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Primo piano
Siamo il per cento, dicono i manifestanti
di Zuccotti Park. Ma chi invece quelluno per
cento contro cui protestano? Perch proprio a
Wall Street? Di solito si pensa a quelli con il
reddito pi alto, alluno per cento pi ricco.
Da chi fatto quel centesimo doro delleco-
nomia americana? Dottori, manager e ban-
chieri. Stando alle dichiarazioni dei redditi.
Per essere precisi: il per cento del primo un
per cento dei contribuenti sono manager che
lavorano al di fuori della nanza, poi ci sono
i medici (rappresentano il , ), seguiti dai
professionisti della nanza, il , per cento.
Il numero di banchieri e hedge fund manager
allinterno del club costantemente aumen-
tato negli anni. Nel erano il ,. Nel
quasi il doppio.
I numeri vengono da una ricerca di tre eco-
nomisti che non possono certo essere con-
siderati anarchici o marxisti: Jon Bakija del
Williams College, Adam Cole del Dipartimen-
to del Tesoro e Bradley T. Heim dellUniver-
sit dellIndiana. Lo studio si fonda su dati
del sco no al , ben prima della crisi.
I ricercatori non si fermano a quel primo un
per cento, vanno ancora pi nel dettaglio. Al-
lo , per cento pi ricco delleconomia ameri-
cana. Se analizziamo quella sottilissima fetta
di contribuenti, i super-ricchi, inclusi i reddi-
ti da capitale, vediamo che il per cento di
loro lavora nella nanza. Non basta per capi-
re la rabbia degli accampati a lower Manhat-
tan? Allora dobbiamo guardare ancora un al-
Nelluno per cento degli
americani pi ricchi trionfa
chi lavora nella nanza e nelle
banche. In quarantanni, il
reddito degli unpercentisti
aumentato del 275 per
cento; quello delle fasce
pi deboli del 18. Dati che
inammano le proteste
Una ricerca svizzera sulle
relazioni tra le compagnie
internazionali sostiene che
sono in tutto 147 i soggetti
(banche, assicurazioni, fondi)
che controllano leconomia.
Meno delluno per cento
controlla il 40 per cento
dellintero network
99 per cento
di ragioni
Testo di Antonio Sgobba
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tro dato. Scrivono i tre economisti: I redditi
di executive, manager, supervisori e profes-
sionisti della nanza da soli corrispondano
al per cento dellaumento nella quota di
reddito nazionale percepita dalluno per cen-
to. Detto in maniera pi grossolana: tra gli
unpercentisti chi ci ha guadagnato di pi,
dagli anni Ottanta a oggi, quella minoranza
che lavora nella nanza. I pi privilegiati tra i
privilegiati.
Dubbi sugli anni pi recenti? Le conferme
si trovano in unindagine del 2OO8 sui bonus
pagati dalle banche dinvestimenti, svolta
dallallora procuratore generale di New York
Andrew Cuomo, attuale governatore demo-
cratico dello Stato. Nel 2OO8, //( dipendenti
delle prime cinque banche di investimento
si portavano a casa ben (,2 miliardi di bonus.
Solo i primi 2 hedge fund manager guada-
gnavano , miliardi di dollari. Lanno suc-
cessivo i top 2 avrebbero raccolto addirittura
2, miliardi. Tutto questo nel periodo pi du-
ro della crisi Usa. Se hanno scelto Wall Street
perch il primo O,OO1 per cento fatto pro-
prio da top manager del settore nanziario,
dice leconomista Mike Konczal, fellow al Ro-
osevelt Institute. Forse farebbero meglio a
correggere lo slogan: sarebbe pi preciso sia-
mo il @@,@@@ per cento.
