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ERNST JENNI

CLALS WESTERMANN

M A R IE T T I

E.Jenni GWestermann

Dizionario

Testamento
edizione italiana a cura di

GIAN LUIGI PRATO

volume primo

2N b Padre
Tl mtaj Quando?

Marietti

Titolo originai e deli opera:


Theologisches Handworierbuch
2um Alien Tesiameni . Zwei Bande

C H R. K A ISER V E R L A G - M O N C H E N

THEOLOG1SCHER V E R LA G - Z 0 R 1 C H

traduzione di
F.
G.
B.
G.
N.
G.
M.
G.
B.

BONTEMP1
CADEDDU
CHIESA
MASSI
N EG RETT I
L. PRATO
SAMPAOLO
TESTA
VERCESI

1978 M A R IE T T I E D IT O R I - T O R IN O
per ledizione italiana
.

PREMESSA

Il presente dizionario, che esce perora nella sua prima parte, si propone di offrire uno strumento
attendibile per lo studio scientifico dellAntico Testamento, ed anche per Tinsegnamento della
dottrina della Chiesa e per la predicazione. Lintento dei collaboratori stato quello di elaborare
con metodo e il pi ampiamente possibile il senso e luso dei singoli vocaboli.
Nella ricerca veterotestamentaria degli ultim i decenni si raggiunta una certa uniformit di
vedute sul fatto che per determinare il significato di un vocabolo (e specialmente il suo signi
ficato teologico) si deve evitare ogni restrizione di metodo, ed un risultato sicuro si pu ottenere
solo soppesando convenientemente tutti i possibili e molteplici tentativi di soluzione. Una re
strizione consistita per esempio nel voler spiegare una parola solo dal punto di vista gram
maticale e filologico; oppure si voluto determinare in ogni caso tutta quanta la consistenza
di una parola partendo da un presunto significato primario, come pure si tentato di costruire
una storia lineare di un termine, la quale non lascia pi spazio a diversi altri usi, che possono
coesistere luno accanto alfaltro. Una restrizione anche infine il distinguere meccanicamente
un uso profano ed un uso religioso, considerando per ci stesso il primo come pi autentico.
Contrariamente a tutti questi tentativi di spiegazione a direzione unica, si cercato nel presente
dizionario di non attribuire un valore assoluto a nessuno dei metodi seguiti nella ricerca les
sicale, ma di impostare i problemi nella maniera pi ampia possibile e di lasciarli
aperti, conformemente alla situazione attuale degli studi veterotestamentari e della linguistica
generale.
A differenza dei precedenti dizionari deir Antico Testamento, si tenuto conto dei risultati del
le numerose ricerche nel campo della storia delle forme e della tradizione, le quali in molti casi
inducono a correggere notevolmente, nelluso di un vocabolo, sia le classificazioni del materiale
sia la stratificazione cronologica. Da un lato, collocando stabilmente e chiaramente determinati
usi di un verbo o di un sostantivo p.e. nellambito di una determinata forma giuridica, di un
discorso profetico, di un genere di salmi o nellambito di una determinata tradizione narrativa,
si pu ora individuare con sicurezza il contesto in base al quale va condotta lesegesi del verbo
o del sostantivo in questione. D altro lato non si pu pi distinguere troppo genericamente tra
un uso primitivo ed un uso tardivo di un determinat vocabolo e, dato che una parola
pu essere usata in maniere molto diverse tra loro, bisogna tener presenti sia gli usi che coe
sistono luno accanto allaltro, sia quelli che si susseguono.
.
Si tenuto conto in particolare di un contributo essenziale della linguistica pi recente, e cio
che la base della comunicazione linguistica non la parola, ma la frase. Ci corrisponde ai ri
sultati della storia delle forme e della tradizione. Contrariamente al modo di procedere della
critica letteraria, secondo la quale luso di un vocabolo isolato pu essere determinante per la
catalogazione cronologica, nella ricerca pi recente emerso in maniera sempre pi evidente
PREM ESSA

che solo la frase o un complesso di frasi possono determinare una tradizione. Nelielaborare
la portata di un vocabolo d ha un significato essenziale: nel classificare le ricorrenze di un vo
cabolo bisogna partire dalle frasi in cui esso si trova e dalla loro funzione in un contesto pi
ampio.
La compilazione di un dizionario richiede oggi che si presti attenzione anche alla cosiddetta
ricerca dei campi semantici; qui possiamo solo indicare quanto essa sia utile per determinare
il significato di parole che sono molto affini tra loro per contenuto o sembrano essere sinonime,
e anche per la traduzione in unaltra lingua, il cui campo semantico spesso diversamente
strutturato.
.
Infine bisogna accennare al fatto che il numero accresciuto dei testi in lingue semitiche, i pro
gressi degli studi sulla grammatica e sulla sintassi ebraica, il differenziarsi e il perfezionarsi dei
metodi filologici e le numerose ricerche recenti nel campo della linguistica generale non hanno
facilitato per nulla lelaborazione di un dizionario dellAntico Testamento, pur avendo reso
possibili molti progressi. Bisogna riconoscere che in diversi casi molti aspetti restano ancora
oscuri quando si vuol determinare luso sia generale sia teologico di un vocabolo ebraico. Il pre
sente dizionario stato compilato nella piena consapevolezza delle difficolt che ancora si in
contrano quando si vuole elaborare accuratamente la funzione che la parola ebraica possiede
nel suo particolare contesto. Su questo punto lelaborazione del dizionario confina con lesegesi,
alia quale vuole rendere un servizio.
EJenni/C.W esterm ann
Basilea e Heidelberg, aprile 1971.

VI

PREM ESSA

INTRODUZIONE

A. Obiettivi del presente dizionario


Lo studioso della lingua ebraica gi da tempo dispone per lAntico Testamento di dizionari ab
bastanza buoni, tra cui i pi usati sono GB, KBL, Zorell e H A L (per le abbreviazioni vd. st.
p. X V III ss.). chiaro per che questi dizionari, impostati tradizionalmente come liste di pos
sibili traduzioni in lingue moderne di una parola ebraica (con una parte introduttoria dedicata
alletimologia, talvolta molto elaborata, ma accessibile solo allo specialista) senza u n esposizio
ne pi diffusa e una discussione dei problemi, non possono dare unidea adeguata delluso e
della vita delle parole nellAT, come la scienza oggi richiede. Inoltre, al di l della filologia tra
dizionale e delle vie da essa seguite nella ricerca, la semasiologia e i metodi della storia delle
forme e della storia della tradizione hanno acquistato negli ultim i anni una importanza crescen
te; i loro risultati e le loro problematiche non s possono esporre in maniera adeguata nella di
sposizione seguita di solito dai dizionari. In particolare, per i vocaboli che hanno una certa im
portanza teologica sempre pi difficile offrire una visione dinsieme del lavoro compiuto dalla
scienza veterotestamentaria internazionale sul piano lessicale. perci necessario creare un d i
zionario particolare che, come si detto nellanno 1966 nelle istruzioni date ai collaboratori del
DTAT al termine del lavoro di programmazione, completando i dizionari ebraici esistenti,
sulla base della scienza linguistica e tenendo presenti i metodi della semasiologia e della storia
delle forme e della tradizione, esponga con la massima concisione e completezza, indicando
anche la bibliografia di cui oggi si dispone, i vocaboli dellAntico Testamento che hanno unim
portanza teologica per il loro uso, la loro storia e il loro significato nelfambito della teologia ve
terotestamentaria .
Non certo possibile dire se il risultato, che viene presentato qui nella sua prima met dopo
un lavoro di cinque anni, corrisponda esattamente allideale perseguito. anzi necessario chia
rire fin dallinizio quello che non e lo scopo del DTAT:

(a) Bench gli indici, previsti per il secondo volume, indichino che si presa in considerazione
una gran parte del lessico veterotestamentario, il DTAT, gi per il solo fatto che opera una scel
ta di voci, non pu sostituire ma solo completare i dizionari tradizionali. Persino nella tratta
zione delle radici e dei vocaboli, i numerosi dati lessicali, grammaticali, critico-testuali e biblio
grafici, anche nello stesso H A L, almeno per la parte finora uscita, non sono per nulla esaurienti.
( b ) Pur conservando la massima apertura verso gli sviluppi pi recenti della scienza linguistica
(cfr. p.e. lampia esposizione della Encyclopdie de la Pleiade, Le langage, ed. da A.Martinet,
1968, o lintroduzione pi specifica di O.Reichmann, Deutsche Wortforschung, 1969) e
dellesegesi (cfr. p.e. K.Koch, Was ist Formgeschichte? *1967), unopera collettiva come la
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V II

presente non pu proporsi di seguire esclusivamente una determinata teoria e un determinato


metodo, aprendo cosi prospettive di ricerca del tutto nuove. La maggior parte degli studiosi
dellAT non sono specialisti in linguistica e d altra parte non esste finora un metodo linguistico
ed esegetico unitario sul quale poter far convergere tutti i collaboratori di diversa provenienza.
Lo specialista potr a sua volta tradurre tacitamente nella sua terminologia rigorosa quello che
trova espresso talvolta in maniera non tecnica ( significato primario , campo semantico
ecc.). Ad alcuni sembrer che la storia delle forme o un qualsiasi altro punto di vista siano trat
tati con eccessiva ampiezza, mentre ad altri sembrer che vi si sia prestata troppo poca atten
zione. Anche qui leditore non ha potuto n voluto ridurre tutto allo stesso denominatore.
(c) Bench linteresse principale sia rivolto alluso teologico, il DTAT non vuole essere
unesposizione della teologia veterotestamentaria suddivisa secondo determinate voci lessicali.
Anche prescindendo dal fatto che i collaboratori del dizionario non provengono da una par
ticolare scuola o da un particolare indirizzo teologico e leditore da parte sua non intervenuto
per nulla in merito a questioni teologiche, non si pu costruire una teologa su una ricerca les
sicale (cfr. J.Barr, The Semantics of Biblcal Language, 1961; trad. italiana: Semantica del lin
guaggio biblico, 1968). Il DTAT parte dalle parole e dal loro uso, cosa che pu anche condurre
a concetti teologici abbastanza ben configurati, ma non da concezioni e idee teologiche come
tali ( onnipotenza , peccato , monoteismo ecc.), che possono ridursi ad un sistema.
Bench quando si tratta di realt astratte la differenza fra il significato di una parola e la cosa
significata venga a cadere (cfr. su questo punto anche le considerazioni di H.H.Schmid, Gerechtigkeit als Weltordnung, 1968,4ss. sulla lingua ebraica e il modo di intendere la realt, pro
prio degli israeliti), e la semasiologia possa essere integrata giustamente con la problematica
onomasiologica, il DTAT resta nelle sue intenzioni un dizionario e non si sostituisce quindi
ad un lessico di concetti teologici che descrive il peccato nellAT , limmagine delluomo
nelPAT , la concezione israelitica dellalleanza ecc., e tanto meno ad u n esposizione ge
nerale della teologia dellAntico Testamento, per la quale esso resta soltanto un sussidio.
(ici) Questo dizionario particolare destinato in prima linea ai teologi e ai pastori che possiedono
una conoscenza m inim a dellebraico e della scienza biblica veterotestamentaria, ma anche co
loro che non conoscono lebraico possono utilizzarlo facilmente, poich delle parole e dei testi
ebr. si data sempre la relativa traduzione, i caratteri ebr. sono stati trascritti e si sono aggiunti
degli indici. Nello stesso tempo il DTAT si propone di presentare in sintesi ad un pi vasto
pubblico quello che esposto dagli specialisti in unampia serie di pubblicazioni, ed augurabile
che questo lavoro aiuti a comprendere meglio lAntico Testamento e il suo messaggio. D altra
parte tutto questo rivela anche i limiti del dizionario: esso non in grado di fornire al pastore
iesegesi dei testi e neppure la loro traduzione nella lingua di oggi, ma rimane anche da questo
punto di vista un semplice strumento delPesegesi.

B. L impostazione del dizionario


Nella scelta dei vocaboli che hanno rilevanza teologica non si possono evitare del tutto opi
nioni soggettive. Ci dipende naturalmente dal fatto che anche l uso teologico non si pu
distinguere nettamente da un uso generale o profano . In genere apparsa opportuna una
presentazione pi ampia possibile dell uso teologico , cio una considerazione non solo dei
passi che contengono verbi il cui soggetto o oggetto Dio, opp. sostantivi che designano Dio,
V ili

IN T R O D U Z IO N E

ma per quanto possibile, di tutti i casi in cui si esprime una certa relazione tra Dio e il popolo
opp. tra D io e luomo. Proprio per questo per ad alcuni sembrer che manchino molte cose,
mentre ad altri lambito preso in considerazione potr apparire troppo esteso.
Per documentare la particolarit specifica di un dizionario basato sui concetti, si sono dedicate
delle voci proprie, oltre che alla massa dei sostantivi e dei verbi, anche ad altre categorie gram
maticali, come pronomi (P^hf io , -kl tu tti ), avverbi {- uaj forse, -'ajj
d o v e ?, -mtaj q u an d o ?), preposizioni (lim c o n ) e anche interiezioni {-'ahh
ah! , -hj guai! , -hinn ecco! ).
D altro lato non si sono riservate delle voci proprie ad una serie di altri vocaboli, che forse si
sarebbero voluti vedere qui. Questo vale sia per alcuni sostantivi ( har monte , mjim ac
qua ) o verbi (jsb sedere, abitare , ktb scrivere )che ricorrono spesso, sia anche per molte
nozioni, tra cui soprattutto quelle che si riferiscono al culto, per le quali si possono consultare
i dizionari biblici. Il DTAT non stato espressamente concepito come u n opera che va con
sultata in fatto di archeologia o di storia delle religioni, poich allora lattenzione (come avviene
per un lessico delle cose o delle idee) si sarebbe spostata troppo dalla funzione significativa delle
parole alla descrizione della realt designata e della sua storia. Chi dunque ricerca delle infor
mazioni archeologiche o di storia delle religioni sul santuario dellarca, sul sacrifcio o sul sa
cerdozio, non le trover qui con la scusa di condurre una ricerca linguistica sui termini 'rdn
cassa , zbh uccidere, sacrificare oppure khn sacerdote . Questi e altri vocaboli come
'ezb issopo , fd efod , 7arP! ara sacrificale , bm altura cultuale ecc. sono
stati quasi sempre tralasciati, poich altrimenti lambito di un piccolo dizionario teologico sa
rebbe stato oltrepassato di molto.
Lo stesso vale anche per i nomi propri, i quali, ad eccezione degli epiteti divini Jahwe e Saddaj,
e dei nomi Israele e Sion che sono divenuti titoli religiosi, non hanno una voce propria. Cer
tamente, bramo e Davide con le loro rispettive tradizioni, Gerusalemme ed anche Canaan
e Babilonia non sono realt teologiche di scarsa importanza, tuttavia non si possono pi col
locare nel quadro di un dizionario orientato in senso semasiologico.
Bisogna per osservare che numerosi vocaboli, i quali non posseggono una voce propria, sono
trattati sotto altri termini, sia come sinonimi o opposti sia come elementi che rientrano nel
campo semantico di un termine trattato. Cosi possibile far rientrare har monte , nel suo
significato teologico, sotto -Sijjn Sion ; mjim acqua ejm mare , nel loro significato
mitologico, sotto tehm abisso 'Jsb sedere, abitare sotto -skn abitare ecc. Per alcuni
vocaboli che ricorrono spesso, gi nelfelenco alfabetico dei termini si indica la voce corrispon
dente sotto cui il vocabolo trattato; in molti altri casi gli indici alla fine del secondo volume
faciliteranno la ricerca.
Per quanto riguarda lordine dei termini trattati, si presenterebbero di per s diverse possibilit.
In primo luogo poteva sembrare attraente partire da un principio ordinatore basato sul conte
nuto e tentare di esporre il lessico nella sua struttura contenutistica. Tuttavia ragioni teoriche
e soprattutto pratiche ci hanno indotto a restare su un principio ordinatore fomiale, basato
sullalfabeto, ed a stabilire nellesposizione stessa oppure con accenni secondari le necessarie
relazioni di contenuto. Inoltre, come naturale per le lingue semitiche, i termini derivant i da
una stessa radice sono stati trattati sotto una sola voce: ci non significa che lautonomia di
significato delle singole parole sia stata sacrificata ad un errato abbaglio della radice (cfr.
J.Barr, Le., 104ss; trad. italiana 144ss.)e che il significato sia stato subordinato alletimologia.
Tali deformazioni del resto non si evitano automaticamente quando si catalogano in ordine
puramente alfabetico le singole parole; daltra parte la trattazione differenziata delle formazioni
IN T R O D U Z IO N E
*

. -

IX

nominali e delle forme verbali che viene effettuata nei dizionari tradizionali non del tutto
esente da critica; ivi infatti $cedceq e s ldq compaiono come lemmi distinti, ma non $iddq
e hi$dlq. Anche qui sono state determinanti alcune considerazioni pratiche, relative allespo
sizione, pi che dei principi puramente teorici, e questo fa s che anche neHimpostazione delle
singole voci la disposizione resti relativamente libera ed elastica (cfr. p.e. - ybh, dove cebjn
trattato come vocabolo a s, e mn, dove ai derivati pi importanti sono state dedicate quasi
delle voci a parte nei paragrafi 3 e 4).
Resta infine affidata al calcolo soggettivo lampiezza da riservarsi alle singole voci. La divisione
originaria in voci corte, normali, lunghe e lunghissime, come ci si poteva attendere, scom
parsa da s in una certa misura nella stesura delle voci stesse. Certo, alcune cose potevano dirsi
in modo pi conciso ed altre in modo pi diffuso, tuttavia le differenze nella stesura non do
vrebbero superare quanto ci si aspetta da unopera composta in collaborazione. Iri sostanza, gra
zie alla disciplina dei collaboratori, si evitato anche il pericolo, ben noto ad ogni editore, che
i contributi si sviluppassero in modo tale da diventare vere e proprie trattazioni indipendenti.

C. L impostazione delle singole voci


Ogni voce, riassumendo i risultati delle ricerche lessicali, a differenza dei dizionari tradizionali
dovrebbe contenere possibilmente affermazioni in frasi complete e in uno stile stringato e con
ciso. Anzich usare sottotitoli ed un apparato di note, per dividere tra loro le varie parti si n u
merano i paragrafi e si adoperano due tipi di caratteri tipografici; molto spesso si fa uso di pa
rentesi per espressioni secondarie, citazioni bibliografiche ecc.
Il titolo della voce consiste in un solo lemma ebr., per lo pi la radice (verbale) o un sostantivo
primario, in casi particolari anche il rappresentante principale del gruppo considerato (p.e.
tor), cui si fa seguire il significato fondamentale in traduzione italiana. Poich il titolo delParticolo costituisce anche la testata, deve essere mantenuto molto breve. Esso ha soltanto Io sco
po pratico di dare una identit alla voce e non pu quindi anticiparne il contenuto. Per le radici
-7/r e - m n , che non posseggono un qal, ma che hanno numerose derivazioni di uguale im
portanza e di diverso significato, si sono scelti dei significati approssimativi, della radice, che
hanno il valore di una sigla ( dopo , stabile, sicuro ).
La voce si divide generalmente in cinque parti, di cui la terza e la quarta sono le pi ampie.
La numerazione delle part principali in alcune voci pi lunghe in cifre romane, nelle altre
in cifre arabe. Le indicazioni dei paragrafi si susseguono quindi alla seguente maniera:
1/ II/ ... 1/ 2 /... a) b)... (1) (2)...; non c quindi confusione nell'uso delle cifre arabe in
grassetto, che designano sia i paragrafi delle cinque parti principali, quando queste sono indi
cate con cifre romane, sia normalmente le cinque parti principali di una voce.
Per le parti principali che restano invariate c da osservare quanto segue:

]. Radice e derivazioni. La prima parte si occupa d tutto quello che concerne la radice. Se
guono la numerazione dei derivati che sono trattati nella voce, e spesso viene indicato anche
il genere di derivazione (la funzione della coniugazione verbale, la classe cui appartiene la for
mazione nominale ecc.), se ci utile in qualche maniera per stabilire il significato (cfr. D.Michel, Archiv fr Begriffsgeschichte 12,1968,32ss.). In questa funzione della prima parte, ossia
in questa presentazione sintetica del contenuto di tutto quanto il gruppo che viene trattato, sta
la ragione per cui, senza dare uneccessiva importanza alfetimologia per determinare il signi
X

IN T R O D U Z IO N E

ficato attuale dei vocaboli nellAntico Testamento, vengono posti allinizio dellarticolo e non
alla fine, come viene suggerito spesso dalla moderna lessicografia, i dati che riguardano la pre
senza della radice in altre lingue semitiche, le considerazioni sul significato primario com u
ne a tutto il gruppo ed altre eventuali osservazioni riguardanti l'etimologia. In molti casi si ac
cenna anche ai limiti del metodo etimologico, persino caro ai teologi, e si mette in guardia con
tro eventuali speculazioni, Del resto lo studioso dellAntico Testamento pu anche essere in
teressato a conoscere in sintesi lestensione di un determinato gruppo in altre lingue semitiche
ed eventualmente anche se esso ricompare, pur con altre radici, in determinati ambiti ecc.
evidente che, a differenza di un dizionario etimologico (il quale nel nostro campo del resto non
esiste ancora), non si pu pretendere di fornire su questo punto dei dati completi: in genere
si sono prese in considerazione le lingue semitiche pi antiche dellAT o ad esso contempo
ranee, specialmente laccadico, lugaritico, il fenicio punico e laramaico pi antico.

2. Statistica. In una seconda parte, anehessa relativamente corta, vengono forniti i dati sta
tistici sulla presenza dei vocaboli nellAT e nelle sue singole parti, in alcuni casi con un quadro
prospettico. Anzich fornire un semplice catalogo dei vocaboli, si possono gi qui sottolineare
alcune particolarit sulla loro distribuzione. Nella scienza linguistica recente anche la statistica
dei termini comincia lentamente a farsi strada; pur essendo vero che, come avviene per ogni
statistica, c il pericolo che ne derivi ogni genere di abuso, per sembrato giusto dare un fon
damento sicuro ad una statistica dei termini dellT, poich,contrariamente a quanto avviene
per il NT (R.Morgenthaler, Statistik des ntl. Wortschatzes, 1958), non si ha ancora in questo
campo molto materiale a disposizione.
Come in ogni statistica, anche qui si richiede anzitutto una presentazione accurata di quello
che viene numerato. I dati del DTAT si basano sul testo masoretico non emendato della BIT
e considerano come unit a s ogni ricorrenza di un dato termine nelle sue diverse forme gram
maticali. Perci p.e. linf. assol. con un verbo finito vale come due ricorrenze. Vengono quindi
elencati non i diversi nessi logici o i versi che contengono il vocabolo (talora pi volte), ma
le singole ricorrenze del termine prese a s. Bench piccoli errori numerici o arrotondamenti
di cifre siano praticamente insignificanti per le conclusioni che si devono trarre dai numeri, nel
la statistica si cercata per la maggior esattezza possibile. Perci si sono consultate per i singoli
libri biblici le concordanze di Mandelkern (incl. le appendici di S.Herner) e di Lisowsky, tra loro
indipendenti e impostate su basi diverse, e quando i dati erano divergenti si operata una col
lazione. Quando stato necessario scegliere tra diverse interpretazioni grammaticali e tra di
verse identificazioni di un termine, il risultato della scelta stato presentato in breve per quanto
era necessario, poich una statistica pu essere controllata solo se i numeri sono ben delimitati.
Le correzioni che, come risultato secondario della ricerca, sono state apportate alle concordanze
di Lisowsky non sono quindi per nulla una critica ai grandi meriti di quesfopera. Se nella bi
bliografia si incontrano dati statistici divergenti dai nostri, ci dovuto molto spesso ad un di
verso conteggio,il quale naturalmente pu essere valido tanto quanto il nostro, purch sia chia
ro e sia usato con coerenza.
Il valore dei dati statistici sarebbe naturalmente molto pi significativo per la storia della lingua
se si fossero potuti ordinare i dati non seguendo meccanicamente i libri biblici, ma secondo
lepoca di composizione dei singoli complessi letterari. Poich per lanalisi letteraria e la da
tazione di molti testi sono controverse o impossibili, non si potuto seguire questa strada per
costruire la statistica dei termini se non in casi eccezionali. Anche una particolare trattazione
metodica, p.e. del Deuteroisaia (e del Tritoisaia?), avrebbe gi complicato di molto il procedi
mento. Nei singoli casi tali precisioni si possono ricuperare senza troppa fatica.
IN T R O D U Z IO N E

XI

Per poter misurare la frequenza relativa di un termine in un determinato libro biblico, anche
prescindendo dal significato statistico che essa possiede, necessario un quadro comparativo
del contenuto globale dei singoli libri biblici. Come strumento provvisorio pu servire il quadro
seguente (cfr. anche voi. II, Appendice statistica), relativo allampiezza dei libri dell1AT in per
centuale (per mille; approssimata):
Gen
Es
Lev
Num
Deut
Pentateuco
i

68
55
39
54
47
263

Gios
Giud
ISam
2Sam
IRe
2Re
Gios-2Re

33
32
43
36
43
40
227

Gen-2Re

490

Is
Ger
Ez
0$
Gioe
Am
Abd
Giona
Mi
Nah
Ab
Sof
Agg
Zac
Mal
Profeti

55
71
61
8
3
7
1
2
5
2
2
3
2
10
3
235

Sai
Giob
Prov
Rut
Cant
Eccle
Lam
Est
Dan
Esd
Neem
lCron
2Cron
Ketubim
AT

64
27
23
4
4
10
5
10
20
12
17
35
44
275
1000

(di cui aram. 16: Dan 12 su 20, Esd 4 su 12).

3. Significato e storia del significato. Nella terza parte segue l'esposizione delluso generale del
termine opp. del gruppo nellAT. Ci si limita ai libri del canone ebr.; talvolta, ma non rego
larmente, si includono anche le parti ebr. del libro di Ben Sira (Ecclesiastico). Non sono stati
presi in considerazione lebr. postbiblico e la letteratura intertestamentaria, conservata solo nel
la traduzione gr.; sui punti pi importanti dato eventualmente qualche breve accenno nella
parte conclusiva della voce.
Nel lesposizione si lasciata grande libert agli autori. La divisione pu essere effettuata su basi
semasiologiche (significato principale, ampliamenti, sensi traslati ecc.), grammatico-sintatti
che (sing./plur., diverse costruzioni dei verbi ecc.) o anche storiche; in genere si sono inclusi
qui anche quei dati che per lo pi i dizionari tralasciano per ragioni di spazio, e cio linserzione
del termine in elenchi, i campi semantici, gli opposti, la delimitazione rispetto a termini sino
nimi, le ragioni su cui si fonda un mutamento semantico, i significati assenti nellAT ecc. In
vece si sono evitate, per quanto possbile, le digressioni storico-culturali od esegetiche che su
perano i limiti della ricerca lessicale; su questo punto ci si limita ad eventuali accenni biblio
grafici (m anuali, commentari, studi monografici).
Poich una sezione bibliografica non ci sembrata del tutto utile, le citazioni sono state fatte
di solito nel luogo appropriato, in alcuni casi anche nella forma di una breve sintesi della storia
della ricerca. Quando si tratta di tesi controverse si fatto un rapido cenno alla posizione con
traria; le voci dovrebbero dare un ritratto del tutto oggettivo della situazione in cui si trova oggi
la discussione.

4. Uso teologico. La terza parte, pi generale, costituisce la premessa su cui ci si pu basare


per esporre luso teologico, pi specifico. Solo in pochissimi casi possibile distinguere chia
ramente* nel significato del termine, tra profano e teologico ; tuttavia vi (non con la
XII

IN T R O D U Z IO N E

stessa chiarezza in ogni vocabolo) una certa gradualit nelluso dei termini, la quale viene in
dicata dalla maggiore o minore importanza teologica del contesto, e che molto spesso pu es
sere messa in evidenza dalla storia delle forme e dalla storia della tradizione. Non si deve per
pensare che si possano stabilire ovunque confini precisi: generalmente nella terza parte ven
gono presentate delle prospettive generali (lasciando da parte gli usi teologici particolari) e nella
quarta parte invece vengono trattati i problemi specifici di natura teologica. anche possibile
unire tra loro i paragrafi 3 e 4 (p.e. trn')\ in alcune voci inoltre due diversi vocaboli o due di
versi gruppi sono stati trattati in questi due paragrafi (/z, -'/ir).
Anche alf interno della quarta parte lordinamento non segue norme precise. Secondo il parere
degli autori, si sono preferite di volta in volta prospettive semasiologiche, storiche e teologiche.
Per quanto riguarda il materiale comparativo extrabiblico, si sono citati quasi solo i testi accadici
o del semitico nordoccidentale pi antichi de.UAT o ad esso contemporanei, e talvolta anche
quelli egiziani. Si rinunciato ad un panorama completo sulluso di termini equivalenti in tutto
quanto lambiente che va dalla Mesopotamia allEgitto, come pure si sono evitate digressioni
riguardanti la storia delle religioni, per non oltrepassare lambito del dizionario, ma anche te
nendo presenti le possibilit di cui effettivamente si dispone.
5. Sviluppi posteriori. La parte conclusiva espone brevemente se e come levoluzione delf uso
teologico prosegue fino al giudaismo tardivo e al Nuovo Testamento opp. al Cristianesimo pri
mitivo. In genere sono sufficienti semplici accenni bibliografici. I dati relativi ai principali equi
valenti gr. dei termini ebr, nei Settanta e nel Nuovo Testamento possono essere forniti indi
cando per lo pi i corrispondenti articoli del ThW (= GLNT). Del resto anche qui, come in
altri settori marginali, non si possono dare informazioni esaustive. Non si vuole comporre una
summa biblico-teologica che racchiuda tutto, ma solo accennare in maniera concisa al col
legamento con le scienze vicine, di cui il teologo deve tener conto.

D. La trascrizione dellebraico
Tranne che nei titoli delle voci e in pochissimi passi, in cui bisognava far risaltare le sottigliezze
niasoretiche, per motivi tipografici si rinunciato nel presente dizionario ai caratteri ebraici;
ci dispiacer forse a molti ebraisti i quali, adattandosi con difficolt alla trascrizione, non tro
veranno qui purtroppo la scrittura cui sono abituati. Nelle pubblicazioni scientifiche odierne
la trascrizione viene utilizzata sempre di pi; essa, se usata correttamente, in grado di sod
disfare a tutte le esigenze del caso ed comunque preferibile al compromesso tipografico di
usare solo caratteri ebraici non vocalizzati.

Consonanti:
(alef)
(bet)
(ghimel)
(dalet)
(he)
(waw)
(zajin)
(het)

b
g
d
h
tv
z
H

(tei)
(jod)
(kaf)
(lamed)
(mem)
(nun)
(samek)
Cajin)

j
k
/
m
n
s
'

(pe)
(sade)
(qof)
(tes)
(sin)
(sin)
(taw)
IN T R O D U Z IO N E

P /
s
Q
T
s
s
t

X IR

Vocali:
(qmes)
(ptah)
/ ^
(sere)
(segl)
(hireq)
(blem)
(qibbus)
\

corta lunga

ce
CF
/"
i

(qmes hatuf)
(hlem magnum)
(sureq)
(sew mobile)
(htef ptah)
(htef qmes)
(htef segl)

o (in sillaba chiusa atona)

e
a
0

&

Il sistema di trascrizione qui adottato un espediente pratico per rendere lebraico masoretico
secondo la pronuncia tradizionale che si insegna nelle nostre universit. Non intende riprodur
re con una traslitterazione precisa tutte le particolarit dellortografia della scuola di Tiberiade;
non si prefigge neppure uno scopo puramente fonematico n vuol raggiungere forme meglio
giustificate daJla storia della lingua al di l della grammatica tradizionale. Le spiegazioni che
seguono sono rivolte anzitutto ai non specialisti; le scelte pratiche resesi necessarie per la pub
blicazione del dizionario, le quali dovevano anche tener conto delle esigenze tipografiche, non
sono per nulla normative.
Per quanto riguarda la pronuncia delle consonanti (cfr. per i dettagli le grammatiche, p.e. Meyer
l,41ss.) va osservato che e f equivalgono per convenzione ad un attacco duro di voce (come
nel tedesco geehrt ), z si pronuncia come una s sonora (cfr. z in francese), h una h for
temente aspirata come la c toscana (p.e. casa ) oppure il eh tedesco (p.e. ach ), $ si pro
nuncia come una s enfatica (per altri equivale al suono ts), s si pronuncia s e s se (p.e. scen
dere ). Per le cd. begadkefat {h, g, d, k, p e /), che dopo vocale erano pronunciate non come
occlusive, ma come fricative, nella trascrizione si conservata la distinzione solo perp (p alFini
zio di parola e dopo consonante,/dopo vocale). La consonante b pu essere pronunciata v e
k pu venir aspirata, secondo una pronuncia abbastanza diffusa, senza che ci sia indicato nella
scrittura.
1segni consonantici h, w c j(matres lectionis)sono usati per indicare vocali lunghe solo quando
si trascrivono testi non vocalizzati (iscrizioni extrabibliche, testi qumranici, ketib ecc.)e quando
si vuol indicare la disposizione alfabetica; inoltre h (finale) usata per i verbi tertiae infirmae
(ILI w /j) nella terza pers. sing. masc. del perf., ossia nella forma con cui essi vengono designati;
tale forma, tranne che nei verbi con vocale media lunga (inf. cs. b\bfn, gr ecc.), viene data
altrimenti solo come radice consonantica non vocalizzata (p.e. &/, bh, &/, da pronunciarsi bad, b , bal con l'accento sulla seconda sillaba, in alcuni casi anche con invece di a nella
seconda sillaba: {ips = hjes e tra i termini trattati nel primo volume thrjr\ kbd , Ibs). Nel primo
volume una possibile confusione con h consonantico in quanto terza radicale si ha solo p&rgbh
(= gbah)\ nel testo si indica per quale deve essere la pronuncia esatta (col. 342). Nella vo
calizzazione non si tiene conto di h come designazione di vocale, e questo specialmente per la
finale del femminile - (p.e. malk regina , non malkh il suo [= di lei] re ). Per lo alef
quiescente adottiamo invece un sistema un po diverso: quando esso designa una vocale non
viene trascritto p.e. in lo non , h egli , rs capo , aram. malk il re ; quando per
' quiescente e ' non quiescente compaiono assieme in un paradigma grammaticale o in gruppo
di termini strettamente legati tra loro, viene scritto anche lo ' che non pi pronunciato, perch
sia pi facile identificare la radice (p.e. dalla radice jr* le derivazioni nia'1 terribile t jir'
timore ).
Per quanto riguarda le vocali, sere e hlem ebraici vengono considerati sempre vocali lunghe
( e \ in conformit con la grammatica tradizionale.
XIV

IN T R O D U Z IO N E

Laccento risiede generalmente sulla sillaba finale e non viene perci indicalo. Le forme les
sicali con accento sulla penultima sillaba, tra cui specialmente i segolati (forme nominali con
mentre non lo hanno le forme che nella flesce nella sillaba finale), hanno un accento acuto,
*
*
+
sione vengono ad avere finali atone (p.e. lamina perch , 'wcen iniquit , hrcem sco
munica , 7zcen orecchio ; invece dbr parola ,,<rmcet fedelt con finale accentuata
e ktabt tu hai scritto , pronunciato ktbt). Nei segolatj del tipo mclcek re , dcrcek
via , hcsced bont ecc., che sono molto frequenti e facilmente riconoscibili, per motivi
di semplicit non si indicata la lunghezza (del resto controversa) della vocale primitiva; nelle
parti scritte in piccolo anche laccento acuto stato tralasciato per motivi tipografici.
I nomi propri sono scritti con iniziale maiuscola (eccetto nel caso di e iniziali).
Per la trascrizione delle varie lingue semitiche si possono consultare le relative grammatiche
e i dizionari; la trascrizione delfaccadico si basa su G A G e A IIw , quella dellugaritico su UT
(va notato che in ugaritico a, i e u non sono vocali, ma designano alef consonantico diversa
mente vocalizzato).

E. Concordanza dei testi biblici con numerazione diversa


Nella numerazione dei capitoli e dei versi il DTAT segue la Bibbia ebraica, con la quale non
concordano sempre le numerazioni della Volgata e di altre traduzioni. Per facilitare la consul
tazione dei testi a coloro che utilizzano la Bibbia di Zurigo (1931), alla quale si fa spesso rife
rimento nel corso dellopera, o la Bibbia della Conferenza Episcopale Italiana (C EI), riportiamo
nella tabella seguente le divergenze tra le relative numerazioni.
Bibbia ebraica
Gen
Es

Lev

Bibbia di Zurigo

Bibbia CEI

32,1
32,2-33

Gen

Gen

32,1
32,2-33

7,26-29
8,1-28
21,37
22,1-30

Es

8,1-4
8,5-32
22,1
22,2-31

Es

7,26-29
8,1-28
21,37
22,1-30

Lev

6,1-7
6,8-30

Lev

5,20-26
6,1-23

Num

12,16
13,1-33
17,115
17,16-28

Deut

13.1
13.2-19
23.1
23.2-26
28,69
29,1-28

5,20-26
6,1-23

31,55
32,1-32

Nurri

12,16
13,1-33
17,1-15
17,16-28

Num

13,1
13,2-34
16,35-50
17,1-13

Deut

13.1
13.2-19
23.1
23.2-26
28,69
29,1-28

Deut

12,32
13,1-18
22,30
23.1-25
29,1
29.2-29

Re

5,1-14
5,15-32

Re

Re
5,1-14
5,15-32

'

5,1-14
(4,21-34)
5,15-32
(5,1-18)

IN T R O D U Z IO N E

XV

Bibbia ebraica

Bibbia di Zurigo

Bibbia CE1

2Re

12,1
12,2-22

2Re

11,21
12,1-21

2Re

12,1
12,2-22

Is

8,23
9,1-20
63,19a
63,19b
64,M I

ls

9,1
9,2-21
63,19
64,1
64,2-12

Is

8.23
9.1-20
63,19a
63,19b
64.1-11

Ger

8,23
9,1-25

Ger

Os

2,1-2
2,3-25
14,1
14,2-10

Os

9,1
9,2-26
1,10-11 ,
2,1-23
13,16
14,1-9

Ger

8.23
9.1-25

Os

2 1-2
2,3-25
14.1
14.2-10

Gioe

3.1-5
4.1-21

Gioe

2,28-32
3,1-21

Gioe

3.1-5
4.1-21

Mi

4,14
5,1-14

Mi

5,1
5,2-15

Mi

4,14
5.1-14

Zac

2,1-4
2,5-17

Zac

1,18-21
2,1-13

Zac

2.1-4
2,5-17

Mal

3,19-24

Ma]
Giob

4,1-6
39,31-35
40.1-19
40,20-27
40,28
41.1-25

Mal

3,19-24

Giob

40.1-5
40.6-24
40,25-32
41.1
41.2-26

Eccle

7J
7,2-30

Eccle

6,12
7.1-29

Dan

3,31-33
5,31
6,1-28

Dan

3,98-100
6,1
6.2-29

Neem

3,33-38
4.1-17

Giob

40.1-5
40,6-24
40,25-32
41,1
41.2-26

Eccle

6,12
7,1-29

Dan

Necm

lCron

3,31-33
6,1
6,2-29
3,33-38
4,1-17
10,1
10,2-40
5,27-41

Neem

lCron

XVI

IN T R O D U Z IO N E

10.2-40
lCron

5,27-41
(6,1-15)
6 1-66
(6,16-81)
12,4-5
12.641

2Cron

1,18
2,1-17
13.23
14,1-14

12,4
12,5-40

12,4-5
12,6-41
1,18
2,1-17
13,23
14,1-14

6,1-15

10.1

6,16-81

6,1-66

2Cron

4.1-6
4,7-23
9,38
10.1-39

2Cron

2,1
2,2-18
14,1
14,2-25

F. Osservazioni sul primo volume

Leditore si sente in dovere di ringraziare Villustre collega prof. D.C. Westermann di Heidel
berg, il cui interessamento ha reso possibile ladesione di gran parte dei circa quaranta colla
boratori di questo primo volume del DTAT; a lui si devono anche il progetto dellopera e i ne
cessari collegamenti con la casa editrice. Il fatto che i collaboratori rappresentino soprattutto
due distinte regioni geografiche, e cio Heidelberg e la Svizzera, dovuto a situazioni personali,
tuttavia contributi provengono da circa dieci paesi.
I manoscritti degli autori di lingua straniera sono stati tradotti dalPeditore. Egli ha rielaborato
gli articoli per dar loro una forma unitaria; tutti i manoscritti sono stati perci ricomposti. Si
usato spesso del diritto, in precedenza concordato, di poter operare mutamenti, anche di con
tenuto (nei casi pi importanti dopo aver interpellato lautore), meno per togliere che per ag
giungere; le aggiunte delfeditore, quando divergevano abbastanza dal lato tematico o quando
sono state apportate in vista dellimpostazione generale del dizionario (inserzione di sinonimi
ecc.), e perci non volevano essere una critica al contributo dellautore, sono state indicate con
un * (* accanto a cifre o lettere che indicano paragrafi si riferisce al relativo paragrafo, * dopo
un capoverso si riferisce solo ad esso). In tal senso stato quindi necessario intervenire soprat
tutto nelle prime due parti delle singole voci; solo leditore inoltre responsabile della revisione
dei dati statistici. Poich la correttura delle bozze stata effettuata dagli autori solo per le voci
pi lunghe, le sviste e gli errori di stampa anche in questo caso sono a carico delleditore.
Un ringraziamento particolare va infine al dott. Thomas W illi (ora in Eichberg, cantone di San
Gallo), al dott. Gerhard Wehmeier (ora in Dharwar, Mysore St., India) e a Matthias Su ter, che
leditore ha avuto accanto a s luno dopo laltro come assistenti e che fin dalla fine del 1968
si sono assunti il faticoso compito di controllare i testi e di correggere le bozze.
Basilea, aprile 1971

Ernst Jenni
* Per il voi. X i cfr. p. [4(4].

NOTA DELL'EDITORE ITALIANO


Ne/redizione italiana del DTA Tsi sono ovviamente omessi tutti quei riferimenti specifici alia lingua
tedesca che risulterebbero privi di senso, se non addirittura incomprensibili, qualora fossero tra
sposti in un1altra lingua. Quando stato possibile, si cercato tuttavia di compensare tali omissioni
con adattamenti analoghi alla lingua italiana di quello che nelledizione originale strettamente
legato alla configurazione linguistica del tedesco. Questo vale anche per alcuni riferimenti che ven
gonofatti nelledizione originale alla versione tedesca della Bibbia di Zurigo (Zurcher Bibel), i quali
restano comprensibili solo allinterno del patrimonio storico-linguistico del tedesco.
Per quanto riguarda fa parte bibliografica, si indicata la corrispondente versione italiana delie
voci del Theologisches Wrterbuch zum Neuen Testameni ( Grande Lessico del Nuovo Testa
mento), almeno per la parte finora tradotta (voli. I-XIV.
/ nomi propri (di persona e di luogo) sono citati secondo la versione della Bibbia della Conferenza
Episcopale Italiana (CEl), che alle pp. XVs. sostituisce anche la RSV(Revised Standard Verson)
deir edizione originale.
Gjm Lujgj Pfa(0
Aprile 1978
IN T R O D U Z IO N E

X V II

ABBREVIAZIONI

Libri della Bibbia


Ab
Abd
Agg
Am
Apoc
Atti
Bar
Cant
Col
l/2Cor
l/2Cron
Dan
Deut
Dtis
Dtzac
Ebr
Eccle
Ecdt
Ef
Es
Esd (3Esd)
Est
Ez
Fil
Filem
Gal
Gen
Ger
Giac
Giob
Gioe
Giona
Gios
Giud
Giuda

Abacuc
Abdia
Aggeo
Amos
Apocalisse di S. Giovanni
Alti degli Apostoli
Baruc
Cantico dei Cantici
Lettera ai Colossesi
Lettere ai Corinti
Cronache
Daniele
Deuteronomio
Deuteroisaia
Deuterozaccaria
Lettera agli Ebrei
Ecclesiaste
Ecclesiastico
Lettera agli Efesini
Esodo
Esdra
Ester
Ezechiele
Lettera ai Filippesi
Lettera a Filemone
Lettera ai Galati
Genesi
Geremia
Lettera di S Giacomo
Giobbe

Giele
Giona
Giosu
Giudici
Lettera di S. Giuda

Giudit
Gv
l/2/3Gv
Is
Lam
Le
LettGer
Lev
l/2/3Mac
Me
Mal
Mi
Mt
Nah
Neem
Num
OrMan
Os
l/2Piet
Prov
l/2Re
Rom
Rut
Sai
l/2Sam
Sap
Sof
SDan
SEst
l/2Tess
l/2Tim
Tito
Tob
Tritois
Zac

Giuditta
Giovanni
Lettere di S. Giovanni
Isaia
Lamentazioni
Luca
Lettera di Geremia
Levitico
Maccabei
Marco
Malachia
Michea
Matteo
Nahum
Neemia
Numeri
Preghiera di Manasse
Osea
Lettere di S. Pietro
Proverbi
Libri dei Re
Lettera ai Romani
Rut
Salmo/i
Libri di Samuele
Sapienza
Sofonia
Supplementi a Daniele
Supplementi a Ester
Lettere ai Tessalonicesi
Lettere a Timoteo
Lettera a Tito
Tobia
Tritoisaia
Zaccaria

Commentar/ citati in abbreviazione


Gen:
Es:
Lev:
Num:
XVI li

G.vori Rad, ATD 2-4, 1949-52;C.Westermann, BK I, 1966ss.


M.Noth, ATD 5, 1959.
M.Noth, ATD 6, 1962; K.EIliger, HAT 4,
1966.
M.Noth, ATD 7, 1966.
A B B R E V IA Z IO N I

Deut:
Gios:
IRe;
Is:
Dtis:
Ger:
Ez:
Os:
Gioe, Am:
Sai:
Giob:
Prov:
Rut, Cant:
Eccle:
Lam:
Est:
Dan:
Esd, Neem:
l/2Cron:

G.von Rad, ATD 8, 1964.


M.Noth, HAT 7, *1953.
M.Noth, BK IX /1, 1968.
0 .Kaiser, ATD 17, 1960; H.Wildberger, BK X, 1965ss.
C.Westermann, ATD 19, 1966; K.Elliger, BK XI, 1970ss.
W.Rudolph, HAT 12, T968 (numerazione delle p. diversa rispetto a *1958).
G.Fohrer~K.Galling, HAT 13, 1955; W.Eichmdt, ATD 22, 1959/66;
W.Zimmerli, BK XIII, 1969.
H.W.Wolff, BK XIV/1, 1961; W.Rudolph, KAT XIII/1, 1966.
H.W.Wolff, BK XIV/2, 1966.
H.-J. Kraus, BK XV, 1960.
G.Fohrer, KAT XVI, 1963; F.Horst, BK XVI/1, 1968.
B.Gemser, HAT 16, ,1963; H.Ringgren, ATD 16/1, 1962.
W.Rudolph, KAT XVII/1.2, 1962; G.Gerleman, BK XVIII, 1965;
E.Wirthwein, HAT 18, *1969.
W.Zimmerli, ATD 16/1, 1962; H.W.Hertzberg, KAT XVII/4, 1963;
K.Galling, HAT 18, T969.
H.-J.Kraus, BK XX, I960; W.Rudolph, KAT XVII/3, 1962;
O.Plger, HAT 18,21969.
H.Bardtke, Kat XVII/5, 1963; G.Gerleman, BK XXI, 1970ss.
A.Bentzen, HAT 19, 1952; O.Plger, KAT XVin, 1965.
W.Rudolph, HAT 20, 1949.
W.Rudolph, HAT 21, 1955.

Testi di Qumran
Per le sigle comunemente usate cfr. D.Bartblemy-J.T.Milik, Qumran Cave I, = DJD I, 1955, 46s.;
Ch.Burchard, Bibliographie zu den Handschriften vom Toten Meer, 1957, 114-118; O.Eissfeldt, Einleitung in das AT>11964,875; G.Fohrer (-E.Sellin), Einleitung in das AT, i#1965, 544-547; L.Moraldi,
I manoscritti di Qumran, 1971,739; i testi extrabiblici pi importanti sono (cfr. Die Texte aus Qumran.
Hebrisch und deutsch, hrsg. von E.Lohse, 1964):
CD
1QH
1QM
lQpAb
1QS
lQsb
4QF1

Documento di Damasco
Hodajoth, Inni.
Regola della guerra.
Commento ad Abacuc.
Regola della comunit.
Raccolta di benedizioni.
Florilegio.

Testi ugaritici
I testi vengono citati provvisoriamente ancora secondo il sistema di C.H.Gordon, Ugaritic Textbook,
1965, indicando tra parentesi le abbreviazioni proposte da Eissfeldt (cfr. J.istleitner, Wrterbuch der
ugaritischen Sprache, 1967, 348-356: concordanza e luogo della prima pubblicazione dei testi). Per la
trasposizione nelle sigle, oggi diffuse, delledizione di A.Herdner, Corpus des tablettes en cuniformes
alphabtiques, 1963 (= CTA), si possono utilizzare le tavole di Herdner, Le., XIX-XXXIV, oppure p.e.
di H.Gese (et alii), Die Religionen Altsyriens..., 1970, 231s. Le abbreviazioni significano:
AB
Aqht
D
K, Krt
MF
NK
SS

Ciclo di Anat e di Baal.


Testo di Aqhat.
Testo di Aqhat.
Testo di Keret.
Frammenti mitologici.
Poema di Nikkal.
Testo di Sahr e Salim.
A B B R E V IA Z IO N I

X IX

Segni
* (davanti ad una forma)
* (prima o dopo un paragrafo)
>
<
X

vedi (rimando ad unaltra voce),


forma ottenuta per deduzione e non attestata,
da attribuirsi alleditore (vd.sp, p. XVII).
trasformato in.
derivato da.
volte (p.e/. ... compare 18x = 18 volte).

Abbreviazioni bibliografiche e comuni


AANLR
AbB
ABR
a,C
acc.
accus.
AcOr
ad l.
af.
AfO
agg*
A^
AHw
AION
AIPHOS
AJSL
al.
ALBO
Alt, KS I-ni
ALUOS
a m.a.
amor.
ANEP
ANET
AO
AOB
AOT
arab.
aram.
aram. bibl.
ARM
ArOr
art.
ARW
ass,
Ass.Mos.
assol.
ASTI
AT; A.T.
XX

A B B R E V IA Z IO N I

Atti della Accademia Nazionale dei Lincei. Rendiconti.


Altbabylonische Briefe in Umschrift und Ubersetzung. Hrsg. von
F.R.Kraus. Heft lss., 1.964ss.
Australian Biblical Review.
avanti Cristo.
accadico.
accusativo.
Acta Orientalia.
ad locum. .
aPel.
Archiv fur Orientforschung.
aggettivo; aggettivale.
romanzo aramaico di Ahiqar ( Cowley).
W.von Soden, Akkadisches Handwrterbuch, 1959ss.
Annali dellIstituto Universitario Orientale di Napoli.
Annuaire de lTnstitut de Philologie et dHistoire Orientales et Slaves.
American Journal of Semitic Languages and Literatures.
altro/i.
Analecta Lovaniensia Biblica et Orientalia,
.
A.Alt, Kleine Schriften, Bd. 1,T963; Bd. 2, J1964; Bd. 3, 1959.
Annual of th Leeds University Orientai Society,
a mio avviso.
amorritico; amorreo.
The Ancient Near East in Pictures Relatng to th Old Testament. Ed.
by J.B.Pritchard. 1954.
Ancient Near Eastern Texts Relating to th Old Testament. Ed. by
J.B.Pritchard. 21955.
Antico Oriente.
Altorientalische Bilder zum Alten Testament. Hrsg. von H.Gressmann.
21927.
Altorientalische Texte zum Alten Testament. Hrsg. von H.Gressmann.
*1926.
arabo.
aramaico.
aramaico biblico.
Archives Royales de Mari.
Archiv OrientlnL
articolo.
Archiv fur Religionswissenschaft.
assiro.
Assumptio Mosis.
assoluto.
Annual of th Swedish Theological Institute.
Altes Testament; Ancien Testament; Antico Testamento.

ATD
AThR
atl.
att.
avv.

Das Alte Testament Deutsch. Hrsg. von (V.Herntrich und) A.Weiser.


Anglicaa Theological Review.
alttestamentlich (= vtrt.).
attivo.
avverbio; avverbiale.

BA
bab.
Barr, CPT
Barth
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BBB
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Begrich, GesStud
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The Biblical Archaeologist.


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J.Barth, Die Nominalbildung in den semitischen Sprachen. T894
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Bortner Biblische Beitrge.
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Biblisch-Historisches Handwrterbuch. Hrsg. von B.Reicke und L.Rost.
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ITI, i960 (vd. anche Meyer).
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Biblische Zeitschrift.

BeO
Bergstr. I-If
Bergstr. Einf.
Bertholet
BEThL
BFChrTh
BH1
BMH I-UI
BHS
Bibl
bibliogr.
BiOr
BJRL
BK
BL
BLA
Blass-Debrunner
BLex1
BM
BMAP
Bohl
Bousset-Gressmann
Biesciani-Kamil
BRL
Bronno
BrSynt
BSOAS
Buccellati
Burchardt H I
BWA(N)T
BWL
BZ

ARRRFVIAZlONl

XXI

RZAW
BZNW

Beiheft zur Zeitschrift fur die alttestamentliche Wissenschaft.


Beiheft zur Zeitschrift fur die neutestamentiiche Wissenschaft.

c
c.
CAD

cum.
capitulum; capitolo.
The Assyrian Dictionary of th Orientai Institute of th University of
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cananaico.
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cosiddetto.
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Cronista; cronistico.
costrutto
Communio Viatorum.

Calice
can.
CBQ
cd
cfr.
CIS
cj
class.
cod.
col.
comm.
comp.
Conti Rossini
Cooke
copt.
Cowley
CRAIBL
Cron.; cron.
cs.
CV
D
DAFA
Dahood, Proverbs
Dahood, UHPh
Dal man
Dalman, AuS I-VII
dat.
dattii.
d.C.
dei
Delitzsch
Deut
Dhorme
Diilmann
din.
Dirnger
DISO
DJD
Driver, AD
Driver, CML
Driver-Miles III
Drower-Macuch
dL
Dtis
XXU

A B B R E V IA Z IO N I

coniugazione intensiva (con raddoppiamento della seconda radicale).


R.Blachre-M.Choumi-C.Denizeau, Dictionnaire arabe-frangais-anglais
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dtn.
Dtr.; dir.
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Beaibeitet von der Dudenredaktion unter Leitung von P.Grebe. Der Grosse
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E
EA

fonte elohista (del Pentateuco).


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edidit; edited; edito,
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escluso,
e simile/i.
etiopico.
Expository Times,
et cetera.
Ephemeridcs Theologicae Lovanienses.
etpeel
eventualmente.
Evimgelische Theologie.

ebr.
ecc.
ed.
edit.
eg.
egitt.
Eichrodt 1IH
Eissfeldt, KS
EKL
Ellenbogen
ELKZ
Erman-Grapow
esci.
e sim.
et.
ET
etc.
EThL
etpe.
ev.
EvTh
fase.
fem.
fen.
FF
FGH
Fitzmyer, Gen.Ap
Fitzmyer, Sef.
f. la.
f. gli a.
Fohrer, Jes. I-III
Fraenkel
framm.
frane.
Friedrich
FS
FS AIbright 1961
FS Alleman 1960

fascicolo,
femminile,
fenicio.
Forschungen und Fortschritte.
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fra laltro,
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A B B R E V IA Z IO N I

XX1J1

FS Alt 1953
FS Baetke 1964.
FS Bardtke 1968.
FS Basset 1928
FS Baudissin 1918
FS Baumgrtel 1959
FS Bauragartner 1967
FS
FS
FS
FS
FS

Beer 1933
Bertholet 1950
Browne 1922
Christian 1956
Davies 1970

FS
FS
FS
FS
FS
FS
FS

Delekat 1957
Driver 1963
Dussaud 1939
Eichrodt 1970
Eilers 1967
Eissfeldt 1947
Eissfeldt 1958

FS
FS
FS
FS
FS
FS
FS
FS
FS
FS

Friedrich 1959
Galling 1970
Gaster 1936
Grapow 1955
Haupt 1926
Heim 1954
Hermann 1957
Hermann 1960
Hertzberg 1965
Herwegen 1938

FS Irwin 1956
FS
FS
FS
FS
FS
FS
FS

Jacob 1932
Junker 1961
Kahle 1968
Kittei 1913
Kohut 1897
Kopp 1954
Koschaker 1939

FS
FS
FS
FS

Landsberger 1965
Lvy 1955
Meiser 1951
Mowinckel 1955

FS Neuman 1962
FS Ntscher 1950
FS Pedersen 1953
FS Procksch 1934
XXIV

Geschichte und Altes Testament. 1953.


Festschrift W.Baetke. Dargebracht zu seinem 80, Geburtstag am 28. Marz
1964. Hrsg. von K.Rudolph, R.Heller und E.Walter. 1966.
Bibel und Qumran. 1968.
Mmorial H.Basset. 1928.
Abhandlungen zur semitischen Religionskunde und Sprachwissenschaft.
1918.
Festschrift F;Baumgartel zum 70. Geburtstag. 1959.
Hebrische Wortforschung. Festschrift zum 80. Geburtstag von
W.Baumgartner. SVT 16, 1967.
Festschrift filr G.Beer zum 70. Geburtstag. 1933.
Festschrift fur A.Bertholet. 1950.
Orientai Studies. 1922.
,
Vorderasiatische Studien. Festschrift fir V.Christian. 1956.
Proclamation and Presence. Old Testament Essays in Honour of
G.H.Davies. 1970.
Libertas Christiana. F.Delekat zum 65. Geburtstag. 1957.
Hebrew and Semitic Studies presented to G.R. Driver. 1963.
Mlanges syriens offerts R.Dussaud. 1939.
Wort-Gebot-Glaube. W.Eichrodt zum 80. Geburtstag. 1970.
Festschrift fur W.Eilers. 1967.
Festschrift O,Eissfeldt zum 60. Geburtstag. 1947.
Von Ugarit nach Qumran. Beitrge... O.Eissfeldt zum 1. September 1957
dargebracht. 1958.
Festschrift fur J.Friedrich. 1959.
Archeologie und Altes Testament. Festschrift fur K.Galling. 1970.
M.Gaster Anniversary Volume. 1936.
gyptologische Studien H.Grapow. 1955.
Orientai Studies, published in Commemoration... of P.Haupt. 1926.
Theologie als Glaubenswagnis. 1954.
Solange es Heute heisst. Festgabe fir Rudolf Hermann. 1957.
Hommage L.Herrmann. Collection Latomus 44, 1960.
Gottes Wort und Gottes Land. 1965.
Heilige berlieferung. I.Herwegen zum silbernen Abtsjubilum darge
bracht. 1938.
A Stubbom Faith. Papers... Presented to Honor W.A.Irwin. Ed. by
E.C.Hobbs, 1956.
Festschrift G.Jacob. 1932.
Lex tua veritas. Festschrift fir H Junker. 1961.
In memoriam P.Kahle. BZAW 103, 1968.
Alttestamentliche Studien, RKittel dargebracht. BWAT 13, 1913.
Semitic Studies in Memory of A. Kohut. 1897.
Charisteria l.Kopp octogenario oblata. 1954.
Symbolae P.Koschaker dedicatae. Studia et documenta ad iura Orientis
Antiqui pertinentia 2, 1939.
Studies in Honor of B.Landsberger on his seventy-fifth Birthday. 1965.
Mlanges I.Lvy. 1955.
Viva vox Evangelii, Festschrift Bischof Meiser. 1951.
Interpretationes ad Vetus Testamentum pertinentes S.Mowinckel septuagenario missae. 1955.
Studies and Essays in Honor of A.A.Neuman. 1962.
Alttestamentliche Studien. F.Ntscher zum 60. Geburtstag gewidmet,
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Studia Orientalia J.Pedersen dicala. 1953.
Festschrift O.Procksch. 1934.

A B B R E V IA Z IO N I

FS
FS
FS
FS
FS

von Rad 1961


Rinaldi 1967
Robert 1957
Robinson 1950
Rost 1967

FS
FS
FS
FS
FS
FS
FS
FS
FS
FS
FS
FS
FS
FS

Rudolph 1961
Sachau 1915
Schmaus 1967
Schmid t 1961
Sellin 1927
Sohngen 1962
Thomas 1968
Thomsen 1912
Vischer 1960
Vogel 1962
Vriezen 1966
Wedemeyer 1956
Weiser 1963
Wellhausen 1914

G
GA ecc.
. GAG
GB
gen.
GenAp
Gesenius, Thesaurus
GesStud
giaud.
Gilg.
giud.
GK
GLNT
gr.
Grapow
Gray, I .egacy
Grondahl
Gt; Gtn
GThT
Gulkowitsch
Gunkel, Gen
Gunkel-Begrich
GVG

H
ha.

Studien zur Theologie der alttestamentlichen Uberiieferungen. 1961.


Studi suirOriente e la Bibbia, offerti a! P.G.Rinaldi. 1967.
Mlanges bibliques. Rdigs en lhonneur de ARobert, 1957.
Studies in Old Testament Prophecy. Presented to Th.H.Robinson. 1950.
Das feme und das nahe Wort. Festschrift L.Rost zur Vollendung seines
70. Lebensjahres am 30. November 1966 gewidmet. BZAW 105, 1967.
Verbannung und Heimkehr. 1961.
Festschrift W.Sachau zum siebzigsten Geburtstage gewidmet. 1915.
Wahrheit und Verkiindigung. M.Schmaus zum 70. Geburtstag. 1967.
Festschrift Eberhardt Schmidt, hrsg. von P.Brockelmann... 1961.
Beitrge zur Religionsgeschichte und Archologe Palstinas. 1927.
Einsicht und Glaube. G.Shngen zum 70. Geburtstag. 1962.
Words and Meanings. Essays presented to D.W.Thomas. 1968.
Festschrift V.Thomsen zur Vollendung des 70. Lebensjahres. 1912.
Hommage W.Vischer. 1960.
Vom Herrengeheimnis der Wahrheit. 1962.
Studia biblica et semitica. Th.C.Vriezen... dedicata. 1966.
Sino-Japonica. Festschrift A.Wedemeyer zum 80. Geburtstag. 1956.
Tradition und Situation. A,Weiser zum 70. Geburtstag. 1963.
Studien... J.Wellhausen gewidmet. BZAW 27, 1914.

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.
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Gesammelte Studien.
giaudico.
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haPel.
A B B R E V IA Z IO N I

XXV

HAL

HThR
HUCA
HufTmon

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ibid.
id.
IDB I-IV
ide.
1EJ
imp.
impf.
impf, cons.
incl.
ind.
ingl.
inf.
ins.
isr.
itp.
itpa.
itt.

ibidem,
idem.
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indoeuropeo.
Israel Exploration Journal.
imperativo.
imperfetto.
imperfetto consecutivo.
incluso.
indice.
inglese.
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J
JA
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Harris
HAT
Haussig I
HdO
Herdner, CT(C)A

Hermop.

hi.
hitp.
hitpe.
hitpo.
ho.
Hrsg.; hrsg.
HSAT

JAOS
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JBL
JCS
JE
Jenni, HP
XXVI

A B B R E V IA Z IO N I

JEOL
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JJSt
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K
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Kluge
Khler, Theol.
Knig
Knig, Syntax

KS
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Kuhn, Konk.

L
L
I
Lambert, BWL
Lande
Lane 1VITI
lat.
I.c.
I^eander
van der Leeuw
Leslau
,
Levy
Levy I-IV
de Liagre Bohl
Lidzbarski, NE
Lidzbarski, KI
Lis.
Littmann-Hfner
LS
LXX

Jaarberichl van het Vooraziatisch-Egyptisch Gezelschap (Genootschap)


Ex Oriente Lux.
jifil.
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A B B R E V IA Z IO N I

X X V II

mand,
Mand.
MAOG
masc.
MDA1
Meyer
Midr.
mill.
MIO
moab.
Montgomery, Dan.
Montgomery, Kings
Moscati, EEA
Moscati, Introduction
Muson
MUSJ
n.
nab.
NAWG
NE
NedGerefTTs
NedThT
NF; N.F.
ni.
,
nitp.
NKZ
Noldeke, BS
Nldeke, MG
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nr.
NS; N.S.
NT
ntl.
nts.
NTS
NTT
Nyberg

nota,
nabateo.
Nachrichten (von) der Akademie der Wissenschaften in Gottingen.
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Nederduitse Gereformeerde Teologiese Tydskrif.
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nitpa'el
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neutestamentlich (= nts.).
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Norsk Teologisk Tidsskrift.
H.S. Nyberg, Hebreisk Grammatik. 1952.

ogg.
opp.
OLZ

oggetto,
oppure.
Orientai istische Literaturzeitung.

Noth, OPt
Noth Gl
Noth GesStud 1-11

X X V tlI

A B B R E V IA Z IO N I

OrAnt
OrNS
o sim.
OT; O.T.
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OuTWP
ov.

Oriens Antiquus.
Orientalia (Nova Series).
o simile/i.
Old Testament; Oude Testament.
Oudtestamentische Studien.
Die Ou Testamentiese Werkgemeenskap in Suid-Afrika Pretoria,
ovvero.

p
p
pa.
pai.
pai. crist.
palm.
pap,
par.
part.
particol.
parz.
pass.
Payne Smith
p.e.
Pedersen, Israel I-IIJfll-lV
PEQ
perf.
pers.
persi.
pi.
PJB
plur.
Poen,
poi.
pr.
prep.
prof.
prol.
propr.
prps
prst.
PRU
pu,
pun.

fonte sacerdotale (de! Pentateuco).


pagina.
pael.
palestinese.
palestinese cristiano.
palmireno.
papiro,
parallelo/i.
participio,
particolarmente.
parzialmente.
passivo.
R. Payne Smith, Thesaurus Syriacus, voi. 1-2, 1868-97.
per esempio.
J. Pedersen, Israel, Its Life and Culture, voi. 1-2, 1926; voi. 3-4, 1934.
Palestine Exploration Quarterly.
perfetto.
persona.
persiano.
pPel.
Palastinajahrbuch.
plurale.
Plauto, Poenulus (vd. anche Sznycer).
polel.
pr,
preposizione.
profetico.
prologo.
propriamente.
propositus, -a, -um.
prestito (parola importala).
Le Palais Royal dUgarit. Voi. 2-6, 1955-70.
pu'al.
punico.

Q
q.
qlcn.
qlcs.

qere.
qal.
qualcuno,
qualcosa.

r.
RA, RAAO
RAC
von Rad I-Il

riga.
Revue dAssyriologie et dArcheologie Orientale.
Reollexikon fur Antike und Christentum. 1950ss.
G. von Rad, Theologie des Alten Testaments. Bd. 1 ,51966; Bd.2, '1965
(trad. italiana: Teologia deHAntico Testamento. Voi. 1,1972; voi. 2,
1974).
A B B R E V IA Z IO N I

XXIX

von Rad, Gottesvolk


von Rad, GesStud
RB
REJ
re!,
RES
rev,
RGG I-VI
RHPhR
RHR
risp.
RivBibl
Rost, KC
RQ
RS
RScPhTh
RSO
s.
s.
SAB
SAHG
sam.
se,; scil.
Schott
sec.
Sef. 1-01
Sellin-Fohrer
Sem
' sem.
semNO.
semO.
sgg.
sign.
sim.
sing.
sir.
sogg.
sopratt.
sost.
sp.
spec.
ss.
st.
st(at).
Stamm, AN
Stamm, HEN
SThU
StOr
XXX

A B B R E V IA Z IO N I

G. von Rad, Das Gottesvolk im Deuteronomium. 1929.


G. von Rad, Gesammelte Studien zum Alten Testament. T965.
Revue Biblique.
Revue des tudes Juives.
relativo; relativamente.
Rpertoire dpigraphie smitique.
reverse (rovescio).
Religion in Geschichte und Gegenwart. Hrsg. von K. Galling. Bd. 1-6,
J1957-62.
'
Revue dHistoire et de Philosophie religieuses.
Revue de lHistoire des Religions.
rispettivamente.
Rivista Biblica Italiana.
L, Rost, Das kleine Credo und andere Studien zum Alten Testament.
1965.
Revue de Qumran.
Ras Samra (testi citati secondo la numerazione di scavo; vd. anche PRU).
Revue des Sciences Philosophiques et Thologiques.
Rivista degli Studi Orientali.
seguente,
saPel.
Sitzungsberichte der Deutschen Akademie der Wissenschaften zu
Berlin.

A. Falkenstein-W. von Soden, Sumerische und akkadische Hymnen und


Gebete. 1953.
samaritano,
scilicet, cio.
Das Gilgamesch-Epos. Neu iibersetzt und mit Anmerkungen versehen
von A. Schott. Durchgesehen und ergnzt von W. von Soden. 1958.
secolo,
steli di Sefire (o Slre) ITII (vd. anche Fitzmyer, Sef.).
Einleitung in das Alte Testament. Begriindet von E. Sellin, vollig neu bearbeitet von G. Fohrer. 1965.
Semitica.
semitico,
semitico nordoccidentale.
semitico occidentale,
saggio,
significato,
simile/i.
singolare,
siriaco,
soggetto,
soprattutto,
sostantivo,
sopra,
specialmente
seguenti,
sotto.
stato; assol. (assoluto); cs. (costrutto); enf (enfatico).
. J.J. Stamm, Die akkadische Namengebung. *1968.
J.J. Stamm, Hebraische Erstatznamen, FS Landsberger 1965, 413-424.
Schweizerische Theologische Umschau.
Studia Orientalia.

StrB I-VI
StTK
sum.
Suppl
s.v.
SVT
Sznycer

Tallqvist
talv.
Targ. Jon.
ted.
teol.
TGI; TGP
TGUOS
ThBI
ThBNT
ThLZ
ThQ
ThR
ThSt
ThStKr
Th Studies
ThT
ThW
ThZ
tigr.
TM
Tri p,
txt?
txt em
UF
ug.
Ugaritica V
UJE
UT
v.
VAB
vang. '
de Vaux I-II
VD
vd.
vers.
voi.
Vriezen, Theol.

(H.L.Strack-) P.Billebeck, Kommentar zum Neuen Testament aus Tal


mud und Midrasch. Bd. 1-6, 1923-61.
Studia Theologica.
sumero; sumerico.
Supplementi Supplemento,
sub voce.
Supplements to Vetus Testamentum.
M. Sznycer, Les passages puniques en transcription latine dans le Poenutus de Plaute. 1967,
K.Tallqvist, Akkadische Gtterepitheta. 1938.
talvolta.
Targum Jonathan.
tedesco.
teologia; teologico.
K.Galling (ed.), Textbuch zur Geschichte Israels. 950; 21968.
Transactions of th Glasgow University Orientai Society.
Theologische Bltter.
Theologisches Begriffslexikon zum Neuen Testament. Hrsg. von L.Coenen, E.Beyreuther, H.Bietenhard. 1967ss.
Theologische Literaturzeitung.
Theologische Quartalschrift.
Theologische Rundschau.
Teologische Studien.
Theologische Studien und Kritiken.
Theological Studies.
Theologisch Tijdschrift.
G.Kjttel-G.Friedrich (ed.), Theologisches Worterbuch zum Neuen Testament. Bd. lss., 1932ss. (trad. italiana: vd. GLNT).
Theologische Zeitschrift.
vd. Littmann-Hfner.
testo masoretico (vd. anche BH3).
Tripolitania. (Testi dalla Tripolitania; numerazione secondo G.Levi della
Vida, cfr. DISO XXVHI).
testo incerto opp. corrotto.
textus emendatus; textus emendandus.
Ugarit-Forschungen.
ugaritico.
J.Nougayrol-E.Laroche-C-Virolleaud-C.F.A.Schaeffer, Ugaritica
1968.

The Universal Jewish Encyclopedia, ed. da L.Landman. 1948.


C.H.Gordon, Ugaritic Textbook. 1965.

V.

verso.
Vorderasiatische Bibliothek.
vangelo.
R. de Vaux, Les instilutions de TAncien Testament. Voi. 1-2, 1958-60
(trad. italiana: Le istituzioni delTAntico Testamento, 1964).
Verbum Domini,
vedi,
versione/i.
volume.
Th. C.Vriezen, Theologie des Alten Testaments in Grundziigen. 1957.
A B B R E V IA Z IO N I

XXXI

Vetus Testamentum.
veterotestamentario.

VT

vtrt.
Wagner
WdO
Wehr
WKAS
Wolff, GesStud
WuD
WUS
WZ
WZKM
XII

M.Wagner, Die lexikalischen und grammatikalischen Aramaismen im


alttestamentlichen Hebrisch. 1966.
Welt des Orients.
II.Wehr, Arabisches Wrterbuch fur die Schriftsprache der Gegenwart.
"1959-68.
M.Ullmann (ed.), Wrterbuch der klassischen arabischen Sprache.
1957ss.
H.W.Wolff, Gesammelte Studien zum Alten Testament. 1964.
Wort und Dienst (Jahrbuch der Theologischen Schule Bethel)
.T.Aistleitner, Wrterbuch der ugaritischen Sprache. Hrsg. von O.Eiss
feldt. 31967.
Wissenschaftliche Zeitschrift.
Wiener Zeitschrift Fr die Kunde des Morgenlandes.
Dodici profeti minori (Os-Mal).
i

Yadin

Y. Yadin, The Scroll of th War. 1962.

ZA
ZS
ZAW
ZDMG
ZDPV
ZEE
Zimmerli, GO

Zeitschrift fiir Assyriologie.


Zeitschrift fur gyptische Sprache und Altertumskunde.
Zeitschrift fiir die alttestamentliche Wissenschaft.
Zeitschrift der Deutschen Morgenlndischen Gesellschaft.
Zeitschrift des Deutschen Palastina-Vereins.
Zeitschrift fur evangelische Ethik.
W.Zimmerli, Gottes OfTenbarung. Gesammelte Aufsatze zum Alten Te
stament. 1963.
H.Zimmern, Akkadische Fremdwrter. 21917.
Zeitsclirift fur Kirchengeschichte.
Zeitschrift fiir die neutestamentliche Wissenschaft.
F. Zorell, Lexicon Hebraicum et Aramaicum Veteris Testamenti. 1968.
Zeitschrift fur Religions- und Geistesgeschichte.
Zeitschrift fr Semitistik.
Zeitschrift fiir Theologie und Kirche.

Zimmern
ZKG
ZNW
Zorell
ZRGG
ZS
ZThK

XXX11

A B B R E V IA Z IO N I

3K 'ab PADRE
1/ Il termine *'ab- padre con due radicali
(GVG 1,331; BL 450.524) appartiene al semitico
comune, al pari degli altri vocaboli di parentela
('m m adre, bri figlio, h fra
tello ). Come 'm madre e i propri corrispon
denti in molte lingue unespressione del linguag
gio infantile (L.Kohler, ZAW 55, 1937, 169-172;
id., JSS 1, 1956, 12s.); quindi errato pensare ad
una derivazione da una radice verbale (p.e. bh
volere ).

Ebr.
Zac
Mal
Sai
Giob
Prov
Rut
Lam
Est
Dan
Esd
Neem
lCron
2Cron

sing.

plur.

totale

2
3
5
6
23
3
l
3

5
4
14
3
3

7
7
19
9
26
3
2
3

1 "
60
58

14
19
46
65

14
20
106
123

1
2

5
2

491
3

1211
7

Nellebr. dellAT non si hanno derivati dal termine pri


mitivo (astratti, aggettivi, diminutivi, forme particolari
di apostrofe); cfr. invece Taccadico abbtu paternit
(AHw 6a; CAD A/I,50s.), in genere in senso traslato
( comportamento paterno ; abbuia epsu/sabtu/ahzu = intercedere ), anche in testi di diritto familiare
p.e. a Nuzi per il conferimento della potest familiare
alla moglie dopo la morte delladottante (P.Koschker,
OLZ 35, 1932, 400).
Lastratto attestato anche in fen.: Iscrizione di Karatepe I, r. 12s. (= KAJ nr. 26) ogni re mi ha persino
scelto in paternit (tfbt pUn) per la mia giustizia e per la
mia saggezza e per la bont del mio cuore (Friedrich
91.130; KAI 11,40; DISO 3); in altro modo, ma non si
curo, M.Dahood, Bibl 44, 1963, 70.291; HAL 2a: 'bt
plur. maiestatico, da intendersi in senso singolare anche
in Is 14,21 e Sai 109,14.
hd 'bwf sembra derivare dalfacc abbta ahzu inter
cedere (CAD A/I,178) nel sir. (C.Brockelmann, ZA
17, 1903, 251s.; LS la) e come calco delParam.
neilebr. di Qumran: 1QS 2,9 'hdz bt interces
sore (P.Wernberg-Nteller, VT 3, 1953, 196s.; id., The
Manual of Discipline, 1957, 53s.; E.Y.Kutscher, Tarbiz
33, 1963/64, 125s.).

Aram.
Dan
Esd
AT
ebr.
aram.

11/ La voce 'ab, con pi di 1200 attestazioni, sta


allIT posto nellelenco dei sostantivi pi fre
quenti, dopo dbr e prima di *rr.

Padre designante il genitore maschile sta in re


lazione complementare con madre , e ci deter
mina una seconda e meno marcata opposizione
allinterno del campo sematico. I due termini ven
gono spesso collegati in serie nominali: la succes
sione padre-madre si deve al ruolo preminente del
padre nella famiglia, organizzata secondo il diritto
paterno (G.Quell, ThW V,961ss. = GLNT
IX,1154ss.)._

Nella statistica che segue sono omessi 'Ubi usato come


interiezione (ISam 24,12; 2Re 5,13; Giob 34,36) e lag
giunta delledizione Bombergiana in 2Cron 10,14; si
tiene conto di bi(w) unito al nome personale Hram
(2Cron 2,12; 4,16); in Lis. manca Gen 46,34.
Ebr
Gen
Es
Lev
Nurn
Deut
Gios
Giud
ISam
2Sam
IRe
2Re
Is
Ger
Ez
Os
Giona
Am
Mi

3K 'db PADRE

sng.

plur.

totale

198
10
22
28
20
17
44
48
27
64
31
16
15
13

10
14
3
57
51
18
10
5
1
31
38
5
48
14
1
1
1
1

208
24
25
85
71
35
54
53
28
95
69
21
63
27
1
1
2
2

1
1

720
4

IH /
1/ Nel significato fondamentale padre
(fisico dei propri figli) gi inclusa la correla
zione con figlio/figlia o con i rispettivi plurali;
quindi anche nellAT, tranne che in alcuni casi
dove si ha uso traslato (titolo onorifico, autore
o sim ), il termine non viene mai adoperato senza
questa contrapposizione implicita o esplicita. Non
si verifica nelFAT una riduzione a puro termine di
relazione come in parte nella kunyah araba (p.e,
padre del deserto = struzzo); su 'Jbl-ad di Is
9,5 vd. st. 3.
In quanto termine che esprime una relazione allinterno
della famiglia, il sing. nella quasi totalit dei casi (14/15)
seguito da un genitivo o da un suffisso possessivo; per
ci solo tre volte ha larticolo (con valore generico).

