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il Ducato

P er i o di c o del l I s t i t ut o per l a f o r ma z i o ne a l gi o r na l i s mo di Ur bi no
Quindicinale - 13 gennaio 2006 - Anno 16 - Numero 1
Internet: Ducato on line - www.uniurb.it/giornalismo
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Servizi pubblici, logica privat a
Dopo la farmacia e la Fortezza Albornoz anche i bagni affidati allAmi
Con i tagli della Finanziaria il Comune obbligato a nuove soluzioni
I turisti tornano a visitare la cit-
t. Durante le feste le presenze a
a Palazzo Ducale sono aumenta-
te del 65% rispetto allo scorso
anno. Alberghi pieni a Capo-
danno e una novit: la pista di
pattinaggio. Un successo contro
ogni previsione. Eppure in un
bilancio molto positivo c chi si
lamenta: per ristoranti e negozi
gli affari non sono andati bene.
a pagina 2
Feste di Natale
tanta gente
e affari modesti
Citt
La regione Marche ha appena
approvato una legge che unifica
le licenze per i pubblici esercizi
che somministrano alimenti e
bevande. Chi ha un bar potr
servire i pasti come un
ristorante e viceversa. E con le
novit della legge arrivano i
problemi: chiudere alle 3 come
un bar o alle 2 come un ristoran-
te? Decider il Comune.
a pagina 6
Una licenza
molti problemi
Ec onomia
Produzione in calo di oltre il 30%
nel 2005 per luva coltivata per
fare il vino. Secondo la sede lo-
cale della Confederazione italia-
na agricoltori, il crollo dovuto a
pioggia, grandine e allazione
dei cinghiali. Ma la qualit resi-
ste, e Pergola conquista una
nuova doc. Lintervista allo chef
Lucio Pompili, che racconta la
sua filosofia del vino e d qual-
che consiglio sui migliori pro-
dotti della zona.
a pagina 7
Poco ma buono
lannata 2005
Parola allo chef
Vino
Si chiama Urb597, una mole-
cola sintetizzata dai ricercatori
della facolt di Farmacia, e si
candida a sostituire i farmaci
tradizionali contro la depressio-
ne. La molecola, che attiva i re-
cettori dellanandamide, per-
mette al nostro organismo di
combattere da solo contro il
male oscuro.
a pagina 14
Una molecola
anti-depressione
Universit
C
os, a occhio, lidea della
pista di pattinaggio a
molti era sembrata poco
in carattere con il Palazzo
Ducale. O si va a pattinare - si
pensava - o si va a vedere larte.
Invece no. Liniziativa ha fun-
zionato addirittura pi per
promuovere la cultura che il
commercio. Boom di visite al
Palazzo, negozi e ristoranti a
secco; bench molti si siano
anche fermati pi di un giorno.
Se qualcuno ne dubitava la
conferma che la cultura non si
misura, che non prerogativa
di una categoria di persone, ma
unoccasione che chiunque
coglie volentieri se gli se ne
offre la possibilit. Ne dovrem-
mo concludere che la strada
intrapresa quella giusta.
La gente corre dove succede
qualche cosa. Qualsiasi cosa.
Perch dove succede qualche
cosa c vita e la citt racconta
di s. Urbino deve diventare
un posto dove succedono cose
che fanno parlare. Deve rac-
contare se stessa.
Che cosa vuol dire raccontarsi?
Innanzitutto vivere come citt,
ricordare, collegare il passato
con il presente e
con il futuro,
scoprire qual il
destino che si
vuole scegliere
per i propri figli,
che cosa si sa
fare meglio degli
altri, pi degli
altri, prima degli
altri.
E quindi bisogna
insistere, non limitarsi a inizia-
tive stagionali ma riscoprire la
vocazione cittadina. Altrimenti
Urbino sar sempre pi una
periferia custode di un museo.
Non ci sono vie di mezzo; una
citt vive finch si racconta. Se
no muore. E
allora non c
pi problema.
D o p o d i c h
occorre comuni-
care. Nessuna
iniziativa viaggia
da sola (a meno
che non dispon-
ga di tempo illi-
mitato). Non
vero che il
mezzo sia il messaggio, ma
vero che senza il mezzo non
c' messaggio. Urbino troppo
spesso un messaggio immo-
bile (cio poco spettacolare,
perch non c spettacolo
senza movimento).
Mezzo non significa solo
strade o simili. Anzi oggi signi-
fica prima di tutto accesso e
presenza sul palcoscenico del
mondo. Un portale internet,
per esempio, costa molto
meno di una superstrada e
arriva dappertutto. Se acco-
gliente, descrittivo, affascinan-
te, pu valere un viaggio. Il
portale pi bello del mondo (si
fa per dire) pu costare quanto
una macchina di media cilin-
drata.
Si pu sognare una Urbino tor-
nata a essere viva (e non solo -
con tutto il rispetto - parcheg-
gio di studenti) che racconta
ogni giorno la sua antichissima
storia e la racconta in rete a
tutto il mondo, cos da diventa-
re talmente attraente che i turi-
sti siano disposti a venirci
anche a piedi. Anche senza
Bretella. Che tanto quella
Alla cultura
basta?
Il messaggio
deve
far sognare
LEDITORIALE
Un po di ghiaccio
e Urbino va
Anche Urbino sceglie la strada
del privato. Per far fronte alle
difficolt di bilancio lammini-
strazione ducale ha deciso di
appaltare alcuni servizi desti-
nati alla popolazione, allAmi
Service. Lazienda municipa-
lizzata, di propriet del comu-
ne al 100%, avr larduo com-
pito di gestire con logica
aziendale settori che fino a ieri
rispondevano alle burocrati-
che regole del settore pubbli-
co.
LAmi Service ha lo scopo di
fornire prestazioni migliori a
costo zero sia per i cittadini sia
per lamministrazione ha
dichiarato Giorgio Baldi, diret-
tore della multiservizi che gi
gestisce i parcheggi. Non
escluso, per, che lutilizzo di
alcuni bagni pubblici potreb-
be diventare a pagamento. Per
saperlo bisogna aspettare i
progetti che lAmi sottoporr
entro pochi mesi al giudizio
della giunta.
Secondo le prime indiscrezio-
ni la Fortezza, diventer entro
lestate, unarena attrezzata
con un palco permanente. I
soldi che lAmi guadagner
con laffitto della location ser-
viranno allacquisto di nuovi
giochi e al prolungamento del-
lorario di apertura serale. Pi
difficile sar portare in pareg-
gio il bilancio del palasport, i
cui costi di gestione sono solo
in parte coperti dallaffitto
pagato dalle societ sportive.
Per i bambini una c itt (quasi) ideale
U
na citt a misura di bambino? Indagine sui servizi per linfanzia offerti dal Comune: pro-
mossi gli asili nido e le strutture ricreative. Ma per le mamme sono poche le aree verdi
attrezzate. A scuola alta presenza di alunni stranieri e lintegrazione agevolata dai mediatori
culturali. Il sociologo Fabrizio Pappalardo: Progetti realizzati senza consultare i pi piccoli; ser-
vono maggiore attenzione e sensibilit. alle pagine 4 e 5
a pagina 3
il Ducato
2
Q
uest'anno la differen-
za l'ha fatta lei. La
pista di pattinaggio.
Chi l'aveva accolta
con critiche e diffi-
denza si dovuto
ricredere: se non ci fosse stata,
sarebbe andata molto peggio.
La pista sul ghiaccio ha ottenuto
risultati sorprendenti: ha attirato
pi turisti a Urbino, ha movi-
mentato la vita cittadina, viva-
cizzando l'atmosfera natalizia.
Risultati che sono anche sulla
carta, a volte con cifre da record,
come quelle del 24 e del 25
dicembre quando 1200 persone
hanno indossato i pattini e pro-
vato a far scivolare le lame sul
ghiaccio. E le cifre sono rimaste
alte anche nei giorni successivi
con una media di 300 persone
dal luned al gioved e di 700
durante i week-end .
"La pista stata un successo, ha
conquistato tutti - afferma
Marika Bruno, che ha collabora-
to al progetto - adulti, famiglie,
ma soprattutto i bambini picco-
li. Per loro abbiamo dovuto ordi-
nare addirittura altri pattini,
perch quelli che avevamo non
erano abbastanza".
E non erano solo urbinati a pat-
tinare. Aspiranti pattinatori sono
arrivati anche da Fano, Pesaro,
Ancona e da Rimini e siccome le
richieste non mancano neanche
ora, si deciso di prorogare la
chiusura della pista di una setti-
mana. Cos chi vuole, potr pat-
tinare fino a fine mese.
E magari trovare il tempo per
visitare anche la citt. Come
hanno fatto i turisti durante le
feste. Soprattutto con Palazzo
Ducale. Un numero cos alto di
presenze non si registrava da
anni: da ottobre fino a fine
dicembre gli ingressi sono stati
75.702, con un' aumento del
25% nell'ultimo mese, dovuto
soprattutto - spiegano alla
Sovrintendenza ai Beni Culturali
- alla Mostra di Fra' Carnevale,
entrata nella classifica delle
mostre italiane pi importanti
dell'anno. Ottimi risultati anche
per la via dei Presepi che duran-
te il periodo festivo ha registrato
oltre 45 mila presenze.
Non stato neanche il solito
turismo mordi e fuggi, ormai
familiare da anni. I turisti sono
arrivati e si sono fermati, spe-
cialmente a Capodanno, quando
la maggior parte degli alberghi
ha registrato il tutto esaurito.
"Siamo molto contenti - afferma
il sindaco Franco Corbucci - ora
parlano i fatti. Durante le feste
c'era un sacco di gente. Questo
significa che a Urbino si sta
muovendo qualcosa e che sem-
pre pi persone sono interessate
alla nostra citt".
Eppure fra tante note positive,
ce n' anche una stonata. A suo-
narla sono stati loro, i commer-
cianti, che riassumono con
poche parole le feste appena
passate: gente tanta, ma affari
mosci.
"Grazie alla pista di pattinaggio
abbiamo avuto moltissimi visi-
tatori - dice il terraccottaio di via
Veneto - peccato che avessero il
portafoglio vuoto".
Vuoto anche per mangiare: " Ho
preparato un sacco di panini e
migliaia di cioccolate in tazza -
dice Stefano, titolare del bar
ristorante Il Cortegiano - ma
avrei preferito sicuramente stare
pi in cucina e servire pi pran-
zi e cene".
File a palazzo Ducale, alberghi
pieni a Capodanno ma gli affari
dei commercianti non decollano
Nat ale: pist a piena, t asche meno
Migliaia di turisti in citt per pattinare e vedere Fra Carnevale
ILARIA IACOVIELLO
I nuovi
indirizzi
preoccupano
i cittadini
Toponomastic a
I
nomi delle strade? Per
me non sono un proble-
ma. Io trasloco fra qual-
che settimana e la mia nuova
via rimane come prima".
fortunato il signor Enrico
Guidi, insegnante al liceo clas-
sico. Lui il problema l'ha risolto
cos. Ma per tanti urbinati -
soprattutto quelli fuori dal cen-
tro - andata diversamente:
dal 5 dicembre infatti si sono
visti cambiare l'indirizzo rima-
nendo nella stessa casa.
Un intervento annunciato, pro-
gettato gi nel '96, che ora
per, a poco pi di un mese
dall'attuazione, trova sconten-
ta molta parte della popolazio-
ne.
Gli urbinati si chiedono: tutto
questo era proprio necessario?
Dopo tanti anni - afferma
l'ing. Carlo Giovannini, diri-
gente dell'Ufficio tecnico del
Comune - bisognava mettere
un po' di ordine al caos di
numeri e di strade che c'era in
molte frazioni. Un tempo la
numerazione delle case non
seguiva il normale ordine pro-
gressivo con i civici pari a
destra e a sinistra quelli dispa-
ri, ma quello 'cronologico'e
cio in base a quando l'abita-
zione veniva costruita e indi-
pendentemente dalla posizio-
ne sulla strada. Con questo
piano invece abbiamo raziona-
lizzato la toponomastica.
Secondo il Comune i vantaggi
sono molteplici: un servizio
postale pi celere (prima
quando un postino andava in
ferie la posta non veniva reca-
pitata per mesi, ricorda
Giovannini), un pronto inter-
vento pi efficace e un sistema
pi razionale per individuare i
residenti.
Ma loro, i residenti, non ci
stanno: Hanno cambiato tutti
gli indirizzi - afferma Monica
Ugoccioni, restauratrice di
Girfalco - avevano detto che era
una revisione e invece hanno
stravolto tutto, andando contro
la storia, l'identit dei paesini e
anche le regole.
Al centro del braccio di ferro
oltre alla storia ci sono infatti
proprio le norme sulla topono-
mastica : "Hanno modificato il
nome ai piazzali senza avere
l'autorizzazione ministeriale -
continua Augusto Calzini, con-
sigliere comunale del Gruppo
Misto, che ha presentato unin-
terrogazione al consiglio
comunale - e hanno dato
nuovi nomi alle vie senza tene-
re in considerazione il parere
dell'Istituto di Storia Patria. Per
non parlare del fatto che non si
possono intitolare strade a per-
sonaggi morti prima di 10 anni
e invece cos stato".
Ma non finita qui, perch fra
le lamentale dei cittadini c'
anche quella di dover cambiare
tutti i documenti. Con la paura
che arrivino le multe.
In attesa dei nuovi documenti
- afferma Giovannini - chi ha
cambiato indirizzo avr un
attestato da portare nel porta-
foglio e non dovr pagare nulla.
Per cui il problema risolto".
Per alcuni forse, ma non per
tutti.
Sportipico:
la pista di
pattinaggio
sul ghiaccio
di piazza
Duca
Federico
stato
un successo
Su Fermignano f rana ducale
Gli smottamenti
invadano
la strada
confinante
Riemerge
la polemica

sempre la stessa sto-


ria: ogni volta che
piove quella strada
bisogna chiuderla. Ma la colpa
e' del comune di Urbino". Una
piccola polemica che va avanti
da tempo tra il comune di
Fermignano e il confinante
comune di Urbino e che si riac-
cende ogni volta che piove un
po' pi del dovuto. Oggetto del
contendere: la strada che dalla
statale passa al lato della zona
industriale di Fermignano per
arrivare dritta nel centro del
paese. Il primo tratto costeg-
giato sulla destra da campi col-
tivati in forte pendenza, di per-
tinenza del comune di Urbino;
sulla sinistra invece comincia-
no i capannoni della zona
industriale, primi lembi di terra
del territorio di Fermignano.
