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ANTARES E LE VERE ORIGINI DI EUROPA

a cura di Carlo Forin e Bruna Graziani INDICE : 1 Antares 2 Lopinione degli antichi sullorigine degli etruschi e la revisione dei moderni 3 Potere : E MU KU, La casa della fissazione dei nomi 4 La visione indoeuropeista delle origini 5 Dar voce alle pietre 6 Auguri 7 Ianui Quirino 8 SAG US Saturno 9 Lettura circolare delle scritte sumere 10 Lug 11 Tin : uni uin 12 TE SH UP LU PU SH 13 KU MAR BI 14 ANTARISKA 15 AP LU
1 - ANTARES

domenica 2 dicembre 2001 _______________________________________________________________________________________ Alla ricerca delle origini ... La ricerca delle nostre origini un'avventura che vi invito ad affrontare mediante il ricorso ad uno strumento nuovo, internet, e ad un materiale antichissimo, ma mai usato prima, i nomi degli di. Il nostro computer ci d le immagini del mondo. I nomi degli di ci segnalano i movimenti dei popoli delle culture antiche. L'uno e gli altri mi hanno assistito nella ricerca su Antares, e mi hanno aiutato a concludere che le origini europee sono diverse da quello che comunemente si crede. Una prova l'ho trovata qui a Vittorio Veneto. L'altro bandolo della matassa a Yazilikaya ( Turchia ), dove vedremo gli di in pietra di Pu Du He Pa ( si consiglia la visita al sito : http://www.atamanhotel.com/whc/hattusa-yazilikaya-relief.html ). La scoperta di un documento ... In un documento processuale del 1435 (1), esponenti del doge veneziano Francesco Foscari, incaricati di certificare i confini tra le podesterie di Ceneda e Serravalle, attestarono che il colle, che sovrasta il Centro di Vittorio Veneto ( la mia citt ), si chiamava 'Monte de Antares e Colo Maledicto'. Nel 1989 scavi archeologici vi portarono alla luce reperti di culto risalenti al millennio a cavallo dell'anno zero. La Soprintendenza Archeologica del Veneto ha scartato la mia ipotesi di associare il toponimo ai reperti. Motivo? Il toponimo asiatico mentre gli antichi Veneti sono indoeuropei : Antares sarebbe un apax legomenon, cio una cosa unica nella cultura europea. A questo punto: -O io o loro- dovrebbe dire Antares. Cosa pensano 'loro'? Avete forse sentito Alberto Angela alla TV, l'anno scorso, in occasione dell'apertura della mostra sugli Etruschi a Venezia, dire:-Gli Etruschi sono autoctoni. La loro cultura una evoluzione della cultura villanoviana, originaria dell'Italia-. La direttrice del museo di Este dice la stessa cosa sui Veneti. Sono opinioni comuni dominanti che non concordano con 'quelle di Antares'. Tutti conoscerete Antares come nome di una stella doppia, posta 'all'origine della Via Lattea'. Il nome alle stelle veniva dato dagli ABA, sacerdoti-astrologi-astronomi mesopotamici che ne attribuivano il movimento ad un dio. Il nome della stella era il nome del dio. Dunque Antares era, in origine, un dio. La Teonomasiologia ... Io propongo di fissare l'attenzione sui nomi degli di per analizzare i movimenti dei popoli che li adoravano. La Teonomasiologia (TO), studio comparato dei nomi dgli di, dunque il campo di ricerca. La TO ci aiuter a coprire il vuoto di scritture della protostoria e ci guider in mezzo alle 'pietre' degli archeologi. La Chimera e il Fegato di Piacenza rimandano a Yazilikaya ... Cominciamo col prendere in esame una di queste 'pietre', la Chimera: "Era la Chimera un mostro enorme, crudele e invincibile che desolava la Licia; aveva la testa di leone, il corpo di capra e la coda di serpente, e dall'orribile bocca vomitava spaventose fiamme con le quali bruciava i raccolti, riduceva in cenere quanti l'avvicinavano. (2)" Quella capra , pi esattamente, un tar: bovide (Hermitragus jemlahicus) della sottofamiglia dei caprini, che mostra analogie sia con la pecora che con la capra (3) (4). Se questa identificazione esatta, allora Chimera Tifeo, figlio di Tartaro e di Gaia (5).

Consentitemi di raccogliere un'altra 'pietra', il Fegato di Piacenza, un bronzo etrusco del II secolo a.C., attorno al quale gli Etruscologi si affannano per comprendere la cultura degli aruspici, i sacerdoti etruschi, che scrutavano la volont degli di attraverso l'epatoscopia (la lettura del fegato di un agnello). Le persone pi competenti concorderanno che le due pietre sono cardini per l'accesso alla cultura etrusca, la prima cultura storica d'Italia, rimossa dalla storia perch quasi tutti gli scritti etruschi sono andati perduti. Ora andiamo alla festa dell'AN.TAH-SUM, la celebrazione di tutti gli di dell'impero ittita, che terminava a Yazilikaya (6), due chilometri da Hattusa, l'antica capitale dell'impero ittita, 200 chilometri ad est di Ankara, oggi Bo^azkale, gi Bo^azkoy. Internet ci d modo di osservare le incisioni di questo tempio in pietra, dichiarato dall'Unesco 'patrimonio dell'umanit': http://www.atamanhotel.com/whc/hattusa-yazilikaya-relief.html Questa teoria di di sar il criterio ordinatore delle due pietre raccolte. Proseguiamo intanto il percorso (torneremo dopo ad osservare meglio). Teogonia di Antares ... Antares ci porta ad Antariksha, il figlio del Cielo (Dyau) e della Terra (Pritivi), dei Veda (7) (8). Non basta! Antares ci conduce al primo impero della storia, quello degli Accadi, ad AN TAR ISH, uno dei nomi di EN LIL, ISH KUR, massimo dio degli Accadi (l'archetipo 'da due uno'). L'identificazione di Antares con EN LIL ha una valenza straordinaria: EN LIL il dio sovrano degli Accadi, autori del primo impero della storia (2350-2150 a.C.) che influenz le culture dell'Europa. Un magnifico novantenne, Giovanni Semerano, ci ha dato la chiave per leggere la connessione linguistica 'lingua accadica-lingue europee', in Le origini della cultura europea (9).Una spedizione archeologica italiana, guidata da Paolo Matthiae (10), interprete linguistico Giovanni Pettinato (11), ha portato alla luce la citt di Ebla ed i primi vocabolari conosciuti della storia, i dizionari sumero-eblaiti. Questi sono stati riferimenti importanti nella mia ricerca. L'insegnamento di Semerano mi ha avvicinato alla lingua sumera e ho cos potuto scoprire una cosa curiosissima: gli epigrafisti sono stati bravi a tradurre questa lingua avendola letta a contrario (12). Poi per hanno dichiarato aliena una lingua cos strana. Il sumero, letto correttamente (con la LCS -Lettura Circolare del Sumero- (13)), invece lingua origine. Torniamo alle due pietre raccolte ed osserviamo gli di di Yazilikaya. Sono stati trovati a Yazilikaya 36 fegati simili a quello di Piacenza (14) (15). L'origine culturale del fegato etrusco va cercata in Anatolia-Mesopotamia (16). Come si dice, oggi: 'osservazione del fegato'? Epatoscopia! Da hepar-hepatis, latino. Il nome della massima dea del corteo di Yazilikaya, la n. 43 delle immagini, HEPAT. I sacerdoti 'lettori' etruschi erano gli haruspices. A RU, scritto RU A, era il sacro sumero (dedicato a), e spicio significa 'guardare attentamente'. SHARRUMA, N. 44 era il figlio di HEPAT. La lettura corretta di SHAR RUMA era RASH MARU: RASH-na, generazione di Rash era il nome con cui identificavano se stessi gli Etruschi . MARU erano i loro magistrati-dirigenti politici. Il massimo dio del corteo era U per tutte le etnie ittite: tre suoi nomi erano TARU, Teshup, TARKHUNT. TarU richiama il tar della Chimera. Tarkhunt, dio della tempesta, lo stesso Tarkhunt 'fondatore' di Tarquinia. U la Montagna Sacra, che, come l'aria, unisce e divide il Cielo e la Terra. Dalla U si nasce (il ventre materno gravido una U). Una U rovesciata Nut, dea del cielo stellato. U ni 'montagna creatrice', dea etrusca di Caere. E' la proto-Iuno (Giunone romana): il nome viene dalla Lettura Circolare Sumerica di UNI [prima l'ultima lettera e poi le altre]. Per Ianus (Giano) fu lo stesso: Ani (17) si leggeva a partire dalla i. U sono i rilievi del Fegato di Piacenza. Nella U si finisce (18). O rig O, latina < U RIG U - lettura sumera = U GIR - scrittura sumera, che significa 'spaccatura della montagna'. L'altra 'pietra', la Chimera, contiene il TAR, Tifeo, figlio del Tartaro: il Tartar il luogo-soggetto-funzione di cui ci parla Esiodo nella sua Teogonia. E' il Tarantarish esaugurato di An e di Ishtar dalla cultura greca. La LCS di Antares d infatti: TAR AN TAR ES (TAR AN TAR SHISH dell'originario AN TAR ISH), figlio del Cielo e della Terra, che rinasce a Capodanno. Taranis la sua identit celtica (nei Galli (19)). Gli Etruschi e i Veneti popoli autoctoni o ....? Chi fece fare queste sculture a Yazilikaya? Inizi la regina PuduHepa, continu il figlio Tudhaliya IV e fin Suppiluliuma II, ultimo imperatore ittita, di un impero che croll nel 1190 a.C. La regina era di estrazione hurrita. Gli Hurriti impararono il sumero attraverso l'apprendimento della scrittura cuneiforme (20) (21).

Proveniendo da oriente si insediarono in quelle che oggi sono le zone abitate dai Kurdi (22). La pronuncia dell'inizale della parola Hurriti un fonema che oscilla tra la h, la k, e la q: Hurriti, Kurriti, Qurriti (quiris romanus sum!). Ish Kur, pronunciato Kur ish, nome di En Lil. Dove andarono queste etnie ittite? In IT ALIA, 'REGGIA DEL SOLE' (23)(da It, sole, al ia, reggia)(24) (25).
NOTE -1 Riprodotto in http://web.tiscalinet.it/archeologiavittories -2 http://Chimera.rom1.infn.it dell'Universit La Sapienza di Roma. -3 Enc. Grolier Int., ad vocem. -4 Lo zoologo Alessandro Minelli mi ha scritto (il 4.09.01): --A proposito del tar (che gli inglesi scrivono tahr e che deriverebbero dal nepalese THAR [con una barretta sopra la A], pu interessarle conoscere pi in dettaglio la sua distribuzione geografica. Attualmente se ne conoscono tre forme, che qualche autore ritiene essere semplici sottospecie di una sola specie, altri autori invece considerano specie distinte: Hermitragus jemlahicus -regione himalayana, dal Kashmir al Sikkim H. jayakari -Oman H. hylocrius -Monti Nilgiri e zone limitrofe nell'India meridionale. Questa distribuzione frammentaria (osservi in particolare la popolazione arabica dell'Oman) fa ovviamente pensare ad una distribuzione antica pi vasta, che potrebbe interessare regioni che le interessano dal punto di vista dell'origine e delle migrazioni di nomi--. -5 Esiodo, Teogonia, 1959 Milano. -6 Una buona illustrazione storica del sito si vede a http://www.storia.unifi.it/_onr/frprin02.htm -7 Composti in un periodo tra il 1500 a.C. ed il 1000 a.C., come testato dal sito indiano

http://www.wsu.edu:8080/~wldciv/world_civ_reader/world_civ_reader_1/rig_veda.html
-8 "Veda, insieme dei testi sacri del brahmanesimo. Comprende i Rg Veda, il Samaveda, lo Yaiurveda, l'Atharvaveda, che costituiscono i quattro testi canonici, e, inoltre, i Brahmana e le Upanisad. []" Enc. Grolier, ad vocem. - 9 1984 e 1994 Olschki, Firenze. -10 Paolo MATTHIAE, I tesori di Ebla, 1984 Laterza, Roma; Ebla. Un impero ritrovato, 1977 Einaudi, Torino. -11 Giovanni PETTINATO, La citt sepolta. I misteri di Ebla, 1999 A.Mondadori, Milano. -12 Il rito sumero della scrittura+lettura era unico: si scriveva in un verso e si leggeva la stessa cosa nel verso opposto. -13 Zi bu, con la LCS, si legge 'bu zi', e significa 'sconfiggere', 'lasciare perplesso', 'battere'; 'bal' significa 'trasferire qualcosa a qualcuno': bal bu zi (e) significa, appunto, lasciar perplesso nel trasferire qualcosa a qualcuno. Bal zi bu non significa niente. Gli esempi sono numerosi: la LCS rende 'a ma', mamma, 'ma a ma', 'ab ba', babbo, 'ba ab ba', 'za zu', dividere, 'zu za zu', zizzania etc.. -14 Morgens Trolle Larsen ne analizza la letteratura in The mesopotamian lukewarm mind reflections on science, divination and literacy, University of Copenhagen. In Language, literature and history, philological and historical studies, a cura di Erica REINER, 1987 ed. F. Rochberg-Halton, New Haven, AMERICAN ORIENTAL SOCIETY. -15 La fonte di Erica Reiner espone Hans G. GUTERBOCK, Hittite liver models, che analizza le iscrizioni dei 36 fegati. -16 "Le pi antiche testimonianze dell'osservazione e della descrizione dei visceri animali, cio dello studio dell'anatomia risalgono risalgono al 2400 a.C. e sono rappresentate da modellini di fegato rinvenuti dagli archeologi negli scavi di Mari." Corriere Scienza, 05.03.00. Espone la foto di sigillo in pietra con l'immagine di due fegati, e sul retro due prigionieri uccisi a possibile scopo sacrificale. -17 Il papiro di Ani riportato in http://web.tiscalinet.it/anakina/bod1.htm -18 Giovanni PETTINATO, La saga di Gilgamesh, 1993 Rusconi, Milano. -19 NAM LU GAL LU, che significa umanit civile, l'espressione sumera scordata da coloro che li chiamano Celti. -20 V.BRUGNATELLI, Tra sillabe e alfabeti: i meccanismi della scrittura, a pp. 17-26 di Scritture Mediterranee tra il IX e il VII sec. a.C., Ed.Et-Universit degli Studi di Milano-Ist. Di St. Antica- 23-24 febbr.'98. "La scrittura una tecnica conservativa. Viene insegnata una scrittura collegata al sumerico anche quando il sumerico non pi parlato", p.18. "Questa estrema conservativit della tecnica scrittoria e del modo di tramandarla appare nel modo pi evidente nel cuneiforme, che per lungo tempo ha previsto di fatto l'apprendimento del sumerico anche presso i popoli pi distanti nel tempo e nello spazio", p.19. -21 M.LIVERANI, Antico Oriente, 1999 Laterza, Roma-Bari. -22 In sumero DI KUR, letto KUR DI, stranieri: http://users.nurgle.net/~slayer/religion/dictionary.shtml -23 Licinio GLORI, La pace di Cesare, 1956 Dimara, Milano. -24 Massimo PITTAU, Origine e parentela dei Sardi e degli Etruschi, 1995 Delfino, Roma, d un'idea delle migrazioni che corsero dall'Anatolia alla Sardegna e resto d'Italia, per 500 anni. Parte del testo in : http://web.tiscalinet.it/archeologiavittories -25 http://www.ilmessaggero.it/hermes/19990422/01_NAZIONALE/20/TROIA.htm

