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QUANDO VOTANO I MERCATI Bocciaticon lode! Assolti a Bruxelles da Ecofin, ma sgambettati a Londra da Standard & Poors.

Mentre lUnione Europea crede (o finge di farlo) nella prossima manovra da 7,5 mld di euro, i mercati finanziari, al contrario, puntano apertamente sul rischio-Italia. La situazione, diremmo parafrasando certi buontemponi, grave, ma non seria. Da AA siamo passati, per S&P, ad AA-. Con quel misero trattino, vorr dire che, ad esempio, chi ci far credito pretender, da domani, uno 0,1% di interessi in pi, sul denaro che ci prester. Ma, pi che i soldi, in questa partita, conta la credibilit. E Noi, a quanto pare, la stiamo perdendo. Per quale motivo, Vi chiederete Voi. Semplice e complicato, allo stesso tempo. Tremonti ed il suo intempestivo licenziamento centrano fino ad un certo punto. Gran camminatore, lex Ministro dellEconomia, ha pedalato spesso tra un santuario finanziario allaltro, per evitare il tanto temuto declassamento dellItalia. La sua finanza creativa, infarcita di condoni e cartolarizzazioni, non aveva, in realt, gran che di virtuoso, essendo caratterizzata da manovre una tantum, prive di quella componente strutturale, che soltanto una decisa scelta politica in grado di assicurare. In altri termini, finora siamo riusciti a rinviare ogni decisione sulla riforma radicale del nostro sistema di welfare, che non possiamo pi permetterci. Tanto per fare un esempio, occorrerebbe che gi da domani fosse obbligatorio, per legge, avere almeno 40 anni di anzianit contributiva, prima di andare in pensione. E potrebbe non essere ancora sufficiente, dato che, oggi, il miglioramento della qualit della vita ha di molto allungato let media, con non pochi trattamenti di quiescenza che si prolungano oltre le venti/trenta annualit. Linvecchiamento progressivo della popolazione, oltre che sui sistemi previdenziali, influisce sensibilmente anche sullassistenza sanitaria, gravata da sprechi e da politiche spesso demagogiche e ricorrenti sullabolizione o sulla riduzione dei tickets. Occorrerebbe, infatti, che laccesso alla gratuit dei trattamenti fosse esclusivamente garantita a chi, in effetti, si trovi in uno stato accertato di indigenza e di scarso reddito, mentre alle fasce medio-alte dei contribuenti dovrebbe essere assicurato solo un contributo minimo proporzionale, da parte dello Stato. Ma agire soltanto sul lato della spesa non basta. Mancano allappello, malgrado le promesse elettorali di Berlusconi, le riforme pi importanti, per il rilancio della produzione e dei consumi. La prima, innanzitutto, riguarda il mercato del lavoro, che risente di una struttura particolarmente rigida della retribuzione e delleccesso di regolamentazione del settore. La liberalizzazione del mercato avvenuta soltanto in minima parte e la modernizzazione informatica della pubblica amministrazione non ha prodotto il guadagno di efficienza sperato, in quanto continuano a mancare strumenti affidabili di misurazione dei costi e della produttivit del pubblico impiego. Certamente, se un domani Moodys e Fitch dovessero accodarsi a S&P nel downgrading dellItalia, allora sarebbero guai seri. Per consolarci, non possiamo nemmeno guardare a chi, come Francia e Germania, ha i conti che non quadrano con i criteri di Maastricht, per la parte che riguarda il mantenimento entro la soglia del 3% del rapporto deficit/Pil. Per loro, infatti, pronto un rimedio che render pi flessibile il Patto di Stabilit, permettendo ladozione di politiche keneysiane, per il rilancio della crescita, bilanciate da pi severe restrizioni sulla crescita del debito pubblico.

E qui, onestamente, casca lasino: mentre Parigi e Berlino presentano un rapporto debito pubblico/Pil di poco superiore al limite del 60%, fissato da Maastricht, lItalia, invece, continua a viaggiare sopra labisso del 106%, sempre pi difficile da finanziare, in presenza della sfiducia dei mercati, come quella dimostrata da S&P. La chiave di lettura di questo clima pesante squisitamente politica: gli investitori esteri hanno la certezza che il Governo non potr mantenere la sua promessa di ridurre le tasse, senza aver prima affrontato i nodi strutturali del debito pubblico e della riforma del welfare e del mercato del lavoro. Ma il tempo stringe ed il 2006 alle porte. A questo punto, appare chiara la tentazione, per il Premier, di andare alle elezioni anticipate, addebitando il mancato rispetto del Contratto con gli Italiani alla riottosit degli alleati ed al ritorno alle antiche pratiche clientelari, come sta a dimostrare la vicenda Tremonti, diretta conseguenza della rivincita della componente centrista ex democristiana, che guarda con nostalgia alla defunta Cassa per il Mezzogiorno. Continuando di questo passo, infatti, il rischio di ribaltoni non pu essere escluso, in quanto oggettivamente in corso (in base a quanto gi osservato e denunciato in passato su queste stesse colonne) una netta saldatura tra le varie anime della diaspora democristiana, parcheggiate nella Margherita, nellUdc e nella stessa Forza Italia. Per capire fino a che punto questo disegno di ricostruzione dellantico centro (ma non della Dc, in quanto fenomeno storicamente datato ed irripetibile) sia fondato, occorre seguire attentamente le vicende relative al tentativo di correzione del maggioritario, attraverso la reintroduzione di robuste aliquote di proporzionale nellattuale sistema elettorale, pur se attenuate dalla previsione di una consistente soglia di sbarramento e di un premio di maggioranza. Nella partita del federalismo, che la Lega non pu perdere, pena la sua estinzione politica, i centristi della maggioranza potrebbero giocare la carta della riforma elettorale, da blindare, eventualmente, allinterno della riforma costituzionale complessiva. iniziata, in altri termini, la vera partita sul dopo-Berlusconi, perch, comunque vada, senza il mago Tremonti non vi sar riduzione sostanziale delle tasse, al di fuori di pure operazioni di facciata, che facciano recuperare allo Stato con la sinistra quello che finge di concedere con la destra, abbassando il prelievo alla fonte ma innalzandolo, a livello locale. Baster, infatti, manovrare sulla finanza trasferita, per obbligare Comuni e Regioni a rastrellare le risorse mancanti facendo leva sulla tassazione aggiuntiva, sullaumento delle tariffe dei servizi pubblici e sullinasprimento dei tickets sanitari. In definitiva, si tratterebbe, quindi, di una partita di giro. Indovinate un po chi ci verrebbe a rimettere, alla fine della giostra? Sempre e solo i poveri disgraziati a reddito fisso, che non hanno nessuno sul quale scaricare i loro costi aggiuntivi. Al contrario di assicurazioni, banche ed Enel!

Roma, luglio 2004 Maurizio Bonanni