Nel mezzo, la strada della dis-
cordia, che a ogni acquazzone,
viene invasa dal fango che cola
gi dai campi urbinati, costrin-
gendo il comune a dichiararla
inagibile per portare via in
tutta fretta il fango d'Urbino.
"Tutta la melma che scivola dal
comune di Urbino un perico-
lo oltre che per la strada anche
un incontro urgente con il suo
parigrado urbinate Mechelli,
per risolvere definitivamente la
questione e spera che, dopo
tanti fax indirizzati alla giunta
Corbucci, l'incontro ci possa
essere nel pi breve tempo pos-
sibile. La questione del fango
d'Urbino, infatti ha creato seri
problemi pochi giorni fa, quan-
do la colata di fango e melma
ha invaso ancora una volta la
strada, puntuale come sempre
con gli acquazzoni. Tutto il
Montefeltro ha avuto non
pochi problemi per la pioggia
abbondante: nel solo territorio
di Fermignano ci sono state 15
frane e molte strade, per qual-
che giorno, sono rimaste chiuse
per smottamenti di terra che le rico-
privano quasi interamente.
Rimossa la terra, le strade veni-
vano subito riaperte e il proble-
ma non si ripresentava.
Situazione differente invece
per la strada della discordia,
Questa infatti stata chiusa 2 o
3 volte di seguito in pochi gior-
ni e sempre per quel fango che
colava dai campi urbinati. Che
non solo rendeva la strada
impraticabile, ma minacciava
seriamente la zona industriale
appena sotto il tracciato della
strada.
per i capannoni delle fabbri-
che. Il problema - dice l'asses-
sore ai lavori pubblici del
comune di Fermignano
Giuseppe Oliveti - che il
comune di Urbino dovrebbe
controllare meglio il proprio
territorio. Il fango cola gi per-
ch i contadini non fanno mai i
canali di scolo sui campi, che
eviterebbero che la pioggia si
porti via tutta la terra, invaden-
do cos la nostra strada.
Insomma - conclude l'assesso-
re - Urbino dovrebbe vigilare
meglio, perch poi a pagare i
danni siamo sempre noi". Ha
gia chiesto, l'assessore Oliveti,
FRANCESCO
BARDARO GRELLA
Oliveti: Urbino non puo ignorarci: vedr Mechelli
D
ell'ambizioso progetto di edilizia
popolare a Villa Maria rester solo
un modellino di legno che prende
polvere all'ufficio urbanistica del comune
di Urbino.
Il mese scorso la giunta ha infatti preso atto
dell'indisponibilit dello Iacp di Pesaro a
finanziare un'opera gi prevista nel piano
regolatore di Giancarlo De Carlo e attesa da
quasi un decennio. Dopo tutto questo
tempo le quattro torri (che avreb-
bero accolto una settantina di
alloggi popolari) si accontenteran-
no di rimanere di compensato e
non superare mai i sei centimetri
di altezza.
Ben pi importante della sorte del
modellino quella delle 46 fami-
glie urbinati iscritte nelle gradua-
torie per ottenere un alloggio
popolare. Dopo aver rifiutato il
progetto di Villa Maria, lo Iacp di
Pesaro ha concordato con il
Comune l'intenzione di realizzare
alloggi popolari a Canavaccio. Una
quindicina di appartamenti in via
don Luigi Sturzo, in un lotto gi di
propriet della Citt. Una dichia-
razione di intenti, cui dovranno seguire
progettazione, piani attuativi, costruzione.
Tempi lunghi.
Altrettanti alloggi saranno realizzati in una
zona pi centrale, ha assicurato il sindaco
Franco Corbucci. Ma per questi occorre
ancora definire anche il lotto di destinazio-
ne. Tempi ancora pi lunghi.
E Villa Maria? Che ne sar di quella collina?
"Pensiamo di acquisire l'area e di realizzare
un Peep con un progetto meno impattan-
te", ha dichiarato Corbucci. Nel bilancio di
previsione per il 2006 contemplata una
spesa di 670mila euro per "acquisizione
area Villa Maria". Oggi il Comune, di tutto il
lotto possiede solo una piccola area verde,
acquisita nel 1999 per poco pi di 115
milioni di vecchie lire, grazie a un accordo
bonario con un privato. Diventato proprie-
tario di tutto il complesso, spiega l'ingegner
Carlo Giovannini dirigente dellUfficio tec-
nico, il Comune vedr risarcita la propria
spesa dall'impresa che si aggiudicher la
gara. Proprio quello che avrebbe dovuto
fare lo Iacp se non avesse rinunciato al pro-
getto. Resta da capire il motivo di questo
rifiuto visto che il progetto era gi stato
ridimensionato per ben due volte, nel 1999
e nel 2003 per renderlo fattibile. "Si verifi-
cata una lievitazione del valore dell'area -
chiariscono dall'Iacp di Pesaro -
che l'ha portata al di l dei limiti di
costo che la Regione ci impone per
legge".
L'opposizione cittadina gi tuona
contro quella che Lucia Ciampi
considera "un esempio di cattiva
amministrazione". "Come possi-
bile - si chiede la consigliera
dellUdc - accorgersi dei costi e
della natura dellintervento dopo
dieci anni? I costi di tutte le varian-
ti e dei pareri ricadono su tutta la
comunit".
Chiss se tra un decennio l'area di
Villa Maria saranno sorte alcune
case. Quello che certo che il
progetto dellarchitetto Paolo
Spada, braccio destro di De Carlo,
improntato sul concetto di multifunzionali-
t, con edilizia popolare, alloggi per stu-
denti, area direzionale e negozi rester per
sempre agli onori delle polveri dell'ufficio
urbanistica.
3
CITT
E la Fort ezza si fece impresa
La finanziaria taglia i fondi: il comune privatizza molti dei servizi ai cittadini
Oltre allAlbornoz, lAmi gestir anche la farmacia comunale, i bagni pubblici e il palazzetto dello sport
A
nche Urbino alla
fine ha ceduto alla
tentazione. Da
quest'anno buona
parte della cosa
pubblica sar
gestita secondo una logica pri-
vatistica. La Fortezza, il palaz-
zetto dello sport, la farmacia
comunale e i bagni pubblici,
quando il bilancio ricever il via
libera dal consiglio, passeranno
formalmente di mano. Da
un'amministrazione pubblica
sempre pi imbrigliata tra
burocrazie e patti di stabilit a
una municipalizzata, l'Ami
Service, di propriet comunale
ma paragonabile di fatto, per
obiettivi e strategie, a un'azien-
da privata orientata al profitto.
La voglia di privatizzazione era
gi nell'aria da anni: i tagli ai
fondi comunali previsti dalla
finanziaria 2005 hanno levato
alla giunta Corbucci ogni indu-
gio. "Per continuare ad offrire
servizi ai cittadini questa l'u-
nica strada percorribile - spiega
Alceo Serafini, assessore al
bilancio che sottolinea - non
vuol dire che la politica perder
il controllo della gestione dei
beni pubblici. Non passer pro-
getto dell'Ami che non sia
accompagnato da un piano di
servizio comunale".
Come dire, con questo escamo-
tage il bilancio a posto e i ser-
vizi saranno comunque garanti-
ti ai cittadini grazie alla costan-
te sorveglianza del Comune.
"L'amministrazione non perde
nulla - spiega il vicesindaco
Lino Mechelli - e le strutture
gestite dall'Ami potranno muo-
versi con pi agilit: un'azien-
da, infatti pu operare con
meno vincoli di un amministra-
zione pubblica e tutte le proce-
dure sono pi snelle".
Ma se il comune ci guadagna e
le strutture pure, cosa cambie-
r, con queste privatizzazioni?
Il sindaco Franco Corbucci,
durante la conferenza stampa
di fine anno ha dichiarato di
auspicare una "gestione
imprenditoriale" delle strutture
affidate all'Ami Service, azienda
che gi gestisce i parcheggi a
pagamento di Urbino. Ma se
per la farmacia comunale, che
produce in media un giro di
affari annuo di 1 milione e
900mila euro, non difficile
immaginare come far a pro-
durre profitti. Resta pi arduo
capire come si possa guadagna-
re da un bagno pubblico.
Mechelli non d'accordo e non
esclude che in alcuni dei wc
comunali l'utilizzo potrebbe
diventare a pagamento, a patto
che i servizi igienici rispondano
a elevati standard qualitativi.
"Come cittadino - dice Mechelli
- sarei disposto a pagare pur di
utilizzare un bagno pubblico
pulito e attrezzato". Ma questo,
stando all'Ami Service, rappre-
senta un caso limite: "I progetti
che presenteremo all'ammini-
strazione - spiega Giorgio
Baldi, presidente della multi-
servizi - punteranno a fornire
servizi migliori a costo zero sia
per i cittadini sia per l'ammini-
strazione comunale". Miracolo?
No, razionalizzazione delle
risorse. "Ci sono strutture che
possono rendere economica-
mente molto pi di quanto
abbiano fatto finora - continua
Baldi - una di queste sicura-
mente la Fortezza".
Secondo i progetti dell'Ami, l'a-
rea del parco della Resistenza,
si trasformer in primavera e in
estate in un'arena multifunzio-
nale dotata di c un palco attrez-
zato permanente. "Tutti quelli
che vorranno usufruire della
splendida location della
Fortezza dovranno pagare un
affitto a noi - dice il direttore
dell'Ami Service - e quei soldi
saranno destinati a migliorare i
servizi comuni".
Tra i primi interventi previsti,
l'acquisto di nuovi giochi per
bambini e il prolungamento
dell'orario di apertura ben oltre
l'orario di cena. Dal prossimo
anno, poi, anche la Fortezza
Albornoz sar riaperta al pub-
blico e l'Ami gestir anche l'in-
gresso a pagamento per la visita
al monumento.
Se l'accoppiata con il parco
dar i suoi frutti il direttore
Giorgio Baldi pensa gi che
parte degli utili all'inizio saran-
no impiegati per ammortizzare
i costi del palazzetto dello
sport, neanche lontanamente
compensati dal canone pagato
dalle societ sportive che lo uti-
lizzano. Andr tutto come pre-
vede l'Ami?
Si vedr, intanto il comune si
liberato da pesanti ( per il bilan-
cio) fardelli.
La fortezza
Albornoz
sar
gestita
dalla multi-
servizi
dellAmi
Diveneter
unarena
attrezzata
Iacp, quindici nuovi alloggi a Canavaccio
PAOLO RUSSO
FRANCESCO MAGNANI
La promessa dopo il no al progetto di Villa Maria, atteso da 10 anni
Del progetto per larea di Villa Maria
rester solo questo modellino
conservato allufficio urbanistica
il Ducato
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Cit t ideale? I bambini
Lamministrazione concentra tutti gli sforzi nella qualit dei servizi scolastici
C
itt a misura di
bambino? Urbino
promossa a
met. Il Comune
offre strutture sco-
lastiche efficienti,
ma carente negli spazi verdi e
nella partecipazione dei bam-
bini alla progettazione della
citt.
Lanalisi dei progetti e dei ser-
vizi, dedicati allinfanzia, del
Comune parte dalla classifica
di Legambiente "Ecosistema
Bambino 2006", che valuta le
politiche per l'infanzia dei
capoluoghi di provincia e che
viene stilata in base ai dati rela-
tivi al 2004 che le amministra-
zioni forniscono, compilando il
questionario di Legambiente.
La graduatoria stilata in base
alle iniziative che favoriscono
la partecipazione dei ragazzi;
alla presenza di organi politici
e tecnici specifici; alle strutture
per l'infanzia e alle iniziative
culturali rivolte agli under 14.
Il rapporto di Legambiente,
presentato il 5 gennaio, vede
trionfare Pesaro al secondo
posto, grazie al progetto "A
scuola ci andiamo da soli",
come opportunit per i bambi-
ni di frequentare in sicurezza
gli spazi urbani. Ma l'altra met
della Provincia come si com-
porta?
Intanto Urbino vanta un pri-
mato: arrivata terza nell'inda-
gine realizzata dall'osservato-
rio prezzi dell'associazione
Cittadinanzattiva sul costo
degli asili nido. "Sono il nostro
fiore all'occhiello - commenta
Massimo Spalacci, assessore ai
servizi educativi - perch oltre
al costo ridotto (solo 155 euro
al mese contro i 572 euro di
Lecco, la citt pi cara),
riusciamo a soddisfare le
domande di ammissione dei
bambini con meno di tre anni
per il 90% rispetto alla media
nazionale del 7%". In citt ci
sono due nidi comunali, l'asilo
"Valerio" in via Oddi e la
"Tartaruga" in via Neruda.
Quest'anno le domande di
Urbino, uno a Pieve di Cagna e
Canavaccio. Una delle strutture
ricreative pi importanti il
centro giochi di via Oddi, che
comprende anche uno spazio
per bambini da 0 a 3 anni. E' un
servizio gratuito, aperto tutto
l'anno, che rappresenta un
momento di socializzazione
anche per i genitori e i nonni.
Durante l'estate si concentra il
maggior numero di iniziative
per i bambini: campi solari,
Giocabus, soggiorni alla minie-
ra e due centri estivi, uno per i
bambini della scuola dell'in-
fanzia e uno per ragazzi delle
elementari e medie. Il Ludobus
un servizio gratuito con due
operatori scolastici, che fanno
animazione nelle scuole di
Trasanni, Canavaccio e Schieti
per due volte la settimana.
Tra i servizi offerti dal Comune
ci sono il trasporto a scuola e i
corsi di inglese nelle scuole
dell'infanzia e di ambienta-
mento acquatico per i bambini
di "Villa del Popolo". I pasti
sono preparati nella mensa
comunale a Mazzaferro e i
men sono concordati dalla
dietista dell'Asur e preparati
con prodotti biologici. Il con-
trollo dei pasti affidato
all'Istituto zooprofilattico .
Tuttavia, mancano spazi di
progettazione dedicati ai
ragazzi. A questo proposito in
molti Comuni c' il Consiglio
dei bambini e delle bambine,
un consiglio comunale in
miniatura in cui i ragazzi avan-
zano proposte e consigli per
adeguare la citt alle loro esi-
genze. Dopo tre anni di sedute,
lamministrazione ha deciso di
sospendere questa attivit.
"Abbiamo preferito altre forme
di partecipazione", precisa
l'assessore. Tra queste un'as-
semblea pubblica nelle scuole
in cui genitori, insegnanti e
bambini possono confrontarsi
e proporre modifiche e la par-
tecipazione a concorsi per svi-
luppare una coscienza critica.