2 - L'OPINIONE

DEGLI ANTICHI SULLORIGINE DEGLI ETRUSCHI E LA REVISIONE DEI MODERNI domenica 9 dicembre 2001 _______________________________________________________________________________________ Storia e storici antichi : il padre Erodoto ... Al liceo avevo una visione idealistica della storia; credevo che da un'origine buia ed animale ci fossimo sviluppati fino alla luce della scienza, in un progresso continuo della conoscenza. Credo che le scoperte moderne della scienza e le invenzioni della tecnologia abbiano consolidato questa immagine nei pi. Eppure,

oggi mi sto convincendo che ci sono molte cose da correggere in una visione di questo tipo. Da sociologo, ritengo, ad esempio, che le scienze storiche debbano metter da parte il titolo di 'scienze' ed accontentarsi, per ora, di quello pi umile di conoscenze. Questo passo indietro va fatto di fronte all'evidenza: sulle origini dell'Europa la nostra conoscenza brancola quasi nel buio; si usa il termine Protostoria. Si chiama cos quel periodo dal quale non ci sono pervenuti scritti storici lasciati dai protagonisti; la scienza muta: la storia non c' ancora. Io lo chiamerei Buco Nero (1) nella storia (2). La storia umana c'era, in Asia da 2500 anni, e ci sar anche in Europa, in seguito, per altri 2500 anni. Sul punto 0 dell'ascissa, dalla parte di Europa, un Buco Nero. Ma questa non la sola rettifica. Partiamo dal Padre della Storia di Europa, e dalla sua opinione sull'origine degli Etruschi esposta nelle sue Storie. Erodoto (484-425), nato ad Alicarnasso vicino alla Lidia, visit Sardeis, sua capitale, e ci ha lasciato il passo: "I, 94. Le istituzioni dei Lidi sono press'a poco quelle dei Greci, salvo che essi prostituiscono le loro figlie. I Lidi inoltre, per quanto sappiamo, furono i primi a battere moneta d'oro e d'argento e i primi anche che si applicarono al piccolo commercio. A loro dire, essi furono anche gli inventori dei giochi che hanno ora in comune coi Greci: e questa loro invenzione, sempre a loro dire, fu contemporanea alla fondazione della colonia della Tirsenia. Raccontano essi che, sotto il regno di Atys figlio di Manes, una terribile carestia avvenne in tutta la Lidia. Per qualche tempo i Lidi poterono resistere, ma poi, non cessando la carestia, cercarono di rimediarvi, chi immaginando una cosa, chi un'altra. E il gioco dei dadi, degli astragali e della palla e gli altri giochi sarebbero stati inventati in questa occasione; non per quello degli scacchi, di cui i Lidi non si attribuiscono l'invenzione. Quanto al servirsi di questi giochi contro la fame, essi facevano cos: di due giorni uno lo consumavano tutto al gioco, per distrarsi dal bisogno di cibo; l'altro giorno cessavano di giocare e mangiavano. E vissero cos per diciotto anni. Ma poich il male, anzich diminuire, si faceva sempre pi violento, il re divise tutto il popolo dei Lidi in due gruppi, e trasse a sorte quale doveva restare in patria e quale lasciare il paese. A capo di quelli designati a rimanere, pose se stesso ed a capo del gruppo designato a lasciare la patria pose suo figlio, di nome Tirseno. E quelli che ebbero in sorte di andarsene, si recarono a Smirne ed allestirono navi, sulle quali imbarcarono tutti i bagagli necessari per il viaggio e salparono alla ricerca di una terra in cui vivere, fino a che, dopo aver oltrepassato molti popoli, giunsero presso gli Umbri, dove fondarono citt e dove abitano tuttora. Essi cambiarono il nome di Lidi prendendo il nome del figlio del re che li aveva guidati e si chiamarono Tirseni." Queste 'Storie', cos raccontate, sanno di leggenda; sono dei DUB ('documenti', in lingua sumera), che invitano al dubbio, anzich chiarirlo, e non persuadono dell'esistenza del fatto. Eppure io vi invito alla cautela. Yazilikaya ci fa vedere che sono Storie da riformulare come Storia. Dietro a queste leggende credo si celi il ricordo di un lungo periodo di migrazioni, dalla terra dove si fondeva il ferro alle nuove terre dove si fonder. La quasi totalit dei moderni ricercatori italiani 'tifa' (3) oggi per quello che scrisse, 400 anni dopo, un concittadino di Erodoto, Dionisio di Alicarnasso, che sostenne che gli Etruschi erano originari dell'Italia. Dionisio fu l'unico autore antico ad avere quest'opinione. Mentre la tesi di Erodoto risulta "[] condivisa e confermata da altri 31 autori antichi, greci e latini, e cio : Ellanico di Mitilene, Timeo di Taormina, Anticle di Atene, Scimno di Chio, Scoliaste di Platone, Diodoro Siculo, Licofrone, Strabone, Plutarco, Appiano, Catullo, Virgilio, Orazio, Ovidio, Silio Italico, Stazio, Cicerone, Pompeo Trogo, Velleio Paterculo, Valerio Massimo, Plinio il Vecchio, Seneca, Servio, Solino, Tito Livio, Tacito, Festo, Rutilio Namaziano, Giovanni Lidio, C. Pedone Albinovano. (4)" Si tratta di autori che non si sono limitati a ripetere le storie di Erodoto, ma che hanno dettagliato il loro punto di vista riportando particolari specifici originali. Noi Veneti potremmo concentrarci sull'incipit delle Storie (Ab Urbe Condita) del veneto-romano Tito Livio: "IAM PRIMUM OMNIUM SATIS CONSTAT TROIA CAPTA IN CETEROS SAEVITUM EDE TROIANOS; DUOBUS, AENEAE ANTENORIQUE, ET VETUSTI IURE HOSPITII ET QUIA PACIS REDDENDAEQUE HELENAE SEMPER AUCTORES FUERANT, OMNE IUS BELLI ACHIVOS ABSTINUISSE; CASIBUS DEINDE VARIIS ANTENOREM CUM MULTITUDINE ENETUM, QUI SEDITIONE EX PAFLAGONIA PULSI, ET SEDES ET DUCEM, REGE PYLAEMENE AD TROIAM AMISSO, QUAEREBANT, VENISSE IN INTIMUM MARIS ADRIATICI SINUM, EUGANEISQUE, QUI INTER MARE ALPESQUE INCOLEBANT, PULSIS ENETOS TROIANOSQUE EAS TENUISSE TERRAS, ET IN QUEMPRIMUM EGRESSI SUNT LOCUM, TROIA VOCATUR, PAGOQUE INDE TROIANO NOMEN EST, GENS UNIVERSA VENETI APPELLATI" (5). Ho sottolineato in grassetto l'affermazione: "[]e quel primo luogo in cui arrivarono, si chiama Troia, e da l si conserva il nome di villaggio troiano". I contemporanei di Livio erano in grado di controllare se l'affermazione era vera o falsa.

I nostri contemporanei sono capaci di valutare e soppesare la stessa affermazione? Livio, storico degli storici (6), com' stato chiamato, per il suo aver ricomposto in una summa enciclopedica le storie scritte prima di lui, discutibile, come ogni storico, ma veridico, ovvero ha fama di non confezionare frottole per fondare le sue tesi. Da Veneto ha cominciato la sua opera colossale citando questo toponimo. Il nome del villaggio troiano: c'era o non c'era? Ma, potreste dire, un'aporia! Io non riesco a cancellare con un'alzata di spalle un toponimo citato all'inizio dell'opera da parte di un autore che conosceva bene l'ideologia romana dominante, e sapeva i rischi che affrontava parlando di una popolazione soggetta, anche se amica, i Veneti. Le sue Storie continuano occupandosi delle res gestas dei Romani. Per ha voluto un incipit centrato sui Veneti. Quante volte l'avr 'ritoccato'? Pu essere che abbia sparato una balla, riguardo al toponimo ? Ritorniamo alla scelta tra l'opinione di Erodoto e quella di Dionisio. Il criterio di scelta in base al punto di vista della maggioranza non una modalit sulla quale farei totale affidamento, dal momento che la maggioranza di oggi quasi unanime nel credere alla tesi autoctonista (solo, trovo la preferenza per Dionisio, bizzarra, immotivata e assiomatizzata). Mi sembra anche strano che si ignori il punto di vista dei protagonisti (si narra che sotto Tiberio ci fosse stato addirittura un tentativo di gemellaggio tra Sardeis e l'Etruria, che non si fece perch il Senato romano non approv; che dire, poi, di com' stata archiviata come 'leggenda senza fondamento' la convinzione di Veneti e Romani di provenire da Troia?). Il fatto cruciale : c' stata una carenza nella ricerca, finora; non abbiamo un 'registro dei passaporti' che ci consenta un controllo dei rinvenimenti dei reperti che dica: Erodoto ha ragione e Dionisio ha torto. Massimo Pittau formula questa tesi: la migrazione dei Tirseni dall'Anatolia avvenne (tra il 1200 ed il 950 a.C.) e fece prima tappa in Sardegna dove diede vita alla civilt nuragica (con questa ipotesi spiega il vuoto di reperti 'orientali' in Etruria, di questo periodo). Nel 950 a.C. furono attivate le miniere di Piombino e, con 2-300 anni di ritardo rispetto all'Asia, cominci l'et del ferro anche in Italia. Le migrazioni dall'Anatolia continuarono via mare, verso l'Etruria, finch sorse l'emergenza dello stile orientale degli oggetti etruschi reperiti dall'Archeologia. Mi sta a cuore rilevare, dallo studio di Pittau, un fatto: "Orbene, risulta ormai sicuramente accertato dal punto di vista archeologico che il principale tempio di questo Sardus Pater era ad Antas, localit a met strada fra Iglesias e Fluminimaggiore (CA) e dunque nella Sardegna sudoccidentale. E' ovvio che questo tempio, dedicato come era al dio eponimo dei Lidi/Sardiani, sar stato uno dei pi antichi.(7)" Antas il toponimo che si collega ad Antares (8). Mi era parso l'unico nome che gli si collegava direttamente in Europa, fino a poco tempo fa. Ci sarebbe anche Etna; per bisogna leggerlo a rovescio (Ante) e termina in 'e'. Gli amici bellunesi mi potrebbero tacciare di superficialit se mi dimenticassi del loro Anta (9) , piazzato nei pressi della necropoli di Caverzano. Mi si potrebbe prospettare l'Antelao, e si potrebbe apostrofare Danta > d'Anta. Cercando si trova. Il pensiero degli studiosi moderni Ritorniamo al tema. Osserviamo ora il punto di vista della maggioranza degli studiosi moderni. Mi riferisco a Gli Etruschi (10), a cura di Mario Torelli, e invito alla lettura di Dominique BRIQUEL, Le origini degli Etruschi: una questione dibattuta fin dall'antichit, pp.43-51. Considero questo saggio 'pieno di senso' (perch riassume con garbo ed intelligenza le opinioni correnti) e 'miope' (perch affronta le origini del popolo etrusco, datate all'VIII secolo a.C., ignorando i semi dei popoli mesopotamici del II, III, IV millennio a.C.: queste civilt fecero 'da filtro' alle migrazioni che, in loro omaggio e non senza una punta polemica, preferisco perci definire "indaeuropee". Il ragionamento indoeuropeo e la sua tradizione culturale infatti ignorano pervicacemente questo filtro). Il catalogo contiene autori solo indoeuropei, cio autoctonisti; questo punto di vista diventato 'assiomatico' (Dominique Briquel, Gilda Bartoloni, Marisa Bonamici, Fiorenzo Catalli, Michel Gras, Alessandro Naso, Antonia Rallo, Mario Torelli, Maria Bonghi Jovino, Giuseppe Sassatelli, Simonetta Stopponi, Loredana Capuis -che dimostra apertura nel suo libro I Veneti-, Angelo Bottini, Mauro Menichetti, Adriano Maggiani, Luca Cerchiai, Francoise-Hlne Massa Pairault etc.). Mi sono sentito dare dell'idiota, l'altro giorno, perch sostengo che non cos. Le radici vere degli Etruschi sono anatoliche. Vogliamo elencare un po' di altri autori con cui concordo?: Akerstrom, C. Battisti, J. Brard, V. Bertoldi, K. Bittel, R. Bloch, A. Boethius, P. Bosch Gimpera, W. Brandenstein, E. Brizio, R.S. Conway, A. Della Seta, P. Ducati, G. Dumezil, R. Dussaud, A. Furumark, G. Ghirardini, W. Georgiev, A. Grenier, J. Heurgon, A. Hus, G. Korte, H. Krahe, P.Laviosa Zambrotti, D.R. Mac Iver, G.Maddoli, S. Mazzarino, B.Modestov, O.Montelius, L.R.Palmer, G.Patroni, G.B.Pellegrini, A.Piganiol, I.Pohl, H.Rix, G.Saflund, G.B. Ward Perkins. "Uno di questi, A. Piganiol, in un lavoro dal titolo molto significativo, Les Etrusques, peuple d'Orient, ha

