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Fabrizio De André

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Indice

TUTTO FABRIZIO DE ANDRE’ (1966)3 LAUDATE DOMINUM 14 FOLAGHE 30


L'INFANZIA DI MARIA 14
IL RITORNO DI GIUSEPPE 14
LA BALLATA DELL'AMORE CIECO (O DELLA IL SOGNO DI MARIA 15 UNA STORIA SBAGLIATA (45 GIRI) (1980)
VANITA') 3 AVE MARIA 15 .....................................................30
AMORE CHE VIENI, AMORE CHE VAI 3 MARIA NELLA BOTTEGA D'UN FALEGNAME 15
LA BALLATA DELL'EROE 3 VIA DELLA CROCE 15
LA CANZONE DI MARINELLA 3 TRE MADRI 16 UNA STORIA SBAGLIATA 30
FILA LA LANA 3 IL TESTAMENTO DI TITO 16 TITTI 31
LA CITTÀ VECCHIA 3 LAUDATE HOMINEM 16
LA BALLATA DEL MICHE' 4
LA CANZONE DELL'AMORE PERDUTO 4 FABRIZIO DE ANDRE’ (1981)...........31
LA GUERRA DI PIERO 4 NON AL DENARO NON ALL' AMORE
IL TESTAMENTO 5 NE'AL CIELO (1971).....................17 QUELLO CHE NON HO 31
CANTO DEL SERVO PASTORE 31
FIUME SAND CREEK 31
VOLUME 1 (1967)..................................5 DORMONO SULLA COLLINA 17 AVE MARIA (in sardo) 32
UN MATTO (DIETRO OGNI SCEMO C'E' UN AVE MARIA (traduzione) 25
PREGHIERA IN GENNAIO 5 VILLAGGIO) 17 HOTEL SUPRAMONTE 32
MARCIA NUZIALE 6 UN GIUDICE 17 FRANZISKA 32
SPIRITUAL 6 UN BLASFEMO (DIETRO OGNI BLASFEMO C'E' SE TI TAGLIASSERO A PEZZETTI 33
SI CHIAMAVA GESU' 6 UN GIARDINO INCANTATO) 18 VERDI PASCOLI 33
UN MEDICO 18
LA CANZONE DI BARBARA 6
UN MALATO DI CUORE 18
VIA DEL CAMPO 7
CARO AMORE 7
UN CHIMICO 18 CREUZA DE MÄ (1984)......................33
UN OTTICO 19
LA STAGIONE DEL TUO AMORE 7
IL SUONATORE JONES 19
BOCCA DI ROSA 7 CREUZA DE MÄ 33
LA MORTE 8 MULATTIERA DI MARE (traduzione) 33
CARLO MARTELLO RITORNA DALLA BATTAGLIA STORIA DI UN IMPIEGATO (1973) ..19 JAMIN-A 34
DI POITIERS 8 JAMINA (traduzione) 34
SIDUN 34
INTRODUZIONE 19 SIDONE (traduzione) 34
TUTTI MORIMMO A STENTO (1968) .8 CANZONE DEL MAGGIO 19 SINÁN CAPUDÁN PASCIÁ 34
LA BOMBA IN TESTA 20 SINÁN CAPUDÁN PASCIÁ (traduzione) 35
CANTICO DEI DROGATI 8 AL BALLO MASCHERATO 20 A PITTIMA 35
PRIMO INTERMEZZO 9 SOGNO NUMERO DUE 21 LA PITTIMA (traduzione) 35
LEGGENDA DI NATALE 9 CANZONE DEL PADRE 21 A DUMENEGA 35
SECONDO INTERMEZZO 9 IL BOMBAROLO 21 LA DOMENICA (traduzione) 36
BALLATA DEGLI IMPICCATI 9 VERRANNO A CHIEDERTI DEL NOSTRO AMORE 22 DA A ME RIVA 36
INVERNO 9 NELLA MIA ORA DI LIBERTÀ' 22 DALLA MIA RIVA (traduzione) 36
GIROTONDO 9
TERZO INTERMEZZO 10 CANZONI (1974)..................................23 LE NUVOLE (1990) .............................36
CORALE (LEGGENDA DEL RE INFELICE) 10

VIA DELLA POVERTA' 23 LE NUVOLE 36


VOLUME 3 (1968)................................10 LE PASSANTI 23 OTTOCENTO 36
FILA LA LANA 24 DON RAFFAE' 37
LA CANZONE DI MARINELLA 10 LA BALLATA DELL'AMORE CIECO (O DELLA LA DOMENICA DELLE SALME 38
IL GORILLA 10 VANITA’) 24 MÉGU MÉGUN 38
LA BALLATA DELL'EROE 11 SUZANNE 24 MEDICO MEDICONE (traduzione) 39
S'I' FOSSE FOCO 11 MORIRE PER DELLE IDEE 25 LA NOVA GELOSIA 39
AMORE CHE VIENI AMORE CHE VAI 11 LA CANZONE DELL'AMORE PERDUTO 25 'A ÇIMMA 39
LA GUERRA DI PIERO 11 LA CITTA' VECCHIA 25 LA CIMA (traduzione) 39
IL TESTAMENTO 11 GIOVANNA D'ARCO 25 MONTI DI MOLA 40
NELL'ACQUA DELLA CHIARA FONTANA 11 DELITTO DI PAESE 25 MONTI DI MOLA (traduzione) 40
LA BALLATA DEL MICHE' 11 VALZER PER UN AMORE 25
IL RE FA RULLARE I TAMBURI 11
ANIME SALVE (1996) .........................40
VOLUME 8 (1975)................................25
NUVOLE BAROCCHE (1969) ...........12 PRINCESA 40
LA CATTIVA STRADA 25 KHORAKHANE' (A FORZA DI ESSERE VENTO) 41
NUVOLE BAROCCHE 12 OCEANO 26 ANIME SALVE 41
E FU LA NOTTE 12 NANCY 26 DOLCENERA 42
VALZER PER UN AMORE 12 LE STORIE DI IERI 26 LE ACCIUGHE FANNO IL PALLONE 43
PER I TUOI LARGHI OCCHI 12 GIUGNO '73 26 DISAMISTADE 43
LA CANZONE DELL'AMORE PERDUTO 12 DOLCE LUNA 27 Â CÚMBA 43
CARLO MARTELLO RITORNA DALLA BATTAGLIA CANZONE PER L'ESTATE 27 LA COLOMBA (traduzione) 44
DI POITIERS 12 AMICO FRAGILE 27 HO VISTO NINA VOLARE 45
IL FANNULLONE 12 SMISURATA PREGHIERA 45
GEORDIE 13 RIMINI (1978)........................................28
DELITTO DI PAESE 13

RIMINI 28
IL PESCATORE (45 GIRI) (1970) ...........13 VOLTA LA CARTA 28
CODA DI LUPO 28
IL PESCATORE 13 ANDREA 29
MARCIA NUZIALE 14 AVVENTURA A DURANGO 29
SALLY 29
ZIRICHILTAGGIA 30
LA BUONA NOVELLA (1970) ...........14 ZIRICHILTAGGIA (Traduzione) 30
PARLANDO DEL NAUFRAGIO DELLA LONDON
VALOUR 30

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avrai e lui che non ti volle creder morta
amore che vieni da me fuggirai bussò cent'anni ancora alla tua porta
Venuto dal sole o da spiagge gelate
perduto in novembre o col vento d'estate Questa è la tua canzone Marinella
io t'ho amato sempre, non t'ho amato che sei volata in cielo su una stella
mai e come tutte le più belle cose
amore che vieni, amore che vai vivesti solo un giorno come le rose
LA BALLATA DELL'AMORE CIECO (O io t'ho amato sempre, non t'ho amato e come tutte le più belle cose
DELLA VANITA') mai vivesti solo un giorno come le rose
Un uomo onesto un uomo probo amore che vieni, amore che vai
Testo: F.De Andrè
s'innamorò perdutamente Anno di pubblicazione: 1964
Testo: F.De Andrè
d'una che non lo amava niente Anno di pubblicazione: 1966
gli disse "Portami domani" FILA LA LANA
gli disse "Portami domani LA BALLATA DELL'EROE Nella guerra di Valois
il cuore di tua madre per i miei cani" Era partito per fare la guerra il signor Divlie è morto
lui dalla madre andò e l'uccise per dare il suo aiuto alla sua terra se sia stato un prode eroe
dal petto il cuore le strappò gli avevano dato le mostrine e le stelle non si sa non è ancor certo
e dal suo amore ritornò e il consiglio di vendere cara la pelle ma la dama abbandonata
lamentando la sua morte
Non era il cuore non era il cuore E quando gli dissero di andare avanti per mill'anni e forse ancora
non le bastava quell'orrore troppo lontano si spinse a cercare la piangerà la triste sorte
voleva un'altra prova del suo cieco verità
amore ora che è morto la Patria si gloria Fila la lana fila i tuoi giorni
Gli disse "Amor se mi vuoi bene" d'un altro eroe alla memoria illuditi ancora che lui ritorni
gli disse "Amor se mi vuoi bene" libro di dolci sogni d'amore
tagliati dai polsi le quattro vene" Ma lei che lo amava aspettava il ritorno apri le pagine sul suo dolore
le vene ai polsi lui si tagliò d'un soldato vivo d'un eroe morto che ne
e come il sangue ne sgorgò farà? Son tornati a cento e a mille
correndo come un pazzo da lei tornò se accanto nel letto le è rimasta la gloria i guerrieri di Valois
d'una medaglia alla memoria son tornati alle famiglie
Gli disse lei ridendo forte ai palazzi alle città
gli disse lei ridendo forte Testo: F.De Andrè ma la dama abbandonata
"L'ultima tua prova sarà la morte" Anno di pubblicazione: 1961 non ritroverà il suo amore
e mentre il sangue lento usciva e il gran ceppo nel cammino
LA CANZONE DI MARINELLA
e ormai cambiava il suo colore non varrà a scaldarle il cuore
la Vanità fredda gioiva Questa di Marinella è la storia vera
un uomo s'era ucciso per il suo amore che scivolò nel fiume a primavera
Fila la lana fila i tuoi giorni
ma il vento che la vide così bella
illuditi ancora che lui ritorni
Fuori soffiava dolce il vento dal fiume la portò sopra una stella
libro di dolci sogni d'amore
ma lei fu presa da sgomento apri le pagine al suo dolore
quando lo vide morir contento Sola senza il ricordo di un dolore
morir contento e innamorato vivevi senza il sogno di un amore
Cavalieri che in battaglia
quando a lei niente era restato ma un Re senza corona e senza scorta
ignorate la paura
non il suo amore non il suo bene bussò tre volte un giorno alla tua porta
stretta sia la vostra maglia
ma solo il sangue secco delle sue vene ben temprata l'armatura
Bianco come la luna il suo cappello
al nemico che vi assalta
Testo: F.De Andrè come l'amore rosso il suo mantello
siate presti a dar risposta
Anno di pubblicazione: 1966 tu lo seguisti senza una regione
perché dietro a quelle mura
come un ragazzo segue l'aquilone
AMORE CHE VIENI, AMORE CHE VAI vi s'attende senza sosta
Quei giorni perduti a rincorrere il vento E c'era il sole e avevi gli occhi belli
a chiederci un bacio e volerne altri cento Fila la lana fila i tuoi giorni
lui ti baciò le labbra ed i capelli
un giorno qualunque li ricorderai illuditi ancora che lui ritorni
c'era la luna e avevi gli occhi stanchi
amore che fuggi da me tornerai libro di dolci sogni d'amore
lui pose le sue mani sui tuoi fianchi
un giorno qualunque li ricorderai chiudi le pagine sul suo dolore
amore che fuggi da me tornerai Furono baci e furono sorrisi Testo: F.De Andrè
E tu che con gli occhi di un altro colore poi furono soltanto i fiordalisi Anno di pubblicazione: 1965
mi dici le stesse parole d'amore che videro con gli occhi delle stelle
fra un mese, fra un anno, scordate le fremere al vento e ai baci la tua pelle LA CITTÀ VECCHIA
avrai Nei quartieri dove il sole del buon Dio
amore che vieni da me fuggirai Dicono poi che mentre ritornarvi non dà i suoi raggi
fra un mese, fra un anno, scordate le nel fiume, chissà come, scivolavi ha già troppi impegni per scaldar la

3
gente d'altri paraggi se tu penserai e giudicherai da buon su lui pianterà
una bimba canta la canzone antica della borghese
donnaccia li condannerai a cinquemila anni più le Testo: F.De Andrè
quel che ancor non sai tu lo imparerai spese Anno di pubblicazione: 1961
solo qui fra le mie braccia ma se capirai se li cercherai fino in fondo LA CANZONE DELL'AMORE PERDUTO
e se alla sua età le difetterà la se non sono gigli son pur sempre figli
Ricordi sbocciavan le viole
competenza vittime di questo mondo
con le nostre parole:
presto affinerà le capacità con
"Non ci lasceremo mai
l'esperienza Testo: F.De Andrè
Anno di pubblicazione: 1965 mai e poi mai"
dove sono andati i tempi d'una volta per
Vorrei dirti ora le stesse cose
Giunone LA BALLATA DEL MICHE' ma come fan presto amore
quando ci voleva per fare il mestiere
Quando hanno aperto la cella ad appassir le rose
anche un po' di vocazione?
era già tardi perché così per noi
con una corda sul collo L'amore che strappa i capelli
Una gamba qua una gamba là gonfi di
freddo pendeva Miche' è perduto ormai
vino
tutte le volte che un gallo non resta che qualche svogliata carezza
quattro pensionati mezzo avvelenati al
sento cantar penserò e un po' di tenerezza
tavolino
a quella notte in prigione
li troverai là col tempo che fa estate e
quando Miche' s'impiccò E quando ti troverai in mano
inverno
dei fiori appassiti
a stratracannare a stramaledir le donne
Stanotte Miche' al sole d'un aprile
il tempo ed il governo
si è impiccato ad un chiodo perché ormai lontano li rimpiangerai
loro cercan là la felicità dentro a un
non poteva restare ma sarà la prima
bicchiere
vent'anni in prigione che incontri per strada
per dimenticare d'esser stati presi per il
lontano da te che tu coprirai d'oro
sedere
nel buio Miche' per un bacio mai dato
ci sarà allegria anche in agonia col vino
se n'è andato sapendo che a te per un amore nuovo
forte
non poteva mai dire
porteran sul viso l'ombra d'un sorriso fra
che aveva ammazzato E sarà la prima
le braccia della morte
perché amava te che incontri per strada
io so che Miche' che tu coprirai d'oro
Vecchio professore cosa vai cercando in
ha voluto morire perché per un bacio mai dato
quel portone
gli restasse il ricordo per un amore nuovo
forse quella che sola ti può dare una
del bene profondo
lezione
che aveva per te Testo: F.De Andrè
quella che di giorno chiami con Anno di pubblicazione: 1965
disprezzo "Pubblica moglie"
Vent'anni gli avevano dato LA GUERRA DI PIERO
quella che di notte stabilisce il prezzo
la Corte decise così
alle sue voglie Dormi sepolto in un campo di grano
perché un giorno aveva ammazzato
non è la rosa non è il tulipano
chi voleva rubargli Mari'
(quella che di giorno chiami con che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
lo avevan perciò condannato
disprezzo specie di troia ma sono mille papaveri rossi
vent'anni in prigione a marcir,
quella che di notte stabilisce il prezzo
però adesso che lui s'è impiccato
alla tua gioia – (versione censurata)) "Lungo le sponde del mio torrente
la porta gli devono aprire.
voglio che scendano i lucci argentati,
tu la cercherai tu la invocherai più d'una non più i cadaveri dei soldati
Se pure Miche'
notte portati in braccio dalla corrente"
non ti ha scritto spiegando perché
ti alzerai disfatto rimandando tutto al Così dicevi ed era d'inverno
se n'è andato dal mondo
ventisette e come gli altri verso l'inferno
tu sai che l'ha fatto
quando incasserai delapiderai mezza te ne vai triste come chi deve
soltanto per te
pensione il vento ti sputa in faccia la neve
domani alle tre
diecimila lire per sentirti dire "Micio bello
nella fossa comune cadrà
e bamboccione" Fermati Piero fermati adesso
senza il prete e la messa
lascia che il vento ti passi un po'
perché di un suicida non hanno pietà
Se t'inoltrerai lungo le calate dei vecchi addosso
domani alle tre
moli dei morti in battaglia ti porti la voce
nella terra bagnata sarà
in quell'aria spessa carica di sale gonfia chi diede la vita ebbe in cambio una
e qualcuno una croce
di odori croce
col nome e la data
lì ci troverai i ladri gli assassini e il tipo Ma tu non lo udisti e il tempo passava
su lui pianterà
strano con le stagioni a passo di giava
e qualcuno una croce
quello che ha venduto per tremila lire ed arrivasti a varcar la frontiera
col nome e la data
sua madre a un nano in un bel giorno di primavera

4
ad ogni fine di settimana Quando la morte mi chiamerà
E mentre marciavi con l'anima in spalle sopra la rendita di una puttana nessuno al mondo si accorgerà
vedesti un uomo in fondo alla valle che un uomo è morto senza parlare
che aveva il tuo stesso identico umore Voglio lasciare a Biancamaria senza sapere la verità
ma la divisa di un altro colore che se ne sfrega della decenza, che un uomo è morto senza pregare
un attestato di benemerenza fuggendo il peso della pietà
Sparagli Piero sparagli ora che al matrimonio le spiani la via
e dopo un colpo sparagli ancora con tanti auguri per chi c'è caduto Cari fratelli dell'altra sponda
fino a che tu non lo vedrai esangue di conservarsi felice e cornuto cantammo in coro giù sulla terra
cadere in terra a coprire il suo sangue con tanti auguri per chi c'è caduto amammo in cento l'identica donna
"E se gli sparo in fronte o nel cuore di conservarsi felice cornuto partimmo in mille per la stessa guerra
soltanto il tempo avrà per morire, questo ricordo non vi consoli
ma il tempo a me resterà per vedere, Sorella Morte lasciami il tempo quando si muore, si muore soli
vedere gli occhi di un uomo che muore" di terminare il mio testamento questo ricordo non vi consoli
lasciami il tempo di salutare quando si muore si muore soli
E mentre gli usi questa premura di riverire di ringraziare
quello si volta ti vede ha paura tutti gli artefici del girotondo Testo: F.De Andrè
Anno di pubblicazione: 1963
ed imbracciata l'artiglieria intorno al letto di un moribondo
non ti ricambia la cortesia
Signor Becchino mi ascolti un poco
Cadesti a terra senza un lamento il suo lavoro a tutti non piace
e ti accorgesti in un solo momento non lo considerano tanto un bel gioco PREGHIERA IN GENNAIO
che il tempo non ti sarebbe bastato coprir di terra chi riposa in pace Lascia che sia fiorito
a chieder perdono per ogni peccato ed è per questo che io mi onoro Signore il suo sentiero
nel consegnare le la vanga d'oro quando a te la sua anima
Cadesti a terra senza un lamento ed è per questo che io mi onoro e al mondo la sua pelle
e ti accorgesti in un solo momento nel consegnare la vanga d'oro dovrà riconsegnare
che la tua vita finiva quel giorno quando verrà al tuo cielo
e non ci sarebbe stato ritorno Per quella candida vecchia Contessa là dove in pieno giorno
che non si muove più dal mio letto risplendono le stelle
"Ninetta mia crepare di maggio per estirparmi l'insana promessa
ci vuole tanto troppo coraggio di riservarle i miei numeri al lotto Quando attraverserà
Ninetta bella dritto all'inferno non vedo l'ora di andar fra i dannati l'ultimo vecchio ponte
avrei preferito andarci in inverno" per riferirglieli tutti sbagliati ai suicidi dirà
non vedo l'ora di andar fra i dannati baciandoli alla fronte
E mentre il grano ti stava a sentire per riferirglieli tutti sbagliati venite in Paradiso
dentro alle mani stringevi il fucile là dove vado anch'io
dentro alla bocca stringevi parole Quando la morte mi chiederà perché non c'è l'inferno
troppo gelate per sciogliersi al sole di restituirle la libertà nel mondo del buon Dio
forse una lacrima forse una sola
Dormi sepolto in un campo di grano sulla mia tomba si spenderà Fate che giunga a Voi
non è la rosa non è il tulipano forse un sorriso forse uno solo con le sue ossa stanche
che ti fan veglia all'ombra dei fossi dal mio ricordo germoglierà seguito da migliaia
ma sono mille papaveri rossi di quelle facce bianche
Se dalla carne mia già corrosa fate che a Voi ritorni
Testo: F.De Andrè dove il mio cuore ha battuto il tempo fra i morti per oltraggio
Anno di pubblicazione: 1964 dovesse nascere un giorno una rosa che al cielo ed alla terra
la do alla donna che mi offrì il suo pianto mostrarono il coraggio
IL TESTAMENTO
per ogni palpito del suo cuore
Quando la morte mi chiamerà Signori benpensanti
le rendo un petalo rosso d'amore
forse qualcuno prosterà spero non vi dispiaccia
per ogni palpito del suo cuore
dopo aver letto nel testamento se in cielo, in mezzo ai Santi
le rendo un petalo rosso d'amore
quel che gli lascio in eredità Dio fra le sue braccia
non maleditemi non serve a niente soffocherà il singhiozzo
A te che fosti la più contesa
tanto all'inferno ci sarò già di quelle labbra smorte
la cortigiana che non si dà a tutti
ed ora all'angolo di quella chiesa che all'odio e all'ignoranza
Ai protettori delle battone preferirono la morte
offri le immagini ai belli ed ai brutti
lascio un impiego da ragioniere
lascio le note di questa canzone
perché provetti nel loro mestiere Dio di misericordia
canto il dolore della tua illusione
rendano edotta la popolazione il tuo bel Paradiso
a te che sei per tirare avanti
ad ogni fine di settimana lo hai fatto soprattutto
costretta a vendere Cristo e i santi
sopra la rendita di una puttana per chi non ha sorriso

5
per quelli che han vissuto per la gente bagnata per gli dei SI CHIAMAVA GESU'
con la coscienza pura dispettosi Venuto da molto lontano
l'inferno esiste solo le nozze vanno avanti viva viva gli sposi" a convertire bestie e gente
per chi ne ha paura non si può dire non sia servito a niente
Testo: F.De Andrè (traduzione di “La marche perché prese la terra per mano
nuptiale” di G.Brassens)
Meglio di Lui nessuno vestito di sabbia e di bianco
Anno di pubblicazione: 1967
mai ti potrà indicare alcuni lo dissero santo
gli errori di noi tutti SPIRITUAL per altri ebbe meno virtù
che poi e vuoi salvare Dio del cielo se mi vorrai si faceva chiamare Gesù
ascolta la sua voce in mezzo agli altri uomini mi cercherai
che ormai canta nel vento Dio del cielo se mi cercherai Non intendo cantare la gloria
Dio di misericordia nei campi di granturco mi troverai né invocare la grazia o il perdono
vedrai sarai contento di chi penso non fu altri che un uomo
Dio del cielo se mi vorrai amare come Dio passato alla storia
Testo: F.De Andrè ma inumano è pur sempre l'amore
Anno di pubblicazione: 1967
scendi dalle stelle e vienimi a cercare
oh Dio del cielo se mi vorrai amare di chi rantola senza rancore
MARCIA NUZIALE scendi dalle stelle e vienimi a cercare perdonando con l'ultima voce
Matrimoni per amore matrimoni per chi lo uccide tra le braccia d'una croce
forza Le chiavi del cielo non ti voglio rubare
ne ho visti d'ogni tipo di gente d'ogni ma un attimo di gioia me lo puoi regalare E per quelli che l'ebbero odiato
sorta Le chiavi del cielo non ti voglio rubare nel Getsemani pianse l'addio
di poveri straccioni e di grandi signori ma un attimo di gioia me lo puoi regalare come per chi lo adoro come Dio
di pretesi notai di falsi professori che gli disse: "Sii sempre lodato"
Oh Dio del cielo se mi vorrai amare per chi gli portò in dono alla fine
Ma pure se vivrò fino alla fine del tempo scendi dalle stelle e vienimi a cercare una lacrima una treccia di spine
io sempre serberò il ricordo contento oh Dio del cielo se mi vorrai amare accettando ad estremo saluto
delle povere nozze di mio padre e mia scendi dalle stelle e vienimi a cercare la preghiera e l'insulto e lo sputo
madre
decisi a regolare il loro amore sull'altare Senza di te non so più dove andare E morì come tutti si muore
come una mosca cieca che non sa più come tutti cambiando colore
Fu su un carro di buoi se si vuol esser volare non si può dire che sia servito a molto
fianchi senza di te non so più dove andare perché il male dalla Terra non fu tolto
tirato dagli amici spinto dai parenti come una mosca cieca che non sa più ebbe forse un po' troppe virtù
che andarono a sposarsi dopo un volare ebbe un volto ed un nome Gesù
fidanzamento di Maria dicono fosse il figlio
durato tanti anni da chiamarlo ormai Oh Dio del cielo se mi vorrai amare sulla croce sbiancò come un giglio
d'argento scendi dalle stelle e vienimi a salvare
oh Dio del cielo se mi vorrai amare Testo: F.De Andrè
Cerimonia originale strano tipo di festa Anno di pubblicazione: 1967
la folla ci guardava di occhi fuori dalla scendi dalle stelle e vienimi a salvare
testa LA CANZONE DI BARBARA
eravamo osservati dalla gente civile E se ci hai regalato il pianto ed il riso Chi cerca una bocca infedele
che mai aveva visto matrimoni in quello noi qui sulla terra non l'abbiamo diviso che sappia di fragola e miele
stile e se ci hai regalato il pianto ed il riso in lei la troverà Barbara
Ed ecco soffia il vento e si porta lontano noi qui sulla terra non l'abbiamo diviso in lei la bacerà Barbara
il cappello che mio padre tormentava in
una mano Oh Dio del cielo se mi vorrai amare Lei sa che ogni letto di sposa
ecco cade la pioggia da un cielo mal scendi dalle stelle e vienimi a cercare è fatto di ortica e mimosa
disposto oh Dio del cielo se mi vorrai amare per questo ad un'altra età Barbara
deciso ad impedire le nozze ad ogni scendi dalle stelle e vienimi a salvare l'amore vero rimanderà Barbara
costo
Ed io non scorderò mai la sposa in Oh Dio del cielo se mi cercherai E intanto lei gioca all'amore
pianto in mezzo agli altri uomini mi troverai scherzando con gli occhi ed il cuore
cullava come un bimbo quei suoi fiori di oh Dio del cielo se mi cercherai di chi forse la odierà Barbara
campo nei campi di granturco mi troverai ma poi la perdonerà Barbara
ed io per consolarla io con la gola tesa
suonavo la mia armonica come un Dio del cielo io ti aspetterò E il vento di sera la invita
organo da chiesa nel cielo e sulla terra io ti cercherò a sfogliare la sua margherita
Mostrando i pugni nudi gli amici tutti per ogni amore che se ne va
quanti Oh Dio del cielo... lei lo sa un altro petalo fiorirà
gridarono: "Per Giove le nozze vanno per Barbara
avanti Testo: F.De Andrè
Anno di pubblicazione: 1967

