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ARTEMIDORO 2006-2011: LULTIMA VITA,

IN BREVE

A osservare retrospettivamente, dopo cinque anni, la concitata evoluzione della questione artemidorea, alcuni dati appaiono incontrovertibili. La seriet del caso, innanzitutto. Quella diagnosi di falsit che nel 2006 poteva essere sprezzantemente definita un divertissement, a mezzo fra burla goliardica e provocazione situazionistica, o un esercizio di fast philology (Settis 2006c, 55), oggi al centro di un ampio dibattito internazionale: e fondatamente si pronosticato che la controversia artemidorea rester nella storia delle grandi controversie filologiche (Lehnus 2009, 213). Oltre alla seriet del caso, incontrovertibile la sua complessit: se nel 2007 si era certi di poter liquidare la questione dellautenticit [] in non pi di dieci righe (C. Gallazzi ap. Paglieri 2007), oggi la continua moltiplicazione di tesi, ipotesi, prospettive critiche ha di fatto ridotto la ricostruzione sancita dalleditio princeps (Gallazzi-Kramer-Settis 2008) a una posizione di isolata minoranza. Infine, si impone o dovrebbe imporsi agli occhi di qualsiasi osservatore un dato macroscopico, che non cessa, pur nel mobile panorama delle proposte critiche oggi concorrenti, di suscitare disagio: la sproporzione, quantitativa e qualitativa, tra i numerosissimi problemi posti dai sostenitori della falsit e le sbrigative soluzioni via via escogitate per risolvere ma pi spesso per dichiarare inesistenti le obiettive aporie cui va incontro una serena attribuzione ad Artemidoro del discusso reperto. Nelle pagine che seguono si intende offrire al lettore una prima e senzaltro provvisoria sintesi della querelle, nella forma di una planimetria organizzata per temi e sotto-temi, e articolata secondo la progressione degli argomenti, delle repliche e contro-repliche, delle impasses in cui talora la ricerca pare destinata ad arenarsi, e delle vie che, al contrario, promettono ricchi sviluppi e sembrano poter garantire al dibattito un fecondo sguito1.

1 Per organizzare il vasto materiale si fatto ricorso a rinvii interni che si spera possano facilitare, al bisogno, una lettura trasversale; si inoltre adottato a

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A. ANACRONISMI LINGUISTICI
1. Al principio fu il proemio: lessico, stile, sintassi Al principio nel marzo del 2006 fu il proemio: un testo che oggi non pi al principio, n pi un proemio (cf. infra, 215 s.). Delle colonne I-III del papiro si osservarono subito la lingua raccogliticcia, la sintassi traballante, la diffusa ricorrenza di espressioni attestate altrove solo nel greco patristico e bizantino. I primi rilevamenti evidenziarono coincidenze letterali, quanto a singoli lessemi e a intere iuncturae, con testi non anteriori al II sec. d.C. e talora posteriori al XII (Canfora 2006a, 48-52): particolarmente notevoli le somiglianze con alcune pagine eustaziane (Bossina 2007a, 336-343, 372-378), mentre il lessico generale del proemio risult intessuto di un vocabolario religioso tipicamente patristico, se non addirittura pi tardo (ibid. 343-350, 360-372, 379-383; cf. anche Pinto 2007, David 2007, Bossina 2007b e 2007c, quindi Bossina in Canfora 2008a, 319-420); il fenomeno, del resto, parve subito interessare anche le didascalie del verso (Micunco 2006; cf. infra, 198-200). Di pi: si osserv come il greco del proemio apparisse pressoch indifferente ad alcune caratteristiche strutturali del greco classico, a partire dal cardine della prosa greca antica (Canfora 2006a, 51), cio il largo impiego di particelle connettive e avversative a scopo di interpunzione e scansione logica del dettato. Per essere inteso, il proemio richiede spesso il ricorso a una punteggiatura tutta moderna, fatta di virgole e tortuosi

un sistema di segni distintivi, in capo a ogni singolo abstract, teso a chiarire le relazioni di progressione (cronologica) e gerarchia (reciproca) tra gli argomenti. Se con i numeri arabi sono designate le sotto-aree tematiche del dibattito, con > si contrassegnano le repliche di chi difende lautenticit del reperto, con >> le risposte a tali repliche e con + gli ulteriori argomenti a rincalzo della diagnosi di falsit, con * le posizioni mediane o alternative rispetto alle due principali tesi in contrasto. La bibliografia comprende tutti i pi rilevanti contributi scientifici, ma anche unampia selezione dei contributi giornalistici, dai quali si ricavano talora precisazioni e informazioni molto importanti (una valutazione del tutto opposta in Gallazzi-Kramer 2009, 171). Tecnicismi e citazioni in originale si sono intenzionalmente ridotti al minimo.

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incisi. Anche al di l di tale tendenza a una laboriosa e spesso oscura paratassi, talora al limite dellasintassia, molte altre peculiarit sintattiche del proemio risultarono vistosamente abnormi, specie per quanto concerne assenza di articoli (Canfora 2006a, 50), accumuli e pleonastiche perifrasi (ibid. 49 e 52, quindi Canfora 2008a, 213-217), turbamenti assortiti dellordo verborum (Bossina 2007a, 351, 355s.). La traduzione normalizzante, e generosa di integrazioni, fornita dagli editori (GallazziSettis 2006, 157), nasconde molte delle vistose difficolt presentate dal testo (un contro-esperimento traduttivo in Canfora 2007e; 2008a, 147149; cf. infra, 166 s., 168). Ma gli inquietanti dati relativi al proemio furono solo il campanello dallarme (Canfora-Bossina 2008, XVIII). > Le prime repliche (ex silentio o quasi). A tali critiche si rispose, sulle prime, con un duplice ordine di argomenti: 1) sul piano del lessico e dei loci similes, la perdita di gran parte della letteratura greca renderebbe del tutto casuale la coincidenza del papiro con testi di et cos tarda; anzi si afferm caso frequente che nuovi reperti papiracei retrodatino termini e stilemi che si ritenevano tardi, o forniscano unampia messe di hapax legomena (Settis 2006c; Montanari 2008); 2) sul piano dello stile e della sintassi, il proemio parrebbe appartenere a una corrente letteraria fino ad oggi pressoch sconosciuta, ma famosa, e anzi famigerata, nella tarda et ellenistica: lasianesimo, i cui tratti dominanti furono proprio la paratassi, leccesso retorico, il ricorso a sbalorditive agudezas (la tesi stata sostenuta per primo da Cassio 2008; ma cf. anche Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 198-207 passim; Montanari 2008; Settis 2009a, 62s.). Gli argomenti non muteranno negli anni a seguire (cf. infra, 167s.). Al di l delle questioni linguistiche, fin dalle prime repliche enorme importanza fu annessa a toponimi e usi grafici ipoteticamente inconciliabili con lattivit di un falsario ottocentesco: cf. infra, 184 s. Si osserv inoltre che da un falsario non ci si pu attendere limpiego di due stili tanto diversi, quali sarebbero lo stile barocco del proemio e lo stile sobriamente scientifico delle restanti colonne (cos Montanari 2008). Infine, e con insistenza a tratti esclusiva, si opposero ai metodi dellanalisi linguistica e della filologia le autorevoli risultanze della chimica e della fisica (cf. infra, 205 s.) e si afferm che nessun falsario avrebbe potuto n procurarsi un papiro vergine di tali dimensioni, n prendersi la briga di simulare tutte le fasi intermedie

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(unione con papiri documentari, riduzione a cartonnage, etc.) attraverso cui il papiro di Artemidoro fa mostra dessere passato: una sintesi pressoch completa di tali argomenti difensivi ha fornito, allalba della querelle, Settis 2006c. >> Argini fragili. Se in astratto un nuovo reperto pu, com ovvio, incrementare la nostra conoscenza del lessico antico e mutarne la cronologia, nel proemio del papiro ci avviene in maniera tanto pervasiva e costante da non consentire alcun richiamo a casi analoghi: cf. Canfora-Bossina 2008, XVIII e infra, 164 s. Il rinvio a fonti perdute sempre teoricamente possibile, proprio perch sottratto a ogni verifica; ma il papiro si ostina a evidenziare coincidenze con fonti note e tutte puntualmente tarde, se non addirittura moderne (cf. infra, 165, 172 s.). La tesi asiana resta priva di convincenti riscontri (cf. infra. 168 s.) e le stesse ragioni della scienza sono apparse meno univoche di quanto inizialmente presupposto (cf. infra, 206 s.). Quanto alle fasi attraverso cui sarebbe passato il papiro di Artemidoro, esse restano purtroppo prive della bench minima documentazione e risultano palesemente ignote agli stessi editori: cf. infra, 221-223; lunica testimonianza relativa a tali fasi risultata falsa: cf. infra, 224-228. Per largomento del papiro vergine cf. infra, 206 s.. 2. Ulteriori dati positivi, tra Ritter e Simonidis Il materiale documentario accumulato durante le ricerche successive ha confermato le prime analisi. Esso si divide agevolmente in due grandi gruppi: da una parte, ulteriori paralleli tra il testo del papiro (e specie del proemio) e testi antichi di et immancabilmente successiva, spesso imperiale o bizantina (cf. Canfora 2008a, 43-47, 145-155; Micunco 2008a; Canfora-Bossina 2008, 17-23; Canfora 2009b, 272-278 e 2009h, 22; Condello 2009; Tosi 2009; Bossina 2009a, 326-343; un ulteriore parallelo eustaziano indicato da Montanari-Muratore 2009, 125; cf. anche Canfora 2010a, 217s.); dallaltra, singolari e ancor pi eclatanti somiglianze di iuncturae o intere pericopi con testi moderni. In questultimo gruppo, meritano un particolare risalto le coincidenze tra le prime righe del proemio e lintroduzione della Erdkunde di Carl Ritter (1817)

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nella sua traduzione francese (Gographie gnrale compare, Paris 1835): la scoperta si deve a Calvesi 2008a (= Canfora-Bossina 2008, 210215) e 2008b; cf. quindi Canfora 2008c, 215; Canfora 2008d (= CanforaBossina 2008, VII-XV), 2008h, 36-47, 2009d, 9. Non meno rilevanti, naturalmente, le coincidenze fra alcune espressioni del papiro e analoghe, o pressoch identiche, espressioni utilizzate in pi di unopera dal falsario Costantino Simonidis, a partire dagli anni 60 del XIX secolo: cf. gi Bossina 2007c, quindi la documentazione addotta con saggi della prosa di Simonidis in Canfora-Bossina 2008, 173-192; il riscontro reso ancor pi pertinente dalla scoperta di una precoce e costante identificazione di Simonidis con lantico Artemidoro (cf. infra, 234), e da una pi generale conoscenza della sua attivit di falsario (cf. infra, 229-236). Tanti e tali loci similes antichi e moderni sono radunati in Canfora 2008a, 147-149; Canfora-Bossina 2008, 10-16; Canfora 2008h, 36-47, 2009g e 2009h, 8-29; cf. anche Canfora 2011f, 16-26. Di alcune espressioni sorprendenti del proemio si in sguito dimostrata la rispondenza con forme o espressioni cristallizzate dellinglese, del francese o del tedesco (cf. Canfora 2009f, 365-382, 2009h, 10 e 2009i, 106 a proposito dei memeigmna hpla, armi mescolate, di col. I rr. 17-19 [peraltro incongrue rispetto a ogni concezione antica delle armi e dei relativi armigeri], e dellAtlnteion phrton, fatica atlantica, di col. I rr. 25s.; cf. anche Canfora 2008k; Condello 2009, 64s., 72s.; Canfora 2010a, 218 e 2011c, 94-97; tracce diffuse di neogreco ha riscontrato nel papiro R. Janko: cf. Canfora 2010e, 13 n. 14; cf. anche Janko 2009, 405: the Greek of the opening preface [] can hardly be ancient; ovviamente un tratto linguistico recenziore limpiego della punteggiatura: cf. supra, 162 s. e infra, 171; Canfora 2010b, 48 e 2011c, 119). Simili forme di interferenza linguistica non mancano di paralleli in altri falsi di Simonidis: cf. Canfora 2010a, 229s., 311-313 e infra, 232. + Non basta buttare il proemio. Inoltre, poco a poco emerso come alcune delle caratteristiche linguistiche del proemio (anacronismi lessicali e linguistici, coincidenza con testi posteriori soggetti a riuso quasi sempre peggiorativo, tendenza spiccata allasintassia) si possano riscontrare anche nella prosa solo apparentemente diversa delle colonne IV e V: dopo Canfora 2006a, 57, cf. Micunco 2007; Canfora-Bossina 2008, 18s.; Canfora 2008a, 289s. e 2009d, 33s.; Bossina 2009a, 317s.; Bossina 2009b, 141s. Anche in tali casi sembra evidente lintento di va-

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riare (talora con conseguente introduzione di palmari errori: cf. infra, 175 s., 179) testi gi noti e sempre successivi, talora di molti secoli, allet di Artemidoro o allet del papiro: cf. Canfora 2007b, 289s. = 2007k, 84s. = 2008a, 237s. e Canfora 2008b, 291s. (sui rapporti fra Marciano [GGM I 544,2-4] e col. IV 18-24, su cui infra, 179); Canfora 2008a, 152-155; Canfora-Bossina 2008, 19 (traluce anche nelle coll. IVV qualche traccia dellusus scribendi, se cos si pu dire, del moderno Artemidoro); la tecnica del ritocco additivo, del resto, fu tipica del falsario Simonidis (Canfora 2007b, 293-295; 2008a, 423-427; cf. infra, 232 s.); un riesame complessivo delle coll. IV e V mostra come esse siano semplicemente un centone di fonti note e malamente riutilizzate: cf. Canfora 2009c, 279-283; Canfora 2009h, 18-29. > Ancora i due stili. E Ritter non centra. Nonostante tali osservazioni, largomento del doppio stile (ritenuto aprioristicamente impossibile in un falsario: cf. supra, 163) ripetuto, dopo Montanari 2008, da Fernndez Delgado-Pordomingo 2008, 324; si veda anche Cassio ap. Canfora 2009b, 278 e 2010d, 330. Secondo Cassio 2008, 139 n. 151 proprio il carattere idiosincratico dello stile adibito nel proemio esclude lintervento di un falsario. Quanto alle somiglianze tra il proemio del papiro e lintroduzione ritteriana, esse sono dichiarate minime o inesistenti dai sostenitori dellautenticit: cf. Gallazzi-Kramer 2009, 185s. e 238; Hammerstaedt 2009b, 103 n. 98; Settis 2009c. >> Due stili apparenti. Naturalmente lapparente differenza dei due stili deriva dalla diversa natura del materiale oggetto di collage da parte del falsario: cf. Canfora 2010d, 330 e supra, 165 s., infra, 179-182. >> Somiglianze negate. Contro le facili e sbrigative liquidazioni dei riscontri forniti da Calvesi 2008a e 2008b si sono ulteriormente rimarcati i riscontri non solo lessicali, ma strutturali fra il proemio del papiro e la pagina proemiale di Ritter, giudicati notevoli e innegabili da pi di un osservatore: cf. van Minnen 2009, 167; Canfora 2009i, 105s. Prudente Marcotte 2010, 359. >> Ritocchi traduttivi. Le pi bizzarre espressioni riscontrabili in brani diversi dal proemio (primo fra tutti, in col. IV rr. 14-16,

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la contorta frase la natura del territorio ha in tal modo lintero contorno) sono impropriamente normalizzate dalla resa e dallinterpretazione delleditio princeps, che sembra sistematicamente impegnata a minimizzare le difficolt derivanti da uno stile di carattere centonario: cf. Canfora 2009c, 284s.; improponibili i paralleli che dovrebbero dimostrare il carattere linguisticamente consueto dei monstra sintattici reperibili anche in col. IV: cf. infra, 171. + Come scriveva Artemidoro? Non meno rilevante il fatto che la Geografia di Artemidoro, ricostruibile a partire dai numerosi e cospicui riusi che ne fecero i geografi successivi, tra Posidonio a Marciano, non sembri conciliarsi in alcun modo, sotto il profilo espressivo, n con lo stile ampolloso e confusamente filosofeggiante del proemio (su cui stranissimo, peraltro, il silenzio di Strabone: cf. Bossina 2007, 333-336 e infra, 175, 190 s.), n con lo stile arido e meramente contabile delle colonne IV e V: cf. Canfora 2007a, 231-233 = 2007k, 9-12 = 2008a, 73-75; Schiano 2007, 247-255; Canfora 2008a, 15s.; Schiano 2008, 106-116; Canfora 2010a, 117-123, 159-162; infra, 193. La differenze dei due stili, del resto, pare meramente illusoria, o comunque in gran parte dipendente dai diversi materiali di partenza messi a frutto dallautore: cf. supra, 167. Tali anomalie confermano, sul piano dello stile, le anomalie relative alla ricostruibile struttura delloriginale opera artemidorea (cf. infra, 175, 193). > Difese dufficio e tecniche di commento. In concomitanza con luscita delleditio princeps, Settis (ap. Dal Maso 2008) ha definito la questione dellautenticit un falso problema che sposta lattenzione dai problemi veri. Quasi tutti i paralleli testuali reperiti dai sostenitori dellinautenticit (cf. supra, 162-165) risultano citati e messi a frutto dagli editori ma senza alcuna deduzione glottocronometrica, apparentemente inevitabile nel loro commento al testo (Gallazzi-Kramer-Settis 2008). Gli argomenti utilizzati sin dalle prime repliche (carattere meramente o miracolosamente casuale delle coincidenze fin qui riscontrate: cf. supra, 163) sono rimasti del resto immutati, nonostante laccumularsi di nuova documentazione: cf. Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 57; Cassio 2009, 85, 90 e passim; Montanari-Muratore 2009; Ucciardello 2009, 169; Sedley 2009, passim; Gallazzi-Kramer 2009, 177-205. Si anzi sostenuto apertamente

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che molti autori successivi dovessero citare proprio queste poche pagine di Artemidoro: cf. B. Kramer ap. Messina 2008 (la cosa pi naturale del mondo). In rari casi (Cassio 2009) si riusciti a retrodatare qualche isolata espressione, analizzata per a prescindere dal suo contesto e dal lessico generale del proemio e del papiro tutto. Le coincidenze con i testi moderni sono state variamente trattate: quanto a Ritter, si giudicata la somiglianza inesistente (cf. supra, 166); quanto a Simonidis, si sono ignorati e si continuano a ignorare i riscontri fin qui prodotti. >> Metodo (e garbo). Luso tacito dei paralleli emersi fra il 2006 e il 2008, e soprattutto luso di tali paralleli a prescindere dalle conseguenze che se ne potrebbero o dovrebbero trarre in termini di datazione linguistica del reperto, stato immediatamente impugnato per ragioni di metodo (e di garbo). Sullo stile evasivo e talora mistificante del commento offerto da Gallazzi-KramerSettis 2008 cf. Canfora 2008c; Bossina 2008b; Canfora-Bossina 2008, 25-30; Bossina 2009a, 361-370. Sul rinnovato tentativo di occultare, nella traduzione che correda la princeps (Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 196), le bizzarrie sintattiche e concettuali del proemio nonch la sua stessa, problematica natura di proemio generale (cf. infra, 207-209, 217) cf. Canfora-Bossina 2008, 3-7; Canfora 2008c, 218; Canfora 2009b, 265-278. Per converso, opinioni sostanzialmente favorevoli sul commento e ledizione offrono Fernndez Delgado-Pordomingo 2008, Stckelberger 2008, Luppe 2009, Parsons 2009, 19. Una riflessione metodologica pi generale, con fermo giudizio di condanna sulleditio princeps, in Ronchey 2009. >> Non Asiani, sed asini. La tesi dello stile asiano, invocato per spiegare stranezze e asintassia del proemio, stata respinta sulla base di un riesame del testo e di quanto altrimenti noto della prosa asiana di tarda et ellenistica: cf. Canfora 2008a, 4446; Canfora-Bossina 2008, 17-23; Tosi 2009; Bossina 2009a, 343355; Canfora 2009e, 342; cf. anche Ucciardello 2009, 169. Unaffiliazione dellArtemidoro storico alla scuola asiana, peraltro, stata giudicata improbabile sulla base delle testimonianze antiche: cf. Lehnus 2008. In ogni caso, ci che continua a restare in-

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concepibile alla luce di quanto noto e documentabile dellintera letteratura greca il carattere non meramente stilistico, ma sintattico e logico-concettuale, delle gravi anomalie riscontrabili nel proemio: cf. Canfora 2009b, 270-278. > Ripensamenti editoriali. Alcune delle letture offerte in prima istanza dagli editori sono state giudicate successivamente impossibili: esse scompaiono dalleditio princeps (Gallazzi-Kramer-Settis 2008), che afferma perentoriamente linfondatezza delle scelte editoriali precedentemente sostenute in Gallazzi-Settis 2006 (per quanto si deduce dalla traduzione [p. 157]) e in qualsiasi altro contributo precedente (sulla stessa linea Settis 2009a, 46s.); tali scelte coincidono del resto, in parte consistente, con le scelte editoriali dellInterim text edito in Canfora 2007k, 191-198; per le coll. I-II cf. anche CanforaBossina 2008, 8s.). Si vedano inoltre Gallazzi-Kramer 2008. Un elogio dei ripensamenti, in materia papirologica, si legge in GallazziKramer 2009, 176s. >> Scelte di comodo? Alcune delle nuove letture eliminano o riformulano proprio quei passaggi in cui il nuovo Artemidoro mostra le pi vistose somiglianze con testi tardi (cf. supra, 162), contraddice sul piano fattuale dati noti come artemidorei per tradizione diretta (cf. infra, 173-175, 177-179) o presuppone laccoglimento di erronee letture ottocentesche (cf. infra, 180-182, 191 s.). dunque difficile sottrarsi al sospetto che le nuove scelte editoriali siano alquanto interessate e tendenziose: cf. Canfora 2008c; Bossina 2008b; Canfora-Bossina 2008, 25-30, 219-225, 239s.; Bossina 2009a. Esse, del resto, non appaiono affatto fondate come gli editori (e non solo: cf. DAlessio 2009b, 30s.) affermano senza esitazione alcuna: dopo le ulteriori analisi fornite dai contributi citati, cf. van Minnen 2009, 166s.; Bossina 2009b, 145s. n. 46; Canfora 2009h, 8 e 14. Non meno discutibili le scelte traduttive spesso ancor pi vaghe e fuorvianti adottate in Gallazzi-Kramer-Settis 2008: cf. Canfora, 2008c, 218. > Divinissima filosofia. Una diversa strategia difensiva adottata da chi tenta di spiegare le bizzarrie del proemio ipotizzando la dipendenza di Artemidoro dal lessico e dalla concettualizzazione della

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filosofia greca di III-II sec. a.C. Si ritenuto per es. di poter giudicare il proemio un testo di orientamento stoico (Gangutia Elcegui 2008, 332s.), bench pi spesso e volentieri ci si sia riferiti ad altra scuola filosofica, non a caso la meno nota e documentata dellet ellenistica: il platonismo medio, di cui si sono voluti scorgere sparsi indizi (terminologici e concettuali) nel testo del papiro; cf. M.M. Sassi ap. Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 115, ap. Bravo 2009, 56 e ap. Sedley 2009, 35 n. 20, quindi diffusamente e convintamente gli stessi Bravo 2009, 55-57 e Sedley 2009. >> Filosofia umana, troppo umana. Nessuno dei termini indicati come tecnicismi medio-platonici mostra per una particolare ascendenza filosofica, n consente datazioni al II-I sec. a.C., n induce a ignorare limponente massa di coincidenze con la letteratura religiosa di et imperiale e bizantina: cf. Canfora 2009b, 278s.; Ferrari 2009; Condello 2010, 492s., 500-503; Canfora 2010d, 323s. Lo stesso Sedley riconosce la lacunosit documentaria delle proprie ricostruzioni (Sedley 2009, 31s., 35), nonch la coincidenza del lessico del papiro con il greco pi tardo (ibid. 32), e osserva con franchezza (ibid. 49) che altri aspetti del testo in particolare lenfasi sulla geografia come scienza (epistme) contraddicono esplicitamente la presunta adesione di Artemidoro alle idee, fondamentalmente scettiche, del platonismo medio. Molti studiosi hanno riconosciuto nellautore del proemio, tuttal pi, un dilettante o mero orecchiante della filosofia coeva (Cassio 2009, 90), se non addirittura un semi-analfabeta di provincia (cf. infra, 171 s.) e un enunciatore di idiozie ridicole (Cassio ap. Canfora 2009b, 278 e 2010d, 330); gli editori principi hanno del resto affermato che niente, nel papiro, induce a supporre precise affiliazioni filosofiche (Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 115). Cf. anche Bossina 2009b, 137, che sottolinea come lipotesi di un Artemidoro-filosofo renda ancor pi assurdo il silenzio di Strabone (cf. infra, 190 s.). > Ancor pi umani emendamenti (e qualche parallelo). Almeno per alcune delle pi vistose insensatezze offerte da papiro si preferito procedere per intervento congetturale, correggendo il testo con larghezza e ipotizzando addirittura che lo scriba di questa presunta edi-

