo XII, attualmente ben conservata,
è una delle più piccole chiese romaniche dell’isola (134).

(129) G. ZANETTI, I Camaldolesi cit., p. 233.


(130) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. VI.
(131) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. X.
(132) Cfr. nell’Appendice documentaria i docc. XVI, XVIII, XX, XXI, XXV,
XXVII.
(133) P. SELLA, Rationes Decimarum Italiae cit., pp. 36, 97, 164.
(134) D. SCANO, Storia dell’arte in Sardegna cit., p. 226; R. CORONEO, Architet-
tura romanica cit., scheda 47, p. 144.

38
Le pergamene camaldolesi relative alla Sardegna nell’Archivio di Stato di Firenze

6.6. San Pietro in Ollin – La chiesa di San Pietro in Ollin è ubicata


nella campagna di Orotelli, in una zona ricca di acque termali già co-
nosciuta dai romani come Oddìni. In periodo medioevale faceva parte
della curatoria di Dore-Orotelli nel giudicato di Torres; attualmente è
in provincia di Nuoro.
La chiesa venne donata, con tutte le sue pertinenze, all’eremo di
San Salvatore di Camaldoli nel 1139 da Ugo, detto vescovo di Orotel-
li (135). Da notare infatti, nell’escatocollo, la formula «Ugo Ortellensis
ecclesie episcopus»: al momento, non esistendo studi specifici sulle dio-
cesi sarde risalenti al 1139, si può ipotizzare un momentaneo sposta-
mento della sede vescovile da Ottana a Orotelli, vista la vicinanza dei
due paesi.
L’atto di donazione assume una evidente importanza per la pre-
senza tra i sottoscrittori, oltre che di Gualfredo, vescovo di Ploaghe, e
Giovanni, vescovo di Sorres, anche di Baldovino, arcivescovo di Pisa,
che era stato insignito dal pontefice della legazia pontificia in Sardegna.
La chiesa di San Pietro in Ollin è ricordata anche in altri docu-
menti successivi, come la bolla del 7 febbraio 1147 (136) emanata da
Eugenio III a favore di tutta la congregazione Camaldolese e successi-
vamente in tutti gli altri privilegi pontifici e imperiali a favore dell’Or-
dine (137).
La sua primitiva struttura è di impianto romanico, ma la faccia-
ta venne ricostruita successivamente secondo modi tardogotici (138).

6.7. San Saturnino di Usolvisi, Santa Maria di Anela, San Giorgio di


Aneleto – Con un documento del 1164, Atone, vescovo di Castro,
donò all’eremo di San Salvatore di Camaldoli le chiese sarde di San
Saturnino di Usolvisi, Santa Maria di Anela e San Giorgio di Aneleto,
site nella curatoria del Goceano. Il documento è riportato dal Mitta-

(135) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. XV.


(136) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. XVI.
(137) Cfr. nell’Appendice documentaria, i docc. XVIII, XX, XXI, XXV,
XXVII.
(138) R. CORONEO, Architettura romanica cit., scheda 51, p. 146.

39
Valeria Schirru

relli (139) che lo dice copiato «ex apographo misso ab episcopo Castrensi
anno 1626». Le chiese vengono poste sotto la giurisdizione del priore
generale dei Camaldolesi, che poteva nominare un rettore, il quale
avrebbe avuto però degli obblighi precisi verso lo stesso vescovo di Ca-
stro.
Delle tre chiese, ubicate tutte nei pressi del villaggio di Anela,
nella curatoria del Goceano, compresa nel giudicato di Torres, ora in
provincia di Sassari, non si trova alcuna menzione nei documenti con-
servati nell’Archivio di Stato di Firenze.
La chiesa di San Saturnino di Usolvisi (140), chiamata anche San
Saturnino Terme, piuttosto piccola e interamente costruita in trachite
rossa, si trova nel comune di Bultei, ma viene tradizionalmente conside-
rata pertinenza di Benettuti e dipende dalla parrocchia di questo centro.
La chiesa di Santa Maria di Anela (141), chiamata anche Nostra
Signora di Mesumundu o Madonna delle Rose, sorge a breve distanza
dal paese di Anela. Venne edificata probabilmente intorno al 1162,
prima di essere affiliata ai Camaldolesi. Durante i restauri del 1977,
dietro l’altare vennero rinvenuti, in un involucro in cera con sigillo di
Atone, un reliquiario d’argento, un denaro d’argento coniato a Geno-
va e la pergamena di consacrazione datata 13 maggio 1162, oggi con-
servata nell’Archivio Parrocchiale di Anela (142).
La chiesa di San Giorgio di Aneleto (143) è attualmente una picco-
la cappella, edificata di recente nella montagna che si trova sopra il pae-
se di Anela. Sorge accanto ai ruderi dell’omonima chiesa medioevale.

6.8. Santa Maria di Orrea Pichina e Santa Giusta di Orrea Pichina –


La chiesa di Santa Maria Maddalena, che sorge ad una decina di chilo-

(139) B. MITTARELLI-A. COSTADONI, Annales Camaldulenses cit., tomo IV, n.


XII, coll. 22-24 e P. TOLA, C.D.S., tomo I, sec. XII, n. LXXIII, p. 226.
(140) R. CORONEO, Architettura romanica cit., scheda 49, p. 145.
(141) R. CORONEO, Architettura romanica cit., scheda 48, p. 144.
(142) F. AMADU, La diocesi medioevale di Castro, Ozieri 1984, doc. 1.
(143) S. PIRISINU (a cura di), Repertorio, in Le chiese nel verde, Architetture reli-
giose rurali nella provincia di Sassari, Sassari 1989, p. 160.

40
Le pergamene camaldolesi relative alla Sardegna nell’Archivio di Stato di Firenze

metri dal paese di Chiaramonti (provincia di Sassari), è l’antica chiesa di


Santa Maria di Orrea Pichina che si trovava in epoca medioevale nella
curatoria dell’Anglona, nel giudicato di Torres. L’edificio, in stile roma-
nico, ha dimensioni molto ridotte, con pianta a croce latina, realizzata
in trachite e calcare bianco disposti a fasce alterne (144). Alla sinistra del
portale si trova un’iscrizione parzialmente leggibile relativa a restauri av-
venuti in data successiva al 1300.
La chiesa di Santa Giusta di Orrea Pichina, anch’essa nel comu-
ne di Chiaramonti, sorge a breve distanza dalla chiesa di Santa Maria
Maddalena, in una piccola valle particolarmente ricca d’acque. È stata
lasciata in stato di abbandono fino al recente intervento di restauro
che ne ha modificato profondamente l’aspetto (145).
La prima menzione di entrambe le chiese si trova nell’atto di
donazione, datato 10 luglio 1205, di cui non esiste il documento ori-
ginale ma solo un sommario coevo (146). Le due chiese, insieme a tutte
le loro pertinenze, vennero donate ai Camaldolesi da Maria de Thori,
zia di Comita II de Lacon, giudice di Torres. Nel documento, la dona-
zione viene fatta dietro consenso di una serie di personaggi della fami-
glia de Lacon, tra cui sono ricordati: i figli della stessa Maria de Thori,
Costantino, Mariano e Barisone; il giudice di Torres, Comita II de La-
con; sua moglie donna Specla, identificabile probabilmente con Ispel-
la de Lacon Serra, figlia di Barisone I giudice di Arborea; il loro figlio
Mariano II de Lacon; la madre dello stesso Comita, Preziosa de Orrù.
Questo breve sommario costituisce una fonte preziosa per le cronolo-
gie dei personaggi nominati. Ispella de Lacon Serra, figlia di Barisone
I giudice di Arborea, era vedova di Ugone-Poncio de Cervera visconte
di Bas; la sua ultima menzione come moglie di Comita, ma in procin-
to di divorziare da lui, è del 1204 (147). L’ultima menzione documen-
taria di Preziosa de Orrù, madre di Comita II de Lacon, e moglie di
Barisone II de Lacon, risaliva invece al 1178 (148). La donazione venne

(144) R. CORONEO, Architettura romanica cit., scheda 52, p. 147.


(145) S. PIRISINU (a cura di), Repertorio cit., pp. 158-189.
(146) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. XXII.
(147) D. SCANO, Codice Diplomatico cit., vol. I, n. XXII, p. 15.
(148) P. TOLA, C.D.S., tomo I, sec. XII, n. CVIII, p. 250.

41
Valeria Schirru

poi confermata successivamente da Pietro, vescovo di Ampurias, con


un documento datato semplicemente 1205, con cui lo stesso vescovo
concesse al priore dell’ordine Camaldolese la prerogativa di eleggere e
destituire il priore delle due chiese, senza alcuna ingerenza da parte del
vescovo (149).
Successivamente lo stesso Comita II de Lacon, giudice di Tor-
res, che aveva dato il suo consenso alla donazione di Maria de Thori,
dona alle due chiese l’acqua delle fontane di Aghitu, di Cutathu e di
Santa Giusta per il mulino. In questo documento, datato sicuramente
post 1205 (150), compare per la prima volta la seconda moglie di Co-
mita II, donna Agnese, figlia di Manfredo II marchese di Saluzzo, la
cui prima menzione risaliva fino ad oggi al 1210 (151).
In originale ci rimane solo un documento datato 1 luglio 1210 in
cui sempre Maria de Thori conferma nuovamente la donazione delle due
chiese, aumentandole di ampie dotazioni terriere, vigne, salti, ville, servi
e ancelle e aggiungendovi la donazione della domus di Tiugulbi (152).
Altri tre documenti editi in Appendice, riguardano la chiesa di
Santa Maria di Orrea Pichina diventata nel frattempo un priorato (153).
Nel primo, datato 7 maggio 1271, don Giovanni, priore generale del-
l’ordine Camaldolese, rimosse don Iacopo de Calcinaria dalla vicaria
di San Nicola di Trullas e nominò vicario, rettore ed amministratore
della stessa e vicario generale in Sardegna, don Martino Pisano, col
mandato della visitatio nel monastero di Saccargia e nelle vicarie di San
Nicola di Trullas e di Santa Maria di Orrea Pichina. Evidentemente si
trattava di un incarico temporaneo se, il 15 settembre 1272 (154), don

(149) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. XXIII.


(150) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. XXIV. Il termine post quem è
dato dalla data del doc. XXII che contiene la donazione delle chiese di Santa Maria e
di Santa Giusta di Orrea Pichina.
(151) P. TOLA, C.D.S., tomo I, sec. XIII, n. XX, p. 317. Era stato già ipotizzato
che il matrimonio tra Comita II de Lacon e donna Agnese fosse avvenuto nel 1205,
presumibilmente dopo l’annullamento del primo con Ispella de Lacon Serra. Cfr. B.
BAUDI DI VESME, Guglielmo, giudice Cagliari e l’Arborea cit., p. 29.
(152) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. XXVI.
(153) Cfr. nell’Appendice documentaria i docc. XXXV, XXXVI, XXXVII.
(154) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. XXXVI.

42
Le pergamene camaldolesi relative alla Sardegna nell’Archivio di Stato di Firenze

Bono, priore generale dell’ordine Camaldolese, elesse pastore e rettore


della chiesa di Santa Maria di Orrea Pichina don Taddeo, monaco ca-
maldolese di Potheolis, che nello stesso giorno giurò sui vangeli che
avrebbe amministrato onestamente i beni affidatigli (155). Da queste
continue rimozioni ed elezioni di vicari si intravede una situazione di
crisi, simile a quella che attraversava nello stesso periodo la chiesa ca-
maldolese di San Nicola di Trullas. Negli elenchi delle decime dovute
alla Chiesa di Roma per gli anni 1341 e 1342 si parla di un “subpriore”
e di un “rectore” de “Oria Picina ampuriensis diocesis”, e in quelli relati-
vi al triennio 1346-1350 si parla proprio di una “ecclesia seu prioratu de
Orria Pichinna” (156).

6.9. Santa Trinità di Saccargia – Secondo la leggenda, nel luogo in cui


sorge la chiesa un giorno venne trovata una vacca vargia, cioè pezzata,
a cui era legata una carta in cui si ordinava la costruzione, in quel luo-
go, di una chiesa. Dalla corruzione dialettale in “sa baccarza” derive-
rebbe il termine Saccargia. Ma sulla nascita della chiesa esiste anche
un’altra leggenda che vede come protagonisti il giudice Costantino I
de Lacon, giudice di Torres, e sua moglie Marcusa de Gunale, afflitti
per la morte prematura di tutti i loro figli. Una sera, durante un per-
nottamento nella zona, apparve loro la Madonna che promise la di-
scendenza tanto desiderata se, in quel luogo, avessero costruito una
chiesa consacrata alla Santissima Trinità. L’impegno venne mantenu-
to. La chiesa tutt’oggi esistente si trova nel comune di Codrongianus,
in provincia di Sassari, e in periodo medioevale apparteneva al territo-
rio della curatoria di Ploaghe, nel giudicato di Torres. Costituisce at-
tualmente l’esempio più significativo di arte romanica nell’isola e col-
pisce per la sua posizione isolata, per la bicromia dovuta all’alternanza
di filari di basalto nero e calcare e per le dimensioni della torre campa-
naria che affianca e sovrasta la chiesa. La costruzione, a cui doveva es-
sere annesso un monastero di cui sono visibili ancora i ruderi, venne
edificata sicuramente prima del 1112. Molto probabilmente quando i
Camaldolesi si insediarono a Saccargia dovettero ampliare la chiesa

(155) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. XXXVII.


(156) P. SELLA, Rationes Decimarum Italiae cit., pp. 24, 92, 188, 199.

43
Valeria Schirru

preesistente innalzandola, ed in luogo della facciata originaria vi rea-


lizzarono quella attualmente visibile (157).
La chiesa, con tutte le sue pertinenze, venne donata da Costanti-
no I de Lacon, giudice di Torres e sua moglie Marcusa de Gunale, al-
l’eremo di San Salvatore di Camaldoli. Dell’atto di donazione ci rimane
solamente un sommario senza data (158), a cui è stato possibile attribuire
come termine ante quem il 16 dicembre 1112 (159), data in cui Azo,
arcivescovo di Torres confermò la donazione, concedendo al priore della
chiesa importanti esenzioni e privilegi giurisdizionali: la chiesa veniva
svincolata dal pagamento delle decime e da qualsiasi dipendenza dallo
stesso arcivescovo, mentre ai monaci veniva conferita la giurisdizione su
tutte le persone soggette al monastero tra cui anche laici, liberi e servi.
A favore dell’abbazia di Saccargia venne emanato un primo pri-
vilegio pontificio il 21 gennaio 1137 (160) con il quale vennero conces-
se al monastero ulteriori esenzioni giurisdizionali e finanziare, e un se-
condo, il 19 novembre 1154 (161), dove sono elencate tutte le chiese
sarde ad essa affiliate e sottoposte. Quest’ultimo atto si presenta, dun-
que, di notevole importanza, anche se non è stato possibile identifica-
re l’ubicazione attuale di tutte queste chiese. Va aggiunto il fatto che la
pergamena non è in perfetto stato di conservazione e risulta di difficile
lettura in alcuni punti. Le chiese nominate sono: San Simone in Con-
tra e San Giovanni in Contra, Santa Maria in Altasar, Santa Maria in
Ocaai, San Giorgio de Ovio, ed un’ultima chiesa di Banari della quale
non si riesce a leggere il nome. Sulla loro ubicazione si possono fare
solo delle congetture, non esistendo attualmente in questi villaggi
chiese di quel periodo. Tra queste però la chiesa di Santa Maria in Al-
tasar era già conosciuta perché si trovava citata nella bolla di Onorio II
del 7 marzo 1125 (162), nella quale non veniva specificato che fosse

(157) D. SCANO, Storia dell’arte in Sardegna cit., pp. 160-176; R. DELOGU,


L’architettura del medioevo cit., pp. 77-78; R. SERRA, La Sardegna cit., p. 272 ss.;
R. CORONEO, Architettura romanica cit., scheda 46, p. 138.
(158) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. IV.
(159) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. V.
(160) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. XIV.
(161) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. XIX.
(162) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. X.

44
Le pergamene camaldolesi relative alla Sardegna nell’Archivio di Stato di Firenze

una pertinenza di Saccargia. Negli elenchi delle decime dovute alla


Chiesa di Roma per gli anni 1341 e 1342 e si parla di un “rectore
ecclesie de Abtasar diocesis bosane” (163), di un “rectore de Onio diocesis
bosane” (164), e viene spesso citato un “rectore de ecclesie S. Marie in
villa Banari” (165).
La solenne consacrazione della chiesa di Santa Trinità di Saccargia
avvenne il 5 ottobre del 1116, davanti alla presenza dei più alti prelati
dell’isola. Nel 1600 venne ristampato l’atto di consacrazione che fu rie-
dito dal Tola (166). Il monastero divenne ben presto un’abbazia, dipen-
dente sempre dall’eremo di San Salvatore di Camaldoli, ma a capo di
tutte le altre chiese camaldolesi dell’isola. Nel 1355 troviamo infatti
l’abate di Saccargia al Parlamento convocato, a Cagliari, dal re d’Arago-
na Pietro IV il Cerimonioso, come rappresentante del potente ordine
Camaldolese (167). Un “abbate de Saccaria” e un “fratre Orlando monacho
di Saccaria” compaiono come testimoni in diversi importanti documen-
ti, contenuti nel Liber Censuum di Cencio Camerario conservato nella
Biblioteca Apostolica Vaticana, datati dal 1236 al 1237 (168). Notizie
tarde, risalenti fino alla metà del secolo XVI, sull’importante ruolo che
l’abate di Saccargia rivestì, oltre che nell’ambito della chiesa isolana an-

(163) P. SELLA, Rationes Decimarum Italiae cit., pp. 31 e 140.


(164) P. SELLA, Rationes Decimarum Italiae cit., p. 32.
(165) P. SELLA, Rationes Decimarum Italiae cit., pp. 42, 86, 142, 146, 164, 175,
186.
(166) P. TOLA, C.D.S., tomo I, sec. XII, n. XXI, p.192. Il testo dice così: «Con-
dague de sa Abadia de sa SS. Trinidade de Saccargia, istituida et fundata dae su serenis-
simu Costantinu de Lacon , rege et Iuygue qui fuit de Logudoro, cum sa illustris donna
Marcusa de Gunale mugiere sua. Et restauranda de sa S.C.R.M. de Philippo rege nostru
[…]. Currende su annu de su Segnore nostru Jesu Christu milliquentu et seygui, indic-
tione nona, quinta octobris […]».
(167) A. SOLMI, Le costituzioni del primo parlamento sardo del 1335, in «Archi-
vio Storico Sardo», vol. VI (1910), pp. 266-270.
(168) I documenti in questione riguardano i giuramenti di fedeltà a papa Gre-
gorio IX ed il riconoscimento dei diritti della Sede Apostolica sui giudicati di Gallu-
ra e Torres, da parte di Adelasia e di suo marito Ubaldo Visconti. Sono editi per
intero in M.M.P. FABRE-L. DUCHENSE, Le Liber censuum, Paris 1905-1910, pp. 573-
582 e regestati in M. CERESA, La Sardegna nei manoscritti della Biblioteca Apostolica
Vaticana, Cagliari 1990, pp. 31-33.

45
Valeria Schirru

che nei rapporti tra la Sardegna e la Santa Sede, possono trarsi anche da
alcuni documenti conservati nell’Archivio Segreto Vaticano (169).
Del titolo nominale di priore di Saccargia è tuttora insignito
l’arcivescovo di Sassari.

6.10. Santa Maria di Bonarcado – Nel comune di Bonarcado, nel terri-


torio di quella che fu la curatoria del Campidano di Milis, compresa nel
giudicato di Arborea, si trovano due chiese intitolate a Santa Maria: la
parrocchiale, ubicata nella parte alta del paese di Bonarcado, e il santua-
rio omonimo chiamato anche Nostra Signora di Bonacattu di età prece-
dente al primo. La più antica delle due, dedicata a Nostra Signora di
Bonacattu, probabilmente di fabbrica mediobizantina, sorge su un inse-
diamento nuragico su cui si sovrappose un edificio tardo romano; la par-
rocchiale di epoca più recente si presenta di dimensioni maggiori (170).
Le notizie, riguardanti le due chiese, si ricavano quasi tutte da
carte contenute all’interno del condaghe di Santa Maria di Bonarca-
do, ora conservato nella Biblioteca Universitaria di Cagliari (171). L’in-
sediamento dei Camaldolesi a Bonarcado potrebbe risalire al 1110,
anno di datazione della carta più antica del condaghe (172), sulla quale
ci si deve basare come termine ante quem, mancando la carta della do-
nazione principale (173). Dal testo del documento risulta che Costanti-

(169) In particolare un documento datato Roma 18 luglio 1555, in cui il pon-


tefice Paolo IV concede a Giovanni Bichisanio, decano della chiesa di Torres, la
commenda del monastero camaldolese di Santa Trinità di Saccargia, vacante per la
morte di Gavino Falchi, cfr. D. SCANO, Codice Diplomatico cit., vol. II, n. CDLXIV,
p. 313. In un altro documento datato Roma 20 agosto 1568 il pontefice Pio V con-
cede a Paolo Capite la commenda del monastero camaldolese di Santa Trinità di
Saccargia, di patronato del re di Spagna, vacante per la morte di Giovanni Zignisano
ultimo possessore, cfr. Ibidem, n. DXIII, p. 352.
(170) D. SCANO, Storia dell’arte in Sardegna cit., pp. 136-139; R. DELOGU, L’ar-
chitettura del medioevo cit., pp. 26-28, pp.127-129, pp. 180-182; R. SERRA, La Sarde-
gna cit., p. 158; R. CORONEO, Architettura romanica cit., schede 20-21, p. 103 ss.
(171) Biblioteca Universitaria di Cagliari, Manoscritto n. 277. Cfr. M. VIRDIS,
Il Condaghe di Santa Maria di Bonarcado cit., e E. BESTA-A. SOLMI, I Condaghi cit.
(172) Cfr. carta 1 del Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, p. 115 dell’edi-
zione BESTA-SOLMI.
(173) E. BESTA-A. SOLMI, I Condaghi cit., p. 18.

46
Le pergamene camaldolesi relative alla Sardegna nell’Archivio di Stato di Firenze

no I de Lacon-Serra, giudice di Arborea, con la moglie Anna de Zori e


con il consenso dell’arcivescovo di Oristano, istituì una badia, dotan-
dola di ampie donazioni e affiliandole successivamente altre nove
chiese: Sant’Agostino di Austis, San Pietro di Bidonì, Santa Maria di
Boele, San Sergio di Suei, Santa Vittoria di Monte Santo, San Simeo-
ne di Vesala, San Giorgio di Calcaria, Santa Corona di Rivia, Santa
Vittoria di Serla, a cui poi vennero aggiunte quelle di San Pietro di
Milis Piccinnu e Santa Barbara di Turre. Nel 1146 venne invece con-
sacrata la nuova chiesa, costruita vicino alla vecchia (il santuario di
Nostra Signora di Bonacattu), che venne affiliata all’abbazia camaldo-
lese di San Zenone di Pisa, affinché vi inviasse una colonia di monaci,
riservandosi il giudice il patronato sulla chiesa e sul monastero e la
facoltà di approvare la nomina del priore.
Alla fine del secolo XII l’abbazia di Bonarcado era una delle più
ricche dell’isola, grazie alle donazioni dei giudici e di altri notabili; il
quadro che emerge dalle carte del condaghe è quello di un potente
monastero legato profondamente agli interessi del giudicato e della
sua vita economica, politica, sociale e religiosa.
Delle chiese affiliate inizialmente, di cui si parla nel primo atto
del condaghe, è stato possibile individuarne solo due: la chiesa di San
Pietro di Milis Piccinnu e quella di San Pietro di Bidonì. La prima,
ubicata nella curatoria del Campidano di Milis (ora nel comune di Se-
neghe), giungeva alla famiglia dei Lacon-Serra dall’eredità di donna To-
coele, moglie del giudice Gonnario Comita de Gunale, capostipite della
dinastia arborense, che aveva restaurato la chiesa dotandola di beni, ter-
re, uomini e bestiame (174). La chiesa di San Pietro di Bidonì è attual-
mente compresa nel cimitero del paese (nella curatoria di Guilcier);
intorno ad essa fino al secolo scorso si intravedevano i ruderi del mo-
nastero. La chiesa venne ricostruita verso la fine del secolo XII, proba-
bilmente quando l’intera domo venne donata ad Agalbursa, sposa del
giudice arborense Barisone I de Lacon-Serra (175).
Delle altre chiese, citate nel primo atto del condaghe, non è possi-
bile, allo stato attuale delle conoscenze, dare un’ubicazione esatta, anche
se, nei registri delle Collettorie conservati nell’Archivio Segreto Vaticano

(174) R. CORONEO, Architettura romanica cit., scheda 23, p. 108.


(175) R. CORONEO, Architettura romanica cit., scheda 28, p. 114.

47
Valeria Schirru

relativi agli anni 1341-1342, 1346-1350 e 1357-1359, viene nominato


un “rectore ecclesie de Augustis” compresa nella diocesi di Arborea (176) e
un “presbitero de Calcargia” sempre nella stessa diocesi (177).
Nel condaghe di Santa Maria di Bonarcado si rintracciano, inol-
tre, notizie riguardanti altre chiese che dovevano essere affiliate alla
stessa abbazia. La domus di Oiastra è menzionata in una carta non da-
tata del condaghe di Santa Maria di Bonarcado, mentre in un’altra
carta, del 1223, viene citato un suo priore, la cui presenza lascia suppor-
re un insediamento monastico, presumibilmente camaldolese (178); la
chiesa di San Marco di Oiastra, compresa nella curatoria del Campi-
dano di Simaxis, si trova oggi nell’immediata periferia di Ollastra Si-
maxis (179).
La chiesa di San Gregorio Magno di Solarussa sorge in aperta
campagna nel comune omonimo e apparteneva alla curatoria del
Campidano Maggiore. In due atti non datati del condaghe vengono
menzionati un “clerigu” e un “presbiter di Solagrussa”, che anche in que-
sto caso lasciano supporre l’esistenza di una chiesa camaldolese (180).
Nella curatoria di Guilcier, ora compresa nel comune di Norbello, si
trova la chiesa dedicata ai Santi Quirico e Giulitta e quella dedicata a
Santa Maria, a breve distanza l’una dall’altra (181). Nel condaghe si ri-
trova menzione di un “presbiteru de Norgillo” e di un “curatore de Nor-
ghillos”, rispettivamente, in un atto databile tra il 1146 e il 1185 e in
atto datato 1229 (182). La parrocchiale dedicata ai martiri Quirico e
Giulitta venne ricostruita nel secolo XVIII e conserva poco della pri-
mitiva struttura romanica. La chiesa dedicata a Santa Maria sorge su
un sito nuragico e potrebbe essere collocata nella seconda metà del se-

(176) P. SELLA, Rationes Decimarum Italiae cit., pp. 100, 144, 159, 177, 181,
243, 247.
(177) P. SELLA, Rationes Decimarum Italiae cit., pp. 34, 88, 171,178.
(178) Cfr. carta 28, p. 132 e carta 68, p. 145 del Condaghe di Santa Maria di
Bonarcado edizione BESTA-SOLMI.
(179) R. CORONEO, Architettura romanica cit., scheda 24, p. 109.
(180) R. CORONEO, Architettura romanica cit., scheda 25, p. 110.
(181) R. CORONEO, Architettura romanica cit., schede 26-27, p. 111 ss.
(182) Cfr. carta 126, p. 165 e carta 174, p. 188 del Condaghe di Santa Maria
di Bonarcado edizione BESTA-SOLMI.

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Le pergamene camaldolesi relative alla Sardegna nell’Archivio di Stato di Firenze

colo XII. La chiesa di San Paolo di Milis (183) si trova nella curatoria
del Campidano di Milis e il suo titolo è documentato in diverse carte
del condaghe di Santa Maria di Bonarcado (184).

6.11. Le dipendenze di San Mamiliano di Monte Cristo – L’isola di


Monte Cristo, nell’arcipelago toscano, fin dai primi secoli dell’era cri-
stiana fu rifugio di monaci sfuggiti alle persecuzioni religiose. Il suo
nome, inizialmente Mons Jovis, venne modificato in seguito allo stan-
ziamento di un gruppo di monaci guidati da Mamiliano, arcivescovo
di Palermo, sfuggiti alle persecuzioni di Genserico (185). Anche nella
colonia monastica dell’isola si diffuse, intorno al secolo VII, la Regola
di san Benedetto. Al monastero, che prese il nome di San Mamiliano
dal monaco che vi aveva abitato, vennero fatte, nei secoli successivi,
cospicue donazioni di chiese, terreni, pascoli, soprattutto dai signori
di Corsica e Sardegna. L’isola di Monte Cristo non appartenne però
sempre ai Camaldolesi. Fu papa Onorio III che, con una bolla datata
1 ottobre 1216, tentando di ridurre all’obbedienza i monaci dell’isola,
sempre piuttosto ribelli e indisciplinati, affidò la riforma di quel mo-
nastero a Guido, priore generale dell’ordine Camaldolese (186). Ma
questo tentativo andò a vuoto e successivamente papa Gregorio IX af-
fidò, con una lettera datata 15 marzo 1231, sempre a Guido, priore
generale, l’incarico di incorporare quel monastero con tutte le sue per-
tinenze all’ordine Camaldolese (187). Ma il tentativo compiuto dal
priore fu un insuccesso: solo successivamente infatti lo stesso Gregorio
IX, riuscì a ridurre all’obbedienza i monaci di Monte Cristo, introdu-

(183) R. DELOGU, L’architettura del medioevo cit., pp. 164-165 e R. CORONEO,


Architettura romanica cit., scheda 98, p. 218.
(184) Cfr. c. 71 p. 48, c. 84 p. 51, c. 113 p.57, c. 124 p. 59, c. 131 p. 60, c. 149
p. 64, c. 167 p. 69, del Condaghe di Santa Maria di Bonarcado edizione BESTA-SOLMI.
(185) A.L. ANGELELLI, L’abbazia e l’isola di Monte Cristo. Memorie da documen-
ti, Firenze 1903.
(186) B. MITTARELLI-A. COSTADONI, Annales Camaldulenses cit., tomo IV, n.
CXLX, coll. 244-245.
(187) B. MITTARELLI-A. COSTADONI, Annales Camaldulenses cit., tomo IV, n.
CXLXVI, coll. 501-503.

49
Valeria Schirru

cendovi la regola camaldolese e affiliandoli al monastero di San Mi-


chele in Borgo di Pisa. Tra alterne vicende il monastero rimase co-
munque di regola camaldolese.
Ci rimane un privilegio di papa Gelasio II, datato 1° ottobre 1118,
in cui sono enumerati i possessi del monastero di Monte Cristo (188),
tra cui le chiese sarde di Santa Maria de Iscalas, Sant’Elia e San Grego-
rio. Il documento, conservato nell’Archivio di Stato di Firenze, era stato
edito solamente dal Mittarelli da cui poi l’aveva tratto il Tola (189). Nella
trascrizione del Mittarelli figura però una quarta chiesa, quella di San
Mamiliano di Samassi non presente nell’atto originale. Quest’ultima si
ritrova ancora nella trascrizione, data dal Mittarelli, di un altro privile-
gio pontificio molto più tardo, datato 1° dicembre 1500 (190), con cui
papa Alessandro VI confermava tutti i privilegi e i possessi dell’abbazia
dell’isola di Monte Cristo. L’edificio, allora appartenente alla curatoria
di Nuraminis e attualmente ubicato a Samassi, risale alla seconda metà
del secolo XIII (191).
Nella bolla del 1° dicembre 1500 è citata, oltre alle chiese elen-
cate nel primo documento e alla chiesa di San Mamiliano di Samassi,
anche quella di Sant’Andrea nell’isola dell’Asinara, che si trova nomi-
nata qui per la prima volta, nonostante si abbiano attestazioni prece-
denti della presenza dei monaci nell’isola. Nei registri delle Collettorie
pontificie, per gli anni 1341-1342 e 1346-1350, conservati nell’Ar-
chivio Segreto Vaticano, si parla di un “priore de Asinaria turritane dio-
cesis” (192). Al 1354 risale un documento, conservato nell’Archivio del-
la Corona d’Aragona (193), col quale il re aragonese Pietro IV, acco-

(188) Cfr. nell’Appendice documentaria il doc. VIII.


(189) P. TOLA, C.D.S., tomo I, sec. XII, n XXVI, p. 198.
(190) B. MITTARELLI-A. COSTADONI, Annales Camaldulenses cit., tomo VII, n. CV,
coll. 256-257. Il testo del documento, per quanto riguarda la Sardegna, riporta queste
chiese: «Sancte Marie de Scala, Sancti Elie, Sancti Gregorii, Sancti Andree de insula Asi-
naria, Sancte Marie Magdalene de flumine Savo, Sancti Mamiliani de Sumassi».
(191) D. SCANO, Storia dell’arte in Sardegna cit., p. 339; R. SERRA, La Sardegna
cit., p. 356; R. CORONEO, Architettura romanica cit., scheda 123, p. 235.
(192) P. SELLA, Rationes Decimarum Italiae cit., pp. 13, 83, 188.
(193) Archivio della Corona d’Aragona, Cancilleria, Sardiniae, Reg. 1024,
c. 60v.: 1354 novembre 27, Alghero: «Nos Petrus […] attendentes humilem et devotam

50
Le pergamene camaldolesi relative alla Sardegna nell’Archivio di Stato di Firenze

gliendo una richiesta di frate Pietro e di altri sei frati che si trovavano
eremiti nella chiesa di Sant’Andrea nell’isola dell’Asinara, concede
loro il vestiarium per un anno e un’imbarcazione per recarsi in Sarde-
gna. Attualmente della chiesa rimangono solamente i ruderi.
La chiesa di Santa Maria de Iscalas, ora ridotta a rudere e appar-
tenente al comune di Osilo, si trovava nella curatoria di Romangia,
nel giudicato di Torres. Non tutti gli storici sono concordi nell’identi-
ficare questa chiesa con quella appartenuta al monastero di Monte
Cristo ma vi vedono un possesso dei monaci cassinesi della chiesa di
Santa Maria di Tergu (194). Fra l’altro esiste anche un’altra chiesa, nel
comune di Cossoine, sempre in provincia di Sassari, denominata San-
ta Maria Iscalas, risalente come costruzione al secolo XI e recentemen-
te restaurata (195). Negli elenchi delle decime dovute alla Chiesa di
Roma, per gli anni 1341-1342, 1346-1350 e 1357-1359, si parla di
un “priore de Scala” e di un “abbate Montis Christi pro prioratu de Sca-
la” nella diocesi di Ploaghe (196).
Per questo motivo, non avendo altre indicazioni nelle fonti do-
cumentarie, non è possibile darne l’esatta ubicazione, anche se l’esi-
stenza di un “vicarius prope monasterium Sancte Marie de Scalis Camal-
dulensis ordinis Turritane diocesis” che dipendeva dal “conventus mona-
sterii Sancti Mamiliani insule Montis Christi Massane diocesis” ci viene

supplicationem per vos fratrem Petrum heremitam in ecclesiae / beati Andree insule de Li-
nayra, vestro et sex aliorum vestrorum sociorum nomine propterea nobis factam in hono-
rem / Dei omnipotentis et in remedium anime nostre et illustris Elionoris regine Aragonum
consortis nostre […] / tenore presentis carte nostre concedimus et donamus vobis […] / ve-
stiarium anni unius et quandam barcham vobis idoneam ad meandum et navigandum de
ipsa insula de la / Linayra ad hanc Sardinie insulam a qua elemosinas habetis et dona nec
aliunde potestis habere ido/nee unde vitam vestram possitis facere vel ad sub portat vestris
[…] huius doni per elemosine. Mandantes nobili et dilecto nostro consiliario / et capitaneo
armatarum nostrarum generali Bernardo de Capraia ut vobis de dicta barca respondeat
eamque vobis tradat seu tradi faciat ad predicta idoneam inconstanter mandamus / etiam
subthesaurario nostro Petro de Margignibus ut de dicto vestitu vobis respondeat et satisfa-
ciat […]»; cfr. A. CASTELLACCIO, Il periodo medioevale, in Asinara. Storia, natura, mare e
tutela dell’ambiente, a cura di Manlio Brigaglia, Sassari 1993, p. 31.
(194) A. SABA, Montecassino e la Sardegna medioevale cit., doc. X, p. 149.
(195) S. PIRISINU (a cura di), Repertorio cit., p. 166.
(196) P. SELLA, Rationes Decimarum Italiae cit., pp. 82, 135, 198.

51
Valeria Schirru

confermata anche da un documento dell’Archivio Segreto Vaticano,


datato 23 febbraio 1363 (197). E ancora, il 4 luglio 1459, il pontefice
Pio II concesse all’abate Francesco de Casillis il priorato di Santa Ma-
ria della Scala dell’ordine Camaldolese (198).
Alla luce delle conoscenze attuali non è stato possibile identifi-
care le chiese di San Gregorio e di Sant’Elia, così genericamente indi-
cate sia nel documento del 1118 sia in quello del 1500.
Con una bolla datata 2 luglio 1513, il pontefice Leone X decre-
tò l’affiliazione di alcune chiese sarde al monastero camaldolese di
Monte Cristo. Tra queste figurano, oltre a quelle nominate nei docu-
menti precedenti, anche alcune chiese che erano sempre state alle di-
pendenze del monastero di San Salvatore di Camaldoli: Santa Trinità
di Saccargia; San Pietro di Scano; San Nicola di Trullas; San Paolo di
Cotroniano; San Pietro in Ollin; Santa Eugenia in Samanar; San Lo-
renzo in Banari; Santa Maria in Altasar; San Giovanni in Altasar; San-
ta Maria in Contra; San Giovanni in Salvennor; San Simone in Sal-
vennor (199). In particolare queste ultime sette chiese figuravano già
come affiliate al monastero di Camaldoli in diversi privilegi pontifici a
partire dal 7 marzo 1125 (200).
Oggi in vari punti dell’isola di Monte Cristo sono visibili i segni
delle opere compiute dai monaci: muri e terrazze, vasche e cisterne per
la raccolta idrica, piantagioni di olivo etc. (201) Il monastero è invece
allo stato di rudere.

(197) Archivio Segreto Vaticano, Instrum. Miscell. 6288. Cfr. D. SCANO, Codi-
ce Diplomatico cit., vol. I, n. DLXXXIV, pp. 439-440.
(198) Archivio Segreto Vaticano, Reg. Lat., vol. 476, f. 5v. Cfr. D. SCANO, Co-
dice Diplomatico cit., vol. II, n. CXC, p. 156.
(199) D. SCANO, Storia dell’arte in Sardegna cit., p. 226.
(200) Cfr. nell’Appendice documentaria i docc. X, XVI, XVIII, XX, XXI.
(201) A.L. ANGELELLI, L’abbazia e l’isola di Monte Cristo cit., pp. 11-12.

52
Le pergamene camaldolesi relative alla Sardegna nell’Archivio di Stato di Firenze

CHIESE CAMALDOLESI DELLA SARDEGNA

GIUDICATO DI TORRES Curatoria del Montiferru


17. SCANO MONTIFERRU. San Pietro di Scano
1. ISOLA DELL’ASINARA. Sant’Andrea

Curatoria della Romangia


2. OSILO. Santa Maria de Iscalas
GIUDICATO DI ARBOREA

Curatoria dell’Anglona Curatoria del Campidano di Milis


3. CHIARAMONTI. Santa Maria di Orrea Pichina 18. BONARCADO. Santa Maria di Bonarcado
4. CHIARAMONTI. Santa Giusta di Orrea Pichina 19. BONARCADO. Madonna di Bonacattu
Curatoria di Ploaghe 20. SENEGHE. San Pietro di Milis Piccinnu
5. CARGEGHE. Santa Maria in Contra 21. MILIS. San Paolo di Milis
6. CODRONGIANUS. Santa Trinità di Saccargia
Curatoria di Guilcier
7. CODRONGIANUS. San Paolo di Cotroniano
22. NORBELLO. Santi Quirico e Giulitta di Norgillo
8. PLOAGHE. San Giovanni in Salvennor
23. NORBELLO. Santa Maria di Norgillo
9. PLOAGHE. San Simone in Salvennor
24. BIDONÌ. San Pietro di Bidonì
10. BANARI. San Michele
11. BANARI. San Lorenzo Curatoria del Campidano Maggiore
Curatoria di Costavalle 25. SOLARUSSA. San Gregorio

12. SEMESTENE. San Nicola di Trullas Curatoria del Campidano di Simaxis


Curatoria del Goceano 26. OLLASTRA SIMAXIS. San Marco di Oiastra
13. BULTEI. San Saturnino di Usolvisi
14. ANELA. Santa Maria di Anela
GIUDICATO DI CAGLIARI
15. ANELA. San Giorgio di Aneleto

Curatoria di Dore-Orotelli Curatoria di Nuraminis


16. OROTELLI. San Pietro in Ollin 27. SAMASSI. San Mamiliano

53
Valeria Schirru

Chiese camaldolesi della Sardegna


Distribuzione geografica

Confine di giudicato
Confine di curatoria

54
APPENDICE DOCUMENTARIA

CRITERI DI EDIZIONE

La presente Appendice documentaria contiene l’edizione di 36 docu-


menti e 8 sommari di documenti del secolo XIII, che si accludono in quanto
non ci sono giunti i relativi documenti originali. La trascrizione è preceduta
dal regesto e da un breve commento comprendente: collocazione archivisti-
ca, tradizione del documento, supporto scrittorio, dimensioni, eventuale
presenza di sigillo, tipo di inchiostro, stato di conservazione, sistema di riga-
tura, disposizione della scrittura, note dorsali, eventuali caratteri estrinseci
ed intrinseci particolarmente rilevanti, lingua utilizzata. Per quanto concer-
ne la lingua, in particolare dei documenti prodotti in Sardegna, poiché pre-
senta aspetti peculiari a livello morfologico e sintattico, si è scelto di offrire
una trascrizione fedele, senza segnalare i numerosi errori, onde presentare il
testo nella sua forma genuina. Prima di citare le edizioni a stampa è stato
riportato il sommario del relativo documento, se presente nel Sommario di
Istrumenti conservato nello stesso Archivio di Stato di Firenze (cfr. nota 7)
Per la trascrizione sono state seguite le norme usate comunemente per le
edizioni delle fonti documentarie e, in particolare, quelle dettate dall’Istituto
Storico Italiano («Bullettino dell’Istituto Storico Italiano», n. 28, p. VII e ss.).
Sono state inoltre tenute in considerazione le norme proposte dalla Commission
Internationale de Diplomatique, Normalisation Internationale des Methodes de
Publication des Documents latins du Moyen Age, colloque de Barcelona, 2-5 octu-
bre 1974, e da G. TOGNETTI, Criteri per la trascrizione dei testi medievali latini ed
italiani, in «Quaderni della Rassegna degli Archivi di Stato», n. 51, Roma 1982.
Per la metodologia generale sono stati seguiti: A. PRATESI, Una questione di
metodo: l’edizione delle fonti documentarie, in «Rassegna degli Archivi di Stato»,
n. XVII (1957); A. PRATESI, Genesi e forme del documento medievale, Roma
1979, pp. 99-109; A. PETRUCCI, L’edizione delle fonti documentarie: un proble-
ma sempre aperto, in «Rivista Storica Italiana», n. LXXV (1963), pp. 69-80;
E. FALCONI, L’edizione diplomatica del documento e del manoscritto, Parma 1969.

55
BIBLIOGRAFIA CITATA
NELL’APPENDICE DOCUMENTARIA

B. BAUDI DI VESME, Guglielmo, giudice di Cagliari e l’Arborea, in «Archivio Storico Sardo», vol.
I (1905), pp. 21-61.
E. BESTA, Rettificazioni cronologiche al I volume del Codex Diplomaticus Sardiniae, in «Archivio
Storico Sardo», vol. I (1905), fasc. 4, pp. 240-249 e 293-301.
L.L. BROOK, F.C. CASULA, M.M. COSTA, A.M. OLIVA, R. PAVONI, M. TANGHERONI (a cura di ),
Genealogie medioevali di Sardegna, Cagliari-Sassari 1984.
A. CAPPELLI, Cronologia, cronografia e calendario perpetuo, sesta edizione aggiornata, Milano
1988.
L. D’ARIENZO, Gli Statuti sassaresi e il problema della loro redazione, in «Archivio Storico Sar-
do», vol. XXXIV (1983), fasc. II, pp. 11-21.
L. D’ARIENZO, La «scribania» della curia podestarile di Sassari nel Basso Medioevo (Note
diplomatistiche), in Atti del 1° Convegno internazionale di studi geografico-storici, vol.
II Gli aspetti geografici, Sassari 1981, pp. 192-249.
E. LASINIO, Regesto di Camaldoli, in Regesta Chartarum Italiae dell’Istituto Storico Italiano,
vol. III, Roma 1914 e vol. IV, Roma 1928.
P. LUTZU, Il Montiferro. Appunti storici con più ampie notizie sul comune di Scano, Oristano 1922.
B. MITTARELLI-A. COSTADONI, Annales Camaldulenses quibus plura interseruntur tum ceteras
Italicas Monasticas res, tum historiam ecclesiasticam remque diplomaticam illustrantia, 9
tomi, Venezia 1755-1773.
B.R. MOTZO, La passione dei santi Gavino, Proto e Gianuario, in Studi sui bizantini in Sardegna
e sull’agiografia sarda, Cagliari 1987, pp. 187-221.
A. SABA, Montecassino e la Sardegna medioevale. Note storiche e Codice Diplomatico sardo-
cassinese, Montecassino 1927.
D. SCANO, Codice Diplomatico delle relazioni fra la Santa Sede e la Sardegna, 2 vol., Cagliari
1940-1941.
L. SCHIAPARELLI-F. BALDASSERONI, Regesto di Camaldoli, in Regesta Chartarum Italiae dell’Istituto
Storico Italiano, vol. I, Roma 1907 e vol. II, Roma 1909.
G. SPANO, Ortografia sarda nazionale ossia della lingua logudorese paragonata all’italiana, Ca-
gliari 1840.
P. TOLA, Codex Diplomaticus Sardiniae, in Monumenta Historiae Patriae, 3 tomi, Torino 1861-
1868.
G. VEDOVATO, Camaldoli e la sua congregazione dalle origini al 1184. Storia e documentazione,
Cesena 1994.
G. ZANETTI, I Camaldolesi in Sardegna, Cagliari 1974.

56
TAVOLA DELLE ABBREVIAZIONI

(…) Scioglimento delle abbreviazioni


< > Aggiunta dell’editore
[ ] Integrazione per lacuna del testo dovuta a macchia o abrasione
[…] Lacuna del testo non integrabile, dovuta a macchia o abrasione
/ Fine rigo
A.S.F. Archivio di Stato di Firenze
Pergam. Pergamenaceo
[A] Originale
[B] Copia diretta dell’originale
[B’] Seconda copia diretta dell’originale
[C] Copia di copia
(BD) Bulla Deperdita
(SID) Sigillum Impressum Deperditum
(SN) Signum Notarii
r. Recto
v. Verso

57
I

< ante 1112 > aprile 30, Ardara

Costantino I de Lacon, giudice di Torres, e sua moglie Marcusa de Gunale,


per la redenzione delle loro anime, donano all’eremo di San Salvatore di
Camaldoli la chiesa di San Pietro di Scano con tutte le sue pertinenze.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1112 aprile 30.


Originale [A], pergam., mm. 220 x 370.
(B.D.) residua il cordoncino di seta con fili rossi e blu, nella plica del margine infe-
riore della pergamena, molto probabilmente non coevo al documento; del sigillo ci
rimane il ricordo nelle parole del Mittarelli “Loco sigilli plumbei pendentis in cujus
antica parte legitur CONSTANTINE REGE, in postica autem visitur astrum lunare”
(B. MITTARELLI-A. COSTADONI, Annales Camaldulenses, tomo III, n. CLXI, col. 233).
Inchiostro marrone scuro; stato di conservazione: ottimo.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura a secco. La scrittura corre parallela
al lato minore della pergamena.
Note dorsali: in alto troviamo la segnatura archivistica “Camaldoli 30 apr(ile) 1112”.
In basso a destra è il regesto coevo al documento “Car(tam) qua(m) fecit Costantin(us)
Rex de Lacchon (et) ux(or) ei(us) Marcusa regina / de ecc(lesia) S(an)ct(i) Petr(i) de
Iscanu”. Al di sopra è una seconda annotazione del secolo XVIII in corsivo “1112 ß
Donatio n. CCLII c. XXII”.
È costantemente presente il compendio sostitutivo della desinenza “rum” e la lineet-
ta che indica la mancanza della nasale. Le parole sono separate da puntini.
La lingua utilizzata è un latino frammisto al volgare sardo. L’analisi del contenuto
permette di individuare solo alcune delle partizioni classiche del documento medio-
evale. All’interno del protocollo si può evidenziare l’invocatio verbale costituita da
una formula che si ritrova in molti documenti prodotti nel giudicato di Torres, ca-
ratterizzata dalla presenza dei santi Gavino, Proto e Gianuario venerati nella Sarde-
gna settentrionale (B.R. MOTZO, La passione dei santi Gavino, Proto e Gianuario, pp.
187-221). La sanctio negativa e la sanctio positiva sono costituite da formule piutto-
sto lunghe e caratteristiche dei documenti prodotti in Sardegna.
Per quanto riguarda la datatio chronica il termine ante quem è dato dall’anno 1112
(cfr. il doc. III dell’Appendice documentaria), quando Azo, arcivescovo di Torres,
confermò la donazione della chiesa di San Pietro di Scano all’eremo di San Salvatore
di Camaldoli. La datazione di questo documento ha portato i diversi studiosi, che se
sono occupati, a formulare opinioni contrastanti. Il Mittarelli data il presente docu-

59
Valeria Schirru

mento al 1112 (B. MITTARELLI-A. COSTADONI, Annales Camaldulenses, tomo III, n.


CLXI, coll. 233-235), mentre il Tola al 1113 (P. T OLA , Codex Diplomaticus
Sardiniae, (in appresso C.D.S.) tomo I, sec. XII, n. XIII, p. 186). Il Besta invece lo
attribuisce, sulla base dei calcoli lunari, prima al 1124 poi al 1114 (E. BESTA,
Rettificazioni cronologiche, p. 249). Il Lutzu lo colloca nel 1105 (P. L UTZU, Il
Montiferro, p. 41). Lo Schiaparelli lo data al 1112, mettendolo in relazione con un
altro documento (cfr. nell’Appendice documentaria il doc. III) datato 13 dicembre
1112 che contiene la conferma della donazione della chiesa di San Pietro di Scano,
da parte di Azo, arcivescovo Turritano (L. SCHIAPARELLI-F. BALDASSERONI, Regesto di
Camaldoli, vol. II, n. 735, p. 48). Sulla base di questi elementi si può retrodatare sia
la prima menzione di Costantino I de Lacon come giudice di Torres, che la prima
attestazione di sua moglie Marcusa o Maria de Gunale, che precedentemente risali-
vano invece al 1113 (P. TOLA, C.D.S., tomo I, sec. XII, n. XVII, p. 189, e nella pre-
sente Appendice documentaria il doc. VI datato 29 ottobre 1113).

SOMMARIO:
Constantinus rex de Laccon cum uxore sua Marcusa regina de Gunale dat / Sancti
Salvatori de Camalduli ecclesiam / Sancti Petri de Iscanu cum hominibus et
omnibus bonis suis. Furatus presbiter scripsit, / regnante Constantino rege et
Marcusa regina, in regno qui dicitur / Ardar, pridie kalendas mai, luna XII. Petrus
episcopus Bosane ecclesie confirmat et subscripsit./

A.S.F., Corporazioni religiose soppresse, Camaldoli Appendice, Sommario di Istrumenti


n. 8, c. CLXXXVIII r., n. 2.

Edizioni:
– B. M ITTARELLI -A. C OSTADONI , Annales Camaldulenses, tomo III,
n. CLXI, coll. 233-235 [con l’anno 1112].
– G. SPANO, Ortografia Sarda, vol. II, p. 86.
– P. TOLA, Codex Diplomaticus Sardiniae, tomo I, sec. XII, n. XIII, p. 186
[con l’anno 1113].

Regesti:
– L. SCHIAPARELLI-F. BALDASSERONI, Regesto di Camaldoli, vol. II, n. 735,
p. 48.

Auxiliantem domino Deo atque salvatori nostro Iesu Christo et interce-


dentem pro nobis beata / et gloriosa semperque virginem Dei genitricem
Maria et beato Michaele archan/gelo tuo preposito paradisi, et beato

60
Appendice documentaria

Petro principem omnium apostolorum, in cuius manus / tradidit Deus


claves regni celorum, et beato Gavinio, Proto et Ianuario martyres /
Christi, sub cuius protectionem atque defensionem in hanc insula
Sardinie nos credimus / esse sabatos. Ego quidem Constantinus gratie Dei
rex bocatibo nomine de Laccon, / simul cum uxorem meam Marcusa re-
gina, dicta nomine de Gunale, facimus hanc carta ad Sanc/tum Salvatore
de Camaldula, cavila damus sa ecclesia de Sanctu Petru de Iscanu cun
homines / et cun causa quanta vi habet, abeant ila benedicta sos servos de
Deum ci ibi sunt, pro redemptio/nem animarum nostrarum usque in fine
seculi. Amen. Amen. Fiat. Et si quis ista carta detruere aut esterminare
voluerit, sive rex, sibe regina, sibe don/nicellu, sibe curatore, vel
qualecumque libet homo, istrumet Deus nomen suo de libro vi/te, et
carnes eius disrunpant bolatilibus celi et bestiis terre, mittat in eis
Dominus mortem / papelle, et deleantur de isto seculo citius, et habeat
maledictionem de / Deum patrem omnipotentem et de sancta / Maria
matrem domini nostri Jesu Christi et habeat maledictionem de III
patriarchas Abraham, Isaac, / et Iacob, et de IIII evangelistas Marcus et
Matheus, Lucas et Iohannes, et habeat maledictionem / de XII apostolis,
et de XVI prophetas, et habeant maledictionem de XXIIII seniores, et de
CCCXVIII patres / sanctos, qui kanones disposuerunt in Nikea civitate,
et habeat maledictionem de CXLIIII milia mar/tyres, qui pro Domino
passi sunt, et habeat maledictionem de gerubin et seraphin qui tenent
thro/num Dei, et de omnes sanctos et sanctas Dei. Amen. Amen. Fiat.
Fiat. Et si quis ista carta audire voluerit, et nostras ordinationes
confortaverit, et dixerit / quia bene est, habeat benedictionem de Deum
patrem omnipotentem, et de sancta Maria ma/trem domini nostri Iesu
Christi; et habeat benedictionem de XII apostoli, et de XVI prophete; et
habeat / benedictionem de XXIIII seniores, et de CCCXVIII patres
sanctos, qui kanones disposuerunt / in Nikea civitatem, et habeat
benedictionem de CXLIIII milia martyres, qui propter Deum / tormenta
sustinuerunt, et habeat benedictionem de gerubin et seraphin, qui tenent
thro/num Dei et de omnes sanctos et sanctas Dei, quod superius diximus.
Amen. Amen. Fiat. / Et sunt testes, primus Deus omnipotens, deinde ego
iudice Gostantine de Laccon et / muliere mea donna Marcusa de Gunale.
Testes donnicellu Comita de Laccon, donnicellu Gunnari de Laccon,
donnicellu Ithoccor de Laccon, donnicellu Petru de Ser/ra, tottos IIIIor
fratres. Testes Petru de Athen, Ithoccor de Athen et Mariane de Athen.

61
Valeria Schirru

Testes Baru/sone de Setilo, et Mariane de Thori.Testes Ithoccor de Laccon


et Dorgotori de Bosabe. Testes / Ithoccor de Kerki et Mariane de Thori.
Testes de kita de buliaccesos Mariane de / Valles et kita sua et omnes
fratres meos, et fideles meos testes. Et faciolu pupillu ad Sanctum Pe/tru
de Iscanu in su / flumen de Vosa cinde sian vetato per piscare(a) sosservo,
ad opus dessu donnu ipsoro civia et servire / michi quoque. Furatus
presbiter scripsi hanc cartula regnantem domino nostro Constantino rex,
et uxor eius Marcusa regina in regno qui dicitur Ardar, pridie kalendas
maii, luna vero XII. / Ego Petrus episcopus Bosane ecclesie confirmo et
manu mea supscribo./

II

< post 1112 aprile 30 >

Costantino I de Lacon, giudice di Torres, e sua moglie Marcusa de


Gunale, donano all’eremo di San Salvatore di Camaldoli la chiesa di San
Pietro di Scano, con tutti i suoi beni presenti e futuri, in quel momento
consistenti in mille pecore, cinquanta porci, trenta vacche, servi e ancelle.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli sec. XI, n. 2.


Originale [A], pergam., mm. 140 x 180.
Inchiostro marrone scuro; stato di conservazione: buono. La pergamena è molto
spessa, di cattiva qualità e presenta i bordi irregolari.
La scrittura corre parallela al lato minore della pergamena.
Note dorsali: in alto a destra è la segnatura archivistica “Camaldoli 2 sec. XI”. In
basso a destra è il regesto coevo al documento “Car(tam) qua(m) fecit C(onstantinus)
imperato(r) Tu(r)rensis cu(m) ux(ore) sua Ma(r)cusa de ecc(lesia) S(anc)ti Pet(ri) de
Sca(n)no et aliis bo(n)is Cam(alduli). Car(tula) de Sardinia”.
È costantemente presente il compendio sostitutivo della desinenza “rum” e la lineet-
ta che indica la mancanza della nasale. Le parole sono separate da puntini.
La lingua in cui è stato redatto il documento è un latino frammisto al volgare sardo.
Manca sia la datatio topica che la datatio chronica. Il termine post quem si riferisce al
30 aprile 1112, data della donazione della chiesa di San Pietro di Scano ai
Camaldolesi, da parte di Costantino I de Lacon, giudice di Torres e sua moglie
Marcusa de Gunale (cfr. nell’Appendice documentaria il doc. I). L’atto è collocato

(a)
Le parole per piscare sono scritte in interlinea.

62
Appendice documentaria

impropriamente tra le pergamene del secolo XI, ed è ritenuto dalla Zanetti una co-
pia del XIV secolo (G. ZANETTI, I Camaldolesi in Sardegna, doc. I, p. III), mentre lo
Schiaparelli non dà per certa l’originalità del documento (L. S CHIAPARELLI -F.
BALDASSERONI, Regesto di Camaldoli, vol. II, n. 736, p. 49).

SOMMARIO:
Constantinus Dei gratia imperator Turrensis regni una cum coniuge mea / Marcusa
offerimus et damus Deo et beato Salvatori de Camalduli ecclesiam / Sancti Petri de
Scano cum rebus omnibus quas habet vel pro tempore acquisitura erit. Sed nunc ad
presens inter hoc habet et nos ex nostro damus sunt / mille berbece et quingenti
porci et XXX vacce et servi et ancille, quanti invenientur esse predicte ecclesie beati
Petri. Hec dant et confirmant / pro animarum suarum remedio./

A.S.F., Corporazioni religiose soppresse, Camaldoli Appendice, Sommario di Istrumenti


n. 8, c. CLXXXVII v., n. 4.

Edizioni:
– G. ZANETTI, I Camaldolesi in Sardegna, doc. I, p. III.

Regesti:
– L. SCHIAPARELLI-F. BALDASSERONI, Regesto di Camaldoli, vol. II, n. 736,
p. 49.

Ego Constantinus Dei gratia, imperator Turrensis regni, una cum co-
niuge / mea Marcusa, offerimus et damus Deo et beato Salva/tori de
Camalduli, ecclesiam Sancti Petri de Scano, cum rebus / omnibus
quas habet, vel pro tempore acquisitura erit. Sed nunc / ad presens
inter hoc habet et nos ex nostro damus sunt: mille / berbece et
quingenti porci et XXX vacce et servi et / ancille, quanti invenientur
esse predicte ecclesie beati Petri. / Hec damus et confirmamus, pro
animarum nostrarum remedio / et pro remissione peccatorum
nostrorum, ut servi Dei supradicte / ecclesie sempiternaliter habeant
et possideant. Et si quis / hoc minuere aut auferre Dei ecclesie
presumpserit sit sepa/ratus a consortio servorum Dei omnium./

63
Valeria Schirru

III

1112 dicembre 13, Saccargia

Azo, arcivescovo di Torres, concede al priore dell’eremo di San Salvatore di


Camaldoli privilegi giurisdizionali relativi alla chiesa di San Pietro di
Scano, confermandogli la donazione della stessa chiesa, fatta precedente-
mente da Costantino I de Lacon giudice di Torres e sua moglie Marcusa
de Gunale.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1112 dicembre 13.


Originale [A], pergam., mm. 390 x 610.
(S.I.D.) nella parte inferiore del documento è presente un foro circolare del diame-
tro di 50 mm.
Inchiostro marrone chiaro; stato di conservazione: mediocre. Il supporto scrittorio
presenta alcune macchie d’umidità che rendono la scrittura poco leggibile.
La scritta corre parallela al lato minore della pergamena che non presenta alcun se-
gno di rigatura.
Note dorsali: in alto al centro del lato più stretto vi è la segnatura archivistica
“Camaldoli 19 Xbre 1112”. Al centro con scrittura coeva al documento “Azzo
ep(is)c(opus) Turritan(us)”. Al di sotto, una terza scritta, di mano moderna “ann(o)
D(omi)ni M C XII die XIII m(en)sis Decembris”.
Le prime due righe sono scritte in caratteri onciali.
La lingua utilizzata è il latino.
Per la datatio chronica è usato lo stile dell’incarnazione secondo il computo fiorenti-
no; l’anno 1112 è confermato dall’indizione quinta.

SOMMARIO:
Azzo Turritanus archiepiscopus Vuidoni heremi Camaldulensis priori cunctisque eius
successoribus. Iuxta petitionem / Constantini Turrensis iudicatus regis et coniugis
ipsius Marcuse regine per huius sue decretalis pagine tenorem ecclesie Sancti Petri / in
villa Scano et in episcopatu Bosensi site que ab illis tradita est ecclesie Sancti Salvatoris
Camaldulensis heremi, huiusmodi privilegia sue / decreto auctoritatis indulget,
concedit atque firmat, statuens et cuncta que ibi oblata et tradita sunt et in posterum
offerentur atque tradentur, illibata et sine molestia atque aliqua inquietudine possi/
deantur; statuit ut nullius ibi persona ad regiminis constituatur officium nisi que a
Camaldulensis priore vel eius vicario constituta / fuerit, ut nullus exinde aliquam
abstrahat personam aut in alicuius regimine preficiat ecclesie, non in eos
excommunicationis intorqueatur iaculum necque ab officio suspen/dantur, ad
sinodum ire non cogantur. Concedit eis decimas et primitias omnium rerum
mobilium et immobilium, tam earum quas prefata ec/clesia. Nunc habet quam earum

64
Appendice documentaria

quas acquisitura est, nec non decimas et primitias mobilium et immobilium prefate
ville Scano per/tinentium. Liceat omnibus quibuscumque placuerit suas ibi oblationes
offerre, testamenta facere, corpora sepelliri. Statuit ut nullus presulum / missam aut
aliquod ecclesiasticum suprascripte ecclesie interdicat officium nisi cum voluntate et
consensu rectoris eius. Ex auctoritate beati Petri apostolorum principis et Paschalis /
pontificis et sua comminado precipit ne ulla persona ullo unquam tempore hoc atten-
tare presumat, ut iam dicta ecclesia tollatur de dominatione et / potestate prioris
Camaldulensis congregationis. Scriptum per manum Odonis Turrensis aecclesie
notarii. Marinus episcopus Bosane ecclesie / subscripsi. Petrus Plavacensis episcopus
subscripsi. Nicholaus Ampuriensis episcopus subscripsi. Petrus Gisarcensis episcopus
subscripsi. Data die XIII decembris, / anno MCXII, indictione V, in loco qui dicitur
Saccaria./

A.S.F., Corporazioni religiose soppresse, Camaldoli Appendice, Sommario di Istrumenti


n. 8, c. CLXXXVII r., n.2.

Edizioni:
– G. ZANETTI, I Camaldolesi in Sardegna, doc. II, p. IV.
– G. VEDOVATO, Camaldoli e la sua congregazione, p. 260.

Regesti:
– L. SCHIAPARELLI-F. BALDASSERONI, Regesto di Camaldoli, vol. II, n. 743,
pp. 51-52.

Azo peccator Dei gratia Territanus archi/episcopus domno Uuidoni


heremi que vocatur / Camaldulis dilectissimo priori cunctisque eius
successoribus in perpetuum. Quoniam ad ea que secularium potesta-
tum corda pontificalibus sunt / ammonitionibus provocanda ita ar-
denti desiderio divina prevenientie gratia succeduntur ut ab eis ultro
poscantur tanto alacriori et letiori sunt / animo concedenda, quanto
et ipsa que cupiunt si facere nollent peti debuissent. Proinde nos iuxta
petitionem precellentissimorum sancte Ecclesie / cui divina deservi-
mus dispensatione f[eliciter] domni videlicet Constantini Turrensis
iudicatus regis et coniugis ipsius domine Marcuse regine, per huius
nostre / decretalis pagina tenorem, ecclesie Sancti Petri in villa Scano
et in episcopatu Bosensi site, que ab illo, pro sui suorumque paren-
tum remissione peccatorum / atque animarum salute, mandata est
ecclesie Sancti Salvatoris Camalduliensis heremi, huiusmodi privilegia
presentis nostre decreto auctoritatis, indul/gemus, concedimus atque

65
Valeria Schirru

firmamus statuentes: nullum iudicum aut antistitum, nullum curato-


rum, seu quacumque preditum dignitate aut officio, vel quemquam /
aliis, minuere, vel auferre, sive applicare, vel aliis quasi piis causis pro
sue avaritie exsecutione ecclesie. De his omnibus que eidem ecclesie
ab eis vel / quibuscumque personis, iure iam collata sunt, vel in futuro
tribuentur sed cuncta que ibi oblata et tradita sunt et in posterum of-
ferentur atque tradentur, tam a vobis quam / ab eis, qui in vestro
officio locoque successerint, a presenti tempore illibata et sine mole-
stia atque aliqua inquietudine, volumus possideri eorum tamen usibus
pro quibus / concessa sunt vel concedentur profutura. Item statuimus
ut nullius ibi persona, ad regiminis constituatur officium, nisi que a
Camalduliensi priore vel eius vicario constituta / fuerit. Itemque
statuimus, ut absque vestra vestrorumque voluntate successorum,
nullus exinde aliquam abstrahat personam, aut in alicuius regimine
preficiat ecclesie, / non in eos excommunicationis intorqueatur
iaculum neque ab officio suspendantur, ad sinodum ire non cogantur.
Si vero aliqua rationabilis extiterit causa / honeste convocentur atque
invitentur. Si vero quispiam ex vestris vobis vestrisve volentibus
successoribus alicuius fuerit ecclesie honeratus regimine nullam / illic
habeat dominationem, nisi quem ad modum decessores sui qui
prefuerunt ecclesie in qua ordinatus fuerit. Insuper etiam concedimus
vobis: decimas et primitias, / omnium rerum mobilium et immobi-
lium tam earum quas prefata ecclesia nunc habet, quam earum quas
Deo annuente acquisitura est, nec non decimas et primitias, /
mobilium et immobilium prefate ville Scano pertinentium. Liceatque
omnibus quibuscumque placuerit suas ibi oblationes offerre,
testamenta facere, / corpora sepelliri. Quod etiam statuimus ut nullus
presulum missam aut aliquod ecclesiasticum, suprascipte ecclesie
interdicat officium, nisi cum voluntate / et consensu rectoris eius. In
futurum autem prospicientes et quod evenire nolumus caventes ex
auctoritate beatissimi Petri apostolorum principis sancto / domni
Paschalis, apostolice sedis pontificis et nostra comminando precipi-
mus, ne ulla cuiuscumque dignitatis, vel ordinis magna, vel / parva
persona ullo unquam tempore, hoc attentare presumat ut iam dicta
ecclesia Sancti Petri, tollatur de dominatione et potestate prioris
Camaldulien/sis congregationis, qui in tempore preerit, sed preceptis
eius que per se, verbis, vel litteris, sive per suos iusserit legatos, tam is

66
Appendice documentaria

qui inibi preerit quam hiique ei subiecti, / fuerint in omnibus obe-


diant. Hec igitur omnia que huius precepti decretique nostri pagina
continet, tam tibi quam cunctis, qui in eo quo es ordine lo/coque
successerint in perpetuum, reservanda decernimus. Si quis vero quod
non optamus huius nostri privilegii decretalem agnoscens paginam,
temerario eam ausu / temptaverit in aliquo infringere, eterne se
maledictionis vinculum innodatum noverit et perpetua cum diabolo
et angelis eius, lucturum supplicia / nisi forte resipiscens satisfecerit.
At qui pietatis intuitu devotus huius observator extiterit privilegii
sempiterne particeps benedictionis / et paradisi beatus efficiatur pos-
sessor. Scriptum per manus Odonis Turrensis ecclesie notarii./
Ego Marinus episcopus Bosane ecclesie subscripsi. Ego Petrus Plava-
censis episcopus subscripsi. / Ego Nicholaus Ampuriensis episcopus
subscripsi. Ego Petrus Gisarcensis episcopus subscripsi./
Data die III decima mensis decembris, anno Dominice incarnationis
millesimo centesimo XII, inditione quinta, in loco / qui dicitur
Saccaria./

IV

< ante 1112 dicembre 16 >

Costantino I de Lacon, giudice di Torres, e sua moglie Marcusa de


Gunale, con il consenso dell’arcivescovo e del vescovo di Torres, e di
Torbeno de Lacon, donano all’eremo di San Salvatore di Camaldoli, la
chiesa di Santa Trinità di Saccargia, con tutte le sue pertinenze, ponendo-
la sotto la giurisdizione dell’abate generale dell’Ordine.

A.S.F., Corporazioni religiose soppresse, Camaldoli Appendice, Sommario di Istrumenti


n. 8, c. CLXXXVIII r., n. 1.

Il termine ante quem è costituito dal 16 dicembre 1112 data del documento in cui
viene ricordata la donazione della chiesa di Santa Trinità di Saccargia, da parte di
Costantino I, giudice di Torres e sua moglie Marcusa de Gunale (cfr. il doc. V della
presente Appendice documentaria).

67
Valeria Schirru

Regesti:
– L. SCHIAPARELLI-F. BALDASSERONI, Regesto di Camaldoli, vol. II, n. 744,
p. 52.

Costantine rex de Laccon et Marcusa regina uxor eius, cum consensu


sui archiepiscopi et episcopi et sui fratris / et donni Torbeni cognati sui,
pro remedio animarum suarum suorumque parentum, per se, suosque
here/des, in perpetuum donaverunt et optulerunt ecclesiam Sancte
Trinitatis Sancte Trinitatis(a), Sancto Salvatori de / su heremo de Camal-
duli, et siat subta obedientia dessu abbate cibi est maiore et de cantos bi
an esser us/que in sempiternum, pro mandare mince ipsos abbate ipsore
et monachos bonos et regere la ssa abbatia in co se / reget omnia abbatia
bona pro opus de Deum. Et ego poniovila cum omnia quantu vi aet et
vi appo pa/rare et bi aet habere usque in sempiternum. Amen. Fiat./

1112 dicembre 16, Saccargia

Azo, arcivescovo di Torres, concede insigni privilegi giurisdizionali, finan-


ziari e liturgici al rettore della chiesa di Santa Trinità di Saccargia, dona-
ta all’eremo di San Salvatore di Camaldoli da Costantino I de Lacon,
giudice di Torres.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1112 dicembre 16.


Copia semplice [B] del XII-XIII secolo, pergam., mm. 350 x 430.
Inchiostro marrone chiaro; stato di conservazione: buono.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura tracciata con inchiostro nero. La
scrittura corre parallela al lato minore della pergamena.
Note dorsali: in alto al centro del lato più stretto la segnatura archivistica “Camaldoli
16 Xb(re) 1112”. Al di sotto è il regesto coevo al documento “Copia privilegii
archiepiscopi Turritanii [………….](b) mon(asterio) Saccar(ie)”. In basso a sinistra una
terza annotazione del secolo XVIII in corsivo “ß. Privilegium n. 17 c. 25”.

(a)
Nel regesto Sancte Trinitatis viene ripetuto due volte.
(b)
In questo punto la segnatura archivistica è in parte sovrapposta al regesto del docu-
mento che si presenta di difficile lettura anche con l’ausilio della lampada di Wood.

68
Appendice documentaria

La prima riga è scritta in caratteri onciali.


Per la datatio chronica è usato lo stile dell’incarnazione secondo il computo fiorenti-
no; l’anno 1112 è confermato dall’indizione quinta.

SOMMARIO:
Azo Turritanus archiepiscopus ecclesie Sanctae Tri(ni)tatis site in loco qui vocatur
Sacaria eiusque / rectoribus a Camaldulensis priore ibi promovendis. Iuxta
petitionem Constantini Turrensis iudicatus regis atque uxoris eius Mar/cuse regine
per huius decretalis pagine tenorem suprascripte ecclesie, que fundata et constructa
est in episcopatu Plavacensi in loco qui Sacaria dicitur, ubi Vitalis abbas preesse
dignoscitur, huiusmodi privilegia presentis / auctoritatis sue decreto indulget
concedit atque firmat, statuentes ut cuncta que oblata ibi sunt vel in futuro offerri
contigerit perhemni tem/pore illibata atque sine omni inquietudine possideantur.
Constituit ut obeunte abbate suprascripte ecclesie nullus alius ibi ordinetur nisi
quem prior Camaldulensis elegerit atque ordinandum / previderit. Decernit ut nullus
eorum qui eidem fuerit ecclesie abbas preordinatus ad episcopatus offitium sine
licentia prioris sit ausus acce[d]ere. / Archiepiscopum vel episcopum tollendi de
eodem loco monacum ad ecclesiasticum promovendum vel alia quacumque causa sine
predicti prioris con/sensu vel abbatem eiusdem loci habere licentiam prohibet. Statuit
licere eiusdem monasteri fratribus clericum cuiuscumque ordinis de quocumque
episcopatu fuerit susci/pere cum rebus suis ad conversandum et ad monachicum
habitum suscipiendum. Liceat eiusdem fratribus subiectos eorum monasterio
iudicare, tam monachos quam / laicos, liberos seu servos. Liceat eis ecclesiasticos
ordines et altarium consecrationes a quolibet catholico episcopo accipere et christia-
nismum in ecclesiis suis / agere per clericos suos. Nullusque presulum presumat in
iam dicto monasterio vel in ecclesiis sibi subiectis sacerdos abbatem aut monachos
excommunicare / aut ab offitio suspendere seu ad sinodum provocare. Concedit illis
decimas et primitias omnium rerum mobilium et immobilium, tam earum quas
pre/fata ecclesia vel monasterium nunc habet quam earum quas acquisitura est.
Liceat omnibus quibuscumque placuerit suas ibi oblationes offerre, testamenta face-
re, corpora sepelliri. Statuit / ut nullus antistitum in suprascripto monasterio missam
celebrare presumat nisi ab abbate eiusdem loci vel eius fratribus fuerit invitatus. Ex
auctoritate beati Petri apostolorum principis et / Pascalis apostolice sedis antistitis et
sua comminando precipit ut nullus unquam aliquo in tempore suprascriptam
ecclesiam a prefati prioris Camaldulensis regimine / subtrahere vel auferre conetur.
Scriptum per manus Odonis Turrensis ecclesie notarii. Azo archiepiscopus Turrita-
nus / subscripsi. Petrus Plavacensis episcopus subscripsi Petrus Gisarcensis episcopus
subscripsi. Nicolaus episcopus Ampuriensis subscripsi. Marinus / episcopus Bosane
ecclesie subscripsi. Vitalis arcipresbiter Turrensis subscripsi. Constantinus rex
subscripsi. Iacubus Sorranus episcopus subscripsi. Iohannes episcopus Othanensis
subscripsi. / Data die XVI decembris, anno MCXII, inditione V, in loco qui vocatur
Sacarie./

A.S.F., Corporazioni religiose soppresse, Camaldoli Appendice, Sommario di Istrumenti


n. 8, c. CLXXXVII r., n. 3.

69
Valeria Schirru

Edizioni:
– G. ZANETTI, I Camaldolesi in Sardegna, doc. III, p. VII.
– G. VEDOVATO, Camaldoli e la sua congregazione, p. 262.

Regesti:
– L. SCHIAPARELLI-F. BALDASSERONI, Regesto di Camaldoli, vol. II, n. 745,
pp. 52-53.

Ato peccator Turritanus gratia Dei archiepiscopus ecclesie Sancte


Trinitatis site in loco qui vo/catur Sacaria eiusque rectoribus a Camaldu-
lensis priore ibi promovendis in perpetuum. Quoniam ad ea que
secularium / potestatum corda pontificalibus sunt monitis provocanda
ita ardenti desiderio divina preveniente gratia succeduntur ut ab eis ultro
poscantur tanto alacri et lectiori / animo, sunt concedenda quanto et
ipsa que cupiunt si faccere nolent peti debuisent. Proinde iuxta petitio-
nem precellentissimorum nostre ecclesie filiorum, cui divina dispen/
satione deservimus videlicet Constantini Turrensis iudicatus regis, atque
uxoris eius Marcuse regine, per huius nostre decretalis pagine tenorem
supra scripte ecclesie, que / pro animarum suarum suorumque parentum
remissione atque salute ad honorem et nomen Sancte Trinitatis, fundata
et consturucta est in episcopatu Plavacensi in loco qui Sacaria dicitur, /
ubi domnus Vitalis, abbas preesse dignoscitur huius modi privilegia
presentis auctoritatis nostre decreto, indulgemus, concedimus atque
firmamus. Statuentis / nullum regum, nullum antistitum nullumque
curatorum, nullum quacumque predictum dignitatem aut officio vel
quem quam alium de is que predicte ecclesie a suprascriptis precellentis-
simis / filiis nostris, vel ab aliis oblata, vel tradita sunt, vel in futuro, ab
ipsis seu ab aliis offerentur aut tradentur iure sub cuius libet cause vel oc-
casionis spetie minuere / aut auferre, sive suis usibus applicare, vel aliis
quasi piis causis pro sue avaritie executione concedere. Sed cuncta que
oblata ibi sunt, vel in futuro offerri con/tigerit tam ab his qui ibi nunc
esse videntur, quam ab eis qui in eorum officio locoque successerint
perehemni tempore illibata, atque sine omni inquietudine volumus
possideri / eorum tamen usibus pro quibus concessa vel tradita sunt pro-
futura. Item constituimus, ut obeunte abbate suprascripte ecclesie Sancte
Trinitatis, nullus alius ibi quo/cumque obrectionis studio ordinetur nisi

70
Appendice documentaria

que prior Camaldulensis secundum timore Dei, elegerit atque


ordinandum previderit. Simili quoque diffinitione / iusta desiderium
filiorum nostrorum eiusdem loci conditorum, decernimus ut nullus
eorum, qui eidem fuerit ecclesie abbas preordinatus ad episcopatus offi/
tium, sine licentia suprascripta prioris quacumque obretione sit ausus
accedere, ne res sepius nominate ecclesie atque monasterii iniqua eroga-
tione / consumens, egestatis necessitatem servis Dei illic degentibus
generet. Archiepiscopum vero vel episcopum tollendi de eodem loco
monacum ad ecclesiasticum ordinem, / promovendum vel alia quacum-
que causa, sine predicti prioris consensu, vel abbatis eiusdem loci habere
licentiam, prohibemus. At si quispiam eorum / alicuius ecclesie fuerit
honratus regimine nullam ulterius illic habeat potestatem, nisi quem ad
modum decessores sui qui prefuerint ecclesie in qua ordinatus fuerit.
Insuper / quoque statuimus licere eiusdem monasterii fratribus, clericum
cuiuscumque ordinis, de quocumque episcopatu fuerit secundum tradi-
tionem sanctorum patrum, suscipere cum rebus / suis ad conversandum
et ad monacum habitum suscipiendum absque interdictione, quorum-
libet episcoporum vel aliarum quarumcumque personarum. Et liceat
iisdem fratribus / subiectos eorum monasterio iudicare, tam monachos
quam laicos, liberos, seu servos abasque prohibitione et contradictione
cuiuslibet ecclesiastice seu secularis potestatis. / Quin etiam liceat iis
ecclesiasticis ordines et altarium consecrationes, a quolibet catholico
episcopo accipere et christianismum in ecclesiis suis agere, per clericos
suos. / Nullus que presulum presumat in iam dicto monasterio, vel in
ecclesiis sibi subiectis, sacerdotes, abbatem aut monachos excommuni-
care aut ab officio suspendere / seu ad sinodum provocare. Si vero aliqua
rationabilis extiterit causa honeste convocentur atque invitentur.
Itemque concedimus illis decimas et primi/tias, omnium rerum,
mobilium et immobilium, tam earum quas prefacta ecclesia vel monaste-
rium nunc habet, quam earum quas Deo annuente acquisita est. Liceat-
que / omnibus quibus cumque placuerit suas ibi oblationes offerre,
testamenta facere, corpora sepelliri. Statuimus quoque ut nullus antisti-
tum in suprascripto mona/sterio missam celebrare presumat, nisi abbate
eiusdem loci vel eius fratribus fuerit invitatus. In futurum autem prospi-
tientes et quod evenire, / nolumus caventes ex auctoritate beati Petri
apostolorum principis, et domni Pascali apostolice sedis antistitis et no-
stri comminan/do precipimus, ut nullus unquam aliquo in tempore

71
Valeria Schirru

suprascriptam ecclesiam, a prefati prioris Camaldulensis regimine sub-


trahere vel auferre connetur, / sancimus etiam ut nullus hominum cuis-
cumque ordinis dignitatis seu conditionis vel cuiusquecumque offitii,
magna, parve persona de quibus/cumque rebus vel personis prefacto mo-
nasterio atque ecclesie iuste pertinentibus suprascriptis fratribus eorum-
que successoribus aliquam violentiam inferat / aut calumniossus existat
sed hoc privilegium perpetualiter ad temporalem, servorum Dei prensen-
tium, atque futurorum quietem ac inviolabiliter permanere, / statuimus
atque firmamus. Si quis vero quod non optamus huius nostri privilegii
decretalem paginam temerario ausu in aliquo infrin/gere temptaverit,
eterne maledictionis innodatum vinculis se noverit, et perpetua sup-
plitia lucturum cum diabulo et angelis eius / nisi forte prius resipissens
satisfecerit. At qui pietatis intuitu istius nostri privilegii devotus obser-
vator existerit sempiterne / benedictionis partissipes et paradisi beatus
pocessor effitiatur. Amen. Scriptum per manus Odonis RE. ecclesie /
notarii. Ego Azo Dei gratia archiepiscopus Turritanus subscripsi. Ego
Petrus Plavacensis episcopus subscripsi. Ego Petrus / Gisarcensis
episcopus subscripsi. Ego Nicolaus episcopus Ampuriensis subscripsi.
Ego Marinus episcopus Bosane ecclesie subscripsi. Ego Vitalis arci/
presbiter Turrensis subscripsi. Ego Constantinus rex subscripsi. Ego
Jacobus Sorranus episcopus subscripsi. Ego Johannes episcopus /
Othanensis subscripsi. Data die sesta decima mensis decembris, anno
Dominice incarnationis MCXII, indictione V, in loco qui vocatur
Sacarie./

VI

1113 ottobre 29, Ardara

Pietro de Athen, notabile turritano, insieme alla sua consorte Padulesa e


ad altri notabili della stessa famiglia, affiliano all’eremo di San Salvatore
di Camaldoli la chiesa di San Nicola di Trullas.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1113 ottobre 29.


Originale [A], pergam., mm. 240 x 360.

72
Appendice documentaria

(B.D.) residua il cordoncino di seta di colore giallo ocra nella plica del margine infe-
riore della pergamena.
Inchiostro marrone scuro; stato di conservazione: buono.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura a secco. La scrittura corre parallela
al lato minore della pergamena.
Note dorsali: in alto è la segnatura archivistica “Camaldoli 29 Ott. 1113”. In basso a
destra è il regesto coevo al documento “Car(tam) qua(m) fecit Petrus de Athen de
ecc(lesia) S(anc)ti Nicholai de Trulla”.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1113 ottobre 29.


Copia semplice [B], pergam., mm. 320 x 310.
Inchiostro marrone scuro; stato di conservazione: buono.
Il testo è disposto su due colonne e contiene anche copia della donazione delle chie-
se di San Nicola di Trullas, San Pietro di Arkennor, San Pietro di Monticleta, Santa
Maria di Saganza, fatta all’eremo di San Salvatore di Camaldoli da Giovanni Sargu
vescovo di Sorres (cfr. il doc. XIII dell’Appendice documentaria).
Note dorsali: in alto a sinistra è il regesto del primo documento “Carta(m) qua(m)
fecit Petrus de Athen et ux(or) ei(us) Padulesa de ecc(lesia) S(anc)ti Nicholai de Trulla”.
Al di sotto il regesto del secondo documento “Carta(m) qua(m) fecit Ioh(ann)es
Sa(r)gu ep(is)c(opus) S(an)c(ti) Pet(ri) de Sorra / que don(at) S(anc)ti Nicholai de
Trulla et S(anc)ti Pet(ri) de Arkennor et S(anc)ti Petr(i) de Monticleta et S(anc)te
Ma(r)ie de Saga(n)sa Cam(alduli)”. Al di sotto è la segnatura archivistica “Camaldoli
Ott. 1113”.

Il testo è scritto in latino frammisto al volgare sardo. All’interno del protocollo si


può evidenziare l’invocatio verbale costituita da una formula che si ritrova in molti
documenti prodotti nel giudicato di Torres, caratterizzata dalla presenza dei santi
Gavino, Proto e Gianuario venerati nella Sardegna settentrionale (B.R. MOTZO, La
passione dei santi Gavino, Proto e Gianuario, pp. 187-221).
Nella datatio chronica troviamo anche l’indicazione della feria, caratteristica dei do-
cumenti prodotti in Sardegna. Per la datatio chronica è stato usato probabilmente lo
stile dell’incarnazione fiorentina, per cui, trattandosi del 29 ottobre, non deve essere
rettificato. Anche se al 29 ottobre 1113 corrisponde la feria IV ma non la luna XVII
che dovrebbe essere invece la XVI. Il Besta (E. BESTA, Rettificazioni cronologiche,
p. 293) rettifica la data al 1114 sulla base della luna XVIII, riportata dal Tola, che è
errata. La luna, come riporta il documento originale, è la XVII.

SOMMARIO:
Petru de Athen et mulier sua Padulesa, Ithoccor de Athen et mulier Elene de Thori,
/ Mariane de Athen, Niscoli de Carbia et mulier Elene de Thori, Comita de Thori et
mulier Vera de Then, Gostantine de Athen et fratres sui Ithoccor et Petru et / soror
Iorgia, cum voluntate iudicis Gostantine de Laccon et regine Marcusa de Gunale et
cum voluntate et consilio de Petro episcopo de Cannetu et de / Iohanne presbiter
qui modo est rector de Sancto Petro de Sorra, et cum voluntate domni Elias
presbiter, qui modo est rector de archiepiscopatu Sancti Gavino, donant / Guidoni

73
Valeria Schirru

priori Camaldulensis ecclesiam Sancti Nicolai de Trullas cum omnibus suis rebus
mobilibus et immobilibus. Anno MCXIII. Furatus / presbiter de Castra scripsit in
regno qui dicitur Ardar, regnante Constantino rege de Laccon et / Marcusa regina
de Gunale, octobris, dies XXVIIII, luna XVII, IIII feria. Albertus episcopus Sorane
ecclesie confirmat et subscribit./

A.S.F., Corporazioni religiose soppresse, Camaldoli Appendice, Sommario di Istrumenti


n. 8, c. CLXXXVII v., n. 1.

Per la presente edizione è stata utilizzato l’originale [A].

Edizioni:
– B. M ITTARELLI -A. C OSTADONI , Annales Camaldulenses, tomo III,
n. CLXVI, coll. 241-243, con dies XXVIII.
– G. SPANO, Ortografia sarda, vol. II, pp. 86-87.
– P. TOLA, Codex Diplomaticus Sardiniae, tomo I, sec. XII, n. XVII,
p. 189, con dies XXVIII, luna XVIII.
Regesti:
– L. SCHIAPARELLI-F. BALDASSERONI, Regesto di Camaldoli, vol. II, n. 752,
p. 57.

