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IL

MANUALE.
DI
EPITTETO
E
FRAMMENTI

I edizione 86 - II edizione 1990


Edizione riveduta e corretta nel Ottobre 1998
terminata nel Febbraio 1999.
1
DISTINZIONE TRA CIO’ CHE DIPENDE E CIO’ CHE NON DIPENDE DA NOI.
Le cose sono di due maniere: alcune in nostro potere, altre no.
Sono in nostro potere: l'opinione, il volere, il desiderio, l'avversione, in breve tutte
quelle cose che dipendono dalla nostra volontà.
Non sono in nostro potere: il corpo, le ricchezze, gli onori, le dignità pubbliche, e in
breve tutte quelle cose che non dipendono da noi.
Le cose poste in nostro potere sono per natura libere, non possono essere impedite né
avversate. Quelle altre sono deboli, schiave, sottoposte a ricevere impedimento, e per
ultimo non sono cose nostre.
Ricordati dunque che se reputerai per libere, quelle cose che sono per natura schiave, e
per proprie quelle che sono di altri, ti capiterà di trovare ora un ostacolo, ora un altro,
di essere afflitto, turbato, di dolerti degli uomini e degli Dei. Se invece stimerai tuo ciò
che é tuo veramente, e capirai quali sono le cose che non sono in tuo potere, mai
nessuno ti potrà forzare, nessuno impedire, non ti lamenterai di nessuno, non
incolperai alcuno, non avrai nessun nemico, nessuno ti nuocerà, perché nessuno in
effetti ti potrà fare del male.
Ora, se hai desiderio di raggiungere questo felice stato, sappi che ciò richiede sforzo e
concentrazione d'animo non comune, e che, certe cose esteriori, devono essere
eliminate dalla mente, altre pensate al tempo giusto, e devi dedicarti sopra tutto alla
cura di te stesso. Perché, se vorrai ad un tempo ottenere i predetti beni ed insieme
dignità e ricchezze, è possibile che non otterrai nulla, perché se starai dietro alle
ricchezze senza preoccuparti di accrescerti interiormente, senza dubbio ne sarai
privato, perché solo attraverso l'accrescimento di se stessi si può godere beatitudine e
libertà. Pertanto a ciascuna apparenza che ti capiterà nella vita, innanzi tutto abituati a
dire : questa é un'apparenza, e non é proprio quello che sembra di essere.
Poi comincia ad esaminarla e inquadrarla nella tua mente, e cioè vedere se essa
appartiene alle cose che sono in nostra facoltà, ovvero a quelle che non lo sono. Ed
appartenendo a quelle che non lo sono, dal tuo cuore venga questa sentenza :
- Ciò a me non importa.
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NON SI DEVONO DESIDERARE O TEMERE LE COSE CHE DIPENDONO
DA NOI.
Ricordati che lo scopo del desiderio é di appagare ciò che si desidera, e l'intento
dell'avversione é quello di rifiutare ciò che si detesta. Per cui si pensa che quello che
non ottiene ciò che desidera, sia senza fortuna; e quello a cui capiti ciò che detesta,
abbia cattiva fortuna. Ora se l'animo tuo eviterà, tra le cose che sono in nostro potere,
quelle che possono dichiararsi contro natura, non ti capiterà mai di dolertene. Ma se si
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sarà volti a schivare i morbi, la povertà, la morte, si avrà cattiva fortuna. Astieniti
dunque dall'avversione per quelle cose che non riguardano la tua sfera personale, ed
usala rispetto alle cose che é nel numero di quelle che sono in tuo potere, sono contro
natura. Dal desiderio, per ora, ti asterrai completamente. Perché se bramerai qualcosa
che é al di fuori del nostro potere, non potrai essere fortunato, e delle cose che si
possono desiderare, non ce ne sono veramente di cose degne da ottenere. Pertanto non
consentirai a te stesso se non i primi movimenti e le prime inclinazioni dell'animo a
desiderare o schifare, purché‚ siano lievi, condizionali, e senza nessun impeto.
3
DARE ALLE COSE CHE ABBIAMO LA GIUSTA IMPORTANZA
Ricordati di dare il giusto valore alle cose che ti servono o che ami, o che ti dilettano,
incominciando dalle più piccole. Se ami un oggetto dire a te stesso : non é che un
oggetto ; per cui se esso si rompe, non ne avrai l'animo alterato. Nella stessa maniera,
se bacerai un tuo amico o fratello o figliolo o moglie, pensa che essi sono mortali ; in
modo che, se essi muoiono, tu non ne resti turbato.
4
BISOGNA CONOSCERE LA NATURA DI OGNI OPERA CHE SI COMPIE
Manuale di Epitteto
Qualora tu voglia una qualsiasi cosa, analizza la qualità di ciò che vuoi fare.
Se tu vai, per esempio, al bagno pubblico a lavarti, vai preparato alle cose che
possono succedere: la gente che ti spruzza, che ti urta, che ti insulta, che ti ruba.
E per fare quella cosa nel migliore dei modi, dirai a te stesso: io ora voglio
lavarmi, ed oltre a ciò mantenere una disposizione d'animo serena.
E cosi per tutte le altre cose.
Ora, se per caso, ti capitasse qualche difficoltà, sarai preparato psicologicamente
a risolverlo dicendo: - Io non volevo solo fare il bagno, ma anche mantenere una
disposizione d'animo aperta. Mentre se io mi cruccerò, non rinforzerò le mie
qualità interiori.

5 SOLAMENTE LE OPINIONI CHE ABBIAMO DELLE COSE, CI TURBANO


dal manuale di Epitteto
Gli uomini sono agitati e turbati non dalle cose, ma dalle opinioni che hanno delle
cose. Per esempio, la morte non é per nulla amara; altrimenti lo sarebbe stata anche per
Socrate; ma l'opinione che si ha della morte, quello é l'amaro. Pertanto, quando siamo
agitati, afflitti, nervosi, non dobbiamo incolparne gli altri, ma solo noi stessi, cioè le
nostre opinioni.
Non filosofo é chi addossa sugli altri le colpe dei propri travagli,
mezzo filosofo l'addossarla solo a se stesso,
da filosofo il non darla né a se stesso né agli altri.

6 dal manuale di Epitteto

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NON BISOGNA INORGORGLIRSI DEI PREGI ALTRUI, MA DEI PROPRI
Guarda di non insuperbire di alcuna superiorità o di alcun pregio altrui. Se un cavallo
montasse in superbia e dicesse: io sono bello; ciò, al massimo, sarebbe da verificare.
Ma quando ti insuperbisci dicendo: io ho un bel cavallo; non capisci che ti fai bello
con un pregio non tuo ?
Sai tu ciò che è tuo? L’uso che fai delle apparenze delle cose. Sicché quando usi
queste apparenze resta conforme alla tua natura, allora prenderai compiacenza di te
stesso a buona ragione; perché quello sarà un pregio proprio tuo.

QUELLO CHE DOBBIAMO CONSIDERARE COME PRINCIPALE E COME


ACCESSORIO
Simile ad un viaggio per mare, quando la nave approda in qualche porto, se esci dal
legno per fare acqua, puoi anche soffermarti per via raccogliendo qui una chiocciolina,
lì una radicetta, ma ti conviene sempre tenere il pensiero alla nave, e voltarti spesso,
per sentire se il pilota chiami, e, chiamandoti, lasciare tutte quelle cose, per non essere
cacciato dentro legato come si fa alle pecore; cosi nella vita, se in cambio delle
radicette e delle chioccioline ti si porterà una donna o un figlio, niente vieta che tu
possa prenderli e goderteli. Ma se il pilota ti chiama, corri subito alla nave senza
voltarti, lasciando stare ogni cosa. E se sarai vecchio, non allontanarti molto dalla
nave, per non avere a mancare al richiamo del pilota.
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LA LIBERTA’ CONSISTE NEL FARE CIO’ CHE E’ NECESSARIO
Non devi cercare che le cose vadano a modo tuo, ma volere che vadano
così come vanno, e ciò sarà bene.
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LA MALATTIA NON E’ UN MALE
La malattia é sì un impaccio del corpo, ma non della disposizione d'animo, solo che lo
si voglia. L'essere zoppo é un impaccio della gamba, ma non della disposizione
d'animo. Cosi dirai per ogni accidente che ti capita. Perché scoprirai che il male potrà
essere d'impaccio a qualche altra cosa, ma non a te proprio.
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AD OGNI COSA ESTERIORE CORRISPONDE UNA NOSTRA FACOLTA’
CHE PUO’ ESSERE USATA CONVENIENTEMENTE.
Quando una qualsiasi cosa ti succeda, rivolgiti dentro di te e cerca quale delle facoltà
che hai si possa adoperare verso quella situazione. Se avrai veduto un bel ragazzo o
una bella donna, capirai che verso queste cose bisogna usare la facoltà della
continenza. Se ti capiterà di sostenere una fatica, troverai la facoltà della tolleranza. Se
una villania, la pazienza. E così, disciplinandoti, non ti lascerai trasportare dalle
apparenze delle cose.
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NON SI PERDE MA SI RESTITUISCE * dal manuale di Epitteto
Non dire mai di alcuna cosa: io l'ho perduta; ma meglio: io l'ho restituita.
Ti é morto per fatalità un figlio? Tu l'hai restituito. E' morta la tua donna? Tu l'hai
restituita. Ti é stato tolto un podere? ora non è stato restituito anche questo?
Ma colui che me ne ha spogliato è un ribaldo.
Cosa ti importa se quello che te lo aveva dato te lo abbia richiesto per via di tale o
tal’altra persona?
Fino a quando egli ti lascia tenere o il terreno o qualunque altra cosa, prendila agendo
come fosse cosa d'altri, proprio come fanno i viaggiatori in un albergo.
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PER ACQUISTARE LA TRANQUILLITA’ OCCORRE RINUNCIARE ALLE COSE
ESTERIORI
Se vuoi progredire nella sapienza lascia da parte questi discorsi: se non avrò cura dei
miei averi, non potrò sopravvivere; se non punirò il mio servo, mi deruberà
sicuramente. E' meglio morire di fame dopo una vita libera dai travagli e dai timori,
che vivere inquieto in grande abbondanza di ogni cosa. E' meglio che il tuo servo sia
un furfante, che tu infelice. Tu incomincerai dunque dalle piccole cose. Ti si versa un
po’ d’olio? Ti é stato rubato un po’ di vino? Tu dirai: non posso perdere la mia
tranquillità d'animo; pazienza: nulla si può aver gratis. Quando chiami il tuo servo, può
capitare che non ti senta, e che pur udendoti, non faccia nulla per obbedirti. Ora non
permettere che il tuo servo abbia il potere di turbare la quiete del tuo
animo.
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SEMBRARE PAZZO ED ESSERE SAGGIO
Se vuoi star bene, sopporta pazientemente di essere ritenuto pazzo e sciocco per il tuo
disinteresse per il mondano. Anzi se ci sarà qualcuno che ti stima, diffida di te stesso.
Perché non si può nello stesso tempo preoccuparsi di crescere interiormente, e
dedicarsi alle cose esteriori; ma colui che ha cura di una di queste parti, deve trascurare
l'altra per necessità.
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SAGGIO E’ COLUI CHE E’ PADRONE DEI PROPRI DESIDERI * dal manuale di Epitteto
Se vuoi che, chi viva intorno a te, viva sempre, sei pazzo. In quanto vuoi che dipenda
da te qualcosa che non é in tuo potere, e che sia tuo ciò che invece é di altri.
Ugualmente, se vuoi che il tuo amico non commetta errori, sei sciocco. perché é come
volere che la malizia non sia la malizia, ma qualche altra cosa. Quindi non desiderare
ciò che non puoi ottenere, questo sì che lo puoi fare.
Perciò industriati di ottenere quello che rientra nelle tue possibilità.
Chi ha la facoltà di dare o togliere ad una persona ciò che essa vuole o non vuole,
è padrone di quella persona.
Quindi chiunque ha volontà di essere libero, non deve desiderare né disprezzare le
cose che sono in potere di altri; perché altrimenti gli toccherà essere schiavo.
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LA VITA E’ SIMILE AD UN BANCHETTO
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Ricordati di comportarti nella vita così come ti comporteresti ad un banchetto. Viene
servita una vivanda. Ti si ferma davanti? Prendine la tua parte con educazione. Non ti
viene servita? Non preoccupartene. Ancora non ti viene servita? Trattieni
pazientemente la tua fame: aspetta che ti arrivi. Nello stesso modo comportati con ciò
che riguarda i figli, la moglie, gli averi, gli onori; e tu sarai degno di sedere a mensa
con gli Dei. Ma se non toccherai neppure ciò che ti sarà servito, e ti sarà addirittura
indifferente, tu sarai degno non solo di sedere a mensa con gli Dei, ma di regnare con
loro. Proprio perché operavano in questo modo che Diogene, Eraclito ed altri simili,
venivano chiamati divini, e lo erano veramente.
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BISOGNA MANIFESTARE LA PIETA’ MA NON SENTIRLA.
Quando vedi qualcuno che piange per la morte di un suo parente o per la lontananza di
un suo figliolo o la perdita di qualche cosa di valore, stai attento a non farti ingannare
dall'apparenza del fatto, e farti trasportare dalla compassione e pensare che quel tale
per quei motivi subisca un vero male. Dentro di te devi sapere subito che quella
persona non é veramente afflitta dal fatto accaduto ma dal concetto che egli ha
dell'accaduto. Pur tuttavia non devi aver difficoltà ad assecondare il suo dolore, e, se
occorre, anche sospirare insieme con lui, ma guarda però di non dolertene veramente.

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LA VITA E’ COME UNA COMMEDIA
Ricordati che tu sei nella vita come un attore in una commedia, che sarà lunga o breve,
a seconda della volontà del regista. E se a costui piace che tu faccia la parte di un
medico, fa in modo di rappresentarla meglio possibile. Così anche se devi fare la parte
di uno zoppo, di un magistrato, di un uomo comune. Cerca di comprendere che ti
spetta di rappresentare bene la parte a te destinata : lo sceglierla spetta ad un altro.
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I PRESAGI
Quando un corvo gracchiando annuncia un cattivo augurio, non farti turbare da questa
apparenza, ma dì tra te: - Questo animale non annuncia una sventura a me proprio, ma
forse a questo mio corpo, o forse ai miei averi, alla reputazione, ai figli, alla moglie.
Per quanto riguarda me, questo, se io voglio é un augurio buono, anzi ottimo. In
quanto ricaverò utilità dagli avvenimenti, quali possano essere, solo se io voglio.
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COME SI PUO’ DIVENTARE INVINCIBILI
Puoi essere invincibile se ti cimenterai soltanto in quelle situazioni in cui puoi vincere.
Quando vedi uomini onorati o potenti o come vuoi che sia reputati e famosi, bada che
l'apparenza di questa cosa non ti faccia pensare che essi siano felici e avventurosi. In
quanto che, se l'essenza del bene sta in ciò che dipende da noi, non bisogna avere né
invidia né gelosia. A te non deve interessare di diventare né condottiero né presidente,
né magistrato, ma solo un uomo libero: e per questo ci si arriva per una sola via, che é
quella di non curarsi delle cose che non sono in nostro potere.
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NON E’ L’OFFESA CHE CI OFFENDE, MA L’OPINIONE CHE CI
FACCIAMO DI ESSERE OFFESI
Ricordati che se sei offeso o picchiato da qualcuno non é questo qualcuno che ci
offende, ma l'opinione che ci facciamo di essere offesi. Perciò quando tu stai montando
in collera, pensa che é la tua immaginazione che ti porta all'ira, e non altre cose. Perciò
fa in modo di non venire trasportato subito dall'apparenza della cosa; perché se
aspetterai un pò di tempo, potrai più facilmente contenerti e vincerti.
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PENSARE SEMPRE ALLA MORTE
Devi avere presente tutti i momenti il pensiero della morte, e tutte quelle cose che
appaiono più spaventose e da fuggire, e più di ogni altra cosa la morte; e non ti accadrà
mai di avere un pensiero vile, né ti nasceranno pensieri troppo accesi.
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NON BISOGNA TEMERE IL RIDICOLO
Vuoi darti a filosofare? Preparati fin da ora ad essere schernito e deriso da molti;
aspettati che la gente dica: - Oh! si é trasformato in filosofo tutto ad un tratto; e: - cosa
vogliono dire quelle sopracciglia aggrottate? Ora tu non aggrottare le sopracciglia, ma
non ti lasciar sviare da ciò che tu stimi meglio, perseverando, per così dire, in un posto
a te assegnato da Dio. E sappi che se sarai perseverante in questo, gli stessi che
all'inizio si erano presi gioco di te, successivamente cambiati ti ammireranno; al
contrario se ti perderai d'animo per le canzonature, ne guadagnerai beffe e risa doppie.
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PER APPARIRE FILOSOFI
Se é per acquistare la stima degli altri che filosofeggi, sarai uscito dalla via che ti eri
prefissa. Ma cerca di essere sempre filosofo, e sii contento e soddisfatto di questo in
ogni cosa. Perché‚ se oltre ad essere, volessi anche parere, fa che tu appaia filosofo a te
stesso, e ciò ti basti.
(nota dai discorsi di Epitteto -“Contro quelli che vogliono essere ammirati”:
Quando uno nella vita ha l'atteggiamento che deve avere, non spalanca la bocca
meravigliato dalle cose di fuori. O uomo, cosa desideri che t'accada? Io mi limito ad
avere desideri ed avversioni secondo natura; che la mia volontà o la mia repulsione,
che i miei disegni ed i miei sforzi, e i miei giudizi siano come la natura esige. Perché
vai per la strada come se avessi ingoiato uno spillo? - Voglio che quelli che mi
incontrano, mi ammirino, mi seguano e gridino: " Che gran filosofo !". Chi sono questi
da cui vuoi essere ammirato? Non sono quelli di cui sei solito dire che sono pazzi? E
che? Vuoi essere ammirato dai pazzi? ).
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E’ NECESSARIO CHE OGNUNO FACCIA IL PROPRIO DOVERE
Non darti pena dicendo fra te e te: io farò una vita ignobile ; io non sarò nessuno.
Perché se essere ignobili è un male, non puoi patire alcun male per colpa di altre
persone, ma solo vergognarti di te stesso. Ora dimmi, il pervenire ad un ufficio
pubblico, o l'essere invitati ad una festa, sta forse in tuo potere? oppure é il caso ad
essere cattivo o ignobile se io non otterrò questo ufficio o andrò a questa festa? E come
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puoi dire di essere inutile, se tra le cose che intraprendi scegli soltanto quelle che sono
in tua facoltà, ed in questo puoi anche essere il migliore?
- Ma gli amici non avranno da me nessun aiuto o beneficio !
- Di che benefici e di che aiuto parli ? Non avranno da te denaro, non riceveranno
benefici politici. Ora, chi ti ha detto che queste cose sono in nostro potere, e non in
potere di altri? Chi può dare ad un altro ciò che lui stesso non ha?
- E tu acquistalo - dirà qualcuno, - per poterlo dare a noi.
Se io potessi comprarli, vorrei la modestia, la fede, la nobiltà d'animo; mostratemi
come si fa ed io non mancherò. Ma se voi volete che perda i miei beni personali, per
farvi ottenere cose che poi non sono beni, voi vedete come siete poco giusti ed
indiscreti. Oltre ancora, cosa scegliereste per prima voi, tra i soldi e l'amicizia vera?
Non é meglio che voi mi aiutaste ad essere un amico vero piuttosto di farmi fare cose
che mi faranno perdere la virtù?
- Ma la società non avrà nessun contributo da me. - Ancora! di quali contributi parli?
Non avrà da te né opere pubbliche né costruzioni. Perbacco! La società non riceve
neppure scarpe dall'armaiolo, né armi dal calzolaio. Gli basta che ognuno svolga bene
il proprio compito.
Dimmi- Se divenissi un cittadino modesto e leale non sarebbe più utile alla tua
società?
- Certo che si !
- Allora come farai ad essergli inutile essendo così ?
- Ma che compito svolgerò nella società ?
-Quello che potrai nel rispetto della modestia e della fede. Perché se per voler aiutare
la società perdessi la fede ed il pudore, che aiuto le potrai dare, quando sarai divenuto
sleale ed impudente ?
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COSA VALGONO GLI ONORI
Non sei stato salutato, o cercano consigli da un'altra persona? Se questi onori sono beni
devi essere contento che quel tale li abbia ricevuti; se sono mali non ti dispiaccia che
non siano toccati a te. Considera poi che tu non ti interessi alle cose mondane, e che
quindi non puoi godere degli stessi interessi degli altri. Infatti come può, per esempio,
colui che non frequenta le persone famose, che non le accompagna, che non le loda,
andare al passo con coloro che fanno queste cose? Certo sarebbe ingiusto ed ingordo
avere gratis questi onori, senza pagare il prezzo con cui si comprano i favori e i
benefici dei potenti e dei ricchi.
- A quanto si vende oggi la verdura? Mettiamo caso 1000 lire al chilo. Ora facciamo
che uno compra un Kg di verdura e spenda le 1000 lire e tu invece non l'abbia
comprata, pensi forse di avere meno di lui? No, perché se lui ha la frutta, tu avrai i
soldi che non hai speso. Similmente nel nostro caso. Non sei stato invitato alla festa di
quel tale? Ma neppure tu gli darai il prezzo di quella festa : ora egli la vende al prezzo
di lodi, di osservanza, di ossequi. Se la mercanzia fa per te, paga dunque il prezzo. Ma
se vuoi avere la mercanzia senza pagarne il prezzo, questa é ingordigia e furfanteria.

