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Opere di Sri Adi Shankara

INTRODUZIONE
Adi Shankaracharya, o Adi Shankara ("Il primo Shankara - nella traslitterazione in uso akara " della sua stirpe, chiamato in modo reverenziale Bhagavatpada Acharya (il maestro ai piedi del Signore), stato un filosofo indiano nonch il pi famoso esponente della scuola di pensiero dell'Advaita Vednta, di cui fu il principale unificatore. Vissuto tra il 788 e il 820 d.C. secondo le fonti pi moderne, o tra il 509 e il 477 a.C. secondo quelle pi antiche, ebbe una profonda influenza nello sviluppo e nella crescita dell'Induismo attraverso la sua filosofia non dualistica. Ha difeso la grandezza e l'importanza delle sacre scritture induiste, la Shruti, ossia i Veda, diffondendo una spiritualit fondata sulla discriminazione, senza dogmi o ritualismi, ridando nuova linfa all'Induismo nel momento in cui Buddhismo e Jainismo stavano raggiungendo la popolarit.

Bhaja Gonvindam Contempla Govinda


Il Bhaja Govindam una delle composizioni minori di un gigante dello spirito, Adi Shankaracharya. E unopera classificata come prakaraNa grantha, preliminare alle opere maggiori. Sebbene si tratti di una canzone, racchiude lessenza del Vedanta e invita luomo a pensare: perch mi trovo in questa vita? Perch cerco di accumulare denaro, di allargare la famiglia, ma non ho pace? Qual la verit? Qual lo scopo della vita? La persona che accoglier questo invito al risveglio si incamminer sul sentiero a ritroso, fino a ritrovare il principio divino. Della sua composizione si narra che durante il soggiorno a Kashi, Shankara not un uomo molto vecchio intento a studiare le regole della grammatica sanscrita. Ne fu toccato e prov piet nel vederlo spendere il suo tempo in ambizioni intellettuali, invece di pregare e di cercare di conquistare il controllo della mente. Shankara comprese che la maggior parte delle persone sono invischiate nei piaceri dei sensi o

dellintelletto e non conoscono la contemplazione del divino. Questo incontro ispir i versi del Bhaja Govindam. In trentuno versi illustra magistralmente le debolezze umane, lerrata percezione della vita e dissolve lignoranza e linganno. Perci il Bhaja Govindam in origine si intitolava moha mudgaara, dissipare lillusione. Shankara spiega, quasi con rimprovero, come spendiamo il nostro tempo in trivialit di denaro e desideri sensuali, e ci chiede di discriminare e coltivare la consapevolezza che discrimina tra reale e irreale. Per meglio chiarire, conclude che tutta la conoscenza che non Conoscenza del S inutile e indica il solo scopo dellesistenza terrena: cercare e realizzare Govinda. Le parole di Shankara suonano in questi versi piuttosto pungenti e sembrano mancare della delicatezza e della dolcezza che sono tipiche di altri suoi testi. Sono parole che si possono paragonare al bisturi di un medico. La crudelt del bisturi procura dolore, ma rimuove il malanno e infine restituisce la salute al paziente. Cos sono queste parole di Shankara, che perforano e rimuovono la nostra ignoranza. E un coltello nel cuore dellattitudine mondana, che guarisce dallignoranza e conduce alla beatitudine infinita, la grazia di Govinda. Bhaja Govindam di Sri Shankara (dalla versione inglese di Balakrishna Kumthekar) 1. Cerca Govinda! Cerca Govinda! Oh ignorante, quando la morte verr, le regole della grammatica, che oggi cerchi affannosamente di padroneggiare, non ti daranno la salvezza. 2. Oh sciocco! Abbandona il tuo insaziabile desiderio di ricchezze terrene; sii mite e sviluppa serenit e contentezza. Sii soddisfatto e felice di ci che guadagni col sudore della tua fronte e di quanto il destino ti dar in sorte. 3. Sedotto dalle grazie fisiche delle donne non abbandonarti ai sensi; il corpo soltanto un ammasso di carne, non dimenticarlo mai. 4. La goccia dacqua sulla foglia del loto tremula e instabile. Cos la vita, sempre nellincertezza. Il corpo sempre ghermito dalla malattia, che potrebbe inghiottirlo in qualsiasi momento. 5. Finch sei capace di produrre ricchezza, amici e parenti si dimostrano solleciti, ma quando i tuoi arti diverranno infermi e le ricchezze saranno terminate nessuno si curer di te, neppure quelli della tua casa. 6. Finch ci sar piena vitalit nel tuo corpo, la tua gente occuper di te; ma appena lanima abbandoner il corpo, anche la moglie ti dovr lasciare. 7. Linfanzia se ne va tra giochi e amicizie. La giovinezza scivola via nella ricerca dellamore. Con la maturit si viene sommersi dalle preoccupazioni per la sicurezza e il futuro di moglie e figli. Cos la vita si consuma tra le preoccupazioni e il resto. In nessuna et della vita un uomo trova il tempo di elevare il suo pensiero a Dio. 8. Ma in realt chi che ami e chi tuo figlio? Sono assai strani invero questi legami famigliari; chi ti appartiene e a chi tu appartieni? Da dove vieni realmente, fratello, rifletti e cerca la verit. 9. La compagnia dei saggi distoglie dai falsi attaccamenti; quando lattaccamento svanito,

lillusione finisce; quando lillusione finisce, la mente diventa controllata e stabile. Una mente controllata e stabile qualificata per la Liberazione in vita. 10. Quando la giovinezza finita, dove sono il desiderio e i suoi giochi? Dove il lago quando le acque si prosciugano? Dove sono gli amici quando non sei pi ricco? Quando si conosce la Verit, dove linganno del Samsara? 11. I piaceri e le ricchezze della vita mondana sono apparenze fugaci. Vedi bene che non si tratta che di uno spettacolo a breve termine, dunque sii distaccato e spassionato, coltiva la rinuncia e cerca il Brahman. 12. Giorno e notte, alba e tramonto, inverno e primavera, tutto scorre sul palcoscenico del mondo. Mentre il tempo ci diverte e ci inganna, la nostra vita scorre via; eppure nemmeno per un attimo smettiamo di cedere ai desideri, n mai permettiamo ai desideri di abbandonare noi. 13. Che follia! Perch ti agiti tanto per la moglie e per le propriet? Perch non cerchi la Verit? Sappi che nei tre mondi, solo la compagnia dei saggi e dei santi pu aiutare ad attraversare loceano della vita. 14. Gli asceti dai capelli intrecciati, gli uomini col cranio rasato o che si atteggiano in abiti gialli tutti loro hanno occhi ma non vedono. Queste esteriorit sono solo truffe mondane, escogitate per riempire lo stomaco. 15. Il corpo diventato decrepito, i capelli sono bianchi, la bocca sdentata, la schiena curva e il vecchio uomo non pu fare a meno del bastone; eppure ancora non ha perduto nulla n ha lasciato la minima parte del fardello dei desideri. 16. E rimasto senza casa, la sua schiena piegata dagli anni. Il suo corpo ha perduto calore e deve riscaldarsi davanti al fuoco o sotto il sole. Si ripara sotto gli alberi; vive di elemosine, delle briciole che la gente mette nel palmo teso della sua mano; di notte dorme stringendosi il petto alle ginocchia. Eppure, ancora non permette alla morsa del desiderio di allentare almeno un po. 17. Ci si pu bagnare nel sacro Gange o nel Ganga Sagar; aver svolto opere caritatevoli e osservato molti voti; eppure chi non vedr la Verit non sar liberato, nemmeno in cento vite. 18. Chi pu disturbare la pace e la felicit di un uomo dotato di autentico spirito di rinuncia e di pieno controllo dei desideri; anche se fosse il pi povero; anche se dormisse solo negli androni dei templi e nelle foresterie, o sotto gli alberi, o sulla nuda terra, con una pelle di animale per coperta. 19. Che uno sia assorto nello Yoga o immerso nel Bhoga (= fruizione dellesteriore), che si diletti della compagnia degli altri o che si ritiri in solitudine, certamente non trover la vera felicit; ma solo colui che gode interiormente del Brahman, solo lui davvero felice e veramente nella gioia. 20. Anche solo un poco di studio e di comprensione della Bhagavad Gita, o bere una sola goccia dellacqua del sacro Gange o una breve orazione per Murari sono sufficienti a salvare dal confrontarsi con la morte. 21. Essere sottoposti alle pene della nascita di volta in volta, passare per le agonie della morte di volta in volta, e di nuovo trovarsi in un grembo materno, il processo del Samsara davvero difficile

da superare. Salvami, oh Signore misericordioso! 22. Vestito di stracci, percorrendo il cammino fin oltre il bene e il male, senza curarsi di guadagnare meriti con le buone azioni e senza abbassarsi a compiere il male, sempre assorto nella meditazione lo Yogi gode sempre del Supremo, estraneo alle norme esteriori e al decoro. Il suo comportamento pu sembrare capriccioso come quello di un bambino o eccentrico come quello di un lunatico. 23. Chi sei tu? Chi sono io? Da dove veniamo? Chi mio padre, chi mia madre? Indaga su questo e realizzerai che lintero mondo dellesperienza, tutte le preoccupazioni e i problemi, sono solo un sogno, una mera allucinazione, nata dallimmaginazione e dallillusione. Con questa certezza sarai liberato dallinganno del mondo. 24. In te, in me e in tutto non c altri che Vishnu. Se erroneamente vedi me differente, ti trovi mal disposto nei miei confronti. Prova a vedere in tutti gli esseri solo Vishnu che il tuo stesso S. Abbandona il falso ed egoistico senso di separazione dagli altri esseri. Coltiva un sentimento di parentela, unit e unicit con tutto. 25. Non stimare nessuno amico o nemico, fratello o cugino; non sprecare le tue energie mentali in pensieri di amicizia o inimicizia. Riconoscendo il S in tutto, sii amabile e equanime verso tutti, senza preferenze. 26. Liberati dal desiderio, dalla rabbia, dallavidit e dallinganno. Contempla chi sei. Chiedi a te stesso, chi sono io? Gli sciocchi che mancano di comprendere il S sono condannati alla sofferenza in questa stessa vita. 27. Recita la Bhagavad Gita; canta i mille Nomi di Dio (Vishnu Sahasranama), medita costantemente sulla sua Consorte Lakshmi, guida la tua mente alla compagnia dei saggi. Offri le tue ricchezze in carit a coloro che sono poveri e bisognosi. 28. Appena uno indulge nei piaceri carnali, immediatamente va incontro alla sofferenza. Anche se vede la morte inevitabile e comprende che la fine di tutto, luomo non riesce a distogliersi dalle condotte improbe. 29 E la ricchezza la causa di tutti mali e linizio della rovina. Tieni questo sempre bene a mente. Sappi che la ricerca del denaro non condurr mai alla felicit. Il ricco teme e sospetta sempre, anche dei suoi figli. 30. Regola il respiro e controlla i sensi, discrimina tra leterno e il transitorio, tra ci che dura e ci che svanisce, pratica il Japa e la meditazione e sommergendo la coscienza fisica e mentale nella Consapevolezza dello Spirito, immergiti nel totale Silenzio Interiore. Compi tutto ci senza mai esitare. 31. Abbandona te stesso ai piedi del Maestro, con la mente e i sensi disciplinati, e liberato dai ceppi del Samsara realizzerai il Signore che dimora nel tuo cuore.

D gd yaviveka discriminazione tra S e non-S

Il Digdyaviveka (Dg = Spettatore-osservatore, dya = spettacolo, viveka = discriminazione) composto da 46 sutra che vengono attribuiti a Sri Adi Shankara in quanto compositore Traduzione dallo spagnolo allitaliano da rivedere per i sutra di questa opera: Drgdrsyaviveka Una forma-oggetto viene percepita, ma locchio che percepisce. Questultimo viene percepito dalla mente la quale diviene soggetto percipiente. Infine, la mente, con le sue modificazioni, viene percepita dal Pensatore-Spettatore il quale non pu essere oggetto di percezione. A causa di distinzioni quali: blu, giallo, grosso o sottile, corto o lungo, ecc., locchio, come unit, percepisce la variet delle forme. Locchio [vista] penetrante, offuscato oppure cieco: e queste caratteristiche possono essere percepite perch la mente ununit. Ci si applica anche [a tutti gli altri organi]: orecchio, pelle, ecc. La Coscienza illumina il desiderio, la risolutezza e lincertezza, la fede e lincredulit, la perseveranza e lincostanza, lumilt, la comprensione, il timore, ecc., perch [Essa] ununit. Questa [Coscienza] non ha n nascita n crescita n morte; Essa sempre autosplendente e, senza laiuto di alcuno, illumina ogni cosa. Un riflesso di pura Coscienza permea la buddhi dandole intelligenza. La buddhi si rivela sotto una duplice natura: come fattore egoico e come mente. Il Saggio considera equivalenti il riflesso [della coscienza] e il senso dellio, alla stregua del fuoco e del pezzo di ferro arroventato. Il corpo, identificandosi con lio, prende coscienza di s. Il senso dellio pu identificarsi in modo triplice: con il riflesso della coscienza, con il corpo e con il Testimone. La prima [identificazione] naturale, la seconda dovuta al suo karma precedente, la terza allignoranza. La reciproca e naturale identificazione [dellego e del riflesso della coscienza] persiste fino a quando considerata reale; le altre due identificazioni svaniranno quando gli effetti del karma saranno finiti e quando emerger lIlluminazione. Nel sonno profondo [prja], quando lego sparisce, lo stesso corpo diviene privo di

coscienza. Nel sogno [taijasa] vi solo una semi-emergenza dellego, mentre nella condizione di veglia [vaivnara] lego nella sua piena consapevolezza. Lorgano interno, che una modificazione, identificandosi con il riflesso della coscienza, immagina idee nel sogno. Poi, nello stato di veglia e in rapporto agli organi sensoriali, immagina oggetti esterni. Linsensibile corpo sottile, causa materiale del manas e del senso dellio, ununit; esso passa progressivamente per i tre stati [veglia, sogno e sonno profondo] ed soggetto a nascita e morte. Certamente, maya ha due poteri: il potere proiettivo (viksepa-shakti) e quello velante (avriti-shakti). Dal corpo sottile al corpo grossolano, tutto creato grazie al potere proiettivo (proiettante). Nel Sat-chit-ananda (Essere, Coscienza, Beatitudine), che la vera natura del Brahman; il mondo dei nomi e delle forme si manifesta come le onde e le gocce che emergono dalloceano; questo evento viene chiamato manifestazione. Un altro potere di maya (il velante) occulta la distinzione tra colui che vede e ci che visto, situato allinterno (del corpo), e la distinzione tra Brahman e il mondo delle apparenze, percepito esternamente (dal corpo). Questo potere la causa delluniverso fenomenico. In prossimit del Testimone (Atman), il misterioso corpo sottile (linga sharira) identificato con il corpo grossolano (denso) si illumina, e prende vita grazie al riflesso della Coscienza pura, divenendo cos lindividualit operante. Questa, che la natura del jiva, appare come un effetto della sovraimpressione illusoria nel S-Testimone. Nel momento in cui il potere velante di maya scompare, si pu quindi notare chiaramente la differenza e come conseguenza lio (individualit) svanisce. In modo simile, linfluenza ignota del potere velante, occulta tutta la distinzione tra luniverso delle apparenze e Brahaman. Questultimo sembra avere gli attributi del mondo fenomenico. Anche in questo caso, la distinzione tra Brahman ed il mondo fenomenico pu essere

compresa solo quando il potere velante di maya stato eliminato. Di modo che il cambiamento pu essere percepito nel mondo delle manifestazioni e non in Brahman. LEssere (Sat), la Coscienza (Chit), la Beatitudine (Ananda), il nome e la forma, sono le cinque caratteristiche universali; Le prime tre si riferiscono a Brahaman, le altre due alluniverso fenomenico, ossia al riflesso. LEssere puro (Sat), la Coscienza pura (Chit) e la Beatitudine pura (Ananda) sono comuni non solo alletere (akasha), allaira, al fuoco, allacqua e alla terra, ma anche agli Dei, agli uomini e agli animali; solo i nomi e le forme (creati dalle facolt della mente) danno la parvenza di distinzione fra loro. Quando uno si volge con indifferenza al mondo dei nomi e delle forme (distacco) e si consacra al Sat-cit-ananda, deve praticare interrottamente la Contemplazione (Samadhi) nel centro del Cuore o contemplando un pensiero-seme (forma-pensiero) esterno. Nel centro del Cuore pu praticare due generi di samadhi: uno, in cui sono presenti le idee (savikalpa) e laltro, in cui le idee sono assenti (nirvikalpa). A sua volta, il primo suscettibile di distinzioni: pu associarsi con un oggetto di percezione, oppure un suono (come oggetto). I desideri ecc contenuti nella mente, sono oggetti (di conoscenza). E necessario meditare sulla coscienza Chit come Testimone di tali modificazioni mentali. Questo stato si chiama savikalpa-samadhi associato con un oggetto (di conoscenza o di percezione). Essendo Sat-cit-ananda indipendente, autorisplendente, libero da dualit. Questo si conosce come (il secondo tipo di) savikalpa-samadhi associato con il suono (soggettivo). Invece, nel nirvikalpa-samadhi, come la fiamma alimentata dai venti, si mantiene stabile e il discepolo dimora indifferente e quieto non solo di fronte a tutti gli oggetti esterni della meditazione, ma anche verso gli oggetti interni associati con i suoni, perch assorbito completamente nella Beatitudine del Brahaman. Il primo genere di samadhi (savikalpa) possibile attraverso un oggetto, tanto interno (soggettivo) quanto esterno (oggettivo). In questultimo samadhi, il mondo dei nomi e delle forme (nama-rupa) si dissocia dallEsistenza pura.

LEssere (Brahman), rimane sempre nel suo stato naturale incondizionato impregnato del Sat-cit-ananda. La contemplazione ininterrotta di questo stato si chiama riflesso medio. Il precedente stato di quietitudine mentale considerato per la sua beatitudine, come la terza fase del samadhi. E necessario realizzare incessantemente questi tre generi di samadhi. Disidentificandosi dal corpo e realizzando lAtman supremo, anche se la mente pu dirigersi verso qualche oggetto, si sperimenta il nirvikalpa-samadhi. Quando le catene del desiderio sono state frantumate, tutti i dubbi dissipati, e i diversi tipi di karma risolti, si realizza Quello che, nello stesso tempo sta in alto ed in basso. Quello che sia immanente che trascendente. Ci sono tre specie (concetti) sul Jiva: il limitato, il falsamente presentato e limmaginato nel sogno. La limitazione illusoria, ma quello che pare limitato reale. Lo stato del jiva si deve alla sovrapposizione degli attributi dellAtman, per lAtman ha la stessa natura di Brahman. La grande sentenza vedica Tu sei Quello (Tat tvam asi), esprime ldentit del jiva con Brahman senza differenze. Questa identit si applica al jiva limitato e non si concepisce con gli altri due jiva. La maya proiettiva e velante riposa in Brahaman. Essa, coprendo la naturale indivisibilit del Brahaman, immagina luniverso (jagat) e il jiva. Il falso riflesso della coscienza nella buddhi, che effettua diverse azioni e ne raccoglie i frutti, si chiama jiva. A sua volta, quello che consiste in elementi, con i suoi rispettivi prodotti che sono della natura della gioia, si chiama universo (jagat). Questi (luniverso ed il jiva), che non hanno inizio, esistono solo per coloro che ancora non hanno ottenuto la Liberazione (moksha). Pertanto entrambe sono fenomenici. Associato con un erroneo riflesso della coscienza, il sonno-torpore (maya), che causa della proiezione e delloscuramento, comincia a ricoprire (nello stato di veglia) il jiva e

luniverso percepito, dopo (durante il sogno) immagina un altro universo oggetto. Essi (il soggetto e loggetto della percezione) sono entrambe illusori perch esistono solamente mentre dura lesperienza del sogno. In realt, nessun jiva che dorme, una volta che rientra lo stato di veglia, pu vedere gli stessi oggetti del sogno. Il jiva, mentre sogna, considera reale luniverso sognato, per il jiva empirico (quello dello stato di veglia) lo considera irreale. Il jiva oggettivo (visva) considera, anche, questo mondo di veglia come reale, per il vero jiva (lAtman) comprende che questo mondo reale non . Il vero jiva riconosce la sua identit con Brahaman come Realt, e non vi altra identit. Tutto il resto lo considera illusorio. Cos come il sapore, la freschezza e la fluidit, attributi dellacqua, appaiono appartenere alla onda e quindi alla schiuma (di cui la onda il substrato). in egual modo lEsistenza, la Coscienza e la Beatitudine (che sono il Testimone), sembrano appartenere al jiva dellesperienza della veglia e del sogno. Quando la schiuma svanisce ritornando ad essere onda, la fluidit, la freschezza, etc., si dissolvono nellonda e questa, a sua volta si dissolve nelloceano. Quando il jiva dellesperienza del sogno si riassorbe nella veglia, lesistenza, la coscienza e la beatitudine del jiva notturno si dissolve nello stato di veglia. Quando il jiva dellesperienza della veglia termina riassorbendosi nellOsservatore-Testimone (Atman), allora il suo riflesso di esistenza, coscienza e beatitudine si dissolvono in Quello.

Jivanmuktanandalahari L'oceano di beatitudine del liberato in vita

Osservando con distacco gli abitanti della citt gli uomini vestiti con grande cura, le donne ornate di preziosi gioielli osservando con distacco se stesso in mezzo a loro, il saggio, la cui ignoranza stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace pi allillusione. Vedendo gli alberi della foresta che curvano amorevolmente le proprie cime sotto il peso delle foglie e dei frutti, e che offrono ombra e rifugio a una moltitudine di uccelli dal piacevole canto, meditando di giorno sotto tali alberi, dormendo di notte sotto tali alberi, il saggio, la cui ignoranza stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace pi allillusione. Che dimori in un tempio o in un sontuoso palazzo, che dimori su una montagna, sulla riva di un fiume, o in una capanna insieme ad asceti perfettamente padroni di s, liberi da ogni karma latente, il saggio, la cui ignoranza stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace pi allillusione. Che giochi con dei bambini battendo gioiosamente le mani, che si trovi in compagnia di donne giovani e avvenenti, o che ascolti, con fraterna premura, dei vecchi che raccontano le proprie pene, il saggio, la cui ignoranza stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace pi allillusione. Che sia impegnato in elevate conversazioni con sapienti ricercatori di verit, che disserti con grandi poeti, capaci di esprimere in mirabili versi le pi sottili sfumature del sentimento, che discuta con eccellenti filosofi i ragionamenti e le conclusioni delle diverse dottrine, il saggio, la cui ignoranza stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace pi allillusione. Che sia impegnato nella pratica della meditazione, che adori gli di con gioiosa devozione, offrendo loro fiori freschi e profumati, o anche semplicemente delle foglie, il saggio, la cui ignoranza stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace pi allillusione. Che invochi, piangendo lacrime di gioia, la divina guida di Shiva o di Parvati, o la guida di Vishnu, il Testimone di ogni cosa, o quella di Ganesha, o anche quella del Sole, il dio visibile, il saggio, la cui ignoranza stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace pi allillusione. Che si purifichi bagnandosi nel Gange, o con lacqua di un piccolo pozzo, con lacqua di una sorgente, calda o fredda, o cospargendosi di candida cenere, il saggio, la cui ignoranza stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace pi allillusione. Sia che vegli, sperimentando gli oggetti dei sensi, o che sogni, sperimentando le creazioni della mente, o che sia immerso nel sonno profondo, sperimentando lincessanti Beatitudine, il saggio, la cui ignoranza stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace pi allillusione. Che il suo corpo sia vestito solo daria, che sia avvolto in un abito sontuoso, o che cinga una pelle intorno ai fianchi, con la mente distaccata, colmo della Beatitudine che si manifesta nel cuore degli uomini virtuosi, il saggio, la cui ignoranza stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace pi allillusione.

