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Multiculturalità

 La multiculturalità è un dato di fatto, il concetto


descrive la fattuale compresenza di culture diverse
entro una società. La presenza di molte culture in uno
stesso contesto culturale è legata ai processi dell’età
contemporanea:
• internazionalizzazione dei rapporti di produzione e
consumo
• mondializzazione dei sistemi informativi e mass-
mediali
• globalizzazione delle relazioni economiche, di mercati
tecnologici e culturali
Interculturalità

L'interculturalità descrive uno specifico "progetto"


di interazione tra le parti entro le società
multiculturali. In una logica interculturale i
processi di socializzazione non mirano
all’annullamento delle diversità. Non si può
pensare di rendere uno ciò che è costitutivamente
diverso. Ovvero lo si può fare, si può tentare di
farlo, a prezzo di cancellare, nella sua memoria,
la sua diversità.
Finalità della
pedagogia
interculturale
Finalità della pedagogia
interculturale

 è la risposta pedagogica alla società multiculturale,


 si fonda su un concetto di cultura allargato ed egualitario,
che difende l’uguaglianza del valore di tutti gli uomini di
tutte le culture,
 sostiene la possibilità di una convivenza collaborativa di
tutti gli uomini,
 dispone di una consapevolezza politica che va al di là
dell’apprezzamento paternalistico di forme di folclore o
esotismo
Finalità della pedagogia
interculturale 2
rifiuta l’identificazione con una singola istanza pedagogica, con

un’istituzione determinata o con una sola materia d’insegnamento,
 assume una posizione problematicista, sempre in movimento, che svolge
una funzione trasversale a diversi campi della pedagogia,
 si ricollega ai concetti di orientamento comune, lavoro collettivo e
Community Education,
 si riconosce come contributo all'educazione alla pace ed alla
comprensione reciproca a livello internazionale.
I nodi dell' intercultura
 l' intercultura è un dato strutturale e non passeggero o marginale della
società. E' risorsa positiva per la crescita sia dei singoli che della società
(costruzione dell'identità entro la società globale )
I nodi dell' intercultura

 L'intercultura va declinata nella logica della democrazia che


esiste se - e solo se - esistono differenze (relazione tra
diversità secondo una logica costruttiva: verso una casa
comune da costruire assieme)
I nodi dell' intercultura

 Le differenze non vanno eliminate (omogeneizzate), ma


devono positivamente interagire secondo la logica della
democrazia e della convivenza costruttiva: l'obiettivo non è
l'integrazione ma la creazione di una società che si fonda
sulla diversità (interrelazione tra universalismo e
relativismo)
I nodi dell' intercultura 2

 le relazioni interculturali sono relazioni fra differenti


identità: occorre che tali identità siano riconosciute e
riconosciute proprio nella loro "differenza"
(riconoscimento)
I nodi dell' intercultura

 Sia gli autoctoni sia chi immigra, si trova a fare i conti con
la propria cultura: si tratta di riconoscerla, decostruirne gli
aspetti ritenuti universali che in realtà sono solo frutto del
divenire storico di una specifica esperienza di vita collettiva
in una certa zona del mondo (decostruzione-costruzione)
I nodi dell' intercultura

 L'intercultura non nega il conflitto (anzi lo riconosce, lo


tematizza, lo porta a galla) ma educa (ed apprende) a
risolvere il conflitto secondo modalità nonviolente o
comunque non distruttive (gestione e conflittualità non-
violenta tra differenze)
Pratiche "interculturali"

 educazione interculturale come elemento del più ampio


progetto educativo sui temi socio-politici del nostro
tempo
 educazione interculturale come educazione alla
cittadinanza (europea)
 educazione interculturale come pedagogia
dell'accoglienza
 interculturalità come educazione antirazzista
 intercultura e nuove tecnologie della comunicazione
Educazione interculturale e
scienze affini:
 LINGUISTICA (affronta le problematiche poste dalla compresenza di
soggetti di lingua e cultura diverse)
 ANTROPOLOGIA (studia il concetto di cultura e il problema dei rapporti
tra sistemi culturali differenti)
 PSICOLOGIA (analizza lo sviluppo del soggetto trasferito in ambienti
linguisticamente e culturalmente diversi dal proprio e le evoluzioni del
concetto di identità nella società multiculturale)
 SOCIOLOGIA (studia fenomeni e concetti diffusi nella società
multiculturali in seguito all'arrivo dell'altro).
Concetti mutuati
dalla Sociologia:
Assimilazione

