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SABATO 4 GIUGNO 2011

SUPPLEMENTO SETTIMANALE DE IL MANIFESTO SUPPLEMENTO SETTIMANALE DE IL MANIFESTO SABATO 16 LUGLIO 2011 ANNO 14 N. 28

ANNO 14 N. 22

GIOSETTA FIORONI: RICORDO DI CY TWOBLY


A PAGINA 23

LETERNAUTA EROE ARGENTINO DELLA FANTAPOLITICA TORNATO (ANCHE IN EDIZIONE ITALIANA) PER ORGANIZZARE LA VIGILANZA E SOSTENERE LA MILITANZA CONTRO CHI PORTA I PAESI SULLORLO DELLA BANCAROTTA E DELLA SOPRAFFAZIONE
ULTRAVISTA: CRICKET, WEST INDIES FRANCESCA COMENCINI EGITTO, ALAA AL ASWANI CHIPS&SALSA ULTRASUONI: WILD BEASTS, INTERVISTA ACID JAZZ STORY TALPALIBRI: BANVILLE USTASCIA L. ZEVI SZCZYGIEL GROZNY MILANO, VIA LE ROVINE/6 ITALIA/4 ROSS

di Ugo Splendore

onde est Oesterheld? Una domanda scritta su tanti muri dArgentina, dai crepuscoli delle Ande fino al porto di Ushuaia. Nella citt pi a sud del mondo, fino a ieri un murale in pieno centro reclamava Donde est Oesterheld?, e sotto cera il ritratto delleroe di un fumetto argentino sceneggiato da Hector German Oesterheld alla fine degli anni 50: lEternauta. Lhanno cancellato, ma c chi ha giurato che lo far tornare dal buio di vernice che lha coperto. Perch lEternauta ritorna sempre. Tanto da elevarsi, nel tempo, a simbolo di resistenza al potere, alleconomia liberista e colonialista, alla tortura delle genti. Libri, magliette, spille e ideali. LEternauta oggi un gadget di denuncia e di cultura in tutta lArgentina. Tuttavia il suo posto nellanima, meravigliosa teca, il muro. La sua comparsa su qualunque casa argentina ha una forza ammonitrice inconfondibile. Da l, lEternauta parla e lotta da anni. come se abitasse quegli edifici e ne uscisse per ricordare a tutti da dove viene. A ogni smarrimento di democrazia lEternauta torna a sedersi sulla sedia davanti alluomo comune e inizia a raccontare. Ripete una lezione di storia e amor patrio. Forse per questo che negli ultimi anni la sua figura stata riproposta e mutuata dal governo coniugale di Nestor e Cristina Kirchner come simbolo di orgoglio nazionale e di rientro del potere nel calco della legalit. Il bello che oggi in Argentina pochi sanno che in Italia uscita da poco unedizione eccezionale dellEternauta, della 001 Edizioni di Torino. Gli autori hanno avuto accesso alle tavole originali disegnate per Oesterheld dal magico tratto di Francisco Solano Lopez, le hanno ripulite e fotografate per poi organizzarle in modo da portare alla luce particolari mai visti. Una specie di archeologia del fumetto, capace di produrre ledizione definitiva dellopera che ha fatto prigionieri milioni di lettori di historietas. Sembra quasi partorito dalla fantasia e dalle premonizioni di Oesterheld questo intreccio tra Italia e Argentina, tra editori torinesi e uno sceneggiatore desaparecido, strozzato dalla dittatura argentina, tra i muri di questa capitale sudamericana prolifica di
Immagini tratte dalledizione italiana de Leternauta e la copertina delledizione originale pubblicata sul periodico argentino Hora Cero tra il 1957 e il 1959

fenomeni letterari e i fogli patinati di un libro che per i fans dellEternauta non pu essere un semplice volume, ma un vero oggetto di culto.
Buenos Aires horror tour Nella stretta dellinverno che comincia a farsi sentire, le anime di Buenos Aires si passano il testimone. Il futbol d spazio alle altre allegorie della vita. Le gente spende pi tempo davanti al mate e ai libri, al cinema e in casa, nel tepore di una milonga

o di un bar dalle sedie anni Cinquanta ancora ben tenute. Tanto fuori c lEternauta. Lo trovi negli accessi remoti o, imponente, come screen-saver di muraglioni senza epoca. Ognuno lo dipinge a modo suo, ma sempre lui. Non uninvasione. una presenza. Un volto inscatolato da una rudimentale maschera antigas, una tuta, un paio di guanti e un fucile a tracolla. Nientaltro. A San Telmo, il quartiere del tango e dellantiquariato, lo noti

in plaza Dorrego e lungo la via Defensa. Lui sbuca. In tutti i formati. Poi lo rivedi in centro, sotto i vialoni caduchi di Avenida 9 de Julio o Avenida de Mayo, quella che porta alla piazza dove ogni gioved pomeriggio, dal 1978, le Madres de Plaza de Mayo chiedono: Donde est mi hijo?, dov mio figlio? Ve lo siete preso e non pi tornato. E donde est Oesterheld? Lavete preso. E non pi tornato. Lo sceneggiatore dellEternauta ha cominciato a denunciare i

Nato nel 1957 a strisce settimanali su Hora Cero, el Eternauta avverte in anticipo sui pericoli della dittatura, finch lo sceneggiatore Oesterheld viene fatto sparire. Oggi il personaggio presente ovunque in Argentina, sui muri e nel ricordo. La regista Lucrecia Martel ne far un film ed uscita ledizione italiana
UN FUMETTO DESAPARECIDO 001 EDIZIONI TORINO

LEternauta ritorna a Plaza de Mayo

pericoli della dittatura in tempi non sospetti. Quando i giorni sono diventati guerra sporca, il suo destino era gi ammobiliato. Molti intellettuali sono fuggiti allestero. Oesterheld invece ha affrontato il lato alieno del potere: nelle versioni degli anni 70, lEternauta un esplicito invito a combattere il regime in tutti i modi. Di fatto leternauta-Oesterheld diventa un sovversivo legato alla falange pi dura ed estremista dellopposizione argentina, i Montoneros. E nella sua opera la morte poco alla volta prende i connotati di qualcosa che, in una repressione basata sul terrorismo di stato, un rischio concreto e inevitabile. Inevitabile era cadere in questa battaglia, e il combattente Oesterheld lo sapeva. andata a finire che a questuomo fiero di origine tedesca hanno ucciso quattro figlie tra i 16 e i 22 anni, due erano incinte. Anche attraverso le figlie maggiori, Diana Irene e Beatriz Maria, Oesterheld si era avvicinato al peronismo e al battito della sinistra. Una fatto di sangue, di cuore e di mente. Dopo le figlie, hanno fatto sparire lui. Hanno lasciato viva solo la moglie, Elsa Sanchez, che oggi vive malinconicamente da star, applaudita ogni volta che mette piede a una fiera del libro in qualunque angolo del mondo. Il 23 luglio Hector German Oesterheld compirebbe 92 anni. Come ha potuto un uomo credere talmente alla forza eversiva della sua creatura al punto di diventarne lincarnazione? nato prima luomo o il fumetto? E come ha potuto lEternauta conservare la sua simbologia cos alta senza perderne un grammo in tutti questi anni in cui si sono viste anche versioni improponibili nate senza una missione da compiere e un messaggio dal portare? Forse per spiegarlo bisogna immergersi nel traffico dolente di Buenos Aires e fare lhorror tour (c un libro perfetto con questo titolo, lo ha scritto Massimo Carlotto) dei luoghi dove venivano torturati e uccisi i desaparecidos, dalle caserme alle scuole di meccanica della marina militare. Bisognerebbe bussare ai portoni dove abitavano giovani, studenti, avvocati e politici prelevati a forza da poliziotti in borghese e traslocati nel nulla. Circa trentamila nomi chiedono di emergere dalla vernice nera delloblio. La sede delle Madres de Plaza de Mayo tappezzata di fototessere di persone scomparse. Sono scosse al cuore che non si dimenticano. Tanti luoghi di Buenos Aires che ai turisti non dicono nulla, agli abitanti della citt raccontano un passato di terrore e immagini. Basta andare allincrocio delle vie Triunvirato e Monroe per provare un brivido profondo e triste: l che una pattuglia arrest Oesterheld il 27 aprile 1977. Da quel giorno, solo informazioni frammentarie su di lui da vari detenuti nei centri clandestini. La data della sua morte non esiste: fanno risalire la sua esecuzione a Mercedes, fuori Buenos Aires, nel 1978. Che strano destino: un uomo che scriveva storie dalla prima allultima lettera, ancora oggi si ritrova senza la data della sua fine. Ma di lui rimane quel fumetto, il testamento in vita di un argentino vero. Un murale dellEternauta affresca la fermata Uruguay della metro. Un altro irrompeva negli

2) ALIAS N. 28 - 16 LUGLIO 2011

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scompartimenti dei treni che fermavano alla stazione Rivadavia. Che muro, ragazzi. Lhanno cancellato. Ma niente ferma lEternauta, che forse lunico fumetto al mondo ad aver tenuto testa a una dittatura andando oltre il tempo e le sconfitte, sostenendo gli oppressi senza illuderli, soccorrendo il lutto lacerante dei padri morti, dei figli mai pi tornati. A lezione dallEternauta Se i ciottoli umidi delle strade IL MANUALE non bastano a raccontare la perpetua tormenta nellanima di La 001 Edizioni non si Buenos Aires, ci pensa la forza limitata al fumetto. Ha evocativa dellEternauta. Lo feceanche editato Memorie ro uscire per la prima volta nel dellEternauta - Storia di 1957, lo pubblicarono per due un fumetto desaparecianni di fila a strisce settimanali do, scritto dai giornalisti su una rivista che si chiamava argentini Fernando Ariel Hora Cero. In tutto, 119 puntate. Garcia e Hernan Ostuni. A pi riprese lhanno aggiornaIn 190 pagine si leggoto. LEternauta II, nel 1976, era no genesi, cronistoria ormai un manifesto politico, un ed evoluzione de LEterinvito ad alzare le barricate, quanauta legate alla trasforsi un grido disperato al sordo Sumazione del suo autore damerica di quegli anni. da oppositore figlio del LEternauta un pellegrino erperonismo a militante rante che attraversa il tempo. Codei montoneros. s inizia il fumetto, con questa fiQui dentro c tutto, gura che si materializza davanti a ma proprio tutto, queluno sceneggiatore di historietas lo che si vuole sapere che sta lavorando nel suo studio de LEternauta e di in una fredda notte dinverno. Hector German OesteLEternauta racconta il suo rheld. passato. Narra di un attacco alieUn libro-manuale molno alla Terra. Prima attraverso to utile, che spiega peruna nevicata killer, poi con lo fettamente le dinamisbarco di esseri daltre galassie che dellArgentina nel dotati di mezzi superiori e capaventennio 1960-1980 e ci di manipolare la mente umaquelle dellAmerica na. Quei pochi che intuiscono Latina oppressa a pi subito che la nevicata uccide, si riprese dalle dittature.

attrezza per non venire a contatLA 001 EDIZONI E LETERNAUTA DEFINITIVO to con i fiocchi indossando mute e occhiali da sub. Da cinque anni la 001 Edizioni di Torino, guidata da Antonio Scuzzarella, edita fumetti e saggi di qualit. Ha un feeLa resistenza si sviluppa attorling con il Sudamerica e con i temi forti, sia storici che sociali, ed sempre alla ricerca di autori che hanno vissuto no a un nucleo di amici che si esperienze in prima persona. erano ritrovati quella sera a gioLidea di una versione di valore de LEternauta venuta dallamicizia di Scuzzarella con Francisco Solano Lopez e care a carte in una mansarda, in dallincontro con Elsa Sanchez. un quartiere a nord di Buenos Ai una donna forte, energica - racconta Scuzzarella - Per anni ha vissuto da sola, in una casa modesta. Da pochi res. Sono Juan Salvo e i suoi amianni i diritti dautore de LEternauta sono tornati alla famiglia Oesterheld. Loro hanno accolto con entusiasmo il ci. Sono loro che organizzano i nostro progetto ed eccoci qui, con questopera che praticamente la versione definitiva. superstiti. Sono loro che lottano Il libro ha un inedito formato orizzontale, una copertina rigida e una grafica affilata. Non tutte le tavole sono state fino allultimo contro gli invasofotografate, perch alcune sono state vendute dallo stesso Oesterheld e dai suoi disegnatori quando si trovarono ri, gli Ellos. Cio: Loro, gli Altri. in difficolt. Un potere invisibile che uccide e Oggi una di quelle tavole pu valere fino a quattromila euro. Ne abbiamo l80% - spiega Scuzzarella - Ora speriaconquista, o viceversa. mo che chi ne possiede ci contatti affinch si possano utilizzare per aggiornare lopera. C dunque alla base dellEterCi sono voluti quattro anni di lavoro di tre grafici. Molti balloon (le nuvolette che contengono le frasi dei pernauta un eroe collettivo. Un grupsonaggi, e che erano di carta e venivano incollate sui disegni) si erano persi ma avevano lasciato il posto a po. La prima lezione di Oestenuovi particolari delle tavole. Cos, invece di rimetterli nelle posizioni originarie, i grafici della 001 Edizioni li rheld: fare blocco, non isolarsi, eshanno collocati in zone pi funzionali alla storia. Le nuove tecniche fotografiche hanno fatto il resto. sere un fronte. Gli avvenimenti si Ora de LEternauta si colgono anche i micro-particolari, come i riflessi delle pupille dei personaggi e i mezzi svolgono nella zona nord di Buetoni. Centinaia di dettagli che fanno la differenza rispetto alle versioni degli anni Settanta, molto impastate. nos Aires, da Olivos a Barrancas LEternauta della 001 Edizioni ha un formato 30x24, 380 pagine e unintroduzione di Goffredo Fofi. Costo: de Belgrano, un parco dove pas40 euro. Info: www.001edizioni.com. sa lautobus 63 e dove c una copia della Statua della libert di New York, fino alla zona dove sorge lo Sudamerica - sottomessa ad un imperialismo provenienstadio Monumental, quello del River Plate.Lhorror tour non finisce te dal nord. mai, a Buenos Aires. Quando esce a combattere, il gruppo si trasforma Quanto a Oesterheld, non ha mai nascosto la sua conin un esempio di resistenza straordinario. Perch non basta sopravvicezione di fumetto come elemento portatore di valori imvere. Bisogna resistere e combattere. portanti, sociali e culturali, dal forte impatto popolare. E Volendo, la lezione dellEternauta potrebbe stare tutta qui. Limpianche questo trasferimento di idee nelle tavole disegnada e realistica. Il genere fantascienza da sempre attinge allinvasione te prima da Francisco Solano Lopez e poi da Alberto aliena come elemento scatenante di unazione, di una storia. La belBreccia uno dei motivi del suo intaccato successo. lezza dellEternauta sempre stato labbinamento di questo pretesto Ma lelemento pi straordinario dellEternauta, letto al richiamo palese della situazione dellArgentina - e in generale del da qui, da questa citt cos popolata di radici italiane, da questo grandangolo dellAmerica Latina cos immerso nelle sue bellezze e nelle sue colpe, la lucidit con la quale Oesterheld ha intuito il futuro e i tempi della dittatura, agevolati dal sonno della mente di chi non ha alzato le barriere. Soprattutto i politici, troppo presi da nostalgie peroniste e componimenti di opere indegne per un paese che ha da sempre nella mobilitazione delle masse popolari il punto di forza. La morale, alla fine, che chi porta avanti le idee sempre la gente, lapparato civile di un paese. Nella mente premonitrice di Hector German Oesterheld il ruolo delle forze armate e quello delle classi medio-basse erano decisivi nella costituzione di uno stato a prova di golpe. Militari famelici e corrotti hanno portato lArgentina allesatto opposto. Classi sociali scollate hanno condotto lArgentina alla cieca deriva. Non c niente di peggio per un paese che non saper riconoscere il nemico, dove si nasconda, dove muova: un paese cos si consegna al primo che passa. Lezione storica di eterna attualit.

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ALIAS N. 28 - 16 LUGLIO 2011 (3

CRICKET FIRE ON BABYLON, LA STORIA LEGGENDARIA DEL WEST INDIES


CULT

INSOSTENIBILE

I Calypso Cricket
di Rita Di Santo
opo il successo di sala, a Londra rimasto nei cinema dessai per settimane e finalmente uscito in Dvd e in Blu-ray Fire in Babylon, del regista inglese Stevan Riley. Docu avvicente sullascesa inesorabile della squadra di cricket West Indies. Era una squadra famosa per saper perdere allegramente, senza nessun talento, sbeffeggiata con il soprannome i Calypso Cricket. Sotto la leadership di un grande capitano come Clive Llyod alla met degli anni 70 il team caraibico inizia un periodo di vittorie straordinarie, diventando la squadra pi forte al mondo e mantenendo il primato per 15 anni nel cricket mondiale. Un fenomeno che non si mai registrato in nessun altro sport. In unera di pregiudizi razziali, la squadra caraibica conquista lammirazione incondizionata globale e del pubblico britannico. Steavan Riley segue la loro storia

LETALE

RIVOLTANTE

SOPORIFERO

COSI COSI

BELLO

MAGICO

CLASSICO

HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE - PARTE II (3D)


DI DAVID YATES; CON DANIEL RADCLIFFE, EMMA WATSON. USA GB 2011

nel dettaglio, registrando i momenti cruciali dellavventura sportiva, usa materiale darchivio, filmati televisivi, interviste, commenti sportivi e unanalisi culturale di Bunny Wailer e Frank I. 87 minuti densi, montati a ritmo di cricket, con i colori vivaci caraibici e il reggae di Bob Marley, Gregory Isaacs e Burning Spear. Le interviste dei protagonisti del campo sono schiette, a turno raccontano Viv Richards, Colin Croft, Andy Roberts e lo stesso capitano Lloyd. Nel 1975 per il test di serie Down Under il West Indies gioca contro lAustralia. Gli australiani Dennis Lillee e Jeff Thomson, lanciatori spietati, colpiscono i giocatori caraibici con palle fortissime e mirano ai genitali. La folla australiana, urla inni razzisti: kill, kill, kill e la sconfitta umiliante. Il capitano Clive Llyod esce dal campo amareggiato e inizia a pensare a nuove strategie di gioco. Poco dopo, alla partita

inaugurale del campionato mondiale, il capitano della nazionale di cricket inglese Tony Greig dorigine sud africana- lancia un pesante affronto mediatico, dichiarando le sue intenzioni di volere far strisciare la squadra del West Indies. A questo punto avviene la svolta. Dal nulla nascono lanciatori caraibici veloci e agguerriti: Michael Holding Colin Croft Joel Garner, Gordon Greenidge e lincomparabile Viv Richards. Il West Indie si risolleva rapidamente e vince a sorpresa il campionato. Diventano la prima squadra di neri che conquista un riconoscimento mondiale cos importante. In poche partite rivelano formidabili doti, sono avversari aggressivi e imbattibili, alti e veloci dominano il campo e vincono ripetutamente contro Inghilterra e Australia. Sul campo si tolgono gli elmi di protezione, per loro il motto vincere o morire. Il materiale filmico concentrato e carico al massimo della tensione del gioco. La storia del team West Indies diventa leitmotiv per le lotte del tempo. Sul campo si lotta con il gioco, mentre fuori c lApartheid, Mandela, le lotte di resisten-

ze nera del sud Africa, ma anche le rivolte in Inghilterra e le battaglie civili nei Caraibi. Stevan Riley ricrea latmosfera dei tifosi a Sabina Park e allOval di Londra, e le interviste ricostruiscono lesperienza personale dei giocatori. C la spavalderia di Richards, mentre mastica la gomma e pensa mi devi accoppare per mandarmi fuori. Il racconto dei giocatori diventa serio quando rievocano il trattamento razzista da parte dei giocatori avversari, delle tifoserie e della stampa. Il materiale darchivio rivisto in slow-motion a coronare la nascita dei giocatori storici, il lanciatore Michael Holding, soprannominato whispering death e Malcolm Marshal che gioca con una mano rotta. Gli affronti sul campo sono forti, ma anche la tifoseria e la stampa sono tutte schierate contro. Ogni parola ha una carica politica vibrante. In una sequenza Viv Richards si commuove quando racconta della sua difficile decisione di rinunciare al tour in South Africa, un atto che gli valse la stima di Nelson Mandela. Giocare e vincere sono loccasione per riconquistare lonore di essere neri. Durante le partite di cricket contro gli inglesi, i giocatori di Barbados, Guyana e Trinidad e Tobago iniziano a percepire unidentit caraibica condivisa, contro ogni particolarismo insula-

Basato sulla seconda parte dellomonimo romanzo di J.K. Rowling. Harry, Ron ed Hermione tornano ad Hogwarts per scovare e distruggere gli ultimi Horcrux di Voldemort. Quando viene a sapere della missione dei tre, scatena tutto il suo esercito contro la scuola in una tremenda battaglia finale. Nel conflitto tra il ragazzo e il signore oscuro, perch sopravviva uno, laltro deve essere morto. Nel cast ci sono, nei fatidici ruoli, anche anche Alan Rickman (prof. Severus), Gary Oldman (Sirius Black), Helena Bonham Carter (Bellatrix Lestrange), John Hurt (ollivander), Maggie Smith (Prof. Minerva McGonagall), Ralph Fiennes (Lord Voldemort). Girato nel Galles, nellHertfordshire (Leavesden Studios) e a Pinewood (Buckinghamshire).

re, a carattere storico. Il cricket diventa veicolo di resistenza, sorgente demancipazione. Il West Indies prova la loro forza e superiorit sul campo. Il film si avventura nelle vite di alcuni giocatori che dai Caraibi erano figli dellimmigrazione, e avevano sperimentato sulla loro pelle le discriminazioni razziali. Crescere nero in Inghilterra in quegli anni non era stato facile. Conoscevano lostilit tra la polizia e i giovani neri. Prendono il gioco che apparteneva ai loro maestri coloniali e superandoli diventano pi abili di loro. Questo punto ben chiarito nel film. una stagione sportiva racchiusa nellurgenza della cultura caraibica post-coloniale, la politicizzazione di parte della squadra, particolarmente di Viv Richards, come nero, contiene la crescente coscienza del declino del sud Africa e la lotta contro lAparteihd. Stevan Riley ha realizzato il suo primo documentario a Sarajevo Rave Against the Machine, con la camera digitale e senza troppa preparazione formale, ha registrato in uno dei territori pi caldi dEuropa le passione musicali degli adolescenti. Con il suo secondo lavoro Blu Blood entrato nel boxing club di Oxford e Cambridge per raccontare il torneo annuale Varsity, un altro docu a basso budget, su un incontro sportivo quasi sconosciuto, che registra la rabbia tra due squadre rivali. Per questo terzo film Riley regista-tifoso del West Indies sin da bambino ha combinato la sua esperienza tecnica e formale, registrando le vittorie sportive aderendo interamente al contenuto, ribelle, indipendente, irregolare, fuori dalle regole. di grande soddisfazione guardare la sconfitta del team inglese nel film. Fire in Babylon unanalisi della vittoria a tutti i livelli, politica, musicale e sportiva. La voce collettiva, locchio globale, ampio, su quello che stava accadendo nel mondo. Il film documenta limpatto delle vittorie del te-

Finalmente in Dvd il documentario del regista inglese Stevan Riley sulla storia e i successi antiapartheid della squadra di cricket West Indies

PER SFORTUNA CHE CI SEI


DI NICOLAS CUCHE; CON VIRGINIE EFIRA, FRANOIS-XAVIER DEMAISON. FRANCIA 2010

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Julien Monnier ha un serio problema. L'uomo uno stimato psicologo familiare, ma non riesce a ternersi stretta una donna per pi di due settimane poich tutte coloro che lo frequentano iniziano a subire strani incidenti, finiscono in ospedale o la loro carriera distrutta. Quando trova la sua anima gemella le cose cominceranno a cambiare.

ANCORA TU!
DI ANDY FICKMAN; CON KRISTEN BELL, SIGOURNEY WEAVER. USA 2010

Quando Marni, giovane donna in carriera nel settore delle pubbliche relazioni, torna a casa perch suo fratello maggiore sta per sposarsi, scopre che la promessa sposa Joanna, sua ex rivale ai tempi del liceo. Decide allora di fargliela pagare a sua volta. Le cose si complicano quando la madre di Marni, incontrando la zia di Joanna, si accorge che anche loro erano compagne di liceo e nemiche per la pelle.

Molte partite internazionali di cricket sono disponibili online in diretta con il livestreaming gratis, per esempio, su www.livechamps.com/ matches/livematch.html, www.webcric.com/live-cricket-streaming.htm, oppure www.thecricket-tv.com. Il sito con notizie e statistiche su ogni livello di cricket in ogni parte del mondo compreso l'Italia www.espncricinfo.com.

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Il poster del film Fire in Babylon e una foto (1980) dei West Indies: Rowe, Roberts, Garner, Croft e Richards.

4) ALIAS N. 28 - 16 LUGLIO 2011

A destra Francesca Comencini e il libro di Ilaria Gatti

am caraibico di cricket nel discorso delle lotte civili. Il West Indies in 20 anni cambia limmagine collettiva di un popolo. Il cricket, gioco nazionale inglese, simbolo dellenglishenes, si carica di una valenza che va oltre lintrattenimento, contenitore del valore simbolico globale nelle reti dinterconnessione politica delle quali si fa portavoce. Il riscatto sociale avviene sul territorio di gioco. La dinamica servile coloniale ribaltata. Le vittorie del West Indies nella stagione postcoloniale, rappresentano un colpo forte da una cultura subalterna, avviene un vigoroso ribaltamento del rapporto colonizzatore/colonizzato. Steve Ridley ritaglia sullo sfondo del gioco, i momenti della lotta collettiva. Llyod e i suoi ragazzi riescono a vincere contro Australia e Inghilterra, cambiando il make-up della squadra e includendo una nuova generazione di battitori, mentre Bob Marley, anche lui tifoso, canta People stand-up. Il trionfo sportivo del West Indies parallelo e forte come quello di Ali e Jesse Owens. LApartheid nel Sud-Africa era allapice, loro cambiano la visione del mondo su di loro. un film travolgente sul destino degli ex-coloniali, uniti per affermare il loro onore e conquistare una dignit che gli era costantemente negata. Il film registra i tempi del gioco perfettamente, ricostruendo i momenti della partita, a fiato sospeso, amplificato e colorato dal commento del racconto fanatico, di una leggenda del reggae come Bunny Wailer. Il ritmo filmico segue quello del gioco ma un film che va oltre il criket. Il racconto emozionante dellevento sportivo non cronaca. Fire in Babylon chiaramente illustra come la vittoria del team era una dolce vendetta sul colonialismo. Un bianco non poteva nemmeno avvicinarsi ad un nero, vedere alla fine del film Ian Botham abbracciare Viv Richards un momento inerosabilmente commovente.

di Alessandro Cappabianca

Un libro di Ilaria Gatti dedicato al cinema di Francesca Comencini. Dai film di fiction come Le parole di mio padre fino al documentario Carlo Giuliani, ragazzo

el libro Francesca Comencini. La poesia del reale (ed. Le Mani - Recco, 2011), il primo dedicato in esclusiva al cinema di Francesca Comencini, giustamente l'autrice, Ilaria Gatti, nel mettere in evidenza tutti gli elementi della poetica di una regista la cui formazione presenta molti aspetti inusuali, insiste sulla passione nei confronti della realt, che poi un aspetto della passione politica. Non si pu fare effettivo lavoro politico, non si d neppure effettivo sostegno alle lotte delle donne per un Paese che finalmente riconosca a pieno l'importanza delle loro rivendicazioni, senza essere trascinati, come il caso della Comencini, dalla stessa passione per la poesia del reale che spinge a girare un film (documentario o di finzione), scrivere un romanzo o dare un contributo decisivo all'organizzazione delle giornate del meeting di Siena. Francesca, figlia di Luigi Comencini, sorella di Cristina, appartenendo a una famiglia nella quale si respirava ovviamente l'aria del neorealismo, stata ed particolarmente interessata alla capacit del cinema di cogliere, al di l dell'apparenza, quegli aspetti della realt che tendono a rimanere nascosti e a svelarsi solo ad uno sguardo paziente e solidale. Allo stesso tempo, le giovanili esperienze francesi sono state in grado di sprovincializzare il suo modo di fare cinema, mettendola in contatto con un ambiente post-nouvelle vague, comunque diverso da quello di provenienza. Sul duplice aspetto di questa formazione, e sulla sua particolarit, non si insister mai abbastanza, al fine di comprendere l'aspirazione comenciniana a girare film che siano nello stesso tempo documentari e di fiction. Ilaria Gatti ricollega questa propensione a quel pi antico rapporto con la cultura francese, riscontrabile gi in Luigi, che in Francia era stato un tempo migrante per ragioni familiari e aveva girato nel 1988 (con l'aiuto di Francesca e Cristina) quel Plerinage Agen che si configura come un pellegri-

RECENSIONE ILARIA GATTI

Francesca Comencini la poesia del reale


naggio alla ricerca dei luoghi perduti e al tempo stesso come una sorta di passaggio di testimone alle figlie, nel campo della responsabilit registica. Libro completo, dunque, questo di Ilaria Gatti che, rendendo giustizia al suo soggetto, assume la vocazione documentaristica di Francesca e il modo in cui si riverbera nei film di fiction (Le parole di mio padre, Mobbing, A casa nostra, Lo spazio bianco ecc.), ripercorre incontri, ascendenze e influenze, anche tramite interviste con i collaboratori (con l'altra sorella, la scenografa Paola Comencini - con l'attrice Margherita Buy - con il direttore della fotografia Luca Bigazzi) e con la stessa Francesca. Resta tuttavia l'impressione che il nucleo pi vitale del libro, quello in cui la partecipazione si traduce anche in notevoli accensioni di scrittura, risieda nei momenti in cui emerge il rapporto privilegiato della regista con i personaggi della (cosiddetta) realt: eredit neorealista, se si vuole, ma anche suo superamento, sua trasfigurazione nelle modalit specifiche di un occhio filmico che si riallaccia a Rossellini da un lato, a Wiseman dall'altro, nonch alle esperienze di alcuni documentaristi francesi (L. Cantet, N.Philibert ecc.). Diceva Elsa Morante, scrittrice alla quale Francesca Comencini ebbe l'occasione di dedicare nel 1997 una puntata della trasmissione tv francese Un sicle d'crivains: La realt perennemente viva, accesa, attuale. Non si pu avariare n distruggere, e non decade. Nella realt, la morte non che un altro movimento della vita. Di fronte alla realt, compresa quella della morte, occorre dunque predisporre, da parte del cinema, un dispositivo forte, secondo prescrizioni spazio-temporali al limite anche rigide: ma questo possibile solo se si preventivamente stabilita un solida relazione empatica con le persone e con i luoghi. Allora, al di l d'ogni invadenza, il dispositivo sembra scomparire, i soggetti si sciolgono e si confidano, o meglio, lo stesso dispositivo-cinema a parlare. Ed qui che anche la scrittura del libro si accende, diventa vera testimonianza partecipativa, scavalcando gli eventuali limiti dell'impostazione editoriale. Si vedano le pagine dedicate al linguaggio muto e disperato delle mani dei profughi dalla Bo-

snia (in Dopo la guerra), costretti a lasciare le loro case e la loro terra, ormai chiusi in un pullman che li porter verso un chiss quanto lungo esilio. I volti dei bambini, attraverso i finestrini rigati dalla pioggia. Il racconto dei loro incubi, e delle loro ingenue speranze. Qui si fa sentire l'eredit di Luigi, la sua capacit di entrare in sintonia, senza apparente sforzo e senza paternalismo, con il mondo infantile. Sono impressionanti le sequenze dedicate alla morte di Carlo Giuliani in Carlo Giuliani, ragazzo, impressionanti le parole di Haidi, la madre di Carlo, che racconta la giornata breve del figlio. Impressionante lo scavo della Comencini tra quelle migliaia di immagini del G8 di Genova, del corteo, delle cariche, degli scontri, alla ricerca della figura di Carlo, il predestinato che si avvia al suo martirio. Il documentario cos diventa una sorta di Via Crucis politica, dove la piet per una giovane vita spezzata si mescola alla rabbia per il cinismo e le manipolazioni del potere: cinema come strumento di verit, nel senso pi alto del termine. Ma anche cinema come misteriosa manifestazione d'empatia, incontro di una regista in grado di capire a fondo il dolore, lo strazio composto di una madre per la perdita di un figlio. Incontro di soggetti nel faccia a faccia della testimonianza, della visione, del montaggio e (perch no?) della scrittura - quasi che il cinema, dopo tutto, potesse fare a meno, nella sua forma pi pura, di quelle stampelle narrative che, non si sa con quanta legittimit, ne hanno sempre accompagnato il cammino.