6
Testo: F.De Andrè Caro amore del paesino di Sant'Ilario
Anno di pubblicazione: 1968 i fiori dell'altr'anno tutti s'accorsero con uno sguardo
VIA DEL CAMPO caro amore che non si trattava d'un missionario
sono sfioriti e mai più
Via del Campo c'è una graziosa
rifioriranno C'è chi l'amore lo fa per noia
gli occhi grandi color di foglia
e nei giardini ad ogni inverno chi se lo scegliere per professione
tutta notte sta sulla soglia
ben più tristi sono le foglie. Bocca di Rosa né l'uno né l'altro
vende a tutti la stessa rosa
lei lo faceva per passione
Caro amore
Via del Campo c'è una bambina
così un uomo vive Ma la passione spesso conduce
con le labbra color rugiada
caro amore a soddisfare le proprie voglie
gli occhi grigi come la strada
e il sole e il vento e i verdi anni senza indagare se il concupito
nascon fiori dove cammina
si rincorrono cantando ha il cuore libero oppure ha moglie
verso il novembre a cui
Via del Campo c'è una puttana
ci vanno portando E fu così che da un giorno all'altro
gli occhi grandi color di foglia
e dove un giorno con un triste sorriso Bocca di Rosa si tirò addosso
se di amarla ti vien la voglia
ci diremo tra le labbra ormai stanche l'ira funesta delle cagnette
basta prenderla per la mano
"eri il mio caro amore". a cui aveva sottratto l'osso
E ti sembra di andare lontano
(Nota: Musica tratta dal "Concerto di Ma le comari d'un paesino
lei ti guarda con un sorriso
Aranjuez" - Adagio - di J.Rodrigo) non brillano certo in iniziativa
"Non credevi che il paradiso
le contromisure fino a quel punto
fosse solo lì al primo piano" Testo: F.De Andrè si limitavano all'invettiva
Anno di pubblicazione: 1967
Via del Campo ci va un illuso
LA STAGIONE DEL TUO AMORE Si sa che la gente dà buoni consigli
a pregarla di maritare
sentendosi come Gesù nel tempio
a vederla salire le scale La stagione del tuo amore
si sa che la gente dà buoni consigli
fino a quando il balcone è chiuso non è più la primavera
se non può più dare cattivo esempio
ma nei giorni del tuo autunno
Ama e ridi se amor risponde hai la dolcezza della sera
Così una vecchia mai stata moglie
piangi forte se non ti sente se un mattino fra i capelli
senza mai figli senza più voglie
dai diamanti non nasce niente troverai un po' di neve
si prese la briga e di certo il gusto
dal letame nascono i fior nel giardino del tuo amore
di dare a tutte il consiglio giusto
dai diamanti non nasce niente verrò a raccogliere il bucaneve
dal letame nascono i fior
E rivolgendosi alle contenute
passa il tempo sopra il tempo
le apostrofò con parole argute:
Testo: F.De Andrè ma non devi aver paura
Anno di pubblicazione: 1967 "Il furto d'amore sarà punito"
sembra correre come il vento
disse "dall'ordine costituito"
CARO AMORE però il tempo non ha premura
piangi e ridi come allora
(sostituita in seguito da "La stagione del E quelle andarono dal commissario
ridi e piangi e ridi ancora
tuo amore") e dissero senza parafrasare:
ogni gioia ogni dolore
"Quella schifosa ha già troppi clienti
poi ritrovarli nella luce di un'ora
Caro amore più di un consorzio alimentare"
nei tramonti d'aprile
passa il tempo sopra il tempo
caro amore Ed arrivarono quattro gendarmi
ma non devi aver paura
quando il sole si uccide con i pennacchi con i pennacchi
sembra correre come il vento
oltre le onde ed arrivarono quatto gendarmi
però il tempo non ha premura
puoi sentire piangere e gioire con i pennacchi e con le armi
piangi e ridi come allora
anche il vento ed il mare.
ridi e piangi e ridi ancora
Spesso gli sbirri e i carabinieri
ogni gioia ogni dolore
Caro amore al proprio dovere vengono meno
puoi ritrovarli nella luce di un'ora
così un uomo piange ma non quando sono in alta riforme
caro amore Testo: F.De Andrè e l'accompagnano al primo treno
al sole, al vento e ai verdi anni Anno di pubblicazione: 1967
che cantando se ne vanno Alla stazione c'erano tutti
dopo il mattino di maggio BOCCA DI ROSA dal commissario al sacrestano
quando sono venuti La chiamavano Bocca di Rosa altra stazione c'erano tutti
e quando scalzi metteva l'amore metteva l'amore con gli occhi rossi e il cappello in mano
e con gli occhi ridenti la chiamavano Bocca di Rosa
sulla sabbia scrivevamo contenti metteva l'amore sopra ogni cosa A salutare chi per un poco
le più ingenue parole. senza pretese senza pretese
Appena scesa alla stazione a salutare chi per un poco

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portò l'amore nel paese repente una parcella presenta al suo
Signor
Testo: F.De Andrè (traduzione di “Le verger du roi
C'era un cartello giallo Louis” di G.Brassens) "Deh! Proprio perché noi siete il sire
Anno di pubblicazione: 1967
con una scritta nera fan cinquemila lire, è un prezzo di favor"
diceva: "Addio Bocca di Rosa CARLO MARTELLO RITORNA DALLA "È mai possibile oh porco di un cane
con te se ne parte la primavera" BATTAGLIA DI POITIERS che le avventure in codesto reame
Re Carlo tornava dalla guerra debban risolversi tutte con grandi
Ma una notizia un po' originale lo accoglie la sua terra cingendolo d'allor puttane
non ha bisogno di alcun giornale al sol della calda primavera Anche sul prezzo c'è poi da ridire,
come una freccia dall'arco scocca lampeggia l'armatura del sire vincitor ben mi ricordo che pria di partire
vola veloce di bocca in bocca il sangue del Principe e del Moro v'eran tariffe inferiori alle tremila lire"
arrossano il cimiero d'identico color
E alla stazione successiva ma più che del corpo le ferite Ciò detto agì da gran cialtrone
molta più gente di quando partiva da Carlo son sentite le bramosie d'amor con balzo da leone in sella si lanciò
chi manda un bacio chi getta un fiore "Se ansia di gloria, sete d'onore frustando il cavallo come un ciuco
chi si prenota per due ore spegne la guerra al vincitore fra i glicini e il sambuco il re si dileguò
non ti concede un momento per fare
Persino il parroco che non disprezza all'amore. Re Carlo tornava dalla guerra
fra un miserere e un'estrema unzione Chi poi impone alla sposa soave lo accoglie la sua terra cingendolo d'allor
il bene effimero della bellezza di castità la cintura, ahimè, è grave, al sol della calda primavera
la vuole accanto in processione in battaglia può correre il rischio di lampeggia l'armatura del sire vincitor
perder la chiave"
E con la Vergine in prima fila Testo: F.De Andrè – P.Villaggio
e Bocca di Rosa poco lontano Anno di pubblicazione 1963
Così si lamenta il re cristiano,
si porta a spasso per il paese s'inchina intorno il grano, gli son corona i
l'amore sacro e l'amor profano fiori
lo specchio di chiara fontanella
Testo: F.De Andrè
Anno di pubblicazione: 1967
riflette fiero in sella dei mori il vincitor CANTICO DEI DROGATI
quand'ecco nell'acqua si compone
mirabile visione il simbolo d'amor Ho licenziato Dio gettato via un amore
LA MORTE
nel folto di lunghe trecce bionde per costruirmi il vuoto nell'anima e nel
La morte verrà all'improvviso cuore
avrà le tue labbra i tuoi occhi il seno si confonde ignudo in pieno sol
Le parole che dico non han più forma né
ti coprirà d'un velo bianco accento
addormentandosi al tuo fianco "Mai non fu vista cosa più bella,
mai io non colsi siffatta pulzella" si trasformano i suoni in un sordo
nell'ozio nel sonno in battaglia lamento
verrà senza darti avvisaglia disse re Carlo scendendo veloce di sella
"Deh! Cavaliere non v'accostate Mentre fra gli altri nudi io striscio verso
la morte va a colpo sicuro un fuoco
non suona il corno né il tamburo già d'altri è gaudio quel che cercate
ad altra più facile fonte la sete calmate" che illumina i fantasmi di questo osceno
madonna che in limpida fonte giuoco
ristori le membra stupende Come potrò dire a mia madre che ho
la morte non ti vedrà in faccia Sorpreso da un dire sì deciso
sentendosi deriso re Carlo s'arrestò paura?
avrà il tuo seno e le tue braccia
Ma più dell'onor poté il digiuno
fremente l'elmo bruno il sire si levò Chi mi riparlerà di domani luminosi
Prelati notabili e conti dove i muti canteranno e taceranno i
sull'uscio piangeste ben forte codesta era l'arma sua segreta
da Carlo spesso usata in gran difficoltà noiosi
chi bene condusse sua vita Quando riascolterò il vento tra le foglie
male sopporterà sua morte alla donna apparve un gran nasone
un volto da caprone ma era Sua Maestà sussurrare i silenzi che la sera raccoglie
straccioni che senza vergogna
portaste il cilicio o la gogna "Se voi non foste il mio sovrano"
Carlo si sfila il pesante spadone Io che non vedo più che folletti di vetro
partirvene non fu fatica che mi spiano davanti che mi ridono
perché la morte vi fu amica "Non celerei il disio di fuggirvi lontano
Ma poiché siete il mio signore" dietro
guerriero che in punta di lancia
dal suolo d'Oriente alla Francia Carlo si toglie l'intero gabbione
"Debbo concedermi spoglia ad ogni Come potrò dire la mia madre che ho
di stragi menasti in gran vanto paura?
e fra i nemici il lutto e il pianto pudore"
di fronte all'estrema nemica Perché non hanno fatto delle grandi
non vale coraggio o fatica Cavaliere lui era assai valente
ed anche in quel frangente d'onor si pattumiere
non serve colpirla nel cuore per i giorni già usati per queste ed altre
perché la morte mai non muore ricoprì
e giunto alla fin della tenzone sere
non serve colpirla nel cuore
perché la morte mai non muore incerto sull'arcione tentò di risalir
veloce lo arpiona la pulzella E chi, chi sarà mai il buttafuori del sole

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chi lo spinge ogni giorno sulla scena alle ma gli occhi eran freddi e non erano di darci memoria
prime ore buoni ritrovi ogni notte sul viso un insulto del
tempo e una scoria
E soprattutto chi e perché mi ha messo Coprì le tue spalle d'argento e di lana
al mondo di pelle e smeraldi intrecciò una collana Coltiviamo per tutti un rancore che ha
dove vivo la mia morte con un anticipo e mentre incantata lo stavi a guardare l'odore del sangue rappreso
tremendo? dai piedi ai capelli ti volle baciare ciò che allora chiamammo dolore è
dai piedi ai capelli ti volle baciare soltanto un discorso sospeso
Come potrò dire a mia madre che ho
paura? E adesso che gli altri ti chiamano dea Testo: F.De Andrè – G.Bentivoglio
l'incanto è svanito da ogni tua idea Anno di pubblicazione: 1968
Quando scadrà l'affitto di questo corpo ma ancora alla luna vorresti narrare INVERNO
idiota la storia d'un fiore appassito a Natale
Sale la nebbia sui prati bianchi
allora avrò il mio premio come una la storia d'un fiore appassito a Natale
come un cipresso nei camposanti
buona nota
Testo: F.De Andrè (ispirato a “Le Père Noël e la
un campanile che non sembra vero
petite fille” di G.Brassens) segna il confine fra la terra e il cielo
Mi citeran di monito a chi crede sia bello
Anno di pubblicazione: 1968
giocherellare a palla con il proprio
Ma tu che vai, ma tu rimani
cervello SECONDO INTERMEZZO vedrai la neve se ne andrà domani
Sopra le tombe d'altri mondi nascono rifioriranno le gioie passate
Cercando di lanciarlo oltre il confine fiori che non so col vento caldo di un'altra estate
stabilito ma fra i capelli di altri amori muoiono fiori
che qualcuno ha tracciato ai bordi che non ho Anche la luce sembra morire
dell'infinito
nell'ombra incerta di un divenire
Sopra le tombe d'altri mondi nascono dove anche l'alba diventa sera
Come potrò dire a mia madre che ho fiori che non so e i volti sembrano teschi di cera
paura? ma fra i capelli di altri amori muoiono fiori
che non ho Ma tu che vai, ma tu rimani
Tu che m'ascolti insegnami un alfabeto
anche la neve morirà domani
che sia Testo: F.De Andrè l'amore ancora ci passerà vicino
differente da quello della mia Anno di pubblicazione: 1968
nella stagione del biancospino
vigliaccheria
BALLATA DEGLI IMPICCATI
Testo: F.De Andrè – R.Mannerini Tutti morimmo a stento ingoiando La terra stanca sotto la neve
Anno di pubblicazione: 1968 l'ultima voce dorme il silenzio di un sonno greve
tirando calci al vento vedemmo sfumare l'inverno raccoglie la sua fatica
PRIMO INTERMEZZO la luce di mille secoli, da un'alba antica
Gli arcobaleni d'altri mondi hanno colori
che non so L'urlo travolse il sole l'aria divenne stretta Ma tu che stai, perché rimani?
lungo i ruscelli d'altri mondi nascono fiori cristalli di parole l'ultima bestemmia detta Un altro inverno tornerà domani
che non ho cadrà altra neve a consolare i campi
Prima che fosse finita ricordammo a chi cadrà altra neve sui camposanti
Gli arcobaleni d'altri mondi hanno colori vive ancora
che non so che il prezzo fu la vita per il male fatto in Testo: F.De Andrè
lungo i ruscelli d'altri mondi nascono fiori Anno di pubblicazione: 1968
un'ora
che non ho GIROTONDO
Poi scivolammo nel gelo di una morte Se verrà la guerra, Marcondiro'ndero
Testo: F.De Andrè
Anno di pubblicazione: 1968
senza abbandono se verrà la guerra, Marcondiro'ndà
recitando l'antico credo di chi muore sul mare e sulla terra, Marcondiro'ndera
LEGGENDA DI NATALE senza perdono sul mare e sulla terra chi ci salverà?
Parlavi alla luna giocavi coi fiori
avevi l'età che non porta dolori Chi derise la nostra sconfitta e l'estrema Ci salverà il soldato che non la vorrà
e il vento era un mago, la rugiada una vergogna ed il modo ci salverà il soldato che la guerra rifiuterà
dea, soffocato da identica stretta impari a
nel bosco incantato di ogni tua idea conoscere il nodo La guerra è già scoppiata,
nel bosco incantato di ogni tua idea Marcondiro'ndero
Chi la terra ci sparse sull'ossa e riprese la guerra è già scoppiata, chi ci aiuterà
E venne l'inverno che uccide il colore tranquillo il cammino ci aiuterà il buon Dio, Marcondiro'ndera
e un Babbo Natale che parlava d'amore giunga anch'egli stravolto alla fossa con ci aiuterà il buon Dio, lui ci salverà
e d'oro e d'argento splendevano i doni la nebbia del primo mattino
ma gli occhi eran freddi e non erano Buon Dio è già scappato, dove non si sa
buoni La donna che celò in un sorriso il disagio buon Dio se n'è andato, chissà quando

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ritornerà cos'è muover le tombe e metterle vicine
e tu, tu lo chiami amore e non ti spieghi il come fossero tessere giganti
L'aeroplano vola, Marcondiro'ndera perché di un domino che non avrà mai fine
l'aeroplano vola, Marcondiro'ndà
se getterà la bomba, Marcondiro'ndero Testo: F.De Andrè Uomini, poiché all'ultimo minuto
Anno di pubblicazione: 1968
se getterà la bomba chi ci salverà? non vi assalga il rimorso ormai tardivo
CORALE (LEGGENDA DEL RE INFELICE) per non aver pietà giammai avuto
Ci salva l'aviatore che non lo farà e non diventi rantolo il respiro:
Uomini senza fallo, semidei
ci salva l'aviatore che la bomba non sappiate che la morte vi sorveglia
che vivete in castelli inargentati
getterà gioir nei prati o fra i muri di calce,
che di gloria toccaste gli apogei
come crescere il gran guarda il villano
noi che invochiam pietà siamo i drogati.
La bomba è già caduta, finché non sia maturo per la falce
Dell'inumano varcando il confine
Marcondiro'ndero
conoscemmo anzitempo la carogna
la bomba è già caduta, chi la prenderà? Coro:
che ad ogni ambito sogno mette fine:
la prenderanno tutti, Marcondiro'ndera Non cercare la felicità
che la pietà non vi sia di vergogna
siam belli o siam brutti, Marcondiro'ndà in tutti quelli a cui tu
hai donato
Coro:
Siam grandi o siam piccini li distruggerà per avere un compenso
C'era un re
siam furbi o siam cretini li fulminerà ma solo in te
che aveva
nel tuo cuore
due castelli
Ci sono troppe buche, Marcondiro'ndera se tu avrai donato
uno d'argento
ci sono troppe buche, chi le riempirà? solo per pietà
uno d'oro
non potremo più giocare al per pietà
ma per lui
Marcondiro'ndera per pietà...
non il cuore
non potremo più giocare al
di un amico
Marcondiro'ndà Testo: Fabrizio De Andrè
mai un amore né felicità Anno di pubblicazione: 1968
E voi a divertirvi andate un po' più in là
Banchieri, pizzicagnoli, notai,
andate a divertirvi dove la guerra non ci
coi ventri obesi e le mani sudate
sarà
coi cuori a forma di salvadanai LA CANZONE DI MARINELLA
noi che invochiam pietà fummo traviate. Vedi pag. 2
La guerra è dappertutto,
Navigammo su fragili vascelli
Marcondiro'ndera
per affrontar del mondo la burrasca IL GORILLA
la terra è tutta un lutto, chi la consolerà?
ed avevamo gli occhi troppo belli: Sulla piazza d'una città la gente
Ci penseranno gli uomini, le bestie i fiori
che la pietà non vi rimanga in tasca guardava con ammirazione
i boschi e le stagioni con i mille colori
un gorilla portato là dagli zingari d'un
Giudici eletti, uomini di legge baraccone
Di gente, bestie e fiori no, non ce n'è più
noi che danziam nei vostri sogni ancora con poco senso del pudore le comari di
viventi siam rimasti noi e nulla più
siamo l'umano desolato gregge quel rione
di chi morì con il nodo alla gola. contemplavano l'animale non dico come
La terra è tutta nostra, Marcondiro'ndera
Quanti innocenti all'orrenda agonia non dico dove
ne faremo una gran giostra,
votaste decidendone la sorte
Marcondiro'ndà
e quanto giusta pensate che sia Attenti al gorilla
abbiam tutta la terra Marcondiro'ndera
una sentenza che decreta morte?
giocheremo a far la guerra,
Marcondiro'ndà... D'improvviso la grossa gabbia dove
Coro: viveva l'animale
Testo: F.De Andrè
Un castello s'apri di schianto non solo perché fosse
Anno di pubblicazione: 1968 lo donò l'avevano chiusa male
e cento e cento amici trovò la bestia uscendo fuori di là disse:
TERZO INTERMEZZO l'altro poi "Quest'oggi me la levo"
La polvere il sangue le mosche e l'odore gli portò parlava della verginità di cui ancora
per strada fra i campi la gente che mille amori viveva schiavo
muore ma non trovo
e tu, tu la chiami guerra e non sai che la felicità. Attenti al gorilla
cos'è
e tu, tu la chiami guerra e non ti spieghi il Uomini cui pietà non convien sempre Il padrone si mise a urlare: "Il mio gorilla
perché male accettando il destino comune, fate attenzione
andate, nelle sere di novembre, non ha veduto mai una scimmia
L'autunno negli occhi l'estate nel cuore a spiar delle stelle al fioco lume, potrebbe fare confusione"
la voglia di dare l'istinto di avere la morte e il vento, in mezzo ai tutti i presenti a questo punto fuggirono
e tu, tu lo chiami amore e non sai che camposanti, in ogni direzione

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anche le donne dimostrando la Anno di pubblicazione: 1968 io la presi con tanto ardore
differenza fra idea e azione che lei fu di nuovo vestita
LA BALLATA DELL'EROE
Attenti al gorilla Vedi pag. 2 Il gioco divertì la graziosa
S'I' FOSSE FOCO che molto spesso alla fontana
Tutta la gente corre di fretta di qua e di là tornò a bagnarsi pregando Dio
S'i' fosse foco arderéi 'l mondo
con grande foga per un soffio di tramontana
s' i' fosse vento lo tempesterei
si attardano solo una vecchietta e un
s'i' fosse acqua i' l'annegherei
giovane giudice con la toga Testo: F.De Andrè (traduzione di “Dans l'eau de la
s'i' fosse Dio mandereil'en profondo claire fontaine” di G. Brassens)
visto che gli altri avevano squagliato il
Anno di pubblicazione: 1968
quadrumane accelerò
S'i' fosse papa, sare' allor giocondo
e sulla vecchia e sul magistrato con LA BALLATA DEL MICHE'
tutti i cristïani imbrigherei
quattro salti si portò Ved pag. 3
s'i' fosse 'mperator sa' che farei
a tutti mozzarei lo capo a tondo
Attenti al gorilla IL RE FA RULLARE I TAMBURI
S'i fosse morte, andarei da mio padre Il re fa rullare i tamburi
"Bah" sospirò pensando la vecchia "che il re fa rullare i tamburi
s'i' fosse vita fuggirei da lui
io fossi ancora desiderata vuol scegliere fra le dame
similemente farìa da mi' madre
sarebbe cosa alquanto strana e più che un nuovo e fresco amore
s'i' fosse Cecco com'i' sono e fui
altro non sperata" ed è la prima che ha veduto
torrei le donne giovani e leggiadre
"Che mi si prenda per una scimmia" che gli ha rapito il cuore
e vecchie e laide lasserei altrui
pensava il giudice col fiato corto
"non è possibile questo è sicuro" - il Marchese la conosci tu
S'i' fosse foco arderéi 'l mondo
seguito prova che aveva torto marchese la conosci tu
s' i' fosse vento lo tempesterei
s'i' fosse acqua i' l'annegherei chi è quella graziosa
Attenti al gorilla ed il marchese disse al re:
s'i' fosse Dio mandereil'en profondo
"Maestà è la mia sposa"
Se qualcuno di voi dovesse costretto Testo: Un sonetto di Cecco Angiolieri
con le spalle al muro Anno di pubblicazione: 1968 Tu sei più felice di me
violare un giudice od una vecchia della tu sei più felice di me
sua scelta sarei sicuro AMORE CHE VIENI AMORE CHE VAI d'aver dama sì bella
ma si dà il caso che il gorilla considerato Vedi pag. 2 signora sì compita
un grandioso fusto se tu vorrai cederla a me
da chi l'ha provato però non brilla né per LA GUERRA DI PIERO sarà la favorita
lo spirito né per il gusto Vedi pag. 3
Signore se non foste il re
Attenti al gorilla IL TESTAMENTO
signore se non foste il re
Vedi pag. 3 v'intimerei prudenza
Infatti lui sdegnata la vecchia si dirige sul ma siete il sire e siete il re
NELL'ACQUA DELLA CHIARA FONTANA
magistrato vi devo l'obbedienza
lo acchiappa forte per un'orecchia e lo Nell'acqua della chiara fontana
trascina in mezzo a un prato lei tutta nuda si bagnava
Marchese vedrai passerà
quello che avvenne tra l'erba alta non quando un soffio di tramontana
marchese vedrai passerà
posso dirlo per intero le sue vesti in cielo portava
d'amor la sofferenza
ma lo spettacolo fu avvincente e la io ti farò nelle mie armate
suspance ci fu davvero Dal folto dei capelli mi chiese
maresciallo di Francia
per rivestirla là di cercare
Attenti al gorilla i rami di cento mimose
Addio per sempre mia gioia
e ramo con un ramo intrecciare
addio per sempre mia bella
Dirò soltanto che sul più bello dello addio dolce amore
spiacevole e cupo dramma Volli coprire le sue spalle
devi lasciarmi per il re
piangeva il giudice come un vitello negli tutte di petali di rosa ed io ti lascio il cuore
intervalli gridava "Mamma" ma il suo seno era così minuto
gridava "Mamma" come quel tale cui il che fu sufficiente una rosa
La regina ha raccolto dei fiori
giorno prima come ad un pollo la regina ha raccolto dei fiori
con una sentenza un po' originale aveva Cercai ancora nella vigna celando la sua offesa
fatto tagliare il collo perché a metà non fosse spoglia
ed il profumo di quei fiori
ma i suoi fianchi eran così minuti
ha ucciso la marchesa
Attenti al gorilla che fu sufficiente una foglia
Testo: F.De Andrè (traduzione di una canzone
Testo: F.De Andrè (traduzione di “Le gorille” di Le braccia lei mi tese allora popolare francese del XIV secolo)
G.Brassens) per ringraziarmi un po' stupita Anno di pubblicazione: 1968

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servirà ad appassir le rose
che per piangere sui tuoi occhi così per noi
NUVOLE BAROCCHE che nessuno più canterà L'amore che strappa i capelli
Poi un'altra giornata di luce è perduto ormai
poi un altro di questi tramonti Vola il tempo lo sai che vola e va non resta che qualche svogliata carezza
e portali colonne e fontane forse non ce ne accorgiamo e un po' di tenerezza
tu mi hai insegnato a vivere ma più ancora del tempo che non ha età
insegnami a partir siamo noi che ce ne andiamo E quando ti troverai in mano
ma il cielo è tutto rosso e per questo ti dico amore amor dei fiori appassiti
di nuvole barocche io t'attenderò ogni sera al sole d'un aprile
sul fiume che si sciacqua ma tu vieni non aspettare ancor ormai lontano li rimpiangerai
sotto l'ultimo sole vieni adesso finché è primavera ma sarà la prima
e mentre soffio a soffio che incontri per strada
le spinge lo scirocco (Nota: Musica tratta dal “Valzer che tu coprirai d'oro
sussurra un altro invito campestre” della “Suite siciliana” di per un bacio mai dato
che dice di restare G.Marinuzzi jr.) per un amore nuovo
poi carezze lusinghe abbandoni
poi quegli occhi di verde dolcezza
Testo: F.De Andrè E sarà la prima
Anno di pubblicazione: 1964 che incontri per strada
mille e una di queste promesse
tu mi hai insegnato il sogno PER I TUOI LARGHI OCCHI che tu coprirai d'oro
io voglio la realtà per un bacio mai dato
Per i tuoi larghi occhi
e mentre soffio a soffio per un amore nuovo
per i tuoi larghi occhi chiari
le spinge lo scirocco che non piangono mai
sussurra un altro invito (Nota: Musica tratta dal "Concerto in Re
che non piangono mai
che dice devi amare maggiore per tromba, archi e
e perché non mi hai dato
che dice devi amare continuo" - Adagio - di
che un addio troppo greve
G.P.Telemann)
perché dietro a quegli occhi
Testo: F.De Andrè – C.Stanisci – G.Lario batte un cuore di neve
Anno di pubblicazione: 1958 Testo: F.De Andrè
Anno di pubblicazione: 1965
E FU LA NOTTE Io ti dico che mai
il ricordo in me lascerai CARLO MARTELLO RITORNA DALLA
E fu la notte la notte per noi BATTAGLIA DI POITIERS
notte profonda sul nostro amore sarà stretto al mio cuore
e fu la fine di tutto per noi da un motivo d'amore Vedi pag. 6
resta il passato e niente di più non pensarlo perché
tutto quel che ricordo di te IL FANNULLONE
ma se ti dico "Non t'amo più"
di quegli attimi amari Senza pretesa di voler strafare
sono sicuro di non dire il vero
sono i tuoi occhi chiari io dormo al giorno quattordici ore
e fu la notte la notte per noi
anche per questo nel mio rione
buio e silenzio son scesi su noi
I tuoi larghi occhi godo la fama di fannullone
e fu la notte la notte per noi
che restavan lontani ma non si sdegni la brava gente
buio e silenzio son scesi su noi
anche quando io sognavo se nella vita non riesco a far niente
Testo: F.De Andrè – C.Stanisci – F.Franchi anche mentre ti amavo
Anno di pubblicazione: 1958 e se tu tornerai Tu vaghi per le strade quasi tutta la notte
ti amerò come sempre ti amai sognando mille favole di gloria e di
VALZER PER UN AMORE come un bel sogno inutile vendetta
Quando carica d'anni e di castità che si scorda al mattino racconti le sue storie a pochi uomini
tra i ricordi e le illusioni ormai stanchi
del bel tempo che non ritornerà Ma i tuoi larghi occhi che ridono fissandoti con vuoti sguardi
troverai le mie canzoni i tuoi larghi occhi chiari bianchi
nel sentirle ti meraviglierai anche se non verrai tu reciti una parte fastidiosa alla gente
che qualcuno abbia lodato non li scorderò mai facendo della vita una commedia
le bellezze che allor più non avrai divertente
e che avesti nel tempo passato Testo: F.De Andrè
Anno di pubblicazione: 1965 Ho anche provato a lavorare
Ma non ti servirà il ricordo non ti servirà LA CANZONE DELL'AMORE PERDUTO senza risparmio mi diedi da fare
che per piangere il tuo rifiuto ma il sol risultato dell'esperimento
del mio amor che non tornerà Ricordi sbocciavan le viole fu della fame un tragico aumento
ma non ti servirà più a niente non ti con le nostre parole: non si risenta la gente per bene
servirà "Non ci lasceremo mai se non mi adatto a portar le catene
che per piangere sui tuoi occhi mai e poi mai"
che nessuno più canterà Vorrei dirti ora le stesse cose Ti diedero lavoro in un grande ristorante
ma non ti servirà più a niente non ti ma come fan presto amore a lavare gli avanzi della gente elegante

