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LUCI ED OMBRE DELLA GIUSTIZIA (agli occhi del comune cittadino) Sommario: 1. Considerazioni introduttive. 2. Le luci della giustizia.

. 3. Le ombre della giustizia: la giustizia spettacolo. 4. La giustizia ideologizzata. 5. La giustizia ad personam. 6. La giustizia collusa coi media. 7. La giustizia spiona e guardona. 8. La giustizia indulgenziale. 9. La giustizia lumaca, a due velocit, ad orologeria. 10. La giustizia della carcerazione preventiva. 11. La giustizia giuscreativa. 12. Considerazioni conclusive.

1. Considerazioni introduttive. Ho accolto linvito a partecipare a questo incontro con piacere e con compiacimento per liniziativa. Ma con qualche perplessit, perch incerto se persistere nel trattare i sommi problemi, dal punto di vista strettamente tecnico-giuridico, del diritto penale sostanziale e processuale, che affliggono la giustizia penale e la sua effettivit. Ma avendoli trattati per cinquantacinque anni ed essendone sufficientemente saturo, per non dire annoiato, ho pertanto optato forse con sorpresa del presente pubblico e spero con una non eccessiva delusione (e se cos fosse, me ne rammarico) per una trattazione, pi umile, della giustizia da un punto di vista della prassi, del costume e, quindi, della deontologia giudiziaria, immedesimandomi, come cittadino, nelle vesti del comune cittadino, troppo spesso ignorato e negletto, pur essendo egli non va mai dimenticato il primario destinatario, lutente, potenziale o reale, della giustizia, e consapevole che la giustizia non sempre bussa alla sola porta del vicino: per cercare di cogliere ci che della giustizia appare ai suoi occhi, nelle sue luci e nelle sue ombre, nellessere della giustizia nella sua realt attuale e nel dover essere della medesima nel futuro, auspicabilmente prossimo. E poich il comune cittadino pu essere anche penalista, come tale incorreggibilmente portato, per deformazione professionale, a cogliere pure nellamministrazione della giustizia pi le ombre che le luci, e, quindi, le disfunzioni e le degenerazioni, anche perch, mentre le luci sono doverose e, quindi, da conservare,

le ombre, le disfunzioni e le degenerazioni, si impongono immediatamente alla sensibilit e alla percezione collettiva, sotto le stimolazioni anche mediatiche e, quindi, auspicabilmente da eliminare.

2. Le luci della giustizia. Per quanto concerne le luci, anche il comune cittadino ben sa: 1) che la giustizia un servizio pubblico imprescindibile, che assieme alla criminalit, costituisce una delle costanti pi costanti della storia umana, nel tempo e nello spazio; 2) che al servizio pubblico della giustizia competono il rango e la tutela, che assistono il diritto alla salute, allistruzione e cos via; 3) che una giustizia giusta, pronta a tutelare la vedova e lorfano, una connotazione di ogni societ democratica e, prima e ancor pi, di civilt. E, quindi, un bene da difendere (anche da se stessa). Cos come il comune cittadino non pu non riconoscere che, tra le luci, vi anche il primario merito della giustizia penale, assieme alle forze dellordine, di rendere a noi tutti la vita quotidiana pi sicura e pi tranquilla e, quindi, migliore la qualit della nostra esistenza. Anche se talora e non va mai dimenticato a rischio o al prezzo, per gli operatori della giustizia, della propria vita o del vivere una libert limitata sotto la protezione di scorte armate, per difendere le istituzioni democratiche e noi cittadini dalla peggiore criminalit organizzata. E il pensiero corre ai magistrati vittime della droga ideologica del terrorismo, nonch della mafia, che, nella sua tendenza a costituirsi come un contrordinamento criminale allordinamento statuale, la criminalit pi pericolosa in assoluto1. Tutto ci doverosamente premesso e passando ad una analisi schematica delle ombre, va subito precisato, per evitare equivoci e fraintendimenti, che il non apprezzamento da parte del comune cittadino di certi comportamenti di operatori della giustizia ha una finalit non negativa, distruttiva: di delegittimazione, di critica fine a se stessa e, men che meno di preconcetta ostilit. Bens una finalit positiva, costruttiva, nellinteresse cio della stessa giustizia e della magistratura: a) sia per evitare che per la legge
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Sulle ragioni di tale maggiore pericolosit ci permettiamo rinviare al nostro studio: Mafia: la criminalit pi pericolosa, in Riv. it. dir. proc. pen., 2012.

dellassuefazione certe striscianti anomalie della giustizia diventino normalit, poich quando lanormale diventa normale, tutto appare normale anche lanormalit. E si disattivano cos le difese immunitarie, degli anticorpi e, quindi, la capacit di reazione, per cui pi che ci che sta accadendo preoccupa il non accorgercene pi; b) sia per convertire quella sfiducia nella giustizia di tre persone su quattro (stando a certi sondaggi, se fondati) di quel popolo nel cui nome la giustizia amministrata, in una recuperata fiducia di quattro persone su quattro; c) sia perch ci che preoccupa il comune cittadino non sono soltanto certe eterodelegittimazioni della magistratura, ma anche e ancor prima certe pi devastanti autodelegittimazioni, dovute a certe modalit di esercizio della giustizia, che via via esamineremo.