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In una rivoluzione ci sono sempre forze controrivoluzionarie, che sono pi pericolose del regime che le precedeva. Mubarak aveva un milione e mezzo di effettivi tra servizi segreti e di sicurezza, ora sono disperati e non hanno nulla da perdere, preparati a bruciare il paese perch coscienti che questa la loro ultima battaglia...

INTERVISTA ALAA AL ASWANI, UNA SCRITTURA DI DENUNCIA

La rivoluzione sospesa
di Vincenzo Mattei
IL CAIRO

ra il 1990 quando Alaa Al Aswani si vedeva rifiutata la pubblicazione del suo libro. La commissione di censura aveva bocciato il testo, troppo in l rispetto ai tradizionali canoni egiziani: corruzione politica, tangenti, omosessualit, estremisti religiosi... un po' eccessivo per le povere orecchie del censore. Ha dovuto attendete pi di 10 anni prima di veder pubblicato Palazzo Yacobian in Egitto: era il 2002 quando irrompeva prepotentemente nel mercato egiziano. Il successo stato immediato in tutto il Medio Oriente, non lo avrebbe ottenuto se non fosse stato in grado di toccare la sensibilit delle popolazioni arabe, avendo il coraggio di trattare argomenti che potevano sembrare tab. Palazzo Yacobian stato tradotto in francese, in inglese e altre 14 lingue che hanno piegato definitivamente il governo e la censura egiziana. Le denunce di Al Aswani partivano da molto lontano e colpivano nel segno l'ex regime di Mubarak. Era diventato un artista scomodo, non solo per i suoi scritti che smascheravano un Egitto fatto di povert, soprusi e ingiustizie, dove i benestanti si alienavano dal resto della popolazione rinchiusi in citt satelliti, ma anche perch era riuscito a dare voce a quei tanti milioni di giovani della generazione Facebook che non s'identificavano affatto con l'Egitto descritto dai media di stato. Il successo dei suoi libri non era sufficiente a far crollare il sistema di Mubarak denunciandolo e attaccandolo apertamente, cos nel 2006 diventava cofondatore del movimento Kifaya (Basta) per il cambiamento, in aperta opposizione al regime

precedente. Al Aswani un attivista gi da molti anni, ed stato uno di quegli artisti che durante la rivoluzione era a Tahrir quotidianamente. Ha i lineamenti distesi rispetto ai giorni di gennaio. Per comprendere il suo pensiero bisogna andare dietro nel tempo. Come ha influenzato la sua scrittura l'esperienza in Usa? Sarebbe comunque divenuto uno scrittore? Sono sicuro di s, era il mio sogno da quando avevo 11 anni. Sono stato in contatto con la cultura occidentale dai tempi della scuola, per l'America differente. La politica estera americana mi trova completamente in disaccordo, spesso la considero criminale, l'aspetto sorprendente che gli stessi cittadini statunitensi la ignorano, decisa da una lobby ristretta che muove i fili del Segretariato di Stato. La cultura americana incentrata sul raggiungimento del successo: come superare le difficolt, come concentrarsi, stabilire l'obiettivo personale e imparare a essere in una competizione continua... lavoro, lavoro e lavoro... si liberi in America, ma la solitudine perennemente con te. Ho imparato che anche in una societ ricca la gente pu non essere felice, come ho descritto nel romanzo Chicago. Quanto stato impegnativo parlare di questioni come la corruzione politica, il controllo militare, i tab come l'omosessualit e la violenza nel romanzo Palazzo Yacobian? Aveva dubbi sulla reazione degli egiziani? La scrittura uno spazio libero dove la paura agli antipodi. Se si calcolano le reazioni, non si direbbe la verit. Scrivere romanzi un'esperienza unica, perch crean-

do i personaggi, ad un certo punto questi si liberano dalla mia volont e prendono una loro strada, li seguo attraverso lo schermo della mia immaginazione. Si aspettava una qualche forma di ostruzionismo dalla censura egiziana? Ufficialmente non esiste una censura per i libri in Egitto, ma ci non vuol dire che non ci sia. Mi stato rifiutata la pubblicazione del primo libro per ben tre volte: nel '90, '94, '98. Dopo il terzo tentativo, decisi che non avrei pi cercato di pubblicare in Egitto. Le case editrici egiziane erano spaventate all'idea di pubblicare Palazzo Yacobian. Trovai un editore in Libano, ma amici a Il Cairo mi consigliarono di non stampare all'estero per non crearmi inimicizie in patria. Poi Mohamed Aresh ebbe il coraggio di pubblicarlo. Fortunatamente ebbe un grande successo, ben 16 ristampe nel mondo arabo in appena due anni. Il lavoro da dentista ha influenzato la sua scrittura? La medicina il campo che pi in assoluto ha dato moltissimi scrittori alla letteratura, penso che ci sia un legame segreto, sotto aspetti diversi trattano lo stesso argomento: l'essere umano; il dottore vuole capirlo per curarlo, lo scrittore per analizzarlo e per spiegarlo nei libri. per la sua professione di dentista che incentra i suoi romanzi sui problemi sociali e politici? Esattamente. Sono convinto che partecipare alla rivoluzione sia un dovere morale di ogni scrittore impegnato. Non si pu parlare di libert e di democrazia nei propri romanzi e rimanere a casa nel pieno di una rivolta popolare!

Qualcuno dei suoi pazienti diventato parte dei i suoi racconti? Certamente. Un romanzo la vita su carta, simile alla vita reale, ma pi profonda, pi significativa e pi bella. Le esperienze nella vita di uno scrittore sono riversate nelle pagine dei suoi scritti. Le vicende giornaliere le vive con pi intensit; importante conoscere persone, cercare di andare in tutti i posti, capire e ascoltare la gente, amarla. La letteratura non un mezzo per giudicare l'uomo, ma per capirlo e capire i suoi sbagli. In Chicago parla dello stereotipo degli egiziani all'estero, un escamotage per guardare dentro la societ egiziana, una parodia. Cosa significa emigrazione per Al Aswani? L'emigrante deve cercare di integrarsi il pi possibile nella nuova realt ma mantenere le proprie radici, altrimenti meglio tornarsene a casa. l'unico modo per l'emigrazione di avere successo. L'Europa a differenza dell'America non ha la predisposizione a ricevere emigranti, impone la propria cultura, quindi l'integrazione pi complicata. Perch ha un'identit pi profonda dell'America, storico-socio-culturale... Certo, caratteristiche apprezzabili, ma non cambia la sostanza. L'Egitto non nasce come paese di emigranti se non a partire dagli ultimi 40 anni, prima l'emigrazione riguardava solo i siriani e i libanesi. L'Egitto per secoli stato un paese che riceveva emigranti, in quello passato erano numerose le comunit greche, italiane, armene... Gli egiziani sono stati 6000 anni attaccati alla propria terra, per questo sempre un dramma quando un membro della famiglia deve partire.

In Chicago lei parla di masturbazione, di guardare film pornografici, di fare sogni erotici che rappresentano in un qualche modo la paranoia dei giovani egiziani, curiosissimi ma castrati da valori sociali e religiosi che impongono la castit fino al matrimonio, anche se nella realt non proprio cos. Pensa che questo controllo sessuale sia anche un controllo sociale delle persone? La storia piena di esempi del genere, di censura religiosa e morale che sono espressione di quella politica: viene proibito guardare scese di un film alla popolazione, come non le si permette di votare. Se sono una persona matura, dovrei essere capace di distinguere tra bene e male, mentre la censura, esclusa quella per la protezione dei minori, un vero insulto alle persone, perch qualcuno stabilisce quello che giusto e sbagliato per te. Un'artista egiziana asseriva che la censura viene attivata dalla gente stessa, perch il censore il pi delle volte dorme, d'accordo? No, una complicazione del sistema dittatoriale il quale insegna che c' una grande differenza tra l'immagine e la realt, prediligendo la prima. Gli artisti egiziani pi creativi, Youssef Chahine, Naghib Mahfuz e altri, sono stati accusati dal regime di dare una cattiva immagine del paese all'estero. La mia risposta stata che i governanti davano una cattiva immagine del paese: ladri e criminali che trattavano il popolo come un oggetto. Con i miei romanzi i lettori stranieri potevano pensare che s l'Egitto aveva una dittatura terribile, ma che almeno ci fossero dei buoni scrittori! La censura espressione della cultura dittatoriale! Quanto Chicago una critica verso il governo egiziano d'aver adottato senza remore il sistema capitalistico senza preoccuparsi delle infrastrutture sociali? Questa stata una delle cause principali della rivoluzione. Gamel Mubarak era il leader di questo sfrenato neo-liberismo, per la sua cricca la vita solo una questione di numeri, perch il neo-capitalismo non pu capire altre cose all'infuori dei numeri senza preoccuparsi della gente. Prima della rivoluzione avevamo due paesi con lo stesso nome, assolutamente separati. Intende i ricchi e i poveri? Contrapposizioni come quelle delle citt satelliti di 6 Ottobre, Tugamma El Khamis, Katammeyya per i ricchi e gli slum per i poveri. Due mondi che comunicano tra loro in un solo modo: i ricchi fanno lavorare i diseredati come domestici e servi. La divisione in classi una terribile piaga che ci portiamo dietro dai faraoni, anche se non abbiamo mai avuto una differenza cos abissale tra ricchi e poveri come oggi! Il 45% della popolazione vive con solo due dollari al giorno, mentre un numero ristretto di egiziani tra i pi ricchi al mondo. Da scrittore molto interessante, ma una piaga che va denunciata senza indugi. Alcuni dei figli delle classe agiate erano a Tahrir, ma sono gli stessi mandati a studiare all'estero, come Gamal, per poi tornare in patria a impiegare le politiche d'oltreoceano che vanno bene per l'America ma non per l'Egitto... Non vanno bene per nessun paese. Hanno governato l'Egitto come se fosse un'azienda, volevano ricavare un profitto netto, ma governare un paese un concetto completamente diverso. C' un impegno morale per lo stato, siamo cittadini e non dipendenti, abbiamo dei diritti: a ricevere un trattamento medico, a percepire un sostegno per la disoccupazione e l'acquisto della casa, ad avere una pensione. Prima della rivoluzione stavano preparando una legge che prevedeva per i poveri di pagare il servizio sanitario, pena l'esclusione! Non pensa che un sistema pi europeo, incentrato pi sul sociale, possa essere migliore per l'Egitto? S, guardo con ammirazione quei paesi come la Svezia e la Norvegia che in qualche modo sono riusciti a realizzare il vero socialismo. La storia spesso fatta di momenti, uno dei quali per l'Egitto stato la rivoluzione, pu dirci le sue sensazioni? La mattina del 25, mi sono svegliato presto per scrivere parte del nuovo romanzo. Ricordo di aver pensato che sarebbe stata un'altra delle solite manifestazioni con 400 persone circondate da 10000 agenti antisommossa. Terminato il capitolo sul

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EGITTO

Lincontro del gioved con lo scrittore egiziano Alaa Al Aswani nella sede del partito Ghad e al centro un carro armato in piazza Tahrir nei giorni della rivoluzione

ne e mezzo di effettivi tra servizi segreti e di sicurezza, ora sono disperati e non hanno nulla da perdere, preparati a bruciare il paese perch coscienti che questa la loro ultima battaglia. Le elezioni di settembre significheranno un grande cambiamento per il paese? Ho scritto molti articoli sulla mancanza di partecipazione degli egiziani alle elezioni generali, perch erano corrotte, ma nel referendum di marzo, ho visto una larga e convinta presenza. L'aspetto importante che dopo 60 anni avremo elezioni libere e il nostro voto conter. Non pensa che l'insistenza iniziale degli Shabeb per avere elezioni immediate subito dopo le dimissioni di Mubarak fosse giusta, per mantenere il momento rivoluzionario e bloccare il nascere di forze reazionarie? Parole sagge. La sinistra egiziana aveva paura che i Fratelli Musulmani, gli unici organizzati sul territorio, avrebbero vinto le elezioni con una maggioranza schiacciante. Ora non abbiamo nessuna autorit a difendere la rivoluzione, l'unica modo scendere in piazza. La paura dell'Occidente per i Fratelli Musulmani fondata? No, stata la propaganda orchestrata dal vecchio regime mandando un unico messaggio all'esterno: o Mubarak o loro. Potremmo prefigurare un ruolo dei Fratelli Musulmani in Egitto come quello delle lobby ecclesiastiche in Italia, coinvolgendoli nel processo democratico e governativo? Per me sono politici. La chiesa copta e l'Azhar non sono coinvolti nella politica. Lo stato dovrebbe essere secolare. Se coinvolti attivamente, perderanno la loro componente aggressiva: perch essere violenti se si pu partecipare all'attivit politica e democratica? I media hanno creato questo stato di paura contro i Fratelli Musulmani. Quelli che ne traevano giovamento sono gli stessi che creano disordini nel paese. Come accaduto per la chiesa di Embeba incendiata? Non c' ombra di dubbio. Chi manovra dietro le quinte sono persone che lavoravano per i servizi segreti del vecchio regime, quindi stiamo parlando di veri professionisti.

quale stavo lavorando, sarei andato in piazza, ma quando ho acceso la tv e ho visto il momento che stavo aspettando da anni, mi sono precipitato in strada. Descriverei la rivoluzione con due parole: popolo, di cui ho parlato e scritto molto ma solo a Tahrir ho capito il suo significato; e morte. Non dimenticher mai il 28 gennaio. Discutevo con un ragazzo che m'incoraggiava a scrivere sulla rivoluzione, appena terminammo si allontan. A una distanza di 5 metri udii un fischio, la pallottola lo centr nel cranio, nel lasso di un istante era a terra. In quel momento capii che sarebbe stata la fine di Mubarak: se sei capace di uccidere il tuo popolo, non puoi esserne la guida; ha ottenuto l'opposto di quello che ogni dittatore si aspetta: le persone hanno superato anche la paura dei cecchini appostati a Tahrir, della morte per la loro libert. La rivoluzione sar l'inizio di un Rinascimento arabo? Non pensa che ci siano forze controrivoluzionarie in Egitto? Siamo ovviamente alla fine di unera, fatta di dittatori. La rivoluzione si diffonder in quanto l'Egit-

to sempre stato leader nel mondo arabo. I monarchi del Golfo Persico non vogliono che Mubarak sia giudicato da una corte, hanno paura perch con la democrazia anche loro dovranno affrontare lo stesso giudizio. Nella penisola arabica il presidente visto come il capo della trib, una visione medioevale; vogliamo che il presidente sia un cittadino come gli altri, un dipendente pubblico al servizio dello stato e del popolo. La rivoluzione araba mostra la menzogna dietro l'11 settem-

bre? Indubbiamente le rivoluzioni arabe sono una riprova della cattiva politica estera degli Usa, ma Bin Laden era un assassino, perch non si uccidono civili per la propria causa. Si possono imbracciare le armi per difendere il proprio paese da un'occupazione, ma combattere non significa avere il diritto di uccidere innocenti. In ogni religione uccidere sempre contro la volont di Dio, quella in cui credeva Bin Laden non l'autentica, e gli egiziani lo sapevano. Ci sar meno violenza e terrorismo dopo la rivoluzione perch ci

sono due lati nell'uomo: quello umano e quello diabolico; nel primo c' la maggioranza della gente, che vuole vivere una vita decente, in pace, lavorare onestamente e crescere i propri figli; dall'altro lato ci sono le corporazioni multinazionali, fanatici e dittatori. La situazione in Egitto pu finire come la Primavera di Praga del '68, o come l'89 europeo? In una rivoluzione ci sono sempre forze controrivoluzionarie, che sono pi pericolose del regime che le precedeva. Mubarak aveva un milio-

Si pu fare affidamento sull'esercito egiziano considerando che governa da 60 anni e Mubarak era una sua espressione? Appoggeranno lo sviluppo democratico del paese? S, lo sosterranno. Nasser fece una cosa intelligente: mantenne l'esercito completamente separato dalla politica, solo i generali andati in pensione venivano nominati a cariche pubbliche per meriti di carriera. Questa formula ha reso l'esercito egiziano molto diverso da quelli di stampo sudamericano.

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MICHELLE BACHMANN, NUOVA PALADINA DEI TEA PARTY La sua ultima iniziativa stata la firma di un appello in difesa della famiglia e del matrimonio (eterosessuale ovviamente) inventato dal conservatore dellIowa Bob Wander. Due paginette dove in realt c di tutto, dalla guerra alla Sharia, la legge islamica che singolarmente viene vissuta come una minaccia concreta da buona parte della destra Usa (nel novembre 2010 in Oklahoma ci fu addirittura un referendum per bandirla per sempre dallo stato), fino alle battaglie contro la poligamia e la pornografia. Michelle Bachmann, ormai ufficialmente candidata alle primarie repubblicane, nota perch non si ferma davanti a nulla. Cinquantacinque anni, madre di cinque figli (ma ne ha presi in affidamento altri 23), eletta e rieletta al Congresso nel suo collegio del Minnesota, una delle pi grandi paladine dei Tea party. A nome loro ha chiesto a gran voce labolizione della Social secutiry (che garantisce le misere pensioni sociali) e persino di Medicare (la copertura sanitaria pubblica per chi ha pi di 65 anni). Guadagnandosi cos letichetta di nuova Sarah Palin. Definizione sbagliata, perch al contrario dellex governatrice dellAlaska (che ancora non ha scelto se correre o no per la Casa bianca nel 2012), la Bachmann una politica navigata. Prima dei suoi due mandati parlamentari, sedeva nel Congresso del Minnesota, e la sua campagna elettorale ha gi stupito molti. Per la quantit di soldi che ha raccolto in pochi mesi, e per gli uomini che ha scelto per guidarla, a partire da Ed Goeas, sondaggista e analista politico di tutto rispetto. I cui consigli si sono gi mostrati utili, visto che la Bachmann uscita trionfante a met giugno dal primo dibattito tra i candidati alle primarie repubblicane dellanno venturo. Certo, come hanno sottolineato in molti, un successo dovuto pi alla pochezza dei suoi concorrenti che alla sua abilit oratoria. Ma ci che rende interessante, e pericolosa per il suo partito, Michelle Bachmann, la sua base elettorale. Perch se vero che una destra rabbiosa, come lo furono gli evangelici nel 2004, sempre esistita nel fronte repubblicano, i Tea party continuano ad attrarre un bacino di voti pi vasto. Le loro battaglie e i loro slogan infatti non toccano solo i temi classici, la difesa della famiglia, la lotta contro laborto e i matrimony gay. Fin dallinizio ci che ha animato il movimento pi che le social issues sono stati i temi economici. I Tea party infatti sono figli della Grande Recessione, e dietro la loro guerra al debito pubblico (e al fragile welfare Usa) c una visione iperliberista. Una ricetta, sposata in parte anche dellestablishment del partito, che potrebbe rivelarsi disastrosa per gli Stati uniti. Ma che continua ad avere un suo fascino, soprattutto tra chi pi vive le conseguenze della crisi. Oggi i senza lavoro sono gi 14 milioni, e i dati sulla disoccupazione di giugno dicono che il loro numero potrebbe crescere ancora.

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VERSO NUOVI MODELLI DEL SAPERE

La biologia fatta in garage


Si chiama biopunk ed un movimento che intende applicare i principi dell'hacking alle scienze della vita. Cos, nelle cantine, si stanno diffondendo dei laboratori abusivi, ispirati alla filosofia open source. Con risultati alterni
stato tutti i protagonisti principali della nascita e dell'affermazione del movimento e ha seguito le loro peripezie a met tra scienza e movimento sociale. DIYbio stata fondata nel 2008 da due ragazzi di Boston, Mackenzie Cowell e Jason Bobe, e da allora si espansa fino a raggiungere migliaia di persone in decine di citt, fino a diventare un argomento per i media di mezzo mondo e attirare l'attenzione di scienziati, politici e... dell'Fbi, che cerca di controllarli per evitare possibili problemi legati al bioterrorismo. Di bioterrorismo per non c' traccia, e nessuno sta producendo patogeni geneticamente modificati nel garage di casa. Piuttosto, i biohacker raccontati nel libro di Wohlsen stanno sperimentando forme con cui mettere le mani nella biologia e giocarci per usarla a scopi individuali, al di fuori delle istituzioni della scienza e senza bisogno di un dottorato o di un laboratorio miliardario. Il loro sogno applicare alla biologia i fondamenti del peer-to-peer o del modo in cui funzionano Linux e Wikipedia: migliaia di utenti non-esperti che collaborano per produrre idee e conoscenze scientifiche di qualit, anche migliori di quelle che escono dai laboratori dalle universit. Joseph Jackson l'inventore di LavaLamp, un economicissimo termociclatore da usare per piccoli test genetici nel campo della qualit degli alimenti o della diagnosi di alcune malattie infettive, e si pu usare direttamente sul campo. Andrew Hessel ha fondato la Pink Army Coop, cio una piccolissima impresa che usa principi open source, finanziata da tutti i suoi membri: il suo scopo fare ricerca sul cancro al seno in vista di soluzioni personalizzate per i singoli pazienti. E cos via. La scienza amatoriale non certo una novit, dagli appassionati di razzi che cercano di emulare la Nasa, ai chimici che lavorano nella cantina di casa e ne escono con strani composti. Nel suo Storia popolare della scienza (Marco Tropea editore, 528 pagine, 24,90 euro), Clifford Conner racconta una storia alternativa dell'impresa scientifica, cio non basata sui grandi scienziati come Darwin, Newton, Lavoisier, Pasteur, ma piuttosto sul mondo di sotto: operai, contadini, gente comune che al di fuori della luce dei riflettori ha ricoperto un ruolo importante per lo sviluppo della scienza, un contributo spesso misconosciuto all'avanzamento della conoscenza. La biologia fai-da-te evidentemente parte di quella storia, con la differenza che oggi alcune tecnologie avanzate usate nei laboratori scientifici cominciano a essere alla portata di tutti. Anche se per un semplice cittadino resta impossibile dotarsi delle apparecchiature da milioni di euro che si usano nella ricerca biologica, i biohacker stanno correndo ai ripari in diversi modi, e il libro di Wohlsen lo documenta bene. Stanno per esempio costruendo apparecchi poco costosi e open source. il caso della OpenPCR, una macchina per la Reazione a catena della polimerasi messa in vendita per 500 dollari e le cui istruzioni si possono trovare tutte in rete, senza brevetti a impedire a chiunque di costruirla da s, modificarla, migliorarla, e distribuirne nuove versioni (la Pcr un'analisi genetica molto diffusa che clona una sequenza genetica presente in un campione anche molto piccolo e ne fa milioni di copie per renderla riconoscibile, usata sia in medicina sia in altre applicazioni in cui si vuole verificare la presenza di un batterio o di un certo organismo). Grazie a un finanziamento raccolto in rete con microdonazioni, due amici di San Francisco, Tito Jankowski e John Perfetto, hanno potuto produrre il prototipo e ora commercializzarlo. Oppure i biohacker organizzano laboratori comunitari sul modello degli hackerspace, cio luoghi dove pagando un abbonamento mensile si partecipa alla costruzione di un laboratorio biotech che poi si pu utilizzare a piacimento. Spazi simili stanno nascendo ovunque nelle grandi citt statunitensi e ora anche europee e asiatiche. Nella Silicon Valley nascer Biocurious, mentre BiologiGaragen gi aperto a Copenaghen, Genspace a New York e La Paillasse a Parigi. Sia chiaro, oggi nessuna di queste esperienze sta producendo buona scienza. Spesso anzi, si tratta di esperimenti poco originali e di bassa qualit, che difficilmente passerebbero il vaglio richiesto a una ricerca nel campo della biomedicina. Allora perch tanta attenzione per questo movimento? Non chiaro se si tratti dell'inizio di una nuova industria, come fu per gli hacker dei computer negli anni Sessanta e Settanta, oppure solo di una nuova forma di diffusione della cultura scientifica o di partecipazione alla biologia. Torniamo alla dichiarazione di Bill Gates: non un caso che l'abbia rilasciata durante un'intervista a Wired, una rivista attenta alle innovazioni che provengono dal basso ma anche la capofila di quella che il sociologo inglese Richard Barbrook ha chiamato ideologia californiana, cio il neoliberismo sfrenato e l'ottimismo assoluto nella tecnologia che nato dal miscuglio di hacker, hippie e yuppie della Silicon Valley. Il titolo Biopunk ovviamente racchiude la voglia di ribellione dei biologi fai-da-te. Infatti molti di loro si rifanno sia al movimento hacker sia all'etica do-it-yourself e ribelle del punk. Tuttavia la dimensione politica di DIYbio tutt'altro che radicale (vedi intervista a fianco) e spesso gli aderenti ai progetti di cui si parla nel libro sono piuttosto parte di un'ideologia diversa, in cui si attribuisce all'innovazione tecnologica liberata dalle bu-

di Alessandro Delfanti

e fossi un ragazzino oggi, sarei un hacker della biologia. Non lo ha detto uno qualunque, ma Bill Gates, l'ex giovanissimo informatico brufoloso che sulle capacit e sulle tecnologie sviluppate dalla comunit hacker della Silicon Valley degli anni Settanta ha costruito un impero commerciale immenso che si chiama Microsoft. Proprio in questi mesi sta infatti emergendo un movimento soprannominato biohacker che vuole applicare le forme di azione dell'hacking alla biologia. Stiamo parlando di ragazzini che giocano a sequenziare geni, smanettoni che applicano le loro conoscenze informatiche al Dna, laboratori biologici abusivi costruiti nei garage californiani, e di una rete globale di scambio e condivisione di informazioni e conoscenze organizzata su internet con principi open source. L'hobby del movimento DIYbio, dove DIY sta per do-it-yourself, cio fai-da-te, la biologia (www.diybio.org). Marcus Wohlsen un giornalista di San Francisco che negli ultimi due anni ha documentato la nascita di DIYbio e che ha appena pubblicato negli Stati Uniti un libro intitolato Biopunk (Current, 240 pagine, 22 euro, per ora pubblicato solo in inglese). Wohlsen ha intervi-

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L'INTERVISTA

di Bruno Di Marino

Ma manca una prospettiva politica


di A.D.

teve Kurtz uno dei membri del Critical art ensemble (Cae, www.critical-art.net), collettivo di artisti Usa che lavora al confine tra scienza, tecnologia e politica. Nel 2004 Kurtz stato arrestato dall'Fbi con l'accusa di bioterrorismo dopo che in casa gli furono trovate colture batteriche che il Cae usava per i suoi progetti sulle biotecnologie. Nel libro L'invasione molecolare (Eleuthera, 120 pagine, 10 euro) il Cae teorizzava l'uso della biologia fai-da-te come strumento per criticare e mettere in crisi le strutture del potere all'interno dell'industria biotech e il ruolo stesso della biologia nel capitalismo. Kurtz riflette da anni su problemi come i brevetti sulle sequenze genetiche o le forme della democrazia nelle scelte scientifiche, ed un osservatore privilegiato dei movimenti di biologia fai-da-te che oggi si stanno sviluppando al di fuori dei confini istituzionali di universit e imprese biomediche o dell'agribusiness. Quali sono le differenze principali tra voi e la nuova ondata di biologia fai-da-te? Il Critical Art Ensemble ha una politica. Non ci interessa la scienza di per s, ma come i suoi processi materiali e i suoi discorsi possono essere usati nella lotta contro le pratiche autoritarie. DIYbio non commette i tre peccati capitali della biologia fai-da-te: fare riferimento alla politica delle biotecnologie invece di presentarle come neutrali; suggerire che le decisioni politiche dovrebbero essere prese dai cittadini e non restare il dominio di corporation, militari ed esperti; combinare le ricerca biologica con l'attivismo politico. Queste tre pratiche provocherebbero una reazione da parte delle autorit negli Stati Uniti, anche se nell'era post-Bush l'intensit della violenza legale si ridotta un po'. Il Dipartimento di giustizia si in parte depoliticizzato, ma se la bioparanoia tor-

nasse, anche loro sarebbero a rischio. Non credi che DIYbio e i biologi fai-da-te di oggi abbiano un approccio critico alla scienza? presto per dirlo. I laboratori pubblici non sono ancora diffusi. Non come con le tecnologie dell'informazione, in cui ognuno possiede un computer e ci sono negozi di attrezzature in ogni centro commerciale. Per ora ci sono un sacco di persone curiose ed entusiaste, e coloro che vengono dal movimento ecologista hanno un approccio pi critico. Ma a questo punto, tutto cos lontano dai radar della cultura mainstream che non c' modo di sapere quali tendenze vedremo in futuro. Certo, basta dire che tutti dovrebbero essere in grado di fare ricerca da soli, nel proprio garage, per incorrere in rischi. Anche solo affermare che c' bisogno di alfabetizzazione biologica politico. Ma non basta: c' bisogno di ben pi che una politica progressista moderata per cambiare la situazione corrente. Ma la biologia DIY davvero il nuovo luogo dove fare ricerca scientifica? No. La scienza richiede troppi capitali per poter esser fatta in un garage. Per la tecnologia un'altra cosa. Anche se per ora nulla di interessante uscito da un garage, potremmo ben presto vedere nuove tecnologie biologiche che offrono nuove possibilit. Il capitalismo interessato agli hacker e agli smanettoni che lavorano nelle cantine. Ma a differenza dell'informatica, dove l'open source diventato un modello di business, nella biologia le aziende vogliono rendere tutto proprietario e brevettare tutte le forme di vita. Ma se nuove applicazioni monetizzabili verranno da un garage, anche questo potrebbe cambiare. Cosa dovrebbero fare i biohacker per prendere una direzione politicamente pi interessante? La scienza fai-da-te non ha mai avuto una vera direzione in questo senso, ed per questo che stata tollerata per decenni. questo il problema: non ci sono storie che ispirano, eppure sarebbero indispensabili per far emergere un attivismo basato sulla scienza che superi gli scienziati progressisti e le loro organizzazioni.