"Urbino d grande attenzione
alle politiche per linfanzia -
afferma la pedagogista - manca
solo una biblioteca per ragaz-
zi".
ammissione sono state 110 e in
lista di attesa ci sono solo 9
bambini per la sezione lattanti.
"Da settembre la copertura
sar totale", precisa l'assessore.
Il ritorno della scuola dell'in-
fanzia "Villa del Popolo" in via
dell'Annunziata ha permesso
di liberare i locali attigui al nido
Valerio, dove sar realizzata la
nuova sezione lattanti.
Il Comune garantisce la coper-
tura totale delle domande di
ammissione per la scuola del-
l'infanzia, contro il 40% di
domande inevase a livello
nazionale. Le tre scuole comu-
nali, due a Urbino (Valerio e
Villa del Popolo) e una a Pieve
di Cagna (Coccinella), ospitano
173 alunni. "La Coccinella -
spiega Mariella Roberti, peda-
gogista del Comune - un
modello di riferimento per
l'integrazione degli immigrati".
Tutti gli alunni, sia italiani sia
stranieri, hanno scelto una
fiaba da raccontare a scuola,
anche nella loro lingua d'origi-
ne, coinvolgendo i genitori.
Queste storie sono diventate
un libro illustrato dai bambini
dal titolo "Un lungo viaggio".
A Urbino gli stranieri sono
1.128 con un tasso di immigra-
zione del 7,8% rispetto alla
media nazionale del 4,2%. "La
scuola un veicolo di integra-
zione culturale - precisa
Spalacci - e l'amministrazione
cerca di supportare l'attivit
scolastica attraverso i mediato-
ri culturali e gli assistenti lin-
guistici". Un altro fiore all'oc-
chiello dell'amministrazione
il centro di aggregazione per
bambini di Ponte Armellina,
che gestito da due operatrici
di madre lingua araba e mace-
done.
In citt ci sono altri quattro
centri di aggregazione, due a
Negli altri comuni
servono pi asili nido
Se i piccoli urbinati trovano subito posto negli asili nido,
la situazione diversa nel territorio dell'Ambito sociale.
Per 9 Comuni ci sono solo 4 asili nido. Le mamme di
Sant'Angelo in Vado, Peglio, Petriano Montecalvo in
Foglia, Mercatello sul Metauro e Borgo Pace possono
scegliere tra i 2 asili di Urbino e quelli di Fermignano e
Urbania. Nelle 4 strutture sono ospitati 150 bambini .
"Una situazione problematica - afferma Marcello
Secchiaroli, coordinatore d'Ambito - perch crea mobili-
t dai centri minori verso queli pi grandi". Il 2005 ha
registrato un boom di nascite, 921 bambini. Se la ten-
denza non cambia, gli asili dovranno essere potenziati.
LA SITUAZIONE NEL TERRITORIO
DESY DADDARIO
Corsi di inglese alle materne
e cibo biologico alla mensa,
ma mancano altalene e scivoli
A
Urbino si vede che c'
attenzione per i pi
piccoli, anche se le ini-
ziative e le strutture non sono
molte". Caterina, docente alla
facolt di lingue, spiega cos
perch ha deciso di trasferirsi
qui da Roma con i due bambi-
ni, Nico di 2 e Filippo di 4 anni.
"I giochi all'aperto sono pochi
e un po' fatiscenti - aggiunge -
mentre funzionano bene i cen-
tri ricreativi come quello di via
Oddi". positivo il giudizio
delle mamme sulle strutture,
non bastano invece le iniziative
Giochi
Le mamme
5
LINCHIESTA
in primo piano
e nellintegrazione degli alunni immigrati
Ai piccoli serve
pi autonomia
Parla il soc iologo Fabrizio Pappalardo
Un momen-
to di svago
nel centro
giochi di via
Oddi, un
punto di
incontro
scelto sia
da bambini,
mamme e
nonni
e le aree verdi. "D'inverno que-
sta mancanza si sente meno
ma d'estate non so dove far
giocare i bambini, dice Anna
che insegna in un istituto supe-
riore e ha due figli, Cecilia di 7 e
Samuele di 3 anni. In citt gli
spazi all'aperto attrezzati per i
piccoli non sono molti: in piaz-
zale Roma, alla Fortezza
Albornoz, alla Piantata e lungo
la strada dopo Borgo
Mercatale. Questultimo in par-
ticolare, un posto difficile da
raggiungere e pericoloso per-
ch troppo vicino alle auto. Le
mamme e le nonne infatti pre-
feriscono andare alla fortezza
quando inizia la bella stagione,
anche se non proprio l'ideale.
"Nell'area giochi alla fortezza
c' troppo sole - sottolinea
Emanuela, che segue il nipoti-
no Tommaso di 13 mesi quan-
do non al lavoro alla asl - ma
l'unico giardino qui a
Urbino". Anche Francesca,
grafico a Pesaro e un bambino,
Marcello, di 3 anni, conferma
che "gli spazi verdi non ci sono;
gli asili e il centro giochi invece
funzionano bene". Le strutture
quindi soddisfano abbastanza
e attirano pure genitori che
vivono in altri comuni. "Abito e
lavoro a Fermignano - racconta
Luisa con il piccolo Valentino
di 18 mesi - e vengo a Urbino
per portare mio figlio al centro
giochi; impossibile per gira-
re in centro col passeggino per-
ch le strade sono sconnesse e
senza marciapiedi". Sono pro-
prio le strade, secondo le
mamme, i luoghi da migliorare
e dove organizzare pi intratte-
nimenti.
I
nterpellare i bambini prima
di realizzare per loro un pro-
getto. questo il criterio da
conoscere e seguire quando si
programmano politiche rivolte
ai minori.
Lo sostiene il docente di
Politiche per la famiglia e l'in-
fanzia alla facolt di Sociologia
dell'universit di Urbino
Fabrizio Pappalardo. "Come
piccolo centro Urbino potreb-
be essere una citt ideale per i
bimbi, la percezione della cri-
minalit bassa - spiega il pro-
fessore - cos come basso l'in-
quinamento. Il problema inve-
ce che i bambini non sono
tenuti in grande considerazio-
ne. Bisogna coinvolgerli se si
vuole rendere la citt a loro
misura".
Gli adulti quindi dovrebbero
rispettare il diritto dei pi pic-
coli di partecipare alla proget-
tazione, evitando eccessivi
carichi di responsabilit o al
contrario eccessivi interventi.
Questi i risultati delle indagni
sociologiche di interesse nazi-
nale che il Centro di ricerche e
studi sulle famiglie dellistituto
di Sociologia, di cui il prof.
Pappalardo fa parte, conduce
da alcuni anni.
"I bambini devono gestirsi da
soli in un ambito definito dai
grandi - sottolinea Pappalardo
- ed questo un modo per
restituire loro autonomia. Da
sempre l'infanzia considerata
una categoria in transito,
sarebbe invece corretto consi-
derare i bambini soggetti in
quanto tali e non come futuri
adulti".
La partecipazione pu essere
realizzata in vari modi, attra-
verso il gioco ma anche con
laboratori didattici nelle scuo-
le. Un'esperienza particolare
poi quella di Fano, dove stato
istituito un consiglio comunale
dei bimbi in cui i pi piccoli
decidono quali interventi sul
territorio far poi eseguire ai
grandi.
"I bambini sono contenti di
poter partecipare - continua
Pappalardo - e in questo senso
Urbino potrebbe fare molto di
pi, per esempio creando un
piccolo consiglio comunale o
laboratori di progettazione per
migliorare la citt. Per sintetiz-
zare in un unico concetto: ser-
virebbe pi sensibilit verso i
minori".
STEFANIA LA MALFA
allapert o: pochi e fat iscent i
lamentano la mancanza di spazi attrezzati
(s.l.m.)
il Ducato
6
Lo chef
del ristorante
La Fornarina,
nel centro storico
di Urbino
Per aprire un bar,
un ristorante
o qualsiasi
locale di svago
dora in poi,
nelle Marche,
baster
una sola licenza
L
artigianato della
"Valle del jeans"
regge l'attacco
cinese nel settore
tessile e calzaturie-
ro, in controten-
denza con i risultati del resto
delle Marche. Nei primi nove
mesi del 2005 nel distretto pro-
duttivo di Urbania, che com-
prende anche Urbino e
Fermignano, hanno cessato
l'attivit solo 6 imprese artigia-
ne, contro le 79 della provincia
Pesaro Urbino e le 510 della
regione.
Una crisi che riguarda soprat-
tutto il settore
calzature. Come
spiega un comu-
nicato della
Confartigianato
Marche, nel 2005
circa la met
delle imprese
cessate operava-
no nel settore
calzaturiero.
Nella provincia
di Pesaro Urbino
e nel distretto di
Urbania, dove il
settore calzatu-
riero meno sviluppato, i
danni sono stati pi contenuti.
"Nel tessile - spiega Francesco
Albertucci, responsabile del
settore moda e marketing della
Confartigianato provinciale - la
selezione c' stata negli anni
scorsi, molte imprese sono gi
sparite da tempo". I dati delle
Camere di Commercio confer-
mano l'analisi di Albertucci: il
settore tessile contava, nel
2000, su 736 imprese artigiane
nella provincia; alla fine del
2004 erano 642.
"La concorrenza cinese - conti-
nua Albertucci - non arriva solo
con le importazioni; la scorsa
estate hanno aperto da noi 4
attivit artigiane cinesi. Avere
la competizione in casa deva-
stante, anche perch non sem-
pre riusciamo a far rispettare le
stesse regole a cui le imprese
italiane devono far fronte". Ma
il vero problema sono i bassis-
simi costi di produzione: "I
prodotti fatti in Cina - spiega
Graziano Sabbatini, vicepresi-
La Valle del Jeans
resiste ai cinesi
Chiuse solo 6 imprese artigiane nel 2005
ALESSIO SGHERZA
Locali, licenza di cambiare
Una legge regionale unifica le autorizzazioni per bar
e ristoranti. A Urbino e Fermignano
situazione bloccata in attesa dei nuovi regolamenti
bile. Una legge che, secondo la
Confesercenti, pu essere
migliorata. Per questo i Comuni
nei prossimi mesi dovranno
concordare con tutti i soggetti
interessati le condizioni da
imporre in ogni singolo caso. Si
discuter del numero di eserci-
zi, di sistemi di gestione e
soprattutto di orari. Adesso che
non c pi distinzione tra bar e
ristoranti bisogner decidere
che orario di chiusura applica-
re, quello dei bar, cio alle 2 del
mattino (le 3 nel centro storico
di Urbino per deroga del sinda-
co), o quello dei ristoranti, che
dovrebbero chiudere unora
prima. Il Comune dovr deci-
dere per un orario unico e fare
una scelta politica spiega
Mario Pellegrini, responsabile
dellUfficio polizia amministra-
tiva.
Per i locali fuori dalle mura
non ci sono problemi, ma nel
centro storico bisogna sempre
bilanciare le esigenze dei resi-
denti, che la notte vogliono
dormire, e degli studenti, che
invece vogliono divertirsi dice
ancora Pellegrini. Nel centro
storico, inoltre, un decreto del
sindaco blocca linsediamento
di locali dove prima non erano
mai state aperte attivit simili.
Insomma una legge innovativa
quella appena approvata, che
per porta con s un periodo di
attesa. Intanto i caff e i risto-
ranti di Urbino e Fermignano si
dividono tra chi sa della legge e
ne vuole approfittare, chi sta
bene cos e non vuole espan-
dersi e chi invece non la cono-
sce. La nuova legge molto
interessante dice Riccardo
Marchionni, titolare del bar del
Teatro a Urbino. Chi ha lo spa-
zio sufficiente come me pu
trarne vantaggio. Mi piacereb-
be aprire un piccolo ristorante,
con piatti particolari e di quali-
ALICE MONNI
Finanziamenti al via per studenti, neo-
laureati, giovani imprenditori e novelli
sposi. A mettere a disposizione 130
milioni di euro in 5 anni sar il Banco
Popolare dell'Adriatico, in collaborazione
con la provincia di Pesaro Urbino.
L'accordo, che accompagna il rinnovo
del contratto di tesoreria della Provincia,
prevede dei prestiti non ipotecari con
tassi di interesse e spese distruttoria
pi basse di quelle di mercato. Previsti
anche 100 mila euro a fondo perduto
(per abbattere i costi fissi dei prestiti) e
un contributo provinciale ancora da defi-
nire. Mancano solo i particolari operati-
vi della convenzione: lok definitivo della
giunta provinciale atteso in questi gior-
ni.
Ma quando i cittadini potranno accedere
ai fondi? L'assessore al bilancio
Graziano Ilari ha preso un impegno con
il Ducato: "Quindici giorni al massimo: a
fine gennaio ci si potr rivolgere alle
filiali della Bpa o direttamente in provin-
cia per avere informazioni, moduli o pre-
sentare gi le richieste".
CONVENZIONE PROVINCIA-BPA
Finanziamenti agevolati ai giovani
dente regionale del settore tes-
sile della Cgia - valgono 20
volte di meno dei nostri".
La preoccupazione contro lo
sviluppo del "dragone" cinese
non solo allarmismo: "Lo
scorso anno - riassume
Giuseppe Mazzarella, presi-
dente nazionale del settore cal-
zaturiero della Cgia - l'export
cinese verso lItalia cresciuto
con percentuali vicine al
1000%, mentre le nostre espor-
tazioni sono calate". E nelle
Marche, fa notare Sabbatini, "il
30% degli occupati lavora nel
settore moda. Non si pu non
tenerne conto".
Ma qual allora
la soluzione? "La
risposta - dice
Albertucci -
una sola: la qua-
lit". Una neces-
sit ribadita da
pi parti (anche
a livello naziona-
le) non solo per
sopravvivere, ma
anche per sfrut-
tare il mercato
cinese: "Il mer-
cato asiatico - ha
affermato Paolo Zegna, presi-
dente di Sistema Moda Italia -
rappresenta una grandissima
opportunit per le nostre
aziende, che possono aggredir-
lo solo con prodotti di elevata
qualit, innovativi e creativi". E
la Valle del Jeans si sta muoven-
do proprio in questa direzione.
Antonio Baffioni, che ha una
piccola impresa a Sant'Angelo
in Vado, il presidente provin-
ciale della Cgia per il settore
tessile: "Negli anni passati,
questa zona non aveva puntato
sui propri marchi, perch sem-
brava impossibile sarebbe arri-
vata una crisi, visto l'enorme
quantit di lavoro che c'era". E
adesso? "Ora la situazione
cambiata. Nella nostra zona si
producono i propri brand e si
affiancano alle produzioni
classiche. L'elisir per allungare
la vita del tessile questo: pro-
durre e competere puntando su
una qualit medio-alta". Una
lezione che funziona, stando ai
risultati ottenuti nel 2005.
