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Paolo Liedholm nipote del grande Niels, attivo nellAssociazione familiari delle vittime

Romana Blasotti Pavesi presidente dellAssociazione familiari delle vittime

Bruno Pesce coordinatore della Vertenza amianto

Una citt per decenni assediata dallamianto. Una comunit che si organizza e vince contro la multinazionale responsabile. Ecco i protagonisti della s da di Casale Monferrato. Pronti allultima battaglia

Riccardo Coppo ex sindaco di Casale Monferrato

arrivata questa lettera dallavvocato, cosa dobbiamo fare?. Nel giro di una mattinata lennesima volta che Bruno Pesce si sente fare la stessa domanda. Risponde a tutti nello stesso modo, con la stessa calma. Guarda la lettera, mette una mano sulla spalla: Tranquillo, solo una formalit. Dice che se si vuole rinunciare allappello bisogna comunicarlo entro cinque giorni. Ma noi non vogliamo rinunciare, vero?. Chi ha chiesto va via rassicurato. Qui a Casale Monferrato tutti conoscono Bruno, sindacalista, coordina-

di Antonio Sgobba
tore della Vertenza amianto. Se non c lui comunque basta andare in piazza Castello, alla sede dellassociazione famigliari delle vittime (Afeva). Tre stanze nei locali della Camera del Lavoro, un punto di riferimento per tutti. Si parla ancora del processo Eternit per cui sono stati condannati a 16 anni Stephan Schmideiny e il 92enne barone Louis de Cartier de Marchienne. Qui meglio noti come lo svizzero e il belga, oppure il vecchio. Condannati con una
SETTEMBRE 2012 VITA

Le tappe
Lo stabilimento Eternit di Casale Monferrato fu inaugurato nel 1907 e rappresent il pi grande stabilimento di manufatti in cemento-amianto dell'intera Europa. Venne denitivamente chiuso nel 1986 e nel 1992 lo Stato italiano mise al bando l'amianto. Lo stabilimento fu abbattuto nel 2005. Sin dagli anni 70 si svilupp un contenzioso medico-legale portato avanti dalle associazioni sindacali. Nel 1981 la prima causa civile contro Eternit e Inail; nel 1993 la causa penale contro i dirigenti Eternit. Il 22 luglio 2009 scatta il rinvio a giudizio dei due responsabili della multinazionale svizzero-belga. Il processo, partito il 10 dicembre 2009, durato oltre due anni; 66 le udienze. La condanna stata pronunciata il 13 febbraio 2012. Il 17 luglio i due imputati hanno deciso di ricorrere in appello.

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storica sentenza nel febbraio scorso, e ora convinti di sistemare le cose nel processo di appello. Lassociazione e i milleottocento casalesi che si sono costituiti parte civile non si spaventano: Vedrai che avranno una condanna anche pi pesante, dice Pesce. I giornali riferiscono che non hanno nessuna intenzione di pagare i risarcimenti. Lui non si scompone: E cosa ti aspettavi, da quella gente l?. Non devo farci niente, vero, con questa lettera? La posso strappare?. Romana Blasotti Pavesi, 83 anni, unistituzione di Casale Monferrato. Ha testimoniato al processo, ricordando come ha perso a causa dellamianto prima il marito, nel 1983, poi la sorella, nel 1989, e la glia appena cinquantenne nel 2004. la presidente dellassociazione. Da Fazio e Saviano leggeva la sua de nizione di polvere. Son stata contenta soprattutto perch poi chi mi ha visto in tv mi ha detto ma come ti stavano bene i capelli. Alla mia et fa piacere ricevere qualche complimento, scherza con Bruno e gli altri, e saluta: Devo andare a preparare il pranzo. Fa anche un ottimo strudel, dicono, io non lo so, non lho mai provato, dice Bruno. Ma va che lho invitato, lui che non viene mai. Il viavai continuo, nella sede dellassociazione: donne, uomini, anziani, giovani. Qui lamianto riguarda tutti. Arriva Paolo, 23 anni, studia giurisprudenza in Cattolica a Milano. Un cognome noto: Liedholm. il nipote di Niels, giocatore del Milan, allenatore della Roma. Che ci fa qui? Mia madre morta di mesotelioma, nel 2008, aveva 49 anni. Era una sportiva, da ragazza giocava a pallavolo. Si allenava in una pista datletica al Ronzone, il quartiere dellEternit. Oggi Paolo si impegna nellassociazione: Mi utile studiare diritto,