PRYNTYL
Italia, 2011, 350, musica: Vinicio Capossela, regia: Virgilio Villoresi, fonte: Mtv

Pesci, sirene, cavallucci ecc. inscenano un piccolo teatrino sottomarino che sembrerebbe realizzato con tecniche di animazione, mentre invece frutto di movimenti reali stile meccano (il gioco che ha allietato linfanzia di molti). Per tradurre in immagini la canzone di Capossela, Villoresi (gi autore di un altro straordinario clip, Una giornata perfetta, per il musicista di Andretta), crea un ludico universo acquatico in miniatura con una mano dipinta di blu che interviene a tratti in scena muovendo sagome ritagliate, suonando un mini-pianoforte, azionando meccanismi, dando vita ad ombre cinesi (un piccolo omaggio a Ruka il capolavoro dellanimatore ceco Jiri Trnka?). Lartificio viene fellinianamente rivelato in questo Pryntyl diventando il fulcro stesso del video e raggiungendo risultati di grande poesia e fantasmagoria.

MACHINE GUN BLUES


Usa, 2011, 8, musica: Social Distortion, regia: Jeremy Alter, fonte: Virginradiotv

rocrazie centralizzate e rimessa nelle mani dei cittadini la capacit di risolvere i problemi individuali in modo migliore, pi efficiente e magari... pi proficuo, dato che spesso i biohacker hanno in mente modelli di business alternativi a quelli delle universit e delle aziende che oggi dominano il mercato. Certo, questo non esaurisce la storia. I biohacker rappresentano una sfida ai poteri costituiti della scienza. Ma questo non significa che saranno davvero in grado di produrre innovazioni interessanti e tantomeno di distruggere il monopolio delle grandi aziende e delle grandi universit all'interno dell'industria biotech. I laboratori comunitari che stanno sorgendo in America, Europa e Asia potrebbero rivelarsi un giocattolo per nerd con il pallino del Dna, un incubatore usato dalle imprese per accaparrarsi innovazioni provenienti dal basso, oppure l'embrione di una rete di pratiche di ricerca che sfugge alle burocrazie della scienza ufficiale e costruisce un modello di condivisione di saperi non basato su brevetti, segretezza e profitti. Insomma, dai biopunk nascer la Microsoft op-

pure il Linux della biologia? Oppure nulla? Nel dubbio, sgomberate il garage o la soffitta, spolverate i manuali di biologia dell'universit e preparate il vostro laboratorio casalingo. Su Internet si trova un po' tutto quello che vi serve per cominciare. www.effecinque.org

Un vero e proprio piccolo gangster film (nel prologo vengono presentati i vari personaggi e scorrono lentamente i titoli di testa) con la band rocknblues capitanata da Mike Ness che, nella classica America anni Trenta vittima della Grande Depressione, porta a termine una sanguinosa rapina in banca, sotto il significativo nome di The Blood & Sorrow Gang. Inseguiti dalla polizia, i malviventi finiranno tutti sterminati senza piet. Ma nel finale per sottolineare che sotto la dura scorza criminale batte il cuore di un musicista scopriamo che nella custodia di Ness (autore della sceneggiatura insieme a Anton Pardoe) non c un mitra, ma la sua inseparabile chitarra. Scenografia (Philip Duffin) e fotografia (Charles Papert) rendono perfettamente il sapore di unepoca spesso rappresentato sul grande schermo in memorabili film come Gang di Altman ma soprattutto Bonnie and Clyde di Penn, attestando un notevole sforzo produttivo: uno dei producer, tra laltro, Meiert Avis, gi stimato regista di videoclip.

AI AI AI
Brasile, 2003, 404, musica: Vanessa De Mata, regia: Mauricio Ea, Sergio Mastrocola, Pablo Nobel, fonte: Youtube

Vanessa che si muove sensuale immersa nella fitta vegetazione, Vanessa accolta da un gruppo di persone in maschere carnevalesche in un palazzo antico, Vanessa distesa in un campo di fiori gialli. Sono questi i tre ambienti in cui si svolge il video della hit Ai ai ai interpretata dalla cantautrice del Mato Grosso. Grande uso di effetti speciali che rendono liquide le immagini (la fotografia dello stesso Mastrocola) e interessante latmosfera creata dai tre autori, vagamente metafisico-surrealista. Un video raffinato che ha comunque voglia di rivaleggiare con quelli delle popstar statunitensi.

ALL I NEED
Francia, 1998, 435, musica: Air, regia: Mike Mills, fonte: Youtube.com

Lamore tra due tipici ragazzi californiani filmati nel loro ambiente di vita tra villette a schiera dai prati ben curati e sfide di skateboard. C un livello seminarrativo e un livello documentaristico con i giovani che si confessano davanti alla macchina da presa, interrompendo o sovrapponendosi alla musica degli Air che, in alcuni punti, diventa cos un sottofondo sonoro. Un esperimento indubbiamente interessante per lepoca. Tratto dal fortunato album Moon Safari che lanci il duo di musica elettronica doltralpe a livello internazionale.

ALIAS N. 28 - 16 LUGLIO 2011 (9

SEGUE DA PAG 4

SINTONIE
filippo brunamonti antonello catacchio mariuccia ciotta giulia da. vallan cristina piccino roberto silvestri silvana silvestri

IL FILM

SEGUE DA PAGINA 7

LALBERO
DI JULIE BERTUCCELLI; CON ADEN YOUNG, CHARLOTTE GAINSBOURG. FRANCIA AUSTRALIA 2010

BALLKAN BAZAR
DI EDMOND BUDINA, CON ARTAN ISLAMI, CATHERINE WILKENING, EDMOND BUDINA, VERONICA GENTILI, LUCA LIONELLO. ITALIA ALBANIA 2011 -

Film di chiusura di Cannes 2010, fuori concorso, produzione franco-australiana, opera dalle ambizioni poetiche, promessa di una cineasta legata ai set di Kieslowski, Tavernier, Ioseliani, e autrice di un titolo pluripremiato (Semaine de la Critique 2003 e Csar per il miglior esordio), Depuis qu'Otar est parti. Documentarista, la giovane Bertuccelli si avventura agli antipodi dietro il romanzo Our Father who art in the Tree di Judy Pascal, ambientato negli arsi territori del Queensland. A caccia della sospensione dell'incredulit, cercando l'equilibrio con il sovrannaturale e la magia di Peter Weir, L'albero ricade indietro, sradicato e non solo metaforicamente. L'albero un enorme ficus, cattedrale aborigena conficcata nel terreno, sovrastante l'edificio abitato da Dawn (Gainsbourg) e dai suoi quattro figli. La sottile linea che divide la realt dell'immaginazione qui si dissolve in segni premonitori inconcludenti, in visioni di paesaggi gialli, e in un estenuante menage familiare. (m.c.)

GIALLO/ARGENTO
DI DARIO ARGENTO; CON ADRIEN BRODY, EMMANUELLE SEIGNER. ITALIA 2011

Dario Argento rimane immenso, elevando le pulsioni della sua estetica horror ad artigianato shock del subconscio, a cardiogramma feroce di cento succedanei. Nonostante le infinite difficolt produttive, una trama sempliciotta e un cast (Adrien Brody, Emmanuelle Seigner, Elsa Pataky) alla sbando, Argento si conferma genio invisibile, un bambino che nella sua vita cinematografica migliora le coscienze interiori di ognuno di noi. Dario Argento anche il motivo per cui psicologi e critici hanno ancora la sensazione di esistere (per tanti motivi, senza riuscirci). Non a caso, i personaggi di Giallo possiedono tutti qualcosa di freudianamente irrisolto nella loro infanzia, e un po come il grande demiurgo raramente tornano nei luoghi in cui sono stati da bambini, se non con la memoria. (f.bru.)

Albania del sud o Epiro del nord? In questa zona si svolge il conflitto di Ballkan Bazar, ballata balcanica. Potrebbe sembrare una commedia dellassurdo non fosse che le commedie albanesi raccontano, sulla base della tradizione del realismo, precisamente quello che offre la cronaca. Julie con la figlia decide di andare a riprendere i resti del padre, ufficiale francese caduto in guerra, ma da Tirana il suo contatto, un reporter tv, le scorta verso un villaggio del sud, dove si dice sia stata avvistata la bara ricoperta da una bandiera francese. Il microcosmo del villaggio evidenzia i rapporti di confine non certo pacifici tra albanesi e greci, film corale di contraddizioni, ma soprattutto bastato su un fatto realmente avvenuto,la compravendita delle ossa dei contadini locali per riempire le tombe del mausoleo dei caduti greci in guerra, raccontata con leggerezza sul filo dellassurdo in un luogo dove tutto possibile. (s.s.)

Perch ha permesso a Mubarak di governare cos a lungo? L'esercito non ha nessuna ambizione politica e non preparato a ribellarsi alle autorit pubbliche. Sono militari: ordini e ubbidienza. la prima volta che si trovano coinvolti in una situazione politica. Abbiamo fiducia nell'esercito perch ci sono prove che Mubarak gli chiese di sparare sui manifestanti e ha rifiutato. Questa la differenza tra le forze armate egiziane e quelle siriane o libiche, anche se ci non vuol dire che non commetta errori. Abbiamo una situazione unica in Egitto perch c' una rivoluzione sospesa, normalmente fallisce o ha successo. Qui abbiamo una via di mezzo: ci sono i militari, che non sono rivoluzionari, ma che sono i guardiani del cammino democratico e i custodi della rivoluzione. Kifaya diventer un partito e vedremo Alaa Al Aswani candidarsi? No, non ho ambizioni politiche, sono contento con la mia vita da dentista, essere scrittore mille volte meglio che essere presidente. Si aspetta un eventuale supporto dagli Usa o dall'Europa? Non mi aspetto nulla dai governi, ma sono molto contento perch i popoli e la gente comune dell'Occidente ci hanno appoggiato dal primo momento. Quale sar ora il ruolo della donna in Egitto? La partecipazione delle donne nel nuovo Egitto dovr rispecchiare la stessa che c'era durante la rivoluzione, e posso garantire che stata massiccia. Migliaia hanno dormito in piazza con i loro coetanei, e posso dire che nessuna ha mai subito una violenza, perch ognuno a Tahrir era rispettato. Non crede che si dovrebbe fronteggiare il neo-capitalismo con un neo-socialismo? Penso che il neo-socialismo esiste gi, con i movimenti no-global che proteggono i nostri diritti pi che i loro. Sono convinto che la forza del socialismo di creare nuove idee e concetti sia di gran lunga maggiore di quella del capitalismo, in quanto l'abilit intellettuale e morale del capitalismo limitata al profitto e ai soldi che sono solo numeri, mentre il socialismo mette al centro l'uomo, i diritti, la cultura e l'arte. Se si guarda alla storia, solo pochi artisti si possono etichettare come non socialisti, se sei uno scrittore non puoi essere un capitalista. Fin dai suoi primi romanzi ha scritto molto sulla corruzione denunciando i soprusi della dittatura. Come si sente ora? Contento e orgoglioso di aver partecipato alla rivoluzione e di esserne stato testimone. Ho dormito ogni giorno in Tahrir, andavo a casa solo la mattina per tranquillizzare mia moglie che ero ancora vivo, ho tenuto discorsi ogni notte in piazza. L'11 febbraio, quella sera stavo andando a casa, ma molto lentamente perch mi fermavano ogni 5 minuti; ha un certo punto ho sentito la folla gridare, per un attimo ho pensato che avevano incominciato a sparare come la notte del 28 gennaio, ma il suono di quel grido aveva qualcosa di diverso, un isterismo felice, cos ho capito che ce l'avevamo fatta. Il regime cercava un leader da fare fuori, ma non c'era, perch un leader colui che pu andare in piazza e dire alla gente di tornarsene a casa, ma questa stata la rivoluzione del popolo, di tutto un popolo.

OSTIENE GAMER
di Carlo Avondola

IL FESTIVAL
LAURA FILM FESTIVAL
LEVANTO, BONASSOLA 20-31 LUGLIO

5 (CINQUE)
DI FRANCESCO MARIA DOMINED; CON ROLANDO RAVELLO, STEFANO SAMMARCO. ITALIA 2011

IN VIAGGIO CON UNA ROCK STAR


DI NICHOLAS STOLLER, CON BILLY GREEN BUSH, CHRISTINA AGUILERA. USA 2011

Francesco Maria Domined un attore (Fatti della banda della Magliana, Cover Boy). Il film da regista sceglie questi stessi luoghi, anche perch gli permettono di muoversi con una certa libert e di evitare un realismo un po facile e rumoroso. La storia ambientata al Quarticciolo, si ispira alla cronaca, ha un segno tutto maschile: cinque ragazzi, adolescenti in riformatorio, cercano il colpo grosso, quello che li possa fare ricchi. Il punto di vista del regista eccentrico, a cominciare dalla scelta degli attori presi dal Grande fratello o dallIsola dei famosi, prova a raccontarci le relazioni tra maschi, il contesto in s rimane fuori campo. La macchina da presa bracca i personaggi, il ritmo forte ammicca alla loro adrenalina. (c. pi.)

THE CONSPIRATOR
DI ROBERT REDFORD; CON ROBIN WRIGHT, JAMES MCAVOY. USA 2011

Universo tentacolare e in costante via di espansione, il cinema apatowiano (fatto dei film che lui dirige e dei moltissimi che portano lo stampo riconoscibile della sua produzione) un andirivieni di volti conosciuti e resi famosi dal regista di Knocked Up . Aldous Snow l'ultima spiaggia a cui ricorre una casa discografica di Los Angeles per risollevare le sue sorti. L'idea quella di resuscitare l'appeal mitico e sregolato del rock'n'roll vecchio stampo con un grosso concerto. A recuperare e portare in California l'ex superstar, perennemente appannata da droghe, alcol e da una delusione sentimentale, viene inviato un impiegato un po' nerd, Aaron Green (Jonah Hill). Il film la dinamica di opposti, un classico bromance, la commedia romantica tra uomini coniata da Apatow.

Lottava edizione del Laura film festival diretto da Amedeo Fago con la supervisione scientifica di Morando Morandini offre un omaggio ad Annie Girardot e Marco Ferreri con i film realizzati insieme come La donna scimmia (64), pi Ferreri I love you (2000) di Fiorella Infascelli. Il premio Gassa damante andr a un cortometraggio (in giuria Mario Brenta, Patrizia Pistagnesi, Fiorella Infascelli, Rossana Buono). Una rassegna di cinema italiano indipendente (Jalongo, Emidio Greco, Alice Rohrwacher, Bellocchio, e il terzetto di Boris (Ciarrapico, Torre, Vendruscolo), documentari, sperimentazione e una sezione dedicata al cinema delle donne, con un convegno e la presentazione del volume Il Morandini delle donne. Novit di questanno la nuova sezione che promuove un progetto artistico e culturale, grazie alla ristrutturazione dellantico tracciato ferroviario in disuso, costruito 150 anni fa (1860-74), in concomitanza con lUnit dItalia, diventato ora Tunnel Gallery, un particolare percorso multimediale, unico al mondo. (s.s.)

IL DOCUMENTARIO
FESTA DEL CINEMA DEL REALE
SPECCHIA (LECCE) 20-23 luglio

La guerra di Secessione terminata con la sconfitta dei sudisti, ma il conflitto ha lasciato strascichi: il 14 aprile il presidente Lincoln ucciso da John Wilkes Booth. Tra gli arrestati c anche Mary Surratt, poich le riunioni per organizzare gli omicidi venivano fatte nella sua pensione. Labilit di Robert Redford e dello sceneggiatore James Salomon sta nel mostrare quanto sia difficile mantenere i nervi saldamente democratici di fronte a un attacco durissimo. In filigrana si legge quello che avvenuto negli Usa dopo l11 settembre e la lettura del film apre squarci inquietanti sui piani alti del potere. (a.ca.)

ISOLA 10
DI MIGUEL LITTIN; CON BENJAMN VICUA, BERTRAND DUARTE. CILE 2009

Un episodio poco conosciuto del golpe cileno. I ministri del governo Allende e altri esponenti della pubblica amministrazione furono portati nel profondo sud, sull'isola Dawson. Nel campo i detenuti perdono la loro identit e i contatti con il resto del paese, i loro nomi sono ridotti a numeri. Il tessuto del film si allarga un po' alla volta in un respiro profondo a comprendere non solo la loro vicenda personale fatta di dignit e forza morale, ma quella dell'intero paese in un momento fissato per sempre nella storia, l'assalto alla Moneda e la morte di Salvador Allende (s.s.)

Appuntamento importantenel cuore del Salento quello con il Cinema del reale diretto da Paolo Pisanelli che questanno porta a Specchia Agns Varda, una delle prime registe in Europa a segnare la strada per molte altre e documentarista indomabile (basti pensare al suo recente Les glaneurs, un manifesto sulla crisi europea). In programma LOpera Mouffe (1958), diario di una donna incinta; Salut les cubains (1963), che attraverso 1800 fotografie documenta la realt cubana quattro anni dopo la presa del potere di Fidel Castro; Uncle Yanco (1967), ritratto dello zio pittore Jean Varda; Black Panthers (1968), girato a Oakland, California, durante il processo all'attivista Huey Newton; Les glaneurs et la glaneuse (2000) e lultimo, autobiografico Les plages d'Agns (2008). Il 21 si avr il confronto tra Cecilia Mangini e Varda sulle pratiche e le poetiche del documentario.In programma anche la Primavera araba raccontata dai corti degli studenti della cole des Arts et du Cinma di Tunisi. (s.s.)

L'EREDE
DI MICHAEL ZAMPINO; CON ALESSANDRO ROJA, GUJA JELO. ITALIA 2011

IL PREMIO
PREMIO AGE
PESCASSEROLI, 22-24 LUGLIO

PASSANNANTE
DI SERGIO COLABONA; CON FABIO TROIANO, ULDERICO PESCE, ANDREA SATTA. ITALIA 2011

Tra giallo e commedia. Una strada tra Marche e Abruzzo penetra in una boscaglia tra i monti ed ecco apparire la villa. leredit di Giovanni ricevuta dopo la morte del padre, medico come lui. Il tempo di dare unocchiata e ripartire. Ma le case vissute sono misteriose e Giovanni resta per valutare propriet e terreni e iniziano subito le blandizie e le minacce dei vicini. Non si tratta solo di beni materiali ma di quelloscuro emergere di paure e riprendere vigore. Film sullelaborazione del lutto, con gli oscuri meccanismi della cultura contadina che pescano nel profondo, tutte prove da affrontare per diventare adulti. Atmosfera inconsueta, attori e maestranze di alto livello per un bel viaggio nel mistero. (s.s.)

Giovanni Passannante fer, nel 1878 a Napoli, il re Umberto I di Savoia con un coltellino che compr vendendo la giacca . povero, mazziniano, poi anarchico. Lo condannano a morte, poi all'ergastolo, dove nel buio, costretto a vivere tra i suoi escrementi impazzisce. Muore in manicomio nel 1910, la sua testa viene esposta nel Museo criminale di Roma, Lombroso vi individua i segni che appartengono agli anarchici. Passannante di Sergio Colabona, ripercorre il testo teatrale di Pesce che ne protagonista - e insieme al regista e a Massimo Russo ha scritto la sceneggiatura - con Andrea Satta dei Ttes du Bois, Alberto Gimignani, Fabio Troiano in questa opera prima di taglio indipendente, che declina la storia di Passannante al presente. (c.pi.)

La seconda edizione del premio Age dedicata allo sceneggiatore Agenore Incrocci si tiene, organizzata dal comune, a Pescasseroli la bella localit del Parco nazionale dAbruzzo dove lo scrittore trascorse lunghi periodi. Il premio alla sceneggiatura, scelto tra sei commedie (opere prime e seconde) sar consegnato da una giuria composta da Ettore Scola, Dacia Maraini, Riccardo Milani, Marco Risi, Doriana Leondeff, Silvia Scola, Paolo DAgostini, Eugenio Neri (associazione Coecin) e Ernesto Paolo Alba (assessore al tuurismo e cultura di Pescasseroli). Sar ricordato Mario Monicelli con un programma di film scritti da Age con Scarpelli (Brancaleone alle crociate, I soliti Ignoti, Romanzo Popolare, Il medico e lo stregone). Sar inoltre aperta per la prima volta al pubblico dopo la sua scomparsa nel 75, la casa dove era solito ricevere gli amici. In programma anche concerti live di colonne sonore e musica da banda, ospiti (Simona Marchini, Paola Cortellesi, Stefania Sandrelli, Ascanio Celestini). (s.s.)

10) ALIAS N. 28 - 16 LUGLIO 2011

Bangkok Sissyphobia. Le sordide notti di Bangkok diventano teatro di un esercizio omicida dai toni a dir poco cruenti: nella topografia satura e artificiale del sesso a pagamento si aggira un killer vestito da Cappuccetto Rosso che riduce le sue vittime a pezzi cos da poterle trasportare via in una capiente valigia. Papa Chin il tenente incaricato di risolvere il caso, ma chi pu svelare lidentit dellassassino scavando in un comune passato adolescente fatto di traumi sessuali e ripetute vessazioni in realt Tai, un ex poliziotto in galera, che nella sua rischiosa quete scatener una serie di proficui flashbacks, rivelatori di una verit allucinante e ossatura simbolica di uno slasher/thriller apparentemente dal carattere derivativo. Presentato lanno scorso a Rotterdam, Cheun (titolo internazionale Slice) la terza regia del promettente talento thailandese Kongkiat Komesiri, gi sceneggiatore di action movies e del pi noto horror del 2007 The Unseeable, oltre che attivista insieme a un pugno di altri directors del suo paese di un gruppo artistico denominato Ronin Team, ovvero un ulteriore modello di riferimento per la dispersa creativit di genere dimostrata dal languente fronte occidentale. LA, la vacanza intelligente. Perch non riportare in auge questespressione dmod che invece sui settimanali dellItalia anni 70 costituiva unautentica fissazione? Dunque, per chi sceglier come meta Los Angeles, obbligo di giocare su due indirizzi imprescindibili. Il primo Rocket Video (315 N La Brea Ave.), da pi di 20 anni imponente library relativa al supporto video, specializzata in film stranieri, classici, cult flicks e documentari. Un autentico giardino delle delizie, la cui qualit unica stata recentemente sancita addirittura da Faye Dunaway, madrina deccezione dellinaugurazione della nuova sede, che ha definito Rocket Video the unsung underground film salon. A Burbank invece si trova Dark Delicacies (3512 W. Magnolia), la home of horror che offre libri, regali e collectibles (imperdibili, tra laltro, le t-shirts del compositore Harry Manfredini), insieme a eventi e presentazioni di volumi: il prossimo 30 luglio, ad esempio, appuntamento con la scrittrice Polly Frost, che firmer il suo Deep Inside, dieci racconti di supernatural erotica. Ozploitation! Su The Deuce (www. grindhousedatabase.com) un gustoso articoletto traccia la breve storia dello sfruttamento di genere in terra australiana nel periodo doro che copre i decenni 70 e 80. Cos laussieploitation coniata da Quentin Tarantino diventata ben presto Ozploitation: mentre il successo internazionale tocca soltanto la serie di Mad Max, un bel bouquet di titoli arricchisce le multiformi categorie-cinema Sexy come Alvin Purple o Pacific Banana, biker movies e horror, addirittura esempi vertiginosi di Kung Fu (The Man from Hong Kong). Il fenomeno si dirader gi nel corso dellultimo decennio del secolo scorso: in anni recenti dallAustralia drammi e crime movies si sono presentati privi di furia e smalto attivati dai meccanismi legati ai generi, lasciando lindustria a osservare il vuoto.

di Roberto Peciola
LONDRA

a capitale britannica in continuo fermento, in continua trasformazione: dai lavori che sembrano non finire mai e che daranno un nuovo volto alla City, allultimo grattacielo, il pi alto d'Europa, gi a Southwark, fino ai cantieri per le Olimpiadi del prossimo anno che cambieranno l'immagine dell'East End. Londra, dopo i fasti degli anni Sessanta e Settanta, tornata a essere un richiamo per migliaia di ragazzi provenienti da ogni parte del mondo, anche dalla stessa Inghilterra; ed qui che si sono trasferiti - dalle parti di Shoreditch, altro quartiere in fermento nella parte est della metropoli - tre membri di una delle band pi chiacchierate della scena indie attuale, i Wild Beasts. La formazione di Kendal - cittadina nel distretto di Cumbria, nord Inghilterra - ha da poco pubblicato il terzo album, Smother, che fa seguito a quel Two Dancers che un paio di anni fa gli era valso una nomination al Mercury Prize e, di conseguenza, una notoriet forse inaspettata, considerando anche uno stile non particolarmente omologato e un'attitudine non proprio da star delle quattro bestie selvagge. In Smother Hayden Thorpe, Tom Fleming, Ben Little e Chris Talbot - questi i loro nomi - sviluppano il loro credo musicale lasciando da parte l'anima pi istintiva e grezza per dare spazio a un sound pi emotivo, pi catartico e in cui le atmosfere dominano il campo rispetto a quanto accaduto con i due dischi precedenti - oltre al gi citato Two Dancers, il sorprendente esordio Limbo, Panto - in cui erano le ritmiche, quasi tribali, ad avere il sopravvento. Il tutto condito sempre, e sempre meglio, da due voci, diversissime tra loro ma assolutamente complementari, voci che in questo album interagiscono ancora di pi facendo s che l'alchimia funzioni egregiamente, e lascian-

INCONTRI TERZO ALBUM PER IL QUARTETTO ART POP DI KENDAL

Falsetto bestiale
I Wild Beasts hanno da poco pubblicato il nuovo disco, Smother. Nei testi della band quasi unossessione per il sesso ma anche riferimenti letterari a Shakespeare o Hemingway. Conviviamo con le nostre manie, calati in una piccola realt di provincia che da un lato ci ha isolati ma dallaltro ci ha resi originali
do all'ascoltatore un senso di maturit e grazia non del tutto espresso negli altri lavori, che per quanto ottimi, alla luce dell'oggi risultano una spanna al di sotto. Per parlare di Smother abbiamo incontrato i Wild Beasts in un bar vicino alla splendida stazione ferroviaria di King's Cross-St. Pancras, durante una pausa delle prove per l'imminente tour (saranno al Tunnel di Milano il 30 ottobre prossimo), in una giornata di sole e di caldo, una delle tante che sempre pi spesso Londra regala ai turisti (e cos anche il clima contribuisce alla sua trasformazione). L'appuntamento per le nove e e trenta del mattino. Strano orario per parlare con una rock (pop) band... vero - risponde subito Hayden Thorpe, chitarrista, cantante e membro fondatore del gruppo -. Il fatto che siamo sovraccarichi di impegni, tra prove, promozione e quant'altro. In effetti un orario anomalo, ma credici era l'unico momento libero che siamo riusciti a trovare. Quando usc il loro disco d'esordio, Limbo, Panto, restammo spiazzati e piacevolmente sorpresi nell'ascoltare un gruppo che in qualche modo non fosse omologato a certi clich molto in voga nell'indie rock, pieno di reminiscenze anni Ottanta e molto autoreferenziale. Ma di contro questo loro essere altro poteva relegarli in una nicchia dalla quale sarebbe stato difficile uscire. Come tutti quelli che iniziano a suonare in una band - ci dice Thorpe cercavamo di ritagliarci uno spazio riconoscibile e che fosse il pi possibile personale, un sound non convenzionale. Non so se ci siamo riusciti, probabilmente stiamo ancora cercando una nostra via, anche se con Smother pensiamo di esserci andati molto vicini. Se dovessimo presentarci al pubblico italiano che non ci conosce potremmo utilizzare termini che sono gi stati utilizzati per definire la nostra musica, diciamo che siamo un gruppo pop d'avanguardia o art pop, ma fondamentalmente ci sentiamo un gruppo di amici, che poi anche una pop band. Uno stile che, come detto, punta molto sull'utilizzo delle due voci, quella in falsetto di Thorpe e il baritono di Fleming, una scelta dettata, come ci confermano, sia da un'esigenza studiata a tavolino che dal naturale corso delle cose. S - afferma Thorpe -. proprio la combinazione dei due fattori. Quando ero un teenager cantavo in un modo pi propriamente maschile, ma a un certo punto ho sentito il bisogno di cambiare le cose, non volevo rifarmi a stilemi classici del rock, stata una forma di protesta, di rivalsa verso quei clich imposti dalla societ e da un certo modo di vedere il rock e anche verso certe forme di razzismo e di discriminazione. Dopo di che le cose si sono sviluppate in maniera assolutamente naturale, Tom ha una grande voce ed era giusto sfruttarla, cos ci siamo ritrovati a cantare entrambi. Ora stiamo focalizzando il tutto, interagendo nei brani pi spesso e meglio. Sono anni che ci conosciamo e lavoriamo assieme, pensiamo di essere maturati e oggi siamo anche pi consapevoli e sicuri di quanto facciamo e possiamo fare. E penso si noti particolarmente proprio in Smother, un disco in cui ci siamo sentiti pi liberi che mai. Chiaramente l'esperienza e la maturit acquisita ci ha dato quella sicurezza che forse fino ad ora ci era mancata. Crescere in un posto come Kendal, non certo un centro focale del circuito musicale mondiale, ha avuto un forte impatto sulla formazione. Se vieni da Manchester, da Liverpool o, che so, da Leeds - prosegue il vocalist -, citt dove c' sempre stato grande fermento, citt dove nascono molte band e dove hai molte chance di farti conoscere, puoi star pur certo che in qualche modo il tuo sound sar influenzato dalla scena di quel posto, quale che sia. Ma vivere in una piccola realt come Kendal fa s che, se vuoi essere te stesso e non copiare questo o quello, ti debba isolare e cercare un tuo stile, non hai altre opzioni. In certi posti non ci sono molte opportunit di vita sociale e essere in una

band ti d qualcosa per andare avanti. L'originalit della proposta del quartetto inglese fuori discussione ma in Smother sembra aleggiare un fantasma alquanto ingombrante, il fantasma di Mark Hollis e dei Talk Talk. Sicuramente i Talk Talk sono stati un gruppo molto importante per noi - interviene il bassista e cantante Tom Fleming -. Penso che It's My Life, e non solo quello, sia un album fantastico, e non possiamo negare che una certa influenza l'abbiano avuta, ma non sono gli unici. Siamo molto interessati anche a una certa scena elettronica sperimentale, vedi per esempio i Fuck Buttons. Chiss perch a sentire il nome del duo di Bristol ci ha portati a un collegamento con i testi dei Wild Beasts, liriche che sembrano denotare una sorta di ossessione nei confronti del sesso, citato pi o meno esplicitamente in molti dei loro brani, specie nel precedente Two Dancers. vero, lo ammetto - riprende Fleming, sorridendo -, siamo ossessionati dal sesso... A parte gli scherzi, siamo molto interessati al sesso e alla sessualit, e, visto che spesso si tutti un po' troppo attenti a smussare gli angoli e a cercare di non andare fuori dalle righe, a noi piace essere un po' pi diretti, espliciti... terreni! Tra le mie letture preferite ci sono libri di Henry Miller e di Anas Nin come Tropico del Cancro e Il delta di Venere e non vedo perch non dovremmo parlare di certi aspetti della vita nelle nostre canzoni. Forse in Smother questo aspetto meno presente rispetto al passato, ma se ascolti brani come Reach a Bit Further o Plaything mi sembra che i riferimenti siano alquanto chiari. Per il resto ci siamo ispirati ad alcuni classici della letteratura e non solo, da Frankestein a Donne sull'orlo di una crisi di nervi, da Shakespeare a Hemingway.