Auxiliante domino Deo atque salvatori nostro Jesu Christo, et interce-


dente pro / nobis beata et gloriosa semperque virgine Dei genitrice
Maria, et beato / Michaele archangelo tuo preposito paradysi, et beato
Petro principem / omnium apostolorum, in cuius manus tradidit
Deus claves regni celorum, et beato Ga/vinio, Proto et Januario
martyres Christi, sub quorum protectionem atque de/fensionem in
hac insula Sardinie gubernatos nos credimus esse salvatos. / Ego Petru
de Athen et muliere mea Padulesa, et ego Ithoccor de Athen, / et
muliere mea Elene de Thori, et ego Mariane de Athen, et ego Nistoli
de Carbia, et / muliere mea Elene de Thori, et ego Comita de Thori et
muliere mea Vera de Then, et / ego Gostantine de Athen et Ithocor
fratre meu, et Petru fratre meu, et Jorgia sorore / mea, nos omnes
fratres insimul cum uxoribus et filiis et filiabus nostris, facimus / ista
carta cun voluntate de Deus et dessu donnu nostrum iudice
Gostantine dicto no/mine de Laccon et dessa muliere donna Marcusa

74
Appendice documentaria

regina dicta nomine de Gunale, / et cun voluntate et cun consiliu de


donno Petro episcopo de Cannetu et de domno Johanne / presbyter,
qui modo est rectore de Sancto Petro de Sorra, et cun voluntate de
domno Elias presbyter, / qui modo est rectore de archiepiscopato
Sancto Gavinio. La facemus ista carta ad Sanctum Ni/colaum de
Trullas, ca la affiliamus cum omnia causa quam modo habet,
mobilibus vel / immobilibus, et quod Deus in antea daturus est ibi,
pro redemptionem animarum nostrarum, vel pa/rentum nostrorum,
vivorum atque defunctorum, ad su eremum de Sanctum Salvatore de
Camalduli, / et adcomandamus ila custa causa in manu, et in
potestate de domno Cuido priore, / et ad possessores suos, ci lu
faciatis pro amore Dei, et vestra sanctitate, et nostra karitate, ci / non
remaneat et custa ecclesia sine regimen de clericos ci vi faciant su
ministeriu / de domine Deum, quantos clericos vobis placet. Et
eccustos clericos ci vi abent essere in Sanctum / Nicolaum per facere
su servitiu de Domini, volemus nos cun voluntate de Deum et vestra
ka/ritate ci vi stent ad honore, et habeant vestimenta et calciamenta,
et lectos / et victu corporale, quantu illis est opus, et cinde faciant
honore ad alios homi/nes propter caritate Dei, et si placet ad Deus, et
ad sanctos, et ad vos, si vos inde facemus / ad cognoscere sa voluntate
nostra, ci non volemus can de siat minus dessa ecclesia de / Sanctum
Nicolaum in paramentos de missa, et ci non de siat levata sa mensa
dessu / argentu ci est in su altare, et non sa cruce dessu argentu, et non
su calice de / cantare missa, non su altare vitoriciu et non sas reliquias
ci vi sunt, et non sos / libros ci vi sunt. Si voluntas Dei est et vestra, ci
plus thesauru vi possatis iungere / Deo gratias, sin autem, istud ibi
permaneat usque in sempiternum, et quantum habet remane/re dessa
antica de regimentu dessos clericos ci abent essere in Sanctum
Nicolaum per ipsos / domnos de Camaldula, volumus et desideramus
pro Deum et pro sancta karitate ci non / vaiat in alia parte, nec in alio
opus, nisi in vestimenta et calciamenta dessos don/nos heremitas ci vi
sunt comodo in su eremu, et ibi abent essere a vestara. Nos / omnes
fratres insimul masculi et mulieres, sicut supra legitur, hec cartula
confirma/mus et corroboramus et facimus ad honorem Dei omnipo-
tentis, et Sancti Salvatoris de Ca/malduli, et sancti Nikolai confessoris
Domini, propter salutem animarum nostrarum, et parentum
nostrorum / vivorum atque defunctorum, ut siamus electi et aggregati

75
Valeria Schirru

inter numero electorum, / si placet illi, qui cum Patre et Spiritu


Sancto vivit et regnat in secula seculorum. Amen. / Et si quis ista carta
destruere aut esterminare voluerit, sibe rex, sibe regina, si/be
donnicellu, sibe curatore, sibe episcopo, sibe archiepiscopo, sibe abbas,
sibe presbiter, sibe maior / aut minor vel qualecunquelibet homo
strumet Deus nomen suo de libro vite, et car/nes eius disrunpant
bolatilibus celi et bestiis terre, mittat in eis Dominus morte papelle, /
et deleantur de hoc mundo citius, et habeat maledictionem de Deum
patre omnipotente / et de sancta Maria mater domini nostri Jesu
Christi et habeat maledictionem de XII apostolis, et de XVI prophetas
de XXIIII senio/res, et de CCCXVIII patres sanctos, qui kanones
disposuerunt in Nikea civitate, et de CXLIIII milia martyres, qui pro
/ Domino passi sunt, et habeat maledictionem de gerubin et seraphin
qui tenent thronum Dei, et de omnes sanctos et sanctas Dei. Amen. /
Et si quis ista carta audire voluerit, et nostras ordinationes confortaverit,
et dixerit quia bene est, / habeat benedictionem de Deum patrem
omnipotentem, et de sancta Maria mater domini nostri Iesu Christi; et
habe/at benedictionem de omnes ordines angelorum, ev/angelistarum,
martyrum, confessorum atque virginum et de omnes sanctos et sanctas
Dei. Amen. Fiat. / Et sunt testes, primus Deus omnipotens, deinde ego
iudice Gostantine dicto nomine de Laccon et / muliere mea donna
Marcusa regina dicta nomine de Gunale, testes donnicellu Gun/nari de
Laccon, donnicellu Ithoccor de Laccon, donnicellu Petru de Serra,
donnicellu Dorbeni de Gunale, testes Petru de Athen, Ithoccor de
Athen et Mariane de Athen, testes Gostantine / de Thori, Comita de
Laccon, Mariane de Thori et Ithoccor de Laccon, testes Barusone de
Ussan, Gostanti/ne de Seulo et Comita de Martis de kita de buliaccesos
Mariane Galle et Ithoccor de Mura de kita / ipsoro et fratres meos et
fideles meos testes./
Anno ab incarnatione domini nostri Jesu Christi millesimo C XIII,
ego Furatus presbiter dicto nomine de Castra scripsit ista car/ta in re-
gno que dicitur Ardar, regnante domino nostro Constantino / rex
supradicto nomine de Laccon et uxor eius domina Marcusa regina
dicta / nomine de Gunale, mensis octobris dies XXVIIII luna XVII
IIII feria. / Ego Albertus episcopus Sorane ecclesie confirmo, et
subscrisi./

76
Appendice documentaria

VII

1114 novembre 4, Anagni

Papa Pasquale II riunisce in un’unica congregazione, posta sotto protezio-


ne apostolica, i monasteri e le chiese camaldolesi nominati, tra cui il mo-
nastero di Santa Trinità di Saccargia e la chiesa di San Pietro di Scano in
Sardegna.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1114 novembre 4, pergamena lunga.


Originale [A], pergam., mm. 440 x 620.
(B.D.) sono visibili i fori che attraversava il cordoncino al quale era applicato il sigil-
lo, nella plica del margine inferiore della pergamena.
Inchiostro marrone chiaro; stato di conservazione: buono.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura a secco. La scrittura corre parallela
al lato minore della pergamena.
Sono presenti le caratteristiche legature a ponte ct- e st-.
Note dorsali: al centro con mano coeva al documento “Pascalis PP. II An(n)o
D(omi)ni MC XIIII II non(as) nove(m)b(ris) po(n)tifici an(n)o XV”. Al di sotto con
mano del secolo XVIII in corsivo “1114 § Privilegium n. 183”. Più in basso
“impressum Tom. III An. 243 n. CLXVII”.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1198 maggio 4.


Copia semplice [B], pergam., mm. 460 x 600.
Inchiostro marrone scuro; stato di conservazione: buono.
Il testo è disposto su due colonne.
Note dorsali: in alto a destra è la collocazione archivistica “Camaldoli 4 maggio
1198”. Al centro “Privilegium PP. Paschalis II impres(sum) tom. III 243 n. CLXVII”.
Al di sotto vi è una seconda annotazione del secolo XVIII in corsivo “1198 §
Invalid(us) n. 24 c. 3 Transumpti trium privilegior(um) papalium pro eremo”

Si tratta di un privilegio perpetuo emanato dalla cancelleria pontificia, che presenta,


nell’originale, caratteri estrinseci di particolare solennità: la prima riga in litterae
elongatae, la formula di perpetuità abbreviata “in ppm” in lettere maiuscole capitali,
la rota, il benevalete, le sottoscrizioni del pontefice e dei cardinali separate secondo
gli ordines.
Per la datatio chronica è usato lo stile dell’incarnazione secondo il computo fiorenti-
no. L’anno 1114 è confermato dall’indizione settima e dall’anno di pontificato: Pa-
squale II venne eletto il 13 agosto 1099 e consacrato il 14 dello stesso mese. Il suo
quindicesimo anno di pontificato risulta quindi fra il 14 agosto 1114 e il 13 agosto
1115.

77
Valeria Schirru

SOMMARIO:
Paschalis papa Guidoni Camaldulensis priori eiusque successoribus. Precipit et
presentis decreti auctoritate sancit, ne cuiquam omnino persone clerico, monacho,
laico cuiuscumque ordinis aut dignitatis / presentibus aut futuris temporibus liceat
congregationes illas et loca illa, que Camaldulensis heremi sive cenobii disciplinam
et ordinem susceperunt queque hodie sub / illius regimine continetur, ab eius ullo
modo subiectione et unitate dividere. Que videlicet loca et congregationes
conservande unitatis gratia singularibus visa sunt vocabulis annotanda. In /
episcopatu Aretino: monasterium Sancti Salvatoris Berardingorum, Sancti Petri in
Rota, Sancte Marie in Anagnano, Sancti Quirici in Rosa, heremus / Fleri,
monasterium Sancti Viriani, Sancti Bartholomei in Anglare, iuxta Balneum
monasterium Sancte Marie in Trivio, in Galiata monasterium Sancte Marie / in
Insula, heremus Faioli; in episcopatu Bononiensi: monasterium Sancti Archangeli
iuxta castrum Britti, Sancti Felicis; in episcopatu Florentino: monasterium / Sancti
Petri in Luco, Sancti Salvatoris iuxta civitatem; in episcopatu Fesulano:
monasterium Sancte Marie in Po/plena; in episcopatu Vulterrano: monasterium
Sancti Petri in Fontiano, Sancte Marie in Puliciano, Sancti Petri in Cerreto, Sancti
Iusti prope civitatem, Sancte Marie in Mor/rona; in episcopatu Pisano:
monasterium Sancti Stephani in Cinctoria, Sancti Savini in Cerasolo; in ipsa
civitate: monasterium Sancti Michahelis, Sancti Fridiani; in episcopatu Lucano:
monasterium Sancti / Salvatoris in Catiniano, Sancti Petri in Puteolis; item in
Sardinia in archiepiscopatu Turritano: monasterium Sancte Trinitatis de Saccaria,
aecclesiam Sancti Petri de Scanno; item in Tuscia, in episcopatu Clu/sino: heremus
Vivi in Monte Amiato. Haec omnia cum omnibus ad ipsa monasteria pertinentibus
statuit et apostolice sedis auctoritate sancit tanquam corpus / unum sub uno capite,
idest sub priore Camaldulensis heremi, temporibus perpetuis permanere et in illius
disciplinae observatione persistere. Scriptum / per manus Grisogoni notarii sacri
palatii. Datum Anagnie per manum Iohannis Sancte Romane Ecclesie / diaconi
cardinalis ac bibliothecarii, II nonas novembris, indictione VII, anno MCXIIII,
pontificatus anno XV./

A.S.F., Corporazioni religiose soppresse, Camaldoli Appendice, Sommario di Istrumenti


n. 8, c. CCXII r., n. 2.

Per la presente edizione è stato utilizzato l’originale [A].

Edizioni:
– B. M ITTARELLI -A. C OSTADONI , Annales Camaldulenses, tomo III,
n. CLXVII, coll. 243-245, [anno 1113 II nonas novembris].
– P. TOLA, Codex Diplomaticus Sardiniae, tomo I, sec. XII, n. XVIII,
p. 190.

78
Appendice documentaria

Regesti:
– L. SCHIAPARELLI-F. BALDASSERONI, Regesto di Camaldoli, vol. II, n. 574,
pp. 58-59. [datata Anagni, 4 Novembre 1113, ma nel documento
regestato si riporta MCXIIII].

Paschalis episcopus servus servorum Dei, venerabili filio Guidoni


Camaldulensium priori eiusque successoribus regulariter substituendis
in perpetuum. / Gratias Deo super inenarrabili dono eius. Nostris
siquidem temporibus Camaldulensis eremi sive cenobii religio adeo
aucta est, adeo abundavit, ut congregationes diverse in unam congre-
gationem / Dei gratia convenirent, et loca plurima disciplinam unam,
ordinem unum et unum regimen, tamquam corde uno et una anima
continerent. Quam videlicet unitatem conservari semper / in Domino
cupientes precipimus, ac presentis decreti auctoritate sancimus, ne
cuiquam omnino persone, clerico, monacho, laico cuiuscumque
ordinis aut dignitatis presentibus aut futuris temporibus / liceat
congregationes illas et loca illa, que Camaldulensis heremi sive cenobii
disciplinam et ordinem susceperunt, queque hodie sub illius regimine
continentur, ab eius ullo modo subiectione et unitate / divide. Que
videlicet loca et congregationes conservande unitatis gratia singulari-
bus visa sunt vocabulis annotanda. In episcopatu Aretino: monaste-
rium Sancti Salvatoris Berardingorum, Sancti Petri / in Rota, Sancte
Marie in Anagnano, Sancti Quirici in Rosa, heremus Fleri, monaste-
rium Sancti Viriani, Sancti Bartholomei in Anglare, iuxta Balneum
monasterium Sancte Marie in Trivio. In Galiata: monasterium Sancte
Marie in Insula, / heremum Faioli. In episcopatu Bononiensi:
monasterium Sancti Archangeli iuxta castrum Britti, Sancti Felicis. In
episcopatu Florentino: monasterium Sancti Petri in Luco, Sancti
Salvatoris iuxta civitatem. In episcopatu Fesulano: monasterium
Sancte Marie in Poplena. / In episcopatu Vulterrano: monasterium
Sancti Petri in Fontiano, Sancte Marie in Puliciano, Sancti Petri in
Cerreto, Sancti Justi prope civitatem, Sancte Marie in Morrona. In
episcopatu Pisano: monasterium Sancti Stephani in Cinctoria, Sancti
Savini in Cerasolo. / In ipsa civitate: monasterium Sancti Michaelis, et
Sancti Fridiani. In episcopatu Lucano: monasterium Sancti Salvatoris
in Cantiniano, Sancti Petri in Puteolis. Item in Sardinia in archie-
piscopatu Turritano: monasterium Sancte Trinitatis de Saccaria,

79
Valeria Schirru

ecclesiam Sancti / Petri de Scanno. Item in Tuscia in episcopatu


Clusino: heremum Vivi in Monteamiato. Hec igitur omnia cum
omnibus ad ipsa monasteria pertinentibus statuimus, et apostolice
sedis auctoritate sancimus, / tanquam corpus unum sub uno capite,
idest sub priore Camaldulensis eremi temporibus perpetuis permane-
re, et in illius discipline observatione persistere, sub illo inquam prio-
re, qui ab ipsius / congregationis abbatibus sive prioribus et ab
heremitis regulariter electus prestante Domino fuerit. Porro congre-
gationem ipsam ita sub apostolice sedis tutela perpetuo confovendam
decer/nimus, ut nulli episcoporum facultas sit aliquid ex his monasteriis
absque prioris convenientia, vel apostolice sedis licentia, excom-
municare, vel a divinis officiis interdicere fratribus autem / ipsis
licentia si a quo maluerint catholico episcopo consecrationum et ordi-
nationum sacramenta suscipere. Ad hec adiicientes decernimus, ut
nulli omnino hominum liceat eadem / monasteria temere, perturbare,
aut eorum possessiones auferre, vel ablatas retinere, minuere vel teme-
rariis vexationibus fatigare, sed omnia integra conserventur eorum, /
pro quorum sustentatione et gubernatione concessa sunt, usibus
omnimodis profutura. Si qua igitur in futurum ecclesiastica quelibet
secularisve persona hanc nostre constitutio/nis paginam sciens contra
eam temere, venire, temptaverit, secundo tertiove commonita, si non
satisfactione congrua emendaverit, potestatis honorisque sui dignitate
careat, / reamque se divino iudicio existere de perpetrata iniquitate
cognoscat, et a sacratissimo corpore ac sanguine Dei et domini re-
demptoris nostri Jesu Christi aliena fiat, atque in extremo / examine
districte ultioni subiaceat. Cunctis autem eisdem cenobiis iusta
servantibus sit pax domini nostri Jesu Christi, quatenus et hic fructum
bone actionis percipiant, / et apud districtum iudicem premia eterne
pacis inveniant. Amen. Amen. Amen. Scriptum per manum Grisogoni
notarii sacri palatii./
Ego Paschalis catholice Ecclesie episcopus subscripsi./
Datum Anagnie per manum Johannis Sancte Romane Ecclesie diaco-
ni cardinalis ac bibliothecarii, II nonas novembris, indictione VII,
incarnationis Dominice anno M C XIIII, / pontificatus autem domini
Paschalis secundi pape anno XV./

80
Appendice documentaria

VIII

1118 ottobre 1, Pisa

Papa Gelasio II pone sotto protezione apostolica le chiese e i monasteri che


dipendevano dal monastero di San Mamiliano dell’isola di Monte Cristo,
citando, tra le altre, le chiese di Santa Maria di Scala, Sant’Elia e San
Gregorio ubicate in Sardegna.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1119 ottobre 1.


Originale [A], pergam., mm. 310 x 580.
(B.D.) sono visibili i fori che attraversava il cordoncino, al quale era applicato il si-
gillo, nella plica del margine inferiore della pergamena.
Inchiostro marrone chiaro; stato di conservazione: restaurata.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura a secco. La scrittura corre parallella
al lato minore della pergamena.
Sono presenti le caratteristiche legature a ponte ct- e st-.
Note dorsali: in alto è la segnatura archivistica “Camaldoli P.° Ott. 1119”. Al centro è
il regesto coevo al documento “Gelasius ep(iscopu)s ser(us) servor(um) D(e)i dilecto filio
abbati monasterii Sancti Mamiliani quod in Montis Christi / situm tuisque successoribus
regulariter substituendis in perpetuum”. Al di sotto con mano del secolo XVIII “Pro
monastirio Montis Christi Sardiniae et Corsice etc. / Privilegium Gelasius PP 1118”.
Si tratta di un privilegio perpetuo emanato dalla cancelleria pontificia, che presenta
caratteri estrinseci di particolare solennità: la prima riga in litterae elongatae, la for-
mula di perpetuità abbreviata “in ppm” in lettere maiuscole capitali, la rota, il
benevalete, le sottoscrizioni del pontefice e dei cardinali separate secondo gli ordines.
Per la datatio chronica è usato lo stile dell’incarnazione secondo il computo pisano;
l’anno 1119 deve essere rettificato al 1118, trattandosi del 1° ottobre. Una conferma
viene dall’anno di pontificato: Gelasio II venne infatti eletto il 24 gennaio 1118 e
consacrato il 10 marzo, ma morì il 29 gennaio 1119. Il suo primo anno di pontifica-
to risulta quindi tra il 10 marzo 1118 e il 29 gennaio 1119. L’indizione utilizzata è
quella bedana che iniziava il 24 settembre. L’indizione riportata nel documento è
infatti la XII mentre l’indizione romana per l’anno 1118 è la XI. L’uso del sistema
cronologico dell’incarnazione pisana con l’indizione bedana può essere giustificato
con il momentaneo soggiorno del pontefice a Pisa, in seguito ai contrasti con
l’antipapa Gregorio VIII eletto l’8 marzo 1118.

Edizioni:
– B. M ITTARELLI -A. C OSTADONI , Annales Camaldulenses, tomo III,
n. CLXXXVII, coll. 274-275.

81
Valeria Schirru

– P. TOLA, Codex Diplomaticus Sardiniae, tomo I, sec. XII, n. XXVI,


p. 198.

Regesti:
– L. SCHIAPARELLI-F. BALDASSERONI, Regesto di Camaldoli, vol. II, n. 803,
pp. 78-79.

Gelasius episcopus servus servorum Dei, dilecto filio Henrico abbati


monasterii Sancti Mamiliani, quod in Monte Christi situm, tuisque
successoribus regulariter / substituendis in perpetuum. Ad hoc nos, qui
disponente Domino in apostolice sedis servitium promotos agnosci-
mus, ut eius filios auxilium implorantes tueri ac / protegere, prout
Dominus dederit, debeamus. Proinde nos dilecte in Christo fili Henrice
abbas tuis petitionibus annuentes beati Mamiliani de / Monte Christi
monasterium, cui auctore Deo presides, apostolice sedis protectione
munimus. Statuimus enim, ut insulam vestram nullus cum be/stiis, vel
cum aliquo machinamento perturbet, et universa, que in presenti XII
indictione, in Corsica, vel Sardinia, in Planusio, vel Ilba, / vel alibi
vestrum monasterium legitime possidet, quieta vobis et integra
conserventur, in quibus hec propriis duximus nominibus adnotanda. /
In Sardinia: ecclesiam Sancte Marie de Scala, Sancti Helie, et Sancti
Gregorii cum pertinentiis earum. In Corsica: monasterium Sancti Pauli
de Lon/lecio, monasterium Sancte Marie de Canavaria, ecclesiam
Sancti Peregrini, et Sancti Pauli de Conca cum pertinentiis suis.
Quecumque etiam in fu/turum largiente Deo iuste atque canonice
poterit adipisci, firma vobis vestrisque successoribus et illibata
permaneant. Decernimus ergo, ut / nulli omnino hominum liceat idem
monasterium temere, perturbare, aut eius possessiones auferre, vel
ablatas retinere, minuere, vel temerariis vexationibus fatigare, sed omnia
integra conserventur eorum, pro quorum sustentatione et gubernatione
concessa sunt / usibus omnimodis profutura. Obeunte te nunc eiusdem
loci abbate, vel tuorum quolibet successorum, nullus ibi qualibet
surreptionis astutia / seu violentia preponatur, nisi quem fratres
communi consensu, vel fratrum pars consilii sanioris secundum Dei
timorem, et beati Benedicti regulam / providerint eligendum. [Sepultu-
ram] quoque eiusdem [monasterii et cellarum eius] liberam esse

82
Appendice documentaria

decernimus, [ut eorum], qui illic sepeliri de/liberaverint, devotioni, et


estreme voluntati, nisi forte ex[communica]ti sint, nullus obsistat.
Decimas vero frugum vestrarum, quas ubilibet / vestris sumptibus
laboribus que colligitis sine ulla episcoporum, vel episcopalium
ministrorum exactione quietas vobis manere concedimus. Sane laicos /
seu clericos seculariter viventes ad conversionem suscipere nullius
contradictio vos inhibeat. Si qua igitur in futurum ecclesiastica,
secularisve / persona hanc nostre constitutionis paginam sciens contra
eam temere, venire, temptaverit, secundo tertiove commonita, si non
satisfactione / congrua emendaverit, potestatis, honorisque sui dignitate
careat, reamque se divino iudicio existere de perpetrata iniquitate co/
gnoscat, et a sacratissimo corpore, ac sanguine Dei et domini
redemptoris nostri Jesu Christi aliena fiat, atque in extremo examine
districte ultioni / subiaceat. Cunctis autem eidem monasterio iusta
servantibus sit pax domini nostri Jesu Christi, quatenus et hic fructum
bone actionis percipiant, et apud districtum / iudicem premia eterne
pacis inveniant. Amen. Amen. Amen./
Ego Gelasius Ecclesie catholice episcopus subscripsi. / Signum manus
meae Deus in loco santo suo./
Datum Pisis per manum Grisogoni Sancte Romane Ecclesie diaconi
cardinalis kalende octobris, indictione XII, anno Dominice incarnationis
M CXVIIII / pontificatus autem domini Gelasii secundi pape anno I./

IX

< 1114-1125 >

Maria de Gunale, con il consenso di suo marito Costantino I de Lacon,


giudice di Torres, dona all’eremo di San Salvatore di Camaldoli la chiesa
di San Paolo di Cotroniano con tutte le sue pertinenze.

A.S.F., Corporazioni religiose soppresse, Camaldoli Appendice, Sommario di Istrumenti


n. 8, c. CLXXXVIII r., n.3.

Il termine ante quem è dato dal 7 marzo 1125 (cfr. il doc. X dell’Appendice docu-
mentaria) data del primo privilegio pontificio in cui si trova menzione della chiesa

83
Valeria Schirru

di San Paolo di Cotroniano. Il termine post quem è costituito dal 4 novembre 1114
(cfr. il doc. VII dell’Appendice documentaria) data del privilegio pontificio in cui
Pasquale II nomina tra i possessi camaldolesi sardi le chiese di San Pietro di Scano e
di Santa Trinità di Saccargia e non quella di San Paolo di Cotroniano.
In Maria de Gunale deve riconoscersi la stessa Marcusa de Gunale unica moglie di
Costantino I de Lacon, giudice di Torres (L.L. BROOK, F.C. CASULA, M.M. COSTA et
al., Genealogie medioevali di Sardegna, tav. V e pp. 191-192). La prima menzione
della consorte di Costantino I de Lacon è del 1112 (cfr. nell’Appendice documenta-
ria i docc. I, III, IV), mentre l’ultima menzione è del 1130-1134 (P. TOLA, C.D.S.,
tomo I, sec. XII, n. XXXVIII, p. 205, E. BESTA, Rettificazioni cronologiche, pp. 240-
241; A. SABA, Montecassino e la Sardegna medioevale, doc. XX, p. 173).

Regesti:
– L. SCHIAPARELLI-F. BALDASSERONI, Regesto di Camaldoli, vol. II, n. 865,
p. 105.

Maria de Gunale cum consensu iudicis Costantine de Laccon et


domni Vitalis archiepiscopi et donni Costantini Verrica episcopi de
Pravazi per / se suosque heredes, pro remedio anime sue et sui viri
suorumque parentum donavit et obtulit / Camaldulensis heremo in
perpetuum, ecclesiam Sancti Pauli de Cotrinuanu, cum omnibus
bonis et pertinentis suis, hoc videlicet te/nore ut predicta ecclesia et
predicta bona sint sub obedientia et dispositione regulari prioris
Camaldulensis et / successorum eius, et de predictis bonis predicta
Maria reservavit sibi stipendia vite in vita sua. Constantinus episcopus
predictus confirmavit hanc donationem./

1125 marzo 7, Laterano

Papa Onorio II conferma a Giovanni, priore dell’Ordine Camaldolese, il


possesso delle chiese e dei monasteri ubicati in Sardegna.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1125 marzo 7.

84
Appendice documentaria

Originale [A], pergam., mm. 350 x 520.


Inchiostro marrone chiaro; stato di conservazione: mediocre.
(B.D.) sono visibili i fori che attraversava il cordoncino al quale era applicato il sigil-
lo nella plica del margine inferiore della pergamena.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura a secco. La scrittura corre parallela
al lato minore della pergamena.
Sono presenti le caratteristiche legature a ponte ct- e st-.
Note dorsali: in alto al centro è la segnatura archivistica “Camaldoli 7 marzo 1125”.
Al centro di mano moderna “Honorii II”. In basso a sinistra con scrittura del secolo
XVIII in corsivo “1125 ß. Privilegium n. 23 c. 34 Honorii pp. II De beneficio in
insula Sardinie”.
Si tratta di un privilegio perpetuo emanato dalla cancelleria pontificia, che presenta
caratteri estrinseci di particolare solennità: la prima riga in litterae elongatae, la for-
mula di perpetuità abbreviata “in ppm” in lettere maiuscole capitali, la rota, il
benevalete, le sottoscrizioni del pontefice e dei cardinali separate secondo gli ordines.
Per la datatio chronica è usato lo stile dell’incarnazione secondo il computo pisano;
l’anno 1125 è confermato dall’indizione terza e dall’anno di pontificato: Onorio II
venne infatti eletto il 15 dicembre 1124 e consacrato il 21 dicembre, il suo primo
anno di pontificato risulta quindi tra il 21 dicembre 1124 e il 20 dicembre 1125.

Regesti:
– L. SCHIAPARELLI- F. BALDASSERONI, Regesto di Camaldoli, vol. II, n. 867,
pp. 106-107.

Honorius episcopus servus servorum Dei, dilectis filiis Johanni priori


Camaldulensis et eius successoribus tam presentibus regulariter in
perpetuum. / Ad hoc universalis ecclesie cura nobis a provisore omnium
bonorum Deo comissa est ut religiosas diligamus personas et
beneplacente Deo religione / studeamus modis omnibus propagare.
Nec enim Deo gratus aliquando famulatus impenditur nisi ex caritatis
radice procedens apuntare religionis fuerit / conservatus. Oportet igitur
omnes cristiane fidei amatores religionem diligere et loca venerabilia
cum ipsis personis divino servitio man/cipatis attentius confovere. Qua
propter karissimi in domino filii iustis petitionibus vestris assensum
prebentes quicquid in / Sardinea insula iuste et legitime possidetis
in beati Petri tutelam nostram protectionem suscipimus, ac nobis
vestrique heremo per / presentis privilegi paginam confirmamus.
Videlicet monasterium Sancte Trinitatis quod ex dono Constantini
iudicis, consentientibus / Azone archiepiscopo et ceteris episcopis,

85
Valeria Schirru

habetis; ecclesiam Sancte Eugenie in loco qui dicitur Simanari simul


cum ipsa carte, ecclesias / Sancti Michaelis et Sancti Laurentii in loco
qui dicitur Vaneri; [e]cclesias Sancte Marie et Sancti Johannis in loco
qui dicitur / Altaser; ecclesiam Sancte Marie in loco qui dicitur Contra;
ecclesias Sancti Johannis et Sancti Symeonis in loco qui dicitur /
Salvenero, cum omnibus suis pertinentiis; ecclesiam Sancti Nicholai de
Trulla; ecclesias Sancti Petri de Scano; ecclesiam Sancti / Pauli de
Contraiano. Ad hoc adicientes statuimus ut monastice observante ordo
in prefatis ecclesiis a vobis constitus a nullius / honoris protervia
comutetur et nemini fratrum vestre congregationis post monasticam
professionem exhibitam absque prioris et rationabili fratrum / licentia
egredi liceat prohibemus. Quod si exire presumpserit et secundo
tertiove comonitus redire contempserit usque ad condigna satisfactione
/ excomunicationis sententis summitatur. Precipimus quoque ut in
eisdem ecclesiis a nullo episcoporum nisi canonico examinatione
divinum / interdicatur officium. Preterea quecumque in futurum
largiente Deo in prefata insula iuste atque canonice poteritis adipisci fir-
ma vobis / vestrisque successoribus et illibata permaneant. Decernimus
ergo ut nulli omnino hominum liceat idem monasterium et ecclesias
temere, / perturbare, aut eius possessiones auferre, vel ablatas retinere,
minuere, vel temeraris vexationibus fatigare, sed omnia integra / conser-
ventur eorum pro quorum sustentatione et gubernatione concessi sunt
usibus commodis profutura. Si qua igitur in futurum ecclesiastica /
secularisve persona hanc nostrae constitutionis paginam sciens contra
eam temere, venire, temptaverit, secundo tertiove commonita / si non
satisfactione congrua emendaverit potestatis honorisque sui dignitate
careat reamque se divino iudicio existere de perpetrata / iniquitate
cognoscat et a sacratissimo corpore ac sanguine Dei et domini
redemptoris nostri Jesu Christi aliena fiat. Cunctis / autem eidem loco
iusta servantibus sit pax domini nostri Jesu Christi quatenus et hic
fructum bone actionis / percipiant et apud districtum iudicem premia
eterne pacis inveniant. Amen. Amen. Amen./
Ego Petrus Pisanus cardinalis presbiter tituli Sancte Susanne sub-
scripsi./
Ego Honorius catholice Ecclesie episcopus subscripsi./
Ego Guido Aretinus episcopus subscripsi./
Ego Guido Tiburtinus episcopus subscripsi./

86
Appendice documentaria

Ego Vitalis Albanus episcopus subscripsi./


Ego Egidius Tusculanus episcopus subscripsi./
Ego Desiderius presbiter cardinalis tituli Sancte Praxedis subscripsi./
Ego Sergius presbiter cardinalis Sancti Christi subscripsi./
Ego Anastasius presbiter cardinalis tituli Beati Clementis subscripsi./
Ego Ugo diaconus cardinalis Sancti Theodorii subscripsi./
Ego Johannes Sacre Basilice subdiaconus subscripsi./
Ego Rodulfus Sacre Basilice subdiaconus subscripsi./
Datum Laterani per manum Aimerici Sancte Romane Ecclesie diaco-
ni cardinalis et cancellarii, none martii, indictione III, anno Dominice
incarnationis MCXXV, pontificatus autem domini Honorii pape II
anno I./

XI

< post 1125 > agosto 1

Costantino I de Lacon, giudice di Torres, libera e assolve i servi della chie-


sa di San Paolo di Cotroniano da ogni obbligo e servizio verso il regno,
verso il curatore, verso il maiore de scolca e i pupillares, a cui è sottoposta
la chiesa.

A.S.F., Corporazioni religiose soppresse, Camaldoli Appendice, Sommario di Istrumenti


n. 8, c. CLXXXVIII v., n.1.

Il termine post quem è costituito dal 7 marzo 1125, data di un privilegio pontificio
in cui viene nominata per la prima volta la chiesa di San Paolo di Cotroniano tra i
possessi camaldolesi sardi (cfr. doc. X dell’Appendice documentaria). In virtù di
questi elementi si può postdatare l’ultima menzione di Costantino I de Lacon, in
qualità di giudice, che fino ad oggi era del 30 aprile 1124 (L.L. BROOK, F.C. CASULA,
M.M. COSTA et al., Genealogie medioevali di Sardegna, tav. V e pp. 191-192).

Regesti:
– L. SCHIAPARELLI-F. BALDASSERONI, Regesto di Camaldoli, vol. II, n. 876,
p. 110.

87
Valeria Schirru

Costantine rex de Laccon per se suosque heredes, in perpetuum, pro


remedio anime sue / et Itocor filis sui, liberavit et absolvit servos
ecclesie Sancti Pauli de Cotrinuanu ab omni opera et servitiis regni,
vel curatoris, / vel maioris de scolca et de pupillares, cuia est sa clesia.
Carta manu Janne scriptoris iudicis Costantini / de Laccon. Die pri-
ma mensis augusti luna XXVIII./

XII

1134

Giovanni, vescovo di Sorres, dona all’eremo di San Salvatore di Camaldoli


le chiese di San Nicola di Trullas, Santa Maria di Saganza, San Pietro di
Arkennor e San Pietro di Monticleta con le rispettive pertinenze.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1134.


Copia semplice [B] del sec. XII, pergam., mm. 150 x 330.
Inchiostro marrone chiaro; stato di conservazione: buono.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura a secco. La scrittura corre parallela
al lato minore della pergamena.
Note dorsali: in alto è il regesto coevo al documento “Car(tam) [episcopi] To(r)ritani
de ecc(lesia) S(anc)ti Nicholai de Trulla, S(anc)te Ma(r)ie / de Saga(n)cia, S(anc)ti
Pet(ri) de Archennor, S(anc)ti Pet(ri) de Mo(n)ticleta”. Sovrapposta al regesto si legge
la segnatura archivistica “Camaldoli 1134”.
Per la datatio chronica, posta all’inizio del documento, è usato lo stile dell’incarna-
zione ma non sono presenti ulteriori specificazioni di giorno e mese; l’anno 1134 è
confermato dall’indizione dodicesima.

SOMMARIO:
Anno CXXXIV, inditione XII. Iohannes Sorrensis episcopus ecclesie Sancti Petri site
/ in loco qui dicitur Sorra per hanc paginam dat, concedit atque tradit ecclesie
Sancti Salvatoris de he/remo Camaldulensis ecclesias IIIIor. Quarum prima, que
vocatur Santus Nicholaus, sita in / loco qui dicitur Trulla; secunda, que vovatur
Sancta Maria, sita in loco qui dicitur Sagantia; tertia, que vocatur Sanctus Petrus,
sita in loco qui dicitur Ar/chennor; quarta, que similiter vocatur Sanctus Petrus, sita
in loco qui dicitur Monticleta cum omnibus supradictarum ecclesiarum
pertinentiis; quatenus / prior Azo, qui ibi preesse dignoscitur, cum ceteris fratribus

88
Appendice documentaria

heremitice in eodem / loco Christo servientibus habeant, teneant, possideant.


Iohannes episcopus Sorrensis / subscripsi. Azo archiepiscopus Turritanus subscripsi.
Istephanus archipresbiter subscripsi. Ithocor prior Sorrensis subscripsi./

A.S.F., Corporazioni religiose soppresse, Camaldoli Appendice, Sommario di Istrumenti


n. 8, c. CLXXXVII r., n.1, con l’anno MCIIII.

Edizioni:
– G. ZANETTI, I Camaldolesi in Sardegna, doc. IV, p. XI.

Regesti.
– L. SCHIAPARELLI-F. BALDASSERONI, Regesto di Camaldoli, vol. II, n. 941,
pp. 138-139.

In nomine sancte et individue Trinitatis. Anno ab incarnatione domini


nostri Iesu Christi C/XXXIIII post mille, indictione XII, ad hoc divina
gratia que iuste disponit omnia sin/gulis suis ecclesiis, pastores ordinat ut
deo previdente omnium bonorum atque misericor/diter largiente
religiosas quasque personas in suo episcopatu degentes honeste diligant, /
ac pro suo modulo modis omnibus illis serviendo caritative in Christo
amare studeant. Nusquam / enim Deo gratiis aliquando impeditur
famulatus nisi ex caritatis radice procedens a religio/nis puritate fuerit
confirmatus. Decet ergo omnes christiane fidei amatores religionem pure
/ diligere et loca venerabilia, in quibus Deus per suam ineffabilem gratiam
semper adesse creditur cum ipsis / personis, divino servitio mancipatis
attentius confovere. Qua propter ego Johannes Sorrensis episcopus, /
ecclesie Sancti Petri site in loco qui dicitur Sorra, per hanc paginam
damus, concedimus atque, ex / auctoritate sancti Petri et nostri, caritative
tradimus videlicet ecclesias IIII: quarum prima que vocatur / Sanctus
Nicholaus sita in loco qui dicitur Trulla, secunda que vocatur Sancta Ma-
ria sita in loco qui / dicitur Sagantia, tertia que vocatur Sanctus Petrus sita
in loco qui dicitur Archennor, quarta / que similiter vocatur Sanctus
Petrus sita in loco qui dicitur Monticleta, cum omnibus istarum
supradictarum / ecclesiarum pertinentiis, ecclesie Sancti Salvatoris de
heremo Camalduli, quatenus dominus prior Azo, / qui ibi preesse
dignoscitur cum ceteris fratribus heremitice in eodem loco Christo

89
Valeria Schirru

servientibus, / aliique fratres in eadem heremo in perpetuum heremitice


viventes ex nostra dacione atque concessione / habeant, teneant,
possideant, sine omni nostra nostrorumque omnium successorum con-
tradictione. Decer/nimus, igitur, ut nulli omnino hominum licet eidem
heremo prenominatas ecclesias, a nobis per hanc / nostre donationis
paginam concessas, temere, perturbare, aut earum possessiones auferre,
vel / ablatas retinere, vel temerariis vexationibus fatigare, sed omnia inte-
gra conservent eorum pro quorum / sustentatione et gubernatione, con-
cessimus usibus omnimodis profutura./
Si qua igitur in futurum ecclesiastica secularisve persona hanc nostre
concessionis paginam sciens / contra eam temere, agere, temptaverit
secundo tertiove commonita si non satisfactione congrua / emendaverit,
ream se divino iudicio existere et de perpetrata iniquitate anathematis
vin/culo se dampnatam cognoscat et a sacratissimo corpore ac sanguine
Dei et domini nostri / Iesu Christi aliena fiat. Cunctis autem eidem
loco ista servantibus fiat domini nostri Iesu Christi / quatenus et hic
fructum bone actionis percipiant et apud discrictum iudicem premia
eterne pacis / inveniant. Amen. Amen. Amen. Ego Iohannes episcopus
Sorrensis confirmo et subscripsi. / Ego Azo archiepiscopus(a) Turritanus
confirmo et subscripsi. Ego Istephanus archipresbiter subscripsi. Ego
Ithoccor prior Sorrensis subscripsi./

XIII

< post 1134 >

Giovanni Sargu, vescovo di Sorres, dona all’eremo di San Salvatore di


Camaldoli le chiese di San Nicola di Trullas, Santa Maria di Saganza, San
Pietro di Arkennor e San Pietro di Monticleta con le rispettive pertinenze.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1113 ottobre 29.


Copia semplice [B], pergam., mm. 320 x 310.

(a)
La parola archi è scritta in interlinea.

90
Appendice documentaria

Inchiostro marrone scuro; stato di conservazione: buono.


Il testo è disposto su due colonne e contiene anche copia dell’affiliazione della chiesa
di San Nicola di Trullas fatta all’eremo di San Salvatore di Camaldoli il 29 ottobre
1113 da Pietro de Athen (cfr. il doc. VI dell’Appendice documentaria).
Note dorsali: in alto a sinistra è il regesto del primo documento “Carta(m) qua(m)
fecit Petrus de Athen et ux(or) ei(us) Padulesa de ecc(lesia) S(anc)ti Nicholai de Trulla”.
Al di sotto il regesto del secondo documento “Carta(m) qua(m) fecit Ioh(ann)es
Sa(r)gu ep(is)c(opus) S(an)c(ti) Pet(ri) de Sorra / que don(at) S(anc)ti Nicholai de
Trulla et S(anc)ti Pet(ri) de Arkennor et S(anc)ti Pet(ri) de Monticleta et S(anc)te
Ma(r)ie de Saga(n)sa Cam(alduli)”. Al di sotto con mano più moderna è la segnatura
archivistica “Camaldoli Ott. 1113”.
La lingua utilizzata è un latino frammisto al volgare sardo.
Il termine post quem è costituito dal 1134, data del documento XII dell’Appendice
documentaria, che contiene la donazione delle quattro chiese.
Il documento è una vera e propria donazione, anzi sembrerebbe contenere lo stesso
testo del documento precedente (cfr. nell’Appendice documentaria il doc. XII), ma
con alcune differenze. Come comprovanti l’atto sono citati due degli ecclesiastici
che si trovavano anche nel documento XII, ma con la specificazione dei loro cogno-
mi: il priore Itoccorre de Monte e l’arciprete Istephane Catha. Il documento sardo
rispetta nel formulario i documenti prodotti nell’Isola con la presenza nell’invocatio
verbale dei santi Gavino, Proto e Gianuario, venerati nella Sardegna settentrionale
(B.R. MOTZO, La passione dei santi Gavino, Proto e Gianuario, pp. 187-221).
In più rispetto all’altro documento compaiono anche le figure del giudice di Torres
Barisone II de Lacon, di sua moglie Preziosa de Orrù, e di suo figlio Costantino indi-
cato come re. Se si accetta il termine post quem del 1134 si possono retrodatare: la
prima menzione di Barisone II de Lacon come giudice, che fino ad oggi risaliva al
1147 (P. TOLA, C.D.S., tomo I, sec. XII, n. LVI, p. 216); la prima menzione di Preziosa
de Orrù come sua consorte che era del 1153 (P. TOLA, C.D.S., tomo I, sec. XII, n. LIX,
p. 218); e la prima menzione di Costantino II de Lacon come regnante insieme al
padre, che risaliva al 1170 (P. TOLA, C.D.S., tomo I, sec. XII, n. XCVII, p. 240).

SOMMARIO:
Ego Iohanne Sargu piscopu de Sanctum Petru de Sorra ki la fato custa carta cum
boluntate de Deus et de sanctu Petru / et dessu priore meu donnu Ithocor de Monte
et dessu archiprete meu Istephane Catha et de toctu sos clerico fratres mios et cum
boluntate / de iudiche Uarusone et dessa muchere donna Prethiosa regina de
Orruuum et dessu fiiu donnu Gosantine rege et dessu archipiscopu donnu Petru, a
Sanctu / Salvatore de Camalduli pro Deus et pro ssos homines bonos kivi sun in su
eremu et pro redemptione dessa peccata nostra, concedo et confirmo / custas bactor
ecclesias: Sanctu Nicola de Trulas et Sanctu Petru de Arkennor et Sanctu Petru de
Monticleta et Sancta Maria de Sagansa cum omnia pertenthia. Sunt / testes primus
Deus omnipotens, deinde ego iudiche Uarusone de Laccon et mukere mea Prethiosa
d’Orruuum regina et filiu meu Gosantine rege testes, donnichellu / Ithocor,
donnikellu Comita, donnikellu Dorueni, Comita de Gunale, Ithocor de Laccon,

91
Valeria Schirru

Comita de Laccon, Gosantine de Thori, Comita de / Iravitha, Petru de Maroniu


testes, de kita de maiores de Ienna, Petru Iscarpa et kita sua testes et omnes fratres
meos et fideles meos testes./

A.S.F., Corporazioni religiose soppresse, Camaldoli Appendice, Sommario di Istrumenti


n. 8, c. CLXXXVII v., n.2

Regesti:
– L. SCHIAPARELLI-F. BALDASSERONI, Regesto di Camaldoli, vol. II, n. 1152,
p. 228.

Auxiliante domino Deo adque salvavatori nostro Jesu Christo et


intersedente pro nobis beata et gloriosa / semper virgine Maria et bea-
to Michaele archangelo et beato Petro principe omnium apostolorum
et / beati martiribus Gavino, Proto, Ianuario sub eorum protecione
atque defentione nos credi/mus esse salvatos. Amen. Ego Johanne
Sargu piscopu de Sanctum Petru de Sorra ki la fato custa / carta cum
boluntate de Deus et de sanctu Petru et de su priore meu domnu
Ithocor de Monte et / dessu archiprete meu Istephane Catha et de
toctu sos clerico fratres meos et cum bolunta/te de iudiche Varusone
et dessa muchere donna Prethiosa regina de Orruuum et des/su fiiu
donnu Gosantine rege et dessu archiepiscopu donnu Petru, a Sanctu
Salvatore / de Camalduli, pro Deus et pro ssos homines bonos ki vi
sun in su eremu, et pro redemptione dessa pec/cata nostra, concedo et
confirmo, custas bactor ecclesias: Sanctu Nicola de Trulas et Sanctu
Petru / de Arkennor et Sanctu Petru de Monticleta et Sancta Maria de
Sagansa cum omnia pertenthia. / Contra aen ki la appat benedicta
Sanctu Salvatore de Camaldula et non siat nulla / persone mortale kin
de la levet dessu eremu, adhuc las ponentis nois pro ssanima nostra. /
Et ego piscopu Johanne pro amore de Deus et dessu patre Gregoriu,
ki fuit tando in Saccar/ia et de domino Johanne, ki fuit priore in
Trullas petili voluntate a su donnu meu Juche Va/rusone de Laccon
pro bullare de carta a Sanctu Salvatore de Camaldula et ipse feki / mi
de voluntate et bullartimila pro appat inde pro de Sanctu Salvatore de
custas bactor / ecclesias usque in finem seculi. Amen. Et si quis ista
carta destruere aut exterminare / eam voluerit qui diserit quia male est
abeat maledicionem de Deum patre omnipotente / et de sancta Maria

92
Appendice documentaria

matre eius et de duodecim apostolos et de omnes sanctos et sanctas


Dei. Amen. Fiat fiat. / Et si quis ista carta audire eam voluerit et nostras
ordinationes confortaverit et qui diserit / quia bene est, habeat
benedictionem de Deum patrem omnipotentem, et de sancta Maria
matrem eius et de / XII apostolos et de omnes sanctos et sanctas Dei.
Amen. Fiat. Et sunt testes primus Deus omnipotens, deinde / ego
iudiche Varusone de Laccon et mukere mea Prethiosa d’Orruuum regi-
na / et filiu meu Gosantine rege, testes donnikellu Ithocor, donnikellu
Co/mita, donnikellu Dorveni Comita de Gunale, Ithocor de Laccon,
Comita de Laccon, Gosantine de Thori, Comita de Iravitha, Petru de
Maroniu, testes / de kita de maiores de ienna, Petru Iscarpa et kita sua
testes et omnes / fratres meos et fideles meos testes./

XIV

1137 gennaio 21, Pisa

Papa Innocenzo II accoglie sotto protezione apostolica il monastero di


Santa Trinità di Saccargia, concedendo importanti privilegi a Benedetto,
abate del predetto monastero.
A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1137 gennaio 21.
Copia semplice [B] del secolo XII, pergam., mm. 460 x 630.
Inchiostro marrone chiaro; stato di conservazione: mediocre. La pergamena presenta in
più punti fori causati da rosicchiature di topi, che rendono il testo di difficile lettura.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura a secco. La scrittura corre parallela
al lato minore della pergamena.
Sono presenti le caratteristiche legature a ponte ct- e st-.
Note dorsali: in basso a destra con scrittura del secolo XVIII in corsivo “1137
Privilegium n. 27 c. 33”.
Per la datatio chronica è usato lo stile dell’incarnazione secondo il computo pisano;
l’anno 1137 rimane tale trattandosi del 21 gennaio. Una conferma viene
dall’indizione quindicesima e dall’anno di pontificato: Innocenzo II venne infatti
eletto il 14 febbraio 1130 e consacrato il 23 dello stesso mese. Il suo settimo anno di
pontificato risulta quindi tra il 23 febbraio 1136 e il 22 febbraio 1137. L’uso del
sistema cronologico dell’incarnazione pisana può essere giustificato con il momenta-
neo soggiorno del pontefice a Pisa, causato in quell’anno dai contrasti tra Innocenzo
II e l’antipapa Anacleto II.

93
Valeria Schirru

Edizioni:
– G. ZANETTI, I Camaldolesi in Sardegna, doc. V, p. XIII.

Regesti:
– L. SCHIAPARELLI-F. BALDASSERONI, Regesto di Camaldoli, vol. II, n. 951,
pp. 142-143.

Innocentius episcopus servus servorum Dei, dilecto filio Benedicto


abbati monasterii Sanctae Trinitatis in loco qui Sacaria dicitur eiusque
successoribus a Ca/maldulensi priore ibidem promovendis in
perpetuum pie postulati voluntatis effectu debet prosequente
compleri. Quatenus et devotionis sinceritas laudabiliter enitescat / et
utilitas postulata vires indubitanter assumat. Proinde dilecte in domi-
no fili Benedicte abbas tuis desideriis clementer annuimus et mo-
nasterium Sancte Trinitatis cui Deo auctore presides / apostolice sedis
privilegio communimus. Statuentes ut quascumque possessiones
quecumque bona in presentiarum iuste et canonice idem monaste-
rium possidet, aut in futurum concessione pontificum largitione /
principum oblatione fidelium seu aliis iustis modis probante Domino
poterit adipisci tibi tuisque successoribus firma et illibata permaneant.
Huic quoque decreto adicimus ne umquam tu vel successores tui /
absque Camaldulensis prioris licentia ad episcopale officium presuma-
tis accedere ne forte bona eiusdem monasterii servorum Dei usibus
deputata hac occasione aliquod exterminium patiantur. Prohibemus
etiam / ne archiepiscopos aut episcopos licentia pateat absque iam
dicti prioris concessione monachum, inde tollendi et ad aliud offi-
cium promovendi, aut aliqua de causa invito eodem priore vel abbate
eiusdem cenobii, / quemlibet de fratribus ipsius loci ad aliam ecclesiam
transferendi. Si quis sane fratrum eiusdem loci ad regimen alterius
ecclesie fuerit assumptus, in monasterio ipso nullam ulterius habeat
potestatem / nisi qualem predecessores sui in ibi habuerunt qui prefue-
rint ecclesie ad quam fuerit ipse translatus. Obeunte vero te nunc
eiusdem loci abate vel tuorum quolibet successorum, nullus ibi qualibet
/ subreptionis studia seu violentia preponatur, nisi quem prior Camal-
dulensis, secundum Dei timorem, elegerit ordinandusque previderit.
Liceat etiam tibi tuisque successoribus atque fratribus, clericum /

94
Appendice documentaria

cuiuscumque ordinis de quolibet episcopatu, ad vos transire volentes,


cum rebus suis propriis ad conversionem suscipere et absque
aliquorum contradictione episcoporum vel aliarum personarum
monachicum / habitum iuxta sanctorum patrum regulas ei tradere.
Nichilominus etiam ipsius loci fratribus sit facultas tam monachos,
quam conversos, clericos vel laicos, liberos aut servos, eidem mona/
sterio subditos iudicare absque prohibitione vel molestia cuiuslibet
ecclesiastice au secularis etiam potestatis. Porro ordinationes mona-
chorum vel clericorum qui ad sacros gradus fuerint promo/vendi a
quocumque malueritis catholico suscipietis episcopo. Nullusque
episcoporum, abbates, aut monachos, vel sacerdotes in iam dicto mo-
nasterio vel ecclesiis sibi subditis constitutos presumat / excommuni-
cationi aut interdicto subicere aut qualibet occasione suspendere, nisi
forte abbas vel prelatus [qui pro te]mpore fuerit in eorumdem cor-
rectione delinquentius negligens paruerit / [aut si]ngulari castigatione
defecerit. Preterea decimas vel prim[itias ve]stro monasterio [conces-
sas] a nostro Azone bone memorie Turritano archiepiscopo, eidem
loco […] […] / [succ]essoribus in posterum concedendas nos quoque
vobis auctoritate ap[ostolica] cumque placuerit tam in vita quam in
morte monasterio vestro […] […] / […]offerre testamenta facere et
corpora in ibi sepelire. Statuimus insuper […] […] […] [monaste]rio
missas audeat celebrare nisi forte ab abbate vel fratribus ipsius loci
fuerit / invitatus. Ad hec firmiter interdicimus ut nemo umquam
quocumque tempore prefatum mona[sterium] a regimine vel
gubernatione Camaldulensis prioris temptet subtrahere vel auferre. /
Decernimus ergo ut nulli imperatori, seu regi, nulli episcoporum aut
curatorum, nulli prorsus aliqua dignitate predito fassit idem monaste-
rium temere, perturbare aut eius possessiones au/ferre vel ablatas
retinere, minuere seu quibuslibet vexationibus fatigare. Sed omnia in-
tegre conserventur eorum pro quorum gubernatione et sustentatione
concessa sunt usibus / profutura. Sancimus etiam ut ordo monasticus
qui secundum normam fratrum camaldulensium in eodem monaste-
rio noscitur, institutus ibidem perpetuis futuris temporibus firmiter
observetur. / Si qua igitur in futurum ecclesiastica secularisve persona
huius nostre constitutionis paginam sciens contra eam temere, venire,
temptaverit, secundo tertiove commonita, si non presumpti/onem
suam congrua satisfactione correxerit honoris et dignitatis sue, pericu-

95
Valeria Schirru

lum patiatur et a sacratissimo corpore et sanguine Dei ac domini re-


demptoris nostri Jesu Christi aliena fiat atque / in extremo examine
districte ultioni subiaceat. Cunctis autem eidem loco iusta servantibus
sit pax domini nostri Jesu Christi. Quatenus et hic fructus bone
actionis percipiant et apud / supremum iudicem premia eterne pacis
inveniant. Amen. Amen. Amen./
Ego Innocentius catholice Ecclesie episcopus subscripsi. Ego Guiliel-
mus Prenestinus episcopus subscripsi. Ego Theodewinus Sancte Rufi-
ne episcopus subscripsi./
Ego Drogo Ostiensis episcopus subscripsi. Ego Albertus Albanensis
episcopus subscripsi./
Ego Gregorius diaconus cardinalis Sanctorum Sergii et Bachii
subscripsi. Ego Guido diaconus cardinalis Sanctorum Cosme et
Damiani subscripsi./
Ego Guido cardinalis diaconus Sancti Adriani subscripsi./
Ego Vassallus diaconus cardinalis Sancti Eustachii subscripsi. Ego
Grisogonus diaconus cardinalis Sancte Marie in porticu subscripsi./
Ego Anselmus presbiter cardinalis tituli Sancti Laurenti in Licina
subscripsi. Ego Latefredus presbiter cardinalis tituli Sancti Vitalis
subscripsi. Ego Lucas presbiter cardinalis tituli Sanctorum Johannis et
Pauli subscripsi./
Ego Martinus presbiter cardinalis tituli Sancti Stephani subscripsi.
Ego Bernardus presbiter cardinalis tituli Sancti Grisogoni subscripsi.
Ego Wido indignus sacerdos subscripsi./
Datum Pisis per manum Aimerici Sancte Romane Ecclesie diaconi
cardinalis et cancellarii, XII kalendas februarii, indictione XV,
incarnationis Dominice anno MCXXXVII, pontificatus vero domini
Innocentii pape II anno VII./

XV

1139

Ugo, vescovo di Orotelli, dona all’eremo di San Salvatore di Camaldoli la


chiesa di San Pietro in Ollin con le rispettive pertinenze.

96
Appendice documentaria

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1139.


Originale [A], pergam., mm. 400 x 480.
(S.I.D.) si notano tracce di sigillo cereo nella pergamena, di cui rimane il ricordo
nelle parole del Mittarelli “Visitur adhuc sigillum in cera alba cum tribus consimilibus
signis parvulis duas aves rapresentans” (B. M ITTARELLI -A. C OSTADONI , Annales
Camaldulenses, tomo III, n. CCXLVII, coll. 378-379).
Inchiostro marrone scuro; stato di conservazione: mediocre. La pergamena, non di
ottima qualità, ha leggermente assorbito l’inchiostro, tanto che il testo risulta in al-
cuni punti di difficile lettura.
La scrittura corre parallela al lato più stretto della pergamena che non presenta alcun
segno di rigatura.
Note dorsali: in alto a sinistra vi è la segnatura archivistica “Camaldoli 1139”. Al di sotto
vi è il regesto coevo al documento “privilegiu(m) S(anc)ti Petri in Oli(m) ann(o) D(omi)ni
M C XXX VIIII”. In alto a destra in caratteri semionciali “Ugo ep(is)c(opus) Ortellensis”.
Al centro in scrittura del secolo XVIII in corsivo “1139 § Dona(ti)o n. 303 c. 40”.
Per la datatio chronica, posta all’inizio del documento, è usato lo stile dell’incarna-
zione, ma non sono presenti ulteriori specificazioni di giorno e mese; l’anno 1139 è
confermato dall’indizione seconda.
Le sottoscrizioni nell’escatocollo sono autografe. Da notare, sempre nell’escatocollo, la
formula “Ugo Ortellensis ecclesie episcopus” presente anche nella nota dorsale: non esi-
stendo studi sulle diocesi sarde risalenti al 1139 si può ipotizzare un momentaneo
spostamento della sede vescovile da Ottana a Orotelli, vista la vicinanza dei due pae-
si; e la sottoscrizione di Baldovino a cui papa Innocenzo II aveva concesso la
primazia e la legazione pontificia in Sardegna, in cui evidentemente si trovava per
svolgere il proprio compito (P. TOLA, C.D.S., tomo I, sec. XII, p. 213, nota 2).

SOMMARIO:
Anno MCXXXIX, inditione II. Ugo ecclesie Sancti Iohannis episcopos site in loco
qui dicitur Ortilli per hanc / paginam dat, concedit atque tradit ecclesiam Sancti
Petri si/tam il loco qui dicitur Ollin cum omnibus pertinentiis, ecclesie Sancti
Salvatoris de eremo Camaldulensis, ubi Azo / prior preesse dignoscitur. Ugo
Ortellensis ecclesie episcopus subscripsi. Petrus Turritanus / archiepiscopus
subscripsi. Gualfredus Plavacensis episcopus subscripsi. Iohannes Sorrensis
episcopus subscripsi. Marianus Ardarensis / episcopus subscripsi. Balduinus Pisanus
archiepiscopus et Romanus legatus hanc cartam offersionis confirmat et subscripsit.
Azo Turrensis archiepiscopus hanc cartam / offersionis confirmat et subscripsit./

A.S.F., Corporazioni religiose soppresse, Camaldoli Appendice, Sommario di Istrumenti


n. 8, c. CLXXXVIII v., n. 2.

Edizioni:
– B. MITTARELLI-A. COSTADONI, Annales Camaldulenses, tomo III, doc.
CCXLVII, coll. 378-379. Ex autographo Fontis-boni. Donatio n. 303.

97
Valeria Schirru

– P. TOLA, Codex Diplomaticus Sardiniae, tomo I, sec. XII, n. L, p. 213.

Regesti:
– L. SCHIAPARELLI-F. BALDASSERONI, Regesto di Camaldoli, vol. II, n. 975,
pp. 152-153.

In nomine sancte et individue Trinitatis. Anno ab incarnacione domi-


ni nostri Jesu Christi millesimo C XXX VIIII, inditione II. / Decet
enim omnes christiane fidei amatores religionem pure diligere, et loca
venerabilia, in quibus Deus per suam ineffabilem gratiam semper
adesse creditur, cum ipsis personis divino / servitio mancipatis
attentius confovere. Qua propter ego Ugo licet indignus ecclesie Sancti
Johannis episcopus, site in loco qui dicitur Ortilli, per hanc paginam
damus, concedi/mus, atque ex auctoritate sancti Petri apostoli, et
sancti Johannis, et nostra caritative tradimus videlicet ecclesiam Sancti
Petri sitam in loco qui dicitur Ollin cum omnibus sibi pertinenciis
ecclesie / Sancti Salvatoris de eremo Camalduli. Quatenus donnus
Azzo prior qui ibi preesse dignoscitur cum ceteris fratribus in eodem
loco Christo servientibus, aliique fratres in eadem / eremo in perpe-
tuum eremitice viventes ex nostra datione atque concessione habeant,
teneant, possideant sine omni nostra, nostrorumque omnium succes-
sorum / contradictione, salvo iure matricis ecclesie. Decernimus igitur,
ut nulli omnino hominum liceat eidem eremo praenominatam
ecclesiam a nobis per / hanc nostre donationis paginam concessam te-
mere, perturbare, aut eius possessionem auferre, vel ablatam retinere,
vel temerariis vexati/onibus fatigare, sed omnia integra conserventur
eorum, pro quorum sustentatione et gubernatione concessimus usibus
omnimodis / profutura. Si qua igitur in futurum ecclesiastica secula-
risve persona, hanc nostre concessionis paginam sciens contra eam
agere temptaverit, / secundo tercioque commonita, si non satisfacione
congrua emendaverit, ream se divino iudicio existere, et de perpe/trata
iniquitate anathematis vinculo dampnatam cognoscat, et a sacratissi-
mo corpore, et sanguine Dei et domini nostri / redemptoris Jesu
Christi, aliena fiat. Cunctis autem eidem loco ista servantibus fiat pax
domini nostri Jesu Christi, quatinus / et hic fructum bone actionis
percipiant, et apud districtum iudicem premia eterne pacis inveniant.

98
Appendice documentaria

Amen. / Sanctitum enim est in legibus, quod venerabilibus locis semel


datur vel conceditur, nullo modo revocetur./
Ego Ugo Ortellensis ecclesie episcopus subscripsi. Ego Petrus Turrita-
nus archiepiscopus interfui et subscripsi./
Ego Gualfredus Plavacensis episcopus interfui et subscripsi. Ego
Johannes Sorrensis episcopus interfui et subscripsi. Ego Marianus
Ardarensis episcopus interfui et subscripsi./
Ego Balduinus Pisanus archiepiscopus et Romanus legatus hanc
cartam offersionis confirmo et subscripsi./
Ego Azo Turrensis archiepiscopus hanc cartam offersionis confirmo et
subscripsi./

XVI

1147 febbraio 7, San Genesio

Papa Eugenio III conferma alla Congregazione Camaldolese il possesso


delle chiese e dei monasteri nominati, tra cui sono compresi anche quelli
ubicati in Sardegna.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1146 febbraio 7.


Copia autentica [B] del 17 settembre 1322, pergam., mm. 690 x 820.
(B.D.) sono visibili i fori che attraversava il cordoncino, al quale era applicato il si-
gillo, nella plica del margine inferiore della pergamena.
Inchiostro marrone scuro; stato di conservazione: buono.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura tracciata con inchiostro nero. La
scrittura corre parallela al lato minore della pergamena.
Note dorsali: al centro in scrittura coeva alla copia “Exemplum cuiusdam privilegii
Apostolicii Eugenii PP. super exemplum 1146”. In alto a destra con mano del secolo XVIII
in corsivo “1146 ß Privilegium num. 30 c. 35 Eugenii PP. III Exemplatum anno 1322”.
Al di sotto con mano moderna “Impressum Tom. III Annal. P. 437” (B. MITTARELLI-A.
COSTADONI, Annales Camaldulenses, tomo III, n. CCLXXXIII, coll. 437-439).
Per la datatio chronica è usato lo stile dell’incarnazione secondo il computo fiorentino:
l’anno 1146 deve quindi essere rettificato al 1147, trattandosi del 7 febbraio. Una con-
ferma viene dall’indizione decima e dall’anno di pontificato: Eugenio III venne infatti
eletto il 15 febbraio 1145 e consacrato il 18 dello stesso mese. Il suo secondo anno di
pontificato risulta quindi tra il 18 febbraio 1146 e il 17 febbraio 1147.

99
Valeria Schirru

Per la datatio chronica della copia è usato lo stile dell’incarnazione secondo il com-
puto fiorentino “secundum usum et cursum civitatis Florentie”; trattandosi del 17 set-
tembre non deve essere rettificato. L’anno 1322 è confermato dall’indizione quinta.
La copia è stata sottoscritta dai notai: Marsoppus domini Guidalotti Pintacci de Signa
notaio imperiale, Benedictus magistri Martini notaio imperiale, Dionisius Bindi de
Calenzano notaio apostolico e imperiale, Johannes olim Arrighetti de Pomino notaio
imperiale.

SOMMARIO:
Eugenius papa Azoni priori Camaldulensis eiusque fratribus. Predecessorum
suorum Honorii et Innocentii vestigiis inherens status et religionis / vigore consistat.
Quecunque bona, quascunque possessiones possidet aut in futurum poterit adipisci,
firma et illibata permaneant. in quibus hec propriis / duxit exprimenda vocabulis. In
episcopatu Aretino: ecclesiam Sancti Donati quae Fons Bonus dicitur cum hospitali
et omnibus suis bonis; in ipsa civitate monasterium Sancti Petri Piculi et ecclesiam
Sancti Michaelis; monasterium / Silve Munde; monasterium Sanctae Marie in
Agnano; monasterium Sancti Petri in Rota; monasterium Sancti Salvatori /
Berardingorum; monasterium Sancti Quirici in Rosa; Curtem Luponis cum
ecclesia; heremum Fleri; monasterium Sancti Viriani; / monasterium Sancti
Bartholomei in Anglari cum castro et pertinentiis suis; plebem Sanctae Marie de
Miciano cum capellis / et ceteris pertinentiis; castrum Montorii cum pertinentiis;
villam de Monthione, quam monasterium emit ab abbate Sanctae Flore, et ecclesiam
eiusdem ville; villam de Modiona quam monasterium emit ab Henrico pre/posito et
reliquis canonicis sicut in cartulis continetur et ecclesiam eiusdem ville cum decima-
tione; decimationes ville Agne; ecclesiam eiusdem ville et decimationes de Larniano.
In episcopatu Fesulano: monasterium Sanctae / Marie in Poplena. In episcopatu
Castellano: monasterium de Deciano; monasterium Sancti Sepulcri cum toto
burgo. In episcopatu / Florentino: monasterium Sancti Petri in Luco; monasterium
Sancti Salvatoris iuxta civitatem In episcopatu Lu/cano: monasterium Sancti Petri
in Puteolis cum capella burgi Porcarie et capella castri; monasterium Sancti
Salvatoris in Cantiniano; hospitale iuxta burgum Sancti Genesii. / In episcopatu
Vulterrano: monasterium Sancti Iusti prope civitatem; monasterium Sancti Petri in
Cerreto; monasterium Sanctae / Marie in Puliciano; monasterium Sancti Petri in
Fontiano. In episcopatu Pisano: monasterium Sancti Stephani in Cintoria;
monasterium Sancti Savini in Montione; in ipsa civitate monasterium Sancti
Michahelis; / monasterium Sancti Fridiani; monasterium Sancti Zenonis, salvo iure
Romanae Ecclesiae In episcopatu Clusino: monasterium / Sancti Petri in Vivo
Montis Amiati quemadmodum a papa Celestino diffinitum est. In Sardinie insula:
monasterium Sanctae Trinitatis in / Saccaria, ecclesiam Sanctae Eugenie in Samanar,
ecclesias Sancti Michahelis et Sancti Laurentii in Vanari, ecclesias Sanctae / Marie et
Sancti Iohannis in Altasar, ecclesiam Sanctae Marie in Contra, ecclesias Sancti
Iohannis et Sancti Symeonis in Salvenero, ecclesiam / Sancti Niccholai in Trulla,
ecclesiam Sancti Petri in Scano, ecclesiam Sancti Pauli in Cotroniano, ecclesiam
Sancti Petri / in Heolin. In marchia Camerina: monasterium Sancti Georgii,

100
Appendice documentaria

monasterium Sancti Martini in Accole cum ecclesia qua dicitur Heremite. In /


Galiata: monasterium Sanctae Marie in Insula; heremum Faioli. In episcopatu
Populiensi: ecclesiam Sancti Paterniani in Fetracciano. / In episcopatu Faventino:
monasterium Sancti Ypoliti iuxta civitatem In episcopatu Ravennate: monasterium
Sancti Apollinaris in / Classe. In episcopatu Bononiensi: monasterium Sancti
Michahelis, monasterium Sanctae Christine; in ipsa civitate ecclesiam Sancti
Damiani. Item in episcopatu Aretino: ecclesiam Sancti Savini in Chio, ecclesiam de
/ Castilione, item monasterium de Morrona. Hec omnia cum omnibus ad ipsa
monasteria pertinentibus statuit tamquam corpus unum sub uno capite, idest sub
priore Camaldulensis heremi, temporibus perpetuis permanere. / Datum apud
Sanctum Genesium, per manum Guidonis Sanctae Romanae Ecclesiae diaconi
cardinalis et cancellarii, VII idus februarii, / indictione X, anno MCXLVI,
pontificatus Eugenii III pape anno II./

A.S.F., Corporazioni religiose soppresse, Camaldoli Appendice, Sommario di Istrumenti


n. 8, c. CCVIIII v., n. 2.

Edizioni:
– B. MITTARELLI-A. COSTADONI, Annales Camaldulenses, tomo III, doc.
CCLXXXIII, coll. 437-439 [Lo data al 1147 VIII id. februarii.]
– P. TOLA, Codex Diplomaticus Sardiniae, tomo I, sec. XII, n. LIV, p. 215
[riporta la data VIII id. febr.].

Regesti:
– L. SCHIAPARELLI- F. BALDASSERONI, Regesto di Camaldoli, vol. II, n. 1037,
pp. 179-180.

Hoc est exemplum unius autentici et originalis privilegii apostolici


cuius tenor talis est./
Eugenius episcopus servus servorum Dei dilectis filiis Azoni priori
Camaldulensi eiusque fratribus tam presentibus quam futuris regula-
rem vitam professis in perpetuum. / Religiosis desideriis dignum est
facilem prebere consensum ut fidelis devotio celerem sortiatur
effectum ideaque predecessorum nostrorum beate memorie pape
Honorii et Innocenti vestigiis inherentes et iuris dilecti in divino filii
petitionibus annuentes presenti decreto statuimus: ut Ca/maldulensis
heremus, perpetuis futuris temporibus, in sui status et religionis vigo-
re consistat et ordo monastice observantie in tota universis Congrega-

101
Valeria Schirru

tione statutus nullius persone insolentia vel superstitione, aliqua


permutetur hac etiam adicientes ut nemini fratrum vestre Congrega-
tionis, / post factam monasticam professionem absque prioris et
rationabili fratrum licentia sit egrediendi facultas. Si vero exire pre-
sumpserit et secundo tertiove commonitus redire contempserit quo
usque congrue satisfacerit ipsum excommunicationis sententie subiuga-
mus. Prohibens insuper / et in ecclesiis que a vestre congregationis
fratribus gubernantur a nullo episcoporum absque canonice examina-
tione divinum interdicatur offitium. Praeterea in comuni civitatis
Sanctu Parrochie interdicto clausis […] et non abrassis diocesanis
ecclesiarum vestrarum monachi nequaquam / prohibantur divina
offitia celebrare. Quicunque vero pro obsequio servorum Dei in
heremo Camaldulensi degentium ad aliquas partes penexerint tam
ineundo quam in redendo seu etiam stando a nullo penitus molesten-
tur. Porro quecunque bona quascunque possessiones in pre/sentiarum
iuste et canonice possidetis aut in futurum concessione pontificum,
largitione regum, vel principum, oblatione fidelium, seu aliis iustis
modis prestante Domino poteritis adipisci. Firma nobis iurisque
successoribus in eadem religione permanentibus in perpetuum et
illibata permaneant. / In omnibus hec propriis duximus exprimenda
vocabulis. In episcopatu Aretino: ecclesiam videlicet Sancti Donati,
que Fons Bonus dicitur, cum hospitali et omnibus suis bonis. In ipsa
civitate: monasterium Sancti Petri Piculi, et ecclesiam Sancti
Michahelis, monasterium Silve Mun/de, monasterium Sancte Marie
in Agnano, monasterium Sancti Petri in Rota, monasterium Sancti
Salvatoris Berardingorum, monasterium Sancti Quirici in Rosa,
curtem Luponis cum ecclesia, heremum Fleri, monasterium Sancti
Viriani, monasterium Sancti Bartholomei in Anglari cum castro et
omnibus / pertinentiis suis, ecclesie Sante Marie de Miciano cum
capellis et ceteris pertinentiis suis, castrum Montorii cum omnibus
pertinentiis suis, villam de Monthione, quae emistis ab abbate Sancte
Flore, et ecclesiam eiusdem ville, villam de Modiona, quae emistis ab
Henrico preposito, et reliquis canonicis, sicut / in vestris cartulis
continetur, et ecclesiam eiusdem ville cum decimatione, decimationes
ville Agne, et ecclesiam eiusdem ville, et decimationem de Largnano.
In episcopatu Fesulano: monasterium Sancte Marie in Poplena. In
episcopatu Castellano: monasterium de Deciano, monasterium Sancti

102
Appendice documentaria

Sepulcri cum toto / burgo. In episcopatu Florentino: monasterium


Sancti Petri in Luco, monasterium Sancti Salvatoris iuxta civitatem.
In episcopatu Lucano: monasterium Sancti Petri in Puteolis cum cap-
pella burgi Porcarie, et cappella castri, monasterium Sancti Salvatoris
in Cantiniano, hospitale iuxta burgum Sancti Gene/sii. In episcopatu
Vulterrano: monasterium Sancti Justi prope civitatem, monasterium
Sancti Petri in Cerreto, monasterium Sancte Marie in Puliciano, mo-
nasterium Sancti Petri in Fontiano. In episcopatu Pisano: monasterium
Sancti Stephani in Cintoria, monasterium Sancti Savini in Montione.
In ipsa civitate: / monasterium Sancti Michaelis, monasterium Sancti
Fridiani, monasterium Sancti Zenonis salvo iure romane Ecclesie. In
episcopatu Clusino: monasterium Sancti Petri in Vivo Montis Amiati,
quemadmodum a predecessore nostro felicis memorie papa Celestino
diffinitum est. In Sardinie insula: / monasterium Sancte Trinitatis in
Saccaria, ecclesiam Sancte Eugenie in Samanar, ecclesiam Sancti
Michaelis et Sancti Laurentii in Vanari, ecclesiam Sancte Marie(a) et
Sancti Johannis in Altasar, ecclesiam Sancte Marie in Contra, ecclesiam
Sancti Johannis et Sancti Symeonis in Salvenero, ecclesiam Sancti
Niccholai in / Trulla, ecclesiam Sancti Petri in Scano, ecclesiam Sancti
Pauli in Con/diniano, ecclesiam Sancti Petri in Heolin. In marchia
Camerina: monasterium Sancti Georgii, monasterium Sancti Martini
in Accole cum ecclesia, que dicitur Heremite. In Galiata: monaste-
rium Sancte Marie in Insula, heremum / Faioli. In episcopatu Popu-
liensi: ecclesiam Sancti Paterniani in Ferracciano. In episcopatu
Faventino: monasterium Sancti Yppoliti iuxta civitatem. In episco-
patu Ravennate: monasterium Sancti Apollinaris in Classe. In episco-
patu Bononiensi: monasterium Sancti Michaelis: monasterium Sancte
Christine. In ipsa civitate: / ecclesiam Sancti Damiani. Item in episco-
patu Aretino: ecclesiam Sancti Savini in Chio, ecclesiam de Castil-
lione. Item monasterium de Morrona. Hec igitur omnia cum omnibus
ad ipsa monasteria pertinentibus statuimus, et apostolice sedis aucto-
ritate sancimus, tamquam corpus unum sub uno capite, idest sub pri/
ore Camaldulensis heremi temporibus perpetuis permanere, et in
illius discipline observatione persistere. Sub illo, inquam, priore, qui

(a)
La parola Marie è scritta in interlinea.

103
Valeria Schirru

ab ipsius congregationis abbatibus sive prioribus, et ab heremitis


regulariter electus prestante domino fuerit. Porro congregationem
ipsam ita sub apostolice sedis tutela perpetuo / confovendam decerni-
mus, ut nulli episcoporum facultas sit aliquod ex hiis monasteriis
absque prioris convenientia, vel apostolice sedis licentia excommuni-
care, vel a divinis officiis interdicere. Fratribus autem Camaldulensis
heremi licentia sit, a quo maluerint catholico episcopo consecratio-
num et ordinationum / sacramenta suscipere. Decernimus ergo, ut
nulli hominum liceat predictum heremum et congregationes iuramus
temere, perturbare, aut eius possessiones auferre, vel ablatas retinere,
minuere, seu quibuslibet vexationibus fatigare, sed omnia integra
conserventur religiosorum fratrum et / concessimus usibus omnimo-
dis profutura, salva sedis apostolice auctoritate et diocesanorum episco-
porum canonica iustitia. Si qua igitur in posterum ecclesiastica secula-
risve persona hanc nostre constitutionis paginam sciens contra eam te-
mere, venire, temptaverit secundo tertiove commonita si non reatum
suum con / digna satisfactione correxerit potestatis honorisque sui
dignitati careat reamque se divino iudicio existere de perpetrata ini-
quitate cognoscat et a sacratissimo corpore et sanguine Dei hac re-
demptoris nostri Jesu Christi aliena fiat, atque in extremo examine di-
vine ultioni subiaceat. Cunctis autem eisdem / locis sua iura servan-
tibus sit pax domini nostri Jesu Christi quatenus et hic fructum bone
actionis percipiant, et apud districtum iudicem premia eterne pacis
inveniant. Amen. Amen. Amen./
Ego Eugenius catholice Ecclesie episcopus subscripsi./
Ego Theodevinus Sancte Rufine episcopus subscripsi./
Ego Albericus Hostiensis episcopus subscripsi./
Ego Imarus Tuschulanus episcopus subscripsi./
Ego Guido presbiter cardinalis tituli Sancti Grisogoni subscripsi./
Ego Humbaldus presbiter cardinalis Sanctorum Jhoanni et Pauli
subscripsi./
Ego Guido presbiter cardinalis tituli Sanctorum Laurentii et Damasi
subscripsi./
Ego Guido presbiter cardinalis tituli Pastoris subscripsi./
Ego Hugo presbiter tituli in Lucina subscripsi./
Ego Julius presbiter cardinalis tituli Sancti Marcelli subscripsi./
Ego Jordanus presbiter cardinalis tituli Sancte Susanne subscripsi./

104
Appendice documentaria

Ego Oddo diaconus cardinalis Sancti Georgii ad Velum Aureum


subscripsi./
Ego Octavianus diaconus cardinalis Sancti Nicholai in Carcere
Tulliano subscripsi./
Ego Johannes diaconus cardinalis Sancti Adriani subscripsi./
Ego Johannes diaconus cardinalis Sancte Marie Nove subscripsi./
Ego Guido diaconus cardinalis Sancte Marie in Porticu subscripsi./
Ego Jacintus diaconus cardinalis Sancte Marie in Cosmydyn
subscripsi./
Datum apud Sanctum Genesium per manum Guidonis Sancte Romane
Ecclesie diaconi cardinalis et cancellarii, VII idus februarii, indictione
X, incarnationis Dominice anno M C XLVI, pontificatus vero domini
Eugenii III pape anno secundo./
(SN) Ego Marsoppus domini Guidalotti Pintacci de Signa imperiali
auctoritate iudex ordinarius atque notarius publicus florentinus civis
originale et autenticum privilegium huius exempli bullatam vera inte-
gra et solita bulla plumbea felicis recordationis domini Eugenii olim
pape tertii pendente per filos de serico non abrasum non abolitum /
non deturpatum nec prima facie in aliqua sua parte suspectum vidi et
legi totaliter de verbo ad verbum ac ipsum cum exemplo presenti, una
cum Benedicto Dionisio et Johanne certis et notis notariis publicis infra
scriptis de mandato reverendi viri domini Bartholomei plebani plebis de
Liburna vicarii generalis capituli ecclesie / Florentine vacantis et in eius
presentia diligenter et fideliter ascultavi, et quia ipsum originale et
dictum exemplum invicem in omnibus concordabant, de ipsius domini
Bartholomei vicarii supradictis mandato suam et officii auctoritatem
et decretum huic exemplo interponentis et ad maiorem cautelam
sigillum curie dicti capituli apponi mandatis / eidem, hic me in
testem cum meo solito signo subscripsi sub anno Dominice incarna-
tionis millesimo trecentesimo vigesimo secundo, indictione quinta,
die veneris septimodecimo, mensis septembris, secundum usum et
cursum civitatis Florentie, presentibus reverendis viris domino
Bencivenne archidiacono Fesulano decretorum doctore, et domino /
Scarpa priore ecclesie Sancti Stephani ad pontem Florentie, et domino
Altafronte iuris perito de Florentia, et ser Iohanne canonico ecclesie
Sancti Andree Florentine in claustro maiore ecclesie Florentine et
pluribus aliis litteratis et fide dignis et litteratis testibus ad predicta
vocatis et rogatis./

105
Valeria Schirru

(SN) Et Ego Benedictus magistri Martini imperiali auctoritate iudex


atque notarius florentinus et nunc Curie Capituli ecclesie Florentine
vacantis notarius originale sive autenticam privilegium huius exempli
dicta bulla bullatum non suspectum prima facie in aliqua parte sui vidi
et legi totaliter de verbo ad verbum / et ipsum cum exemplo presenti,
una cum Marsoppo supra scripto, et Dionisio, et Iohanne infrascriptis
notariis certis et publicis de mandato dicti domini Bartholomei vicarii
et in eius presentia fideleter ascultavi et quia invicem concordabant de
ipsius domini vicarii mandato suam divini offitii / dicte curie auctorita-
tem et decretum huic exemplo interponentis et ad maiorem fidem si-
gillum dicte curie hic appendi mandatis huic exemplo me in testem
cum solito signo subscripsi. Anno indictione, die, loco et coram testi-
bus suprascriptis./
(SN) Ego Dionisius Bindi de Calenzano apostolica et imperiali
auctoritate notarius et iudex ordinarius hoc exemplum sumptum per
Iohannem notarium infrascriptum ex auctentico privilegio predicto
vera bulla plumbea bullato, non suspecto prima facie, in aliqua parte
suis cum ipso auctentico coeva / dicto vicario, una cum Marsoppo et
Benedicto notarius certis et pubblicis suprascriptis, et Iohanne
pubblice notario subscripto diligenter ac fideliter ascultavi et quia
utrum concordare inveni de ipsius mandato vicarii suam dicte curie
auctoritatem et decretum huic exemplum interpo/nentis et ipsum
exemplum ad maiore fidem et cautelam muniri mandantis, in
eiusdem exempli plena fidem et testimonium me sub/scripsi et meum
signum apposui. Anno, indictione, die et loco predictis, presentibus
dictis testibus quo exemplum idem vicarius./
(SN) Ego Iohanne olim Arrigheti de Pomino imperiali auctoritate
iudex ordinarius publicusque notarius suprascriptum tenorem dicti
privilegi apostolici et omnia suprascripta ex originali autentico privile-
gio felicis recordationis domini Eugenii olim pape tertii vera integra et
solita bulla plumbea dicti domini pape pendente per filos de serico
roborato, non abraso, / non abolito, non deturpato nec prima facie in
aliqua sui parte suspecto set penitus in omnibus omni suspitione ca-
rente sumpsi et pro ut in ipso autentico repperiri; nihil addendo, vel
minuendo quod intellectum possit aliqualiter immutari, vel sensum
hic fideliter exemplando trascripsi et ea cum predicto originali et au-
tentico privilegio una cum / suprascriptis Marsoppo, Benedicto et

106
Appendice documentaria

Dionisio certis veris et publicis notariis in presentia domini Batrho-


lomei vicarii predicti vidi et legi ac diligenter de verbo ad verbum et
per ordinem ascultavi. Et quia dictum originale et presens exemplum
in omnibus invicem concordabant de mandato dicti domini vicarii
suam et sui offitii et curie dicti Capituli auctoritatem / interponentis
continuo, hiis omnibus et decretum et ad maiorem et testimonium
premissorum sigillum curie Capituli supradicti hic appendi mandan-
tis hic me cum solito signo subscripsi sub anno, indictione, die et loco
predictis et coram testibus suprascriptis tempore sanctissimi patris do-
mini Iohannes pape XXII. / Et per supra in/lineavi decima linea
interlineavi est mane propria manus interlineavi et scripsi. Et per
supra in tertia decima linea abrasum est rescriptum Sanctii Stephani
propria manus abrasi et rescripsi. Et etiam per in hac subscripte
abrasum et rescriptum est XXII propria manu abrasi et rescripsi./

XVII

< 1153-1178 >

Barisone II de Lacon, giudice di Torres, con il consenso della sua consorte,


Preziosa de Orrù, per la salvezza dell’anima sua e dei suoi parenti, assolve
i monaci camaldolesi da ogni obbligo verso il regno, verso il curatore e
verso il maiore, a cui è sottoposta la chiesa.

A.S.F., Corporazioni religiose soppresse, Camaldoli Appendice, Sommario di Istrumenti


n. 8, c. CLXXXVII v., n. 3.

La prima menzione di Barisone II de Lacon in qualità di giudice è del 1147 (P.


TOLA, C.D.S., tomo I, sec. XII, n. LVI, p. 216), mentre l’ultima è del 1186 (P. TOLA,
C.D.S., tomo I, sec. XII, n. CXIX, p. 258); Preziosa de Orrù compare come regnan-
te insieme a lui dal 1153 (P. TOLA, C.D.S., tomo I, sec. XII, n. LIX, p. 218) al 1178
(P. TOLA, C.D.S., tomo I, sec. XII, n. CVIII, p. 250). L’arco cronologico risultante
dagli anni di regno di Barisone II può essere ulteriormente ristretto in base alle
attestazioni relative alla sua consorte. In virtù di questi elementi i termini post quem
e ante quem utili per datare il documento in questione sono il 1153 e il 1178, anni
in cui Preziosa de Orrù compare come regina accanto a Barisone II de Lacon (L.L.

107
Valeria Schirru

BROOK, F.C. CASULA, M.M. COSTA et al., Genealogie medioevali di Sardegna, tav. VI e
p. 199). Se si accetta la datazione del doc. XIII della presente Appendice documen-
taria, il termine post quem del 1153 può ulteriormente essere spostato al 1134 (cfr. il
doc. XIII).

Regesti:
– L. SCHIAPARELLI-F. BALDASSERONI, Regesto di Camaldoli, vol. II, n. 1244,
p. 269.

Ego iudice Barusone de Laccon chella fazu chesta carta ad Sancto Salva-
tore de Camalduli pro remedio anime mee / et parentum meorum cum
voluntate de Deus et de muchere mea Pretiosa regina, pro ca los vocos
ssos homines et sa casa chinchi / eat echomo et chinchi aet parare
advestara adsolvendo predictos ab omni opere et ab omni obedientia re-
gni sigilli et / curatoris et maioris ne a neunu opus, borche a sa ecclesia,
unde sum usque in finem / seculi. Amen. Amen. Fiat. Fiat./

XVIII

1154 < 12 luglio-31 dicembre >, Laterano

Papa Anastasio IV conferma alla Congregazione Camaldolese il possesso


delle chiese e dei monasteri nominati, tra cui sono compresi anche quelli
ubicati in Sardegna.

A.S.F., Corporazioni religiose soppresse, Camaldoli Appendice, Sommario di Istrumenti


n. 8, c. CCXI r., n. 1.

Nella datatio chronica l’anno 1154 espresso nel documento è stato ulteriormente de-
finito in base all’indicazione dell’anno di pontificato: Anastasio IV venne infatti
eletto il 9 luglio 1153 e consacrato il 12 dello stesso mese; il suo secondo anno di
pontificato è compreso quindi tra il 12 luglio 1154 e l’11 luglio 1155.

108
Appendice documentaria

Regesti:
– L. SCHIAPARELLI-F. BALDASSERONI, Regesto di Camaldoli, vol. II, n. 1106,
pp. 207-209.