Le pratiche educative di matrice


assimilativa tendono alla omologazione
ed all’integrazione ad un modello
culturale e sociale definito o come
universale oppure come specifico di una
certa società
Assimilazione 2

La logica dell’assimilazione nega le differenze


considerandole un elemento negativo da
neutralizzare, un dato a cui rinunciare pena il
mancato inserimento nella società. Secondo il
progetto assimilativo solo l’altro deve
cambiare e lasciarsi assorbire nella cultura
ospitante adattandosi ad essa. Ciò che si
presuppone è l’adattamento della minoranza
alla maggioranza. Per realizzare ciò agli
stranieri si richiede di diventare “simili”,
rinunciando a usi e costumi della patria di
origine. In casi estremi, l’assimilazione
comporta anche la rinuncia alla propria
religione e tradizione.
Assimilazione 3

 Una nuova cultura prende il posto di quella originaria. Per lo


straniero questo processo presuppone una deculturazione,
cioè il fatto di disimparare atteggiamenti e comportamenti
abituali.
 Se alla fine del processo il comportamento automatico ed
istintivo dello straniero in certe situazioni corrisponde alle
norme ed ai valori della nuova cultura, si parla di
assimilazione avvenuta. Se l’integrazione viene intesa, o
meglio malintesa, in questo modo la società del paese
d’accoglienza non cambia, rimane rigida e monoculturale.
Assimilazione 4

 Dal fallimento delle pratiche assimilative prende l’avvio


l'approccio etnico che tende a riconoscere la diversità ma
secondo logiche da "riserva indiana". Il diritto alla lingua ed
alla cultura originaria viene sì riconosciuto ma, non non
entrando esso nel confronto sociale complessivo, tende a
costituire isole etniche che portano all’isalmento ed al
conflitto (ghettizzazione/segregazione).
Integrazione
 Integrare implica letteralmente una reductio ad unum, una
funzionalizzazione, seppure non eliminazione, delle alterità ad un unico
progetto alla cui elaborazione non hanno partecipato le alterità che ad esso
si devono "integrare".
Integrazione 2

 Il suo obiettivo prevede che una minoranza possa entrare a


far parte di una maggioranza, acquisendone gli stessi diritti
e mantenendo però le proprie peculiarità culturali. Nei casi
riusciti questo accade senza che il sistema sia messo in
pericolo, attraverso la cooperazione delle parti coinvolte,
che si propongono un’unità di intenti che genera un nuovo
equilibrio
La via verso l’integrazione:

 Habermas propone un modello procedurale fondato


sull’accordo raggiunto discorsivamente dai partecipanti
all’interazione sociale. Essi prendono razionalmente e
liberamente posizione sugli argomenti avanzati da ciascuno,
sino a quando non si raggiunge il consenso sul contenuto
della norma da ritenere valida e legittima.
e

La via verso
La proposta l’integrazione:
di Habermas ha il pregio di sottolineare la necessità
di "ridefinire consensualmente" le mete dell’integrazione. In
questo senso non esiste una meta come dato di fatto a cui
alcuni sono chiamati ad integrarsi quanto piuttosto tutti sono
chiamati ad integrarsi in una meta rispetto alla quale tutti (sia
stranieri che autoctoni) sono stranieri-estranei.
 Tale meta deve essere definita di comune accordo. La strategia
proposta è conflittuale e si propone una gestione "nonviolenta"
o perlomeno non distruttiva del conflitto.
La via verso l’integrazione:

 Dahrendorf ha riconosciuto la funzione positiva del conflitto


sociale come fattore di integrazione purché inquadrato entro
le regole consensuali (si devo stabilire assieme i confini e le
regole del confliggere) che permettono di neutralizzare le
spinte distruttive implicite in ogni conflitto sociale.
Individualizzazione