scritto la seguente frase testuale, citata e condivisa da J. Heurgon: -Se non si disponesse che di una frase per definire l'Etruria, bisognerebbe senza dubbio accontentarsi di dire che essa in Italia come un frammento di Babilonia- (con evidente accenno alla aruspicina od epatoscopia babilonese molto simile a quella etrusca (11))(12)."(13) Sociologia e societ delle origini ... Paragoniamo questa opinione con quella di Carlo De Simone, nel catalogo della mostra, a p. 501, dove sostiene, in sostanza, che l'iscrizione del Cabirion (il reperto che era esposto all'inizio della mostra di Palazzo Grassi, a sinistra, ai piedi della scala) indiscutibilmente etrusca e che forse l'avevano portata a Lemno dei pirati tirrenici/etruschi perch il fenomeno della koine etrusco-italica fenomeno specificamente occidentale: " assurdo, fattualmente impossibile retrodatare a piacere questo complesso fenomeno sociologico"(14). Carlo De Simone qualifica come assurdo Erodoto, Padre della Storia europea, e si sbilancia, da linguista, a parlare di fenomeno sociologico. Non voglio infierire sull'errante, ma rilevare che la Sociologia non sembra presente nel dibattito archeologico; perci pu esser citata a sproposito. Non dico che i classici della sociologia abbiano ignorato le societ delle origini. Basti citare Max Weber ed il suo Economia e Societ. Affermo che oggi non sono abbastanza presenti a falsificare opinioni errate. Ma affermo anche che i classici della Sociologia hanno pescato esempi dal passato, per comprendere il presente, inventando dei tipi. Non ho nozione, e forse un mio limite, di uno studio archeo-sociologico finalizzato alla conoscenza specifica delle societ del passato. Una Sociologia della Protostoria si occuperebbe, prima di tutto, del 'Fiume della Conoscenza dei Nomi', HE MING ZHI, in cinese. I nomi erano 'emissioni' della divinit. Catturare il ME, il nome software della realt, era funzione della lingua: E ME ZIR, casa del guinzaglio dei ME, era la denominazione della 'lingua sumera'. Scopo principale della lingua era quello di collaborare all'opera creativa della divinit. I nomi degli dei erano matrice della realt. Ecco perch credo che una Sociologia della Protostoria dovrebbe basare sulla Teonomasiologia (TO), lo Studio dei Nomi degli Di. La TO d il registro dei passaporti: i nomi degli di non sono 'epifenomeni' da trattare come si trattano i normali reperti archeologici. Entrano in una zona assieme allo spostamento di una gens, di una trib, di un popolo. Non entrano con i marinai, ma con i passeggeri migranti. Confrontando i nomi degli di in un quadro geografico Euro-Afro-Asiatico, ed in un ambito temporale di lungo periodo, possiamo osservare i movimenti dei popoli. La TO spezza la catena infinita delle opinioni da tifosi ed introduce ad una conoscenza obiettiva. Il lascito degli antichi, sui nomi, ricchissimo. Sharruma, dio n. 44 di Yazilikaya, il NUMUN, il seme, della civilt etrusca
NOTE (1) AB ZU era, il 'prima dell'origine' dei Sumeri. Un significato di AB 'buco', mentre ZU significa anche conoscenza. Propongo un significato di AB ZU che non ho ancora letto: 'buco nella conoscenza'. (2) http://web.tiscali.it/adquintum/asia/eurasia.html (3) sottolineo il verbo, che con la scienza non ha rapporti (4) Massimo PITTAU, Origine e parentela dei Sardi e degli Etruschi, 1995 Carlo Delfino ed., Sassari, pp. 51-52. (5) "Anzitutto concordemente si tramanda che dopo la presa di Troia i Greci infierirono contro tutti gli altri Troiani, e nei riguardi di due, Enea e Antenore, si astennero dal trattamento di guerra, sia per gli antichi legami di ospitalit, e sia perch sempre erano stati fautori della pace e della restituzione di Elena; dopo varie vicende poi, insieme con una gran quantit di Eneti, i quali, cacciati dalla Paflagonia da una sedizione e perduto sotto le mura di Troia il re Pilemene, cercando una sede e un capo, Antenore sia pervenuto nella parte pi interna del mare Adriatico, e, cacciati gli Euganei, che abitavano tra il mare e le Alpi, gli Eneti ed i Troiani occuparono quelle terre. Il luogo in cui dapprima presero piede fu chiamato Troia, ed rimasto il nome di troiano a quel distretto; l'intera gente prese il nome di Veneti". (6) Cito, da Fernando SOLINAS, i nomi degli autori base dei 142 Ab Urbe condita libri, di Livio: Q. Fabio Pittore, L. Cincio Alimento, G. Acilio, Calpurnio Pisone, Q. Claudio Quadrigario, Valerio Anziate, G. Licinio Macro, Q. Elio Tuberone, M. Terenzio Varrone, Catone, Celio Antipatro, G. Cesare, Asinio Pollione, Publio Rutilio Rufo, Claudio Quadrigario, Arato di Sicione, Sileno di Calatte, Timagene di Alessandria, Polibio. Oltre a questi, gli Annales Maximi, che, in ottanta libri, riportavano gli Annales: fin dai tempi pi antichi della Storia di Roma, afferma Cicerone, c'era la consuetudine del pontefice massimo di annotare su una tavola bianca, collocata davanti alla sua casa, tutti gli avvenimenti di pubblico interesse o di eccezionale portata, come guerre, eclissi, inondazioni, fatti inerenti i rapporti con popoli stranieri e la vita politica interna, indicandone la data, incluso il giorno (cfr. Cicerone, De oratore, II, 52 e Servio nel commento a Eneide, I, 373). Questa usanza era ancora viva durante il pontificato di P. Muzio Scevola (123 a:C.). (7) Massimo PITTAU, op. cit., p. 76. (8) http://www.siagrio.it/Antares/Antares2/antares2.html (9) Toponimo del Bellunese: "La valle bellunese, una delle pi eleganti d'Italia, corre da ponente a levante, per guisa che i suoi magnifici panorami sono all'inverno abbelliti dallo straordinario incanto del sole che tramonta in asse alla medesima e colora quelle nevi e quei gruppi di cos fantastiche tinte, da far dimenticare soventi volte il rigore della stagione e la perigliosit del sentiero.

Delle comunicazioni di questa valle col settentrione ho gi detto, e quanto a quelle col mezzogiorno basta aggiungere che avvengono per le grandi arterie di Quero e Fadalto, scendendo per la prima la Piave, e prendendo il suo nome la seconda da quella gran frana che propone ancora molti temi insoluti agli studii dei geologi. La Piave, che incide profondamente il terrazzo della valle, costretta dalla violenza dei suoi confluenti settentrionali ad avvicinare la sponda meridionale, lasciando, a fianco di questi rapidi tributari, mantenersi una serie di speroni che dalla girata di Cadola ripetonsi fino alla grande svolta di Lentiai. La confluenza dell'Ardo, che parte dal contro del Serva, segnata anch'essa da due di queste punte, sull'una delle quali sta Belluno, essendo l'altra denominata l'Anta. L'Anta, o il sasso dell'Anta, retrocedendo verso la sua base prende il nome di Baldinino dagli avanzi di un fortilizio, le cui fondamenta furono rinvenute non molto tempo addietro e ancor pi addentro verso le prime elevazioni del monte Serva, trova il villaggio di Caverzano". M.LEICH, Studi e raffronti sull'et del bronzo nel Bellunese, 1871-1872, a proposito del ritrovamento della necropoli di Caverzano, in I Paleoveneti alpini, 1976 Atesa, Bologna, pp.49-50. (10) Catalogo della Mostra degli Etruschi, tenuta quest'anno a Palazzo Grassi, a cura di Mario Torelli, ed. Bompiani. (11) Meno male che non sono il solo a rilevare questa evidenza solare. (12) PIGANIOL A., in 'Cahiers d'Histoire Mondiale', I, 1954, pagg. 328 segg. Cfr. Brandestein W., Die Herkunft der Etrusker, in Der Alte Orient, Leipzig, 35/1, 1937, pagg. 27-31; HEURGON J., Il Mediterraneo occidentale, pag.354; PALLOTTINO M., Etruscologia, pagg. 88-89; BRIQUEL D., l'origine lydienne des Etrusques, pag.168. La Babilonia veniva raggiunta dai Lidi con la cosiddetta 'strada regia' (cfr. sull'argomento RADET G., La Lydie cit., pag.95). (13) Massimo PITTAU, op.cit. (14) I Tirreni a Lemnos, in Gli Etruschi, Milano, Bompiani, 2000, a cura di M.TORELLI, pp.501-505. 3 - POTERE

: E MU KU - casa della fissazione del nome domenica 16 dicembre 2001

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Come chiamare? Si tratta di mettersi d'accordo, diciamo adesso. Se c', per, uno che comanda, allora stabilisce lui come si debba chiamare. Chi fissa il nome colui che comanda, dicevano i Sumeri. Abbiamo denominato Etruschi coloro che popolarono la Toscana nel I millennio a.C. E' il nome che diedero i Romani a quelle popolazioni, che nominavano se stessi Rash-na, o Rashenna. - Vuol dire che i Romani hanno ancora potere su di voi -, direbbero i Sumeri, - se chiamate i Rash-na come hanno deciso i Romani, e pochi di voi sanno come loro volevano esser chiamati -. Non mi pare un punto di vista cos bizzarro (1). Infatti noi siamo tranquilli nel definire la nostra lingua neolatina: dunque riconosciamo di definire le cose con una lingua figlia del latino. E' un altro modo di dire: la civilt latina la nostra casa, perch chiamiamo tutto come si deciso in quella casa. Per risalire il fiume della conoscenza dei nomi (2), ed andar pi a monte della domus romana, dovremo accettare questo criterio di orientamento: i nomi non sono un dettaglio di una questione, non sono neppure il punto di partenza soltanto; sono l'area di base: la E ME ZIR, casa del guinzaglio dei ME (nomi-software della realt) . Non semplice. E' cos radicata in noi l'idea democratica del si tratta di mettersi d'accordo su un nome, ed diventata tanto un'eccezione il subire un'imposizione che accettiamo come normale una Casa della Libert , mentre ci risulta astrusa una Casa della Fissazione del Nome : E MU KU. Sulla questione dell'origine degli Etruschi-Rash-na, ad esempio, avremmo potuto domandarci subito: Erodoto parla di Tirseni. E' un caso il nome rimasto di Mar Tirreno per indicare lo spazio tra la Toscana e la Sardegna? Pittau ci ha risposto: non un caso, ma un fenomeno cos consolidato da un settecento anni di dominio, che neppure i Romani riuscirono a modificarlo. Il discorso fluisce senza intoppi. Dunque: se continueremo ad identificare gli Etruschi col nome dato dai Romani non risaliremo oltre Roma. Se continueremo a chiamare Roma col nome modificato dai Romani resteremo prigionieri del periodo romano. Usiamo i nomi di Rash-na e di Ruma. Chi d il nome ad una persona? I genitori! Proviamo ad immaginare Abramo col pugnale alzato su Isacco: aveva il potere assoluto sul figlio nel nome del Dio che tutto nomina. NU il nome, sumero, del dio che nomina. ME il nome nominato dal NU. ME il nome nominante ogni cosa, il software del mondo. Il MU un ME che rende l'uomo comune (3) (LU) immortale (MULU). NUME il Dio, soggetto nominante, e nome la sua espressione. Come nomina il NU? "Nuto-as : inclinarsi in un senso o nell'altro, chinarsi qua e l, scuotere il capo, cenni col movimento del capo, far segno di- (4) " Il NU di Omero il cenno del capo con cui Zeus scuote l'Olimpo. Nominando, il NU ME d NU MUN, 'esistenza'. Non nomitato, il LU resta IG NU TU, sconosciuto e non esistente per l'Altra Vita. La E MU KU archeologica di oggi si chiama Indoeuropeismo: una casa da conoscere, NUS KU, e distruggere, KU LAM. Cominceremo dalla prossima puntata..
NOTE (1) In quest'epoca in cui i bimbi italiani cominciano a festeggiare Halloween, che nessuno riconosce come festa sumera del KAR MUR, Capodanno. (2) HE MING ZHI, in cinese. Questo un concetto chiave per la conoscenza della storia antica.

(3) 'Uomo comune' non va inteso in modo democratico (= tutti), ma come possibile contenitore di un MU. (4)Ferruccio CALONGHI, Dizionario latino-italiano, 1964 Rosemberg & Seller, Torino, ad vocem. 4 - LA

VISIONE INDOEUROPEISTA DELLE ORIGINI domenica 23 dicembre 2001

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Le nostre origini europee sono in un Buco Nero della Storia (1). Osservare se stessi molto difficile. Noi europei abbiamo appena cominciato a considerare la storia del mondo non centrata sull'Europa (2). Giovanni Semerano ci ha invitati ad guardare alle nostre origini linguistiche partendo dalla civilt accadica (3). Quasi nessuno ha ancora riconosciuto il suo insegnamento (4). Ci accade perch ci sono intere generazioni di studiosi che devono cominciar l'autocritica. E questo molto faticoso e difficile. Rivediamo le opinioni del Monumento delle Tesi Universitarie: Georges Dumezil. Questo autore, morto quindici anni fa, ebbe il merito di affermare il diritto di analizzare le culture protostoriche, al di l della carenza di scritti storici europei; fece questo facendo valere una sua cultura enciclopedica. Divent il campione della teoria indoeuropea. Mi permetto di soffiare sul suo 'castello di carte': ne Il libro degli Eroi, edito dall'Unesco (5), present i Narti, antico popolo caucasico progenitore degli Osseti, come l'unico relitto rimasto a prova del passaggio degli Indoeuropei. Nar-ti, in accadico, significa 'stirpe di Nar'. Si chiama proprio 'Letteratura Nar' (6) tutto quanto stato scritto sulla dinastia accadica (i discendenti di Sargon), dal nome di Nar Am Sin, nipote di Sargon, conquistatore delle Terre Alte (presumibilmente: Caucaso compreso)(7). Dumezil ha negato l'evidenza: nella propria migrazione le genti che popolarono l'Europa, nel II millennio a.C. (8), si impregnarono di cultura mesopotamica, cos che la loro lingua ed i loro di si possono chiamare indo (dal Saraswati) -accado (9) -europei. Dumezil ebbe il merito di recuperare scrupolosamente leggende narrate a voce da una generazione all'altra. Ebbe il torto di non limitare il campo: dalle leggende devono essere tratti i nomi, senza scelte ideologiche (10), e senza esclusioni nominative (11). Sono i nomi degli di, dei popoli e di quanto attiene alla cultura religiosa 'le ossa delle societ antiche' che devono venir esaminate con scrupolo. Noi cercheremo i nomi degli di-guida nelle pietre incise dagli antichi.
NOTE (1) http://web.tiscali.it/adquintum/asia/eurasia.html (2) Dall'11 di settembre abbiamo dovuto vedere il mondo che fa senza di noi. La visione del Mondo eurocentrica sta tramontando dalla seconda guerra mondiale. (3) Giovanni SEMERANO, Le origini della cultura europea, 1984 Olschki, Firenze; Le originiDizionari, 1994 Olschki, Firenze. (4) La pubblicazione da parte di Bruno Mondadori, quest'anno, del suo L'infinito, un equivoco millenario, ha provocato le prime recensioni favorevoli. (5) "Quest'opera stata tradotta dall'originale ossete in francese a cura del prof. Georges Dumezil per la 'Collection Unesco d'oeuvres reprsentatives'. Traduzione francese 1965, Unesco, Paris. La presente traduzione in lingua italiana stata condotta sulla versione francese. 1969 Adelphi edizioni SpA, Milano." (6) http://www.helsinki.fi/science/saa/sargon.html (7) "Nessuno di noi pu pretendere di avere scritto un'opera definitiva: l'importante aver superato una tappa iscritta in una lunga evoluzione", concluse quest'uomo saggio, modesto e pragmatico, e al tempo stesso idealista. Dumzil. Da una intervista di poco precedente alla morte. (8) Le popolazioni hurrite cominciarono a lasciar tracce dai tempi di Naram Sin (2254-2218 a.C.). Mirjo SALVINI, Le pi antiche testimonianze dei Hurriti prima della formazione del regno di Mitanni, a pp. 25-66 de La civilt dei Hurriti, 2000 Macchiaroli ed., Napoli. (9) LUG, Dag-da < DAGAN, Taranis sono lasciti sumero-accadici. (10) Intendo ideologa una ricostruzione alterante la realt operata da una selezione degli elementi basata su ipotesi inespresse ed inconsapevoli. (11) "Batradz and nella stanza interna, parl il lingua hati vicino allo scrigno, e questo si apr rumorosamente": la nota di Dumezil qualifica come lingua immaginaria la lingua hati, che una lingua storica. Fa questo perch ha deciso lui quale sia la storicit delle leggende. Su queste ipotesi, sbagliate, d dell'immaginario a quel che non quadra. 5 - DAR VOCE ALLE PIETRE domenica 30 dicembre 2001 ___________________________________________________________________________________________________________

Proviamo a guardare alle pietre scolpite di Yazilikaya:


http://www.atamanhotel.com/whc/hattusa-yazilikaya-relief.html

Diversi ricercatori non italiani hanno contribuito a 'far parlare le pietre incise': http://www.storia.unifi.it/_onr/frprin02.htm (0) E gli italiani, che cosa dicono? Da 'buoni indoeuropei' dovrebbero dire: -E' fuori paradigma! (1) La nostra civilt non c'entra. A me sembra, invece, che quelle pietre parlino della nostra origine (2).