ho letto tutte le motivazioni della sentenza. Sono le 713 pagine in cui il tribunale di Torino spiega perch giudica colpevoli di disastro ambientale doloso e omissione di cautele antinfortunistiche i due magnati proprietari della Eternit. Oltre alla condanna a 16 anni, c linterdizione perpetua dai pubblici u ci, interdizione legale e incapacit di trattare con la Pubblica amministrazione per tre anni e il risarcimento delle parti civili. Una sentenza che senza enfasi si pu de nire davvero storica, sia per gli aspetti sociali che per gli aspetti strettamente tecnico-giuridici, aveva detto il ministro Balduzzi. Non esagerava: la decisione del tribunale ha creato un precedente importante per tutte le altre vertenze sullamianto nel mondo: quelle aperte in Svizzera, Francia e Brasile; o che si potrebbero aprire nei paesi dove la bra killer ancora viene utilizzata: Russia, Canada, Cina, India, Brasile. Bruno Pesce lo riconosce: A volte non mi sembra vero e lo dico agli altri: Ma ci rendiamo conto di quel che abbiamo fatto? Dove siamo arrivati? Ma come hanno fatto a Casale Monferrato ad arrivare a questo risultato? Perch la storia stata scritta qui e non altrove? In Italia LEternit cera anche in Campania, a Bagnoli, e in Emilia, a Rubiera. Lamianto lo trattavano anche la Fibronit a Bari e in provincia di Pavia, a Broni, e la Sacelit a Messina. Anche l uccide da decenni. Eppure il caso di Casale unico ed diventato nel tempo un esempio per tutti gli altri. Qui si creato un laboratorio sociale e politico. Parte come mobilitazione dal basso e si organizza negli anni come pratica di resistenza. Ha retto grazie a un forte tessuto sociale, grazie a una comunit che stata sempre compatta e che ha saputo rinsaldarsi anche dopo le spaccature, risponde Rosalba Altopiedi, sociologa delluniversit di Torino, autrice di uno studio sul tema (Un caso di criminalit dimpresa: lEternit di Casale Monferrato, LHarmattan Italia, 2011). Per capire cosa intende bisogna tornare al 1974. Quando un operaio 24enne, Nicola Pondrano, viene assunto allEternit. Allora era un posto ambito, come lavorare in banca. I dipendenti avevano la paga pi alta e le colonie estive per i bambini, racconta Pon-

