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La strana vita di Ivan Osokin

Questo romanzo breve una delle tante sorprese che possono emergere da quella ter ra letteraria incantata che fu la belle poque russa. Ptr Demianovic Uspenskij nacq ue a Mosca nel 1878; nel 1909 aveva scritto il volume sulla teoria matematica de lla quarta dimensione, che influ sulla teoria dell arte e accese la vena speculativ a di Pavel Florenskij. Nel 1912 compose una somma della sua filosofia, Tertium Organon, e part, come a c oncludere un tempo della sua vita, per l Egitto e l India. Aprendo le prospettive de lla quarta dimensione egli aveva spalancato su quegli spazi la segreta in cui il positivismo voleva rinchiudere l uomo. Ora cercava la guida che lo conducesse per quelle terre incognite. Tornato in Ru ssia, attraeva folle alle sue conferenze: la sua chiarezza matematica era animat a dall estro del favolista e del narratore; ma ancora cercava una guida ulteriore. Si aggiravano in quegli anni a S. Pietroburgo Grigorij Rasputin. Il santo sibe riano, e il dottor Badmaiev, il terapeuta mongolo; ma il suo maestro Gurjeev, te rzo tra costoro, Uspenskij lo incontr nel 1915 a un tavolino d un caff sulla Neva: v eniva dal Caucaso, era greco, aveva avuto iniziazioni sufi(forse zoroastriane) n el Pamir. Come lo vide, di schianto Uspenskij gli offr la propria mente colta e d elicata da plasmare, le proprie energie da dirigere, tutto se stesso. La guerra civile li cacci dalla Russia. Per sua fortuna, Uspenskij trov che nel frattempo i suoi libri erano stati tradotti in Inghilterra, procurandogli una cerchia di dev oti; cos pot impiantarsi a Londra, mentre Gurjeev teneva scuola di danza e trasmu tazione vicino Parigi. A poco a poco Uspenskij si rifece una persona letteraria in inglese, riscrivendo e rivivendo per la seconda volta tutto ci che aveva scritto e vissuto nell antegue rra sanpietroburghese. Questo romanzo fu ripreso dall originale russo, apparso col titolo di Kinemadrama, e fu approntato per il 1947; in quell anno esso appariva e Uspenskij moriva. A V.S. Pritchett parve che il nucleo dell opera fosse il sentimento di sospensione del momento presente, simile ad una stilla di pioggia in bilico sul vetro, la qu ale racchiude in se stessa un intero mondo . Vi si osa porre la domanda se l arbitri o umano sia libero o servo. Inesauribile, perenne e futile domanda, salvo che la si sappia scavalcare. Le dottrine sapienziali prescrivono di farla scoppiare po rtando alle estreme conseguenze sia l una che l altra delle opposte soluzioni possib ili. Ritenersi liberi al punto di aver scelto tutto ci che accade. Ritenere di non pot er deliberare niente in un mondo in cui non cade foglia che il Cielo non voglia. Si scoprir, per le conseguenze pratiche che ne risultano, che le due soluzioni s ono equivalenti. La vita di Ivan Osokin dimostra che l umano arbitrio servo, e lo fa in modo infles sibile, commosso, veristico, facendo ripercorrere a un uomo la sua vita. Egli si accorge cos che, pur essendo, in questa sua seconda, reiterata esistenza, del tutto lucido e preveggente, non pu non ripetere inesorabilmente ogni passo. Ma proprio la scoperta tremenda di come egli sia legato, gli fa balenare l intuizi one di come si potrebbe slegare. Ellmire Zolla

1. LA SEPARAZIONE

Sullo schermo cinematografico, una scena che si svolge alla stazione di Kursk a Mosca. Una luminosa giornata dell aprile 1902. Sulla piattaforma, presso il vagone -letto, un gruppo di amici venuti a salutare Zinaida Krutitskij e sua madre, in partenza per la Crimea. Tra loro c Ivan Osokin, un giovane di circa ventisei anni. Osokin visibilmente agitato, sebbene cerchi di non darlo a vedere. Zinaida sta p arlando con suo fratello Michail, amico di Osokin, un giovane ufficiale con la d ivisa di un reggimento di granatieri di Mosca, e con due ragazze. Poi si volge v erso Osokin, e insieme si allontanano di qualche passo. Mi mancherai moltissimo , gli dice. E un peccato che tu non possa venire con noi. A me, per, sembra che non ne abbia troppa voglia, altrimenti verresti. Tu non vuo i fare nulla per me. Il fatto che tu rimanga qui, adesso, rende ridicolo e futil e tutto ci che ci siamo detti. Ma sono stanca di discutere con te. Devi fare come vuoi . Ivan Osokin sempre pi turbato, ma cerca di controllarsi e si sforza di risponderl e: Non posso venire subito, ma ti raggiunger pi tardi, lo prometto. Non immagini quant o mi sia penoso rimanere qui . No, non lo immagino, e non ci credo , dice in fretta Zinaida. Un uomo, quando vuole una cosa con forza, come tu dici di volere, agisce. Sono si curissima che sei innamorato di qualcuna delle tue alunne di qui qualche fanciulla soave e poetica che studia scherma. Confessa! . Ride. Le parole e il tono di Zinaida feriscono Osokin molto profondamente. Inizia a pa rlare, ma si arresta; poi dice: Sai che non vero; sai che sono tutto per te . E come faccio a saperlo? , risponde Zinaida con aria sorpresa. Sei sempre occupato. Ti rifiuti sempre di venire a trovarci. Non hai mai tempo per me. E ora vorrei t anto che venissi con noi. Staremmo insieme per due giorni interi. Pensa che viag gio piacevole sarebbe! . Getta una rapida occhiata ad Osokin. E poi laggi, in Crimea, andremmo a cavallo e faremmo gite in barca insieme. Mi leg geresti le tue poesie .cos, invece, mi annoier . Aggrotta le sopracciglia e volge altro ve lo sguardo. Osokin vorrebbe rispondere, ma non trovando nulla da dire rimane li, in piedi, a mordersi le labbra. Verr pi tardi , ripete. Vieni quando ti pare , risponde Zinaida indifferente, tanto ormai quest occasione perd uta. Mi annoier a viaggiare da sola. Mamma una compagna di viaggio piacevolissima , ma non questo che voglio. Grazie al cielo ho visto un signore che conosco: evi dentemente prende anche lui questo treno. Forse mi distrarr lui durante il viaggi o . Osokin prende nuovamente a parlare, ma Zinaida continua: A me interessa soltanto il presente. Che mi importa di quel che pu succedere in futuro? Tu questo non lo capisci. Nel futuro puoi viverci tu, non io . Io capisco tutto , dice Osokin, ed molto penoso per me; ma non posso farci nulla. Ma ti rammenterai di quello che ti ho chiesto? . Si, me ne rammenter e ti scriver. Ma scrivere lettere non mi piace. Non aspettarten e molte; spicciati a raggiungermi, invece. Ti aspetter un mese, due mesi; poi per non aspetter pi. Be , andiamo. La mamma sta cercandomi . Insieme raggiungono il gruppo in attesa presso il vagone-letto. Osokin va verso l uscita della stazione insieme al fratello Zinaida. Che cosa c . Vanja? , domanda Michail Krutitskij. Non mi sembri molto allegro . Osokin non di umore loquace. Sto benone , risponde, ma sono stufo di Mosca. Anche a me piacerebbe andare da qualc he parte . Escono sul vasto piazzale asfaltato antistante la stazione. Krutitskij stringe l a mano ad Osokin,scende i gradini, ferma una vettura e se ne va. Osokin rimane a lungo in piedi a seguirlo con lo sguardo. Certe volte ho l impressione di ricordare qualcosa , dice lentamente fra s, altre volte mi sembra di aver dimenticato qualcosa di molto importante. Ho la sensazione ch

e tutto questo sia gi accaduto in passato. Ma quando? Non saprei. Che strano! . Poi si guarda intorno come un uomo al momento del risveglio. Ora lei partita e io sono qui da solo. E pensare che in questo stesso istante pot rei essere in viaggio con lei! Non potrei desiderare nient altro, in questo moment o. Andare al sud, verso il sole, e stare insieme a lei per due giorni interi. E poi, una volta arrivati in Crimea, vederla tutti i giorni vedere il mare, e le mont agne Ma invece eccomi qui. E Zinaida non capisce neppure perch non sono partito con lei. Non si rende conto che in questo momento ho in tasca esattamente trenta cop echi. E quand anche se ne rendesse conto, questo non mi faciliterebbe di certo le cose . Si gira ancora una volta a guardare l ingresso dell atrio della stazione; poi, a tes ta china, scende la scalinata che porta al piazzale.

II. LE TRE LETTERE

Tre mesi pi tardi, nell alloggio di Ivan Osokin. Un ampia stanza ammobiliata, in affi tto. L ambiente piuttosto spoglio. Un letto di ferro con una coperta grigia, un la vabo con catino, un cassettone, una piccola scrivania, una cassa di libri aperta ; al muto, ritratti di Shakespeare e di Puskin, dei fioretti e alcune maschere. Osokin, con aria molto turbata e irritata, cammina su e gi per la stanza. Scansa bruscamente una sedia che lo intralcia. Poi va alla scrivania, estrae dal cassetto tre lettere dalle buste grigie, lunghe e strette una dopo l altra e le r imette dentro. Prima lettera. Grazie per le lettere e per i tuoi versi. Sono deliziosi. Mi piac erebbe soltanto sapere a chi si riferiscono: di certo non a me, altrimenti sares ti qui. Seconda lettera. Ti ricordi ancora di me? Davvero A volte mi sembra che tu mi sc riva per pura abitudine, o per curioso senso del dovere che ti sei inventato tut to da solo. Terza lettera. Mi rammento tutto quello che ho detto. I due mesi volgono al term ine. Non cercare di giustificarti o di dare spiegazioni. So bene che non hai den

aro, ma io non ti ho mai chiesto di averne. C gente che vive pur essendo molto pi p overa di te. Osokin cammina per la stanza, si ferma accanto alla scrivania e a voce alta dice : E non ha pi scritto. L ultima lettera arrivata un mese fa. E io che le scrivo ogni giorno! . Qualcuno bussa alla porta. Entra Stupitsin, un giovane medico amico di Osokin. G li stringe la mano e si siede alla scrivania senza togliersi il soprabito. Che cos hai? Sembri ammalato . Si avvicina rapido ad Osokin e con finta seriet cerca di tastargli il polso. Osokin sorride e fa un gesto per allontanarlo, ma un ista nte dopo sul suo volto passa un ombra. Va tutto a rotoli, Volodia , dice. Non riesco ad esprimermi con chiarezza, ma ho la sensazione di essermi tagliato fuori dalla vita. Voialtri continuate tutti a muo vervi, mentre io sto fermo. E come se avessi voluto plasmare la mia vita a modo m io, ma fossi riuscito soltanto a mandarla i pezzi. Voialtri andate avanti per le vie normali. Oggi avete la vostra vita e un futuro davanti. Io ho tentato di sc avalcare tutti gli ostacoli, e il risultato che non ho niente adesso e niente in serbo per il futuro. Se solo potessi ricominciare tutto daccapo! Ora sono certo che agirei in tutt altro modo. Non mi ribellerei cos alla vita e a tutto quello ch e mi ha offerto. Ora so che bisogna sottomettersi alla vita, prima di vincerla. Io ho avuto tante occasioni, e le circostanze mi sono state favorevoli tante e t ante volte. Ma ora non rimane nulla . Stai esagerando , gli dice Stupitsin. Che differenza c fra te e il resto di noi? La v ita non particolarmente piacevole per nessuno. Ma perch, ti forse successo qualco sa di sgradevole? . Non mi successo niente .Solo che mi sento tagliato fuori dalla vita . Ancora un colpo alla porta. Entra il padrone di casa di Osokin, un impiegato sta tale in pensione. E un po alticcio, ed estremamente affabile e loquace, ma Osokin, temendo che stia per chiedergli il denaro dell affitto, fa in modo di liberarsi d i lui. Quando il padrone di casa esce, Osokin con un aria disgustata in volto, f a un cenno di saluto verso la porta. Lo vedi, la vita intera non che una lotta meschina contro difficolt meschine come questa , dice Che cosa fai stasera? . Vado dai Samojlov, Parlano di formare un circolo di studi spiritistici, medianici e cose del genere .. una societ di ricerca psich ica a Hamovniki. Ci sarai anche tu? Credo che queste cose possano interessarti, no? . Si m interessavano, anche se vedo sempre meglio che sono tutte sciocchezze. Ma non sono invitato. Vedi, te l ho gi detto che mi sono allontanato dal branco. Quella tu tta gente che con l Universit ha rapporti vaghi ma non fa che vantarli di continuo . Che cosa sono io per loro? Sono un estraneo e un escluso; ed cos dovunque. Tre quarti dei loro interessi e delle loro conversazioni mi sono completamente indif ferenti, e se ne rendono tutti conto. Qualche volta mi invitano per pura cortesi a, ma sento che l abisso si fa ogni giorno pi profondo. Le persone con me parlano i n modo diverso da come parlano tra di loro. La settimana scorsa, tre studentesse mi hanno stupidamente consigliato di leggere Karl Marx, e quando ho risposto ch e preferivo la zuppa di latte*1 non hanno nemmeno capito. Comprendi cosa intendo dire? Certo, sono tutte sciocchezze, ma queste sciocchezze cominciano a stancar mi . Be , non posso discutere con te , risponde Stupitsin, ma sono certo che tutto frutto d ella tua immaginazione . Si alza in piedi, d una pacca sulla spalla ad Osikin, prende il libro che era ven uto a cercare ed esce. Anche Osokin si prepara per uscire. Poi si avvicina alla scrivania e si ferma, c on indosso cappotto e cappello, perso nei suoi pensieri. Tutto sarebbe stato diverso , dice, se avessi potuto andare in Crimea. Dopotutt o, perch non sono partito? Avrei potuto almeno arrivarci, e una volta che ci foss i stato, che importanza avrebbe avuto tutto questo? Forse avrei potuto trovarmi un lavoro. Ma come si fa a vivere a Yalta senza denaro? Cavalli, battelli, caff, mance tutte cose che significano denaro. E uno deve vestirsi decentemente. Non pote vo andarci con gli abiti che porto qui. Tutte queste sono solo sciocchezze, ma s

ommate assieme E lei non capisce che non avrei potuto vivere laggi. Pensa che io n on voglia andarci, o che qualcosa mi trattenga qui in citt ..Rimarr senza lettere an che oggi? .

III .

L UOMO COL SOPRABITO BLU SCURO

Ivan Osokin va a domandare se ci sono lettere per lui alla Posta Centrale, dove ha chiesto a Zinaida di scrivergli in fermo posta. Nessuna lettera. All uscita si imbatte in un uomo con indosso un soprabito blu scuro. Osokin si arresta e segue con lo sguardo l uomo. Chi quell uomo? Dove l ho veduto? Il suo volto non mi nuovo. Conosco quel soprabito . Perso nei suoi pensieri, riprende il cammino. All angolo della via si ferma per la sciar passare una carrozza scoperta tirata da due cavalli. Nella carrozza ci son o un uomo e due signore che ha conosciuto in casa Krutitskij. Osokin fa per togl iersi il cappello, ma quelli non lo vedono. Egli ride e prosegue. All angolo successivo incontra il fratello di Zinaida. Questi lo ferma e, prendend ogli il braccio, si incammina accanto a lui dicendo: Hai saputo la notizia? Mia sorella sta per sposare il colonnello Minskij. Il m atrimonio sar celebrato a Yalta, e dopo pensano di andare a Costantinopoli, e di li in Grecia. Io parto fra qualche giorno per la Crimea. Hai qualche messaggio? . Osokin ride e gli stringe la mano, rispondendo in tono allegro: Si, portale i miei saluti e le mie felicitazioni . Krutiskij dice ancora qualche frase, ride e se ne va. Osokin lo saluta con volto sorridente. Ma una volta separatisi, la sua espressio ne cambia. Continua a camminare per un poco, poi si ferma e resta l a guardare in terra, senza curarsi dei passanti. Ebbene, ecco che cosa significa , dice fra s e s. Ora tutto mi chiaro. Che cosa debbo fare? Andare fin laggi e sfidare Minskij a duello? Ma perch, poi? Tutto er a evidentemente gi deciso in partenza e io le sono servito soltanto per divertirs i. E un bene che non sia partito insieme a lei. No, questo vile da parte mia! Non ho il diritto di pensarlo, e non vero. Tutto questo successo perch non sono part ito con lei. Ora, poi, non partir davvero . E non far proprio niente. Ha scelto. Che diritto ho io di essere scontento? Dopotutto che posso offrirle? Potrei forse p

ortarla in Grecia? . Riprende il cammino, poi si ferma ancora una volta e continua a parlare fra s. Eppure mi sembrava che provasse davvero qualcosa per me. E come parlavamo insieme ! Non c era nessun altro al mondo con cui potessi discorrere a quel modo .E cos straor dinaria! E Minskij il pi comune degli uomini: un colonnello di Stato maggiore che legge Novoe Vremya. Per tra non molto sar un uomo in vista .quanto a me, gli amici di lei non mi riconoscono neppure per la strada. No, non posso .Debbo andare da qualche altra parte, altrimenti .Non posso rimanere q ui .

III. FINE DELL

IDILLIO

Sera. Osokin nella sua camera. Sta scrivendo una lettera a Zinaida Krutiskij, ma strappa un foglio dopo l altro e ricomincia daccapo ogni volta. A tratti salta su e cammina per la stanza, poi riprende a scrivere. Infine getta la penna e si la scia andare nella poltrona esausto. Non riesco pi a scrivere , dice fra s. Le ho scritto per giornate intere e intere nott ate. Ora ho la sensazione che qualcosa dentro me si sia spezzato. Se nessuna del le mie lettere le ha detto nulla, neanche questa potr comunicarle qualcosa. Non c i riesco . . Si alza lentamente e, con le movenze di un cieco, prende dal cassetto della scri vania un revolver con alcune cartucce, lo carica e se lo mette in tasca. Poi pre nde cappotto e cappello, spegne il lume ed esce.

V.

DAL MAGO

Ivan Osokin va a trovare un mago che conosce da qualche tempo. E un buon mago e i n casa ha sempre ottimi sigari e un brandy squisito. Osokin e il mago siedono insieme vicino al fuoco. La stanza spaziosa, riccamente arredata in stile vagamente orientale. Il pavimen to ricoperto di preziosi tappeti antichi, persiani, cinesi, buchara. Le alte fi nestre sono nascoste da antichi broccati dagli splendidi disegni. Tavoli e sedie di ebano scolpito. Statuette in bronzo che raffigurano divinit indiane. Libri in diani di foglia di palma. In una nicchia, una statua a grandezza naturale, di fa ttura aggraziata, che raffigura Kwan Yin seduto. Una grande sfera celeste su di un piedistallo di lacca cinese. Su un tavolino d avorio, scolpito presso la poltro na del mago, c una clessidra. Sullo schienale della poltrona seduto un gatto siber iano nero, intento a guardare il fuoco. Anche il mago, un vecchio curvo dallo sguardo acuto e penetrante, tutto vestito di nero, e in capo ha un piccolo berretto piatto anch esso nero. Nella mano tiene un sottile bastone persiano intarsiato di turchesi. Osokin cupo. Fuma un sigaro senza dir nulla. Proprio mentre egli tutto assorto nei suoi pensieri, il mago prende a parlare. Mio caro amico, tu lo sapevi . Osokin trasalisce e lo guarda. Come fai a sapere cosa sto pensando? . Io so sempre cosa stai pensando . Il giovane china il capo. Si lo so che adesso non ci si pu fare nulla , dice. Ma se solo potessi tornare indiet ro di qualche anno, in questa vita infelice che, come dici sempre, non esiste ne mmeno . Se solo potessi riavere tutte le occasioni che la vita mi ha offerto e che ho sempre gettato via . Se solo potessi agire diversamente . Il vecchio prende dal tavolino la clessidra, la agita, la capovolge e osserva la sabbia che scorre. Si pu sempre tornare indietro , dice, sempre. Ma nemmeno questo ti servir . Osokin senza ascoltarlo, completamente immerso nelle sue riflessioni, continua: Se soltanto avessi saputo a che cosa andavo incontro. Ma io credevo talmente in me stesso, credevo nella mia forza. Volevo seguire la mia strada. Non avevo paura di nulla. Ho gettato via tutto ci che la gente considera prezioso senza mai volta rmi a guardare indietro e diventare come gli altri . Si alza e percorre la stanza a grandi passi. Il vecchio siede e lo osserva, crollando il capo con un sorriso. Il suo sguardo divertito e colmo d ironia: un ironia non priva di simpatia, anzi piena di comprensi one e di compassione, come se volesse aiutarlo, ma non potesse. Io ho sempre riso di tutto , continua Osokin, e ho persino provato piacere a ridurre in pezzi la mia vita. Mi sentivo pi forte degli altri. Nulla poteva piegarmi, nu lla poteva fare di me un vinto. Ma non riesco pi a combattere. Mi sono cacciato i n una specie di palude. Non riesco a fare neanche una mossa. Mi capisci? Debbo s tar fermo a guardare mentre vengo inghiottito . Il vecchio siede e lo guarda. Come potuto succedere? , dice.

Come? Tu mi conosci tanto bene, che dovresti saperlo perfettamente. Mi sono perdu to quando sono stato espulso dalla scuola. Questo solo bastato a cambiare tutta la mia vita. Per via di quel fatto ho perso contatto con ogni cosa. Prendiamo i miei compagni di scuola: alcuni sono ancora all Universit, altri si sono laureati; ma tutti hanno i piedi saldamente piantati sulla terra. Io ho vissuto dieci volte pi di loro, so di pi, ho visto e letto cent o volte pi di loro ..eppure sono un uomo che la gente tratta con degnazione . E questo tutto? , chiede il vecchio. Si tutto ..No, non proprio. Ho avuto altre occasioni, ma mi sono sfuggite una dopo l altra. La pi importante fu la prima. Che cosa terribile, quando, senza capire e s enza volere, ancora troppo giovani per renderci conto di quali possano essere le conseguenze, compiamo azioni che influenzano tutta la nostra vita e cambiano ra dicalmente il nostro futuro. Quello che feci io a scuola era soltanto uno scherz o: mi annoiavo. Se avessi saputo e compreso a che cosa avrebbe condotto, pensi f orse che l avrei fatto? . Il vecchio annuisce col capo. Si, l avresti fatto , dice. Mai! . Il mago ride. Osokin continua a passeggiare su e gi per la stanza, poi si arresta e riprende a parlare. E, in seguito, perch ho litigato con mio zio? Il vecchio era assai ben disposto ne i miei confronti, eppure io l ho provocato quasi intenzionalmente, scomparendo per intere giornate nel bosco con quella ragazza, la sua governante. E vero, T anecka era straordinariamente dolce, io avevo soltanto sedici anni, e i nostri b aci erano cos piacevoli! Ma il vecchio si offese a morte quando ci sorprese a bac iarci nella stanza da pranzo. Che cosa sciocca stata! Se avessi saputo a che cos a avrebbe portato, non credi forse che mi sarei fermato? . Il mago ride di nuovo. Tu lo sapevi , risponde. Osokin, in piedi, sorride come se vedesse e ricordasse qualcosa di remoto. Forse vero, lo sapevo , dice. Solo che in quel momento era tanto emozionante. Ma cer to, non avrei dovuto farlo. Se avessi saputo chiaramente che cosa sarebbe accadu to, mi sarei certamente tenuto alla larga da Tanecka . Ma tu lo sapevi benissimo , risponde il vecchio. Pensaci bene e vedrai . No che non lo sapevo ,dice Osokin. Il guaio proprio che non si sa mai di certo che c osa accadr. Se sapessimo con sicurezza quale sar il risultato delle nostre azioni, credi forse che faremmo tutto ci che facciamo? . Si sa sempre , risponde il vecchio, guardando in faccia Osokin. Un uomo pu non sapere quale sar il risultato delle azioni altrui, o di cause sconosciute, ma conoscer s empre tutte le possibili conseguenze delle proprie azioni . Osokin si perde nella riflessione e un ombra gli passa sul volto. E possibile , dice, che certe volte abbia previsto gli eventi .Ma questo non si pu prend ere come una regola .E poi, io ho sempre affrontato la vita in modo diverso da com e l affrontavano gli altri . Il mago sorride. Non ho ancora incontrato un uomo , sono le sue parole, che non fosse convinto di affrontare la vita in modo diverso dagli altri . Ma persino io , continua Osokin senza dargli ascolto, se sapevo con certezza ci che s arebbe accaduto, perch avrei fatto tutte quelle cose? Prendiamo quello che succes so alla Scuola Militare. Mi rendo conto che per me la vita l dentro era dura perc h non ero avvezzo alla disciplina, ma dopotutto un assurdit. Avrei potuto indurmi a sopportare. All inizio tutto and liscio, e mancava solo poco tempo. Poi, all improvvi so, quasi intenzionalmente, cominciai a rientrare in ritardo dalle licenze. Una domenica dopo l altra .finch mi dissero che mi avrebbero espulso, se avessi tardato u n altra volta. Dopo di allora, per due volte rientrai in orario, e poi, quella ser a, da Leontjev la ragazza con il vestito nero .e io non mi feci vedere a scuola. Ma a che serve tornare su tutto questo? Il risultato fu che mi espulsero. Ma io non sapevo in partenza che sarebbe finita cos! . Si che lo sapevi , ripet il mago. Osokin ride. Be , poniamo pure che in quel caso lo sapessi; ma tutte quelle sciocch ezze mi annoiavano, e poi, uno spera sempre nel meglio. Vorrei che tu capissi ch e, quando parlo di sapere, non intendo quel genere di conoscenza che in realt sol

tanto supposizione. Voglio dire che se conoscessimo con assoluta certezza ci che accadr, allora si che agiremmo diversamente . Mio caro amico, non ti rendi conto di quel che stai dicendo. Se tu sapessi una co sa con certezza assoluta, vorrebbe dire che quella cosa inevitabile. In tal caso , nessuna delle tue azioni potrebbe mutare nulla. Qualche volta, si sanno cose d i questo genere: ad esempio, tu sai che se tocchi il fuoco ti brucerai. Ma non d i questo che sto parlando. Io voglio dire che si sa sempre quale sar il risultato di questa o di quella nostra azione; ma curiosamente vogliamo fare una cosa e o ttenere il risultato che si potrebbe ottenere soltanto facendone un altra . Non sempre sappiamo tutti i risultati che otterremo , dice Osokin. Sempre . Aspetta un momento:forse che io sapevo gi tutto, quando facevo il soldato in Turke stan? Io non avevo proprio nessuna speranza. Eppure aspettavo qualcosa . Il mago sorride di nuovo, Non c era niente che tu potessi fare , dice. Nulla dipendeva da te, e tu non facevi nulla . Improvvisamente ricevetti un eredit da una zia , continua Osokin. Trentamila rubli. Quella fu la mia salvezza. Dapprincipio mi misi a comportarmi da persona sensat a. Andai all estero:viaggiai per qualche tempo. Poi cominciai a seguire certe lezi oni alla Sorbona. Di nuovo tutto era possibile ..Molte cose andavano addirittura m eglio di prima, ma poi, in un momento d incoscienza, come uno stupido, come un ins ensato, persi tutto quello che mi rimaneva alla roulette, in compagnia di ricchi studenti inglesi e americani che non se ne accorsero neppure. Forse allora sape vo quel che stavo facendo? Eppure, in quel momento stavo perdendo ogni cosa. Son o certo che se sapessimo dove stiamo andando, molto spesso ci fermeremmo . Il vecchio si alza in piedi appoggiandosi al bastone: ora ritto di fronte ad Oso kin. Ma tu avevi gi perduto somme di denaro ragguardevoli alle carte e alla roulette pr ima di allora , gli dice. Me l hai detto tu stesso. Perch ti era rimasto solo un terz o della tua eredit? . Oh, ma non avevo perso tutto giocando a carte. Vivevo all estero ormai da quattro a nni , risponde Osokin. E in ogni modo, non potevo certo vivere della mia rendita. M i restava appena a sufficienza per laurearmi e trovare un lavoro . Si , ribatte il mago, sar pure come dici, ma stavi gi perdendo il tuo denaro, ed era in evitabile che lo perdessi tutto. E sapevi che l avresti perduto. Si sa sempre tutt o, ma non ci si ferma mai . Osokin scuote il capo con impazienza. Ma no! Nient affatto! , esclama. Se soltanto potessimo saperlo ! La nostra disgrazia che brancoliamo come gattini ciechi su un tavolo, senza mai sapere dov il bordo. Facc iamo cose assurde perch non sappiamo nulla di quel che abbiamo davanti. Se soltan to potessimo saperlo! Se potessimo vedere un poco pi lontano! . Cammina su e gi per la stanza, poi va a fermarsi di fronte al vecchio. Ascolta: la tua magia non potrebbe fare questo per me? Non puoi farmi tornare ind ietro? E da molto che ci penso, e oggi, quando ho ricevuto la notizia di Zinaida, ho sentito che l unica cosa che mi rimane. Non posso continuare a vivere. Ho rovi nato tutto. Fammi tornare indietro se possibile. Agir in modo completamente diver so. Vivr in un modo nuovo, e quando arriver il momento sar pronto per incontrare Zi naida. Voglio tornare indietro di circa dieci anni, al momento in cui ero ancora uno scolaro. Dimmi, possibile questo? Il vecchio annuisce. E possibile , risponde. Osokin si ferma stupefatto. Puoi farlo? , chiede. Il vecchio fa ancora cenno di si, dice: Posso, ma questo non ti servir a migliorare le cose . Ebbene, questo affar mio , dice Osokin. Fammi soltanto tornare indietro di dieci ann i; anzi, di dodici anni: ma a condizione che io ricordi tutto, capisci?, tutto, compresi i minimi dettagli. Tutto ci che ho acquisito durante questi dodici anni deve restare in me, tutto ci che so, ogni mia esperienza, ogni mia conoscenza del la vita. Allora si che potrei fare qualsiasi cosa! . Io posso farti tornare indietro di quanto vuoi, e tu ricorderai tutto, ma non ti servir a nulla , dice il vecchio.

Come non pu servire a nulla?, esclama Osokin eccitato. La cosa pi orribile proprio che non conosciamo la strada. Se io la conoscer, se ricorder, far tutto in modo di verso. Avr una meta, sar consapevole dell utilit e della necessit di tutte le cose che dovr fare. Che cosa dici? Ma certo che trasformer la mia vita per intero. Incontr er Zinaida mentre sono ancora a scuola. Lei non sapr nulla, ma io gi sapr che dovrem o incontrarci ancora in seguito, e far ogni cosa con questa prospettiva. Pensi fo rse che far di nuovo della mia vita tutto ci che stupidamente ne ho fatto? No, inv ece! . Il vecchio si risiede lentamente e continua ad osservarlo. Fallo, se ci riesci , gli dice. Tornerai indietro di dodici anni cos come desideri. E ricorderai tutto, sempre che tu non voglia dimenticartene. Sei pronto? . Prontissimo , risponde Osokin. Tanto non posso davvero ritornare a casa. Questo, lo sento, proprio impossibile . servitore del mago. Ha un lungo codino, vestito di una tunica di seta blu orlata di pelliccia e ai piedi porta pantofole dalla spessa suola di feltro. Il mago g li parla a bassa voce. Il cinese, movendosi senza far rumore, prende un piccolo braciere colmo di carboni accesi e un altro vaso, e li posa di fronte al mago. I l gatto salta gi dallo schienale della poltrona ed esce dietro al cinese. Il mago immerge allora una mano nel vaso e con l altra fa cenno ad Osokin di sedersi. Oso kin obbedisce. Guardando fisso il fuoco, il vecchio pronuncia lentamente alcune parole incompre nsibili e poi con la mano estrae dal vaso un pugno di cenere grigioverde e la ge tta nel braciere. Contemporaneamente prende dal tavolino la clessidra, la agita e la capovolge. Dal braciere si leva una nube di fumo dall aroma pungente. La stanza invasa da quel fumo in cui si scorgono forme in movimento come se essa , d un colpo, si fosse riempita di gente. Quando il fumo si disperde, il vecchio seduto nella sua poltrona e tiene in mano la clessidra. Osokin scomparso.

VI. MATTINO

Ottobre 1890.Una mattina presto. Il dormitorio di una scuola maschile. File di letti. Figure dormienti avvolte ne lle coperte. Al di l di un arcata, si scorge un altra parte del dormitorio. I lumi so no accesi. Di fuori ancora buio. Un orologio batte le sei. L inserviente della scu ola, un veterano delle guerre caucasiche soprannominato Ranocchio , compare all estre mit pi lontana del dormitorio e comincia a suonare una grossa campana, mentre avan za lungo l ampio corridoio che separa le file di letti. Il dormitorio si risveglia immediatamente. Agitazione e rumore. Qualche ragazzo salta su gettando di lato le coperte, altri cercano di rubare un altro mezzo min uto di sonno. Un ragazzo di circa tredici anni salta sul letto e si mette a ball are. Qualcuno, dall altra estremit del dormitorio, gli tira addosso un guanciale

. Il preside, un tedesco allampanato dalla barba rossa, che indossa una giacca b lu a code dai bottoni d ottone, passa da un letto all altro dando una tirata alle co perte di quelli che non sono ancora alzati. In un letto presso la parete seduto Ivan Osokin: egli guarda fisso intorno a s co n aria meravigliata. Ha l aspetto di un ragazzo quattordicenne. Che sia stato tutto un sogno? E cosa significa? , si domanda. E quello che vedo ade sso, un sogno anche questo? Sono andato dal mago a chiedergli di farmi tornare indietro. Ha detto che mi avr ebbe riportato indietro di dodici anni. E mai possibile che questo sia vero? Ho p reso un revolver e sono uscito. Non potevo rimanere in casa. Ma proprio vero che Zinaida sta per sposare Minskij? Che strano sogno! Il dormitorio sembra un dorm itorio vero. Non sono tanto sicuro di volere realmente essere qui: anche qui a s cuola, la vita era piuttosto bestiale. Ma come potrei continuare a vivere? Per m e Zinaida non esiste pi. Io questo non posso accettarlo; non lo accetter mai. Ho d etto al mago che volevo cambiare vita per intero e che dovevo ricominciare da mo lto tempo addietro. E se davvero mi avesse fatto ritornare indietro? E impossibil e! Sono certo che si tratta di un sogno. Ora provo a immaginare di essere a scuo la .Va meglio o peggio, cos? Non so neanch io cosa dire. Perch tutto questo mi spaven ta tanto, e mi rende cos triste? In fondo, non pu esser vero Ma Zinaida No, proprio un circolo vizioso, e io sono davvero un collegiale, quindi stato tutto un sogno, Zinaida e il resto. Ma pu essere vero, o no? Be ci sono migliaia di cose che quand e ro in collegio non sapevo e non potevo sapere. Far subito la prova. Che cosa poss o cercare di ricordare? Ah ecco! A quel tempo non sapevo l inglese. Lo imparai pi t ardi. Se adesso lo so, vuol dire che tutto vero, che sono stato all estero, eccete ra. Come incomincia quel racconto di Stevenson che parla della figlia del re che non aveva potere sul domani. La canzone del domani ? Si, proprio cos. Il re di Duntrine ebbe una figlia da vecchio, ed essa era la pi bella figlia di re tra due mari . Allora tutto vero. Lo so, l inglese. Ricordo anche come continua: le sue chiome erano come oro filato, e i suoi occhi come acque in un fiume; e il r e le diede un castello sulla spiaggia del mare, con una terrazza, e un cortile d i pietra tagliata, e quattro torri ai quatto angoli . Ma allora, vuol dire che tutto quanto un sogno Osokin, Osokin , chiama il suo amico Memorskij. Perch te ne stai li appollaiato come una civetta? Ti sei addormentato? Non senti, il tedesco sta prendendo i nomi di quelli che non sono ancora vestiti. Svegliati, che il diavolo ti porti! . Osokin a fferra il guanciale e, rabbioso, lo scaglia addosso a Memorskij, che lo schiva a gilmente con una risata. Proprio in quell istante, da dietro l arcata, entra il preside tedesco, e il guancia le, passando sopra la testa di Memorskij, va a colpirlo in pieno viso. Egli vaci lla sotto quel colpo inatteso, poi si avventa furioso su Osokin. Il tedesco ha l abitudine di acchiapparli con le sue proprie mani e trascinarli in q ualche posto dove li costringe a rimanere in castigo: sotto l orologio a muro , oppure sotto la lampada vicino allo scaffale ,o semplicemente al muro . I ragazzi non consider ano vergognosa la punizione, ma farsi acchiappare dal tedesco ritenuto ridicolo e umiliante. Dapprima, Osokin guarda il tedesco con aria sperduta, vorrebbe spiegargli l accadu to, ma alla vista di quella faccia infuriata, e comprendendo le sue intenzioni, impallidisce e mette le mani avanti per difendersi. Il tedesco, accortosi in tem po della mossa e dell espressione del viso di Osokin, si ferma. Per qualche istant e, rimangono l uno di fronte all altro. Intorno si forma rapidamente un capannello d i spettatori incuriositi. Il preside soffoca la rabbia, ma si controlla e decide di fare in modo che la cosa sia il pi possibile spiacevole per Osokin. Perch non sei vestito? , gli urla. Per quanto ancora dovr continuare questa condotta s candalosa? Ti azzuffi fin dal primo mattino! Stai facendo aspettare tutti. Dir ag li inservienti che ti lavino loro, visto che non vuoi lavarti da solo. Fa in fret ta a vestirti, e va sotto l orologio a pendolo. Resterai senza colazione, e durante la lezione starai in piedi vicino allo scaffale. Dopo parler con Gustav Lukic. A

vanti, vstiti! . Il tedesco si gira di scatto ed esce. I ragazzi si disperdono:alcuni ridono, alt ri prendono le parti di Osokin con grida d incoraggiamento. Osokin comincia nervos amente a vestirsi. Che cosa completamente assurda , il pensiero che gli attraversa la mente. Che idiota! Pensa un po dover rivedere quel brutto ceffo. Ma perch mi sto vestendo? O ra mi rimetto a letto e ci resto. Tanto un sogno . Ma in quell istante si ricorda del mago, ed tale la meraviglia che a stento si tra ttiene dal ridere forte. Mi figuro che cosa direbbe il mago! Questo proprio un bel modo d incominciare una uova vita. E, curiosamente, la stessa cosa che mi accadde l altra volta. Ricordo b enissimo quella faccenda del guanciale. Ma come facevo a sapere che cosa sarebbe successo oggi? Di certo il mago direbbe: Lo sapevi . Effettivamente, mi passa to per la testa qualcosa del genere, proprio mentre stavo per tirare il guancial e. Avrei potuto fermarmi, volevo fermarmi, eppure l ho tirato. Accidenti al tedes co! Proprio lui doveva arrivare. Adesso si lamenter con Gustav e sar proprio un br utto pasticcio. Vorr dire che mi ritireranno la licenza e forse mi abbasseranno i l voto di condotta. Ma perch sto a pensarci? Per me non ha importanza n in un caso n nell altro. Ora mi sveglio subito. Devo fare uno sforzo; non c niente di reale tutto ci. Voglio svegliarmi. Ma . Da dietro l arcata ricompare il tedesco. Non sei ancora pronto? , grida ad Osokin, Prokofij, portalo sotto l orologio . Un altro inserviente della scuola. Prokofij, anche lui veterano e grande amico d i Osokin i ragazzi lo chiamano Patata si dirige a malincuore verso di lui dall capo del dormitorio. Rendendosi conto che tra due mali conviene scegliere il mi nore, Osokin afferra un asciugamano e, senza guardare il tedesco, esce a passi r apidi dal dormitorio.