Due immagini della band inglese Wild Beasts

ALIAS N. 28 - 16 LUGLIO 2011 (11

Venticinque anni fa il quartetto dellorganista inglese James Taylor avviava un nuovo stile. Un cocktail di funky, rnb, soul e disco music, tra tentazioni da classifica e sperimentazione. Ripensando a Get Organized

FENOMENI DAGLI INCOGNITO AI MOTHER EARTH

La confraternita del mod jazz


di Guido Michelone
on lalbum The Template, per la Chin Chin Records, il James Taylor Quartet festeggia in questi giorni il quarto di secolo di attivit; ed una ricorrenza simbolica che riguarda lintero stile che il celebre ensemble hammondista propone da allora a oggi: lacid jazz si diffonde a Londra, nel resto del Regno Unito e poi negli Stati Uniti proprio a cominciare dal 1986, bench trovi il riscontro popolare soprattutto attorno a met degli anni Novanta, in particolare nellambito della cultura clubbing, senza nulla togliere allimportanza delle produzioni discografiche e delle attivit concertistiche. Lacid jazz - dal nome dellomonima etichetta fondata da Eddie Piller e Gilles Peterson -, tuttavia, al di l del successo di pubblico, resta criticamente isolato in un limbo artistico che non ottiene in quegli anni (e forse nemmeno ora) il sostegno o la comprensione degli studiosi e degli esperti del settore. Allacid jazz, insomma, fin da subito, si nega unesatta collocazione negli ambiti specifici della musicologia tradizionale e moderna. La critica rock ad esempio prende le distanze da un fenomeno che giudica, esteticamente, troppo cool e poco spontaneo: sono del resto gli anni del grunge e del brit pop, in cui si assiste quasi a una rinascita della filosofia rocknroll. Lascolto jazz, invece, non vede di buon occhio lacid per motivi opposti: rozzo, leggero, trendy, falsamente sofisticato rispetto alle finezze di una tradizione (ormai manierata) di purismo acustico, non a caso rinnovata da nobili commistioni quali ad esempio la world music di ascendenza asiatica e africana. Lacid jazz in effetti - a parte il James Taylor Quartet ispirato di-

rettamente a Jimmy Smith - di jazz ha ben poco, cos come non c nemmeno molto acid - termine di solito abbinato a certa psichedelia di met Sixties - perch si tratta di un movimento assai eterogeneo in fatto di gusti, esperienze, culture: una musica senza grandi leader che complessivamente guarda alle tendenze black degli anni Settanta pi legate al ballo e alla discoteca: quindi un misto di funky, rnb, soul jazz, persino discomusic che, a seconda dei nuovi protagonisti, si spinge verso i due estremi del commerciale da un lato e della sperimentazione dallaltro, attraverso una zona mediana di suoni pi o meno dottamente contaminati. Tuttavia, proprio ci che viene per cos dire condannato o stigmatizzato, dalluna e dallaltra parte, risulta il segno fondante di una poetica acid jazz: sono lesplicita ballabilit e la gradevolezza ritmica a collegarsi con la storia del jazz delle origini e a perpetuare una costante della musica sincopata; ballo e jazz restano infatti un connubio inscindibile, messo tra parentesi solo in brevi periodi, da critici revisionisti e da alcuni settori del pubblico europeo. La valenza performativa del jazz in quanto coreutica a vari livelli - pubblico danzante, ballerini professionisti in scena, i musicisti stessi che si esprimono anche con i movimenti del corpo risale non solo alla genesi rituale dei canti afroamericani, ma diviene una costante precipua a ogni tappa evolutiva della grande black music; ogni sound ha la propria danza (e viceversa): il ragtime con il cake walk, lhot di Chicago, New Orleans e Kansas City con il charleston, lo shimmy, il two-step, il foxtrot; lo swing con il tip-tap; il boogie con le omonime ginniche acrobazie; il primo rnb con il jive; persino il bebop inventa passi e piroette che preludono al rock and roll. La pop music nera addirittura fatta per ballare: tra soul e shake, fra

hip hop e breakdance la simbiosi quasi perfetta. Persino il free jazz nutre verso lattivit corporea una complessa metamorfosi fisica, che lo porta da un lato a intrecciare stretti rapporti con il teatro-danza, dallaltro a coinvolgere musicisti e spettatori in ununica danza tribale liberatoria. quindi in tal senso che lacid jazz si propone anzitutto con ritmi e melodie ballabili, oltre perpetuare unaltra moderna tradizione precipuamente britannica: si tratta di una musica che nasce da una costola della Club Culture londinese, la quale, a sua volta, a met anni Ottanta, ruota attorno allexploit dellhouse music e degli acid party: sono in particolare dj come Gilles Peterson, Eddie Piller, Rob Galliano, Chris Bangs, Baz De Fazz, che nei vari club dislocati nel West End e nei sobborghi suonano vecchi vinili di latin-jazz, northern soul, bossanova e talvolta lhard bop pi ritmico e funkeggiante; per tutti, a livello di gusti, il riferimento agli ellep della Blue Note di Alfred Lion e Frank Wolff primi anni Sessanta. Il fenomeno viene notato dal giornalista Paolo Hewitt, che poi di-

verr biografo ufficiale di Paul Weller e scriver unintelligente monografia sugli Small Faces; dalla pagine del New Musical Express propone un arguto neologismo eclectro - per battezzare unoperazione centrifuga fra arte, marketing, costume: ma per attirare subito la curiosit dei media e dei giovani della dance va decisamente meglio la definizione acid jazz, proposta da Peterson, che nel locale Digwalls, vicino al mercato di Camden, la domenica pomeriggio propone Talkin Loud and Saying Something (da cui prender il nome la sua etichetta Talkin Loud). Da l come nel Wag di Soho o dal Black Market (negozio di dischi per dj) a Dubley Street, inizia lo sdoganamento del jazz presso i frequentatori delle discoteche under 30, favorendo da un lato la riscoperta di grandi musicisti - Roy Ayers, Maceo Parker, Donald Byrd, Jimmy Smith - che si esibiranno dal vivo di fronte a folle in delirio, dallaltro riportando ragazzi e ragazze a ballare una musica suonata con strumenti tradizionali in un periodo largamente dominato da elettronica e tecnologia.

Ma i dj favoriscono anche lo sviluppo di unintera generazione di giovani artisti che, da radici jazz (o comunque afroamericane), sperimentano inediti linguaggi e di una nuova ventata di british-jazz (da un ventennio fermo sullimprovised music radicale) allinsegna di ricerche e contaminazioni, ma con limprinting della comunicabilit. difficile in tal senso, nella scena londinese, separare nettamente il nuovo jazz dallacid jazz: i solisti Django Bates, Jason Rebello, Andy Sheppard, Orphy Robison, Courtney Pine, Tommy Smith, Steve Williamson, Julian Joseph, i gruppi Jazz Warriors, Loose Tubes, Perfect Houseplants, Nlf3 Trio appartengono al primo caso nel solco del post-bop e del post-free e persino di una post-fusion. Le band come Brand New Heaven, Jamiroquai, Us3, Jazz Renegades, Incognito, Mother Earth, Courduroy, Freak Power o i solisti Galliano, James Taylor e Ronny Jordan restano senza dubbio i capostipiti dellacid jazz di tendenza marcatamente soul-jazzata. Fuori dalla Union Jack la scena acid jazz ancor pi eterogenea:

dagli Stati Uniti anzitutto ci sono contatti e avvicinamenti con il rap e lhip hop grazie a Guru (con il progetto Jazzmatazz o con i Gangstarr), Solsonics, Mc900ft Jesus, Alphabet Soup, il collettivo Giant Steps; di fatto il boom americano avviene attorno al 1989, dopo una conferenza sugli acid jazzmen britannici caldeggiata dallitaliano Francesco Gazzara (musicista e produttore) al New Music Seminar di New York, convention internazionale con operatori del mondo dello spettacolo; di l a poco Jonathan Rudnick e Maurice Bernstein fonderanno la Groove Academy con lintenzione di promuovere il fenomeno nella Grande Mela, invitando via via Brand New Heavies, Galliano, Jamiroquai, Giant Steps. Da allora lacid jazz trionfa ovunque per almeno un lustro, ma oggi a tenerne alto il vessillo restano pi o meno gli stessi: Incognito, i ricostituitisi Mother Earth e appunto James Taylor con il suo quartetto, che pur rifiutandone lappartenenza e la definizione, rimane un punto fermo di unestetica e una corrente che da venticinque anni riesce a far ballare il jazz.

12) ALIAS N. 28 - 16 LUGLIO 2011

OMONIMIE

Doppie identit swing


di G. Mic.

FUORI I DISCHI
Aa. Vv., The Roots of Acid Jazz 1961-1975 (Impulse, 1996) Aa. Vv., Jazzmatazz II The New Realities (Chrisalis, 1995) Brand New Heavies, Brand New Heavies (Acid Jazz, 1990) Corduroy, Dad Man Cat (Acid Jazz, 1992) Galliano, In Pursuit of the 13th Note (Talkin Loud, 1991) Guru, Jazzmatazz Vol. 1 (Chrisalis, 1993) Incognito, Tribes, Vibes and Scribes (Talkin Loud, 1992) The James Taylor Quartet, Mission Impossible (Urban, 1986) The James Taylor Quartet, The Template (Halidon, 2011) Jamiroquai, The Return of the Space Cowboy (Sony, 1994) Jazz Warriors, Out of Many, One People (Antilles, 1987) Ronny Jordan, The Quiet Revolution (Island, 1994) Loose Tubes, Open Letter (Eg Records, 1988) Mother Earth, Stoned Woman (Acid Jazz, 1990) Us 3, Hand on the Torch (Blue Note, 1993)

ames Taylor chi? Il cantautore? la domanda pi frequente che i jazzofili si pongono da quando alla ribalta internazionale salito il sound funkjazzistico del James Taylor Quartet, capitanato appunto dallorganista britannico. Lequivoco forse nasce anche dal fatto che il primo James Taylor (primo in ordine di tempo), il folksinger di Belmont, appartenente alla scuola californiana, si esibisce a Umbria Jazz nel 1999 e nel 2009: concerti acustici, tra delicate ballad e qualche blues ruspante, ma assolutamente niente jazz. Solo unomonimia con lhammondista inglese dal forte impatto soul. Ma le omonimie sono frequenti nel mondo del jazz. Oltre i due Taylor, la pi celebre riguarda Bill Evans, geniale pianista a fianco di Miles Davis in Kind of Blue; un altro Bill Evans, ma al sax soprano, tuttora attivissimo in una sorta di country-jazz, viene scoperto e lanciato dal Divino negli anni Ottanta al posto di Dave Liebman. Ci sono poi due grandi George Lewis, che fanno la storia del jazz: uno , al clarinetto, originario di New Orleans e detentore dello stile primigenio, riscoperto in epoca revival, laltro trombonista di area Aacm, ossia lavanguardia nera radicale degli anni Settanta. Quasi omonimi risultano Kenny Clarke e il meno noto Kenny Clare, entrambi batteristi e spesso assieme nella Clarke-Boland Big Band. C persino un Leroy Jones, pregevole trombettista e originale rinnovatore della scena New Orleans, quasi omonimo ( diversa la i del nome) del Leroi Jones critico, jazz-poet, sociologo, da un trentennio ribattezzatosi con lafricaneggiante Amiri Baraka, di cui si pu leggere in Italia lennesima ristampa del classico Il popolo del blues (1968) per Shake Edizioni. Il discorso sulle omonimie prosegue con due coppie di musicisti dediti allo stesso strumento: da un lato limmenso Jimmy Smith e il valente Johnny Hammond Smith entrambi allorgano soul-jazz negli anni Cinquanta e Settanta, dallaltro Jo Jones e Philly Jo Jones alla batteria, il primo a cavallo dello swing, il secondo rilanciato da Miles. Brown, Harris, Johnson, Montgomery, Young, Taylor, Williams sono diffusissimi negli States e non mancano decine di jazzmen con tale cognome. Ma con il nome pi o meno uguale esistono per gli anni Duemila il virtuoso Stefon Harris (vibrafono) con lo sfortunato Steve Harris (gi batterista degli Zaum) e, andando indietro nel tempo, il pianista stride James Price Johnson (J.P.) con il trombonista bebop James Louis Johnson (J.J.), oppure Chu Berry, terzo big del sax tenore dopo Coleman Hawkins e Lester Young con il vocalist Chuck Berry indiscusso capofila del primo rocknroll. Sotto questultima prospettiva si trovano anche il pianista inglese Mike Taylor morto nel 1969, lo stesso anno in cui il suo omonimo blue[/UCM]sman, alla chitarra elettrica prende il posto del suicida Brian Jones nei Rolling Stones. Inglese pure il jazz-poet Pete Brown (anche paroliere per Cream e Clapton) da non confondere con laltosaxman nella cui big band suona Dizzy Gillespie (durante la seconda guerra mondiale). Di John Williams, poi, ce ne sono ben tre ma solo uno, il meno noto, jazzista a tempo pieno negli anni Cinquanta con Stan Getz, mentre il chitarrista classico australiano nel quartetto fusion Sky solo per un breve periodo, mentre il compositore di colonne sonore (Star Wars, su tutte) resta estraneo alla musica afroamericana. Rimangono infine gli omonimi padre-figlio, quando il genitore regala al pargolo il suo stesso nome: Edward Kennedy Ellington, per tutti Duke (il duca) lascia lorchestra a Mercer Kennedy Ellington che la dirige senza infamia e senza lode. The Voice ha in Frank Sinatra Jr. solo un pallido clone, insomma un cantante senza personalit. Thelonius Monk non avr modo di ascoltare il proprio junior, ma di certo T.S. Monk, alla batteria, il figlio darte maggiormente creativo. Addirittura nel caso dei DeFrancesco i ruoli si invertono: il figlio Joey allHammond rilancia la carriera di Papa John nella rinascita del soul strumentale di cui va dato pieno merito allacid jazz.

PIATTI AL VINILE

Raggamuffin, trecce e ricciole


di Pi Erre
CONVERSANO (BARI) Pash Piazza Castello, 5/7 (tel. 080 4951079; www.pashaconversano. it) Se siete in vacanza da quelle parti, prendete la taranta e la pizzica, il Salentu con lu ventu, le narrazioni vendoliane, larmamentario classico della pugliesit e per una volta fatene a meno. Poi salite in macchina, mettete su un disco dei Wilco e fate rotta verso Conversano, non troppo lontano da Bari. L c un ristorante, si chiama Pash. Non dite che vi mandiamo noi, che tanto non ci conoscono, e comunque vi farebbero pagare lo stesso un conto importante. Per mangerete da dio. Mettetevi a sedere, respirate con calma, e, per cominciare, ordinate un carpaccio di scorfano leggermente marinato, bietoline allextravergine e pan brioche alla camomilla. Il resto verr da s. Bonus: il dehor sulla splendida piazzetta antica di Conversano. Malus: il menu un po cervellotico e il conto sin troppo chiaro. Voti: cucina 7; ambiente 8,5; servizio 7. SANTARCANGELO DI ROMAGNA (RIMINI) Sangiovesa Piazza Beato Simone Balacchi 14 (tel. 0541 620710; www.sangiovesa.it) Il Sangiovese il vino dellanima, dice Tonino Guerra: Con lui bevo la memoria. E allora eccoci a brindare alla sua Sangiovesa, splendida osteria fondata nel 1989 dallo sceneggiatore di Federico Fellini. Tra le sale con volte a botte e a crociera, tra i solai dalle grandi travi, tra le mura in sassi e pietre scheggiate, facile immaginare le note struggenti di Nino Rota. Ma per strozzare la nostalgia non c niente di meglio che farsi travolgere dalla bont dello squacquerone con fichi caramellati, dallemozionante saraghina di Cesenatico, dai cassoni romagnoli, dalla trippa di Scottona, dallo spiedone di carni condite dalla Saba, il mosto duva cotto non fermentato. Senza dimenticare, naturalmente, di innaffiare il tutto con un Vertice Riserva, Sangiovese di Campo del Sole. Bonus: le grotte di tufo. Malus: non c malus che tenga. Voti: cucina 8; ambiente 9; servizio 7. ROMA Da Fausto Viale Romita Primo 19, Sperlonga (tel. 0771-548576; www.dafausto. it) Shakira, per prepararsi allestate, beve tre bottiglie dacqua e fa sei pasti quotidiani, che cominciano con uno yogurt e finiscono con uno yogurt. A meno che madre natura, o chi per lei, vi abbia fornito di un corpo paragonabile, non c ragione per cui dobbiate mangiare yogurt, fare sei pasti, n ascoltare Shakira. Per prepararvi a un agosto degno di questo nome, occorrer invece arrotondare il ventre orribilmente piatto. Allora prendete la vostra vetturetta, mettete il Raggamuffin di Selah Sue e andate a Sperlonga. Ecco Da Fausto. Cominciate con una mozzarella di bufala, poi superspaghettoni alla carbonara di ricciola e a seguire gli splendidi plateau di formaggi. Per il tocco di adipe finale, ecco la crema fredda al miele, con fichi e salsa di cioccolato bianco. Bonus: il pesce straordinario. Malus: il conto sopra i 50 euro. Voti: cucina 8; ambiente 7; servizio 7. www.puntarellarossa.it

INTERVISTA ESCE THE TEMPLATE

agli inizi e al boom della tua carriera Innanzitutto, io non la vedo come una carriera, sono un musicista perch mi piace suonare, i concerti e gli album sono il logico risultato di questo fatto. Non sono interessato alla carriera (nel senso del carrierismo), ma ho avuto tanti bei momenti suonando con molti bravi musicisti. stato tutto bello, senza eventi speciali. Non sono una rockstar. Ti rispecchi nel contesto del cosiddetto acid jazz? Assolutamente no. E quindi non ti consideri nemmeno un musicista acid jazz? Certo che no. Forse tutto questo deriva dal fatto che lacid jazz inglese e quello americano siano molto diversi fra loro? Non so, ma acid jazz un termine terribile, non trovi? proprio senza senso. Quindi non sapresti dirmi come o quanto si evoluta questa scena in questi venticinque anni? Ti dico solo che il James Taylor Quartet continua a essere popolare al pubblico britannico, e che non sono a conoscenza di nessuna particolare scena... Con il tuo Hammond ti sei ispirato al grande Jimmy Smith? Naturalmente... Ma avresti altri organisti da indicare? Ci sono molti grandi musicisti non solo suonatori di Hammond che amo, soprattutto nella storia della musica afroamericana, ma nessun favorito vero e proprio.

Hammond da pazzi, torna il Quartet


di G. Mic.
un quarto di secolo dal debutto ancora lui il leader indiscusso dellacid jazz, bench nellintervista neghi laderenza al fenomeno: lui nel senso del leader tastierista, unico superstite della band originaria - con David Taylor, Gary Crockett , Neil Robinson - che nel 1985 esordisce con la cover di Blow Up, che Herbie Hancock scrisse per lomonimo film di Michelangelo Antonioni (1967). Da allora per il James Taylor Quartet ci sono venticinque album ufficiali, tra i quali si distinguono soprattutto Get Organized (1989), In the Hand of the Inevitable (1995), Message from the Godfather (2001). Iniziamo dal nuovo album, The Template? Certo, suonato da un gruppo di musicisti che si divertono, lo abbiamo registrato in due giorni, senza sovraincisioni e con pochi microfoni. Si tratta di una realizzazione mi-

nimalista, analogica, che vuole essere una reazione a certa roba moderna, iper-prodotta, conformista spazzatura che domina la scena musicale. Per me anzitutto un disco onesto e semplice. Di cosa fatto The Template? Sono quattordici brani tutti scritti da me, tranne Home is where the Hatred is, che un classico di Gil Scott-Heron; nei quattro pezzi cantati ha collaborato ai testi John Turrell, che anche il vocalist. Alle ultime due track, poi, ho voluto dare i titoli in italiano, cio Tema per il bravo caff e Veloce con gusto. Rispetto agli esordi la formazione molto cambiata S, con me ora ci sono Hugh Gledhill alla chitarra, Andrew McKinney al basso e Adam Betts alla batteria; poi in molte song strumentali dellalbum intervengono Mick Smart (tromba e flicorno), Rob Townsend (sax tenore e baritono), Gareth Lockarne (flauto) e Jim Riley (armonica a bocca). Facciamo un passo indietro,

In queste pagine una serie di copertine di album storici dellacid jazz e qui sopra il volto dellorganista inglese James Taylor

ALIAS N. 28 - 16 LUGLIO 2011 (13

Avi Buffalo
Il pop fresco e divertente di una delle indie band pi chiacchierate del momento.

Fish
Il grande vocalist scozzese, ex frontman dei Marillion.
CIVITELLA MARITTIMA (GR) SABATO 23 LUGLIO (CAMPO SPORTIVO)

sca.
ROMA VENERDI' 22 LUGLIO (PIAZZA SANTA MARIA IN TRASTEVERE) CARPI (MO) SABATO 23 LUGLIO (COCCOBELLO)

Porretta Soul
La ventiquattresima edizione del festival dedicata alla memoria di Otis Redding. Si apre con un Tribute to King Curtis con Groove City & Sax Gordon e Bonomia Sound Machine; Memphis All Star R&B Band con William Nell, Toni Green e Percy Wiggins, Austin de Lone All Stars, Chick Rodgers & Soul village, Andrea Mingardi; Memphis All Star R&B Band con Spencer Wiggins e Harvey Scales, Austin de Lone All Stars con Sugar Pie DeSanto e Swamp Dogg.
PORRETTA TERME (BO) DA GIOVEDI' 21 A SABATO 23 LUGLIO (RUFUS THOMAS PARK)

sions, Cocorosie + John Grant.


FERRARA GIOVEDI' 21 E VENERDI' 22 LUGLIO (PIAZZA CASTELLO E CORTILE DEL CASTELLO)

ON THE ROAD
Lou Reed
Una icona del rock internazionale.
LECCE SABATO 16 LUGLIO (STADIO VIA DEL MARE-ITALIA WAVE, MAIN STAGE) TAORMINA (ME) LUNEDI' 18 LUGLIO (TEATRO ANTICO) PESCARA MERCOLEDI' 20 LUGLIO (TEATRO D'ANNUNZIO) GARDONE RIVIERA (BS) VENERDI' 22 LUGLIO (ANFITEATRO DEL VITTORIALE) SAVIGNANO SUL RUBICONE (FC) SABATO 23 LUGLIO (PIAZZA MATTEOTTI)

MARINA DI RAVENNA (RA) VENERDI' 22 LUGLIO (HANA-BI) ROMA SABATO 23 LUGLIO (DA CONFERMARE)

Milano Jazzin' Festival


A dispetto del nome la rassegna meneghina propone un cartellone non propriamente jazz. Sono attesi: Vinicio Capossela, Paul Simon, Skunk Anansie, Buena Vista Social Club + Omara Portuondo, Ben Harper + Robert Plant, Erykah Badu, Moby, Duran Duran.
MILANO DA SABATO 16 A SABATO 23 LUGLIO (ARENA CIVICA)

Hot Tuna Electric Band


Torna una leggendaria band del rock blues made in Usa.
GENOVA LUNEDI' 18 LUGLIO (PORTO ANTICO ARENA DEL MARE-GENOVA GUITAR FEST) PALERMO MERCOLEDI' 20 LUGLIO (TEATRO DI VERDURA-WOMAD) ROMA GIOVEDI' 21 LUGLIO (CASA DEL JAZZ-GUITAR LEGENDS) FAENZA (RA) VENERDI' 22 LUGLIO (STRADE BLU) COLOGNE (BS) SABATO 23 LUGLIO (CINEMA TEATRO PARROCCHIALE)

Subsonica
Nuovo album, Eden, e nuovo tour per la band torinese.
FERRARA GIOVEDI' 21 LUGLIO (PIAZZA CASTELLO-FERRARA SOTTO LE STELLE) BAGNOLI (NA) VENERDI' 22 LUGLIO (ARENILE) BARLETTA SABATO 22 LUGLIO (FOSSATO DEL CASTELLO, CON BOY GEORGE)

Sepultura
La band dei fratelli Cavalera stata fondamentale per metal grind e dintorni, il tutto contaminato con i suoni del loro paese, il Brasile.
NOVARA GIOVEDI' 21 LUGLIO (PARCO DEI CADUTI-MAXIMUM ROCK) BOLOTANA (NU) VENERDI' 22 LUGLIO (ROCK AND BOL) PINARELLA DI CERVIA (RA) SABATO 23 LUGLIO (ROCK PLANET)

Paolo Benvegn
Il cantautore si conferma tra i pi ispirati della scena italica con il nuovo lavoro Hermann.
LECCE DOMENICA 17 LUGLIO (STADIO DEL MARE-ITALIA WAVE, MAIN STAGE) CENTOBUCHI (AP) LUNEDI' 18 LUGLIO (COSEPOP) TRIESTE MERCOLEDI' 20 LUGLIO (OPENING BAND LIVE)

Genova Guitar Festival


L'edizione 2011, la seconda, del festival dedicata a Gary Moore e ospita Alvin Lee Band (unica data) e Hot Tuna Electric Band + Bruce Cockburn.
GENOVA SABATO 16 E LUNEDI' 18 LUGLIO (PORTO ANTICO ARENA DEL MARE)

Hydrogen Live
Il Love Festival ha in programma tra gli altri i concerti di Jamiroquai, Duran Duran e Hooverphonic.
PIAZZOLA SUL BRENTA (PD) DA GIOVEDI' 21 A SABATO 23 LUGLIO (ANFITEATRO CAMERINI)

Yacht
Un mix di indie rock e pop elettroacustico per una delle tante anime di Jona Bechtolt.
SEGRATE (MI) MARTEDI' 19 LUGLIO (MAGNOLIA) FAENZA (RA) MERCOLEDI' 20 LUGLIO (CLANDESTINO) ROMA GIOVEDI' 21 LUGLIO (CIRCOLO DEGLI ARTISTI) BRESCIA VENERDI' 22 LUGLIO (VINILE 45)

Hooverphonic
Tra le migliori espressioni pop del Belgio.
GIFFONI (SA) GIOVEDI' 21 LUGLIO (GIFFONI FESTIVAL) PIAZZOLA SUL BRENTA (PD) SABATO 23 LUGLIO (ANFITEATRO CAMERINIHYDROGEN FEST)

Ok Go
La divertente band indie rock di Chicago. Unica data. In apertura Joan a Police Woman.
GRUGLIASCO (TO) MERCOLEDI' 20 LUGLIO (CC LE GRU-GRUVILLAGE)

One Dimensional Man


Nuovo interessante album per la indie rock band italiana.
TORINO DOMENICA 17 LUGLIO (SPAZIO 211-SPAZIALE FESTIVAL) SANT'ANTONIO ABATE (NA) MERCOLEDI' 20 LUGLIO (PUMMAROCK FESTIVAL) PRATO GIOVEDI' 21 LUGLIO (UNIVERCITY) SEGRATE (MI) VENERDI' 22 LUGLIO (MAGNOLIA) PASSARIANO DI CODROIPO (UD) SABATO 23 LUGLIO (VILLA MANIN-VILLA TEMPESTA)

Emilia Romagna Festival


Il festival itinerante prosegue con la Tallin Sinfonietta (il 16 al Tempio Malatestiano di Rimini e il 17 all'Abbazia di Pomposa a Codigoro, Fe), Concerto per l'Italia unita con Quirino Principe e Trio di Luca (il 18 al Chiostro del Palazzo Comunale di San Lazzaro di Savena, Bo), First Class (il 19 in Piazzetta della Misura a Forl), Old City String Quartet (il 20 all'Aeroporto Marconi di Bologna eil 22 al Palazzo Malvezzi Hercolani di Castel Guelfo, Bo), Chopin, Sand e l'Isola con Elena Bucci e Joanna Trzeciak (il 20 al giardino casa Vincenzo Monti ad Alfonsine, Ra), Concerto de' Cavalieri (il 21 alla chiesa del Palazzo San Giacomo di Russi, Ra).
COMUNI DELL'EMILIA ROMAGNA DA SABATO 16 A VENERDI' 22 LUGLIO

Villa Arconati Festival


In cartellone Vusi Mahlasela e Alex Britti (il 18), Cassandra Wilson (il 19), Lyle Lovett e Joan as Police Woman (il 21).
CASTELLAZZO DI BOLLATE (MI) LUNEDI' 18, MARTEDI' 19 E GIOVEDI' 21 LUGLIO (VILLA ARCONATI)

Cocorosie
Le sorelle Bianca e Sierra Casady, sono tra le interpreti pi rappresentative della scena indie-folk-tronica.
SEGRATE (MI) MERCOLEDI' 20 LUGLIO (MAGNOLIA) FERRARA VENERDI' 22 LUGLIO (VENERDI' 22 LUGLIO (CORTILE CASTELLO ESTENSEFERRARA SOTTO LE STELLE/BANDS APART) ROMA SABATO 23 LUGLIO (AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA-M.I.T. MEET IN TOWN)

Anthony B
Una leggenda del roots reggae, accompagnato dalla Born Fire Band.
GENOVA MARTEDI' 19 LUGLIO (ARENA DEL MARE PORTO ANTICO) COLLEGNO (TO) MERCOLEDI' 20 LUGLIO (COLONIA SONORA) ROMA VENERDI' 22 LUGLIO (LAGHETTO DI VILLA ADA-ROMA INCONTRA IL MONDO) GALLIPOLI (LE) SABATO 23 LUGLIO (PARCO GONDAR)

Robert Plant
In Italia la voce dellhard rock per antonomasia.
ROMA MARTEDI' 19 LUGLIO (IPPODROMO DELLE CAPANNELLE-ROCK IN ROMA, CON BEN HARPER) MILANO MERCOLEDI' 20 LUGLIO (ARENA CIVICA-MILANO JAZZIN' FESTIVAL, CON BEN HARPER)

Lucca Summer Festival


La rassegna propone Ben Harper + Robert Randolph & The Family Band, Liza Minnelli e James Blunt.
LUCCA LUNEDI' 18, MARTEDI' 19 E GIOVEDI' 21 LUGLIO (PIAZZA NAPOLEONE)

Yo Yo Mundi
La band piemontese presenta dal vivo il nuovo album Munfr.
GORGONZOLA (MI) SABATO 16 LUGLIO (AREA FESTE) BOLOGNA GIOVEDI' 21 LUGLIO (BOTANIQUE) VILLADOSE (RO) VENERDI' 22 LUGLIO (STADIO DI RUGBY-VOCI PER LA LIBERTA')

Deep Purple Jethro Tull


Una delle band storiche del progressive rock inglese.
BRESCIA SABATO 16 LUGLIO (PIAZZA DELLA LOGGIA) CATTOLICA DOMENICA 17 LUGLIO (ARENA LA REGINA) ROMA LUNEDI' 18 LUGLIO (TEATRO ROMANO DI OSTIA ANTICA)

Orientoccidente
Settima edizione del festival di culture e musiche migranti. In cartellone: Festa klezmer (il 20) e Una notte di Ottava rima (il 21).
MONTE SAN SAVINO (AR) MERCOLEDI' 20 LUGLIO (TEATRO COMUNALE ALL'APERTO) TERRANUOVA BRACCIOLINI (AR) GIOVEDI' 21 LUGLIO (PIAZZA LIBERAZIONE)

Stan Ridgway
Lartista di culto americano, gi leader dei Wall of Voodoo e autore di album storici come The Big Heat, di nuovo in tour in Italia.
PONTINIA (LT) SABATO 16 LUGLIO (ANFITEATRO G. VERGA)

I re dellhard rock anni Settanta non mollano...


