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UNUM NECESSARIUM

di JOHANNES AMOS COMENIUS CAPITOLOPRIMO Numerosi esempi dimostrano che il mondo intero carico di cose superflue, fiaccato da pesi, deluso nelle sue aspirazioni. L'uomo, creato a immagine di Dio e chiamato signore di tutte le cose, se ne occupa in triplice maniera: dapprima le esamina per capirne la natura, poi le manipola per adattarle in un modo o nell'altro ai propri bisogni; infine le usa per provarne piacere, cos come ci insegna la storia della creazione. Dio cre un giardino (Gen. 2:15) e vi pose l'uomo affinch lo coltivasse e lo custodisse. (Gen. 2:15). Egli present all'uomo ogni sorta di animali perch li nomasse. (Gen. 2:19). Se ne deduce che la fortuna dell'uomo va ricercata: nella chiara luce del suo intelletto, grazie alla quale egli pu capire bene la diversit esistente fra le cose; nella buona riuscita delle sue azioni, perch si verifichi la creazione di un'opera duratura. Infine e pi di tutto, la sua fortuna consiste nel sereno godimento del bene della vita per una vera realizzazione e consapevolezza dello spirito. Viceversa esiste anche una triplice sfortuna. In tal caso la conoscenza intellettuale prigioniera dell'inganno dei sensi, d'errori e di frode: inoltre l'agire spesso incerto, insicuro ed errato, e il godimento porta con s delusione ed il rinnovarsi di fame e sete verso altri oggetti desiderati. Questo triplice errore del pensare, dell'agire sbagliato e dell'autoinganno nel desiderio, accompagna il genere umano in tutte le sue vite gi fin dal primo uomo nostro capostipite. Egli abus in maniera scandalosa di s stesso e di ci che ebbe a disposizione. E dunque fu necessaria una punizione, secondo quanto aveva meritato; venne estromesso dal paradiso ed esiliato sulla terra-maledetta, ed a causa del suo peccato fu condannato a lavorare col sudore della fronte. Invece di assaporare ogni piacere fu costretto a raccogliere spine e rovi per tutti i giorni della sua vita. (Gen. 3:17-19). Dunque, (a causa del peccato originale) noi, suoi discendenti, dobbiamo subire tali punizioni. E' noto che in tutti i tempi persone pie e sagge si sono lamentate per la confusione nella quale vive l'uomo, per le difficolt del lavoro e per l'aridit dei suoi frutti, per la tristezza dello spirito e per il dolore che segue sempre il godimento. Di simili lamenti sono pieni i libri anche del pi saggio dei mortali: Salomone. La sua vita offre tanti esempi di errori, dispiaceri e pentimenti. L'uomo si lamenta non riuscendo a capire l'opera compiuta da Dio dal principio alla fine. (Ao. 3:11). Egli non riesce a scoprire la ragione di ci che si compie sotto il sole, anche se si affatica a cercarla. (Ao. 8:17). Magari scopre che Dio ha fatto l'uomo retto, ma si perde poi in ragionamenti tanto fallaci! (Ao. 7/29). Inoltre si lamenta di raccogliere dal lavoro solo fatica, perch ci che storto non si pu raddrizzare e quel che manca non si pu contare. (Ao. 1:14, 15). E quando si rivolge all'opera delle sue mani, certamente eccellente al confronto delle opere di altri mortali, egli si rende conto che vano perch non c' alcun vantaggio sotto il sole. (Ao. 2:11). Vano il suo lavoro - come inseguire il vento - perch ancora capisce che non degli agili la corsa, n dei forti la guerra, e neppure dei sapienti il pane, n degli accorti la ricchezza, e tantomeno degli intelligenti il vantaggio. (Ao. 9:11). Spesso succede appunto il contrario: il lavoro porta danno. Chi per esempio porta delle pietre ne pu rimanere ferito e chi taglia la legna pu farsi male. Si lamenta anche che nemmeno la gioia porta soddisfazione, e anche quando non nega ai suoi occhi nulla di ci che brama, n rifiuta alcuna soddisfazione al suo cuore, vive nella comprensione che sotto il sole tutto vanit (Ao. 2:11), cosicch la vita l'addolora. (Ao. 6:3). Ancor pi felice chi non sa, non ha visto le azioni malvagie

commesse sotto il sole. (Ao. 11:3). Il lettore attento pu trovare tali lamenti in tutta la Sacra Scrittura. I saggi dell'antica Grecia avevano compreso ci. In verit con quanta sagacia adattarono le loro tesi filosofiche sotto forma di fiabe e raccontarono ai loro contemporanei del labirinto, del gran masso di Sisifo e del supplizio di Tantalo! Un chiarimento su queste storie ci pu far capire meglio le nostre proprie sofferenze ed afferrare meglio i rimedi. Vogliamo soffermarci un momento su questi racconti pieni di significato: il labirinto, Sisifo, e Tantalo. Il mito del labirinto ci racconta che Minosse, il potente re di Creta, aveva per moglie una donna sessualmente perversa, Pasifae. Essa si un con un toro e partor un mostro per met uomo e per met toro, il cosiddetto Minotauro. Perci il re, assistito da Dedalo, artista ingegnoso, fece costruire il labirinto, una costruzione complessa con innumerevoli corridoi, sale, passaggi, e scale, cosicch chi vi entrava doveva errare continuamente e mai trovava l'uscita. Fu l che Minosse rinchiuse il mostro, frutto del peccato di sua moglie, e l fece portare anche i criminali condannati a morte per essere divorati dal mostro o per morire di fame. Soltanto Teseo, il figlio del re di Atene, riusc a fuggire, poich Arianna, figlia del re Minosse, ne ebbe piet. Ella gli consigli, su suggerimento di Dedalo, di portare con s un gomitolo di filo in modo da non perdersi nel labirinto. Questo antico mito stato interpretato dai mitologi come esemplificazione della vita umana. Essa infatti talmente confusa e piena di insormontabili difficolt che nessun mortale possiede la forza di venirne fuori a meno che Dio non gli conceda la saggezza. Pi chiaro ancora diventa il disegno di questa storia se noi intendiamo con Minosse il creatore dell'universo, Dio, e con Pasifae la Sua immagine, cio l'uomo. Quando il toro, Satana, la induce all'adulterio, essa partorisce l'orribile mostro - il Minotauro - la saggezza terrestre, un prodotto del seme divino e del seme satanico. Esteriormente questa saggezza ben fatta ed ha aspetto divino, ed ha somiglianza con la divinit; interiormente terrestre e mostruosa e dimostra l'immagine reale di Satana. Volevamo essere simili a Dio, ma con la statura del diavolo; simili a Dio per il possesso dell'onniscienza, ma del diavolo per mancanza d'obbedienza. Per punirci il re dell'universo ha tramutato in un labirinto il mondo che Egli aveva creato per noi, come palcoscenico della sua saggezza. Noi tutti ne siamo chiusi dentro ed erriamo senza fine. Lo provano non soltanto la testimonianza di Salomone e di altri saggi, ma anche le nostre tristi esperienze quotidiane. Tutto il mondo un gran labirinto che ne racchiude innumerevoli pi piccoli, cosicch non c' nessuno che non abbia errato in uno o pi di essi. Se ci fosse dato di poter leggere interiormente l'animo degli uomini, troveremmo un modo di riflettere confuso, pieno di fantasticherie e dai pensieri contorti pi bizzarri. La conoscenza delle lingue ci farebbe notare soltanto un caos infinito dai pi confusi suoni ed espressioni. E se noi considerassimo tutto quello di cui si occupa l'uomo sotto il cielo, scopriremmo smarrimenti indescrivibili e aberrazioni inutili, un miscuglio di movimenti, ora in cerchio, poi da su in gi, ora a destra poi a sinistra. Se addirittura uno splendido re quale Salomone, regnante saggio e famoso, riteneva le sue opere un labirinto - come egli spesso confess e di cui dolorosamente si lament e che i suoi discendenti hanno abbondantemente sperimentato - quale re, monarca o signore (per non dire di coloro che non occupano nessuna carica) osa sperare di rimanere libero da smarrimenti infiniti e da dispiaceri? E quale contenuto ha il mito di Sisifo? Si racconta che Sisifo, a causa d'azioni molto audaci, fu condannato dagli dei a far rotolare un enorme masso del mondo degli inferi su per una montagna. Appena spinta fino in cima, la pietra rotolava gi nuovamente, ed egli doveva, con rinnovata forza, rispingervela di nuovo. Cosa significa questo mito? Se noi cambiamo i nomi, l'intera storia adattabile all'umanit. Con pesante fatica i poveri mortali si torturano continuamente e non raggiungono quasi mai il loro scopo perch la fine di un lavoro sempre l'inizio di un altro. Il sole sorge per tramontare di nuovo, l'acqua dei fiumi si versa continuamente nel mare, che sembra essere il fine, per poi trovare l di nuovo il suo inizio. Tutti i giorni l'uomo si mette a riposare per poi, alzandosi, riprendere il lavoro; ogni anno il contadino ara di nuovo il campo ed altrettanto spesso

deve seminare. E cos per tutto. Spesso si pensa che il lavoro sia stato coronato dal successo, ma dopo un po' ci si rende conto che i risultati sono andati perduti, o qualcuno ha distrutto il lavoro oppure esso stato modificato o completamente rimpiazzato perch il lavoro originale non piaceva pi, oppure ancora l'opera si autodistrutta ed necessario riedificare da capo. Ne danno chiara testimonianza opere famose nel mondo compiute con grande consenso e non molto tempo dopo distrutte. Dove sono i tanti regni fondati da grandi eroi, che sembravano costruiti su solide basi? Affondati nel nulla, se ne serba appena il ricordo. Vedete, siamo tutti uomini Sisifo, tutte le nostre opere sono massi di Sisifo. Di Tantalo si racconta che venne condannato per i suoi stravizi o, secondo altri, per le sue calunnie, ad una fame e sete eterna, mentre la frutta pi appetitosa gli pendeva sul capo e l'acqua pi limpida gli sfiorava le labbra. Eppure non poteva toccare nulla perch frutta ed acqua si ritiravano dalla sua bocca. Ovidio dice di lui:"Cerca l'acqua nell'acqua, afferra i frutti che gli sfuggono. Tantalo terribilmente punito per la sua bocca senza freni." Questa un'immagine reale del destino dell'uomo. Chi pi aspira a ricchezza, onori, piaceri od altre frenesie, soffre la pi grande fame e sete poich godimenti e desideri non conoscono saziet. Si mangia e beve per rifarlo sempre di nuovo. Come colui che soffre di rogna si deve grattare continuamente, cos il lussurioso non conosce la fine della sua volutt, n l'ambizioso pu fare a meno di aspirare agli onori, n il ricco rinuncia ad ammassare nuove ricchezze. Perch ogni desiderio insaziabile ed ha fame di s stesso:"la terra mai sazia d'acqua ed il fuoco che mai dice "basta"." (Salomone-Prov. 30:16). Cos succede all'uomo ed a tutto ci che egli pu bramare. Tutti quei lussuriosi ambiziosi ed avidi, tanti quanti la terra nutra, sono dei Tantalo condannati ad una fame e sete eterne. E poich combattiamo tutti, chi pi chi meno con questi desideri e nessuno si sazia in questa vita, siamo tutti poveri uomini Tantalo. I tre miti si possono pure adattare in altro modo particolare. La storia del labirinto come uno specchio della vita attuale, il racconto della pietra di Sisifo come un'immagine della morte, la leggenda del supplizio di Tantalo rispecchia la situazione che attende l'uomo dopo la morte. Ognuno di noi ha, infatti, in questa vita il suo labirinto, le sue diverse difficolt che continuamente vengono fuori da altre difficolt. Al momento della morte l'essenziale che si possa togliere o meno il peso dalla coscienza, trovando cos il riposo eterno. E cosa ci aspetta dopo la morte? O una realizzazione dell'eterna gioia nel paradiso di Dio, oppure una fame e sete eterne per coloro che vengono chiusi fuori da questo paradiso. Guai a colui che non in grado di togliere il peso del peccato nell'ora della morte! Guai a colui che dopo la morte si vede posto nella compagnia dei Tantalo. Quando penso alle difficolt di questa vita, io sostengo che colui che osserva con interesse l'uomo nelle diverse et, nei due sessi, nei diversi ceti ed ordini, non scoprir altro che labirinti, massi e desideri delusi. Infatti, ognuno, gi da giovane ha i suoi labirinti come da vecchio. N uomo n donna ne rimane esente. Contadini, artigiani, commercianti e soldati hanno le loro difficolt. Chi non ne ha nel corso della sua vita? Quelli che, come i filosofi, si dedicano alla ricerca della saggezza ed alla scienza, cercano il modo per poter sfuggire allo smarrimento dello spirito ed alle difficolt della vita. Quanto sia effimero il risultato dei loro sforzi lo dimostrano le tante accuse che reciprocamente si fanno e le interminabili dispute che sono ben note a tutti. Aristotele*, respingendo le opinioni di tutti i filosofi che prima di lui si erano occupati di filosofia, nutr la speranza di aver fondato una filosofia su solide basi ove tutto era ordinato in maniera sistematica. Anch'egli, a tutt'oggi, ha degli avversari. In molti, chi in un modo, chi in un altro, hanno cercato di riassumere il tutto e di ordinarlo. Nella nostra epoca conosciamo Patricius*, Telesius*, Campanella*, Bacon Van Verulam*, Descartes*. Ma si forse giunti pi vicini al nucleo della situazione? La lotta continua ancora e nessuno in grado di risolverla. L'ultimo, Cartesio*, sembrava aver trovato una facile via d'uscita dal labirinto degli eterni smarrimenti. Egli consigli di mettere da parte ogni pregiudizio, come se si

possedesse gi la verit, di provare tutto nuovamente e di non riconoscere nulla per verit se non ci che chiaramente ed incontestabilmente era vero. Molti, soltanto sentendo il suo nome, l'approvavano. Ma sembrava pericoloso dubitare di argomenti concernenti alcune cause divine ed umane ed inoltre appariva impossibile poter provare tutto accuratamente. Perci dai pi gli fu contestato di aver creato egli stesso un nuovo labirinto, cos complicato che nemmeno Dedalo sarebbe stato capace di uscirne e tantomeno di dare ad un altro un filo di Arianna. Ad esempio egli realizza un'immagine sistematica del mondo fisico dalla presunta presenza di certi movimenti vorticosi di cui non sa indicare n l'inizio, n la fine n la forma, n il numero n lo scopo. Infine osa sostenere non "che cos", ma che "cos sembra". La materia del mondo troverebbe il suo fondamento in una maggiore o minore densit - e in questo egli segu una determinata speculazione metafisica. Sennonch il carattere naturale di tutti gli elementi, sottoposti a diverse sperimentazioni, in immediato disaccordo e la realt ne in contrasto. Anche ingegnosi strumenti di diversa natura provano che scorretta la sua nuova immagine del mondo. La Dialettica considerata la detentrice della chiave filosofica: essa supera nel tempo l'intelletto umano e l'attraversa in tutti i campi. La si segue con tanta diligenza e la si loda tanto da credere di non riuscire a capirci nulla senza di essa. Come se fosse il solo filo di Arianna possibile per poter uscire da tutti i labirinti dello spirito errante. Ma chi ha osservato bene in quanti innumerevoli dettagli rimangono impigliati i dialettici discutendone, deve asserire che anche qui si tratta soltanto di un labirinto. Chi pu contare tutti i labirinti degli astronomi, dei geografi, di scrittori di storia e cronache, quelli della medicina, della chimica e dell'alchimia? Chi si avventura in una di queste scienze si trova immediatamente come smarrito in un vortice dove impossibile trovare la via d'uscita. La politica, - l'arte di reggere la societ umana, - e la sua consigliera, - la giustizia, - trovano il loro fine ultimo nel mantenimento della pace, dell'ordine e della tranquillit per il genere umano. Ma in che modo esse svolgono le loro funzioni, lo dimostrano i tanti tribunali, le corti di giustizia e i municipi, che non sono mai vuoti, e che risuonano di contese e discordie. Questi risultati vengono comprovati ancor pi chiaramente dalle continue guerre fra popoli e monarchie, per cui il mondo si distrugge nella maniera pi terribile. La religione, il legame tra lo spirito creato e il non creato, aveva lo scopo di portare consolazione nelle confuse situazioni terrestri e di mostrare il porto sicuro durante le violente tempeste della vita terrestre e di servire da guida. Ma in che modo la religione pu adempiere a questo compito, se essa stessa diventata un labirinto, pi intricato di qualunque altro nel mondo? Invece di una religione se ne trovano innumerevoli ed ognuna di esse nuovamente suddivisa in tante altre. Nient'altro che labirinti! Tale conclusione soprattutto delle menti politiche, la maggior parte delle quali giunta all'idea che non esiste nessuna vera religione e che sono tutte inventate. Per questo si rinnega l'ordine divino ed il rispetto per esso e si cade nell'ateismo. Purtroppo si cerca la luce nell'oscurit, la sicurezza nell'indebolimento della coscienza e nella morte la vita. Il paganesimo era davvero una favola sciocca con tutto il gran numero di dei ed idoli. Ma nemmeno la religione ebraica superiore, anche se la sua origine deriva dall'unico vero Dio, il Creatore di noi tutti. Essa degenerava in fariseismo, un garbuglio di tante superstizioni. Cos anche il Mohammedanismo, un misto di religione ebraica e cristianesimo, non altro che unoscura spelonca di smarrimento. Soltanto la religione cristiana che ha come guida Colui che la Via, la Verit, la Vita, , come si crede, -e cos dovrebbe essere, - la via sacra verso Sion, la via promessa dai profeti, una via tracciata dove nemmeno gli stolti possono errare. (Is. 35:8). La reale situazione corrisponde? Purtroppo no! In tutto il mondo non si trova un labirinto pi ingarbugliato della religione cristiana allo stato attuale. Interpretazioni e concetti del cristianesimo sono tanto divergenti e la religione cristiana divisa in tante sette. Migliaia di domande sulla fede e altrettante opinioni diverse su tutte queste domande, la dividono in modo tale che non c' niente di pi confuso al mondo. Ancora pi

strano che proprio nell'ambito del cristianesimo esiste un tale odio con ostinate dispute, persecuzioni con sanguinose, orribili torture, e guerre terribili a causa della diversit dei punti di vista. Ora una parte del mondo cristiano convinta di trovarsi fuori dal labirinto. Si vanta del fatto che tutto si trova sotto un'unica guida e di essere cos ben ordinata, che la disputa, che spesso si verifica in altre sette, non pu avvenire fra di loro. Ma considerando pi da vicino le fondamenta di quell'unit, si scopre un labirinto, bench costruito in maniera pi graziosa e pi artistica degli altri. E' comunque un labirinto ed anche pi esteso di qualsiasi altro. Per cui, qualcuno - forse scherzando, forse sul serio - disse una volta di questi cristiani che non si pu augurare al proprio nemico nulla di pi terribile che diventare papa, tanto grande la confusione del problema clericale, tanto grande il peso dei massi di Sisifo da spostare e tanto infondata l'attesa di un'esistenza felice. Ma allora sotto il sole non esiste nulla che sia libero dai labirinti, dai massi di Sisifo e dalle delusioni di Tantalo? Fino ad oggi non c' niente da nessuna parte. Sono vecchie quanto il mondo le tre malattie che accompagnano continuamente il genere umano: i costanti smarrimenti della capacit di conoscere, l'interminabile stanchezza di tutte le forze e le quasi incessanti serie di delusioni dei desideri. L'impazienza umana cerca sempre di porvi fine. L'uomo deve cercare assiduamente, con l'aiuto di Dio, finch non trova il rimedio in Dio. Perch solo nello Spirito, (e non soltanto in quello di Salomone, ma in tutti noi) innato il desiderio intenso verso qualcosa di migliore e la voglia perpetua di uscir fuori dal labirinto, di vincere il masso e di vedere finalmente la realizzazione dei desideri, con un'aspirazione cos forte che soltanto la morte pu porvi fine. Noi dobbiamo farci quest'immagine: se uno potesse pensare nuovamente tutti i pensieri di tutta la gente pia, intelligente e saggia che vissuta dall'inizio del mondo, se si potessero sentire le loro ragioni, leggere i loro scritti e meditare le loro azioni, si vedrebbe che sono soltanto sforzi per trovare la via d'uscita, per portare a felice termine un compito, e infine per godere il bene conquistato. Gli stessi sforzi si possono trovare nella grande massa, perch anch'essa cerca di ottenere queste tre cose. La maggioranza per non conosce lo scopo del suo ardore. Nessuno vuole essere ingannato dall'intelletto ad essere in questo modo deviato oppure fare sforzi inutili ed essere deluso nei desideri del cuore. Eppure presto si fa l'esperienza che la mente trae in inganno, che gli sforzi sono vani e che non si raggiunto l'adempimento dei desideri. Nonostante ci ogni volta tutti si augurano sempre di nuovo che la propria mente non trarr in inganno, che troveranno pace dopo il lavoro e che i loro desideri saranno esauditi. Siccome in noi mortali innato il desiderio di qualcosa di migliore ed anche lo sforzo incessante per raggiungerlo, perch dovremmo perdere la speranza di vedere un giorno questo desiderio realizzato? Se Dio e la natura non fanno nulla invano, (a questa conclusione sono giunti i filosofi attraverso le loro considerazioni e accettandola come assioma irrefutabile), perch allora sarebbe piaciuto a Dio piantare nel cuore dell'uomo desideri cos radicati se non voleva che un giorno fossero esauditi? Da questo pensiero se ne deduce che Dio, o non capirebbe il nostro desiderio ed il perch, oppure Gli mancherebbero la forza, la saggezza, e la volont di portarci a quella mta. Ma questo impensabile se non vogliamo togliere a Dio la sua maest, onnipotenza e perfetta bont. O vogliamo togliere al Dio immortale ci che noi attribuiamo all'uomo mortale? Se Dedalo, il valente architetto, conosceva il mezzo per non smarrirsi nel labirinto e volle e pot aiutare altri, dando cos in entrambi i casi la prova del suo valore, come possibile che Dio non possa e non voglia darci un magnifico esempio della Sua saggezza eterna liberandoci dai nostri infiniti smarrimenti? Per Dedalo fu facile dare in mano a Teseo quel semplice mezzo, un filo. Come non potrebbe essere facile per Dio dare all'uomo, creato da Lui semplice e sincero, ma che si coscientemente ingannato senza speranza in un labirinto di errori, un forte incitamento ed indicargli la via diritta del ritorno allo stato di sincerit e di semplicit che gli era stato dato alla creazione? Una via dove, come io credo, ogni uomo che la conosca bene si incammini per ben presto evitare l'incessante smarrirsi, come Teseo. Archimede*,

un uomo mortale, fu in grado di mostrare al re Geronte II* un artificio con cui si poteva varare una nave utilizzando una mano sola, cosa che prima di allora pareva impossibile per mille mani. E noi potremmo mai pensare che il nostro Dio non conosca l'arte di mettere a riposo i nostri massi di Sisifo? Oppure che gli manchi la saggezza, la misericordia o la buona volont di ricondurci nel Suo paradiso dove scorrono ruscelli di gioia e dove esiste eterna soddisfazione? Che questo pensiero sacrilego stia lontano da noi! Dio non ha mai smesso di rinnovare ripetutamente ed alimentare con solenni promesse questa speranza nel cuore del genere umano nel corso dei secoli. Pi noi crediamo che si avvicini la fine dei tempi e l'adempimento di tutte le promesse, tanto pi ci conviene alzare la testa e cercare la liberazione dai nostri labirinti per mezzo di un qualche filo di Arianna. NOTE Aristotele, maestro di Alessandro il Grande (384-322 a.C.). Il suo spirito enciclopedico abbracciava tutta la scienza di quei tempi, la sua filosofia influenz particolarmente la scolastica, la teologia del Medio Evo. Franciscus Patricius (1529-1597). Filosofo della natura, italiano, neoplatonico ed avversario di Aristotele. Bernardo Telesius (1508-1589), italiano, filosofo della natura, respingeva la fisica di Aristotele e fu fondatore della fisica pi nuova basata sulla percezione sensoriale. Thomas Campanella (1568-1639), monaco domenicano. E' famosa la sua opera "Civitas solis" o Stato solare, in cui egli dipinge uno stato avveniristico. Francis Bacon, barone di Verulam, per molto tempo cancelliere d'Inghilterra, morto nel 1626. Egli faceva una netta distinzione fra il sapere che si raggiunge attraverso le esperienze e il sapere della fede, la cui sorgente la rivelazione divina. Renato Cartesius (Rene Descartes 1596-1650). Filosofo francese, cattolico romano e matematico. L'impostazione di Cartesio inaugur la nuova filosofia: l'unica certezza il pensare: Cogito ergo sum. Gi nel 1659 Comenius aveva respinto la filosofia di Cartesio nello scritto "Cartesius cum sua naturali philosophia a mechanicis eversus". Archimede (287-212 a.C.), uno dei pi grandi matematici dell'antichit. Gerone II da 260-215 a.C. re di Siracusa.

CAPITOLO SECONDO Tutti i disordini nel mondo hanno una sola causa: l'uomo non riesce a distinguere il "necessario" dal "non necessario". Cos, soprassedendo al necessario, si occupa del non necessario e si confonde in esso rimanendone imprigionato. Cos, come un medico non pu aiutare il malato se non conosce la causa della malattia e, solo dopo averla scoperta pu cercare con pi facilit il giusto rimedio del cui valore sar certo. E' anche altrettanto vano pensare di poter combattere il male di qualsiasi natura esso sia, finch non se ne scopre la radice. Per cui noi, se vogliamo trovare il giusto rimedio, dobbiamo cercare le vere cause di quelle malattie di cui abbiamo parlato nel capitolo precedente, gli infiniti smarrimenti, gli sforzi incessanti e le delusioni perpetue dell'uomo. Io sostengo che nel corso dei secoli, la causa fondamentale che l'uomo non cerca, e ostinatamente si rifiuta di distinguere il "prezioso" dal "vile", il necessario dal non necessario, l'utile dall'inutile. L'uomo non va dove dovrebbe andare, ma cammina come una pecora nel gregge e va l dove tutto il mondo va, avido solo di conservare ci che pi gli piace sia del bene che del male. La strana combinazione degli opposti si evidenzia nei pi: acume e stupidit, premura e negligenza, volitivit ed apatia. Del primo caso Dio dice "Stolto il mio popolo, non mi conoscono, sono figli insipienti, senza intelligenza; sono esperti nel fare il male, ma non sanno compiere il bene." (Ger. 4:22). Perch di solito si pieni di interesse per gli affari degli altri ma senza cura per le proprie faccende. Ancora pi strano che uno si preoccupa per i dettagli che non contribuiscono alla felicit e non bada alle cose importanti da cui dipendono la vita ed il benessere. La scheggia nell'occhio di un estraneo si nota e si ha premura di toglierla, ma la trave nel proprio occhio non si vede. Si pu scorgere chiaramente se in qualcuno il desiderio del bene presente o no. Ognuno vuole il bene e si sente spinto ad esso. Ma appena ci si accorge che per raggiungerlo necessario affrontare delle difficolt, oppure che la dolcezza mista ad amarezza, la volitivit nei pi si trasmuta presto in apatia. Di conseguenza nel mondo c' un gran numero di uomini, che pur cercando la verit, imboccano sempre la via sbagliata e che, pur lavorando diligentemente, sprecano i loro sforzi e, pur desiderando ardentemente il bene, non lo ottengono, oppure se l'hanno ottenuto non lo sanno usare e ne hanno ripugnanza, come alcuni esempi possono testimoniare. In principio c'era solo Dio. Quest'unico Dio cre il mondo e pose l'uomo al governo di esso, e all'uomo fu data un'unica legge: obbedire all'unico Creatore e governare su tutte le creature. Una cosa era necessaria: osservare questi ordini. Se i nostri avi e i loro discendenti avessero mantenuto quest'impegno, saremmo stati, fino ad oggi e per l'eternit, in possesso del paradiso. Ma cosa hanno fatto? Due alberi rappresentarono per loro il bene ed il male, la vita e la morte. Avrebbero dovuto seguire il bene e la vita. La conoscenza degli opposti, bene e male, vita e morte, non era necessaria n utile e perci proibita. Ma, persuasi da Satana e per curiosit, essi scelsero gli opposti e si volsero all'albero proibito della conoscenza del bene e del male. Questo primo, grossolano errore fu all'origine di tutti gli altri e fu la causa di ogni confusione. Appena essi si accorsero della propria nudit, si vergognarono e cercarono abiti per coprirsi, ma inutilmente. Si allontanarono da Dio fonte di ogni bene. Invece di una sincera ed umile confessione del loro peccato, si ammantarono e caddero da una colpa all'altra. Vedete bene in quale labirinto cos ben architettato li port l'infernale Dedalo!! E quando furono di nuovo accolti nella grazia, e quando si risvegli in essi la speranza per mezzo della promessa della venuta di un Salvatore, e per mezzo del sacrificio di un agnello ucciso innanzi ai loro occhi, e ne ricevettero il vello come veste per coprire la loro nudit, in loro non c'era null'altro di pi necessario che confidare nella promessa di Dio ed attendere, e con fede, il Salvatore promesso, con ogni sacrificio. Ma il loro primogenito Caino tralasci quell'unica esigenza - la fede. Egli sperava di essere gradito a Dio soltanto con le azioni, e fece il suo sacrificio senza fede. (Gen.