sogno

in

altro

Il pianerottolo che divide il dormitorio dei piccoli da quello dei grandi. Un ampi a scalinata in ferro battuto conduce al piano inferiore. Alla parete, una vecchi a pendola rotonda di legno giallo. Sotto l orologio c Osokin ritto in piedi con un ari a agitata e sconvolta. Davanti a lui i ragazzi passano avanti e indietro. Nessuno gli fa caso. Sto impazzendo, o sono gi pazzo? , si chiede Osokin. Sogni del genere non esistono. E ppure non riesco a svegliarmi. E impossibile che sia davvero ritornato in collegi o. E tutto troppo stupido. Sento che se soltanto mi metto a pensare alla mia vita , a Zinaida . Mi sveglier; ma non riesco a smettere di pensare a quell idiota di un t edesco e al fatto che sabato mi toccher restare dentro. Ecco perch continuo a dorm ire. Sarebbe davvero buffo tornare a scuola per farsi tenere dentro senza licenz a come al solito. No, assurdo. Se ritornassi indietro davvero, in ogni caso, dov rei cavarne tutti i vantaggi possibili: e debbo dire che sarebbe proprio interes sante vedere Zinaida da bambina. So persino a che scuola andava. Ma pu essere ver o che sta per sposare Minskij, e che diventer una completa estranea per me? E all ora, perch ho voglia di vederla? Ma c una cosa che non capisco: perch questo stupido sogno continua? In genere, nel sonno, appena comincio a rendermi conto che sto sognando, mi sveglio subito. Adesso, per chiss quale motivo, o non ci riesco. Lo so, quello che far. Scavalcher la ringhiera e salter di sotto. Se galleggio in aria , significa che si tratta di un sogno. In fondo, non pu essere la realt, quindi no n posso cadere . Con un lungo passo Osokin attraversa decisamente il pianerottolo, si appoggia al la balaustra di ferro e guarda in basso, In quell istante, alcuni ragazzi pi o meno della sua et escono di corsa dal dormitorio. Alla vista di Osokin che si sporge dalla balaustra si precipitano verso di lui sorprendendolo alle spalle. Ridono t utti. Osokin tenta di divincolarsi e involontariamente colpisce in viso con il gomito uno dei suoi assalitori. Il ragazzo prova evidentemente un forte dolore: caccia uno strillo e si porta la mano al viso. Il sangue gli gocciola tra le dita. Gli altri ragazzi lasciano andare Osokin e rimangono in attesa di vedere che succede r. Il tedesco esce dal dormitorio degli anziani e capisce la situazione al primo sguardo. Osokin, che gi si trovava in castigo, in piedi sotto l orologio questa vo

lta, e che non aveva il diritto di spostarsi senza permesso, ha lasciato il suo posto e ha preso parte ad una zuffa rompendo il naso a Klementjev. Osokin, consapevole che tutto depone in suo sfavore, tenta di dire qualcosa ma i l tedesco non lo lascia parlare. Un altra zuffa, e ancora una volta si tratta di Osokin , urla Tanto per cominciare chi ti ha dato il permesso di muoverti dal tuo posto? No, questo troppo! . Il tedesco si sta scaldando sempre pi. Dobbiamo forse incatenarti, o metterti in gabbia? Oppu re metterti la camicia di forza? Non ti si pu lasciar solo un istante! Basta! Qui non ci sono infermieri per te. Quando gli altri vanno in refettorio, tu restera i in castigo, in piedi sotto l orologio per tutta la durata delle lezioni fin quan do arriva Gustav Lukic. Faccia lui quel che vuole di te. Io ci rinuncio. E se ti sposti un altra volta di qui, ti spedisco in sanatorio . Osokin infastidito e disgustato da tutto quel che sta succedendo; al tempo stess o, per, la vista del tedesco lo diverte immensamente. Ha voglia di dirgli qualcos a per fargli capire che lui, Osokin, non un collegiale e che questo solo un sogn o, ma non gli viene in mente nulla. E, ci nonostante, si sente turbato per le min acce del preside, come se ci fosse in agguato qualcosa di terribilmente spiacevo le. Ora Osokin di nuovo in castigo sotto l orologio. All altra estremit del pianerottolo, gli altri alunni stanno mettendosi in fila per due: i pi piccoli davanti, gli anziani dietro. In tutto sono circa un centinaio. Prokofij , strilla il tedesco. Osokin deve restare li in piedi sotto l orologio. Se si muove dal suo posto, vieni a riferirmelo . Il tedesco lancia ad Osokin un occhiata colma di disprezzo, poi scende lentamente la scala in testa alla fila dei ragazzi: questi lo seguono a due a due senza far e attenzione ad Osokin Verr a rifornirti, Osokin! , gli grida Memorskij. Nel gergo del collegiale, questo significa che pi tardi porter un panino o almeno un boccone ad Osokin che altrimenti resterebbe senza colazione.

VII. PENSIERI

Osokin rimane solo. Contro la sua volont, si va impadronendo di lui l agitazione ti pica dello scolaro che ha fatto qualcosa di male e si aspetta la punizione: una sensazione di cui il giovane non riesce a liberarsi. Rimanere solo nel dormitorio e stare in piedi sotto l orologio durante la colazione e per tutte le lezioni non una punizione qualsiasi che si possa trascurare. Esse re spedito in sanatorio, poi, la cosa peggiore che un preside possa minacciare, dall alto della sua autorit. Il sanatorio, di per s, non ha nulla di spaventoso. Anz i, un luogo assai piacevole; ma farcisi spedire quando non si ha nulla significa essere separati dagli altri, e generalmente il passo che precede l espulsione dal la scuola. Gli inservienti del collegio, tutti vecchi soldati, stanno pulendo i dormitori. Dal pianerottolo si scorge sia quello dei piccoli che quello dei pi grandi. Prima di tutto, io a questa storia non ci credo affatto , dice Osokin fra s, e poi, h o voglia di fumare , conclude inaspettatamente. Chiss se ho qualche sigaretta . Si fru ga nelle tasche. Neanche una. L orologio, una moneta d argento da venti copechi, un t emperino, una candela, una lente d ingrandimento, un pettine, una matita e basta . Osokin non pu trattenere un sorriso, alla vista del contenuto delle sue tasche di scolaro. Solo il diavolo sa che strani sogni si possono fare! , pensa. Per stupefacente; sta r itornando tutto quanto, pezzo per pezzo. E esattamente lo stesso che accadde allora: colpii il tedesco con il guanciale, s paccai il naso a Klementijev, e credo persino che cercai una sigaretta, mentre s tavo in piedi sotto l orologio. Ma ieri non avrei saputo ricordare tutte queste co se n esporle nei minimi dettagli come adesso. Ora invece ricordo persino quel che accadde dopo: Gustav venne a farmi la lezione, poi mi abbassarono il voto di co ndotta e in seguito rimasi senza licenza per tre domeniche. La cosa mi fece infu riare, e perci smisi del tutto di studiare. Fu l inizio di tutta una serie di piace voli eventi che mi hanno portato a ripetere la quarta per due anni di seguito. S e sono tornato indietro per rifare tutto per bene, non avrei potuto davvero sceg liere un inizio migliore. Ma sono tutte sciocchezze. Che me ne importa della scu ola? Ora mi sveglio e tutto finir. E soltanto un ricordo che tornato a galla per c hiss quale motivo .meglio pensare al presente . Cerca di pensare a Zinaida, ma prova una stretta al cuore che gli fa scuotere il capo, e dice fra s: No, qualsiasi cosa ma questo no; proprio da questo che ho voluto fuggire. Non mi importa se questo un sogno o no; ma il pensiero di Zinaida non lo sopport o! E a che cos altro potrei pensare, allora? Va tutto cos male .sia qui che l. Non po ssibile. Devo trovare qualcosa su cui fissare la mente, altrimenti insopportabil e Chi era che ieri venuto trovarmi? Ma certo Stupitsin! M immagino quanto riderebbe se gli dicessi che il mago mi ha fatto ritornare a scuola. Credo che non potreb

be esistere punizione peggiore. A proposito, anche Stupitsin dovrebbe essere qui , solo che lui non frequenta da pensionante. Sarebbe interessante incontrarlo. C omunque, devo cercare di far qualcosa, sogno o non sogno. Non voglio restare in piedi sotto l orologio. Non certo per questo che sono tornato a scuola. Ma un sogn o maledettamente strano; una specie di incubo o di delirio.Forse sono malato, fo rse ho il tifo. E strano che riesca a ragionare in modo cos coerente; per dicono ch e a volte succede proprio cos. Se questo vero, debbo ritrovare l inizio. Quando pot rebbe essere cominciato questo delirio? Ricordo che ieri Stupitsin mi ha detto c he non avevo un bell aspetto. Poi sono andato alla posta e ho incontrato Krutiskij che mi ha detto di Zinaida. E stato quello l inizio di tutta questa storia Ma in fon do pu darsi che non sia successo proprio niente; forse alla posta non ci sono mai andato e Krutiskij non l ho incontrato; forse anche questa storia di Zinaida che si sposa delirio. E possibile che mi sia ammalato subito dopo che Stupitsin se n a ndato ed ora sono nella mia camera, delirante o all ospedale .e non riesco a svegliarm i. Questa la cosa pi probabile. Be allora, appena sar guarito, partir per la Crimea an che senza biglietto, se necessario, magari seduto sui respingenti del treno, ma ci andr Forse per non ho il tifo ma una di quelle febbri che mi venivano quando ero in Turkestan . Intanto ecco Prokofij, che in ottimi rapporti con gli allievi, venirgli incontro sorridente, facendogli un cenno col capo. Be te la sei meritata, Osokin! Per cosa vi azzuffavate? . Osokin dapprima non capisc e, poi, senza volere, gli risponde con le parole di uno scolaro: Ma non stavamo mica azzuffandoci. L ho solo colpito per sbaglio col gomito . Prokofij scuote il capo. Be , l hai preso in pieno. Come gli sanguinava il naso!Non si riusciva a fermarlo. E tutti a dirgli:"Tieni su la testa!". E adesso ha il n aso tutto pesto e gonfio cos . E mostra quanto diventato grosso il naso di Klementj ev. Ma stato un incidente , dice Osokin bilanciandosi prima su un piede poi sull altro. Eh gi, e anche il guanciale che hai tirato in testa a Wilhelm Petrovic stato un in cidente? Aspetta un po e vedrai che a te ci penser Gustav Lukic! . Prokofij lo saluta con la mano ed entra nel dormitorio. Il filo dei pensieri di Osokin si spezzato. Non riesco a capire , dice. Che cosa sono adesso, uno scolaro o un uomo adulto? Si, questa la ripetizione di tutto quello che accaduto prima, fin nei minimi partic olari. Ma allora, se sono tornato indietro, non stato certo perch questo accadess e. E se un sogno,perch dura tanto? Quanto spesso sognavo la scuola, prima! Ed era sempre buffo da morire. Ricordo che quando ero a Parigi sognavo di essere di nu ovo a scuola. Tutto era esattamente come adesso. E ricordo che volevo uscire per andare da qualche parte, e domandavo il permesso a Gustav, e lui non voleva las ciarmi andare.Io gli dicevo: Debbo andare a trovare certa gente. Gustav Lukic, per via di un affare importante.". E lui, col suo buffo accento ceco, mi rispondeva : Questo non m interessa. Se ti sei iscritto a questa scuola, devi accettarne tutte le regole . Be , questo significa che ora dovr avere un altra spiegazione con Gustav Lu kic. Per, maledizione!, debbo ammettere, che tutto molto strano: debbo proprio cercare di non dimenticare questo sogno. Uno si scorda sempre le parti pi interessanti. Ecco un buon soggetto per una poesia: dove finisce il sogno e dove incomincia la realt? E impossibile stabilirlo. Quello che vediamo ci sembra realt, ma poi chiami amo sogno la stessa identica cosa. Per mi domando se questo sogno continuer ancora a lungo. Se sapesso per certo che durer, potrei farlo andare come voglio. Potrei vedere tante cose! Vediamo un po chi vorrei vedere? Mai madre? Osokin si arresta nel mezzo delle sue riflessioni con un senso di spavento. Ma morta , dice tra s e s, mi rammento il suo funerale. Come la vedr adesso? Non potr i dimenticare di averla vista morta. Mi ricordo: anche allora, a scuola, pensavo che sarebbe venuto il momento in cui lei sarebbe morta, e mi domandavo che cosa avrei dovuto fare. E poi, morta davvero e io non ho fatto nulla, ho continuato a vivere. La cosa pi tremenda che ci si rassegna a tutto. Ma adesso, quanto vorrei vederla! Perch questo sogno cos stupido? Perch sogno il tedesco, Prokofij, e non la mamma? Che strana sensazione! E esattamente la stessa cosa che mi succedeva di c

ontinuo a scuola. Ricordo che a volte mi veniva da pensare che la mamma avrebbe potuto morire, e mi veniva un desiderio disperato di vederla subito, di essere a casa in quello stesso istante, seduto accanto a lei, e di parlarle. Ed ora la stessa cosa. Non so che cosa darei per poterla soltanto vedere, adesso. Ma tanto penso che sabato mi faranno restare dentro. Che cosa stupida! Perch sto a pensar ci? Questi sogni non possono impedirmi di fare quello che desidero. Voglio veder la, debbo vederla! E tutto come prima un altra volta. Quanto mi annoiavo quando non mi lasciavano uscire per la fine di settimana! Queste creature ottuse non posso no capire che significa stare qui dentro per una settimana senza poter andare a casa il sabato. E l unica cosa che rende possibile vivere qui dentro. Ma che posso fare per vedere la mamma? E necessario, ma al tempo stesso mi spaventa. Come far a guardarla e a parlarle, ora, con in mente il ricordo del suo funerale?Ora capis co perch sentivo sempre quel senso di compassione per lei. Era un presentimento . Osokin rimane a lungo immerso nei suoi pensieri. Non riesco proprio a venire a capo di questa storia , dice, guardandosi intorno. Vogl io capire se questo un sogno o no .

VIII. IL PASSATO

Sullo schermo cinematografico scorre una serie di immagini della vita di collegi

o. La mattinata continua. Prima delle lezioni Osokin chiamato al cospetto del vicep reside, un grasso ceco di nome Gustav Lukic, che gli impartisce una lunga ramanz ina. Osokin tenta di spiegargli l accaduto, ma quello si rifiuta di ascoltarlo e l o minaccia di ogni sorta di terribili punizioni. Alla fine, per tutte le mancanz e commesse durante la mattinata, Osokin si vede sospendere la licenza per tre do meniche. Le lezioni hanno inizio. Osokin non sa neppure quali fossero le materie da prepa rare. Pessimo voto in greco. Le altre lezioni trascorrono senza incidenti: Osoki n non viene interrogato. Lo scolaro rimane seduto al suo posto per tutta la durata delle lezioni, e duran te l intervallo si muove come avvolto da una specie di nebbia. Gli risulta penoso pensare di essere un uomo adulto, perch allora i suoi pensieri vengono occupati d a Zinaida; ma altrettanto penoso pensare di essere uno scolaro, perch allora gli viene in mente sua madre e sente che presto ella dovr morire. Alla fine delle lezioni i collegiali si cambiano, indossano camiciotti di tela e scendono al piano inferiore. Non escono perch brutto tempo. In autunno accade ta lvolta che i ragazzi non escano per tre settimane di fila. Che piacere sarebbe p er il maestro affondare nel fango o camminare sotto la pioggia? E poich i maestri sono cinque, e ogni giorno ne in servizio uno diverso, ciascuno immagina che a portar fuori gli alunni provvederanno gli altri. E in fondo che cosa importa se i ragazzi restano dentro per un paio di giorni? Nessuno pensa mai che in questo modo passano le settimane, una dopo l altra. E pre side e vicepreside non vogliono saperne nulla. Tanto vengono a scuola soltanto l a sera. I ragazzi si sparpagliano per tutto il vasto edificio del collegio. I pi piccoli corrono al piano di sotto, in palestra. Osokin seduto su un davanzale al primo piano e il suo sguardo si posa sulla stra da. Tutto esattamente lo stesso. C l insegna che dice Salumi e formaggi e, pi in l, q la delle Carni e pesci . Fango, pioggia, uno scorcio dell odioso autunno moscovita. Passano tram a cavalli con le bestie sfiancate, grondanti di pioggia, e carrozze con le capotes rialzat e. Osokin si sente triste e infelice. Vorrebbe essere a casa con sua madre, a le ggere, o ad ascoltarla leggere a voce alta. Oppure, sarebbe bello andare da qual che parte, in giro per le strade sotto la pioggia; a volte anche questo molto pi acevole. Forse potrebbe addirittura vedere Zinaida! Ecco, di nuovo gli stessi pens ieri! Ma insomma, in fin dei conti, un sogno o realt? , si domanda. Che cosa dimostra che s i tratta d un sogno? L inglese? Si, perch non avrei potuto saperlo, prima. Ho iniziat o a studiarlo a Pietroburgo. Come incomincia quel racconto? Il re di Duntrine ebb e una figlia da vecchio, ed essa era la pi bella figlia di re tra due mari . Gli tornano alla mente, a frasi spezzate, altre parole della favola di Stevenson . Non riesco a ricordarla per intero , dice Osokin fra s. Debbo trovare quel libro. Ma curioso davvero: se sono uno scolaro, come faccio a conoscerlo? E so benissimo d i essere stato a Londra e di aver vissuto in una pensione nei pressi del British Museum; e di Parigi, poi, conosco ogni strada e ogni angolo di Montmartre e del la Rive Gauche. No, prover a far finta che non sto dormendo, e che il mago mi ha davvero fatto tornare indietro, cos come volevo, perch possa rivivere la mia vita in modo nuovo. Quindi, che debbo fare? Tutto dev essere diverso. Debbo terminare l a scuola, e per questo occorre lavorare sodo ed evitare avventure come quella di stamattina. Naturalmente sar difficile, all inizio, ma dopo un paio di giorni mi c i abituer. Ora sono in quarta; ci significa che quando terminer la scuola avr diciot t anni e andr all Universit. Quando incontrer Zinaida sar gi laureato. Tutto sar di nte. Ma quanto tempo ci vorr E che noia, qui dentro: una noia semplicemente mortale . Si, capisco perfettamente perch non riuscivo a studiare, e perch non ho mai term inato la scuola. Come posso sopportare questa noia? Debbo pensare a quando andr i n Crimea con Zinaida. Che cosa meravigliosa sar! La sera, in treno, siederemo fia nco a fianco e guarderemo passare i campi poi comincer la steppa, e poi le colline di gesso, e poi ancora steppa. Forse riuscir a conoscerla prima .Effettivamente, do

vrei averla gi c conosciuta. E qui a Mosca. Lei non lo sapr, ma io la vedr, ogni ta nto. Ma come ha potuto accettare di sposare Minskij? E stata colpa mia. Deve aver pensato veramente che non sono partito perch m interessava un altra donna; ma adesso , sar tutto differente . Gli si avvicina il suo amico Sokolov. E un poco pi giovane di Osikin, ed una class e indietro rispetto a lui, ma per qualche strana ragione l unico con cui Osokin s ente di poter parlare. Che cosa sogni Osokin? . Sai, Sokolov , risponde egli, tu diventerai avvocato . Che sciocchezza!Io andr alla facolt d ingegneria . Ma nient affatto, tu studierai legge. E ora, indovina che cosa far Se passi il tempo a far quello che hai fatto oggi, a tirare guanciali in faccia a Wilhelm e a pren dere almeno un brutto voto al giorno, la cosa pi probabile che diventi un vagabon do o un mendicante. Be , forse, in nome della vecchia amicizia, ti trover un posto di segnalatore . Be lo vedremo , risponde Osokin. Non c proprio niente da vedere. E? chiaro come il sole che non terminerai mai la sc uola . Come puoi parlare con tanta sicurezza? . Perch non fai niente . Ma qui una noia terribile , ribatte Osokin. Comunque ho preso la decisione di darmi da fare. Non voglio ripetere la quarta un altra volta per tutto l oro del mondo . Sokolov ride. Quante volte l ho sentita!Sono mesi, ormai, che dici che ti metterai al lavoro! Be , dimmi un po , che cosa c di greco per domani? . Uh secchione! , ride Osokin. E, sai? , avrai la barba rossa . Dai, dimmi ancora un po di bugie. Perch dovrei avere la barba rossa? Ho i capelli n eri! . Si, avrai la barba rossa e farai l avvocato. L ho sognato . Andiamo di sotto dice Sokolov. E i due ragazzi escono insieme. Qualche giorno pi tardi. La lezione serale. File di banchi. Attraverso la porta a perta si scorge la classe dei pi piccoli. I lumi sono accesi. I ragazzi stanno pr eparando la lezione. Osokin, deciso a mettersi a studiare, si fatto un programma e sta ripassando la grammatica latina. Dopo aver letto una pagina, chiude il li bro e guardando fisso davanti a s ripete mentalmente; Cupio, desidero, opto, volo, appeto Maledizione! Che diavolo significa appeto? . Guarda nel libro di grammatica. Ah, si Allora: volo, nolo,appeto, expecto, possum, postulo, impetro, sdipiscor, exp erior,praestolor praestolor .L ho dimenticato un altra volta! . Consulta il libro, poi sbadiglia e si guarda intorno. Ma che noia infernale. Si, ora capisco perch prima non riuscivo ma i a studiare. M a pensa un po , inventarsi un assurdit come questa per farci imparare la grammatica l atina nuda e cruda! Eppure, anche il latino potrebb essere interessantissimo. Ric ordo quelle lezioni, alla Sorbona. Ci andai per studiare psicologia e mi prese u n grande amore per la poesia latina E ora questo latino scolastico dieci volte pi n oioso di prima. Be devo dire che mi sono cacciato in un pasticcio. E debbo cavarn e tutto il possibile. Ma che cosa nauseante, dover stare seduto qui dentro per t re settimane! Sarebbe tanto interessante vedere Mosca. Strano che non mi sia re so conto di quanto sarebbe stato noioso e insopportabile qui. Sembra proprio che io non possa farci nulla. Ma gi prima era altrettanto noioso e insopportabile . Nella classe dei piccoli, dove si trova il maestro, si odono rumori: tutti si al zano. La prima lezione terminata. Due amici di Osokin, Telehov e un polacco di n ome Brahovskij, gli si avvicinano. Hai preparato la lezione? , chiede Brahovskij con una risata. Si . Stai mentendo. E mezz ora che ti osservo. Non riesco a capire che cosa stai facendo. Se stessi leggendo si vedrebbe, ma tu ti limiti a fissare il libro: ovvio che n on impari un bel niente. Stai li seduto a fissare il vuoto . Sta a sentire, Brahovskij , dice Osokin: conosci la storia del polacco e del khokhol*2

? Il polacco disse al khokhol: Sei un fannullone: da tre ore sto seduto a guardar ti, e non hai fatto un bel niente! . E il khokhol rispose: E tu, che cos hai fatto pe r tutto quel tempo, panie ? . Tutti ridono, eccetto Osokin, che guarda Brahoskij perplesso mentre nella sua me nte si fa strada un nuovo turbine di pensieri. Non sente neppure il resto della risposta di Brahovskij. Ricordo benissimo , dice tra s e s. Eravamo qui in piedi, esattamente come adesso, e B rahovskij disse la stessa cosa: che non riusciva a capire come facevo a star sed uto a fissare il libro, e io gli raccontai la stessa storiella. Il che dimostra quant facile ricadere nel solito solco. Ma no, tutto questo deve cambiare . A queste parole; si ferma. Mi sembra che anche allora ripetevo a me stesso che tutto doveva cambiare . Alcuni giorni dopo. Di nuovo la lezione della sera; Osokin molto annoiato e si s ente lacerare interiormente. Debbo uscirne fuori , si dice. In fondo, in una giornata vi sono tanti momenti in cu i uno potrebbe semplicemente prendere e uscire dal collegio. Perch non l ho fatto s ubito? Tutta questa storia del tornare indietro assurda. Proprio non ne posso pi di stare qua dentro. Non capisco questa situazione e non ci credo neanche un po , ma, anche se sono stato tanto stupido da ritornare, prima riesco ad andarmene, e meglio ; se la possibilit di cambiare esiste, il cambiamento pu cominciare soltant o se riesco ad andar via dal collegio, a qualsiasi costo. Non debbo far altro ch e scappare . Ma, mentre pensa tutto questo. Osokin sa bene che non lo far mai. Sarebbe troppo facile se potessimo fare cose del genere , dice ancora fra s. C in noi q ualcosa che ci trattiene qui dove siamo. E questa, credo, la cosa pi terribile . Ma non ha voglia di pensare. Rimane per un po seduto con la mente vuota, poi sciv ola impercettibilmente in una di quelle fantasie ad occhi aperti che in passato sono state causa di molte lezioni non preparate e di tanti brutti voti. Questi s ogni si chiamano Viaggio in Oceanine . Sono il metodo migliore per sfuggire alla re alt. Osokin naviga sul Pacifico. Durante una tempesta la nave urta contro uno scoglio e cola a picco. Un onda lo scaglia mezzo morto sulla costa di un paese ignoto. Vi ene trovato, portato in una casa, rianimato e nutrito dagli abitanti. Una volta pienamente ristabilito, Osokin comincia a interessarsi molto a questa gente. Presto si rende conto che non si tratta di uomini come tutti gli altri ch e abitano il resto del mondo. Sono una razza molto colta e civile. Hanno fondato uno Stato ideale in cui la miseria, i delitti, la stupidit e la crudelt non esist ono. Tutti sono felici, tutti si godono la vita: il sole, la natura, l arte. Via ggio in Oceanine un miscuglio di elementi tratti da una mezza dozzina di libri ch e ha letto, ma per Osokin c qualcosa di molto personale e di molto emozionante, ne ll Oceanide. Laggi gli accadono mille cose interessanti. Uno o due abitanti di Oceanine a volte si tratta di una ragazza dal viso allegro e gaio gli fanno da guida, mostrandogli le istituzioni del Paese e spiegandogli ene l organizzazione sociale. Scendono insieme nel cratere di un vulcano spento; s calano le vette innevate delle montagne; vivono dozzine di avventure strane ed i nconsuete. A volte, quando la ragazza dal viso allegro a fargli da guida. Osokin si trova in situazioni assai complicate: o debbono passare la notte nella stess a stanza in una locanda disabitata; oppure, in montagna, la pioggia e il tempora le li costringono a rifugiarsi in una caverna; oppure ancora, la barca a bordo d ella quale attraversano il fiume si capovolge, ed essi raggiungono a nuoto un isol etta dive fanno asciugare i vestiti davanti al fuoco. In molte di queste occasio ni, la compagna di Osokin si veste e si spoglia davanti a lui senza il minimo im barazzo: e tanta naturalezza e libert dalle inibizioni gli danno un piacere parti colare, ed eccitano la sua immaginazione. Mentre sta vivendo qualcuna di queste avventure in Oceanine, Osokin incapace di interessarsi a qualunque altra cosa. Ma perch sto pensando un altra volta a tutte queste sciocchezze? , si domanda indeciso . Perch non ho nient altro cui pensare , si risponde. In fondo, tutto ugualmente assurd o .

Dopo un po , per, con una curiosa sensazione d interesse, nota una differenza marcata fra i suoi sogni. Gli sembra di essere diviso. Una parte di lui continua a lasciarsi trasportare, a inventare avventure sempre pi stravaganti e nuovi argomenti di conversazione con gli abitanti di Oceanine, m entre l altra parte osserva il formarsi dei sogni e ne trae le sue conclusioni. I sogni stessi subiscono un cambiamento percettibile. Prima di tutto, le avventure con le fanciulle di Oceanine si fanno meno innocenti e acquistano il sapore di un esperienza pi adulta; e in secondo luogo, Osokin ha l impressione che il suo atte ggiamento nei confronti dell Oceanine stessa e dei suoi abitanti sia completament e mutato. In passato o, come dice lui quando parla a se stesso, allora il suo atteggiament o era pieno di curiosit e di ammirazione; adesso si fatto ironico, incredulo e cr itico; Osokin si rende conto non solo di aver perso la capacit di credere nelle U topie e di trovarle piacevoli, ma di aver decisamente acquisito una sorta di dif fidenza nei loro confronti, un sospetto che si tratti di menzogne deliberate, o almeno di un camuffamento intenzionale della verit. Le sue conversazioni con quell i del partito , in Svizzera, a Parigi, a Mosca, e le sgradevoli sensazioni che gli hanno sempre lasciato dentro, ormai si riflettono in modo deciso su tutto ci che accade in Oceanide. Ha un involontario sorriso quando si rende conto che sta cercando, adesso, di di mostrare agli abitanti di Oceanine che non possono essere ci che pretendono di es sere. Siete degli impostori , dice loro. Non potete esistere nella realt. E persino nella i mmaginazione, siete concepibili soltanto in circostanze che non possono avverars i . Ma noi siamo soltanto la dimostrazione di quello che tutti i popoli, di tutti i P aesi, possono fare , replica l abitante di Oceanine con cui Osokin immagina di discu tere in quel momento. E invece dimostrate proprio ci che impossibile per tutti i popoli, di tutti i Paes i , dice Osokin. Perch voi esistiate, occorre che ogni logica sia mandata all aria, e che si creino condizioni artificiali che nella vita reale non possono verificars i; e chiunque tenti di realizzare un organizzazione sociale simile alla vostra no n otterr altro risultato che distruggere quel po che resta di passabile, e far solt anto l infelicit di tutti . Osokin si ferma di colpo, e il suo volto cambia espressione. Eppure, questa proprio la dimostrazione che io ho lasciato una vita completamente diversa per ritornare indietro , riflette. Non ci avevo mai pensato. Ero tutt o preso dalle Utopie. Adesso so che sono soltanto un impostura, e di bassa lega. Molto interessante. Ho cercato di dimostrarlo: ebbene, questa una prova certa. N on avrei mai potuto pensarla cos, prima . Fine delle lezioni. Osokin esce mescolandosi alla folla chiassosa dei ragazzi, t utto preso dalle sue nuove riflessioni e dalla sua scoperta inattesa. Si sente m olto triste: Oceanine non gli sembrer pi bella come prima. Probabilmente, scompari r del tutto, come altri suoi sogni in cui immaginava di essere un famoso generale , un celebre poeta i un grande pittore. Alcuni giorni pi tardi. E notte. Il dormitorio del collegio. Osokin sdraiato su un letto duro, sotto una coperta rossa. Dall altra estremit del dormitorio proviene l a fioca luce di un lume mezzo consumato. Non capisco niente , pensa fra s il ragazzo. Adesso sembra tutto un sogno, sia il pre sente che il passato. Vorrei tanto svegliarmi da tutt e due. Vorrei poter essere n el sud da qualche parte dove ci siano sole, mare e libert. Vorrei non pensare a n ulla, non aspettarmi nulla, non ricordare nulla. Ma che strano! Il mago diceva c he avrei ricordato tutto, a meno che non avessi voluto dimenticare: ed ecco che ho voglia proprio di dimenticare. Mi sembra di aver dimenticato molte cose, in q uesti ultimi giorni. Non lo sopporto. E troppo penoso per me pensare a Ainaida. Forse questo un sogno. Ma no, non pu essere: io ci sono stato davvero Dunque, tutto ci che succede adesso. Quel che pi mi stupisce che prendo tutto con questa calma, senza neanche meravigliarmi troppo: come se tutto fosse esattamente quel che de v essere. Ma che cos altro potrei fare? Forse, tutti gli eventi fuori dell ordinari

o li accettiamo in questo modo. Per quanto possiamo stupirci, non cambia niente, e allora cominciamo a far finta che nulla ci sembri stupefacente. Quando mor mia nonna, pensai: Che cosa inspiegabile, straordinaria, la morte! . Ma tutti la danno per scontata. E che cos altro possono fare? Mi ricordo che duran te il funerale mi venne da pensare che se tutti gli uomini scomparissero improvv isamente, e ne restasse uno solo, la cosa gli sembrerebbe tremenda e sconvolgent e magari per un giorno ma l indomani, probabilmente, la troverebbe del tutto normale e inevitabile. Che strano, ritrovarmi a scuola! Ricordo il suono del respiro dei compagni, dive rso per ciascuno, simile al ticchettio degli orologi nella bottega dell orologiai o. Ricordo di essere rimasto spesso sveglio di notte, ad ascoltarlo. Che cosa si gnifica tutto questo? Come vorrei poter capire! .

IX.

UN

SOGNO

Osokin sogna che, mentre dopo le lezioni passeggia in palestra con Sokolov, conv ersando del pi e del meno, qualcuno viene inaspettatamente e convocarlo nella sta nza dei ricevimenti. Capita a volte che sua madre venga a trovarlo verso quest ora , cosicch Osokin sale le scale e attraversa i lunghi corridoi senza aspettarsi nu lla d insolito. Nel salotto dei ricevimenti c invece una giovane donna elegantissima il cui aspett o gli del tutto sconosciuto. Egli si arresta confuso, terribilmente imbarazzato a causa del suo camiciotto di tela macchiato d inchiostro, dei ciuffi di capelli spettinati, di tutto il suo aspetto di scolaro. E chiaro che l hanno chiamato per sbaglio, confondendolo con qualcun altro; ma la g iovane signora lo guarda, ride e gli tende una piccola mano guantata di camoscio giallo. Cielo, quanto sei cresciuto! ,esclama. Si direbbe proprio che tu non mi riconosca . Osokin la guarda e non sa che dire. E molto bella, i suoi occhi sono grandi e lum inosi. Si sente sempre pi impacciato. Vorrebbe dire qualche parola cortese, ma pr onto a scommettere di non aver mai incontrato quella donna in vita sua. Per qual che motivo ha l impressione che ella si prenda gioco di lui, dicendogli quanto cre sciuto come se lo conoscesse da un pezzo. Non riesce a capire per quale ragione lo faccia. Ebbene, non mi riconosci? , dice la signora con una voce straordinariamente piacevo le, limpida, una voce da fanciulla. Pensaci e ti rammenterai . Lo guarda ridendo. Per un breve istante un ricordo attraversa veloce, pi veloce del pensiero, la men te di Osokin. Si, la conosce. Perch non l ha capito subito? Ma quando pu averla cono sciuta? Egli fruga in fretta nella memoria e ripercorre tutta la sua vita fino al moment o in cui andato a trovare il mago: potrebbe affermare con certezza che quella do nna nella sua vita non mai esistita. Oh, come sei buffo! , esclama lei. Insomma, tu sei proprio dimenticato di me. Non ti ricordi, a Zvenigorod? Io ero pi grande di te; rammenti? Portavo un nastro rosso nella treccia. Hai dimenticato le volte che andavamo al mulino, e quel giorno c he andammo a cercare Jucka? . Osokin ricorda di aver abitato a Zvenigorod da piccolo, con sua madre e suo padr e; ricorda il mulino ad acqua nel bosco e l odore della farina, l aroma di catrame d elle barche presso il traghetto, il monastero tutto bianco sulla collina e la fo resta con le sorgenti d acqua ghiacciata, proprio sopra la strada; ricorda Jucka, il cagnolino nero che un giorno spar e non si trov pi per un pezzo. Ma la ragazza c on il nastro rosso nella treccia con c era: ne assolutamente convinto. Di nuovo, h a l impressione che la donna si stia prendendo gioco di lui. Ma perch? Chi ? Come fa a sapere di Zvenigorod e di Jucka? Osokin tace mentre alla continua a ridere della sua risata contagiosa. Lo prende per la mano e lo fa sedere accanto a s. Osikin avverte il profumo di lei: un pro fumo lieve, ma stranamente penetrante. Ma si, certo che la conosce. Ma quando, d ove l ha incontrata? Forse fa parte di qualche altro sogno. Questa sensazione non gli nuova: nel sogno egli ricorda un altro sogno. Perch sei cos taciturno? ,domanda la donna. Di qualcosa. Sei contento di vedermi? Sono contento , risponde Osokin arrossendo penosamente, incapace di smettere di ess ere un semplice collegiale. E perch sei contento? . Perch ti amo , risponde lui senza sapere da dove gli venga il coraggio di dirlo, e i ntanto brucia per la vergogna insopportabile di essere uno scolaro, mentre lei u na donna adulta.

