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LE CONOSCENZE ASTRONOMICHE DEGLI ANTICHI CELTI di A.

Gaspani Testo congiunto dei seminari tenuti il 27 e 28 Maggio 1997 all'Ecole Pratique des Hautes Etudes en Sorbonne (Paris) La capacit di percepire i ritmi della natura e di vivere in armonia con essa fu un fatto essenziale nel mondo pre e protostorico. Fu cos anche per i Celti, come per altre popolazioni dell'Et del Ferro, essendo la loro, una societ la cui economia era prevalentemente rurale. Il Sole e la Luna con i loro movimenti ciclici furono fondamentali dal punto di vista della divisione del tempo e dello sviluppo del calendario. In questo modo la Luna permetteva di dividere il tempo in settimane, quindicine e mesi, mentre al Sole spettava il compito di scandire l'anno. Il Sole, a causa del suo moto, sorge ogni giorno un poco pi tardi rispetto alle stelle, quindi una stella sorge e tramonta circa quattro minuti prima rispetto al giorno precedente. Ci significa che una costellazione che in un determinato periodo dell'anno sorge e tramonta assieme il Sole non visibile. Sei mesi dopo essa sorger dodici ore prima del Sole e sar quindi visibile durante tutta la notte. Per questa ragione tutte le costellazioni vicine all'eclittica sono visibili in media per sei mesi all'anno. Potremo quindi parlare di costellazioni "estive" e "invernali". Anche i pianeti si spostano nel cielo, Mercurio e Venere percorrono le loro orbite tra la Terra e il Sole rimanendo sempre abbastanza prossimi ad esso e si possono osservare alternativamente verso est subito prima dell'alba e verso ovest subito dopo il tramonto. Marte, Giove e Saturno percorrono le loro orbite oltre quella della Terra quindi possono essere visibili per lungo tempo durante tutta la notte. Anche loro anticipano ogni giorno la loro levata, ma talvolta a causa del moto retogrado sembrano invertire la direzione del loro moto per sorgendo in ritardo rispetto al giorno precedente. I Maya svilupparono un calendario rituale il cui ciclo fondamentale era lungo 260 giorni che coincide col periodo di visibilit di Venere come astro del mattino o della sera. I Celti facevano riferimento a corpi celesti quali la Luna e le stelle. L'importanza della Luna stata documentata da molti autori latini e in maniera oggettiva dalla struttura del calendario celtico di cui un esempio inciso sui frammenti di una tavola di bronzo trovata a Coligny (Ain) nel 1897. Prima di parlare del ruolo delle stelle conviene ricordare le conoscenze astronomiche dei Celti a partire dalle feste che essi celebravano durante l'anno. LE FESTE CELTICHE L'esistenza, durante l'anno celtico, di molte festivit un fatto noto e ben documentato dai reperti archeologici, dalla storiografia antica e dalle tradizioni che ancora oggi vengono celebrate in svariate localit dei paesi europei, soprattutto in Bretagna e in Irlanda. Tra le feste che venivano celebrate durante l'anno, quattro di esse rivestivano un particolare significato sia dal punto di vista della solennit che della ritualit. Tali feste erano, in ordine cronologico lungo l'anno celtico, Trinox Samoni, Imbolc, Beltane e Lughnasa. La festa di Trinox Samoni, o meglio Trinuxtion Samoni, letteralmente: "le tre notti di Samonios", primo mese del calendario, corrispondeva all'inizio dell'anno. La festa inaugurava il periodo durante il quale era la notte a prevalere sul giorno, le bestie venivano radunate e chiuse in recinti per svernare. Le altre tre feste corrispondevano ciascuna alla celebrazione di una ben determinata divinit. La festa di IMBOLC era dedicata alla dea Brigh, cio la dea Belisama, ispiratrice delle arti e dei mestieri. Brigh o Bricta sono il nomi che in celtico hanno entrambi il significato di "luminosa", mentre presso i Britanni essa era denominata Brigantia, che significa "altissima". Gli antichi racconti descrivono Brigh in modo ambiguo, con il volto per met bellissimo e per met orrendo e con la capacit di suscitare e guarire le malattie. IMBOLC segnava l'allentamento della morsa invernale. In questo periodo nascevano gli agnellini e le pecore avevano latte.

Durante la festa di BELTEINE era venerato il dio Belenus, conosciuto anche con i nomi di Borvo e Grannos a cui venivano attribuite capacit mediche. In quei giorni le mandrie erano condotte nei pascoli estivi, gli ultimi freddi erano terminati e si poteva far ingrassare il bestiame. La festa di LUGHNASA era ritenuta la pi importante di tutte in quanto era celebrato Lug, chiamato anche Lugus, considerato la maggiore divinit venerata dai Celti come testimoniano molti reperti archeologici e molti toponimi. Sono infatti state ritrovate quasi cinquecento iscrizioni votive, oltre trecentocinquanta monumenti figurati e per almeno ventisette citt europee il nome deriva dal termine gallico Lug-dunum. Il termine gallico "Lug" significa nuovamente "brillante" o anche "luminoso". I suoi attributi principali erano le competenze nel campo militare, artigianale e sacerdotale. Il termine Lughnasa significa "raduno di Lug" e tale festa coincideva generalmente con il grande raduno annuale delle trib galliche che veniva celebrato nei mesi estivi a met strada tra il solstizio d'estate e l'equinozio d'autunno. Si concludevano trattative e contratti matrimoniali. La festa di Trinox Samoni (le tre notti di Samonios) veniva celebrata in un periodo grosso modo equivalente all'inizio del mese di novembre nel nostro calendario. Questa scelta concorda bene anche con le tradizioni irlandesi. Questo comporta che i periodi dell'anno in cui le altre tre feste erano celebrate, secondo il calendario gregoriano, siano rispettivamente: febbraio-marzo per Imbolc, maggio-giugno per Beltane e luglio-agosto per Lughnasa. Questo implica una distribuzione all'incirca simmetrica delle feste durante l'anno. Le feste sono stagionali, ma collocate in corrispondenza di quattro date intermedie rispetto ai solstizi e agli equinozi quindi esse non sono da ritenersi feste di ispirazione solare, ma basate su altri criteri di natura astronomica. Le feste erano celebrazioni rituali legate alla vita agricola e sociale della comunit quindi esisteva presso i Celti la necessit di correlare le quattro feste con l'andamento delle stagioni climatiche pi che di quelle astronomiche. Infatti l'agricoltura dipende strettamente dai cicli stagionali legati alle variazioni del tasso di piovosit, della temperatura, dell'umidit e questi fattori climatici, alle latitudini in cui i Celti vissero non sono esattamente correlate con le stagioni astronomiche che vanno da equinozio a solstizio e viceversa. Una societa' prevalentemente rurale come lo era quella celtica, doveva sicuramente considerare i ritmi stagionali per dividere l'anno, piuttosto che eseguire una divisione teorica come quella puramente basta sulla posizione del Sole sull'eclittica. E' quindi naturale avanzare l'ipotesi che le quattro feste potessero essere legate a particolari eventi astronomici, importanti per l'agricoltura, che annualmente si ripetevano i quali avessero a che fare con il Sole, ma anche con le stelle visibili nel cielo. Tali avvenimenti ne determinavano quindi la cadenza durante il corso dell'anno, con un buon accordo con le stagioni climatiche locali e le feste servivano da indicatori del cambio stagionale. Potremmo quindi supporre che fosse proprio la levata eliaca di talune stelle a determinare la data, nel corso dell'anno, in cui le feste dovevano essere celebrate. Esistono diverse testimonianze di altri popoli antichi che pianificarono le loro attivit sulla base delle levate eliache delle stelle. Gli Egiziani facevano iniziare il loro anno con la levata di Sirio, la quale nel 2500 a.C. coincideva praticamente con la data del solstizio estivo; circa quindici giorni dopo il Nilo straripava rendendo fertili le pianure. Esiodo un poeta greco del VII secolo a.C., nella sua opera "Le Opere e i Giorni", consigliava ai contadini del Peloponneso di seguire il sorgere eliaco di alcune stelle o costellazioni in quanto erano utili indicatori dei periodi adatti per andare per mare, per seminare etc. l metodo delle levate eliache molto efficente in quanto permette una valutazione indipendente e univoca, entro qualche giorno, su un vasto territorio del periodo in cui una determinata festa doveva avere luogo. Infatti il giorno di levata eliaca dipendendo dalla latitudine del luogo, varia di circa un giorno per grado di latitudine salendo da sud a nord nell'emisfero boreale. Le levate eliache delle stelle potevano essere comodamente previste con notevole anticipo, il che rendeva facile iniziare per tempo i preparativi necessari allo svolgimento di una determinata festa. Nel corso delle migliaia di anni la data in cui una stella sorge in concomitanza con il Sole varia per effetto della precessione degli equinozi. In vicinanza della festa di Trinox Samoni la stella in levata eliaca durante l'et del Ferro era Antares, una stella rossa di prima grandezza, la pi luminosa della costellazione dello Scorpione.