Padre e madre sono in parallelo tra loro in Sai


109,14; Giob 17,14; 31,18; Prov 1,8; 4,3; 6,20; 19,26;
23,22; 30,11.17; Mi 7,6; cfr. inoltre senza rigida costri
zione formale Ger 16,3; 20,14s.; Ez 16,3.45 con inver
sione degli elementi, determinata in parte dal contenuto.
Su 52 serie nominali (elenco in B.Hartmann, Die nomnalen Aufreihungen in AT, 1953, 7, inoltre Lev 20,9b;
Giud 14,6; IRe 22,53; 2Re 3,13; del Ger 6,21) tre presen
tano la successione madre-padre (Lev 19,3; 20,19; 21,2;
sui motivi di tale inversione cfr. Elliger, HAT 4, 256
n. 5).
In alcuni di questi passi si potrebbe in realt sostituire
padre e madre con genitori (Ger 2,24; 28,7; Deut
21,13; Giud 14,2ss.; ISam 22,3; 2Sam 19,38; Zac 13,3.3
con j lcdw che lo hanno generato; Rut 2,11; Est
2,7.7; cfr. LXX e ta Bibbia di Zurigo per Est 2,7). Il plu
rale 1bt usato per genitori solo in epoca postvtrt.;
cfr. lacc. abb (AHw 7b, raro), il sir. *abh e il duale
arab. abawni.

Nel suo significato primario 'ab non viene mai so


stituito da alcun sinonimo.
In ug. oltre al pi frequente ab si usa anche od, adn e htk
per indicare il padre. Inoltre ad (in 52 [= SS], 32.43 ad ad
par. risp. um um e mi mt) sembra essere un vezzeggiativo
(cfr. Driver, CML 123a. 135a: dad [dy] [ pap ]; UT
nr. 71; WUS nr. 73; anche Huffmon 130.156), che
nellambito familiare sostituisce il vocabolo normale. Al
contrario adn signore, padrone sostituisce il termine
che designa il padre in discorsi di riguardo (77[= NIC],33; 125 [= IIK],44.57.60; A.van Selms, Marriage
and Family Life in Ugaritic Literature, 1954, 62.113); di
qui tuttavia non consegue che si possa equiparare diret
tamente dn con padre (contro M.Dahood, CBQ
23, 1961, 463s. per Ger 22,18; 34,5; Prov 27,18; cfr. p.e.
Gen 31,35 allora essa disse a suo padre: mio si
gnore... ). In htk (participio o nome dagente) il signifi
cato primario del verbo (UT nr. 911; WUS nr. 985; aiab.
hataka recidere ) non ancora del tutto chiaro (cfr.
.UllendorfT, JSS 7,1962, 341: circumciser [ circoncisore J Gray, Legacy 71 n. 2). improbabile che la ra
dice compaia in Sai 52,7 (A.F.Scharf, VD 38,1960, 213
222; Dahood, UHP 58: pi. privativo unfather [ ren
dere orfano di padre ]).

A differenza di m (Es 22,29 la madre del bue e


della pecora; Deut 22,6 uccello madre), 'ab non
viene mai riferito ad animali.
2/ Il termine viene usato in senso pi ampio in
tutta larea semitica: da un lato esso si estende agli
antenati (a) e dallaltro include la paternit non fi
sica che si crea con ladozione o sim. (b).
a) Come nellide., non esiste alcun termine speci
fico per nonno , il che potrebbe dipendere da
una situazione sociologica: nella grande famiglia il
pater familias comanda non solo sui figli, ma an
che sui nipoti e i pronipoti (E.Risch, Museum
Helveticum 1, 1944, 115-122).
NelTAT per designare il nonno paterno sufficiente il
semplice 'ab (Gen 28,13 Giacobbe-Abramo; 2Sam 9,7 e
16,3 Meri-Baal-Saul), mentre il nonno materno viene
detto 'ab7irnmck/ padre di tua madre (Gen 28,2 Giacobbe-Betuel).
In acc. si trova ahi abi oppure, con il sandhi, abab (CAD
A/1,70; AHw 7b), anche come n. pers. (sostitutivo)
(Stamm, AN 302; id., 1TEN 422); cfr. inoltre il n. pers.
Afiafioutt; a Dura (F.Rosenthal, Die aramaistische Forschung, 1939, 99 n. 1) e il sir. bbwj (J.B.Segal, BSOAS
16, 1954, 23).
I LXX usano una volta
nonno (Eccli prol
7) e una volta 7irp97t 7rtto<r (bis) nonno (Es 10,6
dove per abt 'abt<zk significa/in base al contesto,
i tuoi antenati ).
Lebr. moderno si serve di "ab zqn avo (cfr. al con
trario Gen 43,27 e 44,20 il vecchio padre ).

Lestensione del termine allascendenza genealo


gica avviene anzitutto con il plur. 'abt, che as
sieme al proprio padre comprende anche il nonno
(Gen 48,15-16 Isacco e Abramo quali padri di
Giacobbe) e il bisnonno (2Re 12,19 Giosafat, loram e Acazia come padri di Ioas) o un numero
indeterminato di generazioni.
In questo significato pi largo di predecessori
3

(cfr. 1abtm hrisdnm Ger 11,10) il termine pos


siede anche dei sinonimi, ossia risnm Lev 26,45;
Deut 19,14, G TraTepsc;, GA TtpTepoi.; Is 61,4;
Sai 79,8) e haqqadmnl (ISam 24,14 collettivo, a
meno che non si debba leggere -nm), e anche
ammlm nellespressione sp ni. ycEf-'amma>krammw riunirsi ai propri antenati (Gen
25,8.17; 35,29; 49,29 txt em. 33; Num 20,24;
27,13; 31,2; Deut 32,50; -am i
Anche il plurale del significato primario ( padri di varie
famiglie) compare s nellAT (Giud 21,22 i padri o i
fratelli delle fanciulle di Silo rapite; Ger 16,3 i loro pa
dri, che li generano ; inoltre unaltra ventina circa di
passi con generica contrapposizione tra la vecchia e la
nuova generazione), ma notevolmente pi raro ri
spetto al significato progenitori , che Funico possi
bile gi solo per ragioni biologiche quando il termine
unito ad un suffisso singolare ( i miei padri ecc.).
Non certo se la forma plurale femminile in -t derivi
dal fatto che 'ab possiede per sua natura solo il singolare
(L.Khler, ZAW 55, 1937, 172). Noldeke, BS 69, sup
pose una formazione analoga a quella del termine polare
*immdt m adri (cos anche GVG 1,449; BL 515.615;
Meyer 11,45; G.Rinaldi, BeO 10, 1968, 24).
Attestazioni del plurale progenitori nelle iscrizioni
del semNO. e in acc. sono riportate in DISO 1 e CAD
A/I,72 (accanto ad abb nellarea semO. anche abbutu).
Lespressione ampliata e rafforzata n i tuoi/suoi padri
n i padri dei tuoi/suoi padri (Es 10,16 del faraone;
Dan 11,24 di Antioco IV) in frase negativa non significa
altro che lintera serie dei progenitori.

Anche il singolare pu assumere il significato di


progenitore (80x), ma allora indica sempre il
progenitore per eccellenza (cfr. Is 43,27 blk hdrTsn), ossia lantenato di un clan (Recabiti Ger
35,6-18), di una stirpe (Dan Gios 19,47; Giud
18,29; Levi Num 18,2), di una categoria professio
nale (Gen 4,21s.22 txt em.; i discendenti di
Aronne lCron 24,19), di una dinastia (Davide
Re 15,3b.I1.24 ecc., 14x), di un popolo (Lsraele:
Abramo Gios 24,3; Is 51,2; Giacobbe Deut 26,5; Is
58,14; tutti e tre i patriarchi lCron 29,18). Mentre
per gli eroi eponimi si pu ancora convenzional
mente parlare di padre (Cam-Canaan Gen
9,18.22; Kamuel-Aram Gen 22,21; Camor-Sichem
Gen 33,19; 34,6; Gios 24,32; Giud 9,28; ArbaAnak Gios 15,13; 21,11; Machr-Galaad Gios 17,1;
lCron 2,21.23; 7,14; cfr. anche nell1allegoria della
Gerusalemme personificata Ez 16,3.45), quando si
tratta di popoli sarebbe meglio tradurre con ca
postipite (figli di Eber Gen 10,21; Moabiti e Am
moniti Gen 19,37s.; Edomiti Gen 36,9,43).
In lCron 2,24.42-55; 4,3-21; 7,31; 8,29; 9,35 (31x) la for
mula x, padre di y (M.Noth, ZDPV 55, 1932, 100;
Rudolph, HAT 2l,13s.) contiene non solo nomi di stirpi
ma anche nomi di luogo.
In Gen 17,4.5 *ab(-)hamn gjtm padre di molti po
poli linsolita forma costrutta determinata dal gioco
di parole con 'abrhm,

b) Lestensione di significato ad una paternit


adottiva si spiega col fatto che la relazione tra fi
glio e padre per sua natura meno diretta di quella
3X 'ab PADRE

tra figlio e madre. Il diritto babilonese non fa dif


ferenza tra la legittimazione di un figlio proprio
nato dalla schiava e ladozione di un figlio altrui
(Driver-Miles 1,351.384). Tuttavia, prescindendo
dalluso puramente metaforico, il termine ab
viene usato molto raramente nel senso di una pa
ternit non fisica, come del resto anche ladozione
in senso proprio, ossia al di fuori della parentela,
neilAT non quasi per nulla attestata (De Vaux
1,85-87; H.Donner, Adoption oder Legitimation?
OrAnt 8 ,1969, 87-119). Su Jahwe come padre
dei re davidico vd. st. lV/3b.
In accadico si fa distinzione tra abum murabbsu padre
adottivo e abum widum padre fisico (CAD
A/I,8b).

Come a Babilonia (Driver-Miles 1,392-394), cos


anche in Israele gli apprendisti e i lavoratori pote
vano essere in una certa relazione adottiva rispetto
al loro capomastro; tuttavia luso dei termini di
parentela figlio e padre per esprimere i
membri e il capo d una corporazione artigiana po
trebbe dipendere anzitutto dal fatto che i figli se
guivano normalmente la professione del padre.
b potrebbe essere il fondatore o il direttore di
una corporazione artigiana in ICron 4,14 (cfr.
4,12.23) (I.Mendelsohn, BASOR 80, 1940, 19).
Anche il capo di una corporazione profetica, che
era allo stesso tempo il padre spirituale , venne
forse chiamato ab (L.Durr, Heilige Vaterschaft
im antiken Orient, FS Herwegen 1938, 9ss.;
j.Lindblom, Prophecy in Ancient Israel, 1962,
69s.; J.G. Williams, The Prophetic Father , JBL
85, 1966, 344-348); almeno per Elia ed Eliseo tro
viamo lappellativo bf padre mio (2Re 2,12;
13,14; usato anche per i non appartenenti ai ben
hannebVim\ 2Re 6,21; cfr. 8,9 tuo figlio ). Tut
tavia qui facile il passaggio a 'ab come titolo
onorifico (vd. st. 3) (Lande 21s.; K.Galling, ZThfC
53,1956,130s.; A.Phillips, FS Thomas 1968,183
194).
In ISam 24,12 e 2Re 5,13 si deve leggere uninte
riezione (GVG 11,644; Joion 105s.; contro ThW
V,970 n. 141 = GLNTIX,1181 n. 141; altrimenti
si dovrebbe supporre in ISam 24,12 un titolo ono
rifico o unespressione rivolta al suocero, e in 2Re
5,13 una formula fissa di apostrofe col suffisso
singolare in bocca a pi persone, cfr. L.Khler,
ZAW 40, 1922, 39).
Come avviene per lappellativo ben figlio mio
rivolto al discepolo, particolarmente nella lettera
tura sapienziale (ben), cos anche 'ab potrebbe
indicare il maestro di sapienza in quanto padre
spirituale (cfr. per leg.: Diirr, l.c. 6ss.; H.Brunner,
Altg. Erziehung, 1957, 10; per la Mesopotamia:
Lambert, BWL 95.102.106). Per lAT per non si
pu dire con certezza se ci si allontani dalluso
normale (cfr. eventualmente Prov. 4,1 e 13,1).
3/ Nelluso traslato del termine (paragone e
metafora) viene dato particolare risalto ad un
aspetto del concetto. Anche nelle lingue affini il
5

2K 'b PADRE

padre, oltre ad essere una persona di riguardo, in


modo particolare il protettore sollecito.
Per lacc. cfr. CAD A/I,51s.68a.71-73.76; AHw 8a. Fen.:
iscrizione di Kilamuwa (= KAI nr. 24) 1,10 ma io ero
per luno come un padre e per laltro come una madre e
per il terzo come un fratello ; iscrizione di Karatepe
(= KAI nr. 26) 1,3 Ba al mi ha costituito padre e ma
dre dei Danuna (cfr. 1,12, cfr. sp. 1); J.Zobel, Der bildliche Gebrauch der Verwandschaftsnamen im Hebr.
mit Beriicksichtigung der ubrigen sem, Sprachen, 1932,
7ss. (anche per il materiale rabbinico).

Prescindendo dai casi in cui il termine riferito a


Dio (vd. st. IV/3), nellAT il senso traslato si
trova occasionalmente solo in Giobbe (autore
della pioggia: Giob 38,28; protezione per i poveri:
Giob 29,16; 31,18, cfr. BrSynt 97a.; stretta appar
tenenza: Giob 17,14, con la formula filiale tu
sei mio padre , cfr. Fohrer, KAT XVI,295).
Gi vicini al consolidamento abituale sono i titoli
onorifici con cui si designano in diversi ambienti
e in vari tempi coloro che detengono funzioni sa
cerdotali e politiche: Giud 17,10 e 18,19 Padre e
sacerdote (cfr. G.Quell, ThW V,961s. = GLNT
IX,1156ss., che si rifa a Bertholet 256); Is 22,21
padre per gli abitanti di Gerusalemme e la casa
di Giuda (del sovrintendente di palazzo, cfr. De
Vaux 1,199s.); inoltre anche il nome regale del
messia in Is 9,5 padre eterno (Cfr. H.Wildberger, ThZ 16, 1960, 317s.); fuori di Israele Ah 55
padre di tutto quanto Assur (Cowley 213.221);
Est G 3,13s. &UTpo<; 7raT7)p; 8,12; IMacc 11,32.
In Gen 45,8 ^espressione come padre per il faraone
una trasposizione in ebraico del titolo egiziano jt-ntr
padre del Dio , con cui si vuole evitare lo scandalo di
designare il re come un dio (J.Vergote, Joseph en Egypte, 1959,114s.). Sulla storia del titolo egiziano, usato
per i vizir e i sacerdoti, ma in origine per i precettori dei
principi ereditari, cfr. A.H.Gardiner, Ancient Egyptian
Onomastica 1,1947, 47*-53*; H.Brunner, ZS 86, 1961,
90-100; H.Kees, ibid. 115-125.
Secondo Rudolph, HAT 21,200.208, bf e 'bw in
2Cron 2,12 e 4,16 non vanno intesi come parte del nome
proprio, ma si devono tradune come un titolo mio/suo
maestro (cosi pure Stamm, HEN 422; cfr. anche CAD
A/I,73a.).
Lappellai ivo ydb per Elia ed Eliseo stato gi menzio
nato sopra (2b). Laccadico abu come appellativo onori
fico attestato in alcune lettere (cfr. CAD A/1,71).

4/ ab come nome retto strettamente unito a


bjit casa . bt-b casa patema, famiglia si
gnifica originariamente la grande famiglia abi
tante in ununica casa, a capo della quale sta il pa
ter familias. Essa comprende anche la moglie o le
mogli de! pater familias, i figli (sia nel caso che
non siano ancora sposati, sia nel caso che abbiano
gi fondato una famiglia), le figlie (in quanto sono
nubili o vedove o hanno abbandonato la casa del
marito) e le mogli e i bambini dei figli sposati
(L.Rost, Die Vorstufen von Kirche und Synagoge
im AT, 1938 [21967], 44).
Mentre nellepoca preesilica la casa paterna in
teressava solo il diritto familiare ed ereditario,
6

dopo ta catastrofe del 587, che comport il crollo


dell'organizzazione familiare, essa divenne, al po
sto delia misph lam)> la cellula fondamentale
per la costruzione della vita sociale. Nei testi sa
cerdotali (nelle parti secondarie) e nellopera sto
rica del Cronista la l'ed comunit (opp. -qhl si articola in mattt trib e bt-'bt
case paterne , a capo delle quali stanno risp. un
nasi capotrib e un rs capo (Rost, l.c. 56
76.84).
Su 83 passi con il singolare (in preponderanza preesilici:
Gen 18x, Giud 12x, ISam 13x) 11 presentano Fuso tec
nico postesilico (citazioni in Rost, l.c. 56).
Il plur. bt-bt (68x. di cui 30x in Num 1-4, lOx in
lCron 4-7; citazioni in Rost, l.c. 56, da aggiungere lCron
7,40, il passo pi antico Es 12,3) viene formato in una'
maniera caratteristica, ponendo al plurale solo il secondo
membro (GK 124p; Joion I36n); da ci si deduce
che esiste una connessione molto stretta tra i due ter
mini (non chiaro ThW V,960, r. 40ss. = GLNT
IX,1153, r. 28ss.). Al posto del duplice stato costrutto
come nel caso di rase bt-abtm{p.e. Es 6.14) compare
anche labbreviato rs bdt (p,e, Es 6,25), senza bt(43x, citazioni in Rost, l.c. 65, da aggiungere Esd 8,1;
inoltre nesi' habt IRe 8,1; 2Cron 5,2; sar ha'bt
Esd 8,29; lCron 29,6), specialmente se ^espressione
seguita non solo dal suffisso di 3a plur. ma da altre spe
cificazioni (questa differenza normale nei testi P, men
tre nellopera del Cronista si pu trovare anche rase (h)1bt senza altre specificazioni e persino *bdt da solo:
Neem 11,13; lCron 24,31). Unito a ,ahuzz possesso
(Lev 25,41), n a if l eredit (Num 36,3,8) e matta?
trib (Num 33,54; 36,3.8) da tradursi semplice
mente con padri (contro Rost, l.c. 56s.).
Complessivamente si hanno 201 passi con 1b nel sign.
di casa paterna , di cui 129 nel senso terminologico
pi tardivo.

5/ Nomi propri formati con b si ritrovano in


tutta Fonomastica semitica antica.
Bibliogr.: acc.: Stamm, AN; Mari e can. orientale: Huffmon; ug.: Grndahl; fen.: Harris; arab. del sud:
G.Ryckmans, Les noms propres sud-smitiques, 1934;
ebr.: Noth, IP; una prima raccolta del materiale in M.
Noth, Gemeinsemitische Erscheinungen in der isr. Namengebung, ZDMG 81, 1927, 1-45, con quadro stati
stico p, 14-17; per Param. cfr. A.Caquot, Sur ronomastique religieuse de Palmyre, Syria 39, 1962, 236.240s.

NelTAT si hanno circa 40 nomi formati con ab ,


il quale sta per lo pi in prima posizione, e va in
teso quasi sempre come soggetto e mai come st.
cs. Prima di poter valutare questo materiale rela
tivo ai nomi dal punto di vista storico-religioso,
bisogna distinguere fra luso teoforo e luso pro
fano di questo termine di parentela. Mentre i
primi studi sullargomento, ossia quelli di
W.W.Baudissin (Kyrios als Gottesname im Judentum, IH, 1929,309-379) e d M.Noth (vd, sp,),
si occuparono quasi esclusivamente delluso teo
foro dei termini di parentela, che indicherebbero il
Dio della trib, Stamm, HEN 413-424, suppone in
pi di un quarto delle forme un uso profano, in
quanto si tratterebbe dei cd. nomi sostitutivi, ossia
di nomi per i quali si vedeva nel neonato la rein
7

carnazione sostitutiva di un membro defunto


della famiglia (J.J. Stamm, RGG IV,1301).
Esempi di nomi costituiti da una frase sono *jjb
Giobbe (lamento formato con particella interrogativa
dov il padre ) e *absaj Abisai (il padre esiste an
cora , secondo H.Bauer, ZAW 48,1930,77); esempio di
designazione 'ah'b Ahab ( fratello del padre ).
In casi come iabVl>1FIVb, ulbijjyJ'b opp. bmcecek
(cfr. iTmcelcek), abldn (cfr. Dnijj!) ecc. il significato
teoforo deUelemento 'b tuttavia sicuro.

La valutazione storico-religiosa deve tener conto


del fatto che i nomi, per un certo atteggiamento
conservatore, vengono usati anche dopo che la si
tuazione esistente quando il nome si era formato
ormai mutata (cfr. Noth, IP 141 per i nomi di
confessione come J'h: in origine voleva porre
sullo stesso piano lantico Dio della trib e il
nuovo Dio dellalleanza, tuttavia era ancora in uso
nel periodo postesilico); inoltre tale valutazione
deve tener conto del fatto che possono sorgere
nuovi significati (metaforici), che riguardano la
grammatica, la sintassi e il contenuto (H.Bauer,
OLZ 33, 1930, 593ss.). In particolare, per quanto
concerne le etimologie che si rifanno ad una di
vinit considerata consanguinea al clan, cer
to che nellepoca storica di Israele il significato
di questi nomi venne mutato, per il fatto che la
divinit chiamata padre, fratello o zio fu posta
sullo stesso piano di Jahwe (Stamm, HEN
418). Secondo W.Marchel, Abba, Pre, 1963,
13.27ss., la parentela con Dio posta in rilievo dai
nomi propri va intesa fin da principio solo in senso
metaforico.
IV/ 1/ Partendo dalle designazioni di Dio
che si incontrano nei racconti relativi ai patriarchi
e a Mos, le quali come secondo membro di una
catena costrutta contengono un nome di persona
( il Dio di bramo ecc.), e fondandosi su ana
logie nabatee, A.Alt (Der Gott der Vater,
1929 = KS 1,1-78) ha sostenuto che nei primi
tempi di Israele era in vigore una religione che si
pu definire come la religione del Dio dei padri
(con lui concordano W.F. Albright, Von der Steinzeit zum Christentum, 1949, 248s.; von Rad
I,21s.; J.Brighi, A Hstory of Israel, 1960, 86-93;
V.Maag, SThU 28, 1958, 2^28; H.Ringgren, Isr.
Religion, 1963, 17s.; di parere contrario J.Hoftijzer, Die Verheissungen an die drei Erzvter, 1956,
85 ss,, cfr. inoltre M.Noth, VT 7, 1957, 430-433).
La persona X, per la quale la divinit viene chia
mata Dio di X , riceve una rivelazione e fonda
un culto; nella famiglia di X la divinit continua
ad essere venerata come Dio del padre
(Os*; TzoLTpoQ). Il legame di queste divinit non
con un luogo, ma con un gruppo di uomini e con
il loro mutevole destino, significa che esse assu
mono funzioni sociali e storiche, determinando
cos un distacco dal naturalismo (W.Eichrodt, Religionsgeschichte Israels, 1969, 7-11). Per quanto
riguarda il procedimento con il quale nei primi
2KT 'ab PADRE

tempi di Israele le varie divinit dei padri si sono


fuse fra loro e con Jahwe, Alt cos si esprime (l.c.
63): Gli dei dei padri furono i nraiSayGYoi che
condussero verso il Dio pi grande, il quale in se
guito li soppiant completamente .
Nei passi J ed E di Gen che qui ci interessano
(26,24; 28,13; 31,5.29 42.53.53; 32,10.10; 43,23;
46,1.3; 49,25; 50,17, talvolta con suffisso perso
nale), se si suppone che i patriarchi stiano tra loro
in una relazione genealogica, la parola 'ab al sing.
si riferisce nel caso di Isacco ad bramo (26,24),
nel caso di Giacobbe ad Isacco (p.e. 46,1) opp. ad
Abramo e Isacco (32,10; formula doppia con un
unico 'ab anche in 28,13; 31,42; cfr. 48,15), nel
caso dei figli di Giacobbe a Giacobbe (50,17), an
che se, come nellultima citazione, il nome proprio
non compare necessariamente. Per i passi di Es al
singolare (in 3,6 poich si ha il Dio di Abramo,
di Isacco e di Giacobbe il testo sam. pone il
plur.; 15,2 parallelo a mio Dio ; 18,4) ci si pu
chiedere se lespressione il Dio di mio/tuo pa
dre indichi proprio il Dio dei patriarchi oppure (il
che in pratica la stessa cosa) pi genericamente
il Dio venerato gi prima nella famiglia di Mos
(su 3,6 cfr. Alt, Le. 13 n. 2; diversamente
Ph.IIyatt, VT 5,1955,130-136); i passi pi tardivi,
che si riferiscono al Dio del progenitore Davide
(2Re 20,5 = Is 38,5; lCron 28,9; 2Cron 17,4;
21,12; 34,3), rivelano comunque una continuit
nella venerazione del Dio allinterno della famiglia
opp. della dinastia. lCron 29,10 parla ancora del
D io del nostro padre Israele (cfr. 29,18.20).
La formulazione al plurale il Dio dei vostri/loro
padri compare quando Jahwe viene posto sullo
stesso piano del Dio di Abramo, di Isacco e di
Giacobbe in Es 3,13.15.16; 4,5 (Alt, Le. 9-13). I ri
manenti passi, che menzionano il Dio dei pa
dri (Deut 1,11.21; 4,1; 6,3; 12,1; 26,7; 27,3;
29,24; Gios 18,3; Giud 2,12; 2Re 21,22 e altri 30
in Dan, Esd e Cron), dipendono dalluso din.
dell'espressione padri (vd. st. 2b). Dan 11,37
tratta degli dei (plur.) dei padri del principe pa
gano (cfr. anche Ez 20,24 gillGl btm idoli dei
loro padri ).
2/ Il plur. 'boi padri si incontra in una serie
di espressioni pi o meno fisse e di diverso valore
teologico.
a) Teologicamente neutrali sono anzitutto le peri
frasi con cui si vuole esprimere eufemisticamente
il verbo morire , come p.e. coricarsi coi propri
padri , studiate da B.Alfrink, OTS 2, 1943, 106
118 e 5,1948,118-131 (cfr. anche O.Schilling, Der
Jenseitsgedanke im AT, 1951, 11-15; M.D.Goldman, ABR 1, 1951, 64s.; ibid. 3, 1953, 51;
G.R.Driver, FS Neuman, 1962, 128-143).
I verbi usati sono: (1) skb coricarsi Gen 47,30; Deut
31,16; 2Sam 7,12; inoltre 26x in l/2Re e llx in 2Cron,
in tutto 40x; in 2Sam 7,12 con la prep.
altrimenti
sempre con 7m-. Lespressione si riferisce alla morte,
non alla sepoltura; viene adoperata, come ha mostrato

3K 'b PADRE

Alfrink, solo per la morte pacifica (per 9 dei 18 re del re


gno del nord e per 13 dei 19 re di Giuda: per il problema
di Achab [2Re 22,40] cfr. C.F.Whitley, VT 2, 1952,
148s.); (2) qbr seppellire Gen 49,29 (con #/-); IRe
14,31 e altre 13x in l/2Re e 2Cron (con
(3) sp
riunire Giud 2,10 (con cel)\ 2Re 22,20 = 2Cron
34,28 (con o/-); in Giud 2,10 la formula sembra essere
una contaminazione delFespressione 1sp ni. cel-'ammw
riunirsi ai propri antenati (Gen 25,8 e altri 9 passi nel
Pentateuco; cfr. Alfrink, OTS 5, 1948, 1!8s.) con la for
mula ( 1); (4) bi1 andarsene Gen 15,15 (con a?/-); Sai
49,20 (con W-); (5) hlk andare lCron 17,11 (con
'im-, cfr. Rudolph, HAT 21,131).
Sostantivi uniti ad bt in connessione con la tomba e
la sepoltura si trovano in IRe 13,22; Ger 34,5; Neem
2,3.5; 2Cron 21,19; sepoltura nella tomba del padre
(sing. ) viene menzionata in Giud 8,32; 16,31; 2Sam 2,32;
17,23; 21,14 Non si pu dire che padri abbia qui una
certa importanza dal lato religioso, come se si trattasse di
un culto degli antenati (contro G.Hlscher, Geschichte
der isr. und jud. Religion, 1922, 30s.).

b) A cominciare pi o meno dal T sec. il plur. i


padri diventa un concetto importante nel lin
guaggio teologico; esso fornisce una dimensione
storico-salvifica alle sentenze sul popolo dIsraele,
il quale forma ununit organica nei padri e nei fi
gli sia quando sono in armonia sia anche quando
si separano gli uni dagli altri.
In collegamento con le tradizioni dei patriarchi, la
teologia dtn. d unimportanza particolare alle
promesse ai padri. Nel linguaggio dipendente dal
Deut i padri continuano poi ad essere ricordati
come coloro che hanno ricevuto doni salvifici (cfr.
per il Deut O.Bchli, Israel und die Vlker, 1962,
119-121).
Gi in Osea troviamo una volta i padri , tutta
via non nelle tradizioni dei patriarchi, ma nellim
magi ne poetica del ritrovamento nel deserto (9,10
i vostri padri in par. con Israele ).
La formula pi usata nel linguaggio dtn. quando
si parla della promessa ai padri : la terra che
Jahwe ha giurato di dare ai padri : o sim. Nella
letteratura dtn.-dtr. passi che usano
ni. giu
rare sono: Es 13,5-11; Num 11,12; 14,23; Deut
1,8.35; 4,31; 6,10.18.23; 7,8.12.13; 8,1.18; 9,5;
10,11; 11,9.21; 13,18; 19,8; 26,3.15; 28,11; 29,12;
30,20; 31,7.20 (comp. 21); Gios 1,6; 5,6; 21,43.44;
Giud 2,1; Ger 11,5; 32,22; Mi 7,20; con dbr pi.
promettere Deut 19,8, cfr. ymr Neem 9,23. Sul
giuramento di Jahwe ai patriarchi cfr. G. von Rad,
Das Gottesvolk im Deut, 1929, 5; N.Lohfmk, Das
Hauptgebot, 1963, 86-89 e lelenco di p. 307s. Ol
tre alla promessa della tena, anche altre realt
vengono date in dono ai padri, come la moltipli
cazione della discendenza e, uscendo dallambito
delle tradizioni dei patriarchi, lelezione, la dedi
zione damore e la conclusione del patto (cfr. an
che Deut 4,37; 5,3 col trasferimento parenetico
della stipulazione dellalleanza allattuale genera
zione; 10,15; 30,5.9). Anche il discorso sul Dio
di padri della teologia dtn. e delle epoche succes
sive da porsi in relazione con queste formule
(per le citazioni vd. sp. IV /1). Talvolta Abramo,
10

Isacco e Giacobbe vengono enumerati singolar


mente come padri (Deut 1,8; 6,10; 9,5; 29,12;
30,20; anche lCron 29,18); Deut 10,22 parla dei
padri come di settanta persone che scesero in
Egitto.
,
Nei numerosi passi post-dtn. che menzionano i
padri come beneficiari di doni salvifici vanno rile
vate anzitutto le espressioni fisse che si collegano
alle formule dtn. di giuramento e che parlano
della terra che Jahwe ha dato ai padri (verbo
ntn): IRe 8,34.40.48 (=2Cron 6,25.31.38); 14,15;
2Re 21,8 (=2Cron 33,8 txt em); Ger 7,7.14; 16,15;
23,39; 24,10 (autentico?); 25,5; 30,3; 35,15; Ez
20,42; 36,28; 47,14; Neem 9,36; con uhi hi. Ger
3,18.
Vanno inoltre tenute presenti le brevi rassegne
storiche dtr. in Gios 24 ( padri condotti fuori
daUEgitto v. 6.17 vengono distinti dai padri pa
gani che abitano al di l del fiume v. 2.14.15);
Giud 2,17.19.20.22; 3,4; ISam 12,6-8; Re
8,21.53,57.58; 9,9; 2Re 17,13.15; 21,15; inoltre al
cuni passi dtr. come Ger 7,22.25; 11,4,7.10; 17,22;
34,13; 44,10 e Sai 78,12, e altri passi sparsi: Is
64,10; Ez 37,25; Mal 2,10; Sai 22,5; 39,13; lCron
29,15. Non prendiamo in considerazione invece
espressioni negative quali quella di Deut 9,15 ecc.,
antenati particolari (p.e. Num 20,15; Re 2,3s.) e
altri casi in cui si nominano i padri, ma che sono
di scarso rilievo teologico (p.e. Dan 9,6.8).
La trasmissione della storia della salvezza dai pa
dri ai figli illustrata da passi come Gios 4,21;
Giud 6,13; Sai 44,2; 78,3.5 (cfr. senza il nostro ter
mine Es 10,ls.; I2,26s.; Deut 6,20ss.); come paral
lelo babilonese cfr. lepilogo dellEnma ell
(VII,147).
I padri per non solo ricevono promesse e benedi
zioni, majcon i loro peccati influiscono sulle rela
zioni dei loro discendenti con Dio; di qui sorge in
diversi modi il problema della solidariet dei figli
coi padri; cfr. in proposito il lavoro di J.Scharbert,
Solidaritat in Segen und Fluch im AT und in seiner Umwelt, Bd. I: Vterfluch und Vtersegen,
1958.
La defezione dei padri, seguendo i quali peccano
anche i discendenti, viene trattata anzitutto da
Geremia, dove non sempre facile distinguere tra
passi autentici e passi secondari (Ger 2,5; 3,25;
7,26; 9,13; 11,10; 14,20; 16,11.12; 23,27; 31,32;
34,14; 44,9.17.21; 50,7).
Tra i testi posteriori a Geremia sono da menzio
nare: Lev 26,39.40; 2Re 17,14.41; 22,13 (= 2Cron
34,21); Is 65,7; Ez 2,3; 20,4,18.24.27.30.36; Am
2,4; Zac 1,2,4.5,6; 8,14; Mal 3,7; Sai 78,8.57 (cfr.
79,8 iawnt rlsnfm peccati dei progenitori);
95,9; 106,6.7; Lam 5,7; Dan 9,16; Esd 5,12; 9,7;
Neem 9,2.16; 2Cron 29,6.9; 30,7.8. J.Scharbert,
Unsere Sunden und die Sunden unserer Vter, BZ
2,1958, 14-26, traccia la storia del genere letterario
della confessione dei propri peccati e di quelli dei
padri a partire da Geremia (Ger 3,25; 14,20) fino
allepoca postvtrt. (Tob 3,3.5; Giudit 7,28; Bar
1,15-3,8; 1QS l,25s.; CD 20,29; 1QH 4,34).
l

Le affermazioni di principio sulla solidariet dei fi


gli con i padri o sulla loro separazione da essi
usano il plur, padri non nel significato fin qui
considerato di progenitori dIsraele, ma se
condo la contrapposizione comune padri-figli.
Sulle antiche formule di confessione Jahwe...,
che persegue la colpa dei padri nei figli e nei figli
dei figli fino alla terza e alla quarta generazione
(Es 20,5; 34,7; Num 14,18; Deut 5,9; Ger 32,18)
cfr. J.Scharbert, Formgeschichte und Exegese von
Ex 34,6f. und seine Parallelen, Bibl 38,1957,130
150; L.Rost, Die Schuld der Vter, FS Hermann
1957, 229-233; RKnierim, Die Hauptbegriffe fur
Siinde im AT, 1965, 204-207. Sulla negazione
della solidariet in Deut 24,16; 2Re 14,6; 2Cron
25,4 cfr. J.Scharbert, Solidaritat 114s.124s.251, e
von Rad, ATD 8, 1964, 109. Per il proverbio sui
padri che mangiarono uva acerba ed i figli i cui
denti rimasero legati (Ger 31,29; Ez 18,2) cfr. i
comm. e Scharbert, Solidaritat 218-226.
3/ Sebbene linvocazione della divinit col
nome di padre sia uno dei fenomeni fondamentali
della storia delle religioni (G.Schrenk, ThW
V,951ss. = GLNT IX,1126ss.; G.Mensching,
RGG VT,1232s. ), lAT molto cauto nel designare
Jahwe come padre (G.Quell, ThW V,964974 = GLNT IX ,1164-1190; H.-J.Kraus, RGG
VI,1233s.). Ci vale soprattutto per le espressioni
che indicano una paternit fissa di Dio, le quali
nell*AT sono assolutamente evitate (a), ma anche
per lidea di adozione (b) e inoltre per luso meta
forico della parola (c).
a) Le concezioni mitiche su divinit genitrici e
creatrici degli dei e degli uomini si riscontrano fa
cilmente negli ambienti vicini alPAT, soprattutto
nei testi ugaritici (per lEgitto e Babilonia jld )
dove al dio supremo del panteon, El, viene attri
buito lepiteto di padre con una serie di for
mule stereotipe.
El compare come ab bn il padre degli dei in una litur
gia di espiazione (2J16J.25.33; O.Eissfleldt, El im ug.
Pantheon, 1951, 62-66). Significato simile sembra avere
lespressione discussa mlk ab snm (49 [= I AB], I 8; 51
[= n AB], IV 24; 2Aqht [= II D], VI 49; 129 [= III
AB,C], 5 [da completare]; lnt pi. VI [= V AB], V 16; nt
pi. IX-X [= VI AB], IH 24), se non si traduce ab snm
con Driver (CML 109) e altri padre degli armi oppure
con Eissfeldt (l.c. 30s.) padre dei mortali , ma con
M.H. Pope (El in th Ugaritic Texts, S V I 2,1955, 32s.)
padre dei sublimi (= degli dei) (cos anche Gray, Legacy 114.155s.; W.Schmidt, Knigtum Gottes in Ugarit
und Israel, *1966, 59, n, 3). Troviamo una volta il abh
El, suo (= di lei) padre (di Anat), e una volta il abn
El, nostro padre (75 [= BH], I 9 in contesto frammen
tario; cfr. Eissfeldt, l,c. 34). Frequentissima la formula
tr il aby/abkfabh toro, El, mo/tuo/suo padre (49
[= I AB], IV 34; VI,27; 51 [= II AB], IV 47; 129 [= III
AB, C], 16.17.19.21; 2Aqht[ = IID], 124; lnt[= V AB],
V [71.18.43; da completare in 4nt pi. IX-X [= VI AB], III
26 e V 22), oppure, con diversa successione degli ele
menti, tr abklabh il toro, tuo/suo padre, E l (137
[= m AB, B], 16.33.36; Krt [= I K], 59.77.169; 2001
[= PRU V,1 = IX MF], 15. rev.2; in Ktr 41 ir abh

K 'ab PADRE

12

manca il a causa del precedente gml il), dove il suffisso


personale si riferisce agli dei o alle dee (o anche a Kit) di
cui si tratta nei singoli casi. Infine troviamo ancora in
fCrt ab adni padre dellumanit (Krt 37.43.136.151.
278.291).

stato di figliolanza (cfr. anche S.H.Blank, I IUCA,


32, 1961, 79-82); 31,9 poich io sono diventato
padre d Israele .

Per spiegare Deut 32,6b non lui il padre che ti


(= il popolo) ha creato, non lui che ti ha fatto
e ti ha fondato (kn poi.) , sotto un certo aspetto
interessante constatare che la formula tr il abh
tono El, suo (di Baal) padre in alcuni passi ha
come parallelo il mlk dyknnh El, il re, che lo ha
fondato (kn poi.) (51 [= 11 AJB], IV 47s,; da
completare in I 5s.; nt [= V AB], V 43s.; cfr.
Schmidt, l.c. 23,59). In riferimento a Deut 32,18,
al v.6b si deve vedere, almeno nella dizione poe
tica, un'eco di concezioni mitiche cananaiche, che
altrove.nelle controversie profetiche sul culto della
vegetazione e della fertilit, vengono vivamente
respinte: Ger 2,27 (si coprono dignominia...) co
loro che dicono allalbero: tu sei mio padre! e alla
pietra: tu mi hai generato! (cfr. Quell, ThW
V,967 = GLNT IX,ll72s.; P.Humbert, Yahv
Dieu Gniteur?, Asiatische Studien 18/19, 1965,
247-251).
Su Is 1,2 G ywqaa. cfr. J.Hempel, Gott und Mensch

27,10, ma senza che Jahwe sia indicato direttamente


come padre.

im AT, 1936, 170 n. 6, e Wildberger, BK X, 8.

b) Allidea di adozione sanno ricondotte le


espressioni sulla relazione padre-figlio, applicata ai
rapporto tra Jahwe ed il re davidico (2Sam 7,14
io gli sar padre ed egli mi sar figlio ; Sai
89,27; lCron 17,13; 22,10; 28,6; cfr. anche la for
mula di adozione in Sai 2,7 tu sei mio figlio, oggi
ti ho generato ). evidente linflusso dellideolo
gia regale egiziana (S.Morenz, g. Religion, 1960,
35-43.154s.; RGG VI, 118) sul cerimoniale geroso
limitano delfincoronazione, ma pure chiara la
differenza nel modo di concepire la filiazione di
vina, che in Egitto fu intesa in senso fsico, men
tre in Israele avveniva solo per adozione, in forza
di una elezione promessa attraverso i profeti
(J.Hempel, l.c. 173s.; Alt, KS II,63s.218; G.von
Rad, ThLZ 72, 1947, 214 = GesStud 222-224;
K.H.Bernhardt, Das Problem der altorientalischen
Knigsideologie im AT, 1961, 74-76.84-86).
Gi in Es 4,22 il concetto di filiazione viene appli
cato alla relazione che esiste tra Jahwe e il suo po
polo (Noth, ATD 5, 22.33s.: aggiunta secondaria
a J opp. JE); cosi pure in Os 11,1 (qui in senso
adozionale sottolineando il concetto di amore e di
educazione, cfr. Wolff, BK X IV /1,255-257), in Is
1,2 (sollecita bont educatrice verso i figli [plur.],
da intendere forse in base alla filiazione spirituale
di ambiente sapienziale |vd. sp. HI/2b], cfr. Wild
berger, BIC X,12-14) e in 30,9 (-bn\ per il Deut
cfr. D.J.McCarthy, CBQ 27, 1965, 144-147). La
parola ab tuttavia appare per la prima volta solo
in Geremia, appunto in senso chiaramente adozio
nale e per esprimere dedizione amorosa: 3,4 (da
intendere con Duhm e altri come inserzione dal
v.19, cfr. Rudolph, HAT 12,22): 3,19 padre
mio! invocazione con la quale si riconosce lo
13

n< ab PADRE

Il tema delladozione viene riferito al singolo in Sai

c) Restano ancora pochi passi, nei quali Jahwe


0 paragonato ad un padre oppure viene meta
foricamente chiamato padre . Quando non si
tratta di puri paragoni tratti dalla vita familia
re (Sai 103,13; Prov 3,12) o di ideali comuni
allantico Oriente (Sai 68,6), queste affermazioni
(postesiliche) si ricollegano per lo pi al lin
guaggio del Deuteroisaia, che parla di Jahwe co
me creatore del popolo (ls 43,6s. 15.21; 44,2.21.24;
45,10s.).
Se lo sguardo si sposta dal figlio al padre, il valore
dellimmagine consiste allora nel porre in rilievo
l'autorit del pater familtas e lobbedienza a lui do
vuta. Cos Jahwe appare come padre, bench solo
indirettamente, in ls 45,10 (cfr. v. 11), in parallelo
con limmagine del vasaio che dispone sovrana
mente della creta, immagine che viene ripresa an
che in ls 64,7, in un discorso diretto, con lespres
sione tu sei nostro padre (formula che compare
due volte anche in 63,16). In Mal l,6a un figlio
onora suo padre parallelo di un servo teme il
suo padrone ; al v.6b dalla paternit di Dio, la
quale viene presupposta anche in 2,10 in base
allattivit creatrice, si deduce lesigenza del ri
spetto, mentre in 2,10 determinante lidea della
fratellanza tra i figli dello stesso padre (= Dio, cfr.
1comm. e Quell, ThW V,973 = GLNT IX,1187;
contro Horst, HAT 14,269, che pensa a Giacobbe)
ir-ah 4c). Il concetto di padre non assume un
senso universale, poich le affermazioni sulla
creazione che si fanno alf in terno di questa tradi
zione si riferiscono al popolo (contro R.Gyllenberg, Gott der Vater im AT und in der Predigl
Jesu, StOr 1, 1925, 53s.).
Se al contrario lo sguardo si sposta dal padre al fi
glio, allora si sottolineano maggiormente il legame
e la dedizione. Cos in Is 63,16 (cfr. v. 15 volgi
10 sguardo... ) si rivolge linvocazione al padre e
al redentore (go'^lng7) eterno, che molto al
di sopra dei padri terreni.
Allo stesso modo infine quando Jahwe, bench ra
ramente, viene paragonato ad un padre, la solleci
tudine amorosa costituisce il termine di paragone
(come accade anche nellabbondante materiale
bab. cfr. CAD A/I,69b): Sai 103,13 come un pa
dre ha compassione dei figli, cos Jahwe ha com
passione di coloro che lo temono (cfr. Deut 1,31
senza 'ab) e Prov 3,12 poich Jahwe si prende
cura di colui che ama, come un padre del figlio a
cui vuol bene (cos TM; tuttavia secondo G wkfb va corretto in wejakib\ per il contenuto cfr.
Deut 8,5 senza 'ab).
^
11 motivo del padre degli orfani di Sai 68,6
largamente diffuso nellAT e nel mondo circo
14

stante, anche se non in maniera cosi accentuata


(Deut 10,18; Sai 10,14.18; 82,3s.; 146,9; inoltre
Giob 29,16; 31,18; Eccli 4,10 e il materiale dellan
tico Oriente in Wildberger, BK X,48); non ne
cessario pensare ad una particolare derivazione
egiziana (come fa Quell, ThW V,966 n. 118 =
GLNT TX,1169 n. 118).
Dio non viene ancora designato nelPAT come pa-^
dre del singolo credente (per la prima volta solo in
Eccli 51,10 [ebr.], in riferimento a Sai 89,27); per
la letteratura giudaica intertestamentaria cfr.
Bousset-Gressmann 377 e soprattutto J.Jeremias,
Abba, 1966, 19-33.
V/ Gli studi neotestamentari su a$(3a e
7taTr,p tracciano di solito la storia del termine,
risalendo anche allAT e al giudaismo palestinese
ed ellenistico. Ricordiamo: G.Kittel, art. pja,
ThW 1,4-6 (= GLNT 1,15-18); G.Schrenk, art.
Trarr, p, ThW V,974-1024 (= GLNT IX ,11911328); D.Marin, Abba, Pater, FS Herrmann, 1960,
503-508; W.Marchel, Abba, Pre! La prire du
Christ et des Chrtiens, 1963; id., Abba, Vater!
Die Vaterbotschaft des NT, 1963; J.Jeremias, art.
Vatername Gottes, III., RGG VT,1234s.; id.,
Abba, Studien zur ntl. Theologie und ZeitgeE. Jenni
schichte, 1966, 15-67.145-148.

'bd ANDARE IN ROVINA


1/ ybd appartiene al semitico comune (Bergstr.
Einf. 190), ma nel significato d andar perduto,
andare in rovina compare solo nel semNo.
In acc. abtu (d > t per dissimilazione, cfr. GAG Ergnzungsheft p. 8** per 5ld; diversamente GVG 1,152;
Bergstr. 1,109) transitivo distruggere , ma nellass.
antico anche intransitivo andar via (JLewy, Or
NS 29, I960, 22-27; CAD A/I,45).

Nel VT con questa radice si formano, oltre al qal,


il pi. annientare e lhi. far andare in rovina
(aram. qal, ha. e ho.); inoltre solo i nomi verbali
labd ci che perduto e 'baddn rovina
(cui vanno aggiunti i prst. aram, abdcin e obdn
rovina, cfr. Wagner nr. l/la).
Da una seconda radice 'bd durare , che ricorre in
aram. e viene supposta anche in ug. (J.Gray, ZAW 64,
1952,51.55; UT nr. 17; WUS nr. 15; al contrario M.Dietrich-O.Loretz, WdO 1II/3, 1966, 221), potrebbe derivare
tad 'bd per sempre che troviamo in Num 24,20.24
(D.K.iinstlinger, OLZ 34,1931, 609-611), mentre le ipo
tesi relative a Prov 11,7 (J.Reider, VT 2,1952, 124) e a
Giob 30,2 (G.Rinaldi, BeO 5, 1963, 142) rimangono in
certe.

2/ Statistica: qal 117x (Sai 21x, Ger 16x,


Deut 13x, Giob 13x), aram. lx; pi. 41x (Est lOx);
hi. 26x, aram. ha. 5x, ho. lx; in totale il verbo ri
corre in ebr, 184x, in aram, 7x; obda 4x, <2baddn
6x, 1abdn lx, obdn lx. La radice assente in
15

Gen e in Cron/Esd/Neem (cfr. 2Re 11,1; 21,3 con


2Cron 22,10; 33,3; e anche 2Re 9,8 con 2Cron
22,7).
In ISam 12,15; Is 46,12 e Prov 17,5 si pu anche correg
gere secondo i LXX (cfr. BH3).

3/ Se guardiamo al soggetto (singole cose, en


tit collettive, esseri viventi) e alPuso delle prepo
sizioni (be, min) che accompagnano il verbo, ab
biamo a disposizione nella nostra lingua diverse
possibilit per rendere quello che il significato
di fondo, relativamente unitario, del qal (an
dar perduto, perire, venir strappato ecc., cfr.
HAL 2b), Ma se si guarda ai significati che la
radice ha nelle lingue semitiche affini (cfr. acc.,
arab.,et.) si potrebbe individuare il valore origina
rio del verbo nei significati un po pi specifici d
smarrirsi, vagare, correr via (Deut 26,5;
ISam 9,3.20; Ger 50,6; Ez 34,4,16; Sai 2,12; 119,
176) (cfr. Th.Nldeke, ZDMG 40, 1886, 726).
Poich il verbo possiede un valore non molto spe
cifico e negativo, non si pu trovare per esso un
preciso termine opposto; come possibili contrap
posizioni si possono citare md rimanere
(Sai 102,27; cfr. 112,9s.), hjh diventare
(Giona 4, 10) e VA: Ili. jcimm vivere a lungo
(Deut 4,26; 30,18).
Il campo semantico di bd abbastanza simile a quello
dellacc. halqu (AHw 310s. scomparire, andare in ro
vina, fuggire; anche ug. ed et.); cfr. la lettera di
Amarna EA 288, r. 52 (da Gerusalemme): tutti i terri
tori del re sono perduti ( fjaf-qo-at) con la glossa cari, aba-da-at. Si voluto vedere questa radice hlq III anche
in Sa! 17,14; 73,18; Giob 21,17; Lam 4,16 (M.Dahood,
Bibl 44, 1963, 548; 45, 1964, 408; 47, 1966, 405; per
Is 57,6 W.H.Irwin, CBQ 29,1967, 31-40), ma data la vi
cinanza di significato con hlq I (halqt Sai 73,18 ci
che scivoloso ) e II (pi. disperdere Gen 49,7 e
Sai 17,14, cfr. G.RDriver, JThSt 15, 1964,342), tale ipo
tesi non pu fondarsi su basi sicure.

Nelle coniugazioni pi. e hi. annientare , bd


viene a coincidere soprattutto con krt e smd.
Per la differenza di significato fra pi. annientare, can
cellare e hi. far andare in rovina (quest'ultimo
usato per lo pi in riferimento a persone e in relazione al
futuro) cfr. E Jenni, Faktitiv und Kausativ von 'bd zugrunde gehen , FS Baumgartner 1967, 143-157.
Per 'abaddn rovina, luogo di rovina seil.

4/ In pi di due terzi dei testi in cui si usa il qal


e lhi. (pi. 1/3) Jahwe colui che direttamente o
indirettamente provoca la rovina. In questo caso
raramente bd ha una risonanza neutrale (cfr.
Sai 102,27; 146,4): significa infatti la rovina inflitta
da Dio al suo avversario. Dato il significato cosi
generico del termine, non si pu dire molto sul
suo uso fisso, con carattere di formula; si tratta di
un vocabolo che non ha assunto un preciso valore
teologico.
Nella formula di sterminio una sola volta, in
Lev 23,30, si trova bd al posto del solito e pi concreto
krt (EIJiger, HAT 4,310.319 n. 24). Anche il grido dal
'bd ANDARE IN ROVINA

16

larme (Num 17^27; cfr. Num 21,29 par. Ger 48,46, e


Mt 8,25 par. Le 8,24) non ha una connessione particolare
con bd (cfr. Is 6,5; Ger 4,13; G.Wanke, ZAW 78,1966,
216s.).

'bd appartiene al vocabolario tradizionale soprat


tutto quando compare:
a) nelle affermazioni relative alla connessione tra
azione e conseguenza (cfr. H.Gese, Lehre und
Wirklichkeit in der alten Wesheit, 1958, 42ss.)
nella letteratura sapienziale (Sai 1,6; 37,20; 49,11;
73,27; 112,10; Giob 4,7.9; 8,13; 11,20; 18,17; 20,7;
Prov 10,28; 11,7.7.10; 19,9; 21,28; 28,28); in ma
niera esplicita o implicita in tutti questi casi Jahwe
fa in modo che il malvagio, il suo nome, la sua
speranza ecc. vadano in rovina,
b) nelle maledizioni minacciate, in forma condi
zionale, delle formule di benedizione e di maledi
zione, con le quali terminano la legge di santit e
la legge dtn. (Lev 26,38; Deut 28,20.22; per f ori
gine cultuale-sacrale cfr. Elliger, HAT 4,372), e
della predicazione dtr. (Deut 4,26; 8,19.20; 11,17;
30,18; Gios 23,13.16; cfr. inoltre 1Q 22 1,10); si
pu facilmente scorgere qui un rapporto con le
formule di maledizione delle iscrizioni semNO. e
coi testi dei trattati dellantico Oriente (cfr. bibliogr. in D.R.Hillers, Treaty-Curses and th OT
Prophets, 1964). Cfr, in una iscrizione sepolcrale
fen. del 9 sec. proveniente da Cipro: e quest[a
maledizione (?)] porti [quegli uo]mini alla rovina
(wfbd jif.) (KAI nr. 30, r. 3; cfr. Friedrich 127,
diversamente D1SO ls.); nelle iscrizioni sepolcrali
aram. del 7 sec. provenienti da Nrab presso
Aleppo: <<e la sua posterit andr in rovina (fbd
qal) (KAI nr. 226, r. 10); SHR, Samas, Nikkal
e Nusku disperdano (jh'bdw ha.) il tuo nome...
(KAI nr, 225, r. 11); per Ijalqu (vd. sp. 3) nelle
formule di maledizione acc. cfr. F.C.Fensham,
ZAW 74, 1962, 5s.; 75, 1963, 159.
c) nelle minacce di giudizio degli oracoli profetici,
simili a quelle del punto b), bd relativamente
raro nelP8 sec, (qal in Is 29,14; Am 1,8; 2,14;
3,15); le coniugazioni pi. e hi. con Jahwe come
soggetto vengono usate sporadicamente solo a co
minciare dal tempo di Geremia (la ricorrenza pi
antica Mi 5,9, se autentico; pi.: Is 26,14;
Ger 12,17; 15,7; 51,55; Ez 6,3; 28,16; Sof 2,13; hi.:
Ger 1,10; 18,7; 25,10; 31,28; 49,38; Ez 25,7.16;
30,13; 32,13; Abd 8; Mi 5,9; Sof 2,5).
5/
*bd e abaddn non vengono ancora adoperati
nellAT (ed a Qumran) in riferimento ad una dan
nazione eterna, neanche quando accanto ad essi
compare lespressione avverbiale in eterno (lncesah Giob 4,20; 20,7; cfr. anche nelliscrizione
di Mesa wJsr'l bd bd 7m ed Israele perito per
sempre , KAI nr. 181, r. 7).
Per il NT cfr. A.Oepke, art. aTuXXu^t, ThW
1,393-396 (= GLNT 1,1051-1061); J.Jeremias,
art. WpaSSor;, ThW 1,4 (= GLNT I, 13-16).
E. Jenni
17

TOK bh VOLERE

T\2H 9bh VOLERE


1/ La radice 'bh (ty) oltre che in ebr. ricorre so
prattutto nel sem. meridionale, ma qui con forma
zioni particolari di significato contrario (arab.
class., et. non volere, arab. dialettale vo
lere ).
possibile una connessione con Feg. Zy desiderare
(cfr. per Calice nr. 462).

Per le supposte corrispondenze acc. cfr. HAL 3a.


In aram. la radice non comune, se si prescinde
dallebraismo targumico 'ab (Noldeke, BS 66 n. 7). Si
discute su hln'bw delliscrizione veteroaram. di Barrkib
KAI nr. 216, r, 14 (hittanafal di *bh o di j'b , KAI
II,233s.; cfr. G.Garbini, Laramaico antico, AANLR
VIII/7, 1956, 274, ma anche, dello stesso autore, Ricer
che Linguistiche 5, 1962, 181 n. 28).
In aram. troviamo il verbo fb bramare ardentemente,
desiderare , probabilmente affine a 1bh (DISO 103;
LS 293a); un verbo che ricorre una volta anche in ebr.
come aramaismo (Sai 119,131; Wagner nr. 119; Garbini,
l.c., 180).
Un'altra forma secondaria ebr., fb desiderare
(Sai 119,40.174), potrebbe essere non gi un aramaismo
ma una formazione secondaria derivata da ta'abd desi
derio (Sai 119,20), che a sua volta una formazione
nominale da bh con 1 preformativo (A.M.Honeyman,
JAOS 64,1944, 81; Garbini, l.c., 180s.).
Lo sviluppo semantico con significato contrario in arab.
(et.) potrebbe forse essere considerato come un feno
meno caratteristico del semitico meridionale: si portati
a credere che bh fosse usato con pi significati distinti
e neutri, i quali si sono poi sviluppati positivamente o
negativamente, come p.e. essere risoluto (F.Delitzsch, Prolegomena eines neuen hebr,- aram. Wrterbuchs zum AT, 1886, I l i ) , essere ostinato
(W.M.Muller, secondo GB 3a), mouvement psychologique de la volont (C.Landberg, Glossaire DatTnois I,
1920,21ss.), se flecti sivit (Zorell 3a), mancare di
(Honeyman, l.c., 81s.). Non sembra il caso di richia
marsi a questo valore neutro delfarab. e delPet. per spie
gare il fatto che bh ricorre in ebr. quasi sempre prece
duto da negazione (vd. st. 3a) (contro Noldeke, BS 66: la
particella negativa sarebbe usata solo per rafforzare il si
gnificato originariamente negativo; cos pure L.Kohler,
ZS 4, 1926, 196s.; al contrario GVG 11,186; BrSynt
53.158; Honeyman, l.c., 81).*

Dalla radice *bh (nel significato presunto di voler


avere , mancare di e sim.) vien fatto derivare
di solito anche Fagg. cebjn bisognoso, povero
(p.e. GB 4a; BL 500: propr. mendicante (?);
A.Kuschke, ZAW 57, 1959, 53; Honeyman, l.c,
82; P.Humbert, RHPhR 32,1952, lss. = Opuscules dun hbra'Lsant, 1958, 187ss.; HAL 5a); resta
problematico fino a che punto questa derivazione
etimologica sa decisiva anche per il significato di
cebjn (cfr. E.Bammel, ThW VI,889). Cfr. ora an
che W. von Soden, Zur Herkunft von hebr. ebjn
arm , MIO 15,1969, 322-326 (aggettivo veteroamrrita che deriva da *&/ essere povero, bi
sognoso e si ritrova come prst. in ug., ebr. e acc.
di Mari [abjnurn povero, afflitto, misero ]). 'bh
e cebjn pertanto saranno trattati separatamente
nei numeri 3 e 4-5,
18

Il copt. EBIHN potrebbe essere un prst. dal sem. (cfr.


W.A.Ward, JNES 20, 1961, 31s., contro T.O.Lambdin,
Egyptian Loan Words in th OT, JAOS 73,1953, 145s.).
Dai termini ugaritici abynm (313 [= 122],6) e abynt
(2Aqht 1= n D] 1,17) non si pu concludere molto (cfr.
WUS nr, 18/20; UT nr. 23/24).
La derivazione di 'abj guai (Prov 23,29) da 'bh
dubbia (cfr. UAL 4a con bibliogr.), cos pure la deriva
zione di 'abi orbene (Giob 34,36; cfr. ISam 24,12;
2Re 5,13; ab III/2b; cfr. Honeyman, l.c., 82; HAL 4a).

2/ Il verbo bh compare 54x nelle forme del qal,


con maggior frequenza nella letteratura narrativa
(2Sam lOx, Deut 7x, Is 5x, Giud, ISam, lCron e
Prov 4x eiase,).
cebjn (61x) ricorre soprattutto nei testi ambien
tati nel culto (Sai 23x, inoltre ISam 2,8; Is 25,4;
Ger 20,13), ma si trova anche nella letteratura pro
fetica, giuridica e sapienziale (Deut 7x, Giob 6x, Is
ed Am 5x ciasc.).
3/ a) Un fatto caratteristico che il verbo 'bh
quasi sempre preceduto da una negazione, col si
gnificato di non volere, rifiutare, negare , ve
nendo quindi a trovarsi nello stesso campo se
mantico dei termini m'n pi. negare (46x; una
volta in Num 22,13 con Jahwe come soggetto,
senza che per si possa vedere qui un uso teolo
gico del termine; parallelo a bh in Deut 25,7;
2Sam 2,21.23; Is l,19s.; Prov l,24s.), mrt na
scondere, rifiutare , rs disdegnare ecc. Le
uniche due proposizioni in cui bh viene usato con
un valore grammaticale positivo (Is 1,19 in una
proposizione condizionale, parallelamente a sm"
obbedire ; Giob 39,9 in una domanda retorica,
che equivale in pratica ad una negazione), se si
guarda al loro significato, non sono del tutto po
sitive.
La spiegazione di questo fenomeno non va ricercata in
particolari fatti etimologici e storico-linguistici (vd. sp. 1),
ma deve tener conto dellattuale campo semantico della
parola (cfr. E.Jenni, Wollen und Nichtwollen im
Hebr., FS Dupont-Sommer 1971, 201-207). 11 senso po
sitivo di avere volont, volere viene espresso in ebr.
col verbo
hi. decidersi, consentire, cominciare
(18x), che a sua volta non mai unito ad una negazione.
In quanto hi. cd. causativo interno ( indurre se stesso a
cominciare qualcosa o sim.), questo verbo, che
esprime sempre un comportamento non accidentale,
non pu ricevere una negazione (cfr, Jenni, HP 95ss,,
anche 250ss.256); daltronde proprio Phi. causativo in
terno il pi adatto ad esprimere il comportamento in
tenzionale del soggetto, molto meglio che non un neu
trale 'bh qal nel sign. di avere voglia (di fatto, ma ac
cidentalmente) . Cosi hi. con senso positivo e bh qal
con valore negativo o condizionale si completano reci
procamente per contrapposizione (cfr. Giud 19,6-10,
dove i due verbi si trovano contrapposti luno allaltro).*

fi

fi

b) Solo in pochi casi il verbo manifesta tutta la


sua forza verbale ( condiscendere, avere voglia
o sim.): Prov 1,30 non hanno accondisceso al
mio consiglio; 1,25 la mia esortazione non
avete accolto ; Deut 13,9 tu non dargli retta .
In questi casi si esprime una specifica decisione
19

della volont di fronte ad una sollecitazione pro


veniente dal di fuori, una presa d posizione per
sonale, comunque sempre di valore neutrale.
Loggetto allora o introdotto con i e (Deut 13,9;
Prov 1,30; cfr. Sai 81,12) o in accusativo
(Prov 1,25). Carattere di formula fissa assume bh
nellespressione bipolare non ascoltare ed op
porsi (Deut 13,9; IRe 20,8; Sai 81,12; cfr. Is 1,19;
42,24). Molte volte ci troviamo di fronte ad un
uso della parola che assoluto solo in apparenza,
poich in realt si tratta di un discorso ellittico,
cfr. p.e. Giud 11,17 (G!); ISam 31,4 = lCron 10,4;
2Sam 12,17; IRe 22,50; Is 30,15; cfr. Prov 1,10;
6,35,
c) Nella maggior parte dei casi bh unito ad un
verbo di azione, diventando quindi un verbo au
siliare (p.e. Gen 24,5.8 se essa non vuol ve
nire ). probabile che, in connessione con la for
mula sopra citata, lespressione non voler ascol
tare (Lev 26,21; Deut 23,6; Gios 24,10;
Giud 19,25; 20,13; 2Sam 13,14.16; Is 28,12; 30,9;
Ez 3,7.7; 20,8) sia diventata di uso molto comune.
Ma tutti gli altri possibili comportamenti possono essere
non voluti, rifiutati, negati (Deut 1,26; Giud 19,10;
ISam 22,17; 26,23; 2Sam 2,21; 6,10; 13,25; 14,29.29;
23,16.17 = lCron 11,18.19; 2Re 8,19 = 2Cron 21,7;
2Re 24,4; lCron 19,19); il verbo principale il pi delle
volte allinfinito con l e (eccezioni: Deut 2,30; 10,10;
25,7; 29,19; ISam 15,9; 2Re 13,23; Is 28,12; 30,9; 42,24;
Giob 39,9).

d) Quando il non volere la conseguenza di


unostinazione o di un indurimento interiore, bh
potrebbe gi essere usato in un senso teologico
specifico (Es 10,27 Jahwe aveva indurito il cuore
del faraone, cosicch questi non voleva che partis
sero ; cfr. Deut 2,30), trasformandosi poi in una
formula fissa nei giudizi o nelle accuse profetiche:
... non avete voluto! (ls 30,15; cfr. Mt 23,37 col
verbo OXetv, che nei LXX rende bh in circa la
met dei casi, cfr. G.Schrenk, art. poi!)Xojxat,ThW
1,628-636 = G LN T 11,301 -324; id .,
art. Xoj, ThW 111,43-63 = GLNT HI, 259-312).
Lindurimento per pu anche essere considerato
come un fenomeno del tutto interno alfuomo,
quasi in senso clinico (2Sam 13,2.14.16; cfr.
K.L.Schmidt, ThW V,1024ss. = GLNT IX ,
1327ss.; F.Hesse, RGG V I,1383).
4/ a) 'cebjn fa parte di quella serie di parole
che nelPAT designano coloro che sono social
mente deboli (dal, miskn, lnl, ras ecc., nh II;
cfr. A.Kuschke, Arm und reich im AT, ZAW 57,
1939, 31-57; J. van der Ploeg, Les pauvres dIsrael
et leur pit, OTS 7, 1950, 236-270; P.Humbert,
Le mot biblique byn, RHPhR 32, 1952, 1
6 = Opuscules dun hbraisant, 1958, 187-192;
F.Hauck, art.
ThW VI,37-40 = GLNT
IX , 1453-1464; F.IIauck-E.Bammel, art.
tt:tgy/Jjc, ThW VI, 885-915 con bibliogr.). Il si
gnificato specifico voler avere (Kuschke, l.c.,
53), le pauvre qui qumande (Humbert, Le.,
PQK bh VOLERE

20

188), non quasi pi evidente (Bammel, l.c,, 889


n. 24). Nei testi legislativi e profetici P cebjn lo
sfruttato (Es 23,6.11; Deut 15,1-11; 24,14;
Am 2,6; 4,1; 5,12; 8,4.6; Ger 2,34; 5,28; 22,16;
Ez 16,49; 18,12; 22,29). Alcuni passi sapienziali
prendono in considerazione talvolta solo la mise
ria materiale, in contrapposizione alla ricchezza
(Sai 49,3; 112,9; Prov 31,20; cfr. ras povero,
-4nh n).
b) Colui che socialmente debole ha nellantico
Oriente un rapporto speciale con la divinit.
Cfr. Lambert, BWL 18 n. I ( th poor of this worid,
rich in faith [ i poveri di questo mondo, pieni di
Tede ] ai quali gli dei volgono particolare attenzione,
tanto che persino Nabopolassar si ritiene uno di loro),
con lelenco dei termini che si usano in acc. per dire
povero (citazione di testi e bibliogr. in AHw s,v. ak,
dunnam, ensu, kat, lapnuy musknu ecc.). Cfr.
W.Schwer, RAC I,689s,; RGG 1,616ss.; inoltre linno a
Samas (Lambert, BWL 12lss.) e Sai 82,3 come riflesso
delle concezioni tipiche deirantico Oriente.

Di qui si pu capire come cebjn abbia ricevuto


nellAT una connotazione religiosa. Nelle forme
letterarie che hanno la loro radice nel culto (so
prattutto nei canti di lamento e di ringraziamento)
lorante si presenta davanti a Jahwe come povero,
bisognoso. Egli deve confessare la sua inferiorit
al Dio potente e giusto, cfr. Gob 42,2ss. Con una
tale confessione per il povero fa valere nello
stesso tempo un diritto sicuro, fra i doveri del po
tente, e quindi anche di Dio (non assolutamente
il caso di richiamarsi qui al tema dellalleanza), vi
quello di usare misericordia verso il misero
(cfr. Deut 14,28s.; Is 58,7; Ez 18,7; Sai
72,2.4.12.13; 82,3; 112,9; Prov 3,27s.; 31,20), La
ricchezza sempre un dono che viene concesso;
luomo nella sua condizione normale povero e
senza protezione (cfr. Gen 3,21; Ez 16,4ss.;
Os 2,10; Sai 104,14s.27ss. ecc.); PAT vive della
consapevolezza che Jahwe vuol bene proprio al
misero. La fede in Jahwe che misura laltezza e la
bassezza e, sconvolgendo le classificazioni umane,
innalza il povero, ha trovato in ISam 2,1ss. la sua
espressione classica,
c) Il fatto che cebjn nei testi cultuali viene usato
al singolare, rafforza questa impressione generale.
Le sfumature dei vari termini che significano
povero, piccolo sono completamente scom
parse, il loro significato sociale passa in secondo
piano.
L essere povero davanti a Dio si percepisce: nelle si
tuazioni negative (Sai 40,13), nel disprezzo (69,9.1 lss.),
nella persecuzione (35,lss.; 109,2ss.), nella malattia
(109,22ss.), nella vicinanza della morte (88,4ss.) ecc.
(cfr. SJMowinckel, The Psalms in IsraeFs Worship, II,
1962,91s.). I nemici del povero non sono ben delineati;
si tratta di individui che in un modo o nellaltro agiscono
contro il volere di Jahwe (cfr. Mowinckel, l.c., H,5ss.).

Lespressione fissa io sono misero e povero


(Sai 40,18; 70,6; 86,1; 109,22; cfr. anche Sai 25,16;
69,30; 88,16; ISam 18,23) designa la condizione
21

T 3 K 'abbr FORTE

dellorante; essa allo stesso tempo confessione


(di peccato), riconoscimento della sovrana po
tenza di Jahwe e fondamento della preghiera. Ma
Jahwe uno che salva il misero da colui che
pi forte di lui e il povero da colui che lo spoglia
(Sai 35,10; cfr. attribuzioni simili negli inni d
Giob 5,15; ISam 2,8; Sai 113,7 ecc.). Il fatto che
per indicare il povero si hanno quasi sempre
due o pi sinonimi (il pi delle volte ani wecehjn
misero e povero , Sai 35,10; 37,14; 40,18; 70,6;
74,21; 86,1; 109,16.22; cfr. Deut 24,14; Ger 22,16;
Ez 16,49; 18,12; 22,29; Giob 24,14; Prov 31,9), pu
essere dovuto ad uno stile caratterizzato dal parallelismus membrorum. Nel canto di ringrazia
mento (cfr. Sai 107,41) e nelle promesse salvifiche
di ambiente profetico o sacerdotale (cfr. Is 14,30;
29,19; 41,17; Sai 132,15) si attesta che la salvezza
del povero si gi realizzata o garantita.
5/ In parecchi testi religiosi del periodo intertestamentario il povero acquista unimportanza an
cora maggiore, anche per via di una stratificazione
progressiva della societ. In particolare la comu
nit di Qumran guarda con sospetto alla propriet
privata e considera la povert e la bassezza come
una condizione preliminare della vita spirituale.
Latteggiamento positivo nei riguardi della po
vert prosegue nel NT (discorso della montagna,
Luca, Paolo), e gli ebioniti non sono n gli unici
n gli ultimi cristiani che danno un valore pro
grammatico allo stato di bassezza di fronte a Dio.
Cfr. E.Bammel, art.
ThW VI,894ss.;
RGG s.v. Armenpflege , Armut , Ebioniten; L.E.Keck, The Poor among th Saints in
Jewish Christianity and Qumran, ZNW 57, 1964,
54-78; A.Gelin, Les Pauvres de Yahv, (1953)
19672.
E. Gerstenberger

1V3K 'cebjn POVERO - H2X ybh.

T3K abbr FORTE


1/ chiaro che ?abbr forte, potente e blr
(con significato fondamentalmente uguale, vd.
st. 4) appartengono allo stesso gruppo terminolo
gico; non chiaro invece se anche bcer ed '(Ehm
penna, ala (knf),come pure il verbo che ne
deriva br hi. spiccare il volo (Giob 39,26), ap
partengano alla stessa radice (cos GB 4s.7; diver
samente HAL 6a.9; cfr, AHw 7a).
Altrettanto oscura il pi delle volte la ricorrenza della
radice nelle altre lingue sem.
Ad yber ala vanno ricondotti lacc. abru ala , Tug.
br volare (?) (WUS nr. 33; diversamente UT nr. 39),
il sir. ebr piuma ; questo gruppo terminologico
troppo lontano, quanto a significato, dal nostro vocabolo
e pertanto non verr preso in considerazione.
Ad 1abbir si riconneltono Pug. ibr toro (WUS nr. 34;
UT nr. 39; per i oppure e nella prima sillaba dovuti ad

22

inflessione vocalica cfr. W.VycichI, AfO 17, 1954/56,


357a; per i nomi di persona ug. formati con ibr cfr. Grndahl 88.133) e leg. jbr stallone , che un prst. can.
(Burchardt 11,2; W.F.AIbright, BASOR 62, 1936, 30).
Tra i vocaboli acc. citati in AHw 4b.7a abru forte, vi
goroso (?) , abru avvinghiamento, potenza ed abo
rti circondare , CAD A/1,38.63 accetta soltanto abrv
. forza .
[n ambiente semNO, vanno ancora menzionati: un n.
pers. pun. 'brb'i, (CIS I 1886; W.W.Baudissin, Kyrios,
III, 1929 85 forte Baal ; Harris 73: erroneamente al
posto di drb'P.) e il veteroaram. 'hrw grandezza, po
tenza (D1SO 3; KAI nr. 214, r. 15.21, cfr. 11,219).
U medioebr. ybr pi. rendere forte va considerato una
formazione secondaria, al seguito di E.Y.Kutscher, FS
Baumgartner 1967, 165.
Del tutto improbabili sono i collegamenti della radice br
col gotico abrs forte e le ulteriori corrispondenze veleronordiche ceremisse ed ev, celtiche, come pure
quelle col sum. b vacca , le quali potrebbero risalire
ad un ambiente preistorico comune, cfr. H.Wagner,
Zeitchrift fir vergi. Sprachforschung 75, 1958, 62-75.

2/ *abbr ricorre 17x un po in tutto lAT, dal


canto di Debora ai discorsi di Eliu nei brani poetici
di Giob. ybr attestato 6x, sempre come parte di
un nome divino: nella benedizione di Giacobbe a
Giuseppe, in Is, nel Deuteroisaia e nel Tritoisaia e
due volte in Sai 132.
3/ abbr viene adoperato solo come sostantivo
e il suo significato si aggira intorno a forte, po
tente (cfr. tcr/'jpi'jc; e Suvoctc nelle traduzioni
dei LXX di Gid 5,22; Lam 1,15 e Giob 24,22).
Esso designa:
a) riferito a uomini, colui che ha potere, il ti
ranno, leroe, il capo (ISam 21,8; Is 10,13K;
Giob 24,22; 34,20; Lam 1,15; probabilmente anche
Ger 46,15: il faraone, diversamente i LXX: Api),
nellespressione "abbr fb il valoroso (Sai
76,6 par. gli eroi ; cfr. Is 46,12);
b) riferito ad animali, il cavallo (Giud 5,22;
Ger 8,16 par. sus cavallo, LXX: itzkoc,', Ger
47,3 assieme a r>.k&b cocchio ; 50,11 e 8,16 as
sieme a sh! nitrire) e il toro (Is 34,7; Sai
22,13; 50,13 par. lattQd capro; LXX sempre
TaOpoc), mentre Sai 68,31 giuoca sul doppio si
gnificato di forte e toro ;
c) verso un significato teologico si avvia gi
Sai 78,25 con lespressione Ichcem 'abbirim
pane degli angeli (manna; LXX #ptoq yyXtov ; par. degan smdjim frumento celeste al
v. 24; cfr. Sai 105,40; Sap 16,20; Gv 6,31).
La tesi di K.Budde, ZAW 39,1921,38s., secondo cui in
diversi passi cjd sarebbe un sostituto tardivo di abbr
immagine del toro , non per nulla convincente. La
confutazione di H.Torczyner, ibid. 296-300, va per al di
l dello scopo, in quanto egli nega assolutamente che la
radice possa essere usata per designare sia cavallo sia
toro (cfr. anche W.Caspari, Hebr. abr als dynamistischer Ausdruck, ZS 6, 1928, 71-75).
Risulta strana la traduzione dei LXX con iSvaro'
senza forza in Giob 24,22 e 34,20 (in Giob la trovia
mo altre 4x come traduzione del vocabolo 1a?bjn
povero , di grafia molto simile) e quella con

23

ouvTo; privo di senno in Sai 76,6 (cfr. ls 46,12),


sempre in connessione con un intervento di Dio. Vo
gliono forse i LXX operare una correzione teologica per
dire che davanti a Dio anche il potente debole?