4:3-5; Ebr. 11:4). Perci rimase imprigionato in labirinti da dove era impossibile uscire, sia lui che la sua ampia discendenza, la quale ancora prosegue sulla via errata e preferisce una vita animalesca ad una spirituale. L' "Unico Necessario" per tutta l'iniqua progenie di Caino, (quella che i Patriarchi ammonirono, in particolar modo No per 120 anni) avrebbe dovuto essere il ritornare in s. Ma dopo secoli di vana attesa la pazienza di Dio si trasform in collera, ed Egli chiam le acque del mare e sommerse tutta la superficie della terra. Stermin tutti gli empi e conserv otto anime. (Pietro 3:20). Con davanti agli occhi l'immagine del mondo naufragato nella lussuria, cos'era necessario a queste anime salvate dall'alluvione, No, i suoi figli e le loro mogli, se non evitare il lusso, l'eccesso e certe frivolezze e condurre una vita seria, onesta e santa? Ma come agirono? Quant'era indegno il comportamento di No che abusava del vino? Che scandalo dava ai suoi figli? E da quali terribili maledizioni fu meritatamente colpito uno dei suoi figli quando prov un piacere empio osservando la nudit del padre? Ci prova la maledizione che colpisce a tutt'oggi la discendenza di Cham. Voglio intendere le trib dell'Africa che conducono una vita completamente animalesca. Ma con ci non era finita la loro stoltezza. Quando la discendenza di No cominci ad aumentare e si vide costretta a disperdersi in tutte le direzioni della terra, concep il piano, completamente inutile, di costruire prima di tutto una citt ed una torre la cui cima toccasse il cielo. E lo fecero senza il consiglio di Dio, e soltanto per glorificare il proprio nome e con la ferma intenzione di proseguire la costruzione di tutto quanto avevano in mente. (Gen. 11:4-6). Ma il Signore domin la loro temerariet, oscur il loro spirito e confuse la loro lingua, in modo che non si capirono pi fra loro e dovettero disperdersi nel mondo. E' questa l'origine del gran numero di lingue che insieme formano il labirinto pi complicato per gli abitanti della terra e dove essi errano gi da 40 secoli con gran fatica. Possono intendersi fra loro soltanto quel numero, relativamente piccolo, di genti che insieme formano una nazione. Coloro che vivono in luoghi diversi e che sono suddivisi in tante nazioni, sono come muti gli uni per gli altri. Possono soltanto guardarsi e poi evitare la reciproca compagnia. Agostino ha detto giusto:"Non c' nessuno fra noi che non preferisca trattenersi con il suo cane anzich con una persona di cui non capisce la lingua." Oh, quanto confuso questo labirinto e quante migliaia e migliaia di false tracce l'attraversano! A sua volta, il gran numero di lingue fu causa del sorgere di un gran numero di popoli e di religioni. Ogni singolo popolo, avendo le proprie idee religiose, cre delle divinit da venerare secondo propri usi e cerimonie. Si crearono soprattutto immagini proprie ed idoli che successivamente furono venerati come "Dio" e furono differenziati con nomi di divinit. Cos nacque il panteismo con i racconti fiabeschi dell'amore ed odio degli dei, la loro ostilit e le loro guerre; in breve, il paganesimo multiforme e mostruoso. Oppure l'ateismo, quando si capiva l'inconsistenza di tutte quelle nullit e, non potendone pi, si negava l'esistenza di Dio. Cos ben preso scatur un'altra orribile abitudine: l'uomo assaliva furiosamente il suo prossimo. Soltanto l'unit sarebbe stata l'unica cosa necessaria che avrebbe potuto aiutare dei popoli che gi erano separati; cos tutti avrebbero potuto abitare in tranquillit e pace, divisi da frontiere riconosciute giuste. Ma in un modo o nell'altro finirono in liti e discordia e fecero di quell'unico labirinto comune, migliaia di pi piccoli labirinti. Un uomo della trib di Cham, Nimrod, cominci cos: propose di rimanere in Babele, la citt abbandonata dagli altri, e decise di rendersi famoso completando il lavoro iniziato. Accortosi che aveva bisogno di tante mani, cominci a raccogliere uomini dai popoli sparpagliati che dovettero sottomettersi a lui. Lo fece avvicinandoli con miraggi lusinghieri, oppure costringendo altri con la violenza. Per questo fu chiamato "cacciatore di uomini" o "valente cacciatore davanti al Signore", (Gen. 10:9) perch, sotto gli occhi di Dio, egli osava estendere, anche sugli altri uomini, il dominio che gi era stato dato all'uomo sui pesci, sugli uccelli, e sugli animali del campo. Nessuno prima di lui l'aveva mai fatto. Tutto questo stato fonte, fin'ora, di continua confusione per tutto il genere

umano. Perch la natura umana non si stacca mai dalla libert originale della creazione. Soltanto forzatamente pu essere soppressa e sempre cerca di fuggirne. Per coloro che hanno trovato soddisfazione nel dominare, si serviranno sempre della violenza e troveranno sempre nuovi stratagemmi e trucchi per dominare. L'avidit di potere la causa delle guerre fra gli uomini, la causa di tutto, e per i suoi fini si serve d'astuzia. Perch ci che prima piaceva soltanto a Nimrod, ben presto piacque a pi persone, cosicch gi all'epoca di Abramo, due secoli dopo Nimrod, il mondo conosciuto pullulava di reami grandi e piccoli che cercavano di combattersi. Niente pi comune in quel tempo, quanto le terribili cacce dei re e le nazioni che si assalgono armi alla mano. Parlo delle guerre, quel terribile ed infinito labirinto che talmente rovinoso per il genere umano. La natura umana non si oppone certamente ad un sovrano, ma vuole essere trattata con la dignit spettante all'uomo e non essere dominata come un animale. L'uomo pur vero un animale. Anche il cavallo Bucefalo voleva essere trattato garbatamente, e si ribell buttando immediatamente gi dalla sella il suo impetuoso cavaliere. Quando Alessandro se ne accorse, salt sul cavallo e trattandolo delicatamente rese tanto docile e mansueto quell'animale selvatico, che suo padre Filippo esclam meravigliato:"Un conducente cos un eletto per i regni del mondo." Testimonianza sempre valida che ci che ci vuole per dominare la natura dell'uomo una cosa sola: una guida delicata. La violenza, la costrizione, l'inganno e la furbizia sono mezzi sbagliati per portare all'obbedienza la creatura dotata d'intelletto. Eternamente valido il detto:"Non cercare salvezza nella guerra!" Ma non soltanto i peccati dei popoli meritano ancora questo aspro odierno tormento, ma anche la follia senza fine del mondo si merita questo labirinto permanente. Ora ci occuperemo di altri, pi piccoli e diversi labirinti delle nazioni e generazioni e ci faremo guidare dalla Sacra Scrittura. Dio fece con il patriarca Abramo, un'alleanza particolare che lo protesse dagli errori, difficolt e pericoli della vita:"Non temere Abramo, Io sono il tuo scudo, la tua ricompensa sar molto grande." (Gen. 15:1). E pure:"Io sono Dio onnipotente; cammina davanti a me e sii degno. (Gen. 17:1). Allora per Abramo era necessaria una cosa, anche se triplice: primo, credere all'unico Dio onnipotente, secondo, compiere la volont dell' "Uno", terzo, non temere nulla. Osservando queste tre condizioni indispensabili egli era completamente al sicuro sotto la protezione dello scudo divino. Ma quando egli pecc alcune volte allontanandosi dalla fede in Dio, dalla vita in Dio, e dalla speranza in Dio, sarebbe certamente rimasto intrappolato nei trabocchetti del mondo e in Egitto, (Gen. 12) e nel paese di Gerar (Gen. 20), se Dio non fosse intervenuto. Suo figlio Isacco pecc allo stesso modo e si mise nello stesso pericolo (Gen.26:7), ma visto che rimase fedele alle cose necessarie, la fede, la speranza e il servizio a Dio, Egli lo salv. Per il suo primogenito, Esa, vendette la sua primogenitura per un piatto di lenticchie; ci significa che scambi ci che gli era necessario per il non necessario. Si legga nella sua biografia quante complesse difficolt egli port a se stesso, a suo fratello, ed ai suoi genitori. (Gen. 25:30). Dio aveva provveduto al cibo necessario, la manna che quotidianamente pioveva gi dal cielo per il suo popolo d'Israele, durante il cammino nel deserto. Ma, non contento di saziarsi con essa, il popolo desiderava carne, aglio e cipolle. Ma Dio si incoller per la loro ingordigia e fece dire al popolo per bocca di Mos:"Il Signore vi dar la carne e mangerete. Ne mangerete non per un giorno, non per due, non per cinque, non per dieci, non per venti ma per un mese intero finch vi esca dalle narici e vi venga a noia, perch avete respinto il Signore che in mezzo a voi avete pianto davanti a Lui." "Perch siamo usciti dall'Egitto?" (Numeri 11:18:20): E cos fu. Un vento soffi dal Signore e port con s delle quaglie dal mare facendole cadere sulla distesa dell'accampamento. Allora il popolo s'alz e raccolse una gran quantit di quaglie. Ma mentre essi avevano ancora la carne fra i denti, lo sdegno del Signore si accese contro il popolo ed Egli lo colp con una grandissima piaga. (Num. 11:33). Cos il popolo d'Israele fu colpito dalla sfortuna poich non contento di ci che era necessario, aveva ardentemente desiderato il non necessario. Un altro triste esempio di sfiducia dello stesso popolo riferito nei seguenti capitoli. (Numeri 13:14). Gli Israeliti erano gi pronti per entrare nella terra promessa traboccante di latte e miele,

quando, colpiti da inutile timore, non soltanto esitarono a procedere, ma vollero addirittura lapidare Mos ed Aronne e scegliere nuove guide per tornare in Egitto. A causa di questa stupidaggine si accese la collera di Dio, che avrebbe fatto perire il popolo con la peste e avrebbe fatto da Mos un grande popolo, se la sua ira non si fosse calmata grazie alle intense preghiere di Mos. Ma i principali istigatori che avevano osato consigliare una tale impresa scandalosa, dovevano morire. Dio giur che gli altri non avrebbero messo piede sulla terra promessa ma sarebbero rimasti quarant'anni nel deserto finch fossero morti tutti. Soltanto i loro figli avrebbero potuto entrare nella terra promessa. E cos fu. Ora chiunque osi fidarsi non di Dio ma dello sciocco intelletto, pu sperimentare su di s cosa vuol dire tentare Dio! Lo stesso popolo, guidato dal braccio forte di Dio e condotto nella terra promessa, fu governato per quattrocento anni da giudici inviati da Dio, os sfidare di nuovo la guida divina. Si rivolse all'ultimo giudice Samuele con le seguenti parole:"Stabilisci ora per noi un re che ci governi, come avviene per tutti i popoli." (Sam. 8:5). Questa richiesta addolor molto Samuele, ma Dio lo consol:"...perch non hanno respinto te, ma hanno respinto me perch io non regni pi su di loro." (Sam. 8:7). "Ascolta pure le loro richieste, per annunzia loro chiaramente le pretese del re che regner su di loro." (Sam. 8:9). Allora avrebbero gridato a causa del re che avevano voluto eleggere, ma il Signore non li avrebbe ascoltati. E cos fu. (Sam. 8:18). Eccetto Davide e due o tre della sua discendenza, tutti i re di entrambi i regni erano oppressori del popolo e della pura religione finch si rovinarono con i loro regni. C' ancora qualcuno che possa negare che l'uomo stesso l'artefice della sua fortuna o rovina? Soprattutto se egli non si accontenta di ci che necessario e di cui Dio e la natura non sono parsimoniosi, e si butta, sedotto dai suoi sciocchi ed audaci desideri, sul non necessario. David, il pi pio tra i re, che Dio degn di chiamare "uomo del suo cuore", pi volte si compiacque di compiere azioni non tollerate e cos non sfugg ad intrighi pericolosi. Poich non si riguardava dal commettere adulterio e nascondere un omicidio, dovette sentire queste temibili parole:"Perch hai disprezzato la parola del Signore, facendo ci che male ai suoi occhi? Tu hai colpito di spada Uria l'Ittita, hai preso in moglie la moglie sua e lo hai ucciso con la spada degli Ammoniti. Ebbene la spada non si allontaner mai dalla tua casa, poich tu mi hai disprezzato." (II Sam. 12:9-10). Egli scherniva le grandi punizioni che erano state annunziate per la sua casata, ma, non molto tempo dopo, a causa dei suoi figli e delle sue figlie dovette sperimentare incesto, omicidio ed altri terribili fatti. Dopo una grande vittoria, avvenuta grazie a Dio, sui suoi nemici, e quando regnarono pace e sicurezza in tutto il paese, egli diede, solo per soddisfare la sua presunzione, il comando sciocco di contare il suo esercito. Cos si accese di nuovo la collera di Dio e diede a lui ed al suo reame la possibilit di scegliere fra tre piaghe: una carestia di tre anni, una guerra di tre mesi o una pestilenza di tre giorni. Allora Davide nel suo scoraggiamento esclam:"Sono in grande angoscia, ebbene: che il Signore, nella sua grande misericordia, si occupi di me." (II Sam. 24/14). Cos il Signore mand la peste in Israele e morirono settantamila persone. (II Sam. 24, I Cron. 21). Vedete ora, in questo specchio, come l'uomo costruisce egli stesso dei labirinti se non contento del solo stretto necessario e si lascia andare ad una vanit insensata. Gi prima abbiamo appreso come Salomone si pent dei suoi errori e pianse la sua miseria. Quale ne era la causa? Non contento del dono della saggezza voleva indagare cos' la stoltezza. (Qo. 2 e 3). In questo assomigliava ad Adamo, anch'egli sopraffatto dal desiderio della conoscenza del bene e del male. Quale altro vantaggio hanno avuto entrambi se non quello di mostrare apertamente la loro follia? Coloro che non si accontentano dei doni del buon Dio e fanno crescere in s stessi diversi desideri sbagliati, sforzandosi di esaudirli, fanno la stessa cosa: vanno a finire in siepi e cespugli, cadono in fosse ed in trappole dalle quali non riescono ad uscire se non con grande difficolt. Cos capit a Rehabeam, il figlio di Salomone. Se avesse ascoltato il savio consiglio degli anziani e se, con parole convincenti fosse riuscito a calmare il malcostume dei suoi sudditi, certamente avrebbe conservato il suo regno. Ma poich prefer il consiglio insensato dei giovani, perse il suo regno e

non riusc a riconquistarlo n con la violenza, n seguendo un pi avveduto consiglio. Perci, come un labirinto pieno di aberrazione, lasci ai suoi eredi le interminabili guerre con i re d'Israele. Ma perch dobbiamo addentrarci ancora di pi in questo pensiero? Da tutta la storia, sia sacra che profana, e dalla vita quotidiana, si possono trarre migliaia di esempi che provano come l'unica causa infausta di tutti gli errori umani di tutti i disagi e le pene sotto qualsiasi forma, per quanto differenti fra loro, e di tutta la vana speranza che l'uomo dimentica quanto gli pi necessario, e pensa soltanto alle cose non necessarie, parla soltanto di quelle e solo quelle realizza. Perci si dice: Noi non conosciamo il "pi necessario" perch abbiamo appreso il non necessario. Allo stesso modo il detto: manca il "pi necessario", perch ci siamo applicati a collezionare le cose superflue. Non facciamo il necessario perch ci occupiamo del non necessario. Non raggiungiamo lo scopo necessario poich tralasciamo l'uso dei mezzi necessari e ci rivolgiamo verso il non necessario. Cos noi veniamo meno all'adempimento delle nostre migliori intenzioni, per quanto le nutriamo nel cuore. Ci facciamo assorbire dall'inferiore e perdiamo cos il "bene prezioso". Con un esempio molto chiaro voglio ancora attirare l'attenzione sulla follia del mondo. Forse riesco a far notare un po' la scheggia e la trave nel proprio occhio affinch sia possibile liberarsene per vedere meglio in futuro. Il saggio Johan Guiler*, nel libro "La nave dei folli", scrisse che aveva conosciuto un uomo strano, che andava pazzo per mazze e bastoni, cosicch ogni pezzo di legno che assomigliasse ad un bastone se lo portava con s. Talvolta ne portava tanti insieme che a stento poteva muoversi. Quando gli si chiedeva perch lo facesse, rispondeva solitamente:"Chi fa un viaggio, ha bisogno di un bastone per appoggiarsi e per scacciare i cani." Certamente aveva ragione: un bastone un oggetto utile per un viaggiatore, ma non arrivava a capire che, s, un bastone poteva essere utile, ma molti erano solamente un peso ingombrante. Cos l'avaro che nota la stoltezza di quest'uomo, pu riconoscere in questa follia anche la propria, perch non conosce misura nella sua brama di ricchezza e racimola sempre pi beni passeggeri, pi di quanti ne abbia bisogno, e amando queste cose superflue aumenta le pene e le preoccupazioni della sua vita. Non fanno diversamente alcuni eruditi quando accumulano in gran quantit libri, che forse nemmeno aprono, e sono le masserizie della scienza. Se dovessero leggerli faticosamente tutti, essi impazzirebbero, o si danneggerebbero spiritualmente, invece d'arrivare alla luce di una saggezza rivelatrice. E cos in tutti i ceti si pu vedere gente che si rende ridicola trascinando bastoni e costruendo labirinti. Fortunato colui che, seppure in vecchiaia, giunge alla vera considerazione delle cose, dice Platone. Noi anziani siamo fortunati se anche alla fine della nostra vita, pi che sufficientemente tormentati dai labirinti del mondo, le pietre di Sisifo e l'inganno di Tantalo, ci ravvediamo come Salomone e diciamo addio alla vanit e a tutto il superfluo, indirizzando le nostre forze soltanto verso l'"unico necessario" per questa vita e per la vita eterna futura. Il vecchio mondo che sta andando verso la fine sarebbe contento se finalmente, dopo l'inganno meschino dei secoli passati, l'uomo cominciasse ad aprire gli occhi per trovare ed utilizzare seriamente i mezzi, che la bont di Dio gli ha offerto in gran misura, per una vita migliore. Con la nostra modesta esortazione, vogliamo provare a contribuirvi in minima parte. NOTE Giovanni Guiler von Weisersberg (1445-1510) fu un famoso predicatore tedesco.

CAPITOLO TERZO Come apprendere l'arte di distinguere il "necessario" dal "non necessario" e la spiegazione di cosa noi intendiamo per "necessario", e perch si debba cercare e come si debba cercare soprattutto l'"UNICO NECESSARIO". Ci detto ne risulta: che il mondo infatti un labirinto pieno di smarrimenti, d'inutile lavoro e di delusioni. che l'uomo stesso l'artefice della sua sfortuna. che la sua negligenza ne la causa, poich egli non presta attenzione alle cose necessarie ed utili e rimane intrappolato nel superfluo e dannoso. Da ci consegue che il fondamento dell'arte suprema ed il culmine della saggezza umana dipendono dalla scelta dell'uomo del "necessario" sul "non necessario", dell'utile sul dannoso. Considerando quest'arte delle arti, vorrei mettere in evidenza tre punti in questo capitolo: quest'arte pi urgente che mai ora che il mondo volge alla sua fine. ora che si approssima la fine del mondo, quest'arte pi difficile che mai. eppure, per riuscire a trovare l'arte e non fallire pi, non affaticarsi invano, e non perdere i frutti del lavoro, queste difficolt devono essere superate. Quanto quest'arte sia necessaria, facilmente ci provato dal percorso dell'umanit, via via che dal passato perviene gradualmente al futuro, attraverso il presente, via via che passa per luoghi sempre nuovi e sconosciuti, e che contatta persone e cose sconosciute. Quindi, colui che intraprende un viaggio in questo paese sconosciuto, ha bisogno di una guida esperta oppure di un consigliere fidato, che lo metta in guardia da cosa riguardarsi affinch non perda di vista la giusta via, soprattutto quando, e questo succede sempre nella vita, si presentano dei bivi che conducono in tre o pi direzioni. Voglio illustrarlo pi precisamente. Nel paradiso il primo uomo si trov davanti ad un bivio: due alberi, un ordine ed un divieto. Ora, con una saggia riflessione, doveva decidere quale di queste due vie era la migliore per lui. Ma i suoi discendenti hanno bisogno di maggior discernimento perch hanno molte pi possibilit da intraprendere o da evitare, con ancora pi intrighi e avvertimenti. Nel corso dei tempi, tutto ci si moltiplicato fino all'infinito, ed il mondo ovunque pieno dei pi caotici labirinti, cosicch l'uomo, ovunque si volga s'imbatte in strade che portano, in innumerevoli modi diversi, a pensieri, conversazioni, azioni, dubbi e trappole. Perci per l'uomo che vive sotto il cielo, niente "pi necessario" quanto il sapere di cosa ha bisogno. Questo concetto diventato difficile, pi difficile quanto pi necessario, per l'accrescimento del superfluo e del nocivo che i secoli passati ci hanno lasciato. Per il primo uomo non era un'arte difficile perch al di fuori dell'albero proibito non esisteva quasi alcuna occasione di errore. Da allora per l'umanit fino all'epoca di Salomone (quando essa gi era diventata una gran moltitudine), i labirinti aumentarono, e con essi gli smarrimenti per tutto ci che l'umanit stessa intraprese ed a cui si interess. Oggetto ne fu non solo il popolo ordinario, ma anche lo stesso saggio Salomone. Cosa dire dei nostri giorni, ora che tutto migliaia di volte e infinitamente pi confuso rispetto all'epoca di Salomone! Alla mente umana sembra impossibile trovare una via d'uscita, ma ci consolano (Gen. 1:31) le parole di Cristo:"Ci che impossibile agli uomini possibile a Dio" (Luc. 18:27), e le ripetute promesse di Dio che alla fine del governo di Dio come alla fine della creazione tutto sar molto buono. L'intelligenza dell'uomo, che gi l'ha portato a notare tante particolarit che prima erano inspiegabili, creando cos la scienza, ci fa sperare che egli si sapr elevare ad un'arte comunemente praticata della saggezza onde evitare i labirinti del mondo. Questa speranza ha una triplice base: noi abbiamo davanti agli occhi l'esempio di tanti che hanno errato, e questo pu insegnarci a non fare altrettanto. Se si vede cadere qualcuno, se non si degli sciocchi, si pu infatti evitare il luogo

dove lo si visto cadere. Da ci il proverbio: colui che si specchia in un altro, si specchia dolcemente. Salomone ci ha mostrato la ragione degli errori umani, indicandoci allo stesso tempo un rimedio quando dice:"Vedi, solo questo ho trovato; Dio ha fatto l'uomo retto, ma esso cerca tanti fallaci ragionamenti." (Qo. 7:29). In altre parole: la molteplicit della scelta ha fatto precipitare nella rovina l'umanit spinta dalla curiosit, perci essa deve ritornare alla semplicit se la vuole evitare. il divino Salomone ci da un rimedio migliore quando ci invita a non darci troppo da fare, ma a ridurre dal molteplice all'"unico necessario", con parola veramente divina! Un'unica cosa necessaria. (Luc. 10:42). Oh, quale esempio! Se invece di innumerevoli cose solo una sufficiente! Quando riusciremo a capire quell'unica cosa necessaria" in ogni situazione, allora possiederemo la vera arte di evitare tutti i labirinti di Dedalo, tutto il lavoro da Sisifo e tutte le delusioni di Tantalo. Si sa di uomini dediti a molti interessi che pure cercano il modo di non errare nelle loro occupazioni, di non soccombere nel corso delle loro molteplici attivit, n di perdere il bene posseduto. E pi d'uno tanto audace da credere di possedere quell'arte. Ma che egli si illuda lo illustra il proverbio tedesco:"I migliori nuotatori annegano, i migliori arrampicatori si sfracellano, i migliori combattenti muoiono uccisi", perch, fidandosi troppo della loro arte, si espongono troppo a grandi pericoli. La disgrazia colpisce colui che spesso stato risparmiato. Invece chi la teme pi sicuro, evitando la molteplicit delle scelte e un'eccessiva fiducia in se stesso, e attenendosi soltanto all"unico necessario". Per essere meglio compreso, preferisco precisare che il senso d'intraprendenza umana si manifesta in due maniere: l'uomo si occupa di molte cose ed ha molte preoccupazioni, o l'uomo intraprende soltanto il necessario, ma con cura appropriata. Il primo modo di vivere si potrebbe chiamare "la preoccupazione di Marta", che infatti si occupava di tante faccende. Il secondo modo di vivere si potrebbe chiamare "la preoccupazione di Maria". Essa si occup d'una sola cosa. Marta sfaccendava per tutta la casa preoccupandosi di come poter rendere tutto piacevole per gli ospiti, mentre Maria teneva d'occhio l'Uno, il suo Signore, e desiderava sentire dalla sua bocca le parole di vita. Si poneva ai Suoi piedi e perci lodata da Cristo pi della sorella. I modi diversi di agire di Marta e Maria si potrebbero chiamare il cammino salomonico e cristico. Salomone voleva sperimentare il bene quanto il male. (Qo. 11,3,10). Cristo insegna soltanto il bene dopo avere rigettato il male per sempre. (Is. 7:15). Questa l'arte di Maria e Cristo: scegliere la parte migliore che non ci pu essere tolta, l'arte di poter distinguere il prezioso dallo spregevole, il necessario dal superfluo. Ma per imparare quest'arte e prima di praticarla necessario innanzitutto indagare: cosa l'essenziale di quest'"unico necessario" e come si distingue dal superfluo; in che senso si pu parlare dell'"unico necessario"; come lo si ritrova in ogni situazione. Senza questo pi importante "unico necessario", non si pu raggiungere n realizzare nulla. E' come se fosse il fondamento su cui poggia tutta la costruzione. Senza questo fondamento l'edificio crollerebbe, e non potrebbe esistere nulla. In altre parole: la base, il pi importante, il primario, il principale, il fondamentale, la radice, il preminente, l'essenziale della faccenda oppure l'essenziale della sostanza della faccenda, la testa, la pietra angolare, il fondamento, la base, il nervo, il midollo, l'ergon*. Ma se presente quest'unico, allora tutto il resto superfluo o non utile alla causa, e quindi secondario, accessorio, appendice, aggiunta, parerga*.La distinzione questa: il necessario decide incondizionatamente se qualcosa o non , il superfluo adduce soltanto che qualcosa sia migliore o peggiore. Un esempio: il possesso della radice per l'albero una condizione essenziale, perch senza di essa l'albero non pu essere, crescere e portare frutto. I rami, le foglie, i fiori e i frutti sono le parti secondarie dell'albero. Perch anche se ne viene privato, l'albero continua ad essere un albero. Cos anche per gli oggetti d'arte. Quando ci si chiede qual l'essenziale di un

quadro, la risposta sar: l'immaginare qualcosa cos vivamente da poter riconoscere immediatamente sul quadro, con un unico sguardo, l'oggetto raffigurato. La bellezza dei colori ed il fatto che vi siano dipinti dei gioielli, non ha niente a che fare con l'essenza, la raffigurazione. Cos sempre necessario distinguere fra l'essenziale ed il secondario, fra il necessario ed il non necessario. Senza questa distinzione ci sarebbe confusione. Nel non necessario si pu ancora distinguere l'utile dall'inutile ed il nocivo. Utile ci che, pur non facendo parte dell'essere, contribuisce al suo miglioramento o rende piacevole l'esistenza, cos utile possedere cibo preparato in modo pi salutare e pi gustoso. Nocivo ci che peggiora l'essere o lo elimina; cos nocivo prendere del cibo che malsano e tossico. L'inutile o neutro non n vantaggioso n svantaggioso. E' indifferente mangiare pane bianco o pane nero, il mangiare diverse specie di carne, quando l'importante nutrirsi. La parola del Signore "una cosa necessaria", si pu comprendere sia nel senso stretto del termine, sia in senso generale. Nel senso stretto del termine, inteso come "pura unit", si adatta ai casi dove c' una relazione reciproca, dove l'una corrisponde all'altra, o dove due si accorda con due. Ad esempio: ad un corpo vivente appartiene necessariamente una testa, e ad una testa un corpo, perch se dessimo ad un corpo pi teste, oppure ad una testa pi corpi, ne uscirebbe un mostro. Ad una testa basta un cappello e ad un cappello basta una testa. Ma le mani, visto che sono due, un paio, hanno bisogno di due guanti e due piedi di due calze. Cos tutto va in proporzione e accordo. Ci che va oltre lo stretto necessario superfluo, inutile. Concepito in senso generale, l'essenziale per ogni cosa proviene normalmente da tre elementi fondamentali: un fine utile che spinge all'azione; la disposizione di mezzi, che devono garantire che l'esecuzione non sar infruttuosa; un metodo di azione per applicare quei mezzi in modo che l'agire conduca ad un fine. Quanto ai mezzi che servono allo scopo, bisogna dire che sono nel numero di tre. Per primo "l'agens", la persona da cui parte l'azione - l'operatore - perch nulla si svolge da s; secondo "l'agibile", l'opera stessa che deve essere compiuta, oppure la materia che deve avere la sua forma; terzo "l'actorium", lo strumento per agire. Se si pone la domanda: quali esigenze devono necessariamente corrispondere all'"agens", la risposta sar questa: potere, sapere, volere. Potere vuole dire possedere forze a sufficienza per il lavoro. Sapere vuole dire conoscere l'arte di svolgere il lavoro. Volere significa avere una volont disponibile ad eseguire il lavoro. Il seguente esempio pu illustrare quanto queste tre condizioni siano indispensabili: ordina invano di cantare a un muto, egli non pu, non ha la voce. Ordina invano anche al contadino che inesperto del canto, non ne sa nulla. Ma se lo chiedi a qualcuno che conosce la musica, egli comprender e lo potr fare. Ma se gli manca la volont, non canter. Cos per tutto. Ma come si pu rintracciare quell'"unico necessario" nella gran massa di cose superflue? Questa domanda non giunge nuova, perch l'ignoranza infatti la causa per cui la maggioranza degli uomini erra in un labirinto, rotola eternamente pietre ed eternamente ambisce al vero bene. Cosa si deve fare? Si deve sapere esattamente a che serve una cosa per poi stabilire il fine ed i mezzi idonei per realizzarla. Il pi importante necessario trovare queste tre cose. Alcuni esempi ce lo possono dimostrare. Perch esiste la terra? Per portare noi e ci che noi costruiamo. Perci deve essere sostanzialmente solida, un suolo morbido e palusodo non infatti idoneo. Perch ci data l'acqua? Per provvederci di liquido. Per cui umidit, mobilit, fluidit, sono le uniche qualit necessarie. Se si solidifica a ghiaccio, tali qualit le vengono sottratte, diventa inutilizzabile, a meno che non si sciolga. A che cosa serve l'aria? Per poter respirare. Perci prima di tutto deve essere adatta per poter essere inalata e poi essere fine e pura. A che cosa serve il fuoco? Per riscaldare, per cuocere cibi crudi e per sciogliere materiali, ecc...Deve irradiare un calore necessario per poter preparare qualcosa, anche il calore reale, non quello nascosto in una pietra focaia o un altro combustibile. Qual l'essenza ed il fine dei nostri alimenti? Servono per rinnovare i succhi e le forze vitali che si

consumano ed evaporano per la formazione quotidiana del calore nel nostro corpo. Perci necessario che essi siano efficaci e contengano succhi tali da ben accordarsi con i liquidi del nostro corpo e le nostre forze. Cos con tutto, nella natura intera. Se noi cerchiamo di liberarci dagli errori umani, dal penare e dal gioco inutile della vita, ora trattiamo l'applicazione pratica di tutto ci e vogliamo provare la verit di quest'arte. NOTE ERGON: parola greca che significa "azione o lavoro". PARERGA: parola greca che significa "cosa necessaria".