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zione de luxe (cf. infra, 211-213) fosse il peggiore dei dilettanti. Una capillare correzione del papiro si deve a Bravo 2009. Ulteriori tentativi di drastica ortopedia critico-testuale, per quanto circoscritti a singoli passi, si devono a West 2009, 93 n. 2; a Sedley 2009, passim; a Lucarini 2009a, 130-132; a Hammerstaedt 2009c (ma gi ap. Bravo 2009, passim). Analogo metodo stato impiegato per risolvere gli anacronismi di ordine fattuale (cf. infra, 173, 177, 182). Per alcune delle pi audaci contorsioni sintattiche testimoniate dal papiro, si ritenuto di poter reperire qualche isolato parallelo in prosa classica: cf. Lucarini 2009a, 124; Sedley 2009, 31, 33s., 37-40; e, con particolare coraggio, Porciani 2010, 218s. >> Impotenza della filologia. Quasi tutte gli interventi congetturali operati sul testo del papiro finiscono per confermare la sua diffusa e sostanziale inverosimiglianza sul piano linguistico e concettuale. Pochi di essi possono essere considerati realmente migliorativi, e, a meno di non produrre un vero e proprio palinsesto congetturale del testo (e specie del proemio), i problemi rimangono pressoch intatti: cf. Tosi 2009 e Canfora 2009k (sulle diffuse riscritture di Bravo 2009); Condello 2010, 500-503 (sulla scarsa plausibilit degli interventi di Sedley 2009). I presunti paralleli addotti per giustificare i solecismi del papiro (sia del proemio che delle restanti colonne) appaiono infondati, perch testimoniano costruzioni affatto regolari e consuete, a nessun titolo paragonabili con le contorte perifrasi del nuovo Artemidoro: cf. Canfora 2009e, 334 e 2010d, 324-326; talora, come si trovano costretti ad ammettere alcuni sostenitori dellautenticit (Sedley 2009, 33s., 37s.), una punteggiatura di carattere moderno indispensabile per dare senso agli enunciati del papiro (esemplare il caso di col. I rr. 17-19): cf. Canfora 2009h, 10; Condello 2010, 501. * La teoria del greco amatoriale. Nel frattempo si fatta strada, in mbito internazionale, una tesi di compromesso, determinata dagli ormai numerosi riscontri obiettivi su lessico, stile e sintassi del testo: che almeno il proemio del papiro debba essere tolto ad Artemidoro e assegnato a un anonimo del I sec. a.C. Il proemio, lungi dallessere unimpegnativa riflessione del grande geografo efesino o una rarissima

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testimonianza della retorica asiana, sarebbe un prodotto sub-letterario imputabile a un amatore o dilettante di I sec. a.C. o di I sec. d.C. La tesi stata espressa per la prima volta da Parsons 2008 (e curiosamente indicata come favorevole agli editori principi: cf. Dal Maso 2008). Essa stata quindi ripresa da Parsons 2009a e 2009b, Obbink 2009, Nisbet 2009, 20-22, Colvin 2009, DAlessio 2009a e 2009b, Ucciardello 2009, 169, ma presupposta con chiarezza anche da West 2009 (cf. Bossina 2009b, 140) e non sembra esclusa da Hammerstaedt (cf. infra, 217) n da Marcotte 2010, 360. Tale prospettiva parsa rafforzata dopo che ulteriori analisi bibliologiche hanno messo in forse se non la natura vocazionalmente proemiale del proemio almeno la sua attuale collocazione in testa ai frammenti superstiti (cf. infra, 215 s.). La tesi dellamatorialit linguistica ha ovvi nessi con le altalenanti diagnosi relative alle caratteristiche paleografiche e bibliologiche del reperto (cf. infra, 209-213), ma soprattutto con la valutazione del papiro quale prodotto librario dinsieme: riconoscere nel proemio un esempio di greco amatoriale implica necessariamente ammettere che il papiro sia una collezione di estratti (cf. infra, 189 s., 196, 216 s.), e che dunque la paternit artemidorea di tutto il rotolo sia sub iudice (cf. infra, 219 s.). > Ritorno alla tesi ufficiale (ormai minoritaria). Il terzo partito cos costituitosi, in un tentativo di compromesso fra sostenitori dellattribuzione a Simonidis (cf. infra, 229-236) e sostenitori della paternit artemidorea del papiro, non privo a sua volta di articolazioni interne, e contribuisce in maniera determinante a configurare un panorama critico estremamente differenziato e costantemente in fieri. Lo riconosce con serenit uno degli editori principi (Settis 2009b) e lo testimonia il volume complessivo Gallazzi-KramerSettis-Soldati 2009; un tentativo di bilancio in Bossina 2009b, 133139 e in Condello 2010. La tesi un tempo ufficiale, e ormai di minoranza cio la tesi dellintegrale paternit artemidorea ribadita soltanto da Gallazzi-Kramer 2009. La tesi del greco in stile asiano (cf. supra, 163, 168 s.) ribadita da Cassio 2009, Lucarini 2009a, 110-112 e Bravo 2009, 44-46, 57. Cf. anche infra, 217 s. + Altri riscontri. A tutti i dati linguistici e testuali garantiti dal confronto con opere patristiche, bizantine e moderne (Simonidis compreso), va ora aggiunta la considerevole somiglianza del proemio arte-

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midoreo con il proemio del trattato di pittura di Dionigi di Fourn, testo non solo noto a Simonidis, ma da lui stesso copiato, diffuso e abilmente rimaneggiato: cf. infra, 236.

B. ANACRONISMI FATTUALI
1. Questioni di misure. Fin dalle prime analisi del testo, il papiro parve contraddire dati fattuali noti per via indiretta come risalenti alle valutazioni di Artemidoro (Canfora 2006a, 52-54; quindi 2008a, 307309). Particolarmente serie le difformit relative alla distanza fra Gades e il Promontorio Sacro (attestata, per Artemidoro, da Strabone [III 2,11]) e fra Gades e il Promontorio Artabro (attestata, per Artemidoro, da Plinio [NH II 108,242] e da Agatemero [IV 16]). In questultimo caso, la cifra fornita dal papiro sembra coincidere perfettamente con i dati erronei di parte della tradizione pliniana, recepiti da Stiehle (1856) nella sua edizione di Artemidoro: il papiro sembra, insomma, fotografare quanto di Artemidoro si sapeva o erroneamente si presumeva alla met dellOttocento (un dato ben verificabile in tante altre circostanze: cf. infra, 180-182, 192 s., 230-236). > Riletture. Come nel caso di altre imbarazzanti espressioni offerte dal papiro (cf. supra, 169), leditio princeps dichiara erronee le prime letture e fornisce, sulla base di nuove ispezioni, un diverso testo: cf. Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 188, dove si afferma che il copista stesso avrebbe corretto la problematica cifra relativa alla distanza tra Gades e il Promontorio Sacro. >> Riconteggi. Dinanzi a tale riformulazione, si parlato non a torto di scelta sospetta e probabilmente intenzionale: cf. Canfora 2008c, 219; Canfora-Bossina 2008, 236-238; Canfora 2009h, 26. La presunta autocorrezione del copista, con le nuove cifre che ne risultano, produce comunque altre incongruenze: in questo caso ancor pi anomala, rispetto ai dati gi noti, risulta la distanza tra Gades e il Promontorio degli Artabri, su cui il papiro contraddice ancor pi marcatamente le concordi notizie di tradizione indiretta: cf. Canfora 2008e. inoltre notevole che in Gallazzi-Kramer 2009, 233 si dichiari perentoriamente (contro lipo-

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tesi dellautore anonimo o dilettante) che il papiro non contiene alcuna autocorrezione, e che dunque non pu costituire un autografo: cf. Canfora 2010b, 42-46, 2010c, 6s., 2011c, 102-105 e infra, 212 s., 219. Per una sintesi sui dati misurativi incongrui del nuovo papiro, cf. Canfora 2008a, 307-316 e infra, 175. > Altre ipotesi: caso, imprecisione, fonti, o questioni personali. Tanto ledizione principe (Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 121-133) quanto Lucarini 2009a, 127-129 e passim, tentano in vario modo di conciliare i dati misurativi offerti dal papiro con i dati forniti dalla tradizione indiretta artemidorea, ora ipotizzando che lo stesso Artemidoro fornisse dati contraddittori allinterno della propria opera (Lucarini 2009a, 127), ora richiamandosi alle misurazioni reali (diverse tanto dai dati del papiro quanto dai dati di tradizione indiretta), ora ricavando da misure complessive della tradizione antica quelle che dovevano o potevano essere le misure fornite da Artemidoro, in unapprossimazione quanto pi ampia possibile alle cifre fornite dal papiro. Pi in particolare, sorprendenti difformit tra Artemidoro e il suo principale erede, Strabone, sono spiegate da Lucarini 2009b ipotizzando che Strabone non conoscesse Artemidoro direttamente, ma solo attraverso Posidonio; Lucarini 2009a, 129 preferiva invece pensare che il silenzio di Strabone fosse deliberato e sottilmente denigratorio: Strabone non lo riteneva degno [scil. Artemidoro] di stare accanto a Polibio e Posidonio. >> Conti sbagliati; e un anello mancante (Strabone). Tutti i tentativi di risolvere le discrasie misurative tramite il ricorso alle misurazioni reali (non pertinenti) o tramite un complicato sistema di addizioni e sottrazioni (spesso erronee) sono confutati da Schiano 2009c, che rimarca peraltro come nel papiro siano assenti alcune localit rilevanti che Artemidoro sulla base delle testimonianze antiche doveva trattare esattamente nelle sezioni presenti sul papiro (cf. anche Canfora 2009h, 26). A questo fine non giova ipotizzare che il periplo conservato dal papiro fosse una sorta di pre-periplo anticipatorio e omissivo (Schiano 2009c, 353s.), come proposto da Lucarini 2009a: cf. anche infra, 193 s. Quanto allipotesi di una fonte intermedia fra Artemidoro e Strabone (Lucarini 2009b), essa potrebbe spiegare i dati omessi

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da Strabone, ma non certo i dati apertamente incongruenti: cf. Bossina 2009b, 135s., 142s. (riassumendo: ci sono cose che Artemidoro sa e che il papiro non sa; ci sono cose che il papiro e Artemidoro sanno diversamente); Condello 2010, 497. Sulla piena dipendenza di Strabone da Artemidoro cf. Canfora 2010a, 14s. (e sul suo inspiegabile silenzio in merito al proemio filosofico cf. infra, 190 s.). Un regesto completo delle difformit riscontrabili tra i dati geografici forniti dal papiro e i dati attribuiti ad Artemidoro dallinsieme della tradizione indiretta raccolto in Schiano 2009d e 2010. In materia di misure, la difformit del papiro rispetto ai dati forniti dalla tradizione indiretta pu essere considerata laddove i dati siano evidenti e notor un artificio teso a suffragare laffidabilit del nuovo testo: cf. Canfora 2009h, 26; sulle tecniche diastematiche dellArtemidoro autentico utile raffronto per il sintetico periplo offerto dal papiro cf. Canfora 2010a, 64-77. Ibid. 2010a, 261-278 si passano in rassegna tutti i presupposti (erronei) che possono aver orientato il falsario Simonidis a una cos sommaria descrizione della Spagna (cf. anche infra, 180-182, 192 s., 230-236). + Che sapeva Artemidoro dellAtlantico? Altamente problematica, alla luce del nostro papiro e della sua compiuta descrizione del Nord della Spagna, condotta fino allestremo promontorio settentrionale (col. V rr. 43-45), la testimonianza di Marciano secondo cui i dati forniti da Artemidoro sarebbero stati limitati a scarsi tratti atlantici oltre Gades: cf. Canfora 2009h, 2s., 2009i, 122 e pi ampiamente Canfora 2010a, 124126, 146-158. 2. Conquiste precoci. La situazione della Spagna romana, tra III e I sec. a.C., sintenticamente ricostruita, in Gallazzi-Settis 2006, da Gulletta 2006b. Eppure un dettaglio (macroscopico) sfugge, e con esso una cospicua contraddizione tra il testo del papiro e leffettiva progressione degli eventi: il completo controllo della Lusitania, da parte dei Romani, data a et augustea; ma il nuovo Artemidoro dichiara che la seconda provincia (eparcha) romana, cio la Spagna Ulterior, comprenderebbe tutti i territori in Lusitania (t kat tn Lysitanan pnta). Fa qui difficolt il pnta (tutti), che infatti addizione del papiro rispetto al testo artemidoreo precedentemente noto tramite Costantino Porfirogenito (X sec.): tale testo si limita a dichiarare che la seconda eparcha giungeva

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fino a Gades e alla Lusitania (Canfora 2006a, 55; quindi Canfora 2008a, 265-275; la traduzione fuorviante in Soldati 2006b, 159, che spontaneamente assimila il frammento costantiniano alla lettera del papiro). Il testo originale di Artemidoro presenta dunque un vistoso anacronismo, laddove il suo estratto bizantino (cf. infra, 188, 194-196), cio il fr. 21 Stiehle, presenterebbe un testo ben pi confacente alla realt storica di undici secoli addietro. dunque naturale presumere che linvolontaria svista sia sorta dallintervento di chi, per puro zelo e a fini di maggior credibilit, ha voluto ritoccare e ampliare un testo gi noto con parole in apparenza innocue e inespressive, ma in realt gravose, almeno nel caso presente, sul piano storico-politico: cf. Canfora 2008b, 289. > Tutta la Lusitania, si fa per dire. Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 219s. minimizzano il problematico pnta e ritengono affatto generica laffermazione del papiro: ci si riferirebbe a una nozione puramente geografica (e non politica o amministrativa) della Lusitania. La stessa linea difensiva adottata da Settis 2009a, 47-49 (il termine Lusitania, gi usato da Polibio, ha manifestamente nel nostro contesto un valore meramente geografico e non politico-amministrativo. Indica la regione, dai confini assai fluidi, occupata dai Lusitani, che ebbero scontri coi Romani dal 194 a.C. allet di Cesare) e da Lucarini 2009a, 123, che ammette linesattezza dellespressione ma invita a non pretendere sempre dagli scrittori lesattezza assoluta. Si vedano inoltre West 2009, 99 (a vague expression that may only mean what is on the Lusitanian side), Hammerstaedt ap. Bravo 2009, 60 e Marcotte 2010, 352. >> Peggio ancora. Come fa osservare Canfora 2008c, 220, intendendo tutta la Lusitania in senso geografico ci si riferisce a una realt ancor pi estesa, e dunque ancor pi problematica. Si veda inoltre Canfora 2009c, 286s., che ricorda come ancora in Strabone cio dopo la conquista augustea la nozione geografica ed etnica di Lusitania comprendesse una realt estremamente vasta, identificata, in particolar modo, con i territori a nord del Tago: niente di conciliabile con il quadro geopolitico anacronisticamente delineato dal papiro; cf. anche Canfora 2010i, 107. Se poi si ammette che il fr. 21 Stiehle di Artemidoro proviene da Marciano e dalla sua epitome di Artemidoro (cf. infra, 194-196),

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ma si insiste a ritenere il papiro, per contro, rappresenti lArtemidoro autentico o maior delle origini (cf. infra, 196), si incorre nel paradosso di attribuire ad Artemidoro un errore o almeno unassurdit di ordine geopolitico, laddove il suo epitomatore coglierebbe, molti secoli dopo, la reale situazione coeva allepitomato: cf. Canfora 2009e, 338 e 2009h, 20; Bossina 2009b, 141144. Il paradosso, nel papiro, non raro: cf. infra, 179, 180, 192. > Meglio correggere. Riconosce invece il problema, e considera grave lanacronismo, chi interviene sul testo per correggere o eliminare limbarazzante pnta: cos Bravo 2009, 60, che testimonia il sostanziale consenso di Hammerstaedt. >> Facili rimozioni. Contro ogni tentativo di eliminare (per via congetturale), di minimizzare (per via storica) o di rimuovere (per via traduttiva) il problema determinato dallanacronistica espressione artemidorea, cf. Canfora 2009i, 107-111 e 2011f, 406-408, con ampio censimento delle soluzioni fin qui escogitate. Per linsostenibile congettura proposta da Bravo 2009, 60 cf. Canfora 2009k. + Tic di falsario. Nel frattempo, laddizione di termini vaghi ma iperbolici (in primis aggettivi come ps, tutto, e simili) si rivelata unabitudine tipica di Simonidis, che amava integrare in tal modo i testi assunti a base dei suoi falsi: cf. Canfora 2009h, 20 e 2010a, 136, nonch infra, 232. Per lanacronismo derivante dallintegrazione di smpasa (chra), a esordio della col. IV, cf. infra, 182. + Dove iniziava lIberia? Al tempo di Artemidoro, Iberia poteva ancora intendersi in una duplice accezione: una allargata, comprendente anche territori gallici almeno fino al confine del Rodano (Strabone III 4,19), e una ristretta, iniziante con i Pirenei e sancita, sul piano politico-amministrativo, dalla conquista romana (197 a.C.); sar questa seconda accezione a trionfare, con il progredire delle conquiste romane sia in Gallia che in Spagna, nelle generazioni e nei geografi successivi. Il fr. 21 Stiehle di Artemidoro (se conservato come trdito da Costantino Porfirogenito e non come ritoccato da editori ottocenteschi: cf. infra, 191 s.) serba fedele e fededegna testimonianza della distinzione sinonimica con

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cui Artemidoro chiariva il duplice impiego del termine Iberia. Nel I libro Artemidoro doveva occuparsi dellunica parte della Gallia gi conquistata, ai suoi tempi, dai Romani: la Narbonense (cf. Canfora 2009h, 4 e 2010a, 107); ci d conto delle testimonianze che situano, nel primo libro dei Geographoumena artemidorei, trattazioni dedicate al territorio ligure e gallico-meridionale (con particolare riguardo alla zona di Marsiglia): testimonianze impropriamente corrette, nel corso dellOttocento, dagli editori convinti di dover spostare tutte le sezioni galliche nel III libro. Nel II libro, dedicato alla Spagna, Artemidoro doveva tener conto anche di una concezione allargata della Spagna-Iberia: unaccezione, cio, comprendente anche i territori cis-pirenaici. Il fatto che il papiro individui semplicisticamente linizio dellIberia nel confine pirenaico dunque, nel contempo, un anacronismo critico-testuale, perch il testo appare banalizzato secondo incongrue congetture ottocentesche (cf. infra, 191 s.), e un anacronismo fattuale, perch tale concezione nega quanto possiamo attribuire ad Artemidoro e quanto era ancora rilevante (cio la nozione allargata di Iberia) entro il quadro geopolitico e terminologico in cui egli operava. Su questo punto cf. Schiano 2007, 265269; Canfora 2007b, 286-293 = 2007k, 80-88; 2007f, 248-252 = 2007k, 118-124; 2007g = 2008a, 276-280; Canfora-Bossina 2008, 85-93; Schiano 2008, 116-125; Canfora 2008a, 230s., 259-263. Sul carattere non sistematico della trattazione artemidorea, e sullorganizzazione complessiva della sua opera, cf. infine Canfora 2010a, 48-63. > Spiegazioni alternative. Secondo Ganguta Elcegui 2008, 334 sarebbe impossibile ascrivere ad Artemidoro una concezione tanto arcaica dellIberia da indurre il geografo a includervi spontaneamente il territorio gallico intorno al Rodano. Secondo Lucarini 2009a, 110 sarebbe impossibile sostenere che Artemidoro, nel I libro, iniziasse gi dalla Spagna, comunque la si intenda: la trattazione relativa ai territori di Marsiglia doveva inserirsi in un excursus di carattere teorico, e in particolare in una polemica contro il geografo Pitea di Marsiglia. Si vedano anche West 2009, 98, DAlessio 2009b, 35 e Hammerstaedt 2009b, 96s. n. 67. e 99, e gi Gulletta 2006a, 88 e 92. Cauto Marcotte 2010, 356. >> Chiarimenti e prove ulteriori. Schiano 2009b evidenzia come tali confutazioni nascano da un fraintendimento della tesi. In Artemidoro operavano, evidentemente, tanto una nozione ristretta

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della Iberia-Hispania nozione di ordine tecnicamente politicoamministrativo quanto una pi antica nozione allargata di Iberia, di ordine etnico e antropico, di cui il geografo teneva conto al principio del II libro. Del tutto implausibile che un riferimento a Pitea comportasse unarticolata trattazione dei territori da cui proveniva il geografo. Il contenuto del I libro artemidoreo inoltre confermato dallindipendente e preziosa testimonianza di P. Oxy. 2694 (II sec. d.C.); cf. anche Canfora 2009h, 8. Per una riedizione dellArtemidoro autentico (ovvero di tradizione indiretta) cf. Schiano ap. Canfora 2009h, 35-48 (limitatamente al libro I); quindi, per una ricostruzione generale, Schiano 2010. 3. Spropositate propaggini. Il papiro, nel descrivere lestremit occidentale dei Pirenei (col. IV rr. 21-24), coincide quasi alla lettera con le notizie fornite da Marciano nella sua opera Sul mare esterno (GGM I 544,2-4): uno dei casi pi eclatanti di riuso di fonti posteriori in sezioni diverse dal proemio (cf. supra, 165 s.). Ma il papiro, rispetto a Marciano, fornisce una notazione ulteriore: lestremo settentrionale dei Pirenei si spingerebbe di molto (kat pol, parole assenti in Marciano) nellOceano, costituendo cio un ampio sperone di forma peninsulare. Il dato fattualmente erroneo, ma spiegabile: linvenzione di un inesistente promontorio deriva da un errore di calcolo di Tolomeo (II 6,10) relativo alla localit di Oiasso; da tale erroneo calcolo in gradi dipende la tradizione cartografica (bizantina e moderna) che ritrae il promontorio di Oiasso come una spropositata propaggine entro il Golfo di Biscaglia: cf. Canfora-Bossina 2008, 52-54 = 75-77, 89-91; Canfora 2008a, 289-294; Carlucci 2008c. Ancora una volta il papiro sembra riutilizzare fonti tarde introducendovi per in virt di una valutazione erronea ma chiaramente databile vistosi peggioramenti (cf. supra, 176 s. e infra, 180, 192). > Errori s, ma di vecchia data. Ammesso lerrore relativo al promontorio di Oiasso, Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 222 e 232s. ritengono che lerrore risalga a una lunga tradizione pre-tolemaica, e che dunque nessuna conseguenza se ne possa trarre sullautenticit del papiro. Lopinione ribadita in Gallazzi-Kramer 2009, 184. Sulla stessa linea Pontani 2010, 47.