4/ Il nome divino abr JaQqb (Gen 49,24;


Is 49,26; 60, 16; Sai 132,2.5) o >abr Jisrtf)
(Is 1,24; cfr. Wildberger, BK X,63s.) il forte di
Giacobbe/Israele , tradotto generalmente in pas
sato con toro di Giacobbe/Israele , fu ricono
sciuto come un epiteto del Dio dei padri da A.Alt,
Der Gott der Vater, 1929 = KS 1,1-78 (soprat
tutto 24ss.); In Gen 49,24 esso in parallelo con
pastore di Israele e Dio di tuo padre (cfr.
V.Maag, Der Hirte Israels, SThU 28, 1958, 2-28
con unesposizione esauriente delle varie conce
zioni del Dio dei padri; in maniera del tutto di
versa J.Hoftijzer, Die Verheissungen an die drei
Erzvter, 1956, soprattutto 95s.). In genere si ri
tiene che la differenziazione della forma nominale
(abr invece di abbr) abbia avuto solo un valore
secondario. Daltronde, secondo Meyer 11,30
{qattl allo st. cs. si trasforma talvolta in qt), la
differenza pu essere dovuta semplicemente a
motivi grammaticali (ISam 21,8 txt?, cfr. G e BH3
ad 1., non vi si oppone). Non ancora spiegato in
maniera esauriente il fatto che le ricorrenze siano
distribuite in una maniera cos singolare.
5/ Del forte di Giacobbe si parla ancora una
volta nel salmo inserito dopo Eccli 51,12 (ebr.)
(cfr. A.A. Di Leila, The Hebrew Text of Sirach,
1966, lOls.); in Qumran e nel NT mancano for
mulazioni corrispondenti.
H.H.Schmid

'bl ESSERE IN PENA


1/ La radice bl ricorre nel semNO. e nellacc.,
ma solo nel semNO. con il significato di essere
in pena , mentre nellacc. non si verifica il pas
saggio, supposto per lebr., dal campo fisico (ablu
seccare ) a quello spirituale.
A cominciare da G.R.Driver, FS Gaster 1936,73-82, an
che per lebr. viene sempre pi ammesso il sign. di sec
care (HAL 7a con otto testi contro KBL 6b con tre);
non comunque necessario scindere la radice in 'bl I
essere in pena e bl II seccare ( J.Scharbert, Der
Schmerz im AT, 1955, 47-58; E.Kutsch, ThSt 78, 1965,
35s.), vd. st. 3a.
Un collegamento con larabo abbona (cos i dizionari, al
seguito di Th.Nldeke, ZDMG 40,1886,724) non pro
babile, dal momento che il temiine arabo ha un campo
semantico abbastanza diverso (cfr. Scharbert, l.c., 48
n. 95; Wehr 2a: celebrare, lodare Iun defunto]).
Unaltra radice *bl (forma secondaria di jbl) ricorre in al
cuni nomi di luogo composti con :bl corso d'acqua
(HAL 7; in Gen 50,11, secondo unetimologia popolare,
il nome viene spiegato con bl essere in pena ). Non
si sa a quale radice si debba ricondurre lug. qrt ablm, la
citt del dio Luna (lAqht 163.165; 3Aqht 8. rev. 30).
'b l ESSERE IN PENA

24

Per Ez 31,15 (vd. st. 3a) non c bisogno di ricorrere ad


unaltra- radice bf chiudere (GB 5b: denominativo
dallacc. abultu > aram. abua porta ); cfr. HAL 7a.

Come derivati si hanno, oltre al verbo (intransi


tivo), laggettivo verbale abl afflitto e il sost.
bcel afflizione , come pure, partendo dal signi
ficato primario seccare , tbl terraferma
(probabilmente prst. dallacc.: tbalu terraferma
(secca) , GAG 56k; cfr. Zimmern 43; Driver,
l.c., 73).
2/ Statistica: qal 18x (solo testi profetici oltre a
Giob 14,22), hitp. 19x (prevalentemente in testi
narrativi), hi. 2x; *bI Sx, 'b&l 24x; tbl 36x
(solo in testi poetici, spesso come termine paral
lelo a crcES terra ).
3/ a) Il significato di 'bl nella coniugazione qal
non si pu rendere con un unico vocabolo che gli
equivalga esattamente nelle nostre lingue, poich
si estende da seccare , a deperire, essere scon
solato o sim., fino a quello di essere in pena
(Kutsch, l.c., 36, stabilisce come concetto-base
quello di diventare pi piccolo ).
Soggetto sono terra/paese, campo, pascoli, vigna,
Giuda (Is 24,4; 33,9; Ger 4,28; 12,4.11; 14,2; 23,10;
Os 4,3; Gioe 1,10; Am 1,2), il vino (Is 24,7; qui e
nei testi precedenti si potrebbe tradurre con sec
care, esaurirsi, desolarsi , a meno che non vi si
voglia vedere delle metafore), inoltre porte
(Is 3,26), anima (Giob 14,22) e persone (ls 19,8;
Os 10,5; Gioe 1,9; Am 8,8; 9,5; in questi passi si
deve senzaltro tradurre con essere in pena ),
Termini paralleli sono: 'umlal (pu4lal di mi) ap
passire, inaridirsi, scomparire (ls 19,8; 24,4.4.7;
33,9; Ger 14,2; Os 4,3; Gioe 1,10), jbs inari
dirsi (Ger 12,4; 23,10; Gioe 1,10; Am 1,2), nbl
appassire, rovinarsi (Is 24,4), smm esser
devastato (Ger 12,11; cfr. Lam 1,4), qdr dive
nire scuro, cupo, essere afflitto (Ger 4,28; 14,2),
nh lamentarsi (Is 3,26; 19,8), 'nh sospirare,
gemere (ls 24,7). Va notato inoltre che bl non
usato con verbi che esprimono un inaridirsi solo
quando si riferisce alla natura, come pure non
usato con verbi che esprimono il gemere solo
quando si parla di uomini (cfr. Is 19,8 dove tro
viamo W, 'nh e umlal con uomini per soggetto).
Per Giob 14,22 cfr, Scharbert, l.c., 56-58, e Horst, BK
XVI,214.
I due passi in cui ricorre Fhi. (Ez 31,15; Lam 2,8) vanno
tradotti con far rattristare (per Ez 31,15 cfr. Zimmerli, BK X ni,747.750.761).
Per verbi come lamentarsi, angosciarsi, gemere, sospi
rare slq gridare ; per i termini opposti nhm con
solare , *smh rallegrarsi .

Una differenza fra condizione fisica e condizione


spirituale non si ha neppure per umlal appassire,
scomparire (HAL 6la) n per smm essere de
solato, irrigidirsi, essere sconvolto (N.Lohfink,
VT 12, 1962, 267-275).
b) Il valore semantico dellhitp. pu essere reso in
maniera abbastanza completa con essere af
25

bHK 'b l ESSERE IN PENA

flitto. A differenza del qal, che designa esclusi


vamente la condizione dellessere triste, fhitp. si
gnifica propriamente comportarsi (cosciente
mente, in 2Sam 14,2 per simulazione) come
bl .
Pu trattarsi di tristezza per i morti (Gen 37,34;
ISam 6,19; 2Sam 13,37; 142.2; 19,2; lCron 7,22;
2Cron 35,24) o per una grave disgrazia o per una colpa
commessa da uomini in qualche modo legati fra loro
(ISam 15,35; 16,1; Esd 10,6; Neem 1,4), }bl hitp. pu an
che riferirsi ad una cosa (Ez 7,12, il senso si avvicina a
quello di arrabbiarsi ) oppure anche al proprio com
portamento ingiusto (Es 33,4; Num 14,39; Neem 8,9,
con significato vicino a quello di pentirsi ). In
Dan 10,2 si pensa aHasoesi che prepara a ricevere la ri
velazione (Montgomery, Dan. 406s.; cfr. lo sviluppo
successivo nel sir. abita triste e asceta, monaco ,
che si trova come prst. anche nel mandeo [Noldeke,
MG p. XXIX] e nelfarab. [Fraenkel 270]). Ezechiele,
proclamando un giudizio, annuncia un tempo di tri
stezza (Ez 7,27); un sentimento universale di tono apo
calittico caratterizza il presente con 'bl hitp. (Is 66,10;
termine di contrapposizione la gioia escatologica, sTs).
'bl afflitto usato alla stessa maniera (in caso di
morte: Gen 37,35; Sai 35,14; Giob 29,25; disgrazia:
Est 4,3; 9,22; tristezza del tempo Tinaie: Is 57,18; 61,2s.);
in Lam 1,4 laggettivo predicativo corrisponde al qal.
Similmente bcel tristezza si riferisce il pi delle
volte al lutto (Gen 27,41; 50,10s.; Deut 34,8;
2Sam 11,27; 14,2; 19,3; Ger 6,26; 16,7; Ez 24,17;
Am 5,16; 8,10; Eccle 7,2.4; Lam 5,15; pi in generale:
Mi 1,8; Giob 30,31; Est 4,3; 9,22; trasformazione della
tristezza finale in gioia: Is 60,20; 61,3; Ger 31,13).

Quando viene usato lhitp., la tristezza si manife


sta generalmente con determinati comportamenti
(pianto, abito di lutto, lamentazioni, astinenze
ecc., cfr. Gen 37,34; Es 33,4; 2Sam 14,2; 19,2;
Dan 10,2; Esd 10,6; Neem 1,4; 8,9; 2Cron 35,24;
cfr* BHH m,2021ss, con bibliogr.; E.Kutsch,
Trauerbrauche und Selbstminderungsriten
im AT, ThSt 78, 1965, 25-42), senza per che si
debba collegare il significato primario di 'bl alle
usanze funebri (cos KBL 6a e V.Maag, Text,
Wortschatz und Begriffsweit des Buches Amos,
1951, 115-117; G.Rinaldi, Bibl 40, 1959, 267s.).
Per la determinazione del senso di qdr essere scuro,
sporco, essere afflitto (un senso un po pi ristretto in
L.Delekat, VT 14, 1964, 55s.), 'gmTgm essere triste
(Is 19,10; Giob 30,25) e spd lamentarsi (originaria
mente battersi il petto come segno d lamento , cfr.
Kutsch, l.c., 38s.) cfr. Scharbert, l.c., 58-62.

4/ l lamento funebre non ha in Israele un si


gnificato religioso, dal momento che nella liturgia
isr. si esclude ogni forma di culto dei morti (cfr.
von Rad I,288ss.; V.Maag, SThU 34,1964,17ss.);
perci bl hitp. non ha alcun significato religioso,
eccetto quando si tratta di umiliarsi davanti a Dio
(Es 33,4; Num 14,39; Dan 10,2; Esd 10,6;
Neem 1,4; 8,9; cfr. Kutsch, Le., 28s. 36; nh li).
L'uso del qal, invece, e il corrispondente campo
semantico rappresentano un motivo comune
delloracolo profetico, che si esprime anzitutto ne
gli annunci di giudizio (ls 3,26; 19,8; Os 4,3;
Am 8,8). In Geremia diviene chiaro il passaggio
26

formale, osservabile del resto anche altrove,


dalTannuncio di giudizio alla descrizione della ro
vina (Ger 4,28; 12,4.11; 14,2; 23,10). Nellapocalit
tica infine il motivo caratterizza la tribolazione de
gli ultimi tempi (Gioe 1,9.10; Is 24,4.7; 33,9).
Lorigine del motivo si pu vedere forse in Am 1,
2 (cfr. al riguardo M.Weiss, ThZ 23,1967, 1-25).
11giudizio con i suoi effetti sulla natura e sugli uo
mini conseguenza della teofania di Jahwe (allu
sioni alla teofania anche in Am 9,5; Is 33,9).
Come parallelo ad Am 1,2 Weiss, l.c., 19, cita le parole
del cane di una favola della volpe medio-assira (Lam
bert, BWL 192s. 334): Io sono fortissimo,... un leone
in carne ed ossa... davanti alla mia voce terribile appas
siscono ( ablu Gin) monti e fi unii .

5/ Nel NT si suppongono le usanze funebri


dellAT, ma Ges nega la loro utilit per gli uo
mini (Mt 8,21s.). Acquista importanza la conce
zione apocalittica secondo la quale il tempo fi
nale caratterizzato dalla tristezza (Mt 24,30
ecc.). La beatitudine di Mt 5,4 riprende Is 61,2.
Cfr. G.Stahlin, art. xo7tst<;, ThW IIl,829ss,
(= GLNT V,777ss.); RBultmann, art. TtvOoc,
ThW VI,40-43 (= GLNT IX, 1463-1472).
f . Stolz

debcen PIETRA - A3 $r.

}1N ' d n SIGNORE


1/ Il vocabolo Sdn signore , di origine in
certa, ricorre in pratica solo nel ramo linguistico
can. Ciascuna delle altre lingue sem. possiede per
signore designazioni diverse: acc. blu, aram.
mr\ arab. rabb, et. 'egzr.
*
Diverse proposte etimologiche, che restano comunque
incerte, sono indicate in HAL I2b (e altre ancora pi re
mote in F.Zimmermann, VT 12, 1962, 194). Secondo
BL 16.253 ^dncj forse un vocabolo non sem. da cui
deriverebbe secondariamente il sing. 'dn. Puramente
ipotetica anche la derivazione dalJug. ad padre
lU/1); non si pu provare un significato primario pa
dre per ddn (KBL lOb lo suggerisce interrogativa
mente), anche se in una forma riverenziale ci si rivolge
ad un padre chiamandolo signore (ug. 77 [= NK.J,
33; Gen 31,35, vd. st. III/3); secondo.il testo 138
1= 146],19 lug. adn potrebbe significare benissimo an
che fratello .
In ug. compare, accanto a adn signore , anche un
fem. adt signora (WUS nr. 86). I nomi propri rinve
nuti in EA, Mari, Ugarit ecc., importanti per determi
nare la vocalizzazione e la derivazione delle forme, ven
gono elencati e discussi (ma senza risultati convincenti)
in Huffmon 156.159 e Grndahl 88-90.
Frequente il fen. pun. 'dn signore (DISO 5; nomi
propri: Harris 74); anche qui esiste il fem. ydf signora
(una volta, senza dubbio come cananaismo, anche in
uniscrizione paini., cfr. M.Noth, OLZ 40, 1937, 345s ).
Fondandosi su questo fatto O.Eissfeldt (OLZ 41, 1938,
489) suppone che in Ger 22,18 hd non sia altro che

27

una scrittura errata del termine fem. parallelo ad 'dn


(diversamente Rudolph, HAT 12,142; M.Dahood,
CBQ 23, 1961, 462-464).
Nellebr. extrabibl. si trova usato 'dnj mio signore
nelle lettere di Lachis (KAI nr. 192-197 passim); cfr. an
che 'drij hsr il mio signore, il governatore nel coccio
di Yavneh-Yam (KAI nr. 200, r. 1).

La forma dnj, che si usa per designare Jahwe,


viene di solito considerata una forma fissa di apo
strofe, composta dal plurale maiestatico con suf
fisso di prima persona in pausa (accentuata ) miei
signori = mio signore = il signore (dettagliata
mente W.W.Baudissin, Kyrios, II, 1929, 27ss.),
tuttavia lanalisi grammaticale della finale -j
controversa.
II/ Nella statistica le diverse forme di 'dn
(incl. adnj miei signori Gen 19,2) e la desi
gnazione di Dio adnqj (incl. Gen 19,18) vanno
elencate separatamente. In Mand., concordemen
te alla editio Bombergiana, manca 2Sam 7,22; in
Lis. manca Ez 14,20.
Gen
Es
Lev
Num
Deut

^ dnj

totale

9
6

80
16

6
4

1
2
2
4

dn
71
10

Gios
Giud
ISam
2Sam
IRe
2Re

3
7
38
52
34
37

Is
Ger
Ez
Os
Gioe
Am
Abd
Giona
Mi
Nah
Ab
Sof
Agg
Zac
Mal

16
6

Sai
Giob
Prov

13
1
3
1

Rut
Cani
Eccle
Lam
Est

7
5
2
48
14
222
-

7
6
5
11
38
59
39
39
64
20
222
1

25
1

26
1

1
1

1
2

2
2
54
1
-

9
5
67
2
3
1

14

14

1
1

1
-

7
3

Dan
Esd
Neem
lCron
2Cron

totale

334

3
5
4

11
1
2

439

TTtK 1dn SIGNORE

!7
1
5
5
4
773

28

Mentre la frequenza di <5dn (Gen, l/2Sam,


l/2Re) dovuta al contenuto, quella di adnqj
(Ez, Am) dovuta a procedimenti redazionali.
Laram. bibl. mare signore compare 4x in
Dan.
Ili/
1/ Come termine esprimente rapporti
allinterno dellordine sociale, 'dn viene preci
sato nel suo significato primario di signore, pa
drone (su persone sottoposte) con termini oppo
sti che quasi sempre compaiono espressamente o
per lo meno vengono presupposti, come p,e.
"(bced servo (cfr. particolarmente Gen 24,9.65;
Es 21,4-8; Deut 23,16; Giud 3,25; ISam 25,10;
Is 24,2; Mal 1,6; Sai 123,2; Giob 3,19; Prov 30,10;
con n'ar servo Giud 19,11; ISam 20,38 ecc.;
con 'am. oppure sifh serva ISam 25,25.27s.41
ecc.); di conseguenza il vocabolo adoperato
quasi esclusivamente con un genitivo o con un
suffisso pronominale (il rapporto viene definito
tramite F in Gen 45,8,9; IRe 22,17 = lCron 18,16;
Sai 12,5; 105,21; tramite particolari espressioni
verbali in Is 19,4; 26,13; dn usato in modo as
soluto soltanto nella formula del lamento funebre di
Ger 22,18; 34,5, ed anche una decina di volte per de
signare Jahwe, vd. st. IV/2.4).
'dn si distingue pertanto nettamente da bcta
signore in quanto possessore e proprietario di
una cosa (oggetto di propriet anche la moglie,
e allora b'al assume il significato di marito ).
Da quanto si detto risulta chiaro che Faffermazione di
F.Baethgen, Beitrge zur sem. Religionsgeschichte,
1888, 41, citata in ThW 111,1052 (= GLNT V,1379):
In rapporto allo schiavo il signore si chiama btfal in
quanto ne proprietario; si chiama dn in quanto,
avendone il possesso, pu comandare quel che vuole ,
non del tutto esatta, dal momento che b'al nelPAT
non viene mai usato in riferimento ad un cebced.
In ug. la differenza fra adn e 67 non sembra essere cos
forte; cfr. bly mio signore quando ci si rivolge al re
nello stile epistolare (WUS nr. 544,3 *), in conformit
con il formulario acc., e inoltre il parallelismo poetico
b^lkinladnkm in 137 [= III AB, B], 17.33s., e 62 rev.
[= I AB VII, 57 Nqmd, re di Ugarit, adn di Yrgb, bL d
Trnm .

Come sinonimo raro di dn ricorre in


Gen 27,29.37 gebfr signore, padrone (contrap
posto a iabdJm servi del v. 37); pi usato il
fem. gebfra signora, padrona (contrapposto a
sifh serva Gen 16,4.8.9; Is 24,2; Sai 123,2;
Prov 30,23; accanto a naar ragazza 2Re 5,3;
gbr 3e).
i
2/ Solo una volta adori viene adoperato per
esprimere un potere su realt impersonali:
IRe 16,24 adn hhr (Semer) il (precedente)
proprietario del monte (Samaria). Quando si
paria di un signore che posto sulla casa del fa
raone (G en 45,8) o sulla terra dEgitto
(Gen 42,30.33; 45,9; Is 19,4; Sai 105,21), si intende
semplicemente il suo rapporto di superiorit verso
coloro che appartengono a quella casa o a quella
terra.
29

IHK dn SIGNORE

Per lug. s potrebbe ricordare il testo sopra citato (III/l)


con adn Yrgb; nello scongiuro fen. di Arslan Ta$ (7'
sec.), nella r. 15 alla lettura [*]dn rs signore della
terra (Th.H.Gaster, Or NS 11, 1942, 44.61; HAL 12b)
va preferita quella proposta da W.F.AIbright, BASOR 76, 1939,8, e accolta in KAI (nr. 27) fripn rs si
gnore della superficie della terra .

3/ Come in molte altre lingue (p.e. il lat. me


dioevale senior , e sulla stessa linea il ted.
Herr originariamente comparativo di hehr
[vecchio, venerando] , cfr, Kluge 305a; il frane.
monsieur , con luso ormai fisso del pronome)
il termine viene adoperato quando ci si rivolge ad
una persona o si parla di essa non solo quando nei
suoi confronti vi un rapporto reale signore-servo
(molto spesso p.e. nellespressione di corte adru
hammclcEk mio signore, il re ), ma anche come
forma di cortesia quando ci si rivolge ad altre per
sone, a cui si vuol rendere onore con un tale ap
pellativo (L.Khler, ZAW 36,1916, 27; 40, 1922,
39ss. ; Lande 28ss.81); corrispondentemente, colui
che pronuncia il termine si definisce come
debeed schiavo . Cos il padre (Gen 31,35: Ra
chele si rivolge a Labano), il fratello (Gen
32,5s.l9; 33,8ss. Giacobbe-Esa; Es 32,22;
Num 12,11 ronne-Mos), lo zio (2Sam 13,32s.
Ionadab-Davde), il marito (Gen 18,12 SaraAbramo; Giud 19,26s. concubina-lev ita; Am 4,1
le vacche di Basan ; Sai 45,12 nozze del re) pos
sono essere designati come 'dn, ma l stesso av
viene anche per persone del tutto estranee (p.e.
sulla bocca di donne Gen 24,18 Rebecca-servo di
Isacco; Giud 4,18 Giaele-Sisara; Rut 2,13 RutBooz) o di rango uguale o addirittura pi basso
(IRe 18,7.13 Abdia-Elia; 20,4.9 Acab - Ben-Adad;
2Re 8,12 Cazael-Eliseo). Il passaggio da tu/tuo
a mio signore (p.e. Num 32,25.27) avviene con
la stessa facilit con cui si compie lo scambio di
ruoli da io/mio a tuo/suo servo (p.e.
ISam 22,15). (1dnl mio signore (cfr. mon
sieur) si trova spesso usato come formula fissa al
posto di nostro signore anche sulla bocca di
una moltitudine di persone (Gen 23,6; 42,10;
43,20; Num 32,25.27; 36,2; 2Sam 4,8; 15,15;
2Re 2,19),
.
Per la formula b5adni o bVadnj con permesso, si
gnore (7x e 5x rispettivamente) cfr. L.Kohler,
ZAW 36, 1916, 26s.; Lande 16-19; HAL 117.

IV / 1/ Luso di 'adni'*donai in riferimento


a Jahwe (W.W.Baudissin, Kyrios I-IV, 1929;
G.Quell, ThW III, 1056ss. [= GLNT V,1391ss.];
Eichrodt I,128s.; O.Eissfeldt, RGG 1,97) stretta
mente legato alluso in campo profano: a somi
glianza di quanto si verifica per le altre comunit
religiose dellambiente circostante nei riguardi dei
loro dei pi eminenti, cosi anche per lintero
Israele oppure per singoli o gruppi appare ovvio
che ci si rivolga a Jahwe come ad un superiore, in
analogia con quanto avviene nei rapporti terreni
(reali o fittizi) fra servo e padrone, chiamandolo
signore, oppure che si parli di lui come del si
30

gnore; del resto anche Israele, corrispondente


mente, pu essere designato come servo di Jahwe,
e a cominciare dal Dtis anche con una terminolo
gia esplicita (ThW V,660s. = GLNT IX,295ss.;
bd). Le afiermazipni in cui si parla di Jahwe
come signore (2/) sono relativamente rare e
atipiche; pi frequenti invece sono i casi in cui,
con formule fisse, ci si rivolge a Jahwe come si
gnore (3/) e i casi in cui il termine usato come
epiteto divino (4/), il quale, data lunicit di que
sto signore, pu essere usato in seguito in maniera
assoluta per designare la sua stessa natura (signore
per eccellenza, signore universale o sim.), fino a
sostituire il nome divino (5/).
2/ Nel contesto di una affermazione dn con
suffisso personale suo signore ricorre solo nella
proclamazione profetica della condanna contro
Efraim in Os 12,15 perci il suo signore gli ren
der il suo obbrobrio , dove il vocabolo nel suo
pieno significato intende sottolineare il paradosso
della disobbedienza; simile Neem 3,5 ma i loro
notabili non piegarono il collo al servizio del loro
signore. Cfr. inoltre Is 51,22 tuo signore,
dove il significato pieno usato positivamente, in
parallelo con che difende la causa del suo po
polo .
Espressioni con nostro signore (Sai 135,5;
147,5; Neem 8,10; 10,30) vanno invece conside
rate variazioni tardive delluso di dn in una
qualche formula, dove un epiteto divino o sosti
tuisce il nome divino.
In Mal 1,6 se sono un padrone, dov il timore
verso di me? si ha non una designazione vera e
propria di Dio, ma un paragone con un (padre o)
signore terreno, nel quale il significato della parola
diviene tematico. In Mal 3,1 il signore, che voi
cercate luso di ha*dn determinato dalla con
trapposizione con i messaggeri che precedono que
sto signore, e qui naturalmente, come in 1,6, si
pu constatare come si conoscesse gi un uso as
soluto del termine per indicare Jahwe.
3/ Nellinvocazione, dnqj mio signore
attestato gi molto presto. A differenza p.e. di
mcloek re la parola non descrive originaria
mente la natura di Dio nella sua qualit di domi
natore o di padrone con pieno potere, ma un
semplice titolo donore, cos come viene usato da
un inferiore nei rapporti con un suo superiore (Eichrodt 1,128; diversamente Khler, Theol. 12, il
quale tuttavia nel passo per lui paradigmatico di
Sai 105,21 per determinare il significato di 'dn si
basa troppo sul parallelo msl padrone, che
per non ha lo stesso significato; cfr. anche Baudssin, Le., 11,246). Oltre che in altri passi che non
citiamo qui singolarmente (molto spesso p.e. nella
preghiera di Davide 2Sam 7,18-22.28s., 7x ladnj
Jhwh, assente altrove in l/2Sam), vanno intese
cos anche le formule antiche e sicure dal punto di
vista della critica testuale bJ *adnqj con per
messo, signore (Es 4,10.13; Gios 7,8; Giud 6,15;
31

13,8; cfr. Giud 6,13 b adn7)ehh 'dnj Jhwh


ah, mio signore Jahwe (Gios 7,7; Giud 6,22;
inoltre 8x in Ger ed Ez, ahh')\ cfr. anche luso
di ,adnf per indicare esseri angelici in Gios 5,14;
Zac 1,9; 4,4.5.13; 6,4; Dan 10,16 17.17.19; 12,8.
L'invocazione al plurale Jahwe, nostro signore si li
mita a Sai 8,2.10 e sembra essere dello stesso tipo delle
predicazioni di Jahwe menzionate nel numero seguente.

4/

dn adoperato in maniera assoluta appare


anchesso molto presto in qualit di epiteto divino
che assume il carattere di una formula. Anche qui
il significato della parola inizialmente non va al di
l di quello originario, come si pu vedere nel pre
cetto relativo al pellegrinaggio in Es 23,17 e 34,23
col titolo solenne ha*dn Jhwh C^lh Jma'l) il
signore Jahwe (Dio dIsraele), come pure nella
formula pi volte usata da Isaia, e che rsale cer
tamente alla tradizione gerosolimitana, hydn
Jhwh fb 't (Is 1,24; 3,1; 10,16.33; 19,4; cfr.
Wildberger, BK X,62s.).
Nelle iscrizioni fen. pun. lepiteto ''dn signore atte
stato per numerose divinit e ricorre spesso (Baudissin,
l.c., III,52ss.; DISO 5, con lelenco delle rispettive divi
nit). Il passaggio dal titolo al nome proprio chiaro nei
nomi propri (cfr. smn'dn/'dn'smn Esmun signore
con dnplt 'dn ha salvato ) e soprattutto nel caso d
Adone di Biblo, dio della vegetazione che muore e ri
sorge (W.W.Baudissin, Adonis und Esmun, 1911;
O.Eissfeldt, RGG l,97s.; G. von Liicken, Kult und Abkunft des Adonis, FuF 36, 1962, 240-245).

Data lampia diffusione di simili epiteti nellantico


Oriente (eg. nb, sum. en, acc. blu, aram. mr\ itt.
isfja-\ non c bisogno di ricorrere ad alcuna par
ticolare derivazione per spiegare il titolo ydn ri
ferito a Jahwe; si pu tuttavia supporre che la tra
dizione cultuale gerosolimitana, cui chiaramente
appartengono le suddette formule, sia stata in
fluenzata dalluso linguistico can. (cfr. anche i
nomi propri formati con dn, come dnijjh,
'dMs&dceq, adnlqm, 'adnrm con i loro cor
rispondenti ug. e fen., vd. sp. I; Noth, 1P 114ss.).
controversa lantichit delfespressione adnj
Jhwh al di fuori dellinvocazione, cio il signore
Jahwe usato come nominativo del vocativo or
mai fisso. Contro lopinione di Baudissin (l.c.,
l,558ss.; 11,8lss ), secondo cui iodnqj si sarebbe
sempre introdotto qui secondariamente accanto o
al posto di Jhwh, Eissfeldt (RGG 1,97) ritiene che
luso del nominativo pu essere antico; secondo
F.Baumgrtel (Zu den Gottesnamen in den Buchem Jer und Ez, FS Rudolph 1961, 1-29) le for
mule come k ornar '"dnj Jhwh e nem 1dnj
Jhwh in Ger ed Ez sono originali (con J.Herrmann, FS KJttel 1913, 70ss., contro Baudissin);
cfr in dettaglio Zimmerli, BK XIII, 1250
1258.1265.
Diversi testi, e fra questi proprio pi antichi, sono con
troversi dal punto di vista della critica testuale (per Am
cfr. V.Maag, Text, Wortschatz und Begriffswelt des Buches Amos, 1951, U8s.f e WolfT, BK XIV/2,122.161;
per IRe 2,26 vd. i comm.).
'dn SIGNORE

32

Non nemmeno sempre possibile sapere in ciascun caso


perch alcuni autori (o redattori) preferiscano lespres
sione addndj Jhwh. Per quanto riguarda Ez (217x)
Baumgrtel (Le., 27ss.) ritiene che nel periodo deireslio
si voglia evitare esplicitamente di designare Dio con la
formula Jhwh sebi (collegata con larca nel tempio di
Sion e ancora comune in Ger), sostituendola con addnj
Jhwh, connessa con un antico nome cultuale.

5/ Il passaggio dalluso di adnj come epiteto


divino a quello, anchesso assoluto, che designa la
natura stessa di Dio, nel senso di signore per ec
cellenza o signore universale , reso possibile
dal collegamento di adn con un genitivo, che
esprime luniversalit del dominio. Simili espres
sioni superlative e iperboliche sono note anche nel
repertorio bab. dei titoli divini (p.e. bl bl si
gnore dei signori , cfr. Tallqvist 40-57) ed anche
di quelli regali (oltre a bl bl p.e. anche bl sarrni signore dei re , bl gimr e bl lassati si
gnore della totalit , cfr. Seux 55-57.90s.), e per
tanto non sono ancora di per s testimonianza di
una fede monoteistica. NellAT ebr. ricorrono le
espressioni Dio degli dei e signore dei signori
(Deut 10,17; Sai 136,2s.) e ^dn kol-ha'rces si
gnore di tutta la terra (Gios 3,11.13; Mi 4,13;
Zac 4,14; 6,5; Sai 97,5; 114,7 txt em, cfr. Kraus,
BK XV,778/783; alcuni di questi passi potrebbero
essere ancora preesilci, cfr. Noth, HAT 7,25; H.M.Lutz, Jahwe, Jerusalem und de Vlker, 1968,
94.96; secondo Kraus, BK XV, 199, Pespressione
probabilmente stata presa dalle tradizioni cul
tuali dellantica citt gebusea ).
mr\ lequivalente di 'dn nelFaram, bibl., viene ado
perato due volte nellinvocazione mari mio signore
rivolta al re (Dan 4,16.21), e due volte, seguito da un ge
nitivo, in riferimento a Dio: Dan 2,47 mre' malfa n si
gnore dei re e 5,23 mare' -Ymajj signore del cielo .
Per i paralleli nelle iscrizioni aram. (titolo di re e di dei)
cfr. Baudissin, l.c., 111,57-61; DISO 166s. (per il fen. 5dn
mlkm e laram. mr1mlkn signore dei re riferiti a re cfr.
KGalling, Eschmunazar und der Herr der Knige,
ZDPV 79,1963, 140-151). Il Genesi apocrifo di Qumran
ha moltiplicato considerevolmente il numero di queste
espressioni (con la scrittura mrh\ cfr. Fitzmyer,
Gen.p. 69.75.88.116.220.

Riguardo ad adnqj il signore usato da solo, al


di fuori dellinvocazione (circa 70x, soprattutto in
Is, Sai, Lam: Re 3,10.15; 22,6; 2Re 7,6; 19,23;
Is 3,17.18; 4,4; 6,1.8; 7,14.20 ecc.; Ez 18,25.29;
21,14; 33,17.20; Am 5,16; 7,7.8; 9,1; Mi 1,2;
Zac 9,4; Mal 1,12.14; Sai 2,4; 22,31; 37,13; 54,6
ecc.; Giob 28,28; Lam 1,14*15; 2,1 ecc.; Dan 1,2;
9,3.9; Esd 10,3, dove per va letto adonT e va ri
ferito ad Esdra; Neem 4,8), resta ancora la diffi
colt di sapere se il testo originario, come si
detto sopra (IV/4). Il testo attuale in ogni caso
suppone il significato esclusivo il signore
v.olt 5 ^o/v)v. Quando dnj viene usato per
evitare il nome di Jahwe a cominciare dal 3 sec.
a.C. (Bousset-Gressmann 307ss.), fenomeno che
presente anche nei testi di Qumran (M.Delcor,
Les Hymnes de Qumran, 1962, 195; cfr, nellin
33

TJK 'addir POTENTE

vocazione 1QH 2,20 ecc. con ls 12,1; Sai 86,12;


1QH 7,28 con Es 15,11; al di fuori dellinvoca
zione 1QM 12,8 con Sai 99,9; IQSb 3,1 con
Num 6,26), e che infine porta al Qer perpetuum
5adnqj applicato al tetragramma {Jhwh), la pa
rola perde completamente il suo carattere origina
rio di appellativo, e diventa una sostituzione del
nome, indicandolo con una perifrasi.
V/ Per luso di 'adn o xupto^ nel tardo giu
daismo e nel NT cfr. W.Foerster, art. xpio^
ThW 111,1081-1098 (= GLNT V,1450-1498);
K.H.Rengstorf, art.
ThW 11,43-48
(= GLNT II,849-866); K.G.Kuhn, art. (AapavaO,
ThW IV,470-475 (= GLNT VI,1249-1266); ulte
riore bibliogr. nelle teologie del NT e negli studi sui
titoli cristologici.

E Jenni

T*IK 'addir POTENTE


1/ La radice \r essere grande, forte, potente
limitata allambito can. (ug.: UT nr. 92; WUS nr. 95;
Grndahl 90; fen, pun.: DIS05s.; Harris 74s.).
Tra le coniugazioni verbali della radice, il qal essere po
tente e il pi. far potente/glorificare sono attestati
solo nel fen. (DISO 5), mentre il part. ni. grandioso
(Es 15,6.11) e lhi. far che qualche cosa si mostri glo
riosa (Is 42,1) sono attestati solo in ebr.

La derivazione pi importante laggettivo *addir


forte, potente, grandioso, nobile . Lo si trova con
una certa frequenza nellug. e nel fen. pun., anche
nel linguaggio quotidiano (p.e. ug. alt adrt nella lista
119[= 107], r. 4,7.9.16.18, secondo UT nr. 92 up
per-class wife [moglie appartenente a una classe
superiore], cfr. A . van Selms, Mamage and Family
Life in Ugaritic Literature, 1954,19s.58s.; pun. KAT
nr. 65, r. 2 = nr. 81, r. 5: dal pi grande al pi pic
colo di essi [= edifici]; la radice gd essere
grande manca nel fen. pun.); in ebr., invece, sia dal
punto di vista della formazione nominale sia per la
sua utilizzazione, sembra essere piuttosto una parola
arcaica o arcaicizzante (Gulkowitsch 95).
11 suo fem. 'addcercet (< *addirt-, BL 479), che ha sia il
valore astratto di grandiosit (Ez 17,8; Zac 11,3), sia
quello concreto di mantello (cfr. H.W.Hnig, Die Bekleidung des Hebraers, 1957, 66ss.). Non si riscontra da
nessuna parte un significato primario essere ampio
(GB 12a), a cui possano essere ricondotti grandiosit e
mantello ; nel caso che addcercet mantello appar
tenga alla radice dr, potrebbe darsi che lattributo perma
nente abbia sostituito la cosa ( quel che grandioso <
il grandioso [vestito] ).
Piuttosto controverso dal punto di vista esegetico e te
stuale il sost. 'cedcer grandiosit (?) (Zac 11,13; Mi
2,8 txt em 1addcercct mantello ?); cfr. i comm. e anche
G.W.Ahlstrm, VT 17, 1967, 1-7.
Il nome proprio 'adrammczicEk(2Re 19,37 = Is 37,38) ha il

34

suo riscontro nel fer, {'dunlk = Mik potente; Har


ris 75). II nome divino di 2Re 17,31, pur avendo lo stesso
suono, per deformato dalPacc. Adadmilk ( Adad []
re) (Eissfeldt, KS 111,335-339; K.Deller, OrNS 34, 1965,
382s.),

2/ La diffusione dei vocaboli derivati da questa


radice, se si prescinde da addcrcet mantello
(lOx), si limita quasi esclusivamente ai testi poetici:
ni. 2x, hi. lx (per i testi vd. sp); 'addi'r 27x, oltre a
Es 15,10 (canto di vittoria dopo lattraversamento
del mare) e Giud 5,13.25 (cantico di Debora) 13x in
testi metrici profetici e 7x nel salterio, in prosa solo
in ISam 4,8 (sulla bocca dei filistei) e in Neem 3,5;
10,30; 2Cron 23,20 (nel significato di notabili );
addcrcet grandiosit 3x (testi profetici, vd. sp.).
Includendo <xdcer (2x) la radice attestata 44x.
Cfr. anche Eccli 36,7 (hi.); 43,11 e 49.13 (ni.); 40,13;
46,17; 50,16 {'addir)\per i testi qumranici cfr. Kuhn,
Konk. 2s.

3/ La potenza, la forza e la grandiosit vengono


attribuite (come in ug. e in fen.) sia a cose (masse
dacqua: Es 15,10; Sai 93,4a; cfr. ug. gsm adr piog
gia forte in 2059 [= PRU V,59], r. 14; alberi.
Is 10,34 txt?, diversamente M.Dahood, Bibl 38,
1957,65s.; Ez 17,8.23; Zac 11,2; nave: Is 33,21b; cfr.
fen. 'rst dgn tdn i magnifici campi di grano , KAI
nr. 14, r. 19) sia a persone (re: Sai 136,18; cfr. per il
fen. p.e. KAI nr. 24, r. 5s.; sovrani: Ger 30,21; si
gnori del gregge = pastori: Ger 25,34.35.36; nota
bili: Giud 5,13.25; Ger 14,3; Nah 2,6; 3,18; Sai 16,3;
Neem 3,5; 10,30; 2Cron 23,20; Ez 32,18 txt?; ug.
WUS nr. 92,2*b; neopun. KAI nr. 119, r. 4, e
nr. 126, r. 7: i potenti di Leptis e tutto il popolo di
L. , corrispondente al lat. ordo et populus).

#7 dr (D1SO Ss.; KAI 0,11.89; J.-G.Fvrier, Semitica 2,


1949, 21-28; A.Berthier-R.Charlier, Le sanctuaire punique
dEl Hofra Constantine, 1955, 14.237).

Poich in Is 10,34 (vd. sp. 3/) e 33,21 a il testo e


Finterpretazione sono molto dubbi, i passi dove
addir oppure dr ni./hi. hanno un rilievo teolo
gico sono solo Es 15,6 la tua destra, Jahwe, ter
ribile per la forza ; v. 11 chi come te maestoso
in santit? ; ISam 4,8 chi ci liberer dalla mano
di questo Dio cos potente? ; Is 42,21 il Signore
si compiacque, per amore della sua giustizia,
di rendere la legge grande e gloriosa; Sai 8,2.10
Jahwe, Signore nostro, quanto potente il tuo
nome su tutta la terra ; 76,5 terribile sei tu, po
tente ; 93,4 pi potente dello strepito di grandi
acque, pi dei flutti del mare, potente nelfalto
Jahwe .
Nelle affermazioni sulla destra di Jahwe, sul suo
nome, sulla sua legge e su di lui stesso non si pu
scorgere alcuna fonnula particolare. Vanno notate le
espressioni comparativo-superlative di Es 15,11 e
Sai 93,4. Il significato non ha una speciale sfumatura
teologica, e questa anzi non la si pu supporre, dato
fuso comparativo del termine.
Data Tambientazione can. della parola, non ca
suale il fatto che essa sia applicata a Jahwe special
mente nella tradizione gerosolimitana pi antica,
influenzata dairambiente can. (ISam 4,8 nel rac
conto delfarca; Sai 76,5 in un cantico di Sion
preesilico, cfr. H.-M.Lutz, Jahwe, Jerusalem und
die Vlker, 1968, 167s.; Sai 93,4, in un altro an
tico salmo regale di Jahwe, cfr. Kraus, BK XV,
648; cfr. anche i versetti a tre membri di Es 15,11
e Sai 93,4 con il parallelismo climatico noto
anche in ug.).

1 passi di Neem e delle iscrizioni che abbiamo citato indi


cano che il termine designa le persone senza porre in evi
denza una particolare distinzione dal punto di vista sociale,
pressapoco nel senso di magnati (E.Meyer, Die Entstehung des Judentumus, 1896, 132s.). Perci esso in
2Cron 23,20, essendo pi generico, sostituisce lo specifico
e oscuro kri Carii di 2Re 11,19.
Termini sinonimi sono: gdddl grande (Sai 136,18; cfr.
Is 42,21), msl principe (Ger 30,21; 2Cron 23,20),
gibbr eroe (Giud 5,13); cfr. anche Sai 76,5. Caralteristico anche lopposto $l7r piccolo, inferiore, gio
vane (Ger 14,3 servitore , cfr. S.E.Loewenstamm,
Tarbiz 36, 1966/67, 110-115), che ricorre nelle iscrizioni
pun. citate sopra (1/).

5/ Fra le numerase traduzioni di 'addir da parte


dei LXX vanno notate soprattutto Oaufxacrr*;
(6x in Sai) e
(gdf).
Luso ellenistico e orientale di designare Dio con
il termine grande (W.Grundmann, art. (xya<;,
ThW IV,535-550 = GLNT VI,1431-1476), che nel
NT compare nella formula di acclamazione dellAr
temide di Efeso (Atti 19,27s.34s.) e si pu constatare
anche in Tito 2,13 del grande Dio e (del) salvatore
nostro Ges Cristo , trova corrispondenza in am
biente semitico non gi in gctdl, ma oltre che
nellaram. rab (acc. rahu, fen. solo rbt signora
come titolo) anche nel fen. 'dr.
EJenni

4/ Come gadi grande (-gdf) ed altri aggettivi


che esprimono un atteggiamento di stupore di fronte
ai potenti, cos anche addir viene adoperalo nei ri
guardi di Dio e del divino (W.W.Baudissin, Kyrios,

DHK
'dm UOMO
T T

in,

1929, 85S.120).

In ug. (testo 20011= PRU V,l], r. 7 adrl detto probabil


mente di Astarte) e specialmente nel fen. pun. 'dr e il
fem. drt sono epiteti fissi di varie divinit: fen. Z?7 'dr,
KAI nr. 9B, r. 5 (Biblo, verso il 500 a.C.);s/c/jdf, KAI
nr. 58 (Pireo, 3' sec. a.C.); Iside/Astarte, KAI nr. 48, r. 2
(Menfi, 2M* sec. a,C.); pun. (e neopun.) Astarte, Tnr e

35

1/ a) 'dm uomo, uomini compare solo


nel can. (ebr. e letteratura post biblica, fen. pun. e
ug.) e sporadicamente nel sem. del sud
(HAL 14a).
In ug. si trova adm uomini una volta in parallelo con
lini (= ebr. iem gente) in nt [= V AB] n, 8, e
TT

'dm UOMO

36

nellespressione ab adm padre dellumanit nel


poema di Krt ( b IV/3a).
In fen. pun. da dm si forma anche il plur. *dmm
(DISO 4).
Nellantico arab. del sud 'dm significa servo (Conti
Rossini 100b).
Per la forma medioebr. 'ddn cfr. E.Y.ICulscher, FS
Baumgartner 1967, 160.

50 nessuna volta se si eccettua Gen 16,12 pderce


'dm), e in Eccle 49x. Una certa frequenza si ha
ancora soltanto in Prov (45x) e Sai (62x); altrove
la distribuzione del tutto casuale (Ger 30x, Is e
Giob 27x, Num 24x, Lev 15x, Es 14x, negli altri
libri meno di lOx, manca in Abd, Nah, Rut, Cant,
Est. Esd).

La questione della derivazione del termine non ha


ancora raggiunto alcun risultato sicuro (cfr. i les
sici e i comm. a Gen 2,7; in particolare anche
Th.C.Vriezen, Onderzoek naar de Paradijsvoorstelling bij de oude semietische Volken, 1937,
63s. 129-132.239),

b) ens compare 42x (Giob 18x, Sai 13x, Is 8x;


inoltre Deut 32,26; Ger 20,10; 2Cron 14,10), e solo
in testi poetici (2Cron 14,10, in quanto preghiera,
non costituisce uneccezione). Si ha inoltre ,<ens
come nome proprio in Gen 4,26; 5,6-11;
lCron 1,1.
Laram. ,t?nas ricorre 25x (Dan 23x, Esd 2x;
in Dan 4,14 al posto del plur. ebr. anasTm biso
gna leggere la forma ^ns), o collettivo/gene
rale o individualizzato nellespressione bar ^ris
(Dan 7,13; cfr. C.Colpe, ThW VIII,403ss. con bi
bliogr.) opp. plur. ben (ens (Dan 2,38; 5,21), in
testi poetici e non poetici.

Vrie2en(l.c.) riporta i tentativi di spiegare il termine par


tendo dal sum. o dallass. bab., e di far derivare la figura
di Adamo da nomi di dei o da figure mitiche (come fau
tori di civilt, analogamente ad Adapa, secondo de Liagre-Bhl) e giunge alla conclusione che nessuno di que
sti tentativi d un risultalo sicuro. Poich questi tenta
tivi (cfr. anche GB IOa; KBL 12s.) non si riimovarono se
non raramente o furono trascurati del tutto, non ven
gono qui tenuti in considerazione.
Vriezen si pone anche il problema deila relazione tra dm e yadm (cfr. Gen 2,7 con un gioco di parole tipi
camente ebr.): si ha qui solo unetimologia popolare op
pure una connessione linguistica originaria? Le risposte
date finora a questa domanda sono varie; mentre Khler
e altri accettano come certa la derivazione di 'dm da
adm (Theol. 237 n. 57; 240 n. 97), Th. Nldeke
(ARW 8,1905, 161) e altri sono del parere che i due ter
mini non hanno alcuna relazione fra loro. Vriezen con
clude che il termine va spiegato o soltanto in base
alfebr. (e qui si dovrebbe pensare al verbo 'dm essere
rosso ) oppure tenendo presenti diverse possibilit
dellarabo. La derivazione pi probabile per lui quella
proposta da H.Bauer, ZDMG 71, 1917, 413; ZA 37,
1927, 310s., dallarab. adam(at) pelle, superficie , che
nellarab. del sud e in ebr. avrebbe assunto il significato
di uomo come parte per il tutto, mentre l*arab. ha
conservato il significato antico. possibile allora una
connessione tra 'adam e adm superficie terrestre ,
ma in modo diverso da come viene presupposta dal lau
tore di Gen 2-3. Cfr. per anche dm (1).
Il significalo arab. di pelle , che abbiamo menzionato,
visto da G.R.Driver, JThSt 39, 1938, 161 (HAL 14b;
cfr. Barr, CPT 154) anche in Os 11,4 (parallelo a ahabt
per il quale si suppone pure il senso di pelle , hb I),
ma tale significato non pu essere accettato come certo
(Cfr. Wolff, BK XTV71, 258; Rudolph, KAT
Xm/1,210).

b) Oltre a 1dm compare in ebr. pi raramente la


parola ,<J'ns, la cui radice appartiene al sem. co
mune, mentre nellaram. bibl.
il termine
normale per uomo/uomini ( < * wws; cfr.
Wagner nr. 19/20; P.Fronzaroli, AANLR
V ili/19, 1964, 244.262.275; -7S I).
2/ a) La parola compare nellAT 554x (incluso
Os 6,7; 11,4; 13,2, ma senza il nome personale
Adamo di Gen 4,25; 5,1.1.3.4,5; lCron 1,1). La di
stribuzione dei passi piuttosto singolare. Nel solo
Ez si hanno 132 passi (di cui 93 quando Dio ri
volge la parola al profeta: boen-dm). Allmfuori
di Ez dm compare in modo pi massiccio in
due testi: in Gen 1-11 46x (per contro in Gen 1237

*! 'adam UOMO

3/ a) dm significa collettivamente luomo


(il genere umano), lumanit, gli uomini e viene
adoperato (a differenza di 75 uomo [ma
schio]) solo al sing. e in st. assol., mai con suf
fissi. Luomo singolo viene designato con
bcen-'dm, il plur. i (singoli) uomini con bcnf
bent (h)-'dm (cfr. LKohler, ThZ I, 1945,
77s.; id., Theol: 114s.; ben). Il significato del ter
mine resta invariato lungo tutto lAT. Esso pu
essere usato in espressioni composte come san
gue dell1uomo (Gen 9,6; secondo KBL 12b sono
circa 40 le connessioni di questo tipo), anche come
genitivo al posto di un aggettivo in maniera
umana (2Sam 7,14; Os 11,4), e inoltre in espres
sioni generiche, dove si pu tradurre con cia
scuno (Lev 1,2 ecc.), tutti (Sai 64,10), al ne
gativo nessuno (lR e 8,46; Neem 2,12)(cfr, an
che st.. 41).
Come espressione fissa si Irova solo m'dam (we)'ad-,
behm gli uomini e le bestie (Gen 6,7; 7,23; Es 9>25;
12,12; Num 3,13; Ger 50,3; 51,62; Sai 135,8). Altre serie
con behm bestiame, animali sono Es 8,13.14;
9.9.10.19,22.25; 13,2.15; Lev 7,21; 27,28; Num 8,17;
18,15.15; 31,11.26.30.47; Ger 7,20; 21,6; 27,5; 31,27;
32,43; 33,10.12; 36,29; Ez 14,13.17.19.21; 25,13; 29,8;
36,11; Giona 3,7.8; Sof 1,3; Agg 1,11; Zac 2,8; Sai 36,7;
cfr. Eccle. 3,19.
Il termine che ricorre pi spesso come corrispondente in
parallelismo 7$ (III/4c), cfr. 2Re 7,10; Is 2,9;
5,15; 52,14; Sai 49,3; 62,10; con ians7m Is 2,11.17 ecc.

b)
non ha mai larticolo e compare solo al
singolare. In senso stretto , come 'dm, un
nome collettivo, e significa perci in tutti i passi
gli uomini oppure uomini ; una volta in
dividualizzato: boen-^ns (Sai 144,3). L.Khier
dice che si estingue nelluso (KBL 68a), ma ci
forse non del tutto esatto, dato che esso compare
ancora 18x nel libro tardivo di Giobbe. Si pu tut
tavia affermare che il suo uso ben circoscritto: si
trova solo in testi poetici, senza articolo e in un
campo semantico molto ridotto. Si possono inoltre
38

presupporre quegli usi limitati che si riscontrano


per il vocabolo dm (vd. st. 4a): anche il voca
bolo '^ns non ricorre mai in testi storici, o anche
quando il contesto si riferisce alla storia o alla
storia della salvezza .
In Giob e Sai prevalgono i passi in cui si parla
delluomo come essere mortale, caduco e limitato:
Sai 103*15 <( giorni delluomo sono come lerba ;
similmente 73,5; 90,3; 8,5 = 144,3; Giob 7,1;
14,19; 25,6; 28,13. Luomo davanti a Dio non pu
essere giusto (puro): Giob 4,17; 9,2; 15,14; 25,4;
33,26. Egli viene designato come (Ens in contrap
posizione a Dio: Giob 7,17; 10,4.5; 13,9; 32,8;
33,12; 36,25. Vicina a questo significato anche la
designazione dei nemici in alcuni passi dei salmi:
Sai 9,20.21; 10,18; 56,2; 66,12; cfr. 55,14. La con
nessione chiara in 9,21 i pagani debbono rico
noscere di essere uomini . Nello stesso senso
vanno intesi, alPinfuori dei salmi e di Giobbe, sei
passi del libro di Isaia: Is 13,7.12; 24,6; 33,8;
51,7.12; inoltre 2Cron 14,10. Cos 33 passi su 42
formano un gruppo semantico organico (cfr. an
che st. 4e-h).
Il termine non per usato in questa maniera in
Deut 32,26; Is 8,1; 56,2; Ger 20,10; Sai 55,14;
104,15.15; Giob 5,17; 28,4. Quasi sempre si tratta
di espressioni fisse oppure di strette connessioni
verbali: 'asr ains beato luomo (Is 56,2;
Giob 5,17); Fbab
ns cuore delluomo
(Is 13,7; Sai 104,15.15); hcercet cens stilo umano
(= comune tra gli uomini) (Is 8,1; cfr. tuttavia
Wildberger, BK X,311s,);,Q?ns flml mio con
fidente (Ger 20,10; cfr. Sai 55,14 {Ens k*'ceriti
un uomo simile a me ). Se ns in questi con
testi ha mantenuto un significato neutrale, lo si
deve forse ad uno stadio linguistico pi antico, in
cui '*ns veniva usato ancora in un senso pi am
pio e comune. Fuori di tali connessioni il signifi
cato neutrale si trova in Deut 32,26 e Giob 28,4;
qui me'*ns tra gli uomini potrebbe essere
unespressione fissa.
Questo senso comune e neutrale (vd. st. 41) si ha
anche nei passi in cui 'ans un nome proprio
(Gen 4,26; 5,6.7.9.10.11; lCron 1,1; cfr. Westermann, BK I, commento a Gen 4,26).
4/ a) NellAT non si parla indifferentemente di
'dm ogni volta che ci si riferisce allessere
umano, ma in prevalenza quando questo essere
visto in relazione con la sua creaturalit o con un
particolare elemento della sua creaturalit. 'dm
non Puomo che si manifesta nella famiglia, nella
politica, nelle preoccupazioni quotidiane o nelle
relazioni sociali; si parla d dm solo dove egli ai
di l di tutti questi riferimenti inteso nel suo
mero essere umano. Ma soprattutto: la particolare
azione salvifica di Dio, la storia di Dio col suo po
polo non ha nulla a che fare con lo dm. Non
solo i due complessi letterari in cui dm ricorre
pi spesso (Gen 1-11 e Eccle), ma anche i diversi
usi del tennine che sono collegati tra loro per af
finit di contenuto, hanno a che fare con luomo
39

come creatura o con un aspetto della sua creatu


ralit; nei libri storici o profetici non si hanno
complessi letterari fissi per forma o contenuto, n
modi di esprimersi particolari in cui 'dm eserciti
una funzione speciale.
b) Il vocabolo dm si ambienta bene nella storia
delle origini, e cio in quelle parti di Gen 1-11 che
trattano deHuomo nellinsieme degli eventi pri
mordiali: creazione delluomo (Gen 1,26-30 e
2,4b-24), cacciata dal paradiso (Gen 3), diluvio
(Gen 6-9) e dispersione degli uomini (Gen 11,1
10). Al di fuori di queste narrazioni il vocabolo si
trova solo in 4,1 (h*dm).25 e 5,1.1; qui per dm divenuto nome proprio (o tende a diven
tarlo). Il fatto che le ricorrenze siano numerose in
queste narrazioni della storia delle origini, e che si
limitino ad essa, mostra che 'dm nellAT desi
gna luomo (in senso collettivo) prima e al difuori
di tutte le determinazioni, le quali cominciano con
i nomi che fonnano le genealogie, e prima di ogni
divisione dellumanit in popoli, a partire da
Gen 11 opp. dalla tavola dei popoli. I racconti che
trattano delluomo in questo senso seguono due
temi principali: trattano della creazione delluomo
(c) e della limitatezza dellessere umano nelle nar
razioni di colpa e punizione (d).-Essi confermano
le due affermazioni fondamentali che PAT fa
sulluomo: egli creatura di Dio, e come creatura
ha, in contrapposizione a Dio, unesistenza limi
tata.
c) I racconti della creazione delPuomo (cfr.
E.Lussier, Adam in Gen 1,1-4,24, CBQ 18, 1956,
137-139) sono in Gen 1,26-30 e 2,4b-24.
Quanto si pu dedurre dalla storia delle religioni sui rac
conti di creazione mostra che la creazione del mondo e
la creazione delluomo costituiscono originariamente
due tradizioni, distinte. Si constata p.e. che nelle civilt
primitive la creazione intesa quasi sempre solo come
creazione deiruomo, e che al contrario in Egitto crea
zione significa prevalentemente creazione del mondo,
cio cosmogonia. Perci la cosmogonia che prevale nelle
civilt sviluppate ha incluso in-s la creazione deiruomo;
ambedue p.e. sono unite nellEnuma eliS e in Gen 1. In
vece in Gen 2 si ha la tradizione della creazione
delluomo. Non esatto quindi parlare di due racconti
della creazione, uno pi antico (Gen 2-3) e uno pi re
cente (Gen 1), tanto pi che s pu considerare come pa
rallelo di Gen 2 solo Gen 1, 26-30, ma non Gen 1,12,4a. Lesegesi di Gen 1 basata sulla storia delle tradi
zioni mostra chiaramente lindipendenza originaria di
Gen 1,26-30 (Westermann, BK I,198ss.).
Gen 2-3 un racconto la cui unit letteraria dovuta a
J, ma in esso si possono ancora riconoscere facilmente
due racconti originariamente distinti: un racconto delia
creazione deiruomo in 2,4b-24 e il racconto della cac
ciata dai giardino in 2,9.16.17.25; 3,1-24. Il primo appar
tiene a quelle narrazioni che hanno per tema la creazione
delluomo, il secondo spiega la limitatezza delPuomo.
Riunendo i due racconti, J ha voluto esprimere che que
sti due motivi fondamentali sono tra loro affini.

Ambedue le narrazioni della creazione delPuomo


in Gen 1,26-30 e 2,4b-24 dicono che luomo trae
la sua esistenza da Dio (1), che egli fin dallinizio
D1K adam UOMO

40

inteso come essere sociale (2), che la sua crea


zione comporta anche il suo sostentamento con il
cibo (3) e che a lui affidato il dominio sugli ani
mali e sulle altre creature (4), P contiene inoltre
PafYermazione particolare che Dio ha benedetto
luomo (5) e che Io ha creato a sua immagine
{-sclcem) (6).

(1) Nessuna delle due narrazioni intende affer


mare propriamente che Dio ha creato il primo
uomo (o i primi uomini). La creazione delluomo
piuttosto unaffermazione tipica delle narrazioni
delle origini, che resta al di l di ogni storia di cui
si possa avere esperienza e di cui si possano avere
documenti. Viene detto solo che l'umanit, e cio
ogni uomo, trae la sua esistenza da Dio, niente di
pi e niente di meno. Luomo creato da Dio di
venta Adamo (nome proprio) solo per il fatto che
apre la serie delle generazioni (4,1.25; 5,1); nei rac
conti di creazione luomo creato non fa parte di
una serie determinata. Il racconto della creazione
delluomo dice per che luomo tale solo in
quanto creatura di Dio; non possibile qui sepa
rare luomo come tale dal suo essere creato. Ci
che luomo , lo in quanto creatura di Dio,
(2) La creazione delPuomo come essere sociale
viene affermata in forma lapidaria in Gen 1, 26
30: li cre maschio e femmina . In Gen 2,4b-24
questo lo scopo della narrazione: luomo formato
da Dio con polvere (2,7) non ancora propria
mente la creatura che Dio intendeva ( non
bene... 2,18); la creazione delluomo vera
mente riuscita solo con la creazione della donna.
J ha posto quindi in particolare evidenza
questaspetto della creazione delluomo, e cio che
egli raggiunge la sua autenticit solo nella societ
(cfr. su questo punto Pedersen, Israel 1/11,61s.).
(3) Secondo le due narrazioni, al sostentamento
delluomo si provvede anzitutto con un nutri
mento vegetale (1,29; 2,8.9.15); il nutrimento con
carne di animali subentra solo quando luomo si
allontana da Dio. Questo tema ricorre in tutti quei
passi (particolarmente nei salmi) che affermano
che Dio provvede al nutrimento delle sue crea
ture.
(4) Contrariamente alla concezione sumerico-ba
bilonese della creazione delluomo, questultimo
nellAT non viene creato, secondo J e P, per ser
vire gli dei, ossia per il culto, ma per dominare su
gli animali (l,26b.28b; 2,19.20), e quindi anche sul
resto della creazione (1,28), e per lavorare il suolo
(2,15; cfr, 2,5b), La coltivazione, la lavorazione
della terra quindi basata sulla stessa creazione
delluomo, oppure riceve con essa la sua motiva
zione. Non si pu separare questo compito dalla
natura delluomo.
(5) P parla espressamente della benedizione
delPuomo, connessa con la sua creazione (1,28).
Ci che P afferma in modo astratto, viene detto da
J in forma narrativa: la fertilit che si intende
esprimere con la benedizione si attua nel susse
guirsi delle generazioni, con la procreazione e la
41

CHK 'dm UOMO

nascita dei discendenti (4,1.2.25). Luomo creato


da Dio un essere che si protrae nel susseguirsi
delle generazioni.
(6) Per quanto riguarda laffermazione che Dio
cre luomo a sua immagine, molti sono i tenta
tivi di spiegazione; cfr. in proposito Westermann,
BK I,197ss., dove sulla base della storia delle re
ligioni viene proposta linterpretazione seguente:
Dio cre luomo a sua corrispondenza, come suo
partner, in modo tale che tra questa creatura e il
suo creatore pu avvenire qualcosa; essa pu udire
il suo creatore e rispondergli. Questa precisazione
ha un carattere esplicativo; con essa non si ag
giunge qualcosa alla creazione delluomo, ma si
chiarisce piuttosto cosa vuole esprimere il fatto
che luomo creato (cos anche p.e. K.Barth, Kirchliche Dogmatik, I1I/1, 1945, 206s.). J, anche se
non contiene questa affermazione particolare,
esprime tuttavia la stessa cosa collegando il rac
conto vero e proprio della creazione 2,4-24 con la
narrazione della trasgressione del precetto e della
cacciata dal giardino: Dio ha creato luomo perch
vi sia qualcosa tra lui e la sua creatura.
d) Le narrazioni di colpa e punizione formano un
secondo gruppo. Quando si hanno racconti della
creazione delluomo, o affermazioni sulla sua creaturalit, si hanno anche narrazioni o affermazioni
che dicono qualcosa sulla limitatezza delluomo. I
due elementi sono collegati per contrasto: perch
luomo, pur essendo creatura di Dio, cos varia
mente limitato nella sua esistenza? Le risposte a
questa domanda possono essere varie; nellAT come anche da molte altre parti - si cerca la spie
gazione in una mancanza delPuomo.
La narrazione della cacciata dal giardino in Gen 3 si de
linea fondamentalmente cos: Dio colloca gli uomini da
lui creati in un giardino pieno di frutti, e permette toro
di cibarsi dei frutti di tutti gli alberi; solo di un albero
proibisce di mangiare il frutto. Ciononostante gli uomini
mangiano il frutto di questalbero e vengono perci cac
ciali dal giardino. Sono cosi allontanati da Dio, e questo
allontanamento equivale ad unesistenza in qualche
modo limitata. Questo filone principale intessuto e ar
ricchito con una serie di altri motivi, che un tempo fa
cevano parte di altri racconti indipendenti, appartenenti
allo stesso tipo di narrazioni: soprattutto il motivo
dellalbero della vita, che noto anche altrove (p.e.
nellepopea di Gilgames e nel mito di Adapa), ma anche
le singole sentenze di condanna, che esplicitano la limi
tatezza dellesistenza, e forse anche la scena della tenta
zione col serpente.
Ci che J vuol dire sulluomo con questo racconto si pu
cos compendiare: (1) non solo la creaturalit dellesi
stenza umana, ma anche la sua limitatezza Fondata su
un evento originario che si svolge fra Dio e luomo.
(2) La violazione del precetto di Dio e la condanna di
tale violazione un avvenimento originario, che viene
lasciato nella sua enigmaticit ed inesplicabilit. Colpa e
punizione caratterizzano luomo come tale; non c al
cuna esistenza umana che ne sia esente. (3) Dio acco
glie luomo che ha peccato contro di lui. Anche se lo al
lontana da s dando luogo cos ad unesistenza limitata
da affanni, dolori e morte, gli concede ancora la vita e gli
permette di continuare a vivere nel tempo.

42

Solo se prese insieme queste tre affermazioni possono


rendere ci che la narrazione intende dire. Una spiega
zione per la quale uno stato paradisiaco di innocenza si
trasforma a causa del peccato originale in uno stato
di umanit decaduta non corrisponde al testo e af senso
della narrazione. Nella narrazione il precetto, la viola
zione e il castigo sono in ugual maniera un avvenimento
originario, che non si pu tradurre e dividere in periodi
storici. La designazione peccato originale , che ha in
trodotto nellesegesi della narrazione questa sfumatura
leggermente diversa (e con conseguenze molto impor
tanti) deriva dal giudaismo tardivo (IV Esdra).
La possibilit che ha luomo di peccare, la quale fa parte
delPevento originario, acquista un altro aspetto nel rac
conto del diluvio in Gen 6-9. Mentre in Gen 3 (e 4) si
parla della mancanza di un singolo uomo, in Gen 6-9 si
tratta di un fenomeno che investe tutta lumanit, e cio
che un gruppo, una comunit umana pu andare in ro
vina e perire. Qui per la prima volta si afferma che il cre
atore pu annientare la sua creazione; tale possibilit
gi racchiusa potenzialmente nel fatto che il mondo e
lumanit hanno un creatore: il creatore ha come tale la
capacit di distruggere la sua opera. Per questo motivo le
narrazioni del diluvio (o delPincendio) universale hanno
sulla terra la stessa diffusione dei racconti di creazione.
Qui si fonda lo schema tempo delle origini-tempo finale:
alla possibilit della corruzione del genere umano corri
sponde la possibilit del suo annientamento. Nellapoca
littica quello che avverr per lumanit coincide con
quanto avvenuto al tempo delle origini.
Per quanto riguarda la concezione de!!1uomo, da Gen 6
9 si ricava: (1) l'umanit che si propaga ha la possibilit
di corrompersi in blocco. (2) Il creatore ha la possibilit
di annientare lumanit da lui creata. (3) Col diluvio e la
salvezza di un individuo dal diluvio luomo nella sua
esistenza riceve una vita che consiste in una liberazione
o in una preservazione dalle grandi catastrofi. (4) La
promessa che non sopraggiunger pi una catastrofe
universale finch durer il mondo fonda la storia
dellumanit, che contiene (parziali) corruzioni di un in
tero gruppo e (parziali) catastrofi. Cos la salvezza e la
preservazione diventano un fenomeno che appartiene
allumanit.
Nel racconto della costruzione della torre si vede un su
peramento dei limiti, particolarmente pericoloso per
lumanit, consistente nellautoesaltazione delluomo
nellambito della politica (citt e torre) e nel campo del
progresso tecnico (che come tale tuttavia accettato). La
punizione misericordiosa , che ancora una volta lascia
in vita, in questo caso la dispersione e lallontana
mento.

e) In una serie di passi si ricorda la creazione


delluomo o si fa accenno a motivi di creazione,
p.e. Deut 4,32 dal giorno in cui Dio cre luomo
sulla terra, oppure Es 4,11; Is 17,7; 45,12;
Ger 27,5; Zac 12,1; Sai 8,5ss.; 139,13ss.; Giob 15,7;
20,4; Prov 8,31 (la sapienza nella creazione: po
nevo le mie delizie tra gli uomini ); inoltre
Sai 115,16 (Dio ha affidato la terra agli uomini);
Deut 32,8 (allusione alla separazione dei popoli).
In stretta connessione con la creaturalit
delluomo stanno anche le affermazioni in cui
luomo come creatura riceve un valore o una di
gnit che deve essere preservata e custodita. La
vita delPuomo custodita poich egli creatura di
Dio (Gen 9,5s.). Ci viene ripreso nelle leggi: chi
uccide un uomo... (Lev 24,17.21).

43

In Gen 9,6 il fondamento di questo sta nel fatto


che luomo creato ad immagine di Dio: si ha qut
un primo passo verso il concetto moderno della
dignit delPuomo ; questa fondata sulla crea
turalit delPuomo e si esprime nel fatto che la
vita delPuomo protetta perch egli creatura
di Dio, Una simile idea della dignit delluomo|

si ritrova anche in espressioni come quella di;


Ab 1,14 se egli (il conquistatore) tratta gli uo-?
mini come i pesci del mare . Essa si manifesta
nel fatto che Puomo non vive di solo
pane (Deut 8,9) o nei lamento io invece sono
un verme, non un uomo (Sai 22,7), e con una
forza particolare nel canto del servo di Jahwe
ls 52,14 tanto sfigurato per essere di un uomo
era il suo aspetto, e non pi umano il suo volto ..
Negli stessi termini parlano di umanit anche
2Sam 7,14 e Os 11,4.
Anche questa dignit Puomo non Pha da s; essa
fondata sul fatto che Dio si prende cura di lui:
che cos Puomo ('*ens) perch tu ti ricordi di
lui, e il figlio delPuomo (barn-dm) perch tu ti
prenda cura di lui? (Sai 8,5). Una gran quantit,
di passi parlano della protezione accordata da Dio
alluomo: egli il guardiano degli uomini
(Giob 7,20), e con una tale protezione e una tale
custodia egli opera i suoi prodigi per i figli
delPuomo (Sal 107,8.15.21.31; inoltre Sai 36,7.8;
80,18 ecc.).
0 LAT esprime ci che Puomo nella sua realt
soprattutto quando vede Puomo di fronte a Dio,
nella sua distanza da lui e nella sua dipendenza1da
lui. Per questuso di adm (circa 60 passi) si in
contra una particolare difficolt. La visione vete
rotestamentaria delPuomo nn parte dalPuomo
quale in se stesso, fondato sulla propria esi
stenza, che poi in un modo o nellaltro entra in re
lazione con Dio; con 'adam si intende invece un
ssere umano che sta in relazione con Dio.
Luomo come tale non pu essere caratterizzato
n compreso, se la sua esistenza non posta di
fronte a Dio.
Alla creaturalit, come presentata nella storia
delle origini, corrisponde il fatto che in questo
gruppo di passi la relazione tra Do e luomo sem
bra fondata su un contrasto. Lessere delPuomo
include necessariamente questa limitazione, che
deriva da tale contrapposizione; se egli non os
serva o trascura questa limitazione, resta partico
larmente minacciato nel suo essere umano: nes
sun uomo che mi vede resta in vita (Es 33,20).
Ci espresso in un testo singolare e particolarmente
pregnante di Isaia, in un detto contro la politica di al
leanza con lEgitto: ma lEgitto uomo e non Dio...
(Is 31,3). In 31,8 il vocabolo ricorre nuovamente con si
gnificato analogo: LAssiria cadr sotto una spada che
non di un uomo, una spada non umana la divorer .
La frase di Is 31,3 viene ripresa da Ezechiele nelle parole
rivolte al principe di Tiro (Ez 28,2.9). Si noti che in en
trambi i passi Isaia amplia lo schema tipico della parola
profetica, esprmendo qualcosa di specifico per la sua
predicazione, al di l delle forme che il discorso profetico

CT]K dm UOMO 44

ha assunto prima di lui. Il vero e proprio motivo per cui


in ls 31,1-3 si mette in guardia contro lalleanza con
lEgitto lannuncio dellannientamento del protet
tore al v. 3b. Si amplia questo motivo facendo riferi
mento alla limitatezza di tutte le potenze umane, limita
tezza che intrinseca alPuomo. In 31,8 vi lo stesso ri
ferimento: PAssiria sar annientata, ma non dalla spada
di un uomo (p.e. dellEgitto); qui agisce solo il non
uomo, il creatore che come tale anche signore della
storia. La frase lEgitto uomo e non Dio quindi
unasserzione che si fonda sulla creaturalit delluomo;
essa indipendente dalla storia particolare di Dio con
Israele.
Nello stesso contesto va collocato il ritornello di
Is 2,9.11.17; 5,15 allora luomo verr umiliato e il forte
sar abbassato... (o sirn.). Wildberger, BK X,103s, ri
corda giustamente che questo detto sul rovesciamento
delle posizioni non fa parte propriamente del linguaggio
profetico: Senza dubbio Isaia cita un detto sapienziale,
che ha introdotto al v.9 con limpf. cons., ma che ha
usato in forma pi originaria anche in 2,17 e 5,15 . Egli
rimanda al medesimo parallelismo tra
e 'dm che si
trova anche in Prov 12,14; 19,22; 24,30; 30,2; Sai 49,3:
In tali detti lumiliazione e Pannieatamento sono la
conseguenza di una stolta esaltazione (cfr. anche
Ger 10,14; 51,17). Isaia, annunciando in 2,12-17 il
giorno che giunge su ogni soltezza ed ogni superbia, e
nel quale solo Jahwe sar innalzato, e rifacendosi cos ad
un detto sapienziale, che contrappone tra loro Dio e
luomo, stabilisce un importante contatto tra il linguag
gio profetico e quello sapienziale: quando il giudizio, che
propriamente vale solo per Israele, viene esteso a tutti
gli uomini , Pannuncio si serve della contrapposizione
Dio-uomo, la quale vuole impedire di valicare i confini.

La stessa opposizione ricompare anche altrove:


Dio non uomo (75), perch possa mentire, non
un figlio delPuomo ( bcen-'dm) perch possa
pentirsi (Num 23,19; cfr ISam 15,29). In tali
frasi si impedisce a Dio di abbassarsi al livello
delPuomo; similmente in Mal 3,8 ... pu mai un
uomo ingannare Dio? . Queste espressioni mo
strano per anche che il voler conservare i confini
tra Dio e Puomo non conduce ad affermazioni di
carattere ontologico. Non si fanno asserzioni
astratte sulPessere di Dio n su quello delPuomo.
Si tratta sempre di unopposizione che si manife
sta negli eventi e non diviene mai opposizione a
priori. Perci non si hanno mai affermazioni che
esprimono un diverso modo di essere di Dio e
delPuomo. La contrapposizione acquista impor
tanza decisiva soprattutto quando un uomo si
trova a dover decidere su chi debba riporre la pro
pria fiducia, e quando il confidare in Dio con la
massima chiarezza contrapposto al confidare
nelPuomo: Ger 17,5; Mi 5,8; Sai 36,8; 118,8; 146,3;
poich Paiuto delPuomo non serve a nulla
(Sai 60,13; 108,13); si preferirebbe cadere nelle
mani di Dio che in quelle degli uomini
(2Sam 24,14 = lCron 21,13); se si confida in Dio
non si avr pi paura degli uomini (Is 51,12).
Il contrasto si mostra anche nel fatto che ci si oppone vi
vamente alla costruzione di immagini di Dio: queste
sono opere delle mani delPuomo (2Re 19,18 = Is 37,19;
Sai 115,4; 135,15; Ger 16,20 come pu un uomo fabbri
carsi degli dei? ; cfr. Is 44,11.13).