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Forse che in cambio della cena non hai avuto nulla? Si, certamente hai guadagnato nel
fatto che non hai lodato chi non volevi lodare, e non sei stato ad aspettarlo sull'uscio.
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COME CONOSCERE LE LEGGI DELLA NATURA
La natura umana si conosce quando non abbiamo l'immediato interesse a quella cosa.
Se succede una disgrazia a un tuo vicino si é soliti dire:
- Sono cose che succedono! Ora devi sapere che quando ti succede la stessa cosa devi
prenderla nello stesso modo con cui l'hai presa per il tuo vicino. Così anche nelle
disgrazie peggiori. - Muore un figlio o la moglie di un altro? - Sono casi umani!
- Ti muore un figlio o la moglie? Subito gli Hai, hai!
Quindi ci conviene ricordare come diremmo noi, quando lo stesso caso capita ad un
altro.
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IL MALE NON ESISTE
Come non si mette un bersaglio affinché l'uomo non lo colga, così non nasce e non si
ritrova nel mondo la natura del male. (Trad. Leopardi)
(Come é vero che nessuno mette un bersaglio per non coglierlo, così é vero che al
mondo danno fatale o danno voluto da natura non esiste. Trad. padre Bassi)
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NON PERVERTIRE LA TUA ANIMA
Se qualcuno desse il tuo corpo in potere di chiunque capiti, ne saresti sdegnato; e
allora perché non provi la minima vergogna nel dare la tua mente in potere di
chicchessia, quando ti senti turbato e confuso se qualcuno ti dice qualche cattiva
parola?
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PRIMA DI AGIRE BISOGNA ESAMINARE BENE LE PROPRIE AZIONI
Prima di intraprendere qualsiasi cosa, studiane tutte le possibilità e le conseguenze.
Altrimenti se ti metterai all'opera con grande impeto, non pensando affatto alle
conseguenze di ciò che può accadere, ne potrebbero nascere delle difficoltà e qualche
male di cui poi non potrai che dolertene. Desideri diventare vincitore olimpico? Io non
meno di te, per Dio; perché‚ ciò fa onore. Ma prima studia le antecedenze e le
conseguenze e poi mettiti all'opera. Quindi conviene sottoporti ad una disciplina e
osservare una regola; Mangiare moderatamente; astenerti da confetture e cose simili;
fare esercizi ginnici alle ore scelte, così al caldo come al freddo; essere moderati nelle
bevande e soprattutto col vino; e infine affidarti ad un maestro, né più né meno come
ad un dottore. Poi imparare a stare con la gente, sopportare il dolore, camminare
parecchio, provare anche le ingiurie e le offese e per ultimo provare anche la sconfitta.
Dopo aver considerato tutte queste cose, se sarai ancora convinto di ciò che stai
facendo, datti all'esercizio dei giochi. Ma se invece non consideri importante ciò che
ho appena detto, sarai come una banderuola al vento, che ora fa il lottatore, ora lo
schermitore, a volte l'atleta, poi il parolaio, poi contraffà le tragedie. Così ancora tu:
oggi schermitore, domani atleta, a volte oratore, poi filosofo, e nulla mai veramente e
con tutto te stesso, ma come le scimmie contraffai tutto ciò che vedi e cambi opinione
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ad ogni momento. In questo modo non farai nessuna cosa nella giusta maniera, perché
non consideri tutte le possibilità, ma agisci così a caso, o per qualche capriccio da
bambino. E ci sono quelli che se incontrano per caso un filosofo, oppure hanno sentito
dire da questo o da quello: oh, Eufrate dice bene, e: - chi può paragonarsi a quel
filosofo ? e si mettono a filosofeggiare pure loro.
O uomo, considera bene cosa significhi prima filosofeggiare, di che cosa si tratti, e
quindi cerca di conoscere la tua natura, e stabilire se sei idoneo a seguirne la via. Vuoi
diventare un lottatore o un atleta? Devi vedere la potenza delle tue braccia, delle cosce,
del fisico perché per poter fare il lottatore devi essere forte in una cosa, per fare l'atleta
in un'altra. Pensi che si possa filosofeggiare e nello stesso tempo eccedere e nel
mangiare e nel bere e fare lo schizzinoso e il delicato come adesso? E no! Bisogna
vegliare, faticare, separarti dai tuoi, essere anche offeso da un ragazzetto, essere
inferiore agli altri, negli onori, nel lavoro, nei giudizi, in ogni cosa. Considera bene
queste difficoltà e questi incomodi e vedi se per te é possibile il sopportarli per avere
come compenso la libertà, lo stato d'animo tranquillo, senza passioni; non fare come i
bambini, oggi filosofo, poi gabelliere, poi oratore, quindi politico. Queste qualità non
si accordano insieme. Si può essere una cosa sola, o valente o da poco; o adoperarsi a
conoscere noi stessi, o curare le cose mondane; o aver cura dell'intrinseco o
dell'estrinseco; che é come dire essere filosofo oppure uomo comune.
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COME SI MISURANO I DOVERI
I doveri e le incombenze si misurano generalmente dalle relazioni con gli altri. Quello
é tuo padre? devi aver cura di lui; cedergli nelle cose; se ti sgrida, se ti batte,
sopportalo pazientemente.
- Ma è un padre cattivo.
- Forse che la natura ti promette un padre buono? Non penso, ma solo un padre.
- Il fratello ti fa torto? Non ti preoccupare di quello che fa, ma preoccupati di ciò che tu
stesso devi fare per procedere secondo natura. Perché nessuno ti può nuocere se non
vuoi; Mentre invece sarai offeso se penserai di essere offeso. Ora dunque comportati
nel predetto modo e capirai quali sono i doveri che ti appartengono nei confronti del
vicino, del cittadino o di qualunque altro.
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DELLA PRATICA VERSO DIO
La devozione verso Dio consiste massimamente nell'avere delle opinioni nei Suoi
riguardi sane e rette; cioè credere veramente alla sua esistenza e sapere che governa
con somma giustizia su ogni piano. E di imparare ad ubbidire alla sua volontà, di
cedergli in tutto negli avvenimenti o adattandovisi di buon grado, come coloro che
sono guidati dal migliore consiglio e dalla migliore volontà del mondo. E agendo in
questo modo non potrai lamentarti di nessuna cosa da parte di lui, né potrai incolparlo
perché non ha cura di te. Ora questo é possibile solo se ti distaccherai dalle cose
esteriori, riponendo il bene ed il male soltanto in quelle cose che dipendono da noi. Ma
se reputerai che alcune cose esterne siano beni o mali, quando non riuscirai a
raggiungere ciò che avevi desiderato, o che ti capiterà quello che sfuggivi, potrai
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soltanto avercela con la gente e odiarla; ciò perché su questa terra tutti gli animali per
natura fuggono e odiano quelle cose che appaiono nocive, mentre viceversa seguono
ed apprezzano le cose reputate utili. Perché é impossibile amare una cosa dalla quale si
pensa di ricevere male, così come é impossibile che uno ami il male stesso. A questo
punto vediamo che un figlio lancia cattive parole contro suo padre, se costui non lo fa
partecipe delle cose che la gente stima beni; per queste ragioni Polinice ed Eteocle
vennero in discordia, perché essi reputavano il Principato un bene. E così l'agricoltore,
il marinaio e il mercante bestemmiano Dio, e chi perde i figli o le mogli bestemmia
Dio; e questo perché gli uomini mettono prima l'interesse e poi la
pietà. Da ciò quindi se uno si sforza di desiderare e fuggire solamente quello che
deve essere desiderato e fuggito, è nello stesso tempo un uomo pio. E quando si fanno
le libagioni, i sacrifici, nell'offrire le primizie, queste cose si debbono fare con purezza
e serietà, e non trascuratamente né in fretta, né con grettezza né fare qualunque altra
cosa che superi le nostre possibilità.
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COME CONSULTARE GLI ORACOLI
Quando andrai per consultare un indovino, é perché tu vuoi sapere come ti andrà
qualche determinata cosa, ma se tu sei filosofo, saprai anche come andrà a finire,
perché se é una cosa che non dipende da te, ciò che ti si potrà dire non sarà né male né
bene. Perciò quando vai dall'indovino, vacci senza avversione né desiderio, e non aver
paura delle cose che ti dirà, ma con animo indifferente, perché in tutti i casi tu avrai la
facoltà di risolvere in tuo favore tutto ciò che ti capita, e questo non potrà impedirtelo
nessuno. Quindi vai con animo franco e sicuro, come per consigliarti con gli Dei: e
fatto questo, ricevuto qualche consiglio, ricordati di seguire ciò che ti é stato
consigliato; (Socrate, però, diceva che era cosa ridicola consultare gli oracoli su
quelle cose per le quali basta la nostra sola ragione a decidere: per esempio se si
debba affidare un cocchio ad un auriga abile o maldestro; se in una nave si debba
mettere un pilota esperto. Reputava empi coloro che andavano agli oracoli per
simili cose, stimando che si dovessero consultare solo per cose ignote a noi.) Si
deve poi, come consigliava Socrate, cercare il consiglio degl'indovini in quei casi in
cui il deliberare il bene o il male si riferisce totalmente alla riuscita, e dove né con la
ragione né con alcuna altra arte si ha la possibilità di conoscere la decisione che si
debba prendere. Per cui se ti succederà di mettere a repentaglio la tua vita per la
nazione o per un amico, tu non andrai dall'indovino per sapere come sfuggire a questo
pericolo; perché se anche i segni delle vittime dessero cattivi auspici, come la morte, lo
storpiamento, l'esilio, nonostante questo devi lo stesso assistere l'amico e sacrificarti
per la nazione; solo così allora obbedirai a un maggior indovino, voglio dire ad Apollo
Pizio, il quale scacciò dal tempio colui che non aveva soccorso l'amico ferito durante
un imboscata. (Due amici si recavano a Delfo e caddero in una imboscata; accadde che
uno fu ferito gravemente, mentre l'altro sfuggì e senza prestare soccorso all'amico
morente andò a consultare l'oracolo. Ma il Dio lo cacciò, dicendo: - Non hai soccorso
il tuo amico morente, pur essendogli vicino: NON SEI PURO esci da questo
bellissimo tempio.)
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NORME DI CONDOTTA
Stabilisci a te stesso una condotta di vita da rispettare e da praticare costantemente sia
con te stesso, sia con gli altri. Innanzi tutto sii silenzioso e se la necessità lo richiede dì
brevemente ciò che hai da dire. Soltanto alcune volte, quando capita il momento
opportuno, parla più distesamente, ma non su argomenti superficiali ed ordinari, non di
gare sportive o corse di cavalli, non di atleti né di cibi o bevande né di quei fatti di cui
si sente parlare tutti i giorni, e sopra tutto non lodare o disprezzare o comparare
l'operato della gente. Se puoi, cerca di raddrizzare e ridurre all'essenziale i
ragionamenti dei tuoi compagni. Se ti capiterà di trovarti con persone aliene di
filosofia, stai silenzioso. Non ridere molto né troppo sguaiatamente e non su molte
cose. Non giurare mai, se puoi; altrimenti più raramente possibile. Non frequentare
persone che siano triviali o lontane dalla filosofia; e se al contrario ti dovesse
succedere, ricordati di stare sveglio e attento più del solito, per non farsi trascinare in
azioni volgari. Perché, succede che, se starai con persone sporche, ti sporcherai anche
tu, supponendo che tu sia pulito. Le cose che riguardano il corpo, come il mangiare, il
bere, il vestire, la casa siano usate solo per la loro essenzialità. Tutto ciò che é
ostentazione o delizia sia tagliato via. Si sia temperanti. Quando sarai sposato non
abusare del sesso in modo eccessivo, ma contenendoti seguendo le leggi naturali. In
ogni caso non annoiare né riprendere chi voglia fare come vuole nei riguardi del sesso,
né metterti davanti dicendo che tu non usi in quel modo. Se qualcuno ti venisse a dire
che il tale o il talaltro sta dicendo male di te, non prendere a scusarti né a difenderti,
ma rispondi che quella persona non ti conosce bene perché altrimenti avrebbe riferito
anche tutti gli altri tuoi difetti.
Non andare spesso agli spettacoli. Ma se ti ci troverai, non mostrare troppa
sollecitudine o pensiero se non verso te stesso, cioè a dire di non volere che avvenga se
non quello che avverrà, né che vinca altri che quegli a cui toccherà la vittoria; solo in
questo modo il tuo desiderio non avrà impedimento. Devi astenerti completamente dal
gridare, dal ridere sguaiato sopra le cose o le persone, dal dimenarti e contorcerti
eccessivamente. E quando sarai uscito da quel posto, non stare a discutere con gli altri
di ciò che hai visto, a meno che non si tratti di cose che servono a farti migliore. Né
devi far vedere che ti sia piaciuto troppo lo spettacolo. Non andare a sentire certi
comizi, anzi schifa di trovartici; e se per caso ti ci troverai cerca di conservare un
atteggiamento grave e attento, e non spiacevole e superbo.
Se ti capita di dover fare dei ragionamenti o pratica con gli altri, e specialmente con
alcuni di quelli che sono reputati importanti, pensa come si sarebbe comportato in tale
situazione o Socrate o Zenone; e allora vedrai che per ogni situazione saprai adeguarti
convenientemente.
Se devi recarti a trovare una persona altolocata, preparati psicologicamente al fatto
che potresti non trovarla a casa, che si sia chiusa dentro, che non ti vorrà ricevere, che
non vorrà ascoltarti. E se nonostante ciò, per non mancare al tuo dovere, decidi
ugualmente di andare, fai in modo che qualunque cosa accada non ti turbi, e non dire
mai a te stesso: é un farabutto; perché questo é un parlare da uomo comune che fa caso
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solo alle apparenze. Quando stai con la gente, non prolungarti troppo sulle azioni fatte
o sui pericoli da te sostenuti. Perché a tutti piace raccontare le proprie peripezie e
riesce più dilettevole ad ognuno udire le avventure di chi parla. Non cercare di far
ridere la gente; perché così facendo c'è il rischio di cadere nei modi della gente
comune(volgare); oltre ciò qualcuno dei più superficiali potrebbe poi mancarti di
rispetto per il tuo modo troppo familiare. Ed é ugualmente pericoloso ragionare sulle
cose oscene: e se ciò dovesse succedere tu sgriderai quel tale che sarà entrato in siffatta
materia; altrimenti resta silenzioso o assumi un atteggiamento brusco, per far capire
che quel parlare non ti piaccia.
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COME SI POSSONO VINCERE LE PASSIONI
Se concepirai nella mente un'immagine voluttuosa, non ti far trasportare subito da essa,
ma fa, per modo di dire, che la cosa aspetti un momento, e comanda a te stesso un
poco di indugio. Poi pensa a tutta la situazione che si può verificare prima e dopo che
tu avrai soddisfatto quella voluttà, e se poi essa non ti faccia pentire e vergognare con
te stesso; e viceversa, al piacere che proverai nel riscontrare che riesci a resistere ad un
impulso di questo tipo e le lodi che riceverai da te stesso. E quando verrà il tempo
opportuno per fare quella cosa, cerca di non farti vincere dalla piacevolezza di
quell'atto, né da quelle lusinghe, né dal dolce di quella cosa, ma pensa quanto sarà
meglio, se tu sarai consapevole di te stesso, nell'aver ottenuto questa così bella vittoria.
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NON SI DEVE NASCONDERE IL NOSTRO OPERATO
Quando farai una cosa che tu abbia considerato e giudicato di dover fare, non
nasconderti per non farti vedere dagli altri, anche se il più delle persone dovessero
interpretare sinistramente il tuo operato. Ciò perché o tu agisci male, e allora per paura
nascondi il tuo operato; o fai bene, e allora che timore hai tu di coloro che ti
riprenderanno a torto?
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NELLE NOSTRE AZIONI DOBBIAMO RICONOSCERE CIO' CHE
CONVIENE AL CORPO E CIO' CHE CONVIENE ALL'ANIMA.
Facciamo un paragone: o é giorno o é notte. Quando sono presi separatamente,
affermano ed hanno grande forza, se sono invece presi insieme, tutto il contrario.
similmente quando si é a casa e si prende una grande porzione di cibo, sta bene ed è
molto acconcio, per il proprio corpo; ma quando si è invitati a un pranzo, fare nello
stesso modo sconviene e non é a proposito. Pertanto quando sei invitato da un amico,
non guardare a soddisfare il tuo stomaco ma soprattutto come devi comportarti nei
riguardi di chi ti ha invitato.
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NON CERCARE DI ESSERE DIVERSO DA QUELLO CHE SEI
Se comincerai a fare una parte che non é attinente alla tua natura per prima cosa non vi
riuscirai bene, e di poi avrai lasciato indietro ciò che avresti potuto sostenere con
bravura.
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IL PASSO FALSO
Nello stesso modo in cui per la strada stai attento a non calpestare un chiodo o ad
evitare una buca, così devi aver cura di non fare pregiudizio alla parte principale di te
stesso. E se altrettanto osserveremo in ogni nostro atto, faremo ogni cosa più
accuratamente.
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LA MISURA DELLA PROPRIETA’
Per tutti il proprio corpo é la misura del nostro avere, proprio come la scarpa per il
piede. Per tanto se ti conterrai dentro i termini di quello che é richiesto alla tua
persona, tu serberai la misura, mentre invece se tu l'oltrepasserai, andrai da allora in
poi precipitando senza fine come in un precipizio. Non altrimenti con la scarpa, se
sorpassi l'uso proprio di essa, prima diventerà dorata, poi di porpora, poi ricamata,
infine ingioiellata. Ciò perché al di là della misura non c 'é limite alcuno.
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DELL’EDUCAZIONE DELLA DONNA
Le donne cominciano ad essere considerate dagli uomini, solo quando cominciano a
"formarsi". Sicché vedendo che non possiedono nessun altro pregio se non quello che
si riferisce al sesso... si danno ad acconciarsi e ornarsi, e a riporre ogni loro speranza in
tale studio. Per cui bisogna aver cura che si accorgano che le si ha in pregio solamente
quando si dimostrino costumate, vereconde e caste.
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DELLA CURA CHE SI DEVE AVERE PER IL PROPRIO CORPO
L'occuparsi eccessivamente degli interessi del corpo, cioè a dire agli esercizi fisici, al
mangiare, al bere, alle necessità naturali, alla sessualità, é segno di piccola indole.
Queste cose si devono fare come di passaggio, e tutto lo studio deve essere rivolto alla
costruzione di se stessi.
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SOPPORTARE COLORO CHE CI FANNO DEL MALE
Quando qualcuno con parole o azioni ti offende, ricordati che egli parla ovvero opera
così, pensando che questo sia un suo diritto e che faccia bene. Ora é indubbio che lui
non agisce nella maniera conforme alla tua, ma conforme alla sua. Per cui se lui fa una
cosa errata, il danno é il suo e non degli altri, cioè a dire il danno é di colui che
s'inganna. Per esempio se qualcuno trova falsa una verità, non é la verità che ne soffre,
ma colui che l'ha mal compresa. Ragionando in questa maniera, stai tranquillo con
colui che ti oltraggerà, perché ogni volta potrai dire a te stesso: credeva fosse bene fare
così.
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LE DUE FACCE DELLA MEDAGLIA
Ogni cosa ha, per modo di dire, due facce: a prenderla dall'una si sopporta, dall'altra
no. Se il fratello ti farà un'ingiuria non prendere la cosa in modo che tu dica: egli mi ha
fatto ingiuria, perché questa é la faccia che non si sopporta; ma prendila dall'altra
faccia e parlati così: é mio fratello, é stato nutrito ed é cresciuto insieme a me
condividendo molte mie storie; se la prenderai da questo lato allora si può sopportare.
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NON SI DEVE CONFONDERE SE STESSO CON CIO’ CHE SI POSSIEDE *
Dal Manuale di Epitteto
Quando uno dice: sono più ricco di te, perciò sono migliore di te; sono più istruito di
te, perciò sono superiore a te; sono indubbiamente argomentazioni che non reggono.
Chi dicesse invece: sono più ricco di te, perciò ho più roba di te; sono più letterato di
te, per cui la mia cultura é superiore alla tua; questa sì, sarebbe un'argomentazione che
reggerebbe meglio. Ma tu non sei né roba né cultura.
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COME SI DEVONO GIUDICARE GLI ALTRI
Uno si laverà in fretta. Non dire: egli si lava male; ma: si lava in fretta. Un altro berrà
molto vino. Non dire: beve male; bensì: beve molto vino. Perché come puoi sapere se
quelli fanno male, prima ancora di aver considerata e stabilita l'opinione che
prenderai? In questo modo non ti capiterà di ricevere un'impressione, e giudicare
secondo un'altra.
( nota dai Discorsi di Epitteto:" Ciò che é bene, lo si é fatto pensando al bene; ciò che é
male, pensando al male. Finché non conosci l'idea secondo la quale si é fatta una cosa,
non biasimare l'azione di chi l'ha fatta." )
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NON BISOGNA PROFESSARSI FILOSOFO, MA ESSERLO
Non darti mai il titolo di filosofo, e tra la gente comune non voler entrare in
ragionamenti di dottrina speculativa se non in qualche rara occasione, cerca invece, in
quei momenti, di agire seguendo i principi della tua dottrina. A titolo di esempio, in un
convito non stare a discorrere come si debba mangiare, ma mangia come credi si debba
mangiare. Ricordati che fu agendo in questo modo che anche Socrate allontanò da sé
ogni ostentazione. Venivano da lui ora una persona ora un'altra, chiedendogli di
introdurli ora da questo ora da quell'altro maestro di filosofia, e lui li portava dove loro
volevano. Faceva vedere così come non gli interessasse di essere considerato e lasciato
in disparte. Dunque, poniamo che, tra persone comuni cadesse per caso il discorso su
argomenti di materia speculativa; a te converrà di rimanere silenzioso. Perché
altrimenti correresti il grande rischio di dire cose che tu ancora non hai fatto tue. E se
qualcuno ti dicesse che tu non sai nulla, e nonostante ciò non te ne sentirai offeso,
allora sappi che tu cominci a fare frutto. Non vedi che le pecore non portano al pastore
l'erba per fargli vedere la quantità di ciò che hanno mangiato, ma digerita la pastura,
danno fuori la lana ed il latte? Tu, nello stesso modo non sciorinare di fronte ai non
filosofi le dottrine speculative, ma tu stesso avendole digerite dentro, esteriorizzale e
dimostra a tutti le operazioni. (Nota dai Discorsi : Un principio che non é stato ben
assimilato dalla tua anima e non ha prodotto un salutare effetto su di te, é come un cibo
mal digerito. Pronunciare sentenze dalle quali non si sia saputo trarre accrescimento di
saggezza o ispirazione a rendersi migliori, equivale a rigettare cibi non digeriti.
Bisogna perciò parlare solo quando da ogni massima si è tratto il succo migliore. Salvo
a tacere quando ci si trova davanti a persone ignoranti. Equivale al detto del Vangelo:

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Nolite dare sanctum canibus: neque mittatis margaritas vestras ante
porcos.(Non dare cose sante ai cani: e neppure gettare le vostre perle ai
porci).
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ESSERE AUSTERI E NON VANTARSENE
Quando sarai arrivato a controllarti, non cominciare a vantartene e farne mostra; e se
berrai solo dell'acqua, non stare a dire ad ogni occasione: bevo solo acqua. E se
qualche volta vorrai esercitarti alla sofferenza per amore di te stesso e non delle cose
estrinseche, non andare a farlo vedere platealmente, ma nel momento in cui avrai sete,
prendi una boccata d'acqua fresca e sputala, e di questo non parlare.
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COME SI RICONOSCE L’UOMO COMUNE DALL’UOMO FILOSOFO
Si riconosce la persona comune quando questa si aspetta dei benefici mai da se stesso,
ma solo dalle cose fuori di lui. Si riconosce il filosofo quando non fa affidamento che
su se stesso sia nella buona sia nella cattiva sorte. I segni che distinguono uno che sta
avanzando nella filosofia sono : non parlare male di nessuno; non lodare chicchessia;
non lamentarsi di nessuno; non incolpare nessuno; non incensarsi e far vedere che si é
persona che si intenda di qualsiasi cosa; provando degli impedimenti o dei disturbi
nelle intenzioni di un altro, imputare la colpa a se stessi; lodato, ridere interiormente
del lodatore; biasimato, non difendersi; andare in giro come fanno i convalescenti
guardando di non muovere qualche parte curata da poco, prima che essa sia ben
guarita; aver levato qualsiasi appetito; ridotta l'avversione a quel tanto che nelle cose
che dipendono dal nostro arbitrio é contrario alla natura; non lasciarsi andar subito
nelle situazioni se non sei né riposato né calmo; se sarai ritenuto sciocco o ignorante,
non te ne curare; in breve : stare sempre all’erta con se stessi, come contro
un nemico.
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COMMENTARE I FILOSOFI NON È FILOSOFARE
Quando qualcuno si vanterà o si dichiarerà capace di interpretare i libri di Crisippo
(un filosofo), di a te stesso: Se quel filosofo non avesse scritto in modo oscuro, costui
non avrebbe di che gloriarsi. Ma cosa desidero io veramente? Capire la Natura e
seguirla. Quindi cerco qualcuno che me la interpreti. E sentendo che Crisippo é un
maestro vado da lui. Ma non capisco il suo modo di scrivere. Cerco dunque qualcuno
che me li spieghi. E fino a questo punto non c'é niente di che gloriarsi. Trovato colui
che riesce a spiegarmeli, resta solo che io metta in pratica gli ammaestramenti
che ho ricevuto. E solo in questo consiste ciò che fa onore. Ma se a me piacerà solo
di scoprire l'interpretazione per l'interpretazione, al massimo potrà diventare un buon
grammatico anziché filosofo. Salvo che scimmiotterò Crisippo invece di Omero.
Allora se qualcuno mi dirà: leggimi Crisippo mi conviene arrossire, se non posso
mostrare con i fatti ciò che sto leggendo.
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LA LEGGE MORALE
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Ciascun proponimento che farai lo devi osservare e mantenere, più di una legge o
di un dogma religioso. Di quello che poi dirà la gente, non ti curare, perché ciò
non dipende da te.
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PRATICA E TEORIA
Quando ti deciderai a intraprendere la via della conoscenza dell'uomo, e a osservare
quali siano le cose che dipendono e non dipendono da noi? Hai avuto gli scritti da
meditare e studiare e quasi da conversare con essi; aspetti forse un maestro per mettere
in pratica quello che hai letto? Non sei più un fanciullo, ma un uomo fatto. Ricordati
che se stai li senza pensare, senza voler far nulla, accumulando ogni giorno indecisioni
su indecisioni, rimandando tutto sempre a domani, capiterà che senza accorgetene
arriverai alla fine della tua vita, uomo volgare. Comincia dunque fin da adesso, a
studiare di vivere da uomo perfetto e che cresce in virtù; e tutto quello che ti pare il
migliore, sia per te legge inviolabile. E se all'inizio ti si presenteranno cosa spiacevoli
o dure, ovvero dilettevoli o dolci, oppure cose che portino la stima e la lode, ovvero il
disprezzo e il biasimo delle persone, fa in modo che é in quell'occasione che tu devi
provare te stesso, e senza indugio, per poter raggiungere la completezza; e se tu terrai
duro in una battaglia o cederai, tu acquisterai o perderai l'avanzamento tuo nel bene.
Seguendo questa condotta Socrate divenne perfetto; e se tu non sei ancora come
Socrate, devi fare in maniera di vivere come uno che vuole essere così.( nota dai
Discorsi: Se ti lasci vincere una volta, dicendo che ti vincerai domani, mentre sai
che il domani rinnoverai la sconfitta, sappi che arriverai ad essere così malato e
debole, da non accorgerti più dei tuoi errori e da trovare sempre scuse per i tuoi
atti. )
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LE TRE PARTI DELLA FILOSOFIA * Epitteto
La prima ed essenziale regola della filosofia é quella di avere delle norme morali
pratiche da seguire ; per esempio questa: NON SI DEVE MENTIRE.
La seconda regola è quella delle dimostrazioni, e cioè, provare con esempi perché
non si deve mentire.
La terza é la logica che serve a conferma e distinzione delle stesse cose, e poniamo vi
si tratti come si possa dimostrare quella cosa, e che cosa é la dimostrazione, che cosa
sia conseguenza e ripugnanza, verità e falsità.
Per cui la terza regola é necessaria rispetto alla seconda, la seconda rispetto la
prima; ma la più necessaria di tutte é sicuramente la prima. Ora noi facciamo il
contrario, e poniamo tutto lo studio sulla terza norma, senza avere pensiero per la
prima norma:
IN QUESTO MODO VEDREMO CHE MENTIREMO OGNI GIORNO
MENTRE STAREMO A DISCUTERE DEL COME NON SI DEVE MENTIRE
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LE ULTIME SENTENZE
Si abbiano sempre in mente queste parole: sia fatta la volontà del cielo, qualsiasi cosa
debba capitare sarà bene, ed io la seguirò di buon cuore. Perché se io la rifiutassi sarei
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un meschino ed un inetto, e non arriverei a nulla. Ancora: Chiunque sa adattarsi alle
necessità, viene dichiarato da noi saggio, ed esso ha la conoscenza delle cose divine.
Ancora in terzo luogo: O Critone, se così piace agli dei, così sia. Anito e Melito mi
possono pure uccidere, ma non già offendere. ( Parole di Socrate prima di morire.
Anito e Melito erano i suoi accusatori. )

I n i z i o......

* * * * *

FRAM M E NTI V A R I DI SAGGI

Dai Discorsi di Epitteto: Di tutte le facoltà voi ne troverete una sola che possa
giudicare se stessa. E qual' è? La facoltà razionale; perché é la sola dataci che possa
rendersi conto di se stessa, della sua natura, della sua capacità, del suo valore, della sua
formazione in noi, e di tutte le altre facoltà.

Quando l'uomo nasce, la sua parte principale dell'anima é come un foglio di carta
pulita, adatta per copiarvi uno scritto; e lì va registrando i concetti che acquista. Il
primo modo di questa registrazione é la via dei sensi. (CLEANTE)

Gli Dei hanno messo in nostro potere solo quello che c ‘é di più eccellente nel
mondo, il buon uso delle idee. (Epitteto: dissertationes ab Arriano digestae)

Perché discutere ancora con chi nega le verità più manifeste? Non sono uomini, ma
bensì pietre. (Epitteto Enchiridion)

Il fine che il sapiente deve proporsi è di vivere con assoluta indifferenza rispetto a tutto
ciò che si trova in mezzo tra la virtù e la nequizia, senza fare la minima distinzione, ma
serbandosi uguale di fronte a ogni cosa; perché il sapiente rassomiglia a un bravo
attore, che, o faccia la parte di Tersite o quella di Agamennone, l'una e l'altra recita a
dovere
( ARISTONE frammenti )

Riconosco. Il sapiente sentirà un certo lieve e tenue moto dell'animo. Difatti, come disse Zenone,
anche nell'animo del sapiente, pur dopo sanata la piaga, rimane la cicatrice. Perciò egli proverà degli
accenni e delle ombre di passioni, ma delle passioni stesse sarà privo. (Seneca: de ira)

Sai tu ciò che é tuo? L'uso che fai con le apparenze delle cose... Dunque
non basta che una cosa appaia vera, perché lo sia; anche per i pesi e le misure non ci
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limitiamo alle apparenze, ma per ciascuno di esse ci rimettiamo ad un termine di
confronto. E, allora, non ci sarà nessuna regola superiore alle apparenze? Come é
possibile che quello, che per gli uomini é più necessario, sia introvabile e non possa
riconoscersi? Ma no, deve esserci. Perché dunque, non lo cerchiamo e troviamo, e,
trovatolo, non l'adoperiamo con sicurezza in modo che, per l'avvenire, non muoviamo,
senza di esso, neppure un dito? Una volta scoperta, questa regola ci allontanerà dalla
follia di restare abbarbicati alle apparenze, perché ci metterà in mano una misura che,
corrispondendo a principi ben accertati, ci consentirà di servircene nell'applicazione
dei singoli casi. (Epitteto: Discorsi)

Chiunque occupa un posto più o meno eminente o crede di occuparlo, se é ignorante


inorgoglisce e ne abusa. (Enchiridion. Epitteto)

L'orrore o la nausea di certe cose dipende solo da pregiudizi o da consuetudini.


(Zenone: Repubblica)

Di che cosa tu hai da lagnarti, se un Dio ti donò tutto quanto aveva di più grande, di
più nobile, di più divino ? I veri tuoi beni sono in te solo. Sii dunque contento
(Epitteto: Enchiridion)

Mi disse un pazzo: all'uomo libero accadono le cose come le desidera; io voglio esser
libero. - Amico, la pazzia e la libertà non vanno d'accordo, perché questa é non solo
bella ma ragionevole. Quando, infatti, io voglio scrivere il nome di Dione, é necessario
che lo scriva quale é, non quale voglio. Sulla libertà non regna sovrano il capriccio.
(Epitteto: Enchiridion)

Nessuna cosa accade ad alcuno, che non sia nato per sopportarla.
(Marco Aurelio)

Dai Discorsi: Epitteto :"Nessuno mi ha mai recato impedimento o costrizione. E come


mai ciò? Ho disposto la mia volontà secondo la volontà di Dio. Vuole Iddio che io
abbia la febbre? Anch'io la voglio. Vuole che intraprenda qualche opera? Anch'io lo
voglio. Vuole che desideri? Anch'io lo voglio. Vuole che mi succeda qualche
disgrazia? Anch'io lo voglio. Non lo vuole? Neppure io lo voglio. Vuole che io muoia,
che sia torturato? Io voglio morire ed essere torturato. Che cosa può allora forzarmi a
fare il contrario di ciò che mi sembra buono? Non lo si può per me, come non lo si può
per Giove".

Dai Discorsi di Epitteto: " O uomo, non bisogna che i torti degli altri producano su di
te un effetto contrario alla natura; piuttosto abbi pietà di essi. Abbandona le parole
d'odio e di collera e le esclamazioni del popolo: - Che canaglia, che persona odiosa! -
Sei forse tu diventato saggio in un sol giorno? Sei troppo severo! Perché ci
arrabbiamo? Perché attribuiamo valore a ciò che ci rubano. Non attribuire valore al
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mantello e non ti arrabbierai contro il ladro. Finché tu attribuirai valore a queste cose,
devi essere malcontento solo di te, non degli altri. Guarda: Tu hai bei vestiti e il tuo
vicino non ne ha; tu hai una finestra, vuoi far prendere loro un poco di aria? Egli non
sa cosa sia il bene dell'uomo e s'immagina che avere bei vestiti lo sia; anche tu credi
questo; ed egli non verrà a prenderteli? Tu fai vedere un dolce a un goloso e te lo
mangi da solo e pretendi che non te lo prenda? Tu non devi tentare nessuno, non aver
finestre, non dare aria ai tuoi vestiti. Ieri l'altro io avevo una lampada di ferro davanti
ai miei Penati (lampada votiva); intesi del rumore alla porta, corsi e trovai che mi era
stata rubata la lampada. Dissi tra me che colui che aveva rubata la lampada non aveva
fatta una cosa senza ragione. successe? Mi dissi :" Domani ne avrò una di terracotta ".