Qual il paradigma indoeuropeo? -La lingua italiana figlia del latino e nipote dell'indoeuropeo (3). Gli Indoeuropei sarebbero popolazioni transuraliche migrate agli inizi della civilt agricola (10.000 anni fa -Colin Renfrew (4)), oppure popolazioni transcaucasiche, migrate circa 3000 anni fa (Georges Dumezil). Non avrebbero avuto contatti significativi con le civilt mesopotamiche. Qual il nuovo paradigma? -Non mai esistita una popolazione indoeuropea ed una lingua tale. La lingua italiana figlia del latino e nipote del sumero-accado (5), lingua parlata dagli Hurriti, che popolarono l'Italia dopo la fine dell'impero ittita (1190-700 a.C.). HEPAT, dea n. 43, ed il figlio SHARRUMA, n.44, dicono: -Siamo i semi hurriti della civilt etrusca. Siamo l'origine: SHA HAR (6), saker, il sacro. La pietra di fondazione del nuovo paradigma Oggi si conserva l'usanza di 'porre la prima pietra', nella costruzione degli edifici pubblici. E' un uso antichissimo: i Sumeri chiamavano la 'pietra di fondazione' TE MEN NU. Questa scrittura ha avuto una tradizione scritta, dal momento che si conservato il temen, la pietra di fondazione nei templi greci (temenos): attorno ad essa si costruiva l'altare, ara -in latino, del dio cui il tempio venva dedicato. La LCS, Lettura Circolare del Sumero, suggerisce di leggerla TE NU MEN, o NU MEN TE; questa tradizione orale si perduta. La lettura 'TE NU MEN', di 'pietra di fondazione' rende tutto trasparente. TE sta per 'incontrare'. NU il 'dio creatore' (7). ME EN > MEN, cio il ME, che ha gi il significato di 'nome ordinativo', viene sottolineato nella sua funzione attivante. Il NU d il nomen. La pietra 'numente', possiamo dire correttamente in italiano, prova dell'intervento del numen. TE MEN NU sarebbe il 'segno-prova dell'incontro d'approccio del Creatore che interviene nella sua funzione ordinatrice della realt'. Il numen rimasto in latino come il 'dio che entra nella storia', che sar la Provvidenza cristiana. Tega rimasto in dialetto veneto come btta, incontro duro. TE GA, in sumero, sta per incontro. Gate rimasto, in inglese, come 'porta', cio 'punto di incontro'. ME TE, in sumero, sta per 'opportunit': incontro col ME. Teme-rario chi incontra l'opportunit senza 'paura', 'rispetto', NI TE. La lingua Le pietre possono essere un mezzo di comunicazione (8). La lingua un mezzo di comunicazione, che pu arrivar a non comunicare. Quando si estendono gli estremi temporali ogni paradosso va preso sul serio. Il fiume dei nomi della conoscenza (9) ha scorso per 5000 anni di storia (10). Gli Indoeuropei (Coloro che dicono di esser venuti dall'India senza esser passati per la Mesopotamia) non si curano pi, tanto, dei nomi: -Italia, Alpi, Appennini, Tirreno etc., che importanza ha sapere dove e come siano nati?- dicono, -sono convenzioni che cambiano presto!La lingua E MU KU (11), potere, dicevano i Sumeri; la lingua E ME ZIR, 'casa del guinzaglio dei ME'. La Creazione ME LAM MU, lampo di luce in cui il ME, il nome-software, d il MU, il nome-hardware. MU LU l'uomo reso immortale dal nome. La storia un 'fiume dei nomi della conoscenza'. Dalla convenzione effimera, all'immortalit, il passaggio grande. Il secondo punto di vista consente il collegamento che al primo precluso. Ecco un paradosso: la civilt del III millennio d.C. non riceve la comunicazione dalla civilt del III millennio a.C. perch si dice scientifica, rinnegando la conoscenza comparativa dei nomi degli di (12), la base della conoscenza antica (13). Il decodificatore non capisce, perch rinnega il codice del codificante. Cosa c' di scientifico in questa operazione? E' certa la negazione della comunicazione! La comunicazione, poi, va oggi via mass-media, via Internet. Allora era diretta. La comunicazione dei valori richiedeva non solo lo spostamento fisico di un predicatore, ma anche quello della comunit che accettava di ascoltarlo. TE MEN NU 'pietra di fondazione'. NU MEN TE, sua dizione (14), d voce alla pietra per chi conosce il numen, come il dio che entra nella storia dell'uomo (15). IN NUM lo zodiaco accadico. NUM IN NUM quasi numinum, 'degli di': poich gli AP KAL LU sono gli di-animale che sono ES ME (16), mese, lo zodiaco si pu sintetizzare con un 'degli di'. La lingua antica comunica solo attraverso una lettura circolare. L'indoeuropeo attribuisce al caso il fatto che seme e mese (17) siano composti dagli stessi elementi. La sua passione per l'effimero lo porta alla fantascienza (18) quando affronta la storia antica (19): troppo lontana! UL HE un altro nome dell'IN NUM, cio dello zodiaco. 'Cie-lo' pu venir letto. UL l'antico, nel senso di enduring, che si conserva.

Una lingua durata 2500 anni, il sumero-accadico, merita di essere considerata da una lingua, l'italiano (700 anni di storia) che riesce ad essere UL, antica, altrettanto solo dentro alla E ME ZIR latina-neolatina? E vogliamo superare i divieti dei linguisti indoeuropei ed osservare i rapporti in essere tra le due case (sumeroaccadica e latina-neolatina-italiana)?
NOTE (0) Chiedo al lettore, dopo aver letto i due siti: -Per quali motivi crede di poter escludere gli autori di queste sculture dal numero dei nostri progenitori?(1) "La scienza normale si pratica in seno a una comunit scientifica che condivide uno stesso paradigma." Robert M.SCHOCH, La voce delle pietre, 2001 M.Tropea ed., Milano, p. 30, citando Thomas Kuhn, La struttura della rivoluzione scientifica. (2) "La scienza rivoluzionaria, invece, nasce dall'attivit di ricercatori che si pongono fuori del paradigma, quelli che non accettano la 'saggezza' dominante e concentrano la loro attenzione sulle anomalie che la scienza normale, il paradigma normale, non riesce a spiegare. I rivoluzionari offrono un nuovo paradigma, alternativo a quello dominante, un paradigma che fa delle preedenti anomalie il fondamento della loro nuova visione scientifica del mondo. Cio' che era giudicato insensato e irrilevante diventa importante, sostanzioso." SCHOCH, cit., p. 31. (3) Etimo indoeuropeo quella notazione che vi d il vocabolario che vi fa pensare: -Sono scemo io, oppure non mi ha detto proprio niente di pi?-. Non vi ha detto niente di pi. Cosa pu dire una lingua che non mai esistita? (4) Colin RENFREW, Archeologia e linguaggio, 1999 Laterza, Roma-Bari. (5) Giovanni SEMERANO, Le origini della cultura europea, 1984 Olschki, Firenze, -dizionari, 1994 Olschki, Firenze. (6) Nome sumero di origine: http://users.nurgle.net/~slayer/religion/dictionary.shtml (7) NU AN, in sumero, come si vede da NU GIG AN NA, ierodula di AN (8) Giuseppe BRUNOD, Lo studio del masso di Cemmo I (Valcamonica) da parte di Giovanni Marro, 1996 Ad Quintum, Mondov. Giuseppe BRUNOD e altri, La rosa di Sellero e la svastica, 1999 I Quaderni di 'Natura Nostra'. (9) HE MING ZHI, in cinese. (10) 'Facendo fonte' al 3000 a.C., data approssimativa di nascita della scrittura. (11) Casa della fissazione dei nomi. (12) Teonomasiologia. (13) Intendo 'base di conoscenza' il nome di un dio perch l'analisi psicologica ci dice che il messaggio si compone di valori, emozioni ed informazioni. Sono i valori quelli che fanno scegliere se stabilire la comunicazione o non accettarla. I nomi degli di sono, anzitutto, 'contenitori di valori'. (14) Secondo la LCS, Lettura Circolare del Sumero. (15) "NU PA TIK quindi divinit protettrice dell'edificio, votata ad annientare ogni individuo reo di sacrilegio nei confronti del santuario." Questo nome nella cultura hurrica, secondo Marie Claude TREMOUILLE, La religione dei Hurriti, pp. 114-170 de La civilt dei Hurriti, 2000 Macchiaroli, Napoli. (16) ES significa 'per' e si legge SE. (17) Se-men e men-sis, in latino. Come: TE MEN. (18) Fantascienza la 'storia dei Celti', un popolo che fu chiamato, in sumero, NAM LU GAL LU, umanit civile, riconosciuto 'gallo' dai Romani, e ribattezzato Celti dagli 'scienziati' celtisti, che rifanno la storia a coloro che non furono capaci di scriverla. Storia dei Replicanti. (19) E condanna alla iniuria oblivionis Giovanni Semerano, che di lingua e storia ne ha capito qualcosa

6 - AUGURI domenica 6 gennaio 2002 _______________________________________________________________________________________ Da dove viene questa parola? Da augur, latina: "Auguri -collegio di sacerdoti, ragguardevole ed influente, in Roma, i quali, dal volo, dal modo di cibarsi e dal grido degli uccelli, come anche da altri fenomeni, predicevano il futuro. (1)" Gli Indoeuropei si accontentano di dirci che gli auguri erano sacerdoti originariamente etruschi, come gli aruspices, cio quelli che divinavano consultando gli exta, le interiora degli animali, e del fegato in particolare. Il Buco Nero della storia (2) li conduce a perdersi tra i Villanoviani, nome inventato dagli archeologi per designare le popolazioni protostoriche italiane. Se voi non rispettate i tab delle Processionarie del Pino (3) indoeuropee potete osservare, a Yazilikaya (4), U.GUR (5), appellativo hurrita (6) del dio dei morti, NERGAL, suo nome sumero. A U.GUR 'forza' (A) di U.GUR, che pu dirsi 'montagna del profondo': immaginate il rispecchiamento di un monte in un lago e avrete l'immagine hurrita del dio dei morti. UGU, in sumero, corrisponde a 'su', 'oltre', 'cima'; U , esattamente, montagna, ISH KUR (7), in accado. Un altro significato di UGU 'dar nascita': questo, credo possa essere il problema principale che separa, concettualmente, il pensiero asiatico antico dall'europeo. La nascita, vita, e la morte viste come unica cosa a due facce. Augurare significa, oggi, profetizzare-auspicare ogni bene di vita. Ci possibile immaginare l'augure come un sacerdote che consulta la divinit per prevedere il bene futuro. Ci molto difficile immaginare il sacerdote che divina semplicemente per prevedere il futuro, quale che sia. Ci impossibile, senza un atto di fiducia, immaginare l'augure che divina addirittura favorendo il congiungimento col dio dei morti, che sar chiamato AITA in Etruria, dai RASH-NA (8). DUG A MUR - BUON ANNO!

L'ESPRESSIONE IN ROSSO E' SUMERO-ACCADICA, UNA CIVILTA' NATA DALLA FUSIONE DEI SUMERI E DEGLI ACCADI ALLE SOGLIE DEL 2000 a.C. (LUCUMONE, IL RE SACERDOTE ETRUSCO, E' UN ALTRO ESEMPIO DI PAROLA MISTA CHE NASCE DA LUG+ HUM, GRANDE E LUMINOSO UOMO, LA PRIMA PAROLA SUMERA E LA SECONDA ACCADICA). SIGNIFICA: DUG (9), BUONA, A, FORZA, MUR, DELLA VITA-MORTE. IL CAPODANNO SUMERO ERA IL PUNTO DI PASSAGGIO DALLA MORTE DELL'ANNO ALLA VITA DELL'ANNO: SI CHIAMAVA 'KAR MUR', FORZA MODERATA (KAR (10)= FORZA DURATURA) DELLA VITA-MORTE (MUR (11). L'ANNO ERA UN INNUM (zodiaco accadico), UNA CATENA DI VITA E MORTE, IN CUI IL 'NU', DIVINITA', SI MANIFESTA (NUME) IN ANIMALI-ME SE (gli 'AP KAL LU', i saggi, da cui 'kal en da rio') CIASCUNO DEI QUALI NASCE UCCIDENDO IL PRECEDENTE (ERIM -ECCIDIO). LO SCORPIONE (GIR TAB) UCCIDE ORIONE (UR AN), IL CACCIATORE, PRENDENDOLO AL TALLONE, VIENE UCCISO DALL'UCCELLO SAGITTARIO (PA BIL) ETC. IL CAPODANNO ACCADICO SI CHIAMAVA 'A' KI TILL', FORZA (A) DELLA VITA (KI) MORTE (TILL). SI MUR RUM E' LA PORTA DI ACCESSO AI HURRITI (12), LA GENTE CHE PORTO' IN ITALIA LA LORO SECONDA LINGUA (13). A MUR E' PAROLA CHE NACQUE DALLA FUSIONE DEL PRIMO TERMINE ACCADICO, FORZA, E DEL SECONDO TERMINE SUMERO, VITA-MORTE. GLI HURRITI FURONO UN INSIEME DI ETNIE, SCRITTI IN SUMERO DI-KUR, LETTI KUR-DI, STRANIERI, CHE APPRESERO LA SCRITTURA CUNEIFORME E LA LINGUA SUMERA, CHE NON VENIVA VISTA SEPARATA DA ESSA. FURONO UNA COMPONENTE AUTONOMA DELL'IMPERO ITTITA, DALL'ORIGINE ALLA FINE. GLI HURRITI SONO IL NOSTRO SEME E LE NOSTRE ORIGINI (U RIG U, ORIGO, ORIGINE). A MUR RU E' UN NOME DEL DIO HURRITA DELLA TORMENTA (PIU' NOTO COME 'TESHUP', 'FORZA SESSUALE CHE FA SORGERE' ED 'ESTINGUE', E' UNA SUA TRADUZIONE): SACRA (RU A, PAROLA SUMERA, 'DEDICATO A') FORZA (A) DELLA VITA-MORTE. RUMA, NOME ETRUSCO DI ROMA, E' INVERSO DI AMUR: LA CIVILTA' ITTITA LEGGEVA DA SINISTRA A DESTRA, MENTRE LA COMPONENTE HURRITA LEGGEVA QUANTO SCRITTO DA DESTRA A SINISTRA. LA REGINA PUDUHEPA, MOGLIE HURRITA DELL'IMPERATORE ITTITA HATTUSILIS III, COLUI CHE CONCORDO' CON RAMSES II LA PACE DOPO QADESH, CI LASCIO' IL TEMPIO IN PIETRA DI YAZILIKAYA, http://www.atamanhotel.com/whc/hattusa-yazilikaya-relief.html CON IL NOME DI SHARRUMA, CHE ALLITTERA AMURRU, CON IL SACRO ACCADICO, SHAR, AL POSTO DEL SACRO SUMERICO (RU A). LE CONSONANTI DI RAMSES SHAR, RAMSES RE, SONO NEL NOME DI SHARRUMA, A PROVA DELL'AMICIZIA SIGLATA. Nel nome di shar ruma possiamo leggere rash-na, stirpe (na) di rash, reciproco di shar, il nome identificativo degli etruschi, e maru, il nome identificativo dei magistrati-dirigenti politici degli etruschi. CHI AMA, CONOSCE L'AMORE COME ESPERIENZA DI VITA E DI MORTE INSIEME: A MOR E MOR S. I SAGGI, SUMERI, NE SAPEVANO DI Pi? Chi studia, dovrebbe smetterla con l'affermazione falsa 'gli etruschi sono autoctoni'.
NOTE (1) Ferruccio CALONGHI, Dizionario Latino-Italiano, 1964 Rosemberg & Seller, Torino, ad vocem. (2) http://web.tiscali.it/adquintum/asia/eurasia.html (3) con questo nome indico coloro che, ripetendo sempre le stesse cose, presumono di potersi dire 'scienziati'. (4) http://www.storia.unifi.it/_onr/frprin02.htm (5) Al N. 30 del primo elenco e al n. 27 dell'ultimo, sotto Panoramica della Camera A, pugno e spada. (6) I Hurriti erano popoli immigrati nel Vicino Oriente fin dall'epoca di Naram Sin (2254-2218 a.C.), divenuti parte dell'impero ittita. (7) EN LIL, il dio sovrano degli Accadi. (8) Etruschi, per i Romani. (9) Good, in inglese, di pronuncia esattamente inversa. (10) SA KAR la lontana radice sumera del 'sacro'. SA DUG 'accettare. (11) In latino MUR dar a-mor e mor-s, amore e morte. (12) "In effetti Simurrum una di quelle entit politiche dell'area pedemontana dello Zagros, dai contorni mal definiti, che viene considerata la porta del territorio hurrito." Mirjo SALVINI, Le pi antiche testimonianze dei Hurriti prima della formazione del regno di Mitanni. p.33, di La civilt dei Hurriti, 2000 Macchiaroli, Napoli. (13) "Per ricostruire le vicende pi antiche di queste popolazioni abbiamo a disposizione due tipi di fonti: i resoconti storici delle civilt urbane sumerico-semitiche della Mesopotamia e i documenti delle formazioni politiche locali. Ambedue sono redatti nella

scrittura sumero-accadica, la quale costituisce, a partire dal III millennio, un mezzo di comunicazione universale. Entrati nell'orbita culturale delle civilt mesopotamiche, i Hurriti si presentano pertanto, fin dagli albori, come un popolo a cultura bilingue: sumeroaccadica e hurrita." Mirjo SALV 7 - IANUI