VERONA LUNEDI' 18 LUGLIO (ARENA)

Bruce Cockburn
Sul palco il chitarrista, cantante e autore folk-rock canadese.
GENOVA LUNEDI' 18 LUGLIO (PORTO ANTICO ARENA DEL MARE-GENOVA GUITAR FEST) BERGAMO MARTEDI' 19 LUGLIO (TEATRO SOCIALE) ASTI MERCOLEDI' 20 LUGLIO (CORTILE DEL MICHELERIO-ASTIMUSICA) PALERMO VENERDI' 22 LUGLIO (TEATRO DI VERDURA-WOMAD)

Fara Music Festival


Ospiti della rassegna che si apre oggi: Simona Bencini & L.M.G. 4Tet; Susanna Stivali Trio Omaggio a Alda Merini + Raffaella Misiti, Le Romane e Gabriella Aiello Omaggio a Gabriella Ferri; John Scofield Quartet; Danilo Rea Piano solo Tributo a Fabrizio De Andr; Soul Dixie feat. Tollak; Antonio Ciacca Trio feat. Mark Sherman; Palinfield/Goines/ Fiorentino/Rosen 4tet; Jim Campilongo Trio.
FARA IN SABINA (RI) DA SABATO 16 A SABATO 23 LUGLIO (PIAZZA GARIBALDI)

Vox Mundi
Rassegna di Musiche dei popoli della terra. In cartellone il tango argentino del Trio Contempo e le percussioni dal Madagascar delle Tiharea.
MAGLIANO IN TOSCANA (GR) SABATO 16 E SABATO 23 LUGLIO (PIAZZA DEL POPOLO)

Ben Harper
Il rock dalle venature blues e funky del cantante/chitarrista/autore californiano ha un grandissimo seguito nel nostro paese.
LUCCA LUNEDI' 18 LUGLIO (PIAZZA NAPOLEONE-LUCCA SUMMER FESTIVAL) ROMA MARTEDI' 19 LUGLIO (IPPODROMO DELLE CAPANNELLE-ROCK IN ROMA, CON ROBERT PLANT) MILANO MERCOLEDI' 20 LUGLIO (ARENA CIVICA-MILANO JAZZIN' FESTIVAL, CON ROBERT PLANT)

Kaki King
La bravissima cantante e autrice nonch ottima chitarrista acustica, torna in Italia.
PISA GIOVEDI' 21 LUGLIO (TERRAZZA DEL LEOCAFFE')

Spaziale Festival
La rassegna organizzata dal propositivo locale torinese ha in cartellone Kairos, Pinguino e One Dimensional Man; Movie Star Junkies, Orange e Tame Impala (unica data); Angus & Julia Stone (unica data); City of Ships, Rosetta, Ufomammut e Neurosis.
TORINO DA DOMENICA 17 A MERCOLEDI' 20 LUGLIO (SPAZIO 211)

Washed Out
Tra gli esponenti della scena chill wave.
ROMA MERCOLEDI' 20 LUGLIO (LA BIBLIOTECHINA) BOLOGNA GIOVEDI' 21 LUGLIO (BOLOGNETTI ON THE ROCK) PADOVA VENERDI' 22 LUGLIO (GIARDINI SOSPESI)

Keith Jarrett
Due date per il grande pianista afroamericano accompagnato in trio dai fedeli Gary Peacock e Jack DeJohnette.
NAPOLI LUNEDI' 18 LUGLIO (TEATRO SAN CARLO) MILANO GIOVEDI' 21 LUGLIO (TEATRO DEGLI ARCIMBOLDI) ROMA GIOVEDI' 21 LUGLIO (LAGHETTO DI VILLA ADA-ROMA INCONTRA IL MONDO)

Festival delle Colline


Il festival della provincia toscana ha in programma due appuntamenti: Orchestra della Fiaba e Baby Blue.
VAIANO (PO) LUNEDI' 18 LUGLIO (VILLA SAN GAUDENZIO) CANTAGALLO (PO) GIOVEDI' 21 LUGLIO (VILLA NOVELLUCCI)

Locus Festival
Sono attesi Jazzanova e Paul Randolph (oggi), Dustin O'Halloran (domani) e Bad Plus (il 23).
LOCOROTONDO (BA) SABATO 16, DOMENICA 17 E SABATO 23 LUGLIO (LARGO MITRANO)

Yann Tiersen
In Italia il polistrumentista e compositore francese. Nel suo score molte colonne sonore, tra cui quella per Il favoloso mondo di Amelie.
ANCONA GIOVEDI' 21 LUGLIO (MOLE VANVITELLIANA)

Guitar Legends
La struttura capitolina ospita un festival dedicato interamente alla sei corde, con ospiti alcuni dei migliori specialisti dello strumento. In cartellone: John McLaughlin & The 4th Dimension, Joe Robinson + Rocco Zifarelli Jazz Rock Project, Hot Tuna Electric Band.
ROMA LUNEDI' 18, MARTEDI' 19 E GIOVEDI' 21 LUGLIO (CASA DEL JAZZ)

The Original Wailers


In Italia la mitica band che per anni ha accompagnato il re del reggae, Bob Marley.
SENIGALLIA (AN) SABATO 23 LUGLIO (MAMAMIA)

Festival Internazionale di Villa Adriana


Gli ultimi due appuntamenti del festival sono con la vocalist Cassandra Wilson e il progetto tra teatro e musica Amore e carne con Pippo Delbono e Alexander Balanescu.
TIVOLI (RM) SABATO 16 E MERCOLEDI' 20 LUGLIO (AREA ARCHEOLOGICA DI VILLA ADRIANA)

Goran Bregovic
Lartista ex jugoslavo spesso in Italia con le sue musiche balcaniche.
GARDONE RIVIERA (BS) MARTEDI' 19 LUGLIO (ANFITEATRO DEL VITTORIALE) MARINA DI PIETRASANTA (LU) MERCOLEDI' 20 LUGLIO (LA VERSILIANA) ROMA GIOVEDI' 21 LUGLIO (LAGHETTO DI VILLA ADA-ROMA INCONTRA IL MONDO)

Italia Wave
Lo storico festival va in Salento, con band e artisti noti e meno noti. Sul Wake Up Stage: band emergenti + Elizabeth e The Cyborgs (oggi), e il 17 alle 5 del mattino Giovanni Lindo Ferretti e dalle 10 band emergenti + Egokid. Sullo Psycho Stage: band emergenti e Kalweit & The Spokes, Quintorigo e Ex-Otago (oggi), Waines e Calibro 35 (domani). Sul Main Stage: The Serge Gainsgbourg Experience, Lou Reed, Vivendo de cio e Verdena (oggi), Paolo Benvegn, Marta sui Tubi, Magoni & Spinetti, Fausto Mesolella, Cristina Don, Modena City Ramblers, Mau Mau e Daniele Silvestri (domani).
LECCE SABATO 16 E DOMENICA 17 LUGLIO (STADIO VIA DEL MARE E ALTRE SEDI)

Anna Calvi
Torna in Italia la cantante e autrice britannica, rivelazione del 2011 sulla scia di PJ Harvey.
SESTO AL REGHENA (PN) MERCOLEDI' 20 LUGLIO (PIAZZA CASTELLO-SEXTO 'NPLUGGED)

Son of Dave
L'ex chitarrista dei Crash Test Dummies in veste di one man band.
CALCINAIA (PI) GIOVEDI' 21 LUGLIO (PIAZZA INDIPENDENZA) CASTIGLIONE DEL LAGO (PG) VENERDI' 22 LUGLIO (LA DARSENA)

Villa Tempesta
Una giornata dedicata all'etichetta indipendente La Tempesta Dischi, con: Aucan, Tre Allegri Ragazzi Morti feat. Giorgio Canali, Le Luci della Centrale Elettrica, The Zen Circus, Massimo Volume, Smart Cops, One Dimensional Man, Il Pan del Diavolo, Uochi Toki, Fine Before You Came, Altro, Cosmetic e Hardcore Tamburo.
PASSARIANO DI CODROIPO (UD) SABATO 23 LUGLIO (VILLA MANIN)

Roma incontra il mondo


Il festival estivo sulle sponde del laghetto di Villa Ada ha in programma concerti con Nando Citarella & I Tamburi del Vesuvio, Verdena, Joao Bosco, Marlene Kuntz, Suzanne Vega, Goran Bregovic, Anthony B, Eugenio Bennato.
ROMA DA SABATO 16 A SABATO 23 LUGLIO (LAGHETTO DI VILLA ADA)

Cassandra Wilson
In Italia la grande jazzista afroamericana.
TIVOLI (RM) SABATO 16 LUGLIO (VILLA ADRIANA-FESTIVAL) FIRENZE DOMENICA 17 LUGLIO (TEATRO ROMANO DI FIESOLE) CASTELLAZZO DI BOLLATE (MI) MARTEDI' 19 LUGLIO (VILLA ARCONATIFESTIVAL) GENOVA MERCOLEDI' 20 LUGLIO (ARENA DEL MARE PORTO ANTICO-JUST LIKE A WOMAN)

Verdena
Tour estivo per la rock band bergamasca.
LECCE SABATO 16 LUGLIO (STADIO VIA DEL MARE-ITALIA WAVE, MAIN STAGE) ROMA DOMENICA 17 LUGLIO (LAGHETTO DI VILLA ADA-ROMA INCONTRA IL MONDO) UMBERTIDE (PG) MERCOLEDI' 20 LUGLIO (PIAZZA SAN FRANCESCO) POTENZA VENERDI' 22 LUGLIO (BMN LIVE)

Popa Chubby
Il blues elettrico del chitarrista bianco del Bronx.
MAGGIA (CH) GIOVEDI' 21 MAGGIO (PIAZZA DI MAGGIA) VARESE VENERDI' 22 LUGLIO (GIARDINI ESTENSI) BRINDISI SABATO 23 LUGLIO (FESTIVAL BLUES)

Astimusica
Il prestigioso festival piemontese ha in cartellone i concerti di Luca Passarino, Beppe Giamp, Ribbon Ink e Brunori Sas; Roberta Di Lorenzo e Eugenio Finardi; Cerot Band e Fabio Treves Quartet; Filena e Richard Galliano; Susanna Parigi e Bruce Cockburn; Enrico Bertolino; Petra Magoni & Ferruccio Spinetti; Mayzen, Lem Motlov, Mangarama, Soph, Arizona Dogs, Cockoo, Marius Sec + Davide e Luca Calabresi.
ASTI DA SABATO 16 A SABATO 23 LUGLIO (CORTILE DEL MICHELERIO)

Monfortinjazz
Due appuntamenti di forte richiamo, il primo con il progetto Soulbop (Brecker, Evans feat, Medeski, Martin & Wood) e l'unica data italiana di Aloe Blacc.
MONFORTE D'ALBA (CN) DOMENICA 17 E MARTEDI' 19 LUGLIO (AUDITORIUM HORZOWSKI)

Dudu Manhenga
Un lungo tour italiano per la interessante vocalista africana, con ospiti Raffaele Casarano e Max De Aloe.
SESTRI LEVANTE (GE) SABATO 16 LUGLIO (SESTRI JAZZ) BORGO DI MONTEMARCELLO-AMEGLIA (SP) DOMENICA 17 LUGLIO (TRA FIUME E MARE) MONTOPOLI VALDARNO (PI) LUNEDI' 18 LUGLIO (MUSICASTRADA) DIACCETO-PEGASO (FI( MARTEDI' 19 LUGLIO (DIACETUM FESTIVAL) MONTEVARCHI (AR) MERCOLEDI' 20 LUGLIO (VALDARNO JAZZ FESTIVAL) ROMA VENERDI' 22 LUGLIO (ESTEMPORANEA)

Afterhours
Tour estivo anche per la formazione di Manuel Agnelli.
RECANATI (MC) GIOVEDI' 21 LUGLIO (LUNARIA) SCHIO (VI) VENERDI' 22 LUGLIO (SCHIO LIFE)

Musicalzoo
Il festival prevede la presenza di Calibro 35 + Altica; Kaly Live Dub + Aucan; Babylon Circus + Magicaboola Brass Band.
BRESCIA DA GIOVEDI' 21 A SABATO 23 LUGLIO (CASTELLO)

Joan as Police Woman


La cantante/autrice di Brooklyn, New York, tornata con un album, The Deep Field, dalle sonorit molto vicine a Joni Mitchell.
CASTELLAZZO DI BOLLATE (MI) GIOVEDI' 21 LUGLIO (VILLA ARCONATI-FESTIVAL) UMBERTIDE (PG) VENERDI' 22 LUGLIO (PIAZZA SAN FRANCESCO) CATANIA SABATO 23 LUGLIO (MERCATI GENERALI)

Marlene Kuntz
In tour la band piemontese.
ROMA MARTEDI 19 LUGLIO (LAGHETTO DI VILLA ADA-ROMA INCONTRA IL MONDO) SANT'AMBROGIO DI VALPOLICELLA (VR) GIOVEDI' 21 LUGLIO (AREA FIERA) CUNEO VENERDI' LUGLIO (PARCO DELLA GIOVENTU')

I Suoni delle Dolomiti


Il festival propone Elio e le Storie Tese (il 20 a Primiero, Pale di San Martino, Villa Welsperg), un progetto speciale con Fausto De Stefani, Il racconto delle Dolomiti (il 22, Rifugio Roda di Vael, Val di Fassa) e per L'alba delle Dolomiti Enrico Bertolino (il 23, Rif. Roda di Vael, ore 6).
DOLOMITI TRENTINE MERCOLEDI' 20, VENERDI' 22 E SABATO 23 LUGLIO

We Love Vintage
Tre giorni di musica, spettacoli, mostre e dibattiti a tema vintage. SI parte con Paolo Schianchi, Alex Carpani, Cclr con Flaco Biondini e ospite Aldo Tagliapietra (il 22), Altare Thotemico, Arti e Mestieri con David Cross e Mel Collins (il 23).
BOLOGNA VENERDI' 22 E SABATO 23 LUGLIO (POLISPORTIVA DUE MADONNE)

Ferrara sotto le stelle


Sedicesima edizione per uno dei festival pi importanti della penisola in ambito rock indipendente. In settimana previsti due concerti, quello dei Subsonica e per la rassegna Bands Apart Acoustic Ses-

Monotonix
Da Israele agli Stati uniti, dal metal al garage estremo.
CURTAROLO (PD) VENERDI' 22 LUGLIO (VIA DELL'INDUSTRIA)

Ardecore
Torna dal vivo la band romane-

14) ALIAS N. 28 - 16 LUGLIO 2011

Maximum Rock
Serate rock con: Devotion, Methedras, Sadist, Spaking Hour, Tehra e Sepultura (il 21), Destrage, Freak Kitchen, Golem, On Leg Man, Rhyme e Try to Be (il 22), Duello, Fire, Ministri, Rego Silenta, Viola & Mescalina e What a Funk (il 23).
NOVARA DA GIOVEDI' 21 A SABATO 23 LUGLIO (PARCO DEI CADUTI)

Rock in Roma
Il festival prosegue i suoi appuntamenti con i live di Caparezza + Calibro 35, Almamegretta con Raiz + Foja, Daniele Silvestri, Ben Harper + Robert Plant, Skunk Anansie, Elio e le Storie Tese + Nevruz Joku e Le Ossa, Jamiroquai, Jack Johnson.
ROMA DA SABATO 16 A SABATO 23 LUGLIO (IPPODROMO DELLE CAPANNELLE)

INTERVISTA A SETTEMBRE IL NUOVO DISCO

RITMI
Il musicista e producer tedesco suoner dal vivo con la sua band sabato 23 al Parco della Musica di Roma, ospite del festival MIT-Meet In Town. Chi fa musica elettronica non pu prescindere da Steve Reich e Erik Satie

Sherwood Festival
L'edizione 2011 del consolidato festival rock patavino prosegue con il concerto di Elio e le Storie Tese.
PADOVA SABATO 16 LUGLIO (PARCHEGGIO NORD STADIO EUGANEO)

Apparat techno-logico

!50!
Continua la visionaria maratona sarda, organizzata da Paolo Fresu. Il programma itinerante prevede concerti con Devil Quartet, Palatino, duo con Gianluca Petrella, Brass Bang, duo con Paolo Rossi, duo con Danilo Rea e con Furio Di Castri, progetto Sonos e memoria.
DORGALI, NEONELI, MOGORELLA, TRINIT DAGULTU, SASSARI, MURAVERA, TRESNURAGHES DA DOMENICA 17 A SABATO 23 LUGLIO

Odio lestate/Festival di Villa Carpegna


La manifestazione propone finalisti e vincitori dello European Jazz Contest 2010, la rassegna Blues Knights (con Blue Noise, Livia Ferri & Beautiful Losers, Marco Rinalduzzi & Friends, Ileana Bianchi, Roberto Ciotti Blues Band), Maria Pia De Vito in Mind the Gap, Frank McComb.
ROMA DA DOMENICA 17 A SABATO 23 LUGLIO (VILLA CARPEGNA)

Sascha Ring, in arte Apparat, tra gli ospiti delledizione 2011 di MIT-Meet In Town

di Brian Morden

Casa del Jazz Festival


Oltre la rassegna Guitar Legends in programma anche larmonicista Mike Turk, il vocalist Geg Telesforo e il pianista Yaron Herman.
ROMA DA SABATO 17 A SABATO 23 LUGLIO (CASA DELLA JAZZ)

Clusone Jazz
La manifestazione ha in programma Archimia String Quartet, il progetto Stefano Pastor Jazz Poetry Connection (con Gorge Haslam e Silvia Bolognesi), il duo Paolino Dalla Porta/ Giovanni Falzone, lEric Boeren Quartet, il gruppo Enten Eller ospite Javier Girotto, il duo Bebo Ferra/Girotto, il trio Francesco Pugliesi/Ernst Glerum/Han Bennink.
CLUSONE (BG) DOMENICA 17 E VENERDI' 22 LUGLIO (VARIE SEDI)

Teano Jazz
Os caminhos de Garibaldi la composizione scritta da Enzo Favata e Alfonso Santimone che eseguiranno con G. Schiaffini, F. Vigato, F. Davanzo, D. Gallo e U.T. Gandhi. Ancora in programma Un incontro jazz con Gino Paoli, Roy Hargrove Quintet che incontra Horacio El NegroHernandez & Italuba, Charlie Haden Quartet West.
TEANO (CE) DA MERCOLEDI' 20 A SABATO 23 LUGLIO (PIAZZA DUOMO)

San Marino Jazz Festival


Seconda edizione per la rassegna che offre i recital della Billy Cobham Band e del quintetto di Stefano Bollani.
SAN MARINO VENERDI' 22 E SABATO 23 LUGLIO (CAVA ANTICA)

Calagonone Jazz Festival


Dedicato a Miles Davis, il festival propone per due serate il quintetto di Terell Stafford impegnato nel repertorio classico e modale di Davis.
CALAGONONE (NU) VENERDI' 22 E SABATO 23 LUGLIO (TEATRO COMUNALE)

a cura di Roberto Peciola con Luigi Onori (jazz) (segnalazioni: rpeciola@ilmanifesto.it) Eventuali variazioni di date e luoghi sono indipendenti dalla nostra volont.

n altro cambiamento. Evoluzione, trasformazione, progetto. Sfida. Non ama stare fermo, Sascha Ring. Negli oltre dieci di attivit, il musicista tedesco meglio noto come Apparat - diventato uno dei producer pi amati al mondo. Il suo segreto custodito nel raffinato reticolo di suggestioni e generi diversi intessuto attraverso le trame pi (o meno) popular dellelettronica. Ma anche nella continua voglia di cambiare e sperimentare, confermata dal nuovo progetto in arrivo su disco a settembre (il 27), ma gi testabile dal vivo, in Italia, la prossima settimana. Non pi da solo, dietro manopole e macchinari, ma accompagnato da una vera band e con la chitarra al collo, Apparat torna per il suo sesto album, esordendo su Mute (dopo i tre album per la sua etichetta Shitkatapult) con The Devils Walk. Una nuova - lennesima veste, che on stage ha fatto sognare il Sonar di Barcellona, e che debutter nel nostro paese sul palco della Cavea dellAuditorium Parco della Musica di Roma, sabato 23 luglio, in occasione della seconda edizione del MIT-Meet In Town. E quale posto migliore, se non il festival dei nuovi suoni che il giorno prima, a trainare una copiosa line up, ospiter la data unica italiana dei Primal Scream in tour per i ventanni di Screamadelica e il giorno stesso vedr lunico passaggio italiano dei Lamb, - sempre pi incentrato sul sodalizio magico tra rock ed elettronica, per ospitare lennesimo colpo di testa del producer berlinese (dadozione)? Per chi lo ricorda semplicemente come il guru della techno contaminata e sperimentale, Sascha Ring ha delle ottime sorprese in serbo. Non riesco e non mi piace stare fermo. Quello di cui ho bisogno sono sempre nuove sfide, continuamente. Per me, questa con la band unesperienza importante, non la prima volta che mi esibisco con altri musici-

sti sul palco - gi in passato avevo suonato con una formazione a tre - ma stavolta siamo un gruppo vero: due chitarre, piano, tastiere e batteria. una dimensione diversa da quella a cui il mio pubblico solitamente abituato, lo stacco dallelettronica tangibile. Su disco, ma soprattutto sul palco. Finora, il mondo ha conosciuto Apparat per la sua elettronica densa e scura, illuminata da sfumature pop. Per le infiltrazioni di musica colta orchestrata via computer (Come ci sono arrivato? Ci sono compositori imprescindibili per chi fa musica elettronica, come Steve Reich e Erik Satie). Per i glitch, i click e i suoni accidentali, mixati con voci. E poi la techno, lIdm e lelectro miscelati in set a dir poco caleidoscopici. Oggi, per, il mio suono ancora pi eterogeneo, non posso rinunciare ai sintetizzatori, ma il modo in cui li uso differente. In The Devils Walk prediligo le registrazioni con i microfoni, un approccio nel complesso pi suonato e meno elettronico. Sono eccitato dalla possibilit di usare strumenti pi classici e non elettronici, li trovo pi efficaci per la creazione di qualcosa di diverso. In questo periodo sono alla ricerca di mood pi naturali, compatti, essenziali, meno artefatti. Uno slancio verso qualcosa di nuovo che mi coinvolge anche dal punto di vista vocale, infatti nellalbum ci saranno brani cantati da me... E anche uno special guest femminile. Sono passati i tempi da ex raver, in quegli anni Novanta in cui da adolescente, ascoltavo techno piuttosto rude, per poi spostarmi verso sonorit pi astratte, alla Autechre. Gli anni di Berlino negli ultimi tempi sicuramente una delle capitali del clubbing, anche se in questo periodo non mi piace frequentare troppo quei posti, mi sembra di aver gi vissuto abbastanza tutto questo. Preferisco luoghi meno affollati e pi quieti, la periferia piuttosto che il centro. Ma forse sto semplicemente invecchiando... - che lo aveva accolto nel 1997, quando Sascha si spostava dal suo paese natale nella Germania dellest verso la grande metropoli. Quello

che rimasto, lapertura totale a nuovi generi, il superamento dei confini techno battuti nei primi anni come dj a favore di una capacit innata di mettere in relazione mondi apparentemente lontani. Sul palco, con la band, spesso ho il desiderio di realizzare qualcosa di simile a una jam session, in cui si improvvisa come nel jazz, in cui ogni volta si ricreano i pezzi dellalbum, a seconda del mood e delle vibrazioni della serata. Un certo tipo di impostazione rimane, sul palco ci sono due computer che sono ancora degli strumenti del mestiere utili, ma si tratter solo di amplificatori per le chitarre e loopstation. Tutto viene suonato live, risultando molto umano e, credo, pi genuino. Ma per Apparat non esattamente la prima volta in compagnia. La sua, al contrario, una carriera segnata da innumerevoli collaborazioni. Un vizio (sano) che ha riscosso sempre successo e che il musicista tedesco non intende assolutamente accantonare. Tutte le collaborazioni che ho fatto sono state diverse tra loro e per questo importanti per la mia formazione. Dal punto di vista della crescita come artista, probabilmente il sodalizio con i Mode-

selektor (nel progetto Moderat, LA RASSEGNA ndr) stato il pi istruttivo, formativo. Ci siamo sempre confrontati Meet In Town, due giorni di festival molto, lavorando con i tempi giucon una line up che si divider nelle sti e con un ottimo equilibrio. Invarie sale del Parco della Musica oltrevece con Ellen (Allien, ndr) esattach nella Cavea. La prima serata vedr mente lopposto. Molte discussiocome headliner il live, in unica data ni, tempi piuttosto frenetici nella nazionale, dei britannici Primal Scream realizzazione del materiale, un che per loccasione riproporranno il loro rapporto decisamente pi altalecapolavoro Screamadelica a venti anni nante ma che poi ci portava, nei dalla pubblicazione. Sempre per il 22 risultati, a uscirne come un buon sono previsti i live degli olandesi Jamessodalizio artistico. O almeno crezoo e Nacho Patrol e il progetto speciale do! In The Devils Walk, invece, soper Mit che metter insieme due realno stato aiutato da Josh dei Telet elettroniche italiane come Pathosforfon Tel Aviv e Nacht dei Warren mel e Port-Royal, mentre sono in proSuicide. Quando impari a capire gramma dj set di Zero 7, Andrew Hung fino in fondo la bellezza e la ricdei Fuck Buttons, Walls, e Kc The Funkahochezza del lavorare con gli altri, lic. Sabato 23 invece propone le perfordifficilmente lo abbandoni come mance dal vivo dei tedeschi Modeselekmetodo. tor e Apparat (con band), il ritorno di Ma con la Apparat band, SaAndy Barlow e Lou Rhodes, ossia i scha Ring non sembra affatto voLamb, le sorelle Casady, in arte CocoRoler assumere un ruolo di leader, sie, e ancora live di Gold Panda, Nicolas nonostante sia il compositore di Jaar, About a Silent Way (tributo a Miles tutti i pezzi. Con il mood da jam Davis), Stateless, Tiger & Woods, Onra, di session, intendo non solo un apnuovo Pathosformel e Port-Royal, Space proccio improvvisato, ma anche Dimension Controller e Lukid, e i dj set di un equilibrio tra i musicisti, in cui Kode 9, Prins Thomas, Todd Terje, Gadi non c un leader sul palco. Per Mizrahi (Wolf + Lamb), Dj Hendrix e Digi quanto mi riguarda, ho unevitabiDAlessio. (r.pe.) le centralit legata allaver scritto i brani, ma non vincolante, non sono un direttore dorchestra. Sul palco mi piace che ci sia dialogo, con la band abbiamo raggiunto unintesa che va oltre i confini dellalbum, per avvicinarsi a una comune visione della musica. E proprio a pochi giorni dalluscita della notizia della collaborazione tra Thom York fan dichiarato di Apparat - e i Modeselektor, allinterno del nuovo album di questi ultimi, appare inevitabile chiedere di eventuali collaborazioni future, magari proprio con i Radiohead: In effetti tempo fa si era prospettata lidea di lavorare insieme, forse in futuro... Come possibile che si replichi sia la collaborazione con i Modeselektor che con Ellen Allien. Per ora, ho voglia di lavorare con la band. Scrivere i pezzi e poi provarli insieme con loro, in sala prove, alla vecchia maniera. Non con il computer come ho fatto per tanti anni. Un approccio vecchio stile, che ha tutta laria di guadagnarci soprattutto sul palco (Apparat torner dal vivo in Italia per cinque date tra agosto, settembre e novembre). E magari anche in termini di pubblico. Old style is the new law?