Previsti 130 milioni di euro a tassi convenienti. Il via entro gennaio
Nelle Marche
un anno
di passione
nel settore
calzaturiero:
510 aziende
in meno
V
ecchie licenze
addio. Dal primo
gennaio nelle
Marche entrata in
vigore la legge
regionale n.
30/2005, che elimina la distin-
zione tra le licenze di bar, risto-
rante e attivit di svago con
somministrazione di alimenti e
bevande. Tramontate le diffe-
renze, chi ha un bar potr allar-
gare la sua attivit con un risto-
rante e viceversa. Lo scoglio pi
grande rimane lautorizzazione
igienico-sanitaria, indispensa-
bile non solo per aprire una
nuova attivit ma anche per
trasformare la vecchia.
Una novit che per non cam-
bia la situazione a Urbino e
Fermignano, dove le licenze per
i pubblici esercizi sono blocca-
te da tempo. Secondo la legge
statale, valida fino a questan-
no, il numero di licenze che i
Comuni potevano rilasciare per
l'apertura di un nuovo bar o
ristorante era limitato. Tutte
quelle disponibili a Urbino
sono gi assegnate. A
Fermignano ne restano solo
una o due da assegnare nella
zona del Furlo, ma al centro
non ci sono da pi di un anno
attivit di espansione in questo
ambito. Con le nuove regole il
tetto massimo non esiste pi:
sono i Comuni a decidere
quante licenze dare e a chi. Il
blocco per destinato a rima-
nere a lungo: entro 150 giorni
dallentrata in vigore della legge
regionale ognuno dovr adotta-
re un regolamento che discipli-
ni i singoli aspetti non toccati
dalla legge. Tra approvazione
della giunta e decisione defini-
tiva sui problemi aperti passe-
ranno almeno otto mesi perch
la legge sia veramente applica-
t aggiunge Marchionni. Per
tutti resta da superare lo sco-
glio dell'autorizzazione sanita-
ria, indispensabile per allarga-
re l'attivit. L'importante -
dice Valentino Magoga del caff
Basili - che chi prende la
licenza conosca il mestiere.
Ai Comuni dunque il compito
di gestire il passaggio al nuovo
sistema, che porta anche altre
novit. I locali che danno da
mangiare e da bere e si trovano
dentro centri commerciali, in
autostrada o nelle stazioni, nei
musei o in discoteca, non
devono neanche passare per il
Comune. Per avere la licenza a
loro basta avere l'autorizzazio-
ne sanitaria, assieme alla desti-
nazione d'uso del locale e ai
requisiti morali e professionali.
Il Comune viene solo a sapere,
tramite una dichiarazione di
inizio attivit, che il locale ha
iniziato il suo lavoro.
B
ere meno, ma
bere meglio. La
via maestra indicata
agli agricoltori che
operano nella viti-
coltura quella
della qualit. A rac-
contare la sua filo-
sofia in materia di
vini Lucio Pompili, chef di fama nazionale e
titolare del Symposium Quattro stagioni di
Cartoceto.
Qual lingrediente pi importante nella pro-
duzione nella zona?
Sono i singoli produttori che fanno la differen-
za. Il Pergola, come il pinot nero fatto da
Mancini, d risultati di qualit, cos come il
Bianchello e il Sangiovese. Questi esempi
dimostrano che la qualit si pu fare nel
nostro territorio, ma ancora troppo poca.
Cosa intende per qualit del vino?
Significa produrre poco, produrre bene e trat-
tare luva come qualcosa di prezioso. I produt-
tori seri non vanno oltre i 40 ettolitri di vino
per ettaro. Al momento siamo al doppio e
spesso anche al triplo.
E la vastit di una zona va
a scapito della qualit?
Certamente. Un esempio:
Colli pesaresi un territo-
rio cos ampio come non
ne esistono neppure in
California, dove non-
ostante ci siano migliaia
di ettari hanno distinto
collina da pianura, una qualit di terreno da
unaltra.
E perch questo non avviene a Urbino?
Non avviene in molte zone dItalia. Per esem-
pio, quando sulletichetta leggiamo Barolo, sa
quanti Barolo esistono?
Lei indica la via della qualit. Ma poi uno
vende di pi?
Ci piacer bere meno, ma bere meglio, o no?
Non ci interesser pi un bottiglione di vino al
giorno, ma due bicchieri fatti bene, con il
garbo dovuto.
Tra i vini della zona quale consiglia?
Il Sangiovese il vitigno che secondo me offre
di pi ed equiparabile a vini toscani come il
Chianti e il Brunello.
Lucio Pompili consiglia
il Sangiovese
Quello che offre di pi
7
ECONOMIA
Vino: grandinat e
e cinghiali
rovinano l annat a
Ma Pergola conquista un nuovo doc
La Confederazione agricoltori parla
di un calo di produzionedel 33%
per le ottanta aziende locali
MARCO RATTI
I
l maltempo ci ha messo
lo zampino nel 2005 e
l'uva a fine vendemmia
era poca rispetto al 2004.
Ma contro la qualit
pioggia e grandine non
sono riuscite ad avere la
meglio: lo scorso luglio la pro-
vincia di Pesaro Urbino ha por-
tato a casa un altro vino doc,
la denominazione di origine
controllata, con il Pergola.
A riassumere le difficolt del
settore il responsabile della
sede del Centro di assistenza
agricola della Confederazione
italiana agricoltori (Cia) di
Urbino, Rinaldo Barcelli:
Purtroppo nel 2005 piovuto
troppo, ci sono state grandina-
te e anche i cinghiali hanno
provocato danni mangiando
l'uva. I dati della Cia parlano
di un raccolto di mille quintali
nel 2005, contro i 1.500 del
2004. I comuni presi in consi-
derazione sono Urbino,
Fermignano, Sant'Angelo in
Vado, Urbania, Colbordolo,
Petriano, Tavoleto, Auditore e
Montecalvo in Foglia. Su que-
sto territorio operano nel setto-
re un'ottantina di aziende, di
cui solo due superano i 40
quintali di produzione. Con il
risultato che solo il 20% del
vino viene rivenduto.
Non lontano da Urbino, per,
esistono altri vini di qualit.
Come quelli della fattoria
Mancini di Pesaro, dove nel
periodo della vendemmia lavo-
ra fino a una trentina di perso-
ne su circa 30 ettari di terreno.
Il prodotto di fascia pi alta tra
la produzione della denomina-
zione Colli Pesaresi, che va dal
confine con lEmilia Romagna
fino a quello con la provincia di
Ancona, un pinot nero,
lImpero doc, della sottozona
Focara. Di Impero esiste anche
il bianco di indicazione geogra-
fica protetta (Igp) Marche.
Lazienda coltiva le viti anche
per il Sangiovese, tra i primi ad
ottenere la denominazione di
origine controllata negli anni
Settanta, e per il vino doc
Roncaglia. Una produzione che
ha puntato sulla qualit e che
sta dando buoni risultati. Le
vendite del 2005 - dice il titola-
re, Ettore Mancini - sono anda-
te bene, nonostante il tempo
dello scorso anno non abbia
offerto niente di buono. Noi
non siamo neppure in grado di
soddisfare tutta la domanda e
la produzione 2006 gi preno-
tata, anche dallestero.
Altri doc sono prodotti dall'a-
zienda agraria Fiorini
Valentino, che coltiva a Barchi
e Frate Rosa su 40 ettari. Da qui
proviene il Bianchello del
Metauro, un bianco doc di
fascia media, e il Sangiovese e il
Rosso della denominazione
Colli Pesaresi. La strategia del-
l'azienda Fiorini, che fattura
circa 750 mila euro lanno,
risultata vincente. Nonostante
le piogge - spiega il proprieta-
rio Valentino - quella del 2005
stata una buona annata per la
produzione. Le vendite sono
rimaste stabili e gran parte del
vino che confezioneremo nel
2006 gi prenotata.
Un ultimo esempio della quali-
t marchigiana il Pergola doc,
prodotto in tre tipologie: il
rosso, il passito, il novello. Noto
fino allo scorso anno come
vernaccia rossa di Pergola, ha
conquistato la denominazione
nel luglio 2005. Tra i produttori
di questo vino c la fattoria
Villa Ligi di Francesco Tonelli
che vende circa 25mila bottiglie
di rosso lanno. La produzione
del passito, invece, iniziata da
poco e sar in vendita tra qual-
che anno e il novello ancora a
quota 800-900 bottiglie. Troppo
presto, quindi, per valutare la
nuova doc. Francesco Tonelli
per il 2005 parla di annata da
dimenticare.
Lo chef punt a sulla qualit
(m.r.)
Allenoteca da Bruno di via Mazzini si trovano tutti i vini doc della zona
il Ducato
8
Tut t i gli scempi
int orno alle mura
Tour lungo lantica cinta difensiva: le passeggiate sono interrotte da strutture
Mechelli: Nel tempo sono nate situazioni difficili da dipanare
U
n ristorante accan-
to alle mura, un'an-
tenna per la telefo-
nia e una cabina
dell'Enel: le mura
cittadine continua-
no a far discutere, dopo battaglie
legali e proposte di
cittadini. Al centro
delle polemiche ci
sono i cammina-
menti - alcuni trat-
ti della cinta non
sono liberi e orti e
giardini impedi-
scono il passeggio
- ma anche strut-
ture a ridosso delle
mura. La vicenda
stata anche esami-
nata dal ministero
dei Beni Culturali
che ha chiesto alla
Soprintendenza della Marche di
favorire una soluzione. "Nel
tempo si sono create situazioni
che non facile dipanare - dice
Lino Mechelli, assessore ai Lavori
pubblici - e assieme alla
Soprintendenza cerchiamo di
liberare le mura da manufatti e
servit ma posso dire che sono
abbastanza libere". Il ristorante 'Il
ragno d'oro', addossato alle mura
in piazzale Roma e l da cinquanta
anni, stato oggetto di una rico-
gnizione tecnica affidata dalla
Procura della Repubblica di
Urbino all'ingegnere Antonio
Santese. Nell'area, di propriet
comunale, sono possibili solo
"interventi di
riqualificazione
p a e s i s t i c o -
ambientale" e
bisogna "elimina-
re le strutture
improprie", si
legge nella valuta-
zione. All'edificio
in muratura
stato aggiunto un
gazebo. Secondo
Santese "non pu
essere considerato
un progetto di
riqualificazione
paesistico-ambientale perch non
mira alla valorizzazione delle
mura ma unicamente alla ristrut-
turazione e ampliamento di un
immobile peraltro di dubbia legit-
tima esistenza". Successivamente,
sono stati realizzati nuovi servizi
igienici che hanno provocato non
poche proteste. Adesso l'ammini-
strazione comunale si impegna-
ta a eliminarli. "L'obiettivo un
progetto per la sistemazione dei
gabinetti in un luogo interrato. E'
nell'elenco delle opere
da realizzare nel 2007",
dice Mechelli.
L'amministrazione sta
anche trattando con il
gestore di telefonia Tim
per una diversa colloca-
zione dell'antenna in via
giro del Cassero che ha
scatenato polemiche in
passato per i problemi di
impatto paesaggistico e
per i rischi per la salute
degli abitanti. " vietato
apportare modifiche
perch l'area vincolata
e quindi saranno costret-
ti a scendere a patti",
spiega Mechelli. Roberta
Quattrini, addetta stam-
pa della Tim conferma che "il
gestore sta valutando la questione
assieme all'amministrazione e sta
analizzando il da farsi". Chi per-
corre le mura da Porta Valbona alla
Fortezza Albornoz si imbatte inve-
ce in una cabina Enel che sta per
essere rimossa e spostata alle spal-
le del commissariato di polizia,
come spiegano all'ufficio tecnico
comunale. Non possibile salire
fino al Parco della Resistenza
anche per la presenza di abitazioni
private. La relazione tecnica sug-
gerisce che si potrebbero creare
"opportuni percorsi e restituire
l'intera area al comune".
Secondo il procuratore generale
Claudio Coassin, che ha commis-
sionato l'inchiesta, non stati rile-
vati reati ma solo irregolarit. A
Porta S.Lucia, il camminamento
sfocia in un giardino privato e non
si pu salire sul bastione. "Si pu
ripristinare il camminamento
lungo il tratto essendo la zona non
occupata da edificazioni e sarebbe
addirittura possibile arrivare fino a
Porta Lavagine creando opportuni
percorsi", fa notare Santese. In Via
dei Morti, dopo l'intervento del
comune, sono stati rimossi alcuni
capanni. Alcune famiglie hanno
invece fatto ricorso al Tar. La fami-
glia De Angelis ha abbattuto una
tettoia per le auto accanto alla
casa. "Le mura devono essere visi-
bili ma devono essere tenute in
ordine - dicono i De Angelis.
"mentre a porta S.Bartolo, ad
esempio, il parchetto abbando-
nato".
Intanto il restauro delle mura va
avanti. In primavera sar comple-
tato l'ultimo tratto tra S.Lucia e
piazzale Roma, finanziato con 250
mila euro, dice l'architetto Biagio
de Martinis che dirige i lavori dal
1992. "Sono stati coperti ormai 2
chilometri e tra non molto inizie-
ranno anche i lavori per il restauro
del bastione S.Caterina, accanto
all'Orto dell'Abbondanza, che
costeranno altri 250 mila euro".
Quando il pezzo di cart a era unopera dart e
Oltre duemila anni
a difesa della citt
Lo storico Procopio racconta come fall
lassedio dellesercito dei bizantini
La cinta muraria stata costruita tra III e II
secolo a.C. Brevi tratti della cortina difensiva
sono stati inglobati in strutture edilizie medieva-
li. In et tardo-romana e bizantina le mura sono
state un baluardo contro gli eserciti stranieri.
Come racconta lo storico bizantino Procopio nel
538 d. C., i bizantini non riuscirono a espugnare
la porta settentrionale, difesa da duemila Goti.
Questi ultimi capitolarono non per una sconfitta
ma per mancanza d'acqua. Con il miglioramento
delle condizioni economiche nei secoli XI-XIII la
citt riprese ad espandersi con nuovi borghi al
di fuori delle porte di origine romana, spesso in
sovrapposizione ad edifici esistiti in et imperia-
le. Nel 1284-1285 la cinta muraria resistette al
lungo assedio delle truppe pontificie contro
quelle di Guido il Vecchio. Altri tratti di mura
costruite tra '300 e '400 sono stati inglobati
nella nuova cinta in mattoni, iniziata nel 1507
ed edificata sotto Francesco Maria della Rovere.
