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Orghidan Radu

Blaise Pascal
Esistenza di Dio come una scommessa

Blaise Pascal iniziò la sua esistenza come ragazzo prodigio. Educato


personalmente dal padre, non andò mai a scuola, dimostrandosi “particolarmente versato
nelle scienze matematiche e fisiche” tanto da essere ammesso ancora giovanissimo nei
circoli culturali di Parigi. Per aiutare il padre nel lavoro di riccosione delle imposte, a
diciotto anni inventò la pascalina, il primo esempio di macchina calcolatrice. Seguirono
altre scoperte scientifiche (esperienze sul vuoto, problemi di matematica), tuttavia
l’evento centrale della sua esistenza fu quello di conversione. Nel 1646 entrò in contatto
con il movimento giansenista e fu impressionato dal rigore e dall’ascetismo di quella
scelta di vita. La radicalizzazione di questo processo di conversione, favorite dall’influsso
della sorella Jacqueline fattasi religiosa nell’austero monastero di Port Royal, culminò
nell’esperienza mistica della notte del 23 novembre 1654., descritta nel Memoriale. A
trentun anni Pascal decise di lasciare il mondo e di raggiungere la sorella nella solitudine
del monastero. Morì solo otto anni dopo, uscendo dall’ascetico riserbo che si era
autoimposto solo per sostenere le ragioni del movimente giansenista, che difese
dall’accusa di eresia, in diciotto lettere aperte, le cosidette « Lettere provinciali »,
firmando con uno pseudonimo. La sua opera più nota sono i « Pensieri », una raccolta
degli appunti personali pubblicata dagli amici pochi anni dopo la sua morte.

Sull’esistenza di Dio conviene scommettere

Si può provare l’esistenza di Dio ? Attraverso quali vie è possibile conquistare la


fede ?
Pascal esclude la possibilita che l’esistenza di Dio possa essere dimostrata con
argomenti logici o considerazioni razionali sulla perfezione della natura, che non provano

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di per sé l’opera di un divino creatore e appaiano decisive solo agli occhi di chi già ha
interiormente scelto la fede. Non ci si avvicina a Dio attraverso fredde elucubrazioni
mentali, ma con il sentimento e la ragionevolezza, qualcosa più simile al buon senso
comune che alla logica rigorosa. È ragionevole, infatti, vivere come se Dio ci fosse, tanto
che su questa scelta sarebbe conveniente scommettere. Pascal propone di porre la
questione dell’esistenza di Dio come fosse un gioco d’azzardo. Esiste una posta in gioco:
la condotta virtuosa della nostra vita ; una possibile vincita → la beatitudine del
Paradiso ; una possibile perdita → la rinuncia ai piaceri mundani. La scommessa è molto
ragionevole perché il giovatore punta un bene finito ( la propria vita terrena) per
guadagnare, vincendo, un premio infinito. Il passo si chiude con un’interessante
oservazione psicologica : più che dai ragionamenti al fede è stimolata dai comportamenti
esteriori e dalle abitudini di vita. Per credere, quindi, bisogna vivere come si credese →
andare a messa, recitare le preghiere in ginocchio a mani giunte, segnarsi con l’acqua
benedetta...La fede è anche un meccanismo psicologico e la devozione formale sviluppa
una disposizione mentale, a credere. I tre passi proposti sono tutti tratti dai Pensieri.
L’esistenza di Dio non può essere provata ! Esaminiamo questo punto e diciamo :
Dio esiste o non esiste. Ma da che parte inclineremo? La ragione non può nel merito
determinare nulla: c’è di mezzo un caos infinito. All’estremità di questa distanza infinita
si gioca un gioco in cui uscirà testa o croce. Come punterete ? Secondo ragione, non
potete fare né l’altra puntata ; secondo ragione, non potete escludere nessuna delle due.
Anche se la ragione non aiuta, bisogna comunque scegliere. Non accusate,
dunque, di errore quelli che hanno preso un partito, perché non ne sapete nulla : « No, ma
io non li accuserò di aver fatto quella scelta, ma di avere scelto ; perché, anche se chi
sceglie croce e l’altro inccorono nello stesso errore, sono appunto entrambi in errore → la
scelta giusta è stare zitti ». Sì, ma parlare bisogna ; non è un fatto di volontà: come su una
barca, se c’è da ballare si deve ballare. Che cosa sceglierete, dunque ? Vediamo. Visto
che occorre scegliere, vediamo che cos’è nel vostro interesse.
La decisione sull’esistenza o meno di Dio non è eludibile. Avete due cose da
perdere: il vero e il bene, e due cose da impegnare: la vostra ragione e la vostra volontà,
la vostra conoscenza e la vostra beatitudine ; la vostra natura poi ha due cose da sfuggire
→ l’errore e l’infelicità. La vostra ragione non subisce un danno maggiore da una scelta