CAPITOLO QUARTO Osservare il precetto di Cristo sull'"uno necessario" diventa necessariamente indispensabile, poich soltanto in questo modo si trova la via d'uscita dai labirinti del mondo, alleggerendo anche il peso che questo rappresenta per noi, e saziandone la fame. Cristo stesso per primo l'ha messo in pratica e l'ha insegnato con la parola e l'esempio. Quando il Signore dice:"Il Regno dei Cieli si pu paragonare ad un granellino di senape. Esso il pi piccolo di tutti i semi, ma, una volta cresciuto, pi grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami." (Matt. 13:31, 32). Ci si pu con ragione applicare anche alla regola di Cristo sull'"Uno necessario". Bench agli occhi degli uomini questa regola sembri insignificante, i suoi frutti arrivano al cielo e nell'eternit. Per spiegarlo, vediamo prima come Cristo stesso fece crescere il suo granello, da seme ad albero molto ramificato, al servizio degli uccelli del cielo, i Suoi fedeli che volgono lo sguardo al cielo. Poi vediamo come noi, in quanto discepoli del nostro supremo Maestro, possiamo applicare questa regola in tutte le circostanze della vita con risultato eccellente. Io sostengo che Ges, con questa breve e semplice regola, ha voluto insegnare una grande triplice arte: a) come possiamo evitare il labirinto degli smarrimenti; b) come riuscire a dominare ogni pietra di Sisifo; c) come ci possono appartenere tutte le delizie della pura gioia. Solo se, tralasciando di invischiarsi in faccende inutili, ci si applicasse totalmente al necessario, si potrebbe con facilit evitare ogni smarrimento causato da un agire insensato, riconducendosi il pi possibile all'unit originale e procedendo per questa semplice via. Se l'uomo, nel suo agire, non s'occupasse contemporaneamente di pi faccende, e soprattutto evitasse i contorni, ma si occupasse soltanto di lavori necessari, o meglio ancora, di un unico lavoro mettendovi tutte le sue forze fino al compimento, non vedrebbe forse ridursi sempre pi la montagna di lavoro ancora da fare, mentre quella realizzata alle sue spalle crescerebbe continuamente? Cos anche per i beni che l'uomo cerca avidamente durante la vita e per i piaceri che ne derivano. Chi non cerca n cose superflue n troppe cose, per quanto necessarie possano sembrare, ma si accontenta di ci che ha, non sar contrariato se il suo desiderio viene deluso, non riuscendogli difficile moderare lo stesso. Un detto di Epictetur* ci concorda:"Nella vita bisogna comportarsi come a tavola (dove si va ospite). Se vi viene portato del cibo, stendete la mano e accettatelo con modestia; se ancora a grande distanza, non eccitate il vostro appetito osservando la portata in lontananza. Se passato, non fate che i vostri pensieri ne siano ancora occupati." Com' espresso bene il concetto! Ed soltanto un piccolo ruscello che scaturisce da quella sorgente di saggezza che il Cristo. Cristo, qualche volta, e in casi particolari, ha spiegato in cosa consiste l'applicazione dell'unico necessario dandone degli esempi. Riguardo al pericolo dell'eccedenza, Egli consigli d'utilizzare il filo della semplicit che conduce l'uomo fuori da tutti i labirinti. Lo voglio dimostrare anch'io con alcuni esempi, in modo che il resto possa essere compreso pi facilmente. Considerando le errate abitudini degli uomini, Egli richiamava alla semplicit del primo ordinamento quando disse:"Ma da principio non fu cos." (Matt. 19:8). Onde dissuadere i suoi discepoli dal vizio di occuparsi di tante bizzarre dispute, Egli cercava di imprimere in loro il valore del mandato:"I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi per non sia cos; ma chi il pi grande tra voi diventi come il pi piccolo e chi governa sia come colui che serve." (Luca 22:25, 26). Per distogliere i pi giovani dall'ambizione, Egli mise un bambino in mezzo a loro ed insegn ad imitarlo. (Matt. 18:2, 3). Li mise in guardia contro l'avarizia esortandoli ad osservare gli uccelli nel cielo ed i gigli nei campi che vengono nutriti e vestiti dal Padre celeste. Dall'errato timore per futuri pericoli, li richiam alla speranza nell'aiuto divino promesso. (Marco 13:11 e Luca 21:14, 19). Fece tanti esempi in molti modi.

Come possiamo sfuggire alla vana fatica e alla pena? Ges consigli di eliminare l'eccessivo preoccuparsi per le faccende terrene e di confidare nella cura paterna di Dio. (Matt. 6:25, 32). Di rigettare tutte le faccende che, pur buone in s, rappresentano per noi causa costante di pena, cos come Egli disse al giovane che ambiva ad una vita virtuosa, ma a cui la cura dei suoi beni materiali era d'ostacolo:"Va, vendi tutto quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo, poi vieni e seguimi." (Matt. 19:21). Se si tratta per di preoccupazioni professionali che impossibile eliminare, Cristo raccomand di lavorare con zelo e perseveranza finch il lavoro non avesse trionfato sul lavoro stesso. Cos parl a chi, avendo anche altre faccende da sbrigare, tergiversava nel seguirlo:"Nessuno, che abbia gi messo mano all'aratro e poi si volga indietro, adatto per il regno di Dio." (Luc. 9:62). Significa: fate ci che dovete fare e mettete da parte gli ostacoli. Con la sua opera liberatoria Egli non si fece distrarre da alcun altro lavoro finch morente, pot dire:"Tutto compiuto!" (Giov. 19:30). Per finire, come applicava il Signore la Sua regola sull'"unico necessario" riguardo al conseguimento e al godimento di beni dilettevoli? Per primo Egli insegn a non volgere il nostro desiderio verso cose inutili. Cos non volle essere un re terrestre, perch non era stato inviato per questo. (Giov. 6/15). Nemmeno voleva dividere un'eredit perch non era stato nominato giudice o mediatore. (Luca 12:14). Per quel che riguarda la sussistenza quotidiana Egli insegn a pregare il Padre celeste per il semplice pane quotidiano, e non per le leccornie che eccitano il palato. Inoltre insegn che ci si dovrebbe accontentare di qualsiasi cosa ci venga data, quale offerta della paterna cura di Dio. Ecco ci che Egli mise sempre in pratica e insegn ai suoi discepoli. Ecco le parole degli apostoli:"...poich ho imparato bastare a me stesso in ogni occasione; ho imparato ad essere povero, e ho imparato ad essere ricco; sono iniziato a tutto, in ogni maniera, alla saziet e alla fame, all'abbondanza e all'indigenza. Tutto posso in Colui che mi d la forza." (Fil. 4:11:13). Infine, abituarsi alla scarsit e alle privazioni di cose piacevoli meglio che essere continuamente soddisfatti avendone in eccesso. Cristo, bench fosse ricco, volle per mezzo nostro diventare povero. (II cor. 8, 9). Spesso digiunava, una volta lo fece per quaranta giorni, pur potendo creare del pane con la Sua potenza divina, come aveva pi volte mostrato sfamando la folla affamata. Si lasci crocifiggere, ignorando l'ignominia, in cambio della gioia che gli era posta innanzi, e si assise cos alla destra del trono di Dio. (Ebr. 12:2). Seguendo lui, gli Apostoli, Suoi fedeli discepoli, divennero ministri di Dio, mostrando in vita molta fermezza nelle tribolazioni, nelle necessit, nelle angosce, nelle percosse, nelle prigionie, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni, con purezza, pazienza, sapienza, benevolenza, spirito di santit, amore sincero, con parole di verit, con la potenza di Dio, con le armi della giustizia a destra e a sinistra, nella gloria e nel disonore, nella cattiva e nella buona fama. "Siamo ritenuti impostori, eppure siamo veritieri, sconosciuti, eppure siamo notissimi, moribondi ed ecco viviamo, puniti, ma non messi a morte, afflitti, ma sempre lieti, poveri, ma facciamo ricca molta gente che non ha nulla e noi invece possediamo tutto." (II Cor. 6:410). Oh, tutt'altro canto di quelli dei Tantalo di questo mondo! E' chiaro e conciso che la filosofia di Cristo, la via verso la vera felicit essere uno con s stessi, con Dio ed in Dio e non farsi sviare da faccende che stanno al di fuori di noi; oppure se qualcosa indispensabile, addentrarci non oltre il necessario. Chi ha imparato questo da Cristo, non perder di vista facilmente il fine - la beatitudine -, non soccomber nel compito a lui affidato, n sar deluso nelle sue aspirazioni, e avr la pace del cuore e la gioia della coscienza. Egli sapr, secondo l'insegnamento di Cristo, essere appagato nell'unico Dio e dell'unico mediatore fra se stesso e Dio, il Cristo, e dell'unico maestro interiore, consolatore e rafforzatore, lo Spirito Santo. Sar contento con la sola luce della fede, e con la preghiera, l'unica ancora di salvezza, e con la continua aspirazione a Dio; potendo servire cos ognuno, sar contento per l'unico lavoro giusto che gli stato comandato, l'amore verso il prossimo. Infine sar paziente, nella malasorte, e sottometter la sua volont alla volont di Dio, cos la sofferenza per lui finir. Chi si sottomette completamente alla volont di Dio, considerer senza discriminazione di bene o male, di gioia o dolore, di vita e morte, l'unica vera via lungo la quale Dio, il Misericordioso, lo guida fuori dalla miseria verso il fine beato.

Se non vogliamo essere dei giovani indegni di Colui che professiamo nostro Maestro, calcheremo le Sue orme in tutte le nostre faccende, ed applicheremo pieni di zelo la Sua regola d'oro. Vedremo come ogni uomo, in particolare ogni gruppo di giovani (la scuola, ogni paese, ogni chiesa, ed infine il mondo intero), se vorr ascoltare il buon consiglio si liberer, in maniera rapida e sicura, dai labirinti, dalle pietre di Sisifo, e dagli inganni di Tantalo - cio tutto quello che dobbiamo sopportare raggiungendo la gioia eterna. NOTE 1) Epictetus, filosofo romano del secondo secolo dopo Cristo; la sua etica stoica si avvicina in molti punti al cristianesimo. "Sii paziente e moderato" era la base della sua dottrina.

CAPITOLO QUINTO Come con alcuni esempi viene dimostrato che ognuno pu intelligentemente applicare la stessa regola di Cristo sull'"unico necessario", in modo da trovarsi bene per tutta la sua vita e dopo la sua morte. Poich non necessario che mi dilunghi su faccende che sono di infinita utilit, dar soltanto alcuni esempi sperando di mostrare in questo capitolo l'efficacia di lunga durata di questa regola per l'uomo. Se ci si pone la domanda: innanzitutto cosa necessita all'uomo? Cosa gli pi urgente? La risposta sar: s stesso; il che vuol dire che egli deve imparare a conoscere se stesso, a governarsi e ad applicare le sue forze a proprio vantaggio. Cosa significano queste parole? Dapprima l'uomo deve conoscere se stesso affinch egli sappia che non soltanto una creatura, come il cielo, la terra, il sole, gli alberi, oppure un elefante e basta, ma egli si trova tra il Suo Creatore ed il creato come immagine del Suo Creatore stesso. Lo rappresenta e Lo serve; ma come un piccolo mondo ed un piccolo dio, egli stesso signore e sovrano del creato. In secondo luogo, egli deve sapersi governare, come piccolo dio del suo piccolo mondo. Un giorno un saggio disse:"Se volete essere re, vi do un regno, regnate su voi stessi." Infine necessario per l'uomo saper trarre autonomamente vantaggio dalle proprie forze. Egli deve fidarsi pi di se stesso che degli altri e cercare pi gioia in s stesso che negli altri. Siate per voi stessi il mondo, e non cercate voi stessi nel mondo fuori di voi. Allora in che modo l'uomo un mondo a s? Tutto ci che fa parte del suo essere egli lo porta dentro di s. Nessuna parte del suo essere si trova fuori di lui, egli chiuso in s stesso come in un cerchio o in una sfera. Perci, nel migliore dei casi, l'uomo si ritrova in se stesso ed in nessun'altra parte ed solo cos che egli pu facilmente trovare Dio in tutte le cose. Allo stesso modo con cui si pu riconoscere e considerare Dio e la Sua immagine in ogni cosa, cos ogni cosa porta l'impronta del suo creatore, proprio come tutte le cose hanno le loro caratteristiche. Se l'uomo sa governare se stesso, sapr anche governare un altro uomo perch di natura simile ed ha bisogno di una guida simile. Se egli pu governare un uomo, potr anche governarne tanti, perch tutti sono fatti secondo la stessa immagine. Quando infine l'uomo ha imparato a trarre vantaggio dalle sue forze, egli sapr anche utilizzare altri beni destinati a lui. La cosa pi necessaria, per l'uomo, conoscersi, governarsi, possedersi, e giovare a se stesso. Volete delle spiegazioni pi chiare? L'uomo deve aspettare la felicit da se stesso e da ci che alla base del suo essere - corpo, spirito e anima - e non dalle cose esteriori subordinate come: cibo, abbigliamento, alloggio, soldi, favori e cose simili della vita. Applicate in modo non intelligente, queste cose sono di solito causa pi di disagio che di comodit, pi di freno che d'avanzamento, pi dannose che utili, perch moltiplicano considerevolmente i labirinti, le pietre di Sisifo e gli inganni di Tantalo nella vita, e cos distruggono indubbiamente la vera felicit. Voi agite perci intelligentemente se valorizzate pienamente ci che alla base del vostro essere: corpo, anima e spirito immortale, che avete ottenuto in quanto uomini al di sopra di tutte le creature visibili, nella convinzione che sono le vostre prerogative e che voi coltivate come fareste per il vostro campo, il vostro giardino, giardino di delizie da cui raccogliete i frutti della felicit eterna desiderata. Cosa necessario per collezionare questi frutti da se stessi? Che voi sappiate da dove vengono a voi, e che cosa dovete fare per farli crescere meglio. Con gioia voglio che mi si insegni questo. Tutto il bene in te, o uomo, proviene dal fatto che sei creato secondo l'immagine di Dio. Pi grande diventa la somiglianza con la tua origine - Dio- pi facilmente e abbondantemente te ne viene il bene. Vi dovete aspirare veramente con tutte le vostre forze. Non anche questo desiderio che ci sospinge, creato nel tuo e in tutti i cuori? Perch, come Dio: in primo luogo e vive ; in secondo luogo Egli compie ci che vuole; terzo, onnisciente; quarto, onnicomprendente; quinto, vuole e sceglie il bene; sesto, conduce a buon fine ci che Egli

vuole; settimo, possiede tutto; ottavo, gioisce di tutte le Sue opere; nono, supera tutte le Sue creature; decimo, si manifesta a coloro con cui Egli parla; undicesimo, ama e vuol essere riamato; dodicesimo, eternamente beato nella pienezza delle Sue benedizioni. Cos anche l'uomo naturalmente desidera vivere, essere forte e sano, conoscere ci che esiste, comprenderlo, scegliere ci che gli sembra giusto, poter adoperare al massimo le proprie forze per raggiungere ci che sceglie, desidera possedere molto, godere del suo utile, aumentare il prestigio e ricevere onori, essere tanto versatile da poter partecipare i suoi pensieri ad altri, che gli uomini siano ben disposti verso di lui e possedere un Dio misericordioso per la completa affermazione della sua felicit. Egli sarebbe un mostro in forma umana se non prendesse a cuore tutto ci. All'uomo non manca la capacit di ottenere tutto ci, se applica accuratamente i mezzi che corrispondono ai suoi desideri. Perch: 1) tutta la vita umana qualcosa di organico, che pu essere conservato o distrutto; 2) i singoli organi, anch'essi possono essere conservati o distrutti come la salute stessa; 3) l'uomo, con i suoi cinque sensi sani, pu arrivare alla conoscenza di tutto ci il mondo gli manifesti; 4) coloro che possiedono la mente sana e non evitano le difficolt di ricercare le cause delle cose, possono comprendere tutto; 5) forse non permesso ad ognuno di avere un giudizio proprio, e di fare la propria scelta? 6) l'uomo pu raggiungere tutto, perci ha ricevuto organi idonei, o forse qualche volta lo abbandonano? 7) perch egli non pu considerare come sue tutte le cose buone del mondo? Il Creatore non gli ha forse dato come dimora il proprio mondo - la Sua casa - riccamente provvista di beni? 8) ognuno pu utilizzare e godere di questi beni, perch tutto ci che fu creato molto buono (Gen. 1:31). Sebbene tutto fosse poi rovinato dal peccato, sappiamo che Dio fa collaborare tutte le cose per il bene di coloro che lo amano (Rom. 8:28). 9) pu capitare ad ognuno di brillare, basta che sappia cosa significa in realt questo brillare e quale via egli debba imboccare per aspirare a ci che elevato. In virt del diritto della creazione, gi egli si trova al di sopra di tutte le creature visibili, e, per la grazia della liberazione, perfino al di sopra degli angeli. Infine, con la santificazione, egli pu partecipare della natura divina; quanto grandioso tutto ci! (Sa. 8:6, 7) (Ebr. 2:16) (II Pe. I:4; 10); 10) chiunque abbia ricevuto da Dio un cervello sano, lingua ed orecchie, pu essere eloquente, e solo pochi, per un caso sfortunato, sono privi di questi organi; 11) perch non sarebbe permesso a chiunque di rendersi degno del favore degli uomini, se osserva la legge della convenienza ed irreprensibile di costumi? E infine, perch non sarebbe possibile agli uomini entrare in comunione con Dio in amore ed obbedienza, purch non distolgano le orecchie dalla parola divina? "Vedete e gustate quanto buono il Signore" (Sal. 34:9). Ora dobbiamo soltanto verificare, se possibile, in che modo queste importanti faccende si possano realizzare con semplicit. Ebbene! Esamineremo se la regola di Cristo dell'"Unico Necessario" ci insegna qualcosa. Per primo chiediamo: cosa dobbiamo fare per conservare a lungo la nostra vita e la nostra salute? Dobbiamo diligentemente osservare tutto ci che pu rafforzarle ed agevolare tutto ci che le regge. Dobbiamo evitare ci che danneggia la salute. Le cause esterne sono le seguenti: ferire, battere, cadere, urtare, contundere. Le cause interne sono qualsiasi eccesso come: intenso calore o raffreddamento, troppo movimento o riposo, una troppo grande saziet di cibo o di bevande, ma anche qualsiasi grande indebolimento causato da fame, digiuno o medicamenti. I mezzi per mantenere una buona salute sono un corretto modo di vivere e il rispetto per Dio e gli uomini. Il modo per vivere giusto consiste nel saper misurare saggiamente il cibo, il movimento, il sonno e tutte le altre cose appena menzionate. Il rispetto per Dio e per l'uomo si manifesta in un serio adoperarsi a non spronare nessuno a fare qualcosa di dannoso. Se date al vostro stomaco il

cibo giusto, al vostro corpo il necessario movimento e riposo ed al vostro spirito il giusto rilassamento e gioia, e quando infine onorate Dio, il Signore della vostra vita, con adorazione e obbedienza, e date all'uomo ci di cui ha diritto, perch non dovreste avere buona speranza? Cristo ed i suoi santi non ci hanno forse preceduto nella cura per la loro vita e per la loro salute? Per vivere il bene senza conoscere il male esiste una sola via: pu essere reso noto ai sensi solo ci che degno di essere saputo e tutto il resto deve rimanere celato ad essi, perch la vista, l'udito e gli altri sensi cadono sugli oggetti che vengono avvicinati loro, ma anche qui vale la regola di portarli lentamente alla consapevolezza dei sensi, e non troppi in una volta sola. Ci che si tiene celato, rimane celato. Per giungere da una conoscenza superficiale delle cose ad un concetto pi profondo dell'essere, necessario considerare le cause ed esaminarle accuratamente. Se volete capire qualcosa dovete esaminare con attenzione: -il fine della sua esistenza, -da quali parti composta, -la relazione fra le parti. Ben presto vi sar chiara l'essenza. E se non si sprecano le forze in cose inutili, perch un modo di agire cos saggio, non potrebbe essere sufficiente per ci che necessario? Quando l'uomo vuole utilizzare il libero arbitrio in modo giusto, in primo luogo si deve abituare a distanziarsi da tutto ci che non tollerato, e quanto a ci che tollerato, deve chiedersi e distinguere se esso anche efficace. Questa virt, (allontanarsi sempre dal non tollerato e astenersi spesso dal tollerato), considerata, con ragione, la corona di tutte le virt. Solo colui che controlla completamente se stesso veramente libero. E viceversa "Fortior est que se, quam qui fortissima vincit moenia: nec virtus altius vie potest" (Pi coraggioso dell'eroe che vince potenti mura, colui che domina se stesso: la virt non conosce vie pi alte). La regola di Cristo porta l'uomo anche ad adoperare con intenzione la virt. Perch egli di natura vivace, gli piace il movimento e l'attivit, ora pi ora meno, ha bisogno solo di una guida saggia. Siccome la mente ha sempre qualcosa da ponderare, e siccome la volont ha sempre qualcosa da decidere, l'umana capacit di agire non in grado d'occuparsi d'altro se non del mettere in atto ci che stato pensato e deciso. Un impulso dall'esterno non necessario, ognuno lo porta in s. Per evitare che si vada oltre il limite, con un entusiasmo capriccioso o troppo forte, soltanto necessaria una giusta guida. Se perci si impedisce che le capacit naturali frazionino e disperdano le proprie forze in cose inutili, esse si indirizzeranno con forza sempre maggiore al solo necessario di cui debbano occuparsi. Oh, quant' importante questo! La stessa regola di Cristo trasmette inoltre la grande forza di non soffrire per eventuali perdite, e si ha tutto in abbondanza, poich nella Sua eterna bont Egli dispensa generosamente i Suoi doni, purch a noi non manchi la capacit d'afferrarli. E, anche se alcuni lo hanno affermato, nemmeno la nostra natura di carattere insaziabile. Chi non desidera oltre i confini delle sue necessit e si accontenta del necessario che gli viene dalla mano di Dio, ne ha a sufficienza. Con pochi desideri, egli ha nella sua vita meno distrazioni e vive pi felicemente. Chi, al contrario, non si accontenta n di Dio n della Sua virt, nulla gli sufficiente, anche se possiede il mondo intero soffre la privazione. Per essere veramente ricco in Dio bisogna conoscere l'arte di pregare, di lavorare, di essere parsimonioso e sobrio. La regola di Cristo consente inoltre all'uomo che si fida di Dio e della sua virt, di godere tranquillamente il suo bene e d'essere protetto da ogni male. Perch chi vive moderatamente e si accontenta del necessario e non si seppellisce sotto un cumulo di cose inutili, col suo semplice modo di vivere non stimola in altre persone l'invidia e non verr perseguitato. Sempre lodando Dio egli vive tranquillamente per Dio e per se stesso. Siccome il suo spirito sobrio e liberato dall'inquietudine riguardo le cose mondane, egli sempre occupato a realizzare qualcosa di buono.