Ormai ella ride apertamente, risono i suoi occhi, e ride persino la fossetta che ha nella guancia. Da quando mi ami? , domanda. Ti ho sempre amata , la risposta. Anche quella volta, a Zvenigorod . Egli sente che qu esta bugia necessaria. La donna gli lancia una rapida occhiata, e d improvviso tra loro c qualcosa che vie ne compreso ed accettato. E come se avessero deciso qualcosa di comune accordo. Benissimo , dice lei, ma adesso che cosa facciamo? Sono venuta qui perch non ti trova vo da nessuna parte . Osokin capisce che lei l ha cercato laggi .ma non sa dire dove si trovi, questo laggi . C apisce anche che per qualche strana ragione non necessario spiegarsi pi chiaramen te, Be , allora , dice lei, hai intenzione di rimanere qui? . No . Questa parola sorprende lo stesso Osokin. Certo che no! Ce ne andremo insieme. Voglio dire, io fuggir con te. Scenderemo insieme al piano di sotto, e mentre tu ti vesti nell ingresso, io mi metter il cappotto di un altro e uscir dalla porta pri ncipale. Poi prenderemo una carrozza e ce ne andremo . Ebbene, andiamo , dice lei come se fra loro due fosse tutto gi deciso da un pezzo. Osokin capisce e insieme non capisce: un turbinio di speranze gli invade la ment e. E straordinariamente piacevole provare all improvviso tante sensazioni nuove ed accorgersi di tanti cambiamenti inattesi. Davanti a lui c qualcosa di nuovo, qual cosa che non gli mai accaduto prima, qualcosa che splende di colori smaglianti. I due escono sul pianerottolo e scendono insieme la scalinata. Ma questa lunga e buia, a differenza di quella che conduce all ingresso. Abbiamo preso la scala sbagliata , dice Osokin. Non fa nulla , sussurra piano lei. Questa ci porter dritti dritti fuori di qui . Nell os curit ella lo circonda con le braccia e con una dolce risata preme il capo di lui contro il proprio. Osokin avverte il tocco delle braccia di lei, sente la seta e la pelliccia contr o il viso, avverte il profumo della donna e il suo contatto morbido, tenero, cal do. Con esitazione, la prende tra le braccia: attraverso il vestito e il corsett o sente i seni di lei, soffici e sodi. Il suo corpo assalito da un tremito penos amente dolce. Le sue labbra le premono una guancia ed egli ode il respiro affret tato di lei. Le labbra di lei cercano le sue. Dentro di lui, una voce si domanda : Ma proprio vero? . E un altra risponde: Si, certo . Una gioia incontenibile lo assale. In quell attimo gli sembra di staccarsi dalla terra con lei e di volare. Improvvisamente, in cima alla scalinata si sente il suono aspro e sgradevole di una campana, e si odono delle voce. Una sensazione dolorosa assale d improvviso i l cuore di Osokin. Ella scomparir di nuovo! E troppo tardi , gli dice in fretta svincolandosi dall abbraccio. Anche Osokin sente di averla perduta, sente che quella cosa infinitamente bella, luminosa, piena di gioia gli sta sfuggendo. Caro, ascolta! Debbo correr via, prima che sia troppo tardi. Ma torner. Aspettami. Mi ascolti? Non dimenticare . . Dice ancora qualcosa prima di correre veloce gi per le scale, ma Osikin non la se nte, perch la campana che suona sempre pi forte soffoca la sua voce. Ormai gi scomp arsa alla vista. Osokin vorrebbe rincorrerla; si sforza di vedere da che parte s ia andata .e apre gli occhi. Ranocchio , coi suoi piedi all infuori, sta passando proprio vicino al letto di Osoki n e suona la campana con aria molto assorta. E mattina. Passa qualche secondo prima che Osokin torni in s. E ancora pieno del tremito gioi oso del bacio, dell angoscia bruciante della sua fine, e della felicit per quanto a ccaduto. Ci che ha vissuto infinitamente lontano dalla realt del dormitorio, dalle grida de i compagni e dal bagliore delle lampade a olio. Egli percepisce ancora acutament e il profumo, la sensazione di quelle braccia che lo circondano, dei capelli che gli accarezzano il volto .Tutto questo lo accompagna ancora. Il cuore gli batte v elocissimo. Il suo corpo sembra diventato una cosa viva, consapevole di s, piena

di gioia e di stupore a un tempo. Alla fine, il primo pensiero chiaro gli attraversa la mente: Chi ? Ha detto che sar ebbe ritornata: ma quando? Come mai non ho sentito le ultime parole che mi ha de tto? E ora, che debbo fare? . E disperato per aver perduto il suo sogno. Gli sembra che forse potrebbe ancora r aggiungerla, domandarle chi , da dove viene, chiederle che cosa significa tutto q uesto mistero. Se quella era realt, allora tutto ci che gli accade intorno sembra terribilmente v ano, insensato e stupidamente irritante. E insopportabile che un altro giorno sia incominciato, e che a lui tocchi viverlo fino alla fine. Al tempo stesso, bello che tutto ci sia accaduto, anche se stato solo un sogno. Questo significa che pu succedere ancora. Un raggio di sole brilla ora in lontananza, come se il mattino stesse sorgendo. Ma chi lei, da dove viene? , si domanda ancora Osokin. Io non conosco quel viso .eppur e lo conosco bene. Ma poi vero? . Per tutta la giornata, ancora sotto l influsso del sogno, Osokin vive in una speci e di nebbia. Vorrebbe conservarlo sempre nella memoria e riviverlo ancora e anco ra: vorrebbe capire chi sia la sconosciuta. Ma il sogno si fa meno distinto, imp allidisce, svanisce tuttavia qualcosa rimane. Nel mezzo della giornata Osokin torna al suo sogno per paragonarne il ricordo al le impressioni della vita reale, e improvvisamente si rende conto con stupore ch e l immagine di Zinaida si fatta sfocata e lontana. Adesso pu ripensare a lei senza provare dolore. Ancora ieri, era diverso: non appena ella gli tornava nella mem oria, provava una pena acuta. Mentre riflette su questo, per un millesimo di sec ondo gli attraversa la mente non il ricordo, ma l ombra del ricordo di una ragazzi na con un nastro rosso nella treccia di capelli scuri, alla quale egli parlava d i Zvenigorod Ebbene, ecco come faceva a sapere tutte quelle cose , pensa fra s Osokin. Ma nell ista nte stesso sente di aver dimenticato tutto ancora una volta. Rimane soltanto la consapevolezza che ogni cosa accaduta in un momento in cui tutto ci che riguardav a Zinaida apparteneva ormai gi al passato. Forse anche quello era stato un sogno. Ancora una volta la sua mente segue un certo corso di pensiero. Si,si , dice fra s quasi timoroso di respirare. Forse vuol dire ma pu essere successo d opo? E poi, dopo che cosa? . Allora, in modo del tutto inatteso, la sua mente giunge a una conclusione, e Oso kin capisce: Questo non accaduto, ma accadr se continuer a vivere . Egli non comprende ancora appieno la conclusione cui giunto, ma tutta la sua per sona si colma di gratitudine verso la fanciulla per essere venuta da lui. Dopo quest ultimo sforzo, la sua mente si rifiuta di capire ancora. Osokin sente il suo sogno farsi sfocato e svanire rapidamente, sente che presto non ne rimarr pi nulla. Fino a sera continua a tornarvi su nelle sue riflessioni, e pi volte gli sembra di comprendere a sprazzi alcuni particolari strani. Tra passato e futuro non c nessuna differenza essenziale , pensa. Siamo noi che li ch iamiamo con nomi diversi: stato e sar. In realt, tutto questo stato e contemporane amente sar . Per tutta la giornata la scuola e ci che lo circonda gli paiono completamente irr eali, simili ad ombre trasparenti. A tratti, egli ha l impressione che se riusciss e a perdersi fino in fondo nella riflessione e poi a guardarsi intorno, tutto gl i apparirebbe completamente diverso . E forse, allora, avrebbe inizio la continuaz ione del suo sogno.

IX. UN COLLEGIALE

Domenica. Inverno. Nevica. Osokin, un collegiale col cappotto grigio dal collo d i pelo nero e dai bottoni d argento, e col berretto blu scuro ornato dal distintiv o a foglie d alloro della scuola, anch esso d argento, sta scendendo una stradina nei pressi della porta Pokrovskij. All angolo si ferma e si guarda intorno. Si, certo , pensa, ecco le vecchie case, proprio com erano allora. Ma vedo che tutto molto cambiato. E sorprendente, quanti mutamenti possano avvenire nel giro di dod ici anni. Bene, ora debbo dare un occhiata qui intorno. La nuova casa dei Krutisk ij ancora non esiste, ma loro abitano qui nei paraggi. Oh, se potessi vedere Zin aida! Ma che sciocchezza: che cosa mai potrei fare, anche se la vedessi? Io sono uno scolaro, e lei una ragazzina. E la cosa strana che anche allora me ne andav o in giro per le strade e i viali di Mosca, e a volte venivo proprio qui, con la sensazione di dover incontrare qualcuno, trovare qualcuno. Ma inutile disperars i fin d ora. Sarebbe bello vederla, ma occorre prima che io trovi suo fratello, ch e faccia la sua conoscenza e che diventiamo amici. Dovrebbe essere in uno dei c orpi cadetti, ma non so quale. Mi uscito del tutto di mente. Ricordo che mi parl ava molto del corpo cui apparteneva. Ora comincio a scordarmi tutto! Si, certo d ebbo trovarlo, altrimenti non c incontreremo mai. Spero che stavolta andr all Unive rsit e non alla Scuola militare. E, tra l altro, quando eravamo a scuola Zinaida er a gi andata all estero. Questa volta bisogna che c incontriamo prima. Com strano tutto questo! A volte come se la mia vita precedente, il mago, Zinaida , fossero tutti simili ai miei sogni sui Viaggi in Oceanine . Be , ora vedremo . Osokin si ferma di fronte a una casa e legge il nome scritto sulla targa del can cello.

La casa questa. Che fare, adesso? . Guarda all interno del cortile. Ecco l ingresso principale. Probabilmente loro abitano qui . Un dvornik*3 attraversa il cortile. Osokin si ritrae e riprende a camminare per la strada. Girer un po qui attorno , dice fra s e s, forse qualcuno uscir. Sarebbe splendido se u sse Krutiskij: gli parlerei subito. Accidenti! Adesso ricordo che stava a Pietro burgo, oppure apparteneva a qualche corpo stanziato in provincia. Maledizione! S e cos, come faccio adesso a trovare Zinaida? . Mentre continua a camminare su e gi per la via, una slitta lo sorpassa e va a fer marsi davanti all ingresso di casa Krutiskij. Ne scendono una ragazzina e una sig nora che indossa una cappa di pelliccia. Mentre la signora paga il vetturino. Os okin le supera e intanto guarda la bambina. E Zinaida o non lei? Non mi pare, dovrei senz altro riconoscerla. Forse per proprio lei: in ogni caso, questa ragazzina le rassomiglia . Si volta ancora per osservarla. La signora col mantello di pelliccia si accorge di lui e lo guarda sorpresa: Osokin arrossisce e si allontana rapidamente senza voltarsi. Maledizione! Ma che stupido! Uno scolaro che sta l a guardare una bambina e non ne mmeno lei. Ma perch la signora mi ha lanciato quell occhiata stupita e interrogati va? Che cosa assurda! La gente prende sempre tutto nel modo pi stupido. Come pote va sapere perch mi sono voltato? Che idiozia! Eppure mi domando proprio chi fosse ro. E un peccato non aver veduto bene la signora. Forse era la madre di Zinaida, ma non credo . Osokin si ferma all angolo della strada. Ebbene, e adesso? Finora mi sto comportando come uno scolaretto qualsiasi, e non mi viene in mente nient altro da fare. E una cosa semplicemente idiota camminare su e gi per una stradina deserta, e fra l altro comincia a far freddo. E poi, sarebb e imbarazzante se si accorgessero di me. Poi direbbero: Ti abbiamo gi visto. Andav i sempre su e gi per la nostra via. Perch? . No adesso me ne vado. Tanto ormai so do ve abitano. Peccato non essere riuscito a trovare Krutiskij . Osokin volta l angolo e se ne va.

XI. LA MADRE

A casa. Domenica sera. Osokin e sua madre siedono insieme al tavolino da t. La ma dre legge, ed egli la osserva pensando che presto potrebbe morire. Davanti ai su oi occhi scorre nitida la scena del suo funerale, in una giornata rigida ma asso lata. Osokin ha paura per lei e prova una pena terribile. La madre posa il libro e alza gli occhi su di lui. Hai ripassato le lezioni, Vanja? . La domanda coglie Osokin di sorpresa. Si era completamente dimenticato delle lez ioni. Tutti i suoi pensieri erano rivolti a cose che non avevano nulla a che ved ere con la scuola. La domanda della madre gli sembra fastidiosa e priva d importa nza, e questo lo irrita. Oh, mamma , risponde, non fai che parlare delle lezioni. C ancora un sacco di tempo. S tavo pensando a tutt altra cosa . Ella sorride. Lo so che stavi pensando ad altro, ma non sar piacevole, domani, qua ndo andrai a scuola senza aver preparato la lezione. E se stai alzato stanotte, domattina non ti sveglierai . Osokin sente che sua madre ha ragione, ma riluttante ad abbandonare le sue trist i riflessioni. Vi trova qualcosa che lo incanta, quasi fosse in trance, mentre l e parole di lei lo richiamano a cose concrete, orinarie, quotidiane. E poi, vorr ebbe dimenticare che esistono i libri di testo, lezioni e scuole. Vorrebbe che s ua madre capisse i suoi pensieri, capisse quanto addolorato per lei, quanto le v uole bene e come gli sembra strano, adesso, aver potuto rassegnarsi alla sua mor te. Osokin sente di non poterle dire nulla, sente che tutto vero solo nella sua immaginazione, e che persino a lui sembra uno dei soliti sogni ad occhi aperti. Come pu parlarle del mago, della vita precedente dalla quale tornato indietro? Co me farle comprendere che la sua sola vista suscita in lui quella compassione, qu ella pena cocente? Vorrebbe trovare un modo, anche indiretto, per dirle tutto qu anto. Ma le parole di sua madre gli impediscono di parlare e lo costringono a pe nsare a cose che ha voglia di dimenticare. Oh, mamma , le dice, parli sempre delle stesse cose. Ebbene, poniamo pure che io non sappia la lezione, e che domani non vada a scuola: vale forse la pena di parlar ne? . Nell irritazione. Osokin comincia a perdere la sensazione di quell altra vita, viv endo la quale osserva la sua vita presente. Diventa sempre pi difficile dire a su a madre che cos che lo turba: assalito dall irritazione nei confronti di lei e gli vien voglia di dirle qualcosa di spiacevole, sebbene al tempo stesso provi per lei una compassione che rasenta quasi il dolore fisico. Domani a scuola non ci vado , le dice. Perch no? , risponde sua madre, stupita e allarmata. Oh, non so, ho mal di testa : la scusa classica di ogni scolaro. Ho voglia di starme ne a casa a pensare. Non posso restare ancora in mezzo a quegli idioti. Se non f osse per quelle stupide punizioni, adesso non sarei a casa. Non posso andare ava nti cos. Mi rinchiuderanno di nuovo l dentro per due o tre settimane .

Fa come credi , gli dice la madre, ma ti avverto che questo peggiorer la tua situazio ne in collegio. Se domani non ci vai, la prenderanno come una sfida da parte tua . Ma devi decidere da solo. Sai che non interferisco mai nei tuoi affari . Osokin sa che sua madre ha ragione e questo lo riempie ancor pi di rabbia. La squ allida realt della sua esistenza e la necessit di pensarvi lo distraggono dalle su e tristi riflessioni, dalla strana sensazione di vivere due vite, dai ricordi in quietanti del passato e del futuro. Non ha voglia di pensare al presente, ha vog lia di sfuggirlo. Domani non ci vado , ripete per pura ostinazione: ma in cuor suo sente il dispiacer e che sta dando a sua madre e si rende conto di violare tutte le risoluzioni di vivere la sua vita in modo nuovo. Be , sar l ultima volta , promette a se stesso. Domani ci penser su. Debbo restare a casa per una giornata. Tanto, la scuola non scappa. E dopo, mi metter al lavoro . Ha voglia di tornare alle sue riflessioni. Sai, mamma ,dice, ho l impressione di aver gi vissuto su questa terra in precedenza. Tu eri esattamente come sei adesso, e anch io ero lo stesso, e cos molte altre cose. Spesso, mi sembra di poter ricordare tutto e di potertelo descrivere . E tu non mi volevi bene, proprio come adesso, e facevi di tutto per rendermi spia cevole ogni cosa , dice la madre. Dapprincipio Osokin non capisce, e la guarda sorpreso che le parole di lei si ar monizzino tanto poco con ci che egli sente. Ma poi capisce che la madre offesa e arrabbiata con lui perch non ha preparato le lezioni e perch non vuole andare a sc uola. Protestare gli sembra inutile e tedioso. Sente che in questo momento sua m adre appartiene interamente a questa vita, ed incapace di comunicarle la sensazi one di star vivendone un altra. L impossibilit di capirlo che sua madre dimostra non fa che accerescere il suo sconforto. Continui a parlarne, mamma. E va bene, andr a scuola . Pronuncia queste parole malvolentieri perch dentro di s sa benissimo che non lo fa r. Il pensiero di non andare a scuola continua ad essere cos forte che basta smett ere un attimo di resistergli perch sopraffaccia ogni altra considerazione. Certo, io voglio che tu ci vada , gli dice sua madre. Sai bene come vengono valutate le tue assenze. Il vicepreside mi ha gi detto che non sanno pi come prenderti, in collegio . Ti hanno mandato a chiamare? . Ma certo . Il ragazzo tace, senza sapere che cosa ribattere. Ci sono tutte le ragioni per t ornare a lezione domani ma non ne ha voglia, e sa gi che non lo far. Per un po cerc a di trovare qualche pretesto, qualche giustificazione, ma il solo pensiero lo i nfastidisce e lo annoia. Le sue riflessioni lo turbano gi abbastanza. E proprio im possibile trovare un modo di farle comprendere a sua madre? E necessario, importa nte che ella capisca. Osokin, seduto, osserva sua madre mentre dentro di lui si scontrano le riflessio ni pi contrastanti. Avverte che lei preoccupata e allarmata; e questo fa si che t utti i ricordi della sua vita, sino al momento in cui andato dal mago, si faccia no sfocati e abbiano un apparenza sempre pi fantastica. La sua vita all e- stero, Z inaida, la casa grigia di Arbat dive abitava meno di un mese fa: tutto questo or mai diventato un sogno. Ma soprattutto non riesce a credere che sua madre debba morire, e non vuol ricordare il suo funerale. Pensare a questo, li, in quella st anza, in presenza di lei, un incubo, una fantasia irreale. Si sforza di non pensare al passato, tenta di dimenticarlo. In fondo al cuore sa bene che tutto ci realmente accaduto, ma ripensarci gli rende la vita sempliceme nte insopportabile. Tre settimane di vita in quel collegio hanno aperto un abiss o fra lui e l Osokin che andato a trovare il mago. E ora lo stesso abisso si spala nca fra lui e sua madre. I suoi pensieri descrivono un circolo vizioso e vanno a fermarsi continuamente s u alcuni punti particolarmente dolorosi. Non posso credere che mamma debba morire cos presto , pensa mentre la guarda. E ancora cos giovane. E se pure allora successo, perch dovrebbe accadere di nuovo? Questa volta, tutto dovrebbe essere diverso. Se sono tornato indietro proprio perch sia cos. Naturalmente ci sono molte cose che non dipendono da me; ma forse cambiando

la mia vita riuscir a cambiare anche la sua. In fondo tutte le angosce e i dispia ceri che le ho dato debbono aver avuto il loro effetto morta di mal di cuore. Que sta volta non accadr nulla del genere . Egli desidera ardentemente poter dire a sua madre che cambier, che studier e per a mor suo condurr una vita completamente diversa, cosicch ella possa vivere. Ha vogl ia di cerder che ci sia possibile, che sar realmente cos. Cerca ansiosamente il mod o di comunicarle questa certezza, ma non trova le parole: non sa come affrontare l argomento. Lo tormenta l abisso d incomprensione che giace tra loro due, un abiss o incolmabile. La sua mente passa dal pensiero di sua madre a quello di Zinaida. Adesso pensa a lei senza amarezza. La notizia che ella sta per sposare Minskij si fatta quasi vaga, diventata una semplice possibilit minacciosa. Rimangono solo le cose belle: i loro incontri, le gite sul fiume, persino le loro liti tutto questo accadr anco ra, e sar pi bello senza le nubi nere che lo oscuravano. Si preparer per il loro nu ovo incontro: non si trover pi in una condizione cos disperata, e riuscir a non perd erla; e sua madre sar ancora viva. E necessario che ella conosca Zinaida: ha la se nsazione che si piacerebbero molto. Questo pensiero lo turba in modo particolare. Egli vede chiaramente il momento i n cui condurr Zinaida a conoscere sua madre. Avverte la lieve sensazione di tensi one e di impaccio dei primi istanti, che poi passa lasciando il posto a un merav iglioso senso di fiducia, come se le due donne si conoscessero da sempre. Come al solito. Osokin comincia a immaginare nei particolari in che modo tutto q uesto si svolger. Quant cara tua madre! , esclama Zinaida guardandolo con un sorriso, mentre fanno rit orno a casa. Te l avevo detto : nel rispondere le stringe leggermente la mano e ne riceve una risp osta lieve, quasi impercettibile. Vuoi ancora un po di t? , domanda la madre di Osokin. La domanda lo fa trasalire: egli la fissa sorpreso. Per un attimo prova vergogna per i suoi sogni romantici, perch si rende conto che n Zinaida n sua madre potranno parteciparvi. Un istante dopo, lo coglie l irritazio ne. N l una n l altra lo capiranno mai, n sentiranno ci che egli sente. Hanno sempre pre teso da lui cose esteriori, insignificanti, mentre egli si sforzava di dar loro quanto di pi intimo e profondo aveva dentro. Si, grazie , risponde meccanicamente mentre tenta di riannodare il filo spezzato de lla riflessione. Cos trascorre la serata. Agli occhi di sua madre Osokin appare stranamente sognante, taciturno e assorto in se stesso. Le risponde a monosillabi; a volte non l ascolta nemmeno, come se st esse pensando ad altro. Ella si sente a disagio in sua compagnia, triste ed ha p aura per lui.

XII. LUNEDI

Mattino. Alle sette e mezzo, la cameriera va a chiamare Osokin. Il ragazzo si sv eglia con la spiacevole sensazione di dover prendere una decisione. Debbo andare a scuola o no? . Ieri non ha aperto libro: impossibile andarci senza a

ver preparato le lezioni. Molto meglio restarsene a casa per un paio di giorni. In cuor suo, gi ieri mattina aveva deciso che oggi non sarebbe andato: ora occorr e trovare un pretesto. Che sciocchezza aver detto alla mamma che sarebbe andato! Anzich alzarsi. Osokin rimane a letto per molto tempo. Mette l orologio vicino al g uanciale e segue il movimento delle lancette. La cameriera entra nella sua stanz a parecchie volte. Infine, alle otto e mezzo, quando dovrebbe gi essere a scuola. Osokin si alza. E irritato con se stesso per essere rimasto a casa, e tuttavia s ente che nulla avrebbe potuto indurlo a tornare in collegio. Oggi ha voglia di p ensare a qualcosa di piacevole; ogni pensiero sgradevole, difficile e noioso sar rimandato a dopodomani. Oggi se ne star sdraiato sul divano a leggere e a riflett ere Ma c qualcosa che lo rode interiormente: non riesce a soffocare i rimorsi di co scienza e quella sensazione di scontento nei confronti di se stesso. Tutto sbagliato , pensa fra se. Se sono davvero tornato indietro per cambiare tutto, perch continuo ad agire esattamente come prima? No, debbo decidere fermamente in che modo, e a partire da quale momento, cambier tutto. In fondo, forse stato un bene rimanere in casa. Perlomeno posso pensarci su tranquillamente. Ma perch mi s ento cos scoraggiato? Ora che l ho fatto, dovrei sentirmi contento, altrimenti star e a casa altrettanto spiacevole che andare a scuola . In quell istante si rende conto che ci che lo deprime pensare come far ad affrontar e sua madre. La cosa peggiore che lei non dir nulla. Sarebbe molto pi semplice dis cuterne insieme e cercar di considerare i rispettivi punti di vista. Forse allor a, parlando con lei, potrebbe trovare il modo di farle capire quello che sa e ch e pensa. Purtroppo non sar cos. Ella non dir niente: e questa la cosa pi insopportab ile. Osokin scontento di se stesso e il mondo intero lo disgusta. Ora mi rammento di una mattina esattamente identica, in cui non andai a scuola , di ce fra se. Ricordo che quel fatto mi procur guai a non finire, e alla fine la mia situazione scolastica divenne assolutamente intollerabile. No, tutto questo deve cambiare: mi metter al lavoro oggi stesso. Mander qualcuno a scuola per sapere ch e lezioni c erano da preparare per oggi. Poi debbo parlare con la mamma: non poss o pi rimanere al convitto. Occorre che faccia in modo di andare a scuola soltanto di giorno . La sua immaginazione disegna rapida un quadro in cui egli siede vicino alla madr e, la sera, e studia le lezioni. Lo colma una piacevole sensazione di calore che lo accompagna mentre esce dalla sua camera. Ora Osokin sta facendo colazione con sua madre: ella offesa e rimane in silenzio . Irritato perch sua madre non si rende conto di quanto sia seria la sua decision e di mettersi a studiare, e invece continua a dare tanta importanza al fatto che oggi non andato a scuola. Osokin resta anche lui imbronciato e taciturno. La ma dre esce dalla stanza da pranzo senza dire una parola. Osokin si sente offeso: v oleva dirle tante cose, ma lei ha eretto una specie di barriera tra loro due. Il ragazzo infelice: quando pensa al collegio si rende conto che la sua assenza di oggi non passer inosservata. Ormai non ha pi voglia di fare niente, n di leggere, n di pensare, n tantomeno di studiare. Per un po rimane in piedi alla finestra: poi, deciso, si accinge a uscire. Andr a fare una passeggiata , pensa. Poi torner e mi metter a studiare . Ora girare per le strade di Mosca gli sembra straordinariamente interessante. Ta nto per cominciare, in un giorno non festivo, quindi per lui insolito, tutto div erso; e poi, anche i luoghi pi familiari gli ricordano il passato, gli riportano alla mente fatti avvenuti in un tempo lontano: un insieme di ricordi strani e in quietanti. Osokin rientra a casa per il pranzo. E venuto un maestro del collegio , gli dice la cameriera. Ha parlato con la padrona. Era molto arrabbiato . Osokin sente un tuffo al cuore. Come ho fatto a non pensarci? , si chiede. Il vicepreside deve aver mandato uno dei maestri. Ma certo! E non mi ha nemmeno trovato in casa. Ora cominciano i guai. C hiss cosa gli avr detto la mamma . Entra sua madre: ha l aria sconvolta. Vanja, venuto qui un maestro del collegio! , gli dice, e io nemmeno sapevo che tu fo

ssi uscito. Non sapevo cosa dirgli. Ho cercato d inventare una scusa: ho detto ch e avevi avuto mal di denti tutta la notte e che probabilmente eri andato dal den tista, ma era molto inverosimile. Il maestro ha detto che non appena rientrato d ovevi andare immediatamente a scuola e portare il certificato del dentista altri menti avrebbero mandato a prenderlo loro stessi. Tutto questo orribilmente penos o per me: io non sono capace di mentire. Quel maestro mi ha interrogata come se fosse un investigatore: mi ha domandato a che ora eri andato a letto, quando ti eri alzato, da quale dentista eri andato. Perch mi metti in queste situazioni? E adesso, che farai? . Osokin dispiaciuto per lei: si sente colmo di vergogna e di mortificazione, e so prattutto terrorizzato per il fatto che tutto stia svolgendosi esattamente come prima, come se lentamente si fosse messa in moto la ruota di qualche tremendo in granaggio, una ruota alla quale legato e che non riesce n a trattenere n ad arrest are. Si, tutto questo gi accaduto. Ricorda ogni minimo dettaglio: le parole di su a madre, l espressione del suo viso, i vetri della finestra coperti di brina. E no n sa che cosa rispondere. Volevo parlarti, mamma , dice infine col cuore stretto da un senso di gelo, consape vole di stare ripetendo le stesse parole. Non posso rimanere al convitto, e oggi a scuola non ci andr. Dovrai andarci tu, a parlare col preside. Bisogna che mi la scino andare soltanto di giorno. Sono tre domeniche che mi tengono dentro, e son o tre settimane che non mi fanno uscire. I maestri sono troppo pigri per portare gli allievi fuori a passeggio, e si servono del cattivo tempo come pretesto. Ci ascuno pensa solo a se stesso e non si rende conto di comportarsi esattamente co me gli altri. Dillo al preside. E uno scandalo: io non ne posso pi . Lo sai, Vanja, io stessa ho sempre desiderato che tu vivessi qui in casa , risponde sua madre, ma capisci bene che se smetti di vivere in convitto perderai il dirit to di studiare a spese dello Stato. E poi non potrai pi pretenderlo. Pensa a cosa sarebbe di te se io morissi improvvisamente. Preferirei che tu rimanessi in con vitto ancora un anno o due . Non voglio pensare che tu potresti morire , esclama Osokin,. Tu non morirai affatto. Perch pensarci? Forse morir io prima di te. Al convitto non posso pi viverci. Non l o sopporto. E meglio perdere la borsa di studio . Parlano ancora a lungo, poi la madre esce di casa. Osokin rimane solo. E tremendo , riflette. E mai possibile che il mago avesse ragione? E proprio vero che n on posso cambiare nulla? Finora tutto andato esattamente come aveva previsto. St a diventando una cosa spaventosa, ma non pu esser vero. Io non sono uno scolaro: sono un uomo adulto. E allora, perch non sono capace di affrontare la vita e i pr oblemi di uno scolaro? E troppo assurdo. Debbo prendere in mano la mia sorte e co stringere me stesso a studiare e a pensare al futuro. Finora, tutto sta andando per il meglio. Andr a scuola soltanto di giorno; so benissimo che questo possibil e. Allora, tutto sar pi facile. Legger, disegner e scriver. Debbo cercare di non dime nticare tutto quanto. Dunque, come va il mio inglese? . Riflette a lungo. Ci sono molte cose che non ricordo. Dir alla mamma che voglio imparare l inglese, co mprer un manuale e far finta di studiarlo; sono certo di sapere ancora leggere in inglese. Ma la cosa principale studiare le lezioni. Per nulla al mondo voglio ri petere la stessa classe un altra volta. E se non la ripeto, significa che riuscir a terminare la scuola. Il mio passaggio in quinta sar un segno che le cose cominci ano a cambiare in meglio. Allora, ricordo, non superai la quarta .

XIII .

REALTA

E FANTASIA

Un anno dopo. La palestra del collegio, prima del pranzo. Osokin e Sokolov sono in piedi presso la finestra e guardano fuori in cortile. Osokin, adesso, viene a scuola solo di giorno, ma rimasto in quarta, e cos Sokolo v l ha raggiunto nella stessa classe. Che cos quest ultima storia fra te e Rapa ? , domanda Sokolov. Non ho ben capito tratta . Oh, niente di particolare. Sono tutti degli idioti. Tu non c eri, a lezione di geog rafia. Be , mi stava interrogando sulle citt bagnate dal Volga. Ho cominciato dalle sorgenti, e quando sono arrivato a Niznij ho detto che quella la citt dove il Vo lga si getta nell Oka. Quello dapprincipio non capiva, poi addirittura balzato in piedi e mi ha urlato: N on sai di che stai parlando!Forse vuoi dire che l Oka si getta nel Volga . No , replico io, voglio proprio dire quel che ho detto: dove il Volga si getta nell ka . Allora quello strilla: Ma sei matto? . No , rispondo, non sono matto per niente . E cosa vorresti dire, allora? . Voglio dire che nei nostri libri di geografia c un errore, perch non l Oka che a nel Volga, ma il Volga che si getta nell Oka . A quel punto, pensa, ha aperto la bocca e non riusciva pi a parlare! E tu come lo sai? , mi ha chiesto alla fine. Oh, l ho veduto , gli ho risposto. Se uno sta in piedi sulla sponda dell Oka, che a, vede benissimo che il Volga ha le sponde piatte e si getta nell Oka, che in que l punto molto pi largo dell altro, ed chiarissimo che quello che continua con una ponda alta l Oka . A quel punto si proprio arrabbiato; ha mandato a chiamare prima Gustav, poi Zeus

di che

si get

pi al s

, ma quest ultimo non venuto. Credo che stesse ancora pranzando . Forse ti espelleranno . Oh, possibilissimo. Non immagini quanto sono stufo di tutto! Stufo dei compagni e di tutti quegli altri idioti! . Sokolov fa spallucce: Non ti capisco proprio , risponde. Hai voluto uscire dal convit to. Adesso che vieni a scuola soltanto di giorno, che cos altro vuoi? Che diavolo te ne importa se il Volga che si getta nell Oka o l Oka che si getta nel Volga? T in teressi sempre delle cose che non ti riguardano. Un giorno ti hanno trovato il b anco pieno di giornali. Ci occupiamo di politica! Un altra volta ti hanno trovato certi libri, che i nostri pedagoghi non sanno nemmeno da che parte cominciare a leggerli. Sei proprio buffo! A casa fa pure quel che ti pare, ma perch continuare a scuola? E mai che tu faccia quel che dovresti. Hai imparato l inglese in una so la estate, ma in greco hai preso insufficiente per due anni di fila . Ma non capisci! , esclama Osokin. Mi annoio. A che cosa mi serve il greco? Di un po , a che cosa? Se mai mi servir lo imparer, ma perch proprio adesso? . Adesso? Ma perch cos finisci la scuola e vai all Universit! , dice Sokolov. Continui a f r della filosofia, e invece dovresti prendere le cose pi semplicemente . Oh, sei troppo saggio, tu. Sar proprio contento quando finalmente farai un bello s civolone . Lo vedremo : Osokin guarda Sokolov e ride. Spesso si diverte al pensiero di sapere ci che accadr in futuro. Si avvicina un supplente. Osokin, va nella sala grande, il preside ti vuole , dice. Ecco qua, ti hanno beccato! Addio. Non ci rivedremo mai pi , ride Sokolov. Anche Osokin ride, ma la sua una risata nervosa. E sempre sgradevole doversi spie gare coi direttori della scuola, e a suo sfavore depone una lunga serie di pecca ti. Dieci minuti pi tardi, i due ragazzi s incontrano di nuovo sulla porta dell aula. Ebbene, sei ancora vivo? . Si, la vecchia Rapa ha perso. Zeus era di ottimo umore oggi: evidentemente il pranz o era buono. Quando gli ho detto che il Volga che si getta nell Oka, scoppiato in una risata di coccodrillo e poi ha esclamato: Non lo sapevo, anzi ho sempre cred uto che il Volga si gettasse nel Mar Caspio! . Insomma, era abbastanza ben dispost o, e anche molto divertito. Be , ora mi tocca rimanere a scuola fin dopo le cinque, e naturalmente dovr essere l u ltima volta , eccetera eccetera; la prossima volta, ha detto, non mi rivolger neppur e la parola , e cos via . ha detto proprio cos? . Eccome se l ha detto, quel ciccione . E cos devi restare dentro!Sai, ho sentito dire che verr un ispettore del ministero dell Istruzione. Tu sarai portato ad esempio come alunno esemplare, che sa l ingles e, legge Schopenauer ed tanto diligente che si rifiuta di uscire di scuola prima delle sei! . Allora probabile che l ispettore arrivi durante le lezioni . No, dopo, dicono . Be , per me pu anche andare all inferno! . Osokin va a sedersi al suo banco. Seconda campana. Entra l insegnante di francese. La sua una delle lezioni preferi te di Osokin; egli si trova in una condizione privilegiata, perch sa la lingua ab bastanza bene, tanto da non dover faticare troppo sulle lezioni. Non c bisogno di prestare eccessiva attenzione a quello che succede in classe, e quindi pu pensare ai fatti suoi. Il professore di francese non gli d motivo di preoccuparsi, e lo chiama alla cattedra solo di rado, anzi per la verit quasi mai: e quando lo interroga, chiacchiera un po in francese con lui e gli da sempre otti mi voti. Il Francese l unico insegnante a parlargli come ad un adulto, e interiorm ente Osokin gli molto riconoscente per questo. Quando s incontrano per strada, il Francese si ferma sempre a stringergli la mano e a scambiare un saluto. L unica per sona decente qua dentro , pensa Osokin guardandolo. Ora il nostro collegiale apre il famoso Margot il manuale di francese su cui mol te generazioni di ragazzi russi hanno dimenticato quel po di francese che sapevan

o prima di andare a scuola e si immerge nelle sue riflessioni. Ci capisco sempre meno in tutta questa storia , dice fra s e s. Se sono tornato indiet ro da un altra vita, e se tutto quel che vedo qui reale, allora dov Zinaida, dove so no tutti gli altri? Alcuni ci sono, ma questo vuol forse dire che nel frattempo continuano a vivere anche nell altra vita? Se cos, significa che non si vive in un solo tempo e in un solo luogo, ma si vive simultaneamente diverse volte e in pos ti diversi. Roba da far ammattire chiunque. Come si fa a trovare la verit? E accad uto davvero o no? Ah, meglio non pensarci. Ora mi metto a leggere. Come si fa a vivere senza leggere? E l unica maniera per sfuggire ai miei pensieri . Apre un libro inglese sotto il banco: sono i Racconti favolosi di Stevenson. Si, eccolo. The song of the morrow .Come si potrebbe tradurre questo titolo? Be , vist o che non riesco a sfuggire ai miei pensieri, cercher almeno di capire qualcosa d i questa storia . Osokin legge a lungo, tentando di sondare il vero significato dello strano racco nto di Stevenson. Alla fine richiude il libro e resta seduto a fissare un punto dello spazio, con la testa quasi vuota. Quel racconto nasconde un significato in timo e riposto di cui egli solo vagamente consapevole . A esso sono legati tanti r icordi strani e incomprensibili.

XIV .