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ma tu dicevi "Il cielo e la mia unica cavalcherà sino a Londra stasera e ritornò col protettore dal vecchio
fortuna ad implorare per Geordie truffatore
e l'acqua dei piatti non rispecchia la mentre lui fermo lo teneva sei volte lo
luna" Donna: accoltellava
tornasti a cantar storie lungo strade di Geordie non rubò mai neppure per me dicon che quando lui spirò la lingua lei gli
notte un frutto o un fiore raro. mostrò
sfidando il buon umore delle tue scarpe Rubò sei cervi del parco del re dicon che quando lui spirò la lingua lei gli
rotte vedendoli per denaro mostrò
misero tutto sotto sopra senza trovare
Non sono poi quel cagnaccio malvagio Insieme: un soldo
senza morale straccione e randagio Salvate le sue labbra, salvate il suo ma solo un mucchio di cambiali e di atti
che si accontenta di un osso bucato sorriso, giudiziali
con affettuoso disprezzo gettato non ha vent'anni ancora ma solo un mucchio di cambiali e di atti
al fannullone sa battere il cuore cadrà l'inverno anche sopra il suo viso, giudiziali
il cane randagio ha trovato il suo amore Potrete impiccarlo allora. allora presi dallo sconforto e dal
rimpianto del morto
Pensasti al matrimonio come al giro di Uomo: s'inginocchiaron sul povero uomo
una danza Né il cuore degli inglesi né lo scettro del chiedendogli perdono
amasti la tua donna come un giorno di re s'inginocchiaron sul povero uomo
vacanza Geordie potranno salvare, chiedendogli perdono
hai preso la tua casa per rifugio alla tua anche se piangeranno con te quando i gendarmi sono entrati
fiacca la legge non può cambiare piangenti li han trovati
per un attaccapanni a cui appendere la fu qualche lacrima sul viso a dargli il
giacca Insieme: paradiso
e la tua dolce sposa consolò la sua così lo impiccheranno con una corda fu qualche lacrima sul viso a dargli il
tristezza d'oro, paradiso
cercando fra la gente chi le offrisse è un privilegio raro. e quando furono impiccati volarono fra i
tenerezza rubò sei cervi nel parco del re beati
Uomo: vendendoli per denaro qualche beghino di questo fatto fu poco
E' andata via senza fare rumore soddisfatto
forse cantando una storia d'amore Testo: F.De Andrè (traduzione di una canzone qualche beghino di questo fatto fu poco
la raccontava ad un mondo ormai popolare inglese) soddisfatto
Anno di pubblicazione: 1966
stanco non tutti nella capitale sbocciano i fiori
che camminava distratto al suo fianco DELITTO DI PAESE del male
lei tornerà in una notte d'estate Non tutti nella capitale sbocciano i fiori qualche assassinio senza pretese
l'applaudiranno le stelle incantate del male abbiamo anche noi in paese
rischiareranno dall'alto i lampioni qualche assassinio senza pretese abbiamo qualche assassinio senza pretese
la strana danza di due fannulloni anche noi in paese abbiamo anche noi in paese
la luna avrà dell'argento il colore qualche assassinio senza pretese
sopra la schiena dei gatti in amore abbiamo anche noi qui in paese Testo: De Andrè (traduzione di “Assassinat” di
G.Brassens)
aveva il capo tutto bianco ma il cuore Anno di pubblicazione: 1958
Testo: F.De Andrè – P.Villaggio
Anno di pubblicazione: 1963
non ancor stanco
gli ritornò a battere in fretta per una !
GEORDIE giovinetta
Uomo: gli ritornò a battere in fretta per una IL PESCATORE
Mentre attraversavo London Bridge giovinetta All'ombra dell'ultimo sole
un giorno senza sole ma la sua voglia troppo viva subito gli s'era assopito un pescatore
vidi una donna pianger d'amore, esauriva e aveva un solco lungo il viso
piangeva per il suo Geordie in un sol bacio e una carezza l'ultima come una specie di sorriso
giovinezza
Donna: in un sol bacio e una carezza l'ultima Venne alla spiaggia un assassino
Impiccheranno Geordie con una corda giovinezza due occhi grandi da bambino
d'oro, quando la mano lei gli tese triste lui le due occhi enormi di paura
è un privilegio raro. rispose eran gli specchi di un'avventura
Rubò sei cervi nel parco del re d'essere povero in bolletta lei si rivestì in
vendendoli per denaro fretta E chiese al vecchio: "Dammi il pane
d'essere povero in bolletta lei si rivestì in ho poco tempo e troppa fame"
Uomo: fretta e chiese al vecchio: "Dammi il vino
Sellate il suo cavallo dalla bianca e andò a cercare il suo compagno ho sete e sono un assassino"
criniera partecipe del guadagno
sellatele il suo pony e ritornò col protettore dal vecchio Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno
truffatore

13
non si guardò neppure intorno il vento e la stagione ritornano a giocare
ma versò il vino e spezzò il pane ma non per te bambina che nel tempio Secondo l'ordine ricevuto Giuseppe
per chi diceva ho sete e ho fame resti china portò la bambina nella propria casa e
ma non per te bambina che nel tempio subito se ne partì per dei lavori che
E fu il calore d'un momento resti china lo attendevano fuori dalla Giudea.
poi via di nuovo verso il vento Rimase lontano quattro anni.
davanti agli occhi ancora il sole E quando i sacerdoti ti rifiutarono
dietro alle spalle un pescatore alloggio Testo: F.De Andrè
avevi dodici anni e nessuna colpa Anno di pubblicazione: 1970
Dietro alle spalle un pescatore addosso IL RITORNO DI GIUSEPPE
e la memoria è già dolore ma per i sacerdoti fu colpa il tuo maggio
Stelle, già dal tramonto,
è già il rimpianto di un aprile la tua verginità che si tingeva di rosso
si contendono il cielo a frotte,
giocato all'ombra di un cortile la tua verginità che si tingeva di rosso
luci meticolose
nell'insegnarti la notte.
Vennero in sella due gendarmi E si vuol dar marito a chi non lo voleva
Un asino dai passi uguali,
vennero in sella con le armi si batte la campagna si fruga la via
compagno del tuo ritorno,
chiesero al vecchio se lì vicino popolo senza moglie uomini d'ogni leva
scandisce la distanza
fosse passato un assassino del corpo d'una vergine si fa lotteria
lungo il morire del giorno.
del corpo d'una vergine si fa lotteria.
Ma all'ombra dell'ultimo sole
Ai tuoi occhi, il deserto,
s'era assopito il pescatore Sciogli i capelli e guarda già vengono...
una distesa di segatura,
e aveva un solco lungo il viso
minuscoli frammenti
come una specie di sorriso Guardala guardala scioglie i capelli
della fatica della natura.
e aveva un solco lungo il viso sono più lunghi dei nostri mantelli
Gli uomini della sabbia
come una specie di sorriso guarda la pelle viene la nebbia
hanno profili da assassini,
risplende il sole come la neve
rinchiusi nei silenzi
Testo: F.De Andrè guarda le mani guardale il viso
Anno di pubblicazione: 1970 d'una prigione senza confini.
sembra venuta dal paradiso
MARCIA NUZIALE guarda le forme la proporzione
Odore di Gerusalemme,
sembra venuta per tentazione
Vedi pag. 4 la tua mano accarezza il disegno
guardala guardala scioglie i capelli
d'una bambola magra,
sono più lunghi dei nostri mantelli
! intagliata del legno.
guarda le mani guardale il viso
"La vestirai, Maria,
sembra venuta dal paradiso
LAUDATE DOMINUM ritornerai a quei giochi
guardale gli occhi guarda i capelli
Laudate Dominum lasciati quando i tuoi anni
guarda le mani guardale il collo
Laudate Dominum erano così pochi."
guarda la carne guarda il suo viso
Laudate Dominum guarda i capelli del paradiso
E lei volò fra le tue braccia
guarda la carne guardale il collo
Testo: F.De Andrè come una rondine,
sembra venuta dal suo sorriso
Anno di pubblicazione: 1970 e le sue dita come lacrime,
guardale gli occhi guarda la neve
dal tuo ciglio alla gola,
L'INFANZIA DI MARIA guarda la carne del paradiso
suggerivano al viso,
Forse fu all'ora terza forse alla nona una volta ignorato,
cucito qualche giglio sul vestitino alla E fosti tu Giuseppe un reduce del
la tenerezza d'un sorriso,
buona passato
un affetto quasi implorato.
forse fu per bisogno o peggio per buon falegname per forza padre per
esempio professione
E lo stupore nei tuoi occhi
presero i tuoi tre anni e li portarono al a vederti assegnata da un destino
salì dalle tue mani
tempio sgarbato
che vuote intorno alle sue spalle,
presero i tuoi tre anni e li portarono al una figlia di più senza alcuna ragione
si colmarono ai fianchi
tempio una bimba su cui non avevi intenzione
della forma precisa
d'una vita recente,
Non fu più il seno di Anna fra le mura E mentre te ne vai stanco d'essere
di quel segreto che si svela
discrete stanco
quando lievita il ventre.
a consolare il pianto a calmarti la sete la bambina per mano la tristezza di
dicono fosse un angelo a raccontarti le fianco
E a te, che cercavi il motivo
ore pensi "Quei sacerdoti la diedero in
d'un inganno inespresso dal volto,
a misurarti il tempo fra cibo e Signore sposa
lei propose l'inquieto ricordo
a misurarti il tempo fra cibo e Signore a dita troppo secche per chiudersi su
fra i resti d'un sogno raccolto.
una rosa
Scioglie la neve al sole ritorna l'acqua al a un cuore troppo vecchio che ormai si Testo: F.De Andrè
mare riposa" Anno di pubblicazione: 1970

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IL SOGNO DI MARIA perché spieghino da soli,
"Nel Grembo umido, scuro del tempio, Testo: F.De Andrè con le loro voci,
Anno di pubblicazione: 1970 quali volti sbiancheranno
l'ombra era fredda, gonfia d'incenso;
l'angelo scese, come ogni sera, AVE MARIA sopra le tue croci".
ad insegnarmi una nuova preghiera: E te ne vai, Maria, fra l'altra gente
poi, d'improvviso, mi sciolse le mani Il falegname:
che si raccoglie intorno al tuo passare,
e le mie braccia divennero ali, "Questi ceppi che han portato
siepe di sguardi che non fanno male
quando mi chiese - Conosci l'estate - perché il mio sudore
nella stagione di essere madre.
io, per un giorno, per un momento, li trasformi nell'immagine
corsi a vedere il colore del vento. di tre dolori,
Sai che fra un'ora forse piangerai
Volammo davvero sopra le case, vedran lacrime di Dimaco
poi la tua mano nasconderà un sorriso:
oltre i cancelli, gli orti, le strade, e di Tito al ciglio
gioia e dolore hanno il confine incerto
poi scivolammo tra valli fiorite il più grande che tu guardi
nella stagione che illumina il viso.
dove all'ulivo si abbraccia la vite. abbraccerà tuo figlio".
Scendemmo là, dove il giorno si perde Ave Maria, adesso che sei donna,
a cercarsi da solo nascosto tra il verde, La gente:
ave alle donne come te, Maria,
e lui parlò come quando si prega, "Dalla strada alla montagna
femmine un giorno per un nuovo amore
ed alla fine d'ogni preghiera sale il tuo den den
povero o ricco, umile o Messia.
contava una vertebra della mia schiena. ogni valle di Giordania
Femmine un giorno e poi madri per
impara il tuo fren fren;
sempre
(... e l' angelo disse: "Non qualche gruppo di dolore
nella stagione che stagioni non sente.
temere, Maria, infatti hai muove il passo inquieto,
trovato grazia presso il Testo: F.De Andrè altri aspettan di far bere
Signore e per opera Sua Anno di pubblicazione: 1970 a quelle seti aceto".
concepirai un figlio...)
MARIA NELLA BOTTEGA D'UN Testo: F.De Andrè
Le ombre lunghe dei sacerdoti FALEGNAME Anno di pubblicazione: 1970

costrinsero il sogno in un cerchio di voci. Maria: VIA DELLA CROCE


Con le ali di prima pensai di scappare "Falegname col martello
"Poterti smembrare coi denti e le mani,
ma il braccio era nudo e non seppe perché fai den den?
sapere i tuoi occhi bevuti dai cani,
volare: Con la pialla su quel legno
di morire in croce puoi essere grato
poi vidi l'angelo mutarsi in cometa perché fai fren fren?
a un brav'uomo di nome Pilato."
e i volti severi divennero pietra, Costruisci le stampelle
Ben più della morte che oggi ti vuole,
le loro braccia profili di rami, per chi in guerra andò?
t'uccide il veleno di queste parole:
nei gesti immobili d'un altra vita, Dalla Nubia sulle mani
le voci dei padri di quei neonati,
foglie le mani, spine le dita. a casa ritornò?"
da Erode, per te, trucidati.
Nel lugubre scherno degli abiti nuovi
Voci di strada, rumori di gente, Il falegname:
misurano a gocce il dolore che provi;
mi rubarono al sogno per ridarmi al "Mio martello non colpisce,
trent'anni hanno atteso col fegato in
presente. pialla mia non taglia
mano,
Sbiadì l'immagine, stinse il colore, per foggiare gambe nuove
i rantoli d'un ciarlatano.
ma l'eco lontana di brevi parole a chi le offrì in battaglia,
ripeteva d'un angelo la strana preghiera ma tre croci, due per chi
Si muovono curve le vedove in testa,
dove forse era sogno ma sonno non era disertò per rubare,
per loro non è un pomeriggio di festa;
- Lo chiameranno figlio di Dio - la più grande per chi guerra
si serran le vesti sugli occhi e sul cuore
Parole confuse nella mia mente, insegnò a disertare".
ma filtra dai veli il dolore:
svanite in un sogno, ma impresse nel fedeli umiliate da un credo inumano
ventre." La gente:
che le volle schiave già prima di
"Alle tempie addormentate
Abramo,
E la parola ormai sfinita di questa città
con riconoscenza ora soffron la pena
si sciolse in pianto, pulsa il cuore di un martello,
di chi perdono a Maddalena,
ma la paura dalle labbra quando smetterà?
di chi con un gesto soltanto fraterno
si raccolse negli occhi Falegname, su quel legno,
una nuova indulgenza insegnò al
semichiusi nel gesto quanti corpi ormai,
Padreterno,
d'una quiete apparente quanto ancora con la pialla
e guardano in alto, trafitti dal sole,
che si consuma nell'attesa lo assottiglierai?"
gli spasimi d'un redentore.
d'uno sguardo indulgente.
Maria:
Confusi alla folla ti seguono muti,
E tu, piano, posati le dita "Alle piaghe, alle ferite
sgomenti al pensiero che tu li saluti:
all'orlo della sua fronte: che sul legno fai,
"A redimere il mondo" gli serve pensare,
i vicini quando accarezzano falegname su quei tagli
il tuo sangue può certo bastare.
hanno il timore di far troppo forte. manca il sangue, ormai,

15
La semineranno per mare e per terra che vedo spegnersi ora per ora. Ma io, senza legge, rubai in nome mio,
tra boschi e città la tua buona novella, Figlio nel sangue, figlio nel cuore, quegli altri nel nome di Dio.
ma questo domani, con fede migliore, e chi ti chiama - Nostro Signore -,
stasera è più forte il terrore. nella fatica del tuo sorriso Non commettere atti che non siano puri
Nessuno di loro ti grida un addio cerca un ritaglio di Paradiso. cioè non disperdere il seme.
per esser scoperto cugino di Dio: Per me sei figlio, vita morente, Feconda una donna ogni volta che l'ami
gli apostoli han chiuso le gole alla voce, ti portò cieco questo mio ventre, così sarai uomo di fede:
fratello che sanguini in croce. come nel grembo, e adesso in croce, Poi la voglia svanisce e il figlio rimane
ti chiama amore questa mia voce. e tanti ne uccide la fame.
Han volti distesi, già inclini al perdono, Non fossi stato figlio di Dio Io, forse, ho confuso il piacere e l'amore:
ormai che han veduto il tuo sangue di t'avrei ancora per figlio mio". ma non ho creato dolore.
uomo
fregiarti le membra di rivoli viola, Testo: F.De Andrè Il settimo dice non ammazzare
incapace di nuocere ancora. Anno di pubblicazione: 1970 se del cielo vuoi essere degno.
Il potere vestito d'umana sembianza, IL TESTAMENTO DI TITO Guardatela oggi, questa legge di Dio,
ormai ti considera morto abbastanza tre volte inchiodata nel legno:
Tito:
e già volge lo sguardo a spiar le guardate la fine di quel nazareno
"Non avrai altro Dio all'infuori di me,
intenzioni e un ladro non muore di meno.
spesso mi ha fatto pensare:
degli umili, degli straccioni. Guardate la fine di quel nazareno
genti diverse venute dall'est
Ma gli occhi dei poveri piangono altrove, e un ladro non muore di meno.
dicevan che in fondo era uguale.
non sono venuti a esibire un dolore
Credevano a un altro diverso da te
che alla via della croce ha proibito Non dire falsa testimonianza
e non mi hanno fatto del male.
l'ingresso e aiutali a uccidere un uomo.
Credevano a un altro diverso da te
a chi ti ama come se stesso. Lo sanno a memoria il diritto divino,
e non mi hanno fatto del male.
e scordano sempre il perdono:
Sono pallidi al volto, scavati al torace, ho spergiurato su Dio e sul mio onore
Non nominare il nome di Dio,
non hanno la faccia di chi si compiace e no, non ne provo dolore.
non nominarlo invano.
dei gesti che ormai ti propone il dolore, Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
Con un coltello piantato nel fianco
eppure hanno un posto d'onore. e no, non ne provo dolore.
gridai la mia pena e il suo nome:
Non hanno negli occhi scintille di pena.
ma forse era stanco, forse troppo
Non sono stupiti a vederti la schiena Non desiderare la roba degli altri
occupato,
piegata dal legno che a stento trascini, non desiderarne la sposa.
e non ascoltò il mio dolore.
eppure ti stanno vicini. Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi
Ma forse era stanco, forse troppo
Perdonali se non ti lasciano solo, che hanno una donna e qualcosa:
lontano,
se sanno morir sulla croce anche loro, nei letti degli altri già caldi d'amore
davvero lo nominai invano.
a piangerli sotto non han che le madri, non ho provato dolore.
in fondo, son solo due ladri. L'invidia di ieri non è già finita:
Onora il padre, onora la madre
stasera vi invidio la vita.
Testo: F.De Andrè
e onora anche il loro bastone,
Anno di pubblicazione: 1970 bacia la mano che ruppe il tuo naso
Ma adesso che viene la sera ed il buio
perché le chiedevi un boccone:
TRE MADRI mi toglie il dolore dagli occhi
quando a mio padre si fermò il cuore
e scivola il sole al di là delle dune
Madre di Tito: non ho provato dolore.
a violentare altre notti:
"Tito, non sei figlio di Dio, Quanto a mio padre si fermò il cuore
io nel vedere quest'uomo che muore,
ma c'è chi muore nel dirti addio". non ho provato dolore.
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
Madre di Dimaco: Ricorda di santificare le feste.
madre, ho imparato l'amore".
"Dimaco, ignori chi fu tuo padre, Facile per noi ladroni
ma più di te muore tua madre". entrare nei templi che rigurgitan salmi Testo: F.De Andrè
di schiavi e dei loro padroni Anno di pubblicazione: 1970
Le due madri: senza finire legati agli altari
"Con troppe lacrime piangi, Maria, sgozzati come animali. LAUDATE HOMINEM
solo l'immagine d'un'agonia: Senza finire legati agli altari Laudate Dominum
sai che alla vita, nel terzo giorno, sgozzati come animali. Laudate Dominum
il figlio tuo farà ritorno:
lascia noi piangere, un po' più forte, Il quinto dice non devi rubare Gli umili, gli straccioni:
chi non risorgerà più dalla morte". e forse io l'ho rispettato "Il potere che cercava
vuotando, in silenzio, le tasche già il nostro umore
Madre di Gesù: gonfie mentre uccideva
"Piango di lui ciò che mi è tolto, di quelli che avevan rubato: nel nome d'un Dio,
le braccia magre, la fronte, il volto, ma io, senza legge, rubai in nome mio, nel nome d'un Dio
ogni sua vita che vive ancora, quegli altri nel nome di Dio. uccideva un uomo:

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nel nome di quel Dio che di febbre si lasciò morire e neppure la notte ti lascia da solo:
si assolse. dov'è Herman bruciato in miniera gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro
Poi, poi chiamò Dio dove sono Bert e Tom
poi chiamo Dio il primo ucciso in una rissa E sì, anche tu andresti a cercare
poi chiamò Dio quell'uomo e l'altro che uscì già morto di galera le parole sicure per farti ascoltare:
e nel suo nome e cosa ne sarà di Charley per stupire mezz'ora basta un libro di
nuovo nome che cadde mentre lavorava storia,
altri uomini, e dal ponte volò e volò sulla strada io cercai di imparare la Treccani a
altri, altri uomini memoria,
uccise ". Dormono, dormono sulla collina e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
dormono, dormono sulla collina continuarono gli altri fino a leggermi
Non voglio pensarti figlio di Dio matto
ma figlio dell'uomo, fratello anche mio. Dove sono Ella e Kate
morte entrambe per errore E senza sapere a chi dovessi la vita
Laudate Dominum una di aborto, l'altra d'amore in un manicomio io l'ho restituita:
Laudate Dominum e Maggie uccisa in un bordello qui sulla collina dormo malvolentieri
dalle carezze di un animale eppure c'è luce ormai nei miei pensieri,
Ancora una volta e Edith consumata da uno strano male. qui nella penombra ora invento parole
abbracciamo e Lizzie che inseguì la vita ma rimpiango una luce, la luce del sole
la fede lontano, e dall'Inghilterra
che insegna ad avere fu riportata in questo palmo di terra Le mie ossa regalano ancora alla vita:
ad avere il diritto le regalano ancora erba fiorita.
al perdono, perdono Dormono, dormono sulla collina Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina
sul male commesso dormono, dormono sulla collina di chi ha perso lo scemo e lo piange in
nel nome d'un Dio collina;
che il male non volle, il male non volle, Dove sono i generali di chi ancora bisbiglia con la stessa
finché che si fregiarono nelle battaglie ironia
restò uomo con cimiteri di croci sul petto "Una morte pietosa lo strappò alla
uomo. dove i figli della guerra pazzia"
partiti per un ideale
Non posso pensarti figlio di Dio per una truffa, per un amore finito male Testo: F.De Andrè – G.Bentivoglio
ma figlio dell'uomo, fratello anche mio. hanno rimandato a casa Anno di pubblicazione: 1971
le loro spoglie nelle barriere UN GIUDICE
Qualcuno legate strette perché sembrassero intere
Cosa vuol dire avere
qualcuno
un metro e mezzo di statura,
tentò di imitarlo Dormono, dormono sulla collina
ve lo rivelan gli occhi
se non ci riuscì dormono, dormono sulla collina
e le battute della gente,
fu scusato
o la curiosità
anche lui Dov'è Jones il suonatore
d'una ragazza irriverente
perdonato che fu sorpreso dai suoi novant'anni
che vi avvicina solo
perché non s'imita e con la vita avrebbe ancora giocato
per un suo dubbio impertinente:
imita un dio, lui che offrì la faccia al vento
vuole scoprir se è vero
un Dio va temuto e lodato la gola al vino e mai un pensiero
quanto si dice intorno ai nani,
lodato... non al denaro, non all'amore né al cielo
che siano i più forniti
lui sì sembra di sentirlo
della virtù meno apparente,
Laudate hominem cianciare ancora delle porcate
fra tutte le virtù
mangiate in strada nelle ore sbagliate
la più indecente
No, non devo pensarti figlio di Dio sembra di sentirlo ancora
ma figlio dell'uomo, fratello anche mio. dire al mercante di liquore
Passano gli anni, i mesi,
Ma figlio dell'uomo, fratello anche mio. "Tu che lo vendi cosa ti compri di
e se li conti anche i minuti,
migliore?"
è triste trovarsi adulti
Laudate hominem
Testo: F.De Andrè – G.Bentivoglio
senza essere cresciuti;
Testo: F.De Andrè Anno di pubblicazione: 1971 la maldicenza insiste,
Anno di pubblicazione: 1970 batte la lingua sul tamburo
UN MATTO (DIETRO OGNI SCEMO C'E' fino a dire che un nano
UN VILLAGGIO) è una carogna di sicuro
Tu prova ad avere un mondo nel cuore perché ha il cuore troppo
" " e non riesci ad esprimerlo con le parole, troppo vicino al buco del culo
e la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride e te, lo scemo, Fu nelle notti insonni
DORMONO SULLA COLLINA che passa, vegliate al lume del rancore
Dove se n'è andato Elmer