Se colpito da qualche infortunio, riflette sul destino umano e sulla divina provvidenza che abbraccia amorevolmente tutto, e quindi egli sopporta tutto serenamente. La regola di Cristo prevede anche che l'uomo, dedito a Dio e alla virt, e che presta attenzione solo al necessario, conduca una vita onesta passando per tre vie. La prima via quella di non fare nulla di disonesto verso se stesso, verso gli altri n verso alcuna altra cosa. La seconda via non apparire buono, ma esserlo. Passando per la terza via egli volge lo sguardo non tanto sugli uomini, ma su Dio, protettore della verit, e sulla sua coscienza, e ne testimonia nel suo intimo. Se vivete veramente cos, sarete onorati dinanzi a Dio, che la Verit, ed ai Suoi angeli e fra tutti i devoti sarete la Sua pi fedele immagine, sia che viviate nella luce della rivelazione sia che viviate nella penombra del vostro habitat. Infatti, non importa se il popolo vi onora o meno; la maggioranza non capisce nulla e spesso onora piuttosto la fognatura anzich l'altare. Non prestate attenzione alla massa e cercate il vero onore che siede sul trono della virt. Coloro che vivono osservando la regola di Cristo riguardante l'"Unico Necessario", conferita l'eloquenza, non intesa come loquacit, ma la sufficiente abilit di esprimere chiaramente e correntemente i propri pensieri. Chi in grado di distinguere il necessario dal non necessario, far sentire parole di verit e non un vuoto vaniloquio. Non pronuncer un discorso incoerente e senza contenuto, ma lo forger in un insieme armonioso. Di quest'abilit saranno infine dotate anche le persone pi semplici e meno eloquenti. Parlano a Dio con il desiderio interiore del cuore. Quando parlano agli uomini, le loro parole sono semplici e vere come gliele ha insegnate il loro Maestro celeste:"Il vostro s sia s ed il vostro no sia no". Seguendo la regola di Cristo si ottiene pi facilmente il favore degli uomini, occupandosi delle proprie faccende e non disturbando il prossimo con cose non necessarie. Perch si dovrebbe disturbare qualcuno che si occupa di se stesso e vuole lasciare gli altri in pace? La causa principale della regola di Cristo la via pi sicura per cercare di ottenere il favore di Dio, che sta al di sopra di tutto. Se gi in ogni cosa si deve cercare l'unico indispensabile, che ne il nucleo, e da cui dipende l'esistenza, appare chiaramente che anche l'universo deve avere necessariamente una base che abbraccia il tutto, dove tutto poggia, e che tale base - Dio - non pu essere altro che l'origine di tutto. Egli la causa di tutte le cause, il fine di tutti i fini, l'immagine primordiale di tutte le immagini, l'operatore di tutto quel che opera. Quando il pio imitatore della regola di Cristo medita seriamente, ben presto giunger alla conclusione che Dio la pi grande necessit di tutto ci che necessario. Questo ha un'ulteriore conseguenza: quando l'uomo ha compreso la necessit di rivolgersi in se stesso, lontano dalle esteriorit, poich la propria esistenza per lui l'"Unico Necessario", riconoscer anche la necessit di uscire da se stesso e di ritornare alla sua origine, a Dio. Egli rimette a Dio il governo di s, che aveva ottenuto di diritto. Cos infine, per l'uomo, tutto si volge verso il bene, perch Dio disse al padre di tutti i fedeli:"Non temere Abramo, Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sar molto grande." (Gen. 15:1). E' possibile chiarirlo con esempi particolari? Se volete che la vostra vita rimanga libera da labirinti, non immischiatevi in faccende che non vi riguardano, n in pensieri, n in parole, n in azioni. Se l'osserverete bene, fuggirete un labirinto incredibilmente grande. Se, con le vostre proprie faccende, non volete incorrere in un labirinto, fatevi guidare dalla moderazione; ci significa: siate contenti con poco, riguardo gli abiti, l'abitazione, il cibo, i servitori, gli arredi, gli introiti e i capitali. Possedete di tutto ci solo quello di cui avete bisogno e astenetevi da eccesso e lusso. Non fatevi la vita troppo difficile per i troppi amici, uno o due sono sufficienti per darvi consiglio. Si pu dire in quest'opera qualcosa sull'indispensabile per le diverse et, per i giovani e per gli adulti, per gli anziani e per l'ora della morte? Di che cosa ha bisogno soprattutto la giovent? Deve essere ben educata. Gi nei primissimi anni (della giovent) bisogna insegnare che cosa necessario nella vita e bisogna difenderla dal non necessario. Questa la base per la felicit che regge durante tutta la vita. Perch come l'inizio, cos il proseguimento e la fine. L'albero cresce dopo che stato piantato, viene curato e secondo la

crescita diventa forte, diritto o storto e porta certi frutti. Perci dice Salomone:"Abitua il giovane secondo la via da seguire, e neppure da vecchio se ne allontaner."(Prov. 22:6). E Dio stesso dice "Cambia forse un Etiope la sua pelle o un leopardo la sua pelle maculata? Allo stesso modo, voi abituati a fare il male, potrete fare anche il bene?" (Ger. 13:23). E' meglio piegare la volont del bambino, anzich correggere lentamente ci che indurito nel male. E' pi facile stare attenti che bicchieri e vasi in creta non si rompano, anzich aggiustare il guasto. Cos con la salute fisica, cos con tutto. Fin dalla giovane et, bisogna rammentare al ragazzo la sua mortalit, cos che impari a concepire la vita come se avesse pochi giorni davanti a s, e come questo tempo presto svanisce. L'utilit sta nell'imparare a non basarsi esclusivamente su questa vita transitoria, ma di prepararsi presto alla vita futura. Qualcuno potrebbe chiedere: allora dobbiamo insegnare alla giovent piuttosto sulla morte che sulla vita? E' certamente molto utile, se vogliamo salvaguardare l'uomo dai pi grandi pericoli: essere strappati dalla vita impreparati infatti la pi grande catastrofe per l'uomo, sia esso anziano che giovane. Fin dalla nostra nascita iniziamo a morire, e la nostra fine dipende dall'inizio, cos dice un saggio detto e perci non sar un'azione sciocca rammentare la fine agli uomini mortali fin dall'inizio, perch essi provvedano in tempo e si abituino ad adottare le misure opportune. Altrimenti saremmo all'oscuro del pi necessario, mentre impariamo il non necessario, e se vogliamo utilizzare il necessario, questo rinuncer a noi perch noi ci siamo occupati del non necessario. Perci, il modo pi perfetto per iniziare la vita una considerazione sulla morte, con l'intenzione di condurre una vita religiosa: cos l'individuo non si trover male quando sopraggiunger la morte. Che cosa necessario per una vita onesta? Seneca consiglia di prendere ad esempio qualcuno che brilla virt, come Scipione, Catone o altri. Qualcuno che si immagina sempre presente e che ci impedisca di sbagliare proprio per il rispetto che la sua figura incute. Noi cristiani abbiamo ci in Cristo: l'ideale pi idoneo della perfezione, come colui che veramente sempre presente, che vede e giudica tutti i nostri pensieri ed azioni in quanto nostro futuro giudice. Vi sono per poche persone che vi prestano attenzione. Se non volete pensarci, se volete vivere sfrenatamente, dovete trovare un nascondiglio dove nessun Dio, angelo o qualsiasi creatura vi possa vedere. Quando Dio vi vedr, vi giudicher. E se un essere creato, sar accusato, anche se fosse un uccello. (Qo. 10:20). La pietra, infatti, grider dalla parete e dal tavolato risponder la trave. (Ab. 2:11). Dove troverete un angolo tanto nascosto da poter nascondere il vostro peccare? Da nessuna parte. Pensate che non la farete franca da nessuna parte, e perci non peccate, ma cercate sempre e dovunque di perfezionarvi nella virt. Che cosa indispensabile a colui che giunto a una tale decisione? Egli deve iniziare rapidamente e seriamente. Se non cominciate mai con i fatti, la sola teoria non vi sar utile. Chi oggi non ha la giusta disposizione, domani l'avr ancora meno. Cosa necessario per il principiante? Continuare finch le prime difficolt che si presenteranno, saranno vinte. Cosa deve fare colui che ha iniziato questo cammino interiore? Perseverare, perch soltanto a coloro che perseverano fino alla fine promessa la salvezza. (Mat. 10:22). Abituatevi perci, fin dalla prima giovent, a compiere ci seriamente e sinceramente senza ipocrisia e simulazione, perch il Dio di verit esige la verit del cuore. Se voi apparite dinanzi agli uomini allo stesso modo come dinnanzi a Dio e alla vostra coscienza, sarete protetto da tutti i mali. Se non lo fate, tutte le vostre azioni saranno ipocrisia. E poi? Come il vento gonfia un sacco vuoto, cos l'immaginazione gonfia i vanitosi. Cosa deve fare un uomo adulto che svolge un lavoro, per non trovarsi in un labirinto? Togliere continuamente soprattutto il non necessario, poi il meno necessario, per non rimanere ingarbugliato, e poi ridurre il necessario fino ad una piccola quantit. Svolgere il lavoro in ordine, osservando le tre regole che seguono: se vi viene dato un incarico, non aspettate che un altro inizi prima di voi, ma svolgetelo voi stessi e, dopo di Dio, non fidatevi di nessun altro uomo se non voi stessi;

non rimandate a domani ci che potete fare oggi; fate ci che fate col senso del dovere, perch porter frutto. Cosa necessario per giungere all'esecuzione del lavoro? avere sempre dinanzi agli occhi un fine determinato e fisso. Se uno si posto pi di un fine, tutto l'accessorio deve essere subordinato al fine principale. Chi caccia due lepri insieme non prende nessuna delle due; adoperare invariabilmente lo stesso determinato mezzo. Quando risulta che necessitano pi mezzi, bisogna ordinarli in modo tale che si sostengano e non si ostacolino a vicenda. Il viaggiatore che porta sulle spalle tanti bastoni folle come chi si appesantisce con pacchi superflui o con molte masserizie, dovendosi poi fermare; seguire una regola fissa e determinata che stata sperimentata attraverso molteplici situazioni. Se volete provare un modo nuovo, fatelo soltanto dopo matura riflessione. Come deve agire colui le cui forze sono suddivise fra diverse attivit? Egli deve riflettere quale l'attivit pi necessaria e occuparsene con cura, lasciando perdere le altre. Se ci sono pi attivit da svolgere contemporaneamente, egli deve chiedere aiuto. Se non possibile, e tutto pesa sul solo operatore, egli, innanzitutto si occupa di ci che viene per primo, dando pi peso alle cose pi importanti. Cosa fare quando si presenta pi di un compito eccessivamente grande? Allora sono necessarie la pi grande forza d'animo, sforzo e saggezza, oppure, se dubitate di voi stessi, ascoltate il miglior consiglio degli altri. E soprattutto, se volete ottenere la benedizione sul vostro lavoro e il favore degli uomini, e volendo sfuggire all'invidia, dovete aggiungere la grande grazia di Dio. Se volete erigere qualcosa di grande senza questo, sicuramente ve ne pentirete successivamente. Cosa dovete fare se vi assalgono all'improvviso tanti pericoli o complicazioni, e non sapete dove rivolgervi? Rimane soltanto una cosa: cercare rifugio in Dio e dire, come Giosafat:"Poich noi non abbiamo la forza di opporci a una moltitudine cos grande piombataci addosso, non sappiamo che cosa fare; perci i nostri occhi sono rivolti a te, o Signore." (II Cr. 20:12). Cosa far un uomo per non essere sopraffatto dalle sue attivit? Non iniziare nulla che non sia in grado di portare a termine. Se qualcuno si assume un compito che supera le sue forze, si stancher troppo, e successivamente soccomber, non pu essere diversamente, oppure, deriso dagli altri, dovr smettere. Siate saggi prendendo esempio da Davide che non inorgogliva il suo cuore ed il cui sguardo non si levava con superbia e non andava in cerca di grandi cose superiori alle sue forze. (Salmo 131). Se Dio gradisce utilizzarvi per qualcosa di straordinario, Egli stesso vi condurr con la propria mano, come fece con Davide. Come Davide, manifestate al Signore tutte le vostre preoccupazioni, confidate in Lui, Egli compir la Sua opera. (Salmo 37:5). Se, per la vostra fretta, volete procedere senza la guida di Dio, cadrete con tutte le vostre imprese. Cosa si esige, specialmente da noi, per le faccende che vi sono affidate, che vi sono estranee? Essere degno di fiducia significa agire seriamente e discretamente e con rapidit, se la faccenda lo richiede. Perci non dite che farete qualcosa, ma fatelo. Se avete compiuto un lavoro, non vantatevene. Se l'avete fatto bene, esso parla da s. Cosa necessario in tempi felici? Essere gioioso e cantare le lodi a Dio. (Gc. 5:13). E' permesso di sorridere a chi la fortuna sorride, dice un pagano. Anche Cristo permette ai suoi la gioia, ma proibisce che l'allegria si trasformi in baldoria, e che il piacere sia pi carnale che spirituale. Cosa si fa in tempi di tristezza? Ci si rattrista, si sospira e si prega. Quando il male ci spinge a cercare rifugio in Dio, la fonte di tutto il bene, esso diventer per noi una benedizione. Cosa manca all'avaro? Un freno per la sua avidit, essere contento del presente. Chi contento con ci che ha non soffrir mai la povert, chi non contento dei suoi averi, non sar mai ricco. Di che cosa ha bisogno l'uomo, in tutta la sua vita, per evitare le complicazioni? Sfuggire continuamente i difetti nel suo intimo, evitare il tumulto della gente e limitarsi nelle faccende. Di che cosa c' bisogno per sfuggire le difficolt nel nostro intimo? Se sono le tentazioni della carne,

sfuggitele seguendo l'esempio di Giuseppe (Gen. 39:12), se sono altre tentazioni, opponetevi secondo l'esempio di Cristo, finch il diavolo fuggir da voi. (I Pt. 5:9; Gc. 4:7). Se volete sfuggire l'inquietudine del mondo, intrattenetevi con poche persone e soltanto quando necessario. Quando avete fatto il dovuto, ritiratevi in voi stessi (e nel vostro ambito). Fate questo tutta la vostra vita. Quando si potr chiamare felice un anziano? Platone dichiarava che felice colui o colei che, in et avanzata, dotato di un chiaro intendimento di tutto. Egli diceva che la giovent e l'et adulta sono vissute quasi interamente nello smarrimento. Siccome non soltanto lo spirito e la mente, ma anche la volont e l'agire sono fuorviati, si pu esprimerlo pi completamente: felice l'anziano che ha trovato l'uscita del labirinto della vita, che ha messo a riposo la pietra di Sisifo e i cui desideri sono esauditi. Se resta ancora qualcosa da fare per l'anziano, qualcosa di forte, di elevato, mirato verso il cielo. Perci Davide ritiene felice l'anziano a cui Dio rinnova la sua giovinezza elevandolo come l'aquila. (Salmo 103:5). Quest'uomo come un vecchio albero che, bench meno fertile, d frutti che, cresciuti meglio, sono pi maturi e hanno un sapore pi dolce. Tutti gli smarrimenti della vita, che l'anziano nota in se stesso o negli altri, devono essere corretti prima della fine della vita, perch la morte non arrivi trovandolo impreparato e la vita vissuta perda tutto il valore acquisito. Con l'esperienza interiore, come al corridore nello stadio, a cui il premio per il suo trionfo arride soltanto al termine della gara, cos la palma per la vita virtuosa arride soltanto alla morte. Se si giuocato male, non vi pi occasione per una correzione, ma solo lutto eterno. Dunque l'arte di morire l'arte suprema? Giusto, perch la morte l'ultima pietra miliare della vita. Solo se la fine buona, tutto buono. Saremmo infelici se la morte ponesse fine solo ad una vita transitoria piena di difficolt. Ma ci sentiremmo infinitamente pi infelici se la miseria temporanea fosse scambiata con la miseria eterna. Allora che cosa necessario per una morte elevata? Essere preparato per quest'ora inevitabile. Non venir spinti fuori dalla vita, ma pronti ad andarsene obbedienti alla legge del destino. Come il saggio si alza con rispetto e modestamente dal banchetto, allo stesso modo deve lasciare anche la vita. Soltanto colui che ha condotto una giusta vita, pu sperare in una morte elevata. E' un folle desiderio sperare in una buona fine senza condurre prima una buona vita, questo va contro le leggi della giustizia, e perci di per se stesso impossibile. Siccome l'eternit dipende dal momento della morte, in questa vita niente dobbiamo ambire con pi premura quanto una buona preparazione per una fine beata. In che cosa consiste questa preparazione? Che aggiustiate tutto ci che dovete ancora regolare con voi stessi, con il vostro prossimo e con Dio. Con voi stessi, poich prima della vostra morte, facciate morire i vostri peccati che ne sono la causa, in modo che non vi sia nulla che potrebbe farvi spaventare nell'ora della morte. "Se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio."(I Gv. 3:21). Con il prossimo, in modo che "ci mettiamo d'accordo mentre siamo per via." (Mt. 5:25). Con Dio poich accederemo alla grazia mediante la fede nella quale ci troviamo. (Rom. 5: ). Se avete fatto tutto quel che dovevate fare in questa vita, potete rimettere il vostro spirito al Padre ed esclamare con Cristo "Consummatum est" e parlare come con Pietro "Ho combattuto la giusta lotta, ho finito la corsa, ho conservato la fede, mi stata preparata la corona della giustizia..." Quando siete convinto che non vi resta nulla da fare, potete gioiosamente affrettarvi a mettervi a riposo dopo il lavoro della vita e dire con l'apostolo "desidero andarmene dal corpo, per essere con Cristo." (Fil. 1:23). E come Stefano, anche voi vedrete il cielo aperto davanti a voi ed il Figlio dell'Uomo alla destra di Dio e direte "Signore Ges, accogli il mio spirito." (At. 7159). Di che cosa l'uomo ha bisogno dopo la morte? Per la sua anima: degli angeli che la portino in cielo; per il suo corpo: degli amici che si occuperanno del funerale. Ed infine l'uomo deve lasciare un nome ineccepibile. Quando l'uomo non ottiene le ultime due cose (come succede con la morte per martirio dei servi di Dio), la prima gi sufficiente. Gi questo l'"Unico Necessario".

CAPITOLO SESTO Obbedendo alla regola di Cristo, scienziati e insegnanti possono far chiara luce sia sui propri labirinti, che su quelli delle scuole, vere pietre di Sisifo e supplizi di Tantalo. Qual per l'uomo l'unico bene necessario? L'esser saggio, e quindi il trovarsi nella giusta relazione con le cose, con gli uomini e con Dio. La prima di queste correlazioni suol chiamarsi filosofia, la seconda politica e la terza religione. questa conoscenza e l'applicazione di essa, l'uomo non sarebbe uomo, ma, anche se fosse circondato dai tanti agi e fosse carico di ricchezze ed onori nella vita, cos come poco serve al malato un letto d'oro, altrettanto poco serve una brillante posizione ad un folle. "Il saggio ha gli occhi in fronte, ma lo stolto cammina nel buio." dice Salomone (Qo.2:14). Con questo egli intende che lo scopo della saggezza e la conoscenza per l'uomo non consistono nel camminare come un animale nel gregge, ma vedere chiaramente davanti a s il suo cammino di vita e procedervi intelligentemente. Memore del passato, limpidamente conscio del presente, e lo sguardo attento volto al futuro. Vi bisogno di molto per ottenere questa luce della sapienza? Non tanto se l'uomo si affida esclusivamente alla guida di Dio: religiosit, preghiera e tre libri. Religiosit perch nessuno si accosti - spinto da sconsideratezza o curiosit - a una sacralit talmente sacra quale la somiglianza a Dio, ma che ognuno si avvicini con l'umile rispetto come a qualcosa che dovuto all'onore di Dio e alla salvezza nostra e dei nostri simili. Perch in verit il timore di Dio, diventer il principio della sapienza. (Prov.1 e 2). La preghiera intensa necessaria per far capire che non possiamo avvicinare questa fonte di luce e salvezza fidandoci soltanto di noi stessi, ma confidando nella benevolenza divina. Davide e Salomone hanno agito cos ed hanno preferito la sapienza al di sopra di qualsiasi altro bene. Perci sono diventati pi saggi degli altri mortali. La sapienza viene inoltre promessa a tutti coloro che la chiedono.(Ge. 1:5). Siccome la fonte della Sapienza la parola di Dio, l'Altissimo, essa si manifesta in modo triplice: come la luce della ragione, che stata soffiata in tutte le creature, sia angeli che uomini; come un marchio impresso in tutte le creature del mondo; come le parole con le quali espresso ci che stato rivelato ai Santi di Dio e che stato scritto nei libri sacri profetici per ordine di Dio. Vi sono dunque tre vie della sapienza: Lo spirito santo colmato di concetti innati - che deve essere illuminato dalla mente. Il mondo con le sue creature da sottomettere per mezzo dei sensi. La Bibbia piena di segreti rivelati che si possono esaminare con la fede. In questi libri di Dio racchiuso tutto ci che si deve sapere. Sono l'unico mezzo necessario per attingere alla sapienza. E' facile o difficile mirare alla sapienza? Entrambe le cose. Se noi riflettiamo cosa dovrebbe essere la sapienza intesa da Dio, significherebbe soltanto gioia, s, una vera gioia paradisiaca per la nostra anima creata ad immagine di Dio. Se vediamo per in quale condizione decaduta venuta a trovarsi la sapienza, essa consiste soltanto in meri labirinti, pietre di Sisifo e tormenti di Tantalo. "Spiegateci queste due tesi chiaramente". Secondo il piano di Dio, la filosofia deve essere la sovranit legale dell'uomo su tutta la materia e sulle creature a lui sottomesse. Questa sovranit consiste in una contemplazione intensa, un uso assennato e un saggio governo di tutto ci. La politica deve essere nient'altro che una convivenza armoniosa degli uomini, un essere ben disposti gli uni verso gli altri, rendersi vicendevolmente la vita pi piacevole con l'amore, consigliarsi ed aiutarsi a vicenda secondo le leggi della natura il cui contenuto : trattate gli uomini come voi stessi volete essere trattati. L'essenza della religione consiste in questo: credere in Dio, in ci che Egli vuole rivelarci, essere obbedienti ai Suoi comandamenti e fidarsi sempre delle Sue promesse in tutte le circostanze della vita, ovunque e senza esitazioni. Sembra abbastanza facile osservarlo. Certamente lo sarebbe stato se l'uomo non avesse permesso che il giardino di Dio diventasse selvaggio ed infestato di spine, rovi e foreste impenetrabili. Il

numero dei fenomeni infatti straordinariamente grande e su di essi nacquero infinite domande. Da queste domande scaturirono innumerevoli opinioni e da queste diverse opinioni, infinite e confuse dispute. Su tutto questo sono stati scritti innumerevoli libri, causa la reciproca invidia, in diverse lingue, affinch si vedesse quanto si fosse istruiti. Ma cos facendo si solo fatta molta confusione. Non sono forse tanti i metodi redatti per tramandare tutto ai posteri? E come si sono moltiplicate le difficolt! Per questo gli scienziati sono costretti a girare in innumerevoli labirinti, a rotolare le pietre, subire delusioni e raccogliere beffe. "Ma Lei sostiene che queste cose, create dalla mano destra di Dio nella nostra mente, nel mondo e nella Sua parola sono tuttavia dei labirinti?" Rispondo di si. Perch la loro moltitudine e differenza talmente grande che potete cercare qui o l l'inizio o la Fine ma non lo troverete. Tutti i libri di Dio, senza eccezione, hanno tali profondit celate che nessuna mente umana fino a oggi le ha sondate ed esaminate. Siete in grado di contare le speculazioni di fisici, matematici e storici, politici e teologi? Potete contare le domande conflittuali che giorno dopo giorno scaturiscono sull'insieme e sui dettagli? Riuscite, una volta al centro dell'attenzione, a contare le sconfinate diversit delle opinioni su queste domande conflittuali? E la sapienza avrebbe in tal modo mostrato i suoi tesori, in sintonia con la sapienza infinita di Dio? Ma a questo si deve proprio l'incessante evoluzione ed il vano ed infinito cercare dello spirito umano, al bisogno di poter egli stesso riconoscere pi facilmente la differenza fra s-creatura ed il Creatore. Questa la differenza tra un piccolo ruscello ed un possente corso d'acqua. Se tale lo scopo, non dannoso frequentare la scuola di questa infinita contemplazione? Non lo sarebbe se l'uomo si abituasse ad agire con modestia e ad essere un allievo sottomesso alla sapienza eterna. Ma visto che abitualmente si agisce in modo insensato e che l'uomo prova piacere nelle proprie incerte sentenze, facilmente egli adora il proprio barlume d'intelligenza come se fosse il sole, ed esige dal prossimo lo stesso rispetto. Da questo atteggiamento sorgono discussioni e conversazioni conflittuali che sono state chiamate "dispute". Con queste si abbondantemente riempito il mondo, cos non vi fine n dei conflitti n dei labirinti. "Ma non abbiamo anche noi dei libri che contengono un tesoro di precetti pi veritieri e che saranno un sostegno per la pura verit?" I libri infatti, devono essere il rimedio contro gli smarrimenti, indicando la giusta via alla mente umana sballottata qua e l. In realt, per la situazione attuale essi sono dei labirinti per coloro che si addentrano senza un saggio consiglio che faccia da "filo di Arianna". Primo, il numero dei libri talmente grande che non basta nemmeno tutta la vita per leggerne la millesima parte. La materia elaborata in maniera talmente diversa che il cervello pi forte sarebbe colpito da vertigine. Per cui un gran numero di libri serve pi per essere messo in mostra che per utilit, da ci emerge la loro vanit. Essi servono pi per confondere che per lo sviluppo dello spirito ed evidente che portano pi danno. Questa la causa dei tanti finti scienziati ed eruditi pazzi al confronto del piccolo numero di veri scienziati, i saggi. Cos che Dio distrugge la sapienza dei sapienti ed annuller l'intelligenza degli intelligenti. (Cor. 1:19). Quando vedete un libro voluminoso, oppure una grande biblioteca con grandi volumi, fate in modo che il vostro spirito si impietosisca per la miseria degli uomini il cui spirito viene distratto, lacerato e rovinato da cos tanti labirinti. Come le leccornie che prima attirano il buongustaio e poi lo tradiscono, lo disgustano, ammalano e infine lo trascinano precocemente alla tomba, cos diversi libri attirano i tanti e la loro curiosit, facendo disgustare lo spirito, portano le malattie ed infine la rovina. Chi pi saggio, gi da ora comincia a temere, se questa gigantesca ed ancor crescente alluvione non viene fermata in un modo o nell'altro, cos che presto giunger il tempo in cui non si legger pi nulla, oppure non si creder pi in nulla e l'empiet e l'ateismo sommergeranno tutto. L'inizio lo vediamo gi intorno a noi, soprattutto in questi popoli che si considerano i pi sviluppati. "Che consiglio ci da affinch il leggere libri non diventi un labirinto?" L'unico consiglio che vi posso dare che anche in questo vi atteniate all'unico necessario e che non vi facciate intrappolare dal non necessario. Non studiatene tanti, ma che siano dei buoni libri. Fatelo in modo che un solo

libro sia sufficiente, se quell'unico eccelle in un determinato argomento e cio se spiega chiaramente la semplice verit di quell'argomento. Leggetelo tutto ed attentamente ed annotate tutto ci che importante. Poi mettetelo da parte, perch non vi sia pi d'ostacolo. In seguito ripassate ancora gli appunti, imprimeteli bene nella memoria e cominciate a mettere in pratica ci che avete letto. Ecco, questo il modo affinch i migliori autori siano ben presto per voi di carne e di sangue. Vi sazierete della loro sapienza e li custodirete presto non soltanto sulla carta ma anche nella testa e nel cuore. Se le scuole si volessero attenere a questo unico metodo, risparmierebbero non soltanto a se stesse e alla giovent, ma anche alla chiesa, allo stato e al mondo, tanti fastidiosi labirinti. "Vi aspettate tanto bene da tali insignificanti faccende?" Certamente, perch Cristo un artista talmente grande che chi lo segue facendone la sua guida e luce non camminer nelle tenebre ma avr la luce della vita. (Giov. 8:12). E questo significa, soprattutto quando l'uomo decide di seguire questa guida, questa luce, prima di tutto, che egli mette da parte tutti i libri umani e gioisce soltanto dei libri di Dio. Ci significa che l'uomo, come Maria, sceglie la parte migliore e si pone ai piedi di Cristo per pendere dalle labbra di quell'Uno e dimenticare, per le sue amorevoli parole, tutto il resto. "Ma infondato il pensiero, che i libri divini formano anch'essi un labirinto per l'ingegno umano? Non si possono anche l scoprire tanti tortuosi sentieri, bivi e profondi abissi?" Cos appare certamente al principiante, ma in realt le difficolt non sono molto grandi. Un tale perfetto costruttore poteva erigere il palcoscenico della sua saggezza - il mondo, lo spirito e la somma delle sue parole - soltanto nella pi perfetta simmetria. Considerato che nella perfezione gli smarrimenti sono esclusi, coloro che vogliono essere allievi umili ed attenti di Dio, non incontreranno smarrimenti. Anche se qualche volta, nell'imperfezione umana, si imbocca la strada sbagliata, non si errer come quando si abbandona Dio e si seguono altre guide, perch saremo aiutati da Dio, che guida sulla via della sapienza e dal quale i saggi ricevono orientamento. (Sap. 7:15). Infine a disposizione dell'uomo vi sono, grazie alla benevolenza di Dio, determinate regole, con cui, purch applicate giustamente, egli pu facilmente e sicuramente scorgere tutti i palcoscenici della sapienza di Dio. Essi sono: il libro della natura, il libro dello Spirito ed il libro delle parole di Dio. Quali sono queste regole? Le tre pi importanti sono: cercate ci che volete trovare, al posto giusto, voi stessi nella vostra stessa persona, il mondo nel mondo e Dio in Dio; contemplate tutto con l'organo che vi stato dato per questo: il mondo con la luce dei sensi, lo spirito con la luce della ragione, Dio con la luce della fede. Perch tutto il mondo visibile sta sotto il potere degli organi dei sensi; la ragione regola l'attivit dello spirito, la fede si appropria del rivelato; riunite infine tutto armoniosamente insieme poich fra i pensieri, parole ed azioni di Dio e gli organi dei sensi, la ragione e la fede dell'uomo, non sorgano discordanze. Soltanto allora ne scaturir per sempre luce, verit ed amore, per la nostra salvezza e per l'onore di Dio. "Spiegateci pi chiaramente a che cosa bisogna prestare attenzione perch il libro della creazione, dopo una profonda contemplazione, non diventi un labirinto ma un giardino di delizie." Rendervi conto su quale gradino si trova il creato e poi salire regolarmente dall'uno all'altro gradino senza confondervi. Contemplate prima tutto ci la cui unica caratterizzazione l'esistenza, come gli elementi e ci che li compone: meteore, metalli e pietre. Poi considerate ci che ha una propria vita, si moltiplica, cresce e perisce, come gli alberi e le piante. In terzo luogo considerate gli esseri cui dato la percezione sensoriale e la capacit di muoversi, come le diverse specie di animali. Infine considerate le creature a cui dato, come la pi bella corona, la somiglianza con Dio: essi potrebbero conoscere se stessi e tutto il resto razionalmente e sono: il genere umano e gli angeli. Si potrebbe classificare anche l'uomo materiale secondo il numero dei sensi in cinque gruppi, cio secondo il senso della vista, udito, olfatto, gusto e tatto. Si pu verificare allora com' la situazione fra questi gruppi e singoli individui e, senza confusione, passare dall'uno all'altro.