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> Propaggini da niente; anzi, iperboliche (e qualche fortunata coincidenza). Il testo del papiro difeso, su diversa base, da Lucarini 2009, 126, che fa valere contro il testo la dura e semplice realt: data leffettiva esistenza del promontorio di Oiasso, laffermazione di Artemidoro non sarebbe n discutibile n impugnabile. Anche per West 2009, 100 il disputato kat pol sarebbe solo una vague expression da cui poco si dovrebbe dedurre. Per converso, secondo Gangutia Elcegui lesagerata prominenza corrisponderebbe a intenti di magnificazione iperbolica, data la rilevanza del luogo. Quanto allapparente dipendenza del papiro da una fonte tarda quale il Mare esterno di Marciano (cf. supra, 165 s., 179), sufficiente presumere che anche in questo passaggio Marciano attingesse allopera geografica di Artemidoro: cf. Pontani 2010 (che comunque corregge il testo del papiro), e gi Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 222, Lucarini 2009a, 125. >> Una propaggine variabile, tra originale e copie. Come sottolinea Carlucci 2009c, ancora una volta il testo pi tardo (cio il Marciano de Il mare esterno) parrebbe migliorare il testo pi antico (Artemidoro), limitandosi a dichiarare che il promontorio, effettivamente, sporge. La notevole (kat pol) sporgenza del promontorio di Oiasso dato privo di sostanziali testimonianze prima di Tolomeo: tale errore si spiega solo a partire dalla tradizione cartografica bizantina, che da Tolomeo ricava i suoi dati. Sono troppo frequenti i casi in cui unaggiunta apparentemente neutra rispetto alle fonti di riferimento si rivela spia di concezioni posteriori e anacronistiche (cf. supra, 176 s.; infra, 192); il testo del papiro non costituisce la versione amplior del testo marcianeo, ma un riuso peggiorativo dello stesso: cf. Canfora 2010e. Inoltre, anche sotto il profilo linguistico, il testo di Marciano appare pi limpido del testo rappresentato dalla sua presunta fonte, che pecca dei consueti pleonasmi o incongruenze che affliggono, in tanti altri passaggi, il papiro: cf. Condello 2010, 522s. Sulle gravose ripetizioni che caratterizzano questa sezione del testo cf. anche Canfora 2010a, 262; supra, 166. 4. Ulteriori minuzie (gigantesche). Tra il 2008 e il 2009 altre sospette difformit sono emerse. Il papiro conosce un misterioso fiume Obleuion. Ma il nome di un fiume simile noto soltanto dal testo di

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Strabone III 3,4 cos come corretto nel XVI secolo a partire dal trdito Belion, forma oggi ritenuta sana e conservata dagli editori straboniani; in pi, lautore del papiro parrebbe confondere sempre attingendo a Strabone il genitivo Lethes (della dimenticanza) con un inesistente idronimo (al nominativo) Lethes: cf. Canfora-Bossina 2008, 91 e 100; Canfora 2008a, 295-298, 2010a, 127 e 2010b, 25 (ammette il problema Bravo 2009, 62); ancora una volta, dunque, il papiro sembra accogliere dando luogo a inesistenti realt storico-geografiche congetture moderne: cf. infra, 191 s. Un caso del tutto analogo pu essere costituito dalla menzione dei Salakeinoi (col. V r. 37), etnonimo dedotto dal toponimo Salaceia, introdotto per congettura in Strabone III 3,1 solo in et moderna (cf. Canfora 2008a, 298s.): ma anche ammesso che la congettura sia corretta, la menzione della citt di Salacia resta altamente problematica per ragioni geografiche (essa non si trova laddove il papiro la situa) e per ragioni storiche (il toponimo risulta di et post-cesariana; cf. Canfora 2010a, 132 e 2010e, 15). Sintomatico e difficoltoso anche lidronimo Benis (col. V r. 42), nato da un fraintendimento di Strabone III 3,4, che ha fatto credere a molti interpreti ottocenteschi che Benis o Bainis fosse un nome alternativo del fiume Minios, come sembra presupporre il nostro papiro (Canfora 2008a, 297s.; cf. anche Carlucci 2009b, 407). Inoltre, nel testo delle coll. IV e V (rispettivamente rr. 34 e 7) la collocazione geografica di Gades (Cadice) sembra soggetta a una doppia, incongrua concezione: ora la localit figura sul lato mediterraneo della Spagna, ora sul lato atlantico; giungono cos a conflitto, nel continuo riciclo di materia testuale preesistente, due nozioni totalmente diverse della Spagna e dei suoi confini: quella (propriamente artemidorea) che collocava le colonne dEracle a Gades, e quella (straboniana e non solo) per cui le colonne si trovavano a Calpe (Gibilterra), sul confine tra lato mediterraneo e lato atlantico; la contraddizione forte e una simile incongruenza (o almeno tanta vaghezza) inconcepibile in un autore noto proprio per la sua originale concezione relativa alle colonne dEracle: cf. Canfora 2009c, 277-279, 2009h, 22 e 2010a, 110-116. Non privi di stranezze con probabili indizi di bricolage condotto su opere pi tarde i termini in cui descritta, nella col. V del papiro, la costa settentrionale (?) della Spagna: cf. Canfora 2008a, 152-155, 286-288 (in particolare su fraintendimenti derivati da errata interpretazione del testo straboniano); Canfora 2009h, 25 (per leffettiva conoscenza della costa settentrionale, da parte di Artemidoro, cf. supra, 175). Un ulteriore anacronismo, insieme linguistico (cf. supra, 164 s.) e fattuale, stato indicato da Canfora

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2009e, 383-385 nellespressione he hemetra thlassa (col. IV rr. 35s.), corrispondente al latino mare nostrum, cio il Mediterraneo: unespressione che in termini linguistici e politici non pu comparire prima dellavvenuta conquista romana delle aree mediterranee, e che infatti attestata (in latino) soltanto da Cesare in poi, mentre per la sua affermazione in greco occorre attendere ancor di pi; cf. anche Canfora 2009h, 21 e 2010a, 108. > Ripensamenti fluviali (e parziali). Per quanto concerne il problema dellequivalenza Bainis / Minios, leditio princeps procede a una rilettura e una riformulazione testuale del passo, che elimina lerrore (Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 193), anche se il commento ad l. (ibid. 268s.) non registra lintervenuta novit e aderisce a un testo anteriore al ritocco (evidentemente dellultimora). >> Per fortuna. Linnovazione (parziale) salutata con sollievo da Lucarini 2009a, 125s., che giudica altrimenti gravissimo il problema, per fortuna risolto da una pi attenta lettura del papiro (cf. ibid. 126 n. 27: questo uno di quei casi in cui largomentazione di Canfora mi era parsa pi forte []: per fortuna la nuova lettura ha allontanato questo fantasma!). Per i frequenti e sospetti ripensamenti delleditio princeps cf. supra, 169, 173 s. + Tutta la Spagna. Da un punto di vista storico, non meno problematico il soggetto che lautore del papiro integra nellestratto desunto da Costantino Porfirogenito (cf. infra, 188, 194): se l il soggetto (ovviamente compreso nel lemma) manca, lArtemidoro del papiro supplisce con un facile ma incongruo tutta la regione [he smpasa chra], cio tutta la Spagna (col. IV rr. 5s.); ma al tempo di Artemidoro non si poteva in alcun modo dichiarare che la divisione romana in province riguardasse la Spagna nella sua interezza: cf. Carlucci 2009c, 415s.; Canfora 2009i, 113 (il problema avvertito ma minimizzato da Bravo 2009, 61: penso che Artemidoro si sia espresso in modo non esatto); Canfora 2010e, 12; ci pu dipendere dalluso di fonti storicamente imprecise note a Simonidis (per es. la Geografia di Meletios [1728]: ibid. 14s.) ed uninesattezza che fa il paio con lanacronistica conquista della Lusitania (cf. supra, 175-177). Che lennesima incongruenza derivi dallinserzione di un composto in ps appare tipico: cf. supra, 177 e infra, 232.

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> Contro-argomenti: Ipsa, sampi e altro ancora. Contro limponente massa degli anacronismi (linguistici, fattuali, critico-testuali) si enfatizzata la presenza, nel papiro, di elementi inconciliabili con la datazione del falso al XIX sec. e con la sua attribuzione a Costantino Simonidis, candidato preferito sin dalle prime diagnosi di falsit (cf. supra, 164 s. e infra, 229-236). Il papiro si sostenuto gi in Gulletta 2006a, 91 conterrebbe due toponimi (Ipsa e Kilibe [col. V rr. 32 e 34]) noti solo grazie a legende monetali; ancor pi in particolare, il toponimo Ipsa stato scoperto per via numismatica solo nel 1986: ci rende impossibile lattribuzione del papiro a Simonidis, morto nel 1867 (Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 252; Settis 2008a; cf. DAlessio 2009a e 2009b, 32s.). Ancor pi forte, secondo gli editori, largomento difensivo offerto da unimpressionante peculiarit della col. V: in essa pi volte utilizzato, per indicare le migliaia, il simbolo del sampi (solitamente usato per il numero 900) precisato da una cifra sovrascritta; il sampi equivale dunque a 1000 e il numero sovrastante un esponente moltiplicativo. Tale uso non ignoto: esso attestato in epigrafi di Mileto, Alicarnasso e Priene databili fra II e I sec. a.C., nonch in un piccolo gruppo di papiri non posteriori al III sec. a.C. (un regesto di fonti e usi in Soldati 2006c); ma la scoperta e la decifrazione di un segno numerico cos peculiare non anteriore alla pubblicazione del pi antico papiro che ne reca traccia un papiro di Elefantina edito solo nel 1907 e dunque il sampi con moltiplicatore non poteva essere utilizzato da un falsario morto entro la fine dellOttocento; cf. in proposito Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 58 e 90-94, dove si ipotizza peraltro che limpiego del sampi manifesti lorigine ionica del modello copiato dal nostro papiro (se non del papiro stesso: cf. Parsons 2009b, 20, e infra, 209-213); su questa linea anche Settis 2008a e 2009a, 52s., Gallazzi-Kramer 2009, 186-188 e 211-216, Marcotte 2010, 343; per Parsons 2009b, 19s. tale uso del sampi potrebbe essere addirittura uninvenzione di Artemidoro. > Divagazioni celtiche e pretto latino. Secondo De Bernardo Stempel-Gambari 2009 molte stranezze nella toponomastica del papiro si spiegherebbero non gi sulla base di congetture moderne, ma a partire da originari toponimi celtici ricostruibili (non senza fatica) per via etimologica. Su questa linea Gallazzi-Kramer 2009, 182. Per West 2009, 101 il fatto che il papiro rechi Obleuion (e non Obliouion) im-

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plica una conoscenza accurata delleffettiva etimologia e pronuncia latina del termine: ci incompatibile con le competenze di un falsario. >> Deliberate confusioni: se non di Simonidis, autentico? A pi riprese stato fatto notare agli editori, e tutti gli altri sostenitori dellautenticit del reperto, che diagnosi di falsit e attribuzione (o almeno datazione) del falso costituiscono ipotesi complementari ma logicamente e metodologicamente distinte: dimostrare leventuale impossibilit di una datazione al XIX sec. o di unattribuzione a Simonidis non esime dallaffrontare i cospicui segni di inautenticit esibiti dal papiro; si veda la divinatio (azzeccata) di Canfora 2008a, 465: nella pi volte preannunziata edizione sar dedicata attenzione, oltre che alla chimica, al solo nome di Simonidis e si tenter di cavarsela dicendo che la prova esplicita della sua responsabilit in questo falso non c; cf. anche Canfora 2008i e 2009i, 117s. Niente, del resto, impedirebbe di pensare a un Simonidis auctus, cio a un falso di Simonidis ulteriormente arricchito, fino ad anni recentissimi, da successive mani fraudolente (lipotesi stata formulata per la prima volta da Lehnus 2009, 214, ma gi adombrata per assurdo da Settis 2009a, 53; cf. anche DAlessio 2009a; GallazziKramer-Settis 2008, 59 affermano che lintervento di un falsario recente dopo il 1980 sarebbe escluso dalle vicende collezionistiche ed editoriali del papiro, purtroppo ad oggi del tutto oscure: cf. infra, 221-229). Va inoltre osservato che la data in cui Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 58 fissano la morte di Simonidis dimostrabilmente falsa: non si tratta del 1867, ma almeno del 1890, se non oltre; cf. Canfora 2008c, 216 e soprattutto 2010a, 235-244, dove si tenta di dissipare il mistero che avvolge gli ultimi anni di vita del falsario; cf. infra, 234 s. >> Kilibe. Linformazione fornita da Gulletta 2006a, 91 infondata. Essa del resto considerata ampiamente dubbia gi da Kramer 2005, 27. La legenda Cilpes alquanto lontana dalla lettera del toponimo: in compenso, letnico dei Cilibitani attestato in un passo di Plinio (IV 118) in cui ricorrono tutti i toponimi di Betica e Lusitania presenti nel papiro: cf. Canfora 2008a, 312-

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315; 2008f, 261; Canfora-Bossina 2008, 99, 227; Carlucci in Canfora-Bossina 2008; Canfora 2008a, 313s. Che il toponimo non possa essere usato per contrastare lipotesi del falso infine ammesso anche da Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 256. Carlucci 2008a = Canfora-Bossina 2008, 233-235 ha infine mostrato che linvenzione o deduzione del toponimo Kilibe ha ottime probabilit di muovere da Isaac Vos e dalle sue Observationes ad Pomponium Melam (1658), un testo ben noto a Simonidis e gi utilizzato per il confezionamento dei suoi falsi geografici (cf. infra, 233-236). >> Assedio e capitolazione di Ipsa. Pi duratura la difesa fondata sul toponimo Ipsa. Eppure il toponimo attestato per via numismatica dal 1986 non affatto Ipsa, bens un Ipses aperto alle pi varie interpretazioni; la localizzazione della citt o popolazione cos denominata guida del resto lontano dalla polis attestata dal papiro di Artemidoro, come gi riconosciuto da Kramer 2006, 104: cf. Canfora 2008f = Canfora-Bossina 2008, 226228, dove si passano in rassegna le plurime esegesi (genitivo singolare greco, nominativo plurale latino, compendio di genitivo plurale latino, etc.) cui si ricorsi per far coincidere la legenda monetale con il toponimo artemidoreo. Una plausibile spiegazione del toponimo si deve infine a Carlucci 2009b: esso pu provenire dal corrotto idronimo Ipsa attestato nel De montibus di Boccaccio (1355), che derivava la localizzazione ispanica del fiume (e probabilmente della citt da esso bagnata) da un errore della tradizione manoscritta di Vibio Sequestre, dove Hispaniae sanato in Sicaniae a partire dal XVII sec.: ma la falsa lectio circolava ancora in pieno Ottocento, quando peraltro il Boccacciogeografo fu al centro di una diffusa querelle suscitata da C.L.F. Schultz, che nellautore fiorentino indicava locculto compilatore e falsario del De situ orbis di Pomponio Mela; la querelle divamp a Lipsia, tra il 1853 e il 1856, quando la citt era frequentata da Costantino Simonidis (Carlucci 2009b, 387-395; cf. infra, 230-235). Forse non un caso, dunque, che il De montibus boccacciano presenti, anche al di l di Ipsa, notevolissime consonanze toponomastiche con il papiro di Artemidoro: cf. ibid 406. Si veda anche Canfora 2009h, 28 e 30-32.

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>> La scoperta del sampi con moltiplicatore: un vero terminus post quem? Fin dallapparizione delleditio princeps, che d ampio spazio allargomento del sampi (cf. supra, 183), furono fatti osservare (da Carlucci 2008b = Canfora-Bossina 2008, 229232) i punti deboli di tale linea difensiva: 1) il sampi con moltiplicatore una realt storicamente e geograficamente incongrua nellEgitto del tardo ellenismo; 2) la forma del segno, in Artemidoro, non corrisponde esattamente a nessuna forma conosciuta di sampi (specie su papiro), e ne ricorda piuttosto alcune stilizzazioni tipiche della manualistica epigrafica ottocentesca (cf. anche Carlucci 2009a, 310s.); 3) notevole, inoltre, la somiglianza del sampi artemidoreo con una lettera dellalfabeto cario oggetto di studio intenso da parte di Simonidis, che nel 1843 pubblic a Smirne un trattato su tale argomento (cf. anche Carlucci 2009a, 309, Canfora 2009i, 119s.; infra, 187 s., 235). Carlucci 2009a, 302-310 arricchisce e precisa notevolmente le progressive tappe della scoperta e della decifrazione del sampi: il primo studioso a darne notizia e a fornirne linterpretazione corretta non fu Bruno Keil nel 1907, come sostengono gli editori, bens Bertrand Haussoullier, archeologo ed epigrafista, che condusse importanti campagne di scavo presso il Didymeion di Mileto, tra il 1895 e il 1896. Ci porta molto vicino alla data (peraltro solo presunta) della morte di Simonidis (cf. supra, 184). Inoltre, le epigrafi di Didima, come quelle di Priene, recanti il segno del sampi attestato dal papiro, erano perfettamente visibili e decifrabili in loco, ben prima di Haussoullier, da parte di numerosi viaggiatori e cultori di antichit. Proprio la zona delle epigrafi fu ampiamente battuta da Simonidis, a caccia di iscrizioni e tesori antichi di ogni genere, negli anni 50 dellOttocento. Nessun terminus post quem pu dunque essere stabilito con certezza. Cf. anche Canfora 2009h, 26 e infra, 234 s. > Ancora il sampi, argomento principe (pi un pesce quadrupede). La ricostruzione offerta da Carlucci 2009a giudicata del tutto inattendibile da Hammerstaedt 2009a e 2009b, 83-90: il sampi impiegato dal papiro costituisce un obiettivo e insuperabile ostacolo per lattribuzione del reperto a Simonidis, giacch le epigrafi ritenute fonte di Simonidis non erano affatto visibili e dispo-

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nibili allo studio di eventuali amatori e viaggiatori. Su tale linea anche DAlessio 2009b, 31s. Inoltre, tra le didascalie del verso figura un termine (xiphas) che dovrebbe indicare un pesce (pesce-spada) ma qualifica invece un quadrupede; ci conferma la corretta lettura di una didascalia parzialmente distrutta del mosaico nilotico di Palestrina, e anche tale coincidenza risulta inconciliabile con lattivit di un falsario ottocentesco: cf. Pajn Leyra 2009 e Hammerstaedt 2009b, 102s., Marcotte 2010, 362. >> Il sampi alla luce del sole. Le ulteriori ricerche di Canfora 2009i, 121-125 e di Carlucci 2009d, fondate sugli originali carnets di Haussoullier e non sugli incompleti dati desunti dalle successive edizioni dei testi da lui scoperti, dimostrano che le epigrafi del Didymeion di Mileto (le uniche, insieme a quelle di Priene, su cui il sampi con moltiplicatore abbia caratteristiche davvero paragonabili con il segno utilizzato dal papiro di Artemidoro) erano esposte, perfettamente visibili e facilmente decifrabili. E tutto ci proprio in un contesto ampiamente noto a Simonidis. Cf. infra, 233-236. + Il sampi- boomerang, ovvero la firma del falsario. Una chiarificazione definitiva sul problema del sampi ha trasformato tale argomento difensivo in una delle pi cospicue prove di falsificazione e in una delle pi solide ragioni oggi sussistenti per attribuire la creazione del papiro a Costantino Simonidis. Canfora 2011a ha dimostrato che in ben due distinti documenti una lista di manoscritti proposti da Simonidis allAccademia delle Scienze di Pietroburgo (1850) e lelenco delle fonti di Eulyros di Cefalonia, falso geografico da lui edito nello stesso 1850 labilissimo falsario d chiara prova di aver letto, interpretato e utilizzato unancora inedita epigrafe di Pirene (n. 37) murata sul tempio di Atena. Proprio nelle epigrafi di Priene compare il sampi con moltiplicatore. Ci conferma inequivocabilmente il primato di Simonidis nellindividuazione e nella decifrazione del materiale epigrafico da cui desunto (o meglio riesumato a scopi sensazionalistici) il segno numerico che compare sul papiro di Artemidoro (cf. supra, 183). Se a ci si aggiungono lossessivo interesse di Simonidis per lalfabeto cario (cf. supra, 186) e la sua inclinazione a inventare nuove forme per i numerali (nella Symas [Atene 1849] egli finge di aver scoperto un segno simile al

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sampi, formato anchesso con un moltiplicatore), la presenza del sampi con moltiplicatore nel papiro di Artemidoro, gi in s sorprendente perch anacronistica, finisce per equivalere a una vera e propria firma del falsario. Cf. infra, 231, 235. C. LA STORIA
DELLA TRADIZIONE: ANACRONISMI E ADYNATA

1. Casi fortunati. Il testo di col. IV rr. 1-14 coincide con il pi ampio frammento di Artemidoro noto fino alla scoperta del papiro: si tratta del fr. 21 Stiehle, trdito da Costantino Porfirogenito (X sec.) nel cap. 23 del suo De administrando imperio, a sua volta dipendente da Stefano di Bisanzio (VI sec.) e dunque, in ultima analisi, da Marciano di Eraclea (IV o V sec.; cf. infra, 194). Ci ha consentito, fin dalle prime anticipazioni della scoperta, lattribuzione dellintero papiro al geografo efesino (Gallazzi-Kramer 1998, 195s.). Si tratta certo di un caso fortunato (ibid. 195), che tuttavia non pot fare a meno di destare, fin dallinizio, forti sospetti: la descrizione della Spagna inizia con un d (e, ma, daltra parte o simili) che presuppone qualche antecedente, omesso come comprensibile e ovvio nellestratto conservato da Costantino Porfirogenito; n ovvio n comprensibile che tale d, con gli antecedenti da esso presupposti, manchi nel presunto dettato originale dellArtemidoro completo (Canfora 2006a, 47; cf. infra, 189, 196); inoltre, un simile attacco ex abrupto d per scontati toponimi e coordinate generali che richiederebbero di norma, in unopera geografica, preventive spiegazioni (ibid. 48; Canfora 2010e, 11). + Anzi, casi fortunatissimi. Non meno sospetto, naturalmente, il fatto stesso che il papiro comprenda proprio il pi cospicuo frammento artemidoreo noto, e che la col. IV ne conservi, proprio al suo inizio, linizio esatto (almeno secondo la citazione di Costantino, sicuramente parziale, e dunque secondo ledizione artemidorea corrente nellOttocento [Stiehle 1856]). La felicit di tante coincidenze non manc di insospettire alcuni osservatori ben prima che divampasse la querelle: cf. Beard 2006. Si tratta in effetti, com facile capire, di coincidenze strabilianti: specie se si aggiunge che le singole sezioni finiscono sempre con lultima riga di una colonna completa (Gallazzi 2006, 18 osserva la particolarit, ma ne deduce la riproduzione esatta di un antigrafo di analoghe

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caratteristiche: il che rinvia il problema allinfinito; cf. infra, 209). La miracolosa completezza delle sezioni conservate con inizi e conclusioni tanto regolari, e in nulla deturpate dagli infiniti accidenti materiali attribuiti al papiro (cf. infra, 201) sono difficili da spiegare: cf. Canfora 2008a, 29s. Nel suo insieme, in effetti, il papiro sembra aspirare a costituire una super-epitome (Canfora 2009a, 261) di quanto noto su o attribuibile ad Artemidoro di Efeso; ci riguarda il recto in tutte le sue parti (cf. supra, 162-173), ma anche il verso con i suoi disegni e con le sue didascalie (cf. infra, 197-200). sintomatico che il papiro ribadisca continuamente lattacco di nuove sezioni, puntualmente derivate da fonti riconoscibili, ma tali da determinare in un continuo accavallarsi di coordinate e toponimi prima dati per noti, poi presentati ex novo una complessiva desultoriet o contraddittoriet del procedere logico e argomentativo: cf. Canfora 2009c, 281-283. Ci collima perfettamente con il carattere centonario non solo del proemio, ma anche delle colonne successive (cf. supra, 165 s.). > Estratto o no? Il problema del d incipitario considerato da B. Kramer (cf. Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 171 [in apparato]), ma sostanzialmente accantonato ibid. 214, dove si ipotizza che la particella sia solo unaggiunta inserita da autori seriori che hanno citato il testo; ma non escluso che il nostro poco affidabile copista sia incorso in un errore ed abbia omesso il d (sulle doti dello scriba, variamente giudicate, cf. infra, 211-213). Effettivamente, in alcune delle pubblicazioni precedenti leditio princeps, la stessa Kramer sosteneva che il papiro potesse contenere solo estratti dellopera di Artemidoro: cf. Kramer 2006, 98 (si veda su ci Schiano 2007, 268270; Canfora 2008a, 39-43; 2008b, 287s.; Canfora-Bossina 2008, 5661 = 79-84); uneventuale ipotesi degli estratti risolverebbe, ma solo in parte, i problemi del proemio (cf. supra, 171 s. e infra, 215 s.), anche se contraddirebbe tanti altri dati (cf. infra, 217) e renderebbe del tutto ipotetica lattribuzione ad Artemidoro di quanto finora non noto (Canfora-Bossina 2008, 92s.; cf. infra, 219 s.); essa comunque totalmente accantonata dalleditio princeps (cf. CanforaBossina 2008, 60s. = 83s.; Canfora 2009b, 265-267), bench tenda a riemergere, pi recentemente, in altre forme (cf. infra, 216 s., 219221), e a divenire per qualche aspetto posizione dominante.