Dai Discorsi di Epitteto: -Quando vai da un tuo superiore ricordati che un altro osserva
dall'alto quello che succede, e bisogna che tu accontenti di preferenza quest'ultimo,
non il primo. Chi ti osserva dall'alto ti domanda:
" Nella scuola, cosa dicevi parlando dell'esilio, delle carceri, dei ceppi, della morte,
dell'oscurità? - Che sono cose indifferenti!
" Ed ora che ne dici ? Hanno forse cambiato natura?" - No!
" E tu sei cambiato?" - No!
" Ripeti dunque: quali sono le cose indifferenti?" - Quelle che non dipendono dalla
nostra volontà!
" Dì allora anche le conseguenze ". Che Le cose che non dipendono dalla nostra
volontà non mi riguardano
-" Dì, che cosa é per te il bene?" - La Volontà giusta e l'uso giusto delle idee.
" A quale scopo?"
- Per seguirTi.
" Lo dici anche ora?"
- Si, lo dico.
" Và pure con fiducia, e ricordatene e vedrai che cosa é un giovane che si é istruito nei
suoi doveri, in mezzo a uomini che hanno trascurato d'istruirsi. Io m'immagino che
proverai presso a poco questo: Perché tanti e così grandi preparativi per un niente? E'
tutta questa potenza? Questo vestibolo, i camerieri, le guardie? Per resistere a tutto
questo io ho ascoltato tanti discorsi? Tutto ciò é effimero, ed io mi ci sono preparato
come fosse una grande cosa."
COME BISOGNA COMBATTERE LE ABITUDINI
Ogni abitudine e ogni capacità si mantiene e si irrobustisce con le azioni
corrispondenti, quella del camminare col comminare, quella del correre col correre. Se
vuoi essere bravo a leggere, leggi, a scrivere, scrivi. Ma se per trenta giorni di seguito
ti astieni dal leggere e ti metti a fare altre cose, t'accorgerai del risultato. Così dopo
essere rimasto per dieci giorni inerte sul letto, alzati e cerca di intraprendere un viaggio
un po' lungo: vedrai come sono indebolite le tue gambe! Insomma, se vuoi fare
qualcosa, prendi l'abitudine a farla: se non la vuoi fare, non farla, ma abituati a
compierne un'altra al posto di quella. Lo stesso accade per gli stati dell'anima: quando
ti adiri, sappi che non ti é sopraggiunto soltanto questo male, ma tu hai irrobustito la
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tua abitudine e, in un certo senso, hai aggiunto esca al fuoco. Quando hai ceduto alla
passione carnale, rifletti che non é questa l'unica sconfitta, ma che hai anche nutrito e
irrobustito la tua intemperanza. E' impossibile, infatti, che in forza delle azioni
corrispondenti non s'innestino nell'animo le abitudini e le capacità che prima non
v'erano, e che non si svolgano e acquistino vigore quelle che già c'erano. Senza dubbio
le malattie dell'anima nascono in questo modo - sostengono i filosofi. Quando vi
prende, per la prima volta, voglia del denaro, questa cessa se la parte che vi guida,
cioè la ragione, ripigli il suo posto e vi spinga ad accorgervi del male; ma se nulla vi
porta a curarvi, non riprende il suo posto e, eccitata da questa nuova immaginazione,
corre alla voglia con precipitata intensità. Ora se questo accade di continuo, finisce per
formarsi un callo e l'infermità fortifica l'avarizia. Chi ha avuto la febbre, una volta
ristabilito, non é più come prima, a meno che non sia completamente guarito. Qualcosa
di simile accade anche per le malattie dell'anima. Rimangono nell'anima delle tracce e
delle lividure, e, se non si riesce a cancellarle del tutto, subito, al primo colpo che si
riceve nello stesso punto, non si formano più lividure, ma piaghe. Quindi, se non vuoi
essere collerico, non nutrire la tua abitudine, non porle niente vicino che possa
alimentarla. Calmala, quando si presenta la prima volta, e conta poi i giorni nei quali
non vai in collera: "Avevo l'abitudine di andare in collera tutti i giorni, ora é un giorno
intero che non mi adiro, ecco sono due, ecco sono tre!. E se l'eviterai per trenta giorni,
fa un sacrificio a Dio. Perché l'abitudine dapprima s'indebolisce, poi sparisce del tutto.
" Oggi non mi sono addolorato, né il giorno dopo, né in seguito per due o tre mesi, ma
mi sono tenuto in guardia, quando accadeva qualcosa che potesse provocarmi ". Sappi
che le cose vanno bene per te. "Oggi, alla vista di un bel ragazzo o di una bella ragazza
non mi sono detto:' Sarebbe bello andarci a letto!' e 'Beato suo marito!'" Perché‚ chi lo
dice, direbbe anche: Beato l'adultero! Non m'immagino neanche le scene che seguono:
lei che si presenta, che si sveste, che mi si mette a giacere accanto... Mi carezzo la
fronte e dico:" Bravo, Epitteto, hai risolto un sofisma piccolo e fine, molto più fine del
"Conquistatore". Se poi, nonostante la ragazzetta voglia e mi faccia cenni e mi mandi a
chiamare, nonostante che mi tocchi e mi si metta accanto, io mi tolgo di li e vinco,
ecco già risolto un sofisma superiore a quello del Mentitore o di Colui che Dorme. Di
questo é ben giusto andar fieri, e non di proporre il Conquistatore. Come può avvenire
ciò? Fa che il tuo scopo sia quello di appagare finalmente te stesso, apparire bello agli
sguardi di Dio: che il tuo desiderio sia di diventare puro, d'accordo col tuo "IO" puro e
d'accordo con Dio. E quando ti capita un'immaginazione di questo tipo và ad offrire un
sacrificio espiatorio, come dice Platone, và supplice al tempio degli dei salvatori:
basta, anche, che frequenti uomini nobili e virtuosi, allo scopo di paragonare la tua con
la loro vita, sia che trovi il tuo modello tra i vivi o tra i morti. Vattene da Socrate e
guardalo che giace presso Alcibiade e ne deride la bellezza, considera che grande
vittoria ebbe coscienza d'aver riportato, quale vittoria olimpica! e che posto si
guadagnò tra i successori di Eracle! Sicché, a ragione, per gli dei, lo si poteva
accogliere con queste parole :" Salve, uomo mirabile!" - lui, certo, e non questi putridi
pugilatori e pancraziasti, o i loro simili, i gladiatori. Ponendoti di fronte questo

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esempio vincerai la tua immaginazione, e non sarai trascinato da essa. Per
cominciare, non lasciarti stordire dalla rapidità del colpo, ma di' a te stesso così :
" Aspetta un po' immaginazione: lasciami vedere chi sei e qual'é il tuo oggetto,
lascia ch'io ti provi". Dopo questo, non permettere che si svolga, dipingendoti le
conseguenze; altrimenti se ne va, portandoti dove vuole. Piuttosto, al posto di questa,
inducine un'altra bella e nobile, e quella impura cacciala via. Se prendi l'abitudine di
esercitarti così, vedrai che spalle ti si svilupperanno, che muscoli, che vigore: ora,
invece, hai solo chiacchiere, e niente più Ecco il vero atleta, quello che si esercita
contro siffatte immaginazioni. Aspetta, disgraziato, non lasciarti trascinare via. Grande
é il combattimento, impresa divina, per il regno, per la libertà, per la felicità, per
l'imperturbabilità. Ricordati di Dio, invoca il suo aiuto e la sua assistenza, come i
naviganti invocano i Dioscuri nella tempesta. Quale tempesta più grande di quella
scatenata dalle immaginazioni violente e ribelli alla ragione? E questa tempesta,
che altro é se non una immaginazione? Certo, togli il timore della morte e porta
tuoni e fulmini, quanti ne vuoi; vedrai che pace e serenità c'é nella parte direttrice
dell'anima! Ma se, sconfitto una volta, dici che vincerai un'altra volta, e questo
ragionamento si ripeterà ancora, sappi che ti ridurrai a tal punto di miseria e di
debolezza che non potrai renderti più conto dei tuoi propri errori, anzi
comincerai ad inventare scuse per giustificare il tuo agire, e così confermerai la
verità del verso di Esiodo: Lotta sempre coi guai chi tutto rimanda al domani.

Dai Discorsi: "O uomo, devi fare sforzi disperati per aver felicità, libertà,
magnanimità. Ergiti come chi sia libero dalla schiavitù, osa guardare a Dio, in alto, per
dirgli:- Serviti di me, per l'avvenire, come crederai: io sono d'accordo con te, sono tuo:
nulla rifiuto di quanto ti piaccia: conducimi dove ti parrà, vestimi come ti piace. In
alto, mi vuoi, o suddito; qui, o in esilio; povero mi vuoi, o ricco? Da me avrai solo
lode, davanti agli uomini, per i tuoi voleri; io li sincererò che davvero, non per
finzione, attuerò ognuna di queste tue volontà ".

E’ NECESSARIO ESSERE ACCORTI NELLO SCENDERE A CONTATTO CON GLI UOMINI


Chi scende di frequente a contatto cogli altri o per ciarlare o per partecipare ad una
riunione o semplicemente per stare insieme, dovrà per necessità o mettersi sul loro
stesso piano o trasportarli nel suo ordine di idee. Perché, se si pone un tizzo mezzo
spento vicino a uno che brucia, o quello spegnerà questo o questo infuocherà quello.
Essendo, dunque, il pericolo tanto grande, bisogna essere molto circospetti
nell'impegnarsi in siffatte relazioni con gli uomini comuni, ricordando che chi si
stropiccia a persone sporche di fuliggine, é impossibile che non se ne buschi un poco
anche lui. Che cosa farai se quello parla di gladiatori, di cavalli, di atleti, o, peggio
ancora, di uomini: "Il tale é cattivo, il tale é buono : questo é riuscito bene, questo
male"; o, ancora, se schernisce, se mette in ridicolo, se é una mala lingua? Chi di voi
ha la preparazione del citarista che, presa la lira, non appena tocca le corde, avverte
quali sono scordate e accorda lo strumento? o la capacità che aveva Socrate che in ogni
circostanza trascinava a se quanti stavano con lui? Come potete averla? Al contrario,
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sarete voi ad essere per necessità abbindolati dagli uomini comuni. E perché essi sono
più forti di voi? Perché essi le loro chiacchiere putride le dicono con convinzione, voi,
i vostri bei discorsi a fior di labbra: e quindi sono senza mordente, senza vita, e chi
ascolta le vostre esortazioni, la vostra miserabile virtù, decantata in tutti i toni si deve
nauseare. Ecco come vi superano gli uomini comuni. Perché in qualunque campo se il
giudizio é forte, é un giudizio invincibile. Perciò, finché non saranno ben ferme in voi
le idee giuste e non avrete ottenuto una certa forza per garantirne la sicurezza, io vi
consiglio di essere circospetti nello scendere a contatto cogli uomini comuni: se no,
giorno per giorno, come cera al sole, si scioglieranno le poche cose notate a scuola.
Ritiratevi, dunque, in qualche luogo, lontano dal sole, finché le vostre idee sono di
cera. Anche per questo i filosofi consigliano di abbandonare la patria; in realtà, le
antiche abitudini trascinano e non lasciano che cominci a imporsi un altro costume, e
neppure sopportiamo chi ci incontra ed esclama : "Ecco, quello filosofa, ed é così e
così". Allo stesso modo i medici mandano in altri paesi, in altri climi chi soffre di
malattie croniche: e fanno bene. Anche voi, quindi, inducete abitudini differenti al
posto di quelle antiche: rendete ben ferme le vostre idee, esercitatevi con esse. E
invece, no: ma ve ne andate di qui agli spettacoli, ai combattimenti dei gladiatori, nei
ginnasi coperti, nel circo: poi, di là venite qui, e ancora di qui ritornate là, sempre gli
stessi. E nessuna bella abitudine, nessuna attenzione né cura di voi stessi: non vi dite
mai: " Come uso l'immaginazione che mi si presenta? Secondo natura o
contro natura? In che modo rispondo ad essa? Come si deve o come
non si deve? Dico a tutte quelle cose che non dipendono dalla mia
libera scelta che non hanno niente da fare con me?". Se ancora non vi
comportate così, fuggite le antiche abitudini, fuggite gli uomini comuni,
se volete davvero cominciare ad essere qualcuno.

SULLE RELAZIONI CON GLI UOMINI


Riguardo a questo punto devi fare innanzi tutto attenzione a non legarti mai con
qualcuno dei tuoi antichi conoscenti o amici al fine di non scendere al suo livello: se
no, distruggerai te stesso. E se ti si insinua il sospetto:" gli sembrerò ingenuo e con me
non si comporterà più come prima" ricorda che niente si fa senza pagare e che non è
possibile essere quello di prima se si cambia il proprio atteggiamento. Scegli dunque
quel che preferisci: o continuare ad essere amato dagli antichi amici, restando simile
all'antico te stesso, o, diventando migliore, non aver più il medesimo affetto. Se questa
seconda alternativa é migliore, volgiti subito ad essa e non ti distraggano altre
considerazioni. Perché nessuno può far progressi quando é incerto tra due partiti; ma
se hai posto questo al di sopra di tutto, se a questo solo ti vuoi dedicare, se per questo
vuoi compiere ogni sforzo, lascia tutto il resto. Se no, codesta incertezza produrrà due
risultati: non farai progressi come dovresti, non otterrai ciò che prima ottenevi: prima,
infatti, quando desideravi sinceramente oggetti di nessun valore, eri gradito agli amici.
Non puoi eccellere nell'una condizione e nell'altra, ma é indispensabile che, quanto
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acquisti nell'una, altrettanto perda nell'altra. Se non bevi con quelli coi quali bevevi,
non puoi apparire gradito come allora ai loro occhi. Scegli dunque: vuoi essere ubriaco
e gradito ad essi oppure astemio e non gradito? Se non canti con quelli con cui cantavi,
non puoi essere amato da loro come allora: scegli, dunque, anche qui quel che vuoi. E
se‚ meglio essere rispettoso e modesto che sentir dire. "E' un compagno gradito!"
lascia le altre cose, rigettale, voltati indietro: non c’è niente in comune tra te ed esse.
Se poi questo non ti piace, inclinati tutto dalla parte opposta: sii un cinedo, un adultero,
agisci in conseguenza e otterrai ciò che vuoi. E salta in piedi e grida il tuo entusiasmo
al ballerino. Parti così differenti non si confondono: non puoi fare Tersite e
Agamennone. Se vuoi essere Tersite, devi essere gobbo e calvo; se Agamennone,
invece, grande, bello e affezionato ai tuoi sudditi.

Epistulae, CXII e XXIX: di Seneca - Due ritratti:


" Sul serio desidero che il tuo amico si corregga, formandosi come tu vuoi. Ma é
troppo indurito, o meglio (il ché vuol dire peggio)‚ troppo frolle per lunga, rovinosa
abitudine. Un paragone agricolo. Non ogni vite tollera l'innesto. Se vecchia, se logora,
o anche se guasta e gracile, non é capace di accoglierlo, e poi alimentarlo,
appropriarsene, assimilandone le naturali qualità. La persona, da te raccomandatami
per lettera, non ha vigore: per troppo abbandono al vizio é indurita e appassita, e
quindi inetta a sviluppare, se pure si riuscisse a inocularglielo, il seme della saggezza.
Dici che ne ha desiderio, e forte? Non credergli: non mentisce, ma si illude di
desiderare. Ha momentanea nausea della mollezza; presto però, le farà nuova corte. Ti
dirà che non sopporta la sua vita, ed io vi credo: chi non é stanco della propria vita?
Gli uomini amano e detestano, insieme, il loro modo di vivere. Ne riparleremo, perciò,
quando ci avrà sincerato, con i fatti, del suo odio alla mollezza. Ora no ".

Mi chiedi che faccia il nostro Marcellino. Da me viene di rado, per paura di sentire la
verità. Potrebbe, invece, rassicurarsi; non conviene dirla ai non disposti. Che diresti di
chi riprendesse un sordo o un muto dalla nascita o per malattia? La saggezza è un'arte
che non può prefiggersi cose inutili: deve scegliere il capace di profittare,
abbandonando alla sua sorte chi, fatti i tentativi estremi, non offra più speranza.
Marcellino, però, non é un caso disperato, perché salvabile se non si perda tempo...
Avrò il coraggio di mostrargli le sue ferite. Egli, al solito, metterà fuori le sue
barzellette, che fanno ridere anche gl'indisposti; si burlerà di sé e di me; e mi
spiattellerà in anticipo quello che gli potrei dire... Ho fatto il proposito di sopportarlo.
Mi faccia anche ridere; forse potrò piangere; ma se continuerà a stare allegro, mi
rallegrerò come di un ammalato di lieta follia. Il riso, però non potrà continuare a
lungo...".

" Premunisciti; vigila attentamente; perché il male che gli uomini operano è
terribilissimo per l'ostinata frequenza e la insinuante perfidia con cui lo compiono. La
tempesta minaccia prima d'infuriare, gli edifici scricchiolano prima di sprofondare, il
fumo preavvisa l'incendio: l'uomo soltanto assale improvviso, e più si avvicina più si
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nasconde. La fisionomia delle persone che incontri é ingannevole: faccia di uomini,
animo di belve; con la differenza che il primo assalto delle belve é più pericoloso e
inevitabile, per essere aizzate dalla fame o dalla paura, mentre l'uomo liquida l'uomo
anche per un capriccio. Pensa, perciò, al pericolo che ti viene dagli altri uomini, per
conoscere quale sia il tuo dovere d'uomo: al pericolo devi pensare per non essere
danneggiato, al dovere per non danneggiare. Rallegrati dei successi, e soffri dei dolori
degli altri. Ricordati di ciò che devi e non devi fare. Il risultato di questa tua condotta?
Non che gli uomini non ti facciano del male, ma che non t'ingannino. Ripara, quanto
più puoi, nella filosofia, che ti proteggerà, tutelandoti, nel suo tempio,
sufficientemente, se non completamente. Solo i camminanti per una stessa strada si
scontrano. Non ostentare vanamente la filosofia; ché fa male a molti, se superbiosa e
disprezzatrice. A te tolga i difetti, non li rinfacci agli altri. Non nausei il modo uguale
di vivere, né mostri di condannare tutto ciò che non é consentito. Si può esser saggi
senza ostentazione, senza odiosità ". ( Seneca : Epistulae )

" C’é gente che permuta il giorno con la notte; e gli occhi imbambolati e stanchi per le
sbornie, comincia ad aprire quando la notte é alle porte. Virgilio parla di popoli posti
dalla natura in plaghe opposte alle nostre. Lo stesso avviene alle persone, alle quali
accennavo: esse hanno contrarissima a noi non la località, ma la vita. Catone sostiene
che in Roma sono gli antipodi, cioè uomini che ignorano il sorgere e il tramontare del
sole. Tu desideri sapere come si verifichi questa depravazione morale, che fa nauseare
il giorno per incanalare la vita nelle ore notturne. Ecco: quando si é deciso di voler
(costi quello che costi) contrariare la natura, si finisce per capovolgere tutto. E' giorno:
dunque, dormiamo. E' notte: dunque, facciamo dello sport, prendiamo aria in
portantina, pranziamo. L'aurora é prossima: dunque, ceniamo.

... Chi segue la natura ha una condotta di poche differenze, perché semplice e franca:
quanti se ne allontanano, vogliono esser discordi con gli altri e con se stessi ".
(Seneca : Epistulae)

" Tutto abbiamo reso tenebroso fino a non distinguere più né ciò che ci danneggi, né
ciò che ci giovi. E si corre, durante tutta la vita, all'impazzata, sempre urtando, senza
saperci arrestare e senza imparare mai dove posare il piede ". Seneca
(Epistulae)

" I veri piaceri sono il bene e il bello ". ("CLEANTE : FRAMMENTI")

Il discorso, come il bagno, se non lava non giova (Aristone : Frammenti)

" Ecco per me la giusta misura: un tenore di vita, che rispetti la moralità e le esigenze
sociali: abbiano tutti di che ammirare la nostra vita, ma la sentano vera. Fanno,
dunque, indiscriminatamente, quello che tutto il mondo fa? No: sarà grandissima la
differenza, ma la scorgerà solo chi ci sarà intimo. Chi penetri in casa nostra, trovi da
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ammirare più noi che i nostri mobili. E' grande chi sa servirsi delle stoviglie e
dell'argenteria; non meno grande chi si serve dell'argenteria come fosse terracotta ".
(SENECA :Epistulae)
Avere lo Scopo! (SENECA : Epistulae)
"Le stesse cose appaiono oneste o disoneste, secondo il motivo o il modo con cui sono
fatte. Tutto sarà onesto, se ci siamo consacrati all'onestà, considerata insieme a tutto
ciò che, come bene unico per gli uomini, abbia attinenza con essa. Il resto, se pure é
bene, é certamente effimero. Urgono convinzioni profonde circa la totalità della
nostra vita; ed io le chiamo principi. Pensieri nostri e azioni nostre, cioè
praticamente tutta la nostra vita, si dirigeranno secondo queste convinzioni. L'ordine
nei dettagli è secondario, per chi voglia ordinato il tutto. M. Bruto si diffonde, nel libro
dei DOVERI, in insegnamenti per i genitori, i figli, i fratelli; ma nessuno li praticherà,
se tutto ciò non abbia una vera finalità. Ci vuole, quindi, la meta di un supremo bene,
al quale mirare e al quale, con zelo, dirigere le nostre azioni e conversazioni; come, per
i naviganti, ci vuole una stella direttrice della navigazione. La vita senza uno
scopo è vagabondaggio”.

Come i mediocri coristi non possono cantare da soli ma insieme a molti, così taluni
non possono andare attorno da soli. Uomo, se sei qualcuno, vattene attorno anche da
solo, e conversa con te stesso e non nasconderti nel coro. Lasciati burlare, talvolta,
guardati attorno, scuotiti per conoscere chi sei. (Dai Discorsi di Epitteto)

"Se alcuno ha, comunque, peccato contro di te, pensa subito da quale apparenza di
bene o di male fu a ciò indotto; perché, comprendendo, avrai pietà per lui e non avrai
motivo di meravigliarti o di adirarti. Difatti, se penserai che, per lui, ciò era un bene,
bisognerà accordargli il perdono; e se giudicherai differentemente da lui, ti sarà facile
essere condiscendente con un miope”.. ( Marco Aurelio; Ricordi)

Chi é scontento di quel che ha e che gli é stato dato dalla fortuna, é un estraneo nella
vita, mentre chi sopporta tutto ciò con nobile spirito e fa un uso ragionevole di
quanto ne deriva, merita di essere ritenuto uomo buono. ( ARRIANO: Stobaeus)

Un filosofo rinomato nella scuola stoica... trasse dal suo bagaglio il quinto libro dei
Discorsi del filosofo Epitteto, redatto da Arriano e conformi, senza dubbio, agli scritti
di Zenone e di Crisippo. In quel libro, naturalmente in greco, si legge un brano del
seguente tenore:" Le rappresentazioni dell'animo (che si definiscono oggi
Immaginazioni ) da cui lo spirito dell'uomo é subito colpito non appena le apparenze
d'un oggetto giungono all'animo, non dipendono dalla volontà né dall'arbitrio, ma
s'impongono di forza alla coscienza dell'uomo. Al contrario, gli assensi che
trasformano tali rappresentazioni in conoscenze, sono volontari e dipendono
dall'arbitrio dell'uomo. In conseguenza, quando si produce un rumore terrificante o in
cielo o in seguito a uno scuotimento, quando si diffonde la notizia improvvisa di non
so quale pericolo e succede qualche altro fatto dello stesso genere, anche l'animo del
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saggio deve essere scosso, deve angustiarsi e impallidire: ma non è effetto della
previsione di un male - di tratta di movimenti rapidi e irriflessi(meccanici) che
prevengono (anticipano) l'esercizio del pensiero e della ragione. Tuttavia, il saggio (a
tali rappresentazioni terrificanti giunte al suo animo) rifiuta subito di accettarle, ma le
rigetta e le ripudia né ritiene vi sia in esse qualcosa da temere. E' proprio questa dicono
sia la differenza tra l'anima dell'insensato e quella del saggio, e cioè l'insensato
considera davvero terribili e spaventose le cose quali gli si sono presentate alla prima
impressione - e così pure le azioni - e, come se fossero davvero temibili, dà loro il suo
assenso e si agita: il saggio, invece, dopo essersi mutato per un attimo e leggermente
nel colore del volto, rifiuta l'assenso, ma rimane fortemente attaccato all'opinione che
si é fatto di queste rappresentazioni che cioè non hanno assolutamente niente di
terribile e che presentano solo una vana apparenza di terrore e costituiscono una paura
illusoria. Ecco quel che pensa e dice il filosofo Epitteto, conforme alla dottrina stoica
come abbiamo letto nel libro che ho citato.
( Gellius, Noc- Att. XIX,1,14-21)

CONOSCI TE STESSO E CONOSCERAI GLI ALTRI E L’UNIVERSO


DEGLI DEI.
(Iscrizione sul tempio di Delfo)

"VERI FILOSOFI SONO COLORO CHE NON AMANO SOLTANTO


QUESTA O QUELLA SCIENZA, MA IL SAPERE NELLA SUA
INTEREZZA: ESSI RICERCANO NON PER MERA CURIOSITA' E IN
BASE A SEMPLICI OPINIONI, MA PER RAGGIUNGERE LA VERITA'
STABILE CHE NON MUTA MAI, E CIOE' L'ESSENZA DELLE COSE
O IDEE. INFINE IL VERO FILOSOFO E' COLUI CHE NON SOLO
POSSIEDE IL SAPERE, MA SA FARNE ANCHE BUON USO".
(PLATONE)

A F O R I S M I D I GURDJJEFF

SAPERE SIGNIFICA SAPERE TUTTO.


NON SAPERE TUTTO SIGNIFICA NON SAPERE.
SAPERE TUTTO E' NECESSARIO PER SAPERE POCHISSIMO; MA
PER SAPERE QUESTO POCHISSIMO,
E' DAPPRIMA NECESSARIO SAPERE MOLTISSIMO.

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Per amare é necessario prima dimenticare tutto sull'amore. Fanne il tuo scopo e cerca
la direzione. Così come siamo, non abbiamo possibilità d'amare.

Per conquistare qualcosa di reale é necessaria una lunga pratica. All'inizio tenta di
realizzare cose molto piccole.

Uno dei motivi più potenti per desiderare di lavorare su di te é la consapevolezza che
puoi morire in qualsiasi momento, soltanto devi prima capirlo.

Colui che si é sbarazzato del malato "Domani" ha la possibilità di ottenere quello per
cui é qui.

Un uomo buono ama suo padre e sua madre.

Non amare l'arte con i tuoi sentimenti.

AMA CIO' CHE NON E' AMABILE.

L'AMORE CONSCIO EVOCA LO STESSO IN RISPOSTA


L'AMORE EMOTIVO EVOCA L'OPPOSTO
L'AMORE FISICO DIPENDE DAL TIPO E DALLA POLARITA'
LA FEDE NELLA COSCIENZA E' LIBERTA'
LA FEDE NEL SENTIMENTO E' SCHIAVITU'
LA FEDE NEL CORPO E' STUPIDITA'
LA SPERANZA DELLA COSCIENZA E' FORZA
LA SPERANZA NEL SENTIMENTO E' CODARDIA
LA SPERANZA NEL CORPO E' MALATTIA

Offri aiuto soltanto a colui che si sforza di non essere ozioso.

Rispetta tutte le religioni.

Se facciamo ciò che ci piace fare, siamo immediatamente ricompensati dal piacere di
farlo. Se facciamo ciò che non amiamo fare la ricompensa arriverà più tardi. E' una
legge matematica e tutta la vita é matematica. L'arte orientale ha una base matematica.
E' una scrittura con un contenuto interno e uno esterno. In Persia c'é una stanza in un
monastero che fa piangere per le combinazioni matematiche delle differenti parti della
sua architettura.

L'arte reale è conoscenza e non talento.


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LA SINCERITA' E' LA CHIAVE PER L'AUTO CONOSCENZA ED
ESSERE SINCERI CON SE STESSI RECA GRANDE SOFFERENZA

La massima cosa che un uomo può raggiungere é essere capace di "FARE".

ESISTE UN SOLO TIPO DI MAGIA ED E' IL "FARE".

COLUI CHE PUO' AMARE, PUO' "ESSERE";


COLUI CHE PUO' "ESSERE", PUO' "FARE";
COLUI CHE PUO' "FARE", "E'".

Esistono due tipi di "fare": l'automatico e il fare quello che tu "desideri". Prendi una
piccola cosa che "desideri" fare e non puoi fare e falla diventare il tuo Dio: Fa in modo
che nulla interferisca. Se lo "desideri", puoi. Senza desiderare non "puoi" mai.

IL "DESIDERIO" E' LA COSA PIU' POTENTE DEL MONDO.

Dobbiamo distruggere i nostri respingenti. I bambini non ne hanno; per questo


dobbiamo diventare come i bambini.

ATTRAIAMO LE FORZE IN CONFORMITA' COL NOSTRO ESSERE.

L'umanità é la terminazione nervosa della terra attraverso la quale vengono ricevute le


vibrazioni planetarie che dovranno essere ritrasmesse.

Nessuna energia é mai perduta nello schema cosmico.


Ogni cosa nell'universo ha un posto in una scala.

NON RAGGIUNGIAMO MAI I LIMITI DELLA NOSTRA FORZA.

Negli uomini é più sviluppata la mente, nelle donne il sentimento.

Dovresti comprendere, e porlo come salda regola, di non fare attenzione alle opinioni
delle altre persone. Devi essere libero dalle persone che ti sono intorno, e quando sarai
libero dentro sarai libero da esse.

SOPPORTARE LE MANIFESTAZIONI DEGLI ALTRI E' UNA


GRANDE COSA. LA COSA SUPREMA PER UN UOMO

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Non vi fate colpire dalle cose esteriori. In se stesse sono innocue; siamo noi che ci
lasciamo colpire da esse.

Considera quello che gli altri pensano di te, non quello che dicono.

Imparziale è soltanto colui che riesce a porsi nella posizione dell'altro.

Non giudicare nessuno secondo le dicerie degli altri.

Soltanto colui che si preoccupa della proprietà altrui può averne una sua.

Il principale mezzo di felicità in questa vita è la capacità di apprezzare sempre


esteriormente, mai internamente.

Un uomo comune non ha "Padrone". Egli é governato ora dalla mente, ora dai
sentimenti e ora dal corpo. Spesso l'ordine arriva dall'apparato formatorio e ancora più
spesso quest'uomo riceve gli ordini dal centro sessuale. La Volontà vera esiste soltanto
quando un solo IO governa, quando c 'é un "padrone" nella casa.

LA LIBERA VOLONTA' E' LA FUNZIONE DEL PADRONE IN NOI.


LA NOSTRA VOLONTA' E' LA SUPREMAZIA DI UN DESIDERIO SU UN ALTRO.

L'apparato formatorio somiglia a una dattilografa a ore che lavora per una ditta e ha
ampio numero di risposte stereotipate per le impressioni esterne. Essa invia risposte
stampate agli altri centri che sono i "direttori” della ditta e sono estranei l'uno all'altro.
Spesso vengono inviate delle risposte sbagliate, perché la dattilografa è addormentata
o indolente.

Tanto peggiori le condizioni di vita, tanto più grande é la possibilità di lavoro


produttivo, purché tu operi consciamente.

L'energia spesa nell'attivo lavoro interno è immediatamente trasformata in nuova


energia; quella spesa in lavoro passivo é perduta per sempre. Tutta l'energia spesa nel
lavoro conscio é un investimento; quella spesa meccanicamente é perduta per sempre.

Un ventesimo di tutta la nostra energia va nei centri emozionale e istintivo. L'auto-


ricordo é una lampada che deve essere tenuta accesa dall'energia proveniente da questi
due centri. Il nostro centro intellettuale non é veramente un centro, bensì un apparato
per raccogliere le impressioni.

Soltanto la sofferenza volontaria ha valore.

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E' meglio essere temporaneamente egoisti che non essere mai giusti.

All'uomo é data una quantità limitata di esperienze; facendone buon uso allunga la
vita.

Sappi che lo sviluppo di se è possibile soltanto per coloro che hanno riconosciuto la
loro nullità e credono possibile la trasformazione.

