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‘STUDIO DELLE FORTIFICAZIONI on NOTIZIE AI SOCI BOLLETTINO D'INFORMAZIONE N°19 GENNAIO-FEBBRAIO 1995 L’ASSEDIO DI FORTE LEONE SU CIMA CAMPO di Luca Girotto 11 24 Ottobre 1917 era stato un giorno del tutto simile ai precedenti per i giovani' alpini del battaglione Monte Pavione sulle frastagliate creste del massiccio di Cima d’Asta’ nelle loro trincee, ormai rafforzate da oltre un anno di laboriosa permanenza, su Forcella di Buse Todesche, su Cima e Forcella Orsera, Cima Trento, Cresta Ravetta ¢ Cima Caldenave, la vita scorreva tranquilla, quasi noiosa. Erano tutte Posizioni tra i 2300 ¢ i 2500 metri, sopra pareti quasi inaccessibili o alla testata di angusti valloni: sorprese, da parte austriaca, non se ne dovevano temere. Eppure quel giomo, con quelli seguenti, sarebbe passato alla storia per il disastro cui l'esercito italiano ando incontro sul fronte orientale. L offensiva pitt tardi detta “di Caporetto”, con la quale gli austro-tedeschi intendevano alleggerire la ormai insostenibile pressione italiana, ando ben oltre le iniziali aspettative di chi l'aveva concepita: sfondare le prime linee nella zona di Plezzo ¢ Tolmino, anche grazie ad una incredible serie di errori ¢ colpe degli alti comandi del Regio Esercito, le truppe attaccanti si erano trovate pressoché libere di dilagare nella ridente pianura friulana provocando il progressivo e sempre pid caotico ripiegamento avversario, dapprima al Tagliamento ed infine al Piave. Il radicale sommovimento del fronte orientale impose drastici sacrifici territoriali anche su quello dei Lagorai ¢ della Valsugana, nonché su quello della Camia, che dovettero essere gradualmente evacuati sotto un’incombente minaccia di accerchiamento: essi erano infati rivolti ad ovest € nord/ovest, offrendo quindi le spalle alla baldanzosa avanzata delle truppe austro- ‘germaniche. Sulle remote vette di Rava le prime voci del disastro arrivano con le salmerie all'inizio di novembre, ma “radio scarpa” questa volta é confusa, incerta; l"enormita della tragedia rende la stessa assai difficile da credere: centinaia di migliaia di prigionieri, migliaia di cannoni catturati, Udine in mano austriaca!... Ma se sulle fronteggianti creste del Montalon, dello Stellune e di ‘Valpiana, il nemico se ne sta tranguillo ¢ non spara un colpo! Poi, il 4 novembre, la svolta: gli ufficiali del Pavione esenti dal servizio notturno sono riuniti in una accogliente baracca; col buio, la teleferica che sale a Forcella di Buse Todesche, assieme ai generi di conforto porta un plico con bolli, timbri ¢ indicazioni di segretezza; dentro, lordine in apparenza innocuo che il comandante del battaglione proceda allo studio di un “ipotetico” arretramento sulla linea Asolone-Solarolo nel massiccio del Monte Grappa. Tl maggiore Olmi capisce immediatamente di che si tratta, esegue e resta in attesa. Il di seguente arrivano le prime notizie certe sul ripiegamento in corso sul fronte orientale. II 7 ecco i temuti ordini: la ritirata avverra tra il 7 € 1'8 novembre per le fanterie, le artiglierie ed i servizi che saranno i primi a ripiegare; in giomata il Pavione (95, 148" ¢ 149" compagnie alpine) entra a far parte, con Val Brenta ¢ Natisone, del cosiddetto “Gruppo Sirolli". che assieme agli altri due ‘gruppi “Streva" ¢ “Dalla Bona” (dai nomi dei rispettivi comandanti) costituisce il “Gruppo di copertura” del Ten.Col. Piva il cui compito é quelle di proteggere la ritirata del 18° Corpo - NOTIZIE AISOCI * Gennaio-Febbraio 1995 - d’Ammata tra la Valsugana ed il Primiero; proprio al 18° Corpo d’Armata spettera I'onore e onere di garantire la prima difesa del fondamentale massiccio del Monte Grappa Al Gruppo Siroll,1'8 novembre, spetta estendere la sua occupazione a sud del Cimon Rava per sostituire i reparti che si sganciano in successione; anch’esso poi, la sera del 9, inizieré il Tipiegamento in fasi successive, prima sulla cosiddetta “linea Gialla” (Malga Marande-Monte Agaro-Monte Picosta-Celado-Monte Pasolin), la sera del 10 sulla “linea verde” (Cima Campo- Col Perer-Cima di Lan-Ponte della Serra), ia sera dell'l1 su quella “azzurra” (Cismon-Col del Gallo) ed infine, i! 12, tra Monte Asolone, Monte