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de Waal F.

, Naturalmente buoni, Garzanti


Come stato descritto da Barbara Smuts e John Watanabe che hanno studiato questo comportamento sul campo, in Kenya lincontro fra due babbuini maschi segue un certo protocollo che varia con il tipo di rapporto intercorrente. Se sono davvero intimi, uno pu prendere delicatamente in mano lo scroto dellaltro o tirargli il pene. Noto con il nome di diddling [gingillarsi] un segno di sconfinata fiducia. Facciamo lesempio di Alexander e Boz, due fedeli alleati. Questa alleanza era cos utile per entrambi che ogni giorno, per prima cosa dopo il risveglio, i due maschi compivano una serie completa di saluti intimi cos accuratamente equilibrata da far pensare che tenessero conti precisi. Boz faceva la presentazione ad Alexander e gli permetteva di toccargli i genitali, mentre entrambi si guardavano fisso negli occhi e schioccavano le labbra. Due minuti dopo Alexander faceva la presentazione a Boz, e la stessa procedura ricominciava con i ruoli invertiti. La formalizzazione dei ruoli e il notevole coinvolgimento di parti vulnerabili del corpo ha indotto Smuts e Watanabe a tracciare un parallelismo con i solenni giuramenti biblici in cui un uomo pone una mano sotto i lombi di un altro uomo. Considerando che le parole testimoniare testimonianza e testicolo condividono la stessa radice latina, questi primatologi non ritengono eccessivo ipotizzare che toccare i genitali, come talvolta si osserva nei saluti, serve forse a rafforzare il valore di verit di qualsiasi cosa questi maschi s stiano dicendo lun laltro entro il contesto formalmente circoscritto del saluto. Poich non possiedono il linguaggio articolato e non sono in grado di pronunciare un giuramento, forse i babbuini maschi compiono il suo equivalente gestuale letteralmente rimettendo il proprio futuro successo riproduttivo alla fiducia in un altro maschio. de Waal F., Naturalmente buoni, Garzanti, pag. 249

Tra i murichi del Brasile non c competizione per le femmine sessualmente ricettive. I maschi si limitano ad attendere il proprio turno senza azzuffarsi. Lassenza quasi completa di aggressivit scrive Strier in Faces in the Forest viene spiegata come una combinazione di pi fattori: labitudine di mangiare separatamente, i rapporti egualitari fra i sessi e gli enormi testicoli dei maschi. Lultimo fattore potrebbe indicare che larena della competizione sessuale si spostata dalla contesa diretta per il possesso della femmina, alla produzione di una quantit di sperma sufficiente a vincere la corsa contro lo sperma degli altri maschi. Dopo la copula la vagina della femmina occlusa dal grumo formato dallo sperma appena emesso, che viene rimosso senza tante cerimonie dal maschio successivo e lasciato cadere a terra o ingerito prima del nuovo accoppiamento. Perch le cose si siano evolute in questa direzione non ancora spiegato, ma questo il tipo di ricerca sul campo che potrebbe rivelare a quali condizioni il processo evolutivo si sbarazzi dellaggressivit come strategia per la risoluzione dei conflitti. E evidente che il problema dellaggressivit e della violenza nella societ umana non pu essere risolto dotando gli uomini di testicoli pi grandi. de Waal F., Naturalmente buoni, Garzanti, pag. 259