Che dimori quietamente nel sattwa, che sia mosso allazione dal rajas, che trovi impedimenti nel tamas, o che ascenda beato a ci che al di l dei guna, che sembri un uomo ancora legato al mondo, o che abbandoni ogni cosa come prescrivono le scritture, il saggio, la cui ignoranza stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace pi allillusione. Che pratichi il nobile silenzio, che pronunci discorsi elevati, che dimprovviso taccia sorridendo, immerso nella propria Beatitudine, o che vada distaccato per il mondo, partecipando alle comuni attivit degli uomini, il saggio, la cui ignoranza stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace pi allillusione. Che ponga devotamente del cibo nelladorabile bocca di una divinit, che tolga il cibo da tale bocca per porlo amorevolmente nella propria, o che insegni pubblicamente la natura non-duale del Brahman, nel quale svanisce ogni distinzione, il saggio, la cui ignoranza stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace pi allillusione. Che si trovi con dei devoti di Shiva, o con degli adoratori della Shakti, che dimori con dei devoti di Vishnu, o di Ganesha, o con degli adoratori del Sole, raggiunto il Brahman al di l delle distinzioni, il saggio, la cui ignoranza stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace pi allillusione. Che contempli, con forma o senza forma, la pura natura del Signore non-nato, o che osservi stupito la sua apparente frammentazione, dalla quale nasce la percezione di innumerevoli forme e qualit, il saggio, la cui ignoranza stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace pi allillusione. Verificata lillusoriet di ogni distinzione, riconosciuta lUnit in ogni cosa, compresa la propizia Verit per conoscere la quale si seguono gli insegnamenti del Vedanta e si praticano lauto-controllo e la meditazione, mormorando incessantemente Shiva! Shiva! Shiva!, il saggio, la cui ignoranza stata dissolta dalla grazia del Guru, non soggiace pi allillusione. Immergendosi ogni giorno pi e pi volte, senza sforzo nelloceano di Beatitudine che invero il suo stato naturale, questa gemma fra gli uomini, questo scrigno di ogni virt, raggiunge infine la perfetta Liberazione, la fusione nel Signore supremo, che pu essere raggiunta solo bevendo il nettare della grazia del Guru. Un tale uomo, dicono i saggi, ha raggiunto la perfezione dello Yoga, ha raggiunto la perfezione della Rinuncia.

Prathasmaranastotram Canto per la meditazione del mattino


Allalba rivolgo il pensiero verso la suprema Realt, il S che risplende nel cuore, lEsistenza-Coscienza-Beatitudine, lo stato che i paramahansa cercano di raggiungere, al di l della veglia, del sogno e del sonno profondo. Io sono questo indiviso, eterno Brahman, e non un aggregato di elementi.

Allalba offro il mio amore al Signore supremo, inconcepibile e indescrivibile, la cui grazia la fonte di tutte le parole. Offro il mio amore al non-nato, immutabile Dio degli di, del quale le scritture dicono non questo, non questo!. Allalba rendo omaggio al perfetto Spirito supremo che splende come un sole al di l delle tenebre, alleterno sostegno di ogni cosa, che sembra essere questo universo, come una corda sembra essere un serpente. Colui che allalba di ogni giorno reciter questi propizi versi, ornamento dei tre mondi, riuscir certamente a raggiungere lo scopo supremo della vita.

Shivo ham Shivo ham Sono Shiva, sono Shiva!


Non sono la mente, n lintelletto, n lIo, n sono invero linsieme di tutto questo. Non sono ludito, n lolfatto, n alcuno degli altri sensi. Non sono lo spazio, n la terra, n il fuoco, n laria. La mia essenza Coscienza e Beatitudine; sono Shiva, sono Shiva! Non sono il prana, n le cinque correnti, n i sette elementi del corpo, n i cinque involucri. Non sono la lingua, n le mani, n gli altri organi dazione. La mia essenza Coscienza Beatitudine; sono Shiva, sono Shiva! Nulla mi attira e nulla mi respinge, non ho brame n illusioni, non ho orgoglio n invidia. Non cerco il piacere, n la ricchezza, n la virt, n la Liberazione. La mia essenza Coscienza Beatitudine; sono Shiva, sono Shiva! Non ho meriti e non ho colpe, non provo piacere e non provo dolore, non ho mantra da ripetere, n luoghi sacri da visitare, non ho scritture da studiare, n sacrifici da offrire. Io non sono lazione, non sono i suoi frutti, n sono colui che la compie. La mia essenza Coscienza Beatitudine; sono Shiva, sono Shiva! Io sono al di l della morte, al di l della paura, al di l di ogni distinzione di casta. Non ho padre n madre, non sono mai nato; non ho parenti n amici, non ho Guru n discepoli. La mia essenza Coscienza Beatitudine; sono Shiva, sono Shiva! Io pervado ogni essere, ogni luogo, ogni facolt, ma rimango senza nome, senza forma, al di l delle distinzioni. Per me non vi sono n schiavit n Liberazione. La mia essenza Coscienza Beatitudine; sono Shiva, sono Shiva!

Brahmajnanavali Canto sulla conoscenza del Brahman


Non ho legami, non ho legami, non ho legami questo pi volte io dico. La mia natura Esistenza, Coscienza e Beatitudine; sono lEssere indeperibile, immortale. Sono eterno, puro, libero e senza forma. La mia natura leterna, perfetta Beatitudine; sono lEssere indeperibile, immortale. Sono al di l del tempo, delle forme, delle distinzioni e dei mutamenti. La mia natura la suprema Beatitudine; sono lEssere indeperibile, immortale. La mia essenza la pura Coscienza, che si diletta solo del S. La mia natura lassoluta Beatitudine; sono lEssere indeperibile, immortale. La mia essenza Coscienza interiore; io dimoro nella Pace perfetta, al di l della forza creatrice. La mia natura lincessante Beatitudine; sono lEssere indeperibile, immortale. Sono il S supremo al di l dei principi originari; sono la propizia Realt al di l dei cakra. Sono la Luce suprema al di l di Maya; sono lEssere indeperibile, immortale. La mia forma la pura, immutabile Coscienza al di l dei nomi e delle forme. La mia natura la felicit essenziale; sono lEssere indeperibile, immortale. Tutto ci che creato da Maya come il corpo e cos via per me irreale come un miraggio. La mia essenza lo splendore dellunica Luce; sono lEssere indeperibile, immortale. Al di l dei guna, sono il Testimone di Brahma e di tutti gli di. La mia essenza linfinita Beatitudine; sono lEssere indeperibile, immortale. Immutabile, onnipresente, sono il principio ordinatore che dimora in ogni cosa. Sono il distaccato Testimone di tutto ci che nasce, si sviluppa e svanisce questa invero la mia natura; sono lEssere indeperibile, immortale. Sono leterno, imperturbabile osservatore del piacere e del dolore, dellascesa e della degradazione. Sono il distaccato Testimone di tutto ci che nasce, si sviluppa e svanisce questa invero la mia natura; sono lEssere indeperibile, immortale. Al di l delle distinzioni, sono lunica conoscenza, sono lunica realizzazione. Invero non agisco e non fruisco; sono lEssere indeperibile, immortale. La mia natura lassenza di sostegni, poich sono il sostegno di ogni cosa. La mia natura, invero, la libert dai desideri; sono lEssere indeperibile, immortale. Libero dai tre tipi di sofferenza, libero dallidentificazione con i tre corpi, sono il distaccato Testimone della veglia, del sogno e del sonno profondo; sono lEssere indeperibile,

immortale. Colui che vede e ci che visto in ogni esperienza vi sono questi due; Colui che vede il Brahman, e ci che visto Maya. Questa lessenza di ci che insegna il Vedanta. Io sono il Testimone il saggio che pi e pi volte, attraverso il discernimento, riconosce in tal modo la verit, certamente raggiunge la Liberazione. Questo insegna il Vedanta. Tutti i vasi, le coppe e cos via, in verit non sono altro che argilla; allo stesso modo, invero, tutto il mondo non altro che Brahman. Questo insegna il Vedanta. Il Brahman reale, il mondo unillusione; il s individuale non altro che il Brahman. Questa la conoscenza suprema, questo ci che insegna il Vedanta. Io sono la luce esterna, la luce interiore e la suprema luce trascendente. Sono la Luce di tutte le luci, che illumina se stessa; sono la luce del S. Questa lessenza del mio canto: io sono questa propizia Luce!

Atmabodha La conoscenza del S


Questi versi sono scritti a beneficio di chi stato purificato dalla pratica di una disciplina, di chi ha acquietato la propria mente, liberandola da ogni desiderio che non sia quello di raggiungere la Liberazione. Come il fuoco la causa diretta della cottura, cos la conoscenza, e solo essa, la causa diretta della Liberazione. Senza la conoscenza non si pu raggiungere la Liberazione. La celebrazione di riti e il compimento di buone azioni non possono distruggere l'ignoranza, poich non sono i suoi opposti. Solo la conoscenza distrugge l'ignoranza, come la luce distrugge le tenebre. solo a causa dell'ignoranza, che il S sembra essere limitato. Quando l'ignoranza distrutta, la natura illimitata del S diviene manifesta; come il sole quando non pi oscurato dalle nuvole. Attraverso una pratica ripetuta, la conoscenza purifica il s individuale dall'ignoranza e rende manifesta la sua vera natura. Allora anche la conoscenza scompare, come la polvere di kataka dopo che ha purificato l'acqua. Il mondo, pieno di attaccamenti, avversioni e cos via, simile a un sogno. A chi dorme esso sembra reale, ma chi sveglio ne riconosce l'irrealt.

Come la madreperla sembra argento, cos il mondo sembra reale, finch non si conosce l'unico Brahman che il fondamento di ogni cosa. Il Signore supremo la sostanza unica dalla quale il mondo creato, conservato e dissolto, come una bolla di schiuma dall'acqua. Come tutti i gioielli sono fatti d'oro, cos ogni cosa al mondo fatta dell'eterno, onnipervadente S, la cui natura Esistenza e Coscienza. Come lo spazio sembra diverso a causa dei diversi oggetti che lo occupano, cos l'onnipervadente Signore - che un'unica, infinita luce - sembra diverso a causa delle diverse forme in cui si riflette.

Proprio a causa della diversit di queste forme, alla percezione del S si sovrappone quella della stirpe, della casta e dello stadio di sviluppo; come alla percezione dell'acqua si sovrappone quella del sapore e del colore. Composto da combinazioni dei cinque elementi e condizionato dalle azioni passate, il corpo grossolano la base dell'esperienza del piacere e del dolore. Composto dai cinque tipi di energia vitale, dalle facolt di azione e di percezione, dalla mente, dall'intelletto e dai cinque elementi non combinati, il corpo sottile il mezzo attraverso il quale si realizza l'esperienza. Il corpo causale composto di ignoranza, priva di inizio e indescrivibile. Il S non alcuno di questi tre corpi limitati. Poich si manifesta attraverso cinque involucri, il puro S sembra essere come loro; come un cristallo sembra essere blu, quando poggia su un oggetto blu. Come un chicco di riso, attraverso la battitura, viene separato dal suo rivestimento, cos il puro S, attraverso il discernimento, viene distinto dagli involucri che lo ricoprono. Sebbene sia onnipotente, il S non si rivela in tutti i luoghi. Come un'immagine si riflette solo su uno specchio pulito, cos il S si rivela solo in un intelletto purificato. Esso conosciuto come l'eterno, distaccato testimone delle attivit del corpo, dei sensi, della mente, dell'intelletto e della Natura; come un re che osserva le attivit svolte dai sudditi. Come la luna sembra muoversi quando le nuvole si muovono nel cielo, cos a chi privo di discernimento sembra che il S agisca, mentre in realt sono i sensi ad agire.

Come le attivit degli uomini hanno il proprio fondamento nella luce del sole, cos le attivit del corpo, dei sensi, della mente e dell'intelletto hanno il proprio fondamento nella coscienza del S. Come la percezione del colore azzurro si sovrappone a quella del cielo, cos in chi privo di discernimento la percezione delle attivit del corpo e dei sensi si sovrappone a quella del puro S, la cui natura Esistenza e Coscienza. Come la luna sembra muoversi quando si muove l'acqua in cui si riflette, cos, a causa dell'ignoranza, il puro S sembra agire, poich alla sua percezione si sovrappone quella delle attivit della mente. Attaccamento, desiderio, piacere, dolore e cos via si manifestano a causa dell'attivit dell'intelletto. Quando questa attivit cessa nel sonno profondo, cessa anche la loro manifestazione; essi dunque appartengono all'intelletto, e non al S. Come la luminosit la natura del sole, la freschezza quella dell'acqua, e il calore quella del fuoco, cos la natura dell'eterno, puro S Esistenza, Coscienza e Beatitudine. L'Esistenza e la Coscienza sono proprie del S; l'attivit propria dell'intelletto. Dall'unione di queste, causata dalla mancanza di discernimento, nasce l'idea "io conosco". Nel S non vi attivit, e nell'intelletto non vi conoscenza. Poich la sua conoscenza non pura, il s individuale cade in errore e crede di essere lui a percepire e conoscere. Chi confonde il S con il s individuale cade in preda alla paura, come chi confonde una corda con un serpente. Chi invece comprende "io non sono un s individuale, ma il S supremo", libero da ogni paura. Come la lampada illumina gli oggetti, cos il S illumina l'intelletto, i sensi e cos via; questi sono inerti, e non possono illuminare il S. Come una lampada non ha bisogno di un'altra lampada per illuminare se stessa, cos il S, la cui natura Conoscenza, non ha bisogno di altri mezzi per conoscere se stesso. Chi segue il Grande Insegnamento rifiuta ogni percezione sovrapposta, affermando "non sono questo, non sono questo"; in tal modo egli giunge a conoscere la propria identit con il S supremo. Tutto ci che oggetto di percezione - come il corpo, e cos via - nasce dall'ignoranza ed effimero come una bolla di schiuma. Si dovrebbe dunque comprendere di non essere tutto questo, e cos raggiungere la conoscenza "io sono il puro Brahman".

"Poich non sono il corpo, per me non vi nascita, n vecchiaia, n malattia, n morte. Poich non ho organi di percezione, per me non vi contatto con i suoni e gli altri oggetti dei sensi". "Poich non sono la mente, in me non vi sofferenza, n attaccamento, n avversione, n paura. Non ho energia vitale, non ho mente, sono puro". Questo affermano le scritture. "Privo di attributi, libero da ogni attivit, eterno, indifferenziato, immacolato, immutabile, privo di forma, sono sempre libero, puro". "Come lo spazio, senza muovermi pervado ogni cosa, all'interno e all'esterno, sempre identico, puro, senza legami, senza imperfezioni". "Invero io sono il Brahman supremo, eterno, puro, libero; sono la perfetta Beatitudine, l'Uno infinito, la Verit, la Conoscenza". Come la medicina distrugge la malattia, cos la continua meditazione su "io sono Brahman" distrugge l'ignoranza e le dispersioni da essa causate. Seduto in un luogo appartato, distaccato, con i sensi sotto controllo, medita senza altri pensieri sull'unico, infinito S. Quando nel tuo intelletto purificato tutto ci che oggetto di percezione si fonde nell'unico S, medita senza altri pensieri su questo S puro come lo spazio. Chi abbandona forme, colori e cos via, raggiunge la meta suprema e diviene una perfetta manifestazione della propria natura essenziale, che infinita Coscienza e Beatitudine. In quest'unica Coscienza e Beatitudine non vi distinzione fra il conoscitore, la conoscenza e il suo oggetto; il S, invero, che illumina se stesso. Come lo sfregamento di due bastoncini accende un fuoco che brucia tutto il combustibile, cos la continua meditazione sul S accende il fuoco della conoscenza, che brucia ogni forma di ignoranza.

Come il sole appare quando l'aurora ha distrutto l'oscurit della notte, cos il S diviene manifesto quando la conoscenza ha in tal modo distrutto l'ignoranza. Il S invero sempre presente; solo a causa dell'ignoranza, che esso non percepito. Quando l'ignoranza distrutta, il S diviene manifesto; come quando si scopre di avere indosso un gioiello a lungo cercato.

Come nel buio un palo sembra un uomo, cos a chi in preda all'illusione il Brahman sembra essere il s individuale. Quando si conosce la vera natura del s individuale, questa illusione svanisce. Come la luce distrugge il disorientamento causato dal buio, cos la conoscenza che deriva dall'esperienza della realt distrugge l'illusione dell'"io" e del "mio". Lo yogi che ha raggiunto la perfetta conoscenza vede tutto il mondo nel proprio S, e ogni cosa come nient'altro che questo S. Tutto il mondo invero il S, e non esiste altro che il S; come tutti i vasi non sono altro che argilla, cos tutto ci che egli vede non altro che il suo S. Poich si diviene ci a cui si pensa, per raggiungere la Liberazione il saggio deve abbandonare la percezione delle diverse qualit e meditare sulla propria natura, che Esistenza, Coscienza e Beatitudine. Attraversato l'oceano dell'illusione, uccisi i dmoni del desiderio e dell'avversione, lo yogi si fonde nella Pace e risplende della gioia del S. Abbandonata ogni effimera felicit esteriore, egli dimora nella felicit interiore del S, che risplende stabile come la fiamma di una lampada posta in un vaso. Come lo spazio non modificato dagli oggetti che contiene, cos il saggio non modificato dalla percezione delle diverse qualit. Poich conosce ogni cosa, egli sembra non conoscere nulla; come il vento, si muove perfettamente distaccato. Abbandonando la percezione delle qualit, il saggio si fonde nell'onnipervadente Essere incondizionato; come l'acqua nell'acqua, l'aria nell'aria, la luce nella luce. Raggiunto il Brahman, non vi meta pi grande da raggiungere; goduto il Brahman, non vi felicit pi grande da godere; conosciuto il Brahman, non vi conoscenza pi grande da ottenere. Questo dovresti comprendere. Per chi vede il Brahman non vi altro da vedere; per chi conosce il Brahman non vi altro da conoscere; per chi diviene il Brahman non vi ritorno in esistenze inferiori. Questo dovresti comprendere. Unico, eterno, infinito, il Brahman la non-duale, perfetta Esistenza, Coscienza e Beatitudine che pervade ogni cosa in alto, in basso e nel mezzo. Questo dovresti comprendere.

Il Brahman, come insegna il Vedanta, l'unica, assoluta Beatitudine al di l dei processi mentali dualistici. Questo dovresti comprendere. Poich sono manifestazioni parziali della Beatitudine assoluta, gli di godono solo una felicit limitata, pi o meno grande a seconda del loro grado. Ogni essere unito al Brahman, ogni azione fondata sul Brahman; il Brahman dunque presente in ogni cosa, come il burro presente in tutto il latte. N sottile n grossolano, n alto n basso, il Brahman non nasce e non deperisce; esso non ha forma, n colore, n nome, n attributi. Questo dovresti comprendere. il Brahman che illumina il sole, la luna e le stelle, e non viceversa; dunque ogni cosa illuminata dal Brahman. Questo dovresti comprendere. Il Brahman splende di luce propria ed illumina ogni cosa, pervadendo l'interno e l'esterno, come il fuoco con il ferro incandescente. Il Brahman distinto dall'universo, eppure nulla esiste all'infuori di esso. Ci che sembra esistere al di fuori del Brahman invero irreale, come un miraggio nel deserto. Tutto ci che visto o udito non altro che il Brahman. Chi conosce la verit, sa che il Brahman non-duale, assoluta Esistenza, Coscienza e Beatitudine. Solo l'occhio della saggezza pu vedere l'onnipresente S, che Esistenza e Coscienza; l'occhio dell'ignoranza non pu vederlo, come l'occhio di un cieco non pu vedere il sole. Ascoltando la verit, riflettendo e meditando su di essa, si accende il fuoco della conoscenza; questo fuoco libera il s individuale da ogni impurit e lo fa splendere come l'oro liberato dalle scorie. Quando il sole della conoscenza sorge nel cuore e distrugge ogni oscurit, il S che tutto pervade, che tutto sostiene, risplende ed illumina ogni cosa. Colui che abbandona ogni attivit, e libero da limitazioni di luogo, di tempo e cos via, nel santuario del proprio s rende omaggio all'onnipervadente S che al di l dei dualismi, eternamente felice, puro, questi invero diviene onnisciente, diviene onnipresente, diviene immortale.

Dashashlokistuti Inno in dieci strofe


Io sono la Realt che si sperimenta dopo aver purificato lintelletto con la pratica dellausterit, con lofferta di sacrifici, con la generosit e cos via, dopo aver raggiunto lindifferenza nei confronti di qualunque condizione, perfino quella di re degli uomini o degli di, e dopo aver abbandonato tutto questo, avendone riconosciuta la vanit. Questo invero io sono: sono leterno Brahman supremo. Sono la Realt sperimentata dal saggio che ha cercato con perseveranza di conoscere la propria vera natura, che ha meditato intensamente, benedetto dalla grazia di un Guru che dimora nellAssoluto, che ha raggiunto la Pace. Questo invero io sono: sono leterno Brahman supremo. Sono ci che al di l della veglia, del sogno e del sonno profondo; sono lUno che sperimentato attraverso io sono il Brahman. La mia natura la Beatitudine, la mia essenza il puro splendore; sono lillimitata fonte dalla quale emanato il molteplice universo. Questo invero io sono: sono leterno Brahman supremo. Sono ci che attraverso lignoranza si manifesta come i diversi esseri, che subito scompaiono quando si raggiunge la coscienza del S. Sono lEssere puro e libero, al di l della parola e del pensiero. Questo invero io sono: sono leterno Brahman supremo. Sono ci che raggiunto attraverso non questo, non questo da coloro che sono immersi nel samadhi; sono lunica, pura Realt che risplende al di l dei tre stati ordinari. Questo invero io sono: sono leterno Brahman supremo. Sono la suprema Beatitudine, della quale la felicit di ciascun essere una minuscola particella; sono la Luce di cui risplende ogni cosa, sono la pura Coscienza nella quale scompare ogni diversit. Questo invero io sono: sono leterno Brahman supremo. Sono lInfinito che pervade ogni cosa, limmutabile propizia origine di tutto ci che esiste; sono lEssere senza forma, senza legami, libero dalla morte, che raggiunto, al di l di ogni desiderio e di ogni pensiero, da coloro che meditano sullOm. Questo invero io sono: sono leterno Brahman supremo. Sono loceano di Beatitudine in cui luomo si immerge quando liberato, con sua grande meraviglia, dallillusione della molteplicit, causata dallignoranza. Questo invero io sono: sono leterno Brahman supremo. Colui che canter con rispetto e con devozione questo inno, in cui svelata la sua vera

natura, ed anche colui che con grande attenzione ascolter altri cantarlo ripetutamente, questi, come insegnano i Veda, diverranno una sola cosa con lEssere onnipervadente. Colui che afferrer saldamente la zattera di questa realizzazione, senza dubbio attraverser loceano della trasmigrazione, creato dallignoranza. Dimorando stabilmente nella conoscenza, libero da ogni brama, questuomo felice diverr una sola cosa con lEssere onnipervadente.

Yatipancakam Cinque versi sugli asceti erranti


Appagati dallincessante pratica del Vedanta, soddisfatti del cibo che loro offerto, vivendo liberi da ogni causa di sofferenza, coloro che indossano solo un panno intorno ai fianchi certamente dimorano nella Beatitudine. Coloro che uniscono le mani sotto un albero e aspettano che un frutto cada spontaneamente, coloro che disprezzano la ricchezza, stimandola meno di una veste rattoppata, coloro che indossano solo un panno intorno ai fianchi certamente dimorano nella Beatitudine. Distrutta lidentificazione con il corpo, contemplando incessantemente solo il S, senza pensare a tutto ci che allesterno, allinterno o nel mezzo, coloro che indossano solo un panno intorno ai fianchi certamente dimorano nella Beatitudine. Perfettamente appagati di contemplare la natura beata del S, arrestata ogni attivit dei sensi, eliminati tutti i vortici della mente, immersi giorno e notte nel Brahman, coloro che indossano solo un panno intorno ai fianchi certamente dimorano nella Beatitudine. Cantando incessantemente il sacro Om, e in tal modo purificando i tre mondi, contemplando il Signore nel proprio cuore, nutrendosi solo del cibo che loro offerto, liberi di andare in qualunque direzione, coloro che indossano solo un panno intorno ai fianchi certamente dimorano nella Beatitudine.