(fonte: "Le mura di Urbino tra tardoantico e
medioevo" di Mario Luni e Anna Lia Ermeti)
LE MURA: ORIGINI E STORIA
LUISIDA DE IESO
CONCITA MINUTOLA
Lobiettivo
eliminare
le strutture
improprie. Le
mura devono
essere visibili
e in ordine
9
CULTURA
cart a era unopera dart e
Un Raffaello
non si improvvisa
Lidea di Sgarbi: opinioni a c onfronto
G
razie alle mostre,
Urbino sempre
pi al centro del-
l'interesse artisti-
co di turisti e stu-
diosi. Si da poco
conclusa quella dedicata al pit-
tore Fra' Carnevale, un grande
successo. Tanto che la soprin-
tendenza ha ottenuto il prolun-
gamento del prestito fino a
marzo per una delle sue opere
maggiori, l'Annunciazione, un
dipinto che proviene dalla gal-
leria di Washington. Durante il
periodo della mostra, i corridoi
del Palazzo sono
stati visitati da
oltre 75mila per-
sone, 2.500 solo
nel periodo
natalizio. E a
questo successo,
si aggiunge l'in-
teresse scientifi-
co per la mostra
della Madonna
della Gatta, un
dipinto dell'ur-
binate Federico
Barocci in espo-
sizione fino a
m a r z o .
Dall'entrata in
vigore del
biglietto unico
infatti possibile
visitare sia la
Galleria che le
mostre. Un moti-
vo in pi d'attrat-
tiva per gli aman-
ti dell'arte.
Ma cosa occorre
per organizzare
una mostra? Ed
possibile una
mostra dedicata
a Raffaello, come
auspicato dal cri-
tico d'arte
Vittorio Sgarbi?
Lo abbiamo chiesto alla soprin-
tendente Lorenza Mochi Onori
e alle direttrici storiche dell'ar-
te Agnese Vastano e Maria
Rosaria Valazzi.
Soprintendente, cosa pensa
della proposta di Sgarbi di
organizzare una grande
mostra dedicata a Raffaello
nella sua citt natale?
Sgarbi fa molto effetto sul pub-
blico, ma un lavoro del genere
si fa con calma. Per la mostra di
Raffaello bisogna considerare
vari fattori. Anzitutto occorre
considerare che l'anno scorso
stata fatta una mostra a Londra
e adesso, per ottenere un pre-
stito, bisogna aspettare almeno
quattro anni.
Inoltre, ci vuole un progetto
scientifico e una preparazione
che richiede almeno tre anni,
per quanto riguarda la struttu-
ra della segreteria e del comita-
to scientifico. Bisogna infatti
dimostrare che la mostra rap-
presenterebbe un passo avanti
nell'arte. Per fare tutto questo
ci vuole un grossissimo budget.
Non meno di un milione e
mezzo di euro, a seconda delle
opere e delle condizioni dei
locali. Insomma non una cosa
che si improvvisa.
E il prestito di un solo quadro,
come nel caso del Barocci,
potrebbe aumentare il presti-
gio artistico della citt?
Naturalmente meglio una
mostra che un solo quadro.
Anche se nel caso della
Madonna della Gatta del
Barocci o di un quadro di
Raffaello una cosa che si pu
fare, perch sono quadri che
hanno un'importanza per la
citt.
Anche la Fornarina, portata nel
2001 a Urbino su richiesta di
Carlo Bo, prima che morisse,
aveva questa funzione.
Ovviamente c'era stato un
boom di presenze, tanto che
quando sono
stata nominata
io sembrava un
ritorno indietro.
D o t t o r e s s a
Vastano, a quan-
to ammonta
l 'assi curazi one
per un quadro?
I valori assicura-
tivi non si posso-
no stabilire. il
proprietario che
decide il premio
a s s i c u r a t i v o,
variabile a
seconda del
valore dell'ope-
ra.
Secondo lei
possibile orga-
nizzare una
mostra dedica-
ta a Raffaello a
P a l a z z o
Ducale?
Una mostra di
Raffaello qua
secondo me
i mpe ns a bi l e.
Per trasferire
un'opera d'arte
bisogna vedere
quali sono le
condizioni con-
servative. Noi
per esempio non abbiamo mai
dato a nessuno 'La muta'. Non
pu viaggiare, nemmeno col
climabox.
Ma non perch non vogliamo
prestare un Raffaello, ma per-
ch La muta un quadro tal-
mente delicato a livello con-
servativo che non si pu spo-
stare. Io direi, in genere, che le
opere su tavola sarebbe bene
lasciarle dove stanno.
E poi bisogna considerare che
la maggior parte delle opere di
Raffaello sono state dipinte al
di fuori di Urbino. Quindi non
tutto ci che ha fatto conte-
stuale alla citt. Raffaello
nato a Urbino ma le opere che
ha fatto hanno contesti diversi.
Sono fatti per realt diverse,
per Firenze, per Roma.
Dottoressa Valazzi, lei riusci-
ta a portare a Urbino la
Madonna della Gatta di
Federico Barocci. Cosa biso-
gna fare per chiedere un pre-
stito?
Per ottenere i prestiti bisogna
avere un progetto scientifico
abbastanza serio e accurato.
Questo nato da un rapporto
d'amicizia con la Galleria degli
Uffizi di Firenze. In ogni caso
abbiamo dovuto pagare l'assi-
curazione che, solo per questo
quadro, costata 17.500 euro.
(c.m.)
Dallalto,
in senso ora-
rio, alcune
strutture che
impediscono
il cammina-
mento attorno
alle mura:
unantenna,
alcune case,
una cabina
dellEnel,
il ristorante
Il Ragno
doro.
A destra,
la soprinten-
dente Lorenza
Mochi Onori.
In basso,
uno dei diplomi
esposti
a Palazzo
Ducale.
Un lavoro
del genere si
fa con calma.
Servono oltre
un milione
e mezzo
di euro
D
ecorazioni a motivi floreali, ghirlande,
figure femminili e animali. Non un cata-
logo di tessuti, sono i diplomi di laurea dal
XV al XX secolo protagonisti della rassegna
"Honor et Meritus", nella sala del Castellare del
Palazzo Ducale di Urbino dal 14 gennaio al 31
marzo.
"E' una mostra mai realizzata prima - spiega il
curatore, il professor Stefano Pivato - altre uni-
versit hanno esposto i loro diplomi, come quel-
la di Salerno, ma erano poche decine. Qui saran-
no esposti cento diplomi, scelti fra trecento pro-
venienti da raccolte pubbliche e private". Il cer-
tificato pi antico risale al 1404, il pi recente al
1942.
La rassegna riserva ai 17 attestati rilasciati
dall'Ateneo urbinate una sezione speciale, com-
pletata dalla presenza delle Bolle papali che con-
cedevano e confermavano al Collegio dei dottori
le facolt giurisdizionali. Insieme a questi sono
esposti anche materiali storici conservati nell'ar-
chivio dell'Universit, per la prima volta presen-
tati al pubblico. "I diplomi provengono da tutta
Italia e hanno forme diverse. Sino al 1600 - conti-
nua Pivato - erano quadernetti, poi ha prevalso il
formato lenzuolo. Non sono semplici atti buro-
cratici, ma vere e proprie opere d'arte. Attraverso
il loro studio si pu ricostruire la storia dell'uni-
versit italiana".
Gran parte dei diplomi provengono dalla colle-
zione privata di un collezionista, Gianfranco
Nucci, che ha prestato le sue opere.
PIER LUIGI CARA
private, abitazioni, orti e giardini
il Ducato
10
La f ioraia e il prof essore
si rit rovano sulla scena
I Ator de Campagna di Canavaccio recitano il loro sogno, tutto in dialetto dal
Lo spettacolo previsto per sabato 21 gennaio. Il ricavato sar devoluto in beneficenza
D
i giorno fanno la
fioraia, il ristora-
tore, l'infermiera,
l'ex professore di
disegno in pen-
sione, la mamma
con la passione del cucito, ma
la sera si incontrano, vestono
gli abiti di scena e si preparano
per affrontare il pubblico del
teatro Sanzio.
Cinquantenni, ma anche tren-
tenni e qualche ragazzino delle
scuole medie che a questa
esperienza non vuol proprio
rinunciare. Venti persone in
tutto, con un'unica passione: il
teatro. La residenza nella fra-
zione di Canavaccio indi-
spensabile se si vuol far parte
del gruppo "I Ator de
Campagna".
Ma non si tratta di un corso o di
uno stage gestito da qualche
illustre professore che arroton-
da cos lo stipendio. Tutto quel-
lo che "I Ator de Campagna"
portano sul palco interamen-
te farina del loro sacco. A parti-
re dai testi, rigorosamente in
dialetto, per finire con la sce-
nografia, raccattata rovistando
qua e l, tra gli oggetti di casa e
quelli presi in prestito da qual-
che ufficio o dal luogo di lavo-
ro.
Lo spettacolo si intitola "Ciar
provemo anche quest'ann" e
l'appuntamento per sabato
21 gennaio al teatro Sanzio, alle
ore 21, dopo una prima dedica-
ta agli spettatori di Canavaccio
prevista per sabato 14, alle
20,30, al circolo comunale.
All'inizio ci sar una breve
introduzione, poi gli attori met-
teranno in scena quattro episo-
di indipendenti, ma tutti ispira-
ti alla vita quotidiana nelle
campagne del Montefeltro.
Si tratta de "I vigili de campa-
gna" su alcuni agenti alle prese
con le multe nelle frazioni, poi
sar la volta di "Che mur fini
'ste ches moderne" su una vici-
na pettegola che non perde
occasione per origliare tutto
ci che accade al di l delle
mura della sua casa. Ma c'
anche "Al pronto soccorso", la
classica storia del medico che
se la fa con l'infermiera, ma la
donna delle pulizie li scopre e
iniziano gli intrighi. Infine "La
sfilata di moda", con le model-
le che si vedranno fregare il
posto da altri personaggi ina-
spettati.
L'entrata a offerta libera e i
soldi raccolti verranno dati in
beneficenza. "Stiamo deciden-
do se darli all'associazione
Lucarelli di Pesaro che lotta
contro la leucemia o alla Croce
Rossa - spiega Maura Luzi,
regista ma anche pensionata
dopo una vita di lavoro spesa al
comune di Urbino - l'anno
scorso abbiamo dato tutto a
una famiglia di Canavaccio che
ne aveva particolarmente biso-
gno. Ma quest'anno dobbiamo
fare i conti anche con l'affitto
del teatro, finora ce lo davano
gratis, ma questa volta il
Comune ci ha chiesto di paga-
re". Esattamente sono stati
chiesti 800 euro, come a tutte le
compagnie teatrali che si esibi-
scono al Sanzio. Ma per questo
gruppo di residenti di
Canavaccio appassionati di
spettacolo l'amministrazione
comunale scesa a compro-
messi e ha deciso di fare uno
sconto, ma non si sa ancora di
quanto.
Ormai sono quasi sette anni
che gli attori della piccola fra-
zione di Urbino scrivono i dia-
loghi in dialetto, preparano
volantini, cuciono i costumi di
LEILA BEN SALAH
scena, disegnano gli sfondi e
prendono in prestito ogni
oggetto utile per mettere su la
rappresentazione.
"Abbiamo iniziato quasi per
scherzo - ricorda Anna
Zazzeroni, sceneggiatrice e fio-
raia del paese - prima lavorava-
In Europa con la Calandria
D
al teatro di parola, basa-
to sulla lettura filologica
dei testi alla rivisitazione
popolare secondo gli schemi
della commedia dellarte. Tra
giugno e luglio la Calandria,
opera di Bernardo Dovizi rap-
presentata per la prima volta a
Urbino nel 1513, avr una dop-
pia versione. A fine giugno il
maestro Luca Ronconi ne cure-
r la regia nel cortile del palaz-
zo ducale in occasione dei
festeggiamenti per i 500 anni
dellateneo, una settimana
dopo gli allievi pi bravi del
centro universitario di speri-
mentazione teatrale C.u.s.t
2000 la metteranno in scena
nelle piazze di Urbino. E un
omaggio - ha detto il direttore
del Cust Donatella Marchi - al
maestro Ronconi e anche allu-
niversit. La nostra versione
della Calandria si pone come
complementare rispetto a
quella di Ronconi, ne faremo
una lettura popolare. Diretta
da uno dei pi importanti regi-
sti del teatro europeo, il mae-
stro Carlo Boso, la Calandria
messa in scena dagli allievi del
Cust rientra nellambito di un
progetto pi grande, che coin-
volge anche Francia, Spagna e
Belgio, dal nome Cortigiani
cortigiane: lEuropa al teatro
delle corti. Ogni paese porter
in scena un sipario ovvero un
testo ducale cinquecentesco
tipico del proprio territorio, per
poi iniziare una vera e propria
tourne a livello europeo. Tante
le sorprese in programma. Su
tutte, la possibile partecipazio-
ne di Dario Fo, che introdurr il
pubblico attraverso i personag-
gi della rappresentazione per
poi lasciare spazio al prologo
curato da uno dei maggiori
nomi della commedia dellar-
te, lattore Eugenio Allegri.
Finora - ha detto Donatella
Marchi -sono 17 le scene su cui
abbiamo gi lavorato, tra que-
ste oltre al prologo anche quel-
le dei travestimenti di Lidio e
Santilla, i giovani gemelli pro-
tagonisti della commedia. Ad
ospitare le veglie, ovvero le
rappresentazioni teatrali in
piazza, saranno, tra le altre, la
piazza delle Erbe e la piazzetta
del Carmine. Speriamo - ha
detto Marchi - anche il palazzo
ducale. Se il permesso stato
dato per la pista di pattinaggio
mi auguro non ci siamo proble-
mi ad accordarlo anche a noi.
Tra le compagnie straniere
coinvolte nel progetto, patroci-
nato per lItalia dalla regione e
dalla provincia di Pesaro-
Urbino, la scuola internaziona-
le di scenografia per il Belgio, il
teatro Albatros per la Francia e
la compagnia spagnola
Finikito. (f.p.)
car
te
llo
ne
Feste
BENEDIZIONE DEGLI
ANIMALI
Fermignano
Il 21 gennaio dalle ore
14,30 nel centro storico e
il 22 gennaio alle ore 9.
Cinema
MATCH POINT
Nuova Luce
Feriali ore 21.00
Festivi ore 18, 21
Chris, un giovane irlandese
di origini modeste, si eman-
cipa dalla pover t attraver-
so il tennis professionale.