Come andava, invece, al resto degli Sta-
ti Uniti dAmerica? La risposta da una fonte
uciale attendibile: il Congressional Bud-
get Oce (Cbo), lucio del Congresso che
si occupa del bilancio. Lorganismo, di nomi-
na bipartisan, ha presentato unindagine (1)
sui trend nella distribuzione del reddito tra il
1@/@ e il 2OO/ , sulla base di unanalisi dei dati
dellInternal Revenue Service (lagenzia delle
entrate americana) e del Census Bureau (luf-
cio del censimento). Scrive il Cbo: Il risul-
tato della crescita ininterrotta di questi anni
che la distribuzione del reddito familiare
negli Stati Uniti stata sostanzialmente pi
diseguale nel 2OO/ che nel 1@/@. Nei tren-
totto anni presi in considerazione, il reddito
delluno per cento dei pi ricchi aumenta-
to del 2/ per cento. Lultimo quinto, il 2O per
cento pi povero degli americani, ha guada-
gnato solo il 18 per cento in pi. E sono dati
del Congresso, non elucubrazioni di Michael
Hardt o Slavoj iek. Anche in questo caso i
numeri si riferiscono al periodo precedente
alla recessione. La dierenza di compensi tra
il settore nanziario e il resto delleconomia si
amplia a partire dal 1@@O. La causa principa-
le dellaumento delle diseguaglianze stata la
deregulation del settore nanziario, scrive
la commissione. Sono stati trentanni di avi-
dit incontrollata, scrive Robert Scheer, lau-
tore di The Great American Stickup, ovvero
La grande rapina (a mano armata) america-
na. Sottotitolo: Come i repubblicani di Rea-
gan e i democratici di Clinton hanno arricchi-
to Wall Street e impoverito Main street.
Ma la protesta non si limitata al cuore
dellAmerica, diventata globale. Sempre con
quellun per cento del mirino. Obiettivo cen-
trato anche a livello mondiale? Lo fa pensa-
re una dettagliata analisi delle relazioni dei
milioni di compagnie e investitori interna-
zionali. Una ricerca da tre studiosi del rischio
sistemico dellEth di Zurigo: Stefania Vitali,
James Glattfelder e Stefano Battiston, pubbli-
A Madrid lautunno caldo.
Non centrano le proteste degli
indignados. Fa caldo: a met ottobre
il termometro segna i 25 gradi e
tutte le domeniche pomeriggio
al Retire, il Central Park della
capitale spagnola, su una collinetta
un gruppo di persone, sedute a
mo di aula universitaria, ascolta
un uomo col megafono. Non incita
alla rivolta o allassalto alle banche:
sono gli altri indignados. Un cartello,
ssato con il nastro adesivo a un
albero, informa che sono aperte
le lezioni per il corso Autunno
delleconomia. E leconomia, di
questi tempi, una cosa seria
da queste parti: con 5 milioni di
disoccupati, il 21% (ma tra i giovani
si arriva a una persona su due senza
lavoro) c poco da scherzare. Ma
questi indignados non manifestano
in piazza, non occupano Puerta
del Sol, non tirano pietre. Vanno a
scuola di Economia Partecipativa. Il
sistema va smantellato dallinterno,
modicando i comportamenti, non
con spavalderie barricadere. Un
docente li istruisce sulle teorie di
Michael Albert, padre della ParEcon
(in inglese, che per suona anche
molto spagnolo). Novello Bakunin
dellera moderna, leconomista
propugna un sistema alternativo
al capitalismo moderno e basato
sullabolizione della struttura
piramidale di potere politico ed
economico dove i lavoratori sono
sfruttati da banche, politici e
imprenditori. Che gente normale,
magari con un mutuo da pagare e
uno stipendio se va bene sempre
pi magro, si ritrovi in quella che
un tempo era la riserva di caccia
del Re, il sollazzo da Ancien Rgime
quando ancora la corona era un
privilegio divino, suona beardo. O
forse, pi semplicemente, nellepoca
post-tutto, il cittadino consapevole
e intellettualmente indignato la
versione 2.0 delloperaio, il ceto
proletario. Il modello produttivo
sovietico, un socialismo che in
realt era un capitalismo che non
distribuiva la ricchezza al ceto medio,
morto negli anni 80, il capitalismo
della turbo-nanza in agonia e
molti ne profetizzano la ne. Vuoi
vedere che il capitalismo anarchico
la Terza Via che cerchiamo da
almeno un secolo e mezzo?
Viva leconomia
(partecipativa)
In Spagna i corsi allaperto
degli altri indignados
di Simone Filippetti da Madrid
1
Lo studio, reso
noto il 25 ottobre,
sintitola Trends
in the Distribution
of Household
Income Between
1979 and 2007 e pu
essere consultato
collegandosi
allindirizzo internet
www.cbo.gov.
REVOLUCIN
NO ES BOTELLN!
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cata questo mese (novembre) da Plos One (2).
Conclusione: a controllare leconomia sono in
tutto 1(/ intermediari nanziari tra banche,
assicurazioni, fondi dinvestimento. Dallo
sterminato database i ricercatori hanno preso
in considerazione le (.O6O multinazionali.
