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8 LA LETTURA CORRIERE DELLA SERA

Orizzonti Filosofie

di Giuseppe Remuzzi

Sopra le righe

DOMENICA 11 MARZO 2012 I ritmi del Parkinson


Wellcome Trust una fondazione inglese che finanzia progetti di ricerca scopre e aiuta il cinema. Cos nasce Playing against time, un bellissimo film che racconta di Parkinson e musica: Barbara Thompson sassofonista di grido che soffre di Parkinson dal 96 e Jon Hiseman, il suo partner, continuano a suonare insieme e provano a piegare la malattia ai ritmi della musica. Ci riescono cos bene che a Vienna si vedono spettatori in delirio.

Pensiero/1 La repulsione di giudizio al centro del dibattito anche etico tra scienziati e filosofi italiani e stranieri

Il disgusto educa. E ci fa evolvere


di ANTONIO SGOBBA
infanticidio disgustoso. Dovrebbe essere ovvio anche per un professore di filosofia. Gli accademici sono liberi di avere idee mostruose, ma ci non ci impedisce di considerare certe idee repellenti. Sono parole dello scrittore inglese Andrew Brown, pubblicate dal Guardian. Una tra le tante reazioni negative al discusso articolo di Alberto Giubilini e Francesca Minerva pubblicato dal Journal of medical ethics sul cosiddetto aborto post-natale, in cui i due studiosi italiani di bioetica dellUniversit di Melbourne sostenevano che linfanticidio dovrebbe essere consentito in tutti i casi in cui lo laborto. Disgustoso. In molti lo hanno definito cosi. Ma il disgusto una buona ragione per un giudizio morale, in questo caso una condanna? A quante altre cose potremmo applicare lo stesso aggettivo? Un buon catalogo lo offre Thomas Nagel, uno dei maggiori filosofi viventi, in un suo articolo pubblicato della New York Review of Books lo scorso novembre: Cadaveri in putrefazione, piaghe purulente, vomito e ancora secrezioni corporee, verruche, carne rattrappita o rugosa, piedi sudati e, a seconda della cultura di provenienza, animali come ratti, vermi, blatte. Ma per rispondere alla domanda morale, elencare gli oggetti che provocano repulsione non sufficiente. Serve una definizione convincente di che cos il disgusto. Si tratta indubbiamente di un hot topic nel dibattito scientifico e filosofico (in Italia anche politico, viste le polemiche per lattacco del ministro della Cooperazione Andrea Riccardi contro la politica schifosa). A gennaio ne hanno discusso in Germania, a Bielefeld, studiosi da tutti il mondo in un convegno intitolato The evolution of disgust. Lultimo numero della rivista Philosophical transections of the Royal Society B interamente dedicato al tema. Il disgusto sempre stata unemozione tenuta in disparte, ora il suo momento, ha detto Paul Rozin, psicologo dellUniversit della Pennsylvania e pioniere del campo, disgustologo gi dagli anni Ottanta. Il perch lo ha spiegato Valerie Curtis, ricercatrice della London School of Hygiene and Tropical medicine: nella nostra vita di tutti i giorni. Determina quanto stiamo vicini alle altre persone, chi baciamo, chi scegliamo come coinquilino, il nostro vicino di posto al cinema o in metropolitana. Cominciamo presto a servircene: I bambini al parco si accusano lun laltro di avere i pidocchi. I risultati poi si vedono: La persone si vergognano, quando sono esse stesse oggetto di disgusto.