IN

CASTIGO

Lo stesso giorno, dopo le lezioni. Un aula vuota. Osokin seduto al banco presso la finestra, con un libro in mano. Sta calando la sera. Osokin chiude il libro, guarda fisso davanti a s per qualche istante, poi d un occhi ata alla lampada. E chiaro che vogliono farmi stare allo scuro , pensa. Benone, dovr restare al buio, ma quant stupido tutto questo. Dio, che stupidaggine! E la vita stessa, che cosa sign ifica se non posso cambiarla in nulla? E soltanto un orologio a carica. Qual allo ra il senso di tutte le cose? Che senso ha mai la vita. Il fatto di essere qui a scuola? E chiaro che non posso obbligare me stesso ad essere un collegiale. E chi aro che senza la gente, senza la vita mi annoio. Mi aggrappo alle letture per no n lasciarmi sopraffare dalle circostanze. In compagnia di questi ragazzini ho l im pressione di diventare un ragazzino anch io. Mi rendo ridicolo ai miei stessi occh i. Sono come un uomo costretto a vivere in qualche cittadina sperduta, che cerca di mantenere i suoi legami intellettuali con la capitale in modo da non diventa re un provinciale: si abbona a giornali e riviste che in realt, nella sua nuova s ituazione, sono del tutto inutili e persino ridicoli, e continua a pensare a cos e che forse avevano un senso a Mosca, o a Pietroburgo, ma l dove si trova non sig nificano niente. In ogni caso, questa proprio una strana storia. Per me leggere i giornali particolarmente interessante perch so gi quello che succeder. E soltanto un gran peccato che abbia dimenticato tante cose. In fondo, il mago aveva ragion e. Non solo non riesco a cambiare niente, ma comincio a scordarmi di un mucchio di cose. E strano come le impressioni sfuggano rapidamente dalla memoria. La ripe tizione continua l unica cosa che le mantenga vive. Se questa ripetizione s interro mpe, ecco che le impressioni svaniscono. Nella mia memoria io ho un vero e propr io caleidoscopio di volti e avvenimenti, ma ho dimenticato la maggior parte dei nomi. Ho tentato di ritrovare Zinaida, ma il tentativo fallito. E assurdo continu are a passare sotto le sue finestre. Ho ritrovato la scuola femminile che dovreb be frequentare adesso, ho aspettato li per due sabati, ma come faccio a riconosc erla? Le bambine escono tutte insieme, sono una folla vera e propria, ridono. E io devo proprio avere un aspetto strano, mentre me ne sto li come uno sbarbatell o liceale. C erano due ragazzine che mi piacevano, ma nessuna delle due pu essere Z inaida: erano entrambe pi grandi dell et che avrebbe lei adesso. Krutiskij, poi non appartiene a nessuno dei corpi di cadetti di qui. Questo significa che non a Mo sca, e che potr incontrarlo solo all Accademia militare. Ma allora Zinaida sar andat a all estero e non torner prima di sei o sette anni. Ebbene, inevitabile: occorre che io la cerchi all estero, oppure che l aspetti qui: quando la incontro non debbo ritrovarmi nella stessa situazione disperata di prima. A quel punto, potrei ess ermi laureato all Universit. Non ci sar bisogno di andare all Accademia, e tutto sar b en diverso. La cosa terribile che non sto facendo niente perch tutto questo si av veri Come potuto succedere che io abbia ripetuto la stessa classe due anni di seg uito? Perdere un anno! Altri quattro anni e mezzo fra queste mura! Non so, mi se mbra che non riuscir mai a sopportarlo. La cosa pi importante che ormai non ho pi u no scopo, e il fatto di sapere tutto quel che so non fa che annoiarmi. Il peggio che anche prima quand ero a scuola, mi annoiavo allo stesso modo perch anche allor a sapevo tutto. Questo il pensiero che pi mi spaventa. Mi sembra che tutto si rip eta, non una o due volte, ma dozzine e dozzine di volte, come un organetto che s uona il Danubio blu E io so gi tutto a memoria. Poi, a volte, mi capita di pensare esattamente il contrario, di pensare che null a gi accaduto prima, che tutto frutto della mia immaginazione, che il mago non es

iste, non esiste Zinaida, n l altra vita. Ma come ho potuto immaginare tutto questo ? Non lo so proprio. Una cosa certa: spesso, per la noia, mi vien voglia di sbat tere la testa contro il muro! .

XV.

NOIA

Osokin si alza dal suo banco e va su e gi per l aula semibuia. Poi si dirige verso la grande porta a vetri che conduce nel corridoio e ne saggia la maniglia. La po rta non chiusa a chiave. Si sono dimenticati di chiudere . Pensa Osokin. Non c proprio niente che io possa fare

? E una noia mortale. Debbo restare seduto qui dentro ancora un ora . Sente un rumore, e dei passi affettati lungo il corridoio. Probabilmente sono in attesa che arrivi il grand uomo, o forse gi qui , riflette.Poi si schiude appena la p orta e guarda fuori. Non c nessuno. Be , andiamo a fare un giro di ricognizione . Esce nel corridoio senza far rumore. Tutto silenzio. Osokin procede gettando ogn i tanto un occhiata attraverso le porte a vetri delle aule vuote, e raggiunge la biblioteca, cio la sala dei ricevimenti in cui nel sogno ha visto la fanciulla. L a stanza illuminata a giorno. Osokin si accosta alla porta e guarda dentro con c ircospezione. Nessuno. Accidenti. Sua Eccellenza passer di qui. Potrei scrivere qualcosa sul muro! Benvenu to, Eccellenza con un paio di errori d ortografia? Potrebb essere una buona idea. Pec cato che non ci siano gessetti . Riflette. No, c una cosa molto migliore che potrei fare . Si mette le mani in tasca e ne estrae un paio di occhiali con le lenti blu. Di f ronte a lui, sull architrave della porta che da nel salone c un busto in gesso di G iulio Cesare. Ora metto gli occhiali a Cesare. Non cosa da passare inosservata . In punta di piedi corre all altra estremit della biblioteca, prende una sedia, ci si arrampica su e sistema gli occhiali blu sul naso della statua. Le vanno a pen nello: Giulio Cesare assume un aria molto dotta. Osokin riporta la sedia al suo posto ed esce nel corridoio. Ora per non gli va di tornare nell aula vuota, avrebbe voglia di inventare qualcos altro. Tenta di apri re una dopo l altra le porte delle aule che si affacciano sul corridoio. Una di es se non chiusa a chiave. Osokin si guarda intorno con attenzione, poi scivola den tro e a tentoni cerca nel buio fin quando trova un pezzo di gesso dietro la lava gna. Ritorna in fretta nella biblioteca, e sul muro, proprio sotto le tavole d oro su cui sono incisi i nomi degli alunni migliori, in una scrittura grossa e tondegg iante, tutta diversa dalla sua, e con un errore per ogni parola, scrive: Benvenut o, Eccellenza! . Poi disegna una brutta faccia con gli occhi e bocca spalancati e un espressione sciocca; quindi, scosso da una risata convulsa, esce di corsa e to rna nella sua aula. Qui, seduto sul davanzale della finestra, si mette a guardare nella via, dove i fanali sono ormai accesi. Che diavolo mi spinge a fare tutte queste sciocchezze? , si domanda. Adesso aprirann o un inchiesta e naturalmente la prima persona a cui penseranno sono io. Il peggio che ricordo benissimo di aver gi fatto la stessa cosa prima, e di essere stato e spulso per questa ragione. Ed ora, perch l ho rifatto? Certo qui dentro ci si annoi a, ama a che altro serve la scuola? E questi idioti, proprio non capiscono gli s cherzi? Per loro sono un alunno come tutti. Di sicuro indovineranno che sono sta to io. Se soltanto potessi trovare il modo di chiudermi dentro . . Si accosta alla porta e saggia di nuovo accanto alla finestra e guarda gi in stra da. Be , quella degli occhiali non poi tanto grave , pensa, ma la scritta con gli errori e la faccia disegnata sul muro non me le perdoneranno mai. E anche gli occhiali Ma ncanza di rispetto, eccetera eccetera. Be , naturalmente io giurer di non saperne n ulla. Come nelle favole: Io non sono io, e il cavallo non il mio cavallo, e io no n sono il cavaliere . Ma purtroppo il vicepreside sa riconoscermi a fiuto. Spesso, anche quando non ci sono indizi contro di me, dice: Chiamatemi Osokin , e basta. E a ndr cos anche stavolta; non ci sar nemmeno bisogno di mandarmi a chiamare quando si scoprir che mi trovavo nell aula accanto: sar tutto chiarissimo. Accidenti! Forse farei meglio ad andare a cancellare tutto No, non ne vale la pena. Potrei cacciar mi in un pasticcio ancora peggiore . Consulta l orologio. Ancora quindici minuti. Chiss se posso chiudermi dentro? . Torna verso la porta ed esamina la serratura. Nel corridoio si odono dei passi. Osokin si allontana d un balzo dalla porta e torna vicino alla finestra. Il tempo trascorre lentamente. Ogni minuto controlla l orologio. Finalmente si avvicina alla porta l inserviente soprannominato Scarafaggio con un ma zzo di chiavi in mano. Per un po traffica cercando quella giusta: tenta di aprire

la serratura, scuote il capo, prende un altra chiave. Alla fine prova a spingere la porta, e questa si apre. Ma come? dice. Non era chiusa a chiave? . Si ma era chiusa. L hai aperta tu con la prima chiave , risponde Osokin affacciandosi sull uscio. Be , puoi andare, adesso , gli dice l inserviente. Khrenic mi ha detto di lasciarti usci re . Bene, Scarafaggio , risponde Osokin, eccoti venti copechi . Scarafaggio molto contento e d al ragazzo un amichevole pacca sulla spalla. Scarafaggio sar dalla mia parte , pensa fra s Osokin, ma tra poco ha inizio lo spettaco lo, quindi ora di filarsela . Corre al piano di sotto e attraversa la palestra, che in occasione dell arrivo di Sua Eccellenza illuminata sfarzosamente.

XVI.

ZEUS

Il mattino seguente, a scuola. Fin dal primo momento Osokin avverte qualcosa nel l aria. I suoi compagni sono riuniti in crocchi e sussurrano tra loro. Sul pianer ottolo si imbatte in Sokolov. Be , fratello , gli dice quest ultimo, se farina del tuo sacco, complimenti! Per stavol a proprio finita . Che cosa vuoi dire? Oh, non far tanto l innocentino. Lo sai benissimo . No che non lo so , risponde Osokin. Appena entrato mi sono reso conto che successo q ualcosa, ma di che si tratta? . Si tratta di questo. Ieri doveva arrivare l ispettore del ministero. Come sai, si dice che da molto tempo abbia da ridire nei riguardi di Zeus. Dunque, arrivato d opo le cinque e a quanto pare qualcuno aveva messo gli occhiali a Giulio Cesare . Sai, sopra la porta del parlatorio, e aveva scritto sul muro Sua Eccellenza un cr etino , o qualcosa di simile. Be , tanto scommetto che tu ne sai pi di tutti noi. E su ccesso il finimondo. L ispettore era furioso, o almeno faceva finta. Ha detto con voce sibilante che Zeus incapace di mandare avanti il collegio; poi, senza dire altro, ha girato i tacchi e se n andato. Ora hanno aperto un inchiesta. Zeus ha dat

o ordine di licenziare tutti gli inservienti di questo piano: Scarafaggio , che er a di servizio, e poi Vassilij e il cosacco. Hanno dato tutti la colpa a te. Tu s ei rimasto solo tutto quel tempo dentro un aula, e te ne sei scappato proprio pri ma dell arrivo dell ispettore. Ecco! Ti stanno chiamando . Si sentono nel corridoio delle voci che gridano: Osokin dal preside! Osokin! Osok in! . Il ragazzo attraversa una folla di compagni che lo guardano tutti con curiosit. P ercorre il corridoio, attraversa la biblioteca dove si trova il busto di Giulio Cesare e raggiunge il salone. Il preside, cio Zeus, in fondo all ampio salone adorno dei ritratti degli zar a gr andezza naturale, nelle loro pesanti cornici dorate; il vicepreside, Gustav Luki c, seduto insieme ad altri insegnanti presso un lungo tavolo ricoperto di panno verde. Accanto a loro, in piedi, tre inservienti, due maestri supplenti e Khreni c, altrimenti detto Rapa , l insegnante che era di servizio il giorno precedente. Osokin si avvicina al tavolo. Il preside molto adirato. Il ragazzo getta un occhia ta agli inservienti: due di essi, e specialmente Scarafaggio , lo guardano con aria sospettosa e ostile. Vassilij, che gli molto amico, cerca di non incontrare il suo sguardo. Dapprima il preside non riesce a proferir parola, infuriato com , e si limita a grugnire. Alla fine riprende fiato e comincia a parlare, evitando di g uardare Osokin in faccia. Quest ultimo percepisce che Zeus irritatissimo con se s tesso per aver riso, il giorno prima, della faccenda del Volga e dell Oka. Ieri, dopo la fine delle lezioni, sei rimasto chiuso in un aula fino alle cinque? . Si , risponde Osokin. Sei mai uscito dall aula? . No . Stai mentendo, furfante! . Il preside, tutto rosso in viso, picchia il pugno sul ta volo. Osokin arrossisce e fa un passo verso di lui. I loro sguardi s incontrano. Il volt o di osokin per un istante assume un espressione minacciosa, e il preside abbassa gli occhi. Osokin avrebbe voglia di urlargli addosso qualcosa di villano e insultante per r ipagarlo delle parole offensive che gli sono state rivolte e per tutto ci che ha dovuto sopportare a scuola, per tutta la noia, la mancanza di comprensione; ma l a voce gli si strozza in gola, il labbro inferiore gli trema e per qualche secon do non riesce a dire una parola. Senza guardare in faccia l allievo, il preside chiede dopo aver ripreso fiato: Chi era l inserviente di servizio? . Ivanov , risponde il vicepreside, e Scarafaggio scatta sull attenti. Hai chiuso a chiave la porta dell aula dov era Osokin? , domanda il preside. Eccellenza, non saprei dire chi l ha chiusa. Ero in giardino , risponde Scarafaggio . ando sono rientrato per aprirla, non era chiusa a chiave. Mi sa tanto che l ha ape rta proprio lui . Scarafaggio guarda Osokin sprezzantemente: uno sguardo che suscita nel ragazzo una sensazione spiacevole. Gli rincresce per Scarafaggio e per gli altri due inservie nti, ma il solo pensiero di aver potuto scherzare e parlare con lui da amico in un certo senso lo disgusta. Che significa Deve averla aperta lui? , chiede ancora il preside. Mi sa che ha rotto la serratura, Eccellenza. Quando sono andato per aprirla nessu na delle mie chiavi girava. Spingo la porta e quella si apre. Allora chiedo: Ma no n era chiusa a chiave, Osokin? , e lui: Si che era chiusa, ma tu non dire niente ; e m i ha dato una moneta da venti copechi. Eccola qua! . Tutto sudato per la gran tensione, Scarafaggio ficca la mano in tasca e ne estrae una moneta. Tutti gli sguardi passano dalla moneta ad Osokin. Questi si rende conto che quella moneta costituisce la prova pi convincente a suo carico. Sa che ci che realmente accaduto ben diverso, e tuttavia sente che inuti le protestare. La sua vita in collegio lo ha allenato fin troppo bene a non risp ondere. Cercare di dimostrare la propria innocenza considerato ammissibile, e pe r far questo anche consentito mentire per quanto necessario, ma soltanto quando si ha una probabilit di riuscire, e di far apparire l accusatore come uno sciocco.

Qu

Se questa possibilit non esiste, il codice del collegiale impone uno stoico silen zio, giuste o ingiuste che siano le accuse. Al tempo stesso dentro di lui cresce l impulso di mettersi a ridere. Di colpo, si sente lontanissimo da tutto quanto. Torna ad avvertire la propria persona come u na persona adulta; ha la sensazione che quanto sta accadendo in quel momento non accada a lui. La sua indignazione svanisce del tutto, ed egli osserva ora fredd amente lo svolgersi degli eventi come uno spettatore estraneo. E vero che la serratura stata rotta? , domanda il preside al vicepreside. Non funziona , risponde quest ultimo. Dev esserci stato messo dentro qualcosa . Basta cos , esclama il preside, e per un paio di secondi continua a sbuffare di rabb ia, Ebbene , dice infine, rivolto ad Osokin, puoi andare ad esercitare il tuo talent o altrove. Qua dentro non abbiamo bisogno n di scassinatori, n di bugiardi, n di fu rfanti. Gli inservienti possono tornare al lavoro , dice poi al vicepreside prendendolo da parte. Le conseguenze di questa storia non debbono ricadere su di loro . Mi sembra che siamo abbastanza per riunire il Consiglio , osserva poi guardandosi attorno. E, rivolto ad uno dei maestri supplenti: Portatelo nella stanza dei ricevimenti e aspettate insieme a lui. Quando vi mander a chiamare lo condurrete di qua . Osokin, accompagnato dal maestro, il cui soprannome Violino , esce diretto in parla torio. Passando, scorge Scarafaggio ancora in piedi con la moneta da venti copechi nel palmo aperto, e la cosa lo diverte al punto che deve fare uno sforzo per tr attenersi dal ridere. Giunti in parlatorio, i due si siedono e aspettano. La men te di Osokin come annebbiata: non ha voglia di pensare a nulla. Dopo cinque o dieci minuti, un altro maestro, un ometto dalla barba rossa sopran nominato Profeta Elia , apre la porta di comunicazione col salone e col capo fa un cenno a Violino . Rientrano tutti nel salone. Il preside prende dal tavolo un gran foglio di carta dall aspetto molto ufficiale , tossisce due volte e inizia a leggere a voce alta, evitando di guardare Osokin . Per decisione del Consiglio degli insegnanti, l alunno di quarta Ivan Osokin radiat o dal novero degli allievi del Secondo Ginnasio di Mosca, con voto di condotta t re . Poi posa il foglio sul tavolo, si alza in piedi dirigendosi con aria d importanza verso la sua scrivania e prende un registro. Osokin capisce allora che per lui non c pi niente da fare. Per un istante lo assale di nuovo la rabbia contro quegli stupidi che stanno decidendo la sua sorte; ma quasi in risposta a questo sentimento si sente attraversare da una sensazione di gelo: la sensazione che tutto sia gi accaduto esattamente nello stesso modo. Si sente inghiottito da quella sensazione. Egli non ! Non esiste! Le cose accadono i ntorno a lui, ma non a lui; tutto quindi completamente, assolutamente privo di q ualsiasi importanza ai suoi occhi. Le cose non lo turbano pi di quanto potrebbe t urbarlo un avvenimento della storia romana. Tutte queste persone, il preside, il vicepreside, Scarafaggio , tutti quanti sono c onvinti che quella scena stia realmente svolgendosi in quel momento. Non capisco no che tutto gi esistito, e che perci nulla esiste. Osokin non sa spiegarsi perch il fatto che tutto gi accaduto significhi che non es iste adesso. Ma sente che cos, e sente anche che nulla pi lo riguarda.

XVII. IL SANATORIO SCOLASTICO

Violino posa la mano sulla spalla di Osokin e insieme escono dal salone. Che cosa mi succeder adesso? , domanda Osokin con una smorfia sul volto. Posso andar e a casa? . No , la risposta dell insegnante. Chiameranno tua madre e ti condurr via lei . I due attraversano tutti i corridoi e le sale che conducono al sanatorio della s cuola. Quest ultimo consiste di tre camerette a pianterreno, separate dagli altri locali e dotate di un ingresso proprio che d sul cortile. Vi soggiornano due ragazzi de lla prima classe, che indossano grembiuli blu, e un giovanotto grasso e occhialu to della settima, che Osokin trova antipatico. I compagni lo sospettano di avere la sifilide, e perci passa la maggior parte del tempo in sanatorio. Il maestro lascia Osokin e va via. Il ragazzo ora seduto presso la finestra e guarda in strada. La sua sensazione d indifferenza verso se stesso e tutto il resto del mondo sta sv anendo. Ora si sente come uno scolaro che ha appena preso una sgridata dal presi de . Un collegiale che appena stato espulso dalla scuola. Che ti successo, Osokin? , gli domanda il ragazzo occhialuto. Oh, niente di particolare , risponde Osokin voltandosi dall altra parte. L altro rimane per un po in piedi davanti a lui, visibilmente senza saper che dire, e poi se ne va in un altra stanza. Il tempo trascorre lentamente. I ragazzi della prima classe giocano a domino nel la stanza accanto. Osokin siede sempre vicino alla finestra e guarda fuori. Il s uo senso di nausea cos profondo che ha persino paura di pensare. Che cosa significa? , si domanda. Lo so, era necessario terminare la scuola per pote r fare tutto come volevo io. Ma ora, che ne di tutto questo? Sempre la stessa co sa. Ora so che anche prima sedevo cos, vicino alla finestra, e pensavo esattament e le stesse cose che sto pensando in questo momento: eccomi qui, espulso dal col legio. Questo significa che tutto si ripete senza mai cambiare. E allora, a che servito tornare indietro? E chiaro che non andr all Universit come sarebbe stato norm ale fare. Povera mamma! Ci teneva tanto! Che cosa orribile le ho fatto! Il suo c uore non pi forte come un tempo. Adesso la trascineranno qui e le diranno le cose pi tremende sul mio conto, e per lei significher che sono praticamente rovinato. Sono cose che per lei contano moltissimo. Naturalmente, dopo, tutto si aggiuster in qualche modo. Studier sodo per l esame di ammissione. Non necessario che io vada all Accademia militare. Ma ora, che tutto va male. Povera mamma, questi idioti l a tormenteranno a morte. Quel che non capisco perch l ho fatto; perch tutta la stor ia degli occhiali e di Giulio Cesare, io me la ricordo perfettamente da prima. P er essere proprio sincero con me stesso, sapevo tutto dal principio alla fine; s apevo che mi avrebbero beccato. Sapevo persino che sarei stato accusato di aver rotto la serratura. Eppure ho fatto esattamente quello che avevo fatto prima. Pe

rch diavolo mi venuta voglia di fare scherzi a Giulio Cesare e all ispettore del m inistero? Ma la cosa pi curiosa che anche allora. L altra volta, sapevo gi tutto e d opo mi sedetti qui, come adesso, accusandomi per aver fatto quel che avevo fatto nonostante sapessi gi da prima quali sarebbero state le conseguenze. Adesso me n e rammento chiaramente. E ora, che succeder? E mai possibile che tutto continui co s com andato prima? No, sarebbe orribile! Non posso crederlo. Debbo trovare qualcos a cui aggrapparmi: non posso continuare cos. Non debbo lasciare la porta aperta a questi pensieri. Si, va tutto male, malissimo, ma dopotutto dev esserci una via d uscita. E evidente che a scuola non potevo far nulla per cambiare. Probabilmente era gi tutto compromesso da prima. Li in collegio avevo le mani legati, ma ora sa r libero. Studier, legger. In fondo, meglio cos. A casa mi preparer molto pi in frett per l esame di ammissione. Debbo soltanto convincere la mamma a non sentirsi trop po delusa. Debbo farle capire che per me la scuola era soltanto un impedimento. E questa, probabilmente, la ragione per cui tutto, forse, andr meglio. Ora posso cominciare una pagina nuova, e scriverci quello che voglio . Osokin, seduto immobile alla finestra, comincia a sentir freddo e ad aver fame. Di sopra intanto si odono dei rumori. Il secondo intervallo , pensa. Poi i rumori si affievoliscono; evidentemente le lezioni sono riprese. Il tempo si trascina con una lentezza incredibile. Alla fine portano il pranzo anche agli ospiti del sanatorio. L inserviente della mensa incaricato di portare da mangiare chiacchiera col sorvegliante. Il ragazzo occhialuto della settima classe si avv icina a loro, e Osokin sente che stanno parlando di lui. Lo assale un ondata di ra bbia e di disgusto per tutti. E stufo di star li seduto; annoiato e ha freddo, ha voglia di mangiare e di fumare. Ma al tempo stesso vuole che tutto questo duri il pi possibile, cosicch sua madre non arrivi troppo presto. Il pranzo terminato. Si sente un acciottolio di piatti. Vengono portati via i va ssoi. Di sopra ricominciano i rumori. Un lungo intervallo. Il tempo scorre a ril ento. Alla fine ritorna ancora una volta il silenzio. Osokin comincia a sperare che sua madre non venga pi. Tutto sarebbe pi semplice. Potrebbe tornare a casa acc ompagnato da un maestro. Per, dopo la quarta ora prover a uscire coi ragazzi che non stanno a convitto , pensa . Naturalmente i portieri avranno ordine di non lasciarmi uscire, ma forse si pu s gattaiolare via lo stesso . Osokin passa nella camera accanto. Il sorvegliante non c . Sarebbe possibile uscire all esterno, ma occorre aspettare l intervallo. Si siede di nuovo vicino alla fine stra. Ormai non ha pi la minima voglia di pensare alla scuola e alla sua espulsione. La sua mente vaga inseguendo pensieri molto pi piacevoli: pensa all estate, pensa di comprare un fucile e di andare a caccia. Davanti ai suoi occhi le scene sorgono e passano una dopo l altra: un lago tra i boschi, una palude con le betulle argen tee Poi si guarda intorno e quasi si compiace di aver preso la sua espulsione con tanta calma. Credo proprio che sapessi davvero che questo sarebbe accaduto, e ci spiega perch no n sono sorpreso!, riflette. Finalmente, quando meno se l aspetta, nella camera contigua si sente sbattere una porta ed entra sua madre accompagnata da un maestro. I due ragazzi della prima s tanno in piedi presso la porta e la osservano con curiosit, il convittore grasso apre l uscio della sua stanza e si sporge anche lui a guardare incuriosito. Osokin vede lo sconforto profondo di sua madre e ha un tuffo al cuore. Quella ca lma di cui un momento prima si compiaceva, adesso gli appare come l egoismo pi inca llito. I suoi progetti per l ammissione all Universit gli sfumano davanti, e non rest a altro che la nuda e cruda realt: stato espulso dal collegio. E sa che cosa ci si gnifichi per sua madre. Vanja ella domanda, che cosa succede? . Osokin non risponde, e invece guarda verso il maestro. Perch me lo domandi davanti a questo bestione? Che cosa posso risponderti? , dice de ntro di s. Ma a vederlo si direbbe muto per la vergogna. Andiamo via , dice a voce a lta. Ti dir tutto. E andato tutto in un altro modo .

Escono dal sanatorio e attraversano il corridoio e la palestra vuota, per raggiu ngere l ingresso. D improvviso Osokin si rende conto che in fondo affezionato al co llegio e che gli dispiace andarsene per non tornare mai pi. E stupido e fastidioso pensare che stato espulso. E alla vista di sua madre cos demoralizzata il suo di sagio aumenta. Nell ingresso la madre d segni di nervosismo. Rimane un pezzo a cercare i guanti. Tira fuori il borsellino e d al facchino una mancia molto pi lauta del necessario. Osokin terribilmente addolorato per lei e al tempo stesso urtato della sua venut a. Sarebbe stato assai meglio se sua madre l avesse lasciato a sbrigarsela da solo . Escono in strada. Che cosa mi stai facendo, Vanja? , ella esclama. Perch mi sottopone a quest umiliazion e, e che cosa stai facendo a te stesso? .La voce le s incrina. Osokin capisce che st a per scoppiare in lacrime. Andiamo a casa, mamma , dice, La ti dir tutto . Vorrebbe aggiungere che tutto si aggiu ster, ma gli basta un occhiata al volto della madre per rimanere zitto. Salgono su una slitta e partono. Osokin non parla durante tutto il tragitto e so lo ogni tanto guarda sua madre di sfuggita. Anch essa taciturna. Una sola cosa vorrei chiarire , pensa Osokin . Se sapevo tutto ci che sarebbe accaduto, perch ho agito come ho agito? Perch non mi sono comportato diversamente? E, se ve ro che non potevo fare altrimenti, perch ho spesso la sensazione che tutto dipend a interamente da me? . Egli si immerge nelle sue riflessioni. Probabilmente, un coniglio ragiona esattamente come ragiono io, quando un serpent e lo guarda , dice fra s. Perch non fugge via? E libero di farlo, e sa bene cosa succe der altrimenti: se non fugge, il serpente lo divorer. Vorrebbe scappare, e invece si accosta sempre pi al serpente. Mentre le fauci del serpente gli si avvicinano, il coniglio probabilmente non cessa di chiedersi perch fa quello che fa. Ma il p unto pi importante questo: perch il coniglio si comporta cos pur sapendo fin dall in izio quale sar la sua fine? Forse, pensa che vi sia ancora una possibilit di scamp o. Tutto questo significa forse che debbo dichiararmi battuto? No, non sono battuto . Mi metter subito in cerca di Zinaida . Ormai Osokin ha acquisito l abitudine di osservarsi mentre riflette e di guardarsi come dall esterno; egli sospetta quindi che mettersi in cerca di Zinaida sar un mer o pretesto per non rimanere in casa cio per non studiare e che alla fin fine tutt e le sue buone intenzioni non condurranno a nulla. E profondamente disgustato di se stesso. Se fosse solo, potrebbe facilmente riacquistare il buonumore, inducendosi a pens are a cose piacevoli. Ma la presenza di sua madre costituisce un monito, un rimp rovero vivente che lo costringe di continuo a vedere la cruda realt della vita e i risultati delle sue buone intenzioni. Al tempo stesso egli stanco di quei pens ieri in tono minore cos gli viene spontaneo di chiamarli e la sua mente se ne va pe r conto suo indirizzandosi verso oggetti pi piacevoli Non gli piace essere di catt ivo umore a lungo.

XVIII. A CASA

Giunti a casa, Osokin e sua madre entrano insieme nella camera di lei.

Ebbene, che significa tutto ci? , domanda la madre. Che cos questa storia della serratu ra che hai rotto? E quali altri misfatti hai commesso? Il preside ha parlato di te come se fossi un delinquente. Non hanno voluto neppure lasciare che fossi io a richiedere di mia iniziativa di portarti via; in quel modo avresti avuto il di ritto di iscriverti ad un altra scuola. Ma ormai non pi possibile, perch sei stato espulso per decisione del Consiglio . Si asciuga gli occhi col fazzoletto. Non so p roprio che cosa farai . Sono tutte sciocchezze, mamma , risponde Osokin. Non ho rotto nessuna serratura. Dop o le lezioni mi hanno lasciato in un aula vuota; non c era nemmeno la luce e mi anno iavo mortalmente. Non immagini che noia l dentro. A un certo punto mi sono accort o che la porta non era chiusa a chiave. Forse la serratura era rotta davvero, no n so. Sono uscito in corridoio e sono andato in sala d attesa sai, dove c la grande bi blioteca. Ieri era atteso un ispettore del ministero. Poi . A questo punto Osokin s i ferma. Sai, c un busto di Giulio Cesare l dentro. Be , insomma, gli ho messo un paio di occhiali blu . Quali occhiali? . Mah, normalissimi occhiali che comprai tempo fa a Sukarevka. Non so perch l ho fatto . Insomma, ho messo quegli occhiali a Giulio Cesare. Era buffo da morire, sembra va proprio un professore tedesco. E poi col gesso ho scritto sul muro Benvenuto, Eccellenza! con qualche errore d ortografia . E questo tutto? . Si, Ah, ho anche disegnato una faccia sul muro . La madre di Osokin avrebbe voglia di ridere, ma al tempo stesso profondamente sc oraggiata. E accaduto ci che pi temeva. Vanja rimarr senza istruzione. Il futuro le appare buio. E tutto questo successo in modo cos inatteso. Di recente, le era par so che suo figlio si fosse finalmente abituato al collegio. E molto irritata con lui, ma ancor pi indignata coi direttori della scuola. Ora guarda suo figlio: si direbbe ch egli abbia in mente un pensiero fisso, ed evidente che soffre anche lui . La madre profondamente addolorata e ferita per causa sua; triste per la sorte del figlio, ma anche per le proprie speranze infrante. Ma lei pure vorrebbe cred ere in un futuro pi roseo. In fondo, il ragazzo non ha fatto niente di male: una sciocchezza, forse, ma nulla di veramente grave. Di ci non sarebbe capace, ne cer ta. Questo pensiero la libera di un grave peso. E ora, che cosa farai? , chiede al figlio. Oh mamma , la risposta, adesso tutto andr molto meglio. Mi preparer per l esame di amm ssione e riuscir a iscrivermi all Universit molto prima che se avessi continuato la scuola. Hai visto come ho imparato in fretta l inglese: sar cos anche per le altre materie. Vedrai. Quel collegio stato soltanto tempo sprecato . La madre di Osokin si fa triste ancora una volta. Ma avrai bisogno di un maestro che ti aiuti , dice. Osokin trasalisce. Queste parle le ha gi dette allora, con la spessissima voce, l o stesso tono incerto e scoraggiato. Se ne ricorda bene! Studier, mamma, studier. Perdonami per quello che successo. Far tutto come si deve, vedrai . XIX. TANECKA

Diciotto mesi dopo. La madre di Osokin morta. Egli vive ora con lo zio, un ricco proprietario terriero, in una grande casa di campagna nella Russia centrale. La veranda si apre sul giardino. Un lungo viale fiancheggiato da tigli. Osokin, in stivaloni, camicia bianca alla russa con cintura di cuoio, berretto bianco e un frustino cosacco che gli pende dal fianco, cammina su e gi per la veranda in a ttesa che gli portino il cavallo. Esteriormente, tutto va per il meglio , riflette fermandosi a guardare il giardino,

ma c qualcosa che mi opprime senza darmi tregua. Non riesco a rassegnarmi al pensi ero che la mamma sia morta, ma a me sembra ieri. So che per me sar sempre cos. E so anche che tutta colpa mia. La mamma si ammal poco dopo che fui espulso dal col legio, e non si riprese mai pi. Lo so benissimo. E il peggio che sapevo tutto gi d a prima . Continua a riflettere. Non so se la storia dell incontro col mago sia stata tutta un sogno, ma per me il futuro ha lo stesso sapore del passato. So che tutto ci che mi accaduto era gi acc aduto in precedenza, e quindi per me il futuro privo di interesse. Sento che per me non ha in serbo altro che tranelli e insidie. Mi pare sempre di poterli prev edere in tempo, ma ora che la mamma morta non m importa pi di nulla. Non ho nemmen o voglia di fare quel che mi converrebbe fare . Passeggia ancora su e gi per la veranda. Qui mi sento lievemente a disagio , fra s guardandosi attorno. Lo zio un uomo simpati co, e vedo che davvero ben disposto nei miei confronti, ma io non ho alcuna fidu cia nel futuro. Sento che tra me e lui accadranno cose spiacevoli. Io sto sempre in guardia, sono sempre in ansia per qualcosa. E per via di questo disagio, o d i chiss che altro, non faccio nulla. Sono diciotto mesi che sono andato via da sc uola, e ancora sto pensando a mettermi al lavoro. In tutto questo tempo ho letto molti libri. Ho imparato l italiano: riesco perfino a leggere Dante; ho studiato matematica, ma il latino e il greco no, il greco temo proprio di non saperlo pi le ggere. Non riesco a indurmi a studiare. Dovr passare l esame in una scuola moderna . Anche questo tremendamente difficile, per via di un mucchio di piccole questio ni. Nel programma ci sono tante di quelle cose stupide e inutili: teologia, geog rafia, eccetera; e con quest esame, senza sapere il latino e il greco, non potr an dare all Universit. Se supero l esame, sono certo che lo zio mi dar la possibilit di andare a studiare all estero. Ma tanto, ormai, sono cos indifferente a tutto che n on so nemmeno se ne ho voglia o no . Ecco che sulla veranda appare Tanecka, la pupilla e governante dello zio. E una b ella ragazza alta dai lineamenti tipicamente russi, con una folta treccia, le gu ance rosse e grandi occhi scuri. Ha poco pi di vent anni. Ha frequentato la scuola femminile di una cittadina di provincia, le piace vestirsi da contadina russa e andare in giro a piedi scalzi. La servit mormora che Tanecka ha fatto girare la testa al vecchio padrone. Furtivamente, Tanecka si avvicina ad Osokin che le volge le spalle, e batte le m ani proprio dietro la sua testa. Osokin si volta di scatto e l afferra per un bra ccio. Oh Tanecka, come mi hai spaventato! . Lasciami andare, brutto bestione!Mi spezzerai le braccia . No che non ti lascio andare . Osokin l attira ancora pi vicino. Il suo viso a poca distanza da quello di lei. Gua rdandola negli occhi, vede le sue labbra leggermente dischiuse e i suoi piccoli denti bianchi. Avverte il contatto dei suoi seni, delle sue spalle, di tutto il suo corpo. D un tratto, Tanecka cessa di resistergli per un istante, e il suo corp o si fa tenero e cedevole. I suoi occhi ridenti si chiudono e le labbra calde, p iene e sode dal profumo di fragola si premono contro quelle di Osokin. Egli sent e mille scintille elettriche percorrergli il corpo. Lo assale un senso di sorpre sa gioiosa e di calore insolito. Vorrebbe stringeresela ancor pi vicino, ha vogli a di baciarla, di chiederle perch, come mai si sia trasformata cos. Ma Tanecka si gi divincolata dal suo abbraccio e ha raggiunto l altra estremit della veranda. Guarda! Stanno portando Zampa Bianca , dice come se nulla fosse accaduto. Ma mentre guarda Osokin sorride, e negli occhi le si legge un espressione nuova. Lo stalliere conduce verso la veranda un cavallo sellato. E una robusta giumenta baia dalle zampe bianche; ha il collo un po corto, ma gli occhi sono insolitament e vivaci ed espressivi. Ha un aspetto molto elegante con quella sella cosacca e le staffe d argento alla moda caucasica. Adesso Osokin riluttante ad andar via. Tanecka ancora sulla veranda, appoggiata alla balaustra. Osokin sente che se l abbracciasse di nuovo e la stringesse ancor a a s, il corpo di lei si farebbe ancora una volta morbido ed arrendevole. Questa sensazione lo turba e lo fa sentire attratto verso di lei.