Arrivato a Londra, frequenta
un giro di amici tra i quali
conosce Chloe, di cui si
innamora e la sposa. La
vita agiata diventa realt,
ma un giorno entra in
scena Nola, con cui suo
cognato Tom ha rotto il
fidanzamento...
USA 2005,Regia Woody
Allen, Genere Commedia
MEMORIE DI UNA GEIS-
HA
Ducale sala 1
Feriali ore 20.15, 22.30
Festivi ore 15.45, 18,
20.15, 22.30
Kyoto, 1929. La piccola
Chiyo viene venduta dai
genitori, due poveri pescato-
ri giapponesi, a una casa di
geishe. La bambina desti-
nata a diventare anchessa
una geisha. Nel corso della
sua vita incontrer vari
ostacoli alla felicit che per
lei ha il volto di un uomo
che ha conosciuto da bam-
bina.
USA2005, regia di Rob
Marshall, Genere
Drammatico
REINAS
Ducale sala 2
Feriali 20.30, 22.30
Festivi 16.30, 18.30,
20.30, 22.30
Magda, Ofelia, Helena,
Nuria e Reyes sono cinque
madri, temprate dal ritmo
della citt moderna. Il desti-
no le ha condotte alla vigilia
del matrimonio dei loro figli,
con i preparativi pi alla
moda ma anche con moltis-
sime sorprese. Tutte e cin-
que dovranno venire a patti
con se stesse, se desidera-
no davvero riuscire ad arri-
vare al matrimonio congiun-
to che i loro rampolli si
stanno preparando a cele-
brare: il primo matrimonio
gay in Spagna.
SPAGNA 2005, Regia
Manuel Gomez Pereira,
Genere Commedia
11
SPETTACOLI
mo con i bambini, ma poi si sa,
i bambini crescono, hanno altri
interessi e non hanno pi
voglia di occuparsi di queste
cose. Cos abbiamo continuato
noi".
La passione della scrittura
Anna ce l'ha sempre avuta e
scrivere in dialetto per lei una
cosa innata: "Mi viene natura-
le, l'ho sempre fatto, fin da
quando ero piccola, ma solo
da un paio d'anni che abbiamo
cominciato a portare le mie
sceneggiature alla ribalta, se
cos si pu dire".
Per ora sono riusciti a uscire
dal circolo comunale di
Canavaccio e a esibirsi al tea-
tro Sanzio.
Non cosa da poco per chi ha
dedicato una vita a tutt'altro
lasciandosi sempre da parte un
piccolo sogno nel cassetto.
Col naso rosso
per ridere di s
Una vita da clown
FRANCESCA PIATANESI
A
l telefono la sua
voce risulta simpa-
tica, pulita e gra-
devole. In sotto-
fondo si sentono le
urla di un bambi-
no, suo figlio che piange.
Parlandoci si avverte una leg-
gera cadenza anconetana.
Sembra molto giovane. Nella
vita ogni tanto indossa un pic-
colo naso rosso. E' Andrea
Bartola, 39 anni, insegnante e
attore di teatro, con una pas-
sione e un affetto particolari
per il personaggio del clown.
Dal 16 al 20 gennaio sar alla
Sogesta per un
seminario dal
titolo "Spazio
comico - il
clown che in
noi", organiz-
zato dal centro
universitario di
sperimentazio-
ne teatrale
Cust 2000.
"Mi sono affe-
zionato a que-
sto personag-
gio - ha detto
Bartola - per-
ch penso sia
pedagogico. La
sua una filo-
sofia di vita
oltre che di stare in scena. E'
una persona che ascolta molto,
capace di inventare le cose, ma
anche di ridere dei suoi difetti.
Spesso siamo convinti di essere
splendidi, perfetti, ma ognuno
di noi ha delle debolezze.
Dobbiamo imparare a tirarle
fuori, metterle al servizio di
tutti e soprattutto riderci
sopra". Laureato in sociologia a
Urbino, da pi di dieci anni
Bartola attore professionista.
Dopo i primi studi sulla com-
media dell'arte a Reggio Emilia,
si trasferito in Spagna per fre-
quentare l' International clown
school di Ibiza. Tra i suoi inse-
gnanti anche il maestro Eric de
Bont. Nella sua carriera ha
interpretato vari ruoli: dal ser-
vitore Coviello nel Borghese
gentiluomo diretto da
Giampiero Solari e rappresen-
tato da Carlo Panariello, allo
scagnozzo Taccone nella com-
media Brancaleone con
Massimo Venturiello; dallo
scienziato pazzo Trichinosi del
Deus ex machina con Pino
Quartullo, all'Arlecchino della
Commedia Ridicolosa diretta
da Tommaso Paolucci. Ma il
clown gli sempre rimasto nel
cuore. "Non un personaggio,
l'aspetto poetico che c' in
ognuno di noi. E' il maestro del
fiasco, che per poi ci ride
sopra e ci riprova. Ed questa
la cosa pi importante anche
nella vita". Quello dei prossimi
giorni non sar dunque solo un
s e m i n a r i o
rivolto agli
attori o a chi
sogna di stare
su un palco-
scenico vestito
da clown, ma
anche un
momento per
mettere in dis-
cussione se
stessi. "Sar
uno stage fatto
di giochi, di
improvvisazio-
ni, finalizzato a
far emergere il
proprio lato
fragile e nello
stesso tempo
comico". Un esercizio secondo
Bartola molto utile anche per
gli attori professionisti, che
spesso impostano la voce e
rimangono talmente legati al
copione da perdere spontanei-
t e da non saper andare avanti
al primo ostacolo o cambio di
programma improvviso. "Il mio
lavoro non consister nel met-
tere ulteriori maschere - ha
spiegato l'attore - ma nel farne
a meno". Per questo ogni par-
tecipante cercher un suo
modo di vestire clown". L'unica
maschera imposta da Bartola
sar un piccolo naso rosso. "E'
la maschera pi piccola del
mondo - ha detto - ed il vero
simbolo del gioco comico.
Serve a mantenere la maschera
senza nascondersi". E' questa
la filosofia del clown cui si ispi-
ra Andrea Bartola, sulla scia del
pedagogo e mastro francese
Jacques Lecoq. Fu lui per primo
negli anni 50 a portare il clown
dal circo al teatro, "spogliando-
lo" di trucco e parrucca e
armandolo di una nuova spon-
taneit, quella dellimprovvisa-
zione, lontana, secondo
Bartola, dalla comicit "ormai
ripetitiva su cui si fossilizzato
il clown della tradizione circen-
se". Oltre a collaborare con il
teatro stabile delle Marche,
Bartola anche direttore di una
scuola per clown da lui fondata
a Falconara, dove insegna sta-
bilmente. Alla domanda: "Ma
fuori dal palcoscenico un po'
clown?" risponde con un sorri-
so. Poi aggiunge: "Abbastanza,
anche se non sempre facile
ridere dei propri insuccessi.
Con mio figlio piccolo per
sono spesso clown. Ogni giorno
con lui tutto una nuova sco-
perta e quando mi sorride con
le sue faccine mi ritrovo a par-
lare lingue strane".
M
ulini a vento e passi di danza. A dare vita
al "Don Chisciotte" di Marius Petipa sar
la compagnia Ballett Concierto, che si
esibir al teatro Sanzio il 24 gennaio.
Il balletto proposto nella coreografia tradizio-
nale, anche se la versione presentata sar pi
snella per andare incontro alle esigenze del pub-
blico di oggi.
L'toile l'argentino Iaki Urlezaga, fondatore
della compagnia, dal 1996 primo ballerino del
Royal Ballet di Londra.
Il danzatore interpreta il ruolo di Basilio, il bar-
biere di cui Kitri, l'eroina della piece, innamora-
ta. E proprio la variazione di Kitri e il duetto di
Basilio sono tra i brani pi celebri dell'opera, che
la regia ha ripreso in modo fedele dall'originale di
Petipa.
Urlezaga rappresenta la generazione artistica
successiva a Julio Boca e Maximiliano Guerra. Ha
cominciato a otto anni nella cittadina argentina
di La Plata, per approdare poco dopo all' istituto
superiore Colombo di arte teatrale della capitale.
Ha avuto modo di interpretare nei ruoli principa-
li dell'Onegin, Giselle, lo Schiaccianoci e il
Corsaro.
La compagnia Ballet Concierto composta da
ballerini professionisti, molti dei quali cresciuti
nel teatro Coln di Buenos Aires. Nel primo tour
del 1999, il gruppo ha vinto il premio "estrella de
mar" per la miglior performance di balletto. E' la
prima compagnia privata in Argentina che dal
2000 si esibisce con un calendario non stop. La
direzione affidata a Esmeralda Aguglia e Lilion
Giovine. (p.l.c.)
Don Chisciot t e al Sanzio
Anna
Zazzeroni,
sceneggiatri-
ce della
commedia
dialettale
Ciar prove-
mo anche
questann.
A destra un
clown.
In basso
una scena
del don
Chisciotte
con il balle-
rino Iaki
Urlezaga
titolo Ciar provem anche questann
il Ducato
12
D
a una parte
Umberto Eco che
racconta di
mass-media e
comunicazione,
dall'altra un
esercito di studenti che non
parla e non si fa ascoltare dalla
propria universit.
Linaugurazione dellanno
accademico, prevista il 28 gen-
naio alla presenza del famoso
scrittore, cade nel disinteresse
generale della popolazione stu-
dentesca pi preoccupata a
dare esami che al futuro della-
teneo. Cos, apertura dellanno
accademico e cinquecentena-
rio diventano cerimonie lonta-
ne dal comune sentire degli
studenti. Tutto va bene, se pu
contribuire al rilancio, ma che
dietro i fasti, ci sia la sostanza,
a cui gli stessi studenti chiedo-
no di contribuire. Intorpiditi
ma pronti a svegliarsi.
La fine del grande sonno dello
studente passa per le aule
autogestite di sociologia e arri-
va fino al senato accademico
con la richiesta di pi rappre-
sentanti, facendo una sosta
nella commissione che redige il
piano di rilancio delluniversit
dove uno studente siede a fian-
co del Rettore nel preparare un
progetto di sviluppo in vista
della statalizzazione. Sinergia
la parola chiave che ci si sente
ripetere da chi rappresenta gli
studenti e da chi non ha nessun
potere di rappresentanza ma
ha creato un gruppo di 60
ragazzi, Agor, che ogni merco-
led discute delle sorti dell'uni-
versit. Ununiversit che -
dicono gli studenti - pu trova-
re la forza di risollevarsi, non
solo dentro le stanze dei palaz-
zi, ma uscendo allo scoperto
con informazioni chiare e
accessibili sulle condizioni
economiche in cui versa. Che
deve fermare la fuga dei profes-
sori verso cattedre pi sicure e
remunerative, prima che il pre-
stigio faccia valigia e lasci la
citt. Che, statalizzazione o
meno, sappia come investire
questi soldi, una volta risanato
il debito, attraverso un progetto
preciso di rilancio.
Gli studenti sono quasi venti-
mila e le sorti delluniversit
interessano a poco meno di un
terzo. Quello spicchio di perso-
ne per in fermento ed deci-
sa a farsi sentire. Si comincia
con la Confederazione degli
studenti, la forza che ha pi
potere nel consiglio: 23 seggi su
31. Luniversit siamo noi -
dice il presidente del consiglio
degli studenti, Angelo Di Pumpo
- ma far sentire la nostra voce
non semplice. Da questanno
siamo presenti nel senato acca-
demico allargato con un rappre-
sentante. Ma la sede dove ven-
gono prese le decisioni il sena-
to ristretto, quello alla presenza
del rettore e dei presidi. L gli
studenti non sono coinvolti. La
Confederazione degli studenti,
inizialmente contraria alla sta-
talizzazione, adesso sostiene
che comunque arrivino i soldi,
bisogna sapere in che modo
investirli. Ma quali sono i pro-
blemi di chi studia a Urbino?
Carenza nella didattica, sostie-
ne la Confederazione. Un po
perch i professori, anche i
migliori, se ne stanno andan-
do, 18 da settembre, come se
non credessero pi in questo
ateneo. Esami facili, voti trop-
po alti, dicono invece da
Agor. Certo, bisogna saper
distinguere, facolt per facolt,
ma la percezione delluniversi-
t di Urbino come esamificio
preoccupa gli stessi studenti.
Poi, il diritto allo studio. Circa
400 ragazzi risultano idonei
alle borse di studio, ma per
mancanza di fondi, vengono
esonerati soltanto dal vitto
mentre pagano tutto il resto. Il
continuo taglio al fondo desti-
nato alle attivit culturali.
Pochi posti banditi per le colla-
borazioni part-time.
Conosciamo bene il problema
dei soldi e siamo pronti a fare
economia su noi stessi - dice
Francesco Migali, vicepresi-
dente del consiglio degli stu-
denti - ma vogliamo avere la
sicurezza che quando questi
soldi ci saranno verranno inve-
stiti anche per gli studenti.
Attualmente ci sono 11 facolt.
Servono? Sono necessarie?
Vogliamo che lUniversit
risponda a queste domande.
Lo studente non solo luten-
te dellateneo - dice Mattia
Fadda, uno dei fondatori di
Agor, movimento nato dopo
le assemblee di autunno in cui
si discusso del decreto
Moratti e dei problemi dellu-
niversit - e spesso invece
siamo visti solo cos. Colpa
anche nostra. Del disinteresse
generale.
Alle elezioni hanno votato in
1.500 su una popolazione di
quasi 20.000 studenti. Ma ci si
comincia a muovere. Agor
unaula autogestita, la C1 di
Magistero, concessa dal
Rettore a novembre. Uno spa-
zio dove gli studenti si incon-
trano, fanno laboratori di gior-
nalismo, cinema e ogni setti-
mana discutono un tema sul-
luniversit. E un modo per
avvicinare gli studenti - rac-
conta Mattia - magari passano
di l, partecipano, lasciano un
post-it, leggono il giornale che
facciamo e vedono che gli stu-
denti di Urbino possono farsi
sentire.
Vogliamo cont are di pi
Inaugurazione: domande e proposte degli studenti per il nuovo anno accademico
Fuga dei professori e rischio di esami facili: sono questi i timori pi diffusi delle associazioni studentesche
Nella foto,
il Rettorato
in via Saffi.