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>> Estratti precoci. in ogni caso problematico immaginare che, a cos poca distanza dallet di Artemidoro, la sua opera fosse gi sottoposta a un processo di riduzione a estratti: cf. Canfora 2008b, 288. Inspiegabile, poi, che proprio una sezione ispanica dellopera artemidorea dovesse riscuotere linteresse di un eventuale excerptor dellEgitto tolemaico (Canfora 2008a, 25). Rimane il dato fondamentale per cui il presunto estratto inizia esattamente laddove inizia il fr. 21 Stiehle di Artemidoro (cf. supra, 188 s.); e rimane il problema, macroscopico, costituito dalla pressoch certa coincidenza di questultimo con lEpitome artemidorea di Marciano: cf. da ultimo Canfora 2010e, 7 e infra, 194. >> Estratti precoci, e prodigiosi. del resto impensabile che il papiro (se frutto di unestrazione antica e tanto precoce da Artemidoro) risponda fortuitamente e del tutto indipendentemente alle stesse scelte che compir, secoli dopo, lescertore medioevale che ha dato origine alla citazione costantiniana del fr. 21 Stiehle (cf. supra, 188); il caso sarebbe in s miracoloso, specie si considera che lestratto costantiniano non muove dallArtemidoro autentico e completo (come si deve invece supporre per leventuale estratto antico), ma dallepitome (cf. infra, 194): si veda al proposito Bossina 2009b, 144-147. La difficolt ammessa e onestamente considerata da DAlessio 2009b, 41: ci troveremmo di fronte a un estratto ben anteriore a Marciano, indipendente da Marciano, ma pressoch uguale a Marciano. Per le origini, le evoluzioni e le impasses della teoria degli estratti cf. supra, 189 e infra, 216 s., 219 s. + Un argomento ex si l enti o, ma assordante. In linea generale, uno dei dettagli che pi sorprendono entro la generale e ricostruibile sequenza della tradizione geografica antica che le velleit epistemologiche del proemio, integralmente dedicato al confronto tra geografia e filosofia, siano totalmente ignorate dai geografi successivi, e in particolare da Strabone, che pure da Artemidoro dipende in maniera consistente (cf. in sintesi Schiano 2008, 92-101), ma che dellArtemidoro geografo-filosofo non fa parola nelle fittissime pagine proemiali dedicate proprio al rapporto tra filosofia e geografia, con una sistematica e puntuale escussione dei predecessori e delle loro ragioni; cf. quindi Can-

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fora 2009b, 271; Bossina 2009b, 135-137. La dipendenza del proemio da Strabone asserita a chiare lettere dopo i numerosi rilievi gi operati da Canfora e Bossina: cf. supra, 167, 174 s. da Colvin 2009, che ripiega per sulla teoria del testo anonimo e dellamatorialit (cf. supra, 171 s.), ispiratrice di valutazioni disparate anche sul piano propriamente paleografico e bibliologico (cf. infra, 210-213, 219 s.); si veda anche Ferrari 2009, 163s. 2. Un testo fin troppo corretto: cio corrotto. A incrementare i sospetti accumulati sul piano della lingua (in prima istanza la lingua del proemio, ma non solo: cf. supra, 162-166), si aggiunse fin dalle prime analisi la perfetta coincidenza di P. Artemid. nella sezione gi nota per via indiretta con le ricostruzioni testuali offerte da studiosi dellOttocento, e in particolare da Meineke, editore di Stefano di Bisanzio ed erede di una lunga trafila di interventi congetturali anteriori (una storia dettagliata in Canfora 2007b, 271-286 = 2007k, 59-80). Tali ricostruzioni sembrano largamente inutili e spesso apertamente peggiorative (cf. gi Canfora 2006a, 45-48, 54-56, quindi Canfora 2008a, 212s. e 221-239; 2008b, 289-291): ma esse sono puntualmente recepite dal papiro. In particolare, tali interventi congetturali risultano del tutto inaccettabili laddove attribuiscono ad Artemidoro una concezione geografica e geopolitica della Spagna in contraddizione con quanto ricostruibile dellopera originale, specie per ci che concerne i confini esatti dellIberia, che Artemidoro considerava in una duplice accezione (allargata ai territori gallici e ristretta ai territori trans-pirenaici), chiarita appunto da unadeguata distinzione incipitaria che le congetture moderne fanno scomparire: cf. supra, 177 s. Un caso del tutto analogo costituito dal sospetto idronimo Obleuion, congettura moderna pi che fondata realt antica, e da tanti altri dettagli relativi alle colonne IV e V: cf. supra, 180 s. > Apologie dellarte congetturale. Appartiene ormai allarcheologia della questione artemidorea il prolungato equivoco secondo cui il fr. 21 Stiehle di Artemidoro (ripreso in col. IV rr. 1-14 del papiro) sarebbe trdito indipendentemente da tre autori antichi, Erodiano, Stefano di Bisanzio e Costantino Porfirogenito (cos per es. Gallazzi 2006, 17; Kramer 2006, 99s.; e tardivamente Ganguta Elcegui 2008, 334). Accettata la rettifica dellerrore (dovuta a Canfora 2006a, 45-47 = 2008a, 211-213; cf. anche 2007b, 272 = 2007k, 60; 2007f, 227s. =

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2007k, 93s.; 2008a, 39; Canfora-Bossina 2008, 44 = 68; Canfora 2010f), e ammesso quindi che lunico testimone sia Costantino Porfirogenito, mentre le altre citazioni dipendono da meri collages editoriali ottocenteschi (cf. Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 213), si a pi riprese sostenuto che il papiro confermasse felicemente le congetture degli editori moderni, secondo un fenomeno ovviamente comune in sguito alla scoperta di nuovi testimon antichi. Tale approccio, in molte delle sue enunciazioni, omette totalmente di discutere leffettiva legittimit degli interventi congetturali recepiti (o confermati) dal papiro: cf. West 2009, 96; Luppe 2009, 687s.; Gallazzi-Kramer 2009, 182-184; Billerbeck 2009, 80. In altri casi, la difesa degli emendamenti moderni, e dunque del papiro che li confermerebbe, stata ben pi serrata: cf. in particolare Hammerstaedt 2009b, 91-103 e 2009c, 59-68, ma anche Lucarini 2009a, 121-123 e quindi Marcotte 2010, 349-352 (tutti con gli stessi argomenti). >> Congetture necessarie? Il carattere del tutto arbitrario e nientaffatto migliorativo delle congetture apparentemente confermate dal papiro ribadito fra gli altri da Canfora 2009h, 18, 2009i, 114-116, 2009l, con ulteriori chiarimenti sulle possibili interpretazioni del testo costantiniano originale (cf. supra, 188); cf. anche M. Reeve ap. Canfora 2009i, 116 e Canfora 2010f. Qualsiasi discussione che non si misuri con leffettiva bont delle lezioni fornite dal papiro dunque a priori infondata. Solo il testo fornito dal papiro non lestratto costantiniano, teoricamente di molti secoli successivo, e pur passato attraverso compendi e drastiche procedure di riduzione a estratto: cf. infra, 194 attribuisce ad Artemidoro anacronismi fattuali (cf. supra, 173-182), una semplicistica concezione geografica dellIberia (cf. supra, 177 s.) e in generale, nella migliore delle ipotesi, stupefacenti vaghezze (per gli argomenti di Hammerstaedt cf. Condello 2010, 504-507). Il paradosso per cui un testo derivato e secondario apparirebbe per tanti aspetti migliore del suo presunto modello si verifica, nel papiro, con costanza pressoch puntuale: cf. supra, 176 s., 179, 180. 3. Questioni di tradizione: unepitome dautore? Per tutta la prima met dellOttocento, e almeno fino a Stiehle 1856, si ritenne Artemidoro autore tanto di una Geografia ampia e completa, quanto di una pi ma-

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neggevole epitome, che fu in realt opera di Marciano di Eraclea, nel IV o V sec. d.C.: il fatto che Marciano facesse circolare sotto il nome di Artemidoro lEpitome da lui realizzata (GGM I 567,26s.: cf. Canfora 2007a, 236-245 = 2007k, 16-26 = 2008a, 78-84; Canfora 2008a, 14s.; CanforaBossina 2008, 33-36) determin o almeno incoraggi la falsa ipotesi, dal momento che gli autori successivi a Marciano citano come artemidorea lepitome. A tale ipotesi credeva, fra gli altri, Simonidis (cf. infra, 197, 233); a tale ipotesi sembra credere in ogni caso lautore del papiro, un cui ampio brano (col. IV 18-24) coincide con unopera (peraltro diversa dallEpitome) dello stesso Marciano (Canfora 2006a, 57), e che fa dichiarare ad Artemidoro di esprimersi en epitomi, in epitome (col. V r. 15; cf. Micunco 2007; Canfora 2007d, 325s. = 2008a, 178s.; 2008a, 15; Canfora-Bossina 2008, 36). peraltro significativo che proprio in tale prelievo da Marciano sia stato inserito un pi che probabile errore geografico proveniente dalla tradizione geografica e cartografica posteriore (cf. supra, 179 s.). + Artemidoro ridotto a contabile. Nel corso della tradizione geografica che da Artemidoro conduce fino a Marciano, la stessa immagine di Artemidoro fu ampiamente e consistentemente deformata: frutto di tale deformazione lidea che Artemidoro fosse lautore di un asciutto e compendioso periplo, fondato su dati esclusivamente topografici e cartografici; unidea che domina nel corso dellOttocento e che si riflette puntualmente nellassetto presupposto dal papiro: cf. Schiano 2008, 102-112; Canfora 2010a, 64-66, 89-99; supra, 180-182 e infra, 230-236. > Periplo generale e sintetico? Si deve a Lucarini 2009a, 115 il tentativo di spiegare la posizione inconsulta delle coll. IV-V e la lacunosit dei dati ivi contenuti ipotizzando che il testo costituisca solo unanticipazione di un periplo pi ampio, che avrebbe contenuto quanto legittimamente ci si pu attendere (e che nel papiro manca); il periplo vero e proprio sarebbe perduto per la lacunosit del papiro. Cos anche Pontani 2010, 49s. >> Contro il pre-periplo. Lidea del periplo anticipato inverosimile in s (perch priva di paralleli) e recisamente negata dal carattere vocazionalmente (ma fallimentarmente) esaustivo del testo, che peraltro termina con una dichiarazione conclusiva

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(col. V r. 45) che non lascia spazio a ulteriori riprese dellargomento: cf. Canfora 2009e, 334s. Cf. anche supra, 174. 4. Artemidoro o epitome? Una contraddizione insolubile. Conduce a esiti eclatanti, e d luogo a un vistoso adynaton in termini storici e filologici, lanalisi dedicata da Canfora 2007f (= 2007k, 93-126) alla tradizione del fr. 21 Stiehle di Artemidoro: cio il brano che ha permesso lattribuzione del papiro al geografo di Efeso (cf. supra, 188) e che gi sorprende per molti problemi particolari e generali (cf. supra, 188 s., 191). Tale brano, trdito soltanto da Costantino Porfirogenito (cf. supra, 191 s.), non pu coincidere con lArtemidoro originario, ma al pi con lepitome trattane da Marciano di Eraclea nel IV o V sec. d.C.: i redattori del De administrando imperio costantiniano, infatti, rielaborano Stefano di Bisanzio (nella sua forma estesa originaria, mentre ne giunta a noi solo unepitome), affiancato a fonti alternative tra cui spicca Marciano di Eraclea, epitomatore di Artemidoro (Canfora 2007f, 236-247 = 2007k, 104-118); quanto a Stefano di Bisanzio, egli stesso risulta dipendere solo dallArtemidoro epitomato di Marciano (Canfora 2007f, 232-235 = 2007k, 99-104; cf. anche Billerbeck 2008 e 2009; sul lungo equivoco che ha fatto ritenere lepitome marcianea unauto-epitome dautore, cf. supra, 192 s. e infra, 233). Ne consegue che proprio la presenza, in un papiro non pi tardo del I sec. d.C., di un brano databile tuttal pi al IV sec. d.C., lungi dal costituire lindizio principe dattribuzione ad Artemidoro, costituisce una patente prova di falsit. Su questo fondamentale punto cf. anche Canfora-Bossina 2008, XVIs., 43-50 = 67-74; Canfora 2008a, 243-259. > Presunta completezza del papiro. Le linee difensive adottate dinanzi a tale argomento sono anticipate dallo stesso Canfora 2007f, 253 = 2007k, 125s. (e cf. Canfora 2008a, 263s.): stato infatti sostenuto che il papiro in virt di alcune aggiunte rispetto al testo di Costantino Porfirogenito costituirebbe la versione amplior e originaria di un Artemidoro che dopo Marciano fu soppiantato dallepitome. Cos Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 213 (nel frg. 21 Stiehle noi non avevamo che un lacerto dellepitome di Marciano. Il papiro, per la prima volta, ci offre il testo originale di Artemidoro); Settis 2009a, 57-59; Hammerstaedt 2009b, 91-103 e 2009c, 68, con difesa di tutte le lezioni attestate dal papiro (cf. supra, 192); Lucarini 2009a;

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Luppe 2009, 687 e 691; West 2009, 96; con estrema prudenza, Billerbeck 2009, 79-81. >> Qualche taglio (chirurgico) non fa unepitome. Contro tale argomento, stato da pi parti ribadito che in nessun modo unepitome capace di ridurre gli 11 libri di Artemidoro a misura minima, come avvenne con Marciano (per le ipotesi sulla ridotta estensione dellepitome cf. Canfora 2007a, 243s. = 2007k, 26-28 = 2008a, 84-86), potrebbe limitarsi allomissione di qualche parola sparsa: eppure a questo e a nientaltro si riducono le porzioni di testo con cui il papiro sembra integrare il brano gi noto (cf. Tosi 2009, 35: impossibile [] supporre come talora si sostenuto che il testo a noi pervenuto per via indiretta sia quello di Marciano, epitomatore di Artemidoro, e che il papiro ci tramandi lautentico Artemidoro: le differenze fra i due testi, infatti, non tradiscono il cosciente lavoro di un epitomatore); inoltre, le sporadiche addizioni del papiro appaiono sempre mirate a integrare gli elementi logici mancanti nellestratto costantiniano (soggetto iniziale e qualche nesso sparso): esse si comprendono dunque meglio come addizioni e integrazioni operate a partire dal testo costantiniano, mentre il procedimento opposto chirurgica omissione di elementi sparsi a partire dallArtemidoro completo appare contrario a spirito, metodi e funzioni di ogni epitome fin qui nota: cf. Canfora 2009i, 113; a ci si aggiunga che in pi punti il papiro sembra integrare dati mancanti in ottemperanza alle diagnosi (ampiamente discutibili) degli editori moderni: cf. supra, 191. ovviamente impossibile sostenere, in alternativa, che lArtemidoro originario e la sua epitome coincidessero per caso fortuito proprio nel brano citato dal papiro: in questo caso proprio le parole aggiunte lo impediscono (cf. Canfora 2007f, 231 = 2007k, 98s.). Si vedano in generale Canfora 2008c, 219 e per le caratteristiche generali attribuibili allepitome di Marciano, particolarmente drastica nelle sue modalit riassuntive anche Canfora 2010a, 78-88. Le difficolt connesse a questa linea difensiva sono riconosciute da Billerbeck 2009, 80s., che, pur prospettando la possibilit di un rapporto intero-epitome, osserva: in that event, it is remarkable how little the text of the epitome produced by Marcianus [] deviates from its original.

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>> E qualche errore (badiale) non fa loriginale. Chiunque sostenga che il testo recuperato attraverso il papiro possa costituire loriginale di una successiva epitome (opera di Marciano), a sua volta adattata in un composito estratto (opera di Costantino Porfirogenito), si scontra con due dati che non possono essere facilmente ignorati: 1) la presenza di anacronismi fattuali nel papiro, assenti per nel testo epitomato e quindi ridotto a estratto (cf. supra, 177, 179); 2) il carattere deteriore delle lezioni presenti nel papiro, e non nella successiva tradizione indiretta degli stessi brani (cf. supra, 191 s.); cf. Canfora 2008b, 289-293; CanforaBossina 2008, 85-93; Canfora 2009e, 338; Bossina 2009b, passim. >> Estratti antichi? Dallimpasse ben difficile uscire ipotizzando che il testo fornito dal papiro sia non gi lArtemidoro autentico e pleniore, ma un estratto antico (quanto fedele o quanto ritoccato?) dellArtemidoro autentico. Lipotesi impostasi oggi per altre vie e ragioni rischia di generare aporie ancor pi serie: cf. supra, 189 s. e infra, 216 s., 219 s. >> Ancora il piccolo d (con un piccolo te). Comunque si formuli la teoria dellestratto antico (cf. supra, 189 s. e infra 216 s., 219 s.) rimane incomprensibile un dettaglio: perch lescertore costantiniano dipendendo peraltro da unepitome di Artemidoro avrebbe aggiunto un d palesemente di transizione o opposizione, laddove lArtemidoro autentico (se riflesso dal papiro) ne sarebbe stato privo? Cf. Bossina 2009b, 141; Condello 2010, 506. Chiarissimo DAlessio 2009b, 41: there would have been no point for adding it [scil. il d] in the excerpt in Constantine Porphyrogenitus. Il problema, pur consistente e impostosi fin dalle prime analisi, stato progressivamente rimosso: cf. supra, 189. Non meno difficoltoso il fatto che lestratto costantiniano presenti il nesso te ka (particolarmente idoneo al contesto, specie se presupposto di partenza una nozione allargata di Iberia con conseguente distinzione sinonimica: cf. supra, 177 s.), laddove il papiro offre un banalizzato ka (cf. Canfora 2008a, 261s. n. 40; West 2009, 99 n. 16). Ancora una volta il testo derivato pare migliorare la sua fonte (come ammette Cassio ap. Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 215, che parla di abbellimento): cf. supra, 176 s., 179, 180, 192.

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+ LArtemidoro vero. A monte di tante e tali difficolt, che configurano una tradizione caratterizzata da accidenti incomprensibili e da veri e propri controsensi, va comunque ricordato un aspetto macroscopico: la dimostrabile differenza del testo offerto dal papiro dalla facies ricostruibile dellArtemidoro autentico, in termini di struttura generale, stile, contenuti; cf. supra, 167, 175, 181, 193. + Artemidoro epitomato: una certezza diffusa. Per ulteriori fonti, ampiamente note a Simonidis, che suggerivano di riconoscere in Artemidoro lautore della propria epitome, inducendo a escludere che i Geographoumena fossero mai stata cosa diversa dallepitome (Jacob Gronov), cf. Canfora 2011c, 209-211. Si veda anche infra, 230-236, per le concezioni artemidoree di Simonidis.

D. SCHIZZI, MAPPE

CAMPIONAR:

TRE VITE ALMENO

1. Autonomia o eteronomia del verso? E dunque, quante vite? Il variegato corredo iconografico del papiro che presenta sul recto, prima e dopo il testo, numerosi schizzi di figure umane (teste, mani, piedi), e sul verso un ancor pi ricco bestiario, sospeso tra il realistico e il fantastico, ha imposto agli editori unelaborata ipotesi genetica nota come teoria delle tre vite. tale teoria che costituisce il pilastro delle tesi ufficialmente e unanimemente sostenute, da parte degli autenticisti, fra il 2006 e il 2009: essa trapela gi in Gallazzi-Kramer 1998, ma per la sua conclamazione occorre attendere Gallazzi 2006 e Settis 2006a; ma cf. gi, in anticipazione giornalistica, Settis 2004 e quindi Montanari 2006; per una ricostruzione della teoria, cf. Otranto 2007, 308-310 = Canfora 2008a, 160-162. Secondo tale ipotesi, il papiro sarebbe stato dapprima destinato a ospitare il trattato geografico di Artemidoro (o forse soltanto qualche libro di esso, Gallazzi 2006, 17), corredato di carte geografiche; a questo fine il testo sarebbe stato intervallato da appositi spazi lasciati in bianco, ma il cartografo designato a completare lopera avrebbe sbagliato forse copiando una mappa inadatta alle prime colonne del testo causando con ci la sospensione del lavoro e labbandono del papiro. In un secondo tempo, il papiro sarebbe stato riutilizzato da mano diversa come campionario di bottega per soggetti zoologici assortiti, opportunamente corredati di didascalie. In un terzo tempo ma forse gi durante la seconda vita i residui spazi vergini del

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papiro, cio agraphon e aree libere del recto, sarebbero serviti da supporto per estemporanei esercizi di copia a partire da soggetti statuari. Pi in particolare, per il bestiario del verso, furono scartate le alternative possibilit di un Bilderbuch (autonomo rotolo di immagini), ovvero di un corredo illustrativo destinato a un libro di zoologia, ovvero di un progetto finalizzato a una singola realizzazione artistica (pittura o mosaico): lipotesi di un libro di bottega, offerto ai sofisticati clienti di un atelier tardo-ellenistico o proto-imperiale, apparve senzaltro la preferibile (Settis 2006a, 61s.; cf. anche Adornato 2006, 120s.). Tuttavia, fin dalle analisi di Micunco 2006, 915 (= Canfora 2008a, 183-188), apparve chiaro che non pochi dei soggetti prescelti risultavano singolarmente coincidenti con le divagazioni zoologiche attribuite ad Artemidoro nella sua trattazione della fauna africana e asiatica da Strabone (XVI 4,15s.; per la centralit di questo passo cf. anche infra, 234). Il bizzarro verso mostrerebbe dunque legami sostanziali con il recto, spiegabili solo nella prospettiva di unideazione unitaria che vanificherebbe ogni ipotesi relativa alle plurime e indipendenti vite del papiro. > Tre vite, e basta. Contro ogni dubbio sulle possibili relazioni tra verso e recto del papiro, la teoria delle tre vite ribadita con convinzione tanto dalleditio princeps (Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 7880 e passim) quanto da Settis 2009a, 37-41, 77-98 e passim. * Tre vite, o quattro, o cinque, o una soltanto. I concomitanti dubbi sulla ricostruzione complessiva delle tre vite, specie sotto il profilo dei dati bibliologici, hanno rincarato gli iniziali sospetti (cf. infra, 217 s.). Ulteriori elementi hanno indotto a riconoscere la solidariet di recto e verso (cf. infra, 199), non senza interessanti riscontri con loperato del falsario Simonidis (cf. infra, 200, 202, 220 s.), mentre la rivoluzione subita dal volumen negli ultimi due anni (cf. infra, 215 s.) ha complicato ulteriormente la questione, favorendo peraltro lipotesi di unulteriore, e altrettanto avventurosa, quarta vita, se non addirittura di una quinta: cf. infra, 217 s. Dalla stessa rivoluzione deriva invece lidea, pur problematica, che il composito progetto (testuale e grafico) del papiro sia imputabile a unideazione unitaria di et antica: cf. infra, 219 s. 2. Didascalie e progetto iconografico. Molte delle didascalie apposte alle figure zoomorfe del verso rappresentano si osserv fin dalle prime analisi hapax legomena o prime occorrenze di termini attestati solo in

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letteratura posteriore (talora di molti secoli) alla data del papiro: cf. Micunco 2006, 15-29 (= Canfora 2008, 188-199); in particolare, rilevante che tali coincidenze tendano a concentrarsi, con picchi notevoli, in un numero limitato di opere precise (Timoteo di Gaza, Etymologicum Magnum): quindi difficile parlare di una casuale disseminazione, in epoche e opere posteriori, di quanto per puro caso si troverebbe per la prima volta nel papiro (cf. supra, 164). Inoltre, lautore delle didascalie sembra attingere anche allopera di Artemidoro di Daldi (IV 56) nella quale si addensano gli zoonimi attestati dal papiro e organizzare la distribuzione del materiale iconografico sul modello di una carta astronomica (un Artemidoro cosmografo del resto noto allantichit: cf. anche Canfora-Bossina 2008, 40, sulla significativa identificazione delle due figure nellOttocento, nonch Schiano 2009a sulle frequenti e perduranti confusioni tra i molti Artemidoro antichi): pare dunque che lautore di questo programma pittorico abbia spiritosamente giocato con tutti gli Artemidoro conosciuti (Micunco 2006, 37), non disdegnando talora di attingere a termini astronomici introdotti solo a partire dal XVII e XVIII secolo (ibid. 30-33 = Canfora 2008, 199-203; per la conflazione degli Artemidoro antichi cf. anche infra, 235). Gli anacronismi terminologici rilevabili sul verso forniscono dunque un perfetto parallelo a quelli rilevabili nel testo del recto (cf. supra, 162-165). + Un dichiarato programma iconografico (straboniano). A ci si aggiunga cf. Canfora 2009b, 271-273 che la stessa unit dei regni animali celesti, terrestri e marini quale oggetto della geografia-filosofia (cf. supra, 169 s., 190 s.) sembra dispirazione straboniana; la didascalia che campeggia in alto al centro del verso sottolinea lunit a priori delle immagini sottostanti: essa sembra peraltro impaginata con una centratura tipicamente moderna, e sottolinea lomogeneit programmatica del verso sia in se stesso che in relazione al recto. Sulla dipendenza del verso dalla zoologia artemidorea nota a Strabone cf. anche Canfora 2010a, 138-145. Lipotesi guardata con favore da DAlessio 2009b, 42, nel contesto di una complessiva ricostruzione del libro originario: cf. infra, 215 s. > Liquidazioni. Ogni ipotesi alternativa, per immagini e didascalie, scartata dalleditio princeps (Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 309-460, Settis 2008b), che ribadisce in pieno la teoria delle tre vite e del repertorio da bottega (cf. supra, 197 s.); si vedano anche Adornato