Ad Imbolc invece era in levata eliaca Capella, una stella di colore giallo, anche essa di prima magnitudine, situata nella costellazione dell'Auriga. A Beltane sorgeva eliacamente Aldebaran, stella di prima grandezza e di colore rosso che anche la pi luminosa della costellazione del Toro. A Lughnasa invece era Sirio, la stella pi luminosa del cielo, ad essere in levata eliaca. Sirio la stella principale della costellazione del Cane Maggiore, posta un poco a sud est della costellazione di Orione e il suo colore bianco brillante. E' interessante notare che delle quattro stelle interessate solamente due, Aldebaran e Antares, sono stelle appartenenti a costellazioni zodiacali, rispettivamente al Toro e allo Scorpione. Le altre due Sirio e Capella sono invece stelle posizionate lontano dalla Eclittica essendo rispettivamente nel Cane Maggiore e nell'Auriga. La prima situata molto sotto l'Eclittica e l'altra molto sopra di essa. E' probabile che le varie feste, esclusa Trinox Samoni, venissero celebrate nei giorni di prima visibilit di queste stelle nei bagliori dell'alba. Dai calcoli astronomici risulta che durante l'et del Ferro, Antares sorgeva con il Sole intorno al 16 Novembre, Aldebaran il 7 Giugno, Capella il 18 Marzo e Sirio il 25 Luglio. Queste date sono riferite a una latitudine tipica dell'Europa centrale, circa 47 gradi Nord, per il 500 a.C e sono espresse rispetto al calendario Giuliano. L'esclusione di Trinox Samoni da questo criterio motivata dall'esistenza di vincoli addizionali legati alla fase lunare da rispettare. Se consideriamo le annotazioni incise sul Calendario di Coligny, siamo indotti a pensare che la festa di Trinox Samoni potesse essere celebrata solo quando anche la Luna si fosse trovata in una particolare fase, tra l'ultimo quarto il novilunio. Quindi Trinox Samoni era la prima festa dell'anno celtico, che era iniziato con il mese di Samonios e con la Luna al primo quarto, dopo che era stata osservata la levata eliaca di Antares. Considerando le luminosit della quattro stelle facile notare l'esistenza di una correlazione tra l'importanza delle divinit celebrate durante le quattro feste e la luminosit delle stelle in levata eliaca in corrispondenza di ciascuna festa. Prendendo in esame Sirio che la stella pi luminosa visibile ad occhio nudo nel cielo notturno, la si vede abbinata alla celebrazione del dio Lugh che era ritenuto il pi importante nel pantheon celtico. Ricordando anche che etimologicamente il termine Celtico "Lugh" significa "brillante" o anche "luminoso", l'abbinamento con la levata eliaca di Sirio sembrerebbe essere pi che giustificato. Infatti il sorgere contemporaneo dei due astri pi luminosi del cielo, il Sole e Sirio, escludendo la Luna la quale possiede altri ruoli nel calendario Celtico, poteva essere facilmente associata ad una divinit con gli attributi di Lugh. Nel periodo in cui veniva celebrata la festa di Lugh, il cielo notturno era dominato dalla presenza del "triangolo estivo" che una caratteristica configurazione formata dalle stelle Vega, Deneb e Altair, le stelle pi brillanti rispettivamente delle costellazioni della Lira, del Cigno e dell'Aquila. Il fatto che il triangolo estivo fosse visibile alto nel cielo proprio nei giorni della festa di Lug potrebbe essere significativo. Infatti la sua apparizione in cielo gi dal mese precedente poteva essere utile per annunciare che poco tempo dopo doveva aver luogo la festa di mezza estate cio Lughnasa. Infatti i Druidi usavano per determinare le date delle feste anche altri astri come punti di riferimento per monitorare il cielo, cos altre costellazioni erano tenute sotto osservazione. Durante l'et del Ferro la levata eliaca di Sirio poteva essere agevolmente predetta molto semplicemente determinando la data del solstizio d'estate, dopo un mese lunare esatto sarebbe avvenuta la levata eliaca di Sirio. Se Sirio, la stella pi luminosa visibile in cielo, aveva a che fare con il dio Lugh, una stella di luminosit un poco meno elevata, Capella sorgeva eliacamente nei giorni pertinenti alla festa di Imbolc in cui la dea Brigh era celebrata. Capella una stella di colore giallo e il giallo anche il colore delle messi mature a cui la dea Brigh era simbolicamente legata. La dea Brigh era, presso i Celti, la seconda divinit in ordine di importanza e quindi non casuale il fatto che la sua festa fosse celebrata in coincidenza con la levata eliaca di una stella un poco meno luminosa di Sirio. E' noto che la festa di Beltane, dedicata al dio Belenus, era una celebrazione in cui il fuoco giocava un ruolo determinante. La stella che levava eliacamente durante la festa di Beltane era Aldebaran. Il

colore di Aldebaran, quando osservata ad occhio nudo spiccatamente rosso e quindi risulta facile associarla al colore del fuoco. LE STAGIONI I Celti dividevano l'anno solamente in due stagioni, quella estiva e quella invernale. La stagione estiva comprendeva sia la primavera che l'estate vera e propria, mentre la stagione invernale era composta dall'autunno e dall'inverno propriamente detto. I Druidi dovevano conoscere perfettamente la posizione dei due punti equinoziali e solstiziali, cio le posizioni occupate dal Sole nel cielo in corrispondenza dei due equinozi e dei due solstizi, ma questi punti non furono ritenuti importanti per definire le stagioni. Dal punto di vista climatico il transito del Sole attraverso l'equatore celeste o il suo posizionamento ai solstizi non era di grande utilit pratica in quanto sul territorio in cui si svilupp la cultura celtica non avvenivano variazioni climatiche apprezzabili correlate con questi eventi. Al contrario variazioni di rilievo avvenivano in corrispondenza di date intermedie tra gli equinozi e i solstizi quindi l'uso delle stelle poteva invece essere pi utile ai fini della divisione stagionale dell'anno. Appare quindi del tutto naturale che i Celti utilizzassero le levate eliache di Antares e di Aldebaran al fine di stabilire l'inizio dei due periodi stagionali in cui l'anno celtico era diviso. Infatti il levare eliaco di Antares indicava l'inizio della stagione invernale, mentre il levare eliaco di Aldebaran l'inizio della stagione estiva, quindi l'estate andava dalla festa di Belteine a quella di Trinox Samoni e l'inverno da Trinox Samoni a Belteine. La differenza di circa 180 gradi in longitudine eclittica tra le due stelle implicava che nel cielo notturno visibile durante la stagione fredda brillasse Aldebaran, mentre durante la stagione calda splendesse Antares. A conferma di questa nostra ipotesi possiamo considerare la tavoletta d'avorio di Grand, sulla quale sono incisi dei simboli zodiacali oltre che a dei graffiti di stile egizio. Lo zodiaco di Grand, cos come conosciuto, risale al II secolo d.C e rappresenta l'unica testimonianza dell'esistenza di uno zodiaco presso le popolazioni celtiche. La particolarit di questo zodiaco consiste nel fatto che esso diviso in due parti che rappresentano il periodo estivo e quello invernale, ma soprattutto che i segni zodiacali con cui iniziano queste stagioni sono il Toro e lo Scorpione, vale a dire proprio le costellazioni a cui appartengono rispettivamente Aldebaran e Antares. Secondo lo Zodiaco di Grand la stagione invernale inizia quando il Sole si trova nella costellazione dello Scorpione e quella estiva quando posizionato nella costellazione del Toro. La divisione dell'anno operata dai Celti basandosi sulle levate eliache implic una diversa durata dei due periodi stagionali. Le stagioni astronomiche calcolate per il 500 a.C sulla base delle date di equinozio e di solstizio duravano: Estate+Autunno: 180.58 giorni e Primavera+Inverno: 184.67 giorni, valori che hanno poco a che vedere con le variazioni climatiche stagionali centro-europee. Calcolando invece la durata delle stagioni con il calendario di Coligny si rileva che la stagione estiva durava solamente 157 giorni in contrasto con la molto pi lunga stagione invernale che durava 208 giorni solari medi. Infatti nel IV secolo a.C. l'inizio della stagione invernale cadeva grosso modo il 17 Novembre del Calendario Giuliano e l'inizio della stagione estiva intorno al 10 Giugno. Questi valori corrispondono molto bene con il ciclo climatico annuale tipico delle latitudini centro e nord europee dimostrando che la divisione dell'anno operata dai druidi sulla base delle levate eliache fu estremamente razionale e orientata ad una elevata efficenza in termini di pianificazione agricola. Quindi i Celti adottarono una suddivisione dell'anno che corrispondeva meglio alle loro necessit agricole e di allevamento. Per noi adesso pu sembrare strano, ma per popolazioni la cui soppravvivenza era legata all'agricoltura sbagliare di un mese il periodo per seminare poteva voler dire la carestia. La struttura a due stagioni permette di ripartire stagionalmente i 12 mesi dell'anno Celtico. La festa di Trinox Samoni cadeva ovviamente nel mese di Samonios, mentre quella di Beltane doveva quindi cadere in corrispondenza del mese di Giamonios. A causa delle oscillazioni dell'inizio del mese di Giamonios rispetto alla data solare a causa del vincolo di iniziare il mese in