La fabbrica

drano, segretario dellassociazione. Da subito per mi sono accorto che cera qualcosa che non andava. Cerano sempre i due piloni allingresso ricoperti di manifesti da morto, gli operai deceduti avevano tutti intorno ai 5o anni, non avevano fatto neanche in tempo ad andare in pensione. Pondrano incomincia a protestare, la propriet reagisce a dandogli mansioni sempre pi degradanti. Nel 1976 ho la fortuna di incontrare un prete operaio, padre Bernardino Zanello. Lui lavorava nei sotterranei, dipingeva i tubi dellacqua. Un compito destinato a chi dava fastidio in fabbrica. Cos per aveva la possibilit di girarla tutta e grazie a lui riusciamo a ricostruire una prima mappa grezza dello stabilimento. Poco dopo il sacerdote viene mandato in missione in Cile, dove si trova ancora oggi. Lascia per una documentazione che sar utile. In fabbrica arriva come delegato Cgil Bruno Pesce e iniziano il percorso che li porter a fondare lAfeva, nel 1988. Se fossero stati da soli la storia si sarebbe fermata qui. Al massimo sarebbe andata avanti come una rivendicazione di operai e sindacati. Invece no. Un pezzo dopo laltro questa storia coinvolge tutta la citt. Sapevamo che cera della gente che non sarebbe mai venuta da noi, per le nostre posizioni politiche. Dovevamo fare qualcosa che coinvolgesse tutti. Allinizio non cera neanche la consapevolezza che l dentro si moriva, dice Pondrano. Cos incominciano a rivolgersi a tutta la citt per informare sulle conseguenze dellEternit. Il primo convegno in cui si parla pubblicamente dei danni dellamianto del 1984. Dicevo Non ammazzate solo voi stessi, ammazzate i vostri famigliari. Stanno ammazzando unintera comunit. Cos vedevi le persone reagire, si trasformavano, si responsabilizzavano, ricorda Pondrano. Alla componente sindacale si aggiunge poi la comunit scienti ca e medica. In particolare il lavoro di alcuni medici locali, fondamentale perch i cittadini si riconoscessero come vittime dellamianto, ricorda la sociologa Altopiedi. Medici come Daniela De Giovanni, 60 anni, oncologo oggi responsabile dellunit cure palliative dellOspedale di Casale Monferrato. Incomincia a occuparsi delle vittime dellamianto subito dopo la laurea in medicina. Era il 1978, un delegato della Cgil, Giorgio, le chiede se vuol dare una mano. Giorgio morto due anni fa, di mesotelioma, racconta la dottoressa. Adesso si sta portando via la generazione dei 50-60enni la mia generazione. I bambini degli anni Sessanta, quando la fabbrica funzionava a pieno regime e la polvere era dappertutto, per le strade e i cortili in cui giocavamo. Chi muore oggi, ha respirato allora le bre. Negli anni Ottanta, grazie alla collaborazione con lIstituto di Epidemiologia del-

lUniversit di Torino, Daniela raccoglie e di onde i primi dati sugli e etti devastanti della bra. Allinizio si credeva che portasse solo lasbestosi, la patologia che gradualmente si portava via i polmoni dei lavoratori. Grazie ai nostri studi invece mostrammo come a Casale cera unincidenza di tumori al polmone di sedici volte superiore alla norma. A quel punto lazione di sensibilizzazione divenne pi e cace, tutti si resero conto che il problema riguardava lintera comunit. Da allora il mesotelioma pleurico, diventa per tutti il male dellamianto. Il lavoro di Daniela continua e nel 1996 fonda Vitas, associazione che si occupa di prestare assistenza domiciliare ai malati terminali. Ha seguito circa 2.500 pazienti, ormai la media di duecento allanno, tra questi ci sono anche i malati di mesotelioma. Abbiamo sviluppato una grande competenza nella terapia del dolore, sottolinea. Oggi per Vitas lavorano 35 volontari non sanitari e unequipe medica composta da tre medici, quattro infermiere, una psicologa. Tutte donne, non credo sia un caso, dice Daniela. Dal 2009 hanno avviato anche un hospice. A Casale, per un periodo, societ civile e politica si sono mosse in armonia. I democristiani del Comune e i comunisti del Sindacato mettevano da parte le divergenze e lavoravano insieme. Riccardo Coppo stato sindaco della citt dal 1984 al 1999. Nel 1987, un anno dopo la chiusura della fabbrica, rm la storica ordinanza in cui si vietava lutilizzo dellamianto. Fu il primo caso in Italia. Come si poteva nascondere un dramma come questo? Si moriva da soli e in silenzio, era necessario prendere coscienza. Era una strage lenta e silenziosa. Il mesotelioma ha un periodo di incubazione che pu andare dai 20 ai 55 anni. Pu essere di cile stabilire un nesso di causa-e etto a distanza si cos tanti anni.