QUIRINO domenica 13 gennaio 2002 _______________________________________________________________________________________ Dedico questa riflessione al dio 'del passaggio'(1): Janui Quirino (2). Il mantovano Virgilio cantava, sul passaggio dalla pace alla guerra (3): Vigeva un rito nell'esperio Lazio, che l'albane citt sacro mantennero e tale ancor lo serba Roma eccelsa quando di Marte muove l'armi infeste a portar guerra agli Arabi o agli Ircani, o ai Geti e agli Indi, o verso il sol nascente contro i Parti a riprendere i vessilli. Due son le porte della guerra (tale il nome loro) e il culto avito ancora sacre le rende ed il terror di Marte. Cento sbarre di bronzo le rinserrano e cento imposte che di ferro han tempra dove vigila ognor Giano custode. Quando fermo il proposito dell'armi nell'animo dei padri, allora il console, fregiato della trabea quirinale, e di Gabina toga, ampie dischiude le cigolanti soglie e guerra indice: e tutti allor lo seguono i guerrieri e in roco assenso squillano le trombe. (4) Uniamo una notizia di Macrobio, estimatore di Virgilio (5), a quella della 'Gabina toga': Nam sunt qui Ianum eundem esse atque Apollinem et Dianam dicant, et in hoc uno utrumque exprimi Numen adfirment. Teodosio Macrobio, De Iano (6) C'era chi diceva, ai tempi di Teodosio Macrobio (7), attorno al 400 d.C. (8), che Giano era un Nume che esprimeva il 'da due uno' e diceva che fosse la stessa cosa che Apollo e Diana insieme (9). Antares, il 'da due uno', nato/a a Capodanno dall'unione del Cielo e della Terra (10), sopravviveva nel nume di Giano a quel tempo, in Africa, terra di Macrobio. Il toponimo 'Monte de Antares e Colo Maledicto' durava (come Antares), e nasceva (come Colo Maledicto), tra il 391 ed il 410 ca, a Ceneta, cio poco dopo gli editti di Teodosio imperatore, che metteva al bando i culti pagani (Aquileia e Concordia Sagittaria).(11) Il 'dio del passaggio', col suo essere bifronte, rivelerebbe l'ideologia accadica, se la moderna ideologia indoeuropea non accecasse la visione (12). E' universus, cio un nume che vive la doppiezza (13) che tende all'unit. Tar, di Antares, il 'tra' ed il 'tre', il nuovo nato, tra i due sposi, che unifica e prolunga la famiglia divina nel tempo. Giano il dio-testa (14), chiamato sia RASH (da cui Rash-na, gli Etruschi), che SAG, in sumero. La porta (il passaggio) dei SAG GI (15), dei Sumeri, GI S IG. Far la conoscenza di Giano (TE NU MEN) credo consista nel capire il movimento di questa porta. Ho chiesto aiuto a Virgilio, che me l'ha offerto con la 'Gabina toga'. Gabii la citt (16) in cui era venerata Juno (Giunone, Uni etrusca (17)). Antares era nominato, anche, GAB GIR TAB (18) (19). 'Stringere ed aprire legati' pu essere una sua traduzione convincente (20). GABA (22) TAB lo Scorpione, il SIG NU che chiude ed apre l'anno sumero. E' difficile, per il nostro occhio 'moderno-occidentale', accettare lo Scorpione come simbolo di accoppiamento; ma questo il "da due uno" -l'unione sessuale crea l'Unit (dei due esseri e dell'anno). [UTU-KA-GAB-A un nome sumero di Marte, il dio a cui i Salii 'aprivano' l'anno della prima Roma, in Marzo (MAR ZU)]. Un altro nome dello Scorpione BIL GA, che invita a leggere (con la Lettura Circolare del Sumero) GABIL,

'stringere l'anno'; l'anno qui nominato IL (accadico EN LIL, al posto di Anu). La 'Gabina toga' del console romano, che apriva le due porte del tempio di Giano, rinvia al GAB IL, al GABA TAB, al GAB GIR TAB, e all'AN TAR ISH, che chiudeva ed apriva l'anno sumero-accadico. Giano il dio del passaggio al nuovo anno dal mese di Saturno.(23) SAG GI rimanda a SAG US (24), nome sumerico di Saturno (25), dio del passaggio del tempo (Cronos, BA AL). Quest'ultimo nome viene direttamente da Sa turn us. Il G di SA G US (26) incontra il 'turn' di Sa turn us. La porta G (GI S IG) gira, turn, in inglese. SA GI MU, nome del dio della tormenta, giustifica questa separazione di G da SA. G anteposto ad AB funziona 'da marcatore': la porta di AB, dell'inizio -G AB. BAB, LCS di AB, BAB IL, Babilonia, porta di IL, di EN LIL (EN sta per 'Signor'). 'Turno', in latino, fa vicis, ma Turnus quel virgiliano re dei Rutuli che ci dice che l'espressione linguistica non era sconosciuta. Tur An, dea/dio etrusca/o, doveva venir letta/o Turnan: An faceva GI S IG attraverso la lettura -nAn di AN. Un i doveva venir letta I Unu e fu Iuno. Cominciamo cos ad entrare nell'intreccio familiare (o, pi raro, famigliare) sumero-latino-italiano, dove la G quella porta sumera che consente di vedere l'aspetto 'saturnico' di Janus, e riappare chiara nella traduzione italiana 'Giano'. Il turn, di SA turn US, ci viene recuperato dall'inglese, mentre non avevamo riscontri diretti dalla letteratura latina. Janus viene da Ani, etrusco. E Ani, da dove viene? Il vocabolario trilingue (sumerico-accadico-hurrico) trovato ad Ugarit (27), nel 1994, e pubblicato da J. Huehnergard, (28) chiarisce l'identit nominale dei massimi di sumero-accadico-hurriti. A pag. 327, col II: SUMERO accadico hurrita italiano 6. AN sa-mu-u (29) ha-ur-ni cielo 7. AN a-nu a-ni (30) '(il dio) Anu' Dunque: Giano < Janus < Ani (etrusco) = Ani (hurrita). Approfondiremo i Saturnalia dello 'studioso' (non diciamo pi 'erudito'!) Macrobio, che ci permetter di recuperare l'ideologia anatolica delle origini.
NOTE (1) Che d il nome a Gennaio, Ianuarius. (2) "Ianus,-us, dat. Ianui dans Fest.. 204, 17 L. Ianui Quirino", A. ERNOUT, A. MEILLET, Dictionnaire tymologique de la langue latine, 1959 Librairie C. Klincksieck, Paris. (3) Quando le due porte del tempio di Giano si aprivano per restar aperte fino al passaggio dalla guerra alla pace. (4) P.Virgilio Marone, Eneide, lib. VII, vv. 864-883, 1963 Paravia, Torino. (5) "Quod apud illum legerimus alienum, aut illius esse malimus, aut melius hic quam natum est sonare miretur" (Sat. VI, 1 6). (6) (Saturnalia I 7), 1967 UTET, Torino. (7) "Macrobio Ambrogio Teodosio, erudito e grammatico latino vissuto intorno al 400.() Compose i sette libri dei Saturnali, opera enciclopedica dedicata al figlio Eustochio, in cui immagina che alcuni dotti del tempo, riuniti a convito durante i Saturnali, si intrattengano su argomenti vari e in particolare sull'opera di Virgilio." Encicl. Grolier. (8) "[] i Saturnali di Macrobio, protesi a rievocare la generazione di aristocratici, raccolta nel 384 intorno ai maggiori rappresentanti della Roma pagana del tempo": Isabella GUALANDRI, Per una geografia della letteratura latina, a pp. 504-505 di G. CAVARO, P. FEDELI, A. GIARDINA, Lo spazio letterario di Roma antica, v. II, 1989 Salerno, Roma. (9) Vedi la nota successiva. (10) Per i Sumeri-Accadi; poi furono il Sole e la Luna per i Babilonesi (che esaugurarono Antares), per gli Ittiti ed i Greci. (11) Ceneta, per Venanzio Fortunato ("Per Cenetam gradiens"), in De vita sancti Martini. Oggi Vittorio Veneto (TV). A Zen E Da , dialetto veneto, che significa, in sumero, 'immagine' (DA) della 'festa' (E ZEN'). (12) E ci aiuterebbe a ricostruire il passaggio dall'Est (ARKU), all'Ovest (MAR) di quelli che divennero gli abitanti dell'Ovest (MAR TU), nostri antenati. (13) Della vita e della morte (MUR), del maschio e della femmina (Agdistis, Antares, Ninurta etc.), del passato e del futuro, della pace e della guerra, della luce e dell'ombra. Averro ricordava la doppiezza della verit. (14) Macrobio riferisce (Sat. I 7) che i Pelasgi, primi abitatori dell'isola di Cutilia, nel Lazio, "consacrata la decima parte della preda ad Apollo secondo l'ordine dell'oracolo, eressero un tempietto a Dite ed un altare a Saturno, e chiamarono Saturnali la sua festa. Per molto tempo ritennero di dover sacrificare teste umane a Dite e immolare uomini a Saturno in quanto l'oracolo diceva: sacrificate teste ad Ade e un uomo al padre suo." (15) "I Sumeri chiamavano il loro paese o kalam, 'paese', oppure ki en gi, tradotto da noi con 'Sumer' senza che riusciamo a comprendere il significato dei tre segni che lo compongono. Essi stessi si definiscono sempre sag gi, 'teste nere', quasi a volersi caratterizzare per una particolarit somatica." Giovanni PETTINATO, La citt sepolta, i misteri di Ebla, 1999 A. Mondadori, Milano, pp. 118-119. La LCS offre IGI SAG. L'espressione IGI GAL, saggio, ed altre suggeriscono che saggi potrebbe essere il significato giusto (IGI SI DU DU, esser curioso, IGI IL LA, scelta personale, IGI ZU, informare, IGI BAR, aprire gli occhi, IGIGI, di superiori, IGI, occhio, viso, fronte). KI EN GI: IGI NE KI o KI IGI NE avvicina a 'terra origine'. (16) Del Lazio, tra Roma e Preneste, vicino al Lago di Castiglione. (17) Etimo di uni-versus. (18)"On page 76 of Science Awakening II, The Birth of Astronomy, B.L. van der Waerden identifies one of the 36 morning rising stars, GAB.GIR.TAB, with Antares." Da e-mail di John A. HALLORAN, 4.11.01. (19) Questo un caso di pi nomi per uno stesso dio (GAB GIR TAB e AN TAR ISH). (20) Capricci, di etimologia incerta, per lo Zingarelli, esce da una lettura dritto-rovescia di GAB-GIR. Mi sento pi sicuro, invece su

gab-bia, da un perduto GAB-IA, 'luogo di chiusura'. Per lo Zingarelli l'etimo incerto, ed il latino fa cavea. (21) Tratta da Antonio INVERNIZZI, Dal Tigri all'Eufrate, I Sumeri e Accadi, 1992 C.E. Le Lettere, Torino, p. 308. (22) GABA sta per 'petto', 'mammella'; sinonimo: UB UR. Nella lista di cui alla nota 22, GAB 'sciogliere' (in hurrita 'zu-lu-du-ummi'), col. V n. 19, 'corrispondenza' ('as-tu-ga-ri'), col. V n. 20, e 'petto' ('ni-he-er-ni'), col. V n.21. (23) "Ut December sacrum Saturni, Januarium alterum vocabulum possideret [] Tot saeculis Saturnalia praecederent romanae urbis aetatem". (Sat. I 7) (24) 'Testa di Morto' una traduzione. (25) http://users.nurgle.net/~slayer/religion/dictionary.shtml Altri nomi: TAR GAL LU, AN SHAR, KAK SI DI. (26) 'chiama, SA, G il dio US: sito precedente al n. 8, US, otto < UT TU, n. 30, USU, n. 60, SUS. (27) Beatrice Andre'-Salvini, Mirjo Salvini, Le liste lessicali e i vocabolari plurilingui di Ugarit. Una chiave per l'interpretazione della lingua hurrica, pp. 321-348 di La civilt dei Hurriti, 2000 Macchiaroli ed., Napoli. (28) J. HUEHNERGARD, Ugaritic Vocabulary in Syllabic Transcription (Harvard Semitic Studies 32), Atlanta 1987. Si consulti anche la recensione di W.H. van SOLDT, "BiOr" 47, 1990, 728-736. (29) Chiama (SA) il nome (MU): U. (30) teonimo 'si-mur-rum', cio 'porta di accesso ai Hurriti': l'identit del nome 'ani' sia nel contesto etrusco, sia nel contesto hurrita, deve far riflettere.