3. Le ombre della giustizia: la giustizia spettacolo. Per il comune cittadino per cominciare non costituisce motivo di particolare apprezzamento la giustizia spettacolo, alimentata dallincontinente protagonismo di certi magistrati, che, tentati da quel diabolico strumento della notoriet e della ricerca di fama e per certe umane propensioni a costituirsi una pubblica immagine (magari sfruttabile politicamente), quotidianamente ci intrattengono, spalleggiati da scostumati media e dal vaniloquio politico, con le loro non dovute esternazioni e presenze televisive, con la partecipazione a talk show (come fosse un secondo lavoro, anzi il primo), con le loro pubbliche dichiarazioni e precisazioni, smentite e rettifiche, repliche e controrepliche, beghe e azioni penali tra procure e tra uffici giudiziari, non interessanti, ma preoccupanti il comune cittadino. E dimentichi che anche per il magistrato esiste un tempo per tacere e un tempo per parlare; che il silenzio del magistrato dovrebbe essere rotto solo con gli atti giudiziari, motivati; e che lindipendenza della magistratura anche indipendenza dal tubo catodico e dalla rotativa. Per il loro silenzio, di tanti magistrati non si sa nulla, pur amministrando la giustizia bene o ancor meglio dei colleghi teatranti. Onde lesigenza sempre pi impellente di separare la giustizia dallo spettacolo, poich il sistema giudiziario deve comprendere che nellera della comunicazione rischia di rimanerne vittima.

4. La giustizia ideologizzata. Per il comune cittadino non costituisce, altres, motivo di particolare apprezzamento la giustizia politicamente e ideologicamente strumentalizzata, se e qualora venga usata, o possa anche soltanto essere sospettata di venire usata, da magistrati per finalit, politiche o ideologiche, estranee ad autentiche ed obiettive istanze di vera giustizia. Cos come in certi processi per teoremi spacciati per verit, in certi processi-inchiesta, e alla caccia ai fantasmi di periodiche trame eversive e di associazioni segrete, fondate sulle esternazioni, inattendibili, di personaggi, psicologicamente disturbati, quali certuni del mondo del pentitismo mafioso. E come pure per certe avventate iniziative giudiziarie, amplificate dal clamore mediatico, con assoluzioni postdecennali di innocenti vittime, distrutte politicamente, professionalmente, economicamente, moralmente, fisicamente ed umanamente. Od, altres, con le benevolenze e le severit sanzionatorie a seconda dellappartenenza dei sogetti processati alle categorie degli amici o dei nemici politici. Ma con la totale immunit da ogni responsabilit dei magistrati, autori dei colpi sparati a salve e con predisposizioni alla recidiva, anche reiterata; e lelementare interrogativo da parte del comune cittadino (anche se non ben conscio, per, della complessit e delicatezza del problema) del perch dellirresponsabilit del magistrato per abuso di potere, negligenza o incapacit, come succede invece per il primario, che inietta la medicina sbagliata a bimbi in cura. Mentre onest vorrebbe una doverosa scelta tra toga o politica. Punte emergenti, anche queste, di quel sottostante ideologismo ossessivo, il male oscuro di questo nostro paese, che continua ad ammorbare la cultura, la politica e i sindacati, i media, la scuola, le piazze, e dal quale non appare non sempre indenne anche certa magistratura. Ideologismo, da cui ancora tanto lento il processo di disintossicazione; e per cui lideologia assume il primato su tutte le altre scienze ed esperienze umane. E che ha portato la nostra democrazia a vivere sul voto ideologico, e non di premio o sanzione per i programmi enunciati, attuati o non attuati. Fino agli autentici deliri, da intossicazione ideologica, del terrorismo ideologico, esclusivit soltanto italiana. E questa terribile categoria di soggetti ideologizzati, siano essi politici o mediatici,