corrispondenza del primo quarto di Luna, qualche volta poteva capitare che la levata eliaca di Aldebaran cadesse nel mese di Simivison. La ripartizione stagionale sara' quindi la seguente: Samonios, Dumannios, Riuros, Anagantios, Ogronnios, Cutios e Giamonios sono da ritenersi mesi invernali, mentre Giamonios, Simivisonnios, Equos, Elembiuos, Edrinios e Cantlos sono da ritenersi mesi estivi. Il mese di Giamonios risulta citato due volte in quanto la festa di Beltane cadeva circa a met di esso quindi met mese era invernale e met estivo. L'uso delle levate eliache come mezzo per fissare una determinata data nel corso dell'anno corrisponde a definire un terzo sistema di misura temporale basato questa volta sull'anno siderale. I primi due sistemi erano basati sull'anno solare e su quello lunare come mostrato dal calendario di Coligny. Ricordiamoci comunque che l'uso delle levate eliache serviva per stabilire una data importante, per esempio quella di una festa, in rapporto ai cicli stagionali, quindi in accordo con la posizione del Sole sulla sfera celeste, ma l'effettiva data di celebrazione liturgica delle feste doveva tenere conto probabilmente anche della fase Lunare proprio per il fatto che le feste rivestivano un carattere religioso. I NEMETON L'analisi della struttura dei Nemeton, cio dei recinti sacri, costruiti dai Celti durante l'et del Ferro mostra che l'Astronomia rivest un ruolo fondamentale sia nella scelta dei siti in cui furono edificati sia nella loro orientazione rispetto alle direzioni cardinali fondamentali sia nella definizione della loro struttura costruttiva. Due esempi emblematici li troviamo in Boemia, a pochi chilometri da Praga. Si tratta del Nemeton di Libenice e dell'Acropoli di Zavist entrambi risalenti al 500 a.C. circa. Non solo i luoghi sacri mostrano chiare relazioni con l'Astronomia, ma lo stesso accade per taluni oppida, soprattutto quelli in cui era presente una classe druidica pi avanzata come era ad esempio a Bibracte in cui una vasca rituale fu costruita tenendo conto di particolari criteri astronomici e matematici. Il nemeton di Libenice Il nemeton di Libenice, vicino a Praga venne costruito e utilizzato dai Celti della trib dei Boi che lo abbandonarono intorno al 400 a.C in seguito alle migrazioni che li spinsero verso l'Italia centrale. Il santuario era un recinto rettangolare di 24m x 80m circa delimitato da un fossato. Presso il lato sud-orientale era stata ricavata una zona infossata nel terreno, grosso modo a forma di 8, nella quale erano stati posti un menhir alto circa due metri e altri pi piccoli che costituivano la zona di culto principale. Gi dalle prime analisi, condotte negli anni sessanta, l'astronomo cecoslovacco Holub mise in evidenza che la progettazione era stata eseguita sulla base di criteri astronomici. Holub riconobbe alcuni elementi che suggerivano la presenza di possibili orientazioni verso il punto di sorgere del Sole al solstizio d'inverno. L'asse del recinto rettangolare del nemeton nel suo complesso risulta orientato 24 gradi a sud rispetto alla direzione equinoziale (la Est-Ovest) calcolata per il V secolo a.C. nonostante che dall'analisi della topografia del luogo sia risultato che nessun impedimento geografico o topografico limitasse la costruzione del recinto sacro con l'asse maggiore rivolto verso altre direzioni. Escludendo la costruzione e l'orientazione mediante criteri casuali in quanto era abitudine dei Celti utilizzare linee di riferimento rituali o magiche per le costruzioni dei luoghi sacri, allora il fatto di aver scelto una orientazione intermedia tra la direzione di sorgere del Sole agli equinozi e quella dalla levata solare solstiziale invernale implica chiaramente che la direzione verso cui l'asse del nemeton di Libenice orientato astronomicamente importante, ma non di natura solare. Dalle analisi condotte al computer possibile avanzare l'ipotesi che l'asse maggiore del santuario sia orientato verso la direzione in corrispondenza della quale nel V secolo a.C. poteva essere osservata

la levata di Rigel e Saiph due delle quattro stelle principali che costituiscono la figura antropomorfa della costellazione di Orione. Per una curiosa coincidenza in quell'epoca l'azimut di prima visibilit di queste due stelle era praticamente coincidente. Questo asterismo fu considerato tra i pi importanti presso diverse civilt antiche perch veniva usato per indicare i diversi periodi dell'anno importanti dal punto di vista agricolo. Gli Egizi per esempio, presso i quali il sorgere della costellazione di Orione all'alba poco prima del Sole preludeva alla levata eliaca di Sirio. Qualche studioso ha proposto recentemente che la disposizione delle grandi piramidi costruite durante la IV dinastia sul terreno di Giza sia correlata con la disposizione delle stelle di questa costellazione. La costellazione di Orione era utilizzata sia in Grecia che in Mesopotamia per indicare diversi periodi dell'anno importanti dal punto di vista agricolo. Il recinto del nemeton di Libenice stato costruito in modo da essere diretto verso la zona dell'orizzonte locale in cui poteva essere vista sorgere e salire maestosamente in cielo la grande costellazione di Orione. Lungo una direzione molto prossima all'asse maggiore (Azimut circa 119-120) il Sole sorgeva nel V secolo a.C. il giorno in cui Antares era in levata eliaca, cio il giorno di riferimento per la celebrazione della festa di Trinox Samoni. Anche altre stelle importanti tra le quali Mira e Sirio sorgevano in quella direzione. L'asse del nemeton quindi puntava verso una zona del cielo in cui durante l'anno potevano essere osservati molti eventi astronomici che potevano servire come riferimento per il calendario. Al centro del tempio stata scoperta una tomba nella quale sono state rinvenute le ossa di una donna, dal cui corredo funebre si indotti a pensare che fosse la druidessa responsabile del culto. La tomba mostra un'orientazione Nord-Sud molto accurata ed anche lo scheletro stato ritrovato disposto lungo il meridiano astronomico con il teschio posto a Nord. L'orientazione sia della tomba che dello scheletro risultano cos accurate da escludere completamente il risultato di una disposizione fortuita, ma per orientare la tomba i Celti furono obbligati ad osservare la posizione delle stelle nel cielo per determinare le linea meridiana. All'interno del recinto rettangolare sono state trovate oltre 35 buche nelle quali erano infissi dei pali. La disposizione delle buche, salvo qualche caso, non rappresenta alcun disegno regolare, per cui escluso che esse potessero contenere pali atti a sostenere strutture abitative o architetturali. La loro disposizione analizzata con particolari tecniche matematiche suggerisce che i pali in esse infissi potessero servire come mire per determinare delle direzioni astronomicamente importanti. Dagli studi condotti con moderne e sofisticate tecniche di indagine archeoastronomica stato possibile mettere in evidenza che coppie di pali definivano direzioni orientate verso taluni punti dell'orizzonte locale in cui sorgevano o tramontavano, a quella latitudine e intorno al V secolo a.C., diverse stelle tra cui quelle in levata eliaca alle date delle quattro feste durante l'anno celtico. La stella Mira posta nella costellazione della Balena (Cetus) il cui cambiamento periodico di splendore ritenuto dagli astronomi essere stato scoperto per la prima volta dal reverendo olandese Davide Fabricius nel 1596, pare invece che fosse stata gi precedentemente individuata e osservata dai Celti Boi che allinearono diversi pali nel santuario di Libenice verso le direzioni di sorgere e di tramontare di questa stella. Le stelle come Mira mostrano nel tempo periodiche variazioni di luminosit a causa del verificarsi di instabilit al loro interno, dovute alla loro struttura fisica, all'et e al particolare stadio evolutivo in corso. L'instabilit provoca espansioni e contrazioni periodiche della stella con conseguente cambiamento del raggio, della temperatura fotosferica e quindi anche della luminosit. Dal punto di vista osservativo, sulla Terra possibile osservare che la luminosit di Mira varia dalla seconda alla decima magnitudine con un periodo di 330 giorni, di conseguenza l'astro rimane visibile per pochi mesi ad occhio nudo, si affievolisce nel giro di pochi giorni e poi scompare alla vista per sette-otto mesi. Inoltre lungo un decennio Mira rimane invisibile per diversi anni a causa del fatto che il periodo di visibilit pu capitare di giorno, in tal caso la stella rimane completamente invisibile immersa nei bagliori della luce solare diurna. Una stella di colore vividamente rossastro che appariva e spariva periodicamente poteva sicuramente attrarre l'attenzione dei druidi i quali non conoscendo ovviamente nulla di astrofisica