Tanecka assume un aria innocente e dice: Vai molto lontano, Ivan Petrovic? . Vado a Orchovo, a comprare i giornali, Tatiana Nikanorovna , le risponde Osokin nel lo stesso tono e con un inchino solenne. Tanecka alza la mano per minacciarlo, poi si gira e lascia di corsa la veranda p er entrare in casa. Torna in tempo per pranzo , gli grida. Ho colto un sacco di fragole . Osokin scende di corsa i gradini, saggia le cinghie della sella e accarezza il m uso bianco della giumenta, gi gi fino alle narici tenere e calde. Zampa Bianca ha un movimento che sembra quasi di danza, e gli strofina la testa sulla spalla. Os okin prende allora le redini, appoggia la mano sul pomello, mette il piede nella staffa e si issa agilmente in sella. Arrivederci! , gli grida Tanecka da una finestra del primo piano. Non ti scordare di me. Scrivimi! . Lo stalliere sorride. Osokin fa voltare di scatto Zampa Bianca e si getta al tro tto gi per il viale , le gambe spinte bene all indietro, quasi ritto in piedi sull e staffe. Il movimento possente ed elastico del cavallo sotto di lui, il vento caldo che p rofuma di fiori di tiglio e la sensazione di Tanecka che pervade il suo corpo lo trascinano lontano da ogni pensiero. Gli alberi scorrono via rapidi e il rumore sordo degli zoccoli sulla strada ster rata meravigliosamente piacevole. Zampa Bianca protende il collo tendendo le red ini, e il suo trotto sostenuto si fa sempre pi veloce. Osokin tiene i piedi salda mente ancorati alle staffe e, con una sensazione insolita di gioia nel cuore, se gue il ritmo incalzante del movimento del cavallo. Tesoro , dice accarezzando il collo di Zampa Bianca, e non sa nemmeno lui se le par ole siano dirette a Tanecka o alla giumenta. Le labbra della fanciulla sono ora di nuovo vicine alle sue, e i suoi seni alti e sodi sotto la camiciola bianca pr emono contro di lui ed emanano un senso di calore, di tenerezza e di fiducia. Os okin preso da una leggera vertigine e stringe con pi forza le redini. Tanecka cara! , esclama. Che cosa meravigliosa stata!Ma allora anche lei sente quel che sento io.Pu esser vero? Si, si, dev essere cos. Ecco perch era tanto . . Ma in quell istante dal pi profondo del suo animo si leva una nube scura. Perch , si domanda, perch tutto cos bello da una parte e cos terribile dall altra? P a mamma non c pi? Se la sapessi viva, come godrei di tutto questo la strada, il bosc o, Zampa Bianca e Tanecka. Invece ora non ho voglia di niente. Ieri mi sono rico rdato di una storia divertente; avrei tanto voluto raccontarla alla mamma, l unica persona che avrebbe saputo capirla. Ma lei non c , e io non so il perch, non so dov , non so che senso abbia tutto questo. Se fosse possibile, desidererei una sola co sa: tornare indietro all' estate scorsa. Ma perch impossibile? . Nemmeno lui capisce bene perch questo pensiero gli faccia venir freddo e lo spave nti; come se improvvisamente avesse toccato un punto dolente che aveva deciso di non toccare, o avesse risvegliato un intero esercito di fantasmi che da un mome nto all altro potrebbero stringerglisi intorno accerchiando il suo animo da tutti i lati. E nel tentativo di sfuggire a se stesso, egli lancia Zampa Bianca gi per la collina al galoppo, quel galoppo che cos tipico dei cavalli cosacchi. Poi, ri tto in piedi sulle staffe, percorre al trotto un ponticello che trema sotto gli zoccoli scalpitanti e, chino sulla sella, risale di volata la collina. Sollevand o una nuvola di polvere, galoppa come un uomo inseguito lungo la vecchia strada sterrata, larga cento iarde e fiancheggiata da alte betulle argentee. Un ora e mezzo pi tardi Osokin fa ritorno, al passo, in sella a una cavalcatura gr ondante di sudore. Tutto perso nelle sue riflessioni, egli cavalca un po di trave rso sulla sella; cos esce dal bosco e raggiunge l ampia radura oltre la quale inco mincia la boscaglia confinante col giardino della casa. Ormai non pensa ad altro che a Tanecka. Ogni altra immagine si ritira sullo sfon do. Tanecka, con la gonna rialzata sulle gambe ben tornite coperte di calze a ri ghe e con le scarpette rosse ai piedi, che cammina con aria guardinga tra l erba bagnata; Tanecka cos come la scorse un mattino di buon ora, con le spalle nude e i l seno mezzo scoperto, affacciata alla finestra per contare i richiami del cucul o E poi ancora il tocco delle sue labbra piene e quel corpo che si fa tenero e so ffice tra le sue braccia.

Tutte queste sensazioni e queste immagini lo colmano di felicit e di spensieratez za, ma al tempo stesso egli vuole comportarsi in modo sensato. Tanecka un tesoro , dice fra s, ma debbo stare molto attento a non rovinare tutto. Le cose che mormorano sul conto di lei e dello zio sono tutte sciocchezze; eppure, sento che i miei rapporti con lui potrebbero guastarsi per causa di Tanecka. Se lo zio si accorge di qualcosa, si riterr in dovere di proteggerla da me, e quest o stupido. Io non voglio nulla. Tanecka fa parte della natura, come questo campo , come la foresta o il fiume. Non avevo mai immaginato il sapore di donna assomi gliasse tanto a quello della natura. Ma non debbo lasciarmi trascinare . Con un tocco del frustino incita la sua cavalcatura al trotto e, attraversata la radura, si fa largo tra la boscaglia per raggiungere la casa. Tanecka sulla veranda a pulire fragole per fare la marmellata e Osokin non appen a la scorge invaso da un inspiegabile allegria. Ha voglia di chiacchierare con le i, di ridere e di farla divertire. Se non temesse lo zio, si spingerebbe a caval lo fin sotto la veranda e farebbe inginocchiare Zampa Bianca davanti a lei. Il c apostalliere gli ha detto, qualche tempo fa, che la giumenta ha avuto un addestr amento speciale e sa fare alcune evoluzioni da circo. Sapessi quanti funghi ho visto, Tanecka , esclama Osokin balzando gi di sella. Dove, dove? . Tanecka si avvicina di corsa alla balaustra. Vicino alla palude di Zuevo. Andiamoci dopo pranzo. Te li far vedere . Tanecka scuote la treccia aggrottando le sopracciglia. Va bene , dice. Ma non si metter mica a piovere? . Non mi sembra . Va bene. E ora, il pranzo pronto. Sbrigati .

Osokin passeggia nel bosco insieme a Tanecka. Con loro c un grosso cane nero di no me Polkan. Osokin porta due panieri colmi di funghi. Giungono al torrente poco p rofondo che attraversa il bosco; intorno sono vecchi alberi di pino, e verdi arb usti di ontano costeggiano le sponde del torrente. Ormai si sono allontanati da casa da quasi quattro ore, e Osokin perdutamente in namorato di Tanecka. Hanno chiacchierato senza posa. Osokin le ha parlato del co llegio, facendo l imitazione di tutti i maestri, le ha detto dell Esposizione franc ese a Mosca, e poi di Parigi non c mai stato, ma s immagina di conoscerla perch nella sua mente gli pare di vederla. Tanecka gli ha parlato degli ammiratori che avev a in citt, e del teatro, dove stata ben due volte. Osokin sente la sua attrazione per lei rinnovarsi di continuo. Quando le ha detto degli occhiali blu di Giulio Cesare, scoppiata in una risata contagiosa. Il suo collo abbronzato ha una dolc e curva, le sue ciglia sembrano di seta e le sopracciglie sono folte. E flessuosa ma forte proprio come una bella gattina , pensa fra s Osokin. Egli ha paura di guar darla troppo e spesso volge altrove gli occhi. Teme che possano lasciarle capire tutto ci che pensa e che sente. I suoi stessi pensieri lo infiammano. Tanecka lo guarda spesso, e a lui sembra che un paio di volte i suoi occhi esprimano stupo re, come se si fosse aspettata qualcosa di diverso da lui. Dobbiamo attraversare il torrente , esclama Tanecka, correndo gi lungo la sponda. Cer chiamo un guado . Si siede a terra vicino all acqua e si sfila rapida le scarpette e le calze color sabbia. Quando osokin la raggiunge, ritta in piedi sulla rena e raccoglie la gonna e il sarafn: egli scorge le sue gambe bianche e tornite, con le caviglie sottili e i p iccoli piedi; e gli fa piacere che Tanecka non badi alla sua presenza. Reggendo i vestiti con una mano e bilanciandosi con l altra, ella fa un primo cauto passo n ell acqua. Oh, che sassi acuminati! , grida. Per, l acqua tiepida! Far il bagno. Ma tu non azzard rti a guardarmi! Vai l dietro e non tornare finch non ti chiamo . Osokin aggira un poggiolo e discende di nuovo verso il torrente, che in quel pun to forma una curva. Il cuore gli batte e avverte un eccitazione insolitamente piacevole. Un brivido l eggero gli corre per tutto il corpo come se fosse entrato nell acqua fredda: si s

ente allegro e ha voglia di ridere. Ora sdraiato vicino all acqua e si accende una sigaretta. Ehi! . La voce di Tanecka lo raggiunge. Vanja! Vanecka! Ivan Petrovic, dove sei? Ehi ! . Ehi! Sono qui! , grida Osokin balzando in piedi. Perch sei andato cos lontano? , dice ancora Tanecka. Avvicinati! . Osokin si fa strada fra i cespugli lungo la sponda del torrente. Crede che la ra gazza sia ancora lontana, ma all improvviso gli arbusti si diradano e la scorge i n mezzo al torrente, con l acqua fino alle ginocchia; li, in piedi, tutta nuda, e il suo corpo bianco e lucente per l acqua, contro lo sfondo verde scuro, rivela c urve che egli non si aspettava. Vedendolo, Tanecka ride forte, si immerge nuovamente e con le mani solleva alti spruzzi agitando l acqua intorno a s. Non andartene cos lontano , gli grida. Ho paura di restare sola nel bosco! . Per un istante riemerge dall acqua, provocante e spavalda, e lo guarda dritto neg li occhi, I loro sguardi s incontrano, e in quell attimo ha la sensazione che loro due sappiano qualcosa che nessun altro sa. Il respiro gli si spezza per la gioia e l eccitazione. Tanecka ride, gli fa la li nguaccia e si tuffa in una polla profonda, sotto i cespugli. Perch sei arrossito? , gli grida poi dall acqua, coprendosi il seno con le mani. Ecco! Mi hai fatto bagnare i capelli. Hai pi paura tu di me che io di te. Va nel bosco, adesso. Voglio rivestirmi. E ora di rientrare . Osokin risale lentamente l erta della collina ascoltando il suo cuore che batte, e va a sedersi sull erba. E tutto come un sogno. In lontananza si sentono tubare i colombi selvatici. Un grosso ragno scivola lento gi da un abete, appeso al suo fi lo lucente Qualche minuto pi tardi, Osokin si rialza e ridiscende il poggio per andare incon tro a Tanecka; ella vestita, ma ha ancora i piedi scalzi. Gli sembra di vederla arrossire lievemente mentre si avvicina, ma lo sguardo che gli rivolge spavaldo e provocante, come prima, nell acqua. Ora dobbiamo tornare a casa : Tanecka parla come se non fosse accaduto nulla di ins olito; ma contemporaneamente guarda Osokin con un aria un po stupita e interrogati va. Osokin vorrebbe dire qualche cosa, ma non trova le parole. Camminano in silenzio per alcuni minuti. Tanecka mordicchia uno stelo d erba, e di tanto in tanto gli lancia un occhiata. Mentre la osserva, Osokin non riesce a capire le proprie emozioni. Appena ieri a vrebbero potuto far la lotta per strapparsi a vicenda uno scarabeo verde. Ancora quella mattina, egli avrebbe potuto prenderla per la vita e stringerla a s, e s arebbe stato semplice e naturale. Ma adesso Tanecka cambiata. Egli avverte qualc osa di profondamente misterioso in questo, un mistero che lo spaventa e lo turba , come se intorno a lei vi fosse un cerchio magico che non gli consentito oltrep assare. Avrebbe voglia di comunicarle la sua intenzione di comportarsi da persona sensat a, ma sente che sarebbe persino sciocco provarci. Lei potrebbe offendersi. Potre bbe sembrare che lei si sia comportata da civetta e lui si sia tirato indietro, mentre in realt ella non ha detto nulla. E quando l ha veduta mentre era in acqua st ato cos bello! Perch davanti a lui dovrebbe provar vergogna pi di quella giovane be tulla? Come sei diventato mansueto! , gli dice Tanecka. Stamattina eri tutto diverso. Che t i successo? Hai mal di testa? Poverino! . Passa velocemente la mano sul capo di Os okin, poi gli tira gi il berretto fin sugli occhi e corre via ridendo e saltando. E t, come preferisci? , risponde Osokin aggiustandosi il berretto: e intanto sente messa a dura prova la sua determinazione di comportarsi bene. Ma come sei adesso, naturalmente . Tanecka parla trascinando le parole. Ora sembri p roprio una signorina di Mosca, di quelle che vanno in collegio; par di vederla! . Di nuovo gli calca il berretto sugli occhi e corre via ridendo. Osokin lascia andare i canestri pieni di funghi, la raggiunge, l afferra per la v ita sottile e flessibile e preme le labbra contro la sua guancia fresca e rosea. Tanecka si divincola, ride in modo provocante, e i baci di Osokin finiscono sul

collo, sulle tempie e sulla gola. Alla fine ella riesce a liberarsi dalla sua stretta ed esclama: Ma guarda che cos hai fatto ai funghi! I miei funghi! Oh, brutto zoticone! . La sua mano si leva come per minacciarlo. Polkan, mangialo! , strilla. Il cane saltella intorno a loro, abbaiando. Tanecka si mette a raccogliere i funghi; Osokin l aiuta: poi, afferrandole le mani , l attira a s e le bacia gli occhi, le labbra, le guance. Ella non oppone alcuna r esistenza. Al contrario, leva il volto verso di lui con un espressione seria e lo sguardo basso: si direbbe che ascolti i suoi baci dentro di s. I due riprendono il cammino lungo il verde sentiero nel bosco: di tanto in tanto , Tanecka gli lancia un occhiata e ride. La mattina seguente. All alba, Osokin dischiude appena la porta della sua camera, al pianterreno, vicino alla scala, e guarda fuori nel corridoio. Non c nessuno. A llora la porta si apre, e Tanecka scivola fuori. Indossa una lunga vestaglia gia lla e ha uno scialle sulle spalle. Sulla soglia si volta, getta le braccia al co llo del giovane e lo bacia sulle labbra, con un lungo bacio che mozza il respiro a entrambi. Poi, senza una parola, si avvolge lo scialle intorno al capo e sale di corsa le scale senza far rumore. Osokin la guarda andar via, e quando scompare dietro la curva della scala rientr a in camera sua. Con un vago sorriso, getta uno sguardo al letti disfatto, si avvicina alla fines tra, la spalanca e si affaccia in giardino. Di colpo lo avvolge un ondata di aria fresca, umida e fragrante, piena del fruscio delle foglie, delle voci degli ucc elli che si destano mentre il sole splende oltre le cime degli alberi. Sente i p olmoni dilatarsi, e vorrebbe quasi inghiottire l intero giardino in un solo respir o. Si siede sul davanzale, poi passa le gambe dall altra parte e, con un balzo, in g iardino. L erba tutta bagnata e scintilla per la rugiada. L aria carica del profumo dei tigli . All improvviso spunta il nero Polkan, tutto ansimante, agitando la coda per la gioia; abbaia e con un salto posa le zampe bagnate sul petto di Osokin. Andiamo al lago, Polkan , dice il giovane. Come si fa a mettersi a dormire, adesso? . Polkan agita la coda come se avesse capito le sue parole, e si avvia di corsa pe r il viale, precedendolo. Giunti al lago, poco distante dalla casa, Osokin siede sull alta riva sotto un gr uppo di giovani abeti. Posa la mano sulla testa bagnata del cane e con un sorris o fuggevole s immerge nei suoi pensieri. Il sole si fa largo tra le nuvole e inon da il lago con la sua luce. Com strano tutto questo! , pensa Osokin. E pensare che venuta di sua iniziativa. Ma c he idiota quel Tolstoj! Quante sciocchezze ha scritto nella Sonata a Kreutzer! D ove sarebbe la bruttezza e la volgarit di questa cosa? Cara Tanecka! Come la capi sco adesso! Si, vero, ed l unica cosa vera al mondo. La verit che tutto sta nelle m ani della donna, ed lei l unica che ha diritto di decidere. Bisogna comprendere q uesto, e poi tutto il resto cambia. Ma perch la gente non capisce? Perch intorno a questa cosa ha creato tante stupidaggini e tanta volgarit? E perch vogliono nasco nderne a se stessi il vero significato, circondandola di diffidenza e di paura? . Siede a lungo a guardare il lago, accarezzando la testa di Polkan. Ci che gli app ena accaduto continua a scorrere davanti ai suoi occhi, ripetutamente: le stesse parole, lo stesso palpito nel cuore, la stessa sensazione di gioia mista a spav ento. Un velo caduto di colpo, e la vita splende ora di mille luci, mentre le ne re calunnie e le menzogne che fanno dell amore una cosa da temere svaniscono come una nube. Nel villaggio oltre la collina, un pastore suona il suo flauto di canna, da cui si dipanano, come fili d oro, lunghe note trillanti che toccano il cuore colmandol o di gioia malinconica. Si, si, Tanecka! Ella venuta da me spontaneamente. Com st ato bello! E entrata, si messa a ridere e a stuzzicarlo, e lui ha cominciato a ba ciarla, mentre ella rideva dicendogli: Tu hai paura di me . Non avrebbe mai immagin ato che Tanecka fosse cos esperta. Ma non ha forse ragione? E perch non dovrebbe fare ci che vuole? Ma certo che ha ra

gione, certo che pu farlo! Chi dice che avrebbe fatto meglio a sposare il diacono di un villaggio di provincia, o il figlio del bottegaio. Sinebriukov, il cui no me significa pancia blu ? Invece lei se lo trovato da sola, un compagno, senza aspe ttare il matrimonio. Di certo, lo zio non ne sa nulla, ma ancora adesso Tanecka s incontra col giovane ispettore forestale di Zaozerje: e non nemmeno il primo. M a chi pu darle toro? E meravigliosa. Tutto, in lei, cos dolce e naturale! Come ride va piano, mentre lasciava che la spogliassi e la baciassi. Quanto sono calde le sue labbra, e che corpo sensibile ha . I suoi seni, le sue spalle, le sue gambe. E straordinario, meraviglioso! Come fa la gente a calunniare l amore, a farne un vi zio, un delitto? Tutte quelle parole disgustose, quelle espressioni ignobili . E i termini medici, fisiologici come se nell amore esistessero cose simili. E come far e l analisi chimica di un violino. E invece non cos! Assomiglia proprio al suono di quel flauto non ci sono parole per descriverlo . Il suono del flauto di cane giunge lentamente fino a lui, risveglia nel suo anim o tanti pensieri dimenticati, che lo turbano, ma che gli sono familiari; qualche cosa gli torna alla memoria, qualche cosa affiora alla superficie dal fondo del le tenebre. Ora egli vede davanti a s il lago incendiato dal sole, e le nuvole bianche orlate d oro, e le verdi canne che frusciano dolcemente. E tutto cos incredibilmente bello! , pensa Osikin, Ma perch esiste la morte? O forse, in vece, non esiste affatto? Se ci penso un istante lo capisco. Nulla muore. Tutto esiste per sempre. Siamo noi che ci allontaniamo dalle cose, che le perdiamo di vista. Ieri esiste. Tanecka nell acqua, e io, timoroso di guardarla. Questo non m orto e non pu morire. Posso sempre tornarvi e ritrovarlo. Ma in questo c qualcosa d i misterioso: il mistero che chiamiamo morte. Eppure in realt la morte sempliceme nte la nostra incapacit di capire le cose. Ora lo sento chiaramente. E perch non s empre si riesce a sentirlo in modo cos distinto? Potremmo non aver paura di nulla . Ed Tanecka che mi ha dato questo. Finalmente comprendo che questa non solo la cosa pi bella, ma anche la cosa pi importante della vita, la pi essenziale. Quando accade quella cosa, tutto il resto deve tacere e cedere il passo. Come si fa a no n perdere la testa ? Quelle due ore valgono pi di ogni cosa al mondo. Se sapesso ch e oggi stesso sar decapitato per via di questo, bacerei Tanecka lo stesso E ora,avr ei voglia di volare oltre il lago, cos come volo sempre, nei miei sogni! .

XX.

LO ZIO

Alcuni giorni pi tardi. Tanecka seduta sulla veranda con un lavoro di cucito. Dal giardino entra Osokin. Io vado alla palude di Zuevo, dopo cena Chi ha voglia di venire con me? , dice Tanec ka con voce cantilenante mentre sorride maliziosa senza alzare il capo. Io, cara Tanecka , le risponde Osokin avvicinandosi. Per, sai dovremmo stare un poco pi attenti. In questi ultimi giorni siamo stati sempre insieme, e la cosa d troppo nell occhio . Ebbene, e con questo? , dice lei tagliando il filo coi denti e guardandolo di sotto in su. Be penso che potrebbe finire molto male. Mi sembra che lo zio ci osservi con molto sospetto, e probabilmente la servit chiacchiera gi sul nostro conto . Piccolo codardo! , esclama Tanecka con voce sprezzante. Sei proprio una signorina: h ai paura di tutto. Be , che guardino, che parlino pure: io non ho paura di niente . Scuote il capo con aria di sfida. Tanecka, tesoro, non arrabbiarti! , le dice Osokin. Ora assomigli proprio a Zampa Bi anca quando fa la cattiva . Mi prendi sempre in giro , dice la fanciulla, imbronciata. Ora assomiglio a Zampa Bi anca, domani chiss a cos altro assomiglier . Non essere in colera, cara . Vieni a cercare funghi? . Ah, ma tu chiedi troppo! . Be , allora lascia che ti baci sul collo . Gli dai un dito Oh, accidenti! Mi ero dimenticata che stanno apparecchiando. Debbo preparare la zakuska . E corre via. E proprio un tesoro , pensa Osokin tra s e s, ma stiamo camminando su una lastra di ghi accio molto sottile, che si romper di certo. Tutto successo cos all improvviso! . E va a raggiungere Tanecka. Nella stanza da pranzo, la fanciulla china sul tavolo e prepara una salsa di sen ape per le aringhe. Osokin le si avvicina di soppiatto e la bacia sul collo. Lei caccia uno strillo; e lo colpisce col tovagliolo. Osokin l afferra per la vita, l attrae a s e la bacia sulla bocca. Tanecka resiste debolmente, ma poi, sempre tra le sue braccia, si volta ed offre ai suoi baci la guancia, l orecchi, il collo. In quell istante la porta si apre: lo zio si affaccia nella stanza fermandosi sul la soglia. D un balzo Tanecka si allontana da Osokin. Ecco qua ., pensa il giovane, sapevo che sarebbe successo . Egli contrariato e pieno d i vergogna; il cuore gli batte con violenza. Lo infastidisce non riuscire a nasc ondere la sua confusione, ma al tempo stesso la cosa lo diverte: tutto andato pr ecisamente come aveva previsto. Lo zio li guarda e si avvicina alla tavola senza dire una parola. Osokin si sent e impacciato. La cosa peggiore dover sedere a tavola e far finta che non sia suc cesso nulla. Tanecka, confusa e rossa in volto, serve la zuppa cercando di non g uardare n Osokin n lo zio. Quest ultimo visibilmente furioso, ma non apre bocca. Qu anto a Osokin, il suo unico desiderio sarebbe scappare. Lo zio butta gi di malavoglia un bicchierino di vodka, e sorbisce la minestra sen za toccare la zakuska. Il silenzio si fa opprimente. Dove sei stato? , domanda lo zio ad Osokin in tono tutt altro che amichevole. Sono andato a Orehovo, a prendere la posta e i giornali , risponde il giovane. Potevi mandarci uno stalliere . Che cosa intende con questo? , si domanda Osokin. Probabilmente vuol dire che io non faccio nulla . Tu non fai altro che gingillarti : sembra quasi che lo zio stia rispondendo ai suoi pensieri. Poi, dopo una lunga pausa, riprende: Voglio parlarti. Vieni in camera mia alle quattro . Finalmente, il pranzo termina. Osokin scende in giardino, poi passeggia intorno alla casa. Tanecka introvabile. Il giovane ha una sensazione spiacevole, quasi di disgusto per quanto accaduto,

ma al tempo stesso nota con stupore di essere perfettamente calmo dentro di s, mo lto pi calmo di quella mattina. E come se ci che fosse accaduto fosse destinato ad accadere; e ora si sente sollevato, perch nulla pi dipende da lui. Sar quel che sar! N on ha voglia di pensare. Tanto lo stesso , dice fra s. Dannazione! Sapevo che sarebbe successo, ma non potevo agire diversamente. Se tutto dovesse ripetersi ancora una volta, rifarei le stes se cose. Non c dubbio, stato stupido baciare Tanecka proprio nella stanza da pranz o, ma tanto prima o poi ci avrebbero scoperti. Mi domando che cosa dir lo zio. Ma , qualunque cosa accada, non avrei potuto rinunciare a Tanecka . Osikin si spinge fino all estremit del giardino dove ha inizio la macchia, l attrav ersa e arriva in un campo. Si siede sul limitare del bosco e resta li a lungo, c on la testa vuota. Poi rientra in casa. Sono ancora soltanto le tre. Dov la padroncina? , domanda a una cameriera che attraversa correndo il cortile. E venuta la signora di Polivanovo, poco fa: la padroncina andata via con lei e ha preso i nostri cavalli. I loro li hanno lasciati qui a riposare . Polivanovo dista circa trenta miglia. Ma perch diavolo andata fin laggi? , si domanda Osokin. Questo significa che non sar d ritorno prima di domani sera. La cosa probabile che sia stato lo zio a spedirla lontano. Chiss che cos ha in mente! . Osokin annoiato e depresso. Ritorna in giardino e va a sedersi sotto un vecchio melo, a fumare. Alle quattro sale in camera dello zio. Quest ultimo siede su una poltrona di cuo io di fronte a un ampia scrivania su cui giace una lettera sigillata. Siediti , dice lo zio senza guardarlo. E chiaro che gli pesa dovergli parlare, e ha voglia di sbrigarsela prima possibile. Osokin avverte, nell umore dello zio e in ci che questi sta per dirgli, qualcosa c he appartiene al mondo tetro e serio degli adulti, che gli sempre tanto ostile, e che cos lontano dal suo mondo fantastico fatto di baci, di sogni ad occhi apert i, delle spalle nude di Tanecka, di albe sul lago e di cavalcate solitarie per i sentieri della foresta. Avverte in modo penetrante l ostilit profonda, intrinseca tra questi due mondi. Poco prima di morire, tua madre mi scrisse , comincia lo zio, e io le promisi di oc cuparmi di te . Osokin guarda il calamaio d argento sulla scrivania. Se tra i due pozzetti si pote sse costruire un ponticello arcuato, rassomiglierebbe proprio a quello stagno ch e c a Sokolniki. Ma che cosa sta dicendo lo zio? Ora vedo che qui tu ti limiti a oziare senza fare nulla. Ho deciso di mandarti a Pietroburgo. E inutile pensare a Universit straniere; dal momento che ti hanno esp ulso dal collegio, significa che non sei all altezza. Non interrompermi! Ecco que l che ho da dirti: ho visto che ti dai da fare: cos non combinerai niente. Quindi ho deciso di mandarti all Accademia militare. Se lavorerai sodo, diventerai uffic iale. Andrai a Pietroburgo. Questa lettera per il colonnello Jermilov, che prepa ra gli allievi per l esame di ammissione all' Accademia. Vivrai in casa sua. Ecco il denaro per il viaggio. Jermilov ti dar il necessario per comprarti gli abiti e le altre spese. Fa i tuoi bagagli; il treno parte da Gorelovo alle otto e mezzo . Se vai via alle sette, farai in tempo . Lo zio si alza in piedi. io vado in citt , dice. Poi, sempre senza guardarlo, porge la mano a Osokin e, dopo una stretta frettolosa, esce. Osokin va in camera sua. E ferito e sconvolto, ha un nodo alla gola. Contemporane amente si accorge con stupore di una cosa: quasi felice. Felice di che cosa? Non sa rispondere. Ma davanti a lui ha qualcosa di nuovo, d ignoto. Domani accadr qua lcosa che ieri non accaduto. Questo qualcosa di nuovo lo attrae. Non mai stato a Pietroburgo, e ha sempre sognato di andarci. Ma Tanecka? Questo pensiero lo rat trista, sente una fitta al cuore. Al tempo stesso i suoi sentimenti nei confront i dello zio si fanno sempre pi spiacevoli. Osokin si vergogna di ammetterlo di fr onte a se stesso: aveva quasi cominciato ad affezionarsi al vecchio signore. Se arrivato a trattarmi in questo modo , pensa, allora sono proprio contento che sia andata cos. Se avesse voluto, avrebbe potuto trovare mille altre soluzioni. Perc

h crede di avere il diritto di disporre di noi? Naturalmente adesso non dar nulla a vedere. Ma pensa di potermi indurre a rinunciare a Tanecka, si sbaglia di gro sso . Nella sua mente cominciano d un tratto a formarsi una miriade di progetti. A Piet roburgo non si preparer affatto per l Accademia. Trover un lavoro come giornalista e qualche traduzione dall inglese e dall italiano. Si preparer per iscriversi all Uni versit e far in modo che Tanecka lo raggiunga. Ma deve scriverle subito tutto quanto, affinch ella lo aspetti. Non deve lasciarl e pensare che la dimenticher come hanno fatto gli altri suoi innamorati. Prende un foglio di carta e scrive: Carissima Tanecka, lo zio mi manda a Pietroburgo perch vada all Accademia militare, ma io studier per iscrivermi all Universit. Non dimenticarti di me. Ci rivedremo presto. Non ti dico ancora come e dove, ma resta in attesa della mia prossima lettera. La indirizz er alla posta di Gorelovo. Quando arriver, ti avvertiranno loro. Ti bacio tante vo lte quante ti baciai al lago: ricordi? Il tuo I. O. . Sigillata la lettera, Osokin guarda l orologio. Sono le cinque passate. Ha una st rana sensazione: trascorsa poco pi di un ora dalla conversazione con lo zio, ma ha l impressione di non essere gi pi dov . Tutto gli sembra remoto. Su tutti i suoi sent imenti prevalgono l impazienza e il desiderio di andarsene prima possibile. Dar la lettera a Miska , pensa Osokin, e gli dir di consegnarla a Tanecka in giardino, anzich in casa. Sapr come fare. Ebbene , pensa poi, ora vedremo. Ma debbo fare i bagagli. Si, ora capisco perch sono quasi contento di sapere che sto per andarmene. Per tutto questo tempo ho avuto la fastidiosa sensazione di essere osservato: perch non studio, perch vado a cava llo troppo spesso, e poi per via di Tanecka In ogni caso, non avrei potuto rimane re qui a lungo. Voglio avere il diritto di fare quello che mi va, e non quello c he gli altri ritengono giusto e necessario. Non mi sono mai sottomesso, e mai lo far . Due ore dopo. Col suo baule, Osokin sta andando alla stazione in una trojka guar nita di sonagli. Zampa Bianca trotta al fianco del cavallo di mezzo. Il giovane ha il cuore gonfio, e nella sia mente si insinuano pensieri pieni di sconforto. Ripensa a sua madre e ricorda di non aver mai fatto nessuna delle cose che volev a fare per lei mentre era viva. Prima tutto questo mi sembrava importante , pensa fra s, ma adesso ogni cosa sembra a ver peso. Non ho voglia di niente e non m importa di niente . Poi, perc chiss quale ragione, nella sua mente sorge il ricordo della stanza del mago, e dell ultima conversazione avuta con lui; tutto gli torna alla memoria. E tutto sembra reale, ma allo stesso tempo assomiglia ad un sogno: uno stranissimo sogno pi reale della realt, e a paragone del quale ogni realt sembra un sogno. La trojka attraversa il ponte a passo lento, tra lo scalpitio degli zoccoli. All a vista dell acqua, Zampa Bianca fa uno scarto, e con un movimento danzante si st ringe pi accosto al cavallo di mezzo. I sonagli tintinnano pi piano. Il cuore di O sokin palpita di uno strano dolore. Soltanto ieri mattina passeggiava qui insiem e a Tanecka.. E poi, tanto, tanto tempo fa, era accaduta la stessa cosa; c erano la stessa trojka, lo stesso fiume, la stessa angoscia lacerante nel suo cuore. T utto gi stato. Osokin invaso da una tristezza inesprimibile e ha voglia di piange re. Contemporaneamente, nel misterioso domani, qualcosa di allettante, di inevitabil e gli balena davanti agli occhi, invitante.

XXI. UN MECCANISMO DIABOLICO

Tre anni e mezzo pi tardi. Osokin un giovane junker e frequenta il secondo anno d i una scuola militare di Mosca. Ha quasi vent anni. Tra sei mesi avr terminato il suo corso e sar promosso ufficiale. Domenica sera. Osokin ha proprio l aria di un soldato ben addestrato, con le spal le ampie e dritte; indossa la mantella militare nera della scuola, le spalline r osse orlate d oro, una cintura di cuoi nero, pantaloni ampi da cavallo e alti stiv ali lucenti. Si trova ad un ricevimento in casa del suo vecchio compagno di scuo la Leontjev, che ora frequenta un liceo tecnico. Gli ospiti, fra cui alcuni giov anotti, un ufficiale dei dragoni, un vecchio attore, due ragazze francesi e due attrici di music-hall, sono intenti a giocare a chemin-de-fer. Osokin seduto presso il tavolino della zakuska con un bicchier di vino in mano: fuma ed osserva i giocatori. Le due francesi e una delle attrici sono molto graz iose, vestono in modo assai vistoso, e hanno indosso troppo profumo e cipria. Ri dono e parlano a voce alta. In loro non vi nulla di stridente o di spiacevole, p er al tempo stesso appartengono ad un tipo ben definito. La sua attenzione, invec e, attratta particolarmente dalla quarta, una fanciulla bionda dallo strano aspe tto pensieroso, che indossa un abito nero dallo scollo quadrato. Di primo acchit o non d molto nell occhio, ma in realt la pi interessante fra tutte. Ha un profilo f ine, le ciglia lunghe e scure, e i suoi modi sono singolarmente calmi, semplici e pieni di dignit. A lei la gente non si rivolge nello stesso tono che alle altre ragazze. Si direbbe una fanciulla di ottima famiglia, e vien da pensare che ovu nque si trovi ella sappia sempre cosa dire e come dirle. Al tempo stesso, in lei pi che in tutte le altre insieme, si avverte un qualcosa che d alla testa come lo champagne. Si sente che, se vuole, sa essere diversa. Osokin le guarda le bracc ia, nude fino ai gomiti e solcate da sottili vene azzurrine, e percepisce con fo

rza e con intensit la donna che in lei. E la terza volta che si vedono, e sembra a Osokin che durante le loro conversazio ni, sempre brevi e di poco conto, si sia svolta fra di loro un altra conversazione . E piacevole parlare con lei: sa tutto, e si interessa di tutto. La fanciulla avverte lo sguardo di Osokin e si volta verso di lui. Venga ad aiuta rmi , dice, Perdo in continuazione . Osikin si avvicina al tavolo da gioco. Debbo andar via tra poco , le risponde. Non val la pena d incominciare . Almeno provi! Giochi lei per me . Ella emana un profumo lieve, quasi impercettibile, un profumo che le assomiglia; e nel chinarsi a guardare le sue carte. Osokin scorge nell apertura dell abito la curva dei suoi seni. E colmo di allegria e di gioia. Si siede accanto a lei ed a ccosta la sedia alla sua. La fanciulla sorride; ed Osokin invaso da quella sensa zione tanto particolare che conosce cos bene: ora tutto accadr proprio come deside ra, ma in seguito dovr scontarlo amaramente. Ebbene, sia quel che dev essere! , esclama fra s mentre avverte il tepore che emana d al corpo di lei. Vengono distribuite le carte. Osokin prende quelle di lei. Diversi giocatori chiedono ancora carte. Osokin ha in mano sette punti. Una per me , dice. La carta gli viene data. E un due! Otto! , dice uno dei giocatori. Nove! esclama Osokin, posando un bel mucchietto d oro e d argento davanti alla sua vi cina. bravo, bravo! , ella esclama. No, non deve andarsene! Non la lascer andare. Se fosse stato per me, con sette punti in mano non mi sarebbe mai venuto in mente di pesc are . Qualche volta necessario , risponde Osokin, ma solo qualche volta . E come si fa a sapere quando? Bisogna sentire quando necessario e quando non lo . E allora la prego, senta lei per me, questa sera . Ahim! Ho soltanto mezz ora per continuare a sentire , le risponde il giovane. Il mio p ermesso scade a mezzanotte, e debbo essere di ritorno a scuola a mezzanotte meno cinque . E se fa tardi, la mettono in castigo? . Molto peggio! Se faccio tardi perdo un punto, e non potr essere ammesso nella prim a categoria, il che significa che non potr scegliermi un buon reggimento. Gi mi te ngono sott occhio, se faccio tardi un altra volta potrebbero espellermi . Davvero si pu essere espulsi per una cosa del genere? . Possibilissimo. Vede, a scuola cercano di insegnarci la disciplina, quindi attrib uiscono grande importanza a molte cose. Il permesso scade a mezzanotte, e questo significa che io posso anche morire, ma debbo essere di ritorno entro mezzanott e! Ma questo niente: c di peggio. Tanto per cominciare, non abbiamo il diritto di rispondere, qualsiasi cosa dicano. E questa la cosa pi difficile. Immagini che le venga detto qualcosa di ingiusto, qualcosa che lei non ha mai fatto, o che qualc uno la accusi di azioni di cui non sa nulla. E di dover stare zitta . Io non ci riuscirei mai , dichiara con enfasi la sua vicina. E allora, sarebbe espulsa dalla scuola militare! . Il gioco riprende. Osokin vince ancora. Intanto servono un cocktail allo champag ne. Leontijev si avvicina ad Osokin e alla sua compagna. E allora, Vanja, hai perduto? , domanda. No, perbacco! Al contrario, temo proprio di star vincendo. Lo avevo gi predetto a me stesso . Lei sa predire il futuro? , chiede la ragazza. Si. Io so tutto in anticipo , risponde Osokin, ma non per tutti . Pu predire qualcosa per me? . Per lei non so, probabilmente no. Ma spesso prevedo il mio futuro, e certe volte la cosa nettamente spiavecole. Capisce, spesso io so in anticipo cosa mi accadr, ma non posso cambiare nulla. E come se fossi sotto incantesimo .