Anastasius papa IIII precepit ut congregationes et loca que Camaldu-


lensis heremi disciplinam et ordinem susceperunt / et que hodie sub
illius regimine continentur, ab eius subiectione et unitate nullatenus
dividantur. Que vide/licet duxit propriis nominibus exprimenda. In
episcopatu Aretino: ecclesiam Sancti Donati que Fons / Bonus dicitur
cum hospitali et locis suis, in ipsa civitate monasterium Sancti Petri
Picculi et canonicam Sancti Michaelis cum bonis ei, concessis ab epi/
scopis Aretini, ecclesiam Sancti Martini iuxta Le Tarcle, monasterium
Silve Munde, Sancte Marie de Agnano, Sancti Petri in Ro/ta, Sancti
Salvatoris Berandingorum et cum eorum pertinentiis, Sancti Savini in
Chio, Sancti / Andree de Castillione, Sancti Quirici de Rosa, Sancti
Nicholai de curte Luponis, heremum de Fleri cum monasterio, /
monasterio Sancti Viriani, Sancti Bartholomei in Anglare cum castris
et pertinentiis suis, plebem / Sancte Marie de Micciano cum ecclesiis
suis et ecclesiam Sancti Johannis in Anglare, ecclesiam Montis Aurei,
eccle/siam de Viario, ecclesiam Sancte Marie in villa de Montione,
ecclesiam de villa Moiona, ecclesiam de castello Lorenza/no, ecclesiam
Sancti Vitalis prope ipsum, ecclesiam de villa de Agna, ecclesiam de
Soci et Condolese cum earum pertinentiis, / plebanias plebis de
Micciano, visitationes plebium de Buyano, Biblena de Partina, deci-
ma/tiones de Agna, Largnano, Pergentina, Corsignano et Avana et
quicquid habet in curte de / Toiano, decimam hominum que ab
aliquo episcopatu Aretino ordinata vel donata non fuerit, villam de
Mogiona, villam de Montione, quicquid iuris / habet ecclesiam Sancti
Donati in villa de Mogiona et villa de Montione. In episcopatu Cas/
tellano: monasterium de Dicciano, monasterium Sancti Sepulcri cum
toto burgo. In episcopatu Fesulano: monasterium / Sancte Marie in
Poplena et ecclesiam Sancti Michaelis iuxta ipsum, et ecclesiam Sancti
Bartholomei de castra Petronii, ecclesiam / Sancti Egidii de Gaviserre,
ecclesiam Sancti Nicholai de Monte Mezano, ecclesiam Sancti
Miniatis de Lonano, monasterium / Sancti Johannis de Prato Veteri,
monasterium Montis Muri. In episcopatu Florentino: monasterium

109
Valeria Schirru

Sancti Petri in Luco, Sancti Salvatoris iuxta civitate. / In episcopatu


Lucano: monasterium Sancti Petri in Putheolis cum cappella burgi
Porcarie, Sancti Salvatoris de Cantignano, hospitale / iuxta burgum
Sancti Genesii. In episcopatu Vulterrano: monasterium Sancti Iusti
civitate, Sancti Petri de / Cerreto, Sancte Marie in Puliciano, Sancti
Petri in Fontiniano. In episcopatu Pisano: monasterium Sancte /
Marie de Morrona, Sancti Stephani in Cintoria, Sancti Savini in
Montione, in ipsa civitate: monasterium / Sancti Michaelis, Sancti
Fridiani, Sancti Zenonis cum pertinentiis suis. In episcopatu Clu/sino:
monasterium Sancti Petri in Vivo Montis Amiati. In Marchia, in
episcopatu Esino: monasterium Heremite, ecclesiam Sancti / Georgii.
In episcopatu Ausimano: monasterium Sancti Decentii et Sancti
Appollenaris in Classe cum pertinentiis suis. In episcopatu Montisfe-
retrani: monasterium Sancte Trinitatis de Montercu/li. In episcopatu
Bononiensi: monasterium Sancti Archangeli iuxta castrum Britti et
Sancte Christi/ne, in ipsa civitate monasterium Sancti Damiani. In
episcopatu Foropopilliensi: hospitalem Aimerici, ecclesiam Sancti
Paterniani de / Ferraciano. In Galliata: monasterium Sancte Marie de
Insula, heremum de Faioli, iuxta Balneum / monasterium Sancte
Marie de Trivio. In episcopatu Faventino: monasterium Sancti Ypoliti
iuxta civitate. In / episcopatu Senensi: ecclesiam Sancti Georgii de
Appi, in ipso burgo ecclesiam Sancti Vigilii. In Sardinea: monasterium
Sancti Trinitatis de / Sacraria, ecclesiam Sancte Eugenie in Samanar,
Sancti Michaelis et Sancti Laurentii in Vana/ri, Sancte Marie et Sancti
Johannis in Altasar, ecclesiam Sancte Marie in Contra, ecclesiam / Sancti
Johannis et Sancti Symeonis in Salvenero, Sancti Nicolai in Trulla,
Sancti Petri in Scanno, Sancti Pauli / in Cotrognano, Sancti Petri in
Olim. In episcopatu Spoletano: monasterium Sancti Silvestri de Monte
Suavi. Que omnia sub / priore Camaldulensis et eius disciplina statuit
perpetuo permanere, dictam Congregationem apostolica auctoritate et /
tutela munivit, decernens ut nulli episcoporum liceat aliquod ex hiis
monasteriis excommunicare vel suppo/nere interdicto sine domni pape
et prioris Camaldulensis licentia. Fratribus autem camaldulensis licere /
statuit, ut a quo voluerint episcopi consecrationum et ordinationum
percipiant sacramenta, et quod possint celebrare divina / in communi
civitate vel parrochie interdicto. Et subiugavit excommunicationis
sententie fratrem egressus de / ordine Camaldulense admonitus redire

110
Appendice documentaria

contempserit. Subscripserunt omnes cardinales. Sub anno Domini /


M C L IIII, datum Laterani, pontificatus eius anno II./

XIX

1154 novembre 19, Laterano

Papa Anastasio IV concede a Gregorio, abate del monastero di Santa Tri-


nità di Saccargia insigni privilegi giurisdizionali, finanziari e liturgici,
elencando le chiese sarde dipendenti dallo stesso monastero.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1154 marzo 20.


Copia semplice [B] del sec. XV, pergam., mm. 480 x 410.
Inchiostro marrone chiaro tendente al rossiccio; stato di conservazione: mediocre.
L’inchiostro è sbiadito e il testo si presenta di difficile lettura.
Lo specchio di scrittura è delimitato da rigatura tracciata con inchiostro nero. La
scrittura corre parallela al lato maggiore della pergamena.
Note dorsali: in alto a sinistra con scrittura del XVIII secolo “1154 / ß Privilegium n.
34 c. 24 / Anastasii PP. IV”. Al centro è il regesto coevo al documento “Privilegium
Anastasii PP. IIII / (con)cessu(m) monasterio Saccarien(si) in favorem ordinis
Camal(dulens)sis”. Al di sotto un altro regesto “Copia privilegii Anastasii PP. IV /
c(on)cess(i) mon(asterio) Saccariensi / in favor(em) ordi(ni)s Cam(aldulensis)”.
Nella datatio chronica l’anno segue lo stile dell’incarnazione secondo il calcolo fio-
rentino. Trattandosi del 19 novembre non deve essere rettificato. Una conferma vie-
ne sia dall’indizione seconda che dall’anno di pontificato: Anastasio IV venne infatti
eletto il 9 luglio 1153 e consacrato il 12 dello stesso mese, il suo secondo anno di
pontificato è compreso quindi tra il 12 luglio 1154 e l’11 luglio 1155.

Edizioni:
– G. ZANETTI, I Camaldolesi in Sardegna, doc. VI, p. XVII.

Regesti:
– L. SCHIAPARELLI-F. BALDASSERONI, Regesto di Camaldoli, vol. II, n. 1111,
p. 211.

111
Valeria Schirru

Anastasius episcopus servus servorum Dei, dilectis filiis Gregorio


abbati monasterii Sancte Trinitatis de Sacharia eiusque rectoribus, a
Camaldulensis [priore eligendis] in perpetuum. / Religiosis desideriis
dignum est facile prebere assensum quatinus et devotionis sinceritas
laudabiliter enitescat et utilitas postulata in re indubitanter assumat.
Ea propter, dilecti / in Domini filii, vestris iustis postulationibus
clementer, annuimus et prefactum monasterium, in quo divino estis
obsequio mancipati sub beati Petri et nostra / protectione suscipimus
et presentis scripti privilegio communimus, statuentes et quascumque
possessiones quecumque bona in presentiarum iuste et canonice idem
monasterium / possidet aut in futurum maneant, huic quoque decreto
adicimus ne unquam tu, fili abbas successores tui absque Camaldulensis
prioris licentia ad epule offic[i]um presumatis accedere ne forte / bona
eiusdem monasterii servorum Dei usibus deputata hac occasione
aliquod exterminium patiantur. Proibemus etiam ne archiepiscopo
aut episcopo licentia pateat absque iam dicti / prioris largitione inde
tollendi et ad aliud officium promovendi, aut aliqua de causa invito
eodem priore, vel abbate eiusdem cenobii, quemlibet de fratribus
ipsius loco ad aliam ecclesiam transferendi. / Si quis sane fratrum
eiusdem loci ad regimen alterius ecclesie fuerit assumptus, in
monasterio ipso nullas ulterius habeat potestate[s] nisi quales
predeces[s]ores sui mihi habuerunt ecclesiis / ad quas fuerit ipse
translatus. Obeunte vero nunc eiusdem loci abbate vel tuorum
quolibet successorum nullus ibi qualibet subreptionis astutia, seu
violentia prep/onatus nisi quem prior Camaldulensis, secundum Dei
timorem, elegerit ordinam dumque previderit. Liceat etiam tibi
tuisque successoribus atque fratres et clericos cuiuscumque ordinis de
quolibet / episcopatu ad vos transire volentes cum rebus suis propriis
ad conversione suscipere et absque aliquorum contradictione,
episcoporum vel aliarum personarum, mon[a]cum, habitum iuxta
sanctorum patrum regulas / ei tradere. Nichilominus etiam si ipsius
loci fratribus, sit facultas tam monacos, quam conversos, clericos vel
laicos, liberos aut servos, eidem monasterio subditos iudicare absque
prohibitione / vel molestia cuiuslibet ecclesiastice aut secularis etiam
potestatis. Porro ordinationes monachorum, vel clericorum, qui ad
sacros gradus fuerint promovendi a quocumque malueritis catho/lico
suscipietis episcopo, nullosque episcoporum abbates, aut monachos,

112
Appendice documentaria

vel clericos in iam dicto monasterio vel ecclesiis sibi subditis consti-
tutos excommunicatione aut interdictio/ne subicere aut qualibet occa-
sione suspendere nisi forte abbas vel prelatus qui pro tempore fuerit
delinquentes / defecerit. Preterea decimas vel primitias rerum vestro
monasterio pertinentium, et omnia que a fratre nostro Azone bone
memorie Turritano archiepiscopo eidem loco concessa sunt et scripti /
sui pagina confirmata aut ab eius successoribus in posterum
concedenda sunt, nos quoque vobis auctoritate apostolica confirma-
mus. L[…] que […] quibuscumque placuerit tam / in vita quam in
morte monasterio vestro suas oblationes offerre, testamente facere et
corpora in ibi sepelire. Statuimus insuper ut in eodem monasterio /
missa[s] audeat celebrare nisi forte [ab] abbate vel fratribus ipsius loci
fuerit invitatus. Ad hec firmiter interdicimus ut de […] quocumque
tempore prefactum monasterium / a regimine vel gubernatione
Camaldulensis prioris temptet subtrahere vel auferre eius / quoque ad
eius eiusdem monasterii pertinentes videlicet. Ecclesiam Sancti
Symeonis / et ecclesiam Sancti Iohannis in Contra, ecclesiam Sancte
Marie in Altasar, ecclesiam Sancte Marie in Ocaai, ecclesiam Sancti
Georgii de Ovio, ecclesiam […] […] de [Ban]ari, vice omnibus earum
pertinentiis, / nichilominus vobis auctoritate apostolica confirmamus.
Prohibemus etiam ut de rebus monasterii vestri quas per quadraginta
annos iuste et canonice possidetis nullus / umquam vobis iniuriam,
seu molestiam audeat irrogare. Decernimus ergo ut nulli imperatori,
seu regi, nulli episcoporum aut curatorum, nulli prorsus aliqua
dignitate predicto fas sit de monasterium, temere, / perturbare aut
eius possessiones auferre vel ablatas retinere, minuere seu quibuslibet
vexationibus fatigare. Sed omnia integre conservare, pro quorum
gubernatione et sustentatione / concessa sunt usibus pro futura. San-
cimus etiam ut ordo monasticus qui secundum normam fratrum
Camaldulensium in eodem monasterio nos ibidem perpetuis futuris
temporibus / firmiter observetur. Si qua igitur in futurum ecclesiastica
secularisve persona hanc nostre constitutionis paginam sciens contra
eam temere, [venire, temptaverit, secundo] tertiove commonita / si non
presumptionem suam congrua satisfact[ione] correxerit honoris et
dignitatis sue periculum patiatur et a sacratissimo corpore ac sanguine
domini redemptoris nostri Iesu / Christi aliena fiat, atque in extremo
examine / districte ultioni subiaceat. Cunctis autem sua iura servan-

113
Valeria Schirru

tibus sit pax domini nostri Iesu Christi quatenus et hic fructum bone
/ actionis percipiant et apud gratitudine premia eterne pacis
inveniant. Amen. Amen. Amen./
Ego Anastasius catholice Ecclesie episcopus subscripsi./
Ego Imarus […] episcopus subscripsi./
Ego Nicolaus Albanus episcopus subscripsi./
Ego Oddo diaconus cardinalis Sancti Nicolai in Carcere Tulliano
subscripsi./
Ego Guido diaconus cardinalis Sancte Marie in Porticu subscripsi./
Ego Iohannes diaconus cardinalis Sanctorum Sergii et Bacchii
subscripsi./
Ego Iulius presbiter cardinalis tituli Sancti Marcelli subscripsi./
Datum Laterani, per manum Rolandi Sancte Romane Ecclesie presbi-
teri cardinalis et cancellarii, XIII kalendas decembris, / indictione II,
incarnationis dominice anno Domini MCLIIII, pontificatus vero do-
mini Anastasii pape IIII / anno secundo./

XX

1176 marzo 17, Anagni

Papa Alessandro III conferma alla Congregazione Camaldolese il possesso


delle chiese e dei monasteri nominati, tra cui sono compresi anche quelli
ubicati in Sardegna.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1175 aprile 17.


Copia autentica [B] del 17 settembre 1322, pergam., mm. 660 x 800.
(B.D.) residua il cordoncino di canapa al quale era applicato il sigillo nella plica del
margine inferiore della pergamena.
Inchiostro marrone scuro; stato di conservazione: buono.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura a secco. La scrittura corre parallela
al lato minore della pergamena.
Note dorsali: in alto è la segnatura archivistica “Camaldoli 17 aprile 1175”. Al cen-
tro è il regesto coevo al documento “Exemplum privilegii Alexandri PP. III”. Al di
sotto con mano moderna “Registrato in un quaderno di carta pecora dove sono altri
privilegii a far n. 460”. In basso a destra con scrittura del secolo XVIII in corsivo

114
Appendice documentaria

“1175 ß Privilegium n. 41 c. 17 Alexandri PP. 3 pro eremo Camald(ulensis)


transumptum ex exempluum”. Al di sopra in lettere capitali “Alexandri PP. III creati.
anno Domini 1159”. Accanto a questa data si trova scritto “1175” cancellato.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1198 maggio 4.


Copia semplice [B’] del sec. XII, pergam., mm. 460 x 600.
Inchiostro marrone scuro; stato di conservazione: buono.
Note dorsali: in alto la segnatura archivistica “Camaldoli 4 maggio 1198”. Al di sotto con
scrittura del XVIII secolo in corsivo “1198 ß Invalid(us) n. 24 c. 3 / Transumpti trium
privilegior(um) papalium pro eremo”. Al centro scritto con inchiostro più scuro rispetto a
quello del testo del documento “Privilegium PP. Paschalis II impres. Tom. III, 243, n.
CLXVII”. Al di sopra “Paschalis / Alexander / Innocentius / tria privilegia Pontificum”.

Per la datatio chronica è usato lo stile dell’incarnazione secondo il computo fiorentino;


l’anno 1175 deve quindi essere rettificato al 1176, trattandosi del 17 marzo. Una con-
ferma viene dall’indizione nona e dall’anno di pontificato: Alessandro III venne infatti
eletto il 7 settembre 1159 e consacrato il 20 settembre, il suo diciassettesimo anno di
pontificato risulta quindi tra il 20 settembre 1175 e il 19 settembre 1176.
Per la datatio chronica della copia autentica [B] è usato lo stile dell’incarnazione secon-
do il computo fiorentino, come si legge nelle sottoscrizioni dei notai: “secundum usum
et cursum civitatis Florentie”; trattandosi del 17 settembre non deve perciò essere rettifi-
cato. L’anno 1322 è confermato anche dalla quinta indizione. La copia autentica [B] è
stata sottoscritta dai notai: Marsoppus domini Guidalotti Pintacci de Signa notaio impe-
riale, Benedictus magistri Martini notaio imperiale, Dionisius Bindi de Calenzano nota-
io apostolico e imperiale, Iohannes olim Arrighetti de Pomino notaio imperiale.

Per la presente edizione è stata utilizzata la copia autentica [B].

Edizioni:
– B. MITTARELLI-A. COSTADONI, Annales Camaldulenses, tomo IV, doc. n.
XXXVII, col. 52.
– G. ZANETTI, I Camaldolesi in Sardegna, doc. VII, p. XXI.

Regesti:
– L. SCHIAPARELLI-F. BALDASSERONI, Regesto di Camaldoli, vol. II, n. 1197,
p. 248.

Hoc est exemplum unius autentici et originalis privilegii apostolici


cuius tenor talis est./

115
Valeria Schirru

Alexander episcopus servus servorum Dei dilectis filiis Camaldu-


lensium priori eiusque fratribus tam presentibus quam futuris
regularem vitam professis in perpetuum / officii nostri nos ammonet
et invitat auctoritas pro ecclesiarum statu satagere et earum quieti ac
tranquillitati salubriter auxiliante Domino providere. Dignum
namque et honestati conveniens esse dinoscitur ut qui ad earum
regimen Domino disponente as/sumpti sumus eas et a pravorum
hominum nequitia tueamur et beati Petri atque sedis apostolice patro-
cinio muniamus. Ea propter dilecti in Domino filii vestris iustis
postulationibus clementer annuimus et predecessorum nostrorum
felicis memorie Pasca/lis, Eugenii, Anastasii et Adriani Romanorum
pontificum vestigiis inherentes precipimus et presentis decreti
auctoritate sancimus: ne cuiquam omnino persone, clerico, monacho,
laico, cuiuscunque ordinis aut dignitatis presentibus aut futuris /
temporibus, liceat congregationes illas et loca illa que Camaldulensis
heremi sive cenobii disciplinam et ordinem susceperunt, queque
hodie sub illius regimine continentur ab eius ullo modo subiectione et
unitate dividere, que videlicet loca et congregationes / conservande
unitatis gratia singularibus visa sunt vocabulis annotanda. In episco-
patu Aretino: monasterium Sancti Salvatoris Berardingorum, Sancti
Petri in Rota, Sancte Marie in Agnano, Sancti Quirici in Rosa,
heremum Fleri, monasterium Sancti / Viriani, Sancti Bartolomei in
Anglare iusta Balneum, monasterium Sancte Marie in Trivio. In Gal-
liata: monasterium in Insula. In episcopatu Monti Ferentini: mo-
nasterium Montis Herculis. In episcopatu Forumpopuliensi: hospitale
Americi. In / episcopatu Pensauriensi: monasterium Sancti Vincentii,
heremus Saioli. In episcopatu Bononiensi: monasterium Sancti
Archangeli iuxta castrum Britti, Sancti Felicis. In episcopatu Floren-
tino: monasterium Sancti Petri in Luco, Sancti Salvatoris iuxta civita-
tem. In / episcopatu Fesulano: monasterium Sancte Marie in Poplena
et ecclesiam Sancte Margherite. In episcopatu Vulterrano: monaste-
rium Sancti Petri in Fontiano, Sancte Marie in Policiano, Sancti Petri
in Cerreto, Sancti Iusti prope civitatem. In episcopatu Pisano: mo-
nasterium / Sancte Marie de Morrone, monasterium Sancti Stephani
in Cintoria, Sancti Savini in Montione. In ipsa civitate: monasterium
Sancti Michaelis, Sancti Fridiani, Sancti Zenonis. In episcopatu
Lucano: monasterium Sancti Salvatoris in Cantiniano, Sancti Petri in

116
Appendice documentaria

/ Putheolis. Item in Sardinia in episcopatu Turritano: monasterium


Sancte Trinitatis de Saccaria, ecclesiam Sancte Eugenie in Samanar,
ecclesias Sancti Michaelis et Sancti Laurentii in Vanari, ecclesias Sancte
Marie et Sancti Johannis in Altasar, ecclesiam Sancte / Marie in Contra,
ecclesias Sancti Johannis et Sancti Symeonis in Salvenero, ecclesiam
Sancti Nicholai de Trulla, ecclesiam Sancti Petri in Scano, ecclesiam
Sancti Pauli in Cotrignano, ecclesiam Sancti Petri in Olim. Item in
Tuscia in episcopatu Clusino: here/mum Vivi in Monte Amiato cum
omnibus supradictorum locorum pertinentiis, villam Peterca de
Moione quam emistis ab Henrico preposito et reliquis canonicis cum
omnibus pertinentiis suis, villam de Montione quam ab abbate Sancte
Flore emi/stis quemadmodum in vestris cartulis continetur et vobis a
predecessore nostro bone memorie pape Anastasio mediante iustitia
adiudicata est et scripti sui sententia confirmata. Omnia igitur supra-
dicta monasteria cum omnibus ad ipsa pertinentibus / statuimus, et
apostolice sedis auctoritate sancimus, tamquam corpus unum sub uno
capite, id est sub priore Camaldulensis heremi, temporibus perpetuis,
permanere et in illius discipline observatione persistere, sub eo
inquam priore qui ab ipsius congregatio/nis abbatibus sive prioribus
et ab heremitis regulariter electus prestante Domino fuerit. Porro
Congregationem ipsam ita sub apostolice sedis tutela perpetuo
confovendam decernimus, ut nulli episcoporum facultas sit aliquod ex
his monasterium absque pri/oris conniventia vel apostolice sedis
licentia excommunicare, vel a divinis offitiis interdicere. Fratribus
autem ipsis licentia sit a quo maluerint catholico episcopo consecra-
tionum et ordinationum sacramenta suscipere. Ad hec monasterium
de vestrarum vobis et con/ventui vestro salvo iure Ravennatis ecclesie
auctoritate apostolica confirmamus. Decernimus ergo ut nulli omnino
hominum liceat prefata monasteria temere, perturbare, aut earum
possessiones auferre, vel ablatas retinere, minuere, seu quibuslibet
vexa/tionis fatigare, set illibata omnia et integra conserventur eorum
per quorum gubernatione et sustentatione concessa sunt usibus
omnimodis profutura, salva sedis apostolice auctoritate. Si qua igitur
in futurum ecclesiastica secularisve persona hanc nostre constitutio/
nis paginam sciens contra eam temere, venire, temptaverit, secundo
tertiove commonita nisi presumptionem suam digna satisfatione
correxerit potestatis honorisque sui dignitate careat reamque se divino

117
Valeria Schirru

iudicio existere de perpetrata iniquitate cognoscat / et a sacratissimo


corpore ac sanguine Dei ac domini redemptoris nostri Iesu Christi
aliena fiat atque in extremo examine districte ultioni subiaceat.
Cunctis autem eisdem locis sua iura servantibus sit pax domini nostri
Iesu Christi quatinus et hic fructum / bone actionis percipiant, et
apud districtum iudicem premia eterne pacis inveniant. Amen. Amen.
Amen./
Ego Alexander catholice Ecclesie episcopus subscripsi./
Ego Hubaldus Hostiensis episcopus subscripsi./
Ego Bernardus Portuensis Sancte Rufine episcopus subscripsi./
Ego Johannes presbiter cardinalis Sanctorum Johannis et Pauli tituli
Samachii subscripsi./
Ego Albertus presbiter cardinalis tituli Sancti Laurentii in Lucina
subscripsi./
Ego Bono presbiter cardinalis Sancte Pudentiane tituli Pastoris
subscripsi./
Ego Johannes presbiter cardinalis tituli Sancti Marci subscripsi./
Ego Manfredus presbiter cardinalis tituli Sancte Cecilie subscripsi./
Ego Petrus presbiter cardinalis tituli Sancte Susanne subscripsi./
Ego Iacobus cardinalis Sancte Marie in Cosmidin subscripsi./
Ego Cinthyus diaconus cardinalis Sancti Adriani subscripsi./
Ego Hugo diaconus cardinalis Sancti Custodii iuxta templum
subscripsi./
Datum Anagne per manum Gratiani Sancte Romane Ecclesie subdia-
coni et notarii XVI kalendas aprilis, indictione VIIII, incarnationis
Dominice anno MCLXXV, pontificatus vero domini Alexandri pape
tertii anno septimo decimo./
(SN) Ego Marsoppus domini Guidalotti Pintacci de Signa imperiali
auctoritate iudex ordinarius etcque notarius publicus Florentinus
cuius originale et autenticum privilegium huius exempli bullatam vera
integra et solita bulla plumbea felicis recordationis domini Alexandri
olim pape tertii pendente per filos de serico / non abrasum non
abolitum non deturpatum nec prima facie in aliqua sua parte
suspectum vidi et legi totaliter de verbo ad verbum. Ac ipsum cum
exemplo presenti una cum Benedicto, Dionisio et Johanne certis et
notis notariis publicis infra scriptis de mandato reverendi viri
cardinalis domini Bartholomei plebani / plebis de Liburna, vicarii

118
Appendice documentaria

generalis capituli ecclesie Florentine vacantis et in eius presentia


diligenter et fideleter ascultavi. Et quia ipsum originale et dictum
exemplum invicem in omnibus concordabant, de ipsius domini
Bartholomei vicarii mandato suam et officii auctoritatem et decretum
huic exemplo / interponentis et ad maiorem cautelam sigillum curie
dicti capituli apponi mandatis eidem, hic me in testem cum meo soli-
to signo subscripsi sub anno Dominice incarnationis millesimo
trecentesimo vigesimo secundo, indictione quinta, die veneris
septimodecimo mensis septembris, secundum usum et cursum
civitatis Floren/tie presentibus reverendis viris domino Bencivenne
archidiacono Fesulano decretorum doctore et domino Scarpa priore
ecclesie Sancti Stephani ad pontem Florentie et domino Altafronte
iuris perito de Florentia et ser Iohanne canonico ecclesie Sancti
Andree Florentine in claustro maiore ecclesie Florentine et pluribus /
aliis fide dignis et litteratis testibus ad predicta vocatis et rogatis./
(SN) Et Ego Benedictus magistri Martini imperiali auctoritate iudex
atque notarius Florentinus et nunc notarius curie Capituli ecclesie
vacantis originale sive autenticam privilegium huius exempli dicta
bulla bullatum non suspectum prima facie in aliqua parte sui vidi / et
legi totaliter de verbo ad verbum et ipsum cum exemplo presenti una
cum Marsoppo supra scripto et Dionisio et Iohanne infrascriptis
notariis notis et publicis de mandato dicti domini Bartholomei vicarii
et in eius presentia fideliter ascultavi et quia invi/cem concordabant
de ipsius domini vicarii mandato suam dicte curie auctoritatem et
decretum huic exemplo interponentis et ad maiorem fidem sigillum
dicte curie hic appendi mandatis huic exemplo me in testem cum soli-
to signo subscripsi anno, indictione, die, loco, et coram testibus
suprascriptis./
(SN) Ego Dionisius Bindi de Calenzano apostolica et imperiali
auctoritate notarius et iudex ordinarius hoc exemplum sumptum per
Iohannem notarium subscriptum ex auctentico privilegio sepe dicto
coram dicto vicario cum ipso auctentico una cum Marsoppo et
Benedicto suprascriptis et Iohanne subscripto / notarii diligenter et
fideliter ascultavi et quia ipsum exemplum cum dicto auctentico con-
cordare inveni, ideo de ipsius vicarii mandato suam dicte curie
auctoritatem huic exemplum interponentis et decretum in eiusdem
exempli plenam fidem et testimonium me sub/scripsi et meum

119
Valeria Schirru

signum apposui. Anno, indictione, die, et loco predictis presentibus


dictis testibus./
(SN) Ego Iohannes olim Arrigheti de Pomino imperiali auctoritate
iudex ordinarius publicusque notarius suprascriptum tenorem dicti pri-
vilegi apostolici et omnia suprascripta ex originali autentico privilegio
felicis recordationis domini Alexandri olim pape tertii vera integra et so-
lita bulla plumbea dicti domini pape pendente per / filos de serico
roborato, non abraso, non abolito, non deturpato, nec prima facie in
aliqua sui parte suspecto set penitus in omnibus omni suspitione caren-
te sumpsi et prout in ipso autentico repperi nihil addendo, vel
minuendo, quod intellectum possit aliqualiter immutari, vel sensum hic
fideliter exemplando trascripsi. Et ea cum / predicto originali et autenti-
co privilegio una cum suprascriptis Marsoppo, Benedicto et Dionisio
certis veris et publicis notariis in presentia domini Batrholomei vicarii
predicti vidi et legi ac diligenter de verbo ad verbum et per ordinem
ascultavi. Et quia dictum originale et presens exemplum in omnibus
invicem / concordabant de mandato dicti domini vicarii suam et sui
offitii et curie dicti Capituli auctoritatem interponentis continuo, hiis
omnibus et decretum et ad maiorem et testimonium premissorum
sigillum curie Capituli supradicti hic appendi mandantis hic me cum
solito signo subscripsi sub anno, indictione, die et / loco predictis et co-
ram testibus suprascriptis. Tempore sanctissimi patris domini Iohannes
XXII. Et quo supra in quarta decima linea abrasum est et rescriptum
cartulis et totum quod abrasum est in penultima manu propria manu
abrasi et rescripsi. Et etiam quod in hac subscriptione / abrasum et
rescriptum est XXII propria manu abrasi et rescripsi./

XXI

1186 marzo 15, Verona

Papa Urbano III conferma i privilegi emanati dai suoi predecessori in fa-
vore di tutta la Congregazione Camaldolese, elencando le chiese ad essa
affiliate, tra cui sono comprese anche quelle ubicate in Sardegna.

120
Appendice documentaria

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1186 marzo 15.


Originale [A], pergam., mm. 560 x 730.
(B.D.) residua il cordoncino di seta con fili gialli nella plica del margine inferiore della
pergamena. Quando lo Schiaparelli ha analizzato la pergamena il sigillo esisteva ancora
(L SCHIAPARELLI-F. BALDASSERONI, Regesto di Camaldoli, vol. II, n. 1238, p. 267).
Inchiostro marrone chiaro; stato di conservazione: buono.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura a secco. La scrittura corre parallela
al lato più stretto della pergamena.
Note dorsali: in alto è la segnatura archivistica “Camaldoli 15 m(ar)zo 1186”. Al
centro “Urban(us) pp. III anno 1185”. Al di sotto con scrittura del secolo XVIII in
corsivo “1185 § Privilegium n. 43 c. 20 / Urbani PP. III pro heremo Camald(ulensis)”.
Si tratta di un privilegio perpetuo emanato dalla cancelleria pontificia, che presenta
caratteri estrinseci di particolare solennità: la prima riga in litterae elongatae, la for-
mula di perpetuità abbreviata “in ppm” in lettere maiuscole capitali, la rota, il
benevalete, le sottoscrizioni del pontefice e dei cardinali separate secondo gli ordines.
Per la datatio chronica è usato lo stile dell’incarnazione secondo il computo fiorenti-
no; l’anno 1185 deve essere quindi rettificato al 1186, trattandosi del 15 marzo.
Una conferma viene dall’indizione terza e dall’anno di pontificato: Urbano III ven-
ne infatti eletto il 25 novembre 1185 e consacrato il 1 dicembre , il suo primo anno
di pontificato risulta quindi tra il 1 dicembre 1185 e il 30 novembre 1186.

SOMMARIO:
Urbanus papa Placido Camaldulensis priori eiusque fratribus. Predecessorum
suorum Pascalis, Eugenii, Anastasii, Adriani, Alexandri et Lucii Romanorum
pontificum vestigiis / inherens precipit. In episcopatu Aretino: monasterium Sancti
Salvatori Berardingorum, / monasterium Sancti Petri in Rota, Sancte Marie in
Agnano, Sancti Quirici in Rosa, heremum Fleri, monasterium Sancti Viriani, Sancti
Bartholomei in Anglari, Sancte Marie de Pratallia, monasterium Silvemunde, Sancti
Petri Minoris, / Sancti Michaelis de Burgo, ecclesiam de curte Luponis, Sancti
Andree de Castellione, Sancti Savini in Retino, monasterium Sancte Marie in
Trivio. In Galiata: monasterium de Insula, heremum Novum, monasterium / de
Ferrazzano. In episcopatu Montis Feretranensis: monasterium Montis Herculis. In
episcopatu Foropuliensi: hospitale Americi, monasterium Sancti Vigilii. In
episcopatu Pesauriensi: monasterium Sancti Decentii, heremum Saioli. / In
episcopatu Bononiensi: monasterium Sancti Archangeli, Sancti Felicis, Sancte
Christine, Sanctorum Cosme et Damiani, hospitalem Sancte Marie in Ragone. In
episcopatu Faventino: monasterium Sancti Ippoliti. In episcopatu Esinensi: mona/
sterium Sancti Georgii, heremum Rainaldi, monasterium de Accoli. In episcopatu
Camerinensi: monasterium Sancte Helene, monasterium de Pirella. In episcopatu
Spoletinensi: monasterium Sancti Silvestri. In / episcopatu Fuliginensi:
monasterium de Landum. In episcopatu Castellano: monasterium Sancti Sepulcri,
monasterium Sancte Marie de Deciano, Sancti Petri de Planetto. In episcopatu
Florentino: monasterium Sancti Pe/tri in Luco, Sancti Salvatoris iuxta civitatem. In
episcopatu Fesulano: monasterium Montismuri, ecclesiam Sancte Margarite,
monasterium de Prato Veteri. In episcopatu Vulterrano: monasterium Sancte Marie

121
Valeria Schirru

in Policiano, / Sancti Petri in Fontiano, Sancti Petri in Cerreto, monasterium Sancti


Justi. In episcopatu Pisano: monasterium Sancte Marie de Morrona, Sancti Stephani
in Cinctoria, monasterium Sancti Savini, monasterium Sancti Mica/helis de Burgo,
Sancti Fridiani, Sancti Zenonis. In episcopatu Lucano: monasterium Sancti
Salvatoris in Cantignano, Sancti Petri in Puteolis. In Sardinia in episcopatu
Turritano: monasterium Sancte Trinitatis de Sacraria, / ecclesiam Sancte Marie in
Samanar, ecclesias Sancti Michaelis et Sancti Laurentii in Vanari, ecclesias Sancte
Marie et Sancti Johannis in Altasar, ecclesiam Sancte Marie in Contra, ecclesias
Sancti Johannis et Sancti Simeonis in Salvenero, ecclesiam / Sancti Nicholai de
Trulla, ecclesiam Sancti Petri in Scano, ecclesiam Sancti Pauli in Cotrognano,
ecclesiam Sancti Petri in Olim. In Tuscia in episcopatu Clusino: heremum Vivi in
Monte Amiato, cum omnibus supradictorum locorum / pertinentiis. Villam
preterea de Moiona, quae emistis ab Henrico preposito et reliquis canonicis cum
omnibus pertinentiis suis, villam de Montione, quae ab abbate Sancte Flore emistis,
quemadmodum in vestris cartulis con/tinetur, et vobis a predecessore nostro bone
memorie papa Anastasio mediante iustitia adiudicata est, et scripsi sui sententia
confirmata. Datum Verone, per manum Alberti Sancte Romane Ecclesie presbiteri
cardinalis et cancellarii, idus marcii, indictione III, anno MCLXXXV, pontificatus
Urbani pape III, anno I.

Regesti:
– L. SCHIAPARELLI-F. BALDASSERONI, Regesto di Camaldoli, vol. II, n. 1238,
p. 267.

Urbanus episcopus servus servorum Dei dilectis filiis Placido Camal-


dulensi priori eiusque fratribus tam presentibus quam futuris,
regularem vitam professis in perpetuum. / Pie postulatio voluntatis
effectu debet persequente compleri, ut et devotionis sinceritas
laudabiliter enitescat et utilitas postulata iures indubitanter assumat.
Ea propter dilecti in Domino filii vestris iustis / postulationibus
clementer annuimus, et ecclesiam Camaldulensis in qua divino estis
obsequio mancipati sub beati Petri et nostra protectione suscipimus et
presentis scripti privilegio communimus et predecessorum nostro-
rum feliciter / recordationis Paschalis, Eugenii, Anastasii, Adriani,
Alexandri et Lucii Romanum pontificum vestigiis inherentes precipi-
mus, et presentis decreti auctoritate sancimus, ne cuiquam omnino
persone, clerico, monacho, laico cuiuscumque ordi/nis seu dignitatis,
presentibus aut futuris temporibus, liceat congregationes illas et loca
illa, que Camaldulensis eremi disciplinam sive cenobii et ordinem
susceperunt, queque hodie sub illius regimine continentur, ab eius /

122
Appendice documentaria

ullo modo subiectione et unitate dividere, que videlicet loca et


congregationes conservande unitatis gratia singularibus visa sunt
vocabulis annotanda. In episcopatu Aretino: monasterium Sancti
Salvatoris Berardingorum, / monasterium Sancti Petri in Rosa, Sancte
Marie in Agnano, Sancti Quirici in Rosa, heremum Fleri, monasterium
Sancti Viriani, Sancti Bartholomei in Anglari, Sancte Marie de
Pratallia, monasterium Silvemunde, Sancti Petri Minoris, / Sancti
Michaelis de Burgo, ecclesiam de curte Luponis, Sancte Andree de
Castellione, Sancti Savini in Retino, monasterium Sancte Marie in
Trivio. In Galiata: monasterium de Insula, heremum Novum, mo-
nasterium / de Ferrazzano. In episcopatu Montis Feretranensis: mo-
nasterium Montis Herculis. In episcopatu Foropiliensi: hospitale
Americi, monasterium Sancti Vigilii. In episcopatu Pesauriensi: mo-
nasterium Sancti Decentii, heremum Saioli. / In episcopatu Bono-
niensi: monasterium Sancti Archangeli, Sancti Felicis, Sancte Christine,
Sanctorum Cosme et Damiani, hospitale Sancte Marie in Ragone. In
episcopatu Faventino: monasterium Sancti Ipoliti. In episcopatu
Esinensi: mona/sterium Sancti Georgii, heremum Rainaldi, monaste-
rium de Accoli. In episcopatu Camerinensi: monasterium Sancte
Helene, monasterium de Pirella. In episcopatu Spoletinensi: monaste-
rium Sancti Silvestri. In / episcopatu Fuliginensi: monasterium de
Landum. In episcopatu Castellano: monasterium Sancti Sepulcri,
monasterium Sancte Marie de Deciano, Sancti Petri de Planetto. In
episcopatu Florentino: monasterium Sancti Pe/tri in Luco, Sancti
Salvatoris iuxta civitatem. In episcopatu Fesulano: monasterium
Montismuri, ecclesiam Sancte Margarite, monasterium de Prato
Veteri. In episcopatu Vulterrano: monasterium Sancte Marie in
Policiano, / Sancti Petri in Fontiano, Sancti Petri in Cerreto, monaste-
rium Sancti Justi. In episcopatu Pisano: monasterium Sancte Marie de
Morrona, Sancti Stephani in Cinctoria, monasterium Sancti Savini,
monasterium Sancti Mica/helis de Burgo, Sancti Fridiani, Sancti
Zenonis. In episcopatu Lucano: monasterium Sancti Salvatoris in
Cantignano, Sancti Petri in Puteolis. In Sardinia in episcopatu
Turritano: monasterium Sancte Trinitatis de Sacraria, / ecclesiam
Sancte Marie in Samanar, ecclesias Sancti Michaelis et Sancti
Laurentii in Vanari, ecclesias Sancte Marie et Sancti Johannis in Altasar,
ecclesiam Sancte Marie in Contra, ecclesias Sancti Johannis et Sancti

123
Valeria Schirru

Simeonis in Salvenero, ecclesiam / Sancti Nicholai de Trulla, ecclesiam


Sancti Petri in Scano, ecclesiam Sancti Pauli in Cotrognano, ecclesiam
Sancti Petri in Olim. In Tuscia in episcopatu Clusino: heremum Vivi in
Monte Amiato, cum omnibus supradictorum locorum / pertinentiis.
Villam preterea de Moiona, quam emistis ab Henrico preposito et
reliquis canonicis cum omnibus pertinentiis suis, villam de Montione,
quam ab abbate Sancte Flore emistis, quemadmodum in vestris cartulis
con/tinetur, et vobis a predecessore nostro bone memorie papa Anasta-
sio mediante iustitia adiudicata est, et scripsi sui sententia confirmata.
Omnia igitur supradicta monasteria cum omnibus ad ipsa pertinentibus
sta/tuimus et apostolice sedis auctoritate sancimus, tamquam corpus
unum sub uno capite, idest sub priore Camaldulensis heremi
temporibus perpetuis permanere, et in illius discipline observatione per-
sistere, sub eo, inquam, / priore, qui ab ipsius congregationis abbatibus
sive prioribus et ab heremitis regulariter electus prestante Domino
fuerit. Porro Congregationem ipsam ita sub apostolice sedis tutela per-
petuo confovenda decernimus, ut nulli episcoporum / facultas sit
aliquod ex his monasterium absque prioris conniventia, vel apostolice
sedis licentia, excommunicare, vel a divinis officiis interdicere.
Fratribus quoque ipsis licentia sit, a quo maluerint catholico episcopo
consecrationum sacra/menta et ordinationum sacramenta suscipere.
Ad hoc monasterium de Urano vobis et conventui vestro, salvo iure
Ravennatis ecclesie, auctoritate apostolica confirmamus. Decernimus
ergo ut nulli omnino hominum / liceat prefata monasteria temere, per-
turbare vel eius possessiones auferre, vel ablatas retinere, minuere seu
quibuslibet vexationibus fatigare, sed omnia illibata et integra
conserventur eorum pro quorum gubernatione ac / sustentatione con-
cessa sunt, usibus omnimodis profutura salva sedis apostolice aucto-
ritate. Si qua igitur in futurum ecclesiastica secularisve persona hanc
nostre constitutionis paginam sciens contra eam temere, / venire,
temptaverit secundo tertiove commonita nisi presumptionem suam
congrua satisfactione correxerit potestatis, honorisque sui dignitate
careat reamque se divino iudicio existere de perpetrata iniquitate
cognoscat / et a sacratissimo corpore ac sanguine Dei et domini
redemptoris nostri Jesu Christi aliena fiat atque in extremo examine
divine ultioni subiaceat. Cunctis autem eidem loco iura servantibus
sit pax domini nostri Jesu Christi, quate/nus et hic fructum bone

124
Appendice documentaria

actionis percipiant et apud districtum iudicem premia eterne pacis


inveniant. Amen. Amen. Amen./
Ego Urbanus catholice Ecclesie episcopus subscripsi./
Ego Honorius Albanis episcopus subscripsi./
Ego Theobaldus Sancti Vellerensi episcopus subscripsi./
Ego Johannes presbiter cardinalis tituli Sancti Marci subscripsi./
Ego Laboratis presbiter cardinalis Sancte Marie Transiberii tituli
Calixti subscripsi./
Ego Pandussi presbiter cardinalis tituli XII Apostolorum subscripsi./
Ego Albinus presbiter cardinalis tituli Sancte Civas in Ierusalem
subscripsi./
Ego Guido presbiter cardinalis Sanctorum Johannis et Pauli subscrip-
si./
Ego Abelardus tituli Sancti Marcelli presbiter cardinalis subscripsi./
Ego Gratianus Sanctorum Cosme et Damiani diaconus cardinalis
subscripsi./
Ego Goffredus Sancte Marie in Via Lata diaconus cardinalis subscrip-
si./
Ego Rollandus Sancte Marie in Porticu diaconus cardinalis subscripsi. /
Ego Petrus Sancti Nicholai in Carcere Tullianus diaconus cardinalis
subscripsi./
Ego Radolfus Sancte Georgii diaconus cardinalis subscripsi./
Datum Verone per manum Alberti Sancte Romane Ecclesie presbiteri
cardinalis et cancellarii, idus marcii, indictione tertia, incarnationis
Dominice anno M C L XXXV, pontificatus nostro domini pape Ur-
bani pape tercii anno primo./

XXII

1205 luglio 10

Maria de Thori, con il consenso dei suoi figli Costantino, Mariano e Ba-
risone, del giudice di Torres Comita II de Lacon, di sua moglie donna
Specla e del loro figlio Mariano II de Lacon, di Preziosa de Orrù, madre

125
Valeria Schirru

dello stesso Comita, e con il consenso del vescovo di Ampurias, dona a don
Martino priore di Camaldoli le chiese di Santa Maria di Orrea Pichina e
di Santa Giusta di Orrea Pichina con tutte le loro pertinenze.

A.S.F., Corporazioni religiose soppresse, Camaldoli Appendice, Sommario di Istrumenti


n. 8, c. CLXXXVIII v., n. 4.

Nel documento la donazione viene fatta dietro consenso di una serie di personaggi
della famiglia de Lacon. Tra questi sono ricordati: oltre che i figli della stessa Maria
de Thori, Costantino, Mariano e Barisone; il giudice di Torres, Comita II de Lacon;
sua moglie donna Specla, in cui si deve probabilmente individuare Ispella de Lacon
Serra figlia di Barisone I giudice di Arborea; il loro figlio Mariano II de Lacon; la
madre dello stesso Comita Preziosa de Orrù. Il documento permette di postdatare
l’ultima menzione di Ispella de Lacon Serra, figlia di Barisone I giudice di Arborea e
vedova di Ugone-Poncio de Cervera visconte di Bas, che risale al 1204, quando ve-
niva indicata ancora come moglie di Comita ma in procinto di divorziare (D.
Scano, Codice Diplomatico, vol. I, n. XXII, p. 15). Ancora permette di postdatare
l’ultima menzione documentaria di Preziosa de Orrù, madre di Comita II de Lacon,
e moglie di Barisone II de Lacon che risaliva invece al 1178 (P. TOLA, C.D.S., tomo
I, doc. CVIII, p. 250).

Regesti:
– E. LASINIO, Regesto di Camaldoli, vol. III, n. 1430, p. 25.

Maria de Thorri fazo christa(a) carta cum voluntate de Deus et de so


donno meo iudice Gomita de Laccon et dessa / murie donna Specla
regina de loco et desso fiio donno Mariano rege et desa mama donna
Pretiosa de Orruu, sa dona mea / et de fiios meos donno Guantine et
donno Mariane et donno Barosone, et cum voluntate de donno Petro
duxampiscopo de Ampori, chi / lla confirmaiti, et cum voluntate de
sos clericos donavit et optulit las im manu de so donno maiore /
donno Martino, sso priore de Camalduli ambas ssas clesiaas ad Sancta
Maria et ad Sancta Justa de Orrea / Pichina cum omia pertinentia
issoro, con servos et con ancillas, ad Petro Mancho et ad sa muer Su-
sanna, un dio / ebbas de vare ca duchella Johanni Campulle, et latus
de Mariane Forma et Pe/tro Mate mirego et cum so molino, cum

(a)
Si legga chusta.

126
Appendice documentaria

ortos et cum bineas et cum terras de agriles et domesticas et cum signo


de omnia batorpedia, ebbas et vaccas / et berbeches, porcos et capras.
Appant inde pro de sub priore cum sos here/mitas de Camalduli ipsore
usque in finem seculi. Amen. Et donavit ad Sancta Maria sa corte mea
peculiare / de Nugudui, que appi de parentes meos, cum servos, et cum
terras, et cum bineas, et cum saltos, et cum quadrupedia, que est apo /
sa domo, et omni pertinentia sua. Et liceat priori predicto et suis
successoribus predictas ecclesias et bona possi/dere et usufructare et ad
suam voluntatem eligere priores in predictis ecclesiis et ponere
monachos et apans erga sos servos de Sancta Ma/ria et quale avemos
ende servos de donno Petro de Marogno et dessa muliere. / Sub anno
Domini M CC V VI idus julii usque ad finem seculi amen./

XXIII

1205

Pietro, vescovo di Ampurias, concede a don Martino, priore generale del-


l’Ordine Camaldolese, e ai suoi successori le due chiese di Santa Maria di
Orrea Pichina e di Santa Giusta di Orrea Pichina con tutte le loro perti-
nenze, svincolando i monaci dall’obbedienza al vescovo.

A.S.F., Corporazioni religiose soppresse, Camaldoli Appendice, Sommario di Istrumenti


n. 8, c. CLXXXVIII v., n. 3.

Regesti:
– E. LASINIO, Regesto di Camaldoli, vol. III, n. 1434, p. 27.

Petrus Emporiensis episcopus cum consensu suorum clericorum


videlicet Johannis presbiteri Serdonis, presbiteri Petri de Oliva, presbi-
teri / Johannis de Orrea, dedit et concessit donno Martino priori
Camaldulensis, eiusque successoribus, /in perpetuum, ecclesiam
Sancte Marie de Orrea Pichina et ecclesiam Sancte Juste, cum

127
Valeria Schirru

omnibus eorum iuribus et / pertinentibus. Reservato sibi iure episco-


pali, hoc apposito pacto, ut prefato priori eiusque successoribus et
Camaldulensis ordinis / fratribus liceat predictas ecclesias cum omnibus
suis rebus ordinare, instituere et destituere sine ipsius epscopi et eius /
successorum vocatione, et non teneantur predictus prior vel eius
successores ire ad capitulum vel crisma / episcopatus Emporiensis, nec
obedientiam episcopo promittere nec partem testamentorum ad /
episcopatum pertinentium largiri episcopo vel successoribus eius. Si
vero predictus prior vel eius / successores predicta dimiserint, episco-
patui et patronis remaneant. Sub anno Domini M CC V./

XXIV

< post 1205 > giugno 11

Comita II de Lacon, giudice di Torres e sua moglie Agnese, con il consenso


del figlio Mariano II de Lacon, donano al priore della chiesa di Santa
Maria di Orrea Pichina l’acqua delle fontane di Aghitu, di Cutathu e di
Santa Giusta per il mulino.

A.S.F., Corporazioni religiose soppresse, Camaldoli Appendice, Sommario di Istrumenti


n. 8, c. CLXXXVIII, n. 4.

Il termine post quem è costituito dalla data del doc. XXII dell’Appendice documen-
taria che contiene la donazione delle chiese di Santa Maria e di Santa Giusta di
Orrea Pichina. Comita II de Lacon salì al trono nel 1198 (P. TOLA, C.D.S., tomo I,
sec. XII, n. CXLVIII, p. 282), la sua ultima menzione come giudice è del 1216 (P.
TOLA, C.D.S., tomo I, sec. XIII, n. XXXI, p. 326). Sposò in seconde nozze Agnese,
figlia di Manfredo II, marchese di Saluzzo (L.L. BROOK, F.C. CASULA, M.M. COSTA et
al., Genealogie medioevali di Sardegna, tav. XVIII, lemma 6), la cui prima menzione
risaliva fino ad oggi al 1210 (P. TOLA, C.D.S., tomo I, sec. XIII, n. XX, p. 317). Già
era stato ipotizzato che il matrimonio tra Comita II de Lacon e donna Agnese fosse
avvenuto nel 1205, presumibilmente dopo l’annullamento del primo con Ispella de
Lacon Serra (B. BAUDI DI VESME, Guglielmo, giudice di Cagliari e l’Arborea, p. 29).
Questo documento permette così di retrodatare la comparsa di Agnese come moglie
di Comita II de Lacon al 1205.

128
Appendice documentaria

Regesti:
– E. LASINIO, Regesto di Camaldoli, vol. III, n. 1473, p. 49.

Iudex Comita de Laccon et donna Agnese regina cum consensu


Mariani regis, eorum filii, pro anima sua et / suorum parentum,
donaverunt et optulerunt priori ecclesie Sancte Marie de Orrea
Pichina, sabba dessas fontanas / de Aghitu, de Cutathu, et dessas
fontanas de Sancta Justa pro / regarsede su mulinu usque in finem
seculi. XI die mensis iunii. Carta manu Petri scriptoris judicis Comite./

XXV

1209 novembre 6, Fucecchio (Firenze)

L’imperatore Ottone IV riceve sotto la sua protezione l’eremo di Camaldoli,


i beni, i luoghi e i monasteri dal medesimo dipendenti, fra i quali sono no-
minati anche quelli ubicati in Sardegna.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1209 novembre 6.


Originale [A], pergam., mm. 570 x 690.
(B.D.) il margine inferiore della pergamena in cui si trovava il sigillo è stato asportato.
Inchiostro marrone scuro; stato di conservazione: buono.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura a secco. La scrittura corre parallela
al lato minore della pergamena.
Note dorsali: al centro con scrittura coeva al documento “Otto imp(erato)r IIII
privilegium pro Eremo”. In basso a destra con scrittura del secolo XVIII in corsivo
“1209 Privilegium n. 50 c. 68”. Al di sotto con mano moderna “Originale”.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1209 novembre 6.


Copia autentica [B] del 17 settembre 1322, pergam., mm. 640 x 800.
(B.D.) residua il cordoncino di seta con fili gialli nella plica del margine inferiore.
Inchiostro marrone chiaro; stato di conservazione: ottimo.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura a secco. La scrittura corre parallela
al lato minore della pergamena.
Note dorsali: in alto è la segnatura archivistica “Camaldoli n. 2, 6 Nov. 1209”. In
basso a destra “1209 ß Privilegium n. 50 c. 62 / Ottonis Imperator IV pro Eremo /

129
Valeria Schirru

Prima copia authentica ex anno 1322”. Al di sopra con mano moderna “1322 /
Privilegium Otonis IIII Imperatoris / 1209”.
La copia [B] è sottoscritta dai notai: Johannes olim Arrighetti de Pomino notaio impe-
riale, Benedictus magistri Martini notaio imperiale, Dionisius de Salençano notaio
apostolico e imperiale, Marsoppus olim Guidalotti Pintacci notaio imperiale.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1209 novembre 6.


Copia autentica [B’] del 29 novembre 1345, pergam. mm. 500 x 820.
(B.D.) residua il cordoncino di seta con fili gialli nella plica del margine inferiore
della pergamena.
Inchiostro marrone chiaro; stato di conservazione: ottimo.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura tracciata con inchiostro nero. La
scrittura corre parallela al lato minore della pergamena.
Note dorsali: al centro con scrittura coeva al documento “Privilegium Octonis
imperatoris sup(er) i(m)munitate Camaldulensis e(r)emi totius Hordinis”. Al di sotto
con scrittura del secolo XVIII in corsivo “1209 ß. Privilegium n. 50 c. 64”. Sempre
con scrittura moderna ma con una mano diversa “Ottonis IV imperat(or) pro Eremo
secunda copia autentica ex anno 1345 Impressum in Tomo IV Annal. Camald. 283 n.
CLXXX” (B. MITTARELLI -A. COSTADONI, Annales Camaldulenses, tomo IV, doc.
CLXXX, col. 283 e segg).
La copia [B’] è sottoscritta dai notai: Nicolaus de Jacobi de Miniata notaio imperiale,
Matheus quondam Johannes de Banucho notaio imperiale, Johannes filius Nuti de
Martignana notaio imperiale.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1208 novembre 6.


Copia semplice [C] del secolo XIII, pergam., 590 x 670.
Inchiostro marrone chiaro; stato di conservazione: buono.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura a secco. La scrittura corre parallela
al lato minore della pergamena.
Note dorsali: al centro con mano moderna “1209 / Privilegium Ottonis quarti
imperatoris / dupplicatu(m)”. In alto è la segnatura archivistica “Camaldoli 6 Nov.
1208”. Al di sotto “1209 ß Privilegium n. 50 c. 62 / Ottonis IV imperator pro eremo /
Copia”. In basso a sinistra “Impressum in Annalib(us) Tom. IV 283 n. CLXXX”.

Si tratta di un privilegio imperiale emanato da Ottone IV a favore della congregazio-


ne Camaldolese. Come tale presenta, nell’originale [A], caratteri estrinseci di parti-
colare solennità: la prima riga scritta in litterae elongatae e nell’escatocollo il signum
monogrammatico accompagnato dalla scritta “Signum domini Ottonis quarti
romanorum imperatoris invictissimi”.
Per la datatio chronica è usato probabilmente lo stile dell’incarnazione secondo il
computo fiorentino; l’anno 1209 non deve essere rettificato trattandosi del 6 no-
vembre, ed è confermato dall’indicazione del primo anno di regno di Ottone IV.
L’indizione utilizzata è quella bedana, in uso presso la cancelleria degli imperatori di
Germania nei secoli X-XIV (A. CAPPELLI, Cronologia, cronografia e calendario perpe-
tuo, p. 6), che dal 24 settembre al 31 dicembre segna un’unità in più rispetto a quel-

130
Appendice documentaria

la romana. Non si può ipotizzare l’uso dello stile dell’incarnazione pisana perché Ot-
tone IV venne incoronato imperatore il 27 settembre 1209.
Nel 1209 Ottone IV si trovava in Italia, dopo l’esilio in Inghilterra, per ricevere la
corona imperiale a Roma.

Per la presente edizione è stato utilizzato l’originale [A].

Edizioni:
– B. MITTARELLI-A. COSTADONI, Annales Camaldulenses, tomo IV, doc.
CLXXX, coll. 283-290.
– P. TOLA, Codex Diplomaticus Sardiniae, tomo I, sec. XIII, n. XVIII,
p. 316.

Regesti:
– E. LASINIO, Regesto di Camaldoli, vol. III, n. 1466, pp. 43-45.

In nomine sancte et individue Trinitatis. Otto quartus divina favente


clementia Romanorum imperator et semper augustus. / Cum
omnibus ecclesiasticis personis et viris religiosis imperialem favorem
clementer impendere teneamur, eorum precipue utilitatibus intendere
omnino debemus, quorum nos orationibus commendamus humiliter
et devote, et quos fervens religio et honesta conversatio serenitati no-
stre speciali devotione com/mendatos reddunt plurimum et acceptos.
Attendentes igitur religionem et devotionem Camaldulensis ordinis
omnium tam futurorum quam presentium Christi imperiique nostri
fidelium scire, volumus industriam, qualiter nos pro remedio anime no-
stre et omnium parentum nostrorum, et quia nos eorum orationibus
devote hac humi/liter commendamus, sanctam Camaldulensem
eremum, cum toto suo conventu, et cum universis suis locis et
possessionibus, et rebus atque pertinentiis, quas nunc habent, vel in
posterum concedente Domino, iuste poterunt adipisci, in specialem
nostre maiestatis protectionem recepimus, dignum et congruum
decernentes predicti conventus, / monasteriorum, et quorundam
locorum, eremi prefata nomina singulariter inferius annotare. In
episcopatu Aretino: monasterium Fontis Boni cum hospitali et
omnibus bonis suis; in ipsa civitate monasterium Sancti Petri in

131
Valeria Schirru

Picculo, ecclesiam Sancti Michaelis cum pertinentiis suis, ecclesiam


Sancti Laurenti prope civitatem Aretii, et omnia que ab episcopis
Aretine civitatis remo predicte concessa esse noscuntur, et ipsorum
scripti assertione firmata, ecclesiam Sancti Martini, que est iuxta
Letarcle, monasterium Silve Munde, monasterium de Pratalia,
monasterium Sancte Marie de Agnano, monasterium Sancti Petri de
Rota, monasterium Sancti Salvatoris Berardingarum, cum / omnibus
eorum pertinentiis, monasterium Sancti Savini in Chio, monasterium
Sancti Andree de Castellione, monasterium Sancti Quirici de Rosis,
ecclesiam Sancti Nicolai de Curte Luponis, heremum de Fleri cum
monasterio suo, monasterium Sancti Viriani cum omnibus pertinentiis
eorum, monasterium Sancti Bartholomei in Anglari cum toto castro
Anglari / et cum ecclesiis et villis, castellis et omnibus pertinentiis
suis, plebem Sancte Marie de Micciano cum ecclesiis et pertinentiis
suis, ecclesiam Sancti Johannis que est in Anglari, ecclesiam de
Monteaureo, que modo sita est in Castellione, et castrum de
Castellione, quod olim fuit in Monteaureo, cum omnibus suis
pertinentiis, et ipsum Montem Aureum, ecclesiam / de Viario,
castrum de Decciano cum ecclesia et suis pertinentiis, et eius quod
habet in castro de Capresa, et in toto eiusdem castri districtu, et
omnia, que iam fuerunt Bernardini olim filii Sidonie, et omnia, que
Quintavallis et Astuldus dederunt sive concesserunt per instrumenta
vel alio modo prefate eremo, ecclesiam Sancte Marie, que est sita in
Montione, / ecclesiam de Moiona, et totum castrum cum suis
omnibus pertinentiis, ecclesiam de castello Laurentiano, et loca sive
iura, que supradicta heremus habet in castro predicto, ecclesiam
Sancti Vitalis prope ipsum castrum cum omnibus pertinentiis suis,
ecclesiam de Agna cum curia et hominibus, quos habet in predicto
loco, et cum omnibus pertinentiis tam ecclesie, quam / eiusdem curie,
ecclesiam de Soci cum toto castro, et eiusdem castri curia et cum
omnibus suis pertinentiis, ecclesiam de Condolese cum omnibus suis
pertinentiis, et homines, quos habet predicta eremus in villa de
Lonnano, et in villam de Tegiano, et in toto Casentino atque Mucello,
et partem sive eius, quod habet predicta eremus in Partina, / et in toto
eiusdem districtu, et homines, quos habet in castro Serravalle, et
quidquid iuris habet in castro et eius curia, et venditionem factam ab
Henrico preposito Aretine canonice Sancti Donati, et eius canonicis,

132
Appendice documentaria

sicut in privilegio domini pape Innocentii III et domini Henrici VI


continetur, et omnes / curtes, quas habet predicta eremus in
episcopatu Aretino, et Castellano, vel Fesulano atque Florentino, et
quibuscumque aliis locis. In episcopatu Castellano: monasterium
Sancte Marie de Diciano, monasterium Sancti Sepulcri cum omnibus
ad ipsum pertinentibus, ecclesiam de Planetulo cum castello et
omnibus suis pertinentiis, / plebem Sancte Marie de Suara, ecclesiam
de Vallialla cum parte et toto iure, quod habet in ipso castro et eius
curia. In episcopatu Fesulano: monasterium Sancte Marie de Poplena,
et ecclesiam Sancti Michaelis iuxta ipsum cum omnibus eorum
pertinentiis, monasterium Sancti Johannis de Prato Veteri, ecclesiam
Sancti Bartholomei de castra Petronii, ecclesiam Sancti / Egidii de
Gaviferre, ecclesiam Sancti Nicolai de Montemezzano, ecclesiam
Sancti Miniatis de Lonnano, cum curte et eius pertinentiis, monaste-
rium Montis Muri, ecclesiam sive canonicam Sancte Margarite de
Tosina, et iuspatronatus eiusdem ecclesie, quod fuit concessum eremo
predicte a Raynerio quondam Guidalocti, et in plebe de Pomino, et in
/ plebe de Glaceto, et in aliis ecclesiis, sicut in publicis instrumentis
continetur, et quidquid predictus Raynerius eremo prefate concessit.
In episcopatu Florentino: monasterium Sancti Salvatoris de Camaldu-
lo iuxta civitatem Florentinam, monasterium Sancti Petri de Luco,
eremum Buldronis cum omnibus eorum pertinentiis. In episcopatu
Lucano: monasterium / Sancte Jucunde cum omnibus suis perti-
nentiis, monasterium Sancti Petri in Puteolis cum capella burgi
Porcarie, monasterium Sancti Salvatoris de Cantiniano cum illo statu-
to, et omni libertate, quam dominus Henricus VI imperator dicto
monasterio concessit, et in eius privilegio continetur, hospitale iuxta
burgum Sancti Ge/nesii cum omnibus suis pertinentiis. In episcopatu
Vulterrano: monasterium Sancti Justi prope civitatem Vulterranam,
monasterium Sancti Petri de Cerreto, monasterium Sancte Marie in
Puliciano, monasterium Sancti Petri in Fontiano. In episcopatu
Pisano: monasterium Sancti Stephani in Cintoria, monasterium
Sancte Marie de Morrona , monasterium / Sancti Savini in Montione
cum omnibus eorum pertinentiis et possessionibus; in ipsa civitate
Pisana monasterium Sancti Michaelis, monasterium Sancti Frigdiani,
monasterium Sancti Zenonis, hospitale Sancti Frigdiani cum omnibus
eorum pertinentiis. In episcopatu Clusino: monasterium Sancti Petri

133
Valeria Schirru

in Vivo Montisamiati. In Marchia, / in Esinensi episcopatu:


monasterium Eremite, ecclesiam Sancti Georgii. In episcopatu
Auximano: monasterium Sancte Marie in Serra. In episcopatu
Anconitano: ecclesiam Sancte Lucie. In episcopatu Camerinensi:
monasterium Sancte Helene Esini cum omnibus suis pertinentiis; et
similiter in Marchia: eremum Aque Perellis / et ecclesiam de
Quadrigaria cum eorum pertinentiis. In episcopatu Pensauriense:
monasterium Sancti Decentii, et eremum de Faioli. In episcopatu
Ariminensi: eremum de Montali. In episcopatu Cesenate: hospitale de
Roverreto. In episcopatu Ravennate: monasterium Sancti Apollinaris in
Classe cum omnibus suis pertinentiis. In episcopatu / Monte
Feretrano: monasterium Sancte Trinitatis Montis Herculis. In episco-
patu Foropopuliensi: hospitale Aymerici, in Cava de Colle monaste-
rium Sancti Paterniani de Ferracino, monasterium Sancte Marie de
Urano iuxta Bretonium. In Galiata: monasterium Sancte Marie de
Insula, eremum de Faiolo, mona/sterium Sancte Marie in Trivio. In
episcopatu Foroliviensi: ecclesiam Sancte Marie iuxta ipsam civitatem.
In episcopatu Faventino: monasterium Sancti Hippolyti iuxta civita-
tem. In episcopatu Imolensi: monasterium Sancti Eustachii. In
episcopatu Bononiensi: monasterium Sancti Archangeli iuxta castellum
Britti, monasterium Sancte Christine; in ipsa civitate monasterium
Sancti Damiani, eremum Camalduli iuxta ipsam civitatem, hospitale
Sancte Marie de Ravone. In episcopatu Tarvisino: monasterium Sancte
Christine. In episcopatu Veronensi: monasterium Sancte Marie de
Camaldulo. In episcopatu Vicentino: monasterium / Sancti Viti. In
episcopatu Senensi: monasterium Sancti Georgii de Api, monaste-
rium Sancti Vigilii infra civitatem Senensem. In insula Sardinie:
monasterium Sancte Trinitatis Sacraria, ecclesiam Sancte Eugenie de
Samanar, ecclesias Sancti Michaelis et Sancti Laurentii in Vanari,
ecclesias Sancte Ma/rie et Sancti Iohannis in Altasar, ecclesiam Sancte
Marie in Contra, ecclesias Sancti Iohannis et Sancti Simeonis in
Salvenero, ecclesiam Sancti Nicolai de Trulla, ecclesiam Sancti Petri in
Scano, ecclesiam Sancti Pauli in Cotrognano, ecclesiam Sancti Petri in
Olim et monasterium in Orrea. In episcopatu Spoletino: / monaste-
rium Sancti Silvestri de Monte Subasio cum omnibus pertinentiis suis.
In episcopato Perusino: possessionem, quam dedit Raynerius quondam
Bertrami civis Perusinus eremo prefate; necnon igitur omnia cum

134
Appendice documentaria

omnibus ad ipsa monasteria, loca vel ecclesias pertinentibus, et ea que


in antea iuste / Camaldulensis eremus poterit adipisci, sibi auctoritate
imperiali perpetuis temporibus confirmamus. Confirmantes etiam
singulis monasteriis, ecclesiis et locis camaldulensis conventus quidquid
iuste ac rationabiliter possident, vel in antea dante Domino sibi
poterunt obtinere. Eximimus / quoque predictam eremum, et eius
monasteria et loca sui conventus ab omni gravamine iniusto, preci-
pientes districte civitatum, castrorum, villarum, burgorum et aliorum
locorum, ducibus, marchionibus, comitibus, potestatibus, consulibus,
rectoribus, officialibus, et aliis ecclesiasticis seculari/busque personis,
quod predictam eremum et eius conventum ad dationem aliquam, vel
collectam seu libram, vel ad aliquam aliam nominetur ad fossata
facienda, ad muros edificandos, vel ad alia illicita munera aliquatenus
cogere non presumant; sed predicta / eremus et omnia loca sui
conventus a predictis gravaminibus imperiali auctoritate liberata in
Dei servitio liberius valeant immorari. Inhibemus etiam patronis
predictorum monasteriorum, ecclesiarum et locorum, quod sub
pretextu iurispatronatus et perversarum consuetudinum, quas sibi
contra sacros canones / et sacras leges usurpare consueverunt dicta
monasteria, ecclesiae et loca singula molestare, vel eis violentiam in
personis vel in rebus mobilibus seu immobilibus, vel alio iure
nequaquam auferre presumant. Prohibemus etiam, quod fratres et
nuncii predictorum locorum euntes et re/deuntes pro personis et
animalibus, et omnibus rebus eorum ab aliquo, vel ab aliquibus
pedagia vel passagia solvere non cogantur; sed stando, eundo et
redeundo auctoritate Dei et nostra perpetua et firma securitate fruan-
tur. Pro remedio autem anime nostre, et parentum nostrorum ad imi/
tationem concessionis nostri Henrici Romanorum imperatoris divi
augusti, sicut in ipsius privilegiis continetur, donamus ecclesie predicte
Sancti Salvatoris Camaldulensi eremi forum de curte Soci, et de
Moiona, et de hominibus in eisdem locis manentibus, sive curiis
eorumdem locorum cum an/gariis, perangariis, albergariis, quas nuncii
nostri ibidem accipere consueverunt. Volentes, ut predicti homines,
quia ipsi eremo vicini dicuntur, in lignis aliisque commodis familia-
ribus eo expeditius valeant ei providere. De aliis vero locis ipsius eremi
et monasteriorum sui or/dinis et hominibus iuxta concessionem ipsius
domini Henrici imperatoris inde factam, sicut in alio ipsius privilegio

135
Valeria Schirru

continetur, fratres Camaldulensis ordinis fodrum nostrum imperiale


competenter colligant, et cui tunc dandum fuerit, persolvant, nisi for-
te nobis placuerit illud eisdem Dei servis donare. / Concedimus
preterea et statuimus, ut nulla ecclesiastica seu secularis persona
aliquam possessionem Camaldulensi eremo seu alicui domui sui
conventus competentem vel aliquo iure pertinentem sine Camaldu-
lensis prioris licentia et iniuscuiusque domus, conventus, prelati et
fratrum consensu vendere, vel / alienare, donare vel permutare
presumant, nec aliquis eam accipere audeat; et quod alia statuta vel
consuetudines civitatum vel alius communitatis aut persone predicte
eremo, et sui conventus, monasteris, et domibus et personis
aliquatenus contra debitum non obsi/stant. Concedimus etiam eremo
nominate ecclesie, suique conventus monasteriis et domibus, quod
nulla alia prescriptio, quam octogenaria eis ab aliquo posso opponi vel
aliquod preiudicium facere, non obstante lege: quod quisque iuris vel
alia lege. Indulge/mus quoque, quod hominus Camaldulensis eremi et
monasteriorum et locorum sui conventus iniuste ab aliquo non
inquietentur. Pascua vero eremi iamdicte et Fontis Boni monasterii
animalibus, et ligna dicte eremo seu monasterio necessaria in Alpibus
absque aliorum / gravi iactura vel dampno concedimus, et ex nostra
benignitate largimur. Concedentes predicte eremo Camaldulensi
adinstar domini Henrici VI imperatoris, ut castris et villis suis, sicut
hactenus priores Camaldulenses et eorum officiales consueverunt, /
castaldiones seu vice comites quoscumque voluerint, preficiant,
eosque quoties ipsis placuerit, nostra auctoritate removeant, et alios
qui ipsis idonei videantur pro voluntate sua substituant. Molendina
quoque ipsius eremi ab omnibus exactionibus / libera reddimus et
penitus exempta; et licitum sit eis atque possible fratribus predicte
eremi facere novum atque ductum per competentia loca ubicumque
illis melius atque opportunius visum fuerit in fluvio Arno, et in fluvio
de Larclano, et in fluvio de / Soara, spetialiter in villa Viaio, et Sancte
Crucis, et in villa de Montione, et que habent in curte de Laurentiano
et statuta in fluvio Arno, et quod habent in castello de Biblena
similiter in fluvio Arno, et que habent in fluvio de Larclano, nulla /
prorsus contradicente seu resistente persona. Imperiali vero aucto-
ritate prohibemus, ut nullus infra unum a superiori ecclesia ipsorum,
que in eremo sita est, aut in inferiori monasterio Fontis Boni, eius

136
Appendice documentaria

specialiter obsequio pertinenti / iuxta concessionem domini Henrici


imperatoris in […] ipsis munitionem, aut villam, vel habitationem
cuiuscumque quantitatis audeat edificare de novo. Ad hec autem
nuntiis nostris per Italiam constitutis, qui modo sunt, / et pro
tempore erunt, firmiter precipiendo mandamus, quatenus preno-
minatam eremum et conventum sibi commissum, et omnia sibi perti-
nentia non audeant molestare, sed intuitu divine pietatis a male-
factoribus tueantur. Et cum fuerit eis aliqua / ex parte predictorum
querimonia preposita, sine gravamine faciant sibi iustitiam exhiberi.
Ut autem cuncta predicta irrefragabiliter ab omni persona penitus
observentur, nostre maiestatis sigillo presens privilegium iussimus
communiri. / Unde si quis contra hec fuerit ausus venire iamdicta,
centum libras auri puri pro pena componat, medietatem earum came-
re nostre, reliquam vero iniuriam passis. Huius rei testes sunt
Wolfherus patriarcha Aquile/iensis, Ubaldus Ravennas archiepisco-
pus, Lotharius Pisanus archiepiscopus, Ildebrandus Vulterranus
episcopus, Engelhardus Cesenensis episcopus, Petrus Urbis prefectus,
et Theobaldus frater eius, Azo marchio Estensis, Ildebrandus Palati-
nus comes, / Hartmarius comes de Hirch[..]c, Ezzelinus de Tarvisio,
Henricus marschalcus de Callendino, Henricus de Ravensberc, Gunze-
linus dapifer, et alii quamplures./
Signum domini Ottonis quarti Romanorum imperatoris invictissimi./
Ego Conradus Spirensis episcopus imperialis aule cancellarius vice do-
mini Theodorici Coloniensis archiepiscopi, et totius Italiae archicancel-
larii recognovi./
Acta sunt hec anno Dominice incarnationis M CC VIIII, indictione
XIII, / regnante domino Ottone IV Romanorum imperatore glo-
riosissimo, anno imperii eius primo. Data apud Ficiclum octavo idus
novembris, per manum Gualterii protonarii./

137
Valeria Schirru

XXVI

1210 luglio 1

Maria de Thori, col consenso di Comita II de Lacon, giudice di Torres, e


del di lui figlio Mariano II de Lacon, conferma la donazione delle due
chiese di Santa Maria di Orrea Pichina e di Santa Giusta di Orrea
Pichina, all’eremo di San Salvatore di Camaldoli aggiungendovi ampie
dotazioni di servi, ancelle, ville, terre, salti e vigne.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1210 luglio 1.


Originale [A], pergam., mm. 210 x 220.
(B.D.) sono visibili i fori che attraversava il cordoncino al quale era applicato il sigil-
lo, nella plica del margine inferiore della pergamena.
Inchiostro marrone chiaro; stato di conservazione: buono.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura a secco. La scrittura corre parallela
al lato minore della pergamena. La prima lettera è elongata.
Note dorsali: in alto è la segnatura archivistica “Camaldoli p(ri)mo Lug(lio) 1210”.
Al di sotto con mano del secolo XVIII in corsivo “1210 § Donatio n. 371 c. 4 /
Ecclesiam S. Maria et S. Justa de Orrea Pichina in Sardinia pro eremo”. Al centro il
regesto coevo al documento “Car(tam) qua(m) fecit Ma(r)ia de Thori / de Ecc(lesiis)
S(an)ct(a) Ma(r)ia et S(an)ct(a) Justa de Ho(r)ea Pichina et aliis bo(n)is /
Cam(alduli)”.
Da notare nell’invocatio verbale la presenza della Trinità, tipica dei documenti pro-
dotti in Sardegna.
La datatio chronica, calcolata in base allo stile della natività, è divisa tra l’inizio del
documento dove, dopo l’invocazione si legge “Anno Domini millesimo ducentesimo
decimo” e la fine del documento dove abbiamo “intrante mense iulii prima die”.

SOMMARIO:
Anno MCCX. Ego Maria de Thori, ki la fatho custa carta cum boluntade de / Deus
et dessu donnu meu iudike Comita de Laccon et dessa muiere donna Agnesa regina
et dessu fiiu donnu Marine rege, et cum boluntate de fiios meos, las / do anbas sas
clesias meas Sancta Maria et Sancta Iusta de Orria Pithinna ad Sanctu / Salvatore
dessu heremu de Camaldula et oferio las in manu dessu priore maiore de
Camaldula, donnu Martine, custas clesias cum omnia pertinentia issoro, / cum
servos et cum ankillas et cum domos et cum saltos et cum vinias et cum terras de
fune et cum omnia battorpedia, canta est apus ecustas / clesias. Et do li sa domo
mea pecuiare de Tiugulbi, ki appo de parentes meos cum omnia pertinentia sua,
domos et saltos et servos et ankillas et binias / et terras de fune et cum omnia

138
Appendice documentaria

battorpedia, canta est appus ecusta domo, pro appat inde prode supriore de
Camaldula et issos heremitas, pro ssa anima mea et de maritu / meu et de fiios meos
et de tota sa domo mea. Et ego iudike Comita de Laccon ki fatho custa carta pro
precu, ki mi fekit donna Maria de Thori, / thia mea, et issos fiios et issu priore
donnu Rubertu, kivi fuit tando pro Camaldula in Sancta Maria. Et voio sos servos
de custas clesias ki / appant herga et ginithu da voie innanti, cale avean et tratavan
sutta donnu Petru de Maroniu et sutta sa muiere donna Maria de Thori usque in
sempiterna secula. / Amen. Et sunt testes primus Deus omnipotens, deinde Ithoccor
de Navithan, Comita de Serra, Mariane de Maroniu testes; Comita de Navithan,
Mariane de Laccon, Comita Pinna / testes; Gunnari de Maroniu, Gosantine
Dathen, Petru de Thori testes; dekita de maiores de Ianna, Iohanne Derthas e kita
sua testes. Petrus scriptor iudicis Comita. Iulii prima die./

A.S.F., Corporazioni religiose soppresse, Camaldoli Appendice, Sommario di Istrumenti


n. 8, c. CLXXXIX r., n. 1.

Edizioni:
– B. MITTARELLI-A. COSTADONI, Annales Camaldulenses, tomo IV, doc.
CLXXXVI, coll. 305-306.
– P. TOLA, Codex Diplomaticus Sardiniae, tomo I, sec. XIII, n. XX, p. 317.

Regesti:
– E. LASINIO, Regesto di Camaldoli, vol. III, n. 1476, p. 51.

In nomine sancte et individue Trinitatis, et in nomine sancte Marie


semper virginis, anno Domini millesimo ducentesimo decimo. / Ego
Maria de Thori kila fatho custa carta cum boluntate de Deus et dessu
donnu meu iudike Comita de Laccon, / et dessa muiere donna Agnesa
Regina, et dessu suu donnu Marine rege et cum boluntate de fios
meos, las do anbas / sas clesias meas Sancta Maria et Sancta Justa de
Orria Pithinna ad Sanctu Salvatore dessu heremum de Camaldula, /
et oferiolas in manu dessu priore maiore de Camaldula donno
Martine custas clesias meas cum omnia pertinentia issoru, / cum
servos et cum ankillas et cum domos et cum saltos et cum vinias et
cum terras de fune et cum omnia battor pedia / carta est apus ecustas
clesias. Et doli sa domo mea pecuiare de Tiugulbi ki appo de parentes
meos, cum omnia / pertinentia sua. Domos et saltos et servos et ankillas
et vinias et terras de fune et cum omnia battor pedia carta est appus /

139
Valeria Schirru

ecusta domo, pro apa inde pro de superiore de Camaldula, et issos


heremitas de omnia cantu narat custa carta usque in sempiternum. /
Amen. Amen. Amen./
Et ecustu bene kili fatho ad Sanctu Salvatore de Camaldula pro ssa
anima mea, et de maritu meu, et de fiios meos et de / tota sa domo
mea, non appat potestate fiios meos, nec neunu homine mortale
distrumare lu. Ne dis mines kellu / sessiat firmu et istabile, a bolun-
tate dessu priore, dessos heremitos, promittit et provocapende priores,
et monachos assa / voluntate issoro, usque in fine seculi. Amen, amen,
amen. Et ego Judike Comita de Laccon ki fatho custa carta pro /
precu kimi fekit donna Maria de Thori thia mea et issos fiios et issu
priore donnu Rubertu ki vi fuit ando / pro Camaldula in Sancta Maria.
Et voiosos servos decustas clesias ki appan therga, et ginnthu davote
innanti, / cale avean, et tratavan, sutta donnu Petru de Maroniu et sutta
sa muiere donna Maria de Thori usque in / sempiterna secula. Amen.
Et si quis istam cartam iniuste destrure voluerit, habeat maledictio-
nem de Deo / patre omnipotente, et de sancta Maria matre Domini,
et de omnibus angelis et sanctis Dei. Amen. Et si quis eam audierit /
et dixerit, quia bene est, habeat benedictionem de Deo patre omnipo-
tente, et de sancta Maria matre Domini / et de omnibus angelis et
sanctis Dei. Amen, amen, amen, fiat, fiat, fiat. / Et sunt testes, primus
Deus omnipotens, deinde Ithocor de Navithan, Comita de Serra, /
Mariane de Maroniu, testhes Comita de Navithan, Mariane de Lac-
con, Comita Pinna, testes / Gunnari de Maroniu, Gosantine Dathen,
Petru de Thori, testes de kita de maiores de ianna, / Johanne Derthas
e kita sua testes. Et Ego Petrus scriptor domini mei iudicis Comita
scripsi et / complevi istam cartam, intrante mense iulii prima die./

XXVII

1219 marzo 26, Hagenau

L’imperatore Federico II conferma alla Congregazione Camaldolese il pos-


sesso delle chiese e dei monasteri nominati, tra cui sono compresi anche
quelli ubicati in Sardegna.

140
Appendice documentaria

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1219 marzo 26.


Originale [A], pergam. mm. 470 x 590.
(B.D.) sono visibili i fori che attraversava il cordoncino al quale era applicato il sigil-
lo nella plica del margine inferiore della pergamena.
Inchiostro marrone scuro; stato di conservazione: buono.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura a secco. La scrittura corre parallela
al lato minore della pergamena.
Note dorsali: in alto è la segnatura archivistica “Camaldoli 26 Marzo 1219”. Al cen-
tro “Ann(o) D(omi)ni M. CC. XVIIII VII kalendas ap(ri)lis”. Al di sotto “Frederici
imp(erato)r II”. In basso a destra in scrittura corsiva del secolo XVIII “1219 ß
Privilegium n. 51 c. 110”.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1219 marzo 26, n. 3.


Copia autentica [B] del 18 marzo 1382, pergam., mm. 550 x 780.
(S.I.D.) presenta a destra nella parte alta della pergamena un foro circolare in cui
presumibilmente si doveva trovare un sigillo.
Inchiostro marrone chiaro; stato di conservazione: buono.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura a secco. La scrittura corre parallela
al lato minore della pergamena.
Note dorsali: in alto è la segnatura archivistica “n. 3 Camaldoli 26 Marzo 1219”. Al
centro il regesto coevo al documento “Exemplum privilegii Federici imperatoris II /
pro h(er)emo camaldulen(sis) in M CC XVIIII”. In basso con scrittura del secolo
XVIII in corsivo “1219 § Privilegium num. 51 c. 110 / Imper(ator) Friderici II pro
heremo Camald(ulensis)”.
La copia è sottoscritta dai notai: Donatus olim Detaiuti de mandato Gerardi Detauiti
de Aretio notaio imperiale, Philippus filius quondam Manganelli notaio imperiale,
Michele filius Greppius notaio imperiale.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1219 marzo 26, n. 2.


Copia semplice [B’] del secolo XIII, pergam., mm. 430 x 530.
Inchiostro marrone chiaro; stato di conservazione: buono.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura a secco. La scrittura corre parallela
al lato minore della pergamena.
Note dorsali: in alto è la segnatura archivistica “N. II Camaldoli 26 marzo 1219”. Al
di sotto è il regesto coevo al documento “Copia privilegii Federigi impe(r)ato(r)is
p(ro) libertate he(re)mi Camld(ulensis) et eius bona”.
Si tratta di un privilegio imperiale emanato da Federico II a favore della congrega-
zione Camaldolese. Come tale presenta, nell’originale [A], caratteri estrinseci di par-
ticolare solennità: la prima riga scritta in litterae elongatae e nell’escatocollo il signum
monogrammatico accompagnato dalla scritta “Signum domini Fridericis regis
invictissimi et regis Sicilie”.
Per la datatio chronica è usato lo stile dell’incarnazione secondo il computo fiorenti-
no; l’anno 1219 non deve perciò essere rettificato trattandosi del 26 marzo, ed è
confermato dall’indizione settima.