potevano attribuire a cause divine la comparsa o la sparizione di una stella nel cielo tanto da marcare con dei pali le sue posizioni di sorgere e di tramontare all'orizzonte locale visibile a Libenice. Un altro fatto molto interessante riguarda la particolare disposizione di alcune buche di palo le quali riproducono molto fedelmente sul terreno la disposizione delle stelle della costellazione del Cigno. Questa costellazione a forma di croce era ritenuta importante presso molte civilt antiche che la utilizzarono anche come indicatore della posizione del Nord astronomico. Non dobbiamo dimenticare che durante l'et del Ferro, a differenza di oggi, il Polo Nord Celeste era situato ben lontano dalla stella Polare. Infatti a causa della Precessione degli Equinozi, il Nord astronomico corrispondeva ad un punto privo di stelle luminose posto sulla sfera celeste a circa 7 gradi di distanza (grosso modo 14 volte il diametro della Luna piena) dalla stella Kochab (Beta Ursa minoris). Eseguendo al computer la ricostruzione dell'aspetto del cielo visibile presso il Nemeton di Libenice in corrispondenza delle date delle quattro feste celtiche principali si rileva che la costellazione del Cigno sempre presente nel cielo, ma orientata secondo direzioni differenti. Le direzioni dei quattro bracci se idealmente prolungate fin verso l'orizzonte di Libenice individuano grosso modo i punti dove avvenivano le levate eliache delle quattro stelle che identificano le date delle quattro feste. La costellazione del Cigno quindi poteva essere usata per prevedere in anticipo l'avvicinarsi dei giorni in cui le levate eliache delle quattro stelle avrebbero dovuto verificarsi. Questo poteva rappresentare un utile strumento di pianificazione e di organizzazione delle feste. Oltre a rappresentare accuratamente la forma della costellazione del Cigno, l'insieme delle buche nel suo complesso tale da orientare l'intera figura in modo che la direzione risultante congiungendo la buca che corrisponderebbe alla stella Deneb con una buca situata a Nord un paio di metri poco oltre il fossato che delimita l'angolo settentrionale del recinto, si realizza un allineamento diretto verso la posizione del polo Nord celeste durante il V-IV secolo a.C. La direzione individuata risulta parallela sia all'asse della tomba della druidessa sia alla direzione dell'asse di rotazione della Terra. Lungo questa direzione nel 500 a.C. sorgevano e tramontavano ben 13 stelle appartenenti alle costellazioni circumpolari cio quelle che alla latitudine di Libenice non tramontavano mai descrivendo il loro arco diurno rimanendo sempre sopra l'orizzonte locale. Si veniva cos a formare in cielo una sorta di orologio siderale, che poteva essere usato per prevedere in anticipo le date delle levate eliache delle stelle. In accordo con il fatto che i Celti non praticavano culti solari non sono stati rilevate orientazioni significative relativamente a fenomeni legati al Sole, mentre sono stati rilevati alcuni allineamenti verso i punti di levata della Luna ai lunistizi, punti in cui la Luna raggiunge le sue distanze estreme dall'eclittica e che risultano importanti per la previsione delle eclissi. Il nemeton venne completamente abbandonato intorno al 400 a.C. L'Acropoli di Zavist Un altro luogo molto interessante per il quale si sono condotte indagini di tipo archeoastronomico l'Acropoli di Zavist o pi specificamente la torre triangolare sita nel suo interno. L'Acropoli di Zavist situata all'interno di un sito fortificato risalente al VI-V secolo a.C. e posto a 391 metri di quota sul livello del mare a pochi chilometri da Praga. La situazione dell'Acropoli nel periodo 550-500 a.C. era tale da comprendere un recinto quadrangolare di una ventina di metri di lato associato a case in legno allineate ai lati di una strada. Nel V secolo a.C. l'acropoli venne ricostruita dopo essere stata distrutta, all'interno di un grande recinto quadrangolare di un centinaio di metri di lato. Vennero costruiti un grande edificio rettangolare in legno a due navate di cui attualmente permangono le buche che contenevano i pali di sostegno, alcuni edifici monumentali e una torre a pianta triangolare in pietre a secco la cui altezza attuale circa 4 metri dal livello del suolo, ma che si presume potessero essere sormontate da alcune sovrastrutture in legno che ne accrescevano l'altezza.

La torre in questione era un fabbricato rituale di circa 10 metri di lato ai cui vertici erano infissi nel terreno tre grossi pali in legno. Dalla piattaforma posta a quattro metri di altezza dal suolo era possibile compiere osservazioni astronomiche. Le analisi al computer hanno permesso di mettere in evidenza che lungo la direzione individuata da una coppia di vertici poteva essere osservata la levata eliaca della stella Capella. Ciascuna delle tre coppie di vertici della torre permette di definire un settore di orizzonte entro il quale, nel V secolo a.C., potevano essere osservati svariati fenomeni astronomici. Tra i pi rimarchevoli osserviamo il sorgere del Sole agli equinozi, il sorgere e il tramontare del Sole al solstizio d'inverno, il sorgere e il tramontare della Luna ai lunistizi e pi importanti di tutti, il sorgere eliaco di Antares, Aldebaran, Sirio e Capella, cio le stelle fondamentali per la celebrazione delle quattro feste e per la determinazione delle date di inizio e termine delle stagioni. Ritroviamo quindi anche a Zavist in questo luogo la possibilit di osservare i fenomeni astronomici fondamentali per la pianificazione agricola di una comunit rurale. Analogamente a Libenice, anche Zavist venne abbandonata intorno al 400 a.C. Durante l'Et del Ferro le temperature medie estiva ed invernale nel centro Europa erano differenti da quelle del XX secolo. La situazione climatica in Boemia, e pi generalmente in Europa nella fascia che si stende da +30 a +60 gradi di latitudine nord, nel VI-V secolo a.C. pu essere ricostruita sia sulla base dello studio dei resti fossili, quali pollini di piante che anticamente crescevano in quel determinato luogo, i quali possono fornire sia una buona stima della loro collocazione cronologica sia delle condizioni climatiche necessarie al loro sviluppo, sia calcolando la variazione dell'insolazione, cio dell'energia ricevuta dal Sole in un dato luogo in conseguenza della variazione di orientazione dell'asse della Terra e dell'eccentricit della sua orbita. Sappiamo dall'analisi dei reperti fossili compiuta dagli studiosi Overbeck nel 1957 e Frenzel nel 1966, che nell'Europa centrale nel 600 a.C. circa ebbe inizio una delle fasi climatiche climatica molto umida che si ripetevano mediamente ogni circa 250 anni. La temperatura estiva media and soggetta ad un tendenziale aumento per tutto il primo millennio a.C. tanto che nel VI-V secolo a.C. in Europa centrale la temperatura estiva era maggiore di circa 3-4 gradi centigradi rispetto ai valori attuali. Questo fatto implicava che il limite delle nevi sui rilievi fosse pi alto dai 500 ai 700 metri rispetto ad ora favorendo il valico dei passi alpini da parte delle popolazioni celtiche dirette verso la pianura padana. L'aumento combinato di temperatura e di umidit port con s, dopo un certo tempo, un forte aumento del tasso di nuvolosit del cielo. Infatti tra il 600 a.C. e il 500 a.C. il tasso di nuvolosit media del cielo era un p meno di quello attuale e il numero di notti serene annue adatte all'osservazione astronomica, a Libenice e a Zavist poteva essere compreso tra 120 a 160 a seconda anche del microclima locale. Nel 400 a.C. la situazione era di molto peggiorata infatti il tasso di nuvolosit del cielo si era grosso modo raddoppiato arrivando, secondo i calcoli ad un massimo intorno nel 327 a.C. A quell'epoca il numero medio di notti serene adatte all'osservazione astronomica si era ridotto a un numero oscillante tra 20 e 30 annue. L'osservazione astronomica, soprattutto quella delle stelle, non poteva pi essere agevolmente portata avanti nei luoghi in cui i druidi erano soliti osservare il cielo, quindi i santuari che erano anche veri e propri osservatori astronomici persero la loro importanza pratica e furono abbandonati. Il tasso di nuvolosit del cielo anch'esso un fenomeno quasi periodico per cui dopo il IV secolo a.C. il cielo ritorn progressivamente ad essere pi frequentemente sereno fino a raggiungere un minimo di nuvolosit media durante il I secolo a.C., periodo in cui i druidi di Bibracte, presso l'attuale Mont Beuvray in Borgogna, costruiscono il loro Stagno Monumentale basandosi su criteri astronomici e matematici. Lo stagno monumentale di Bibracte Lo "Stagno Monumentale" era una vasca in pietra di forma ellittica destinata a contenere dell'acqua e situata topograficamente al centro dell'Oppidum di Bibracte, la capitale dello stato degli Edui.