45

DT *dm UOMO

In questo senso si pu ricordare anche l'espressione con


cui Dio si rivolge al profeta Ezechiele figlio
delPuomo! , che ricorre pi di 90x. Cfr. Zimmerli,
BK XIII,70s.: laccento posto su dm , a cui bisogna
collegare il tenni ne opposto V/, che resta sottinteso
(ls 31,1; Ez 28,2) . Si tratta quindi della stessa contrap
posizione Dio-uomo che si ha in Is 31,3 e 2,11.17, solo
che qui viene contrapposto a Dio il profeta stesso, nella
sua pura creaturalit limitata.

g) Nella creazione delPuomo trova la sua ragione


il fatto che uomo e animale vengano considerati
come gli unici esseri viventi, In J la creazione de
gli animali sta in stretta connessione con quella
degli uomini (Gen 2,7.18-24), in P animali e uo
mini ricevono la benedizione del creatore (Gen
1,22.28). Cos pure animali e uomini stanno in
sieme nel racconto del diluvio (Gen 6,3; 7,23). La
relazione comune tra uomini e animali viene
espressa nellunica formula fissa che si formata
con dm: m&dam 'ad behm uomini e be
stie (vd. sp. 3).
In molti altri luoghi uomini e animali sono nominati in
sieme, ma la formula non viene usata: nel riscatto del
primogenito degli uomini e degli animali (Es 12,12;
13.2.13.15; Num 3,13; 8,17; 18,15), nel bottino di guerra
(Num 31,11.26.35.40.46; Gios 11,14), nellofferta cul
tuale del bottino di guerra (Num 31,28.30.47). Come
nella creazione, cosi anche quando si parla di annienta
mento uomini e animali vengono spesso nominati in*
sieme, p.e. nelle piaghe dEgitto (Es 8,13.14;
9,9.10.19.22.25; 12,12; Sai 135,8); uomini e animali sa
ranno annientati alla caduta di Babilonia (Ger 50,3).
Spesso la distruzione totale abbraccia uomini e animali
(Ger 36,29 e devastano questo territorio annientando
in esso uomini e animali ; inoltre Ger 7,20; 21,6; 27,5s.;
50,3; 51,62; Ez 14,13.17.19.21; 25,13; 29,8; 38,20; Sof 1,3;
Agg 1,11; solo uomini Zac 11,6). Uomini e animali ven
gono accomunali nel pentimento quando in Giona 3,7.8
si annuncia lo sterminio; anche nelfinvettiva di Abacuc
contro linvasore essi sono collocati sullo stesso piano
(Ab 2,8.17). singolare il fatto che gli annunci di ster
minio di uomini e animali riconano solo nelle piaghe
dEgitto e in seguito solo nei profeti a partire da Gere
mia. Anche nella promessa riguardante il tempo dopo il
giudizio uomini e animali vengono talvolta nominati in
sieme: Ez 36,11 moltiplicher fra voi uomini e ani
mali ; cos anche Ger 31,27; Zac 2,8; 8,10 (solo uomini:
Ger 51,14; Ez 36,10.12.37.38; Mi 2,12).

h) Luomo condivide con gli animali la caducit;


PEcclesiaste lo esprime chiaramente in un passo:
poich il destino dei figli degli uomini simile
a quello delle bestie (3,19; cfr. Sai 49,13).
Anchessa fondata sulla storia delle origini
(Gen 3,19.24), come la fallibilit o la malvagit
delPuomo (nei racconti di colpa e punizione), che
spesso col legata alla caducit.
Talvolta, come in Num 16,29, la caducit viene
solo constatata: se essi muoiono, come muoiono
tutti gli uomini, se a loro succede quello che suc
cede a tutti (similmente Ez 31,14; Sai 73,5; 82,7;
cfr. anche Giud 16,7.11.17). Il discorso sulluomo
caduco trova la sua ambientazione particolare nel
lamento sulla caducit, che un ampliamento dei
lamenti del singolo (o di un gruppo) (Sai 39,6.12
ogni uomo non che un soffio; 49,13.21;
46

62,10; 89,48; 90,3; 144,4; Giob 14,1.10; 25,6;


34,15; Is 2,22). Questo lamento sulla caducit
particolarmente elaborato in Giobbe, soprattutto
in 14,1-12. Anche qui non si pu affermare che il
vocabolo uomo sia in se stesso un termine ca
ratteristico del lamento; 1dm ricorre anzi solo
nelPampliamento con il quale si d libero sfogo al
lamento del sofferente, per cui egli con la sua sof
ferenza particolare si considera partecipe della ca
ducit di tutti gli uomini.
,
Questa nullit o caducit sta in stretta connes
sione con la fallibilit delPuomo o la sua malva
git, sia in Gen 1-11 che in Giob 14,1-12 (v. 4
<<come potrebbe un puro derivare da un impuro?
impossibile! ) e corrispondentemente in
Sai 90,7-9 (cfr. Num 5,6 i peccati che commet
tono gli uomini ). Va spiegato cos il fatto singo
lare, che nei salmi di lamentazione individuale (e
in altri passi) solo a proposito di nemici e di mal
vagi si parla in genere di uomini (Sal 140,2 li
berami, Jahwe, dagli uomini malvagi ; cos pure
altrove frequentemente: Sai 12,2-9; 57,5; 116.11;
119,134; 124,2; Giob 20,29; 27,13; 33,17; 34,30;
spesso nei Proverbi, cfr. Prov 6,12; 11,7; 12,3;
15,20; 17,18; 19,3; 21,20; 24,30; 28,17; 23,28;
molto pi raramente si usa 'dm nei Proverbi
quando si parla delPuomo saggio e intelligente,
cfr. Prov 12,23.27; 16,9; 19,11.22; 28,2; cfr.
Giob 35,8).
i) Ne! libro dellEcclesiaste il discorso sulla fuga
cit o sulla caducit delluomo viene radicaiizzato,
in quanto essa non semplicemente constatata o
lamentata, ma il risultato di una riflessione che
ha studiato a fondo (1*13) lessere umano (2,3).
Anche PEcclesiaste parte dalle origini; la caducit
non si accorda bene con la creaturalit delPuomo,
e qui compare il peccato: 7,29 ho trovato.., che
Dio ha creato gli uomini giusti; essi per cercano
molti raggiri , cfr. 9,3. NelPintendere a questa
maniera luomo come creatura PEcclesiaste con
serva un legame con la teologia, nonostante il suo
scetticismo (cfr. 3,11; 7,29; 8,17).
11 tratto fondamentale della sua concezione
delPuomo (1) il riconoscimento radicale della
nullit delPuomo, del suo essere-per-la-morte.
Nella sua fugacit luomo uguale alla bestia
(3,18.19.21). Lessere autentico delPuomo si os
serva meglio nella casa del lutto che in quella delle
feste (7,2). Lessere-per-la-morte viene ancor pi
aggravato dal fatto che la morte sopraggiunge im
provvisa (8,8; 9,12). (2) Qual allora il senso di
questo essere che corre velocemente verso la
morte? Ci che un uomo si guadagna col lavoro
e con la ricerca durante la vita, deve poi lasciarlo
(1,3 <( che cosa guadagna l'uomo da tutto il suo af
fanno, con il quale si affatica sotto il sole? ;
2,12.18.21.22; 6,ls.l0.11.J2; 7,14; 10,14; 12,5).
Proprio se si tiene presente laffanno, la vanit e
la caducit delPesistenza, acquista un senso lat
timo, il presente, il consentire a tutto ci che di
sponibile (2,24 non c niente di meglio per
47

luomo che mangiare e bere e procurarsi gioia in


mezzo alle fatiche; 3,13.22; 5,18 prendersi la
propria parte e godere; 7,14; 8,15; 11,8). Questa
accettazione delle gioie della vita e del gusto di vi
vere viene spesso considerato come un accettare
ci che creato da Dio (2,24; 3,13; 5,18; 7,14;
8,15). Proprio in questa accettazione dellattimo,
godendo dei doni belli della vita, luomo, ricono
scendo la limitatezza della sua esistenza, pu ac
cettare il suo creatore.
La visione che PEcclesiaste ha delPuomo si mani
festa (3) nel modo pi chiaro in 8,17: Allora ri
conobbi che impossibile alPuomo investigare
lintero operare di Dio, tutto ci che succede sotto
il sole; poich per quanto luomo si affanni a cer
care, non trova niente... . LEcclesiaste ha tro
vato che luomo non pu avere una conoscenza di
Dio in senso globale, e perci non pu conoscere
tutto quanto quello che avviene. Egli deve ricono
scere che la limitatezza delPesistenza umana con
diziona la comprensione delPesistenza e la cono
scenza di Dio. Solo entro questi limiti unesistenza
umana pu aver senso e solo entro questi limiti
acquista significato un discorso su Dio.
1) Mentre in tutti gli usi fin qui considerati vi era
una relazione con la creaturalit delPuomo e con
quello che essa significa, PAT conosce anche un
uso neutrale, in cui non si suppone tale relazione;
qui il termine viene usato con la stessa estensione
e la stessa indeterminatezza delle nostre lingue
moderne.
In un certo numero di detti dei Proverbi si parla deces
sero e dellagire dell'uomo in generale; si tratta di sen
tenze che contengono osservazioni sulPuomo, come in
Prov 20,27 il respiro delluomo una fiaccola di
Jahwe (similmente 27,19.20), oppure osservazioni ed
esperienze tratte dalla vita sociale, che riguardano per lo
pi il comportamento delPuomo, come 18,16 i doni
fanno largo alluomo, e 16,1; 19.22; 20,24.25; 24,9;
29,23.25; cfr. Is 29,21; Sai 58,2, Gio) 5,7.
Affermazioni sull'uomo del tutto generiche e neutrali ri
corrono anche altrove, p.e. in Sai 17,4 la ricompensa
che Puomo riceve; ISam 16,7; 2Sam 23,3; Is 44,15;
58,5; Ger 47,2; Sai 104,23; Eccle 8,1; Lam 3,36.39. Con
un tale linguaggio generalizzante si pu anche parlare di
Dio che agisce in diverse maniere verso luomo:
Giob 34,11 egli ricompensa luomo secondo il suo
agire; Ez 20,11.13.21 ordinamenti e precetti che
luomo deve osservare per rimanere in vita (cfr.
Neem 9,29); Am 4,13 il quale mostra alPuomo qual
il suo pensiero . Questuso limitato del termine differi
sce notevolmente dagli altri: sembra delinearsi qui una
specie di etica comune, che esula dal quadro del culto di
vino e della storia della salvezza.

'dam viene usato qui semplicemente per indicare


un genere, per cui si prescinde dal fatto che
Puomo creatura e quindi in vario modo carat
terizzato dal suo esser creato; cos p.e. chiara
mente in Deut 20,19 sono forse uomini gli alberi
dei campi? ; cfr. anche Ez 19,3.6; 36,13.14.
Si designa semplicemente il genere in quei passi di Ez in
cui ci che appare al profeta viene paragonato ad un
uomo (Ez 1,5 apparivano come forme umane ; inoltre

DIR'dm
UOMO
TT

48

1,8.10.26; 10,8.14.21; 41,19; cfr. Is 44,13; Dan 10,16-18).


Vanno qui menzionate anche le espressioni composte,
come mano delPuomo (Deut 4,28 ecc.), voce umana
(Dan 8,16), escrementi umani (Ez 4,12.15), ossa umane
(IRe 13,2; 2Re 23,14,20; Ez 39,15), cadavere di un uomo
(Num 9,6.7; 19,11.13.14.16; Ger 9,21; 33,5; Ez 44,25),
corpo umano (Es 30,32).

In questa accezione, con la quale si indica sola


mente il genere, vanno intesi anche i numerosi
passi in cui dam sta per ognuno , opp. al ne
gativo nessuno , e anche molti uomini ,
tutti gli uomini , oppure tra, davanti agli
uomini , in dati numerici (come Mi 5,4; Giona
4,11; lCron 5,21) oppure in espressioni come
beato (asr...) colui che... (Is 56,2; Sai 32,2;
84,6.13; Prov 3,13.13; 8,34; 28,14), Qui dm
viene sempre usato nello stesso senso di Is
(vd. sp. 3).
m) Riassumendo si pu dire: la parola ebraica dm corrisponde solo parzialmente al termine
uomo delle lingue moderne. Con ydm non si
intende luomo come esemplare, n in primo
luogo luomo singolo o lindividuo, ma il genere
umano, lumanit nella sua totalit, cui il singolo
appartiene. L'umanit determinata dalla sua
origine, dal suo esser creata (4b-e). La maggior
parte degli usi hanno a che fare direttamente o in
direttamente con la creaturalit: luomo esiste
in contrapposizione a Dio (40, come essere vi
vente (4g), nella limitatezza insita nella creatura
lit (4h-i). Si pu inoltre parlare delFuomo anche
in senso del tutto generico, come nelle nostre
lingue (41).
5/ Sulluso del termine nel NT e sulla conce
zione che esso ha delluomo cfr. f. gli a.
J.Jeremias, art. &v0pa>7to<;, ThW 1,365-367
(=, GLNT 1,977-986); N.A.Dahl, art. Mensch III,
RGG IV,863-867 (con bibliogr.); W.Schmithals,
art. Mensch, BHH 11,1189-1191 (con biliogr.). Nel
NT, particolarmente in Paolo, alla figura di
Adamo viene attribuita una notevole importanza
storico-salvifica, ma ci non conforme alluso
comune del termine nellAT (cfr. J.Jeremias,
art. j A&7.|a, ThW 1,141-143 = GLNT 1,377-386;
J.deFraine, Adam und seine Nachkommen, 1962,
129-141).
C. Westermann

fm
x ''dma SUOLO
T T -i!
1/ adm risale con ogni probabilit alla radice
dm essere rosso , appartenente al semitico co
mune (sostituita in aram. con smq), e compare col
significato di terreno (rosso) da coltivazione,
suolo, terra oltre che in ebr. anche nel neopun.
(Iscrizione di Mactar, KAI nr. 145, r. 3 per il suo
popolo che abita nella terra ; DISO 5) e in aram.
(aram. giud. e sir. adamt\ forse gi aram. antico
49

'dma SUOLO

in KAI nr. 222 A, r. 10 ydm[h] terra coltivata ,


cfr. KAI 11,239.246; diversamente Fitzmyer,
Sef. 36).
Per letimologia cfr. Dalman, AuS 1,333; II,26s.; Rost,
KC 77; Galling, BRL 151; R.Gradwohl, Die Farben im
AT, 1963, 5s.; HAL 14s. Lopinione di Hertzberg (BHH
1,464), secondo cui dm nl significato di color
terra sarebbe derivato da *adm, un po meno pro
babile dello sviluppo in direzione inversa. BL 466 consi
dera la possibilit di una derivazione deir aggettivo di co
lore 'adni nel significato di color came da *'adam
pelle (arab. 'adamai), per cut si dovrebbe ritenere
come significato primario di >adm superficie (cfr.
anche 'dam I).
La proposta di intendere suolo anche in alcuni testi
in cui si trova il termine dm (M.Dahood, CBQ 25,
1963,123s.; id., Proverbs and Northwest Semitic Philol
ogy, 1963, 57s.; in parte, inoltre, anche HAL 14b) de
gna di nota, ma deve essere comunque respinta (in Gen
16,12 con onagro della steppa invece di uomo onagro si avrebbe steppa in opposizione a terra
coltivata ; in Is 29,19 e Ger 32,20 si avrebbe senza al
cuna necessit una traduzione banale e in Prov 30,14 il
parallelismo con cerces risulterebbe sopravvalutato; per i
testi esegeticamente difficili di Giob 11,12; 36,28; Zac
9,1; 13,5 bisogna ricorrere ancora a delle ipotesi).*

2/ 1225 passi in cui ricorre il termine, fra i quali


si d un solo caso con la forma plur. (Sai 49,12
terre ), sono sparsi in tutto lAT, con netta pre
ponderanza tuttavia in Gen (43x, di cui 27x nella
storia delle origini e12x in Gen 47), in Deut (37x),
Ez (28x) e Ger (18x).
Gli altri testi in cui il termine ricorre sono: Is 16x, Am
lOx, Es 9x, IRe 8x, Sai e 2Cron 6x, Num e 2Sam 5x, 2Re
e Neem 4x, ISam, Zac e Dan 3x, Lev, Gios, Gioe, Sof,
Giob e Prov 2x, Os, Giona, Agg, Mal e lCron lx.
In questa lista }adm di IRe 7,46 = 2Cron 4,17 se-_
guendo l'opinione di Noth, BK IX ,164 considerato
come appellativo terra e non come nome di localit
(cfr. adm Gios 19,36; "dm Gios 3,16; adm Gen
10,19; 14,2.8; Deut 29,22; Os 11,8; cfr. HAL 14b.l5b),
cosi pure Deut 32,43 (HAL 15b secondo Tur-Sinai:
sangue rosso ).

3/ Per luso del termine nellAT cfr. L.Rost,


Die Bezeichnungen fur Land und Volk im AT, FS
Procksch 1934,125-148 = KC 76-101; A.Schwarzenbach, Die geographische Terminologie im
Hebr. des AT, 1954, 133-136.174.187.200.
a) (ldama designa nel suo significato fondamen
tale la terra coltivabile dellambiente abitato, la
terra rossa (vd. sp. 1) da coltivazione (cfr. von Rad
1,34.163), in contrapposizione alla steppa e al de
serto ( midbr, larob, fs m n , mm\ cfr.
B.Baentsch, Die Wuste in den atl. Schriften, 1883;
A.Haldar, The Notion of th Desert in SumeroAccadian and West-Semitic Religions, 1950;
Schwarzenbach, l.c. 93-112; IDB Iv828s.).
Caino diventa nomade per essere stato scacciato
dalla adm (Gen 4,11.14), Essa il luogo che
pu essere coltivato ( bd: Gen 2,5; 3,23; 4,12;
2Sam 9,10; Is 30,24; Ger 27,11; Prov 12,11; 28,19;
cfr. lCron 27,26), 'bd h tfadam lagricoltore
50

(Gen 4,2; Zac 13,5; cfr. fs h 'adm Gen 9,20).


Neirambito di questo vocabolo rientrano quindi i
verbi che indicano seminare (zrl: Gen 47,23; Is
30,23) e germogliare (smh: Gen 2,9; Giob 5,6; cfr.
Gen 19,25).
Solamente quando la 'dm viene irrigata pos
sibile la vita (Gen 2,6); se non viene la pioggia il
lavoro su di essa resta impedito (Ger 14,4 txt?). La
rugiada e la pioggia cadono sulla >adama (2Sam
17,12; Re 17,14; 18,1) e in riferimento ad essa si
parla di concime (Ger 8,2; 16,4; 25,33; Sai 83,11),
di frutto (Gen 4,3; Deut 7,13; 28,4.11.18.42.51;
30,9; Ger 7,20; Sai 105,35; Mal 3,11), di primizie
(Es 23,19; 34,26; Deut 26,2.10; Neem 10,36), di
prodotti (Deut 11,17; Is 30,23; cfr. 1,7) e di decime
(Neem 10,38).
b) In senso materiale dma designa il terreno
del campo ; il sinonimo pi frequente in questo
caso - tifar (cfr. Schwarzenbach, l.c. 123-133).
Ci si pu spargere la dm sul capo (ISam 4,12; 2Sam
1,2; 15,32; Neem 9,1), si pu portar via un carico di
essa (2Re 5,17), negli stampi fatti con essa si pu fon
dere il metallo (Re 7,46 = 2Cron 4,17, vd. sp. 2). Di
essa pure sono fatti i vasi (Is 45,9) e con essa pu essere
costruito un altare (Es 20,24); di essa sono fatte le bestie
del campo e gli uccelli (Gen 2,19). Cfr. il modo di espri
mersi, alquanto diverso, adottato per luomo: lo 'dm
tratto dalla 'adm (Gen 3,19.23) oppure formato con
la polvere della 'adm (Gen 2,7).

c) In una accezione pi vasta adm sta in genere


per la superficie terrestre su cui si sta (Es 3,5;
8,17), che pu spaccarsi (Num 16,30s.), che so
stiene ogni tipo di rettili della adm (Gen 1,25;
6,20; 7,8; 9,2; Lev 20,25; Ez 38,20; Os 2,20).
d) Ancora pi universalmente, per adm sin
tende semplicemente la terra , per lo pi nel
senso di terra abitata (cfr. popoli della terra
Gen 12,3; 28,14; Am 3,2), da cui uno pu venir
sterminato o sim. (smd hi.: Deut 6,15; Re
13,34; Am 9,8).
Le costruzioni ivi adoperate riportano ancor pi ai signi
ficati citali sotto c) suolo oppure superficie terre
stre : '<?/ hiadm sulla terra ISam 20,31; Is 24,21
ecc.; pen ha'adama superfcie della terra Gen 8,13;
ka lp en h'adm sulla faccia della terra Gen 6,1.7;
7,4.23; 8,8; Es 32,12; 33,16; Num 12,3; Deut 6,15; 7,6;
14,2; ISam 20,15; 2Sam 14,7; Re 13,34; Is 23,17; Ger
25,26; 28,16; Ez 38,20; Am 9,8; Sof l,2s.).

4/ Quanto alluso teologico del termine, ac


canto ad alcune formulazioni particolari corife 5admat (haq)qdces terra santa (Es 3,5; Zac 2,16),
admat Jhwh terra di Jahwe (Is 14,2), e oltre
alla maledizione divina della 'cdm (Gen 3,17;
cfr. 5,29; 8,21), sulla quale si fonda la fatica legata
al lavoro della terra (Gen 3,17ss.; 5,29), dobbiamo
ricordare la formula, soprattutto dtn.-dtr., della
'adm che Jahwe ha giurato ai padri e che dar o
ha dato ad Israele (Es 20,12; Num 11,12; 32,11;
Deut 4,10.40; 5,16; 7,13; 11,9.21, 12,1.19; 21,1;
51

25,15; 26,15; 28,11; 30,20; 31,20; [cfr. 30,18; 31,13;


32,47]; Re 8,34.40 - 2Cron 6,25.31; Re 9,7;
14,15; 2Re 21,8, 2Cron 7,20; 33,8). A questa for
mula corrisponde la formula di maledizione che
minaccia lo sradicamento dalla 'adm (Deut
28,21.63; Gios 23,13.15; Re 9,7; 13,34 ecc.). Dalla
'dm Israele e Giuda dovranno andare in esilio
(2Re 17,23; 25,21 = Ger 52,27) per poi tornare in
dietro (Is 14,ls.; Ger 16,15; 23,8; Ez 28,25; cfr.
Am 9,15 ecc.).
Non possibile stabilire una differenza di conte
nuto fra questuso di dm e quello, ad esso cor
rispondente, di crces (4c).
J.G.Ploger, Literarkrilische, formgeschichtliche und stilkritische lintersuchungen zum Deuteronomium, 1967,
121-129, ha mostrato che Posservazione di G.Minette de
Tillesse, VT 12,1962,53 n. 1, secondo cui il Deuteronomista e le sezioni-voi del Deuteronomio userebbero di
pi 'certps col significato di terra promessa , mentre le
sezioni-tu userebbero yadtn in un significato molto pi
generale, viene a cadere se si approfondisce di pi la ri
cerca (uno sguardo al materiale dellopera storica dtr. in
duce alla stessa conclusione); la scelta del termine - al
meno nel Deut - piuttosto in relazione a composizioni
fisse di parole. iadm s trova nel Deut nelle composi
zioni per haddnid i frutti della terra , hqjjlm al-h'adm vivente nella terra e 'rk hi Jm m 'al-h'0da
ma vivere a lungo nella terra (composizioni fisse con
'ceraes in Plger, l.c.). Nella letteratura post-deuteronomica sparisce anche questa distinzione.

Mentre luso di craes in questi contesti mette in


evidenza la terra come entit geografica, e talvolta
politica, luso di 'adm manifesta reminiscenze di
modi di dire pi antichi dal punto di vista della
storia della tradizione: per il nomade originaria
mente non si tratta della promessa di una terra
geograficamente o politicamente delimitata, ma
semplicemente del possesso di un suolo . Il col
legamento indistinto che si stabilisce in tutto PAT
mostra che, almeno a cominciare dal tempo dello
Jahwista, la promessa generica della sedentarizza
zione viene identificata senzaltro con la promessa
concreta del possesso della terra di Canaan. A tale
concezione si rifa anche lespressione *admat Jisr/, che ricorre solo in Ezechiele, ma ben 17x, la
quale designa Israele non come una realt politica
ma come una realt teologica, (cfr. Rost, KC 78s.;
Zimmerli, BK XIII,147.168s.); cfr. per anche Wmat Jhd in Is 19,17.
Molto arcaica anche lespressione nella quale la
'dma viene determinata col pronome posses
sivo, e che nella forma mia/tua/sua terra si
avvicina al significato di patria (Gen 28,15;
Am 7,11,17; Giona 4,2; Dan 11,9; cfr. Sai 137,4
terra straniera ).
5/ I pochi casi in cui il termine ricorre a Qum
ran si ricollegano agli usi vtrt. Il greco del NT,
come gi quello dei LXX, non fa distinzione fra
'dama ed 'cerce. Ad entrambi corrisponde *pj.
Cfr. H.Sasse, art. yrn ThW 1,676-680 (= GLNT
11,429-440), il quale a dire il vero sorvola su aspetti
importanti.
H.H.Schmid
rtEHK
'adm
SUOLO
T T~.

52

3HN 'hb AMARE


1/ La radice 'hb amare diffusa solo
nellarea can. (in acc. vi corrisponde per lo pi rmum [fm\ in aram. hbb e rhm, in arab. hbb e

Secondo Gerleman, BK XV1II,75, su circa 30 passi col


verbo hb nel senso di amore erotico, 7 si trovano in
Cant, 11 nello jahwista e nelle pressoch contemporanee
narrazioni dellascesa di Davide al trono e della succes
sione.
Fa meraviglia lassenza di hb in Giob (solo l9,19);-/<?\

wdd).

In ug. (UT nr. 105; WUS nr. 103; A. van Selms, Marriage and Family Life in Ugaritic Literature, 1954,47.67)
troviamo il verbo yuhb in 67 (= I* AB), V 18 in senso
eufemistico con sogg. fri e ogg. g// giovane vacca , il
sostantivo hbt amore in 51 (= II AB), IV 39 e Lnt
III 4 (= V AB,C 4) par. a yd amore (radice jdd). In
certo lihbr in 1002,46 (= MF V 46).
Ip una iscrizione tombale neopun. proveniente da Cherchel (Algeria) (NP 130 = NE 438d = Cooke nr. 56)
J.G.Fvrier, RHR 141, 1952, 19ss. ha supposto il part.
pu. lem. mhbt am ata, per secondo J.T.Milik,
Bibl. 38, 1957, 254 n. 2, preferibile far derivare questa
forma da hbb (h > h).
Laram. 'hbth in CIS 11,150 (= Cowley 75,3, frammento
di papiro di Elefantina) del tutto incerto (cfr. DISO 6).

Supponendo una base bilaterale (onomatopeica)


hb soffiare, respirare con forza, bramare (cfr.
larab. habba), ampliata con lintroduzione di \
D.W.Thomas, The rool 'hb love in Hebrew,
ZAW 57,1939,57-64 (seguendo Schultens, Wiinsche, Schwally) collega il verbo a radici analoghe
(sp, nhm, nsm ecc.), le quali uniscono insieme i
concetti del respirare e del moto dellanimo (cos
anche Wolff, BK X IV /1,42). Ma da una simile
etimologia non si possono ricavare conseguenze di
ordine esegetico (Thomas, l.c, 64).
Non si pu accettare (contro H.H.Hirschberg, VT 11,
1961, 373s.) una connessione etimologica con 'ahab 11
pelle supposto in Cant 3,10 (con minore proba
bilit anche in Os 11,4); cfr. Driver, CML 133 n. 2;
Hai 18a.

Fra i derivati sono di uso corrente hb (part. e


sost. amico) e ahab (inf. e sost. verbale
amore ), raramente invece si trovano i no
mina actionis oppure gli astratti ahblm amo
razzi (Os 8,9, cfr. Rudolph, KAT X III/1,159),
amabilit (Prov 5,19), e 'hblm gioie
damore (Prov 7,18).
Nei nomi propri questa radice (a differenza di jdd, hps O
anche hnn) non utilizzata nellAT; fuori della Bibbia
invece si trova usata ad Elefantina /j &///;/>/(part. ni.
fem. amabile, Cowley 1,4; 22,91.96.107) e su un si
gillo ebr. (Levy 46 - Diringer 217), cfr. Noth, IP
nr. 924.937; J.J.Stamm, Hebr. Frauennamen, FS Baumgartner 1967, 325.

II/ Statistica: le ricorrenze della radice nellAT


sono 251, di cui 231 al qal (incl. 65x 'hb e 53x
ahub), 1 al ni., 16 al pi., 2 nella forma habim
e 1 nella forma hbm. Il verbo ricorre molto fre
quentemente in Sai (41x), Prov (32x), Deut (23x),
Os (19x), Cant (18x) e Gen (15x). Le ricorrenze
col verbo al pi. sono raggruppate in Ger/Ez/Os,
quelle con *hb in Sai e Prov (17x ciasc.), quelle
con ahba in Cant (llx , incl. 3,10) e Deut (9x).
53

nrtK 'hb AMARE

ITI/ 1/ Per ampiezza di significato e per la


posizione dominante che esso occupa nel proprio
campo semantico, yhb molto vicino allitaliano
amare (cfr. invece lalternarsi dei verbi gr.
aTpyew, cp^.v. ?',Xeiv e yaacav). hb , in
sieme con altri verbi esprimenti moti delPanimo
come hps trovar piacere in ,
jr* temere e
su' odiare , fa parte di quei pochi verbi che
hanno flessione stativa e valore transitivo
(Bergstr. 11,76). Una distinzione appropriata dei
suoi usi pu basarsi sulle diverse categorie di ter
mini adoperati come oggetto (TII/2 amore fra
uomo e donna, LI1/3 altri rapporti fra persone,
in/4 rapporto con cose); in questo contesto pos
sono essere incluse anche le affermazioni pi co
muni su ahab inteso come sostantivo senza og
getto. Il rapporto fra persone (che abbraccia con
temporaneamente Eros, Philia e Agape) dal punto
di vista semasiologico dovrebbe essere primario ri
spetto al rapporto con le cose, per cui quando si
parla di amore verso determinate cose o azioni il
termine va inteso in senso derivato e figurato
(Quell, ThW 1,22 = GLNT 1,61).
hb, quanto al contenuto, viene spesso determi
nato con maggior precisione da termini paralleli:
dbq aderire (Gen 34,3 con altre formulazioni
parallele; IRe 11,2; Prov 18,24; cfr. Eichrodt 1,162;
111,205); -hps trovar piacere in, compiacersi di
(ISam 18,22; Sai 109,17); hsq essere attaccato
(dbq) e -bhr eleggere (Deut 10,15; cfr. Eich
rodt Le.; O.Bchli, Israel und die Vlker, 1962,
134ss). Parallelo ad 'hb troviamo rai compa
gno, amico (Sai 38,12, qui anche qrb vicino,
congiunto; 88,19, collegato a nfjuddct confi
dente , cfr. BUS e Kjaus, BK X V ,607 per il te
sto). Accanto ad 'ahby quando si tratta
dellamore delluomo per Dio troviamo, in realt
solo in un senso teologico,jr 9 temere , "bd ser
vire , Icekcet bckoJ-dl'rkw camminare in tutte
le sue vie (Deut 10,12; cfr. Eichrodt 111,205;
ThW 1,27 n. 39 = GLNT 1,6ls. n. 39), quando si
tratta dellamore di Dio per il suo popolo hcsced
grazia (Ger 2,2; 31,2; cfr. Sai 37,28) e hceml
(rhm) piet (Is 63,9).
Come sinonimi di hb ricorrono nellAT, bench rara
mente: hbb amare , che il termine corrispondente a
'hb in aram. e in arab. (Wagner nr. 82a), in Deut 33,3,
un testo difficile, con Dio come soggetto; inoltre lgb
desiderare
(sensualmente)
(Ger
4,30;
Ez
23,5.7.9.12.16.20; Ez 16,37 txt em, cfr. Zimmerli, BK
XIU,339.543) con significato pi specifico.
La radice jdd , cos largamente diffusa nellarea semitica
(K_BL 363b), si riscontra solo in alcune formazioni nomi
nali (jdtd amabile Sai 84,2; amato, amico, ls
5,1.1; Ger 11,15 txt em; altri quattro passi vd. st. IV/2;
j edidt amato Ger 12,7; s lrjedtdt canto damore

54

Sai 45,1) e in alcuni nomi propri (Noth, IP


nr. 571.576.577.843).
rhm pi. aver piet gi pi distante quanto a signi
ficato; nellunico caso in cui ricorre nella forma aramaizzante rhm q. amare , e cio in Sai 18,2 (oggetto
Jahwe), per lo pi viene corretto con unemendazione
(tarmimk voglio esaltarti ).
Come sostantivo va menzionalo dod (61x) con i suoi
numerosissimi significati, corrispondenti tutti alla sua
origine, la quale consisterebbe in un vocabolo del lin
guaggio infantile (J J.Stamm, SVT 7, 1960, 174ss):
a) diletto, amato (Is 5,1 e 33x in Cant, con il fem.
ra'i am ata, rai\acc. ddu, cfr. AHw 149a;
CAD D 20);
b) al plur, amore, piacere damore (9x; Ez 16,8;
23,17; Prov 7,18; Cant 1,2.4; 4,10.10; 5,1; 7,13; acc. ddu
plur. love-making [corteggiamento] CAD D 20a; ug.
dd 51 1= n AB], VI 12; 77 [= NK|, 23; nt [= V AB],
HI 2.4);
c) zio ( 18x;:!/f3a), un significato speciale che lebr.
ha in comune con larab. e laram. (Stamm, l.c., 175ss.).

Il contrario di 7ib sempre sri* odiare . I due


verbi compaiono insieme in altri 30 passi
(Gen 29,31s.; 37,4; Es 20,5s.; Lev 19,17s.; Deut
5,9s.; 21,15.16; Giud 14,16; 2Sam 13,15 lamore
che s muta in odio; 19,7; Is 61,8; Ez 16,37; Os
9,15; Am 5,15; Mi 3,2; Zac 8,17; Mal l,2s.;
Sai 11,5; 45,8; 97,10; 109,3s.5; 119,113.127s.l63;
Prov 1,22; 8,36; 9,8; 12,1; 13,24; 14,20; 15,17; Ec
cle 3,8; 9,6; 2Cron 19,2). Occasionali contrapposi
zioni, p.e. con stn avversare in Sai 109,4, non
hanno al confronto nessun peso. Stranamente, la
coppia di opposti 'hb amico e 7jb ne
mico dal lato stilistico non viene quasi mai
sfruttata nella sua assonanza; cfr. Giud 5,31 e
forse Lam 1,2.
Le forme derivate del verbo si trovano soltanto al
participio. Solo una volta troviamo il ni.
hannce^habim i degni di amore , con signifi
cato gerundivo, come epiteto di Saul e di Gionata
nel lamento di Davide (2Sam 1,23, par. hanrf1mirti
gli amanti ); vd. sp. I/riguardo ai nomi propri.
Il pi. ricorre solo al part. plur. me'ahabm col signi
ficato peggiorativo di amanti, drudi
(Ger 22,20.22; 30,14; Ez 16,33.36.37; 23,5.9.22; Os
2,7.9.12.14.15; Zac 13,6; Lam 1,19), mentre per il
significato normale di amico, colui che ama
viene usato il part. qal. Il pi. amoreggiare va
inteso non come un intensivo, ma come un itera
tivo che sintetizza singoli commerci successivi,
che non possono essere realizzati contemporanea
mente, amare (alternativamente pi persone)
(cfr. Jenni, HP 158).
Un hi. rendere amato si trova in Eccli 4,7 e nel me*
dioebr. Incerta la forma pealal 'hhhb amoreggiare ,
che viene supposta in Os 4,18 (HAL 17b).

2/ Il rapporto primario damore fra uomini


quello fra uomo e donna (tenninologicamente in
2Sam 1,26 ahabat nsim amore di donna come
punto di comparazione per lamore verso lamico):
Isacco-Rebecca (Gen 24,67), Giacobbe-Rachele
55

(29,18.20.30.32), Sichem-Dina (34,3), Sansone-la


donna filistea (Giud 14,16), Sansone-Dalila
(16,4.15), Elkana-Anna (ISam 1,5), Davide-Mikal
(18,20.28; cfr. Gerleman, BK XVIII,73: unico
passo al di fuori del Cant in cui ci sia una donna
come soggetto), Amnon-Tamar (2Sam 13,1.4.15),
Salomone-molte donne straniere (con accentua
zione negativa, cfr. Quell, ThW 1,23 n. 20
= GLNT I,63s. n. 20) oltre alla figlia del faraone
(IRe 11,1.2), Roboamo-Maaca (2Cron 11,21; sul
governo dellharem cfr. Rudolph, HAT
21,233), Assuero-Ester (Est 2,17). Per il caso spe
ciale d Osea (Os 3,1) cfr. Wolff, BK X IV /1,75 e
Rudolph, KAT X III/1,89. In questi casi lamore
inteso evidentemente in senso sessuale.
Che lamore sia costitutivo per listituto giuridico del
matrimonio solo in maniera condizionata, lo si pu ve
dere f. la. nelle espressioni comparative: Gen 29,30 (con
min)\ ISam 1,5 (/ifr preferire); 2Cron 11,21 ed Est
2,17 (con valore superlativo). La legge sulleredit in
Deut 21,15-17 mette addirittura sullo stesso piano il fi
glio di una donna amata ("hb) e quello di una donna
odiata (su').

qui che bisogna collocare quanto la lirica ebr. (e


la letteratura sapienziale) ha da dire sulPamore
(cfr. soprattutto Gerleman, BK XVIII,72-75). Le
espressioni col verbo descrivono Pattrattiva
deHamato (Cant 1,3.4), che nel Cant di solito
viene chiamalo ddi mio amato , od anche, con
una parafrasi poetica usata come variante, quello
che Panima mia ama (1,7; 3,1-4). In 7,7 bisogna
leggere probabilmente ahub amata invece di
'ahab (lastratto starebbe per il concreto, cfr. per
Gerleman 201). Il sostantivo ahab amore in
2,4 viene concretizzato in maniera singolare ed
posto come insegna sopra la casa del vino; dai tra
duttori viene messo fra virgolette (Rudolph,
KAT XVII/2,l30s.; Gerleman 117s ); in 2,5 e 5,8
la ragazza ammalata damore (sulla malattia
damore cfr. 2Sam 13,2 e Rudolph 131 n. 4; Ger
leman 119); in 2,7 (= 3,5) e 8,4 lamore non deve
essere svegliato prima del tempo n disturbato.
Gli altri passi con afb riportano espressioni co
muni, ma senza ipostatizzare lamore: esso forte
come la morte (8,6), acque abbondanti non pos
sono spegnerlo (8,7), senza prezzo (8,7).
Nella comparazione pi dolce del vino (Cant 1,2.4;
4,10) ed anche per esprimere in modo pi specifico il go
dimento (inebriante) dellamore (Cant 5,1; 7,13; Prov
5,19b txt em; 7,18) viene usato ddTm, nei due passi di
Prov per in parallelo rispettivamente ad *ahab e ad
hbrri.
Nella letteratura sapienziale si trova inoltre la radice 'hb
con valore erotico per designare gli amanti in Prov 5,19a
(qijcelcet rahab cerva amata ), e anche in Eccle 9,9
('iss }ascer habf) in riferimento alla moglie (llertzberg, KAT XVU/4,172).
Per Cant 3,10 vd. sp. I/a proposito d i1ahb II pelle (?) .

La presentazione spontanea e naturale delPamore


e della realt sessuale non tenta di sublimare
Pamore in senso astratto e spirituale o di condan
ailK hb AMARE

56

narlo dal punto di vista morale e in tal modo di ri


durlo al piano psicologico; anzi, proprio attraverso
questa rappresentazione esso viene spogliato del
suo carattere numinoso e sottratto airinfluenza di
quello che le religioni vicine ad Israele collocano
su un piano mitico-sessuale. Nella lotta contro la
religione erotico-orgiastica di Baal il Cantico dei
Cantici ha una grande importanza (cfr. von Rad
1,36: Israele non partecip alla divinizzazione
della sessualit ),
3/ Fra le altre relazioni fra persone va ricordato
prima di tutto lamore fra genitori e figli, di cui
per nella letteratura narrativa si parla solo in casi
particolari (unicit del figlio, preferenza unilate
rale, p.e. per il pi giovane): Abramo-Isacco (Gen
22,2), Isacco-Esa e Rebecca-Giacobbe (25,28),
Israele-Giuseppe (37,3.4 in senso comparativo per
indicare
preferenza),
Giacobbe-Beniamino
(44,20). La straniera Rut ama la suocera Noemi
(Rut 4,15). Il caso normale traspare nella formula
paradossale di Prov 13,24 ( chi ama suo figlio, lo
castiga ); per il resto cfr. piuttosto rhm.
Anche padrone e servo possono essere legati fra
loro da un vincolo di amore, cosi nel codice
dellalleanza in Es 21,5 (incl. moglie e figli) e nella
legge dtn. in Deut 15,16, inoltre nella letteratura
narrativa Saul-Davide (ISam 16,21); anche il fa
vore di cui gode Davide presso il popolo (18,16.22)
va inteso in questo senso.
Un caso particolare nellimpiego di hb si ha
quando esso esprime il rapporto di amicizia Gionata-Davide. Lanima di Gionata legata (qr)
allanima di Davide (ISam 18,1); Gionata ama
Davide f^nqfs come la sua vita (18,1.3; 20,17;
contro linterpretazione del termine come perver
sione cfr. M.A.Cohen, HUCA 36, 1965, 83s.) e
giura a Davide a motivo del suo amore (20,17);
Davide a sua volta nel canto di lamento confessa:
il tuo amore era per me pi meraviglioso (Hertzberg, ATD 10,189) deHamore di donna (2Sam
1,26, cfr, v. 23).

2Sam 19,7 1hb ha, secondo Moran, il senso po


litico secondario di lealt dei sudditi nei confronti
del re. In un contesto di politica religiosa il voca
bolo ricorre nel rimprovero del profeta di 2Cron
19,2, secondo cui Giosafat ha nutrito amicizia
verso coloro che odiano Jahwe (cio Acab e il re
gno del nord). Una connotazione spregiativa pos
siede lespressione tutti i tuoi/suoi amici , nel
significato di partigiani , riferita a persone de
scritte con tratti negativi come Pascur (Ger 20,4.6)
e Aman (Est 5,10.14; 6,13).
Resta da considerare ancora Fuso di hb per descri
vere i rapporti con il prossimo nelle espressioni pi
generiche dei salmi e della letteratura sapienziale.
Il salmista si lamenta perch la situazione normale
turbata: i suoi amici gli voltano le spalle (Sai
38,13; similmente Giob 19,19), Jahwe li ha estra
niati da (ui (88,19), il suo amore viene ripagato
solo con ostilit e odio (109,4.5). Nei Proverbi
amico e amore sono realt note e fattori po
sitivi nella scala dei valori. Accanto a considera
zioni pi specifiche (Prov 14,20 il ricco ha molti
amici; 9,8 il saggio ama chi lo corregge, lo stesso
in 27,5.6; 16,13 il re ama colui che parla con sin
cerit) si trovano affermazioni di principio pi ge
nerali: il (vero) amico ama in ogni tempo (17,17),
un amico pu essere pi affezionato (dbq) di un
fratello (18,24). Espressioni generali sullamore si
trovano in 10,12 (lamore copre tutte le offese, lo
stesso in 17,9) e nella frase comparativa 15,17
( meglio un piatto di verdura con amore, che un
bue grasso con odio). Lastrazione giunge al
massimo grado nelle espressioni meristiche
deirEcclesiaste: amore e odio hanno il loro tempo
(Eccle 3,8), gli uomini non conoscono n lamore
n lodio (9,1), lamore e lodio sono ormai finiti
(9,6).
'
Per lamore del prossimo, lamore degli estranei e
lamore di se stessi vd. st. IV/1.

Anche se lamore fondato sullamicizia porta qui a con


cludere un patto (cfr. Quell, ThW ll,112s. = GLNT li,
103lss.; bert\ non si trascura per ci stesso Paspelto
emotivo. Casi come questo aiutano per a capire come
mai il vocabolo amare sia entrato a far parte anche
della terminologia politico-giuridica della stipulazione
dei contratti, per esprimere sincera lealt; W.L.Moran,
CBQ 25, 1963, 82 n. 33, e Th.C.Vriezen, ThZ 22, 1966,
4-7, rimandano f. Fa. ai paralleli dei contratti di vassal
laggio di Asarhaddon: (giurate) che amerete Assurbanipal come la vostra anima (kl napstkunu) , col verbo
rrrju amare (D J.Wiseman, The Vassai-Treaties of
Esarhaddon[= Iraq 20/l'|, 1958,49,001. IV ,268). Vd. st.
IV/3.

4/ hb in quanto esprime un rapporto con le


cose, le situazioni e le azioni, rapporto che deriva
da quello tra persone, pone in evidenza laffetto
che tende verso un fine e sceglie unilateralmente,
mentre tralascia laspetto della reciprocit; log
getto in questo caso non viene personificato
(sull1amore verso la sapienza e la sua controparte
vd. st. IV/3). hb conserva un accento appassio
nato, pi forte di quello di hp e rsh aver go
dimento, compiacersi . Oltre a realt neutrali
(p.e. 2Cron 26,10 Ozia amava lagricoltura) o po
sitive (p.e. Zac 8,19 verit e pace) compaiono
spesso come oggetto, nellaccusa, anche cose e
azioni riprovevoli (p.e. Is 1,23 la corruzione con
doni; Os 12,8 la frode).

Con chiaro riferimento a relazioni politiche inter


nazionali adoperato hb in Re 5,15, dove il re
Chiram di Tiro detto 'hb, amico che stipula al
leanza con Davide (Moran, l.c., 78-81, con espres
sioni simili nelle lettere di Amarna; Noth
BK IX,89). Anche in ISam 18,16 e soprattutto in

Altri passi in cui luso non teologico sono: Gen


27,4.9.14 (piatto prelibato); ls 56,10 (dormire); 57,8 (gia
ciglio); Ger 5,31; 14-,IO; Am 4,5 (kn cos); Os 3,1
(dolci duva passa); 4,18 (ignominia); 9,1 (mercede di
fornicazione); 10,11 (trebbiatura); Am 5,15 (il bene); Mi
3,2(il male); 6,8 {h&scpd)-, Zac 8,17 (giuramento falso);
Sai 4,3 (cose vane); 11,5 (delitto); 34,13 (giorni buoni);

57

n n x 'hb AMARE

58

45,8 (giustizia); 52,5 (il male pi che il bene).6 (parole di


rovina); 109,17 (maledizione); Prov 1,22 (stupidaggine);
12,1 (disciplina, conoscenza); 15,12 (ammonizione);
17,19 (lite, delitto); 18,21 (lingua); 19,8 (la propria vita);
20,13 (il sonno ).17 (divertimento); 21,17 (vino); Eccle
5,9 (denaro, ricchezza).

IV Le espressioni con 'hb con un certo rilievo


teologico vengono trattate nelle tre sezioni che se
guono: 1) amore del prossimo (amore degli estra
nei, amore di s), 2) amore di Dio per luomo,
3) amore delluomo per Dio.
1/ Il passo pi volte citato nel NT (Mt 5,43;
19,19; 22,39; Me 12,31; Le 10,27; Rom 13,9; Gal
5,14; Giac 2,8), e cio Lev 19,18 amerai il pros
simo tuo come te stesso (J.Fichlner. WuD
N.F. 4, 1955, 23-52, = Gottes Weisheit, 1965,
88-114, spec. 102ss.), unico nellAT. Il codice di
santit giunge a questa esigenza di amore, che su
pera nettamente le norme legali esteriori, trasfor
mando in comandamenti positivi, generalizzando
con scopo parenetico e interiorizzando una pi an
tica serie d proibizioni negative riguardanti la vita
giurdica degli Israeliti (cfr. v. 17 non odiare in
cuor tuo il tuo fratello ). A differenza del NT il
comandamento rimane tuttavia ristretto ai
membri dello stesso popolo (w u<) ed inoltre
non abbraccia ancora come principio superiore
lintera etica del comportamento sociale, come in
vece avviene gi nella prima parte del duplice co
mandamento dellamore (Deut 6,5) per quanto ri
guarda il comportamento verso Dio.
Unaggiunta in Lev 19,34 tratterete il forestiero
(gr, gr) dimorante fra voi come colui che
nato fra di voi; lo amerai come te stesso include
nel comandamento anche colui che risiede in un
luogo senza pieni diritti (Elliger, HAT 4,259), ma
implicitamente lascia ancora fuori lo straniero
Xnokr, nkr\ per il quale valgono altre norme.
Amore verso il forestiero viene anche richiesto in
maniera positiva in Deut 10,19 e amerete il fo
restiero , ma in questo caso il comandamento si
inquadra nella concezione tipica dellantico Israele
(cfr. le formulazioni negative in Es 22,20ss.), dove
si insiste sulla misericordia verso i deboli (v. 18
orfani, vedove, forestieri; rhm). Ovunque il co
mandamento dellamore del prossimo oppure del
forestiero non semplice espressione di una mo
rale di gruppo (Pedersen, Israel 1-11,309; al contra
rio Th.C.Vriezen, Bubers Auslegung des Liebesgebots, ThZ 22, 1966, 8s.); esso si fonda teologi
camente sullamore di Jahwe per il suo popolo o
per il forestiero e, come gli altri comandamenti di
Jahwe, basato sul rapporto stabilito dallalleanza
(Lev 19,18b conclude con io sono Jahwe , anJ\
Es 22,20b; Lev 19,34b e Deut 10,19b si richia
mano alla condizione di forestiero in cui Israele si
trovava in Egitto). In tal senso si possono citare
anche i paralleli del linguaggio politico e giuridico
dellantico Oriente (vd. sp. LU/3), i quali mostrano
che lamore di se stessi (Lev 19,18.34 kmk
59

come te stesso ; cfr. anche ISam 18,1.3; 20,17


come la sua propria vita ; Deut 13,7 come la
tua vita ) un presupposto del tutto normale (H.
van Oyen, Ethik des AT, 1967, lOls.) e non viene
considerato ad esempio come una pericolosa ten
tazione che va combattuta con la rinnegatone di
se stessi (cos F.Maass, DieSeibstliebe nach Lev
19,18, FS Baumgrtel 1959, 109-113).
I passi vtrt. (come Es 23,4s. e Prov 25,21) spesso citati
a proposito delPamore dei nemico, non utilizzano il
verbo 'hb.

2/ Dellamore di Jahwe parliamo in quel che se


gue soltanto nella misura in cui nei testi si usa il
verbo 9hb (per il tema dellamore di Dio nel suo
insieme cfr. p.e. Eichrodt 1,162-168; Jacob 86-90;
J.Dek, Die Gottesliebe in den alten semitischen
Religionen, 1914; J.Ziegler, Die Liebe Gottes bei
den Propheten, 1930; hassced, qn\ rfjm).
Solo in epoca relativamente recente si dice che
Jahwe ama il suo ppolo. Tale affermazione si
trova per la prima volta in una tradizione di cui
fanno parte Osea, il Deuteronomio e Geremia
(von Rad, Gottesvolk 78-83; Alt, KS 11,272); pi
esattamente la si ritrova quando, volendo appro
fondire teologicamente la fede nellelezione, si
tratta il problema del fondamento dellelezione di
vina di Israele (H.Breit, Die Predigt des Deuteronomisten, 1933, 113ss.; H.Wildberger, Jahwes
Eigentumsvolk, 1960, llOss; O.Bachli, Israel und
die Vlker, 1962, 134ss.). Il fondamento sta
nelfamore di Dio in quanto decisione della sua
volont sovrana e del tutto indipendente.
Osea (F.Buck, Die Liebe Gottes beim Propheten
Osee, 1953) adopera le metafore dellamore pa
terno (11,1 quando Israele era fanciullo, io
lamavo ; v. 4 con vincoli damore ) e
dellamore sponsale (3,1 ama una donna che
ama un altro ed adultera, cos come Jahwe ama
i figli di Israele ), ma usa hb anche in senso pi
generale (9,15 dora in avanti non li amer pi ;
14,5 con libera grazia [nedb] li amer ).
Nel Deut assieme a 'hb si usa il verbo hsq essere
attaccato a qualcuno , entrambi molto vicini a
bhr eleggere (4,37 poich ha amato i tuoi
padri e ha eletto la loro discendenza ; 7,7s. non
perch eravate pi numerosi di tutti i popoli,
Jahwe si legato [hsq] a voi e vi ha scelti..., ma
perch Jahwe vi ha amati... ; 7,13; 10,15 ma
Jahwe ha prediletto [fjsq] soltanto i tuoi padri, li ha
amati ed ha scelto voi, loro discendenza ; 23,6).
In Ger 31,3 ( ti ho amato di amore eterno; per
questo ti ho attratto a me, pieno di misericordia )
come parallelo ad ahb troviamo il termine
h&sced, segno questo che per Geremia le due
tradizioni, quella dellelezione e quella dellal
leanza, cominciano a convergere (Wildberger,
l.c., 112).
Risonanze tardive di queste tradizioni si trovano in IRe
10,9 (= 2Cron 2,10 = 9,8); Is 43,4; 63,9; Sof 3,17; Mal

1,2.
HriN hb AMARE

60

Se hb per esprimere lamore di Dio verso il suo


popolo viene gi adoperato in un ambito relativa
mente limitato, lo stesso vale ancora di pi
quando il riferimento a persone singole. Se si
prescinde da Sai 47,5 ( la gloria di Giacobbe, che
egli ama ), dove n ii soggetto n loggetto sono
chiaramente determinati, e se si prescinde pure da
quelle formule che riguardano intere categorie (fo
restiero Deut 10,18, vd. sp. IV /1; Sai 97,10 txt em
coloro che odiano il male ; 146,8 i giusti; Prov
3,12 Jahwe corregge colui che ama ; 15,9 chi
va dietro alla giustizia; 22,11 chi di cuore
puro ), solo per due personaggi regali si parla d
un atteggiamento damore da parte di Dio: Saiomone (2Sam 12,24, probabilmente in connessione
col nome J eddej diletto di Jahwe del v. 25,
cfr. Noth, IP 149; Neem 13,26 egli era caro ['hb]
al suo Dio) e Ciro (Is 48,14 uno che Jahwe
ama ). Si pu supporre che questo linguaggio ri
specchi quello dellideologia regale delPOriente
antico (Quell, ThW 1,29 = GLNT I,79s.), cfr.
lacc. naramu/nmu diletto come epiteto regale
(Seux 189ss.251) e nei nomi propri (p.e. NaramSin, Rim-Sin); eg.: H.Ranke, Die ag. Personennamen II, 1952, 226.
Dallambiente dellOriente antico si possono far
derivare anche le espressioni con 'hb che si riferi
scono a cose e situazioni (cfr. III/4): Jahwe ama il
diritto e la giustizia (Is 61,8; Sai 11,7; 33,5; 37,28;
99,4; mispt sp{,sedq sdq\cfr. i paralleli delle
iscrizioni regali accadiche in Seux 236s.). Dalla
teologia dtr. dellelezione derivano le espressioni
che parlano deir amore di Jahwe per il suo santua
rio in Sion (Mal 2,11; Sai 78,68 in parallelo a bht\
cfr. 132,12; anche 87,2 pi che tutte le dimore di
Giacobbe ha un senso comparativo e contiene
lidea di elezione).
Vanno ancora menzionate in questo contesto le espres
sioni con jdfd (Deut 33,12 Beniamino lamato di
Jahwe ; Sai 60,7 = 108,7 quelli che ti sono cari ;
127,2 al suo diletto ); per hbb vd. sp. III/l.

3/ NellAT si parla dellamore per Jahwe in


unepoca posteriore a quella in cui si paria
dellamore di Jahwe; le espressioni di questo tipo
si trovano ancora una volta concentrate nella teo
logia dtn. (bibliogr.: G.Winter, Die Liebe zu Gott
im AT, ZAW 9, 1889, 211-246; H.Breit, l.c., 156
165; C.Winer, Recherches sur lamourpour Dieu
dans lA.T., 1957; Eichrodt II/III, 200-207; J.Coppens, La doctrine biblique sur lamour de Dieu et
du prochain, ALBO IV /16, 1964).
Bisogna distinguere in questo caso fra luso
dellindicativo e quello delimperativo. Le sem
plici constatazioni con Ghb (per lo pi al plur.)
usato come sostantivo nel significato di se
guace (vd. sp. III/3), in contrapposizione a
odiatore (su') e nemico
/), potreb
bero avere la loro origine nella formulazione tipica
del culto (N.Lohfmk, Das Hauptgebot, 1963, 78).
Si tratta della formula per quelli che mi amano
di Es 20,6 e Deut 5,10, che si trova nelle aggiunte
61

nriK 'hb AMARE

al decalogo di datazione incerta, ma probabil


mente dtn. (similmente in Deut 7,9 e, pi tardi e
senza la contrapposizione, in Dan 9,4 e Neem 1,5;
per lintera formula cfr. J.Scharbert, Bibl 38,1957,
130-150), e si tratta inoltre della conclusione del
canto di Debora, di datazione discussa, in Giud
5,31 (cfr. A.Weiser, ZAW 71, 1959, 94) e di Sai
145,20. In Is 41,8 0habJ che mi ha amato
viene detto di Abramo (da questo testo dipendono
2Cron 20,7; Giac 2,23; anche Sura 4,125 [124]
Dio si preso Abramo per amico [halli] ). Ger
2.2 lamore {'ahabo) del tuo fidanzamento , il
pi antico testo sicuramente databile, risale alle
concezioni tipiche di Osea (Rudolph, HAT
12,14s.).
Lamore verso Dio comincia ad essere richiesto
con la parenesi dtn., che si rivolge a tutto il popolo
(Deut 6,5; 10,12; 11,1.13.22; 13,4; 19,9; 30,6.16.20;
da questi testi dipendono Gios 22,5; 23,11; in Re
3.3 Salomone soddisfa a tale esigenza). hb in que
sti testi non dovuto n ad una parabola sponsale
n al rapporto padre-figlio e pertanto non in
fluenzato da Osea. Lamore viene comandato (al
trove solo nellammonimento didattico del salmo
di ringraziamento Sai 31,24), compare assieme ad
altri verbi come
jr' temere (R. Sander, Furcht
und Liebe im palstinischen Judentum, 1935) e
4bd servire , ed altri ancora che indicano un
rapporto con Jahwe (N.Lohfmk, l.c., 73ss., tavola
303s.; cfr. anche dbq aderire in Deut 11,22;
13,5; 30,20; Gios 22,5; 23,12), si realizza come ri
sposta allamore di Jahwe, nella fedelt e nellub
bidienza alFinterno dellalleanza.
Secondo
W.L.Moran, The Ancient Near Eastern Back
ground of th Love of God in Deuteronomy, CBQ
25, 1963, 77-87, tutte queste caratteristiche fanno
supporre che luso dtn. derivi dal vocabolario della
diplomazia delPantico Oriente (vd. sp. M/3;
esempi tratti soprattutto dalle lettere di Amarna).
Secondo lui hb significa esattamente osservare
sincera lealt verso il partner dellalleanza e ap
partiene, anche se nei nostro caso viene adoperato
con valore religioso, alla terminologia tipica della
dichiarazione di alleanza. Laggiunta con tutto il
cuore, con tutta lanima e con tutte le tue forze
in Deut 6,5 (formula simile per anche in 10,12;
11,13 dopo bd servire ) e lespressione sulla cir
concisione del cuore operata da Jahwe (30,6) mo
strano la tendenza ed anche la necessit di raffor
zare e di interiorizzare il vocabolo troppo tenue e
consunto.
difficile riscontrare nellAT lamore verso Dio come
sentimento religioso soggettivo, cosa che non dovrebbe
meravigliare, poich non si ha una religiosit mistica. In
certi dal punto di vista della critica testuale sono Sai 18,2
ti amo, Jahwe, mia forza con rhm qal (Kraus,
BK XV ,138; vd. sp. 111/1) e 116,1 amo, perch Jahwe
ascolta con hb (Kraus, l.c., 793). Ancor pi problema
tico 73,25 se io ho te, non desidero nientaltro sulla
terra con hps, ma non si riferisce direttamente a
Jahwe.
Poich esiste questo ostacolo ad usare Jahwe come og
getto del verbo hb, la devozione dei salmi preferisce ser

62

virsi di circonlocuzioni (vd. sp. M/4). Come oggetto ap


paiono: il nome di Jahwe (m) in Sai 5,12; 69,37;
119,132; anche Is 56,6; la sua salvezza Sai 40,17 = 70,5;
il suo santuario 26,8; cfr. 122,6 ed Is 66,10 Gerusa
lemme, inoltre la sua legge, il suo comandamento ecc.
Sai 119,47s.97.113.119.127.140.159.163.167,

Un gruppo a parte formano le proposizioni


sulPamore della sapienza e sulPamore verso la sa
pienza. Esse possono essere citate a questo punto,
per il fatto che la sapienza ipostatizzata si avvicina
molto a Jahwe. Le formule, con una certa diffe
renza rispetto alle frasi dtn., esprimono tutte un
rapporto reciproco: Prov 4,6 amala, ed essa ti cu
stodir ; 8,17 io amo quelli che mi amano;
8,21 largisco ricchezza a coloro che mi amano ;
cfr. 8,36 tutti coloro che mi odiano, amano la
morte (in 29,3 chi ama la sapienza, allieta suo
padre la sapienza non personificata; questo te
sto va incluso nella serie dei casi enumerati in
III/4). I paralleli eg., che trattano delPamore della
Maat e dellamore verso la Maat, lordine cosmico
realizzato da Dio, fanno pensare che le espressioni
vtrt. sulla Chokma ipostatizzata traggano spunto
proprio da essi (Ch.Kayatz, Studien zu Proverbien
1-9, 1966, 98-102; prima ancora e di diversa opi
nione G.Bostrm, Proverbiastudien, 1935, 156ss.;
cfr. anche Prov 7,4 d alla sapienza: tu sei mia
sorella [ ah 3c], e chiama amica lintelligenza,
perch ti preservi... ).
Nellambito degli usi sopra descritti rientra anche 1hb di
Ger 2,25 io amo gli stranieri (sotto linfluenza di
Osea; cfr. 2,33) e di 8,2 davanti al sole e alla luna e da
vanti a tutto resercito del cielo, che essi hanno amato e
a cui hanno servito (con dicitura dtn.) con divinit
straniere come oggetto.
' * .
Os 3,1 'ahbat r0' che si fa amare da altri (Rudolph,
Kat X III/1,84) e il part, plur. di hb pi. amanti, drudi
(vd. sp. 111/1 ) riferito ai Baalim in Os 2,7.9.12.14.15 e a
presunti amici politici in Ger 22,20.22; 30,14; Ez
16,33.36.37; 23,5.9.22; Lam 1,19 (cfr. 1,2) (in Zac 13,6
con linguaggio non metaforico), conservano anche
alPinterno de) linguaggio metaforico il loro significato
proprio di amanti e non vanno intesi, facendo confu
sione con la natura della religione cananeo-sincretistica
pur soggiacente alla metafora, come espressioni tecniche
del culto (di parere contrario A.D.Tushinghani, JNES
12, 1953, 150 ss.).

V/ Il NT risulta strettamente legato allAT gi


solo per il fatto che utilizza i testi fondamentali di
Lev 19,18 e di Deut 6,4s. e il sostantivo txy.wr},
che poco testimoniato in epoca precristiana
alPinfuori dei LXX. Una visione sintetica e indi
cazioni bibliografiche sullabbondante materiale
del NT si trovano negli articoli dei dizionari, che
contengono di solito una sezione preliminare ri
guardante PAT; cosi p.e. G.Quell-E.Stauffer, art.
ayaTcco, ThW 1,20-55 (= GLNT 1,57-146);
W.Zimmerli-N.A.Dahl,
RGG
IV,363-367;
E.M.Good-G.Johnston, IDB 111,168-178. Fra le
monografie pi ampie citiamo solo C.Spicq,
Agape dans le NT, I-IIT, 1958-60.
E. Jenni
63

n n ' ahah A H !
T

1/ Per le semplici interiezioni (suoni accompa


gnati da gesti) come 'ahh ahi , -hj guai!
ecc. non esiste unetimologia (a differenza p.e. di
halll lontano! , hll). La fonetica e la grafia
spesso subiscono ampie variazioni, per cui si de
vono raggruppare le singole forme a seconda della
identit o della somiglianza delle funzioni. Tratte
remo perci insieme 'ahh, hh (Ez 20,2) e
NJK/HIK Cnn, BL 652) composto probabilmente
daT,/; V n per.

2/

'ahh sincontra 15x, specialmente nel ciclo


di Eliseo, in Ger e in Ez.'nn attestato 13x.
3/ Il grido istintivo di reazione e di spavento
ahh ahi si trova, non a caso per quanto ri
guarda lo stile (cfr. P.Grebe, Duden Grammatik
der deutschen Gegenwartssprache, 1959,324), so
lamente nelle leggende popolari che riportano mo
tivi fiabeschi: Giud 11,35 (il voto di Iefte); 2Re
3,10; 6,5.15 (storie di Eliseo). 'adn m io si
gnore che segue in 2Re 6,5.15 va riferito alla per
sona alla quale rivolto il discorso (Eliseo; cfr.
Giud 11,35 bitt figlia mia ), non a Dio.
'mia ah , sospiro lamentoso allinizio di una pre
ghiera rivolta a persona pi potente, compare soltanto in
Gen 50,17 e non ha alcuna connotazione teologica,

4/ Gli altri passi in cui compare 'ahh apparten


gono quasi esclusivamente al linguaggio della pre
ghiera. Con la formula ahh adnj Jhwh ah, Si
gnore Jahwe sono comunemente introdotte le
preghiere di lamenlo o di supplica particolarmente
intense (Gios 7,7; Giud 6,22; Ger 1,6; 4,10; 14,13;
32,17; Ez 4,14; 9,8; 11,13; 21,5): in esse lorante
insorge contro la volont di Dio, reale o supposta
che sia. F.Baumgrtel (FS Rudolph 1961, 2.9s.
18s.27) ha mostrato che lespressione Qhh >adnaj
Jhwh unantica formula fissa dellinvocazione ri
tuale.
H.W.Wolff (BK XIV/2,25s.) riscontra in hh
lajjm (Ez 30,2) e in "ahh lajjm (Gioe 1,15)
ahim, quel giorno! unaltra formula fissa: il
grido di spavento allannuncio del giorno di
Jahwe, introdotto da hlfl urlate! (cfr. anche
Ls 13,6; Sof 1,11.14s.).
'nn' (6x: Es 32,31; Sai 118,25.25; Dan 9,4; Neem
I,5.11)
e 'anno (6x: 2Re 20,3 = Is 38,3; Giona 1,14; 4,2;
Sai 116,4.16) fungono da introduzione o da ripresa del
motivo in una preghiera di supplica. Ad eccezione di Es
32,31 rinteriezione sempre seguita dalPinvocazione a
Dio (sempre Jhwh, solo in Dan 9,4 adndj). Poich la
parola composta da unesclamazione di dolore e dalla
particella esortativa n\ il termine significa allo stesso
tempo lamento e preghiera.

5/ Nel NT non vi sono esclamazioni collegate


con linvocazione a Dio (i LXX traducono 'ahh
con
a , oL'fxpot, jxY|5(xjj.wc oppure con
So(iai).
E.Jenni
nnx
hh AH!
x

64

S~tN
hce TENDA - n i2 bjit.
a

TIK ywh pi. DESIDERARE


1/ w/z pi. desiderare, bramare non ha corri
spondenti immediati al di fuori dellebr.
In arab. Caw donarsi , cfr. Nldeke, NB 190) e in sir.
(ew concordare ) attestato un verbo con radice wft
( vty). J.L.Palache, Semantic Notes on th Hebrew Lexi
con, 1959, 2-5, vuol scoprire un significato primario gi
nel semitico comune adattarsi, concordare (pi. esti
mativo ritener adatto/bello > bramare ); quanto
al significato per molto pi attinente un accosta
mento con hwh ET (ebr. hamv desiderio, cupidigia ;
arab. hciwija amare , hawon brama, desiderio ).

Del verbo si usano il pi. e lhipt. (le forme ritenute


ni. essere bello, grazioso; convenire in Is 52,7;
Sai 93,5; Cant 1,10 potrebbero appartenere a n'h
nonostante BL 422 e HAL 20a). Si hanno inoltre
tre forme nominali: con il preformativo ma(ma'awajjm voglia, solo in Sai 140,9 non
soddisfare i desideri degli empi ) oppure la(ta'aw desiderio, brama ) e il termine derivato
dalla radicale raddoppiata ('aww brama ).
2/ I 27 passi in cui il verbo attestato (pi. llx ,
hitp. 16x, ma vd. BH5per Num 34,10) si trovano
in quasi tutti i generi letterari delPAT; per quanto
riguarda ta>aw (22x, inoltre 5x nel nome di luogo
Qibrthatta^w, Num ll,34s.; 33,16s,; Deut 9,22)
si riscontra una particolare frequenza nei Salmi e
nei Proverbi (16x, tuttavia Prov 18,1 e 19,22 pre
sentano un testo molto incerto), 'ciww (lx) si
curamente attestato in Deut 12,15.20.21; 18,6;
ISam 23,20; Ger 2,24 (per Os 10,10 vd, i comm.).
3/ wh pi. e hitp. presentano una gamma di si
gnificati ricca di sfumature entro un ben delimi
tato campo semantico: le due coniugazioni verbali
indicano il desiderare, il bramare e il volere
delPuomo, molto differenziato a seconda dellin
tensit e dello scopo. I bisogni elementari della
vita, anche di tipo istintivo, muovono al desiderio
di determinate cose: Davide vuole bere dellacqua
(2Sam 23,15); gli israeliti desiderano mangiare
carne (Deut 12,20); le ghiottonerie della tavola at
tirano Pospite invitato (Prov 23,3.6); si bramano
giorni felici, si desidera il bene in senso generale
(Is 26,9; Am 5,18; Mi 7,1); lo sposo desidera la
sposa (Sai 45,12). Questo desiderio ritenuto
sano, buono e normale; il sapiente sa che il desi
derio soddisfatto (ta^w by opp. nihj, Prov.
13,12.19) cosa gradevolissima.
Ma il desiderio pu andar oltre la giusta misura e
rivolgersi ad oggetti sbagliati (Prov 21,10 il mal
vagio desidera fare il male ); pu danneggiare gli
altri o perdere le sue probabilit di riuscita (Prov
13,4). Perci il desiderio o la brama smodati e
sconvenienti sono proibiti (Prov 23,3.6; 24,1; Deut
5,21).
65

iT)N 'wh pi. DESIDERARE

Il campo semantico di }wh quindi molto affine a quello


di hmd. W.L.Moran, The Conclusion of th Decalogue (Ex 20,17 = Dtn 5,21), CBQ 29, 1967, 543ss., sta
bilisce una differenza tra hmd in quanto desiderio mosso
dallammirazione del bello (solo Dan 10,3 collegato con
il cibo) e V/i in quanto desiderio che proviene da un bi
sogno essenziale (fame, sete, ecc.; solo in Gen 3,6 comu
nicato dagli occhi).
Si confrontino inoltre 57 desiderare (Deut 14,26),
qwh pi. sperare in qualcosa (Is 26,8), shr pi. mi
rare a qualcosa (Is 26,9), *s spingere a qualcosa
(Ger 17,16), bhr eleggere (Sai 132,13) in.parallelo
con V/i; si veda anche ksp qal/ni. aspirare , rg de
siderare qualcosa , aram. bibl. sbh bramare, volere , e
i sost. arcEscEt desiderio (Sai 21,3), mrdi deside
rio (Giob 17,11), baqqsa bramosia (Esd 7,6 e 7x in
Est), hawwd voglia (M i 7,3; Prov 10,3; 11,6), mis'l
bramosia (Sai 20,6; 37,4).

Come il verbo, anche il nome ta^w designa


senza una gradualit determinata il desiderio pi
o meno intenso (del giusto: Prov 10,24; 11,23; del
re: Sai 21,3; del malvagio: Sai 10,3; 112,10; del pi
gro: Prov 21,25) e, in senso oggettivo, anche il de
siderabile, loggetto bramato: s ta>aw albero
desiderabile (Gen 3,6), manicai ta'aw cibo
squisito (Giob 33,20).
Per la spiegazione del nome di luogo Qibrt
hatttfaw sepolcri del desiderio in Num 11,34
cfr. Noth, ATD 7,76.
Le due coniugazioni verbali pi. e hitp. non presen
tano variazioni di significato, tuttavia si notano in
esse particolarit sintattiche che hanno poi conse
guenze semasiologiche. Il pi. ha quasi sempre per
soggetto ncfces anima , cio il desiderio viene
considerato quale tipica espressione della forza vi
tale, dellio. Anche il nome aww (forma con rad
doppiamento senza aumento) collegato diretta
mente a ncefces nellespressione kol-awwat ncfces
secondo il desiderio del cuore (solo in Ger
2,24, dove si parla della brama della cammella,
manca ko\significati pi generici di 7wh pi.: Deut
14,26; ISam 2,16; 3,21; IRe 11,37; hitp.: Eccle
6,2). Lhtp. a volte ha un oggetto (di regola la per
sona soggetto nominata direttamente, cfr. Deut
5,21; Ger 17,16; Am 5,18; Sai 45,12; Prov 23,3.6;
24,1), ma tende chiaramente alluso assoluto (pi
0 meno nel senso di: essere avido, vorace, lus
surioso ), cos in 2Sam 23,15 (= lCron 11,17) e
con loggetto interno: hifawwa ta'aw in Prov
21,26; Num 11,4; Sai 106,14.
4/ Negli ultimi due passi si ha un chiaro signi
ficato teologico: il desiderio insaziabile si rivolge
contro Jahwe (tradizione del deserto!), cfr. Sai
78,29s. Per il resto, non si pu dire che il verbo e
1sostantivi posseggano uno specifico valore teolo
gico, neppure in Is 26,8s. (coloro che pregano bra
mano Jahwe); Sai 132,13 (Jahwe desidera inse
diarsi in Sion); Giob 23,13 (Dio riesce a fare ci
che vuole).
5/ Dai valori originari dellAT (cfr. particolar
mente Num 11,4.34; Sai 106,14; 78,29s.) si arri
vati nel giudaismo e nel cristianesimo alle affer66

mazioni sulla peccaminosit del desiderio e degli


istinti (per influsso anche di dottrine ellenistiche),
cfr. 1QS 9,25; 10,19 e 1QS 4>9ss.; 5,5 per la setta
di Qumran; fonti rabbiniche in StrB III 234ss.;
per il NT cfr. F.Buchsel, art. 7n0i>(jLLa,ThW
111,168-173 (= GLNT IV,589-604); RGG
VI,482ss.; P.Wilpert, art. Begheren, RAC II,62ss.
E. Gerstenberger

b'M -wf/ STOLTO


*

1/

Le forme nominali 'awt stolto, stupido


(sost. della forma *qit7l1cfr GVG 1,356; BL 471),
W IT insensato (agg. con suffisso -F di appar
tenenza, a meno che in Zac 11,15 non vi sia un er
rore di scrittura, cfr. Delitzsch 53s.) e 'wwclcet
stoltezza (forma astratta fem., cfr. BL 477;
Nyberg 215), che troviamo solo in ebr. (le voci
neo-sudarab. in Leslau 10 sono troppo distanti)
sono fatte derivare generalmente da una radice
V/, non attestata come verbo, la cui etimologia
stata oggetto di molte discussioni (cfr. GB 16a e
Konig 7b con Zorell 2la e HAL 2la che si espri
mono con maggiori riserve).
HAL 21a propone (con interrogativo) unetimologa
araba V/ coagularsi, diventar denso > diventar
stupido . Si pu confrontare il verbo affine f i essere
stolto/agire da stolto che attestato 4x al ni. (vd. KBL
358a).
In alcuni casi ,a?vtv/ viene inteso come agg.: 7x da GB,
ma solo in tre passi da Lis. e HAL, cio Ger 4,22; Os 9,7;
Prov 29,9; sicuro sembra solamente Prov 29,9 dove ,Em7
attributo di 7s uomo ; cfr. Barth 29a,

2/ Anche se la derivazione etimologica ancora


incerta, il valore semantico di questi termini
per chiaro. Gi la loro diffusione significativa,
in quanto si tratta di voci che compaiono come
termini sapienziali in data piuttosto antica.
Ad eccezione di y(ew tli attestato solo in Zac 11,15 (al
v.17 difficilmente si pu leggere questa parola, cfr. B.Otzen, Deuterosacharja, 1964, 260), i termini compaiono
prevalentemente in Prov: >awJ( attestato in questo li
bro 19x sulle 26 del suo totale nellAT (70%), mentre
wwcicet compare 23x su un totale di 25x (92%). Sono
attestati soprattutto nelle raccolte ritenute pi antiche (si
confronti a questo proposito Gemser, HAT 16s4s.55ss.
93ss.; U.Skladny, Die altesten Spruchsammlungen in
Israel, 1962 6ss.; anche H.H.Schmid, Wesen und Geschichte der Weisheit, 1966, 145ss.); pi precisamente,
nella li raccolta ( 10,1-22,16)
compare 13x, e 'iwwdticet 16x, mentre nella V raccolta (c. 25-29), '*wff atte
stato 3x e yiwwc/(Et 4x: in complesso dunque 36x su un
totale di 42x in Prov.
Queste voci (in complesso 52x) non compaiono in Eccle,
mentre in Giob si ha solo ,<Ew7 2x (5,2s.).

3/ Il significato primario del nome concreto


personale *wfl stolto oppure insensato,
quello di 'iwwcelcet stoltezza . Per delineare la
gamma dei loro significati sono patricolamiente
interessanti i sinonimi e i contrari (cfr. T.Donald,

67

The Semntic Field of Folly in Proverbs, Job,


Psalms and Ecclesiastes, VT 13, 1963, 285-292).
Nelle parti pi antiche del libro dei Prov 1<swl il ter
mine contrapposto a (ls) hkm saggio (10,8.10.14;
12,15; 14,3; 17,28; 29,9), a ndbn intelligente (17,28),
a ''arimi astuto (12,16; cfr. 15,5). In contrapposizione
a hkam (b (10,8; 11,29) egli un hasar teb colui al
quale manca il senno (10,21), tuttavia questa espres
sione sinonima non in parallelismo con tswl (neppure
altri sinonimi; vd. per pot* ingenuo in Giob 5,2 e
bnm seklJm fanciulli ingenui in Ger 4,22). Altri
termini di significato affine sono kestl (il sinonimo pi
importante con 70 ricorrenze; per la differenza di signi
ficato rispetto a ,a!wi/ cfr. p.e. B.Skladny, l.c., 52 n. 30),
rmbS e pceti
pi distante mesugg pazzo
(Os 9,7).
'iww&fcet collegato pi volte a kestl (3x nel ritratto
dello stolto di Prov 26,1-12; inoltre 12,23; 13,6; 14,8.24;
15,2.14; 17,12), oppure a >cem i (16,22; 27,22), p etjim
ingenui (14,18; p//i), hasor lb privo di senno
(15,21; cfr. 10,21), qesar appjim/niah iracondo
(14,17.29). Un termine parallelo a 'ivw&lozt kelimm
vergogna (18,13); lopposto pi importante dffai
sapere, conoscenza (12,23; 13,16; 14,18; 15,2.14) op
pure iebn giudizio (14,29), sekezl prudenza
(16,22) e anche hakmt (sic)/hokm sapienza
(14,1.8).

La figura dello *nv7 vista senzaltro in luce ne


gativa. Egli lesatta controfigura del saggio
(Skladny, l.c,, 12). La mancanza di intelligenza
che lo caratterizza va intesa come stupidit.
Alla porta lo stolto deve tacere perch la sa
pienza troppo alta per lui (24,7); la sua stol
tezza spesso legata alla bocca/labbra, cio alle
sue (poche) affermazioni intelligenti (17,28; anche
10,8.10.14; 14,3 e 12,23; 15,2.14Q; 18,13). Vi sono
per anche aspetti morali e sociali: egli collerico
(12,16; 27,3; 29,9; cfr, 14,17.29 e Giob 5,2) e ris
soso, mentre manca di kbd onore (20,3;
29,9); egli non ascolta, come il saggio, lo sa, il
consiglio, ritenendosi sapiente (12,15), di
sprezza anzi il musar, la correzione (jsr\ 15,5;
anche 1,7; 5,23; 7,22 senza modificare il .testo;
14,3; 16,22 vd. st. 4.), La "wwcicet del giovane
sar allontanata dal bastone della correzione
(22,15), ma in genere lo
legato inseparabil
mente alla sua stoltezza (27,22).
4/ Essendo stolto e stoltezza tra loro in
separabili, si applica anche alla stoltezza in quanto
comportamento la connessione inevitabile che
sussiste tra unazione e la sua conseguenza
(K.Koch, ZThK 52, 1955, 2ss.; G.von Rad, KuD
2, 1956, 68s.). La stoltezza diventa infatti ca
stigo per lo stolto (contrario: fonte di vita
16,22; cfr. 14,3). Pi ancora: la bocca dello stolto
una rovina imminente (10,14; cfr. 10,8.10);
gli stolti muoiono per dissennatezza (10,21; cfr.
19,3; Giob 5,2). La stoltezza procura disgrazie e
conduce alla morte, da un punto di vista religioso
essa negativa e diventa lequivalente di em
piet/peccato ; cosi anche in 5,23, cio nella parte
recente dei Prov, la stoltezza legata alla morte
dell empio (rsl), mentre lo ,a?wfl in 1,7 in
b 'f ' m i STOLTO

68

parallelo negativo con il timore di Jahwe , Ma


gi nella parte pi antica (c. lOss.) il giusto
(sdq\ 10,21; cfr. 14,9) Popposto dello stolto;
anzi, la contrapposizione saggio-stolto corri
sponde a quella giusto-malvagio (Skladny, l.c,
7ss.; Gemser, HAT 16 e Ringgren, ATD 16, per
i c. lOss.). In questo significato teologico >atm l pu
anche essere applicato ad Israele nei rimproveri
profetici (Ger 4,22); invece in Os 9,7 il termine,
nella forma di una citazione ironica, va inteso nel
senso sapienziale tradizionale (cfr. anche Is 9,11;
diversamente in 35,8).
Per i passi restanti si pu notare che iwwclcet viene an
che usato per la confessione dei peccati nella lamenta
zione (Sai 38,6; 69,6; cfr. iaWtlm nel salmo di ringrazia
mento 107,17, dove per il testo incerto).