Gli studenti
lamentano
di non
essere
coinvolti
nelle scelte
dellAteneo
ALESSANDRA BRAVI
13
UNIVERSIT
V
ia Saffi 9, primo
piano, il portone
aperto, si salgono
le scale. Ma lin-
gresso dell'istituto
di filosofia chiu-
so. Un cartello avverte: Questa
struttura rimane chiusa il
venerd pomeriggio e il sabato
a causa della mancanza di per-
sonale addetto. La crisi econo-
mica delluniversit si specchia
in un foglio appeso a un vec-
chio portone, in
un edificio dove
cadono anche i
soffitti e solo per
fortuna un ope-
raio non si fatto
male qualche
giorno fa.
I numeri, quelli
dati dal proretto-
re Mauro
Magnani, parla-
no di riduzioni
modeste del per-
sonale non
docente: Le ulti-
me assunzioni le
abbiamo fatte nel 2003, quel-
lanno cerano 423 unit contro
le 414 dell'anno prima. Al 31
dicembre del 2005 erano 403.
Vale a dire una riduzione del
5% rispetto a due anni fa e 2,6%
rispetto al 2002; in gran parte
pensionamenti che non sono
stati rimpiazzati. I sindacati,
per, hanno altre cifre. Silvio
Cecchini della Cgil dice che nel
2002 erano 480 e il calo , quin-
di, del 17%: Il blocco del tur-
nover ha colpito a macchia di
leopardo penalizzando soprat-
tutto i piccoli istituti.
Lemeroteca passata da sei
dipendenti a quattro: i due
assunti a tempo determinato
non sono stati rinnovati e da
aprile lorario di apertura
limitato al mattino. Unaltra
situazione paradossale la
biblioteca della Fondazione Bo,
un ente autonomo, ma il cui
personale pagato dall'ateneo:
Erano stati fatti cinque con-
tratti - racconta Cecchini - e
sono scesi a tre. Per non perde-
re il lavoro, le lavoratrici si sono
autoridotte gli orari con la con-
seguenza che ognuna di loro
lavora meno, ma guadagna
poco pi della met. La con-
clusione amara: Cos non si
pu andare avanti.
Il prorettore la pensa diversa-
mente: Urbino nella media
degli atenei nazionali per
quanto riguarda il rapporto fra
docenti e studenti e lo stesso si
pu dire del rapporto fra perso-
nale non docente e studenti. E'
ovvio che se ci fossero delle
opportunit per garantire
avanzamenti di carriera e nuovi
ingressi sarebbe un vantaggio.
Far ricorso a personale a con-
tratto? I bibliotecari, i tecnici
degli istituti svolgono mansioni
che non sono legate a un deter-
minato progetto,
ma hanno unu-
tilit fissa nel
tempo. Anzi,
oggi si fa meno
ricorso a questo
tipo di contratti,
anche perch
alcuni servizi,
specie quelli di
pulizia, sono
stati affidati a
ditte esterne. La
figura del bidel-
lo, comunque,
non destinata
a passare di
moda, al contrario, negli ultimi
anni stata rivalutata: alcuni
bidelli sono passati negli uffici,
altri svolgono la funzione di
bibliotecario. Luniversit si
giustifica sostenendo che, in
passato, sono stati assunti per
posizioni non qualificate anche
persone che avevano curricula
di livello molto pi alto e che
per tutti loro un piacere svol-
gere mansioni pi qualificate.
Laltra faccia della medaglia
che lo fanno con uno stipendio
che si aggira sugli 850 euro al
mese. E lasciando senza coper-
tura alcuni servizi di base,
come l'apertura di biblioteche,
istituti e cos via. Ma la man-
canza di personale - vera o pre-
sunta - basta a spiegare la ridu-
zione dei servizi per gli studen-
ti? Ateneo e sindacati sono con-
cordi nel rispondere di no.
Quattro unit di personale
dovrebbero essere sufficienti
per l'emeroteca, spiega ad
esempio Magnani. Il problema
che molte strutture universi-
tarie hanno deciso di ripensare
l'organizzazione interna con la
settimana corta. Noi siamo
consapevoli che una parte
importante dei nostri iscritti
sono studenti lavoratori e per
questa ragione abbiamo impo-
sto che le segreterie rimangano
aperte anche il sabato, ma altri
servizi, specialmente negli isti-
tuti, sono regolati da disposi-
zioni interne.
Poi c il problema di unorga-
nizzazione ancora fatta per
istituti, magari dispersi in pi
sedi, invece che per diparti-
menti. Filosofia, ancora una
volta, un esempio. Listituto
che fa capo alla facolt di
Lettere dislocato in due
palazzi, uno in via Saffi e uno
in via Santa Chiara. Prima con
una sede sola, due bidelli e due
amministrativi potevano
bastare - spiega la direttrice
dellistituto Paola Belpassi -
adesso non ce la facciamo pi.
Lanno scorso avevamo anche
introdotto la figura dello stu-
dente volontario: ne avevamo
due, ma nei periodi di esame
non potevano garantire la loro
presenza. Inoltre manca un
bibliotecario e il suo ruolo
svolto da una bidella che deve
dividersi fra le due sedi.
Per uscire dallimpasse si
attende la rivoluzione dei
dipartimenti. Permetter di
razionalizzare, dicono tutti, e
di garantire un servizio miglio-
re. Praticamente significa che i
giuristi di diverse facolt
potranno lavorare insieme in
ununica struttura con ampia
autonomia gestionale, condi-
videndo il personale tecnico
amministrativo.
Il che significa una turnazione
Mancano i bidelli:
bibliot eche
e ist it ut i chiusi
Ridotti gli orari dapertura al pubblico
Niente pi assunzioni dal 2003
La Cgil accusa: Cos troppi disagi
Luniversit risponde: Con la divisione
in dipartimenti miglioreranno i servizi
LUIGI BENELLI
GUIDO MAURINO
Giur ispr udenza, si cambia
In autunno torna il ciclo unico di cinque anni
Per far fronte
alla carenza
di personale
gli studenti
accettano
di lavorare
gratuitamente
pi agevole in grado di gestire
anche una banale malattia di
un bidello senza mettere a
rischio lapertura di una sede.
Il provvedimento era gi
allordine del giorno dellulti-
mo senato accademico, ma la
discussione stata rinviata
perch, prima, era necessaria
una modifica dello statuto
dellAteneo. Liter gi partito
e dovrebbe concludersi entro
il primo semestre di questan-
no, assicura Magnani. Ma
Silvio Cecchini avverte:
Facciamo pure i dipartimenti,
ma non sar la panacea di tutti
i mali. Rimaniamo un Ateneo
con un personale sottodimen-
sionato di un terzo rispetto
alla media delle universit sta-
tali.
S
i cambia ancora: dal 3+2 al
5+0. E la nuova organizza-
zione di giurisprudenza
che ritorna al percorso unico
quinquennale. Il nuovo corso
prender il via il prossimo
novembre con il nome di
Laurea magistrale in giurispru-
denza. Urbino si adeguer cos
alle nuove regole volute dal
ministro Moratti.
Il numero di crediti sar ugua-
le per tutti gli atenei - spiega il
preside Luigi Mari - la differen-
za sar nel numero di esami.
Noi abbiamo scelto la strada
della responsabilit, guardan-
do alle esigenze di formazione
professionale dei nostri stu-
denti. Indicativamente pensia-
mo di tornare a 24-26 esami,
com'era per la laurea qua-
driennale, mentre altre facolt
parlano di una trentina di
esami. La nuova laurea quin-
quennale sar indispensabile
per accedere alla magistratura
e alle professioni di notaio e
avvocato, ma potrebbe non
soppiantare del tutto il corso
triennale in Scienze giuridiche
che dovrebbe rimanere con un
nome nuovo. In questi giorni,
la facolt sta esaminando i
documenti del ministero per
verificare le possibilit di pas-
sare da un percorso all'altro.
Secondo le prime indicazioni,
il passaggio dal percorso magi-
strale a quello triennale sar
facile e senza debiti formativi,
mentre sar pi difficile lin-
verso. Le altre lauree triennali
(Consulente del lavoro,
Tecnico del territorio e
Cooperazione internazionale e
politiche per lo sviluppo), infi-
ne, andranno avanti senza
cambiamenti.
Ma per chi gi iscritto, cosa
cambia? Gli studenti del primo
e secondo anno di Scienze giu-
ridiche potranno passare al
percorso quinquennale o com-
pletare i tre anni ma, in questo
caso, rischiano che non sia
attivato il successivo corso di
laurea specialistica. Gli iscritti
al terzo anno, dal canto loro,
finiranno il loro ciclo e saran-
no liberi di scegliere se aderire
o meno alla laurea magistrale o
a quella specialistica. La laurea
specialistica, infine, andr
avanti fino ad esaurimento.
In questa piccola rivoluzione,
la vera novit che la laurea
triennale diventa un'opzione,
sottolinea Luigi Mari. Sar
possibile scegliere di fermarsi
dopo tre anni o continuare,
senza pi attendere per la tesi
di primo livello che spesso ral-
lenta il percorso degli studenti.
(gu.m.)
In alto, lIstituto di filosofia.
Sopra: la bilancia simbolo
della giustizia
UNIVERSIT
14
P
er Seneca era noia,
nausea e disgusto,
Baudelaire lo chiama-
va spleen (malinco-
nia). Ne soffrivano
Michelangelo, Dante,
Dostoevskij, Kafka, Winston
Churchill e Montanelli. Tutte
anime in disordine preda del
cosiddetto male oscuro clini-
camente definito depressione.
Per lOrganizzazione Mondiale
della Salute un comune dis-
ordine mentale che genera tri-
stezza, perdita di interesse in
qualsiasi tipo di attivit e man-
canza di energie. Accompagna
da sempre il cammino dellu-
manit, ma solo da poco la si
cura come una vera e propria
malattia causata da disfunzioni
chimiche. Ad essere poco effi-
caci nellorganismo di chi
affetto dal male, sono i recetto-
ri della serotonina e della nora-
drenalina, due neurotrasmetti-
tori che generano sensazioni di
benessere psichico. Ne sono
affetti pi di un milione di per-
sone in Italia e quasi 121 nel
mondo, soprattutto nei paesi
industrializzati, pi ricchi e
opulenti.
Per curarla fino ad oggi si
fatto ricorso a farmaci, come il
Prozac, efficaci solo al 30% e
non privi di effetti collaterali,
ma il futuro
potrebbe portare
importanti novi-
t. Arriva dalla
facolt di
F a r m a c i a
del l Uni versi t
di Urbino, in col-
laborazione con
le universit di
Irvine in
C a l i f o r n i a ,
M o n t r e a l ,
Parma, Roma e
Foggia, una
nuova strada per
la cura del male
di vivere: una classe di farmaci
che permetterebbero di pro-
lungare leffetto di sostanze
benefiche prodotte dal nostro
stesso organismo, senza effetti
collaterali. Ottenuti grazie ad
una molecola, la Urb597, i
nuovi farmaci sono in grado di
innalzare i livelli
cerebrali di
a n a n d a mi d e ,
sostanza endo-
c a nna bi noi de
prodotta natural-
mente dal nostro
organismo che,
proprio come il
THC (il principio
attivo della mari-
juana), modula
lattivit dei
recettori di
sostanze come la
noradrenalina e
la serotonina. La
Urb597 aiuterebbe a mantenere
pi alti e pi a lungo i livelli di
anandamide nel nostro organi-
smo, con benefici di tipo ansio-
litico e antidepressivo. Leffetto
ansiolitico della Urb597 stato
dimostrato con un semplice
esperimento: un topo neonato
viene sottratto alla madre e
piange, emettendo suoni che
somigliano a lamenti. Ma se al
topino viene somministrato il
farmaco, non sembra turbato
dal distacco. Gli sviluppi anti-
depressivi del farmaco sono
stati scoperti, nel 2005, grazie al
Test di Porsolt. Un topino viene
lasciato per un quarto dora
dentro ad una piscina dove
costretto a nuotare. Il giorno
dopo, di fronte allo stesso com-
pito, il ratto sfinito e si rifiuta
di nuotare. Ma dopo aver
assunto il farmaco, il topino
nuota senza accusare stanchez-
za.
Con il test di Porsolt finita la
prima fase della ricerca. Urb
597 stata individuata e perfe-
zionata nel corso di tre anni.
Rispetto ad altri prodotti analo-
ghi, Urb597 permette lassun-
zione del farmaco per via orale
e non incappa-
to in alcun effet-
to tossicologico.
Fin qui tutto
bene, dunque,
ma la vera sfida
inizia oggi. La
strada per la pro-
duzione di un
farmaco , infat-
ti, molto lunga.
Ci vogliono circa
12 anni - afferma il
professore Giorgio
Tarzia, preside
della facolt di
Farmacia - siamo solo al terzo
anno di lavoro. Urb597 dovr
superare la fase tossicologica, per
escludere effetti cancerogeni o
malformazioni fetali sugli ani-
mali, e la fase clinica di speri-
mentazione sull'uomo. Se fino
ad oggi i costi della sperimenta-
zione non sono stati alti, le fasi
successive assor-
biranno molte pi
risorse. Una
azienda che voglia
produrre un solo
nuovo farmaco
spende circa 500
milioni di euro,
compresi i costi
dei tentativi andati
a vuoto. E per
questa ragione che
le universit coin-
volte non possono
accollarsene i costi
(le sole spese di
mantenimento del brevetto a livel-
lo mondiale sono di circa 40 milio-
ni di euro allanno). Dopo avere
brevettato la molecola linvenzione
e i diritti connessi sono stati vendu-
ti ad una azienda americana.
Prozac addio, arriva Urb597
Il brevetto venduto a unazienda Usa per la seconda fase di sperimentazione
Sintetizzata dai ricercatori di Farmacia una molecola che aiuta lorganismo a combattere la depressione
PAOLA CAVADI
Superato
il limite
dei farmaci
tradizionali,
efficaci
solo nel 30%
dei casi
Il professor
Tarzia:
Ci vorr
ancora tempo,
ma siamo
sulla buona
strada
Nella foto
il laboratorio
della facolt
di Farmacia
della Carlo
Bo. In alto
il professor
Giorgio
Tarzia,
a capo
dellquipe
urbinate
15
SPORT
L
'invasione delle tv
sembra aver allonta-
nato i tifosi dagli
stadi di calcio, che
presentano ogni
domenica vuoti sem-
pre pi larghi. Ma anche nell'e-
ra delle inquadrature persona-
lizzate per ogni giocatore c'
ancora chi, ogni domenica, si
sobbarca un viaggio di quattro-
cento chilometri per vedere dal
vivo la propria squadra del
cuore. L'atmosfera che si
respira allo stadio tutta un'al-
tra cosa rispetto alla televisio-
ne, dice Gabriele Rossi, orga-
nizzatore delle trasferte dei
tifosi del Milan club di Urbino.