Ma non anche la mente umana un labirinto o un caos? No se rimane entro i limiti. Cosa intendete con i limiti? La conoscenza stabilita da Dio in numero, misura e peso. Quando Dio aveva disposto tutto con misura, calcolo e peso (Sap. 11:21) ne semin il concetto anche nella mente umana creata a Sua immagine affinch essa potesse conoscere tutto ci che incontrava, per mezzo del calcolo, misura e peso e utilizzare tutto a proprio vantaggio. Affinch questo potesse essere possibile Dio don allo spirito umano tre capacit: Determinati concetti innati che illuminano la mente; determinati istinti nascosti che incitano la volont a scegliere il bene ed a rigettare il male; determinate capacit ed organi per aspirare ed ottenere il bene ed evitare e sfuggire il male. Queste tre capacit che abbracciano tutto il campo del conoscere, del volere, e dell'agire e che sono gi presenti in ogni uomo al momento della nascita senza modifiche fondamentali, si possono anche chiamare: concetti, istinti, capacit ed organi generali. Se si suddividessero accuratamente queste capacit, in determinate classi - il che fino ad ora non stato fatto - non si troverebbe un labirinto ma la regolarit come quella di un ottimo accampamento militare oppure di un giardino di delizie che donerebbe al visitatore una gioia maggiore di quella che il mondo intero potrebbe dargli. Per maggiore soddisfazione del lettore, si pu applicare questo anche al libro delle parole di Dio, la Bibbia? Certamente, se possedete una ferma convinzione di quanto segue: questo libro la lettera di Dio all'umanit, in cui Egli l'invita dalla vita transitoria piena di tribolazioni, alla Sua gioia eterna. Rivela molto ed esige molto dall'uomo e prospetta cose pi grandi del mondo a colui che obbedisce. Perci, lo studio che l'uomo dedica a questo libro, si differenzia immensamente da tutta la fatica dedicata ai libri umani. In primo luogo il lettore della Bibbia deve essere convinto che questo libro dato da Dio a coloro che furono cacciati dal paradiso - non immediatamente e nel suo insieme - ma lentamente, nella misura in cui l'uomo ne ha dato motivo con la sua obbedienza, con lo scopo di ammonire severamente l'uomo per la sua follia di aver lasciato Dio, fonte della vita, e per la disgrazia nella quale l'uomo si gettato. Infine viene ricordato all'uomo la misericordia di Dio offerta al penitente. La Bibbia dunque il libro pi necessario in assoluto e al mondo non ce n' un altro a cui lo si possa paragonare. Soltanto la Bibbia ci indica la strada per fuggire l'eterna perdizione e ottenere la vita eterna e la santificazione. Per conoscere il nucleo pi profondo della Bibbia bisogna suddividerla in rivelazioni, comandamenti e promesse. Alle rivelazioni ci si avvicina con la fede, ai comandamenti con l'obbedienza, alle promesse con la speranza in Dio. Nelle rivelazioni viene rivelato ci che occhio non vide, n orecchio ud n mai entr in cuore d'uomo. (I Cor. 2:9, 10). E tutto ci che l'uomo, senza la rivelazione divina, non avrebbe potuto svelare con la percezione sensoriale o con una riflessione ragionata, se Dio stesso non avesse tolto il velo. Si pensi qui a ci che c'era prima della creazione del mondo, ci che vi sar dopo questo mondo e ci che succede fuori di questo mondo, nell'universo, a ci che nel cuore di Dio e quali pensieri Egli nutra per noi, ecc...Infatti noi capiamo ci che Dio rivela ai Suoi fedeli attraverso lo Spirito Santo, con la fede, che pi forte di tutte le testimonianze visibili. (Ebra. 1:1). I comandamenti della Sacra Scrittura sono tali che si potrebbero compiere con le forze naturali, senza l'aiuto dello Spirito Santo. La condizione richiesta che si rinasca e si diventi un uomo nuovo, rivolto verso il cielo e simile a Dio. Questo si pu realizzare soltanto con una completa ed umile resa, prendendo le distanze da se stesso ed affidandosi in tutto alla volont di Dio. Infine la Sacra Scrittura promette ci che nessun mortale o nessun angelo immortale pu promettere e che pi grande del mondo: cio la vita eterna, con tutte le sue correnti di esultanza in Dio, la fonte di tutte le beatitudini, che promette se stesso come ricompensa a coloro che camminano. Lui con un cuore puro. Ci che irraggiungibile per la speranza umana, i fedeli l'afferrano con la speranza in Dio, con mano ferma, cos essi sono mille volte pi disposti a rinnegare i sensi e tutti i ragionamenti del cervello, s anche tutta la vita mortale

e tutto quel che offre, e correre incontro al bene immortale di cui testimonia l'apostolo nella sua lettera agli Ebrei quando esalta le azioni dei santi antichi. Se uno vuole attingere dalla parola di Dio tale luce e verit e forza sovrumane di fede, amore e speranza, deve adoperarsi nel modo seguente: egli deve dedicare pi studio a questi libri che a qualsiasi altro libro umano, essere molto cauto e non compiere questo studio soltanto teoricamente ma mettendolo continuamente in pratica. La Bibbia richiede una dedizione pi grande di ogni altro libro umano poich in essa si trovano tesori pi grandi, tesori di luce, verit e salvezza che vengono promessi solo a colui che prega, cerca e bussa. (Mat. 7:7). "Non si allontani dalla tua bocca il libro di questa legge" dice il Signore "ma meditalo giorno e notte, perch tu cerchi di agire secondo quanto vi scritto; poich allora tu porterai a buon fine le tue imprese e avrai successo". (Gs. 1:8). Perci dice Davide "Beato l'uomo che si compiace della legge del Signore" "Quanto amo la tua legge Signore; tutto il giorno la vado meditando" "Sono pi saggio di tutti i miei maestri perch medito i tuoi insegnamenti. Ho pi senno degli anziani perch osservo i tuoi precetti". (Salmo 119, 97, 99, 100). Eppure qui si richiede maggiore prudenza che per altri libri, perch nella BIBBIA continuamente e in gran misura vi sono mischiate luce e tenebre, verit con menzogna, saggezza con follia, fede con infedelt, amore con odio, speranza con dubbio, ed infine salvezza e perdizione. Come nel paradiso terrestre non c'era soltanto l'albero della vita, ma anche l'albero della conoscenza del bene e del male dei cui frutti si poteva mangiare e trovare la morte, anche questo paradiso spirituale conosce una simile situazione. Qui le rivelazioni, comandamenti e le promesse di Dio con gli esempi dei santi che hanno vissuto osservandoli, sono rappresentati come l'albero della vita. Le cose nascoste, le proibizioni e le minacce con gli esempi di coloro che s'indignavano e peccavano, che non erano sempre in pace e all'erta, che incitavano alla temerariet, raffigurano per contro l'albero della conoscenza del bene e del male. Per cui che entra in questo paradiso divino, la Bibbia, lo faccia con la ferma intenzione di rimanere fedele all'albero della vita e di guardarsi dall'albero della conoscenza del bene e del male. Bisogna cio meditare la Bibbia, con l'intenzione di diventare pi santo non pi dotto. Quando ci si avvicina alla Bibbia senza questa intenzione, si finir facilmente nelle trappole, come madre Eva con la sua innumerevole discendenza finta-saggia, e si cadr. Chi per cerca il meglio cio, la via della vita, non trover soltanto quella, ma avr anche parte a ci che si dimentica di cercare, cio il concetto dei segreti divini. Essi precederanno coloro che li cercano per mera curiosit. Bisogna per conoscere il metodo pratico che conduce a tutto ci e, affinch diventi chiaro, ritengo necessario spiegarlo pi ampiamente. La Sacra Scrittura un libro completamente pratico dove Dio giudica le Sue creature apostate e dove Egli, in diverse occasioni, descrive sia la sua Giustizia, che la sua misericordia di essa. Egli mostra all'uomo ci che deve sapere e gli ordina quel che deve fare. Egli promette all'uomo quel che, se obbediente, pu aspettarsi e porta degli esempi della sua benevolenza verso i devoti e la Sua severa giustizia verso gli empi. Se volete conoscere bene ed interamente il modo come Dio agisce con l'uomo ed il suo tentatore Satana, e diventare pi prudenti, e guidati dagli esempi di altri, fate attenzione a quanto segue. In primo luogo cominciate con la ferma convinzione che la condizione dell'umanit oggi non diversa da allora, che ogni mortale, secondo la insondabile decisione divina, ha la scelta fra il pi alto ed il pi basso, fra la giustizia ed il peccato, fra la vita e la morte, che il trionfatore riceve la vita eterna, che il vinto per perisce nell'abisso della perdizione. In secondo luogo bisogna notare che Satana oggi lo stesso di quello del passato, il nemico che ci invidia la nostra beatitudine, che ci insidia in mille modi cos nemmeno noi siamo al sicuro da lui. Tuttavia meditare che Dio continuamente osserva la nostra lotta con Satana. Egli non ci abbandoner mai se noi non abbandoniamo Lui. La Sacra Scrittura offre tanti esempi, Egli rivela le molteplici astuzie con le quali ci costruisce le trappole, ma ci conforta anche con i tanti avvertimenti e con il Suo aiuto quando ci occorre. Talvolta Egli lo fa con parole dolci ed insegnamenti, talaltra con un richiamo forte e severi rimproveri, talvolta con segni e miracoli oppure con castighi e

punizioni. La Sacra Scrittura racconta tutto ci che Dio ha fatto nel corso dei secoli per l'umanit. Non potete pensare che tutto ci non vi riguardi, perch voi avete dentro di voi di tutti i germi due specie: germi del bene, di Dio, del Buon Creatore, e germi del male, del cattivo seminatore Satana. Cos come ogni uomo un piccolo mondo, e possiede un proprio cielo e terra, acqua, fuoco, materia e spirito, luce e tenebre, come porta movimento e tranquillit in s, cos altrettanto specchia anche tutta la storia dell'umanit; descritta da Dio, in ogni singolo individuo. Ogni uomo ha il suo Dio ed il suo Satana, il suo paradiso ed il suo inferno, il suo albero della vita e della morte, le sue tentazioni e lotte, le sue conquiste e perdite, il suo Caino ed Abele. In una parola ognuno porta il seme della donna e il seme del serpente, in modo tale che in qualche aspetto l'uno domina l'altro o viceversa. Perci ogni volta che un cristiano legge la Sacra Scrittura della massima importanza osservare che ci che egli ne prova non va considerato come qualcosa che non lo riguarda e si trova al di fuori di lui, ma come qualcosa che riguarda la sua persona che egli vede come in uno specchio. Sempre egli si deve immedesimare con la persona di cui si parla; sia essa pia, o empia. Sempre egli deve applicare e se stesso ci che sente dire o vede fare. Perch Dio abbraccia con lo sguardo della Sua infinit tutti i secoli e sa tutto quello che succede. Egli sempre lo stesso Dio immutabile. Ne consegue che ci che Egli ha detto una volta ad un uomo, lo dice a tutti. Ci che Egli fa ad uno, lo far a tutti in simili circostanze sia in bene che in male. Se Egli ha giudicato una volta un uomo secondo la misura della Sua giustizia, agir cos per tutti, affinch il pio ne abbia bene ed il cattivo male. Provatelo, cristiani devoti, se fino ad ora non lo avete ancora fatto. Cominciate cos a studiare la Bibbia, seguite con zelo e premura tutto ci che gradito a Dio e distoglietevi con ripugnanza da tutto ci che a Lui dispiace. Sperimenterete cos d'avanzare di forza in forza, finch comparirete dinanzi a Dio in Sion. (Sal. 84:8). Ma non dovete scoraggiarvi, quando, applicando per la prima volta questo metodo tanto necessario, non vedete immediatamente i risultati. Tutto si sviluppa gradualmente e niente maturo alla nascita. Come le scuole cristiane razionalmente disposte, sono divise in classi, cos si pu anche dire per questa elevatissima scuola della sapienza di Dio. Il suo fine il medesimo di un apostolato: istruire ogni uomo con ogni sapienza per rendere ciascuno perfetto in Cristo. (Col. 1:28). Il suo mezzo d'istruzione il libro divino, la Bibbia, e per raggiungere la meta proposta necessario in primo luogo conoscere tutte le storie bibliche, in secondo luogo bisogna conoscere il giusto significato di tutto ci che riguarda la speranza, la fede, e l'amore, ed infine con il fuoco dello spirito, rivestire l'uomo nuovo creato secondo Dio nella giustizia e nella santit vera. (Ef. 4:24; Col. 3:9W, 10; Il Cor. 3:18). Il primo gradino come fosse il servizio di recluta del cristiano, il secondo il proprio servizio militare, ed il terzo la vittoria e il trionfo. Per riportare un esempio del Vecchio Testamento: sul primo gradino si trovano i cristiani che come i leviti servono nell'Atrio del tempio, sul secondo gradino si trovano i cristiani che come i sacerdoti svolgono le loro funzioni nel santo, e sul terzo gradino si trovano i cristiani simili a Cristo come i pontefici nel gioiello della sacralit, pronti ad entrare nel Santo dei Santi, il cielo. Ci si potrebbe chiedere: "Allora la Bibbia per il cristiano l'uno ed il tutto, oppure l'unico necessario?" Si se una, come Maria, seduta ai piedi di Cristo cerca la sapienza, infatti la Sacra Scrittura il trono della sapienza eterna. Ma oltre ad essa vi sono i due altri libri - quello del mondo e quello dello spirito umano - che non sono stati donati inutilmente, ma al fine di preparare la via anche al cristiano pi avanzato. Essi danno l'insegnamento riguardante le necessit esteriori della vita attuale in modo tale che con questo accorgimento si lavori per l'eternit e non sconsideratamente per questo mondo. Raymond van Sabaunde* ha provato in modo eccellente come questi altri due libri possono condurre l'uomo al pi alto gradino della sapienza; nel suo libro "Theologia naturalis" oppure "creaturarum liber", egli divide tutta la creazione in quattro classi: le creature che soltanto esistono, le creature che conducono una vita vegetativa, le creature che hanno sensazioni, le creature che dispongono della mente. Egli poi spiega tutto ci che concerne la

conoscenza di Dio e degli uomini, l'eternit e la gloria di Dio in modo cos convincente che non si pu contraddirlo. Il libro consta di 330 capitoli e fu pubblicato a Venezia, Lione, Francoforte. A causa della sua ponderosit, delle numerose ripetizioni e dello stile pesante, conseguenza della rozzezza di quei tempi, meno conosciuto e letto di quanto auspicabile. Perci recentemente l'ho fatto pubblicare ad Amsterdam in una forma pi concisa e pi comprensibile*. Ma anche in tale forma rimane l come merce senza compratore, perch il mondo non fa distinzione fra perle e fango. Preferisce girare intorno ai suoi labirinti invece d'afferrare i fili di Arianna offertigli da tutte le parti. Un appassionato desiderio, pieno di speranza di maggior luce, risvegli in me la volont di un compendio dei libri divini. Gi ho iniziato l'opera* sotto il titolo di "Pansophia christiania" con la quale mi riferisco nient'altro che ad un continuo registro di tutto ci di cui l'uomo ha bisogno, cosicch l'uomo con ogni sincero desiderio verso ci che fa parte di questa vita o di quella futura, ha davanti agli occhi quali mezzi adoperare e come usarli per andare diritto alla sua meta e raggiungerla sempre. Ammesso che riesca a portarlo a termine, credo che nessuno potr dubitare che questo lavoro, come il filo di Arianna, condurr, per la felicit di tanti, all'uscita di numerosi labirinti e che sar di grande utilit non soltanto per gli scienziati e le scuole, ma anche per il genere umano. Per gi alcune persone hanno criticato questo piano in quanto irrealizzabile e disprezzato come pretenziosa, fittizia sapienza. Soltanto pochi hanno apprezzato questo lavoro e pronunciato il loro augurio per la sua riuscita, ma non vi era nessuno che mettesse mano all'aratro, perch questo compito, secondo il giudizio di persone competenti, andava al di l delle forze di una sola persona. Quale consiglio dare per le scuole sulle leggi di Cristo? Se decidono di seguire completamente quella legge, allora - secondo l'insegnamento dell'unico istruttore Cristo - lo devono fare seriamente e lasciare stare tutte le altre guide, soprattutto quelle della schiera dei ciechi pagani. Inoltre gli insegnanti devono decidere di consultare solo i libri di Dio, volgere le spalle ai numerosi libri umani, a meno che non si verifichi, con la pi grande prudenza, che questi libri siano in concordanza con la sapienza divina. Infine essi possono applicare soltanto un metodo: quello di Cristo che mira sempre all'applicazione ed esige esclusivamente la verit e non fasto e sontuosit esterne. Egli colpisce coloro che parlano e non agiscono. Se le universit vogliono mantenere la solita divisione in quattro facolt - la filosofia, la medica, la giuridica, e la teologica - sarebbe auspicabile che durante le conferenze pubbliche ovunque e per mezzo di esercitazioni in cerchio ridotto, ci fosse un professore Necessitatum, un professore nella dottrina del necessario e della contentezza, ad insegnare ci di cui un uomo saggio potrebbe far a meno. Sarebbe inoltre di grande utilit istruire un professorato nella loquacit laconica* per insegnare ai giovani ad adoperarsi ad acquisire pi una mano abile che una lingua lesta, e di abituarli al vaniloquio asiatico*. Una parte della saggezza divina di Cristo anche conoscere l'arte di tacere e di dire soltanto ci che necessario, sia se si parla a Dio, sia al nostro simile. (Mata 6:7). Perch un giudizio severo sar espresso dal giudice dei vivi e dei morti su ogni parola infondata. (Mat. 12:36). NOTE 1) Medico e teologo di Toulouse. Scolastico razionale. Mor nel 1432. La sua opera principale usc quattro anni dopo la sua morte. Egli ne distinse due fonti di conoscenza: il libro delle rivelazioni e il libro della natura. 2) Nel 1661 da P. Van Der Berge, Amsterdam, sotto il titolo "Oculus fidei theologia naturalis". 3) Onniscienza cristiana, Comenius non pubblic nessun libro sotto il titolo di "Pansophia" ma soltanto opere pansofistiche come: "Prodomus pansophiae, Via Lucis, Pansophiae diatypasis" ecc... 4) Secondo la citt Lacedemon o Sparta i cui abitanti erano conosciuti per i loro detti categorici. 5) Con "vaniloquio asiatico" si indica lo stile esagerato che fu portato dall'Asia Minore a Roma all'epoca di Cicerone.

CAPITOLOSETTIMO I governanti possono conformare la vita sociale alle regole di Cristo, in modo che regni la pace nella vita familiare, nelle repubbliche e nei reami. Qual l'unica condizione per la pace e la tranquillit in un paese? E' l'unit, la capacit che lega tutte le anime, che tiene insieme tutti i membri della societ. Quando tutte le opinioni divergono, uno sceglie questo, un altro quello, quando i piani e le imprese nel loro sviluppo si scontrano, finita con la sicurezza: "Ogni regno discorde cade in rovina" dice Cristo. (Mat. 12:25). Certamente croller come una casa alla quale si toglie stabilit, si tolgono le travi dal tetto e si leva la solidit delle fondamenta, colonne e pareti. Qual la condizione per conservare l'unit? Uno stretto ordine per quel che riguarda le persone e le azioni. Alcuni dirigenti devono essere sottomessi ad altri ed ognuno deve sapere al momento giusto cosa gli compete. Tutto ci si svolge con libera volont e con il cervello, senza costrizione, astuzia e tradimento. La natura umana vuole essere governata in modo umano, preferisce essere guidata anzich spinta, essere persuasa anzich costretta, perch essa creata ad immagine di Dio, dotata di mente e con il diritto di essere padrona di se stessa. L'arte di regnare basata sulla saggezza e la prudenza, e non sulla violenza e sull'astuzia. La natura dell'uomo non pu essere peggiore di quella dell'animale. Nessun toro, cane, gatto, o qualsiasi altro animale permette di essere trattato crudelmente e quando viene incitato alla rabbia, incorna, morde, graffia, fugge. Cos il nobile cavallo porta docilmente il cavaliere esperto, l'inesperto, lo butta gi. Non soltanto Alessandro ha sperimentato Bucephalos, ma anche Rehabeam con il suo reame e tanti altri. In breve, come base per una completa unit, si esige o un'eguaglianza fondata sulla libert, oppure un governo stabilito sulla libert con una libera obbedienza. Perch la libert generale la stella conduttrice di ogni libera azione, la dote della natura umana, il segno caratteristico dell'immagine di Dio in noi. E' necessaria questa generale libert? Non si trasforma facilmente in sfrontatezza e licenziosit causando cos una confusione generale? Non si abusa delle cose migliori? Dobbiamo perci rigettare tutto? L'uomo libero dobbiamo contenerlo con leggi che servono a frenare le trasgressioni. I custodi delle leggi sono funzionari che, dotati di onest e di autorit, premiano i buoni e puniscono i cattivi. Cos quando ognuno conduce una vita onesta, non offende nessuno e rende giustizia a chiunque, si pu giungere facilmente ad una sicurezza e tranquillit generali. Allora da dove viene una tale terribile confusione nelle vicende umane? Perch si trascura l'unico necessario e si permettono tante cose inutili, come ad esempio: la moltitudine di reggenti, la moltitudine di leggi, la moltitudine di giuristi servi della lettera che portano confusione nella pubblica giurisdizione, una moltitudine di cerimonie che nascondono l'essenza delle cose, il disprezzo e la violazione delle leggi, il che viene chiamato "ratio status"*, invidia e gelosia fra i reggenti ed infine le guerre e la crudelt animalesca? L'osservazione che un gran numero di reggenti non utile alla societ secolare. Da ci i detti:"una moltitudine di governanti non una buona cosa: soltanto uno sia governatore"* e "la moltitudine di governatori era la rovina per la Karie"*. Quando la cura dello stato viene lasciata a tanti, facilmente le loro opinioni divergono: tanti capi, tante sentenze, e tanti partiti. Ognuno cerca soltanto il proprio vantaggio attirando il pi possibile persone dalla sua parte, ma altri non vogliono abbandonare il loro partito. Per la natura d ad ogni essere vivente un'anima soltanto, per quante membra possa avere, sia esso uomo, elefante o balena. Bench nelle libere repubbliche la cura per il benessere dello stato poggi nelle mani di tanti, tutti vengono amalgamati dalle leggi che devono agevolare l'unit, in modo tale da rendere unanime il senato con a capo un solo console. Se malauguratamente scoppia la discordia, si pu, come estremo rimedio, far ricorso ad un governo con un solo capo, portando cos tutto il potere nelle mani di un solo uomo che a Roma fu chiamato "dictator". Il suo agire fu sempre coronato da successo. Cos vedete chiaramente che anche qui si conferma la veridicit della regola di Cristo: necessaria una cosa.