 Indica il processo messo in moto nelle società moderne da


fattori come l’industrializzazione, la scolarizzazione,
l’urbanizzazione, che stanno progressivamente portando
allo scioglimento dei legami sociali tradizionali con tutti i
problemi e le contraddizioni che necessariamente
accompagnano il cambiamento.
Individualizzazione nella
migrazione
 Rispetto agli immigrati, soprattutto se provenienti dalle
culture del sud del mondo o da regimi politicamente
autoritari, questo processo innesca nel paese d'accoglienza
un'acuta situazione di ambivalenza: gli individui dispongono
sì di maggior libertà personale, o comunque la loro vita non
è più minacciata, ma al tempo stesso si ritrovano
improvvisamente liberi da quei legami sociali che in patria
erano vitali.
Pluralizzazione

 Sottolinea il moltiplicarsi delle possibilità di realizzazione


individuale e sociale, fenomeno che permette la
strutturazione di percorsi ed itinerari personali a patto di
possedere gli strumenti culturali e i mezzi materiali idonei al
perseguimento dei propri obiettivi.
Pluralizzazione nella
migrazione
 Per gli stranieri provenienti dai paesi più poveri e
organizzati in modo molto tradizionale questo processo
rappresenta non solo un cambio culturale, ma anche
un’accelerazione storica. Queste accelerazioni storiche
hanno ripercussioni anche sui cittadini del paese ospite, che
dovranno confrontarsi con i comportamenti tradizionali dei
nuovi arrivati, con sistemi di pensiero e comportamenti
forse una volta presenti ma ormai superati della propria
società tradizionale.
Status

Indica l’attribuzione di una determinata posizione all’interno di


un sistema sociale. Per funzionare il sistema ha bisogno di
un consenso minimo sull’attribuzione delle posizioni di
individui o gruppi all’interno del tessuto sociale. Se questo
non avviene, sono inevitabili continue lotte e conflitti per
l’acquisizione di status, che producono pesanti oneri
individuali (malattia, tossicodipendenza, delinquenza) e
disintegrazione sociale.
Status: Le principali cause
d’insicurezza per i migranti
 Nella maggior parte dei casi la migrazione verso il paese
d’accoglienza comporta uno stato sociale inferiore rispetto a
quello del paese d’origine.
 Nella nuova cultura, lo status sociale viene definito secondo
criteri diversi e ciò crea una grande insicurezza negli
immigranti.
 La propria definizione relativa alla posizione nella società
non corrisponde sempre alla definizione valida nel paese
d’accoglienza e ciò crea malintesi nei rapporti con le
autorità.
Concetti mutuati dalla
Psicologia
lo stereotipo è prevalentemente cognitivo (ovvero ci dice quale concezione le
persone hanno di un altro gruppo e/o del proprio);
 la distanza sociale è volitiva o conativa (ci manifesta come la gente
appartenente ad un gruppo intende comportarsi nei confronti di un altro
gruppo);
 il pregiudizio - che è più propriamente un atteggiamento - è
sostanzialmente affettivo.
Distanza sociale

I gruppi che si rapportano sviluppano convinzioni di vario


genere su ciò che li unisce e su ciò che li divide nella vita
sociale quotidiana. In senso stretto, per distanza sociale la
psicologia intende la disponibilità dei membri di un gruppo
ad avere contatti sociali con persone di un altro gruppo.
Distanza sociale 2

 sino a che punto e in che cosa le persone sono pronte a


escludere o ad ammettere quanti appartengono ad un altro
gruppo?
 Che tipo di contatto viene ritenuto accettabile?
 In quale misura si è disposti a parlare di sé?
 A che grado di coinvolgimento emotivi si è disposti a
giungere?
 A che punto può giungere la prossimità fisica, ovvero
quanto si è disposti a condividere uno spazio?
Pregiudizio

Opinione preconcetta (di una persona o di


un gruppo sociale) concepita non per
conoscenza diretta di un fatto, quanto
piuttosto in base alle opinioni comuni o
alle voci. G.W. Allport sostiene che un
concetto errato si trasforma in
pregiudizio quando rimane irreversibile
anche di fronte a nuovi dati conoscitivi.
Ribadire il pregiudizio