141
Valeria Schirru

SOMMARIO:
Fridericus secundus Romanorum rex et rex Sicilie. Camaldulensis heremum cum
toto conventu / et cum universis locis et possessionibus et rebus atque pertinentiis in
specialem / sue maiestatis protectionem recipit. In episcopatu Aretino: monasterium
Fontis Boni cum hospitali et omnibus bonis suis, in ipsa civitate monasterium
Sancti Petri in Picculo, ecclesiam Sancti Michae/lis cum pertinentiis suis, ecclesiam
Sancti Laurenti prope civitatem Aretii, et omnia que ab episcopis Aretine civitatis
predicte concessa esse noscuntur, et ipsorum scripti / assertione firmata, ecclesiam
Sancti Martini, que est iuxta Letarcle, monasterium Silve Munde, monasterium de
Pratalia, monasterium Sancte Marie de Ag/nano, monasterium Sancti Petri de Rota,
monasterium Sancti Salvatoris Berardingarum cum omnibus eorum pertinentiis,
monasterium Sancti Savini in Chio, monasterium Sancti Andree de Castel/lione,
monasterium Sancti Quirici de Rosis, ecclesiam Sancti Nicolai de Curte Luponis,
heremum de Fleri cum monasterio suo, monasterium Sancti Viriani cum / omnibus
pertinentiis eorum, monasterium Sancti Bartholomei in Anglari cum toto castro
Anglari et cum ecclesiis et villis, castellis et omnibus pertinentiis suis, plebem Sancte
Marie de Micciano cum ecclesiis et pertinentiis suis, / ecclesiam Sancti Iohannis que
est in Anglari, ecclesiam de Monteaureo, que modo sita est in Castel/lione, et
castrum de Castellione, quod olim fuit in Monteaureo, cum omnibus suis
pertinentiis, et ipsum Montem Aureum, ecclesiam de Viario, castrum de Decciano
cum / ecclesia et suis pertinentiis, et ius quod habet in castro de Capresa, et in toto
eiusdem castri districtu, et omnia, que iam fuerunt Bernardini olim filii Si/donie, et
omnia, que Quintavallis et Astuldus dederunt sive concesserunt per instrumenta vel
alio modo prefate eremo, ecclesiam Sancte Marie, que est sita in Montione,
ecclesiam de Moiona, / et totum castrum cum suis omnibus pertnentiis, ecclesiam
de castello Laurentiano, et loca sive iura, que supradicta eremus habet in / castro
predicto, ecclesiam Sancti Vitalis prope ipsum castrum cum omnibus pertinentiis
suis, ecclesiam de Agna cum curia et hominibus, quos habet in predicto / loco, et
cum omnibus pertinentiis tam ecclesie, quam eiusdem curie, ecclesiam de Soci cum
toto castro, et eiusdem castri curia et cum omnibus suis pertinentiis, ecclesiam de
Condolese cum / omnibus suis pertinentiis, et homines, quos habet predicta eremus
in villa de Lonnano, et in villam de Tegiano, et in toto Casentino atque Mucello, et
partem sive eius, / quod habet predicta eremus in Partina, et in toto eiusdem
districtu, et homines, quos habet in castro Serravalle, et quidquid iuris habet in ca-
stro et eius curia, et venditionem / factam ab Henrico preposito Aretine canonice
Sancti Donati, et eius canonicis, sicut in privilegio domini pape Innocentii III / et
domini Henrici VI continetur, et omnes curtes, quas habet predicta eremus in
episcopatu / Aretino, et Castellano, vel Fesulano atque Florentino, et quicquid sepe
dicta heremus sive ab ecclesiis suis sive ab aliis quibusque hominibus per emptionem
vel alio modo adepta est in loco que dicitur / Broylo. In episcopatu Castellano:
monasterium Sancte Marie di Diciano, monasterium Sancti Sepulcri cum omnibus
ad ipsum pertinentibus, ecclesiam de Planetulo cum castello et omnibus suis
pertinentiis, / plebem Sancte Marie de Suara, ecclesiam de Vallialla cum parte et
toto iure, quod habet in ipso castro et eius curia. In episcopatu Fesulano:
monasterium Sancte Marie de / Poplena, et ecclesiam Sancti Michaelis iuxta ipsum

142
Appendice documentaria

cum omnibus e/orum pertinentiis, monasterium Sancti Johannis de Prato Veteri,


ecclesiam Sancti Bartholomei de castra Petronii, ecclesiam Sancti Egidii de
Gaviferre, ecclesiam Sancti Nicolai de Montemezzano, / ecclesiam Sancti Miniatis
de Lonnano, cum curte et eius pertinentiis, monasterium Montis Muri, ecclesia sive
canoni/cam Sancte Margarite de Tosina, et iuspatronatus eiusdem ecclesie, quod
suit concessum eremo predicte e Raynerio quondam Guidalocti, et / in plebe de
Pomino, et plebe de Glaceto, et in aliis ecclesiis, sicut in publicis instrumentis
continetur, et quidquid predictus Raynerius eremo prefate concessit. In / episcopatu
Florentino: monasterium Sancti Salvatoris de Camaldulo iuxta civitatem Flo-
rentinam, monasterium Sancti Petri de Luco, eremum Buldronis cum omnibus
eorum pertinentiis. / In episcopatu Lucano: monasterium Sancte Jucunde cum
omnibus suis pertinentiis, monasterium Sancti Petri in Puteolis cum capella burgi
Porcarie, monasterium Sancti Salvatoris de Cantiniano cum illo sta/tuto, et omni
libertate, quam dominus Henricus VI imperator dicto monasterio concessit, et in
eius privilegio continetur, hospitale iuxta burgum Sancti Genesii cum omnibus suis
pertinentiis. In episcopatu Volaterrano: monasterium / Sancti Justi prope civitatem
Volaterranam, monasterium Sancti Petri de Cerreto, monasterium Sancte Marie / in
Puliciano, monasterium Sancti Petri in Fontiano. In episcopatu Pisano: monaste-
rium Sancti Stephani in Cintoria, monasterium Sancte Marie de Morrona, mo-
nasterium Sancti Savini in Montione cum omnibus eorum pertinentiis et posses-
sionibus. In ipsa civitate / Pisana: monasterium Sancti Michaelis, monasterium
Sancti Frigdiani, monasterium Sancti Zenonis, hospitale Sancti Frigdiani cum
omnibus eorum pertinentiis. / In episcopatu Clusino: monasterium Sancti Petri in
Vivo Montisamiati. In Marchia in Esinensi episcopatu: monasterium Eremite,
ecclesiam Sancti Georgii. In episcopatu Auximano: monasterium Sancte / Marie in
Serra. In episcopatu Anconitano: ecclesiam Sancte Lucie. In episcopatu Came-
rinensi: monasterium Sancte Helene Esini cum omnibus suis pertinentiis; et
similiter in Marchia: eremum / Aqueperellis et ecclesiam de Quadrigaria cum eorum
pertinentiis. In episcopatu Pensauriense: monasterium Sancti Decentii, et eremum
de Saioli. In episcopatu Ariminensi: eremum de Montali. In episcopatu Cesenate:
hospitale de Roverreto. In episcopatu Ravennate: monasterium Sancti Apollinaris in
Classe cum omnibus suis pertinentiis. In episcopatu Monte Feretrano: monasterium
Sancte Trinitatis / Montis Herculis. In episcopatu Foro Populiensi: hospitale
Aymerici. In Cava de Colle: monasterium Sancti Paterniani de Ferracino, monaste-
rium Sancte Marie de Urano iuxta Bretonorium. In Galiata: monasterium Sancte
Marie de Insula, eremum de Faiolo, monasterium Sancte Marie in Trivio. In
episcopatu Foro Liviensi: ecclesiam Sancte Marie iuxta ipsam civitatem. / In episco-
patu Faventino: monasterium Sancti Hippolyti iuxta civitatem. In episcopatu
Imolensi: monasterium Sancti Eustachii. In episcopatu Bononiensi: monasterium
Sancti Archangeli iuxta castellum Britti, monasterium Sancte Christine; in ipsa
civitate monasterium Sancti Damiani, eremum Camalduli iuxta ipsam civitatem,
hospitale / Sancte Marie de Ravone, monasteriun Sancte Marie in Bethlem. In
episcopatu Adrianensi: monasterium Sancte Marie de Vangadisia cum ecclesiis et
omnibus rebus sius. In episcopatu Tuderdino: monasterium Sancti Antonii. In
episcopatu Perusino: ecclesie Sancte Trinitatis prope ipsam civitatem. In episcopatu

143
Valeria Schirru

Tarvisino: monasterium Sancte Christine. In episcopatu Veronensi: monasterium


Sancte Marie de Camaldulo. In episcopatu Vicentino: monasterium Sancti Viti. In
episcopatu Senensi: monasterium Sancti Ge/orgii de Api, monasterium Sancti
Vigilii infra civitatem Senensem. In insula Sardinie: monasterium Sancte Trinitatis
Sacraria, ecclesiam Sancte Eugenie de Samanar, ecclesias Sancti Michaelis, et Sancti
Laurentii in Vanari, ecclesias Sancte Marie et Sancti Johannis in Altasar, ecclesiam
Sancte Marie in Contra, ecclesias Sancti Iohannis et / Sancti Simeonis in Salvenero,
ecclesiam Sancti Nicolai de Trulla, ecclesiam Sancti Petri in Scano, ecclesiam Sancti
Pauli in Cotrognano, ecclesiam Sancti Petri in Olim et monasterium in Orrea. In
episcopatu Spoletino: monasterium Sancti Silvestri de Monte Subasio cum omnibus
pertinentiis suis. In episcopato Perusino: possessionem, quam dedit / Raynerius et
Bernardus frater eius quondam Bertramini civis Perusinus eremo prefate; necnon
igitur omnia cum omnibus ad ipsa monasteria, loca vel ecclesias pertinentibus, et ea
que in antea iuste Camaldulensis eremus poterit adi/pisci, sibi auctoritate imperiali
perpetuis temporibus confirmat. Testes Gherardus Salburgensis archiepiscopus,
Albertus Magdeburgensis archiepiscopus, Hanricus / Basiliensis episcopus,
Rudegerus Chymensis episcopus, Chunradus marchio Montisferrati, Hermannus
marchio de Baden, Egeno comes de Ura, Eberardus et Ulricus / frater eius comites
de Helfenstein, Anselmus curie marscalcus, Fridericus chamerarius, Eberardus de
Tanne dapifer et alii quamplures. Signum Friderici / secundi Romanorum regis et
regis Sicilie. Chunradus Metensis episcopus imperialis aule cancellarius vice Sifridi
Magontini archiepiscopi et totius Ale/mannie archicancellarii recognivit. Datum
apud Hagenowe, anno MCCXVIIII, VII kalendas aprilis, indictione VII, regnante
Friderico Romanorum rege anno VII./

A.S.F., Corporazioni religiose soppresse, Camaldoli Appendice, Sommario di Istrumenti


n. 8, c. CCXLIIII r., n. 2.

Per la presente edizione è stato utilizzato l’originale [A].

Regesti:
– E. LASINIO, Regesto di Camaldoli, vol. III, n. 1628, pp. 121-122.

In nomine sancte et individue Trinitatis. Fridericus secundus divina


favente clementia Romanorum imperator et semper augustus et rex
Sicilie./
Timore illius qui auferre spiritum principim terribilis apud regese nec
non et ipsius amore quidest salvatos regibus nec regini et dominus
dominantium. Ecclesiasticis personis et viris religiosis imperialem
favorem clemen/tie impendere teneamur, eorum precipue utilitatibus
intendere omnino debemus, quorum nos orationibus commendamus

144
Appendice documentaria

humiliter et devote, et quos fervens religio et honesta conversatio


serenitati nostre speciali devotione / commendatos reddunt plurimum
et acceptos. Attendentes igitur religionem et devotionem Camaldulensis
ordinis omnium tam futurorum quam presentium Christi, imperiique
nostri fidelium scire volumus industriam, qualiter nos pro remedio ani-
me nostre et omnium parentum nostrorum sanctum Camaldulensis
heremum cum toto / suo conventu et cuius universis et precibus
nostram salutem ac regnum nostri tranquillitate speciatis conservari et
cum universis suis locis et possessionibus et rebus atque pertinentiis in
specialem sue maiestatis protectionem / recepimus dignum et congruum
decernentes predicti conventus monasteriorum, et quorundam locorum
eremi prefata nomina singulariter inferius an/notare. In episcopatu
Aretino: monasterium Fontis Boni cum hospitali et omnibus bonis suis,
in ipsa civitate monasterium Sancti Petri in Picculo, ecclesiam Sancti
Michae/lis cum pertinentiis suis, ecclesiam Sancti Laurentini prope
civitatem Aretii, et omnia que ab episcopis Aretine civitatis predicte con-
cessa esse noscuntur, et ipsorum scripti assertione firmata, ecclesiam
Sancti Martini, que est iuxta Letarcle, monasterium Silve Munde,
monasterium de Pratalia, monasterium Sancte Marie de Ag/nano,
monasterium Sancti Petri de Rota, monasterium Sancti Salvatoris
Berardingorum cum omnibus eorum pertinentiis, monasterium Sancti
Savini in Chio, monasterium Sancti Andree de Castellione, monaste-
rium Sancti Quirici de Rosis, ecclesiam Sancti Nicolai de Curte
Luponis, heremum de Fleri cum monasterio suo, monasterium Sancti
Viriani cum / omnibus pertinentiis eorum, monasterium Sancti Bartho-
lomei in Anglari cum toto castro Anglari et cum ecclesiis et villis,
castellis et omnibus pertinentiis suis, plebem Sancte Marie de Micciano
cum ecclesiis et pertinentiis suis, ecclesiam Sancti Iohannis que est in
Anglari, ecclesiam de Monteaureo, que modo sita est in Castel/lione, et
castrum de Castellione, quod olim fuit in Monteaureo, cum omnibus
suis pertinentiis, et ipsum Montem Aureum, ecclesiam de Viario,
castrum de Decciano cum ecclesia et suis pertinentiis, et ius quod habet
in castro de Capresa, et in toto eiusdem castri districtu, et omnia, que
iam fuerunt Bernardini olim filii Si/donie, et omnia, que Quintavallis et
Astuldus dederunt sive concesserunt per instrumenta vel alio modo
prefate eremo, ecclesiam Sancte Marie, que est sita in Montione,
ecclesiam de Moiona, et totum castrum cum suis omnibus pertinentiis,

145
Valeria Schirru

ecclesiam de castello Laurentiano, et loca sive iura, que supradicta


eremus habet in / castro predicto, ecclesiam Sancti Vitalis prope ipsum
castrum cum omnibus pertinentiis suis, ecclesiam de Agna cum curia et
hominibus, quos habet in predicto loco, et cum omnibus pertinentiis
tam ecclesie, quam eiusdem curie, ecclesiam de Soci cum toto castro, et
eiusdem castri curia et cum omnibus suis pertinentiis, ecclesiam de
Condolese cum / omnibus suis pertinentiis, et homines, quos habet
predicta eremus in villa de Lonnano, et in villam de Tegiano, et in toto
Casentino atque Mucello, et partem sive ius, quod habet predicta
eremus in Partina, et in toto eiusdem districtu, et homines, quos habet
in castro Serravalle, et quidquid iuris habet in castro / et eius curia, et
venditionem factam ab Henrico preposito Aretine canonice Sancti Do-
nati, et eius canonicis, sicut in privilegio domini pape Innocentii III et
domini Henrici VI continetur, et omnes curtes, quas habet predicta
eremus in episcopatu Are/tino, et Castellano, vel Fesulano atque
Florentino, et quicquid sepe dicta heremus sive ab ecclesiis suis sive ab
aliis quibusque hominibus per emptionem vel alio modo adepta est in
loco que dicitur Broylo. In episcopatu Castellano: monasterium Sancte
Marie di Diciano, monasterium Sancti Sepulcri cum omnibus ad ipsum
pertinentibus, ecclesiam de Planetulo cum castello et omnibus suis /
pertinentiis, plebem Sancte Marie de Suara, ecclesiam de Vallialla cum
parte et toto iure, quod habet in ipso castro et eius curia. In episcopatu
Fesulano: monasterium Sancte Marie de Poplena, et ecclesiam Sancti
Michaelis iuxta ipsum cum omnibus e/orum pertinentiis, monasterium
Sancti Johannis de Prato Veteri, ecclesiam Sancti Bartholomei de castra
Petronii, ecclesiam Sancti Egidii de Gaviferre, ecclesiam Sancti Nicolai
de Montemezzano, ecclesiam Sancti Miniatis de Lonnano, cum curte et
eius pertinentiis, monasterium Montis Muri, ecclesia sive canoni/cam
Sancte Margarite de Tosina, et iuspatronatus eiusdem ecclesie, quod suit
concessum eremo predicte a Raynerio quondam Guidalocti, et in plebe
de Pomino, et plebe de Glaceto, et in aliis ecclesiis, sicut in publicis
instrumentis continetur, et quidquid predictus Raynerius eremo prefate
concessit. In / episcopatu Florentino: monasterium Sancti Salvatoris de
Camaldulo iuxta civitatem Florentium, monasterium Sancti Petri de
Luco, eremum Buldronis cum omnibus eorum pertinentiis. In episco-
patu Lucano: monasterium Sancte Jucunde cum omnibus suis perti-
nentiis, monasterium Sancti Petri in Puteolis cum capella burgi Porcarie,

146
Appendice documentaria

monasterium Sancti Salvatoris de Cantiniano cum illo sta/tuto, et omni


libertate, quam dominus Henricus VI imperator dicto monasterio
concessit, et in eius privilegio continetur, hospitale iuxta burgum Sancti
Genesii cum omnibus suis pertinentiis. In episcopatu Volaterrano:
monasterium Sancti Justi prope civitatem Volaterranam, monasterium
Sancti Petri de Cerreto, monasterium Sancte Marie / in Puliciano,
monasterium Sancti Petri in Fontiano. In episcopatu Pisano: monaste-
rium Sancti Stephani in Cintoria, monasterium Sancte Marie de
Morrona, monasterium Sancti Savini in Montione cum omnibus eorum
pertinentiis et possessionibus. In ipsa civitate Pisana: monaste-
rium Sancti Michaelis, monasterium Sancti Frigdiani, monasterium
Sancti Zenonis, hospitale Sancti Frigdiani cum omnibus eorum
pertinentiis. / In episcopatu Clusino: monasterium Sancti Petri in Vivo
Montisamiati. In Marchia in Esinensi episcopatu: monasterium
Eremite, ecclesiam Sancti Georgii. In episcopatu Auximano: monaste-
rium Sancte Marie in Serra. In episcopatu Anconitano: ecclesiam Sancte
Lucie. In episcopatu Camerinensi: monasterium Sancte Helene Esini
cum omnibus suis pertinentiis; et similiter in Marchia: eremum /
Aqueperellis et ecclesiam de Quadrigaria cum eorum pertinentiis. In
episcopatu Pensauriense: monasterium Sancti Decentii, et eremum de
Saioli. In episcopatu Ariminensi: eremum de Montali. In episcopatu
Cesenate: hospitale de Roverreto. In episcopatu Ravennate: monaste-
rium Sancti Apollinaris in Classe cum omnibus suis pertinentiis. In
episcopatu Monte Feretrano: monasterium Sancte Trinitatis / Montis
Herculis. In episcopatu Foro Populiensi hospitale Aymerici. In Cava de
Colle monasterium Sancti Paterniani de Ferracino, monasterium Sancte
Marie de Urano iuxta Bretonium. In Galiata: monasterium Sancte Marie
de Insula, eremum de Faiolo, monasterium Sancte Marie in Trivio. In
episcopatu Foro Liviensi: ecclesiam Sancte Marie iuxta ipsam civitatem.
/ In episcopatu Faventino: monasterium Sancti Hippolyti iuxta civita-
tem. In episcopatu Imolensi: monasterium Sancti Eustachii. In
episcopatu Bononiensi: monasterium Sancti Archangeli iuxta castellum
Britti, monasterium Sancte Christine; in ipsa civitate monasterium
Sancti Damiani, eremum Camalduli iuxta ipsam civitatem, hospitale /
Sancte Marie de Ravone, monasteriun Sancte Marie in Bethlem. In
episcopatu Adrianensi: monasterium Sancte Marie de Vangadisia cum
ecclesiis et omnibus rebus suis. In episcopatu Tuderdino: monasterium

147
Valeria Schirru

Sancti Antonii. In episcopatu Perusino: ecclesie Sancte Trinitatis prope


ipsam civitatem. In episcopatu Tarvisino: monasterium Sancte
Christine. In episcopatu Veronensi: monasterium Sancte Marie de
Camaldulo. In episcopatu Vicentino: monasterium Sancti Viti. In
episcopatu Senensi: monasterium Sancti Ge/orgii de Api, monasterium
Sancti Vigilii infra civitatem Senensem. In insula Sardinie: monasterium
Sancte Trinitatis Sacraria, ecclesiam Sancte Eugenie de Samanar,
ecclesias Sancti Michaelis, et Sancti Laurentii in Vanari, ecclesias Sancte
Marie et Sancti Johannis in Altasar, ecclesiam Sancte Marie in Contra,
ecclesias Sancti Iohannis et / Sancti Simeonis in Salvenero, ecclesiam
Sancti Nicolai de Trulla, ecclesiam Sancti Petri in Scano, ecclesiam
Sancti Pauli in Cotrognano, ecclesiam Sancti Petri in Olim et monaste-
rium in Orrea. In episcopatu Spoletino: monasterium Sancti Silvestri de
Monte Subasio cum omnibus pertinentiis suis. In episcopato Perusino:
possessionem, quam dedit / Raynerius et Bernardus frater eius quondam
Bertramini civis Perusinus eremo prefate; necnon igitur omnia cum
omnibus ad ipsa monasteria, loca vel ecclesias pertinentibus, et ea que in
antea iuste Camaldulensis eremus poterit adi/pisci, sibi auctoritate im-
periali perpetuis temporibus confirmamus. Confirmantes etiam singulis
monasteriis, ecclesiis et locis Camaldulensis conventus quidquid iuste ac
rationabiliter possident, vel in antea dante Domino sibi poterunt
obtinere. Eximimus quoque predictam eremum, et eius monasteria et
loca sui conventus ab omni gravamine / iniusto, precipientes districte ci-
vitatum, castrorum, villarum, burgorum et aliorum locorum ducibus,
marchionibus, comitibus, potestatibus, consulibus, rectoribus,
officialibus, et aliis ecclesiasticis secularibusque personis, quod pre-
dictam eremum et eius conventum ad dationem aliquam, vel collectam
seu libram, vel ad aliquam aliam / exactionem illicitam quocumque no-
mine nominetur ad fossata facienda, ad muros edificandos, vel ad alia
illicita munera aliquatenus cogere non presumant; sed predicta eremus
et omnia loca sui conventus a predictis gravaminibus imperiali
auctoritate liberata in Dei servitio liberius valeant immorari. / Inhibe-
mus etiam patronis predictorum monasteriorum, ecclesiarum et
locorum, quod sub pretextu iurispatronatus et perversarum consuetudi-
num, quas sibi contra sacros canones et sacras leges usurpare consueve-
runt dicta monasteria, ecclesiae et loca singula molestare, vel eis violen-
tiam in personis vel in rebus mobilibus seu immobilibus, vel / alio iure

148
Appendice documentaria

nequaquam auferre presumant. Prohibemus etiam, quod fratres et


nuncii predictorum locorum euntes et redeuntes pro personis et
animalibus, et omnibus rebus eorum ab aliquo, vel ab aliquibus pedagia
vel passagia solvere non cogantur; sed stando, eundo et redeundo
auctoritate Dei et nostra perpetua et firma / securitate fruantur. Pro
remedio autem anime nostre, et parentum nostrorum ad imitationem
concessionis nostri Henrici Romanorum imperatoris divi augusti, sicut
in ipsius privilegiis continetur, donamus ecclesie predicte Sancti
Salvatoris Camaldulensis eremi fodrum de curte Soci, et de Moiona, et
de ho/minibus in eisdem locis manentibus, sive curiis eorumdem
locorum cum angariis, perangariis, albergariis, quas nuncii nostri ibidem
accipere consueverunt. Volentes, ut predicti homines, quia ipsi eremo
vicini dicuntur, in lignis aliisque commodis familiaribus eo expeditius
valeant ei providere. De aliis / vero locis ipsius eremite monasteriorum
sui ordinis et hominibus iuxta concessionem ipsius domini Henrici
imperatoris inde factam, sicut in alio ipsius privilegio continetur, fratres
Camaldulensis ordinis fodrum nostrum imperiale competenter
colligant, et cui tunc dandum fuerit, per/solvant, nisi forte nobis
placuerit illud eisdem Dei servis donare. Concedimus preterea et
statuimus, ut nulla ecclesiastica seu secularis persona aliquam possessio-
nem Camaldulensis eremo seu alicui domui sui conventus competen-
tem vel aliquo iure pertinentem sine Camaldulensis prioris licentia et
iniuscuiusque domus, conventus, prelati et fratrum consensu / vendere
vel alienare, donare vel permutare presumant, nec aliquis eam accipere
audeat; et quod alia statuta vel consuetudines civitatum vel alius
communitatis aut persone predicte eremo, et sui conventus, monasteriis,
et domibus et personis aliquatenus contra debitum non obsistant.
Concedimus / etiam eremo nominate ecclesie, suique conventus,
monasteriis et domibus, quod nulla alia prescriptio, quam octogenaria
eis ab aliquo possot opponi vel aliquod preiudicium facere, non obstante
lege, / quos quisque iuris vel alia lege. Indulgemus quoque, quod
homines Camaldulensis eremi et monasteriorum et locorum sui
conventus iniuste ab aliquo non inquietentur. Pascua vero eremi
iamdicte et Fontis Boni monasterii animalibus, et ligna dicte eremo seu
monasterio necessaria in Alpibus absque aliorum gravi iactura vel
dampno concedimus, / et ex nostra benignitate largimur. Concedentes
predicte eremo Camaldulensis adinstar domini Henrici VI imperatoris,

149
Valeria Schirru

ut castris et villis suis, sicut hactenus priores Camaldulenses et eorum


officiales consueverunt, castaldiones seu vice comites / quoscumque
voluerint, preficiant, eosque quoties ipsis placuerit, nostra auctoritate
removeant, et alios qui ipsis idonei videantur pro voluntate sua
substituant. Molendina quoque ipsius eremi ab omnibus exactionibus
libera reddimus et penitus exempta; et licitum sit eis atque possible
fratribus / predicte eremi facere novum aqueductum per competentia
loca ubicumque illis melius atque opportunius visum fuerit in fluvio
Arno, et in fluvio de Larclano, et in fluvio de Soara, spetialiter in villa
Viaio, et Sancte Crucis, et in villa de Montione, et que habent in curte
de Laurentiano constituta in / fluvio Arno, et quod habent in castello de
Biblena similiter in fluvio Arno, et que habent in fluvio de Larclano,
nulla prorsus contradicente seu resistente persona. Imperiali vero
auctoritate prohibemus, ut nullus infra unum milliare a superiori
ecclesia ipsorum, que in eremo sita est, aut in inferiori monasterio Fo/
ntis Boni, eius specialiter obsequio pertinenti iuxta concessionem domi-
ni Henrici imperatoris in ipsis munitionem, aut villam, vel habitatio-
nem cuiuscumque quantitatis audeat edificare de novo. Ad hec autem
nuntiis nostris per Italiam constitutis, qui modo sunt, et pro / tempore
erunt, firmiter precipiendo mandamus, quatenus prenominatam
eremum et conventum sibi commissum, et omnia sibi pertinentia non
audeant molestare, sed intuitu divine pietatis a malefactoribus tueantur.
Et cum fuerit eis aliqua ex parte predictorum querimonia preposita, sine
gravamine faciant sibi iustitiam exhiberi. / Ut autem cuncta predicta
irrefragabiliter ab omni persona penitus observentur, nostre maiestatis
sigillo presens privilegium iussimus communiri. Unde si quis contra hec
fuerit ausus venire iamdicta, centum libras auri puri pro pena
componat, medietatem earum camere nostre, reliquam vero iniuriam
passis. / Precipimus etiam ut nullus eorum, que modo habitant vel
aliquo tempore habitare vel vivere debent sub eiusdem loci regimine,
cogatur ire ad placitum ante quamlibet personam nisi ante domnum
papam vel ante nosmet ipsos ac successores nostros sive ante nuntios
nostros ad hoc destinatos, scilicet in omni libertate vivant et sua bona
absque ulla contradictione vel molestia possideant omni tempore. Huius
rei testes sunt Gherardus Salzbergensis archiepiscopus, Albertus
Magdeburgenis archiepiscopus, Hanricus Basiliensis episcopus,
Rudegerus Chymensis episcopus, Chunradus marchio Montisferrati,

150
Appendice documentaria

Hermannus marchio de Baden, Egeno comes de Ura, Eberardus et


Ulricus frater eius comites de Helfenstein, Anselmus curie marscalcus,
Fridericus chamerarius, Eberardus de Tanne dapifer et alii quamplures. /
Signum domini Friderici secundi Romanorum regis invictissimi et regis
Sicilie./
Ego Chunradus Metensis episcopus imperialis aule cancellarius vice
Sifridi Magontini archiepiscopi et totius Alemannie archicancellarii
recognovit./
Datum apud Hagenowe, anno MCCXVIIII, VII kalendas aprilis
indictione VII regnante Friderico Romanorum rege anno VII feliciter.
Amen./

XXVIII

1257 Ottobre 2, Soci

Don Martino, priore generale dell’Ordine Camaldolese, elegge il monaco


Andrea, figlio del fu Gomita di Sassari, vicario e rettore della chiesa e
della curia di San Nicola di Trullas e di tutte le sue pertinenze.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1257 ottobre 2.


Originale [A] redatto dal notaio imperiale Julianus, pergam., mm. 160 x 180.
Inchiostro marrone chiaro; stato di conservazione: ottimo.
Lo specchio di scrittura è delimitato da rigatura tracciata con inchiostro nero. La
scrittura corre parallela al lato minore della pergamena.
Note dorsali: in alto è la segnatura archivistica “Camaldoli 2 Ott. 1257”. Al di sotto
è il regesto coevo al documento “Electio do(n)ni Andree / vicaria de Trulla”. Al centro
con scrittura del secolo XVIII in corsivo “1257 Electio n. 71 c. 142”.
Per la datatio chronica, posta all’inizio del documento, subito dopo l’invocatio verba-
le, è usato lo stile della natività che faceva iniziare l’anno il 25 dicembre. L’anno
1257 è confermato dall’indizione quindicesima.

Edizioni:
– G. ZANETTI, I Camaldolesi in Sardegna, doc. VIII, p. XXVII.

151
Valeria Schirru

In nomine Domini anno a nativitate eius millesimo duecenteximo


quinquageximo septimo, in/dictione XV, die secundo mensis
octubris, dominus Martinus venerabilis prior Camaldulensis, invocata
/ Spiritus Sancti gratia, elegit domnum Andream, monachum ca-
maldulensem, filium quondam Gomite de Sassari, in vi/carium et
rectorem ecclesie et curie Sancti Nicolai de Trulla et omnium ecclesia-
rum et locorum et servorum et ancillarum, / rerum et bonorum ad
dictam ecclesiam Sancti Nicolai, seu ad vicariam, spectantium, vel
pertinentium in hac for/ma, ad honorem Dei et beate virginis Marie
et sancti Nicolai, omnium sanctorum et heremi Camaldulensis. Nos
Martinus / prior Camaldulensis eligimus et constituimus domnum
Andream, nostrum monachum, in vicarium nostrum et / rectorem in
ecclesia nostra seu curia Sancti Nicolai de Trulla et omnium ecclesia-
rum et curiarum, locorum et posses/sionum servorum et ancillarum,
rerum et bonorum ad ipsam ecclesiam, seu vicariam spectantium, vel
pertinentium, / dictis fratribus ipsius ecclesie, tam monacis quam
conversis et familiaribus et etiam sacerdotibus, in eccle/siis subditis
dicte ecclesie commorantibus et servis et ancillis et omnibus et singulis
personis ad ipsam ecclesiam, / seu vicariam pertinentibus firmiter in
mandatis ut ei in omnibus et singulis obediant reverenter tamquam /
suo vicario et rectori quibus peractis. Dictus donnus Andreas flexis
genibus et clausis mani/bus reverenter, dicto priori recipienti pro se et
suis successoribus catholicis obtentu admini/strationis predicte sibi
commisse, obedientiam promisit et insuper tactis corporaliter sacris /
evangeliis adtendere, observare, et tenere, omnia et singula mandata et
precepta dicti prioris, / que ei fecerit, vel fieri fecerit personaliter vel per
suum nuntium, vel litteras, et quod non vendet, vel / alienabit aliquas
res stabiles dicte vicarie, vel ecclesie et quod mittet annuatim debi/tos
redditus heremi Camaldulensis apud Sanctum Michaelem pisanum pro
dicta heremo, et quod visitabit / semel in anno per totum mensem iunii
vel madii personaliter dictam heremum, nisi habuerit, / evidens
impedimentum et tunc visitabit eam per suum certum nuntium
iuravit./
Actum in palatio curie Camaldulensis de Soci. Interfuerunt domnus
Giunta, donnus Antolinus et domnus / Guido ad omnia predicta
testes rogati./

152
Appendice documentaria

(SN) Ego Julianus sacri palatii notarius et domini Friderici Romanorum


imperatoris iudex / ordinarius atque notarius predictis omnibus
interfui et rogatus scripsi, publicavi et subscripsi./

XXIX

1259 agosto 25, Camaldoli presso Firenze

Don Martino, priore generale dell’Ordine Camaldolese, conferisce a don


Consilio, visitatore generale dell’Ordine in Sardegna, e a don Enrico,
abate di Santa Trinità di Saccargia, il mandato di pagare a don Savino,
abate del monastero pisano di San Michele in Borgo, quattrocento libbre,
per i debiti contratti con la Curia romana in occasione della visita com-
piuta in quell’anno.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1259 agosto 25.


Originale [A] redatto dal notaio Ottavianus quondam Bonamici, pergam., mm. 110
x 240.
Inchiostro marrone chiaro; stato di conservazione: ottimo.
Lo specchio di scrittura è delimitato da rigatura tracciata con inchiostro nero. La
scrittura corre parallela al lato minore della pergamena.
Note dorsali: in alto è la segnatura archivistica “Camaldoli n. 2, 25 agosto 1259”.
Nella datatio chronica l’anno segue lo stile dell’incarnazione secondo il calcolo fio-
rentino. In questo caso, trattandosi del 25 agosto, l’anno 1259 non deve essere retti-
ficato. Una conferma viene dall’indizione seconda.

Edizioni:
– G. ZANETTI, I Camaldolesi in Sardegna, doc. IX, p. XXIX.

In Dei nomine amen. Anno incarnationis eiusdem / millesimo


duecentesimo quinquagesimo nono, indictione secunda, octavo /
kalendas septembris. Dominus Martinus venerabilis prior Camaldu-
lensis, / volens heremum Camaldulensem et monasterium Fontis
Bonis / et se ipsum, exhonerare a debito pecuniario quod / ipse prior

153
Valeria Schirru

heremus et monasterium tenentur et debent abbati / monasterii


Sancti Michaelis de Burgho de Pisis ut continetur / in scriptura
publica facta per me ipsum Ottavianum notarium / infrascriptum,
anno, indictione et die predictis. Voluit et iussit / et inrevocabile
mandatum fecit a donno Henrico abbati Sacrariensis et donno
Consilio visitatori in / Sardinea generali licet absentibus ut dent et /
solvant et dare et solvere teneantur et debeant a donno / Savino abbati
predicto pro dicto monasterio Sancti Michaelis, vel ipsius / monasterii
nuntio ad hoc deputato, libras quadrigentas / quas eidem domino
Martino priori dare tenentur pro / portionibus contingentibus dicto
monasterio Sacrariense, vica/riam et curiam de debitis communibus
in curia romana / contractis visitatione anni presentis predictorum
locorum. / Promictens se et dictum heremum Camaldulensem ratum
et firmum / omni tempore habiturum quicquid de predictis fecerint
et omne soluti/onem factam seu quam fecerit abbati predicto Sancti
Michaelis. / Actum apud monasterium de Camalduli propter Floren-
tiam presentibus testibus / donno Bartholomeo priore ipsius mo-
nasterii, donno Paulo scribano, / donno Martini prioris predicto, et
Martini conversi, et familiari eiusdem, / donno Cyrano hospitalario
hospitalis Sancti Fridiani de Pisis./
(SN) Ego Ottavianus quondam Bonamici / domini Friderici impera-
toris publicus notarius hec / omnia suprascripta scripsi et publicavi
ideoque subscripsi et signavi./

XXX

1261 Luglio 8, Camaldoli presso Firenze

Don Iacobo, priore generale dell’Ordine Camaldolese, decreta la rimozio-


ne di don Romano dall’amministrazione della vicaria di San Nicola di
Trullas.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1261 luglio 8.


Originale [A] redatto dal notaio Bonaventura de Fesulis, pergam, mm. 130 x 270.

154
Appendice documentaria

Inchiostro marrone chiaro; stato di conservazione: mediocre.


Lo specchio di scrittura è delimitato da rigatura tracciata con inchiostro nero. La
scrittura corre parallela al lato minore della pergamena.
Note dorsali: in alto è la segnatura archivistica “Camaldoli 8 lug(lio) 1261”. Al cen-
tro con scrittura coeva al documento “De Trulla i(n) Sardinia”.
Per la datatio chronica, posta all’inizio del documento, subito dopo l’invocatio verba-
le, è usato lo stile della natività che faceva iniziare l’anno il 25 dicembre. L’anno
1261, trattandosi dell’8 luglio, non deve perciò essere rettificato, una conferma è
data dall’indizione quarta.

Edizioni:
– G. ZANETTI, I Camaldolesi in Sardegna, doc. X, p. XXX.

In nomine Domini, amen. Anno Domini millesimo du/centesimo


sexagesimo primo, die veneris, oc/tavo iulii, indictione quarta. Nos
donnus / Iacobus Dei gratia prior Camaldulensis, cupientes bo/no
statui et utilitati heremi Camaldulensis, inten/dere diligenter nobis ad
presentes de amotione donni / Romani ab amministratione vicarie de
Trul/la, magnum commodum Camaldulensis heremi et utili/tas
appareat manifeste et etiam pro salute / anime sue et corporis requie.
Ipsum don/num Romanum a vicaria prefata et eius / amministra-
tione, presenti pagina, duximus / sententialiter amovendum preci-
pientes eidem per hoc / publicum instrumentum ut de dicta vicaria et
eius / amministrante se deinceps nullatenus / intromittat et super
dicta vicaria et omnibus / eius pertinentiis perpetuum sibi silentium
imponen/tes./
Actum Camalduli de Florentia in testimonio donnorum / Benedicti et
Petri monachorum dicti loci et fratris U/gonis de Condicula ad hec
testium rogatorum./
(SN) Ego Bonaventura de Fesulis imperiali au/ctoritate iudex ordina-
rius et notarius predictis omnibus interfui / et ea de mandato dicti
domini prioris scripsi et publi/cavi./

155
Valeria Schirru

XXXI

1261 Luglio 8, Camaldoli presso Firenze

Don Iacobo, priore generale dell’Ordine Camaldolese, concede in locazio-


ne triennale a Gerardo, detto Gerardino, e a Nicolao, figli del fu Sighiero
di Volterra, la vicaria di San Nicola di Trullas con tutte le sue pertinenze.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1261 luglio 8.


Originale [A] redatto dal notaio Bonaventura de Fesulis, pergam., mm. 190 x 260.
Inchiostro marrone chiaro; stato di conservazione: mediocre.
Lo specchio di scrittura è delimitato da rigatura tracciata con inchiostro nero. La
scrittura corre parallela al lato minore della pergamena.
Note dorsali: in alto è la segnatura archivistica “Camaldoli 8 lug(lio) 1261”. Al cen-
tro con scrittura coeva al documento “Vicaria de Trulla”.
Per la datatio chronica, posta all’inizio del documento, subito dopo l’invocatio verba-
le, è usato lo stile della natività che faceva iniziare l’anno il 25 dicembre. L’anno
1261, trattandosi dell’8 luglio, non deve perciò essere rettificato, una conferma è
data dall’indizione quarta.

Edizioni:
– G. ZANETTI, I Camaldolesi in Sardegna, doc. XI, p. XXXI.

In nomine Domine amen. Anno Domini millesimo duecentesimo


sexagesimo primo, die veneris / octavo iulii, indictione IIII. Donnus
Jacobus, venerabilis prior Camaldulensis in pre/sentia donni Bartholi
vicarii generalis Camaldulensis ordinis universi et monacho/rum
suorum, dedit, concessit et locavit ad fictum, Gerardo qui dicitur
Gerardinus / quondam Sighieri de Vulterris, vicariam de Trulla
Camaldulensis heremi cum omnibus que / ad dictam vicariam
pertinent et noscuntur modo aliquo pertinere videlicet cum curti/bus,
terris, vineis, pratis, saltibus, nemoribus, pascuis, servis et ancillis,
animalibus univer/sis et cum omnibus rebus mobilibus, immobilibus
et sesemoventibus ad dictam vicariam perti/nentibus ad habendum,
tenendum, fruendum meliorandum et non deteriorandum, a festo
Sancte Marie / de mense augusti proximi futuri ad tres annos et ad

156
Appendice documentaria

faciendum de ipsa vicaria et eius fructibus / quicquid sibi placuerit.


Salvo quod immobilibus, dicte vicarie servos nec ancillas vendere nec
ali/enare non possit de qua quidem vicaria et eius pertinentiis dictus
Gerardus et eius roga/tu Nicholaus dictus Caiucci quondam
Gerardini de Vulterris pro se et eorum heredibus promiserunt, / dicto
domino priori pro se et suis successores stipulantes, dare et solvere
annuatim sibi aut eius nuntio / apud Pisas libras quinquaginta
bonorum denariorum pisanorum in festo sancte Marie de mense
augusti et / solutionem vel absolutionem huius ficti non probare in
totum vel in partem nisi per scripturam publicam vel / per huius simi-
le restitutionem. Et quod ecclesiam Sancti Nicholai de Trulla cotidie
infradictum ter/minum facient officiare per unum monachum et
unum clericum quem monachum dictus dominus prior / aut eius
vicarius sibi concesserit et quod dictis monacho et clerico dabunt
victum et vestitum / etiam infra terminum pretaxatum et quod ipsam
vicariam cum omnibus prescriptis pertinentiis suis com/pleto
terminum restituent integraliter et cum servis, ancillis, animalibus et
rebus mobilibus et immobilibus uni/versis pro ut eidem Gerardinum
fuerint assignata. Quam vicariam cum suis pertinentiis dictus
dominus / prior pro se suosque successores promisit dicto Gerardino,
pro se et suis heredibus stipulanti, non tollere, non mi/nuere, non liti-
gare, sed legitime ab omni persona defendere infra terminum memo-
ratum. / Dans eidem licentiam eidem rei possessionem quantoque
voluerit ingredi corporaliter et hec omnia predicte partes promiserunt
/ sibi ad invicem observare sub pena quinquagintas libras totiens
solvenda parti predicta servanti quo/tidies contra predicta ventum
fuerit aut aliquod predictorum. Pro quibus omnibus et singulis
observandis obligaverunt / sibi ad invicem supra dictus Gerardus et
Nicholaus omnia eorum bonorum dicto domino priori et idem
dominus prior eidem / Gerardo bona Camaldulensis heremi et ea se
constituerunt unus pro altero possidere. Renuntiantes in hoc
contractu omni / iuris et legis auxilio. Insuper dictus Gerardinus tactis
sanctis evangeliis iuravit predicta servare. / Quibus precepi ego
notarius infrascriptus predicta omnia et singula per guarantisiam
observare./
Actum in claustro Camalduli de Florentie in testimonio donnorum
Petri et Benedicti monachorum / Camaldulensium de Florentie et
fratris Ugonis de Candiculis ad hec omnia testium rogatorum./

157
Valeria Schirru

(SN) Ego Bonaventura de Fesulis imperiali auctoritate, iudex


ordinarius et notarius predictis / omnibus interfui et ea de mandato
dicti domini prioris scripsi et pubblicavi et quod / superius interli-
neatum est scilicet ingredi manu propria interlineavi./

XXXII

1261 Luglio 9, Camaldoli presso Firenze.

Don Iacobo, priore generale dell’Ordine Camaldolese, nomina Gerardo,


detto Gerardino, procuratore e nunzio dell’eremo di San Salvatore di
Camaldoli in Sardegna e in qualsiasi altra curia ecclesiastica o secolare,
incaricandolo di esigere e recuperare i beni che furono della vicaria di San
Nicola di Trullas.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1261 luglio 9.


Originale [A] redatto dal notaio Bonaventura de Fesulis, pergam., mm. 110 x 250.
Inchiostro marrone chiaro; stato di conservazione: mediocre.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura a secco. La scrittura corre parallela
al lato minore della pergamena.
Note dorsali: in alto è la segnatura archivistica “Camaldoli 9 lug(lio) 1261”. Al cen-
tro “De Trulla insula Sardinie”.
Per la datatio chronica, posta all’inizio del documento, subito dopo l’invocatio verba-
le, è usato lo stile della natività che faceva iniziare l’anno il 25 dicembre. L’anno
1261, trattandosi del 9 luglio, non deve perciò essere rettificato, una conferma è
data dall’indizione quarta.

Edizioni:
– G. ZANETTI, I Camaldolesi in Sardegna, doc. XII, p. XXXIII.

In nomine Domini amen. Anno Domini millesimo ducentesimo sexa/


gesimo, primo die sabati nono iulii, indictione quar/ta. Donnus Jacobus
venerabilis prior Camaldulensis fecit consti/tuit et ordinavit Gerardum,
qui Gerardinus vo/catur, presentem et recipientem suum et heremi

158
Appendice documentaria

Camaldulensis / procuratorem et certum nuntium, coram quocumque


iudi/ce Sardinia et in qualibet curia ecclesiasti/ca, vel seculari ad
repetendum, exigendum et procurandum res / et bona que sunt, vel
fuerint, vicarie de Trulla et ipsas / res et bona recipiendum ad abbate
Sacrariensi aut a / donno Andrea olim vicario de Trulla et a qualicet alia
persona ubicumque essent aut possent aliquate/nus in Sardinia inveniri
et ad omnia et singula / faciendum pro dictis bonis acquirendis et
recuperan/dis que ipsemet dominus prior si presens esset facere pos/set.
Promittens habere et tenere firmum et ratum quic/quid per ipsum
procuratorem factum fuerit in predictis et / singulis predictorum./
Actum Camalduli de Florentia in testimonio donni / Dominici, donni
Benedicti monachorum Camaldulensium et / Martini servientis dicti
domini prioris ad hec testium / rogatorum./
(SN) Ego Bonaventura de Fesulis imperiali / auctoritate, iudex
ordinarius et notarius predictis omnibus inter/fui et ea de mandato
dicti domini prioris scripsi / et publicavi et ab superius interliniatum
interlinia/vi manu propria./

XXXIII

1262 settembre 13, Sassari

Andreotto detto Lotto, figlio di Albertisco, restituisce a Iacobo, procuratore


di don Massario, priore generale dell’Ordine Camaldolese, la metà della
vicaria di San Nicola di Trullas, a lui precedentemente concessa.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1263 settembre 13.


Originale [A] redatto dal notaio Thomasinus filius quondam Adamini, pergam., mm.
130 x 350.
Inchiostro marrone chiaro; stato di conservazione: mediocre.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura a secco. La scrittura corre parallela
al lato minore della pergamena.
Note dorsali: in alto è la segnatura archivistica “Camaldoli 13 sett(embre) 1263”. Al
centro è il regesto coevo al documento “Trulla Sardinie pro eremo”. Al di sotto con
mano del secolo XVI in corsivo “Donatio Vicaria et eccl(esi)a S. Niccolai de Trulla
facta sac(ro) er(emo) a Locto Alberteschi”.

159
Valeria Schirru

Per la datatio chronica è usato lo stile dell’incarnazione secondo il computo


pisano; l’anno 1263, trattandosi del 13 settembre, deve essere rettificato al 1262.
Una conferma viene dall’indizione che nel 1262 era la quinta. La città di Sassari
rimase legata alle tradizioni cronologiche pisane fino ai primi decenni del XVI se-
colo (L. D’ARIENZO, La «scribania» della curia podestarile di Sassari, pp. 192-193 e
ID., Gli Statuti sassaresi e il problema della loro redazione, p. 17).

Edizioni:
– G. ZANETTI, I Camaldolesi in Sardegna, doc. XIII, p. XXXV.

In eterni Dei nomine amen. Noverint universi presentem pa/ginam


inspecturi quod Andrioctus dictus Loctus filius Alberteschi, nunc /
emancipatus ut dicebat ab ipso patre suo tempore potestarie domini
Fabritii tunc / pisanorum potestatis, habens medietatem vicarie et
ecclesie Sancti Nicholai / de Trulla cum servis et ancillis et animalibus
universis et iurium et actionum / et nominum omnium ad ipsam
vicariam et ecclesiam pertinentium. Ad honorem / omnipotentis Dei et
beate virginis Marie matris eius, pro salute sue / anime et remissione
omnium peccatorum suorum, rediens ad cor predictam / medietatem
cum pertinentiis et iuribus suis omnibus Jacobo notario filio / Purificati
sindico et procuratore domini Massarii Dei gratia prioris Camaldu/lensis
hordinis prout continentur in publico instrumento inde confecto per
Ca/strelionem notarium de Vico sub annis millesimo ducentessimo
sexagessimo tertio, / indictione quinta, quinto kalendas madii et a me
notario viso et lecto. Renuntiavit / et dedit et restituit et cessit et
mandavit inrevocabiliter inter vivos. Et per sollemni / stipulatione
convenit et promisit dicto sindico et procuratore recipienti pro dicto /
domino priori Camaldulensis quod dictam medietatem cum pertinentiis
et iuribus / suis vel aliquam eius partem nemini alienavit, vel dedit, vel
obligavit per se / vel per alium, preter medietatem fructuum et
proventum domus dicte / vicarie de Cotrignano. Et ipsam non nisi ab
isto festo Sancti Michaelis / mensis septembris proximi venturi ab inde
ad unum annum et quod inde erit actor de / predictis omnibus et
defensor ab omni persona et loco omnibus suis expensis / alioquin
penam dupli totius eius de quo ageretur et totius dampni et in/teresse
quod inde haberetur et fieret et omnes expensas quas si inde fecerit se /

160
Appendice documentaria

eas eis omnes per stipulationem dare et solvere convenit et promisit


obligans se suos heredes / et bona sua ad penam dupli. Renuntians omni
iuri et legibus et constitutionibus et auxi/liis et defensionibus et omni
alio iuri unde se ad dicta pena vel ab aliquo suprascriptorum / tueri vel
iuvare aut liberare potest. Et sic dictus Andrioctus precepit / et licentiam
et potestatem dedit dicto sindico et procuratore pro dicto pri/ori reci-
pienti intrandi et aprehendi possessiones totius predicte medietatis /
dicte vicarie et ecclesie cum suis pertinentiis omnibus sua libera
auctoritate / et eam suo nomine iure proprio pro dicto domino priore
possidendi. Ad hec / Gualterius filius quondam domini Sigerii de
Vulteris precibus et man/dato dicti Andriocti fideiubendo pro eo et
etiam suo nomine proprio princi/paliter in solidum eadem omnia
superscripta et singula ut dictus Andrioctus, in / omnibus et per omnia
supra scripto sindico pro dicto domino priore Camaldulensis / recipienti
si idem Gaulterius eidem sindico, pro dicto domino priori re/cipienti,
convenit et promisit ad easdem penam et obligationem renuntiantes
omnibus predictis. / Et taliter me notarium scribere rogantes. Actum in
Sassari in domo Antonii Pilalbi / presentibus donno Bartholomeo
camerario monasterii Sacrariensi et Puzolo / quondam Bonfancelli,
testibus ad hec rogatis. Dominice incarnationis anno millesimo /
ducentessimo sexagessimo tertio, indictione quinta, idus Septembris./
(SN) Ego Thomasinus filius quondam Adamini, domini / Friderici
Dei gratia excellentissimi Romanorum im/peratoris et incliti
Jerusalem et Sicilie regis / notarius predictis omnibus interfui et
rogatus scripsi / atque firmavi./

XXXIV

1265 Gennaio 6, Saccargia

Don Guido, abate della chiesa e del monastero camaldolese di Santa Tri-
nità di Saccargia, giura di osservare i precetti del priore generale dell’Or-
dine, del suo visitatore e di don Guido de Spina, vicario del priore genera-
le in Sardegna.

161
Valeria Schirru

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1365 gennaio 6.


Originale [A] redatto dal notaio Albertischus filius quondam Baronis, pergam., mm.
210 x 350.
Inchiostro marrone chiaro; stato di conservazione: buono.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura a secco. La scrittura corre parallela
al lato minore della pergamena.
Note dorsali: in alto è la segnatura archivistica “Camaldoli 6 Gen(naio) 1365”. Al cen-
tro con scrittura coeva al documento “Iuramentu(m) p(re)statu(m) p(ro) abba(te)m /
ecc(lesie) et monasterii S(anc)te Trinitatis Sacrarie”. In basso con mano moderna “1365
§ Obedien(ti)a n. 5 c. 48 abbatis Sacrarien(sis) in Sardinia”.
Per la datatio chronica è usato lo stile dell’incarnazione secondo il computo pisano;
l’anno 1265, trattandosi del 6 gennaio, non deve essere rettificato. Una conferma vie-
ne dall’indizione che nel 1265 era l’ottava. L’atto presenta la collocazione “Diplomatico
Camaldoli 1365 gennaio 6”; è probabile che questa indicazione abbia tratto in ingan-
no Virginia Zanetti che lo datò al 1365. Nel documento è invece riportata la dicitura
“millesimo tricentesimo ducentesimo quinto, indictione octava, octavo idus ianuari”, e una
conferma viene dall’indizione che nel 1265 era l’ottava, mentre nel 1365 era la terza
(A. CAPPELLI, Cronologia, cronografia e calendario perpetuo, p. 263 e p. 267).

Edizioni:
– G. ZANETTI, I Camaldolesi in Sardegna, doc. XXIII [con l’anno 1365],
p. LXXII.

In eterni Dei nomine amen. Ex huius publici instrumenti clareat


lectiore quod donnus Guido Dei / gratia abbas ecclesie et monasterii
Sancte Trinitatis Sacrarie Camaldulensis ordinis coram me abbati /
predicto notarius et testibus infrascriptis. Iuravit ad sancta Dei evange-
lia bona fide sine frode conservare / omnia precepta domini prioris
Camaldulensis et heremi et eius visitatoris et specialiter ea que fecerit
eidem donnus / Guido de Spina vicarius pro dicto priore Camaldu-
lensis heremi in insula Sardinee dum erat in insula / predicta vicarius.
In primis precepit ei ut per ipsum conservetur monasterium pre-
dictum in bonum statum, tam in spiritua/libus quam in temporali-
bus, ac inlesum; et faceret observare a suis officialibus pro heremo
Camaldulensis. Et quod non / contrahat debitum ultra triginta libra-
rum, et hoc non sine inevitabili necessitate et adsensu fratrum / suo-
rum. Et quod non vendet per se, neque per aliquam personam, pos-
sessionem, sive saltum, curtem, sive / curtes, servos vel ancillas, nec
pignorabit, nec alienabit vel donabit, ullo modo et etiam curtes / que

162
Appendice documentaria

sunt in pignore, quando reverentur ad dictum monasterium reti-


neantur ad manus dicti monasterii. Et / precepit eidem ut aliquem
servum vel ancillam familiarem non faciat vel bono ginezzio. Et
precepit / ei ut archariam vel maiorem aliquam non committat, nec
det alicui persone nisi sit servus de / bono ginicio dicti monasterii.
Item precepit eidem ut non contrahat aliquod debitum nec vendat /
nec emat aliquod cum patre ipsius vel cum aliquo suo consanguineo
cum maximum iam dampnum accidisset / propter hoc dicto mo-
nasterio. Et cum iam a suis predecessoribus dicitur et est verum maxi-
mum / dampnum accidisset dicto monasterio de eorum ambictione id
est propter alicuis honoris dignitate. / Item precepit eidem ut non
daret aliquod bonum propter hanc causam, nec propter aliquam aliam
quod esset / dampno dicto monasterio. Et quod non locetur ab eo vel
ab aliqua persona pro eo aliqua curia sive / detur alicui titulo locatio-
nis. Et quod constituat officiales in monasterio secundum regulam
sancti Bene/dicti. Et eis permictat libere eorum officium exercere. Et
recipiat a camerario coram fratribus suis / singulis mensibus rationem.
Et quod censum quod abbathia de Sacraria annuatim tenetur dare /
heremo Camaldulensis dabit anno et mictat hospitalario Sancti Fridiani
de Pisis per totum mensem / semptembris. Et si capitulum generale
officitur per priorem Camaldulensis heremi et ipse huius litera teneatur
et / debeat ire ad dictum capitulum personaliter. Et si capitulum non
fieret ipse teneatur ire / personaliter apud heremum Camaldulensem a
festo sancti Michaelis mensis septembris ad annum unum proxime /
venturum. Et taliter predicta hec omnia me Albertischum notaium
scribere rogaverunt. Actum Sacrarie / in Capitulo ecclesie et monasteri
suprascripti presentis donno Bartholo priore Sancte Marie de Regno,
et Petro / Carta priore Sancte Marie Horria Piccina et presbitero cassa
eiusdem ecclesie et monasterio et Mariano clerico et Go/mita magistro
sutore et Johanne Dardo et aliis pluribus testibus ad hec rogatis,
Dominice incar/nationis anno millesimo ducentesimo sexagesimo
quinto, indictione octava, octavo idus ianuarii./
Qui Abbas Guido incontinenti coram me suprascripto notario et
testibus infrascriptis promisit flexis ge/nibus et manibus clausis obe-
dientiam et reverentiam manualem donno Guidoni suprascripto
heremite here/mi Camaldulensis et vicario in Sardinia pro dicto do-
mino priore Camaldulensis gerente omnes suas vices pro dicto priore /
Camaldulensis./

163
Valeria Schirru

(SN) Ego Albertischus filius quondam Baronis domini Frederigi Dei


gratia excellentissimi Romanorum imperatoris / notarius predictis
omnibus interfui rogatus scripsi atque firmavi./

XXXV

1271 Maggio 7, Camaldoli presso Firenze

Don Giovanni, priore generale dell’Ordine Camaldolese, rimuove don


Iacobo de Calcinaria dalla vicaria di San Nicola di Trullas e nomina vica-
rio, rettore ed amministratore della stessa e vicario dell’Ordine in Sardegna,
don Martino Pisano, col mandato della visitatio nel monastero di Saccargia
e nelle vicarie di San Nicola di Trullas e di Santa Maria di Orrea Pichina.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1271 maggio 7.


Originale [A] redatto dal notaio Deodatus Alamanni Cacciafuori, pergam., mm. 220
x 390.
Inchiostro marrone chiaro; stato di conservazione: buono.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura a secco. La scrittura corre parallela
al lato minore della pergamena.
Note dorsali: in alto è la segnatura archivistica “Camaldoli 7 Maggio 1271”. In basso
con mano moderna “1271 § electio n. 138 c. 17 Vicarii de S(anc)ti Nicolai de Trulla”.
Per la datatio chronica, posta all’inizio del documento, subito dopo l’invocatio verba-
le, è usato lo stile della natività che faceva iniziare l’anno il 25 dicembre. L’anno
1271, trattandosi del 7 maggio, non deve perciò essere rettificato e viene confermato
dall’indizione quattordicesima.

Edizioni:
– G. ZANETTI, I Camaldolesi in Sardegna, doc. XIV, p. XXXVI.

In Dei omnipotentis nomine amen. Dominice incarnationis anno


millesimo ducentesimo septuagesimo / primo, indictione quartade-
cima, die iuve septimo maii intrantis. Cum donnus / Johannes Dei
gratia prior heremi Camaldulensis et Ordinis universi poneret et

164
Appendice documentaria

institueret donnum / Jacobum de Calcinaria in vicarium Sancti


Niccolai vicarie de Trulla que ad mensam pertinet Camaldulensis /
heremi, pleno iure cridens ipsum virum providum et discretum et ipse
donnus Jacobus vicariam / illam dilapidaverit et destruxerit spiritualiter
et temporaliter ultra modum. Et idem donnus Jacobus / citatus ut
coram domino priore compareret predicto semel secundo et tertio et
noluit comparire immo eidem / priori Camaldulensis estitit contumax
inobediens et rebellis. Unde idem donnus prior Camaldulensis / volens
dictus dominus tanto obviare periculo iterum admonuit dictum don-
num Iacobum ut administ/rationem dicte vicarie resingnare deberet in
manibus donni Martini pisani sui monaci et nunc/tii specialis quod
facere ipse donnus Iacobus recusavit. Unde idem prior prefatum
donnum Iacobum inscriptis sic / monitum, sic citatum, sic inobedien-
tem, sic contumacem etiam et rebellem excommunicationis vinculo
inno/davit eundem ab administratione Sancti Nicolai vicarie predicte
de Trulla removens atque provans excommuni/cans omnes tam
monacos quam conversos, tam prelatos quam subditos, qui eidem
donno Jacobo participaverint / participio alicuius vel faverint contra
sententiam huiusmodi vel qui eidem dederint consilium, auxilium et
iuvamentum publicum, / vel privatum officio et beneficio eos privans
in cuius rei testimonio presens instrumentum idem dominus prior sui
sigilli / fecit munimine roborari./
Vacante vicario Sancti Niccolai de Trulla per privationem factam de
donno Iacobo ad mensam Camaldulensis / heremi, nullo medio
pertinentis dominus Johannes prior Camaldulensis heremi et Ordinis
universi ad quem institutio et / destitutio locatio et confirmatio Sancti
Niccolai de Trulla vicarie pertinet pleno iure cognoscens donnum /
Martinum pisanum, virum providum et discretum. Ipsum in vicaria
prefati Sancti Niccolai de Trulla instituit, creans / ipsum vicarium
rectorem et administratorem vicarie prefate mandans idem prior omni-
bus dicte vicarie tam servis / quam ancillis, tam clericis quam laicis, tam
prelatis quam subditis, ut donno Martino vicario debeant / tamquam
prelato suo in omnibus et per omnia obedire et quicumque contra
fecerit cum inscriptis excommunicationis vin/culo innodavit et privavit
eum officio et beneficio dicte domus in cuius intuitu administrationis /
vicarie prefate. Dictus donnus Martinus promisit domini Johanni priori
Camaldulensis, et suis successor/ibus canonice institutis, reverentiam et

165
Valeria Schirru

obedientiam manualem et iuravit tactis sacrosanctis evan/geliis semper


esse obediens priori Camaldulensis heremi et nullo modo esse rebellis
per se vel interpositam / personam dicto vel facto, neque dictam
vicariam submictet alteri, neque alienabit possessiones immobiles sive /
curtes, servos vel ancillas, neque sexus femineos aliquarum bestiarum
licet secundum usum dictus dominus / cum expedierit possit vendere
de angnis./
Frater Johannes, humilis monachus camaldulensis fratrum servus
dilecto in Christo filio donno Martino, / vicario in Sardinea Camaldu-
lensis heremi generali, salutem cum benedictionem perenni. De tua
provi/dentia provide confidentes tibi visitationem monasterii Sacra-
riensi et vicarie Sancti Niccolai de / Trulla et Horrea Picchine et recol-
lectionem entice nostre ab omnibus locis prefatis tibi com/mictimus,
procurandas, rehabendas et ad nos fideliter transmictendas. Igitur tibi
mandamus / districte quatenus in Sardineam personaliter quam citius
tibi aderit facultas, sic te transferas / et in illo monasterio et locis pre-
dictis visitare et corrigere debeas, que visitanda sunt et etiam / corrigen-
da secundum regulam sancti Benedicti et nostri Ordinis institutam tam
in capite quam / in membris contradictores auctoritate nostra per fletus
censura ecclesiastica regulariter compescendo. / Nos vero quicquid
super preditis decreveris ratum et firmum habebimus atque gratum et
faci/emus auctore Domino inviolabiliter observari./
Acta sunt hec et data iuxta civitatem Florentie in camera prioris
Camaldulensis de Florentia / presentibus testibus Boccio de Bocciis de
Pisis et Castalduccio converso camaldulensis et donno Phylippo /
sacrista Camaldulensis heremi et donno Noe et donno Ramualdo
monacis Camaldulensis / de Florentia./
(SN) Ego Deodatus Alamanni Cacciafuori imperiali auctoritate iudex
ordinarius atque notarius / publicus de Florentia, predicta omnia et
singula presente me acta et data man/dato dicti domini prioris scripsi
et in publicam formam redegi ideoque subscripsi./

166
Appendice documentaria

XXXVI

1272 settembre 15, Soci

Don Bono, priore generale dell’Ordine Camaldolese, elegge pastore e retto-


re della chiesa di Santa Maria di Orrea Pichina don Taddeo, monaco
camaldolese di Potheolis.
A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1272 settembre 15.
Originale [A] redatto dal notaio Bonaventura de Fesulis, pergam., mm. 110 x 190.
Inchiostro marrone chiaro; stato di conservazione: buono.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura a secco. La scrittura corre parallela
al lato minore della pergamena.
Note dorsali: in alto a sinistra è la segnatura archivistica “Camaldoli n. 1, 15 Sett.
1272”. Al di sotto con mano del XVIII secolo “1272 § Obedien(tia) n. 79 c. 29
Prioris Pichina n. 2 cum eius electi(onis)”.
Per la datatio chronica, posta all’inizio del documento, subito dopo l’invocatio verba-
le, è usato lo stile della natività che faceva iniziare l’anno il 25 dicembre. L’anno
1272, trattandosi del 15 settembre, non deve perciò essere rettificato e viene confer-
mato anche dall’indizione quindicesima.

Edizioni:
– G. ZANETTI, I Camaldolesi in Sardegna, doc. XV, p. XL.

In nomine Domini amen. Anno Domini millesimo ducentesimo


septu/agesimo secundo, die XV septembris, indictione XV. Vacante
rectore / Sancte Marie de Orrea Pichina de insula Sardinie, que ad Ca/
maldulensem heremum nullo medio pertinere dignoscitur, per remo/
tionem sententialiter factam a donno Bono priore Camaldulensis
heremi, / de Petro Carta dudum priore dicti loci. Nos donnus Bonus /
Dei gratia prior Camaldulensis heremi et eiusdem ordinis generalis, /
volentes ad ecclesie de pastore idoneo providere, non vidua/ta perma-
nere spiritualiter aut temporaliter detrimentum aliquod patiatur, /
Sancti Spiritus gratia invocata habito super hoc fratrum nostrorum
Camaldulensis / heremi heremitarum consilio et assensu ad honorem
Dei omni/potentis, beate et gloriose Marie virginis matris eius /
celebrantur ibidem et omnium sanctorum et sanctarum Dei, domine

167
Valeria Schirru

pape, Ca/maldulensis heremi et eiusdem ordinis universi eligendo et


nominan/do postulamus et postulando et nominan/do eligimus, virum
/ religiosum, providum et discretum, donnum Taddeum monachum /
de Potheolis nostri ordinis, in priorem, pastorem et rectorem / dicte
ecclesie de Orrea Pichina. Quam electionem ut poteri/te factam
auctoritate qua fungimur canonice confirmamus / committentes ad
administrationem spiritualium et temporalium bonorum / omnium
dicti loci. Qui donnus Taddeus iam prior factus elec/tioni predicte
consenties et eandem recipiens et acceptans, / flexis genibus iunctisque
manibus promisit, dicto domino priori / Camaldulensis, per pacis
osculum et per librum, pro se et suis successoribus, / universis canonice
instituendis, obedientiam et reveren/tiam manualem secundum
regulam beati Benedicti et Camaldulensis / ordinis instituta./
Actum Soci in palatio camaldulensis in testimonium Guidonis / con-
versi camaldulensis donni Clementis prioris ecclesie de Soci et / Ben-
venuti Iacobi de Perusio ad hoc testium rogato/rum./
(SN) Ego Bonaventura de Fesulis imperiali auctoritate / iudex
ordinarius et notarius predictis omnibus interfui et / ea de mandato
domini prioris Camaldulensis scrip/si et publicavi./

XXXVII

1272 settembre 15, Soci

Don Taddeo, neo vicario della chiesa di Santa Maria di Orrea Pichina,
giura di conservare, mantenere, custodire e ben amministrare la chiesa af-
fidatagli e tutte le sue pertinenze.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1272 settembre 15.


Originale [A] redatto dal notaio Bonaventura de Fesulis, pergam., mm. 90 x 210.
Inchiostro marrone chiaro; stato di conservazione: buono.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura a secco. La scrittura corre parallela
al lato minore della pergamena.
Note dorsali: in alto a destra è la segnatura archivistica “Camaldoli n. 2 15 Sett.
1271”. Al centro è il regesto coevo al documento “iurame(n)tum p(ri)oris Orrea
Pichina in insula Sardinia”.

168
Appendice documentaria

Per la datatio chronica, posta all’inizio del documento, subito dopo l’invocatio verba-
le, è usato lo stile della natività che faceva iniziare l’anno il 25 dicembre. L’anno
1272, confermato dall’indizione quindicesima, trattandosi del 15 settembre, non
deve perciò essere rettificato.

In nomine Domini amen. Anno Domini millesimo ducentesimo /


septuagesimo secundo, die XV septembris, indictione / quintadecima.
Donnus Taddeus prior Sancte Ma/rie de Orrea Pichina tactis facto
sanctis evangeliis / corporaliter, iuravit illius ecclesia iuxta posse / con-
servare, manutenere et custodire, non vendere / non alienare, non
infeudare, nec pignorare, / aut actum deteriorare, nec debitum con/
trahere ultra soldos octum ianuinorum, sine / dicti domini prioris
Camaldulensis lectis specialiter et quod ipsam / domum semper pro
Camaldulensis heremo tenebit, nec ipsam / aliquatenus rebellabit seu
in aliquo preceptis priorum Cam/aldulensis et voluntati modo aliquo
contraibit / immo pro ut melius poterit ipsis prioribus et eorum
precep/tis obedire, curabit et quod dabit donec ipsam / ecclesiam
rexerit nomine pensionis annuatim / in festo omnium sanctorum pro
rebus temporalibus dicti loci eisque / prioribus aut ipsorum nuntiis
soldos centum ia/nuinorum ad voluntatem ipsorum priorum hec faci
/ et bona fide./
Actum Soci in palatio camaldulensis in testimonis / donni Clementi
prioris ecclesie de Soci, Guidonis con/versi camaldulensis et Benvenu-
ti Iacobi de Perusio / ad hoc testium rogatorum./
(SN) Ego Bonaventura de Fesulis imper/iali auctoritate iudex ordina-
rius et notarius predictis / omnibus interfui et ea de mandato domini
/ prioris Camaldulensis scripsi et pubblicavi./

XXXVIII

1279 giugno 18, Sassari

Bartolomeo, vicario del monastero di San Nicola di Trullas, consegna a


don Benedetto e a don Taddeo nunzi del priore generale dell’Ordine
Camaldolese, lire 58 di moneta genovese, 2 fiorini d’oro, 1 d’argento, ar-

169
Valeria Schirru

genti, gemme e biancheria, che erano stati depositati da don Stefano, suo
predecessore, presso lo speziale Bernardo.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1280 giugno 18.


Originale [A] redatto dal notaio Iacobus filius Salernii, pergam., mm. 140 x 200.
Inchiostro marrone scuro; stato di conservazione: buono.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura a secco. La scrittura corre parallela
al lato minore della pergamena.
Note dorsali: in alto è la segnatura archivistica “Camaldoli 18 giug(no) 1280”. Al
centro con scrittura coeva al documento “In Sardinia de Trulla”. Al di sotto con
mano del XVI secolo “1280 14 kal. Iulii”.
Per la datatio chronica è usato lo stile dell’incarnazione secondo il computo pisano;
l’anno 1280 deve essere rettificato al 1279, trattandosi del 18 giugno. Una conferma
viene dall’indizione settima. La città di Sassari rimase legata alle tradizioni
cronologiche pisane fino ai primi decenni del XVI secolo (L. D’A RIENZO, La
«scribania» della curia podestarile di Sassari, pp. 192-193 e ID., Gli Statuti sassaresi e il
problema della loro redazione, p. 17).

Edizioni:
– G. ZANETTI, I Camaldolesi in Sardegna, doc. XVII, p. XLIII [con l’anno
1280].

In Dei nomine amen. Noverint universi presentem paginam inspecturi


quod donnus / Benedictus et donnus Tadeus monachi Camaldulensis
heremi nuntii donni prioris / Camaldulensis heremi ut asserebant no-
mine et vice ipsius prioris confessi sunt in / veritati se accepisse et
habuisse a donno Bartholomeo, monacho heremi predicti, / vicario
monasterii de Trulla liras quinquaginta, octo denariorum ianuinorum
minutorum et florinos duos / auri et unum argenti et coclearia quinque
argenti et guasapia quattuor et ma/nutergia decem et par unum
linteaminum et cultram unam abbam et cannas octo / bragia tria unius
tele de lino nostrate et archas duas et lapidem unum dictum / agates que
res deposite fuerunt per donnum Stephanum olim monachum
Camaldulensis / heremi predecessorem ipsius vicarii predicti apud
Bernardum speziarum. De quibus omnibus et sin/gulis se nomine et
vice dicti prioris bene quietos et solutos seu contentos vocaverunt. Et /
ipsum vicarium inde penitus liberaverunt et absolverunt. Renuntiantes
exceptioni non habitarum seu / non receptarum rerum et omni alii iuri

170
Appendice documentaria

eis competentibus contra predicta. Et taliter me Jacobum / notarium


scribere rogaverunt. Actum in Sassaro sub porticu domus Barusonis
Corda in qua / abbas Sacrarie habitabat. Presentibus Iuncta spesiario
quondam Lutteringi, fratre Andrea conver/so Sacrarie et fratre Iohanne
converso Camaldulensis heremi, testibus ad hoc vocatis et rogatis. /
Anno Dominice incarnationis millesimo ducentesimo octuagesimo,
indictione septima, XIIII kalendas iulii./
(SN) Ego Iacobus Salerni filius imperialis aule notarius pre/dictis
omnibus interfui et rogatus scripsi et ideo meo / signo et nomine
publicavi./

XXXIX

1279 giugno 18, Sassari

Inventario degli animali e dei beni della vicaria di San Nicola di Trullas
spettanti all’eremo di San Salvatore di Camaldoli, fatto da don Bartolo-
meo, monaco e vicario dello stesso monastero.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1280 giugno 18.


Originale [A] redatto dal notaio Iacobus filius Salerni, pergam., mm. 210 x 330.
Inchiostro marrone scuro; stato di conservazione: buono.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura a secco. La scrittura corre parallela
al lato minore della pergamena.
Note dorsali: in alto è la segnatura archivistica “Camaldoli 18 Giu(gno) 1280”. Al
centro “1280 § Inventarium n. [..] c. 6 Rerum et animalium Vicaria de Trulla insula
Sardinie pro eremo”.
Per la datatio chronica è usato lo stile dell’incarnazione secondo il computo pisano;
l’anno 1280 deve essere rettificato al 1279, trattandosi del 18 giugno. Una conferma
viene dall’indizione settima. La città di Sassari rimase legata alle tradizioni
cronologiche pisane fino ai primi decenni del secolo XVI (L. D’ARIENZO, La
«scribania» della curia podestarile di Sassari, pp. 192-193 e ID., Gli Statuti sassaresi e il
problema della loro redazione, p. 17).

Edizioni:
– G. ZANETTI, I Camaldolesi in Sardegna, doc. XVIII, p. XLIV [con l’anno
1280].

171
Valeria Schirru

In Dei nomine amen. Noverint universi presentem paginam inspectu-


ri quod in presentia donnorum Benedicti et Tadei / monachorum
Camaldulensis heremi nuntiorum ut dicunt domini prioris Camaldu-
lensis heremi et mei Jacobo notarii / et testium infrascriptorum donnus
Bartholomeus venerabilis vicarius ecclesie Sancti Nicolay de Trulla
Camaldulensis / heremi Sorrane diocesis, huiusmodi inventarium de
bonis et rebus ipsius vicarie, fecit in hunc modum. Ego Bartholome/us
monachus Camaldulensis heremi, vicarius ecclesie Sancti Nicolai de
Trulla ordinis Camaldulensis heremi vicaria/tus nomine per hoc
publicum instrumentum de bonis et rebus et animalibus ipsius vicarie
facio inventarium. Dico quidem et confiteor me / invenisse in dicta
vicaria iumenta matricia ad mittendum in argola sive arca triginta et
pulletras femminas quattuor / et amessarios seu, stallones duos et
pullos equarum istius anni decem, ex quibus sunt quattuor maschuli
et femine / sunt sex. Item vacchas matrices ad creandum octuaginta
novem. Item traiulas que assument travos in martio adveniente /
decem et octo. Item boves ad capiendum in martio adveniente decem
et octo. Item boves sex vetustos. Item taurum unum. Item / anniculos
de anno preterito inter maschulos et feminas quinquaginta octo. Item
suves sive troias ad criandum centum / quadraginta novem. Item
maiales sedecim. Item verres quattuor. Item anniculos inter maschulos et
feminas duecentos viginti / unum. Item pecudes matrices trescentas
octuaginta. Item arietes octo. Item sacchaios novem. Item boves
domitos decem / et novem. Item asinos ad portandum somam sex et
pullum unum asine. Item bugnos sine capillos apud quindecim. Item
equos / duos domitos. Item iumentum unum domitum. Item in curia
de Usune pecudes matrices septuaginta unam et arietes tres et /
sacchaios masculos septem et sachaias quattuordecim et agnas feminas
istius anni viginti tres / et agnos istius anni viginti quinque / et boves
domitos tres. Item inveni in denarios receptis et habitis de redditibus et
fructibus ipsius vicarie et de prioriis eiusdem vicarie / libras triginta octo
et solidos quattuor et denarios quattuor ianuensium. Item raseria
centum octuaginta sex tritici, et raseria farine triginta / unum et raseria
tria zizerum et raseria triginta ordei. Item inveni bibiam unam in
duobus voluminibus. Item duo humi/liaria. Item passonarium unum.
Item antifonaria duo. Item sermonarium unum. Item missale unum.
Item epistolarium / unum. Item psalteria duo. Item manualem unum.

172
Appendice documentaria

Item sarisum unum. Item guasapia de altare rechamata ad setam tria.


Item / tunisellas de sirico quinque. Item dalmaticam unam de sirico.
Item piviales tres de sirico. / Item camisos sine fregiis quinque. / Item
camisos sollempnes tres. Item guasapia listratas ad altare quattuor. Item
guasapia de sirico duo. Item paleos de purpura sive de sirico de altare
tres. Item turibulum unum de argento. Item tabulam unam argenti.
Item planetas feria/les tres. Item paramentum unum sollempne
furnutum. Item planetam unam de samito gallo. Item calicem unum de
argento. Item / privilegia bullata cum bullis de plumbo quinquaginta
quinque. Item condachia quinque. Item privilegia cum bullis cere
quinque. Item privi/legia sine bullis duo. Que quidem omnia
suprascripta et singula suprascriptorum dico et confiteor me invenisse et
mihi per ordinem consignata fuisse / per manus predictorum donnorum
Benedicti et Tadei monachorum Camaldulensis heremi, nuntiorum
prioris heremi Camaldulensis et / taliter inde noticiam facere rogavi.
Actum in Sassaro sub portico domus in qua abbas Sacrarie habitabat
presentibus magistro Johanne / Mudo, magistro Nicoloso Bucchanio,
magistro Petro de Ruta et Guantino de Serra et fratre Johanne heremo
Camaldulensis / testibus ad hoc vocatis et rogatis. Anno Dominice
incarnationis millesimo ducentesimo octuagesimo, indictione septima,
XIIII kalendas iulii./
(SN) Ego Iacobus Salerni filius imperialis aule notarius huic recita-
tioni seu confessioni / et inventarii confectionis, interfui et rogatus
scripsi et ideo meo signo et nomine pu/blicavii./

XL

1279 Novembre 10, Castello di Anglari (Arezzo)

Don Gerardo, priore generale dell’Ordine Camaldolese, elegge Iacopo, mo-


naco e sacrista del monastero di San Bartolomeo, vicario, procuratore e
nunzio speciale della vicaria di San Nicola di Trullas.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1279 novembre 10.

173
Valeria Schirru

Originale [A] redatto dal notaio Rodulfinus Ugutii, pergam., mm. 120 x 580.
Inchiostro marrone chiaro; stato di conservazione: buono.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura a secco. La scrittura corre parallela
al lato minore della pergamena.
Note dorsali: in alto è la segnatura archivistica “Camaldoli 10 Nov(embre) 1279”.
Per la datatio chronica è usato lo stile della natività che faceva iniziare l’anno il 25
dicembre. L’anno 1279, confermato dall’indizione settima, non deve essere rettifica-
to trattandosi del 10 novembre.

Edizioni:
– G. ZANETTI, I Camaldolesi in Sardegna, doc. XVI, p. XLII.

In Christi nomine amen. Ex hac litterarum serie omnibus legentibus /


atque audientibus pateat evidentur quod religiosus / vir donnus
Bartholomeus prior monasteris Sancti / Bartholomei de Anglarii
Camaldulensis ordinis / habens plenam et liberam auctoritatem a ve-
nerabili pa/tre donno Gerardo priore heremi Camaldulensis, / et totius
ordinis generalis sicut de ipsa auctoritate appa/ret per litteras spetiales
munitas sigillo domini prioris / Camaldulensis predicti, per me
Rodulfinum notarium infra scriptum visas / et lectas, representandi
electionem factam per supra/dictum dominum priorem Camaldulensis,
tamquam per dominum ad quem / in mediate pertinet electio
institutuo et confirmatio / suprascripte vicarie sicut de ipsa electione
facta constat / per infrascriptum inde confectum manu Bartholomei
filii / Viviani de Pisis notarii, de religioso viro donno / Iacopo monacho
et sacrista monasterii Sancti Bartholo/mei predicti Camaldulensis
ordinis nominati in vica/rium, procuratorem, sindicum, actorem,
factorem et /nuntium specialem, vicarie Sancti Nicolay de Trulla /
Camaldulensis ordinis supradicti eidem donno Iacopo / nomine et
vice domini prioris Camaldulensis predicti ac ipsum con/firmandi et
intronizandi et obedientiam manualem / recipiendi et iuramentum
sicut modis est ordinis supra/dicti et inferius continetur. Existentes
predictus donnus / Bartholomeus prior Anglarii tamquam vicarius /
predicti domini prioris Camaldulensis in ecclesia Sancti Bartolomei /
predicti de Anglario, coram Rodulfino notario et testibus /
infrascriptis et monachis dicti monasterii ibidem ad capitulum /
convocatis, supradictam electionem lectam ibidem per me /

174
Appendice documentaria

Rodulfinum notarium infrascriptum predicto donno Iacopo repre/


sentavit. Qui donnus Iacopus supradictus humiliter / et devote
tamquam filius, vere obediente, preditam elec/tionem de se factam
aceptavit et benigne recepit, / petens a predicto donno Bartholomeo
benefitium con/firmationis electionis predicte. Qui donnus Bartholo /
meus auctoritate qua fungitur domini prioris Camaldulensis predicti, /
ipsam electionem factam de ipso donno Iacopo canonice / confirmavit
intronizando cum Te Deum laudamus / et ponendo ipsum donnu
Iacopum in sedem prioris nomine / vicarie seu auctoritatis predicte ut
moris est. Dictis denique / Te Deum laudamus versiculis et oratione
consuetis, intuitu ad/ministrationis tam spiritualium quam tempora-
lium, vicarie de Trul/la predicte, supradicto donno Iacopo vicario et
procuratori dedit /et contulit sigillum vicarie de Trulla predicte. Qui
donnus Jacopus / [predictus], vicarius et procurator vicarie de Trulla
predicte / predicto donno Bartholomeo priori Anglarii tamquam
nuntio / et vicario in hac parte domini prioris Camaldulensis predicti
reci/pienti et stipulanti nomine et vice eiusdem domini prioris Ca-
maldulensis et / successorum eius canonice instituitus obedientiam et
reverentiam / manualem et fecit et promisit secundum regulam beati
Benedicti / et Camaldulensis ordinis instituta iurans supradictus
donnus / Iacopus vicarius tactis sacrosantis evangeliis non vendere, /
non alienare de bonis immobilibus suprascripte vicarie, nec / in
feudum dare, neque curias et iura servos et ancillas/ vendere, nec alie-
nare, nec etiam vendere bestias matrices, neque servos / mali jenitii
reducere in bonum jenictium, et non deteriorare / contractus, non
permutare in dannum vicarie, nec etiam debitum / contrahere ultra
quantitatem in constitutione ordinis constituitam, sine / speciali
licentia domini prioris Camaldulensis predicti, ac etiam non esse
rebellis / supradicto domino priori Camaldulensis nec successoribus
suis, neque heremo, nec / ordini eiusdem. Et dare et reddere annuatim
per festum sancti Petri / mensis iunii iuxta suum posse eidem domino
priori Camaldulensi et eius / successoribus pro ipsa heremo pro censu
ipsius vicarie libras triginta / denariorum ianuinorum et caseis
ducentos cavallinos et dagas sive farganas / quattuor et mangnas etc./
Actum in castro Anglarii comitatus Aretii in ecclesia monasterii /
Sancti Bartholomei predicti in capitulo seu conventu dicti monasterii
/ convocatio ibidem coram donno Benedicto de Miciano, donno

175
Valeria Schirru

Bonacurso, / donno Symone de dicto castro, Johanne clerico Blanco


converso et aliis de / hiis rogatis convocatis testibus. Sub anno Domi-
ni millesimo ducentesimo LXXVIIII / indictione VII, domino
Nicolao papa residente, die X mensis nove/mbris intrantis./
(SN) Ego Rodulfinus Ugutii notarius predictis omnibus interfui /
rogatus subscripsi et publicavi./

XLI

1332 Gennaio 28, Oristano

Filippo Mameli, canonico arborense, dopo una permuta, libera il servo


Mariano Ardu, e l’ancella, Sardigna Ardu, entrambi figli di Orzocco
Ardu e servi del monastero di Santa Maria di Bonarcado.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1332 gennaio 28.


Copia autentica [B] del 10 novembre 1348, pergam., mm. 430 x 860.
Inchiostro marrone scuro; stato di conservazione: mediocre.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura a secco. La scrittura corre parallela
al lato minore della pergamena.
Note dorsali: in alto è la segnatura archivistica “Camaldoli 28 Gen. 1332”. Al centro con
scrittura del secolo XVIII in corsivo “1332 § Permuta(ti)o n. 7 c. 11 seu venditio quattuor
/ servorum monasterii de Bonarchanto insula Sardinie monachis S. Zenonis Pisarum”.
Per la datatio chronica è usato lo stile dell’incarnazione secondo il computo pisano.
Trattandosi del 28 gennaio, l’anno 1332 non deve essere rettificato; una conferma
viene dall’indizione quindicesima. Il documento originale era stato redatto dal notaio
Bartholomeus Deligia civis Arestaniensis.
Per quanto riguarda la data della copia è usato lo stile dell’incarnazione secondo il
computo fiorentino: “secundum consuetudinem florentinorum”. L’anno 1347, trattan-
dosi del 10 novembre, deve essere rettificato al 1348. Una conferma viene dall’indi-
zione che in quell’anno era la prima.
La copia è stata sottoscritta dai notai: Simon filius quondam Ciati de Gangalandi no-
taio imperiale, Gianninus Donatini de Cornivole notaio imperiale, Iohannes filius
Iohannes Nuti de Martignana notaio imperiale.

Edizioni:
– G. ZANETTI, I Camaldolesi in Sardegna, doc. XX, p. XLIX.

176
Appendice documentaria

In nomine sancte Crucis venerande amen. Universis per presens pu-


blicum instrumentum sit notum ac manifestum quod sapiens et
discretus vir dominus Phylippus Mameli decretorum doctor canonicus
arborensis, cupiens Margianum / Ardu, servitorem suum, servum
ecclesie Sancti Gregorii de villa Paulati, membrum monasterii de
Bonarchato quod quidem monasterium est membrum Sancti Zenoni
de Pisis, tradere libertati, venerabili et religioso viro dompno fratri
Silvestro abbati suprascripti / monasterii Sancti Zenonis, humiliter
supplicatum quod dignaretur dare licentiam venerabili et religioso viro
Cipriano, priori suprascripti monasterii de Bonachato, pro ipso cum
sua licentia predictum Marianum permutare valeat cum suprascripto
domino Phylippo et eum tradat perpetue libertati. Prefatus autem
dominus Silvester abbas diligenter considerans grata et accepta servitia
que dominus Phylippus exibuit hactenus, continue exibet et exibere
poterit in futurum / suprascripto monasterio de Bonarchato, et consi-
derans dictum dominum Phylippum dictorum servitorum intuitu
maiori gratia fore dignum, predicto dompno Cipriano priori dedit et
concessit licentiam liberam permutandi dictum Maria/num su-
prascripto domino Phylippo. Et quamvis sit de iure quod pro uno ser-
vo debeant dari duo, suprascriptus dominus abbas concessit su-
prascripto priori, quod de uno servo pro dicto Mariano debeat
contentari, et pro alio servo qui deberet in / [per]mutatione servitia et
consilia predicti domini Phylippi, que dicto monasterio de Bonarchato
continue exibet nullo inde recepto salario debeat compensari. Ita quod
dominus Philyppus predictus / dictum monasterium suo posse pro-
tegere et ei consulere cum fuerit appositum, et dictus Marianus a iure
dicti monasterii sit penitus absolutus. Qui suprascriptus dompnus
Cyprianus prior suprascripti monasterii de Bonarcato, sequens /
licentiam et predicti domini Silvestri voluntate, eo ipso volente et
consentiente, dedit et tradidit suprascripto domino Phylippo, presenti et
recipienti, in permutationem et cambium et nomine permutationis et
cambii suprascriptum Marianum [Aro]zzi / Ardu, servum suprascripi
monasterii de Bonarchato, cum omni iure, usu, servitute, peculio,
bonis et rationibus suprascriptis omnibus. Insuper suprascriptus
dompnus Ciprianus priori […] / et nomine quo supra, in cambium et
permutationem et iure cambii et permutationis dedit, cessit, concessit,
atque mandavit, eidem domino Filippo presenti et recipienti, omnia

177
Valeria Schirru

iura et nomina omnesque actiones, rationes utiles / et [di]rectas, reales


et personales et mistas, nec non contrarias omnesque alias, nominato
priori pro dicto monasterio et ecclesia, in dicto vel pro dicto Mariano
servo dicti monasterii, in cambium et permutationem dato et tradito
vel aliqua eius occ[asione] / quoquo modo competentes et competentia
competituras et competitura quatenus de cetero suprascriptus dominus
Phylippus ac eius heredes, et cui vel quibus dederint vel habere
decreverint hiis omnibus et singulis eorum nomine perpetuo [utiliter et]
/ directe possint agere et curare ex opere et replicare et se tueri adversus
et contra suprascriptum priorem et successores et bona omnia dicti
monasterii et contra omnem aliam personam, locum et universitatem.
Et versa vice suprascriptus dominus Phylippus in cambium / et per-
mutationem et nomine cambii et permutationis dedit et tradidit,
eidem dompno Cipriano presenti et recipienti, eo modo nomine quo
supra pro suprascripto monasterio de Bonarchato, nomine permuta-
tionis et cambii suprascripti Margiani medietatem integram Nicole
Piu [servi] / suprascripti domini Phylippi in medietatem de villa
Calcargie, et medietatem Guillelmi Piu, filii Petri Piu servi suprascripti
domini Filippi, pro medietate de suprascripta villa Calcargie, cum
omni iure, usu et servitute, peculio, bonis et rationibus eorum.
Insuper suprascriptus dominus Phylippus in cambium et permuta-
tione et iure cambii et permutationis suprascripti Margiani, dedit,
cessit ,concessit atque mandavit eidem dompno Cipriano priori pre-
senti et recipienti et legiptime, stipulanti pro suprascripto monasterio
de Bonarchato eo modo / et nominequo supra, omnia iura et nomina
omnesque actiones, rationes, utiles et directas, reales et personales et
mista, nec non contrarias, omnesque alias, suprascripto domino Filip-
po in dictis vel pro dictis Niccola et Guillelmo servis in cambium datis
/ et traditis pro suprascripto Margiano vel aliqua eorum occasione
quoquo modo vel iure competentes et competentia et competituras et
competitura. Promictens dictus dominus Filippus eidem dompno
Cipriano priori presenti et recipienti eo modo et nomine / quo supra
consiliis et auxiliis dicto monasterio de Bonarchato semper assistere
suo posse, et quo pro dicte permutationis compensatione priori de
Bonarchato qui pro tempore fuerit pro ipso monasterio semper de iure
consulere quando fuerit requisitus sine aliquo / salario. Dicens de
cetero dictus prior pro dicto monasterio et qui pro tempore fuerit in

178
Appendice documentaria

dicto monasterio et eius successores et cui vel quibus dederint, vel


habere decreverint, hiis omnibus et singulis prioratus nomine pro
dicto monasterio utiliter et directe possint agere et causare, / excipere
et replicare et se tueri adversus et contra suprascriptum dominum
Filippum et eius heredes et bona et contra omnem aliam personam,
locum et universitatem. Quam permutationem et cambium et iura
permutationis et cambii et omnia suprascripta et infrascripta et singula
/ suprascriptorum et infrascriptorum suprascriptus dompnus Cipria-
nus prior prioratus nomine pro suprascripto monasterio de Bonarcha-
to presentia, consensu, consilio, mandato et auctoritate suprascripti
domini Silvestri abbatis et ipso presente, consentiente et volente et
suam auctoritatem et de/cretum interponente, ex una parte, et dictus
dominus Filippus, ex altera parte, nominibus et moribus quibus per
stipulationem solempnem convenerunt et promiserunt sibi ipsis ad
invicem et vicissim semper et omni tempore in perpetuum habere, te-
nere, et observare haberi que teneri / et observari facere, firmam et fir-
ma, ratam et rata, validam et valida. Et contra predicta vel aliquod
predictorum non facere, vel venire, per se vel alios, ullo unquam
tempore, aliquo modo, vel iure seu occasione, vel causa nec consentire
quod aliqui alius contra faciat vel veniat / procurare nec in una pars
alteram propterea de cetero imbrigare, vel molestare, seu per placitum
vel ullo alio modo fatigare, sed una pars alteram et altera alteram
nominibus et modis quibus supra rem a se permutatam legiptime
defendere, disbri/gare et auctorizare, ab omnibus brigantibus personis et
locis et auctor et defensor et principalis distrigator unus alteri et alter
ad invicem de re a se permutata in cambium et permutationem data
nominibus et modis quibus supra semper / et omni tempore perpe-
tuum esse et existere cum omnibus suprascriptis ipsius dompni
Cipriani et dicti monasterii suorumque successorum et dicti domini
Filippi suorumque heredum expensis. Sub ypotheca et ogligatione
eorum et cuiusque eorum nominibus et modis quibus/cumque
successorum et heredum et bonorum suorum omnium dicti mo-
nasterii et ad penam dupli totius eiusde quo ageretur inter dictas
partes sollempni stipulatione promissam et ab utraque parte legiptime
stipulatam cum refectione dampnorum et expensarum curie et
advocatorum / litis et extra, qua pena semel et pluries comissa et
exacta et non exacta sive generose remissa, nichilominus tamen pre-

179
Valeria Schirru

dicta omnia et singula firma et rata perdurent. Renuntiantes omni iuri


et exceptioni doli mali in metus et in factum et rei aliter / geste quam
ut superius et inferius continetur, privilegio fori impetrando con-
ditioni indebiti et sine causa et ob causam et legi prohibenti pecuniam
in contractibus, in fraudem usurarum apponi, commicti et exigi et
specialiter iuri per quod generales renuntiationes impugnature. / Et
iuri contradicenti renuntiationem ipsam non valere nisi specialiter
appareret et omnia alio iuri ecclesiastico et civili eis et cuique eorum
nominibus et modis quibus supra contra predicta, vel aliquod
predictorum competenti et competituro, et sic suprascripte partes
nominibuset, modis quibus supra, videlicet / unaqueque pars vicissim
alteri nomine rem a se permutatam et in cambium et permutationem
datam constituit possidere, donec unusquisque eorum rei supra
permutate et in cambium date possessionem acceperit quam accipien-
di propria auctoritate et retinendi deiceps / unus alteri ad invicem
licentiam omnimodam dedit et potestatem. Et taliter dicte partes
nominibus et modis quibus supra ser Petrum notarium infrascriptum
scribere rogaverunt ut inde conficere deberet publicum instrumen-
tum, et ipsum semel et plurius corrigendi / et emendandi ad sensum et
laudem convenientis sapientis, ita quod de iure valeat et teneat, non
mutato sensu vel intellectu ipsius./
Actum Arestani in camera nova curie suprascripti domini Philippi habi-
tationis, presentibus dompno Iacobo / monaco suprascripti ordinis, ser
Michele notario de Perusio quondam ser Bartholomey, sotiis et
familiaribus suprascripti domini abbatis, Laurentio Lollo quodam
Gomite, et Baldo de Crescie de Perusio quondam Crescie, testibus ad
hec vocatis(a) specialiter / et rogatis, Dominice incarnationis anno mille-
simo trecentesimo trigesimo secundo, indictione quintadecima, quin-
to Kalendas februarii./
In nomine sancte Crucis venerande amen. Universis per presens
publicum instrumentum sit notum ac manifestum quod venerabilis
vir dominus Phylippus Mameli decretorum doctor canonicus
arborensis pro honore Dei omnipotentis et beate virginis eius matris /
Marie et beati Gregorii omniunque sanctorum et pro salute
animarum patris sui et sue et pro remissione suorum delictorum et ob

(a)
La parola vocatis è scritta in interlinea.