5/ Negli scritti di Qumran ^wil ricorre lx e 7wwclcst 5x (Kuhn, Konk. 4b), Nei LXX 5aW / viene
tradotto con otto termini diversi, ma specialmen
te con acppcov (13x); anche iwwclcet tra
dotto con otto termini, ma soprattutto con
'gpocruv'/) (8x) e <ppfc>v (3x) (su questo punto
e per il concetto neotestamentario di stoltezza
cfr. G.Bertram, art. (xwp<;, ThW IV, 837-852
[= GLNT VII,723-766]; W.Caspari, ber den
bibl. Begriff der Torheit, NKZ 39, 1928, 668-695;
U.Wilckens, Weisheit und Torheit, 1959).
M, Scebo

blX laj FORSE


1/ Lavverbio modale 'ulaj forse viene di so
lito spiegato come un termine composto dalle par
ticelle o e 6 (dissimilato) non (opp. fu
se mai ), come si pu notare in GB 16a e in
HAL 21a; comunque per fuso linguistico Petimologia non pi determinante. Pi chiara per dire
forse l'espressione fissa mi jda chi sa? .
Nei dialetti semitici affini vengono usate di volta in
volta forme diverse (medioebr. scemm\ sir. dalm, kebar
e (k < gr.
per lacc. pigai, minde [min de
cosa so? AHw 655al, assurti, issurre cfr. W. von Soden, Vielleicht im Akkadischen, OrNS 18,1949, 385
391).

2/ 'laj attestato 45x nelPAT, soprattutto nei


testi narrativi (da Gen fino a 2Re e Giob 1,5 30x,
nei libri profetici e Lam 3,29 15x; manca nei salmi
e negli altri Ketubim). In Num 22,33 'laj va cor
retto in ll se non ,
mi jdai nel significato di forse attestato 4x (2Sam
12,22; Gioe 2,14; Giona 3,9; Est 4,14).
W.F.AIbright, JAOS 67, 1947, 155 n. 23, ha creduto di
ravvisare nella r. 2 delliscrizione di Ahiram unattesta
zione extrabiblica di rMqj [> /7/]; cfr. per DISO 13.

3/ Oltre che in un contesto preterito o presente


(Giob 1,5 forse i miei figli hanno peccato col
perf.; Gen 43,12; Gios 9,7; IRe 18,27 in proposi
zioni nominali; Gen 18,24 e Lam 3,29 con js\
Gen 18,28-32 con Pimpf), Pavverbio forse si
69

'blK T/iaj FORSE

trova prevalentemente riferito al futuro (Gios


14,12 in proposizione nominale, 32x con Pimpf.).
Nelle proposizioni negative Gen 24,5.39 e 27,12
esprime un timore (LXX. (j l y j t u o t e , anche Gen
43,12; IRe 18,27; Giob 1,5; ^ Gios 9,7; altri
menti s i / e v ( t c c o ; ) , v a % o t t o i ; , u t o ^ ) .
In
Os 8,7 pu essere considerato subordinato con
senso concessivo: anche se . Tutti gli altri passi
contengono una speranza pi o meno esitante o si
cura (ironica in Is 47,12.12; Ger 51,8; cos gi in
IRe 18,27 forse dorme ).
4/ In una decina di passi il fattore di incertezza
espresso con Ulaj vien fatto risalire alla volont di
Dio (Num 23,3 forse Jahwe mi verr incontro ;
23,27 forse piacer a Dio... ; Gios 14,12 forse
Jahwe con me ; ISam 6,5 forse egli sollever
da voi il peso della sua mano ; 14,6 forse Jahwe
ci aiuter ; 2Sam 16,12; forse Jahwe guarder la
mia afflizione ;2Re 19,4 = Is 37,4 forse Jahwe
ascolta; Ger 21,2 forse Jahwe compir per noi
qualcuno dei suoi prodigi ; Am 5,15 vd. st.;
Giona 1,6 forse Dio si dar pensiero di noi ; Sof
2,3, vd. st.'), cosi pure in tre passi con mi jdai
(2Sam 12,22 chi sa, forse Jahwe avr piet di
me ; Gioe 2,14 chi sa che non si impietosisca
ancora ; Giona 3,9 chi sa che .Dio non si impie
tosisca ancora ; il quarto passo Est 4,14 chi sa
che tu non sia stata elevata a regina proprio in pre
visione duna circostanza come questa si riferi
sce ad un irrazionale decreto del destino). Parlare
cos di Jahwe non per segno delPiincertezza
delPuomo di fronte ad un despota capriccioso, ma
atteggiamento consapevolmente umile di colui
che conosce la sovrana libert di Dio. La stessa
cosa compare nei due oracoli profetici di salvezza,
del resto molto attenuati, di Am 5,15 forse
Jahwe avr piet del resto di Giuseppe e Sof 2,3
forse troverete riparo nel giorno delPira di
Jahwe (cfr, R.Fey, Amos und Jesaja, 1963, 53).
Wolff, BK XTV/2,59 scrive a proposito di Gioe
2,14: Il forse della speranza tipico
dellumilt dellorante (2Sam 12,22; Lam 3,29b);
nellannuncio del messaggero si sottolinea che chi
chiamato alla conversione si trova sottoposto a
giudizio (Am 5,15; Sof 2,3; Giona 3,9) e deve far
fronte ad esso. Il fatto che il Dio fedele e miseri
cordioso sia libero anche nella sua ira (VA;
fonda la speranza sul wforse .
5/ Tra i passi del NT in cui compaiono
lauc, (Le 20,13) e rot^a (Rom 5,7; Filem 15), solo
Filetn 15 ricorda, piuttosto vagamente, Est 4,14.
E.Jenni

ween INIQUIT
1/ Il sostantivo ebr. ween iniquit , che si fa
derivare di solito da una radice *wn essere forte,
pesante (HAL 21b), sembra avere corrispon
denze solo nel semNO.
70

11 termine, che ricorre solo nella forma nominale, po


trebbe essere un segolato con significato negativo in
contrapposizione intenzionale al positivo n (derivato
dalla stessa radice) forza procreativa, forza fisica, ric
chezza (HAL 22a). La derivazione te'Cmm (Ez 24,12)
molto incerta dal lato testuale (cfr. Zimmerli, BK
X1I1,558). Alla stessa radice appartengono anche i nomi
propri1n (Num 16,1 txt?), nm e nn (cfr, Nolh, IP
225), ma non il sost. /m lutto (Gen 35,18; Deut
26,14; Os 9,4; radice *r\j, cfr. C.Rabin, Scripta Hierosolymitana 8, 1961 > 386s.).
Per quanto riguarda i termini an e un (WUS nr. 292.295;
UT nr. 238.240), addotti come corrispondenze ug., dif
ficile determinare sia la loro derivazione sia il loro signi
ficato; bisogna riferirsi anzitutto a anm (plur. forza ,
49 f= I ABI 1,22). Resta incerto fino a che punto ci si
possa riferire anche alTaram. vty/i, che in KAI nr. 222 B,
r. 30 posto accanto a mwt morte (cfr. KAI 11,256;
Fitzmyer, Sef. 69). Anche *wn in A h 160 (DISO 6) non
sicuro.

2/ 'ween non un termine del linguaggio nar


rativo. Le 80 attestazioni vtrt. (ind. Ez 30,17 dove
per il nome di luogo va vocalizzato in 'n) si tro
vano, con una sola eccezione (Ez 11,2), in testi
poetici, che possono essere ambientati a loro volta
nel culto, nella tradizione sapienziale o nella lette
ratura poetica vera e propria (Giobbe).
Due terzi dei casi si trovano in Sai (29x), Giob
(15x) e Prov (lOx). Prescindendo da Num 23,21 e
ISam 15,23, restano 24 casi distribuiti nei diversi
libri profetici (tra cui Is 12x).
I testi pi antichi sono ISam 15,23 e Num 23,21.1 passi
di Am 5,5; Os 6,8; 10,8; 12,12; Is 1,13; 10,1; 31,2; Mi 2,1;
Ab 1,3(7); 3,7; Sai 7,15; 28,3; 41,7; 59,3.6; 101,8 sono
pure preesilici. Il resto in parte certamente, in parte
probabilmente esilico o postesilico.
II sost. 'n forza, ricchezza ricorre lOx (49,3; Deut
21,17; Is 40,26.29; Os 12,4.9; Sai 78,51; 105,36; Giob
20,10; 40,16).

3/ Il significato fondamentale del termine coin


cide sostanzialmente con la sua etimologia: forza
nefasta (S.Mowinckel, Psalmenstudien I, 1921,
30ss.). Il suo uso presuppone per direttamente
una concezione dinamistica dellesistenza (pen
siero racchiuso nella sfera delibazione): liniquit
il realizzarsi di un evento potente e daltra parte la
forza, quando assume una configurazione nega
tiva, un evento nefasto.
a) ween pu verificarsi quando lattivit nefasta
si esplica in diverse maniere: in un particolare
stato danimo (Is 32,6; Sai 55,4.11; 66,18) o in un
progetto (wcen unito a hsb riflettere e i
suoi derivati in Is 55,7; 59,7; Ger 4,14; Ez 11,2; Mi
2,1; Sai 36,5; Prov 6,18), nel pronunciare parole (Is
58,9; Sai 10,7; 36,4; Giob 22,15; 34,36; Prov 17,4;
19,28), in azioni di qualsiasi genere, p.e. cultuali
(Is 1,13; Zac 10,2), politiche (Is 31,2), giuridiche
(Is 10,1,29,20), belliche (Sai 56,8) ecc. Cfr. in pro
posito lunione caratteristica tra i due termini 'ween e /?7 fare (32x pial ween part. mal
fattori : Is 31,2; Os 6,8; Sai 5,6; 6,9; 14,4; 28,3;
36,13; 53,5; 59,3; 64,3; 92,8.10; 94,4.16; 101,8;
125,5; 141,9; Giob 31,3; 34,8.22; Prov 10,29; 21,15;
71

lx perf: Prov 30,20).. In molti casi si vede chiara


mente che il termine pu riferirsi genericamente
ad ogni tipo di attivit nefasta, cfr. Is 59,4-7; Sai
5,6; 7,15; 55,4.11; 92,8.10; Giob 5,6; Prov 12,21;
specialmente Prov 6,12-14; Giob 31,3ss.
b) ween designa per non solo attivit nefaste,
ma anche le loro conseguenze, cfr. Num 23,21;
Ger 4,15; Am 5,5; Ab 1,3; 3,7; Sai 90,10; Giob
21,19; Prov 22,8 ecc. Questi casi e quelli in cui il
termine si riferisce sia alfazione sia alla conse
guenza (Sai 55,4; 56,8; Giob 15,35; 18,7.12; Is
59,4.6b.7; cfr. anche Giob 4,8; Prov 22,8), mo
strano che la parola, corrispondentemente alla
concezione dinamistica su cui basata, si riferisce
sempre fondamentalmente ad un evento nefasto
nella sua totalit.
c) Quanto si stabilito in a) e b) dice che 'ween
non un termine che descrive materialmente
unattivit particolare o una tappa determinata nel
corso di un evento.
Non si pu perci supporre che ween avesse in origine
il senso di magia (Mowinckel), in base alla sua eti
mologia, n si pu dedurre tale senso dalluso del ter
mine nellAT. Questo tuttavia non esclude che il ter
mine possa designare pratiche magiche o le loro conse
guenze funeste (cfr. la connessione tra Num 23,21 e v.
23; cfr. ISam 15,23; Zac 10,2; Sai 59,3-8?; 64,3.6s.?). Ci
era possibile in quanto la magia era lo strumento pi
adatto (ma non esclusivo) per manipolare la sfera
dellazione. Quanto si detto vale anche per gli operatori
di aween nei salmi vd. sp. 3a). In che cosa consistano le
loro azioni pu essere dedotto solo dal contesto in cui il
termine viene usato, ma non dal termine stesso (cfr.
G.W .Anderson, Enemies and Evildoers in th Book of
Psalms, B JR L48,1965, 18-30). Inoltre costoro non solo
operano ingiustamente, ma realizzano anche un male,
come mostra talvolta il modo con cui tale realizzazione
espressa, ossia il verbo p7 fare . "aween infine non
n u n mezzo per uno scopo (Mowinckel, l.c.,
8,12.15.29 ecc.) n lo scopo di unazione. Il fatto che con
'aween vengano designate azioni, conseguenze e situa
zioni dice che il termine ha unaltra funzione.

d) 'ween un termine qualificativo, che pone in


luce negativa un evento in quanto una forza fu
nesta pericolosa. Indicativo sotto questo aspetto
il fatto che il termine viene usato sempre per con
dannare Pagire di una persona, e mai per desi
gnare il proprio agire. Ladultera di Prov 30,20 non
contesta Tadulterio, ma il rimprovero che il suo
adulterio sia unazione gravida di conseguenze fu
neste. Lesame dei termini che appartengono allo
stesso campo semantico conferma quanto si
detto: tra i circa 45 termini affini emergono so
prattutto rct cattivo, malvagio (17x), ras4
colpevole (17x) e 1m! afflizione (1 lx). Lo
stesso si ricava dai termini opposti, come mispat
diritto , tm integrit , scdceq giustizia ,
mnti fiducia .
e) 11 significato primario forza funesta incon
tra talvolta delle difficolt nella traduzione, poich
la nostra ontologia di tipo diverso. Noi non de
signiamo pi unazione come iniquit, ma
'ween INIQUIT

72

come delitto , ingiustizia , malvagit (cfr.


HAL 21s.), Poich un simile fenomeno possiede il
carattere di una non-validit, talvolta pu essere
giustificato tradurre con inganno , nulla (Is
41,29).-Tuttavia, bench il termine possa desi
gnare un culto idolatrico , non si pu tradurre
a questa maniera (ISam 15,23; Zac 10,2; Os 10,8;
cfr. per Is 66,3, *7/7 4). Cfr. V.Maag, Text,
Wortschatz und Begriffswelt des Buches Amos,
1951, 120.
4/ Il fatto che 5ivcen nellAT sia un termine che
designa un fenomeno negativo e che non venga,
mai usato per indicare unazione di Dio (a diffe
renza di rtf sciagura, p.e. Is 31,2 anchegli
per saggio e provoca sciagure ; cfr. Ger 4,6;
6,19; 11,11.17.23; Mi 2,3 ecc.), sta a significare che
ogni azione di tipo 'wcen o ogni ambito riguar
dante lo wcen implicitamente o esplicitamente
opposto a Dio e quindi appare sempre negativo dal
lato teologico. Mentre i Sitz im Leben in base
ai quali esso risulta negativo (sapienza, discorsi di
veggenti o di profeti, preghiera nel tempio ecc.), e
quindi anche la forma di questa qualifica negativa
(un detto sapienziale, un giudizio profetico), cor
rispondono alle circostanze, il criterio su cui si
fonda la qualifica negativa consiste nel fatto che
quanto viene designato con 'awczn una perver
sione delia potenza salvifica e perci del presente
divino che opera salvezza.
'wcen si verifica quindi; quando si consultano oracoli
invece di ubbidire a Jahwe (ISam 15,23; Zac 10,2),
quando si perverte il significato dei santuari (Am 5,5; Os
10,8; Is 1,13), in ogni azione che si oppone agli effetti sa
lutari della legge, del diritto e della giustizia (Os 6,8;
12,12; Mi 2,1; Sai 14,4; Prov 12,21; 21,15). Colui che
opera 'wcen si rivela in ultima analisi un negatore di Dio
(Is 32,6; Ger 4,14-18; Sai 10,7; 14,4; 53,5; 92,8.10; Giob
22,15; 34,8.22.36; Prov 19,28). Secondo Isaia i p<aI
*wcen sono coloro che non levano lo sguardo verso il
Santo di Israele e non consultano Jahwe (31,ls.). Per
ci Jahwe contro di loro (Sai 5,6; 36,4.5.13; Prov 10,29)
e comanda loro di allontanarsi dallo 'wcen (Giob
36,10.21). Secondo Giob 5,6s. lo "wcen causalo
dalluomo: poich non esce dalla polvere liniquit, n
germoglia dalla terra il dolore, ma luomo che opera do
lore... . CIr. Giob 11,11.14 (del tutto diverso Sai 90,7-10).

La ragione per cui nei salmi lagire dei malvagi


detto wcen sembra consistere nel fatto che il
male, che essi vogliono far ricadere su chi col
pito, ingiustificato, o essi vogliono vedere il col
pito immerso nel male perch gli sopraggiunto il
dolore, bench egli si sia affidato air(oracolo di)
protezione di Jahwe. In ambedue i casi essi agi
scono contro Jahwe. Il loro caratterizzarli come
pLal 'wcen implica perci un giudizio stretta
mente teologico.
r

5/ I LXX rendono wcen irregolarmente con


vojiia, k7toc;, (jLaratot;, ttovy^cx, 8(.xta ecc.,
e cos si perso quanto racchiuso nellebr., che
invece ancora presente a Qumran: cfr. i passi in
Kuhn, Konk. 4.
R.Knierim

73 iXor LUCE

n ix 5or LUCE
1/ I vocaboli affini a r luce sono attestati
quasi esclusivamente in acc. e nel can. (acc.
ru/urru luce, in genere giorno; ug. ar,
WUS nr. 368, cfr. nr. 370.372; UT nr. 114; fen. Vnei nomi propri, cfr. Harris 73; inoltre Huffmon
169s.; Grndahl 103); altrimenti si usano per lu
ce altre radici (acc. nwu e arab. rnr; aram. nhr,
p.e. aram. bibl. nehr'Dm 2, 22Q, cfr. KBL 1098b;
per laram. giud. 'urta cfr, Levy I,46a; inoltre
DISO 23).
In ebr. dalla radice si formano il verbo 5or, che ri
corre al qal diventare chiaro , e anche al ni. (in
certo), ma specialmente alThi. (causativo ren
dere chiaro, illuminare e causativo interno ri
splendere ), come pure i sostantivi r (masc.,
tuttavia in Ger 13,16 txt? e Giob 36,32 txt?
fem.) e 'ora luce, 'r splendere e ma'r
luce = corpo luminoso, luminare.
Anche il nome m e'r Is 11,8 secondo GB 393a, BDB
22b, Zorell 404b ecc. deriva da questa radice, per KBL
489b invece (con rimando a Perles) va tradotto con
piccolo (di animale) secondo laccadico mru gio
vane animale (cosi anche Fohrer, Jes 1,151, e Kaiser,
ATD 17,116). Anche i> Il (nellespressione 'urini wefummTm e III {'ur Kasdim) vanno tenuti distinti da questa
radice. Al contrario, non si pu con LEitan, HUCA
12/13, 1938, 65s., intendere 'r di Is 18,4 e Giob 37,11
nel senso d pioggia o rugiada secondo Tarab. 'arj
e pensare in questo caso ad un omonimo 'r.

2/ La statistica precisa del nome r alquanto


difficile, poich la forma pu in alcuni casi essere
intesa anche come inf. qal (cfr. HAL 24a, nr. 3;
Zorell 23b). Secondo Lis. il verbo ricorre 41x, e
precisamente il qal 5x (Mand. aggiunge Gen 44,3
e ISam 29,10, mentre intende 2Sam 2,32 come
ni.), al ni. 2x (Sai 76,5 e Giob 33,10, testualmente
incerto) e in hi. 34x (di cui 15x in Sai). La sua di
stribuzione meno caratteristica di quella del
nome or, che attestato 124x (di cui lx plur. in
Sai 136,7) e soprattutto sembra avere carattere sa
pienziale.
Infatti 'r attestato 32x in Giob, 4x in Prov e 3x in Eccle. La maggior parte delle 19 ricorrenze in Sai (pi lx in
Lam 3,2) si riscontrano in salmi sapienziali o in testi in
fluenzati dalla sapienza (36,10; 37,6; 49,20; 89,16; 97,11;
104,2; 112,4; 119,105; 139,11).
singolare inoltre che 27 delle 47 ricorrenze nei profeti
si trovino nel libro di Is, che ha un pi accentuato carat
tere sapienziale (13x in Protois., in preponderanza in te
sti pi recenti, 6x in Dtis, cui va aggiunto lQIsab 53,11,
e 8x in Tritis, dove vanno notati soprattutto
60,1.3.19.20); 5 si trovano inoltre in Ger e solo 2 in Ez
(32,7s.). Nei profeti minori le 13 ricorrenze compaiono
in Am, che vicino ad Is (Am 5,18.20; 8,8 [txt?].9; cfr.
H. W.Wolff, Amos geistige Heimat, 1964,57) e Mi (2,1;
7,8.9), nei cosiddetti discepoli di Isaia Ab (3,4.11) e Sof
(3,5) e nei testi tardivi Zac 14,6 (txt?).7, mentre in Os il
termine ricorre solo lx (6,5 txt?).
Nella letteratura narrativa r ricorre quasi solo nella for
mula temporale ad 'r habbqcer fino al sorgere del

74

giorno (Giud 16,2; ISam 14,36; 25J22].34.36; 2Sam


17,22; 2Re 7,9; abbreviata Giud 19,26; cfr. Gen 44,3;
ISam 29,10; Neem 8,3); altrove solo in Es 10,23; 2Sam
23 4 e 6x in Gen 1,3-5.18 P (sul carattere sapienziale di
Gen 1 cfr. S.Herrmann, ThLZ 86,1961, 413-424).
La forma plur. rim, che ricorre solo in Sai 136,7
(grandi) luminari , corrisponde soprattutto ai m erdt
lumi, luminari di Gen 1. ma'r ricorre 19x (9x in EsNum in contesto cultuale, 5x in Gen applicato agli astri);
wr attestato 6x, di cui 5x in parti pi recenti del libro
di Isaia. La forma pi tardiva potrebbe essere il fem. ra
(Sai 139,12; Est 8,16).
Nella precedente statistica di r non incluso ISam
25,22 (cfr. BH3), mentre sono inclusi Is 18,4 (in Mand.
sotto "r 11) e Am 8,8 (in Lis. sotto f'r).

3/ Il significato primario del nome principale


r luce ; talvolta (cfr. Is 10,17; Sai 78,14) si
manifesta la sua affinit con fuoco (pi chiara
mente per wr, Is 31,9; 44,16; 47,14; 50,11; Ez 5,2;
probabilmente anche Giob 38,24, cfr. G.R. Driver,
SVT 3, 1955, 91s.; Barr, CPT 260s.); come ter
mine parallelo ricorre abbastanza spesso anche nr
lucerna (Sai 119,105; Giob 18,6; 29,3; Prov
6,23; 13,9; cfr. 25,10). Per luce si intende an
zitutto la luce del giorno (cfr.- la formula fissa della
letteratura narrativa, vd. sp. 2, e anche Mi 2,1;
Prov 4,18). Tuttavia r non si identifica con la
luce del sole, perch pu essere collegato anche
con la luce della luna e delle stelle (Is 13,10; 30,26;
Ez 32,7), come pure con shar prima luce del
giorno (Is 58,8; Giob 3,9; 41,10; Dalman, AuS
1,601; diversamente L.Khler, ZAW 44,1926, 56
59, e KBL 962: aurora ); anche una connessione
con i verbi zrh e js ' nel significato di sorgere
non in s un segno che ci si riferisce al sorgere
del sole (S.Aalen, Die Begriffe Licht und
Finsternis im AT, im Spatjudentum und im
Rabbinismus, 1951, 39, che sottolinea la conce
zione del mondo presolare degli israeliti e f al
ternarsi tra giorno e notte come un suo elemento
fontamentale, l.c., lOss.; id., RGG IV ,357-359, e
BHH 11,1082; diversamente W.H.Schmidt, Die
Schopfungsgeschichte der Priesterschrift, 1964,
95-100).
Proprio lalternarsi tra giorno e notte ha inoltre
condotto ad un uso metaforico e simbolico del ter
mine. Da una parte lirrompente luce del giorno
(spesso solo bqcer mattino ) diventata un
simbolo della salvezza divina nel senso di una vit
toria in campo militare (cfr. Es 14,24; 2Re
19,35 = Is 37,26; Is 17*14; Sai 46,6), un simbolo
della proclamazione della giustizia in campo giu
ridico (Sof 3,5; Sai 37,6; anche Os 6,5, cfr. Is 59,9)
e un simbolo di guarigione e di aiuto nel campo
della medicina (Sai 56,14; cfr. Is 58,8; in Giob
33,28.30 si ha shat tomba come termine op
posto; veder la luce = vivere in Sai 49,20;
Giob 3,16, cfr. v, 20); cos J.IIempel, Die Lichtsymbolik im AT, Studium Generale 13, 1960,
352-368, seguendo Aalen, l.c., e anche J.Ziegler,
Die Hilfe Gottes am Morgen, FS Ntscher
1950, 281-288.
*r unito ad espressioni parallele in cui una qual
75

che parola indicante tenebre forma il termine


opposto, e ci specialmente nellambito sapien
ziale.
Il termine opposto pi importante hscek tenebre
(Gen 1,3-5.18; Is 5,20.30; 9,1; 58,10; 59,9; Am 5,18.20;
Mi 7,8; Sai 112,4; 139,11; Giob 12,22.25; 18,18; 29,3;
38,19; Eccle 2,13; Lam 3,2; il termine ricorre in tutto
80x, di cui 23x in Giob e 14x in Is). r unito al verbo
hsk qal essere buio (llx ), hi. oscurare (6x) in
Giob 18,6; Eccle 12,2; cfr. ls 13,10; Am 5,8; 8,9; Giob
3,9, hsk tenebre (6x) in Sai 139, 12 sta accanto a
or, mahsk luogo oscuro (7x) in ls 42,16 accanto a
or (cfr. anche laram. bibl. hask in Dan 2,22 accanto a
nehr).
Altri termini opposti sono 'fcel buio (9x, di cui 6x in
Giob) in Giob 30,26, fl buio (agg.) (lx) in Am
5,20; 1ajei buio (lOx) in Is 58,10; 59,9; iQrfcel
oscurit delle nubi (15x) in Ger 13,6; sa/mwcet te
nebre (18x, di cui lOx in Giob) in Is 9,1; Ger 13,16;
Giob 12,22 (sulletimologia cfr. D.W.Thomas, JSS 7,
1962, 191-200; sul suo uso nella letteratura sapienziale
J.L.Crenshaw, ZAW 79, 1967, 50).
Altri vocaboli di questo campo semantico sono La(t
tenebre (Gen 15,17; Es 12,6 7.12),
oscurit
(Am 4,13; Giob 10,22), mfitf buio (Is 8,22 [txt
em].23), qadrt oscuramento (Is 50,3), qdr qal
oscurarsi (Ger 4,28 ecc.; hitp. IRe 18,45; hi. Ez
32,7.8), sii qal diventare oscuro (Neem 13,19; per si
ombra wz), anche ncescef crepuscolo serale/mattu
tino (12x, tenebre p.e. in Is 59,10). Cfr. per tutto il
gruppo semantico S.Aalen, l.c.; H.Conzelmann, art.
ThW VII,424-446.

1 sinonimi e i paralleli di r non sono cosi evi


denti come i suoi opposti. Oltre a nr lanterna
(vd. sp.) vanno ricordati soprattutto ngah
splendore (19x, inoltre laram. negah in Dan
6,20) in Is 60,3; Am 5,20; Ab 3,4.11; Prov 4,18 e
negh in Is 59,9; ngh qal splendere (3x)
unito a r in Is 9,1; Giob 22,28, mentre lhi. far
risplendere (3x) lo in Is 13,10.
Cfr. inoltre scerrces sole in Eccle 11,7* kebd Jhwh
in Is 60,1 (cfr. v. 2b con zrh sorgere di Jahwe) e altri
termini paralleli come gioia, giustizia, salvezza ecc., che
riguardano il senso traslato e teologico di '
r (p.e. Is
42,6; Ger 25,10; Mi 7,9; Sai 27,1; 36,10; 97,11).
Sono inoltre affini come significato i verbi hJ hi. splen
dere (Giob 25,5), hfl hi. (far) risplendere (Is 13,10;
Giob 29,3; 31,26; 41,10), zhr hi. scintillare (Dan
12.3), zrh sorgere, irradiare (18x, scemcE's), zrq qal
essere chiaro (Os 7,9), shl Ili. far risplendere (Sai
104,15), i sostantivi zhar splendore (Ez 8,2; Dan
12.3), jif splendore (Ez 28,7.17), nsah splen
dore (Lam 3J8; lCron 29,11) e gli aggettivi bhir
splendente(?) (Giob 37,21; cfr. Wagner nr. 35), sah e
shiah splendente (il primo in Is 32,4; Cant 5,10, il
secondo in Ez 24,7.8; 26,4.14: cfr. anche J.A.Soggin,
ZAW 77, 1965, 83-86); - jp4 hi,
nhr qa. risplendere (Is 60,5; Ger 31,12; Sai 34,6) e
nehr luce (del giorno) (Giob 3,4) sono aramaismi
(Wagner nr. 184.185). Il termine aram. bibl. per splen
dore ziw (Dan 2,31; 4,33),

4/ La distinzione abituale tra uso proprio e uso


metaforico del termine 'r non in grado di met
tere in evidenza il suo profilo teologico, poich
questo comprende entrambi gli aspetti. Potrebbe
n iN o /L U C E

76

essere pi utile distinguere tra a) la concezione


sapienziale della creazione e b) la concezione cul
tuale della salvezza, dove si deve ancora suddi
stinguere fra c) la predicazione escatologica e
d) le affermazioni che si riferiscono in modo par
ticolare a Dio.
a) Nella concezione sapienziale della creazione la
luce la prima opera buona creata da Dio (Gen
1,3s.). La stessa cosa in Gen 1 non viene affermata
per le tenebre, le quali restano teologicamente am
bivalenti; infatti, bench esse siano introdotte po
sitivamente nella creazione di Dio in quanto
notte, mediante latto di Dio che separa e nomina
(Gen l,4s.; cfr. Westermann, BK 1,157-159), o
pone i confini tra luce e tenebre (Giob 26,10; cfr.
38,19), la notte resta sempre il tempo del delitto
(Giob 24,13ss.), la tenebra un simbolo di angu
stia e di giudizio e nel tempo finale sar eliminata
(vd. st. c). Cos tra luce e tenebre c una tensione
(cfr. Aalen, l.c., 16s.), che pu essere controllata
solo dalla pancausalit e dalla sovranit di Dio
(cfr. Is 45,7 poich io formo la luce e creo le te
nebre ) (vd. st. d).
.
Come la luce e le tenebre, cosi si comportano (1) riguardo
al singolo la vita e la morte (cfr. Giob 3,4.9.16.
20s. e nei discorsi di Eliu 33,28.30; anche Eccle 12,288.),
(2) in campo sociale i giusti e i malvagi (Giob
12,25; 18,5s.l8; 22,28; 38,15; Prov 4,18; 13,9; anche Sai
97,11; 112,4); la giustizia assume qui il senso di ordine
universale (cfr. il libro di H.I I.Schmid, Gerechtigkeit als
Weltordnung, 1968), e pu sorgere perci il problema
della teodicea (cfr. p.e. Giob 24),
(3) riguardo alla conoscenza (ma non senza una nota
etico-religiosa) la sapienza e la stoltezza (Eccle 2,13;
Quando lordine stabilito viene distrutto, Isaia
innalza il suo grido di lamento (Is 5,20).

b) Questa coppia di termini opposti si applica pure


alla salvezza e al giudizio di Dio. Nella concezione
cultuale della salvezza la luce (del volto) di Dio
espressione della sua attenzione benevola, come
risulta dalla benedizione sacerdotale di Num 6,25
('r hi.), che utilizza materiale antico (inserito in
un contesto pi recente, cfr. Noth, ATD 7,53s.;
C.Westermann, Der Segen in der Bibel und im
Handeln der Kirche, 1968, 45ss.), e in seguito pi
volte dai salmi (cfr. Sai 36,10; altrove nelle confes
sioni d fiducia Sai 4,7; 27,1; nel canto di ringra
ziamento 56,14 e nella lamentazione 43,3, come
pure nelPammonizione sapienziale 37,6; cfr.
89,16; A.M.Gierlich, Der Lichtgedanke in den
Psalmen, 1940), trovando una risonanza anche
nella letteratura profetica (Is 2,5).
Dal punto di vista della storia della salvezza sono rile
vanti Sai 78,14, dove <?/si riferisce a! cammino nel de
serto (cfr. Es 13,21 s.; Sai 105,39), e Sai 44,4, dove il ter
mine si riferisce alla conquista della terra, 'r viene an che applicato al re salvifico (2Sam 23,4; Prov 16,15).

c) I profeti, annunziando il giudizio che sta per


sopraggiungere, proclamano che la luce della sal
vezza si muter nelle tenebre della catastrofe im
minente (Am 5,18.20; Is 13,10; cfr. F.C.Fensham,
77

"1N 'r LUCE

ZAW 75,1963,170s., sul giorno di Jahwe; altrove


in Am 8,9; Is 5,30; Ger 4,23; 25,10; Ez 32,7s.; in
Ger 13,16 nel quadro di un ammonimento profe
tico); Lam 3,2 contiene il lamento per una cata
strofe sopraggiunta.
Daltra parte nellescatologia profetica la tenebra
dellangustia si muta nella luce della salvezza che
di nuovo si manifester (Is 8,23-9,1; 10,17; 42,16;
58,8.10; Mi 7,8s.). La salvezza si estender non
solo ad Israele, ma anche ai popoli (Is 51,4); ad
essi verr comunicata attraverso un mediatore
particolare (Is 42,6; 49,6).
proprio dellescatologia tardiva rappresentare levento
salvifico futuro in corrispondenza con quello primigenio
(cfr. Ger 31,35, dove la certezza della salvezza si fonda
sulla certezza delJordine di creazione, per cui si ha qui
una nuova interferenza tra la concezione della creazione
e la concezione della salvezza, cosa del resto che carat
teristica nel Dtis; cfr. al riguardo von Rad, GesStud
136ss.), oppure come un potenziamento di tutto quello
che esiste (cfr. Is 30,26; anche 10,17), oppure anche
come un'eliminazione debordine di creazione (Is
60,19s.; Zac 14,6s,; cfr. anche Ab 3,11; altri passi in Aalen, l.c., 20ss.; cfr. H.J.Kraus, ZAW 78,1966, 317-332).
Tuttavia anche per Zac 14,6s. linteresse della comunit
postesilica non tende ad eliminare direttamente lordine
di creazione, ma si rivolge alla persona di Do e alla sua
gloriosa teofania finale (cfr. M. Saeb0 , Sacharja 9-14,
1969, 298-300).

d) La luce come pure i luminari (me'rt


Gen 1,14ss.; Sai 136,7-9) - in quanto opera creata
da Dio, resta del tutto subordinata a lui. ssa non fa
parte della sua essenza, ma del modo con cui egli si
manifesta, p.e. nella teofania (cfr. Is 60,1ss.;
Ab 3,4.11; anche Sai 44,4; cfr. Aalen, Le., 73ss.;
J.Jeremias, Theophanie, 1965, 24ss. ecc.; anche
F.Schnutenhaus, ZAW 76, 1964, 1-22). Non solo
nella teofania, ma anche nella sua dimora celeste
Dio si circonda di luce (Sai 104,2; n qui n in Ez
1 opp. 43 si pu spiegare limmagine di Dio con
categorie solari, cos Aalen l.c., 82ss., contro
J.Morgenstem e altri). La luce riveste (Ibs)
Dio, facendo parte anche della sua parola rivelata
e della sua legge (Sai 119,105; Prov 6,23). Egli il
sovrano eccelso sulla sua creazione (Sai 139,1 ls.;
Giob 12,22; 28,11); egli solo quindi conosce la sua
origine (Giob 38,19s.) ed lodato da tutte le
stelle fulgenti (Sai 148,2).
I nomi teofori formati con parole che indicano luce ,
come rVl, 'rijd(h), iabnr, abnr, Nrjj{h),
come pure la maggior parte dei nomi extrabiblici di que
sto genere (acc.; Stamm. AN ind. s.v. nltru, namru ecc.;
Huffmon 169s.237.243; palm.: A.Caquot, Syria 39,1962,
243 con bibliogr.), non sono testimonianze di una reli
gione astrale, ma vanno intesi in senso figurato (luce =
felicit, prosperit) (Noth, IP 167-169).

yr luce quindi un termine teologicamente


assai rilevante, che si riferisce soprattutto ad
unopera di creazione e ad una particolare manife
stazione di Dio. Questo duplice valore fondamen
tale si sviluppato in pi direzioni, soprattutto in
relazione alla salvezza divina (anzitutto per
Israele, e poi anche per i popoli).
.
78

3/ Luso vtrt. dei termine t (cfr. oltre Keller,


l.c., anche B.O.Long, The Problem of Etiological
Narrative in th OT, 1968, 65-86) non legato a
determinati settori delPesistenza, almeno all1inizio
(diversamente Keller, l.c., 66ss.). Il significato pri
mario segno nel senso di prova e indi
cazione .
In un uso molto antico della parola il segno di
Caino (Gen 4,15) un tatuaggio sulla fronte che
indica lappartenenza ai Keniti e i loro obblighi
specifici nei riguardi della trib (la vendetta settupla!). Il segno assume nello jahwista un valore
teologico nel complesso della storia primitiva.

5/ Nei LXX 7r tradotto in diverse maniere,


di cui alcune compaiono una volta sola; il termine
che prevale nettamente sugli altri
(cfr.
Gierlich, lx.> 3 ecc.). Per il materiale tardogiudaico e rabbinico cfr. Aalen, Le., 96ss.237ss. Nei
testi di Qumran luso di r (secondo Kuhn,
Konk. 4s., il sost. ricorre 42x, il verbo 17x) con
corda in sostanza con quello delPAT (cfr. F.Notscher, Zur theoL Terminologie der Qumran Texte, 1956, 76ss.; H.W.Huppenbauer, Der
Mensch
zwischen
zwei
Welten,
1959,
26ss.71.80ss/), tuttavia si accentua di pi lopposi
zione tra luce e tenebre (anche in senso so
ciale).
A differenza delPAT e degli scritti di Qumran, nel
NT la luce viene a far parte dllessere di Dio, so
prattutto nella teologia giovannea (cfr. p.e. lGv
1,5; anche Gv 1,1-18, e al riguardo R.Bultmann,
Das Evangelium des Joh, 1957, 22ss.; P.Humbert,
Le thme vtrotestamentaire de la lumire,
RThPh 99, 1966, 1-6).
M.Sceb0

Anche lespressione itqfot contrassegno (3x paral


lelo d i5t) ha probabilmente un valore simile alPorigine.
Lespressione dtr. un t sulla tua mano e un t(Jot
fra i tuoi occhi (Es 13,16; Deut 6,8; 11,18; in s 13,9
con zikkrn segno commemorativo al posto di ttJof, zkr) intesa gi in un senso spiritualizzato, ma ri
sale allidea di un tatuaggio (cfr. anche Noth, ATD 5,79:
pendenti dellacconciatura-del capo).

HIK ' t SEGNO

In contesti profani 't in unulteriore fase del suo


sviluppo indica P insegna militare (Num 2,2 e
anche nella Regola della Guerra di Qumran; pro
babilmente anche in Sai 74,4, cfr. Kraus, BK XV,
512S.516).

1/
Il termine compare nel semNO. (nel periodo
veterotestamentario solo in ebr. e aram. bibl. fif)
e in arab.; probabilmente si deve accostare ad t
anche lacc. ittu, la cui gamma di significati si
mile a quella del termine del semNO. e delParab.
(AHw 406; CAD I 304-310.). La derivazione
sconosciuta: si pensa per lo pi ad una radice wj.
Il significato del termine nelle lingue suaccennate mol
teplice ed abbraccia sia il campo profano sia quello reli
gioso (per larab. vd. Lane 1,135; per il sir. vd. Payne Smith 412s.). In uniscrizione neopun. V significa chia
ramente monumento/cippo (KAI nr. 141, r. 4).

2/ In ebr. t compare 79x; 44x sing. e 35x plur.


(Pentateuco 39x in tutti i filoni narrativi; la voce
non attestata nella letteratura sapienziale, ad ec
cezione di Giob 21,29, ma per il resto compare in
misura uguale nei libri storici, in quelli profetici e
nei salmi; cfr. la statistica secondo la cronologia e
il contenuto in C.A.KelIer, Das Wort OTH als Offenbarungszeichen Gottes, 1946,7s.), inoltre 3x In
aram. (Dan 3,32s.; 6,28).
Modificando il testo 't va restituito in Num 15,39 e in
ISam 10,1 (LXX), forse in Gioe 2,23 (W.Rudolph, FS
Baumgartner 1967, 249).
Al di fuori dei testi biblici, poco prima dellesilio i si
trova in un coccio di Lacht (KAT nr. 194, r. lOss,). Il te
sto suona cos: Egli (il destinatario della lettera) sappia
che attendiamo segnali di fumo ( m ft, termine tecnico
per questa voce, cfr. Giud 20,38.40; Ger 6,1) da Lachis,
mentre ci atteniamo a tutti i segnali (fr) che ha dato il
mio signore; non si vede infatti alcun segnale (f) da
Azeka . La traduzione dellultima riga incerta {bi
bliogr. al riguardo in DISO 29), In questo caso 'tt signi
fica segnali militari . Questo significato, non attestato
in ebr., pu aversi anche nelPequivalente arab. 'jert
(Lane 1,135).

79

Allo 1t di Num 2,2 unito dcegce insegna militare,


vessillo>reparto della trib (Num 1,52; 2,2-34; 10,14
25; 13x); in Cant 2,4 il significato fondamentale ancora
a insegna, bandiera o sim. (cfr. Rudolph, KAT
XVII/2,130s.; Gerleman, BK XVIII,117s.), mentre nei
papiri di Elefantina (DISO 55; BMAP 41s.) e nella Re
gola della Guerra d Qumran (Yadin 38-64) attestato
solo il significato di reparto militare .
Parimenti in contesto militare si trovano termini simili
come ns stendardo, vessillo (21x; tranne che in Es
17,15; Num 21,8.9; 26,10 e Sai 60,6 sempre in libri pro
fetici; cfr. BRL 160s.), che in Num 26,10, riferito alla fa
zione distrutta di Core, acquista il valore di segno pre
monitore , e torcen albero maestro (ls 30,17; 33,23;
Ez 27,5, parallelo di ns).

In Giob 21,29 ed Ez 14,8 (parallelo di msl pro


verbio ) si ha molto probabilmente il senso di
fatto memorabile nellaccezione pi ampia; in
Gios 2,12 pegno (secondo Noth; HAT 7,24s.
glossa posteriore), in Ger 10,2 e Is 44,25 segno
astrologico .
4/ a) Gi lo jahwista usa 't come termine re
ligioso. Lo impiega, seguendo gi la tradizione, nel
racconto delle piaghe dEgitto (Es 8,19; 10,ls.). Il
segno consiste in unazione prodigiosa con la
quale Jahwe legittima Pinvio di Mos. AlPelohista
appartengono invece Es 3,12 e 4,17.30. Gli ultimi
due passi (cos pure la presenza di t in Es
4,8s.28; Num 14,11 che sono da attribuire alla re
dazione finale) si collegano alluso jahwistico. Es
3,12 ha un significato un po diverso: Mos viene
rassicurato da Dio sulla sua missione (il contenuto
vero e proprio di "t scomparso, cfr. Noth, A I D
5,29). II passo molto simile a Giud 6,17ss., dove
si convalida la missione al carismatico Gedeone:
5t il segno, la prova delPincarico ricevuto.
niK 't SEGNO

80

1t pu indicare inoltre un segno oracolare, anche


non legato al culto (ISam 14,10; in questo caso t
la condotta dei nemici). In Sai 74,9; 86,17 po
trebbero aversi invece oracoli cultuali (del resto
essi costituiscono uno dei compiti riservati ai pro
feti cultuali).
Termine specifico per indicare presagi (buoni o cattivi)
nhs (anche aram. e arab.; W. von Soden, WZKM 53,
1956, 157; O.Eissfeldt, JBL 82, 1963, 195-200), pi.
trarre presagi, predire; prendere come segno (Gen
44,5.15; Re 20,33; apprendere da segni Gen 30,27;
diversamente J.Sperber, OLZ 16, 1913, 389; H.Torczyner, ibid. 20, 1917, 10ss.; sost. nhas presagio Num
23,23; 24,1) e pi generalmente vaticinare (vietato a
Israele: Lev 19,26; Deut 18,10; 2Re 17,17; 21,6; 2Cron
33,6).*

Un uso diverso si riscontra nei primi profeti, 't ha


la funzione di legittimare la parola dei profeti, per
si realizza solo nel futuro e sar vaticinato dal pro
feta (la formulazione generica si ha in Deut 13,2s.
con il verbo tipico bd' avvenire che si trova
anche in ISam 2,34; 10, [1].7.9; cfr. inoltre 2Re
19,29; 20,8s. = Is. 37,20; 38,7.22; Ger 44,29; pi
complesso Is 7,11.14). In questi casi t non in
diretto rapporto con il messaggio profetico. Il se
gno in certo modo strumento tecnico del profeta
per ottenere riconoscimento e credibilit presso gli
ascoltatori (
jd con 't Es 10,2; Deut 4,35; 11,2s,
ecc., cfr. Keller, lx., 58s.; mn hi, Es 4,30; Num
14,11; cfr. Is 7,9ss.).
Inoltre t pu indicare contrassegno o me
moria che richiama unazione salvifica di Dio
(Gios 4,6; similmente in alcuni passi in P, vd. st.)
oppure denota il punto darrivo futuro e definitivo
dellopera di Dio (in testi che si avvicinano
allapocalittica, Is 19,20; 55,13; 66,19).
b) Nei profeti classici, nella teologia deuteronomistica e negli scritti sacerdotali1t assume un va
lore essenzialmente teologico.
Nella profezia classica quando si tratta di espri
mere azioni simboliche possono essere usati
sia t che mfet (ambedue i termini in Is 8,18 e
20,3; solo 't in Ez 4,3; mfet in Ez 12,6.11;
24,24.27; Zac 3,8). Anche altri passi dellAT ripor
tano azioni simboliche (cfr. G.Fohrer, ZAW 64,
1952, 102-120; id., Die prophetischen Zeichenhandlungen, 1953). Diversamente dagli altri
segni profetici addotti come prova, in questo caso
't si riferisce direttamente al messaggio del pro
feta. Questi pone in atto un evento, che non si
ancora realizzato, ma che appunto attraverso
lazione simbolica irrompe nella realt presente. Il
segno ha perci una funzione analoga a quella
della parola profetica (cfr. Fohrer 85ss.; von Rad
II,104-107).
Gli scritti deuteronomistici racchiudono in una
sola formula gli eventi delPesodo dallEgitto, e
lespressione tt mbftlm ne un elemento (as
sieme a far uscire con mano potente e braccio
teso Deut 4,34; 6,22; 7,19; ll,2s.; 26,8; 29,2;
34,11; per la formula intera cfr. B.S.Childs, Deu81

PNf SEGNO

teronomic Formulae of th Exodus Traditions, FS


Baumgartner 1967, 30-39). Con 'dt non si indi
cano solo le piaghe , ma tutta lopera di Dio in
Egitto, cio il dato fondamentale della teologia
deuteronomistica; 'dt cos la configurazione che
assume la rivelazione di Jahwe, che deve essere
capita al momento presente. Il problema sar di
vedere se Israele in grado o meno di riconoscere
e capire gli ot/(Deut 29,2ss.). Dalla teologia deuteronomistica dipendono anche altri passi che par
lano degli 'tt e dei mftlm in Egitto (Ger 32,20s,;
Sai 78,43; 105,27; 135,9; Neem9,10; inoltre Es 7,3 P;
otot da solo in Num 14,22; Gios 24,17 e, senza ri
ferimento diretto alPEgitto, Sai 65,9).
Il termine t viene usato in senso deuteronomistico anche in altri contesti (p.e. Deut 13,2s. vd.
sp. 4s.). Secondo Es 13,9.16 t e zikkrn o ttafot
(vd. sp. 3) costituiscono la haggada pasquale, per
Deut 6,8 formano la confessione di fede (sema\
per Deut 11,18 tutta la predicazione dtn. La fun
zione di t pertanto quella di attualizzare gli
eventi salvifici del passato. In Deut 28,46 benedi
zione e maledizione sono segni per Israele; an
che il futuro viene manifestato dalV't del pre
sente.
Gli scritti sacerdotali usano questo termine con
grande frequenza: per i segni e prodigi in
Egitto (Es 7,3), per determinate istituzioni della
storia cultuale dIsraele (Num 15,39 txt em se
gno; 17,3 segno ammonitore; 17,25 ri
cordo ); il sangue pasquale (Es 12,13) un se- .
gno di protezione , il sabato (Es 31,13.17; cfr. gi
Ez 20,12) segno del rapporto tra Jahwe ed
Israele. Il termine rientra anche nel vocabolario
con cui si descrive la stipulazione dellalleanza
(Gen 9,12s.l7 arcobaleno; 17,11 circoncisione).
Infine anche le stelle sono 'tt (Gen 1,14, accanto
a madtm tempi ,
j d).
In questo caso 't indica la manifestazione di un
grande ordinamento d Dio che comprende la na
tura e il tempo, trova consistenza nella storia di
Israele e si compie nel culto.
Il termine mfl (36x) non ha ancora ricevuto una esatta
spiegazione etimologica (Keller, l.c., 60s.l 15; una suppo
sta attestazione in uniscrizione fenicia di Cipro molto
insicura, cfr. KA1 nr. 30, r. 1). Si trova per la prima volta
in Is 8,18 e 20,3, gi in parallelo con 'dt come nella ter
minologia dtr., e in alcuni passi da essa influenzati (Es
7,3 P; Deut 4,34; 6,22; 7,19; 13,2.3; 26,8; 28,46; 29,2;
34,11; Ger 32,20s.; Sai 78,43; 105,27; 135,9; Neem 9,10;
in totale 18x, pi laram. Dan 3,32s.; 6,28 Qtnyetimhn
segni e prodigi ). Luso di mft uguale a quello di
/; solo pi tardi si sottolinea di pi con esso relemento
prodigioso (in parallelo con nifl&t Sai 105,6 = lCron
16,12, />/): prodigi in Egitto: Es 4,21 (redazionale);
7,3.9 e 11,9.10 (P); Deut 4,34; 6,22; 7,19; 26,8; 29,2; 34,11;
Ger 32,20s.; Sai 78,43; 105,27; 135,9; Neem 9,10; segni ter
ribili e prodigiosi di Dio: Deut 28,46; Gioe 3,3; Sai 71,7 =
lCron 16,12; segni profetici di prova: Deul 13,2s.; Re
13,3-3.5; 2Cron 32,24.31; azioni simboliche dei profeti: Is
8.18; 2 0 3 ; Ez 4,3; 12,6.11; 24,24.27; Zac 3.8.*

5/ Nel tardo giudaismo perdura ancora Fuso


vtrt. (Qumran: vd. sp. 3; nella letteratura rabbi82

nica si hanno in parte nuovi significati e t viene so


stituito da slman < gr. cnjjjLetov). Per il NT cfr,
K.RRengstorf, art. otuieiov, ThW VTL 199-268
(in 207-217 si parla diffusamente di 't nellAT).
*
.
F. Stolz

zcen ORECCHIO
1/ Il sost. 'zcen orecchio appartiene al semi
tico comune (*'udn~\ HAL 27a), anche eg.jdn (Erman-Grapow 1,154; soppiantato da msdr luogo
sul quale si dorme , cfr. W.Helck, ZS, 80, 1955,
144s.; W.C.Till, Zum Sprachtabu im Agyptischen, gyptolog. Studien, hrsg. von O.Firchow,
1955,327.335). Dal sost. fem. (parte del corpo) de
riva il verbo denominativo 'zi hi. agire con le
orecchie, ascoltare (GK 53g).
Nel nome 'azartj (Neem 10,10) si ha il qal, in Ja'azanjhu (2Re 25,23; Ger 40,8; Ez 8,11\Ja'Qzanj Ger 35,3; Ez.
11,1; abbreviato J ezanj(hu) Ger 40,8; 42,1) Phi., che
del resto lunica forma usata (Noth IP 36.198; al di fuori
della Bibbia troviamo il nome fznjhw in un sigillo
[W.F.Bad, ZAW 51, 1933,150-156; Moscati, EEA 70],
nel coccio di Lachis 1, r. 2.3 [TGF nr. 34], inoltre fztyf
e Jzn'I su sigilli [Diringer nr. 21.28]; per le forme del
nome proprio ad Elefantina cfr. Noth IP 198; L.Delekat,
VT 8, 1958, 251s.).

2/ NelfAT il sost. compare 187x, il verbo 41x


(Salmi 15x) con distribuzione regolare nei vari li
bri. Il sost. prevalentemente al duale (108x, di
cui 80x con be)\il verbo si trova spesso allimp.
(30x).
3/ Raramente zcen indica la parte del corpo
senza far riferimento alfascoltare.
Possiamo ricordare i seguenti usi: portare orecchini (Gen
35,4; Es 32,3s.; Ez 16,12; BRL 398-402); forare lorecchio
come marchio dello schiavo (Es 21,6; Deut 15,17; ThW
V,546 = GLNT Vm,l526s.; diversamente de Vaux
1,132); rituale della consacrazione rdei sacerdoti e della
purificazione dei lebbrosi (tEnk 1zcen lobo delForecchio in Es 29,20.20; Lev 8,23s.; 14,14.17.25.28 P; Elliger, HAT 4,119); taglio delle orecchie come pena di mu
tilazione (Ez 23,25; Zimmerli, BK XIII, 549). Le orec
chie degli animali sono nominate in Am 3,12 {bedaf
"zcen, lobi degli orecchi di un animale di branco) e in
Prov. 26,7 (del cane).

Altrove foracchio sempre Porgano delludito;


esso ascolta (sm\ Ez 24,26; Sai 92,12; Giob 13,1
ecc.); presta attenzione qsb hi. Sai 10,17; Neem
1,6.11 ecc.). Coi verba dicendi , soprattutto dbr
pi. (p.e. Gen 20,8) e qf (p.e. Es 24,7), gli uditori
sono spesso introdotti con be'zcen. A volte perci
gli ascoltatori sono dei testimoni (Gen
23,10.13.16). Anche dopo sm'* si ha la stessa fun
zione per be'zcen (con be strumentale: Ger 26,11;
2Sam 7,22; Sai 44,2). Al contrario sma zcen si
gnifica per sentito dire (Sai 18,45; Giob 42,5).
La comunicazione di cose importanti (per la vita)
indicata con glh ozn scoprire l'orecchio di
qualcuno (ISam 20,2.12s.; 22,8.8.17; lautore
83

della narrazione delf ascesa al trono di Davide pre


dilige questa espressione; anche Rut 4,4; con
Jahwe come soggetto vd. st. 4; cajm). Il maestro
di sapienza pu richiamare alfascolto con Tespres
sione nth hi. Jzcen volgere lorecchio (Sai 78,1;
Prov 4,20; 5,1.13; 22,17; similmente Is 55,3; Sai
45,11; 49,5; vd. anche st, 4).
Gli elenchi delle varie parti del corpo rivelano le loro
funzioni specifiche: per lo pi occhi-orecchie (2Re
19,16 = Is 37,17; Is 11,3; 30,20s.; 35,5; 43,8; Ger 5,21;
Ez 8,18; 12,2; Sai 34,16; 92,12; 94,9; Giob 13,1; 29,11;
42,5; Prov 20,12; Eccle 1,8; Dan 9,18; Neem 1,6; 2Cron
6,40; 7,15), mani-occhi-orecchie (Is 33,15), cuore-orec
chio (Ger 11,8; Ez 3,10; Prov 2,2; 18,15; 22,17; 23,12),
cuore-occhio-oreccho (Deut 29,3; Is 6,10; 32,3; Ez 40,4;
44,5), orecchio-palato (Giob 12,11; 34,3), orecchio-lin
gua (Is 50,4s.), mani-collo-naso-orecchie- testa (Ez
16,1 ls.), bocca-occhi-orecchie-naso-mani-piedi-gola (Sai
115,5s.; cfr. 135,16ss.). Nella formula della legge del ta
glione manca lorecchio (Es 21,23ss.; Lev 24,19s.).
Tra i vocaboli che esprimono il non voler ascoltare o il
non poter ascoltare si possono citare: hrs q. esser
sordo (Mi 7,16; Sai 28,1; 35,22; 39,13; 50,3; 83,2;
109,1), hrs sordo (Es 4,11; Lev 19,14; Sai 38,14;
58,5; in senso traslato Is 29,18; 35,5; 42,18s.; 43,8), 'tm
turare (Is 33,15; Sai 58,5; Prov 21,13), kbd hi. indu
rirsi (Is 6,10; Zac 7,11), 7m hi. nascondere (Lam
3,56)*

Il verbo zn hi. si incontra spesso nellinvito


alfascolto, in forma imperativa, con la funzione di
introdurre gli inni (Deut 32,1; Giud 5,3; Gen
4,23), i detti sapienziali (Is 28,23; Sai 49,2; 78,1),
linsegnamento della giustizia (Giob 33,1; 34,2.16;
37,14) e gli oracoli profetici (Is 1,2.10; 32,9; 51,4;
Ger 13,15; Os 5,1; Gioe 1,2; cfr. Num 23,18). In
parallelo si trova quasi sempre smK o/e qsb hi.
(Wolff, BK XIV/l,122s. formula che introduce
finsegnamento , diversamente L,Khler, Dtjes.
stilkritisch untersucht, 1923, 112 convocazione
di due testimoni; pi recentemente: I.von Loewenclau, EvTh 26, 1966, 296ss.).
Contenuto delludire sono spesso i debanm (pa
role o fatti, Gen 20,8; 44,18). Per le preposizioni
che seguono zn bi. cfr. HAL 27a.
Oltre che dellascolto, zcen lorgano della cono
scenza e dellintelligenza, soprattutto in contesto
sapienziale (Giob 12,11; 13,1; 34,3; Prov 2,2;
5,1.13; 18,15; 22,17; 23,12; Is 32,3). In questo caso
equivale al cuore (Cfr. Ch.Kayatz, Studien zu Proverbien 1-9, 1966, 43-47).
Cfr. HAL 27b per lacc. uzmi orecchio > intel
ligenza e haslsu orecchio, udito < intelletto,
saggezza (AHw 330b; CAD H 126s.; per hasasu
ricordarsi ), inoltre Dhorme 89s.
4/ Si parla con disinvoltura delle orecchie di
Jahwe (Num 11,1.18; 14,28; ISam 8,21 ecc.; le
orecchie degli angeli 1QM 10,11; per gli antropo
morfismi vd. Khler, TheoL 4-6). La supplica con
la formula volgimi il tuo orecchio! tipica delle
lamentazioni individuali (nth hi: Sai 17,6; 31,3;
71,2; 86,1; 88,3; 102,3; 2Re 19,16 = Is 37,17; cfr.
Dan 9,18; nella lode Sai 116,2), cos pure limp. di
ItN zcen ORECCHIO

84

\n hi. insieme a strf e gsb hi. (Sai 5,2; 17,1; 39,13;


54,4; 55,2; 86,6; 140,7; 141,1; 143,1; nella lamen
tazione del popolo 80,2; nella preghiera di inter
cessione 84,9). Jahwe ascolta gli uomini (Sai 94,9;
Is 59,1; ma Giob 9,16), anche la loro arroganza
sale alle sue orecchie (2Re 19,28 = Is 37,29). Gli
idoli non odono (Sai 115,6; 135,17; cfr. Kraus, BK
XV,788; Zimmerli, BK XIII,260; diversamente
Weiser, ATD 20,54).
Jahwe scava, forma, crea Torecchio delFuomo (Sai
40,7; 94,9; .Prov 20,12; Deut 29,3; cfr. Gen 2,7).
Egli scopre lorecchio delPuomo (ISam 9,15;
2Sam 7,27 = lCron 17,25; Giob 33,16; 36,10.15;
1QH 1,21 ecc.; cfr. Is 22,14), sveglia {tir hi.) e apre
(pth) Porecchio dei profeti (Is 50,4s.; cfr. Ez. 9,1;
Is 5,9; Giob 4,12). Nella sua missione di messag
gero il profeta ha lincarico di parlare alle orec
chie (Es 11,2; Ger 2,2; 26,15; Deut 31,11; Giud
7,3). Un influsso dtr. si pu riscontrare
nellespressione rintronare le orecchie ($// in
ISam 3,11; 2Re 21,12; Ger 19,3). Israele ascolta le
parole e i comandamenti di Jahwe (Es 24,7; 15,26;
2Re 23,2; Is 1,10 ecc.). La parenesi dtn. non fa uso
della radice 'zn (siri). Israele si chiude alla parola
di Jahwe, vd. la formula nello strato C di Gere
mia: ma essi non ascoltarono n prestarono orec
chio (e voltarono le spalle...) (Ger 7,24.26; 11,8;
17,23; 25,4; 34,14; 35,15; 44,5; cfr. nel Cronista z
hi. con la negazione in Neem 9,30; 2Cron 24,19).
Il popolo, pur avendo orecchie, non sente (Ger
5,21; Is 43,8; Ez 12,2), il suo orecchio munito di
prepuzio (Ger 6,10; cfr. H.-J.Hermisson, Sprache
und Ritus im altisr. Kult, 1965, 71), Jahwe stesso
lo indurisce (Is 6,9s.; Deut 29,3; cfr. von Rad
11,158ss.). Ma nel tempo finale le orecchie dei
sordi si apriranno (pqh ni. in Is 35,5; O.Procksch,
Jesaja I, 1930, 435; qjir).
5/ Qumran si collega alluso teologico delPAT.
Su Filone, Giuseppe Flavio, i rabbini e il NT:
G.Kittel, art. xou6>, ThW 1,216-225 (= GLNT
1,581-606); J.Horst, art. o^
ibid. V,543-558 (=
VIII,1517-1562).
Cfr. I apertio aurium della liturgia battesimale delia
chiesa antica (RGG VI,651s.); su Agostino: U.Duchrow,
Sprachverstandnis und biblisches Hren bei Augustin,
1965 (bibliogr ).
G.Liedke

nKdft
FRATELLO
T *
1/
fratello e
sorella (come
-ab padre) appartengono al semitico comune
(Bergstr. Einf. 182) e vengono adoperati in tutte le
ramificazioni linguistiche anche in senso ampliato
(vd. st. 3b).
NellAT si hanno come derivati l'astratto 7ahaw fra
tellanza (tra Giuda e Israele, Zac 11,14), un diminutivo
"ahjn, fratellino (solo come nome proprio, lCron
17,19; Stamm, ITEN 422), e anche probabilmente un
85

m 'T hr FRATELLO

verbo denominativo /?// ni. affratellarsi (nh<


nce'^ha in Is 7,2, cfr. HAL 30a; diversamente Eissfeldt,
KS 111,124-127; L.Delekat, VT 8,1958, 237-240; H.Donner, SVT 11, 1964, 8), cfr. Facc. ah Gt affratellarsi a
vicenda (athu compagni, soci ), St appaiarsi, asso
ciarsi (suthu colui che vicendevolmente associato
con laltro )* N affratellarsi (AIIw 22b).

2/ 'ah fratello compare 629x (296x sing. e


333x plur., inoltre lx aram. plur. in Esd 7,18),
molto spesso in Gen quando si parla di famiglie
(178x, di cui lOOx sing.); seguono lCron (99x, di
cui 79x plur., spesso in liste come quella di lCron
25,10-31) e Deut (48x), dove il termine posto in
particolare rilievo (vd. st. 4c).
ht sorella ricorre 114x (di cui 9x plur.), special
mente in Gen (24x) e 2Sam 13, Ez 16 e 23.

3/ a) Si deve partire dalla fratellanza fisica (fra


telli veri e propri o anche fratellastri, p.e. 2Sam
13,4, cfr. 2Sam 3,2s.; Pedersen, Israel I-II,58ss.),
che viene talvolta precisata meglio per distin
guerla da un concetto pi generico: Gen 37,27
nostro fratello e nostra carne; 42,13.32 fra
telli, figli di un uomo/nostro padre; Deut 13,7
tuo fratello, il figlio di tua madre , similmente
Giud 8,19 e in frasi parallele in Gen 27,29; Sai
50,20; 69,9; Cant 8,1 (gi in ug.: Kjt 9 sette fra
telli par. otto figli di una madre ; 49 [= I AB],
VI 10s.l4s.).
Un significato ristretto si ha anche nelle espressioni
composte che designano parentela:
1) fratello del padre (Lev 18,14, dove si ha una cir
conlocuzione giuridica [W.Kornfeld, Studien zum Heiligkeitsgesetz, 1952, 103]) al posto di ddy il termine
usuale per patruus in Lev 10,4; 20,20; 25,49.49; Num
36,11; ISam 10,14-16; 14,50; 2Re 24,17; Ger 32,7.8.9.12;
Am 6,10; lCron 27,32; Est 2,7.15; cfr. HAL 206b con bi
bliogr. e Fitzmyer, Gen. Ap. 120s.; per am nel signi
ficato di zio , che in ebr. viene sostituito da dd, cfr.
L,Rost, FS Procksch 1934, 143s. (= KC 90s.);
J.J.Stamm, ArOr 17, 1949, 379-382; id. SVT 7, 1960,
165-183; id., HEN 418s.422; Huffmon 196s.;
2) sorella del padre (Lev 18,12; 20,19; cfr, dd so
rella del padre in Es 6,20, ma in Lev 18,14; 20,20 mo
glie del fratello del padre );
3) fratello della madre (Gen 28,2; 29,10; il termine
particolare acc./aram./arab. *hl per fratello della ma
dre manca in ebr.; Huffmon 194);
4) sorella della madre (Lev 18,13; 20,19);
5) moglie del fratello (Lev 18,16, anzich j ebam
cognata in Deut 25,7.9; Rut 1,15; aimm)\
6) figlio del fratello (Gen 12,5);
cosi pure per delimitare il significato con termini affini
appartenenti allo stesso campo semantico, p.e. nelle
enumerazioni dei-parenti stretti in Lev 21,2s,; 25,48s.;
Num 6,7; Ez 44,21.
Cfr. anche G.Ryckmans, Les noms de parente en safaitique, RB 58, 1951, 377-392.

b) Come in molte lingue anche extrasemitiche, in


ebraico avviene facilmente il passaggio al signifi
cato ampliato parente prossimo, appartenente
alla stessa stirpe, allo stesso popolo , oppure col
lega, amico , fino al significato pi vuoto al

86

tro/altrui che si riferisce a relazioni di reciprocit


( a vicenda ) (circa il 45% dei passi dellAT con
'ah), designando cos come fratelli opp. so
relle secondo il modello della famiglia altri
membri di comunit ristrette. A seconda dei casi,
si sottolinea qui, come punto di paragone in senso
traslato, l'elemento della comune appartenenza,
dellaffetto, oppure dellaffinit, della parit di di
ritti; cfr. J.Zobel, Der bildliche Gebrauch der Verwandschaftsnamen im Hebrischen, 1932, 35-42.
Non sempre possibile distinguere chiaramente tra un
senso pi stretto e un senso pi ampio (in Gen 49,5 Si
meone e Levi sono fratelli il termine racchiude in
modo pregnante entrambi i significati), cfr. la rassegna
dei testi di Lev in Elliger, HAT 4,137 n. 12.259 n. 37, dei
testi di Deut in C.Steuernagel, Das Deut, J1923,42, inol
tre Fitzmyer, Sef. 112 per Sef. (= KAI nr, 224) 111,9.
Passi che usano fratello per esprimere la relazione
zio-nipote oppure tra cugini e cugine sono Gen 13,8;
14,16 (nipote, in GenAp 22,11 corretto in br 'hwhj, Fit
zmyer, Gen.Ap. 153); 29,12.15; Lev 10,4 (figli dei cugini);
lCron 23,22; sorella per sorellastra in Gen 20,12,
Il significato parenti chiaro in Gen 16,12; 25,18;
31,23,25.32.37.46.54; Es 2,11; 4,18; Giud 9,26.31.46 ecc.
(cfr. Ez 11,15 tutti i tuoi fratelli, coloro che apparten
gono alla tua stirpe ; Zimmerli, BK XIH,190.200.248;
:g/), ma non lo si pu sempre distinguere chiaramente
dal significato membro della trib, del popolo (p.e.
Num 36,2; Giud 9,18; 2Sam 19,13; per Am 1,9 cfr.
J.Priest, The Covenant of Brothers, JBL 84,1965, 400
406; in Num 25,18 membro del popolo fem.), e
questultimo a sua volta non lo si pu sempre distin
guere da collega (p.e. 2Re 9,2 fra soldati; Is 41,6 fra
artigiani; Num 8,26; Esd 3,8; Neem 5,14 e spesso
nellopera del Cronista per i leviti). Lo stesso si ricava
dalle iscrizioni provenienti da Zencirli (KAI nr. 214, r.
27-31; nr. 215, r. 3.12.17; nr. 216, r. 14; DISO 8).
Per i sinonimi del significato ampliato rai.

c) Nelluso metaforico caratteristica linvoca


zione fratello mio/sorella mia , rivolta anche a
non parenti: Gen 19,7; 29,4; Giud 19,23; ISam
30,23; 2Sam 20,9; lCron 28,2 (cfr. Lande 20.23
25, che accenna anche ai significati secondari
spesso presenti nel linguaggio cortese). Ad esso si
collega luso di fratello da parte di persone
dello stesso grado nella comunicazione di mes
saggi (Num 20,14; ISam 25,6 txt em), nello stile
epistolare di cortesia e nelle relazioni diplomatiche
'Re 9,13 tra Chiram e Salomone; 20,32s. tra
Acab e Ben-Adad).
Le attestazioni extrabibliche di questo stile epistolare
sono numerose: acc.: CAD A/1,200-202; ug.: 18>17;
138,3.10.15.18 (tra padre e figlio); 1016,3 (la regina come
sorella); 1019,8.10 (par. r' amico ); PRU V 59,2.3.26 (i
re di Tiro e di Ugarit); 65,17.19.21; 130,4; 159,2; cfr. A.
van Selms, Marriage and Family Life in Ugaritic Litera
ture, 1954, 113; fen. e aram,: cfr. DISO 8 e Fitzmyer,
Gen.Ap. 77,
$

In modo analogo va intesa anche la formula di in


vocazione del lamento funebre (Re 13,30 oh
fratello mio! ; Ger 22,18 oh fratello mio, oh so
rella mia! , da cui influenzato anche 2Sam 1,26
provo pena per te, fratello mio Gionata ; cfr.
Jahnow 61ss.; Lande 25s.).

Come metafora di tenerezza sorella (fidanzata)


mia usato per indicare l'amata (detta altri
menti ra\j amica in C a n t , rQU) in Cant
4,9.10.12; 5,1.2, come gi nella poesia amorosa
egiziana (Grapow 32; A.Hermann, Altag. Liebesdichtung, .1959, 75-78; Rudolph, KAT XV II,150)
e in ug. (3Aqht rev. 24 Anat ad Aqhat: tu sei
mio fratello, io sono tua sorella ; cfr. van Selms,
Le., 70.120.122; M.Dahood, Bibl. 42, 1961, 236).
Cfr. anche Prov 7,4 di alla sapienza: sei mia so
rella, che si riferisce alla sapienza personificata
(Ch.Kayatz, Studien zu Proverbien 1-9,1966,98).
Con ah si designano comunanza di genere e
stretta affinit in Giob 30,29 io sono divenuto
fratello dello sciacallo; Prov 18,9 fratello del
dissipatore , cfr. 28,24 compagno del malva
gio con f)br\con 'aht: Giob 17,14 alla tomba
io dico: madre mia! e sorella mia! al
verme .
Cfr. in acc. p.e. CAD A/I,172a: i due occhi sono so
relle ; in ug. 127 (= IIK, VI),35.51 la malattia diven
tata per te come una sorella , a meno che non si debba
intendere ahf come verbo, con Driver, CML 47.133 ed
altri: tu sei un fratello .

d) Luso pronominale in espressioni con 'Ts-ahiw


( luno... laltro ) si ha per le persone (Gen 9,5;
13,11; 26,31; 37,19; 42,21.28; Es 10,23; 16,15; Lev
7,10; 25,14.46; 26,37; Num 14,4; Deut 1,16; 25,11;
2Re 7,6; Is 3,6; 19,2; 41,6; Ger 13,14; 23,35; 25,26;
31,34; 34,17; Ez 4,17; 24,23; 33,30; 38,21; 47,14;
Gioe 2,8; Mi 7,2; Agg 2,22; Zac 7,9.10; Mal 2,10;
Neem 4,13; 5,7, talvolta conservando il significato
particolare fratello ), ma anche per cose (Es
25,20 e 37,9 i cherubini doro; Giob 41,9 squame
del coccodrillo); anche il fem. iss-'ahot viene
detto di cose (tendaggi Es 26,3.5.6.17; ali Ez 1,9;
3,13).
I paralleli in acc. (ahu aha, ahu ana ahi, ecc.) si riferi
scono anchessi a persone e cose (CAL) A/l,203s.), cos
pure lebr. t'amIrn/te'mJm (R.Kobert, Bibl 35, 1954,
139-141) gemelli (Gen 25,24 Giacobbe ed Esa;
38,27 Perez e Zerach; Cant 4,5 = 7,4 gazzelle; ma Es
26,24 e 36,29 assi).

4/ a) Gli usi di questa parola che hanno un ri


lievo teologico non sono legati al significato ri
stretto fratello carnale , con le sue implicazioni
nel campo del diritto familiare, ma al significato
pi generico membro, socio (di una comu
nit) , oppure alluso metaforico della parola.
Nel campo del diritto familiare: sulla proibizione di rap
porti sessuali tra fratello e sorella ( liv 18,9.11; 20,17;
Deut 27,22) cfr, W.Kornfeld, Studien zum Heiligkeitsgesetz, 1952, llOss.; sullistituzione del levirato cfr.
F.Horst, RGG IV,338s.; Rudolph, KAT XVII,60-65 (bi
bliogr.); "g7; tracce di fratriarchia, che si possono ri
scontrare specialmente in ambiente hurritico (P.Koschaker, Fratriarchat, Hausgemeinschaft und Mutterrecht in
Keilschrifttexten, ZA 41, 1933, 1-89), vengono riscon
trare anche nellAT da C.H.Gordon, JBL 54, 1935, 223
231: fratronimia (Gen 4,22; 36,22; lCron 2,32.42; 24,25;
anche ug. 300,5 Rspab ah Ubn) e alcuni motivi fratriarcali nelle storie dei patriarchi (p.e. Gen 24 Labano-RenXVv/? FRATELLO

88

becca), cfr. per de Vaux 1,37. Su Gen 12,13 d i piut


tosto che sei mia sorella come formula di divorzio
sotto condizione cfr. L.Rost, FS Hertzberg 1965, 186
192.

b) Le riflessioni etiche sulla vera fratellanza nella


vita quotidiana mettono laccento, nelFambito sia
biblico che extrabiblico, sulla dedizione, la confi
denza e la sollecitudine fraterna ecc. Nei paragoni
fratello pu stare in parallelo con padre ,
p.e, in acc. in un testo di Mari: io sono rispetto
a te come un padre ed un fratello, tu invece ri
spetto a me sei come un avversario ed un ne
mico (G.Dossin, Syria 33, 1956, 65); fen.: Kil.
1.10 (-ab III/3). Gli esempi vtrt. tratti dalla let
teratura sapienziale accostano il fratello
all amico (rai) e al vicino , ed il paragone
pu anche risolversi negativamente per il fratello
(Prov 17,17 Pamico vuol bene sempre, nato
per essere un fratello nella sventura; ma 18,24
vi sono amici pi affezionati di un fratello e
27.10 meglio un amico vicino che un fratello
lontano). Altri passi sapienziali sul tema della
fratellanza sono Sai 133,1 ecco come bello e
soave che i fratelli vivano insieme e Ah, aram. 49
ivi mi son preso cura di te come si farebbe verso
il proprio fratello (Cowley 221; AOT 456). Cfr,
anche gli amici Gilgames ed Enkidu che vengono
detti fratelli (Gilg. VI,156 = Schott 58).
c) Il termine fratello assume una colorazione
teologica soprattutto nel linguaggio dtn. e nel co
mandamento delPamore del prossimo nel codice
di santit (Lev 19,17 -~rai\25,35.36.39.46.47.48
g/). Tuttavia il termine non viene usato in un
senso nuovo quando designa nel Deut t membri
del popolo o della comunit. Quando si promulga
il comandamento, si lascia trasparire il sottofondo
religioso ponendo semplicemente in rilievo il ter
mine con il suffisso, in genere hk tuo fra
tello (cos in tutti i passi della legge dtn. Deut
12-26, a meno che non si tratti, come in 13,7 e
25,5-9, d disposizioni particolari del diritto fami
liare: 15,2.3.7.9.11.12; 17,15.20; 18,15.18; 19,18.
19; 20,8; 22,1-4; 23,20.21; 24,7.14; 25,3.[UJ; i le
viti 18,2.7; gli edomiti 23,8; cfr. O.Bchli, Israel
und die Vlker, 1962,121-123). Il linguaggio dtn.
esercita il suo influsso su Ger 34,9.14.17; lopera
del Cronista usa fratello in senso traslato quasi
esclusivamente al plur.; cfr. anche H.C.M. Vogt,
Studie zur nachexilischen Gemeinde in Esra-Nehemia, 1966, 113-115, specialmente per Neem 5.
Gi in Gen 4,9 dov tuo fratello Abele? la forma col
suffisso ha una particolare importanza, in quanto raffi
gura in modo esemplare la relazione tra Dio, luomo e il
prossimo (W.Vischer, Das Christuszeugnis des AT I,
1935, 90s.: la responsabilit davanti a Dio la respon
sabilit per il fratello ).

Luso del Deuteronomio si sviluppa in base alla


concezione dtn. del popolo di Dio (G.vonRad,
Das Gottesvolk im Dtn, 1929, 13.50; H.Breit, Die
Predigt des Deuteronomisten, 1933, 179.185;
O.Procksch, Theol. des AT, 1950, 239). Il po
89

inTxV

'tohd UNO

polo la famiglia ingrandita che forma ununit.


Luso di fratello per esprimere un elemento costi
tutivo dellidea di popolo vuol creare anche un li
vellamento: i fratelli stanno sullo stesso piano,
hanno eguali diritti e doveri e sono responsabili
luno dellaltro (Bacilli 123).
Lidea di fratellanza degli israeliti sotto un unico padre
('ab IV/3c) senzaltro presente in Mal 2,10, ma non
ha una terminologia fissa ( perch agiamo allora con
perfidia luno verso laltro? , cfr. 3d).

d) Per quanto riguarda la designazione della divi


nit come fratello nei nomi propri teofori
dellonomastica semitica antica vale mutatis
mutandis quanto detto sotto b padre
(III/5 con bibliogr.),
Anche qui ricorrono accanto nomi teofori ('ahijjdh/ahij/J'h Jahwe [mioj fratello ; ulhimcecek, H~
l < * 'ahi'l>Hrm < fen. 'hrm. cfr. Friedrich 94)
numerosi nomi sostitutivi, p.e. iahJqm mio fratello
sorto (nuovamente), 'aftb fratello del padre, 'ahmaj fratello di mia madre (secondo Noldeke, BS 9*5),
cfr. Stamm. HEN 417s.422; per Ddo suo zio e Dwtd zio cfr. Stamm, SVT 7, I960, 165-183; per1ammn
piccolo zio id., ArOr 17, 1949, 379-382.