Vivekacudamani Il gran gioiello della discriminazione


1. Rendo onore al sadguru Govinda la cui natura suprema beatitudine, il quale si rivela mediante linsegnamento vedantico che di l dal linguaggio e dalla percezione mentale. 2. Per tutte le creature viventi non agevole avere una nascita umana, in particolare ottenere un temperamento maschile, pi difficile perseguire il sentiero della devozione vedica, pi difficile ancora acquisire la perfetta conoscenza delle Sacre scritture. Altres raro

discriminare tra il S e il non-S e realizzare lidentit del S con Brahman. Questo tipo di liberazione perfetta il risultato di meriti accumulati nel corso di innumerevoli nascite. 3. I pi rari presupposti per la liberazione sono tre e sono dovuti allinflusso del grande Signore: la nascita in un corpo umano, lardente volont di liberazione, la protezione di un Saggio gi realizzato. 4. Colui che si innalzato fino a possedere la condizione umana, con un temperamento maschile, che ha completa conoscenza della sruti (Tradizione) e che tuttavia trascura la sua emancipazione, aderendo a cose illusorie, commette senza dubbio un suicidio. 5. Sarebbe senzaltro uno sciocco chi, possedendo una nascita umana con qualit maschili, si astenesse dal voler realizzare la meta dellesistenza. 6. Lasciate che il popolo menzioni gli sastra, che invochi gli dei con sacrifici, che segua i riti e si renda propizie le divinit personali; eppure vera liberazione non v senza la perfetta realizzazione della propria identit con ltman, nemmeno in cento vite di Brahm. 7. Limmortalit non si consegue mediante le ricchezze, dichiara la sruti; chiaro che la liberazione non pu essere ottenuta con azioni materiali meritorie. 8. Lintelligente ricercatore, che ha rinunciato al desiderio per gli oggetti sensoriali, deve avvicinare debitamente un buon e generoso Istruttore, concentrandosi sul vero significato delle parole e sforzandosi di realizzare la propria emancipazione. 9. Raggiunto lo stato di yogarudha, con lininterrotta discriminazione, il ricercatore deve strapparsi dalloceano delle trasmigrazioni nel quale si trova. 10. Il dotto asceta che vuole realizzare il S deve trascendere tutte le azioni e rompere le catene delle nascite e delle morti. 11. Le azioni meritorie servono a purificare la mente, non a comprendere la realt. La realizzazione del S sempre frutto di investigazione discriminante e non di azioni meritorie per quanto numerose. 12. Solo con la corretta investigazione si finisce per comprendere che la corda stata scambiata per lillusorio serpente, facendo cos cessare ogni timore e sofferenza. 13. Si arriva a conoscere il S seguendo i salutari consigli di un Saggio realizzato, non bagnandosi nelle acque sacre, moltiplicando le offerte o facendo interminabili pranayama. 14. Il successo finale dipende essenzialmente dalle qualificazioni del ricercatore; il tempo, il luogo e limpiego di mezzi ausiliari sono aspetti secondari. 15. Un ricercatore del S deve appoggiarsi alla propria investigazione, dopo aver abilmente avvicinato un Istruttore, il quale deve possedere la perfetta conoscenza del Brahman e una grande compassione.

16. La comprensione di s, la conoscenza oggettiva, labilit di riconoscere la verit nelle Scritture o di capire le contrapposizioni relative, sono le qualit che deve possedere un candidato alla liberazione degno della conoscenza delltman. 17. Solo colui che usa il discernimento, il distacco, la calma con le qualit concomitanti, e che aspira ardentemente alla liberazione pu investigare sul Brahman. 18. I Saggi hanno detto che per la realizzazione occorre praticare quattro qualificazioni, senza le quali lattuazione del Brahman pu fallire. 19. La prima la discriminazione tra reale e irreale, la seconda il distacco da ogni frutto dellazione sia in questo mondo sia in altri, la terza costituita dal gruppo delle sei qualit, quali la calma mentale, ecc., e la quarta laspirazione ferma e ardente alla liberazione.

20. Il discernimento tra reale e irreale si fonda sullincrollabile convinzione che solo Brahman reale e che luniverso fenomenico non-reale. 21. Vairgya il distacco da tutti i godimenti transitori, da quelli corporali a quelli corrispondenti allo stato di Brahm. La rinuncia, fondata sulla riflessione personale e sullinsegnamento del guru, devessere applicata a tutti gli organi e a tutte le condizioni di godimento. 22. Sama la condizione di mente pacificata che contempla costantemente la meta, dopo essersi distaccata dalla molteplicit degli oggetti sensibili perch ne ha messo in evidenza la loro vacuit. 23. Dama, o autodominio, si ha quando si staccano i due gruppi di organi sensoriali dai loro oggetti corrispondenti, riportandoli ai loro rispettivi centri. Il raccoglimento reputato perfetto quando gli oggetti esterni cessano di mettere in moto le modificazioni mentali. 24. Titiksa, o la pazienza, quella condizione che sa accettare le afflizioni senza risentimento o ribellione, trovandosi libera da ogni ansiet e da ogni lamento. 25. Sraddha laderenza fiduciosa alla verit esposta nelle Scritture e dal proprio guru; con essa si perviene ad apprendere il reale. 26. Samadhana, o fermezza mentale, quella condizione in cui la buddhi costantemente concentrata sullassoluto Brahman, senza cadere nel gioco mentale. 27. Mumuksuta, o lanelito allemancipazione, quella determinazione di apprendere la propria reale natura affrancandosi da tutte le forme di schiavit, da quelle relative al senso dellio a quelle del corpo grossolano create dallignoranza. 28. Nei tiepidi, questa sete di liberazione pu essere risvegliata con laiuto di vairgya, di sama, ecc., e con linflusso dellIstruttore. 29. Sama e le altre qualit hanno vero significato ed effetti positivi solo quando vairgya e la

sete di liberazione si affermano con vigore. 30. Se invece la rinuncia e lanelito alla liberazione permangono deboli, anche la calma della mente e le altre qualit diverranno illusorie, come un miraggio nel deserto. 31. Fra i mezzi che portano alla liberazione, la devozione occupa un posto elevato. La ricerca costante della propria reale natura si chiama devozione (bhakti). 32. V chi sostiene che la ricerca verso la verit del S non sia altro che bhakti. Chi aspira alla verit delltman deve, avendo le qualificazioni suddette, avvicinare un saggio Istruttore che lo guidi ad emanciparsi dalla schiavit. 33. Un Saggio che sia versato nella sruti, vero conoscitore del Brahman e calmo come il fuoco che ha consumato tutto il combustibile, che sia diventato un oceano di misericordia e la cui benevolenza si espanda in modo inesauribile su quanti a lui si prosternano. 34. A questo guru il discepolo deve avvicinarsi, con profonda devozione e, offrendogli umilmente i servigi, chiedergli ci che deve conoscere. 35. O Maestro e amico di coloro che si abbandonano a te, io minchino. Affrancami dalloceano delle nascite e delle morti in cui mi dibatto, guardami con i tuoi occhi penetranti che effondono influssi di grazia. 36. Salvami dalla morte perch sono preda delle fiamme inestinguibili del samsra e sbattuto dagli impetuosi venti delle avversit. Nel mio spavento cerco rifugio in te perch non conosco nessun altro in cui cercare riparo. 37. Vi sono anime sante, serene e magnanime che, simili alla primavera, effondono una benefica influenza per il bene dellumanit. Costoro, avendo trasceso loceano delle nascite e delle morti, per un atto damore aiutano i loro simili a trascenderlo a loro volta. 38. Invero nella natura del magnanimo di aiutare gli altri a rimuovere lincompiutezza, come la luna spontaneamente rinfresca la terra arsa dagli infuocati raggi del sole. 39. O Signore, dimmi parole preziose come il nettare, sgorganti come una fonte dalle tue labbra, rese pi soavi dalla tua esperienza della beatitudine del Brahman; versale su di me rinfrescanti, pure e cos gradevoli alle mie orecchie; su me che sono arso dai dolori terreni, come la foresta dalle fiamme di un incendio. Benedetti sono coloro che tu hai illuminato con uno dei tuoi sguardi, accogliendoli sotto la tua protezione. 40. Come attraversare loceano del samsra? Quale sar la mia meta? Quali dei tanti mezzi dovr adottare? Confesso la mia ignoranza. O Signore, salvami; dimmi come por termine alle miserie dellesistenza relativa. 41. Mentre il discepolo si esprime in tal modo, cercando scampo dal fuoco del samsra, il nobile Maestro gli volge uno sguardo di benevolenza, esortandolo a non aver paura. 42. A colui che, assetato di liberazione, sollecita un aiuto e protezione, a colui che si conforma ai canoni delle Scritture e che ha la mente serena e tranquilla, il Maestro non pu non dare linsegnamento con la massima benevolenza.

43. Non temere o accorto discepolo, per te il pericolo scomparso perch vi un mezzo per trascendere loceano delle esistenza transitoria, e questo mezzo di cui i Saggi si sono serviti per raggiungere laltra riva, io lo sveler a te. 44. V un mezzo eccellente che estingue il timore della esistenza relativa e col quale potrai attraversare loceano del samsra e raggiungere la suprema beatitudine. 45. La riflessione sul significato del Vednta conduce ad una conoscenza che determina, a sua volta, lestinzione di tutte le sofferenze generate dal samsra. 46. A coloro che cercano la liberazione, la sruti indica, come fattori principali, la fede, la devozione e la pratica della meditazione. Coloro che vi si dedicano in modo persistente si affrancano dalla schiavit dei corpi che vivono della forza dellignoranza. 47. Lidentificazione con la non-conoscenza ti ha fatto cadere tu che sei S supremo nella schiavit del non-S. Essa la causa che ti fa perpetuare la strada delle nascite e delle morti. Ma il fuoco della conoscenza illuminante, acceso dalla potenza del discernimentodiscriminazione (viveka), consumer i semi dellignoranza. 48. Il discepolo disse: degnati di ascoltare, o Maestro, la questione che desidero sottoporti. Sar con grande soddisfazione che accoglier la risposta che cadr dalle tue labbra. 49. Che cos questa schiavit (bandhah)? Come viene? Come si perpetua? Come ci si pu affrancare? Qual il non-S e quale il supremo S? Come distinguere il S dal non-S? Spiegami, te ne prego, ciascuno di questi punti. 50. Il guru rispose: sii tu benedetto perch desideri raggiungere lassolutezza del Brahman, liberandoti dalla schiavit dellignoranza. venuto il momento di estinguere la tua esistenza condizionata e glorificare la tua famiglia (kulam). 51. Sappi per che un padre potr incontrare tra i suoi figli o nelle sue amicizie qualcuno che pagher i suoi debiti, per non potr mai trovare un sostituto che possa rompere le catene della sua schiavit. 52. Se un peso che si porta sulla testa tanto gravoso da provocare spossatezza e dolore, esso pu essere alleggerito anche da altri. Ma se si soffre la fame, la sete, e cos via, questa sofferenza nessuno pu allontanarla se non se stessi. 53. Per riacquistare la propria salute, un malato deve seguire la giusta dieta e prendere le prescritte medicine. Non potr guarire se altri prenderanno per lui i relativi farmaci. 54. per la propria illuminazione, per lesperienza diretta, e non per la mediazione di un erudito, che laspirante alla realizzazione riconosce la vera natura delle cose. La bellezza della luna pu essere conosciuta mediante i propri occhi e non dalla descrizione che possono farne gli altri. 55. Cos per rompere i ceppi dellignoranza desideri, azioni e gli effetti di questi su chi

potrai contare se non su te stesso anche se ti occorrono innumerevoli kalpa? 56. La liberazione (moksah) non si ottiene n con lo Yoga, n col Samkhya, n col rito, n con la conoscenza eruditiva, ma con il riconoscimento dellidentit delltman con Brahman. Non vi altro mezzo. 57. La bella forma della vina e labilit nel suonarla servono solo a deliziare il pubblico, ma non potranno mai dare da sole la reale sovranit del S. 58. Leloquenza sonora rappresentata da un fiume di parole, labilit di esporre o commentare le scritture, lerudizione stessa servono solo alla propria soddisfazione, ma nei riguardi della liberazione tutto ci proprio inutile. 59. Vano lo studio degli sastra fino a quando sconosciuta la suprema realt. Esso ancora pi vano una volta che si conosce direttamente la realt. 60. Quelle scritture composte da una moltitudine di parole non formano altro che una foresta impenetrabile in cui la mente facilmente si smarrisce. Il saggio aspirante deve applicarsi con zelo a sperimentare da s la vera natura delltman. 61. Per chi stato morso dal serpente dellignoranza, il solo rimedio la conoscenza del Brahman. Di quale utilit possono essere per lui i Veda, gli sastra, i mantra o altri farmaci del genere? 62. Una malattia non se ne va pronunciando semplicemente il nome della medicina, occorre che questa sia ingerita, cos non sperare che, con la semplice ripetizione del nome Brahman, tu possa conoscere il S. 63. Senza risolvere il mondo fenomenico, senza conoscere la reale natura delltman, come si potr con la semplice ripetizione del nome Brahman ottenere la liberazione? Tuttal pi si potr creare un debole sforzo delle corde vocali.

64. Prima che un individuo possa proclamarsi Imperatore, deve vincere i suoi nemici e portare il regno sotto il suo dominio, diversamente che cosa guadagner ripetendo semplicemente: Io sono Imperatore? 65. Un tesoro nascosto nelle profondit della terra pu essere trovato solo quando scoperto il luogo esatto e quando si scava, rimuovendo i blocchi di terra e di pietra. Mai esso potrebbe uscire chiamandolo solo per nome. Cos per afferrare la risplendente verit del S, nascosto dalla my e dai suoi effetti, dobbiamo conformarci alle istruzioni di un conoscitore del Brahman e seguire poi la riflessione, la meditazione, ecc. Il S non pu emergere e manifestarsi con semplici ragionamenti sofistici. 66. Perci lintelligente ricercatore deve, come nel caso della su accennata malattia, impiegare tutti i mezzi che sono in suo possesso per liberarsi dalla schiavit delle nascite e delle morti. 67. I quesiti che tu mi hai posto sono pertinenti e tali da essere anche apprezzati da coloro che

sono versati negli sastra; sono anche concisi, carichi di significato e sono meritevoli di attenzione per tutti gli aspiranti che bramano la liberazione. 68. Ascolta attentamente ci che ora ti dir, o sagace discepolo. Seguendomi in modo corretto, tu sarai in grado di spezzare, senza esitazione, la catena delle trasmigrazioni. 69. Il primo gradino che porta alla liberazione il distacco (vairgya) dalle cose periture; il secondo consiste nel coltivare la quiete mentale, lautodominio, la pazienza (sama, dama, titiksa) e, inoltre, nellastenersi da tutte quelle azioni indicate dalle Scritture. 70. Poi viene l ascolto dellinsegnamento, la riflessione (mananam) su ci che stato udito, la meditazione di lunga durata sulla Verit; dopo questa prassi, laspirante diventa un Muni e potr raggiungere il supremo stato non-differenziato (avikalpam), realizzando cos nella stessa vita, la beatitudine del nirvana. 71. Ed ora ti dar accurati chiarimenti sulla discriminazione tra il S e il non-S. Ascolta in modo appropriato e assimila questa conoscenza. 72. Il corpo grossolano composto di sette ingredienti: midollo, ossa, grasso, carne, sangue, pelle, epidermide; e dalle seguenti appendici: gambe, cosce, braccia, torace, spalle e testa. 73. Questo corpo (sariram), sede dellillusione e caratterizzato dalle nozioni di io e mio, chiamato dai Saggi corpo grossolano (sthula); letere, laria, il fuoco, lacqua e la terra sono i suoi elementi sottili. 74. Gli elementi sottili combinandosi tra loro compongono il corpo grossolano (sthulasarira), le loro essenze formano gli oggetti dei sensi (visaya) che in gruppi di cinque, quali il suono, la vista, ecc., contribuiscono a fornire il piacere (sukhaya) al soggetto sensibile o sperimentatore (bhoktuh). 75. Cos, quegli esseri insensati che rimangono incatenati agli oggetti dei sensi mediante la corda dellattaccamento, difficile a spezzarsi, vengono e si dipartono da questo mondo, trascinati dal flusso impetuoso delle loro azioni passate. 76. Se il daino, lelefante, la falena, il pesce e lape periscono vittime del loro attaccamento ad uno solo dei cinque sensi, ad esempio, il suono, ecc., allora che cosa sar di quelluomo attaccato ai cinque sensi?

77. Gli oggetti dei sensi sono, per i loro effetti, pi velenosi di quanto non sia il veleno del cobra, veleno che uccide solo se viene assorbito, ma gli oggetti dei sensi fanno perire lo sperimentatore che abbia lanciato loro anche un semplice sguardo. 78. Solo chi si liberato dalla pesante catena dei desideri-oggetti in verit cosa molto difficile qualificato per la liberazione; nessunaltra cosa pu aiutarlo, anche se dovesse conoscere i sei sastra. 79. Chi si distaccato dal mondo in modo apparente, quando attraversa loceano del

mutamento, lo squalo del desiderio lo afferra per la gola con violenza, trascinandolo fuori strada. 80. Chi, invece, munito della spada del perfetto distacco, uccide lo squalo dei sensi, attraversa loceano samsarico senza impedimenti. 81. Sappi che la morte sopraffa quel folle che attraversa la via pericolosa dellavidit dei sensi. Ma il discepolo che sceglie la sua strada in accordo agli insegnamenti di un degno e nobile guru e che esercita costantemente la facolt di discriminazione, arriver felicemente alla fine del viaggio. Non puoi disconoscere questa verit. 82. Se hai veramente sete di liberazione, evita tutti gli oggetti dei sensi e abbi per essi un rifiuto come ti trovassi di fronte a cose nocive. Pratica, invece, queste nobili virt: la contentezza, la compassione, il perdono delle ingiurie, lonest, la serenit e lautocontrollo. 83. Chiunque si astiene dal liberarsi dalla schiavit dellignoranza, identificandosi con il corpo, il quale oggetto di godimento degli altri, commette un vero suicidio. 84. Chi cerca di realizzare ltman mentre accorda al corpo grossolano unattenzione eccessiva, agisce come quellinsensato che, volendo attraversare un fiume, commette lerrore di cavalcare uno squalo, credendolo un tronco dalbero. 85. Per laspirante che cerca la liberazione, illudersi di essere solo un corpo grossolano, ecc., equivale ad unorribile morte. Se si vince questa illusione si raggiunge lo stato di liberazione. 86. riportando la vittoria su questa orribile morte, su tutti gli attaccamenti illusori verso il corpo grossolano, la sposa, i figli, ecc., che raggiungi lo stato supremo di visnu. 87. Questo corpo grossolano composto di pelle, carne, sangue, arterie, grasso, midollo, ossa e permeato di sostanze contaminate, non gradevole. 88. Questa forma densa, precipitata dal cumulo di azioni passate, un aggregato di elementi grossolani, formato a sua volta da combinazioni elementari sottili le cui parti solo mescolate le une alle altre. Questo lo strumento che il jivtman utilizza per le sue esperienze nello stato di veglia, percependo, cos, gli oggetti grossolani. 89. Lanima individuale, per quanto distinta, sidentifica col corpo godendo, mediante gli organi sensori, gli oggetti grossolani, come ad esempio il profumo di sandalo, di una ghirlanda di fiori, ecc., per cui opera nello stato di veglia. 90. Sappi che questo corpo grossolano costituisce per te quello che una casa potrebbe costituire per il suo padrone (purusa). Con esso si possono ottenere i rapporti col mondo esterno.

91. La nascita, la decrepitezza, la morte, ecc., come il vigore e la debolezza, sono le propriet (dharmah) del corpo denso. Linfanzia, ladolescenza, la maturit e la vecchiaia sono le sue naturali condizioni; esso segue gli ordinamenti di casta e gli stadi di vita; inoltre condizionato da tante malattie; sempre ad esso che si serbano differenti trattamenti, quali adorazione,

ingiuria, ossequio,ecc. 92. La pelle, le orecchie, gli occhi, il naso e la lingua sono gli strumenti della percezione sensitiva e servono per aver la nozione dei dati esterni. Gli organi della parola, le mani, gli organi di locomozione, di escrezione e di generazione sono gli strumenti di azione (karmendriyani) e hanno la caratteristica di eseguire vari lavori (karmasu). 93. Lantahkarana, organo interno della mente, a seconda delle sue modificazioni (vrtti), viene denominato: manas, buddhi, ahamkara e citta. 94. Manas quando assume la funzione di pensare il pro o il contro dei dati; buddhi quando conosce il grado di verit delle cose; ahamkara quando assume la funzione del senso dellio; citta quando si unisce al proprio oggetto di desiderio. 95. Segue il prna che diviene: prna, apna, vyna, udna, samna secondo le molteplici funzioni loro inerenti o secondo le modificazioni che subisce, come avviene per loro o per lacqua, ecc. 96. I cinque organi di azione, i cinque organi di cognizione, i cinque prna, i cinque elementi sottili assieme alla buddhi, lavidy, il desiderio e lazione sono gli otto fattori che, interrelati, compongono il corpo sottile. 97. Ascolta attentamente:questo corpo sottile, che viene chiamato anche linga sarira e che esiste negli elementi prima ancora della loro reciproca combinazione e suddivisione, provando dei desideri porta il jivtman a raccogliere i frutti delle azioni passate. Questo condizionamento, a cui non si pu dare origine, viene per ignoranza sovrapposto alltman. 98-99. La condizione di sogno, distinta dalla veglia, quella nella quale ci si esprime solo con la propria luce. Nel sogno la buddhi-intelletto assume il ruolo di agente, senza alcun fattore esterno, e ci perch ha accumulato le impressioni nello stato di veglia. Ma ltman supremo continua a rimanere nel suo proprio posto di gloria con la semplice sovrapposizione (updhi) della buddhi, quale testimone di tutte le cose, e non minimamente intaccato da nessuna delle azioni di questa, cos, in ogni circostanza, esso rimane libero dalle sovrapposizioni. 100. Ltman, che intelligenza pura (cit), utilizza questo corpo sottile come suo strumento, allo stesso modo del falegname che utilizza i suoi arnesi. Questo tman dunque perfettamente libero. 101. La cecit, la miopia, la vista acuta sono le diverse caratteristiche dellocchio e, a seconda della integrit o meno dellorgano considerato, subiscono imperfezioni, cos si ha la sordit per lorecchio o il mutismo per le corde vocali, ma queste diverse condizioni non riguardano ltman, il supremo Conoscitore. 102. Respirazione, starnuto, sonnolenza, secrezione, escrezione sono considerati dagli esperti le funzioni rispettive dei vari prna, mentre la fame e la sete sono le caratteristiche (dharma) del prna propriamente detto. 103. Lorgano interno (antahkarana) localizzato sia in un organo particolare sia nella totalit

diffusa degli organi. Esso si identifica con tali complessi organici perch dal S riceve un influsso di luce (tejasa). 104. Sappi che il senso dellio, identificandosi con il corpo grossolano, immagina di essere lagente o lo sperimentatore e, unito ai guna, come ad esempio sattva, esperisce i tre stati (veglia, sonno e sonno profondo). 105. Se gli oggetti dei sensi sono piacevoli felice, quando invece sono spiacevoli infelice. Piacere e dolore sono sempre le caratteristiche dellio psichico non delltman, la cui essenza beatitudine. 106. Gli oggetti dei sensi possono esserci perch v ltman; essi infatti non hanno vita propria. Ltman , per sua natura, quello per cui tutte le creature si amano, quello che non soffre perch essenza di beatitudine. 107. Nella condizione di sonno profondo, si gode, senza la mediazione di alcun oggetto dei sensi, la beatitudine delltm (tmnanda); ci chiaramente attestato dalla rivelazione, dalla percezione diretta, dalla tradizione e dallinferenza. 108. Lignoranza, o my, chiamata anche limmanifesta, il potere stesso del Signore; essa appare senza inizio, comprende i tre guna ed, essendo la causa prima, superiore a tutti gli effetti. Un intelletto chiaro pu inferirla da questi effetti. Essa ha portato in oggettivit luniverso intero. 109. Non si pu dire di essa n che esista n che non esista, n che partecipi allesistenza n alla non-esistenza; non n omogenea n eterogenea, n luna n laltra assieme. Non composta di parti, n costituisce un tutto indivisibile, non contemporaneamente n luno n laltro. Essa, supremo prodigio, sfugge ad ogni tipo di descrizione. 110. Essa pu essere eliminata realizzando il puro non-duale Brahman, come lillusione del serpente viene rimossa quando si ha la conoscenza della corda. I suoi guna sono tamas, rajas, sattva, cos denominati a seconda delle loro rispettive funzioni. 111. Rajas ha come caratteristica il potere di proiezione; lattivit la sua natura e da esso provengono le modificazioni della mente, quali lattaccamento, la sofferenza, ecc. 112. I funesti attributi del rajas sono: il desiderio, la collera, lavidy, larroganza, lodio, legoismo, linvidia, la gelosia, ecc.; da esso nascono anche le tendenze estrovertite, sempre esso la causa della schiavit. 113. Il potere velante appartiene al tamas guna che fa apparire le cose diversamente da ci che sono. Esso anche causa di trasmigrazione e mette in moto il suo potere proiettivo. 114. Persino il saggio e lerudito penetrati nel pi sottile significato delltman possono essere sopraffatti dal tamas, cos da incorrere nellerrore di riconsiderare reali le sovrapposizioni create dallignoranza e identificarsi agli effetti di questa. proprio grande il velante potere del temibile tamas.