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2008a, 240-244, 2008b e 2009 e Kinzelbach 2009. Settis 2009a, 89 si limita semplicemente a definire bizzarra lipotesi astronomica di Micunco 2006. Montanari-Muratore 2009, 132-138 giudicano nientaffatto sorprendenti gli hapax o proton legomena delle didascalie. + Quante mani? Che le didascalie del verso rispondano alla stessa mano che ha vergato il testo del recto perentoria diagnosi paleografica di Janko 2009, 403. Un pi prudente giudizio sulla sostanziale similarit delle due mani in Strassi 2009, 25s. Lipotesi di Janko dichiarata improponibile da Gallazzi-Kramer 2009, 207 (cf. anche Settis 2009a, 77 e Marcotte 2010, 339). Tali contrastanti valutazioni corrispondono al generale disorientamento sulle caratteristiche paleografiche complessive del reperto: cf. infra, 209-213. >> Ulteriori prove a carico. Di contro alla ferma opposizione degli editori principi, Micunco 2009, 389-394 documenta la notevole e spesso puntuale somiglianza tra il bestiario del papiro e gli animali (reali o fantastici) censiti da Manuele Philes (XIV sec.) nel suo De proprietate animalium. Lo stesso poemetto, del resto, fu quasi certamente noto a Costantino Simonidis: cf. Canfora ap. Micunco 2009, 395 e infra, 233 s. Numerosi dubbi sullorigine delle immagini (sia del recto che del verso), e in generale sulla teoria delle tre vite, esprime Elsner 2009, 38-50. + Mano di Simonidis. Ulteriori e importanti riscontri, anche sugli aspetti iconografici della querelle, ha portato la pi approfondita conoscenza della cultura di Simonidis: cf. infra, 201 s., 236. Per il problema della tecnica utilizzata per comporre il papiro, con possibile ricorso alla litografia, cf. infra, 213-215, 234. 3. Gli schizzi del recto. Se per il verso si pens a un campionario da atelier, la non omogeneit e i diversi gradi di elaborazione dei disegni umani sul recto orientarono gli editori verso lipotesi di una esercitazione grafica di fronte al modello in calco, testimonianza di quelle pratiche di bottega per cui nulla si conosceva per il mondo antico (Adornato 2006, 121; cf. Settis 2006a, 63s.). Gi i primissimi riscontri iconografici hanno evidenziato singolari somiglianze specie per quanto concerne i disegni di mani e piedi con planches desunte dallEncyclo-

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pdie di Diderot e DAlembert (1763), nonch con celebri mani raffaellesche: cf. Canfora 2007h; Canfora 2008a, figg. 1a-c, 9a-b. La singolare somiglianza degli schizzi con soggetti tipici del Quattro- e Cinquecento era del resto stata osservata in pi occasioni, anche dallo stesso Settis 2006b (troppo [] somiglia [scil. lo stile grafico del papiro] al disegno dallantico che conosciamo cos bene dal Quattrocento in qua); cf. inoltre la rassegna di giudizi in Agatemero 2007a, 431-435. I due volti barbati ritratti sullagraphon mostrarono invece singolari somiglianze con la tradizione iconografica moderna relativa a Democrito (ridente) ed Eraclito (piangente): cf. Canfora 2007i = Canfora 2008a, 207-210. > Niente di strano. Lidentificazione delle teste barbate dellagraphon contestata da Gallazzi-Kramer-Settis 2008, che peraltro negano la riconoscibilit di un volto piangente; cf. anche Settis 2009a, 46. In generale, leditio princeps (Adornato 2008b) nega qualsiasi carattere anacronistico degli schizzi sul recto. Settis 2009a, 49-52 contesta i paragoni iconografici condotti a partire dalla tavole dellEncyclopdie, e sottolinea la secolare tradizione gi tardo-egizia, precisa lo studioso di condurre esercizi di copia su soggetti ovvi come mani e piedi. >> Bombe intelligenti e singolari Santi. Le repliche delleditio princeps si basano spesso su letture o riletture arbitrarie, non diversamente da quanto avviene per i tratti pi problematici del testo: Canfora-Bossina 2008, 241-244. Il sguito delle ricerche iconografiche ha per portato a risultati via via pi cospicui. Ottani Cavina 2008 ha sottolineato lintrinseca disomogeneit stilistica degli schizzi, difficilmente imputabili alla stessa bottega, e ha riscontrato una perfetta compatibilit di tali disegni con lo stile falso-antico del Sette- e Ottocento; inoltre notevole che anche sul piano grafico le lacune del papiro sembrino determinate da bombe intelligenti che girano intorno agli studi di teste [], senza mai centrare il cuore del disegno (Ottani Cavina 2008, 41). Da parte sua, Janko 2009, 407-410 ha evidenziato la notevole somiglianza tra uno dei volti barbati eternati sul recto e il volto di San Matteo ritratto da Simonidis, nel 1862, a corredo di un proprio celebre falso; cf. Canfora 2010a, 307 e infra, 234. Nel frattempo, la nuova ipotesi ricostruttiva proposta da DAles-

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sio e da Bastianini (cf. infra, 215 s.) ha offerto validi motivi per ritenere che un compatto gruppo di teste si radunasse in ununica area del papiro: una tesi che demolisce la teoria delle tre vite (cf. supra, 197 s.). > De gustibus. I riscontri iconografici con opere moderne (se non addirittura con opere di Simonidis) sono giudicati semplicemente insussistenti da Hammerstaedt 2009b, 103 n. 98; in particolare per il San Matteo additato da Janko, si veda la ferma opposizione di Gallazzi-Kramer 2009, 210s., con allegata expertise di S. Settis. + Tavole a fronte: mani e piedi di Jombert. Se gi le prime analisi evidenziavano limpressionante somiglianza degli schizzi con i soggetti e con il layout tipici di tante tavole anatomico-pittoriche ottocentesche (cf. supra, 200 s, e Ottani Cavina 2008, 40), ulteriori riscontri obiettivi sono emersi negli ultimi mesi. In particolare, i disegni anatomici del papiro mostrano una pressoch totale aderenza nella disposizione complessiva e in numerosi particolari al modello rappresentato dalla tavola 13 della Nouvelle mthode pour apprendre dessiner sans matre (Paris 1740) di C.-A. Jombert. Per una sinossi cf. Canfora 2011b (e gi Canfora 2010h). Questo e simili trattati di pittura, ancora in voga nella Francia dellOttocento, erano senzaltro noti al pittore e disegnatore Simonidis, a sua volta autore-falsificatore del trattato di pittura di Dionigi di Fourn (cf. infra, 236, che peraltro risulta imitato dal proemio (cf. supra, 172 s.). Per una raccolta di tavole moderne indispensabili allinquadramento iconografico del papiro cf. Canfora 2011c, 131-157. + Deformazioni. Unanalisi delle deformazioni e delle incoerenze proporzionali che affliggono numerose figure del papiro induce a ritenere che almeno alcune di tali immagini siano state realizzate quando il supporto era gi ampiamente lacerato: cf. Cottignoli 2011. 4. Una mappa? E di quale territorio? Di contro allopinione di chi vide, nella presunta mappa del recto, unimportante tappa della tradizione cartografica antica, da identificarsi senzaltro con una rappresentazione geografica della Spagna (cf. Gallazzi-Kramer 1998, 199-201; Kramer 2001; Knapp 2004; Settis 2004; Gulletta 2006c e Gallazzi-Settis 2006, passim; Beard 2006; Kramer 2006; Montanari 2006), si osserv che

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limmagine compresa fra le colonne IV e V del papiro non corrisponde in nulla n per convenzioni grafiche, n per stile, n per destinazioni ipotizzabili con quanto finora noto della cartografia antica, fra Ecateo e Tolomeo: cf. Farinelli 2007; Canfora 2008a, 34-38; ma gi F. Prontera ap. Messina 2006b. La stessa inclusione di una mappa in un libro geografico un tratto bibliologico assolutamente inedito, e finora non documentata da alcune testimonianza antica, n diretta n indiretta: cf. Otranto ap. Canfora 2008a, 170s. e infra, 208. Del resto, le ipotesi sulla mappa proposte dagli editori secondo i quali proprio un errore nel disegno della carta avrebbe determinato labbandono del papiro durante la sua prima vita: cf. supra, 197 s. sono assai confuse e contraddittorie: cf. Canfora 2008a, 21-26. + Il cartografo distratto e le tre vite. Contro la complessa teoria delle tre vite integralmente fondata sullipotesi di un errore commesso da chi avrebbe dovuto disegnare una mappa congruente con il testo (cf. supra, 197 s.) fu peraltro facile far valere fin da subito una considerazione di ordine pragmatico: perch a un errore di tal fatta non fu posto rimedio sostituendo, semplicemente, la sezione di papiro erronea? Si veda in proposito Otranto 2007, 320s. = Canfora 2008a, 173s.; Canfora 2008a, 26. > Ritrattazioni discrete. A tali questioni reagiscono evidentemente le pi prudenti dichiarazioni di Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 79, dove si esclude con perentoriet un errore nella realizzazione della mappa, bench si continui a dichiarare che la mappa per ragioni non acclarate rest incompiuta. Ibid. 305 non si esclude nemmeno che la mappa sia stata aggiornata, rispetto alloriginale modello artemidoreo, per adeguarsi alla realt romana coeva, o addirittura che essa risalga a una tradizione estranea ad Artemidoro. >> Vie di fuga. Come osserva Otranto 2008, 232-234, lipotesi di una carta romana, estranea ad Artemidoro, rischia di demolire gran parte delle ricostruzioni offerte circa il progetto che presiede al recto del papiro; essa confligge, inoltre, con lipotesi della casualit intelligente che caratterizzerebbe loperato del copista sulla base di un antigraphon gi dotato di mappe (cf. supra, 198 e infra, 209). Rimane il problema, macroscopico, che la

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mappa non consenta paralleli o identificazioni n di dettaglio n dinsieme: Otranto 2008, 233. * La mappa che vi pare. Nel frattempo, non sono mancate ipotesi alternative per lidentificazione della mappa: se Knapp 2004 aveva pensato a una diversa area della Spagna, Mattaliano 2008 ha addirittura pensato a Cipro, immaginando che lerrore del copista (fondamento della teoria delle tre vite: cf. supra, 197 s.) sia consistito nello scambiare la prima mappa (Spagna) e lultima mappa (Cipro, appunto) di un presunto rotolo-atlante; per la Gallia meridionale (area di Tolosa) si pronunciato Palagiano 2010, mentre non mancato chi ha ipotizzato in luogo di una mappa lo schema (piantina?) di una villa privata (cf. Bossina 2009b, 146). Sulla centralit del dibattito relativo alla mappa cf. Brodersen 2009. Talbert 2009 ammette le aporie cui va incontro ogni tentativo di descrivere oggetto, finalit e convenzioni della mappa. Il convegno svoltosi nel novembre del 2009 presso la Societ Geografica Italiana (Roma) ha condotto a un conclamato e significativo non liquet: cf. Fiaschetti 2010. >> Ipotesi arbitrarie. Contro il fiorire di ipotesi alternative, in assenza di dati atti a determinare loggetto geografico ritratto nella presunta mappa, cf. Canfora 2009e, 338-341; Bossina 2009b, 146. Limpossibilit di identificare la mappa evidenziata da Marcotte 2010, 363-366. * Ritrattazioni esplicite: tre vite in fumo. Che lipotesi della mappa errata vada totalmente dismessa (difficilmente accettabile) invece riconosciuto da Settis 2009a, 77, che dichiara (ibid. 76): la mappa del Papiro pone [] problemi che attendono una soluzione persuasiva (cf. ibid. 119: questa carta [] per noi lelemento pi problematico, perch non siamo stati capaci di individuare con ragionevole certezza a quale area si riferisca). Come osserva Canfora 2009d, 294s., limpossibilit obiettiva di giustificare labbandono del papiro (ipotetica conseguenza della mappa sbagliata) fa crollare le basi stesse su cui poggia la teoria delle tre vite (cf. supra, 197 s.); si veda anche Canfora 2009e, 339. Per qualche erronea concezione ottocentesca in merito a presunti rotoli con mappe incluse cf. infra, 235.

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+ Una didascalia perduta? Risale allottobre del 2010 ed resa pubblica da Canfora 2011c, 45s. limportante testimonianza autoptica di Ludwig Koenen, che fu tra i primi a vedere il papiro di Artemidoro nella fase successiva allipotetico restauro (cf. infra, 221-224). Secondo lo studioso, la mappa del papiro recava allora la didascalia Iberia, oggi misteriosamente scomparsa. Ci in s inspiegabile e avvalora il sospetto che il reperto, durante il suo passato pi recente, abbia subito manipolazioni ingenti: cf. supra, 184 e infra, 220 s. E. QUESTIONI BIBLIOLOGICHE 1. Supporti e inchiostri: i dati della scienza e i dati della filologia. Fin dalle prime repliche, ai rilievi operati sulla lingua (supra, 162-173) e sul testo (supra, 188-197) si sono opposte le ragioni della chimica e della fisica, che indurrebbero a datare il papiro con certezza scientifica al tardo I sec. a.C. o al I sec. d.C.: cf. Montanari 2008; Settis ap. Dal Maso 2008; per una rassegna, Agatemero 2007a, 425; cf. supra, 163. Naturalmente i dati relativi agli inchiostri non stupiscono: qualsiasi falsario attento a riprodurre gli inchiostri antichi, la cui ricetta ampiamente nota; cf. Canfora-Bossina 2008, 193-208 e, per i vanti di Simonidis in materia, infra, 206, 232. Pi inquietante che una prima analisi dei pigmenti, fornita dal Laboratorio di Chimica per le Tecnologie dellUniversit degli Studi di Brescia, abbia evidenziato la presenza di grafite: ci che fornirebbe un indubbio terminus post quem di tardo Medioevo; cf. Agatemero 2007a, 425s.; Canfora-Bossina 2008, 209; Canfora 2009i, 113 n. 9, 2009l, 93 e 2010b, 21. > Evidenza scientifica. Nonostante lovvia distinzione, che dovrebbe essere preliminare, tra et del supporto ed et del testo, leditio princeps ribadisce la datazione del papiro, per via chimico-fisica, a un periodo compreso tra I sec. a.C. e I sec. d.C. Tale argomento ritenuto dirimente contro ogni imputazione dinautenticit: cf. Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 57s., quindi Settis 2009a, 33-35. Qualsiasi riferimento alla presenza di grafite scomparso dai referti delle nuove analisi chimico-fisiche sugli inchiostri (Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 72 n. 26; Settis 2009a, 33). Gli editori sottolineano inoltre che nessuna traccia dinchiostro sarebbe visibile nelle lacerazioni del pa-

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piro: ci porterebbero a escludere il riuso di un papiro antico, gi danneggiato, da parte di un falsario (Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 58). inoltre impensabile argomentano Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 57s. e Gallazzi-Kramer 2009, 214 che un papiro vergine di simili dimensioni potesse essere a disposizione di un falsario; si vedano ora, sulla stessa linea, Marcotte 2010, 339, Gallazzi-Kramer 2010, e gi Settis 2006c, 54 (cf. supra, 163). >> Contro-analisi. Le analisi esposte da Vigna 2008a, a partire dai dati forniti dalla stessa editio princeps, evidenziano incongruenze di ogni sorta, che indurrebbero a escludere lipotesi del cartonnage (cf. infra, 221 s.), e dello stesso arrotolamento originario del volumen. Inoltre, le spiegazioni relative alla scrittura a specchio appaiono infondate e insostenibili: cf. infra, 213-215, nonch Vigna 2008b e 2009. >> Inchiostri antichi e papiro vergine. Vigna 2008a, 309314 mostra come i dati apportati dalle analisi fisico-chimiche degli inchiostri si concilino con inchiostri in uso nelle epoche pi varie, e non inducano affatto a scartare la presenza di grafite (cf. supra, 205), che peraltro ulteriori analisi (attualmente in corso) potrebbero indurre a ipotizzare anche per altra via: cf. Ronchey 2010. Quanto alla disponibilit di un papiro vergine sufficientemente lungo, da osservare innanzitutto che lintegrit effettiva del rotolo rimane frutto di una semplice ricostruzione, giacch esso appare diviso in (almeno) tre cospicui frammenti, la cui coerenza garantita solo dalluniformit del verso: cf. Vigna 2008a, 301 e 2008b, 23s., nonch supra, 197 s. e infra, 220 s. Si aggiunga che Simonidis disponeva di tutte le tecniche e competenze necessarie per realizzare veri e propri palinsesti papiracei, cio per cancellare la scrittura originale e destinare i supporti, cos trattati, alla scrittura delle proprie opere; cos inducono a credere i falsi di Simonidis conservati a Liverpool nella collezione Mayer, presso la quale, peraltro, testimoniata fino ai primi anni del Novecento la presenza di tre rotoli di papiro ancora chiusi; di tali rotoli oggi non c traccia: cf. Capponi 2008, 460s. e infra, 221. Sul riuso di papiro vergine da parte dei falsari cf. anche Canfora 2010c, 8s. Sul discutibile mito del rotolone, con nuovi argo-

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menti a favore della non unitariet del reperto innanzitutto i diversi e discontinui effetti della scrittura a specchio, su cui infra, 213-215 si veda Canfora 2011c, 173-177. >> Lacerazioni e inchiostri. La presenza o lassenza dinchiostro in coincidenza delle lacerazioni materiali, anche se provata, non costituisce argomento dirimente: del tutto logico che fratture e danni siano prodotti da un falsario dopo la scrittura del testo (cf. L. Canfora ap. Otranto 2008, 235). > Certezze. La piena scientificit delle analisi condotte sul reperto ribadita da Mand 2009 e da Gallazzi-Kramer 2009, 192s. e 197-205. Largomento relativo alla assenza di sbavature dinchiostro in concomitanza di lacune ribadito in Gallazzi-Kramer 2010, 233. >> Certezze su cosa? Ancora una volta, indispensabile distinguere fra antichit del supporto (ed eventualmente degli inchiostri) e antichit del suo contenuto: cf. Ucciardello 2009, 169 e supra, 206. Contro lo scintillio di analisi chimiche e di carbonio 14 cf. Canfora 2010b, 21. + Il verso non si tocca? Canfora 2011c, 184-195 e 200 sottolineando come il verso costituisca il settore pi discutibile e delicato del papiro, perch solo esso garantisce lunit dellinsieme: cf. infra, 220 s. fa osservare come proprio il verso sembri essersi sottratto, finora, ad adeguate analisi fisico-chimiche: i primi esami furono infatti condotti sulla mappa presentata curiosamente come parte del verso mentre le stesse analisi allegate alleditio princeps appaiono, su questo punto capitale, vaghe e inattendibili. 2. La dispositio della materia. Il proemio, a dir poco sospetto per ragioni di lingua (cf. supra, 162-164) e ora degradato a postilla (cf. infra, 215 s.), di per s problematico dinanzi a un testo che fa mostra di derivare dal II libro di Artemidoro: esso fu infatti variamente giudicato dagli stessi editori come proemio intermedio (o proemio al mezzo) e come proemio generale; per queste significative oscillazioni cf. Canfora 2008a, 48. Se siamo dinanzi a un proemio generale, si ricade inevitabilmente nella teoria degli estratti (cf. supra, 189 s. e infra, 216 s., 219 s.): cf.

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Canfora-Bossina 2008, 98; se invece siamo di fronte a un proemio al mezzo, il carattere generalissimo delle questioni ivi trattate diviene un consistente e inaggirabile problema: cf. Canfora-Bossina 2008, 98, e quindi Canfora 2009b, 265-270 (si veda anche infra, 217). Pi in generale, vigente la teoria delle tre vite (cf. supra, 197 s.), fin da subito parve sospetto che tutto quello che a pezzi, o per meglio dire a brandelli, si conservato ed fortunosamente giunto fino a noi, sia tutto quello che ab origine fosse stato copiato (Otranto ap. Canfora 2008a, 162), specie perch gli esatti confini delle sezioni (proemio, descrizione della Spagna, periplo) tendono a coincidere con gli esatti confini di colonna (cf. supra, 188 s.). In realt lunitariet stessa del papiro dovrebbe essere sub iudice, giacch esso nasce da una ricomposizione di frammenti variamente e talora confusamente decritti dagli editori: cf. Otranto 2007, 313-315 = Canfora 2008a, 166-168, che confronta le variabili ricostruzioni di GallazziKramer 1998, 191-193, Kramer 2001, 15, Gallazzi 2006, 16; cf. inoltre Otranto 2008, 224-226, 227s., e per il carattere inedito di una mappa inclusa nel testo supra, 203. Anche al di l della discutibile unitariet presupposta per un insieme materialmente composito unitariet che del resto, sul piano ideale, il papiro mira ovunque a suggerire: cf. supra, 189 resta la straordinaria disomogeneit delle colonne per quanto concerne misure daltezza e larghezza, ci che costituisce una profonda anomalia, specie in una supposta edizione di lusso: cf. Otranto 2007, 316s. = Canfora 2008a, 169s.; alcune di tali caratteristiche sono peraltro tipiche dei falsi di Simonidis: cf. Capponi 2008, 459s.; infra, 233-236. > Proemi al mezzo (o no?). Che il proemio di coll. I-III rappresenti un secondo proemio o proemio al mezzo, appartenente al II libro della Geografia artemidorea, stato pi volte ribadito sulla base di analoghi proemi intermedi come Strabone II 5,1 o Tolomeo II 1; cf. Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 115; Settis 2009a, 61; Lucarini 2009a, 112s.; Gallazzi-Kramer 2009, 225s. (dove tuttavia non si scarta del tutto la possibilit che siamo dinanzi al proemio generale dellopera: cf. anche Luppe 2009, 688, Bravo 2009, 57, e infra, 209). In maniera non dissimile, Porciani 2010, 219-225 sostiene che la riflessione metodologica delle coll. I-III accolta la ricostruzione del papiro che posticipa il proemio dopo le coll. IV-V: cf. infra, 215220 sia una sorta di intermezzo filosofico (per le qualit di tale filosofia cf. supra, 169 s.).