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che preparai gli esami inventato, loro
diventai procuratore ci costringe a sognare in un giardino poi l'anima d'improvviso prese il volto"
per imboccar la strada incantato
che dalle panche d'una cattedrale ci costringe a sognare in un giardino Da ragazzo spiare i ragazzi giocare
porta alla sacrestia incantato al ritmo balordo del tuo cuore malato
quindi alla cattedra d'un tribunale e ti viene la voglia di uscire e provare
giudice finalmente, Testo: F.De Andrè – G.Bentivoglio che cosa ti manca per correre al prato,
arbitro in terra del bene e del male Anno di pubblicazione: 1971 e ti tieni la voglia, e rimani a pensare
UN MEDICO come diavolo fanno a riprendere fiato
E allora la mia statura
Da bambino volevo guarire i ciliegi
non dispensò più buonumore Da uomo avvertire il tempo sprecato
quando rossi di frutti li credevo feriti
a chi alla sbarra in piedi a farti narrare la vita dagli occhi
la salute per me li aveva lasciati
mi diceva "Vostro Onore", e mai poter bere alla coppa d'un fiato
coi fiori di neve che avevan perduti
e di affidarli al boia ma a piccoli sorsi interrotti,
fu un piacere del tutto mio, e mai poter bere alla coppa d'un fiato
Un sogno, fu un sogno ma non durò
prima di genuflettermi ma a piccoli sorsi interrotti
poco
nell'ora dell'addio
per questo giurai che avrei fatto il dottore
non conoscendo affatto Eppure un sorriso io l'ho regalato
e non per un dio ma nemmeno per
la statura di Dio e ancora ritorna in ogni sua estate
gioco:
quando io la guidai o fui forse guidato
perché i ciliegi tornassero in fiore,
Testo: F.De Andrè – G.Bentivoglio a contarle i capelli con le mani sudate
Anno di pubblicazione: 1971 perché i ciliegi tornassero in fiore
non credo che chiesi promesse al suo
UN BLASFEMO (DIETRO OGNI sguardo,
E quando dottore lo fui finalmente
BLASFEMO C'E' UN GIARDINO non mi sembra che scelsi il silenzio o la
non volli tradire il bambino per l'uomo
INCANTATO) voce,
e vennero in tanti e si chiamavano
quando il cuore stordì e ora no, non
Mai più mi chinai e nemmeno su un "gente"
ricordo
fiore, ciliegi malati in ogni stagione
se fu troppo sgomento o troppo felice,
più non arrossii nel rubare l'amore
e il cuore impazzì e ora no, non ricordo,
dal momento che Inverno mi convinse E i colleghi d'accordo i colleghi contenti
da quale orizzonte sfumasse la luce
che Dio nel leggermi in cuore tanta voglia
non sarebbe arrossito rubandomi il mio d'amare
E fra lo spettacolo dolce dell'erba
mi spedirono il meglio dei loro clienti
fra lunghe carezze finite sul volto,
Mi arrestarono un giorno per le donne con la diagnosi in faccia e per tutti era
quelle sue cosce color madreperla
ed il vino, uguale:
rimasero forse un fiore non colto.
non avevano leggi per punire un ammalato di fame incapace a pagare
Ma che la baciai questo sì lo ricordo
blasfemo,
col cuore ormai sulle labbra,
non mi uccise la morte, ma due guardie E allora capii fui costretto a capire
ma che la baciai, per Dio, sì lo ricordo,
bigotte, che fare il dottore è soltanto un mestiere
e il mio cuore le restò sulle labbra
mi cercarono l'anima a forza di botte che la scienza non puoi regalarla alla
gente
"E l'anima d'improvviso prese il volo
Perché dissi che Dio imbrogliò il primo se non vuoi ammalarti dell'identico male,
ma non mi sento di sognare con loro
uomo, se non vuoi che il sistema ti pigli per
no non mi riesce di sognare con loro"
lo costrinse a viaggiare una vita da fame
scemo, Testo: F.De Andrè – G.Bentivoglio
nel giardino incantato lo costrinse a E il sistema sicuro è pigliarti per fame Anno di pubblicazione: 1971
sognare, nei tuoi figli in tua moglie che ormai ti
a ignorare che al mondo c'e' il bene e c'è disprezza, UN CHIMICO
il male perciò chiusi in bottiglia quei fiori di neve, Solo la morte m'ha portato in collina
l'etichetta diceva: elisir di giovinezza un corpo fra i tanti a dar fosforo all'aria
Quando vide che l'uomo allungava le per bivacchi di fuochi che dicono fatui
dita E un giudice, un giudice con la faccia da che non lasciano cenere, non sciolgon
a rubargli il mistero di una mela proibita uomo la brina
per paura che ormai non avesse padroni mi spedì a sfogliare i tramonti in prigione solo la morte m'ha portato in collina
lo fermò con la morte, inventò le stagioni inutile al mondo ed alle mie dita
bollato per sempre truffatore imbroglione Da chimico un giorno avevo il potere
... mi cercarono l'anima a forza di botte dottor professor truffatore imbroglione di sposar gli elementi e farli reagire,
ma gli uomini mai mi riuscì di capire
E se furon due guardie a fermarmi la Testo: F.De Andrè – G.Bentivoglio perché si combinassero attraverso
vita, Anno di pubblicazione: 1971 l'amore
è proprio qui sulla terra la mela proibita, UN MALATO DI CUORE affidando ad un gioco la gioia e il dolore
e non Dio, ma qualcuno che per noi l'ha
"Cominciai a sognare anch'io insieme a

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Guardate il sorriso guardate il colore il sole e la gente lo sa che sai suonare,
come giocan sul viso di chi cerca per non aver più notti, suonare ti tocca
l'amore: perché non cada in reti di tramonto, per tutta la vita
ma lo stesso sorriso lo stesso colore l'ho chiuso nei miei occhi, e ti piace lasciarti ascoltare
dove sono sul viso di chi ha avuto e chi avrà freddo e chi avrà freddo
l'amore lungo il mio sguardo si dovrà scaldare Finii con i campi alle ortiche
dove sono sul viso di chi ha avuto finii con un flauto spezzato
l'amore Secondo cliente - Vedo i fiumi dentro le e un ridere rauco
mie vene, e ricordi tanti
È strano andarsene senza soffrire, cercano il loro mare, e nemmeno un rimpianto
senza un volto di donna da dover rompono gli argini,
ricordare. trovano cieli da fotografare. Testo: F.De Andrè – G.Bentivoglio
Ma è fosse diverso il vostro morire Sangue che scorre senza fantasia Anno di pubblicazione: 1971
vuoi che uscite all'amore che cedete porta tumori di malinconia
all'aprile
cosa c'è di diverso nel vostro morire Terzo cliente - Vedo gendarmi
pascolare
Primavera non bussa lei entra sicura donne chine sulla rugiada, INTRODUZIONE
come il fumo lei penetra in ogni fessura rosse le lingue al polline dei fiori Lottavano così come si gioca
ha le labbra di carne i capelli di grano ma dov'è l'ape regina? i cuccioli del maggio era normale
che paura, che voglia che ti prenda per Forse è volata ai nidi dell'aurora, loro avevano il tempo anche per la
mano forse volata, forse più non vola galera
che paura, che voglia che ti porti lontano ad aspettarli fuori rimaneva
Quarto cliente - Vedo gli amici ancora la stessa rabbia la stessa primavera...
Ma guardate l'idrogeno tacere nel mare sulla strada,
guardate l'ossigeno al suo fianco loro non hanno fretta, Testo: F.De Andrè – G.Bentivoglio
Anno di pubblicazione: 1973
dormire: rubano ancora al sonno l'allegria
soltanto una legge che io riesco a capire all'alba un po' di notte: CANZONE DEL MAGGIO
ha potuto sposarli senza farli scoppiare e poi la luce, luce che trasforma Anche se il nostro maggio
soltanto la legge che io riesco a capire il mondo in un giocattolo ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare
Fui chimico e, no, non mi volli sposare. Faremo gli occhiali così! vi ha fatto chinare il mento
Non sapevo con chi e chi avrei Faremo gli occhiali così! se il fuoco ha risparmiato
generato: le vostre Millecento
Son morto in un esperimento sbagliato Testo: F.De Andrè – G.Bentivoglio
anche se voi vi credete assolti
proprio come gli idioti che muoion Anno di pubblicazione: 1971
siete lo stesso coinvolti.
d'amore IL SUONATORE JONES
e qualcuno dirà che c'è un modo E se vi siete detti
In un vortice di polvere
migliore non sta succedendo niente,
gli altri vedevan siccità,
a me ricordava le fabbriche riapriranno,
Testo: F.De Andrè – G.Bentivoglio
Anno di pubblicazione: 1971 la gonna di Jenny arresteranno qualche studente
in un ballo di tanti anni fa convinti che fosse un gioco
UN OTTICO a cui avremmo giocato poco
Prima parte: Sentivo la mia terra provate pure a credevi assolti
vibrare di suoni, era il mio cuore siete lo stesso coinvolti.
Daltonici, presbiti, mendicanti di vista e allora perché coltivarla ancora,
il mercante di luce, il vostro oculista, come pensarla migliore Anche se avete chiuso
ora vuole soltanto clienti speciali le vostre porte sul nostro muso
che non sanno che farne di occhi Libertà l'ho vista dormire la notte che le pantere
normali. nei campi coltivati ci mordevano il sedere
a cielo e denaro, lasciamoci in buonafede
Non più ottico ma spacciatore di lenti a cielo ed amore, massacrare sui marciapiedi
per improvvisare occhi contenti, protetta da un filo spinato anche se ora ve ne fregate,
perché le pupille abituate a copiare voi quella notte voi c'eravate.
inventino i mondi sui quali guardare Libertà l'ho vista svegliarsi
Seguite con me questi occhi sognare, ogni volta che ho suonato E se nei vostri quartieri
fuggire dall'orbita e non voler ritornare per un fruscio di ragazze tutto è rimasto come ieri,
a un ballo, senza le barricate
Seconda parte: per un compagno ubriaco senza feriti, senza granate,
se avete preso per buone
Primo cliente - Vedo che salgo a rubare E poi se la gente sa, le "verità" della televisione
anche se allora vi siete assolti

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siete lo stesso coinvolti. "Ama il consumo come te stesso" per l'odio potrei farcela da solo
e se voi lo avete osservato illuminando al tritolo
E se credete ora fino ad assolvere chi ci ha sparato chi ha la faccia e mostra solo il viso
che tutto sia come prima verremo ancora alle vostre porte sempre gradevole, sempre più
perché avete votato ancora e grideremo ancora più forte impreciso.
la sicurezza, la disciplina, voi non potete fermare il tempo
convinti di allontanare gli fate solo perdere tempo. E l'esplosivo spacca, taglia, fruga
la paura di cambiare tra gli ospiti di un ballo mascherato,
verremo ancora alle vostre porte io mi sono invitato
e grideremo ancora più forte a rilevar l'impronta
per quanto voi vi crediate assolti Testo: F.De Andrè – G.Bentivoglio dietro ogni maschera che salta
Anno di pubblicazione: 1973
siete per sempre coinvolti, e a non aver pietà per la mia prima
per quanto voi vi crediate assolti LA BOMBA IN TESTA volta.
siete per sempre coinvolti.
... e io contavo i denti ai francobolli Testo: F.De Andrè – G.Bentivoglio
dicevo "grazie a Dio" "buon Natale" Anno di pubblicazione: 1973
(Nota: Liberamente tratta da un canto
mi sentivo normale
del Maggio francese del 1968) AL BALLO MASCHERATO
eppure i miei trent'anni
erano pochi più dei loro Cristo drogato da troppe sconfitte
ma non importa adesso torno al lavoro. cede alla complicità
VERSIONE INEDITA
di Nobel che gli espone la praticità
Cantavano il disordine dei sogni di un'eventuale premio della bontà.
CANZONE DEL MAGGIO
gli ingrati del benessere francese Maria ignorata da un Edipo ormai scaltro
e non davan l'idea mima una sua nostalgia di natività,
Anche se il nostro maggio
di denunciare uomini al balcone io con la mia bomba porto la novità,
ha fatto a meno del vostro coraggio
di un solo maggio, di un unico paese. la bomba che debutta in società,
se la paura di guardare
al ballo mascherato della celebrità.
vi ha fatto guardare in terra
E io ho la faccia usata dal buonsenso
se avete deciso in fretta
ripeto "Non vogliamoci del male " Dante alla porta di Paolo e Francesca
che non era la vostra guerra
e non mi sento normale spia chi fa meglio di lui:
voi non avete fermato il tempo
e mi sorprendo ancora lì dietro si racconta un amore normale
gli avete fatto perdere tempo.
a misurarmi su di loro ma lui saprà poi renderlo tanto geniale.
e adesso è tardi, adesso torno al lavoro. E il viaggio all'inferno ora fallo da solo
E se vi siete detti
con l'ultima invidia lasciata là sotto un
non sta succedendo niente,
Rischiavano la strada e per un uomo lenzuolo,
le fabbriche riapriranno,
ci vuole pure un senso a sopportare sorpresa sulla porta d'una felicità
arresteranno qualche studente
di poter sanguinare la bomba ha risparmiato la normalità,
convinti che fosse un gioco
e il senso non dev'essere rischiare al ballo mascherato della celebrità.
a cui avremmo giocato poco
ma forse non voler più sopportare.
voi siete stato lo strumento
La bomba non ha una natura gentile
per farci perdere un sacco di tempo.
Chissà cosa si prova a liberare ma spinta da imparzialità
la fiducia nelle proprie tentazioni, sconvolge l'improbabile intimità
Se avete lasciato fare
allontanare gli intrusi di un'apparente statua della Pietà.
ai professionisti dei manganelli
dalle nostre emozioni, Grimilde di Manhattan, statua della
per liberarvi di noi canaglie
allontanarli in tempo libertà,
di noi teppisti di noi ribelli
e prima di trovarsi solo adesso non ha più rivali la tua vanità
lasciandoci in buonafede
con la paura di non tornare al lavoro. e il gioco dello specchio non si ripeterà
sanguinare sui marciapiedi
"Sono più bella io o la statua della Pietà
anche se ora ve ne fregate,
Rischiare libertà strada per strada, "
voi quella notte voi c'eravate.
scordarsi le rotaie verso casa, dopo il ballo mascherato del celebrità.
io ne valgo la pena,
E se nei vostri quartieri
per arrivare ad incontrar la gente Nelson strappato al suo carnevale
tutto è rimasto come ieri,
senza dovermi fingere innocente. rincorre la sua identità
se sono rimasti a posto
e cerca la sua maschera, l'orgoglio, lo
perfino i sassi nei vostri viali
Mi sforzo di ripetermi con loro stile,
se avete preso per buone
e più l'idea va di là del vetro impegnati sempre a vincere e mai a
le "verità" dei vostri giornali
più mi lasciano indietro, morire.
non vi è rimasto nessun argomento
per il coraggio insieme Poi dalla feluca ormai a brandelli
per farci ancora perdere tempo.
non so le regole del gioco tenta di estrarre il consiglio della sua
senza la mia paura mi fido poco. Trafalgar
Lo conosciamo bene
e nella sua agonia, sparsa di qua, di là,
il vostro finto progresso
Ormai sono in ritardo per gli amici implora una Sant'Elena anche in
il vostro comandamento

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comproprietà, eppure anche tu hai giudicato. ha una valigia e due passaporti,
al ballo mascherato della celebrità. Hai assolto e hai condannato lei ha gli occhi di una donna che pago.
al di sopra di me, Commissario io ti pago per questo,
Mio padre pretende aspirina ed affetto ma al di sopra di me, lei ha gli occhi di una donna che è mia,
e inciampa nella sua autorità, per quello che hai fatto, l'uomo magro ha le mani occupate,
affida a una vestaglia il suo ultimo ruolo per come lo hai rinnovato una valigia di ciondoli, un foglio di via.
ma lui esplode dopo, prima il suo il potere ti è grato.
decoro. Non ha più la faccia del suo primo
Mia madre si approva in frantumi di Ascolta hashish
specchio, una volta un giudice come me è il mio ultimo figlio, il meno voluto,
dovrebbe accettare la bomba con giudicò chi gli aveva dettato la legge: ha pochi stracci dove inciampare
serenità, prima cambiarono il giudice non gli importa d'alzarsi, neppure
il martirio è il suo mestiere, la sua vanità, e subito dopo quando è caduto:
ma ora accetta di morire soltanto a metà la legge. e i miei alibi prendono fuoco
la sua parte ancora viva le fa tanta pietà, il Guttuso ancora da autenticare
al ballo mascherato della celebrità. Oggi, un giudice come me, adesso le fiamme mi avvolgono il letto
lo chiede al potere se può giudicare. questi i sogni che non fanno svegliare.
Qualcuno ha lasciato la luna nel bagno Tu sei il potere. Vostro Onore, sei un figlio di troia,
accesa soltanto a metà Vuoi essere giudicato? mi sveglio ancora e mi sveglio sudato,
quel poco che mi basta per contare i Vuoi essere assolto o condannato? ora aspettami fuori dal sogno
caduti, ci vedremo davvero,
stupirmi della loro fragilità, Testo: F.De Andrè – R.Danè io ricomincio da capo.
Anno di pubblicazione: 1973
e adesso puoi togliermi i piedi dal collo
amico che m'hai insegnato il "come si fa"
CANZONE DEL PADRE
Testo: F.De Andrè – G.Bentivoglio
se no ti porto indietro di qualche minuto Anno di pubblicazione: 1973
"Vuoi davvero lasciare ai tuoi occhi
ti metto a conversare, ti ci metto seduto IL BOMBAROLO
solo i sogni che non fanno svegliare".
tra Nelson e la statua della Pietà,
"Sì. Vostro Onore, ma li voglio più Chi va dicendo in giro che odio il mio
al ballo mascherato della celebrità.
grandi." lavoro
Testo: F.De Andrè – G.Bentivoglio
"C'è lì un posto, lo ha lasciato tuo padre. non sa con quanto amore mi dedico al
Anno di pubblicazione: 1973 Non dovrai che restare sul ponte tritolo
e guardare le altre navi passare è quasi indipendente ancora poche ore
SOGNO NUMERO DUE le più piccole dirigile al fiume poi gli darò la voce il detonatore
Imputato ascolta, le più grandi sanno già dove andare."
noi ti abbiamo ascoltato. Così son diventato mio padre Il mio Pinocchio fragile parente
Tu non sapevi di avere una coscienza al ucciso in un sogno precedente artigianale
fosforo il tribunale mi ha dato fiducia di ordigni costruiti su scala industriale
piantata tra l'aorta e l'intenzione, assoluzione e delitto lo stesso movente. di me non farà mai un cavaliere del
noi ti abbiamo osservato lavoro
dal primo battere del cuore E ora Berto, figlio della Lavandaia, io son d'un'altra razza son bombarolo
fino ai ritmi più brevi compagno di scuola, preferisce
dell'ultima emozione imparare Nello scendere le scale ci metto più
quando uccidevi, a contare sulle antenne dei grilli attenzione,
favorendo il potere non usa mai bolle di sapone per giocare; sarebbe imperdonabile giustiziarmi sul
i soci vitalizi del potere seppelliva sua madre in un cimitero di portone
ammucchiati in discesa lavatrici proprio nel giorno in cui la decisione è
a difesa avvolta in un lenzuolo quasi come gli mia
della loro celebrazione. eroi; sulla condanna a morte o l'amnistia
si fermò un attimo per suggerire a Dio
E se tu la credevi vendetta di continuare a farsi i fatti suoi Per strada tante facce non hanno un bel
il fosforo di guardia e scappò via con la paura di arrugginire colore
segnalava la tua urgenza di potere il giornale di ieri lo dà morto arrugginito, qui chi non terrorizza si ammala di
mentre ti emozionavi nel ruolo più i becchini ne raccolgono spesso terrore
eccitante della legge fra la gente che si lascia piovere c'è chi aspetta la pioggia per non
quello che non protegge addosso. piangere da solo
la parte del boia. io sono d'un altro avviso son bombarolo
Ho investito il denaro e gli affetti
Imputato, banca e famiglia danno rendite sicure, Intellettuali d'oggi idioti di domani
il dito più lungo della tua mano con mia moglie si discute l'amore ridatemi il cervello che basta alle mie
è il medio ci sono distanze, non ci sono paure, mani
quello della mia ma ogni notte lei mi si arrende più tardi profeti molto acrobati della rivoluzione
è l'indice, vengono uomini, ce n'è uno più magro, oggi farò da me senza lezione

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e loro si stupiranno
Vi scoverò i nemici per voi così distanti che tu non mi bastavi, È cominciata un'ora prima
e dopo averli uccisi sarò fra i latitanti digli pure che il potere io l'ho scagliato e un'ora dopo era già finita
ma finché li cerco io i latitanti sono loro dalle mani ho visto gente venire sola
ho scelto un'altra scuola son bombarolo dove l'amore non era adulto e ti lasciavo e poi insieme verso l'uscita
graffi sui seni non mi aspettavo un vostro errore
Potere troppe volte delegato ad altre per ritornare dopo l'amore uomini e donne di tribunale
mani alle carenze dell'amore se fossi stato al vostro posto...
sganciato e restituitoci dai tuoi aeroplani era facile ormai ma al vostro posto non ci so stare
io vengo a restituirti un po' del tuo terrore non sei riuscita a cambiarmi se fossi stato al vostro posto...
del tuo disordine del tuo rumore non ti ho cambiata lo sai. ma al vostro posto non ci sono stare.

Così pensava forte un trentenne Digli che i tuoi occhi me li han ridati Fuori dell'aula sulla strada
disperato sempre ma in mezzo al fuori anche fuori di là
se non del tutto giusto quasi niente come fiori regalati a maggio e restituiti in ho chiesto al meglio della mia faccia
sbagliato novembre una polemica di dignità
cercando il luogo idoneo adatto al suo i tuoi occhi come vuoti a rendere per chi tante le grinte, le ghigne, i musi,
tritolo ti ha dato lavoro vagli a spiegare che è primavera
insomma il posto degno d'un bombarolo i tuoi occhi assunti da tre anni e poi lo sanno ma preferiscono
i tuoi occhi per loro, vederla togliere a chi va in galera
C'è chi lo vide ridere davanti al ormai buoni per setacciare spiagge con e poi lo scanno ma preferiscono
Parlamento la scusa del corallo vederla togliere a chi va in galera.
aspettando l'esplosione che provasse il o per buttarsi in un cinema con una
suo talento pietra al collo Tante le grinte, le ghigne, i musi,
c'è chi lo vide piangere un torrente di e troppo stanchi per non vergognarsi poche le facce, tra loro lei,
vocali di confessarlo nei miei si sta chiedendo tutto in un giorno
vedendo esplodere un chiosco di proprio identici ai tuoi si suggerisce, ci giurerei
giornali sono riusciti a cambiarci quel che dirà di me alla gente
ci son riusciti lo sai. quel che dirà ve lo dico io
Ma ciò che lo ferì profondamente da un po' di tempo era un po' cambiato
nell'orgoglio Ma senza che gli altri non ne sappiano ma non nel dirmi amore mio
fu l'immagine di lei che si sporgeva da niente da un po' di tempo era un po' cambiato
ogni foglio dirmi senza un programma dimmi come ma non nel dirmi amore mio.
lontana dal ridicolo in cui lo lasciò solo ci si sente
ma in prima pagina col bombarolo continuerai ad ammirarti tanto da volerti Certo bisogna farne di strada
portare al dito da una ginnastica d'obbedienza
Testo: F.De Andrè – G.Bentivoglio farai l'amore per amore fino ad un gesto molto più umano
Anno di pubblicazione: 1973 o per avercelo garantito, che ti dia il senso della violenza
VERRANNO A CHIEDERTI DEL NOSTRO andrai a vivere con Alice che si fa il però bisogna farne altrettanta
AMORE whisky distillando fiori per diventare così coglioni
o con un Casanova che ti promette di da non riuscire più a capire
Quando in anticipo sul tuo stupore
presentarti ai genitori che non ci sono poteri buoni
verranno a crederti del nostro amore
o resterai più semplicemente da non riuscire più a capire
a quella gente consumata nel farsi dar
dove un attimo vale un altro che non ci sono poteri buoni.
retta
senza chiederti come mai,
un amore così lungo
continuerai a farti scegliere E adesso imparo un sacco di cose
tu non darglielo in fretta
o finalmente sceglierai. in mezzo agli altri vestiti uguali
non spalancare le labbra ad un ingorgo
tranne qual'è il crimine giusto
di parole Testo: F.De Andrè – G.Bentivoglio per non passare da criminali.
le tue labbra così frenate nelle fantasie Anno di pubblicazione: 1973 Ci hanno insegnato la meraviglia
dell'amore
NELLA MIA ORA DI LIBERTÀ' verso la gente che ruba il pane
dopo l'amore così sicure a rifugiarsi nei
ora sappiamo che è un delitto
"sempre" Di respirare la stessa aria
il non rubare quando si ha fame
nell'ipocrisia dei "mai" di un secondino non mi va
ora sappiamo che è un delitto
non sono riuscito a cambiarti perciò ho deciso di rinunciare
il non rubare quando si ha fame.
non mi hai cambiato lo sai. alla mia ora di libertà
se c'è qualcosa da spartire
Di respirare la stessa aria
E dietro ai microfoni porteranno uno tra un prigioniero e il suo piantone
dei secondini non ci va
specchio che non sia l'aria di quel cortile
e abbiamo deciso di imprigionarli
per farti più bella e pesarmi già vecchio voglio soltanto che sia prigione
durante l'ora di libertà
tu regalagli un trucco che con me non che non sia l'aria di quel cortile
venite adesso alla prigione
portavi voglio soltanto che sia prigione.
state a sentire sulla porta

