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NOTIZIE AI SOCI STUDIO DELLE FORTIFICAZIONI MODERNE BOLLETTINO D'INFORMAZIONE N°9 NOVEMBRE-DICEMBRE 1992 LA DIFESA COSTIERA FINO ALLA II GUERRA MONDIALE ai Valerio Giardinieri Premessa La difesa costiera é uno dei tomi pid attentamente studiati dal nostro Gruppo: M.te Moro, la Batteria Amalfi, le fortificazioni del golfo della Spezia con le isole Palmaria e del Tino sono sta~ ti oggetto di visita da parte dei nostri Soci e di articoli sul Bollettino. In vista di ulteriori iniziative in merito (Lido di Venezia, Brindisi, ecc...) ritengo utile esporre brevi considerazioni generali, passando poi ad illustrare sommariamente alcuni aspetti tecnici dell linea difensiva pit nota in Europa, anche ai profa- ni: il Vallo Atlantico. Fig.1 Un osservatorio del Vallo Atlantico Considerazioni general Finalita della difesa costiera Scopo essenziale della fortificazione costiera era in passato, ai assicurare la difesa di un centro costiero di speciale importanza militare: basi navali (Malta - Maddalena - Brest) ¢ piazze marittime (Tolone - La Spezia). Le piazzeforti marittime erano organizzate in modo da costituire dei campi tricerati, chiamati cosi in analogia a quelli ter— restri. Se necessario l'organizzazione difensiva era effettuata anche con fronte verso terra. In rapporto ai mezzi d'offesa e di difesa delle navi, 1'arma- mento principale delle piazzeforti era costituito da: - batterie di obici, di grosso calibro, per tiri di sfondo sulle tolde delle navi; - batterie di cannoni di grosso calibro per tiri perforanti alle brevi distanze contro le cinture corazzate delle navi e, con tiro di sfondo, alle grandi distanze; - batterie di cannoni di medio calibro a tiro rapido contro le sovrastrutture delle navi e per fiancheggiare le ostruzioni e gli sbarramenti subacquei. La scelta ed il dosaggio dei diversi tipi di artiglieria dipendevano dai compiti da assolvere. Condizione importante per la sicurezza di un'opera era la posizione elevata. Le batterie situate ad oltre 100 m. sul livello del mare erano difficili da colpire da parte dei g.c. navali, che non potevano avere elevati angoli di alzo: quindi teli batterie erano allo scoperto. Le bat- terie basse, situate a quote inferiori a 1J0 m. s.l.m., erano invece protette. L'organizzazione delle batterie era integrata da stazioni telemetriche. Fig. 2 Una casamatta per tiro fiancheggiante Nel periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale, la difesa costiera non subi sostanziali mutamenti organizzativi: si trasformarono alcuni elementi, sostituendoli od adattandoli ai nuovi mezzi, e se ne aggiunsero degli altri. In effetti la nuova arma aerea _e lo sviluppo della guerra sottomarina facevano ritenere difficile l'impiego contro costa delle navi da battaglia le cui perdita avrebbe influito sensibilmente sul potere marittimo dell'offensore. La difesa costiera, quindi, fu ancora realizzata intorno alle basi marittime, potenziate con batterie antiaeree ed antisiluranti, armate con cannoni di piccolo ca- libro. Nel periodo precedente la seconda guerra mondiale una operazione anfibia era considerata molto rischiosa, in quanto operazione lenta, che richiedeva particolari condizioni favorevoli. Date le caratteristiche dei mezzi da sbarco dell'epoca, essa non poteva svolgersi, che su spiagge con requisiti pressoché jideali: la sua riuscita era considerata comunque aleatoria. La seconda guerra mondiale ha viceversa offerto diversi esempi ai operazioni combinate riuscite in virti dei progressi della tecnica e dei mezzi da sbarco. Diamone un cenno dopo aver sinte- ticamente descritto il Vallo Atlantico, la pit poderosa difesa costiera di tutti i tempi. Il Vallo Atlantico Costruito dai Tedeschi per impedire uno sbarco alleato sulla costa francese e la formazione di un secondo fronte, mentre era in corso la guerra contro la Russia, il Vallo Atlantico si estendeva dalla frontiera danese a quella spagnola con uno sviluppo di 3000 km. ed era costituito da un complesso di oltre 12.000 opere escluse quelle di carattere semipermanente e campale. I concetti principali a base dell'organizzazione difensiva erano i seguenti: - impedire a tutti i costi lo sbarco facendo coincidere la linea di resistenza con la linee di spiaggia, in modo da poter si- stemare il pit avanti possibile le postezioni per armi automa- tiche e controcarro; - contenere il nemico che eventualmente fosse riuscito a sbarca- re, e quindi ricacciarlo a mare con l'intervento delle Grandi Unita di riserva; - organizzare la Posizione di Resistenza a caposaldi, di notevo- le autonomia logistica, in modo da conservare in ogni caso alcuni pilastri fondamentali, anche se il nemico fosse riuscito a penetrare; - impedire, in caso di cedimento della posizione di resistenza, la penetrazione avversaria verso l'interno con sbarramenti stradali e sistemazioni a difesa degli abitati e dei nodi stra dali importanti sul rovescio della posizione difensiva; L'applicazione di tali concetti aveva determinato (pur con le necessarie diversita che il terreno e’la prevedibile azione avversaria consigliavano) uno schieramento continuo su tutta la costa. L'esistenza di preconcetti molto diffusi sulle reali possibilita e sulle intenzioni dell'avversario - oltre a far escludere a pri lo sbarramento in determinate zone ritenute proibitive - faceva ritenere probabile al-massimo uno sbarco in corrispondenza del passo di Calais. Cid aveva portato ad una sistemazione difensiva molto solida al Nord, che poi andava mano a mano diradandosi ed indebolendosi verso Sud. Nei settori ritenuti importanti, la difesa aveva una consistenza maggiore le opere erano dislocate su tre o quattro linee successive con una profondita di 4 - 5 km.. In altre zone ritenu- te meno favorevoli a sbarchi, l'organizzazione era limitata ad una sola linea di piccoli caposaldi tra loro distanziati 400 - 500 m.; nei tratti di costa in cui lo sbarco si riteneva impos- sibile, erano dislocati solo elementi di vigilanza. La sistemazione difensiva era, di regola, costituita da: - una prima linea, organizzata sulla spiaggia, di capisaldi integrati da centri di resistenza, da campi minati, da ostacoli