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>> Inizi indiscutibili. Tutti gli esempi addotti a parallelo per il presunto proemio al mezzo di Artemidoro (da numerosi luoghi ciceroniani a Strabone e Tolomeo) sono semplici ricapitolazioni intermedie, talora con esplicito rinvio allesordio vero e proprio: cf. Canfora 2010, 328s.; niente di paragonabile al proemio artemidoreo, che marca un indiscutibile esordio generale: cf. infra, 217. * Una sorta di prologo. Una sorta di prologo a unopera geografica definito il testo, con notevole prudenza, da Settis 2009a, 27. Ipotesi alternative sono imposte dalla complessiva ricostruzione del volumen originario (cf. infra, 215-220) e dalla concomitante ipotesi del greco amatoriale (cf. supra, 171 s.), bench il carattere proemiale del proemio appaia, in tale luce, ancor pi problematico (cf. infra, 217). > Casualit, s, ma deliberate. Secondo la linea difensiva adottata da Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 89s. (e ora ribadita da Gallazzi-Kramer 2009, 206s.), lincongrua, disordinata e variabile impaginazione del testo costituirebbe s un dato anomalo, ma frutto di una deliberata scelta da parte del copista, impegnato a riprodurre un antigrafo gi dotato di mappe interposte al testo e dunque attento a dosare variamente le misure delle colonne per rispettare loriginaria collocazione delle mappe stesse; cf. anche Settis 2009a, 25: il testo [] fu impaginato in modo accorto ma non elegante. >> Caso o progetto? Le oscillazioni degli editori, di fronte a una mise en page tanto irregolare, sono evidenziate da Otranto 2008, 228-231, che fa notare peraltro come Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 79 non escludano che proprio la pessima impaginazione del testo abbia determinato labbandono del papiro (fenomeno altrove imputato a un errore nel disegno della mappa: cf. supra, 197 s., 202204). Lipotesi di un copista virtuoso del libro, capace di stiracchiare a piacimento le colonne al punto di far coincidere fine di sezione (e talora fine di parola) con fine di selis, appare del tutto inverosimile: cf. Otranto 2008, 230s. Linsensato layout del papiro prova forte di falsificazione per Janko 2009, 403 e 405. 3. Stranezze paleografiche. Che il papiro presentasse una scrittura anomala o pressoch unica, e permettesse confronti circoscritti solo per

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la forma di singole lettere, era ammesso inizialmente da Gallazzi-Kramer 1998, 190. Le indagini successive hanno portato a riconoscere possibili paralleli (o possibili modelli) per alcune delle pi peculiari caratteristiche grafiche del papiro; per esempio, il papiro parigino di Eudosso per la forma dello ksi: cf. Canfora 2007c. Notevoli anche i riscontri forniti dalle scritture ercolanensi, che potrebbero provenire anche dalle rispettive riproduzioni ottocentesche: Canfora-Bossina 2008, 101 e infra, 221. > Eudosso non centra. La legittimit di un confronto paleografico con il papiro di Eudosso fermamente esclusa da Gallazzi-KramerSettis 2008, 58, bench gi in Gallazzi-Settis 2006 il confronto con Eudosso (P. Paris. 1) sorgesse spontaneo, dal momento che si tratta del pi antico papiro greco con illustrazioni (cf. Soldati 2006a, 132). >> Eppure centra. Ma proprio il papiro del Louvre di Eudosso lunico parallelo riconoscibile per il particolare trattamento grafico dei numerali nel papiro di Artemidoro, come ammesso dagli stessi editori (Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 91s.); la col. V del papiro, infatti, mostra luso di vergare i numerali cardinali al modo degli ordinali (cio con tratto orizzontale sovrascritto: uso tipico dei manoscritti medioevali). Lisolato raffronto con lEudosso parigino rinforza il sospetto che questo celeberrimo reperto abbia fornito pi di unispirazione al falsario autore del papiro: cf. Carlucci 2009a, 298s. e infra, 234. Approva e approfondisce i paragoni con lEudosso parigino Parsons 2009a e 2009b, 23-27 (cf. gi Parsons 2008, 348). > Valutazioni a favore. Secondo gli editori (Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 90) la scrittura del papiro paragonabile alla tipologia nota come stile P. Lond. Lit. 134 (cf. Otranto 2008, 231), bench siano possibili isolati raffronti anche con altri papiri di et ellenistica (Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 91); cf. anche Settis 2009a, 23s., che pure non esclude per giustificar le numerose peculiarit grafiche del papiro che esso sia stato scritto non in Egitto, ma in Asia Minore (cf. supra, 183, 209). La complessiva verosimiglianza paleografica del reperto favorevolmente giudicata da Parsons 2008, 347 e DAlessio 2009b, 30; cf. anche Fernndez Delgato-Pordomingo 2008, 322.

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* Giudizi sospesi. I raffronti con lo stile P. Lond. Lit. 134 sono contestati da Otranto 2008, 231, perch le principali caratteristiche della scrittura non corrispondono a quelle della scrittura dello pseudoArtemidoro, che si limiterebbe a prelievi isolati da multipli modelli. Delattre 2008 (= Canfora 2008h, 13-18) riscontra somiglianze con le scritture ercolanensi e sottolinea come tali paralleli siano conciliabili tanto con lipotesi dellautenticit, quanto con lipotesi del falso, poich la scrittura dei papiri di Ercolano era disponibile a un falsario quale facile e anzi ovvio modello, grazie a numerose riproduzioni edite per tutto il corso dellOttocento; per ulteriori dati e analoghi giudizi, cf. Delattre 2009, Wilson 2009 e soprattutto Janko 2009, 405-407, che proprio nelle tavole dei Volumina Herculanensia (in particolare serie II, vol. II, Napoli 1863) trova il pi convincente riscontro per la scrittura del papiro. Strassi 2009 sottolinea le caratteristiche paleografiche incongrue del papiro, non esclude una copia frutto di puro esercizio (cf. infra, 212 s.) ed evidenzia il carattere complessivamente artificioso della scrittura. Il confronto con le scritture di Ercolano giudicato solo parzialmente valido da Marcotte 2010, 339-343; Ucciardello 2009, 168s. ritiene non convincenti i paralleli paleografici addotti dalleditio princeps. Tali giudizi, che conducono a un sostanziale non liquet, vanno di pari passo con le oscillanti e talora disparate valutazioni relative alla qualit libraria complessiva del reperto: cf. infra, 211-213. + Curiose abbreviazioni. Tra le stranezze paleografiche del papiro (oltre al sampi con moltiplicatore, oggetto di una vivace querelle a s stante: cf. supra, 186-188 e infra, 235), spicca linedita modalit di abbreviazione utilizzata per il termine stdioi o stdia (stadi, unit di misura), indicato tramite il compendio stad. Tale compendio non ha paralleli nella documentazione papiracea. Lunica occorrenza della peculiare abbreviazione in manoscritti medioevali, con un innegabile anacronismo di ordine paleografico. Non si pu liquidare come fortuita coincidenza, inoltre, la scoperta evidenziata da Canfora 2009i, 122s. e 2010a, 186-194: i manoscritti in cui tale compendio ricorre sono proprio i codici geografici ampiamente noti a Costantino Simonidis (in particolare lAddit. 19391, da lui stesso creato: cf. infra, 230, 235 s.). 4. Qualit della copia (e del copista). Gli editori, sin da Gallazzi 2006, valutarono il papiro, anche su base paleografica, come una copia

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de luxe della Geografia di Artemidoro, pur riconoscendo in base alla teoria delle tre vite e a partire dal supposto abbandono precoce del recto (cf. supra, 197s.) che limpresa editoriale, ancorch intonata a standard librar cos alti, dovette risolversi in un sostanziale fallimento: cf. per es. Settis 2006b, Gallazzi 2006, 17, nonch i giudizi censiti in Agatemero 2007a, 428-430 (a detta di Kramer 2005, 21 non si pu escludere addirittura lipotesi del puro esercizio scrittorio: cf. infra, 212s.). Nella prospettiva di unedizione di lusso, colpisce la sistematica e affatto straordinaria incuria ortografica del copista (un copista dalla mano sciolta, ma non troppo accurato, Gallazzi 2006, 17), che sembra scambiare ovunque le lunghe e le brevi (fin dalla parola-cardine geographia, scritta sempre con omicron in luogo di omega), e trattare in maniera a dir poco arbitraria lo iota muto, ora ascritto e ora omesso, ora notato laddove non dovrebbe esserlo e ora dimenticato laddove indispensabile; a ci si aggiunga che il copista del papiro sembra confondere sistematicamente accusativi e nominativi, segnalandosi per una diffusa indifferenza alle pi elementari norme ortografiche e sintattiche (un regesto di orrori in Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 94-96). Si veda Canfora 2009c, 290-293, dove si sottolineano analoghi errori caratterizzanti il verso, a conferma di una cifra sostanzialmente unitaria per vite supposte diverse (cf. supra, 197-199), e dove si ipotizza che lautore del papiro voglia consapevolmente impersonare il tipico copista che sbaglia (ibid. 291), forse arrivando addirittura alla mimica di un errore polare (chran per thlassan in col. IV r. 19: cf. Canfora 2009h, 21); peraltro, una significativa notazione depoca relativa alla sempre pi frequente omissione di iota muto dopo eta (un errore sistematico nel papiro) si legge proprio in quello Strabone (XIV 1,41) che sembra fonte ben pi che sguito del papiro in tanti altri brani o aspetti dinsieme (cf. Canfora 2009c, 290 e supra, 197-199). * Copista serio o dilettante? Quot capita Le caratteristiche di una copia di pregio sono fermamente escluse da Wilson 2009, 26 e da Strassi 2009, 27, specie sulla base delle incoerenze relative alla mise en page (cf. supra, 209). Cos anche Marcotte 2010, 343s. Bravo 2009, 170 presuppone allopera, tra antigrafo e apografo, due copisti del tutto inaffidabili, i cui errori si sommerebbero nel pessimo risultato finale (di qui la necessit di una riscrittura congetturale estesa: cf. supra, 170 s.). Parsons 2009a, 29s. e 2009b, 20s., 26 esprime seri dubbi sulledizione de

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luxe e finisce per schierarsi a favore dellesercizio, con inevitabile ricaduta nella teoria degli estratti (cf. supra, 189 s. e infra, 216 s., 219 s.). In maniera non dissimile, Colvin 2009, 76s. pensa s a un esercizio (imputabile ad amatori non perfettamente padroni della lingua greca: cf. supra, 171 s.), ma ritiene che tale esercizio abbia caratteristiche calligrafiche. Per contro, Soldati 2009 giunge a ritenere anche i pi palmari errori del copista artifici deliberati (a scopo di richiamo per termini o concetti rilevanti); in alcuni casi, le apparenti sviste sarebbero grafie genuinamente ioniche, e sostanziali o tendenziali indizi di autenticit (sul carattere involontariamente paradossale di tale ragionamento, e sui numerosi dettagli che lo contraddicono, cf. Condello 2010, 495). Per parte loro, GallazziKramer 2009, 228-233 ribadiscono con piena convinzione la tesi delledizione pregiata. Su questa incomprensibile variabilit dei giudizi, a partire da unoriginaria diagnosi sulledizione di lusso, cf. Canfora 2009i, 120. Da ultimo, Porciani 2010 tenta di conciliare tutte le valutazioni proposte: il papiro (anche accogliendo la ricostruzione impostasi dopo il 2009: cf. infra, 215 s.) sarebbe una sorta di copia preparatoria per unedizione (di pregio) dellopera artemidorea: cio un ossimorico esercizio di lusso. 5. Scrittura a specchio: un fenomeno inspiegabile? La scrittura a specchio (Spiegelschrift) fu additata come tratto straordinario del papiro sin da Gallazzi-Kramer 1998, 191s. (cf. quindi le numerose dichiarazioni giornalistiche censite da Agatemero 2007a, 426-428): il reperto presenta infatti singolari stampigliature del recto sul verso e, in misura infinitamente minore, del verso sul recto. Come ha osservato Otranto 2007, 319s. (= Canfora 2008a, 172s.), impossibile spiegare il fenomeno ipotizzando un affrettato riavvolgimento del papiro, da parte del copista, allatto della scrittura del recto, come supponevano Gallazzi-Kramer 1998, 192: non si spiegherebbero, in questo modo, le stampigliature migrate dal verso al recto. Dinanzi allevidente difficolt, Gallazzi 2006, 17 ritiene che il fenomeno vada imputato a effetti di umidificazione postuma: il rotolo, per qualche tempo, venne a trovarsi in un ambiente umido, ovvero fu accidentalmente bagnato; cf. anche Settis 2006c. Il fenomeno resta dunque misterioso e sostanzialmente unico nella storia dei ritrovamenti papiracei. > Variazioni su unipotesi. Le ipotesi relative alle cause della scrittura a specchio sono ribadite da Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 60 e

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63, che tuttavia presuppongono un effetto di umidificazione intervenuto successivamente anche sul Konvolut (cf. infra, 222) per dar conto di sporadiche impressioni provenienti anche dai misteriosi papiri documentari allegati al papiro artemidoreo (cf. infra, 221). La sostanziale unicit del fenomeno riconosciuta da Settis 2009a, 29. Allumidit della sabbia pensa Andreae 2009, che nello stesso fenomeno della scrittura a specchio indica data la stranezza del caso una sicura prova di autenticit. >> Effetto-copia e acque miracolose. La possibilit che una semplice esposizione a un ambiente umido, o addirittura un pi cospicuo contatto con acqua, determinino una stampigliatura cos nitida dellinchiostro su supporto adiacente o sovrapposto, negato tanto dalla scienza quanto dalla comune esperienza: cf. Vigna 2008a, 301-303, 308. Le stranezze o i patenti impossibilia connessi al fenomeno della scrittura impressa sono ribaditi da Canfora 2009a, 254-256, che insiste in particolar modo sullincomprensibile teoria dellumido in due tempi (ibid. 262-264), pur necessaria per spiegare come sul papiro si trovino tracce impresse provenienti sia dal papiro stesso, sia dai documenti con esso riuniti a formare il Konvolut (Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 60 e 63): documenti che costituiscono, in se stessi, un mistero nel mistero, perch su consistenza, natura e datazione di tale corpus secondario si sono fornite troppe e troppo variabili informazioni (cf. infra, 221). + Unipotesi alternativa: litografia? Vigna 2008a, 314-317, al termine di un vaglio dei dati talora incongrui forniti dalle analisi chimico-fisiche del papiro, ha concluso che unipotesi coerente con tutti i dati disponibili (ivi compresa la scrittura a specchio) potrebbe essere limpiego della tecnica litografica. Canfora (ap. Vigna 2008a, 318) aggiunge che la tecnica litografica fu una procedura normalmente utilizzata da Simonidis per il confezionamento dei suoi falsi (cf. anche Capponi 2008, 457, nonch le testimonianze depoca raccolte in Canfora-Bossina 2008, 138 e 190). Si vedano anche Vigna 2008b, 24-27 e Canfora 2008h, 27s. Ulteriore documentazione in Canfora 2010a, 256-260; cf. infra, 234. > Tutto normale. Contro le analisi di Vigna 2008a e 2008b (e cf. anche Vigna 2009), Gallazzi-Kramer 2009, 192s. e 197-205 ribadi-

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scono le proprie tesi circa lorigine della scrittura a specchio, di cui sono complessivamente negati, peraltro, i caratteri eccezionali. >> Conti che non tornano: rivoluzione del volumen? Canfora 2009a, 256-261 evidenzia per la prima volta la cascata di incongruenze cui d luogo la misurazione della distanza fra la scritturamatrice e le relative impronte speculari: una distanza che dovrebbe variare in maniera omogenea e regolare al variare della circonferenza del rotolo via via avvolto, dal momento che la progressiva stratificazione delle volute non potrebbe che determinare un progressivo distanziamento fra matrice e traccia impressa (cos sostenevano, a fil di logica, gli editori: Gallazzi-KramerSettis 2008, 63). Ci che purtroppo non accade: le misure ricostruibili presentano incomprensibili difformit, e sembrano variare in maniera del tutto indipendente da qualsiasi immaginabile direzione davvolgimento del papiro (che in Gallazzi-Kramer 1998, 192 si immaginava avvolto, al momento dellimpressione, da sinistra a destra, mentre in Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 63 si ipotizza avvolto in direzione opposta: cf. Canfora 2009a, 257, nonch Bastianini 2009 e infra, 216). Tali conseguenze sono in s inspiegabili; ancor pi inspiegabile un ulteriore dato: dalla massima distanza misurabile tra scrittura-matrice e traccia impressa (16 cm.) si pu comunque ricavare il diametro del papiro avvolto (5 cm.) e dunque, inevitabilmente, la lunghezza almeno sommaria del papiro: ca. 7 metri (Canfora 2009a, 259). Ci confligge inevitabilmente con la teoria delle tre vite, perch non si comprende come un papiro sciupato per soli 2,5 metri abbia dovuto prestarsi a riusi molteplici sia sulle parti bianche del verso sia, ancor pi incongruamente, su quelle dello stesso recto (ibid. 259s.), che poteva essere tranquillamente riutilizzato per usi pi consoni. In effetti, gli editori hanno sempre oscillato fra unipotesi di sostanziale completezza del manufatto e un rinvio ad obscurius per quanto concerne il possibile contenuto (effettivo o solo programmato) delle restanti colonne del recto (ibid. 260s., con sinossi delle variabili opinioni via via espresse; cf. anche Canfora 2007d = 2008a, 176-179). Tali oscillazioni non sono in alcun modo sorprendenti: esse derivano dal carattere intrinsecamente incongruo dei dati ricavabili dal papiro.

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* La rivoluzione compiuta: un volumen sottosopra. Gi Nisbet 2009, 23 aveva ipotizzato con una ricostruzione dei frammenti alternativa a quella proposta dalleditio princeps che le coll. I-III (frammento a) dovessero seguire e non precedere le coll. IV-V (frammenti b + c; sulle vaghe ed equivoche descrizioni degli editori, in merito al numero e ai confini dei frammenti materiali superstiti, cf. infra, 220s.). Tale ipotesi era stata favorevolmente giudicata da Obbink 2009 e Parsons 2009a. Pi tardi, e del tutto indipendentemente, Canfora 2009a ha evidenziato le incongruenze derivanti dalla misurazione delle tracce depositate dalla scrittura a specchio (cf. supra, 213), Bastianini 2009 ha contestato lipotesi degli editori principi circa la direzione davvolgimento del papiro allatto dellimpressione delle stampigliature speculari (cf. supra, 215), e DAlessio 2009b (con unimportante anticipazione in DAlessio 2009a) ha definitivamente rovesciato la ricostruzione ufficializzata da Gallazzi-Kramer-Settis 2008. Secondo i calcoli dello studioso (DAlessio 2009b, 36-41), lunico modo per disporre in una successione logica e cio conforme a una crescente progressione delle distanze fra scrittura-fonte e relativa stampigliatura i frammenti del papiro, consisterebbe nellinvertire lordine dei frammenti a e b+c, ovvero delle coll. I-III (con relativo agraphon illustrato) e IV-V (con relativa appendice di mani e piedi). In questo modo, peraltro, si ottiene una compatta sequenza di illustrazioni a soggetto umano (prima mani e piedi, quindi teste) dopo il testo geografico delle coll. IV-V. Lordine cos ricostruito prevede la seguente successione: 1) una mappa; 2) due colonne derivate dal II libro dei Geographoumena di Artemidoro; 3) una sezione vergine, in sguito riempita di schizzi anatomici e volti umani (cf. supra, 200 s.); 4) una introduzione generale alla geografia oppure una lode della geografia (DAlessio 2009b, 40). Gli stessi disegni del verso secondo le analisi svolte da Micunco: cf. supra, 198 s. potrebbero appartenere a un unico e coerente progetto librario che comprende estratti di Artemidoro, lodi della geografia e un ricco bestiario ispirato dallo stesso geografo efesino (DAlessio 2009b, 42). Tale ricostruzione discussa con favore da Parsons 2009b, 22, apprezzata da Canfora 2009m e infine ammessa pur tra consistenti rettifiche dagli stessi editori principi: cf. infra, 217 s. * Dunque, estratti? La ricostruzione obbliga a ridiscutere la placida attribuzione delle col. I-III ad Artemidoro, quandanche si voglia attri-

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buire a questultimo il testo di col. IV-V sulla base della coincidenza (altamente problematica: cf. supra, 194) con il fr. 21 Stiehle. La teoria degli estratti torna dunque a imporsi: cf. le ferme prese di posizione da parte di DAlessio 2009a, 6 e 2009b, 41, Parsons 2009a e 2009b (cf. gi Parsons 2008), Colvin 2009, Obbink 2009, West 2009 (cf. supra, 171s., per il pendant linguistico della questione; Elsner 2009 e supra, 198, per il pendant iconografico); si veda inoltre, molto prudentemente, Hammerstaedt 2009b, 103 n. 99, che auspica nuove indagini [] sulla paternit delle colonne I-III (cf. anche Hammerstaedt ap. Canfora 2009i, 111s. e Bossina 2009b, 140 n. 34). Una posizione analoga pare prospettata o ammessa come legittima anche da Settis 2009b, 56 (con il commento di Canfora 2009i, 112; cf. supra, 204). Di un abrg precoce (cf. supra, 190) del II libro di Artemidoro parla Marcotte 2010, 353s. Si veda in generale Bossina 2009b, 139-147. > Estratti? Non se ne parla. La teoria degli estratti invece fermamente negata da Gallazzi-Kramer 2009, oggi coraggiosamente attestati su unindubbia posizione di minoranza (cf. supra, 172), in quanto ultimi e superstiti sostenitori dellintegrale paternit artemidorea. + Ma il proemio resta un proemio. Anche accogliendo la nuova ricostruzione complessiva del papiro, un problema resta inaggirabile: il carattere indiscutibilmente preliminare e generale del cosiddetto proemio, che non pu essere in alcun modo classificato come un proemio intermedio o al mezzo (cf. supra, 208) e che pare esibire, pressoch a ogni passaggio, il suo carattere di introduzione complessiva a unopera geografica: cf. Canfora 2009b, 265-270; 2009e, 335s.: la sola via duscita consiste nel prendere atto che i due dati certi sono tra loro confliggenti: per un verso la collocazione doverosamente iniziale del proemio e per laltro lincoerenza delle impronte di scrittura impressa (ibid. 336); cf. anche Canfora 2011c, 166s. e 2011f, 408s. > Lultima via duscita: la moltiplicazione delle vite. Di fronte a tali dati, effettivamente incontrovertibili a meno di non dubitare della stessa scrittura impressa e della sua reale origine (cf. supra, 214) Gallazzi-Kramer 2009, 234-242 ritengono di poter fornire unulteriore ipotesi: occorre ritenere che la configurazione del papiro

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eternata dalla scrittura a specchio (e dunque dal presunto effetto dellumidit: cf. supra, 214) sia lesito di un complicato smontaggio e rimontaggio del papiro stesso, che nel suo assetto originario, tuttavia, doveva rispettare la successione presupposta dalleditio princeps. Secondo tale ipotesi il rotolo che fu allinizio unedizione artemidorea parzialmente provvista di carte fu successivamente abbandonato, quindi recuperato e arbitrariamente rimontato con diversa disposizione dei frammenti; in momenti successivi, e a frammenti ormai invertiti, il rotolo fu impiegato sul verso quale campionario zoologico, e provvisto sul recto di schizzi assortiti. Le tre vite del papiro (cf. supra, 197s.) sono cos diventate quattro, per far posto alla nuova combinazione dei frammenti indiscutibilmente dedotta dalla misurazione della scrittura impressa. Ma tali vite potrebbero essere addirittura cinque, se si ammette leventualit che il proemio possa costituire lintroduzione generale della Geografia artemidorea, malamente ricucita con lesordio del libro II dopo la perdita delle sezioni intermedie (ibid. 239s.); unipotesi, questultima, giudicata tuttavia improbabile (ibid. 240). >> Uscita anticipata. Linevitabile insorgere di tale escamotage argomentativo lunico in grado di conciliare le tesi fin qui sostenute, a partire dalle tre vite, con i dati obiettivi emersi sulla ricostruzione del rotolo era previsto e preventivamente confutato in Canfora 2009e, 336s.: se il papiro stato arbitrariamente rimontato prima degli effetti ipoteticamente determinati dallumidit (cf. supra, 213s.), se ne deduce che il papiro tutto l e non ebbe mai altre dimensioni che quelle attuali (p. 337), a meno di non immaginare che lautore del rimontaggio (unoperazione gi in s incomprensibile) abbia proceduto a un sistematico rimescolamento dei kollemata tagliati e rimontati. La completezza del papiro nelle sue dimensioni attuali un adynaton sia in termini bibliologici, sia in termini testuali: con tale ipotesi supplementare che intensifica, se possibile, il carattere miracoloso delle vicende occorse al papiro nessuna globale attribuzione ad Artemidoro pi sostenibile (la teoria degli estratti sarebbe a questo punto inevitabile: cf. supra, 189s., 216 s.), n risultano realisticamente concepibili funzioni e finalit di un simile moncherino librario (peraltro de luxe: cf. supra, 212 s.). Si veda anche Bossina 2009b, 133s. Pi in