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la nostra ultima canzone vedendo Jeckyll che ride nello specchio e nessuno riuscirà
che vi ripete un'altra volta a ingannare il suo destino
per quanto voi vi crediate assolti Ofelia è dietro la finestra in via della Povertà
siete per sempre coinvolti. mai nessuno le ha detto che è bella
Per quanto voi vi crediate assolti a soli ventidue anni La tua lettera l'ho avuta proprio ieri
siete per sempre coinvolti. è già una vecchia zitella mi racconti tutto quel che fai
ma non essere ridicola
Testo: F.De Andrè – G.Bentivoglio La sua morte sarà molto romantica non chiedermi "Come stai"
Anno di pubblicazione: 1973 trasformandosi in oro se ne andrà questa gente di cui mi vai parlando
per adesso cammina avanti e indietro è gente come tutti noi
in via della Povertà non mi sembra che siano mostri
non mi sembra che siano eroi
VIA DELLA POVERTA' Einstein travestito da ubriacone e non mandarmi ancora tue notizie
Il salone di bellezza in fondo al vicolo ha nascosto i suoi appunti in un baule nessuno ti risponderà
è affollatissimo di marinai è passato di qui un'ora fa se insisti a spedirmi le tue lettere
prova a chiedere a uno che ore sono diretto verso l'ultima Thule da via della Povertà
e ti risponderà: "Non l'ho saputo mai" sembrava così timido e impaurito
quando ha chiesto di fermarsi un po' qui Testo: F.De Andrè – F.De Gregori (traduzione di
Le cartoline dall'impiccagione ma poi ha cominciato a fumare “Desolation row” di B.Dylan)
sono in vendita a cento lire l'una Anno di pubblicazione: 1974
e a recitare l'ABC
il commissario cieco dietro la stazione ed a vederlo tu non lo diresti mai
per un indizio ti legge la sfortuna ma era famoso qualche tempo fa Via della povertà
per suonare il violino elettrico (versione LIVE eseguita a Viareggio nei
E le forze dell'ordine irrequiete in via della Povertà primi anni "80)
cercano qualcosa che non va
mentre io e la mia signora ci affacciamo Ci si prepara per la grande festa Il Salone di bellezza in fondo al vicolo
stasera c'è qualcuno che comincia ad aver sete è affollatissimo di marinai
su via della Povertà il Fantasma dell'opera prova a chiedere a uno che ore sono
si è vestito in abiti da prete e ti risponderà "non l'ho saputo mai".
Cenerentola sembra così facile sta ingozzando a viva forza Casanova
ogni volta che sorride ti cattura per punirlo della sua sensualità Le cartoline dell'impiccagione
ricorda proprio Bette Davis lo ucciderà parlandogli d'amore sono in vendita a cento lire l'una
con le mani appoggiate alla cintura dopo averlo avvelenato di pietà il commissario cieco dietro la stazione
e mentre il Fantasma grida per un indizio ti legge la sfortuna
Arriva Romeo trafelato tre ragazze si son spogliate già
e le grida: "Il mio amore sei tu" Casanova sta per essere violentato e le forze dell'ordine irrequiete
ma qualcuno gli dice di andar via in via della Povertà cercano qualcosa che non va
e di non riprovarci più
mentre io e la mia signora ci affacciamo
E bravo Nettuno mattacchione stasera
E l'unico suono che rimane il Titanic sta affondato nell'aurora su via della Povertà.
quando l'ambulanza se ne va nelle scialuppe i posti letto sono tutti
è Cenerentola che spazza la strada occupati Signorile sembra così facile
in via della Povertà e il capitano grida: "Ce ne stanno ogni volta che sorride ti cattura
ancora" ricorda proprio Bette Davis
Mentre l'alba sta uccidendo la luna ed Ezra Pound e Thomas Eliot con le mani appoggiate alla cintura.
e le stelle si son quasi nascoste fanno a pugni nella torre di comando
la signora che legge la fortuna i suonatori di Calipso ridono di loro Arriva Lombardi trafelato
se n'è andata in compagnia dell'oste mentre il cielo si sta allontanando e le grida "la sinistra sei tu!"
e affacciati alle loro finestre nel mare ma qualcuno gli dice di andar via
Ad eccezione di Abele e di Caino tutti pescano mimose e lillà perché ormai non esiste piu'
tutti quanti sono andati a far l'amore e nessuno deve più preoccuparsi
aspettando che venga la pioggia di via della Povertà e l'unico suono che rimane
ad annacquare la gioia ed il dolore
quando l'ambulanza se ne va
A mezzanotte in punto i poliziotti è Signorile che spazza la strada
E il Buon Samaritano fanno il loro solito lavoro in via della Povertà.
sta affilando la sua pietà metton le manette intorno ai polsi
se ne andrà al carnevale stasera a quelli che ne sanno più di loro Mentre l'alba sta uccidendo la luna
in via della Povertà i prigionieri vengon trascinati e le stelle si son quasi nascoste
su un calvario improvvisato lì vicino la signora che legge la fortuna
I tre Re Magi sono disperati e il caporale Adolfo li ha avvisati se n'è andata in compagnia dell'oste.
Gesù Bambino è diventato vecchio che passeranno tutti dal camino
e Mister Hyde piange sconcertato e il vento ride forte Ad eccezione di Abele e di Caino

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tutti quanti sono andati a far l'amore mentre il cielo si sta allontanando dei baci che non si è osato dare
aspettando che venga la pioggia delle occasioni lasciate ad aspettare
ad annacquare la gioia ed il dolore e affacciati alle loro finestre nel mare degli occhi mai più rivisti
tutti pescano garofani e lillà
e il Cardinal Marcinkus e nessuno deve più preoccuparsi Allora nei momenti di solitudine
sta affilando la sua pietà di via della Povertà. quando il rimpianto diventa abitudine,
se ne andrà a far la questua stasera una maniera di viversi insieme,
in via della Povertà. Il tuo articolo l'ho letto proprio ieri si piangono le labbra assenti
ci hai messo dentro tutto quel che sai di tutte le belle passanti
Al Quirinale sono disperati ma non essere ridicolo che non siamo riusciti a trattenere
Sandro Pertini è diventato vecchio non chiedermi "come stai",
e Andreatta piange sconcertato Testo: F.De Andrè (traduzione di “Les Passantes” di
vedendo Craxi che ride nello specchio. questa gente di cui mi vai parlando G.Brassens, tratta da una poesia di Antoine
Paul)
è quasi gente come tutti noi Anno di pubblicazione: 1974
Sofia è dietro la finestra non mi sembra che siano mostri
tutti quanti le hanno detto che è bella e né tanto meno eroi FILA LA LANA
non ha ancora 53 anni e non mandarmi altre bozze da Vedi pag. 2
e mai nessuno l'ha chiamata zitella correggere
nessuno ti risponderà LA BALLATA DELL'AMORE CIECO (O
la sua fuga sarà molto romantica se non provi a spedirmi i tuoi articoli DELLA VANITA’)
trasformandosi in oro se ne andrà da via della Povertà. Vedi pag. 2
si è stufata di andare avanti e indietro
in via della Povertà. SUZANNE
LE PASSANTI Nel suo posto in riva al fiume
Mongolfini travestito da pallone Io dedico questa canzone Suzanne ti ha voluto accanto
ha nascosto i suoi appunti in un baule ad ogni donna pensata come amore e ora ascolti andar le barche
è passato di qui un'ora fa in un attimo di libertà ora puoi dormirle al fianco
diretto verso l'ultima Thule, a quella conosciuta appena sì lo sai che lei è pazza
non c'era tempo e valeva la pena ma per questo sei con lei
sembrava così timido e impaurito di perderci un secolo in più e ti offre il tè e le arance
quando ha chiesto di fermarsi un po' qui che ha portato dalla Cina
ma poi ha cominciato a fumare A quella quasi da immaginare e proprio mentre stai per dirle
e a recitare l'A B C tanto di fretta l'hai vista passare che non hai amore da offrirle
dal balcone a un segreto più in là lei è già sulla tua onda
ed a vederlo tu non lo diresti mai e ti piace ricordarne il sorriso e fa che il fiume ti risponda
ma era famoso qualche tempo fa che non ti ha fatto e che tu le hai deciso che da sempre siete amanti
per suonare il violino elettrico in un vuoto di felicità e tu vuoi viaggiarle insieme
in via della Povertà. voi viaggiarle insieme ciecamente
Alla compagna di viaggio perché sai che le hai toccato il corpo
Ci si prepara per la grande festa i suoi occhi il più bel paesaggio il suo corpo perfetto con la mente
c'è qualcuno che comincia ad aver sete fan sembrare più corto il cammino
Woityla ha gettato la ghiara e magari sei l'unico a capirla E Gesù fu un marinaio
si è travestito in abiti da prete e la fai scendere senza seguirla finché camminò sull'acqua
sta ingozzando a viva forza Berlinguer senza averle sfiorato la mano e restò per molto tempo
per punirlo della sua frugalità a guardare solitario
lo ucciderà parlandogli d'amore A quelle che sono già prese dalla sua torre di legno
dopo averlo avvelenato di pietà e che vivendo delle ore deluse e poi quando fu sicuro
con un uomo ormai troppo cambiato che soltanto agli annegati
e mentre Woityla grida ti hanno lasciato, inutile pazzia fosse dato di vederlo disse
4 suore si son spogliate già vedere il fondo della malinconia "Siate marinai finché il mare vi libererà"
Berlinguer sta per essere violentato di un avvenire disperato e lui stesso fu spezzato
in via della Povertà. ma più umano abbandonato
Immagini care per qualche istante nella nostra mente lui non naufragò
E bravo Carboni mattacchione sarete presto una folla distante e tu vuoi viaggiargli insieme
il paese sta affondando nella merda scavalcate da un ricordo più vicino vuoi viaggiargli insieme ciecamente
e gli Anarchici tutti annegati per poco che la felicità ritorni forse avrai fiducia in lui
e il capitano grida "ce ne stanno è molto raro che ci si ricordi perché ti ha toccato il corpo con la
ancora", degli episodi del cammino mente

e Agnelli e Indro Montagnelli Ma se la vita smette di aiutarti E Suzanne ti dà la mano


fanno a pugni nella torre di comando è più difficile dimenticarti ti accompagna lungo il fiume
i suonatori di calipso ridono di loro di quelle felicità interviste porta addosso stracci e piume

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presi in qualche dormitorio moriamo per delle idee, va beh, ma di
il sole scende come miele morte lenta, "E chi sei tu" lei disse divertendosi al
su di lei donna del porto ma di morte lenta gioco
che ti indica i colori "Chi sei tu che mi parli così senza
fra la spazzatura e i fiori A chi va poi cercando verità meno fittizie riguardo"
scopri eroi fra le alghe marce ogni tipo di setta offre moventi originali "Veramente stai parlando col fuoco
e bambini nel mattino e la scelta è imbarazzante per le vittime e amo la tua solitudine amo il tuo
che si sporgono all'amore novizie sguardo"
e così faranno sempre morire per delle idee è molto bello ma
e Suzanne regge lo specchio per quali. "E se tu sei il fuoco raffreddati un poco
e tu vuoi viaggiarle insieme E il vecchio che si porta già i fiori sulla le tue mani ora avranno da tenere
vuoi viaggiarle insieme ciecamente tomba qualcosa"
perché sai che ti ha toccato il corpo vedendole venire dietro il grande e tacendo gli si arrampicò dentro
il tuo corpo perfetto con la mente stendardo ad offrirgli il suo modo migliore di essere
pensa "Speriamo bene che arrivino in sposa
Testo: F.De Andrè (traduzione di “Suzanne” di ritardo"
L.Cohen) moriamo per delle idee, va beh, ma di E nel profondo del suo cuore rovente
Anno di pubblicazione: 1972
morte lenta, lui prese ad avvolgere Giovanna D'Arco
MORIRE PER DELLE IDEE ma di morte lenta e là in alto e davanti alla gente
Morire per delle idee, l'idea è lui appese le ceneri inutili
affascinante E voi gli sputafuoco, e voi i nuovi santi del suo abito bianco
per poco io morivo senza averla mai crepate pure per primi noi vi cediamo il
avuta, passo E fu dal profondo del suo cuore rovente
perché chi ce l'aveva, una folla di gente, però per cortesia lasciate vivere gli altri che lui prese Giovanna è la colpì nel
gridando "Viva la morte" proprio la vita è grossomodo il loro unico lusso segno
addosso mi è caduta. tanto più che la carogna è già è lei capì chiaramente
Mi avevano convinto e la mia musa abbastanza attenta che se lui era il fuoco lei doveva essere il
insolente non c'è nessun bisogno di reggerle la legno
abiurando i suoi errori, aderì alla loro falce
fede basta con le garrote in nome della pace Testo: F.De Andrè (traduzione di “Joan of Arc” di
moriamo per delle idee, va beh, ma di L.Cohen)
dicendomi peraltro in separata sede Anno di pubblicazione: 1972
moriamo per delle idee, va beh, ma di morte lenta, va beh
morte lenta, va beh ma di morte lenta DELITTO DI PAESE
ma di morte lenta Vedi pag. 10
Testo: F.De Andrè (traduzione di “Mourir pour des
idees” di G.Brassens) VALZER PER UN AMORE
Approfittando di non essere fragilissimi Anno di pubblicazione: 1974
di cuore Vedi pag. 9
andiamo all'altro mondo bighellonando LA CANZONE DELL'AMORE PERDUTO
un poco, Vedi pag. 3
perché forzando il passo succede che si
muore LA CITTA' VECCHIA LA CATTIVA STRADA
per delle idee che non han più corso il Vedi pag. 2 Alla parata militare
giorno dopo. sputò negli occhi a un innocente
Ora se c'è una cosa amara, desolante GIOVANNA D'ARCO
e quando lui chiese "Perché"
è quella di capire all'ultimo momento Attraverso il buio Giovanna D'Arco lui gli rispose "Questo è niente
che l'idea giusta era un'altra, un altro il precedeva le fiamme cavalcando e adesso è ora che io vada"
movimento nessuna luna per la sua corazza e l'innocente lo seguì
moriamo per delle idee, va beh, ma di nessun uomo nella sua fumosa notte al senza le armi lo seguì
morte lenta va beh suo fianco sulla sua cattiva strada
ma di morte lenta
"Della guerra sono stanca ormai Sui viali dietro la stazione
Gli apostoli di turno che apprezzano il al lavoro di un tempo tornerei rubò l'incasso a una regina
martirio a un vestito da sposa o qualcosa di e quando lei gli disse "Come"
lo predicano spesso per novant'anni bianco lui le risposte "Forse è meglio è come
almeno. per nascondere questa mia vocazione al prima
Morire per delle idee sarà il caso di dirlo trionfo ed al pianto" forse è ora che io vada"
è il loro scopo di vivere, non sanno farne e la regina lo seguì
a meno. "Son parole le tue che volevo ascoltare col suo dolore lo seguì
E sotto ogni bandiera li vediamo ti ho spiata ogni giorno cavalcare sulla sua cattiva strada
superare e a sentirti così ora so cosa voglio
il buon Matusalemme nella longevità vincere un'eroina così fredda E in una notte senza luna
per conto mio si dicono in tutta intimità abbracciarne l'orgoglio" truccò le stelle ad un pilota

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quando l'aeroplano cadde e non ficcare il naso negli affari miei chiude gli occhi e si mette a sognare
lui disse "È colpa di chi muore e non venirmi a dire "Preferisco un chiude gli occhi e si mette a volare.
comunque è meglio che io vada" poeta,
ed il pilota lo seguì preferisco un poeta ad un poeta E i cavalli a Salò sono morti di noia
senza le stelle lo seguì sconfitto" a giocare col nero perdi sempre
sulla sua cattiva strada Ma se ci tieni tanto poi baciarmi ogni Mussolini ha scritto anche poesie
volta che vuoi. i poeti che strane creature
A un diciottenne alcolizzato ogni volta che parlano è una truffa.
versò da bere ancora un poco Testo: F.De Andrè – F.De Gregori
e mentre quello lo guardava Anno di pubblicazione: 1973 Ma mio padre è un ragazzo tranquillo
lui disse "Amico ci scommetto stai per la mattina legge molti giornali
dirmi NANCY è convinto di avere delle idee
adesso è ora che io vada" Un po' di tempo fa Nancy era senza e suo figlio è una nave pirata
l'alcolizzato lo capì compagnia e suo figlio è una nave pirata.
non disse niente e lo seguì all'ultimo spettacolo con la sua
sulla sua cattiva strada bigiotteria. E anche adesso è rimasta una scritta
Nel palazzo di giustizia suo padre era nera
Ad un processo per amore innocente sopra il muro davanti casa mia
baciò le bocche dei giurati nel palazzo del mistero non c'era proprio dice che il movimento vincerà
e ai loro sguardi imbarazzati niente il gran capo ha la faccia serena
rispose "Adesso è più normale non c'era quasi niente. la cravatta intonata alla camicia.
adesso è meglio, adesso è giusto,
giusto, è giusto Un po' di tempo fa eravamo distratti Ma il bambino nel cortile si è fermato
che io vada" lei portava calze verdi dormiva con tutti. si è stancato di seguire gli aquiloni
ed i giurati lo seguirono Ma cosa fai domani non lo chiese mai a si è seduto tra i ricordi vicini i rumori
a bocca aperta lo seguirono nessuno lontani
sulla sua cattiva strada s'innamorò di tutti noi non proprio di guarda il muro e si guarda le mani
sulla sua cattiva strada qualcuno guarda il muro e si guarda le mani
non proprio di qualcuno. guarda il muro e si guarda le mani.
E quando poi sparì del tutto
a chi diceva "È stato un male" E un po' di tempo fa col telefono rotto Testo: F.De Gregori
a chi diceva "È stato un bene" Anno di pubblicazione: 1975
cercò dal terzo piano la sua serenità.
raccomandò "Non vi conviene Dicevamo che era libera e nessuno era GIUGNO '73
venir con me dovunque vada" sincero Tua madre ce l'ha molto con me
ma c'è amore un po' per tutti non l'avremmo corteggiata mai nel perché sono sposato e in più canto
e tutti quanti hanno un amore palazzo del mistero però canto bene e non so se tua madre
sulla cattiva strada nel palazzo del ministero. sia altrettanto capace a vergognarsi di
Testo: F.De Andrè – F.De Gregori
me.
Anno di pubblicazione: 1974
E dove mandi i tuoi pensieri adesso trovi
Nancy a fermarli La gazza che ti ho regalato
OCEANO molti hanno usato il suo corpo molti è morta, tua sorella ne ha pianto,
Quanti cavalli hai tu ceduto alla porta hanno pettinato i suoi capelli. quel giorno non avevano fiori, peccato,
tu che sfiori il cielo col tuo dito più corto E nel vuoto della notte quando hai quel giorno vendevano gazze parlanti.
la notte non ha bisogno freddo e sei perduto E speravo che avrebbe insegnato a tua
la notte fa benissimo a meno del tuo È ancora Nancy che ti dice - Amore madre
concerto sono contenta che sei venuto. A dirmi "Ciao come stai ", insomma non
ti offenderesti se qualcuno ti chiamasse Sono contenta che sei venuto. proprio a cantare
un tentativo. per quello ci sono già io come sai.
Testo: F.De Andrè (traduzione di “Nancy” di
L.Cohen)
Ed arrivò un bambino con le mani in Anno di pubblicazione: 1975 I miei amici sono tutti educati con te
tasca però vestono in modo un po' strano
ed un oceano verde dietro le spalle LE STORIE DI IERI mi consigli di mandarli da un sarto e mi
disse "Vorrei sapere, quanto è grande il Mio padre aveva un sogno comune chiedi
verde condiviso dalla sua generazione "Sono loro stasera i migliori che
come è bello il mare, quanto dura una la mascella al cortile parlava abbiamo ".
stanza troppi morti lo hanno tradito E adesso ridi e ti versi un cucchiaio di
è troppo tempo che guardo il sole, mi ha tutta gente che aveva capito. mimosa
fatto male " Nell'imbuto di un polsino slacciato.
E il bambino nel cortile sta giocando I miei amici ti hanno dato la mano,
Prova a lasciare le campane al loro tira sassi nel cielo e nel mare li accompagno, il loro viaggio porta un
cerchio di rondini ogni volta che colpisce una stella po' più lontano.

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se non riuscirà a nuotare la tua ultima canzone per l'estate
E tu aspetta un amore più fidato l'importante è che abbia sulla guancia Con le tue mani di carta per avvolgere
il tuo accendino sai io l'ho già regalato destra altre mani normali
e lo stesso quei due peli d'elefante quella mia voglia di mare Con l'idiota in giardino ad isolare le tue
mi fermavano il sangue e mi dici ancora che il mio nome rose migliori
li ho dati a un passante. glielo devo proprio dare col tuo freddo di montagna
e il divieto di sudare
Poi il resto viene sempre da sé ma non so testimoniare e più niente per poterti vergognare
i tuoi "Aiuto" saranno ancora salvati io non so testimoniare.
io mi dico è stato meglio lasciarci Com'è che non riesci più a volare
che non esserci mai incontrati. Testo: F.De Andrè – F.De Gregori com'è che non riesci più a volare
Anno di pubblicazione: 1975
com'è che non riesci più a volare
Testo: F.De Andrè
CANZONE PER L'ESTATE com'è che non riesci più a volare
Anno di pubblicazione: 1975
Con tua moglie che lavava i piatti in Testo: F.De Andrè – F.De Gregori
cucina e non capiva Anno di pubblicazione: 1975
DOLCE LUNA con tua figlia che provava il suo vestito
Cammina come un vecchio marinaio nuovo e sorrideva AMICO FRAGILE
non ha più un posto dove andare con la radio che ronzava Evaporato in una nuvola rossa
la terra sotto i piedi non lo aspetta per il mondo cose strane in una delle molte feritoie della notte
strano modo di ballare e il respiro del tuo cane che dormiva con un bisogno d'attenzione e d'amore
sua moglie ha un altro uomo e un'altra Coi tuoi santi sempre pronti a benedire i troppo, "Se mi vuoi bene piangi "
donna, è proprio un uomo da buttare tuoi sforzi per il pane per essere corrisposti,
e nelle tasche gli è rimasta solo un po' di con il tuo bambino biondo a cui hai dato valeva la pena divertirvi le serate estive
polvere di mare una pistola per Natale con un semplicissimo "Mi ricordo":
e non può testimoniare. che sembra vera, per osservarvi affittare un chilo d'era
con il letto in cui tua moglie ai contadini in pensione e alle loro
Si muove sopra i sassi non ti ha mai saputo dare donne
come un leone invernale e gli occhiali che tra un po' dovrai e regalare a piene mani oceani
ti può parlare ore ed ore cambiare ed altre ed altre onde ai marinai in
della sua quarta guerra mondiale servizio,
conserva la sua cena dentro a un foglio Com'è che non riesci più a volare fino a scoprire ad uno ad uno i vostri
di giornale com'è che non riesci più a volare nascondigli
la sua ragazza "esca dalle lunghe com'è che non riesci più a volare senza rimpiangere la mia credulità:
gambe" fa all'amore niente male com'è che non riesci più a volare perché già dalla prima trincea
e non può testimoniare. ero più curioso di voi,
Con le tue finestre aperte sulla strada e ero molto più curioso di voi
Lui vide il marinaio indiano gli occhi chiusi sulla gente
alzarsi in piedi e barcollare con la tua tranquillità, lucidità, E poi sorpreso dai vostri "Come sta"
con un coltello nella schiena soddisfazione permanente meravigliato da luoghi meno comuni e
tra la schiuma e la stella polare la tua coda di ricambio più feroci,
e il timoniere di Shanghai tornò tranquillo le tue nuvole in affitto tipo "Come ti senti amico, amico fragile,
a pilotare le tue rondini di guardia sopra il tetto se vuoi potrò occuparmi un'ora al mese
e lui lo vide con l'anello al dito e un altro Con il tuo francescanesimo a puntate e di te"
anello da rubare la tua dolce consistenza "Lo sa che io ho perduto due figli"
ma non può testimoniare. col tuo ossigeno purgato e le tue onde "Signora lei è una donna piuttosto
regolate in una stanza distratta"
Dal buio delle tango notti "Balla Linda" col permesso di trasmettere
alla paralisi di un porto, e il divieto di parlare E ancora ucciso dalla vostra cortesia
la luce delle stelle chiare e ogni giorno un altro giorno da contare nell'ora in cui un mio sogno
come un rifugio capovolto, ballerina di seconda fila,
la sua balena "Dolce Luna" che lo Com'è che non riesci più a volare agitava per chissà quale avvenire
aspettata in alto mare, com'è che non riesci più a volare il suo presente di seni enormi
gli ha detto molte volte "Amore, con chi com'è che non riesci più a volare e il suo cesareo fresco,
mi vuoi dimenticare " com'è che non riesci più a volare pensavo è bello che dove finiscono le
e non può testimoniare mie dita
e non può testimoniare. Con i tuoi entusiasmi lenti precisati da debba in qualche modo incominciare
ricordi stagionali una chitarra
E tu mi vieni a dire voglio un figlio e una bella addormentata che si sveglia
su cui potermi regolare a tutto quel che le regali E poi seduto in mezzo ai vostri
con due occhi qualunque e il terzo con il tuo collezionismo "arrivederci",
occhio inconfondibile e speciale di parole complicate mi sentivo meno stanco di voi
che non ti importa niente

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ero molto meno stanco di voi E due errori ho commesso mia madre e il mulino son nati ridendo
due errori di saggezza volta la carta c'è un pilota biondo
Potevo stuzzicare i pantaloni della abortire l'America pilota biondo camicie di seta
sconosciuta e poi guardarla con dolcezza cappello di volpe sorriso da atleta
fino a farle spalancarsi la bocca. ma voi che siete uomini Angiolina seduta in cucina che piange,
Potevo chiedere ad uno qualunque dei sotto il vento e le vele che mangia insalata di more
miei figli non regalate terre promesse Ragazzo straniero ha un disco
di parlare ancora male e ad alta voce di a chi non le mantiene ". d'orchestra che gira veloce che parla
me. Coro: Rimini, Rimini d'amore
Potevo barattare la mia chitarra e il suo Ragazzo straniero ha un disco
elmo Ora Teresa è all'Harrys' Bar d'orchestra che gira che gira che
con una scatola di legno che dicesse guarda verso il mare parla d'amore
perderemo. per lei figlia di droghieri
Potevo chiedere come si chiama il penso che sia normale Madamadorè ha perso sei figlie
vostro cane porta una lametta al collo tra i bar del porto e le sue meraviglie
Il mio è un po' di tempo che si chiama è vecchia di cent'anni Madamadorè sa puzza di gatto
Libero. di lei ho saputo poco volta la carta e paga il riscatto
Potevo assumere un cannibale al giorno ma sembra non inganni. paga il riscatto con le borse degli occhi
per farmi insegnare la mia distanza dalle piene di foto di sogni interrotti
stelle. "E un errore ho commesso - dice - Angiolina ritaglia giornali si veste da
Potevo attraversare litri e litri di corallo un errore di saggezza sposa canta vittoria
per raggiungere un posto che si abortire il figlio del bagnino chiama i ricordi col loro nome volta la
chiamasse arrivederci e poi guardarlo con dolcezza carta e finisce in gloria
ma voi che siete a Rimini chiama i ricordi col loro nome volta la
E mai che mi sia venuto in mente, tra i gelati e le bandiere carta e finisce in gloria
di essere più ubriaco di voi non fate più scommesse
di essere molto più ubriaco di voi sulla figlia del droghiere". Testo: F.De Andrè – M.Bubola
Coro: Rimini, Rimini Anno di pubblicazione: 1978
Testo: F.De Andrè
Anno di pubblicazione: 1974 CODA DI LUPO
Testo: F.De Andrè – M.Bubola
Anno di pubblicazione: 1978 Quand'ero piccolo m'innamoravo di tutto
correvo dietro ai cani
VOLTA LA CARTA e da marzo a febbraio mio nonno
RIMINI C'è una donna che semina il grano vegliava
Teresa ha gli occhi secchi volta la carta si vede il villano sulla corrente di cavalli e di buoi
guarda verso il mare il villano che zappa la terra sui fatti miei e sui fatti tuoi
per lei figlia di pirati volta la carta viene la guerra e al dio degli inglesi non credere mai
penso che sia normale per la guerra non c'è più soldati
Teresa parla poco a piedi scalzi son tutti scappati E quando avevo duecento lune e forse
ha labbra screpolate Angiolina cammina cammina sulle sue qualcuna è di troppo
mi indica un amore perso scarpette blu rubai il primo cavallo e mi fecero uomo
a Rimini d'estate. carabiniere l'ha innamorata volta la carta cambiai il mio nome in "Coda di lupo"
e lui non c'è più cambiai il mio pony con un cavallo muto
Lei dice bruciato in piazza carabiniere l'ha innamorata volta la carta e al loro dio perdente non credere mai
dalla santa inquisizione e lui non c'è più
forse perduto a Cuba E fu nella notte della lunga stella con la
nella rivoluzione C'è un bambino che sale un cancello coda
o nel porto di New York ruba ciliege e piume d'uccello che trovammo mio nonno crocifisso
nella caccia alle streghe tira sassate non ha dolori sulla chiesa
oppure in nessun posto volta la carta c'è il fante di cuori crocifisso con forchette che si usano a
ma nessuno le crede. il fante di cuori che è un fuoco di paglia cena
Coro: Rimini, Rimini volta la carta il gallo ti sveglia era sporco e pulito di sangue e di crema
Angiolina alle sei di mattina s'intreccia i e al loro dio goloso non credere mai
E Colombo la chiama capelli con foglie d'ortica
dalla sua portantina ha una collana di ossi di pesca la gira tre E forse avevo diciott'anni e non puzzavo
lei gli toglie le manette ai polsi volte intorno alle dita più di serpente
gli rimbocca le lenzuola ha una collana di ossi di pesca la conta possedevo una spranga un cappello e
"Per un triste Re Cattolico - le dice - tre volte in mezzo alle dita una fionda
ho inventato un regno e una notte di gala con un sasso a punta
e lui lo ha macellato Mia madre ha un mulino e un figlio uccisi uno smoking e glielo rubai
su di una croce di legno. infedele e al dio della scala non credere mai
gli inzucchera il naso di torta di mele