L'oppidum di Bibracte stato frequentemente citato da Cesare nel "De Bello Gallico" e per quanto ci dato di conoscere, questa citt era sede durante il I secolo a.C. di una scuola druidica tra le pi avanzate della Gallia. L'asse maggiore dello stagno monumentale lungo circa 11 metri e il suo asse minore lungo 4 metri. Secondo le misure di R.E. White, astronomo presso lo Steward Observatory in Arizona (USA) l'asse maggiore diretto 36.4 gradi ad est rispetto al meridiano astronomico locale. Le prime ipotesi indicarono la possibilit che l'asse minore della vasca rituale fosse diretto verso il punto dell'orizzonte dove il Sole sorgeva al solstizio d'inverno, ma da analisi pi approfondite risultato che l'asse minore dello stagno puntava esattamente verso il punto di prima visibilit della stella Antares quando era in levata eliaca nel I secolo a.C. cio alla data della festa di Trinox Samoni e il conseguente inizio dell'anno celtico. Intorno al 50 a.C. la levata eliaca di Antares avveniva secondo i calcoli il 23 Novembre del calendario giuliano. Una volta riconosciuta l'orientazione astronomica possiamo mettere in evidenza quali furono i criteri costruttivi della vasca ellittica che sono emersi analizzando le misure lineari dello stagno. Tenendo conto del fatto che l'unit di misura lineare usata a per progettare lo stagno valeva circa 2 metri ci accorgiamo che lo stagno misurava 6 x 2 unit. La forma ellittica era stata ottenuta intersecando due cerchi di raggio pari a 5 unit ciascuno i cui centri furono posti a 8 unit di distanza l'uno dall'altro. La cosa stupefacente che in questo modo la met dell'asse maggiore della vasca viene ad essere lunga 3 unit, la distanza tra il centro della vasca e il centro di ciascuno dei due cerchi 4 unit e il raggio di ciascuno dei due cerchi generatori vale 5 unit realizzando cos il minimo triangolo rettangolo pitagorico. Infatti il triangolo rettangolo con cateti lunghi rispettivamente 3 unit e 4 unit possiede l'ipotenusa lunga 5 unit. L'importanza dello stagno monumentale di Bibracte risiede nel fatto che i druidi Edui conoscevano la geometria pitagorica e la matematica necessaria per eseguire i calcoli e le applicarono in connessione con le nozioni di astronomia a loro note. Il criterio di progettazione dello stagno monumentale di Bibracte fu quindi quello di determinare inizialmente la direzione verso la quale era possibile osservare visualmente la levata eliaca di Antares pi o meno nel periodo della festa di Trinox Samoni, quindi fissata su quella direzione la posizione del centro dello stagno furono disposti, per tentativi, i centri dei due cerchi generatori di raggio pari a 5 unit finch venne ottenuto il triangolo pitagorico "3,4,5". La figura risultante dell'intersezione tra i due cerchi forn la forma ovale della vasca rituale. LE MONETE L'analisi delle monete da un certo punto di vista pi facile in quanto analizzando l'immagine raffigurata possibile risalire al periodo in cui furono coniate, con sufficiente precisione. Da alcune monete come quelle rappresentate nelle figure si notano alcune incisioni importanti. Tra la grande quantit di pezzi rinvenuti negli scavi archeologici sono da ricordare le serie complete di monete Armoricane, cio coniate dalle popolazioni celtiche stanziate in Armorica, regione geograficamente corrispondete all'odierna Bretagna, nella Francia settentrionale. In particolare risultano di estremo interesse le monete coniate dalla popolazione dei Coriosoliti. Le monete dei Coriosoliti possono essere generalmente suddivise in sei classi sulla base degli elementi stilistici presenti su di esse e tali classi seguono una successione cronologica dovuta all'evoluzione di essi. Se consideriamo ad esempio una serie di 6 classi di monete coniate consecutivamente su un intervallo di pochi anni possiamo notare un fatto molto interessante. Sul dritto delle sei monete appare una testa umana variamente stilizzata, sul rovescio invece raffigurato un cavallo con un cinghiale tra le zampe, ma solamente nella prima, nella quarta, nella quinta e nella sesta, mentre sulla seconda e sulla terza appare la raffigurazione di una cometa vista sopra la linea dell'orizzonte. L'ordine cronologico delle monete tale per cui il conio avvenuto durante il periodo di visibilit della cometa riport la sua rappresentazione, mentre quando la cometa non fu pi visibile ritorn ad