Cos hanno costruito un modello in cui con-
siderano le compagnie controllate dagli stes-
si azionisti e le entrate di queste. Una mappa
del potere economico globale. Da l si pu
isolare un nucleo di 1.18 corporation: i sog-
getti con pi relazioni con i capitali degli al-
tri, sono soprattutto banche. Il cerchio si pu
stringere ancora di pi. A controllare l8O per
cento del capitale delle (mila multinaziona-
li sono solo /8/ compagnie. Tra queste ci so-
no i 1(/ soggetti che controllano i tre quarti di
quel valore. Nella top 2O ci sono Barclays, JP-
Morgan Chase e Goldman Sachs. Tra le prime
O lunica italiana UniCredit (al ( posto).
In eetti meno delluno per cento delle com-
pagnie controlla il (O per cento dellintero
network, ha detto James Glattfelder. I ricer-
catori svizzeri non danno giudizi: la concen-
trazione di potere, in s, non n buona n
cattiva. Ma se una compagnia cade, leetto
si propaga su tutto il sistema. Ed quello che
accaduto. A proposito di sistema, e di Oc-
cupy Wall Street, di recente Obama ha detto:
Capisco la diusa frustrazione nei confron-
ti del sistema nanziario. In realt c molto
di pi della frustrazione. E qualsiasi cosa sia,
leetto si sta propagando.
Grazie per permettermi di parlare della crisi.
Per me il vero punto della questione : che
cosa accade quando non si ha pi ducia nelle
istituzioni?. A porsi linterrogativo Madeleine
Albright, ombra potentissima del governo
Clinton dal 1997 al 2001. IL lha incontrata in
Brasile, dove il primo Segretario di Stato Usa
della storia stata invitata a una conferenza
con i pi importanti industriali del Paese. Le
nubi che ci minacciano, e che le proteste di Wall
Street sottolineano, sono dovute al fatto che
alcune delle istituzioni con cui per decenni
siamo cresciuti non stanno pi lavorando in
modo corretto, spiega Albright. Prendiamo
gli Stati Uniti, dove si sta discutendo molto sul
modus operandi del Congresso. La ducia nel
nostro sistema ha raggiunto i livelli pi bassi
mai visti per cui si arriva al paradosso che si ha
pi ducia in unautorit locale come il sindaco
che in qualcosa di pi grande. Di chi la colpa?
Quando il presidente Clinton era al potere
una delle priorit era quella di costruire ponti
importanti per il nuovo millennio. Abbiamo
discusso su quali dovessero essere le istituzioni
internazionali che avrebbero giocato un ruolo
nel futuro, in grado di rappresentare davvero
gli eventi. Questa attenzione si persa con il
governo Bush. Ora le istituzioni non si rendono
conto che siamo tutti interdipendenti gli uni con
gli altri.
Ecco un concetto che pu spiegare anche il
movimento di sducia e rabbia nato negli ultimi
mesi. Degli indignados parla poco, come fosse
ancora una parola tabu, per paura di essere
strumentalizzata. Eppure Albright, sulla crisi
che alla base delle proteste, ore una precisa
spiegazione geopolitica. Il punto vero la
questione dellinterdipendenza. Il mondo non
pi composto da Stati o superpotenze separate
fra loro. Siamo tutti interconnessi. Accadono fatti
in Europa o in Cina che possono avere eetti negli
Usa e viceversa. E questo una risorsa, ma anche
un problema. Si aggiunga, poi, che il presidente
Obama si trova di fronte a un Paese diverso, pi
dicile. I problemi che deve arontare sono
molto pi gravi di quelli dellera Clinton. Le misure
che noi prendemmo per ridurre il debito si
rivelarono ecaci anche se non fu facile perch i
democratici avevano a cuore la questione sociale.
Adesso Obama deve fare i conti con grossi
decit nel budget e con la nostra reputazione
allestero. Nella nuova mappa del mondo non
esistono pi Nord e Sud. unetichetta che va
abbandonata, io non lho mai ritenuta una griglia
di lettura geopolitica. Tutti gli Stati devono
cooperare fra loro. Ecco, la cooperazione
laltra faccia della medaglia-interdipendenza.
E una possibile via di uscita alla crisi.
Crisi? Quella vera
riguarda la ducia
di Paolo Manzo da San Paolo (Brasile)
Stati e istituzioni che vacillano: IL incontra
lex segretario Usa Madeleine Albright
2
La ricerca del
politecnico federale
di Zurigo stata
ripresa da molti
giornali tra cui il
tedesco Die Welt
e il New Scientist
(si veda il sito
newscientist.com).
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