Non si avrebbe per il diritto di dubitare se veramente utile limitare con una serie di leggi tutte le azioni dell'umanit, per impedire una trasgressione? L'apostolo Paolo ne d la risposta:"dove non c' legge non c' nemmeno trasgressione". (Rom. 4:15). Dunque l dove sono molte leggi, vi sono molte trasgressioni. Con piacere ci si addentra nel territorio proibito. S, la proibizione risveglia in noi il desiderio, come osserv il poeta pagano.* I giuristi dicono: da cattivi costumi nascono buone leggi, il che vero. Ma anche vero che pi leggi vi sono, pi si indebolisce la memoria umana e risalta la brutalit. Un triste esempio lo fornisce il popolo ebreo. Dio gli aveva dato, sopra tutte le nazioni, le leggi migliori, eppure pecc pi terribilmente (Deut. 4:58), degli altri popoli. (Ebr. 5:67). Anche noi cristiani ne siamo un esempio, perch abbiamo il corpus giuris civilis, il codice civile degli imperatori romani, che contiene centinaia di leggi in pi delle leggi di Mos. Inoltre abbiamo il diritto canonico, che stato doppiamente ampliato dai papi. E che cosa stato aggiunto per migliorare i costumi? In nessuna parte succedono atrocit pi grandi! Oh, come si dovrebbe gridare ad alta voce all'umanit: necessaria una cosa! E qual quell'unica cosa? Il decalogo, i dieci comandamenti, in cui Dio ha raccolto tutti i Suoi precetti. Se soltanto i dottori della legge volessero insegnare al popolo cristiano, l'applicazione dei dieci comandamenti, quanti labirinti sarebbero risparmiati all'umanit. E se si volesse prendere a cuore il contenuto sommario dei dieci comandamenti come Cristo li ha insegnati, amare Dio e il prossimo, presto sarebbe diventato chiaro che la legge non fatta per il giusto (Tim. 1:9), il che significa che colui che teme Dio ed ama il prossimo, non ha bisogno di tante leggi. Soltanto la coscienza deve insegnare ad agire in che modo si potrebbe essere graditi a Dio e all'uomo con tutto il cuore. Cosa si pu dire di coloro che spiegano le leggi e che si suole chiamare giuristi? Diminuiscono o aumentano le spiacevolezze per il loro studio? Dicono che si attua il primo, ma la realt in contrasto. Quante centinaia, migliaia di volumi sono stati scopiazzati e quanti altri nuovi scienziati vengono menzionati, cosicch bisogna avanzare lottando come fosse una fitta boscaglia e uninfinita giungla. Magari i filosofi, medici e teologi non fossero mai caduti in quella ostentata malattia di portare i lettori su sentieri traversi, per poi farli finire l. Ma oggigiorno raramente viene pubblicato un libro nuovo che non sia provvisto di una lunga bibliografia, anche se inutile, solo per dare la possibilit all'autore di vantarsi della sua grande erudizione letteraria. E' come se si lodasse qualcuno quale famoso chimico ed invece soltanto un ciarlatano; oppure promettere luce e diffondere soltanto tenebre. Un uomo veramente saggio ha detto di recente:"Visto che la vita breve e l'arte di lunga durata, noi non la potremmo mai possedere tranne in forma abbreviata." Cos l'arte non offerta da colui che invece di scrivere libri riempie volumi da elefanti. Come prova della sua affermazione egli infatti non menziona la semplice verit tangibile, ma un gran numero di dimostrazioni di gente che ha aderito alle sue idee, che egli ha legato al suo servizio con denaro o preghiere, oppure che ha dovuto trascinare per i capelli. Con i procedimenti pubblici ed i processi il labirinto della giurisprudenza viene addirittura ingrandito e gli avvocati pensano che faccia parte della loro arte camuffare il diritto in mille modi. Gi San Bernardo* si lament che i cristiani non vivono secondo le leggi di Cristo, ma secondo le loro proprie leggi civili che hanno appreso dai pagani. Egli vide l'origine della giurisprudenza nel fatto che l'uomo, nella sua malvagit, non si volle attenere alle leggi divine. Cristo ha per stabilito, per la vita privata e religiosa, nient'altro che la coscienza come sede del proprio tribunale. "Siamo fortunati quando non abbiamo bisogno di un'altra sede del tribunale" egli dice "nessuno con una cattiva coscienza si farebbe difendere da avvocati e raccoglierebbe dei testimoni." Cos dice Bernardo di Clairvaux nel suo libro "De consideratione". "Anche alcuni giuristi hanno ammesso che un processo fra cristiani non ha nulla di cristiano." Cos Nicola Vigelius* nel prologo del suo "Richterbuchlein", pubblicato nel 1579, fornisce la prova che la giurisprudenza attuale ha causato grande danno sia all'onor di Dio che al benessere generale. Nello stesso libro egli spiega che qualsiasi disputa giuridica pu essere risolta in modo semplice, facile e giusto. In un discorso appendice per i ceti del regno egli cerca le cause della corruzione della giurisprudenza e menziona

fra l'altro anche l'abuso della loquacit. Egli vuole chiarire che tutta la scienza del diritto sociale sarebbe superflua se "i cristiani fossero, di fatto, e in parole veramente cristiani." La stessa opinione sostiene Ottavio Pisani* nel suo libro"Lycurqus Itsalicus" che fu stampato nel 1666 in latino a Sulzbach. Il libro contiene un numero di leggi secondo le quali la giustizia viene amministrata secondo verit, velocemente e facilmente senza avvocati, procuratori, arringatori, ecc.; senza spese e disagi per le parti in conflitto e senza altri libri. Quest'unico libro sufficiente per tutti per applicare la giustizia, per quanto possibile in questo mondo, in modo molto facile e familiare a tutti, il pi onestamente e velocemente possibile. Come mezzo per conservare la pace, Cristo ha menzionato solo il sopportare pazientemente l'ingiustizia. Con ci Egli insegna che solo questo sufficiente per evitare tutti i processi difficili. Pietro vi aggiunge:"E chi vi potr fare del male se sarete perseveranti nel bene? E se anche doveste soffrire per la giustizia, beati voi!" (I Pt.3:13, 14). E anche se i cristiani non afferrano questo principio veramente divino dato da Cristo e il suo spirito, almeno non disdegnino il consiglio dato dai giuristi cristiani. Si devono abbreviare i processi mostruosi, circostanziati e rovinosi a cui si abituati, e permettere che si istituisca accanto ai luoghi dove la giustizia viene amministrata secondo il diritto in vigore, anche un tribunale della moderazione*. L uomini rispettabili si devono mostrare servitori della giustizia, non per lucro, ma per amore della pace. Essi devono decidere secondo il diritto e l'equit le dispute che sono sorte per debolezza umana fra i devoti pacifici e poveri. Un quarto labirinto nella societ l'esagerazione, la vanit dei titoli e la sontuosit, la pompa e la vacuit di cerimonie irreali che aumentano continuamente. Gi si giunti al punto che quasi pi nessuno si occupa seriamente di cose principali, ma si tiene occupato con delle sciocchezze. Non a torto esistono i detti: l'etichetta regna nel mondo, e il mondo un palcoscenico. Adulazione e riverenze regnano pi della sincerit. E' come un'ombra senza corpo, piume senza uccello, bardatura senza cavallo, pastorale senza pastore, mantello senza filosofo, voce senza ragione; ci significa che si trova dovunque un nome senza contenuto. Si cerca soltanto ci che riempie l'occhio, l'orecchio e la fantasia, l'esteriore; non si cerca subito il nocciolo della questione. Un esempio: a che cosa bada un sovrano quando invia un ambasciatore a un sovrano straniero? Secondo il metodo moderno: ad una personalit illustre, un grande seguito, fasto e splendore, il che apporta grande spesa per la tesoreria dello stato. Secondo la dottrina di Cristo c' bisogno solo di un uomo abile e fidato, anche se venisse inviato tutto solo. Un tale inviato fu mandato da Dio nel mondo: il Suo figlio unigenito che stabil il diritto sulla terra senza la magnificenza terrena e senza forte clamore. (Is. 42:1-4). Ma il mondo non l'apprezza e non giudica secondo il valore interiore, ma secondo lo splendore esteriore. Cos s'inganna e si ingarbuglia senza fine nel proprio confuso modo di agire. Da questa cattiva abitudine di preferire l'apparenza all'essenza delle cose, nata ancora un'altra abitudine, che tormenta la societ come una peste devastante. Quest'abitudine consiste nel danneggiare a proprio piacere il diritto divino ed umano quando si spera di ottenere cos una posizione ambita. Questo viene chiamato "ratio status"* e s'intende la libert di fare tutto ci che serve al proprio vantaggio, senza farsi ostacolare da patti e promesse contrastanti. Se si lascia libero gioco a questo modo d'agire, uno dopo l'altro tutti desiderano l'applicazione del ratio status, ben presto sar finita con la reciproca fiducia fra gli uomini, nessuno sar pi al riparo dalla violazione della parola data, regner la violenza e l'inganno e non il diritto. E cos tutte le azioni dell'uomo dimostrano un mero labirinto senza uscita, nient'altro che pietre di Sisifo che non si possono fermare e tutte le aspettative d'amore per il prossimo e per l'unit si ritireranno come le mele di Tantalo. Tutto il mondo infine diventer una palestra di seguaci di Vertumnus* che scherniscono Dio e lo incolleriscono. Percorrete le vie di Gerusalemme, osservate bene e informatevi, cercate nelle sue piazze se trovate un uomo, uno solo che agisca giustamente e cerchi di mantenersi fedele, ed io gli perdoner. Anche quando esclamano"Per la vita del Signore!" "certo giurano il falso" dice Dio. (Ger. 5:1, 2). Nelle seguenti parole:"Signore i tuoi occhi non cercano forse la fedelt", non viene forse dato il consiglio in che modo si pu evitare la collera? Certamente! Affinch ognuno nel

cuore parla lealmente (Salmo 15:2) e non attester diversamente del si, se si, e no se no. (Mat. 5:37). Questa sarebbe, infatti, una via tanto eccezionale quanto necessaria per svincolarsi nel tempo pi breve dalla confusione del mondo. Il sesto labirinto delle faccende umane causato dalle diversit dei modi di governare e le relative dispute. L'uno vuole imitare l'altro cosicch il mondo viene agitato senza fine. Perfino al giorno d'oggi non stato possibile trovare un accordo riguardante il miglior modo di governare. E' meglio che una nazione si autogoverni - con forma di governo democratica - oppure che le persone pi importanti del popolo la governino - con forma di governo aristocratica - oppure ancora che una testa ereditaria assuma il governo con forma di governo monarchica? Alcuni parteggiano per l'una, altri per un'altra forma di governo e questa lotta viene combattuta, senza essere decisa, gi da quasi seimila anni. Cosa ora qui l'unico necessario? La risposta ci viene da Matteo 22:21:"Rendete dunque a Cesare quello che di Cesare e a Dio quello che di Dio" e I Pt. 2:13:"State sottomessi ad ogni situazione umana per amore del Signore"; con altre parole: l'ordine una volta stabilito nella societ umana non si deve disturbare ma conservare. Perch Dio ha creato l'uomo per la libert e non subordinato a nessun'altra creatura, nemmeno agli angeli. Ma siccome ovunque ci sono moltitudini di popoli vi anche confusione - se la massa non viene tenuta insieme dalla forza d'ordine - Dio lasci l'uomo stesso decidere della forma di governo, come lo testimonia la storia. Egli non ne ha dato una chiara istruzione, soltanto esempi di animali che conducono una vita di comunit, quali le formiche che formano uno stato democratico e le api che formano uno stato monarchico. L'umanit, (prima del diluvio) si trovava sotto un governo patriarcale. Questo governo era parzialmente democratico, parzialmente aristocratico, e non fu nemmeno disapprovato da Dio quando Nimrod, dopo il diluvio raggrupp insieme alcune famiglie e poi popoli interi otto il suo governo, fondando cos la monarchia, perch Egli un Dio di ordine. Questa l'origine della monarchia, chiamata dall'apostolo un ordinamento umano. Di che cosa ha bisogno una tale suddetta monarchia? Secondo la legge di Cristo la risposta deve essere: una cosa necessaria, cio un re per un regno, come un corpo ha una testa; per una testa sufficiente un cappello, per un mondo basta un sole. Un regno non pu utilizzare due re come un re non pu governare due regni, mancherebbe l'unit armoniosa. Come nel matrimonio la felicit coniugale esiste per l'unione di un singolo uomo e di una singola donna, come una sola testa collegata ad un solo corpo, cos anche un solo re deve regnare su di un solo paese. Un re che si adopera per raggiungere la sovranit di pi regni, cerca labirinti, pietre di Sisifo e fame e sete di Tantalo. Il governo accurato di un solo paese gi diventer per lui un peso opprimente di preoccupazione, un labirinto. Cosa deve fare un sovrano affinch il governo del suo regno non gli diventi un labirinto? Egli deve possedere la cognizione, la volont e la capacit di poter governare. La conoscenza delle leggi del diritto, l'esperienza nel condurre la guerra e la conservazione della pace appartengono alla perizia del governare. Egli deve avere l'occhio vigile al presente e al futuro e non deve guardare attraverso gli occhiali di un altro. "Il cavallo ed il mulo hanno bisogno della briglia perch non hanno il cervello" dice Davide. Ma sarebbe insensato se un sovrano che deve governare su altri fosse governato egli stesso da altri. Una seconda esigenza "voler regnar"; ci significa che il sovrano non si abbandona a pigrizia n si fa distrarre da ogni sorta di piaceri. Egli deve cercare il suo piacere in tutto ci che pu contribuire alla felicit del popolo. L'ultima esigenza l'essere capace di regnare, ci significa che il sovrano fornito di rispetto, vigore e senso eroico per potersi opporre energicamente a tutti coloro che vogliono disturbare la quiete dello stato. Infine egli deve poter guidare, ma anche poter lasciarsi guidare. Egli deve infatti guidare il popolo e farsi guidare da Dio e dalle Sue leggi. Senza il primo non sarebbe un re, senza il secondo sarebbe un tiranno che, odiato da Dio e dall'uomo, cade infine in rovina. Perci coloro nelle cui mani si trova il potere, si devono comportare in modo tale che siano amati e temuti allo stesso tempo. Amati dai buoni, temuti dai cattivi. Ma poich, quando il Supremo Governatore non gli opera misericordia, anche il capitano

pi esperto pu naufragare, e lo statista intelligente pu far precipitare lo stato nella rovina, necessario che coloro che si trovano al timone conducano sempre una vita pia. Che cosa bisogna fare, per evitare un labirinto, quando si viene costretto alla guerra? O si evita con negoziati di pace, o si porta subito a termine, o la si conduce in modo tanto giudizioso che si vince. Il primo pi facile, il secondo pi difficile, e l'ultimo pi difficile ancora. Cristo us raccomandare il primo come il mezzo pi sicuro. Luc. 14:31, 32.) L'uomo deve essere umano ed amabile e tutte le contese si possono decidere con una sentenza giudiziosa. NOTE 1) Raison d'etat, cio, la ragion di stato la legge suprema. 2) Omero, A Iliade, Il verso 204. 3) Kari era una regione in Asia Minore con un gran numero di citt Autonome. 4) Ovidio: Amore 3, 4, 17: Nimitur in vetitum, semper cupimusque negata. 5) Bernardo di Clairvaux, abate del monastero di Clairvaux, morto nel 1153. Era famoso per la sua loquacit, erudizione e devozione. 6) Giurista, morto nel 1660 a Marburg. Cercava di dimostrare i difetti del diritto di quell'epoca e di allontanarli. 7) Giurista italiano del 17mo secolo. 8) A questa proposta di Comenio, Ahasversus Fritsch ha dedicato il suo libro "Der chrisliche Frieden macher" (il piacere cristiano). 9) Osservare la situazione come in realt. 10) Vertumnus, divinit antica italica di tutto il mutare e il cambiamento.

CAPITOLO OTTAVO Osservando accuratamente la legge di Cristo, i teologi, i vescovi e i pastori delle chiese possono curare meglio il benessere di tutta la chiesa e la tranquillit della coscienza. Chi volesse dare uno sguardo negli inestricabili labirinti delle diverse religioni, sulle rotolanti pietre di Sisifo sempre all'indietro, e sulle miserabili delusioni di Tantalo, deve aprire il libro di Alexander Rossoensky "Descrizioni delle religioni di tutto il mondo", scoprir con stupore la pi grande confusione. Contro una tale confusione non si trover alcun rimedio se non quello che dimostra la regola dell'unico necessario: il ritorno al punto di partenza di tutte le vie laterali, ovvero alla religione originale che il primo uomo ha ricevuto dal suo unico Creatore. Infatti, l'unico Dio nostro Creatore - conosce il miglior modo con cui le sue creature lo devono onorare. Egli l'ha insegnato al primo uomo. Tutto l'originale , secondo la sua natura, la regola originale, cosicch ci che fai di snaturato, dev'essere necessariamente riportato alla forma originale. Com'era la religione originale? Molto semplice. Il Creatore del mondo insegn all'uomo che Egli era l'unico Dio e l'uomo doveva dipendere soltanto da Lui, dimostrandolo con eterna obbedienza. Se agiva cos, Dio gli dava la vita eterna. Vedete, quanto stata semplice questa religione del paradiso! Credere nell'unico Dio, obbedire soltanto a Lui, aspettare pieno di fiducia la fonte della vita, Dio. Dio non diede ad Abramo alcun'altra religione quando gli disse "Io sono Dio onnipotente" (questa la fede nell'unico Dio nella sua forma pi semplice) "cammina davanti a me e sii integro" (ci significa condurre una vita semplice e pura come Dio fosse presente) "Non temere, Abramo, Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sar molto grande" (quale semplice e magnifica aspettativa questa!). (Gen. 17:1; 15:1). Mos insegn una simile, altrettanto semplice adorazione di Dio:"Amerai il Signore, Dio tuo con tutto il tuo cuore ed il prossimo come te stesso." Bench Dio abbia dato, per bocca di Mos, tante istruzioni, tutti erano soltanto esercizi di obbedienza, princpi e mistiche pietre di paragone della fede e mezzi di rafforzamento della speranza. Sovente Dio ha spiegato le Sue intenzioni per bocca dei profeti. Paragonate le parole di Michea:"Uomo ti stato insegnato ci che buono e ci che il Signore ti richiede: praticare la giustizia, amare la piet, camminare umilmente con il tuo Dio." (Mic. 6:8). Vedete, quello era tutto il contenuto della fede prima e dopo la legge. Afferrare Dio nella fede, abbracciarLo tramite l'amore e conservarLo tramite la speranza. L'unico necessario sapersi sempre, sia nei pensieri, sia nella volont e nel desiderio, dipendenti da Dio. Ma il mondo ha deviato da Dio, la sua parte centrale, ed erra con le sue creature in un circuito di labirinti senza uscita, rotola pietre senza fermarsi mai, ed afferra gli oggetti del suo desiderio senza ottenerli. Cos non gli rimane niente altro che l'unico necessario: ognuno lascia dietro di s, se stesso e le cose del mondo e ritorna a Dio. Ma affinch l'uomo lo capisse pi facilmente, lo riconoscesse come verit e lo seguisse, il Rifondatore di tutte le cose si compiaciuto di iniziare egli stesso il lavoro e ha messo Se stesso come esempio. Il figlio di Dio assunse la natura umana e divenne in tutto, tranne che nel peccato, simile a noi ed insegn all'uomo a rinnegare se stesso tramite la parola e l'esempio e di ritornare a Dio per rimanere eternamente fedele a Lui in fede, amore e speranza. Questo il contenuto principale del Vangelo, questo l'unico necessario per tutti coloro che vogliono essere liberati. Cristo soltanto poteva dire:"Io sono la via, la verit e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me" (Giov. 14:6), e poi:"Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminer nelle tenebre, ma avr la luce della vita." (Giov. 8:12). Pronunci queste parole di verit:"Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, ed io vi ristorer. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me che sono mite ed umile di cuore e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti dolce e il mio carico leggero." (Mat. 11; 28-30). Ma, ahim quanto sovente dimenticano i cristiani questo indispensabile. Chi sono in fondo i cristiani? Un cristiano un allievo, un discepolo di Cristo, qualcuno che crede in ci che Cristo ha insegnato, mette in pratica ci che Egli ha comandato e spera in ci che Egli ha

promesso. Un sincero e vero cristiano soltanto colui che crede veramente nei Suoi insegnamenti ed adempie ai Suoi comandamenti in verit e si fida davvero delle Sue promesse. Oppure espresso in maniera pi elevata: un cristiano simile a Cristo e grazie a questa somiglianza, destinato a diventare simile a Dio! Perch l'uomo aspira per natura a diventare simile a Dio; ogni creatura aspira ad elevarsi e diventare perfetta. Siccome l'uomo non ha Nessuno pi elevato sopra di lui se non Dio, egli aspira ardentemente a diventare simile a Dio. In questa brama Satana afferr l'uomo con il suo pungiglione e lo cattur nella sua rete e lo travi. Ci che Satana offr falsamente, Cristo, il figlio di Dio, lo dona davvero: Egli da ai figli degli uomini la possibilit di diventare figli di Dio. (Giov. 1:12 - 13). Con belle parole Origene fece un'osservazione su questi testi:"Ecco perch il Verbo-Dio si incarnato, poich la carne, (cio il fedele attraverso la carne) sarebbe salito nel Verbo: affinch molti venissero accolti come figli, grazie al Figlio Unigenito. Non per lui il Verbo diventato carne ma per noi, poich soltanto tramite l'incarnazione del Verbo, noi potevamo mutarci in figli di Dio. Egli scese da solo gi sulla terra per risalire di nuovo insieme a tanti. L'uomo che fece di s stesso un Dio, fece dei suoi simili degli dei. Questa un'immagine grandiosa. Che cosa necessario affinch l'uomo diventi simile a Dio? Vedere soltanto Cristo come l'esempio pi perfetto di fede, vita e speranza e di conseguenza indirizzare a questo scopo tutti i pensieri, le parole e le azioni in modo che Dio, il Padre, riconosca in costoro la somiglianza di Suo Figlio e, ritenendoli suoi veri figli li faccia sedere nei cieli, in Cristo Ges. (Ef. 2:6). La Sacra Scrittura l'esprime in diversi punti come: avere lo spirito di Cristo, vestire Cristo, camminare in Cristo, non pi vivere per se stesso ma vivere in Dio, s che noi non viviamo pi per noi stessi ma Cristo in noi. E come lo spirito ha la sua sede nella testa e scorre in tutto il corpo, regnando sulle sue membra e mettendolo in movimento, cos infine il fedele si deve far guidare dallo spirito di Cristo. Di che cosa ha pi bisogno la chiesa cristiana, quale corpo dei fedeli? Concordia generale che Cristo chiama amore e che Egli ha dato ai suoi come segno della Sua chiesa, come parola d'ordine. (Giov. 13:34, 35). Gli apostoli si raccomandavano l'amore come veicolo della perfezione (Col. 3:14) e consigliavano: ...l'unit dello Spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo, un solo spirito, come una sola la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione, un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio Padre di tutti, che al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed presente in tutti. (Ef. 4:3, 6). Il contenuto principale della concordia cristiana racchiuso in una triplice legge: osservare l'unit nello stretto necessario, conservare la libert nel meno necessario*, che si potrebbe chiamare adiafora*; e conservare l'amore in tutti e verso tutti. Esistono tali cristiani? S, esistevano durante i tempi degli atti degli apostoli, quando tutti i fedeli erano un cuore ed un'anima sola e nessuno diceva sua propriet quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune. (Atti a 4:32). Tali cristiani c'erano anche molto tempo dopo degli apostoli perch erano disposti a dare la loro vita, non soltanto per Cristo, ma anche reciprocamente. (Giov. 3:16). Quando pi tardi l'amore lentamente si raffredd, si dimentic insieme alla regola di Cristo sull'unico necessario, la sua applicazione, e fu limitato alle cose non necessarie, inutili, dannose e rovinose. La conseguenza fu che tutto divenne un labirinto, e che nemmeno la chiesa si distingue pi come un gruppo di eletti dal mondo, ma diventa mondana e si nasconde sotto il nome di Cristo. Oppure dobbiamo chiamare la chiesa, la nave di Cristo, la nave di Teseo? Plutarco* racconta che gli Ateniesi avevano riparato tante volte la nave e cos tante volte avevano sostituito le travi vecchie con travi nuove, che infine della vecchia nave non vi era pi nessuna tavola originale. Per si continu a chiamarla la nave di Teseo; la chiesa allora una tale nave di Teseo? Io non credo, perch Cristo ha costruito la nave della chiesa come un insieme autonomo ed il suo lavoro non pu perire, qualsiasi lavoro di uomini o di satana si aggiunga. Come un nemico poteva seminare la zizzania fra il grano nei campi del Signore, seminati con buon seme, ma non poteva distruggerlo, (Mat. 13:25) cos possono essere costruite sulle fondamenta della chiesa, oro, argento e pietre

preziose, ma anche legno, paglia e stoppie. Nel fuoco purificatore tutto sar messo alla prova, oro e argento non periranno ma paglia e stoppia bruceranno. La chiesa si deve giudicare cos: ci che rimane fra i cristiani della dottrina di Cristo, della Sua vita, dei Suoi impegni divini, certamente oro, grano e pietre preziose, cio sempre l'unico necessario. Ci che l'ingegno umano ha aggiunto e sconsacrato, zizzania, paglia e stoppie ed destinato ad essere bruciato, oppure con i termini nostri, labirinti, pietre di Sisifo e delusioni di Tantalo. E poich queste cose stanno enormemente crescendo di numero, non vi da dare altro consiglio che ritornare all'unica regola di Cristo, l'unico necessario. Ora ecco la domanda pi importante: cos' per i cristiani, finiti in tanti e cos grandi labirinti, l'unico necessario? Rivolgere l'attenzione soltanto a Cristo, l'esempio di tutta la perfezione che stato inviato dal cielo per noi, per modellare la nostra vita secondo il suo esempio. Come Dio ordin a Mos di seguire l'esempio mostratogli:"Guarda ed esegui secondo il modello che ti stato mostrato sul monte." (Es. 25:40). Una volta dal cielo ha detto due volte di Cristo:"Questi il mio Figlio prediletto nel quale mi sono compiaciuto. AscoltateLo." (Matt. 17:6; 3:17). E Cristo stesso disse:"Venite a me, voi tutti che siete affaticati ed oppressi, ed io vi ristorer. Prendete il mio giogo sopra di voi ed imparate da Me." (Matt. 11:28, 29). In breve che cosa dobbiamo imparare da Cristo? Tutto ci che Cristo ha fatto ed insegnato. Perch Egli disse:"Vi ho dato infatti l'esempio, perch come ho fatto io, facciate anche voi" (Giov. 13:15), "Voi siete miei amici, se farete ci che io vi comando. Non vi chiamo pi servi, perch il servo non sa quello che fa il suo padrone, ma io vi ho chiamato amici, perch tutto ci che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi." (Giov. 15:14, 15). Il significato di queste parole lo si pu leggere nei Vangeli. Erasmo* l'ha ricapitolato in modo eloquente nel suo "Compendio della vera teologia": Cristo, il maestro divino ha fondato un nuovo popolo sulla terra che ha la sua origine nel cielo e diffida da tutto l'aiuto che offre questo mondo, un popolo che s'arricchisce in altro modo, diventa saggio, nobile, potente e beato, che trova la sua felicit nel tenere in poca stima tutte le cose che la grande massa ammira. Non conosce n invidia n gelosia, il suo occhio semplice, non conosce desideri impuri, perch deporrebbe volontariamente la sua virilit, e bench nella carne, aspira a condurre la vita di un angelo. Non conosce adulterio, sopporta ogni male e cerca di migliorare. Non conosce giuramento, n diffida n inganna nessuno. Non aspira al denaro n ai beni perch il suo tesoro deposto nel cielo. Non nemmeno vanaglorioso, perch agisce soltanto per la gloria di Cristo. Non conosce ambizione, perch pi alto si trova, pi con compiacenza si sottomette ad ognuno, per volont di Cristo. Perfino quando provocato, non conosce collera. Non conosce l'oltraggio per non parlare della vendetta ma si adopera di portare a s i cattivi. E' tanto retto di costumi che perfino i pagani lo elogiano. E' come rinato alla purezza e semplicit di un bambino appena nato. Vive giorno dopo giorno come i gigli e gli uccelli, senza preoccupazione. Fra i cittadini di questo popolo regna la massima unit, come fra le membra di un corpo. L'amore reciproco fa si che tutto sia in comune, se uno possiede qualcosa di buono che manca ad un altro, egli glielo da. Se uno soffre qualcosa di male o di doloroso, si fa quel che si pu per aiutarlo o mitigarlo. Viene insegnato dal maestro divino, lo Spirito Santo, e perci tanto saggio. Cos vive, completamente conforme all'esempio di Cristo che il sole e la luce del mondo, una citt su una montagna, visibile per ognuno da lontano. Sempre mette a disposizione del prossimo le sue forze. Per questo popolo la vita ha poca importanza e, desiderando l'immortalit, desidera la morte. Il cristiano non teme la tirannia, n la morte, e nemmeno Satana, perch si abbandona alla protezione di Cristo soltanto. In tutto agisce in modo tale che sempre pronto e preparato per 'l'ultimo giorno'*. Vedete, questa una strada nuova, breve e santa verso Sion, nessun impuro la percorrer, e ci indicata dal Signore stesso, nostro Salvatore. Una strada cos semplice e diritta che nemmeno gli stolti vi si smarriranno. (Is. 35:4 e 8). Tutte le altre strade percorse dai cristiani, ci sono tante strade laterali, fuorviano dalla strada diritta su luoghi scoscesi, strapiombi e attraverso fosse. Si legga il

quinto capitolo del Vangelo di Matteo e si paragoni con i costumi dei cristiani del giorno d'oggi. Si osserver la disarmonia e si ammetter che per i cristiani l'unico necessario ritornare a Cristo. Perch Egli il maestro inviato dal Cielo che chiama tutti all'albero della vita e non all'albero della falsa conoscenza, che chiede azioni e non parole e che vuole che noi siamo, come il Padre nel cielo, perfetti nelle opere delle beatitudini divine. Voi dite che impossibile che un uomo possa diventare perfetto come Dio nel cielo. Ascoltate, cosa Egli vi risponde:"Ci che impossibile agli uomini possibile a Dio." (Luc. 18:27). E' come Egli volesse dire che nessuno pu fare qualcosa con la propria forza, ma bens con l'aiuto di Dio, Paolo dice:"tutto posso in Colui che mi da forza" (Fil. 4:13), come Cristo, la colpa non di Colui che ci offre aiuto, ma nostra, siamo noi che rifiutiamo l'aiuto offerto, che sottolineiamo sempre che stata la colpa di Adamo a causare la nostra rovina! Ma non vogliamo apprendere mai cosa pu fare Cristo per rinnovarci. O vogliamo incolpare di menzogne Colui che la verit stessa, quando ci dice"il mio giogo dolce e il mio carico leggero." (Matt. 11:30). La vera luce quella che si accorda alla nostra natura umana - e Cristo giustamente venuto per ricondurla fuori dalla sua caduta, all'originale condizione di autenticit - la vera luce quella che abbraccia soltanto il necessario e che non viene appesantita da accessori. Ma per quanto riguarda la nostra rinascita, abbandonare l'uomo vecchio e vestire l'uomo nuovo, noi siamo lenti e inventiamo delle difficolt che in realt non esistono. Le vere difficolt, le pesantezze, gli intrighi ed i labirinti dove i sensi della nostra rovinata natura ed i pesi delle imprese ed abitudini umane ci conducono, non li vogliamo vedere, bench quasi tutto un labirinto. Ebbene vedremo uno per uno i nostri intrighi in modo che ci diventi chiaro come anche qui ci pu aiutare la regola di Cristo. In che cosa consiste la teologia attuale che s'impara alle scuole? La spiegazione della Sacra Scrittura deve invero venir fatta dalla Sacra Scrittura stessa come testimonia il sacerdote Esdra. (Re 8:8, 9). Ma ai giorni nostri si fanno spiegare i profeti e gli apostoli da gente che non sono n profeti n apostoli e che non sono nemmeno ispirati dallo spirito di Dio essendo solo magistri e dottori, innalzati dagli uomini. Costoro di solito non spiegano nulla per mezzo degli apostoli e dei profeti ma per mezzo di Aristotele oppure come si usa adesso per mezzo di Des Cartes, per mezzo dell'uno o dell'altro magistrato o infine per mezzo di ci che suggerisce la propria mente, poggiandosi su regole umane. Cos la parola divina viene illuminata da parole umane e i pensieri divini da pensieri umani. La conseguenza che la teologia diventata per la maggior parte un vano discutere di invenzioni umane che vengono vantate come misteri divini. (I Tim. 1:6, 7). Queste invenzioni sono tanto diverse quanto la natura di coloro che, si propongono come guide, maestri e padri del popolo di Dio, in contrasto con l'ordine esplicito di Cristo. Ognuno di loro grida, infatti"Qui il Cristo" oppure "L il Cristo" e cerca di convincere il popolo che la sua teologia irradia la vera luce. Chi ha abbastanza parole per spiegare quale grande discordia causa questo fra il popolo cristiano e quale rottura e danno arrecher alla nostra religione? Inoltre i labirinti aumentano perch non si giunge ad un completo accordo per quel che riguarda l'origine e la base della teologia, la parola di Dio. E' sufficiente la parola scritta - i libri profetici ed apostolici - o bisogna aggiungere la parola non scritta - chiamata tradizione? E la parola scritta dove stata conservata pi pura? Nei manoscritti ebraici, greci, caldei o latini? Quando sono state fatte diverse traduzioni dai testi base, ebraici e greci, quale allora la migliore? Tutto ci ha provocato in tutti dubbio e affermazioni pericolose. Perci si incorso in tante divisioni e lo studio della teologia diventato difficile ed insano. Quando per Dio genera un uomo che parla la Sua parola, non trova ascolto: egli non viene accettato n compreso. E' come parlasse una lingua sconosciuta. (Is. 28:11). La perfezione dell'apostolo Paolo consisteva nel fatto che egli non possedeva altra conoscenza se non quella di Cristo crocifisso (I Cor. 2:2); la sua sapienza attinse soltanto dai libri Sacri. (Il Tim. 3:14-17). Oggigiorno si esige invece il titolo di magistro nelle sette arti libere* ed inoltre il titolo di dottore, il che vuol dire l'abilit di trattare speditamente tutte le controversie. Conoscere soltanto Cristo sembra essere una teologia troppo semplice. Dovrete dare uno sguardo al libro "Biblioteca