Tutte quelle telecamere invece
di aiutare non fanno capire
niente della partita. E poi
andare allo stadio permette di
passare una fantastica giornata
in compagnia. Vedere una gara
del Milan allo stadio San Siro
semplice: basta chiamare gli
organizzatori del club ed esse-
re pronti a spendere 30 euro
per una partita normale e sino
a 80 per un big match , viaggio,
biglietto d'ingresso e buffet
compresi. Gli autobus per
Milano partono da Pesaro alle 8
del mattino quando si gioca la
domenica pomeriggio e alle 13
in caso di gara nottura; gli
sportivi urbinati raggiungono il
punto di ritrovo grazie a caro-
vane di auto che partono dalla
citta' ducale. Siamo la tifose-
ria pi organizzata della pro-
vincia - dice orgoglioso Rossi -
e ogni anno saranno almeno in
cinquecento tra studenti e resi-
denti di Urbino che partecipa-
no alle nostre trasferte, vengo-
no anche tifosi di altre squa-
dre. E' dall'inizio degli anni 80
che Rossi partecipa e organizza
i viaggi dei tifosi e assicura
"Non abbiamo mai avuto pro-
blemi di scontri . Con noi par-
tono addirittura tifosi di altre
squadre". Se tante sono state le
vittorie dei rossoneri nell'ulti-
mo ventennio, le delusioni non
sono mancate: La finale di
Istanbul persa l'anno scorso
stato sicuramente uno dei
momenti peggiori. Il ricordo
pi bello Milan-Steaua 4-0
nell89. Ho pianto come un
bambino al pensiero che sino a
pochi anni prima seguivamo la
squadra in serie b e in quel
momento eravamo campioni
d'Europa. Quest'anno, per ora
, il bilancio in chiaroscuro:
Quando si vince sempre c'
pi seguito, Nell'ultimo perio-
do la Juventus sembra uno
schiacciasassi ma restiamo
l'unica tifoseria della provincia
a organizzare pullman anche
per le partite minori.
GIANLUIGI TORCHIANI
Da Urbino a
San Siro
per il Milan
Tifoserie
Il sogno dellOlimpiade
Veronica Lorenz, 14 anni, racconta il suo sport e le sue ambizioni
Pattinare sotto palazzo Ducale stato bellissimo, fra due anni sar pronta per i giochi
S
entire la terra che sci-
vola sotto i piedi e
una sensazione di
libert che cresce
dentro. Mentre le
lame dei pattini cor-
rono veloci sul ghiaccio.
Per Veronica Lorenz, giovane di
Vigo di Fassa, pattinare vuol
dire soprattutto questo: avere
la sensazione di volare. E dare
sfogo alla sua pi grande pas-
sione, quella che anche gli
urbinati hanno potuto ammi-
rare durante la sua esibizione a
dicembre, nell'insolito scena-
rio della pista allestita in piazza
duca Federico.
Quattordici anni, un pap
(Roberto), ex pattinatore di
velocit, e un idolo, Brian
Joubert, giovanissimo francese
campione europeo nel 2003
incontrato l'anno scorso a
Firenze.
Questa Veronica, giovane pro-
messa del pattinaggio artistico
sul ghiaccio, questa la storia
di una piccola campionessa del
futuro che nel presente ha gi
messo in bacheca il quarto
posto ai campionati europei di
Brno, in Repubblica Ceca.
Come dire: Veronica a 14 anni
la quarta pattinatrice europea
della sua categoria.
Ma la strada ancora lunga -
dice lei sorridendo - per arriva-
re dove sogno io bisogna anco-
ra allenarsi, tutti i giorni, senza
montarsi la testa facilmente.
Dove vuole arrivare lei dove
gi arrivato l'altro suo idolo, il
secondo, questa volta una
ragazza: Carolina Kostner, neo-
portabandiera dell'Italia alla
cerimonia di apertura di Torino
2006 e stella su cui tutti punta-
no per un oro olimpico. Lei il
massimo, la tecnica unita
all'eleganza sui pattini. Penso
che sia una grandissima emo-
zione a 18 anni sfilare con il tri-
colore in mano. Chiss che un
giorno Veronica non sia la
Carolina del futuro: Magari!
Intanto pensiamo ad arrivarci
alle olimpiadi! Fra due anni
avr l'et giusta (16 anni, ndr) e
partecipare ai giochi sarebbe
un traguardo importantissimo.
Anche se le mie piccole emo-
zioni, infondo, le vivo gi
andando in giro per lItalia a
esibirmi. Per esempio sotto le
mura di un palazzo Ducale:
Pattinare a due passi dai torri-
cini stato fantastico - conti-
nua Veronica - ero gi stata a
Urbino due volte, e mai in vita
mia avrei pensato di potermi
esibire in una pista allestita
nella piazza del Duca!.
Insieme a Veronica, lo scorso
dicembre a Urbino c'era anche
la piccola Martina Soracreppa,
appena 11 anni e gi un sesto
posto agli europei di Lubiana.
E' stato bellissimo ballare
davanti a tutta quella gente -
dice timidamente Martina -
anche se poi oltre a farmi un
giro in pista mi sono dovuta
fare un giro in ospedale per una
botta alla caviglia!". Anche lei
figlia d'arte il pap quel
Martino Soracreppa che gli
appassionati di hockey sul
ghiaccio conoscono come la
stella del Fassa, squadra che
milita nel campionato di serie
A. Per queste due ragazzine e
per tutte le altre che il ricco
vivaio della Val di Fassa sforna
ogni anno, la vita atletica corre
di pari passo con quella perso-
nale: scuola, famiglia e allena-
menti. Un mix che da queste
parti imparano subito. "Dopo
la scuola - racconta Veronica -
ci blindiamo nel palazzetto:
un'ora e mezza di ghiaccio e
un'ora e mezza a secco". Che
tradotto per i meno esperti
fanno pi di tre ore di pattina-
te in pista, prove di salti, trotto-
le e ginnastica a corpo libero.
Quando sei in gara l'impor-
tante far capire che non sei l
solo per pattinare. Devi tra-
smettere la tua passione, far
arrivare la tua energia. Ed evi-
tare di cadere, certo! Ma emo-
zionarsi, quello sempre.
Anche se l'emozione pi gran-
de per Veronica deve ancora
arrivare: sar quella che le dar
un brivido lungo la schiena
quando si trover sotto l'om-
bra dei cinque cerchi olimpici.
LUCA MORICONI
Fermignano, dove osano i superciclist i
I 10 anni della Mondobici S2, squadra locale di mountain bike
E
' tra le salite del monte
Pietralata che si tengono i
corsi di una singolare uni-
versit marchigiana, quella
della mountain bike.
I migliori discesisti delle
Marche provengono tutti dal
territorio di Pesaro-Urbino e si
allenano proprio l, osserva
Emanuele Fiduzi, tesista all'i-
stituto di Farmacologia: con
altri ottanta appassionati di
mountain bike, fa parte della
Mondobici S2 di Fermignano,
una squadra che ha vinto
numerosi trofei in dieci anni di
picandosi su impervie salite), il
sabato e la domenica si esce in
squadra. L'unico giorno di
riposo concesso il venerdi.
Alcuni ciclisti sono disposti a
svegliarsi anche alle cinque e
mezzo del mattino pur di alle-
narsi quotidianamente per
qualche ora.
La mountain bike richiede
molta attenzione: oliare gli
ingranaggi e controllare la for-
cella sono due regole fonda-
mentali. Una buona bicicletta
costa almeno 2.500 euro. I
prezzi, per, lievitano per pezzi
particolari, come il telaio in
titanio che arriva a 3000 euro.
attivit.
Lo spirito di gruppo conta
molto. In gara ci aiutiamo
sempre: pu esserci bisogno di
angeli, gregari che consentono
di accumulare punti a chi
arrivato pi avanti nel torneo,
racconta Emanuele. Anzi, ci
vediamo anche al di fuori della
bici, siamo quasi come compa-
gni di scuola.
Dal mese prossimo riparte il
calendario degli allenamenti:
lunedi e mercoledi si fanno
scarichi (circa un'ora e trenta
di mountain bike), marted e
gioved bisogna pedalare alme-
no per due ore e mezzo (arram-
Anche le donne sono state con-
quistate dalle pedalate in mon-
tagna: da quest'anno due
ragazze, una di Urbania e una
di Ancona, si sono aggiunte agli
allenamenti della Mondobici.
E' da tempo nella squadra fer-
mignanese la campionessa di
Down hill donne" della
Federazione ciclistica italiana,
Elisa Savelli.
Fermignano una delle quattro
tappe del Tavep, il circuito di
gare pi impegnativo delle
Marche. Noi lo vinciamo da sei
anni consecutivi, nota di sfug-
gita Michele Serafini, presiden-
te di Mondobici.
LUCA DELLO IACOVO
Veronica Lorenz, nuova promessa del pattinaggio italiano
il Ducato
16
MASS MEDIA
Q
uando l a
notte cos
buia da non
scorgere i l
proprio naso
l'alba mol-
to vicina. E un vecchio pro-
verbio cinese e probabilmente
quello che sperano i giornali-
sti allombra del Celeste Impe-
ro, dove l'alba della libert di
stampa non mai stata cos vi-
cina, proprio ora che il buio
della censura quasi una con-
danna.
Alla fine di dicembre Yang Bin,
il redattore capo del Beijing
News" (Notizie di Pechino), il
tabloid famoso per i suoi scoop
sulla corruzione, stato licen-
ziato insieme ai suoi due mi-
gliori reporter. Nulla di nuovo
per la Cina, dove la censura
una linea che il governo trac-
cia nella sabbia - dice Paolo
Longo, corrispondente per il
Tg1 - che pu essere pi o me-
no vigorosa, ma che sempre
presente. E invece no, perch
questa volta la novit c. L'epi-
sodio dei giornalisti epurati
non ha lasciato indifferenti i lo-
ro colleghi di Notizie di Pechi-
no: il 30 dicembre un terzo dei
400 redattori ha scioperato. Un
fatto del tutto straordinario. Le
lacrime dei giornalisti del Bei-
jing News oltre ad essere un
modo tutto cinese di mostrare
solidariet per i colleghi di la-
voro, rappresentano la paura
per la mannaia censoria del go-
verno. La stessa scure che si
gi abbattuta su Zhao Jing, me-
glio conosciuto come An Ti: il
suo blog, il pi cliccato dai ci-
nesi, l'unico canale d'informa-
zione che aveva dato la notizia
dello sciopero, stato chiuso.
E' bastato un cenno della poli-
zia e la Microsoft ha provvedu-
to. Sta di fatto per che i redat-
tori di Beijing News hanno
scioperato e il giorno dopo il
giornale uscito con appena 32
pagine invece delle solite 80.
Ma c' dell'altro. Pochi giorni
fa, cinque redattori dello stesso
quotidiano si sono dimessi per
protesta. Questi episodi -
spiega Francesco Visioli, di
Amnesty international - apri-
ranno la strada alla libert di
stampa. Intanto, per, il siste-
ma di controllo dei dissidenti
messo in piedi da Pechino resta
molto efficace.
Per Federico Rampini, corri-
spondente di Repubblica, ci
sono due tipi di censura in Ci-
na: quella preventiva e quella
ex post. "Innanzitutto linfor-
mazione radio-televisiva tut-
ta nelle mani dello Stato. Poi c'
la carta stampata. Ci sono case
editrici sia private che miste.
Ma tutte le redazioni ricevono
le circolari del governo, con in-
dicazioni ben precise. Poi -
conclude Rampini - ci sono
giornalisti disciplinati e altri
meno, a quel punto scatta la
censura ex post. Per l'organiz-
zazione Reporters senza Fron-
tiere la Cina al 159esimo po-
sto su 167 paesi nella classifica
della libert d'informazione. I
giornalisti cinesi in carcere so-
no 32. Un record. E ci vuole dav-
vero poco per finire dietro le
sbarre. Divulgare segreti di Sta-
to reato. La storia del giorna-
lista Shi Tao lo dimostra: con-
dannato a 10 anni di carcere
per aver divulgato via e-mail il
documento governativo che
vietava di celebrare l'anniver-
sario del massacro di piazza
Tienanmen. Il caso di Shi Tao
l'altra faccia della censura,
quella meno convenzionale. Il
Dipartimento della Propagan-
da, infatti, riuscito a control-
lare l'incontrollabile: il Web.
Esistono due modi per tappare
la bocca ai dissidenti che usano
internet. Si pu frenare la diffu-
sione di computer presso le ca-
se private come accade a Cuba.
Oppure sviluppare sistemi che
filtrano i contenuti sovversivi
scambiati in rete come succe-
de in Cina. Qui ci sono pro-
grammi che permettono di
oscurare siti che contengono
parole come democrazia, Ti-
bet, Dalai Lama. Con Echelon,
il sistema col quale gli america-
ni intercettano telefonate in
tutto il mondo, si tiene d'oc-
chio il flusso di e-mail. E dall'e-
state scorsa, i siti e i blog devo-
no essere registrati e i provider
internazionali - spiega Longo -
hanno l'obbligo di oscurare
preventivamente i siti che par-
lano di certi argomenti". La
collaborazione delle "multina-
zionali della rete" certo non
manca. Nel caso di Shi Tao fu
Yahoo a denunciare il nome del
"cyberdissidente". Come dire,
in Occidente si parla tanto di
libert di stampa, ma quando
si viene al dunque gli interessi
economici prevalgono.
Oscurato anche il pi popolare
blog del Paese perch aveva
dato la notizia dellagitazione
LEONARDO ZELLINO
Cina: giornalist i in lacrime
Proteste dopo il licenziamento di tre redattori del tabloid Notizie di Pechino
Allombra del Celeste Impero per la prima volta scioperi e dimissioni contro la censura del governo
Il pianto dei
giornalisti
del Beijing
News.
Le foto
sono state
pubblicate
su un blog
da uno dei
redattori del
tabloid
Caff amaro
In Cina i giovani tornano a frequentare gli Internet Caf, ma locchio del grande fra-
tello governativo non li perde mai di vista. Tre anni fa i locali che offrivano un colle-
gamento al Web andavano proprio di moda. Nelle grandi citt se ne potevano conta-
re a decine. Poi un Internet Caf di Pechino and a fuoco e tutto cambi. Il Governo
colse la palla al balzo e fece in modo che i cyber locali tornassero a vendere solo
bevande. Oggi, per, gli Internet Caf sono tornati. Ma con una novit. Davanti a
ogni computer stata installata una telecamera che controlla i siti visitati.
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