115. In preda al tamas, non v equilibrio, giudizio e la mancanza di convinzioni alimenta il dubbio. Questo il risultato di chi si sprofonda nel potere velante del tamas, oltre a subire sofferenze incessanti causate dal potere proiettivo. 116. Gli attributi di tamas sono lignoranza, la rilassatezza, la pigrizia, il torpore, la negligenza e lottusit. Colui che vi soggiace non comprende pi niente, rimanendo addormentato come un pezzo di legno o una pietra. 117. Il puro sattva ha la trasparenza dellacqua viva e, tuttavia, se commisto al rajas o al tamas, concorre anchesso a trascinare nella trasmigrazione. Quando la luce delltman si riflette nel solo sattva, allora, come il sole, essa rivela lintero universo oggettivo. 118. Le propriet del sattva unito agli altri due guna sono: assenza di orgoglio, ecc., non violenza, non falsit, non appropriazione, continenza, non possessivit, purezza (esterna e interna), il contentarsi, ardente aspirazione, studio e abbandono a Isvara, fede, devozione, ardente anelito alla liberazione, tendenze divine e una profonda avversione per il non-reale. 119. Le caratteristiche del puro sattva sono la letizia, la realizzazione delltman, la suprema pace, la pienezza, la costante devozione per il supremo tman, il quale conferisce la beatitudine eterna. 120. Limmanifestato composto dai tre guna costituisce il corpo causale delltman. Il suo stato il sonno profondo in cui la mente e tutti gli organi connessi cessano di funzionare. 121. Il sonno profondo , dunque, costituito dalla cessazione di ogni genere di percezione, per cui la buddhi si trova rivestita di un velo formale molto sottile, dimorando allo stato germinalecausale. Il noto giudizio: in quello stato non ho percepito niente, conferma tale condizione. 122. Il corpo grossolano, gli organi dei sensi, il prna, la mente, il senso dellio con tutte le sue modificazioni, gli oggetti dei sensi con il piacere-dolore, gli elementi grossolani, come letere e il resto, in breve lintero universo fino allimmanifesto costituiscono il non-tman. 123. Dalla Mente universale (Mahat) fino al corpo grossolano, tutto effetto della my. Essi, con la loro causa, la my stessa, rappresentano il non-tman e sono irreali come il miraggio nel deserto. 124. Ora passo a spiegarti la vera natura del supremo S realizzato il quale lindividuo si libera da ogni schiavit, ottenendo cos l isolamento (kaivalya). 125. Esiste una realt, unentit assoluta, la quale leterno sostrato della coscienza differenziata, testimone dei tre stati e distinta dai cinque involucri (grossolano, pranico, mentale, intellettivo, di beatitudine). 126. Colui che conosce tutto ci che accade negli stati di veglia, sogno e sonno profondo, colui che consapevole della presenza o dellassenza del pensiero e delle sue modificazioni, colui che il supporto dello stesso senso dellio ltman.

127. Colui che osserva ogni cosa, ma che da nessuno osservato, colui che illumina la buddhi, ecc., ma che da questa non viene illuminato, ltman. 128. Colui che permea questo universo, ma che da nessuno pu essere permeato, colui la cui luce si riflette nelluniverso intero coprendolo con il suo splendore, ltman. 129. Dalla sua celata presenza attingono gli ordini il corpo, gli organi sensori, la mente e lintelletto, con le loro rispettive funzioni, come i servitori dal padrone. 130. sempre per esso che tutto ci che esiste dal senso dellio al corpo grossolano, compresi gli oggetti dei sensi conosciuto in modo manifesto, essendo lessenza delleterna conoscenza. 131. Esso il S interiore, il primordiale Signore, la costante e piena beatitudine, sempre identico a se stesso per quanto si rifletta nelle molteplici modificazioni mentali. Gli organi sensori e i prna, con le loro rispettive funzioni, attingono da esso. 132. Dimorando nel nostro stesso corpo, nella mente ripiena di sattva, nel profondo della buddhi, nellksa non-manifesto, ltman risplende del suo proprio splendore, come il sole nel firmamento, illuminando questo universo. 133. Il conoscitore delle modificazioni mentali, dellio, delle attivit del corpo, degli organi sensori e del prna, sembra prendere la forma di questi, come il fuoco prende la forma di una palla di ferro surriscaldata; ma in verit esso n agisce n si trasforma. 134. Non nasce e non muore, non cresce e non diminuisce, non pu subire cambiamenti perch invariabile; quando il corpo si disintegra esso continua ad esistere, come continua ad esistere letere racchiuso in una brocca quando questa si rompe. 135. Il supremo tman, distinto dalla sostanza primordiale universale (prakrti) e dalle sue trasformazioni, ha la natura della pura conoscenza; esso rivela linterno universo reale e nonreale, sussiste di l dai tre stati e dal senso dellio, e manifesta se stesso come testimone della buddhi. 136. Disciplinata la mente (manas) e purificato lintelletto (buddhi), realizza il tuo proprio S, cos potrai attraversare lillimitato oceano del samsra, le cui onde sono le nascite e le morti. Rimani dunque fermo e soddisfatto nel Brahman. 137. Confondere per ignoranza il S col non-S significa essere schiavi delle nascite e delle morti. Identificandosi col corpo grossolano perituro che non ha realt assoluta alimentandolo, curandolo, prolungando la sua esistenza con oggetti allettanti ci si attacca sempre pi, come il bruco al suo bozzolo. 138. Lidea di ci che non si causata dalloscurit velante. la mancanza di discernimento che induce a scambiare la corda per il serpente; cos gravi pericoli minacciano colui che accetta questa falsa rappresentazione. Ascolta, caro amico, quando ci si attacca al falso, si crea la schiavit. 139. Il potere velante, che fatto di oscurit (tamas), copre ltman eterno, pieno, non-duale, dallinfinito potere luminoso, come Rhu copre il sole.

140. Mediante questo velamento, lindividuo sidentifica erroneamente col non-S, cio con il corpo, mentre linnato tman brilla di luce pura. Cos rajas, con il suo grande potere proiettivo, lo acceca con le qualit incatenanti del desiderio, della collera, ecc. 141. Colui la cui mente inghiottita dallo squalo divoratore della grande illusione, simmagina di essere egli stesso i differenti stati condizionanti, affondando e risalendo nelloceano sconfinato del samsra, in balia delle onde. In verit questa una misera sorte. 142. Come le nuvole generate dai raggi del sole coprono lo stesso sole, cos lio riflesso proiettivo delltman copre lo stesso tman. 143. Come in una giornata nuvolosa, quando il sole oscurato da dense nebbie, il freddo e il vento affliggono lindividuo, cos quando ltman oscurato dal tamas (lignoranza), il terribile potere proiettivo perseguita lindividuo con affanni senza fine. 144. Questi due poteri sono la causa della schiavit dellindividuo. Cos, illuso da essi, scambiando il corpo per il S, egli vaga da una vita allaltra.

145. Dallalbero del samsra, il tamas (lignoranza) il seme, laderire allidea che il corpo sia il S il germoglio, lattaccamento al godimento sensoriale le foglie, lazione (karma) lacqua di alimento, il corpo il tronco, lenergia vitale i rami, gli organi sensori i ramoscelli, gli oggetti dei sensi i fiori, le molteplici sofferenze effetto del karma i frutti, il jiva luccello assiso su di esso. 146. Il non-S che determina la schiavit frutto dellinnata ignoranza-radice , senza inizio e senza fine, la quale crea un flusso di sofferenze: nascita, malattia, vecchiaia e morte. 147. Tale schiavit non pu essere risolta n con le armi, n col vento, n col fuoco, n con le molteplici azioni (karma), ma solo con la spada della suprema conoscenza forgiata dalla discriminazione (viveka) e dalla purificazione degli elementi. 148. Colui che per autoriconoscimento aderisce alla sruti e compie il suo svadharma (dovere inerente al proprio stato), purificato; e lindividuo dallintelletto puro realizza ltman supremo. Solo cos il samsra viene distrutto alla sua radice. 149. Sotto il velo delle cinque guaine, quale quella del cibo, prodotte dal suo stesso potere, il S si cela, come avviene con lacqua di un lago coperta dalla coltre delle alghe. 150. Con la rimozione delle alghe, lacqua del lago riappare perfettamente pura, spegnendo la sete e dando immediata gioia. 151. Rigetta dunque queste cinque guaine e il S ti apparir come essenza di costante (nitya) beatitudine (nanda), come il Supremo che brilla del suo proprio splendore. 152. Per liberarsi dalla schiavit, il saggio discepolo deve discriminare tra il S e il non-S, solo cos egli potr conoscere la propria natura come Essere, Coscienza, Beatitudine (sat-citnanda).

153. liberato colui che sa separare gli oggetti sensoriali dal S come si separa la scorza avviluppante dellerba munja. Cos, immergendo ogni cosa nel S immobile, si crea la perfetta identit con esso. 154. Questo corpo il prodotto del cibo e costituisce la guaina del cibo. Vive a causa del cibo e muore se ne privo. un miscuglio di pelle, carne, sangue, ossa e altre relativit; cos esso non potr mai essere leternamente puro tman che non deve la sua esistenza a nessuno fuorch a se stesso. 155. Prima della sua apparizione esso non poteva esistere, n dopo la sua scomparsa potr mai essere; la sua parabola solo un lampo. Le sue qualit solo aleatorie; per sua natura soggetto a mutamento; composto di parti, inerte e, come una brocca, un semplice oggetto sensorio. Tale corpo potr mai essere ltman, lindistruttibile Testimone di tutti i cambiamenti fenomenici? 156. Il corpo, composto di braccia, gambe, ecc., non pu essere ltman, perch si pu continuare a vivere anche in assenza di una o pi di tali parti. Se esso un semplice relativo che dipende da altro, come pu essere ltman, il legislatore universale? 157. Ltman la realt distinta dal corpo grossolano con le sue qualificazioni, le sue attivit e i suoi vari stati (nascere, brillare, morire); esso il Testimone costante di tutte queste cose. 158. Come pu lincreato tman, il conoscitore, essere questo corpo composto di ossa, carne, sudiciume e impurit? 159. Colui che privo di senno sidentifica con tale ammasso di pelle, di ossa, di carne, ecc., ma laspirante fornito di discernimento riconosce ltman come il solo reale, il quale differente dal corpo. 160. Lindividuo sciocco pensa: io sono il corpo, lindividuo erudito nelle scritture pensa: io sono una combinazione di corpo e anima vivente, ma il conoscitore (lo gnostico), fornito di discernimento, pensa: io sono Brahman, e considera il sempre esistente tm come il supremo tman. 161. O tu privo di senno, cessa di pensarti composto di carne, pelle, grasso, ossa, ecc., riprendi la tua identit col Brahman incondizionato, il S universale, e realizza la suprema pace. 162. Colui che possiede solo unerudizione libresca, pur conoscendo a fondo il Vednta, non potr avere la liberazione se non cessa di identificarsi con il corpo e gli organi sensori che sono apparenze illusorie. 163. Come non ti consideri lombra del tuo stesso corpo o la tua immagine riflessa nellacqua, nel sogno o nella tua immaginazione, cos non devi considerarti il corpo grossolano che indossi. 164. Dal considerarti lirreale corpo grossolano deriva la sofferenza della nascita, ecc. Perci, con tutti i tuoi sforzi, devi porre fine a tutto ci. Non potr esserci rinascita se questa identificazione prodotta dalla tua mente non sar risolta.

165. Il prna, associandosi con i cinque organi di azione, forma la guaina dellenergia vitale e, pervadendo la guaina fatta di cibo (il corpo fisico), concede a questa la possibilit di creare attivit. 166. La guaina dellenergia vitale non pu essere ltman, perch essa una modificazione dellaria universale. Come laria in un vaso, essa entra ed esce dal corpo grossolano e, non essendo reale, incapace di discernere ci che piacevole o doloroso per s o per altri. 167. Gli organi di percezione, associati alla mente manasica, formano la guaina fatta di mente. Essa causa di distinzione (o falsa rappresentazione del reale) e si esprime con le nozioni del mio e dell io. Essa, interpenetrando la guaina precedente, ha il potere di creare le differenziazioni. 168. La guaina mentale rappresenta il fuoco sacrificale e proietta lintero mondo dei fenomeni; questo fuoco alimentato dai molti desideri dei cinque sensi, che costituiscono gli officianti, i quali agiscono come un continuo flusso di oblazioni. 169. Di l dalla mente (manas) non v pi ignoranza; anzi lignoranza la stessa mente la quale causa di rinascita. Quando essa risolta, il tutto risolto; quando essa si manifesta, ogni cosa appare. 170. Nel sogno, in cui non esistono gli oggetti esterni, la mente da se stessa crea lo sperimentatore e il mondo da sperimentare. Ci accade anche nella condizione di veglia. Cos tutto questo universo oggettivo non altro che una proiezione della mente. 171. Quando la mente sparita nello stato del sonno profondo, non v come noto alcun dato percepibile. Perci il mondo del cambiamento (samsra) prodotto dalla mente dellindividuo, quindi non ha realt assoluta. 172. Il vento ammassa le nuvole e lo stesso vento le disperde, cos la mente immagina la schiavit, ma immagina anche la liberazione (moksa). 173. Essa produce il desiderio per il corpo e il gusto per gli oggetti dei sensi legando cos lindividuo, come un animale viene legato con una fune. Poi la stessa mente suscita verso gli oggetti sensoriali unavversione come fossero veleni, liberandolo dalla schiavit. 174. Perci la mente la causa sia della schiavit che della liberazione. Quando macchiata dal rajas produce la schiavit, quando purificata dal rajas e dal tamas porta alla liberazione. 175. Quando la mente diviene pura per la predominanza del discernimento e della spassionatezza, si volge verso la liberazione. Cos lindividuo intelligente che cerca la liberazione deve in primo luogo rafforzare queste due virt. 176. Nella vasta foresta dei piaceri sensoriali vaga una grossa tigre chiamata mente. Chi veramente aspira alla liberazione bene che si tenga da essa a debita distanza. 177. La mente produce incessantemente per lo sperimentatore oggetti sensibili senza fine, sia

grossolani sia sottili, come pure le distinzioni dei corpi, degli ordini sociali, degli stadi di vita, delle qualit (guna), delle attivit, delle cause e degli effetti. 178. Ingannando al pura Coscienza e rendendola schiava mediante le qualit del corpo, degli organi sensori, della energia vitale, e servendosi dellidea del mio e dell io, la mente la trascina incessantemente nelle diverse esperienze, frutto dei risultati prodotti dalle sue stesse azioni. 179. La trasmigrazione del purusa (il microcosmo) avviene per la funesta causa della sovrapposizione. La schiavit che ne consegue opera della mente che sovrappone; ancora per essa che si origina la sofferenza della nascita e della morte perch un individuo permeato di rajas e tamas non ha discernimento. 180. Cos, dai Saggi che hanno scoperto la verit, la mente considerata avidy. da questa che il mondo fenomenico trasportato in ogni direzione, come le nuvole sono trasportate dal vento. 181. La mente di colui che cerca la liberazione devessere diligentemente purificata. Quando ci avviene, la liberazione diventa accessibile come un frutto a portata di mano. 182. Colui che votato alla liberazione, sa risolvere il suo attaccamento agli oggetti dei sensi, sa rinunciare a tutti i karma, sa aver fede nella verit e sa praticare assiduamente gli esercizi prescritti; inoltre riesce a purgare la sua buddhi dalla natura del rajas. 183. La guaina mentale non pu essere il supremo S (paratma) perch essa ha un inizio e una fine e perch subisce il cambiamento; inoltre caratterizzata dal dolore e dalla sofferenza (duhkha) e costituisce un semplice oggetto di percezione. Ora il visto non pu mai essere scambiato con colui che vede. 184. Associata agli organi percettivi, la buddhi, con le sue modificazioni (sarvrttih), prende le caratteristiche di agente sperimentatore. Essa rappresenta la guaina dellintelletto ed causa di trasmigrazione. 185. Accompagnato da un riflesso della potenza di Cit, lintelletto una modificazione di prakrti, dotato dellattivit del conoscere; svelandosi come io, identificato costantemente con il corpo, con gli organi sensori, ecc. 186. senza inizio temporale, ha la natura dell io sono questo, lanima vivente che esercita lattivit nel mondo relativo. Secondo le tendenze (vasanah) acquisite, compie le azioni (karma) buone o non-buone raccogliendone i frutti. 187. Esso (jiva) va e viene, sperimentando diversi corpi, conformemente alle condizioni karmiche. Questa guaina fatta di conoscenza passa attraverso gli stati di veglia, sogno, ecc., provando piacere e dolore. 188. Esso sidentifica con le qualit (guna), le azioni (karma), i doveri (dharma) degli ordini di vita inerenti al corpo. Questa vijnanakosa estremamente luminosa perch vicina al supremo tm. Essa comunque, vela il S essendone una sovrapposizione (updhi). 189. Questa guaina di conoscenza risplende nel prna del cuore, e ltm immutabile, a causa dellesistente sovrapposizione, sembra giocare il ruolo di agente e sperimentatore.

190. Questo tm, bench sia il S di tutto lesistente, assumendo i condizionamenti della buddhi, per errore sembra identificato con tale entit puramente illusoria, per cui lo si considera come unindividualit distinta, come se i diversi vasi potessero differire dallargilla di cui sono fatti. 191. Il supremo S, bench immutabile e perfetto, associato alla sovrapposizione, assume le qualit di questa, per cui sembra agire esso stesso, come il fuoco che, pur avendo sempre la stessa forma, appare diverso quando viene roteato. 192. Il discepolo chiese: se il supremo tm esiste come jiva, per errore o altro, e la sovrapposizione senza inizio, allora come potr avere una fine? 193. E se lesistenza del jiva eterna, esso sar sempre soggetto a trasmigrazione, per cui la liberazione impossibile. Riverito guru illuminami su questo punto. 194. Il venerabile guru rispose: o dotto amico, hai posto una domanda appropriata; ascoltami attentamente. Ci che prodotto dallimmaginazione, nata dallillusione, non pu essere accettato neanche come ipotesi. 195. Tra il S, che libero, senza attivit e senza forma, e il mondo degli oggetti pu esserci rapporto solo sul piano dellillusione come avviene quando si attribuisce il colore azzurro al cielo. 196. Lessenza del jiva, che appare come tman, il quale il vero Testimone illuminato, inqualificato (nirguna) e senza attivit, non reale, essendo solo unillusione creata dalla buddhi. proprio quando tale illusione viene risolta che esso (il jiva) cessa di esistere. 197. Questo jiva permane fino a quando dura lillusione causata dalla non conoscenza. Lidea della corda scambiata per serpente persiste fino a quando vi lerrore, ma il serpente non risar pi quando lillusione sar svanita. Cos nel nostro caso. 198. Per quanto lavidy, con i suoi effetti, sia senza inizio, tuttavia, al sorgere della vidya, lavidy, con le sue radici, viene risolta, come un sogno al risveglio. 199. Cos il tutto fenomenico, per quanto senza inizio, non eterno, come non lo la nonesistenza precedente. 200. La non-esistenza precedente, per quanto senza inizio, ha una fine. Cos il jivtman, immaginato come ltman, a causa delle sovrapposizioni, come ad esempio la buddhi, non 201. reale: il S completamente differente da esso (il jiva). La relazione tra ltman e la buddhi dovuta alla falsa conoscenza. 202. La soluzione delle sovrapposizioni avviene con la giusta conoscenza e non in altro modo. Secondo la sruti, la conoscenza-realizzazione dellidentit delltm col Brahman avviene con la giusta conoscenza. 203. Ci si ha mediante la retta discriminazione-discernimento tra ltman e il non-tman. Si deve quindi discernere il jivtman individuale dal vero tman.

204. Come lacqua fangosa ridiventa trasparente se ripulita dalla melma, cos ltman rivela improvvisamente tutto il suo splendore quando le maculazioni sono rimosse. 205. Nella rimozione delle sovrapposizioni vi lo svelarsi improvviso del vero tman. Di conseguenza si deve rimuovere dal vero tman ogni cosa, come il senso dellio, ecc. 206. Cos la guaina dellintelletto, di cui abbiamo parlato, non pu essere il supremo tman perch essa soggetta a cambiamento, inanimata, limitata, un oggetto percepibile e non costantemente presente. Una cosa non-reale non pu essere considerata reale (nitya). 207. La guaina della beatitudine , ancora, una modificazione dellignoranza-oscurit ed toccata (baciata) da un riflesso della beatitudine delltman. Possiede le qualit del piacere, ecc. e si rende sensibile quando un oggetto piacevole viene percepito; essa si fa sentire in quellessere fortunato che raccoglie il frutto di atti meritori, godendo la beatitudine senza sforzo. 208. La guaina fatta di beatitudine spontaneamente attiva nel sonno profondo, mentre negli altri stati di sogno e di veglia solo parzialmente manifesta perch dipende dalla vista o contatto di un oggetto piacevole. 209. Questo corpo fatto di beatitudine non pu essere il supremo tman perch un semplice rivestimento, perch una modificazione della sostanza-natura, perch leffetto di azioni meritorie, perch inserito nelle altre guaine-corpi che sono anchesse modificazioni. 210. Quando i cinque corpi-aggregati sono stati compresi e risolti secondo lindicazione della sruti, ci che rimane il Testimone, che ha la natura della conoscenza. 211. Questo tman considerato autorisplendente e distinto dai cinque involucri-corpi; esso il Testimone dei tre stati, senza cambiamento, senza maculazioni ed eterna beatitudine. Il saggio deve realizzarlo come il suo tman. 212. Il discepolo chiese: o Maestro, dopo aver risolto queste cinque guaine-corpi non-reali, v la non-esistenza del tutto? Quale entit potrebbe ancora esistere con cui il saggio dovrebbe creare lidentit? 213. Il guru rispose: tu parli in modo giusto, o dotto discepolo; sei capace di vera discriminazione. Dopo aver risolto i cinque involucri-corpi rimane ltman, quello mediante 214. il quale sono percepite tutte le modificazioni, come il senso dellio, ecc., e la loro stessa assenza (nel sonno profondo); quello che non pu essere oggetto di percezione. Esercita adesso tutta la sottigliezza del tuo intelletto (buddhi). 215. Quando una cosa percepita vuol dire che c un testimone dietro a quella percezione. Quando per lagente percipiente viene a mancare, com possibile percepire qualcosa? 216. Questo tman il testimone di se stesso, il quale si conosce da se stesso. Quindi lanima individuale il Supremo Brahman e nientaltro. 217. Quello che si manifesta nei tre stati di veglia, sogno e sonno profondo, quello che, sotto i diversi aspetti, ininterrottamente percepito come una serie ininterrotta dimpressioni del senso dellio, quello che, in quanto Testimone, osserva tutte le impressioni dellio, della buddhi,

ecc., le quali sono forme modificanti, quello che viene realizzato come sat-cit-nanda, sappi che esso ltman, il quale dimora nel tuo cuore. 218. Uno sciocco, osservando limmagine del sole riflessa nellacqua di una brocca, crede che sia il vero sole. Cos, per effetto dellillusione, egli sidentifica con il riflesso dellintelligenza pura, situato nelle guaine (updhi), considerandolo la propria realt. 219. Il saggio mette da parte la brocca, lacqua e il riflesso per osservare solo il sole, di per s risplendente, il quale, pur illuminando quei tre, ne rimane distaccato. 220. considerando non-reale il corpo grossolano, la buddhi e il riflesso dellintelligenza (cit) in essa, realizzando questo Testimone, questo S (tm) che intelligenza suprema e causa di tutto, dimorante nel segreto della buddhi, distinto dal veicolo grossolano e da 221. quello sottile, che eterno, onnipresente, onnipervadente, pi sottile del sottile, omogeneo, esente da parti interiori o esteriori, sempre identico a se stesso, realizzando questo S che lindividuo pu affrancarsi da tutti gli errori, lavarsi da ogni impurit, liberarsi dalla morte 222. e dalla sofferenza, divenendo oceano di beatitudine. Per chi aspira alla liberazione non v altro mezzo, per risolvere le catene della schiavit, se non realizzare la realt di se stesso. 223. La causa della liberazione lidentit con Brahman. Mediante ci il Saggio consegue Brahman, Uno-senza-secondo, beatitudine suprema. 224. Una volta compreso il Brahman non si ritorna pi nel mondo del samsra. Cos si deve realizzare la piena identit delltman con Brahman. 225. Brahm esistenza (realt-verit), conoscenza, infinito; esso puro, supremo, autoesistente, eterno, essenza di indivisibile beatitudine, non differente dallanima individuale, senza dentro n fuori, glorioso. 226. Esso il supremo non-duale, il reale, e nientaltro esiste. Nello stato di realizzazione della suprema realt (paramartha) non v pi alcun ente separato. 227. Questintero universo, che lignoranza proietta in molteplici forme, non altro che Brahman, libero dal condizionamento del pensiero. 228. Bench il vaso sia una modificazione dellargilla, esso non si differenzia da questa. Il vaso, nella sua natura, ovunque identico allargilla. Se lo si chiama vaso solo per semplice convenzione. 229. Nessuno pu dire che la natura di una brocca sia qualcosa di diverso dallargilla di cui fatta. La brocca quindi viene immaginata reale ma la realt suprema (paramartha) largilla. 230. Lintera esistenza, essendo leffetto del reale Brahman, non pu essere nientaltro che Brahman, perch non pu esistere indipendentemente da esso. Chi sostiene il contrario sotto limpressione dellillusione e parla come un addormentato. 231. In verit Brahman questo universo, cos afferma lAtharva Veda. Perci luniverso Brahman; una sovrapposizione non ha esistenza indipendentemente dal suo sostrato.