essere rappresentato il tradizionale simbolo druidico del cinghiale. Gli archeologi datano questa serie di monete tra il 100 e il 60 a.C. di conseguenza la cometa rappresentata dovrebbe essere quella di Halley osservata durante il passaggio dell'anno 87 a.C. I Coriosoliti iniziarono a battere moneta dal 90 al 80 a.C. circa, periodo che risulta in ottimo accordo con l'attribuzione dell'immagine riportata sulle monete alla cometa di Halley. Durante il passaggio dell'anno 87 a.C., la data del perielio fu il 6 Agosto del calendario giuliano. Il 27 luglio precedente la distanza della cometa dalla Terra era, secondo i calcoli, di 65.8 milioni di chilometri quindi la Halley era molto luminosa nel cielo. Una tavoletta babilonese incisa in quel periodo riporta che la cometa aveva una coda estesa per oltre 20 volte il diametro della Luna piena. Il periodo di massima visibilit della Halley corrispose pi o meno proprio ai giorni della festa di Lugnasad che tradizionalmente erano anche il periodo della grande assemblea di tutte le trib Galliche. Nell'insieme delle monete coniate dalle popolazioni celtiche stanziate nelle Channel Islands esistono quindici classi differenti di monete su cui non solo rappresentata una cometa, ma si osserva anche il tentativo di rappresentare le stelle vicino alla quale essa fu visibile. Rimanendo nel campo delle monete celtiche Armoricane, possiamo considerare uno Statere in Argento coniato tra il 100 a.C. e il 60 a.C. in cui sul verso appare, sotto la figura del cavallo, l'immagine della cometa passata nel luglio del 69 a.C. tra le stelle Alpha e Gamma Virginis (Spica e Heze). Un altro caso molto interessante rappresentato da una piccola moneta coniata tra 100 a.C. al 60 a.C. nuovamente dai Celti delle Channel Islands sulla quale sono rappresentate 3 comete, una sul dritto e due sul verso e alcune stelle. Nell'anno 69 a.C. non era passata solo una cometa, quella gi menzionata precedentemente, in occasione dello statere d'argento, ma tre. La prima cometa apparve nel cielo in direzione ovest a circa 30 gradi dal pianeta Venere, nel febbraio di quell'anno. La seconda cometa cometa pass il 69 a.C. tra Spica e Heze e la terza apparve in Agosto a nord est della costellazione della Corona Boreale muovendosi progressivamente in direzione sud. Il 27 Agosto del 69 a.C. essa attravers la parte meridionale della costellazione di Ercole presentando una coda bianca puntata in direzione Sud-Est. Anche su alcune monete coniate dagli Edui possibile riscontrare la presenza riferimenti di tipo astronomico. Intorno al 100-60 a.C. gli Edui coniarono una moneta d'argento sul cui verso rappresentarono l'immagine di una stella sotto l'immagine del cavallo. In questo caso l'astro rappresentato potrebbe essere stato una Nova o una Supernova invece che una cometa in quanto manca competamente qualsiasi accenno alla presenza di coda. L'oggetto rappresentato potrebbe essere la Nova apparsa il 23 luglio del 69 a.C. nella costellazione della Vergine che mostr uno spiccatissimo colore bianco, oppure la Nova apparsa nella costellazione dei Pesci nel maggio del 76 a.C. oppure quella apparsa tra i mesi di ottobre e novembre del 77 a.C. nell'Orsa Maggiore. In tutti e tre i casi le apparizioni di nuove stelle luminosissime avvennero in prossimit di una delle feste celtiche. La rappresentazione di oggetti stellari include un altro caso molto interessante dal punto di vista archeoastronomico. Si tratta, in questo caso, dello Statere d'oro di Tincommius coniato in Bretagna e databile circa dal 20 a.C. al 5 d.C. Su questa moneta possibile osservare la presenza della immagine di una stella che potrebbe essere la Nova esplosa nel mese di Marzo dell'anno 5 a.C. vicino alla stella Altair nella costellazione dell'Aquila e rimasta visibile per circa 70 giorni oppure quella apparsa nel 10 a.C. vicino ad Arcturus nella costellazione di Bootes. Un altro caso molto simile e' quello della moneta di bronzo di Tasciovanus databile dal 20 a.C. al 10 d.C. in cui, nonostante il cattivo stato di conservazione, si pu notare nuovamente la rappresentazione di un oggetto di aspetto stellare posto in alto sopra l'immagine del cavallo, sul rovescio della moneta. Probabilmente, considerata la similitudine con lo statere di Tincommius e la datazione tutto sommato molto simile, l'oggetto rappresentato pare proprio essere di nuovo la stella rappresentata sullo statere di Tincommius. Spostiamoci ora in Britannia, anche qui gli esempi interessanti non mancano. Infatti era comunissimo anche presso le trib britanniche il conio di monete sul cui verso era rappresentata

l'immagine del Sole o di stelle poste analogamente alle monete galliche sopra o sotto l'immagine del cavallo o anche contemporaneamente in entrambe le posizioni. Anche in Gallia furono coniate monete rappresentanti il Sole che sorge (o tramonta) all'orizzonte e spesso a questa immagine ne venne associata un'altra rappresentante un occhio posto sulla stessa faccia della moneta. Un magnifico esempio di rappresentazione astronomica ci proviene da una moneta coniata dalla trib gallica degli Unelli stanziata nella penisola del Cotentin, attualmente disponibile in un unico esemplare. Sul dritto rappresentata, come di consuetudine, una testa maschile, ma il verso rappresenta un lupo a fauci aperte nell'atto di mordere il disco solare con accanto la falce della Luna. In questo caso l'interpretazione diviene molto suggestiva in quanto se si avanza l'ipotesi che la falce non fosse quella lunare, ma l'immagine falcata della frazione di disco solare che rimane visibile durante un'eclisse parziale di Sole allora potrebbe pensare che la moneta degli Unelli possa rappresentare e ricordare un'eclisse di Sole osservata nella Gallia del Nord durante il I secolo a.C. Oltre alla moneta d'oro fatta coniare da Vercingetorige intorno al 52 a.C., su cui rappresentata la falce della Luna sopra l'immagine di un cavaliere, abbiamo una moneta d'argento risalente al I secolo a.C. sulla quale potrebbe essere rappresentata una congiunzione di cinque pianeti, molto luminosa verificatasi, il 28 Novembre dell'anno 47 a.C. I pianeti interessati furono Mercurio, Venere, Giove Marte e Saturno, tutti riuniti in un settore di cielo ampio poco pi di 9 gradi d'arco nella costellazione dello Scorpione vicino alla stella Antares, che come sappiamo era importante per i Celti. Siccome Mercurio non si allontana che pochi gradi al massimo dal Sole, i cinque pianeti coinvolti furono visibili prima dell'alba verso est poco prima del sorgere del Sole. In meno di un'ora fu possibile veder sorgere in sequenza Giove, Marte, Mercurio, Saturno e Venere. Antares sorse subito dopo Marte e poco prima di Mercurio. Per ultimo sorse il Sole rendendo quindi invisibili tutti gli altri astri. Il 28 Novembre corrisponde molto bene alla data di levata eliaca di Antares, inizio per i Celti della stagione invernale e occasione per la celebrazione della festa di Trinox Samoni. IL CALENDARIO DI COLIGNY A Coligny, nella regione dell'Ain (sud della Francia), antica terra dei Galli Ambarri, furono ritrovati in un pozzo, nel novembre del 1897, i frammenti di una tavola di bronzo, le cui incisioni riproducevano la sequenza dei giorni di un calendario. Il calendario viene fatto risalire al II secolo d.C., in piena epoca gallo-romana, ma gli studiosi sono concordi nel ritenere che esso sia stato inciso prevalentemente per scopi liturgici pagani e quindi possa riprodurre fedelmente il calendario tradizionale celtico correntemente in uso alcuni secoli prima. I druidi non utilizzavano la scrittura, per cui il fatto di aver ritrovato un calendario scritto non pu essere spiegato che con la conseguenza dell'occupazione romana su un insegnamento che era sempre stato trasmesso per via orale. La struttura del calendario Il calendario di Coligny contiene la rappresentazione di una sequenza di cinque anni lunari completi, ciascuno composto da 12 mesi alternativamente lunghi 29 o 30 giorni, pi 2 mesi supplementari, ritenuti essere mesi intercalari introdotti per rendere lunisolare il calendario. La sequenza dei mesi rappresentati e' la seguente: Samonios (30), Dumannios (29), Rivros (30), Anagantios (29), Ogronios (30), Cutios (30), Giamonios (29), Simivisonios (30), Equos (30), Elenbiuos (29), Edrinios (30), Cantlos (29). Il numero tra parentesi si riferisce al numero di giorni che compongono il mese. Ciascuno dei 12 mesi elencati iniziava la notte in corrispondenza della quale la Luna assumeva la fase di primo quarto. Essi erano divisi in due parti di 15 pi 15, oppure 15 pi 14 giorni ciascuno in modo tale che se la prima quindicina era vincolata dalla fase di primo quarto, l'inizio della seconda doveva coincidere con la Luna alla fase di ultimo quarto.