8 - SAG US Saturno domenica 27 gennaio 2002 _______________________________________________________________________________________ SAG US (1) un nome sumerico di Saturno. Vi invito ad una lettura complessa di SAG US, sul filo dell'aspetto gemino di Giano-Saturno. Ianui Quirino (2) ci ha introdotto ad un profilo di identit tra Janus e Saturnus, cio tra il primo e l'ultimo mese dell'anno. Il nome di Janus rinvia all'etrusco-hurrita Ani (3). Possiamo tradurre SAG US: 'Testa (4)- morte', e 'Inizio (SAG KAL 'primo' (5))- fine (US (6))' (7). La lettura dei Saturnali (alla ricerca di Antares) permette di raccogliere molto miele (8) da Macrobio: riferisce una leggenda, da Varrone. I Pelasgi si riunirono a Dodona, dove ebbero l'oracolo: andate in cerca della terra Saturnia dei Siculi e degli Aborigini, Cotila, ove galleggia un'isola; (lago di Paterno (9)) quando l'avrete raggiunta, offrite la decima a Febo, e sacrificate teste ad Ade e un uomo al padre suo. (10) che li mand dall'Epiro fin nel Lazio. Trovato il luogo, eressero un tempietto a Dite e un'ara a Saturno, prova che la divinit era una e gemina, nel senso che univa la morte e la vita. La localit esatta si trova a sud del Terminillo, tra Cittaducale ed Antrodoco (conferma storica di elementi della leggenda). 'Cominciamo a conoscere' (NUS KU (11)) il Nume; - TE NU MEN: TE DI (12)[LCS di Dite]; TE US (da cui deus) un teonimo che possiamo ricostruire, per simmetria vita-morte, da TE DI. Osserviamo la sua doppia faccia; Ade/Dite la faccia di morte, di SAG US (13), mentre Febo (HE BU) la faccia di vita: un aspetto gemino di Giano (SAG KI, 'testa' (14)). Espresso in etrusco: A IT A la sua faccia di morte (come D IT E). IT, il sole ittita, che ha l'identificazione etrusca nota in Tin, Febo/Apollo, la faccia di V IT A (15). Un altro nome etrusco AP LU, 'uomo toro', che si legge, con la LCS, AP UL LU (16). AP UL LU (17) una lettura 'solare' (18) (19). Si tratta di rimuovere tante immagini tradizionali legate alla visione classica di Apollon. Poich il figlio non genera il padre, Apollon, greco, non ha 'generato' AP LU, sumero, come affermano, invece, gli Etruscologi italiani. In ossequio all'oracolo si fecero sacrifici umani: Cumque diu [nota] humanis capitibus Ditem et virorum victimis Saturnum placare se crederent propter oraculum in quo erat: sacrificate teste ad Ade e un uomo al padre suo [in greco] (20). DI U rinvia alla U, identificativa del nome del massimo dio di Yazilikaya (21). Et quia Ianum cum Saturno regnasse memoravimus, de Saturno autem quid mythici, quid physici aestiment, iam relatum est, de Iano quoque quid ab utrisque iactetur in medium proferemus. Mythici referunt regnante Iano ommnium domos religione ac sancitate fuisse munitas idcircoque ei divinos honores esse decretos et ob merita introitus et exitus aedium eidem consecratos. Xenon quoque primo Italicon tradit Ianum in Italia primum dis templa fecisse et ritus instituisse sacrorum. Ideo eum in sacrificiis praefationem meruisse perpetuam. Quidam ideo eum dici bifrontem putant, quod et praeterita sciverit et futura providerit. Sed physici eum magnis consecrant divinitatis. Nam sunt qui Ianum eundem esse atque Apollinem et Dianam dicant, et in hoc uno utrumque exprimi numen adfirment. (22) L'umanizzazione di Giano e Saturno operata per rispetto a Giove, massimo dio di Roma matura. Regnano

insieme perch sono un unico dio gemino, che ricorda l'unione dell'ultimo mese e del primo mese dell'anno, nel calendario sumero-accado. GI S IG 'porta', ed anche 'unire'. Il dio Ani, etrusco-hurrita. A lui furono dedicati gli ingressi e le uscite delle case. Il suo essere gemino comprende vari aspetti: KA HAR SAG 'picco verticale nella porta di passaggio'(SAG US SAG EN TAR, guardiano e protettore (23)); E GIR 'futuro', ma E 'casa' e 'canale', 'passaggio'; U GIR sia origo che ME TA, U GUR, fine di vita terrena. Ovvero Giano gemino, nel senso di 'passato e futuro'. E' gemino nel senso che unisce le doppie ore, KAS PA, del giorno, sheri e della notte, hhurri (24). Per questo motivo sono 12 le citt etrusche (doppie ore del Tin, giorno), e per questo motivo doppio il passo romano. E' gemino perch maschio e femmina, unione di Apollo e Diana. E Diana verrebbe da Jana, dice in seguito Macrobio. Apollo Thyraios (= protettore della porta) e Agyeus (= protettore delle vie), in quanto protettore delle vie cittadine e Diana Trivia, protettrice di tutte le vie. Macrobio non capisce esattamente, ma intuisce una connessione tra l'unit tra Apollo e Diana e l'unit, nello Scorpione, tra Venere e Marte. Nam et in duodecim zodiaci signis, quorum certa certorum numinum domicilia creduntur[25], cum primum signum Aries Marti adsignatus sit, sequem mox Venerem, id est Taurus, accepit. Et rursus e regione Scorpius ita divisus est ut deo esset utrique communis. Nec aestimatur ratione caelesti carere ipsa divisio, si quidem aculeo velut potentissimo telo pars armata posterior domicilium Martis est, priorem vero partem, cui Zygs (= giogo) apud Graecos nomen est, nos Libram vocamus. Venus accepit quae velut iugo concordi iungit matrimonia amicitiasque componit. (26) Lo zodiaco sumero-accadico (IN NUM/LU HE) era composto di 11 segni (27). Il dodicesimo era lo Scorpione, che univa l'ultima casa, del dio dei morti (NER GAL = Marte), e la prima del nuovo anno (ISH TAR = Venere). Il dio nascente, a Capodanno, era AN TAR ISH.
NOTE (1) Dizionario di riferimento: http://users.nurgle.net/~slayer/religion/dictionary.shtml (2) Vedi Januo Quirino del 13.01.02,articolo precedente. Quirino rinvia a Hurris, che viene letto anche Qurris. (3) Il dio che certifica il passaggio, dall'Anatolia in Italia, degli Hurriti, protoEtruschi. (4) Etimo di testa < tes-ta <Tes-up, e di caput < ka-puT, da T-up rovesciato (5) SAG RESU inizio di dinastia, in assiro. (6) Osservare, sul dizionario al (1): US = 8, USU = 30, SUS = 60. Questo l'articolo 8 di TO (nota cabalistica). (7) E' URUBURUS, il serpente che si rigenera mangiandosi la coda. (8) una sua bellissima immagine della cultura, che si pu leggere nel prologo di dedica dei Saturnali al figlio Eustochio. L'ape coglie il miele fior da fiore, lo lavora e lo porta ad unit nuova per alimentare i fuchi. Cos fa lui col figlio, cercando di divertirlo e fortificandolo nell'identit. (9) A est di Rieti, tra Cittaducale ed Antrodoco, a sud del Terminillo. Ci sono le rovine della citt di Cutilia. (10) Teodosio Macrobio, Saturnalia, 1967 UTET, Torino. (11) NUS KU, che viene letto KU NUS KU, una prova della Lettura Circolare del Sumero. (12) TE DI, inversione per sillabe di Dite. (13) Una traduzione dal sumero di SAG US 'continuativamente', che esalta il suo essere legato al tempo. La rupe Tarpea, secondo una tradizione, sarebbe stata il luogo da cui venivano gettati gli anziani, perch era finito il tempo loro dato da Saturno. (14) possibile che Chirone, KI RU NA, ed i Centauri, siano arrivati alla tradizione greca, dalla precedente ittita. (15) Parola etrusca-latina ed italiana. (16) Nelle Alpi Apuane (Toscana nord-occidentale), si trova il monte SAG ro, da SAG RU (di 1768 mt). (17) AP LU chiama l'AP KAL LU, animale mese, di AP RI LE, anzich Afrodite, come invece cerca Macrobio. (18) Nel senso, anche, di comprovare, con chiarezza, la LCS, di cui a nota 11. (19) AP SU sia 'sole' che 'profondo', e UL 'antico', LU 'uomo'. (20) Macrobio, op. cit., p. 158. (21) http://www.atamanhotel.com/whc/hattusa-yazilikaya-relief.html (22) Macrobio, op. cit., p.164. Tr.: Abbiamo ricordato che Giano, regn insieme con Saturno ed abbiamo gi riferito su quest'ultimo le opinioni dei mitologi e dei fisiologi. Esporremo ora le teorie degli uni e degli altri su Giano. I mitologi raccontano che durante il suo regno tutte le case erano protette da fervore religioso e da virtuosa onest; perci furono a lui dedicati onori divini, e per i suoi meriti gli furono consacrati gli ingressi e le uscite degli edifici. Pure Senone nel libro I della sua Storia d'Italia riferisce che Giano fu il primo in Italia ad innalzare templi agli di ed a fissare i riti del culto: il che gli valse per sempre la prerogativa di essere citato per primo nei sacrifici. Taluni ritengono che egli sia detto bifronte perch sapeva il passato e prevedeva il futuro. I fisiologi hanno buoni argomenti per asserire la sua divinit; alcuni ritengono che egli si identifichi con Apollo e Diana e che comprenda in s entrambi gli di. (23) Credo che SAG EN TAR si legga SAG TAR EN TAR. (24) http://www.atamanhotel.com/whc/hattusa-yazilikaya-relief.html (25) AP KAL LU: numinum domicilia. (26) Macrobio, op. cit, p. 167. Tr.: Anche fra i dodici segni dello zodiaco, che si ritengono sedi di determinate divinit, il primo, l'Ariete, fu assegnato a Marte, il successivo, il Toro, accolse Venere. E lo Scorpione, situato di fronte, diviso, s da essere comune ad ambedue gli di. E in tale divisione non si esclude una ragione celeste: la parte posteriore, detta in greco Zygos (giogo) e da noi Libra (bilancia), la casa di Venere, che come sotto un giogo ben equilibrato congiunge i matrimoni e salda le amicizie.

(27) R.H.ALLEN, Star names their lore and meaning, Toronto 1963, Dover, pag. 364-367.

9 - LETTURA CIRCOLARE DELLE SCRITTE SUMERE domenica 10 febbraio 2002 _______________________________________________________________________________________ I Sumeri sono il popolo che ha dato origine alla Storia. Ci hanno lasciato le loro scritture a caratteri cuneiformi, che sono state interpretate grazie a steli bilingui, trilingui etc.. Il suono risultante dalla lettura, fatta nello stesso verso delle scritture, strano. Cos i Sumeri sono stati dichiarati alieni: non indoeuropei. Supponete che avessero una lettura 'rovescia' rispetto alla scritturaSe chi legge sbaglia il verso in cui deve leggere diventa il vero soggetto dell'alienazione. Facciamo un esempio: ZALAG un suono incomprensibile, che non trova riscontri nelle lingue che conosciamo. GALAS l'inizio di galassia. E' proprio quello che ZALAG vuol significare, il biancore della Via Lattea. I Babilonesi cambiarono sistema e scrissero e lessero nello stesso verso. Naturalmente ci sono stati dei cambiamenti, in 4000 anni, nei vocaboli in uso; il rapporto diretto italianosumero non c' mai stato (il dizionario ci dice che Via Lactea ci stato passato dal latino, mentre avremmo ricevuto Galaxia dal tardo-latino, che ce lo avrebbe passato dal Greco). In mezzo abbiamo il latino e la sua corruzione in neo-latino. Nel fiume della Storia, al di l, verso la sorgente, ci furono i prelatini, popolazioni hurrite bilingui. Avevano l'hurrita ed il sumero-accado, appreso con il sistema cuneiforme (dal momento che l'apprendimento della scrittura non veniva astratto dalla lingua dei Sumeri, autori del cuneiforme). Ma, direte, perch erano cos strani? Perch avevano una concezione circolare della totalit e del tempo; noi, invece, abbiamo una concezione a semiretta (il 'Big Bang' all'origine ed un futuro indeterminato/infinito). Vi passo una prova solare di questa tesi -LCS, lettura circolare del sumero-. Osservate il nome del sole in questa lista sumera, di tradizione hurrita: Analisi dei numeri della lista sumerica di (1) 1/3 / Sussana SUS SA NA (l. SUS SA AN: SUS sta per AN) 2/3 / Sanabi SA NA BI (IB sta per AN) 0001 / Dil D IL (dio LIL) 0002 / Man , Min 0003 / Pis , Es 0004 / Limmu 0005 / Ia 0006 / As 0007 / Immina 0008 / Us 0009 / Ilim 0010 / U 0020 / Nis SIN = sole 0030 / Usu , Es , Is 0040 / Nimin , Nin 0050 / Ninnu NIN NU 0060 / Sus SUS 0600 / Ner 3600 / Sar A / Dili Il sole il numero 20. E' scritto NIS. I Babilonesi lo chiamavano Sin, e cos lo scrivevano. La prova solare della LCS dovrebbe far base per lo studio delle sue regole, dopo aver smesso di 'alienare I Sumeri'.
NOTE (1) http://users.nurgle.net/~slayer/religion/dictionary.shtml

10 - LUG domenica 24 febbraio 2003 _______________________________________________________________________________________ La Teonomasiologia individua i teonimi anche dall'osservazione dei toponimi. L'Europa fu popolata dai NAM LU GAL LU, 'umanit civile', in sumero, che i Romani chiamarono Galli. Quali sono le tracce lasciate?