Una questione non solo estetica: lemozione negativa influenza le scelte morali Dalla lista di cose schifose di Nagel agli spot rivoltanti per bambini in India

Bibliografia Il testo pi divulgativo Thats Disgusting: Unraveling the Mysteries of Repulsion di Rachel Herz (Norton, 2012). Prendono di petto lanalisi dellemozione del disgusto sia Yuck! The Nature and Moral Significance of Disgust di Daniel Kelly (MIT Press, 2011) sia The Meaning of Disgust di Colin McGinn (Oxford University Press, 2011).
ILLUSTRAZIONE DI CHIARA DATTOLA

Pensiero/2 polemica dopo larticolo di due ricercatori italiani

Attenti al mostro filosofico di chi giustifica linfanticidio


di ANNA MELDOLESI
infanticidio? C chi sostiene che non diverso dallaborto, perch il neonato, proprio come il feto, non pu essere considerato persona in senso compiuto. Una tesi scioccante, anche se vecchia, e francamente avremmo preferito che restasse a prendere polvere insieme ad altre malsane idee concepite negli anni Settanta. Invece due filosofi italiani trapiantati in Australia hanno avuto la pessima idea di riproporla, scatenando un pandemonio che merita di essere analizzato attentamente. Anche perch a differenza di quando Michael Tooley scriveva di aborto e infanticidio su una rivista filosofica nel 1972, oggi esiste Internet e la bioetica di interesse pubblico. Alberto Giubilini e Francesca Minerva, dunque, non potevano pensare di farla franca con un articolo sfacciatamente intitolato Aborto post-natale. Perch il bambino dovrebbe vivere?. Il paper, pubblicato online il 2 marzo dal Journal of Medical Ethics, non respinge neanche lopzione pi estrema, quella del neonaticidio on demand, su semplice richiesta della madre. Neppure se il neonato sano. Neppure se c una coppia pronta ad adottarlo. La morte di un bambino inconsapevole di s dicono non sarebbe un danno, in alcuni casi invece la madre potrebbe soffrire allidea di cedere suo figlio ad altri. Una conclusione aberrante, che spinge a chiedersi: chi gi persona ha diritto a tutto e chi non lo non ha diritto a nulla? ancora utile focalizzare il dibattito etico sulla categoria di persona? Probabilmente non vale la pena di continuare ad accanirsi su-

Solo negli ultimi mesi sono usciti diversi volumi sullargomento: dal divulgativo Thats Disgusting: Unraveling the Mysteries of Repulsion di Rachel Herz (Norton, 2012) a Savoring Disgust: The Foul and the Fair in Aesthetics di Carolyn Korsmeyer (Oxford University Press, 2011), pi concentrato sui riflessi artistici ed estetici. Ma ci sono soprattutto due saggi filosofici che hanno pre-

RRR

Tiromancino

Sottoscrivo, dunque sono


Questa settimana ho firmato tre manifesti per la cultura (leggermente discordanti), due appelli in favore della democrazia e uno contro la mancanza di democrazia (che secondo me lo stesso, ma mi hanno detto di no). Uno contro la libert no, a favore. Uno per le donne, ma non ho capito in che senso. Cinque per cinque diverse leggi elettorali. Poi tre per liberare non so chi non so da dove. Uno contro le violenze domestiche e uno a favore dei padri separati. Ora nella mia coscienza ci si pu specchiare. Francesco Piccolo

gli autori, che si sono gi attirati molte critiche e anche una (comunque ingiustificabile) sequela di insulti e minacce. Il caso, per, non si pu chiudere qui. Una rispettabile rivista di etica si prestata a dare legittimit a una pratica che un reato ed ancora una tragica realt, soprattutto in alcune regioni dellAsia. La leggendaria rupe di Sparta si perde nella notte dei tempi, persino i crimini nazisti iniziano a sbiadire nella memoria collettiva. Ma le crude scene descritte da Xinran in Le figlie perdute della Cina (Longanesi 2011) appartengono alloggi. Cos come il sacrificio rituale della neonata affogata nel latte che apre il film indiano Una nazione senza donne, proiettato anche in Italia. Le ultime polemiche hanno riacceso lattenzione su filosofi ben noti, che hanno equiparato aborto e infanticidio ben prima di Giubilini e Minerva. Il tempo non ha fatto cambiare idea a Peter Singer che ribadisce: Lo status morale del neonato un problema reale. Singer, figlio di ebrei viennesi emigrati in Australia, un accanito animalista e polemista avver-