ALIAS N. 28 - 16 LUGLIO 2011 (15

ULTRASUONATI
MILES DAVIS
THE LEGENDARY 1960 EUROPEAN TOUR (Jazz Plot Records/Egea)

MONDOEXOTICA

SONS & DAUGHTERS


MIRROR MIRROR (Domino/Self)

Ancora inediti di Miles. Con John Coltrane, in una delle ultime collaborazioni tra i due. Musica da sballo estremo e sapiente. Non si resta gli stessi dopo lascolto. Di questo tour europeo tra marzo e aprile del 1960 erano finora state documentate due tappe: a Parigi e a Stoccolma. Ora esce (in 3 cd) tutto ci che stato registrato durante altre tappe (Copenhagen, Francoforte, Monaco, Zurigo). Non si tratta di opere compiute ma di opere in ebollizione. Davis invano contrappone quel tanto di olimpico che rimasto nel suo lessico alla corsa bruciante di Coltrane nel territorio del desiderio. Una dialettica non nuova, tra laltro. Ma qui il clima di ricerca, di transizione verso qualcosa daltro che si intravede e che riguarder in modi diversi entrambi i musicisti, forte. I partner, gi nello storico Kind of Blue di un anno prima, sono coinvolti al massimo grado: sono Wynton Kelly (piano), Paul Chambers (contrabbasso), Jimmy Cobb (batteria). (m.ga.)

Quel prevedibile destino del retr che riscopre il retr


Francesco Adinolfi
Appena tornati da un on-the-road negli Usa? Con nelle orecchie una programmazione car radio che non si concede a suoni ispidi, nevrotici? Che concettualmente pre-esiste anni luce a Wombats, dubstep, ai nostri Jovanotti, al neo funk ecc.? Se s ecco il disco giusto: Americana - Rock Your Soul - Blue Eyed Soul and Sounds from the Land of the Free (Bbe rec. BBE 181/Audioglobe; 2011), raccolta di Aor (Adult Orientated Rock) come non se ne sente da anni. quel suono che i vari movimenti controculturali Usa hanno imparato a odiare e a superare, quell'amalgama di suoni (dal soul al folk) essenzialmente bianco che abbiamo conosciuto attraverso le fusioni di Daryl Hall e John Oates, gustosamente recuperate da Mike Francis a casa nostra. Quei suoni solari, rilassati, anestetizzati, trasparenti senza i quali negli Usa una highway interminabile non ha senso e che subito dentro New York, Londra, Roma, diventano quasi nauseanti. Eppure in questo cd - colonna sonora perfetta a una pigra alba losangelina - esiste una coerenza di fondo da oggetto documentale che lo fa apprezzare. Nomi che inseguono uno stesso stile, pacato, levigato, che allo stesso tempo tutto e niente: da Ian Wilson alla James Walsh Gipsy Band. Compilato da Zafar Chowdhry (proprietario del negozio di dischi on line www.zafsmusic.com) e dal suo amico Mark Taylor. SU LINEE e traiettorie apparentemente opposte (in realt parimenti calibrate su un unico genere e un identico ambito sonoro), la stessa etichetta aveva pubblicato di recente Keb Darge and Little Edith's

Qualcuno disse che nulla si crea e nulla si distrugge. Nel caso del quartetto di Glasgow vero in parte, perch con il loro terzo lavoro, Mirror Mirror, distruggono in pratica quella che era la loro storia e il loro stile, tra indie pop e indie folk, e cambiano completamente direzione. Un salto e un cambiamento che per non significa creare qualcosa di nuovo e alternativo, gi, perch il nuovo corso dei Sons&Daughters li ha portati nient'altro che a riprendere idee gi presenti in band post punk e elettroniche degli anni Ottanta, dai Devo a Blondie dai Talking Heads di Psycho Killer (ascoltate Breaking Fun) a Sioxsie and The Banshees. Non tutto riesce al meglio ma in definitiva un lavoro apprezzabile... (r.pe.)

ESPERANZA SPALDING
CHAMBER MUSIC SOCIETY (Heads Up/Egea)

GENNARO DESIDERIO ENSEMBLE


SAINTS & SINNERS (Connector Records)

Musicista poliedrico, al fianco, come violinista, dei pi bei nomi del pop italiano, Gaetano suona in parallelo musica classica, dedicandosi come leader alla scoperta del tango in versione accademica: questo disco, infatti, con un'orchestra d'archi di tredici elementi, nobilita ancor pi la gi coltissima arte di Astor Piazzolla (1921-1992) le cui sette composizioni, eseguite senza bandoneon (e grazie a vivaci arrangiamenti) vivono un'esistenza pi brillante e meno retorica rispetto ad altre versioni di nuevo tango, catturando maggiormente lo spirito di quello che in fondo resta il ballo sensuale per eccellenza. (g.mic.)

7 7

7
Legendary Wild Rockers - A Collection of Rare Rockabilly, Surf and Exotica! (Bbe rec. BBE 169/Audioglobe; 2011); il disco l'ennesimo volume di una serie avviata dalla label e affidata a Keb Darge, leggenda scozzese del funk e northern soul, animatore delle serate deep funk al londinese Madame Jo Jo's. Questo un club di Soho da non mancare assolutamente quando si in citt, in particolare nelle notti soul di Dj Snowboy (serata Good Foot, il venerd) e in quelle Lost and Found del sabato con Keb Darge e Andy Smith (a volte si intravede anche Paul Weller con cui Darge ha compilato la splendida Lost & Found- Real R'n'B & Soul). Quest'ultimo appuntamento socialmente e culturalmente molto interessante. Nel senso che partiti da stili soul e funk (del passato e contemporanei) entrambi hanno virato su mondi e suoni che la Generazione Cocktail aveva esplorato con dovizia di particolari anni fa: nelle mille ristampe Norton, nelle serie Born Bad, Desperate Rock'n'Roll, Las Vegas Grind, Frolic Diner ecc. E invece eccoci nel retr del retr come dimostra Legendary Wild Rockers. All'interno micro gruppi che avevamo scoperto e amato 20 anni fa, addirittura peresenti nel primo Las Vegas Grind (1992), e pi esattamente Zirkons o Tarantula Ghoul! Per non parlare della copertina. Cosa succede? Darge ha dichiarato di essersi stancato delle serate funk che l'hanno reso famoso. Ha anche aggiunto che la figlia 15enne avrebbe scoperto Chuck Berry e la Sun rec. andando alle radici di Marc Bolan di cui una grande fan; che siano state le scoperte della ragazza o altro, sta di fatto che i mondi della Generazione Cocktail stanno tornando dattualit; chi scrive sorride divertito e pensa che mai titolo di rubrica fu, ehm, pi appropriato. www.myspace.com/francescoadinolfi

Nuovo lavoro, anche se uscito da qualche tempo, per la talentuosa vocalist e bassista di Portland, Oregon. Lavoro numero tre, che vira rispetto ai precedenti lavori verso un sound pi maturo e consapevole. Lidea alla base di questa registrazione era di fondere le esperienze di studio, inerenti alla musica da camera, e le attitudini jazz che le hanno permesso di arrivare alla ribalta. Risultato soddisfacente quando - grazie anche a unottima band - la nostra cerca di affrontare strade meno scontate. La melanconia di Wild is the Wind, lardore di Chacarera, la ritmicit di Inutil paisagem, i momenti migliori. Brava, un passo dopo laltro, in continuo progresso. (g.di.)

EASY STAR ALL-STARS


FIRST LIGHT (Easy Star Records/Goodfellas)

SUSANNE SUNDFR
THE BROTHEL (Neu Gronland Records/Goodfellas)

Ci hanno abituato a pastose riletture in chiave reggae-dub di album storici del rock (dai Pink Floyd ai Beatles passando per i Radiohead) rivelandosi autentici specialisti in materia di cover, e fatto ancor pi singolare, sono giunti cos alla ribalta mondiale raggruppando fino a 50mila persone nei loro tour intorno al mondo, culminata nella memorabile esibizione al Festival di Sanremo in veste di ospiti donore, fortemente voluta da Paolo Bonolis. Finalmente il collettivo di stanza a New York giunge al primo vero e proprio album di inediti, dal titolo emblematico: First Light. Lalbum si caratterizza per le sonorit rotonde del one-drop nel segno di unassoluta souplesse e orecchiabilit senza mai tradire i codici della roots music. E se dovessimo indicare un brano, diremmo One Likkle Draw, ennesimo ganja anthem. (g.d.f.)

Giunge al disco numero tre l'incantevole e giovane norvegese. Solo venticinque anni e gi una spiccata maturit compositiva. Delle sue capacit se ne accorto L. Horntveth dei Jaga Jazzist, qui in veste di produttore. D'altronde non capita tutti i giorni di imbattersi in tanto talento. Da subito si capisce che questo lavoro arriva dal profondo Nord. The Brothel, Knights of Noir e As I Walked Out One Evening rammentano storie jazz sospese tra la Jazzland e la Rune Grammophone. Non solo atmosfere friabili ed eteree. Vi anche dell'altro, che apre a una forma canzone mescolata con strutture idm, vedasi Lullaby e It's All Gone Tomorrow. Sul fondo, una chicca electro-pop: Lilith. (g.di.)

PAT METHENY
WHAT'S IT ALL ABOUT (Warner)

ROYAL BANGS
FLUX OUTSIDE (Glassnote/Cooperative Music)

TONBRUKET

LEGENDA

DIG IT TO THE END (Act/Egea)

SAMANTHA FISH
RUNAWAY (Ruf Records)

Gli anni zero seguono un ritorno al blues femminile soprattutto fra le ragazze inglesi e nordamericane: e Samantha Fish, da Kansas City, fa parte di un nutrito gruppo di giovani cantautrici, riunito proprio da questa label tedesca, con Dana Fuchs, Oli Brown, Joanne Shaw Taylor, Dani Wilde, Meena, Cassie Taylor. Lei, voce e chitarra elettrica, alla testa di un power trio rosa, con la stessa Taylor al basso e Jamie Little alla batteria: e guarda al blues elettrico come pure ai modelli hard rock in nove original tiratissimi (stupenda la title track), pi una cover di Tom Petty (Louisiana Rain) quasi a omaggiare certi anni Ottanta. (g.mic.)

7 6
Roses)

Svolta pop per Metheny? Non esageriamo, diciamo che il chitarrista del Missouri ha preso dieci capolavori del pop e li ha utilizzati come spunto per una sua personale rilettura. Impressionista, l'ha definita lui, intelligente e non calligrafica aggiungiamo noi. Alfie e Pipeline, ma soprattutto la beatlesiana And I Love Her convincono pi delle altre. (s.cr.)

7 6

FRANCESCO NASTRO QUARTET


WAITING FOR A NEW WORLD (Itinera)

FITZ AND THE TANTRUMS


PICKIN' UP THE PIECES (Carosello)

Musica per cocktail, frizzante frivola ma non banale questa della band americana dei Fizz and The Tantrums e i cui pezzi, spesso e volentieri, fanno da sottofondo a serial di successo come Desperate Housewives o Criminal Minds. La ricetta? Soul, r'n'b e pop shakerato al punto giusto e con una patina anni Sessanta. Da noi Money Grabber, il singolo di lancio, fisso nella top ten da mesi. E una ragione ci sar. (s.cr.)

MAYBESHEWILL
I WAS HERE FOR A MOMENT THEN I WAS GONE (Function Records/5ive

La tensione interna delle musiche della terza strada degli anni Cinquanta, si fonde qui con una forte suggestione coltraniana capace di imporsi alla musicalit di Giulio Martino, lancia del quartetto. Negli anni Cinquanta, la terza strada (incontro tra lezione storica europea e creativit jazzistica) avvenne soprattutto allombra del contrappunto barocco e rococ. Qui divertente il coinvolgimento nella lezione di Skrjabin, ma ormai la cosa non pi molto interessante perch le pareti divisorie dei generi si sono sciolte e si sciolgono facilmente nel nulla. Comunque da questa registrazione esce piuttosto una musica alquanto torbida, a tratti volutamente oscura, un simulacro di passioni oggi povera cosa; gli eroismi sono connessi con la divisa e quella che qui sindossa dellultimo hard bop, prima di trovarsi a confronto alla sfida del free. Il campo di battaglia il jazz club e la recita dei pupi adeguata. (g.ca.)

L'energia non manca e cos pure qualche intuizione interessante, quello che resta da capire se sia tutto oro quello che luccica. Il terzo album del trio di Knoxville, Tennessee, sicuramente un disco che non passa inosservato, pieno com' di suoni sghembi e di soluzioni spesso anche originali, se non addirittura ardite. La base di partenza , potremmo dire, la solita: indie rock con reminiscenze lo-fi e una forte predisposizione al pop. Quello che lascia per con qualche dubbio la mancanza di una linea comune e una senzazione, sempre molto presente, che alla lunga il tutto sia troppo pensato a tavolino e manchi quel tanto di naturalezza che faccia s che l'ascolto possa risultare pi gradevole e pi facilmente fruibile. Ma forse, in fondo, va bene anche cos. (r.pe.)

Non sappiamo se il jazz del terzo millennio sar strutturato tutto come i brani che compongono gli svedesi Tonbruket, una delle band che, mutatis mutandis, portano avanti la lezione dei magnifici E.S.T. del compianto Svensson, messa assieme dal bassista Dan Berglund. Sappiamo per certo che questa una delle vie, e tra le pi affascinanti: derive ritmiche piene di fratture, il recupero di una visionariet elettrica che sembrava confinata ad altri decenni, un senso di inquietudine e di apertura che pu piacere, indifferentemente, a chi ascolta gli ultimi fermenti di Chicago o a chi ha amato Amnesiac dei Radiohead. Qui, davvero le etichette cessano di avere senso, e il senso ultimo la musica. (g.fe.)

WENTUS BLUES BAND


WOODSTOCK (Ruf Records)

SELAH SUE
SELAH SUE (Warner)

Sebbene al terzo disco, trattiamo per la prima volta su queste pagine gli inglesi Maybeshewill. E se queste sono le premesse forse c stata da parte nostra una colpevole mancanza nel non averne parlato prima. Non che la band di Leicester sia da considerarsi un crack, questo no, visto che il sound che li contraddistingue quello math rock, pi ancora che classicamente post rock, e quindi non una novit. C che per lo fanno maledettamente bene. Siamo andati cos a ricercare i precedenti lavori - entrambi ottimi - e abbiamo notato che qui il lavoro delle tastiere molto pi a fuoco (lo si capisce gi dal piano delliniziale Opening), e le pulsioni pseudo-metal sono meno preponderanti, pur rimanendo un tratto alquanto distintivo. Un disco ottimamente suonato anche se sono banditi virtuosismi e quegli eccessi stilistici che spesso si riscontrano nel math rock, specie quello made in Usa. Ma loro sono inglesi, e si sente... (r.pe.)

ONE DIMENSIONAL MAN


A BETTER MAN (La Tempesta International)

Tenete d'occhio questa affascinante vocalist belga, fra le tante voci un po' alla carta vetrata uscite dopo il successo planetario della ormai andata Amy Winehouse. Ma la ragazza in questione ha una marcia in pi, un'anima divisa tra soul e reggae con effetti sorprendenti. E di lei si sono innnamorati in parecchi, come Cee Lo Green (ovvero il lancinante falsetto dei Gnarrls Barkley) che l'ha voluta in Please, contenuta anche in questo disco. (s.cr.)

7 7

Il titolo del disco si riferisce non tanto ai luoghi del mitico raduno quanto piuttosto alla sede degli Studios di Levon Helm (gi batterista di The Band), nei quali, altrettanto miticamente, sono passati a registrare i pi bei nomi del rock. Anche il sestetto finlandese, notissimo in patria e in Scandinavia, capitanato dal cantante Juho Kinaret vi lascia la propria impronta, ma non certo memorabile: il sound, in dodici song composte a turno da un po' tutti gli elementi del gruppo, ripropone un rock-blues all'americana (e cantato in inglese) fin troppo prevedibile nell'attenersi a regole, gerarchie, segni, modelli, che, per loro stessa natura, sarebbero in perenne metamorfosi. (g.mic.)

SIDERA NOCTIS
FROM LOST SPACE (Mauro Martello Prod.)

KENNY WHITE
COMFORT IN THE STATIC (Wildflower)

A ottobre hanno pubblicato un cofanetto con i loro primi quattro album, ora gli One Dimensional Man danno alle stampe il quinto. Rispetto agli esordi il post punk-noise con influssi blues s smussato e suona meno urgente - come pare naturale. Uno spostamento verso altri suoni, meno nervosi, difficile da digerire per i vecchi fan visto che i sette anni di pausa hanno occultato i passaggi evolutivi. In realt A Better Man proprio un incontro tra passato e presente, tra unestetica anni Ottanta-Novanta che in qualche episodio se la vede con parti elettroniche pi al passo coi tempi (si vedano anche i contributi di Bloody Beetroots e Aucan), tra strumenti vecchi e altri inediti per il gruppo. E se limpatto sonoro ogni tanto si smorza per dare spazio alla vena autorale. (l.gr.)

Lo spazio perduto del titolo di questo lavoro tanto affascinante quanto misterioso una terra di nessuno che fa capo all'era barocca e alle gighe nordiche, a Vivaldi e a certi imprendibili compositori d'oggi con un orecchio rivolto al passato e uno al futuro. Mauro Martello musicista classico e al contempo membro degli Opus Avantra, storico gruppo progressive e cameristico dell'art rock italico, oltre a occuparsi di mille rivoli di note contemporanee. Questa la sua nuova creatura, una creatura guidata da voci celestiali, flauti, viola da gamba e tastiere sinuose ad armonizzare il tutto. Se non lo doveste trovare in giro potete provare a scrivere a: stella_nera@tin. it. (g.fe.)

7
giampiero cane stefano crippa gianluca diana grazia rita di florio guido festinese mario gamba luca gricinella guido michelone roberto peciola

Kenny White , probabilmente, il segreto meglio custodito della Grande Mela. Nella vita ne ha fatte parecchie, con la musica: mettendo pianoforte e organo Hammond al servizio degli altri, scrivendo per la radio, producendo gente come Peter Wolf, ad esempio. Tutte faccende che mettono in ombra una piccola grande verit: Kenny White, in epoca di song stitiche e asfissiate, pronte al dimenticatoio dopo un ascolto, uno che scrive grandi brani, con una facilit e una grazia che per tanti altri un miraggio. Qualcuno ha parlato di un incrocio tra Joe Jackson e il primo Tom Waits: non siamo molto lontani dal vero, fatto salvo il fatto che il cercare comfort nella staticit , qui, davvero solo un titolo. (g.fe.)

16) ALIAS N. 28 - 16 LUGLIO 2011

Robert Mapplethorpe, Mercury, 1986

di Stefano Gallerani

ella traiettoria disegnata da unopera come la sua, che dallesordio, nel 1970, ha raggiunto la piena maturit a cavallo tra anni ottanta e novanta (con il trittico i cui pannelli, tutti incardinati sul personaggio di Freddy Montgomery, assommano La spiegazione dei fatti, Isola con fantasmi e Atena) ed precipitata verso lultimativo Il mare romanzo a tratti definitivo, quasi fosse una summa di esperienze e di sensibilit , sarebbe stato davvero difficile immaginare come a questo titolo potesse far seguito una ricchezza espressiva e dinvenzione, uneffervescenza e una fantasia retorico-narrativa quali si possono ammirare in Teoria degli infiniti (traduzione di Irene Abigail Piccinini, Guanda, Narratori della Fenice, pp. 318, 18,00) da quel 2005, il primo libro firmato da John Banville col suo vero nome dopo tre apparizioni di genere come Benjamin Black (Dove sempre notte, Un favore personale e The Lemur). Pure, a lettura terminata non si vede come la riflessione che da sempre muove la scrittura di Banville circa lidentit di ciascuno di noi (e, per noi, del vivente come tale), ovvero lindagine sui processi attraverso i quali si forma lessenza e il concetto di una persona o di un personaggio in relazione al tempo di cui dispone e al-

la memoria che gli conferisce profondit e volume, avrebbe potuto rimanere monca di questo tassello definitivo e bizzarro. Ambientato o, piuttosto e pi appropriatamente, inscenato in una dimora di campagna circonfusa dun alone inconsistente e suggestivo (proprio come The Cedars in Il mare), Teoria degli infiniti nasce, per stessa ammissione del romanziere irlandese (Banville nato a Wexford nel 1945), dalla voglia di riscrivere, lasciando che poi il canovaccio cos sbrogliato assecondasse le pieghe inedite della vicenda che contiene, lAnfitrione di Kleist, a sua volta calco di Molire e delloriginale latino di Plauto; e se nei desideri del poeta e drammaturgo tedesco lintento era quello di fondere il burlesque scespiriano agli impeti della tragedia romantica, in Banville la dinamica torna alloriginario intrico tragicomico plautino, sebbene ar-

ricchito dalle sottigliezze logiche del trattatello scientifico e dalla grana grossa della pochade vittoriana alla maniera di Shaw. I riferimenti ci sono tutti, quando espliciti quando meno, a partire proprio dal compito di raccontare la veglia funebre di Adam Godley affidato niente meno che allo stesso Hermes, o Mercurio, che gi nei precedenti testuali di Teoria ha lincarico di prolungare la notte differendo la comparsa di Aurora per consentire al suo padre celeste, Zeus, o Giove, di giacere nel letto di Alcmena sotto le mentite spoglie dellassente marito Anfitrione. E cos accade anche in Banville, sostituita quella con Helen (avvenente attrice in procinto di interpretare a teatro proprio la sposa concupita dal sovrano dellOlimpo) e il protagonista eponimo col giovane Adam, primogenito di seconde nozze del matematico morente al cui ca-

pezzale savvicendano la tormentata e fragile figlia Petra, la devota moglie Ursula e lalter ego Benny Grace (che sotto il suo inveterato abito nero e la sua camicia bianca sudicia nasconde nientaltro che il lato ctonio dellalgido scienziato, ovvero il dio Pan). A questa carrellata di personaggi principali saggiungono, poi, ulteriore riflesso della scaletta classica del romanzo, la governante Ivy Blount, nobile decaduta che ha venduto a Godley la magione finendo relegata in una foresteria poco lontana nella coorte, e Duffy il vaccaro, ovvero la rivisitazione di quel Sosia delle cui sembianze Mercurio a pi riprese sappropria per seguire in carne e ossa le vicende mortali della famiglia (e, perch no?, magari sparigliare le carte intavolate da Zeus). N manca, in un microcosmo sensuale e rarefatto, la presenza animale del silenzioso labrador

mito affidato a Giove e che tutta leco divina, il parallelo tra questo e quel mondo iperuranio, non sia usata che al pari di un riverbero delle esistenze terrene (un po come in Santa Venere, di Anthony Burgess, al romanzo di Banville affine per setting ed ingegno panico); che tutto non sia, cio, che una proiezione della nostra finita intelligenza e una dimostrazione della teoria che ha reso Godley linsigne matematico che : ovvero, che ogni cosa non faccia parte, per dirla con la voce di Benny/Pan, che di un infinito di infiniti []tutti che si intersecano e penetrano gli uni negli altri, tutti qui e invisibili, un complesso di mondi al di l di quello che chiunque prima di lui aveva immaginato vi fosse. Dalle otto maschere fisse di Plauto (ridotte a sei da Kleist, che elimina le ancelle Bromia e Tessala, nonch il pilota Blefarone aggiungendovi Grazia, moglie di Sosia) si passa senza soluzione di continuit ai nove caratteri di The Infinities, che si replicano e dissolvono cos come Adam Godley la risultante di coefficienti che portano il nome di insigni scienziati realmente esistiti: Oppenheimer, Robert, Hilbert, Brahe e Keplero (a saldare una congiuntura tra questo romanzo e i primi di Banville, costruiti intorno alla vita e alle idee di Copernico, Newton e dello stesso Keplero). E per, tanto dispiego di artifici, spunti e palinsesti non fine a solo imbastire una fitta trama dequivoci al cospetto della morte (o dellamore). Da questi non trarrebbe beneficio chi vi ricercasse esclusivamente squisitezze verbali, capillari scavi psicologici, preziosit e sugosit di impasti o colori, men che meno lautore stesso. Per lui, un pomeriggio destate, una casa confinata tra i boschi dIrlanda e le sacre fontane della credenza popolare; un uomo in coma di cui non si sa se sia in grado di pensare (e, nel caso, cosa pensi) e la rievocazione del passato, le digressioni, le confessioni e le pene damore perduRex, guardiano dei cancelli e delte; tutto, in fin dei conti, asservile aie della villa. to a una ricreazione della parola Ma, si diceva, su questimpiandi cui Mercurio, protettore degli to Banville allenta poi le briglia scommettitori e di ogni genere di confondendo i piani e replicando imbonitori, sassume lonere e la gli schemi drammaturgici: Zeus responsabilit: avrete notato il non demorde dai suoi istinti carmio uso delle parole, che si crede nali e irretisce di nuovo Helen, raro in un uomo del mio mestiestavolta con le fattezze del vacuo re. Le parole sono cos amichevoe opportunista fidanzato di Petra, li, cos accomodanti, cos blandaRoddy, mentre Mercurio non riemente adattabili, non come i nusce pi a tenere sotto controllo le meri, con la loro fastidiosa insisequenze che non pu fare a mestenza a significare solo quello no di mettere in moto. Divinit che significano e nulla pi; una tra pari, balugina per un attimo il ricreazione che nellordire, disfafantasma di Borges (mostratemi re, spiegare e contraffare non una loro coppia dedita allamore pu tuttavia sottrarsi alla consae io vi mostrer due specchi, colopevolezza che John Banville, semrati di rosa, lusinghieramente dipre con ai piedi i calzari di Herstorti, chiusi in un abbraccio di mes, consegna alla brevit di quemutua incomprensione). E non sto messaggio ironico e terminaci vuole molto perch si finisca le: il mondo sempre pronto a col sospettare che lo stesso Adam farsi stupire, ma lio, quel monitosenior (in una confusione onomare dallocchio di lince, vede tutti i stica che spiega pi di quanto insotterfugi, tutte le scorciatoie e garbugli) giochi il ruolo che nel non si fa ingannare.

TEORIA DEGLI INFINITI, UNA EFFERVESCENTE RISCRITTURA DELLIRLANDESE JOHN BANVILLE

LOlimpo in Irlanda
Ricchezza espressiva e di invenzione, ammirevole fantasia retorico-narrativa: inscenato in una alonata dimora di campagna, il romanzo di Banville si svolge intorno al letto di morte di un matematico. E a raccontare, in questa riscrittura dellAnfitrione di Kleist (e di Plauto), nientemeno che il dio Hermes
ALIAS N. 28 - 16 LUGLIO 2011 (17

50 anni di morti stragi malversazioni, con un unico scopo: la difesa della razza croato-cattolica. Una dettagliata ricostruzione, con qualche inquietante novit

A R C H I T E T T U R A

BERSAGLI

LA VIA DEI CONVENTI DI ADRIANO/CINGOLANI

USTASCIA
zione, irritato col Poglavnik, parl della sua impolitica ostinazione di voler sopprimere due milioni di ortodossi. I massacri mettevano in difficolt gli italiani (come i tedeschi) con le popolazioni locali e ci spiega lirritazione del duce e forse perfino gli articoli di Zoli. Alla fine i morti ortodossi non furono due milioni come diceva Mussolini. Stando alle stime pi attendibili, discusse dai due autori, furono 322-334mila. Gli ebrei uccisi furono 26mila (19mila nello stato croato, 7000 deportati in Germania) e 19mila i Rom. I croati (per lo pi oppositori) e i musulmani uccisi furono, rispettivamente, 13mila e 7mila. Le cifre rendono bene lidea di un massacro a sfondo religioso-politico. E movimentano la visione di uno sterminio solo ebraico durante la seconda guerra mondiale. Siamo lontani naturalmente dalla contabilit enorme della Shoah dei milioni di morti. Ma si vede anche come, andando ad analizzare i casi locali, si debba essere cauti e aperti. Sul grande massacro razziale della Shoah si innestarono molti motivi, fra cui quello appunto religioso, associato allodio interetnico. un groviglio davvero complesso. Viene da dire, pensando anche alloggi: sono pur sempre i Balcani, bellezza. Ma torniamo agli articoli di Zoli. Meno di un anno dopo i suoi pezzi sul Resto del Carlino, nel luglio 1942 un altro giornalista italiano si rec in Croazia. Si chiamava Indro Montanelli ed era inviato del Corriere della Sera. Tra il 5 e il 15 di quel mese pubblic quattro articoli sul nuovo stato alleato degli italiani. Uno di questi era dedicato al famigerato campo di concentramento di Jasenovac ed piuttosto noto viene discusso a lungo, ad esempio, nella biografia del giornalista di Sandro Gerbi e Raffaele Liucci. La contabilit delle stragi oggi dice che in quel luogo furono uccise almeno 146mila persone, perfino con luso di un forno crematorio, distrutto un meproprio ad articoli come quelli di Zoli sulle stragi. A proposito di giornalisti elusivi, Adriano e Cingolani portano alla luce un altro articolo rilevante proprio su Pavelic. unintervista che gli fece un giornalista interessante e poco noto, Deodato Fo. Fu pubblicata l11 ottobre 1952 da Epoca (allora diretta da Arnoldo Mondadori in persona). Sotto il fascismo Fo era stato redattore della torinese Gazzetta del Popolo e direttore del giornale degli ebrei fascisti La nostra bandiera. Nel dopoguerra, in Sudamerica (dove si erano rifugiati anche i gerarchi ustascia), lavor come corrispondente dellAnsa. Lintervista fa un unico cenno ai massacri, ma a proposito di ebrei: Pavelic, scrisse Fo, desidera solo smentire nel modo pi assoluto di avere approvato la politica razziale e di avere avuto parte nei delitti contro gli se prima della visita del giornalista ebrei. Ormai, e da tempo, il Poglavitaliano. Montanelli, idilliaco, forn nik era stato dichiarato criminale una descrizione di quellincubo codi guerra internazionale. Fu uno me di un posto dove si badava a lascoop, ma ai massacri degli ortovorare, senza tanti grilli per la testa dossi non fece neanche un cenno. e soprattutto senza morti. Unultima osservazione. Molti Oggi, avendo davanti questo liricordano lavvenimento drambro e i suoi documenti, tra quei matico che fu la beatificazione pezzi di Montanelli a colpire non del cardinale croato, Alojzije Ste tanto larticolo su Jasenovac. Sopinac, compiuta da Giovanni Pano soprattutto gli altri, in cui Monolo II a Zagabria il 3 ottobre 1998. tanelli parl in tono entusiasta delArcivescovo a Zagabria con gli la Croazia cattolica: C unindiUstascia, Stepinac si era comproscutibile unit razziale, scrisse messo in pieno col regime di PaMontanelli, una compatta magvelic. Eppure Wojtyla and dritto gioranza religiosa cattolica, un uniallo scopo di mettere sugli altari forme livello di vita, una lingua questo uomo discutibile perch quasi senza dialetti. Per cui era era stato perseguitato dal comugiustificato anche il passaggio sucnismo. Ancora oggi, nel suo pur cessivo: Fra gli ortodossi si svolse notevole libro su Giovanni Paolo unattiva campagna per la loro II (ed. San Paolo, 2011), Andrea conversione al Cattolicesimo. QueRiccardi tralascia quella beatificasta campagna diede i suoi frutti: di zione. Di tutto questo, pare proconversioni ce ne furono parecprio sia tuttora piuttosto difficile chie decine di migliaia. Anche riuscire a parlare. qui neanche una parola sui morti, naturalmente. Anzi, quegli articoli Robert Gligorov, Untitled, sembrano una risposta ottimista cybachrome su alluminio, 1997

ZEVI, MANIFESTO PER UN MUSEO DEGLI STERMINI


di Marco Pacioni
Tempi difficili, ma anche stimolanti per chi si incarica di trasmettere la memoria. Storici, scrittori, artisti e soprattutto architetti devono rispondere a diverse e spesso opposte sollecitazioni. Fra queste forse la pi pericolosa la tentazione di sottrarre la memoria dal pi largo contesto storico di provenienza e dal presente con il quale la memoria stessa dovrebbe interagire. Dagli anni ottanta, con lemergere sempre pi prepotente nellopinione pubblica dei popoli e delle culture che hanno avuto ruolo di vittime nella storia stata forte la tentazione di fare tabula rasa intorno a essi prescindendo dalla possibilit di fare paragoni e attribuire cos allopera architettonica incaricata di elaborare la loro memoria unaura di unicit che si impone senza mediazioni e spesso si offre soltanto alla contemplazione vittimistica. Alla monumentalizzazione del vittimismo si deve poi aggiungere il fenomeno del protagonismo artistico che una parte dellarchitettura degli ultimi trentanni ha perseguito con la realizzazione di progetti il cui criterio principale stato quello di far spiccare lopera architettonica a tal punto da prescindere da ogni interazione urbanistica. Come se il fatto di progettare pensando al contesto ostacolasse la riconoscibilit dello stile dellarchitetto o non valorizzasse a sufficienza lopera. Al di fuori di questa tendenza architettonica si sono orientati i lavori di Luca Zevi responsabile, fra le altre opere, del Memoriale alle vittime del bombardamento del quartiere San Lorenzo e progettista del Museo della Shoah a Roma, oltre che autore del recente libro Conservazione dellavvenire Il progetto oltre gli abusi di identit e memoria (Quodlibet, pp. 186, 16,00). Nellindovinato paradosso del titolo sta gi la chiave daccesso agli argomenti del libro, che vanno dalla lezione di apertura che lebraismo pu offrire alla cultura architettonica, al bilanciamento fra sviluppo della citt e campagna nella pianificazione del territorio in Cina, alla commistione di chiusura e tolleranza nelle strutture urbane di Teheran Beirut e Tel Aviv, alla considerazione del rapporto tra usi e abusi dellidentit nei progetti dei musei e memoriali della Shoah e di Ground Zero. A Zevi preme mostrare che per stabilire un rapporto duraturo e istruttivo con il passato occorre non monumentalizzarne il ricordo, ma creare degli spazi pubblici nei quali la memoria si racconti rivolgendosi ad altre memorie nella convinzione che soltanto la comparazione pu tenere vivo il ricordo e proiettarlo nel futuro. A tal riguardo, nella parte finale del suo libro, Zevi espone quello che il suo progetto pi ambizioso, quello di un museo delle intolleranze e degli stermini: non monumento, n memoriale e neppure edificio-contenitore di un itinerario di conoscenza a senso unico. Il MIS sar luogo di itinerari, scelta fra diverse opzioni di approfondimento e risalita lungo la storia. Un museo nel quale anche la memoria della Shoah sapr forse raccontarsi senza la continua paura di confondersi fra gli altri genocidi dellumanit.

