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01/11/13

Mitologia greca e latina, Eros, Erse, Ersilia, Esaco

MITOLOGIA CLASSICA

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Mitologia greca e latina : lettera E

Eros, Erse, Ersilia, Esaco.

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EROS: il dio dell'amore. La poesia omerica non conosce Eros come nume. Da Esiodo in poi invece esso noto sotto il duplice aspetto di divinit teogonica e d'inseparabile compagno di Afrodite. Quale potenza teogonica dell'amore che spinse all'unione vicendevole le coppie dei Numi, lo si considerava come figlio del Caos, o della scura Notte e del luminoso Giorno, o del Cielo e della Terra, o di Urano o di Crono. Qual nume dell'amore, dominatore irresistibile della Natura, degli di e degli uomini, era detto abitualmente figlio di Afrodite, per quanto taluni lo facessero rampollo d'Ilizia, e altri figlio di Zefiro e d'Iride, e altri nato da Zeus. Accanto a lui compaiono spesso le figure affini di Imero e Poto. adorato insieme con Afrodite. Durante la rivolta dei Giganti contro gli di, Porfirione si precipit su Era e cerc di strangolarla; ma ferito al fegato da una freccia scoccata tempestivamente dall'arco di Eros, la sua furia omicida si trasform in una brama lussuriosa e lacer la veste di Era. Zeus, vedendo che il gigante stava per oltraggiare sua moglie, divenne pazzo di gelosia e abbatt Porfirione con una folgore. Sull'Olimpo, Era e Atena discutevano angosciate i mezzi da suggerire al loro protetto, Giasone, perch egli potesse impossessarsi del Vello d'Oro. Infine decisero di chiedere l'aiuto di Afrodite, e costei indusse il suo malvagio figlioletto Eros a far s che Medea, figlia di re Eete, concepisse un'improvvisa passione per Giasone. Eros scocc una freccia che penetr nel cuore di Medea fino in fondo. Famosi luoghi di culto di Eros furono soprattutto Tespie in Beozia e Pario sull'Ellesponto: in Tespie esistettero statue di Eros dovute a Prassitele e a Lisippo, in Pario fu una statua di Prassitele. A Tespie si celebravano in suo onore ogni quattro anni le Erobie con gare ginniche e musicali, che durarono anche nell'epoca romana. In particolar modo nelle palestre fu venerato Eros, come simbolo dell'amicizia e dell'amore tra uomini e giovinetti. Accadeva pertanto di vederne spesso nelle palestre il simulacro fra quelli di Ermete e di Eracle. Gli Spartani e i Cretesi prima della battaglia sacrificavano ad Eros, e a Samo gli dedicarono un ginnasio e celebravano in onor suo le Eleuterie. Gli Ateniesi lo ricordavano accanto ai propri liberatori Armodio e Aristogitone. Dallo stesso ordine d'idee germogliata la figura di Anteros ("l'amore rifiutato") che appare talora accanto a Eros, a significare l'affetto corrisposto tra uomini e giovani. La poesia (come del resto l'iconografia) rappresenta abitualmente Eros come fanciullo o come delicato giovinetto: di rado occorre rappresentazione diversa, come quella di forte e vigoroso garzone che appare da un frammento di Anacreonte: per lo pi appunto il ragazzo o giovinetto birichino che tiranneggia uomini e numi, e se ne ride. Ci anche nella poesia tragica, ma in special modo nella post-classica, specie in quella delle anacreontiche. Oggetto delle fantasie e delle ideologie dei filosofi fu pure Eros: basti ricordare il Simposio platonico. Nell'et alessandrina famosa la creazione della coppia di Amore e Psiche, ricordata per la prima volta da Meleagro nel secolo I a.C., ma che appare sicuramente pi antica. Tutti conoscono la graziosa novella composta su quella coppia da Apuleio. Nella tarda et alessandrina e nella romana le piccole Psichi alate insieme con gli alati Amorini invadono ogni scena di vita naturale, divina, umana, affaccendate quelle come questi nelle pi svariate occupazioni, a indicare l'incoercibile potenza dell'amore.

ERSE: figlia di re Cecrope di Atene e di Aglauro. Le sue due sorelle sono Aglauro e Pandroso, con le quali doveva custodire la cesta in cui Atena aveva nascosto il piccolo Erittonio. Con le sorelle, fu mossa dalla curiosit di vedere che cosa mai si celasse nella cesta e apr il coperchio, scorgendo un fanciullo con una coda di serpente in luogo delle gambe. Atena la pun facendola impazzire, ed ella terrorizzata si gett gi dall'Acropoli insieme alle sorelle. Secondo un'altra versione l'unica colpevole sarebbe stata Aglauro, mentre Erse sarebbe sfuggita al castigo e, sedotta da Ermete, gli avrebbe generato un figlio, chiamato Cefalo.

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Port alini: dal met eo ai t elefoni

Mitologia greca e latina, Eros, Erse, Ersilia, Esaco

ERSILIA: donna sabina su cui esiste una duplice leggenda, la prima delle quali la fa moglie di Romolo, al quale diede due figli: una femmina, Prima, e un maschio, Aollio, in seguito chiamato Avilio. Per prima avrebbe patrocinato, dopo la guerra seguita al ratto delle Sabine, l'alleanza tra Romani e Sabini e, morto Romolo, sarebbe stata anch'essa deificata e venerata dai Romani col nome di Hora Quirini. La seconda leggenda la considera moglie del romano Ostilio cui, prima fra tutte le rapite Sabine, avrebbe dato un figlio, Osto Ostilio che fu poi il padre di Tullio Ostilio, quarto re di Roma. Entrambe le leggende sono concordi nell'attribuirle opera di mediatrice e di pacificatrice, insieme con altre compagne sabine oratrici di pace, dei rapporti tra Romani e Sabini.

ESACO: figlio di Priamo e di Arisbe, impar dal nonno materno, Merope, l'arte di interpretare i signi. Cos, quando Ecuba, poco prima della nascita di Paride, sogn di generare un tizzone infiammato che dava fuoco a tutta la citt di Troia, Priamo subito consult il figlio Esaco che gli annunci che il bimbo che stava per nascere sarebbe stato la rovina di Troia e gli consigli di liberarsene appena nato. Esaco si era innamorato appassionatamante della ninfa Asterope, figlia del fiume Cebreno: quando essa mor, morsa da un serpente, Esaco cerc pi volte di uccidersi gettandosi in mare da una rupe e infine gli di, impietositi, lo tramutarono in un uccello pescatore, cosicch egli potesse abbandonarsi alla sua mania ossessiva senza offendere il decoro.

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