Lo specchio sociale: i primitivi e le fotografie Poich non disponevano n di argilloscisti n di superfici metalliche, e nemmeno di fiumi capaci di restituire un nitido riflesso, si riteneva che i Biami, una trib Papua della Nuova Guinea, non avessero mai visto la propria immagine. Ci ne fece lideale oggetto di studio di Edmund Carpenter, un antropologo interessato agli aspetti visivi della propria disciplina che aveva deciso di documentare le prime reazioni umane in presenza di uno specchio. Rimasero paralizzati: dopo la prima reazione allarmata si coprirono la bocca e mossero il capo da un lato e dallaltro rimasero impietriti a fissare la propria immagine, e solo i muscoli delladdome tradivano la loro grande tensione. AI pari di Narciso erano totalmente affascinati dal proprio riflesso. Penso realmente che il mito di Narciso possa riferirsi a questo fenomeno. Ma pochi giorni dopo si tastavano e si ispezionavano senza timore davanti allo specchio Le fotografie scattate con la Polaroid si rivelarono ancora pi sconcertanti. Allinizio i Biami non capivano: lantropologo dovette insegnare loro a interpretare limmagine indicando il naso sulla foto e subito dopo toccando il naso reale, e cos via per le altre parti del corpo. Con il riconoscimento venne la paura. Lindividuo ritratto tremava incontrollabilmente, distoglieva lo sguardo, sgusciava via e andava a rifugiarsi per conto proprio con la fotografia fortemente premuta contro il petto. Poi restava immobile con lo sguardo fisso sul ritratto anche per una ventina di minuti. A causa di questa reazione. Carpenter parla di terrore dellautocoscienza. Ma questo stadio veniva superato presto, e nellarco di pochi giorni gli abitanti del villaggio avevano allegramente imparato a filmarsi da s: si fotografavano lun laltro, si riascoltavano al registratore e molto orgogliosamente portavano in giro sulla fronte il proprio ritratto. E evidente che i Biami non erano privi dellautocoscienza prima che lantropologo mettesse piede nel loro villaggio. Lu nico effetto degli specchi e delle fotografie acuire la coscienza di s ed esternarne la presenza. Se queste persone non avessero avuto reazioni di sorpresa, paura e fascino avremmo potuto pensare che si fossero gi viste in precedenza, oppure che non capissero quanto vedevano. La seconda ipotesi inconcepibile, poich lautocoscienza la parte pi essenziale della natura umana. Senza autocoscienza potremmo benissimo essere le creature senzanima delle leggende popolari, come i vampiri, che non proiettano alcun riflesso di s. Ma ci che pi conta che non saremmo capaci di empatia cognitiva, perch essa richiede di fare distinzione fra s e gli altri, e di rendersi conto che un altro ha un s simile al nostro. Non c da stupirsi che le reazioni allo specchio abbiano attratto anche lattenzione degli studiosi degli animali. Mentre quasi tutti i mammiferi che fanno particolare assegnamento sulla vista tentano l per l di toccare limmagine riflessa o esplorano la parte posteriore dello specchio, solo gli individui di due specie non umane lo scimpanz e lorango sembrano capire di star guardando se stessi. La particolarit di queste due antropomorfe stata riconosciuta gi da parecchio tempo. Nel 1922 Anton Portieljie, un naturalista olandese, osserv che mentre le scimmie non antropomorfe non colgono la relazione fra s e il proprio riflesso, un orango per prima cosa guarda attentamente limmagine, ma poi osserva anche il proprio didietro

e il tozzo di pane che vi sono riflessi palesemente comprendendo luso di uno specchio. de Waal F., Naturalmente buoni, Garzanti, pag. 91

Molti conoscono il senso della parabola del buon samaritano: un moribondo sul ciglio della strada viene ignorato prima da un sacerdote, poi da un levita due uomini che conoscono i precetti religiosi e i principi etici e infine viene curato da un terzo passante, un samaritano. Il messaggio biblico che bisogna diffidare di chi si attiene ai principi etici in ossequio alle regole e non per sentimento: solo il samaritano, un uomo di religione diversa, prov compassione. Uno dei miei esperimenti favoriti, compiuto da John Darley e Daniel Batson, ricre questa situazione con alcuni seminaristi americani. Venne loro detto di andare in un altro edificio per tenere una conferenza sul... buon samaritano. Nel tragitto essi incontrarono una persona caduta e rimasta al suolo in un via-letto. La vittima sedeva a terra lamentandosi, con gli occhi chiusi e la testa penzoloni. Solo il 40 per cento dei futuri teologi domand se si sentisse male e offr aiuto. I seminaristi a cui era stato detto di fare in fretta aiutarono meno di quelli a cui era stato dato pi tempo. Addirittura, alcuni che stavano affrettandosi verso una conferenza sul tema dellaiuto calpestarono letteralmente lestraneo in difficolt, confermando inconsapevolmente il senso della parabola. de Waal F., Naturalmente buoni, Garzanti, pag. 117

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