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Poi tornammo in Brianza per l'apertura Andrea raccoglieva violette ai bordi del tu potrai ballare o fandango
della caccia al bisonte pozzo
ci fecero l'esame dell'alito e delle urine Andrea gettava Riccioli neri nel cerchio Che cosa è il colpo che ho sentito
ci spiegò il meccanismo un poeta del pozzo ho nella schiena un dolore caldo
andaluso Il secchio gli disse - Signore il pozzo è siediti qui trattieni il fiato
- Per la caccia al bisonte - disse - Il profondo forse non sono stato troppo scaltro
numero è chiuso più fondo del fondo degli occhi della Svelta Maddalena prendi il mio fucile
E a un dio a lieto fine non credere mai Notte del Pianto. guarda dove è partito il lampo
Lui disse - Mi basta mi basta che sia più miralo bene cercare di colpire
Ed ero già vecchio quando vicino a profondo di me. potremmo non vedere più Durango
Roma al Little Big Horn Lui disse - Mi basta mi basta che sia più
capelli corti generale ci parlò profondo di me. Nun chiagne Maddalena Dio ci guarderà
all'università e presto arriveremo a Durango
dei fratelli tute blu che seppellirono le Testo: F.De Andrè – M.Bubola Stringimi Maddalena 'sto deserto finirà
asce Anno di pubblicazione: 1978 tu potrai ballare o fandango
ma non fumammo con lui non era AVVENTURA A DURANGO
venuto in pace Testo: F.De Andrè – M.Bubola (traduzione di
Peperoncini rossi nel sole cocente “Romance in Durango” di B.Dylan- J.Levy)
e a un dio fatti il culo non crede mai
polvere sul viso e sul cappello Anno di pubblicazione: 1978
io e Maddalena all'occidente
E adesso che ho bruciato venti figli sul SALLY
abbiamo aperto i nostri occhi oltre il
mio letto di sposo Mia madre mi disse - Non devi giocare
cancello
che ho scaricato la mia rabbia in un con gli zingari nel bosco
ho dato la chitarra al figlio del fornaio
teatro di posa Mia madre mi disse - Non devi giocare
per una pizza ed un fucile
che ho imparato a pescare con le con gli zingari nel bosco
la ricomprerò lungo il sentiero
bombe a mano Ma il bosco era scuro l'erba già verde
e suonerò per Maddalena all'imbrunire.
che mi hanno scolpito in lacrime lì venne Sally con un tamburello
sull'arco di Traiano ma il bosco era scuro l'erba già alta
Nun chiagne Maddalena Dio ci guarderà
con un cucchiaio di vetro scavo nella dite a mia madre che non tornerò
e presto arriveremo a Durango
mia storia
Stringimi Maddalena 'sto deserto finirà
ma colpisco un po' a casaccio perché Andai verso il mare senza barche per
tu potrai ballare o fandango
non ho più memoria traversare
e a un dio senza fiato non credere mai spesi cento lire per un pesciolino d'oro
Dopo i templi aztechi e le rovine
le prime stelle sul Rio Grande Andai verso il mare senza barche per
Testo: F.De Andrè – M.Bubola
Anno di pubblicazione: 1978 Di notte sogno il campanile traversare
e il collo di Ramon pieno di sangue spesi cento lire per un pesciolino cieco
ANDREA Sono stato proprio io all'osteria Gli montai sulla groppa e sparii in un
Andrea s'è perso s'è perso e non sa a premere le dita sul grilletto baleno
tornare Vieni mia Maddalena voliamo via andate a dire a Sally che non tornerò
Andrea s'è perso s'è perso e non sarà il cane abbaia quel che è fatto è fatto Gli montai sulla groppa e sparii in un
tornare momento
Andrea aveva un amore Riccioli neri Nun chiagne Maddalena Dio ci guarderà dite a mia madre che non tornerò
Andrea aveva un dolore Riccioli neri. e presto arriveremo a Durango
Stringimi Maddalena 'sto deserto finirà Vicino alla città trovai Pilar del mare
C'era scritto sul foglio ch'era morto sulla tu potrai ballare o fandango con due gocce di eroina si
bandiera addormentava il cuore
C'era scritto e la firma era d'oro era firma Alla corrida con tequila ghiacciata Vicino alle roulottes trovai Pilar dei meli
di re vedremo il toreador toccare il cielo bocca sporca di mirtilli un coltello in
Ucciso sui monti di Trento dalla All'ombra della tribuna antica mezzo ai seni
mitraglia. dove Villa applaudiva il rodeo Mi svegliai sulla quercia l'assassino era
Ucciso sui monti di Trento dalla Il frate pregherà per il perdono fuggito
mitraglia. ci accoglierà nella missione dite al pesciolino che non tornerò
Avrò stivali nuovi un orecchino d'oro Mi guardai nello stagno l'assassino s'era
Occhi di bosco contadino del regno e sotto il livello tu farai la comunione già lavato
profilo francese La strada è lunga ma ne vedo la fine dite a mia madre che non tornerò
Occhi di bosco soldato del regno profilo arriveremo per il ballo
francese e Dio ci apparirà sulle colline Seduto sotto un ponte si annusava il re
E Andrea l'ha perso ha perso l'amore la coi suoi occhi smeraldi di ramarro dei topi
perla più rara sulla strada le sue bambole bruciavano
E Andrea ha in bocca un dolore la perla Nun chiagne Maddalena Dio ci guarderà copertoni
più scura. e presto arriveremo a Durango Sdraiato sotto il ponte si adorava il re dei
Stringimi Maddalena 'sto deserto finirà topi
sulla strada le sue bambole adescavano

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i signori tutto quello che c'era dentro cavo dalla riva
Mi parlò sulla bocca mi donò un le pere butirre e l'orto coltivato e dopo ruba l'amore del capitano
braccialetto sei mesi che me n'ero andato attorcigliandole la vita
dite alla quercia che non tornerò sembrava un cimitero bombardato il macellaio mani di seta si è dato un
Mi baciò sulla bocca mi propose il suo nome da battaglia
letto Te ne sei andato a vivere coi signori, tiene fasciate dentro il frigo nove
dite a mia madre che non tornerò facendoti comandare da tua moglie mascelle antiguerriglia
e i soldi di papà li hai spesi tutti in ha un grembiule antiproiettile tra il
Mia madre mi disse - Non devi giocare dolciumi, medicine e giornali giornale e il gilè.
con gli zingari del bosco che tuo figliolo a quattro anni aveva già
Ma il bosco era scuro l'erba già verde gli occhiali E il pasticciere e il poeta e il paralitico e
lì venne Sally con un tamburello la sua coperta
Mia moglie vive da signora e mio figlio si ritrovarono sul molo con sorrisi da
Testo: F.De Andrè – M.Bubola conosce più di mille parole cruciverba
Anno di pubblicazione: 1978 la tua munge da mattina a sera e le tue a sorseggiarsi il capitano che si sparava
ZIRICHILTAGGIA figlie sono sporche di terra negli occhi
e di letame e andranno a sposarsi a e il pomeriggio a dimenticarlo con le sue
Di chissu che babbu ci ha lacátu la
qualche servo pastore pipe e i suoi scacchi
meddu palti ti sei presa
e si fiutarono compatti nei sottintesi e
lu muntiggiu rúiu cu lu súaru li àcchi
E tu quando sei partito soldato piangevi nelle azioni
sulcini lu trau mannu
come un bambinetto contro ogni sorta di naufragi o di altre
e m'hai laccatu monti múccju e zirichèlti
e dai padri delle tue amanti t'ha salvato rivoluzioni
tuo fratello e il macellaio mani di seta distribuì le
Ma tu ti sei tentu lu riu e la casa e tuttu
e se il coraggio che ti è rimasto è munizioni.
chissu che v'era 'ndrentu
sempre quello ce la vedremo in
li piri butìrro e l'oltu cultiato e dapói di sei
piazza Testo: F.De Andrè – M.Bubola
mesi che mi n'era 'ndatu Anno di pubblicazione: 1978
chi ha la testa dura e nel frattempo
parìa un campusantu bumbaldatu
mettimi la faccia in culo FOLAGHE
Ti ni sei andatu a campà cun li signuri PARLANDO DEL NAUFRAGIO DELLA (Strumentale)
fènditi comandà da to mudderi LONDON VALOUR
e li soldi di babbu l'hai spesi tutti in cosi I marinai foglie di coca digeriscono in
Anno di pubblicazione: 1978
boni, midicini e giornali coperta
che to fiddòlu a cattr'anni aja jà l'ucchjali il capitano ha un'amore al collo venuto
apposta dall'Inghilterra !
Ma me muddèri campa da signora a me il pasticcere di via Roma sta scendendo
fiddòlu cunnosci più di milli paráuli le scale UNA STORIA SBAGLIATA
la tòja è mugnedi di la manzàna a la ogni dozzina di gradini trova una mano E' una storia da dimenticare
sera da pestare e' una storia da non raccontare
e li toi fiddòli so brutti di tarra e di lozzu ha una frusta giocattolo sotto l'abito da e' una storia un po' complicata
e andaràni a cuiuàssi a calche ziràccu tè. e' una storia sbagliata.

Candu tu sei paltutu suldatu piagnii E la radio di bordo è una sfera di cristallo Comincio' con la luna sul posto
come unu stèddu dice che il vento si farà lupo il mare si e fini' con un fiume d'inchiostro
e da li babbi di li toi amanti t'ha salvatu tu farà sciacallo e' una storia un poco scontata
fratèddu il paralitico tiene in tasca un uccellino blu e' una storia sbagliata.
e si lu curàggiu che t'è filmatu è sempre cobalto
chiddu ride con gli occhi al circo Togni quando Storia diversa per gente normale
chill'èmu a vidi in piazza ca l'ha più tostu l'acrobata sbaglia il salto. storia comune per gente speciale
lu murro cos'altro vi serve da queste vite
e pa lu stantu ponimi la faccia in culu E le ancore hanno perduto la ora che il cielo al centro le ha colpite
scommessa e gli artigli ora che il cielo ai bordi le ha scolpite.
Testo: F.De Andrè – M.Bubola
Anno di pubblicazione: 1978 i marinai uova di gabbiano piovono sugli
scogli E' una storia di periferia
ZIRICHILTAGGIA (Traduzione) il poeta metodista ha spine di rosa nelle e' una storia da una botta e via
Di quello che papà ci ha lasciato la parte zampe e' una storia sconclusionata
migliore ti sei presa per far pace con gli applausi per sentirsi una storia sbagliata.
la collina rosa con il sughero le vacche più distante
sorcine e il toro grande la sua stella sì e oscurata da quando ha Una spiaggia ai piedi del letto
e m'hai lasciato pietre, cisto e lucertole vinto la gara del sollevamento pesi. stazione Termini ai piedi del cuore
una notte un po' concitata
Ma tu ti sei tenuto il ruscello e la casa e E con uno schiocco di lingua parte il una notte sbagliata.

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cielo ogni cane abbaia
Notte diversa per gente normale insomma di segno contrario uno buono prendi la tua tristezza in mano e soffiala
notte comune per gente speciale uno vero. nel fiume
cos'altro ti serve da queste vite vesti di foglie il tuo dolore e coprilo di
ora che il cielo al centro le ha colpite Testo: F.De Andrè – M.Bubola piume
Anno di pubblicazione: 1980
ora che il cielo ai bordi le ha scolpite.
Sopra ogni cisto da qui al mare c'è un
E' una storia vestita di nero po' dei miei capelli
e' una storia da basso impero sopra ogni sughera il disegno di tutti i
e' una storia mica male insabbiata QUELLO CHE NON HO miei coltelli
e' una storia sbagliata. Quello che non ho è una camicia bianca l'amore delle case l'amore bianco vestito
quello che non ho è un segreto in banca io non l'ho mai saputo e non l'ho mai
E' una storia da carabinieri quello che non ho sono le tue pistole tradito
e' una storia per parrucchieri per conquistarmi il cielo per
e' una storia un po' sputtanata guadagnarmi il sole. Mio padre un falco mia madre un
o e' una storia sbagliata. pagliaio stanno sulla collina
Quello che non ho è di farla franca i loro occhi senza fondo seguono la mia
Storia diversa per gente normale quello che non ho è quel che non mi luna
storia comune per gente speciale manca notte notte notte sola sola come il mio
cos'altro vi serve da queste vite quello che non ho sono le tue parole fuoco
ora che il cielo al centro le ha colpite per guadagnarmi il cielo per piega la testa sul mio cuore e spegnilo
ora che il cielo ai bordi le ha scolpite. conquistarmi il sole. poco a poco

Per il segno che c'e' rimasto Quello che non ho è un orologio avanti Testo: F.De Andrè – M.Bubola
non ripeterci quanto ti spiace per correre più in fretta e avervi più Anno di pubblicazione: 1981
non ci chiedere piu' come e' andata distanti
FIUME SAND CREEK
tanto lo sai che e' una storia sbagliata quello che non ho è un treno arrugginito
che mi riporti indietro da dove sono Si son presi il nostro cuore sotto una
tanto lo sai che e' una storia sbagliata.
partito. coperta scura
Testo: F.De Andrè – M.Bubola
sotto una luna morta piccola dormivamo
Anno di pubblicazione: 1980 Quello che non ho sono i tuoi denti d'oro senza paura
quello che non ho è un pranzo di lavoro fu un generale di vent'anni
TITTI occhi turchini e giacca uguale
quello che non ho è questa prateria
Come due canne sul calcio del fucile per correre più forte della malinconia. fu un generale di vent'anni
come due promesse nello stesso aprile figlio d'un temporale
come due serenate alla stessa finestra Quello che non ho sono le mani in pasta
come due cappelli sulla stessa testa quello che non ho è un indirizzo in tasca C'è un dollaro d'argento sul fondo del
come due soldini sul palmo della mano quello che non ho sei tu dalla mia parte Sand Creek
come due usignoli pioggia e piume sullo quello che non ho è di fregarti a carte.
stesso ramo. I nostri guerrieri troppo lontani sulla pista
Quello che non ho è una camicia bianca del bisonte
Titti aveva due amori uno di cielo uno di quello che non ho è di farla franca e quella musica distante diventò sempre
terra quello che non ho sono le sue pistole più forte
di segno contrario uno in pace uno in per conquistarmi il cielo per chiusi gli occhi per tre volte
guerra guadagnarmi il sole. mi ritrovai ancora lì
Titti aveva due amori uno in terra uno in chiesi a mio nonno è solo un sogno
cielo Quello che non ho... mio nonno disse sì
insomma di segno contrario uno buono
uno vero. Testo: F.De Andrè – M.Bubola A volte i pesci cantano sul fondo del
Anno di pubblicazione: 1981 Sand Creek
Come le lancette dello stesso orologio
come due cavalieri dentro il sortilegio CANTO DEL SERVO PASTORE Sognai talmente forte che mi uscì il
e furono i due legni che fecero la croce Dove fiorisce il rosmarino c'e' una sangue dal naso
e intorno due banditi con la stessa voce fontana scura il lampo in un orecchio nell'altro il
come due risposte con una parola dove cammina il mio destino c'e' un filo paradiso
come due desideri per una stella sola. di paura le lacrime più piccole
qual'è la direzione nessuno me lo le lacrime più grosse
Titti aveva due amori uno di cielo uno di imparò quando l'albero della neve
terra qual'è il mio vero nome ancora non lo so fiorì di stelle rosse
di segno contrario uno in pace uno in
guerra Quando la luna perde la lana e il Ora i bambini dormono sul letto del
Titti aveva due amori uno in terra uno in passero la strada Sand Creek
quando ogni angelo è alla catena ed

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montagna
Quando il sole alzò la testa tra le spalle Prega tuo figlio quanto taglia il suo dolore più d'un
della notte per noi peccatori coltello, coltello di Spagna
c'erano sono cani e fumo e tende che tutti gli errori
capovolte ci perdoni Tu bandito senza luna senza stelle e
tirai una freccia in cielo senza fortuna
per farlo respirare Tantissime grazie ci doni questa notte dormirai col suo rosario
tirai una freccia al vento nella vita e nella morte stretto intorno al tuo fucile.
per farlo sanguinare e un meraviglioso destino Tu bandito senza luna senza stelle e
in paradiso senza fortuna
La terza freccia cercala sul fondo del questa notte dormirai col suo rosario
Sand Creek HOTEL SUPRAMONTE stretto intorno al tuo fucile
E se vai all'Hotel Supramonte e guardi il
Si son presi il nostro cuore sotto una cielo Hanno detto che Franziska è stanca di
coperta scura tu vedrai una donna in fiamme e un ballare
sotto una luna morta piccola dormiamo uomo solo con un uomo che non ride e non la può
senza paura e una lettera vera di notte falsa di giorno baciare
fu un generale di vent'anni e poi scuse e accuse e scuse senza tutta notte sulla quercia l'hai seguita in
occhi turchini e giacca uguale ritorno mezzo ai rami
fu un generale di vent'anni e ora viaggi ridi vivi o sei perduta dietro il palco sull'orchestra i tuoi occhi
figlio d'un temporale col tuo ordine discreto dentro il cuore come due cani
ma dov'è dov'è il tuo amore, ma dove è
Ora i bambini dormono sul fondo del finito il tuo amore Marinaio di foresta senza sonno e senza
Sand Creek canzoni
Grazie al cielo ho una bocca per bere e senza una conchiglia da portare o una
Testo: F.De Andrè – M.Bubola non è facile rete d'illusioni.
Anno di pubblicazione: 1981 grazie a te ho una barca da scrivere ho Marinaio di foresta senza sonno e senza
AVE MARIA (in sardo) un treno da perdere canzoni
e un invito all'Hotel Supramonte dove ho senza una conchiglia da portare o una
Deus Deus ti salve Maria visto la neve rete d'illusioni.
chi chi ses de grazia piena sul tuo corpo così dolce di fame così
de grazia ses sa ivena dolce di sete Hanno detto che Franziska è stanca di
ei sa currente... passerà anche questa stazione senza posare
ei sa currente... far male per un uomo che dipinge e non la può
passerà questa pioggia sottile come guardare
Su, su Deus onnipotente passa il dolore filo filo del mio cuore che dagli occhi porti
cun, cun tegus est istadu ma dov'è dov'è il tuo cuore, ma dove è al mare
pro chi t'ha preservadu finito il tuo cuore c'è una lacrima nascosta che nessuno
immaculata
mi sa disegnare
E ora siedo sul letto del bosco che ormai
Pregade pregade lu a fizzu ostru ha il tuo nome Tu bandito senza luna senza stelle e
chi chi tottu sos errores ora il tempo è un signore distratto è un senza fortuna
a nois sos peccadores bambino che dorme questa notte dormirai col suo rosario
a nos perdone ma se ti svegli e hai ancora paura stretto intorno al tuo fucile.
ridammi la mano Tu bandito senza luna senza stelle e
Meda meda grazia a nos done cosa importa se sono caduto se sono senza fortuna
in vida e in sa morte lontano questa notte dormirai col suo ritratto
e in sa diciosa sorte perché domani sarà un giorno lungo e proprio sotto il tuo fucile
in paradisu senza parole
perché domani sarà un giorno incerto di Hanno detto che Franziska non riesce
Testo: Da un canto tradizionale sardo
Anno di pubblicazione: 1981 nuvole e sole più a cantare
ma dov'è dov'è il tuo amore, ma dove è anche l'ultima sorella tra un po' vedrà
AVE MARIA (traduzione) finito il tuo amore sposare
Ave Maria l'altro giorno un altro uomo le ha sorriso
piena di grazia Testo: F.De Andrè – M.Bubola per la strada
tu che di grazie sei sorgente Anno di pubblicazione: 1981
era certo un forestiero che non sapeva
e fonte d’acqua corrente quel che costava
FRANZISKA
Dio onnipotente Hanno detto che Franziska è stanca di
pregare Marinaio di foresta senza sonno e senza
ti ha visitato canzoni
e ti ha conseravato tutta notte alla finestra aspetta il tuo
segnale senza una conchiglia da portare o una
immacolata rete d'illusioni.
quanto è piccolo il suo cuore e grande la

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Marinaio di foresta senza sonno e senza con le sue perle stelle e strisce
canzoni Testo: F.De Andrè – M.Bubola in fondo al cielo
senza una conchiglia da portare o una Anno di pubblicazione: 1981 e ora sorridimi perché
rete d'illusioni VERDI PASCOLI presto il concerto se ne andrà
con le sue stelle arrugginite
Gli aranci sono grossi
Testo: F.De Andrè – M.Bubola in fondo al mare
Anno di pubblicazione: 1981 i limoni sono rossi
lassù, lassù nei verdi pascoli Testo: F.De Andrè – M.Bubola
SE TI TAGLIASSERO A PEZZETTI ogni angelo è un bambino Anno di pubblicazione: 1981
Se ti tagliassero a pezzetti sporco e birichino
il vento li raccoglierebbe lassù, lassù nei verdi pascoli #
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna tesserebbe i capelli e il viso E ora non piangere perché CREUZA DE MÄ
e il polline di Dio di Dio il sorriso presto la notte finirà Umbre de muri muri de mainé
con le sue perle stelle e strisce dunde ne vegnì duve l'è ch'ané
Ti ho trovata lungo il fiume in fondo al cielo da 'n scitu duve a l'ûn-a a se mustra nûa
che suonavi una foglia di fiore e ora sorridimi perché e a neutte a n'à puntou u cutellu ä gua
che cantavi parole leggere, parole presto la notte se ne andrà e a muntä l'àse gh'é restou Diu
d'amore con le sue stelle arrugginite u Diàu l'é in çë e u s'è gh'è faetu u nìu
ho assaggiato le tue labbra di miele in fondo al mare ne sciurtìmmu da u mä pe sciugà e osse
rosso rosso da u Dria
ti ho detto dammi quello che vuoi, io La radio suona sempre canzoni da e a funtan-a di cumbi 'nta cä de pria
quel che posso ballare E 'nt'a cä de pria chi ghe saià
lassù, lassù nei verdi pascoli int'à cä du Dria che u nu l'è mainà
Rosa gialla rosa di rame niente da scommettere gente de Lûgan facce de mandillä
mai ballato così a lungo tutto da giocare qui che du luassu preferiscian l'ä
lungo il filo della notte sulle pietre del lassù, lassù nei verdi pascoli figge de famiggia udù de bun
giorno che ti peu ammiàle senza u gundun
io suonatore di chitarra io suonatore di E ora non piangere perché E a 'ste panse veue cose che daià
mandolino presto la notte se ne andrà cose da beive, cose da mangiä
alla fine siamo caduti sopra il fieno con le sue perle stelle e strisce frittûa de pigneu giancu de Purtufin
in fondo al cielo çervelle de bae 'nt'u meximu vin
Persa per molto persa per poco e ora sorridimi perché lasagne da fiddià ai quattru tucchi
presa sul serio presa per gioco presto la notte finirà paciûgu in aegruduse de lévre de cuppi
non c'è stato molto da dire o da pensare con le sue stelle arrugginite **
la fortuna sorrideva come uno stagno a in fondo al mare E 'nt'a barca du vin ghe naveghiemu
primavera 'nsc'i scheuggi
spettinata da tutti i venti della sera Non c'è d'andare a scuola emigranti du rìe cu'i cioi 'nt'i euggi
ti basta una parola finché u matin crescià da puéilu
E adesso aspetterò domani lassù, lassù nei verdi pascoli rechéugge
per avere nostalgia c'è carne da mangiare frè di ganeuffeni e dè figge
signora libertà signorina fantasia erba da sognare bacan d'a corda marsa d'aegua e de sä
così preziosa come il vino così gratis lassù, lassù nei verdi pascoli che a ne liga e a ne porta 'nte 'na creuza
come la tristezza de mä
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza E ora non piangere perché
presto la notte finirà Testo: F.De Andrè – M.Pagani
T'ho incrociata alla stazione con le sue perle stelle e strisce Anno di pubblicazione: 1984
che inseguivi il tuo profumo in fondo al cielo
presa in trappola da un tailleur grigio e ora sorridimi perché * Creuza: qui impropriamente tradotto:
fumo presto la notte finirà mulattiera. In realtà la creuza è nel
i giornali in una mano e nell'altra il tuo con le sue stelle arrugginite genovesato una strada suburbana
destino in fondo al mare che scorre fra due muri che
camminavi fianco a fianco al tuo solitamente determinano i confini di
assassino Gli aranci sono grossi proprietà
i limoni sono rossi
Ma se ti tagliassero a pezzetti lassù, lassù nei verdi pascoli ** Lévre de cuppi: gatto
il vento li raccoglierebbe papà non c'ha da fare MULATTIERA DI MARE (traduzione)
il regno dei ragni cucirebbe la pelle papà ti fa giocare
Ombre di facce facce di marinai
e la luna la luna tesserebbe i capelli e il lassù, lassù nei verdi pascoli
da dove venite dov'è che andate
viso
da un posto dove la luna si mostra nuda
e il polline di Dio E ora non piangere perché
e la notte ci ha puntato il coltello alla gola
di Dio il sorriso presto il concerto finirà
e a montare l'asino c'è rimasto Dio