5/ Lo sviluppo successivo delluso vtrt. nel giu


daismo e nel NT legato strettamente allidea
di prossimo (ra<'\ cfr. H.von Soden, art.
SsXcp^, ThW 1,144-146 (= GLNT 1,385-392);
H.Greeven/J.Fichtner, art. TiXiomov, ThW VI,
309-316 (= GLNT X,711-728); RAC II, 631-646;
ThBNT 1,146-151; J.Fichtner, Der Begriff des
Nchsten im AT mit einem Ausblick auf Spatjudentum und NT, WuD N.F. 4, 1955, 23-52 (=
Gottes Weisheit, 1965, 88-114).
EJenni

im

'mhd UNO

1/ a) 11 numerale che indica il numero uno


nella sua radice trilitterale hd appartiene al semi
tico comune (GVG 1,484; Bergstr. Einf. 191; ug.:
UT nr 126; WUS nr. 131; iscrizioni del semNO:
DISO 9; per Param. had con laferesi di cfr. GVG
1,243.257; BLA 54.248s.)>
In acc. la radice ha la forma (w)dum (pi tardi du) con
il significato di unico, solo (GAG 71c; AHw
184.186-188; CAD E 27s.33.36-39, con altre deriva
zioni), mentre per uno si ha il termine istnum (GAG
69b; AHw 400s.; CAD 1/J 275-279) conosciuto anche
in ebr. Caste 'sr undici, sempre legalo a 'sr
dieci , per Zimmem 65 e p.e. Meyer 11,87 prst.
dalfacc., compare per anche in ug.).

Accanto alla forma originaria 'ahad (Gen 48,22;


2Sam 17,22; Is 27,12; Ez 33,30; Zac 11,7; cfr. BL
622; Meyer 11,85) si trova quasi sempre 'chd con
raddoppiamento secondario della radicale media
(GVG 1,68; BL 219), mentre la vocale davanti a h
qamses dissimilato in ce (Bergstr. 1,152; BL 216).
90

b) In ebr. (e in ug., cfr. UT 43s., nr. 126) si trova


anche il plur. 'ahdtm (Gen 11,1 parole di una
sola specie; 27,44; 29,20; Dan 11,20 alcuni
giorni ; Ez 37,17 in modo da farne una sola
cosa , secondo Gordon, UT l.c.: un paio ; cfr.
anche BrSynt 74s.).
c) La radice compare in forma verbale solo in Ez 21,21,
*hd hitp. riunirsi , per il testo non sicuro; ug. *hd D
unirsi) (WUS nr. 131) pure molto incerto.
d) Il nome proprio 'lehd(lCron 8,6, membro della trib
di Beniamino) va mutato in 'hd (Noth, IP, nr. 76; Ru
dolph, HAT 21,76; HAL 30a).

e) Oltre a 'hd si ha la radice affine whd (nel


semNO. jhd) in tutte le lingue semtiche: acc. wdum unico, solo (vd. sp. la); ug. yfjd solo
(WUS nr. 1153; UT nr. 1087); aram. anticojhd ha.
riunire (DISO 106); per altre forme (posteriori
allAT) cfr. KBL 37b. In ebr. il verbo raro: jhd
q, riunirsi Gen 48,6 (diversamente M.Dahood,
Bibl 40, 1959, 169); Is 14,20; pi. in Sai 86,11 (in
certo). Pi spesso compare il sost. jhad (fre
quente nei tsti di Qumran) riunione (Deut
33,5; lCron 12,18; cfr. S.Talmon, VT 3,1953,133
140), lavverbio nelle forme jhiad (44x, incluso
Ger 48,7K) cjahdw (94x, escluso Ger 48,7Q; -w
forse unantica finale locativa interpretata in
modo diverso, cfr. GVG 1,460.465; BL 529s.;
J.C.de Moor, VT 7, 1957, 350-355; cfr. anche jatjudunni assieme a me , prst. can. in una lettera
di Amarna, CAD I/J 321), ambedue nel senso di
luno con laltro (e altre sfumature modali, lo
cali e temporali, vd. de Moor, l.c,, 354s.; per non
nel senso di soltanto , come ritengono per al
cu n i te s ti J .M a u c h lin e , T G U O S 13,
1951 e M.D.Goldman, ABR 1, 1951, 61-63), e jhd unico, solo (12x; spesso detto deir unico
figlio , in Sai 22,21 e 35,17 la mia unica
cosa = la mia vita ).*
2/ Il numerale (masc. 703x, fem. 267x, con
2Sam 17,12Q; IRe 19,4Q; Is 66,17(3; Cant 4,9K)
usato 970x (inoltre lerrore di scrittura in Ez 18,10
ah e 33,30 had, cfr. Zimmerli, BK XIII,393.816)
si incontra in quasi tutti gli scritti dellAT (manca
in Gioe, Mi, Nah, Ab), ma particolarmente fre
quente nei libri che contengono numerazioni,
parti legislative, descrizioni ecc. (Num 180x, di
cui 89x solo in Num 7; Ez 106x; Es 99x; IRe 63x;
Gios 60x); faram. had compare 14x.
3/ GB 22s. e HAL 29s. illustrano in dettaglio i
vari usi del termine. Il valore principale uno ,
numero cardinale, e pu riferirsi a Dio (Deut 6,4;
cfr, Gen 3,22), uomini, animali oppure a cose. Di
qui derivano anche luso dellassoluto luno
(ISam 13,17s. ecc.; talvolta determinato dalParticolo, cfr. GVG 11,69) e fuso distributivo cia
scuno (p.e. Deut 1,23). Per indicare ununit
non determinata il numerale pu essere usato nel
senso di uno qualunque , p.e. ISam 26,15 ahad
htfm uno dei popolo (per luso di min in que

91

sto contesto cfr. GVG 11,84); con le negazioni


oppure 'n significa nessuno . Talvolta 'chd
pu sostituire il numero ordinale, p.e. Gen 1,5
giorno uno = il primo giorno , cos pure nelle
date. In questo caso di solito si usa risn il
primo . 'ahat si trova nel senso di una volta
p.e. in Lev 16,34 e 2Re 6,10.
4/ a) Grande rilevanza acquista il numerale nel
linguaggio teologico. Lintolleranza e (collegata ad
essa) la dinamica intransigente della fede jahwistica delfAT esclude categoricamente ogni divi
nizzazione delluomo (Gen 3,22) e qualsiasi vene
razione di altri dei o altre potenze accanto a
Jahwe. L'unico Dio al centro di tutto, come ri
chiede gi il decalogo, che oppone all io inteso
quale unit divina (Es 20,2; Deut 5,6) gli altri
dei (Es 20,3; Deut 5,7;--*hr). Mentre gli altri dei
hanno molti nomi, Jahwe ne ha uno solo (Es
3,14s>; cfr. von Rad 1,199).
Questa concezione trova riscontro nella frase clas
sica del tempo di Giosia (Eichrodt 1,145):
sema' Jisral Jhwh >telhnU Jhwh chd ascolta
Israele: Jahwe, nostro Dio, un solo Jahwe
(Deut 6,4; unaltra traduzione possibile: Jahwe
il nostro Dio, Jahwe in quanto uno solo ). Questa
espressione va intesa nella sua esatta struttura sin
tattica (a questo proposito cfr, f. gli a. S.R.Driver,
Deuteronomy, 31902 (1952), 89s.; G.Quell, ThW
III, 1079s. [= GLNT V,1446ss.l; von Rad, ATD
8,44-46); la sua funzione primaria quella di op
porsi al polijahwismo e al politeismo, intendendo
esprimere lunit e lesclusivit di Jahwe (cfr,
E,Knig, Theologie des AT, 1922, 129-132, con
un accenno al martire R. Akiba che mor recitando
le parole dello Sema; inoltre H.Breit, Die Predigt
des Deuteronomisten, 1933, 60-65; Vriezen,
Theol. 136.147-152; von Rad 1,240). La frase non
isolata, ma inserita nel comandamento di
amare lunico Signore e soltanto lui (Deut 6,5; cfr.
N.Lohfink, Das Hauptgebot, 1963, 163s.; id.,
Hore, Israel, 1965,63). Di qui deriva anche la ne
cessit di adorare Punico Dio in un sol luogo (cfr.
2Cron 32,12; von Rad 1,240).
Lidea deir uni cita di Jahwe non daltra parte le
gata alluso del termine y&hd (p.e. Es 15,11;
2Sam 7,22; Is 44,6; cfr. C.J.Labuschagne, The lncomparability of Yahweh in th OT, 1966). Nel
passo tardivo di Zac 14,9 troviamo '(hd ancora
in senso teologico; si descrive il compimento esca
tologico del precetto di Deut 6,4s., con un amplia
mento universalstico: in quel giorno Jahwe sar
unico e anche il suo nome sar unico (cfr.
G.A.F.Knight, The Lord is One, ET 79, 1967/68,

8- 10).

In Mal 2,10 ( non abbiamo forse tutti noi un solo padre?


Non ci ha forse creato un unico Dio? Perch dunque
agire con perfdia luno contro Valtro,..? ) *chd
esprime in altro modo Punita de! popolo (cfr. anche
Giob 31,15); da notare inoltre luso accentuato del ter
mine in contesti escatologici come Ger 32,39 un sol
cuore e una sola condotta (Rudolph, HAT 12,212); Ez

TO
'rehad
UNO
T V
'

92

34,23e 37,24 un solo pastore ; 37,22 un sol popolo...


un solo re ; Os 2,2 un unico capo ; Sof 3,9 servirlo
con una sola spalla = concordemente .*
b) questo proposito possiamo accennare anche alle
voci della radice bdd che sono in parte affini, quanto a si
gnificato, ad alcuni usi di *chd: bad essere solo ,
forma avverbiale febad, miilebad solo, fuorch
(158x); bdd solo (3x); bdd solo (1 lx). Non di
rado per indicare lunicit di Jahwe viene usato Iebad\
Deut 4,35 Jahwe Dio e non ve n altri al di fuori di
lui ; Re 8,39 = 2Cron 6,30 tu solo conosci il cuore
di tutti i figli degli uomini ; 2Re 19,15.19 = Is 37,16.20
tu solo sei Dio ; Is 2,11.17 sar esaltato Jahwe, lui
solo, in quel giorno ; Is 44,24 e Giob 9,8 distende i
cieli da solo ; anche Is 63,3; Sai 72,18; 83,19; 86,10;
136,4; 148,13; Neem 9,6; con badd~DQut 32,12 Jahwe
lo guid da solo, non c'era con lui alcun dio straniero .
A ci corrisponde lesclusivit del rapporto con Jahwe,
espressa con iebad in Es 22,19 colui che offre un sacri
ficio ad altri dei, oltre al solo Jahwe ; ISam 7,3.4; Is
26,13; Sai 26,13; 51,6; 71,16; con febdd Sai 4,9; in Num
23,9 si indicano le conseguenze per il ppolo: ecco un
popolo che dimora solo e tra le nazioni non si anno
vera . *

5/ Nel giudaismo lUno pu sostituire il nome


di Dio (StrB ri,28).
Proprio Taspetto dellunicit d Dio, che esige
dalluomo la medesima unica corrispondenza,
quello che ha influenzato di pi le idee del NT
(Me 12,29s.; Rom 3,30). Solo a Dio spetta adora
zione e culto (Mt 4,10; 6,24). Lunit divina si ri
flette in Ges unico figlio di Dio (ICor 8,6; Ef 4,4
6) che con il suo iy
vuole impedire di
pensare e di argomentare diversamente dal lato re
ligioso (Gv 6,48; 8,12; 11,25; 14,6). Cfr. E.Stauffer, art, eiq, ThW II,432-440 (= GLNT 111,283
304); F.Buchsel, art. (lovoysvT)^ ThW IV,745750 (= GLNT VII,465-478).
.

31b suppone un Vjz II ricoprire (originariamente


identico a 'hz I), con significato tratto dalPacc. uhhuzu
ricoprire , che denominativo di ihzu rivestimento
(cfr. tdfus rivestito in Ab 2,19, da tps prendere, cir
condare ).
Un ulteriore significato derivato, questa volta dallaram.,
si ha nello sprangare di Neem 7,3 (cfr. Wagner
nr. 7a); ad esso appartengono anche hi d (part. pass,
aram, con caduta della; aram. bibl. ahid Dan 5,12) con
il significato di ( preso, afferrato > chiuso > ) indo
vinello (17x, di cui 8x in Giud 14,12-19) e il suo deno
minativo hud q. porre un indovinello (Giud
14,12.13.16; Ez 17,2), cfr. Wagner nr. 100.101 (un po di
versamente G.Rinaldi, Bibl 40, 1959, 274-276; H.P.Muller, Der Begritf Rtsel im AT, VT 20, 1970,
465-489).
.

Il verbo ricorre nelle coniugazioni qal e ni. (pas


sivo in Gen 22,13; Eccle 9,12; altrimenti denomi
nativo di afjuzz possesso con il significato di
essere residente); per il pi. e lho. vd. sp.
Inoltre dalla radice deriva il sost. >ahuzz pos
sesso in una formazione nominale usata per ter
mini giuridici. Infine nellAT vi una serie di
nomi propri, che contengono la radice hz (vd.
st. 4).
Per il discusso significato di hz in Cant 3,8 (part. q.
che tiene o aggettivo istruito, esperto ) cfr. HAL
31b con bibliogr.

2/ NellAT ebr. il qal del verbo attestato 58x,


il ni. 7x, il pi. e lho, ognuno lx. Le ricorrenze
compaiono un po ovunque nellAT; il fatto che
scritti pi tardivi presentino un maggior numero
di attestazioni pu essere casuale. Al contrario i 66
passi in cui si fa uso del sost. ahuzz s trovano
solo in testi tardivi, oltre che in Sai 2,8, e in par
ticolare nel codice sacerdotale e in Ez 44-48.

Limportante voce neotestamentaria <pd:7va (cfr.


G, Sthlin, art.
ThW 1,380-383 = GLNT 1,1019
1028) molto simile alla forma avverbiale 'aliai
una volta per sempre di Sai 89,36 (H.Gunkel, Die
Psalmen, 1926, 394).
G.Sauer

3/ Nella maggior parte dei casi il verbo va tra


dotto con afferrare, stringere, prendere, tener
stretto o sim. (per significati tecnici pi precisi,
derivati da questi, in Re 6,6 e Ez 41,6, cfr. HAL
30a.31a).
-

ninT

Ulteriori sinonimi di hz sono tps stringere, afferrare,


avere a che fare con (q. 49x, ni. 15x, pi. lx; Prov 30,28
txt?), tnfk afferrare, tenere (q. 20x, ni. lx; anche fen.,
acc.) e qmt stringere (q. Giob 16,8; pu. Giob 22,16;
anche aram. e arab.), inoltre Iqh e hzq hi. in una parte
delle loro forme.

Tn

h t

"h z

SORELLA - IIN
T

'a h .

AFFERRARE

1/ La radice */?(/ afTerrare appartiene al se


mitico comune (Bergstr. Einf. 188) e appare, a se
conda dellevoluzione e della scrittura della 2a e
della 3a radicale, in arab. e in sud arab. antico come
#(/, in acc. e in et. come ftz, in ebr. (moab,,? pun.)
e in aram. antico come ftz, in ug. e a partire
dallaram. imperiale come 'hd (le attestazioni del
semNO. in WUS nr. 135 e DISO 9s.).
Per fuso tecnico di 'hz q. in Re 6,10 (secondo Noth, BK
IX,96.99 si deve leggere pi. invece di q ) ,7hz pi. in Giob
26,9 e ho. (opp. pu.) in 2Cron 9,18 (cfr. Re 10,19) HAL

93

?riN Ijz AFFERRARE

Loggetto introdotto da be o dallaccusativo (do


cumentazione in HAL 3la), Cos p.e. sono tenuti
stretti: il calcagno (Gen 25,26), le corna dellariete
(Gen 22,13, ni.), la coda del serpente (Es 4,4), i
battenti della porta della citt (Giud 16,3), larca
(2Sam 6,6 = lCron 13,9), la barba (2Sam 20,9), i
corni dellaltare (Re 1,51), le palpebre (Sai 77,5),
i confini della terra (Giob 38,13), un indumento
(Rut 3,15), lamato (Cant 3,4), i rami del dattero
carichi di frutti (7,9), dei panni (Est 1,6), lancia e
scudo (2Cron 25,5; cfr. Cant 3,8); corrispondente
mente si stringono i lacci (Giob 18,9; Eccle 12,9)
e la rete (Eccle 12,9 ni.); in senso traslato s parla
delFafferrare opp. del restar attaccato alla propria
94

strada (Giob 17,9), alle orme (Giob 23,11), alla fol


lia (Eccle 2,3; cfr. 7,18).
Il verbo trova un'applicazione particolarmente fre
quente, quando nel corso di unostilit, o comun
que di unazione violenta, uno viene afferrato,
preso opp. fatto prigioniero (Giud 1,6; 12,6; 16,21;
20,6; 2Sam 2,21; 4,10; ls 5,29; Sai 56,1; 137,9;
Giob 16,12; Cant 2,15).
Ancora pi frequente il dire in senso traslato che
angoscia, tremito, spasimo, debolezza, doglie, ar
dore dellira o sim. afferrano luomo (Es 15,14.15;
2Sam 1,9; Is 13,8; 21,3; 33,14; Ger 13,21; 49,24;
Sai 48,7; 119,53; Giob 18,20; 21,6; 30,16).
Molto generico infine luso che si ha in Num 3130.47
(uno tirato fuori = ) uno su cinquanta, similmente
lCron 24,6 (cfr. Rudolph, HAT 21,160).

Alcuni passi al ni. (Gen 34,10; 47,27; Num 32,30;


Gios 22,9.19) vanno tradotti con stabilirsi (nella
terra) , prendere possesso (della terra) . Alla
stessa area semantica appartiene il sost. U,huzz,
che generalmente significa possesso, possedi
mento , per lo pi nel senso di possesso della
terra opp. di terreni (Gen 23,4.9.20: possesso di
una tomba; Lev 25,45s.: possesso di schiavi). Il
nome assume un significato traslato quando si
stabilisce che i leviti non devono avere alcuna pro
priet terriera, poich Jahwe la loro propriet
terriera (Ez 44,28; cfr. Zimmerli, BK X III,1137;
von Rad 1,416s.). Termini paralleli a ahuzz sono
nahal (nhJ), hlceq (hlq), grf, j erussa/jcresa
(jrs). Per >ahuzz (e per la sua distinzione da
nabl) cfr. F. Horst, Zwei Begriffe fir Eigentum
(Besitz): na(jal und 'huzz<7, FS Rudolph 1961,
135-156, spec. 153ss.
4/ Questo gruppo non possiede un particolare
significato teologico. A dire il vero, Jahwe pu di
ventare in un caso soggetto del verbo (Sai 73,23
tu tieni la ma destra ; cfr, anche le afferma
zioni su Jahwe che sostiene e salva, con il verbo
tmk, in Is 41,10; 42,1; Sai 16,5; 41,13; 63,9); in due
casi il soggetto la mano di Jahwe: essa afferra
anche colui che si stabilisce allestremit del mare
(Sai 139,10), essa intraprende il giudizio (Deut
32,41). Ma con tutto ci 7jz non acquista un par
ticolare peso teologico.
Lo stesso vale per yahuzz: quanto pi il possesso
della terra o di terreni viene inteso come dono di
Jahwe (Gen 17,8; 48,4; Lev 14,34; Deut 32,49
ecc.), tanto meno lo si esprime in modo partico
lare con huzz, nemmeno quando si parla di una
ahuzzat lfm, un possesso eterno (Gen 17,8;
48,4; Lev 25,34), o in un caso perfino della Sbuz
zai Jhwh (Gios 22,19; cfr. H.-J.Hermisson, Spra
che und Ritus im altisr. Kult, 1965, 108).
In questo contesto bisogna accennare ai nomi pro
pri formati con 7?z, in quanto essi sono tutti (ori
ginariamente) nomi teofori: J ehhz/Jyhz
Jahwe ha afferrato (proteggendo) (cfr. Noth,
IP 21.62.179), >ahazjd{h) ed altre forme seconda
rie ed abbreviate dallo stesso significato, che in

95

parte sono attestate anche su sigilli e su cocci (hz, in cuneiforme Ja-u-!]a-zi\ inoltre 'afjzqj,
(thuzzm, *huzzat).
5/ La storia successiva di questo gruppo non
presenta caratteristiche particolari. Le attestazioni
di Qumran si muovono nellambito delle espres
sioni vtrt. (1QH 4,33; CD 2,18; per 1QS 2,9 -'b
I; sost. 'hzh CD 16,16 e 'wfah 1QS 11,7). Nel NT
non si ha un equivalente altrettanto espressivo, e
del resto gi i LXX rendono il verbo con 27 e il
nome con 6 diversi vocaboli greci (per xpaxco
cfr. W. Michael is, ThW HJ,910s. = GLNT
V ,991ss.).
.
H.H.Schmid

i n a 7?r DOPO

1/

a) La radice */?r, del semitico comune,


esprime nelle sue numerose forme una quantit di
significati legati alPidea di un accadere dopo, in
senso temporale, I significati locali compaiono di
rado e si spiegano facilmente in base alPidea di un
movimento nel quale ci che arriva pi tardi si
trova in posizione retrostante.
Non si tratta dunque, come sostiene G.R.Driver
(JThSt 34, 1933, 377s.; ZDMG 91, 1937, 346), di risalire
alla designazione di una parte del corpo (duale 'ahar
natiche ), come potrebbe essere il caso per la radice
*wark- (ebr. jrk. anca, deretano; fianco , 34x; jark
dorso, la parte pi distante, 28x; cfr. Dhorme 98
100). La - di lahr non finale del duale, ma dovuta
allanalogia con il termine opposto lifn prima (BL
644s.); il significato tergo, parte posteriore in 'ahr
(IRe 7,25 = 2Cron 4,4) di natura astratta.
Il valore locale dietro attestato nellacc. *(w)ark- e
compare nella radice '(jr (sotto linflusso can.?, cfr. W.
von Soden, Or NS 18, 1949, 39ls.) solo a Mari (a/jartum riva posteriore, AHw 18a; CAD A/I,170a) e
come glossa can. in una lettera di Amarna proveniente
da Meghiddo (EA 245,10 arki-sufah-ru-un-u dietro di
lui, CAD A/I,194b).
Anche in ug. si trovano (finora) soltanto usi temporali,
prevalentemente avverbiali, della radice 'hr (UT nr. 138;
WUS nr. 150). Nelle iscrizioni can. questultima atte
stata di rado ('hr 'bj dopo mio padre nelliscrizione di
Mesa, KAI n r 18, r, 3; cfr. DISO 10).
Nelfaram. antico (a cominciare da Sef. Ili = KAI
nr. 224, r. 24 hrn un altro ; frequente nei papiri di
Elefantina) si trovano spesso usi avverbiali, preposizio
nali e nominali (anche nel significato di discendenza ,
cfr. DISO 10), mentre non attestato il verbo. Solo nel
romanzo di Ahiqar (Cowley 214, r. 63 ['Yirjn (inviarej
dietro di noi j si pu trovare un significato locale die
tro a . NelParam. recente la radice soppiantata da btar (cfr. KBL 1049a).

b) 11 verbo soprattutto al pi. ( ritardare ecc,);


in ebr. e in altre lingue semitiche il qal attestato
raramente.
In acc. (jhru essere tardi compare solo in EA 59,26
(CAD A/t,170b).
In ebr. 'hr q. trattenersi, attardarsi (Gen 32,5) e hi.
in H

'hr DOPO

96

far
tardi
(2Sam 20,5Q,
transitivo
interno)
sono hapaxlegomena. Per il pi. trattenere cfr. Jenni,
HP 99. Negli scritti di Qumran si trova anche 1hr hitp.
restare indietro, fare in seguito (1QS 1,14;

CD 11,23).
La forma nominale 'dhr parte posteriore, occi
dente usata talvolta anche in senso avverbiale:
dopo; (n)dietro ; vi inoltre la forma avver
biale molto rara hrannt indietro (BL 633).
Come aggettivo verbale (con allungamento secon
dario della seconda radicale al sing.) 'ahr se
guente, di altro tipo, secondo si differenzia an
che come significato dalle forme aggettivali vere e
proprie con ailormativi *aharn successivo, fu
turo, ultimo; posteriore, occidentale e ahart
futuro, fine> discendenza ,
Lastratto ah rit il fem. sostantivato di una forma ag
gettivale in
(cfr. G K 95t; G.W.Buchanan, JNES 20,
1961, 188; diversamente BL 505; Meyer 11,77). Forme af
fini sono Tace, ahr (AHw 21a) e lug. uhryt (2Aqht
|= II D] VI,35), secondo Aistleitner, Untersuchungen
zur Grammatik des Ug., 1954, 21, e WUS nr. 150: ap
partenente al tempo futuro = futuro, tempo futuro;
cfr. ANET 151: further life (= laltra vita ); CM L
134a; Gray, Legacy 113; UT nr. 138: latter end
(= fine ultima ).

'ahr (con raddoppiamento virtuale del h, non


forma segolata) e ahar dopo, dietro, indietro
vengono usati solo in senso avverbiale e preposi
zionale.
Io 2Sam 2,23 si potrebbe leggere ahr halian it punta
posteriore della lancia ; in Gen 16,13 e Es 33,8 la prep.
(guardare) indietro pu essere lasciata come sta
(HAL 34b: parte posteriore ).
Rispetto al valore temporale dopo e a quello locale
dietro (quando si tratta di movimento) il sign. pura
mente statico dietro (che risponde alla domanda:
dove? verso dove?) relativamente raro: 'ahar dietro
in Es 11,5; Cant 2,9; oltre Es 3,1; in Gen 22,13 si
deve leggere 'chd (BH3), in 2Re 11,6 'ahr( cfr. W .R u
dolph, FS Bertholet 1950, 474s.); *ahar dietro in
Gen 18,10; N um 3,23; Deut 11,30; Giud 18,12 ( occi
dentale ); ISam 21,10; in Ez 41,15 si deve leggere ' ah~
rcth (BH3); (gettare/guardare) indietro Gen 19,17;
IRe 14,9; Is 38,17;Ez 23,35; Neem 9,26; m'ahar die
tro Gen 19,26 (txt?); Es 14,19.19; Gios 8,2.4,14; 2Sam
2,23; IRe 10,19; Ger 9,21; m'ahar e dietro Neem
4,7-

I significati secondari addotti per 'aharrahr, come


in, presso, con (R.B.Y.Scott, JThSt 50, 1949, 178s.)
oppure corrispondentemente a, a causa, nonostante
(W.J.P.Boyd, JThSt NS 12,1961, 54-56) riguardano solo
sottigliezze dovute alle traduzioni nelle lingue moderne,
per via delle diverse espressioni idiomatiche (Es 11,5
dietro la mola = alla mola ; andar dietro a qual
cuno = andar con qualcuno ecc.). Queste osservazioni
non devono far pensare che la preposizione in ebr. (o in
ug.) possa aver sempre anche il significato d i4im con
(cos M.Dahood, Bibl 43, 1962, 363s.; 44, 1963, 292s.;
ug. 77,32 hr nkf yrh ytrh non va tradotto come se fosse
parallelo di "mn nkihtny con Nkl... , rendendo: with
Nikkal will th Moon enter into wcdlock [= con Nikkal il (dio) Luna si sposer ], ma ci si deve attenere al
valore avverbiale proposto da W.Herrmann, Yarih und
Nikkal..., 1968, 19, dopo si acquist...). Eccl 12,2

97

"ina Vrr DOPO

prima che... le nuvole ritornino (sempre) dopo la piog


gia (Zimmerli, ATD 16/1,242.246) non una mteorological absurdity (= una assurdit dal lato meteo
rologico) (R.B.Y.Scott, Proverbs/Ecclesiastes, 1965,
255), ma nella metafora della vecchiaia di 12,1ss.
unespressione di grande effetto (H.W.Hertzberg,
ZDPV 73, 1957, 115).

Alla radice 'hr vanno ricondotti anche rrmhr do


mani e mohrt giorno seguente (GVG
1,241).
Come nome personale ahr (lCron 7,12) potrebbe es
sere un sostitutivo (HAL 34b), ma seguendo Rudolph
(HAT 21,66) bisogna apportare qui una modifica al te
sto.

c) Dopo quello che si detto in lb, non neces


sario soffermarsi ulteriormente sulluso generale
di questo gruppo. Solo ahr secondo e atfrit
fine hanno una qualche rilevanza teologica;
questi due termini assai distanti tra loro quanto a
significato verranno trattati nelle sezioni 3 ('ahr)
e 4 ('ahnt).
2/ In ebr. la radice attestata 1140x: 'ahr
617x (Gen 69x, 2Sam 58x) e 96x 'ahar (Gen 16x,
Num lOx); 'afjr 166x (senza lCron 7,12; in Lis.
manca IRe 3,22), molto frequente in Deut (25x),
Ger (25x), Gen (15x), 2Cron (lOx), l/2Re (cia
scuno 9x). Inoltre sono attestati in ordine di fre
quenza 'ahart 61x, mhar 52x, aharn 51x, 'frr
41x, mohrt 32x, il verbo 'hr 17x (pi. 15x, q. e hi.
lx ciascuno), 'ahranmt lx.
Le sezioni aram. dellAT hanno ohrn (fem. 'oh0ri)
altro llx , ahr dopo 3x, 'aharJ fine lx, Lad
'hrjn (con vocalizzazione discussa, cfr, KBL 1049a) per
ultimo lx(Dan 4,5); le 16 riconenze si trovano tutte in
Dan.

3/ Le espressioni l 'ahr un altro dio (solo


in Es 34,14) e lhlm 'ahnm altri dei (63x)
acquistano il loro valore teologico anzitutto
nelfambito del primo comandamento (cfr.
R.Knierim, Das erste Gebot, ZAW 77, 1965, 20
29), dove 'ahr costituisce la logica antitesi al solo
ed unico Dio e in frasi formulate al negativo di
venta un termine caratteristico, pi ancora di
cjad, che presuppone invece una proposizione
positiva. Senza addentrarci nel problema della da
tazione relativa ed assoluta che si pu attribuire
alle diverse formulazioni del divieto di venerare
gli dei stranieri (cfr. p.e. von Rad 1,216s.; Knierim,
l.c., 27ss.), elenchiamo qui semplicemente tali for
mulazioni: Es 20,3 = Deut 5,7 non avrai altri dei
(la traduzione con il sing. proposta da A.Jepsen,
ZAW 79,1967,287, non apporta alcuna reale mo
difica nella proposizione negativa) accanto a me
(oppure a mio dispetto o di fronte a me , cfr.
J.J.Stamm, ThR 27, 1961, 237s.; Knierim, l.c.,
24s.); Es 22,19 colui che offre un sacrificio ad al
tri dei sar votato allo sterminio (txt em,
cfr. BH3; in modo leggermente diverso Alt, KS
1,311 n. 2); 23,13 non pronunciare il nome
di altri dei; 34,14 non devi prostrarti ad un
altro dio .
98

In luogo di ahr possono trovarsi, in Lesti appartenenti


pi o meno alle stesse tradizioni, altri termini che ser
vono da spiegazione, come straniero, sconosciuto ,
p.e. Os 13,4 non devi conoscere
alcun Dio fuori
di me (cfr. Deut 11,28; 13,3-7.14 ecc.); Sai 81,10 l-zr
e 'l-nkr un dio straniero .
.

Il profeta Osea, che conosce mollo bene il deca


logo, usa altri dei in 3,1 volgersi ad altri dei
(cfr. Wolff, BK XIV/l,75s.). Sulla stessa linea si
colloca anche luso della formula in Geremia
(almeno Ger 1,16 dovrebbe essere autentico, cfr.
Rudolph, H A I' 12,1Os,) e quello della teolo
gia dtn.-dtr. (cfr. O.Bachli, Israel und die Volker,
1962, 44-47).
La frequenza del termine in Deut, Ger e l/2Re
(vd. sp. 2) dovuta alluso del lespressione altri
dei con valore di formula (Deut 5,7; 6,14, 7,4;
8,19; 11,16.28; 13,3.7.14; 17,3; 18,20; 28,14.36.64;
29,25; 30,17; 31,18.20; Gios 23,16; Giud
2,12.17.19; 10,13; ISam 8,8; Re 9, 6.9 = 2Cron
7,19.22; Re 11,4.10; 14,9; 2Re 17,7.35.37.38;
22,17 = 2Cran 34,25; Ger 1,16; 7,6.9.18; 11,10;
13,10; 16,11.13; 19,4.13; 22,9; 25,6; 32,29; 35,15;
44,3.5.8.15; 2Cron 28,25).
Gios 24,2.16 sono ritenuti predeuteronomici
(Noth, HAT 7,139) e riflettono lantica tradizione
delPassemblea di Sichem con la rinuncia solenne
agli dei stranieri (Alt, KS 1,79-88; H.-J.Kraus,
Gottesdienst in Israel, 2 1962, 161-166), che in
stretta relazione con il primo comandamento; se
condo Knierim (l.c., 35ss.) va senzaltro collocata
in questo evento la prima formulazione del di
vieto degli dei stranieri.
I verbi collegati con lhim ahrim sono vari: risultano
quasi stereotipi bd servire (Deut 7,4; 11,16;
13,7.14; 17,3; 28,36.64; 29,25; Gios 23,16; Giud 10,13;
ISam 8,8; Re 9,6 = 2Cron 7,19; Ger 44,3; cfr. Gios
24,2.16; ISam 26,19) e hlk ahar seguire (Deut
6,14; 8,19; 11,28; 13,3; 28,14; Giud 2,12.19; Re 11,10;
Ger 7,6.9; 11,10; 13,10, 16,11, 25,6; 35,15), e anche q tr
bruciare incenso (2Re 22,17 = 2Cron 34,25; Ger 19,4;
44,5.8.15; 2Cron 28,25; cfr. Ger 1,16).

Mentre la maggior parte dei passi con i<EhJm 'hrm sono logicamente collegati al primo comanda
mento, in altre due occasioni, in contesto diverso,
si parla ancora di dei stranieri : in questi passi,
ISam 26,19 e 2Re 5,17, si presuppone che Jahwe
possa essere venerato solo nella propria terra.
Nel Dtis con "afjr un altro (senza ,Elhm) s
vuol esprimere il monoteismo negli inni (Is 42,8
non ceder la mia gloria ad altri, n il mio onore
agli idoli; similmente 48,11); cfr. anche Param.
bibl. yohrn in Dan 3,29(96) poich nessun altro
Dio pu liberare in tal maniera .
Secondo molti esegeti in Est 4,14 lespressione da un
altro luogo vuole evitare il nome di Dio (p.e. Ringgren,
ATD 16/2, 116.131; pi cauto Bardtke, KAT
XVn/5,332s.).

4/ a) Per comprendere la portata della voce


affnt (per la derivazione vd, sp. lb) sono signi
ficative non tanto le traduzioni greche dei

99

LXX (in circa due terzi dei passi con ecr^aTo;


ultimo , 5x con eyxocTXet(j.|jLa resto /xaTaXoL7roq restante rispettivamente in Sai 37,
37.38 e in Ez 23,25.25; Am 9,1; 6x con reXeuxaLoq ultimo tt/reXeurv), cxus/TXeia fine
rispettivamente in Prov 14,12.13; 16,25; 20,21
[= 9b LXX] e in 24,14; Deut 11,12), quanto
alcune analogie che si riscontrano nelle lingue se
mitiche affini, cos peres. lug. utyyt(vd. sp. lb),
e il significato discendenza , accanto a quello di
futuro, in acc. (ahrtu/afjnitu, cfr. AHw 21a;
CAD A/I,194b.l95a) e in aram. Chrth la sua di
scendenza in uniscrizione del T sec. a.C. da Nrab, KAI 226, r. 10; nab. 7?r discendenza , cfr.
DISO 10). Se teniamo presente che in ebr. non si
ha una forma particolare per distinguere il grado
comparativo o superlativo del laggettivo, e che,
come in altre lingue, non vi sono due termini di
stinti per indicare rispettivamente il tempo
astratto e il suo contenuto, allora l'uso di
\iharft nel significato primario di ci che viene
dopo del tutto comprensibile per tutti i passi
dellAT.
Il significato resto, avanzo (p.e. KBL 33b; cfr. LXX)
che collega lidea di ci che viene dopo con quella di ci
che sempre presente e che resta, va eliminato e sosti
tuito con quello di ci che viene dopo = discendenza
in Ger 31,17 (par. fanciulli ); Ez 23,25.25 (par. figli
e figlie; la distinzione proposta in Zimmerli, BK
X III,533, non necessaria); Am 4,2 e 9,1 (in un contesto
oscuro); Sai 37,37.38 (o futuro ); 109,13 (par. la ge
nerazione che segue); Dan 11,4 (cfr. GB 27a; HAL
36b).

A seconda che lo spazio di tempo a cui ci si rife


risce sia determinato o meno, atfrft riceve una
connotazione comparativa ( tempo pi lontano =
periodo successivo, futuro) o superlativa (u l
timo tempo = esito, fine), ma non si intende
mai un punto finale nel senso di una pura cessa
zione (a questo proposito si veda q, da
tagliare ).
aharlt non ha certamente il significato estremo di
cessazione in Ger 29,11 futuro e speranza;
Prov 23,18 = 24,14 futuro (par. speranza );
24,20 il malvagio non ha futuro (cfr. W.Zimmerli, ZAW 51, 1933, 198); questo valore per
certamente presente in Deul 11,12 dal principio
dellanno sino alla fine; Ger 5,31 che farete
quando verr la fine? ; Dan 12,8 quale sar la
fine d queste cose? , come pure quando il sgn.
del termine tempo della fine (Dan 8,19.23).
Continuazione e fine sono implicite nelle espres
sioni conclusione (di una cosa) (Is 41,22;
46,10; 47,7; Am 8,10; Prov 14,12 = 16,25; 14,13
txt em; 20,21 ; 25,8; Eccle 7,8 accanto a rSkt ini
zio; 10,13 accanto a f(lill inizio; Lam 1,9,
cfr. Rudolph, KAT XVII,213) e commiato
(Num 23,10 par. morte ; 24,20; Deut 32,20.29;
Ger 17,11 assieme a met dei suoi giorni ; Sai
73,17; Giob 8,7 accanto a inizio ; Prov 29,21; in
Ger 12,4 bisogna leggere orhtn i nostri
sentieri). Nei.passi che nelle nostre lingue ven

t ik

>

d o po

oo

gono per lo pi tradotti con unespressione av


verbiale, una scelta precisa tra le due possibilit
spesso impossibile (Deut 8,16 infine; Giob
42.12 e Prov 23,32 dopo ; Prov 5,4.11 per ul
timo; in Prov 19,20, dove si potrebbe esitare
tra in futuro e alla tua fine , viene proposto
lemendamento b^orhtckk nelle tue vie ).
Unito ad unespressione indicante movimento 'offrt
(con valore superlativo) ci che viene per ultimo as
sume significato locale in Sai 139,9 se prendo le ali
dellaurora per abitare allestremit del mare (cfr. in
vece lo statico qsn estremit in Es 26,4,10; 36,11.17
lestremit del telo ).
Un valore qualitativo ultimo = pi piccolo , che con
riferimento a rsi primo, migliore (cfr. Num 24,20 e
Am 6,1 prima tra le nazioni ) viene supposto in Ger
50.12 ( lultima delle nazioni , f. gli a. B.Duhm, Das
Buch Jeremia, 1901, 362; Weiser, ATD 21,427; KBL
33b), da rifiutarsi per motivi esegetici con P.Volz, Der
Prophet Jeremia, 21928, 424s. e W.Rudolph, Z A W 48,
1930, 285 (Rudolph, HAT 12,300: ecco, [questa ] la
fine dei pagani ; cfr. Ger 17,11).

b) Tenendo presente quanto si detto finora, si


pu capire anche lespressione assai discussa
bv'ahart hqijmm (13x: Gen 49,1; Num 24,14;
Deut 4,30; 31,29; Is 2,2 = Mi 4,1; Ger 23,20 =
30,24; 48,47; 49,39; Ez 38,16; Os 3,5; Dan 10,14;
inoltre Paranti. beiahart jmajj, Dan 2,28), di cui
finora non abbiamo ancora parlato; lo stesso vale
per beaf)art hassnm (Ez 38,8). In passato linter
pretazione dellespressione era stata condizionata
per troppo tempo dalluso tardivo del termine
ia/jxTfjc nellapocalittica, ed era stata troppo in
fluenzata dalla discussione sulla natura e lanti
chit dellescatologia dellAT; negli studi pi re
centi la formula viene invece valutata in modo pi
adeguato, tenendo presenti le particolarit della
lingua ebr. e quanto rivela PAT dal punto di vista
della storia delle religioni (cfr. G.W.Buchanan,
Eschatology and th End of Days , JNES 20,
1961, 188-193; A.Kapelrud, VT 11, 1961, 395s.;
H. Kosmala, At th End of th Days , ASTI 2,
1963, 27-37; Wildberger, BK X,75; Zimmerli, BK
XIll,949s.).

Per le opinioni del passato cfr. Kosmala, l.c., 27s.: tradu


cendo lespressione con W.Staerk, Z A W 11,1891, 247
253, alla fine dei giorni o negli ultimi giorni e in
terpretandola in senso strettamente escatologico, si
giungeva inevitabilmente o a porre lescatologia in
unepoca pi antica (p.e. H.Gressmann, Der Messias,
1929, 74ss.82ss.) oppure a collocare tutti i testi in
unepoca pi recente (tra gli altri S.Mowinckel, He That
Cometh, 1956, 131).

Mentre hajjmJm i giorni (o hassnm gli


anni ) non indica astrattamente il tempo (jrn\
sulla mancanza di unidea d tempo astratto,
vuoto, cfr. von Rad Il,108ss.), ma neanche
uno spazio di tempo determinato (epoca, periodo
presente), bens il presente scorrer del tempo
(larticolo ha un valore leggermente dimostrativo,
cfr. Kosmala, l.c., 29), in afrt non si ha il signi
ficato estremo di fine (ultima), ma quello in

101 - m

"hr

DOPO

termedio di tempo pi lontano, continuazione,


tempo successivo, futuro, come nellacc.
inatana ahrt m in futuro e simili (AHw
21a; CAD A/I,194). Lespressione be'ahrt. hajjmfm nel seguito del tempo, nei giorni futuri
non ha dunque un significato specificamente esca
tologico; praticamente ha lo stesso valore di \ihar
poi , con cui inizia Os 3,5, e di ahar dvn in
seguito di Dan 2,29 (cfr. v. 45; Buchanan, l.c.,
190; Kosmala, l.c., 29).
Per la datazione dei singoli passi cfr. Wildberger, l.c., 81;
assieme a Gen 49,1 (introduzione delle profezie della be
nedizione di Giacobbe) e Num 24,14 ( ... ci che questo
popolo far al tuo popolo in futuro ), anche Is 2,2 ( ac
cadr nel seguito dei giorni) e Ger 23,20 (Rudolph,
HAT 12,152s.; alla fine vi sar tutto chiaro ) potreb
bero essere preesilici, mentre Ger 30,24 (= 23,20); 48,47
e 49,39 ( ma poi ristabilir la sorte di Moab/Elam )
sono da ritenersi aggiunte postesiliche al pari di Os 3,5
(formula conclusiva di una promessa) e Mi 4,1 (= Is
2,2).

Nei passi dtn. secondari 4,30 e 31,29 lautore che


vive nel periodo delPesilio riflette langosciosa si
tuazione del suo tempo, mentre il fittizio Mos
che parla ha in mente un futuro non meglio de
terminato (4,30 quando nella tua afflizione tutte
queste cose ti capiteranno nel tempo futuro ;
31,29 dopo la mia morte... in seguito la sventura
vi colpir ; cfr. in 4,32 i giorni di prima = il pas
sato in opposizione al tempo futuro del v. 30);
non sembra giustificato riservare un trattamento
particolare soltanto a questi due passi, per il loro
presunto contenuto escatologico (H.H.Schmid,
Das Verstndnis der Geschichte im Deut., ZThK
64, 1967, 12 n. 71).
Nei passi recenti Ez 38,8.16 e Dan 2,28; 10,14 il
contesto generale escatologico in senso stretto,
ma anche qui si tratta propriamente soltanto di
profezie che riguardano il futuro. Se traduciamo
con ltimo tempo (cfr. a)Qn t in Dan 8,19.23;
12,8), lespressione, di per s elastica, si configura
allora secondo il senso del contesto. Quanto a ter
minologia, il libro di Daniele per esprimere la
fine in senso proprio usa la parola qs, che
non ancora sinonimo di ahan t (Kosmala, l.c.,
30s.).
Lespressione (contro Gressmann, l.c., 84) non
ancora usata come una formula (contrariamente a
bajjm hah in quel giorno , bajjmfm hhm
in quei giorni , bd't hahi in quel tempo ,
hinnjmm bam ecco vengono giorni , le for
mule di introduzione degli oracoli profetici che
quanto a significato non si discostano molto da
be',ahart hajjnm). Solo Is 2,2 e accadr nel se
guito dei giorni potrebbe essere inteso in questo
senso, ma in quanto formula di introduzione
piuttosto un caso unico; di solito la posizione che
lespressione ha allinterno della proposizione in
dica che essa non altro che una normale indica
zione di tempo (il fatto che si trovi spesso alla fine
della frase [cfr. Gen 49,1; Ger 48,47; 49,39; Os 3,5]
dovuto al suo significato).
102

5/ Per il perdurare delPespressione trattata in


4b negli scritti intertestamentari e nel NT cfr.
Kosmala, l.c., 32ss.; G.Kittel, art. crvaToc, ThW
II, 694s. (= GLNT 111,995-1000). Sullesclusione
di ogni altro dio (vd. sp. 3) nel NT cfr. H.W.Beyer, art. tePoc;, ThW n ,699-702 (= GLNT
in ,1009-1016). .
E Jenni

TX 'jb NEMICO
1/ La radice 1
jb inimicare si ha solo in acc.
e nel can. NellAT \
/bqal ricorre, con una sola ec
cezione, sempre al participio, che viene usato solo
raramente come verbo (ISam 18,29; cfr. Sai 69,5;
Lam 3,52) e normalmente come sostantivo. Dalla
radice deriva inoltre lastratto ba inimicizia .
Lacc. qjjbu (con derivazioni, cfr. AHw 23s.; CAD
A/I,221-224) e lug. lb (WUS nr. 7; UT nr. 144; cfr. an
che can. ibi in EA 129,96 e 252,28 secondo W.F.A1bright, BASOR 98, 1943, 32 nr, 26) compaiono solo
come forme nominali con formazioni diverse. In 51[= II
ABJVIl,35s. ib parallelo di snu colui che odia ; sul
testo 681= III AB]A,8s., che si pu confrontare con Sa!
92,10, cfr. H.Donner, ZAW 79, 1967, 344-346.
Laram. usa in prevalenza per nemico il participio di
sn' odiare (p.e. nelle iscrizioni di Sfire KAI
nr. 222B, r. 26; nr. 223B, r. 14; nr. 224, r. 10-12; aram.
bibl. in Dan 4,16, par. r, ?/r) e pi tardi, p.e. in sir.,
b*eldebb ( < acc. bl dabbi).
il nome proprio 'ii/b (Giobbe) potrebbe avere unaltra
derivazione,cfr. Stamm,HEN416; ab III/5 z ajj 1.

2/ jb ricorre 282x (incluso ISam 18,29 e il


fem. jcbczt in Mi 7,8.10), di cui Ox al sing. e
202x al plur. (2Sam 19,10 plur. contro Mand, 41c).
U vocabolo ha la sua frequenza maggiore in Sai
(74x); seguono Deut 25x, ISam 20x, Ger 19x,
2-Sam 16x, Lam 15x, Lev 13x (solo in Lev 26,7
44), Gios 1lx; le ricorrenze pi frequenti si hanno
nei salmi di lamentazione e nei libri storici, men
tre il termine diminuisce fortemente nella lettera
tura sapienziale (e in Is).
y qal ricorre lx come verbo finito (Es 23,22 in una fi
gura etimologica, par. srr), *b 5x (Gen 3,15; Num
35,21s.; Es 25,15; 35,5).

3/ a) Il sing. 'jb solo raramente indica un ne


mico singolo, ben determinato (nl processo: Es
23,4; Num 35,23; Sansone: Giud 16,23.24; Saul e
Davide: ISam 18,29; 19,17; 24,5; 26,8; 2Sam 4,8;
Elia rispetto ad Acab: Re 21,20; Nabucodonosor:
Ger 44,30b; Giobbe rispetto a Dio: Giob 13,24;
33,10; Aman: Est 7,6; su Jahwe come nemico vd.
st. 4). Di solito il nemico sta genericamente al
posto del plurale i nemici (cfr. p.e. Re 8,37.44
con 2Cron 6,28.34 e lalternanza fra sing. e plur. in
Lam).
Nella maggior parte dei casi si intendono i nemici
politico-militari del popolo dTsraele: nei testi sto
rici con le pi diverse sfumature (Num 10,9;
103

14,42; 32,21; Deut 1,42; 6,19; 12,10; 25,19; llx in


Gios 7,8-23,1; Giud 2,14.14.18; 3,28; 8,34; 11,36;
ISam 4,3; 12,10.11; 14,30; 29,8; 2Sam 3,18; 19,10;
2Re 17,39; 21,14.14; Est 8,13; 9,1.5.16.22; Esd
8,22.31; 5x in Neem; 2Cron 20,27.29; 25,8; 26,13),
nelle lamentazioni pubbliche (Sai 44,17;
74,3.10.18; 80,7) e negli inni (Sai 78,53; 81,15;
106,10.42; cfr. Deut 32,27.31.42; 33,27), anche
nelle leggi del Deuteronomio sulla guerra (Deut
20,1.3.4.14; 21,10; 23,10.15) e nella preghiera di
Salomone per la consacrazione del tempio (6x in
Re 8,33-48 par. 2Cron 6,24-36). Va sottolineata
la frequenza del termine nelle benedizioni, nelle
maledizioni e in contesti simili (Gen 22,17; 49,8;
Es 23,22.27; 13x in Lev 26,7-44; Num 10,35;
23,11; 24,10.18 txt em; 8x in Deut 28,7-68; 30,7;
33,29; ISam 25,26.29; 2Sam 18,32; Re 3,11), a
cui si ricollegano, per il loro contenuto, le ricor
renze negli oracoli profetici che annunciano sal
vezza o punizione (in Is solo 9,10; 62,8; altrimenti
tutti i passi eccetto Ger 30,14; Nah 1,2.8 vd. st. 4;
Mi 7,6 vd. st.; in Mi 7,8.10 la nemica un po
polo straniero personificato).
Ad eccezione dei salmi (vd. st. b), meno spesso si
nominano i nemici del singolo (ISam 2,1;
14,24.47; 18,25; 20,15.16; 24,5; 29,8; 2Sam
5,20 =s lCron 14,11; 2Sam 7,1.9.11 = lCron
17,8.10; 2Sam 18,19; Mi 7,6; Sai 127,5 in un salmo
sapienziale; Giob 27,7; Prov 16,7; 24,17; lCron
21,12; 22,9), e in questo caso se si tratta del re
(2Sam 22 = Sai 18,1.4.18.38.41.49; Sai 21,9; 45,6;
72,9; 89,23.43; 110,1.2; 132,18) i nemici equivale
gono ai nemici del popolo.
Sullaggiunta eufemistica d 'jeb in ISam 20,16; 25,22;
2Sam 12,14 cfr. HAL 37b con bibliogr. e i comm.
I paralleli pi frequenti sono i participi qal/pi. di

-rsu' colui che odia (qal: Es 23,4; Lev 26,17;


Deut 30,7; 2Sam 22,18 = Sai 18,18; Sai 21,9;
35,19; 38,20; 69,5; 106,10; Est 9,1.5.16; pi.: Num
10,35; 2Sam 22,41 = Sai 18,41; Sai 55,13; 68,2;
83,3) e sar oppressore
Num 10,9; Deut
32,27; Is 1,24; 9,10 txt?; Mi 5,8; Nah 1,2; Sai 13,5;
27,2; 74,10; 81,15; 89,43; Lam 1,5; 2,4.17; 4,12;
Est 7,6; cfr. srr Es 23,22; Num 10,9; Sai 8,3;
143,12).
Altri termini pi o meno sinonimi che compaiono ac
canto ad jb sono p.e. mebaqqs r' opp. ncefoes co
lui che ricerca il male opp. che attenta alla vita
(bqs; Num 35,23; ISam 26,26 opp. Ger 19,7.9; 21,7;
34,20.21; 44,30.30; 49,37), qm oppositore (<7m; Es
15,6; 2Sam 22,49 = Sai 18,49; Nah 1,8 txt em; cfr. 2Sam
18,32; mitqmm Sai 59,2; Giob 27,7), mitnaqqm
avido di vendetta (nqm\Sai 8,3; 44,17). Il sinonimo
srr nemico non unito a jb in Sai 5,9; 27,11;
54,7; 56,3; 59,11. Cfr. anche stn e lelenco in GunkelBegrich 196s.

Sullopposto 'hb amico hb III/l.


b) Si discusso su chi siano i nemici del singolo
nei salmi individuali di lamentazione e di ringra
ziamento (G.Marschall, Die Gottlosen des ersten Psalmenbuches, 1929; H.Birkeland, Die
T N \ r fcb NEMICO

104

Feinde des Individuums in der isr. Psalmenliteratur, 1933; id., The Evildoers in th Book of
Psalms, 1955; N.H.Ridderbos, De werkers der
ongerechtigheid in de ndividueele Psalmen,
1939; A.F.Puukko, Der Feind in den atl. Psal
men, OTS 8, 1950, 47-65; C.Westennann, Struktur und Geschichte der Kiage im AT, ZAW 66,
1954,44-80; riassunti in J.J.Stamm, ThR 23,1955,
50-55; Kraus, BK XV,40-43).
Il materiale esposto per esteso p.e. in Gunkel-Begrich
196s.; i passi con 'jb, che s incontrano nei generi let
terari delle lamentazioni e dei canti di ringraziamento in
dividuali (inclusi i canti di fiducia), sono: con il sing.: Sai
7,6; 9,7; 13,3.5; 31,9; 41,12; 42,10; 43,2; 55,4.13; 61,4;
64,2; 143,3; con il plur.: Sai 3,8; 6,11; 17,9; 25,2.19;
27,2.6; 30,2; 31,16; 35,19; 38,20; 41,3.6; 54,9; 56,10; 59,2;
69,5.19; 71,10; 102,9; 138,7; 139,22; 143,9.12; cfr. 119,98.

Sono da rifiutare in blocco le interpretazioni che si


riferiscono ad opposizioni tra partiti nel giudaismo
(la vecchia esegesi dei salmi), a maghi (S.Mowinkel, Psalmenstudien 1,1921) e a nemici stranieri
(Birkeland, lx.). Le asserzioni sui nemici del sin
golo (i loro piani minacciosi, i loro discorsi sprez
zanti, la loro corruzione; cfr. Westermann, Le., 61
66) si differenziano chiaramente da quelle sui ne
mici delle lamentazioni pubbliche. Mentre i ne
mici nel primo caso hanno gi sconfitto Israele,
nel secondo minacciano soltanto il malato o colui
che bisognoso di giustizia. Essi non causano
langustia, ma afferrano lorante, poich egli ca
duto in disgrazia (cfr. 71,11). importante proprio
il fatto che la rottura si verifichi allinterno delle
relazioni comunitarie (cfr. Sai 41,7; 55,22).
Soprattutto il sottofondo del libro di Giobbe po
trebbe chiarire e dimostrare tutto questo. Poich
Giobbe ridotto in miseria, i suoi amici lo riten
gono colpevole e sospettano in lui una colpa oc
culta. Anche Davide in 2Sam 16 dopo essere stato
scacciato da Assalonne diviene oggetto di di
sprezzo e perfino di attacchi violenti. Il cadere im
provvisamente in miseria provocava nel mondo
antico isolamento, biasimo, disprezzo ed inimici
zia. Opposizioni private e discriminazioni religiose
acuiscono lisolamento di chi si trova gi tra la
vita e la morte (C.Barth, Die Errettung vom Tode
in den individuellen Klage- und Dankliedern des
AT, 1947, 104-107).
4/ a) Non necessario enumerare i passi in cui
si parla dellintervento di Jahwe contro i nemici
del popolo o del singolo (p.e. Es 23,22 se tu... fai
quanto io ti dico, allora sar nemico dei tuoi ne
mici e avversario dei tuoi avversari ). Jahwe per
consegna anche il suo popolo ai nemici: questo
gi chiaro negli annunzi profetici di sciagura (Os
8,3; Am 9,4) e in Lev 26 e Deut 28 (benedizioni
e maledizioni), ma viene affermato soprattutto in
Geremia (6,25; 12,7; 15,9.14; 17,4; 18,17; 19,7.9;
20,4.5; 21,7; 34,20.21; 44,30; jb ricorre altrove
in Geremia solo in 15,11 txt?; 30,14 vd. st. b;
31,16 in un oracolo di salvezza; 49,37 in un
105

T X 'd SVENTURA

oracolo sui popoli stranieri), in Lam (tutti i passi)


e negli scritti dtr. (Giud 2,14; IRe 8,33.37.46.48
par.; 2Re 21,14; cfr. Neem 9,28).
b) La vittoria di Jahwe sui suoi nemici e gi il
tema dei poemi pi antichi, in cui Jahwe viene ce
lebrato come guerriero (Es 15,6 la tua destra,
Jahwe, sfracella il nemico , cfr. v. 9; Num 10,35
nel grido di battaglia sorgi, Jahwe, e i tuoi ne
mici si disperdano ; Giud 5,31 possano cosi pe
rire, Jahwe, tutti i tuoi nemici ). Affennazioni s
mili si trovano nel salterio, soprattutto nelle parti
inniche, talvolta con una risonanza arcaica (Sai
8,3; 66,3; 68,2.22.24; 89,11.52; 92,10.10). Tra i pro
feti, Is 42,13; 59,18; 66,6.14 e Nah 1,2.8 conti
nuano in questa direzione.
Vi sono anche passi isolali come ISam 30,26 (dono
preso dal bottino dei nemici di Jahwe con risonanza
propagandistica, a meno che 1jeb non sia aggiunta se
condaria, cfr. W.Caspari, Die Samuelbiicher, 1926, 387);
Is 1,24 (nemici di Jahwe aHintemo di Israele); Sai 37,20
(identificazione sapienziale dellempio con i nemici di
Jahwe); 83,3 (i nemici del popolo vengono presentati a
Jahwe come tuoi nemici nella lamentazione pub
blica, con un cd. motivo dell1intervento divino ).

c) Jahwe stesso viene chiamato direttamente ne


mico di Israele solo in Is 63,10 ( allora egli si tra
sform in loro nemico). In Ger 30,14 e Lam
2,4.5 lagire di Jahwe viene paragonato a quello di
un nemico ( come un nemico ). In ciascun caso
si di fronte ad un paradosso.
5/ Nei LXX jb tradotto quasi esclusiva
mente con ex9p<k. Nei testi di Qumran jb
frequente in 1QM (Kuhn, Konk. 4). Sul NT e
il suo ambiente cfr. W.Foerster, art. yOp^,
ThW n ,810-815 (= GLNT 0 1 ,1 3 0 5 -1 3 1 8 ).
Per 11 amore dei nemici , ancora assente nelFAT, si
potrebbe citare Es 23,4s., dove tuttava si esige sola
mente che lavversario in giudizio nella vita quotidiana
sia aiutato come tutti gli altri (Prov 25,21 usa snJ).
E. Jenni

TK ' d SVENTURA
1/ Non si pu stabilire con sicurezza da quale
radice derivi il sostantivo W sventura . Gene
ralmente si considera come voce primitiva un
verbo t/rf, che non si riscontra altrove, facendo ri
ferimento a termini arabi, p.e. 'ada () (cos p.e.
Zorell 40; contro P.Humbert, ThZ 5,1949, 88, cfr.
L.Kopf, VT 6, 1956, 289). HAL 38a fa risalire il
termine a *\aid oppure *'ajid.
Un verbo Y/<r/ sarebbe tuttavia attestato se si vedesse in
(Ief d di Prov 17,5 un part., come ha proposto G.R.Driver, Bibl 32,1951,182, il quale per muta in (l/ed( as
it ought to be written ! [= come dovrebbe essere
scritto 1), e come stato inteso senza alcun mutamento
e in riferimento allug. da M.Dahood, Proverbs and
Northwest Semitic Philology, 1963, 38s. ( a stative par*
ticiple [= participio stativo!); cfr. anche Gemser, HAT

106

16,72s.; Barr, CPT 266.321 (per Giob 31,23 e 2Sam


13,16)Tuttavia pi probabilmente si dovrebbe partire dallacc.
ed(m) II rovescio dacqua (minaccioso), torrente agi-,
tato (AHw 187b), che designa a rare and catastrophic
event (= un avvenimento raro e catastrofico ) A
(CAD E 36a); si tratta d un termine che lacc. ha preso .
dal sum. (cfr E.A.Speiser, BASOR 140. 1955, 9-11;
M.Saebo, Die hebr. Nomina *ed und 'dyStTh 24, 1970,
130-141).

2/ 'd ricorre 24x: in Giob e Prov 6x ciascuno,


Ger 5x, Abd 13 3x; altrove in Deut 32,35; Ez 35,5;
2Sam 22,19 = Sai 18,19. Ez 35,5; Prov 17,5; 27,10
e Giob 31,23 sono stati spesso oppugnati dal lato
testuale. Prescindendo da Ez 35,5 'd si trova solo
in testi poetici. Non ha mai larticolo determinato,
ma 2x viene precisato ulteriormente con nomi
propri e 17x con suffissi.
3/ Questa parola quasi un termine fisso per
indicare la sventura ; non si pu tracciare una
storia del suo significato. Tuttavia due usi del ter
mine divergono tra loro cos nettamente, da dover
differenziare per conseguenza dal punto di vista
semantico anche il suo significato fondamentale:
da un lato (A) 'd viene usato in senso politico o
militare in relazione ad un popolo (anche 2Sam
22,19 = Sai 18,19) e dallaltro (B) esso si riferisce
al destino di un singolo o di un piccolo gruppo; il
secondo caso riguarda i 12 passi sapienziali di
Giob e di Prov.
In ambedue i casi spesso 'd unito a giorno (Deut
32,35; 2Sam 22,19 = Sai 18,19; Ger 18,17; 46,21; Abd
13 3x; Giob 21,30; Prov. 27,10) oppure a tempo Ct,
Ez 35,5; cfr. Ger 46,21; 49,8); con la preposizione be
viene fornita unimportante precisazione del tempo o
della situazione. Similmente in ambedue i gruppi pu
venir detto che *d sopraggiunge improvvisamente ,
nel senso che imprevedibile umanamente (Deut
32,35; Ger 48,16; Prov 6,15; Prov 24,22; cfr. 1,27). Il pre
dicato spesso b\ o al qal venire (Ger 46,21; Prov
6,15; Giob 21,17; cfr. Ger 48,16 e t venire in Prov
1,27) o in senso causativo allhi. far venire (Ger
49,8.32); in questi casi 3x unito a o/ (Ger 46,21; 49,8;
Giob 21,17; cfr. 30,12; Prov 1,27). Altrimenti in A si dice
che d vicino (qrb\ Deut 32,25; Ger 48,16), op
pure in B che sorge (qm, Prov 24,22), oppure che
per ii malvagio pronto ( nakn) per la sua rovina
(Giob 18,12).

Il termine in ambedue i gruppi ha parecchi sino


nimi, ma quasi mai un opposto (cfr. per nr
lampada Giob 21,17; anche 18,5 e Morsi, BK
XVI, 270); anche i sinonimi per si dividono in A
e B.
In A rientrano il frequente r ' male, sventura (Ger
48,16; Abd 13; cfr. del resto p.e. Is 7,5; Ger 1,14) ed
espressioni che accennano al tema della visita divina,
caro ai profeti (Ger 46,21; 49,8); cfr. anche Ez 35,5 nel
tempo della loro punizione finale e Abd 12.14 nel
giorno della sua sventura/della loro rovina/della cala
mit . In B daltra parte rientrano due termini rari per
sventura , e cio pd (Prov 24,22; altrove solo Giob
12,5; 30,24; 3),29; cfr. KBL 759a e Fohrer, KAT
XVI,232.237: rovina )e nkcer (Ger 31,3; cfr. Abd 12;
qualcosa di estraneo = funesto ); come pure il pi

107

frequentephad <.<spavento (Prov l,26s.; cfr. Giob 31,23


ecc.)Jm 1abrt giorno dellira (Giob 21,30) e hab17m dolori (Giob 21,17), dove d collegato con la
malattia; cosi anche in Giob 30, dove al v. 12 costruito
con orht vie (HAL 84a argini ); in Prov 1,27 d
viene paragonato ad un vento tempestoso (cfr. anche
Ger 18,17).

Rispetto alluso profetico di d in A, che sembra


pi tradizionale, fuso sapienziale in B pi vario
e pi ricco, Il termine potrebbe aver avuto la sua
ambientazione propria nella tradizione sapienziale,
ma in seguito stato assunto dal linguaggio pro
fetico (pi tardivo).
4/ Il sostantivo astratto neutrale in senso teo
logico solo in Prov 27,10; invece i passi di Giob e
di Prov sono espressione di una sapienza (esperienziale) fondata su una teologia. d riferito po
sitivamente a Dio; anche quando personificato
(specialmente in Giob 18,12; cfr. Fohrer, KAT
X V I,303), non mai un fato , ma sottoposto
a Dio che lo provoca (cfr. Giob 31,23; Prov 24,22).
Negativamente collegato con il destino funesto
degli empi ('awwl, ra\ r*&trr)\ la rovina de
finitiva che conduce alla morte (Fohrer, l.c,). Si
colloca nello schema sapienziale azione e conse
guenza (cfr. K.Koch, ZThK 52, 1955, 2ss.), per
cui lo si pu ritrovare anche nella teodicea e nel la
mento del fedele che tentato (Giob 21,17.30); in
ultima analisi, lo si deve far risalire alla giustizia
di Dio. Dello stesso tenore sono anche i passi pro
fetici, la maggior parte dei quali concernono la ca
tastrofe nazionale e religiosa delFanno 587 (Abd
13; Ez 35,5; cfr. Ger 49,8.32); d esprime il giu
dizio di Dio (cfr. Ger 18,17; 46,21; 48,16; anche
Deut 32,35), Nel canto di ringraziamento (forse
tardivo) di Sai 18 e par. 'd il polo opposto
dellaiuto e della salvezza divina.
5/ Il tennine non ha un equivalente nei LXX,
ma viene tradotto con non meno di 12 termini
greci, tra i quali vanno citati soprattutto
aTroiXeta (9x) e xaTaaxpocpyj (2x). Infine il ter
mine non compare nella letteratura qumranica e
pare non abbia avuto alcuna importanza nel NT.
M.Sceba

PTO5 'a jj DOVE?


1/ Lelemento *4 /\ che ricorre in tutte le lin
gue semitiche, forma in diversi modi avverbi e
pronomi interrogativi (Barth, Pronominalbildung
144-149; GVG I,327s,; Moscati, Introduction
114s.l20s.), tra cui le particelle interrogative ebr.,
di cui qui trattiamo, e, fo e 'alfe dove? (cfr.
ug. iy, WTJS nr. 161; UT nr. 143), inoltre mizz&
e m'qjin da dove? , n/'n verso dove? e
f- dov...? nei nomi propri (HAL 37b;
Stamm, HEN 416). Dalla domanda retorica
dov...? pu svilupparsi lespressione negativa
...non c (jtn\ cfr. GVG 1,500; 11,114; BL
TK 'Qjj DOVE?

108

633s.; I.Guidi, Particelle interrogative e negative


nelle lingue semitiche, FS Browne 1922, 175-178;
A.Goetze, Ugaritic Negations, FS Pedersen 1953,
115-123; cfr. acc. jnu non /sono < aijnum
dove? , GAG lllb ; CAD I/J 323s.).
k (Cant 1,7.7) e k (2Re 6,13), nel significato di
dove? , sono aramaismi (Wagner nr. 10),
Lipotesi di G.R.Driver, WdO l/ l, 1947, 31, che 'al in
ISam 27,10 (abitualmente corretto in cel-mi o "n) sia
da accostare allacc. ali dove? , non verosimile.

2/ I circa 90 passi dellAT, in cui ricorre la do


manda dove? (accanto a 27x da dove? e
20x verso dove? ), utilizzano unintera serie di
temiini interrogativi, che sono tutti per fonnati
con
il pi frequentemente usato ed il pi im
portante per la sua rilevanza teologica 'ajj.
Con il sign. dove? ricorrono 1) 4x (Gen 4,9; Deut
32,37; ISam 26,16; Prov 31,4 Q txt?, cfr. Gemser, HAT
16,108; diversamente N.M.Sarna, JNES 15, 1956,118s.;
UT 6.31 e nr. 142: any liquor [= qualunque li
quore ]);
2) ' zcp.r-zc 17x, talvolta anche in senso pronomi
nale quale? (ISam 9,18; IRe 13,12; 22,24 = 2Cron
18,23 + haddcercetc, 2Re 3,8; Is 50,1; 66,1.1; Ger 6,16;
Giob 28,12.20^38,19.19.24; Eccle 2,3; 11,6; Est 7,5; cfr.
anche tnizzc da dove? 9x accanto a m'jn da
dove? 17x incl. 2Re 5,25 Q; inoltre una volta y Idzt
per qua! motivo? in Ger 5,7);
3) 1j ( jph) lOx (Gen 37,16; Giud 8,18; ISam 19,22;
2Sam 9,4; Is 49,21; Ger 3,2; 36,19; Giob 4,7; 38,4; Rut.
2,19; da non confondere con *jo scritto pw o *pw
dunque, quindi , che in quanto rafforzativo pu acco
starsi a termini interrogativi come 'ajj);
4) "k 2x (Cant 1,7.7; altrimenti I5x nel sign. di
come? accanto a 60x /c, 4x 'kk e 2x ftk [aramaismo, cfr. Wagner nr. 73 e aram. bibl. h-ked7 come
in Dan 2,43, < hk d , KBL 1068aJ);
5) *k lx (2Re 6,13);
6) 'dn lx (Rut 2,19; altrimenti 19x verso dove? e 3x
'ance wdan qua e l , come pure 13x (fino a)
quando? , mtaj)\ cfr. 'un in m&n da dove? 2Re
5,25 K, verso dove? ISam 10,14; (fino a) quando?
Giob 8,2;
7) fyj 45x (Is lOx, Ger 6xt Sai e Giob 5x ciascuno, Gen
4x; rafforzato in Giud 9,38 e Giob 17,15 con J dun
que , in Sai 115,2 con n dunque );
8) ' opp.
uniti ad un suffisso pronominale, 8x
(Gen 3,9; Es 2,20; 2Re 19,13; ls 19,12 con / dove
sono dunque...? ; Mi 7,10; Nah 3,17; Giob 14,10; 20,7).
Laram. n (DISO 18) non attestato nellaram, bibl.

3/ Solo la met circa delle domande sul


dove sono vere domande nelPAT. Nella mag
gior parte dei casi in cui si usa ajj (sono eccezioni
Gen 18,9; 19,5; 22,7; 38,21; Es 2,20; 2Sam 16,3;
17,20; Ger 2,6.8; Giob 35,10; Lam 2,12; in Nah
3,17 e Giob 15,23 il testo va corretto), molto meno
nei casi in cui sono usati (-z^) e /o (solo ri
spettivamente in Deut 32,37; Is 50,1 e in Ger 3,2;
Giob 4,7; 38,4), si tratta di domande retoriche, in
cui la risposta in nessun luogo presupposta
per diversi motivi stilistici (affermazione energica,
ironia e derisione, espressione di lamento, perples
sit ecc.). Esempi tratti dalla lingua profana sono
109

iTN 'ajj DOVE0

Giud 9,38 dov dunque la tua bocca, tu che


dici... ; Nah 2,12 ebbene, dov il giaciglio dei
leoni... ; Giob 17,15 dov dunque ancora una
speranza per me? ,
Le domande con da dove? e verso dove? sono per
10 pi vere domande (anche Sai 121,1 da dove mi viene
aiuto? ), che talvolta possono irrigidirsi negli schemi un
po formali con cui inizia un dialogo (ad es. Giud 19,17
dove vai e donde vieni? ; cfr. Lande 40s.). Vi sono
anche domande retoriche che esprimono la peiplessit di
chi interroga o limpossibilit di trovare una via duscita
(con m'jin: Num 11,13; 2Re 6,27; Nah 3,7; con, 'dna:
Gen 37,30; 2Sam 13,13; Is 10,3).

4/ Nella lingua dei salmi e nel dibattito profe


tico o sapienzale la domanda retorica dov dun
que... (= non in nessun luogo...) espressa in
diversi modi (cfr. F.Asensio, Teologia e historia
del pacto en torno a una interrogacin biblica,
Gregorianum 47, 1966, 665-684).
Bisogna per distinguere i casi in cui chi interroga
conosce gi in anticipo la risposta ( qui o sim.),
ma tuttavia pone la domanda, per appellarsi in tal
modo con insistenza alla responsabilit di qual
cuno: Gen 3,9 Adamo, dove sei? ; 4,9 dov
tuo fratello Abele? ; ISam 26,16 dov la lancia
del re? ; anche 2Re 2,14 dov dunque Jahwe,
11 Dio di Elia? , come invito rivolto a Jahwe a
manifestarsi nel miracolo.
La domanda retorica sul dove in relazione a
Dio (diversi sono invece i casi in cui la domanda
reale, ma ci si lamenta che non venga posta da
coloro che trascurano Dio: Ger 2,6.8; Giob 35,10)
per lo pi da intendersi come empia negazione
dellesistenza e della efficienza di Dio> pi rara
mente (nelle domande sulle opere potenti di Dio)
come lamento di chi perseguitato e come appello
al Dio nascosto, affinch dimostri la sua (antica)
potenza (Giud 6,13; Is 63,11.11.15; Mal 2,17; Sai
89,50 dove sono i tuoi antichi atti di amore? ).
Nelle lamentazioni del popolo viene citata la do
manda di scherno dei nemici: Dov dunque il
loro Dio? (Gioe 2,17; Sai 79,10; 115,2; cfr. Mi
7,10; di qui passata anche nella lamentazione in
dividuale, come in Sai 42,4.11 ebbene, dov il
tuo Dio? ; similmente nella preghiera di Geremia
Ger 17,15 dove rimane dunque la parola di
Dio? ). Il discorso del gran coppiere con la do
manda: Dove sono gli dei di Camat... (2Re
18,34.34 = Is 36,19.19; cfr. 2Re 19,13 = Is
37,13) riguarda implicitamente anche il Dio di
Israele. Viceversa Jahwe pu deridere limpotenza
degli idoli (Deut 32,37 dove sono i loro dei? ;
Ger 2,28 dove sono i tuoi dei che ti sei co
struiti? ).
Nel linguaggio vivace della disputa profetica e sapien
zale, il dve retorico viene usato anche altrove, nei
pi diversi contesti: cfr. Is 19,12; 33,18.18.18; 50,1;
51,13; Ger 3,2; 13,20; 37,19; Ez 13,12; Os 13,10.14.14, in
qualche caso bisogna leggere ajj invece di iCeht\ Zac
1,5; Mal 1,6.6; Giob 4,7; 14,10; 20,7; 21,28.28; 38,4; do
mande senza risposta per dimostrare i limiti della cono
scenza: Giob 28,12.20; 38,19.19.24.

110

5/ Nel NT le domande retoriche con tcou


dove? (Le 8,25; Rom 3,27; ICor 1,20 cit. ls
19,1 ls.; 12,17; 15,55 secondo Os 13,14; Gal 4,15;
lPiet 4,18 cit. Prov 11,31 G; 2Piet 3,4) possono es
sere fatte derivare dalla tradizione vtrt. solo se si
ha anche una dipendenza di contenuto, poich
questo stile di per s molto diffuso (J.Konopsek, Les questions rthoriques dans le NT,
RHPhR 12,1932,47-66.141-161; Blass-Debrunner
1,230; 11,83).
EJenni

): 'jin NON ESSERCI


1/ Lebr. jin non esserci, non c ha i suoi
corrispondenti nellacc. jnu (GAG lllb . 190b,
medio e tardo bab.), ug. in (WUS nr. 294; UT nr.
149.252), moab. (KAI nr. 181, r. 24), cfr. pun.
ynny (Poen. 1006, Sznycer 142).
La base della parola, trattata in ebr. come un segolato,
sembra essere la stessa del termine interrogativo yq[jc.
dove . Perci yjin non esserci, non c viene per lo
pi fatto derivare da questa particella interrogativa: La
proposizione interrogativa retorica dov X? poteva
trasformarsi in una proposizione dichiarativa X non
c (BL 633; cfr. HAL 40b). A favore di questa spie
gazione sta lo sviluppo simile nellacc. ( 'ajj 1).
Attestazioni ebr. extrabibliche si trovano nella seconda
iscrizione di Silwan (KAI nr. 191B, r. 1) e nel coccio di
LachiS nr. 4 (KAT nr. 194, r. 5.7).

2/

U termine ricorre 789x nellAT (4fin 42x,


incl. Is 41,24; Ger 30,7; n 747x, di cui 103x con
suffissi).
11 termine opposto js esserci si incontra 140x (incl.
Vi in 2Sam 14,19 e Mi 6,10, cfr. Wagner nr. 28a.b; Gen
21x, Eccle 16x, Prov 13x, Giob I2x).
I corrispondenti aram. bibl. sono 7 tqj (8x) e, al negativo,
itaj (9x).

3/ Il significato primario non esserci/non


esistere (parallelamente a belf, biltf, 'cufcvs, th)
come negazione di js esserci/esistere (cfr. Is
44,8). Per luso del termine cfr. GK 152 i-p.u,
4/ Tra le diverse affermazioni su Dio, in cui
viene usato jin> si distinguono quelle che hanno
un certo valore di formula. Esse ricorrono per lo
pi nel Deuteroisaia; inoltre si incontrano pure in
alcuni passi dtr. e in Osea.
In primo luogo da menzionare la formula 'n
non c nessuno come... , che serve ad
esprimere lincomparabilit di una persona (cfr.
C.J.Labuschagne, The Incomparability of Yahweh in th OT, 1966). Dietro ad essa dobbiamo
immaginarci la domanda chi come te? (ISam
26,15); la risposta allora suona: nessuno come
te . Quando nellAT si rivolge la parola a qual
cuno, questa affermazione deir incomparabilit
non viene riferita ad un uomo (in terza persona:
ISam 10,24; Giob 1,8; 2,3; cfr. Lande 103); essa ri

ke...