degli studiosi teologi", vi accorgerete quante centinaia di opere lo studente in teologia deve leggere per imparare a conoscere la teologia. Secondo l'opinione di Cristo, l'unico necessario sarebbe forse che noi si parli soltanto con parole divine di Dio e delle cose celate divine? Ah, piuttosto avesse l'autore scritto su ogni foglio delle migliaia che il libro conta le parole che Dio disse a Giosu "Non si allontani dalla tua bocca il libro di questa legge, ma meditalo giorno e notte, perch tu cerchi di agire secondo quanto vi scritto; poich allora tu porterai a buon fine le tue imprese ed avrai successo" (Gios. 1:8), oppure le parole di Davide "Beato l'uomo che si compiace delle legge del Signore, la sua legge medita giorno e notte" (Salmi 1:1; 2); oppure quelle di Isaia "Attenetevi alla rivelazione e alla testimonianza. Per colui che non parla secondo questa parola, non v' speranza d'amore (Is. 8:20). O come dice Cristo "Scrutate le Scritture" (Giov. 5:30), oppure la parola di Paolo "tutta la scrittura ispirata da Dio e utile per insegnare...perch l'uomo di Dio sia completo. (Il Tim. 3:16). O infine la parola di Hyperius*: il teologo nasce nella Scrittura. Il candidato per il santo servizio non ne sentir per parlare, ma viene abbandonato a seicento altri maestri; che cosa gli rimane se non altrettanti labirinti, pietre di Sisifo ed inganni di Tantalo? In nessuno di essi egli trover soddisfazione. Il gran numero di docenti la causa del gran numero di sette cristiane per le quali fra poco non avremo pi nomi. Ogni setta considera se stessa come la vera o almeno come la pi pura parte della chiesa, per cui sono tutte piene d'odio l'una per l'altra. Purtroppo non rimane nemmeno la speranza che si riappacificheranno fra di loro perch continuamente innalzano lo stendardo dell'irriconciliabilit delle loro particolari confessioni - contro le altre. Accanto alla Sacra Scrittura hanno compilato queste confessioni che sono le loro fortezze, i loro baluardi, dietro i quali essi si nascondono e incitano gli altri. Non vogliono ammettere che una pia confessione come noi ammettiamo che esse sono per la maggior parte pie - per se sbagliata. Nel caso che causa discordia irreconciliabile, diventa indubbiamente un male che deve essere decisamente estirpato se si vuole guarire interamente la chiesa dalle sue ferite. Quando questo non avviene, il popolo cristiano non sapr mai dove rivolgersi. Dal labirinto di sette e confessioni sorto un altro labirinto, la smania inestirpabile alla disputa. Gi dai tempi del paradiso, Satana ne ha avviluppato i figli della chiesa, ma mai cos violentemente come oggi. Gli apostoli e i loro diretti successori lottavano nella forza dello spirito. Fra poco saranno passati due secoli e ancora una disputa viene combattuta con le armi di Aristotele, con sillogismi*. Quale vantaggio ha apportato? Si mai venuti a capo di una disputa? Il numero di dispute piuttosto aumentato all'infinito. Perch Satana stesso un sofista che pu distorcere le sue parole come vuole e che non ha mai avuto la peggio in uno scontro verbale. Ma noi miserabili figli di Eva, ci lasciamo detronizzare, l'uno dopo l'altro, dal bene e dalla verit, come la nostra progenitrice, finch in ultimo non sfrondiamo nel rinnegamento generale della fede la vita e la speranza in Cristo. I sinodi e i concili avevano il compito di eliminare questa miseria ed hanno tentato diversi modi. Generalmente significava l'accordo di tanti ortodossi contro un particolare deviamento di alcuni. Ma le accuse degli anziani e dei giovani vi testimoniano con i fatti che anche i concili si sono cambiati in labirinti, da dove non si pu sfuggire. Ogni qualvolta, contando soltanto i voti, senza tener conto delle divergenti opinioni, lo scaltro Satana riusciva a raccogliere insieme un numero maggiore di figli delle tenebre rispetto ai figli della luce, cosicch la menzogna finiva per trionfare sulla verit. Una volta rimaneggiate con l'astuzia le decisioni, prese a favore di menzogne e vanit, sapeva condurre allo stesso modo la causa s che le decisioni prese una dopo l'altra accecassero e confondessero. Gli apostoli e i loro successori si sono preoccupati in modi diversi che la missione, la nomina e il servizio dei servitori della chiesa venissero regolati in modo da avvenire con ordine, ma quanto disordine entrato di nascosto! Quanti non sono inviati? Quanti si spingono in avanti, bench non sono chiamati? Quanti sono deboli nell'esercizio della loro funzione! Quanti sono che non

pascolano il gregge del Signore, ma si preoccupano di se stessi!? Pi generosamente la chiesa premia la funzione di servitore di Cristo, pi questa sovrabbondanza stimola coloro che fanno del loro ventre il loro Dio, e si aspettano di togliere il pane di Cristo ai suoi servitori. Ma chi entra per la porta il pastore delle pecore; il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. (Giov. 10:2, 3): I guardiani (della porta) dovevano badare che nessuno che non fosse veramente un pastore di pecore entrasse nel recinto. Perci come superiori dei pastori furono nominati i vescovi. Ma entrato silenziosamente l'abuso e lo zelo con cui Simone Pietro si oppose al commercio di beni spirituali di Simon mago - andato perduto e dovunque ne viene offerta la vendita. Questo abuso ha spalancato la porta per tanti disordini d'ogni tipo e rovina la funzione del predicatore. Di solito si ascolta durante la predica, al posto delle parole di Dio, le parole degli uomini. Si lusinga gli altri, si spreca tempo con dotte spiegazioni e con il confutare opinioni altrui. Manca quasi totalmente un'autentica volont di svegliare l'uomo alla rinascita, al raggiungimento di un'altra statura in Cristo, alla comunione della natura divina. La chiesa ha perduto completamente una parte della capacit chiave, la potenza di legare, ed stata conservata soltanto l'altra met, la potenza di slegare. Per il vecchio Adamo un veleno piacevole per il quale non c' antidoto. Vengono infine i sacramenti, istituiti come simbolo di unit, amore e vita in Cristo, diventati oggetto delle pi amare dispute, la pietra per affilare, combustibile per alimentare il fuoco dell'odio reciproco ed un segno di distinzione tra le sette. In breve tutto ci appartiene alla vita cristiana diventato un labirinto; la fede frantumata in migliaia di frammenti e di articoli e si eretici se si rinnega soltanto uno di essi? Nella vita ci si imbatte in un numero infinito di piccole interrogazioni della coscienza e se anche una sola non si prende a cuore si viene sopraffatti da un dubbio pauroso. Per i tanti che non sanno chi, per chi, e in chi pregano, si spera con fiducia, l'aspirazione e la speranza diventano un labirinto. Alcuni si lasciano andare al dubbio a causa di un'ingannevole speranza, altri lasciano che tutte le religioni siano cerimonie, mentre altri ancora rigettano insieme alle cerimonie anche la religione o la trascurano. Se si potesse osservare tutti questi uomini allo stesso momento, si vedrebbe una schiera interminabile che asserisce di incamminarsi sulla stessa via, alcuni vanno a destra, altri verso sinistra, ci sono quelli che vogliono scendere, ci sono quelli che vogliono salire, e alcuni vogliono tornare indietro. E ci che ancora pi innaturale che alcuni avanzano con i loro piedi, altri sulla testa. Contro questo c' qualcosa da fare? Si, l'unico necessario, ritornare a Cristo. Ci significa che si deve accuratamente camminare nelle orme dell'unica guida, Cristo, e negare tutte le altre vie finch si giunti all'unit della fede. Come il Maestro divino ha fatto della Scrittura la base della Sua dottrina, cos ognuno deve anche rinunciare a tutte le confessioni particolari ed accontentarsi con la confessione generale, la parola rivelata da Dio, ed esclamare con la Bibbia in mano: Credo tutto ci che Dio ha rivelato in questo libro, voglio adempire in obbedienza ai Suoi comandi e pongo le mie speranze nelle promesse di Dio. Ascoltate cristiani! Vi una vita sola, ma sotto migliaia di forme la morte ci avvicina. Vi soltanto una semplice verit, ma vi sono migliaia di smarrimenti. Cos vi anche un Cristo, ma vi sono innumerevoli anti-Cristo. Chi non con Cristo contro di lui (Luc. 11:23), ed un anti-Cristo. Ogni fede, ogni azione ed ogni speranza che va contro la dottrina di Cristo un'espressione di anticristianesimo. Le caratteristiche di questo sono: cupidigia, ambizione, avidit di potere, smania di piacere, di disputare, di condurre guerre e l'adoperarsi per danneggiare gli altri. E siccome tutti questi fenomeni sono entrati silenziosamente in tutti i cristiani, nessuno escluso, ne consegue che l'anticristo pi o meno dovunque tiene lo scettro. Cos tutti i cristiani sano che cosa per loro inevitabile: essi devono ritornare a Cristo, oppure perire insieme all'anticristo. Se sono saggi seguono la Guida della vita affinch possano vivere.

NOTE 1) 2) 3) 4) Scrittore inglese vissuto nel diciassettesimo secolo ed autore di opere teologiche. Cos che non portino necessariamente a dispute confessionali. Probabilmente Comenio intende con questa parola solo casi indifferenti o subordinati. Scrittore greco che abitualmente soggiornava alla corte imperiale di Roma. Mor nel 120. Desiderius Erasmus di Rotterdam (1465-1536). Famoso umanista dell'epoca rinascimentale. Bench abbia sovraccaricato con scherno e sarcasmo le anomalie della chiesa cattolica romana, non ader alla riforma. Ultimo giorno, in olandese "de jongste dab" = il giorno pi giovane. Le sette arti libere sono: grammatica, retorica, dialettica. aritmetica, geometria, musica, e astronomia. Inizialmente i titoli di dottore e magistro furono considerati di ugual grado, ma nel sedicesimo secolo il titolo di magistro fu limitato alla facolt di filosofia, la facultus liberalium artium. Perci l'espressione "magister liberalium artium" Maestro nelle arti libere. Andreas Hyperius, teologo riformato morto nel 1546 a Marburg. Un sillogismo un epilogo. La sillogistica, elaborata da Aristotele e poi dagli Stoici ebbe un grande ruolo al tempo di Comenio.

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CAPITOLO NONO Osservando la regola di Cristo, il mondo intero pu migliorare il suo stato, se vuole prestare ascolto ai consigli della sapienza eterna. Non soltanto per la chiesa e per la coscienza dell'uomo, ma anche per tutti gli interessi umani, sarebbe molto meglio se si seguisse la regola di Cristo. Gi da molto tempo la mente umana ha appreso che cos, si pu vivere meglio anche con semplicit esteriore. Tante volte si cercato di alleviare le difficolt della vita con parsimonia e sobriet. Questo risulta dalle parole ed azioni dei filosofi. "Tutto con misura" disse Solone, e Catone consiglia:"Evita ci che di troppo ed impara a trovare soddisfazione nel poco. Il miele diventa amaro se ne mangia troppo." Gli Spartani, famosi nel mondo per la loro virt, abituarono i loro figli fin dalla primissima giovent a sopportare la fame e ad evitare ogni abbondanza di cibo, bevande, vesti ed alloggi, come anche qualsiasi parola superflua. Si dovevano accontentare di poco, ma quel poco doveva essere buono. Ad uno di loro, Leotychidas fu chiesto una volta perch gli Spartani erano cos parchi nel bere. Egli rispose:"Affinch non siano altri a prendere cura di noi, ma noi a curare gli altri." Cos anche si apprezz la moderazione degli antichi Arabi e Romani che non indebolirono le loro forze mangiando e bevendo smoderatamente ma conservarono la loro salute, osservando la misura, e ottennero una forza invincibile con esercizi fisici, vivendo cos abbastanza a lungo da vedere crescere e diventare adulti i loro nipoti. Tali esempi ci vengono sia dai popoli semplici sia dai singoli che hanno eccelso per straordinaria sobriet. Elencher alcuni di questi esempi dalla fila di vecchi filosofi e statisti. Una volta Socrate offr ai suoi ospiti un pasto alquanto modesto dicendo:"Se essi sono buoni, baster loro, se gente malvagia, pi che sufficiente." Athenaius* racconta che Pytagoras, visse molto sobriamente per potersi dedicare interamente al suo lavoro filosofico. Diogenes fu contento con un solo mantello ed una sola botte nella quale si ripar dalla pioggia e dalla tempesta e con una mazza per scacciare i cani. Visse soltanto di verdure e di acqua e dest talmente l'ammirazione di Alessandro Magno che questi esclam:"Se non fossi Alessandro, vorrei essere Diogene." Uno dei maggiori esponenti della filosofia del godimento, Epicuro*, visse di acqua e orzo sbucciato, oppure di pane d'orzo. Il suo spirito non si fece sopraffare dalla povert, non perch era avverso al piacere della tavola, ma perch, come egli sosteneva, trov pi piacere in un modo di vita sobrio. Il medico Galeno invent un certo modo di vita per rimanere sano e si propose di non allontanarsene mai; non mangi n bevve mai a saziet e nemmeno prese mai cibo difficilmente digeribile. Cos visse in buona salute pi di cento anni. Ludovico Cornarus, un nobile veneziano, visse centodiciotto anni in pieno possesso dei suoi poteri spirituali, grazie ad un modo di vita efficace: quotidianamente non prese mai pi di dodici etti di cibo solido n mai bevve pi di quattordici etti di acqua, bench avesse rovinato la sua salute, durante gli anni della giovinezza con una vita lussuosa. Chiedendo a Iovianus Pontanus* perch egli si accontentasse di un unico piatto, egli diede la saggia risposta:"Tengo i cibi lontano da me perch il medico rimanga lontano." Si pu anche citare come esempio dei re, animati di spirito eroico. Quando fu chiesto a Cirus il Vecchio* dal suo ospite quali piatti desiderasse per il pasto, egli rispose:"Soltanto del pane, spero che mangeremo vicino ad un fiume." Alessandro Magno era tanto moderato nel mangiare - magari lo fosse stato anche nel bere - che egli respinse i migliori cuochi con i piatti pi prelibati, inviati dalla regina di Caria, esclamando che aveva dei maestri di cucina migliori, ovvero il lavoro ed il sudore. Quando vide che i nobili del suo seguito si diedero ai bagordi della tavola Persiana, non ne fu contento, e disse che era prova di inclinazione servile farsi dominare dalla smania del piacere, ma che la dignit di un uomo esigeva che egli dedicasse le sue forze al suo lavoro. Gallius* racconta che Romolo* beveva pochissimo quando era invitato a pranzo. A motivo di ci spiegava che il

giorno seguente avrebbe dovuto compiere un certo lavoro. Questo non si accorda con il proverbio di Salomone:"Non conviene ai re bere il vino...per paura che bevendo, dimentichino i loro decreti e tradiscano il diritto di tutti gli afflitti."? (Prov. 31:4, 5). Cos l'imperatore Augusto era molto parco nel bere il vino ed ancora pi moderato nell'uso del cibo anche molto semplice." Carlo Magno, tramanda Krantsius* si permetteva soltanto quattro portate al pasto, bevendo soltanto tre volte. Egli detestava l'ubriachezza di tutti gli altri. Cos si potrebbero menzionare altri eroi come esempi. Se si considerano accuratamente le leggi contro il lusso, eccessi ai matrimoni, banchetti, giochi, abiti, ed altre faccende, leggi che spesso venivano emanate in stati ben governati, si nota che non sono altro che un'adesione alla regola di Cristo; si deve evitare tutto il superfluo, ed una prova che si deve sperare, in un grande ravvedimento dell'umanit, se si volesse dare ascolto al buon consiglio. Merita derisione o piet chi non vuole ascoltare quel consiglio? Con ragione noi ridiamo dello scoiattolo, quell'animaletto divertente, che chiuso in un mulinello mette continuamente se stesso e la gabbia in movimento con i suoi salti, senza mai spostarsi. Non triste perch non ha idea della sua prigionia. Quando per il genere umano, destinato all'eternit, chiuso in questo tempo in una gabbia e malgrado l'arco di tempo breve e la fugacit della vita, si dedica soprattutto alle nullit e alle futilit e non si occupa del proprio essere e di Dio, allora s che si devono versare lacrime amare. Oh, potesse la follia umana diminuire, per la saggezza divina, e separare l'inutile dal prezioso, e respingere tutto il male, il vano ed il superfluo! Quale altra faccia mostrerebbero subito sia la filosofia sia la politica che la religione. Se dopo aver eliminato il superfluo ci si accontentasse soltanto del necessario, quello sarebbe il modo pi semplice, pi facile e pi sicuro per il miglioramento. Se per esempio nella filosofia si volesse accettare incondizionatamente soltanto ci che chiaro come il sole, se si mirasse con perseveranza solo a ci che chiaramente giusto, se si intraprendesse, adoperando tutte le forze, soltanto ci che completamente sicuro, possibile, facile ed utile, il governo delle faccende terrene sarebbe giusto. Ci varrebbe anche per la politica, se nessuno volesse, intendesse o facesse qualcosa di differente della felicit generale e del benessere sociale come generalmente intese. Potrebbe essere cos se ognuno al suo posto svolgesse il proprio compito ordinatamente, se nessuno si facesse largo a spese del prossimo o lo umiliasse, se ognuno si adeguasse agli altri e per amore della pace servisse volontariamente il prossimo. Ci varrebbe anche per la religione. Se soltanto si volesse adorare quell'essere unico e supremo, Dio, da cui viene all'uomo tutto il bene, se si volesse amarLo per la Sua bont sopra ogni altra cosa, affinch Egli onorasse nuovamente l'uomo con il Suo amore paterno, se si avesse un riverente rispetto per la Sua potenza cosicch Egli non dovesse indirizzare la Sua giustizia contro l'uomo ostinato, Egli donerebbe la Sua misericordia ad ognuno come Egli riscalda ognuno con il Suo sole. Quando l'uomo rifiuta di seguire questa via della giustizia suprema, il massimo Ordinatore del suo destino gi ha pronunziato i Suoi giudizi. Chi vuole sempre occuparsi del superfluo perder l'infinito, il necessario. Chi vuole continuare a girare sempre nei suoi labirinti, girer finch la confusione talmente grande che non vi pi via d'uscita. Chi vuole rotolare all'infinito le sue pietre di Sisifo, le pu rotolare finch la sua forza, la sua vita e se stesso siano consumati. Chi trova piacevole bruciarsi all'infinito nei desideri di Tantalo, si brucer finch non sar completamente consumato. Chi vuole assomigliare allo stolto che preferisce costruire sulla sabbia e non sulla roccia, costruisce tranquillamente finch cade la pioggia, straripano i fiumi, soffiano i venti e si abbattono sulla casa costruita con inutile bellezza. Cadr e la sua rovina sar grande. (Mat.7:27). Allora non vi nessuno che vuole ascoltare? Non vi nessuno che vuole essere saggio e prevenire la sua caduta? Tutta la discendenza di Adamo dimostra sempre di nuovo la follia e la caduta di Eva e sempre di nuovo la bont di Dio deve correggere quella follia e la caduta. Satana non si stanca di rovinare ci che costruito da Dio. Continuamente l'uno contro l'altro, cosicch tutti gli avvenimenti terrestri non sono altro che una battaglia della saggezza divina contro la follia umana e

la furbizia satanica; una battaglia della bont divina contro la cattiveria umana, una lotta della potenza del Creatore con lostinata opposizione della creatura. Ma la vittoria apparterr a Dio che forma e riforma la sua creatura, e non alla creatura recalcitrante. La continua testimonianza della profezia divina annuncia ancora prima della fine del mondo il completo tramonto della grande Babilonia, che non significa altro che la grande confusione che regna nel mondo. Perci bisogna obbedire al comandamento divino:"Uscite, popolo mio, da Babilonia, per non associarvi ai suoi peccati e non ricevere parte dei suoi flagelli." (Riv. 18:4). Ma il mondo diventato sordo alla voce di Dio e dei suoi servitori, i profeti e gli apostoli. La voce dei servitori ordinati dalla chiesa ha perso la SUA forza, essa stessa spoglia perfino della loro forza quei mezzi straordinari che Dio adopera. Cosa rimane all'uomo quando segni e miracoli vengono attribuiti a cause naturali, quando uomini straordinariamente illuminati vengono chiamati fanatici idioti, ed apparizioni d'angeli chiamate situazioni estatiche, tutti casi in cui la voce di Dio si fa sentire a qualcuno, vengono attribuiti all'influenza di Satana? Tre attivit rimangono all'uomo. Tacere e meravigliarsi, sospirare e gemere, aspettare i giudizi di Dio. Questi arriveranno come un diluvio e gi sono in arrivo. Quando volete riconoscere ci e volete farvi insegnare da Dio leggete allora il capitolo 24 di Isaia e i capitoli 16, 17, 18 della rivelazione di Giovanni e fuggite, fuggite subito! Dove fuggirete? Per l'alluvione in arrivo non c'era altro rifugio se non l'arca di No, chi non giungeva l, doveva morire. Prima che il fuoco distruggesse Sodoma si poteva fuggire solo a Zoar, un luogo situato vicino per destinato a soccombere anch'esso. Oppure si poteva fuggire in una tana della montagna, ma LA' c'era Satana con la sua tentazione. Si poteva fuggire alla montagna di Ninive ma l punge il verme ed il sole. Allora dove? Dal Dio in collera non si pu fuggire se non al Dio della riconciliazione, dai peccati all'espiazione, dal girovagare al cuore del riposo, dal vortice del mondo a Cristo. Maria scelse in verit la parte migliore quando si sedette ai piedi di Ges, ella segu Cristo di l a Gerusalemme e alla croce, alla tomba e non Lo lasci fino alla Sua gloriosa resurrezione. Nel prossimo capitolo legger ci che io intendo, alla mia et, riguardo a tutte queste cose. NOTE PORCIUS CATONE, 234-149 a.c.; impersonava l'antica severit di costumi Romani. Scrittore greco del terzo secolo dopo Cristo. Filosofia che considerava il piacere, in quanto imperturbabile tranquillit d'animo come bene supremo, ma nondimeno esaltava il piacere dei sensi. Poeta e storico italiano, 1426-1503. Fondatore del regno Persiano. Scrittore romano del secondo secolo avanti Cristo. Secondo la tradizione Romana, il fondatore della citt di Roma. Alberto Krantz, teologo e storico tedesco, morto nel 1517.

CAPITOLO DECIMO L'autore professa la sua ferma intenzione di seguire la regola di Cristo, eternamente valida, riguardante l'unico necessario e rimette se stesso e tutte le sue cose nelle mani di Dio. Ho menzionato gli errori generali del genere umano, richiamerei ora l'attenzione sui miei. Se io non sapessi che le mie azioni e il mio patire sono stati osservati e se non temessi di provocare fastidio lasciando i miei errori incorretti, io, sarei passato in silenzio su tutto ci. A Dio piaciuto darmi un cuore desideroso di promuovere il benessere dell'umanit. Egli mi ha dato l'incarico e l'occasione di dedicarmi nella vita pubblica ed in pi posti a diverse cose. Alcuni hanno sottoposto le mie azioni ad ogni sorta di critica. Perci ritengo necessario ora, alla mia ultima rinascita, di parlare di queste cose con l'intento speciale, che coloro, che forse mi hanno ritenuto un esempio di zelo e desiderio di sapere, imparino a capire che si pu pure errare, malgrado le pure intenzioni e che essi possono imparare a prevenire o a correggere messi in guardia dalle mie esperienze. Ogni servo fedele di Cristo deve applicare a se stesso la parola dell'apostolo:"Se, infatti, siamo stati fuori di senno, era per Dio; se siamo assennati era per voi." (Il Cor. 5:13). Se egli ha agito in modo insensato, pu confessare il suo errore a Dio, se egli per ha trovato un mezzo per correggere il suo errore, lo manifesti a giovamento del prossimo. Ringrazio perci il mio Dio perch durante tutta la mia vita mi fece essere un uomo di ardente desiderio. Bench Egli permise che io mi smarrissi in pi di un labirinto, Egli mi ha concesso di sfuggire alla maggior parte di essi. Ora Egli mi conduce con la Sua mano alla contemplazione del riposo beato. Se anche il desiderio del bene sorge nel cuore umano, sempre un ruscello che nasce dalla fonte di ogni bene, da Dio. Se solo sappiamo utilizzarlo, sempre buono per se stesso e porta ad una buona fine. Ma la colpa nostra se non sappiamo di andare lungo quei ruscelli e trovare la fonte; oppure se noi non vogliamo seguire la corrente che formata dalla confluenza di ruscelli, per giungere cos al mare della plenitudine e alla soddisfazione di ogni bene. Sia lodata la bont di Dio quando Egli ci attira a Se dalle nostre vie smarrite nei labirinti con i segreti fili di Arianna della Sua Sapienza, alla fonte di ogni bene. Gioisco perch successo anche a me, che io, dopo aver nutrito all'infinito il desiderio del miglioramento del mondo, vedo ora come io vengo condotto allo scopo finale del mio ardente desiderio. Quando percorro con lo sguardo tutto il mio operare fino ad ora, ammetto che stato soltanto il correre indaffarato di una Marta premurosa - anche se per amore del Signore e dei suoi discepoli - . Oppure stato un avvicendarsi di operosit e di riposo. Ora per mi propongo fermamente di sedermi con Maria ai piedi del Signore per esclamare giubilante con Davide:"...il mio bene stato vicino a Dio." (Salmo 73:28). Ho detto che il lavoro della mia vita fino ad ora era simile a quello di Marta e si svolto per amore del Signore e dei Suoi discepoli. Sia dannata ogni ora e ogni momento ed ogni lavoro che stato speso o svolto in modo diverso. Tale lavoro stato, per esempio, lo studio della didattica a cui mi sono dedicato per molti anni, con il desiderio di distogliere le scuole e la giovent dalle difficili vie smarrite dei labirinti. Alcuni hanno sentenziato che ci non compatibile con la dignit di un teologo, come se Cristo non avesse al Suo "Pasci i miei agnelli" aggiunto anche "Pasci le mie pecorelle"; affidando ambedue al Suo amato Pietro. (Giov. 21; 15:17). Voglio per ringraziare Cristo, il mio eterno amore, perch ha posto nel mio cuore questo amore per le Sue pecorelle, ed ha consentito fino ad ora un agevole svolgimento del mio lavoro. Si paragoni il quarto volume delle mie "Opere didattiche" e soprattutto il quinto, settimo ed ottavo trattato con le seguenti leggende: V: come dal labirinto della scuola si giunge infine al piano, oppure come una macchina d'insegnamento costruita meccanicamente per permettere di progredire e di non restare allo stesso livello. VII:l'arte dello stampare vivente, ovvero l'arte di imprimere nell'anima la saggezza, e non sulla carta, concisamente, abbondantemente ed elegantemente.