Se sai quello che é sbagliato e lo fai, commetti un peccato che é difficile emendare.

RICORDATI DI TE STESSO SEMPRE E OVUNQUE

Il signor Egoismo e la signora Vanità sono i due principali agenti del diavolo.

L'uomo é un simbolo delle leggi della creazione; in lui c'é evoluzione, involuzione,
lotta, progresso e regresso, lotta tra positivo e negativo, attivo e passivo, si e no, bene e
male.

Da solo ciascuno non può dare nulla. Pensa ciò che senti, e senti ciò che pensi. La
fusione dei due produce un'altra forza.

Per alcune persone la religione é utile, per altre é un poliziotto.

Siamo pecore per fornire lana ai nostri padroni che ci danno da mangiare e ci
mantengono schiavi delle illusioni. Ma abbiamo una possibilità di fuga e i nostri
padroni sono ansiosi di aiutarci, ma noi amiamo essere pecore. E' confortevole.

Il sonno é molto confortevole, ma la veglia é molto amara.


La moralità é un bastone con due punte; può essere volto da questa parte o da quella.

Rufo. Da Epitteto sull’amicizia


La frase di Licurgo il Lacedemone, chi di noi non l'ammira? Accecato ad un occhio da
un suo concittadino, ponendo disporre del giovane che il popolo gli aveva consegnato
perché si vendicasse a suo piacere, se ne astenne, gli diete un'educazione e, fattolo
uomo a modo, lo presentò in teatro. Siccome i Lacedemoni erano sorpresi,
disse :"Costui l'ho preso da voi tracotante e violento, ve lo restituisco garbato e
cortese". (STOBAEUS.III, 20, 61)

SULLA COSCIENZA MORALE * Da Epitteto sull’amicizia


Dal tempo in cui l'uomo iniziò a vivere sulla terra, dal tempo di Adamo in poi,
cominciò a formarsi in lui, con l'aiuto di Dio, della Natura, e di tutti i suoi
compagni vicini, un organo la cui funzione è la COSCIENZA MORALE. Tutti
gli uomini hanno quest'organo, e chiunque è guidato da esso vive
31
automaticamente secondo i comandamenti di Dio. Se le nostre coscienze
fossero chiare, e non sepolte, non ci sarebbe bisogno di parlare di morale,
poiché consciamente o inconsciamente tutti si comporterebbero in conformità
con i comandamenti di Dio. Fortunatamente la Coscienza Morale é ricoperta
da una sorta di crosta che può essere forata soltanto dall'intensa sofferenza;
allora la coscienza parla. Ma dopo un poco l'uomo si arresta e l'organo viene
ancora una volta ricoperto e sepolto.

LA MORALE ESTERNA E' OVUNQUE DIVERSA.

Dimentica la morale. Le conversazioni sulla morale sono semplicemente dei


discorsi vuoti. Il tuo scopo sia la MORALE INTERIORE.

Essere precisamente nel momento dell'azione è mille volte più prezioso che essere
precisamente un poco dopo.

Nel fiume della vita la sofferenza non é volontaria. Nella vita conscia la sofferenza é
volontaria e di grande valore.

FINO A CHE UN UOMO NON SCOPRE SE STESSO NON PUO' VEDERE.

PACE PER COLUI CHE HA UN'ANIMA,


PACE PER COLUI CHE NON NE HA NESSUNA,
SCONFORTO E DOLORE PER COLUI CHE TENTA DI
CONQUISTARSENE UNA.

Ricorda che il lavoro su di sé non é fine a se stesso, bensì é un mezzo.


QUI POSSIAMO SOLTANTO DIRIGERE E CREARE LE CONDIZIONI,
MA NON OFFRIRE AIUTO.

Possiamo soltanto sforzarci di riuscire ad essere cristiani.

AMO COLUI CHE AMA IL LAVORO.

Se non sei critico per natura, è inutile che tu rimanga qui.

Qui non ci sono inglesi né russi, né ebrei o cristiani, ma soltanto coloro che
perseguono uno scopo, di essere capaci di "fare".

Prendi la comprensione dell'Oriente e la conoscenza dell'Occidente e poi comincia a


cercare.

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Pratica innanzi tutto l'amore per gli animali; essi reagiscono meglio e con più
sensibilità.

Nel sonno profondo ogni comunicazione tra i centri si arresta. Il nostro sonno é cattivo
perché non stacchiamo le linee di comunicazione.

Abbiamo angeli buoni e angeli cattivi. Gli angeli buoni operano in funzione della
nostra natura volontaria e attiva e quelli cattivi attraverso la nostra natura passiva.

SULL’EDUCAZIONE * (Gurdjieff)
Affinché un uomo sia effettivamente uomo alla sua maggiore età, e non un buono a
nulla, la sua educazione deve essere rigorosamente fondata sui dieci principi seguenti,
che bisogna inculcargli sin dalla più tenera età:
1) L’attesa di un castigo per ogni disubbidienza.
2) La speranza di ricevere una ricompensa solo se essa è meritata.
3) L’amore di Dio - ma l’indifferenza verso i santi.
4) I rimorsi di coscienza per i maltrattamenti inflitti agli animali.
5) Il timore di dare dei dispiaceri ai propri genitori ed educatori.
6) L’impassibilità nei riguardi dei diavoli, dei serpenti e dei topi.
7) La gioia di accontentarsi di ciò che si ha.
8) Il dispiacere di esserci alienate le buone disposizioni degli altri
verso di noi.
9) La pazienza di sopportare il dolore e la fame.
10) Il desiderio di guadagnarsi da vivere al più presto.

A PROPOSITO DELL’EDUCAZIONE SUL SESSO


" Se un adolescente soddisfa la propria concupiscenza non fosse che una volta, prima
della maggiore età, gli capiterà la stessa cosa che a quell‘Esaù della storia che, per un
piatto di lenticchie, vendette il suo diritto di primogenitura, cioè il bene di tutta la sua
vita. Perché se l'adolescente soccombe una sola volta a questa tentazione, egli perde
per tutta la propria vita la possibilità di essere realmente un uomo degno di stima.
Soddisfare la propria concupiscenza prima della maggiore età ha lo stesso effetto che
versare dell’alcool nel mosto. Come il mosto nel quale si é versata anche una sola
goccia di alcool può diventare soltanto aceto, così la soddisfazione della
concupiscenza prima della maggiore età fa dell’adolescente, sotto ogni rispetto, una
specie di mostro. Quando l'adolescente diventa adulto, egli può fare tutto ciò che gli
aggrada, come il mosto diventato vino può sopportare qualsiasi dose di alcool: non
soltanto non si guasterà, ma potrà raggiungere una qualsiasi gradazione."
(Gurdjieff)

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SULL’EDUCAZIONE SESSUALE (Rousseau)
.... Il primo sentimento verso cui si sente disposto un giovane educato con cura non é
l'amore, é l'amicizia. Il primo atto dell'immaginazione nascente é d'insegnargli a
scoprire i suoi simili e la specie fa presa su di lui prima del sesso. E' questo un altro
vantaggio della prolungata innocenza: poter profittare dell'incipiente sensibilità per
gettare nel cuore del giovane adolescente le prime sementi dell'umanità; vantaggio
tanto più prezioso in quanto é questo il solo periodo della vita in cui tale opera possa
riuscire veramente fruttuosa.
Ho sempre osservato come i giovani precocemente corrotti, dediti alle donne e
alla dissoluzione, fossero disumani e crudeli; la foga del temperamento li rendeva
impazienti, vendicativi, furiosi; la loro immaginazione, dominata da un solo oggetto,
rifiutava ogni altro interesse; non conoscevano pietà né misericordia; avrebbero
sacrificato il padre, la madre e l’universo intero al più piccolo dei loro piaceri. Si, lo
sostengo senza tema di essere smentito dall’esperienza: un fanciullo che non sia tarato
fin dalla nascita e che abbia conservato fino a vent'anni la propria innocenza é a questa
età il più generoso, il più buono, il più capace di amare e di essere amato tra gli
uomini. Non vi è stato detto mai nulla di simile? Lo credo bene: i vostri filosofi,
allevati in mezzo alla corruzione dei collegi, non si curano di sapere queste verità.

L'uomo non é un maiale per dimenticare il bene né un gatto per ricordarsi del male.
(Gurdjieff)

Un solo rifiuto a chi non ha né coscienza né giudizio ridurrà a nulla tutti i benefici che
gli avrete procurato. (G)

E' degno di essere seguace di una religione solo chi, anche se si ricorda del torto che
un altro gli ha fatto, non cercherà di fargli alcun male. (G)
Avrete acquistato del vero buon senso solo il giorno nel quale avrete appreso a
distinguere quello che vi farà bene o male domani da quello che vi sembra buono o
cattivo oggi. (Gurdjieff)

Tale é la natura dell'uomo


che al primo regalo che gli fate - si prosterna
al secondo - vi bacia la mano
al terzo - si inchina
al quarto - si contenta di un cenno del capo
al quinto - diventa confidenziale
al sesto - vi insulta
al settimo - vi porta in tribunale perché non gli avete dato abbastanza. (G)

ESSENZA DELL’INSEGNAMENTO DEI MAESTRI

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1. Hush der dem. Sii presente a ogni respiro. Non fare che la tua
attenzione vaghi per la durata di un solo respiro. Ricordati di te stesso
sempre e in ogni situazione.
2. Nazar ber kadem. Abbi il tuo scopo davanti a te a ogni passo che fai.
Tu desideri la libertà e non devi dimenticarlo mai.
3. Safar der vatan. Il tuo viaggio é diretto verso la tua terra natia.
Ricordati che stai viaggiando dal mondo delle apparenze verso il Mondo
della Realtà .
4. Halvat der endjuman. Solitudine nella folla. In tutta la tua attività
diretta all'esterno, resta internamente libero. Impara a non identificare
te stesso con una cosa qualunque.
5. Yag gerd. Ricordati del tuo Amico, cioè Dio. Fa che la preghiera (zikr)
della tua lingua sia la preghiera del tuo cuore (q'alb).
6. Baz gasht. Torna a Dio. Non avere altra mira se non di raggiungere la
Realtà.
7. Nigab dasht. Lotta con tutti i pensieri estranei. Tieni la tua mente su
ciò che stai facendo, sia esternamente che internamente.
8. Yag dasht. Renditi continuamente conto della qualità della Presenza
divina. Abituati a riconoscere la Presenza di Dio nel tuo cuore.
(KHWAJA YUSUF FU ABDULHALIK GUJDUVANI dei Khwajagan)

La fonte di tutte le passioni é la sensibilità, l'immaginazione determina


la loro direzione. Sono gli errori dell'immaginazione che trasformano
in vizi le passioni di tutti gli esseri finiti. (Rousseau)

Cinque principi per il Retto vivere


1)Avere nella propria esistenza di esseri comuni tutto ciò che
soddisfi e sia veramente necessario al proprio corpo planetario.
2)Avere un bisogno istintivo, continuo e instancabile di auto
perfezione, nel senso dell'essere.
3)A sempre più conoscere le leggi della creazione e della
conservazione del Mondo.
4)A pagare lo scotto per la propria ascesa e per la propria
individualità il più presto possibile, allo scopo di essere poi liberi di
mitigare quanto più possibile il Dolore del nostro Padre Comune.
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5)A dare sempre il proprio aiuto per il rapido perfezionamento di altri
esseri, fino al livello delle proprie caratteristiche personali.
(G)

Al centro delle acque tumultuose dell'Universo,


nel viluppo dei turbini e delle stelle,
nel cuore delle creature e delle azioni,
senza desideri, senza legami, senza macchie,
impara a restare libero, tranquillamente immobile,
affinché i timidi Dei e le creature più umili
non si inquietino più della tua presenza.
Allora gli uccelli costruiranno i loro nidi
nelle tue palme, lo stesso vento invernale
si dimenticherà di fustigare il tuo corpo,
tutte le ricchezze scorreranno da se stesse
ai tuoi piedi e tu dominerai i tesori e i cuori. (Anonimo)

Ci sono cose degne di fede che sono state trasmesse da persone


suscettibili di fiducia, ma solo in modo sommario. L'attuazione della
saggezza pratica, del marifat, consiste nel far vedere agli uomini come
scoprirle nella loro esperienza personale.
( Grande maestro Sufi del XVI sec. Bahà ad-din Naqshbandi )

*In ogni alba che si leva sia riaffermata la potenza della folgore nella tenacia dei
suoi militanti. Io stesso genero questa forza e da essa sono rigenerato poiché
nell’obbedienza vinco me stesso e riaffermo l’universalità della legge.

*Come la nostra folgore è una spada lucente nelle mani dell’Altissimo, così noi,
suoi militanti fedeli, siamo pronti, senza inutili parole, al cenno della sua mano,
ora e per sempre, fino alla morte.

*Saldo nella mia fortezza ho compiuto il mio dovere, chiaro in pensiero in


sentimento e chiari nel volere. Così la luce della folgore rimanga in me nella notte
vincendo le tenebre.

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Dalle “MILLE E UNA NOTTE “

L'uomo si riconosce tra gli uomini per le sue azioni, e le azioni del libero e generoso
sono pari alla sua origine.

Non approfittare dell’assente, altrimenti ci si approfitterà di te, poiché chi chiacchiera


e sparla è fatto oggetto di analoghe voci.

Rifuggi da atti immorali e non ne parlare, serie o scherzose che siano le tue parole.

Il cane se si conduce bene, ci guadagna, mentre il leone è tenuto in catene per la sua
selvaggia ferocia.

Stanno a fior d'acqua sul mare le carogne della terra, mentre le perle stanno riposte
nelle viscere della sabbia.

Il passerotto non verrebbe mai a gara con il falco se non per la sua leggerezza e
deficienza mentale.

Sta scritto nell'aria sui fogli del vento:" Chi fa un benefizio ne guadagna uno simile".

Non sperare di raccogliere zucchero dalla coloquintide (pianta amarissima). Ogni cosa,
al sapore, si ricollega alla sua origine.

La iniquità sta in agguato nell'animo dell'uomo, e soltanto l'impotenza la tiene


nascosta.

Il saggio non si muove per un affare se non quando vede giunto il tempo opportuno.

La lingua di chi é perspicace ha sede nel suo cuore; il


cuore dell'ignorante é invece nella sua bocca.

Chi non è più grande del suo intelletto, viene ucciso da quanto vi è di più piccolo in
lui.

L'origine dell'uomo é occulta, ma dalle sue azioni si palesa tale suo occulto elemento.

Chi non è di buona stoffa, non mostra bontà dalla sua bocca..

Chi nelle proprie azioni imita l'insensato, sarà simile a costui nell'ignoranza.

Chi rivela al prossimo il proprio segreto, si svegliano contro di lui i suoi nemici.

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Basti all'uomo ciò che lo riguarda, e il lasciar stare ciò che non dipende da lui.

Dalle “MILLE E UNA NOTTE “ *


... “Parlami ora di quelle tre cose differenti che sono:
LA SCIENZA (IL SAPERE),
IL DISCERNIMENTO E
IL SENNO.
E di cos’è che li fonde insieme”.

“LA SCIENZA (IL SAPERE) EMANA DALL'APPRENDIMENTO,


IL DISCERNIMENTO DALL'ESPERIENZA E
IL SENNO DALLA RIFLESSIONE;
LE TRE COSE SONO POI FONDATE E ARMONIZZATE DALLA RAGIONE.
CHI RIUNISCE IN SE QUESTE TRE DOTI É PERFETTO E
CHI AD ESSE ACCOMPAGNA IL TIMORE DI DIO É SUL RETTO
SENTIERO”.

Va bene. Parlami però ancora dell’uomo dotto e dotato di retto criterio, di luminosa
intelligenza e di mente superiore ed egregia; può la PASSIONE e la
CONCUPISCENZA cambiare in lui queste qualità?

Questi due affetti quando si insediano nell'uomo ne alterano le azioni, comprensione,


discernimento e intelletto e lo rendono simile a quell'aquila che, per precauzione
contro i cacciatori e per la sua grande astuzia, abita nell'alto del cielo. Ma ecco che un
giorno scorge un cacciatore il quale, dopo aver terminato di tendere la propria rete, vi
pone un pezzetto di carne.. L'aquila lo vede, e vinta dalla cupidigia e dalla brama
dimentica la rete, nonostante l'abbia già adocchiata e sappia della fine miserevole di
tutti quegli uccelli che vi incappano. Piomba quindi dal cielo, si precipita sul pezzo di
carne e si impiglia nella rete. Allorché il cacciatore giunge e scorge l'aquila nella rete,
profondamente stupito dice: - Io ho teso la rete perché‚ vi incappasse un piccione o
qualche altro piccolo volatile del genere; come mai vi è invece caduta quest'aquila? -
Si dice che l’uomo di senno, quando dalle passioni e dai desideri è spinto verso
qualcosa, rifletto con il proprio intelletto sulle conseguenze dell’atto, si astiene da ciò
che le une e gli altri gli presentano come seducente e con il suo intelletto trionfa sulle
passioni e sugli appetiti. In tal caso occorre che egli renda la propria ragione simile ad
un abile cavaliere quando cavalca un destriero recalcitrante, che tiene a freno con forti
strappate di redini fino a che l’animale, messosi sulla giusta strada, lo trasporta dove
desidera. Chi invece é ignorante, incolto, privo di discernimento e si dibatte nelle
tenebre, signoreggiato dalle passioni e dai desideri, agisce secondo questi e quelle e si
rovina: non vi é tra la gente chi stia peggio di lui.

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- Hai detto bene, dimmi ora quand’è che la dottrina è utile, e quando l’Intelletto argina
il danno delle passioni e dei desideri?

- Allorquando colui che ne é dotato li impiega alla ricerca della conoscenza di se


stesso, poiché intelletto e sapere sono entrambi utili, ma chi li possiede non deve
metterli al servizio del mondo se non nella misura necessaria per procacciarsi da vivere
e per difendersi dai danni della vita, bensì deve impiegarli alla ricerca del mondo
celeste.

- E dimmi ora, qual’ è la cosa più degna che deve impegnare e tenere occupato
l’uomo?

- Le opere buone.

Ma facendo ciò l’uomo verrebbe distolto dal procacciarsi di che vivere e quindi
come farebbe a guadagnarsi il pane quotidiano di cui non può fare a meno?

- Ma la sua giornata é di ventiquattro ore: Dedichi egli pertanto una parte di queste a
procurarsi il pane quotidiano, una parte al riposo e al ristoro e il resto lo impieghi per
la scienza, poiché se l’uomo è assennato, ma privo di dottrina, è del tutto simile alla
terra sterile sulla quale non trovano posto la coltura, la piantagione e le piante. Se
quella non viene allestita per essere coltivata e piantata, non produrrà frutti; se
viceversa verrà lavorata e coltivata allora vi cresceranno frutti rigogliosi. Così l’uomo
senza dottrina: egli non sarà utile finché in lui non sarà piantata la scienza, e darà frutti
solo se questa scienza sarà in lui coltivata.

PLUTARCO - SULL’AMORE CONIUGALE


Come presupposto i due sessi hanno in comune le stesse risorse; perciò combattiamo
contro quei discorsi che identificano l'Amore come un desiderio irrequieto che porta
l'anima alla dissolutezza. Questi sono fatti da uomini molesti e nemici dell'Amore. Tra
questi, alcuni, attratti dalle doti di donne disgraziate, con il loro denaro le gettano nelle
economie di famiglia in mezzo a conti poco dignitosi e, litigando con loro tutto il santo
giorno, le tengono in pugno come serve; altri invece, desiderosi più di ragazzi che di
donne, come le cicale che depongono il seme sulla cipolla o su qualsiasi altro legume,
fecondano a gran velocità il primo che gli capita e, cogliendo il frutto, dicono addio al
matrimonio, oppure, se lo mantengono, non se ne curano e non si preoccupano di
amare né di essere amati. A me sembra, in una parola, che la differenza tra amare,
essere amati e chiudersi in se, mostri subito che, con il tempo, al vincolo della
convivenza si aggiunge l'affetto. Colui che ‚ assalito all'improvviso e ispirato
dall'Amore, in un primo momento dirà come Platone: “questo‚ per me, questo non é
per me"; infatti non é così facile che “tutte le cose siano in comune tra gli amici"
[neppure tra gli amanti], ma solo quelli che, pur separati nei corpi riescono a fondere le
anime, con la forza dell'Amore non vogliono e non credono più di essere due. E poi la
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fedeltà reciproca, che è necessaria più di tutto nel matrimonio, questa fedeltà che ha
più forza della volontà in quanto non è imposta dall’esterno e dalle leggi, né dalla
vergogna e dal timore, è OPERA DI MOLTI FRENI, DI MOLTI TIMONI ed è
sempre nelle mani degli sposi. . Ma all'Amore si accompagna una tale forza, ritegno e
lealtà che, anche se toccano un'anima dissoluta, la distoglie dagli altri amori, distrugge
il suo orgoglio, spezza la sua insolenza e superbia e introduce in essa il pudore, il
silenzio e la tranquillità e, dopo averla rivestita di un contegno decoroso, la rende
sensibile a un solo essere. .....

...Noi sappiamo che qualche servetta sfugge all'abbraccio dei padroni e che qualche
suddito disprezza le regine, quando l'Amore é padrone della loro anima. Dicono che a
Roma, quando viene eletto un Dittatore, gli altri magistrati depongono i loro poteri;
così, quelli di cui l'Amore si impadronisce, si liberano dagli altri padroni e signori,
come gli schiavi dei templi. Una donna nobile, unita dall'Amore ad un uomo leale,
sopporterebbe di più gli abbracci degli orsi e dei serpenti che essere toccata da un altro
uomo e dividere il suo letto.......
...Chi potrebbe tollerare quelli che offendono Afrodite col dire che, congiungendosi e
assistendo l'Amore, impedisce all'amicizia di nascere?
Si dovrebbe dire, invece, dopo averci riflettuto, che l’intimità o piuttosto
l’accoppiamento infame del maschio con il maschio E’ OPERA DI IBRIDE, NON DI
CIPRIDE. Perciò quelli che godono di soggiacere a tale dissolutezza fanno parte
della schiera dei perversi e noi non accordiamo loro la minima parte di fiducia, di
rispetto, di amicizia; veramente, come diceva Sofocle: DI SIMILI AMICI, SE NE
FA VOLENTIERI A MENO; QUELLI CHE LI HANNO, VOGLIONO FUGGIRLI.

Quanto ai giovani che, pur non essendo perversi per natura, sono stati indotti
dall'inganno o dalla violenza a concedere e ad offrire se stessi, non c’é nessun uomo
che essi guardino con sospetto e odino di più di quelli che hanno abusato di loro e si
vendicano in modo terribile, quando se ne presenta l'occasione: così, Cratea uccise
Archelao, che ne aveva fatto il suo amante, e Pitolao fece lo stesso con Alessandro di
Fere; Periandro, il tiranno di Ambracia, domandò al suo amante se non fosse ancora in
gravidanza e quello, preso dall'ira, lo uccise.
Invece l’unione carnale con la legittima sposa è fonte di amicizia, come una
comune partecipazione ai grandi misteri. Il piacere è di breve durata, ma da esso
fiorisce, giorno per giorno, tra gli sposi il rispetto reciproco, la compiacenza,
l’affetto e la fedeltà. Non vaneggiavano i Delfici quando chiamavano Afrodite
“Armonia” e neppure Omero, quando chiamo una simile unione “Amicizia”...

PLUTARCO - Sulle donne


...Perché parlare ancora della loro saggezza, intelligenza, fedeltà e lealtà, quando in
molte di esse é apparso chiaramente un coraggio, un valore, una grandezza d'animo
virile? E sarebbe davvero strano, rimproverare alla loro natura, bella per altri aspetti, di
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essere incompatibile con la sola amicizia. Le donne amano i figli e i mariti e la
capacità di amare in esse é come una terra fertile, pronta ad accogliere il seme
dell'amicizia e non è priva di seduzione e di grazia. Come la poesia, applicando al
discorso gli ornamenti del canto, del metro e del ritmo, rende la sua capacità educativa
più forte e la sua capacità di danneggiare più irresistibile, così la natura, dotando la
donna del fascino dello sguardo, della forza persuasiva della voce e della attrattiva
della bellezza del corpo, da una parte assiste con grandi mezzi colei che é dissoluta per
il piacere e la seduzione, dall'altra assiste anche colei che é saggia per guadagnarsi
l'affetto e l'amicizia del marito. Platone invitava Senocrate, che era di animo nobile ed
elevato per alcuni aspetti, ma troppo serio di carattere, lo invitava, dunque, a
"sacrificare alle Cariti"; così si potrebbe consigliare alla donna virtuosa e saggia di
sacrificare all'Amore, affinché il dio abiti nella sua casa come protettore delle nozze e
la fornisca di tutti gli quegli ornamenti propri del sesso femminile e suo marito non la
lasci per un'altra e sia costretto a dire, come nella commedia:
CHE DISGRAZIATO SONO, QUALE DONNA INGANNO !
Infatti, nel matrimonio amare é un bene più grande che essere amati; quando si ama si
evitano molti errori, o meglio si evitano tutti quelli che rovinano e alterano le nozze.....

....Per quanto riguarda il sentimento doloroso che si prova all'inizio del matrimonio,
questo non si deve temere come una ferita o una bruciatura e perciò anche dopo una
ferita, non é una cosa terribile l'unione con una donna onesta; é come l'innesto di un
albero. Del resto, una ferita é anche all'inizio della gravidanza, infatti, non esiste
un'unione completa se l'uno non subisce qualche modificazione da parte dell'altro.
All'inizio, lo studio della matematica mette in agitazione i bambini e quello della
filosofia i giovani, ma questo studio non resta sempre arido per loro. Così per gli
amanti succede come quando due liquidi si mischiano tra loro; l'amore all'inizio
sembra produrre un fervore e un turbamento, ma poi, col tempo, si calma, si purifica e
mostra una più grande stabilità. Questa unione che é detta "assoluta" é veramente
quella di due sposi che si amano; mentre l'unione di quelli che vivono insieme senza
questo profondo legame, assomiglia a quei contatti e intrecci di cui parla Epicuro e
porta con se urti e repulsioni, non arrivando mai a quella unione che solo l'Amore
produce, quando presiede la convivenza degli sposi. Non esistono piaceri più grandi ne
vantaggi più continui e nessun altro affetto é così splendente e invidiabile come
L’ACCORDO DI TUTTI I SENTIMENTI, IN CASA, TRA MARITO E
MOGLIE. ( PLUTARCO )

L'uomo non dovrebbe mai vergognarsi d'aver avuto torto, cosa che, in altre parole vuol
dire ch'egli é più saggio oggi di ieri. (Swit)

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L'UOMO VERAMENTE LIBERO VUOLE CIO' CHE PUO', E FA CIO'
CHE GLI PIACE.

Emilio o sull’Educazione “J.J. ROUSSEAU”


SULLA MALATTIA SOCIALE:
MANCANZA DI EDUCAZIONE E DISSOLUZIONE DELLE FAMIGLIE
...L'educazione pubblica non esiste più e non può più esistere, perché dove non vi é
patria non possono essere più cittadini....

...Non considero come esempi di educazione pubblica quei ridicoli istituti chiamati
collegi. Né faccio maggior conto dell'educazione derivante dalla società, perché
mirando a due fini contrari, li fallisce entrambi: essa é capace soltanto di formare
uomini ipocriti, che fanno sempre mostra di altruismo mentre si preoccupano
esclusivamente di se stessi. Ma poiché queste ipocrisie sono comuni a tutti, non
ingannano nessuno. E' tutta fatica sprecata. Da queste contraddizioni nasce quella che
sentiamo incessantemente in noi stessi. Trascinati dalla natura e dagli uomini in
direzioni contrarie, costretti a dividerci tra questi impulsi diversi, finiamo per seguire
una forza risultante, che non ci conduce né all'una meta né all'altra. Così, combattuti e
ondeggianti per tutta la vita, ci troviamo al termine estremo senza aver raggiunto
l'armonia interiore, senza essere stati utili né a noi stessi né agli altri....

...Il vero oggetto del nostro studio è la condizione umana. Il meglio educato tra noi
è, a parer mio, colui che meglio sa sopportare i beni e i mali di questa vita; ne
consegue che la vera educazione non è fatta di precetti, ma di esercizi....

Regolatevi tranquillamente in modo del tutto contrario a quel che si usa, e farete quasi
sempre bene.

.....Volete ricondurre ciascuno ai suoi propri doveri? Cominciate dalle madri:


sarete stupiti dei cambiamenti che otterrete. TUTTO IL MALE PROCEDE DI
GRADO IN GRADO DA QUESTA PRIMA DEPRAVAZIONE; l'intero ordine
morale ne risulta alterato; le inclinazioni naturali si spengono nei cuori; l'atmosfera
delle case diviene meno viva; non c 'é più il commovente spettacolo di una famiglia
nascente che avvince a sé i mariti, che impone riguardi agli estranei; decresce il
rispetto per la madre che non é circondata dai figli; non vi é più stabilità nelle famiglie;
l'abitudine cessa di rafforzare i vincoli del sangue, non più padri, né madri, né figli o
fratelli o sorelle; si conoscono appena, come potrebbero amarsi? Ciascuno ormai pensa
soltanto a se stesso: E invero, quando una casa non offre che una triste solitudine, é pur
necessario recarsi altrove a cercarvi un po' di allegria. Ma che le madri si degnino di
allevare i loro figlioli; e allora i costumi ridiventeranno spontaneamente migliori, i
sentimenti naturali si ridesteranno in tutti i cuori, lo Stato si ripopolerà: in quel primo

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in quel solo principio sono racchiusi tutti questi effetti. L'attrattiva della vita domestica
é il miglior antidoto ai cattivi costumi.......