180
Appendice documentaria

reverentiam et honorem suprascripti domini Silvestri abbatis et dicti


dompni Cipriani prioris, Marianum libe/ravit et ab omni jugo et
vinculo servitutis absolvit suprascriptum Marianum Ardu servum
suum ex predicta permutatione filium Arozzi Ardu presentem et
suscipientem tam ipsum quam eius heredes utriusque sexus natos et
nascituros et quos eum deiceps / concipere contigerit ac habere
universaliter et sinlariter et ipsum et ex eo usque in perpetuum de/
scendentes a sua manu et potestate seu dominio dimictendo; faciendo
et constituendo eum et ex eo usque in perpetuum descendentes
liberos homines et mulieres et cives romanos et romanas omneque ius
patronatus ei penitus remictendo. Dans concedens et mandans eidem
Margiano manumisso presenti recipienti et legiptime stipulanti / per
se et descendentes ab eo plenam baliam et liberam potestatem et
liberum et inrevocabile mandatum agendi testandi contrahendi in
iudicio standi et omens et singulas liberorum operas ubique libere
faciendi et exer/cendi et omnia et singula in curia et extra libere
facendi que quilibet ingenuus sive ingenua et romanus atque romana
civis et quilibet alius homo sui iuris facere et exercere potest vel posset,
pe/culium namque suum quod abet a ratione sui domini separatum et
totum et quidquid deinceps poterit modo aliquo aggregare. Illud
eidem manumisso inrevocabiliter simpliciter inter vivos, ita quod
aliqua ingratitudinis / causa in perpetuum revocari non possit,
donavit dedit cessit et concessit ut inde possit facere totum suum
beneplacitum atque velle tamquam et sicut quilibet paterfamilias et
quilibet alius homo sui iuris de bonis et rebus suis / facere potest vel
posset absque sua ipsius domini Philyppi suorumque heredum vel
alterius persone pro eis calumpnia vel contradictione. Quam
manumissionem seu libertatis dactionem et omnia suprascripta et
infrascripta et singulorum suprascriptorum et infrascriptorum /
suprascriptus dominus Phylippus manumissor convenit et promisit
suprascripto Margiano manumisso, presenti et recipienti et legiptime
stipulanti pro se et ex eo descendentibus, semper et omni tempore in
perpetuum habere tenere et observare haberique teneri et observari
facere firmam et firma, ratam et / rata, validam et valida et contra
predicta vel aliquid predictorum non facere vel venire per se vel alium
ullo unquam tempore aliquo modo vel iure seu occasione vel causa,
nec consentire quod aliquis alius contrafaciat vel veniat / procurare

181
Valeria Schirru

nec contra ipsum de cetero inbrigare vel molestare seu per placitum
vel ullo alio modo fatigare vel imbriganti consentire sub ypotheca et
obligatione sui suorumque heredum et bonorum suorum omnium, et
ad penam librarum centum / denariorum alfonsinorum minutorum
stipulatione promissa. Qua pena semel et lure commissa et exacta et
non exacta vel generose remissa, semper libertas et carta in earum
firmitate perdurent. Renuntiando omni iure sibi contra predicta vel
aliquod predictorum / competenti vel competituro renuntiavit etiam
legi qua cavetur quod manumissus sive manumissa propter vitium
ingratitudinis in servitium redigitur. Actum Arestani, eodem die loco
et testibus memoratis./
In nomine sancte Crucis venerande amen. Universis per presens
publicum instrumentum fit notum et manifestum quod sapiens et
discretus vir dominus Phylippus Mameli, decretorum doctor cano-
nicus arborensis, cupiens Sardignam Ardu filiam Arozi Ardu / servi-
toris sui et ancillam ecclesie Sancti Gregorii de Bauladu, membrum mo-
nasterii de Bonarchato, quod quidem monasterium est membrum
monasterii Sancti Zenonis de Pisis, tradere libertati venerabili et reli-
gioso viro fratri silvestro abbati suprascripti monasterii Sancti Zenonis
/ humiliter supplicavit quod dignaretur dare licentiam venerabili et re-
ligioso viro dompno fratri Cipriano priori suprascripti monasterii de
Bonarchato quod ipse cum sua licentia predictam Sardignam Ardu
que est trium annorum et dimidii filia suprascripti Arozzi / ancillam
suprascripte ecclesie Sancti Gregorii extimatam librarum octo dena-
riorum alfonsinorum minutorum permutare valeat cum suprascripto
domino Phylippo ut eam tradat perpetue libertati, predictus autem
dominus frater Silvester abbas diligenter considerans grata et / accepta
servitia que idem dominus Phylippus exibuit actenus continue exibet
et exibere poterit in futurum predicto monasterio de Bonarchato, et
considerans dictum dominum Filippum dictorum servitiorum intuitu
maiori gratia fore dignum predicto / fratri Cipriano priori dedit et
concessit licentiam et liberam bailiam et protestatem permutandi
ipsam Sardignam Ardu, que est trium annorum et dimidii, filiam
suprascripti Arozzi Ardu, ancillam suprascripte ecclesie sancti Gregorii
propter maculam extimatam libras octo / denariorum alfonsinorum
minutorum cum suprascripto domino Phylippo, ita tamen quod
dominus Filippus predictus teneatur dictum monasterium de

182
Appendice documentaria

Bonarchato suo posse protegere et ei consulere cum fuerit opportunum


et dicta Sardigna a iure dicti monasterii sit penitus ab/soluta. Qui
suprascriptus dompnus Ciprianus priori sequens dictam licentiam et
predicti domini Silvestri abbatis voluntate, eo presente volente et
consentiente dedit et tradidit suprascripto domino Filippo presenti et
recipienti in permutationem et cambium et nomine permutationis /
et cambi suprascriptam Sardiniam Ardu filiam Arozzi Ardu, ancillam
suprascripte ecclesie Sancti Gregorii, que est trium annorum et
dimidii, extimatam libras octo denariorum alfonsinorum minutorum
cum omni usu servitute ancillarum peculio et bonis et rationibus suis
omnibus. / Insuper suprasciptus dompnus Ciprianus prior, eo modo et
nomine quo supra, in cambium et permutationem et nomine cambi et
permutationis dedit cessit concessit atque mandavit eodem domino
Filippo presenti et recipienti omnia iura et nomina omnesque actiones
rationes utiles et / directas reales et personales et mistas nec non
contrarias omnesque alias eidem priori pro dicto monasteiro et
ecclesia vel pro dicta Sardigna ancilla dicti monasterii in cambium et
permutationem data vel aliqua eius parte seu occasione quoquo modo
vel iure competens et / competentia competituras et competitura
quatenus de cetero suprascriptis dominus Phylippus et eius heredes et
cui vel quibus dederint vel habere decreverint, hiis omnibus et singulis
eorum nomine proprio utiliter et directe possint agere et causare,
excipere et replicare / et se tueri adversus et contra suprascriptum
priorem et eius successores et bona omnia dicti monasterii et contra
omnem aliam personam locum et universitatem. Et versa vice
suprascriptus dominus Philippus dedit et tradidit suprascripto priori
presenti et recipienti eo modo / et nomine quo supra in cambium et
permutationem et nomine cambii et permutationis suprascripte
Sardigne trium annorum et dimidii, ancille sic extimate, ut dictum
est, librarum sedecim denariorum alfonsinorum minutorum pro
duabus ancillis extimatis libras / sedecim vel pro equipollenti quod ad
predictam quantitatem adscendat pro ut inter dictum dompnum
Ciprianum priorem et predictum dominum Phylippum convenit[ur].
De quibus duabus ancillis vel equipollenti dictus prior eo modo et no-
mine quo supra / sic a dicto domino Phylippo bene quietum et
pagatum vocavit et in ipsum et eius heredes liberavit et penitus absolvit.
Quam permutationem et cambium et iura permutationis et cambii et

183
Valeria Schirru

omnia suprascripta et infrascripta et singula / suprascriptorum et


infrascriptorum suprascriptus dominus Ciprianus prior prioratus no-
mine pro suprascripto monasterio de Bonarchato presentia consensu
consilio mandato et auctoritate suprascripti domini Silvestri abbatis et
ipso presente consentiente mandante et volente / et suam auctori-
tatem et decretum interponente ex una parte, et dictus dominus
Phylippus ex altera parte nominibus et modi[s] quibus supra per
stipulationem sollempnem convenerunt et promiserunt sibi ipsis ad
invicem et vicissim semper et omni tempore / in perpetuum habere
tenere ac observare haberique teneri et observari facerefirmam et fir-
ma, ratam et rata, validam et valida, et contra predicta vel aliquod
predictorum non facere vel venire per se vel alios ullo unquam
tempore aliquo modo / vel iure sive occasione vel causa nec consentire
quod aliquis alius contrafaciat vel veniat procurarenec contra una pars
alteram propterea de cetero ullo unquam tempore inbrigare vel mole-
stare seu per placitum vel ullo alio modo / fatigare, sed una pars
alteram nominibus et modis quibus supra rem se permutatam
legiptime defendere distrigare auctorizare ad omnibus intrigantibus
personis et locis et auctor et defensor et principalis di/sbrigator unus
alteri et alter alteri ad invicem de re a se permutata incambium et
permutationem data nominibus et modis quibus supra semper et
omni tempore in perpetuum esse et existere cum omnibus ipsius
dompni Cipriani et dicti monasterii / suorumque successorum et dicti
domini Phylippi suorumque heredum expensis sub ypotheca et
obligatione eorum et cuiusque eorum nominibus et modis quibus
supra eorumque successorumet heredum et bonorum suorum
omnium et dicti monasterii. Et ad penam dupli / totius eius de quo
ageretur inter dictas partes sollempni stipulatione promissam ab
utraque parte legiptime stipulata, cum refectione dapnorum et
expensarum curie et advocatorum litis et extra, qua pena semel et
pluries promissa et exacta et non exacta / sive generose [re]missa,
nichilominus tamen omnia et singula firma et rata permaneant.
Renuntiantes omni iuri et exceptioni doli mali vi metus et in factum
et rei aliter geste quam ut superius et inferius continetur privilegio fori
impetrando conditioni indebiti / sine causa et ob causam et legi
prohibenti pecuniam in contractibus in fraudem usurarum apponi
coniuncti et exigi et specialiter iuramento per quod generales

184
Appendice documentaria

renumptiationes impugnantur et iuramento etiam dicenti renuntiat-


ionem ipsam non valere nisi specialis appa/reat, et omni alii
iuramento ecclesiasticaet civili eis et cuique eorum nominibus et
modi[s] quibus supra contra predicta vel aliquod predictorum compe-
tenti et competituro. Et sic suprascripte partes nominibus et modis
quibus supra et unaqueque pars vicissim alterius nomine rem a se
permutatam / et permutationem in cambium datm constituit
possidere donec unusquisque eorum rei sibi permutate et in cambium
date possessionem acceperit, quam accipiendi propria auctoritate et
retinendi deinceps unus alteri ad invicem omnimodam licentiam
dedit et potestatem. / Et taliter dicte partes nominibus et modis qui-
bus supra ser Petrum notarium infrascriptum scribere rogaverunt et
publicum instrumentum inde conficere debeat, et ipsum semel et
pluries corrigendi et emendandi ad sensum et laudem convenientis
sapientis, ita quod de / iure valeat et teneat, non mutato sensu vel
intellectu ipsius. Actum eodem suprascripto die loco et testibus me-
moratis./
In nomine sancte Crucis venerande amen. Universis per presens
publicum instrumentum sit notum ac manifestum quod venerabilis
vir dominus Phylippus Mameli, decretorum doctor canonicus arbo-
rensis, pro honore Dei omnipotentis et beate virginis eius matris /
Marie et beati Gregorii omniumque sanctorum et pro salute anima-
rum patris et matris sui et pro remissione suorum delictorum et ob re-
verentiam suprascripti domini Silvestri abbatis et dicti dompni Cipriani
prioris, liberavit et ab omni jugo et vinculo servitutis / absolvit su-
prascriptam Sardignam Ardu filiam Arzoci Ardu ancillam suam ex
predicta permutatione licet absentem tamquam presentem, tam ipsam
quam eius heredes utriusque sexus quos ea deinceps concipere
contigerit, ac habere universaliter et singulariter / et ipsam et ex ea
usque in perpetuum descendentes, a sua manu et potestate seu domi-
nio, dimictendo et constituendo eam et ex ea usque in perpetuum
discendentes liberos homines et cives romanos et romanas / omneque
ius patronatus ei penitus remictendo. Dans concedens et mandans ser
Petro notario infrascripto tamquam persone publice agenti, recipienti
et legitime stipulanti pro suprascripta Sardigna manumissa licet
absenti plenam bailiam et liberam potestatem / et inrevocabile man-
datum agenti testandi contrahendi in iudicio stando et omnes et

185
Valeria Schirru

singula liberorum operas libere exercendi et omnia et singula in


iudicio et extra libere faciendi que quilibet ingenuus seu ingenua et /
romanus atque romana civis et quilibet alius homo sui iuris facere et
exercere potest vel posset peculium namque suum quod habet a
ratione sui domini separatum et totum et quidquid deinceps poterit
modo aliquo agregare illud eidem / Sardigne manumisse licet absenti
inrevocabilitersimpliciter inter vivos donavit cessit ut inde possit
facere totum beneplacitum atque velle tamquam et sicut quilibet
paterfamilias et quilibet alius homo sui iuris / de bonis et rebus suis
facere et exercere potest posset absque sua ipsiusdomini Phylippi vel
suorum herdum aut alteriuspersone pro eis calumpnia vel contra-
dictione. / Quam manumissionem seu libertatis dactionem et omnia
suprascripta et infrascripta et singula suprascriptorum et infrascripto-
rum / suprascriptus Phylippus manumissor per stipulationem sol-
lempnem convenit et promisit ser Petro notario infrascripto tamquam
persone publice agenti recipienti et stipulanti legiptime pro su-
prascripta manumissa et ipsi liceat absenti semper et omni tempore in
perpetuum habere, tenere et observare / haberique ac observari fa-
cere firmam et firma, ratam et rata, validam et valida et contra pre-
dicta vel aliquod predictorum non facere vel venire se vel alium ullo
unquam tempore modo vel iure seu occasione vel causa nec consentire
/ quod aliquis alius contrafaciat vel veniat procurare nec contra ipsam
manumissam vel suos heredes utriusque sexus de cetero inbrigare vel
molestare seu placitum vel ullo alio modo fatigare sub ypotheca et
obligatione sui / suorumque heredum et bonorum suorum. Et ad
penam librarum centum denariorum alfonsinorum minutorum
stipulatione promissa, qua pena semel et pluries commissa et exacta
sive generose remissa, semper libertas et presens carta in earum
firmitate per/durent. Renuntiando omni iuri sibi contra predicta vel
aliquod predictorum competenti et competituro et renuntiando etiam
illi legi qua cavetur quodmanumissus sive manumissa propter vitium
ingratitudinis in servitutem redigitur. Actum Arestani eodem su-
prascripto die / loco et testibus superius expressatis. Ego Bartholo-
meus nominatus atque vocatus Bartholus Deligia civis Arestaniensis,
natus quondam Iohannis Deligia, serenissimi domini regis Arago-
nensis auctoritate publicus notarius, suprascripta instrumenta / a ser
Petro de Scano dudum notario civitatis predicte, quondam Iacobi

186
Appendice documentaria

Penne rogata, ipsorum scedis a me visis et lectis ut in suis actis inveni,


ita ex commissione mihi facta de auctoritate et decreto nobilis/ viri
Johannis Villani prioris suprascripte civitatis et ordinariam jurisdictio-
nem habentis in ea predicte commissioni interpositis, scripsi atque fir-
mavi, meoque signo solito consignavi./
(SN) Ego Simon filius quondam Ciati de Gangalandi, Florentine
diocesis, imperiali auctoritate iudex ordinarius et notarius publicus,
hoc exemplum cum suo auctentico scripto manu dicti Bartolomei
notarii / sumptum per infrascriptum ser Johannem sumptum, una
cum infrascriptis ser Johanne e ser Giannino notariis, cum ipso
auctentico diligenter et fideliter abscultavi, et quia utrumque concor-
dare / inveni ut eidem exemplo adibeatur de cetero plena fides, me in
testem subscripsi sub anno Domini ab eius incarnatione millesimo
trecentesimo quadragesimo septimo indictione prima / die decimo
mensis novembris, secundum consuetudinem notariorum civitatis
Florentie./
(SN) Ego Gianninus Donatini de Cornivole, Florentine diocesis, im-
periali auctoritate iudex ordinarius publicusque notarius cum suo
autenticho scripto manu dicti Bartolomei / notarii per infrascriptum
Iohannem sumptum una cum suprascripto ser Simone et infrascripto
ser Iohanne notariis cum ipso autenticho diligenter et fideliter
abscultavi et quia utrumque / concordare invenii, ut eidem exemplo
adhibeatur decetero plena fides, me in testem subscripsi sub anno Do-
mini indictione et die predictis secundum/ consuetudinem notariorum
civitatis Florentie./
(SN) Ego Iohannes filius Iohannes filius Nuti de Martignana, Floren-
tine diocesis, imperiali auctoritate iudex ordinarius et notarius publicus
hoc exemplum ex suo autentico / scripto manu Bartholomei predicti
fideliter sum[p]si et post modum ipsum exemplum una cum supra
scriptis ser Giannino et ser Simone notariis diligenter / abscultavi et
quia utrumque concordare inveni, nicchil addendo vel minuendo preter
puntum vel virgulam quod sensum vel intelectum, / ut eidem exemplo
adhibeatur decetero plena fides et in ipsius exempli fidem et
testimonium sue subscripsi / sub anno Domini MCCCXLVII indictio-
ne prima die decimo mensis novembris secundum consuetudinem
florentinorum./

187
Valeria Schirru

XLII

1332 Febbraio 19, Oristano

Don Cipriano, priore generale dell’Ordine Camaldolese, cede Iusta,


ancella della chiesa di San Martino di villa Birore dipendente dal mona-
stero di Santa Maria di Bonarcado, a don Giorgio, canonico arborense,
per il prezzo di 30 libbre di alfonsini minuti, allo scopo di aiutare don
Silvestro, abate di San Zenone di Pisa, a pagare i debiti dai quali era
gravato il suo monastero.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1332 febbraio 18.


Copia autentica [B] del 10 novembre 1348, pergam., mm. 340 x 620.
Inchiostro marrone scuro; stato di conservazione: buono.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura a secco. La scrittura corre parallela
al lato minore della pergamena.
Note dorsali: in alto è la segnatura archivistica “Camaldoli 19 Feb(bbraio) 1332”.
Per la datatio chronica è usato lo stile dell’incarnazione secondo il computo pisano.
Trattandosi del 19 febbraio, poiché il 1332 fu un anno bisestile (A. CAPPELLI, Crono-
logia, cronografia e calendario perpetuo, p. 92), l’anno non deve essere rettificato; una
conferma viene dall’indizione quindicesima.
Per quanto riguarda la data della copia è usato lo stile dell’incarnazione secondo il
computo fiorentino: “secundum consuetudinem florentinorum”. L’anno 1347, trattan-
dosi del 10 novembre, deve essere rettificato al 1348. Una conferma viene
dall’indizione che in quell’anno era la prima.
La copia è stata sottoscritta dai notai: Gianninus Donatini de Cornivole notaio impe-
riale, Simon filius quondam Ciati de Gangalandi notaio imperiale, Iohannes filius
Nuti de Martignana notaio imperiale.

Edizioni:
– G. ZANETTI, I Camaldolesi in Sardegna, doc. XXI, p. LXIII.

In eterni Dei nomine amen. Ex hoc publico instrumento omnibus


pateat evidenter quod cum venerabilis et religiosis vir dompnus fratre
Silvester abbas monasterii Sancti / Zenonis de Pisis asereret dictum
monasterium magnis debitis agravatum, occasione servitiorum que
facere tenebantur abbates dicti monasterii romane Ecclesie, / occasio-

188
Appendice documentaria

ne provisionum factarum de ipsis abbatibus predecessoribus suis et


per provisione sua ipsius domini abbatis, facta de eo dicto monasterio
per apostolicam sedem et non haberet / dictum monasterium unde
posset comode predicta debita solvere, petiit subsidium a venerabili et
religioso viro dompno Cipriano priore monasterii de Bonarcato,
membri / predicti monasterii Sancti Zenonis. Et quia dictus prior non
habebat in prontu pecuniam ad iuvandum predictum monasterium
Sancti Zenonis, considerans Iustam pisanam / ancillam ecclesie Sancti
Martini de villa Birore, filiam Iuliani pisani servi ecclesie Sancti Martini
suprascripte, que est immediate subiecta predicto monasterio de Bonar/
chato, esse minus utilem suprascripto monasterio de Bonarchato et esse
utilius eam pro pecunis comutare ut dictum monasterium Sancti
Zenonis ad solvendum dictum debitum adiu/veretur. Et volens idem,
prior dictum monasterium, adiuvare dictam ancillam extimatam
communi extimatione libras quindecim denariorum alfonsinorum
parvorum, cum / venerabili viro dompno Georgio pisano canonico
Arborense, permutavit de licentia parabola et consensu suprascripti
venerabilis domini abbatis, presentis ibi et parabolam / et consensum
dantis et interponentis et licentiam concedentis, et eam nomine
permutationis et cambii, tradidit et dedit eidem dompno Georgio
presenti et / recipienti cum omni iure actione, ratione, proprietate usu
peculio, ancillam et bonis suis ut idem dompnus Georgius eam tradat
perpetue libertati hinc / ad unum mensem proxime venturum. Insuper
suprascriptus prior prioratus nomine, presentia, consensu, licentia et
parabula suprascripti domini abbatis ut supra et occasione predicta ex
e predicta / causa permutationis, dedit cessit et mandavit eidem
dompno Georgio, presenti et recipienti omnia iura et nomina
omnesque actiones et reales utiles / et directas reales personales et mixtas
nec non contrarias et omnes alia sibi suprascripto priori in dicta vel
predicta, re in cambium data competentes et compe/tentia, compe-
tituras et competitura, quatenus hiis omnibus et singulis de cetero
utiliter et directe dictus dompnus Georgius, vel eius heredes sive cui
vel quibus de/derint vel habere, decreverint eorum nomine proprio
possint agere causari excipere et replicare et se tueri / adversus et
contra dictum priorem et eius successores / et bona dicti monasterii et
adversus et contra omnem aliam personam, locum et universitatem.
Et versa vice suprascriptus dompnus Georgius eidem suprascripto

189
Valeria Schirru

priori presenti et / recipienti in permutationem et cambium et nomi-


ne permutationis et cambii suprascripte ancille dedit et tradidit
duplum extimationis predicte atque valoris, de quo / duplo
suprascripte extimationis et valoris suprascriptus prior prioratus no-
mine de voluntate parabole et consensu suprascripti domini abbatis
ibi presentis et consentientis se a suprascripto dompno / Georgio bene
quietum et contentum vocavit, et inde ipsum dompnum Georgium et
eius heredes et bona suprascriptas prior nomine quo supra et de
suprascriptis licentia parabola / et consensu liberavit penitus et
absolvit. Quam permutationem et cambium et omnia suprascripta et
infra scripta et singula suprascriptorum et infrascriptorum suprascripte
partes, / convenerunt et promiserunt sibi ipsis invicem et perpetuo
inviolabiliter habere, tenere et observare haberique teneri et observari
facere firmam et firma, ratam et rata, / validam et valida. Et contra
predicta vel aliquod predictorum non facere vel venire, per se ipsos vel
per alium ullo unquam tempore aliquo modo vel iure, occasione, vel /
causa nec se ipsos invicem, nomine quo supra, propterea de cetero
imbrigare vel molestare sive per placitum vel alio modo fatigare set
sese ipsos invicem, / defendere et disbrigare ab omnibus inbrigantibus
personis et autores defensores, et principales disbrigatores nominibus
quibus supra, / semper erunt et existent cum omnibus eorum
nominibus, quibus supra, et eorum et cuiusque eorum sucessorum et
eorum heredum, expensis, ad penam dupli extimationis dicte
permutationis / et cambii sibi ipsis invicem conventam et stipulatam.
Et dampnum seu expendium quod inde et propterea haberemur sibi
ipsis invicem per stipulationem dare, componere / et restituire,
nominibus quibus supra promiserunt et convenerunt, obligando sese
ipsos invicem nominibus quibus supra, presentia quoque parabola
licentia et voluntate / suprascripti domini abbatis et ipso domino
abbate ibi presente, consentiente et volente et eorum successores et
bona sibi ipsis invicem et eorum heredes. Renuntiando omni iuri sibi
/ ipsis invicem, nominibus quibus supra, contra predicta vel aliquod
predictorum competenti et competituro. Et sic dicte partes, nomini-
bus quibus supra, de predictis parabula licentia con/sensu et voluntate
preceperunt et plenam bailiam et liberam potestatem dederunt eas in
vicem ingredi possessionem et tenere suprascripte rei in cambium
datas quatenus eam suprascripte partes / eorum nomine iure proprio

190
Appendice documentaria

possideat et se pro eis nominibus quibus supra interim constituerunt


possidere et quasi. Actum Arestani in quadam camera curie venerabili
/ domini Filippi Mameli decretorum doctoris canonici arborensis,
presentibus suprascripto domino Phylippo, dompno Jacobo monacho
et sotio suprascripti domni abbatis, et Baldo quondam / Crestie de
Perusio, testibus ad hoc rogatis et vocatis, Dominice incarnationis
anno millesimo trecentesimo trigesimo secundo, indictione quintade-
cima, undecimo kalendas martii. Ego Nicolaus quondam Comite de
Arestano, regia auctoritate notarius, hanc cartam a Bartholo Matao
notario de Arestano quondam suprascripti Gomite rogatam, / ut in
eius actis inveni eius sceda, a me visa et lecta ex commissione, inde
mihi facta, a suprascripto Bartholo de universis actis suis et ex balia
auctoritate et decreto nobilis / viri dompni Mariani de Amirai
curatoris civitatis Arestani habentis ordinariam iurisdictionem in dicta
civitate, auctoritatem suam et decretum interponentis / omnibus
cartis extrahentis de dictis actis per me suprascriptum, dictam cartam
de dictis actis extrassi, scripsi et firmavi./
(SN) Ego Gianninus Donatini de Cornivole, Florentine diocesis, im-
periali auctoritate, iudex ordinarius, publicusque notarius, hoc exem-
plum / cum suo autenticho scripto manu dicti Nicholai notarii per
infrascriptum ser Johannem sumptum una cum infrascriptis ser
Johanne et ser Simone / notariis, cum ipso autenticho diligenter et fi-
deliter ascultavi, et quia utrumque concordare inveni, ut eidem
exemplo / adhibeatur de cetero plena fides, me in testem subscripsi
sub annis Domini millesimo trecentesimo quadragesimo septimo,
indictione prima, die decima mensis novembris, secundum consuetu-
dinem notariorum civitatis Florentie./
(SN) Ego Simon filius quondam Ciati de Gangalandi Florentine diocesis
imperiali auctoritate iudex ordinarius et notarius publicus, hoc
exemplum cum suo auctentico, / scripto manu dicti Niccholai notarii
per infrascriptum ser Iohannem sumptum una cum suprascripto ser
Giannino notario et infrascripto ser Iohanne notario, / cum ipso
auctentico diligenter et fideliter abscultavi, et quia utrumque concordare
inveni, ut eidem exemplo adhibeatur / de cetero plena fides me in testem
subscriptis sub anno Domini ab eius incarnatione millesimo trecente-
simo quadragesimo septimo, indictione / prima, die decima mensis
novembris, secundum consuetudinem notariorum civitatis Florentie./

191
Valeria Schirru

(SN) Ego Iohannes filius Nuti de Martignana Florentine diocesis, im-


periali auctoritate iudex ordinarius et notarius publicus, hoc exemplum
/ cum suo autentico scripto manu dicti Niccolay notarii sumpsi et post
modum ipsum exemplum una cum suprascriptis ser Giannino / et ser
Simone, notariis diligenter et fideliter abscultavi, et quia utrumque con-
cordare inveni nicchil addendo, / vel minuendo preter puntum vel
virgulam, quod sensum mutet vel intellectum, ut eidem exemplo
adhibeatur / de cetero plena fides et in ipsius exempli plenam fidem et
testimonium me subscripsi, sub anno Domini millesimo trecen/tesimo
quadragesimo septimo, indictione prima, die decima mensis novembris,
secundum consuetudinem notariorum civitatis Florentie./

XLIII

1332 Aprile 1, Oristano

Don Michele, priore del monastero di Santa Maria di Bonarcado, cede


Andrea, servo della chiesa di San Martino di villa Birore dipendente dal-
lo stesso monastero, a Giorgio Pisano, canonico arborense, in cambio di
30 libbre di alfonsini minuti, con l’obbligo di dare al servo, entro un
mese, la libertà perpetua.

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1333 aprile 2.


Copia autentica [B] del 10 novembre 1348, pergam., mm. 280 x 710.
Inchiostro marrone scuro; stato di conservazione: buono.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura a secco. La scrittura corre parallela
al lato minore della pergamena.
Note dorsali: in alto è la segnatura archivistica “Camaldoli 2 Ap(ri)le 1333”.
Per la datatio chronica è usato lo stile dell’incarnazione secondo il computo pisano;
l’anno 1333 deve essere rettificato al 1332, trattandosi del 1° aprile. Una conferma
viene dall’indizione che nel 1332 era la prima.
Per quanto riguarda la data della copia è usato lo stile dell’incarnazione secondo il
computo fiorentino: “secundum consuetudinem florentinorum”. L’anno 1347, trattan-
dosi del 10 novembre, deve essere rettificato al 1348. Una conferma viene
dall’indizione che in quell’anno era la prima.
La copia è stata sottoscritta dai notai: Gianninus Donatini de Cornivole notaio impe-
riale, Simon filius quondam Ciati de Gangalandi notaio imperiale, Iohannes filius
Nuti de Martignana notaio imperiale.

192
Appendice documentaria

Edizioni:
– G. ZANETTI, I Camaldolesi in Sardegna, doc. XXII, p. LXVII.

In eterni Dei nomine amen. Ex hoc publico instrumento omnibus


pateat evidenter quod cum venerabilis et religiosus vir dominus frater
/ Silvester abbas monasterii Sancti Zenonis de Pisis asereret dictum
monasterium magnis debitis agravatum, occasione servitiorum que
facere / tenebatur abbates dicti monasterii romane Ecclesie, occasione
provisionis facte de ipsis abbatibus predecessoribus suis et pro
provisione / sua ipsius domini abbatis facta de eo dicto monasterio per
apostolicam sedem, et non haberet dictum monasterium unde posset
comode / predicta solvere petiit subsidium a venerabili et religioso
viro, dompno Michaele, nono priore monasterii de Bonarchato, ab
eodem domino abbate facto et constituto per cartam rogatam a
Bartholo notario infrascripto, quod monasterium de Bonarcato / est
membrum dicti monasterii Sancti Zenonis et quod dictus dompnus
Michaele non habet in presentii pecuniam ad adiuvandum / dictum
monasterium Sancti Zenonis, considerans Andream, pisanum servum
ecclesie Sancti Martini de villa Birore, filium / Iuliani pisani servi
ecclesie sancti Martini predicti, que est immediate subiecta predicto
monasterio de Bonarcanto, est minus / utilem Sancte Marie de
Bonarcato et esse utilius, causa pecunie comutare, ut dictum
monasterium Sancti Zenonis ad solvendum dictum / debitum
adiuvetur. Et volens idem dompnus Michaele, prior dictum
monasterium, adiuvare dictum Andream, servum extima/tum, causa
extimationis libras quindecim denariorum alfonsinorum minutorum,
cum venerabili viro dompno Georgio pisano canonico Arborensi per/
mutavit de licentia parabola et consensu suprascripti venerabilis do-
mini abbatis presentis ibi et parabolam et consensum, / dantis et
interponentis, et licentiam concedentis et ipsum Andrea nomine
permutationis et cambii tradidit et dedit eidem / dompno Georgio,
presenti et recipienti cum omnium iurium actione rerum proprietate
usu peculio servitute et bonis suis, ut idem / dompnus Georgius
ipsum tradat perpetue libertati hinc ad unum mensem proximo
venturum insuper suprascriptus prior prioratus, / nomine presentia
consensu licentia et parabola supradictis domini abbatis et supra et

193
Valeria Schirru

predicta ex predicta causa permutationis dedit, / cessit, concessit, et


mandavit eidem dompno Georgio, presenti et recipienti omnia iura et
nomina omnes actiones et rationes / utiles et directas reales personales
et mixtas nec non contrarias et omnes alias sibi suprascripto priori in
dicta vel pro predicta / re in cambium data competentes et competen-
tia, competitura et pertinentia, que hiis omnibus et singulis de cetero
uti/liter et directe suprascriptus dompnus Georgius vel eius heredes
sive cui vel quibus dederint vel habere decreverint, / earum nomine
iure proprio possint agere causam excipere et replicare et se tueri
adversus et contra dictum priorem et eius succesores / et bona dicti
monasterii et adversus et contra aliam personam locum et universita-
tem. Et versa vice dictus dompnus Georgius / eidem suprascripto
priori presenti et recipienti in permutationem et cambium et nomine
permutationis et cambii suprascripti servi, dedit et tradidit duplum /
extimationis predicte atque valoris de quo duplo suprascripte
extimationis, suprascriptus prior nomine et voluntate parabula et con/
sensu suprascripti domini abbatis ibidem presentis, consentientis et
licentiam dantis se a dicto dompno Georgio bene quietum et con/
tentum vocabit, et inde ipsum dompnum Georgium et eius heredes et
bona suprascriptus prior nomine quo supra et de suprascriptis licentia
parabula / consensu liberavit penitus et absolvit. Quam permutatio-
nem et cambium et omnia suprascripta et infrascripta et singula
suprascriptorum et infrascriptorum / suprascripte partes nominibus
quibus supra presentia consensu et voluntate licentia atque parabula
suprascripti domini abbatis et ipso domino ibi / presente consentiente
et volente. Per sollempnem stipulationem promisit convenit sibi ipsis
invicem perpetuo inviolabiliter habere, / tenere et observare, haberique,
teneri et observari facere firmam et firma ratam et rata validam et vali-
da. Et contra predicta, / vel aliquod predictorum non facere, vel veni-
re per se ipsos, vel per alium, ullo unquam tempore, aliquo modo vel
iure occasione, vel causa / nec se ipsos invicem nomine quo supra
propterea de cetero inbrigare, vel molestare, sive per placitum, vel alio
modo fatigare. / Sed sese ipsos invicem nominibus quibus supra de-
fendere, auctorizare et disbrigare, ab omnibus imbrigantibus personis,
et / locis, cum omnibus eorum et cuiuscumque et succes-
soribus expensis ad penam dupli extimationi dicte permutationis et
cambii / sibi ipsis, invicem nominibus quibus supra conventa et stipu-

194
Appendice documentaria

lata et dampnum seu expendium quod inde et propterea haberetur. /


Sibi ipsis invicem nominibus quibus supra presentia consensu parabola
licentia dantes et eorum heredes et sucessore et bona suprascripti
dompni / Georgii et dicti monasterii sibi ipsis invicem nominibus
quibus supra contra predicta vel aliquod predictorum competentia et
competitura. Et sic dicte / partes nominibus quibus supra predictis
parabola licentia et consensu et voluntate preceperunt et baliam et
liberam potestatem sibi ipsis / invicem dederunt, videlicet suprascrip-
tum dompnum Georgium ingredi posse et tenere suprascriptum
servum in cambium et permutationem dati ut supra quandocumque et
eorum et cuiuscumque eorum heredum et successorum. Renuntiando
omni iure sibi ipsis invicem et suprascriptorum priorem prioratus no-
mine duplum predicte suprascripte extimationis et valoris, in
permutationem et cambium dati accipere, / et eum posse aprehendere
statim quam quilibet pars dictas res permutata suo nomine iure pro-
prio possideat, et se pro invicem / intentu precario constituerunt
possidere et quasi. Actum Arestani in camera quadam curie domini
Filippi Mameli de/cretorum doctoris, presentibus dompno Jacopo
monaco dicti ordinis et Baldo quondam Crescie de Perusio testibus ad
hec / rogatis et vocatis anno Domini ab incarnatione millesimo
trecentesimo trigesimo tertio, inditione quinta decima, quinto nonas
aprilis./
Ego Nicolaus quondam Gomite Matai de Arestano, regia auctoritate
notarius, hanc cartam a Bartolo Matao notaio de / Arestano quondam
suprascripti Gomite, rogata ut in eius actis inveni eius sceda a me visa
et lecta ex commissione inde mihi facta / a supra scripto Bartolo, de
universis actis suis et ex balia auctoritate et decreto nobilis viri
dompni Margianii de Donnai curatoris / civitatis Arestani, habentis
ordinariam iurisdictionem in dicta civitate, autoritatem suam et
decretum interponentis omnibus / cartis extraendis de dictis actis, per
me notarium suprascriptum dictam cartam de dictis actis extrassi
scripsi et firmavi./
(SN) Ego Gianninus Donatini de Cornivole, Florentine diocesis, im-
periali auctoritate, iudex ordinarius, / publicusque notarius, hoc
exemplum cum suo autenticho scripto manu dicti Nicholai notarii,
per / infrascriptum ser Johannem sumptum, una cum infrascriptis ser
Johanne et ser Simone notariis cum ipso auten/ticho diligenter et

195
Valeria Schirru

fideliter abscultavi, et quia utrumque concordare inveni, ut / eidem


exemplo adhibeatur de cetero plena fides, me in testem subscripsi sub
annis / Domini millesimo trecentesimo quadragesimo septimo,
indictione prima, die decima mensis / novembris, secundum consue-
tudinem civitatis Florentie./
(SN) Ego Simon filius quondam Ciati de Gangalandi Florentine dio-
cesi, imperiali auctoritate, iudex ordinarius et notarius publicus, / hoc
exemplum cum suo auctentico scripto manu dicti Niccholai notarii per
infrascriptum ser Iohannem sumptum, / una cum suprascripto ser
Giannino et infrascripto ser Iohanne notario, cum ipso auctentico
diligenter et fideliter / abscultavi, et quia utrumque concordare inveni,
ut eidem exemplo adhibeatur de cetero plena / fides, me in testem
subscriptis sub anno Domini incarnatione millesimo trecentesimo
quadragesimo septimo, indictione prima, / die decima mensis novem-
bris, secundum consuetudinem notariorum civitatis Florentie./
(SN) Ego Iohannes filius Nuti de Martignana Florentine diocesis, im-
periali auctoritate, iudex ordinarius et notarius publicus, / hoc exem-
plum, per me sumptum ex suo autentico scripto manu dicti Niccolay
notarii, / una cum suprascriptis ser Giannino et ser Simone notariis,
cum ipso autentico diligenter et fideliter / abscultavi, et quia utrumque
concordare inveni ut eidem exemplo adhibeatur de cetero / plena fides
et in ipsius exempli plenam fidem et testimonium, me subscripsi, /
sub anno Domini MCCC XLVII indictione prima, die decima mensis
novembris, secundum consuetudinem / notariorum civitatis
Florentie./

XLIV

1384 Ottobre 15, Soci.

Padre Giovanni, priore generale dell’Ordine Camaldolese, nomina abate,


rettore e governatore di Santa Trinità di Saccargia, don Filippo Bartolo,
monaco camaldolese di San Salvatore di Camaldoli presso Firenze, essen-
do rimasta vacante la carica per la morte dell’abate Giovanni Teotonico.

196
Appendice documentaria

A.S.F., Diplomatico Camaldoli 1384 ottobre 15.


Originale [A] redatto dal notaio Leonardus olim Francisci de Castilione, pergam.,
mm. 280 x 351.
Inchiostro marrone chiaro tendente al rossiccio; stato di conservazione: mediocre.
Lo specchio di scrittura è delimitato con rigatura a secco. La scrittura corre parallela
al lato minore della pergamena.
Note dorsali: in alto è la segnatura archivistica “Camaldoli 15 Ott. 1384”. In basso
con mano moderna “1384. § Electio n. 6 c. 35 / abbatis S. Trinitatis de Sacraria in
Sardinia”.
Per la datatio chronica, posta all’inizio del documento, subito dopo l’invocatio verba-
le, è usato lo stile della natività che faceva iniziare l’anno il 25 dicembre. L’anno
1384, trattandosi del 15 ottobre, non deve perciò essere rettificato e viene conferma-
to anche dall’indizione settima.

Edizioni:
– G. ZANETTI, I Camaldolesi in Sardegna, doc. XXIV, p. LXXV.

In nomine Domini amen. Anno Domini a nativitate millesimo tre-


centesimo otuagesimo quarto indictione VII in tempore sanctissimi
patris et domini domini(a) Urbani, / divina providentia, pape sexti die
quintadecima mensis octubris. Pateat omnibus evidentur hoc instru-
mentum publicum inspecturis quod monasterium Sancte / Trinitatis de
Sacraria insule Sardinee quod ad sanctam Camaldulensem heremum
que est caput totius Camaldulensis ordinis pleno iure et / manualiter
pertinere dignoscitur gubernatore solito presentialiter destituto per
obitum religiosi viri dompni Iohannis Thehotonici, olim / abbatis
eiusdem, qui nuper apud civitatem Pisis diem clausit extremum
reverendus pater dominus Iohannes, sancte Camaldulensis heremi
prior et totius / eiusdem ordinis generalis, ad quem de iure et antiqua
consuetudine spectat instituto, reformatio et quelibet alia dicti
monasterii dispositio, habito / super hoc consilio et assensu capituli
heremi prelibate pro ut dixit ne monasterium ipsum ex diutina
rectoris carentia, detrimentum, aliquod in spiritualibus vel tempora-
libus / patiatur, Spiritus Sancti gratia invocata in venerabilem virum
dompnum Philippum Bartoli de Florentia, monachum monasterii
Sancti Salvatoris de Florentia / eiusdem ordinis Camaldulensis, direxit

(a)
Nel documento la parola domini viene ripetuta.

197
Valeria Schirru

aciem mentis sue ipsumque dompnum Philippum virum utique


providum et discretum, monachum dicti ordinis, / expresse professum
in sacerdotio constitutum et in eo diutius laudabiliter conversatum,
etatis mature scientie competentis et aliarum virtutum merito /
preditum ad laudem et reverentiam sancte Trinitatis in cuius vocabulo
dictum monasterium dicitur esse fundatum et beate Marie virginis
matris domini nostri / Jesu Christi et beatorum apostolorum Petri et
Pauli et omnium aliorum sanctorum celestis curie nec non ad reve-
rentiam Sancte Romane Ecclesie, et santissimi domini Urbani / sexti
eiusdem generalis pastoris et ad onorem sancte Camaldulensis heremi
et ipsius ordinis universi ac et statum utilem et perfectum Sacrariensis /
monasterii supradicti, omni modo iure et forma, quibus magis et
melius potuit in abbatem rectorem et gubernatorem predicti mo-
nasterii Sancte Trinitatis de Sacraria / instituit et prefecit curam et
administrationem dicti monasterii et ipsius iurium et bonorum spiri-
tualium et temporalium, plenarie commictendo usque dumtaxat / ad
sue et dicti sui capituli beneplacitum voluntatis. Qui dompnus Philip-
pus genuflexus coram dicto domino priore dictam institutionem, de
se factam humiliter, / aceptavit et intuitu administrationis sibi com-
misse prefato domino priore, recipienti pro se et suis successoribus,
promisit obedientiam et reverentiam manualem / secundum regulam
sancti Benedicti et Camaldulensis ordinis instituta, et fidelitatis
prestitit solitum iuramentum promictens specialiter et expresse quod
censum, / debitum prefate heremo a supradicto monasterio iuxta
suum posse persolvere procurabit. Qui dominus prior commisit vene-
rabili viro priori monasteri de / Bonargato eisdem ordinis quatenus
dictum dompnum Philippum abbatem, per se vel alium in corporalem
possessionem dicti monasterii et eius iurium et bonorum canonice /
introducat a moto a quolibet alio inlicito detentore. Et predictum
dompnum Philippum dictus dominus prior de abatiatu dicti mo-
nasterii de Sacraria / per suum anulum presentialiter investivit./
Actum in castro Soci comitatus Florentie in domibus habitationis
dicti domini prioris presentibus venerabilibus viris dompno Petro
Senensi, abbate monasterii / Sancte Marie de Pratalia, dompno Johan-
ne Burgensi hospitalario hospitalis prope Sanctum Fridianum de Pisis
ordinis prelibati, et Luca Venturucii / de burgo Sancti Sepulcri testibus
ad predicta vocatis habitis et rogatis./

198
Appendice documentaria

(SN) Ego Leonardus olim Francisci de Castilione aretino publicus im-


periali auctoritate notarius atque iudex ordinarius predictis omnibus
dum / agerentur interfui et ea rogatus scripsi et publicavi signum que
meum apposui consuetum./

199
Indice

6
INDICE ONOMASTICO (*)

A Altafronte, iurisperito di Firenze: XVI, XX


Abelardo, presbitero cardinale di San Marcel- Anacleto II, antipapa: 18, 93
lo: XXI Anastasio IV, papa: XVIII, XIX, XX, XXI, 108,
Adelasia di Torres: 45 111, 122

Agalbursa, moglie di Barisone I de Lacon- Anastasio, presbitero cardinale di Beato


Serra giudice di Arborea: 47 Clemente: X
Andrea Pisano, servo della chiesa di San
Agnese, figlia di Manfredo II marchese di
Martino di villa Birore, figlio di Giuliano:
Saluzzo e seconda moglie di Comita II de
XLIII, 192
Lacon giudice di Torres: XXVI, XXIV, 23, 42,
128, 138 Andrea, converso della chiesa di Santa Trinità
di Saccargia: XXXVIII
Aimerico, diacono cardinale e cancelliere della
Chiesa di Roma: X, XIV Andrea, figlio del fu Comita di Sassari,
monaco camaldolese, vicario e rettore della
Alberico, vescovo di Ostia: XVI chiesa e della curia di San Nicola di
Albertisco, figlio di Friderico, notaio Trullas: XXVIII, 151
imperiale: XXXIV, 162 Andrea, vicario della chiesa di San Nicola di
Alberto, presbitero cardinale di San Lorenzo Trullas: XXXII
in Licina: XX Andreotto, detto Lotto, figlio di Albertisco e
Alberto, presbitero cardinale e cancelliere proprietario della metà della vicaria e della
della Chiesa di Roma: XXI, 122 chiesa di San Nicola di Trullas: XXXIII, 159
Anna de Zori, moglie di Costantino I de
Alberto, vescovo di Alba: XIV
Lacon-Serra giudice di Arborea: 47
Alberto, vescovo di Magdeburgo, testimone: Anselmo, mariscalco e testimone: XXVII, 144
XXVII, 144
Anselmo, presbitero cardinale di San Lorenzo
Alberto, vescovo di Sorres: VI, 74 in Licina: XIV
Albino, presbitero cardinale di Santa Civita Antolino, testimone: XXVIII
in Gerusalemme: XXI
Antonio Pilalbo: XXXIII
Alessandro III, papa: XX, XXI, 114
Arozzi Ardu, servo del monastero di Santa
Alessandro VI, papa: 50 Maria di Bonarcado: XLI

(*) I numeri romani si riferiscono ai documenti, i numeri arabi alle pagine

201
Valeria Schirru

Atone, vescovo di Castro: 27, 39, 40 Bartolomeo, figlio di Viviano di Pisa, notaio:
XL
Azo, arcivescovo di Torres: III, V, XII, XV, X, XIV,
XIX, 20, 26, 32, 33, 37, 44, 59, 64, 68,69, Bartolomeo, monaco dell’eremo di San
89, 97 Salvatore di Camaldoli e vicario del
Azo, marchese di Este, testimone: XXV monastero di San Nicola di Trullas: XXXVIII,
XXXIX, 169
Azo, priore dell’eremo di San Salvatore di
Camaldoli: XII, 88 Bartolomeo, pievano di Liburna e vicario
generale del Capitolo della Chiesa di
Azone, priore generale dell’Ordine Firenze: XVI, XX
Camaldolese: XV, XVI, 100
Bartolomeo, priore del monastero di San
Bartolomeo in Anglari: XL
B Bencivenne, arcidiacono di Fiesole: XVI, XX
Baldo, figlio del fu Crescie de Perusio, Benedetto de Miciano, testimone: XL
testimone: XLI, XLII, XLIII
Benedetto, abate del monastero di Santa
Baldovino Pisano, arcivescovo di Pisa e Trinità di Saccargia: XIV, 93
legato pontificio: XV, 39, 97
Benedetto, giudice imperiale e notaio di
Barisone Corda, casa di, in cui abitava
Firenze: XVI, XX, XXV, 100, 115, 130
l’abate di Santa Trinità di Saccargia:
XXXVIII Benedetto, monaco camaldolese e testimone:
XXX, XXXI, XXXII
Barisone de Setilo, testimone: I
Benedetto, monaco dell’eremo di San
Barisone de Ussan, testimone: VI
Salvatore di Camaldoli e nunzio del priore
Barisone I de Lacon-Serra, giudice di generale dell’Ordine Camaldolese: XXXVIII,
Arborea: 22, 41, 47 XXXIX, 169

Barisone II de Lacon, giudice di Torres: XIII, Benvenuto Iacobo de Perusio, testimone:


XVII, 22, 37, 91, 107 XXXVI, XXXVII

Barisone, figlio di Maria de Thori: XXII, 22, Bernardo de Capraia: 51


41, 125, 126
Bernardo, figlio del fu Bertramino, fratello di
Bartolo Matao, notaio di Oristano: XLII, XLIII Raynerius, cittadino di Perugia: XXVII
Bartolo, priore di Santa Maria del Regno e Bernardo, presbitero cardinale di San
testimone: XXXIV Grisogono: XIV
Bartolo, vicario generale dell’Ordine Bernardo, speziale: XXXVIII, 170
Camaldolese: XXXI
Bernardo, vescovo di Santa Rufina in Porto:
Bartolomeo, camerario di Santa Trinità di XX
Saccargia e testimone: XXXIII
Blanco, converso camaldolese e testimone: XL
Bartolomeo, detto Bartolo Deligia, figlio del
fu Giovanni Deligia, cittadino di Oristano, Boccio, figlio di Boccio di Pisa, testimone:
pubblico notaio del re d’Aragona: XLI, 176 XXXV

202
Indice onomastico

Bonacurso, testimone: XL Comita, donnicello e testimone: XIII, 91


Bonaventura de Fesulis, notaio imperiale e Comita, magistro sutore e testimone: XXXIV
giudice ordinario: XXX, XXXI, XXXII, XXXVI,
Consilio, visitatore generale in Sardegna per
XXXVII, 154, 156, 158, 167, 168
conto del priore generale dell’Ordine
Bono, presbitero cardinale di Santa Camaldolese: XXIX, 153
Pudenziana: XX
Corrado Metense, vescovo e vice cancelliere
Bono, priore generale dell’Ordine imperiale dell’arcivescovo Sifrido
Camaldolese: XXXVI, 43, 167 Magontino: XXVII, 144
Corrado Spirense, vescovo e vice cancelliere
C di Theodorico arcivescovo di Colonia: XXV

Castalduccio, converso camaldolese e Corrado, marchese di Monferrato e testimone:


XXVII, 144
testimone: XXXV
Castrelione de Vico, notaio: XXXIII Cosimo I, granduca di Toscana: 13

Cencio Camerario: 45 Costantino Dathen, testimone: XXVI, 139

Cinzio, diacono cardinale di Sant’Adriano: Costantino de Athen, fratello di Itoccorre e


XX
Pietro de Athen: VI, 73

Cipriano, priore del monastero di Santa Costantino de Seulo, testimone: VI


Maria di Bonarcado: XLI, XLII, 188 Costantino de Thori, testimone: VI
Clemente, priore della chiesa di Soci e Costantino de Thori, testimone: XIII, 92
testimone: XXXVI, XXXVII
Costantino I de Lacon, giudice di Torres: I,
Comita de Gunale, testimone: XIII, 91 III, IV, V, VI, IX, X, XI, 19, 20, 21, 26, 31, 32,

Comita de Iravitha, testimone: XIII, 91 35, 36, 37, 43, 44, 45, 59, 60, 62, 63, 64,
67, 68, 69, 73, 74, 83, 84, 87
Comita de Lacon, donnicello e testimone: I
Costantino I de Lacon-Serra, giudice di
Comita de Lacon, testimone: VI Arborea: 47
Comita de Lacon, testimone: XIII Costantino II de Lacon, re e figlio di
Comita de Martis, testimone: VI Barisone II de Lacon giudice di Torres: XIII,
22, 37, 91
Comita de Navithan, testimone: XXVI, 139
Costantino Verrica, vescovo di Pravazi (?): IX
Comita de Serra, testimone: XXVI, 139
Costantino, figlio di Maria de Thori: XXII,
Comita de Thori, marito di Vera de Athen: 22, 41, 125, 126
VI, 73
Crisostomo, diacono cardinale di Santa
Comita II de Lacon, giudice di Torres: XXII, Maria in Portico: XIV
XXIV, XXVI, 22, 23, 27, 41, 42, 125, 126,
128, 138, 139 Crisostomo, diacono cardinale: VIII
Comita Pinna, testimone: XXVI, 139 Crisostomo, notaio: VII

203
Valeria Schirru

Cyrano, ospitalario dell’ospedale di San Enrico, mariscalco di Callendin, testimone:


Fridiano di Pisa: XXIX XXV

Enrico, preposito della canonica di San


Donato di Arezzo: XXV, XXVII, 100, 122,
D 142
Deodato Alamanni Cacciafuori, notaio Enrico, vescovo di Basilea, testimone: XXVII,
imperiale, giudice ordinario e notaio 144
pubblico di Firenze: XXXV, 164
Ermanno, marchese di Baden testimone: XXVII,
Desiderio, presbitero cardinale di Santa 144
Prassede: X
Eugenio III, papa: XVI, XX, XXI, 39, 99, 100,
Dionisio Bindi de Calenzano, notaio 101
imperiale e giudice ordinario: XVI, XX, XXV,
Ezzelino de Tarvisio, testimone: XXV
100, 130
Donato, figlio del fu Detaiuto di Arezzo,
notaio imperiale: XXVII, 141 F
Drogo, vescovo di Ostia: XIV Federico II, imperatore: XXVII, 140, 141, 142,
144
Federico, camerario e testimone: XXVII, 144
E
Filippo Bartolo di Firenze, monaco di San
Eberardo de Tanne, testimone: XXVII, 144 Salvatore di Firenze, poi abate del
Eberardo, conte di Helfenstein, fratello di monastero di Santa Trinità di Saccargia:
XLIV, 196
Ulrico, testimone: XXVII, 144
Egeno, conte di Ura e testimone: XXVII, 144 Filippo Mameli, canonico arborense: XLI, XLII,
XLIII, 176
Egidio, vescovo di Tusculo: X
Filippo, figlio del fu Manganello, notaio
Elena de Thori (1), moglie di Itoccorre de imperiale: XXVII, 141
Athen: VI, 73
Filippo, sacrista camaldolese e testimone:
Elena de Thori (2), moglie di Nistoli de XXXV
Carbia: VI, 73 Francesco de Casillis, priore di Santa Maria
Elia, presbitero e rettore di San Gavino: VI, 73 de Iscalas: 52

Engelardo, vescovo di Cesena: XXV Furato, presbitero di Castro: VI, 74

Enrico de Ravensberc, testimone: XXV Furato, presbitero: I

Enrico VI, imperatore: XXV, XXVII, 142, 143


Enrico, abate del monastero di San G
Mamiliano dell’isola di Monte Cristo: VIII Gelasio II, papa: VIII, 18, 50, 81
Enrico, abate del monastero di Santa Trinità Gerardo, arcivescovo di Salzbergensis e
di Saccargia: XXIX, 153 testimone: XXVII, 144

204
Indice onomastico

Gerardo, detto Gerardino, figlio del fu Giovanni XXII, papa: XX


Sighiero di Volterra, procuratore e nunzio
Giovanni, canonico della chiesa di
dell’eremo di San Salvatore di Camaldoli in
Sant’Andrea di Firenze: XVI, XX
Sardegna, vicario della chiesa di San Nicola
di Trullas: XXXI, XXXII, 156, 158 Giovanni, chierico e testimone: XL
Gerardo, priore generale dell’Ordine Giovanni, converso dell’eremo di San
Camaldolese: XL, 173 Salvatore di Camaldoli: XXXVIII
Giacinto, diacono cardinale di Santa Maria Giovanni, diacono cardinale dei Santi Sergio
in Cosmidin: XVI e Bacco: XIX
Giannino Donatino de Cornivole, notaio Giovanni, diacono cardinale di Sant’Adriano:
imperiale e giudice ordinario della diocesi di XVI
Firenze: XLI, XLII, XLIII, 176, 188, 192
Giovanni, diacono cardinale di Santa Maria
Giordano, presbitero cardinale di Santa Nuova: XVI
Susanna: XVI
Giovanni, figlio del fu Arrigheto de Pomino,
Giorgia de Athen, sorella di Costantino, notaio imperiale e giudice ordinario: XVI,
Pietro e Itoccorre de Athen: VI XX, XXV, 100, 115, 130

Giorgio Pisano, canonico Arborense: XLII , Giovanni, figlio di Nuto de Martignana,


XLIII, 188, 192 notaio imperiale e della diocesi di Firenze:
XLI, XLII, XLIII, XXV, 130, 176, 188, 192
Giovanni Bichisanio, decano della chiesa di
Torres: 46 Giovanni, frate dell’eremo di San Salvatore di
Giovanni Burgensi, ospitalario dell’ospedale Camaldoli e testimone: XXXIX
di San Fridiano di Pisa, testimone: XLIV Giovanni, presbitero cardinale di San
Giovanni Campulle, confinante delle due Giovanni e Paolo: XX
chiese di Santa Maria e Santa Giusta di Giovanni, presbitero cardinale di San Marco:
Orrea Pichina: XXII XX

Giovanni Dardo, testimone: XXXIV Giovanni, presbitero e rettore della chiesa di


Giovanni de Orrea, presbitero: XXIII San Pietro di Sorres: VI, 73

Giovanni Derthas, testimone: XXVI, 139 Giovanni, priore dell’eremo di San Salvatore
di Camaldoli e priore generale dell’Ordine
Giovanni Derthas, testimone: XXXIX Camaldolese: XLIV, 196
Giovanni Mudo, testimone: XXXIX Giovanni, priore dell’eremo di San Salvatore
Giovanni Sargu, vescovo di San Pietro di di Camaldoli: X, 84
Sorres: XII, XIII, 21, 27, 37, 73, 90, 91 Giovanni, priore della chiesa di San Nicola di
Giovanni Serdonis, presbitero: XXIII Trullas: XIII
Giovanni Teotonico, abate del monastero di Giovanni, priore generale dell’Ordine
Santa Trinità di Saccargia: XLIV, 196 Camaldolese: XXXV, 42, 164
Giovanni Villani, priore e giudice ordinario Giovanni, scrivano di Costantino I de Lacon
della città di Oristano: XLI giudice di Torres: XI

205
Valeria Schirru

Giovanni, subdiacono della Sacra Basilica: X Gregorio, diacono cardinale dei Santi Sergio
e Bacco: XIV
Giovanni, vescovo di Ottana: V, 69
Gregorio, priore del monastero di Santa
Giovanni, vescovo di Sorres: XII, XV, 21, 27,
Trinità di Saccargia: XIII
39, 88, 89, 97
Giuliano di Bartholo da Stia, cancelliere di Gualfredo, vescovo di Ploaghe: XV, 39, 97
San Salvatore di Camaldoli: 13 Gualtiero, figlio di Sigerio di Volterra: xxxiii
Giuliano Pisano, servo della chiesa di San Gualtiero, protonotaio: xxv
Martino di villa Birore, padre di Giusta:
XLII Guantino de Serra, testimone: xxxix

Giuliano, notaio imperiale e giudice Guglielmo Piu, figlio di Pietro Piu e servo di
ordinario: XXVIII Filippo Mameli: XLI

Giuliano, servo della chiesa di San Martino di Guglielmo, vescovo di Preneste: XIV
villa Birore, padre di Andrea: XLIII Guido de Spina, vicario del priore generale
Giulio, presbitero cardinale di San Marcello: dell’Ordine Camaldolese in Sardegna:
XIX XXXIV, 161

Giulio, presbitero cardinale di San Marcello: Guido, abate della chiesa e del monastero di
XVI Santa Trinità di Saccargia: XXXIV, 161
Giunta, figlio del fu Lutteringio, speziale e Guido, diacono cardinale dei Santi Cosma e
testimone: XXXVIII Damiano: XIV
Giunta, testimone: XXVIII Guido, diacono cardinale di Sant’Adriano:
XIV
Goffredo, diacono cardinale di Santa Maria
in Via Lata: XXI Guido, diacono cardinale di Santa Maria in
Gonnario Comita de Gunale: 47 Portico: XVI, XIX

Gonnario de Lacon, donnicello e testimone: I Guido, presbitero cardinale di San Giovanni


e Paolo: XXI
Gonnario de Lacon, donnicello e testimone:
VI Guido, presbitero cardinale di San Grisogono:
XVI
Gonnario de Maroniu, testimone: XXVI, 139
Guido, presbitero cardinale di San Lorenzo e
Graziano, diacono cardinale dei Santi Cosma Damaso: XVI
e Damiano: XXI
Guido, priore dell’eremo di San Salvatore di
Graziano, subdiacono e notaio della Chiesa di Camaldoli: VI
Roma: XX
Guido, sacerdote: XIV
Gregorio IX, papa: 45, 49
Guido, testimone: XXVIII
Gregorio VIII, antipapa: 18, 81
Guido, vescovo di Arezzo: X
Gregorio, abate del monastero di Santa Santa
Trinità di Saccargia: XIX, 111 Guido, vescovo di Tivoli: X

206
Indice onomastico

Guidone, converso camaldolese e testimone: Iacopo, monaco e sacrista del monastero di


XXXVI, XXXVII San Bartolomeo in Anglari, vicario,
procuratore e nunzio speciale della vicaria
Guidone, diacono cardinale e cancelliere della
di San Nicola di Trullas: XL, 173
Chiesa di Roma: XVI, 101
Ildebrando, conte Palatino e testimone: XXV
Guidone, priore dell’eremo di San Salvatore
di Camaldoli: III, 64 Ildebrando, vescovo di Volterra e testimone: XXV
Guidone, priore generale dell’Ordine Imaro, vescovo di Tusculo: XVI, XIX
Camaldolese: VII, 74, 78
Innocenzo II, papa: XIV, XVI, 93
Gunzelino, testimone: XXV Innocenzo III, papa: XXV, XXVII, 142
Ispella (Specla), moglie di Comita II de
H Lacon giudice di Torres,: XXII, 22, 41, 125,
126, 128
Hartmario, conte di Hirch[..]c, testimone: XXV
Istephane Catha, vedi Stefano Catha
Itoccorre de Athen, fratello di Costantino e
I Pietro de Athen: VI, 73
Iacobo de Calcinaria, vicario della chiesa di Itoccorre de Athen, marito di Elena de
San Nicola di Trullas: XXXV, 164 Thori: VI
Iacobo, diacono cardinale di Santa Maria in Itoccorre de Athen, testimone: I
Cosmidin: XX
Itoccorre de Athen, testimone: VIV
Iacobo, figlio di Purificato, notaio, sindaco e
procuratore di don Massaro: XXXIII Itoccorre de Kerki, testimone: I

Iacobo, figlio di Salerno, notaio imperiale: Itoccorre de Lacon, donnicello e testimone: I


XXXVIII, XXXIX, 170, 171 Itoccorre de Lacon, donnicello e testimone: VI
Iacobo, monaco camaldolese e testimone: XLIII Itoccorre de Lacon, figlio di Costantino I de
Iacobo, monaco e testimone: XLII Lacon giudice di Torres: XI

Iacobo, notaio: XXXIX Itoccorre de Lacon, testimone: XIII

Iacobo, notaio: XXXVIII Itoccorre de Monte, priore: XIII, 91

Iacobo, priore generale dell’Ordine Itoccorre de Mura, testimone: VI


Camaldolese: XXX, XXXI, XXXII, 154, 156, Itoccorre de Navithan, testimone: XXVI, 139
158
Itoccorre, donnicello e testimone: XIII, 91
Iacobo, procuratore di don Massario priore
generale dell’Ordine Camaldolese: XXXIII, Itoccorre, priore di San Pietro di Sorres: XII,

159 37, 89

Iacobo, vescovo di Sorres: V, 69 Iusta, Pisana, ancella della chiesa di San


Martino di villa Birore, figlia di Guliano
Iacopo, monaco camaldolese: XLI Pisano: XLII

207
Valeria Schirru

L Mariano Ardu, servo della chiesa di San


Gregorio della villa di Paulati: XLI, 176
Laborato, presbitero cardinale di Santa
Maria Transiberii: XXI Mariano Ardu, servo: XLI
Latefredo, presbitero cardinale di San Vitale: Mariano de Amirai, curatore e giudice
XIV ordinario della città di Oristano: XLII

Leonardo, figlio del fu Francesco di Mariano de Athen, testimone: I


Castiglione, aretino, notaio imperiale e Mariano de Athen, testimone: VI, 73
giudice ordinario: XLIV, 197
Mariano de Donnai, curatore e giudice
Leone X, papa: 52 ordinario della città di Oristano: XLIII
Leopoldo II di Lorena: 10 Mariano de Lacon, testimone: XXVI, 139
Lorenzo Lollo, figlio del fu Comita, Mariano de Maroniu, testimone: XXVI, 139
testimone: XLI
Mariano de Thori, testimone: I
Lotario, arcivescovo di Pisa e testimone: XXV
Mariano de Thori, testimone: VI
Lotto Alberteschi, vedi Andreotto detto Lotto
Mariano de Valles, testimone: I
Luca Venturuci, di borgo San Sepolcro,
Mariano Forma, confinante delle due chiese
testimone: XLIV
di Santa Maria e Santa Giusta di Orrea
Luca, presbitero cardinale di San Giovanni e Pichina: XXII
Paolo: XIV
Mariano Galle, testimone: VI
Mariano II de Lacon, giudice di Torres, figlio
M di Comita II de Lacon: XXII, 22, 41, 125,
126, 128, 138
Mamiliano, arcivescovo di Palermo:
Mariano, chierico e testimone: XXXIV
Manfredo II, marchese di Saluzzo, padre di
Agnese: 23, 42, 128 Mariano, figlio di Maria de Thori: XXII, 22,
41, 125, 126
Manfredo, presbitero cardinale di Santa
Cecilia: XX Mariano, giudice di Torres e figlio di Comita
II de Lacon: XXIV, XXVI
Marcusa de Gunale (Maria de Gunale),
moglie di Costantino I de Lacon: I, III, IV, V, Mariano, vescovo di Ardara: XV, 97
VI, 20, 26, 31, 32, 35, 36, 43, 44, 45, 59, Marino, vescovo di Bosa: III, V, 65, 69
60, 62, 63, 64, 67, 69, 73, 74, 84
Marsoppo, giudice imperiale, notaio pubblico
Maria de Gunale, moglie di Costantino I de e cittadino di Firenze: XVI, XX, XXV, 100,
Lacon giudice di Torres (vedi Marcusa de 115, 130
Gunale): IX, 83, 84
Martino Pisano, monaco, vicario, rettore e
Maria de Thori, moglie di Pietro de amministratore di San Nicola di Trullas e
Maroniu, zia di Comita II de Lacon: XXII, vicario generale dell’Ordine Camaldolese in
XXVI, 22, 23, 27, 41, 125, 126, 138, 139 Sardegna: XXXV, 42, 164

208
Indice onomastico

Martino, converso camaldolese e testimone: Nicola, vescovo di Alba: XIX


XXIX
Nicola, vescovo di Ampurias: III, V, 65, 69
Martino, presbitero cardinale di Santo
Nicolao, figlio del fu Sighiero di Volterra,
Stefano: XIV
procuratore e nunzio dell’eremo di San
Martino, priore di San Salvatore di Salvatore di Camaldoli in Sardegna, vicario
Camaldoli: XXII, XXIII, 125, 127 della chiesa di San Nicola di Trullas: XXXI,
XXXII, 156
Martino, priore generale dell’Ordine
Camaldolese: XXVIII, XXIX, 151, 153 Nicoloso Bucchanio, testimone: XXXIX

Martino, priore maggiore di San Salvatore di Nistoli de Carbia, marito di Elena de Thori:
Camaldoli: XXVI VI, 73

Martino, servente di Iacobo priore generale Noe, monaco camaldolese di Firenze e


dell’Ordine Camaldolese: XXXII testimone: XXXV

Massario, priore generale dell’Ordine


Camaldolese: XXXIII, 159 O
Matteo, figlio del fu Giovanni de Banucho, Oddone, diacono cardinale di San Giorgio al
notaio imperiale: XXV, 130 Velo Aureo: XVI
Michele de Perusio, figlio del fu Bartolomeo, Oddone, diacono cardinale di San Nicola in
notaio: XLI Carcere Tulliano: XIX
Michele, figlio di Greppio, notaio imperiale: Oddone, notaio della Chiesa di Torres: III, 65
XXVII, 141
Oddone, notaio ecclesiastico: V, 69
Michele, nono priore del monastero di
Bonarcado: XLIII, 192 Odoardo Baroncini, monaco camaldolese:
13, 47
Onorio II, papa: X, XVI, 38, 44, 84, 85
N
Onorio III, papa: 49
Niccolò II, papa: XL
Onorio, vescovo di Alba: XXI
Nicola Piu, servo di Filippo Mameli: XLI
Orlando, monaco di Santa Trinità di
Nicola, detto Caiuccio figlio del fu Gerardino Saccargia: 45
di Volterra, vicario di San Nicola di Trullas:
XXXI
Orzocco Ardu: XLI, 176
Ottaviano, diacono cardinale di San Nicola
Nicola, figlio del fu Comita di Oristano,
in Carcere Tulliano: XVI
notaio regio: XLII
Ottaviano, figlio del fu Bonamico, notaio
Nicola, figlio del fu Comita Matao, notaio
pubblico e imperiale: XXIX, 153
regio di Oristano: XLIII
Ottaviano, notaio: XXIX
Nicola, figlio di Iacobo de Miniata, notaio
imperiale: XXV, 130 Ottone IV, imperatore: XXV, 129, 130, 131

209
Valeria Schirru

P Pietro Leopoldo di Lorena: 9


Padulesa, moglie di Pietro de Athen: VI, 72, Pietro Mancho, marito di Susanna e
73, 91 confinante delle due chiese di Santa Maria e
Pandussi, presbitero cardinale dei XII Santa Giusta di Orrea Pichina: XXII
Apostoli: XXI Pietro Mate, confinante delle due chiese di
Paolo Capite: 46 Santa Maria e Santa Giusta di Orrea
Pichina: XXII
Paolo IV, papa: 46
Pietro Pisano, cardinale presbitero di Santa
Paolo, scrivano e testimone: XXIX Susanna: X
Pasquale II, papa: III, V, VII, XX, XXI, 65, 77, Pietro Piu, padre di Guglielmo Piu: XLI
78, 84
Pietro Senese, abate del monastero di Santa
Pietro Carta, priore del monastero di Santa
Maria di Pratalia, testimone: XLIV
Maria di Orrea Pichina, presbitero della
cassa dello stesso monastero, testimone: Pietro, arcivescovo di Torres: XV, 97
XXXIV, XXXVI
Pietro, arcivescovo: XIII
Pietro de Athen, fratello di Costantino e
Itoccorre de Athen: VI, 72, 73, 91 Pietro, diacono cardinale di San Nicola in
Carcere Tulliano: XXI
Pietro de Athen, marito di Padulesa: VI
Pietro, monaco di San Salvatore di
Pietro de Athen, testimone: I Camaldoli presso Firenze e testimone: XXX,
Pietro de Athen, testimone: VI XXXI

Pietro de Margigno: 51 Pietro, prefetto dell’Urbe, testimone: XXV

Pietro de Marogno, servo: XXII Pietro, presbitero cardinale di Santa Susanna:


XX
Pietro de Maroniu, marito di Maria de
Thori: XXVI, 139 Pietro, scrivano di Comita II de Lacon giudice
di Torres: XXIV, XXVI, 139
Pietro de Maroniu, testimone: XIII, 91
Pietro, vescovo di Ampurias: XXII, XXIII, 27,
Pietro de Oliva, presbitero: XXIII
42, 127
Pietro de Ruta, testimone: XXXIX
Pietro, vescovo di Bisarcio: III, V, 65, 69
Pietro de Scano, figlio del fu Iacobo Penne,
notaio della città di Oristano: XLI Pietro, vescovo di Bosa: I, 60

Pietro de Serra, donnicello e testimone: I Pietro, vescovo di Cannetu (?): VI, 73

Pietro de Serra, donnicello e testimone: VI Pietro, vescovo di Ploaghe: III, V, 65, 69

Pietro de Thori, testimone: XXVI, 139 Pio II, papa: 52


Pietro Iscarpa, testimone: XIII, 91 Pio V, papa: 46
Pietro IV il Cerimonioso, re d’Aragona: 45, Placido, priore generale dell’Ordine
50, 51 Camaldolese: XXI, 121

210
Indice onomastico

Preziosa de Orrù, madre di Comita II de S


Lacon e moglie di Barisone II de Lacon
Sardigna Ardu, figlia di Arozi Ardu e ancella
giudice di Torres: XIII, XVII, XXII, 22, 37, della chiesa di San Gregorio di Bauladu: XLI
41, 91, 107, 125, 126
Savino, abate del monastero di San Michele
Purificato, padre del notaio Iacobo: XXXIII in Borgo di Pisa: XXIX, 153, 176
Puzolo, figlio del fu Bonfancello, testimone: Scarpa, priore della chiesa di Santo Stefano al
XXXIII Ponte di Firenze: XVI, XX
Sergio, presbitero cardinale di Santo Cristo: X
R Silvestro, abate del monastero di San Zenone
di Pisa: XLI, XLII, XLIII, 188
Rainerio, figlio del fu Bertramo di Perugia,
donatore di alcuni suoi possedimenti Simone di Anglari, testimone: XL
all’Ordine Camaldolese: XXV, 144 Simone, figlio del fu Ciato di Gangalando,
Rainerio, figlio del fu Guidalotto, donatore di notaio imperiale e giudice ordinario della
diocesi di Firenze: XLI, XLII, XLIII, 176, 188,
alcuni suoi possedimenti all’Ordine
192
Camaldolese: XXV, XXVII, 144
Simone, monaco camaldolese: 11
Rainerio, monaco camaldolese: 11
Sisto V, papa: 13
Roberto, priore del monastero di Santa Maria
di Orrea Pichina: XXVI, 139 Specla, vedi Ispella moglie di Comita II de
Lacon
Rodolfino Uguti, notaio: XL, 174
Stefano Catha (Istephane), arciprete: XIII ,
Rodolfo, diacono cardinale di San Giorgio: 37, 91
XXI
Stefano, arcivescovo: XII, 89
Rodolfo, subdiacono della Sacra Basilica: X
Stefano, monaco dell’eremo di San Salvatore
Rolando, diacono cardinale di Santa Maria di Camaldoli e vicario del monastero di
in Portico: XXI San Nicola di Trullas: XXXVIII, 170

Rolando, presbitero cardinale e cancelliere Susanna, moglie di Pietro Manca e


della Chiesa di Roma: XIX confinante delle due chiese di Santa Maria
e Santa Giusta di Orrea Pichina: XXII
Romano, vicario della chiesa di San Nicola di
Trullas: XXX, 154
T
Romualdo, monaco camaldolese di Firenze e
testimone: XXXV Taddeo, monaco dell’eremo di San Salvatore di
Camaldoli e nunzio del priore generale
Romualdo, santo fondatore dei Camaldolesi: dell’Ordine Camaldolese: XXXVIII, XXXIX, 169
23, 26, 28, 30
Taddeo, monaco di Potheolis, priore, pastore e
Ruggero, vescovo di Chymense, testimone: rettore della chiesa di Santa Maria di Orrea
XXVII, 144 Pichina: XXXVI, XXXVII, 43, 167, 168

211
Valeria Schirru

Teobaldo, fratello di Pietro prefetto dell’Urbe, Ugo, presbitero cardinale di Santa Lucina: XVI
testimone: XXV
Ugo, vescovo di Orotelli: XV, 27, 39, 96, 97
Teobaldo, vescovo di San Vellerense: XXI Ugone de Condicula, frate e testimone: XXX
Teodovino, vescovo di Santa Rufina: XIV, XVI Ugone Poncio de Cervera, visconte di Bas e
Tocoele, moglie di Gonnario Comita de marito di Ispella de Lacon Serra: 22, 41, 126
Gunale: 47 Ulrico conte di Helfenstein, fratello di
Tomasino, figlio del fu Adamino, notaio Eberardo, testimone: XXVII, 144
imperiale: XXXIII, 159 Urbano III, papa: XXI, 120, 121, 122
Torbeno de Gunale, testimone: VI Urbano VI, papa: XLIV
Torbeno de Lacon: 67
Torbeno, cognato di Costantino I de Lacon: IV V
Torbeno, donnicello e testimone: XIII Vassallo, diacono cardinale di Sant’Eustac-
chio: XIV
Torchitorio de Bosabe, testimone: I
Vera de Athen, moglie di Comita de Thori: VI,
73
U Vitale, abate del monastero di Santa Trinità
Ubaldo Visconti: 45 di Saccargia: V

Ubaldo, presbitero cardinale di San Giovanni Vitale, arcivescovo di Torres: V, 69


e Paolo: XVI Vitale, arcivescovo: IX
Ubaldo, vescovo di Ostia: XX Vitale, vescovo di Albano: X
Ubaldo, vescovo di Ravenna: XXV
Ugo, diacono cardinale di San Custode presso W
il Tempio: XX
Wolfherus, patriarcha di Aquileia, testimone:
Ugo, diacono cardinale di San Teodoro: X XXV

212
INDICE TOPONOMASTICO (*)

A Ardara, (Sardegna): I, VI, 33, 59, 60, 72


Accoli, monastero di (diocesi di Faenza): XXI, Ardara, diocesi di (Sardegna): XV
121
Arezzo, diocesi di: VII, X, XVI, XVIII, XX, XXI, XXV,
Adriano, diocesi di: XXVII, 143 XXVII, 12, 31, 101, 121, 141, 142

Aghitu, fontana di (Sardegna): XXIV, 23, 42, Arezzo: città di, XL, 12, 18, 31
128
Arkennor, rio di (Sardegna): 38
Agna, chiesa della villa di (diocesi di Arezzo):
XVIII, XXV, XXVII, 100, 142
Arno, fiume: XXV, XXVII

Agna, villa di (diocesi di Arezzo): XVI, XVIII, 142 Asinara, isola dell’ (Sardegna): 27, 50

Aimerici (Americi, Aymerici), ospedale di Avana, (diocesi di Arezzo): XVIII


(diocesi di Forlimpopoli): XVIII, XX, XXI,: XXV,
XXVII, 121, 143
B
Alba, diocesi di: X
Banari, chiesa di, dipendente da Santa Trini-
Alemagna: 12 tà di Saccargia: XIX, 44
Alpi: XXV Benetutti, comune di (Sardegna): 40
Ampurias, diocesi di (Sardegna): V, 16, 43 Biblena di Partina, castello di (diocesi di
Anagni: VII, XX, 77, 78, 114 Arezzo): XXV, XXVII, XVIII
Ancona, diocesi di: XXV, XXVII, 143 Birore, villa di (Sardegna): XLII, XLIII
Anela, paese di (Sardegna): 40 Bisanzio: 24
Anglari, castro di (diocesi di Arezzo): XXV, Bisarcio, diocesi di (Sardegna): V
XXVII, XL, 142, 173
Bologna, diocesi di: VII, XVI, XVIII, XX, XXI, XXV,
Anglona, curatoria di (Sardegna): 41 XXVII, 78, 101, 121, 143

Aque Perellis (Aqueperellis), eremo di (dio- Bonarcado, comune di (Sardegna): 46


cesi di Camerino): XXV,: XXVII, 143
Bonorva, (Sardegna): 38
Arborea, diocesi di (Sardegna): 48
Bosa, diocesi di (Sardegna): III, V, 33, 34, 45,
Arborea, giudicato di (Sardegna): 20, 25, 46 64

(*) I numeri romani si riferiscono ai documenti, i numeri arabi alle pagine

213
Valeria Schirru

Bosa, fiume di (Sardegna): I Cesena (Cesenate), diocesi di: XXV, XXVII, 143
Broylo, (diocesi di Arezzo): XXVII, 142 Chiaramonti, (Sardegna): 41
Buldrone, eremo di (diocesi di Firenze): XXV, Chiusi (Clusino), diocesi di: VII, XVI, XVIII, XX,
XXVII, 142 XXI, XXV, XXVII, 78, 100, 122, 143

Bultei, comune di (Sardegna): 40 Codrongianus, (Sardegna): 37, 43

Buyano, pieve di (diocesi di Arezzo): XVIII Condolese, chiesa di (diocesi di Arezzo): XXV,
XXVII, XVIII, 142

Corsica: VIII, 49, 81


C
Corsignano, (diocesi di Arezzo): XVIII
Cagliari, città di: 25
Cossoine, comune di (Sardegna): 51
Cagliari, giudicato di: 25
Calcargie, villa di (Sardegna): XLI
Cotroniano, vicaria di (Sardegna): XXXIII
Camaldoli di Santa Cristina, eremo di (dio-
cesi di Bologna): XXV, 143 Cutathu, fontana di (Sardegna): XXIV , 23,
42, 128
Camaldoli, vedi San Salvatore di Camaldoli
(diocesi di Arezzo)
D
Camerina, marchia: XVI, 100, 143
Decciano, castro di (diocesi di Castello): XXV,
Camerino, diocesi di: XXI, XXV, XXVII, 121,
XXVII, 142
143
Dore-Orotelli, curatoria di (Sardegna): 39
Campidano di Milis, curatoria di (Sarde-
gna): 46, 47, 49
Campidano di Simaxis, curatoria di (Sarde- E
gna): 48 Elba, isola: VIII
Campidano Maggiore, curatoria di (Sarde- Emilia Romagna: 23
gna): 48
Eremite, monastero di (diocesi di Jesi): XXV,
Capresa, castro di (diocesi di Arezzo): XXV, XXVII, 143
XXVII, 142

Cargeghe, (Sardegna): 38
F
Casentino, (diocesi di Arezzo): XXV, XXVII, 142
Faenza (Faventina), diocesi di: XVI, XVIII, XXI,
Castellione in Monteaureo, castro di (diocesi XXV, XXVII, 101, 121, 143
di Arezzo): XVI, XXV, XXVII
Faiolo, eremo di (Galiata): VII, XVI, XVIII, XXV,
Castello, diocesi di: XVI, XVIII, XXI, XXV, XXVII, XXVII, 78, 101, 143
100, 121, 142
Ferrazzano, monastero di (diocesi di Arezzo):
Cava di Colle, (diocesi di Arezzo): XXVII, 143 XXI, 121

214
Indice toponomastico

Fiesole, diocesi di: VII, XVI, XVIII, XX, XXI, XXV, I


XXVII, 78, 100, 121, 142
Imola, diocesi di: XXV, XXVII, 143
Firenze, città di: XVI, XXXV, 9, 10, 11, 12, Inghilterra: 131
14, 20, 26, 31, 35, 37, 40, 50, 100, 115
Insula, monastero di (Galiata): XX, XXI, 121,
Firenze, diocesi di: VII, XVI, XVIII, XX, XXI, XXV, 143
XXVII, 78, 100, 121, 142, 143

Fleri, eremo e monastero di (diocesi di Arezzo):


J
VII, XVI, XVIII, XX, XXI, XXV, XXVII, 78, 100,
121, 142 Jesi (Esinense), diocesi di: XVIII , XXI , XXV ,
XXVII, 121, 143
Foligno (Fuliginensi), diocesi di: XXI, 121
Fontebuono, monastero e ospedale di (diocesi
di Arezzo): XXV, XXVII, XXIX, 141 L

Forlì (Foro Liviensi), diocesi di: XXV, XXVII,


Landum, monastero di (diocesi di Foligno):
XXI, 121
143
Forlimpopoli (Foro Populiensi), diocesi di: Larclano, fiume di: XXV, XXVII
XX, XXI, XVI, XXV, XXVII, XVIII, 101, 121, 143 Largnano, (diocesi di Arezzo): XVIII
Fucecchio: XXV, 129 Laterano: X, XIX, XVIII, 84, 108, 111
Linayra, vedi Asinara: 51

G Logudoro, giudicato di (Sardegna): 25, 45

Galiata: VII, XVI, XXI, XXV, XXVII, XVIII, XX, 78, Lonnano, villa di (diocesi di Fiesole): XXV,

101, 121, 143 XXVII, 142

Gallura, giudicato di (Sardegna): 20, 25 Lorenziano, chiesa del castello di (diocesi di


Arezzo): XVIII, XXV, XXVII
Genova, città di: 40
Lorenziano, corte di (diocesi di Arezzo): XXV,
Germania: 18 XXVII

Glaceto, pieve di (diocesi di Fiesole): XXV, Lucca, diocesi di: VII, XVI, XVIII, XX, XXI, XXV,
XXVII, 143 XXVII, 78, 100, 122, 143

Goceano, curatoria di (Sardegna): 39, 40 Luponis, chiesa della corte di (diocesi di


Arezzo): XVI, XXI, 100
Guilcier, curatoria di (Sardegna): 47, 48

M
H
Madonna delle Rose, vedi Santa Maria di
Hagenowe: XXVII, 140, 144 Anela: 40
Heremite, chiesa di (Marchia Camerina): Madonna di Bonacattu, chiesa di (Sarde-
XVI, XVIII gna): 46

215
Valeria Schirru

Marchia: XVIII, XXV, XXVII Nostra Signora di Mesumundu, vedi Santa


Maria di Anela: 40
Massa, diocesi di: 51
Nugudui, corte di (Sardegna): XXII
Mediterraneo: 24, 28
Micciano, pievania di (diocesi di Arezzo): Nuoro: 39
XVIII, 142 Nuovo, eremo (Galiata): XXI, 121
Moiona, chiesa di (diocesi di Arezzo): XVIII,
XXV, XXVII, 142
O
Moiona, villa e castro di (diocesi di Arezzo):
XVI, XVIII, XXI, XXV, XXVII, 122 Oiastra, domus di (Sardegna): 48