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piuttosto che dall’altra, perché bisogna assolutamente fare una scelta. Ecco un punto
assdodato. Ma la vostra beatitudine ? Soppesiamo il guadagno e la perdita, scegliendo
croce, vale a dire che Dio esiste. Vediamo il vantaggio dello scommettere sull’esistenza
di Dio. Valutiamo i due casi : se vincete, guadagnate tutto ; se perdete, non perdete nulla.
Scommettete dunque che esiste, senza esitare. « C’è da restare ammirati. Sì, bisogna
puntare. Ma forse punto troppo ». Vediamo.
Poiché ci sono uguali probabilità di vincita e di perdita, se anche non aveste da
guadagnare che due vite in cambio di una, varrebbe già la pena di scommettere ; se ce ne
fossero da guadagnare tre, dovreste giocare (perché siete nella necessità di giocare) e
sareste imprudente, visto appunto che siete obligato a giocare, se non azzardaste la vostra
vita per guadagnarne tre in un gioco nel quale ci sono uguali probabilità di vincita e di
perdita. Ma c’è di mezzo un’eternità di vita e di felicità. Dunque, il possibile guadagno
supera la possibile perdita. Il rapporto fra un guadagno incerto, ma infinito, e una perdita,
altrettanto incerto, ma finita, rende vantaggiosa la scommesa. E stando così le cose,
quand’anche ci fossero infinite probabilità e una sola a vostro favore, avreste comunque
ragione di scommettere uno per avere due e agireste scriteriatamente se, essendo
obbligato a giocare, rifiutaste di rischiare un avita contro tre in un gioco in cui di infinite
probabilità ce ne fosse una a vostro favore, quando ci fosse di guadagnare un’infinità di
vita infinitamente felice. Ma qui c’è appunto un’infinità di vita infinitamente da
guadagnare, una probabilità di vincere contro un numero finito di possibilità di perdere, e
quello che rischiate è a sua volta finita....
Nel comune gioco d’azzardo il guadagno è non solo incerto ma sicuramente
finito. Ogni giocatore d’azzardo rischia con certezza per un guadagno che non è certo ; e
nondimeno rischia certamente il finito senza certezza di guadagnare il finito, senza
peraltro peccare contro la ragione. Non c’è una distnza infinita tra la certezza di quanto si
rischia e l’incertezza del guadagno, ciò è falso... Certamente queste considerazioni non
producono di per sé la fede : « E va bene, mai io ho le mani legate e la bocca muta ; mi si
obbliga a scommettere, e non sono libero ; non mi si dà tregua, e io sono fatto in modo
tale da non poter credere. Che cosa volete dunque che io faccia ? » È vero che queste
considerazioni servono ad acquietare la razionalità. Ma prendete atto almeno della vostra
incapacità di credere, visto che la ragione vi ci porta e ugualmente voi non potete farlo.

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Datevi da fare, dunque, non per convincervi con ulteriori prove dell’esistenza di Dio, ma
con una diminuzione delle vostre passioni.
Più utile alla fede è trovare una guida spirituale. Voi volete incamminarvi verso al
fede, e non conoscete la strada ; volete guarire dall’incredulità, e domandate la medicina :
imparate da quelli che sono stati legati come voi, e che scommettono ora tutto il loro
bene ; sono persone che conoscone la strada ce voi vorreste seguire e che sono guarite dal
male da cui volete guarire. Per sviluppare la fede è utile comportarsi come se si credesse.
Imitate il modo con cui hanno incominciato : facendo tutto come se fossero credenti,
prendendo l’acqua benedetta, facendo dire delle messe, e così via. Anche nel vostro caso,
questo vi farà credere e vi renderà docili come pecore. “Ma è proprio quello che temo” E
perché ? Che cosa avete da perdere ?