Ebbene, che cosa sa, adesso? . Osokin ride. So che mi cacceranno via dalla scuola, se non rientro immediatamente ! Davvero, debbo andare . Oh, che peccato! Senza di lei, perder tutto un altra volta. Non potrebbe far qualco sa per rimanere? . Be potrei , dice Osokin, ma sarebbe molto complicato. Dovr ammalarmi, e sar necessario che mi procuri un certificato medico . Osokin continua a giocare, e vince ancora. So che non dovrei , pensa. Lo faccio soltanto per lei. Be , se perdo, questa volta me ne vado. D accordo? . Ma vince un altra volta, e il gioco continua. Ebbene, direi che sono bell e malato , dice con un sospiro mentre passa il denaro al la sua vicina e le stringe appena le punte delle dita, e gi so cosa succeder. Lei non immagina quanto sono stanco, a volte, di sapere sempre tutto fin dal princip io . Ma come fa ad esserne tanto certo? . Oh, so per certo che accadr qualcosa di molto spiacevole , risponde lui, ma non m impor ta. A volte mi vien voglia di agire contro ogni ragione, e di fare tutto il cont rario di quel che dovrei accada ci che vuole! . E lei sa soltanto che le succeder qualcosa di spiacevole, nient altro? , gli chiede l a donna guardandolo di sghembo con un sorriso negli occhi. Di colpo, Osokin capisce che fra loro due si deciso qualche cosa, e il solo pens iero di essere stato tanto idiota da pensare di tornare a scuola lo lascia ester refatto. Naturalmente accompagner la fanciulla a casa Il gioco prosegue: egli vinc e pi di tutti e intanto fa la corte alla sua compagna. Gli altri ospiti si congedano alle prime luci del mattino, e Osokin se ne va anc he lui, insieme alla sua dama. Torner presto qui da te , dice a Leontjev, prendendolo da parte. Dovresti dire: se me lo permetti ! Questa non mica una scuola militare, amico mio! In utile tentare di evitare la disciplina, qui dentro! . Sono passate tre settimane. Osokin, molto dimagrito, in visita nell appartamento di Leontjev. E stato espulso dalla scuola militare e spedito al suo reggimento pe rch termini il servizio come un qualunque soldato di leva. E allora, Vanja, dimmi com successo , gli chiede Leontjev. Be , cominciato quando sono andato via con . Sai di chi parlo, no? . Certo, di Anna Stepanovna . Ebbene, sono rimasto insieme a lei. E meravigliosa ma questo non c entra. Dovevo and armene entro la mattinata. Non potevo restare li da lei fino a sera. Be esco da c asa sua e al primo angolo incontro un colonnello dei gendarmi. Naturalmente, mi ha subito tolto il foglio di licenza e mi ha ordinato di rientrare a scuola e me ttermi a rapporto dall ufficiale di servizio. Mi hanno messo agli arresti difilat o. Poi hanno rispolverato certi vecchi peccatucci che avevo sul mio conto, e mi hanno tenuto sotto chiave per tre settimane. E questo non affatto piacevole, te l assicuro. Insomma, per farla breve, mi hanno espulso e degradato alla truppa, e mi toccher andare con un reggimento di fanteria di stanza all altro capo del mond o, in Asia centrale o alla frontiera persiana. Grazie a Dio, mi hanno dato una l icenza di tre giorni, e mi hanno concesso di recarmi laggi a mie spese . Bell affare! Hai proprio una fortuna da impiccato . Eh gi; anche se non riesco a capire perch gli impiccati siano considerati tanto for tunati! . Anna Stepanovna non ha fatto altro che chiedere di te. Doveva partire, ma non ha voluto andar via prima di avere avuto tue notizie. Attraverso Krutiskij abbiamo cercato di sapere se eri vico o morto. Poi ci hanno detto che eri vivo ma in gat tabuia . E andata a Pietroburgo? . Si. E tu, che farai adesso? . Che cosa posso fare? Soltanto una cosa: raggiungere il mio reggimento. Dopo vedre mo. Ma pensa che cosa detestabile, aver saputo tutto fin dall inizio . Se lo sapevi, perch mai l hai fatto? .

Gi! Vorrei vedere te! Sei proprio un buffo tipo. E chiaro che non ti rendi conto di che razza di trucco diabolico si tratta. Il fatto, vedi, che non succede tutto insieme; le cose procedono un poco alla volta. Solo adesso comincio a capirlo. E Dio solo sa che cosa pu fare uno, quando cos! Non ti accorgi di niente fintantoch tutto va come doveva andare. Da lontano si vede ogni cosa; ma quando ci si avvicina, non si scorge pi l insieme , ma solo parti separate, piccoli dettagli insignificanti. No, caro amico mio, u na trappola tale che anche il diavolo ci cascherebbe. Ed ecco qui che ancora una volta sono rimasto con un pugno di mosche. Ma ti rendi conto che non mi dispiac e neanche un poco? Non credo che nessuno di voi possa capirlo . Be , allora dovremo organizzare una bella festa di congedo . Eh gi, non resta altro; fallo, se ne hai voglia . Ma insomma, tu che farai? . Che cosa mai posso fare? Far il soldato, punto e basta. Forse mi lasceranno andare fra un po di tempo, e quando sar libero vedr il da farsi. Credo che mio zio non vo glia pi saperne di me. Non gli scriver neppure. Cosa posso dirti, adesso? Sento ch e ci sar qualche cambiamento, ma non so da che parte verr .

XXII.

PARIGI

Quattro anni dopo. Osokin studia a Parigi. Proprio mentre stava per terminare il servizio militare, una sua zia morta lasciandogli una piccola eredit che gli ha permesso di recarsi all estero. Dapprima ha soggiornato in diversi Paesi: andato in Svizzera, ha trascorso un anno in Inghilterra; alla fine approdato a Parigi, dove vive ormai da due anni. Frequenta le lezioni di vari professori, ma non si ancora deciso a scegliere una facolt precisa. Una bella giornata autunnale rischiarata da un pallido sole: sopra il fiume aleg gia una bruma leggera. Osokin e Valerie Dale, una studentessa inglese, passeggiano sulla riva della Sen na lungo le bancarelle di libri. La ragazza alta e bionda, i suoi capelli hanno il colore delle foglie d autunno; ha un profilo delicato e occhi pensosi grigio s curo. Appartiene ad una ricca famiglia inglese, ed elegantissima, al punto che p ersino a Parigi la gente si volta a guardarla. Per, davvero una ragazza straordinariamente intelligente , sta pensando Osokin. E l allieva pi brava del vecchio Sorel. Studia storia e arte medievale, e ha scritto una monografia interessantissima: I costruttori di cattedrali. Ma da dove pesca queste idee? , si chiede Osokin. Neanche a Sorel mai venuto in ment e. E poi, che cosa straordinaria, che conosca il russo, e la storia e la lettera tura del mio Paese . Un giorno hanno parlato a lungo di Puskin e dei massoni russi. E stato allora che Valerie gli ha detto di aver intrapreso lo studio della lingua e di voler andare in Russia. In seguito per si dedicata interamente allo studio dell arte gotica. Osokin la osserva. Ella indossa un mantello dall aspetto costosissimo, guarnito d i zibellino, e un cappello a larghe tese ornato di una piuma di struzzo. Osokin ha sempre ammirato i suoi piedini calzati di raffinate scarpe parigine coi tacch i alti. Stanno proseguendo una conversazione iniziata nel museo del Louvre. Io credo nel destino , dice Osokin. So che il nostro futuro sta scritto da qualche p arte, e noi non facciamo altro che leggerlo pagina dopo pagina. Io, poi, da raga zzo facevo fantasie strane. Mi sembrava di aver gi vissuto una volta; per esempio , conoscevo Parigi anche se non c ero mai stato. Anche oggi, a volte, mi sembra di aver gi vissuto in questa citt. Quando venni a conoscenza delle teorie di Nietzsc he sull eterna giovinezza, tutte quelle fantasie mi sono tornate alla mente. Ed o ra sono certo che tutto si ripete davvero . Conosci La canzone del domani di Stevenson . Robert Louis Stevenson? , gli domanda la sua compagna. Osokin trasalisce e la guarda. Ma come, che cosa c ? , ella chiede. Che cosa stupefacente! Ma come ho potuto dimenticarmene? Certo che la conosco. Co me comincia? . Il re di Duntrine ebbe una figlia da vecchio , inizia lentamente a recitare lei, ed essa era la pi bella figlia di re tra due mari . Osikin ascolta queste parole come stregato. La sua mente attraversata da una seq uenza di scene che stenta a credere: la mattina, a scuola, quando ripeteva fra s l inizio di quel racconto per dimostrare a se stesso di aver gi vissuto in precede nza; tutti i pensieri fuggevoli e le sensazioni incomprensibili legate al mago, e a ci che a lui giovane collegiale appariva come il passato, ma che ora qui a Pa rigi gli appare come un impossibile, fantastico futuro. Che cosa significa tutto ci? E quel racconto, di nuovo Gli pare che se soltanto potesse arrestare i propri

pensieri per un istante, riuscirebbe a comprendere tutto . Ma i suoi pensieri si s usseguono tanto rapidamente che non riesce ad afferrare nulla. Tutto quel che gl i rimane una vaga impressione che ogni cosa sia capovolta: il passato diventa fu turo e il futuro diventa passato. Per un istante, sente che se solo fosse capace , o se osasse pensare al futuro come a qualcosa che gi in atto, lo vedrebbe altre ttanto chiaramente di quanto vede il giorno che appena trascorso. Nel contempo lo assale la vecchia, consueta sensazione che prima aveva tanto spe sso, ma che si fatta sempre pi rara che tutto ci che lo circonda sia gi esistito. I l fiume scorreva nello stesso modo, la stessa bruma aleggiava sull acqua; lo stes so cielo verdastro di Parigi sorrideva impercettibilmente dall alto, e dagli albe ri si staccavano le ultime foglie. I riccioli d oro della fanciulla sfuggivano di sotto il suo cappello nero nello stesso modo, cos come identico era il suono del la sua voce . Ti ricordi esattamente come finisce? , domanda Osokin. Si, me lo ricordo ; ed ella recita lentamente la fine del racconto: E la figlia del re di Duntrine and in quella parte della spiaggia dove strane cose erano state fatte negli antichi tempi: e l sedette. La spuma del mare correva ai suoi piedi, e le foglie morte sciamavano dietro di lei, e il velo soffiava cont ro il suo viso nel soffiare del vento. E quand essa alz gli occhi, c era la figlia di un re che veniva, camminando sulla spiaggia. Le sue chiome erano come oro fil ato, e i suoi occhi come acque in un fiume, e non aveva pensieri per il domani, e non aveva potere sull ora, alla maniera degli uomini semplici . E stupefacente , pensa fra s il giovane. Perch mai queste parole risvegliano in me tant i ricordi? Sento che essi vengono direttamente dalle parole, indipendentemente d al loro significato, come se io sapessi una cosa legata a quelle parole, ma anno dopo anno la dimenticassi . E notevole, questo racconto , dice a voce alta. Come interpreti l uomo incappucciato ? C hi , o che cos . Non saprei , risponde lentamente Valerie, e sento che non neanche necessario tentar e di capirlo; queste cose debbono essere soltanto sentite. Io le sento cos come s ento la musica; e interpretare la musica mi sempre parso ridicolo . Raggiunta Place Saint-Michel, Valerie prende un fiacre. Il suo compagno la salut a. Andrai da mio fratello, strasera? , ella domanda. E probabile, ma ancora non lo so . Digli che lo aspetto per domani . Osokin attraversa il ponte in direzione della Cit. Debbo andarci o no? , si domanda una volta solo. Parlando seriamente, non dovrei. Bo b e i suoi amici sono troppo assurdamente ricchi. Lui e Valerie sono molto alla mano, e frequentano ogni genere di persone, qui a Parigi, ma appartengono a una famiglia piuttosto importante in Inghilterra. Valerie una ragazza interessante, vero, e in ogni caso, considerate le nostre diverse condizioni, so che se lascio che le cose vadano da s, rischiano di prodursi conseguenze impreviste. Anche ora , sento che nella nostra amicizia c qualcosa di insolito, come se ogni tanto fra d i noi scoccassero delle scintille ardenti come tizzoni. Eppure so che insieme non staremmo mai bene. Prima di tutto ci sono i suoi milio ni, e poi credo che Valerie sia troppo virtuosa per me. Rimarr sempre tranquilla, affascinante e ragionevole. Sono certo che ben presto mi allontanerei da una do nna del genere, e lei ne soffrirebbe. Come tipo assomiglia ad un eroina di Turghe niev. E decisamente troppo buona per me. E se Lul viene a sapere di lei mi caver gl i occhi. Lul l assurdit fatta persona, ma l assurdit pi incantevole del mondo. Non faccio che sciare una Lul e incontrarne subito un altra. Ieri mi ha fatto una scenata perch no n mi sono accorto che mi stava seguendo per la strada. Mi aveva visto da lonano, mi aveva raggiunto, e camminava dietro di me e io non me ne sono accorto! Questo significa che non l amo! Io posso andarmene nella mia Russia, e lei se ne torner a lla sua Marsiglia , e cos via di seguito. E la settimana scorsa santo cielo! ha sog nato che buttavo gi dalla finestra il suo cagnolino pechinese, e per tre giorni n on mi ha lasciato entrare in camera sua. Strillava che ero un barbaro, che non m e l avrebbe mai perdonata, che aveva paura di me e Dio sa cos altro! Qualche volta a

vrei voglia di frustarla per quanto assurda, per una vera donna. Si, le comprer qu ella spilla con le pietre gialle, e per questo stasera andr a giocare alla roulet te coi figli dei milionari.. anche se a dire il vero non dovrei. C un odor di mil ioni troppo forte l dentro, e non mi fa bene. Be , decidiamoci: che sia l ultima volt a. Probabilmente non dovrei andarci, ma mi annoio talmente..Lul tanto cara, ma ie ri ho passato con lei tutta la giornata e tutta la serata, ed meglio che non ci vediamo tutti i giorni. A dosi troppo forti, cominciamo a darci sui nervi l uno c on l altra. E poi, Lul troppo primitiva per passare giornate intere insieme a lei. Ma che altro posso fare di me stesso? Rimanere in casa a leggere, o sedermi a u n caff, o andare a sentire i compagni ; no, troppo stupido Ma c un fatto curioso: comi cia a sembrarmi che qui a Parigi la vita scorra troppo liscia; tutto troppo semp lice, quasi borghese, un esistenza da pantofole e vestaglia .. non affatto il mio g enere, e mi annoia . Qualche ora dopo Osokin si trova nell elegante appartamento di Bob Dale. Sul tavo lo c una roulette. Insieme a lui nel salone vi sono alcuni studenti e pittori amer icani e inglesi, oltre a un giovane principe russo che ha appena ricevuto un ered it. Tutti fumano, devono whisky and soda e champagne, e si affollano intorno al t avolo della roulette. Si punta forte. Il principe ha gi perduto pi di centomila fr anchi, e il tavolo interamente cosparso di oro e di banconote. Osokin punta vent i franchi alla volta sui numeri, e perde. Dopo aver perduto la sua ultima moneta d oro, lascia il tavolo da gioco. Il principe vince una posta altissima e il ban co passa a lui. Osokin ingolla due bicchieri di whisky and soda. E adirato con se stesso. Che il diavolo se li porti! , dice tra s. Loro possono buttare via i soldi a diecimil a alla volta, ma per me cinquecento franchi rappresentano un patrimonio. Per sono stato stupido a venire qui con tanto poco denaro. Nel corso della serata la for tuna dovr pur girare, a avrei potuto avere chiss quante occasioni per rifarmi dell e perdite . Ma perch te ne stai li seduto tutto solo? , gli chiede Bob andandogli incontro. Assag gia questo champagne: la marca preferita di re Edoardo. Anche a me comincia a pi acere . Ho perso , risponde Osokin. Posso puntare degli assegni da cento franchi ciascuno? . Ma perch prendersi la briga di firmare tutti quegli assegni? Glieli cambier io, qua lsiasi cifra , interviene un giovanotto americano alto dai capelli lisci e biondi. Si sta preparando un assenzio versandovi lentamente dell acqua attraverso una zo lletta di zucchero. Quanto le serve? . Tira fuori dalla tasca dei pantaloni una manciata di monete d oro e di banconote e si mette a contare. Ho della valuta inglese due, tre, cinquecento sterline. Le bastano? . E persino troppo , dice ridendo Osokin. Me ne dia cento. Fanno duemilacinquecento fra nchi . Egli firma un assegno e lo passa all americano. Questi si caccia in tasca assegno e denaro, sorseggia la sua mistura e col bicch iere in mano si avvicina al tavolo della roulette. Anche Osokin si alza e lo seg ue. Un quarto d ora pi tardi, il giovane rimasto senza niente. Non solo ha perduto le c ento sterline, ma anche tutti gli assegni da cento franchi che aveva firmato pri ma. Le avevo detto che non sarebbero bastati. Ne vuole ancora? , dice l americano biondo in tono cordiale, mentre si siede accanto a lui. Assaggiamo questo champagne . Mi dia ancora mille franchi , risponde osokin. Debbo recuperare quello che ho perdut o . E firma un altro assegno. Dentro di s, sa perfettamente di star commettendo una sciocchezza. Ha gi perso tan to che ha paura di ammetterlo davanti a se stesso. Giocare ancora pura follia. S a che dovrebbe alzarsi e andarsene, ma invece beve due coppe di champagne e torn a verso il tavolo della roulette. Punta cento franchi sul rosso, e vince. Ne punta altri cento sul nero, e vince a ncora. La cosa lo incoraggia.

Debbo tentare un altra volta coi numeri , dice tra s e s. Se recupero quel che ho perdu to, metter il denaro nella tasca sinistra e non lo toccher pi. Giocher solo quello c he vinco . Punta cento franchi per volta sui numeri, e perde ogni volta. Dopo dieci minuti di nuovo senza un soldo. Debbo andarmene , pensa. Ha voglia di uscire all aria fresca. E gi stanco del gioco. D apprincipio vince, ma poi perde e resta di nuovo senza denaro. Poi vince ancora. Le cose vanno talmente male che aumenta le puntate. Alla fine, dopo aver perdut o per diverse volte di seguito, lascia il tavolo da gioco. Debbo rendermi conto della situazione , pensa. Credo proprio di essermi spinto tropp o in l . Tira fuori il libretto degli assegni per calcolare il totale di quello che ha ca mbiato. Mentre da l addizione, si sente assalire dal freddo e dallo spavento anche se fin d ora sa di che si tratta. Ecco! , dice a se stesso. E proprio vero? . E si rende conto in quell istante di aver av uto il presentimento che sarebbe finita esattamente cos. Dal suo libretto di assegni risulta che gli rimangono in tutto trecento franchi. Ha perduto pi di trentamila franchi: tutto quel che restava della sua eredit. Com pila un assegno per trecento franchi e si avvicina al tavolo da gioco. Venticinque , dice. La pallina ruzzola nella roulette. Ventisei , dice il principe, che tiene ancora il banco. Chi ha puntato sul ventisei ? . Osokin si allontana dal tavolo. Gli altri sono tutti assorti nel gioco. Nessuno lo nota. Trova il suo cappello e se ne va. Il giovane scende le scale e d esce in strada. E accaduta una cosa mostruosa e as surda che d un colpo ha interamente mutato la sua vita. Non vuole crederci. Ma al tempo stesso sa che la verit, l orrenda, ripugnante verit che ha gi incontrato tant e volte in vita sua. Non si fa ancora sentire tutto come prima: la strada, le ca se ma si far sentire domani. Con l istinto di chi passato per sgradevoli sorprese di ogni genere, Osokin sa che bene guardare la verit dritta negli occhi senza cer care di illudersi o di rimandare. Sapevo che sarebbe andata cos , dice a se stesso. Ma ora che successo non debbo avere debolezze, rimpianti, pentimenti. Questa la cosa pi importante: se non si fa cos c da impazzire. Sono stato capace di sopravvivere a catastrofi di ogni genere; ora vediamo come sopravvivere anche a questa. Sono stato proprio io: la colpa mia, e sono io che debbo rimediare. Nessuno ne sapr mai nulla. Probabilmente, da Bob n on si sono neppure accorti che ho perduto tanto. Che cosa sono per loro trentami la franchi, quando sul tavolo c era quasi mezzo milione? Be , eccola qui la spilla per Lul! Ora debbo mettermi a pensare. Il fatto che ho perso tutto il denaro che mi sarebbe servito per vivere fino al termine dei miei studi. E chiaro che debbo andarmene. Sarebbe impossibile cambiare vita rimanendo a Parigi e vivere del mio lavoro. E poi, cosa fare per guadagnare qualcosa? No, andr in America, oppure to rner in Russia. Povera Lul! Non capir mai che cosa successo, e non mi creder se le d ico che ho perso trentamila franchi. Penser semplicemente che ho voluto sbarazzar mi di lei. Ne rimarrebbe troppo ferita; non ho il diritto di farlo. Dovr inventar e una bugia da dirle; e poi, prima parto, meglio . Osokin raggiunge il suo alloggio e passa la nottata intera a fare ordine tra le sue cose; strappa vecchie lettere, fa i bagagli e scrive biglietti ai suoi amici . Il mattino seguente tutto ormai pronto. Stanco morto, si getta sul divano senza neppure svestirsi e cade addormentato. Si sveglia dopo circa tre ore e subito si tira su a sedere. Ricorda ogni cosa: r icorda anche che deve stare attento a non lasciarsi sopraffare dal terribile ist ante del risveglio che segue un disastro improvviso, da quell istante in cui l uom o debole dice a se stesso: Ma forse non vero, forse non mai accaduto . Gi , pensa Osokin, come continuando la conversazione con se stesso iniziata la notte precedente, debbo partire oggi stesso. Se rimango fino a domani, mi sparo. Pover

a Lul! Per la spilla con le pietre gialle l avr lo stesso. Per fortuna che questi du emila franchi li tenevo in casa! Adesso sembrano addirittura un patrimonio. Andr a Mosca, e poi vedremo Che cosa strana, ne ho risentito pochissimo! Ieri notte av evo paura di addormentarmi: pensavo che al risveglio, ricordando tutto quanto, s arei impazzito. Ora invece ho la sensazione che tutto ci doveva accadere. C una co sa, per: debbo andarmene da qui al pi presto. Rimandare sarebbe troppo penoso; se necessario, debbo farlo! E chiaro che questo il mio destino. Ed ora capisco di av er avuto una premonizione, e di sapere tutto gi da prima. Questo significa che no n vedr pi Valerie. Che strano! Ora mi fa quasi dispiacere. Mi sembrava che tra noi sarebbe nato qualcosa. Era sempre tanto piacevole vederla, e avevamo tante cose da dirci. Io ridevo di lei, ma in realt m interessava molto pi di quanto mi rendes si conto; e forse sono stato un po ingiusto con lei. Mi sembrata troppo fredda, m a forse perch non conosce se stessa, ed ha solo bisogno di risvegliarsi. Be , non importa, tutto questo gi storia vecchia. Valerie, Lul, Parigi intera sono d ivenute quasi irreali. Mi sento come se fosse stato tutto un sogno e, ora che so no sveglio, non esistesse pi niente. Ma al suo posto appaiono altri sogni. Ora ri vedo il mago, e mi torna alla mente la nostra conversazione. Ed ora questo mi ap pare del tutto reale, pi reale di quanto accaduto ieri. Be , basta con la filosofia ! Debbo decidere il da farsi. Prima di tutto, ho il coraggio di andare a trovare Lul, o debbo scriverle? No, meglio che ci vada. Le dir cos: Ho ricevuto un telegra mma. Mio zio moribondo, debbo partire immediatamente Si, quando penso a Lul cominci o a dispiacermi motlo. Vorrei essere gi in treno. Quando la smetter di fare queste operazioni su me stesso? Credo che nessun altro abbia mai messo la propria vita sottosopra come ho fatto io. Ma che strano! Ho di nuovo la sensazione che tutto questo sia gi accaduto. E quando penso a Mosca, come se qualcosa di nuovo e di i gnoto mi stesse gi attirando laggi. Ieri, quando mi sono separato da Valerie, mi s ono chiesto, per chiss quale ragione, che cosa le direi se la vedessi per l ultima volta. E chiaro che dentro di me sentivo che stavo per distruggere tutto un altra volta E non avevo neanche voglia di andare da Bob, ma al tempo stesso mi andava d i tentare la fortuna. Negli ultimi anni la vita trascorsa cos tranquillamente che cominciavo ad annoiarmi. Ebbene, ho tentato. Ora debbo ricominciare tutto dacca po: e non so neppure da che parte. Be , comincer con un biglietto per Mosca e con l a spilla per Lul! . Si alza dal divano e si guarda intorno. Poi indossa il cappotto ed esce.

XXIII .

ZINAIDA

Diciotto mesi dopo, Osokin vive a Mosca. Dapprima aveva sperato di guadagnare un po di denaro per tornare a Parigi, ma le cose non sono andate secondo i suoi pia ni, e alla fine si ritrovato a vivere alla giornata, a tratti nella speranza che avvenisse qualche cambiamento, e a tratti cessando del tutto di sperare. Ha pro vato a dar lezioni di francese; poi ha trovato qualche traduzione da fare; alla fine gli venuto in mente che alla famosa scuola di scherma che frequentava a Par igi era considerato un allievo molto promettente, e si messo a dare lezioni di s cherma. Inoltre scrive versi, ma non ha voglia di pubblicarli. Per lo pi, se si vuol rico minciare tutto daccapo, bisogna andare in luoghi lontani, in Australia o in Nuov a Zelanda. Un giorno, per strada, incontra il suo amico Krutiskij, che frequentava quando e ra in collegio; questi lo invita nella casa di campagna dove abita d estate. Ora Krutiskij ufficiale, e si sta preparando per entrare all Accademia militare. Ha f atto un matrimonio molto brillante. A casa sua, Osokin viene presentato a sua so rella, appena tornata dall Italia dove ha vissuto sette anni. Gi prima di andare a trovare il suo amico, Osokin sa che l incontrer Zinaida Krutis kij, e per chiss quale ragione si aspetta molto da questo incontro. Ha tanto sent ito parlare di lei, quando era ancora in collegio, e la conosce per averla vista in fotografia. Ma in realt tutto si svolge nel modo pi ordinario. La conversazione banale, e Osok in non riceve nessuna impressione particolare. Zinaida gli sembra una ragazza de lla buona societ destinata a fare un matrimonio conveniente: una ragazza che si o ccupa molto si se stessa, e che vive di interessi del tutto artificiali, e a lui incomprensibili: rappresentazioni teatrali di beneficenza o concerti privati di qualche solista di fama. Anche il suo viso non poi molto attraente agli occhi d el giovane: il volto inespressivo di una persona annoiata. Che strano! , pensa Osokin mentre fa ritorno a casa sua. Quando ero in collegio, qua lunque cosa sentissi dire a proposito della sorella di Krutiskij risvegliava in me un interesse straordinario. Mi sembrava addirittura di averla gi conosciuta in passato. Mi ero quasi innamorato di lei a vedere le sue fotografie e a sentirne parlare. Era tutto collegato con le mie fantasie sul mago e sulla mia vita prec edente. Mi piaceva sognare il modo in cui avrei incontrato Zinaida: ed ora che l a conosco, sento che non abbiamo nulla in comune. Lei non capirebbe niente della mia vita. Sono gente troppo agiata, specialmente Krutiskij e sua moglie Ed davve

ro assurdo che da quest incontro mi sia aspettato qualcosa di diverso. Viviamo in due mondi completamente distanti. No, debbo prendere una decisione definitiva. Lavorer e metter da parte il denaro per sei mesi, poi me ne andr. Per me qui a Mosc a non c assolutamente nulla da fare . Una settimana pi tardi. Osokin, solo in citt, si sente malinconico e va a trovare K rutiskij un altra volta. In casa per non c nessuno, tranne Zinaida. Krutiskij e sua moglie sono andati nell altra casa di campagna a trovare certi parenti e torneran no soltanto il giorno dopo. Per qualche ragione, la cosa fa molto piacere ad Osokin. Zinaida seduta sulla ve randa con un romanzo francese, ed evidente che anche lei contenta di vederlo. Ma la conversazione langue, si fa sforzata. Osokin infastidito per il fatto di non riuscire a toccare il tasto giusto con lei; ogni argomento che abbordano si esa urisce da solo dopo la terza frase. Andiamo a fare una passeggiata , propone Zinaida dopo l ennesima, lunga pausa. Questa casa e questo giardino mi fanno venir sonno . Oggi ella appare molto diversa agli occhi di Osokin, che tuttavia ancora non la capisce bene. E molto donna, ma al contempo in lei si avverte una certa distanza. All aspetto sembra pi matura di quanto probabilmente non sia. Il suo volto pallid o: a prima vista si direbbe che i suoi lineamenti siano quasi indefiniti. Ma a g uardare meglio, si nota, come attraverso un velo, che i suoi tratti sono invece piuttosto marcati. Le sue movenze sono lente: in lei qualcosa ricorda le donne o rientali. Antenati tartari. La cosa pi stupenda sono gli occhi. Non sono molto gr andi, ma hanno un colore scuro, a volte sono cupi come velluto, a volte invece s ono limpidi. La loro espressione muta di continuo: a tratti scintillano di mille fuochi, a tratti sono quasi torpidi. Osokin comincia a pensare che quegli occhi debbono avere chiss quante altre espressioni, e questo risveglia la sua curiosit. Camminano fianco a fianco in un boschetto di pini; Osokin sta osservando Zinaida in ogni particolare. Ella abbigliata secondo un suo stile personale alquanto insolito: un abito sciol to in seta cinese dai colori tenui, ornato da molti merletti, e scarpette color bronzo dai bottoncini di perla. Ha con s un parasole e si ripara il capo con un f azzoletto giallo. Non usa profumo. Il suo profilo, i suoi occhi e specialmente la sua bocca attraggono sempre pi gli sguardi di Osokin. Arrivano alla sponda del fiume: li sono ormeggiate alcune barche. Il giovane la aiuta a salire, poi inizia a remare risalendo la corrente all ombra degli alberi. Sa, Zinaida , le dice, in modo inatteso anche per lui, quando ero in collegio, ero in namorato di lei, ma la immaginavo tutta diversa . La cosa si fa interessante , ride Zinaida. E come mi immaginava? . Non saprei . difficile a dirsi con precisione, ma diversa. Mi sembrava anche di ave rla gi conosciuta in precedenza, molto tempo prima di vedere la sua fotografia in casa di suo fratello. Questo era legato a certi strani sogni sulla mia vita pre cedente, a certe fantasie complicate. In queste fantasie c era un mago che mi sem brava di aver sognato, e che mi prediceva il futuro. E lei, in un modo o nell alt ro, aveva a che fare con questo. Intendo dire che, quando ho visto la sua foto, mi sono convinto che fosse lei la persona di cui il mago aveva parlato . Ma che cosa aveva detto di preciso? . Lei non lo creder, ma l ho dimenticato! Ricordo solo questo: Tutto ci che stato sar . Perch i maghi dicono sempre cose tanto incomprensibili? ,chiede Zinaida. E poi com era , questo mago? Ha detto di averlo veduto in sogno? . Forse si trattava di un sogno, forse era realt, forse l ho inventato io. Non so , la risposta di Osokin. Be , certo, lei poeta, e ho sentito dire che ha scritto versi bellissimi. Perch l ult ima volta che venuto da noi non ha voluto leggerli ad alta voce? . Non leggo mai in pubblico. Voglio dire, tra persone che non conosco. Basta che un a sola persona non sia o non sembri in armonia con i miei versi perch mi diventi impossibile leggerli. Non c pi senso a farlo, perch tutto andrebbe perduto . E la volta scorsa chi che le dava fastidio? Io, forse? . No, lei no , risponde Osokin ridendo; e mentre la guarda, vede i suoi occhi e l inte

ro suo volto trasformarsi. La difficolt era che quella volta c erano alcune persone che sembravano provenire da un altro pianeta. Prendiamo suo fratello, ad esemp io. Gli voglio molto bene, ma lui convinto fermamente che tutte quelle impression i di un altro mondo siano stupide invenzioni. Per i miei versi, effettivamente, l a Terra potrebbe anche non esistere affatto. Ma se gli dicessi una cosa del gene re penserebbe che sto dicendo sciocchezze di proposito per mostrarmi originale . Si, probabilmente vero , dice Zinaida. Le invidio la sua forza di carattere. Io stes sa sento spesso che non sempre si pu parlare di tutto con tutti, ma non sempre ri esco a trattenermi A me le legger, le sue poesie? . Forse, tra un po di tempo , risponde Osokin. C sempre molto di me nei miei versi, quin di lei deve conoscere me, prima. Credo che debba essere cos . Amo molto le poesie di un solo verso: alcuni poeti latini ne hanno scritte. Per sono difficili a comp rendersi senza conoscere gli uomini che ne sono autori . Per un po continua a remare in silenzio. Anch io la conosco da molto tempo , gli dice a un tratto Zinaida, o almeno, ho sentit o parlare di lei . Che cosa ha sentito dire sul mio conto? . Ho sentito che lei ha avuto un avventura molto interessante in collegio, e che in conseguenza di quell avventura si ritrovato ad Askabad E vero? . Verissimo, solo che ero ancora pi lontano , risponde il giovane ridendo. Ma stato tan to tempo fa . E allora? Ci che stato sar di nuovo . Non credo sia questo che il mago intendeva , dice Osokin ridendo ancora. E cosa voleva dire, allora? . Credo volesse dire che il futuro gi stato, e che nulla esiste realmente, che tutto un sogno, miraggio. A volte riesco a capirlo con molta chiarezza. Lei non sente l irrealt di tutto questo? , le chiede poi descrivendo un ampio gesto con la mano. L a foresta, l acqua, il cielo niente di tutto questo esiste, sa? Certi giorni ho av uto la sensazione che tutto stesse diventando trasparente, per cos dire, e che av rebbe potuto scomparire da un momento all altro. Proprio cos: uno vede tutto quel che ha intorno, e crede che esista; poi chiude gli occhi, e quando li riapre, no n c pi nulla. Una volta ero a Parigi da poco tempo andai a Notre Dame e salii sulla torre mer idionale, dove in genere non si lascia salire nessuno, e li trascorsi un intera g iornata, da solo. Improvvisai versi per tutto il tempo, e a tratti li scrivevo. In quei versi, immaginavo che la gente fosse tutta scomparsa Sono passati tanti a nni ormai, e io guardo dall alto della torre di Notre Dame una Parigi deserta, me ntre le grondaie gotiche guardano gi insieme a me Capisce, non c rimasto nessuno, so no spariti tutti da un pezzo, due, trecento anni fa: i ponti sono stati invasi d alle erbacce, e in alcuni punti, cominciano a crollare. Gli argini del fiume si stanno sbriciolando, l asfalto pieno di crepe da cui spuntano ciuffi di verde, al beri. I vetri delle finestre sono stati rotti dal vento, e sono caduti in pezzi. E Notre Dame rimane in piedi a ricordare il passato di Parigi. Le grondaie parl ano fra loro di tutto ci che hanno veduto e che non sar mai pi; e all improvviso cap iscono che non mai esistito nulla, che loro stesse non esistono, che niente esis te. Nel momento in cui capiscono questo, rivedono la gente e la vita, cos com eran o, e d un tratto Parigi torna ancora ad essere la Parigi di sempre. Ma ora, esse scorgono chiaramente che n la gente, n la vita, n la cattedrale, n loro stesse esist ono realmente Questi sono i versi che ho scritto; ma in seguito li ho perduti, e cos anche loro oramai non esistono pi . Zinaida rabbrividisce come se sentisse freddo. Lei mi d l impressione che nulla esista , dice. Ma come ha potuto perdere i suoi versi ? Non se li ricorda? . Non ricordo nulla. Ricordo soltanto che per molto tempo una delle grondaie si rif iut di parlare, e alla fine disse qualcosa di strano e d incomprensibile . Ma di certo lei sapr che quelle non sono le vere grondaie. Non hanno mai veduto Es meralda . Cos dicono; ma per me non fa nessuna differenza. In fondo, nessuno lo sa per certo . Personalmente, non credo che possano essere fabbricate nel diciottesimo secolo . Restano in silenzio per un poco. Poi Zinaida inizia a parlare dell Italia.