intellettuali o uomini comuni, docenti o magistrati sul postulato manicheo che esiste una sola cultura, una sola etica, una sola democrazia, una sola fedelt alla Costituzione, una sola onest, una sola intelligenza (anche elettorale), una sola libert, una sola informazione, una sola legalit, una sola verit, una sola giustizia: la loro, monopolizzando cos tutte le umane virt si sente legittimata ad accanirsi contro gli inventati nemici di turno. E ad usare i propri poteri, culturali, politici, mediatici, partitici, giudiziari, non come strumenti per una civile competizione, ma come clava contro linventato nemico, quale che sia di volta in volta la vittima sacrificale e la sua appartenenza politica. Cosa seria, di certo, e perci particolarmente sentita ed auspicata dal comune cittadino, la questione morale. E, quindi, ben venga, essendo la moralit un imperativo categorico per tutti, senza pretese di esclusivit e non solo quando fa comodo, per bonificare settori corrotti della vita pubblica. E a tale bonifica concorre, come atto doveroso, anche la magistratura. Molto attenta, per, a non scivolare, tentata da certe condivisioni o da certe avversioni politico-ideologiche, sulla scivolosa china della molto meno seria, ma alquanto diffusa e sovente praticata, doppia moralit, usata immoralmente dai monopolisti della moralit a senso unico: ossia di una moralit utilizzata contro gli avversari politici indagati o, comunque, per distruggere altrui reputazioni a mero scopo di vantaggio politico; e di una tuttaltra morale, usata a favore dei propri appartenenti, intoccabili anche se indagati, contraddicendo cos la stessa invocata morale. E con la conseguente pretesa introduzione del principio dellautomatica esclusione dalla politica e dalle istituzioni di ogni indagato come tale; il che significherebbe sancire il dominio assoluto della magistratura sulla politica (bastando un qualsiasi zelante pubblico ministero di turno per fare cadere governi e svuotare i vertici dei partiti) e linstaurazione del governo dei magistrati. Mentre le dimissioni debbono costituire una eventualit, circoscritta ai casi di emersione di fatti criminosi di particolare gravit ed attendibilit, tenuto conto dei troppi processi penali a soggetti politici, conclusisi con sentenza, molto o troppo tardiva, di assoluzione e con effetti irreparabili. E della pressoch certezza, per non dire della garanzia, che le indagini di certi pubblici ministeri si concluderanno con un nulla di fatto, stante i dati statistici della corposa serie di insuccessi delle loro iniziative giudiziarie.

Dimissioni, quindi, non pretese ed agitate come uno scalpo, ma solo se coinvolto un avversario. Anche per non convertire sulla base di un comodo sospetto come non di rado avviene la presunzione di non colpevolezza in presunzione di colpevolezza. E con la presa di coscienza dei gravi danni ai cittadini e alla stessa magistratura, arrecati dalla cultura del sospetto. Di fronte, poi, ad un certo numero di magistrati, prestati alla politica come parlamentari, sindaci, ecc., esistono criteri per liberare il comune cittadino da ogni possibile sospetto di un utilizzo politicizzato della giustizia e del protagonismo giudiziario come rampa di lancio per la carriera politica nellambito di forze partitiche da essi direttamente o indirettamente favorite o privilegiate; e per assicurarlo che tali magistrati non usano la politica per fare carriera, ma esercitano soltanto il loro incontestabile diritto costituzionalizzato di elettorato anche passivo, senza pregiudizio alcuno per la giustizia?

5. La giustizia ad personam. Per il comune cittadino non costituisce motivo di particolare apprezzamento pure la giustizia ad personam, ossia: a) n le leggi o le proposte di legge, accusate, a ragione o a torto, di essere modellate anche su particolari situazioni di specifici indagati;b) ma, parimenti, neppure i processi penali ad personam, perch ad un uso giudiziario unilaterale, per cos dire di un diritto penale del nemico, fa riscontro per lelementare principio di azione-reazione, operante nel campo non solo della fisica, ma anche umano, e per leffetto boomerang per cos dire un diritto penale dellamico, di autodifesa. Quale che sia non importa linventato nemico aggredito o lamico difeso di turno e larea politica di appartenenza, poich ci che importa e deve importare il sottostante problema dei processi e delle leggi ad personam, quale che siano le vittime e i beneficiati di volta in volta2. Due fenomeni degenerativi, di violazione del principio di eguaglianza, cardine fondamentale di una giustizia giusta, per porre fine ai quali lardua via percorribile
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Rinviamo su tale tematica al nostro studio: Il diritto penale del nemico, il diritto penale dell'amico, il nemico del diritto penale e l'amico del diritto penale , in Riv. it. dir. proc. pen., 2007, 470.

resta il rientro nei rispettivi alvei istituzionali, contro certe tentazioni: a) della magistratura, di sostituirsi al potere politico e di governo, attraverso un uso ideologico, unilaterale e alternativo, della giustizia; b) della politica, di sostituirsi alla giustizia mediante leggi ad personam; c) dellavvocatura, di accusare la magistratura e di assurgere a garante coram populo della santit dei propri assistiti, anzich difendere gli imputati nelle sedi giudiziarie e sulla base delle risultanze processuali.

6. La giustizia collusa coi media. Per il comune cittadino non costituisce motivo di particolare apprezzamento neppure la giustizia collusa coi media, che d luogo a circuiti giudiziario-mediatici, pericolosi o comunque sospettabili, perci inopportuni ed evitandi, per i possibili reciproci condizionamenti: 1) poich i silenzi e le rivelazioni di notizie processuali ai media, pilotate ad intermittenza a seconda della loro funzionalit a colpire o a preservare certi interessi in gioco o a favorire nella pubblica opinione colpevolismi o innocentismi, crea gravi discriminazioni e diseguaglianze nella tutela delle reputazioni e riservatezza degli indagati e nellaccertamento giudiziale della verit; 2) perch si creano blocchi informativi a favore dei media privilegiati, che in materia giudiziaria ne sanno sempre un po di pi di altri media, che fanno del collateralismo giudiziario-mediatico la propria linea editoriale e una redditizia professione di giornalisti portavoce di certi interessi processuali; 3) perch d luogo a quella deprecabile prassi delle notificazioni giudiziarie a mezzo stampa e delle impunite violazioni del segreto processuale, nulla essendo in questo paese pi pubblico di tale segreto. Elevando cos le edicole ad ausiliari di giustizia, i quotidiani a bacheche degli uffici giudiziari ed i verbali di indagini a manifesti elettorali.