L’irreversibilità è facilmente constatabile nella logica della


eccezione. Se riteniamo, pregiudizialmente, che ad un dato
gruppo di persone ben si attagli l’etichetta di "ladri" (per
esempio i rom), ben difficilmente cambieremo opinione di
fronte a persone che in tutta evidenza si comportano in
modo da smentire il nostro pregiudizio.
Logica dell’eccezione

E se non riusciamo a reggere la dissonanza cognitiva


generata da un comportamento impensato (ad esempio un
ragazzo rom che ci insegue per restituirci il portafoglio
perso o la borsa dimenticata) facciamo ricorso alla logica
dell’eccezione: i nomadi sono tutti ladri e ciò che mi è
accaduto è una eccezione che conferma l’assunto di fondo.
Stereotipo
Gli stereotipi sono raffigurazioni di gruppi, largamente condivise,
schematiche, che nascono da relazioni di intergruppo e guidano le
conoscenze e i comportamenti sociali delle persone.
Nascita dello stereotipo

Lo stereotipo è un pensiero organizzato, uno schema, una


porzione di sapere che utilizziamo per comprendere la realtà
sociale di un gruppo. Esso necessita di un bersaglio,
identificato da una etichetta linguistica (ad esempio:
albanesi, marocchini, tedeschi, zingari). Attorno al bersaglio
vengono organizzate un insieme di caratteristiche
(dall’aspetto fisico - i tedeschi sono biondi - alle modalità
tipiche di comportamento - gli italiani gesticolano mentre
parlano, ecc.).
Prototipo

Lo stereotipo viene costruito a partire da un ordine gerarchico


che tassonomizza alcuni tratti come più tipici di altri e
quindi più adatti per descrivere il bersaglio. Per costruire la
gerarchia dei tratti si utilizzano normalmente dei prototipi,
basati spesso sulla conoscenza reale di una persona che
abbiamo conosciuto e che ci ha in qualche modo colpito. Le
varie caratteristiche sono poi collegate fra loro in un quadro
coerente.
Stereotipo (continua)

Tutto ciò che pensiamo del gruppo bersaglio entra inoltre in


diretta connessione con le nostre precedenti conoscenze, con
il nostro linguaggio e l’insieme dei nostri valori e/o dei nostri
giudizi (idee a riguardo dei comportamenti positivi/negativi,
lodevoli/disdicevoli, devianti/normali, ecc.). Lo stereotipo
schematizza e cristallizza una realtà in movimento
rifiutandosi, nel contempo, di cogliere l’evoluzione che
contraddistingue lo stesso gruppo bersaglio.
Capro espiatorio

I gruppi sociali che vedono minacciata la propria posizione


cercano un gruppo esterno o un singolo emarginato su cui
indirizzare in forma proiettiva le proprie aggressioni.
Questo gruppo esterno, ridotto a pura figura negativa, sarà
additato come colpevole della crisi che sta attraversando il
gruppo dominante.
Capro espiatorio 2

I gruppi sociali che vedono minacciata la propria posizione cercano un gruppo esterno o un singolo emarginato su
cui indirizzare in forma proiettiva le proprie aggressioni. Questo gruppo esterno, ridotto a pura figura negativa,
sarà additato come colpevole della crisi che sta attraversando il gruppo dominante.

 Le energie aggressive di una persona o di un gruppo si concentrano su un altro individuo, gruppo od oggetto,
anche se la violenza dell'attacco e dell'accusa è in parte o del tutto ingiustificata. Le pratiche del capro
espiatorio derivano da normalissime opinioni, preferenze e pregiudizi. Soprattutto sotto la pressione di
delusioni e povertà, falsamente interpretate attraverso dimostrazioni primitive, esplodono gli eccessi di tutte le
cacce spietate ai capri espiatori. La scelta della vittima è fatta in modo che essa abbia spiccate caratteristiche
che la distinguano dal proprio gruppo (colore della pelle, religione, lingua, culto, caratteristiche nazionali). La
vittima inoltre ha pochissime possibilità di ritorsione, essendo più debole. Un capro espiatorio è un capro da
abbattere. Di regola la vittima viene attaccata e demoralizzata fin dall'inizio e molto raramente può restituire il
colpo. Infine, il pregiudizio e la caccia alle streghe vengono favoriti dal fatto che la vittima è a portata di
mano.
Capro espiatorio (continua)