Mons Jovis: 49 Ollastra Simaxis, curatoria di (Sardegna): 48

Montali, eremo e monastero di (diocesi di Oristano: XLI, XLII, XLIII, 20, 176, 188, 192
Rimini): XXV, XXVII, 143 Orotelli, diocesi di (Sardegna): XV, 39
Monte Aureo di Castellione, chiesa di (dio- Orotelli, paese di (Sardegna): 39
cesi di Arezzo): XVIII, XXV, XXVII, 142
Osilo, comune di (Sardegna): 51
Monte Aureo, (diocesi di Arezzo): XXVII, 142
Osimo (Ausimano, Auximano), diocesi di:
Monte Cristo, isola di: 27, 31, 49, 50, 51, 52
XVIII, XXV, XXVII
Monte Ercole, monastero di (diocesi di
Ottana, diocesi di: V, 39
Montefeltro): XX, XXI, 121
Monte Muro, monastero di (diocesi di
Fiesole): XVIII, XXI, XXV, XXVII, 121, 142 P
Montecassino: 25 Partina, eremo di (diocesi di Arezzo): XXV,
XXVII, 142
Montefeltro (Monte Feretrano), diocesi di:
XVIII, XX, XXI, XXV, XXVII, 121, 143 Paulati, villa di (Sardegna): XLI
Montione, villa di (diocesi di Perugia): XVI, Penisola Iberica: 24
XVIII, XVIII, XX, XXI, XXV, XXVII, 100
Pergentina, (diocesi di Arezzo): XVIII
Montori, castro di (diocesi di Arezzo): XVI, 100
Perugia, diocesi di: XXV, XXVII, 143, 144
Morrona, monastero di (diocesi di Arezzo):
XVI, 101 Pesaro (Pensauriense), diocesi di: XX, XXI, XXV,
XXVII, 121, 143
Mucello, (diocesi di Arezzo): XXV, XXVII, 142
Peterca di Moione, villa di (diocesi di Chiu-
si): XX
N
Pirella, monastero di (diocesi di Camerino):
Norbello, comune di (Sardegna): 48 XXI, 121

Nostra Signora di Bonacattu, vedi Madon- Pisa, città di: VIII, XIV, XX, XXV, XXVII, XXXI, XLI,
na di Bonacattu: 46, 47 XLIV, 12, 18, 20, 25, 81, 93, 143

216
Indice toponomastico

Pisa, diocesi di: VII, XVI, XVIII, XX, XXI, XXV, Samassi, paese di (Sardegna): 50
XXVII, 78, 100, 122, 143
San Bartolomeo di Castro Petroni, chiesa di
Planetulo, castello di (diocesi di Castello): XXV, (diocesi di Fiesole): XVIII, XXV, XXVII, 142
XXVII, 142
San Bartolomeo in Anglari, monastero di
Planetulo, chiesa di (diocesi di Castello): XXV, (diocesi di Arezzo): VII, XVI, XVIII, XX, XXI,
XXVII, 142 XXV, XXVII, XL, 78, 100, 121, 142

Planusio: VIII San Damiano di Bologna, chiesa e monaste-


Ploaghe, curatoria di (Sardegna): 38, 43 ro di (diocesi di Bologna): XVI, XVIII, 101,
143
Ploaghe, diocesi di: V, XV, 38, 51, 69
San Damiano di Santa Cristina, monastero
Pomino, pieve di (diocesi di Fiesole): XXV,
di (diocesi di Bologna): XXV, XXVII
XXVII, 143
San Decenti, monastero di (diocesi di Pesaro):
Porcaria, capella del borgo di (diocesi di
XVIII, XXI, XXV, XXVII, 121, 143
Lucca): XVI, XVIII, XXV, XXVII, 100, 143
San Donato detta Fonte Bono, chiesa di
Potheolis: 43, 167
(diocesi di Arezzo): XVI, XVIII, 100
Pratalia, monastero di (diocesi di Arezzo): XXV,
XXVII, 142
San Donato di Mogiona, chiesa di (diocesi di
Arezzo): XVIII
San Donato, ospedale di (diocesi di Arezzo):
Q XVIII, 100

Quadrigaria, chiesa di (Marchia): XXV, XXVII, San Felice, monastero di (diocesi di Bologna):
143 VII, XX, XXI, 78, 121

San Fridiano di Pisa, monastero di (diocesi di


R Pisa): VII, XVI, XX, XXI, XXV, XXVII, 78, 100,
122, 143
Rainaldi, eremo di (diocesi di Jesi): XXI, 121
San Fridiano di Pisa, ospedale di (diocesi di):
Ravenna, diocesi di: XVI, XXV, XXVII, 101, 143
XXV, XXVII, XXIX, XXXIV, XLIV, 143
Rimini, diocesi di: XXV, XXVII, 143
San Genesio, chiesa di (diocesi di Lucca): XVI
Roma: 13
San Genesio, ospedale del borgo di (diocesi di
Romangia, curatoria di (Sardegna): 51 Lucca): XVI, XXV, XXVII, 100, 142
Roverreto, ospedale di (diocesi di Cesena): San Genesio: 99, 101
XXV, XXVII, 143
San Giorgio de Ovio, chiesa di, dipendente
da Santa Trinità di Saccargia: XIX, 44
S San Giorgio di Aneleto, chiesa di (Sarde-
Saccargia, (Sardegna): 20, 64, 65, 68, 69, 161 gna): 27, 39, 40, 41
Saioli, eremo di (diocesi di Pesaro): XX, XXI, San Giorgio di Api, monastero di (diocesi di
XXVII, 121, 143 Siena): XXV, XXVII, XVIII, 143

217
Valeria Schirru

San Giorgio di Calcaria, chiesa di, affiliata al San Lorenzo in Banari, chiesa di (Sardegna):
monastero di Santa Maria di Bonarcado: 47 X, XVI, XVIII, XX, XXI, XXV , XXVII, 26, 52,
100, 122, 144
San Giorgio, chiesa di (diocesi di Jesi): XVI,
XVIII, XXI, XXV, XXVII, 121 San Mamiliano di Monte Cristo, monastero
di (isola di Monte Cristo): VIII, 27, 31, 49,
San Giovanni di Prato Veteri, monastero di
51, 53, 81
(diocesi di Fiesole): XVIII, XXI, XXV, XXVII,
121, 142 San Mamiliano di Samassi, chiesa di (Sarde-
gna): 27, 50
San Giovanni in Altasar, chiesa di (Sarde-
gna): X, XVI, XVIII, XX, XXI, XXV, XXVII, 26, 52, San Marco di Oiastra, chiesa di, affiliata al
100, 122, 144 monastero di Santa Maria di Bonarcado: 48
San Giovanni in Anglari, chiesa di (diocesi di San Martino di Le Tarcle, chiesa di (diocesi
Arezzo): XVIII, XXV, XXVII, 142 di Arezzo): XVIII, XXV, XXVII, 142
San Giovanni in Contra, chiesa di, dipen- San Martino di villa Birore, chiesa di, affi-
dente da Santa Trinità di Saccargia: XIX liata al monastero di Santa Maria di
Bonarcado: XLII, XLIII, 188
San Giovanni in Ollin, chiesa di (Sardegna):
XV San Martino in Accole, monastero di (Mar-
chia Camerina): XVI, 101
San Giovanni in Salvennor, chiesa di (Sarde-
gna): X, XVI, XVIII, XX, XXI, XXV, XXVII, 26, 52, San Michele del monastero di Santa Maria
100, 122, 144 di Poplena, chiesa di (diocesi di Fiesole):
XVIII, XVIII, XXV, XXVII, 142
San Giusto di Volterra, monastero di (diocesi
di Volterra): VII, XVI, XXI, XXV, XXVII, XVIII, San Michele di Arezzo, chiesa di (diocesi di
78, 100, 122, 143 Arezzo): XVI
San Gregorio di Bauladu, chiesa di, affiliata San Michele in Banari, chiesa di (Sardegna):
al monastero di Santa Maria di Bonarcado: X, XVI, XVIII, XX, XXI, XXV, XXVII, 26, 100,
XLI 122, 144
San Gregorio di Paulati, chiesa di (Sarde- San Michele in Borgo di Pisa, monastero di
gna): XLI (diocesi di Pisa): VII, XVI, XVIII, XX, XXI, XXV,
XXVII, XXIX, 10, 50, 78, 100, 122, 143
San Gregorio di Solarussa, chiesa di, affiliata
al monastero di Santa Maria di Bonarcado: San Michele, chiesa e monastero di (diocesi di
48 Arezzo): XVI, XXV, XXVII, 100, 142
San Gregorio, chiesa di (Sardegna): VIII, 27, San Miniato di Lonnano, chiesa di (diocesi
50, 52, 81 di Fiesole): XVIII, XXV, XXVII, 143
San Ippolito di Faenza, monastero di (diocesi San Nicola di Curte Luponis, chiesa e mona-
di Faenza): XVI, XVIII, XXI, XXV, XXVII, 101, stero di (diocesi di Arezzo): XVIII, XXV, XXVII,
121, 143 121, 142
San Lorenzo di Arezzo, chiesa di (diocesi di San Nicola di Monte Mezano, chiesa di
Arezzo): XXV, XXVII, 142 (diocesi di Fiesole): XVIII, XXV, XXVII

218
Indice toponomastico

San Nicola di Trullas, chiesa e monastero di San Pietro in Cerreto, monastero di (diocesi
(Sardegna): VI, X, XII, XIII, XVI, XVIII, XX, di Volterra): VII, XVI, XVIII, XX, XXI, XXV, XXVII,
XXI, XXV, XXVII, XXVIII, XXX, XXXI, XXXVIII, 78, 100, 122, 143
XXXIII, XXXIX, 21, 26, 34, 35, 37, 38, 42,
San Pietro in Fontiano, monastero di (dioce-
43, 52, 72, 73, 74, 88, 90, 91, 100, 122,
si di Fiesole): VII, XVI, XX, XXI, XXV, XXVII,
144, 151
XVIII, 78, 100, 122, 143
San Nicola di Trullas, vicaria di (Sardegna):
San Pietro in Luco, monastero di (diocesi di
XXVIII , XXXI , XXXII , XXXV , XL , 154, 156,
Firenze): VII, XVI, XVIII, XX, XXI, XXV, XXVII,
158, 159, 164, 171
78, 100, 121, 142
San Paolo di Conca, chiesa di (Corsica): VIII
San Pietro in Ollin, chiesa di (Sardegna):
San Paolo di Cotroniano (Cotrinuanu, XVI, XX, XXI, XXV, XXVII, XVIII, 27, 39, 52,
Contraiano, Cotrinuanu), chiesa di (Sar- 96, 97, 100, 122, 144
degna): IX, X, XI, XVI, XVIII, XX, XXI, XXV, XXVII,
San Pietro in Picculo, monastero di (diocesi
21, 26, 35, 36, 37, 52, 83, 84, 87, 100,
di Arezzo): XVI, XVIII, XXV, XXVII, 100, 142
122, 144
San Pietro in Planeto, monastero di (diocesi
San Paolo di Lonlecio, monastero di (Corsi-
di Castello): XXI, 121
ca): VIII
San Pietro in Puteolis, monastero di (diocesi
San Paolo di Milis, chiesa di, affiliata al mo-
di Lucca): VII, XVI, XVIII, XX, XXI, XXV, XXVII,
nastero di Santa Maria di Bonarcado: 49
78, 100, 122, 143
San Paterniano in Cava di Colle di Ferra-
San Pietro in Rota, monastero di (diocesi di
ciano, chiesa e monastero di (diocesi di For-
Arezzo): VII, XVI, XVIII, XX, XXI, XXV, XXVII,
limpopoli): XVI, XVIII, XXV, XXVII, 101, 143
78, 100, 121, 142
San Pietro di Arkennor, chiesa di (Sarde-
San Pietro in Vivo di Monte Amiata, mo-
gna): XII, XIII, 21, 27, 37, 73, 88, 90, 91
nastero di (diocesi di Chiusi): XVI, XVIII,
San Pietro di Bidonì, chiesa di, affiliata al XXV, XXVII, 100, 143
monastero di Santa Maria di Bonarcado: 47
San Pietro Minore, monastero di (diocesi di
San Pietro di Milis Piccinnu, chiesa di, affi- Arezzo): XXI, 121
liata al monastero di Santa Maria di
San Quirico in Rosa, monastero di (diocesi di
Bonarcado: 47
Arezzo): VII, XVIII, XVI, XX, XXI, XXV, XXVII, 78,
San Pietro di Monticleta, chiesa di (Sarde- 100, 121, 142
gna): XII, XIII, 21, 27, 37, 73, 88, 90, 91
San Salvatore Berardingorum, monastero di
San Pietro di Scano, chiesa e priorato di (Sar- (diocesi di Arezzo): VII, XVI, XVIII, XX, XXI,
degna): I, III, VII, X, XVI, XVIII, XX, XXI, XXV, XXV, XXVII, 78, 100, 121, 142
XXVII, 20, 25, 26, 31, 32, 33, 34, 36, 52,
San Salvatore di Camaldoli presso Firenze,
59, 60, 62, 63, 64, 77, 78, 84, 100, 122,
monastero di (diocesi di Firenze): VII XVI,
144
XVIII, XX, XXI, XXV, XXVII, XXX, XXXI, XXXII,
San Pietro di Sorres, chiesa di (Sardegna): VI, XXIX, XLIV, 78, 100, 121, 142, 153, 154,
XII, 88 156, 158, 164, 196

219
Valeria Schirru

San Salvatore di Camaldoli, monastero e ere- San Vitale di Lorenziano, chiesa di (diocesi
mo di (diocesi di Arezzo): I, III, IV, VI, VII, X, IX, di Arezzo): XVIII, XXV, XXVII, 142
XII, XIII, XV, XVI, XVII, XVIII, XXII, XXIII, XXV, XXVI,
San Vito, monastero di (diocesi di Vicenza):
XXVII, XXVII, XXIX, XXXIV, XXXVI, XXXVII, XXXVIII,
XXV, XXVII, 144
XXXIX, XLIV, 10, 11, 13, 14, 15, 16, 17,21,
23, 26, 27, 31, 32, 35, 36, 37, 38, 39, 40, San Vittore di Marsiglia, monastero di: 25
44, 45, 52, 59, 60, 62, 63, 64, 67, 68, 72,
San Zenone di Pisa, monastero di (diocesi di
73, 83, 88, 90, 91, 96, 97, 129, 138
Pisa): XVI, XVIII, XX, XXI, XXV, XXVII, XLI,
San Salvatore di Cantiniano, monastero di XLII, XLIII, 10, 27, 31, 47, 100, 122, 143,
(diocesi di Lucca): VII, XVI, XX, XXI, XXV, 176, 188
XXVII, 78, 100, 122, 143
Sant’Agostino di Austis, chiesa di, affiliata
San Salvatore di Cantiniano, ospedale di, al monastero di Santa Maria di Bonarcado:
presso il borgo San Genesio (diocesi di 47
Lucca): XVIII
Sant’Andrea di Castellione, chiesa e mona-
San Saturnino di Usolvisi, chiesa di (Sarde- stero di (diocesi di Arezzo): XXI, XVIII, XXV,
gna): 27, 39, 40 XXVII, 121, 142

San Saturnino Terme, vedi San Saturnino di Sant’Andrea di Firenze, chiesa di (diocesi di
Usolvisi: 40 Firenze): XVI
San Sepolcro, borgo di (diocesi di Pisa): XLIV Sant’Andrea nell’isola dell’Asinara, chiesa
di (Sardegna): 27, 50, 51
San Sergio di Suei, chiesa di, affiliata al mo-
nastero di Santa Maria di Bonarcado: 47 Sant’Antonio, monastero di (diocesi di Todi):
XXVII, 143
San Silvestro di Monte Suavi (Monte Suba-
sio), monastero di (diocesi di Spoleto): XVIII, Sant’Apollinare in Classe, monastero di
XXI, XXV, XXVII, 121, 144 (diocesi di Ravenna): XVI, XVIII, XXV, XXVII,
101, 143
San Simeone di Vesala, chiesa di, affiliata al
monastero di Santa Maria di Bonarcado: 47 Sant’Arcangelo presso castro Britti, mona-
stero di (diocesi di Bologna): VII, XVIII, XX,
San Simone in Contra, chiesa di, dipendente
XXI, XXV, XXVII, 78, 121, 143
da Santa Trinità di Saccargia: XIX, 44
Sant’Egidio di Gaviferre, chiesa di (diocesi di
San Simone in Salvennor, chiesa di (Sarde-
Fiesole): XXV, XXVII, XVIII, 142
gna): X XVI, XVIII, XX, XXI, XXV, XXVII, 26,
52, 100, 122, 144 Sant’Elena di Jesi, monastero di (diocesi di
Jesi): XXI, XXV, XXVII, 121, 143
San Vigilio in Siena, chiesa e monastero di
(diocesi di Siena): XVIII, XXI, XXV, XXVII, 143 Sant’Elia, chiesa di (Sardegna): VIII, 27, 50,
52, 81
San Vincenzo, monastero di (diocesi di Pesa-
ro): XX Sant’Eustacchio, monastero di (diocesi di
Imola): XXV, XXVII, 143
San Viriano, monastero di (diocesi di Arezzo):
VII, XVI, XVIII, XX, XXI, XXV, XXVII, 78, 100, Santa Barbara di Turre, chiesa di, affiliata al
121, 142 monastero di Santa Maria di Bonarcado: 47

220
Indice toponomastico

Santa Corona di Rivia, chiesa di, affiliata al Santa Maria di Canovaria, monastero di
monastero di Santa Maria di Bonarcado: 47 (Corsica): VIII
Santa Cristina, monastero di (diocesi di Bolo- Santa Maria di Decciano, chiesa e monastero
gna): XVI, XVIII, XXI, XXV, XXVII, 101, 121, di (diocesi di Castello): XVI, XXV, XXVII, XVIII,
143 100, 121, 142
Santa Croce, villa di (diocesi di Perugia): XXV, Santa Maria di Decciano, monastero di (dio-
XXVII cesi di Arezzo): XXI, XXV, XXVII
Santa Eugenia in Samanar, chiesa di (Sarde- Santa Maria di Forlì (Foroliviensi), chiesa di
gna): X, XVI, XVIII, XX, XXV, XXVII, 26, 52, (diocesi di Forlì): XXV, XXVII, 143
100, 122, 144
Santa Maria di Micciano, chiesa di (diocesi
Santa Gioconda, monastero di (diocesi di di Arezzo): XVI, XVIII, XXVII, 100
Lucca): XXV, XXVII, 143
Santa Maria di Micciano, pieve di (diocesi di
Santa Giusta di Orrea Pichina, chiesa di Arezzo): XVIII, XXV, XXVII
(Sardegna): XXII, XXIII, XXV, XXVI, XXVII, 22,
Santa Maria di Morrona, monastero di (dioce-
23, 27, 40, 41, 125, 127, 138, 144
si di Pisa): XVIII, XX, XXI, XXV, XXVII, 122, 143
Santa Giusta, fontana di (Sardegna): XXIV,
Santa Maria di Norgillo, chiesa di, affiliata al
23, 42, 128
monastero di Santa Maria di Bonarcado: 49
Santa Lucia, chiesa di (diocesi di Ancona):
Santa Maria di Orrea Pichina, chiesa e mona-
XXV, XXVII, 143
stero di (Sardegna): XXII, XXIII, XXIV, XXV, XXVI,
Santa Margherita di Tosina, chiesa e canoni- XXVII, XXXIV, XXXVI, XXXVII, 22, 23, 27, 40,
ca di (diocesi di Fiesole): XX, XXI, XXV, XXVII, 41, 42, 43, 125, 127, 128, 138, 144, 168
121, 143
Santa Maria di Orrea Pichina, vicaria di
Santa Maria de Iscalas (Santa Maria de Sca- (Sardegna): XXXV
la, Santa Maria Iscalas), chiesa di (Sarde-
Santa Maria di Poplena, monastero di (dioce-
gna): VIII, 27, 50, 51, 81
si di Fiesole): XXV, XXVII
Santa Maria di Agnano, monastero di (dioce-
Santa Maria di Pratalia, monastero di (dioce-
si di Arezzo): VII, XVI, XVIII, XX, XXI, XXV,
si di Arezzo): XXI, XLIV, 121
XXVII, 78, 100, 121, 142
Santa Maria di Ravone, ospedale di (diocesi
Santa Maria di Anela, chiesa di (Sardegna),
di Bologna): XXV, XXVII, 143
chiamata anche Nostra Signora di Mesu-
mundu o Madonna delle Rose: 27, 39, 40 Santa Maria di Saganza, chiesa di (Sarde-
gna): XII, XIII, 21, 27, 37, 73, 88, 90, 91
Santa Maria di Boele, chiesa di, affiliata al
monastero di Santa Maria di Bonarcado: 47 Santa Maria di Suara, pieve di (diocesi di Ca-
stello): XXV, XXVII, 142
Santa Maria di Bonarcado (Bonargato),
monastero di (Sardegna): XLIV, XLII, XLIII, 10, Santa Maria di Tergu, chiesa di (Sardegna): 51
27, 28, 31, 46, 47, 48, 49, 176, 188
Santa Maria di Urano iuxta Bretonorium,
Santa Maria di Camaldoli a Verona, mona- monastero di (diocesi di Forlimpopoli): XXV,
stero di (diocesi di Verona): XXV, XXVII, 143 XXVII, 143

221
Valeria Schirru

Santa Maria di Vangadizza, monastero di Santa Trinità di Perugia, chiesa di (diocesi di


(diocesi di Adriano): XXVII, 143 Perugia): XXVII, 143
Santa Maria in Altasar, chiesa di, dipendente Santa Trinità di Saccargia, chiesa e monaste-
da Santa Trinità di Saccargia: X, XVI, XVIII, ro di (Sardegna): III, IV, V, VII, X, XIII, XIV,
XIX, XX, XXI, XXV, XXVII, 26, 44, 45, 52,
XVI, XIX , XX , XXI , XXV , XVIII, XXVII , XXIX,
100, 122, 144
XXXIV, XXXV, XXXVIII, XLIV, 20, 26, 33, 36,
Santa Maria in Bethlem, monastero di (dio- 42, 43,45, 46, 52, 67, 68, 69, 77, 78, 84,
cesi di Bologna): XXVII, 143 93, 100, 122, 144, 161, 162, 196
Santa Maria in Contra, chiesa di (Sardegna): Santa Vittoria di Monte Santo, chiesa di,
X, XVI, XVIII, XX, XXI, XXV , XXVII, 26, 38, affiliata al monastero di Santa Maria di
52, 100, 122, 144 Bonarcado: 47
Santa Maria in Insula, monastero di (Galia-
Santa Vittoria di Serla, chiesa di, affiliata al
ta): VII XVI, XVIII, XXV, XXVII, 78, 101
monastero di Santa Maria di Bonarcado: 47
Santa Maria in Montione, chiesa di (diocesi
di Arezzo): XVIII, XXV, XXVII, 142 Santi Cosma e Damiano, monastero di (dio-
cesi di Bologna): XXI, 121
Santa Maria in Morrona, monastero di (dio-
cesi di Arezzo): VII, 78 Santi Quirico e Giulitta di Norgillo, chiesa
di, affiliata al monastero di Santa Maria di
Santa Maria in Ocaai, chiesa di, dipendente
Bonarcado: 48
da Santa Trinità di Saccargia: XIX, 44
Santa Maria in Policiano, monastero di (dio- Santo Peregrino, chiesa di (Corsica): VIII
cesi di Volterra): VII XVI, XVIII, XX, XXI, XXV, Santo Savino in Cerasolo, monastero di (dio-
XXVII, 78, 100, 122, 143 cesi di Pisa): VII, 78, 122
Santa Maria in Poplena, monastero di (dio- Santo Savino in Chio, chiesa e monastero di
cesi di Fiesole): VII XVI, XVIII, XX, 78, 100
(diocesi di Arezzo): XVI, XVIII, XXV, XXVII,
Santa Maria in Ragone, ospedale di (diocesi 101, 142
di Bologna): XXI, 121
Santo Savino in Montione, monastero di
Santa Maria in Samanar, chiesa di (Sarde- (diocesi di Arezzo): XVI , XVIII , XX , XXV ,
gna): XXI XXVII, 100, 143

Santa Maria in Serra, monastero di (diocesi Santo Savino in Retino, chiesa di (diocesi di
di Osimo): XXV, XXVII, 143
Arezzo): XXI, 121
Santa Maria in Trivio iuxta Balneum, mo-
Santo Savino, monastero di (diocesi di Pisa):
nastero di (diocesi di Arezzo): VII, XVIII, XX,
XXI, 122
XXI, XXV, XXVII, 78, 121, 143

Santa Maria Maddalena di fiume Savo, Santo Sepolcro, borgo di (diocesi di Castello):
chiesa di (Sardegna): 50 XVIII

Santa Maria Maddalena, vedi Santa Maria Santo Sepolcro, monastero di (diocesi di Ca-
di Orrea Pichina: 40, 41 stello): XVI, XVIII, XXI, XXV, XXVII
Santa Trinità di Monte Ercole, monastero di Santo Stefano al ponte in Firenze, chiesa di
(diocesi di Montefeltro): XVIII, XXV, XXVII, 143 (diocesi di Firenze): XVI

222
Indice toponomastico

Santo Stefano in Cintoria, monastero di Tivoli, diocesi di: X


(diocesi di Pisa): VII XVI, XX, XXI, XXV, XXVII,
Todi (Tudirdino), diocesi di: XXVII
78, 100, 122, 143
Toiano, corte di (diocesi di Arezzo): XVIII
Sardegna: I, VII, VIII, X, XVI, XVIII, XX, XXI, XXV,
XXVII, XXXII, XXXIV, XXXV, XXXVI, XLIV, 12, 14, Torino (Tarvisino), diocesi di: XXV, XXVII, 144
15, 19, 23, 24, 25, 26,27, 28, 29, 30, 31,
Torres, diocesi di: VII, XII, XIV, XV, XX, XXI, 33,
43, 46, 49, 51, 78, 81, 84, 85, 99, 100,
50, 51, 78
108, 120, 122, 129, 140, 144, 168, 170
Torres, giudicato di: IX, 15, 16, 19, 25, 38,
Sassari: XXXIII, XXXIX, XXXVIII, 19, 20, 38, 40,
39, 40, 41, 43, 45, 51, 59
43, 51, 159, 160, 169, 170, 171
Toscana: 10, 13, 14, 15, 23
Scano Montiferru, (Sardegna): 34
Tuscia: VII, XX, XXI, 78, 122
Scano, villa di (Sardegna): III, 65
Tusculo, diocesi di: X
Semestene, (Sardegna): 34
Seneghe, (Sardegna): 47
U
Serravalle, castro di: XXV, XXVII, 142
Umbria: 23
Sicilia: XXVII
Urano, monastero di (diocesi di Chiusi): XXI
Siena, diocesi di: XVIII, XXV, XXVII, 143
Silve Mundi (Silvemundi), monastero di
(diocesi di Arezzo): XVI , XVIII , XXI , XXV , V
XXVII, 100, 121, 142
Vallialla, chiesa di (diocesi di Castello): XXV,

Soara, fiume di: XXV, XXVII XXVII, 142

Soci, chiesa di (diocesi di Arezzo): XVIII, XXV, Vanari, vedi Banari


XXVII, 142
Veneto: 23
Soci, palazzo della curia camaldolese di (dio- Venezia, diocesi di: 12
cesi di Arezzo): XXV, XXVII, XXVIII, XXXVI,
XXXVII, XLIV, 151, 167, 168, 196 Verona, città di: XXI, 120, 122

Sorres, diocesi di: V, VI, XII, XV, XXXIX, 38 Verona, diocesi di: XXV, XXVII, 144

Spoleto, diocesi di: XXI, XVIII, XXV, XXVII, 121, Viaio, villa di (diocesi di Arezzo): XXV, XXVII
144 Viario, chiesa di (diocesi di Arezzo): XVIII, XXV,
XXVII

T Vicenza, diocesi di: XXV, XXVII, 144

Tegiano, villa di (diocesi di Arezzo): XXV , Vivi in Monte Amiato, eremo di (diocesi di
XXVII, 142 Chiusi): VII, XX, XXI, 78, 122

Tiugulbi, domus di (Sardegna): XXVI , 42, Volterra, diocesi di: VII, XVI, XVIII, XX, XXI, XXV,
138 XXVII, 78, 100, 143

223
ROBERTO CORONEO

ARCHITETTURA ROMANICA IN SARDEGNA:


SCHEDE BIBLIOGRAFICHE

SOMMARIO: 1. San Gavino di Porto Torres – 2. San Pietro di Galtellì – 3. San Pietro
di Bidonì – 4. San Giorgio di Decimoputzu – 5. San Pietro del Crocifisso (o
delle Immagini) a Bulzi – 6. Sant’Agata di Quartu Sant’Elena.

A distanza di cinque anni dalla pubblicazione di un lavoro com-


plessivo sull’architettura romanica in Sardegna (1), credo che il quadro
sistematico delineato a suo tempo non abbia subito sostanziali revisio-
ni, ma ritengo ugualmente opportuno procedere a un aggiornamento
bibliografico che dia conto degli apporti successivi e più significativi.
L’interesse disparato, per qualità e contenuto, dei vari contributi con-
siglia la formula della semplice elencazione (in appendice al presente
articolo) o della puntualizzazione per singoli monumenti, come si leg-
gerà nelle schede che seguono.

1. San Gavino di Porto Torres – Pur preceduto da un’autorevole tradi-


zione di studi, che qualifica il Romanico come il più conosciuto dei
fenomeni architettonici in Sardegna (2), il recente volume di Fernanda

(1) R. CORONEO, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo ’300 =
Storia dell’arte in Sardegna, vol. IV, Nuoro, 1993.
(2) A partire dalla sistemazione di D. SCANO (Storia dell’arte in Sardegna dal
XI al XIV secolo, Cagliari-Sassari, 1907), attraverso quella di R. DELOGU (L’architettu-
ra del Medioevo in Sardegna, Roma, 1953), per giungere alla rilettura operata da R.
SERRA (La Sardegna = Italia romanica, vol. X, Milano, 1989).

225
Roberto Coroneo

Poli (3) costituisce il primo saggio organicamente e monograficamente


condotto su uno dei più importanti monumenti del Medioevo isolano.
La citazione che apre il volume («Essere stati è una condizione
per essere») è dello storico francese Fernand Braudel, esponente di
punta degli Annales, dunque di una linea di ricerca rivolta ai microe-
venti socio-economici e ai “tempi lunghi” della storia, e suona come
dichiarazione di intenti, da parte della Poli, verso una lettura dell’am-
biente giudicale sardo il più possibile inserita nel vasto quadro del-
l’Europa medioevale. A sostanziare questa posizione stanno, nel cor-
poso apparato di note, i molteplici rimandi a Marc Bloch, George
Duby, Jacques Le Goff, Raymond Oursel – per citare solo i nomi più
noti – fino a John Day, che al pari di Marcel Le Lannou figura nel
ristretto novero degli storici extraisolani che hanno dedicato alla Sar-
degna una parte significativa della propria ricerca.
Attraverso una fitta trama di parallelismi (o divergenze) fra Sar-
degna, Bisanzio e Occidente, il primo capitolo (“I luoghi e i tempi”)
delinea un’efficace sintesi della situazione sarda attorno all’anno Mille,
che supera la concezione di un ambito periferico per dimostrare inve-
ce la piena partecipazione dell’isola ai contemporanei sviluppi medi-
terranei ed europei, sia in positivo (la ripresa della produzione agricola
e dei mercati, con conseguente crescita delle città) sia in negativo (le
ricorrenti difficoltà endemiche, dovute alle epidemie, alle carestie e al
pericolo dal mare). Fin dai primi secoli altomedioevali conquistata,
occupata o frequentata da Bizantini, Longobardi, Arabi, Pisani e Ge-
novesi, fra il X e l’XI secolo la Sardegna rivendica un proprio status
autonomo, da un lato con la creazione dei quattro regni giudicali, dal-
l’altro con l’esplicita scelta di campo a favore del papato romano, e
conseguente insediamento nell’isola dei Cassinesi prima (1065) e de-
gli altri ordini benedettini in seguito.
Nel quadro dunque di un orizzonte storico così caratterizzato da
notevole mobilità interna la Poli chiarisce la posizione dell’antica colo-
nia romana di Turris Libissonis (fondata nel I sec. a.C.) secondo una di-
namica che esclude il totale abbandono del centro costiero nei secoli fra
il V e il X, e suggerisce piuttosto una sua polarizzazione attorno ai due

(3) F. POLI, La basilica di San Gavino a Porto Torres, La storia e le vicende


architettoniche, Sassari, 1997.

226
Architettura romanica in Sardegna: schede bibliografiche

fulcri rappresentati dal porto e dalla cattedrale, identificabile nell’area


cimiteriale del Monte Agellu, su cui verrà impiantata la fabbrica romani-
ca dell’XI secolo, preceduta dall’aula trinavata le cui strutture sono state
individuate (1963) sotto la navatella nord e dalla basilica absidata le cui
fondazioni sono più di recente (1988) affiorate all’esterno del fianco set-
tentrionale romanico e ancora attendono la conclusione dell’indagine
archeologica e una sua adeguata pubblicazione.
Giustamente si rimarca la peculiarità della situazione turritana
rispetto ad altre anche dell’isola (Carales-Santa Igia, Sulci-Sant’Antio-
co), dovuta al mancato ruolo poleogenetico della cattedrale – la sede
diocesana a Turris è documentata dal 484 – rispetto allo sviluppo di
una vera e propria città medioevale, impedito dall’emergere di altri
due centri nell’ambito del giudicato di Torres: Ardara, quale sede epi-
scopale ipotizzata per i secoli IX-X, corrispondenti al silenzio delle
fonti circa la lista dei vescovi di Torres, e Sassari, quale fulcro degli
interessi commerciali che la porteranno a guadagnare l’egemonia e
dunque l’insediamento della cattedra turritana ufficializzato nel 1441.
A ciò si aggiunga la constatazione del carattere itinerante della corte
giudicale logudorese, in osservanza delle consuetudini delle corti me-
dioevali europee: si pone pertanto “Il problema della capitale”, affron-
tato dalla Poli nel secondo capitolo del libro.
Se Torres fu il toponimo utilizzato per indicare il territorio affe-
rente al centro episcopale (archidiocesano entro il 1073), l’evidenza
delle fonti conduce infatti a ipotizzare che il sito dell’antica città ro-
mana di Turris si qualificasse come una delle diverse residenze alterna-
tive, rispetto a quella più facilmente difendibile di Ardara, ubicata
nell’entroterra e, anch’essa, capitale “mancata” rispetto a Sassari, per il
fatto che all’insediamento della corte giudicale turritana non corrispo-
se un effettivo sviluppo di un vero e proprio tessuto urbano, costruito
da ceti socialmente variati, bensì il semplice organizzarsi delle struttu-
re di potere all’interno di una cinta fortificata (sa corte e su casteddu de
Ardar) a ridosso di una chiesa palatina, la S. Maria del Regno, rico-
struita in forme romaniche entro il 1107.
Nel terzo capitolo (“Le fonti superstiti”) si passano in rapida
rassegna la Passio Sanctorum Martyrum Gavini Proti et Ianuarii, l’In-
ventio Corporum Sanctorum Martyrum Gavini Proti et Ianuarii e il
Condaghe della fondazione e consacrazione della basilica di S. Gavino.

227
Roberto Coroneo

Tutti apografi e di datazione non unanime fra gli studiosi, risultano


però basati su precedenti redazioni, con priorità cronologica per la
Passio, riconosciuta di età altomedioevale. Dal contesto si evincono,
tra realtà storica e fatti miracolosi interpolati con chiari intenti agio-
grafici, gli avvenimenti che nell’XI secolo produssero il rinvenimento
delle reliquie dei protomartiri turritani, la fondazione della basilica ro-
manica – a opera di Gonnario-Comita, giudice di Torres e di Arborea,
vissuto nella prima metà del’XI secolo –, l’avvenuto completamento
all’epoca di Torcotorio-Barisone I de Lacon-Gunale, attorno al 1065,
e una ripresa dei lavori sotto Mariano I de Lacon-Gunale, documenta-
to come giudice tra il 1073 e il 1082.
La disamina del Proceso original (giornale di scavo) e della Relazio-
ne del ritrovamento de’ Santi Martiri Turritani Gavino, Proto e Gianuario
ed altri nella chiesa dell’antica città di Torres consente di ricostruire la na-
tura dei ritrovamenti “archeologici” nell’ambito della campagna di scavo
promossa tra il 1614 e il 1616 sotto la supervisione dell’arcivescovo di
Sassari Gavino Manca de Cedrelles. Fra i dati più rilevanti è da segnala-
re l’individuazione di una memoria funeraria tardoantica, sottostante
l’altare martiriale collocato in medio nella navata centrale della chiesa, il
cui sottosuolo fu nell’occasione completamente sconvolto (anche per il
rifacimento seicentesco della cripta), sì da causare la perdita di gran par-
te dei dati relativi agli strati anteriori al romanico, che fino a quel mo-
mento dovevano conservarsi intatti. A questi, di fatto, si sono aggiunti
unicamente quelli recuperati grazie a un saggio archeologico operato nel
1963 da Guglielmo Maetzke nel settore orientale della navatella nord,
con messa in luce delle esigue strutture murarie di una basilica preesi-
stente alla grandiosa fabbrica romanica.
È con l’analisi di questa struttura altomedioevale che la Poli
conduce nel quarto capitolo (“Gli eventi architettonici”) alla rilettura
delle fasi edilizie nel sito della basilica di S. Gavino. La più antica aula
di culto, ascritta al V secolo, viene restituita ad impianto longitudinale
poco sviluppato in lunghezza, con tre navate divise da pilastri e abside
ad ovest, di raggio leggermente più ampio rispetto alla curva rilevata
dal Maetzke. Nella zona adiacente al fianco settentrionale della basili-
ca romanica le si sovrappose un secondo edificio di culto, ascritto al
VII-VIII secolo, con abside ad est, ampia e profonda, che sembra
chiudersi secondo un profilo planimetrico a semicerchio oltrepassato.

228
Architettura romanica in Sardegna: schede bibliografiche

La minuziosa disamina delle precedenti interpretazioni della


principale singolarità architettonica della basilica di S. Gavino, cioè
l’icnografia ad absidi contrapposte, introduce all’apporto più signifi-
cativo del contributo della Poli, focalizzato sulla puntuale e convin-
cente ricostruzione della fabbrica romanica. L’insufficienza dei dati
documentari, il silenzio delle fonti medioevali e la genericità degli
scritti dal Cinque all’Ottocento circa uomini o eventi in qualche
modo connessi alla storia dell’architettura chiariscono le ragioni che a
partire dal primo Novecento indirizzarono lo studio della basilica ro-
manica verso una metodologia di lettura sostanzialmente formale, ac-
compagnata dagli interventi di restauro che liberandola gradualmente
dalle superfetazioni l’hanno ridotta al puro nucleo strutturale – oltre il
quale, almeno, non sembra più possibile toglier nulla – delle nude su-
perfici lapidee. Giustamente la Poli storicizza le scelte di restauro, da
quelle dello Scano (1903-05) a quelle del Delogu (1939) e del Mossa
(1946-48), senza esimersi però dal biasimarle specie quando mostrano
di aver privilegiato la facies romanica del monumento, senza alcun ri-
spetto per aggiunte come il diaframma presbiteriale gotico-catalano,
di cui soltanto le immagini d’archivio documentano oggi la pertinen-
za alla storia autentica della basilica.
Sulla linea d’interpretazione inaugurata da Dionigi Scano (1907),
in merito alla fabbrica romanica secondo un progetto unitario ad absi-
di contrapposte, e sull’altra che deriva dalla diversa opinione espressa
da Carlo Aru (1908), in merito alla seriorità di un’abside rispetto al-
l’altra, procedono tutti i successivi interventi critici, principalmente
quello di Raffaello Delogu (1953), che decise per l’anteriorità dell’ab-
side occidentale rispetto all’orientale, e quello di Piero Sanpaolesi
(1975), che argomentò esattamente il contrario; alla posizione del De-
logu, ribadita più di recente da Renata Serra (1989), si allineò inizial-
mente Vico Mossa (1957), per poi aderire (1982, 1988) alla posizione
del Sanpaolesi, che peraltro già era stata dell’Aru e sarà in seguito di
Carlo Tosco (1992), del Maetzke (1989) nonché di chi scrive, che ha
tuttavia riproposto la programmaticità dell’impianto ad absidi con-
trapposte (4).

(4) R. CORONEO, Architettura, cit., pp. 13-25, sch. 1, con bibliografia prece-
dente.

229
Roberto Coroneo

L’analisi architettonica della grandiosa basilica romanica (lunga


quasi 70 metri e larga 19 circa, alta 15) viene condotta dalla Poli sul
vivo del monumento, con l’esplicita dichiarazione della rinuncia a so-
luzioni precostituite sul piano teorico e con il preciso intento di rico-
struire un iter di tempi edilizi solo ingannevolmente unitari – perché
riassorbiti nella coerenza dell’organismo finale –, in realtà distinti per
incongruenze e discontinuità della struttura, che attestano ripensa-
menti, interruzioni e riprese dei lavori. Secondo la Poli, lo stesso sbi-
lanciamento delle proporzioni a favore dell’accentuato sviluppo longi-
tudinale – sensazione visiva rimarcata all’interno dal ritmo ravvicinato
delle capriate lignee – trova giustificazione in un «progetto che, nato
per un edificio di medie dimensioni con abside e facciata canonica-
mente disposte secondo l’asse est-ovest, ha subito poi notevoli ripen-
samenti che hanno finito per travisarne l’impostazione definitiva».
Diventa perciò difficilmente sostenibile la tesi di una fabbrica in
continuità temporale, semmai si consolida quella di un graduale cam-
biamento di progetto intervenuto allorquando, nel procedere da est
con gli sterri per le fondazioni in direzione ovest, ci si imbatté nella
memoria funeraria tardoantica e si interruppero i colonnati con l’in-
serto della prima coppia di pilastri cruciformi, funzionali a reggere un
arco trasverso (mai realizzato) che, oltre a garantire maggiore solidità
alle murature portanti, avrebbe isolato e sottolineato liturgicamente lo
spazio del martyrium. Questa prima fase edilizia, relativa all’impianto
sotto il giudice Gonnario-Comita e per il cui inizio la Poli propone il
1030-40, poté anche contemplare l’erezione di una facciata (finora
non attestata archeologicamente); in ogni caso si concluse o fu inter-
rotta entro il 1065 – sotto Torcotorio-Barisone I – in corrispondenza
della seconda coppia di pilastri cruciformi, dove anche le fondazioni e
il paramento murario mostrano chiare tracce di sutura e varie soluzio-
ni di raccordo tra filari di conci di pezzatura diversa, originate da dif-
ferenti tecniche operative.
La seconda fase edilizia, a distanza di qualche decennio secondo
la Poli, si svolse probabilmente nell’ambito del programma di riforma
gregoriana del clero turritano avviato dall’arcivescovo Costantino de
Castra (documentato fra il 1073 e il 1087) con l’appoggio del giudice
Mariano I, cui spetta forse la committenza per l’ampliamento della
basilica secondo una nuova polarizzazione dei suoi spazi liturgici, det-

230
Architettura romanica in Sardegna: schede bibliografiche

tata dal crescente flusso devozionale alle reliquie dei protomartiri tur-
ritani: riservando all’abside e al corpo orientale le funzioni del culto
martiriale, si dotò l’aula di un’abside a conclusione di un corpo occi-
dentale, in cui potessero svolgersi le ordinarie funzioni presbiteriali.
L’adeguamento delle nuove strutture ovest alle preesistenti è rivelato
da alcune correzioni di allineamento dei setti divisori dell’aula, che in-
cludono una terza coppia di pilastri cruciformi oltre i quali, verso l’ab-
side, fu prevista una colonna destinata a reggere le volte di due campa-
telle contigue, cui presto si rinunciò (in corso d’opera, ma degli archi
d’innesto delle crociere resta la sagoma nei paramenti murari all’estre-
mità dei fianchi) per gettare grandi arcate fra i pilastri e le paraste della
testata occidentale, così da marcare una sorta di transetto sopraelevato
sulle navatelle sebbene non pronunciato all’esterno dei muri.
Nell’affrontare il problema tipologico e storico rappresentato
dall’icnografia ad absidi contrapposte, la Poli passa in rassegna la casi-
stica degli ambienti geografici e dei complessi architettonici in cui è
possibile riscontrare tale configurazione planivolumetrica, avvertendo
da un lato che nel S. Gavino essa è frutto di due distinte fasi edilizie,
dall’altro che non esiste la possibilità d’individuare una ragione comu-
ne per la scelta di edificare un’abside affrontata all’altra preesistente;
ogni monumento va chiarito con la logica del caso per caso, sulla base
di precise situazioni contingenti. È questa di fatto la conclusione cui
giunse Noël Duval nel suo studio delle chiese africane del V-VII seco-
lo à choeurs opposées (1973), come pure quella cui obbligano gli esem-
pi iberici del VI-VII (fino alle riprese in età mozarabica) e quelli deri-
vanti dalla genesi dell’organismo carolingio-ottoniano provvisto d’ab-
side orientale e Westwerk di elaborata articolazione strutturale. In que-
st’ultimo caso, entra in gioco la destinazione a tribuna imperiale per il
corpo occidentale, per inciso proposta anche come chiave di lettura
dell’adozione dell’impianto ad absidi affrontate nella basilica turrita-
na. È una tesi, questa, che la Poli tende a escludere, per la mancata
sopraelevazione di un fulcro absidale rispetto all’altro, senza però ne-
gare che modelli culturali di matrice ottoniana e latamente imperiale
possano aver giocato un ruolo nella decisione maturata nella seconda
fase costruttiva della chiesa.
Attraverso il rimando alla celebre pianta dell’abbazia di S. Gallo e
alla scomparsa Schola Francorum di Roma, l’attenzione si concentra su

231
Roberto Coroneo

quegli edifici italici dell’XI-XII secolo già più volte accostati al S. Gavi-
no di Porto Torres: anzitutto la basilica di S. Piero a Grado, con corpo
orientale triabsidato, impiantato alla fine del X e concluso da facciata
occidentale, crollata e sostituita da un’abside alla fine del XII secolo; poi
la pieve di S. Giorgio di Valpolicella, che vedrebbe la priorità dell’abside
occidentale, costruita dagli inizi dell’XI secolo, sul corpo orientale triab-
sidato, aggiunto in un momento più avanzato dello stesso secolo; quin-
di la chiesa di S. Pietro al Monte a Civate, con corpo orientale edificato
poco dopo la metà dell’XI secolo e abside occidentale risalente alla fine
dello stesso secolo; la rassegna si conclude con il richiamo ad altri mo-
numenti di minore rilevanza, che sembrano documentare in ambito ita-
lico una frequenza dello schema icnografico ad absidi contrapposte
maggiore di quella fin qui generalmente affermata.
Nel passare alla verifica delle “ragioni della forma” che indirizza-
rono a Porto Torres l’ampliamento della basilica secondo una conce-
zione spaziale e liturgica che di fatto duplicava l’abside e per giunta
dotava la chiesa di un corpo occidentale allorquando molte altre ad
absidi contrapposte venivano invece standardizzate con l’apertura di
un portale nello stesso, la Poli premette la constatazione empirica del-
la necessità, nella pratica del cantiere medioevale, di preservare quanto
più possibile l’esistente, nel nostro caso il corpo orientale della chiesa,
nel momento in cui si procedesse ad ampliamenti o trasformazioni
degli spazi liturgici. A questa si aggiunga l’esigenza di un’organica si-
stemazione degli ambienti dell’aula che consentisse l’espletamento
delle funzioni riservate all’arcivescovo turritano nel corpo occidentale
e di quelle invece deputate ai canonici in quello orientale, con la zona
martiriale occupata dall’altare collocato in medio. Nell’analisi del com-
plesso monumentale dell’area, che vede la basilica inserirsi fra due cor-
tili, il cosiddetto “atrio Metropoli” a meridione e l’“atrio Comita” a
settentrione, può leggersi ancora – nonostante le manomissioni anti-
che e recenti – una distribuzione dei corpi di fabbrica che riflette
l’ubicazione della domus canonicorum (a sud, oggi sacrestia) e della do-
mus episcopi (a nord, oggi casa di riposo per anziani); di quest’ultima si
conservano peraltro strutture murarie di fabbrica romanica.
«Resta pur sempre insoluto – rileva la Poli – il mistero delle ori-
gini delle absidi affrontate sotto il profilo della forma, perché non ci
sembra del tutto accettabile la tesi per cui solo ragioni di ordine prati-

232
Architettura romanica in Sardegna: schede bibliografiche

co, e cioè l’ampliamento funzionale ora esaminato, presiedano alla


creazione architettonica». Osservazione corretta, che obbliga a consi-
derare il contesto culturale in cui si adottò la soluzione della controab-
side occidentale e, come logica conseguenza, la ristrutturazione di un
organismo architettonico (già canonicamente orientato) secondo una
logica che, non incontrando nessuna possibilità di derivazione da pre-
esistenze locali, deve di necessità essere imputata a sollecitazioni ester-
ne al contesto isolano. «Una premeditata ripresa dei modelli ottonia-
ni», scrive la Poli, riferibile alla volontà dei committenti – il giudice
Mariano I, l’arcivescovo Costantino de Castra – di guardare all’attua-
lità politica dell’Impero nel momento in cui erano in atto l’abbando-
no dei referenti bizantini e il processo di legittimazione dell’istituto
giudicale autoctono (5).

2. San Pietro di Galtellì – Una recente monografia di Antonio Cam-


bedda (6) si apre con la rassegna delle fonti medioevali relative alla vil-
la di Galtellì documentata come appartenente al giudicato di Gallura
e sede diocesana per la prima volta nel Provinciale Romanum, databile
al decennio fra il 1120 e il 1130. Tra i documenti più importanti ai
fini della corretta interpretazione di alcune architetture di età romani-
ca superstiti nel centro (7), l’atto da cui si deduce che nel 1117 Galtellì
non è ancora sede vescovile, poiché è Villano vescovo di Civita (Ol-
bia) a donare all’Opera del Duomo di Pisa tre curtes nel territorio gal-
tellinese, e quello del 1138, quando la diocesi diventa suffraganea del-
la sede metropolitana pisana, poiché Innocenzo II concede a Ubaldo

(5) La monografia della Poli comprende anche l’analisi dell’apparato sculto-


reo della basilica turritana, in particolare dei capitelli e del portale romanico, per la
cui discussione rimando a R. CORONEO, San Gavino di Porto Torres: recenti studi e
nuove acquisizioni, in “Studi Sardi”, XXXI (1994-98), pp. 369-398.
(6) A. CAMBEDDA, L’architettura militare e religiosa a Galtellì dal Medioevo al-
l’Ottocento, Nuoro, 1995, con utile apparato di tavole grafiche ma insufficiente
quanto a corredo fotografico.
(7) Tralascio il castello medioevale di Pontes, o di Galtellì, le cui vicende sto-
riche e strutture in rovina vengono analizzate in apposito capitolo da A. CAMBEDDA,
L’architettura, cit., pp. 39-54.

233
Roberto Coroneo

arcivescovo di Pisa il titolo di primate di Sardegna e tre diocesi, fra cui


appunto quella di Galtellum. Rivestirebbe capitale importanza il recu-
pero di un’epigrafe rinvenuta nel 1905 e successivamente perduta, in
cui si sarebbe letto: Ad honorem S. Petri Ap[ostoli] / Costantinus Iud[ex]
/ A[nno] D[omini] MXC, in riferimento al titolo della cattedrale galtel-
linese e a Costantino I, giudice di Gallura nel 1073.
Il complesso monumentale di S. Pietro, in cui si identifica l’an-
tica cattedrale di Galtellì (8), sorge alla periferia orientale del paese in
un’area delimitata dalla cinta del cimitero comunale, che ingloba le
strutture murarie di una grande chiesa romanica, visibilmente rimasta
incompiuta per l’interrompersi della fabbrica in pietra alla medesima
altezza in ogni parte delle murature residue (fig. 1). Sull’abside di que-
sta prospetta la facciata di un’aula modesta quanto a dimensioni, ma
decorata all’interno con affreschi anch’essi di età romanica (9). La let-
tura dell’odierno campanile – una torre isolata nel medesimo sagrato,
il cui impianto è riferito da Cambedda al XII-XIII secolo – costituisce
un problema che accantonerò per concentrare l’attenzione sui tanti di
molteplice ordine, generati dall’emergenza qualitativa delle due strut-
ture romaniche, che denominerò rispettivamente “cattedrale incom-
piuta” e “chiesa affrescata”.
La “chiesa affrescata” è un’aula a tre navate coperte in legno, di
cui la centrale conserva affreschi su due registri nei setti divisori e nella
controfacciata. I riquadri, dipinti con scene vetero (a destra) e neote-
stamentarie (a sinistra dell’ingresso), sono tagliati da due ampie arcate
per parte, su pilastri. Manca l’abside semicircolare, sostituita da un
presbiterio quadrato, voltato a crociera al pari delle cappelle che con-
cludono a oriente le navate laterali e di quelle aperte lungo i fianchi.
Al restauro delle strutture e degli affreschi è seguita la totale intonaca-

(8) A. CAMBEDDA, L’architettura, cit., pp. 55-97.


(9) Su quest’importante nuova acquisizione nel campo della pittura medioe-
vale in Sardegna cfr. i recenti contributi di R. SERRA: La pittura medievale in Sarde-
gna, in “La pittura in Italia, L’Altomedioevo”, a cura di C. BERTELLI, Milano, 1994,
pp. 321-326; Pittura medievale in Sardegna tra Saccargia e Galtellì, in “Scritti e im-
magini in onore di Corrado Maltese”, Roma, 1997, pp. 413-422; In figura Christi,
Storie della salvezza nella pittura e nella scultura romaniche in Sardegna, in “Studi in
onore di Ottorino Pietro Alberti”, Cagliari, 1998, pp. 121-141.

234
Architettura romanica in Sardegna: schede bibliografiche

tura delle pareti interne non interessate da dipinti, fatto che impedisce
la piena verifica delle tecniche murarie; restano in vista soltanto due
monofore all’estremità est della navata meridionale e di quella centra-
le. Mentre la facciata è intonacata, le altre pareti esterne mostrano una
muratura non isodoma, in pietrame misto, difficilmente databile con
precisione; solo le cappelle sembrano derivare da aggiunte di fabbrica
seriore.
L’ipotesi di un’aula originariamente mononavata, caratterizzata
da una facciata con andamento diagonale rispetto all’asse longitudina-
le della chiesa, è ostacolata dall’identica tecnica costruttiva delle due
monofore, corte e non strombate, con mostra in pietra vulcanica, del-
le quali almeno la più interna coeva o preesistente alla decorazione a
fresco, in quanto organicamente inserita nel contesto iconografico:
sorgente di luce a manifestazione del divino, è sormontata dalla co-
lomba dello Spirito Santo presente all’atto della Creazione. Inoltre,
qualora la si pensi illuminata soltanto da questa monofora, l’aula do-
veva risultare insolitamente buia specie in rapporto alla necessità di
leggerne gli affreschi; altre luci potevano però aprirsi nella facciata cu-
spidata (che infatti conserva sopra il portale la sagoma d’una finestra
cruciforme) e nella parete orientale, probabilmente conclusa da abside
semicircolare. L’altra monofora potrebbe anche pensarsi in relazione a
un ambiente secondario, senza ulteriori indizi di una chiesa trinavata
fin dall’origine, che avrebbe comportato – per giungere all’attuale
conformazione – unicamente la modifica dei setti divisori con amplia-
mento e riduzione del numero degli intercolumni.
La “cattedrale incompiuta” fu condotta a partire dalle profonde
fondazioni in pietrame non squadrato (oggi in vista per buon tratto)
con muri di tecnica isodoma in cantoni di pietra locale (puddinga) di
grande e media pezzatura, perfettamente tagliati e messi in opera con
notevole accuratezza. Il fianco settentrionale si raccorda al braccio
nord del transetto poco sporgente, sul cui muro orientale rigonfia
l’abside; nelle testate si collocano due tombe privilegiate, ricavate nella
muratura e forse destinate entrambe a salme vescovili a giudicare dal
pastorale scolpito in quella di sinistra, cui corrisponde una croce in
quella destra. Il paramento murario si caratterizza per l’alto basamen-
to a scarpa leggermente concavo-convessa, per la presenza di un porta-
le nord con stipiti su basi modanate e per l’assenza di qualunque

235
Roberto Coroneo

membratura verticale a eccezione delle robuste paraste laterali. Nel-


l’abside si apre una monofora assiale strombata con centina semicirco-
lare; analoghe luci erano previste nella testata nord e in quelle orientali
del transetto. La faccia interna dei muri non è visibile perché intona-
cata o celata dalle cappelle cimiteriali che vi si addossano.
È possibile restituire un impianto a croce commissa, imponente
quanto a reali dimensioni: oltre 38 metri di lunghezza per 18,80 al tran-
setto e 12,80 all’aula, che Cambedda ipotizza trinavata per l’impossibili-
tà di pensare a capriate lignee in grado di coprire un’aula mononavata
larga 10,80 metri nella stima di uno spessore murario pari a un metro;
nulla può dirsi in merito al sistema di copertura e al tipo di sostegni
divisori. Nessun dato materiale, tantomeno documentario, aiuta a chia-
rire i motivi per cui la chiesa, senza dubbio destinata a fungere da catte-
drale (10), rimase incompiuta; un generico termine ante quem per la sua
erezione può ricavarsi dalla datazione al XIV secolo di alcuni elementi
di corredo funerario recuperati nello scavo archeologico delle sepolture
nell’area cimiteriale adiacente al suo fianco settentrionale.
I problemi nascono rispetto alla datazione e seriazione delle due
strutture chiesastiche. L’ipotesi sviluppata da Antonio Cambedda pro-
cede dall’ascrizione fra la metà del XII e la metà del XIII secolo dei
dipinti nella “chiesa affrescata”, che avrebbe pertanto ospitato il seggio
vescovile in tempi anteriori alla fabbrica della “cattedrale incompiuta”,
progettata come nuova primaziale, il cui impianto su scala monumen-
tale andrebbe collocato non prima del XIII secolo sulla base delle affi-
nità icnografiche con coevi edifici romanici e gotici in Sardegna, in
particolare con l’abbazia cistercense di S. Maria di Paulis in agro di
Uri, suggerendosi infine come causa della sua interruzione la conqui-
sta catalana dell’Isola, a partire dal 1326.
Su questa datazione non concordo, poiché trovo che i rimandi
tipologici alle architetture due-trecentesche sarde a croce commissa re-
stano generici e non assegnano il giusto peso alla presenza dell’abside

(10) Giustamente A. CAMBEDDA (L’architettura, cit., p. 73) osserva che «sicura-


mente la [“cattedrale incompiuta”] non fu iniziata prima della creazione della dioce-
si di Galtellì (1120-30); infatti il progetto, come mostrano le sue proporzioni, si
denota subito di tale ambizione da potersi collegare solo con la volontà di creare una
monumentale chiesa cattedrale».

236
Architettura romanica in Sardegna: schede bibliografiche

semicircolare, sostituita da presbiterio quadrangolare nella S. Maria di


Paulis (1205), nel S. Francesco di Stampace (1274) e nelle cattedrali
di Cagliari (ante 1326) e Oristano (metà XIV sec.). Quanto poi alla
definizione del paramento murario, degli edifici cagliaritani e del duo-
mo oristanese manca del tutto l’articolazione di superficie aggiornata
in senso gotico (lesene a fascio di colonnine, sostituzione degli spigoli
vivi con modanature a gola e toro, bifore) che li contraddistingue ri-
spetto alla locale tradizione romanica. Se è vero poi che nella citata
chiesa cistercense si riscontra l’assenza quasi totale di membrature ver-
ticali, distintiva della “cattedrale incompiuta” di Galtellì, è ugualmen-
te facile riscontrare in quest’ultima l’inesistenza di quelle soluzioni
tecniche (sagome di monofore e portali) e formali (in relazione all’ico-
nologia trinitaria della luce) peculiari delle fabbriche cistercensi.
Sento pertanto il bisogno di riproporre la lettura della “cattedra-
le incompiuta” nei termini già espressi nella scheda del mio volume
sul Romanico in Sardegna (11), dove si avanzava una datazione ante
1138 sulla base della constatazione di una fabbrica notevole quanto a
dimensioni e impegno qualitativo, come nella maggior parte delle cat-
tedrali che si costruiscono nell’Isola tra la metà dell’XI e i primi de-
cenni del XII secolo. Nel settentrione isolano, alcune di queste (S. Pie-
tro di Sorres e S. Antioco di Bisarcio, ante 1090) risultano peraltro
condotte con paramenti lisci e privi di membrature verticali, carattere
distintivo anche delle strutture di primo impianto della SS. Trinità di
Saccargia (ante 1116). Nel centro della Sardegna, ritrovare simile dato
nell’abside del S. Giovanni battista di Orotelli (fig. 2), che attorno al
1138 ospitò il vescovo di Ottana, suona a conferma della datazione
alta della “cattedrale incompiuta” di Galtellì, potendosi anche ipotiz-
zare un trasferimento delle maestranze da questa fabbrica interrotta ad
altra che si andava erigendo nell’entroterra, sviluppata in seguito con
decisa accentuazione dei partiti architettonici dedotti da Pisa. Che a
Galtellì, al contrario, non è possibile avvertire, fatto perlomeno singo-
lare nel caso si voglia collocare – come fa Cambedda (12) – la “catte-

(11) R. CORONEO, Architettura, cit., p. 84, sch. 15.


(12) A conferma dell’ascrizione della “cattedrale incompiuta” al XIII secolo,
A. CAMBEDDA (L’architettura, cit., p. 75) porta fra l’altro «la situazione socio-econo-

237
Roberto Coroneo

drale incompiuta” in un’epoca di molto successiva alla caduta della


diocesi galtellinese in mano pisana.
Sarebbe semmai da guardare in direzione di Lucca, per trovare
un’identica cura nel taglio e nella messa in opera dei conci, e nella defi-
nizione “purista” di paramenti romanici ai quali risulta estraneo il siste-
ma lombardo di scansioni verticali ottenute mediante paraste, ricondot-
ti invece al semplice impatto volumetrico delle superfici lisce: non a
caso, sotto il profilo tecnico, l’edificio più simile risulta il S. Giovanni di
Viddalba, ascritto a maestranze lucchesi della fine dell’XI secolo. Perma-
ne l’unicità in Sardegna di un impianto a croce commissa sviluppato a
Galtellì non secondo lo schema canonico del S. Giovanni di Orotelli e
del S. Nicola di Ottana (ante 1160), che comprende l’aula mononavata
nello spazio fra i bracci del transetto, bensì secondo uno schema di filia-
zione romana, che doveva concretizzarsi probabilmente in un transetto
continuo, poco sporgente sul filo dell’aula trinavata.
Restano le giuste osservazioni di Cambedda circa il rapporto fra
“cattedrale incompiuta” e “chiesa affrescata”, quest’ultima in posizione
sacrificata rispetto alla prima, talché risulta difficile pensare che derivi
da una soluzione architettonica di ripiego, motivata dall’interruzione
della fabbrica di una grandiosa cattedrale. Nulla osta, al contrario, ri-
spetto all’eventualità che un edificio preesistente, forse di fabbrica al-
tomedioevale poiché non condotto secondo la tecnica isodoma co-
stante nel Romanico sardo, abbia avuto un’importante decorazione a
fresco in tempi successivi all’abbandono del progetto di una nuova
cattedrale. L’ipotesi conclusiva vede, in sostanza, l’erezione della dio-
cesi di Galtellì in anni successivi al 1117; la collocazione del seggio
episcopale in una chiesa preesistente e l’avvio del cantiere edilizio per
una nuova cattedrale, che resta incompiuta attorno al 1138, determi-
nando la permanenza del vescovo nella vecchia cattedrale, affrescata
probabilmente agli inizi del XIII secolo, in anni che lo studio dei di-
pinti preciserà in definitiva.

mica del Giudicato di Gallura (e in specie della diocesi di Galtellì), che visse proprio
fra il 1200 e il 1324 il momento economico più florido; poiché, prima con la salita
al titolo giudicale dei Visconti e poi con la caduta in mano del Comune pisano, il
Giudicato si aprì totalmente verso Pisa e la penisola italiana sia dal punto di vista
commerciale che culturale».

238
Architettura romanica in Sardegna: schede bibliografiche

Nel libro di Antonio Cambedda sono esaminate altre due chiese


di Galtellì che possono risalire ad età romanica. Una è il S. Bartolo-
meo, ora allo stato di rudere, restituibile ad aula mononavata con ab-
side semicircolare, in conci subsquadrati (13); l’altra è la parrocchiale
galtellinese (14), descritta nell’aspetto precedente il restauro che con
l’asportazione degli intonaci esterni ha messo in vista un tratto del
fianco sud in conci subsquadrati con monofora di tecnica romanica,
residuo dell’aula appartenente alla S. Maria delle Torri menzionata nel
Liber Fondachi (1317-18) e ricostruita nelle forme attuali a partire dal
1491-1559, con nuova dedica al SS. Crocifisso.

3. San Pietro di Bidonì – Un contributo di Maria Picciau sulla chiesa


romanica di S. Pietro di Bidonì dichiara fin dal titolo (15) l’intenzione
di travalicare l’ambito dell’analisi formale del singolo edificio per am-
pliare i termini del dibattito in relazione alla dialettica fra emergenze
monumentali e casi di architettura “minore”, non per questo meno si-
gnificativi per una lettura storica del territorio. All’interesse dell’impo-
stazione dei termini sul piano teorico non corrispondono però risulta-
ti di rilievo su quello pratico, probabilmente perché la scelta è caduta
su un monumento per nulla inedito (16) – come invece dichiarato dal-
l’Autrice – e di età romanica, cioè della categoria meno opportuna al
fine di evidenziare la significatività delle architetture cosiddette “mi-
nori”. Nell’arco cronologico delle vicende edilizie dell’Isola, ben altri
casi si sarebbero potuti chiamare in causa, con molta maggiore effica-
cia rispetto alla necessità di restituire a pieno titolo al tessuto storico-
architettonico qualcuna, ad esempio, delle tuttora trascurate chiese sia
urbane sia campestri del primo Novecento, caratterizzate da un singo-

(13) A. CAMBEDDA, L’architettura, cit., pp. 99-103.


(14) A. CAMBEDDA, L’architettura, cit., pp. 105-127.
(15) M. PICCIAU, L’architettura sommersa, Note sulla chiesa camaldolese di S. Pie-
tro di Bidonì, in “Quaderni bolotanesi”, XXI (1995), pp. 165-182, ripubblicato in M.
PICCIAU, “La storia sommersa, Saggi di teoria dell’arte”, Cagliari, 1998, pp. 9-41.
(16) Cfr. R. CORONEO, Architettura, cit., p. 114, sch. 28, con bibliografia pre-
cedente.

239
Roberto Coroneo

lare eclettismo che innesta decori storicistici (neoromanici e neogoti-


ci) su prospetti ancora calibrati sulle coordinate del neoclassicismo
purista.
Nel caso del Romanico di età giudicale, l’assunto principale del-
l’articolo, cioè la trascuranza dell’architettura “minore” e delle infor-
mazioni che possono venirne per quella “maggiore”, non sussiste pro-
prio perché fin dalle prime sistemazioni del quadro storico complessi-
vo non si è data affatto tale distinzione, affermandosi semmai, nel cor-
so degli studi, una pari attenzione per i monumenti-cardine (santuari
martiriali, cattedrali, abbazie) come pure per gli edifici da essi in qual-
che modo dipendenti (parrocchiali e chiese monastiche) e meno signi-
ficativi rispetto alla dinamica delle innovazioni. A provarlo, bastino i
dati statistici: su 61 chiese romaniche sarde considerate dallo Scano
nel 1907, all’incirca 29 sono inquadrabili per motivi di vario ordine
nella categoria dei monumenti “maggiori” (17): restano 32 monumenti
“minori”, pari al 52,45%; la percentuale aumenta nella monografia
del Delogu del 1953 (38 su 67, pari al 56,71%) e sensibilmente in
quella della Serra del 1989 (61 su 90, pari al 67,77%), per giungere a
117 su 146 (pari all’80,13%) nel mio lavoro del 1993.
Se dunque tale necessità di non discriminare fra architetture
“maggiori” e “minori” è presupposto da lungo tempo acquisito e ben
consolidato nella storia degli studi sul Romanico in Sardegna, dove
invece è difficile consentire con il discorso della Picciau è sulla qualifi-
ca di “popolare” assegnata tout court a detti monumenti “minori”. Edi-
fici come il S. Pietro di Bidonì, sul quale si diffonde l’Autrice, non
rientrano affatto nell’insidiosa categoria del “popolare”, e stupisce che,
pur sottolineandosene l’altezza qualitativa, non la si legga nei termini
di allineamento all’architettura “maggiore”, che semplicemente qui si
esplica su una scala dimensionale ridotta, perché diverse sono le esi-

(17) Precisamente: S. Gavino di Porto Torres, S. Saturno di Cagliari, Sant’An-


tioco, S. Giovanni di Sinis, S. Lussorio di Fordongianus, S. Maria del Regno di Arda-
ra, S. Nicola di Trullas, Santa Giusta, S. Simplicio di Olbia, S. Nicola di Ottana,
S. Antioco di Bisarcio, S. Pietro di Sorres, S. Maria di Bonarcado, S. Michele di Plaia-
no, S. Pietro delle Immagini, SS. Trinità di Saccargia, S. Michele di Salvenero, S. Leo-
nardo di Siete Fuentes, S. Maria di Sibiola, S. Platano di Villaspeciosa, S. Maria di
Uta, S. Maria di Tratalias, S. Pantaleo di Dolianova, S. Maria di Castello, S. Maria di
Oristano, S. Paolo di Milis, S. Nicola di Sassari, S. Pietro di Zuri, S. Pietro di Bosa.

240
Architettura romanica in Sardegna: schede bibliografiche

genze di tipo funzionale che hanno orientato le scelte di committenti


e costruttori. Giustamente la Picciau riconduce il S. Pietro di Bidonì
(fig. 3) al gruppo di chiese arborensi di piccole dimensioni derivato
nella seconda metà del XII secolo dall’abbazia camaldolese di S. Maria
di Bonarcado (dalla quale fu pure dipendente sotto il profilo giuridi-
co); tuttavia non si comprende perché al momento dell’analisi tecni-
co-formale ne sottolinei la prossimità al S. Gregorio di Solarussa, che
pure fa parte del gruppo, e non alla S. Maria di Norbello (fig. 4) o al
S. Nicola di Sorradile senz’altro più affini non foss’altro che per la vi-
cinanza geografica.

4. San Giorgio di Decimoputzu – Si deve a Stefano Basciu una mono-


grafia sulla chiesa di S. Giorgio a Decimoputzu (18), che viene anzitut-
to contestualizzata in un territorio ricco di emergenze agiotoponoma-
stiche e materiali che indiziano un’intensa frequentazione in età bizan-
tina, mentre le fonti documentarie segnalano insediamenti vittorini
fin dalla prima età giudicale. La rilettura dell’edificio, anche sulla base
dei dati recuperati nel restauro del 1989-95, consente di confermare
l’identificazione della chiesa nel titolo sancti Georgii de Decimo, dona-
to nel 1089 ai monaci di S. Vittore di Marsiglia.
Le vicende edilizie della chiesa sono ricostruite sulla base delle
preesistenze, avanzando l’ipotesi del suo insistere su un’area forse cimi-
teriale in relazione a un villaggio di origini neolitiche recenti, la cui atti-
vità in epoca tardoromana si deduce dai lacerti di mosaico a pelte,
ascritti alla fine del II-inizi III secolo, mentre la sua continuità in epoca
tardoantica è attestata dal fonte battesimale quadrilobato, rinvenuto an-
ch’esso in prossimità del presbiterio (19). Sulla base delle attuali strutture
chiesastiche, risultanti da seriori modifiche, è possibile restituire un im-
pianto romanico ad aula trinavata, coperta in legno e conclusa da un’ab-

(18) S. BASCIU, La chiesa di San Giorgio a Decimoputzu, tra fascino e mistero,


Cagliari, 1997. Si tratta di un lavoro asciutto ed esemplarmente condotto, che risen-
te soltanto della qualità editoriale non soddisfacente sotto il profilo della leggibilità
delle immagini fotografiche.
(19) Rimane sostanzialmente inedita la tomba bizantina a camera con volta a
botte, retrostante l’abside della chiesa.

241
Roberto Coroneo

side della quale si sono ritrovate le fondazioni semicircolari. Schema


proporzionale della facciata, murature lisce caratterizzate da grandi spes-
sori, setti divisori con sostegni tozzi e stretti intercolumni permettono
di collocare questa chiesa in ambito protoromanico, assai vicino al
S. Efisio di Nora e dunque alla fine dell’XI-inizi XII secolo.
Dopo l’analisi delle fasi edilizie successive all’impianto romani-
co e la disamina degli arredi liturgici relativi alla chiesa, il lavoro di
Basciu non trascura un problematico “dado calcareo” con rilievi di
tipo protoromanico, già presente nel S. Giorgio ma oggi purtroppo
conosciuto soltanto da una fotografia (20), e si conclude con il catalogo
dei frammenti scultorei, sia di quelli reimpiegati nel fianco meridionale
della vicina parrocchiale di Nostra Signora delle Grazie (nn. 1-7), pub-
blicati, sia d’altri inediti custoditi a Decimoputzu (nn. 8-14). Si tratta
in gran parte di capitelli, fra i quali riveste particolare interesse il n. 8,
conservato in un’abitazione privata a breve distanza dalla parrocchiale.
Prudentemente Basciu ne rileva il carattere di unicum rispetto al qua-
dro isolano e continentale; in attesa di un organico corpus dei capitelli
altomedioevali in Sardegna, l’ascrizione può essere proposta ad età bi-
zantina sulla base del dato tipologico, che vede il mantenimento delle
volute angolari nel kalathos, e dell’ornato che trae origine dalla fusione
compositiva delle punte delle foglie d’acanto del capitello composito,
generante un piatto motivo cuoriforme.

5. San Pietro del Crocifisso (o delle Immagini) a Bulzi – Un’articolata mo-


nografia di Anna Maria Premoli (21) offre nella prima parte una lettura
iconologica del sistema di segni e simboli decifrabile nella chiesa roma-

(20) Pubblicata da F. FOIS, Una nota su tre chiese vittorine del Cagliaritano, in
“Archivio Storico Sardo”, XXIX (1964), pp. 282-284. Gli ornati fotografati si di-
spongono su due facce, una scolpita con figura di quadrupede, l’altra con la sagoma
di una bifora. Lungo gli spigoli s’indovina uno sguscio e forse la faccia superiore era
incavata: potrebbe dunque trattarsi di un’acquasantiera del S. Giorgio, ascrivibile
anch’essa alla fine dell’XI-inizi XII secolo.
(21) A. PREMOLI, Un segno nel tempo, La chiesa di S. Pietro delle Immagini a
Bulzi, Nuoro, 1997. La “Presentazione” del volume (pp. 7-10) è di Faustino
Avagliano, archivista dell’abbazia di Montecassino.

242
Architettura romanica in Sardegna: schede bibliografiche

nica di S. Pietro denominata “del Crocifisso” o “delle Immagini”, in


quanto ospitava fino ad anni recenti il gruppo ligneo duecentesco della
Deposizione dalla croce, oggi nella parrocchiale di S. Sebastiano a Bulzi.
La seconda parte ricostruisce la presenza monastica cassinese nell’Anglo-
na medioevale, focalizzando l’attenzione sul priorato di S. Pietro di
Nurchi, senz’altro relativo a un monastero che svolse un ruolo egemone
rispetto perfino al titolo abbaziale di S. Maria di Tergu.
Il problema della localizzazione del S. Pietro di Nurchi si ac-
compagna alla difficoltà di appurare l’intitolazione medioevale del S.
Pietro del Crocifisso. La Premoli decide per l’identificazione dell’uno
nell’altro e affronta la questione nella terza parte del libro, districan-
dosi fra spinose questioni relative alla corretta lettura dei documenti,
al riscontro dei toponimi e delle intitolazioni all’apostolo nel territorio
compreso fra Bulzi, Sedini e Nulvi, alle emergenze monumentali rap-
presentate dall’imponente chiesa romanica di S. Pietro del Crocifisso
in agro di Bulzi e dalle problematiche strutture romaniche (un’aula
voltata a botte ogivale) solo in un secondo tempo adattate a chiesa di
S. Pancrazio in agro di Sedini, nelle quali la Premoli propone di iden-
tificare un monastero benedettino adibito a hospitium.
Le pergamene cassinesi riportano notizia di un S. Pietro di Sim-
branos, localizzato nella periferia di Bulzi ed esistente fino al 1796,
quando dai suoi ruderi furono attinte pietre per la costruzione della
parrocchiale; di un S. Pietro di Nugulbi e di un S. Pietro di Nurchi,
non localizzati al pari del S. Pietro di Gulsevi documentato nel Conda-
ghe di S. Nicola di Trullas. La Premoli propone la localizzazione di
quest’ultimo titolo nel S. Pietro di Gulsei, forma generatrice del-
l’odierno Bultei, dunque fuori dell’Anglona (22). Riferisce poi al S.
Pietro di Simbranos la forma Vulsi, generatrice dell’odierno Bulzi, do-
cumentata un’unica volta nel 1287. Riconduce quindi al S. Pietro di
Nugulbi le forme toponomastiche Nugulvi, Gusulbi e Gulsubi, docu-
mentate fra il 1120 e il 1149 ma imputabili a varianti fonetiche o er-

(22) Rispetto a questa ipotesi, la Premoli non registra la difficoltà derivante


dalla menzione non semplicemente di Gulsevi, bensì di un priore di Gulsevi nel
Condaghe di S. Nicola di Trullas: di fatto, mentre non si ha notizia di un priorato
benedettino nel territorio di Bultei, erano invece priorati cassinesi il S. Pietro di
Nurchi e il S. Pietro di Simbranos in quello di Bulzi.

243
Roberto Coroneo

rori di trascrizione, e propone la derivazione da Nugulbi del toponimo


attuale Nulvi, nel cui territorio poteva ricadere in antico il S. Pancrazio
di Nursi, che pertanto potrebbe identificarsi nel S. Pietro di Nugulbi.
Per esclusione, resterebbe l’unica possibilità di localizzare il S. Pietro di
Nurchi nell’attuale S. Pietro del Crocifisso.

6. Sant’Agata di Quartu Sant’Elena – Nel suo contributo di taglio sto-


rico-artistico a una monografia (23) sulla chiesa di S. Agata nel centro
storico di Quartu Sant’Elena, a breve distanza dalla parrocchiale, Ida
Farci puntualizza le vicende architettoniche della chiesa sulla base sia
dei dati acquisiti durante il restauro (intrapreso a partire dal 1990) sia
della contestualizzazione del monumento nel territorio quartese e nel-
l’ambito sardo meridionale, come pure di un’impeccabile e lenticolare
conoscenza del Romanico in Sardegna. Alla rassegna storiografica e
delle fonti documentarie segue l’analisi puntuale delle fasi edilizie in-
dividuabili nell’edificio, ubicato in località Su idanu nel villaggio di
Quartu jus, uno dei quattro dalla cui aggregazione è derivato il nucleo
storico degli odierni comuni di Quartu Sant’Elena e Quartucciu.
La chiesa doveva preesistere alla data della prima attestazione
documentaria del titolo di S. Agata nel 1291: scavi all’interno dell’edi-
ficio hanno infatti riportato in luce le strutture di fondazione di
un’aula romanica mononavata con abside semicircolare poi sostituita
dall’attuale – di pianta quadrangolare, con volta a crociera – al mo-
mento della fabbrica gotica, collocata dalla Farci fra il 1280 e il 1300.
Delle strutture d’impianto residuano porzioni murarie particolarmen-
te evidenti nel fianco nord, in accurata opera isodoma di conci d’are-
naria di media pezzatura, e numerosi archetti del coronamento di sa-
goma semicircolare a doppia ghiera tagliata a spigolo vivo, differenti
dagli altri a sesto lievemente acuto e a una sola ghiera smussata; ugual-
mente reimpiegati nella fase tardoromanica appaiono i corposi peducci,
che la Farci assimila ad altri in edifici sardi della metà del XII secolo,
proponendo analoga datazione (al 1145-60) per l’impianto di S. Agata
in forme romaniche.

(23) I. FARCI , A. INGEGNO, La chiesa di Sant’Agata a Quartu Sant’Elena,


Rilettura dopo il restauro, Cagliari, 1994.

244
Architettura romanica in Sardegna: schede bibliografiche

Ad attestare la possibile preesistenza di una chiesa altomedioe-


vale stanno alcuni frammenti scultorei, fra i quali l’elemento litico riu-
tilizzato capovolto nella muratura gotica (tav. V) quale architrave della
monofora nel fianco nord dell’aula. In verità la Farci lo considera coe-
rente con la fabbrica romanica, ma – per quanto sfugga la ragione
funzionale della forma (centina di monofora?) – il suo ornato a larga e
piatta foglia d’acqua con la cima riversa e duramente geometrizzata
sembra simile a quello delle mensole forse di spoglio all’imposta del-
l’arco absidale del S. Pancrazio di Cagliari e del S. Saturno di Ussana
(primo quarto del XII secolo), non potendosi dunque escludere nem-
meno l’esecuzione in epoca protoromanica a imitazione di mensole e
capitelli a stampella documentati in Sardegna fin dall’età giustinianea.
Analogo ornato presenta nelle facce sgusciate un capitello a
stampella rinvenuto in località Sa Terra de Is Paras a Quartucciu, di cui
in un recente volume si pubblica un’immagine fotografica, assieme ad
altra che permette di appurare la presenza di un concio romanico con
alloggio per bacino ceramico nei ruderi della chiesa di S. Pietro Para-
diso (24), d’impianto probabilmente altomedioevale.

(24) Cfr. G. STEFANI, D. SALVI, Insediamenti e materiali dall’età punica al Medioe-


vo, in “Quartucciu, il suo patrimonio culturale”, a cura di Pietro Corona, Oristano,
1997, in particolare pp. 125-128 (D. Salvi, “Località: Sa Terra de Is Paras”), p. 127,
fig. 26 (capitello a stampella, con ascrizione al X-XI secolo), pp. 129-131 (G. Stefani,
“Località: S. Pietro Paradiso”), p. 129, fig. 28 (concio con alloggio per bacino). Nello
stesso volume cfr. inoltre la scheda sulla chiesa tardoromanica di S. Efisio nel saggio di
A. PASOLINI, L’architettura religiosa, pp. 145-146.

245
Roberto Coroneo

Appendice

Per qualche nuovo spunto di lettura sull’architettura romanica sarda in ge-


nerale, cfr. M.L. TESTI CRISTIANI, Orme pisane nell’architettura sarda medievale, in
G. PADRONI, “Orme pisane in Sardegna”, testi di M.L. TESTI CRISTIANI, M. TANGHE-
RONI, F.C. CASULA, Pisa, 1994, s. p.; A. SARI, Architettura monastica nel giudicato di
Torres, in “Il Regno di Torres”, Atti [dei convegni] “Spazio e Suono” (1992-94),
Sassari, 1995, pp. 121-136.
Per interventi su singoli edifici, ecclesiastici e non, cfr. fra gli altri i seguenti
contributi: M. MAXIA, I nomi di luogo dell’Anglona e della bassa valle del Coghinas,
Ozieri, 1994, pp. 113, 186 (a proposito della S. Vittoria di Erula, ne corregge la
denominazione toponimica in riferimento non al villaggio abbandonato di Gava-
zana, bensì a quello di Campos d’Ulimu); Architettura cistercense, Fontenay e le ab-
bazie in Italia dal 1120 al 1160, a cura di G. VITI, Firenze, 1995, pp. 293-297
(scheda su S. Maria di Corte, con bibliografia ferma al 1988); G. MURRU, L’opus
latericium in età giudicale. Alcuni esempi dal cagliaritano, in “La ceramica racconta
la storia” = Atti del Convegno: La ceramica artistica, d’uso e da costruzione nel-
l’Oristanese dal neolitico ai giorni nostri, Oristano, 1995, pp. 259-275; M.A.
AMUCANO, Alcune note sul Castéddu Pedrésu, in “Da Olbìa ad Olbia, 2500 anni di
storia di una città mediterranea”, Atti del Convegno internazionale di studi, Sassa-
ri, 1996, vol. II, pp. 71-83; B. FOIS, Donnos paperos, I “Cavalieri Poveri” della Sar-
degna medioevale, Cagliari, 1996, pp. 44-47 (precisazioni sulla lettura dell’epigrafe
dipinta all’interno della S. Maria di Norbello); W. PARIS, I restauri compiuti dalla
fine dell’Ottocento al primo trentennio del Novecento nella chiesa di S. Simplicio di
Terranova Pausania, in “Da Olbìa ad Olbia”, cit., pp. 345-365; M. PORCU GAIAS,
Sassari, Storia architettonica e urbanistica dalle origini al ’600, Nuoro, 1996, in par-
ticolare pp. 32-57, sch. 10 ss.; V. MOSSA, S. Maria del Regno, Cappella Palatina, in
“La chiesa di Santa Maria del Regno di Ardara, Corredo artistico e restauri”, Sas-
sari, 1997, pp. 7-10; Scavi archeologici nella Chiesa di S. Nicola [di Orroli], cata-
logo della mostra fotografica, testi di M. SANGES e S.I. DELEDDA, Bolotana, 1977
(impianto in età tardoantica con ampliamenti di età bizantina e romanica); I.
BUSSA, L’opera di Santa Maria de Sauccu (Marghine) nel Seicento, in “Quaderni
bolotanesi”, XXIV (1998), pp. 269-290 (con disamina delle fonti relative alla

246
Architettura romanica in Sardegna: schede bibliografiche

ecclesia sanctae Mariae de Sabucco, documentata dal 1122 fra i possedimenti cas-
sinesi in Sardegna ma priva, nell’aspetto attuale, di strutture riferibili all’impian-
to romanico); Ossi, Luoghi dell’archeologia, catalogo della mostra, a cura di P.M.
DERUDAS, Ozieri, 1998, pp. 45-46 (informa dell’esistenza dei ruderi di una chiesa
romanica – il S. Giovanni di Noale – che si aggiunge alle altre già segnalate nel
territorio di Ossi, correggendo in Nostra Signora di Sylvaro – o Sivvaru, dal nome
del villaggio medioevale – il titolo di quella nota come S. Silverio); G. SERRELI,
K. CONCAS, Nostra Signora d’Itria di Maracalagonis, Un raro esempio di architettu-
ra romanica arabeggiante nel Campidano di Cagliari, in “Quaderni bolotanesi”,
XXIV (1998), pp. 383-401, in particolare p. 398, nota 35, dove si precisa al
1280-1300 la cronologia della chiesa – già proposta alla seconda metà del XIII
secolo – senza però superare lo stadio riepilogativo dei dati già disponibili, rele-
gando in nota l’informazione potenzialmente più interessante, relativa al disegno
della demolita abside tardoromanica allegato a un progetto della fine dell’Otto-
cento nell’Archivio del Comune di Maracalagonis.

247
Roberto Coroneo

Fig. 1 - Galtellì, testata absidale della “cattedrale incompiuta” di San Pietro (foto D. Tore).

Fig. 2 - Orotelli, testata absidale dell’ex cattedrale di San Giovanni (foto D. Tore).

248
Architettura romanica in Sardegna: schede bibliografiche

Fig. 3 - Bidonì, facciata della


chiesa di San Pietro (foto D.
Tore).

Fig. 4 - Norbello, fianco setten-


trionale e facciata della chiesa
di Santa Maria della Mercede
(foto D. Tore).

249
Indice

6
BIANCA FADDA

I TOPONIMI DEL MEDITERRANEO NEL


COMPASSO DA NAVIGARE

SOMMARIO: 1. Il codice Hamilton 396 (a) – 2. Il Portolano di Grazia Pauli (g) – 3. Il


Portolano di Carlo di Primerano (p) – 4. Il manoscritto di Giovanni da
Uzzano (u).