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il Diavolo è in cielo e ci si è fatto il nido Anno di pubblicazione: 1984 Testo: F.De Andrè – M.Pagani
usciamo dal mare per asciugare le ossa Anno di pubblicazione: 1984
JAMINA (traduzione)
dell'Andrea Lingua infuocata Jamina
alla fontana dei colombi nella casa di * Vezzeggiativo che sta per bambino
lupa di pelle scura
pietra con la bocca spalancata SIDONE (traduzione)
E nella casa di pietra chi ci sarà morso di carne soda Il mio bambino il mio
nella casa dell'Andrea che non è stella nera che brilla il mio
marinaio mi voglio divertire labbra grasse al sole
gente di Lugano facce da tagliaborse nell'umido dolce di miele di miele
quelli che della spigola preferiscono l'ala del miele del tuo alveare tumore dolce benigno
ragazze di famiglia, odore di buono sorella mia Jamina di tua madre
che puoi guardarle senza preservativo mi perdonerai spremuto nell'afa umida
E a queste pance vuote cosa gli darà se non riuscirò a essere porco dell'estate dell'estate
cose da bere, cose da mangiare come i tuoi pensieri e ora grumo di sangue orecchie
frittura di pesciolini, bianco di Portofino staccati Jamina e denti di latte
cervelli di agnello nello stesso vino labbra di uva spina e gli occhi dei soldati cani arrabbiati
lasagne da tagliare ai quattro sughi fatti guardare Jamina con la schiuma alla bocca
pasticcio in agrodolce di lepre di tegole getto di fica sazia cacciatori di agnelli
E nella barca del vino ci navigheremo e la faccia nel sudore a inseguire la gente come selvaggina
sugli scogli sugo di sale di cosce finché il sangue selvatico
emigranti della risata con i chiodi negli dove c'è pelo c'è amore non gli ha spento la voglia
occhi sultana delle troie e dopo il ferro in gola i ferri della prigione
finché il mattino crescerà da poterlo dacci piano Jamina e nelle ferite il seme velenoso della
raccogliere non navigare di sponda deportazione
fratello dei garofani e delle ragazze prima che la voglia che sale e scende perché di nostro dalla pianura al modo
padrone della corda marcia d'acqua e di non mi si disfi nell'onda non possa più crescere albero né spiga
sale e l'ultimo respiro Jamina né figlio
che ci lega e ci porta in una mulattiera di regina madre delle sambe ciao bambino mio l'eredità
mare me lo tengo per uscire vivo è nascosta
dal nodo delle tue gambe in questa città
JAMIN-A
che brucia che brucia
Lengua 'nfeuga Jamin-a SIDUN nella sera che scende
lua de pelle scûa U mæ ninin* u mæ e in questa grande luce di fuoco
cu'a bucca spalancà u mæ per la tua piccola morte
morsciu de carne dûa lerfe grasse au su
stella neigra ch'a lûxe d'amë d'amë SINÁN CAPUDÁN PASCIÁ
me veuggiu demuâ tûmù duçe benignu Teste fascië 'nscià galéa
'nte l'ûmidu duçe de teu muaè ë sciabbre se zeugan a lûn-a
de l'amë dû teu arveà spremmûu 'nta maccaia a mæ a l'è restà duv'a a l'éa
Ma seu Jamin-a de stæ de stæ pe nu remenalu ä furtûn-a
ti me perdunié e oua grûmmu de sangue ouëge intu mezu du mä
se nu riûsciò a ésse porcu e denti de laete gh'è 'n pesciu tundu
cumme i teu pensë e i euggi di surdatti chen arraggë che quandu u vedde ë brûtte
cu'a scciûmma a a bucca cacciuéi de u va 'nsciù fundu
Destacchete Jamin-a bæ intu mezu du mä
lerfe de ûga spin-a a scurrï a gente cumme selvaggin-a gh'è 'n pesciu palla
fatt'ammiâ Jamin-a finch'u sangue sarvaegu nu gh'à che quandu u vedde ë belle
roggiu de mussa pin-a smurtau a qué u vegne a galla **
e u muru 'ntu sûù e doppu u feru in gua i feri d'ä prixún E au postu d'i anni ch'ean dedexenueve
sûgu de sä de cheusce e 'nte ferie a semensa velenusa d'ä se sun piggiaë ë gambe e a mæ brasse
duve gh'è pei gh'è amù sultan-a de e depurtaziún neuve
bagasce perché de nostru da a cianûa a u meü d'allua a cansún l'à cantà u tambûu
dagghe cianìn Jamin-a nu peua ciû cresce aerbu ni spica ni e u lou s'è gangiou in travaggiu dûu
nu navegâ de spunda figgeü vuga t'è da vugâ prexuné
primma ch'à cuæ ch'à munta e a chin-a ciao mæ 'nin l'ereditæ e spuncia spuncia u remu fin au pë
nu me se desfe 'nte l'unda l'è ascusa vuga t'è da vugâ turtaiéu ***
e l'ûrtimu respiu Jamin-a 'nte sta çittæ e tia tia u remmu fin a u cheu
regin-a muaé de e sambe ch'a brûxa ch'a brûxa e questa a l'è a ma stöia
me u tegnu pe sciurtï vivu inta seia che chin-a e t'ä veuggiu cuntâ
da u gruppu de e teu gambe e in stu gran ciaeu de feugu 'n po' primma ch'à vegiàià
pe a teu morte piccin-a a me peste 'ntu murtä
Testo: F.De Andrè – M.Pagani
e questa a l'è a memöia

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a memöia du Cigä SINÁN CAPUDÁN PASCIÁ A PITTIMA
ma 'nsci libbri de stöia (traduzione) Cosa ghe possu ghe possu fâ
Sinán Capudán Pasciá Teste fasciate sulla galea se nu gh'ò ë brasse pe fâ u mainä
E suttu u timun du gran cäru le sciabole si giocano la luna se infundo a e brasse nu gh'ò ë män du
c'u muru 'nte 'n broddu de fàru la mia è rimasta dov'era massacán
'na neutte ch'u freidu u te morde per non stuzzicare la fortuna e mi gh'ò 'n pûgnu dûu ch'u pâ 'n niu
u te giàscia u te spûa e u te remorde in mezzo al mare c'è un pesce tondo gh'ò 'na cascetta larga 'n diu
e u Bey assettòu u pensa ä Mecca che quando vede le brutte va sul fondo giûstu pe ascúndime c'u vestiu deré a 'n
e u vedde ë Urì 'nsce 'na secca in mezzo al mare c'è un pesce palla fiu
ghe giu u timùn a lebecciu che quando vede le belle viene a galla e vaddu in giù a çerca i dinë
sarvàndughe a vitta e u sciabeccu E al posto degli anni che erano a chi se i tegne e ghe l'àn prestë
amü me bell'amü diciannove e ghe i dumandu timidamente ma in
a sfurtûn-a a l'è 'n grifun si sono presi le gambe e le mie braccia mezu ä gente
ch'u gia 'ngiu ä testa du belinun da allora la canzone l'ha cantata il e a chi nu veu däse raxún
amü me bell'amü tamburo che pâ de stránûä cuntru u trun
a sfurtûn-a a l'è 'n belin e il lavoro è diventato fatica ghe mandu a dî che vive l'è cäu ma a
ch'ù xeua 'ngiu au cû ciû vixín voga devi vogare prigioniero bu-n mercöu
e questa a l'è a ma stöia e spingi spingi il remo fino al piede mi sun 'na pittima rispettä
e t'ä veuggiu cuntâ voga devi vogare imbuto e nu anâ 'ngíu a cuntâ
'n po' primma ch'à a vegiàià e tira tira il remo fino al cuore che quandu a vittima l'è 'n strassé ghe
a me peste 'ntu murtä e questa è la mia storia dö du mæ
e questa a l'è a memöia e te la voglio raccontare
a memöia du Cigä un po' prima che la vecchiaia Testo: F.De Andrè – M.Pagani
ma 'nsci libbri de stöia mi pesti nel mortaio Anno di pubblicazione: 1984
Sinán Capudán Pasciá. e questa è la memoria
E digghe a chi me ciamma rénegôu la memoria del Cicala * Alla pittima, ancora oggi sinonimo di
che a tûtte ë ricchesse a l'argentu e l'öu ma sui libri di storia persona insistente, noiosa,
Sinán gh'a lasciòu de luxî au sü Sinán Capudán Pasciá appiccicosa, si affidava il compito da
giastemmandu Mumä au postu du e sotto il timone del gran carro parte di cittadini privati dell'antica
Segnü con la faccia in un brodo di farro Genova di esigere i crediti dei
intu mezu du mä una notte che il freddo ti morde debitori insolventi.
gh'è 'n pesciu tundu ti mastica ti sputa e ti rimorde LA PITTIMA (traduzione)
che quandu u vedde ë brûtte e il Bey seduto pensa alla Mecca Cosa ci posso fare
u va 'nsciù fundu e vede le Uri su una secca se non ho le braccia per fare il marinaio
intu mezu du mä gli giro il timone a libeccio se in fondo alle braccia non ho le mani
gh'è 'n pesciu palla salvandogli la vita e lo sciabecco del muratore
che quandu u vedde ë belle amore mio bell'amore e ho un pugno duro che sembra un nido
u vegne a galla la sfortuna è un avvoltoio ho un torace largo un dito
che gira intorno alla testa dell'imbecille giusto per nascondermi con il vestito
Testo: F.De Andrè – M.Pagani amore mio bell'amore
Anno di pubblicazione: 1984 dietro a un filo
la sfortuna è un cazzo e vado in giro a chiedere i denari
* Nella seconda metà del XV secolo in che vola intorno al sedere più vicino a chi se li tiene e glieli hanno prestati
uno scontro alle isole Gerbe tra le e questa è la mia storia e glieli domando timidamente ma in
flotte della repubblica di Genova e e te la voglio raccontare mezzo alla gente
quella turca insieme ad altri un po' prima che la vecchiaia e a chi non vuole darsi ragione
prigionieri venne catturato dai Mori mi pesti nel mortaio che sembra di starnutire contro il tuono
un marinaio di nome Cicala che e questa è la memoria gli mando a dire che vivere è caro ma a
divenne in seguito Gran Visir e la memoria di Cicala buon mercato
Serraschiere del Sultano ma sui libri di storia io sono una pittima rispettata
assumendo il nome di Sinán Sinán Capudán Pasciá e non andare in giro a raccontare
Capudán Pasciá E digli a chi mi chiama rinnegato che quando la vittima è uno straccione
che a tutte le ricchezze all'argento e gli do del mio
** Ritornello popolare di alcune località all'oro
Sinán ha concesso di luccicare al sole A DUMENEGA
rivierasche tirreniche
bestemmiando Maometto al posto del Quandu ä dumenega fan u gíu
*** Turtaieu: letteralmente "imbuto". Signore cappellin neuvu neuvu u vestiu
Termine indicante un individuo che in mezzo al mare c'e' un pesce tondo cu 'a madama a madama 'n testa
mangia smodatamente che quando vede le brutte va sul fondo o belin che festa o belin che festa
in mezzo al mare c'è un pesce palla a tûtti apreuvu ä pruccessiún
che quando vede le belle viene a galla d'a Teresin-a du Teresún
tûtti a miâ ë figge du diàu
che belin de lou che belin de lou

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e a stu luciâ de cheusce e de tettín casino ma ti penso contro sole
ghe fan u sciätu anche i ciû piccin e più si addentrano nella città e so bene stai guardando il mare
mama mama damme ë palanche più occhi e voci gli danno dietro un po' più al largo del dolore
veuggiu anâ a casín veuggiu anâ a gli dicono quello che non possono dire e son qui affacciato
casín di giovedì di sabato e di lunedì a questo baule da marinaio
e ciû s'addentran inta cittæ a Pianderlino succhia cazzi e son qui a guardare
ciû euggi e vuxi ghe dan deré alla Foce cosce da schiaccianoci tre camicie di velluto
ghe dixan quellu che nu peúan dî in Carignano fighe di terza mano due coperte e il mandolino
de zeùggia sabbu e de lûnedì e a Ponticello gli mostrano l'uccello e un calamaio di legno duro
a Ciamberlinú ** sûssa belin e il direttore del porto che ci vede l'oro e in una berretta nera
ä Fuxe cheusce de sciaccanuxe in quelle chiappe a riposo dal lavoro la tua foto da ragazza
in Caignàn musse de tersa man per non fare vedere che è contento per poter baciare ancora Genova
e in Puntexellu ghe mustran l'öxellu che il molo nuovo ha il finanziamento sulla tua bocca in naftalina
e u direttú du portu c'u ghe vedde l'ou si confonde nella confusione
'nte quelle scciappe a reposu da a lou con l'occhio pieno di indignazione !
pe nu fâ vedde ch'u l'è cuntentu e gli grida gli grida dietro
ch'u meu-neuvu u gh'à u finansiamentu bagasce siete e ci restate LE NUVOLE
u se cunfunde 'nta confûsiún e tu che gli sbraiti appreso Vanno
cun l'euggiu pin de indignasiún neanche più il naso avete di nuovo vengono
e u ghe cría u ghe cría deré brutto stronzo di un portatore di Cristo ogni tanto si fermano
bagasce sëi e ghe restè non sei l'unico che se ne è accorto e quando si fermano
e ti che ti ghe sbraggi apreuvu che in mezzo a quelle creature sono nere come il corvo
mancu ciû u nasu gh'avei de neuvu che si guadagnano il pane da nude sembra che ti guardano con malocchio
bruttu galûsciu de 'n purtòu de Cristu c'è c'è c'è c'è
nu t'è l'únicu ch'u se n'è avvistu c'è anche tua moglie Certe volte sono bianche
che in mezzu a quelle creatúe a Pianderlino succhia cazzi e corrono
che se guagnan u pan da nûe alla Foce cosce da schiaccianoci e prendono la forma dell'airone
a gh'è a gh'è a gh'è a gh'è in Carignano fighe di terza mano o della pecora
a gh'è anche teu muggè e a Ponticello gli mostrano l'uccello o di qualche altra bestia
a Ciamberlin sûssa belin ma questo lo vedono meglio i bambini
ä Fuxe cheusce de sciaccanuxe DA A ME RIVA
che giocano a corrergli dietro per tanti
in Caignàn musse de tersa man D'ä mæ riva metri
e in Puntexellu ghe mustran l'öxellu sulu u teu mandillu ciaèu
d'ä mæ riva Certe volte ti avvisano con un rumore
Testo: F.De Andrè – M.Pagani 'nta mæ vitta prima di arrivare
Anno di pubblicazione: 1984 u teu fatturisu amàu e la terra si trema
'nta mæ vitta e gli animali si stanno zitti
* Era costume della vecchia Genova ti me perdunié u magún
che le prostitute fossero relegate in certe volte ti avvisano con rumore
ma te pensu cuntru su
un quartiere della città. Tra i diritti ad e u so ben t'ammii u mä
esse riconosciuti vi era quello della Vengono
'n pò ciû au largu du dulú vanno
passeggiata domenicale. Il Comune e sun chi affacciòu
era solito dare in appalto le case di ritornano
a 'stu bàule da mainä e magari si fermano tanti giorni
tolleranza con i cui ricavi pare e sun chi a miä
riuscisse a coprire quasi per intero gli tréi camixe de vellûu che non vedi più il sole e le stelle
annuali lavori portuali e ti sembra di non conoscere più
dui cuverte u mandurlin il posto dove stai
e 'n cämà de legnu dûu
** Denominazione di piazze, vie o e 'nte 'na beretta neigra
località di Genova Vanno
a teu fotu da fantinn-a vengono
LA DOMENICA (traduzione) pe puèi baxâ ancún Zena per una vera
Quando alla domenica fanno il giro 'nscià teu bucca in naftalin-a mille sono finte e si mettono lì
cappellino nuovo nuovo il vestito tra noi e il cielo
Testo: F.De Andrè – M.Pagani
con la madama la madama in testa Anno di pubblicazione: 1984 per lasciarci soltanto una voglia di
cazzo che festa cazzo che festa pioggia
e tutti dietro alla processione DALLA MIA RIVA (traduzione)
della Teresina del Teresone Dalla mia riva Testo: F.De Andrè
solo il tuo fazzoletto chiaro Anno di pubblicazione: 1990
tutti a guardare le figlie del diavolo
che cazzo di lavoro che cazzo di lavoro dalla mia riva OTTOCENTO
e a questo dondolare di cosce e di tette nella mia vita
il tuo sorriso amaro Cantami di questo tempo
gli fanno il chiasso anche i più piccoli
nella mia vita l'astio e il malcontento
mamma mamma dammi i soldi
mi perdonerai il magone di chi è sottovento
voglio andare a casino voglio andare a

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e non vuol sentir l'odore e quante belle valvole e pistoni Ah che bell 'ó café
di questo motor fegati e polmoni pure in carcere 'o sanno fâ
che ci porta avanti e quante belle biglie a rotolar co' â ricetta ch'a Ciccirinella
quasi tutti quanti e quante belle triglie nel mar compagno di cella
maschi, femmine e cantanti Traduzione del pezzo in tedesco: ci ha dato mammà
su un tappeto di contanti Un piccolo pinzimonio ah che bell 'ó café
nel cielo blu splendido matrimonio pure in carcere 'o sanno fâ
cavoli e fragole co' â ricetta di Ciccirinella
Figlia della mia famiglia e patelle ed arselle compagno di cella
sei la meraviglia pescate a Zanzibar preciso a mammà
già matura e ancora pura e qualche krapfen
come la verdura di papà prima di dormire Ca' ci sta l'inflazione, la svalutazione
ed un risveglio con valzer e la borsa ce l'ha chi ce l'ha
Figlio bello e audace e un Alka-Seltzer per io non tengo compendio che chillo
bronzo di Versace dimenticar stipendio
figlio sempre più capace e un ambo se sogno 'a papà
di giocare in borsa Testo: F.De Andrè aggiungete mia figlia Innocenza
Anno di pubblicazione: 1990
di stuprare in corsa e tu vuo' marito non tiene pazienza
moglie dalle larghe maglie DON RAFFAE' non vi chiedo la grazia pe' me
dalle molte voglie vi faccio la barba o la fate da sé
Io mi chiamo Pasquale Cafiero
esperta di anticaglie
e son brigadiero del carcere Oiné
scatole d'argento ti regalerò Voi tenete un cappotto cammello
io mi chiamo Cafiero Pasquale
Ottocento che al maxi-processo eravate 'o chiù
e sto a Poggio Reale dal '53
Novecento bello
e al centesimo catenaccio
Millecinquecento scatole d'argento un vestito gessato marrone
alla sera mi sento uno straccio
fine Settecento ti regalerò così ci è sembrato alla televisione
per fortuna che al braccio speciale
pe' 'ste nozze vi prego Eccellenza
c'è un uomo geniale che parla co' me
Quanti pezzi di ricambio m'î prestasse pe' fare presenza
quante meraviglie io già tengo le scarpe e 'o gillé
Tutto il giorno con quattro infamoni
quanti articoli di scambio gradite 'o Campari o volite o café
briganti, papponi, cornuti e lacchè
quante belle figlie da sposar
tutte l'ore co' 'sta fetenzia
e quante belle valvole e pistoni Ah che bell 'ó café
che sputa minaccia e s'â piglia co' me
fegati e polmoni pure in carcere 'o sanno fâ
ma alla fine m'assetto papale
e quante belle biglie a rotolar co' â ricetta ch'a Ciccirinella
mi sbottono e mi leggo 'o giornale
e quante belle triglie nel mar compagno di cella
mi consiglio con don Raffae'
ci ha dato mammà
mi spiega che penso e bevimm 'ó café
Figlio figlio ah che bell 'ó café
povero figlio pure in carcere 'o sanno fâ
Ah che bell 'ó café
eri bello bianco e vermiglio co' â ricetta di Ciccirinella
pure in carcere 'o sanno fâ
quale intruglio ti ha perduto nel Naviglio compagno di cella
co' â ricetta ch'a Ciccirinella
figlio figlio preciso a mammà
compagno di cella
unico sbaglio
ci ha dato mammà
annegato come un coniglio Qui non c'è più decoro le carceri d'oro
per ferirmi, pugnalarmi nell'orgoglio ma chi l'ha mai viste chissà
Prima pagina venti notizie
a me a me chiste so' fatiscienti pe' chisto i fetienti
ventun'ingiustizie e lo Stato che fa
che ti trattavo come un figlio se tengono l'immunità
si costerna, s'indigna, s'impegna
povero me domani andrà meglio don Raffae' voi politicamente
poi getta la spugna con gran dignità
io ve lo giuro sarebbe 'no santo
mi scervello e m'asciugo la fronte
Ein klein pinzimonie (Traduzione) ma 'ca dinto voi state a pagâ
per fortuna c'è chi mi risponde
Wunder matrimonie e fora chiss'atre se stanno a spassâ
a quell'uomo sceltissimo immenso
Krauten und erbeeren
io chiedo consenso a don Raffae'
Und patellen und arsellen A proposito tengo 'no frate
Fischen Zanzibar che da quindici anni sta disoccupato
Un galantuomo che tiene sei figli
Und enige krapfen chiss'ha fatto cinquanta concorsi
ha chiesto una casa e ci danno consigli
Früer vor schlafen novanta domande e duecento ricorsi
mentre o' assessore che Dio lo perdoni
Und erwachen mit walzer voi che date conforto e lavoro
'ndrento a 'e roulotte ci alleva i visoni
Und Alka-Seltzer für Eminenza vi bacio v'imploro
voi vi basta una mossa una voce
dimenticar chillo duorme co' mamma e co' me
c'ha 'sto Cristo ci levano 'a croce
Quanti pezzi di ricambio che crema d'Arabia ch'è chisto café
con rispetto s'è fatto le tre
quante meraviglie
volite 'a spremuta o volite 'o café
quanti articoli di scambio Testo: F.De Andrè – M.Bubola
e quante belle figlie da giocar Anno di pubblicazione: 1990

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LA DOMENICA DELLE SALME andrade e a l’aia sciurtî
Tentò la fuga in tram eravamo gli ultimi cittadini liberi e suâ suâ
verso le sei del mattino di questa famosa città civile e ou coêu ou coêu ou coêu
dalla bottiglia di orzata perché avevamo un cannone nel cortile da rebellâ
dove galleggia Milano fin a piggá piggá
non fu difficile seguirlo La domenica delle salme ou trén ou trén
il poeta della Baggina nessuno si fece male
la sua anima accesa tutti a seguire il feretro E ‘nta galleria
mandava luce di lampadina del defunto ideale génte ‘a l’íntra au scûu
gli incendiarono il letto la domenica delle salme sciórte amarutía
sulla strada di Trento si sentiva cantare loêugu de 'n spesiá
riuscì a salvarsi dalla sua barba "Quant'è bella giovinezza e 'ntu stréitu t'aguéitan
un pettirosso da combattimento non vogliamo più invecchiare" te dumándan chi t'è
a sustánsa e ou mesté
I polacchi non morirono subito Gli ultimi viandanti che pe' liatri ou viaggiá ou nu l'é
e inginocchiati agli ultimi semafori si ritirarono nelle catacombe poi te túcca 'n purté lepegúsu
rifacevano il trucco alle troie di regime accesero la televisione e ci guardarono e 'na stánsia lûvega
lanciate verso il mare cantare e 'nte l'âtra stánsia
i trafficanti di saponette per una mezz'oretta ê bagásce a dâ ou menû
mettevano pancia verso est poi ci mandarono a cagare e ti cu 'na quâe che nu ti voêu
chi si convertiva nel novanta "Voi che avete cantato sui trampoli e in a tiâ 'a Bibbia 'nta miágia
ne era dispensato nel novantuno ginocchio serrâ a ciàve ánche ou barcún
la scimmia del quarto Reich coi pianoforti a tracolla vestiti da e aresentíte súrvia ou coêu
ballava la polka sopra il muro Pinocchio
e mentre si arrampicava voi che avete cantato per i longobardi e Uh mégu mégu mégu mè megún
le abbiamo visto tutti il culo per i centralisti Uh chin-a chin-a zû da ou caragún
la piramide di Cheope per l'Amazzonia e per la pecunia
volle essere ricostruita in quel giorno di nei palastilisti 'Na caréga dûa
festa e dai padri Maristi nésciu de 'n turtà
masso per masso voi avevate voci potenti 'na fainà ch'a sûa
schiavo per schiavo lingue allenate a battere il tamburo e a ghe manca 'a sâ
comunista per comunista voi avevate voci potenti tûtti sûssa résca
adatte per il vaffanculo" da ou xattá in zû
La domenica delle salme se ti gíi 'a tèsta
non si udirono fucilate La domenica delle salme ti te véddi ou cû
il gas esilarante gli addetti alla nostalgia e a stâ foêa gu'è ou repentin
presidiava le strade accompagnarono tra i flauti ch'a te túcche 'na pasciún
la domenica delle salme il cadavere di Utopia pe 'na fàccia da Madònna
si portò via tutti i pensieri la domenica dalle salme ch'a a te spósta ou ghirindún
e le regine del "tua culpa" fu una domenica come tante ûn amú mai in esclusiva
affollarono i parrucchieri il giorno dopo c'erano i segni sémpre cun quarcósa da pagâ
di una pace terrificante na scignurín-a che súttu â cúa
Nell'assolata galera patria a gh'a ou gárbu da scignúa
il secondo secondino mentre il cuore d'Italia
disse a "Baffi di Sego" che era il primo: da Palermo ad Aosta Uh mégu mégu mégu mè megún
"Si può fare domani sul far del mattino" si gonfiava in un coro Uh chin-a chin-a zû da ou caregún
e furono inviati messi di vibrante protesta Uh che belin de 'n nólu che ti me faiésci
fanti cavalli cani ed un somaro fâ
ad annunciare l'amputazione della Baggina: così viene chiamata a Milano Uh ch'a sún de piggiâ de l'aia se va a
gamba la Casa di Riposo per anziani "Pio l'uspià
di Renato Curcio Albergo Trivulzio"
il carbonaro Baffi di Sego: gendarme austriaco in E mi e mi e mi
il ministro dei temporali una satira di Giuseppe Giusti nu anâ nu anâ
in un tripudio di tromboni De Andrade: vedi "Serafino Ponte stâ chi stâ chi stâ chi
auspicava democrazia Grande" di Oswald De Andrade durmî durmî
con la tovaglia sulle mani e le mani sui e mi e mi e mi
coglioni Testo: F.De Andrè nu anâ nu anâ
Anno di pubblicazione: 1990
"Voglio vivere in una città stâ chi stâ chi stâ chi
dove all'ora dell'aperitivo MÉGU MÉGUN asûnáme
non ci siano spargimenti di sangue E mi e mi e mi
o di detersivo" Testo: F.De Andrè – I.Fossati
e anâ anâ Anno di pubblicazione: 1990
a tarda sera io e il mio illustre cugino De