....Tornino una buona volta le spose ad essere madri e subito gli uomini saranno di
nuovo padri e mariti. Discorsi superflui! Anche la noia dei piaceri mondani non
riconduce mai a quelli familiari. Le spose hanno cessato di essere madri e non lo
saranno più, non vogliono più esserlo. E quand'anche volessero, difficilmente
potrebbero; invalsa ormai la consuetudine contraria, ciascuna dovrebbe combattere
l'opposizione di quante la circondano, alleate contro un esempio che le une non hanno
dato e le altre non intendono seguire.

...Così quando desidera qualche cosa che vede, e noi vogliamo dargliela, è meglio
avvicinare il bambino all'oggetto anziché portare l'oggetto al bambino.

Ricordate che colui che osa assumersi il compito di formare un uomo, deve prima aver
formato l'uomo in se stesso, deve portare dentro di sé il modello che intende proporre
all'allievo.

Esistono due specie di MENZOGNE: quelle di fatto, che riguarda il passato, quelle di
diritto, che riguarda l'avvenire. La prima ha luogo quando si nega di aver fatto ciò che
si é fatto e in generale quando si contraddice coscientemente la verità delle cose.
L'altra ha luogo quando si promette ciò che non s'intende mantenere e, in generale,
quando viene manifestata un'intenzione diversa da quella reale. Queste due menzogne
possono talvolta riunirsi in una sola ( Come quando, accusato di una cattiva azione, il
colpevole si difende dichiarando di essere un uomo onesto. Mente allora nel fatto e nel
diritto ). J.J. ROUSSEAU

SAPETE QUALE SIA IL MEZZO PIU' SICURO PER RENDERE INFELICE


IL VOSTRO FANCIULLO? AVVEZZARLO AD OTTENERE TUTTO; allora
infatti, crescendo incessantemente i suoi desideri proprio per la facilità della loro
soddisfazione, vi troverete presto o tardi nell'impossibilità di accontentarli e sarete
costretti, vostro malgrado, al rifiuto; e questo rifiuto inconsueto sarà per lui più penoso
della stessa privazione di ciò che desidera.

La sola lezione di morale che si addica all'infanzia, e la più importante ad ogni età, è di
non fare del male a nessuno. Ma non si deve ragionare col fanciullo intorno a questa
massima, bensì cercando di tradurla in pratica, si comprende quale grande e ardua
impresa sia il riuscirvi.

LE FAVOLE POSSONO ISTRUIRE GLI UOMINI, ma ai fanciulli occorre dire la


nuda verità: se solo la si copre d'un velo, non si danno più la pena di sollevarlo.

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DI SOLITO SI OTTIENE CON GRANDE SICUREZZA E RAPIDITA'
CIO' CHE NON SI HA FRETTA DI OTTENERE.

Mi resta da parlare dell'educazione di una sorta di sesto senso, chiamato SENSO


COMUNE, non tanto perché comune a tutti gli uomini, quanto perché risulta dall'uso
ben regolato degli altri sensi e ci informa della natura delle cose con il concorso di
tutte le loro qualità sensibili. Ne consegue che questo senso é sprovvisto di un suo
organo specifico: non risiede che nel cervello e le sue sensazioni, puramente interne, si
chiamano percezioni o idee. E' dal numero di queste idee che si misura l'estensione
delle nostre conoscenze, sono la loro nitidezza e chiarezza che conferiscono precisione
alla mente, e l'arte di metterle in rapporto tra loro si chiama ragione umana. Così quella
che chiamavo ragione sensitiva o puerile consiste nel formare idee semplici con il
concorso di più sensazioni; e quella che chiamo ragione intellettuale o umana consiste
nel formare idee complesse con il concorso di più idee semplici. ( Rousseau)

Uno gli chiese che cosa fosse il senso comune. Egli replicò: - Si potrebbe chiamare
orecchio comune quello che si limita a distinguere i suoni, mentre quello che distingue
i toni non è più comune ma da artista. Così ci sono delle cose che uomini non del tutto
pervertiti vedono in grazia delle facoltà comuni. Tale atteggiamento dell'intelligenza io
chiamo senso comune. (Discorsi:Epitteto)

Domandato a un tale quale cosa al mondo fosse più rara, rispose:


Quella che é di tutti, cioè il SENSO COMUNE.. (Leopardi)

Non mi piacciono affatto le spiegazioni a base di discorsi: i giovani vi prestano poco


orecchio e non le fissano nella memoria. LE COSE, LE COSE! Non mi stancherò mai
di ripetere che diamo troppa importanza alle parole; con la nostra educazione parolaia
non fabbrichiamo altro che chiacchieroni.

L’Essere Supremo ha voluto onorare sotto ogni aspetto il genere umano: dando
all’uomo affetti smisurati, gli dà contemporaneamente la legge che li regola, perché sia
libero e comandi se stesso; creandolo capace di passioni sfrenate, unisce a tali passioni
la ragione per dominarle; abbandonando la donna all’impulso di desideri senza limite,
vi associa il PUDORE che li tiene a freno. E per di più aggiunge una ricompensa
immediata al buon uso delle nostre facoltà, cioè il piacere che deriva dall’onestà
quando ne facciamo una regola delle nostre azioni. Tutto questo può ben valere, mi
sembra, l’istinto delle bestie. Rousseau

Da dove proviene la debolezza dell’uomo? Dal divario che esiste tra la sua forza e i
suoi desideri. Sono le nostre passioni che ci rendono deboli, poiché per soddisfarle ci
vorrebbero più forze di quante ce ne ha date la natura. Diminuire i desideri equivale

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dunque ad accrescere le forze: colui che può più di quanto desideri ne ha d’avanzo ed è
certamente un essere fortissimo. (Rousseau)

IL MARE PIU' GRANDE


Ieri - e com’è lontano ieri, e com'è vicino! - la mia anima e io ci recammo al grande
mare, per lavarci dal fango della terra che s'era indurito sulle nostre membra. Quando
giungemmo presso la riva, ci ponemmo in cerca di un luogo riparato, al sicuro dagli
sguardi.

E mentre camminavamo lungo il mare, vedemmo un uomo che sedeva su uno scoglio
dall'incerto colore marrone. Reggeva un sacco da cui, di tanto in tanto, estraeva una
manciata di sale, che spargeva nel mare.
E la mia anima mi disse:" COSTUI E' UN PESSIMISTA, NON VEDE NULLA
DELLA VITA, SALVO L'OSCURITA'. E' indegno di posare gli occhi sui nostri
corpi nudi. Vieni, dirigiamoci altrove".

Continuammo la nostra ricerca finché non raggiungemmo una piccola baia.


Scorgemmo un uomo, presso uno scoglio bianco; teneva in mano un piccolo scrigno
tempestato di pietre preziose. Di tanto in tanto estraeva dallo scrigno una zolletta di
zucchero e la gettava nel mare. E’ la mia anima mi disse: “Costui è l’ottimista, cerca
l’impossibile. Neanche un uomo simile è degno di vedere i nostri corpi nudi”.

E continuammo la nostra ricerca finché non incontrammo un terzo uomo, in piedi sulla
spiaggia, intento a raccogliere pesciolini morti, per rigettarli nel mare.
E la mia anima mi disse: ”Questo è lo stolto pietoso, che tenta di ridar vita alla
morte. Teniamoci a distanza da lui”.

E proseguimmo finché non vedemmo un quarto individuo; tracciava il profilo della sua
ombra sulla sabbia, e le onde cancellavano il suo disegno.
E la mia anima mi disse: “ Costui è il mistico, che costruisce con la
fantasia un idolo da adorare. Allontaniamoci da lui”.

Incontrammo poi un quinto uomo, in piedi in una laguna d'acqua bassa e ferma, intento
a raccogliere la schiuma dalla superficie e a versarla in un vaso di cornalina.
E la mia anima mi disse: Questo è l’idealista, che si tesse un abito con tela di ragno.
Non avrà il privilegio di vedere i nostri corpi nudi”.

E riprendemmo il cammino finché non udimmo una voce che alta diceva:" Questo é il
mare profondo. E' il mare terribile e grande". Cercando di capire da dove provenisse la
voce, raggiungemmo un uomo che stava con le spalle rivolte verso l'acqua. Aveva
posto una conchiglia sull'orecchio e ne ascoltava il rumorio.

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E la mia anima disse: “ Andiamocene, perché quest’uomo è uno scettico:
volge le spalle alla totalità che non è in grado di abbracciare e si lascia
guidare dall’inezia”.

E proseguimmo, finché non vedemmo un settimo uomo che stava tra due scogli, con la
testa affondata nella sabbia. E dissi a me stesso:" Oh anima mia, bagniamoci qui,
perché quest'uomo non può vederci".
E la mia anima scosse la testa e disse: “ No, mille volte no. L’uomo che vedi è
il peggiore di tutti. E’ l’uomo che ha paura di Dio e si nasconde alla
tragedia della vita, mentre la vita nasconde a lui le proprie gioie”.

Un profondo dolore apparve allora sul volto della mia anima, e con voce tristissima
disse:" LASCIAMO QUESTE SPIAGGE, DOVE NON C'E' ALCUN
ANGOLO D'INTIMITA'. NON PERMETTERO' CHE IL VENTO
GIOCHI IN QUESTO LUOGO CON I MIEI LUNGHI CAPELLI
DORATI, NON SCOPRIRO' QUI IL MIO BIANCO SENO. NON MI
SPOGLIERO', NON ESPORRO' ALLA LUCE LA MIA NUDITA' ".

E la mia anima e io lasciammo il grande mare e ci incamminammo insieme verso il


mare più grande. (Gibraim)

NON IMPORTA AFFATTO SAPERE TUTTO,


MA SOLO CIO' CHE E' UTILE SAPERE.

Ma chi educa i figli in un modo così negativo se non la madre? Come mai i fanciulli di
oggi sono così farfalloni, senza nessuna voglia di darsi da fare, impreparati alla
convivenza con una controparte, che non sanno prendersi le responsabilità della vita.
Da quando in qua sono gli uomini ad intervenire nell'educazione dei figli? Chi
impedisce alle madri di educarli come si deve? (Rousseau)

Godi e fa godere senza far del male né a te né agli altri: ecco secondo me tutta la
morale. (Chamforte)

L'intelligenza e il buon senso si fanno avanti con poca arte. (Goethe)

La Coscienza é il più illuminato dei filosofi! (Rousseau)

L’uomo, per sua natura, non pensa molto. Pensare è un’arte che si impara come
tutte le altre e anche con maggiore difficoltà. Per entrambi i sessi non conosco due

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classi realmente distinte: l’una delle persone che pensano, l’altra delle persone
che non pensano; e questa differenza deriva quasi unicamente dall’educazione.
(Rousseau)

.........SULLA BELLEZZA * ROUSSEAU


....Dopo aver valutato tutti questi elementi, veniamo all'aspetto fisico: é il primo a far
colpo ed é l'ultimo che si debba prendere in considerazione, ma sarebbe errato non
farne alcun conto. La grande bellezza mi sembra piuttosto da evitare che da ricercare
nel matrimonio. La bellezza impallidisce rapidamente col possesso; nello spazio si sei
settimane non conta più niente per il possessore, ma i suoi pericoli durano finché essa
dura. Se la donna bella non é un angelo, suo marito é il più infelice degli uomini; e se
anche fosse un angelo, come potrà evitare che egli sia continuamente circondato da
nemici? Se l'estrema bruttezza non fosse ripugnante, la preferirei all'estrema bellezza;
infatti il marito diviene ben presto indifferente all'una ed all'altra, e allora la bellezza si
rivela un inconveniente, la bruttezza un vantaggio. Ma la bruttezza che genera disgusto
é la peggiore delle sventure, poiché questo sentimento, invece di svanire col tempo,
aumenta senza tregua e si trasforma in odio: In tali condizioni la vita coniugale diventa
un inferno: meglio essere morti che uniti così. Desiderate la misura in ogni cosa,
anche nella bellezza. Un aspetto aggraziato e gentile, che non ispiri passione amorosa
ma simpatia, é senz'altro da preferire: qualità di questo genere non recano pregiudizio
al marito e si risolvono in un vantaggio comune: la grazia non svanisce come la
bellezza, ma resiste al tempo e si rinnova di continuo: dopo 30 anni di matrimonio una
brava moglie dotata di grazia piace al marito come il primo giorno.

Si distinguono le varie maniere di stringere la mano in:


Leale, subdola, linfatica, flaccida, energica, pigra, intraprendente, avara, prodiga,
ritrosa, diffidente, ottimista. (Anonimo)

Tre aforismi base di Rousseau

1) E' proprio dell'uomo non vedersi mai al posto di chi è più felice di lui, ma solo di
chi é da compiangere più di lui.

2) L'uomo compiange negli altri solo quei mali da cui non si crede immune.

3) La pietà che proviamo per i mali altrui non è proporzionale alla grandezza di quei
mali, ma al grado di sensibilità che attribuiamo a chi li patisce.

NON E' ORNAMENTO DELL'UOMO LA GALANTERIA CHE SCONFINA


CON L'EFFEMINATEZZA. (Seneca)

Il più lento che non perde d'occhio il fine, va sempre più veloce di chi va errando senza
scopo. (Lessing)
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Riprendi l'amico in segreto e lodalo in palese. (Leonardo da Vinci)

Comandare a se stessi é la cosa più grande di tutto. (Seneca)

Non c é male che abbia un po' di bene. (Plinio)

Il dir menzogne é l'unica arte della bassa capacità, e il solo rifugio dei vili.
(Chesterfield)

Non cercarti fuori di te. (Persio)

Chi ha fatto un beneficio taccia, lo dica chi l'ha ricevuto. (Seneca)

Il Karma è il principio della conoscenza: Poi viene la Pazienza.


La PAZIENZA è molto importante. Chi è paziente è forte. Pazienza vuol dire trattenere
la tendenza alle sette emozioni: Odio, Adorazione, Gioia, Angoscia, Collera, Dolore,
Paura. Se non lasciate via libera a queste sette, siete paziente e presto capirete la
sostanza delle cose e sarete in armonia con l’eternità. Pazienza vuol dire dominarsi!
(Da SHOGUN)

Senza guardare innanzi ad ogni momento del domani,


tu devi pensare a questo giorno e a questa ora.
Poiché il domani é difficile, incerto e arduo da conoscere,
tu devi pensare a seguire la via della disciplina mentre oggi sei vivo.
Tu devi concentrarti sull'azione,
praticare l'azione, senza perdere tempo,
pensando che vi sia soltanto questo giorno e questa ora.
Dopo di ciò, tutto diviene veramente facile.
Devi dimenticare del bene e del male della tua natura,
della forza e debolezza delle tue facoltà. (Anonimo)

L'uomo veramente uomo é più che uomo, e nessun uomo é uomo se non é più che
uomo, fintanto che non ha trovato il potere che é al di là di lui. Io l'ho questo potere é
in me, dall'al di la del sole, e l'ho dal centro della terra. (dal Serpente
Piumato)

CREDE LO STOLTO DI VIVERE IN ETERNO SE SI GUARDERA’


DALLA LOTTA, MA LA VECCHIAIA NON GLI DARA’ PACE ANCHE SE
LE ARMI LO HAN RISPARMIATO.
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(Upanishad)

Dal VISHNU PURANA “Sull’età oscura (KALI_YUGA) 4000 anni a.C.


Razze di servi, di fuori-casta e di barbari si renderanno padroni dei governi del
mondo.... I capi che regneranno sulla terra, come nature violente....si impadroniranno
dei beni dei loro soggetti. Limitati nella loro potenza, i più sorgeranno e precipiteranno
rapidamente. Breve sarà la loro vita, insaziabili i loro desideri, ed essi saranno spietati.
I popoli di vari paesi, mescolandosi ad essi, ne seguiranno l'esempio. La casta dei servi
sarà prevalente. Coloro che posseggono abbandoneranno agricoltura e commercio e
trarranno da vivere passando a servi o professando professioni meccaniche. I capi,
invece di proteggere i loro sudditi, li spoglieranno e sotto pretesti fiscali ruberanno le
proprietà alla casta dei mercanti. La sanità interiore e la legge diminuiranno di giorno
in giorno finché il mondo sarà interamente pervertito.
Solo i beni conferiranno il rango. Solo movente della devozione sarà la salute, solo
legame fra i sessi il piacere, sola via di successo nelle competizioni la falsità. La terra
sarà apprezzata solo per i suoi tesori minerali. Le vesti sacerdotali faranno le veci
della qualità di sacerdote. La debolezza sarà la sola causa del dipendere. Una semplice
abluzione significherà purificazione. La razza sarà incapace di produrre nascite divine.
Deviati da empi, gli uomini chiederanno: Che autorità hanno i testi tradizionali? Chi
sono questi Dei, cos'é la via per diventare veri uomini? Il rispetto delle caste,
dell'ordine, e delle istituzioni verrà meno nell'età oscura. I matrimoni in questa età
cesseranno di essere un rito e le norme che legano un discepolo ad un maestro
spirituale non avranno più forza. Si penserà che chiunque per qualunque via possa
raggiungere lo stato del rigenerato; gli atti di devozione che potranno ancora essere
eseguiti non avranno alcun risultato. Il tipo di vita sarà uguale promiscuamente per
tutti. Chi distribuirà più denaro dominerà gli uomini e la discendenza cesserà di essere
un titolo di preminenza. Gli uomini concentreranno il loro interesse sull'acquisizione,
anche se disonesta, della ricchezza. Ogni specie di uomo si immaginerà di essere pari
ad un Brahmana (Sacerdote) La gente avrà quanto mai terrore della morte ed avrà
paura della povertà: solo per questo conserverà un'apparenza di cielo (spirito
religioso). Le donne non obbediranno ai mariti e ai genitori. Saranno egoiste, abiette,
discentrate, mentitrici - e sarà a dei dissoluti che esse si attaccheranno. Esse diverranno
semplici oggetti di soddisfazione sessuale. L'empietà prevarrà fra gli uomini deviati
dall'eresia e la durata della loro vita sarà conseguentemente più breve........
.........Quando i riti insegnati dai testi tradizionali e le istituzioni della legge staranno
per cessare e il termine dell'età oscura sarà vicino, una parte dell'essere divino esistente
per la sua propria natura spirituale secondo il carattere di Brahman , che é il Principio e
la Fine....scenderà sulla terra... Sulla terra ristabilirà la giustizia: e le menti di coloro
che saranno vivi alla fine dell'età oscura verranno destate ed acquisteranno una
trasparenza cristallina. Gli uomini, così trasmutati in virtù di tale speciale epoca,
costituiranno quasi una semenza di esseri umani nuovi e daranno nascita ad una razza
che seguirà le leggi dell'età primordiale. (Krta-yuga). La stirpe degli Shambhala.

49
LA TAVOLA SMERALDINA
Ciò é vero, senza menzogna, certo e molto veritiero.
1) CIO' CHE E' IN ALTO E' COME CIO' CHE E' IN BASSO,
E CIO' FORMA IL MIRACOLO D'UNA COSA SOLA.
2) E come tutte le cose esistite sono venute dall'unità, così tutte le cose
sono nate nell'unità per adozione.
3) IL SOLE E' SUO PADRE; LA LUNA E' SUA MADRE. IL VENTO LO HA
PORTATO NEL SUO VENTRE, E LA TERRA E' LA SUA NUTRICE.
4) Il padre di tutti gli esseri, il Mistero Realizzato del mondo intero é qui: ma la
sua forza é intera se essa é convertita in terra.
5) TU SEPARERAI LA TERRA DAL FUOCO; IL SOTTILE DAL
GROSSO; DOLCEMENTE E CON CURA.
6) Esso sale dalla terra al cielo; e, da capo, discende in terra; e esso
riceve la forza delle cose superiori e inferiori.
7) TU AVRAI, IN QUESTO MODO, TUTTA LA GLORIA DEL MONDO, E
OGNI OSCURITA' S'ALLONTANERA' DA TE.
8) E' la forza più forte di ogni forza, poiché essa vincerà ogni cosa
sottile
e penetrerà ogni cosa solida.
9) IN QUESTO MODO FU CREATO IL MONDO.
10) Da questo deriveranno innumerevoli adattamenti,i cui mezzi sono
qui.
11) E' PER TUTTO CIO' CHE IO SONO STATO CHIAMATO
ERMETE
TRISMEGISTO, AVENDO IO LE TRE PARTI DELLA FILOSOFIA
DEL MONDO.
12) Ciò che avevo da dire sull'azione del Sole é stato detto.

CHI MI SEGUE, BISOGNA CHE VALICHI LE MONTAGNE


DEL CIELO,
E PASSI DI LA DALLE CASE DELLE STELLE, NELLA
NOTTE.
POICHE' SOLTANTO NELLA STELLA DEL MATTINO MI
TROVERA'.
50
MA CHI NON VUOL SEGUIRMI, NON DEVE STARSENE A
SPIARE.
A SPIARE PERDERA' LA VISTA,
E ZOPPO, AD INDUGIARE, RESTERA'. (Anonimo)

Signore, lasciami essere uno strumento (wayang) nelle Tue mani; io posso
essere un eroe o un demone, un re o un uomo umile, un albero, una pianta,
un animale... ma lasciami essere uno strumento nelle Tue mani. Allora parlerò
la Tua lingua, che io sia grande nel tumulto della battaglia o piccolo come un
bambino che gioca sotto gli alberi. Questa mia vita terrestre é piena di fatiche
e di lotte, e mi deridono i miei molti nemici. Il loro scherno é più veloce delle
frecce piumate; le loro parole più taglienti del kriss. La mia lotta non é ancora
finita. Verrà l'ora in cui mi porterai via, giacerò insieme agli altri il cui gioco é
finito. Con migliaia di altri mi troverò nel buio. E la mia lotta non è ancora
finita, ancora danzano i miei nemici. Signore, lasciami essere uno strumento
nelle Tue mani. Allora, dopo 100 o 1000 anni, la Tua mano mi farà di nuovo
muovere; allora, quando sarà suonata la mia ora nella Tua eternità mi
toccherai di nuovo ed io parlerò e lotterò ancora. E verrà il momento in cui i
miei nemici taceranno ed il demone sarà dominato.
Signore, lasciami essere uno strumento nelle Tue mani.
(da i Canti di Wayang di Noto Surato 1910/30)

O TU, UOMO CHE ENTRI IN QUESTA NAVE, BADA DI CREDERE


FERMAMENTE,
PERCHE' IO SONO LA FEDE.
BADA QUINDI COME TU ENTRI,
PERCHE' SE IN ESSA MANCHI, IO NON TI AIUTERO'".
(Le Saint Gral)

LA VIA
"IO VI ORDINO, FIGLI DI DOTTRINA, congelate l'argento vivo, di molte cose fate
2,3 e 3,1, 1 con 3, é 4, 3, 2,1; Da 4 a 3 c'é‚ 1; da 3 a4 c'é‚ 1; dunque 1e1, 3e4; Da 3a1
c'é‚ 2, da 2 a 3 c'é‚ 1, da 3 a 2, 1, 1, 1, 2, 3.e 1, 2, da 2 e 1, 1 da 1 a 2, dunque 1.
Io vi ho detto tutto. (Rhazes)

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O ANIMA CIECA !
IMPUGNA LA FACE DEI MISTERI
E SCOPRIRAI NELLA NOTTE TERRENA L'ALTRO TE STESSO
LUMINOS
LA CELESTIALE ANIMA TUA.
SEGUI QUESTA DIVINA GUIDA E SIA ESSA IL TUO GENIO,
POICHE' POSSIEDE LA CHIAVE DELLE TUE ESISTENZE PASSATE E
FUTURE.
(IL LIBRO DEI MORTI)

PREGHIERA
Ora che ho dato tutto il mio cuore,
ora che ho dato tutti i miei sogni,
tutte le mie speranze ed anche tutto me stesso,
e non mi sono lasciato più niente,
FAMMI ESSERE FORTE, O SIGNORE;
perché ho giocato tutto come sempre ho fatto
senza rimpianti, a cuore aperto, senza pensare al domani,
e tutto quello che di più bello era in me
l'ho regalato all'Amore.
VINCERO'?
Che sia un uomo forte, o Signore
perché non diventi superbo nella mia vittoria...
Che sia un uomo semplice e puro
se dalla fortuna sarò baciato e non orgoglioso e sporco.
Che sia sempre fedele a me stesso, ai miei sogni, alla mia donna
e non come una banderuola al vento secondo le circostanze.
PERDERO'?
che sia un uomo forte, o Signore
da poter resistere alle ferite mortali del cuore
e credere ancora alle cose belle;
che sia un uomo tenace
da non lasciarmi abbattere dalle avversità
e ricostruire da capo la vita,
da avere ancora un poco d'amore da dare alla mia donna,

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da avere ancora dei sogni ai quali credere
da avere ancora degli ideali da difendere
per gettarli contro questo mondo ipocrita e falso.
O Signore di me stesso, fammi essere un uomo !
O Signore della mia donna, falla essere una donna !
Solo questo é quello che chiedo.
(Claudio '71)

STILE DI VITA
 La suprema dignità della nostra natura mi sarà sempre presente. Sorvegliare la mia
condotta e le mie parole diverrà per me un'abitudine
 Considererò che proceda al mio fianco come un altro me stesso, lo ascolterò con la
più grande comprensione e non gli chiederò mai cosa che io non sia pronto a fare
per primo.
 Deciderò senza offuscamento d'ira o sommovimento sentimentale. Quando avrò
deciso il mio agire sarò perciò inesorabile.
 Non rivelerò mai un segreto non mio ne mentirò mai perciò non mi vergognerò mai
della mia ignoranza.
 Se sacrificherò il mio orgoglio e il mio egoismo avrò di riflesso tutta la gloria della
nostra stirpe.
 Eviterò quanto é volgare e comune, amerò ciò che é nobile, alto e solitario; non
lascerò mai trascorrere giorno senza aver conosciuto almeno una vittoria.
 Qualora in me si verificasse un lieve cedimento o una breve caduta, rifletterò sul
mio sbaglio per non ricaderci più e immediatamente riprenderò il mio posto di lotta.
(Anonimo)

Tendete l'orecchio in voi stessi


e mirate nell'Infinito dello spazio e del Tempo.
Ivi echeggiano il canto degli Astri,
la voce dei Numeri e l'Armonia delle Sfere.
Ogni Sole é un pensiero di Dio ed ogni pianeta una forma di pensiero.
Ed é per conoscere il pensiero divino che voi,
anime, discendete e risalite penosamente
la strada dei sette pianeti e dei sette cieli loro.
Che fanno gli Astri? che dicono i Numeri? che volgono le Sfere?
- Dicono, cantano e volgono i vostri destini, o anime perdute o salvate !
(ERMETE)

Quando qualcuno gli domandò che cos'era un amico, Pitagora rispose:


"Uno che è un altro Io”
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PADRE MIO
Dove la mente non conosce paura e la testa si tiene alta; Dove il sapere é libero;
Dove il mondo non é frazionato dalle anguste pareti domestiche; Dove le parole
sgorgano dalle profondità del Vero;
Dove lo sforzo instancabile tende le braccia verso la perfezione;
Dove il limpido ruscello della ragione non ha deviato nel monotono deserto rabbioso
delle viete abitudini;
Dove la mente é da te indotta verso pensiero ed azione sempre più vasti;
Sotto questo cielo di libertà, Padre mio, fa che il mio popolo si desti. (Tagore)

Nozze chimiche
Oggi, oggi, oggi
Ci sono le nozze del Re;
Se sei nato per prendervi parte,
Eletto da Dio per la gioia,
Va verso la montagna
Che porta tre templi
A vedere gli avvenimenti.