La scelta della vittima è fatta in modo che essa abbia spiccate


caratteristiche che la distinguano dal proprio gruppo (colore della pelle,
religione, lingua, culto, caratteristiche nazionali). La vittima inoltre ha
pochissime possibilità di ritorsione, essendo più debole. Un capro espiatorio
è un capro da abbattere. Di regola la vittima viene attaccata e demoralizzata
fin dall'inizio e molto raramente può restituire il colpo. Infine, il pregiudizio
e la caccia alle streghe vengono favoriti dal fatto che la vittima è a portata
di mano.
Relazione tra pregiudizio e capro
espiatorio
I pregiudizi, che sottendono alla scelta del capro espiatorio,
funzionano da filtri: l'individuo tende a raccogliere le
informazioni che confermano le sue concezioni. Le
informazioni che invece se ne discostano non vengono da lui
prese in considerazione o vengono trasformate in modo da
corrispondere alle sue credenze. La tendenza alle percezione
selettiva (e inconscia) è presente nella maggior parte degli
esseri umani e quindi „normale“, però il grado di selettività
varia da soggetto a soggetto
Implicazioni pedagogiche

Per l’insegnante è molto utile conoscere i meccanismi


menzionati per riuscire a trattare meglio i problemi legati
all’emarginazione di singoli bambini o di interi gruppi di
bambini:
 Sul piano dell’analisi si possono esaminare le cause della
necessità di emarginare altri. Quali difficoltà e debolezze di
coloro che favoriscono l’emarginazione sono la causa del
loro comportamento e come si potrebbe aumentare la loro
autostima in modo costruttivo?
Implicazioni didattiche

 Sul piano delle azioni pedagogiche-didattiche, nel rapporto


con i bambini colpiti da atteggiamenti di rifiuto è molto
importante un comportamento di sostegno solidale. Sul
piano didattico, si cerca di far comprendere i meccanismi di
questi processi e di trasmettere informazioni e nozioni sulle
possibili conseguenze
Nuclei fondanti del razzismo

 Da caratteristiche esteriori riguardanti gli appartenenti ad


una razza, ad una religione o ad un gruppo etnico si traggono
conclusioni circa la loro personalità complessiva.

 A partire da queste deduzioni semplici e stereotipate


vengono formulati giudizi, nella maggior parte dei casi,
dispregiativi.

 Questi giudizi servono a giustificare azioni che sarebbero


altrimenti considerate disprezzabili ed illegittime.

 Gli stessi giudizi servono inoltre alla delimitazione del


proprio gruppo nei riguardi degli “altri” e quindi della
propria identità.
Identità
 il processo di costruzione di identità avviene mediante un processo di
identificazione/differenziazione che ha costantemente necessità dell’altro:
non esiste identità senza alterità. Questo è il nodo centrale del paradigma
interculturale.

 non esiste una sola identità ma esistono identità plurime.


Identità 2

 l’identità, come sostiene l’interazionismo simbolico, è frutto


di una continua negoziazione sociale (sia con il proprio
gruppo di appartenenza che con gli altri gruppi sociali)

 l’identità non data una volta per tutte, una volta per sempre,
ma continuamente si rinnova e si definisce
ESSERE
STRANIERI IN
ITALIA
QUATTRO IPOTESI IDENTITARIE
ESSERE STRANIERI IN ITALIA:
QUATTRO IPOTESI
IDENTITARIE
Il progetto di educazione interculturale, in quanto interazione tra identità,
richiede di indagare il processo di costruzione della identità nei bambini e
nei ragazzi stranieri presenti in Italia. L’istituto di ricerca Degli Innocenti
ha curato per la Presidenza dei Ministri, Dipartimento degli affari sociali il
"Rapporto 1997 sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza"
Un volto o una maschera? I percorsi di
costruzione dell’identità.