Unaltra faccia dello Sterminio


di Giorgio Fabre
el settembre 1941 il Resto del Carlino pubblic alcuni articoli di Corrado Zoli, giornalista autorevolissimo, che era stato anche governatore dellEritrea. Riguardavano la Croazia. Impressionanti. Uno in particolare, del 18, noto da tempo, inquadrato ora grazie al libro La via dei conventi di Pino Adriano e Giorgio Cingolani, appena pubblicato da Mursia (ben 614 pagine, 20,00), risulta ancor pi notevole. Zoli riferiva le parole di un ufficiale nazista sulle stragi che venivano perpetrate da intere bande di massacratori, talvolta capeggiate e infiammate da sacerdoti e monaci cattolici. I monaci erano francescani e Zoli aggiungeva: Uccidono le persone innocenti, seppelliscono i vivi e buttano i morti nei fiumi, nel mare, negli abissi. E, si noti, si era in piena guerra e il giornale era fascista. Solo lultima, imbarazzante, frase venne tagliata, ma nellultima edizione del giornale. Adriano e Cingoli sono due bravi storici non accademici. Qualche anno fa hanno scritto un bel libro sugli anni di piombo, Corpi di reato (Costa & Nolan, 2000). La via dei conventi un grande racconto su cosa fu il movimento croato degli Ustascia (che significa insorti). Si basa su diversi documenti inediti (anche croati e serbi; si segnalano quelli provenienti dallarchivio dellesercito italiano). Si parte dalla nascita del gruppo negli anni venti, con lavvocato Ante Pavelic come Poglavnik, capo. Racconta poi la protezione e le sovvenzioni del fascismo, luccisione del re Alessandro Karadordevic (1934), la fondazione durante la guerra (1941) di uno stato croato semi-indipendente, i massacri. E si giunge, nel dopoguerra, alla fuga in Europa e Sudamerica, con lappoggio delle organizzazioni cattoliche e americane. Sono cinquantanni di storia grondante di morti, stragi, malversazioni (gli Ustascia trafugarono il Tesoro croato), ferocia gratuita. In altre parole, questo libro ricostruisce il collaborazionismo croato con i nazi-fascisti ed un pezzo della storiografia emersa negli ultimi ventanni sui paesi ex-comunisti (oltre alla Croazia, la Lituania, la Polonia, lUcraina, lUngheria). Non sempre si tratta di lavori seri. Questo lo , e non esita a fare anche riferimento alla recente storiografia revisionista croata su questi argomenti. I due autori illuminano soprattutto la caratteristica di fondo del collaborazionismo croato: la sua ossessione identitaria e religiosa, cio cattolica. Anche in Jugoslavia ci furono deportazioni e massacri a sfondo razziale, contro ebrei e zingari. La stessa legge sulla nazionalit croata del 30 aprile 1941 copiava quelle tedesche, perch parlava di razza. Ma poi si applicava, oltre che agli ebrei, ai serbi (che pure erano ariani come i croati) proprio per la loro religione. In quel paese di gran lunga prevalse lodio del cattolico verso il greco-ortodosso, che era serbo. Numerosi (pi di un centinaio, pare) furono, come raccont Zoli, i preti e i frati che si misero alla testa dei massacri. Mussolini stesso, in una conversa-

18) ALIAS N. 28 - 16 LUGLIO 2011

SZCZYGIEL
di Emanuele Trevi
ato nel 1966, Mariusz Szczygiel pu considerarsi un tipico rappresentante della generazione che si scrollata di dosso linfamia del Muro di Berlino, simile nei comportamenti e negli ideali (pur se priva di facebook) alla giovent egiziana, tunisina, siriana di oggi. Ha iniziato scandalizzando la censura comunista con dei reportages sulla vita di gay e lesbiche in Polonia. E ha continuato diventando il primo a pronunciare la parola orgasmo nella storia della tv polacca. Ma a quel punto, ad andare su tutte le furie sono stati i preti, degni eredi dei burocrati e dei censori di partito. Szczygiel scrive sulla Gazeta Wyborcza, il quotidiano fondato e diretto da Adam Michnik. Nel 2006 ha pubbicato uno straordinario libro sullex Cecoslovacchia, intitolato Gottland, definito da Michnik il primo reportage cubista mai scritto. A volte, per ovvi motivi di promozione, al nome di Szczygiel viene accostato quello di Kapuscinski, non del tutto a sproposito, se si considera che anche il pi giovane reporter ha sviluppato un talento eccelso nella narrazione di esistenze che, per un motivo o per laltro, appaiono esemplari. Degna di figurare in tutte le antologie, per esempio, la vita di Tomas Bata, linventore delle famose scarpe, che forma il primo capitolo di Gottland. Le quattro storie di Reality (trad. di Marzena Borejczuk, nottetempo, pp. 152, 8,00) confermano come meglio non si potrebbe lalta qualit letteraria del giornalismo dinchiesta di Szczygiel. Voltate provvisoriamente le spalle allamata Repubblica Ceca (dove lateismo non uno scandalo e tantomeno un reato) lambiente di Reality la Polonia, in un arco di tempo che va dal dopoguerra ai nostri giorni. Con una sola eccezione, tutte le vicende raccontate riguardano delle donne. Ma ancora pi importante di questa circostanza il totale anonimato della materia umana che viene messa in rilievo con tanta sapienza narrativa in queste pagine. Il fascino maggiore di Reality consiste proprio nel fatto che le esistenze di cui racconta sono cos ordinarie, almeno in superficie, da inabissarsi nellinvisibile nel momento stesso in cui vengono vissute. Questa circostanza impone allo scrittore lesercizio di determinate e irrinunciabili virt. Racconta Szczygiel in una breve introduzione di essere stato, fin da piccolo, un buon ascoltatore. Cresciuto nella lavanderia dellalbergo Sotto la Torre di Zlotoryja, dove lavorava la madre assieme alle zie e a una cugina, il futuro giornalista assorbiva le storie infinite dei clienti dellalbergo, imparando che la vita di qualcuno non esattamente come ci piacerebbe che fosse. Ma proprio per questo, pu anche essere pi sorprendente di quanto ci saremmo mai aspettati. Basta avere la tenacia di andare fino in fondo, senza paura di perdere tempo, di battere false piste. Come quando, chinandosi per caso sotto il tavolino di un bar di Varsavia, Szczygiel trova un foglietto vergato con una calligrafia un po antiquata. un elenco di nomi femminili, seguiti da un indirizzo e una data di nascita. Tutte le donne della lista sono nate allinizio degli anni trenta. Chiunque avrebbe lasciato un documento talmente indecifrabile l dove laveva trovato. E invece Szczygiel accetta la sfida. Cosa accomuna quelle donne? Erano bambine ebree, protette e nascoste? Compagne di universit? O magari prostitute dalto bordo? Non guaster ai lettori lo scioglimento dellenigma, buf-

REALITY, QUATTRO STORIE DEL POLACCO CLASSE 66 MARIUSZ SZCYGIEL

Anonime ossessioni

BERSAGLI
E C E N I

SPETTRALE GROZNY: IL VIAGGIO NELLADE DI ZACHAR PRILEPIN


di Luca Scarlini
La Cecenia ha storicamente da sempre avuto con la Russia relazioni di conflitto, definendosi spesso come luogo di massima presenza militare di Mosca. Assai prima della tragica guerra esplosa, dopo vari scontri, nel 1991, con linvasione segnata da stragi e distruzioni terribili, molte erano gi state le occasioni di scontro. Violenta divamp infatti la Guerra del Caucaso nel 1817 quando lo Zar volle aprirsi una via diretta verso Oriente e nel 1941 buona parte della popolazione, dopo una insurrezione nazionalista, venne deportata per ordine perentorio di Stalin nel Kazakstan, fino al 1957. Di quella terra martoriata stata cronista eccezionale Anna Politkovskaja, che ha rivelato al mondo le violenze e le tecniche censorie del governo su questo argomento. Di recente stata pubblicata da Mondadori La guerra di un soldato in Cecenia di Arkady Babcenko (pp. 403, 12,95), diario per flash e riflessioni di un soldato che poi diventato giornalista, e Voland aggiunge ora un tassello importante a questa memoria insanguinata, pubblicando il notevole romanzo di Zachar Prilepin Patologie (nella traduzione incisiva di Enzo Striano, che spiega in appendice le sue strategie di resa di un testo assai complesso, pp. 327, 15,00). Lautore, presentato per la prima volta in Italia, impegnato in politica e membro del movimento Drugaja Rossija, assai critico verso Putin, per tre anni aveva fatto parte dei famigerati OMON, i corpi del Reparto di Polizia per Missioni Speciali, che spesso compaiono nelle cronache delle vicende, e in questo libro, bestseller nel suo paese, rievoca Grozny la terribile (come vuole un gioco di parole diffuso tra le truppe sul nome della capitale) in chiave decisamente visionaria. Come in tutte le epopee critiche sulle sales guerres, i soldati che invadono (incluso un ceceno che ha decisamente tradito la propria appartenenza) non si fanno domande sul loro incarico. I problemi della sopravvivenza risultano prioritari: come procurarsi cibo commestibile, come resistere agli attacchi di dissenteria, come ingannare la noia (con scherzi spesso goliardici assai pesanti), come guardarsi le spalle nel corso delle missioni. Intorno a loro uno spazio metafisico, spettrale: una citt fatta in buona parte di Kruschvska, disadorne palazzine di cinque piani, non dotate di ascensore, che mostrano tutte le crepe del tempo a fianco dei segni dei proiettili e delle bombe. Il romanzo inizia con una postfazione, che spiega la natura di questa scrittura come viaggio allAde. Il protagonista, Egor Tasevskij, racconta la sua cittadina, Sviatoj Spas, intorno a un fiume in cui si trova a precipitare, insieme al figlio, nel momento in cui esce di strada uno scalcinato pulmino che collega le due rive. Riemergere in superficie scatena il ricordo, che sempre si interseca con la presenza luminosa di Daa, lamore di una vita. I piani temporali si incrociano, si sovrappongono, sfumano luno nellaltro in un racconto che si fa affresco corale di una generazione.

Qui il giornalismo di inchiesta diviene sonda impietosa nella patologia della vita quotidiana. Che raggiunge vertici di grottesco con la casalinga di Cracovia: per mezzo secolo annota tutto ma proprio tutto, dai saluti ai pasti, classificandolo per voci, in barba agli affetti e persino ai rovesci della Storia

fo e malinconico. Ma il racconto che senza dubbio destinato a imprimersi pi profondamente nella memoria il primo, una specie di monumento a una donna folle e geniale, Janina Turek, casalinga di Cracovia, separata dal marito, madre di tre figli. Nel 2000, quando Janina mor per un attacco di cuore, la figlia Ewa trov in un armadio pi di settecento quaderni. In questo modo accidentale si scopr che, allinsaputa di tutti, Janina aveva annotato, senza interruzioni, tutto quello che faceva. No, non stiamo parlando di un diario, magari molto accurato. Janina fu capace di prendere nota, per pi di mezzo secolo, di tutte le telefonate che aveva ricevuto (pi di 38000), di chi aveva incontrato per caso e salutato con un semplice buongiorno (oltre 23000 persone), quanti programmi televisivi aveva visto (circa 70000), e cos via. Aveva cominciato con limpiegare un solo quaderno, ma ben presto cap che doveva usarne molti, ognuno dedicato a una diversa attivit, dalla lettura di libri alle serate danzanti, dalle notti passate fuori casa ai pasti. Per questi ultimi, Janina dovette scendere a una specie di compromesso, per non soccombere di fronte alla quantit dei dati. Un anno annotava la colazione, lanno dopo il pranzo, quello ancora dopo la cena, e poi ricominciava. Ci che stupisce Szczygiel, ancora pi dellenormit dellimpresa, la totale mancanza di emozioni apparenti con la quale viene

condotta. Il 13 dicembre del 1981, per esempio, un giorno indimenticabile per tutti i polacchi: il generale Jaruzelski proclama la legge marziale, dando inizio a un periodo difficilissimo di battaglie politiche e penuria economica. Ma limperturbabile Janina ha altro a cui pensare. Il suo pranzo n. 2124 consiste di unomelette con fette biscottate. Aveva visto la figlia con il marito (era la visita annunciata n. 3605), che le avevano portato degli imballaggi di cartone e della legna per la stufa (regali ricevuti, n. 5184). Qualcuno, pi tardi, aveva bussato alla porta: era la visita non annunciata n. 3606, e Janina non aveva aperto. Andando a messa, aveva incrociato per strada diciassette persone, le persone viste di sfuggita dal n. 58213 al n. 58229. Prima di addormentarsi, aveva letto il libro n. 2435, Zelda di Nancy Milford. Lanaffettivit ha un suo culmine sconcertante durante gli anni della guerra, quando il marito Czeslaw, membro della resistenza scampato a ben due campi di concentramento, torna da Auschwitz. Il problema di Janina sembra essere quello di incasellare nella sua griglia questo evento inaspettato, che alla fine viene rubricato tra le visite non annunciate. La psichiatria parlerebbe, per interpretare la mente di Janina e il suo funzionamento, di un caso di nevrosi ossessiva. Ma allora, si chiede giustamente Szczygiel, anche Monet che dipinge le sue nin-

Daniel Spoerri, Henkel Bankett, assemblaggio 1990, tovaglia del 1969

fee per ventanni soffriva di una nevrosi ossessiva? Alla fine, la figlia di Janina ha scoperto anche un altro documento, forse non meno importante dei quaderni. Si tratta di un pacchetto di cartoline che questa donna dallenergia inesauribile spediva a se stessa. La totale impassibilit dei quaderni sparisce in questaltra forma di scrittura, pi occasionale e discontinua. Finalmente, osserva Szczygiel, Janina parla con la propria voce. Via via che passa il tempo, ammette la sua solitudine, la sua paura della morte. E complica molto lidea che ci eravamo fatti di lei. Szczygiel lo sa bene: si tratti di Janina Turek o di Claude Monet, i nomi delle malattie servono a ben poco, nel momento in cui al centro delle attenzioni si accampa unesistenza singola, irripetibile. Dovremmo trovare tanti nomi di malattie quanti sono gli esseri umani. Ma allora, bastano i nomi di battesimo. Lundici novembre del 2000, ad ogni modo, poco prima di essere stroncata da un infarto, Janina trov il tempo di annotare gli ultimi tre programmi che aveva visto in tv (numeri 71040-71042): il notiziario Panorama, La Parola della Domenica e il film Giocando nei campi del Signore di Hector Babenco. Ma in polacco, la traduzione del titolo suona Giocando a Dio.

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ITALIA

PROMEMORIA PER MILANO, SESTO MOVIMENTO: LA PINACOTECA


F L U I D A / 4

U N A N T R O L O G I A

Ma la nostra universit un buon inizio


di Daniele Balicco
Nella scorsa puntata abbiamo parlato di istruzione pubblica e, in particolare, di scuola secondaria superiore. La puntata di oggi invece dedicata alluniversit. Sar bene, visto che il tema oltremodo spinoso, mettere subito le carte in tavola. Il sistema universitario italiano ha molti e gravi difetti, non ci sono dubbi. E tuttavia limmagine catastrofica di un baraccone vecchio, iniquo, nella maggior parte dei casi incapace di preparare giovani studiosi competitivi a livello internazionale, unimmagine, va ripetuto, distorta e caricaturale. Del resto, se cos fosse, i cervelli in fuga dal nostro paese, come stormi di rondini impazziti a fine autunno, non saprebbero davvero dove migrare. E invece il fatto che molti, se non addirittura la maggior parte, riescano a trovare impiego in prestigiose universit internazionali andrebbe anche letto, una buona volta, come prova a contrario. un dato di fatto: un sistema malandato come il nostro riesce, nonostante ostacoli, fondi ridicoli e plurime difficolt, a formare ancora un numero elevato di ottimi giovani ricercatori. E non detto che lo stesso avvenga anche in quei paesi, tanto ammirati e presi a modello dai liberali nostrani di ogni colore, dove i nostri cervelli in fuga trovano casa. Per avere unidea, anche solo sommaria, per esempio di come realmente ridotto il sistema educativo della tanto sopravvalutata Gran Bretagna, si legga larticolo di Caterina Soffici pubblicato sul Fatto Quotidiano tre domeniche fa. Ma basta leggere gli aberranti commenti dellEconomist al nostro sistema educativo per rendersi conto di quale idea di formazione la Gran Bretagna esporti, verso cui, come risposta, un celebre passo del Vangelo di Matteo basta e avanza: perch guardi la pagliuzza che nellocchio del tuo fratello e non vedi la trave che nel tuo? Per iniziare a comprendere le distorsioni del sistema universitario italiano proviamo a cambiare prospettiva. Il problema non sono i cervelli in fuga, quanto il fatto che pochissimi ricercatori internazionali emigrano verso lItalia. Del resto, perch mai dovrebbero farlo quando da noi verrebbero pagati, nella migliore delle ipotesi, un terzo di quanto potrebbero prendere anche solo in una media universit europea o americana? Di questo e molto altro ancora discute un recente saggio di Vincenzo Zeno Zencovich: Ci vuole poco per fare una universit migliore (Il Sirente). Il tono del libro pacato e ragionevolmente pragmatico. Eppure la sua scrittura sobria tradisce una passione oggi davvero rara ed eccentrica. In tempi di continua e feroce autodenigrazione, il libro difende con forza i punti alti della nostra formazione, della nostra cultura di base, e, pi in generale, del nostro modo di vivere. Per questa ragione, prima di iniziare a discutere di riforme e di trasformazioni radicali del sistema universitario bisogna partire, secondo Zencovich, ricordando anzitutto un banale dato di fatto: in Italia tutti i giorni si fa della buona universit anche se non se ne consapevoli, e, soprattutto, non ne sono consapevoli allestero. Nelle classifiche internazionali della ricerca, come ci viene ripetuto ogni giorno da giornali e televisioni, gli atenei italiani vanno piuttosto male. E non senza ragione. E tuttavia, se non fossero importanti per lallocazione dei fondi, come invece purtroppo sono, questi indici andrebbero presi con le pinze. Del resto come si fa a ragionare su modelli universitari differenti e a metterli asetticamente in competizione fra loro senza valutare i contesti sociali di cui fanno parte e sono espressione? unidea di ricerca asettica, completamente separata dalla societ, quella che i test internazionali provano a misurare. Ma proprio quella che vogliamo? Universit come astronavi extra-terrestri avulse dal mondo che le ospitano? Chi ha fatto un giro a Harvard o a Yale sa di cosa stiamo parlando. Sentiamo Zencovich: chi pensa che ci sia un unico metro per misurare la qualit delle istituzioni universitarie, applicabile indistintamente a Chicago e ad Osaka, a Helsinki o a Torino, commette un grave errore. E se la proposta del metro unico avviene come spesso capita da accademici, questo fa sorgere un legittimo dubbio in ordine alla qualit delle metodologie delle scienze sociali che hanno imparato, piuttosto che su ci che si sforzano di misurare. Naturalmente, nel volume vengono denunciati i gravi difetti del sistema universitario italiano: edilizia obsoleta e spesso inadeguata alla vita universitaria perch priva delle strutture elementari per la vita degli studenti e dei ricercatori (mense, alloggi, laboratori, strutture sportive); un mancato collegamento con listruzione secondaria superiore che comporta assenza di reali forme di accompagnamento, di integrazione e di monitoraggio della carriera studentesca; un corpo docente per lo pi non addestrato allinsegnamento; lassurda distinzione di competenze e poteri fra senato accademico e consiglio damministrazione; lassenza di responsabilit pubblica rispetto a processi di cooptazione dei docenti e rispetto agli investimenti per la ricerca. E tuttavia, secondo Zencovich, per migliorare luniversit italiana la cosa peggiore da fare adottare un modello di riforma costruttivista alla francese o alla tedesca: un modello cio che parta dal convincimento che spetta solo al legislatore disegnare le istituzioni che i singoli o le comunit dovranno poi far funzionare: si gi evidenziata la fallacia, storica e sociologica, di questa visione, in particolare in un paese come lItalia dove, per nostra fortuna, non si vive nellansia dellordine formale, e nel convincimento che si pu fare solo quello che stato espressamente autorizzato e solo nei modi prescritti, come invece avviene in alcuni altri paesi che vorrebbero imporre le loro paure al resto dEuropa. Per migliorare luniversit servono piuttosto strategie minimaliste e pragmatiche: potenziare al massimo quello che gi esiste e funziona bene e disincentivare radicalmente, con procedure mirate, le sacche di abulia, di malgoverno, di immobilismo. E poi ci vorrebbe alle spalle uno Stato intelligente, capace di promuovere e di difendere la nostra ricerca e soprattutto il nostro patrimonio culturale, immenso, ricchissimo, ma lasciato, come le rovine di Pompei, alla furia dei venti contrari.

E ora vi racconto la Favola di Brera


di Giovanni Agosti
e la racconti la Favola di Brera?: me lhanno chiesto tante volte. Con cinquantanni sulle spalle, e trentacinque almeno di servizio: visite periodiche, passioni e arrabbiature, sconcerti e fastidi, qualche folgorazione, tante amarezze. Quanti diversi aspetti del museo mi sono passati sotto gli occhi. Non risalgo pi indietro con la memoria che alla Pinacoteca di Russoli, a met degli anni Settanta, quando con un coraggio civile, di cui poi si perse ogni traccia, il soprintendente per protesta contro le inefficienze ministeriali non chinava la testa ma chiudeva il museo. Ne riapriva, in maniera sperimentale, qualche sala; sommuoveva con intelligenza e cultura un allestimento che sembrava ne varietur, forzava i saloni di Portaluppi, tinteggiandone le pareti di verde marcio. La grafica impeccabile di Monguzzi, Ortalli e Sambonet dava alla protesta una formalizzazione stilistica, di cui continuo ad andare in cerca: da allora. Le pubblicazioni messe in atto in quel frangente era il 1977 testimoniano collaborazioni a tutto campo: gli studiosi pi in gamba alle prese con temi inaspettati (Gianni Romano che riapre criticamente la questione leonardesca, tramite un affondo sul Maestro della pala sforzesca, distante anni luce dalla mediocrit di pensiero di chi poi affronter quei soggetti; Paolo Venturoli che avvia lo studio delle raccolte fotografiche ottocentesche, che dopo quella fiammata diventeranno materia da specialisti); lIstituto di Storia dellArte dellUniversit statale (allora in via Festa del Perdono e non perso, come adesso, nel fondo della periferia), dove londa lunga dellimpegno della Brizio d vita a indagini sulledilizia del quartiere di Brera, tra il neoclassicismo delle Commissioni dornato e leclettismo tardottocentesco; gli artisti contemporanei, di tendenze diverse, che si esercitano appositamente in daprs dalle opere della Pinacoteca, senza sospetti commerciali: Guttuso (da Mantegna), Manz (da Caravaggio), Melotti (da un riminese del Trecento), Moore (da Giovanni Bellini), Morlotti (da Orazio Gentileschi)... ma anche il mio preferito di allora: lAteneo (1971-1973) del trentenne Giulio Paolini che incorniciava, su diplomi di finta pergamena, le frasi di alcuni bambini sui dipinti di Brera: Io non so spiegarmi perch un quadro mi piace pi di un altro, Vicino c un fiume, di l del fiume c un paesaggio, Io provo un senso di allegria e di confidenza davanti ai quadri del Luini e cos via. Ma cera anche un manifesto ad hoc realizzato da Moebius erano gli anni di Mtal Hurlant con una donna velata di Gentile Bellini seduta in una sala del museo a osservare le sue compagne orientali ritratte su tutte le pareti. Tutto questo era realizzato da pochi funzionari, non vanitosi, non impegnati in part time verticali n orizzontali, dotati naturalmente di senso della qualit, molto lavoratori, molto presenti sul territorio di competenza della Soprintendenza (cio pi di mezza Lombar-

dia), alieni dalla difesa dello ius primae noctis per identificazioni e attribuzioni (che spesso erano giuste). Ma come facevano? Senza fax, senza internet, senza Google, senza messaggini, senza foto digitali, e con poca bibliografia. Perdevano meno tempo in chiacchiere sui parerga del mondo della storia dellarte? Si fidavano di chi ne sapeva pi di loro, senza complessi di inferiorit? O erano, semplicemente, pi bravi?
Larrivo dei capolavori Jesi I testi che accompagnavano il Processo per il Museo sostenuto dai benemeriti Amici di Brera, la prima associazione di tal genere sorta in Italia, addirittura nel 1926 erano scritti in maniera accessibile, aliena da forme burocratiche, ma estremamente documentati sul fronte politico e istituzionale: citazioni da leggi e regolamenti e presentazione letterale degli organici (molto ridotti) perch a chiunque fosse comprensibile il senso di un mestiere, poco pagato, faticoso ma esaltante, inteso come servizio pubblico. Oltre a in-

crementi sensati per larte del passato su tutti il Cristo giudice ex Contini Bonacossi del supremo Giovanni da Milano , i saggi rapporti di Russoli con il mondo dei collezionisti milanesi avevano dato vita alla donazione, che si sarebbe arricchita nel tempo, di un mazzo di capolavori del Novecento da parte di Emilio e Maria Jesi e a un non meno impressionante nucleo futurista che Riccardo e Magda Jucker avevano depositato a Brera, insieme a un mobile di Calder, che vegliava sopra qualche Fontana, lasciato l da Teresita. Per ospitare tutto questo, e altro, lo Stato aveva acquistato nel 1972 un edificio poco distante dalla Pinacoteca e a essa connesso tramite il verde dellOrto botanico: Palazzo Citterio. Lutopia di Russoli era tutta l: fare funzionare il sistema, osando mescolare gli opposti, purch ci fosse il livello: e quindi la grande borghesia e i suoi campioni potevano stare accanto ai rappresentanti della Fabbrica di Comunicazione, il centro sociale che aveva occupato lex chiesa seicentesca di San Carpo-

foro a due passi dalla Pinacoteca. I responsabili di quella struttura non nascondevano la propria posizione critica nei confronti del progetto della Grande Brera qualora si risolva nella creazione di una struttura culturale elitaria e accentratrice; ma Russoli ne reclamava la presenza nella convinzione che quelle esperienze culturali dovessero avere uno spazio di espressione e di confronto, per uscire dalla attuale condizione di disgregazione. Quanti ricordi anche l: le performance della Gaia Scienza, come si chiamava allora il gruppo romano di Giorgio Barberio Corsetti, Marco Solari e Alessandra Vanzi, mentre nel cineclub muro a muro si vedevano la prima apparizione milanese dellIo sono un autarchico di Nanni Moretti o i film di Chantal Ackermann. Nella navata di San Carpoforo verranno poi le sculture luminose e sonore di Brian Eno, con gli accalappiati seduti per terra che facevano om (come qualche anno prima quelli, sulla spiaggia di Castelporziano, davanti a Ginsberg sciamano); mi pare che