Osokin ascolta. Improvvisamente lo assale il pensiero che presto dovranno rientr are, e sente una strana fitta al cuore. Vorrebbe che non finisse mai: il lento r isalire lungo il fiume, il rollio della barca, lo sciacquio dell acqua, la conver sazione che passa da un argomento all altro. Involontariamente sente che tra le a ltre persone e in altre circostanze, anche Zinaida sar differente, sar di nuovo un estranea, mentre qui cos meravigliosamente vicina a lui. Si sta tanto bene, qui s ul fiume, all ombra degli alberi. Ha voglia di farla parlare di s. E ha avuto molti ammiratori, all estero? , le domanda. Moltissimi , risponde lei ridendo, ma tutti irreali . E che differenza c tra ammiratori rali ed irreali? . Quelli reali sono quelli che potrei ammirare anch io, o comunque con cui mi piace s tare, e non solo quelli che mi ammirano e che hanno voglia di stare con me. Mi c apisce? . Forse. Allora gli ammiratori sono irreali quando lei non ha voglia di vederli. E c os? . Si, certo. Se lei fosse una donna, saprebbe cosa significa ricevere proposte di m atrimonio. E una cosa tremendamente spiacevole. Un uomo non conosce questa sensaz ione. A molte ragazze piace, ama a me no. Capisce, magari si in rapporti amichev oli con un uomo e non si ha nulla contro di lui. Si va a cavallo insieme, a ball are insieme, magari si civetta un po ma da questo lui trae conclusioni tutte sue, il che molto fastidioso. Poi, un bel giorno, ci si accorge che quello ha gi in me nte certi progetti, e sta solo aspettando l occasione giusta per svelarli. Allora fra te e lui inizia una specie di lotta. Tu fai del tuo meglio per evitare che lui ti parli dei suoi progetti. A volte pu anche essere divertente La lotta proseg ue. Non tutti gli uomini sono abbastanza sicuri di s da non farci caso e da insis tere. Per lo pi, occorre che siano d umore sentimentale, altrimenti non riescono a parlare. E allora tu eviti accuratamente di suscitare questo tipo di sentimenta lismo, e per un po ci riesci. Certe volte puoi schivare il pericolo se,in una con versazione, usi il tono giusto. Ma prima o poi capita un momento infausto in cui vieni informata per filo e per segno dei suoi splendidi progetti e delle sue in tenzioni nei tuoi riguardi. E qui ha inizio la parte pi sgradevole. Tanto per com inciare, alcuni uomini rimangono sinceramente e profondamente sorpresi che tu no n apprezzi le loro intenzioni; semplicemente non riescono a capire perch. A loro questo sembra il frutto di un malinteso, e credono che tutto si risolver una volt a che ti abbiano spiegato per benino cos hanno in mente. Allora si mettono a spie garti le loro idee. Sono onestamente convinti che tu non ti sia resa conto che l oro hanno pensato a tutto, fin nel minimo dettaglio. Alla fine, se continui a ri fiutare come un ingrata i luminosi progetti che hanno in serbo per te, ritirano f uori parole che hai detto tempo prima e che avevi dimenticato, e con cui volevi dire tutt altra cosa, quando le pronunciasti per la prima volta; e cercano di con vincerti che l idea stata tua, che l hai suggerito tu stessa, e cos via. No, assolu tamente terribile! . Si direbbe che lei abbia una grande esperienza.Ma sempre stata cos fredda? . E questo perch la interessa? . Perch io capisco una cosa che solo pochissimi uomini capiscono , risponde Osokin. E sarebbe? . Capisco quant difficile, per una donna intelligente e interessante, conoscere un uo mo di cui possa innamorarsi, di cui valga la pena d innamorarsi. A mio parere, le donne interessanti sono molto pi numerose degli uomini, e spesso penso che, se fossi donna, mi sarebbe difficile trovare un uomo che possa susci tare il mio interesse . E perch? . Non lo so, ma ho questa sensazione. Tra tutti gli uomini che conosco, non ce n uno che potrebbe interessarmi, se fossi donna. A volte penso addirittura che se aves si una sorella non vorrei che sposasse nessuno dei miei amici o dei miei conosce nti . Ma che cosa insolita , ride Zinaida. In genere gli uomini sono convinti della loro s uperiorit! . Io no. A me pare che le donne appartengono a una categoria superiore a quella deg li uomini. E il perch si capisce facilmente. Per migliaia d anni esse hanno occupat

o una posizione privilegiata . Una posizione privilegiata! Mi immagino che cosa direbbero le mie due amiche ingl esi. Loro sono profondamente convinte che le donne sono state schiavizzate dagli uomini, e che solo recentemente hanno iniziato a conquistarsi la libert . Si, immagino cosa direbbero le sue amiche, ma insisto: le donne occupano una posi zione privilegiata nella vita. Con questo, naturalmente, intendo le donne delle classi colte e dei Paesi pi o meno civili. Consideri una cosa soltanto. Per migli aia di anni, le donne non hanno preso parte attiva alle guerre, e raramente hann o avuto a che fare con la politica o con incarichi governativi. In questo modo h anno potuto evitare quegli aspetti della vita dove pi spesso ci s imbatte nell inga nno e nel delitto. Questo semplice fatto ha reso le donne pi libere degli uomini. Naturalmente ci sono vari tipi di donna; ma non c dubbio che la donna moderna fa del suo meglio per perdere i privilegi della categoria cui appartiene. Ma da questo non bisogna trarre la conclusione che io sia poi entusiasta delle d onne cos come sono , continua Osokin con una risata. Penso che manchino di discernim ento. Al loro istinto stato affidato un compito immenso: il compito della selezi one. Non in senso biologico, ma piuttosto in senso estetico e morale. Adempiono male a questo compito perch si accontentano di uomini insignificanti. Il primo pe ccato delle donne, infatti, di non essere sufficientemente esigenti, e spesso di non esserlo affatto . Molte delle cose che ha detto mi convincono , replica Zinaida, anche se debbo pensar ci meglio. Ma lei, che genere di donne ha incontrato, esigenti o non esigenti? . Non credo di averne mai incontrata una abbastanza esigente , la risposta. E le piacerebbe conoscerla? . Moltissimo . Questo mi fa piacere , ella dice; sono d accordo con lei quando sostiene che non prete ndiamo abbastanza. Le donne si danno via per poco . Queste sono parole pericolose , dice Osokin ridendo ancora. Possono essere male inte rpretate. Vede, io non parlo degli interessi materiali delle donne. Se una donna pretende molto per se stessa, semplicemente volgare; e di questo genere di rich ieste ve ne sono pi che a sufficienza, qualsiasi forma assumano. La donna, per, no n pretende abbastanza dall uomo per ci che riguarda lui . Ma non ha forse il diritto di esigere molto per s? . Ma questa un altra questione. Questa vita. Non m interessa . Per un poco rimangono in silenzio, mentre la barca si muove lentamente lungo la corrente verso l attracco. Poi, apiedi, attraversano di nuovo il bosco di pini, e giunti nei pressi della casa Osokin si congeda. Con sua grande sorpresa, Zinaid a gli dice: Domani verr in citt; potremmo vederci, se lei non ha da fare. Venga all appartamento di mio fratello alle tre, avr finito tutte le mie commissioni . E sera. Osokin fa ritorno a casa. Seduto in uno scompartimento del treno, guarda fuori dal finestrino e vede i campi scorrere via veloci; sorride, colmo di un ins olita gaiezza. Mio Dio, quanto abbiamo parlato! , pensa. E un tesoro, e in fondo proprio come la imm aginavo, tanto tempo fa. E incredibile che la conoscessi bene gi da prima, e che a l nostro primo incontro mi sia poi sembrata tanto diversa. Era molto tempo che n on parlavo come oggi. E meraviglioso pensare che domani la rivedr. Naturalmente, q uesto non pu portare a niente: quest inverno, o comunque all inizio della primavera , io partir. Ma sempre una bella cosa aver conosciuto Zinaida. Mai ho sognato una donna cos spesso; e tutto solo per aver visto qualche fotografia e aver sentito parlare di lei. E molto interessante. Be . Vedremo come andr in nostro incontro di d omani. Sono contento che l abbia proposto lei stessa. E davvero una donna affascin ante. E intelligente quanto Valerie, e ha dieci volte pi immaginazione di Lul. Si, una buona cosa averla conosciuta: almeno avr qualcosa che mi ricordi Mosca.. .

XXIV.

L INEVITABILE

Quindici giorni dopo, Osokin aspetta Zinaida in un parco in riva al fiume. Cammi na su e gi per un sentiero fumando. Quant strano tutto questo , dice fra s. Non mi mai successa una cosa simile. Non so c e cos amore, o qualcosa del genere. Mi piace vederla, mi piace parlarle. L aspetto qui ogni giorno come uno scolaretto, e andiamo a passeggio insieme lungo il fiu me. Mi sarebbe difficile mancare a un solo appuntamento. Eppure, la prima volta che l ho vista, decisamente non mi piaciuta: n il suo stile, n lei come donna. In se guito, al contrario, ha cominciato a piacermi moltissimo. Ma nel mio atteggiamen to verso di lei non c nulla di personale. E diverso da tutto quello che ho letto o di cui ho sentito parlare, ed cos lontano da me. Tuttavia, so fin d ora che questi incontri non avranno nessuna conseguenza. Debbo partire. E inevitabile. Se rimang o qui, non combiner niente. Mi piace molto frequentare Zinaida, ma ben presto la vita metter fine ai nostri incontri. E stato un mero caso che in queste ultime due settimane non sia stato impegnato, e abbia avuto abbastanza denaro per venire q ui. Ma non ho la minima idea di quel che far la settimana prossima. Naturalmente, lei non lo capisce e non se ne rende conto . osokin si volta e guarda verso il viale. Ma perch non viene? E gi l una, e a casa sua si pranza a mezzogiorno. Be , fra un anno, tutto sar esattamente come adesso, qui. Pu darsi che lei camminer per questo stess o viale, e io non sar pi qui. Ma dove sar? E difficile persino immaginarlo .

Una settimana pi tardi. Osokin passeggia con Zinaida nel parco. Il sentiero gi cop erto di foglie gialle. Ebbene, parti presto per l Australia? , domanda Zinaida con un sorriso, guardando Os okin. Lo sai che non andr da nessuna parte , la risposta. Zinaida ride e lo tira per la manica. Non ti perdoner mai!, gli dice. Se solo sapessi quanto mi hai fatto arrabbiare con la tua Australia! Ho avuto spesso una gran voglia di schiaffeggiarti. Certe volt e gli uomini sono terribilmente stupidi. Una donna lascia vedere chiaramente che un uomo le interessa, se disposta a vederlo tutti i giorni; se passa tutto il s uo tempo insieme a lui e s inventa un mucchio di pretesti per vederlo. E in cambi o di tutto questo mi sono sentita esporre i tuoi progetti per l Australia! Si, mio caro, sei stato proprio delizioso Ma adesso voglio che mi parli dell Australia . Tesoro , dice Osokin prendendole la mano, dovresti capire quanto mi stato penoso dir ti tutte quelle cose . Se era penoso, perch l hai fatto? . Pensavo fosse inevitabile. Le circostanze si erano disposte in modo che io non po tevo pensare ad altro; ed era tutto deciso gi molto prima che ti incontrassi . Eh gi, ma io sono stata tanto imprudente da credere che conoscermi avrebbe potuto farti cambiare qualcuno dei tuoi progetti. Evidentemente non cos; questo non ti n eppure venuto in mente. E quindi alla fine mi son presa la briga di spiegarti io stessa come stanno le cose. Cos hai da dire in tua difesa? . Non posso dire nulla , risponde Osokin. E le tue circostanze? Hai detto che esse ti imponevano di andare in Australia. So no forse cambiate? . Non sono cambiate, hanno semplicemente perso ogni significato. Credo di non esser mi mai sentito tanto vicino al mondo delle fate come adesso e quando ci penso, mi sembra che d ora in poi tutto sar diverso da come pensavo, che avrebbe dovuto ess ere . Ebbene , ribatte la fanciulla, poniamo che tu non vada in Australia e resti qui. Vor rei tanto sapere se io posso occupare un posto nei tuoi progetti o no! . All improvviso, Osokin la prende fra le braccia e la bacia. Senti un po ! Ma sei impazzito? . Zinaida si svincola dalla sua stretta e si aggiusta i capelli. E veramente adirata e spaventata. Potrebbero vederci in qualsiasi mom ento . Lascia pure che ci vedano! Ti do la mia parola d onore che ti bacer ogni volta che pronunci la parola Australia . Grazie tante! Eh gi, ora sei diventato coraggioso. Ti ricordi com eri una settimana fa? Avevi paura persino di toccarmi la mano. Naturalmente facile fare il leone, ora che la cosa pi difficile l ho fatta io cominciare a parlarti di me e indurti a parlare. Chiaro, adesso hai il coltello dalla parte del manico. Succede sempre cos, e noi donne dobbiamo scontare il nostro candore e la nostra franchezza. Ma h o intenzione di punirti. Quando arriviamo a casa, continuer a parlare dell Austral ia e per mantenere la promessa dovrai baciarmi tutto il tempo . Ride. M immagino la faccia che far la mamma quando mi bacerai! E ci sar anche la signora con il cagnol ino, e tutte le zitelle perbene della provincia che verranno a trovarmi Che te ne pare? Lo vedi quant facile farti cadere in contraddizione? Le tue promesse valgon o ben poco! . I suoi occhi scintillano di mille fuochi. !Questo per cominciare. Ma c dell altro. Vorrei proprio sapere quanto saremmo andat i avanti a parlare di poesia e di Art nouveau, se un bel giorno io non avessi sc onvolto le tue buone maniere. Di solito si dice che voi uomini siate il sesso fo rte, ma chiss che fareste, senza di noi Perch mi guardi negli occhi? No, fa il favor e, non darmi altre prove di coraggio, ci stiamo avvicinando alle case Parliamo se riamente. I tuoi progetti m interessano ancora. Se non vai in Australia, che cosa hai intenzione di fare? Hai qualche idea, o no? Lo vedi, le mie domande te le f accio chiare e tonde . Osokin a questo punto lancia un occhiata a Zinaida, e si rende conto di quanto sf orzo le costato indursi a parlare come ha fatto, sapendo che lui non avrebbe pre so l iniziativa. Capisce anche che ella sta cercando di rendergli pi facile il com

pito di avvicinarla, ma che al contempo imbarazzata e vuol nascondere l imbarazzo parlandogli in tono giocoso. Lo assale un senso di grande tenerezza nei confront i di lei, ma al tempo stesso dentro di s sente una specie di fastidio. Perch vuole farlo parlare? Dovrebbe capire che ancora non pu parlare. Guardando di nuovo Zinaida, Osokin prova dolore per lei e si vergogna per i prop ri pensieri. Come rimproverarla? Lei vuole soltanto aiutarlo. Ora colmo di grati tudine nei confronti di lei, e prova un rimorso acuto per poterle rispondere cos come ella vorrebbe. Che cosa glielo impedisce? La codardia, e insieme una specie di ridicolo orgoglio. Ha paura di trovarsi in una posizione difficile. Lei ricc a, lui invece non possiede nulla. Anzi, talmente squattrinato che ieri ha dovuto impegnare il cappotto per venire a trovarla. E non ha assolutamente nulla davan ti a s, tranne quello che pu capitargli per caso. Si allontanato dai sentieri batt uti. Che penseranno di lui la madre e il fratello di Zinaida? In che posizione s i trover nei loro confronti? Se lei fosse sola e se lui non avesse la lingua legat a, se non avesse paura di parlare, ma potesse dirle chiaro e tondo come stanno l e cose Allora forse,fra loro due, potrebbero trovare una via d uscita. Osokin avverte il desiderio che ella ha di indurlo a parlare, eppure sa che non dir nulla. Gi molte volte in vita sua, per via dell orgoglio, ha fatto finta di non accorgersi che la gente voleva aiutarlo e gli veniva incontro. In quel modo egl i ha respinto tutti, pur essendone consapevole. Ora lo stesso. Ebbene, questo il suo destino; non pu agire diversamente. perch non dici nulla? , gli chiede Zinaida. Perch non posso dire quel che vorrei dire . Che cosa te lo impedisce? . Ho bisogno di tempo. Anche adesso tutto continua ad andare come prima. Sai che av evo voglia di partire e che non m importava un gran che di quel che succedeva qui a Mosca. Ora non partir pi, e voglio costruirmi una vita qui, ma ci vuole tempo . Zinaida aggrotta le sopracciglia, corrucciata. Non mi piace il tempo. Lo sai che io voglio averle subito, le cose. Se mi dicono che debbo aspettare, son capace d i rinunciare a ci che volevo; per me ormai ha perso ogni interesse. Conosci quest a sensazione? Se mi offrissero un viaggio sulla luna, e poi saltasse fuori che d evo aspettare due anni, rinuncerei a tutte le lune del mondo. E tu? . Capisco benissimo , le risponde il giovane, ma forse, per la luna, aspetter . Sorride e la guarda. Ecco perch adesso non posso dire niente . Per un po restano in silenzio. Osokin ha una fitta al cuore. Sa di avere offeso Z inaida e di averla respinta, e al tempo stesso sa che non avrebbe potuto parlare diversamente. Zinaida guarda dritto davanti a s con le labbra strette. Osokin ha l impressione c he ora ella rimpianga di aver parlato, e questo lo fa irritare contro se stesso e contro tutto quanto. Dovrebbe capire che il nostro rapporto non pu essere come tutti gli altri , pensa. Le cose non possono andare come andrebbero con un altro uomo. Io mi trovo in una s ituazione fuori dell ordinario; non ho neppure di che vestirmi decentemente. Quan do i Krutiskij si trasferiranno in citt Zinaida vorr che io l accompagni dappertutto . Me ne ha gi parlato. Come faccio a procurarmi tutto il denaro necessario? Ora m i basta a malapena per vivere, e con difficolt. No, qualcosa deve cambiare, altri menti dovr partire davvero. Finora, per qualche ragione, il destino sempre vento in mio soccorso all ultimo momento; vedremo che succede questa volta. Ma forse so no soltanto un imbecille. Forse lei il mio destino. Forse dovrei dirle tutto nel modo pi semplice, e discutere con lei il da farsi. E questo che vuole, e che mi s ta chiedendo ed proprio questo che io non posso fare. Ma in questo modo la respin go. Lo so, e non posso farci nulla . Ormai sono giunti nelle vicinanze della casa. Osokin ha la sensazione che gli sa rebbe bastata un altra mezz ora, e avrebbe parlato. Vuoi entrare? , gli domanda Zinaida. No, ci vediamo domani , risponde il giovane. Non ho voglia di parlare con nessun alt ro all infuori di te, oggi. Ma tu, non vai da nessuna parte? . Io? No, da nessuna parte , dice Zinaida lentamente, volgendo lo sguardo altrove com e se pensasse ad altro. Per un po di tempo non andr da nessuna parte . Osokin sente che ella urtata e ferita per le sue parole. Ha un aria turbata e tri

ste. Si china leggermente verso di lei. Sente per lei un dispiacere folle, dolor oso. Ha voglia di dirle qualcosa di tenero per consolarla, ha voglia d inginocchi arsi davanti a lei, di mendicare il suo perdono, di chiederle di non lasciarlo, di non credere alla sua apparente freddezza. Le mani di Zinaida sono fredde. Quando le bacia le dita, esse ricadono inerti. I n silenzio raggiungono il cancello del giardino. Naturalmente, so benissimo che colpa mia , dice Osokin fra s, camminando su e gi sott o la pensilina di legno della stazione in attesa del suo treno. Un uomo non ha di ritto di ritrovarsi in situazioni disperate come la mia. Non si pu essere un fall imento perpetuo. In quel caso, uno dovrebbe partire, sparire, oppure ricominciar e una vita nuova. Non serve a niente continuare a gingillarsi Si, ora darei molto per riavere il denaro che persi a casa di Bob. Ma d altra parte, per essere onest o nei riguardi del destino, se non avessi perso il mio denaro non sarei tornato a Mosca e probabilmente non avrei mai conosciuto Zinaida. Quindi anche in quello c stato qualcosa di buono Be , va bene, vedremo che cosa succede. Debbo trovarmi un lavoro, in modo da potermi almeno vestire decentemente e avere denaro a sufficie nza per andare a teatro e altre stupidaggini del genere, altrimenti non potr vede re Zinaida per tutto l inverno. E un bene che abbiano deciso di rimanere in campag na per tutto settembre. Ma che persona meravigliosa Zinaida! Come sarebbe bello se potessi dirle Ma allor a vero! E vero che per lei sento qualcosa di veramente straordinario. E lei? Perc h le piaccio? Non riesco a capirlo. Dice di non aver mai parlato a nessuno come h a parlato a me. Ma che cosa strana: non ho mai vissuto nulla di simile. E un fatt o assolutamente nuovo. E lei mi diventata cos necessaria Perch, quando discutiamo i nsieme, non trovo le parole? Se adesso fosse qui, potrei dirle tutto .

XXV.

UN GIORNO D

INVERNO

Una giornata invernale assolata e gelida, a Mosca. Osokin e Zinaida passeggiano lungo il viale Tverskoj. Il giovane indossa un soprabito leggero e un cappello d i feltro. Sono rimasti in silenzio a lungo, e ora Zinaida comincia a parlare. Io non ti capisco. Dici che hai voglia di vedermi e che hai sempre tante cose di cui parlarmi; ed vero abbiamo sempre molto da dirci. Ma allora perch dobbiamo incontrarci di nascosto per la strada? Perch non puoi ven ire a casa nostra come fanno tutti gli altri? Comincio a credere che per qualche ragione non vuoi attrarre l attenzione degli altri su noi due. Tutto questo mi d l impressione che tu abbia paura di qualcuno, che stia cercando di nascondere a q ualcuno il tuo interesse per me. Questo mi sembra strano. Mi rendo conto che le tue finanze non sono molto floride, ma perch non sistemi la situazione? Sarebbe t anto facile! Tu hai una specie di ridicolo orgoglio. Perch non vuoi fare quello c he ti stato suggerito poco tempo fa? Io lo so. Per un po di tempo devi dimenticar e di essere un poeta e devi trovarti un lavoro. Si pu realizzare facilmente. E al lora potrai avere credito e fare quel che vuoi . Cara, tu non capisci che impossibile . Ma perch impossibile? Tutti gli altri lavorano. Potresti scrivere di sera. Ti rend i conto certamente che di poesia non si vive. Sono forse molti quelli che capisc ono i tuoi versi? . Osokin ride allegramente. Oh, voglio raccontarti una storia divertente. L altro ieri sono andato a quel picni c coi Leontjev perch pensavo che saresti venuta anche tu. Nell insieme stato abbas tanza monotono, anche se la giornata era bellissima. Faceva freddo e tutto scint illava. I campi, il lago e i pini erano coperti di neve fresca e soffice. Il sol e splendeva e tutto quanto luccicava, specie quando all uscita dalla foresta abbi amo visto la strada che si snodava gi in basso, davanti a noi. Sai, ho avuto l imp ressione di vedere un enorme gatto bianco sdraiato sul dorso che si crogiolava a l sole facendo le fusa. Il modo migliore di esprimere queste fuggevoli impressi oni scrivere una poesia di un verso solo, perch pi si lascia all immaginazione del lettore, o dell ascoltatore, meglio . E cos ho messo tutto in un solo verso: Il ventre bianco e soffice dell inverno.

Che te ne sembra? Non ti fa pensare a un gattone bianco e morbido? . Zinaida non pu trattenersi dal ridere. E molto bello , risponde, ma temo proprio che dopo aver letto quel verso qualsiasi co mune mortale domanderebbe; E poi? . Hai ragione, ed giusto che sia cos. Ma il poi sta nel lettore. Se non sa vederlo, e vuole che tutto gli sia servito pronto, farebbe meglio ad a bbonarsi alla Niva. Proprio come successo l altro giorno; questo volevo dirti. Ho avuto l imprudenza di parlare dei miei esperimenti poetici ai miei compagni di s litta. Si sono messi a ossessionarmi con la domanda: E poi? . Allora, visto che non rispondevo, hanno provato a comporre loro il seguito della poesia. Si sono mess i a cercare le rime cose da pazzi e hanno cominciato a divertircisi. Lo stesso h anno fatto gli altri: il gioco piaciuto a tutti. E cos diventato una specie di sc herzo in cui tutti esercitavano il loro spirito . Zinaida gli lancia un occhiata. Dimmi la verit, non l hai trovato spiacevole? . All inizio non c era nulla di spiacevole. Anch io ridevo di cuore insieme a loro, e condividevo il loro punto di vista, perch vero non riescono proprio a vedere le c ose in un altro modo. Ma dopo un po ho cominciato a irritarmi con me stesso per a ver dato inizio a quella conversazione, e nel tentativo di farli smettere mi son messo a improvvisare versi su di loro. Non sapevano se ridere o fare gli offesi

. Mentre si ripetevano i versi l uno con l altro ridevano a crepapelle, ma in real t si sentivano presi in giro . E questo ti diverte? , gli chiede Zinaida con una lieve smorfia. No, non particolarmente. E stato sciocco da parte mia iniziare a parlare delle mie poesie, ma mi annoiavo. Mi dispiaceva che tu non ci fossi . A me invece non dispiace per niente , dice Zinaida. Sei stato allegro anche senza di me . Ella guarda dritto davanti a s. Osokin le lancia uno sguardo sorpreso. Non capisco , pensa. Che cos che le ha dato fastidio? Certamente non quello che le ho detto; ma c stato qualcosa che le dispiaciuto . Osokin dice ancora qualche frase, ma Zinaida lo ascolta con aria assente, seguen do il corso dei propri pensieri. Abbiamo perso il filo di quello che dicevamo , gli dice. Non c bisogno che ti giustifi chi. Non mi dispiace che tu ti diverta, ma mi sembra strano che non abbia tempo per me, e che ci sia sempre qualcosa che t impedisce di venire a casa nostra. Sto solo cercando di capire. Non so perch rifiuti di prendere in considerazione il l avoro di cui Misa ti ha parlato. Avresti un impiego ben pagato e, se vuoi, potre sti considerarlo come un occupazione temporanea . Osokin le lancia un altra occhiata, e per un istante ha voglia di dirle che d acco rdo con tutto quello che sta dicendo. Hai ragione , risponde, e ci penser seriamente. Ma cerca di capire che, per me, dive ntare un cinovnik*4 sarebbe una cosa strana come per esempio iscrivermi ad un pa rtito rivoluzionario anche questo mi stato suggerito, non molto tempo fa e stamp are volantini nelle cantine e fare l agitatore tra gli operai politicizzati . Non ri esco a immaginarmi nei panni di un compagno . Grazie al cielo ne ho visti abbastanz a all estero. Sai , prosegue senza far caso al cipiglio corrucciato di Zinaida, una volta, quando ero a Parigi, sono stato invitato a una serata organizzata da uno di questi partiti o gruppi . Non hanno fatto altro che parlare, parlare: di quanto andavano male le c ose, di come tutti erano infelici, di quanto sarebbe stato bello se la polizia, le guardie cosacche e i governatori generali non fossero esistiti Ma quando venut a l ora del t, si scoperto che i membri del comitato avevano mangiato tutte le ara nce e i dolci, e avevano bevuto tutto il t! E per noialtri non era rimasto niente ! . Zinaida ormai esasperata. Non m interessano i tuoi amici, n quelli di Parigi n quelli di Mosca , dice con impazi enza. Che cos hanno a che vedere queste due cose? Quei partiti sono pura follia, se non peggio. E lo sai benissimo anche tu. Io sto parlando di una cosa perfettamen te normale. Tu lavoreresti per te stesso e anche per il piacere di stare con me. . Per un po camminano in silenzio. Cara signora Zul , pensa Osokin ricordando le parole di un poeta di Pietroburgo che gli piace particolarmente. Come si sbarazzata in fretta della rivoluzione! Non si rende conto neppure per un istante che c gente che muore per quest idea. E la cos a pi buffa che fondamentalmente ha ragione. La gente che crede in quei partiti pr obabilmente causer grossi danni, ma non creer mai niente. Alcuni di loro sono brav e persone, molto sincere ed altruiste . Frattanto per Osokin si sente leggermente a disagio, e lo sguardo che rivolge a Z inaida ha qualcosa d interrogativo. Negli ultimi vent anni, il governo e tutti col oro che con esso hanno a che fare sono diventati talmente impopolari che lui, co me tutta l intelligentsia, quasi costretto a simpatizzare con le attivit e gli att eggiamenti anti- governativi; e non riesce a capire perch Zinaida non condivida i l suo modo di pensare. Egli stesso non crede alla necessit o ai benefici di una rivoluzione in Russia. S arebbe possibile, gli sembra, ottenere le cose in altri modi, sempre che quanti occupano posti di responsabilit non fossero puerili, egoisti e stupidi come sono. Nella gente c ancora molto di buono. E poi, Osokin detesta il pubblico dei partit i , col suo linguaggio pieno di presunzione, tanto quanto detesta l arroganza della Russia ufficiale. Ci nonostante l atteggiamento di Zinaida lo irrita leggermente, e in un certo senso la diminuisce ai suoi occhi, cosa che gli dispiace. Ora la sua mente attraversata da un immagine straordinariamente vivida. Era un ragazzo di dodici o tredici anni, e frequentava la seconda o la terza gin

nasio. Un sabato pomeriggio camminava per la Petrovska in direzione del Kuznetsk ij Most, per andare da Babuskin a comprare un paio di guanti di capretto col den aro regalatogli per il nuovo anno. A un tratto, nella vecchia, angusta stradetta dalle case basse e con la chiesa sull angolo sulla quale per si trovano tra i mig liori e pi cari negozi di Mosca, specialmente i grandi negozi di fiori spunt una s litta bassa e larga, da campagna, tirata da un cavalluccio pezzato, e guidata da un contadino in cappotto di montone e berretto di pelo. Nella slitta, fra due s oldati con le sciabole sguainate, era seduto, anzi inginocchiato, un uomo dall as petto estremamente insolito, che indossava il camice giallo dei galeotti e un be rrettino giallo. Le sue mani erano strette da catene che pendevano dai suoi pols i. Il suo volto magro ed emaciato, coperto da un arida barba nera, che gli ricor d subito quello di San Giovanni Battista nel quadro di Ivanov, era levato verso l alto. La testa dai lunghi capelli neri era gettata all indietro, e lo sguardo dei suoi strani occhi, che sembravano ciechi, pareva oltrepassare la strada e la fo lla gaia, le slitte e le carrozze tirate a lucido con i loro bei cavalli. Quella visione dur solo pochi istanti. La slitta scomparve nel traffico Osokin ricorda di essersi fermato a seguire la slitta con lo sguardo. Dove lo sta nno portando? , si era chiesto. Al tribunale, evidentemente. Lo spediranno in Siber ia Ma chi ? Che cosa ha fatto? . Si era sentito di colpo afflitto da perdere interes se per ogni altra cosa. Ora sente che Zinaida non capirebbe mai il significato della sua visione, che no n ne avvertirebbe mai l aspetto misterioso. A lei, col suo atteggiamento serio e maturo, sembrerebbe davvero soltanto una follia, se non peggio . Sento che qualcosa si frappone tra noi , gli dice Zinaida spezzando il filo dei suo i pensieri. Non voglio pensare a nulla n fare supposizioni, ma lo sento. Forse fai bene a non parlarmene . Ma cara, non c niente di cui parlare . Forse no, per questo ci che sento , ripete lei. Credo che qualcosa stia gradualmente i mpadronendosi di me. Non sono pi la stessa di quest estate, nei tuoi confronti. No n offenderti. I miei sentimenti per te sono sempre vivi, ma non sono pi come prim a. Mi fai un po paura mi fa paura l idea di avvicinarmi a te per poi scoprire che n on ti sono necessaria o che interferisco con qualcosa o qualcun altro. Non rispo ndere. So cosa stai per dire; ma io sto solo parlando di quel che sento io. E te mo che pi passa il tempo e peggio andranno le cose. Cerca di capire che questo mi addolora molto. Mi piacevano molto i nostri incontri, ed ero contenta di sentir e per te ci che sentivo. Non mi sono mai comportata cos con nessuno prima d ora. Av evo persino voglia di occuparmi di te, di pensare alla tua vita. Dico tutto ques to molto seriamente; e non ne ho l abitudine. Io sono molto egoista, e di regola non mi occupo mai degli altri. Cerca di capire che mi piaceva il fatto di cambia re atteggiamento e di essere con te come non ero mai stata mai Ma tu mi costring i a rimanere com ero, e ad avere verso di te lo stesso atteggiamento che verso tu tti gli altri. Ebbene, sia; solo che mi dispiacer se i miei sentimenti per te sva niranno del tutto. Be , ora di rientrare gi tardi. Domani potremmo andare al Museo R umiantsevskij, come hai suggerito; confesso che non ci sono mai stata, e tu dici che ci sono dei quadri interessanti. Allora, potremmo vederci al solito posto, alla stessa ora di oggi. Ma pensa a quel che ti ho detto. Non ribattere, pensaci soltanto . Osokin sta andando a casa. Non ci capisco niente , dice tra s e s. Perch sta succedendo tutto questo? Lei mi piace , mi piace stare insieme, per lei farei qualsiasi cosa. Non ho mai vissuto nient e di simile in vita mia. Ogni sera passo sotto casa sua due volte, spesso anche di pi, e il solo fatto di vedere le finestre della sua camera mi d un immenso piac ere. Eppure, tutto sta andando nel peggiore dei modi, e io non faccio che commettere errori. Non le dico mai ci che dovrei dirle, n ci che penso o che sento. Perch? E com e se intorno a me vi fosse una specie di nebbia, o come se fossi legato e costre tto ad agire in questo modo e non altrimenti. E poi, perch, tutto d un colpo, mi d isgusta tanto il pensiero di quell impiego? All inizio, quando sono venuto a Mosca , lo avrei afferrato a due mani se me l avessero offerto. Ma adesso, al solo pensi

ero di questo lavoro, mi coglie una noia talmente mortale che non riesco ad alza re un dito per far qualcosa. Invento pretesti d ogni genere per Zinaida e vedo che non mi crede. Ma, seriamente, come faccio ad accettare l aiuto dei suoi parenti o dei suoi amici ? E assolutamente impossibile. Per mi rendo conto al tempo stesso che con le mie a zioni sto rovinando tutto quel che ho. Lei non mi capisce; le sembro strano. Se solo potesse comprendere ci che sento per lei, e quanto mi penoso tutto questo! P asso il tempo a tormentarmi e non trovo vie d uscita. Soluzioni che agli altri pa rrebbero semplici e naturali a me sono precluse, impossibili, per chiss quale mot ivo. Pu davvero succedere che Zinaida cambier per essermi pi vicina? C forse qualcosa che posso fare? Perch dentro di me ho questa tremenda sensazione di freddo, come se gi sapesso e sentissi che qualcosa di disastroso e definitivo destinato ad ac cadere, cos come sempre stato? .

XXVI.

LA RUOTA GIRA

Sullo schermo cinematografico, una scena che si svolge alla stazione di Kursk a Mosca. Una luminosa giornata dell aprile 1902. Sulla piattaforma, presso il vagon e letto, un gruppo di amici venuti a salutare Zinaida Krutiskij e sua madre, in partenza per la Crimea. Tra loro c Ivan Osokin, un giovane di circa ventisei anni . Osokin visibilmente agitato, sebbene cerchi di non darlo a vedere. Zinaida sta p arlando con suo fratello Michail, amico di Osokin, un giovane ufficiale con la d ivisa di un reggimento di granatieri di Mosca, e con due ragazze. Poi si volge v erso Osokin, e insieme si allontanano di qualche passo. Mi mancherai moltissimo , gli dice. E un peccato che tu non possa venire con noi. A m e, per, sembra che tu non ne abbia troppa voglia, altrimenti verresti. Ma tu non vuoi fare nulla per me. Il fatto che tu rimanga qui, adesso, rende ridicolo e fu tile tutto ci che ci siamo detti. Ma sono stanca di discutere con te. Devi fare c ome vuoi . Ivan Osokin sempre pi turbato, ma cerca di controllarsi e si sforza di risponderl e: Non posso venire subito, ma ti raggiunger pi tardi, lo prometto. Non immagini quant o mi sia penoso rimanere qui . No, non lo immagino, e non ci credo , dice in fretta Zinaida. Un uomo, quando vuole una cosa con forza, come tu dici di volere, agisce. Sono si

curissima che sei innamorato di qualcuna delle tue alunne di qui.. qualche fanci ulla soave e poetica che studia scherma. Confessa! . Ride. Le parole e il tono di Zinaida feriscono Osokin molto profondamente. Inizia a pa rlare ma si arresta; poi dice: Sai che non vero; sai che sono tutto per te . E come faccio a saperlo? , risponde Zinaida con aria sorpresa. Sei sempre occupato. Ti rifiuti sempre di venire a trovarci. Non hai tempo per me. E ora vorrei tanto che venissi con noi. Staremmo insieme per due giorni interi. Pensa che viaggio piacevole sarebbe! . Getta una rapida occhiata ad osokin. E poi, laggi in Crimea, andremmo a cavallo e faremmo gite in barca insieme. Mi leg geresti le tue poesie cos, invece, mi annoier . Aggrotta le sopracciglia e volge altr ove lo sguardo. Osokin vorrebbe rispondere, ma non trovando nulla da dire rimane l, in piedi, a m ordersi le labbra. Verr pi tardi , ripete. Vieni quando ti pare , risponde Zinaida indifferente, tanto ormai quest occasione per duta. Mi annoier a viaggiare da sola. Mamma una compagna di viaggio piacevolissim a, ma non questo che voglio. Grazie al cielo ho visto un signore che conosco: ev identemente prende anche lui questo treno. Forse mi distrarr lui durante il viagg io . Osokin prende nuovamente a parlare, ma Zinaida continua: A me interessa soltanto il presente. Che m importa di quel che pu succedere in futu ro? Tu questo non lo capisci. Nel futuro puoi viverci tu, non io . Io capisco tutto , dice osokin, ed molto penoso per me; ma non posso farci nulla. M a ti rammenterai di quello che ti ho chiesto? . Si, me ne rammenter e ti scriver. Ma scrivere lettere non mi piace. Non aspettarten e molte; spicciati a raggiungermi, invece. Ti aspetter un mese, due mesi; poi per non aspetter pi. Be , andiamo. La mamma mi sta cercando . Insieme raggiungono il gruppo in attesa presso il vagone letto. Osokin va verso l uscita della stazione insieme al fratello di Zinaida. Che cosa c Vanja? , domanda Michail Krutiskij. Non mi sembri molto allegro . Osokin non di umore loquace. Sto benone , dice, ma sono stufo di Mosca. Anche a me piacerebbe andare da qualche p arte . Escono sul vasto piazzale asfaltato antistante la stazione. Krutiskij stringe la mano ad Osokin, scende i gradini, ferma una vettura e se ne va. Osokin rimane a lungo in piedi a seguirlo con lo sguardo. Certe volte mi sembra di ricordare qualcosa , dice lentamente fra s, e certe altre v olte mi sembra di aver dimenticato qualcosa di molto importante. Ho la sensazion e che tutto questo sia gi accaduto in passato. Ma quando? Non saprei. Che strano! . Poi si guarda intorno, come un uomo al momento del risveglio. Ora lei partita e i o sono qui solo. E pensare che in questo istante potrei essere in viaggio con le i! Non potrei desiderare nient altro, in questo momento. Andare al sud, verso il sole, e stare con lei per due giorni interi. E poi, una volta arrivati, vederla tutti i giorni vedere il mare, e le montagne Ma invece, eccomi qui. E Zinaida non capisce neppure perch non vado con lei. Non si rende conto che in questo momento ho in tasca esattamente trenta copechi. E quand anche se ne rendesse conto, quest o di certo non mi faciliterebbe le cose . Si gira ancora una volta a guardare l ingresso dell atrio della stazione; poi, a te sta china, scende la scalinata che porta al piazzale. Tre mesi pi tardi, nell alloggio di Ivan Osokin. Un ampia stanza ammobiliata, in af fitto. L ambiente piuttosto spoglio. Un letto di ferro con una coperta grigia, un lavabo con catino, un cassettone, una piccola scrivania, una cassa di libri aper ta; al muro, ritratti di Shakespeare e di Puskin, dei fioretti e alcune maschere . Osokin, con aria turbata e irritata, cammina su e gi per la stanza. Scansa brusca mente una sedia che lo intralcia. Poi va alla scrivania, estrae dal cassetto tre lettere dalle buste grigie, lunghe e strette; le legge una dopo l altra e le rim ette dentro.