Stai in guardia.
Esamina te stesso.
Se non ti sei assiduamente purificato
Le nozze ti faranno danno.
Disgrazia per colui che lassù si attarda,
Che colui che é troppo fatuo si astenga.
(Cristiano Rosenkruz)

..."Conducimi dove vuoi, Padre e Signore dell'alto del cielo; non esiterò ad obbedirti,
sono pronto. Se non volessi, dovrei seguirti piangendo e dovrei subire di malanimo ciò
che potevo fare volentieri. Il fato guida chi é consenziente, trascina chi si oppone.
(Cleante)

Esiste dunque in fondo agli animi un principio innato di giustizia e di virtù in base al
quale, nonostante le nostre stesse massime, giudichiamo le azioni nostre ed altrui come
buone o cattive, ed é a questo principio che dò il nome COSCIENZA. (Rousseau)

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Benché il pudore sia naturale nella specie umana, i fanciulli allo stato di natura ne sono
del tutto privi. Il pudore nasce soltanto con la conoscenza del male e i fanciulli, che
questa conoscenza non hanno e non debbono avere, come potrebbero provare il
sentimento che ne é l'effetto? (Rousseau)

...E non é Epicuro che li spinge alla corruzione; sono loro che, corrotti nascondono i
vizi nella filosofia e si rifugiano in quella da cui sentono che il piacere é lodato. E non
considerano quanto sia sobrio e riservato il piacere di Epicuro, ma si lasciano incantare
solo dal nome, cercando una giustificazione e un pretesto per le loro voluttà....
LA PIETRA DI PARAGONE
Un pazzo andava in giro cercando la pietra di paragone,
coi capelli arruffati, abbronzato e coperto di polvere,
il corpo ridotto ad un'ombra, le labbra serrate come
le porte chiuse del suo cuore, gli occhi scintillanti come il lume di
una lucciola in cerca del compagno.
Avanti a lui ruggiva l'immenso oceano.
Le onde garrule parlavano instancabili di tesori nascosti, burlandosi
dell'ignoranza che non conosce il loro segreto. Forse a lui non
restava neppure l'ultima speranza,
ma non voleva riposarsi,
perché la ricerca era diventata il fine della sua vita. Proprio come
l'oceano che alza le braccia al cielo
verso l'impossibile, come le stelle che girano in cerchio, cercando una
meta irraggiungibile,
sulla spiaggia solitaria il pazzo,
coi capelli arruffati e pieni di polvere,
vagava in cerca della pietra di paragone.
Un giorno un ragazzo d'un villaggio gli si accostò
e gli domandò: - Dimmi, dove hai trovato la catena d'oro
che porti intorno alla vita? -
Il pazzo trasalì, la catena che una volta era di ferro,
era proprio d'oro; non sognava, ma non sapeva quando
il cambiamento era avvenuto.
Si colpì la fronte con violenza, - dove, oh dove, senza saperlo, aveva
raggiunto la meta? - aveva fatto l'abitudine di raccogliere le pietre e
di toccare la catena, ma le gettava via senza osservare se avvenisse il
cambiamento; così il pazzo aveva trovata e perduta la pietra di paragone.
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Il sole tramontava ad occidente,
il cielo era dorato.
Il pazzo ritornò sui propri passi
per cercare nuovamente il tesoro perduto,
con le forze esaurite, il corpo ricurvo,
il cuore nella polvere, come un albero sradicato. (Tagore)

( SENECA, sull'IRA.)
....Ma tutto quanto abbiamo detto riguarda i nostri figli: quanto a noi stessi, le
circostanze casuali della nostra nascita e l'educazione che abbiamo ricevuta non
lasciano più posto né al vizio né al precetto: non ci resta che cercare di regolare il resto
della nostra vita.
Dobbiamo quindi lottare contro le prime cause. Ora la causa della collera sta
nell’opinione di aver ricevuto offesa e a questa opinione noi non
dobbiamo prestare fede con facilità. Non si deve cedere subito
nemmeno davanti agli indizi chiari e manifesti: infatti certuni di essi, pur
essendo falsi, hanno l'aspetto della verità.
Poi bisogna sempre lasciar passare del tempo; il tempo mette in chiaro la verità.
Non prestiamo orecchio compiacente alle accuse e teniamo presente e diffidiamo del
fatto che é un difetto della natura umana credere volentieri ciò che si ascolta nostro
malgrado e montare in collera prima di aver giudicato. Talvolta poi ci lasciamo
determinare non solo dalle accuse, ma anche dai sospetti, e ci adiriamo con degli
innocenti perché abbiamo interpretato nel modo peggiore un'espressione del volto o un
sorriso. Difendiamo dunque contro noi stessi la causa dell'assente e sospendiamo la
nostra collera: infatti una punizione può sempre essere inflitta, anche se é stata
differita, mentre, una volta inflitta, non si può revocare.

...La ragione concede sempre tempo alle due parti, poi chiede un rinvio anche a se
stessa, per aver modo di scoprire la verità: la collera invece ha fretta. La ragione vuole
decidere ciò che é equo, mentre l'ira pretende che appaia ciò che essa ha deciso....

...Non é del sapiente odiare chi sbaglia; altrimenti egli dovrebbe odiare se stesso. Basta
che pensi a tutto quello che fa contro la legge morale, e quanti dei suoi atti abbiano
bisogno dell'indulgenza altrui, e subito si adirerà contro se stesso...

...E' meglio rimettere sul cammino giusto colui che, per ignoranza della via, erra per la
campagna....

La passione si affloscia presto, mentre la ragione é sempre uguale a se stessa.

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Il peggior danno viene dalla credulità: spesso bisogna addirittura inibirsi di ascoltare,
perché in certe circostanze é preferibile farsi ingannare che diffidare.

...L'atteggiamento migliore é sopportare quello che non si può correggere e seguire la


volontà di Dio senza lagnarsi: tutto proviene da lui; non é un buon soldato chi segue il
comandante e si lamenta... (Seneca)

L'ira perché ci appaia quale é, bisogna metterla a confronto coi vizi peggiori.
L’AVARIZIA cerca e accumula perché qualcun altro, che vale di più, usi dei beni
accumulati: L’IRA invece spende, e sono ben pochi quelli a cui essa non costa nulla.
Quanto di più egli ha perduto, adirandosi, di quello per cui si era adirato! L’ira procura
lutto al padre, divorzio al marito, odia al magistrato, insuccesso al candidato. Essa è
peggiore della LUSSURIA, perché questa gode del piacere proprio, mentre l’ira per
l’altrui dolore. Supera la MALEVOLENZA e l’INVIDIA: queste infatti vogliono che
uno diventi infelice, mentre l’ira lo vuole rendere infelice: quelle godono dei mali
fortuiti, mentre l'ira non sa aspettare la fortuna; vuol nuocere, essa stessa, alla persona
che odia, non si accontenta che le si nuoccia...
...rinnega la natura umana, perché questa esorta all'amore, mentre l'ira all'odio, quella
ordina di fare il bene, l'ira il male. Aggiungi che, anche se la sua indignazione nasce da
ECCESSIVA STIMA DI SE e può quindi sembrare segno di nobiltà, è vile e meschina:
chiunque infatti si ritiene disprezzato da qualcuno, gli è inferiore, mentre un cuore
grande ed equo estimatore di se stesso, non vendica l’offesa che gli è stata fatta, perché
nemmeno la sente....
...quanto é bello respingere ogni offesa e ogni insulto come una corazza impenetrabile
a qualsiasi arma! La vendetta é confessione di sofferenza: non é grande l'animo che si
piega sotto l'ingiuria. Chi ti ha offeso o é più forte o é più debole di te: se é più debole,
risparmialo; se é più forte, risparmia te stesso.

....Abituiamoci ad allontanare da noi lo sfarzo e a valutare l'utilità delle cose, non la


loro bella apparenza. Il cibo sazi la fame, le bevande la sete, le necessità fisiche si
sfoghino come richiede la natura; Impariamo ad appoggiarsi alle nostre gambe, e a
conformare il nostro sistema di vita non secondo la moda, ma come ci consigliano i
costumi antichi; impariamo ad aumentare la continenza, a frenare il lusso, a moderare
l’ambizione, a placare l’ira, a guardare di buon occhio la povertà, a coltivare la
frugalità, anche se molti se ne vergogneranno, ad usare per le necessità naturali rimedi
che si procurano con poco, a tenere quasi in catene le speranze sfrenate e il cuore
sempre proteso verso il futuro, a fare in modo, insomma, di chiedere la ricchezza a noi
stessi più che alla fortuna. Seneca

...L'uomo affaccendato non sa vivere: LA SCIENZA DEL VIVERE E’ PIU’


DIFFICILE DI OGNI ALTRA. Maestri di altre arti ce ne sono dappertutto e
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molti, anzi alcune di queste sembra che certuni le abbiano imparate, benché assai
giovani, in modo tale da poterle anche insegnare:
Mentre per imparare a vivere ci vuole tutta la vita, e, cosa che forse stupirà di
più, per tutta la vita si deve imparare a morire.....

DIVERSITA’ DELLE VIBRAZIONI DEL PENSIERO


Ogni uomo é dotato di un suo mondo mentale, di un suo modo di pensare, di un
suo modo di capire le cose e di un suo modo di agire. Come il volto e la voce di un
uomo sono dissimili da quelli di un altro uomo, altrettanto dissimile é il loro modo di
pensare e di intendere.
Questa differenza provoca spesso l'incomprensione anche tra amici. Non siamo
sempre in grado di comprendere con esattezza i punti di vista degli altri per cui
sorgono, talvolta in pochi minuti, disaccordi, rotture e litigi anche tra veri amici. In
questo caso l'amicizia non può durare a lungo. Per ottenere la comprensione reciproca,
dovremmo essere in armonia con le vibrazioni mentali o di pensiero degli altri. Solo
questa é una garanzia di successo certo.
I pensieri di lussuria, di odio, di gelosia e di egoismo producono nella mente
immagini distorte che provocano l’offuscamento della comprensione, la perversione
dell’intelletto, la perdita della memoria e la confusione mentale.

Ogni pensiero ha un peso, una forma, una dimensione, una misura, un colore,
una qualità e una forza.

IL PENSIERO MODELLA LA FISOGNOMICA


Tutto quello che pensate é immediatamente tracciato sul vostro volto. Ogni pensiero
ostile e dannoso agisce come un bulino che incide i pensieri nella nostra fisionomia.
I volti di ciascuno di noi sono ricoperti di segni, di rughe, e di cicatrici, provocati da
pensieri di odio, di ira, di cupidigia, di gelosia, di vendetta, ecc. Dalla natura dei segni
del vostro volto, si può immediatamente leggere il vostro stato mentale e si può
facilmente diagnosticare un'eventuale malattia della vostra mente. Colui che crede
di poter nascondere i propri pensieri é soltanto uno sciocco. Il suo
atteggiamento é simile a quello dello struzzo che, durante una battuta di
caccia, nasconde la testa sotto la sabbia, pensando di non essere visto
da nessuno.
Il volto é lo specchio della mente. Ogni pensiero incide un segno profondo sul viso.
Un pensiero divino lo illumina; un pensiero cattivo lo offusca. Continui pensieri divini
agiscono sull'aureola, perfezionandola. L'espressione del viso denota fedelmente lo
stato interiore della mente o del suo contenuto. Il volto é come il palcoscenico di un
teatro, sul quale viene rappresentata ininterrottamente la commedia della mente. Il
pensiero traluce dal volto, mostrando i segreti del cuore.
Il viso é come uno specchio terso e levigato che riflette la natura della mente e ciò che
essa contiene in un determinato momento.
58
(Swami Sivananda)

Da Seneca : lettere a Lucillo)


.... Tutti siamo legati alla sorte: parte con una catena d'oro e allentata, parte con una
catena stretta e di metallo vile. Ma che importa? Siamo tutti in catene; e sono legati
anche quelli che legano, a meno che tu non pensi che una catena al braccio sinistro sia
meno pesante. Uno é tenuto in catene dalle cariche, un altro dalle ricchezze; alcuni é la
notorietà che li soffoca, altri il fatto di essere ignorati; c'é chi é in potere altrui e chi di
se stesso; alcuni, sono costretti a stare sempre nello stesso posto per colpa dell'esilio,
altri per via degli impegni; ogni genere di vita é una schiavitù. Per questo bisogna
abituarsi alla propria condizione e lamentarsene il meno possibile, e cogliere quel poco
di vantaggio che presenta: non c'é cosa tanto acerba che un animo equilibrato non
possa trovarvi materia di conforto. .....

La forza per controllare la nostra vita la possiamo creare solo noi stessi, e se non
realizziamo ciò che desideriamo significa che non siamo ancora in grado di controllare
noi stessi. Quando decidiamo dentro di noi di realizzare assolutamente un obiettivo, é
il momento in cui stiamo cambiando il nostro destino. (Daisaku
Ikeda)

NON BASTA ESSERE BUONI


... Sostengono che "la felicità si basa sull'agire onestamente; alle azioni oneste ci
portano i precetti; quindi i precetti bastano per arrivare alla felicità." - Non sempre i
precetti ci portano ad agire onestamente, ma solo se trovano un carattere docile; a
volte é inutile impartirli, se l'animo é ingombro di idee distorte. Inoltre, certi individui,
anche se agiscono rettamente, non ne sono consapevoli. Nessuno, a meno che non sia
educato dall'inizio e regolato dalla ragione perfetta, può adempiere a tutte le regole per
sapere quando è opportuno agire, in che limiti, con chi, come e perché.
Non può tendere all'onestà con tutte le sue forze e neppure con costanza o volentieri,
ma si volterà indietro e avrà esitazioni. ..UN UOMO BUONO PER CASO NON
GARANTISCE DI CONSERVARSI COSI’ ETERNAMENTE.

" Benevolenza significa non distruggere la vita. Siccome sentiamo pietà per gli altri,
allora non uccidiamo. Giustizia significa non rubare....
Dignità significa non agire sconsideratamente nel sesso, perché ciò distrugge la
dignità. Se una persona ha una mente attaccata a cose superficiali, si comporterà
licenziosamente anche se non lo é di natura. Se le persone seguono questi precetti, non
si confonderà il superiore con l'inferiore, e le leggi saranno seguite in modo corretto.
(Dal Gosho" Sui precetti)

(SENECA: Dialoghi)....Nessuno è felice se non ha sana la mente, e non é sano di


mente chi cerca, invece del meglio, ciò che gli farà male. Felice ‚ dunque l'uomo che

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ha un retto giudizio, Felice é chi gode della sua condizione, qualunque essa sia, e ama
quello che ha; Felice é colui che affida alla ragione la sistemazione di tutta la sua vita.

Da Castaneda L’ARTE DELL’AGGUATO

1) IL PRIMO PRINCIPIO DELL’ARTE DELL’AGGUATO DICE CHE STA’


AL GUERRIERO SCEGLIERE IL PROPRIO CAMPO DI SCONTRO. UN
GUERRIERO NON ACCETTA MAI LA LOTTA SENZA CONOSCERE
QUELLO CHE LO CIRCONDA

2) ABBANDONARE TUTTO CIO’ CHE NON E’ NECESSARIO E’ IL


SECONDO PRINCIPIO DELL’ARTE DELL’AGGUATO.

E' la tracotanza che può segnare la nostra fine. E' l'arroganza che ci spinge a crederci
praticamente superiori a tutto. La guaritrice ci ricondusse a quello che noi
siamo davvero - nulla.

- Il primo precetto della regola é che tutto quello che ci circonda é un mistero
imperscrutabile.-
- Il secondo, che noi dobbiamo cercare di svelare i misteri, ma senza sperare di
riuscirvi mai.-
- Il terzo, che un guerriero, conscio dei misteri imperscrutabili che lo circondano, e
del proprio impegno a cercare di svelarli, prende il posto che gli é dovuto tra gli altri
misteri e si considera uno di loro. Di conseguenza, per un guerriero, il mistero
dell'essere è senza fine, sia che si tratti di un ciottolo, di una formica o di se stesso. E'
questa l'umiltà del guerriero. Si è tutti uguali a tutto.-

3) IL TERZO PRINCIPIO E’ CHE UN GUERRIERO DEVE ESSERE


PRONTO E DESIDEROSO DI BATTERSI FINO IN FONDO, IN OGNI
MOMENTO. MAI, PERO’, SENZA UN PIANO PRESTABILITO.

4) IL QUARTO E’ QUELLO DI RILASSARSI, LASCIARSI ANDARE,


NON AVER PAURA DI NULLA. SOLO ALLORA LE POTENZE CHE CI
GUIDANO CI APRIRANNO IL CAMMINO E CI AIUTERANNO. SOLO
ALLORA.

5) IL QUINTO DICE CHE, QUANDO SONO DI FRONTE A


CIRCOSTANZE CHE NON RIESCONO A CONTROLLARE, I
GUERRIERI SI RITIRANO UN ATTIMO, LASCIANO VAGARE I
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PROPRI PENSIERI. OCCUPANO IL TEMPO CON QUALCOS’ALTRO.
QUALSIASI COSA VA BENE.

6) IL SESTO PRINCIPIO DICE CHE I GUERRIERI COMPRIMONO IL


TEMPO; ANCHE UN ISTANTE HA LA SUA IMPORTANZA. SE LOTTI
PER LA VITA, UN SECONDO E’ UN’ETERNITA’; UN’ETERNITA’ CHE
PUO’ DECIDERE IL RISULTATO. I GUERRIERI VOGLIONO VINCERE E
PER QUESTO COMPRIMONO IL TEMPO. I GUERRIERI NON SPRECANO
NEPPURE UN MOMENTO.

Per poter praticare la follia controllata, poiché non si tratta di una maniera per
ingannare o castigare la gente e per sentirlesi superiore, si deve essere capaci di ridere
di se stessi. Uno dei risultati di una dettagliata ricapitolazione é una grande risata
quando ci si trova di fronte alla noiosa ripetizione della propria boria, che é al fondo di
ogni interazione umana.

7) IL SETTIMO E ULTIMO PRECETTO E’ CHE IL GUERRIERO NON


SI SPINGE MAI IN PRIMA FILA.

SOLO UN MAESTRO DELL'ARTE DELL'AGGUATO PUO' ESSERE


MAESTRO DELLA FOLLIA CONTROLLATA. "follia controllata" non vuol
ingannare la gente. Vuol dire che i guerrieri applicano i sette principi dell'arte
dell'agguato a qualsiasi cosa facciano, dalle sciocchezze più comuni a casi di
vita o di morte.

Applicando questi principi si ottengono tre risultati.


Il primo: che i cacciatori imparano a non prendersi mai sul serio, a ridere di se stessi.
Se non hanno paura degli scherzi, tutti scherzeranno con loro.
Il secondo: che i cacciatori apprendono ad avere una illimitata pazienza. Non hanno
mai fretta; non si innervosiscono mai.
Il terzo: che i cacciatori imparano ad avere una enorme capacità d’improvvisazione.

"Mi hanno già conferito il potere che regge il mio destino.


e io nulla stringo, così non avrò nulla da difendere.
Non ho pensieri, così potrò vedere.
Non temo nulla, così ricorderò me stesso.
Distaccato e sereno,
sfreccerò oltre l'Aquila, verso la libertà
("il Potere dell'Aquila")
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Il tuo solo dovere, in ogni esistenza é di essere fedele a te stesso.
Essere fedeli a chiunque altro, o a qualsiasi altra cosa, non soltanto
é impossibile, ma é il segno di un falso Messia. (Bach)

DIFFERENZA TRA UN GENIO E UNA PERSONA COMUNE * di Daisaku Ikeda


C'é chi rinuncia a lottare contro i propri limiti al primo tentativo, e chi continua a
battersi provando una seconda, e una terza volta, senza mai indietreggiare di fronte alle
sfide, senza mai gettare la spugna. Questa é l'unica differenza tra un genio e una
persona comune. Quando tutto é stato detto e fatto non rimane che la vittoria su se
stessi, il trionfo personale: é l'unico modo per progredire. Ci sono occasioni in cui può
capitare di invidiare gli altri. Ma gli altri sono gli altri. E voi siete voi. Piuttosto che
confrontare le vostre gioie o dolori con quelli degli altri, dovreste cercare di superare i
vostri limiti nella situazione presente. I veri vincitori, i veri geni sono proprio quelli
che riescono a vivere così

Per Dio, certamente vorrei che il tuo amico si potesse formare ed educare come vuoi
tu, ma l'hai trovato già molto indurito, anzi, ed è più grave, proprio imbelle e
infiacchito da cattive abitudini di vecchia data. Voglio farti un esempio, preso dalla
mia attività agricola. Non tutte le viti sopportano l'innesto: se la pianta é vecchia e
corrosa, se é malata e fragile, o non riceverà la marza o non riuscirà a nutrirla, e non si
verificherà l'unione e il passaggio di natura e qualità. Perciò di solito si taglia la vite al
livello del terreno, così che, se l'innesto non riesce, si possa tentare la sorte un'altra
volta e ripetere l'operazione sotto terra. La persona di cui scrivi é marcito e si é
indurito nello stesso tempo; non può accogliere in se la ragione, né può nutrirla. -" Ma
é lui stesso a desiderarlo." - Non crederci. Non dico che voglia mentirti: é convinto di
volerlo. La sua dissolutezza gli é venuta a nausea: ma presto vi si riconcilierai.
- " Ma afferma di essere disgustato dalla sua vita."
Non dico di no; e chi non ne proverebbe disgusto? Gli uomini amano e insieme odiano
i loro vizi. Lo giudicheremo pertanto quando ci dimostrerà con certezza che detesta
quella vita corrotta: al momento é solo in disaccordo con essa.
Stammi bene.

LA “ FUTWAH” E’ : dare pieno senso, rinnovandole senza sosta, alle proprie


azioni di bene.
Ibrahim ibn Shaklàh ci ha trasmesso:
Se prendi qualcuno per fratello in questa vita, non dubitare del fatto che questo può
fare degli errori, agire in maniera cattiva e perdere ciò che gli si ‚ affidato. Impara
dunque a essere riconoscente se sa custodire con fiducia il deposito che gli hai
consegnato o a pazientare nel caso contrario, a ricompensarlo per il bene che fa e

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biasimarlo per le sue cattive azioni; i rimproveri che si possono fare a un amico
permettono di salvaguardare i legami di amicizia.
Si é detto: E' meglio far rimproveri che mantenere un rancore segreto.
LA “FUTWAH” E’: accogliere con buona grazia colui che viene verso di te e non
correre dietro colui che ti volta le spalle.
Faris ci trasmette:
In accordo con la loro etica i sufi non rigettano coloro che bussano alla loro porta, né
cercano quelli che non vengono a loro, né cercano di dominare quelli che li
frequentano.

Sia questa la nostra vita, siano queste le nostre parole; il destino ci trovi pronti e attivi.
E' grande l'anima che si abbandona al destino: ma é meschina e vile se lotta contro di
esso e disprezza l'ordine dell'universo e preferisce correggere gli Dei piuttosto che se
stessa.

Remarque seulement les traces de ma roue,


Osserva soltanto le orme del mio passaggio,
Et pour donner partout une chaleur egalle,
E per dare a tutto uno stesso calore,
Trop tost vers terre et ciel ne monte ny devalle,
Non scendere troppo in basso, né salire troppo in alto,
Car en mountant trop haut le ciel tu brusleras,
Perché salendo troppo alto in cielo tu brucerai,
E devallant trop bas la terre destruiras,
e andando troppo vicino a terra ti sfracellerai,
Mais si par le milieu ta carriere demeure,
ma se mantieni il tuo cammino nel giusto mezzo,
La course est plus unie et la voye plus sure
il percorso sarà più semplice e la via più sicura.
D’aller par ce chemin, nous ailleurs, je t’avoue;
Ti consiglio di andare per questa via, non altrove.
LE SAINT GREAL

Vi rivelo un segreto:
Ecco il tempo in cui lo sposo coronerà la sposa.
Ma dov’è la corona?
Verso il Nord…
E donde viene lo sposo?
Dal Centro, dove il calore genera la luce
E si porta verso il Nord…ove la luce diviene splendente.
Ora, che fanno quelli del mezzogiorno?
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Si sono addormentati nel calore;
Ma essi si ridesteranno nella tempesta
E, fra essi,molti saranno spaventati sino alla morte”(Lao tze)

IL CREDO DEI SAMURAI


NON HO GENITORI: cielo e terra sono i miei genitori.
NON HO POTERE DIVINO: la lealtà é il mio potere.
NON HO MEZZI: l’obbedienza é il mio mezzo.
NON HO POTERE MAGICO: la forza interiore é la mia magia.
NON HO NE' VITA NE' MORTE: l’eterno é la mia vita e la mia morte.
NON HO CORPO: la forza é il mio corpo.
NON HO OCCHI: la luce della folgore é i miei occhi.
NON HO ORECCHIE: la sensibilità é le mie orecchie.
NON HO MEMBRA: la prontezza é le mie membra.
NON HO PROGETTI: l’occasione é i miei progetti.
NON HO MIRACOLI: l’essere é i miei miracoli.
NON HO PRINCIPI: l’adattabilità a tutte le cose é i miei principi.
NON HO NEMICI: l’imprudenza é i miei nemici.
NON HO CORAZZA: buona volontà e rettitudine sono la mia corazza.
NON HO CASTELLO: la mente irremovibile é il mio castello.
NON HO SPADA: il vuoto della mente é la mia spada.
( O - ARASHI * GRANDE TEMPESTA )

La falsa personalità trova il suo nutrimento nell’immaginazione e nella menzogna.


(Gurdjeff George)

I maestri dei tempi antichi erano liberi e veggenti.


Nella vastità delle forze del loro spirito, l'"IO" ancora non era;
e questa spontaneità della forza interiore dava grandezza al loro
aspetto.
Essi erano prudenti come chi guada un torrente invernale;
Vigili come chi sa intorno a sé il nemico;
Inafferrabili come ghiaccio che fonde;
Rudi come legno non dirozzato;
Vasti come le grandi valli;
Impenetrabili come l'acqua torbida;
"Chi, oggi, con la grandezza della propria luce,

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potrebbe schiarire le tenebre interiori?
Chi, oggi, con la grandezza della propria vita,
potrebbe rianimare la morte interiore?
In quelli era la Via.
Essi erano individui Signori dell'IO;
e in perfezione si risolveva la loro essenza.
(LAO-TZE, Tao-te-king,c.XV)
.

A SETTE ANNI MI DIEDERO UNA COPPA NELLA MANO DESTRA:


PER FARNE CHE? PER FARNE COSA? INTERROGAI.
A QUATTORDICI LA RIEMPIRONO DI VINO.
LA TENEVO NELLA DESTRA:
PER FARNE CHE? PER FARNE COSA? INTERROGAI.
A VENTUNO LA RIEMPIRONO DI NUOVO
E IL VINO TRABOCCO' PER TERRA.
PER FARNE CHE? PER FARNE COSA? INTERROGAI.
CAMMINAI MOLTI ANNI CON LA COPPA PIENA
DI VINO TRABOCCANTE, FINCHE' UNO SCONOSCIUTO
ME LA PRESE E VUOTO' LA MIA COPPA..., LA MIA COPPA?
MI DOMANDAVO CHI MI DIEDE LA COPPA
CHI MI DIEDE IL VINO....
ORA E' TROPPO TARDI... PERCHE' MAI NON L'HO BEVUTA?
(Anonimo)

Le cause che possono portare alle offese sono quattordici:


1) ARROGANZA 8) DISPREZZO
2) NEGLIGENZA 9) DUBBIO
3) GIUDIZI ARBITRARI 10) CALUNNIA
4) CONOSCENZA SUPERFICIALE 11) MANCANZA DI RISPETTO
5)ATTACCAMENTO AI DESIDERI 12) ODIO
6) MANCANZA DI COMPRENSIONE 13) GELOSIA
7) MANCANZA DI FEDE 14) RANCORE
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Quando un popolo, divorato dalla sete di libertà, si trova ad avere a capo uno dei
coppieri che gliene versano quanta ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade allora che, se i
governanti resistono alle richieste dei suoi più esigenti sudditi, sono dichiarati tiranni.
Ed avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori é definito
un uomo senza carattere, un servo; che il padre impaurito finisce col trattare il figlio
come suo pari e non è più rispettato; che il maestro non osa rimproverare gli scolari e
costoro si fanno beffe di lui; che i giovani pretendono gli stessi diritti, la stessa
considerazione dei vecchi e questi, per non parere troppo severi danno ragione ai
giovani. In mezzo a tanta licenza nasce e si sviluppa una sola pianta: la tirannia.
(PLATONE"LaRepubblica)

Per giungere alla perfezione bisogna conquistare la scienza dell’unità, che è superiore
alla saggezza; bisogna elevarsi all’Essere Divino, che è superiore all’anima, superiore
alla stessa intelligenza. Ma quest’Essere Divino, questo amico sublime, è in ciascuno
di noi, perché Dio risiede nell’intimo di ogni uomo, ma pochi sanno trovarlo.
DELL'INFINITO
Nulla ebbe inizio nel mondo, né nel mondo nulla potrà mai finire.
L'eternità non ti pesi, cerca di riempirla di te, sempre.
Nessun attimo del tempo eterno può dire: sarà l'ultimo.
La parola che dici, anche al tuo cane, s'ode in tutti i pianeti,
E nello spazio, pieno di vite, fra essi, nessuna parola si perde.
Quando nella tua mente si forma un pensiero,
Che é tanto misera cosa,
Che ti addolori perché così piccolo sia,
Esso precipita laggiù, come torrente in piena,
E colma un nuovo mondo, che in moto si pone.
Né ad est, né ad ovest, né a nord, né a sud vi sono confini.
L'infinito é infinito: spazio e tempo.
Ma un atto di pura bontà
Vince miriadi di secoli.
Non far pensieri vani, non dire vane parole,
L'eroe é quello che sa tacere,
Sii buono, ma prima di essere buono, sii te stesso.