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tutto sia finito allaltezza di una delle prime, magiche, prove della Societas Raffaello Sanzio, con le scimmie vere che indagavano i miti sumeri. Il 21 marzo 1977 Russoli muore, a cinquantaquattro anni; prende il suo posto, come reggente, Stella Matalon: e che il contesto fosse ancora naturalmente alto stanno a dirlo il fatto che una funzionaria del genere aveva alle spalle il grande repertorio degli affreschi lombardi del Trecento e una menzione, per quanto di striscio, nei Fratelli dItalia di Alberto Arbasino (accanto a Wally Toscanini e a Franca Valeri).
I porci di Paul McCarthy In seguito si succedono pi soprintendenti: ma nessuno di loro ha la forza di imporre, forse nemmeno di pensare, una nuova idea per Brera. E sul museo sembra gravare una nemesi. Non vale la pena seguire, passo passo, i gradini in discesa. Cambia la struttura mentale dei funzionari e cominciano a prosperare altre tipologie: le pi vanitose, e spesso incompetenti, saranno quelle a dare il tono, anche allesterno, allufficio. E talvolta ti accorgi che bastano relazioni interpersonali fuori registro a fare saltare un ecosistema della cultura, con conseguenze a cascata, di cui ancora oggi si pagano imprevedibili lasciti. Frustrazioni e perdita di slancio allordine del giorno; le competenze garantite dalla carica, dal ruolo, non

dai fatti, non dalle opere. In breve il territorio sar lasciato a s stesso, tranne le emergenze da manuale o le opere degne di essere spostate per mostre, con viaggi annessi e possibili do ut des. I risultati del passato assumono cos ben presto la consistenza di miraggi; il Palazzo Citterio, aperto con due mostre singolari, una dedicata a Burri (1984) e laltra alle oreficerie della Magna Grecia (1985), immediatamente richiuso e cos resta fino al 2010 quando diventa lo scenario rovinistico per la Pig Island di Paul McCarthy, che aspira a porsi come un nuovo Naufragio della Speranza: porci di plastica che si arruffano in una discarica tra i piloni in cemento armato che sarebbero stati davvio alla ristrutturazione delledificio settecentesco commissionata negli anni Ottanta a James Stirling (1926-1992), ma naturalmente mai condotta a termine. La collezione Jesi, cio lincremento numericamente pi grande di cui la Pinacoteca di Brera abbia goduto nel Novecento (Bonnard, Braque, Carr, De Pisis, Giacometti, Martini, Morandi, Picasso, Scipione, Sironi...), giunta nel 1976, diventa peripatetica: sistemata dapprima, con gusto e garbo, nel cosiddetto appartamento dellastronomo passa a occupare il corridoio dingresso, portando alla temporanea eliminazione dellinfilata di affreschi lombardi strappati, da Bramante a Luini, che sono una delle pe-

culiarit del museo. La Jesi trova poi una collocazione, si fa per dire, definitiva nel modo forse peggiore possibile, andando a occupare gli spazi del corridoio che nel 1949 Franco Albini (1905-1977) aveva progettato (c in tanti libri darchitettura) e che stato smantellato senza colpo ferire per dare vita a un accrocco tra via Bagutta e via Margutta, negli stessi anni in cui cera chi si stracciava le vesti, persino in Soprintendenza, di fronte alla possibilit che si modificasse la sistemazione pensata negli anni Cinquanta dai BBPR per la Piet Rondanini di Michelangelo. La collezione Jucker, e cio Balla, Boccioni, Calder, Carr, Severini, Sironi..., giunta in deposito nel 1974, viene ritirata dai proprietari e fortunatamente acquistata dal Comune di Milano nel 1992: ma sono soldi che, con unoculata gestione, si sarebbero potuti risparmiare. Arriva poi intorno al 2000 una parte della raccolta di Lamberto Vitali (1896-1992): la scelta delle opere non delle pi felici, a fronte della straordinaria generosit del donatore, e lallestimento pi adatto a una boutique che a un museo. Che senso hanno a Brera fuori dallappartamento di piazza Giovane Italia che li ospitava gli idoli cicladici o i vasi del Naqada? Briciole della storia del gusto? Anche il coinvolgimento di un grande architetto, e dotato di molto pensiero, come Vittorio Gregotti

Senso alto della qualit e apertura alle istanze sociali: questo era, negli anni settanta, la Brera di Russoli. Qui leggiamo come un sismografo il progressivo e grottesco degrado di quellutopia

non d i risultati sperati: infatti le sue realizzazioni per Brera, a partire dalla sala di Piero della Francesca e di Raffaello (1983), risultano quasi da subito sviate e difficilmente possono essere annoverate, per come si presentano oggi, nel corpus delle sue opere; eppure non sono passati secoli. Nel corso degli anni si mette mano, senza un progetto ma seguendo solo capricciose predilezioni individuali, a un riordinamento delle sale: e cos fanno la comparsa schiere di Palmezzano, Zaganelli e Rondinelli e Cotignola, Vittore Crivelli e persino Pietro Alamanno, tanto che a tratti hai la sensazione di essere non a Milano ma nella pinacoteca di Cesena o di San Severino Marche; non c il senso di una qualit Brera, cio uno standard di eccellenza che dovrebbe garantire lesposizione permanente nelle sale del museo, ahim limitate per numero e per spazi. E cos non si vedono le tavole di Martino Spanzotti, tanto importante per lItalia del Nord e per Giovanni Testori e per noi; il Compianto delleccentrico

cremonese Altobello Melone (forse perch provato da un recente restauro); il Giampietrino che fu di Giulia Beccaria, figlia di Cesare e madre di Alessandro Manzoni; il San Tommaso dAquino di Gerolamo Mazzola Bedoli a un soffio dallessere Parmigianino; lunico capolavoro di Luca Cambiaso con una Nativit notturna; la Venere del Peterzano, retour de Vnise, cara ai puttanieri; il visionario San Francesco di Andrea Lilli; lautoritratto di Annibale Carracci, gi in preda alla depressione; il San Carlo in gloria di Giulio Cesare Procaccini, con le ali degli angeli come quelle degli uccelli del Paradiso; la stregonesca Madonna del suffragio di Salvator Rosa... A partire dal 2001 le sale di Brera si popolano di canterani vivacemente colorati, intitolati Brera mai vista, su cui disporre quadri dei depositi, ma non solo: uno persino suonava un mottetto di Monteverdi in continuazione per fare compagnia a una pala riscoperta di Baglione; immaginarsi le reazioni dei custodi. Il gusto per il colore pi estroso ha lasciato

La Pinacoteca di Brera ospita (2010) la mostra su Burri e Fontana; in alto, il vecchio corridoio, con la pittura veneta e lombarda, progettato nel 49 da Franco Albini

tracce: e quindi le sale sono diventate zabaione, salmone, melone, azzurro Chicco (in questultimo caso con le sedie imbottite foderate di giallo)... Non si riusciti insomma a sfuggire a nessuno dei conformismi doggid: c stato lintervento di Greenaway con proiezioni sovrapposte alla Cena di Paolo Veronese, c stato il video con il fuoco di Bill Viola tra gli affreschi trecenteschi di Mocchirolo e non mancata una schidionata di Burri e di Fontana seminati per le sale senza nessuna ragione effettiva, alla ricerca di equilibri formali, irrimediabilmente perduti, compensati semmai da un aumento del biglietto dingresso tutto a favore della societ Skira che gestisce i servizi aggiuntivi per il museo. Le manifestazioni per il bicentenario della Pinacoteca, svoltesi nel 2009, sono state di livello vario: non dimentico il filmato sul restauro dello Sposalizio della Vergine di Raffaello proiettato sulla parete bianca di fronte al dipinto, come su un maxi schermo, con il risultato che il pubblico guardava quello e non la tavola antica: e lapparecchio sta ancora l; non dimentico nemmeno il grande tappeto tipo Holbein di un collezionista privato esposto alla mostra su Crivelli, senza una necessit precisa se non quella che il gallerista proprietario era uno degli sponsor dellesposizione; non scordo neanche i cartelli che accompagnavano il recupero del calco in gesso del Napoleone di Canova dove il congresso di Vienna era regolarmente indicato come del 1814. Non sorprende perci che il pur utilissimo repertorio ufficiale di tutte le opere della Pinacoteca comparso dallElecta nel 2010, a consuntivo dei festeggiamenti, riferisca, nella prima pagina, la soppressione degli Umiliati, avvenuta nel 1571, a Gregorio XIII, papa dal 1572; poco dopo la prolusione di Ugo Foscolo a Pavia datata al 2009; non mancano poi le foto, un po a colori e un po in bianco e nero, stampate in controparte, come succedeva prima del digitale, le tecniche sbagliate, le provenienze ignorate, le iscrizioni mal trascritte, le iconografie fraintese, le date di nascita e di morte a casaccio, i rimandi a cose che non ci sono, gli errori di storia dellarte, in un trionfo del copia e incolla. Vano pensare che il commissariamento dallalto, come avvenuto, risolva i problemi incresciosi del pi grande museo milanese; ci si augura che le funzionarie valide, perch ce ne sono ancora, prendano in mano la situazione, si accordino con i giovani assistenti museali, non di rado preparati e competenti, e tanto spesso sottovalutati, e con le forze migliori degli Amici di Brera, a partire dal loro indomito presidente. Si lascino perdere centenari e celebrazioni, si rinunci per un po alle mostre, anche a quelle ben fatte: come pur quella, in corso, su Hayez, Verdi e Manzoni, che occulta per senza un sol varco lintero corridoio daccesso: e quindi, da mesi e per mesi, a Brera niente Bramante, niente Luini, sottratti alla vista di chi al museo magari viene ununica volta nella vita. Non sarebbe male tirare fuori dai depositi, dove giace da decenni, la lapide, scolpita da Manz e voluta da Alberto Saibene, per ricordare Fernanda Wittgens (1903-1957), grande direttrice di Brera e partigiana antifascista, che dal carcere scriveva: perch io sono fedele al mio ideale, perch io ho il senso della realt, io sono qui dentro; perch non ho tradito la vera legge, che quella morale, io sono provvisoriamente colpita. Forse cos, me lo auguro, smetteranno finalmente di farci raccontare, in Italia e allestero, la Favola di Brera. 6-continua

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Wagner everywhere, dal sito The Rest Is Noise di Alex Ross

DECOUPAGE
ALTARE DELLA PATRIA: MATTOIDI!
Ghiotto, appetitoso libro, questo Processo allaltare della Patria (Medusa, pp. 94, 10,00), sottotitolo Con i Mattoidi di Carlo Dossi, introdotto da Vittorio Gregotti, con uno scritto di Federico Zeri e una testimonianza di Giovanni Klaus Koenig, presente come pm il 27 gennaio 1986 a quel processo: se fosse da abbattere o no il monumento inaugurato per il cinquantenario dellUnit dItalia nel 1911. Il Monumento nato col nome di Vittorio Emanuele II, di cui al Concorso Nazionale bandito per la sua edificazione parteciperanno numerosi: quei Mattoidi, come li chiamer Dossi, con i loro progetti di insuperabile sciatteria, di vacuit indicibile, di estremo disordine culturale, di volgarit retorica difficilmente superabile. Non ultimo quello prescelto, oggi, scrive Gregotti, trasformato in insostituibile armadio (urbano) della nonna.

ROSS

CASALEGNO E I LIBRI DA FIUTARE


Del piacere, scriveva Thibaudet, di portarsi a casa un libro sotto il braccio, come un melone ben scelto, cos intendendo quel libro scelto col fiuto, cio dopo averne fiutato le prime pagine. Questa suggestione ci invita alla lettura del libro curato da Giovanni Casalegno Storie di libri Amati, misteriosi, maledetti (Einaudi, pp. 348, 16,5O), che ospita il saggio Nel paese dove tutti vogliono leggere di Mauro Giancaspro, dove si descrive quanto accade in unanonima citt dove nessuno poteva immaginarlo il "tutto esaurito" di libri: aveva fatto la sua prima comparsa nelle vetrine e sui banconi, i siti Internet di vendita per corrispondenza erano impazziti, non riuscendo pi a dominare lirresistibile flusso delle richieste. Infine ci si chiede durer?, ma intanto non vanno dimenticati quei libri introvabili che compongono appunto questa antologia dove i libri parlano di libri.

La critica dellascolto, bambina e adulta, praticata da Alex Ross non solo abbatte le barriere alto/basso, ma assume a problema la fruizione i-pod

SENTI QUESTO DAL CRITICO DEL NEW YORKER

La solitudine dellascoltatore
di Alberto Piccinini
crivere di musica non particolarmente difficile. Cos esordisce Alex Ross nel presentare i saggi di Senti questo (Bompiani, Overloock, pp. 588, 24,00), una raccolta del meglio della sua quasi ventennale residenza di critico di musica classica al New Yorker. Distesa, brillante, mai banalmente divulgativa, la scrittura di Ross perfettamente rappresentativa della civilt della conversazione e del giornalismo che le colonne del New Yorker, nella loro immutabile snobberia tipografica e ubbia newyorkese, praticano da sempre. Meglio cos. Una scrittura rappresentativa, a ben vedere, pure delle mutazioni epocali nellascolto della musica che in pochi decenni hanno minato le fondamenta sulle quali poggiava lindustria culturale, come la chiamava Adorno (newyorkese adottivo per tutta la durata della guerra) con un certo spregio. Parafrasando Ross: ascoltare musica non particolarmente difficile. Specie nellera del download, pi o meno selvaggio. Perci il critico newyorkese ricorda con infantile compiacimento il giorno in cui ha messo sul suo i-pod lopera integrale di Mozart: 9.77 giga. Il magazzino digitale, la nuvola condivisa, l'archivio di youtube, emule e rapi-

ANTONELLO GERBI E IL DOLORI DEL CINE ANNI 20


Le signore che volevan esser dette intellettuali dovevan occuparsi di tante cose che non capivano, di teatro, di pittura, persino di musica; ma il cine lo lasciavano alle cameriere e agli chauffeurs. Quando volevan darsi laria dartisti, gli uomini daffari giudicavan il cine un divertimento buon per le loro dattilografe. Gian Piero Brunetta, alias Don Ferrante, a scrivere questo nel 26, e oggi quel saggio riportato tra gli Scritti sul cinema che d il sottotitolo ad Antonello Gerbi Preferisco Charlot (Aragno, pp. 132, 10,00), dove lautore ricorda quegli anni 20 come epoca infausta. Il cinema minaccia di decadere a qualcosa che stia fra il il tetro economico per i sordi e il romanzo dappendice con molte belle illustrazioni , fra questi anche il cine di Charlot, per una straordinaria aberrazione cacciato nella fiera compagnia di Rocambole, di Salgari e della Invernizio. a cura di Romano Costa

dshare, nel cancellare in un soffio la materialit dei dischi, sembrano poter cancellare allo stesso tempo tutte le pretese di ineffabilit della musica, le incrostazioni middlebrow, Biedermeier, le regole della buona educazione nellascolto. Proprio quelle regole che hanno allontanato la musica classica e ancor pi la classica contemporanea dalla cultura pop: Odio la musica classica scrive ancora Alex Ross Non la cosa in s. Bens il termine. Se abbiamo bisogno di una mappa per muoverci nella nuova esperienza dellascolto musicale, il suo lavoro si muove nella giusta direzione. La solitudine del critico, oggi, la stessa solitudine dell'ascoltatore e cosa sono le comunit internet se non la somma di tutte queste solitudini? Siamo chiamati, attraverso la Rete, a un corpo a corpo con testi svincolati da ogni Autorit storica e critica, da contesti sociali e linguistici, da legami generazionali. Nel migliore dei casi, liberi da ogni pretesa del mercato di dettare tempi e desideri dell'ascoltatore. C un senso del diventare grandi in questo inedito rapporto con la musica. La sociologia direbbe che ci che si canonizza nei saggi di Ross lesperienza dei quaranta-cinquantenni, sufficientemente grandi per essere passati dalla dissipazione del rock adolescente all estetica del curatore (lespressione di un altro critico, Simon Reynolds), e cio del muoversi nella in-

finit disponibilit della musica di tutti i tempi come dentro una personale Wunderkammer, con tutta la sapienza hipster del sapersi divincolare dalle leggi ferree e imbarazzanti del ricordo delle proprie nenie infantili. La disciplina dascolto che Alex Ross attraverso la sua esperienza propone cos allesperienza degli ascoltatori adulta e bambina insieme. non-generazionale, antisociologica. Non teme il confronto col camp, esalta lartificialit della cultura gay, attraverso la quale possibile la decostruzione del sistema delle emozioni costruito attraverso secoli di musica classica e popolare. Si legga in questo senso il breve ritratto del duo Kiki and Herb, la cantante di pianobar avvinazzata e il suo anziano pianista, che mirano ad attirare nuovi ascoltatori interpretando successi contemporanei, dai Nirvana ai Velvet Underground. Inutile aggiungere che la coppia furoreggiava nei club gay di New York. Nel precedente Il Resto Rumore, opera-monstre sulla storia della musica classica contemporanea, Ross aveva gi risolto con invidiabile leggerezza laccesso a un mondo altrimenti chiuso e astruso, mettendo in primo piano i gesti e le storie personali di musicisti e compositori stritolati dai moloch ideologici del Novecento stalinismi, nazismi, maccartismi, caccia alle streghe. Ma anche: Hollywood, il mercato discografico. La musica con-

smo (mi piace/non mi piace) diventato regola. Smontare la musica, demistificarne il mistero (fonte di mille fraintedimenti ideologici e altre trombonate), scoprire le strutture della composizione senza per questo dover rompere il giocattolo e rinunciare alle proprie personali emozioni cosaltro narra la musica se non questo? Instillare nei lettori il desiderio di quella musica, senza considerare chiusa lesperienza estetica dentro la propria scrittura. Se resiste una qualche deontologia del critico ai tempi della Rete, questa. Il saggio di Ross sui Radiohead (In orbita Il Grand Tour dei Radiohead) da questo punto di vista esemplare. Scritto durante la tourne del 2001 della band inglese che fu senza esagerazioni storica, a cavallo dell'uscita di Kid A e Amnesiac e pieno di note sulle dinamiche di relazione tra la band, i fans, i temporanea vi rinasceva come un semplici spettatori, che forse un crioggetto fragile e sensuale, bizzarro tico rock non avrebbe saputo vedee gaio, uno sfuggente principio di re cos chiaramente, il saggio ha il piacere capace di saltare a pi pari suo centro laddove prende di petto gli antichi pregiudizi dello stesso la struttura armonica delle canzoni Adorno nei confronti degli ascoltadei Radiohead. Il cantante e comtori emotivi, e di quelli caduti positore del gruppo Thom York lo con tutte le scarpe nelle infide trapdefinisce il suo unico trucco. Anapole dell'industria culturale. lizzando brevemente una delle priIn Senti questo, libro-manifesto me e pi note canzoni della band, sull'abbattimento delle barriere tra Creep, Alex Ross lo svela cos: musica colta e extracolta, il discor...usare suoni perno, ossia note di so di Ross si allarga fino a trovare accordo che vengono tenute finun posto nel proprio ipod per Moch laccordo successivo non si zart e assieme per i Radiohead, per formato attorno ad esse (nel pasBob Dylan e per la figura del lasaggio dal Sol al Si, il Si il suono mento, le quattro note discendenperno). E ancora: Si tratta di ti di basso che uniscono Monteverunarmonia pi vaga e spaziosa di e Bach, Ligeti, il blues, i Led Zepdel I-IV-V-I standard, e imprime al pelin. Continuando a osservare il brano un marchio inconfondibisuo i-pod, Ross benedice perci la le. portata metaforica della funzione Proprio qui Ross d una lezione shuffle: il disk jockey automatico ai critici rock, che avrebbero affronper il quale ogni accostamento tato la cosa infilandosi in un rosapossibile, e desiderabile. E le ricario di metafore, e metafore di metadute estetiche di questa infinita difore. Quasi ad allontarsi per rispetsponibilit della musica. to dal testo, invece che affrontarlo Il merito di Ross quello di essenella sua struttura materiale per tire capace di bilanciare la preparamore di compiere una qualche forzione tecnica e teorica che si richiema di sacrilegio. Spesso, quasi semde a un critico di musica classica pre, la critica rock parla di musica venuto su da bambino col disco parlando di altra musica, sottolinedell'Eroica spiegato da Leonard ando le influenze e i legami, ribaBernstein, fulminato soltanto al dendo in un certo senso linterdicollege dai Pere Ubu e dai Talking pendenza e la chiusura del mondo Heads con la messa in gioco perdel rock. La semplicit richiamata sonale e il furore sociologico che si da Alex Ross, in fondo, tutta qui. I addice generalmente ai critici di Radiohead sono innanzitutto quemusica rock, entusiasti per definista modulazione incerta tra due aczione. Tanto pi nellera dei blog e cordi maggiori: sol/si. Il resto lavedi facebook dove questo entusiavamo aggiunto noi.

22) ALIAS N. 28 - 16 LUGLIO 2011

UNARTISTA AMICA RICORDA CY TWOBLY

Nostri anni felici tra Roma e Sperlonga


di Giosetta Fioroni
y Twombly ha disegnato e dipinto lIndicibile (rreton lindicibile, come ha scritto Giorgio Agambem). E ha raccontato il puro sentire, lineffabile. stato il pi bravo di tutti, scegliendo un territorio espressivo unicamente suo. Andando controcorrente con totale, libera, disattenzione a tutti gli ismi che lo circondavano. Chiuso in allegra solitudine indagando e decifrando la poesia greca da Omero a Saffo, o gli indimenticabili poeti latini. In compagnia di Dei e Dee, di figure mitologiche, di Ninfe e Satiri, di altri personaggi del genere. E l ha trovato la sua essenziale ispirazione. Pi tardi, negli anni della maturit, quando il sublime nervosismo giovanile della sua grafia si attenuato, quando, sulla tela e sulla carta, quel lungo racconto metaforico a volte strafottente, rapido, compulsivo quasi una scossa elettrica ispirata alla bellezza interiore, si disteso, Cy ha acquisito un pi ampio gesto, pur sempre segnico, ma venato di malinconia o addirittura tenerezza, sempre per memorabile per limperio della rappresentazione. Oppure ricordiamo lautomatismo di certe opere sulle quali un gessetto bianco, nel grigio scuro di base simile a grandi lavagne, traccia ininterrottamente come cantilena, un segno danzante che nella ripetizione trova la gioia di esistere. Tutti i Figli del Dio danzano, parole affini di uno scrittore giapponese, Murakami, che mi ha fatto conoscere Giorgio Amitrano. Pi avanti comparso il colore (colore a olio quasi sempre, fino a pochi anni fa). Grumi striati e gonfi nei quali riconoscibile la tensione della mano, del corpo, che addensa, torce questo colore. Colore segnico, colore raccontante. Grandi emblemi maculati. Ideogrammi emotivi. Apparizioni di stupore. Slancio compositivo di vecchi e nuovi temi, oltre la poesia, per la natura. Simboli di enormi fiori, statici come totem, o masse scomposte, larve bellissime, ricordi di vita e di luoghi intrecciati a un divenire di estrema suggestione e allusivit. C una foto dellestate del 1963 che ha fatto a Sperlonga Plinio De Martiis. Cy Twombly ed io siamo sulla terrazza di una casa non lontana dal mare, dove abitava Plinio con la sua famiglia. Siamo seduti vicini, naturalmente atteggiati, sorridenti in modo impercettibile e distaccato. Nello stesso periodo io avevo affittato nel paese vecchio di Sperlonga una specie di appartamento, uno spazio vuoto ma dal candore diffuso. Dopo una ricognizione per la casa, Cy mi disse che si sarebbe installato nel terrazzo coperto, con vista verso il mare, tra le colonnine che ornavano laffaccio. Torn poco dopo con una balla di paglia che distribu in un angolo mentre sopra gett un esile materassino di crine: quella era la sua camera preferita. Erano anni giovanili e, quantum sufficit, felici. Gi si parlava di Twombly con ammirazione e vivo interesse. Plinio aveva fatto un buon lavoro, soprattutto in Germania, e Luciano Pistoi ne discuteva a Torino e a Milano. A Roma Giorgio e Mario Franchetti, volti importanti del mondo dellarte, fin dallinizio grandi ammiratori dellartista, lo avevano adottato. Cy avrebbe poi sposato la sorella Franchetti, Tatiana detta Tatia. For-

se la donna pi originale e sofisticata che io abbia conosciuto. Una persona semplicissima, rapida e volitiva, con profondi occhi verdi maliziosi. Un parlare con frasi brevi, lievemente derealizzate, ma propositive di rare soluzioni. Una persona, anche lei come Cy, di naturale autorit e fascino. Ho alcuni ricordi di quei primissimi tempi romani. Cy affitt un appartamento con vista sul Colosseo, ma una particolarit: tutte le finestre erano dei buchi vuoti, senza infissi n interni n esterni. Uscimmo per alcue spese iniziali e al mercato Cy compr un mazzo di carciofi romaneschi grandi, gonfi e tondi. Arrivati nellappartamento prepar in un secchio un composto di gesso, nel quale immerse i carciofi uno a uno ponendoli poi sul davanzale a mo di scultura. Leffetto era magnifico! Il suo talento si spandeva intorno a lui e prendeva forma nello stile della sua vita come nelle opere. Era bellissimo vederlo andare in bicicletta nelle ampie stanze dellappartamento di Via Monserrato, quando pedalava intorno al grande letto con baldacchino posto al centro della camera, o vederlo attraversare la galleria con la collezione dei busti romani in marmo o le collezioni di cappelli americani dellOttocento.

VAGABONDING
L I B R I E V I A G G I

HEINICHEN E BASSO ALLA SCOPERTA DEL MIO CARSO


di Roberto Duiz
Solo una manciata di chilometri fra il centro di Trieste e laltopiano che cinge la citt come una quinta, tutti in arrancante salita, per. Boschi e boscaglie, villaggi di case dai muri spessi che sembrano ancorate al terreno per non venire spazzate via dalla bora. Ma soprattutto pietra bianca emergente dalla terra erosa che si eleva in ripidi bastioni e poi si butta a precipizio gi per il costone fino a sprofondare in mare. il punto in cui il Carso pi si avvicina al cielo, al confine di nord-est, a cavallo tra Italia e Slovenia. A Maria Teresa dAustria il paesaggio parve cos arcigno e disperato che ordin vi si piantassero boschi di latifoglie. Eppure fonte dispirazione per scrittori e poeti, da Rilke a Stuparich, da Kosovel alla Tamaro. Di recente, Veit Heinichen, scrittore noir tedesco di nascita e triestino dadozione, alla ricerca della vera anima della citt attraverso i sapori (Trieste la citt dei venti, e/o, pp. 148, 16,00) ha finito inevitabilmente per percorrere quei sentieri disegnati da muretti a secco, tra grotte e pareti rocciose che fungono da palestra per speleologi e scalatori, approdando a Santa Croce, che fu un villaggio di pescatori anche se il mare, l, sta mezzo chilometro pi in basso, a Prepotto, leldorado dei vini carsici, in Val Rosandra, dove si spremono le olive fin dai tempi dei romani, scavallando il confine fino alle saline di Pirano, perch l il branzino al sale ineguagliabile. Sono fiondate con causa enogastronomica in territori cult, quelli di Heinichen spalleggiato dalla chef Ami Scabar, pur senza disdegnare documentate osservazioni storiche, sociali ed ambientali, storie raccolte di tavola in tavola. Una vera e propria immersione nella terra senza pace e senza congiunture (definizione di Stuparich: Il mio Carso) invece quella di Giuliano Basso, che Alla scoperta del Carso (ediciclo, pp. 178, 18,00) ci va a piedi, tratteggiando venti itinerari tra pietre e boschi, piccoli laghi (Doberd) e torrenti, grotte e corsi dacqua sotterranei (Timavo), doline e cime di monti, sentieri incisi su rocce a strapiombo sul mare tra Duino e Sistiana (intitolato a Rilke) o sul torrente Rosandra che serpeggia nellomonima valle. Cantine, naturalmente, dove riposano il vino nero chiamato terrano e stanno al fresco i bianchi malvasia e vitovska, agriturismo, gostilne (trattorie) e osmizze, come vengono chiamate le case contadine dove si consuma la produzione autoctona finch ce n e la cui apertura segnalata da una frasca appesa fuori (no frasca, no party). Susanna Tamaro, nativa di Opicina, che dellaltopiano triestino il capoluogo, consiglia di muoversi senza fretta nel Carso, cercando e cercandosi, magari senza una meta precisa. Basso, che non carsolino, concorda sulla lentezza del passo che favorisce losservazione ed eccita i sensi, ma singegna a mettere un po dordine in quellintrico di strade strette e sentieri, cosicch si possa cercare e cercarsi senza rischiare troppo di perdersi.

I carciofi romani nella casa sul Colosseo... Il letto di paglia al mare... Giosetta Fioroni, sodale del pittore americano appena scomparso, lo descrive (sono gli anni 60) nel divino fascino dei gesti pi feriali

Lo ricordo anche in Val Gardena nel castello (Wolkenstein) dei Franchetti. Una grande dimora che comprendeva una zona per linfanzia realizzata con stanzine, finestrine, porticine a misura di un bambino di 5 o 6 anni. Un adulto poteva entrarvi solo carponi. Ricordo Cy che percorreva rasoterra e giocava, tra ilari e divertiti contorcimenti e terribili smorfie, insieme ai nipoti (figli di Giorgio), nellappartamento per bimbi o per nani diceva lui che era altissimo! E infine vorrei ricordare gli amici di quel tempo lontano, che accompagnarono a lungo Cy nella vita. Lamica americana (poi italianizzata nel matrimonio) Betty di Robilant, i napoletani Nicola Del Roscio e il pi estroso gallerista di allora Lucio Amelio, i compagni di magnifici viaggi Ducrot: Viky, Isabella pittrice e Giuseppe scultore; il grande junghiano Francesco Montanari, terapeuta straordinario e umanissimo, con sua moglie Resy, amica storica di Tatia e Cy Twombly fin dallinizio solo per citare gli essenziali. Lartista inglese Tacita Dean ha scritto nel catalogo della mostra itinerante (Tate Modern, Bilbao e Gnam di Roma) di pochi anni fa il testo pi bello, intuitivo e originale che ho mai letto sullopera di Twombly e ne ho letti tanti!

Cy Twombly a Roma nel 1952 in una fotografia di Robert Rauschenberg; in alto, dettaglio di Bay of Naples, 1961

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