232. Se luniverso fosse autoesistente, ltman non sarebbe linfinita essenza; cos le Scritture sarebbero false e il Signore stesso sarebbe colpevole di dire una non-verit. Nessuna di queste ipotesi pu essere presa in considerazione da una grande anima. 233. Il Signore (Isvaro) che conosce lessenza della realt, ha sostenuto ci nel detto: Tutti gli esseri trovano dimora il Me, ma io trascendo loro.

234. Se luniverso fosse reale, esso dovrebbe essere percepito nel sonno profondo; ma poich non percepito, allora se ne deduce che irreale come un sogno. 235. Quindi luniverso non pu esistere indipendentemente dal supremo tman; e la percezione della sua separazione appare falsa, come la qualit azzurra attribuita al cielo. Un attributo sovrapposto perde completamente valore e significato quando lo si dissocia dal suo sostrato. lillusione che fa sembrare il sostrato come la stessa sovrapposizione. 236. Tutto ci che un individuo vittima dellillusione percepisce per errore, lo si pu considerare sempre Brahman. Lo splendore dellargento percepito non altro che una madreperla. Brahman il sempre esistente come questo universo, e ci che sovrapposto a Brahman pu essere solo un semplice appellativo di comodo (nama). 237. Quindi il supremo Brahman, il reale, non-duale, puro, essenza di conoscenza, incontaminato, supremamente pacificato, senza inizio n fine, senza attivit, della natura 238. dellessenza della beatitudine suprema, di l da tutte le differenziazioni create dalla my, eterno, felice, senza parti, incommensurabile, senza forma, immanifesto, senza nome, immutabile, autorisplendente, questo supremo Brahman il tutto. 239. I Saggi realizzano la suprema verit, nella quale non v distinzione tra il conoscitore, la conoscenza e il conosciuto, che indifferenziata, trascendente, compiuta e conoscenza assoluta. 240. Questo Brahman non pu essere accettato n rifiutato; esso di l dalla mente e dal linguaggio, incommensurabile, senza inizio n fine, pienezza, il S di tutti, grandezza ineguagliabile. 241. Se la sruti, nella massima Tu sei Quello, enuncia ripetutamente lidentit del Brahman col jiva, designati rispettivamente con Quello (tat) e Tu (tvam), spogliati entrambi degli attributi che vengono dati loro, occorre comprendere che tale identit non deve intendersi 242. nel senso letterale, ma nel senso implicito, dato che i due termini sono reciprocamente contradditori e opposti come lo sono il sole e la lucciola, il Re e il servitore, loceano e londa, il monte Meru e un atomo. 243. La distinzione tra questi due termini prodotta dalle sovrapposizioni, che non sono reali. Nel caso del Signore (Isvara), la sovrapposizione costituita dalla stessa my, la quale causata dal mahat; se invece si tratta del jiva effetto delle cinque guaine. 244. Quando le sovrapposizioni del jiva supremo e del jiva individuale vengono eliminate, non v pi n il jiva supremo n quello individuale. Quando il regno del Re e lo scudo del guerriero

sono assenti, in effetti non v pi n Re n guerriero. 245. La stessa sruti, con le parole: Ora segue lingiunzione, esclude ogni immaginazione di dualit nel Brahman. dunque indispensabile dissipare queste due sovrapposizioni per mezzo della diretta conoscenza, come nella sua autorit insegna la sruti. 246. N questo (parajiva) n questo (jiva) sono reali, essendo solo immaginari, come il serpente immaginato nella corda o come immaginato un sogno. Con la soluzione del mondo oggettivo (visto, percepito), lunit sottostante alle due sovrapposizioni pu essere conosciuta. 247. Perci per la comprensione dellassoluta unit dei due (Isvara e jiva), questi devono essere attentamente esaminati nel loro significato implicito. Non si deve usare n il metodo che sottintende un termine n quello che aggiunge un termine, ma occorre utilizzare entrambi i metodi.

248. Nella frase: Questo quel Devadatta (che si visto precedentemente altrove), si afferma lidentit dei due termini, eliminando i rispettivi attributi che si escludano reciprocamente. lo stesso nel detto: Tu sei Quello; il Saggio rigetta, in entrambi i termini, gli elementi 249. contradditori e riconosce la piena identit di tm e Brahm perch lattenzione si portata esclusivamente sulla loro essenza che comune. Inoltre in centinaia di grandi detti si menziona la piena identit-natura di Brahm e tm. 250. Eliminando lirreale alla luce di certi passi della sruti come: Esso non grossolano, ecc. si realizza ltman che autoaffermato, incondizionato come letere, che oltrepassa la stessa mente. Cos, rigetta la nozione di corpo che percepisci e con cui hai creato identificazione. Affermando: Io sono Brahman, con lintelletto purificato, potrai comprendere ltman che completa conoscenza-illuminazione. 251. Le modificazioni dellargilla, per esempio una brocca, che la mente considera reali (autoesistenti), non sono altro che argilla. Cos lintero universo che procede dal Brahman lo stesso Brahman. Poich non v altro che Brahman, unica realt, tu sei Quello, il puro, il supremo, il non-duale. 252. Come nel sogno il luogo, il tempo, gli oggetti, il conoscitore, ecc., non sono reali, cos il mondo dellesperienza di veglia, causato dallignoranza, non reale. E poich il corpo, gli organi, il prna, il senso dellio, ecc., non sono reali, tu sei Quello, il sereno, il puro, il supremo Brahman non-duale. 253. Ci che viene per errore immaginato autoesistere in quanto oggetto, si rivela, invece, quando la verit corrispondente conosciuta, come il sostrato e non differente dal sostrato. Luniverso di sogno, con la sua molteplicit, appare e scompare col sogno stesso, ma allo stato di veglia esso potr mai essere considerato come qualcosa di distinto dalla stessa mente? 254. Ci che di l dallo stato sociale, dal credo religioso, dalla famiglia; che di l dal nome e dalla forma, dalle qualit, dal pregio e dal difetto; che di l dal luogo, dal tempo e dagli oggetti dei sensi, Brahman, e tu sei Quello, contempla ci dentro di te.

255. Questo Supremo che di l dalla parola, ma entro la portata dellocchio della pura illuminazione, che immacolata unit di coscienza senza inizio, il reale Brahman, e tu sei Quello, contempla ci dentro di te. 256. Ci che non toccato dalle sei onde (fame, sete, sofferenza, illusione, decrepitezza e morte), ci su cui medita il cuore dello yogi, ma che non pu essere contemplato dagli organi sensori, ci che lintelletto non pu conoscere, ci che senza macchia Brahman, e tu sei Quello, contempla ci dentro di te. 257. Ci che il sostrato del mondo e dei suoi vari aspetti illusori, che si sostiene da se stesso, che distinto dal grossolano e dal sottile, che non ha parti e nessun paragone Brahman, e tu sei Quello, contempla ci dentro di te. 258. Ci che non ha nascita, crescita, evoluzione, declino, decrepitezza e morte; ci che indistruttibile, ci che causa di produzione, preservazione e dissoluzione delluniverso Brahman, e tu sei Quello, contempla ci dentro di te. 259. Ci che non ha differenziazione, n perdita della sua intrinseca caratteristica; che immobile come loceano senza onde; ci che eternamente libero ed omogeneo Brahman, e tu sei Quello, contempla ci dentro di te.

260. Ci che, sebbene uno, causa dei molti; ci che esclude ogni altra causa, ma esso stesso senza causa; ci che non ha riferimento alla causa-effetto; ci che indipendente Brahman, e tu sei Quello, contempla ci dentro di te. 261. Ci che libero dalle modificazioni mentali (nirvikalpakam), che infinito, inalterabile, di l dalle qualit di quiete o moto; ci che supremo ed eterno, felicit che non svanisce, ci che incontaminato Brahman, e tu sei Quello, contempla ci dentro di te. 262. Quella realt una che per illusione appare modificata nel mone, forma e qualit, come loro con tutte le sue modificazioni, Brahman, e tu sei Quello, contempla ci dentro di te. 263. Ci di l dal quale nulla pi esiste, ci che supremamente superiore a tutto, ci che linteriore e lessenza di unit, ci che verit, coscienza e beatitudine senza fine, ci che immutabile Brahman, e tu sei Quello, contempla ci dentro di te. 264. Sulla verit esposta tu devi meditare col tuo intelletto e ricorrere agli argomenti delle Scritture. E come attingi lacqua con il cavo della tua mano, similmente realizzerai la verit libera dallerrore. 265. Nel divenire della vita, realizzando la Conoscenza assoluta, libera dallignoranza e dai suoi effetti, come un Re in mezzo al suo esercito, occorre stabilizzarsi fermamente nel proprio S e risolvere luniverso nel Brahman. 266. Brahman, realt suprema e non-duale, risiede nella cavit della buddhi, di l dallessere e dal non-essere. Colui che, come tman, dimora in questo cavo non entrer pi nel grembo di un corpo (non rinascer pi).

267. Ma anche dopo aver assimilato la verit, pu rimanere una forte impressione, alla quale non si pu assegnare alcuna origine, di essere lagente e lo sperimentatore, causa di trasmigrazione, per ci, solo vivendo in uno stato interiorizzato di costante identit con ltman, ci pu essere rimosso. I Saggi affermano che la liberazione si ha quando nel presente vengono estinte le impressioni passate (vasana). 268. La condizione di io e mio, di corpo, organi, ecc., rappresenta il non-S; questa sovrapposizione devessere risolta dal Saggio creando lidentit col proprio tman. 269. Conoscendo ltman interiore come il testimone della buddhi e delle sue modificazioni, occorre affermare lidea: Io sono ci, rimuovendo la falsa identificazione col non-S mediante il S. 270. Trascendendo le consuetudini sociali spazio-temporali, trascendendo lidea del corpo, trascendendo le stesse Scritture, compi la rimozione delle tue sovrapposizioni. 271. Molti non pervengono alla Conoscenza per listanza-desiderio delle consuetudini sociali spazio-temporali, per listanza-desiderio delle Scritture, per listanza-desiderio del corpo. 272. I Saggi considerano queste tre istanze-desideri come le catene che tengono stretti i piedi di chi cerca la liberazione dalla schiavit del samsra. Colui che da ci si affranca ottiene la liberazione. 273. Il gradevole odore della pianta dagaru, che coperto dal fetore dellacqua stagnante, ricompare quando viene rimosso lo strato stagnante estraneo. 274. Come quellodore di pianta, cos il profumo del supremo S attutito dalle esalazioni dei persistenti desideri che hanno infangato la mente. Ma con il tocco della conoscenza esso riappare chiaramente. 275. Il profumo del S, attenuato dai desideri-impressioni che portano al non-tman, si automanifesta quando essi sono risolti mediante lininterrotta concentrazione sul S. 276. Man mano che la mente diviene stabilizzata nella condizione soggettiva, abbandona gradualmente i desideri esteriori, e quando ci si liberati dallultimo desiderio, non vi alcun ostacolo per la realizzazione del S. 277. Quando lo yogi stabilito nel suo proprio S, la mente viene neutralizzata e le vasana spariscono; quindi compi la rimozione delle tue sovrapposizioni. 278. Il tamas risolto dallazione congiunta del rajas e del sattva; il rajas lo mediante il sattva, e il sattva si risolve nello stato puro. Quindi col sattva compi la rimozione delle tue sovrapposizioni. 279. Di certo il tuo parabdha manterr il corpo in vita; quindi rimani calmo e fermo e compi la rimozione delle tue sovrapposizioni.

280. Meditando: Io non sono lanima vivente, ma: Io sono il supremo Brahman ed eliminando il desiderio-impressione precedentemente prodotto, compi la rimozione delle tue sovrapposizioni. 281. Conoscendo che il tuo stesso S il S di tutto, mediante le Scritture, il ragionamento intelligente e lesperienza diretta compi la rimozione delle tue sovrapposizioni. 282. Poich di l persino dal mangiare ed evacuare, il Saggio non adempie pi azioni. Cos, contemplando unicamente e costantemente Quello, compi la rimozione delle tue sovrapposizioni. 283. Con la conoscenza illuminante dellunit delltman con Brahman, proclamata dalle principali massime, come ad esempio: Tu sei Quello, e affermando lidentit tmanBrahman, compi la rimozione delle tue sovrapposizioni. 284. Io esisto come corpo, fino a quando questa nozione non viene sradicata, sii vigilante, concentrati sul S e compi la rimozione delle tue sovrapposizioni. 285. O saggio, finch in te persiste fossanche nel sogno la percezione del mondo oggettivo e del jiva, compi senza sosta la rimozione delle tue sovrapposizioni. 286. Non farti prendere n dalla pigrizia n dai pensieri di ordine mondano n dagli oggetti sensoriali n da altra dimenticanza, ma focalizza la tua mente sulltman. 287. Da questo corpo che hai ereditato dai tuoi genitori e che costituito di carne ed impurit, tieniti a debita distanza come fosse un reietto, e raggiungi lo scopo della tua esistenza: essere Brahman. 288. Come letere racchiuso in una brocca simile allinfinito etere esterno, cos il jivtman simile alltman supremo; o saggio, meditando sulla loro identit sii in pace. 289. Realizzandoti come lautorisplendente Brahman, sostrato unico di tutte le apparenze, rinuncia al macrocosmo e al microcosmo perch sono ricettacoli impuri. 290. Trasferendo la tua attenzione dal corpo alltman, che esistenza, coscienza e beatitudine, e risolvendo altres il corpo sottile, sii per tutta lesistenza isolato dalla my. 291. Quel Brahman in cui si riflette, come una citt in uno specchio dacqua, lintero universo, sei tu. Riconosci questa verit, e lo scopo della tua esistenza sar raggiunto. 292. Se realizzi lUno senza secondo che sat-cit-nanda, di l da tutte le forme e da ogni agire tu porrai fine allillusione di essere i tre corpi. Cos, come lattore allultimo atto, saprai gettare la maschera del personaggio con cui ti sei identificato. 293. Se luniverso fenomenico non ha realt, se lindividualit, essendo peritura, non assoluta, allora questa individualit come pu affermare: Io conosco tutto? 294. Reale invece ltman, il quale rappresenta il Testimone dellindividualit ed presente anche nello stato di sonno profondo. La sruti, infatti, cos si esprime: Quello non mai nato, n

muore mai. Cos ltman di l dallessere (sad) e dal non-essere (asad). 295. Colui che percepisce il cambiamento deve necessariamente essere permanente e senza cambiamento. La non-realt del corpo grossolano e sottile confermata in ogni istante dal movimento immaginativo dello stato di veglia, di sogno e di sonno profondo. 296. Quindi, non pensare di essere un corpo grossolano, sottile o un semplice io perch queste cose sono proiezioni della buddhi. Realizza invece ltman, la cui realt trascende il passato, il presente e il futuro, e conseguirai la Pace suprema. 297. Non identificarti ancora con la tua famiglia, con i tuoi parenti, con il tuo nome, con la tua forma e gli stadi di vita perch queste categorie appartengono a quel corpo grossolano che ammorba di marcio cadavere. Rinuncia anche allidea di essere lagente dellazione o il soggetto sensibile perch essi sono attributi del corpo sottile, e svlati come essenza di beatitudine. 298. Sono riconosciuti altri ostacoli che trascinano nel samsra, ma, come stato gi detto, lostacolo principale rappresentato dalla prima modificazione della mya: il senso dellio . 299. Fino a quando esiste una pur minima relazione con questo pericoloso ahamkra, la liberazione lontana perch questa esclude la differenziazione. 300. Quando il discepolo si libera dalla morsa dellahamkra, come la luna dalle strette del demone Rhu, riprende la sua vera natura, la sua pienezza, la vera beatitudine e lilluminazione. 301. L io sono questo, espresso dal corpo e originato dalla buddhi sotto limpressione dellignoranza, devessere risolto; cos, eliminato ogni ostacolo, ltman si riconosce Brahman. 302. L ahamkra, come un possente e terribile serpente, si arrotola con le sue teste che sono i guna intorno al prezioso tesoro della beatitudine brahmanica. Solo il conoscitore, con la tagliente spada della realizzazione affilata dalla sruti, potr fendere le tre teste, conquistando quel tesoro di beatitudine. 303. Fino a quando permane una pur minima traccia di veleno nel corpo, ci si potr mai considerare guariti? Cos legotismo nel corpo produce lo stesso effetto: ostacola la liberazione dello yogi. 304. con lestinzione dellahamkra, con la cessazione delle modificazioni mentali, col discernimento del Reale che si pu sperimentare: Io sono Quello. 305. Cos, senza porre indugio, cessa dimmedesimarti con lahamkra, con lo sperimentatore, semplice riflesso delltman; con quel senso dellio che ti ha fatto conoscere la sofferenza della nascita, della vecchiaia e della morte, per quanto tu sia stato sempre il Testimone, essenza di conoscenza e di beatitudine assoluta.

306. Per quanto tu possa identificarti con il senso dellio, sappi, in verit, che per te non ci sono trasmigrazioni, per te che sei sempre identico a te stesso, onnipresente, conoscenza e beatitudine

assolute, gloria effulgente. 307. Perci, con la spada della realizzazione, risolvi lahamkra, il tuo nemico, simile alla spina nella gola di un commensale, e godi in libert e allistante la beatitudine maestosa che ti appartiene. 308. Controllando le modificazioni dellio e distaccandoti dalle colorazioni del mondo, mediante la realizzazione della suprema Realt, affrancati dalla dualit e svela la pienezza delltman nella pace brahmanica, perch solo cos potrai realizzare la tua infinita natura. 309. Sappi comunque che questo terribile io, per quanto tu lo creda sradicato, pu riapparire anche per un istante nella tua mente, provocando centinaia di calamit, pari alle nuvole minacciose che si agitano nella stagione delle piogge. 310. Una volta aggiogato il tuo nemico egoico, neanche per un istante devi immaginare gli oggetti sensoriali, perch immaginandoli che li richiami alla vita, come un cedro disseccato pu rifiorire con un semplice getto dacqua. 311. Colui che sidentifica col corpo avido di piaceri sensoriali, ma colui che si distacca dal corpo, come pu avere appetiti? La tendenza ad immaginare gli oggetti sensoriali rappresenta la vera causa della schiavit e della distinzione. 312. Quando fioriscono gli effetti (oggetti di desiderio), anche i loro semi-cause (i desideri) crescono proporzionalmente; al contrario, quando gli effetti vengono risolti, anche le cause vengono eliminate. Perci occorre risolvere gli effetti. 313. Quando le vsan (semi o tendenze subconsce) fioriscono, gli effetti si moltiplicano, e quando gli effetti sintensificano, le vsan si espandono. Cos (con questo meccanismo) il samsra si perpetua. 314. Per spezzare la catena del samsra si devono incenerire due cose: desiderio e oggetto del desiderio. Essi sono produttori di vsan. 315. Le vsan, arricchite da questi due fattori, determinano a loro volta samsra. Comunque, i tre condizionamenti si distruggono scorgendo in tutti i luoghi, tempi e in tutte le circostanze 316. Brahman e solo Brahman. Cos i tre, con lardente aspirazione ad essere uno con Brahman, saranno dissolti. 317. Con la fine dellestroversione vi la fine dellimmaginazione verso gli oggetti sensoriali e, conseguentemente, la distruzione delle vsan. La distruzione delle vsan si chiama moksa, cio liberazione in vita (jivanmukti). 318. Quando lanelito a realizzare Brahman si manifesta con reale forza e con limpeto dovuto, le vsan svaniscono immancabilmente, come le oscure tenebre spariscono alla chiara luce del sole nascente. 319. Come loscurit, con i suoi effetti, sparisce al sorgere del sole, cos allalba della realizzazione della beatitudine non-duale spariscono, senza lasciare traccia, la schiavit e la sofferenza.

320. Provocando la soluzione del mondo oggettivo e di quello soggettivo e meditando sulla Realt quale pura beatitudine, consuma il tempo vigilando sui residui del prrabdhakarma (il karma gi maturato). 321. Non si deve dimenticare lattenzione sul Brahman. Il figlio di Brahm ha considerato la disattenzione sinonimo di morte. 322. Il pi grande pericolo per un jnani quello di non porre lattenzione sulla propria reale natura. Da ci derivano lillusione, lio, la schiavit e, infine, la sofferenza-miseria. 323. Anche un essere avanzato, che conserva inconsciamente un desiderio per un oggetto dei sensi, dovr pagare cara la sua svista perch sar ossessionato dalla predisposizione negativa della mente, come listanza passionale dellamante ossessiona lamato. 324. Come il muschio lasciato per un attimo si riproduce fino a coprire la superficie dello stagno, cos la my ricopre quel saggio aspirante che dimentica se stesso. 325. Se la mente dimentica anche per un istante il suo ideale, divenendo estrovertita, allora cadr sempre pi in basso, come una palla lungo una gradinata. 326. La mente, entrando in contatto con gli oggetti sensoriali, immagina le loro qualit. Quando la sua riflessione viene a maturit, nasce il desiderio, e sotto limpressione del desiderio si sforza di possedere loggetto. 327. Per colui che persegue la conoscenza del Brahman non v morte peggiore della disattenzione; ma che ha la mente stabile ottiene completo successo. Quindi occorre avere la mente ferma sulltman. 328. La disattenzione allontana dalla reale natura, cos colui che caduto dalla sua reale natura viene a rovina, per cui difficile sollevarsi. 329. Occorre distogliere la mente dagli oggetti dei sensi; limmaginazione la causa di tutti i mali. Il jiva che, durante lesistenza terrena, si isolato dagli oggetti sensoriali, conserver, dopo la morte corporale, lo stesso isolamento. Lo Yajur Veda afferma che si rimane schiavi del timore se sussiste la pi debole traccia di differenziazione. 330. Quando laspirante, nellinfinito Brahman, percepisce erroneamente una pur minima differenziazione, ci diviene per lui fonte di paura. 331. Colui che sidentifica con il mondo delle forme, mondo negato dalla sruti, dalla smrti e da centinaia di ragionamenti, si espone ad una lunga serie di conflitti perch somiglia ad un ladrone che, avendo commesso un atto proibito, vive con la paura di essere arrestato. 332. Colui che si consacra alla meditazione sulla realt e che si affranca dallignoranza, raggiunge la gloria eterna delltman. Ma colui che si fonda sulla non-realt votato alla perdizione. ad una prova di questo genere che si ricorre per riconoscere se un individuo capace o no di un misfatto.

333. Lasceta deve rinunciare a soffermarsi sulla non-realt, causa di schiavit e, concentrandosi sulltman, deve riconoscersi come: Io sono Questo (ahamasmitya). Se si stabilisce fortemente nel Brahman, realizzandone lidentit, sentir il prorompere della beatitudine. Avr cos estirpato il conflitto che nasce dallignoranza e che si prova nello stato di asservimento. 334. La costante attenzione sugli oggetti sensoriali produce pensieri e frutti pi abbondanti. Quando il discernimento fa comprendere questa verit, ci si distoglie da quegli oggetti e si consapevoli delltman.

335. Quando il mondo fenomenico cessa di esistere, la mente esperimenta la quiete, e con la mente calma si svela il paramtman. Con la realizzazione del paramtman si rompe la catena delle nascite e delle morti; cos il superamento del mondo fenomenico rappresenta il primo passo per accedere alla totale liberazione. 336. Chi quellesperto che essendo capace di discernere il reale dallirreale, credendo nella sruti, avendo locchio interiore rivolto verso ltman, suprema Realt, ed essendo un ricercatore della libert vuole ancora agire come un bambino e ritornare alle illusioni del mondo sensoriale, provocando la sua caduta? 337. Non v liberazione per colui che rimane attaccato ai suoi vari corpi; il liberato non aderisce a nessuno di essi. Il dormiente non sveglio, n lo svegliato dorme: i due stati si escludono reciprocamente. 338. libero colui che, avendo la mente purificata, riconosce ltman quale sostrato delle cose mobili e immobili. Eliminando tutte le sovrapposizioni ci si riconosce come assoluto e infinito tman. 339. Riconoscere luniversale mondo come tman rendersi totalmente liberi dalla schiavit. Non v niente di pi alto che lidentit delltman col tutto. Tale stato raggiunto da colui che risolve il mondo oggettivo fenomenico ritrovandosi tman eterno. 340. Come possibile la soluzione del mondo fenomenico per colui che si crede corpo, la cui mente aderisce al piacere sensoriale e che produce azioni atte a rafforzare tale piacere? Questa soluzione pu essere effettuata da colui che ha rinunciato, con perseverante pazienza, ad ogni dharma (dovere mondano), ad ogni karma (azione profana) e ad ogni oggetto sensoriale per limperitura beatitudine delltman. 341. Per lasceta che ha ricevuto linsegnamento della sruti e coltivato la calma e lautocontrollo prescritto il samdhi come unico mezza per risolvere luniverso oggettivo nelltman. 342. Anche le persone esperte tranne coloro che, mediante il nirvikalpa samdhi, hanno realizzato la perfetta serenit non possono risolvere improvvisamente lio, una volta divenuto forte. Daltra parte le vsan sono leffetto di innumerevoli nascite. 343. Il potere di proiezione, associato alla potenza velatrice, cattura e vela lindividuo con il sentimento dellio.