Ella é la Parola, Egli é il Pensiero


Ella é la Previdenza, Egli é la Legge
Egli é la Ragione, Ella é il Sentimento.
Ella é il Dovere, Egli é il Diritto.
Egli é l'Autore, Ella é l'Opera.
Egli é la Pazienza, Ella é la Pace.
Egli é la Volontà, Ella é il Desiderio.
Egli é la Pietà, Ella é l'Offerta.
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Egli é la Melodia, Ella é la Nota.
Ella é il Combustibile, Egli é il Fuoco.
Ella é il Raggio, Egli é il Sole.
Ella é il Moto, Egli é il Vento.
Egli é il possessore, Ella é la Ricchezza.
Egli é la Lotta, Ella é la Potenza.
Egli é la Lampada, Ella é la Luce.
Egli é il Giorno, Ella é la Notte.
Egli é la Giustizia, Ella é la Compassione.
Egli é il Canale, Ella é il Fiume.
Egli é la Forza, Ella é la bellezza.
Ella é il Corpo, Egli é l'Anima.
Ella è l’arco, Egli è la freccia (Anonimo)

LA VITA COME CAMPO DI ALLENAMENTO


Io sono un combattente!
E' mio dovere di combattente tener sempre presente i pericoli cui vado incontro e
vincerli con le mie armi. Io stesso sono il forgiatore di esse ed ogni giorno, minuto per
minuto, provandole le rafforzo. Affilo ogni giorno di più la spada della VOLONTA',
provandola continuamente su me stesso: senza di lei nulla potrà compiere.
Il mio scudo si chiama FEDELTA'. Fedeltà alla lotta e alla vittoria. Tenendo sempre
imbracciato il mio scudo sarò un pilastro inattaccabile. La DISCIPLINA sarà il mio
elmo. Essa, all'inizio, é la parte più gravosa della mia armatura; Quanto più riuscirò a
renderla ferrea tanto più essa mi salverà dai fendenti degli inutili "perché" che il
nemico continuamente mi lancia. Senza di essa non ho alcuna possibilità di vittoria.
LEALTA' é il mio cavallo. Ovunque vedo l'immane distesa della "palude" che tutto
ingoia con le sue sabbie chiamate: FALSITA', IPOCRISIA, SLEALTA'. Contro queste
insidie mi terrò saldo in arcione dimostrando sempre la massima lealtà con me stesso e
con tutti. ENTUSIASMO sono i miei sproni. Solo con esso posso lanciarmi all'attacco
sicuro di vincere. L'ONORE ‚ la mia insegna. Debbo tenerla sempre alta e difenderla
incessantemente per tutta la mia vita, perché una volta perduta non la ritroverò mai
più.
LA SCUOLA, LA FAMIGLIA, GLI AMICI, IL MONDO sono il mio campo di
battaglia. Ogni minuto é il mio turno di guardia. Vincendo me stesso conquisterò la
vittoria. Essendo un esempio conquisterò il mondo. (Anonimo)

SPIRITO DI FEDE
Un uomo buono crede in Dio e si adopera affinché ogni sua azione sia in
armonia con le leggi del mondo invisibile.
SPIRITO DI AMICIZIA
Un uomo leale é pronto a sacrificarsi per ognuno dei suoi amici.
SPIRITO DI DISCIPLINA
Un uomo serio obbedisce ai voleri di Dio fino alla morte.
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SPIRITO DI DUREZZA
Un uomo forte non si lamenterà mai per la fatica, il dolore, la fame, la sete o il
sonno finché non cadrà sfinito.
SPIRITO DI DEDIZIONE
Un uomo comprensivo farà tutti i lavori più umili, più ingrati, meno
appariscenti.
SPIRITO DI COMBATTIMENTO
Un uomo tenace non chiede la vittoria ma il combattimento, lavorerà quindi
senza contare i giorni, i mesi, gli anni.
SPIRITO DELLA MORTE
Un uomo giusto non teme la morte poiché sa che compiendo il proprio dovere é
onorevole e vivere come un bruto il peggiore dei mali. Egli vive come se dovesse
morire fra un istante e costruisce come se fosse immortale. (Anonimo)

IL GUARDIANO DEI LIBRI


La sono i giardini, i templi e la giustificazione dei templi:
la retta musica e le rette parole, i sessantaquattro esagrammi,
i riti che son l'unica sapienza che agli uomini concede il Firmamento.
La dignità di quell'Imperatore
la cui serenità viene riflessa dal mondo, suo specchio,
così che i campi davano i loro frutti
ed i torrenti rispettavano le sponde,
l'unicorno ferito che ritorna per indicare la fine,
le segrete leggi eterne, il concetto dell'orbe;
queste cose o la loro memoria sono nei libri che custodisco nella Torre

I Tartari vennero dal Nord su criniti e piccoli puledri;


annientarono gli eserciti che
il Figlio del Cielo aveva inviato per punire la loro empietà,
eressero piramidi di fuoco e tagliarono le gole,
uccisero il malvagio e il giusto,
uccisero lo schiavo incatenato che vigila alla porta,
si servirono delle donne e poi le scordarono ed andarono a sud,
innocenti come animali da preda, crudeli come coltelli.

Nell'alba dubbiosa il padre di mio padre salvò i libri.


Qua stanno, nella torre dove giaccio,
ricordano i giorni che furon d'altri, gli stranieri ed antichi.
I miei occhi non hanno più giorni.
I Palchetti sono molto alti e non ci arrivano i miei anni.
Leghe di polvere e sonno cingono la Torre.
A che ingannarmi? La verità è che non seppi mai leggere,
ma mi consolo pensando che immaginato e passato son tutt'uno per un
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uomo che é stato e che contempla quel che fu la città ed ora torna ad
essere deserto.
Cosa mi impedisce di sognare che qualche volta decifrai la Sapienza e
tracciai con attenta mano i simboli?
Il mio nome é Hsiang. Sono il custode dei libri,
che forse son gli ultimi,
giacché nulla sappiamo dell'Impero e del Figlio del Cielo.
Là sono, negli alti palchetti,
remoti e prossimi ad un tempo,
segreti ed visibili come gli astri.
Là sono i giardini e i templi. (Jorge L. Borges)

VERSI D’ORO DI PITAGORA

Venera prima di tutto gli dei immortali, come sono stati stabiliti dalla legge e tieni
sacro il giuramento; quindi venera gli eroi gloriosi e i geni terrestri; compiendo ciò che
è di legge; e onora i genitori e i più vicini parenti; e degli altri fatti amico chi sia il
migliore in virtù.

Condiscendi alle parole benigne e alle azioni utili, e non aver odio per il tuo amico a
causa di lieve colpa, per quanto puoi: che il potere abita vicino alla necessità.
Così è, sappi quanto ho detto; quanto ti dico, impara a dominarlo: il ventre per
primo, e il sonno e la concupiscenza e l’ira; non fare mai cose turpi con gli altri né
da solo e più che tutto abbi rispetto di te stesso.

Esercita la giustizia e negli atti e nelle parole e non affrontare nessuna situazione
con leggerezza; si, tieni presente che morire è destino di tutti.
I beni materiali poi trova giusto ora acquistarli ora perderli. E di quanti dolori per divin
fato toccano ai mortali, la parte che a te tocchi, sopportala senza indignarti; che vi
rimedi è giusto per quanto puoi; ma questo che ti dico considera:

Il fato ai buoni non dà tanti dolori.

Agli uomini capita di ascoltare molti discorsi e buoni e cattivi: di essi non
impressionarti, né aver timore quando li ascolti; e ove cosa falsa si dica con dolcezza
ritraiti. CIO’ CHE ORA TI DICO IN OGNI CASO OSSERVALO: nessuno ti
induca né con la parola né con atto a fare né a dire cosa che non ti convenga. Rifletti
bene prima di agire affinché atti stolti non ne seguano, che fare e dire cose stolte è
da uomo meschino; sì, fai quelle cose che fatte non ti angustieranno, non fare nessuna
delle cose che non sai, ma impara quando abbisogna e la più lieve vita in tal modo
trascorrerai.

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Neanche la salute del corpo è da trascurare: ma e nel bere misura e nel mangiare e
nella ginnastica si osservi: chiamo misura quella che non ti recherà molestia.
Avvezzati ad un regime di vita puro, senza mollezza; e guardati dal fare tutto ciò che
ingenera invidia. Non fare spese non opportune come chi è ignaro del giusto; né sii
troppo avaro: misura in ogni cosa è meglio. Fa ciò che non ti sarà dannoso: ma prima
di fare riflettici.

E non accogliere negli occhi ammolliti il sonno prima di avere ciascun atto del giorno
passato in esame: In che errai? Che feci? Che cosa che dovevo non feci? Cominciando
dal primo, atto per atto ripassa: e, dopo, se cose cattive hai fatto, di esse biasimati, se
buone allietati. A questo adoperati, questo pratica, questo devi amare: questo ti metterà
sulle orme della virtù divina. Si, per colui che alla nostra anima trasmise il numero
quaternario, sorgente dell’eterna natura.
Ma nel fare qualsiasi compito prega gli Dei di portarlo a termine. Se ti sarai reso
padrone di queste cose, arriverai a conoscere l’essenza sia degli immortali che
degli uomini mortali, sin dove le singole cose differiscono e sin dove tra loro
concordino; e arriverai a conoscere, fin dove è concesso, che la natura è in tutto
simile a se stessa: di modo che non spererai cose non sperabili né alcunché ti
resterà nascosto.

E arriverai a conoscere che gli uomini hanno i mali che da sé si sono scelti, infelici,
essi che i beni che hanno vicini né scorgono, né intendono: sciogliersi dai mali pochi
sanno. Tale il destino che svia la mente dei mortali: a guisa di oggetti che rotolano,
sono portati ora qua ora là, soffrendo mali infiniti: che a loro insaputa, li travia,
funesta compagna, LA CONTESA IN ESSI INNATA, la quale non va stimolata
bensì cedendo evitata. Giove padre, di molti mali per certo libereresti tutti, se a tutti
mostrassi qual’è il loro destino. Ma tu fatti animo che i mortali, ai quali la sacra
natura mostra chiaramente tutte le cose rivelandole, sono di stirpe divina.

Se tu vi partecipi, dominerai ciò che ti ordino e, guarirà che avrai la tua anima, da
queste pene ti salverai. Ma astieniti dai cibi che ti dicemmo: e nelle purificazioni come
nella liberazione dell’anima usa discernimento e pondera ogni cosa, ponendoti a guida
la RAGIONE che viene dall’Alto, l’Eccellente. E se lasciandoti dietro il corpo, al
libero etere pervieni, sarai immortale, dio esente da morte, non più mortale.

Kipling
 Se puoi mantenere la calma quando tutti intorno a te la stanno
perdendo, e a te ne attribuiscono la colpa;
 Se puoi fidarti di te stesso, anche quando tutti dubitano di te, ed
essere indulgente verso chi dubita;

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 Se puoi aspettare e non stancarti nell’attesa, mantenerti retto quando
la falsità ti circonda, non odiare quando sei odiato, e malgrado questo
non apparire troppo buono, né nel parlare troppo saggio;
 Se puoi sognare e non abbandonarti ai sogni;
 Se puoi pensare e non perderti nei pensieri;
 Se puoi affrontare il trionfo o il disastro e trattare ugualmente questi
due impostori;
 Se puoi sentire le verità che hai dette, trasformate dai cattivi per
trarre in inganno gli ingenui, vedere infranti gli ideali cui dedicasti la
vita e resistere e ricostruire con strumenti logori;
 Se puoi afre un fascio di tutte le tue fortune, giocarle a un colpo di
testa o croce perderle e ricominciare da capo e mai dire una parola di
quanto hai perduto;
 Se puoi costringere cuore, nervi e muscoli a resistere anche quando
sono esausti e così continuare finché non vi sia altro in te che la volontà
che dica ad essi: Resistete!
 Se puoi crescere in dominio e mantenerti onesto, avvicinare i grandi e
non disdegnare gli umili;
 Se ti curi di tutti ma di nessuno troppo;
 Se puoi colmare l’inesorabile minuto con sessanta secondi di opere
compiute;
 Tuo è il mondo e tutto ciò che è in esso e quel che più conta, sei un
uomo.

ALLA SCOPERTA DELL'INCONSCIO UMANO ATTRAVERSO LE SUE


MANIFESTAZIONI. CIOE’ A DIRE I VIZI E LE VIRTU’.

E’ da sapere che sulla terra, in quasi tutte le epoche, le persone che meritavano di
diventare dei veri iniziati erano divise in tre categorie.

Gli iniziati appartenenti alla prima categoria erano coloro che grazie alla loro
sofferenza volontaria ed al loro sforzo cosciente arrivavano ad un grado superiore
dell'ESSERE; ad essi veniva attribuita la qualifica di "SANTI".

Alla seconda categoria appartenevano coloro che, grazie agli stessi fattori,
acquistavano una somma considerevole di nozioni di ogni genere, e i loro nomi erano
preceduti dal titolo di “SAPIENTI”.
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Per gli appartenenti alla terza categoria, i quali grazie sempre agli stessi fattori
conquistavano l'ESSERE ed arrivavano al contempo alla conoscenza di molte verità
oggettive, i loro nomi venivano associati alla qualifica di "SAGGI".

Innanzi tutto, l'uomo così com'é, ha bisogno dell'aiuto Divino per arrivare in qualche
modo "sano" alla propria maggiore età e avere così la possibilità di intraprendere la
Via della propria evoluzione. Questo AIUTO DIVINO é rappresentato in qualche
modo dalla DIVINA PROVVIDENZA e dalla DIVINA GRAZIA. Di Esse non
possiamo dire molto ma possiamo soltanto constatarne gli effetti e capire umilmente
che l'uomo é meno di niente a confronto del Suo Creatore, e che può operare soltanto
con il Suo aiuto.

PROVVIDENZA
Azione costante esercitata da DIO sul mondo creato, con infinita SAGGEZZA.

GRAZIA
Il complesso dei doni gratuiti soprannaturali che Dio concede all'uomo per disporlo
alla visione beatifica della vita eterna. Speciale soccorso che l'uomo chiede a Dio
rivolgendoGli preghiere.

Se cominciamo a studiare l'uomo possiamo scorgere le tracce della sua


vera persona attraverso tutto quello che fa, cioè a dire quando agisce.
Vi sono due direzioni precise e naturalmente altre più intermedie, ma le
prime due direzioni sono così nette che ci permettono di studiare sia
l'evoluzione sia l'involuzione che ha l'uomo su questo universo.

Avere lo Scopo!
"Le stesse cose appaiono oneste o disoneste, secondo il motivo o il modo con cui sono
fatte. Tutto sarà onesto, se ci siamo consacrati all'onestà, considerata insieme a tutto
ciò che, come bene unico per gli uomini, abbia attinenza con essa. Il resto, se pure é
bene, é certamente effimero. Urgono convinzioni profonde circa la totalità della
nostra vita; ed io le chiamo principi. Pensieri nostri e azioni nostre, cioè
praticamente tutta la nostra vita, si dirigeranno secondo queste convinzioni. L'ordine
nei dettagli è secondario, per chi voglia ordinato il tutto. M. Bruto si diffonde, nel libro
dei DOVERI, in insegnamenti per i genitori, i figli, i fratelli; ma nessuno li praticherà,
se tutto ciò non abbia una vera finalità. Ci vuole, quindi, la meta di un supremo bene,
al quale mirare e al quale, con zelo, dirigere le nostre azioni e conversazioni; come, per
i naviganti, ci vuole una stella direttrice della navigazione. La vita senza uno
scopo è vagabondaggio”. (SENECA : Epistulae)

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L'EVOLUZIONE si ottiene attraverso una immane fatica e sofferenza
volontaria nella conquista dei tesori che sono chiusi in noi, le VIRTU';

l'INVOLUZIONE si ottiene semplicemente lasciandosi andare nella


corrente del permissivismo e della smoderatezza, il VIZIO.

Conoscere le VIRTU' e i VIZI è un inizio per imparare a conoscere se


stessi. Così come vi é l'uomo fisico composto di nervi, muscoli, sangue,
esiste anche la sua interiorità che va potenziata anch'essa attraverso un
particolare e costante allenamento perché ogni muscolo che la compone
é ancora da svilupparsi. Tutte le Virtù sono i muscoli da potenziare e
naturalmente hanno bisogno di esercizio. La prima cosa di cui ci si
accorge é la propria debolezza e qui potrebbero sorgere dei problemi
psicologici in quanto l'uomo presuppone di essere già forte. Ma se uno
ha realmente presente che é impossibile riuscire a fare delle flessioni
senza un apparato muscolare, e le vuole fare, farà del tutto per allenarsi
superando qualsiasi avversità fino a diventare un campione.

VIRTU’ = virilità, possanza, forza di corpo, forza morale, cioè quanto adorna e
nobilita l'uomo fisicamente e moralmente; valore, forza, perché la fortezza é base di
ogni virtù e non esiste virtù ove non è contrasto; abito di operare onestamente.
Disposizione dell'anima a fare il bene e schivare il male; concretamente ogni buona
qualità dell'anima opposta al vizio.

LE TRE VIRTU’ TEOLOGALI (Divine) sono :


FEDE, SPERANZA, CARITA’ (Amore)
La FEDE perfeziona l'Intelletto, per cui conosciamo ciò che dobbiamo credere
intorno a Dio. Credere come veri determinati assunti o concetti basandosi su di una
personale convinzione. Aderire con l'intelligenza, sorretta dalla Grazia, alla verità
della parola di Dio.
La SPERANZA per cui confidiamo di ottenerLo; per essa si attende con fiducia la
vita eterna e il soccorso della grazia divina per ottenerla.
La CARITA’ o Amore per cui Lo amiamo. Per cui si ama Dio sopra ogni cosa e il
prossimo per amore di DIO.

Queste prime tre virtù sono innate nell’uomo, o più precisamente sono in
embrione, ma mentre in alcuni si sviluppano verso la coscienza, in altri (causa
anche la non educazione) si sviluppano verso il sentimento o addirittura verso il

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corpo, per cui prendono una via che li porta alla ricerca di falsi valori, e costoro
sono comunemente chiamati MATERIALISTI.

Ci sono quindi tre livelli di Fede, di Speranza e di Amore e sono:

1) La FEDE nella COSCIENZA è LIBERTA’


2) La FEDE nel Sentimento é SCHIAVITU'
3) La FEDE nel Corpo é STUPIDITA'.

1) La SPERANZA della COSCIENZA è FORZA


2) La SPERANZA del Sentimento é CODARDIA (VILTA')
3) La SPERANZA nel Corpo é MALATTIA.

1) L’AMORE Conscio evoca la stessa cosa in risposta


2) L'AMORE Emotivo evoca l'OPPOSTO
3) L'AMORE Fisico dipende dal tipo e la polarità .

Dal tempo in cui l'uomo iniziò a vivere sulla terra, dal tempo di Adamo in poi,
cominciò a formarsi in lui, con l'aiuto di Dio, della Natura, e di tutti i suoi
compagni vicini, un organo la cui funzione è la COSCIENZA MORALE. Tutti
gli uomini hanno quest'organo, e chiunque è guidato da esso vive
automaticamente secondo i comandamenti di Dio. Se le nostre coscienze
fossero chiare, e non sepolte, non ci sarebbe bisogno di parlare di morale,
poiché consciamente o inconsciamente tutti si comporterebbero in conformità
con i comandamenti di Dio. Fortunatamente la Coscienza Morale é ricoperta
da una sorta di crosta che può essere forata soltanto dall'intensa sofferenza;
allora la coscienza parla. Ma dopo un poco l'uomo si arresta e l'organo viene
ancora una volta ricoperto e sepolto.
COSCIENZA - Facoltà immediata di avvertire, comprendere, valutare i fatti che si
verificano nella sfera dell’esperienza individuale o si prospettano in un futuro più o
meno vicino. E’ vista come “il guardiano” “la vocina misteriosa” che guida ad ottenere
il GIUSTO INTELLETTO o RETTA RAGIONE e perciò è Divina.

SENTIMENTO - E’ contraria all’intelletto: quindi molto volubile; ora si ama ora si


odia.

CORPO - - la materialità che si perde prima o poi. E' Effimero.

LE TRE VIRTU’ SUPERIORI CHE SI RIFERISCONO ALLA COSCIENZA


PERFEZIONANO LA VOLONTA’.

VOLONTÂ =Lo sforzarsi dell'animo a conseguire o ad allontanare una data maniera


d'essere; facoltà propria dell'uomo di tendere con decisione e piena autonomia alla
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realizzazione di fini determinati, di natura spirituale, per il superamento della nostra
natura animale.
La Volontà vera esiste soltanto quando un solo IO governa, quando c 'é un
"padrone" nella casa. Un uomo comune non ha "Padrone". Egli é governato ora dalla
mente, ora dai sentimenti e ora dal corpo. Spesso l'ordine arriva dall'apparato formatorio
e ancora più spesso quest'uomo riceve gli ordini dal centro sessuale. La libera VOLONTA'
é' la funzione del PADRONE in noi. La nostra VOLONTA' é' la SUPREMAZIA
di un DESIDERIO su un ALTRO.

Le quattro virtù cardinali sono anch’esse da sviluppare per mezzo delle


esperienze e successivamente, cominciando a comprendere meglio
alcune cose, con una precisa autodisciplina.

DISCIPLINA Dal latino DISCERE (seguire l'insegnamento) obbedienza piena ai


Superiori e alle norme che regolano la vita umana.

ESPERIENZA= venire in cognizione (CONOSCERE) provando e riprovando. Io


TENTO. Conoscenza acquisita mediante il contatto con un determinato settore della
realtà .

I frutti dell’esperienza si possono cogliere soltanto nel momento che si


comincia a capire, in altro caso esse diviene perfettamente inutile

Le quattro V I R T U' cardinali sono:

PRUDENZA (SAGGEZZA) FORTEZZA (CORAGGIO)


GIUSTIZIA (RETTITUDINE) TEMPERANZA
(MODERAZIONE)
LA SAGGEZZA E’ LA MADRE DI OGNI VIRTU’
SAGGEZZA è la virtù che consiste nel seguire la Retta Ragione nella condotta di vita
secondo un criterio di prudenza e di equilibrio; La SAPIENZA applicata all’attività
pratica.

INTELLETTO – La facoltà di istituire rapporti ideali di ordine specialmente


razionale; la mente, il cervello, il computer....

GIUSTO INTELLETTO - RETTA RAGIONE : Ci si arriva soltanto dopo le


dovute esperienze guidate dalla coscienza, saggezza.
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LA PRUDENZA‚ è la scienza del bene e del male e di ciò che non é né bene né
male. E’ la virtù capace di dirigere l'intelletto nelle singole attività in modo da
discernere ciò che é giusto e che conduce al fine ultimo dell'uomo. Retto
discernimento intorno al bene e al male.
LA FORTEZZA (Il coraggio) é la scienza di ciò che si deve scegliere e di ciò che si
deve evitare e di ciò che non si deve né scegliere né evitare. Forza spirituale,
soprattutto nel sopportare le avversità, il dolore fisico o morale, nel non cedere
davanti a ostacoli o contrasti.
LA GIUSTIZIA é la scienza del saper discriminare tra ciò che é giusto e ciò che non
é giusto contro tutte le parzialità. Virtù che consiste nella volontà di riconoscere e
rispettare i diritti altrui attribuendo a ciascuno ciò che gli é dovuto secondo la ragione e
la legge.
LA TEMPERANZA é la scienza del saper stare nel giusto mezzo in tutte le proprie
manifestazioni. Virtù morale che consiste nel regolare con saggezza equilibrio il
soddisfacimento dei bisogni e appetiti naturali: é regola e freno.

Dalla PRUDENZA(Saggezza) nascono IL BUON CONSIGLIO e L’INTELLIGENZA


Dalla FORTEZZA (Coraggio)nascono L’INCROLLABILITA’ e LA TENSIONE
Dalla GIUSTIZIA nascono L’EQUITA’ e LA PROBITA’ .
Dalla TEMPERANZA nascono L’AMORE DELL’ORDINE E LA DISCIPLINA .

Dalle quattro nascono: LA MAGNANIMITA’, IL BUON CONSIGLIO,


LA TOLLERANZA, LA PERSPICACIA, LA CONTINENZA

IL BUON CONSIGLIO é scienza di saper distinguere ciò che si deve fare e il modo
in cui si deve fare per agire utilmente.
L’INTELLIGENZA è la capacità di attribuire un conveniente significato pratico o
concettuale ai vari momenti dell'ESPERIENZA e della CONTINGENZA
( accidentalità, eventualità, possibilità di essere o non essere).
INCROLLABILITA’ - da fede, fermezza.
TENSIONE stato di notevole eccitabilità e sforzo intellettuale. Se é troppo intenso é
accompagnato da ANSIOSITA'.
EQUITA’ virtù che consenta l'attribuzione o il riconoscimento di ciò che spetta al
singolo in base ad una interpretazione umana e non letterale della giustizia.
PROBITA’ costume morale improntato a schiva e dignitosa onestà; con accento di
serietà schiettezza e frugalità; valoroso, prode.
AMORE DELL’ORDINE - disposizione funzionale e conveniente che si realizza
specialmente come distribuzione, successione, sistemazione, assetto.
DISCIPLINA Dal latino DISCERE (seguire l'insegnamento) obbedienza piena ai
Superiori e alle norme che regolano la vita umana.
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MAGNANIMITA’ é scienza o attitudine che conferisce sia allo stolto sia al virtuoso
un'interiore superiorità su tutti gli accidenti della vita.
IL BUON CONSIGLIO é scienza di saper distinguere ciò che si deve fare e il modo
in cui si deve fare per agire utilmente.
TOLLERANZA é scienza o attitudine che ci mostra in che cosa dobbiamo tener duro
e in che cosa no, e in che cosa non vale la pena né di tener duro né di non tener duro.
PERSPICACIA é la facoltà di rinvenire una norma conveniente d'azione in ogni
circostanza.

LA CONTINENZA é disposizione spirituale invincibilmente aderente ai principi


della RETTA RAGIONE oppure la capacità di non lasciarsi allettare dai falsi piaceri.

Mentre per le virtù cardinali è necessario fare un duro lavoro per conquistarsele,
cioè a dire, che bisogna allenarsi costantemente per conquistare un “controllo”
sulle proprie manifestazioni, e questo si può fare solo se si viene disillusi dalle
apparenze del mondo e si trovano poi le informazioni giuste per imparare a
conoscere se stessi; per i VIZI, non è necessario fare alcunché e lasciarsi
semplicemente andare per “godersi” ogni cosa che si desidera.

VIZIO: Cosa che devia dal RETTO SENTIERO; Impedire, impacciare, difetto,
magagna, imperfezione sia del corpo che dell'anima; cattiva abitudine.

I QUATTRO VIZI CARDINALI sono:


L’IMPRUDENZA, LA VILTA’, L’INGIUSTIZIA, L’INTEMPERANZA.

L’IMPRUDENZA - atto o comportamento palesemente contrastante con le norme di


sicurezza dettate dalla ragione o dall'esperienza. Che manifesta (ostenta) noncuranza
per ogni possibile pericolosa conseguenza.
LA VILTA’ - spregevole rifiuto di affrontare pericoli o responsabilità dovuto a
codardia o pavidità.
L’INGIUSTIZIA - violazione, deliberata o no del diritto o delle legittime aspirazioni
altrui.
L’INTEMPERANZA - mancanza di moderazione, immancabilmente dannosa sul
piano personale o sociale.
Dall'IMPRUDENZA nascono il MAL CONSIGLIO E LA STUPIDITA’.
La VILTA’ nasce dalla PAURA .
Dall’INGIUSTIZIA nasce la PREVARICAZIONE e L’ABUSO.
Dall’INTEMPERANZA nascono IL DISORDINE e L’INDISCIPLINA,
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L’OSTINAZIONE E LA CAPARBIETA’.

MAL CONSIGLIO che non sa distinguere ciò che si deve fare né come farlo
STUPIDITA’ che denota scarsa intelligenza
PAURA .Sensazione che si prova in presenza o al pensiero di un pericolo vero o
immaginario. (vedere più avanti in PASSIONI, pag.82 )
PREVARICAZIONE reato di chi abusa del proprio potere per trarne illeciti
guadagni; uscire dai limiti dell'onesto e del giusto, contravvenire alle norme della
morale.
ABUSO uso smodato e cattivo di ogni cosa. Uso di un diritto o di un potere per fini
diversi da quelli per i quali è stato riconosciuto.
DISORDINE mancanza di ordine, confusione, sregolatezza.
INDISCIPLINA mancanza di una disciplina interiore che porta a sregolatezza e al
vizio.
OSTINAZIONE Persistenza spesso irragionevole o inopportuna, riconducibile al
carattere o anche al vizio. Il protrarsi oltre l’ordinario di motivi di molestia;
CAPARBIETA’ Ostinazione cocciuta e testarda.

Difetti che impediscono la VOLONTA’


Caparbietà – testardaggine – ostinazione – aggressività -
tensione negativa - opinioni preconcette -

I SETTE PECCATI CAPITALI CHE NASCONO


DALL’EGOISMO

EGOISMO come padre dei vizi:


EGOISMO - Amore esagerato di se stesso e dei propri interessi anche a costo
dell'altrui danno.

INCOSTANZA come freno nel progresso sia materiale sia spirituale.

INCOSTANZA – mutabilità, instabilità, mancanza di fermezza, di


perseveranza.

La MENZOGNA come animo distorto


MENZOGNA – Nascondere sia a se stesso che agli altri, ciò che si è e ciò che si vuole realmente
fare. Alterazione o falsificazione verbale della verità perseguita con colpevole determinazione.

1) COLLERA - risentimento subitaneo, incontrollato e minaccioso, più o meno


durevole e manifesto negli atti e nelle parole.
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2) INGORDIGIA - voracità, avidità insaziabile, moralmente e dannosa fisicamente.
(Avidità = desiderio incontrollato e vistoso che sembra non placarsi neppure di fronte
al proprio oggetto. Smodatamente desideroso, bramoso).
3) AVARIZIA - egoistico ritegno nello spendere e nel donare.
4) INVIDIA - malanimo provocato dalla vista dell'altrui soddisfazione. Desiderio di
poter godere dello stesso bene che altri possiedono.
5) LUSSURIA - incontrollata sensualità, qualsiasi eccesso vizioso o peccaminoso.
6) PIGRIZIA (ACCIDIA)- indolenza, lentezza associata a mancanza di energia o di
decisione.
7) SUPERBIA -amore di sé spinto fino all'eccesso di considerarsi principio e fine del
proprio essere disconoscendo la propria condizione di creatura.
o ORGOGLIO - sentimento unilaterale ed eccessivo della propria personalità o casta
che isola l'individuo e ne altera i rapporti sociali e affettivi; Arrogante.
E noi pratichiamo i sette peccati con squisita innocenza:
LA COLLERA che ci fa vedere il prossimo come causa dei nostri mali;
L’INGORDIGIA, che viene scambiata e passata per una cosuccia naturale alla quale
non ci si può andare contro, ma che bisogna bensì assecondare.
L’AVARIZIA che ci impedisce di rinunciare alla minima particella di noi stessi;
L’INVIDIA che spesso consideriamo come una nobile aspirazione alla giustizia;
LA LUSSURIA nella quale i nostri mas media trascinano perfino i ragazzi e che ci
porta ad un equo disprezzo della specie umana;
LA PIGRIZIA, quella intellettuale, che ci lascia senza reazioni né pensieri davanti
all'agitazione di un mondo che abbiamo rinunciato a capire;
infine il peccato "più bello" di tutti:
L’ORGOGLIO (LA SUPERBIA) – Che non ha coscienza di se stesso e che ci mette
al riparo dalle tensioni dell'AMORE.