7. La giustizia spiona e guardona. Ma per il comune cittadino non motivo di particolare apprezzamento nemmeno la giustizia spiona e guardona: dellorgia delle

intercettazioni telefoniche: 1) perch un tale accanimento intercettativo non trova riscontro in alcun altro paese, tanto pi democratico e ancor pi se civile; con elevatissimi costi e sprechi di denaro (il 40%, si dice, della spesa di giustizia), gravanti sul solito cittadino contribuente, gi tanto taglieggiato dai finanziamenti statali di tante corporazioni e caste, pubbliche e private; e con tanto denaro sottratto ad un utilizzo per un migliore e pi celere funzionamento della giustizia; 2) perch agli accaniti difensori (certi magistrati, certi mediatici e certi politici) delle intercettazioni incontrollate e delle divulgazioni scriteriate, senza limiti, va ricordato che essi dimenticano (o fa loro comodo dimenticare) che nella differenza tra intercettazioni, irrinunciabili, per verificare una pervenuta notitia criminis e intercettazioni a strascico, a caccia di reati, sta la differenza tra lo Stato di diritto e lo Stato di polizia, con la giustizia del sospetto; 3) perch laccanita publicizzazione dei contenuti delle intercettazioni, pilotate e trasmesse clandestinamente dai soliti noti ai soliti media del collateralismo giudiziario-mediatico, non solo non si ferma, ma si compiace nel rendere pubbliche conversazioni telefoniche riguardanti soggetti del tutto estranei ad una qualsiasi indagine giudiziaria, e, comunque, prive di una qualsiasi rilevanza processuale; 4) perch con maliziosa selezione si pubblicano solo le intercettazioni orientate allaccusa e non quelle che scagionano; 5) perch basta una mezza frase pronunciata al telefono per far scattare inchieste, divulgazioni mediatiche ed anticipate condanne, a prescindere se a pronunciarle siano personaggi inattendibili, millantatori recidivi, elevati ad oracoli (anzich perseguirli come diffamatori, calunniatori, falsi testimoni), e a prescindere dalla inesistenza di riscontri obiettivi; 6) perch le intercettazioni divulgate per denunciare i vizi privati di soggetti investiti di pubbliche funzioni, in assenza di reato o, comunque, estranee alla pi ampia sfera di illuminabilit dell homo publicus, tendono a trasformare la democrazia in un totalitarismo etico. E, comunque, costituiscono uno smembramento del limite dellinteresse pubblico-sociale dellinformazione lecita ed una invasione illegittima

dellaltrui sfera esclusivamente privata ed intima; 7) perch per attivare gli anticorpi contro le intercettazioni (che in questo paese non si negano a nessuno e che hanno rovinato la reputazione di tanta gente, nellindifferenza generale) da parte anche dei settori mediatici e politici, plaudenti quando colpivano personaggi di parte avversa, occorsa la scalata intercettatrice e pubblicizzata ai pi alti vertici delle istituzioni, cio del Capo dello Stato, creduto inviolabile. Ma quale che sia il responso della Corte costituzionale sul conflitto di attribuzioni, sollevato dal presidente della Repubblica, prontamente e correttamente, resta pur sempre e da troppo tempo il problema delle intercettazioni senza criterio, che richiede una soluzione sempre pi sollecita, affinch non siano pi usate come arma impropria contro gli avversari politici e, ancor prima, a tutela della riservatezza dei non indagati. E sempre con lo stesso schema ripetitivo: lintercettazione immancabile, le frasi di comodo prese qua e l, lesplosione dello scandalo provocato, linchiesta della magistratura. E poi, quando si vorr, larchiviazione in sordina. E, quindi, luso intimidatorio o semplicemente denigratorio dei verbali di intercettazioni, elevati a strumento anche nella lotta per il potere. Contro le degenerazioni della giustizia spettacolo dei protagonismi giudiziari, delle incontrollate fughe di notizie processuali segrete, una possibile azione di contrasto, adottata anche altrove (es.: Svizzera), pu consistere nel sottoporre la pur necessaria e doverosa informazione giudiziaria alla pubblica opinione, per un essenziale controllo sullamministrazione della giustizia, ad un sistema impersonale e indiretto della comunicazione della notizia processuale ai media, quale ilcomunicato scritto del capo dellufficio alle agenzie di informazione. Ci in sostituzione dellattuale mala prassi dellintervista, della conferenza stampa (alla presenza degli immancabili fotografi) e dellesternazione radiotelevisiva. E sistema che, ad un tempo, tende: a) ad evitare la pubblicit personale e il protagonismo dei singoli magistrati, che conducono le indagini; b) a garantire la par condicio dei media, potendo ciascuno attingere la notizia dalle agenzie; c) ad impedire listaurarsi di certi sospetti circuiti giudiziario-mediatici e che certe diffusioni di notizie processuali siano determinate da motivazioni estranee alla autentica ed obiettiva esigenza della informazione giudiziaria.