Il mese di Luglio (1) non suggerisce Giulio Cesare, come voleva Augusto (sarebbe Iulio o Giulio), ma LUGH. DAR LUGHAL e LUGHAL TUDDA erano teonimi sumeri. Il nome veneto dell'uccellino lugherin (2) chiama LUGH. Prendiamo Lugh (3) o Lugos, lo splendente, dio del sole celtico (4). Se la radice linguistica, che d il nome anche a Londra e Lione -Londinium e Lughdunum-, oltre che ad almeno altre quindici citt (5), sumerica, allora non possiamo supporre una semente diffusa per microinfluenze, come dice Colin Renfrew (6): da Lugansk, in Ucraina, a Londinium i NAM LU GAL LU seminarono migrando per tutto il II millennio, e finendo la propria diffusione nel I, con un 'ritorno' dei Galati (7) nel Vicino Oriente, in Anatolia.
NOTE (1) "luglio s.m. (lat. Iulius-mensis). Settimo mese dell'anno, di 31 giorni, nel calendario giuliano e gregoriano. Dai Romani originariamente chiamato quintilis (poich era il quinto mese dell'anno quando questo iniziava ancora con marzo), nel 44 a.C. fu detto Iulius in onore di Giulio Cesare."L'enciclopedia Grolier International, Inc., Milano, ad vocem. Nessun dubbio sull'etimo. C' da credere che i curatori materiali del calendario giuliano abbiano tenuto conto della tradizione gallica che celebrava la festa di Lughnasad il 31 luglio-1 agosto: la dizione popolare avrebbe prevalso per cui conserviamo Lug anzich Iul o Giul, come il nome. (2) in http://guide.supereva.it/arte_e_cultura/miti_e_leggende/interventi/2001/01/26234.shtml (3) Si pu vedere l'analisi di Lugh, etimo sumero-accadico = grande e luminoso, fatta da VALORI F., Lauxum, in "Lares" trimestrale di studi demoantropologici, Anno LXV n.3, luglio settembre 1999, pp.269-272. Lug = luminoso, anche in F.Le ROUXC. J.GUYONVARC'H, La civilt celtica, Padova 1987, ed di Ar, pp.132-133. "Il nome indigeno del dio, Lug, riconoscibile nella toponima di almeno quindici localit (Lione-Lugdunum, Leignitz, Leiden, Carlisle ecc.)."C.ELUE'RE, I Celti, 'barbari d'Occidente', Trieste 1994, ed.Electa/Gallimard, p.118. "Lug. E' il dio supremo del pantheon irlandese () Lug allora chiede se vi sia chi riunisce in s tutte queste arti e si qualifica con 'Multiforme Artigiano', Samildanach () In Irlanda una sua epiclesi Grianainech, termine in cui compare la parola 'sole' (grian). Dunque un dio solare". J.A.MacCULLOCH, La religione degli antichi Celti, Vicenza 1998, ed. Neri Pozza, p.393-394. "Nella mitologa irlandese Lugh, figlio di Cian e di Ethlinn, era il dio di tutte le arti e i mestieri e, per lo splendore del suo aspetto, era anche noto come Find, 'il Bello'. () Non solo Lugh era identificato come divinit solare". P.B. ELLIS, Il segreto dei Druidi, Casale Monferrato 1997, ed.Piemme, p.157. (4) http://www.magia.net/users/celticworld/dei_ed_eroi.htm 24.08.2000. Lug in irlandese, Llew in gallese e Lugus in gallico. "Rhys (a sua cura e di Evans fu pubblicato, nel 1887, il testo dei Mabinogion, un manoscritto del XIV secolo relativo agli di del Galles) sostiene che Llew, 'leone' una errata interpretazione del suo vero nome Lleu, che egli interpreta come'luce'. Egli d lo stesso significato a Lug, assimilando Lug a Llew e considerando entrambi 'di sole'"J.A.MacCULLOCH, La religione degli antichi Celti, Vicenza 1988, ed.Neri Pozza, p.118. (5) "Lione, Lon, Loudan e Laon in Francia; Leiden in Olanda; Liegnitz in Slesia; e Carlisle (Luguvalum in epoca romana) in Inghilterra () Altre dediche a Lugh compaiono ad Avranches, in Svizzera, e ad Asma (Tarragona), in Spagna, ove compaiono le forme Lougoues e Lugoubus. A Lione (Lugdunum) i Celti di Gallia celebravano un'antica festa di Lugus." P.B.ELLIS, Il segreto dei Druidi, Casale Monferrato 1997, ed.Piemme, p.156-157. Ricordo anche Lugansk, seconda citt dell'Ukraina e Lugano in Svizzera. (6) Colin RENFREW, Archeologia e linguaggio, 1999 Laterza, Bari. (7) Galati, tra i Greci, fu una denominazione tarda: "Il nome di Keltoi attestato dai geografi greci almeno dalla fine del VI secolo a.C., ma non possibile dire se esso all'origine fosse il nome di una singola trib o avesse gi il significato pi vasto con cui appare usato in seguito. Pi tardi i Greci usarono anche il nome Galati e i Romani quello di Galli." L'enciclopedia Grolier International inc., ad vocem. E' questa l'opinione di Diodoro Siculo: "E ora sar utile fare una distinzione che ignota a molti: il popolo che abita all'interno sopra Massalia, quelli sulle pendici delle Alpi e quelli su questo lato dei Pirenei sono chiamati Celti (Keltoi), mentre i popoli che sono stabiliti sopra questa regione nelle parti che si estendono verso Nord, sia lungo l'oceano che lungo il monte Ercino, e tutti i popoli che vengono dopo questi, fino alla Scitia, sono noti come Galli (Galatai); i Romani, tuttavia, racchiudono tutte queste popolazioni insieme sotto un unico nome, chiamandoli tutti Galli (Galatai)."Diodoro Siculo, V.32 (Oldfather, 1939, p.181), citato a p.251 da C.RENFREW, Archeologia e linguaggio, Roma-Bari 1999, ed.Laterza.

11 - TIN : UNI * UIN domenica 10 marzo 2002 _______________________________________________________________________________________ TIN significa 'vino', in sumero (1) (2) (3) (4). Il marcatore T, indicativo di dio, pu venir sostituito da U, che a Yazilikaya il massimo dio: TIN > UIN. Le lettere V ed U erano confuse, tra i Romani: UIN = VIN. UNI la massima dea etrusca, a Caere, dove i Romani andavano 'all'Universit' (5). E' la proto-IUNO (la dea ribattezzata cos dai Romani). IU PPITER sembra IUNI PITER, dove la NI, di 'generatore' cade, perch pleonastica. Un'altra possibilit: TESH UP > I UP PITER (6). UvA parola detta U'A, in dialetto veneto, GES TIN, nel sumero del dizionario esposto, uguale a vino. UvA bianca: GES TIN BAB BAR, 'disegno di Tin porta di luce'. Questa espressione chiarisce la relazione tra TIN e Fufluuns. UA, dalla lettura di Yazilikaya, 'primo effetto di U', o 'effetto diretto di U'. UA , anche, 'vita-morte': AITA, massimo dio dei morti etrusco, UITA, nome etrusco di vita. IT il Sole, come dicono gli Ittiti. KUA il dio omen, che consente la ES BAR KIN, la divinazione. KA TAB GES TIN SU altra denominazione di vino. E' da pensare che le espressioni 'di vino' e 'divino' non siano semplici omofonie. SU trova conferma divina nel valore di 60, nella forma SUS, e di 30, nella forma USU (7). TAB 'raddoppiare' (come si vede in GIR TAB, lo Scorpione). GES TIN AN NA 'vino del cielo'.

GES TUG 'ascoltare', 'far attenzione', 'ascoltante'. GESH TU-BAD, anche GES TU-BAD 'insegnare', 'dare saggezza'.
NOTE (1) http://users.nurgle.net/~slayer/religion/dictionary.shtml (2) vinum, in latino. (3) KA TAB GES TIN SU un'altra dizione. (4) Anche 'liquido'. Anche: U, luce del giorno. (5) Com'era evidenziato dalla mostra degli Etruschi di Palazzo Grassi, 2001. (6) Questa suggerita da I KU, leader, conduttore, che , anche, KU. Inoltre: I KU-U, stella conduttrice. L'anteposizione della I, canale, dunque simile in 'I UP PITER'. (7) http://users.nurgle.net/~slayer/religion/dictionary.shtml

12 - TE SH UP - LU PU SH domenica 24 marzo 2002


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TE SH UP, dio della tormenta, il dio sovrano dei Hurriti (1). TE sta per 'conosco te' (2). TE TESH, letto con la LCSS, lettura circolare del sumero, TESH TE, vale: 'chiamo presen-te TESH'. TE SH sta per 'conosco ISH TAR'; vale 'pene, vigore sessuale' ( > testicoli) (3). TE EN TE significa adattarsi/estinguersi: sono i due modi di conoscere un'altra realt. EN TE ci che (4). L'elemento TE , dunque, quello dell'approccio. SH UP la parte stretta del nome. Si legge PU SH. Se anteponiamo LU, generico per 'uomo/persona', abbiamo LU PU SH. I Romani, figli della lupa, riconoscono il padre, che chiamarono: J UP PITER. Una lettura circolare di TE SH UP darebbe PU TE SH; SH, identificativo di Ishtar, dea della riproduzione, pu venir sostituito da 'r', unica lettera alfabetica produttiva di pluralit (in quanto non si esplicita, da sola, ma al plurale -rr- per venir sentita): PU TE R. La U ha una pronuncia 'francese': PI TE R. J UP PITER (la J, come in J ani, conservativo della finale del primo elemento di PU UP PUTER). UP rimasto, in inglese, per 'alzati!'. UP EL LU RI il gigante ittita che regge il cielo e la terra emergendo a mezzo busto dal mare, come Atlante. 'Alzati Cielo!', potremmo tradurlo, visto che SH la Terra. SHU il 'sollevatore', il dio egizio che separa il Cielo dalla Terra (Nut da Geb). 'Alzati Cielo!' era scritto IL, in sumero-accado, detto LIL: UB LIL LA era 'Splendore da Fuori Porta'. Pus-puris il termine rimasto in latino, e pusus, fanciullo. Priapo il dio fallo, sopravvissuto nella Troade, con la divinit bisessuale Agdistis, a ricordare Antares. L'Antares di Yazilikaya, il RA SH NA, figlio del sole e della luna, Sharruma, figlio di TE SH UP ed Hepat. Priapo rappresentato dall'Asino d'oro di Apuleio. Apuleio si fece sacerdote di Iside (SH) e del fratello Osiride (Asir), il DA DUE UNO, Horus, l'Antares egizio. (5)
NOTE (1) "Per ricostruire le vicende pi antiche di queste popolazioni abbiamo a disposizione due tipi di fonti: i resoconti storici delle civilt urbane sumerico-semitiche della Mesopotamia e i documenti delle formazioni politiche locali. Ambedue sono redatti nella scrittura sumero-accadica, la quale costituisce, a partire dal III millennio, un mezzo di comunicazione universale. Entrati nell'orbita culturale delle civilt mesopotamiche, i Hurriti si presentano pertanto, fin dagli albori, come un popolo a cultura bilingue: sumeroaccadica e hurrita." La civilt dei Hurriti, 2000 Macchiaroli, Napoli, Mirjo SALVINI PP. 26-27. La difficile pronuncia dell'iniziale (H, Q, K), che si rifa a ISH KUR, da leggere KUR ISH (nome di EN LIL), ci d Qurish > quiris (romanus sum!). Il Quirinale, sede del nostro Presidente, ricorda KUR ISH. (2) TE MEN NU: Articolo V del 30.12..01. E' la pietra di fondazione, temen, in greco: rappresenta 'l'incontro di conoscenza' di NU, il massimo dio (UNU). (3) I vocaboli italiani con finali -te conservano il TE sumero. Tutti i participi presen-te: dichiaran-te, allarmante, silen-te, parlan-te, vigen-te, etc. Aggettivi, come innocen-te. (4) Percepibile, dovremmo aggiungere, alla luce di TE. Te l'italiano opposto a 'me': TE e ME si conservano nelle parole italiane, con lo stesso significato, personalizzato. Si perduto il significato di ME TE, 'opportunit, convenienza', che logicamente estraibile. (5) Serapide la divinit che ricollega, teonomasiologicamente, Sh, A SIR e PU. 13 - KU

MAR BI domenica 7 aprile 2002 _______________________________________________________________________________________ La genealogia di TE SHUP descritta dal ciclo di KU MAR BI, riferito da Franca Pecchioli Daddi (1) in La mitologia ittita (2), con esplicito riporto del testo hurrita: CTH 344. A. KUB XXXIII 120 + 119 +XXXVI 31 +XLVIII 97, B. KUB XXXVI I = A III 26' SS.

"Il racconto mitico [] narra che A LA LU (3) (4) (5), il primo re degli di, spodestato dopo nove anni di regno dal suo coppiere A NU, si rifugi sotto terra - evidentemente tra gli 'dei antichi' (6), insieme ai quali menzionato nei testi ittiti. A NU fu a sua volta sconfitto dopo nove anni dal suo coppiere KU MAR BI, discendente di A LA LU. In questo caso il conflitto appare pi cruento: KU MAR BI evira con un morso A NU mentre questi cerca di fuggire verso il cielo e ne inghiotte lo sperma. Lo stesso A NU, prima di rifugiarsi in cielo, annuncia a KU MAR BI di averlo reso pregno di alcune potenti divinit, tra cui il dio della tempesta. KU MAR BI cerca di liberarsi del seme di A NU sputando; ma il suo tentativo vano, visto che poi si reca a Nippur (7) e l trascorre i mesi della sua straordinaria gravidanza." (8) Un dio maschio che partorisce. Ricordo l'intuizione di Macrobio (un unico dio unificante Giano e Saturno, D'Jana ed Apollo): il 'fisiologo' Macrobio troverebbe, in KU MAR BI, il riscontro! La divinit Agdistis frigia ha caratteristiche bisessuali. E' il DA DUE UNO, l'archetipo accadico. So che il DA DUE UNO, il dio sovrano degli Accadi, figlio del Cielo e della Terra ha diversi nomi -EN LILISH KUR-AN TAR IS-A NU (9) -; , appunto, una divinit bisessuale: dio dell'Aria. Finora non era mai stato visto/a bisessuale (10). Per questo motivo KU MAR BI appare pi singolare. A NU dialoga col figlio KU MAR BI, 'distinguo' (KU) MAR (che sta per vitello -cio figlio del Toro del Cielo, UR AN, e della Vacca Sacra, Ishtar, ovvero: Antarish di AN e di IS) bino ('BI', vedi, in TE SH UP, TE SH BI -insieme-, che ricorda, con MAR, il MAR DUK babilonese, e anticipa il Mars -Martis romano). La s di Mars assimila il BI, facendo una crasi di MAR e di IS (ISH TAR). Nella tradizionale teogonia ittita, la successione nella sovranit violenta, ma il successore ingloba l'identit del succeduto: KU MAR BI ricorda l'identit bi-sessuale del padre AN TAR IS (KU BI). Ho trovato corrispondenza nell'approccio di Maria Silvia Basignano (11) alla divinit di Lagole:A proposito di Trumusiati di Lagole, la scrupolosa ricercatrice ha un dubbio: "Se si ammette che a Lagole era onorata Ecate, opinione che ha avuto largo seguito, ne consegue che in epoca venetica si adorava una dea. Non bisogna per dimenticare che al culto femminile si sovrappose in et romana, quello maschile di Apollo. Nel tentativo di spiegare questo fatto anomalo []". La ricercatrice, se avesse avuto presente la voce riferita da Macrobio -dicono che Apollo e Diana fossero un unico dio-, si sarebbe spiegata l'anomala di Lagole, e Macrobio sarebbe stato riconosciuto veridico. La teogona totale avrebbe portato ad En Lil+ Nin Lil = L (50 romano).
NOTE (1) Cattedrattica di ittitologia all'Universit di Firenze, e ricercatrice presso il Dipartimento di Storia dell'Universit di Firenze. (2) "Il testo, noto anche ai non specialisti come Regalit celeste o Teogonia, ma definito dagli Ittiti come 'Canto [di ]', probabilmente il pi famoso dei miti provenienti da Hattusa per le analogia che con esso presenta la Teogonia di Esiodo, relative soprattutto alla successione delle generazioni divine e alla lotta degli di per il potere nel cielo." Franca PECCHIOLI DADDI, e Anna Maria POLVANI, La mitologia ittita, 1990 Paideia, Brescia, p. 116. (3) mi sono assunto la responsabilit di riferire i nomi in stampatello maiuscolo scandito nel rispetto dei logogrammi sumeri, dal momento che i Hurriti scrivevano in cuneiforme sumero.. (4) La LCSS ci invita a rapportare questo teonimo con la scrittura LU AL DA, conservata al Museo Lapidario Scipione Maffei. (5) Il teonimo ha riscontri nel pantheon sumero e, addirittura, si ritrova tra i Tamil, come Alalu Kalalu: http://raajangahm.com/ric/song/VoiceOfILR.html (6) AN NUN NA GE, dove GE NA giustizia. (7) Abbiamo visto ( cap. III, 6) che Nippur era la citt sacra, posta a met strada tra Sumer ed Accad. (8) Franca PECCHIOLI DADDI, e Anna Maria POLVANI, La mitologia ittita, 1990 Paideia, Brescia, p. 117. (9) Pochi hanno riflettuto sul fatto che il dio sovrano dei Sumeri, prima del regno di Accad, era UR AN, letto AN UR AN. Il passaggio della supremazia agli Accadi determin la 'sospensione dei poteri' del dio sumero, che divent AN, e l'omologazione al potere di EN LIL, il secondo dio, col nome di ANU (ANU RAN privo del finale). Non si confonda, dunque, A NU con AN, EN LIL con AN. (10) Il suo nome femminile NIN LIL stato visto come altra divinit, anzich come aspetto dell'unica divinit come il numero identificativo di 50, L romano, abbreviativo di LIL, avrebbe dovuto. EN e NIN qualificavano l'aspetto maschio e l'aspetto femmina dell'unico dio bisessuale. (11) Maria Silvia BASSIGNANO, La religione, divinit, culti, acerdozi, pgg. 321-376 de Il Veneto nell'et romana, vol I, 1987 bpr, Verona. 14 ANTARIKSHA

domenica 21 aprile 2002 _______________________________________________________________________________________ Una conferma storica della divinit di Antares, e del dio maschio-femmina, viene dalla lettura dei Veda. (1) (2) (3) E' ipotizzabile il reperimento di tavolette sumero-accadiche da parte dei sacerdoti indiani, 500 e pi anni dopo la fine delle lingue parlate (vive, come il latino alla fine di Roma), dagli autori. "I Veda dividono l'universo in tre: Prithivi (terra), AntaRiksha (atmosfera (4)) e Dyau (cielo). [] Agni,