344. Dominare il potere proiettivo, prima che quello velante sia stato ridotto allimpotenza, cosa difficile, ma il rivestimento che nasconde ltman viene a dissiparsi se laspirante capace di discernere il soggetto dalloggetto, come il latte si distingue dallacqua. La vittoria non tuttavia completa fino a quando gli ostacoli non sono definitivamente eliminati, e questo evento pu verificarsi quando gli oggetti immaginati del mondo sensibile non producono la bench minima modificazione mentale. 345. La perfetta discriminazione, che nasce dalla diretta conoscenza, permette di riconoscere la vera natura del soggetto da quella delloggetto e quindi di liberarsi dal giogo dellillusione (my). Quando questo giogo si spezza, il samsra sparisce. 346. La conoscenza che lindividuale e luniversale sono tuttuno, distrugge limpenetrabile foresta di avidy. In chi ha realizzato la natura della non-dualit non pu esserci alcun germe di future trasmigrazioni.

347. Il velo che nasconde la verit viene rimosso quando la realt realizzata nella sua pienezza. Allora saranno risolte la falsa conoscenza causata dalle modificazioni mentali e la sofferenza che ne consegue. 348. Questo triplice risultato prodotto, a proposito del serpente, quando si riconosce la vera natura della corda. Cos, ci si eserciti a discriminare la vera natura delle cose, al fine di rompere le catene della schiavit. 349. Come il ferro a contatto col fuoco diviene fuoco, cos la mente, mediante limmanenza di Brahman, si manifesta come conoscitore e come oggetto di conoscenza. E come in questi tre stati: sonno, sogno e veglia si constata che il soggetto e loggetto effetti della mente 350. non hanno realt assoluta, cos le modificazioni della prakrti, dal senso dellio fino ai contenuti delle vsan e al corpo grossolano, non sono reali (assolute) perch subiscono dei cambiamenti incessanti, mentre ltman rimane costante. 351. La natura del supremo tman quella delleterna, non-duale, indivisibile, unica forma, conoscenza-coscienza (cit); esso il testimone della buddhi e dei suoi effetti, non n grossolano n sottile, lIo interiore, vero soggetto, eterna beatitudine. 352. Cos il Saggio, discernendo il reale dallirreale, riconoscendo la Verit con lilluminazione della sua conoscenza, realizzando il proprio S, in quanto intelligenza indivisibile, diviene libero da tutti gli ostacoli e stabilito nella pace. 353. Realizzando ltman, lUno senza secondo nello stato di nirvikalpa samdhi, di colpo si tagliano tutti i ceppi dellignoranza (ajnana). 354. Le illusorie idee quali io, tu, questo, quello nascono dallimperfezione della buddhi e sono sovrapposte al supremo tman, che assoluto e non-duale. Ma quando la reale natura del Brahman si rivela nel corso del samdhi, le sovrapposizioni sono dissolte. 355. Calmo (snto), padrone di s, supremamente raccolto, fermo nella tolleranza, assorto nella pratica del samdhi, il ricercatore contempla costantemente il proprio S come tman

universale. Con questa sdhan perviene a neutralizzare tutte le immaginazioni che nascono dallignoranza e quindi, affrancato da tutte le azioni e di l da ogni modificazione mentale, vive nella beatitudine del Brahman. 356. Sono liberi dalla schiavit delle rinascite solo coloro che raggiungono il samdhi, immergendo cos il mondo oggettivo, gli organi sensoriali, la mente e lio nelltman, intelligenza suprema; tutti gli altri non sono che ciarloni i quali si servono della conoscenza indiretta. 357. I condizionamenti (updhi) sono tanti che lindividuo crede che nel S esista la molteplicit. Ma, rimossi tali condizionamenti, egli si scopre come immortale tman. Che il saggio aspirante si dedichi, dunque, esclusivamente alla ricerca del nirvikalpa samdhi al fine di risolvere questi condizionamenti. 358. Come il bruco, aspirando ardentemente ad essere vespa, diviene vespa, cos laspirante, contemplando acutamente il reale, realizza il reale. 359. E come il bruco, mettendo da parte ogni altro interesse, aspira intensamente ad essere solo vespa, cos lo yogi, contemplando solo il paramtman, realizza il paramtman.

360. La reale natura del paramtman estremamente sottile e non pu essere accessibile alla mente estrovertita. Essa accessibile solo a quelle anime elevate, dalla mente perfettamente purificata, mediante il samhdi, e per la straordinaria acutezza della buddhi. 361. Come loro sottoposto allazione del fuoco abbandona le sue impurit riprendendo la propria lucentezza, cos la mente, con la meditazione, si purifica dalle scorie del sattva, del rajas e del tamas, realizzando la natura del Brahman. 362. Quando, cos purificata, la mente simmerge nel Brahman, il samdhi passa dal savikalpa a quello nirvikalpa, conducendo direttamente alla realizzazione dellessenziale beatitudine nonduale. 363. Con questo samdhi, tutte le vsan che costringono lindividuo nei ceppi sono distrutte e il karma ugualmente risolto; cos, dentro e fuori, ovunque e sempre avviene il manifestarsi spontaneo della propria natura. 364. La riflessione personale pu considerarsi cento volte pi efficace dellascolto, la meditazione centomila volte pi efficace della riflessione, ma il nirvikalpa samdhi non ha paragone. 365. La vera natura del Brahman pu essere realizzata in tutta la sua evidenza e nella sua pienezza nel nirvikalpa samdhi. Altro mezzo non v perch la mente instabile sempre incline ad associarsi ad altre percezioni. 366. Perci calma la tua mente, controlla i tuoi sensi, assorbiti nellinteriore e supremo tman, realizza la tua identit con quella realt, e le tenebre, prodotte dallavidy, si dissiperanno per sempre.

367. La prima tappa dello yoga consiste nel: controllo della parola, non accettazione degli oggetti superflui, non avere aspettative, nellessere libero da azioni egocentriche, nel vivere in solitudine. 368. La vita di solitudine aiuta a controllare gli organi sensoriali, il controllo dei sensi serve a dominare la mente, e con il controllo della mente viene trasceso il senso dellio. Leliminazione dellio porta lo yogi a realizzare in modo ininterrotto lessenza della beatitudine del Brahman; di conseguenza il discepolo devessere sempre impegnato a tenere citta (il mentale) in silenzio. 369. Frena, dunque, la parola nel manas, il manas nella buddhi, la buddhi nel Testimone e questo dellinfinito e assoluto tman. Solo allora otterrai la suprema pace. 370. Qualunque sia il condizionamento: corpo, energia vitale, organo sensoriale, mente, intelletto (buddhi), ecc., lo yogi che cos si pensa diviene conseguentemente condizionato. 371. Quando questo condizionamento completamente risolto, il muni (chi ha realizzato il Silenzio) si distacca da tutto, sperimentando lessenza della beatitudine. 372. Solo il discepolo spassionato adatto per questo integrale distacco; solo il discepolo spassionato, che desidera essere libero, pu rinunciare ad ogni tipo di interno ed esterno attaccamento. 373. Solo il discepolo spassionato, profondamente stabilito in Brahman, pu distaccarsi da tutti gli oggetti esterni dei sensi e dallo stesso io. 374. Comprendi, o saggio discepolo, che la spassionatezza e il discernimento illuminante sono per lindividuo (purusa) ci che le due ali sono per luccello. Se anche una di queste due qualit fa difetto, non si potr raggiungere la pianta della liberazione arrampicata sulla cima delledificio. 375. Solo laspirante che spassionato pu sperimentare il samdhi, solo chi ha avuto esperienza del samdhi consegue stabile realizzazione, solo che ha realizzato la verit si libera dalla schiavit, e solo chi libero svela linalterabile beatitudine. 376. Per il discepolo che padrone di s non conosco migliore strumento per conseguire la beatitudine se non vairgya (spassionatezza o distacco). Se poi vairgya unito alla pi alta e pura conoscenza delltman si ottiene la completa sovranit che, a sua volta, porta alla liberazione. Cos, per il tuo bene, sii spassionato, per le cose interiori ed esteriori, e concentra la tua coscienza eternamente sulltman. 377. Spezza dunque ogni desiderio per gli oggetti dei sensi, pericolosi veleni forieri di morte; abbandona lorgoglio di casta, di famiglia e di stadio sociale; astieniti dallagire, non identificarti col corpo, la mente, ecc., cose tutte irreali, e fissa la tua coscienza sulltma perch, in verit, tu sei il Testimone, tu sei Brahman, privo di dualit, supremo, non contaminato dalla mente. 378. Ponendo la mente ferma sul Brahman, raffrenando gli organi dei sensi nei rispettivi centri, con i corpi sottomessi e i bisogni trascesi, raggiungi la tua identit con Brahman. Sii unit con

Esso e dissetati alla sorgente brahmanica che sta in te. A che cosa possono mai servirti le futili cose di questo mondo? 379. Rinuncia a tutto ci che non-S, generatore di sofferenza, e contempla ltman che beatitudine e fonte di liberazione. 380. In te risplende leterno tman, il Testimone universale, immanente nellintelletto. Rigettando ogni pensiero, contempla questo tman distinto dal non-reale e comprendilo come te stesso. 381. Contemplando continuamente questo tman, senza altri pensieri, lo realizzerai chiaramente come la tua reale natura. 382. Rafforza la tua identit con ltman e ripudia contemporaneamente il senso dellio con le sue modificazioni, le quali non hanno alcun valore, come non lo ha un vaso che si rotto. 383. Fissa il tuo organo interno purificato sulla tua reale natura, sul Testimone, sulla conoscenza e, a poco a poco, rendendoti calmo, realizza il tuo proprio tman. 384. Questo tman che senza limiti e senza parti, che esente da condizionamenti come il corpo, gli organi dei sensi, i prna, la mente, il senso dellio, ecc., proiezioni tutte dellignoranza questo tman, simile a etere infinito, devessere da te realizzato. 385. Cessa di associare alletere i molteplici updhi, come ad esempio la brocca, il vaso, il granaio, lastuccio per gli aghi, ecc., perch letere uno e non molteplice; cos il Supremo, quando libero dalle sovrapposizioni dellio, ecc., in verit Uno. 386. Dal trascurabile organismo unicellulare fino allo stesso Brahm, tutte le sovrapposizioni sono non-reali. Perci realizza ltman il quale rimane il solo e illimitato S. 387. Il sostrato che, in virt dellerrore, simmagina essere una cosa qualunque, si rivela con la giusta discriminazione come lo stesso sostrato. Dissipata la illusione, la Realt si svela; il serpente, percepito per errore, diviene un semplice pezzo di corda; cos lintero universo non altro che tman. 388. Il S Brahm, il S Visnu, il S Indra, il S Siva, il S lintero mondo. Non esiste altro che il S. 389. Il S dentro e anche fuori, il S avanti e anche dietro, il S al nord e anche al sud, il S sotto e anche sopra. 390. Come le onde, la schiuma, il vortice, la bolla, ecc., nella loro essenza non sono che acqua, cos tutto ci che esiste, dal corpo grossolano allio, ecc., non altro che cit (conoscenza suprema), puro ed omogeneo. 391. Luniverso intero conosciuto mediante la mente e la parola non altro che Brahman. Vi solo Brahman che dimora di l dalle pi sottili sfere di prakrti. In che cosa la brocca, la giara, ecc., differiscono dallargilla di cui esse sono fatte? Per parlare del mio e del tuo bisogna veramente che lindividuo sia stato ubriacato dal vino di my.

392. La sruti, nel passo: Laddove non si vede pi niente, dichiara lassenza della dualit, rimuovendo, cos, tutte le false sovrapposizioni. 393. Come letere (ksa), il supremo Brahman incontaminato, illimitato, senza moto, identico a se stesso; esso non ha interiorit o esteriorit; esso esistenza una, non-duale, il S di se stesso. Vi pu mai essere altro oggetto di conoscenza? 394. Non comunque il caso di dilungarci. Il jiva non altro che il Brahman, e lo stesso dispiegamento delluniverso Brahman. La sruti indica che Brahman senza secondo. un fatto irrefutabile che i grandi Saggi dalla mente illuminata, i quali hanno tagliato i contatti col mondo dei nomi e delle forme e realizzato lidentit con Brahman, vivono in unit con Brahman, eterna conoscenza e beatitudine. 395. Abbandona le illusioni che lio ha seminato nel corpo grossolano, vaso dimpurit; fai altrettanto col corpo sottile, che inconsistente come una nuvola; comprendi infine che Brahman, essenza di beatitudine eterna, di cui le Scritture affermano la gloria, il tuo S e realizzati in quanto Brahman. 396. Fino a quando lindividuo volge lattenzione a questo corpo che gi puzza di cadavere, rimane impuro e subisce gli attacchi dei suoi nemici: nascita, malattia, morte, ecc. Ma quando egli perviene alla conoscenza di se stesso e si mantiene puro e inalterabile, si libera da tali incompiutezze. Ci lo conferma anche la sruti. 397. Quando sono rimosse tutte le sovrapposizioni apparentemente esistenti, allora non rimane altro che il supremo Brahman, infinito, non-duale, il quale di l da ogni attivit. 398. Quando le modificazioni della mente si sono riassorbite nel supremo S, nel Brahman indifferenziato, il mondo fenomenico cessa di essere percepito. A questo punto ogni disputa ha termine. 399. Nella Realt una, il mondo non che semplice rappresentazione mentale. Come pu esserci diversit in Quello che senza cambiamento, senza forma e assoluto? 400. Nella Realt una, priva del vedente, del visto e della visione; nella Realt una assoluta, che senza cambiamento e senza forma, dove pu esserci traccia di dualit? 401. Nella Realt una, immutabile, senza forma, assoluta, simile alloceano dopo una dissoluzione del mondo, dove pu esserci traccia di diversit? 402. Come pu esserci diversit nella suprema Realt, nellUno senza secondo, nellAssoluto dove la radice dellillusione si dissolve come le tenebre di fronte alla luce? 403. Come si pu parlare di diversit nella suprema Realt una ed omogenea? Chi mai ha riscontrato traccia di diversit nella beatitudine del sonno profondo? 404. Anche se la suprema Realt non ancora conosciuta, si pu capire come il mondo dei nomi e delle forme non pu sussistere nel Brahman inqualificato, nellEssere senza macchia. In

nessuna modalit temporale pu mai esistere la presenza del serpente nella corda, o quella di una goccia dacqua nel miraggio di un lago. 405. La sruti dichiara che dvaita (dualit) my, mentre la Realt suprema advaita (nondualit). Ci viene confermato nel sonno profondo. 406. I Saggi hanno osservato che la sovrapposizione identica al sostrato, come il serpente alla corda. lillusione che crea la differenza. 407. Questo universo immaginario ha la sua radice nel citta (mente) e svanisce quando il citta risolto. Rafferma, dunque, il tuo citta e immergilo nel supremo S. 408. Con il samdhi il Saggio realizza, nel suo cuore, linfinito Brahman come essenza di conoscenza e beatitudine; (Brahman) che incomparabile, di l da ogni limitazione, sempre libero, che non agisce e che, come letere, indifferenziato ed incondizionato. 409. Con il samdhi il Saggio realizza, nel suo cuore, linfinito Brahman che di l dalla causa e dalleffetto. Esso non pu essere pensato n verbalizzato; come dichiarato dai Veda, omogeneo, incomprensibile, di l da tutte le prove empiriche. Esso compreso come S. 410. Con il samdhi il Saggio realizza, nel suo cuore, linfinito, lincorruttibile e immortali Brahman; lEssere positivo che, escludendo ogni negativit (dualit), calmo come loceano privo di onde, senza nome, senza merito n demerito, eterno, pacificato, Uno-senza-secondo. 411. Con il samdhi, quando il tuo antahkarana (organo interno) stato risolto, contempla in te stesso ltman la cui gloria eterna, metti fine alla schiavit del tuo passato, e sforzati di raggiungere diligentemente il fine per il quale hai preso un corpo umano. 412. Medita sulltman che risiede nel tuo cuore, privo di limitazioni, che sat-cit-nanda e non-duale. Solo cos non sarai aggiogato alla catena delle nascite e delle morti. 413. Dopo aver contemplato il corpo come gi cadavere, luomo saggio non lo considera pi, anche quando, come unombra, a causa dei frutti del karma passato, lo percepisce ancora. 414. Nel realizzare ltman, eterna intelligenza e beatitudine senza macchia, distaccati dallimpuro, inerte e imprigionante corpo. Dovresti persino cancellarlo dalla tua memoria. 415. Dopo aver dissolto, nel fuoco indifferenziato del Brahman, il corpo alla sua radice, il Saggio dimora nel puro tman, conoscenza-beatitudine eterna. 416. Che il suo corpo, tessuto dal filo del prrabdha, cada in rovina o si mantenga in vita, il conoscitore della Verit non se ne preoccupa. Forse che una vacca si preoccupa della ghirlanda di fiori appesa al suo collo? La mente del risvegliato ha cessato di proiettare perch entrata nella pace del Brahman, essenza di beatitudine. 417. Quando ha realizzato ltman, infinita beatitudine, quale suo proprio S, per quale motivo o per amore di che cosa il conoscitore della Verit dovrebbe preferire il corpo?

418. Lo yogi, che un jivanmukta, gioisce della beatitudine eterna e sente questa presenza dentro e fuori di s. 419. Il frutto della spassionatezza la conoscenza, quello della conoscenza il distacco dai piaceri sensoriali, il distacco conduce allo velamento della beatitudine e questa alla pace. 420. Quando si scopre che i frutti di uno stadio (della sdhan) non sono presenti, vuol dire che lo stadio precedente non era stato perfezionato. Se gli stadi sono tutti realizzati, la soluzione del mondo oggettivo inevitabile, e la pienezza e lincomparabile beatitudine si succederanno gradualmente e in modo naturale. 421. Leffetto della conoscenza la divina indifferenza verso la sofferenza visibile (karma maturato). Chi quellindividuo che, avendo commesso errate azioni nello stato di ignoranza, oserebbe commetterle ancora possedendo il discernimento? 422. Lemancipazione dallirreale frutto di conoscenza, mentre lattaccamento allirreale frutto dignoranza. Avviene la stessa cosa di fronte ad un miraggio, o altra illusione: c chi lo crede reale e chi, invece, sa di che cosa si tratta. 423. Se laspirante ha tagliato nel suo cuore tutti i nodi dellignoranza, avendo trasceso ogni piacere sensoriale, quale causa potrebbe sospingerlo allazione imprigionante? 424. Quando gli oggetti dei senso hanno perduto il potere di stimolare le vsan, si attua il massimo distacco; difatti la conoscenza massima si svela quando non sussiste pi il senso dellio. Il culmine del raccoglimento interiore raggiunto quando le vrtti (modificazioni o funzionamenti del citta) non si esprimono pi. 425. Affrancato dallillusione degli oggetti sensoriali, il Saggio dimora costantemente in identit col Brahman. Se gli viene offerta qualche cosa, il godimento che pu provare non che apparente, infatti si comporta come un individuo semi-addormentato o come un bambino perch non accorda a questo mondo transeunte nessun valore, come non ne accorda alcuno ad unallucinazione onirica. Di tutto ci egli ha solo una conoscenza fortuita. Un tale essere raro sulla terra; ma egli raccoglie il frutto di innumerevoli meriti e va a lui ogni venerazione e benedizione. 426. Questessere di ferma sapienza dimora in identit col Brahman, esprimendo la beatitudine inalterabile, di l da ogni modificazione e da ogni attivit. 427. Quando la mente riconosce lidentit delltman col Brahman, quando ha trasceso le sovrapposizioni e quindi la dualit, quando permeata dalla pura conoscenza, chiamata suprema illuminazione. Colui che ha questa illuminazione conosciuto come un essere di ferma sapienza. 428. Colui che ha questa ferma sapienza, che svela linterna beatitudine e che ha dimenticato luniverso dei fenomeni considerato un jivanmukta. 429. Colui che in identit col Brahman, conservando nondimeno una completa vigilanza e che nello stesso tempo si affrancato dalle qualit dello stato di veglia, per cui la conoscenza non

proviene dai dati forniti dalle vsan (non , quindi, conoscenza sensoriale), considerato un jivanmukta. 430. Colui che ha placato ogni inquietudine per il samsra, che, quantunque possessore di un corpo composto di parti, rimane in se stesso senza parti, e la cui mente si affrancata da ogni irrequietezza, considerato un jivanmukta. 431. Lassenza di nozioni quali io e mio, per quanto si possieda un corpo-ombra, la caratteristica del jivanmukta. 432. Non considerare pi il passato, non tormentarsi pi per il futuro e vedere il presente con divina indifferenza sono le caratteristiche del jivanmukta. 433. Contemplare con occhio equanime questo mondo divorato da elementi contrastanti, apparentemente irriducibili, la caratteristica del jivanmukta. 434. Guardare le cose piacevoli o spiacevoli con locchio dellequanimit la caratteristica del jivanmukta. 435. Quellasceta che libero da ogni nozione di interno ed esterno perch la sua mente (citta) dimora nellessenza della beatitudine di Brahman, ha la caratteristica del jivanmukta. 436. Vivere senza la nozione di io e mio in riferimento al corpo, agli organi sensori, ecc., non avere obblighi sociali e mantenere un atteggiamento di divina indifferenza sono le caratteristiche del jivanmukta. 437. Avere profonda conoscenza che ltman Brahman, come indica la sruti, ed essere libero dalla schiavit della trasmigrazione sono le caratteristiche del jivanmukta. 438. Colui che non ha pi la nozione di io e mio in quanto corpo, organi sensori, ecc., n alcuna nozione di questo o quello in quanto oggetti del mondo esterno, considerato un jivanmukta. 439. Colui che mediante la conoscenza non distingue pi il jiva dal Brahman n luniverso dal Brahman, ha la qualit del jivanmukta. 440. Onorato dai giusti o perseguitato dagli ingiusti, colui che si mantiene equanime, ha la caratteristica del jivanmukta. 441. Come loceano accoglie, senza esserne toccato, i fiumi che sfociano nelle sue acque, cos lasceta prende tutti gli oggetti che altri possono dargli, senza cessare di essere tuttuno con lEsistenza assoluta. Un tale asceta un liberato. 442. In colui che ha realizzato la verit del Brahman non v pi attaccamento verso oggetti sensoriali. Se vi attaccamento vuol dire che egli non ha realizzato la verit del Brahman, per cui i suoi sensi si rivolgono verso lesterno. 443. Se si pretende che egli sia attaccato agli oggetti dei sensi per la forza delle passate vsan, ci non valido perch tutte le vsan sono risolte con la realizzazione brahmanica.

444. Gli impulsi di desiderio di un figlio sono controllati alla presenza della madre. Cos, dopo aver realizzato la conoscenza del Brahman, pienezza di beatitudine, non si possono pi avere inclinazioni per le cose del mondo. 445. stato obiettato che, nonostante la pratica assidua della meditazione, si ricevono percezioni del mondo esterno. La sruti, comunque, sostiene che ci conseguenza del prrabdha karma. Questo pu essere inferito dagli evidenti risultati. 446. Il prrabdha persiste anche nella pur minima percezione di attrazione o repulsione; leffetto, comunque, proviene da unazione precedente. Daltra parte non si mai visto un effetto senza la causa. 447. Realizzando Io sono Brahman, lasceta distrugge di colpo il samcitakarma accumulato durante innumerevoli kalpa, come le azioni compiute nel sogno scompaiono al risveglio. 448. Possono i meriti e i demeriti accumulati nel sogno condurre al paradiso o allinferno quando il sogno svanito? 449. Essendo libero e indifferente come letere, lasceta non pu pi essere toccato dal karma che ancora deve maturarsi. 450. Bench laria sia in contatto con una brocca piena di liquido, non per questo essa prende le caratteristiche del liquido. Cos ltman, per quanto in rapporto con le sovrapposizioni, non viene macchiato dalle loro propriet. 451. Ma il karma che ha prodotto questo corpo prima del sorgere della conoscenza, non pu essere distrutto dalla stessa conoscenza, per cui dovr dare i suoi frutti. Cos una freccia partita dallarco dovr raggiungere il suo bersaglio. 452. La freccia, da esempio, che avrebbe dovuto colpire una tigre, si dirige verso un mucca; ma il riconoscimento dellerrore mentre la freccia viaggia non impedisce ormai che gli effetti si compiano ugualmente. 453. Il prrabdhakarma troppo potente perch lessere di realizzazione possa fermarlo; esso si esaurir con lestinzione dei suoi frutti. Gli altri due generi di karma, quello proveniente da azioni anteriori e quello i cui effetti non sono ancora maturati, saranno invece inceneriti dal fuoco della conoscenza. Comunque, nessuno di questi tre generi di karma capace di toccare lasceta che ha realizzato Brahman e vive in identit con Esso. 454. Per il muni che vive nel suo proprio S in quanto Brahman non-duale e libero dalle sovrapposizioni (updhi), la questione di sapere se il prrabdha esista o no priva di senso. Colui che si sveglia conserva forse il minimo rapporto con gli oggetti del sogno? 455. Chi si svegliato dal sonno non ha alcuna idea di io e mio in merito al corpo-sogno, n in riguardo agli oggetti che servirono ad esso. Egli, ormai desto, ha ripreso coscienza della sua identit.