111

corre invece molto spesso in preghiere rivolte a


Jahwe (ISam 2,2; 2Sam 7,22 = lCron 17,20; Re
8,23 = 2Cron 6,14; Ger 10,6.7; Sai 86,8). In terza
persona la si incontra anche nella formula di rico
noscimento di Es 8,6 e nellespressione di lode di
Deut 33,26, come autoaffermazione di Jahwe in
Es 9,14.
Accanto allaffermazione sullincomparabilit, si
trova quella sullunicit o lesclusivit. Le due
espressioni stanno in questa successione in ISam
2,2 nessuno santo come Jahwe, poich non c
nessuno al di fuori di te e in 2Sam 7,22 = lCron
17,20 perci tu sei grande, o Signore mio Dio,
poich nessuno simile a te e non c alcun dio
al di fuori di te . Nella formula di riconoscimento
di tipo dtr. lesclusivi l viene sottolineata con n
'Od: tu devi/tutti i popoli devono riconoscere
che Jahwe Dio e nessun altro {Deut 4,35.39;
Re 8,60; cfr. Deut 32,39). In Osea (Os 13,4; cfr.
5,14) si stabilisce una relazione tra laffermazione
dellunicit e la formula di autopresentazione
(W.Zimmerli, Ich bin Jahwe, FS Alt 1953, 179
209 = GO 11-40). Nel Deuteroisaia, poich viene
accentuato lagire esclusivo delrunico Dio, Jahwe,
nel creare, nel guidare la storia e nel salvare, non
fa meraviglia che questa relazione compaia di fre
quente; la predilezione per questa forma proba
bilmente dovuta anche allautoesaltazione o auto
glorificazione innica di una divinit nel suo am
biente babilonese (cfr. Westermann, ATD
19,126s.). La forma semplice compare nelloracolo
su Ciro in Is 45,5.6 io sono Jahwe e nessun al
tro e nel giudizio di 45,18.22; viene ampliata in
e oltre a me non c un salvatore in 43,11, in
e nessuno strappa dalla mia mano in 43,13
(giudizio), in un Dio giusto che salva non c, ol
tre a me in 45,21, in io sono Dio e nulla come
me in 46,9 (disputa).
Che queste espressioni non vadano comprese
come formule monoteistiche (cosi B.llartmann, ZDMG 110, 1961, 229-235), appare in
modo chiarissimo dal genere letterario in cui esse
sono inserite: Jahwe sta intentando un processo
nei confronti degli altri dei. La proposizione e al
di fuori di me non c alcun dio (44,6, cfr. v. 8)
non unaffermazione, ma una rivendicazione
(Westermann, ATD 19,114; cfr. 69ss.). Jahwe ri
chiede agli dei dei popoli che dimostrino la loro
divinit agendo di continuo nella storia, ma essi
non possono addurre di queste prove. La contro
parte pu solo tacere (41,26 nessuno dichiara,
nessuno fa udire, nessuno ha inteso un suono da
voi ) ed abbandona la scena (41,28 s, non c
nessuno, fra di essi nessuno capace di consi
gliare ). Quale peso abbia il termine jin nel Dtis,
10 indica gi la disputa 40,12-31, in cui viene usato
ben sei volte: due volte per dire che i regni e le po
tenze del mondo sono un nulla di fronte a
Jahwe (v. 17; cfr. 41,11.12); Jahwe li distrugge
(v. 23; cfr. Ez 26,21; 27,36; 28,19); il Libano con
11 suo legname e tutte le sue selve non basta per
i sacrifici (v. 16); lintelligenza di Jahwe
]?g 'qjin NON ESSERCI

112

inscrutabile (v. 28), egli soccorre chi senza


forza (v. 29); cfr. inoltre 50,2 e 63,3.

30,18 come *fs skr mercenario ) che si tratti di un


nuovo significato dato daUetimologia popolare a forme
originariamente differenti (cfr. HAL 89b). Quanto a 73La negazione di Dio 'ri ,celhJm non c Dio in Sai
tb (2Sam 10,6.8) cfr. A.Jirku, ZAW 62, 1950, 319;
10,4; 14,1 = 53,2 da intendersi non in senso teorico, ! HAL 43a.
ma piuttosto nel senso di 3,3 egli non ha alcun aiuto 1
da Dio , ossia equivale praticamente a Dio non pre
II/ Le ricorrenze del sostantivo, che sesto in
sente/non interviene (icelhfm IV/5; cfr. Kraus, BK.
ordine di frequenza, sono complessivamente 2183
XV,106 con la cit. di Khler, Theol. I). Cfr. anche le af
(incl. 2Sam 16,23 Q; 23,21 Q; esci. Prov 18,24) e
fermazioni positive con js presente in Gen 28,16;
Es 17,7; Giud 6,13; ISam 17,46; Is 44,8 (js ancora in
sono distribuite in modo normale in tutto lAT,
contesti teologici: 2Re 3,12; Ger 14,22; 37,17; Sai 73,11;
con una leggera preponderanza nei libri narrativi
2Cron 25,8).
(Gen, Giud, l/2Sam) e nei libri legislativi (anche

5/ Nei LXX per jin/'n si hanno spesso, oltre


alle negazioni, dei termini con a privativo. Nel
NT vengono meno la formula di incomparabilit
e quella deirunicit, e anche la polemica contro gli
dei stranieri; cfr. per lCor 8,4.
S.Schwertner

KTN Ts UOMO
v

1/ I termini che designano uom o nelle lin


gue sem. (a differenza di quelli che designano
donna , -t 'fcs) attraverso una serie di modifi
che hanno perso la loro unitariet. Cos troviamo
soltanto in ebr., nel fen. pun. e neHaram. an
tico (DISO 26), come pure nelPantico sudarab.
(W.W.Miiller, ZAW 75,1963, 306), mentre pre
dominano altre designazioni nellacc. (amiti, etlu,
mutu), nelfug. (bns, mt), nellaram. (gbr) e
nelfarab. (mar*).
Letimologia del lutto incerta, e va respinto anche il
tentativo di K.Elliger, Studien zum llabakuk-KommentarvomToten Mcer, 1953,78s.189, e FS Alt 1953,100s.,
di far derivare il vocabolo, sulla base di un 'sjsjm uom ini(?) in lQpAb 6,11 (supposto di conseguenza an
che in ls 16,7, cfr. HAL 91b), da una radice
(KBL
93b: essere solido, compatto; HAL 91b: arab. 'atta
germogliare rigogliosamente ).

Nel fen. pun. il plur. si forma in maniera regolare;


nelle altre lingue si ha per esso una forma della ra
dice 'ns, come nellebr. nasini (P.Fronzaroli,
AANLR VI1I/19, 1964, 244.262.275; cfr. lebr.
'ans uomo ; non va collegato a questa radice
issa donna < *'ant_-at-). U plur. 'Tsfm> rara
mente testimoniato, potrebbe essere una forma
zione pi recente in analogia col sing, (Is 53,3; Sai
141,4; Prov 8,4; BL 616).
Come derivato si ha il diminutivo tn omino
(nellocchio) = pupilla (Deut 32,10; Sai 17,8; Prov
7,2; per paralleli in altre lingue vd. HAL 42a), mentre il
verbo 'ss hitpol. dimostrare dessere uomo, farsi corag
gio in Is 46,8 discusso dal punto di vista testuale e
grammaticale (cfr. HAL 96b; Bibl 41, 1960,
173* nr. 2620).
Per i nomi propri 'cesb'a! (\Cton 8,33; 9,39; in 2Sam 2-4
tendenziosamente trasformato in 'is-boscet uomo
dellignominia) e 'Tshd (lCron 7,18) cfr. Noth, IP
138.225, pur essendo per sempre possibile (come ac
cade anche per Jiiikr, interpretato spesso secondo Gen

113

ETK Ts UOMO

Prov):
Gen
Es
Lev
Num
Deut
Gios
Giud
ISam
2Sam
IRe
2Re
Is
Ger
Ez
Os
Gioe
m
Abd
Giona
Mi
Nah
Ab
Sof
Agg
Zac
Mai
Sai
Giob
Prov
Rut
Cant
Eccle
Lam
Est
Dan
Esd
Neem
lCron
2Cron
AT tot,

sing.
107
83
93
98
76
39
155
141
105
69
J04
49
! 14
65
10
2
2
1
4
7

plur.
51
13
1
33
14
33
44
70
34
16
23
14 +1
47
24

2
1
2
5
1
1

2
3
20
4
38
29
84
19
3.
8
1
20
7
4
24
24
43
1657

6 +1
13
5 4-1
2

1
10
20
17
13

523 +3

totale
158
96
94
131
90
72
199
211
139
85
127
64
161
89
10
4
3
3
9
8
1

4
3
23
4
45
42
90
2L
3
10
1
20
E
14
44
41
56
2183*

HI/
1/ Nel suo significato primario questo
vocabolo devessere reso con uomo (la persona
adulta maschile che si contrappone alla donna). Si
definisce cos un campo semantico naturale, in cui
uomo e donna formano due poli opposti.
Molto comune Taccostamento dei due nomi uomo e
donna , uomini e donne (sing. accanto al plur. in
Giud 9,49.51 e 16,27.27), dove si pone sempre luomo al
primo posto, data la struttura patriarcale della societ
israelita ('ab 1X1/1). Lespressione uomo e/o donna
utilizzata spesso nei testi giuridici col significato di

114

qualcuno, chiunque sia (Es 21,28.29; 35.29; 36,6; Lev


13,29.38; 20,27; Num 5,6; 6,2; Deut 17,2.5; 29,17; Est
4,11; cfr. 2Cron 15,13). Uomo e donna , oppure uo
mini e donne , pu essere usato anche per designare la
collettivit (Gios 6,21; 8,25; ISam 15,3; 22,19; 27,9.11;
2Sam 6,19 = lCron 16,3; Ger 6,11; 51,22; Neem 8,2.3,
talvolta anche in serie pi lunghe). Si trovano pure delle
serie con tre elementi uomini/donne/bambini (Deut
31,12; Ger 40,7; Esd 10,1; cfr. Ger 44,7; con metlm Deut
2,34; 3,6; con gebnm Ger 41,16). Solo in senso generico
si pu trovare in questo campo semantico anche il ter
mine ben figlio (p.e. Gen 42,11.13; Deut 1,31; Ez
16,45.45; Mai 3,17).

L'uomo cerca la comunione sessuale con la donna


(Gen 2,24) o viceversa la donna quella con luomo
(cfr. Ger 29,6).
L essere sposato , visto dalla parte della donna, si dice
hjet r is (Lev 21,3; Ez 44,25). Al contrario una ver
gine pu essere indicata come tale, dicendo che a lei non
si ancora accostato uomo (/ jd ei 7s Giud 11,39;
21,12; cfr. Gen 19,8; 24,16). Tutta una serie di questioni
sui rapporti sessuali extra matrimoniali fra uomo e donna
(schiava, vergine, fidanzata) viene regolata con precise
disposizioni legislative (Lev 19,20; Deut 22,22-29), cos
pure il commercio sessuale con una donna durante il
flusso mestruale (Lev 15,24.33), la questione del matri
monio fra cognati (Deut 25,7), lo spargimento di seme
da parte deiruomo (Lev 15,16ss.) ecc.

Nellambito del significato primario va ricordato


come sinonimo gcebcer (gbr\ Deut 22,5 in con
trapposizione a
spesso usato come 7S: Num
24,3.15), il quale per adoperato molto pi rara
mente. Raro anche il termine metfm uomini,
gente che ricorre solo al plur. (22x, di cui 6x sia
in Deut che in Giob; acc. mutu, ug. mt, et. met
uomo, marito ; cfr. anche i nomi propri M etus'l Gen 4,18 e M ctasclal? (Ger 5,21-27;
lCron 1,3),
In senso specifico per designare il sesso si trova zkr
maschile, uomo (82x, di cui 18x casc. in Lev.
e Num, 14x in Gen, 12x in Esd 8; a questo riguardo va
citato anche lantico collettivo zekr tutto quel che
maschio della legge sul pellegrinaggio Es
23,17 = 34,23 = Deut 16,16 e della legge sullo stermi
nio Deut 20,13; la radice *dakar- maschile appartiene
al semitico comune), il cui opposto regolarmente rib
ba femminile (22x, solo nel Pentateuco, escluso il
passo difficile d Ger 31,22 [cfr. Rudolph, HAT
12,198s.]).

Per gli animali viene usato 'ls nel suo significato


primario solo in Gen 7,2.2 (altrimenti viene usato
zkr, Gen 6,19; 7,3 ecc.).

I l II significato primario non di rado viene ri


stretto ad un senso pi specifico:
a) Spesso 7s va tradotto semplicemente con
marito (Gen 3,6.16 ecc.). Nei testi legislativi
rientrano in questo caso anzitutto i brani in cui si
trattano questioni di diritto matrimoniale (Num
5,12ss. sospetto di adulterio; 30,8ss. promesse
prima del matrimonio; Deut 22,13ss. caso di di
vorzio; 24,1-4 nuovo matrimonio dopo il divorzio,
115

cfr. Ger 3,1; Deut 24,5 esonero dal servizio mili


tare),
.
Per la designazione di Jahwe come marito vd.
st. IV/3.
Nel significato di marito va ricordato come sinonimo
il termine b'al sposo (2Sam 11,26 parallelo ad 7s);
cfr. anche dn (Gen 18,12; Giud 19,26s,; m 4,1; Sai
45,12).

b) In alcuni passi 75 caratterizza in modo speci


fico qualit tipicamente maschili come la forza, il
prestigio, il coraggio (ISam 4,9; 26,15; Re 2,2;
cfr. Gen 44,15; Giud 8,21 ecc.). Sinonimo il ter
mine gcbcer, del resto usato raramente in questo
senso (Giob 38,3; 40,7).
c) Solo in apparenza 75 risulta ristretto in alcuni
passi al significato di padre oppure figlio ; in
tal caso 75 uno, qualcuno si trova in opposi
zione a figli oppure a genitori in un senso gene
rico, con il quale si vuole evitare di designare con
pi precisione il rapporto di parentela (padre/figlio
Gen 42,11.13; Deut 1,31; 8,5; Mal 3,17; figlio/ge
nitori Gen 2,24; ISam 1,11; Am 2,7; Is 66,13; cfr.
anche Gen 4,1).
d) Anche il plurale pu talvolta essere utilizzato,
a seconda del contesto, per sostituire designazioni
pi specifiche. Cosi gli uomini in Gen 12,20
sono la scorta che il faraone mette al fianco di
Abramo, in Gios 9,14 sono i negoziatori, in Gios
10,18 sono le guardie, in 2Sam 18,28 sono i ribelli,
ecc. Molto spesso gli uomini sono esploratori
(Num 13s.; Deut 1; Gios 2; 6s.) o compagni, so
prattutto in Sam e Re (spesso nella forma con suf
fisso anosw i suoi uomini ). Proprio come par
tigiani di Davide (chca 30x), di Saul, di Abner o
di loab essi devono attendere ordinariamente a
mansioni di guerra (diversamente p.e. Gen
24,54.59; 2Re 5,24).
.
3/ Il termine assume spesso un senso collet
tivo, soprattutto quando unito a numeri (p.e,
2Re 4,43; 10,6.14). Questuso molto frequente
nei libri storici; cfr. anche lespressione composta
7s Jsr'l.
4/ Non di rado fs nel significato di uomo
(= appartenente al genere umano) viene usato in
senso generalizzato:
a) La tendenza a questa generalizzazione si scorge
gi nei testi legislativi (p.e. Es 21,12 chi percuote
un uomo... ; naturalmente la punizione commi
nata vale anche per chiunque percuota una
donna), nei testi sapienziali (p.e. Prov. 12,25; Sai
37,7) e nelle maledizioni o benedizioni (Deut 27,15
maledetto luomo che,.,; Sai 1,1; 112,1.5 ecc.).
b) Il significato generale uomo chiaro
quando *Ts viene usato in contrapposizione allani
male (Es 11,7; 19,13; Sai 22,7) e quando si parla
deiruomo che diverso da Dio: con molto rilievo
in Num 23,19; Giud 9,9.13; ISam 2,26 ecc., cfr,
besbcEt 'nasini con verghe umane (2Sam
tra

75 UOMO

116

7,14); mi$wat Vs precetto di uomini (Is 29,13)


(vd. st. IV/5b).
c) La generalizzazione evidente soprattutto
nelle espressioni composte: 'anse habbajit ser
vit (Gen 39,11.14, che racchiude uomini e
donne), be'ammat fs secondo il cubito ordina
rio (Deut 3,11), ecc.
In questo significato generale i! sinonimo
dm, che in qualche caso si trova in paralleli
smo con VS (Is 2,9.11.17; 5,15; Sai 62,10 ecc.); cfr.
anche il termine >cems che nei tempi pi recenti
viene usato per lo pi nel senso di debole mor
tale (dm).
d) Per quanto riguarda il frequente uso di Vs
come pronome nel significato di ciascuno,
ognuno, chiunque , o al negativo nessuno ,
sar sufficiente solo Taverne accennato.

5/ Vs forma una serie di espressioni composte,


di cui baster citare le pi importanti:

0 Lespressione ke'is chd come un sol uomo de


signa lunit e la collettivit di pi uomini, p.e. quando
la comunit si riunisce come un sol uomo (Giud 20,1 ;
Esd 3,1; Neem 8,1) o quando essa esce in battaglia
come un sol uomo (ISam 11,7 ecc.). Come un sol
uomo si pu per anche far morire un gran numero di
uomini (Num 14,15 ecc.); cfr. la concezione della sco
munica nella guerra santa (hrm).
g) Vanno ricordati infine altri modi di dire in cui il si
gnificato di Vs fortemente generalizzalo (vd. sp.
IIl/4d). In composizione con ra'e h il significato
primario si attenua in quello di gli uni gli altri, vicen
devolmente (p.e. Es 18,7 e Gen 42,21). Dei tutto lon
tano dai significato originario Gen 15,10, dove persino
il riferimento personale andato perduto: bramo
pose ciascuna met (degli animali divisi in due) di fronte
allaltra .

IV /
1/ Bench nellAT ci si raffiguri Jahwe
come un uomo, solo raramente e metaforica
mente si parla di lui come Vs.
Nellespressione di lode di Es 15,3 Jahwe detto
Vs milhm guerriero . Si tratta di una scoperta
che Israele aveva fatto durante gli scontri bellici
con i popoli vicini. In Dtis 42,13 si adotta di
nuovo questo modo di parlare, come pure il ter
mine Vs mlhmt' guerriero ; in questo caso
tuttavia si fa solo un paragone fra lazione di Dio
e quella di un guerriero (/c*Vs milhmi).

a) Per indicare gli abitanti di una citt o di una regione


si usa anche Vi, oltre al pi comune jsb abitante
(abitanti di una citt: o nel composto 'anse hlir, p.e.
Gen 24,13, o 'anse hammqm, p.e. Gen 26,7, oppure in
composizione con nomi di luogo, p.e. Gios 7,4s.; appar
tenenti ad una regione: o nel plur. cs. anse Jisr'l, p.e.
ISam 7,11, oppure in senso collettivo isJisr'!, Vi J ehd ecc.). Per indicare i singoli abitanti di una citt o di
una regione si trovano designazioni come Vs sr
uomo di Tiro (IRe 7,14), Vs misri egiziano (Gen
39,1) ecc.
b) In cinque passi si parla di 'anse habbajit: Gen
17,23.27 (gli schiavi maschi della casa, che vengono cir
concisi); 39,11.14 (la servit di Potifar); Mi 7,6 (coloro
che coabitano in casa).
c) Con Vi si formano molte espressioni composte che
indicano professioni. Vs milhm (oppure plur.) il
guerriero (Es 15,3, vd. st. lV /l;G ios 17,1; ISam 18,5
ecc.; oppure anche il nemico 2Sam 8,10 = lCron
18,10; Is 41,12). Sembra che al tempo di Salomone si sia
indicata con questo nome una categoria professionale
(IRe 9,22); il termine ricorre con maggior frequenza nel
tardo priodo dei re (come sinonimo cfr. metim in Deut
33,6; Is 3,25, e bahurim in Is 9,16). Molto simile Vs
hjil, Si tratta di uomini capaci nel pronunciare sen
tenze (Es 18,21.25), di validi sovrintendenti del bestiame
del faraone (Gen 47,6), o anche di abili custodi delle
porte (lCron 26,8), ecc. Fin dal tempo dei Giudici gli
'anse hjil sono guerrieri valorosi (Giud 3,29; 2Sam
11,16 ecc.; cfr. gibbor hjil, gbr). Altre designazioni di
professioni sono 7:s nbV profeta (Giud 6,8), H h' adma contadino (Gen 9,20), 'iij d av sjid cac
ciatore (25,27), ecc. Espressioni composte che desi
gnano lattivit o lessere di un uomo sono: Vs habbnjim duellante (ISam 17,4.23), Vs ragli fanteria
(2Sam 8,4 = lCron 18,4; lCron 19,18), ecc.

b) In alcuni passi postesilici, quando ci si riferisce


alle visioni profetiche del futuro, gli esseri celesti
inviati agli uomini (profeti) vengono designati tal
volta come Vs; essi certamente non si identificano
con Dio, ma daltra parte non si distinguono sem
pre chiaramente da lui:

d) Come perifrasi di un aggettivo Vs usato p.e. in


Vs slTr peloso e Vs hldq (Gen 27,11).
e) Alcune volte si trova lespressione ben Vs (Sai 4,3;
Lam 3,33; parallelo a ben 'dm in Sai 49,3 e 62,10).
Essa documentata soltanto dal periodo esilico in poi e
pu essere tradotta semplicemente con uomini ; solo
in Sai 49,3 si potrebbe tradurre con nobili (cfr. MAL
42a; Kraus, BK XV,33.365).

Ez 9,2ss. ( sei uomini, ciascuno con il suo strumento di


distruzione , un uomo con una veste di lino ; cfr, Es
12,12 P; 12,23 J, dove Jahwe stesso che attraversa
lEgitto sotto la figura dellangelo sterminatore); Ez
40,3-5; 43,6; 47,3 ( uomo con lo strumento di mi
sura); Zac 1,8.10 (uomo fra i mirti); Zac 2,5
( uomo con la corda per misurare); Dan 10,5; 12,6s.
( uomo con una veste di lino ).

117 CTN Vs UOMO

2/ a) Nellantico racconto della promessa di


Gen 18 si parla alternativamente, in maniera un
po singolare, di Jahwe e dei tre uomini. Dato che
Jahwe compare esplicitamente come soggetto nel
v. 13 (il v. 1 pi recente), si potrebbe pensare che
anche negli altri versetti che hanno il singolare sia
ancora egli il soggetto (3.10.14b.l5b.). In Gen 18
Jahwe viene quindi raffigurato come uno che si ri
vela sotto laspetto di tre uomini , tuttavia egli
non viene mai esplicitamente identificato con
questi tre uomini. Cfr. i due uomini in Gen 19 e
P uomo in Gen 32,23ss. Nel periodo pi antico
di Israele non si aveva evidentemente alcun scru
polo nel ladottare modi di dire preisraelitici, che
rappresentavano Jahwe come un uomo che ha
Faspetto degli altri uomini, passeggia sulla terra,
mangia o combatte (una simile concezione pre
sente probabilmente anche in Gios 5,13-15 ed Ez
8,2).

118

3/ In Os 2,4.9.18 Jahwe viene designato come


10 sposo di Israele. Nei primi tempi di Israele ci
sarebbe stato impossibile. Con questa designa
zione infatti si riprende una concezione della reli
gione cananea con il suo culto di Baal, il suo Heros Gamos e la prostituzione cultuale. Osea per
primo os adoperare una simile immagine, ma se
ne serv proprio per accusare coloro che si senti
vano attratti da questi culti sessuali cananei
(cfr. Wolff, BK X IV /1,60, e Rudolph, KAT
XIII/l,78s.).
Questa metafora viene ripresa in seguito da Eze
chiele (Ez 16, chiaramente in v. 32 e 45; cfr. per
anche v. 8.20). Per il contenuto dovrebbero essere
citati qui anche Ger 3,6ss. ed Ez 23, dove per
manca il termine 7.
Anche altrove Jahwe, o meglio il suo comportamento,
viene assimilato direttamente a quello di un uomo: Es
33,11 (come un uomo parla col suo amico, cos Dio con
Mos); Deut 1,31; 8,5; Mal 3,17 (come un uomo
porta/corregge/ha piet di suo figlio).

4/ L uomo di Dio si trova chiaramente dalla


parte degli uomini; egli lincaricato, il messag
gero di Dio. Il termine 75 h,*Ihfm ricorre
nellAT 76x, di cui 55x solo nei libri dei Re.
Come uomini di Dio vengono designati: Eliseo (29x in
2Re 4,7-13,19); Elia (7x in IRe 17,18.24; 2Re 1,9-13);
Mos (6x in Deut 33,1; Gios 14,6; Sai 90,1; Esd 3,2;
lCron 23,14; 2Cron 30,16); Samuele (4x in ISam 9,6
10); Davide (3x in Neem 12,24.36; 2Cron 8,14); Semeia
(IRe 12,22; 2Cron 11,2); Canan (Ger 35,4); uomini di Dio
anonimi (24x, in Giud 13,6.8; ISam 2,27; IRe 13,1-29;
20,28; 2Re 23,16.17; 2Cron 25,7.9.9); ->Elhfm m/6.

'Ts ha'^fhm con r' veggente (/'Vi) e


nbV profeta , uno dei termini fondamentali
del profetismo primitivo di Israele. Nonostante al
cune sfumature di significato (Elia ed Eliseo sono
uomini di Dio , i loro seguaci si chiamano di
scepoli di profeti ; in IRe 13 un uomo di Dio
e un profeta sono addirittura contrapposti),
luomo di Dio esercita nei primi tempi finzioni
profetiche.
Lespressione viene usata quando compaiono la for
mula dellevento della parola (IRe 12,22; 17,2.8), il
conferimento dellincarico al messaggero (IRe 12,23;
2Re 1,3.15) e la formula pronunciata dal messaggero
(ISam 2,27; IRe 12,24; 13,2; 17,14; 20,18 ecc.); Come i
profetinosi anche gli uomini di Dio delle prime narra
zioni profetiche annunciano salvezza o perdizione.
Spesso uomo di Dio e profeta vengono usati
come sinonimi (ISam 9,8s.; IRe 13,18 ecc.); cfr. C.Kuhl,
Israels Propheten, 1956, 14s.; von Rad I3,16s.

Il termine non viene mai adoperato per designare


i cd. profeti scrittori deir8a-6Dsec. Nel periodo po
steriore esso diventa semplicemente un titolo di
grandi personaggi (Mos, Davide).
11 termine si riferisce inoltre a uomini a cui Jahwe
ha affidato un compito speciale: la verga
delPuomo che io scelgo (Num 17,20; cfr. 2Cron
6,5); luomo del mio disegno (= Ciro, Is
46,11); uomo che profet in nome di Jahwe
(Ger 26,20); uomo della tua destra (Sai 80,18).

119

5/ I passi sopra citati, in cui Dio designato di


rettamente come Ys o la sua attivit viene assimi
lata a quella di un 7s (rV/3), sono rari a confronto
di quelli in cui lVs viene configurato come crea
tura di Dio e in tal senso con chiara distinzione da
Do.
a) In Gen 2-3 il termine raro (2,23s.; 3,6.16; il
termine fondamentale dm).
b) In alcuni testi la distinzione fra Dio e luomo
sottolineata con molta precisione: luomo, con
trariamente a Dio, caduco (Sai 39,7; 62,10); a
differenza delluomo Dio non mente (Num 23,19)
e resta fedele alla sua parola (Os 11,9). A questa
contrapposizione fa riferimento soprattutto la let
teratura sapienziale: Prov 21,2; .14,12 ecc. Cfr. an
che testi come Gen 32,29; Gios 10,14; Giud
9,9.13; 2Sam 7,14; 2Re 5,7; Is 40,6ss. (-basar).
6/ Per quanto riguarda luomo stesso, c da os
servare che il suo comportamento e soprattutto la
sua condotta sessuale sono regolati da una serie di
comandamenti divini, la cui trasgressione provoca
lira e il castigo di Jahwe. Accenniamo ancora ad
alcuni contesti particolari:
a) Quando la legge viene letta in pubblico devono
radunarsi tutti: uomini, donne, bambini, forestieri
(Deut 31,12; cfr. Gios 8,35). Parlando delle adu
nanze del popolo, presiedute da Esdra e Neemia,
si usano nuovamente queste serie (Esd 10,1;
Neem 8,2s.).
b) La condanna allo sterminio nella guerra santa
comprende uomini, donne, bambini (buoi, pecore,
asini) (Gios 6,21; 8,25; ISam 15,3 ecc.). I testi pro
fetici riprendono tali serie, ma i nemici di Jahwe,
che vengono totalmente annientati, sono ora gli
israeliti stessi (Ger 6,11; 44,7; cfr. 51,22).
c) Il matrimonio di un israelita con una straniera
in certe occasioni fu ritenuto possibile, ma in
Israele esso fu giudicato in maniera sempre pi
negativa dal punto di vista teologico, poich spo
sare donne pagane significava introdurre in Israele
un culto pagano (Gen 34,14; soprattutto nel pe
riodo postesilico: Num 25,6; Esd 10,17; Neem
13,25).
d) Israele si opposto con particolare vigore sin
dal Deut airintroduzione e alladozione di culti
pagani. Per questo anche gli uomini idolatri ven
gono duramente puniti (Deut 17,2.5; 29,19; Ez
8,11.16; 11,1; 14,3.8).
e) Chi viola questi comandamenti viene punito,
poich Jahwe ricompensa luomo secondo
quello che fa (Giob 34,11; cfr. f. la. ISam 26,23;
IRe 8,39 = 2Cron 6,30; Ger 31,30; 32,19; Ez
7,16; Sai 62,13; Prov 24,29; 2Cron 25,4).
V/ Nel NT si distingue fra ocvrjp uomo (in
opposizione a donna) (A.Oepke, art. v/jp ThW
1,362-364 = GLNT 1,969-978) e Gtvpc^o<;
uomo (= appartenente al genere umano)
( J.Jeremias, art. #v0pco7ro<; ThW 1,365-367 =
lTN

Vi- UOMO

120

GLNT 1,977-986). Le varie linee deiPAT ven


gono portate avanti. Si distingue chiaramente
fra Dio e luomo (Mt 21,25; Atti 5,29 con
a\
Gv 1,13 condtvYjp), e allo stesso
tempo si pone in rilievo il legame fra Dio e luomo
in Ges di Nazaret (Me 14,71; 15,39; Gv 19,5
con v0p6)7ro^; Gv 1,30; Atti 2,22; 17,31 con
v/j p ).
J. Kuhlewein

W MANGIARE
1/ La radice AVappartiene al sem. comune (in
et. si ha solo il sost.). Come verbo appare nelPAT
ebr. in qal, ni., pu. e hi., in aram. solo in qal (vd.
st. 3a). Le derivazioni nominali relativamente nu
merose (solo in ebr.) con il sign. generale di
cibo , il segolato kcel col fem. 'okl, la forma
aramaizzante 'akf l, i nomi con preformativo ma-,
ma!Ikle ma'akfcet (Re 5,25 makklcet, GK
23s.), saranno trattati separatamente in 3b. Come
nome di strumento si ha ma' akcelcet coltello .
In certa misura sinonimo Ihm mangiare (6x, anche
ug. assieme a A:/; per il fen. Kil. 1,6 cfr. DISO 137 e KAI
11,32; acc, la'mim, (ahmu, lmu prendere, man
giare , AHw 527b.543b) con il sost. fcehcem pane, nu
trimento (300x, incl. Is 47,14 e Giob 30,4, di cui lx
aram. in Dan 5,1 pasto ; anche pun., aram.; per larab.
lahm carne cfr. L.Khler, JSS1,1956,10; per let. cfr.
E.UIIendorff, VT 6, 1956, 192), che si trova in contesto
teol. quando si parla del potere creatore di Jahwe (Sai
136,25; 146,7; 147,9; per Deut 8,3 cfr. von Rad, ATD
8,51; H.Brunner, VT 8, 1958, 428s.).
Un significato analogo ha (*nt assaggiare (10x, da cui
in senso figurato sentire, sperimentare in Sai 34,9;
Prov 31,18) con il sost. ttjfam gusto , in senso figu
ralo intelligenza (12x, a cui va aggiunto Giona 3,7
decreto, significato tratto dalParam. opp. dallacc.,
cfr. Wagner nr. 117); aram. bibl.
pa, dar da man
giare , sost. i'atn e
intelligenza; decreto, rap
porto .
Altri vocaboli con il senso fondamentale di mangiare,
ma con un sign. in parte pi specifico, sono brh man
giare cibo da malati (brj e brut cibo da malato, cibo
di lutto), gzr divorare (Is 9,19), zitti nutrire
(Giob 36,31 txt em; mzn nutrimento ; aram. hitpe.
nutrirsi e mzn), sid hitp. rifornirsi di vveri
(sajid e sd provvista per il viaggio ), e anche anlh
porzione di cibo (anche per il viaggio) (cfr. HAL 84b)
e misp foraggio (ug. sp* mangiare ); cfr. inoltre le
radici che non a caso cominciano con la linguale /: Iht
consumare , Ihk leccare, brucare , ll( inghiot
tire , sd focaccia (Num 11,8; arab. Isd suc
chiare); per
sorseggiare e Iqq leccare sth
bere .*

2/ Secondo Mand. e Lis. (vd. per st. 3b) il


verbo si trova nellAT 809x in ebr. e 7x in aram.
(qal 7?9x + 7x aram., ni. 45x, pu. 5x, hi. 20x),
kcel 44x, o/c/ 18x (solo Ez e P oltre Ger 12,9,
sempre con la piep. /e), ak il lx, m a'aki 30x,
m a'akolcet 2x, makklcet. lx, maakcloet 4x
(eccetto questultimo i nomi si trovano solo
al sing. ).
.
121

PDN 'k l MANGIARE

3/ a) Molto spesso il verbo ha il sign. proprio di


mangiare, divorare , ed esprime una funzione
fondamentale della vita degli uomini e degli ani
mali. Assieme a vedere, udire, odorare, "k pu
provare che si vivi, Deut 4,28. Oltre che uomini
ed animali, anche numerose altre realt possono
essere soggetto di 'kl in senso traslato ( consu
mare o sim.): fuoco (circa 70x), spada (12x),
terra (Lev 26,38; Num 13,32; Ez 36,13s.), bosco
(2Sam 18,8), caldo e freddo (Gen 31,40), maledi
zione (Is 24,6), il divampare delfira (Es 15,7),
fame e peste (Ez 7,15), malattia (Giob 18,13). Cos
pure gli oggetti del verbo non sono soltanto cibi:
terra (Ger 8,16; 2Cron 7,13), campo (Gen 3,17; Is
1,7), rovine (Is 5,17), eredit (Deut 18,1; hi. ls
58,14), propriet (Gen 31,15; Is 61,6; Eccle
5,10.18; 6,2), peccato (Os 4,8) ecc. In tali casi il si
gnificato si amplia in diverse direzioni: preparare
la fine , ma anche godere, beneficiare, portare
le conseguenze (specialmente con loggetto
frutto, Is 3,10; Prov 1,31 ecc.). Si prediligono
inoltre, drastici modi di dire figurati, con oggetto
personale, p.e. popolo, popoli, i poveri (Sai
14,4 = 53,5; Deut 7,16; Ger 10,25 gioco di parole
con klh pi. annientare; 30,16 ecc.; Ab 3,14;
Prov 30,14).
Un simile significato ampliato si trova anche oellacc.
aklu, che f.la. pu avere per soggetto fuoco, dei, epide
mie, dolori, dispiaceri. Come in ebr., il verbo acc. a se
conda delloggetto (campo, propriet, denaro ecc.) pu
avere il senso pi generale di consumare o usu
fruire .

Anche senza oggetto il verbo ha talvolta un senso


pi ampio, sfruttare (2Sam 19,43) o banchet
tare (Eccle 10,16). Un significato ampliato, che
ha paralleli in acc., si trova in Ez 42,5, dove kl
non va mutato, ma significa occupare superficie,
spazio (cfr. AHw 27a).
Lespressione nota in acc. (CAD A/I>255s.; M.Held, JCS
15, 1961, 12) e in aram. (KBL 1121) 'kl qar$in calun
niare (propr. mangiare parti strappate con morsi ) si
trova in Dan 3,8 e 6,25.
Per l'espressione mangiare la propria carne (Eccle
4,5; hi. Is 49,26) cfr, nelliscrizione di Kilamuwa 1,6-8 i
modi di dire: mangiare la propria barba e la propria
mano, come segno di estrema disperazione (KA fl,31s.;
MDahood, CBQ 22, 1960, 404s.).
Per il mangiare (narrato o minacciato nella maledizione)
la carne dei propri figli o parenti in caso di carestia (2Re
6,28s.; Lev 26,29; Deut 29,53-57; Is 9,19; Ger 19,9; Ez
5,10; Zac 11,9; cfr. Lam 4,10) si possono confrontare i
paralleli ass. (CAD A/I,250b; D.RHillers, Treaty-Curses and th OT Prophets, 1964, 62s.).

Il non mangiare, anche quando non si tratta di di


giuno cultuale, segno di tristezza (ISam 1,7, cfr.
v. 18; 20,34; Re 21,4s. cfr. v. 7; Esd 10,6). Al
contrario il mangiare posto spesso in relazione
con la gioia (ISam 30,16; Giob 21,25; Eccle 9,7; Is
22,13, cfr. Gilg. X,m,6ss. = Schott 77s,),
b) Il problema della coesistenza di 6 oppure 5
fonne nominali indicanti nutrimento, cibo
stato posto in evidenza da L.Khler, JSS 1, 1956,
122

20-22. Osservando il contesto si possono fare que


ste distinzioni:
l j u n collettivo che esprime una realt quantit'anva' e concreta nutrimento)) (spesso = Irumento , cfr. acc. ak{a)lu pane , et. 'ekel fru
mento ; ug. ald anche frumento , Dahood, UHPh
50). I passi Es 12,4; 16,16.18.21 secondo il proprio ap
petito e Giob 20,21 per la sua voracit vanno intesi
come inf. qal (perci qal 744x, 'kcel 39x). Rut 2,14
tempo di mangiare non dice necessariamente che il
termine debba considerarsi un sostantivo verbale.
2) okl (oltre Ger 12,9 solo Ez e P, sempre con (e) va in
teso come inf. fem. (secondo Bergstr. 11,84 pi usato in
epoca tardiva) e perci come nome dazione. 3) 5akl
(IRe 19,8 con la forza datagli da quel cibo cammin 40
giorni ) corrisponde ad un part, pass, e indica il cibo
mangiato . 4) ma^k! corrisponde secondo Nyberg
205ss. ad una proposizione relativa sostantivata (ci
che si mangia ) e designa il cibo in rapporto alla sua
commestibilit e alle sue diverse qualit (cfr. ma'akai
assieme a le'okla in Gen 6,21). 5) ma^kofcei (Is 9,4,18
preda del fuoco ) corrisponde anchesso ad un pari,
pass, (diversamente makklcet rifornimento IRe
5,25).*

4/ A differenza delle divinit ass.-bab. o ug.


(cfr. G.E.Wright, The OT Against Its Environment, 1950, 102ss.; W.Hermann, Gotterspeise
und Gttertrank in Ugarit und Israel, ZAW 72,
1960, 205-216), solo in pochissimi casi Jahwe
soggetto di /c/, ed in essi si tratta sempre di una
negazione o di un paragone: Deut 4,24 e 9,3 Jahwe
come fuoco divorante (su di esso e sul fuoco
divino '3 4, kbd)\ Os 13,8 e io li divorer
ivi come un leone (con i comm. il testo per
da correggere cosi: l li divorano i cani ); in Sai
50,13 si polemizza contro lidea che Jahwe mangi:
dovrei io mangiare la carne di tori e bere il
sangue di capri? (cfr. Deut 32,27s. dove
sono loro dei..* che mangiavano il grasso dei
loro sacrifici? ; Eichrodt 1,84-86; De Vaux II,
338-340).
Al contrario Jahwe 13x soggetto dellhi. dar da
mangiare , sia come elargitore di doni graditi (Es
16,32 e Deut 8,3.16 manna; inoltre Is 58,14; Ez
16,19; Os 11,4 txt?; Sai 81,17; in Ez 3,2 il rotolo di
vino della vocazione) sia come esecutore di un
giudizio (Is 49,26; Ger 9,14; 19,9; 23,15; Sai 80,6).
In quanto atto religioso il mangiare compare so
prattutto nelle prescrizioni sacrificali (L.Rost,
BHH 11,1345-50) e nelle leggi sui cibi (Lev 11;
Deut 14; W.Bunte, BHH 111,1828), come pure
nelle norme e nelle narrazioni che parlano di un
non mangiare (e di un non bere) in quanto di
giuno rituale (sm). Solo in Lev compare 9kl q.
82x, oltre a 22x ni. Come il pasto profano, anche
il pasto cultuale ha un aspetto gioioso (Deut 14,26
ecc.; cfr. B.Reicke, Diakonie, Festfreude und Zelos, 1951, 167ss.).
Sul pasto come elemento rituale nella stipulazione
delfalleanza -bvrit. W.Beyerlin, Herkunft und
Geschichte der ltesten Sinaitraditionen, 1961,40
42, vede nel mangiare e bere un termine tec
nico per la stipulazione delfalleanza.
123

Durante i riti funebri si mangiava un cibo spe


ciale, Deut 26,14; Ger 16,7 (txt em); Ez 24,17.22
(txt em); Os 9,4 ichcem nTm\cfr. H.Cazelles, RB
55, 1948, 54-71; T.Worden, VT 3, 1953, 290s.;
J.Scharbert, Der Schmerz im AT, 1955, 123s.
5/ Luso del verbo nei suoi significati pi ampi
attestato anche a Qumran; oltre al mangiare pro
fano o cultuale, esso pu designare anche unatti
vit del fuoco o della spada. Nei LXX /c/ tra
dotto con pi di 20 vocaboli, in ciascuno dei quali
si riflette il significato ampliato della voce ebr.
(consumare, bruciare, raccogliere ecc.). Per il
NT cfr. J.Behm, art. <t0 io , Th W 11,686-693
(= GLNT 111,975-992); L.Goppelt, art. Tpcyt^
ibid. Vm,236s.
G.Gerleman

kk

/ DIO

i l *//- un antico termine per indicare dio ,


che appartiene al sem. comune (tranne che
nellet.), e che particolarmente diffuso in acc.
(CAD I/. 91-103) e nel semNO. (DISO 13). No
nostante svariate proposte, la sua etimologia resta
dubbia.
Lo si posto in connessione soprattutto con '! prece
dente, primo opp. esser forte o con VA esser
forte , ma anche - con minor probabilit - con la pre
posizione 7 per, in direzione di opp. con 7//7A aver
di mira, raggiungere , V/ legare , arab. 77/ rela
zione ecc. (cfr. ultimamente F.Zimmermann, VT 12,
1962, 190-195; P.Fronzaroli, AANLR V1II/20, 1965,
248.262,267, e la bibliogr. citata nei lessici).
Nessuna derivazione ha un fondamento sicuro. Anche il
modo di dire jces-le'l jdl in mio potere (Gen
31,29; similmente Deut 28,32; Mi 2,1; Prov 3,27; Neem
5,5) non porta ad una soluzione soddisfacente, poich
anche questa espressione non molto chiara dal lato eti
mologico (cfr. HAL 47a con bibliogr.). Forse la parola
V/, a causa della sua antichit, sfugge a qualsiasi
derivazione; tuttavia si pu avanzare lipotesi che
il suo significato primario (come avviene per altre
simili designazioni di Dio: b'al, dn signore
o mcelcek re ) potrebbe aver espresso Pelemento
della forza.

H / NellAT il termine <?/compare (238x) in pe


riodo molto antico e anche in epoca recente; le sue
ricorrenze sono distribuite irregolarmente ed
hanno la loro maggior frequenza in Sai (77x), Giob
(55x), Is (24x, di cui Dtis 40-46 15x), Gen (18x),
Deut (13x). Per conseguenza / ricorre pi spesso
in testi ritmici (cfr, anche i detti di Balaam Num
23-24, 8x), e anche nel linguaggio arcaicizzante.
perci problematico se alcuni libri (Sam, Re, Ger,
Cron ed altri) abbiano voluto evitare espressamente il termine, per un motivo sconosciuto. Il
plur. 'lFm raro nellAT (vd. st. III/3 e Sai 58,2
txt em); il fem. sing., comune in altre lingue sem.,
manca del tutto.

jK

'

DIO 124

Ili/ *i in parte nome proprio di una divinit


determinata, ma anche un puro appellativo di
dio (plur. lfm). Luso molteplice della parola
pu venir suddiviso con notevole approssima
zione in diversi settori, che solo con molte riserve
equivalgono a stadi distinti di una successione
storica: dalle ricorrenze in cui il senso del termine
si fonda prevalentemente sulla storia delle reli
gioni (HI/1 E1 nellambiente dellAT; m/2 le divinit-El del Genesi; 111/3 ricorrenze tardive; III/4
uso superlativo) alla descrizione della natura di
Dio con aggettivi (IV/1), fino alluso che si incon
tra nel Deuteroisaia (IV/2), nel libro di Giobbe
(IV/3), nella contrapposizione tra Dio e uomo
(IV/4) e nellinvocazione di Dio (IV/5).

1/ Soprattutto i testi (mitologici) di Ras SamraUgarit presentano E1 come un dio che ha una po
sizione speciale. In quanto re egli sta alla testa
del gruppo degli dei. Egli padre degli dei,
creatore delle creature (tuttavia finora non si
hanno prove dellesistenza di una cosmogonia),
saggio , benigno , forse anche santo , ma
si chiama pure toro E1 . Porta segni di vecchiaia
e dimora in una lontananza mitica (cfr. O.Eiss
feldt, E! im ugaritischen Pantheon, 1951;
M.H.Pope, E1 in th Ugaritic Texts, 1955;
M.J.Mulder, Kananitische Goden in het Oude
Testament, 1965, I3ss.).
Anche le iscrizioni semO. conoscono il dio El, ma nelle
liste degli dei non lo nominano pi al primo posto (cfr.
W.Rollig, El als Gottesbezeichnung im Phnizischen,
FS Friedrich 1959, 403-416; R.RendtorfT, El, Baal und
Jahwe, ZAW 78, 1966, 277-292). Sebbene El venga an
cora menzionato in periodo tardivo (p.e, in Filone di Bblo), passa manifestamente in secondo piano rispetto a
Baal (lino alle attestazioni di Paimira; cfr, anche U Oldenburg, The Conflict between El and Baal in Canaanite
Religion, 1970).

2/ NellAT. 'f ricorre anzitutto (a partire da


Gen 14,18ss.) in diverse espressioni composte de
signanti divinit che appaiono in determinati luo
ghi.
Rispetto allinvocazione tu sei '/ r7 , il Dio che
mi vede (?) (Gen 16,13 J), il nome della Tonte, certo
pi antico, be'r lahaj r'I fonte del vivente, che
mi vede (?) non contiene lelemento /, per cui
il nume non era forse considerato in origine una
divint-El.
Il nome l'fm testimoniato in Bersabea (Gen 21,33 J)
viene confermato in certo qual modo dal dio sole
deUeternit di Ugarit (sps 7/m, PRU V,8) e di Karatpe
(sms llm, KAI nr. 26, A 111,19), come pure da Ulomo
menzionato nella cosmogonia di Mocho (Damascio, De
principiis 125; FGH 784),
In Gen 35,7 (E) 'l bt-'/ Dio (di) Betel contiene
lindicazione di una localit, sebbene b(-'l sia attestato
nellambiente circostante sia come nome di luogo (e di
una pietra) che come nome di un dio (Eissfeldt, KS
1,206-233; H.Donner, Zu Gen 28,22, ZAW 74,1962, 68
70). Lespressione io sono il Dio (di) Betel (31,13 E;
cfr, 28,10ss. ) non pare risalga ad una tradizione antica,
poich il nome ha larticolo (cfr. 35,1.3 /con larticolo),
inoltre non appare pi nella sua connessione originaria

125

b< ' ! DIO

con un luogo e la formula di autopresentazione viene


applicata alla divinit solo in maniera secondaria. Per di
pi in entrambi i casi il testo incerto (cfr. LXX).
Anche 'l saddqj(Gen 17,1; 28,3; 35,11; 48,3; Es 6,3 P),
in connessione con quanto afferma O.Eissfeldl (KS
QI,364 n. 4.396 n. 1; cfr. M.Weippert, ZMDG 111, 1961,
42-62; RBailey, JBL 87, 1968,434-438), stato ritenuto
una particolare forma locale del dio El, p.e. in Ebron; ma
nellAT non compare un simile legame fisso con un
luogo. Soprattutto, attestato sicuramente in periodo
pi antico solo lelemento ^saddqj, di significato incerto
(Num 24,4.16), mentre Gen 43,14 J/E (assimilazione
posteriore a P) e 49,25 (correzione del TM in 3 mano
scritti e traduzioni con assimilazione al nome corrente?)
sono problematici. Ricorrenze attendibili del doppio
nome si hanno quindi solo a partire dal 6 sec. (Ez 10,5
e P), per cui esso pu costituire una combinazione tar
diva, cosa che spiegherebbe !a sua singolarit (mancanza
di connessione con un luogo). Con tale nome P rias
sume le diverse designazioni degli dei dei patriarchi e
delle divinit-El, sottolineando cos la natura particolare
dellepoca dei patriarchi (Gen 17,1 - Es 6,3).

Nessuno di questi nomi divini attestato nella


forma attuale allin fuori dellAT; solo i singoli ele
menti sono parzialmente reperibili nellambiente
circostante. Resta cos incerto se la loro fusione ri
salga ad un tempo antico. Forse le condizioni sto
rico-religiose della Palestina preisraelitica affio
rano solo in modo molto frammentario nellAT,
poich la tradizione le ha rimaneggiate pi profon
damente di quanto solitamente si pensi. Tutte le
designazioni di Dio possono essere riferite a divi
nit distinte da Jahwe solo andando contro il
senso che esse possiedono nel contesto attuale.
Inoltre si possono solo fare delle supposizioni sulla
relazione che intercorre fra le divinit locali nomi
nate nel Gen e quel dio El che i testi semO. pre
sentano legato ad una localit (apparizioni locali
del Dio supremo?). In ogni caso non si deve con
cludere dai diversi epteti che Jahwe fosse origina
riamente una divinit-El.
Le formulazioni, nella misura in cui sembrano ri
salire ad una tradizione antica, sono ben radicate
in Canaan (cfr. anche nomi di luogo comzP*n'f
ecc.). difficile sapere se i nomadi conoscessero
gi una religione fondata su El.
Propriamente solo le formazioni caratteristiche dei
nomi propri teofori (verbo alfimperfetto con
nome divino), p.e. Israele , Ismaele , oppure
in forma ridotta Giacobbe, Isacco, danno
una qualche ragione a questa supposizione. Altre
prove restano incerte.
Lantichit dellespressione / ( il?) Dio di
Israele (in Gen 33,20 E? nome di un altare)
difficile a stabilirsi. Il problema sta nel vedere se
la connessione originaria o secondaria, e se il
D io dIsraele un cd. Dio dei padri (cfr.
R.Smend, Die Bundesformel, 1963, 15.35s.;
H.Seebass, DerErzvater Israel, 1966). In ogni caso
la doppia espressione ha una struttura diversa ri
spetto agli altri nomi divini del Gen formati con
/, e quindi non si pu confrontare con essi.
La formula con cui Dio si presenta a Giacobbe io
sono yl(con larticolo), il Dio di tuo padre (Gen
126

46,3 E), la benedizione di Giacobbe, che con


unespressione singolare promette a Giuseppe
laiuto da parte dello yl di tuo padre (Gen
49,25) e la spiegazione del nome proprio Eliezer
come il Dio di mio padre il mio aiuto , uni
scono tra loro in epoca successiva elementi della
religione fondata su El ed elementi della fede fon
data sul Dio dei padri.
Nel caso che i nomadi abbiano gi invocato le loro
divinit come /, hanno conosciuto i nomi divini
pi specifici, come p.e. ' l 4lm, che permeano i
racconti del Gen, soltanto nei santuari dei territori
di vita sedentaria.
3/ Le ricorrenze pi tardive di 'l rivelano sia
influssi stranieri sia reinterpretazioni da parte
dellAT.
Secondo Giud 9,46 a Sichem veniva venerato un 'l
berlt\ma la tradizione del nome del Dio non unitaria.
Esso suonava anche bala! beri( (Guid 8,33; 9,4), seb
bene El e Baal siano divinit distinte. Inoltre alPinfuori
dellambiente israelita non si hanno finora testimo
nianze di un patto (berit) tra Dio e un gruppo di uo
mini, per cui il senso del nome resta oscuro.

incerto se il titolo / 'ccljn il Dio altissimo


opp. El della sommit, creatore (qnh) del cielo e
della terra (Gen 14,19.22), collegato con Gerusa
lemme, sia una designazione originaria del dio Ei
o non riunisca invece due elementi allinizio indi
pendenti (cfr. dopo Levi della Vida e R.Dussaud
recentemente R.Rendtorff, l.c.). Nei testi di Karatepe, di Leptis Magna, di Paimira e forse di Boghazkj qn rs creatore della terra attestato
come epiteto di El, ma finora manca la contro
parte creatore del cielo . pure incerto se 4ce/jn
fosse alPinizio una divinit a s oppure un epiteto
del dio El. Per lo meno i due dei debbono essere
stati posti in relazione fra loro gi in epoca antica,
poich essi stanno luno accanto allaltro in una
iscrizione di Sfire (KAI nr. 222, A 11; cfr, Fitz
myer, Sef 37s.) e nellAT possono essere collo
cati sullo stesso piano mediante il parallelismo
(Num 24,16; Deut 32,8 txt em; Sai 73,11; 77,
10s.; 78,17s.; 107,11; soprattutto 78,35; cfr.
82,1,6; Is 14,13s.).
Si hanno echi di concezioni orientali, particolar
mente cananee, in Sai 82,1 che parla di una as
semblea di El ( dat-i), in Sai 19,2 che parla
della gloria di El (kebd /; cfr. 29,2), oppure
in Num 23,22 che paragona Dio alle corna del bu
falo (cfr. W.H.Schmidt, Knigtum Gottes in Ugarit und Israel, 21966, 25ss.40ss.83). Anche nelle
parole boriose del re di Babilonia voglio elevare
il mio trono al di sopra delle stelle di El (Is 14,3)
e del principe di Tiro io sono El, siedo su un
trono divino (Ez 28,2) si evita in maniera signi
ficativa il nome divino Jahwe (cfr. anche Deut
32,18; Sai 104,21; Giob 38,41?). In senso stretto
per / non ricorre mai nellAT come nome di
una determinata divinit, ma va inteso sempre
come un appellativo, per quanto sia ancora evi
dente talvolta la sua natura di nome proprio. Cosi
127

quelle spiegazioni che vogliono vedere in alcuni


testi delPAT una superiorit di El su Jahwe (cfr.
Eissfeldt, KS III,389ss.) sono di per s contrarie al
senso del testo.
Il fatto che nelPAT, forse in linguaggio arcaiciz
zante, il termine / venga determinato mediante
laggettivo hqj vivente (Gios 3,10; Os 2,1; Sai
84,3; nel giuramento Giob 27,2; cfr. Sai 42,3.9),
potrebbe essere dovuto alfinflusso non solo del
nome personale tyil (WUS ni. 917), ma anche
delie asserzioni mitiche sulla vita di El (ug. 51
= [II AB], IV 42 ecc.), sebbene El non sia un Dio
che muore e risorge.
Come gi i ben lfm figli degli dei (Sai 29,1;
89,7; cfr. Deut 32,8 txt em), che designavano ori
ginariamente gli dei sottomessi al dio supremo
(Sai 82,1.6), ma nellAT sono solo esseri divini in
feriori (cfr. W.IIerrmann, Die Gottershne,
ZRGG 12, 1960, 242-251; G.Cooke, ZAW 76,
1964, 22-47), cosi anche la domanda di ambiente
politeista chi come te fra gli dei? (Es 15,11)
poteva riferirsi alla corte celeste. Altri paragoni di
diverso genere, espressi sotto forma di domanda,
oppure anche altre affermazioni di incomparabi
lit, che in parte lasciano ancora trasparire l'am
biente storico-religioso da cui provengono, con
tengono la parola l al singolare (Deut 3,24;
33,26; 2Sam 22,32; Is 40,18; Mi 7,18; Sai 77,14;
cfr. 89,7s.).
Al contrario Israele con laggiunta di qann ge
loso ha interpretato la designazione divina
dellantico Oriente partendo dalla propria conce
zione di Dio; un Dio geloso , che - invece di
una mera preferenza - esige dei rapporti esclusivi
e ne punisce la violazione, sconosciuto aHambiente circostante. Solo pi tardi Israele ha de
dotto da questa sua relazione esclusiva un attri
buto di Dio; infatti il riferimento alla gelosia di
Jahwe si trova solo in aggiunte tardive al deca
logo, che vogliono dare un fondamento al primo
comandamento, in Deut e altrove (Es 20,5; 34,14;
Deut 4,24; 5,9; 6,15; cfr. Gios 24,19; Nah 1,2;
-qn").
Infine la fede specifica in Jahwe ha rielaborato la
concezione di /, e lo si nota quando il termine
caratterizzato da apposizioni come straniero, al
tro (hr, zar, nkr) (Es 34,14; Sai 44,21;
81,10; cfr. Deut 32,12; Mal 2,11). Questa delimi
tazione pu anche diventare negazione: lapostasia
andare verso un non-Dio (f-'l Deut 32,21).
In questo caso la relazione con Dio viene determi
nata espressamente, o almeno di fatto, dal primo
comandamento.
4/ Come 'alhJm (1II/3), cos anche l con si
gnificato attenuato pu essere usato in senso com
parativo: le montagne di Dio (Sai 36,7; 50,10
txt em) e i cedri di Dio (Sai 80,11) sono splen
didi per la loro particolare grandezza (forse anche
ls 14,13 stelle di Dio, mentre Giob 41,17
forti, eroi va fatto derivare da #//, cfr. Ez
32,21).
b x 'l DIO

128

Allespressione singolare Jhwh ,L'lhlm (,<plhtm


IV/5) si avvicina Jhwh '! (Sai 10,12), cfr. h'l Jhwh
(Sai 85,9; Is 42,5). Laccumularsi delle designazioni di
Dio in Sai 50,1; Gios 22,22 rappresenta un modo di par
lare solenne ed elevato, e cos pure la costruzione col ge
nitivo, che equivale ad un superlativo, I ylJm Dio
degli dei , ossia il Dio pi alto (Dan 11,36).

IV/ 1/ Sebbene PAT attribuisca a Dio relati


vamente pochi predicati, in periodo tardivo (a par
tire pi o meno dal Deut) frequente luso di "l
unito ad aggettivi; la parola, per la sua genericit,
pu assumere molteplici specificazioni. Il Dio
geloso (vd. sp. 1II/3) veglia su Israele, che con
fida in dei stranieri; il Dio santo (h'f haqqds Is 5,16, secondario) si mostra santo nel giudi
zio. Tuttavia il Dio grande (/gdl Sai 95,3)
pu mettersi dalla parte di Israele (Deut 7,21;
10,17), perdonare la colpa (Ger 32,18; cfr. Neem
l ,5; 9,32; Dan 9,4). La formula di confessione, at
testata anchessa solo in epoca tardiva, l rahum
weharmn Dio misericordioso e benigno o sim.
(Es 34,6; cfr. Deut 4,31; Giona 4,2; Sai 86,15;
Neem 9,31), che non si riferisce ad un evento sto
rico (cosa insolita per FAT), deriva da ambiente
sapienziale, il quale vuol fare cosi unaffermazione
fondamentale e universale sulla natura di Dio; si
potrebbero perci vedere qui gii inizi di una dot
trina sulle propriet di Dio (cfr. R.C.Dentan,
VT 13, 1963, 34-51).
Si possono confrontare designazioni pi precise, come
un Dio giusto = vero (Is 45,21; cfr. 45,15 un Dio
che si nasconde ), un Dio nascosto (Sai 99,8), op
pure il Dio fedele (Deul 7,9). Hanno lo stesso signi
ficato le espressioni composte in stato costrutto: Dio
della fedelt (Deut 32,4 e Sai 31,6; cfr. 68,21). 11 Dio
della vendetta(Sai 94,1; cfr. Ger 51,56) pu essere in
vocato come giudice. Per altre espressioni, in cui I pu
essere anche nome retto (p.e. Sai 78,7 opere di Dio ;
cfr. Giob 37,14) cfr. HAL 48b.

2/ Nella predicazione del Deuteroisaia sulluni


cit di Jahwe ( io sono Dio e nessun altro ) lap
pellativo <?/ (solo in Is 40-46) ha unimportanza
notevole (spec. 40,18; 43,12; 45,22; cfr. 43,10).
Tuttavia qui Jahwe non viene pi identificato con
la divinit El. / non pi un nome proprio, ma
- in parziale parallelismo (45,14s.; 46,9) o in alter
nanza con '^lhm (45,5.18 ecc.; cfr. Ez 28,2.9) un termine comune per indicare semplicemen
te D io , che Jahwe rivendica esclusivamente
per s. Inoltre f compare quando vi una di
sputa con le divinit straniere (Is 45,20; in passi
secondari formare, fare un dio: 44,10.15.17;
46,6).
3/ Nel libro di Giobbe, specialmente nei di
scorsi di Eliu, /(con o senza articolo) - assieme
a '*13h e spesso in parallelo con saddqj - diventa
la designazione pi frequente di Dio, mentre "l hfm scompare quasi completamente (cfr. Fohrer,
KAT XVI,117s.). Luso del termine non dovuto
perci alla tradizione relativa ad /, ma al tema
129

b x ' l DIO

del libro di Giobbe (cfr. p.e. 8,3.20; 13,3; 31,14;


34,5.12).
Questo spiega perch nel libro di Giobbe / non appaia
mai con suffissi (in tal modo la differenza tra Dio e
luomo viene sottolineata pi che nel salterio) n con ag
gettivi qualificativi, per quanto venga accentuata la su
periorit di Dio (36,5.22,26).
Si possono vedere le idee e la tematica di alcuni salmi.
Cosi gli empi secondo Sai 73,11 contestano espli
citamente che il Dio trascendente possa venire a co
noscenza delle azioni degli uomini sulla terra (cfr.
Giob 22,13).

Il periodo tardivo perci in grado di usane comu


nemente la designazione p/, poich non ha pi bi
sogno di distinguere il suo Dio, in quanto Dio di
tutto il mondo (cfr. 'l in cielo : Deut 3,24; Sai
136,26; Lam 3,41), da altri dei.
4/ Pi volte neHAT / Dio e uomo
sono tra loro espressamente contrapposti. Dio
non un uomo, perch possa mentire (Num
23,19) descrive la fedelt di Dio alla sua parola. Il
profeta Osea (11,9) con lantitesi io sono Dio e
non un uomo fonda la sua interpretazione della
santit come amore che perdona anzich come ira
che punisce. La parola di Isaia lEgitto un
uomo e non Dio (31,3) distingue tra forza e de
bolezza. Similmente Ezechiele obietta alParrogante sovrano di Tiro: tu sei un uomo e non
Dio (28,2.9). Infine nel libro di Giobbe (eccetto
32,13) la differenza fra Dio e uomo diventa la con
trapposizione tra ragione e torto: come pu
un uomo aver ragione di fronte a Dio? (9,2,
25,4; cfr. 4,17 ecc.). Lessere di Dio e deHuomo
sono cosi eterogenei che i due non possono
interpellarsi e rispondersi a vicenda, e cio non
possono stabilire tra loro un confronto giudi
ziario (cfr. 9,32).
5/ l permette inoltre di esprimere uno stretto
legame con Dio (cfr. Dio della mia vita Sai
42,9 ecc.); anche questuso del termine, come
pure le invocazioni di preghiera, potrebbero risen
tire di un modo di parlare comune nellambiente
vicino ad Israele (cfr. sulle preghiere babilonesi
p.e. J.Begrich, ZAW 46, 1928, 236.242.244s.).
Mio Dio (non si hanno suffissi della 2a e della
3a pers., come pure della l a plur.) linvocazione
del singolo, specialmente nelle lamentazioni e ne
gli inni di ringraziamento: la frase mio Dio, mio
Dio, perch mi hai abbandonato? (Sai 22,2; an
che 18,3; 63,2; 102,25; Es 15,2; detta dal re Sai
89,27; cfr. 68,25), e la confessione tu sei il mio
Dio , esprimono fiducia (Sai 22,11; 118,28; 140,7;
davanti alFimmagine dellidolo Is 44,17; cfr. Eissfeldt, KS 111,35-47). Tuttavia / al vocativo, anche
senza suffisso, pu essere invocazione del singolo
(Sai 16,1; 17,6; cfr. 10,12; 31,6) e della comunit
(Sai 83,2; 90,2; Num 16,22; cfr. Kimmn *l Ts
7,14; 8,8.10, -Vm).
V/

idhim.

WH.Schmidt
130

rK
'ia MALEDIZIONE
T T
1/ La radice 7/z (7w) maledire pare attestata
solo in ebr., fen. e arab.
D fen. 71 rilevato in un amuleto di Arslan Tas(KAI II,
nr, 27) significa nella r. 9 patto e nelle r. 13.14.15
maledizione (KAI 11,45 secondo Th.C.Gaster, Or NS
11, 1942, 65s.; altri significati in DISO 14). Il termine
giaud. VA che si trova in KAI nr. 215, r. 2, e per il quale
DISO 14 propone conspiration (?), non ha nessun
rapporto con la nostra radice secondo KAI 11,223.225.
Larab. / (Av IV) vuol dire giurare , cfr. J.Pedersen,
Der Eid bei den Semiten, 1914, 12s.
Lacc. i'iu contratto (AHw 373b) collegato con e'lu
vincolare (con contratto) (AHw I89a) e non ha al
cuna affinit di radice con lebr. 'ol. Luso del termine
ebr: "ia analogo anzitutto a quello delFacc. marnitu,
cfr. Pedersen, l.c., 82; H.C.Brichto, The Problem of
Curse in th Hebrew Bible, 1963, 16s.71-76; AHw
599s.

Il verbo VA possiede il qal e lhi.; oltre al sost, "ia


possiamo citare unaltra derivazione to'al male
dizione (avvenuta) (cos J.Scharbert, Bibl. 39,
1958; cfr. per Brichto, Le., 69).
2/ Nellebr. delFAT la radice con i suoi derivati
compare 43x: qal e hi. 3x ciascuno (in ISam 14,24
si deve leggere probabilmente wqj/'al), 'ia 36x,
ta'a/ lx (Lam 3,65).
Va rilevato che nelle narrazioni antiche luso di questi
termini relativamente raro (Gen 24,41.41; 26,28;
Giud. 17,2; ISam 14,24), mentre pi frequente nei pro
feti (13x).

3/ a) ''ia una voce che appartiene fondamen


talmente alla sfera del diritto. A differenza di /r
maledire, colpire con anatema, qfl pi. o l
traggiare, maledire e di altre espressioni che in
dicano unoffendere con parole (cfr. J.Scharbert,
Fluchen und Segnen im AT, Bibl 39,1958,
1-26; H.C.Brichto, The Problem of Curse in
th Hebrew Bible, 1963), il termine *ia, secondo
F.Horst, RGG V, 1651, designa la maledizio
ne come espediente giuridico a garanzia di un
giuramento (Gen 24,41; Os 4,2; Neem 10,30),
di un contratto (Gen 26,28; Ez 17,19), di un
patto (Deut 29,19s.; 2Cron 34,24), come maledi
zione nellordalia (Num 5,21) e come vendetta
giuridica contro ladri, spergiuri e complici
sconosciuti (Giud 17,2s.; Lev 5,1; Zac 5,3; Prov
29,24) .
Si tratta di una maledizione condizionata che il
soggetto interessato rivolge a se stesso oppure ad
dossa ad unaltra persona. Essa quindi compare
nei giuramenti (s) ai quali si unisce come san
zione una maledizione, e che si trovano nella parte
conclusiva della stipulazione di un contratto o
di unalleanza (~berit) (b); daltro lato essa
usata quando si vuol collocare altre persone,
conosciute o sconosciute, sotto una maledizione
(Brichto, l.c. 41: adjuration [= giuramen
to solenne]), per far valere un ordine o per
131

far eseguire la punizione dei trasgressori di una


legge (c). In ambedue i casi si parla talvolta per
metonimia.
b) La met circa dei passi in cui compare ia
sono in rapporto effettivo con un giuramento
(sfr ni./hi., sebl) e unalleanza {bent\ anche
-tta in quanto legge scritta e vincolante). Si in
tende a questo modo anzitutto la sanzione che
presente in ogni giuramento e che viene formulata
con una maledizione condizionata contro se stessi,
la maledizione che si realizza nel caso di una in
fedelt al giuramento, ma anche per metonimia
(come pars pr toto) l'impegno assunto con il giu
ramento o il contratto stesso.
La traduzione (sanzione di) maledizione va bene in
Deut 29,19 (con rbs piombare sopra).20 {' l t
habben t le maledizioni dellalleanza); 30,7; Is 24,6
(con / divorare ; cfr. v. 5 *///; similmente Ger 23,10
txt? senza ber it ) \ Dan 9,11 (par. V b tf , scritta nella lr
di Mos); 2Cron 34,24 (scritta nel libro). Con giura
mento si pu tradurre in Gen 24,41.41 (con nqh min
essere esente ; cfr. v. 8 W , v. 3.9.37 W)\ Ez 16,59
e 17,16.18.19 (con bzh disprezzare, par. p rr hi. b er i t
violare lalleanza); Os 10,4 (VA inf. saw' giurare il
falso , accanto a ben t ) \ Neem 10,30 (/ e seb tf come
endiadi). Un contratto stipulato con giuramento si ha in
Gen 26,28; Deut 19,11.13.18; Ez 17,13 (ogni volta in par.
con b erit).
In Ger 29,18; 42,18; 44,12 i giudei apostati vengono in
dicati come (esempio di) maledizione ; questo signifi
cato esteso compare qui, in modo significativo, solo in
una serie di sinonimi: orrore, scherno opp. esecrazione
{qell\ obbrobrio .

c) Maledizioni condizionate verso altre persone si


trovano in contesti molto diversi tra loro, ma che
hanno qualcosa in comune: la ia un mezzo le
gale (nel retto uso) per ottenere losservanza delle
leggi quando esse vengono proclamate pubblica
mente, e quando si annuncia un giudizio divino;
chi non osservante, oppure il colpevole, sar col
pito dalla maledizione.
Saul pone il suo esercito sotto una maledizione (VA hi.;
non far giurare , cfr. Brichto, l.c., 45-48) nel caso che
qualcuno trasgredisca lordine di astenersi dal cibo
( ISam 14,24); Lev 5,1 parla di un leste che in una causa
giudiziaria non obbedisce alla convocazione pubblica a
presentarsi, convocazione alla quale, nel caso di inadem
pienza, legata una maledizione (ql l\ cfr. Elliger,
HAT 4,73; diversamente Noth, ATD 6,33); Prov 29,24
parla di un ricettatore che viene coinvolto in una male
dizione pubblica di un ladro che egli naturalmente non
vuol denunciare; Giud 17,2 parla di un ladro confesso
per il quale la precedente maledizione (VA q.) viene revo
cata da una benedizione (brk solo qui e in Deut 29,18
con 'ia), hi Zac 5,3 si rappresenta la 'ia con un rotofo
contemplato in visione: si tratta della maledizione di
Jahwe sui ladri e gli spergiuri.
In Num 5,11-31 nel contesto di unordalia (cfr. R.Press,
ZAW 51, 1933,122ss.) nei confronti di una donna indi
ziata di adulterio, si parla non di una maledizione che la
donna deve pronunciare su se stessa, ma di una maledi
zione condizionata pronunciata dal sacerdote (v. 21aa
con seb'\ v. 23 plur.), che si realizzer in caso di colpa

r 6 x 'alci M A L E D IZ IO N E

132

(Brichto, l.c., 48-52); la donna diventa allora (esempio


di) maledizione, imprecazione (v. 21aj3.27; uso metoni
mico di ia, cfr. Scharbert, l.c., 5.1ls.)- Similmente yl un mezzo legale (ma pericoloso) contro un nemico
in Re 8,31 (VA hi. e 2x 'ia (1. b\i in v. 3Ib]; par.
2Cron 6,22) e in Giob 31,30 (cos Brichto, l.c., 52-56; di
versamente Noth, BK IX ,186: giuramento di purifica
zione da parte dellindiziato).
Poich una simile maledizione condizionata sempre
unita ad unaccusa, / pu assumere anche il valore di
accusa (Os 4,2 e Sai 59,13 con khs\Sai 10,7 in un
comportamento ingiusto; Brichto, l.c., 56-59).

4/ a) In quanto sia la maledizione condizionata


di se stessi nei contratti tra persone, sia la male
dizione condizionata degli altri quale mezzo giuri
dico, sono intimamente legate alla garanzia divina
di un retto ordinamento (Jahwe ascolta la ia,
Re 8,31s. = 2Cron 6,22s., e agisce di conse
guenza, Num 5,21 ; Ez 17,15-19; egli stesso pro
cede contro labuso della *ia, Os 4,2 e 10,4, op
pure la pone in atto, Zac 5,3; cfr. per anche la 9ia
che si arresta di fronte alla benedizione in Giud
17,2), la loro importanza e la loro valutazione
oscillano a seconda che Dio venga o meno preso
sul serio. In casi abnormi la "ia pu essere usata
senza alcun scrupolo a disprezzo di Dio e conse
guentemente a danno del prossimo (cfr. Os 4,2;
10,4; Sai 10,7; 59,13; Giob 31,30 per il diritto pri
vato; Ez 17,13.16.18.19 per il diritto intemazio
nale). Esempi di una 'ala pronunciata con intento
legittimo si trovano in Gen 24,41; 26,28; Giud
17,2; ISam 14,24; Prov 29,24; naturalmente sono
di questo tipo anche gli accenni generici alla isti
tuzione come tale in l^ev 5,1; Num 5,21-27; Re
8,31 = 2Cron 6,22; cfr. Zac 5,3.
b) La ia assume significato e rilevanza teologica
soprattutto quando una sanzione nelfambito di
un patto tra Jahwe e Israele (15 passi a partire da
Ger e Deut). La maledizione solo una possibilit
al momento della stipulazione dellalleanza (Deut
29,11-20; Neem 10,30), diventer per manifesta
quando lapostasia verr condannata (Is 24,6; Ger
23,10; 29,18; 42,18; 44,12; Ez 16,59; Dan 9,11;
2Cron 34,24); se il popolo si converte, le maledi
zioni non colpiscono Israele, ma i suoi nemici
(Deut 30,7).
5/ Negli scritti di Qumran si preferisce soprat
tutto lespressione lt habbent maledizioni
dellalleanza , che deriva da Deut 29,20 (1QS
2,16; 5,12; CD 15,2s.; cfr. 1,17; inoltre sebat ha'ala in CD 9,12). ;
l LXX traducono di preferenza con p e deri
vati, pi raramente con opxot; e i suoi derivati.
Nel NT vengono meno sensibilmente le conce
zioni legate al termine ia, sia per le mutate situa
zioni giuridiche sia per il rifiuto opposto alla pra
tica dei giuramenti. Cfr. L.Brun, Segen und Fluch
im Urchristentum, 1932; F.Buchsel, art.pa,
ThW 1,449-452 (= GLNT 1,1197-1206); J.Schneider, art. Sp*o<;, ThW V,458-467 (= GLNT
Viri,1281-1308).
C.A.Keller

133 DVfW

" l h im

DIO

TN

'V h m

DIO

1/ Letimologia delia parola <el5him - come


quella di / - controversa.
1/ Poich il sing. (*lah ricorre nellAT, salvo
poche eccezioni, solo in testi postesilici (vd. st. II),
si pu pensare che il sing. presupponga il plur.
lhfm. Solo in base allebraico si potrebbe quindi
concludere che 'xlhim (con 'hm) una forma
plurale di <?/, dalla quale stato tratto in seguito
un sing.
Una conferma potrebbe venire dallug. (ma solo con una
certa cautela, poich i testi non sono del tutto sicuri),
dove sembra che il plur. di Ut dea sia Hfu e oltre al
plur. masc. ilm si trova forse anche Uhm (WUS nr. 182;
UT nr. 163 e 8,8).

Tuttavia in aram. (DISO 14) e in arab. (ma non in


acc.) il sing. *'ilh ricorre gi in epoca antica, per
cui sembra meglio far derivare <sldhini da ilh.
In ogni caso non si deve supporre per 'Hh uneti
mologia propria, distinta da *7/, ma si deve pen
sare ad unaffinit dei due termini, nel senso che
il pi antico *7/ ha subito in seguito un amplia
mento di radice. impossibile una derivazione
dalfarab. 'a/iha aver timore (p.e. Knig,
Syntax 263a), come pure un legame diretto con
'l/'ldn albero (F.Zimmermann, VT 12,
1962, 190-195). Il fatto che <c/dhTm non si trovi
mai in nomi di localit e di persona, ma venga so
stituito in tal caso da /, potrebbe significare che
Israele conosceva bene la relazione che esisteva tra
le due designazioni divine.
2/ Di solito si considera >fEIdfiim un plurale
astratto, un plurale di intensit, oppure un plurale
di eccellenza o di sovranit (Knig, Syntax 163;
GK 124g). Ma in questo modo non si spiega
bene il fatto che la parola, a quanto pare, ha sem
pre designato anche il plurale numerico dei
(vd. st. m /l). Nel caso che si voglia ricondurre
questo duplice uso ad unorigine unitaria, si pu
supporre allora che un vero e proprio plurale ori
ginario stato inteso pi tardi, o anche subito,
come un plurale astratto. Resta per problematico
se questa espressione sia un tentativo di ricon
durre aHunit le potenze divine . In ogni caso
il senso singolare della forma plurale pacifico per
lAT; infatti il termine viene sempre usato senza
alcuna limitazione (sospetto di politeismo).
Un certo parallelo si ha nel plur. HnJ-ja, che viene usato
nelle lettere di Amarna per rivolgersi al faraone, e in /m,
che viene usato in fen, come epiteto di un dio (cfr. spec.
J.Hehn, Die bblische und die babylonische Gottesidee,
1913, 168ss.; W.Rollig, FS Friedrich 1959, 403*416; an
che O.Eissfeldt, El im ugaritischen Pantheon, 1951,
27s.). Non possibile stabilire fino a che punto questo
modo di parlare (forma plurale con significato singolare)
riveli delle tendenze monoteistiche. Del resto non an
cora dimostrabile con certezza che Israele abbia preso dai
cananei il termine,<rlhim , sia nel suo significato plurale
sia in quello singolare.

134

11/ 1/* '**lhlm con 2600 ricorrenze , dopo


ben figlio , il secondo dei sostantivi pi fre
quenti nel PAT.
Gen
Es
Lev
Num
Deut
Gios
Giud
ISam
2Sam
IRe
2Re
Is
Ger
Ez
Os
Gioe
Am
Abd
Giona
Mi
Pentateuco
Gios - 2Re
Profeti
Ketubim
AT ebr. totale

219
139
53
27
374
76
73
100
54
107
97
94
145
36
26
11
14
-

16
M

Nah
Ab
Sof
Agg
Zac
Mal
Sai
Giob
Prov
Cant
Rut
Lam
Eccle
Est
Dan
Esd
Neem
lCron
2Cron

1
2
S
3
II
1
365
17
5

40

22
55
70
118
203

812
507
382
899
2600

Nella precedente tabella 2Re 17,31 K letto '*lah.