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generale, la moltiplicazione delle vite, che prevede ora anche unesplicita fase di (vandalistico?) smontaggio e (arbitrario?) rimontaggio, moltiplica le fasi attraverso cui il papiro sarebbe passato miracolosamente indenne: ci era gi problematico, e non poco, dinanzi a tre vite soltanto; cf. supra, 197s. * Dubbi infiniti e compromessi: antologie, miscellanee, bozze. Gallazzi-Kramer 2009, 220-224 elencano impietosamente i puncta dolentia di ogni ipotesi relativa a estratti (artemidorei e non) radunati in un prodotto librario qual quello che si configura una volta compiuta la rivoluzione del volumen (cf. supra, 216): scopo e destinatari di una simile antologia (comprensiva di disegni sul recto e sul verso) rimangono imperscrutabili, e nulla di simile si conosce entro la produzione libraria antica; nessuna antologia, in senso proprio, pu includere opere anonime o scritti di dilettanti; i brani cuciti insieme in questa ipotetica antologia mostrerebbero uninsanabile incoerenza, n si danno segni editoriali precisi (paragraphos o altro) per indicare i punti di sutura di un cos arbitrario florilegio, come ci si attenderebbe in una silloge antologica; i blocchi testuali che costituiscono il papiro (rispettivamente coll. I-III e IV-V) esibiscono evidenti caratteri incipitari, e ci induce a escludere anche lipotesi di un rotolo miscellaneo; la complessiva qualit libraria del papiro (ma cf. supra, 218s.) inconciliabile con qualsiasi ipotesi di produzione dilettantesca o amatoriale; non si pu comprendere lo sperpero di un papiro cos ampio per un semplice esercizio, e lassenza di correzioni autografe (ma per questa contraddizione interna cf. supra, 173s.) esclude lipotesi. I caratteri problematici di ogni ipotesi antologica o teoria degli estratti (cf. supra, 189 s., 216s.) sono evidenti e innegabili: lo stesso DAlessio, principale promotore della ricostruzione del papiro (cf. supra, 216), ha ironicamente prospettato che autore del manufatto originario sia stato un pazzo (cf. Condello 2010, 511), e ha riconosciuto che la natura e la finalit di una simile prodotto librario lasciano molti problemi irrisolti (DAlessio 2009b, 41s.). La stessa teoria delle quattro (o cinque?) vite configura per una situazione a dir poco sbalorditiva, specie perch tali vite sono condensate nel giro di un lasso temporale assai breve (cf. supra, 197 s.). Dinanzi a tali difficolt, lultima ipotesi formulata quella di Porciani 2010: secondo tale ipotesi, il papiro sarebbe stato organizzato sin ab origine secondo la sequenza prospettata da DAlessio 2009b e altri (cf. supra, 215 s.); tale

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organizzazione del materiale in apparenza incomprensibile e senza paralleli risponderebbe a un esercizio o prova preparatoria in vista di unedizione de luxe (cf. supra, 213). Per lo sperpero di materiale e di energia che ci implicherebbe cf. quanto osservato da Gallazzi-Kramer 2009 (supra, 219); nellipotesi di un papiro-bozza, naturalmente, la stessa ipotesi originaria delle tre vite (fondata sullabbandono del papiro nella sua prima vita) destinata a crollare: cf. supra, 204. Il panorama critico attuale conduce dunque allennesimo non liquet. + Una nuova ipotesi: Simonidis & C.?. Dinanzi allevidente stallo di ogni terza via, intermedia tra lipotesi della falsificazione e lipotesi dellautenticit integrale, e dinanzi ai nuovi dati obiettivi che collegano sempre pi strettamente le peculiarit del reperto alla mano di Simonidis (cf. infra, 229-236), Canfora 2011c, 196-214 ha proposto una diversa spiegazione generale relativa alla genesi (stratificata) del papiro di Artemidoro: 1) che il papiro non nasca dalle mani del falsario come prodotto unico e compatto, ma come serie di tre distinte opere: coerenti ma non contigue sezioni artemidoree (unintroduzione generale e lo scampolo testuale pi ampio conservato per tradizione indiretta), una mappa o abbozzo di mappa, e tavole di un trattato sulla pittura; 2) che lunificazione delle tre distinte opere in un manufatto (apparentemente) unitario risalga a una mano recentior: o dello stesso Simonidis, o di altri, in tempi ben pi prossimi a noi; 3) che a Simonidis vada attribuita solo parte dei disegni zoologici o teratologici del verso, la cui unit iconografica artificio teso a suggerire loriginaria unitariet del reperto (allo stesso fine pare tendere la soltanto sporadica presenza di stampigliature provenienti dal verso: cf. Canfora 2011c, 195). Due pezzi della stessa opera geografica, uno schizzo paesaggistico vagamente ispirato alla Tabula Peutingeriana (la cosiddetta mappa), due tavole di un forse solo progettato De pictura (magari proprio quello dellamato Duride). Questi sono i tre distinti ingredienti simonidei che una mano recentissima ha accorpato con teratologico effetto, ormai spento (Canfora 2011c, 213). Sulla mano recentissima si possono naturalmente formulare soltanto congetture: fu forse Simonidis stesso, una volta create le tre opere e prodottosi lincidente delle impronte, a unirle in un unico monstre? Per dar vita a un prodotto mirabolante? In vista di un grande affare? O forse risalgono a lui gli animali di Artemidoro che infatti ritroviamo sul verso del papiro, ma non gli altri? E allora a quale mano do-

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vremo attribuire le didascalie, cos piene di errori? O addirittura il tutto un falso molto pi moderno, basato per sui tre grossi sigari simonidei scomparsi dal Museo di Liverpool? Pi duno lo ha ipotizzato (Canfora 2011c, 215). Per i tre papiri di Liverpool cf. supra, 206 e infra, 235. Per lipotesi del Simonidis auctus cf. supra, 184. Giova ricordare che il verso elemento cruciale della nuova ricostruzione complessiva non mai stato sottoposto ad adeguate analisi chimico-fisiche: cf. supra, 205s.

F. CONTESTO

E STORIA DELLA SCOPERTA

1. Versioni (e vite) variabili, con qualche silenzio sospetto. Ferma restando la teoria delle tre vite (cf. supra, 197s.), la vita pi recente del papiro dal suo ritrovamento al suo restauro, fino al suo milionario acquisto (2004) e alla sua prima, affollata esibizione (2006) parsa fin da subito immersa in una singolare cortina di mistero. Si inizialmente sostenuto che il papiro provenisse dallo smontaggio di un non meglio precisato Konglomerat di papiri (Gallazzi-Kramer 1998, 190), o pi precisamente da una maschera di mummia in cartonnage: cf. e.g. Settis 2004, Gallazzi-Settis 2006, passim; Settis 2006b, 2006c e 2006d; Montanari 2006 e 2008 (un regesto completo delle dichiarazioni in merito offre Agatemero 2007a, 415-419; cf. anche Ieran 2009); il reperto sarebbe appartenuto al discusso collezionista tardo-ottocentesco Khashaba Pasha, prima di transitare in Europa, con regolari permessi, nel 1972 (o meglio prima della legge egiziana del 1972, che impose in merito regole assai pi ristrette [Settis 2009a, 7]; cf. infra, 223 s.); esso sarebbe stato acquistato da un collezionista privato (solo nel 2008 se ne apprender il nome: Serop Simonian di Amburgo [cf. Otranto 2008, 222; Obbink 2009, 15]), che in una data variabilmente collocata entro i primi anni 80 del Novecento avrebbe curato altres lo smontaggio e il restauro del papiro; i futuri editori avrebbero visto ed esaminato il papiro, per la prima volta, nel 1998 (data dellanticipazione editoriale fornita da GallazziKramer 1998). Il papiro stato infine acquistato dalla Compagnia di San Paolo di Torino nel 2004, per la somma di 2.750.000 euro. Tale quadro si ricava da numerose pubblicazioni uscite tra il 1998 e il 2006: cf. per es. Settis 2004 e Gallazzi 2006, 15s., nonch larticolata ricostruzione delle sparse dichiarazioni sullargomento offerta da Agatemero 2007a; Otranto 2007, 310s. = Canfora 2008a, 163s.; la ricostruzione sistema-

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tizzata e canonizzata dalleditio princeps (Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 53s.). Tuttavia, fin dal primo riesame della complessa questione, parsa incomprensibile lassenza di documentazione fotografica (specie entro il ricco corredo di Gallazzi-Settis 2006) relativa alle fasi di smontaggio e restauro del reperto: del tutto anomalo che tale delicatissima fase non venga documentata dal restauratore o per evidenti interessi dallo stesso aspirante venditore; su tale singolare lacuna documentaria cf. Canfora-Bossina 2008, 94s.; Vigna 2008a, 294-296; Canfora 2008a, 18s. e 2009a, 241. Parsons 2008, 346s. osserv che with Artemidorus, provenance does not help. The history of the cartonnage, a matter so far of report rather than documentation, leaves space for skulduggery; dubbi sulla ricostruzione ufficiale (e in particolare sulla tesi del cartonnage) espresse Obbink 2009, 14-16. > Comparsa del Konvolut. Dinanzi ai reiterati dubbi e alle reiterate interpellanze espressi in merito allassenza di documentazione fotografica in grado di testimoniare lo stato originario del reperto, o almeno le sue diverse fasi di ricostruzione, nel marzo del 2008, a Berlino, stata presentata la fotografia di un oggetto denominato Konvolut (ammasso; di Konglomerat si parlava in Gallazzi-Kramer 1998, 190: cf. supra, 221). Tale fotografia sarebbe lunica riproduzione disponibile; essa sarebbe stata concessa dal venditore, Serop Simonian (cf. supra, 221); gli stessi editori ammettono ora che tale unicum, mostrando loggetto gi in parte smontato, non permette di avere indicazioni precise [] sulla forma che presentava [scil. il Konvolut] quando era intatto (Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 60). Tale immagine riprodotta e commentata in termini analoghi anche da Settis 2009a, 7-9 (non consente [scil. la fotografia] conclusioni definitive sulla forma e la natura delloggetto di cui faceva parte), che offre inoltre due ulteriori immagini del papiro durante le fasi di smontaggio (ibid. 12s.): tali fotografie circolavano tra i possibili acquirenti del reperto gi da molti anni, come utilmente precisa Canfora 2008k. >> Fotografie darchivio? Il cospicuo apparato critico delleditio princeps (Gallazzi-Kramer-Settis 2008) fa riferimento, in pi casi, a non meglio precisate immagini darchivio o prime riproduzioni del rotolo, che talora permetterebbero addirittura

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letture pi accurate rispetto a quanto consentito dallo stato attuale del papiro. Il ricorso a immagini di non precisata origine o natura, mai riprodotte a beneficio del pubblico, non pu non destare sospetti, specie perch solo tramite tale immagini darchivio gli editori giungono ad accantonare alcune delle letture giudicate pi problematiche dai sostenitori dellinautenticit (cf. supra, 169, 173s., 182): sul carattere sospetto e preoccupante di tale procedimento si vedano Bossina 2009a, 314-317; Canfora 2009i, 121 n. 17 e 2010b, 8. >> Gesti tardivi. La comparsa del Konvolut fu giudicata un inelegante gesto tardivo (Canfora-Bossina 2008, 95; cf. anche Canfora 2008c, 217 e 2008i; Otranto 2008, 223; Canfora 2009a, 243 e 2009i, 5s.). Sospette le sue dimensioni: si fatica a credere che un oggetto di 33x11 centimetri potesse contenere 3 metri di papiro (Artemidoro) nonch 25 papiri documentari (cf. supra, 221 e infra, 224); cf. Canfora-Bossina 2008, 96; Vigna 2008a, 295. Sospetto che il Konvolut sia stato smontato in 200 frammenti di papiro (cos Gallazzi-Kramer-Settis 2008, 54), ma che in questo tourbillon di frammenti sia rimasta miracolosamente fedele alla situazione originaria limperfetta sutura (frutto, si ipotizza, di restauro antico: cf. Settis 2009a, 36s.) di due kollemata: cf. Otranto 2008, 222 (per lintegrit solo apparente del papiro cf. supra, 206 s., 220s.). Ancor pi sospetto il fatto che il Konvolut esibisca (in uno dei suoi settori pi nitidi) una porzione di testo in sguito andata perduta: cf. Otranto 2008, 223; Canfora 2009a, 244. Serie perplessit sulla fotografia e su quanto si pu dedurne manifesta anche Obbink 2009, 15s. > Restauratori (normalmente?) distratti. Nello smarrimento di un cos cospicuo frammento del papiro pur posto sulla superficie del Konvolut e pur cos facilmente leggibile Gallazzi-Kramer 2009, 192 non trovano nulla di strano e assicurano trattarsi di caso frequentissimo. >> Vite sempre pi variabili. Dinanzi a tali primi dubbi, Settis 2009a, 3-15 fornisce versioni pi sfumate ed evasive circa il passato prossimo del papiro: sia loriginaria propriet di Saiyd Khashaba Pasha, sia la data e le vicende relative allesportazione, sia

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addirittura la cronistoria recente del restauro, vengono ora descritti in termini cauti e talora puramente ipotetici. Difficile respingere la sensazione che la storia recente del papiro, poco a poco, cessi dessere una certezza per i suoi stessi editori (cf. supra, 222). Limpressionante sinossi delle versioni fornite fra linizio e la fine del 2008 (con ulteriori riferimenti alle versioni fornite tra il 2004 e il 2008) si leggono in Canfora 2009a, 242246. Ibid. 247-254 si riepiloga la storia dei documenti che sarebbero stati ritrovati insieme al papiro di Artemidoro, e che anzi avrebbero costituito parte integrante del Konvolut: ma la descrizione e il numero stesso di tali documenti varia, talora in maniera consistente, dal 1998 al 2008, cos come variano la loro datazione e la loro collocazione geografica (cf. anche Otranto 2007, 311s. = Canfora 2008a, 164s.; supra, 223). Ad oggi si pu solo affermare che i papiri documentari annessi al papiro di Artemidoro mai furono mostrati, ed ormai troppo tardi per farlo in modo credibile (Canfora 2011c, 41). Anche in questo caso, la storia del papiro e del suo corredo documentario appare illeggibile per le troppe opacit e contraddizioni dei resoconti forniti in merito; cf. anche Canfora 2009i, 120s., 2010b, 9-21 e 28-33 e soprattutto 2011c, 36-64, con ancor pi vasta collazione delle dichiarazioni via via rilasciate, fino a tempi recentissimi, dagli editori principi: dichiarazioni in costante e flagrante contraddizione reciproca, che in nulla giovano al progresso della ricerca. Particolarmente inquietante la testimonianza autoptica di Ludwig Koenen relativa alla (oggi perduta) didascalia della mappa: cf. supra, 205. + Il Konvolut: un oggetto (letteralmente) fotogenico. Spetta a Bozzi et al. 2009 la prima enunciazione di una deflagrante diagnosi sulleffettiva attendibilit della fotografia presentata a Berlino, riprodotta dalleditio princeps e intesa a tacitare i diffusi dubbi sullo stato originario del papiro. La fotografia, infatti, si rivela inequivocabilmente frutto di un fotomontaggio: in essa mancano tutti gli effetti di deformazione prospettica che obbligato attendersi da uno scatto di tale genere. In altri termini, le aree della fotografia che corrispondono a sezioni riconoscibili (testo e immagini) del papiro successivamente svolto risultano perfettamente sovrapponibili a tali sezioni: il che del tutto impossibile. Se ne ricava dunque che ampie porzioni della fotografia sono state tratte mec-

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canicamente da dettagli dimmagini del papiro gi restaurato e disteso. La fotografia del Konvolut dunque un falso. Tali dati collimano con le testimonianze relative a un precedente stato della fotografia, ancora priva di scrittura: cf. Canfora 2009i, 120s. Si vedano inoltre Bossina 2009c; Canfora 2009m e 2009n; S. Bozzi ap. Ronchey 2010. > Contro-perizie. La rivelazione, giudicata inquietante anche da sostenitori dellautenticit del papiro (cf. Hammerstaedt 2009b, 103 n. 100, quindi Ucciardello 2009, 168 e Marcotte 2010, 338), ha provocato una concitata richiesta di ulteriori perizie volte a contrastare la diagnosi di Bozzi 2009 et al. Alcune delle auspicate e annunciate expertises non hanno mai avuto luogo (cf. Canfora 2009i, 5s.), anche se come assicurano Gallazzi-Kramer 2010, 237 n. 15 in una comunicazione presentata il 29 settembre 2010 al Collegio Internazionale Morphomata dellUniversit di Colonia, Hans D. Baumann, collaboratore del Bundeskriminalamt per casi di manipolazione digitale a fini criminali e editore della rivista DOCMA, ha dimostrato che nellimmagine del Konvolut non si trovano tracce di falsificazione informatica. Da parte sua, Morello 2009 (cf. anche Morello 2010) ha contestato il metodo seguito da Bozzi et al. 2009, che non avrebbero tenuto nel debito conto i successivi stati di deformazione causati dalla trafila negativo-stampa-riproduzione libraria della stampa etc.: la base stessa dellexpertise sarebbe dunque fragile, e nulla di fondato si dovrebbe dedurre da un documento cos lontano dal negativo originario. Tale risultato considerato definitivo da GallazziKramer 2009, 191; cf. anche Gallazzi-Kramer 2010, 237 n. 15. Settis 2009c giudica imbarazzanti per chi le ha proposte le analisi sulla fotografia del Konvolut. > La fotografia esiste. Che la fotografia esista e sia depositata presso il Centro di Papirologia A. Vogliano di Milano stato ribadito con vigore da Kramer 2009 e da Gallazzi-Kramer 2009, 191. >> Esistenze. Naturalmente lesistenza della stampa fotografica non mai stata posta in dubbio da alcuno. Piuttosto curioso, invece, pretendere di dedurre dalla materiale esistenza di una stampa fotografica la sua indiscutibile autenticit: cf. Canfora 2009i, 120s.

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>> Argomenti suicidi. Come stato osservato, contro Morello 2009 e 2010, da Bozzi ap. Sacchi 2010 e da Bozzi 2010, 109, ad essere problematico proprio il fatto che non si riscontrino deformazioni prospettiche, specie in un documento passato attraverso tante e tali fasi intermedie di riproduzione. Gli aspetti evidenziati da Morello 2009 e 2010, dunque, non fanno che rincarare i capi dimputazione gi argomentati sul conto della fotografia; cf. anche Condello 2010, 509 e Bozzi 2011, 84. Circa gli argomenti di H.D. Baumann, al momento essi non sono noti e a quanto risulta nessuna versione scritta della sua expertise sar resa disponibile; lo stesso Baumann, inoltre, ha dichiarato di non ritenersi un esperto di negativi fotografici (cf. Bozzi 2011, 85-87) e di non poter decidere univocamente della questione in assenza del negativo (Canfora 2011e, 11s.); sul negativo cf. infra, 227. >> Altri controsensi fotografici. Un ulteriore, fondamentale elemento di datazione per la fotografia del Konvolut stato apportato da Granata 2010: la qualit della pellicola (desumibile dalla grana della fotografia, limitatamente a quei settori che recano testo scritto: cio i settori sovrimposti, secondo la diagnosi di Bozzi et al. 2009 [cf. supra, 224 s.]) non consente di datare lo scatto ai primi anni 80; tutto guida invece sulla base di un esame comparativo condotto su campioni di fotografie in ordine di progresso tecnologico alla met degli anni 90. >> La fotografia effettivamente esiste, e ha anchessa il suo v e r s o. A ci si aggiunge lessenziale scoperta messa in luce da Bozzi 2010. Un esame autoptico della stampa fotografica, conservata presso il Centro A. Vogliano (cf. supra, 225) e messa a disposizione dallo stesso Claudio Gallazzi, dimostra che la fotografia del Konvolut (lunica esistente: cf. supra, 222) stampata su una carta Fujicolor prodotta soltanto tra il 1988 e il 1994; ci dimostrato incontrovertibilmente dal marchio delle tre stelle conservato sul verso della stampa fotografica, e dalla conseguente analisi merceologica. A meno di non pensare che tra il prezioso scatto inestimabile testimonianza del papiro in una fase precedente il restauro: dunque un documento di primaria importanza per il venditore: cf. supra, 222 e la sua effettiva stampa siano in-

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tercorsi molti anni, inevitabile concludere che la fotografia del Konvolut dovrebbe essere posteriore alleffettivo restauro del papiro (sulle cui date cf. supra, 221). Essa dunque un falso. > Un negativo (unico) congelato per anni. Che tra scatto (negativo) e stampa (su carta databile ed effettivamente datata) siano intercorsi molti anni pare ovvio a Gallazzi-Kramer 2010, 237 n. 15: tutti conoscono la differenza che intercorre tra un negativo ed una stampa fotografica, e tutti sanno che una stampa pu essere ricavata da un negativo anche decine di anni dopo che questo stato impressionato, cio decine di anni dopo che la fotografia stata scattata. >> La grana della grana. Lescamotage di Gallazzi-Kramer 2010, previsto da Bozzi 2010, 108s., sembra obiettivamente negato dalle analisi di Granata 2010: la stessa pellicola deve essere datata alla met degli anni 90, cio, comera lecito attendersi, a un periodo del tutto congruente con lobiettiva datazione della carta di stampa utilizzata. Per quanto legittimo ipotizzare sul negativo, e per pi precise datazioni della stampa che potrebbe risalire addirittura ai primi anni del 2000 si veda De Simoni 2011. Le ulteriori analisi depositate in Granata 2011a e 2011b confermano la datazione della pellicola agli anni 90. Si ricordi inoltre che Kramer 2009 ha parlato esplicitamente di una fotografia vecchia di 30 anni (cf. Bozzi 2011, 88). >> Ultime risultanze (ammazzare un morto?). Per ulteriori indagini sul Konvolut, per unarticolata confutazione delle contraddizioni cui va incontro ogni ipotesi alternativa alla falsificazione della fotografia, e per tutte le residue oscurit sulla storia recente del reperto, si vedano Canfora 2010h e soprattutto i contributi raccolti in Canfora 2011d. Pi nel dettaglio, Bottiroli 2011 ha mostrato come la scrittura, nella foto del Konvolut, appaia del tutto indifferente alle difformit del supporto che dovrebbe contenerla; con una certa frequenza, il tratto dei grafemi segue un andamento regolare indipendentemente dalla discontinuit riscontrabile nella superficie del supporto. Inoltre, il tratto inchiostrato delle scritture presenta in molte parti una densit che non appare propriamente compatibile con lelevato potere coprente

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che si deve attribuire allinchiostro a base di nerofumo con cui si ritiene sia stato vergato il papiro (Bottiroli 2011, 21). De Simoni 2011 sottolinea come la fotografia conservata a Milano, presso il Centro di Papirologia A. Vogliano (cf. supra, 225), sia frutto di un probabile ritaglio, e come i dati relativi alla marca del negativo comunicati dal proprietario, Serop Simonian, non corrispondano ad alcuna realt merceologica documentabile. Lo stesso Simonian, del resto, sostiene di aver effettuato un solo scatto dettaglio alquanto inverosimile conservato in un rullino contenente fotografie di carattere privato: cf. Canfora 2011e, 13 (unico, semmai, pu essere il negativo del Konvolut gi fotograficamente adulterato: cf. Canfora 2011c, 73s.). Se Granata 2011a e 2011b conferma e precisa i risultati di Granata 2010 (cf. supra, 227), Namias 2011, pur non esprimendosi sulla datazione del negativo, sottolinea lincomprensibilit di una stampa eseguita teoricamente 10 o 14 anni dopo lesecuzione della ripresa, manifesta dubbi sul formato della stampa stessa (8,4 14,5 cm, come se fosse stata ottenuta ritagliando una normale stampa 10 x 15 cm per escludere dei dettagli indesiderati) e sottolinea lincongruenza dei dati forniti, per il negativo, dal venditore del papiro. Bozzi 2011, infine, sintetizza i risultati fin qui ottenuti (datazione della stampa, datazione del negativo, assenza di incongruenze prospettiche e inspiegabili relazioni tra fotografia della scrittura e fotografia del supporto) e sottolinea il carattere non scientifico degli argomenti fin qui utilizzati per riaffermare lautenticit della fotografia. Si veda anche Canfora 2011c, 65-74. >> Testo vero su una foto falsa? Se la fotografia del Konvolut, come ora risulta, un falso (cf. supra, 224-227), il problema della porzione testuale presente solo sulla fotografia diviene particolarmente inquietante e richiede adeguati chiarimenti. + Vite future? Le sorti (museali) del papiro di Artemidoro, dopo la mostra torinese del 2006 e dopo lesplosione della disputa sullautenticit, appaiono incerte: la vita a venire del reperto rischia dessere non meno oscura delle sue (tante e variamente supposte) vite passate. Inizialmente destinato al Museo Egizio di Torino, ma rivendicato anche dal Sovrintendente alle Antichit Egizie Zahi Hawass, non convinto della le-

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gale esportazione del reperto (dicembre 2006), il papiro stato in sguito rifiutato dalla prestigiosa istituzione torinese e rimane in attesa di una sede espositiva permanente; per una ricostruzione dei dibattiti che hanno accompagnato, sul piano legale ed economico, la querelle sullautenticit, cf. Agatemero 2007b. Per gli sviluppi successivi, cf. Panza 2009 (anche in Canfora 2011c, 228-230) e quindi Canfora 2010b, 81-84 e 2011c, 61-63: oggi come oggi il papiro di Artemidoro giace presso i laboratori di restauro della Reggia di Venaria Reale (TO).

G. PERCH SIMONIDIS E

NON ALTRI?