Essendo i peccati capitali un cedimento delle VIRTU’ possiamo noi,


studiando quelli arrivare a queste. E se usiamo la retta ragione

La Collera é frenata dalla Pazienza e dalla Moderazione


l’Ingordigia dalla Temperanza
l’Avarizia dalla Generosità
L’Invidia dalla Carità –(Amore)
La Lussuria dalla Continenza e dalla Temperanza
La Pigrizia dall'Operosità
La Superbia-(Orgoglio) dall’Umiltà

L’ALTRUISMO (SAGGEZZA) come PADRE DI TUTTE LE VIRTU’

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L’ALTRUISMO - SAGGEZZA é amore e dedizione per gli altri; tendenza per chi ha
per fine il bene e l'interesse per i propri simili, avendo presupposto l'aver raggiunto lui
stesso la giusta comprensione.

LA COSTANZA come motore dell’uomo


LA COSTANZA é la tendenza a conservare invariate determinate caratteristiche
fondamentali: stabilità, continuità.

LA SINCERITA’ come animo naturalmente pulito


LA SINCERITA’ é la corrispondenza di un espressione o di un comportamento
all'effettivo modo di sentire o di pensare. Che rifugge da qualsiasi inganno o falsità
nel comportamento o nell'atteggiamento.

LA PAZIENZA é la virtù per cui si sopportano con rassegnazione le avversità, le noie


e ogni cosa molesta.
LA GENEROSITA’ é la nobiltà d'animo che comporta il sacrificio dell'interesse o
della soddisfazione personali di fronte al bene altrui.
LA CARITA’ - AMORE é il sentimento umano che dispone a soccorrere chi ha
bisogno del nostro aiuto, é amore disinteressato verso Dio e verso il prossimo, non
causato da timore di pene né da aspettazione di premio.
LA CONTINENZA è la moderazione, la misura nel soddisfacimento delle esigenze,
dei bisogni, dei piaceri.
LA CONTINENZA é disposizione spirituale invincibilmente aderente ai principi
della RETTA RAGIONE oppure la capacità di non lasciarsi allettare dai falsi piaceri.
L’OPEROSITA’ é la prontezza, il fervore nell'operare. Attivo, volenteroso.
L’UMILTA’ é la virtù morale che richiama l'uomo al riconoscimento dei propri
limiti; Modestia:
MODESTIA - Coscienza del limite delle proprie possibilità che si manifesta per lo più
attraverso un atteggiamento schivo, disinteressato o timido; Seria e dignitosa
compostezza propria dell'abito e del portamento nella donna tradizionalmente onesta.
Modestia differisce nell’uso da MODERAZIONE e da TEMPERANZA Modestia
impedisce di trasandare in VANITA’ Ed ORGOGLIO
TEMPERANZA è virtù contraria in ogni disordinato appetito, e freno severo di ogni
diletto dei sensi, ma principalmente della GOLA e della LIBIDINE;
MODERAZIONE è facoltà della RAGIONE di contenere l’animo nei suoi moti, al di
qua di ogni eccesso. Onde la Natura ha dato la MODESTIA per compagna alle donne;
La voce delle leggi congiunta col bisogno della propria conservazione raccomanda
all’uomo LA TEMPERANZA; ed una RETTA RAGIONE illuminata
dall’ESPERIENZA può solo dimostrare la necessità della MODERAZIONE.
LA MODERAZIONE é la limitazione consigliata da criteri di convenienza e di
opportunità.

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Nel nostro mondo ci sono perciò due modi per vivere la vita:
il primo modo lo chiameremo vivere secondo natura e é tipico dell'Uomo: é
possibile soltanto con lo sviluppo della VOLONTA', mediante lo sforzo o
fatica cosciente e la sofferenza volontaria. Coloro che la mettono in
pratica svilupperanno il loro "secondo corpo", attraverso il quale, quando é
definitivamente perfezionato dall'Intelletto, saranno in grado di percepire
direttamente la Realtà cosmica.
Il secondo modo, lo chiameremo vivere contro natura, deriva dalla
separazione della volontà in stimoli contrapposti. Una persona che viva in
questo modo viene controllata dall'attrazione e dalla repulsione, da
simpatie e antipatie, nonché dall'alternarsi di stati attivi e passivi.
Uno stato del genere è normale per la creazione inferiore e animale, ma è
anormale per l’uomo.
Certamente é più facile e non richiede sforzi, ma un uomo che vive così é
separato dalla coscienza e a meno che non sia un'anima perduta, avvertirà
un senso di disagio e cercherà disperatamente una via d'uscita.

LE PASSIONI
LA PASSIONE é un sentimento capace di dominare l'intera personalità. E’ un
movimento dell'anima, irrazionale e contrario alla natura, oppure un impulso
eccessivo.
LE PASSIONI sono GIUDIZI in quanto l'avidità presuppone che il denaro sia bello
ed analogamente l'ubriachezza e l'intemperanza e altre passioni.

GIUDIZIO - Ogni affermazione che superando la semplice constatazione di fatto,


esprime un'opinione, un apprezzamento.

QUATTRO SONO LE PASSIONI

1) IL DOLORE 2) LA PAURA 3) LA CONCUPISCENZA 4) IL PIACERE

(1)IL DOLORE è contrazione dell’ANIMA, IRRAZIONALE.


sensazione di sofferenza fisica e morale.

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Le sue specie sono:
COMPASSIONE, INVIDIA, GELOSIA, RIVALITA’, PESO AFFANNOSO,
NOIA, TURBAMENTO, ANGOSCIA, CONFUSA COSTERNAZIONE.

LA COMPASSIONE é il dolore per un'immeritata sofferenza altrui.


L’INVIDIA é il dolore per la prosperità altrui.
LA GELOSIA é il dolore di chi vede posseduto da altri ciò che egli stesso desidera.
LA RIVALITA’ è il dolore di chi vede che anche altri possiede ciò che egli stesso ha.
IL PESO AFFANNOSO é un dolore opprimente.
LA NOIA é un dolore coartante, inquietante e sgradevole, prodotto dal ripetersi
monotono delle stesse azioni, dalla mancanza di distrazioni, da uno stato d'inerzia o di
tristezza, tedio, uggia.
IL TURBAMENTO é un dolore che deve la sua formazione e il suo sviluppo a false
considerazioni.
L’ANGOSCIA è un dolore penoso, procurato da stato d'ansia e inquietudine
accentuate, stato nevrotico caratterizzato da timore per pericoli imminenti, senso di
costrizione, ansia acuta.
LA CONFUSA COSTERNAZIONE é un dolore irrazionale, che costantemente
logora, che impedisce la visione d'insieme del presente. Abbattimento dell'anima.

(2) LA PAURA è l’attesa del male. Sensazione che si prova in presenza o al


pensiero di un pericolo vero o immaginario.

della PAURA si hanno le seguenti specie:


VERGOGNA, ESITAZIONE, INQUITUDINE, SBIGOTTIMENTO,
SCONVOLGIMENTO, TERRORE.

LA VERGOGNA é la paura dell'ignominia grave disonore. Sentimento di


mortificazione derivante dalla consapevolezza che un'azione, un comportamento, un
discorso, ecc. proprio o anche di altri sono disonorevoli, ingiusti, indecenti.
L’ESITAZIONE é la paura dell'azione da compiere.
L’INQUIETUDINE é la paura provocata da un fatto oscuro.
LO SBIGOTTIMENTO è la paura prodotta dall'impressione di un avvenimento
insolito: sbalordimento, smarrimento.
LO SCONVOLGIMENTO é la paura con l'accelerazione della voce.
IL TERRORE é la paura che suscita angoscia, forte sgomento.

(3)LA CONCUPISCENZA è un appetito irrazionale. Brama, desiderio di piaceri


sensuali e specialmente sessuali. Passione intemperante; predominio della carne sullo
spirito.

Ad essa sono subordinate le seguenti specie:


82
BISOGNO, ODIO, AMBIZIONE, AMORE MATERIALE, ESCANDESCENZA,
IRA, COLLERA,

IL BISOGNO é una concupiscenza determinata dal mancato possesso di qualcosa ed


é come separata dall'oggetto desiderato, e tuttavia protesa verso di esso in uno sforzo
disperato.
L’ODIO é una concupiscenza crescente e durevole, che vuole il male di qualcuno.
L’AMBIZIONE é una concupiscenza relativa alla scelta di fini personali.
L’AMORE MATERIALE é una concupiscenza che non riguarda gli uomini virtuosi,
perché é il tentativo d'acquistare amicizia a causa di una bellezza esteriore.
L’ESCANDESCENZA é un'ira nel suo primo sorgere.
L’IRA é una concupiscenza della vendetta su chi é creduto di aver arrecato un torto
sconveniente.
LA COLLERA é un'ira inveterata e rancorosa che spia l'occasione della vendetta:
rancore.

(4) IL PIACERE è una irrazionale esaltazione per ciò che venga creduto degno di
essere scelto.
ad esso sono subordinati:
L’INCANTO, IL GODIMENTO MALEVOLO, LA DELIZIA, L’EFFUSIONE

L’INCANTO é un piacere che incanta attraverso le orecchie. Fascino, forza di


seduzione.
IL GODIMENTO MALEVOLO é il piacere per gli altrui mali.
LA DELIZIA é quasi un rivolgimento, cioè un impulso dell'anima verso il
rilassamento. Piacere materiale intenso e raffinato.
L’EFFUSIONE la dissoluzione della virtù.

* * * * * *

TRE DISPOSIZIONI PASSIONALI DELL’ANIMA NON


RIPROVEVOLI:

LA GIOIA, LA CAUTELA E LA BUONA VOLONTA’

LA GIOIA é contraria al PIACERE perché é un'esaltazione razionale. Sentimento di


piena e viva soddisfazione dell'animo, felicità.
LA CAUTELA é contraria al TIMORE in quanto evita razionalmente il pericolo.
L'essere cauto, prudente circospetto, precauzione.
LA BUONA VOLONTA’ è contraria alla CONCUPISCENZA perché é un appetito
razionale.
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Sono subordinate alla BUONA VOLONTA’
LA BENEVOLENZA, L’AFFABILITA’, LA COMPIACENZA, LA CORDIALITA’.

BENEVOLENZA - buona disposizione d'animo verso gli altri.


AFFABILITA’ – cordiale, cortese, che tratta familiarmente, amabilità
COMPIACENZA - disposto ad essere cortese e di aiuto, far cosa grata.
CORDIALITA’ - che viene dal cuore, amichevole affettuoso.

Sono subordinate alla CAUTELA


IL PUDORE, LA PUREZZA.

PUDORE - sentimento di riservatezza o di ritrosia verso ciò che concerne l'ambito


sessuale.
PUREZZA- onestà, dirittura morale.

Sono subordinate alla GIOIA


LA DELIZIA, LA LETIZIA, L’EQUANIMITA’.

DELIZIA - piacere spirituale intenso e raffinato.


LETIZIA - sentimento di profonda gioia spirituale, sensazione di pace e di serenità.
EQUANIMITA’ - imparzialità.

Ogni Virtù ha in se sia il BENE che il BELLO

Ogni BENE è di per se stesso COMPORTANTE, COGENTE, SOLVENTE,


UTILE, DI BUONA UTILITA’, BELLO, VANTAGGIOSO, DEGNO DI SCELTA,
GIUSTO.

E’ COMPORTANTE perché porta tali cose che traiamo vantaggio dal loro
verificarsi.
E’ COGENTE (da coagulare) perché ci tiene uniti a sé, nei casi necessari
E’ SOLVENTE perché ricompensa la spesa che esso comporta in modo tale che il
guadagno che risulta dall'operazione supera in vantaggio la spesa.(soddisfa, adempie)
E’ UTILE perché procura l'utilità del vantaggio.
E’ DI BUONA UTILITA’ perché l'utilità che apporta é degna di lode.
E’ BELLO perché il bene é proporzionato al suo uso.
E’ VANTAGGIOSO perché é tale da arrecare vantaggio.
E’ DEGNO DI SCELTA perché è tale che é ragionevole sceglierlo.
E’ GIUSTO perché s'accorda con la legge ed é artefice della comunità.

84
LA FIDUCIA é l'attribuzione di possibilità conformi ai propri desideri o alle proprie
speranze sostanzialmente motivate da una vera e presunta affinità elettiva o di uno
sperimentato margine di garanzia.
LA FEDELTA’ é la dovuta costante rispondenza alla fiducia accordata da altri o ad
un impegno liberamente assunto, su tutti i piani affettivi o morali.
LA TENACIA é l'atteggiamento costante e fermo nei propositi e nelle azioni, quasi
sempre con implicito un tono di ammirazione e lode.
LA PERSEVERANZA é costanza di atteggiamento o di comportamento motivata da
propositi virtuosi o sostenuti da una convinzione personale, oggettivamente più o
meno valida o addirittura inaccettabile.
LA RETTITUDINE é l'assoluta coerenza ai principi morali che si riflette in una
condotta di cristallina onestà e probità.
PROBITA’ costume morale improntato a schiva e dignitosa onestà.
ONESTA’ l'agire con rettitudine, con lealtà, con giustizia, astenendosi da cattive
azioni specialmente ai danni del prossimo.
SOBRIETA’ moderazione nel soddisfacimento degli appetiti e delle esigenze naturali.
Semplice, misurato.
LEALTA’ che mantiene le promesse; che odia le finzioni e i tradimenti.
TEMPESTIVITA’ la caratteristica di un intervento che si attua con prontezza e al
momento opportuno. Ha carattere di utilità.
ONORE da un punto di vista soggettivo implica la cura o la conservazione della
propria integrità ed onestà suscettibile ad esaltarsi a divisa morale o di decadere ad
AMOR PROPRIO o a puntigliosa GELOSIA. Da un punto di vista oggettivo può
implicare il riconoscimento del valore o del merito, anche in quanto motivo o tributo di
riverenza o di stima o di ammirazione.
Puntiglio, talvolta anacronisticamente abusato come attenuante di crimini.

SE TUTTI GLI UOMINI AVESSERO UN’ANIMA


DA GRANDE TEMPO NON VI SAREBBE SULLA TERRA POSTO
NE’ PER LE PIANTE VELENOSE, NE’ PER GLI ANIMALI FEROCI
E LO STESSO MALE AVREBBE CESSATO DI ESISTERE.
Per l’ozioso l’anima è un miraggio
Essa è un lusso per colui che si compiace nella sofferenza
Essa è il sigillo della personalità
Essa è la Via, Essa è il legame con l’Autore ed il Creatore.
RESIDUO DELL’EDUCAZIONE
SORGENTE PRIMA DELLA PAZIENZA
ESSA E’ ANCHE IL TESTIMONE DEL MERITO
DELL’ESSENZA DELL’ESSERE ETERNO.
85
Guida della Volontà
La sua presenza è IO SONO
Essa è una particella dell’Essere-Totale
Così essa è stata e così sarà sempre.
+

A proposito dell’ I KING

SULL'USO DEL LIBRO DEI MUTAMENTI


I mutamenti sono un Libro
Dal quale non bisogna star lontani
Costantemente muta il Senso suo,
Alterazione e moto senza requie
Fluiscono per i sei vuoti posti,
Salendo e ricadendo senza dimorare,
I solidi ed i teneri si mutano,
Racchiuderli non vale in una norma;
solo alteramento quello che qui opera
Entrando e uscendo in metri fissi,
Sian essi fuori o dentro insegnano Prudenza.
E segnan pure pena e duolo ed i motivi loro
E non avendo altro maestro attienti ad essi come a genitori.
Esamina da prima le parole,
Rifletti a quello che esse intendono,
Si manifesteranno allor la fisse norme.
Ma se tu non sei quegli che esser qui conviene,
Il senso allora a te non si rivelerà.
I rapporti di alcuni segni con la formazione del carattere
1) Il sorgere dei mutamenti si ebbe nell'epoca della media antichità. Coloro che
redassero i mutamenti ebbero molti pensieri e dolori.

Questo si riferisce al re Uenn ed a suo figlio il duca di Ciou, i quali passarono entrambi
per tempi assai difficili. l'autore di queste righe in questo passo si sente molto vicino
ad essi. Anche a lui non rimane altro da fare che salvare il piano d'organizzazione
d'una civiltà che tramonta, per trasmetterlo ai posteri.

2) Così il segno il Procedere rivela il fondamento del carattere, il segno la


Modestia il manubrio del carattere. il segno il Ritorno il tronco del carattere, il
segno la Durata effettua la saldezza del carattere, il segno la Minorazione la cura
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dei carattere, il segno l'accrescimento la pienezza del carattere, il segno l'Assillo la
prova del carattere, il segno il Pozzo il campo del carattere, il segno la Mitezza
l'attuazione dei carattere.

3) Procedere è armonioso e raggiunge la meta. Modestia onora ed è luminoso.


Ritorno è piccino è pur differente dalle cose esterne. Durata mostra molteplici
esperienze senza tedio. Minorazione mostra prima le difficoltà e poscia il facile.
Accrescimento mostra crescita di pienezza senza artifizi. Assillo conduce in
disorientamento ed attraverso questo a successo. Pozzo dimora al suo posto
eppure ha influsso su altri. Mitezza è capace di ponderare le cose e di rimaner
nascosto.

4) Procedere effettua comportamento armonioso. Modestia serve a ordinare i


costumi. Ritorno serve al conoscimento di sè. Durata effettua l'unità del carattere.
Minorazione tiene lontano il danno. Accrescimento crea
avvantaggiamento di quello che è utile. Con assillo s'impara ad attenuare il
proprio rancore. Pozzo effettua discernimento di quello che è retto. Per mezzo del
mite si è capaci di tener conto delle circostanze particolari.

Servendosi di nove segni è qui presentato uno schema di sviluppo dei carattere, e
precisamente fornendo prima i rapporti dei segni coi carattere, poscia il materiale
dei segni, ed in fine il loro effetto. li moto va dall'interno verso l'esterno. Ciò che si
invera nell'imo dei cuore diventa visibile all'esterno nelle sue conseguenze. I nove
segni sono :

I. Lú, il Procedere, n° 10. Il segno tratta delle regole del buon comportamento la
cui obbedienza è la condizione preliminare per la coltura del carattere. Questo
buon comportamento è armonioso - in corrispondenza al segno il Sereno che sta
all'interno - ed arriva così alla meta, persino in circostanze difficili. (« Procedere
sulla coda della tigre »). Cosi esso effettua le forme armoniose che sono la prima
condizione per il comportamento esteriore.

2. Kkienn, la Modestia, n° 15. Il segno indica l'atteggiamento di animo necessario


per imprendere in generale la coltura del carattere. La modestia (monte sotto
terra) onora gli altri e giunge così lei stessa agli onori. In questo modo essa mette
ordine nei rapporti sociali, così che si ottiene gentilezza per gentilezza. Dà alle
forme quale contenuto il giusto atteggiamento dell'animo.

3. FU, il Ritorno, n° 24. Caratteristico per il segno è il fatto che una riga chiara
ritorna dal basso e sale verso l'alto. Esso significa radice e tronco dei carattere. li
bene che compare in basso è dapprima completamente insignificante, ma è
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abbastanza forte per far valere durevolmente le sue particolarità di fronte ad ogni
tentazione da parte dell'ambiente. li significato stesso della parola «ritorno»
suggerisce anche l'idea d'un perpetuo tornare indietro dopo aver commesso degli
errori, nonché dell'esame e del conoscimento di se necessari per farlo.

4. Hong, la Durata, n° 32. Il segno effettua la saldezza del carattere nel tempo.
Mostra vento e tuono in costante compagnia, e fornisce quindi svariati moti ed
esperienze, dai quali risultano norme fisse, cosi che ne consegue un carattere
unitario.

5. Sunn, la Minorazione, n° 41. Il segno mostra minorazione del basso, degli


impulsi indomiti, a favore della vita spirituale superiore. Con ciò è data la coltura
del carattere nel vero senso. Mostra prima la difficoltà di domare gli impulsi, e
poi il facile, che segue la dominazione del carattere, tenendo così lontano -ogni
danno.

6. L'accrescimento, n° 42. Il segno conferisce al carattere la necessaria pienezza.


Mera ascesi non basta perché il carattere sia buono; bisogna che vi sia anche
grandezza. L'accrescimento mostra ora una crescita organica della personalità
non fatta ad arte, e che quindi favorisce ciò che è utile.

7. Kkunn, l'Assilo, n° 47. Il segno introduce, il carattere ora già formato, nel
campo della sua prova. Sorgono difficoltà, ostacoli che devono essere superati, ma
che si dimostrano però spesso insuperabili. Qui l'uomo vede che sta di fronte a
barriere che non può eliminare, ed il cui superamento può essere reso possibile
soltanto riconoscendole. Riconoscendo così delle cose che bisogna riconoscere
perché sono fatali, si disimpara a odiare l'ostico - che varrebbe infatti affrontare il
destino 1 - e questa attenuazione dei rancore purifica il carattere elevandolo ad
un livello superiore.

8. Tsing, il Pozzo, n° 30. Il segno rappresenta la sorgente d'un pozzo. la cui vasta
azione, quantunque permanga al suo posto, poggia sul fatto che largisce
prosperità anche assai lontano. Appare qui così il campo dei carattere sul quale
questi può esercitare la sua azione. Mostra il profondo influsso che emana da una
personalità ricca e munifica, che non è minore per il solo fatto che quegli che
largisce si tiene quieto. così possibile la piena attivazione dei carattere.

9. Sunn, il Mite, il Penetrante, n° 57. Il segno dà la giusta duttilità dei carattere.


Necessaria non è quella rigidità che agisce secondo principi fissati una volta per
sempre mentre in realtà è soltanto pedanteria, bensì la mobilità; è necessario che
si ponderino le cose e si penetrino i bisogni del témpo senza esporsi, per poi
imparare a tener conto delle circostanze ed a conservare nonostante ogni saggia
versatilità la forte unità della propria natura.
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TUTTO DIPENDE ASSOLUTAMENTE DALLA PREPARAZIONE

§ 14. Il Maestro parlò: Il nobile acquieta la sua persona prima dì mettersi in


moto. Egli si raccoglie nella mente prima di mettersi a parlare. Egli consolida le
sue relazioni prima si mettersi a chiedere una cosa. Assestando questi tre punti il
nobile vive in completa sicurezza. Se invece si è impulsivi nei propri movimenti, la
gente non ci segue. Se si è agitati nelle parole, queste non trovano eco presso la
gente. Se si chiede una cosa prima di aver annodato relazione la gente non ce la
dà. Quando nessuno è con noi, vengono i guastatori.
Nei Mutamenti è detto : « Egli non ridonda ad accrescimento per nessuno.
Certamente qualcuno lo percuote. Egli non tiene fermo durevolmente il suo cuore.
Sciagura ! ».
Esempio di una riga, che mostra come tutto dipenda assolutamente dalla
preparazione. Spiegazione relativa al n' 42, 1 l'accrescimento nove sopra (Libro
1).

EFFETTI DELLO STATO D’ANIMO SULL’ESPRESSIONE IN PAROLE

Quegli che progetta ribellione: le sue parole sono svergognate.


Quegli che nel limo cuore nutre dubbi: le sue parole sono ramificate. Uomini
salutari: le loro parole sono parche. Uomini agitati emettono molte parole.
Calunniatori dei buoni, hanno molti rigiri nelle loro parole.
Quegli che ha perso il suo punto d'appoggio: le sue parole sono dissennate

CONSIDERAZIONI SUL PARLARE

E qui mostrato come dalle immagini primigenie che stanno alla base dei fenomeni
e delle cose nacquero le raffigurazioni del Libro dei Mutamenti.

§ 2. 1 santi saggi seppero abbracciare con lo sguardo ogni moto sotto il cielo. Essi
contemplarono come questi s'incontravano e si connettevano, per decorrere
secondo i loro eterni ordinamenti. Allora essi aggiunsero le sentenze, per decidere
della loro salute o sciagura. Questo venne chiamato : le sentenze.
L'ultima parola dei testo è: «righe ». Nella traduzione venne accettata la
correzione di Hu Sei nella sua Storia della Filosofia Cinese, la quale fa meglio
risaltare la contrapposizione di immagini e sentenze, quale la si trova anche in
altri punti dei Libro dei Mutamenti.

§ 3. Essi parlano delle più inestricabili molteplicità senza suscitare avversione.


Essi parlano di quello che è estremamente mobile senza cagionare scompiglio.

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§ 4. Questo proviene dal fatto che essi osservavano prima di mettersi a parlare e
che discutevano le situazioni prima di mettersi in moto. Per osservazione e
discussione essi rendevano perfette le alterazioni e trasformazioni.
Anche in questi due paragrafi risalta la contrapposizione tra l'osservazione
dell'immagine dei segni per conoscere le molteplicità e la discussione delle
sentenze dei segni per conoscere le direzioni di moto. Abbiamo qui gli
ampliamenti della teoria del semplice quale radice della molteplicità della forma
(in concordanza col ricettivo), e del facile come radice d'ogni moto (in
concordanza col creativo) come nel cap. 1 § 6 e segg. 1 paragrafi che ora seguono
(resti di un commento particolareggiato delle singole linee e dei segni) adducono
degli esempi.

§ 5. «Una gru che richiama nell'ombra. li suo pulcino le risponde. lo ho una


buona coppa. Voglio dividerla teco ».

Il Maestro parlò:
Il nobile dimora nella sua camera.
Esternando bene le sue parole egli trova assenso da una distanza di più di mille
miglia. Quanto più dal vicinato!
Se il nobile, dimorando nella sua camera, non esterna bene le sue parole egli trova
contraddizione da una distanza di più di mille miglia. Quanto più ancora dal
vicinato! Le parole emanano dalla propria persona ed agiscono sugli uomini. Le
opere nascono vicine e divengono visibili da lontano.
Parole ed opere sono i cardini della porta e la molla dell'archibugio del nobile.
Movendosi, questi cardini e questa molla arrecano onore ed onta. Con le parole e
le opere il nobile muove cielo e terra. Quanto bisogna quindi essere prudenti!

Cfr. Libro 1, segno n' 61, Ciung Fu, la Veracità intrinseca, nove al secondo posto:
considerazioni sul parlare.

§ 6. « Gli uomini compagni piangono prima e gemono, ma poscia ridono ». Il


Maestro parlò: La vita guida l'uomo serio per sentieri variamente aggrovigliati.
Spesso è ostacolato il vigoroso camminare, poi la via ritorna dritta.
Talvolta un vivo sentimento può sfogarsi in eloquenti verbi. Tal'altra il grave
pondo del sapere deve chiudersi in silenzio.
Ma dove due mortali sono uniti fin nell'imo cuore, Infrangono persino i vincoli di
bronzo o ferro. E dove due nell'imo cuore interamente si comprendono sono soavi
e forti qual profumo d'orchidee le loro parole.

Cfr. Libro 1, segno n' 13, Ttung Jenn, la Compagnia fra uomini, nove al quinto posto:
anche questo sul parlare.

§ 8 Il Un nobile meritevolmente modesto porta a termine. Salute!


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Il Maestro parlò : Quando non ci si gloria dei propri sforzi e non si segnano i
propri meriti facendosene una virtù, quest'è suprema magnanimità. Questo vuol
dire che ci si pone coi propri meriti al di sotto di altri. Magnifico nella sua indole,
riverente nella sua costumatezza, il modesto è riverente all'estremo, ed è per
questo che egli può mantenere la sua posizione.
Cfr. Libro 11,-_parte 1 1, segno n' 1 5, Kkienn, la Modestia, nove al terzo posto-
sull'agire.

§ 9. " Drago altezzoso avrà da pentirsi ».


li Maestro parlò: Chi è nobile senza avesse la posizione; chi è alto senza possedere
il popolo; chi tiene la gente capace in posizione subordinata senza che essa trovi in
lui appoggio: questi avrà da pentirsi non appena si muoverà.
Cfr. Libro 11, parte 1, segno I. Kkienn, il Creativo, nove superiore; Uenn Yenn, dove
questo passo - proveniente evidentemente dal medesimo commento - è contenuto
letteralmente: sull'agire.

§ 1 0. « Non uscire da porta e cortile non è una macchia ».


Il Maestro parlò: Dove nasce disordine, li le parole ne sono i primi gradini. Se il
principe non è discreto egli perda il servitore. Se il servitore non è discreto egli
perde la vita. Se delle cose in germinazione non vengono trattate in silenzio questo
danneggia il compimento. Per questo il nobile è accurato nel tacere e non va oltre.

Cfr. Libro 1, segno n' 60, Tsie, la Delimitazione, nove iniziale: sul parlare.
Il Maestro parlò: Gli autori del Libro dei Mutamenti conoscevano i predoni. Nel Libro
dei Mutamenti è detto:
“ Quand’uno porta un carico sulla schiena e ciononostante va in carrozza, egli
invoglia così i predoni ad avvicinarsi”
Portare un carico sulla schiena è affare da uomo comune. Una carrozza è un
utensile d’un uomo nobile. Quando un villano usa un utensile d’un uomo nobile, i
predoni pensano a portarglielo via. Quand’uno è impertinente verso l’alto e duro
verso il basso, i predoni pensano ad assalirlo. Serbare negligentemente seduce i
predoni al furto.
Sontuosi orpelli d’una fanciulla incitano a rapirle la virtù.
Nel Libro dei Mutamenti è detto: quand’uno porta un carico sulla schiena e va in
carrozza, egli invoglia così i predoni ad avvicinarsi”, giacché questo è un cenno
per i predoni.
Cfr. Libro 1, segno n' 40. Hie, la Liberazione, sei al terzo posto: sull'agire.

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