Il filosofo australiano Peter Singer nato a Melbourne il 6 luglio 1946

so allo specismo, che la discriminazione degli esseri viventi sulla base dellappartenenza di specie, proprio come il razzismo discrimina in base alla razza. Nel libro Practical Ethics (Cambridge University Press) spiega la sua posizione: Un bambino di una settimana non un essere razionale e consapevole di s, mentre ci sono molti animali non-umani la cui razionalit, consapevolezza e capacit di sentire supera quella di un neonato. Da questa premessa discende che la vita di un neonato vale per lui stesso meno di quanto la vita di un maiale, un cane o uno scimpanz valga per lanimale non-umano. Qualche anno fa anche il bioeticista britannico John Harris ha dato scandalo affermando che non pu avvenire alcun cambiamento morale durante il passaggio nel canale del parto, ora per si tira fuori dal dibattito. Ho sempre distinto nettamente i miei contributi in discussioni intellettuali e proposte di regolamentazione. Non ho mai difeso linfanticidio come policy. Il direttore del Journal of Medical Ethics, un australiano di origini rumene, invece, passato allattacco. Dice Julian Savulescu: Quel che grave non sono le argomentazioni dellarticolo n la sua pubblicazione. Sono le risposte ostili che ha ricevuto. La libert accademica minacciata pi che mai dai fanatici che si oppongono ai valori liberal. Una toppa che apparsa a molti peggiore del buco: se tra i valori progressisti ci fosse il neonaticidio, il liberalismo assomiglierebbe davvero al mostro nazistoide che gli ultraconservatori dipingono.
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so di petto lanalisi di questa emozione: Yuck! The Nature and Moral Significance of Disgust di Daniel Kelly (MIT Press, 2011) e The Meaning of Disgust di Colin McGinn (Oxford University Press, 2011). I due tentano strade piuttosto diverse. McGinn ha un approccio fenomenologico, la sua conclusione che il disgusto linfelice risposta della mente allevidenza di essere intrappolati in un corpo animale che un giorno andr in putrefazione. Kelly invece usa un metodo funzionalista, si serve di modelli psicologici per spiegare comportamenti osservabili. Ottiene cos una sorta di genealogia della repulsione: in principio si combinano due risposte adattative primitive, quella relativa allingestione di tossine o sostanze dannose e la risposta alla presenza di virus e germi nellambiente. In un secondo momento queste diventano uninformazione trasmessa culturalmente. Infine, col sopravvenire delle norme sociali, ci che nasce come meccanismo biologico diventa convenzione, con lo scopo di rafforzare le barriere dei gruppi verso lesterno. Attraverso il disgusto ci si assicura che il contatto con chi al di fuori venga avvertito come contaminante.

Ora, se condividiamo la ricostruzione di Kelly, quale rilevanza etica dobbiamo attribuire al disgusto? Nessuna, la repulsione di qualcuno non serve a stabilire ci che giusto o sbagliato, risponde perentorio il filosofo della Purdue University. E sul punto c un certo consenso. Persino Leon Kass, guru teocon della bioetica sotto George W. Bush ha ammesso: La repulsione non un argomento. Alcune delle cose che ieri trovavamo ripugnanti, oggi sono accettate. Del resto, se ci serviamo del disgusto come base per giudizi morali, corriamo il rischio di giustificare anche i membri del Ku Klux Klan che sparavano alle coppie interrazziali perch profondamente disgustati da queste. Come ricorda ligienista Valerie Curtis, sono altre le ragioni per cui il disgusto importante: Pu essere sfruttato per combattere le cause comportamentali di malattie croniche derivanti da infezioni. Insomma, anzich servirsene per la morale meglio pensare alla salute. Curtis, per esempio, ha utilizzato le sue ricerche per campagne rivolte allinfanzia. Lultima in India, qui il protagonista negativo degli spot era Dirty man, un uomo grasso e trasandato che non si lava mai le mani ed colpito da continui attacchi di diarrea. S, fa schifo, riconosce Curtis. Ma giusto che sia rivoltante, cos si salvano le vite di milioni di bambini.
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