8. La giustizia indulgenziale. Per il comune cittadino non costituisce motivo di particolare apprezzamento anche la giustizia indulgenziale, che costituisce il prodotto di sintesi3: 1) sul piano scientifico-culturale, di certi garantismi (quando non anche di certe inimicizie verso il diritto penale), proclamati allinterno delle scienze criminali e della didattica universitaria, non sempre memori che valore umano non soltanto il reo ma anche non meno la negletta vittima. Onde qualche opportuno esame di coscienza, scientifica ed accademica; 2) sul piano legislativo, di certi clemenzialismi criminogeni (amnistie, indulti, condoni, sanatorie, liberazioni condizionate, pentitismi premiati, snaturamenti delle sospensioni condizionali, delle pene detentive e delle pene sostitutive, nonch dei riti alternativi, con sensibili riduzioni di pena): il tutto finalizzato alla decongestione della giustizia e del carcere, ma che altera la stessa identit del diritto penale nella sua funzione generalpreventiva e specialpreventiva, vanificando lessenziale rapporto di proporzione tra colpevolezza e pena. E non di facile compatibilit con una seria politica riduzionistica del diritto penale, perch una cosa la riduzione del diritto penale inflazionato e non necessario e ben altra cosa la disapplicazione indiscriminata anche del diritto penale necessario; 3) sul piano giudiziario, di certi indulgenzialismi, pure criminogeni, per la tendenza della conversione degli ampi spazi del discrezionale: a) in obbligatorio, se favorevole al reo (con gli automatismi delle attenuanti generiche, delle sospensioni condizionali, dei benefici di legge, della continuazione tra reati non continuati, delle pene tendenti ai minimi edittali, dei patteggiamenti, nonch delle liberazioni condizionali, semilibert, liberazioni anticipate, licenze e permessi premio; b) in vietato, se sfavorevole al reo (cos le pene tendenti ai massimi edittali, la aggravante della recidiva, le misure di sicurezza ai soggetti imputabili pericolosi: col paradosso della negata accertabilit della pericolosit sociale del reo per lapplicazione di tali misure e laffermata accertabilit della non pericolosit sociale del reo per lapplicazione di tutti i possibili benefici di legge.
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Vedi pi ampiamente il nostro studio: Insicurezza e controllo della criminalit, in Riv. it. dir. proc. pen., 2010, 1003.

E cos, nelluniverso della giustizia, il comune cittadino non di rado assiste ad una specie di tela di Penelope, ove: a) la polizia, veramente brava, e la magistratura inquirente individuano reati e rei; b) la magistratura giudicante di prima istanza tende a punire i rei con pene tendenti al minimo edittale;c) la magistratura dappello propende a diminuire ulteriormente la pena (sovente di immotivabili frazioni insignificanti), ma che servono al difensore per giustificare agli occhi del cliente quelle impugnative, che concorrono allulteriore congestione della giustizia; d) la magistratura di legittimit , non di rado, costretta a prendere atto dellintervenuta prescrizione. E a dichiarare estinto il reato; e) e la magistratura di sorveglianza provvede, comunque, ad anticipare la messa in libert dei pochi condannati in espiazione attraverso gli sconti di pena. Sicch ad una criminalit realefa riscontro sempre pi una pena virtuale, poich in concreto non applicata o, se applicata, non integralmente scontata per la politica degli sconti. E il reo, mostro da lapidare come autore del delitto, martire da beatificare come carcerato. Indulgenzialismi criminogeni, che disattendono la primaria ed elementare legge criminologica che esiste un rapporto di proporzione inversa tra condotta antisociale e validi sistemi di controllo (religiosi, morali, familiari, scolastici, associativi, democratici, amministrativi, giuridici ed anche penali, specie quando hanno fallito gli altri controlli); nel senso che il numero di coloro, che pervengono al delitto, cresce col decrescere di tali sistemi normativi di controllo. E lo Stato non pu abbaiare senza mordere e la sanzione limitatrice dei diritti dellautore di reato non un optional, ma condicio sine qua non della credibilit della giustizia e, di riflesso, delle stesse istituzioni. Perch, ad ogni violazione della legge penale deve corrispondere una limitazione dei diritti dellautore: si tratti, a seconda dei reati e dei rei, di una pena detentiva, semidetentiva, non detentiva, interdittiva, pecuniaria, fino ad una disapprovazione e ad un ammonimento orale. E non, invece, la frustrante improduttivit della giustizia, che macchina, costosa, dalla produttivit marginale, allorch viene meno al suo primario compito istituzionale di applicare ai colpevoli, attraverso un processo giusto, sanzioni giuste e reali. E se le attuali strutture carcerarie sono inadeguate per i meritevoli di carcerazione, il problema si risolve con la costruzione di nuovi e pi umani istituti carcerari. Non con la politica

delle periodiche amnistie e indulti, con gli scontati ritorni, a breve scadenza, in carcere degli scarcerati, perch sarebbe come pretendere di risolvere il problema delle carenze ospedaliere dichiarando con decreto-legge sani gli ammalati.