I mesi le cui quindicine erano complete (30 giorni) sono classificati come MAT cio fortunati (MATV in lingua gallica), mentre quelli con 29 giorni sono etichettati con il termine gallico ANMAT che significa infausto. Fa eccezione il mese di Equos che un mese "Anmatv" ma dura 30 giorni. La prima quindicina, durante la quale la Luna raggiungeva il plenilunio, era ritenuta un periodo di luce, mentre la seconda quindicina centrata sul novilunio era ritenuta un periodo di buio. Le due quindicine sono separate dalla parola gallica ATENOVX (ritorno al buio, rinnovamento). La quindicina posta dopo ATENOVX comprende il novilunio e quindi di fatto il periodo dell'oscurit, mentre la prima quindicina comprendendo il plenilunio era il periodo di luce. Il calendario di Coligny suddiviso quindi in cinque anni lunari composti da 5 sequenze dei 12 mesi sinodici pi due mesi supplementari di 30 giorni ciascuno per un totale di 62 mesi. Si presume che i due mesi addizionali servissero per conciliare il tempo misurato basandosi esclusivamente sulla successione delle fasi della Luna con quello misurato tenendo conto del moto apparente del Sole sulla sfera celeste durante l'anno. La struttura di questo particolare calendario solleva alcuni interrogativi. Perch i Celti divisero l'anno lunare in 7 mesi da 30 giorni pi 5 da 29 ottenendo 355 giorni e non la soluzione bilanciata di 6 mesi da 29 e 6 da 30 che avrebbe permesso loro di ottenere una valutazione migliore della lunghezza media del mese sinodico lunare e la corretta lunghezza dell'anno lunare, cio 354 giorni? Perch i druidi decisero di codificare un ciclo lungo 5 anni? Da dove deriv la necessit di introdurre due mesi addizionali da 30 giorni ciascuno rappresentati sulla tavola uno ogni 30 mesi sinodici lunari? Per quale motivo i druidi utilizzavano anche un superciclo di 30 anni? L'accuratezza raggiunta da questo calendario era adeguata per gli scopi agricoli, sociali e rituali tipici della societ gallica del tempo? La lunghezza della lunazione La decisione di utilizzare una sequenza di 7 mesi da 30 giorni e 5 da 29 giorni per ogni anno fu una naturale conseguenza delle osservazioni astronomiche. La lunghezza media del mese sinodico risultante da questa combinazione 29.58 giorni. Dalle loro misurazioni i Druidi si erano accorti che la lunghezza del mese sinodico lunare sembrava fluttuare nel tempo intorno ad un valore medio, questo fatto lo rileviamo sperimentalmente dal calendario di Coligny nel quale venne codificato il valore sperimentalmente osservato e non il valore medio. Infatti la lunghezza effettiva della lunazione variava durante l'et del Ferro tra 29.27 e 29.84 giorni solari con due periodi sovrapposti, uno di 3307 giorni (circa 9 anni tropici) ed uno di 413 giorni (1.13 anni) che esattamente 1/8 del periodo lungo. L'osservazione delle fasi lunari portata avanti per lunghi periodi di tempo tendeva a determinare un valore di 29.60 giorni, che un p pi elevato della lunghezza media della lunazione (29.53 giorni), ma che risulta in perfetto accordo con quanto codificato nel calendario. Quest'ultimo valore conduce in capo a 12 lunazioni ad assegnare 355 giorni alla lunghezza dell'anno lunare invece che 354. Il valore 355 proprio la durata dei tre anni ordinari indicati nel calendario di Coligny e anche dei due rimanenti avendo l'accortezza di trascurare il mese intercalare che li porta a 385 giorni ciascuno. I mesi intercalari Dobbiamo ora chiederci perch la tavola di Coligny riporta due mesi addizionali da 30 giorni ciascuno, che vari studiosi hanno interpretato come intercalari, elencati ogni 2 anni lunari e mezzo portando quindi a 385 giorni la lunghezza complessiva del primo e del terzo anno rappresentati sulla tavola di bronzo. I druidi furono costretti ad introdurre due mesi addizionali con lo scopo di intercalarli, seguendo qualche criterio, nel corso dei 5 anni lunari per raggiungere dal punto di vista pratico un accordo ragionevole tra il computo basato sul Sole e quello basato sulla Luna. Infatti ogni 2 anni lunari e mezzo si perdeva circa un mese e solo dopo 30 anni si ritornava alle condizioni iniziali, cio all'accordo tra il calendario e la stagione climatica.

Durante quel periodo il calendario era retrogradato di un numero di giorni pari ad un anno lunare. Ecco quindi spiegata anche l'origine del ciclo trentennale (Saeculum) citato da Plinio il Vecchio. In questo modo l'accordo tra il computo solare e quello lunare poteva essere mantenuto annualmente entro un errore massimo di 30 giorni a meno delle derive a lungo termine. Il calendario celtico rappresent non solo uno strumento liturgico, ma anche un dispositivo utile in alla pianificazione agricola che va soggetta ai cicli stagionali in accordo con il Sole e cosi fanno anche le levate eliache delle stelle che definivano la cadenza delle feste. Il vincolo lunare era obbligatorio solamente nel caso della festa pi importante, quella di Trinux(tion) Samoni che unica espressamente indicata sul calendario di Coligny in tutti i cinque anni rappresentati. L'annotazione corrispondente compare in corrispondenza del secondo giorno della seconda quindicina del mese di Samonios di ciascun anno, quindi due giorni dopo l'ultimo quarto della Luna. La lunghezza dell'anno Il valore della lunghezza dell'anno solare tropico codificato nel calendario di Coligny sorprendentemente di 367 giorni. L'anno di 367 giorni mostra un errore troppo elevato rispetto al valore vero della lunghezza dell'anno tropico, pari a 365.2422 giorni, per essere considerato come il valore correntemente noto ai Celti, anche perch un valore prossimo a 365.25 giorni era gi noto da tempo presso quasi tutte le culture del Mediterraneo con cui i Celti ebbero contatti fin dall'antichit. La spiegazione di questo valore anomalo da ricercarsi nel tentativo di ottenere un accordo globalmente soddisfacente tra il Sole e la Luna come conseguenza dell'uso di anni lunari pi lunghi di circa un giorno rispetto al valore corretto e nella necessit di intercalare due lunazioni complete durante i cinque anni per mantenere l'accordo stagionale. Sarebbe stato per pi accurato intercalare due mesi da 29 giorni ciascuno, oppure uno da 29 e uno da 30 giorni i quali avrebbero raggiunto globalmente un'approssimazione migliore rispetto all'inserzione di due mesi lunghi 30 giorni. L'ipotesi che la progettazione del calendario sia stata eseguita su basi erronee molto difficile da accettare in quanto il calendario di Coligny il prodotto del lavoro di studio dei moti del Sole e della Luna e di analisi delle loro periodicit portato avanti per secoli da persone, che erano rinomate per la loro notevole conoscenza della natura e dei fenomeni, quindi molto difficile credere alla possibilit di una cos scorretta valutazione della lunghezza dell'anno tropico. Rimane quindi solamente l'ipotesi che per qualche ragione fu conveniente inserire due mesi intercalari lunghi proprio 30 e non 29. Incomincia quindi ad emergere il sospetto che il calendario celtico fosse qualcosa di pi di un puro e semplice calendario come lo intendiamo oggi, ma probabilmente esso doveva servire anche come efficace strumento di calcolo astronomico. La gestione dinamica Una ripartizione rigida come quella descritta non poteva essere considerata ottimale in quanto il metodo era troppo impreciso per mantenere un accordo ragionevole tra le stagioni e le fasi lunari per lunghi periodi di tempo. Proprio a causa del fatto che i due mesi intercalari erano lunghi 30 giorni, in capo ad un Saeculum di 30 anni (6 cicli quinquennali) si ottiene un disaccordo tra il tempo misurato dal calendario e il tempo realmente trascorso equivalente a circa due mesi richiedendo la rimozione di una o due intercalazioni per raggiungere nuovamente la fasatura stagionale. Il calendario celtico cos come codificato sulla tavola di bronzo trovata a Coligny pare essere stato messo a punto secondo una logica molto pi complessa di quella che usualmente rileviamo nella semplice struttura lunisolare con intercalazione rigida. Quest'ultima ipotesi supportata da alcuni fatti che qui riassumiamo. Le lunazioni intercalari comprendono 30 giorni ciascuna quando invece sarebbe stato meglio aggiungerne due da 29 per ottenere un accordo migliore con il computo solare. La struttura dei due mesi intercalari molto pi complessa e ricca di annotazioni rispetto a quella di ciascuno degli altri 60 mesi che fanno parte del ciclo quinquennale. Infatti i nomi dei 12 mesi