Vayu e Adyta sono le principali divinit di Prithivi, AntaRiksha e Dyau rispettivamente nei Veda." La prima frase rivela quello che suggerito dalla lettura della teogonia sumera: AntaRiksha (5) Antares (6) (AN TAR ISH + KA (7)), che sostituisce uno dei nomi di EN LIL, l'accadico figlio del Cielo e della Terra, corrispondente ad Aria, o dio del vento. E' il 'due che vuol dire uno', dal momento che esiste, tra il cielo e la terra, ma non si vede, e li unisce. E' l'archetipo della vita: il DA DUE UNO. E' maschio e femmina insieme: DA DUE UNO. "Prithivi significa aperto ed esteso, Antariksha significa esistente in mezzo e Dyau significa luminoso." (8) PAT, in sumero hurrita la 'terra', BAT/TAB in sumero originario. TI IA U sembra venire dal sumero TU (prima e ultima lettera), lettura di UT, il sole; la lettera U, con una pronuncia 'francese', contiene la I e la U: TI IU. La lettera A, scomparsa da PAT, in Prithivi, compare in mezzo al nome del cielo, a conferma della ierogamia. Traduco il seguito del testo: "L'universo considerato fatto a uovo nella letteratura vedica. Questo mantra dice che l'universo non fu diviso in tre, ma in due. Come pu una divisione in due creare tre mondi? Questa divisione fu come il cambiamento di fasi di sostanza chimiche. Ogni volta che tu crei due fasi adiacenti, tu crei sempre un'interfaccia tra queste due fasi. Antariksha un'interfaccia tra Prithivi e Dyau." Antariksha un'interfaccia tra i due: li divide e li unisce; un terzo ente che una realt nuova perch separa le due, ma vecchia perch ricompone in s i due elementi che ha separato. E' quell'unico dio che Macrobio intu come unit di Apollo e Diana. Altri suoi nomi sono EN LIL, NIN LIL, ANU, ISH KUR, A MAR.
NOTE (1) Composti in un periodo tra il 1500 a.C. ed il 1000 a.C., come testato dal sito indiano

http://www.wsu.edu:8080/~wldciv/world_civ_reader/world_civ_reader_1/rig_veda.html
(2) "Veda, insieme dei testi sacri del brahmanesimo. Comprende i Rg Veda, il Samaveda, lo Yaiurveda, l'Atharvaveda, che costituiscono i quattro testi canonici, e, inoltre, i Brahmana e le Upanisad. []" Enc. Grolier, ad vocem. (3) http://www.sulekha.com/articledesc.asp?md=o&oldurl=/rroy_matter.html (4)penso che si dovrebbe sostituire il termine con 'Aria', data la modernit della parola 'Atmosfera'. (5)Si noti la R maiuscola, rigorosamente copiata, segno esplicito della divinit femmina, Res, unita alla divinit maschio, Anta. (6)anima di Antaris, se leggiamo Antarish + ka fuso in Antariksha. (7)La crasi implica queste connessioni nascoste: KSHA < SHAR < SHA KAR = SA KAR = sacer. (8)nds: Lug Gal: luminoso (Dyau) esteso-grande.

15 - AP LU domenica 5 maggio 2002 _______________________________________________________________________________________ Apuleio (1), mago della parola (2), ci ha lasciato la testimonianza perenne del suo nome, pronuncia della scrittura etrusca AP LU: AP UL. -Vuoi che non l'abbia visto nessuno?- la domanda ricorrente in questi casi. La tradizione ci ha passato il suo Metamorphoseon libri, romanzo in undici libri, noto fin dall'antichit anche col titolo di Asinus aureus (tradotto: L'asino d'oro) (3). Asinus aureus deve venir tradotto in italiano 'Asino aureo' e non 'L'Asino d'oro'. Aurum , naturalmente, la radice principale di aureus. Ma Apuleio scrittore bravo ad adombrare significati allusivi (4). La parola 'orecchi' ha una traduzione latina: aures-aurium (auritus, sarebbe, 'dalle grandi orecchie' - (5) 'che presta attenzione', e auditum, da audio, 'd'o preter l'oreille '). Chiunque ha letto il romanzo sa che vi si tratta della metamorfosi di Lucio in asino, e della sua tragicommedia di 'poter ascoltare, da umano, quel che dicono gli umani, e non poter rispondere, essendo asino'. Il primo tratto evidente (6) che Asinus aureus proprio un titolo messo da Apuleio per suggerire 'asino capace di ascoltare' (7). Mi scappa l'epiteto di Processionarie del Pino a tutti i letterati che si sono occupati di Apuleio prima di me, senza notare questo significato topico esposto in titolo: avranno trovato una prima traduzione medievale (periodo di grande fortuna dell'opera) in 'Asino d'oro' etutti in fila a ripetere l'errore! 'Asino aureo' non un titolo uguale all'altro. Aureo richiama il sacro, anche senza approfondimenti, dal momento che aureola quell'alone di luce che incornicia la testa ai santi (8). Se un allocco non avesse fatto per primo l'errore le Processionarie del Pino, forse, non avrebbero sbagliato dietro a lui. Ragliare tutti assieme d una vaga idea di normalit, sul piano sociologico, ma non suggerisce l'articolazione umana della parola. Il mago della parola stato capace di resistere, da avvocato, e vincere nel processo intentatogli per maga (9). Ha scritto la sua Apologia, il De maga che ha convinto anche i letterati che non poteva essere un mago, ma un letterato, tant'era bravo a scrivere! Ed era un mago: lo diceva molto chiaramente con tutta la sua opera a partire dal De deo Socratis, dove attribuiva al dmone Socrate la sua spinta a scrivere. Nel De Mundo descriveva il mondo popolato di dmoni e gli umani privi di libero arbitrio. Nell'Asinus aureus il protagonista, Lucio, con cui si identifica (10), viene iniziato al culto di Iside e di Osiride (11). L'iniziazione,

come sanno i preti, le monache ed il Papa, comprende l'imposizione di un nuovo nome all'iniziato. Come si chiam l'iniziato al culto del sole? Con l'antico nome etrusco di AP LU, dal momento che l'Etrusca Disciplina aveva nell'impero romano un fascino mistico senza pari. "E' giunto per te quel giorno che tu hai tanto implorato nelle tue preghiere: oggi la dea dai molti nomi ordina che proprio con queste mie mani tu sia introdotto nei misteri purissimi della nostra religione.' E il vecchio, posando su di me la mano destra in atto affettuoso, mi condusse subito proprio dinanzi alla porta del tempio grandioso, ove con rito solenne celebr la sacra funzione della sua apertura. Compiuto poi il sacrificio mattutino, trasse fuori dalla cella pi segreta del tempio certi volumi che mostravano titoli in caratteri ignoti: alcuni d'essi riportavano formule abbreviate di prescrizioni liturgiche, espresse mediante figure d'animali d'ogni sorta; in altri la lettura del testo era vietata alla curiosit dei profani pel fatto che le lettere presentavano dei tratti nodosi e rotondi come una ruota o avviluppati a mo' di viticci. Proprio su questi libri il sacerdote mi lesse le istruzioni per preparativi necessari alla mia iniziazione. (12)" Questi animali, che il sacerdote di Iside ed Osiride gli indica, sono gli AP KAL LU, gli animali-mese dell'IN NUM, lo zodiaco, in greco, che in latino si legge numinum: NUM IN NUM, 'degli di': le metamorfosi si riferiscono alle trasformazioni degli di animale (il pesce-capra/Capricorno, i pesci-uccello/Pesci, il cane di Gula, lo Scorpione) che compongono l'URUBURUS. E Metamorfosi si chiamer il libro dell'iniziato ad Osiride. Lucio richiama il nome di LUG, il dio della luce-sole sumero. Apuleio richiama il nome etrusco/hurrita di AP LU, il sole etrusco (13). La casualit non sta nei nomi teoforici, ma nella ricerca dei successori, privi di di e di teonomastica.
NOTE (1) Nacque a Madaura, odierna Mdaurush -in Algeria, verso il 125 d.C., sul confine fra la Numidia e la Getulia. "La data ipotetica e risulta per supposizione, ragionevole ma non sicura, che il processo contro Apuleio abbia avuto luogo nel 158 e che egli allora avesse poco pi di trent'anni." C. MARCHESI, Storia della letteratura latina, II, 1964 Principato, Milano Messina, p. 349. (2) "Filosofo si annunciava, e tale lo definivano gli altri: ma la filosofia allora poteva abbracciare tutte le scienze e tutte le imposture ed essere scienza delle cose umane e delle cose celesti, scienza e divinazione. Apuleio era inoltre uno fra i pi tipici e geniali dei nuovi sofisti, che avevano per arma precipua di conquista, pi che il sentimento o la meditazione, la parola. "C. MARCHESI, Storia della letteratura latina, II, 1964 Principato, Milano Messina, p. 358. Desultoria scientia, chiama la sua competenza, "che l'arte del cavaliere di saltare durante la corsa da un cavallo ad un altro e vuol significare la scienza magica col suo potere di far cambiare improvvisamente forma alle cose." G.AUGELLO, Apuleio, Metamorfosi, 1962 UTET, Torino, n. 3 a p. 36. (3) G.B. CONTE, Letteratura latina, 1992 Le Monnier, Firenze, p. 459. Paolo FEDELI, Letteratura latina, 1986 Il Tripode, Napoli. (4) "Questa cangiante enigmaticit, cos come la penombra, l'indeterminato e l'incompiuto sono caratteri naturali del romanzo: il suo mondo demoniaco. " F.ALTHEIM, Dall'Antichit al Medioevo, tr. it. 1961 Firenze, p. 19. 5) A.ERNOUT-A.MEILLET, Dictionnaire tymologique de la langue latine, histoire des mots, 1959 l. C. Klincksieck, Paris. 6) Si discute in letteratura se il titolo Asinus aureus possa essere successivo all'edizione. 7) "Il titolo rimase immutato: Metamorfosi, cui si venne ad aggiungere un secondo titolo destinato ad avere grande fortuna, Asinus aureus, che S. Agostino ci assicura risalire ad Apuleio stesso. (Perch poi aureus non si capisce bene se con accenno all'intelligenza umana che era nell'asino o alla sua valenta di narratore o pi genericamente al valore artistico e religioso del libro)." Introduzione di Giuseppe Augello a APULEIO, Metamorfosi o Asino d'oro, 1958 UTET, Torino, p. 21-22. 8) Si ha comprova nella descrizione dell'immagine di Iside, dove l'oro importante per la sacralit dell'apparenza: "L'immagine era d'oro luccicante [auro fulgente], e configurata precisamente nel seguente aspetto: si trattava di una piccola urna, foggiata con rara maestra a fondo esattamente circolare, esternamente cesellata con figure meravigliose proprie degli egizi; il suo orificio non si levava molto in alto, ma era teso in avanti a mo' di tubo e sporgeva con un lungo becco; nell'altro lato era fissato un manico che si sviluppava all'indietro in una larga ansa, e in questa stava un'aspide dalla pelle squamosa, che, attorcigliato in sinuose spire, innalzava il suo collo rigonfio e striato." Apuleio, Metamorfosi, XI 11. Questa urna l'avis di Du Cange, nel significato di 'urna cineraria'. Nel caso un 'uccello-serpente' d'oro. Da ricordare nella lettura del toponimo Pat-avium = 'terra di urne cinerarie'. 9)"Nonostante palesi rielaborazioni, il testo a noi conservato dall'Apologia deve essere fedele all'ordine delle considerazioni sviluppate in sede processuale. In primo luogo (capp: 1-25) l'oratore cerca di smontare puntualmente gli argomenti che l'accusa aveva ricavati dalla sua vita privata, moltiplicando disquisizioni dotte su temi disparati, cos da guadagnare il dominio totale degli avversari sotto il profilo culturale; successivamente, si d a ribattere l'accusa specifica di essere mago, con l'orgogliosa affermazione della propria attivit di filosofo (25-65). La terza e ultima sezione (86-103) quindi dedicata alla ricostruzione degli avvenimenti seguiti al suo arrivo a Oea, allo scopo di dimostrare come il progetto di matrimonio fosse dovuto interamente a Ponziano. Prova decisiva che dovette guadagnargli l'assoluzione (nessuna fonte ci parla di una condanna e lo stesso tono spavaldo e risoluto della relazione scritta si accorda bene con un esito favorevole del processo), fu la lettura del testamento di Pudentilla, che nominava erede principale non Apuleio, ma il figlio stesso Pudente." GB. CONTE, Letteratura latina, 1992 Le Monnier, Firenze, p. 463. 10) "La cosa appare tanto pi certa se si considera che il protagonista, un giovane che si configura come greco in tutto il romanzo diventa nell'ultimo libro d'improvviso Madaurensis, con evidente sovrapposizione dell'io scrivente sull'io narrante." GB. CONTE, Letteratura latina, 1992 Le Monnier, Firenze, p. 467. "et de eius ore, quo singulorum fata dictat, audisse mitti sibi Madaurensem cui statim sua sacra debet ministrare []", XI 27. 11) 'Romanzo iniziatico' definisce l'opera P.SCAZZOSO, Le Metamorfosi di Apuleio, Milano 1951. 12) "Adest tibi dies votis adsiduis exoptatus, quae deae multinominis divinis imperiis per istas meas manus piissimis sacrorum arcanis insinueris.' Et iniecta dextera senex comissimus ducit me protinus ad ipsas fores aedis amplissimae rituque sollemmni apertionis celebratio ministerio ac matutino peracto sacrificio de opertis adyti profert quosdam libros litteris ignorabilibus praenotatos, partim figuris cuiusce modi animalium concepti sermonis compendiosa verba suggerentes, partim nodosis et in modum rotae tortuosis capreolatimque condensis apicibus a curiositatae profanorum lectione munita. Indidem mihi praedicat, quae forent ad

usum teletae necessario praeparanda." APULEIO, Le metamorfosi o l'asino d'oro, 1998 BUR, Milano, p. 683-684. 13) Giulio FACCHETTI, L'enigma svelato della lingua etrusca, 2000 Newton, Roma, a p. 254, a descrizione di uno specchio etrusco, enuncia: "Apollo (Apulu) e sua sorella gemella Artemide (Artumes)". Non se se descrive o ipotizza l'iscrizione, che non vedo.