1. I primi sospetti. Il nome del falsario Costantino Simonidis, quale candidato ideale al ruolo dautore per un papiro ormai acefalo, comparve gi nellautunno del 2006, ai primordi della disputa (Messina 2006a), e fu ribadito nella primavera del 2007 (cf. Messina 2007). Molte delle caratteristiche pi anomale riscontrabili nel papiro parvero collimare alla perfezione con quanto noto dei numerosi falsi spacciati, nel corso dellOttocento, dallabilissimo greco: a partire dallo stesso soggetto geografico (cf. Canfora 2007c = 2008a, 428-431) fino allideale biblioteca (tutta patristica e bizantina) che sembra presupposta dalla lingua platealmente recenziore del proemio (cf. supra, 162-165, nonch Canfora 2008a, 48-66): si tratta infatti di autori ampiamente noti, e normalmente messi a frutto, dal falsario. + Coincidenze linguistiche e documentazione libraria. Un ruolo indiziario rilevante, in questa prospettiva, ricoprono le coincidenze letterali tra espressioni impiegate dallautore del proemio ed espressioni utilizzate da Simonidis in scritti pubblici e privati: cf. supra, 165, e in particolare Bossina 2007c = Canfora 2008a, 432-439 (una sintesi dei loci similes in Canfora 2008a, 147-149; Canfora-Bossina 2008, 10-16; Canfora 2009h, 8-29). Le somiglianze appaiono estese anche al piano sintattico e linguistico pi profondo, come risulta dal confronto del proemio con moduli espressivi dello stesso Simonidis. Lo stesso possibile ricorso allEudosso di Parigi come modello paleografico (cf. supra, 209 s.) collima con i dati bio- e bibliografici relativi al lavoro di Simonidis: cf. Canfora 2007c = 2008a, 428-431 e infra, 233 s. Tutto ci fu confermato dalla prima, notevolissima documentazione su Simonidis raccolta in

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Canfora-Bossina 2008, 121-192; per unanalisi dei falsi di Simonidis nella collezione Mayer (Liverpool) cf. Capponi 2008 e Maraglino in Canfora 2008a, 462s., nonch supra, 206, 221. > Non di Simonidis, ergo autentico. Il tentativo di confondere le due distinte questioni dellautenticit e dellattribuzione a Simonidis stata la costante di quasi tutti gli interventi difensivi dal 2007 a oggi: cf. supra, 183 e pi recentemente Settis 2009c. Secondo Gallazzi-Kramer 2009, 177-181, tutti i falsi sinora noti di Simonidis altro non sono che volgari patacche, immediatamente riconoscibili e immediatamente riconosciute, e perci incomparabili con il papiro di Artemidoro (cf. gi Settis 2006c, 54). >> Un ergo che non tiene. Il tentativo di confondere il problema (sovraordinato) dellautenticit con lipotesi (subordinata) dellattribuzione a Simonidis metodologicamente fallace: cf. supra, 184 e Canfora 2008a, 465. Quanto al presunto carattere scadente dei falsi di Simonidis, appena il caso di ricordare che alcuni di tali patacche impegnarono per anni le maggiori autorit della filologia tedesca e inglese (cf. Canfora-Bossina 2008, 121-172; Janko 2009, 404-410; Canfora 2010a, 198-232), e che la qualit del papiro di Artemidoro (sotto ogni rispetto: cf. supra, 171s. 211-213) rimane ampiamente dubbia. Il papiro, del resto, rischia dessere appunto una patacca puntualmente (e assai rapidamente) riconosciuta come tale: lo dimostra, se non altro, la querelle in corso. Sulla creazione del papiro di Artemidoro quale capolavoro mancato di Simonidis cf. Canfora 2010a, 220-260. + Il contesto culturale. Il boom della geografia greca antica fu un fenomeno peculiare e notevole del patriottismo neo-greco tra Sette- e Ottocento; e in questmbito maturarono edizioni e strumenti mirati alla riscoperta del patrimonio geografico ellenico, nonch una ricca pubblicistica in cui ricorrono lessemi e slogan che paiono presupposti dal papiro: cf. Bossina 2008a. Di pi: in tale clima di rinascita della geografia antica, Simonidis ebbe occasione di conoscere intensamente, e di depredare furtivamente, presso il monte Athos, nel 1851, il manoscritto Vatoped. 655, la pi cospicua e completa raccolta di geografi antichi; in tale manoscritto da cui Simonidis sottrasse diversi fogli, in seguito rivenduti al

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British Museum (ora Addit. 19391) si trova parte consistente delle opere geografiche messe a frutto da Simonidis nei suoi falsi; la stessa scelta compiuta dal ladro-falsario mostra singolari coincidenze con il contenuto del papiro, dato il prelievo di fogli riguardanti la Spagna: su tutto ci cf. Canfora 2008a, 445-456 e 2010a, 167s. (con lapprovazione di Aujac 2008). La scoperta di singolari coincidenze tra il testo del papiro e la prefazione di Ritter (cf. supra, 164s.) rende ancor pi chiara lidea allorigine del falso Artemidoro: la sintesi ideale tra i pi grandi geografi antichi (in primis Strabone) e il pi grande geografo moderno: cf. Canfora 2008d = Canfora-Bossina 2008, VII-XV; Canfora 2009h, 8 e 2011f, 397. Sui rapporti biografici di Simonidis con i maggiori esponenti della geografia coeva, in primis von Humboldt, cf. Canfora 2010a, 198207. Per una recente ricostruzione dei casi biografici (e del contesto culturale) di Simonidis si veda Schaper 2011. Per una sintetica ricostruzione della biblioteca di Simonidis, che comprende tutti i testi (antichi e moderni) messi a frutto nel papiro di Artemidoro, cf. Carlucci 2011 e infra, 233-236. Per il ruolo giocato dalla Geografia di Meletios di Ioannina (1728) il cui proemio presenta interessanti coincidenze con il proemio del papiro cf. Canfora 2011c, 98-100. > Presunti termini post quem. Che alcuni dei pi rilevanti realia geografici presupposti dal papiro (le citt di Kilibe e di Ipsa), nonch alcuni dei suoi usi grafici (i multipli di mille indicati con il cosiddetto sampi), fossero totalmente inconciliabili con lattribuzione a Simonidis, perch noti solo a partire da anni posteriori alla presunta morte del falsario, stato a lungo un cavallo di battaglia della linea autenticistica: cf. supra, 183 s. >> Difese controproducenti. Per i presunti termini post quem garantiti dalle menzioni di Kilibe e Ipsa stata dimostrata la perfetta conciliabilit con dati noti, e comunque disponibili, al falsario Simonidis: cf. supra, 184s. Quanto al sampi con moltiplicatore, il suo impiego nel papiro cos problematico se considerato da un astratto punto di vista paleografico e papirologico si spiega benissimo a partire dagli esperimenti scrittor di Simonidis e dalla sua documentata conoscenza dei testimon epigrafici che offrono documentazione del raro segno numerico: cf. supra, 187.

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> Simonidis, pessimo paleografo? Le competenze paleografiche di Simonidis sono state poste in dubbio da Settis 2006c, 54 e 2006d, 63, con rinvio al giudizio di Bruce Whiteman. >> Contra, Wilamowitz. Lo stesso Whiteman ha smentito di aver mai posto in dubbio le capacit paleografiche di Simonidis e ha ammesso di non avere alcuna competenza per giudicare in merito (ap. Agatemero 2007a, 441); le doti di Simonidis in materia paleografica, del resto, sono ampiamente comprovate, ed ebbero a riscuotere i riconoscimenti di autorit non facilmente discutibili come Wilamowitz: cf. Canfora 2008a, 448 e 2010a, 184, 330; Carlucci 2009a, 309. Sulla variet delle scritture imitate da Simonidis si veda inoltre Capponi 2008. Cf. infra, 233-236. 2. Tecniche di bricolage e tic stilistici. Il papiro mostra ovunque non solo nel proemio, ma anche nelle sezioni pi propriamente geografiche i segni di un sistematico riuso di fonti, quasi sempre posteriori allet di Artemidoro; ma a tali testi-modello sono puntualmente aggiunte singoli parole o brevi iuncturae che non di rado configurano clamorosi errori di ordine fattuale o linguistico (cf. supra, 176s., 179s., 192, 196). Esattamente tale tecnica additiva fu tipica di tutti i falsi di Costantino Simonidis: cf. in sintesi Canfora 2011c, 114-127. Particolarmente rilevante, in questottica, il vero e proprio tic stilistico che consiste nelladdizione dellaggettivo indefinito ps, che tante disastrose conseguenze ha nel testo offerto dal papiro a paragone delle sue probabili fonti (cf. Canfora 2009h, 20 e 2010a, 136, nonch supra, 177, 182): per la raffica di pnta e psan che caratterizza gli scritti di Simonidis cf. Canfora 2010a, 265s. Per la coincidenza letterale tra espressioni utilizzate nel papiro ed espressioni ricorrenti negli scritti dello stesso Simonidis cf. supra, 165, 229. Per una sinossi delle aggiunte e dei ritocchi operati abitualmente da Simonidis, a partire da originali noti, si vedano le ricche tavole comparative fornite in Canfora 2011f, 399-406: nei falsi Annone, Matteo, Palefato, Tucidide, cos come nelledizione di Dionigi da Fourna (cf. infra, 236), Simonidis utilizza le stesse tecniche additive talora con puntuale e ossessiva ricorrenze degli stessi lessemi, per lo pi inespressivi utilizzate per manipolare il fr. 21 Stiehle di Artemidoro e le altre fonti messe a frutto per confezionare il papiro. C una logica in

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questa creazione. frivolo obiettare Ma quante fonti!: in effetti si tratta semplicemente della biblioteca duso di un dilettante che era anche un patriota greco ed un falsario di genio (Canfora 2011c, 127). 3. Lamore di una vita (e qualche caso post mortem). A rafforzare consistentemente lipotesi relativa a Simonidis intervengono, agli inizi del 2010, gli argomenti accumulati da Canfora 2010a, 165-328 (cf. in sintesi gi Canfora 2009i, 125-130 e quindi Canfora 2011c, passim, e 2011f, con utili tavole sinottiche), che dimostra il costante e intenso interesse del falsario per tutto larco della sua prolifica vita nei confronti del geografo efesino. Alla luce di tale documentazione ormai impossibile dichiarare inspiegabile come fece, agli esordi del caso, un osservatore pur insospettito linteresse di un falsario per an author as unglamorous as Artemidorus (Beard 2006); e pi difficile dovrebbe essere affermare che lattribuzione a Simonidis involves a great deal of altogether fantastic ad hoc hypothetical constructions (DAlessio 2009, 33). I dati pi rilevanti sono i seguenti: 1) i falsi geografici erano una delle passioni dominanti di Simonidis (Canfora 2010a, 175), almeno dagli anni 40 del XIX sec.: ci si inserisce perfettamente nella temperie del nazionalismo neogreco cui si devono imprese editoriali di primaria importanza, come la silloge geografica curata dai fratelli Zosimadai (cf. supra, 230 s.); 2) Simonidis utilizza Artemidoro (in particolare il fr. 55 Stiehle) sin da una delle sue prime falsificazioni, i presunti Ethnik del geografo Eulyros di Cefalonia (Atene 1850); 3) il dialogo di Simonidis con Artemidoro si fa pi intimo dopo il furto di alcuni fogli del Vatoped. 655 (cf. supra, 230), e di Artemidoro egli tiene il debito conto nella sua falsificazione del Periplus of Hannon (London 1864): significativo che Simonidis, in conformit con un pregiudizio assai diffuso nel corso dellOttocento, tenda a confondere Artemidoro con le sue successive epitomi, reali o presunte (cf. supra, 192s.); 4) a Parigi, nel 1854, Simonidis pot fare diretta conoscenza anche di un altro importante manoscritto geografico: il Paris. gr. 2009, cio lunico testimonio del De administrando imperio di Costantino, dove, al f. 46v, si trova il fr. 21 Stiehle di Artemidoro (cf. supra, 188); significativo che alcune delle sviste ortografiche del papiro (le forme dieretai [col. IV r. 8] ed eparchea [col. IV rr. 6s., 12]) trovino puntuale rispondenza nelle forme ugualmente erronee del manoscritto costantiniano; a Parigi, nella stessa circostanza, Simonidis pot approfondire la sua conoscenza dellopera di Manuele Philes, che

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lascia tracce probabile nel bestiario offerto dal verso del papiro (cf. supra, 200); 5) a partire dai primi anni 60, Simonidis si specializza nella falsificazione di papiri (primo fra tutti, il falso Vangelo di Matteo: cf. supra, 201), e vanta al proposito oltre a una notevole competenza paleografica (cf. supra, 232) e a una straordinaria capacit di riprodurre gli inchiostri antichi (cf. supra, 205s.) il materiale possesso di non precisati reperti papiracei di soggetto etnografico; negli stessi anni, Simonidis matura una perfetta conoscenza di quella letteratura teologica patristica e bizantina di cui si trovano puntuali tracce linguistiche e concettuali in tutti i suoi falsi, oltre che nel papiro di Artemidoro (cf. supra, 162s., 164); il fenomeno delle interferenze linguistiche (tra greco antico, neogreco e lingue moderne assortite) non solo testimoniato dai concreti falsi di Simonidis, ma anche ben noto quale indizio di falsificazione a Simonidis stesso (L. Bossina ap. Canfora 2010a, 313, e supra, 165); 6) quando si reca nuovamente a Parigi, nel 1864, Simonidis ormai un esperto esecutore di riproduzioni (e falsificazioni) litografiche, di cui fa dono alle biblioteche francesi (per il papiro di Artemidoro e la litografia cf. supra, 200, 213-215); nello stesso periodo egli pu consultare lEudosso di Parigi, il prezioso manoscritto del Louvre che presenta notevoli consonanze (sul piano dei dettagli paleografici come della complessiva mistione testo-immagini) con il papiro di Artemidoro: cf. supra, 209s.; 7) una prova di importanza incalcolabile, infine, limpiego capillare, da parte di Simonidis, del fr. 96 Stiehle di Artemidoro (ap. Strabone XVI 4,5), che descrive il viaggio del geografo efesino in Arabia e Trogloditica; Simonidis, nel 1853, ricalca su tale frammento la descrizione del proprio viaggio nei medesimi (e limitrofi) territori: le coincidenze testuali tra il frammento artemidoreo e la pagina di Simonidis (Autographa, Mosca 1853, 2) sono cos stringenti da dimostrare una completa e precoce identificazione del falsario nella vicenda, anche biografica, dellantico geografo; su questo punto (oltre a Canfora 2010a, 279-306) si vedano Canfora 2010b, 54s., 2010g, 2011c, 122-124 e 2011f, 395s.; cf. anche Marcotte 2010, 369-371. A tutto ci si aggiunga che la morte di Simonidis evento sostanzialmente non databile, se ancora allinizio del Novecento personaggi appartenenti allampio reticolo di protettori e complici su cui il falsario pot contare, per larco di tutta la sua vita, dubitano seriamente della sua scomparsa (Canfora 2010a, 235-250 e supra, 184), sicch lattivit dellinsidioso Simonidis pu essersi estesa ben al di l dei termini sin qui assodati. Misteriosi inediti di Simonidis sono ancora segna-

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lati nella collezione Mayer intorno al 1907 (ibid. 240 e supra, 206, 221). E nel 1972 ampiamente documentabile una nuova, massiccia ondata di scritti di Simonidis battuti allasta e diffusi entro il mercato antiquario europeo (ibid. 250-256): la data del 1972 puntualmente menzionata nelle pur incerte ricostruzioni relative allimportazione del papiro di Artemidoro (cf. supra, 221). Se il papiro non da considerare una sola e unitaria opera di Simonidis, ma la giunzione (posteriore e forse recentissima) di tre distinti falsi (cf. supra, 220s.), proprio a partire da inediti perduti potrebbe essere stato confezionato il nostro reperto. + Artemidoro geografo e filosofo. Infine, spetta a Canfora 2010b, 55-69 (e cf. anche Canfora 2011c, 77-91) il merito di aver indicato un pi che probabile antecedente, se non modello, del geografo-filosofo spericolatamente delineato dal proemio del papiro: si tratta dellopera Artemidoro nellimpero dei Romani di Cristoph Kuffner (edita in sei volumi tra il 1822 e il 1833 e diffusissima negli anni successivi); tale opera nasce dalla programmatica (e infondata) identificazione tra il geografo di Efeso e un omonimo Artemidoro filosofo descritto in una lettera di Plinio (III 11); i viaggi di tale Artemidoro forniscono il destro per un itinerario storico-geografico attraverso limpero Romano, dal quale si apprendono inter alia la ricchezza della fauna nilotica (cf. supra, 197-199) e la particolarit per cui i geografi antichi fornivano di mappe le loro trattazioni (cf. supra, 204). Anche tale opera pu legittimamente inserirsi nella biblioteca ideale di Simonidis, a complemento del gi ricco background culturale da cui sembra sorgere un esperimento audace come il papiro di Artemidoro (cf. supra, 230-234). 4. Firme di falsario. Tra le peculiarit del papiro di Artemidoro che sembrano costituire veri e propri sigilli di Simonidis oltre alle numerose spie di ordine bio-bibliografico censite supra, 230-234 ricopre un ruolo particolare il sampi con moltiplicatore, a lungo ritenuto il pi cospicuo argomento contro lattribuzione al falsario, e oggi rivelatosi come una vera e propria marca dautore: cf. Canfora 2009i, 121-125, Canfora 2011a e supra, 187s. Non meno significativo che nei fogli sottratti da Simonidis al Vatoped. 655 cos come nel modello di quel manoscritto, il Palat. gr. 398, che Simonidis conobbe a Heidelberg nel 1854-1855, e nel Paris. Suppl. gr. 443, consultato nel 1854 si trovino gli unici esempi noti di un singolare compendio (stad per stadi) che ri-

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compare nel papiro di Artemidoro: cf. supra, 221, nonch Canfora 2011f, 411. A tali clamorosi indizi si aggiunga la profonda consuetudine di Simonidis con il trattato sui geroglifici di Horapollo, che lo stesso Simonidis imit nella sua Epistolimaa diatrib per hieroglyphikn grammton (1860). Soltanto in Horapollo e nel papiro di Artemidoro (didascalie del verso: cf. supra, 198s.) si trova il termine astrokon. I corredi iconografici moderni del trattato di Horapollo non mancano di singolari somiglianze con i disegni del recto (mani e piedi): cf. Canfora 2009i, 127. Ma la pi esplicita delle coincidenze, che ci porta direttamente alla persona di Simonidis, la coincidenza con lesordio del trattato di Dionigi di Fourn pi volte ricopiato e smerciato da Simonidis e da lui approfonditamente studiato, Hermenea ts zographiks tchnes (Canfora 2009i, 128). Lesordio di tale trattato presenta notevoli somiglianze con lesordio del papiro di Artemidoro (cf. Canfora 2009i, 128-130, 2010a, 251, 2011f, 398s.), e del resto linteresse di Simonidis per la pittura antica e moderna ampiamente documentabile (cf. Canfora 2011c, 206209; tale interesse, unito allintento di documentare la sostanziale continuit della tradizione pittorica occidentale, pu essere alla base di un de pictura confluito successivamente nellArtemidoro: cf. supra, 220). Si ricordi inoltre che il passo straboniano inglobante il fr. 96 Stiehle di Artemidoro modello per la testimonianza autobiografica stilata da Simonidis (cf. supra, 234) risultato da tempo alla base del vivace bestiario ritratto sul verso del papiro (cf. supra, 197s. e Canfora 2011f, 396s.). Solo un preconcetto pu indurre a sostenere che tutto quanto osservato fin qui sia frutto del caso (Canfora 2010a, 306). Universit di Bologna FEDERICO CONDELLO

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ARTEMIDORUS PERSONATUS SIGLORUM CONSPECTUS


P [...] [ ] <> P.Artemid. litterae amissae litterae suppletae litterae addendae litterae incertae vide apparatum ad col. II, 13-28

Quomodo inconstanter adscriptum adhibeat vel omittat P non semper notavimus. Nota tamen dignum apparet quod personatus noster se ne Romae quidem nomen nosse simulet cum scribat (col. IV, 5-6): verus aemulator Catulliani Arrii, immo Harrii! LED vel editio kramero-gallatiana vel Mediolanenses editores = Il Papiro di Artemidoro (P.Artemid.), Milano, Led, 2008

Tre vite = Le tre vite del Papiro di Artemidoro. Voci e sguardi dallEgitto greco-romano, a cura di C. Gallazzi e S. Settis, Milano, Electa, 2006, pp. 145-157 (ubi columnae I et IV phototypice expressae necnon Italica versio totius commenticii operis inveniri possunt) Marcian. = GGM I, II = II, Parisiis 1861 Marcian., Mare ext., GGM I Geographi Graeci minores, ed. Mller, I, Parisiis 1855;

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LIBRORUM CONSPECTUS ISAAC VOS, Observationes ad Pomponium Melam de situ orbis. Ipse Mela longe quam antehac emendatior praemittitur, Hagae Comitum, apud A. Vlacq, 1658.

. Stephani Byzantini Gentilia per epitomen, antehac , De urbibus inscripta, quae ex mss. codicibus Palatinis ab Cl. Salmasio quondam collatis et ms. Vossiano restituit, supplevit ac Latina versione et integro commentario illustravit ABRAHAMUS BERKELIUS. Accedunt collectae ab Jacobo Gronovio variae lectiones ex codice ms. Perusino et admixtae ejusdem notae, Lugduni Batavorum, Gaesbeeck, 1688 [16942]. Stephani Byzantii Ethnicorum quae supersunt, ex recensione AUGUSTI MEINEKII, Berolini, impensis G. Reimeri, 1849.

Constantinus Porphyrogenitus. De administrando imperio, I, Greek text edited by GYULA MORAVCSIK, English translation by Romilly James Heald Jenkins, Washington, Dumbarton Oaks, 19622 [1949]; II, Commentary, Washington, Dumbarton Oaks, 1967. ANTONIO TOVAR, Iberische Landeskunde, I-III, Baden-Baden, Koerner, 1974-1989.

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COL. I 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 [] [] [] [] [ -] [-] [] [ ] [] [ ] [] [] [ ][] . . . [] [] [-] []. .[..] [] [] , [-] [-] []

12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23

11

24 25 26 27 28 29 30 31 32

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33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44

, [] [] , [] . <> [...] 23 ?P 32 P

1 P 16 P 17-18 [] P 29 P 30-31 31 P 36 P

33 LED 23 {} LED 24 [] LED 37 LED 43-44 LED

COL. II 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 [ ] [ ] . [] [ ] [ ] [ ] [] [] [ ] [] [][] [ ] . [] [][] [] []-

1 P 7 [] P nitide legitur 9 P 5 [][][] LED 7 [] LED 10-11 LED

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13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28

.. .. ... [] .... . .. .... . .. .... ... .... .... ... .. . ........... .. ........ .... ... ... ........ ..... ... .... ... . .. .... ....... ... .. ... ..... .... . . .. ... ... ..... .. .. .. ..... .. .. . ... ...... ..

13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28

Fabricatio Mediolanensium .

Litterae crassiores ex vaga illa ac saepe evanida Spiegelschrift, quae dicitur, erutae sunt.

COL. III 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 [ [ [ [ [ [ [ [ [

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11 12 13

[ [ [

Lectorem non effugiat marginem superiorem huius semimortuae columnae longe maiorem esse quam ceterarum. Raro invenire possis librarium effrenatiorem.

Reliquias fere omnes huius columnae mirum in modum initia verborum significantium servasse quis neget? 1 [] 5 [] 6 [] 7 [] 9 [] 11 ][ (si librarius, ut solet, o pro w posuit) 8 []

COL. IV 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 [ ] [] [ ] [] [] [ ] [] [] [] [] [] [ ] [ ] [] [] [] [] [ ] [] [] [] [-] [ ] . [] [] [ ][] [ ] [ ] [ ]

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21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38

[] [] [..]. [-] [..] [] [] [] [ ] [] [] [ -] [ -] [] [-] [-] [-] [ -] [ ] [


5 P 13-14 P 5-6 P 6-7 P

2-3 P 12 P

11 LED

COL. V 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 []. , [][ [] [ [], [] [ [] [] [ [] , [ [ [, ] [] [ ] . [ ] [][

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11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45

4 P 5 P 8 P scripturae expers inter et [ 11-12 [] P

[] [] . [ . [ . [ [] [] . [] [][] [ ] [] [][() ] [] <> [][] [][] [] [] [] [ ] [] [] [] [] [ ] [ ][] {} [[]] <> [ ] [ ] [] [] [ -] , [] [ ] , []() [ [] [-] [-] () [ -] () [] [] []() , [] [] [] [] [()] [] [ ][ ] [.]

9 P spatium