dell'anno celtico sono annotati in successione cronologica esatta accanto ai giorni compresi in questi mesi. Sorge quindi il sospetto che essi non siano solamente semplici mesi addizionali da intercalare periodicamente, ma qualcosa di pi. Infatti il calendario celtico non tenta solo di realizzare un accordo ragionevole tra due periodicit fondamentali incommensurabili tra loro, ma in grado, mediante un determinato, algoritmo di generare il computo solare partendo dal ciclo lunare. In questo il calendario gallico si differenzia da tutti gli altri calendari antichi oggi noti. Infatti se da un lato la struttura lunisolare rigida garantiva che i mesi rimanessero grosso modo coerenti con le stagioni, dall'altro lato era possibile usare la stessa struttura in maniera pi sofisticata per calcolare esattamente la posizione del Sole e della Luna nel cielo durante qualsiasi giorno dell'anno e dei "saecula". L'evoluzione del ciclo della Luna, fondamentale dal punto di vista rituale, permetteva di fare previsioni relativamente ai cicli del Sole. Il primo strettamente legato alla sfera di pertinenza divina, mentre il secondo utile per scopi pratici agricoli. Il computo lunare esemplificato dalla pura e semplice successione dei mesi del calendario, mentre il computo solare deve tenere conto anche della sequenza dei giorni elencati negli intercalari e dalle annotazioni che li accompagnano. I due mesi intercalari rappresentano quindi due tabelle di calcolo che possono essere considerati come una sorta di memoria, analogamente a quelle dei moderni computers, in cui immagazzinata la differenza progressiva tra il computo solare e quello lunare la quale pu essere letta ogni qual volta necessario eseguire i calcoli astronomici relativi alla posizione dei due astri nel cielo. Il calendario di Coligny da intendersi quindi come un calcolatore analogico atto a calcolare il computo solare partendo da quello lunare e un almanacco. Esso aveva quindi una triplice funzione: rituale, agricola e astronomica. I druidi potevano prevedere le fasi lunari utilizzando la base del calendario senza intercalari (uso rituale), ma nello stesso tempo avevano realizzato uno strumento lunisolare ordinario destinato alle attivit quotidiane (uso agricolo) e usandolo come calcolatore potevano anche rendere conto in maniera accurata dei cicli stagionali in accordo con il Sole e provvedere esattamente alla predizione delle levate eliache e al calcolo delle date delle feste (uso astronomico). La predizione delle eclissi Il calendario di Coligny assimilabile ad un almanacco perch in esso sono codificate talune efficaci regole di predizione delle eclissi soprattutto quelle lunari. Osservando attentamente le annotazioni in lingua gallica e i caratteri latini incise sui frammenti di bronzo, si rileva che talune di esse si ripetono con precisa regolarit in corrispondenza di determinate terne di giorni consecutivi. Le terne con annotazione ripetuta, talvolta sono quaterne cio le ripetizioni compaiono in quattro giorni consecutivi. Inoltre la loro distribuzione intervallata attraverso i mesi e gli anni con notevole regolarit. Ogni singola annotazione si riferisce generalmente al nome di un mese dell'anno ripetuto pi volte, una volta per ogni giorno appartenente a ciascuna terna o quaterna. Molto spesso lo stesso mese viene usato in due terne successive declinato, in lingua gallica, in casi diversi. Usualmente i giorni interessati dalle terne sono i VII, VIII e VIIII di ciascuna quindicina di ogni mese pi qualche mese in cui si osservano le terne nei giorni I, II e III della seconda quindicina, subito dopo ATENOVX, quindi sostanzialmente le terne identificano le fasi lunari sigiziali cio il plenilunio e il novilunio, ma talvolta marcato anche l'ultimo quarto. Questo suggerirebbe che non solo le fasi di primo e di ultimo quarto erano importanti, ma anche i pleniluni e i noviluni meritavano attenzione presso i Celti. Ricordiamo che quando la Luna si trova alle sigizie, se anche il Sole sufficentemente prossimo ad uno dei nodi dell'orbita lunare, si possono verificare le eclissi. I giorni possibili per il verificarsi delle eclissi sono proprio quelli marcati sul calendario di Coligny con le terne. I druidi sapevano certamente che quando la Luna raggiungeva la sua estrema latitudine eclittica (positiva o negativa) durante il suo ciclo mensile e la sua fase era contemporaneamente il primo oppure l'ultimo quarto allora sette giorni dopo era possibile il verificarsi di un'eclisse. Se il giorno in

cui la Luna era stata osservata alla sua massima distanza dall'eclittica, cadeva il primo o il quindicesimo giorno di un mese dell'anno celtico allora sette giorni dopo i druidi erano in grado di prevedere con un buon margine di sicurezza un'eclisse di Luna o di Sole. L'eclisse di Luna era pressoch sicura, ma quella di Sole poteva avvenire, ma non essere visibile nella localit in cui il druida si trovava. Il metodo basato sull'osservazione della posizione della Luna rispetto all'eclittica funziona, ma caratterizzato da un alto tasso di errore e dal fatto che esso permette solamente di eseguire previsioni a scadenza breve, solamente sette giorni di anticipo. I druidi avevano certamente osservato che le eclissi di Luna si ripetevano mediamente circa ogni 6 lunazioni (13 semiperiodi latitudinali) quindi bastava semplicemente attendere che durante i giorni VII, VIII o VIIII della prima quindicina di un mese qualsiasi del calendario avvenisse un'eclisse di Luna. Successivamente l'applicazione della regola di aggiungere 6 lunazioni si concretizzava nella previsione dell'eclisse di Luna per gli stessi giorni VII, VIII o VIIII del sesto mese successivo e cos di seguito. Il calendario di Coligny indica quindi che le eclissi di Luna cadevano alternativamente sempre alle stesse date di calendario lunare, mediamente sempre il giorno VIII della prima quindicina di due mesi separati da mezzo anno sinodico lunare. Occasionalmente, ogni 30 mesi, l'introduzione del mese intercalare faceva retrogradare di un mese la data prevista. Esistendo una differenza di 0.3 giorni tra 6 lunazioni medie esatte e 13 semiperiodi latitudinali avverr che ogni tanto l'eclisse prevista mancher all'appuntamento, ma si verificher nei giorni VII, VIII o VIIII della prima quindicina del mese precedente. Questo fenomeno si verificher' con periodicit pari a 41, 47 e 53 mesi del calendario celtico, periodicit che potevano essere note ai druidi senza eccessiva difficolta'. Un altro fenomeno quello della ripetizione di due eclissi di Luna in due lunazioni successive. Questo fatto implica che in due mesi consecutivi del calendario celtico avvenissero due eclissi di Luna distanti una lunazione, ma sempre nei giorni VII, VIII oppure VIIII del mese. Questo fenomeno avviene con periodicit pari a 53, 82 e 135 mesi del calendario celtico. I druidi potevano quindi prevedere agevolmente e con un errore relativamente ridotto le eclissi di Luna che si verificavano in un dato luogo utilizzando solamente il calendario e una semplice regola di calcolo mnemonico e di facile applicazione pratica. La previsione delle eclissi poteva essere eseguita con successo mediante la ricorsivit di 6 mesi di calendario, ma anche altre ricorsivit potevano risultare utili. Le ricorsivit di 6, 35, 41, 47, 53, 82, 88, 94, 129, 135, 223,...,358,... mesi del erano tutte utili previsori compresi in un "Saeculum" e forse erano parimenti note ai Druidi che se servivano per il calcolo per lo meno delle eclissi di Luna. Osservando la struttura del calendario di Coligny ci accorgiamo che il "Saeculum" di Plinio vale praticamente quanto un ciclo di 358 lunazioni, quindi il periodo trentennale del calendario celtico sembrerebbe calibrato su uno dei cicli fondamentali delle eclissi. L'importanza di una rilettura della tavola di bronzo di Coligny risiede nel fatto che alla luce di questi fatti richiesta una differente valutazione delle conoscenze astronomiche e matematiche dei Celti le quali risultano decisamente ricche e accurate. Dobbiamo comunque ammettere che il calendario cos strutturato doveva essere per forza di cose gestito esclusivamente dalla classe druidica e dai suoi membri che ne fecero anche uno strumento di potere. L'algoritmo base per usarlo mnemonico quindi non esisteva la necessit di scriverlo, in accordo con le usanze dei Druidi che ritenevano fondamentale tramandare le conoscenze solo oralmente. Il fatto che nel secondo secolo dopo Cristo il calendario fu redatto in forma scritta potrebbe essere il segno che dopo l'invasione romana la classe druidica si dovette accontentare di pochi allievi, in quanto la maggioranza della giovent appartenente all'aristocrazia Gallica preferiva studiare il Latino e il Greco presso i Romani e non pi la scienza dei padri presso i druidi. Essi furono quindi costretti a scrivere ci che aveva sempre tramandato oralmente in quanto la complessit del

meccanismo di gestione calendariale era ormai tale da essere oltre le usuali abilit del clero rurale del tempo. CONCLUSIONE Da queste e da altri studi tutt'ora in corso incomincia ad emergere un'altra immagine del popolo dei Celti. L'immagine dei barbari viene via via smantellata sostituita con quella di un popolo dedito allo studio, all'osservazione e all'interpretazione della natura. Quindi gli studi e le nuove scoperte che verranno fatte riguardo ai Celti dovranno essere interpretate con questa nuova chiave di lettura.

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