VIII:il paradiso nuovamente restaurato della chiesa, la situazione migliore delle scuole, designato secondo l'esempio della prima scuola; paradisiaca. Io spero ed attendo in piena fiducia nel mio Dio che tutto ci un giorno possa essere utile, appena l'inverno della chiesa sia passato e si fermi la pioggia e quando si vedranno di nuovo i fiori nei campi e giunga il tempo di sfrondare gli alberi, quando Dio dar ai suoi greggi dei pastori conformi al Suo cuore. Pastori che non pascoleranno se stessi, ma il pascolo del Signore. Un secondo labirinto pieno di fatiche, in cui per molto tempo errai, era il mio desiderio di far pace. Ho dedicato molto lavoro all'adempimento di questo desiderio, per far riconciliare, Deo volente, i cristiani che disputavano a loro svantaggio e rovina, in tanti modi diversi su questioni di fede. Fino ad ora quasi nulla per venuto alla luce, ma pu ancora accadere. Per l'irriconciliabilit amara di alcune persone la mia opera non ancora uscita ed anche amici fidati credono che non sia ancora giunto il tempo di esporsi all'odio inesorabile di queste persone. Per accadr perch infine si deve temere e obbedire pi Dio e non gli uomini. La nostra attuale epoca da paragonarsi ai tempi di Elia che, sul monte Horeb, non osava abbandonare la spelonca, venendo l'enorme tempesta che spacc le montagne e spezz le rocce che precedeva il Signore, quando egli scorse i terremoti ed il fuoco, eppure il Signore non vi era in essi. Ma verr il tempo in cui sar permesso ad Elia di sentire il sussurrare di un venticello, di uscire e di ascoltare la voce di Dio e di parlare nuovamente a Dio ed al Suo popolo. Ora per ognuno ritiene che la sua Babilonia sia pura e crede che sia la vera Gerusalemme a cui tutto deve far posto. Questa ostinazione dei Cristiani e gli sforzi vani di alcune persone per farli riconciliare mi fecero pensare e sperare che sia stato meglio guarire l'insieme e non una parte. E' meglio dare un mezzo universale per tutto il corpo malato che non mettere un cerotto sulla testa, sul piede o su un fianco. Questo fu per me motivo per indirizzare il mio desiderio di riunificare il genere umano, vivente in disarmonia, con se stesso e con Dio e di cercare mezzi e vie per raggiungere questo scopo. Dio mi accordava gi da trenta anni un po di prosperit per questo lavoro, perch alcuni amici che ne erano a conoscenza osarono, senza consultarmi, pubblicarne una parte sotto il titolo "Prodromus Conaminis Pansofiae*". Per provocare un giudizio da parte degli scienziati su questa grande impresa? Bench la maggioranza si pronunciasse favorevolmente, alcuni che si erano messi in testa tante cose assurde, esclamarono che io mescolavo cielo e terra. Dissero che era insopportabilmente audace e temerario che un solo uomo osasse dar consiglio al mondo intero. Questa critica mi costrinse fino al giorno d'oggi a tenere i miei pensieri solo per me. Bench siano in molti a sapere di che cosa tratta il mio lavoro, quasi nessuno sa se qualcosa compiuto. Alcuni non me lo chiedono pi, perch essi, come ho saputo, sono dell'opinione che io stesso ho abbandonato un lavoro cos disperato. Soltanto pochi sperano segretamente che ne verr ancora qualcosa fuori. La loro speranza sar vana? Dio lo sa! Io non dico nemmeno se c' o meno, la speranza, anche se ora mi trovo sul bordo della tomba, perch noi non siamo mai in grado di far qualcosa con le nostre proprie forze, a Dio per niente impossibile. Ora voglio solo far notare che non si deve chiamare follia quando qualcuno fiducioso in Dio e adoperantesi per la giusta causa, osa richiamare e ammonire il mondo intero e il genere umano a fare penitenza. Per primo ci troviamo tutti insieme nello stesso grande teatro del mondo. Ci che si recita riguarda tutti noi perch tutti noi vediamo la luce del sole dataci da Dio. Secondo, l'umanit un'unit, discende da un sangue, da una famiglia, da una casata. Con lo stesso diritto che una parte pu aiutare l'insieme, un membro tutte le altre membra del corpo, un familiare tutta la famiglia, cos noi, che tutti partecipiamo della natura umana, possiamo aiutarci reciprocamente. Terzo, Dio ha gi, al principio delle creazioni affidato ad ogni uomo la cura del prossimo. E non c' niente su cui la Scrittura insista di pi, dopo l'amore e l'obbedienza al Creatore, se non sull'amore verso il prossimo ed un parteciparsi, servire, aiutarsi reciprocamente. Quarto, ci vale anche per la mente sana, come si nota chiaramente nel saggio. Socrate prefer morire e non smettere d'insegnare il bene; Seneca disse che se la sapienza - la luce e la guida della felicit nel mondo - gli fosse data a condizione di

tenerla solo per se stesso, senza parteciparne gli altri, egli non l'avrebbe pi desiderata. Pi qualcuno pio - anche fra i semplici - pi cercher e sperer di essere utile ad un cerchio maggiore. Quinto, il figlio di Dio, inviato dal cielo per riportare quel che si era perso, tramite il Suo parlare, pensare ed agire, si propose la salvezza del mondo. Egli invi dei messaggeri per annunziare che la salvezza era giunta, ma non ordin loro di andare da questo o da quello o di bisbigliare nell'orecchio, ma di rivolgersi al mondo intero e di predicarlo dai tetti. Cos fecero pure gli apostoli:"Per tutta la terra corsa la loro voce, e fino ai confini del mondo la loro parola" (Rom. 10:18), desiderosi di annunziare il Vangelo l dove ancora non era giunto il nome di Cristo (Rom. 15:20), e di istruire ogni uomo con ogni sapienza per rendere ciascuno perfetto in Cristo. (Col. 1:28). Sesto, stato promesso che tutto ci accadr verso la sera del mondo, se non prima, affinch si comprendano i progetti (Zac. 14:17) del Suo cuore alla fine dei giorni. (Ger. 30:24). Non si pu accusare di audacia colui che ha il coraggio di cingersi per raggiungere un fine talmente elevato. Si dovrebbe piuttosto lodare il tempo in cui ancora si trovano uomini che si occupano in nome di Dio di tali faccende. Questi uomini posseggono la ferma convinzione che il declino di Babilonia vicino e che presto discender l'angelo la cui magnificenza illuminer la terra. (Riv. 18). La volont di Dio mi condusse oltre questo in un altro insolito labirinto, quando feci pubblicare le divine rivelazioni nel nostro tempo sotto i titoli:"Lux in tenebris" e "Lux e tenebris". Queste opere non mi causarono soltanto molto lavoro e fatica, ma anche molta inquietudine, invidia e pericolo. Da una parte mi rimproverarono, schernendo la mia credulit, dall'altra parte mi minacciarono per la mia diffidenza e atteggiamento negativo. Ho visto come coloro che continuarono ostinatamente a contraddire tutto ci, morirono, ma ho visto anche, che coloro che l'accettavano con piacere vennero ghermiti dalla morte. Come sembra, non era e non facile trovare una via d'uscita da questo labirinto. Cosa devo fare? Non conosco miglior consiglio che lasciar tutto ci a Dio. A me deve bastare, come Geremia, d'aver mandato il libro delle piaghe che colpiranno Babilonia in visione a Babele. (Ger. 51:6; 60-64). Vedendo che a Giona non ha giovato, non mi adirer quando alcune profezie non avverranno. Forse Dio ha i Suoi motivi di cambiare talvolta le Sue decisioni, o almeno i segni premonitori di esse. Forse Dio, prima vuole dimostrare, ci che l'uomo senza di Lui non pu fare, e poi ci che Egli pu fare senza l'uomo oppure tramite esso, quando gli impone la Sua volont. L'uomo pu avere la libert di contraddire i servi di Dio, le loro parole e le opere, contestando a Dio la Sua prerogativa, non far accadere nulla prima che Egli non abbia rivelato i Suoi segreti ai profeti. Mi sia concesso, con Davide, di essere muto e di non aprire bocca quando vedo Dio fare qualcosa o quando Lo sento dire qualcosa che io non capisco. Cosa far ora dopo aver faticato tanto in tante vie errate, con tanto lavoro inutile? Dir con Elia:"Prendi ora, o Signore, la mia vita, perch io non sono migliore dei miei padri." (I Re 19:1; 14)? O piuttosto con Davide:"E ora, nella vecchiaia e nella canizie, Dio, non abbandonarmi, affinch io annunzi la tua potenza e le tue meraviglie a tutte le generazioni." (Salmo 71:18). N l'uno n l'altro affinch non sar consumato dal desiderio di uno dei due. Voglio lasciare a Dio la decisione sulla vita e la morte, sul lavoro e sul riposo. Ad occhi chiusi, sono disposto a seguirLo dove Egli mi conduce. Umilmente e fiduciosamente voglio pregare con Davide:"Mi guiderai con il Tuo consiglio e poi mi accoglierai nella Tua gloria." (Salmo 73:24). Quando giudicher necessario intraprendere qualcosa sar qualcosa che Cristo mi impone per attenermi in futuro all'unico necessario e rigettare tutto il non necessario o ancora seguendo il coraggioso esempio di Alessandro Magno, piuttosto di bruciarlo. Plutarco racconta che quando Alessandro, voleva spostarsi verso l'India, vedendo che i militari procedevano soltanto lentamente a causa del peso del bottino della Persia, egli stesso port con le proprie mani il fuoco per bruciare quei carri pesantemente caricati, i propri e quelli dei suoi amici. I soldati seguirono il suo esempio. Ci che era utilizzabile lo divisero fra i poveri, il resto lo bruciarono. Cos in Alessandro e i suoi si accese nuovamente il vecchio fuoco di guerra. Perch non seguir quest'esempio, io che fra poco entrer nell'India divina e dovr lasciare il mondo dietro me? Lascio indietro ci che ho raccolto fino ad ora a sostegno vitale

terrestre. Ci che necessario e utilizzabile, voglio dividerlo con piacere fra i bisognosi a me prossimi. Il resto, che sarebbe di peso a loro come a me, lo brucer piuttosto che trascinarlo oltre. Se volessi entrare in dettagli per quel che riguarda la mia ultima disposizione, vorrei aggiungere che una capanna, per quanto misera, sarebbe per me come una reggia. Se non posseggo un posto mio, dove appoggiare il capo, voglio essere contento, secondo l'esempio del mio Signore, quando qualcuno mi accoglie sotto il suo tetto. Voglio anche, come Lui nelle ultime notti sul monte degli Olivi, sostare sotto il tetto del cielo finch gli angeli mi portino, come il mendicante Lazzaro, al cielo e accogliendomi nelle loro comunit. Invece di una veste preziosa, mi sar sufficiente una veste grezza di pelli come quella di Giovanni il Battista. Pane e acqua sostituiranno il lauto pranzo e se ci sar qualcosa in pi la bont di Dio sar laudata*. La mia biblioteca consister in tre libri. Con Davide contempler il cielo e tutte le altre opere della mano di Dio, e mi meraviglier che Dio, il Signore di tanta grandiosit, si degni di guardare me, un verme. (Salmo 8:10). Questa sar la mia filosofia: assumere poco cibo e digiunare spesso sar la mia arte medica, trattare gli altri come io vorrei essere trattato sar la mia giurisdizione. Se qualcuno chiede della mia teologia, voglio come l'Aquinus* morente, perch anch'io presto morir, prendere la Bibbia e dire con tutto il mio cuore e tutta la mia bocca:"Io credo ci che scritto in questo libro." Se qualcuno chiede con maggior precisione sulla mia professione di fede, voglio indicargli la professione di fede apostolica. Perch non ne conosco nessun'altra che sia cos semplice e vigorosa e nessun'altra dove tutte le dispute vengono decise in maniera rapida e concisa s da evitare infiniti labirinti di dispute. Quando qualcuno mi chiede quale particolare formula di preghiera io uso, voglio indicare la preghiera del Signore. Credo che nessuno abbia una chiave migliore per aprire il cuore paterno se non il Figlio Unigenito che nel grembo del Padre. Quando qualcuno chiede le mie regole di vita, io gli indico i dieci comandamenti perch credo che nessuno meglio di Dio stesso, possa esprimere ci che a Lui gradevole. E quando mi si chiede dei casi in cui io consulto la mia coscienza, io voglio rispondere che io diffido di tutto ci che dentro di me e che mio, e che, perfino quando agisco giustamente, ho timore. Con umilt esclamo:"Sono un servo inutile, abbi pazienza con me ed io Ti pagher di tutto." Cosa ne diranno gli adulatori della saggezza umana? Rideranno forse del vecchio folle che discende dalla scala pi alta del rispetto di se stesso alla scala pi bassa della rinunzia di se? Possono ridere se ad essi fa piacere. Anche il mio cuore rider perch sfuggito a tutta la pena. Ho raggiunto il porto, Caso e Fortuna addio, non vi necessito pi! dice il poeta. E io dico:"Ho trovato Cristo. Via gli idoli vani! Cristo il mio tutto." Il suo posa piede mi pi di tutti i troni del mondo e la sua umiliazione mi pi di tutta la maest. Ora che vedo, pi chiaramente di prima, le orme della Guida divina, come avessi trovato il cielo sulla terra. Camminare e non deviare sar per me la giusta via verso il cielo. Tutta la mia vita era un pellegrinaggio, non ebbi mai una patria. Mai e in nessun luogo ho avuto fissa dimora. Ora per gi vedo la mia patria divina alle frontiere della quale, la mia guida, la mia luce, il mio Cristo mi ha portato. Egli mi ha preceduto, perch mi preparasse un posto nella casa del Padre Suo, dove sono molte dimore. Egli verr per prendermi a Se, affinch dove Lui anch'io sar. Perci per me l'unico necessario dimenticare ci che dietro di me e correre verso la meta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere. (Fil. 3:14). Vi ringrazio Signore Ges, origine e compimento della mia fede, perch io, viandante imprudente, durante il viaggio mi smarrii in migliaia di vie traverse facendomi trattenere da migliaia di cose accessorie ed ostacoli, di avermi infine sospinto fino alle frontiere della patria divina. Vedo soltanto ancora il Giordano della morte che devo passare per poter assaporare presto le gioie della patria beata. Sempre lodo nuovamente la Vostra misericordiosa provvidenza, mio Salvatore, per non avermi dato qui sulla terra alcuna patria n dimora, ma questo mondo che per me doveva essere solo un luogo d'esilio e di vagabondaggio, cosicch possa dire con Davide:"Perch io sono un forestiero, uno straniero..." (Salmo 39:13), ma non con Giacobbe:"Pochi e tristi sono stati gli anni della mia vita e non hanno raggiunto il numero degli anni dei miei padri." (Gen. 47/19). Avete fatto i numeri

dei miei giorni maggiori di quelli di mio padre e del mio avo e delle migliaia di esuli caduti nella peregrinazione di quarant'anni nel deserto. Perch avete fatto cos, Voi lo sapete Signore, io mi consegno per sempre nelle Vostre mani. Voi mi avete mandato sempre un angelo con pane ed acqua, come ad Elia quando visse nel deserto, affinch non perissi di fame e di sete. Mi avete anche preservato dalla follia dell'uomo che prende tutto l'accessorio per il vero bene, la via per il fine, il movimento per il riposo, l'albergo per la casa ed il pellegrinaggio per la patria, Voi mi avete portato, o piuttosto spinto verso la Vostra montagna Horeb, Lodato sia il Vostro nome. Mi sono mostrato per alcuni aspetti, un pellegrino folle, considerando le accessorie per la causa principale, preoccupandomi soltanto della vita terrestre, ora, alla fine della mia vita, voglio essere come il buon mercante. Questi cercava perle preziose; trovata una perla di grande valore, vendette tutti i suoi averi e la compr. (Matt. 13; 46). Voi, Signore Ges, Voi siete l'unica perla preziosa, Voi siete il mio unico bene, l'unico di cui necessito. Solo Voi voglio cercare e comprare e voglio vendere tutto ci che ho. Ci che il mondo considera guadagno io lo voglio ritenere spazzatura affinch io possa guadagnare te, Cristo. (Fil. 3:89). Come ultima azione della mia vita imparer a morire in questa vita e a nascere per la vita a venire. Signore Ges, se ho ancora qualcosa da compiere sulla terra, fai in modo che lo possa compiere. E quando sar compiuto fammi cantare come il beato Simeone:"Ora, Signore, lasciate andare in pace il Vostro servo." Se invece Voi decidete che io raggiunga pi presto la fine della mia vita e non la fine del mio lavoro, ne sar ugualmente soddisfatto, abbandonando la vita con in bocca le parole di un filosofo pagano "Ora non devo tener pronto nient'altro che me stesso." Che non sia io strappato impreparato, come succede purtroppo con la maggior parte degli uomini. Canter in eterno della Vostra misericordia che mi ha strappato gi prima della morte dalla fame della morte e mi fa conoscere il cammino della vita. (Salmo 16). Voi Cristiani, gioite, ch anche voi sarete salvati. Quando ascoltate le parole che tuttora risuonano della Vostra guida:"Venite a me, voi tutti che siete affaticati ed oppressi, ed Io vi ristorer" (Mat. 11:28), rispondetegli all'unisono:"Vedete, noi veniamo, guardateci, accettateci, rinnovateci. Aiutateci, noi che lavoriamo, alleggeriteci, poich siamo carichi, e ristorateci perch siamo affaticati. Conduceteci dalle difficolt di questa vita su suolo sicuro, affinch il nemico non ci trovi in un luogo dove pu farci precipitare, ma che sia la Vostra misericordia a trovarci per elevarci fino a Voi. Preferiamo essere i custodi della Vostra porta, nella Vostra casa, e non dimorare nei palazzi degli empi. Signore, noi abbiamo bisogno sempre di una guida nel labirinto dei nostri smarrimenti, un aiuto per il rotolare delle nostre pietre e, per la nostra costante fame e sete, qualcuno che ci provveda sempre di cibo. Poich noi riconosciamo che, malgrado le promesse del mondo, aspettiamo invano, perch esso non pu donare ci che non possiede, noi alziamo gli occhi a Voi, nostra ultima speranza. Fra gli uomini non vi nessuno che non erra, che non si stanca e che non ha fame. "O Verit eterna, soccorri coloro che errano, o forza eterna, sostieni coloro che soccombono, o eterna fonte di ogni bene, saziaci con il bene." E poich, per me che sono il pi umile fra i Vostri servi, Voi siete davvero l'aiuto che mi sostiene e mi sazia, io gioisco in voi e voglio cantare lode al Vostro Nome per tutta l'eternit. Questa confessione del mio ritorno all'unico necessario, che pronuncio al cospetto di Dio, la mia ultima volont o testamento. Ebbene, oh mio casato, miei figli e figlie, miei nipoti, ascoltate la voce di vostro padre che vuole condurvi al Padre di tutti i padri prima che egli venga accolto dai suoi padri. Non vi lascio altra eredit se non quest'unico necessario, che temiate Dio e che osserviate i Suoi comandamenti, perch ci che si addice a tutti gli uomini...Se farete ci, Dio, sar la vostra parte d'eredit; il vostro grande guadagno. Questo dico pure ai miei fratelli, i figli rimasti della nostra chiesa sparpagliata. Amate il Signore e servitelo con tutto il vostro cuore. Non vergognatevi di portare la Sua croce quando volete essere saggi. Pressantemente vi raccomando l'eredit di Cristo, la Sua povert e la Sua croce, perch per di

l conduce la via verso i tesori eterni e la magnificenza eterna, se avrete il senso di Cristo e se persisterete fino alla fine. Voi Signore che una volta dicevate a Pietro:"Quando sarai convertito, allora rafforza i tuoi fratelli", ora parlate a me, Vostro servo:"Poich vi siete convertito dal non necessario all'unico necessario, allora insegnate questo anche ai vostri fratelli." Io chiamo fratelli tutti coloro che invocano il nome di Cristo, chiamo fratelli tutti coloro che sono di un unico sangue, tutta la discendenza di Adamo, abitante su tutta la superficie terrestre. La stessa saggezza di Cristo, l'unico necessario, raccomando anche a te, o mio popolo della Moravia, ed ai vicini Cechi, Selesiani, Polacchi ed Ungheresi che furono ospitali nell'accogliermi al tempo del mio esilio e dai quali ricevetti molti benefici, come riconferma dell'unico necessario. Che il Signore vi dia la saggezza e possiate godere i vantaggi dei vostri paesi benedetti a di non farne cattivo uso. "L'eccesso ha gettato la Boemia nella rovina" disse un re saggio* del nord, un sovrano che era nemico dell'eccesso. Ma lo stesso si dovr dire presto pure di te o Polonia, se non ritorni in tempo all'unico necessario, la semplicit. Perch l'inizio dell'ingiustizia di Sodoma era la superbia, l'ingordigia e gli ozi indolenti. (Ezech. 16:49). Infine la capitale dei Paesi Bassi, il luogo mercantile del mondo, mi offr ospitalit per dodici anni. Qui ho avuto occasione, meglio che in qualsiasi altro posto, di notare di quanto si pu fare a meno. Qui mi sono sorti quei pensieri sull'unico necessario. Ardentemente speravo la liberazione dalle migliaia di labirinti che mi circondavano, e fra le migliaia di pietre, che innumerevoli uomini giornalmente rotolano, di non portare pi avanti le pietre delle mie proprie difficolt, ma di riunirle in un quadrato e di fissarle. L appresi pure in mezzo alle folle degli affamati e assetati "Tantalus" che non si saziano mai, di non soffrire pi n di fame n di sete, grazie alla misericordia di Dio. Questo sar durante i prossimi giorni della mia vita, il mio tesoro pi grande e mia suprema gioia. Mi ricordo come al mio arrivo fui ricevuto inizialmente dai primi cittadini con tutti gli onori. Si sperava che la mia presenza potesse significare un particolare progresso nello sviluppo. Spero tuttavia di poter agire secondo l'esempio del Signore che aveva conservato alle nozze di Cana il vino migliore per ultimo, cosicch il mio ultimo dono sar migliore di quanto ci si aspettava da me inizialmente. Spero, quando accadr, che vi saranno dispensieri esperti per pronunziare una sentenza giusta sull'acqua trasmutata in vino. Quale sentenza? La sentenza apostolica! Certo la piet un grande guadagno, congiunta per a moderazione. Infatti, non abbiamo portato nulla in questo mondo e nulla possiamo portarne via. Dunque, quando abbiamo di che mangiare e di che coprirci, accontentiamoci. Al contrario, coloro che vogliono arricchire, cadono nella tentazione, nel laccio ed in molte bramosie insensate e funeste, che fanno andare gli uomini alla rovina e alla perdizione. (al Ti. 6:62). Perci la cosa analoga a quanto la scrittura dice di Babilonia, sia con l'indicazione del nome mistico di quel posto, i cui abitanti sono sparpagliati nel mondo, sia dellantica citt che si trovava in Caldea, che si era abbandonata ad eccessi e ingordigia e che si occupava solamente di raccogliere tesori dal mondo intero, di acquistarli e venderli. (Riv. 18:11-20). Poich ogni societ umana, ogni stato, ed ogni paese aspira con un amore, che diventa ardente passione agli interessi terrestri, si dimentica molto facilmente i beni migliori che sono dal cielo e che sono eterni, si dimentica Dio, la fonte di ogni bene e cade in rovina e declino. "Vino bevuto moderatamente, rafforza la vita degli uomini" dice il saggio Jesus Sirach, ma bevuto in eccesso veleno e morte, e nel vino sono affogati gi pi uomini che nell'acqua. Signore Ges Cristo, tu unico maestro della saggezza, che ci hai dato per sempre la regola dell'unico necessario, ti chiedo due cose, non me le negare, prima che muoia. Non lasciare lontano da me ci di cui ho bisogno per vivere pio e per morire beato. E tieni lontano da me tutto ci che non utile e che non necessario a questo fine. Ma questo ti prego, fa che anche agli altri venga mostrato quanto agiscono follemente, quando si lasciano andare interiormente a faccende inutili e non si preoccupano di ci che invero necessario. Mentre tu inviti tutti ad aspirare all'acqua viva, essi si scavano cisterne, cisterne screpolate che non

tengono, acqua. (a Is. 55:1-Ger.2:13). S, mentre tu offri senza spesa vino e latte, essi spendono il loro oro e argento per ci che non sazia (Is. 55:2) procurandosi piuttosto malattia, morte e rovina, inferno e dannazione. Sii misericordioso con tutti.

C A P I T O L O U ND I C E S I M O Conclusione dell'unico necessario. Come pu essere vissuto al meglio il necessario. L'ultima pagina bianca mi invita ad aggiungere ancora qualche parola per quel che riguarda l'uso della regola di Cristo. Non vi accontentate di una o alcune persone intorno a voi, ma soltanto del bene interiore che non vi pu essere sottratto. Cristo dice:"Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?" (Luc. 9:25) o viceversa: cosa danneggia l'uomo se perde tutto e conserva se stesso? Conservando se stesso conserva invero tutto? Mi fa ricordare la famosa parola di Bias*. Quando alla rovina della sua patria Priene, gli altri fuggirono carichi di preziosi, gli fu chiesto perch lui solo non cerc di mettere in salvo nulla delle sue propriet, egli rispose:"Porto con me tutto il mio bene." Egli lo portava nel suo cuore, non sulle spalle. Era soltanto visibile per lo spirito, e non per gli occhi, disse Valerio Maximus*. Quando noi ammiriamo e lodiamo questo come qualcosa di eroico, perch non lodare mille volte pi il Figlio di Dio, che quando divenne uomo per amor nostro, non volle possedere beni terrestri? A chi furono tolte, quando mor, le vesti e furono divise davanti ai Suoi occhi? Per chi, bench Signore di cielo e terra, non c'era a disposizione nemmeno una tomba? Conforme a questo esempio Egli voleva formare i suoi e perci disse:"Cercate il Regno di Dio e la Sua giustizia e tutto il resto vi sar dato in sovrappi." E quando un giovane ricco Gli chiese la via della vita ed il Signore gli indic la via dei dieci comandamenti, egli rispose che li aveva osservati fin dalla sua giovent e chiese inoltre cosa doveva fare in pi. Il Signore, rispose:"Se vuoi essere perfetto, va, vendi tutto quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi." (Mat. 19:21). Anche le parole di Cristo suonano al primo ascolto contraddittorie, ma tutti i cristiani necessariamente devono comprenderle: Beati voi poveri, perch vostro il Regno di Dio, Beati voi che ora avete fame perch sarete saziati; Beati voi che ora piangete perch riderete." (Luc. 6-20-21). E viceversa, ma guai a voi ricchi perch avete gi la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi perch avrete fame, guai a voi che ora ridete perch sarete afflitti e piangerete. (Luc. 6:24:25). Cos insegnavano anche gli apostoli e sollecitavano ad adoperarsi per diventare felici, ricchi e sazi in modo diverso da quello che intende il mondo. "Siamo ritenuti impostori, eppure siamo veritieri, sconosciuti eppure siamo notissimi, moribondi ed ecco viviamo...afflitti ma sempre lieti, poveri ma facciamo ricchi molti, gente che non ha nulla ed invece possiede tutto." (Il Cor. 6:8-10). Colui che comprende bene queste parole apparentemente contraddittorie capir, in verit cosa necessita e sapr scegliere la parte migliore che non gli pu essere tolta. Riassunta, questa saggezza spirituale, dice: non vi appesantite con faccende che sono al di fuori della necessit della vita, ma accontentatevi con il poco che vi serve per comodit e lodate Dio. Se manca tutta la comodit, siate contenti dello stretto necessario; se vi viene tolto anche questo, vedete di conservare voi stesso, se non potete nemmeno conservare voi stesso, lasciatevi ma badate di tenere fermo Dio. Chi ha Dio pu fare a meno di tutto. Egli possiede il bene supremo e la vita eterna con e in Dio. E questo ci che si pu desiderare il fine e la fine. NOTE 1) Bias di PRIENF, uno dei sette saggi greci. 2) Storico romano del primo secolo dopo Cristo.