456. Non ha quindi alcun desiderio di considerare reali quegli oggetti illusori, n si sforza di trattenere quel mondo di sogno. Se dovesse bramare quegli oggetti di sogno, si potrebbe dire che egli ancora dormiente. 457. Colui che assorto in Brahman vive in identit con leterna Realt senza altra percezione. Lasceta possiede solo un vago ricordo di esperienze ordinarie come mangiare, bere, ecc. , simile a colui che ha un incerto ricordo di cose intraviste nel sogno. 458. Se il corpo prodotto dal prrabdha, si pu accettare il karma ad esso relativo. Ma attribuirlo alltman non esatto perch ltman non leffetto di alcun karma. 459. La sruti, le cui affermazioni sono considerate esatte, sostiene che ltman : Non-creato, eterno e incorruttibile. Come si pu quindi attribuire lazione del prrabdha a colui che vive in identit con Quello? 460. Il prrabdha pu avere valore se si identificati con il corpo; ma nessuno pu sostenere che un asceta-realizzato sidentifica col suo corpo, per cui si deve rifiutare lidea del prrabdha per tale asceta. 461. Attribuire allo stesso corpo il prrabdha significa cadere ancora in un altro errore. Una sovrapposizione come pu essere reale? Come pu ci che non-reale avere una nascita? E ci che non mai nato come pu aver fine? Inoltre, come pu il prrabdha operare per qualche cosa di non esistente? 462. Se gli effetti dellignoranza sono distrutti alla loro radice dalla conoscenza, il corpo come pu vivere ancora? La sruti, per agevolare il non conoscitore dubbioso, ipotizza, dal punto 463. di vista empirico, il prrabdha karma, ma non riconosce alcuna realt assoluta al corpo, ecc., nei riguardi dellilluminato. La sruti pone lattenzione solo sulla realt suprema. 464. Esiste solo Brahman, suprema pienezza, Uno-senza-secondo, senza inizio, senza fine, incomparabile e senza cambiamento; in Esso non vi traccia alcuna di dualit. 465. Esiste solo Brahman, Uno-senza-secondo, la cui natura sat-cit-nanda, senza attivit; in Esso non vi traccia alcuna di dualit. 466. Esiste solo Brahman, Uno-senza-secondo, soggetto di tutto, onnipervadente, pieno, senza fine; in Esso non vi traccia alcuna di dualit. 467. Esiste solo Brahman, Uno-senza-secondo, la cui natura inafferrabile perch non pu essere n accettato n rifiutato, in quanto senza sostegno; in Esso non vi traccia alcuna di dualit. 468. Esiste solo Brahman, Uno-senza-secondo, sottile, incontaminato, senza pensiero o agitazione, senza qualit, senza parti; in Esso non vi traccia alcuna di dualit. 469. Esiste solo Brahman, Uno-senza-secondo, la cui natura incomprensibile, che di l dalla mente e dalla parola; in Esso non vi traccia alcuna di dualit.

470. Esiste solo Brahman, Uno-senza-secondo, intelligenza pura, senza paragone, autoesistente e autorisplendente; in Esso non vi traccia alcuna di dualit. 471. Discepoli nobili di cuore che si sonno affrancati da tutti gli attaccamenti, che hanno rinunciato a tutti i piaceri sensoriali, che sono calmi e controllati, hanno compreso la suprema Verit e, con i loro sforzi, ottenuto lidentit con ltman. 472. Anche tu fa uso della discriminazione e riconosci questa suprema Verit, cio la natura essenziale delltman, beatitudine assoluta. Elimina le proiezioni create dalla tua mente, sii libero e illuminato e raggiungi il fine della tua esistenza. 473. Quando la tua mente, col samdhi, sar stata ridotta al silenzio, contempla la Verit del S con locchio della perfetta conoscenza. Se tu comprenderai il profondo significato di questo insegnamento vedantico, il dubbio non potr mai pi toccarti. 474. Con la realizzazione delltman, che verit (satya), conoscenza (jnana) e beatitudine (nanda), tu ti affranchi dalla schiavit e dallignoranza; cos oltre alle prove abituali degli sstra, al ragionamento personale e alle parole del Maestro, tu possiedi unaltra prova decisiva: lesperienza diretta. 475. Schiavit, liberazione, contentezza, inquietudine, salute, fame, ecc., sono stati di coscienza individuali, altri possono conoscerli solo per inferenza. 476. I Maestrie la sruti istruiscono il discepolo dallesterno, ma nello stato di illuminazione e sotto linflusso del Signore supremo (Isvara) che egli oltrepassa loceano dellignoranza. 477. Quando, mediante la realizzazione, laspirante conosce il suo indivisibile tman, diviene un essere perfetto. Cos si trova faccia a faccia con ltman e con la mente libera dallidea di differenziazione. 478. Questa la conclusione ultima del Vednta: il jiva e lintero universo non sono altro che Brahman. Liberazione significa essere stabilizzati nel Brahman, esistenza indivisibile; daltra parte la sruti dichiara che Brahman Uno-senza-secondo. 479. Il discepolo, mediante le istruzioni del suo guru, le affermazioni delle Scritture e il suo discernimento, avendo raggiunto finalmente il dominio sui sensi, la concentrazione della mente e avendo realizzato in un felice momento la suprema Verit, divenne immobile e perfettamente stabilito nelltman. 480. Dopo aver contemplato per qualche tempo lassoluto Brahman e ancora permeato dalla beatitudine suprema, cos parl: 481. Avendo realizzato lidentit delltma col Brahman, la mia mente, con tutte le sue attivit, svanita. Non distinguo pi questo da quello, n riconosco la misura dellincommensurabile beatitudine. 482. Non posso esprimere con parole, n concepire con la mente lo splendore di questo supremo Brahman. In questo oceano, essenza di beatitudine, la mia mente si disciolta, come un chicco di grandine nel mare.

483. Dove se n andato luniverso? Chi lha fatto svanire? Lho appena scorto ed ecco che esso gi sparito. O meraviglia di un miraggio! 484. Nelloceano brahmanico, pieno del nettare della suprema beatitudine, che cosa devessere accettato e che cosa devessere rifiutato? Che cosa identico e che cosa differente? 485. In Esso non vedo, non conosco e non senti pi niente, sono tman, beatitudine eterna, distinto da tutte le altre forme. 486. Salute a te, o nobile guru; tu che hai trasceso ogni attaccamento, che sei il migliore di tutti, incarnazione dellessenza di beatitudine eterna e non-duale; tu che hai raggiunto linfinito oceano di misericordia. 487. Con un rapido sguardo, simile a concentrati raggi di luna, tu hai rimosso il mio abbattimento, causato dalle afflizioni del mondo, e speditamente mi hai innalzato fino allo stato inalterabile della beatitudine splendente delltman. 488. Sono beato, ho raggiunto lo scopo della mia esistenza, sono libero dalla morsa della trasmigrazione, sono essenza di eterna beatitudine, sono pienezza, e tutto ci grazie alla tua compassione. 489. Sono libero, sono di l dal corpo fisico e da quello sottile. Sono pacificato, ho rotto ogni limitazione, sono non contaminato, sono imperituro. 490. Non sono n lagente, n lo sperimentatore, sono senza modificazione, sono di l dallagire, sono lessenza della pura conoscenza, sono il solo, sono sempre benevolo.

491. In verit sono indipendente dallindividualit che vede, che intende, che parla, che agisce e che gode. Sono senza nascita e senza morte, sono illimitato, affrancato da tutte le attivit, sono libero e infinito, sono essenza di conoscenza. 492. Non sono n questo n quello. Sono il Supremo che illumina entrambi; non ho n un esterno n un interno; sono la pienezza integrale, sono Brahman, lUno-senza-secondo. 493. In verit sono Brahman, lUno-senza-secondo, quello che non ha paragone, lessenza incausata; sono ci che oltrepassa tutte le immaginazioni come io e tu, questo e quello, sono la realt, sono lessenza della beatitudine eterna. 494. Sono Nryana, sono il vincitore di Narada, sono il distruttore di Pura (Siva), sono lessere supremo, sono il signore, sono la conoscenza completa, sono il testimone di ogni cosa, sono senza alcun altro signore, sono privo del mio e dell io. 495. Da solo dimoro quale conoscenza in tutti gli esseri, sono il loro supporto interno ed esterno; sono il soggetto e loggetto di esperienza, sono tutto ci che prima ho considerato come questo e non questo.

496. Sono loceano dellillimitata beatitudine ed in me che le onde senza fine delluniverso si formano e si dissolvono nel gioco capriccioso della my. 497. Attraverso la manifestazione delle cose sovrapposte, lignorante immagina in me, per errore, gli illimitati oggetti grossolani e sottili, proprio come nel tempo indivisibile e assoluto, eterno presente, immagina erroneamente i cicli, gli anni, i semestri e le stagioni. 498. Tutto ci che sovrapposto per ignoranza, non potr mai intaccare il sostrato; le piogge torrenziali di un miraggio possono mai bagnare le distese desertiche? 499. Come lo spazio-etere sono libero dalle impurit, come il sole sono distinto dallo spettacolo che illumino, come la montagna sono inamovibile, come loceano sono illimitato. 500. Non ho alcun rapporto con il corpo, come non lo ha il cielo con le nuvole. In che modo, dunque, gli stati di veglia, sogno e sonno profondo attributi del corpo potrebbero pi toccarmi? 501. lattributo sovrapposto che appare e scompare, sempre esso che compie le azioni e ne raccoglie i frutti; infine, esso che invecchia e muore, mentre io rimango immobile come il monte Kula. 502. Sono identico a me stesso perch non ho parti, sono di l dallagire e dal non-agire. Quello che Uno, infinito ed eterno, simile al cielo, come pu muoversi? 503. Come potrei avere merito e demerito, io che sono senza organi sensori, senza mente, senza modificazioni e senza forma, io che sono la realizzazione della beatitudine assoluta? Ci viene affermato anche dalla sruti nel passo: Egli non pi toccato. 504. Se il caldo e il freddo, il bene e il male potessero per caso sfiorare lombra di un individuo, in che cosa potrebbe essere toccato, lui che distinto dalla sua ombra? 505. Il testimone non toccato dalle propriet delle cose perch distinto da esse, perch egli senza modificazioni e indifferente, come una lampada che rischiara una stanza non toccata dalle propriet di questa. 506. Come il sole testimone delle azioni degli uomini, come il fuoco distrugge ogni cosa senza distinzione, come il pezzo di corda connesso a ci che gli viene sovrapposto, cos io sono identico a me stesso, impassibile tman, intelligenza suprema. 507. Io non agisco pi, n faccio agire gli altri, non esperimento n faccio sperimentare gli altri, non vedo n faccio vedere gli altri, sono il risplendente e trascendente tman. 508. Quando le sovrapposizioni si muovono, lignorante attribuisce i movimenti allimmagine riflessa alloggetto riflettente, come ad esempio al solo che privo di attivit, per cui afferma: Sono lagente dellazione, sono colui che gode, sono ahim lucciso. 509. Che questo corpo inanimato cada qua o l, sulla terra o nellacqua, io non me ne preoccupo perch non sono pi toccato dalle sue propriet, come non lo laria nei confronti

della brocca. 510. Gli stati transeunti della buddhi, come quelli dellazione, della fruizione, dellastuzia, dellubriachezza, dellinerzia, della schiavit, della liberazione, ecc., in verit non si applicano mai alltman, al Brahman supremo, allassoluto, allUno-senza-secondo. 511. Se nella prakrti avvengono dieci, cento o mille modificazioni, che cosa ho io da spartire con esse? Io che sono conoscenza assoluta? Le nuvole possono mai scalfire il cielo? 512. In verit sono questo Brahman non-duale, sottile come letere, senza inizio e senza fine, per il quale lintero universo, dallimmanifesto fino al corpo grossolano, non che mera e inconsistente ombra. 513. In verit sono questo Brahman non-duale, sostrato di tutti i fenomeni, che illumina con la sua luce tutto lo spettacolo, che assume molteplici forme, che onnipresente, eterno, puro, immutabile e assoluto. 514. In verit sono questo Brahman non-duale che trascende tutte le differenziazioni della my, che lessenza del tutto, che di l dalla conoscenza relativa, che verit, conoscenza e infinita beatitudine. 515. Sono senza attivit, senza modificazioni, sono senza parti e senza forma, sono indifferenziato, costante, sono senza supporto, sono non-duale. 516. Sono universale, sono tutto, sono in tutti, sono non-duale, sono il solo e sono completa conoscenza, sono beatitudine, sono senza fine. 517. Per il tuo sovrano influsso ho ottenuto la maest dello splendente tman. Salute, salute a te o venerabile guru e grande Anima, 518. O mio guru, il tuo influsso mi ha svegliato dal sonno e ha salvato me che erravo in un sogno interminabile perduto nella foresta della nascita, della decrepitezza e della morte, creazioni di my me che ero da lungo tempo tormentato dalle afflizioni e perseguitato dalla tigre dellio. 519. Salute a te o principe dei guru, tu che sei indefinibile grandezza, che sei eternamente costante, che ti sveli in quanto universo; di fronte a te io mi prosterno. 520. Quando il degno discepolo, realizzata la verit e la beatitudine delltman e con il cuore ricolmo di gratitudine, sinchin riverente davanti al nobile guru, questi ancora una volta si espresse con le seguenti sublimi parole: 521. Luniverso, essendo una serie ininterrotta di percezioni del Brahman, non altro che Brahman. Quindi in ogni circostanza osserva questo universo con locchio dellilluminazione e mantieni la tua mente serena. Chi colui che, avendo occhi, non riconosce tutte le forme come espressioni della stessa argilla? Che cosa, allora, potrebbe sollecitare lintelletto del discepolo se non Brahman?

522. Un saggio discepolo potr mai rifiutare la suprema beatitudine per lillusorio godimento di mayahici oggetti? Quando la luna risplende nella sua pienezza chi, insensibile al suo incanto, potr preferirne una dipinta? 523. La percezione dei dati irreali non porta n allestinzione dei desideri, n a quella delle sofferenze. Dopo aver realizzato lessenza della non-duale beatitudine, dimora felice nellidentit con il reale tman. 524. Contempla ltman non-duale, o grande anima, e godi la beatitudine per tutto il tempo che ti rimane. 525. Nelltman indifferenziato, conoscenza completa, la nozione di distinzione come un castello sospeso nellaria, perci raggiungendo la suprema pace rimani nel silenzio e in identit con la beatitudine del non-duale tman. 526. La mente, causa di false nozioni, diventa perfettamente calma nel Saggio che ha conosciuto Brahman. In verit questa la suprema serenit in cui, in identit col Brahman, si svela costantemente la non-duale beatitudine. 527. Per colui che ha realizzato la sua propria natura e lessenza della beatitudine delltman, non vi niente di pi esaltante se non questa quiete silenziosa che sopravviene alla estinzione delle vsan. 528. Il muni, che compiuto nelltman, vive sempre nella pace, sia che agisca o non agisca, che si muova o stia fermo, o in qualunque altra condizione. 529. La grande anima, che ha realizzato la perfetta verit e la cui mente libera da condizionamenti, non si preoccupa pi del luogo, del tempo , delle posizioni, della orientazione, delle osservanze, degli oggetti di meditazione, ecc. Per svelare il proprio S, a quale disciplina occorre sottomettersi? 530. Questa una brocca; per comprendere ci, quale osservanza bisogna seguire se non quella di avere lo strumento di conoscenza esente da errore? Solo cos si pu conoscere loggetto. 531. Questo tman, verit imperitura, si rivela quando i retti mezzi di conoscenza sono presenti. Esso non dipende dal luogo n dal tempo, n da condizioni di purezza. 532. Laffermazione: Io sono Devadatta (un nome comune) rimane indipendente da ogni condizione. Cos il conoscitore del Brahman realizza che egli stesso Brahman. 533. Chi, in verit, potrebbe svelare Quello, il cui splendore, simile a quello del sole, fa apparire luniverso cos evanescente, non-reale e privo di valore assoluto, se non Quello? 534. Chi mai potrebbe illuminare leterno Soggetto, per mezzo del quale i Veda, gli Sastra, i Purana e gli stessi esseri viventi assumono significato, se non lo stesso Brahman? 535. Ltman autorisplendente, dal potere illimitato, trascendente la cognizione empirica, per

quanto esso conosca ogni cosa. Realizzandolo, i conoscitori del Brahman si liberano da tutte le schiavit e vivono unesistenza gloriosa. 536. Soddisfatto dellessenza infinita di beatitudine, egli (il Saggio) non n afflitto n inebriato n attratto n avverso agli oggetti dei sensi, ma gioisce nel S. 537. Come il bambino si trastulla con i suoi giocattoli dimenticando la fame e il dolore fisico, cos, dimenticando le nozioni di io e mio, il Saggio rimane felice. 538. Il Saggio perfetto si disseta con lacqua dei fiumi ed elemosina il cibo senza ansia n umiliazioni. Egli vive libero ed indipendente, dormendo senza paura nei campi di cremazione o sotto gli alberi delle foreste; il suo vestiario tale che non necessita di essere lavato e asciugato, suo letto la nuda terra e, col Vednta quale strada maestra, se ne va ramingando e godendo del supremo Brahman. 539. Egli non porta alcun segno distintivo, libero dagli oggetti sensoriali, rimane nel suo corpo grossolano senza mai identificarsi con esso e, come si presentano, accoglie e lascia scorrere gli eventi suscitati dal desiderio di altri in modo innocente, simile al bambino. 540. Vivendo nella conoscenza assoluta, egli percorre il mondo vestito della sua stessa nudit, con un pezzo di stoffa o, ancora, con una pelle di animale. Egli assume, secondo le circostanze, il comportamento di un uomo privo di ragione, oppure quello di un bambino, o quello di un fantasma. 541. Il Saggio, che vive nella solitudine, gode alloccasione gli oggetti dei sensi ma, dato che ha realizzato lo stato di non-desiderio, egli completo nel S e nella totalit. 542. Lo si pu prendere a volte per un insensato o per un Saggio, oppure pu vestirsi di splendore regale; pu vagare qua e l, ovvero rimanere immobile come un pigro pitone; qualche volta si concede una benevola espressione. Per quanto possa essere rispettato oppure insultato o, ancora, ignorato, egli non cessa mai di gustare in se stesso la saggezza e la beatitudine suprema. 543. Niente possiede e tuttavia sempre pago, privo di aiuto possiede ogni potere; non gode degli oggetti, ma rimane sempre soddisfatto; pur senza pari, guarda tutto e tutti con locchio dellequanimit. 544. Bench agisca, rimane inattivo; bench esperimenti il frutto delle passate azioni, non toccato da queste; pur avendo un corpo di carne, non si identifica con esso; pur essendo limitato, onnipresente. 545. N piacere, n dolore, n bene n male possono toccare questo conoscitore del Brahman che si liberato persino della nozione del corpo. 546. Piacere e dolore, bene e male possono toccare solo il corpo grossolano e quello sottile, ma come possono aver presa su colui che ha spezzato le catene di tutte le schiavit e si realizzato come reale tman? 547. Gli ignoranti pretendono che il sole sia inghiottito dal demone Rhu, ma ci non vero. Essi, non conoscendo la vera natura del sole, cadono nellillusione.

548. Attribuendo altres un corpo grossolano al prefetto conoscitore del Brahman, a colui che si liberato da tutte le schiavit della forma, si commette ugualmente lo stesso errore: si vedono solo le apparenze. 549. Come un serpente cambia la pelle, cos il Saggio si spoglia del suo proprio corpo, sospinto solo dalla forza del prna.

550. Come un pezzo di legno trasportato dalla corrente verso luna o laltra sponda del fiume, cos il corpo del Saggio, trasportato dagli impulsi delle azioni passate, esperimenta i molteplici effetti man mano che vengono a maturazione. 551. Affrancato dalla nozione del corpo, il Saggio, in conseguenza del suo prrabdhakarma, sembra comportarsi, in mezzo ai vari oggetti sensoriali, come colui che sottomesso alla legge della trasmigrazione. Ma in realt egli vive nella guaina carnale senza esserne toccato, immobile come lasse della ruota del vasaio, conservando lattitudine dellimpassibile testimone. 552. Egli non dirige pi i sensi verso gli oggetti n li distacca da questi, ma rimane indifferente osservatore; n ancora si preoccupa dei risultati delle sue azioni perch la sua mente ha bevuto il puro elisir della beatitudine delltman. 553. Egli non tiene conto neanche della meditazione, perch ltman, perch Siva, perch il migliore dei conoscitori del Brahman. 554. Con la distruzione di tutte le limitazioni (updhi), il perfetto conoscitore del Brahman si immerge in Brahman, Uno-senza-secondo, in cui era sempre stato, cos nella stessa vita egli diviene libero e soddisfatto. 555. Come lattore che, per quanto indossi o si tolga il costume del personaggio che interpreta, non cambia la sua identit, cos il perfetto conoscitore del Brahman rimane sempre e comunque Brahman. 556. Come una foglia secca va dove il vento la trasporta, cos il corpo dellasceta che ha realizzato Brahman pu seccarsi e cadere in qualsiasi luogo, perch il fuoco della conoscenza lha gi ridotto in cenere. 557. Il muni, quale reale tma, che vive sempre in Brahman e nel non-duale tman fatto di piena beatitudine, non dipende pi dalle condizioni di tempo, luogo, ecc., perch ha abbandonato lammasso di pelle, carne e impurit (il corpo). 558. Con la sola morte del corpo non v liberazione, come non v liberazione abbandonando il bastone o la scodella dellacqua. La liberazione si ottiene quando sono estirpati tutti gli attaccamenti che sono frutto dellignoranza (avidy). 559. Se una foglia cade in un ruscello, in un grande fiume, in un luogo consacrato a Siva o in un incrocio qualunque, quale effetto, buono o cattivo, pu aversi per lalbero?