Prima lettera. Grazie per le lettere e per i tuoi versi. Sono deliziosi. Mi piac erebbe soltanto sapere a chi si riferiscono: di certo, non a me, altrimenti sare sti qui. Seconda lettera. Ti ricordi ancora di me? Davvero, a volte mi sembra che tu mi s criva per pura abitudine, o per un curioso senso del dovere che ti sei inventato tutto da solo. Terza lettera. Mi rammento tutto quello che ho detto. I due mesi volgono al ter mine. Non cercare di giustificarti o di dare spiegazioni. So bene che non hai de naro, ma io non ti ho mai chiesto di averne. C gente che vive qui pur essendo molt o pi povera di te. Osokin cammina per la stanza, si ferma accanto alla scrivania e a voce alta dice : E non ha pi scritto. L ultima lettera arrivata un mese fa. E io che le scrivo ogni giorno . Qualcuno bussa alla porta. Entra Stupitsin, un giovane medico amico di Osokin. G li stringe la mano e si siede alla scrivania senza togliersi il soprabito. Che cos hai sembri ammalato . Si avvicina rapido ad Osokin e con finta seriet cerca di tastargli il polso. Osok in sorride e fa un gesto per allontanarlo, ma un istante dopo sul suo volto pass a un ombra. Va tutto a rotoli, Volodia , dice. Non riesco ad esprimermi con chiarezza, ma ho la sensazione di essermi tagliato fuori dalla vita. Voialtri continuate tutti a muo vervi, mentre io sto fermo. E come se avessi voluto plasmare la mia vita a modo m io, ma fossi riuscito soltanto a mandarla a pezzi. Voialtri andate avanti per l e vie normali. Oggi avete la vostra vita e un futuro davanti. Io ho tentato di s cavalcare tutti gli ostacoli, e il risultato che non ho niente adesso e niente i n serbo per il futuro. Se solo potessi ricominciare tutto daccapo! Ora sono cert o che agirei in tutt altro modo. Non mi ribellerei cos alla vita e a tutto quello che mi ha offerto. Ora so che bisogna sottomettersi alla vita, prima di vincerla . Io ho avuto tante occasioni, e le circostanze mi sono state favorevoli tante e tante volte. Ma ora non rimane pi nulla . Stai esagerando , gli dice Stupitsin. Che differenza c fra te e il resto di noi? La v ita non particolarmente piacevole per nessuno. Ma perch, ti forse successo qualco sa di sgradevole? . Non mi successo niente Solo che mi sento tagliato fuori dalla vita . Ancora un colpo alla porta. Entra il padrone di casa di Osokin, un impiegato sta tale in pensione. E un po alticcio, ed estremamente affabile e loquace, ma Osokin, temendo che stia per chiedergli il denaro dell affitto, fa in modo di liberarsi di lui. Quando il padrone di casa esce, Osokin, con un aria disgustata in volto, fa un cenno di saluto verso la porta. Lo vedi, la vita intera non che una lotta meschina contro difficolt meschine come questa, dice. Che cosa fai stasera? . Rimangono a parlare per un po . Da sempre, Osokin sente che Stupitsin lo capisce meglio di qualunque altro dei suoi amici, e gli piace discutere con lui. Ora cer ca di spiegargli il proprio stato d animo e i propri pensieri, ma senza far parol a di Zinaida. Stavolta, per, sente che Stupitsin non lo capisce e si limita a con trobattere ci che dice. Dopo un po , Stupitsin si alza in piedi, d una pacca sulla spalla ad Osokin, prende il libro che era venuto a cercare ed esce. Anche osokin si prepara per uscire. Poi si avvicina alla scrivania e si ferma, c on indosso cappotto e cappello, perso nei suoi pensieri. Tutto sarebbe stato diverso , dice, se avessi potuto andare in Crimea. Dopotutto, pe rch non sono partito? Avrei potuto almeno arrivarci, e una volta che ci fossi sta to, che importanza avrebbe avuto tutto questo? Forse avrei potuto trovarmi un la voro. Ma come si fa a vivere a Yalta senza denaro? Cavalli, battelli, caff, mance . Tutte cose che significano denaro. E uno deve vestirsi decentemente . Non potev o andarci con gli abiti che porto qui. Tutte queste cose sono solo sciocchezze, ma sommate assieme.. E lei non capisce che non avrei potuto vivere laggi. Pensa c he io non voglia andarci, o che qualcosa mi trattenga qui in citt.. Rimarr senza l ettere anche oggi? .

Osokin va a domandare se risono lettere per lui alla Posta Centrale, dove ha chi esto a Zinaida di scrivergli in fermo posta. Nessuna lettera. All uscita si imbat te in un uomo con indosso un soprabito blu scuro. Osokin si arresta e segue lo sguardo dell uomo. Chi quell uomo? Dove l ho veduto? Il suo volto non mi nuovo. Conosco quel soprabito . Perso nei suoi pensieri, riprende il cammino. All angolo della via si ferma per l asciar passare una carrozza scoperta tirata da due cavalli. Nella carrozza ci so no un uomo e due signore che ha conosciuto in casa di Krutiskij. Osokin fa per t ogliersi il cappello, ma quelli non lo vedono. Egli ride e prosegue. All angolo successivo incontra il fratello di Zinaida. Questi lo ferma e, prendend ogli il braccio, si incammina accanto a lui dicendo: Hai saputo la notizia? Mia sorella sta per sposare il colonnello Minskij. Il m atrimonio sar celebrato a Yalta, e dopo pensano di andare a Costantinopoli, e di li in Grecia. Io parto fra qualche giorno per la Crimea. Hai qualche messaggio? . Osokin ride e gli stringe la mano, rispondendo in tono allegro: Si, portale i miei saluti e le mie felicitazioni . Krutiskij dice ancora qualche frase, ride e se ne va. Osokin lo saluta con volto sorridente. Ma una volta separatisi, la sua espressio ne cambia. Continua a camminare per un poco, poi si ferma e resta l a guardare in terra, senza curarsi dei passanti. Ebbene, ecco che cosa significa , dice fra s e s. Ora tutto mi chiaro. Che cosa debbo fare? Andare fin laggi e sfidare Minskij a duello? Ma perch, poi? Tutto er a evidentemente gi deciso in partenza e io le sono servito soltanto per divertirs i. E un bene che non sia partito insieme a lei. No, questo vile da parte mia! Non ho il diritto di pensarlo, e non vero. Tutto questo successo perch non sono part ito con lei. Ora, poi, non partir davvero . E non far proprio niente. Ha scelto. Che diritto ho io di essere scontento? Dopotutto che posso offrirle? Potrei forse p ortarla in Grecia? . Riprende il cammino, poi si ferma ancora una volta e continua a parlare fra s. Eppure mi sembrava che provasse davvero qualcosa per me. E come parlavamo insieme ! Non c era nessun altro al mondo con cui potessi discorrere a quel modo .E cos straor dinaria! E Minskij il pi comune degli uomini: un colonnello di Stato maggiore che legge Novoe Vremya. Per tra non molto sar un uomo in vista .quanto a me, gli amici di lei non mi riconoscono neppure per la strada. No, non posso .Debbo andare da qualche altra parte, altrimenti .Non posso rimanere q ui . Sera. Osokin nella sua camera. Sta scrivendo una lettera a Zinaida Krutiskij, ma strappa un foglio dopo l altro e ricomincia daccapo ogni volta. A Tratti salta su e cammina per la stanza, poi riprende a scrivere. Infine getta la penna e si la scia andare nella poltrona esausto. Non riesco pi a scrivere , dice fra s. Le ho scritto per giornate intere e intere nott ate. Ora ho la sensazione che qualcosa dentro me si sia spezzato. Se nessuna del le mie lettere le ha detto nulla, neanche questa potr comunicarle qualcosa. Non c i riesco . . Si alza lentamente e, con le movenze di un cieco, prende dal cassetto della scri vania un revolver con alcune cartucce, lo carica e se lo mette in tasca. Poi pre nde cappotto e cappello, spegne il lume ed esce.

XXVII. IN BILICO

Osokin a casa del mago. Il mago, lo stesso vecchio curvo dallo sguardo penetrante, tutto vestito di nero , ha in mano un sottile bastone persiano intarsiato di turchesi; egli siede pres so al fuoco insieme ad Osokin. La stessa ampia stanza dal mobilio stravagante, coi suoi tappeti, i suoi broccat i, gli scaffali di libri e le statuette di divinit indiane in bronzo. In una nicc hia la statua di Kwan Yin, il grande mappamondo sul treppiede laccato di rosso, la clessidra su un tavolino d avorio vicino alla poltrona del mago, e il grosso g atto nero siberiano che dorme sullo schienale. Osokin tetro. Fuma un sigaro senza dire nulla. Proprio mentre tutto immerso nei suoi pensieri, il mago inizia a parlare. Mio caro amico, lo sapevi . Osokin trasalisce e lo guarda. Come fai a sapere a cosa sto pensando? . Io so sempre a cosa stai pensando . Osokin china il capo e fissa il tappeto. Si, lo so che ormai non ci si pu far nulla , dice. Ma se solo potessi tornare indietr o di qualche anno, in questa vita infelice che neppure esiste davvero, come dici sempre se soltanto potessi riavere tutte le occasioni che la vita mi ha offerto e che ho gettato via.. potrei agire diversamente . Ma mentre pronuncia queste parol e, di colpo lo coglie lo spavento, senza che ne sappia la ragione. Smette di parlare e guarda il mago, perplesso. Poi si guarda intorno. Che strana sensazione , dice fra s. Ma tutto questo gi accaduto? Proprio in questo is tante mi sembrato di essermi gi seduto qui. Tutto era esattamente lo stesso, e io stavo pronunciando le medesime parole . Guarda il mago con aria interrogativa. Il mago gli restituisce lo sguardo, ride silenziosamente e annuisce. Tutto gi stato , risponde, e tutto si pu far tornare indietro, tutto. Ma neppure quest o servir . Osokin si accorge che sta rabbrividendo. Cosa mai significa tutto ci? E venuto dal mago con un idea precisa in mente, ma ora quell idea gli sfugge, e non riesce a e sprimerla a parole. Deve ricordarsi di che si trattava, deve spiegarlo al mago. Perch questa stupida paura lo paralizza? Getta il sigaro nel fuoco, si alza dalla sua poltrona e passeggia su e gi per la stanza. Il vecchio siede e lo osserva: annuisce col capo e sorride. Nel suo sguardo si l eggono divertimento e ironia; un ironia non priva di simpatia, anzi piena di comp rensione, di piet e di compassione, come se volesse aiutare il giovane e non pote sse. Osokin si ferma davanti al mago e, come in trance, dice: Debbo tornare indietro. Allora cambier tutto quanto. Non posso continuare a vivere cos. Facciamo cose assurde perch non sappiamo che cosa ha in serbo per noi il fut uro. Se soltanto potessimo saperlo! Se soltanto potessimo vedere un poco pi in l . Riprende a camminare su e gi, poi si arresta nuovamente di fronte al mago. Ascolta , gli dice, la tua magia non pu forse far questo per me? Non puoi farmi torna re indietro? E molto tempo che ci penso, e oggi, quando ho ricevuto la notizia di Zinaida, ho sentito che l unica cosa che mi resta da fare. Fammi tornare indietro , far tutto in un altro modo. Vivr in modo diverso, e quando arriver il momento, sa r pronto per incontrare Zinaida. Ma debbo ricordare tutto, capisci?, debbo conser vare tutta la mia esperienza e tutta la mia conoscenza della vita. Debbo ricorda re di essere tornato indietro e non dimenticare per quale ragione .

Si ferma. Dio mio, ma che cosa sto dicendo? Allora dissi esattamente le stesse parole! . Guarda il mago. Il vecchio annuisce e sorride Io posso esaudire il tuo desiderio , gli risponde, ma non ti servir a nulla; non ti r ender affatto pi facili le cose . Osokin si accascia nella poltrona prendendosi il capo fra le mani. Dimmi , sono le tue parole, proprio vero che sono gi stato qui, vicino a te, prima d o ra? . E vero , risponde il mago. E ti ho chiesto la stessa cosa? . Proprio cos . E torner ancora? . Di questo non sono tanto sicuro. Pu darsi che tu desideri tornare ancora, ma forse non potrai. Questo problema ha molti aspetti che ancora non conosci. Pu darsi ch e tu incontri difficolt impreviste. Una sola cosa posso dirti con certezza. Le ci rcostanze possono mutare, ma non c il minimo dubbio che tu giungerai alla stessa decisione. Non pu essere altrimenti, non pu cambiare . Ma ci significa semplicemente girare in tondo, come su una ruota! , esclama Osokin. E una trappola! . Il vecchio sorride. Mio caro amico , gli dice poi, questa trappola si chiama vita. Se vuoi ripetere l esperimento un altra volta, sono al tuo servizio. Ma ti avverto : non cambierai nulla; puoi soltanto peggiorare le cose . Ma se ricordassi tutto? . Anche se ricordassi tutto. In primo luogo, perch non conserveresti il ricordo a lu ngo. Sar troppo doloroso, e tu stesso avrai voglia di liberartene, di dimenticare . In secondo luogo, anche se ricordassi tutto, non ti servirebbe a niente. Ricor derai e continuerai a fare le stesse cose . Ma orribile!, esclama Osokin. Non esiste nessuna via d uscita? . Un tremito nervoso s impadronisce di lui impedendogli di parlare. Nella sua mente sente il gelo di tomba. Sente che quella la paura dell inevitabile, paura di se stesso, paura di quell io da cui non si pu sfuggire Sar sempre lo stesso, e tutto sa r sempre uguale. In quell istante Osokin capisce che, se torna indietro cos com , tutto si svolger esa ttamente come prima. Ricorda chiaramente la catena di eventi che gli sono accadu ti a scuola e in seguito, quando tutto succedeva come se fosse regolato da un me ccanismo ad orologeria, come in una macchina in cui il moto di una ruota fa gira re un altra ruota. Ma nello stesso tempo sente di non poter accettare le cose come stanno, di non potersi rassegnare a perdere Zinaida e al pensiero che stata tut ta colpa sua. Osokin e il mago tacciono entrambi. Ma allora che cosa debbo fare? , dice alla fine il giovane, quasi in sussurro. C una lunga pausa. Mio caro amico , dice poi il mago rompendo il silenzio, queste sono le prime parole sensate che ti sento dire dall inizio della nostra amicizia. Mi chiedi che cosa devi fare. Ascoltami attentamente. Ci che sto per dirti viene detto una sola volta nella vita di ogni uomo, e soltanto a pochissimi uomini. Se non capiscono, solo colpa loro, perch non si pu ripetere. Tu vieni da me a lament arti e mi chiedi un miracolo. E io, quando posso, faccio quel che mi chiedi, per ch desidero sinceramente aiutarti. Ma ci non ha seguito. Ora cerca di capire perch ci accade, e perch non ho il potere di aiutarti. Capisci che posso esaudire soltan to i desideri che esprimi, soltanto ci che domandi. Non posso darti nulla di mia iniziativa. Questa la legge. Anche quel che ti sto dicendo adesso, sono in grado di dirtelo solo perch tu mi hai chiesto che cosa devi fare. Se non l avessi chies to, non avrei potuto parlare. A questo posso ancora aggiungere qualcosa. Se tu tornassi indietro, tutto sarebb e come prima o anche peggio. Ad esempio, potrebbe darsi che non m incontrassi. De vi capire che le possibilit sono limitate: nessuno ha possibilit infinite. D altra parte se tu continui a vivere, forse qualcosa pu cambiare abbastanza da consentir

ti di cominciare in un altro modo la prossima volta . Ma vale la pena di vivere per questo? . E affar tuo: devi deciderlo da solo. Ma ricorda una cosa: se ritorni indietro e ri mani cieco come sei ora, farai le stesse cose un altra volta, ed inevitabile che tutto si ripeta. Non si pu sfuggire alla ruota: tutto sar uguale a prima. Mi chied i che cosa devi fare. Io ti rispondo: vivi. E la tua unica possibilit. Se ci pensi bene, nelle mie parole troverai tutto ci che ti serve. Ma se continui a voler tornare indietro e a voler ricominciare, ti far tornare indietro anche f ino al giorno in cui sei nato, se vuoi. Per t avverto che, se potrai, tornerai da me un altra volta. Ora decidi! . Osokin siede immobile nella poltrona. C un altro lungo silenzio. Ecco che davanti ai suoi occhi vede di nuovo scorrere le scene della sua vita: l a madre, il collegio, Parigi, Zinaida. Dio, quante possibilit ha avuto e perduto una dopo l altra! E la vita lo ha stretto sempre pi in una morsa, finch da ultimo s i trovato in una galleria angusta, senza vie d uscita. Ma se invece la via d uscit a esistesse? Perch il mago insiste a dirgli di vivere? E che senso ha tornare ind ietro, se destinato ad arrivare un altra volta allo stesso punto, se non a qualco sa di peggiore? Che cosa intende dire il mago, con questo? Come potrebbe andare peggio? Quando per la prima volta ho cominciato a capire che tutto si ripete, che tutto r itorna , dice fra s il giovane, mi pareva un avventura interessante. Ma ora mi spaven ta, e sento di dover fare il possibile per ritardare questa esperienza. L avventu ra che mi affascinava si trova in tutt altro posto. Dove, ancora non lo so. Ma de bbo trovarla, per non rischiare di tornare allo stesso punto di prima . Finalmente, Osokin alza lo sguardo da terra. Vivr , esclama. Hai ragione. Ancora non capisco bene, ma vedo che ricominciare da cap o non una via d uscita . Il mago lo osserva a lungo, come se cercasse di penetrare nella sua mente. Ora che hai deciso che vivrai , soggiunge alla fine, posso dirti ancora qualcosa. Ma prima voglio chiederti: pensi di conoscere bene la tua Zinaida? . Osokin lo guarda meravigliato. Penso di si , risponde; ma che intendi dire? . Il vecchio sorride di nuovo. Se la conosci bene, come hai potuto credere che avrebbe sposato Minskij? . Come ho potuto crederlo?..Mi disse di non volermi pi aspettare. E io non potevo an dare a raggiungerla. Poi ho incontrato Krutiskij e lui mi ha informato che . Improvvisamente smette di parlare, e di colpo lo invade uno strano, meraviglioso senso di speranza; o, pi che di speranza, di attesa d un miracolo. Perch il mago ha parlato di Zinaida? Non potevo dirtelo prima , prosegue il vecchio, perch non posso predirti nulla che in fluenzi le tue decisioni. E solo ora posso rivelarti che il colonnello Minskij p assato oggi per Mosca diretto a Pietroburgo. Zinaida ha rotto il fidanzamento tr e giorni prima del matrimonio. Anzi, non ha mai avuto intenzione di sposarlo. So ltanto tu potevi non capirlo . Osokin resta seduto, ma un espressione di stupore gli si dipinge in volto. Allora non si sposa! , esclama, come se non capisse di che cosa si stia parlando. Ma, allora, perch? . Guarda il mago come se lo vedesse per la prima volta. Ma perch non me l hai detto prima? . Perch tu non me l hai domandato. L hai dato per scontato, e sei venuto da me con una decisione gi pronta. Io non posso discutere le decisioni gi prese . Osokin sente a malapena quel che il mago sta dicendo. Dio, che idiota sono stato , rimprovera a se stesso. Come ho potuto crederlo? Ma cer to, non altro che il suo solito modo di fare. Ha adoperato Minskij soltanto per divertirsi, fino a un certo punto; poi ha smesso. Ora vedo benissimo che non avr ebbe mai potuto sposarlo. Come ho potuto fraintenderla fino a questo punto? . Gli scorrono davanti le immagini degli ultimi mesi. Ora capisce chiaramente di e ssersi rinchiuso nel proprio orgoglio e nella propria ostinazione. Naturalmente, avrebbe dovuto seguire Zinaida a qualunque costo. Naturalmente, ora tutto sar di verso.

Nella sua mente cominciano a prendere forma dozzine di progetti. Si vede gi in tr eno. Le ruote cigolano; sta andando in Crimea: vedr Zinaida. In fondo, le cose si possono sempre aggiustare. Il mago sta parlando. Dapprincipio, Osokin non lo sente. Nulla cambier , sta dicendo il vecchio. Che cosa intendi dire, con nulla cambier ? , domanda Osokin. Tutto gi cambiato . Il mago scuote il capo e sorride. Mio caro amico, ti stai illudendo un altra volta. Non cambiato niente. Tutto esatt amente com stato finora, e tutto rimarr lo stesso. Nulla poteva cambiare, e nulla cambiato: Il vento ritorna sul proprio cammino: ci che stato, ci che sar; e ci che fatto, ci che si far . E non si pu far nulla per cambiare? , domanda Osokin. Non ho mai detto che non si pu cambiare niente. Ho detto che tu non puoi cambiare niente, e che niente cambier da s. Ti ho gi detto che per cambiare qualcosa devi pr ima cambiare te stesso. E questo molto pi difficile di quanto tu creda. Richiede sforzi costanti per un tempo molto lungo, e anche molta saggezza. Tu sei incapac e di uno sforzo simile e non sai neppure da che parte cominciare. Nessuno in gra do di farlo da solo. Gli uomini ripetono sempre gli stessi errori. Dapprima non si rendono conto di muoversi in circolo; e se qualcuno lo dice loro, si rifiutan o di credergli. Poi, se cominciano a scorgere la verit e ad accettarla, pensano c he basti questo: sono incrollabilmente convinti di sapere ormai tutto quel che c d a sapere, e di poter cambiare ogni cosa. E allora trovano subito qualche ciarlat ano che li assicura che tutto facile e semplicissimo. Questa la peggiore delle i llusioni. In questo modo gli uomini perdono le possibilit acquisite sopportando m olte sofferenze e a volte anche grandi sforzi. Devi ricordarti che si possono sapere molte cose e tuttavia si pu essere incapaci di cambiare, perch cambiare richiede conoscenze di altro genere, e a volte anche qualcosa che gli uomini non possiedono . E cos questa cosa che non possediamo? . Questa domanda tipica delle persone come te. Come tutti gli altri, anche tu cred i di poter sapere tutto, quando invece non puoi sapere n capire nulla. Come facci o a dirti che cos , se per te non esiste? . Osokin tace. Si, sente che il mago ha ragione. Non pu cambiare niente. Dopo il suo momento di entusiasmo, si sente attanagliare dalla paura e dall angoscia. Commetter un altra v olta le stesse assurdit e perder di nuovo Zinaida. E allora, che cosa ci vuole per far si che le cose comincino a cambiare? , domanda. Si aspetta che il mago gli risponda con una delle sue frasi, probabilmente molt o acute, ma per lui quasi prive di significato, come questa: Quando tu sarai diver so, anche tutto il resto cambier . Ma il mago dice qualcosa che coglie Osokin di sorpresa. Devi capire , sono le sue parole, che da solo non puoi cambiare nulla e che devi ce rcare aiuto. E devi capirlo a fondo, perch capirlo oggi e dimenticarlo domani non sufficiente. Bisogna vivere con questa convinzione . Ma che significa vivere con questa convinzione ? , chiede il giovane. E chi pu aiutarmi? Io posso aiutarti , risponde il mago, e vivere con questa convinzione significa sac rificare per essa qualcosa do grande, e non una sola volta, ma continuare a fare sacrifici finch si ottiene ci che si cerca . Tu parli per enigmi , risponde Osokin. Che cosa posso sacrificare io? Non ho niente . Tutti hanno qualcosa da sacrificare , dice il mago, tranne coloro che impossibile a iutare. Ma, naturalmente, non possibile stabilire in anticipo che cosa si otterr in cambio dei propri sacrifici. Ricordi l uomo che dovette faticare sette anni pe r trovarsi una moglie, e che alla fine si vide dare in sposa la sorella di colei che aveva scelto? Dovette faticare altri sette anni. Questo accade molto spesso . Osokin taciturno. Dentro di lui si agita una sensazione sgradevole. Che cosa vuol e da lui quel vecchio?

Quel che sto dicendo potr sembrarti strano , dice ancora il mago, perch non hai mai pe nsato a queste cose nel modo giusto. Inoltre, pensarci da soli non serve. Ancora una volta: bisogna sapere. E, per sapere, bisogna imparare. E per imparare, bis ogna sacrificarsi. Nulla si conquista senza sacrificio. Questo ci che non capisci , e finch non lo capirai non potrai fare niente. Se io avessi voluto darti tutto ci che desideravi senza che tu facessi un sacrificio, non avrei potuto. Un uomo pu ricevere soltanto quello di cui ha necessit; e solo quello per cui ha s acrificato qualcosa gli necessario. Questa la legge della natura umana. Quindi, se un uomo vuole essere aiutato ad acquisire certe conoscenze o certi poteri, nu ovi e importanti per lui, deve sacrificare altre cose che per lui in quel moment o sono importanti. Per di pi, pu ricevere solo tanto quanto ha sacrificato. E in q uesta sua condizione vi sono anche altre difficolt. Non pu sapere con esattezza ci che otterr, ma se si rende conto di essere in una situazione senza scampo acconse ntir a fare sacrifici anche inconsapevoli. E sar lieto di farli, perch l unico modo p er acquisire la possibilit di conquistarsi qualcosa di nuovo o di cambiare se ste sso; se invece non sacrifica nulla, tutto per lui rester sempre uguale, quando no n peggiorer . Non esistono altre strade? , domanda Osokin. Intendi dire strade per le quali non sono necessari i sacrifici? No, non esistono , e tu non ti rendi conto di che cosa stai chiedendo. Non si possono ottenere ri sultati senza cause. Mediante il tuo sacrificio tu crei le cause. Esistono diver se strade, ma esse differiscono soltanto per la natura, la grandezza e la finali t del sacrificio. In molti casi, occorre rinunciare a tutto quanto insieme, senz a spettarsi nulla in cambio. C un canto dei dervisci che dice: Attraverso quattro rinunce Elvati alla perfezione. Lascia la vita senza rimpianti: non aspettarti ricompense in Cielo. Capisci che cosa significa? La maggioranza degli uomini riescono a seguire solta nto questa strada, o una simile. Ma qui, ora, tu ti trovi in una situazione diff erente. Hai me con cui parlare. Puoi sapere a cosa rinunciare, e cosa aspettarti in cambio . Come posso sapere ci che otterr? E come far a sapere a cosa posso rinunciare? . Puoi sapere che cosa otterrai tramite la comprensione di ci che desideri. Per qual che ragione molto complessa che risiede dentro di te, si da il caso che tu abbia indovinato un grande segreto che gli uomini in genere non conoscono. Di per s, q uesto inutile, perch tu non sai metterlo a frutto. Ma il fatto di conoscere quest o segreto ti apre alcune porte. Tu sai che tutto si ripete in continuazione. Alt re persone hanno fatto questa scoperta, ma non hanno saputo trarne niente di pi. Se potessi cambiare qualcosa dentro di te, potresti usare questa conoscenza a tu o vantaggio. Quindi, come vedi, tu sai cosa vuoi e cosa puoi ottenere. Ora passiamo alla questione di cosa sacrificare, e come sacrificarlo. Tu dici di non possedere nulla. Non cos. Possiedi la tua vita. Perci puoi sacrificare la tua vita. E un prezzo molto basso da pagare, visto che in ogni caso avevi intenzione di gettarla via. Anzich gettarla via, dalla a me, e io vedr che cosa si pu fare di te. Non ti chieder tutta la vita. Vent anni, forse quindici saranno sufficienti. M a durante quegli anni, devi appartenere a me: intendo dire che devi fare tutto c i che ti dico senza sfuggire e senza cercare pretesti. Se tu mantieni la tua prom essa, io manterr la mia. Quando questo periodo sar terminato, sarai in grado di us are le tue conoscenze da solo. Sei fortunato a potermi esser utile proprio in qu esto momento; non subito, certamente, ma posso aspettare, se necessario. E cos, o ra sai che cosa hai da sacrificare. C ancora un altra cosa da dire. Le persone che hanno indovinato quel che tu hai in dovinato godono di alcuni vantaggi e di alcuni svantaggi, che non spettano invec e a chi non ha indovinato niente. Il vantaggio sta nel fatto che a loro si posso no insegnare cose impossibili da insegnare ad altri; e lo svantaggio che per lor o il tempo diventa molto limitato. Un uomo comune pu continuare a girare sulla ru

ota senza che gli accada nulla fino al giorno in cui finalmente scompare. Ti ripeto ancora una volta che ci sono cose che non sai, ma devi capire che nel corso del tempo anche le reciproche posizioni delle stelle mutano; e gli uomini dipendono dalle stelle molto pi di quanto credano, anche se non nel modo che pens ano, sempre che ci pensino. Nel tempo, nulla rimane uguale a se stesso. Ma un uo mo che abbia cominciato a indovinare il grande segreto deve farne uso, altriment i esso si svolger contro di lui. Non un segreto privo di pericoli. Quando si capi sce questo, si deve andare avanti, altrimenti ci si perde. Una volta trovato il segreto, o sentitone parlare, restano ancora soltanto due o tre vite, in ogni ca so molto poche. Devi capire che, per certe mie ragioni, a me interessano queste persone, cos come m interessi tu. Ma posso offrire il mio aiuto solo in un preciso momento e solo una volta. Se il mio aiuto non viene accettato, pu darsi che la prossima volta no n mi si trovi pi. Questo potr sembrarti strano, ma il fatto che a volte vedo perso ne che vorrebbero venire da me e camminano per la strada, ma non riescono a trov are la mia casa. Ecco perch prima ti ho detto che pu succedere di voler tornare da me e di non riuscirci . Che ne di coloro che non riescono a trovare la tua casa? . Oh, hanno altre possibilit, ma devi capire che ogni possibilit comporta sempre diff icolt maggiori della precedente; il tempo sempre pi breve. Se quegli uomini non tr ovano presto una nuova guida e un nuovo aiuto, le loro vite cominciano a declina re, e dopo un po smettono di rinascere, e vengono sostituiti da altri uomini. Dev i capire che divengono inutili, e a volte pericolosi, perch sono a conoscenza del grande segreto e ricordano molte cose; ma tutto ci che sanno lo capiscono nel mo do sbagliato. E in ogni caso, se non hanno gi usato le loro possibilit, ogni volta queste diminuiscono. Ora devi pensare a te stesso. Quindici anni ti sembrano un eternit perch sei ancora molto giovane. In seguito ti renderai conto che un periodo breve, specialmente quando capirai quanto puoi ricevere in cambio. Ora va a casa e pensaci. Quando av rai capito tutto quel che ti ho detto e lo avrai collocato al posto giusto puoi tornare da me a dirmi che cos hai deciso. Posso dirti ancora una cosa. Come tutti, tu credi che vi siano modi diversi per fare una stessa cosa. Devi imparare a capire che esiste sempre soltanto un modo per fare una cosa; non possono mai essercene due. Ma a questo non arriverai faci lmente. Per molto tempo conoscerai grandi conflitti interiori. Tutto questo va e liminato. Soltanto allora sarai pronto per il vero lavoro. E capisci un altra cos a: solo quando sarai utile a me, sarai utile a te stesso. Infine, debbo avvertirti che il cammino irto di pericoli, pericoli di cui non ha i mai sentito parlare, oppure ne hai sentito parlare in modo sbagliato. Molto te mpo fa conobbi un signore molto antipatico che a volte raffigurato con le corna e i piedi di capra. Non poi tanto grande come alcuni lo descrivono, ma la sua oc cupazione principale consiste nell ostacolare lo sviluppo di coloro che hanno sco perto il grande segreto. La mia di ostacolare lui. Perci devi capire che ti trove rai contro forze molto potenti, e sarai solo, sempre solo. Ricordalo. Va , adesso, e torna quando avrai deciso. Prendi tutto il tempo che vuoi, ma ti co nsiglio di non tardare troppo .

CONCLUSIONE

Fuori, in strada, Osokin cammina a lungo senza guardare dove va, e cerca di non pensare. Poi si siede su una panchina in un viale periferico e resta l immobile, con la testa vuota Ma, a poco a poco, tutto quello che successo gli torna alla me nte. Debbo arrivare a prendere una decisione , dice a se stesso. Se do me stesso al mago per quindici anni, perder Zinaida. Se no, la perder lo stesso. E stato il mago che l ha trovata. Se solo potessi parlarle! Ma no, sarebbe inutile: sarebbe impossibil e spiegarle quel che il mago ha detto. Si spaventerebbe. Con tutte le sue compli cazioni, sempre una persona molto elementare. Direbbe che debbo fare quello che lei mi ha consigliato: cio vivere come tutti gli altri, trovarmi un lavoro da qua lche parte, e cose del genere. Questo non posso farlo; inutile che tenti. Ma forse mi sbaglio di nuovo sul conto di Zinaida; forse pu capire tutto, persino il mago. E vero che ha detto tutte quelle cose sulla vita e sulla normalit, ma da un punto di vista diverso, e io non ho mai tentato di spiegarle le cose per int ero, anche se voleva sempre che le dicessi tutto. Ma quant strano tutto questo! La notte scorsa sembrava tutto finito. Credevo che Zinaida stesse per sposarsi, e sono andato dal mago per chiedergli di farmi torn are indietro in modo che potessi cambiare vita e aggiustare tutto quanto. Poi, m entre parlavo con lui, all improvviso mi sono reso conto di essere gi andato da lu i una volta per chiedergli la stessa cosa, e che egli mi aveva fatto tornare ind ietro, e che mi ero ritrovato a scuola, e che tutto era andato esattamente come prima. Avevo fatto un altra volta le stesse sciocchezze, fin nei minimi particola ri, sebbene fin dall inizio sapessi sempre che cosa sarebbe successo. E sono torn ato un a latra volta dal mago. Pu essere vero? Forse non mai successo niente di tutto questo. Forse il mago mi h a semplicemente fatto addormentare e io ho sognato di rivivere la mia vita. Che cosa accaduto veramente? E impossibile saperlo. Non lo so n mai lo sapr. Forse la v erit sta proprio nel fatto che non si pu n dimostrare n confutare. In fondo, una differenza c . Ieri credevo che Zinaida stesse per sposarsi: ora so c he non avrebbe mai potuto sposare Minskij. E ora debbo decidere che risposta dar e al mago. Questa una novit. Non mai successo prima d ora. E poi, a proposito del diavolo, che cos ha detto su quel signore antipatico con le corna e i piedi di ca pra? C era qualcosa di molto interessante, ma debbo confessare che non sono stato ad ascoltare attentamente mentre mi parlava. La prossima volta glielo chieder. Ora il punto che debbo far qualcosa per evitare che tutto vada di nuovo nella st essa maniera. Il mago ha detto che il diavolo ha a che vedere con questo fatto. Che buffo! Ho sempre pensato che sapessimo fare del nostro peggio senza il suo a iuto Quindi l unica cosa da fare dare me stesso al mago. Strano! Ho gi sentito parla re di qualcosa di simile, ma mi sembravano sempre invenzioni, e non ci vedevo ne ssun significato e nessuna utilit. Ora sembra che succedano davvero, e che conten gano profondi significati e scopi ben definiti. So che sciocco, ma dentro di me

c qualcosa che ha un po paura del mago, anche se contemporaneamente so di trovarmi in una posizione privilegiata. Non ho nulla da temere perch non ho nulla da perde re, e non pu andare peggio di come va adesso . Osokin si fa scivolare una mano in tasca e tocca qualcosa di freddo e pesante. I l revolver! L aveva proprio dimenticato. Sorride ironicamente. Gi, le tre strade della favola russa , pensa fra s. Se prendi la prima perdi il cavall o; se imbocchi la seconda, muori; e se prendi la terza, perdi il cavallo e la vi ta insieme. Quale scegliere? . Si alza in piedi e lentamente percorre il viale. Il sole sta sorgendo. Domani occorre che dia la mia risposta. Non posso aspettare ancora.. Per non so an cora come risponder. E difficile crede che non posso fare nulla. Ma d altronde, che cosa ho fatto finora? Ho soltanto rovinato tutto. Darmi al mago? Mi sembra una cosa strana, e anche vigliacca. Ma forse proprio questa l illusione pi grande. Inf atti, non c niente di vigliacco nel convincersi e nell ammettere di fronte a se ste ssi di non poter fare nulla. Al contrario, se questo vero, la cosa pi coraggiosa che si possa fare; ma quant difficile crederlo! Se solo potessi vedere Zinaida ap pena una volta, prima di dare la mia risposta! Il mago mi ha detto di prendere t utto il tempo necessario. Forse potrei andare in Crimea. Le cose si possono semp re aggiustare Be , domani! . Osokin si incammina verso casa. Mosca si sta svegliando. Le campane di tutte le chiese suonano per annunciare la prima messa. I carri passano cigolando. I dvornik spazzano le strade selciate s ollevando nuvole di polvere. Due gatti, uno grigio e l altro rosso, sono seduti s ul marciapiede l uno di fronte all altro, con aria assorta, e sembra che conversin o fra loro. Osokin si guarda intorno, e di colpo lo assale una sensazione straordinariamente penetrante: gli sembra che, se lui non fosse dov , tutto sarebbe esattamente lo st esso.

F I N E

*1 Nei Quaderni di Puskin si legge la storia di un burlone cui venne chiesto se preferisse essere squartato o impiccato. Egli rispose che preferiva la zuppa di latte. *2 Piccolo russo, ucraino *3 Portiere *4 Impiegato statale. --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Ptr Demianovic Uspenskij - La strana vita di Ivan Osokin