Romana Blasotti Pavesi

Polvere
Polvere.Il grande processo all'amianto di Andrea Prandstraller e Niccol Bruna parte dai primi mesi delle udienze del processo penale di Torino e si allarga sino a diventare la storia tragica di una comunit intera, quella casalese, che da trent'anni lotta per ottenere giustizia Il documentario, fatto di immagini, di testimonianze, di storie, raccolte ovunque l'amianto abbia rivelato il suo vero volto, stato acquistato dall'istituto Luce ma non ha ancora trovato una distribuzione italiana. Si visto alla tv svizzera ma non in Rai.

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uali sono le di erenze tra ci che si racconta in queste pagine e che riguarda il dramma dellEternit a Casale e quel che sta accadendo a Taranto? Il tema lo stesso, il conitto tra lavoro e salute, ma le diversit sono tante. Esaminiamo quel che sta accadendo nella citt pugliese. A Taranto precipitano cinque nodi epocali, segnali di metamorfosi dentro la crisi. Il primo: un luogo e il modello di sviluppo scelto per questo luogo si trovano davanti al nodo gordiano, quello della scelta tra lavoro e salute. Estremamente emblematico il fatto che questo nodo riguardi il ciclo produttivo della materia simbolo della stagione fordista, cio lacciaio. Secondo nodo: quello che sta accadendo non conseguenza della crisi, perch riguarda invece il destino del capitalismo manifatturiero e dei suoi insediamenti, non solo a Taranto ma in tuttItalia. Come e dove fare gli investimenti produttivi del futuro? Il terzo nodo della vicenda Taranto il con itto tra i poteri, emerso drammaticamente in queste settimane tra magistratura e politica. Chi ha la legittimazione a de nire le regole? Il quarto nodo quello che coinvolge la comunit locale, caudi Aldo Bonomi sando quelle profonde lacerazioni tra chi si schiera sulle ragioni del lavoro e chi invece su quelle della saluta. una dinamica non inedita, perch ci sono altri territori che si sono spaccati davanti alla scelta del modello di sviluppo. Basti pensare alla val di Susa spaccata tra la visione antagonistica dei no Tav e quella aperta del capitalismo delle reti, che comprende imprese e sindacati. ***

E A TARANTO DOV LUSCITA?

Il con itto sempre tra lavoro e salute. A Casale la comunit si compattata. Attorno allIlva invece si divisa. Ma i contesti non sono paragonabili. Ecco perch

In ne, lultimo nodo: quella di Taranto una situazione drammatica ma anche profondamente interrogante. Induce a capire pi realisticamente le prospettive e le potenzialit delle green economy. Come ci pu dotare di un modello di sviluppo ecocompatibile dentro una prospettiva comunque di crescita? Alessandro Laterza sulle colonne del Sole 24ore ha proposto di varare per Taranto un progetto che la converta in smart city. Certamente una bella idea, ma che non fa i conti con la realt dei fatti. Ci si doveva pensare prima di decidere di piazzare il pi grande centro siderurgico dEuropa in uno dei punti pi belli dItalia, oltretutto senza che nessuno si occupasse dellimpatto ambientale di questo mostro. Sono stato a Taranto di recente e ho potuto veri care appena ci si inoltrava nel retroterra le tracce di uno sviluppo pi dolce. In Puglia unimpresa su quattro tra il 2008 e il 2010 ha investito in prodotti e tecnologie verdi (unica regione del Mezzogiorno sopra la media nazionale). E
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questa anche la regione che pi di ogni altra ha prodotto energia da fonti rinnovabili. Ma sullo sfondo si stagliano sempre le ciminiere di Taranto, quelle da cui dipende il lavoro diretto per 12mila persone e quello indiretto dellindotto per altre 20mila. La green economy sar in grado di garantire lavoro e sviluppo anche per loro? Siamo ad un passaggio epocale. Ovviamente sarebbe decisivo che tutta la comunit si mobilitasse unitariamente in una prospettiva di cambiamento. Da questo punto di vista lo scenario di Taranto pi delicato e complesso di quello di Casale. Qui c in gioco una metamorfosi, non un risarcimento. A Casale la comunit si trovata unita e si organizzata per una grande causa ex post, a Taranto invece ci si trova ad a rontare una situazione in itinere, quindi estremamente pi con ittuale e complicata. La monetizzazione del rischio, come avveniva nella stagione fordista, non pi una soluzione e anche da questo punto di vista Taranto unesperienza di transizione. Sono le forme moderne dei con itti, che vanno ben oltre il dialogo e le soluzioni che un tempo si mettevano in campo tra capitale e lavoro. ***