9. La giustizia lumaca, a due velocit, ad orologeria. Per il comune cittadino non costituisce, ancora, motivo di particolare apprezzamento la giustizia lumaca, a due velocit, ad orologeria. A) Circa la giustizia lumaca, una piaga endemica, di cui arcinoti sono i deleteri effetti: dalla perdita di efficacia deterrente della pena, senza pi certezza e prontezza dellapplicazione, rispetto ai soggetti con predisposizione al crimine, alla perdita di credibilit della giustizia rispetto ai cittadini onesti, alle vittime, ai titolari di diritti misconosciuti, agli imputati innocenti. Fino alla disincentivazione degli investimenti italiani e stranieri (e la perdita di almeno un punto del PIL, a detta della Banca dItalia), dovuta alla giustizia lumaca. Una piaga endemica, risalente ormai a molti decenni fa, ma che continua a resistere, imperterrita, a tutte le riforme legislative (sostituzione o modifiche dei codici e degli ordinamenti giudiziari, riduzione del numero dei membri di collegi giudicanti, revisione della geografia giudiziaria, introduzione dei riti alternativi, del giudice di pace, delle depenalizzazioni, della mediazione obbligatoria, delle Sezioni stralcio, dei giudici onorari, aggregati, ecc. ecc.). Una piaga endemica, che vive e prolifica in perfetta sincronia col pi generale fenomeno dellinefficienza e dei ritmi lenti e improduttivi dellintero settore pubblico. Piaga endemica, che imputabile non ad un avverso Fato o a divinit invidiose, ma a cause umane, molteplici e concorrenti. Compreso il dato che sulla lentezza della giustizia troppi ci marciano (magistrati ed ausiliari indolenti, oziosi e assenteisti, avvocati del dum pendet, rendet, delinquenti anelanti alla prescrizione, debitori morosi e defatiganti). E tutti coloro che sanno di aver torto e i disonesti. Con listituto della prescrizione, che svolge un ruolo da protagonista, tanto da essere definito un vero e proprio agente patogeno; innanzitutto nel settore penale (con la provocata estinzione dal 2001 a tuttoggi di 1.695.000 processi, di cui ben 141.851 nel 2010).

E sulle cause della lenta giustizia si imporrebbe un doveroso ed impietoso, ma improbabile, esame di coscienza collettivo: del Parlamento, Governo, Universit, Magistratura ed Avvocatura. E degli italici cittadini, che vantano il primato di litigiosit rispetto agli altri paesi4. E questa endemica piaga non pu non suscitare nel comune cittadino inevitabili interrogativi: 1) sul perch, innanzitutto, di tanta irrecuperabile lentezza giudiziaria, disponendo questo paese un numero di operatori della giustizia (magistrati e avvocati) di gran lunga superiore a quelli di altri paesi dalla giustizia celere; 2) sul perch anche nella giustizia, come nellUniversit e nella pubblica amministrazione pi in generale, valga il principio del lavoro non come dovere, ma come volontariato: di quei tanti magistrati ed ausiliari di giustizia, nonch di docenti e di burocrati, che operano anche per quegli indisturbati colleghi, oziosi, semioziosi o affaccendati in tante altre faccende (editoriali, protagonistiche, politiche, ecc.); 3) sulla fondatezza o meno di certe dichiarazioni ministeriali circa il lavoro giornaliero medio dei magistrati di sole ore quattro; 4) sul perch di periodi feriali dei magistrati superiori a quelli di qualsiasi altro lavoratore dipendente, pubblico e privato; della inesistenza di un preciso orario di ufficio o, comunque, di un minimo di ore di lavoro annuo, con presenze quotidiane parziali o non quotidiane e con conseguente incontrollabilit della utilizzazione dei tempi di assenza dallufficio pur sempre per il lavoro dufficio (come sicuramente per non pochi magistrati) o per tuttaltre faccende extraufficio (come magari per altri) o per il diritto di un meritato riposo dopo avere assolto al proprio dovere di lavoro quotidiano. Ed il comune cittadino, costretto a vivere nella storia della cronica lentezza della giustizia e nei tempi della vita umana, e non nella attesa profetica dellavvento di una giustizia celere e di troppi miracoli, si pone pure il quesito (provocatoriamente?) circa la non trascuranda ipotesi di un affidamento fiduciario in appalto della gestione della nostra giustizia a paesi e ci sono dalla giustizia rapida. B) Circa la giustizia a due velocit (cio lenta o rapida e, quindi, violatrice del
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E alla velocizzazione della giustizia non concorre, per il comune cittadino, anche limpiego se le fonti di informazione sono veritiere da ormai due decenni e a tuttoggi, nei confronti della stessa persona di oltre un migliaio di magistrati, in oltre 2640 udienze di 30 processi, di cui gi 27 conclusisi con un nulla di fatto e i rimanenti con una verosimile analoga conclusione. E ci che importa superfluo dirlo non se i destinatari dellaccanimento giudiziario possono essere di destra, di centro o di sinistra, ma il sottostante problema di uno spreco di processi e di un uso della giustizia per finalit eccentriche.