Nel 1947 Bachisio Raimondo Motzo pubblicava il testo di un


portolano (1) medievale custodito presso la Biblioteca dello Stato

(1) Sull’origine e l’evoluzione dei portolani e sul loro rapporto con le carte
nautiche si rimanda a: P.G. DALCHÈ, Carte marine et portulan au XII siecle. Le liber de
existencia rivierarum et forma mari nostri Meditarranei, Collection de l’Ecole Francai-
se de Rome, Roma, 1995; M. CASTELNOVI, I portolani del Mediterraneo tra XIII e XVII
secolo, in “Miscellanea di storia delle esplorazioni geografiche, XIX”, 1994; ALBERTO
CAPACCI, La toponomastica nella cartografia nautica di tipo medievale, Genova, 1994;
M. QUAINI, Immagini del Mediterraneo nella cartografia e nei portolani medievali, in
“Tra geografia e storia. Un itinerario nella geografia umana”, Bari, Cacucci, 1992;
G. FERRO, Carte nautiche dal Medioevo all’Età moderna, Genova, Edizioni Colombo,
1992; U. TUCCI, La pratica della navigazione, in “Storia di Venezia XII, Il mare” (a
cura di U. Tucci e A. Tenenti), Roma, Istituto dell’Enciclopedia italiana, 1991; F.
MELIS, I trasporti e le comunicazioni nel Medioevo, Firenze, Le Monnier, 1985; C.
PALAGIANO-A. ASOLE-G. ARENA, Cartografia e territorio nei secoli, Roma, NIS, 1984;
W. BORGHESI, Il Mediterraneo tra due rivoluzioni nautiche (secc. XIV-XVII), Firenze,
La Nuova Italia, 1976; H. KAHANE-L. BREMMER, Glossario degli antichi portolani ita-
liani, Firenze, L. Olscki, 1967; G. GUARNIERI, Geografia e cartografia nautica nella
loro evoluzione storica e scientifica, Genova, 1956; ID., Il Mediterraneo nella storia del-
la cartografia nautica medievale, Livorno, 1933; K. KRETSCHMER, Die Italianischen
Portolane des Mittelalters, Berlino, 1909; C. DE SIMONI-L.T. BELGRANO, Atlante idro-

251
Bianca Fadda

Prussiano di Berlino, il codice Hamilton 396; un testo anonimo, data-


to 1296, intitolato Compasso da Navegare. Si tratta del più antico
portolano relativo alla totalità del Mediterraneo che sino ad oggi sia
stato rinvenuto. È un’opera italiana scritta in volgare, che non si può
però definire toscano, genovese o veneziano, essendo frequenti i voca-
boli catalani, provenzali, arabi e bizantini. Si potrebbe parlare, come
disse il Motzo, di una “lingua franca” derivante dalla fusione di diversi
idiomi e dialetti, che veniva parlata dai marinai di tutto il mondo lati-
no per intendersi tra loro.
Il lavoro del Motzo non si è limitato alla pubblicazione di tale
manoscritto, peraltro preziosissimo per la mole dei dati contenuti e
per la sua originalità, ma è stato accompagnato da una lunga parte
introduttiva nella quale è stata affrontata la questione relativa all’origi-
ne e all’evoluzione dei portolani e delle carte nautiche che, nati con-
temporaneamente, si completavano a vicenda durante la navigazione.
Il Motzo annunciava inoltre l’intenzione di curare la stampa di
altri tre portolani derivanti dal Compasso e far così un “Corpus” che
evidenziasse il contributo fornito dall’Italia alla Storia della navigazio-
ne. Si riferiva, in particolare, ai codici di Grazia Pauli (fine XIV seco-
lo), di Carlo di Primerano (metà XV secolo) e di Giovanni da Uzzano
(metà XV secolo), alcuni esemplari dei quali si trovano custoditi nella
Biblioteca Nazionale e in quella Riccardiana di Firenze e nella Biblio-
teca Universitaria di Cagliari.
L’avanzare dell’età impedì al Motzo di portare a compimento il
suo progetto, che si interruppe con la trascrizione dei tre manoscritti.
Tutto il materiale da lui elaborato pervenne in seguito nelle
mani della professoressa Angela Asole che nel 1987 pubblicava il
portolano di Grazia Pauli, il più antico dei tre. La Asole, seguendo
un’idea del Motzo, corredò l’opera di un indice toponomastico, riser-
vandosi di produrre un indice comparato dei quattro portolani nel
momento in cui fossero stati editi tutti gli esemplari esistenti.
Nel 1996 il Compasso da Navigare di Giovanni da Uzzano, cu-
stodito presso la Biblioteca Universitaria di Cagliari, è stato oggetto di
studio da parte nostra in occasione della tesi di laurea in Paleografia e

grafico del Medioevo posseduto dal Prof. Tammar Luxoro, in “Atti della società ligure di
storia patria”, vol. VIII, 1867.

252
Il toponimi del Mediterraneo nel Compasso da Navigare

Diplomatica, della quale è stata relatrice la prof.ssa Luisa D’Arienzo,


che ci ha poi incoraggiato a portare a compimento il progetto del
Motzo di realizzare un indice toponomastico che riunisse tutti i
toponimi dei quattro manoscritti del Compasso: il Portolano edito dal
Motzo nel 1947, che chiameremo codice (a), il Portolano di Grazia
Pauli, codice (g), il Portolano di Carlo di Primerano, codice (p), il
Portolano di Giovanni da Uzzano, codice (u).

1. Il codice Hamilton 396 (a) – Il cosiddetto codice Hamilton, che ab-


biamo contraddistinto con la lettera (a), è attualmente custodito nella
Biblioteca dello Stato Prussiano di Berlino. Scritto su buona pergame-
na, misura cm. 21 x 14 e consta di 107 carte. La scrittura è una gotica
libraria della fine del XIII secolo (2) .
Riguardo al contenuto, esso si divide in tre parti. Nella prima
sono descritte le coste da capo San Vincenzo in Portogallo a Gibilter-
ra; seguono le coste della Spagna mediterranea, Francia, Italia, della
penisola Balcanica fino ad Istambul, dell’Anatolia, Siria, Palestina e
ancora dell’Africa settentrionale fino a Capo Spartel, ed infine le coste
atlantiche del Marocco fino a Saffi. Sono precisate le distanze tra le
diverse località calcolate in miglia (3), sempre associate alle direzioni
date in base alla rosa dei venti (o compasso) (4). Si trovano poi infor-

(2) Trattasi del già citato portolano pubblicato da B. R. MOTZO sotto il titolo:
Il Compasso da Navigare, opera italiana della metà del secolo XIII, in: “Annali della
Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Cagliari” (vol. VIII), 1947. Tutte le
notizie qui riportate sono state tratte dall’opera sopraccitata.
(3) Si tratta di un’unità di misura non coincidente con quella omonima (mi-
glio romano) utilizzata dai romani negli “Itineraria Scripta”, e pari agli attuali 1480
metri, ma corrispondente a 5/6 (cinque sesti) di esso ossia 1230 metri, come ha sta-
bilito all’inizio di questo secolo H. WAGNER in Der Ursprung der “Kleinen Seemeile”
auf den mittelalterlichen Seekarten der Italiener, Gottingen, 1900.
(4) I dati di direzione da imprimere all’imbarcazione, sin dall’inizio di ogni rot-
ta, vengono sempre forniti in base al sistema della rosa dei venti con l’orizzonte scisso
in 128 direzioni. La necessità di ricorrere a tante direzioni era imposta dalle molteplici
sfaccettature che la provenienza dei venti può assumere nel regime barico discontinuo
e multiforme proprio del Mediterraneo. Le direzioni delle rotte vengono segnalate tra-
mite otto venti principali: tramontana, greco, levante, scirocco, mezzogiorno, libeccio,

253
Bianca Fadda

mazioni sui fondali marini, le correnti, le secche, i venti dominanti e


sui procedimenti di attracco e sbarco. La seconda parte ha un doppio
oggetto: da un lato raccoglie un gran numero di traversate o percorsi
attraverso il mare aperto (pelei o pileggi) da un punto all’altro general-
mente lontani di coste continentali e insulari, con menzione delle di-
stanze e delle direzioni; dall’altro descrive il periplo delle grandi isole:
le Baleari, la Sardegna, la Corsica, la Sicilia, le Egadi, le Eolie, Malta,
Creta, Milo, Cipro. La terza parte, contenente la descrizione delle co-
ste del Mar Nero, è sicuramente un’aggiunta successiva trovandosi
dopo l’explicit.
Il manoscritto è di origine italiana. Secondo il Motzo sarebbe sta-
to composto in Toscana, più precisamente a Pisa. Infatti la descrizione
delle coste catalane, di quelle francesi e provenzali, dell’Italia meridiona-
le e dell’Adriatico è piuttosto sommaria, rispetto a quella delle coste
liguri, toscane, corse e sarde. Ciò porta ad escludere Catalani, Francesi,
Provenzali, ma anche Italiani del meridione e Veneziani. Due lunghi se-
gni di richiamo al principio della carta 14, descrizione di Porto Pisano, e
all’inizio della carta 15, descrizione di Monte Argentario con porto
Ercole e porto Santo Stefano, che non hanno riscontro nel resto del
manoscritto, lo riconnettono con la Toscana. Con tutta probabilità do-
vette appartenere ad un navigatore pisano. Il fondo della lingua del
Compasso, pur con infiltrazioni di altri idiomi e dialetti, è sostanzial-
mente toscano, non ripulito dall’uso letterario, ma così come era parla-
to dai marinai abituati ad andare di porto in porto. Il Compasso non
comprendeva in origine la descrizione delle coste del Mar Nero. Se l’au-
tore fosse stato un genovese non avrebbe di certo omesso di descriverlo,
essendo fortissimi gli interessi genovesi in quel mare.
Il testo si apre con l’indicazione: “In nomine Domini Nostri Iesu
Christi, amen. Incipit Liber Compassuum .MCCLXXXXVI. de mense
ianuari fuit inceptum opus istud”. Ma si tratta della data della copia; il
testo primitivo del Compasso, secondo il Motzo, sarebbe stato compo-
sto quarant’anni prima, esattamente tra il 1250 e il 1265. Rispetto

ponente, maestro più otto venti intermedi: tramontana-greco, greco-levante, levante-


scirocco, scirocco-mezzogiorno, mezzogiorno-libeccio, libeccio-ponente, ponente-ma-
estro, maestro-tramontana; cfr. A. TERROSU ASOLE, Il Portolano di Grazia Paoli, opera
italiana del sec. XIV trascritta a cura di B.R. Motzo, Cagliari 1987, pp. XII-XIV.

254
Il toponimi del Mediterraneo nel Compasso da Navigare

all’originale, il testo presenta tutta una serie di aggiunte minori, di


ampliamenti e rifacimenti, oltre a contenere non pochi errori dovuti
alla trascuratezza dei successivi copisti e all’aver in più la descrizione
delle coste del Mar Nero.

2. Il Portolano di Grazia Pauli (g) – È un codice manoscritto di costru-


zione italiana (5), conservato attualmente nella Biblioteca Nazionale
di Firenze e contraddistinto dal n.468 del fondo Palatino. Misura cm.
31 x 32 e consta di 32 fogli cartacei. Risulta privo di datazione, ma
l’analisi paleografica ne riporta la composizione alla fine del XIV seco-
lo, trattandosi di una scrittura gotica corsiva di tipo notarile sviluppa-
tasi in Italia nel quattordicesimo secolo. Il nome dell’autore è invece
contenuto nell’incipit del manoscritto: “In nomine Domino. Amen.
Porttolano di Grazia Pauli di chartte XXXII”, dal quale risulta anche
l’argomento oggetto del codice. Contiene il testo del Compasso da Na-
vigare, ma senza questo titolo.
Il manoscritto presenta caratteri formali e contenutistici che lo
differenziano dal codice (a). Il linguaggio è più corrotto e tradisce nu-
merose influenze dialettali. I nomi che cominciano con s impura risul-
tano quasi sempre preceduti da una i, così le località intitolate a Santo
Stefano prendono l’appellativo di San Istefano; si ha un particolare
indurimento della c che, quando è seguita da a o da o presenta quasi
sempre una h, così ad esempio troviamo chapo e cholonna. Ci sono
inoltre innumerevoli raddoppi: santto, levantte, portto.
Per quanto riguarda il contenuto si nota l’assenza di qualsiasi ri-
ferimento al Mar Nero, il vuoto relativo all’isola di Malta, al golfo del-
la Grande Sirte, al golfo greco di Nauplia e ancora la riduzione a ben
poca cosa del discorso sulle rotte afferenti alla navigazione, sia costiera
sia d’altura, in partenza dalle coste italiane del Mar Adriatico. Il testo
dimostra invece un interesse particolare per la Sardegna, la Sicilia e le
coste della Liguria e della Toscana. Probabilmente un’attenzione parti-
colare veniva dedicata anche alla Corsica, ma il foglio relativo a que-
st’isola è andato perduto. L’area di provenienza è probabilmente

(5) Trattasi del già citato portolano pubblicato da A. Terrosu Asole, dal quale
sono tratte tutte le notizie qui riportate.

255
Bianca Fadda

pisana e lo si può affermare sulla base di una precisa notizia contenuta


nel testo. Dopo la distruzione, ad opera dei pisani, della villa di Santa
Igia nel 1258, la capitale del giudicato di Cagliari venne trasferita sul
colle che gli stessi pisani chiamarono Chastello di Chastro. Mentre nel
codice (a) si ha l’indicazione generica di un castello cui viene attribui-
to lo stesso nome della città: castello de Callari, Grazia Pauli riporta il
toponimo Chastello di Chastro per indicare la città, il castello e il por-
to. Quindi è lecito pensare che l’autore del manoscritto avesse delle
cognizioni precise circa l’evolversi della toponomastica sarda sotto
l’influenza pisana; probabilmente viveva e scriveva a Pisa.

3. Il Portolano di Carlo di Primerano (p) – Il terzo in ordine cronologi-


co è il codice cartaceo n. 765, custodito nella Biblioteca Nazionale di
Firenze (6). Il manoscritto, finora inedito, consta di 36 carte e misura
cm. 29 x 22. È privo di datazione, ma l’analisi paleografica consente
di riportarlo alla prima metà del XV secolo; la scrittura è uniforme,
con rarissime maiuscole, la punteggiatura è scarsa e le parole sono
spesso attaccate, o irrazionalmente divise.
Contiene il testo del Compasso da Navigare, ma reca sul foglio di
riguardo il titolo errato di Compasso da Misurare di mano più recente.
Spesso il copista non è stato in grado di leggere il modello, per cui
lascia spazi bianchi per le parole non decifrate. Si proponeva di minia-
re alcune lettere e ha lasciato lo spazio, ma poi non l’ha fatto.
Dalla carta 1 alla 23 si descrivono le coste mediterranee dell’Eu-
ropa, dell’Asia e dell’Africa; alla carta 23 si danno le traversate per
mare aperto (pelei o pileggi) e la descrizione delle coste delle grandi
isole del Mediterraneo; alla carta 35 comincia la descrizione delle co-
ste del Mar Nero, come in (a). Segue l’explicit nel quale è contenuto il
nome dello scrivano: E detto libro e iscritto per me Carlo di primerano
deo gratias amen.
La lingua è sicuramente toscana ed alle coste toscane è rivolta
particolare attenzione.

(6) Il manoscritto, finora inedito, venne trascritto ad opera del Motzo il qua-
le ne fornì anche una sommaria descrizione nel volume sopraccitato, pp. XII-XIII

256
Il toponimi del Mediterraneo nel Compasso da Navigare

4. Il manoscritto di Giovanni da Uzzano (u) – Disponiamo di due


esemplari del codice di Giovanni da Uzzano, sostanzialmente identici
tra loro: il codice n. 279 della Biblioteca Universitaria di Cagliari (7) e
il n. 1848 della Biblioteca Riccardiana di Firenze; entrambi contengo-
no la Pratica di Mercatura e il Compasso da Navigare, due testi di fon-
damentale importanza per il mercante.
La Pratica di Mercatura è un manuale in cui sono raccolte nu-
merose informazioni e notizie sulle piazze commerciali: gli usi, i co-
stumi, le merci prodotte e trattate, i pesi e le misure adoperati sul mer-
cato per la vendita delle diverse mercanzie, le monete e il rapporto di
cambio tra loro, le spese di viaggio e di vettura, gli usi commerciali e i
sistemi doganali vigenti. Il Compasso era uno strumento insostituibile
per i traffici commerciali che si svolgevano sul mare, sempre presente
sul tavolo del mercante per preparare i viaggi delle sue navi. Il codice
in questione nacque quindi dalla necessità da parte dei mercanti di
avere un manuale di facile consultazione che contenesse tutte le noti-
zie ed informazioni che potessero essere utili ad un’impresa mercanti-
le-bancaria (8).
Giovanni da Uzzano (9) era infatti membro di un’importante
società commerciale fiorentina che aveva i suoi affari in varie parti
d’Europa e del Mediterraneo con base a Pisa e Livorno: la Compagnia
Uzzano (10). Sicuramente, nell’archivio della compagnia di cui faceva
parte, raccolse il materiale di cui aveva bisogno per la realizzazione del
suo manuale, trovandovi, come è lecito supporre, anche il testo del
Compasso, vista l’utilità che rivestiva per un’azienda mercantile impe-
gnata in traffici in prevalenza sul mare.

(7) Come già accennato nella Premessa, il manoscritto di Giovanno da


Uzzano, custodito nella Biblioteca Universitaria di Cagliari, è stato da noi studiato
in occasione della Tesi di Laurea
(8) A. SAPORI, Il mercante italiano nel Medioevo, Milano, Jacca Book, 1990
(9) B. DINI, Nuovi documenti su Giovanni di Bernardo di Antonio da Uzzano,
in “Nuova rivista storica”, Firenze, Società editrice Dante Alighieri, 1980; id., Una
pratica di mercatura in formazione (1394-1395), Firenze, 1980.
(10) V.I. RUTENBURG. La Compagnia Uzzano, in “Studi in onore di Armando
Sapori”, Milano, Istituto editoriale Cisalpino, 1957.

257
Bianca Fadda

L’unica edizione del manoscritto di Giovanni da Uzzano venne


fatta ad opera dello storico Gian Francesco Pagnini nel 1766 (11), ma
è purtroppo insufficiente per uno studio appropriato, ed inoltre con
molte inesattezze.
Il manoscritto cagliaritano, interamente cartaceo, consta di 278
carte le cui dimensioni sono cm. 29,5 x 22. Ci riporta alla metà del
XV secolo, esattamente al 1440, come ci viene indicato dal suo autore
nell’explicit: “Finito per in fin qui per me Giovanni di Bernardo d’Anto-
nio da Uzzano nel .MCCCCXL. a dì 8 di novembre. Che Iddio ci dia
grazia farne qualche frutto di che pel cattivo temporale ne dubito e per
più altri rispetti”. Il testo del Compasso comincia alla carta 153r e ter-
mina alla carta 207r. Il da Uzzano riporta poi una serie di trattati nau-
tici minori:
– Ragione da navichare chon tutti i venti
– Ragione di fare vele
– Ragione di misura del papamundi
– Ghuardie di giorni che ffanno fortuna di mare
– Chongnizione di pietre preziose e modo da pulire e da inchol-
lare
– E più c’è alchuna cosetta che cierchando troverete
Sono testi di minore importanza che all’occorrenza potevano ri-
velarsi molto utili al navigante; danno una serie di indicazioni sulle
operazioni da compiere in rapporto ai venti, sui diversi tipi di vela,
sulle unità di misura del mappamondo, sui giorni fortunati per la na-
vigazione in base alle stelle, e simili.
Il testo del Compasso si presenta qui molto rimaneggiato, con
errori, correzioni, e travisamenti molteplici che lo allontanano di mol-
to dal testo più antico. Troviamo un particolare indurimento della c la
quale interpone quasi sempre una h: chapo, chatena, chastello, sciloccho,
boccha. Ci sono molti raddoppiamenti (versso) e spesso la lettera ini-
ziale di parola viene raddoppiata e unita alla precedente, ad esempio si

(11) G.F. PAGNINI, Della decima e di altre gravezze imposte dal Comune di Fi-
renze. Delle Decima e della Mercatura dei Fiorentini fino al sec. XVI, Lisbona-Lucca,
edit. Bouchard, 1765-1766. Dell’opera del Pagnini venne fatta una ristampa
anastatica, con lo stesso titolo, ad opera di L. DAL PANE nella Collana “Bibliografie e
Opere classiche di Economia Politica”, Bologna, Forni, 1967.

258
Il toponimi del Mediterraneo nel Compasso da Navigare

trovano frequentemente forme del genere: channome, chessichiama. È


importante sottolineare la presenza di alcune forme e desinenze di vo-
caboli e di nomi di origine spagnola o catalana. È lecito supporre che
tra il capostipite e il manoscritto del da Uzzano sia avvenuta una tra-
scrizione o una correzione per mano di uno scrivano non italiano, ma
spagnolo o catalano che ha lasciato tracce del suo idioma; ciò poté av-
venire nel porto di Pisa dove esisteva una florida colonia di mercanti
spagnoli. Frequentissimo è l’uso di à col significato di c’è che fa pensa-
re all’uso di hay spagnolo.
Riguardo al contenuto, si nota l’assenza della descrizione delle
coste del Mar Nero così come in (g).
Il codice conservato nella Biblioteca Riccardiana è sostanzial-
mente identico a quello cagliaritano sia dal punto di vista formale che
contenutistico. È cartaceo, di cm. 29 x 22, consta di 200 carte. Il tipo
di carta e la scrittura usata, la mercantesca, sono le stesse. Il Compasso
vi occupa le carte 135-188.

259
INDICE TOPONOMASTICO

Sono contenuti in quest’indice tutti i toponomi presenti nei quat-


tro manoscritti sopraccitati, identificati attraverso una sigla che ne met-
te in evidenza il codice di appartenenza:
(a) Codice Hamilton 396;
(g) Portolano di Grazia Pauli;
(p) Portolano di Carlo di Primerano;
(u) Manoscritto di Giovanni da Uzzano.
Per renderne più agevole ed immediata la consultazione si è pro-
ceduto inserendo a sinistra, in grassetto, i toponimi attuali corrispon-
denti disposti in ordine alfabetico, accompagnati dal termine geografico
che ne qualifica la funzione, seguiti dai nomi antichi, nelle diverse dizio-
ni, secondo l’ordine:
1) Codice Hamilton 396 (a);
2) Portolano di Grazia Pauli (g);
3) Portolano di Carlo di Primerano (p);
4) Manoscritto di Giovanni da Uzzano (u).
Nei casi in cui non è stato possibile individuare il corrispondente
toponomastico moderno, si è proceduto inserendo a sinistra il toponi-
mo medievale più antico, contrassegnato dalla sigla (a) e, a seguire, i
nomi desunti, nell’ordine, dagli altri portolani.
Ogni toponimo medievale reca inoltre il riferimento, per i mano-
scritti già editi, delle pagine di edizione, e, per quelli ancora inediti, del-
le carte del manoscritto.
Tutti i toponomi medievali, seguiti dalla sigla d’identificazione (a,
g, p, u) e, quando riconosciuti, dal corrispondente nome attuale, sono
dati in ordine alfabetico, in modo da semplificare la loro identificazio-
ne.

261
Bianca Fadda

Per la compilazione del suddetto indice sono stati utilizzati l’At-


lante Internazionale del Touring Club Italiano con l’allegato Indice dei
nomi, il Portolano del Mediterraneo edito dall’Istituto Idrografico della
Marina, Genova,1994, e l’indice toponomastico moderno relativo al
solo portolano di Grazia Pauli realizzato dalla prof.ssa A. TERROSU
ASOLE e contenuto nel citato volume Il Portolano di Grazia Pauli, opera
italiana del secolo XIV trascritta a cura di B.R. Motzo.

262
Indice toponomastico

A Acri (a) vedi Akko


Abattasara (p) vedi Arbatax Acri (p) vedi Akko
Abellana/Avellana (u) c. 165 località non Acri (u) vedi Akko
identificata, Grecia Aczo Pelago/Aio Pelago (a) pp. 48, 56; Agi-
Abruil (u) vedi El Burullus pelago (g) pp. 51, 59; Aio Pelago (p)
cc. 15, 17; isole della Grecia
Abu Ashafa, capo, Egitto; Ripe Bianche (g)
p. 76 Adano (a) vedi Pasalimani

Abu Ashafa, porto, Egitto; Fasallam (a) Adanu (g) vedi Pasalimani
p. 64; Fachalora (g) p. 70 Adanun (u) vedi Pasalimani
Abukir, torre, Egitto; Bocchiero (a) p. 63; Adde (g) vedi Agde
Bochiere/Bochieri (g) p. 69; Bochiere
Addi (p) vedi Agde
(p) c. 19; Bocchier/Bocion (u) cc. 179,
206 Ade (a) vedi Agde
Abyda, città, Turchia; Avedo (a) pp. 44, 46; Adena (p) c. 34; fiume non identificato, Tur-
Avio/Avu (g) pp. 47, 49; Avido (p) chia
c. 15; Aver (u) c. 172
Ador (g) vedi Dour
Acari (u) vedi Akko Affrega (a) vedi Ras-Mahdia
Acchari (u) vedi Akko Affrica (u) vedi Ras-Mahdia
Accri (a) vedi Akko Afia, punta, Algeria; Balafia (a) p. 75; Bala-
Accri (p) vedi Akko fia/Belafia (g) p. 81; Balafia (p) c. 22;
Balaffia (u) c. 183
Acde (u) vedi Agde
Afrega (a) vedi Ras-Mahdia
Achari (g) vedi Akko
Africa (p) vedi Ras-Mahdia
Achua freda (g) vedi Bagur
Africha (g) vedi Ras-Mahdia
Achua fredda (g) vedi Bagur
Africha (p) vedi Ras-Mahdia
Achua Morte (g) vedi Aigues Mortes
Africha (u) vedi Ras-Mahdia
Achuala (g) vedi Bec de l’Aigle Agagi (a) vedi Agay
Achuila (g) vedi Aguilas Agai (a) vedi Agay
Acinarra (u) vedi Asinara Agano (p) vedi Agay
Acqua (u), montagna non identificata, Tur- Agay, rada, Francia; Agagi/Agai/agazi (a)
chia p. 16; Ganu (g) p. 16; Agano/Gano (p)
Acqua frecda (a) vedi Bagur c. 5; Agazi/Agazo/Aguazi (u) c. 158

Acqua Morta (a) vedi Aigues Mortes Agazo (u) vedi Agay
Agde, capo, Francia; Ade (a) pp. 11, 96;
Acquamorte (a) vedi Aigues mortes
Adde (g) pp. 9, 123; Addi (p) c. 27;
Acque Morte (a) vedi Aigues Mortes Acde (u) c. 193

263
Bianca Fadda

Agel (a) p. 17; montagna nei pressi di Mona- Aguscino (p) vedi Ras-Abu Lahu
co, Monaco
Aguscizo (p) vedi Marsa Matruh
Aghustini (p) vedi Lagostini
Agusta (p) vedi Lagosta
Agipelago (g) vedi Aczo Pelago (a)
Aguzino (g) vedi Ras-Abu Lahu
Aglaza (a) vedi Ayas
Ahtopol, Bulgaria, Mar Nero; Gatopoli (a)
Agliaccio (p) vedi Ajaccio p. 130
Aglio (p) c. 35; località non individuata, Mar Aiaso (u) vedi Ayas
Nero Aiasso (a) vedi Ajaccio
Ago (p) vedi Kos Aiasso (p) vedi Ayas
Agosabgostin (u) vedi Ras-Abu Lahu Aiasso (u) vedi Ayas
Agosta (g) vedi Augusta, città Aiazo (g) vedi Ayas
Agostaira (u) vedi Augusta, città Aicque Fredde (p) vedi Bagur
Agostara (a) vedi Augusta, città Aigua Freda (u) vedi Bagur
Agostara (p) vedi Augusta, città Aigua Fredde (p) vedi Bagur
Agostaria (u) vedi Augusta, città Aigua morta (p) vedi Aigues Mortes
Agostine (a) vedi Lagostini Aigue Morte (a) vedi Aigues mortes
Agostini (g) vedi Lagostini Aigue morte (p) vedi Aigues Mortes
Agostis (u) vedi Lagostini Aigues Mortes, porto, Francia; Acqua Morta/
Agria Grambousa, porto, Creta, Grecia; Acquamorte/Acque Morte/Aigue Morte
Cambrosa (a) pp. 119, 126; Granbrosa (a) pp. 11, 12, 87, 88, 97, 103; Achua
(g) p. 115; Canbrosa/Canbrese (p) Morte (g) pp. 10, 94; Aigue morte/Ai-
c. 32; Cambrosa/Canbrosa/Cabrosa/ gua morta (p) cc. 3, 25, 26, 27, 29;
Canbranza (u) c. 203 Aqua Morta/Agua Morta (u) cc. 156,
188, 193, 194, 197
Agro Romano, spiaggia, Lazio, Italia; Placza
Romana (a) p. 21; Piagia Romana (g) Aio Pelago (a) vedi Aczo Pelago (a)
p. 23; Piage Romane/Piagie di Roma Aio Pelago (p) vedi Aczo Pelago (a)
(p) cc. 7, 8, 30; Piaggia Romana (u)
c. 161 Aique Fredde (p) vedi Bagur

Agua Fredda (u) vedi Bagur Ais (u) vedi Ajaccio


Aitos (a) p. 135; località non individuata,
Agua Morta (u) vedi Aigues Mortes
Turchia, Mar Nero
Aguazi (u) vedi Agay
Aj Todor, Mys, capo, Ucraina, Mar Nero; S.
Aguilas, porto, Spagna; Aquila (a) p. 7; Todero (a) p. 136
Achuila (g) p. 5; Aquiloso (p) c. 2;
Ajaccio, golfo, Corsica, Francia; Aiasso (a)
Aquela/Aquile (u) c. 154
p. 101; Agliaccio (p) c. 28; Ais (u)
Agura (g) vedi Orano c. 195

264
Indice toponomastico

Akçakoka, fiume, Turchia, Mar Nero; Zagari Alboran, isola, Spagna; Arborame (a) pp. 6,
(a) p. 132 79; Arbora (g) p. 86
Akiò, isola, Grecia; Malatro (a) p. 41; Fino- Albre Cucis (u) c. 187; isola non individuata,
chi/Melastro (g) p. 43; Meni/Fenigolo Baleari, Spagna
(p) c. 13; Fenicholi/Lamina/Malico (u)
Albrueil (u) vedi El Burullus
c. 170
Alcandra (a) vedi Dalìas
Akko, golfo e città, Israele; Acri/Accri (a)
pp. 62, 63, 64, 121, 128, 129; Achari Alcandra (u) vedi Dalìas
(g) pp. 67, 68, 69, 110, 116, 117, 121;
Alchandra (g) vedi Dalìas
Acri/Accri (p) cc. 19, 32, 33; Acri/Aca-
ri/Achari (u) cc. 178, 179, 203, 204, Alcharoccho (p) vedi Carchuna
206
Alchi (g) vedi Alice
Akritas, capo, Grecia; Gallo (a) p. 35; Gallo
Alchudi (g) vedi Alicudi
(g) pp. 38, 39; Gallo (p) c. 11; Gal/Ro-
gal (u) c. 167 Aleria, porto, Corsica, Francia; Aliere/Alieri/
Liere (a) pp. 99, 102, 104, 105; Liera/
Akté, penisola, Grecia; Monte Sancto (a)
Lera (p) cc. 28, 29; Liers (u) cc. 195,
p. 44; Montte Santto (g) p. 46; Monte
196, 197
San Michele (p) c. 14; Monte Santo (u)
c. 171 Alesandra (g) vedi Alessandria
Alacantera (p) vedi Alicante Alesandra (p) vedi Alessandria
Alanya, porto, Turchia; Candelore (a) pp. 59, Alesandretta (p) vedi Alessandretta
127; Chandeloro (g) pp. 63, 120; Can-
Alessandra (p) vedi Alessandria
delloro (p) cc. 18, 33; Candellora/Can-
delloro/Chandellor (u) cc. 177, 206, Alessandretta (Iskenderun), città, Turchia;
207 Alexandrecta (a) p. 60; Lesandretta (g)
p. 64; Alesandretta (p) c. 18; Allessan-
Alaria (g) vedi S. Eulalia
dretta (u) c. 177
Albagnio (p) vedi Sainte Baume
Alessandria (El Iskandariya), città, Egitto;
Albatail (u) vedi El-Amouch Alexandria (a) pp. 63, 64, 67, 121,
128; Alesandra (g) pp. 69, 70, 117,
Albenga, città, Liguria, Italia; Albengana (a)
121; Alesandra/Alessandra (p) cc. 19,
p. 18; Albingena/albengena (g) p. 18;
20, 32, 33; Alessandria/Allessandria (u)
Albinghana/Arbinghana (p) c. 6; Ar-
cc. 178, 179, 203, 206
bengha/Arbingha (u) c. 159
Alessandria (u) vedi Alessandria
Albengana (a) vedi Albenga
Alessandria, porto, Egitto; Faro (a) p. 64;
Albengena (g) vedi Albenga
Faro (g) p. 69; Faro (p) c. 19; Far (u)
Albingena (g) vedi Albenga cc. 179, 180
Albinghana (p) vedi Albenga Alessandria, porto, Egitto; Porto Vellio (a)
p. 64; Portto Vecchio (g) p. 69; Porto
Albo (p) vedi Ieriki
Vecchio (p) c. 19; Porto Vecchio (u)
Albol Trento (u) vedi Elbo Trento (u) c. 179

265
Bianca Fadda

Alexandrecta (a) vedi Alessandretta Aliveri (Alverion), capo, Grecia; Olivero/Uli-


vero (a) pp. 41, 42; Olive (g) pp. 41, 42,
Alexandria (a) vedi Alessandria
44; Ulive (p) c. 13; Oliveres/Oliviers
Alfabiba (u) vedi Rachgow (u) c. 170
Algeciras, baia, Spagna; Isalcadera (a) p. 4; Allessandretta (u) vedi Alessandretta
Izalgadar (g) p. 3
Allessandria (u) vedi Alessandria
Algeger (u) vedi Algeri Alma (u) vedi Armi
Algeget (u) vedi Algeri Almaria (a) vedi Almeria
Algeri (Alger), città, Algeria; Gigera/Gizera/ Almaria (g) vedi Almeria
Zizera (a) pp. 75, 76, 79, 80, 83, 86,
96; Zizera/Zizora (g) pp. 82, 86, 89, Almaria (p) vedi Almeria
93, 123; Zizera/Zizari (p) cc. 22, 23, Almarie (p) vedi Almeria
24, 25, 26, 27; Algeger/Algeget/Algie-
ger/Algiegier/Algieser/Gesar (u) cc. 183, Almarie (u) vedi Almeria
185, 186, 188, 193 Almeria, città, Spagna; Almaria (a) p. 6; Al-
Alghero, città, Sardegna, Italia; Lighiera (u) maria (g) p. 4; Almaria/Almarie (p) c. 2;
c. 190 Almarie (u) c. 154

Algieger (u) vedi Algeri Almina, penisola, Marocco; Mina (a) p. 77;
Mina (g) p. 84; Mina (p) c. 23; Emina
Algiegier (u) vedi Algeri (u) c. 184
Algieser (u) vedi Algeri Almiro (u) vedi Volos
Alhucemas, isola, Marocco; Mussema (a) Almunecar, città, Spagna; Malette/Moleta
p. 77; Meserna/Miserna (g) p. 84; Me- (g) p. 4
sema/Mesina (p) c. 23
Altea, isola, Spagna; Antillola (a) p. 9; Alti-
Alicante, porto, Spagna; Cantara (a) pp. 8, 9, gliola (g) p. 7; Monte Colonbero (p)
82; Chantara/Chantera (g) pp. 6, 7, c. 2; Auterona (u) c. 155
88; Alacantera/ Cantera (p) cc. 2, 24;
Chantara/Chantera/Catera (u) cc. 155, Altigliola (g) vedi Altea
186 Amandolea, porto, Calabria, Italia; Mando-
Alice, punta, Calabria, Italia; Lechia (a) p. 25; lea/Mandoleia (g) pp. 26, 27
Alichi/Alchi (g) p. 28; Lieque (p) c. 8; Amanopuli (p) vedi Monopoli
Liquns/Linquns (u) c. 162
Amantea (a) vedi Amantea
Alichi (g) vedi Alice
Amantea (g) vedi Amantea
Alicosa (u) vedi Licosa
Amantea (p) vedi Amantea
Alicudi, isola, Italia, Isole Eolie; Arcudi (a)
Amantea, Calabria, Italia; Amantea (a) p. 23;
p. 110; Alchudi (g) pp. 109, 128; Ar-
Amantea (g) p. 25; Amantea (p) c. 8;
cudi (p) c. 31; Archus (u) c. 200
Mathea (u) c. 162
Aliere (a) vedi Aleria
Amasra, Turchia, Mar Nero; Samastro/Sa-
Alieri (a) vedi Aleria maestro (a) p. 132; Savasto (p) c. 35

266
Indice toponomastico

Amcona (a) vedi Ancona Ancolle (u) vedi Porto Collo


Amer, punta, Spagna, Baleari; Artano (a) Ancolli (p) vedi Porto Collo
pp. 85, 87; Finogi/Finogui (g) p. 91; Ar-
Ancollo (a) vedi Porto Collo
tano/Artani (p) c. 25; Artan (u) cc. 187,
188 Ancona (a) vedi Ancona
Amiro (p) vedi Volos Ancona (p) vedi Ancona

Amorgos, isola, Grecia, Isole Cicladi; Margo Ancona, porto, Marche, Italia; Ancona/
(a) pp. 53, 54, 55; Margo (g) pp. 55, Amcona (a) pp. 29, 30, 31; Anchona
56, 57; Margo (p) cc. 16, 17; Margo/ (g) pp. 32, 33; Ancona (p) cc. 9, 10;
Margho/Malgo (u) c. 174 Anchona (u) c. 164

Ampurias, golfo, Spagna; Anpuria (a) p. 10; Anctiochecta (a) vedi Antiochia ad Gragum
Anpurie (g) p. 8; Paria (p) c. 3; Anpuli Andolo (a) vedi Porto Collo
(u) c. 155
Andora, Liguria, Italia; Mela d’Andola (a)
Amsoros, Burun, promontorio, Turchia, pp. 17, 18; Media Andora/Meta Ando-
Mar Nero; Erminio/Arminio (a) p. 130 ra (g) p. 18; Mele d’Andriola/Andriola
Amza (a) vedi Anzio (p) c. 6; Mela d’Andriola (u) c. 159
Andra (a) vedi Andros
Anadolukavak, Turchia, Mar Nero; Giro (a)
pp. 131, 135; Giro (p) c. 36 Andra (g) vedi Andros
Anafa, città abbandonata, Marocco; Niffe/ Andra (u) vedi Andros
Niffo (a) p. 78; Nisfe/Nisse (g) p. 85;
Andra villa (p) vedi Andrabida
Nife (p) c. 23; Nife (u) c. 184
Andrabida, città, Grecia; Andreville (a) p. 33;
Anafe, isola, Grecia, Isole Cicladi; Nafin/Na-
Andrenola (g) p. 37; Andra villa (p)
fino/Nifin (a) pp. 50, 55; Nafi/Naffi
c. 11; Andrevola (u) c. 166
(g) pp. 52, 57; Naffi (p) cc. 15, 17;
Nafi/Nanfi (u) cc. 173, 174 Andrag/Angrag (u) c. 187; località non indi-
viduata, Baleari, Spagna
Anaia/ Ania (u) cc. 175, 176; località non in-
dividuata, Grecia Andre (p) vedi Andros

Anamur, capo, Turchia; Stalemura/Stallemu- Andrenola (g) vedi Andrabida


ra (a) pp. 59, 127; Stalemura/Stallemu- Andreville (a) vedi Andrabida
ra (g) p. 63; Castello muro/Stallamura/
Stallemura (p) cc. 18, 33, 34; Stalime- Andrevola (u) vedi Andrabida
ne/Astalimene (u) c. 177 Andria (p) vedi Andros
Anaria (g) vedi Ariana Andriola (p) vedi Andora
Anchol (g) vedi Porto Collo Andros, isola, Grecia, Isole Cicladi; Andra
Anchona (g) vedi Ancona (a) pp. 40, 55, 56; Andra (g) pp. 41,
59; Andria/Andre (p) cc. 13, 17; Andra
Anchona (u) vedi Ancona (u) cc. 169, 174
Ancolle (p) vedi Porto Collo Angello (p) vedi Farmakousa

267
Bianca Fadda

Angelo (g) vedi Farmakousa Antiboli (u) vedi Antibes


Angho (a) vedi Kos Antibuli (p) vedi Antibes
Angholle (g) vedi Porto Collo Anticha (g) vedi Ustica
Angistro, capo, Turchia; Perdige (a) p. 57; Antigodio (p) vedi Gaudopoula
Pernici/Pronichi (g) p. 61; Pernicie (p)
c. 17 Antigouzi (u) vedi Gaudopoula

Angnello (a) vedi Farmakousa Antikythera, isola, Grecia; Sequilo/Sequillo/


Sechilo/Sichili (a) pp. 37, 52, 59, 80,
Ango (a) vedi Kos 119, 122, 123, 125; Scichilo/Sichilo
Ango (g) vedi Kos (g) pp. 54, 115, 118; Sechillo/Sichillo/
Scolis/Scilli/Scillis (p) cc. 12, 16, 32, 33;
Angoe (g) vedi Kos Sequillo/Squillo/Squillis (u) cc. 168,
Angrag (u) vedi Andrag (u) 169, 173, 205

Anguillette, capo, Francia; Manega (a) p. 14; Antillola (a) vedi Altea
Manicha (g) p. 14; Maneggia/Mangna Antimelos, isola, Grecia, Isole Cicladi; Er-
(u) c. 157 monmilo (a) pp. 49, 53, 55, 124, 126;
Ania (u) vedi Anaia (u) Ermomilo (g) p. 58; Lino (p) c. 16; Er-
moni/Remonil (u) cc. 173, 174
Annaba, città, Algeria; Bona (a) pp. 74, 86,
89, 96, 97; Buona (g) pp. 80, 93, 123, Antioceta (p) vedi Antiochia ad Gragum
124; Buona (p) cc. 22, 25, 26, 27;
Antiocheta (u) vedi Antiochia ad Gragum
Bona/Buona (u) cc. 182, 188, 189,
193, 194 Antiochetta (a) vedi Antiochia ad Gragum
Anpuli (u) vedi Ampurias Antiochia ad Gragum, rovine dell’antico abi-
Anpuria (a) vedi Ampurias tato, Turchia; Antiochetta/Anctiochecta
(a) p. 59; Atiocietta (g) p. 63; Antioceta
Anpurie (g) vedi Ampurias (p) c. 18; Antiocheta (u) c. 177
Ansa (p) vedi Anzio Antipoli (g) vedi Antibes
Ansa (u) vedi Anzio Anzio, capo, Lazio, Italia; Amza (a) p. 22;
Ansipo (u) vedi Nasipo (a) Anzo (g) p. 23; Ansa (p) c. 8; Ansa (u)
c. 161
Antalya, città, Turchia; Satalia (a) p. 59; Sat-
telia (g) p. 63; Settelia (p) cc. 18, 33; Anzo (g) vedi Anzio
Satalias (u) c. 177 Apicuare (p) vedi Cerbicales
Antegozo (a) vedi Gaudopoula Aqua Fredda (u) vedi Bagur
Antennicis (u) vedi Toukousch Aqua Morta (u) vedi Aigues Mortes
Antibes, città, Francia; Antiboli (a) p. 16;
Aquela (u) vedi Aguilas
Antipoli (g) p. 16; Antibuli (p) c. 5;
Antiboli (u) c. 159 Aquila (a) vedi Aguilas
Antiboli (a) vedi Antibes Aquila (a) vedi Bec de l’Aigle

268
Indice toponomastico

Aquila (u) vedi Bec de l’Aigle Archuroso (g) vedi Carchuna


Aquile (u) vedi Aguilas Archus (u) vedi Alicudi
Aquilis (p) vedi Bec de l’Aigle Arcire (a) vedi Cheiron
Aquiloso (p) vedi Aguilas Arco (p) vedi Carto (a)
Aragon (u) vedi Montanao (a) Arcudi (a) vedi Alicudi
Aragosa (u) vedi Ragusa Arcudi (p) vedi Alicudi
Aragosa Vecchia (u) vedi Ragusa Vecchia Arcuffo (g) vedi Arzufa (a)
Aransar (u) vedi Renzano Arcuffu (p) vedi Arzufa (a)
Arbatasara (a) vedi Arbatax Arcurozo (a) vedi Carchuna
Arbatax, porto, Sardegna, Italia; Arbatasara/ Arena (a) p. 119; capo non individuato, Gre-
Arbataxara (a) p. 93; Batasara (g) p. 99; cia
Abattasara (p) c. 26; Bataisero (u) c. 192
Arenzano (a) vedi Renzano
Arbataxara (a) vedi Arbatax
Argani (g) vedi Farruch
Arbengha (u) vedi Albenga
Argentaio (g) vedi Argentario
Arbesena (u) c. 194; località non individuata
Argentara (a) vedi Argentario
Arbingha (u) vedi Albenga
Argentara (a) vedi Argentiera
Arbinghana (p) vedi Albenga
Argentara (g) vedi Argentiera
Arbora (g) vedi Alboran
Argentara (p) vedi Argentiera
Arborame (a) vedi Alboran
Argentario, capo, Toscana, Italia; Argentara
Arcavi (a) vedi Arhavi (a) pp. 21, 104; Argentaio/Argentaro (g)
Arcelli (p) vedi Cheiron pp. 22, 103, 125, 127, 128; Argientara
(p) cc. 4, 28, 29; Argientaio (u) cc. 161,
Archandra (g) vedi Dalìas 195, 197
Archani (g) vedi Farruch Argentaro (g) vedi Argentario
Archentrìas, capo, Grecia; Descarcadore/De- Argentera (g) vedi Argentiera
scargadore (a) pp. 114, 115; Scarichato-
ro/Scarichator/Iscarichatoro (g) p. 111; Argentiera (g) vedi Argentiera
Scaricatoio/Scharichatoio (p) c. 31;
Argentiera, capo, Sardegna, Italia; Argentara
Carguador (u) c. 202
(a) pp. 90, 97, 99; Argentara/Argentie-
Archilui (g) vedi Cheiron ra/Argentera (g) pp. 96, 122; Argentara
(p) cc. 26, 27; Argientiera (u) cc. 190,
Archirozo (g) vedi Carchuna
194
Archona (g) vedi Cardak
Argha (u), isola non identificata, Sardegna,
Archuroggio (u) vedi Carchuna Italia
Archurogio (u) vedi Carchuna Argientaio (u) vedi Argentario

269
Bianca Fadda

Argientara (p) vedi Argentario Armiro (u) vedi Volos


Argientiera (u) vedi Argentiera Armo (a) vedi Armi
Argon (p) vedi Kos Armo (g) vedi Armi
Argonsi (a) vedi Ras-Abu Lahu Armo (p) vedi Armi
Argostoli (Argostolion), baia, Grecia; Trapa- Arna (u) vedi Enez
no (a) p. 32; Trapano (g) p. 36; Trapa-
Arnaoùtes, capo, Cipro; S. Beffano (a)
no (p) c. 10; Trapea (u) c. 166 pp. 121, 127, 128, 129; S. Beffanio/S.
Arhavi, Turchia, Mar Nero; Arcavi (a) p. 135 Befani (g) pp. 117, 119, 120, 121; S.
Bifani/S. Biffani/S. Bifano (p) cc. 32,
Ari (p) vedi Hyeres 33, 34; S. Beffani/S. Baffani/S. Befani/
Ariana, scoglio, Italia, Isole Eolie; Anaria (g) S. Baffam (u) cc. 204, 206
pp. 109, 128 Arni (u) vedi Cardak
Arichero (g) vedi Carchuna Arnno (u) vedi Arno
Arkìtsa, capo, Grecia; Spartivento (a) p. 42; Arno (a) vedi Arno
Spartte Ventto/Sparte Vetto (g) p. 44;
Spartevento (p) c. 14; Partevento (u) Arno (g) vedi Arno
c. 170 Arno (p) vedi Arno
Arma (u) vedi Enez Arno, fiume, Toscana, Italia; Arno (a) p. 20;
Armarro (p) vedi Armiro (a) Arno (g) p. 21; Arno (p) c. 7; Arno (u)
c. 160
Armi, capo, Calabria, Italia; Armo (a) p. 24;
Armo (g) pp. 26, 27; Armo (p) c. 8; Aroi (a) vedi Camarat
Alma (u) c. 162 Arroyo Vaquero, torre, Spagna; Vaquiero (a)
Armini (a) vedi Kumkale p. 5; Vachis (g) p. 3; Vacher (u) c. 153

Armini (g) vedi Kumkale Arsuf (u) vedi Arzufa (a)

Armini (p) vedi Kumkale Artan (u) vedi Amer

Arminio (a) vedi Amsoros, Burun Artani (p) vedi Amer

Armino (g) vedi Kumkale Artano (a) vedi Amer

Armirlo (p) vedi Armiro (a) Artano (a) vedi Farruch


Artano (p) vedi Amer
Armirlo (p) vedi Armiro (a)
Artemision, capo, Grecia; Pondiconese (a)
Armiro (a) vedi Volos
p. 42; Choniza/Ponte Chonize (g) p. 45;
Armiro (a) p. 134; Armirlo/Armiro/Armarro Conize (p) c. 14; Conise (u) c. 170
(p) cc. 35, 36; capo non individuato,
Aruino (g) vedi Camarat
Mar Nero
Arwad, isola, Siria; Tortosa (a) p. 60; Tortosa
Armiro (g) vedi Volos
(g) pp. 65, 120; Tortosa (p) cc. 18, 33;
Armiro (p) vedi Volos Tortosa/Tortesa (u) cc. 177, 206

270
Indice toponomastico

Arzau (a) vedi Arzew Asmara (p) vedi Asinara


Arzau (g) vedi Arzew Aspera (a) pp. 130, 131; località non indivi-
Arzau (p) vedi Arzew duata, Romania, Mar Nero

Arzen (u) vedi Arzew Aspine (g) vedi Esterel

Arzeu (u) vedi Arzew Aspro, capo, Cipro; Blanco (a) pp. 127, 128;
Biancho (g) pp. 119, 121; Bianco (p)
Arzew, golfo, Algeria; Arzau (a) pp. 76, 79; c. 33; Biancho (u) c. 206
Arzau/Arziau (g) pp. 83, 86; Arzau/
Zaro (p) c. 23; Arzeu/Arzen (u) cc. 184, Aspromonte (g) vedi Aspromonte
186 Aspromonte, monti, Calabria, Italia; Aspro-
Arziau (g) vedi Arzew monte (g) p. 28
Arzufa/Arzuffo (a) p. 62; Arcuffo (g) p. 67; Asse (a) vedi Porion
Arcuffu (p) c. 19; Arsuf (u) cc. 178,
Assentri (u); isola non identificata, Grecia
179; località non individuata, Israele
Astalimene (u) vedi Anamur
Arzuffo (a) vedi Arzufa (a)
Aschia (u) vedi Ischia Astola (g) vedi Stora

Ascia (u) vedi Ischia Astopoli (g) vedi Eleutheroupolis

Ascuri (u) vedi Portofino, promontorio Astoppoli (u) vedi Eleutheroupolis

Ashqelon, porto, Israele; Scalona (a) p. 63; Astor (p) vedi Astura
Scalona (g) p. 68 Astori (g) vedi Stora
Asi, fiume, Turchia; Soldino/Solino (a) Astura (a) vedi Astura
pp. 60, 129; Soldin/Solino (g) pp. 64,
122; Sod/Solino (p) cc. 18, 33; Soldin Astura, torre, Lazio, Italia; Astura (a) p. 22;
(u) cc. 177, 206 Asturi/Sturi (g) p. 23; Asturi/Astor (p)
c. 8; Sturi (u) c. 161
Asillo (a) vedi Pomorie
Asturi (g) vedi Astura
Asillo (u); località non individuata, Grecia
Asturi (p) vedi Astura
Asinaia (u) vedi Asinara
Asinara (g) vedi Asinara Atiocietta (g) vedi Antiochia ad Gragum

Asinara (p) vedi Asinara Atlit, porto, Israele; Castel Pelegrino (a) p. 60;
Chastello Pellegrino (g) p. 67; Castelo
Asinara, isola, Sardegna, Italia; Azenara (a) Pellegrino (p) c. 19; Castello Pelegrino
pp. 83, 86, 89, 90, 97, 103; Asinara (g) (u) c. 178
pp. 89, 93, 95, 96, 97, 101, 122;
Asmara/Asinara/Asinare (p) cc. 24, 25, Atrato (g) vedi Otranto
26, 27, 29; Asinarra/Acinarra/Asinaia Attairo (Atabyrion), monte, Grecia; Ladron
(u) cc. 186, 189, 190, 194, 196 (a) p. 51; Lidro (g) p. 53; Indi (u) c. 173
Asinare (p) vedi Asinara
Augusta, città, Sicilia, Italia; Agostara (a)
Asinarra (u) vedi Asinara pp. 105, 106, 108; Agosta (g) pp. 104,

271
Bianca Fadda

107; Agostara (p) cc. 29, 30; Agostaria/ Azemmour, città, Marocco; Zamore (a)
Agostaira (u) cc. 197, 198, 199 p. 78; Zamur (g) p. 85; Zamaris (p)
c. 23; Azamor (u) c. 184
Augusta, porto, Sicilia, Italia; Mare Morto
(a) pp. 106, 108; Mare Mortto (g) Azenara (a) vedi Asinara
p. 104; Marmorto (p) cc. 29, 30; Mar
Morto (u) c. 198
B
Aula (u) vedi Oro
Baba, capo, Turchia; S. Maria (a) pp. 45, 47,
Aurio (p) vedi Camarat
56; S. Maria (g) pp. 48, 60; S. Maria
Auterona (u) vedi Altea (p) cc. 14, 17; S. Maria (u) cc. 172,
175
Avedo (a) vedi Abyda
Bacticane (a) vedi Vaticano
Avedo (a) vedi Dardanelli
Bacticane (p) vedi Vaticano
Avellana (u) vedi Abellana (u)
Bactichane (p) vedi Vaticano
Aveo (p) vedi Dardanelli
Baffa (a) vedi Pafos
Aveo (u) vedi Dardanelli
Baffa (g) vedi Pafos
Aver (u) vedi Abyda
Baffa (p) vedi Pafos
Aver (u) vedi Dardanelli
Baffa (u) vedi Pafos
Avido (g) vedi Dardanelli
Bagascia (g) vedi Bagasse
Avido (p) vedi Abyda
Bagascia (p) vedi Bagasse
Avido (p) vedi Dardanelli
Bagassa (a) vedi Bagasse
Avio (g) vedi Abyda
Bagassa (u) vedi Bagasse
Avu (g) vedi Abyda
Bagasse (Lisan El Kahbe), punta, Turchia;
Ayancik (Istifan), Turchia, Mar Nero; Stefa-
Bagassa (a) p. 59; Bagascia (g) p. 63;
no (a) p. 133; Stefani (p) c. 35
Bagascia (p) cc. 18, 34; Bagassa/Ba-
Ayas, città, Turchia; Aglaza (a) p. 60; Aiazo guassa/Bagussa (u) cc. 177, 206
(g) p. 64; Aiasso (p) cc. 18, 33; Aiaso/
Bagnara (a) vedi Bagnara Calabra
Aiasso (u) c. 177
Bagnara Calabra, Calabria, Italia; Bagnara/
Ayia Marianì, isola, Grecia; Plana (a) p. 35;
Bangnara (a) p. 24; Bagniaria (g) p. 26;
Piana (g) pp. 38, 39
Bagniaria (p) c. 8; Bangnata (u) c. 162
Azamor (u) vedi Azemmour
Bagniaria (g) vedi Bagnara Calabra
Azeffoun, porto, Algeria; Iafon/Zaffon/Zaf-
Bagniaria (p) vedi Bagnara Calabra
fone (a) pp. 75, 83, 86, 89; Zafon/Za-
foni/Zaffoni (g) pp. 82, 86, 93; Zafone Baguassa (u) vedi Bagasse
(p) c. 22; Iafon/Iafona/Iofon (u)
Baguecto (a) p. 15; Laugucus (u) c. 158; isola
cc. 183, 185
non identificata, Francia

272
Indice toponomastico

Bagur, capo, Spagna; Acqua Frecda (a) pp. 10, Bantar (p) vedi El-Amouch
13, 87, 88, 96; Achua Fredda/Achua
Bar (u) vedi Bari
Freda (g) pp. 8, 9, 10, 11, 12, 123; Ai-
que Fredde/Aicque Fredde/Aigua Fred- Bara (p) vedi Cuevas de Vera
de (p) cc. 3, 4, 25, 26; Aqua Fredda/
Agua Fredda/Aigua Freda (u) cc. 155, Barca (a) vedi Barce
156, 157, 188, 189, 193 Barca (g) vedi Barce
Bagussa (u) vedi Bagasse Barce, monti, Libia; Barca (a) p. 66; Barca
Baia (a) vedi Baia (g) p. 72; Barche (p) c. 20

Baia (g) vedi Baia Barcellona (g) vedi Barcellona

Baia (p) vedi Baia Barcellona, città, Spagna; Barselona/Barsel-


lona/Barzelona (a) pp. 9, 10, 83, 87,
Baia (u) vedi Baia 96; Barcellona/Barcelona (g) pp. 8, 9,
Baia, porto, Campania, Italia; Baia (a) p. 22; 90, 94, 123; Barzalona (p) cc. 2, 24,
Baia (g) p. 24; Baia (p) c. 8; Baia (u) 25, 26, 27, 29; Barciellona/Barzelona
c. 161 (u) cc. 155, 186, 188, 189, 193

Balaffia (u) vedi Afia Barcelona (g) vedi Barcellona

Balafia (a) vedi Afia Barche (p) vedi Barce

Balafia (g) vedi Afia Barciellona (u) vedi Barcellona

Balafia (p) vedi Afia Barda (a) vedi Bardaa

Balaklava, Ucraina, Mar Nero; Cembali (a) Barda (g) vedi Bardaa
pp. 136, 137 Barda (u) vedi Bardaa
Balgano (g) vedi Vulcano
Bardaa, isola, Libia; Barda (a) p. 66; Barda/
Balma (a) p. 14; Balma (p) c. 5; monte non Barde (g) p. 71; Barde (p) c. 20; Barda
identificato, Francia (u) c. 179
Balma (p) vedi Balma (a) Bardairas (u) vedi Vardiani
Balonisi (p) vedi Leona Bardanello (p) vedi Dardan
Bandol, porto, Francia; Bendormi/Bemdor- Bardara (a) vedi Vardiani
mi (a) pp. 13, 14, Bendorme/Benedor-
Bardara (g) vedi Vardiani
me (g) p. 13; Bendorme (p) c. 4; Ben-
dormi/Bemdorm (u) c. 157 Bardare (a ) vedi Vardiani
Bangnara (a) vedi Bagnara Calabra Bardare (p) vedi Vardiani
Bangnata (u) vedi Bagnara Calabra Barde (g) vedi Bardaa
Baniyas, porto, Siria; Valanea/Valania (a) Barde (p) vedi Bardaa
pp. 60, 129; Valenea/Valinea/Vallinea
(g) p. 65; Valenea (p) cc. 18, 33; Vala- Bardras (u) vedi Vardiani
nea/Vallanea (u) cc. 177, 206 Bari (a) vedi Bari

273
Bianca Fadda

Bari (g) vedi Bari Batinto (u) vedi Ventotene


Bari (p) vedi Bari Batte Chane (g) vedi Vaticano
Bari, città, Puglia, Italia; Bari (a) p. 28; Bari Batticam (u) vedi Vaticano
(g) p. 31; Bari (p) c. 9; Bar (u) p. 164
Bec de l’Aigle, capo, Francia; Aquila (a)
Barla (u) c. 193; porto non identificato nel- pp. 13, 14; Achuala (g) p. 13; Aquilis
l’isola di San Pietro, Sardegna, Italia (p) c. 4; Aquila (u) c. 157
Barlecto (a) vedi Barletta Begelli (a) vedi Bisceglie
Barletta (g) vedi Barletta Beigua, monte, Liguria, Italia; Caval Morto
(a) p. 18; Chavallo Mortto (g) p. 19;
Barletta (p) vedi Barletta
Cavallo Morto (p) c. 6; Caval Mort (u)
Barletta (u) vedi Barletta cc. 159, 160
Barletta, città, Puglia, Italia; Barlecto (a) Beirut, capo e città, Libano; Baruti (a) pp. 61,
p. 28; Barletta (g) p. 31; Barletta (p) 129 ; Barutti (g) pp. 66, 121, 122; Ba-
c. 9 Barletta (u) c. 164 ruti (p) cc. 18, 33; Barut/Baruto (u)
cc. 178, 206
Barnallo (p) vedi Dardan
Beis (u) vedi El-Beith
Barsellona (a) vedi Barcellona
Beit (u) vedi El-Beith
Barselona (a) vedi Barcellona
Beito (g) vedi El-Beith
Barut (u) vedi Beirut
Beito (p) vedi El-Beith
Baruti (a) vedi Beirut
Belafia (g) vedi Afia
Baruti (p) vedi Beirut
Belardo (p) vedi Beloardo (a)
Baruto (u) vedi Beirut
Belat, monti, Libano; Belinaste (a) p. 61;
Barutti (g) vedi Beirut
Belline (g) p. 66; Libename (p) c. 19;
Barzalona (p) vedi Barcellona Bellinas (u) c. 178
Barzelona (a) vedi Barcellona Beleardo (g) vedi Beloardo (a)
Barzelona (u) vedi Barcellona Belen Gerectu (g) vedi Bengut
Bataisero (u) vedi Arbatax Belen Gerotto (g) vedi Bengut
Batal (a) vedi El-Amouch Belganello (g) vedi Vulcanello
Batal (g) vedi El-Amouch Beliardo (g) vedi Beloardo (a)
Batallo (a) vedi El-Amouch Beligeretto (g) vedi Bengut
Batar (p) vedi El-Amouch Belinaste (a) vedi Belat
Batasara (g) vedi Arbatax Bella Pella (p) vedi Belopoula
Bater (g) vedi El-Amouch Bella Pola (a) vedi Beloupola
Batincan (u) vedi Vaticano Bella Pola (g) vedi Beloupola

274
Indice toponomastico

Bella Pola (u) vedi Beloupola Bera (g) vedi Cuevas de Vera
Bellinas (u) vedi Belat Berengeret (a) vedi Bengut
Belline (g) vedi Belat Berengiret (a) vedi Bengut
Beloardo (a) p. 63; Beliardo/Beleardo (g) Berenguairet (u) vedi Bengut
p. 68; Belardo (p) c. 19; castello a Sud
del fiume Rubin, Israele Berengueret (a) vedi Bengut

Belopoula, isola, Grecia, Isole Cicladi; Bella Berligherotto (p) vedi Bengut
Pola (a) p. 53; Bella Pola (g) pp. 54, 55; Berlingeretto (p) vedi Bengut
Bella Pella (p) c. 16; Bella Pola (u)
c. 173 Berra (u) vedi Cuevas de Vera

Belosarajskaja, Kosa, lido, Ucraina, Mar Bes Adalar, isola, Turchia; Siledonie (a)
Nero; Palastra (a) p. 136 pp. 58, 59, 121, 127; Silidonie/Silido-
ne/Scilidone (g) pp. 61, 62, 63, 120;
Bemdorm (u) vedi Bandol Scelidoni/Scilidoni (p) cc. 17, 18, 33,
Bemdormi (a) vedi Bandol 34; Siredomes/Siridomes/Sireidones/
Sirodome (u) cc. 176, 177, 206
Benar (p) vedi Benat
Besiel (u) vedi Bisceglie
Benare (g) vedi Benat
Bestia (p) vedi Vieste
Benat (u) vedi Benat
Bestia (u) vedi Vieste
Benat, capo, Francia; Bennato (a) p. 15; Be-
nare (g) p. 15; Benar (p) c. 5; Benat (u) Bestie (g) vedi Vieste
c. 158 Bestii (a) vedi Vieste
Bendorme (g) vedi Bandol Bestria (u) vedi Vieste
Bendorme (p) vedi Bandol Beto (a) vedi El-Beith
Bendormi (a) vedi Bandol Betto (g) vedi El-Beith
Bendormi (u) vedi Bandol Beyoglu, capo, Turchia; Porta Auria (a)
Benedorme (g) vedi Bandol p. 45; Pietra (g) p. 48; Capo di Pietra
(u) c. 171
Benetiko, isola, Grecia; S. Venedego (a)
pp. 35, 36; Veneticho (g) p. 38; Vaneti- Bezert (u) vedi Biserta
cho (p) c. 11; Ventico (u) c. 167
Bezert (u) vedi Biserta
Bengut, capo, Algeria; Berengiret/Berenge-
Bezerto (a) vedi Biserta
ret/Berengueret (a) pp. 75, 83; Belen
Gerectu/Belen Gerotto/Beligeretto (g) Biancha (g) vedi La Chianca
pp. 82, 89; Birligerotto/Berligherotto/
Biancho (g) vedi Ieriki
Berlingeretto (p) cc. 22, 24; Berenguai-
ret/Brenguiret (u) cc. 183, 186 Biancho (g) vedi Aspro
Bennato (a) vedi Benat Biancho (g) vedi El Baijada
Bera (a) vedi Cuevas de Vera Biancho (p) vedi El Baijada

275
Bianca Fadda

Biancho (u) vedi Aspro Bisse (a) vedi Biscie


Biancho (u) vedi Ieriki Bizass (u) vedi Biscie
Bianco (p) vedi Aspro Bize (g) vedi Serpa
Bianco (u) vedi El Baijada Bizerta (a) vedi Biserta
Bibona (a) vedi Vibo Valenza Bizerti (u) vedi Biserta
Bibona (g) vedi Vibo Valenza Bizerto (a) vedi Biserta
Bibona (p) vedi Vibo Valenza Bizerto (a) vedi Biserta
Bibona (u) vedi Vibo Valenza Blacherna (a) vedi Istambul, sobborgo
Bicerto (a) vedi Biserta Blanco (a) vedi Ieriki
Bigilli (g) vedi Bisceglie Blanco (a) vedi Aspro
Biosa (u) vedi Hurma Blanco (a) vedi El Baijada
Birligerotto (p) vedi Bengut Boc (u) vedi Bour
Bisarti (g) vedi Biserta Bocchier (u) vedi Abukir
Bisarti (p) vedi Biserta Bocchiero (a) vedi Abukir
Bisarto (g) vedi Biserta Bocco (a) vedi Bour
Bisartti (g) vedi Biserta Bochiere (g) vedi Abukir
Bisceglie, porto, Puglia, Italia; Begelli (a) Bochiere (p) vedi Abukir
p. 28; Bigilli (g) p. 31; Besiel (u) c. 164
Bochieri (g) vedi Abukir
Biscia (u) vedi Serpa
Bocho (g) vedi Bour
Bisciaro (p) vedi Serpa
Bocinara (g) vedi Bozinare (a)
Biscie (p) vedi Biscie
Bocion (u) vedi Abukir
Biscie, isola, Sardegna, Italia; Bissa/Bisse (a)
pp. 91, 93; Bissa (g) pp. 97, 98; Biscie Boctaro (a) vedi El-Amouch
(p) c. 26; Bissa/Bizass (u) c. 191 Bocte (a) p. 38; Bocte (p) c. 12; Botas/Boffas
Biserta (Binzert), capo e città, Tunisia; Bizer- (u) c. 168; località non individuata,
ta/ Bizerto/Bicerto/Bezerto (a) pp. 73, Grecia
96, 97; Bisarti/Bisartti/Bisarto (g) Bocte (p) vedi Bocte (a)
pp. 79, 80, 122, 124; Bisarti (p) cc. 22,
27; Bezert/Bizerti (u) cc. 182, 193, 194 Bocza (a) vedi Hurma
Bissa (a) vedi Biscie Boczea (a) vedi Bugia
Bissa (g) vedi Biscie Boczea (a) vedi Rossa
Bissa (u) vedi Biscie Boffas (u) vedi Botas (a)
Bissara (a) vedi Serpa Bogia (a) vedi Bugia

276
Indice toponomastico

Boillonegne (u) vedi Sierra Bullones Bonel (u) c. 177; località non individuata a
Sud di Alessandretta, Turchia
Boillonesue (u) vedi Sierra Bullones
Boni Homeni (a) vedi Levant
Bojane (Buene), fiume, Albania; Dolcengno
(a) p. 31; Dolcino (g) p. 34; Duginio Bonifacio (a) vedi Bonifacio
(p) c. 10; Dolciegno (u) c. 165
Bonifacio, porto, Corsica, Francia; Bonifacio
Bolcanino (a) vedi Vulcanello (a) pp. 89, 100, 102, 103; Buonifazio
(g) pp. 95, 101; Bonifazio (p) cc. 26, 28,
Bolcano (a) vedi Vulcano
29; Bonifazio (u) cc. 189, 191, 195, 196
Bolgami (u) vedi Vulcanello Bonifazio (p) vedi Bonifacio
Bolganello (g) vedi Vulcanello Bonifazio (u) vedi Bonifacio
Bolganello (p) vedi Vulcanello Bonile/Bonili (a) p. 12; Bonis (u) c. 156;
Bolgano (g) vedi Vulcano porto non individuato, Francia
Bolgano (p) vedi Vulcano Bonis (u) vedi Bonile (a)

Bolgano (u) vedi Vulcano Bono (a) vedi Bon

Bolinisi (g) vedi Leona Bor (u) vedi Bour

Bolonnesi (a) vedi Sierra Bullones Borbolisse (p) c. 34; località non individuata,
Turchia
Bolzano (u) vedi Vulcano
Borbonello (p) vedi Porto Bonello (a)
Bon (u) vedi Bon
Bordj Castil, Tunisia; Gerbi cazale (a) p. 68;
Bon Nome (p) vedi Levant Gerbi cassar (g) pp. 73, 74; Gerbi aca-
Bon (Ras Addar), capo, Tunisia; Bono (a) sari (p) c. 20; Giergi casar (u) c. 180
pp. 71, 72, 98, 109, 110, 114; Buono Bort (u) vedi El-Beith
(g) pp. 76, 77, 78, 108, 125; Buono (p)
cc. 21, 30, 34; Bon/Buon (u) cc. 181, Borzano (g) vedi Bruzzano
199, 200, 201 Botas (u) vedi Bocte (a)
Bona (a) vedi Annaba Bote (a) vedi La Botte
Bona (u) vedi Annaba Botte (g) vedi La Botte
Bonaci (u) vedi Monaci Bottiera (u) vedi Butera
Bonadrea (p) vedi El-Hilal Bougaroun, capo, Algeria; Gibaramel/Gibare-
mel/Gibaramellis/Giberamel/Gibera-
Bonandrea (a) vedi El-Hilal
melle/Giberamellis (a) pp. 74, 75, 79,
Bonandrea (u) vedi El-Hilal 83, 86, 89, 96, 97; Gibarnabe/Gibar-
mua (g) pp. 81, 86, 89, 93, 123, 124;
Bonandria (u) vedi El-Hilal
Giberame/Gibarame/Gibartane (p)
Bondiniza (p) vedi Budonitza cc. 22, 23, 24, 25, 27; Gibaramel/Gi-
bramel/Gibarainel/Gibarmael/Gubara-
Bondonicza (a) vedi Maliakos
mel (u) cc. 183, 185, 188, 189, 193,
Bondoniza (a) vedi Budonitza 194

277
Bianca Fadda

Bougie (Bejaia), porto, Algeria; Mazachaldu- Brindisi, porto, Puglia, Italia; Brandiczo (a)
ne (g) p. 81; Marsacadun (u) c. 183 pp. 27, 28, 31, 32; Brandiza/Brandizia
(g) pp. 30, 31, 34; Brandizia (p) cc. 9,
Bour, porto, Francia; Bocco (a) p. 12; Bocho
10; Brandizio/Brandis (u) cc. 163, 165
(g) p. 11; Bor/Boc (u) c. 156
Bozea (a) vedi Bugia Bris (u) vedi Briesk

Bozea (a) vedi Rossa Brisca (a) vedi Briesk

Bozinare/Buczenare/Buzenare (a) pp. 91, 92, Brisco (a) vedi Brescou


93, 103, 105; Bucinara/Bocinara (g) Brisco (p) vedi Brescou
pp. 97, 98, 101, 103; Bucinara/Bucina-
re (p) c. 26; Bucinara (u) cc. 190, 191, Brise (u) vedi Briesk
194, 196; canale tra la Sardegna e l’isola Broillo (a) vedi El Burullus
di La Maddalena, Sardegna, Italia
Broilo (a) vedi El Burullus
Bracherna (p) vedi Istambul, sobborgo
Brondolo (a) vedi Brondolo
Brachurason (u) c. 158; località non indivi-
duata, Francia Brondolo, Veneto, Italia; Brondolo (a) p. 30
Braco (a) p. 131; località non individuata, Brossano (a) vedi Bruzzano
Mar Nero
Brozano (g) vedi Bruzzano
Braco (a) vedi Kapsul
Bruglio (g) vedi El Burullus
Brandiczo (a) vedi Brindisi
Bruglio (p) vedi El Burullus
Brandis (u) vedi Brindisi
Brusan (u) vedi Bruzzano
Brandiza (g) vedi Brindisi
Brusnik, isola, Costa Dalmata; Melogello (a)
Brandizia (g) vedi Brindisi pp. 30, 31; Melo Iscello/Meloscello (g)
Brandizia (p) vedi Brindisi p. 33; Morozello/Morozelo (p) c. 10;
Morsello/Morello (u) c. 164
Brandizio (u) vedi Brindisi
Brussan (u) vedi Bruzzano
Braquenna (u) vedi Istambul, sobborgo
Brussano (p) vedi Bruzzano
Brenguiret (u) vedi Bengut
Bruzzano, capo, Calabria, Italia; Brossano (a)
Bresca (g) vedi Briesk p. 24; Brozano/Borzano/Burzano(g)
Bresca (p) vedi Briesk pp. 27, 28; Brussano (p) c. 8; Brusan/
Brussan (u) c. 162
Brescha (p) vedi Briesk
Bucinara (g) vedi Bozinare (a)
Brescou, isola, Francia; Brisco (a) p. 11; Lo
Richos (g) p. 9; Brisco (p) c. 3; Los Bucinara (p) vedi Bozinare (a)
Eschuels (u) c. 156 Bucinara (u) vedi Bozinare (a)
Briesk, porto, Algeria; Brisca (a) pp. 76, 79; Bucinare (p) vedi Bozinare (a)
Bresca (g) pp. 82, 83, 86; Bresca/Bre-
scha (p) cc. 22, 23; Bris/Brise (u) c. 183 Buczenare (a) vedi Bozinare (a)

278
Indice toponomastico

Budelli, isola, Sardegna, Italia; Budello (a) Buonifazio (g) vedi Bonifacio
p. 103; Budello (p) c. 29; Budello (u)
Buono (g) vedi Bon
cc. 191, 196
Buono (p) vedi Bon
Budello (a) vedi Budelli
Buono Andrea (u) vedi El-Hilal
Budello (p) vedi Budelli
Buonomo (g) vedi Levant
Budello (u) vedi Budelli
Buosa (g) vedi Rossa
Budonitza, castello, Grecia; Bondoniza (a)
p. 43; Lanbordone (g) p. 45; Lanbon- Buosa (u) vedi Rossa
diniza/Bondiniza (p) c. 14; Labonda- Buoza (p) vedi Rossa
missa (u) c. 170
Burza (g) vedi Hurma
Bugea (g) vedi Bugia
Burzano (g) vedi Bruzzano
Bugea (p) vedi Bugia
Butera (g) vedi Butera
Buggiea (u) vedi Bugia
Butera (p) vedi Butera
Bugia (Bejaia), città, Algeria; Boczea/Bozea/
Bogia (a) pp. 74, 75, 89, 96; Bugea/ Butera, golfo, Sicilia, Italia; Butiera (a)
p. 106; Butera (g) p. 104; Butera (p)
Bugiea/Bugieia (g) pp. 81, 82, 123;
c. 30; Bottiera (u) c. 198
Bugea (p) cc. 22, 26, 27; Buggiea (u)
cc. 183, 185, 188, 189, 193 Butiera (a) vedi Butera
Bugiea (g) vedi Bugia Buyuk Cekmece, Turchia, Mar di Marmara;
Natura (a) p. 44; Natura (g) pp. 47, 48;
Bugieia (g) vedi Bugia
Natura (p) c. 14; Natro (u) c. 171
Bulcano (a) vedi Vulcano Buzenare (a) vedi Bozinare (a)
Bulonis (p) vedi Sierra Bullones
Bulonise (u) vedi Sierra Bullones C
Buon (u) vedi Bon Cabardi (a) vedi Tangarog
Buona (g) vedi Annaba Cabra (u) vedi Karvera
Buona (g) vedi La Garde Cabre (u) vedi Esagueta (a)
Buona (p) vedi Annaba Cabrera, isola, Spagna, Baleari; Graparola/
Buona (u) vedi Annaba Grapparola/Grappolara (a) pp. 83, 85,
86, 96; Chapranola/Chaprola/Cha-
Buona (u) vedi La Garde pruola (g) pp. 89, 92, 93; Graparola/
Cabriera/Chabriera (p) cc. 24, 25; Ca-
Buona Andrea (g) vedi El-Hilal
briera/Chabriera/Canbriera/Capraia
Buonadrea (g) vedi El-Hilal (u) cc. 186, 187, 188
Buonadrea (p) vedi El-Hilal Cabriera (p) vedi Cabrera
Buonandrea (g) vedi El-Hilal Cabriera (u) vedi Cabrera

279
Bianca Fadda

Cabrosa (u) vedi Agria Grambousa Cagliari, golfo, Sardegna, Italia; Callari (a)
p. 94; Callari (p) c. 27; Callari (u) c. 192
Cacavo (a) vedi Kekova
Cagnio (g) vedi Koufos
Cacavo (p) vedi Kekova
Caifa (Heifa), città, Israele; Caffa (a) p. 136;
Cacchavo (p) vedi Kekova
Chafas (g) p. 67; Giafa (p) c. 19; Caffas
Caccia, capo, Sardegna, Italia; Penne de San- (u) c. 178
t’Eramo (a) pp. 13, 83, 86, 89, 90, 97;
Cailas (u) vedi Kayio
Penne/Penne di Sant’Ermo/Penne di
Santto Ermo (g) pp. 7, 12, 89, 93, 96, Caillas (u) vedi Kayio
122; Penna Santi Iari/Penne Sant’Era-
mo/Penne Sant’Erami (p) cc. 4, 24, 25, Cala Gualtiere (a) p. 32; Chala Gualtieri (g)
26, 27; Penne di Santo Erminio/Penne p. 36; castello non individuato, Grecia,
di Santo Hermino/Pene di Santo Her- Isole Ionie
mino (u) cc. 157, 188, 189, 190, 194 Calabria, Italia; Calavria (a) pp. 24, 80, 81,
Cacio (p) vedi Kàsos 99, 110; Chalavra (g) pp. 26, 110; Ca-
lavria/Chalavria/Chalavra (p) cc. 24,
Cadaon (a) vedi Coudon 28, 30, 31; Calavria/Calauria/Chalau-
Cadaquès, porto, Spagna; Cadaquiero (a) ria (u) cc. 162, 180, 194, 199
p. 10; Chadachesi/Chadichessi (g) p. 9; Calamata (a) vedi Kalamata
Dacher/Dacer/Ducer (u) c. 155
Calamento (u) vedi Calolimno
Cadaquiero (a) vedi Cadaquès
Calami (a) vedi Kalamitskij, Zaliv
Caddaon (u) vedi Coudon
Calamio (p) vedi Calolimno
Cadeam (p) vedi Candia
Calauria (u) vedi Calabria
Cades (a) vedi Cadice
Calavria (a) vedi Calabria
Cadese (u) vedi Cadice
Calavria (p) vedi Calabria
Cadesse (a) vedi Cadice
Calavria (u) vedi Calabria
Cadice (Cadiz), città, Spagna; Cades/Cades-
se (a) pp. 3, 4; Chadise/Chadese (g) Calelimena (p) vedi Kaloi
pp. 2, 17; Candese/Chastacur (p) cc. 1, Calera (u) c. 194; località non individuata,
3; Cadese (u) c. 153 Grecia
Cadolar, punta, Spagna, Baleari; Mola (a) Caliacra (a) vedi Kaliakra, Nos
pp. 82, 83, 85; Mola (g) pp. 88, 89, 90;
Mola/Mora (p) cc. 24, 25; La Molla (u) Calillo (a) vedi Màkre
c. 186 Calillo (p) vedi Màkre
Cadora (p) vedi Cantor
Calimno (Kalimnos), isola, Grecia; Calimo/
Caffa (a) vedi Caifa Quilimo/Chilimo (a) pp. 49, 54, 123,
124; Chalamo (g) pp. 56, 57; Talamo/
Caffa (a) vedi Feodosija
Calion (p) c. 16; Calimo/Chalimo/
Caffas (u) vedi Caifa Callimo/ Calmo (u) cc. 174, 204

280
Indice toponomastico

Calimo (a) vedi Calimno Calt (u) vedi Korgos


Calimo (u) vedi Calimno Calvì, porto, Corsica, Francia; S. Maria de
Calvì (a) pp. 101, 102, 103; S. Maria di
Calion (p) vedi Calimno Chalvì (g) p. 101; S. Maria a Calvì (p)
Calipo (a) p. 134; località non individuata, cc. 28, 29; S. Maria di Calvì (u) cc. 195,
Turchia, Mar Nero 196, 197

Calisto (a) vedi Karystas Camaleira/Camelliera (a) pp. 70, 72; isoletta
non identificata, Tunisia
Calisto (p) vedi Karistos
Camarat, capo, Francia; Aroi (a) p. 15; Roi-
Calisto (u) vedi Karystas no/Aruino (g) p. 15; Aurio (p) c. 5;
Roin/Rois (u) c. 158
Calistro (u) vedi Kanastrion
Camarlese (a) vedi Castellum Palaia
Calla di Santo Bres (u) c. 190; porto nell’iso-
la dell’Asinara, Sardegna Camarlet (u) vedi Castellum Palaia
Callagutire (u) c. 166; località non indivi- Camaròn, capo, Spagna Atlantica; Elmendina
duata, Grecia (a) p. 3; Elmendina (g) p. 1; Elmendia
(p) c. 1; Elmendina/Elmandia (u) c. 153
Callari (a) vedi Cagliari
Cambriles, città, Spagna; Comino/Comin
Callari (a) vedi Castello di Cagliari (a) p. 6; Chomino (g) p. 4; Cimino (p)
Callari (p) vedi Cagliari c. 2; Chomino (u) c. 154

Callari (u) vedi Cagliari Cambrosa (a) vedi Agria Grambousa

Callari (u) vedi Castello di Cagliari Cambrosa (u) vedi Agria Grambousa
Camel (u) vedi Kofinos
Callimo (u) vedi Calimno
Camelera (u) vedi Gamelora
Calmo (u) vedi Calimno
Cameliera (a) vedi Gamelora
Calolimena (p) vedi Kaloi
Camelliera (a) vedi Gamelora
Calolimno (Kalolimnos), isola, Turchia; Calo-
mino (a) pp. 44, 46; Chalonunu/Chelo- Camello (a) vedi Kofinos
mina (g) pp. 47, 50; Calamio (p) c. 15; Campanella, punta, Campania, Italia; Miner-
Colomina/Calamento (u) cc. 171, 172 ba/Menerba (a) p. 23; Manerba/Moner-
Calomino (a) vedi Calolimno ba (g) pp. 24, 25; Minerva (p) c. 8; Mi-
nerva/Minerba (u) c. 162
Calonimela (a) vedi Kaloi
Canada (u) c. 187; località non individuata,
Calorimena (u) vedi Kaloi Spagna
Calormena (u) vedi Kaloi Canailla (u) c. 157; monte non identificato
situato presso Marsiglia, Francia
Calseraigne, isole, Francia; Praciero/Pradello
(a) p. 12; Provenzello (g) p. 12; Pra- Canaille, monte, Francia; Canalla (a) p. 13;
meio (p) c. 4; Pradues/Padries/Pradries Chanaia (g) p. 13; Caragia (p) c. 4; Ra-
(u) cc. 157, 158 nailla (u) c. 157

281
Bianca Fadda

Canale (p) vedi Chavalo (g) Cangno (a) vedi Koufos


Canalla (a) vedi Canaille Cangno (u) vedi Koufos
Canbranza (u) vedi Agria Grambousa Cani (a) vedi Cani
Canbrese (p) vedi Agria Granbousa Cani (p) vedi Cani
Canbriera (u) vedi Cabrera Cani, isola, Tunisia; Cani (a) p. 73; Chani (g)
Canbrosa (p) vedi Agria Grambousa p. 79; Cani (p) c. 22; Caus (u) c. 182

Canbrosa (u) vedi Agria Grambousa Canistro (p) vedi Kanastrion

Cancie (u) vedi Cazza Canna (u) c. 165; località non individuata,
Costa Dalmata
Candea (a) vedi Candia
Canogrir (u) vedi Canoubier
Candea (p) vedi Candia
Canoiero (a) vedi Canoubier
Candellora (u) vedi Alanya
Canoubier, secche, Francia; Canoiero (a)
Candelloro (p) vedi Alanya
p. 12; Chanuell (g) p. 11; Canuer (p)
Candelloro (u) vedi Alanya c. 3; Canogrir/Chanogier/Sorderah (u)
c. 156
Candelore (a) vedi Alanya
Cant (u) vedi Màkre
Candese (p) vedi Cadice
Cantara (a) p. 3; Chantara (g) p. 1; Cantera
Candia (a) vedi Candia
(p) c. 1; Cantara (u) c. 153; secca non
Candia (g) vedi Candia identificata, Spagna Atlantica
Candia (p) vedi Candia Cantara (a) vedi Alicante
Candia (u) vedi Candia Cantara (u) vedi Cantara (a)
Candia (u) vedi Saros Cantera (p) vedi Alicante
Candia, città, Creta, Grecia; Candia/Candea Cantera (p) vedi Cantara (a)
(a) pp. 50, 52, 53, 118; Candia/Chan-
dia (g) pp. 52, 55, 107, 114; Candea/ Cantor, torre, Spagna; Codora/Oro (a) p. 6;
Cadeam/Candia (p) cc. 15, 16, 32; Chapo d’Oro (g) p. 4; Chadora/Cado-
Candia (u) cc. 171, 173, 174, 203 ra (p) c. 2; Codora/Codro (u) c. 154

Candra (p) vedi Dalias Canuer (p) vedi Canoubier

Cane (a) p. 129; Chane (g) p. 122; Tano (u) Capaletti (p) vedi Capellecti/Capellecta (a)
c. 206; corso d’acqua nei pressi di Bei- Capellecti/Capellecta (a) p. 46; Chapellutti
rut, Libano (g) p. 50; Capaletti (p) c. 15; Capellet/
Canea/Cannea (u) c. 203; località non iden- Chapellet (u) c. 172; casale nei pressi
tificata nei pressi di Venezia, Italia della Baia di Eskel, Turchia
Cangna (u) vedi Koufos Capellet (u) vedi Capellecti/Capellecta (a)
Cangne (a) vedi Porcelli Capese (a) vedi Gabes

282
Indice toponomastico

Capis (u) vedi Gabes Capraia, isola, Toscana, Italia; Caprara (a)
pp. 20, 104; Chaprara (g) p. 22; Ca-
Capisi (p) vedi Gabes
praia/Chapraia (p) cc. 7, 29; Capraia
Capo (a) vedi Cope (u) cc. 160, 197
Capo (p) vedi Cope Caprara (a) vedi Capraia
Capo (u) vedi Cope Capre (p) vedi Gyaros

Capo Corto, Sicilia, Italia; Cortina (a) p. 107; Caprera, isola, Sardegna, Italia; Cravaira (a)
Chortino (g) p. 105 p. 91; Chavrara/Chavraria (g) pp. 97,
98; Caravalle (u) c. 191
Capo d’Estro (p) vedi Promontora
Capri (a) vedi Capri
Capo d’Orso, masso roccioso, Sardegna, Ita-
lia; Orsa (a) p. 91; Orsa/Ursa (g) pp. 97, Capri (p) vedi Capri
98; Orsa (u) c. 191 Capri (u) vedi Capri
Capo de Fer, isola, Algeria; Preta dell’Arabo Capri, isola, Campania, Italia; Capri (a)
(a) p. 89; Pietra de l’Arabo (g) pp. 80, pp. 23, 110; Chapri (g) pp. 24, 108,
81; Pietra de l’Arabo (p) cc. 22, 26; 126; Capri/Chapri (p) cc. 8, 30; Capri/
Pietra dell’Arebe/Pietra delle Erbbe (u) Grappi (u) cc. 162, 200
cc. 183, 189
Capro (u) vedi Rose
Capo de la Volpe (p) vedi Pezzo
Capudia (p) vedi Kapoudia
Capo di Pietra (u) vedi Beyoglu
Capudia (p) vedi Kerkennah
Capo Terra (p) vedi Capoterra
Capudia (u) vedi Kapoudia
Capoterra (a) vedi Capoterra
Capudia (u) vedi Kerkennah
Capoterra (u) vedi Capoterra
Capudia (u) vedi Khadidja
Capoterra, Sardegna, Italia; Capoterra (a) pp.
94, 95; Chapoterra (g) p. 100; Capo Capulia (a) vedi Kapoudia
Terra (p) c. 27; Capoterra (u) c. 192 Capulia (a) vedi Kerkennah
Cappisi (p) vedi Gabes Capulia (a) vedi Khadidja
Capra (a) vedi Gyaros Caquo (u) vedi Kekova
Capra (a) vedi Karvera Carabas (p) vedi Escampobariou
Capra (a) vedi Syros Carabassara (a) vedi Escampobariou
Capra (p) vedi Gyaros Carabi (p) vedi Kalamitskij, Zaliv
Capra (u) vedi Syros Caraca (p) vedi Karacali
Capraia (p) vedi Capraia Caragia (p) vedi Canaille
Capraia (u) vedi Cabrera Caramatta (p) vedi Kalamata
Capraia (u) vedi Capraia Caramella (a) vedi Iskenderun