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MEDICO MEDICONE (traduzione) sognare anène via
E io e io e io
LA NOVA GELOSIA Pio vegnan a pigiàtela i câmé
e andare andare
e uscire all'aria Fenesta co' 'sta nova gelosia te lascian tûttu ou fûmmu d'ou toêu
sudare sudare tutta lucente mesté
e il cuore il cuore il cuore de centrella d'oro tucca a ou fantín à príma coutelà
da trascinare tu m'annasconne mangè mangè nu séi chi ve mangià
fino a prendere a prendere Nennella bella mia
il treno il treno lassamela vedé Çé serén tèra scûa
sinnò me moro carne ténia nu fâte néigra
E nella galleria nu turnâ dûa
la gente entra al buio Fenesta co' 'sta nova gelosia e 'nt'ou núme de Maria
esce ammalata tutta lucente tûtti diài da sta pûgnatta
cesso d'un farmacista de centrella d'oro anène via
e nello stretto ti guardano
ti domandano chi sei Fenesta co' 'sta nova gelosia Testo: F.De Andrè – I.Fossati
tutta lucente Anno di pubblicazione: 1990
il patrimonio e il mestiere
che per loro il viaggiare non lo è de centrella d'oro LA CIMA (traduzione)
poi ti tocca un portiere viscido tu m'annasconne Ti sveglierai sull’indaco del mattino
e una stanza umida Nennella bella mia quando la luce ha un piede in terra e
e nell'altra stanza lassamela vedé l'altro in mare
le bagasce a dare il menù sinnò me moro ti guarderai allo specchio di un tegamino
e tu con una voglia che non vuoi lassamela vedé il cielo si guarderà allo specchio della
a tirare la Bibbia nel muro sinnò me moro rugiada
chiudere a chiave anche la finestra metterai la scopa diritta in un angolo
e a ciambellarti sopra il cuore Gelosia: serramento della finestra che se dalla cappa scivola in cucina la
Centrella: chiodini strega
Uh medico medico medico mio a forza di contare le paglie che ci sono
Testo: da una canzone popolare della fine del XVIII
medicone sec. la cima è già piena è già cucita
Uh vieni vieni giù dal seggiolone Anno di pubblicazione: 1990
Cielo sereno terra scura
Una sedia dura 'A ÇIMMA carne tenera non diventare nera
scemo di un tortaio Ti t'adesciâe 'nsce l'éndegu du matin non ritornare dura
una farinata che suda ch'á luxe a l'à 'n pé 'n tèra e l'átru in mà
e le manca il sale ti t'ammiâe a uo spégiu de 'n tianin Bel guanciale materasso di ogni ben di
tutti succhiatori di lische ou çé ou s'amnià a ou spegiu dâ ruzà Dio
dal pappone in giù ti mettiâe ou brûgu réddenu 'nte 'n prima di battezzarla nelle erbe
se giri la testa cantún aromatiche
ti vedi il culo ti mettiâe ou brûgu réddenu 'nte 'n cuxín- con due grossi aghi dritto in punta di
e a star fuori c'è il rischio a á stría piedi
che ti tocchi una passione a xeûa de cuntâ 'e págge che ghe sún da sopra e sotto svelto la pungerai
per una faccia da Madonna 'a çimma a l'è za pinn-a a l'è za cûxia aria di luna vecchia di chiarore di nebbia
che ti sposta il comò che il chierico perde la testa e l'asino il
un amore mai in esclusiva Çé serén tèra scûa sentiero
sempre con qualcosa da pagare carne ténia nu fâte néigra odore di mare mescolato a maggiorana
una signorina che sotto la coda nu turnâ dûa leggera
ha il buco da signora cos'altro fare cos'altro dare al cielo
Bell'oueggé strapunta de tûttu bun
Uh medico medico medico mio prima de battezálu 'ntou prebuggíun Cielo sereno terra scura
medicone cun dui aguggiuîn drítu 'n púnta de pé carne tenera non diventare nera
uh vieni vieni giù dal seggiolone da súrvia 'n zû fítu ti 'a punziggè non ritornare dura
uh che cazzo di contratto mi faresti fare àia de lûn-a végia de ciaêu de négia e nel nome di Maria
uh che a forza di prendere aria si va ch'ou cégu ou pèrde 'a tèsta l'âse ou tutti i diavoli da questa pentola
all’ospedale senté andate via
oudú de mâ miscióu de pèrsa légia
E io e io e io cos'âtru fâ cos'âtru dàghe a ou çé Poi vengono a prendertela i camerieri
non andare non andare ti lasciano tutto il fumo del tuo mestiere
stare qui stare qui stare qui Çé serén tèra scûa tocca allo scapolo la prima coltellata
dormire dormire carne ténia nu fâte néigra mangiate mangiate non sapete chi vi
e io e io e io nu turnâ dûa mangerà
non andare non andare e 'nt'ou núme de Maria
stare qui stare qui stare qui tûtti diài da sta pûgnatta Cielo sereno terra scura

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carne tenera non diventare nera ià me l'ammentu Amore grande
non ritornare dura beata idda di prima volta
e nel nome di Maria più d'una 'olta l'ape si succhia tutto il miele di questo
tutti i diavoli da questa pentola beata idda mirto
andate via 'ezzaia tolta - amore bambino
di tutte le ore
MONTI DI MOLA Amuri mannu di muschio il batacchio
In li Monti di Mola di prima 'olta di questo cuore
la manzana l'aba si suggi tuttu lu meli di chista multa
un'aina musteddina era pascendi amori steddu Ma nulla si può fare nulla
in li Monti di Mola di tutte l'ore di petralana lu battaddolu In Gallura
la manzana di chistu core che non lo vengano a sapere
un cioano vantaricciu e moru in un'ora
era sfraschendi E lu paese intreu s'agghindesi e sul posto una brutta vecchia nascosta
e l'occhi s'intuppesini cilchendi ea ea ea pa' lu coiu tra le frasche
ea lu parracu mattessi intresi piangendo e guardando diceva fra sé
e l'ea sguttesi da li muccichili cù li bae ae in lu soiu con le bave alla bocca
ae ma a cuiuassi no riscisini
e l'occhi la burricca aia l'aina e l'omu "Beata lei
di lu mare chè da li documenti escisini mamma mia che bell'uomo
e a iddu da le tive escia fratili in primu beata lei
lu Maestrale giovane e bruno
e idda si tunchiâ abbeddulata ea ea ea e idda si tunchiâ abbeddulata ea ea ea beata lei
ea ea io muoio sola
iddu le rispundia linghitontu ae ae ae ae iddu le rispundia linghitontu ae ae ae ae beata lei
me lo ricordo bene
- Oh bedda mea Testo: F.De Andrè beata lei
l'aina luna Anno di pubblicazione: 1990 più d'una volta
la bedda mea MONTI DI MOLA (traduzione) beata lei
capitale di lana Sui Monti di Mola vecchiaia storta"
Oh bedda mea la mattina presto
bianca fortuna - un'asina dal mantello chiaro stava Amore grande
- Oh beddu meu pascolando di prima volta
l'occhi mi bruxi sui Monti di Mola l'ape si succhia tutto il miele di questo
lu beddu meu la mattina presto mirto
carrasciale di baxi un giovane bruno e aitante amore bambino
lu beddu meu stava tagliando rami di tutte le ore
lu core mi cuxi - e gli occhi si incontrarono mentre di muschio il batacchio
cercavano acqua di questo cuore
Amuri mannu e l'acqua sgocciolò dai musi insieme alle
di prima 'olta bave Il paese intero si agghindò
l'aba si suggi tuttu lu meli di chista multa e l'asina aveva gli occhi per il matrimonio
amori steddu color del mare lo stesso parroco entrò
di tutte l'ore di petralana lu battaddolu e a lui dalle narici usciva nel suo vestito
di chistu core il Maestrale ma non riuscirono a sposarsi
e lei ragliava incantata "Ea ea ea ea" l'asina e l'uomo
Ma nudda si po' fâ nudda lui le rispondeva pronunciando male "Ae perché dai documenti risultarono
in Gaddura ae ae ae" cugini primi
che no lu énini a sapí
int'un'ora "Oh bella mia E lei ragliava incantata "Ea ea ea ea"
e 'nfattu una 'ecchia infrasconata fea ea l'asina luna lui le rispondeva pronunciando male "Ae
ea ea la bella mia ae ae ae"
piagnendi e figgiulendi si dicia cù li bae cuscino di lana
ae ae O bella mia
bianca fortuna"
- Beata idda "Oh bello mio
uai che bedd'omu mi bruci gli occhi PRINCESA
beata idda il mio bello Sono la pecora sono la vacca
cioanu e moru carnevale di baci che agli animali si vuol giocare
beata idda oh bello mio sono la femmina camicia aperta
sola mi moru mi cuci il cuore" piccole tette da succhiare
beata idda

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Sotto le ciglia di questi alberi o esmalte (lo smalto) e ogni terra si accende e si arrende la
nel chiaroscuro dove son nato o espelho (lo specchio) pace
che l'orizzonte prima del cielo o baton (il rossetto)
era lo sguardo di mia madre o medo (la paura) I figli cadevano dal calendario
a rua (la strada) Yugoslavia Polonia Ungheria
"Che Fernandino è come una figlia a bombadeira (la modellatrice) i soldati prendevano tutti
mi porta a letto caffè e tapioca a vertigem (la vertigine) e tutti buttavano via
e a ricordargli che è nato maschio o encanto (l'incantesimo)
sarà l'istinto sarà la vita" a magia (la magia) E poi Mirka a San Giorgio** di maggio
os carroc (le macchine) tra le fiamme dei fiori a ridere a bere
E io davanti allo specchio grande a policia (la polizia) e un sollievo di lacrime a invadere gli
mi paro gli occhi con le dita a a canseira (la stanchezza) occhi
immaginarmi o brio (la dignità) e dagli occhi cadere
tra le gambe una minuscola fica o noivo (il fidanzato)
o capanga (lo sgherro) Ora alzatevi spose bambine
Nel dormiveglia della corriera o fidalgo (il gransignore) che è venuto il tempo di andare
lascio l'infanzia contadina o porcalhao (lo sporcaccione) con le vene celesti dei polsi
corro all'incanto dei desideri o azar (la sfortuna) anche oggi si va a caritare
vado a correggere la fortuna a bebedeira (la sbronza)
as pancadas (le botte) E se questo vuol dire rubare
Nella cucina della pensione os carinhos (le carezze) questo filo di pane tra miseria e fortuna
mescolo i sogni con gli ormoni a falta (il fallimento) allo specchio di questa kampina***
ad albeggiare sarà magia o nojo (lo schifo) ai miei occhi limpidi come un addio
saranno semi miracolosi a formusura (la bellezza) lo può dire soltanto chi sa di raccogliere
viver (vivere) in bocca
Perché Fernanda è proprio una figlia Nota: il punto di vista di Dio
come una figlia vuol far l'amore "Princesa" è liberamente tratta
ma Fernandino resiste e vomita dall'omonimo ****
e si contorce dal dolore romanzo-intervista di Maurizio Jannelli Cvava sero po tute (poserò la testa
e Fernanda Farias sulla tua spalla)
E allora il bisturi per seni e fianchi i kerava (e farò)
una vertigine di anestesia Testo: F.De Andrè – I.Fossati jek sano ot mon (un sogno di
finché il mio corpo mi rassomigli Anno di pubblicazione: 1996 mare)
sui lungomare di Bahia KHORAKHANE' * (A FORZA DI ESSERE i taha jek iak kon kasta (e domani un
VENTO) fuoco di legna)
Sorriso tenero di verdefoglia vasu ti baro nebo (perché l'aria
Il cuore rallenta la testa cammina
dai suoi capelli sfilo le dita azzurra)
in quel pozzo di piscio e cemento
quando le macchine puntano i fari avi ker (diventi casa)
a quel campo strappato dal vento
sul palcoscenico della mia vita
a forza di essere vento
Kon ovla so mutavla (chi sarà a
Dove tra ingorghi di desideri raccontare)
Porto il nome di tutti i battesimi
alle mie natiche un maschio s'appende kon ovla (chi sarà)
ogni nome il sigillo di un lasciapassare
nella mia carne tra le mie labbra ovla kon ascovi (sarà chi
per un guado una terra una nuvola un
un uomo scivola l'altro s'arrende rimane)
canto
me gava palan ladi (io seguirò
un diamante nascosto nel pane
Che Fernandino mi è morto un grembo questo migrare)
per un solo dolcissimo umore del
Fernanda è una bambola di seta me gava (seguirò)
sangue
sono le braci di un'unica stella palan bura ot croiuti (questa
per la stessa ragione del viaggio
che squilla di luce e di nome Princesa corrente di ali)
viaggiare
* Tribù rom di provenienza serbo-
A un avvocato di Milano montenegrina
Il cuore rallenta la testa cammina
ora Princesa regala il cuore ** Festa annuale del popolo rom nel sud
in un buio di giostre in disuso
e un passeggiare recidivo della Francia
qualche rom sì è fermato italiano
nella penombra di un balcone *** Baracca da campo dei rom
come un rame a imbrunire su un muro
**** Traduzione in romanes di Giorgio
o matu (la campagna) Bozzecchi (rom harvato)
Saper leggere il libro del mondo
o céu (il cielo)
con parole cangianti e nessuna scrittura
a senda (il sentiero) Testo: F.De Andrè – I.Fossati
nei sentieri costretti in un palmo di mano Anno di pubblicazione: 1996
a escola (la scuola)
i segreti che fanno paura
a igreja (la chiesa) ANIME SALVE
finché un uomo ti incontra e non si
a desonra (la vergogna)
riconosce Mille anni al mondo mille ancora
a saia (la gonna)

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che bell'inganno sei anima mia com'è l'é
e che bello il mio tempo che bella guardala come arriva guarda che è lei amiala cum'â l'arìa amìa ch'â l'è lé ch'â
compagnia che è lei l'è lé
guardala come arriva guarda guarda
Sono giorni di finestre adornate com'è (guardala come arriva guarda com'è
canti di stagione guardala come arriva guarda che è lei com'è
anime salve in terra e in mare che è lei) guardala come arriva guarda che è lei
che è lei)
Sono state giornate furibonde Nera che porta via che porta via la via
senza atti d'amore nera che non si vedeva da una vita Acqua di spilli fitti dal cielo e dai soffitti
senza calma di vento intera così Dolcenera nera acqua per fotografie per cercare i
nera che picchia forte che butta giù le complici da maledire
Solo passaggi e passaggi porte acqua che stringe i fianchi tonnara di
passaggi di tempo passanti
nu l'è l'aegua ch'à fá baggiâ
Ore infinite come costellazioni e onde imbaggiâ imbaggiâ âtru da cammalâ
spietate come gli occhi della memoria â nu n'à â nu n'à
altra memoria e non basta ancora (non è l'acqua che fa sbagliare
(ma) chiudere porte e finestre chiudere (altro da mettersi in spalla
Cose svanite facce e poi il futuro porte e finestre) non ne ha non ne ha)

I futuri incontri di delle amanti scellerate Nera di malasorte che ammazza e Oltre il muro dei vetri si risveglia la vita
saranno scontri passa oltre che si prende per mano
saranno cacce coi cani e coi cinghiali nera come la sfortuna che si fa la tana a battaglia finita
saranno rincorse morsi e affanni per dove non c'è luna luna come fa questo amore che dall'ansia di
mille anni nera di falde amare che passano le bare perdersi
ha avuto in un giorno la certezza di
Mille anni al mondo mille ancora âtru da stamûâ aversi
che bell'inganno sei anima mia â nu n'á â nu n'á
e che grande il mio tempo che bella Acqua che ha fatto sera che adesso si
compagnia (altro da traslocare ritira
non ne ha non ne ha) bassa sfila tra la gente come
Mi sono spiato illudermi e fallire un'innocente che non c'entra niente
abortire i figli come i sogni Ma la moglie di Anselmo non lo deve fredda come un dolore Dolcenera senza
mi sono guardato piangere in uno sapere cuore
specchio di neve che è venuta per me
mi sono visto che ridevo è arrivata da un'ora atru da rebellâ
mi sono visto di spalle che partivo e l'amore ha l'amore come solo â nu n'à â nu n'à
argomento
Ti saluto dai paesi di domani e il tumulto del cielo ha sbagliato (altro da trascinare
che sono visioni di anime contadine momento non ne ha non ne ha)
in volo per il mondo
Acqua che non si aspetta altro che E la moglie di Anselmo sente l'acqua
Mille anni al mondo mille ancora benedetta che scende
che bell'inganno sei anima mia acqua che porta male sale dalle scale dai vestiti incollati da ogni gelo di pelle
e che grande questo tempo che sale senza sale sale nel suo tram scollegato da ogni distanza
solitudine acqua che spacca il monte che affonda nel bel mezzo del tempo che adesso le
che bella compagnia terra e ponte avanza

Testo: F.De Andrè – I.Fossati nu l'è l'eagua de 'na rammâ Così fu quell'amore dal mancato finale
Anno di pubblicazione: 1996 'n calabà 'n calabà così splendido e vero da potervi
DOLCENERA ingannare
(non è l'acqua di un colpo di pioggia
Amiala ch'â l'arìa amìa cum'â l'è cum'â
(ma) un gran casino un gran casino) amiala ch'â l'arìa amìa cum'â l'è cum'â
l'é
l'é
amiala cum'â l'arìa amìa ch'â l'è lé ch'â
Ma la moglie di Anselmo sta sognando amiala cum'â l'arìa amìa ch'â l'è lé ch'â
l'è lé
del mare l'è lé
amiala cum'â l'arìa amìa amìa cum'â l'é
quando ingorga gli anfratti si ritira e amiala cum'â l'arìa amìa amìa cum'â l'é
amiala ch'à l'arìa amìa ch'â l'è lé ch'â l'è
risale amiala ch'à l'arìa amìa ch'â l'è lé ch'â l'è

e il lenzuolo si gonfia sul cavo dell'onda lé
e la lotta si fa scivolosa e profonda
(guardala che arriva guarda com'è
amiala cum'â l'arìa amìa cum'â l'è cum'â (guardala che arriva guarda com'è

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com'è c'è una stella marina che dev'esserci un mondo di vivere
guardala come arriva guarda che è lei ogni tre stelle senza dolore
che è lei c'è un aereo che vola
guardala come arriva guarda guarda ogni balcone Una corsa degli occhi negli occhi
com'è una bocca che m'innamora a scoprire che invece
guardala come arriva guarda che è lei è soltanto un riposo del vento
che è lei) Ogni tre ami un odiare a metà
c'è una stella marina
Testo: F.De Andrè – I.Fossati ogni tre stelle c'è un aereo che vola E alla parte che manca
Anno di pubblicazione: 1996 ogni balcone si dedica l'autorità
LE ACCIUGHE FANNO IL PALLONE una bocca che m'innamora
Che la disamistade *
Le acciughe fanno il pallone
Le acciughe fanno il pallone si oppone alla nostra sventura
che sotto c'è l'alalunga
che sotto c'è l'alalunga questa corsa del tempo
se non butti la rete
se non butti la rete a sparigliare destini e fortuna
non te ne lascia una
non te ne resta una
non te ne lascia una Che ci fanno queste anime
E alla riva sbarcherò
non te ne lascia davanti alla chiesa
alla riva verrà la gente
questa gente divisa
questi pesci sorpresi Testo: F.De Andrè – I.Fossati questa storia sospesa
li venderò per niente Anno di pubblicazione: 1996

DISAMISTADE *Disamistade: letteralmente


Se sbarcherò alla foce
"disamicizia" e per estensione "faida"
e alla foce non c'è nessuno Che ci fanno queste anime
in lingua sarda
la faccia mi laverò davanti alla chiesa
nell'acqua del torrente questa gente divisa Testo: F.De Andrè – I.Fossati
questa storia sospesa Anno di pubblicazione: 1996
Ogni tre ami
c'è una stella marina A misura di braccio  CÚMBA
amo per amo a distanza di offesa Pretendente:
c'è una stella che trema che alla pace si pensa Gh'aivu 'na bella cúmba ch'â l'è xeûa
ogni tre lacrime che la pace si sfiora fòea de cá
batte la campana giánca cun'â néie ch'â desléngue a cian
Due famiglie disarmante di sangue d'â sâ
Passan le villeggianti si schierano a resa
con gli occhi di vetro scuro e per tutti il dolore degli altri Duv'à l'è duv'à l'è dúve duv'â l'è
passan sotto le reti è dolore a metà
che asciugano sul muro Che l'hán vursciûa védde cegâ l'á a stú
Si accontenta di cause leggere casâ
E in mare c'è una fortuna la guerra del cuore spéita cúme l'áigua ch'â derua zû p'oú
che viene dall'oriente il lamento di un cane abbattuto riá
che tutti l'hanno vista da un'ombra di passo
e nessuno la prende si soddisfa di brevi agonie Nu ghe n'è nu ghe nu ghe n'è nu ghe n'è
sulla strada di casa
Ogni tre ami uno scoppio di sangue Padre:
c'è una stella marina un'assenza apparecchiata per cena Cáu oú mè zuenótto ve pórta miga na
ogni tre stelle smangiaxún
c'è un aereo che vola E a ogni sparo di caccia all'intorno che se cusci fise puriésci anávene 'n
ogni tre notti si domanda fortuna gattixún
un sogno che mi consola
Che ci fanno queste figlie Nu ghe n'è nu ghe n'è nu ghe n'è nu ghe
Bottiglia legata stretta a ricamare a cucire nu ghe n'è
come un'esca da trascinare queste macchie di lutto
sorso di vena dolce rinunciate all'amore Pretendente:
che liberi dal male Végnu d'â câ du ráttu ch'oú magún oú
Fra di loro si nasconde sliga i pê
Se prendo il pesce d'oro una speranza smarrita Padre:
ve la farò vedere che il nemico la vuole Chí de cúmbe d'âtri nu n'è vegnûe nu se
se prendo il pesce d'oro che la vuol restituita n'è pôsé
mi sposerò all'altare Pretendente:
E una fretta di mani sorprese Végnu c'oú côeu maróttu de 'na pasciún
Ogni tre ami a toccare le mani che nu ghe n'è nu ghe n'è

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Padre: Â l'é xêuâ â l'é xêuâ l'angoscia slega i piedi
Chí gh'è 'na cúmba giánca ch'â nu l'è â â cúmba giánca
vostra ch'â l'é a mê nu ghe n'è de nôette â l'é xêuâ Padre:
Âtre nu ghe n'è au cián d'â s'â Qui di colombe d'altri non ne sono
âtre nu ghe n'è A truvián â truvián venute
nu ghe n'è â cúmba giánca non se ne sono posate
de mázu â truvián
Coro: áu cián d'oú pán Pretendente:
 l'é xêuâ â l'é xêuâ Duv'à l'è duv'à l'è Vengo con il cuore malato di una
â cúmba giánca ch'â ne s'ascúnde passione che non ha uguali
â l'é xêuâ â l'é xêuâ se maiá se maiá
au cián d'â s'â áu cián d'oú pán Padre:
â l'é xêuâ â l'é xêuâ cum'â l'é cum'â l'é Qui c'è una colomba bianca che non è
â cúmba giánca l'é cum'â néie la vostra che è la mia
de nôette â l'é xêuâ ch'â vén zû deslenguâ Non ce n'è altre non ce n'è non ce n'è
áu cián d'oú pán da oú riâ altre non ce n'è
 l'é xêuâ â l'é xêuâ
Pretendente: â cúmba giánca Coro:
Vuí nu vuriésci dámela sta cúmba da de mázu â truvián E' volata è volata la colomba bianca
maiâ áu cián d'â sâ di notte è volata a pian del sale
giánca cum'â néie ch'â deslengue 'nt oú Duv'à l'è duv'à l'è la troveranno la troveranno la colomba
riá ch'â ne s'ascúnde bianca
se maiá se maiá di maggio la troveranno a pian del pane
Nu ghe n'è nu ghe n'è áu cián d'oú pán
Pretendente:
Padre: Cúmba cumbétta Voi non vorreste darmela questa
Mié che sta cúmba bèlla â stá de lûngu béccu de sêa colomba da maritare
barbacíu sérva à striggiún c'ou maiu 'n giandún bianca come la neve che si scioglie nel
che nu m'â pôsse védde à scricchî 'nté Martín ou vá à pê rio
n'âtru níu cun' l'âze deré dov'è dov'è dov'è dove dov'è
foêgu de légne ánime in çe
Nu ghe n'è nu ghe n'è nu ghe n'è cúmba cumbétta Padre:
béccu de sêa Guardate che questa bella colomba è
Pretendente: sérva à striggiún c'ou maiu 'n giandún abituata a cantare in allegria
 tegnió à dindánase sutt'à 'n anglóu de Martín ou vá à pê che io non la debba mai vedere stentare
melgranâ cun' l'âze deré in un altro nido
cu'â cûa ch'oú l'ha d'â sèa â mán lingéa foêgu de légne ánime in çe non ce n'è non ce n'è non ce n'è
d'oú bambaxia
Testo: F.De Andrè – I.Fossati Pretendente:
Dúve duv'â l'è Anno di pubblicazione: 1996 La terrò a dondolarsi sotto una pergola
dúve duv'â l'è LA COLOMBA (traduzione) di melograni
duv'â l'è duv'â l'è Pretendente: con la cura che ha della seta la mano
Avevo una bella colomba che è volata leggera del bambagiaio
Padre: fuori casa dov'è dov'è dov'è dove dov'è
Zeunu ch'âei bén parlóu 'nte sta seián-a bianca come la neve che si scioglie a
de frevà pian del sale Padre:
Pretendente: Giovane che avete ben parlato in questa
 tegnió à dindánase sutt'à 'n anglóu de dov'è dov'è sera di febbraio
melgranâ che l'hanno vista piegare le ali verso
Padre: questo casale Pretendente:
Saêi che sta cúmba à mázu a xêuâ d'â veloce come l'acqua che precipita dal rio La terrò a dondolarsi sotto una pergola
mê 'nt â vostra câ di melograni
nu ghe n'è non ce n'è non ce n'è non ce n'è
Padre:
Pretendente: Padre: Sappiate che questa colomba a maggio
cu'â cûa ch'oú l'ha d'â sèa â mán lingéa Caro il mio giovanotto non vi porta mica volerà dalla mia nella vostra casa
d'oú bambaxia un qualche prurito
che se così fosse potreste andarvene in Pretendente:
Âtre nu ghe n'è giro per amorazzi Con la cura che ha della seta la mano
nu ghe nu ghe n'è âtre nu ghe n'è leggera del bambagiaio
Pretendente: non ce n'è altre non ce n'è non ce n'è
Coro: Vengo dalla casa del topo che altre non ce n'è

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E se lo sa mio padre col suo marchio speciale di speciale
Coro: mi metterò in cammino disperazione
E' volata è volata la colomba bianca se mio padre lo sa e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi
di notte è volata a pian del sale m'imbarcherò lontano passi
per consegnare alla morte una goccia di
La troveranno la troveranno la colomba Mastica e sputa splendore
bianca da una parte la cera di umanità di verità
di maggio la troveranno a pian del pane mastica e sputa
dall'altra parte il miele Per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno
Dov'è dov'è che ci si nasconde mastica e sputa prima che metta neve scettro posticcio
si sposerà si sposerà a pian del pane e seminò il suo passaggio di gelosie
Ho visto Nina volare devastatrici e di figli
Com'è com'è è come la neve tra le corde dell'altalena con improbabili nomi di cantanti di tango
che viene giù sciolta dal rio un giorno la prenderò in un vasto programma di eternità
come fa il vento alla schiena
È volata è volata la colomba bianca Ricorda Signore questi servi
di maggio la troveranno a pian del sale Luce luce lontana disobbedienti
che si accende e si spegne alle leggi del branco
Dov'è dov'è che ci si nasconde quale sarà la mano non dimenticare il loro volto
si sposerà si sposerà a pian del pane che illumina le stelle che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
Colomba colombina becco di seta Mastica e sputa
serva a strofinare per terra col marito a prima che venga neve come una svista
zonzo come un'anomalia
Martino va a piedi con l'asino dietro Testo: F.De Andrè – I.Fossati come una distrazione
fuoco di legna anime in cielo Anno di pubblicazione: 1996 come un dovere
HO VISTO NINA VOLARE SMISURATA PREGHIERA
(Nota: "Smisurata preghiera" è
Mastica e sputa Alta sui naufragi
liberamente tratta dalla "Saga di
da una parte il miele dai belvedere delle torri
Maqroll" - Il gabbiere - di Alvaro
mastica e sputa china e distante sugli elementi del
Mutis Ediz. Einaudi – Torino)
dall'altra la cera disastro
mastica e sputa dalle cose che accadono al di sopra Testo: F.De Andrè – I.Fossati
prima che venga neve delle parole Anno di pubblicazione: 1996
celebrative del nulla
Luce luce lontana lungo un facile vento
più bassa delle stelle di sazietà di impunità
sarà la stessa mano
che ti accende e ti spegne Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
Ho visto Nina volare a guidare la colonna
tra le corde dell'altalena di dolore e di fumo
un giorno la prenderò che lascia le infinite battaglie al calar
come fa il vento alla schiena della sera
la maggioranza sta la maggioranza sta
E se lo sa mio padre
dovrò cambiar paese Recitando un rosario
se mio padre lo sa di ambizioni meschine
m'imbarcherò sul mare di millenarie paure
di inesauribili astuzie
Mastica e sputa coltivando tranquilla
da una parte il miele l'orribile varietà
mastica e sputa delle proprie superbie
dall'altra la cera la maggioranza sta
mastica e sputa
prima che faccia neve Come una malattia
come una sfortuna
Stanotte e venuta l'ombra come un'anestesia
l'ombra che mi fa il verso come un'abitudine
le ho mostrato il coltello
e la mia maschera di gelso Per chi viaggia in direzione ostinata e
contraria

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