principio di eguaglianza processuale), nel sospettoso cittadino comune pu costituire fonte di dubbio, fondato o meno: 1) che, di fronte alla giustizia particolarmente lenta e inconcludente, la lentezza possa essere dovuta, a seconda dei casi e rispetto ad indagati eccellenti, alle opposte ragioni degli insabbiamenti e degli smarrimenti processuali nei porti delle nebbie; o, al contrario, del mantenimento dellindagato a rosolarsi, per lunghi tempi, sulla graticola giudiziaria penale, procrastinando a tempo indeterminato la doverosa assoluzione, con tutti i maturati effetti disastrosi per il malcapitato; o del rimando dellesito delle sentenze per limbarazzo di dovere smentire colleghi, che hanno iniziato processi distruttivi, ma tali da non reggere al dibattimento (e magari determinanti nelleleggere i membri togati del CSM, cui affidata la loro carriera); 2) che, di fronte ad una giustizia particolarmente rapida, dellalta velocit, lopzione per le corsie preferenziali giudiziarie possa essere dovuta, a seconda dei casi e nei confronti di indagati eccellenti, alle opposte ragioni di una rapida assoluzione o di una rapida condanna. C) Circa la giustizia ad orologeria: siamo di fronte a quelle iniziative giudiziarie che, a seconda dei casi e rispetto ad indagati eccellenti: a) sono avviate o pubblicizzate (con le carte prima tenute nel cassetto), e cos fragorosamente esplose nelle casse di risonanza mediatiche, alla vigilia di consultazioni e di ballottaggi elettorali, di avvenimenti politici nazionali o internazionali e con condizionamenti delle scelte di voto o degli esiti elettorali, quando non anche destabilizzanti del sistema politico e con discredito del Paese Italia nel mondo; b) oppure sono rinviate a dopo la conclusione dei suddetti eventi e, quindi, senza siffatti condizionamenti. Per cui non facile per il comune cittadino, reso sempre pi e incorreggibilmente sospettoso, sottrarsi al dubbio, fondato o meno, che certa orologeria giudiziaria, con certe cronometriche coincidenze, possa essere sempre casuale o dovuta alla improcrastinabile doverosit dellatto processuale o alla funzione di garanzia dello stesso e non usata per deviare il corso della politica.

10. La giustizia della carcerazione preventiva. Per il comune cittadino non motivo di particolare apprezzamento la giustizia della carcerazione preventiva, per la presa datto che labnormit della fuga dalla sanzione per gli indulgenzialismi legislativi e giudiziari e la lentezza della giustizia porta il sistema, per quel minimo di sopravvivenza del bisogno umano di giustizia, ad autocorreggersi attraverso laltra abnormit della carcerazione preventiva, come pena ad esecuzione anticipata ed esemplare, e spesso lunica espiata, in contrasto col principio di non colpevolezza (o con altri principi, se tale carcerazione fosse usata per altri meno nobili scopi); e delluso del processo penale come strumento, anzich di accertamento dei reati e relativi autori, di autonomo e diretto controllo sociale. Svuotato il diritto penale, resta soltanto il processo. Ma col dramma devastante degli autentici innocenti, perch il carcere preventivo porta in cella soggetti, la met dei quali viene assolta (anche se in certi casi si esce assolti ma non puliti). Sono circa 2400 i processi per ingiusta detenzione, celebrati nel 2011. E linstaurarsi di una perversa spirale, perch la carcerazione preventiva porta al sovraffollamento e alla tensione carceraria (con quasi il 50% di detenuti in attesa di giudizio). Ai quali si cerca di rimediare con gli strumenti dei clemenzialismi legislativi e giudiziari, che, accentuando la fuga dalla sanzione, portano ad unulteriore amplificazione delluso abnorme della carcerazione preventiva. Sicch si compensa unabnormit con unaltra abnormit, le quali non si elidono a vicenda, ma si sommano. In una spirale senza fine, che, come il mitico Saturno, si autoalimenta e si autodivora, perch abnormit e patologie giuridiche generano altre abnormit e patologie. E la politica criminale, da pacata politica della ragione, trasformata in unagitatoria politica esperienziale della sopravvivenza, ormai a giorni. E con la confusione dellagire con lagitarsi. Abnormit, dipendente anche da fattori culturali, ma contenibile con un pi celere processo penale.