„I bambini e le bambine [stranieri], nel corso della loro


socializzazione devono confrontarsi con diverse ipotesi di
identità etnica: quella originaria, quella del paese d’arrivo,
quella che nel paese d’arrivo è ritenuta l’etnicità presente nel
paese di partenza, quella che la famiglia ritiene essere
l’etnicità del paese d’immig razione“
ESSERE STRANIERI IN
ITALIA: QUATTRO IPOTESI
IDENTITARIE (continua)
Da questo stato di fatto derivano quattro
ipotesi identitarie, quattro percorsi che
delineano quattro speficiche interazioni
comunicative, quattro modalità di relazionarsi
tra stranieri e non stranieri. Quattro modi di
costruire e riconoscere identità, che
corrispondono a quattro diversi modelli di
società, quattro diversi riferimenti teorici.
1. Resistenza culturale
L’atteggiamento del bambino/ragazzo straniero è
quello di continuare a fare riferimento
prevalentemente alla cultura e all’identità etnica dei
propri genitori riducendo al minimo i rapporti ed i
contatti con la società ospitante. Crescono così
comunità incapsulate che spesso abitano in zone
circoscritte.
Pro

Secondo alcuni studiosi - critici della società


occidentale e dei sui processi di omologazione
- la resistenza culturale dovrebbe
rappresentare un preciso obiettivo delle
politiche sociali ed educative, in quanto
consentirebbe di rafforzare l’identità
originaria, permettendo al bambino di
sviluppare quella maggiore stima di sé che gli
consentirebbe di evitare percorsi di
marginalizzazione.
Contro

La proposta di rafforzare la resistenza


culturale è assunta tuttavia anche dai
sostenitori del razzismo differenzialista per
i quali l’etnicità è un obbligo, correlato ad
un altro obbligo, quella di andare a
realizzare questa etnicità - per il bene
dell’immigrato - a casa propria, nel paese
di provenienza.
2. Assimilazione

Il minore straniero aderisce pienamente alla


proposta identitaria che gli viene dalla società
d’accoglienza e rifiuta, anzi rinnega, tutto ciò
che ha a che fare con la sua cultura d’origine.
In alcuni casi si evidenziano addirittura
fenomeni di socializzazione anticipatoria,
ovvero il soggetto che intende emigrare
assume già nel proprio paese i valori e gli
orientamenti del futuro paese d’accoglienza,
facendo proprie le proposte di omologazione
veicolate dai media.
Conseguenze identitarie

L’assimilazione ha costituito per decenni


l’obiettivo principale della politica migratoria
proposta dai governi dei paesi occidentali.
Oggi questo modello di convivenza è
superato, ma continua ad avere significative
conseguenze sui minori della seconda o terza
generazione di immigrati, che cercano di
"farsi assimilare", giungendo persino a
disprezzare le proprie origini, mentre la
società d’accoglienza continua a considerarli
irrimediabilmente "diversi".
3. Marginalità

Si tratta della condizione più


frequente: i ragazzi vivono al di
fuori, ai margini, sia della cultura
d’orgine sia di quella di arrivo,
incapaci di proporre essi stessi
una reale proposta identitaria
alternativa.
Due tipi di marginalità:
 la marginalità da frustrazione: soluzione
adottata in seguito alla frustrazione subita
nel tentativo di inserirsi nella nuova
società.
 la marginalità da passaggio: identifica
invece la fase di passaggio verso una
nuova identità e non necessarimente va
intesa come momento negativo o
patologico.
Da marginalità a identità plurima

 „Tutto questo sembrerebbe confermare che l’identità


sta diventando sempre più simbolica. D’altra parte,
l’ipotesi della possibilità di un’ identità plurima per
molti studiosi rappresenta la soluzione più idonea per
una società come quella moderna, in cui le rapide
trasformazioni che la interessano, rendono
estremamente difficile sviluppare un reale e costante
sentimento di appartenenza, nella quale si ha, almeno
apparentemente, maggiore libertà di modellare la
propria identità e la propria vita“.
4. La doppia etnicità

In genere frutto di un lento e profondo


lavoro analitico in cui l’identità viene
formata dal continuo confronto fra i due
mondi. E’ frutto di una strategia
relazionale che è risultata idonea nel
processo di integrazione nella società
d’arrivo, evitando l’appiattimento
folklorico e la marginalità..
La doppia etnicità

 In genere la doppia etnicità è ritenuta la


soluzione migliore, perchè permette al
ragazzo un maggiore equilibrio, una
maggiore capacità critica, una maggiore
obiettività e sensibilità. La critica,
ovviamente, è che questa soluzione
rappresenti una aspirazione difficilmente
realizzabile.