560. La distruzione del corpo, degli organi sensori, dei prna o della mente simile alla caduta delle foglie, dei fiori o dei frutti, essa non tocca minimamente ltman, realt assoluta e divina beatitudine, il quale, pari allalbero, non perisce. 561. La sruti, volendo indicare la vera natura delltman, utilizza questa espressione: Esso unit di conoscenza, mentre parla di distruzione delle limitazioni (updhi). 562. Il passo della sruti: O cara questo tman indistruttibile, fa allusione al S eterno di contro alle cose periture e soggette alle modificazioni. 563. Come una pietra, un tronco dalbero, un filo derba, un chicco di riso, un cumulo di bucce sono ridotti dal fuoco in un medesimo mucchio di cenere, cos il mondo oggettivo, compreso il corpo, gli organi sensori, i prna, il manas, ecc., risolto dal fuoco della conoscenza nel supremo tman. 564. Come le tenebre, distinte dalla luce, si dissipano nello splendore del sole, cos questo spettacolo-universo svanisce nel Brahman. 565. Come un vaso che si rompe lascia laria racchiusa libera di unirsi allaria esterna, cos la distruzione degli updhi lascia libero il conoscitore del Brahman di unirsi al Brahman. 566. Come il latte che si versa nel latte, lolio che si versa nellolio, lacqua che si versa nellacqua diventano una cosa sola, cos lasceta, che ha realizzato ltman, diviene tuttuno con ltman. 567. Avendo stabilizzato la coscienza di l dal corpo, egli raggiunge lisolamento, quindi lidentit con Brahman, sfuggendo alla trasmigrazione. 568. Realizzando lidentit delltm col Brahman egli dissolve i suoi tre corpi, frutto dellignoranza, svelandosi cos come lo stesso Brahman. Ora il Brahman come potr nascere? 569. Schiavit e liberazione, create dal gioco della my, non esistono in realt nelltman, come lillusorio serpente, che appare e scompare, non esiste nella corda, la cui natura non subisce cambiamento. 570. Possiamo avere schiavit e liberazione solo di fronte alla presenza o assenza di uno schermo velante; ma uno schermo di tal genere come potrebbe esserci in riguardo al Brahman non-duale? Se ci fosse, la non-dualit di Brahman verrebbe infirmata, ma la sruti esclude la dualit. 571. Schiavit e liberazione sono attributi della buddhi che lignorante sovrappone alla realt, come si sovrappongono le nuvole al sole. Ma tale realt imperitura, assoluta conoscenza, unit non-duale e libera. 572. Dalla prospettiva della realt, lidea dellesistenza o non-esistenza della schiavit attribuita alla buddhi; essa non appartiene alla realt eterna. 573. Perci schiavit e liberazione sono create dal gioco della my, non riguardano ltman, la

Realt suprema senza parti, esente da ogni attivit, serena, senza impurit, lUno senza secondo nel quale non v limitazione, come non v limitazione nellintegrale etere infinito. 574. Cos non esiste n morte n nascita, n qualcuno che imprigionato n alcuno che combattuto, non esiste liberazione n discepolo che cerca la liberazione: questa la suprema verit. 575. Poich ti sei purgato da tutte le impurit di questa oscura et e affrancato da tutti i desideri, oggi ho ripetutamente rivelato a te, come ad un mio proprio figlio, questo supremo e profondo segreto; ti ho svelato lessenza del Vednta, il coronamento dei Veda. 576. Il discepolo, avendo ascoltato le parole del Maestro e mosso da un sentimento di venerazione, si prostern ai suoi piedi e poi, con il suo permesso, liberato ormai dalla schiavit, si allontan per la sua strada. 577. E il Maestro, con la mente assorta nelloceano dellessere e della beatitudine, riprese il suo peregrinare per benedire il mondo intero con la conoscenza assoluta. 578. Cos, per mezzo di questo dialogo tra Maestro e discepolo, la natura delltman stata svelata per facilitare la mta ai ricercatori della liberazione.

579. Possano i ricercatori che si consacrano alla liberazione, che hanno purificato la mente, che osservano i metodi prescritti, che hanno trasceso i godimenti del mondo, che hanno la mente pacificata, che apprezzano la sruti, stimare e salutare questo insegnamento. 580. A quelli che nel samsra sono afflitti dai cocenti dolori e dalle sofferenze provocate dal triplice fiore (afflizioni psicofisiche; afflizioni che provengono dalla sfera riflettrice; afflizioni provocate dai nostri simili), a quelli che nellarido e tenebroso deserto dellillusione vagano in cerca di acqua pura, viene offerto questo glorioso messaggio di Samkara. Quelli che lo sperimenteranno saranno liberati e godranno il vivificante oceano di nettare del Brahman, lUno-senza-secondo. Da: Samkara, Vivekacudamani - il gran gioiello della discriminazione (traduzione dal Sanscrito e commento di Raphael), Edizioni Asram Vidy, Roma, 1981

Laghuvakyavrtti Breve esposizione della sentenza


1. Il corpo fisico composto di materia, il corpo sottile costituito dal contenuto della mente. Le facolt mentali, le forze vitali e gli organi di percezione e di azione, formano il corpo sottile. 2. L'ignoranza la causa. La coscienza pura, essendo testimone, illumina quei corpi. Il riflesso della coscienza associato all'intelletto diviene l'agente del bene e del male (jiva).

3. proprio il jiva infatti che migra senza sosta nel duplice mondo sempre sospinto dal karma; con intenso sforzo si deve discriminare la coscienza pura dal riflesso di consapevolezza associato all'intelletto. 4. Lo stato di veglia e quello di sogno sono solo la sede delle diverse attivit del riflesso di consapevolezza; invece nello stato di sonno profondo, quando si ha la dissoluzione di quei due stati, la coscienza pura illumina direttamente e soltanto l'ignoranza. 5. Anche nella veglia lo stato di quiete della mente illuminato dalla coscienza pura. E anche le attivit mentali, insieme al riflesso di coscienza, sono illuminate dalla coscienza pura. 6. Come l'acqua che, riscaldata dal fuoco, aumenta di calore e diviene a suo volta capace di riscaldare il corpo, cos la mente illuminata dalla coscienza pura, venendo a contatto con il diretto riflesso di quella, rivela altri oggetti. 7. Nozioni come quelle di qualit positive o negative, ecc., le quali sono percepite in ci che possiede forma e cos via, sono solo creazioni dell'intelletto. La coscienza pura considerata ci che semplicemente rivela queste funzioni assieme ai loro oggetti. 8. La coscienza pura e assoluta distinta dalla forma e dalle nozioni di bene e di male. La coscienza pura e assoluta sta al di l della forma, del contatto, ecc. 9. Le modificazioni della mente variano di attimo in attimo, mentre la coscienza pura non muta, pur pervadendo le modificazioni della mente come un filo di una collana che attraversa le perle, sorreggendole. 10. Come il filo, che nascosto dalle perle, ben visibile tra l'una e l'altra, cos la coscienza pura, nascosta dalle modificazioni della mente, si svela nella sua purezza tra una modificazione e l'altra. 11. La coscienza pura priva di modificazioni si svela chiaramente nel momento in cui la modificazione precedente cessata e quella seguente deve ancora nascere. 12. Coloro i quali aspirano alla realizzazione del Brahman devono praticare la soppressione delle modificazioni della mente gradualmente ma con intensa applicazione, iniziando da un momento di intervallo tra una modificazione e l'altra, ed estendendola a due, tre e cos via. 13. Questo jiva, caratterizzato dal continuo cambiamento, si riconosce cos come il Brahman immutabile attraverso la realizzazione della sentenza "Io sono Brahman". Questo lo scopo di questa trattazione. 14. La coscienza riflessa, caratterizzata dalla modificazione "Io sono" una con il Brahman non differenziato. Quelle modificazioni evidenti di per s devono essere soppresse con ogni sforzo possibile. 15. Se si riuscisse a conseguire la soppressione completa delle modificazioni mentali, si otterrebbe la concentrazione perfetta, che la meta dei conoscitori. Quando ci non possibile immediatamente, controllando gradatamente le modificazioni mentali, con fede profonda si pu alla fine scoprire la propria natura di Brahman. 16. Avendo cos compreso la vera essenza dell'insegnamento, chi dotato di fede profonda deve senza sosta meditare sulla propria natura brahmanica con tutte le facolt dell'intelletto, al limite delle proprie possibilit. 17. Meditare su Quello, parlare di Quello, illuminarsi a vicenda su Quello, aspirare costantemente all'identit con il Brahman: questa la meta unica e suprema che i saggi hanno compreso e insegnato. 18. Il raggiungimento della meta si ha nella continua consapevolezza della propria identit con il Brahman, tanto quanto forte ora la convinzione dell'identificazione con il proprio corpo. Chi realizza questa identit con il Brahman senza alcun dubbio liberato e pu abbandonare il corpo in qualunque

momento.

Pancikarana La quintuplicazione
1. OM. La totalit composita costituita dai cinque elementi grossolani, cio quintuplicati, e dai loro derivati definita come Viraj. Essa forma quello che il corpo grossolano dell'atman. Lo stato di veglia quello stato in cui attraverso gli organi di percezione, cio i sensi, si fa esperienza degli oggetti grossolani. Quando l'atman si identifica con questi due (corpo grossolano e stato di veglia) viene chiamato visva. Questi tre (corpo grossolano, stato di veglia e visva) presi unitamente costituiscono ci che esprime la lettera A della sillaba AUM=OM 2. I cinque elementi grossolani prima del processo di quintuplicazione, cio i cinque elementi sottili assieme alle loro combinazioni derivate, al corpo fisico-denso e a quello sottile - il quale composto di diciassette parti e cio: i cinque soffi vitali, i dieci organi sensoriali (cinque di percezione e cinque di azione), la mente empirica e l'intelletto puro -, tutti questi vengono definiti come Hiranyagarbha. Esso costituisce il corpo sottile dell'atma. 3. Quando le funzioni sensoriali sono quiescenti, le modificazioni mentali, generate dalle impressioni della veglia e con gli oggetti ivi percepiti, formano quello che viene definito lo stato di sogno. Quanto l'atma identificato con questi due (corpo sottile e stato di sogno) conosciuto come taijasa. Questi tre (corpo sottile, stato di sogno e taijasa, unitamente considerati, costituiscono ci che esprime la lettera U. 4. Connessa con il riflesso di coscienza, cio il jiva, la nescienza relativa all'atma, la quale la causa dei due corpi (grossolano e sottile), conosciuta come l'indifferenziata. Essa costituisce il corpo causale dell'atma. Tale ignoranza non reale n non-reale, n reale e irreale a un tempo; essa non n diversa n uguale, e neppure diversa e uguale insieme in relazione a qualcosa (l'atman). Essa, ancora non n semplice n composita ma rappresenta comunque un qualcosa che si pu rimuovere soltanto con la realizzazione coscienziale dell'identit tra atman e Brahman. 5. Quando tutti i contenuti mentali di veglia e di sogno si dissolvono e l'intelletto si immerge nella sua condizione causale, si ha lo stato di sonno profondo. L'atma, quando appare identificato con questi due (ignoranza e corpo causale o sonno profondo) viene denominato prajna. Questi tre (corpo causale, sonno profondo e prajna), unitamente considerati, costituiscono ci che esprime la lettera M. 6. Si deve risolvere la lettera A nella lettera U, la lettera U nella lettera M e la lettera M nella sillaba intera Om; infine si deve risolvere la sillaba Om nella coscienza Io. "Io sono l'atman, il S, l'Assoluto, il Testimone avente natura di pura Coscienza. Io non sono l'ignoranza n mi identifico con i suoi effetti; bens Io sono Brahman soltanto, eterno, puro, risvegliato, libero, Realt autoesistente. Io sono la suprema Beatitudine, l'Uno-senza-secondo, l'intima coscienza sempre presente". Cos, il permanere in questo stato di identit senza alcuna traccia di differenziazione costituisce il samadhi. 7. "Tu sei Quello", "Io sono Brahman", "Brahman pura conoscenza", "Questo atman Brahman", ecc., sono sentenze della Sruti svelanti la propria identit con Brahman. Questo quanto costituisce la breve opera intitolata "Quintuplicazione".

Dasasloki Inno in dieci versi


1. Non sono la terra n l'acqua n il fuoco n l'aria n lo spazio, non sono nemmeno i sensi e neppure l'insieme di tutti questi enti; poich tutto ci transitorio mentre l'Uno sempre esistente anche nel sonno profondo. Perci Io sono quell'Uno, assoluto e benefico, che sempre e solo permane. 2. Non sono le classi sociali, n le leggi che governano le classi sociali, gli ordini e le loro tradizioni, n mi competono la pratica della concentrazione, la meditazione, lo yoga e le altre discipline. Le illusioni sovrapposte relative alle nozioni di "io" e di "mio" traggono origine da ci che non il S e sono soggette a distruzione. Perci Io sono quell'Uno, assoluto e benefico, che sempre e solo permane. 3. Non sono la madre n il padre, non sono gli Di n i diversi mondi, non sono i Veda n i sacrifici n possono descrivermi come i luoghi sacri di pellegrinaggio. Poich durante il sonno profondo tutto ci diviene inesistente pari a un vuoto assoluto, Io sono quell'Uno, assoluto e benefico, che sempre e solo permane. 4. Non sono la dottrina Samkhya n quella Saiva, non sono la teoria Pancaratra e non rispecchio l'opinione Jaina n, ancora, la dottrina Mimamsa e tutte le altre. Giacch soltanto attraverso la peculiare ed effettiva realizzazione coscienziale che si svela la mia natura di S infinitamente puro, Io sono quell'Uno, assoluto e benefico, che sempre e solo permane. 5. Non sono n in alto n in basso, n all'interno n all'esterno, n al centro n intorno, n verso Oriente n verso Occidente. Essendo onnipervadente come l'etere sono per natura unico e indivisibile; perci sono quell'Uno, assoluto e benefico, che sempre e solo permane. 6. Non sono n il bianco n il nero, n il rosso n il giallo; non sono sottile n massiccio, n corto n lungo. Essendo la mia natura il puro splendore (di Conoscenza), per ci stesso sono privo di forma. Io sono quell'Uno, assoluto e benefico, che sempre e solo permane. 7. Non sono l'istruttore n il testo sacro, non sono il discepolo n l'insegnamento; non sono "te" (che mi ascolti) n "me" (che ti parlo) e nemmeno questo intero dispiegamento cosmico. La vera natura del S la pura Coscienza, la quale non ammette alcuna differenziazione. Perci Io sono quell'Uno, assoluto e benefico, che sempre e solo permane. 8. Per me non c' stato di veglia n di sogno n di sonno profondo; non mi condiziona n il piano grossolano (visva) n quello sottile-luminoso (taijasa) n quello causale (prajna). Essi hanno la natura dell'ignoranza, mentre Io sono il Quarto, al di l dei tre stati (condizionati). Perci Io sono quell'Uno, assoluto e benefico, che sempre e solo permane. 9. Poich soltanto il S onnipervadente e onnicomprensivo, autoesistente ed anche l'unico Soggetto senza "altro", Esso costituisce l'ultima Verit. Tutto questo universo, essendo altro dal S, semplice apparenza. Perci Io sono quell'Uno, assoluto e benefico, che sempre e solo permane. 10. E, invero, il S non pu definirsi nemmeno come Uno (con secondo); infatti donde mai potrebbe emergere un secondo che sia altro da Quello? Esso, perci, non n assolutezza n relativit, n si pu dire che sia il vuoto e nemmeno che sia un qualcosa, giacch la Sua natura la pura Non-dualit. Perci,

come posso io, allora, parlarvi di Quello che proclamato da tutto il Vedanta?

Sivapancaksaram La quintuplice realizzazione di Siva


1. Io non sono il corpo, n i sensi n la mente, non sono il senso dell'io, n l'insieme delle energie vitali e nemmeno l'intelletto. Sono ben lungi dall'identificarmi con moglie, progenie, possedimenti e ricchezze di varia specie. Io sono l'intimo S, il Testimone eterno: Io sono Siva! 2. Come una corda appare serpente a causa dell'ignoranza della sua natura di corda, cos l'atman appare come jiva a causa dell'ignoranza circa la propria natura di atman. Invero, quando l'errore viene rimosso affermando la natura di illusione del serpente, allora si riconosce che essa una corda. Cos, essendomi stato detto che Io non posseggo alcun corpo, comprendo che non sono un jiva, ma lo stesso S: Io sono Siva! 3. Invero, tutto questo universo, che non verit assoluta, appare nel S, la cui natura realt, conoscenza e beatitudine, attraverso un'illusione. Tuttavia esso reale al pari di un'immagine di sogno che nasce dall'illusione prodotta dal sonno. Invece puro, pieno, eterno e unico: Io sono Siva! 4. Io non ho nascita, n crescita e nemmeno morte. Tutto ci che qualit appartiene alla prakrti e si dice quindi che riguardi il solo corpo. Similmente, anche la funzione di agente e cos via si riferisce solo al senso dell'io e non appartiene affatto a Me, in quanto sono il S che pura Coscienza: Io sono Siva! 5. Dunque non esiste nessun altro universo che sia indipendente da Me; l'oggettivit appare come esterna ed essa sembra reale ma solo una proiezione della maya che, al pari dell'immagine che si percepisce in uno specchio, si manifesta dentro di Me, che sono pura Non-dualit: Io sono Siva!

Manisapancakam La quintuplice convizione


1. Un giorno, mentre l'Acarya stava camminando per le vie di Benares, si trov dinanzi un uomo appartenente all pi bassa casta: ma era Siva stesso, insieme con la consorte Gauri, che si manifestava in quella sembianza. Avendolo visto, egli gli grid "Va' via! Sta' lontano!" ma, a sua volta, il Benefico, nella forma del candala, rispose a Shankara: 2. "Dimmi, o nobile asceta, gridandomi va' via! sta' lontano! questo mio corpo sostenuto dal cibo ci che intendi tenere a debita distanza da quel tuo corpo che anch'esso sostenuto dal cibo, oppure desideri separare la mia pura Consapevolezza dalla stessa Consapevolezza che presente in te?" 3. "C' forse una qualche differenza tra il sole che si riflette nelle acque del sacro Gange e quello che si riflette in uno stagno d'acqua sporca lungo una strada frequentata dai candala? E ancora, vi forse una differenza tra lo spazio contenuto in un vaso d'oro e quello racchiuso da un vaso di

creta? Non forse un grave errore credere che esistano delle distinzioni, come quelle di considerare l'uno un brahmana e l'altro un svapacha, nella nostra Essenza pi profonda la quale, essendo Beatitudine autoesistente e pura Conoscenza, simile a un oceano senza onde?". Shankara rispose: 1. Quella pura Coscienza che risplende chiaramente negli stati di veglia, sogno e sonno profondo, che compenetra tutte le forme corporee da Brahma sino a una formica ed testimone dell'universo, quella stessa Io sono e non un oggetto di conoscenza. Colui il quale possegga questa ferma consapevolezza, costui un vero guru, sia egli un candala o un due volte nato. Questa la mia convinzione. 2. Io sono Brahman stesso e l'universo composito un riflesso della mia Consapevolezza. Tutto questo interamente proiettato da me attraverso l'ignoranza caratterizzata dai tre attributi. Cos, colui la cui consapevolezza dimori saldamente nel Supremo, il quale eterno, puro e somma beatitudine, costui un vero guru, sia egli un candala o un due volte nato. Questa la mia convinzione. 3. Colui che avendo riconosciuto, grazie alla parola del Maestro, che l'intero universo perisce continuamente, costui si immerge in costante contemplazione del Brahman eterno con la mente definitivamente pacificata; egli arder nel fuoco della pura Conoscenza sia gli errori commessi nel passato sia quelli che potrebbe commettere nel futuro, mentre lascer fluire con indifferenza gli eventi gi maturati. Questa la mia convinzione. 4. Lo yogi che contempli sempre con mente calma quella Consapevolezza che viene chiaramente sperimentata da tutti gli esseri, siano essi di natura umana, divina o inferiore, come l'intimo "Io" (S), quella Consapevolezza che, grazie al suo splendore, fa risplendere oggetti inconsapevoli come il corpo, i sensi e la mente, e che, come il disco solare, velata dagli stessi oggetti che illumina, costui certo un vero guru. Questa la mia convinzione. 5. Quella beatitudine di cui godono Indra e altri esseri divini non che una frazione di una frazione di quell'oceano che il Brahman. Il saggio la esperimenta di continuo nella sua mente completamente acquietata. Colui la cui mente si risolta in quell'eterno oceano di beatitudine, costui Brahman stesso e non soltanto un conoscitore di Brahman. Un tale essere raro ed venerato da Indra, il Signore degli di. Questa , in verit, la mi convinzione.

Dhanyastakam Otto versi sui beati


1. La vera conoscenza quella che pacifica definitivamente i sensi: essa ci che, secondo l'autentico significato accertato nelle Upanisad, si deve realizzare. Beati sono coloro totalmente assorti, in questo mondo, nella Realt suprema; gli altri, invece, errano nel regno dell'illusione. 2. Coloro i quali, avendo dapprincipio ottenuto il controllo sugli oggetti (dei sensi e della mente), hanno sgominato quella schiera di nemici consistente nell'orgoglio, nell'immaginazione, nell'attaccamento e nella repulsione ecc. conquistando il regno dello yoga; coloro i quali, avendo preso coscienza della propria immortalit in quanto S e sempre consapevoli della beatitudine che scaturisce dalla conoscenza del supremo S, la quale oggetto della massima aspirazione, si sono ritirati a vivere nella foresta, costoro

sono i beati. 3. Coloro i quali, avendo rinunciato ai piaceri della vita familiare, che sono causa della caduta nel divenire, si dissetano con il succo del vero significato delle Upanisad; coloro la cui volont rivolta solo alla realizzazione del S; coloro i quali, avendo acquietato le passioni, si sono resi indifferenti verso il godimento degli oggetti; coloro i quali sogliono recarsi in luoghi solitari, perfettamente liberi da ogni attaccamento, costoro sono i beati. 4. Coloro i quali, avendo abbandonato le nozioni di "io" e di "mio", causa di schiavit, tengono in egual conto fortuna e disgrazia e considerano tutte le cose con equanimit; coloro che, avendo compreso che il Soggetto dell'azione distinto dall'ego ed agiscono offrendo a Quello i frutti che derivano dalle loro azioni, quelli sono i beati. 5. Coloro i quali, avendo trasceso i tre desideri principali, contemplano solo la via verso la liberazione; coloro i quali sopperiscono al mantenimento del corpo con il nettare ricevuto in elemosina; coloro i quali nel profondo del cuore percepiscono quella Luce superiore persino al pi alto essere riconoscendola come il supremo S; costoro, due volte nati, sono i beati. 6. Coloro che, avendo attinto l'unit di coscienza, hanno realizzato il Brahman come il seme unico della totalit, il quale non n essere n non-essere, n essere e non-essere insieme, n grande n piccolo, n di sesso maschile n femminile n privo di sesso; coloro i quali sono sempre distaccati, quelli sono i beati: gli altri sono costretti nella schiavit dell'esistenza. 7. Coloro i quali hanno riconosciuto come affatto privo di valore ci che giace immerso nella palude dell'ignoranza, la quale, consistendo di nascita, malattia e morte, dolore senza fine; coloro i quali, riconoscendolo come non-eterno, hanno reciso il legame con il divenire esistenziale per mezzo della spada della conoscenza e hanno preso coscienza della Verit, quelli sono i beati. 8. Coloro che vivono insieme a quelli che hanno raggiunto la totale pacificazione e non nutrono pi alcun pensiero, con quelli dalla natura benefica che hanno svelato la consapevolezza dell'Unit e si sono affrancati dall'illusione; coloro i quali, ritiratisi nelle foreste, contemplano continuamente Quello, l'autentica Essenza conosciuta dalle Scritture come il S, costoro sono i beati.

Upadesapancaratnam La quintuplice gemma dell'istruzione


1. Si studi il Veda con assiduit; si compiano nella giusta maniera le attivit rituali ivi prescritte; attraverso quelle si coltivi la devozione verso il Signore; si abbandoni il pensiero del desiderio verso l'oggetto concernente il frutto dell'azione. Ci si liberi dall'insieme dei vizi; si tenga presente che il continuo porsi alla ricerca del piacere nell'esistenza costituisce un ostacolo; si lotti con ardore per stabilizzare la volont di realizzazione del S; si abbandoni il pi rapidamente possibile l'attaccamento verso la proprio vecchia dimora. 2. Si persegua il connubio con i saggi; si acquisisca una stabile fede nel Signore; si pratichino le virt mentali come la pacificazione e le altre; si tralascino immediatamente le attivit pi costrittive. Ci si rechi

presso un saggio che ha realizzato l'Essere; si osservi ogni giorno la devozione ai suoi piedi; si ponga come proprio fine solo la realizzazione della conoscenza del Brahman unico e immutabile; si ascoltino con estrema attenzione le principali sentenze delle Upanisad. 3. Quindi si investighi sul significato di quelle sentenze; si condivida appieno la visione principale ed unica della Sruti; si receda decisamente da qualsiasi vano sofisma, ma si sostenga intellettualmente solo quel ragionamento che in armonia con quanto dichiara la Sruti. Si realizzi coscienzialmente la sentenza "Io sono Brahman"; giorno dopo giorno si lasci cadere l'orgoglio; si rimuova la falsa convinzione "io sono il corpo"; si eviti ogni discussione con i saggi. 4. Si ponga rimedio a quel disturbo che la fame; si assuma ogni giorno la medicina che ha la forma di elemosina; non si nutra invece alcun desiderio di ricevere del cibo dal sapore gradevole; si raggiunga l'appagamento soltanto con quanto viene ottenuto come dono. Si sopportino con pazienza il caldo e il freddo e le altre coppie di opposti, ma non si pronuncino parole invano; si tenda verso la totale indifferenza; si rimuova l'attitudine a tenere un comportamento dolce verso alcune persone e severo verso altre. 5. Ci si sieda comodamente in un luogo solitario; si concentri la consapevolezza sul Supremo; si cerchi di percepire all'interno il S che Pienezza; si riconosca come questo universo si risolve in Quello. Si distrugga il karma accumulato; valendosi della forza scaturiente dalla consapevolezza si cerchi di non aderire a quello che pu eventualmente ancora formarsi in avvenire, ma si sperimenti qui stesso quello che ha gi ottenuto effetto. Quindi ci si autorisolva nel S in quanto identico al Brahman supremo.