C poi unaltra di erenza tra le due situazioni: a Casale la vitalit delleconomia dei distretti aveva agevolato la soluzione del nodo lavoro, dopo la ne dellesperienza Eternit. A Taranto come abbiamo visto le ipotesi di assorbimento di una forza lavoro con i numeri che presenta lIlva di oggi aprirebbe una grande emergenza: quello che rimane in mezzo quindi il territorio e la questione sociale della sua sopravvivenza. Resta sullo sfondo la grande questione: che cos in un contesto come questo il bene comune? La risposta pu essere una sola: una capacit della comunit locale di indicare una direzione di sviluppo del territorio regolata e controllata, che metta insieme coscienza di classe e coscienza di luogo. E questo vale a Casale, come a Taranto.

Non lo si immaginava nemmeno, negli anni Sessanta, quando lEternit a Casale era come la Fiat a Torino e dava lavoro a duemila persone, ricorda lex sindaco. Eppure dopo la chiusura degli stabilimenti nel 1986 la comunit resiste anche allo erta di riapertura della fabbrica: Ormai tutti erano consapevoli dei danni. Il ricatto occupazionale non poteva reggere, ricorda Coppo. Incomincia cosi a mettersi alle spalle una storia iniziata nel 1906, allapertura dello stabilimento, e che andr avanti no al 2006, quando verr de nitivamente conclusa la boni ca dellarea.

Il patto sociale che a lungo aveva unito cittadini e politica era stato messo a dura prova qualche mese fa. Quando allinizio dellanno il sindaco Giorgio Demezzi stava per accettare la proposta da molti considerata indecente: 18,3 milioni di euro o erti dal magnate svizzero Schmideyni a nch il Comune si ritirasse dal processo in cui si era costituito come parte civile. Il sindaco aveva accettato. Dal punto di vista economico laccordo sembrava vantaggioso. A quel punto accade qualcosa che mostra tutta leccezionalit di Casale: la cittadinanza reagisce con una protesta mai vista prima. Tutti hanno percepito quello erta come o ensiva, si negava la possibilit di La storia di Casale Monferrato sembra fare giustizia, di riconoscere le colpe, un lm. E lo anche diventato. Si chiama spiega Pesce. La vicenda arriva alle televi- Polvere: il grande processo allamianto. Lo sioni nazionali: durante lInfedele di Gad hanno girato Niccol Bruna e Andrea PranLerner pi di qualsiasi parola valeva lo dstraller. Per cinque anni dal 2006 al 2011 sguardo severo di Romana Blasotti Pavesi hanno seguito le vite dei casalesi: La loro che inchiodava il sindaco. Interviene anche forza nel modo in cui stanno insieme, il ministro della Salute, per dissuadere sottolinea Bruna. lamministrazione. Il lm segue anche la storia personale Poco dopo il Comune torna sui suoi di Luisa Minazzi. Insegnante, dirigente passi. In quel momento accade qualcosa scolastica, attivista di Legambiente e asdi nuovo: una battaglia che sembrava essere sessore allEcologia. Sempre impegnata stata portata avanti solo da un gruppo te- contro lamianto. Morta di mesotelioma nace, si mostra come battaglia di tutti. pleurico a 57 anni nel 2010. Un Alla protesta si unisce chi no ad allora giorno, a casa mia, arrivarono con non ne aveva fatto parte: i giovani, un camion e scaricarono una le nuove generazioni nate dopo la montagna di polverino chiaro, chiusura dello stabilimento, ricorda per fare il fondo del cortile. EraPesce. vamo bambini, io e i miei fratelli, stata la risposta pi bella. in quella montagna giocavamo Quellentusiasmo veniva da una come fosse sabbia, racconsapevolezza che aveva percontava. Il 26 maggio vaso tutte le famiglie, dice di questanno le staNicola Pondrano. Grazie to dedicato un asilo, allazione di sindacato, meproprio nel quartiedici, associazione delle vitre della fabbrica, il time, politica si era arriRonzone, ormai vati alla costruzione soboni cato. Le ciale del ruolo di vittima, aule costruite la consapevolezza che dove una volta si era trattato di un vero si frantumavano e proprio crimine. Un gli scarti della laNicola Pondrano, passaggio fondamentale: vorazione delsegretario dellAssociazione perch se non ci sono vittileternit. Il sindaco me, non ci sono neanche colha rassicurato: L pevoli, commenta la Altonon c pi traccia di piedi. amianto.