11. La giustizia giuscreativa. E, non da ultimo, per il comune cittadino non motivo di particolare apprezzamento la giustizia giuscreativa, mimetizzata sotto

leufemismo della giurisprudenza evolutiva, volta a recepire i segni del tempo, adeguando il diritto ai cambiamenti storici. Ma consistente, invece, non pi nei doverosi atti di giurisdizione (del ius dicere), cio nellapplicazione della legge, ma in autentici atti di sovranit (di ius facere), cio di creazione del diritto, facendo dire, attraverso lespediente della interpretazione costituzionalizzata, alla legge ci che la legge non dice, ma che piace agli ideologismi e alle note personologiche del singolo giudice. Con un inammissibile stravolgimento del principio della divisione del potere, che principio, prima ancora che giuridico-costituzionale, di civilt, e del conseguente corollario del principio di legalit. Ed erosione, altres, del principio della sovranit del Popolo, espressa dalle leggi emanate dal Parlamento e non dai giudici. Per la triplice ragione, non va mai dimenticato: 1) che i cambiamenti storici e i segni dei tempi debbono essere valutati e vagliati da chi ha una responsabilit politica, cio dal legislatore parlamentare, che lunico organo costituzionale investito del potere di adeguare la legislatura al nuovo che avanza (se meritevole di considerazione giuridica), rispondendo poi allelettorato per tali adeguamenti, mancati od effettuati saggiamente o meno; 2) che la magistratura, secondo il nostro ordinamento (e diversamente che in altri), non risponde allelettorato ed soggetta solo alla legge (art. 111 Cost.), mentre con certe interpretazioni evolutive pretende, come motore del cambiamento sociale, di modellare la societ, leggendo nelle leggi ordinarie e, persino, nella norma costituzionale non lessere del diritto, ma il dover essere, non ci che c, ma ci che si vorrebbe che ci fosse (spesso secondo i propri soggettivismi ideologici e personologici); 3) che compito del magistrato, non meno essenziale e nobile, solo quello di applicare, con saggezza, le leggi, pur se intepretate secondo i principi della Costituzione, nei limiti per in cui gli consentito dagli elementi normativi intrinseci al testo di legge; o, altrimenti, di rimettere al giudizio della Corte costituzionale le ritenute incompatibilit della legge con la Carta costituzionale.

12. Considerazioni conclusive. A conclusione di questo gioco di luci e di ombre della giustizia il comune cittadino si pone un interrogativo, poich gli viene da

chiedersi: ma mai possibile che ci che normale in tanti altri paesi civili, quale una giustizia sollecita, una segretezza processuale rispettata, un uso pi sobrio delle intercettazioni, una magistratura non politicizzata, ideologizzata, teatrante, unitamente ad una politica non rissosa, ad un bipolarismo politico reale, ad un governo governante e non sempre in bilico, ad una libert e non una licenza mediatica, nel nostro paese diventi una pretesa assurda? Ma il comune cittadino non pu rinunciare neppure ad una quintuplice speranza: 1) la speranza, innanzitutto, che le ombre della giustizia, sopra elencate, siano prontamente dimostrate infondate in tutto o in gran parte, e costituiscano perci non un dato di realt attuale, ma soltanto un monito contro eventuali future tentazioni di siffatte degenerazioni giudiziarie; 2) la speranza, comunque, di un auspicabile esame di coscienza da parte non solo di qualche frangia di magistrati pi direttamente responsabile delle ombre della giustizia, ma anche di quella maggioranza silente e convivente, esistendo una responsabilit pure per omissione ed accettazione, e perch attivi gli anticorpi. Anche per fare proprio lautorevole monito del Presidente della Repubblica (che pure Presidente del Consiglio superiore della magistratura) rivolto ai magistrati, che fanno politica di parte, ai pubblici ministeri che aprono inchieste per autopromozione personale, a toghe che si sentono investite di missioni fuorvianti, ai giudici che dimenticano la terziariet. Come pure la Raccomandazione del Comitato dei Ministri del Consiglio dEuropa (2010), che, quanto al diritto di informazione in materia di procedimenti giudiziari, chiede al giudice di dare prova di moderazione nei rapporti coimedia (par. 19); 3) la speranza di una presa di coscienza pi generale che la legittimazione dei giudici nella societ moderna non data, una volta per tutte, dalla vittoria concorsuale e dalla toga indossata, ma una quotidiana conquista, ogni giorno sul campo, con lesercizio del servizio con seriet e professionalit, con equilibrio e saggezza. E che, accanto ad uneterodelegittimazione della giustizia, dallesterno, pu susssitere anche una ancor pi devastante autodelegittimazione, dallinterno; 4) la speranza di una seria e serena riforma della magistratura, dai troppi poteri senza responsabilit, per garantire la giustizia: nellinteresse non solo della giustizia, ma

anche della stessa magistratura, perch sempre pi riaffermi le proprie garanzie di autonomia e di indipendenza, non solo su ci che fa, ma anche su ci che appare; 5) ma la speranza, soprattutto, e col pi sincero auspicio, di un pieno recupero di prestigio, fiducia e consenso, di 4 persone su 4 di quel Popolo nel cui nome la giustizia amministrata. Perch senza fiducia nelle varie istituzioni viene meno quella qualit indispensabile per partecipare, socializzare, collaborare, rendere possibile leffettiva appartenenza ad una societ e alla sua effettiva evoluzione. E perch alla magistratura, assieme alle forze dellordine, va pur sempre il merito di rendere la nostra vita quotidiana pi sicura e pi tranquilla, talora a rischio o al prezzo della propria vita.

Ferrando Mantovani