Pertica e Solarolo. Ma prima dovranno essere distrutte baracche, teleferiche, depositi di viveri ¢ vestiario e quant'altro non possa essere trasportato; il tutto senza attirare I'attenzione del nemico, che non attende altro che i primi indizi di evacuazione per lanciarsiall’inseguimento, Alla 95" compagnia (ex battaglione Feltre) del Capitano Stufferi viene affidato il compito di mantenere un'apparenza di attiviti normale mandando continuamente pattuglie in ricognizione dagli avamposti del Croz di Conseria e di Monte Cenon verso il corso del Maso. Lininterrotto ‘movimento dei drappelli alpini impedisce al nemico di rendersi conto dei preparativi per tuto il giomo 9, durante il quale la 149* (Capitano Paviolo) precede il grosso sulla “linea gialla” sistemandosi a difesa, Tutto procede alla perfezione fino al mezzogiomo del 10, quando i telefonisti commettono imprudenza di incendiare con troppo anticipo le stazioni a monte dei loro impianti Gli austriaci se ne accorgono e gid all'imbrunire le loro truppe da montagna (elementi della 9* Gebirgsbrigade e del I1I° Kaiserschutzen) premono con molestia sulla “linea gialla”. Dalla gié occupata conca di Tesino gli imperiali dirigono quindi verso Cima Campo e Cima di ‘Lan con I'intenzione di puntare poi su Primolano. Cid viene giustamente visto come un potenziale disastro dal comandante del XVII° Corpo d’Armata, Gen. Etna, il quale sa bene che le sue truppe della zona di Strigno-Scurelle sono in grave ritardo sulla prevista tabella di marcia e rischiano di trovare Ja strada della ritirata chiusa alle loro spalle da una troppo rapida calata degli austriaci Inoltre non & ancora iniziato lo sfilamento per Primolano di una grossa colonna formata da elementi del 1° e del 12° Corpo d’Armata in ripiegamento dal bellunese ¢ la sua sorte sarebbe segnata se le truppe alpine austriache non venissero trattenute sui mont. Ecco quindi che, il mattino dell’11, giunge da Cismon (dove di é frattanto trasferito, da Arsié, il Gen. Ema) 'ordine per il Magg. Olmi di non spostarsi sulla retrostante posizione di Col del Gallo (“linea azzurra”) ma di rimanere ad ogni costo sui rilievi costituenti la “linea verde”. Detto, fatto: per T'alba dell'll gli ottocento alpini del Monte Pavione, assieme ad una cinquantina del Val Natisone, occupano tutta la serie di alture che, tra il precipizio sulla ‘Valsugana ed il solco del torrente Cismon, si ¢ppongono alla progressione dei reparti imperiali: la 149* compagnia presidia I'ala destra, trail Forte Cima di Lan e Col Perer, la 95* é tra Col Perer€ Langiar, il plotone esploratori del Ten. Arban a Monte Celado-Col Manga, un plotone della 148° con il Ten. Feruglio a Col Gnela ¢ gli altri tre plotoni tra la fortezza di Cima Campo e Casere Bettin (ad est): nel Forte viene pure sistemato il comando di battaglione. All'ala destra il battaglione Val Brenta, con una batteria da montagna, occupa Cima di Lan spingendosi fino a Ponte Serra (altre due batterie da 65 mm erano I'una appena a sud di Col Perer, Paltra sopra Fastro), mentre a sinistra lo sbarramento di Valsugana é tenuto, all’altezza di Tezze, da reparti della brigata Aosta (5° ¢ 6° regg. fant.) ¢ dal battaglione alpino Monte Rosa, Pemo fondamentale della linea difensiva del Monte Pavione é Pimponente complesso corazzato di Cima Campo; Forte Leone, come era chiamato all'epoca, venne costruito a partire dal 1910 ed i lavori si conclusero, con la messa in opera dell'armamento, immediatamente prima dello scoppio del conflitto, Si trattava della fortificazione pit potente costruita dagli italiani a ridosso della linea di confine trail corso dell’ Adige ¢ la Marmolada: scavato in gran parte nel versante stesso del rilievo da cui ‘mutua il nome, il suo armamento principale consisteva allinizio in 6 cannoni da 149 in acciaio sotto cupole di 5 metri di diametro e 16 om di spessore poste sulla copertura; tre mitragliatrici in casamatta, cinque mitragliatrici Gardner da posizione in torrette blindate “a scomparsa” (cioé retrattili) ed un cannone automatico per la difesa del fronte di gola completavano la. dotazione sussidiaria, Una linea di combattimento per la fanteria, con trincea continua in cemento - NOTIZIE AI SOCI % Gennaio-Febbraio 1995 -