Le cartelline occupano tre pareti di una stanza al piano terra della sede dellassociazione. Quelle bianche sono dei lavoratori deceduti, le rosa i cittadini e le gialle quelli fuori da Casale, spiega Bruno Pesce. In fondo, nellultimo ripiano ci sono anche due o tre fascicoli verdi. E quelli, per cosa stanno? Sono quelli ancora in vita. La strage continua. Negli ultimi anni la media di cinquanta morti di mesotelioma allanno. Nei primi mesi del 2012 siamo sopra la media: i morti sono 35 solo da gennaio a maggio. Lultima vittima padre Italo Varvello, 82 anni, morto sabato 19 maggio a Neuquen, nella Patagonia argentina. Negli anni Cinquanta era stato per sei anni vice parroco nel quartiere della fabbrica. Eppure ogni tanto viene ancora fuori qualche polemica: lultima partita da un giornalino dei ragazzi che frequentano le scuole del Sacro Cuore, un istituto gestito da religiose. Gli studenti del liceo avevano festeggiato la sentenza del tribunale di Torino. Qualche consigliere comunale se l presa: dava una cattiva immagine della citt. Si vede che per questi qui son delle pericolose sovversive anche le suore, ci ride su Pesce.

Le altre Casale
BRONI Alla Fibronit di Broni negli anni 70 lavoravano pi di mille operai. Chiusa nel 1993 Processo in corso: l'accusa di disastro colposo, imputati una decina tra amministratori e dirigenti. Nel primo troncone del processo 374 morti da mesotelioma pleurico. Ma si stimano tra le 700 e le mille vittime. Ogni anno nei 26 comuni dell'area ci sono 52 morti e 58 nuovi casi di mesotelioma. I familiari delle vittime sono riuniti nella Avani, associazione vittime amianto pavese. Per la boni ca sono stati spesi dal 2002 5 milioni 272mila euro si concluder nel 2014, ci vorranno altri 6 7 milioni BAGNOLI Al processo Eternit di Torino, i reati legati allo stabilimento di Bagnoli sono stati dichiarati in prescrizione. Le vittime riconosciute dello stabilimento attivo no al 1985 sono 143 per tumore ai polmoni o alla laringe, 258 per asbestosi polmonare e 65 per mesotelioma, secondo i dati del Comitato Vittime Amianto Eternit Bagnoli. RUBIERA Anche i reati legati allo stabilimento Icar di Rubiera (Reggio Emilia) sono in prescrizione per la sentenza del tribunale di Torino. La fabbrica chiuse nel 1994, si stimano 63 vittime. BARI Per la Fibronit di Bari la Cassazione ha confermato di recente la condanna a cinque mesi, dell'ex dirigente della fabbrica l'87enne Dino Stringa, riconoscendo il nesso causale tra le bre d'amianto e il tumore che uccise un operaio; condanna che arriva dopo quella del 2009, sempre in Cassazione, quando venne riconosciuto l'omicidio colposo per la morte di altri 12 operai di Bari. Si stima siano stati vittima dell'amianto anche una trentina di abitanti della zona. I residenti sono riuniti nel Comitato cittadino Fibronit

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