283
Bianca Fadda

Caramella (p) vedi Iskenderun chin (g) p. 33; Carnagi/Carnagie/


Charnagie (p) c. 10; Cornagie/Cornag-
Caramella (u) vedi Iskenderun
gie (u) c. 164
Carase (p) vedi El-Taifa
Cardak, capo, Turchia; Carto (a) p. 44; Ar-
Caravalle (u) vedi Caprera chona (g) p. 47; Arni (u) c. 171
Caravasana (u) vedi Escampobariou Cardia (a) vedi Saros
Carbon, capo, Algeria; Monte Pertuzato (a) Cardia (p) vedi Saros
p. 75; Monte Pertusatto (g) p. 81;
Carena (a) vedi Garian
Monte Pertusato (p) c. 22; Monte Per-
tusato/Monte Pertuso (u) c. 183 Carena (p) vedi Garian
Carbona (a) p. 130; località non individuata, Carfael (u) vedi Gasr Tellil
Bulgaria, Mar Nero
Carguador (u) vedi Archentrìas
Carbonaia (p) vedi Carbonara
Caristo (a) vedi Karistos
Carbonara (a) vedi Carbonara
Caristo (u) vedi Karystas
Carbonara (p) vedi Carbonara
Caristos (a) vedi Karistos
Carbonara (u) vedi Carbonara
Carmalese (p) vedi Castellum Palaia
Carbonara, capo, Sardegna, Italia; Carbona-
Carmangiare (p) vedi Mazarròn
ra (a) p. 98; Charbonara/Charbonaia
(g) pp. 100, 124, 125, 126; Carbonaia/ Carmaniar (u) vedi Mazarròn
Carbonara/Carbonia (p) cc. 26, 27, 28;
Carmaniare (a) vedi Mazarròn
Carbonara (u) c. 194
Carmanzare (a) vedi Mazarròn
Carbonarola (a) vedi Carboneras
Carmelo (Karmil) monte, Israele; Carmeno
Carbonarolia (u) vedi Carboneras
(a) p. 62; Charmino (g) pp. 67, 68;
Carbonaroria (p) vedi Carboneras Carmino (p) c. 19; Carmino (u) c. 178
Carboneras, isola, Spagna; Carbonarola (a) Carmeno (a) vedi Carmelo
p. 7; Charbonarola/Charbonaiola (g)
Carmino (p) vedi Carmelo
p. 5; Carbonaroria (p) c. 2; Carbonaro-
lia/Charbonarolia (u) c. 154 Carmino (u) vedi Carmelo
Carbonia (p) vedi Carbonara Carnagi (p) vedi Carcine
Carchuna, punta, Spagna; Arcurozo (a) p. 6; Carnagie (p) vedi Carcine
Archirozo/Arichero/Archuroso (g) pp. 4,
Carnale (p) vedi Quarnero
86; Alcharoccho (p) c. 2; Archurogio/
Archuroggio (u) c. 154 Carnale (u) vedi Quarnero
Carcie (u) vedi Chersa Carnaro (a) vedi Quarnero
Carcine (Krmcime), punta, Costa Dalmata; Carnero, punta, Spagna; Isacaldera (a) p. 4;
Cornalle (a) p. 30; Chornachi/Corna- Isalcadra (g) p. 2; Gisal (u) c. 153

284
Indice toponomastico

Carobiero (a) vedi El Dab’a Carto (u) vedi Carto (a)


Carosa (p) vedi Gerze Casal (u) vedi Mersa El-Raccam
Carossa (a) vedi Gerze Casale (a) vedi Maltepe
Carpa (u) vedi La Botte Casale (a) vedi Mersa El-Raccam
Carpi (a) vedi Kerpe, Burun Casale (p) vedi Mersa El-Raccam
Carsaria (u) vedi Curzola Casale de Rossi (a) p. 136; località non indi-
Carse (a) vedi Chersa viduata, Turchia, Mar Nero

Carse (a) vedi El-Taifa Casale Romore (a) vedi Maharès

Carsidania (a) vedi Cassidaigna Casale Romoro (a) vedi Maharès

Carsilane (p) vedi Cassidaigna Casalganziro (p) vedi Khanzur

Cartadenia (a) vedi Cartagena Casar (a) vedi El-Zeguer

Cartaga (u) vedi Karacali Casar (p) vedi Caxine

Cartagen (p) vedi Cartagena Casar (u) vedi El-Taifa

Cartagena, porto, Spagna; Cartadenia (a) Casar (u) vedi Maltepe


p. 7; Chartaenia/Chartainea/Charte- Casar (u) vedi Mersa El-Raccam
nia/Chartinea (g) pp. 5, 6; Cartamia/
Cartagen (p) c. 2; Cartagienia/Charta- Casar Saieto/Casar Saieta (a) p. 70; località
gienia (u) c. 154 non individuata, Tunisia

Cartagienia (u) vedi Cartagena Casarchasolecche (p) vedi Gaphilese (a)

Cartagine, rovine, Tunisia; Cartania (a) p. 72; Casargasel (u) vedi Gaphilese (a)
Chartania/Chartaina (g) p. 78; Carta- Casargaser (u) vedi Gaphilese (a)
nia (p) cc. 21, 22; Cartaiana (u) c. 182
Casarrum (p) vedi Maharès
Cartaiana (u) vedi Cartagine
Casarteli (p) vedi Gasr Tellil
Cartamia (p) vedi Cartagena
Casartelli (a) vedi Gasr Tellil
Cartania (a) vedi Cartagine
Cascio (p) vedi Kàsos
Cartania (p) vedi Cartagine
Caser Pignataro (a) p. 70; località non indivi-
Cartelli (u) c. 196; località non individuata,
duata, Tunisia
Corsica
Cassa (a) vedi Cazza
Carto (a) pp. 65, 121; Charco (g) pp. 70,
116; Carto/Arco (p) cc. 19, 32; Carto/ Cassaro (a) vedi El-Zeguer
Quarto/Charto (u) c. 179; località non
Cassaro (p) vedi El-Zeguer
individuata, Egitto
Cassidaigna, scogli, Francia; Carsidania (a)
Carto (a) vedi Cardak
p. 13; Charsedania (g) p. 13; Carsilane
Carto (p) vedi Carto (a) (p) c. 4; Charsidano (u) c. 157

285
Bianca Fadda

Cassinas (u) vedi Caxine Castello di Cagliari, Sardegna, Italia; Callari


(a) p. 94; Chastello di Chastro (g)
Cassine (a) vedi Caxine
p. 100; Castello di Chastro (p) c. 27;
Cassola (a) vedi Curzola Callari/Chastello di Castri (u) c. 192
Castel Lombardo (a) vedi Kaleardi Castello di Chastro (p) vedi Castello di Ca-
gliari
Castel Lombart (u) vedi Kaleardi
Castello Lonbardo (p) vedi Kaleardi
Castel Pelegrino (a) vedi Atlit
Castello muro (p) vedi Anamur
Castel Roggio (u) vedi Kastellorizon
Castello Pelegrino (u) vedi Atlit
Castel Rugio (p) vedi Kastellorizon
Castello Roggio (u) vedi Kastellorizon
Castellamare del Golfo, golfo, Sicilia, Italia;
Castello a Mare (a) p. 107; Chastello a Castello Roso (a) vedi Kastellorizon
Mare (g) p. 105; Castello a Mare (p)
c. 30; Castello a Mare (u) c. 198 Castello Rosso (a) vedi Kastellorizon

Castellamare, golfo, Campania, Italia; Castel- Castello Ruggio (p) vedi Kastellorizon
lo a Mare (a) p. 22; Chastello a Mare di Castellum Palaia, antica località, Turchia;
Voltorno (g) p. 24; Chastello a Mare (p) Camarlese (a) p. 59; Chamardacie (g)
c. 8; Castello a Mare (u) cc. 161, 162 p. 63; Carmalese (p) c. 18; Camarlet
Castelle (a) vedi Le Castella (u) c. 177

Castello (a) vedi Kastron Castelo Pellegrino (p) vedi Atlit

Castello (a) vedi Krionero Castico (u) vedi Karystas

Castello (a) vedi Le Castella Castiglione della Pescaia, Toscana, Italia;


Chastiglione della Pescaia (u) c. 161
Castello (p) c. 15; castello situato nell’isola di
Milo, Grecia Castis (u) vedi Castro (a)

Castello (p) vedi Kastron Castizo (p) vedi Castro (a)

Castello (p) vedi Le Castella Castoreo (p) vedi Oreon

Castello (u) vedi Krionero Castorno (a) vedi Portofino, promontorio

Castello (u) vedi Le Castella Castorno (p) vedi Portofino, promontorio

Castello a Mare (a) vedi Castellamare Castrada (p) vedi Pyrgos

Castello a Mare (a) vedi Castellamare del Castrandriano (u) vedi Pyrgos
Golfo Castriso (g) vedi Castro (a)
Castello a Mare (p) vedi Castellamare del Castrixo (g) vedi Castro (a)
Golfo
Castro (a) pp. 40, 43, 44; Chasteso/Chasti-
Castello a Mare (u) vedi Castellamare so/Castriso/Castrixo (g) pp. 41, 42, 43;
Castello a Mare (u) vedi Castellamare del Castizo (p) c. 13; Castis (u) c. 169;
Golfo porto non individuato, Grecia

286
Indice toponomastico

Castro (a) vedi Kanastrion Caval Mort (u) vedi Beigua


Castro Andrea (a) vedi Pyrgos Caval Morto (a) vedi Beigua
Cata (p) vedi Cazza Cavala (u) vedi Torre Cavallo
Catal Ada, porto, Turchia; Pentale (a) p. 57; Cavalaire, capo, Francia; Cavallara (a) p. 15;
Pateli (g) p. 61; Postelli (p) c. 17; Pan- Cavallara (g) p. 15
talee (u) c. 176
Cavalarij (a) vedi Taky, Mys
Catalano, isoletta, Sardegna, Italia; Gamba
Cavalario (a) vedi Taky, Mys
de Donna (a) p. 90; Ganba di Donna
(g) p. 96; Ganba di Donna (p) c. 26; Cavaliere (Aptoteka), capo, Turchia; Malfe-
Ganba di Donna (u) c. 189 tano (a) p. 57; Malfetta (g) pp. 60, 61;
Mafetano (p) c. 17; Malefetan (u)
Cataleo (Katelios), capo, Grecia, Isole Ionie; c. 176
Leone (a) p. 32; Leo (g) p. 36; Leo (p)
cc. 10, 11 Cavallara (a) vedi Cavalaire

Catalogna (a) vedi Catalogna Cavallara (g) vedi Cavalaire

Catalogna, Spagna; Catalogna (a) pp. 78, Cavalli (u) c. 190; isola nei pressi dell’Asina-
96, 106; Chatelognia (g) pp. 7, 101; ra, Sardegna, Italia
Chatalognia (p) c. 29; Chatalongna (u) Cavallinas (u) vedi Kavaliani
c. 197
Cavalline (a) vedi Kavaliani
Catania (a) vedi Catania
Cavalline (p) vedi Kavaliani
Catania, città, Sicilia, Italia; Catania/Catta-
nia (a) p. 105; Chatania (g) p. 104; Cavallo (a) vedi Torre Cavallo
Cattania (p) c. 29; Cattania (u) c. 197 Cavallo Morto (p) vedi Beigua
Catera (u) vedi Alicante Caveta (p) vedi Gata, Cipro
Catis (p) vedi Kantin Cavoli, isola, Sardegna, Italia; Coltellazo (a)
Catona, Calabria, Italia; Catuna/Cotona (a) p. 93; Choltellacio (g) p. 100; Coltelac-
p. 24; Gatona/Gattona (g) p. 26; Gatu- cio (p) c. 26; Choltellaccio (u) c. 192
na (p) c. 8; Ghatuna (u) c. 162 Cavrara (a) vedi Karvera
Cattania (a) vedi Catania Caxine, capo, Algeria; Cassine (a) p. 76;
Cattania (p) vedi Catania Chasina/Chasana (g) p. 82; Casar (p)
c. 23; Cassinas (u) c. 183
Cattania (u) vedi Catania
Caxo (a) vedi Kàsos
Catuna (a) vedi Catona
Cazalimberto (a) p. 62; Lanbertto (g) p. 67;
Cauda, Mys, capo, Ucraina, Mar Nero; Za- Unbort (u) c. 178; casale nei pressi di
vida (a) p. 136 Akko, Israele
Caus (u) vedi Cani Cazar (u) vedi El-Zeguer
Caval (u) vedi Chavalo (g) Cazer (u) vedi Mersa El-Raccam

287
Bianca Fadda

Cazza (Susac), isola, Costa Dalmata; Cassa Ceraso, capo, Sardegna, Italia; Selexora (a)
(a) p. 31; Chagia (g) p. 33; Chate/Cata p. 92; Ceresora (g) p. 98
(p) c. 10; Cancie (u) c. 164
Cerbicales, isole, Corsica, Francia; Peconara/
Cchirra (u) vedi Quirra Pecorare (a) pp. 102, 105; Pacaria/Pa-
carie/Pagaria (g) pp. 94, 95; Picuare/
Cea (a) vedi Kea Apicuare (p) c. 29; Pichonara (u) c. 196
Cea (g) vedi Kea Cerboli, isola, Toscana, Italia; Cervio (p) c. 7
Cecilia (a) vedi Sicilia Cercelli (a) vedi Cherchell
Cederigo (a) vedi Kìthera Cercelli (a) vedi Circeo
Cedi (p) vedi Liman Cercelli (a) vedi Siciè
Cedri (g) vedi Kìthera Cercelli (g) vedi Cherchell
Cedri (p) vedi Kìthera Cercelli (g) vedi Circeo
Cedrigo (a) vedi Kìthera Cercelli (p) vedi Cherchell
Cedro (g) vedi Kitros Cercelli (p) vedi Circeo
Cefalonia (Kefallinia), isola, Grecia, Isole Io- Cercello (g) vedi Siciè
nie; Cifalonia/Chifalonia (a) pp. 32,
33, 80, 81, 108, 113; Cifalonia/Silipa- Cerver (g) vedi Kìnaros
nie (g) pp. 35, 36, 107; Cifalonia/Cia- Cervi (a) vedi Elaphònesos
falonia (p) cc. 10, 11, 24, 30, 35; Cifalo-
nia/Ciafalonia/Cinafalonia (u) cc. 166, Cervi (g) vedi Elaphònesos
180, 199, 201 Cervi (p) vedi Elaphònesos
Cefalù, porto, Sicilia, Italia; Chifalone (a) Cervia (a) vedi Cervia
p. 107; Cifalue (g) p. 106; Cifalù (p)
c. 30; Ciefalù/Cifalù (u) c. 199 Cervia, Emilia Romagna, Italia; Cervia (a)
p. 29
Cembali (a) vedi Balaklava
Cervio (g) vedi Cerboli
Cener (a) vedi Kìnaros
Cervo (g) vedi Elaphònesos
Ceo (p) vedi Gemlik
Cervo (g) vedi Toro, isola, Baleari
Cepet, capo, Francia; Pozallo/Pocallo (a)
p. 14; Pozallo/Puzallo (g) pp. 13, 14; Cervo, capo, Liguria, Italia; Mela de lo Servo
Possallo/Possuolo/Possala (p) c. 4; Po- (a) pp. 17, 103; Cierma/Mele di Servu
sal (u) c. 157 (g) pp. 18, 102; Servo/Mela Servo (p)
cc. 6, 29; Mela del Ciervio/Mele del
Cepolu (g) vedi Kefalos Servo (u) cc. 159, 167
Cepri (a) vedi Cipro Cesar (g) vedi Zahara
Cepro (a) vedi Cipro Cesara (g) vedi Cesarea
Ceresora (g) vedi Ceraso Cesaram (p) vedi Cesarea

288
Indice toponomastico

Cesarea (Qeisariya), rovine dell’antica città, Chafas (g) vedi Caifa


Israele; Cezaria (a) pp. 62, 128; Cesa-
Chagia (g) vedi Cazza
ria/Cesara (g) pp. 67, 120; Cezara/Ce-
saram (p) cc. 19, 33; Cezaria/Sesaria Chagnio (g) vedi Koufos
(u) cc. 178, 206
Chaillas (u) vedi Kayio
Cesaria (g) vedi Cesarea
Chala Gualtieri (g) vedi Cala Gualtiere (a)
Cetreli (g) vedi Kìthera
Chalamata (g) vedi Kalamata
Cetrelli (g) vedi Kìthera
Chalamata (u) vedi Kalamata
Cetrile (a) vedi Kìthera
Chalamo (g) vedi Calimno
Cettadella (a) vedi Ciutadella
Chalanine (p) vedi Kavaliani
Ceuta (Sebta), città, Marocco; Septa/Secta/
Chalauria (u) vedi Calabria
Sueta (a) pp. 4, 5, 8, 77; Setta/Sucha-
cho (g) pp. 2, 3, 84; Setti (p) cc. 1, 23; Chalavatta (g) vedi Kalamata
Setta (u) cc. 153, 184
Chalavra (g) vedi Calabria
Cevaro (p) vedi Zennaro (a)
Chalavra (p) vedi Calabria
Cevita Nova (a) vedi Civitanova
Chalavria (p) vedi Calabria
Cezara (p) vedi Cesarea
Chalia (u) c. 176; località non individuata,
Cezaria (a) vedi Cesarea Grecia
Cezaria (u) vedi Cesarea Chalido (g) vedi Màkre
Chabriera (p) vedi Cabrera Chalimo (u) vedi Calimno
Chabriera (u) vedi Cabrera Chalisto (g) vedi Karistos
Chachano (g) vedi Kekova Chalisto (g) vedi Karystas
Chachavo (g) vedi Kekova Chalistro (g) vedi Karystas
Chadachesi (g) vedi Cadaquès Chàlke, città, Grecia; Negrepo/Negreponte
(a) pp. 42, 43, 52, 53; Nagroponte/Ne-
Chadese (g) vedi Cadice
groponte/Negroponto (g) pp. 42, 44,
Chadichessi (g) vedi Cadaquès 45, 54, 55; Negropo (p) cc. 13, 14, 16;
Negroponte (u) cc. 169, 170, 173
Chadise (g) vedi Cadice
Chalke, isola, Grecia, Isole Sporadi; S. Nico-
Chadora (p) vedi Cantor
lao de Charcho (a) p. 51; S. Nicholao
Chae (g) vedi Kea di Charcho (g) p. 53; S.Nicolao di Car-
co (p) c. 16; S. Nicola del Carco (u)
Chafalo (g) vedi Kefalos
c. 173
Chafarinas, isole, Marocco; Iafarino/Zafari-
Chalolimena (g) vedi Kaloi
no (a) p. 77; Iafari (g) p. 84; Giaffarin
(p) c. 23; Iafarin/Ioiafarin (u) c. 184 Chalonunu (g) vedi Calolimno

289
Bianca Fadda

Chalormena (u) vedi Kaloi Chapo d’Oro (g) vedi Cantor


Chamardacie (g) vedi Castellum Palaia Chapo del Monte (g) vedi Chiappa
Chanaia (g) vedi Canaille Chapo di Monte (u) vedi Chiappa
Chanale (g) vedi Quarnero Chapodail (u) vedi Cheiron
Chandellor (u) vedi Alanya Chapoterra (g) vedi Capoterra
Chandeloro (g) vedi Alanya Chappo (g) vedi Cope
Chandia (g) vedi Candia Chapra (g) vedi Karvera
Chane (g) vedi Cane (a) Chapraia (p) vedi Capraia
Chani (g) vedi Cani Chapranola (g) vedi Cabrera
Chanistro (g) vedi Kanastrion Chaprara (g) vedi Capraia
Chanistro (p) vedi Kanastrion Chapri (g) vedi Capri
Chano (g) vedi Fanos
Chapri (p) vedi Capri
Chanogier (u) vedi Canoubier
Chaprola (g) vedi Cabrera
Chantara (g) vedi Alicante
Chapruola (g) vedi Cabrera
Chantara (g) vedi Cantara (a)
Chapudia (g) vedi Kapoudia
Chantara (u) vedi Alicante
Chapudia (g) vedi Kerkennah
Chantera (g) vedi Alicante
Chapudia (g) vedi Khadidja
Chantera (u) vedi Alicante
Chapudia (p) vedi Kerkennah
Chanuell (g) vedi Canoubier
Characha (g) vedi Karacali
Chanziri (g) vedi Porcelli
Charasse (p) vedi El-Taifa
Chapalo (g) vedi Kefalos
Charbasara (g) vedi Escampobariou
Chapellet (g) vedi Gaphilese (a)
Charbonaia (g) vedi Carbonara
Chapellet (u) vedi Capellecti/Capellecta (a)
Charbonaiola (g) vedi Carboneras
Chapelletto (g) vedi Gaphilese (a)
Charbonara (g) vedi Carbonara
Chapellutti (g) vedi Capellecti/Capellecta (a)
Charbonarola (g) vedi Carboneras
Chapi Sol (u) località non individuata, Cor-
sica, Francia Charbonarolia (u) vedi Carboneras
Chapisale (a) vedi Gaphilese (a) Charco (g) vedi Carto (a)
Chapisi (g) vedi Gabes Chardia (g) vedi Saros
Chapo (g) vedi Cope Charena (g) vedi Garian
Chapo d’Istria (u) vedi Promontora Charene (g) vedi Garian

290
Indice toponomastico

Charmagiar (g) vedi Mazarròn Chastangna (u) c. 160; località non indivi-
duata, Liguria, Italia
Charmangiar (g) vedi Mazarròn
Chastella (g) vedi Le Castella
Charmargiar (g) vedi Mazarròn
Chastello (g) vedi Kastron
Charmino (g) vedi Carmelo
Chastello (g) vedi Krionero
Charnagie (p) vedi Carcine
Chastello (u) vedi Kastron
Charo (g) vedi Tino, isola, Italia
Chastello a Mare (g) vedi Castellamare del
Charpi (p) vedi Kerpe, Burun
Golfo
Chars (g) vedi Chersa
Chastello a Mare (p) vedi Castellamare
Charse (g) vedi Chersa
Chastello a Mare di Voltorno (g) vedi Castel-
Charse (g) vedi El-Taifa lamare
Charsedania (g) vedi Cassidaigna Chastello di Castri (u) vedi Castello di Ca-
gliari
Charsidano (u) vedi Cassidaigna
Chastello di Castro (g) vedi Castello di Ca-
Chartaenia (g) vedi Cartagena
gliari
Chartagienia (u) vedi Cartagena
Chastello Lobardo (g) vedi Kaleardi
Chartaina (g) vedi Cartagine
Chastello Lombardo (g) vedi Kaleardi
Chartainea (g) vedi Cartagena
Chastello Pellegrino (g) vedi Atlit
Chartania (g) vedi Cartagine
Chastello Rogio (g) vedi Kastellorizon
Chartenia (g) vedi Cartagena
Chasteso (g) vedi Castro (a)
Chartinea (g) vedi Cartagena
Chastiglione della Pescaia (u) vedi Castiglio-
Charto (u) vedi Carto (a) ne della Pescaia
Charubieri (g) vedi El Dab’a Chastiso (g) vedi Castro (a)
Chasale (g) vedi Maltepe Chastorino (g) vedi Portofino, promontorio
Chasale (g) vedi Mersa El-Raccam Chastorno (g) vedi Portofino, promontorio
Chasana (g) vedi Caxine Chastoro (p) vedi Portofino, promontorio
Chasar (u) vedi Maltepe Chastro (p) vedi Kanastrion
Chasaro (g) vedi El-Zeguer Chastro Andrea (g) vedi Pyrgos
Chasartelli (g) vedi Gasr Tellil Chatalognia (p) vedi Catalogna
Chascio (g) vedi Kàsos Chatalongna (u) vedi Catalogna
Chasina (g) vedi Caxine Chatania (g) vedi Catania
Chastacur (p) vedi Cadice Chate (p) vedi Cazza

291
Bianca Fadda

Chatelognia (g) vedi Catalogna 75; Gerbi/Cherchine (p) cc. 20, 21;
Gierbis (u) c. 180
Chatto (g) vedi Leucade
Chavalieri (p) c. 34; località non individuata, Cherinas (u) c. 206; castello non individua-
Turchia to, Cipro

Chavalina (g) vedi Kavaliani Chersa, scogli, Libia; Carse (a) pp. 65, 66;
Charse/Chars (g) p. 72; Carcie (u) c. 180
Chavaline (g) vedi Kavaliani
Chiappa (p) vedi Kelibia
Chavalline (g) vedi Kavaliani
Chiappa, punta, Liguria, Italia; Monte (a)
Chavalline (p) vedi Kavaliani pp, 18, 19; Chapo del Monte (g) p. 19;
Chavallo (g) vedi Torre Cavallo Co di Monte (p) c. 6; Chapo di Mon-
te/Co di Monte (u) c. 160
Chavallo Mortto (g) vedi Beigua
Chiaro (g) vedi Claro (a)
Chavalo (g) p. 30; Canale (p) c. 9; Caval (u)
c. 164; secca non identificata, Puglia, Chiarola (g) vedi Fuengirola
Italia
Chibia (g) vedi Kelibia
Chavabra (g) (vedi Caprera
Chifallo (p) vedi Kefalos
Chavraira (g) vedi Caprera
Chifalo (a) vedi Kefalos
Chazar (u) vedi El-Zeguer
Chifalo (u) vedi Kefalos
Chazara (p) vedi Curzola
Chifalone (a) vedi Cefalù
Chazaria (g) vedi Curzola
Chifalonia (a) vedi Cefalonia
Chea (u) vedi Kea
Chilbi (g) vedi Skerki
Cheiron, monte, Francia; Arcire (a) p. 17;
Archilui (g) p. 17; Arcelli (p) c. 5; Cha- Chilbi (p) vedi Skerki
podail (u) c. 159
Chilbo (a) vedi Skerki
Chelomina (g) vedi Calolimno
Chilbo (g) vedi Skerki
Chelorita (g) vedi Columbretes
Chilimo (a) vedi Calimno
Cheo (a) vedi Gemlik
Chilli (p) vedi Skerki
Cherche (a) vedi Chergui
Chio (p) vedi Kea
Cherchell, capo, Algeria; Cercelli (a) pp. 76,
98; Cercelli (g) p. 82; Cercelli/Giercelli Chioggia, Veneto, Italia; Crocza (a) p. 30
(p) cc. 23, 28; Serzelli/Salciel (u) Chios, canale tra l’isola e la terraferma, Gre-
cc. 183, 194 cia; Sio (a) p. 56; Sio (g) p. 60; Scio (u)
Cherchine (g) vedi Chergui c. 176
Cherchine (p) vedi Chergui Chios, isola, Grecia; Sio (a) p. 56; Sio (g)
p. 60; Scio (u) cc. 175, 176
Chergui, isole, Tunisia; Gerbi/Cherche (a)
pp. 68, 69; Gerbi/Cherchine (g) pp. 74, Chipia (a) vedi Kelibia

292
Indice toponomastico

Chipia (p) vedi Kelibia Chomerzo (g) vedi Comerquio (a)


Chirra (g) vedi Quirra Chometissa (u) vedi Orfano
Chirra (p) vedi Quirra Chomino (g) vedi Cambriles
Chitto (g) vedi Kiti Chomino (g) vedi Comino, capo
Chiu (g) vedi Gemlik Chomino (u) vedi Cambriles
Chlarenza (u) c. 167; località non identifica- Choncha (g) vedi Conques
ta, Grecia
Chonigera (g) vedi Conejera
Cho di Fa (u) vedi Faro, capo, Liguria, Italia
Chonigere (g) vedi Conejera
Chocha (g) vedi Conques
Chonistabile (g) vedi El Batrum
Choda di Volppe (g) vedi Pezzo
Choniza (g) vedi Artemision
Choliuri (u) vedi Collioure
Chontesi (g) vedi Orfano
Cholliuri (u) vedi Collioure
Chontisa (g) vedi Orfano
Cholobi (g) vedi Colom
Choranto (p) vedi Corinto, golfo
Cholobi (g) vedi Colom
Chorato (g) vedi Corinto, golfo
Chololimena (g) vedi Kaloi
Choratto (g) vedi Corinto, città
Cholomp (u) vedi Colom, punta
Chorbo (g) vedi Corvo
Cholon (g) vedi Sunio
Chorchat (u) c. 190; località non individua-
Cholona (g) vedi Sunio ta, Sardegna, Italia
Cholonbi (g) vedi Colom, isola Chornachi (g) vedi Carcine
Cholonbi (g) vedi Colom, punta Chornachin (g) vedi Carcine
Cholonbi (g) vedi Ishaila Chornetto (g) vedi Corneto
Cholonbi (u) vedi Ishaila Chorone (g) vedi Korònis
Cholone (g) vedi Sunio Chorsicha (g) vedi Corsica
Cholonis (u) vedi Colombi Chorso (g) vedi Corso
Cholonna (g) vedi Sunio Chorsso (g) vedi Corso
Cholonna (u) vedi Colonne Chortino (g) vedi Capo Corto
Cholonna (u) vedi Sunio Choteli (g) vedi Kantin
Cholonne (g) vedi Colonne Chotile (g) vedi Kantin
Cholonne (g) vedi Sunio Chotoli (g) vedi Kantin
Choltellaccio (u) vedi Cavoli Chotri (g) vedi Livadhostra
Choltellacio (g) vedi Cavoli Chotrone (g) vedi Crotone

293
Bianca Fadda

Chrava (g) vedi Caprera Ciercielli (p) vedi Siciè


Chrava (g) vedi Gyaros Ciercielli (u) vedi Circeo
Chrava (g) vedi Syros Cierma (g) vedi Cervo
Christiana (g) vedi Christiane Ciervi (p) vedi Elaphònesos
Christiana (g) vedi Koufonesi, isola Cietreli (g) vedi Kìthera
Christiana (g) vedi Koufonesi, monti Cifalonia (a) vedi Cefalonia
Christiane, isola, Grecia, Isole Cicladi; Cri- Cifalonia (g) vedi Cefalonia
stiana (a) pp. 50, 55, 126; Christiana
Cifalonia (p) vedi Cefalonia
(g) pp. 51, 52, 58; Cristiana (p) cc. 15,
17; Cristiana (u) c. 172 Cifalonia (u) vedi Cefalonia
Christopoli (g) vedi Chrisopolis Cifalù (p) vedi Cefalù
Chrocie (g) vedi Creus Cifalù (u) vedi Cefalù
Chrysopolis, Grecia; Cristopoli (a) p. 44; Cifalue (g) vedi Cefalù
Christopoli (g) p. 46; Cristopoli (p)
Cifano (a) vedi Sifno
c. 14; Cristoppoli (u) c. 171
Cima (u) c. 180; località non individuata,
Chuaglie (g) vedi Kayio
Africa Settentrionale
Chunia (g) vedi Kuriate
Cimino (p) vedi Cambriles
Chunie (g) vedi Kuriate
Cinafalonia (u) vedi Cefalonia
Churdo (g) vedi Korgos
Cinillieras (u) vedi Conejera
Cia (a) vedi Kea
Cipre (a) vedi Cipro
Ciafalonia (p) vedi Cefalonia
Cipri (g) vedi Cipro
Ciafalonia (u) vedi Cefalonia
Cipri (p) vedi Cipro
Cialamella (g) vedi Iskenderun
Cipri (u) vedi Cipro
Cicilia (a) vedi Sicilia
Ciprico (a) p. 136; località non individuata,
Cicilia (g) vedi Sicilia Ucraina, Mar Nero
Cicilia (p) vedi Sicilia Cipro (Kipros), isola; Cipre/Cepri/Cepro (a)
pp. 121, 126, 128; Cipri (g) pp. 87,
Cicilia (u) vedi Sicilia
117, 118, 119; Cipri (p) cc. 32, 33; Ci-
Ciea (g) vedi Kea pri (u) cc. 177, 203, 204
Ciea (p) vedi Kea Circeo, capo, Lazio, Italia; Cercelli (a)
pp. 22, 99; Cercelli (g) pp. 23, 125,
Ciedri (p) vedi Kìthera
127; Cercelli/Ciercelli (p) c. 8; Cier-
Ciefalù (u) vedi Cefalù cielli (u) cc. 161, 194, 197
Ciercelli (p) vedi Circeo Ciresonda (a) vedi Giresun

294
Indice toponomastico

Cirio (g) vedi Krio Clare (a) p. 124; Eclare (u); isola non identi-
ficata, Grecia
Cirio (p) c. 36; località non individuata, Mar
Nero Claro (a) p. 59; Chiaro (g) p. 63; Loclar (u)
c. 177, monte nell’isola di Gelidonya,
Cirra (u) vedi Quirra Turchia
Citadella (a) vedi Ciutadella Clea (u) vedi Eregli
Citadella (p) vedi Ciutadella Clesedi (u) vedi Liman
Citrelli (g) vedi Kìthera Co di Faro (p) vedi Faro
Cittadella (p) vedi Ciutadella Co di Monte (p) vedi Chiappa
Cittadella (u) vedi Ciutadella Co di Monte (u) vedi Chiappa
Ciutadella, città, Spagna, Baleari; Citadella/ Coda de la Volpe (p) vedi Pezzo
Cettadella (a) p. 87; Citadella/Cittadella
Coda de Volpe (a) vedi Pezzo
(p) cc. 25, 26; Cittadella (u) cc. 188,
189 Coda di Volpe (u) vedi Pezzo
Civeta Vellia (a) vedi Civitavecchia Codora (a) vedi Cantor
Civita di Fermo (p) vedi Fermo Codora (u) vedi Cantor

Civita Nuova (g) vedi Civitanova Codro (u) vedi Cantor

Civita Nuova (p) vedi Civitanova Colar (g) vedi Salamina

Civita Nuova (u) vedi Civitanova Colars (p) vedi Salamina

Civita Vecchia (u) vedi Civitavecchia Colla (u) vedi Scuola

Civita Vechia (g) vedi Civitavecchia Collea (u) vedi Scuola

Civita Vechia (p) vedi Civitavecchia Collioure, capo, Francia; Olivero (a) p. 10;
Oliviere/Ulivieri (g) pp. 9, 124; Liurs
Civita Velia (a) vedi Civitavecchia (p) c. 3; Choliuri/Cholliuri (u) cc. 155,
156
Civita Vellia (a) vedi Civitavecchia
Colom, isola, Spagna, Baleari; Colombo/Co-
Civitanova, porto, Marche, Italia; Civeta lonbo (a) pp. 84, 185; Cholonbi/Cho-
Nova (a) p. 29; Civita Nuova (g) p. 32; lobi (g) p. 91; Moncolombrier (u) cc.
Civita Nuova (p) c. 9; Civita Nuova (u) 186, 188
c. 164
Colom, punta, Spagna; Colombo/Colonbo
Civitavecchia (p) vedi Civitavecchia (a) pp. 84, 85; Cholonbi/Cholobi (g)
Civitavecchia, porto, Lazio, Italia; Civeta Vel- p. 91; Colonbo (p) c. 25; Colomp/
lia/Civita Vellia/Civita Velia (a) pp. 21, Cholomp (u) c. 187
104; Civita Vechia (g) pp. 23, 103, 125, Colombi, isola, Algeria; Columbi (a) pp. 76,
127; Civitavecchia/Civita Vechia (p) 79; Palonbi/Palobia/Palombara (g)
cc. 7, 29; Civita Vecchia (u) cc. 161, pp. 83, 86; Colonbi (p) c. 23; Cholonis
197 (u) cc. 183, 185

295
Bianca Fadda

Colombiera/Santo Ermino dalla Colombaira Columbi (a) vedi Colombi


(u) c. 198; isola non identificata, Sici-
Columbretes, isole, Spagna; Colovriero (a)
lia, Italia p. 9; Chelorita (g) p. 7; Monscolourer
Colombo (a) vedi Colom, isola (u) c. 155

Colombo (a) vedi Colom, punta Comas (u) vedi Kuriate

Colomina (u) vedi Calolimno Comenso (u) vedi Comerquio (a)

Colomne (a) vedi Colonne Comensso (u) vedi Comerquio (a)


Comerchui (p) vedi Comerquio (a)
Colomp (u) vedi Colom
Comerquio (a) p. 47; Comerzodin/Comer-
Colonbi (a) vedi Ishaila
zin/Chomerzo (g) pp. 48, 50; Comer-
Colonbi (p) vedi Colombi chui/Commerso (p) cc. 14, 15; Co-
menso/Comensso/Giro (u) cc. 171,
Colonbi (p) vedi Ishaila 172; località non individuata, Turchia
Colonbo (a) vedi Colom, punta Comerzin (g) vedi Comerquio (a)
Colonbo (a) vedi Colom, isola Comerzodin (g) vedi Comerquio (a)
Colonbo (p) vedi Colom, punta Cometissa (a) vedi Orfano
Colonese (p) vedi Korònis Cometissa (u) vedi Orfano
Colonimera (a) vedi Kaloi Comin (a) vedi Cambriles
Colonna (u) vedi Sunio Comin (u) vedi Comino, isola
Colonne (a) vedi Colonne Comino (a) vedi Cambriles

Colonne (a) vedi Sunio Comino (a) vedi Comino, capo

Colonne (g) vedi Sunio Comino (a) vedi Comino, isola

Colonne (p) vedi Colonne Comino (p) vedi Comino, capo


Comino (p) vedi Comino, isola
Colonne (p) vedi Sunio
Comino (u) vedi Comino, capo
Colonne, capo, Calabria, Italia; Colonne/
Colomne (a) pp. 24, 81; Cholonne (g) Comino, capo, Sardegna, Italia; Comino (a)
p. 27; Colonne (p) c. 8; Cholonna (u) pp. 92, 93, 99; Chomino (g) pp. 99,
c. 162 127; Comino (p) cc. 26, 28; Comino
(u) cc. 192, 194
Colovriero (a) vedi Columbretes
Comino, isola, Malta; Comino/S. Maria de
Colsebe (u) c. 184; località non individuata, Comino (a) p. 111; Comino (p) c. 34;
Africa Settentrionale Comin (u) c. 200
Colso (a) vedi Corso Comitossa (p) vedi Orfano
Coltelaccio (p) vedi Cavoli Commerso (p) vedi Comerquio (a)
Coltellazo (a) vedi Cavoli Comquas (u) vedi Conques

296
Indice toponomastico

Con (u) c. 153; località non individuata, Contil (u) vedi Kantin
Spagna Atlantica
Contiri (a) vedi Kantin
Conca (a) vedi Conques
Contro (u) vedi Crotone
Conca (p) vedi Conques
Contron (u) vedi Crotone
Concha (p) vedi Conques
Copa (a) pp. 135, 136; località non indivi-
Coneil (u) vedi Kantin duata, Turchia, Mar Nero
Conejera, isola, Spagna, Isole Pitiuse; Coni- Cope, punta, Spagna; Capo (a) p. 7; Chapo/
liera/Coneliera/Conelliere (a) p. 82; Chappo (g) p. 5; Capo (p) c. 2; Capo
Chonigera/Chonigere/Conigerie (g) (u) c. 154
p. 88; Conigliera (p) c. 24; Conillieras
(u) c. 186 Coran (u) c. 200; località non individuata,
Malta
Coneliera (a) vedi Conejera
Coranto (a) vedi Corinto, città
Conelliere (a) vedi Conejera
Coranto (a) vedi Corinto, golfo
Conerto (u) c. 156; località non individuata,
Spagna Corbo (p) vedi Corvo
Conestavele (a) vedi El Batrum Corbo (u) vedi Corvo
Conia (a) vedi Kuriate Corfo (a) vedi Corfù
Conie (a) vedi Kuriate Corfu (a) vedi Corfù (Kerkira)
Conigerie (g) vedi Conejera Corfu (a) vedi Corfù (Stenon Kerkyras)
Conigliera (p) vedi Conejera Corfù (Kèrkira), isola, Grecia, Isole Ionie;
Coniliera (a) vedi Conejera Corfu/Corfo/Curfo (a) pp. 32, 80, 81,
113; Grifo (g) p. 35; Gurfo/Ghurfo/
Conise (u) vedi Artemision Gorfo/Gurfu (p) cc. 10, 24, 33; Gurfo/
Conistabile (p) vedi El Batrum Gurffo/Golfo/Gholfo (u) cc. 165, 166

Conize (p) vedi Artemision Corfù, (Stenon Kerkyras), canale, Grecia;


Corfu (a) p. 32; Grifo (g) p. 35; Curfo
Conostabele (g) vedi El Batrum (u) cc. 165, 166
Conquas (u) vedi Conques Corinte (u) vedi Corinto, città
Conques, capo, Francia; Conca (a) p. 11; Corinte (u) vedi Corinto, golfo
Choncha/Chocha (g) pp. 9, 10; Con-
cha/Conca (p) c. 3; Conquas/Comquas Corinto (Korinthiakos), golfo, Grecia; Co-
(u) c. 156 ranto (a) p. 34; Chorato (g) p. 37;
Choranto (p) cc. 11, 12; Corinto/Co-
Constabile (u) vedi El Batrum
rinte (u) cc. 167, 169
Constantinopoli (a) vedi Istambul
Corinto (Korinthos), città, Grecia; Coranto
Contarin (u) c. 203; località non individua- (a) p. 39; Choratto (g) p. 40; Corinte
ta, Grecia (u) c. 169

297
Bianca Fadda

Corinto (u) vedi Corinto, golfo Chorsso (g) pp. 22, 102; Corso/Corsi
(p) cc. 7, 26, 28, 29; Corso/Corsso (u)
Cornaggie (u) vedi Carcine
cc. 160, 196, 197
Cornagie (u) vedi Carcine
Corsso (u) vedi Corso
Cornalle (a) vedi Carcine
Cortezeto (a) vedi Sferracavallo
Corneto (a) vedi Corneto
Cortina (a) vedi Capo Corto
Corneto (p) vedi Corneto
Corvo (a) vedi Corvo
Corneto (u) vedi Corneto
Corvo (a) vedi Toro, isola, Baleari
Corneto, scalo, Lazio, Italia; Corneto (a)
pp. 21, 110; Chornetto (g) pp. 23, Corvo, punta, Liguria, Italia; Corvo (a) p. 19;
108, 127; Corneto (p) cc. 7, 30; Cor- Chorbo (g) p. 20; Corbo (p) c. 6; Cor-
neto (u) c. 161 bo (u) c. 160
Corno (p) vedi Toro, isola, Baleari Costa del Caval/Coza del Caval (u) c. 192; lo-
calità non individuata, Sardegna, Italia
Corona (u) vedi Sunio
Costantinopoli (a) vedi Istambul
Coronas (u) vedi Korònis
Costanza (a) vedi Costanza
Coronese (a) vedi Korònis
Costanza, Romania, Mar Nero; Costanza (a)
Coronose (a) vedi Korònis
p. 130
Corp (u) vedi Toro, isola, Baleari
Cotona (a) vedi Catona
Correnti (a) p. 106; Storrens (u) c. 198; isola
non identificata, Sicilia, Italia Cotrone (a) vedi Crotone

Corsega (a) vedi Corsica Cotrone (p) vedi Crotone

Corsi (p) vedi Corso Coudon, monte, Francia; Cadaon (a) p. 14;
Gudeio (g) p. 14; Gadori (p) c. 4; Cad-
Corsica (p) vedi Corsica daon (u) c. 158
Corsica, Francia; Corsega (a) pp. 99, 100, Coza del Caval (u) vedi Costa del Caval (u)
103, 104, 105; Chorsicha (g) pp. 87,
94, 95, 101, 128; Corsica/Corsicha (p) Crava (g) vedi Gyaros
cc. 28, 29; Corsicha/Curso (u) cc. 195, Cravaira (a) vedi Caprera
196, 197, 201
Crea (p) vedi Eregli
Corsicha (p) vedi Corsica
Crea (u) vedi Eregli
Corsicha (u) vedi Corsica
Creta (Krete), isola, Grecia; Creti (a) pp. 37,
Corso (a) vedi Corso
50, 52, 53, 108, 115, 116, 117, 118,
Corso (p) vedi Corso 120, 126; Cretti/Gretti/Greti (g) pp. 52,
54, 55, 87, 107, 110, 111, 112, 114,
Corso (u) vedi Corso
116; Creti/Greti (p) cc. 15, 16, 20, 24,
Corso, capo, Corsica, Francia; Corso/Colso 30, 31, 32; Creti (u) cc. 168, 172, 173,
(a) pp. 20, 88, 102, 103, 104; Chorso/ 201, 202, 203

298
Indice toponomastico

Creti (a) vedi Creta Crudon (u) c. 153; città distrutta nei pressi
di Cadice, Spagna
Creti (p) vedi Creta
Crutello (a) vedi Therasìa
Creti (u) vedi Creta
Cuaglie (p) vedi Kayio
Cretti (g) vedi Creta
Cuevas de Vera, Spagna; Bera (a) p. 7; Bera
Creus, capo, Spagna; Croce (a) pp. 10, 13;
(g) p. 5; Bara (p) c. 2; Berra (u) c. 154
Chrocie (g) pp. 9, 12; Crocie (p) cc. 3,
4; Crocie (u) cc. 155, 157 Cun (u) vedi Sigrion
Crio (a) vedi Krio Cunie (p) vedi Kuriate
Criovo (u) vedi Krio Curchedo (g) vedi Krikellos
Cristiana (a) vedi Christiane Curco (a) vedi Korgos
Cristiana (a) vedi Koufonesi, isola Curco (p) vedi Korgos
Cristiana (a) vedi Koufonesi, monti Curfo (a) vedi Corfù
Cristiana (p) vedi Christiane Curfo (u) vedi Corfù
Cristiana (p) vedi Cristiani Curso (u) vedi Corsica
Cristiana (p) vedi Koufonesi, isola Cursona (a) p. 137; località non identificata,
Turchia, Mar Nero
Cristiana (u) vedi Christiane
Curzola (Korcula) isola, Costa Dalmata;
Cristiana (u) vedi Koufonesi, isola
Cassola (a) p. 31; Chazaria (g) p. 33;
Cristiana (u) vedi Koufonesi, monti Chazara/Gazzara (p) c. 10; Carsaria (u)
c. 165
Cristoli (u) vedi Therasìa
Cristopoli (a) vedi Chrysopolis
D
Cristopoli (p) vedi Chrysopolis
Dacer (u) vedi Cadaquès
Cristoppoli (u) vedi Chrysopolis
Dacher (u) vedi Cadaquès
Croce (a) vedi Creus
Dactili (a) vedi Donousa
Crocie (p) vedi Creus
Dadena (p) vedi Enez
Crocie (u) vedi Creus
Daffa (u) vedi Yafo
Crocza (a) vedi Chioggia
Daghaso (p) vedi Leucade
Crotone, porto, Calabria, Italia; Cotrone (a)
pp. 24, 25, 81; Chotrone (g) p. 27; Co- Dalìas, llanos, Spagna; Alcandra (a) p. 6; Al-
trone (p) cc. 8, 24; Contron/Contro chandra/Archandra (g) p. 4; Candra
(u) cc. 162, 180 (p) c. 2; Alcandra (u) c. 154
Croze (a) vedi Tròodos Dama (u) vedi Sàmos
Cruce (p) vedi Tròodos Damiata (a) vedi Damietta

299
Bianca Fadda

Damiata (g) vedi Damietta Denio (a) vedi Enez


Damiata (p) vedi Damietta Dente Albagna (a) vedi Sainte Baume
Damiata (u) vedi Damietta Dente d’Albagna (a) vedi Sainte Baume
Damiatta (g) vedi Damietta Dente d’Albania (g) vedi Sainte Baume
Damietta (Dumjat), città, Egitto; Damiata Dente dalla Balmo (u) vedi Sainte Baume
(a) pp. 62, 63, 121, 128; Damiata/Da-
miatta (g) pp. 68, 117, 121; Damiata Dente de Albagnia (p) vedi Sainte Baume
(p) cc. 19, 32, 33; Damiata (u) cc. 178, Dente della Palma (u) vedi Sainte Baime
179, 203, 206
Depex (a) p. 123; isola non individuata, Gre-
Dardan, porto, Turchia; Dardanello (a) p. cia
46; Dardanello (g) p. 49; Bardanello/
Barnallo (p) c. 15; Dardano (u) c. 172 Dere (g) vedi Rousse

Dardanelli (Canakkale), stretto, Turchia; Deri (g) vedi Rousse


Avedo (a) p. 47; Avido (g) pp. 47, 48, Descarcadore (a) vedi Archentrìas
49, 50; Avido/Aveo (p) cc. 14, 15, 17;
Aveo/Aver/Ver (u) cc. 171, 172, 175 Descargadore (a) vedi Archentrìas

Dardanello (a) vedi Dardan Destrai/Destrui (p) c. 35; località non indivi-
duata, Mar Nero
Dardanello (g) vedi Dardan
Deus (a) c. 48; isoletta nei pressi dell’isola di
Dardano (u) vedi Dardan Milo, Grecia
Datali (g) vedi Donousa Dia, isola, Creta, Grecia; Standea (a) pp. 50,
Dattal (u) vedi Donousa 118, 122, 126; Standea/Istandea
(g) pp. 114, 117; Standea/Scanda (p)
Delmo (u) vedi Nio cc. 15, 32; Standia/Estandia (u) cc.
De-Mala (a) pp. 38, 39; Mala/Malla (g) 173, 203, 204
p. 40; Malea/Mala (p) c. 12; Mala/Ma- Diamont, monte, Egitto; Manone (g) p. 69;
lia (u) c. 169; località non individuata, Marinon (u) c. 179
Grecia
Diapotamo/Diopotamo (a) p. 131; fiume
Demiryeri, porto, Turchia; Stamire/Stamirre non identificato, Turchia, Mar Nero
(a) pp. 59, 127; Smirre/Ismirre (g)
p. 62; Stalemure (p) c. 18; S. Nicolao Diasona (a) p. 134; località non identificata,
della Stamira (u) c. 177 Turchia, Mar Nero
Denia (a) vedi Denia Dimondras (u) vedi Dimonidras (u)
Denia (a) vedi Enez Dimonidras/Dimondras (u) c. 176; località
non individuata, Grecia
Denia (g) vedi Denia
Dino (g) vedi Dino
Denia (u) vedi Denia
Dino, isola, Calabria, Italia; Dino (g) p. 25
Denia, porto, Spagna; Denia (a) p. 9; Denia/
Lenia (g) p. 7; Denia (u) c. 155 Ditelisi (g) vedi Tedlés

300
Indice toponomastico

Divato (u) c. 175; località non individuata, Dorasso (u) vedi Durazzo
Grecia
Dour, roque, Francia; Odore (a) p. 12; Ador
Djebel, capo, Tunisia; Rassalgibel/Rassagi- (g) p. 11; Odor (p) c. 3; Odor (u)
bel/Rasagibele (a) pp. 72, 73, 96, 97, c. 156
98, 109, 110; Rasal Gibel/Rasegibel/
Raso al Gibello/Rasagibel/Rasagibell/ Dragades (u) vedi Tròodos
Raso il Gibel/Rasol Gibel (g) pp. 78, Draghonare (p) vedi Dragonesi
79, 108, 124; Rasalgibello (p) cc. 22,
27, 30; Rasagibel/Ransagibel/Sagibe Dragodosso (g) vedi Tròodos
(u) cc. 182, 193, 194, 199, 200 Dragonaia (u) vedi Dragonesi
Djerba, isola, Tunisia; Gerbi (a) pp. 68, 112, Dragonara (a) vedi Dragonesi
114; Gerbi (g) p. 74; Gerbi/Gierbi (p)
cc. 20, 21, 34, 35; Gierbi/Gierbis (u) Dragonara, isola, Spagna, Baleari; Dragonie-
cc. 180, 181 ra (a) p. 85; Gragonara (g) p. 92; Dra-
goniera (u) c. 187
Djidjelli, città, Algeria; Gigea (a) pp. 74, 75;
Gigari/Zizari/Zigiari (g) p. 81; Gigari Dragonare (a) vedi Dragonesi
(p) c. 22; Giggiari (u) c. 183
Dragonare (g) vedi Dragonesi
Dnepr, fiume, Ucraina; Ellexe (a) p. 131
Dragonare (p) vedi Dragonesi
Dolcengno (a) vedi Bojane
Dragonesi, isolotti, Grecia, Isole Ionie; Dra-
Dolcengno (a) vedi Dulcigno (Kruci) gonare/Dragonara (a) pp. 37, 122;
Dolcengno (a) vedi Dulcigno (Ulcinj) Dragonare (g) p. 118; Gragonare/Dra-
ghonare/Dragonare (p) cc. 12, 33;
Dolciegno (u) vedi Bojane Dragonaia/Ragonaia (u) c. 168
Dolciegno (u) vedi Dulcigno (Kruci) Dragoniera (a) vedi Dragonara
Dolciegno (u) vedi Dulcigno (Ulcinj) Dragoniera (u) vedi Dragonara
Dolcigne (u) vedi Dulcigno (Kruci) Drea (g) vedi S. Andrea
Dolcigne (u) vedi Dulcigno (Ulcinj) Drigo (g) vedi Ragusio
Dolcino (g) vedi Bojane Drigo (u) vedi Ragusio
Dolcino (g) vedi Dulcigno (Kruci) Du Frati (p) vedi Due Frati
Dolcino (g) vedi Dulcigno (Ulcinj) Ducat (u) vedi Leucade
Donna (u) vedi S. Giorgio Ducato (a) vedi Leucade
Donne (a) vedi S. Giorgio Ducer (u) vedi Cadaquès
Donne (g) vedi S. Giorgio Duchatto (g) vedi Leucade
Donne (p) vedi S. Giorgio
Due Frati (a) vedi Due Frati
Donousa, isola, Grecia, Isole Cicladi; Dactili
Due Frati (a) vedi Los Frailes
(a) p. 54; Datali (g) p. 56; Dattal (u)
c. 174 Due Frati (a) vedi Les Frères

301
Bianca Fadda

Due Frati (u) vedi Due Frati E


Due Frati (u) vedi Les Frères Eba (g) vedi Elba
Due Frati, monte, Liguria, Italia; Due Frati Eclare (u) vedi Clare (a)
(a) p. 18; Due Fratti (g) p. 19; Du Frati
Efiar (u) vedi Sciro
(p) c. 6; Due Frati (u) c. 159
Egenas (g) vedi Egina
Due Fratti (g) vedi Due Frati
Egina (Aigina), isola, Grecia; Eginas (a) p. 39;
Due Fratti (g) vedi Les Frères
Egenas/Egonas (g) p. 40 Egine/Gine
Due Fratti (g) vedi Los Frailes (p) c. 12
Due Sorore (a) vedi Sorelle Eginas (a) vedi Egina
Due Sorori (g) vedi Sorelle Egine (p) vedi Egina
Due Suore (u) vedi Sorelle Egonas (g) vedi Egina
Dugati (p) vedi Leucade Ejsk, Russia, Mar Nero; Pexe (a) p. 136
Dugenio (p) vedi Dulcigno El Baijada, capo, Libano; Blanco (a) pp. 61,
62; Biancho (g) pp. 66, 67; Biancho
Dugienio (p) vedi Dulcigno
(p) c. 19; Bianco (u) c. 178
Duginio (p) vedi Bojane
El Bassite, capo, Siria; Polcino (a) p. 60; Por-
Dulcigno (Kruci), capo, Costa Dalmata; cino (g) p. 64; Pousin (u) c. 177
Dolcengno (a) p. 31; Dolcino (g) p. 34;
El Batrum, baia, Libano; Conestavele (a)
Dugenio (p) c. 10; Dolciegno/Dolci-
p. 62; Chonistabile/Chonostabele (g)
gne (u) c. 165
p. 65, 66; Conistabile (p) c. 18; Con-
Dulcigno (Ulcinj), baia, Costa Dalmata; stabile (u) c. 178
Dolcengno (a) p. 31; Dolcino (g) p. 34;
El Burullus, capo, Egitto; Broilo/Broillo (a)
Dugienio (p) c. 10; Dolciegno/Dolci-
p. 63; Bruglio (g) pp. 68, 69; Bruglio
gne (u) c. 165
(p) c. 19; Albrueil/Abruil (u) c. 179
Duraczo (a) vedi Durazzo
El Dab’a, isola, Egitto; Carobiero (a) p. 64;
Durasso (u) vedi Durazzo Charubieri (g) p. 69
Durazo (g) vedi Durazzo El Gimari (g) vedi Zembra
Durazo (p) vedi Durazzo El Maracheb, isola, Libia; Patriarcha (a) p. 66;
Patriarcha/Patracha (g) p. 71; Patriarca
Durazzo (Durres), città, Albania; Duraczo
(p) c. 20; Patriarcha (u) cc. 179, 201
(a) p. 31; Durazo (g) p. 34; Durazo (p)
c. 10; Durasso/Dorasso (u) c. 165 El Mrega, porto, Libia; Maczalomare (a)
p. 65; Masanar/Massanmar (g) p. 71;
Duropetra (u) vedi Nagar
Masolmar/Masalmar (p) c. 20; Masalo-
mar (u) c. 179
El-Amouch, capo, Algeria; Batal/Batallo/
Boctaro (a) p. 76, 83, 86; Batal/Bater

302
Indice toponomastico

(g) p. 82, 89; Batar/Bantar (p) cc. 23, Ellexe (a) vedi Ventilegne
24, 25 Albatail (u) cc. 183, 186, 188
Elleze (a) vedi Ventilegne
Elaphònesos, isola, Grecia; Cervi/Cervo (a)
Elmandia (u) vedi Camaròn
pp. 37, 52, 122; Cervi (g) pp. 54, 118;
Cervi/Ciervi (p) cc. 12, 16, 33; Servi/ Elmedina (p) vedi Medina Azzahira
Seni/Sieni/Sem (u) cc. 168, 173
Elmendia (p) vedi Camaròn
Elba (a) vedi Elba
Elmendina (a) vedi Camaròn
Elba (g) vedi Elba
Elmendina (g) vedi Camaròn
Elba (p) vedi Elba
Elmendina (g) vedi Medina Azzahira
Elba (u) vedi Elba
Elmendina (u) vedi Camaròn
Elba, isola, Toscana, Italia; Elba/Melba (a)
pp. 20, 21, 104; Elba/Elbba/Eba (g) Elmendina (u) vedi Medina Azzahira
pp. 21, 22, 102; Elba (p) cc. 7, 29; El-Taifa, scogli, Egitto; Carse (a) p. 65;
Elba (u) cc. 160, 197 Charse (g) p. 70; Tarfa/Carase/Charas-
Elbba (g) vedi Elba se (p) cc. 19, 20; Casar (u) c. 179

El-Beith, secche, Tunisia; Beto (a) pp. 68, El-Zeguer, alcazar, Marocco; Casar/Cassaro
69, 71, 114; Beito/Betto (g) pp. 74, (a) p. 77; Chasaro (g) p. 84; Cassaro
75, 76, 77; Beito (p) cc. 21, 34; Beit/ (p) c. 23; Cazar/Chazar (u) c. 184
Beis/Bort/Gitiges (u) cc. 181, 201 Embiez, isole, Francia; Lembiere/Lembieri
Elbo Trento/Albol Trento (u); località non (a) p. 14; Labello (g) p. 13; Label/Lan-
individuata, Grecia bel (p) c. 4; Sembiers (u) c. 157

Ele (u) c. 195; località non individuata, Cor- Embro (a) vedi Imbros
sica, Francia Emina (u) vedi Almina
Ele (u) vedi Lerici Enbro (g) vedi Imbros
Elefante (p) vedi Fate (a) Enez, porto, Turchia; Denio/Denia (a) p. 44;
Eleutheroupolis, città, Grecia; Stopoli (a) Stena/Istena (g) p. 47; Dadena (p) c. 14;
p. 44; Astopoli (g) p. 46; Astoppoli/ Arma/Arna (u) cc. 171, 180
Estoppoli (u) c. 171 Engoe (g) vedi Kos
Eleze (a) vedi Lerici Ennea (u) vedi Lébitha
El-Hilal, capo, Libia; Bonandrea (a) pp. 66, Entrecueis (a) vedi Toukousch
109, 121; Buonandrea/Buona Andrea/
Buonadrea (g) pp. 72, 107, 116; Bona- Envida (g) vedi Lébitha
drea/Buonadrea (p) cc. 20, 32; Bonan- Envidia (a) vedi Lébitha
drea/Bonandria/Buono Andrea (u)
cc. 180, 199, 203 Envinza (a) vedi Levanzo
Elleuze (u) vedi Ventilegne Enviza (g) vedi Ibiza
Ellexe (a) vedi Dnepr Enviza (g) vedi Levanzo

303
Bianca Fadda

Eou Mais (u) c. 168; località non individua- Escampobariou, capo, Francia; Carabassara
ta, Grecia (a) p. 14; Charbasara (g) p. 14; Carabas
(p) c. 5; Caravasana (u) c. 158
Episcopia (u) vedi Piskopè
Escrofa (u) vedi Scrofa
Era (u) vedi Hyeres
Espatire (a) vedi Spatire (a)
Eras (u) vedi Hyeres
Erbosa (u) vedi Saint Tropez, golfo Espigueta (a) vedi Espiguette

Ercoli (p) vedi L’Isolotto Espiguette, punta, Francia; Espigueta/Pinea/


Pineta (a) p. 11; Pigni/Pini (g) pp. 10,
Ere (g) vedi Hyeres 11; Pina (p) c. 3; Pina (u) c. 156
Eregli (Tekirdag), capo, Turchia, Mar di Mar- Espinello (a) vedi Esterel
mara; Greca/Grega/Recrea (a) pp. 44,
45; Grea (g) p. 47; Crea/Grea/Greta (p) Essa (a) vedi Lissa
cc. 14, 33; Clea/Crea (u) c. 171 Esta (u) vedi Kea
Eregli (Zonguldak), capo, Turchia, Mar Nero; Estandia (u) vedi Dia
Ponte Arachia/Pont’Arachia (a) p. 132
Estepona, porto, Spagna; Estopona/Stopona
Erei (p) vedi Hyeres (a) p. 5; Estopona/Stopona (g) p. 3;
Eres (u) vedi Hyeres Stoponam (p) c. 1; Stopona (u) c. 153

Eri (g) vedi Hyeres Esterel, capo, Francia; Espinello (a) p. 15;
Aspine/Spine (g) p. 15; Ospinello (p)
Eri (g) vedi Iera (a) c. 5; Sperel (u) c. 158
Eri (p) vedi Hyeres Estopona (a) vedi Estepona
Eri (p) vedi Iera (a) Estopona (g) vedi Estepona
Erici (p) vedi Lerici Estoppoli (u) vedi Eleutheroupolis
Erici (p) vedi Ventilegne Esturion (u) vedi Shibin
Eriovo (u) vedi Krio Etna, montagna, Sicilia, Italia; Mongibello
Ermendina (a) vedi Medina Azzahira (g) p. 28
Erminia (u) vedi Kumkale Euripos, forte, Grecia; Torrecta (a) pp. 41,
42; Toretta (g) p. 43; Turetta/Toretta
Erminio (a) vedi Amsoros, Burun
(p) c. 13; Torretta (u) c. 170
Ermomilo (g) vedi Antimelos
Evinza (a) vedi Ibiza
Ermoni (u) vedi Antimelos
Evinza (a) vedi Levanzo
Ermonmilo (a) vedi Antimelos
Evinza (g) vedi Ibiza
Esagueta (a) p. 11; Cabre (u) c. 156; località
Evisa (p) vedi Ibiza
non individuata, Francia
Evisa (p) vedi Levanzo
Escabolli (u) c. 206; centro situato nell’isola
di Cipro Eviza (g) vedi Ibiza

304
Indice toponomastico

Eviza (u) vedi Ibiza pp. 34, 35; Tano (p) cc. 10, 24; Tano
(u) cc. 165, 180
Examilia, porto, Grecia; Similia/Sinilia (a)
p. 39; Similia (g) p. 40; Schamilla/Sca- Fans (g) vedi Fate (a)
milla/Scilla (p) c. 12; Semilla/Semella
Faognana (a) vedi Favignana
(u) c. 169
Faqua (a) vedi Panagia
Faquia (a) vedi Panagia
F
Faquis (u) vedi Sfax
Fa.ru (u) vedi Frioul
Far (u) vedi Alessandria, porto
Fachalora (g) vedi Abu Ashafa
Far (u) vedi Raftis
Fachea (a) vedi Panagia
Far de Messina (a) vedi Messina, stretto
Fachia (p) vedi Panagia
Fara (g) vedi Fascia
Fachise (a) vedi Sfax
Farailons (u) vedi Kaballoi
Fachisse (a) vedi Sfax
Farconiera (u) vedi Falkonera
Fadala (u) vedi Sedala (a)
Fariglion (u) vedi Farillione (a)
Falchonare (g) vedi Falkonera
Fariglione (g) vedi Farillione (a)
Falchone (u) c. 184; località non identificata,
Algeria Fariglioni (g) vedi Kaballoi

Falconare (a) vedi Falkonera Farilions (u) vedi Kaballoi

Falconiera (u) vedi Falkonera Farillione (a) p. 52; Fariglione (g) p. 54; Fari-
glion (u) c. 173; isolotti presso Capo
Faliglioni (g) vedi Kaballoi Spada, Creta, Grecia
Falkonera, isola, Grecia, Isole Cicladi; Falco- Farillioni (a) vedi Kaballoi
nare (a) pp. 53, 125; Falchonare (g)
p. 54: Falconiera/Farconiera (u) cc. 173, Faris (p) vedi Palos
205 Farmakousa, isola, Turchia; Angnello (a)
Falogniana (g) vedi Favignana p. 56; Angelo (g) p. 60; Angello (p)
c. 17
Falogniana (p) vedi Favignana
Farmenea (p) vedi Thermia
Fana (g) vedi Fate (a)
Farmenter (g) vedi Formentera
Fanario (a) vedi Fanaro (a)
Farnetto (g) vedi Saint Tropez, golfo
Fanaro (p) c. 21; porto non identificato, Libia
Faro (a) vedi Alessandria, porto
Fanaro/Fanario (a) pp. 45, 129, 137; Faro (p)
Faro (a) vedi Faro, capo, Egitto
c. 35; capo non individuato, Turchia
Faro (a) vedi Faro, capo, Liguria, Italia
Fanos, isola, Grecia, Isole Ionie; Tano/Tino/
Teno (a) pp. 32, 80, 81; Chano (g) Faro (a) vedi Messina, stretto

305
Bianca Fadda

Faro (g) vedi Alessandria, porto Fatellea (u) vedi Stavros


Faro (g) vedi Faro, capo, Egitto Fatis (u) vedi Fate (a)
Faro (g) vedi Faro, capo, Liguria, Italia Fatsa, Turchia, Mar Nero; Vatiza (a) p. 134;
Vatissa (p) c. 36
Faro (g) vedi Messina, stretto
Fatta (g) vedi Raftis
Faro (p) vedi Alessandria, porto
Favignana, isola, Italia, Isole Egadi; Faogna-
Faro (p) vedi Fanaro (a)
na/Favongnana (a) pp. 107, 108; Falo-
Faro (p) vedi Faro, capo, Egitto gniana (g) pp. 105, 108; Falogniana (p)
c. 30; Favogniana (u) cc. 198, 199
Faro di Mesina (p) vedi Messina, stretto
Favogniana (u) vedi Favignana
Faro di Messina (g) vedi Messina, stretto
Favongnana (a) vedi Favignana
Faro di Messina (p) vedi Messina, stretto
Faxa (a) vedi Fascia
Faro, capo, Egitto; Faro (a) p. 64; Faro (g)
p. 69; Faro (p) c. 19; Farro d’Allessan- Faxo (a) vedi Supsa
dria (u) c. 179
Fazia (p) vedi Fascia
Faro, capo, Liguria, Italia; Faro (a) p. 18;
Fazoli (p) vedi Frixol
Faro (g) p. 19; Co di Faro (p) c. 6; Cho
di Fa (u) c. 159 Fedala (g) vedi Sedala (a)
Faro, capo, Sicilia, Italia; Torrecta (a) pp. 24, Fedala (p) vedi Fedhala
108, 110; Toretta (g) pp. 26, 106, 110;
Fedale (u) vedi Fedhala
Toretta (p) cc. 9, 30, 31; Torretta (u)
cc. 199, 200 Fedalia (a) vedi Fedhala
Farro d’Allessandria (u) vedi Faro, capo, Fedela (g) vedi Fedhala
Egitto
Fedhala, isola, Marocco; Fedalia (a) p. 78;
Farro di Messina (u) vedi Messina, stretto Fedela (g) p. 85; Fedala (p) c. 23; Feda-
le (u) c. 184
Farruch, capo, Spagna, Baleari; Artano (a)
p. 85; Argani/Archani (g) p. 91; Ferog Felicus (u) vedi Filicudi
(u) c. 187
Fenicholi (u) vedi Akiò
Fasallam (a) vedi Abu Ashafa
Fenigolo (p) vedi Akiò
Fascia, monte, Liguria, Italia; Faxa (a) p. 18;
Feno (a) vedi Feno
Fara (g) p. 19; Fazia (p) c. 6
Feno, capo, Corsica, Francia; Feno (a) p. 100;
Faso (p) vedi Supsa
Fieno (p) c. 28; Fieno (u) c. 195
Fata (a) vedi Raftis
Fenoiarolia (u) vedi Fuengirola
Fate (a) p. 57; Fans/Fana (g) p. 61; Elefante
Fenollarola (a) vedi Fuengirola
(p) c. 17; Fatis (u) c. 176; isola non
identificata, Grecia Fenosia (a) vedi Kefken
Fatelee (p) vedi Stavros Fenoxia (a) vedi Kefken

306
Indice toponomastico

Feodosija, Ucraina, Mar Nero; Caffa (a) Ferrato (a) vedi Ferrat
p. 136
Ferrato (p) vedi Ferrat
Ferara (g) vedi Porto Ferraio Ferrato (u) vedi Ferrat
Feraro (g) vedi Ferrato Ferrato, capo, Sardegna, Italia; Pali (a) p. 93;
Feratto (g) vedi Ferrat Par/Feraro (g) pp. 99, 100; Ferrara (p)
c. 26; Para (u) c. 192
Fermene (a) vedi Thermia
Fetelei (a) vedi Stavros
Fermenea (g) vedi Thermia
Fettelea (g) vedi Stavros
Fermenea (u) vedi Thermia
Fettelee (u) vedi Stavros
Fermense (a) vedi Thermia
Fia (p) vedi Raftis
Fermente (u) vedi Thermia
Ficareto (p) vedi Figareto (a)
Fermentera (g) vedi Formentera
Ficharetto (g) vedi Figareto (a)
Fermentiera (g) vedi Formentera
Fichari (g) vedi Figari
Ferminea (g) vedi Thermia
Ficho (u) vedi Figari
Ferminea (p) vedi Thermia
Fieno (p) vedi Feno
Fermo (a) vedi Fermo
Fieno (u) vedi Feno
Fermo (g) vedi Fermo
Figareto (a) p. 16; Ficharetto (g) p. 17; Fica-
Fermo (u) vedi Fermo reto (p) c. 6; capo a Est di Capo Ferrat,
Francia
Fermo, città, Marche, Italia; Fermo (a) p. 29;
Fermo (g) p. 31; Civita di Fermo (p) Figari, capo, Sardegna, Italia; Figarola (a)
c. 9; Fermo (u) c. 164 p. 92; Fichari (g) p. 98; Ficho (u) c. 191

Ferne (a) p. 53; Fernoe (u) c. 205; isola non Figarola (a) vedi Figari
individuata, Grecia Filea (a) vedi Karaburun
Fernoe (u) vedi Ferne (a) Filichutti (g) vedi Filicudi
Ferog (u) vedi Farruch Filicudi (a) vedi Filicudi
Ferraia (u) vedi Porto Ferraio Filicudi, isola, Italia, Isole, Eolie; Filicudi (a)
Ferraira (a) vedi Porto Ferraio p. 110; Filichutti (g) pp. 109, 128; Fili-
cuti (p) c. 31; Felicus (u) c. 200
Ferrara (a) vedi Porto Ferraio
Filicuti (p) vedi Filicudi
Ferrara (p) vedi Ferrato
Filoxia (a) vedi Kefken
Ferrara (p) vedi Porto Ferraio
Fim (u) c. 198; isola non identificata, Sicilia,
Ferraro (u) vedi Porto Ferraio Italia
Ferrat, capo, Francia; Ferrato (a) p. 17; Fe- Fìmaina, isola, Grecia, Isole Sporadi; Sezea
ratto/Firatto (g) p. 17; Ferrato (p) c. 5; (a) p. 54; Secca (g) p. 57; Seteia (p)
Ferrato (u) c. 159 c. 17; Setra (u) c. 174

307
Bianca Fadda

Finechiarola (g) vedi Fuengirola Forche de Saecto (a) p. 61; Forche di Saetto
(g) p. 66; Forche di Saecto (p) c. 18;
Finica (a) vedi Finike
Forca di Saetta (u) c. 178; monte alle
Finica (p) vedi Finike spalle di Sidone, Libano
Finicha (g) vedi Finike Forche di Saecto (p) vedi Forche de Saecto (a)
Finike, golfo, Turchia; Finica (a) p. 59; Fini- Forche di Saetto (g) vedi Forche de Saecto (a)
cha (g) p. 62; Finica (p) c. 18; Firica (u)
Forciello (u) vedi Fornelli
c. 177
Formagie/Formague (u) c. 176; isola non
Finochi (g) vedi Akiò
identificata, Grecia
Finogi (g) vedi Amer
Formague (u) vedi Formagie (u)
Finogliata (p) vedi Fuengirola
Formentera (a) vedi Formentera
Finogui (g) vedi Amer
Formentera, isola, Spagna; Formentera/For-
Firatto (g) vedi Ferrat mentiera (a) pp. 81, 82; Fermentiera/
Fermentera/Farmenter (g) pp. 87, 88,
Firica (u) vedi Finike
89; Formentiera (p) c. 24; Formentie-
Fiscardo (a) vedi Fiskàrdhon ra/Formentura (u) c. 186
Fiskàrdhon, porto, Grecia, Isole Ionie; Fiscar- Formentiera (a) vedi Formentera
do (a) p. 32; Guiscardo (g) pp. 35, 36;
Formentiera (p) vedi Formentera
Guiscardo (p) c. 10; Guiscart (u) c. 166
Formentiera (u) vedi Formentera
Florence, porto, Corsica, Francia; Forrense
(u) c. 196 Formentor (u) vedi Formentor
Foce di Roma (a) vedi Roma Formentor, capo, Spagna, Baleari; Premento-
re/Prementora (a) pp. 85, 87; Premen-
Focie di Roma (g) vedi Roma
toli/Prementuoli/Prementori/Premen-
Focie di Roma (p) vedi Roma tora/Promentoli/Mentorno (g) pp. 91,
92, 94; Prementorio/Mentorio/Permen-
Focie di Roma (u) vedi Roma
torio (p) c. 25; Formentor/Frementor
Fol, Turchia, Mar Nero; Viopoli (a) pp. 130, (u) cc. 187, 188
132
Formentura (u) vedi Formentera
Folea (u) c. 156; secca non identificata, Fran-
Formica (p) vedi Formicula
cia
Formica (u) vedi Formicula
Folegandros, isola, Grecia, Isole Cicladi; Po-
licandro (a) pp. 48, 50, 55, 126; Poli- Formica, isola, Sicilia, Italia; Formiguete (a)
chandro/Pulichandro (g) pp. 51,58; p. 107; Formiche (g) p. 105; Formiche
Pulicandro (p) cc. 15, 17; Policandro (p) c. 30; Formiche (u) c. 198
(u) cc. 172, 174, 205
Formicha (u) c. 166; secca situata nei pressi
Forca di Saetta (u) vedi Forche de Saecto (a) dell’isola di Corfù, Grecia
Forcelli (p) vedi Fornelli Formiche (g) vedi Formica
Forcello (g) vedi Fornelli Formiche (g) vedi Formiche di Grosseto

308
Indice toponomastico

Formiche (g) vedi Hormigas Fornello (a) vedi Fornelli


Formiche (g) vedi Formicula Fornello (a) vedi Fornelli (a)
Formiche (p) vedi Formica Forni (g) vedi Six Fours
Formiche (p) vedi Formiche di Grosseto Fornoli (g) vedi Fournoi
Formiche (u) vedi Formica Fornoli (u) vedi Fournoi
Formiche (u) vedi Formiche di Grosseto Forrense (u) vedi Florence
Formiche (u) vedi Hormigas Fosia (p) vedi Kefken

Formiche da Castiglione (p) vedi Formiche Fournoi, isola, Grecia, Isole Sporadi; Fornelli
di Grosseto (a) p. 54; Fornoli (g) p. 57; Fornelli (p)
c. 17; Fornoli/Fornal (u) cc. 174, 175
Formiche di Grosseto, isole, Toscana, Italia;
Formigue (a) pp. 21, 104; Formiche (a) Frasca, capo, Sardegna, Italia; Napoli (a)
pp. 22, 102; Formiche da Castiglione/ pp. 89, 90; Napoli (g) pp. 95, 96; Na-
Formiche (p) cc. 7, 29; Formiche (u) puli (p) c. 26; Napol (u) cc. 188, 189
cc. 161, 197 Frascia (g) vedi Panagia
Formichule da la Sodona (p) c. 7; isolette Frasneo (p) vedi Saint Tropez, golfo
non identificate, Lazio, Italia
Frasneto (a) vedi Saint Tropez, golfo
Formicula (Formikoula), isola, Grecia, Isole
Ionie; Formiche (g) p. 35; Formica (p) Frasqua (u) vedi Panagia
c. 10; Formica (u) c. 166 Frate (u) vedi Los Frailes
Formicule (p) vedi Hormigas Frauschia (u) vedi Panagia
Formigue (a) vedi Formiche di Grosseto Freddo (g) vedi Frioul
Formigue (a) vedi Hormigas Fregiuolo (p) vedi Fréjus
Formiguete (a) vedi Formica Fregius (u) vedi Fréjus
Fornal (u) vedi Fournoi Fregua (u) c. 201; località non individuata,
Fornel (u) vedi Fornelli (a) Africa Settentrionale

Fornelli (a) vedi Fournoi Fregure (a) vedi Fréjus

Fornelli (p) vedi Fornelli (a) Fregus (u) vedi Fréjus

Fornelli (p) vedi Fournoi Freiure (a) vedi Fréjus


Fréjus, golfo, Francia; Fregure/Freiure (a)
Fornelli, capo, Sardegna, Italia; Fornello (a)
pp. 15, 103; Frigole (g) pp. 15, 16; Fre-
pp. 92, 93; Forcello (g) p. 99; Forcelli
giuolo/Frigliuolo (p) cc. 5, 29; Fregus/
(p) c. 26; Forciello (u) c. 191
Fregius (u) cc. 158, 197
Fornelli/Fornello (a); Fornelli (p) c. 26; For-
Frementor (u) vedi Formentor
nel (u) c. 189; località non individuata,
Spagna, Baleari Freo (p) vedi Rodi

309
Bianca Fadda

Fresole (g) vedi Frixol Gadelonesi (g) vedi Gadaronese (a)


Frieo (a) vedi Frioul Gaderones (g) vedi Gaidhouronisi
Frigliuolo (p) vedi Fréjus Gaderonese (a) vedi Gàidoro
Frigole (g) vedi Fréjus Gaderonese (g) vedi Gaidhouronisi

Frigoli (a) vedi Frixol Gaderonesi (g) vedi Gadaronese (a)

Frioul, porto, Francia; Frieo (a) p. 12; Fred- Gaderonis (p) vedi Gaidhouronisi
do (g) p. 11; Fa.ru (u) c. 156 Gaderosa (p) vedi Gaidoro
Frissols (u) vedi Frixol Gadori (p) vedi Coudon
Frixol (Sur-Kenis), isola, Tunisia; Frigoli/Fri- Gaeta (a) vedi Gaeta
zoli (a) pp. 69, 70; Fresole (g) pp. 75,
76; Fazoli (p) c. 21; Frissols (u) c. 181 Gaeta (p) vedi Gaeta

Frizoli (a) vedi Frixol Gaeta (u) vedi Gaeta

Fuengirola, punta, Spagna; Fenollarola (a) Gaeta, porto e capo, Lazio, Italia; Gaeta (a)
p. 5; Finechiarola/Chiarola (g) p. 3; Fi- pp. 22, 23, 99, 105, 110; Gaetta (g)
nogliata (p) c. 1; Fenoiarolia (u) c. 153 pp. 23, 24, 109, 127, 128; Ghaeta/Ga-
eta (p) cc. 8, 28, 30; Gaeta/Ghaeta/Sa-
Fugara (a) p. 29; località non individuata, eta (u) cc. 161, 162, 194, 197, 200
Italia
Gaetta (g) vedi Gaeta
Furns (p) vedi Genovès
Gagio (g) vedi Gaudos
Furs (p) vedi Palos
Gaibo (a) p. 60; Gabue (g) p. 64; Ghalbo/
Fussasiri (g) p. 101; località non individuata, Gabbo (p) cc. 18, 33; Gaibo/Garbo (u)
Francia c. 177; montagna nei pressi di Ayas,
Turchia
Gaibo (u) vedi Gaibo (a)
G
Gaidalonese (a) vedi Gàidoro
Gabbo (p) vedi Gaibo (a)
Gaidalonisa (g) vedi Gàidoro
Gabes, città, Tunisia; Capese (a) p. 68; Cha-
pisi (g) pp. 74, 75; Cappisi/Capisi (p) Gaidalonza (g) vedi Gàidoro
cc. 20, 21; Capis (u) cc. 180, 181 Gaidalonze (g) vedi Gàidoro
Gabue (g) vedi Gaibo (a) Gaidalosia (g) vedi Gàidoro
Gaczera (a) vedi Ghaza Gaidaronese (a) vedi Gàidoro
Gadalonese (a) vedi Gàidoro Gaiderone (p) vedi Gaidhouronisi
Gadaronese (a) p. 117; Gadelonesi/Gadero- Gaiderones (u) vedi Gàidoro
nesi (g) pp. 111, 113; Gaideronis (p)
Gaideronese (a) vedi Gaidhouronisi
c. 32; Gharderones (u) c. 202; monte
nell’isola di Creta, Grecia Gaideronese (a) vedi Gàidoro

310
Indice toponomastico

Gaideronis (p) vedi Gadaronese (a) Galipoli (g) vedi Gelibolu


Gaideronis (p) vedi Gaidhouronisi Galipoli (g) vedi Pizzo
Gaidhouronisi, isola, Creta, Grecia; Gaide- Galipoli (p) vedi Gallipoli
ronese (a) p. 115; Gaderonese/Gadero-
Galipoli (p) vedi Gelibolu
nes (g) p. 111; Gaideronis/Gaderonis/
Gaiderone (p) c. 31; Guaiderones (u) Galipoli (u) vedi Gelibolu
c. 202
Gallapola (g) vedi Garoupe
Gàidoro (Patròklou), isola, Grecia; Gaidalo-
Gallipoli (a) vedi Gelibolu
nese/Gaideronese/Gaidaronese/Gailo-
nesi (a) pp. 39, 56; Gaidalonisa/Gaida- Gallipoli (a) vedi Gallipoli
lonza/Gaidalonze/Gaidalosia (g) pp. 41,
Gallipoli (a) vedi Pizzo
59, 124; Garderose/Gaderosa (p) cc. 13,
17; Gaiderones/Gharderones/Garde- Gallipoli (g) vedi Gelibolu
rones/Gharderone/Quiderones (u)
Gallipoli, porto, Puglia, Italia; Gallipoli (a)
cc. 169, 174
p. 26; Galipoli (g) p. 29; Galipoli (p)
Gaiffa (p) vedi Yafo c. 9; Ghalipoli (u) c. 163

Gailata (a) vedi Galata, Bulgaria Gallo (a) vedi Akritas

Gailata (a) vedi Galata, Turchia Gallo (a) vedi Gallo

Gailonesi (a) vedi Gàidoro Gallo (g) vedi Akritas

Gal (u) vedi Akritas Gallo (g) vedi Gallo

Gala Iudea (a) p. 112; località non identifica- Gallo (p) vedi Akritas
ta, Grecia Gallo (p) vedi Gallo
Galata (a) vedi Galata, Bulgaria Gallo, capo, Sicilia, Italia; Gallo/Gallore (a)
Galata (a) vedi Galata, Turchia pp. 99, 107; Gallo (g) pp. 105, 106,
126; Gallo (p) cc. 28, 30; Gual (u)
Galata (a) vedi La Galite c. 198
Galata (g) vedi La Galite Gallopa (a) vedi Garoupe
Galata (p) vedi La Galite Galloppa (g) vedi Garoupe
Galata, Bulgaria, Mar Nero; Galata/Gailata Galloppo (g) vedi Garoupe
(a) p. 130
Gallore (a) vedi Gallo
Galata, porto, Turchia; Galata/Gailata (a)
Galopa (g) vedi Garoupe
p. 45; Zalata (g) p. 48; Ghalata (p)
c. 14; Ghalletam (u) c. 171 Galopi (a) vedi Garoupe
Galeta (a) vedi La Galite Galoppa (p) vedi Garoupe
Galeta (g) vedi La Galite Galoppa (u) vedi Garoupe
Galipoli (g) vedi Gallipoli Gamba de Donna (a) vedi Catalano

311
Bianca Fadda

Gameliera (g) vedi Gamelora Garian (Gharyan), monte, Libia; Carena (a)
p. 67; Charena/Charene (g) p. 73; Ca-
Gamello (g) vedi Kofinos
rena (p) c. 20; Quarena (u) c. 180
Gamello (p) vedi Kofinos
Garoupe, capo, Francia; Gallopa/Galopi (a)
Gamelora, isola, Tunisia; Cameliera/Camel- pp. 16, 18; Galopa/Galloppa/Gallop-
liera (a) pp. 70, 72; Gameliera (g) po/Gallapola (g) pp. 16, 18; Galoppa/
p. 78; Gammelliera (p) c. 22; Camelera Ghaloppa (p) cc. 5, 6; Galoppa/Gha-
(u) c. 182 loppa (u) c. 159

Gammelliera (p) vedi Gamelora Garra (a) vedi Yaire

Ganba di Donna (g) vedi Catalano Gasr Tellil, Libia; Casartelli (a) p. 67; Cha-
sartelli (g) p. 73; Casarteli (p) c. 20;
Ganba di Donna (p) vedi Catalano Carfael (u) c. 180
Ganba di Donna (u) vedi Catalano Gata (a) vedi Gata, Spagna
Gannuto (a) vedi Giannutri Gata (Dogsa), capo, Cipro; Gavata/Gavatta
Gano (p) vedi Agay (a) pp. 121, 126, 127, 128; Gaveta (g)
pp. 110, 116, 117, 118, 119, 120, 121;
Ganu (g) vedi Agay Caveta/Gavata (p) cc. 32, 33; Guava-
Ganu (p) vedi Greco (a) tam/Guavatan/Guavatar/Gualvatam
(u) cc. 203, 204, 205, 206, 207
Ganzir (p) vedi Porcelli
Gata, capo, Spagna; Gata/Gira (a) pp. 6, 8,
Gaphilese/Gaphilesi/Chapisale (a) p. 67; 79; Gatta (g) pp. 4, 5, 87; Gatta (p)
Chapellet/Chapelletto (g) p. 73; Casar- cc. 2, 23; Gatte/Ghatte/Guata (u)
chasolecche (p) c. 20; Casargaser/Ca- cc. 154, 155, 185
sargasel (u) c. 180; castello non indivi-
duato, Libia Gatona (g) vedi Catona

Gaphilesi (a) vedi Gaphilese (a) Gatopoli (a) vedi Ahtopol

Garbo (a) p. 5; Garbo (g) p. 3; Gharbo (u) Gatta (g) vedi Gata, Spagna
c. 153; località non identificata, Spa- Gatta (p) vedi Gata, Spagna
gna Atlantica
Gatte (u) vedi Gata, Spagna
Garbo (g) vedi Garbo (a)
Gattona (g) vedi Catona
Garbo (u) vedi Gaibo (a)
Gatuna (p) vedi Catona
Garderones (u) vedi Gàidoro
Gaudopoula, isola, Creta, Grecia; Antegozo
Garderose (p) vedi Gaidoro (a) p. 120; Zigozo/Inazigozo/Nazigogo
Garfanoli (u) vedi Taifor (g) p. 116; Antigodio (p) c. 32; Anti-
gouzi (u) c. 202
Gargano (g) vedi Gargano
Gaudos, isola, Creta, Grecia; Gozo/Goczo/
Gargano, penisola, Puglia, Italia; Gargano Gozi de Creti (a) pp. 67, 80, 108, 113,
(g) p. 31 114, 119, 120, 121, 128; Gozo/Gagio/

312
Indice toponomastico

Gozo di Cretti/Gozo di Gretti (g) Genovès, porto, Spagna; Genovese (a) p. 6;


pp. 110, 116; Godio di Creti/Godi/ Gianesse (g) p. 5; Furns (p) c. 2
Godio di Greti (p) cc. 24, 30, 31, 32,
Genovese (a) vedi Genovès
35; Gouzi/Gouzi di Creti/Gousi di
Creti/Guzi di Creti (u) cc. 180, 199, Geo (g) vedi Gemlik
201, 202, 203
Gerace, porto, Calabria, Italia; Giraci (g)
Gaurae (g) vedi Orano p. 28
Gavalar (p) vedi Kavarna Gerbi (a) vedi Chergui
Gavata (a) vedi Gata, Cipro Gerbi (a) vedi Djerba
Gavata (p) vedi Gata, Cipro Gerbi (g) vedi Chergui
Gavatta (a) vedi Gata, Cipro Gerbi (g) vedi Djerba
Gaveta (g) vedi Gata, Cipro Gerbi (p) vedi Chergui
Gazara (a) vedi Ghaza Gerbi (p) vedi Djerba
Gazara (p) vedi Ghaza Gerbi acasari (p) vedi Bordj Castil
Gazikoy, porto, Turchia, Mar di Marmara; Gerbi cassar (g) vedi Bordj Castil
Longa (a) p. 44; Longone (g) p. 47;
Gerbi cazale (a) vedi Bordj Castil
Lungha (p) c. 14; Lone (u) c. 171
Gergente (a) vedi Rossello
Gazzara (p) vedi Curzola
Gergentti (g) vedi Rossello
Gebeltara (g) vedi Gibilterra
Gerusalemme, monti, Israele; Jerusalem (a)
Gelibolu, città, Turchia; Gallipoli (a) p. 44;
p. 63; Gierusalem (g) p. 68; Gierusa-
Gallipoli/Galipoli (g) p. 47; Galipoli/
lem (p) c. 19; Ierusalem (u) c. 178
Ghalipoli (p) c. 14; Galipoli (u) c. 171
Gerze, Turchia, Mar Nero; Carossa (a) p. 134;
Gemlik (Kiye), golfo, Turchia, Mar di Mar-
Carosa (p) c. 35
mara; Cheo (a) pp. 46, 47; Chiu/Geo
(g) p. 50; Ceo (p) c. 15; Queo (u) Gesar (u) vedi Algeri
c. 172
G