Lis. elenca due volte IRe 1,47 (K/Q), cos pure Mand.
per Gen 21,4; Sai 108,6.8. Non vengono calcolate le va
rianti di 2Sam 7,22a e lCron 15,2b,che mancano nel co
dice di Leningrado.

Si hanno anche 58 ricorrenze di 1{ldah: 41x in


Giob 3-40; inoltre sporadicamente Sai e Dan 4x,
Deut e Ab 2x, 2Re, Is, Prov, Neem e 2Cron lx.
Le parti aramaiche delPAT contengono aldh 95x
(17x plur., di cui 4x in senso sing.): Ger 10,11 lx,
Dan 51x, Esd 43x.
2/ Per quanto riguarda la distribuzione delle ri
correnze di >celhm, accenniamo solo ad una par
ticolarit: i profeti, eccettuato il racconto di Giona,
evitano ,<plhm senza aggiunte come soggetto
della frase (cfr. Lis 97c), poich per essi questa de
signazione divina troppo poco concreta, mentre
il termine in tale posizione frequente nel Penta
teuco e nelPopera deuteronomistica e cronistica.
Nel libro di Giobbe, tralasciando la cornice narra
tiva, 'njhim cede quasi completamente il posto a
l (cfr. ivi IV/3) ed y<rldah (cfr. Fohrer, ICAT
XVI,117s.). Nel resto delPAT il sing. '^l^h ab
bastanza raro ed inoltre ricorre quasi esclusiva
mente in testi poetici (Deut 32,15.17; Is 44,8; Ab
3,3; Sai 18,32; 50,22; 139,19; Prov 30,5; Dan
11,37-39). La parola non ha mai Particolo (una
volta un suffisso: Ab 1,11; in espressioni compo
ste anche in Sai 114,7; Neem 9,17); questo per
potrebbe essere dovuto alla lingua, che qui pi
elevata e poetica. Di regola il sing. presuppone gi
il passaggio dalla designazione generica Dio al
nome proprio (cfr. per Dan ll,37ss.).
135

Ili/
Diversamente da l, ^ lhm in origine
solo una semplice designazione d Dio, non un
nome divino, ma nel corso della storia esso acqui
sta il carattere di nome proprio, tanto che lhm
pu comparire senza articolo (Gen 1,1; GK 1250
oppure, al vocativo, pu esprimere uninvocazione
a Dio (Sai 5,11; 51,3 ecc.). Tuttavia il termine
non significa solo (il) Dio, ma anche (gli)
dei (111/1). Nel seguito della nostra esposizione
- tenendo presente che a causa delle numerose ri
correnze la citazione dei testi potr essere in ge
nere solo esemplificativa - per quanto riguarda
luso del termine verranno trattati in III/1-7 gli
aspetti prevalentemente grammaticali-semasiologici e storico-religiosi, in IV /1-6 quelli prevalente
mente teologici.
1/
lhm viene adoperato per divinit stra
niere, con un genitivo che indica lambiente in cui
esse sono venerate: dei dEgitto (Es 12,12; Ger
43,12s.; cfr. Giud 10,6; 2Re 17,31 Q; 18,34s.;
2Cron 28,23). In altre espressioni si d rilievo
allesclusivit e allassenza di raffigurazioni, carat
teristiche dell'autentica adorazione di Dio: dei
degli stranieri (Gen 35,2.4; Giud 10,16; ISam
7,3; cfr. Deut 31,16; Ger 5,19), dei dei popoli
(Deut 6,14; Giud 2,12; Sai 96,5; cfr. 2Re 19,12
ecc.), dei delle nazioni (2Re 18,35; gli assiri ri
spetto a Jahwe 17,26s.), dei della terra (Sof
2,11), altri dei (Os 3,1; frequente in Deut, Dtr,
Ger - da intendere in parte come singolare, cfr.
in/2?), tutti gli dei (Es 18,11; Sai 95,3; 96,4;
97,7.9; 2Cron 2,4), dei dargento e doro (Es
20,23; cfr. 34,17; Lev 19,4).
La forma plurale viene usata anche per singole divinit
straniere (Giud 11,24; 2Re 1,2; 19,37; cfr. Am 5,26 lastro
del vostro dio ; 8,14; Num 25,2; sing.: Dan 1l,37ss.; Deut
32,17), ma anche per la divinit femminile Astarte (IRe
11,5.33; cfr. lCron 10,10con ISam 31,10), poich manca in
ebraico unespressione per dea .

2/ Come designazione del Dio dIsraele '*1hl m


viene di norma costruito col sing. (Gen 1,1; Sai
7,10; 2Re 19,4), pu per essere unito anche ad un
attributo o ad un predicato plurale, senza che il si
gnificato cambi. Talvolta le due possibilit coesi
stono assieme: lhJm tyajfm D io vivente
(Deul 5,26; ISam 17,26.36; Ger 10,10; 23,36) e an
che lhm hai (2Re 19,4.16; cfr. 2Sam 2,27),
Dio santo (Gios 24,19 accanto a ISam 6,20);
cfr. anche Deut 4,7; ISam 4,8; 28,13; Sai 58,12
(GK 132h; Konig, Syntax 263c). Le ricorrenze
col verbo al plurale (a prescindere da IRe 19,2;
20,10, dove come in ISam 4,8 chi parla non appar
tiene ad Israele) sono in genere ambigue: Gen
20,13 E (al riguardo H.Strade, Die Genesis, *1905,
77); 35,7 E (cfr. Gunkel, Gen 224); cfr. 31,53 J; Es
22,8; ISam 2,25. La formula di confessione. IRe
12,28, come anche Es 32,4.8, volutamente am
bigua, per stigmatizzare come idolatria la venera
zione del toro. In seguito la costruzione a! plurale
viene evitata per timore di equivoco (cfr.
Neem 9,18 con Es 32,4.8; lCron 17,21 con 2Sam
D 'r X '"lhm DIO

136

7,23; GK 145i). Queste particolarit linguistiche


non permettono di trarre conseguenze storico-re
ligiose su di un politeismo originario di Israele, che
si sarebbe conservato soprattutto nellElohista.
3/
Il significato di lhfm si estende, oltre che
a Dio , a divinit protettrici, agli spiriti dei
morti, fino ad assumere un uso traslato, e anche
il senso attenuato di un superlativo.
Secondo Es 21,6 (abbrevialo Deut 15,17) uno schiavo
che vuol rimanere costantemente presso il padrone,
viene condotto, per ricevere un segno, davanti a Dio
oppure alla porta . y<rlhfm sono qui le divinit dome
stiche protettrici della famiglia (cfr. Gen 31,30; anche
Giud 18,24). In senso analogo sono da intendersi le pre
scrizioni di Es 22,7s.: in questioni giuridiche private e ir
risolvibili ci si rivolgeva un tempo agli dei domestici
(,fllhJm ha il significato di giudici anche in Es
18,19; 22,27; ISam 2,25; Sai 82,1; non in 138,1; cfr.
A.E.Draffkom, JBL 76, 1957, 216-224; H.W.Jingling,
Der Tod der Gtter, 1969, 24ss.; W.Beyerlin, Die Rettung der RedrSngten in den Feindpsalmen der Einzelnen auf institutionelle Zusammenhnge untersucht,
1970, 56s.).
Gli spiriti dei morti possono essere chiamali ^ lhfm
(ISam 28,13; is 8,19; cfr. Mi 3,7?), sebbene non possano
per propria iniziativa intervenire nella vita degli uomini,
ma possano solo parlare (di notte) se sono interrogati e
(nonostante ISam 28,14) non ricevano nessun culto (cfr.
LWchter, Der Tod im AT, 1967, 192).
In determinate espressioni composte come uomo di
Dio o spirito di Dio (vd. st. UI/6) ,celhfm ha forse
solo il senso indebolito di divino o perfino demo
niaco .
Il re viene chiamato ,a?lhfm nel passo contestato di Sai
45,7. Zac 12,8 promette per quel giorno: persino il
pi debole abitante di Gerusalemme diventer forte
come Davide, e la casa di Davide diventer come iwl~
hm , che una glossa attenua in angelo di Jahwe (Giud
13,22 al contrario designa langelo di Jahwe come
lhfm).
Si ha un senso figurato e traslato di ,a?lhfm quando si
precisa la relazione che intercorre tra Mos, in quanto
assegna dei compiti, e Aronne che parla come profeta:
egli sar per te la bocca, e tu sarai per lui Dio (Es
4,16; cfr. 7,1).
Al pari di / (Il 1/4) anche ?lhfm pu essere usato in
funzione comparativa: montagna di D io (Sai 68,16;
cfr. 36,7), una citt grande per Dio (= oltre misura)
(Giona 3,3), sapienza di Dio ( l Re 3,28), spavento
di D io (ISam 14,15; cfr. Gen 35,5; 2Cron 20,29). Qui
tuttavia * lhfm non perde del tutto il suo significato,
poich la comparazione consiste nel porre in relazione
con Dio la cosa (o la persona) in questione, p.e. tuono
terribile (= inviato da Do?) (Es 9,28; cfr. 9,23), oppure
accampamento di Dio (Gen 32,3; lCron 12,23); cfr.
anche principe di Dio (Gen 23,6), battaglie di Dio
(Gen 30,8), fuoco di Dio (2Re 1,12; Giob 1,16), forse
soffio di Dio (Gen 1,2), favore di Dio (vd. st. Hl/7);
su questo punto recentemente D.WThomas, VT 3,1953,
209-224; 18, 1968, 120-124; F.Dexinger, Sturzder Goltersohne oder Engel vor der Sintflut?, 1966, 41ss. Perci il
senso della parola 'ivlhim nella maggior parte dei casi non
si pu stabilire con sicurezza; ci sono varie sfumature. Inol
tre ognuna di tali espressioni composte va spiegata in base
alla sua origine; in parte esse sono gi noie da un punto di
vista storico-religioso, in parte si tratta invece di formazioni
tardive (cfr. anche 1II/5).

137

CITK 'Vhtm DIO

4/ Le tradizioni pi antiche in cui 'xlhfm saidamente radicato sono quelle dei nomi degli dei
dei padri e della montagna di Dio . Al contra
rio sembra che la tradizione della guerra di
Jahwe in origine non conoscesse il termine, po
ich nellespressione popolo di Dio, che desi
gna le milizie (Giud 20,2 rispetto a 5,11.13 po
polo di Jahwe ; cfr. 2Sam 14,13), e neHesclamazione Dio ha dato i nemici nelle vostre mani
(Giud 7,14; 8,3; 18,10; cfr. ISam 23,14), 'lhfm
subentrato al nome di Jahwe oppure allio divino
(cfr. G. von Rad, Der Heilige Krieg im alten
Israel, 31958, 7ss.).
Nella tradizione dei patriarchi ('ab IV /1) 'lhfm
ricorre in due espressioni distinte, risalenti en
trambi ad un periodo molto antico: Do di
mio/tuo padre (Gen 31,5.29 txt em; 46,3; cfr. Es
15,2; 18,4 ecc.) e Dio di Abramo (Gen 31,42),
menlre Dio di mio padre Abramo (32,10; cfr.
26,24 ecc.) rappresenta una forma mista. Nel giu
ramento che Giacobbe e Labano si prestano a vi
cenda dopo aver concluso un patto riguardante i
confini, entrambi i contraenti invocano il loro Dio
come custode del trattalo: il Dio di bramo e il
Dio di Nacor debbono giudicare tra noi (Gen
31,53). Qui si pu ancora vedere come le due di
vinit fossero un tempo distinte, mentre una
glossa sembra ricondurle ambedue al Dio del
loro padre. Sono chiaramente posteriori le for
mulazioni come Dio di tuo padre, Dio di
Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe (Es
3,6), oppure Dio dei vostri padri (3,13.15s.; cfr.
4,5), che collegano tra loro i singoli dei dei padri
e li identificano con Jahwe. LAT pur con diffe
renti designazioni si riferisce esclusivamente al
Dio di Israele, per cui solo contro il senso attuale
dei testi si pu risalire ad una forma precedente,
e nei singoli casi diffcile stabilire fino a che
punto la tradizione sussista ancora nel suo stadio
primitivo (cfr. sul Dio dei padri, dopo Alt, KS 1,1
78, la bibliogn in K.T.Andersen, StTh 16, 1962,
170-188; M.Haran, ASTI 4, 1965, 30-55).
In seguito, nei discorsi d apertura e di chiusu
ra del Deut e specialmente nelle Cron, sono mol
to frequenti designazioni come Dio dei
tuoi/suoi/nostri/vostri padri o sim., che espri
mono il legame della propria fede con la tradi
zione. Ma anche lespressione Dio di Gia
cobbe , la cui antichit resta indefinita (e lo
stesso vale per Dio di Isacco , Gen 28,3), acqui
sta una notevole importanza, particolarmente nel
culto (2Sam 23,1; Is 2,3; Sai 20,2; 46,8.12; 84,9
ecc.; G.Wanke, Die Zionstheologie der Korachiten in ihrem traditonsgeschichtlichen Zusammenhang, 1966, 54ss.); cfr. Dio di Abramo in
Sai 47,10 (IRe 18,36). Hanno una forma analoga
le espressioni Dio di tuo padre Davide (2Re
20,5 = Is 38,5; 2Cron 21,12), Dio di Elia (2Re
2,14), ma anche Dio di Sem (Gen 9,26).
Come il Dio dei padri, corrispondentemente al
suo nome, legato agli uomini, cos anche la tra
dizione della montagna di D io (Es 3,1; 4,27;
138

18,5; 24,13, in parte E) esprime il legame di un dio


con una localit, che si deve visitare per sperimen
tare la presenza divina. Poich (eccettuato Es
24,13) le narrazioni del Sinai e della monta
gna di Dio sono tra loro distinte, non del tutto
chiaro se le due tradizioni si riferiscano allo stesso
luogo. Nel caso che abbiano avuto unorigine co
mune, sarebbe ancor pi sorprendente constatare
quanto si siano poi staccate fra loro. La tradizione
della montagna di Dio ambientata tra i ma
dianiti (cfr. la comunit cultuale di Es 18,12), di
cui tace la narrazione del Sinai; essa per non pre
senta alcuna teofania corrispondente a Es 19,16ss.
(cfr, tuttal pi Es 3).
5/ Soprattutto nelle tradizioni di Gerusalemme
sopravvivono determinate concezioni mitiche
dellantico Oriente, che si manifestano nelle
espressioni citt di Dio (Sai 46,5; 48,2.9; 87,3),
fiume di Dio (Sai 65,10), montagna di Dio
(Ez 28,14.16; cfr. 28,2; Sai 68,16; IRe 19,8), giar
dino di Dio (Ez 28,13; 31,8s.; cfr. Is 51,3); cfr.
anche nella tradizione di Mos verga di Dio
(Es 4,20; 17,9), dito di Dio (Es 8,15; 31,18;
Deut 9,10) e scrittura di Dio (Es 32,16). Come
i ben lim - unespressione attestata anche al di
fuori delPAT e perci forse pi antica - anche i
ben i(elhm (Gen 6,2.4; Giob 1,6; 2,1; 38,7; cfr,
Dan 3,25) sono i figli di Dio sottomessi a
Jahwe, ossia esseri divini.
Nel racconto mitico Gen 6,1-4 ad essi attribuito un po
tere ancora pi grande di quello che hanno nella cornice
narrativa de! libro di Giobbe, dove formano ancora sol
tanto unassemblea celeste sottomessa. Tuttavia anche
nella narrazione del matrimonio degli angeli si eli
mina la concezione su cui ci si fonda, e cio che
dallunione tra dei ed esseri umani nacquero i giganti; il
mito rielaborato secondo la visione che Israele ha della
propria storia, per mttere in luce la responsabilit e la
colpa delluomo.
Anche altrove Israele ha subordinato a Dio potenze stra
niere. Per esempio nella scena mitica di giudizio del Sai
82 si pronuncia sugli dei (v. 1.6 >a7hiirt) la sentenza
di morte, perch essi non sono capaci di render giustizia
allindigente (Sai 58,2ss.).

6/ significativo il fatto che le espressioni a ca


rattere mitico sopra citate, come pure ia forma su
perlativa (vd. sp. III/3; cfr. anche TV/5), solo ra
ramente siano formate col nome Jahwe e quasi
sempre con Pappellativo Dio. Soprattutto, ,fl7dhm ricorre con frequenza sorprendente in espres
sioni composte ormai fisse, specialmente nel lin
guaggio arcaico gi preformato (su III/6-7 cfr.
F.BaumgarteJ, Elohim ausserhalb des Pentateuch,
1914). Come nelPAT non si conosce unespres
sione figli di Jahwe analoga a figli di Dio
(forse si respinge a questo modo la concezione di
una paternit, che vi sottintesa), cosi manca, pa
rallelamente al lespressione s (ha) CElhim
uomo di Dio , una designazione analoga con
Jahwe. Altre espressioni composte sono pi o
meno riservate a (elhni o acquistano una carat
139

teristica particolare con questo termine usato


come nome comune.
Il titolo uomo di Dio (che non attestato al
plur.) ricorre soprattutto nelle narrazioni di Elia e
specialmente di Eliseo, le quali designano i profeti
come operatori di prodigi (a partire da IRe 17,18);
esso ricorre tra laltro anche per Samuele (ISam
9,6ss.) e fu applicato a Mos (Deut 33,1; Gios
14,6; Sai 90,1; lCron 23,14; 2Cron 30,16; Esd 3,2)
e in Cron a Davide (2Cron 8,14; Neem 12,24.36;
cfr. anche R.Rendtorff, ThW VI, 809). Cfr.
espressioni analoghe, come consacrato di Dio
(Giud 13,5.7; 16,17) o principe di Dio (Gen
23,6).
La designazione comune arca di Dio (ISam
3,3; 4,1 Is.) potrebbe essere pi antica del nome
specificamente israelitico arca di Jahwe (Dio de
gli eserciti) (ISam 4,6; 2Sam 6,2). Espressioni s
mili sono anche arca dellalleanza di Dio (Giud
20,27), arca del Dio dIsraele (ISam 5,7ss.; cfr.
J.Maier, Das altisraelitische Ladeheiligtum, 1965,
82ss.).
Casa di Dio (Gen 28,17.22; Giud 9,27; 17,5;
18,31; cfr. Ger 43,12s. ecc.) diventa nellopera sto
rica del cronista un termine frequente per indicare
il tempio (Esd 1,4; 4,24ss. ecc.), sebbene non sia
chiaro perch tale espressione si alterni con casa
di Jahwe (p.e. 2Cron 28,24). Il titolo sovrinten
dente (ngcf) della casa di D io (Neem 11,11;
lCron 9,11; 2Cron 31,13; 35,8) rimane per fsso.
Nel nome cibo di Dio (Lev 21,6.8.17.21 s.;
22,25) si conservata una concezione arcaica del
sacrificio, che in queste leggi citate viene in parte
illustrata con lespressione meno imbarazzante
iss Jhwh sacrifici di fuoco per Jahwe ; cfr. de
signazioni simili in Lev 21,12; 23,14; Num 6,7;
forse Sai 51,19.
In Ezechiele (1,1; 8,3; 40,2; cfr. 11,24; 43,3) si
trova lespressione fissa visioni di Dio per in
dicare laccoglimento della rivelazione profetica.
Lo spirito di Dio (rah) viene sul profeta
(Num 24,2; ISam 10,10; 11,6; 19,20.23; Ez 11,24;
2Cron 15,1; 24,20), concede sapienza (Gen 41,38;
Es 31,3; 35,31) e rende capaci di interpretare i so
gni (cfr. Dan 4,6 spirito degli dei santi con
2,28.47), ma rappresenta anche la forza vitale
delPuomo (Giob 27,3). In ISam 16,14-16 (cfr.
16,23; 18,10) uno spirito malvagio inviato da
Jahwe viene distinto come spirito di Dio dallo
spirito di Jahwe . Forse qui >CPlhm ha il signi
ficato attenuato di divino-demoniaco.
Anche altre espressioni sembrano rappresentare
modi di dire fissi, per quanto esse non si limitino
per nulla alla costruzione con ,<clhm, come ti
morato d D io (Gen 22,12; Es 18,21; Giob 1,1;
Eccle 7,18 ecc.), temere Dio (Es 1,17.21; Giob
1,9 ecc.), maledire (opp. eufemisticamente: be
nedire) Dio (ISam 3,13 txt em; Giob 1,5; 2,9;
cfr. Deut 21,23 maledizione di Dio ), interro
gare Dio (Giud 18,5; 20,18; ISam 14,36s.),
detto di D io (Giud 3,20; ISam 9,27; 2Sam
16,23; cfr. IRe 12,22; Mi 3,7) oppure conoscenza
DVK "*lhm DIO

140

di Dio (Os 4,1; 6,6; Prov 2,5), Tali connessioni


si riferiscono talvolta intenzionalmente alla divi
nit (cfr. anche la negazione di Dio st. IV/5).
7/ uelhJm ricorre inoltre in modi di dire pi o
meno fissi, come Dio mi faccia questo e questo
o sim. (ISam 3,17 ecc.; plurale nel caso di non
israeliti: Re 19,2; 20,10; diversamente ISam
20,13; Rut 1,17), maledire (opp. eufemistica
mente: benedire) Dio e il re (Re 21,10.13; cfr.
Is 8,21; Es 22,27; diversamente Prov 24,21), e
forse concedere favore divino (= un servizio ca
ritatevole) a qualcuno (2Sam 9,3; cfr. 2,5; diver
samente ISam 20,14), ecc. Una parte di questi usi
potrebbe essere stata frequente anche nelfambiente vicino ad Israele.
La formula quando irFfhTm distrussero?) Sodoma e
Gomorra (Is 13,19; Ger 50,40; Am 4,11; cfr. Deut
29,22; Is 1,7 txt em; Ger 49,18) forse di provenienza
preisraelitica, se in origine si vedeva in unaltra divinit
(o in altri dei) la causa della distruzione delle due loca
lit, mentre la saga Gen 18s. attribuisce gi il fatto a
Jahwe.
Lespressione angelo di Dio (Gen 21,17; 28,12 plur.;
Giud 6,20 ecc.), pi rara rispetto ad angelo di Jahwe
(mark) e usata per designare il messaggero inviato da
Dio, si trova pi volte nei paragoni quasi con valore pro
verbiale (Giud 13,6; ISam 29,9; 2Sam 14,17.20; 19,28;
diversamente Zac 12,8).
Come la sciagura che sopraggiunge su di uno ritenuta
mandata dalla mano di Dio (ISam 5,11; Giob 19,21),
cos nel periodo postesilico lespressione la (buona)
mano di Dio su di me o sim. descrive la provvidenza
benevola di Dio (Esd 7,6.9.28; 8,18.22.31; Neem 2,8.18).
Lo strumento viene giudicato ogni volta in base ai suoi
effetti.
Va forse ancora ricordata la duplice espressione dei e
uomini (Giud 9,9.13) opp. lottare con yalhJm e uo
mini (Gen 32,29; cfr. Os 12,4). Proprio in questultimo
caso si evita il nome Jahwe; inoltre il significato di ^/hm resta incerto* dato che la tradizione del racconto di Penuel ha una storia complicata.

IV/ 1/ In determinate espressioni composte,


oppure quando unito ad un suffisso, >(Blhm
esprime la relazione tra Dio e il popolo. Dio
d'Israele senz'altro un'espressione fissa (tutte
le citazioni in C.Steuemagel, FS Wellhausen
1914, 329ss.). La sua prima attestazione attendi
bile il cantico di Debora, del periodo pi antico
dei giudici (Giud 5,3.5).
Non si conosce lantichit dei passi Gen 33,20; Gios
8,30; 24,2.23, da cui si potrebbe ricavare il nome cultuale
di una divinit venerata in Sichem (cfr. p.e. M.Noth,
Das System der zwolf Stamme Israels, 1930, 93s.), poi
ch la struttura della formula di Gen 33,20 diversa da
quella degli altri nomi divini formati con <?/ (<?/ III/2)
e il periodo di composizione di Gios 8 e 24 incerto. 1,3
formula non sembra essere per nulla originaria nellam
bito della tradizione del Sinai (Es 24,10; cfr. 5,1; 34,23).
Essa viene usata pi spesso verso il periodo dell'esilio
(introduzioni di discorsi in Ger, Cron ecc.). Si trova inol
tre in contesti del tutto diversi tra loro, come nella dos
sologia e nella preghiera (Re 8,15.23; 2Re 19,15), nel
giuramento ( 1Re 17,1 ) ecc. Il profeta Ezechiele, oltre alla
formulazione usuale gloria (kbd) di Jahwe ( 1,28

141

m jb * '"l fiim DIO

ecc.), conosce quella singolare di gloria del Dio


dIsraele (8,4; 9,3; 10,19; 43,2).
Costruzioni simili sono Dio degli ebrei (Es 3,18 ecc.),
oppure Dio di Giacobbe (vd. sp. III/4).

2/ Pi spesso la relazione tra Dio e il popolo


viene espressa con >ee/hfm unito ad un suffisso
il tuo/nostro/vostro Dio o sim. (p.e. Gios
24,17s.27; Es 32,4.8; Giud 11,24; Mi 4,5; di dei
stranieri: ISam 5,7; Ger 48,35); anche la relazione
con il singolo viene espressa con mio Dio .
Il significato di tali forme ampliate con pronomi (cfr.
Rut 1,16) pu qui essere indicato solo con esempi. La
contrapposizione tra Mos e il faraone si esprime pi
volte con lalternanza nostro - vostro Dio (Es
8,21ss.; I0,16s.25s.). - Nel secondo incontro con Acaz
Isaia (7,10-17) prega il re; chiedi un segno per te da
Jahwe, tuo Dio! Poich Acaz si rifiuta, il profeta chiede
minaccioso: per voi troppo poco stancare gli uomini,
che volete stancare anche il mio Dio? . Con il rifiuto
del l'offerta si nega anche la promessa il tuo Dio . - Il
Deuteroisaia, in un periodo in cui sembra essere di
strutta la comunit tra Dio e il popolo, secondo il giudi
zio annunziato dai profeti suoi predecessori, inizia la sua
predicazione con il grido: consolate, consolate il mio
popolo, dice il vostro Dio! (Is 40,1; cfr. 40,8 la parola
del nostro Dio ). Egli muta probabilmente la proclama
zione tradizionale Jahwe diventato re in il tuo Dio
diventato re (52,7) e fa gi trasmettere la notizia da
un messaggero: ecco il vostro Dio! (40,9; cfr. 35,4). Gi nella promessa di Osea (2,25) linvocazione del po
polo mio Dio riassume tutto ci che il tempo della
salvezza apporter (similmente Zac 13,9; Is 25,9 il no
stro Dio). Soprattutto in Osea sono frequenti tali
forme coi suffissi; i testi deuteronomici e deuteronomistici inculcano ancora di pi ad Israele che Jahwe il
tuo/vostro Dio .
Il grido mio Dio (cfr. ls 40,27 ecc.), che in Os 2,25 ha
un senso collettivo, spesso invocazione del singolo,
che nella sua necessit inizia con esso il lamento verso
Dio, ed esprime fiducia, speranza e ringraziamento (Sai
3,8; 5,3; 7,2.4, 223; 25,2; 38,22; 91,2; Re 17,20s.; Dan
9,18s. ecc.; cfr. O.Eissfeldt, Mein Gott im AT,
ZAW 61, 1945-48, 3-16 = KS III, 35-47). La formula di
confessione tu sei il mio/nostro Dio un amplia
mento (Sai 31,15; 86,2; 143,10; Is 25,1 opp, 2Cron 14,10;
rivolta ad unimmagine divina: Is 44,17; cfr. Gen 31,30;
Giud 18,24).

3/ Infine le forme di ieldhtm con suffisso sono


alla base della cd. formula di autopresentazione
io sono Jahwe, il tuo/vostro Dio , e della cd.
formula di alleanza io sar il loro Dio, ed essi sa
ranno il mio popolo .
La formula di autopresentazione io sono...,
usuale neUOriente antico, in Israele stata appli
cata a Jahwe ed stata ampliata con il comple
mento il tuo/vostro Dio (verso la cd. formula
di benevolenza); essa compare nelfAT in contesti
differenti e con vario significato ( in parte giusti
ficata anche la traduzione: io, Jahwe, sono il tuo
Dio ). Si riferisce spesso alla storia, specialmente
agli avvenimenti in Egitto (Os 12,10; 13,4; Sai
81,11 ), e nel decalogo il solenne discorso di Dio in
prima persona costituisce Tintroduzione da cui de
rivano i singoli comandamenti (Es 20,2; cfr. Giud
142

6,10). Le ricorrenze pi frequenti dellespressione


appartengono anche qui al periodo dellesilio;
essa infatti compare spesso nello scritto sacerdo
tale, specialmente nel codice di santit (Lev 18,2
ecc.) e in Ezechiele (20,5 ecc.). Quando si dice an*
che riconoscere che (Es 6,7 P; Ez 20,20
ecc.; -jdl\lio divino diventa lo scopo della cono
scenza umana; cfr. W.Zimmerli, GO llss.41ss.
125s.; K.EIliger, Kleine Schriften zum AT, 1966,
211-231.
La formula di alleanza, che (a partire pi o meno
dalla fine del periodo preesilico) si trova in forme
diverse sia nella tradizione tardiva di Mos (Deut
26,17s.; 29,12; Es 6,7 P ecc.) sia nelle promesse
profetiche (Ger 31,33; Ez 11,20 ecc.), afferma la
costante o (in modo critico) lesclusivamente fu
tura identit di Jahwe con il Dio dIsraele e di
Israele con il popolo d Dio, cfr. R.Smend, Die
Bundesformel, 1963.
4/ ,elhfm viene specificato in molti modi*
spesso con espressioni in stato costrutto come
Dio del cielo , Dio del mio soccorso , pi di
rado mediante aggettivi: il Dio giusto , il Dio
vivente , o sim. Nei singoli casi si enuncia a que
sta maniera come Dio o come egli appare.
Dio del cielo si trova come apposizione del
nome Jahwe oppure al suo posto, se si prescinde
da Gen 24,7 (v. 3 Dio del cielo e della terra ),
solo in periodo postesilico (Giona 1,9; Esd 1,2 =
2Cron 36,23; Neem l,4s. ecc.; aram.: Dan 2,18s.
ecc.; cfr. Sai 136,26), soprattutto nelle relazioni
con gli stranieri o quando si parla in loro presenza.
La designazione sorta probabilmente sotto fin(lusso persiano, in ogni caso serve per trattare con
lamministrazione persiana (cfr. il titolo di Esdra
scriba della legge del Dio del cielo Esd 7,12).
Tuttavia in Israele gi da tempo diffusa la con
cezione che Dio dimora nel cielo (s
, majim), e in
Mi 6,6 Jahwe chiamato Dio delle altezze . Po
ich questa espressione piuttosto singolare, non
si pu decidere fino a che punto rappresenti una
designazione di Dio comune in Gerusalemme
(cfr. Sai 92,9; Gios 2,11 ecc.).
Similmente altre espressioni composte accentuano
in diversi modi luniversalit di Dio e lambito del
suo agire, cos Dio delleternit (Is 40,28; cfr.
Gen 31,33; Deut 33,27; olm) oppure Dio di
ogni carne (Ger 32,27; cfr. Num 16,22; 27,16).
Forse si deve accennare qui anche al nome fre
quente Jahwe (Dio) sebaoth (2Sam 5,10 ecc.;
-~$ba \cfr. ISam 17,45 Dio delle schiere
dIsraele ) che vuole certamente esaltare la po
tenza di Jahwe, ma il cui significato pi preciso
incerto.
Linvocazione Dio della mia salvezza o sim.,
che esprime fiducia, gi unespressione fissa (Sai
18,47; 24,5; 27,9; 65,6; 79,9; 85,5; Is 17,10; Mi 7,7
ecc.), che pu essere dettala dallesperienza o
dallattesa; cfr. Dio del mio soccorso (Sai
51,16; diversamente 88,2), Dio della fedelt (Is
65,16) ecc. Anche il nome Dio del diritto (Is

143

30,18) pu affermare la grazia o la misericor


dia di Dio (diversamente Mal 2,17).
Le espressioni in stato costrutto sostituiscono
spesso degli aggettivi (p.e. Sai 59,11.18 Dio della
mia grazia = mio Dio benigno ); anche gli ag
gettivi per sono frequenti (vd. sp. III/2). Il Dio
vivente con il suo intervento liberatore (ISam
17,26.36; 2Re 19,4.16; cfr. Dan 6,21.27) si dimo
stra il vero Dio (Ger 10,10; cfr. 2Cron 15,3), ed
anche capace di mutare langustia del singolo
(Sai 42,3).
5/ Con il termine i(elhFm, la divinit di Dio o
la sua relazione con gli uomini diventa tematica in
alcuni testi in una maniera particolare. Nella con
fessione Jhwh h ha'*lhfm Jahwe (il vero,
unico) Dio (Deut 4,35.39; IRe 8,60; 18,39; cfr.
Deut 7,9; 10,17; Gios 2,11; Sai 100,3 ecc.; come
invocazione: 2Sam 7,28 = lCron 17,26; 2Re
19,15.19; Neem 9,7) si risente ancora la contesa
di Jahwe con altri dei, anche se nel frattempo la
sua adorazione divenuta esclusiva. Come gi
nelle affermazioni di incomparabilit (2Sam
7,22 = lCron 17,20; Is 44,6.8; 45,5.14.21; 64,3;
cfr. 2Re 5,15; Deut 32,19 ecc.; cfr. C.J.Labuschagne, The Incomparability of Yahweh in th OT,
1966), si conferma contro possibili dubbi la verit
della divinit di Dio; anche lespressione Dio de
gli dei (Deut 10,17; Sai 136,2; cfr. Dan 2,47), che
equivale ad un superlativo, ha un significato ana
logo.
Laccostamento singolare Jhwh ^fhfm ricorre pi volte,
anche airinfuori di Gen 2,4b - 3,23 (solo
lhfm:
3,lb.3.5); cfr. Es 930; 2Sam 7,25; Giona 4,6; Sai 72,18;
84,12; lCron 17,16s.; cfr. anche 22,1 ecc. Anche se il
nome doppio nel racconto jahvista della creazione e del
paradiso dovesse attribuirsi airinflusso di lhfm del
racconto sacerdotale della creazione, resterebbero sem
pre del tutto nspiegabili le altre ricorrenze (bisogna leg
gere Jahwe il vero dio anzich Jahwe degli dei );
cfr. *recentemente O.H.Steck, Die Paradieserzhlung,
1970, 28 n. 35.

Come l (cfr. ivi IV/4), cosi anche ,(*lhfm> seb


bene in modo non cos accentuato, pu servire ad
esprimere la differenza tra Dio e luomo (p.e. Gen
30,2; 45,8; 50,19; 2Re 5,7; Sai 82,6; cfr. Giob 4,17;
Mal 3,8) oppure tra Dio e non-Dio (Deut
32,17; 2Cron 13,9 ecc.). Criterio lefficacia: gli
dei stranieri sono buoni a nulla (Ger 2,11 13
'*hM\ cfr. 5,7; 16*20), opera delluomo (2Re
19,18 = Is 37,19; 2Cron 32,19; cfr. Os 8,6 e la for
mulazione fare degli dei Es 20,23; 32,1 ; Ger
16,20 ecc.). Analogamente, una negazione di Dio
( non c alcun Dio Sai 10,4; 14,1 = 53,2; cfr.
10,13; 36,2) non contesta lesistenza, ma lagire di
Dio sulla terra, come del resto la domanda dov
il tuo Do? (Sai 42,4.11; cfr. 79,10; 115,2; Gioe
2,17) si riferisce alfapparire della sua potenza soc
corritrice.
Mentre il serpente nel racconto del paradiso pro
mette alluomo di essere come Dio (Gen 3,5;
lespressione resta ambigua, poich la tradizione

OTB

' l o h m

DIO 144

risale a concezioni mitiche dellantico Oriente, cfr.


Ez 28,2.9.13), Dio conferma questa promessa ma
la attenua in essere come uno d noi (3,22).
Leguaglianza con Dio viene riconosciuta solo
come eguaglianza con gli esseri celesti. Invece i
LXX (cfr. anche in Sai 97,7; 138,1) esprimono tale
attenuazione gi a proposito ddluomo creato ad
immagine di
Dio (W.H.Schmidt, Die
Schpfungsgeschichte der Priesterschrift, 11967,
141). LAT stesso non restringe in alcun modo
raffermazione che luomo stato creato come
immagine di Dio (ossia come rappresentante, vi
cario, luogotenente di Dio)(Gen l,26s.; 5,1; 9,6 P;
scfcem). Del resto il Sai 8, in contesto simile, pa
ragona luomo con Dio (v. 6) e non con
Jahwe (v. 2), e sembra utilizzare cos la diffe
renza tra il nome proprio e il nome comune per
salvaguardare la specificit di Jahwe. Forse
questuso influenzalo da quel particolare modo
di parlare che - come avviene per altre espressioni
fisse con <plhm (sp. 111/6-7) considera la rela
zione delPuomo con Dio e non con Jahwe .
In ogni caso tale differenza non vale per il rac
conto sacerdotale della storia delle origini, in
quanto esso designa Dio solo come 1fl?lhlm.
6/ In diverse parti delPAT si usa di proposito
per designare Dio non il nome Jahwe, ma lhlm
(con o senza articolo); in due fonti del Pentateuco,
lelohista e la sacerdotale, nel cd. salterio elohista,
nellEcclesiaste e parz. nelle Cronache (sul libro di
Giobbe vd. sp. II). Dal lato negativo, poich si usa
il termine comune Dio e si evita il nome pro
prio, viene meno la caratteristica particolare di
Israele, ma dal lato positivo si pu difficilmente
scorgere in queste opere letterarie una tendenza
comune, poich mancano punti di riferimento si
curi su cui fondare questuso linguistico. Si vuole
forse esprimere luniversalit di Dio? Poich i sin
goli scritti risalgono a periodi cos distanti tra loro,
si pu pensare che i motivi e le giustificazioni
siano molteplici.
Probabilmente lElohista usa la parola ,fl?lhm (Gen
20,3.6 ecc.) non in modo esclusivo, ma solo in una gran
dissima parte dei casi, e perci talvolta (specialmente
dopo la rivelazione a Mos Es 3,14) si attiene al nome
Jahwe (cfr. recentemente H.Seebass, Der Erzvater
Israel..., 1966,56 n. 4). Seguendo questo indizio si per
sino voluto distinguere due strati elohisti; tuttavia me
glio pensare ad un influsso del normale modo di espri
mersi oppure anche ad un influsso successivo delle altre
fonti. - Luso di lhm non pu essere interpretato
come residuo di un antico politeismo di Israele (cfr.
W.Eichrodt, Die Quellen der Genesis, 1916, 106ss.;
E.Konig, Die G e n e s is ,1925,62ss.). Poich la designa
zione comune, almeno di regola, si conserva ancora
dopo Es 3,14, PElohista non ha voluto distinguere come
il Sacerdotale diverse epoche di rivelazione. Forse egli
vuole accentuare la trascendenza di Dio (cfr. le appari
zioni di Dio in sogno e mediante langelo di Dio , sp.
m/7), ma in definitiva ogni spiegazione resta fondala su
supposizioni incerte.
Al contrario probabile che il Sacerdotale voglia procla
mare il Dio dIsraele Dio delPumanit, anzi delluni

145

NULLIT

verso, dato che nel racconto della creazione e della storia


primitiva fino alla rivelazione ad Abramo Gen 17,1 ('l
III/1) usa esclusivamente (e in seguito non in modo co
stante) lappellativo lielhm.
Nel salterio elohista (Sai 42-83) il fenomeno acquista
maggiore evidenza, poich il nome Jahwe, che si aveva
in origine, venne sostituito con il termine comune ^ l
hm (cfr. Sa! 53 con Sai 14). Qualcosa di simile, anche se
con conseguenze di minore importanza, successo nelle
Cronache, nel riprendere alcuni testi dellopera storica
deuteronomistica (cfr. p.e. casa di Dio in 2Cron 4,1 i
con IRe 7,40; vd. sp. III/6 e M.Rehm, TexLkritische Untersuchungen zu den Parallelstellen der Samuel-Knigsbucher und der Chronik, 1937, 108s.; sui nomi fre
quenti Do dIsraele e Dio dei padri vd. sp. ITI/4;
IV /1). Forse per questo periodo tardivo si pu gi sup
porre che il nome Jahwe abbia potuto passare in secondordine, perch era superfluo distinguere tra il nome
proprio e il nome comune, in quanto si confessava.il Dio
dIsraele come unico vero Signore delluniverso. A
questaccentuazione della trascendenza e quindi della
differenza tra Dio e luomo (cfr. anche il libro di Giobbe)
pu essersi gi unito un certo riserbo nel pronunciare il
nome di Jahwe; tuttavia questultimo, soprattutto nelle
Cronache, non fu ancora evitato del tutto. Infine anche
neHEcciesiaste la scelta della designazione di Dio pu
essere stata suggerita dal fatto che con il termine co
mune ialhtn (in genere con larticolo) si poteva dare
pi risalto allonnipotenza di Dio rispetto alla nullit
delluomo.

V/ In complesso quindi con il nome comune


lhm PAT ha potuto comprendere ed annun
ciare il proprio Do della storia come Dio delluni
verso. Sulla sopravvivenza delluso vtrt. nel giu
daismo postbiblico e nel NT cfr. H.KJeinknecht G.Quell - E.Stauffer - K.G.ICuhn, art.
ThW III,65-123 (= GLNT IV,317-474).
W.H.Schmidt

"7/7 NULLIT

1/ La parola ,a77/ nullit , attestata solo


nelPAT e nella letteratura da esso dipenden
te, trova i suoi corrispondenti pi prossimi nelle
formazioni aggettivali acc., aram. e arab. della
radice 7/ con il sign. di debole o sim. (cfr.
HAL 54a). Sui tentativi di derivazione, che sono
molteplici ma poco utili per stabilire il significa
to, cfr. Wildberger, BK X,102 (cfr. anche
J.A.Montgomery, JAOS 56, 1936, 442). Per la
forma nominale (aramaizzante?) del termine
cfr. Wagner 122.
Una parola HI annientamento non attestata nelfug.
(WUS nr. 216; IJT nr. 184; contro Driver CML 136a;
Gray, Legacy 60; Herdner, CTCA 36, legge ora in 67
[= 1*AB] V.16 i/m).

2/ */// ricorre 20x nellAT, di cui lOx solo in Is


(2,8.18:20.20; 10,10.11; 19,1.3; 31,7.7), 2x in Lev
(19,4; 26,1)e Sai (96,5 = lCron 16,26; 97,7), lx ri
spettivamente in Ger 14,14 Q; Ez 30,13; Ab 2,18;
Zac 11,17; Giob 13,4.
146

Cfr, anche Eccli 11,3; 1QM 14,1 (cfr. Is 19,1);


1Q 22 1,8.
Correzioni testuali vengono proposte per Is 10,10; Ez
30,13; Zac 11,17 (cfr. i comm.).

3/
usato in tre passi al singolare, come
nome retto di uno st. cs,, e pu essere reso con
nullo, insignificante (Ger 14,14 txt em predi
zioni vuote ; Zac 11,17 pastori buoni a nulla ;
Giob 13,4 medici da nulla; cfr. anche Eccli
11,3 del tutto insignificante tra gli esseri alati
lape ).
Negli altri passi (eccetto Is 10,10 txt?) il nome al
plurale ed una designazione spregiativa degli dei
stranieri. Come questo uso al plurale si sia svilup
pato dal singolare astratto, lo mostra Sai 96,5 =
lCron 16,26 tutti gli dei sono delle nullit (cfr.
anche Sai 97,7). Nella letteratura profetica e nel
codice di santit (Lev 19,4; 26,1), che da essa di
pende, vi potrebbe anche essere una parodia di *U
h'tm Dio .
4/ Degli ^UUm si afferma: sono opera delle
mani delluomo (Is 2,8.20; 31,7; Lev 26,1), sono
muti (Ab 2,18), di conseguenza si possono anche
gettar via (Is 31,7); davanti a Jahwe essi tremano
(Is 19,1) e soccombono davanti a lui (2,18). Nel
termine laIrlfm risuona cos Pimpotenza, la nullit
degli dei stranieri. Quanto con essa pu essere
espresso, viene detto nel modo pi chiaro in Sai
96,5 tutti gli dei delle nazioni sono nullit, ma
Jahwe che ha fatto i cieli . A questo proposito
scrve Wildberger, BK X,102s.: II fatto che la de
signazione ricorra in entrambi... i salmi su Dio-re
mostra che essa era molto comune nella tradi
zione cultuale di Gerusalemme e qui pu averla
conosciuta Isaia. Non pu essere casuale il fatto
che solo la legge di santit (Lev 19,4; 26,1 ) e Abacuc (2,18) abbiano ripreso questa designazione .
^lflfm parallelo a pcscel/psl immagine scol
pita (Is 10,10; Lev 26,1; Ab 2,18; Sai 97,7), a
Kasabbim immagini intagliate (Is 10,11), a gillullm idoli (Ez 30,13) e a massk immagine di
metallo fuso (Lev 19,4; Ab 2,18). Una classifica
zione in cinque gruppi delle espressioni usate nel
VT per indicare idolo , con le citazioni dei
passi, si trova in Eissfeldt, KS 1,271s.: 1) designa
zioni offensive: bscet vergogna (b&\sqqus
abominio , tb orrore (/)s hatj't
peccato (,h t'), 'rna terrore; 2) designa
zioni che ne contestano lesistenza: hcbcel sof
fio , scqcer inganno (sqr), sw1 vanit , >CEf!l
nulla, t- e l-'^Ihm non-Dio (c/
III/3; alhm IV/5); 3) designazioni che conte
stano agli idoli la dignit divina e li riconducono
nella sfera degli spiriti inferiori e cattivi: fir m spi
riti sotto le sembianze di caproni , sdim de
moni, 'wcen potenza maligna ; 4) denomina
zioni le quali affermano a loro riguardo che essi sono
stranieri e quindi, pi o meno chiaramente, li pre
sentano come nulli: espressioni composte con
ahr altro , zar forestiero , -*nekr
147

straniero, hdc nuovo; 5) denominazioni


che li identificano con le loro immagini, qualifican
doli quindi come materia morta: massk e ncscek
immagine di metallo fuso , pcscel e p
si1 immagine scolpita , K
$ceb e a$b imma
gine intagliata , scelcem e scmcel immagine
incisa , gilllfm blocchi di pietra (lavorati) , sr
immagine , maskft effigie , rtesiY imma
gine che si porta nella processione .
5/ I LXX traducono c*lilim in modi molto di
versi, il pi delle volte con XEipo7ro7]Ta opera
umana (6x) e eiScoXoc idoli (4x). Nel NT
etS6)Xov viene usato per designare gli dei delle
genti, nel significato dato al termine dai LXX e
dal giudaismo (cfr. F.Biichsel, art. elSqXov,
ThW 11,373-377 = GLNT 111,127-138).
S.Schwertner

iUO^K
'almn VEDOVA
; t t

1/ 1almn vedova un termine del sem.


comune (cfr. GVG 1,220.227), con una variazione
delle sonore in aram. e in arab. (risp. armaltd e
armaat rispetto allacc. almattu < *a!mantu, ug.
afmnt, fen. 'hnt\
Letimologia incerta; cfr. le derivazioni proposte in
HAL 56b.
Da almn derivano gli astratti almnt stato vedo
vile (bigd almenth i suoi abiti vedovili Gen
38,14.19; per 2Sam 20,3 e Is 54,4 vd. st. 3b) e a/mn
vedovanza (Is 47,9 par. sekl mancanza di figli ,
vd. st. 3b); cfr. lacc. atmntu (CAD A/I,362a) e lug.
52 (= SS), 9 ht ulmn scettro della vedovanza par. ht
i_kl scettro della mancanza di figli in mano al dio Mot
(Gray, Legacy 95s.).
La retroformazione. afmn vedovo (sost.) e reso
vedovo si trova solo in Ger 51,5 in senso traslato
Israele e Giuda non sono abbandonati dal loro Dio
(Rudolph, HAT 12,306s.). Riguardo al presunto acc.
almrium vedovo (Syria, 19, 1938, 108) cfr. CAD
A/I,362a.

2/ Le 55 ricorrenze di almn sono cos distri


buite: Gen 1, Es 2, Lev 2, Num 1, Deut 11, 2Sam
1, Re 5, Is 5, Ger 5, Ez 6 (per Ez 19,7 vd. Zimmerli, BK XIII,418s.), Zac 1, Mal 1, Sai 5, Giob 6,
Lam 2, Prov 1. Inoltre almnt 4x, amn e 1almn lx. Un terzo delle attestazioni si trova in testi
giuridici.
Resta escluso ls 13,22, citato da Mand., poich ivi
almentw i suoi palazzi una forma secondaria di
armri (vd. anche Ez 19,7).

3/
a) almn va tradotto in tutti i passi con
vedova . Si tratta di una donna che con la
morte del marito perde ogni sostegno sociale ed
economico (perci vedova non designa solo lo
stato civile, la moglie di uno che morto , cfr.
L.Khler, ZAW 40, 1922, 34; G. van der Leeuw,
Phnomenologie der Religion, 21956, 276; CAD
A/I,364). La sorte di una vedova comunque tri
t t

; -

'almn VEDOVA

148

ste, sia nel caso che non abbia bambini e ritorni


alla casa paterna (Gen 38,11, con la possibilit del
matrimonio di levirato), sia che abbia figli Ciss
*almn in 2Sam 14,5; IRe 17,9,10; anche IRe
7,14 [la madre di Chiram di Tiro] e 11,26 [la ma
dre di Geroboamo], casi in cui ir padre morto
prima della nascita del figlio [cfr. nelliscrizione
fen. di Esmun4azar, r. 3 figlio di una vedova ,
KAI 11,14]). Nel racconto biblico pi famoso ri
guardante una vedova, il libro di Rut, non si usa
il termine vedova .
Generalmente si parla di vedove quando si accenna a
persone che sopportano una dura sorte: orfani (jtm),
ripudiati (gerus), forestieri (gr), poveri (dal), mseri
(ani), senza prole (sakktil), ed anche leviti e schiavi.
Risultano cos serie di questo tipo: vedove/orfani (Es
22,21.23; Deut 10,18; ls 9,16); vedove/orfani/fore
stieri /miseri (Zac 7,10; cfr. Deut 27,19; Mal 3,5); ve
dova/ripudiata (Lev 22,13; Num 30,10; Ez 44,22; cfr.
Lev 21,14); levita/straniero/orfano/vedova(Deut 14,29;
26,12s.; similmente Deut 16,11.14; 24,17.19-21; Ger 7,6;
Ez 22,7).
Si possono trovare in parallelo tra loro: orfano-vedova
(ls 1,17.23; Ger 49,11; Sai 68,6; Giob 22,9; 24,3; Lam
5,3); poveri/miseri-vedove/orfani (ls 10,2 citato in CD
6,16); vedova-senza prole (ls 47,8, con *cilmn in 47,9;
Ger 15,8; 18,21). Altri paralleli: Sai 94,6; 146,9; Giob
24,21; 29,13; 31,16.

almn, quale designazione specifica di una per


sona che in una determinata condizione, ed es
sendo un termine che si adatta bene a serie fisse
di nomi, non ha alcun sinonimo.
b) In senso metaforico troviamo almnt in
2Sam 20,3 vedovanza mentre in vita
(luomo) (oppure, con una modifica del testo,
vedove di un vivente o a vita ) per le concubine
tenute in isolamento da Davide dopo la rivolta di
Seba. In forma simile il papiro di Elefantina Cow
ley nr. 30, r. 20 le nostre mogli sono diventate
come vedove presenta la rinuncia al rapporto co
niugale quale segno di lutto.
Sempre in forma metaforica si pu parlare di una
citt rimasta vedova: Lam 1,1 divenuta come
una vedova descrive Gerusalemme dopo la ca
tastrofe; in Is 47,8 (oracolo su Babilonia) dice la
spavalda Babilonia: non rester vedova.,, ,
mentre a questa citt si annuncia subito dopo,
47,9, la sterilit e la vedovanza Calmn). In Is 54,4
usato 'almnut per indicare la vedovanza di
Israele.

4/ a) Nella comunit in cui vivono, le vedove


sono senza protezione, povere e abbandonate.
Esse perci stanno fin dagli antichi tempi sotto la
protezione di Jahwe: nellantica serie di maledi
zioni dei dodecalogo sichemita (Deut 27,19 ma
ledetto chi lede il diritto dello straniero, delPorfano e della vedova e nel codice dellalleanza (Es
22,21 non affliggerete la vedova e lorfano,
mentre la parenesi che segue il comandamento, al
v. 23, rafforza maggiormente questo paragrafo
della legge con la minaccia del taglione: le vostre
149

T T

'almn VEDOVA

mogli saranno vedove ); cfr. Deut 24,17, nellam


bito della legge dtn.
I verbi pi frequenti in questo campo semantico sono:
1) nth hi. con ogg. mispat ledere il diritto (Deut
27,19); 2) lnh pi. affliggere (Es 22,21); 3) hbl pren
dere in pegno (Deut 24,17 la veste della vedova; cfr.
Giob 24,3 il bue); 4) 'sq opprimere (Ger 7,6; Zac
7,10; Mal 5,5); 5) jnh hi. far violenza (Es 22,3; Ez
22,7).
Anche nei testi ug. si parla talvolta del diritto delle
vedove (dn alnml 2Aqht [= II D] V,8; 127 [= II K],
VI,33.46; cfr. A. van Selms, Marriage and Family Life in
Ugaritic Literature, 1954, I42s.).

In un secondo gruppo di testi giuridici del Deut,


che regolano il diritto dei poveri e dei diseredati,
alle vedove (e ai leviti/forestieri/orfani) sono ri
servati alcuni vantaggi: durante i raccolti possono
spigolare (Deut 24,19-21), nella festa delle setti
mane e nella festa delle capanne possono gioire
anche le vedove (Deut 16,11.14) e alla consegna
delle decime esse possono mangiare a saziet
(Deut 14,29; 26,12s.). Se confrontiamo queste di
sposizioni con altre simili (Es 23,14ss.; 34,18ss.;
Lev 23), vediamo che si tratta di uninterpreta
zione parenetica della legge, tipica della legisla
zione dtn.
Tre norme che si trovano in Lev gettano ulteriore
luce sulla situazione giuridica della vedova: un
sommo sacerdote (diverso il caso del sacerdote,
Lev 21,7) non pu sposare una vedova (Lev 21,
14). Se la figlia di un sacerdote, vedova e senza fi
gli, ritorna alla casa paterna, pu di nuovo man
giare delle offerte (Lev 22,13); cfr. anche Num 30,
10 (sul voto di una vedova).
Riepilogando possiamo dire con Deut 10,18: Jahwe
il Dio che rende giustizia (Osa? mtspf)
allorfano e alla vedova ; cfr. st. Sai 68, 6; 146, 9.
Passi paralleli degli ambienti vicini ad Israele sono
raccolti in F.C. Fensham, Widow, Orphan, and
th Poor in Ancient Near Eastern Legai and Wisdom Literature, JNES 21, 1962, 129-139; W il
dberger, BK X, 48.
b) Quanto abbiamo riscontrato nelle diverse
norme legislative si trova anche negli scritti pro
fetici, nel linguaggio della preghiera e nel libro di
Giobbe.
Tra i profeti soprattutto Is, Ger ed Ez riflettono le
antiche disposizioni giuridiche sulla protezione
delle vedove ( sorprendente il silenzio di Am e di
Mi, dove del resto mancano anche i termini or
fano e straniero ). Nel contesto delle accuse
profetiche vengono apostrofati coloro che non
rendono giustizia (rb) alle vedove (Is 1, 23), op
primono gli orfani e le vedove (Is 10, 2; Ez 22, 7;
Mal 3, 5), moltiplicando le vedove (Ez 22, 25). Il
termine si trova anche nel lamento retrospettivo
di Jahwe (Ger 15, 8) e nel lamento di Geremia
(18, 21), come pure nelfannunco del giudizio (Is
9 ,16; Jahwe non avr compassione delle vedove).
Al contrario, sar un segno di salvezza per Israele
lannuncio fatto a Babilonia (nelloracolo contro le
150

genti, Is 47, 8s.) che essa diverr vedova (per Ger


49, 11 e Ger 51, 5 cfr. Rudolph, HAT 12,
288.306s.; una descrizione della sorte del tiranno
anche in Giob 27, 15); cfr. lannuncio di salvezza
condizionato in Ger 7,6 ( se voi... non opprimete
la vedova ). Soprattutto, le antiche leggi vengono
riprese nella tor profetica: Is 1,17; Ger 22, 3; Zac
7, 10. Nella visione che Ezechiele ha del futuro
(4422) viene modificato Lev 21, 14.
Nel linguaggio della preghiera Jahwe pu venir lo
dato come giudice (dajjan) delle vedove (Sai 68,6;
cfr. 146,9); parimenti nel lamento contro il nemico
si condannano coloro che soffocano la vedova e lo
straniero (Sai 94,6 con hrg)e, si esprime il desiderio
che le donne di questi malvagi diventino vedove
(109,9; cfr. Ger 18,21). Nelle Lamentazioni ci si la
menta che Gerusalemme stessa (1,1) e le madri
che sono in essa (5,3) siano diventate vedove.
Nel libro di Giobbe viene ripreso il linguaggio dei
salmi, ad esempio nel lamento contro i malvagi
che opprimono la vedova (24,3.21; la loro triste
fine descritta in 27,15). Tipica laccusa che gli
amici rivolgono a Giobbe, di aver rimandato a
mani vuote le vedove (22,9), accusa che Giobbe
espinge nello sguardo retrospettivo del lamento
nale (29,13; 31,16).
Quando si trasgredisce il diritto alla protezione, di
:ui godono le vedove, si elevano laccusa, il la
mento o anche lannuncio del giudizio che Dio
pronuncer contro il malvagio. Tale pure il senso
di Prov 15,25: Jahwe abbatte la casa dei superbi,
rende saldi i confini della vedova .
5/ Negli scritti di Qumran (CD 6,16) e soprat
tutto nel NT si prosegue sulla linea delPAT: cfr.
p.e. Me 12,40. Le 4,25s. riprende IRe 17, Apoc
18,7 il passo di Is 47,8s. Nuovo risulta il motivo
dello star attenti alle giovani vedove (ITim
5,9ss. ).
J.Kiihlewein

DK 'm M A D R E
1/ 'm madre risale al sem. comune *'imm(acc., ug. e arab. sotto linflusso della labiale
*imm-y cfr. GVG 1,199 e -fb). Contro prece
denti etimologie (p.e. F.Delitzsch, Prolegomena
eines neuen hebr.-aram, Wrterbuchs zum AT,
1886,109) oggi si segue L.Khler, ZAW 55,1937,
171: m non si pu far derivare dal complesso
delle radici semitiche a noi note ; db e m sono
termini del linguaggio balbettante dei bambini
(pap, mamma).

2/ Le 220 ricorrenze sono cos distribuite: Gen


26, Es 7, Lev 15, Num 2, Deut 13, Gios 3, Giud
20, ISam 4, 2Sam 3, IRe 16, 2Re 22, Is 5 (Dtis 3,
Tritois 1), Ger 9, Ez 10, Os 4, Mi 1, Zac 2, Sai 12,
Giob 3, Prov 14, Rut 2, Cant 7, Eccle 1, Lam 3,
Est 2, lCron 2, 2Cron 12. Quattro sono i punti in
151

cui la frequenza maggiore: i libri storici (Gen,


Giud, Re, dove tra laltro la menzione del nome
della madre del re ricorre 19x in Re, 9x in Cron);
il complesso delle norme giuridiche (35x); il lin
guaggio della preghiera e i Proverbi.
3/ a) Nel suo significato primario 'm indica la
madre fisica dei propri figli. Un primo campo se
mantico naturale si delinea cosi allinterno della
famiglia. Questo riferimento interno alla famiglia
si esprime, salvo pochissime eccezioni, con un
susseguente genitivo o molto pi spesso con un
suffisso possessivo. significativo il fatto che 'm
ricorra solo tre volte con larticolo (Deut 22,6.6.7)
e che delle 220 ricorrenze 189 siano col suffisso.
Anche un secondo campo semantico, pur essendo
meno frequente, ancora nellambito della na
tura: 'm in quanto parte materna dei genitori cor
risponde ad ab in quanto parte paterna, 'ab si
trova comunque circa 70x in questo campo se
mantico, generalmente in elenchi di nomi (' b
II1/1) nei quali, in una societ come quella israe
litica organizzata secondo il diritto paterno (cfr.
W.Plautz, Zur Frage des Mutterrechts im AT,
ZAW 74, 1962, 9-30), padre di regola sta al
primo posto.
Nel significato primario non si ha un sostantivo
sinonimo di 'm; tuttavia qua e l ricorrono forme
verbali di hrh essere incinta e jld partorire
in parallelo con m, come il part. di hrh in Os 2,7;
Cant 3,4; la forma jlcedcet partoriente in Ger
15,8s.; Prov 23,25; Cant 6,9, in Prov 17,25 a s
stante in parallelo con padre ; altre forme ver
bali di jld parallele a 'm in Ger 50,12; Cant 8,5.
Quando si tratte di animali 'm designa lanimale madre
(vacca, pecora, capra: Es 22,29; 23,19; 34,26; Lev 22,27;
Deut 14,21; uccelli: Deut 22,6s.).

b) Per designare relazioni di parentela il termine


forma una serie di espressioni composte (sulla so
stituzione del termine genitori , mancante
nellAT, con padre e madre 'ab IH /1; il part.
plur. hraj che mi hanno generato in Gen
49,26 testualmente incerto). Invece di fratello e
sorella si pu anche dire figlio/figlia di
mia/tua/sua madre.
Figlio di mia madre (opp. plur.) si trova in parallelo
con fh fratello in Gen 43,29; Deut 13,7; Giud 8,19;
Sai 50,20; 69,9; Cant 1,6; allo stesso modo figlia di mia
madre parallelo di 'ht sorella in Gen 20,12; Lev
18,9; 20,17; Deut 27,22; cfr. Es 23,2 figlie d una sola
madre . Qui lespressione serve a designare il fratello/la
sorella fisica, mentre ah e ht possono anche indicare
il fratellastro e la sorellastra. Invece i figli di tua ma
dre in Gen 27,29 (parallelo a fratelli ) si riferiscono
ad una parentela pi ampia.
Altre espressioni composte per designare la paren
tela da parte materna sono: padre di tua ma
dre = nonno (Gen 28,2); fratello di tua ma
dre = zio (Gen 28,2, cfr. 29,10; Giud 9,1.3); so
rella di tua madre = zia (Lev 18,13; 20,19).

c) Il termine 'm si estende talvolta a designare


una maternit non fisica. Come gi per nonno ,
CK 'm M A D RE

152

cos lebr. non conosce alcun termine per


nonna . Ci si serve allora del semplice 1m (su
IRe 15,10 cfr. tuttavia Noth, BK lX,335s.; sulla
posizione della gcblr regina madre gbr e vd.
st. 4b). In Gen 37,10 - come si pu dedurre dal
contesto (35,I6ss.) - si intende con m la matri
gna di Giuseppe.

Il termine si allontanato completamente dal suo


significato primario nellespressione m hadddercek (Ez 21,26) via-madre , ossia il luogo in cui
dalla via principale nasce unaltra strada, bivio
(cfr. Zimmerli, BK XIII,490).
Come parte costitutiva di nomi propri ebr. m
non ha nessuna importanza.

Per suocera (madre del marito) esiste il termine del


sem. comune hmot (Mi 7,6; Rut 1,14-3,17 10X; fem. di
barn suocero = padre del marito, Gen 38,13.25;
ISam 4,19.21); la madre della moglie si chiama hlcencet
(Deut 27,23; fem. di htn suocero = padre della
moglie, dal punto di vista dello hatan marito della fi
glia, Es 3,1; 4,18; 18,1-27 13x; Num 10,29; Giud 1,16;
4,11, si tratta sempre di Mos; Giud 19,4.7.9); perifrasi
con la moglie e sua madre in Lev 20,14 *

4/ a) La madre (assieme col padre) sta sotto la


particolare protezione legale di Jahwe:
Padre e madre vanno onorati (kbd pi.: Es 20,12; Deut

Il termine ancora pi allargato in Gen 3,20, dove


va (Haww) in uneziologia del suo nome viene
indicata come madre di tutti i viventi (proge
nitrice, capostipite); su Ez 16,3.45 vd. st. 4c). Non
esiste nellAT lespressione madre terra (cfr
A.Dietrich, Mutter Erde, M925; L.Franz, Die
Muttergttin im vorderen Orient, 1937; Haussig
I,103ss.).
Non c un plurale di m corrispondente al ter
mine \dbdt padri, progenitori e al suo signifi
cato. tipico a questo riguardo Sai 109,14: la
colpa dei suoi padri sia ricordata, e il peccato di
sua madre non sia mai cancellato .
d) In senso traslato il termine usato come per
sonificazione di un popolo o di una citt.
Cos in Os 2,4.7 (in Os 4,5 con m si intende non tanto
il popolo quanto la madre del sacerdote ivi menzionato,
cfr. WolfT, BK XIV/l,95s.; diversamente Rudolph,
KAT XIII/1,97.102) e in Is 50,1.1 con madre si de
signa il popol dIsraele (Ez 19,2.10 Giuda opp. la casa
reale, cfr. Zimmerli, BK XIII,423s.), in Ger 50,12 Babi
lonia.
Come titolo onorifico madre in Israele ricorre sia per
una singola persona, come Debora (Giud 5,7; dal conte
sto non tuttavia chiaro per quale funzione le sia stato
attribuito questo titolo), sia per una citt, come AbelRet-Maaca (2Sam 20,19, madre nei confronti delle citt
figlie delle vicinanze?; cfr. 'm metropoli su monete
fenicie, DISO 15s.); in Os 10,14 con unespressione fissa
(come pure in Gen 32,12) si intendono invece madri
normali coi loro figli, cfr. Rudolph, KAT XIII/1,206.

In senso traslato anche Giobbe nel suo lamento


(17,14) chiama il verme dello seoi mia madre e
mia sorella ; solo qui egli trova la comunit fami
liare, che nella vita terrena gli stata distrutta.
e) 1m forma espressioni composte e fisse che in
dicano il seno materno e il petto materno :
bctcEn immi' con prep. b opp, min fin nel/dal
seno di mia madre oppure dalla mia nascita
(Giud 16,17; Sai 22,11; 139,13; Giob 1,21; 31,18;
Eccle 5,14); me immf (Is 49,1; Sai 71,6) e
rahcer Immo (Num 12,12) il seno di mia/sua
madre ; petto materno : sed *immf (Sai 22,10;
Cant 8,1), hq 'immtm (Lam 2,12). Tutte queste
parole possono significare la stessa cosa anche
senza essere unite a 'm.
153

CJ$ 'm MADRE

5,16), temuti (/r\ Lev 19,3). Chi disprezza il padre e la


madre maledetto (Deut 27,16), chi li percuote o li ma
ledice ucciso (Es 21,15.17; Lev 20,9; cfr. la legge sul fi
glio ostinato in Deut 21,18-21).
Nelle norme pi diverse della comunit si rispecchia
lordinamento sanzionato da Dio: non si debbono avere
rapporti sessuali con la propria madre (Lev 18,7), con la
suocera (Lev 20,14), o con la sorella della madre (Lev
18,13; 20,19); una prigioniera che si sposa deve anzitutto
piangere per un mese i propri genitori (Deut 21,13); non
si deve partire senza prima aver baciato ancora una volta
i propri genitori (IRe 19,20); si devono seppellire padre
e madre dopo la loro morte (Lev 21,2; Ez 44,25; diversa
mente Lev 21,11 per il sommo sacerdote e Num 6,7 per
i! nazireo).

Lesortazione ad onorare il padre e la madre era


inoltre sicuramente ambientata fin dagli inizi
nelPistruzione sapienziale familiare: Prov 23,22;
30,17. Olii disprezza il padre e la madre insen
sato (Prov 10,1; 15,20; cfr. 19,26; 20,20; 28,24;
30,11). Lammaestramento dei figli di norma
compito del padre (Deut 6,20ss. ecc.,'b IV/2b),
ma anche la madre impartisce un insegnamento
(Prov 1,8; 6,20; 31,1).
Quando questi comandamenti vengono violati,
subentra a buon diritto laccusa profetica (Ez 22,7;
Mi 7,6).
b) Rispetto ai padri , m non ha alcuna impor
tanza nella visione dtr. della storia. Ci sono tutta
via quattro passi nei quali un re viene valutato in
una prospettiva teologica, a seconda che egli abbia
seguito le vie peccaminose dei suoi genitori (IRe
22,53; 2Re 3,2) o di sua madre (2Re 9,22; 2Cron
22,3) oppure no (cfr. Sai 51,7; 109,14). Soprattutto,
sembra che la regina madre abbia avuto un in
flusso particolare sulla politica e sulfatteggiamento teologico del re; cfr. il titolo signora
(fbfr) IRe 15,13; 2Re 10,13; Ger 13,18; 29,2;
2Cron 15,16; in 22,3 come consigliera; cfr.
G.Molin, Die Stellung der Gebira im Staate Juda,
ThZ 10, 1954, 161-175; H.Donner, Art und Herkunft des Amtes der Kniginmutter im AT, FS
Friedrich 1959, 105-145. Questo lo dimostra la po
sizione di Betsabea alla corte di Salomone (IRe
ls.) o quella d Atalia (2Re 11), ed confermato
anche dal fatto che nel linquadramento dtr. della
storia di ogni re si indica quasi sempre il nome
della regina madre (IRe 11,26 ecc.).
c) Il profeta Osea il primo a designare Israele
come madre (2,4.7). In un processo per infe
delt matrimoniale (Wolff, BK XIV/1,37) Ja
154

madre infedele viene accusata di adulterio dal ma


rito e dai figli (v.4) e viene citata in giudizio come
prostituta (v.7). Limmagine del matrimonio, che
Osea ha tratto dalla mitologa cananea vuole
combattere finclinazione dTsraele a questo culto
con la sua prostituzione cultuale. Ci viene ripreso
in Ez 16; qui il termine rimanda (v. 3.45)
alloscuro passato della citt di Gerusalemme,
mentre il proverbio quale la madre, tale la fi
glia (v. 44) stabilisce il collegamento con il pre
sente (cfr. inoltre Is 50,1 e Westermann, ATD
19,18s.). Per Ez 19,2.10, dove Giuda opp. la casa
reale sono designati come m, cfr. Zimmerli, BK
XIII,423s.
d) Lespressione composta seno materno (vd.
sp. 3e) trova la sua ambientazione particolare nel
linguaggio della preghiera, e in primo luogo in
manifestazioni di confidenza come Sai 22,1 Os.:
fin dal seno materno tu sei il mio Dio , cfr.
71,6; 139,13; Giob 31,18. Essa ricorre inoltre nella
vocazione del Servo in ls 49,1 (cfr. Giud 16,17 e,
senza 'm, Ger 1,5). In tal senso l'antitesi si trova
nel lamento del profeta: me infelice, madre, che
mi hai generato (Ger 15,10; 20,14.17). Infine
questespressione ricompare nella letteratura sa
pienziale tardiva: Giob 1,21 come manifestazione
di confidenza; Eccle 5,14 con sottofondo forte
mente scettico.
e) A differenza di 'ab padre e Ys uomo , il
termine 'em non caratterizza mai Jahwe diretta
mente. Jahwe secondo la concezione vtrt. una
divinit maschile. Solo una volta, in periodo postesilico, si viene meno a questa regola, quando si
paragona lagire salvifico di Jahwe al comporta
mento di una madre: Is 66,13 ( come una madre
consola il figlio, cos io vi consoler ); cfr. 49,15
(senza m).
5/ Nel NT il termine acquista importanza so
prattutto per la posizione particolare della madre
di Ges; cfr. tuttavia il detto di Ges sui veri pa
renti Me 3,31ss. (cfr Deut 33,9). ,1.Kihlewein

nm
'ama SERVA - 1 2V VV debeed.
T T

p x 'm n STABILE, SICURO


Indice. I paragrafi I/(radice e derivati), II/(statistica) e
V/(periodo successivo allAT) trattano della radice nel
suo complesso. I paragrafi 111/ e IV / (uso comune e uso
teologico) vengono suddivisi nelle seguenti sezioni:
A/ 'mn ni.
B/ "mn hi.
C/ 'men
X)/y<*mm
E/ 'wmcet

155

col.
col.
col.
col.
col.

160
164
169
171
175

1/ 1/ La radice 'mn essere stabile, sicuro, fi


ducioso non attestata in acc., ug., fen. e aram.
antico, ma, dopo il suo apparire (sebbene di rado)
nelfaram. imperiale e nelfaram. bibl., si ha
nellaram. e nelle ramificazioni del sem. del sud.
Il confronto linguistico, che deve fondarsi essen
zialmente su materiale post-vtrt., fornisce quindi
scarsi risultati per FAT; inoltre per quanto ri
guarda il significato particolare mn hi. credere
bisogna tener presente che esso dallebr. passato
al sir. (LS 175a), al mand. (Noldeke, MG 211) e
allarab. (J.Horovitz, Koranische Untersuchungen, 1926, 55s.).
possibile una connessione con l'eg. mn essere, re
stare fermo (Erman-Grapow II,60ss.; Calice nr. 198;
M.Cohen, Essai comparatif sur le vocabulare... Chamito-Smitique, 1947, 83).
Sul presunto termine can. imti certezza (?) in EA
71,8 cfr. W.F.Albrighfc, JNES 5, 1946, 12 n. 8; CAD E
152b (cj em-< qu >-ti kal).
poco probabile che lug. imi in 67 (= I *AB) I,18s. si
gnifichi vero (cos Driver, CML 102s.136; M.Dahood, CBQ 22, I960, 406); cfr. WUS nr. 274: erba,
fieno (?) .
Dal fen. si potrebbe tuttal pi prendere in conside
razione il nome proprio '/'mn su di un sigillo (Harris
77s.). Per il pun. emaneihi (Poen. 937) cfr. M.Sznycer, Les passages puniques en transcription Ialine,
1967, 92-94.
Due passi nelle iscrizioni giaudiche delIT sec. (KAI
nr. 214, r. 11; 215, r. 21) sono del tutto incerti (cfr.
DISO 17).
La prima ricorrenza aram. potrebbe essere mjn fisso,
duraturo in un papiro proveniente da Saqqra (fine del
T sec.; KAI nr. 266, r. 3 stabile finch dura il cielo ).
Cfr. inoltre hjmtwth la sua fiducia nei proverbi di
Ahiqar (r. 132; Cowley 217.224; AOT 460 lamabilit di
un uomo fondata sulla sua fiducia ) e s mhjmn un
uomo di fiducia in Hermop. IV ,9 ( Bresciani-Kamil
398s.; J.T Milik, Bibl 48, 1967, 583).
I vocaboli pi tardivi dellaram. e del sem. del sud sono
citati in HAL 61 b; J.Barr, The Semantics of Biblical Language, 1961, 185s.

2/ Le coniugazioni verbali ni. aver consi


stenza, durare, esser attendibile, fedele e hi.
star fermo, confidare, aver fede, credere sono
relativamente frequenti (vd. st. A/ e B/). Il qal
rappresentato almeno dai participi, i quali tuttavia
nel loro significato divergono talmente dagli al
tri derivati di mn da far quasi supporre una ra
dice 'mn II.
A questa radice 'mn 11 elencata in HAL 62a, ma non in
KBL 60b, appartengono: 'mn guardiano (Num
11,12; Is 49,23), tutore (2Re 10,1.5; Est 2,7); 'meencef nutrice (2Sam 4,4; Rut 4,16); il part. pass. plur.
yemntm sostenuti, custoditi (Lam 4,5); 'omnci tu
tela (Est 2,20);7mn ni. essere curato, accudito (di un
bambino) (Is 60,4). molto problematica una rela
zione con laccadico ummnu (HAL 62a; vd. st. 5). Cfr.
S.Poruban, La radice 'mn nellA.T., RivBibl 8, 1960,
324-336; 9, 1961, 173-183.221-234.
Per nce'^man in Num 12,7; ISam 3,20 e CBmun in lCron 9,22.26.31; 2Cron 31,18, dove si potreb
be supporre una derivazione da 'mn II, vd, st. A III/
e D III/.

]OK ' mn STABILE, SICURO

156

3/ Tra i derivati nominali i pi importanti sono


i due sostantivi femminili 'amn fermezza, si
curezza, fedelt, rettitudine / ufficio stabile
(vd. st. D/) e la,mcet costanza, durata, sicurezza,
fedelt, verit (vd. st. E/). amcet potrebbe risa
lire a *'amint- (BL 608). In tal caso il termine un
fem. sostantivato dellagg. 'men e si comporta ri
spetto a questo come mn rispetto a 'mn.
Vanno inoltre ricordati: la formula di con
ferma 'men certamente (vd. st. C/); il sost,
mcen sicurezza (Is 25,1 nella costruzione
asindetica usata avverbialmente 'amn 'mcen), e
gli avverbi da esso derivati con l'aggiunta del suf
fisso -m (BL 529) omnm certo, realmente, ve
ramente e 'umnm con lo stesso significato
(sempre con h interrogativo); anche il corrispon
dente fem. *omn viene usato avverbialmente (su
questi usi avverbiali vd. st. D/). 11 part. ni.
nce'^mn sicuro, fedele funge inoltre da agget
tivo, e cosi pure *mn, che come aggettivo com
pare solo al plur., come sostantivo fedelt, sicu
rezza una volta al sing. e pi frequentemente al
plur. mnlm (vd. st. A/). Relativamente tardi
compare il sost. 'mn accordo, convenzione
ufficiale (Neem 10,1 assieme al verbo -krt) e
ordinamento (Neem 11,23; par. mi$wat fiam
me?'/cek prescrizione del re ).
Non sicuro se da 'mn derivi anche 1ment (plur.) in
2Re 18,16 (cfr. HAL 63a), che viene comunemente tra
dotto con stipiti (della porta), mentre forse significa
il loro rivestimento (di oro).

4/ Vi inoltre una serie di nomi propri: 1amn


(2Re 21,18ss. ecc.; in Neem 7,59 e in Esd 2,57 si
trova la forma [ridotta] ami), forse ipocorstico di
un nome teoforo (cfr. fenicio 7}inn, vd. sp. 1/1),
oppure, come in 'amnn (2Sam 3,2; 13,lss. ecc.; in
2Sam 13,20 'minon errore testuale), designa
zione di una qualit spirituale (Noth, IP 228: si
curo, fedele; un po diversamente J.Lewy,
HUCA 18, 1944, 456, cfr. per J.-R.Kupper, Les
nomades... 1957, 71.76). Deriva da '*mcet il nome
amittaj (2Re 14,25; Giona 1,1; secondo Noth,
IP 162, forma ridotta, cfr. Hcefqaj accanto a ////qijjh).
Alla radice 'mn potrebbe ricondursi anche il nome del
fiume amn che attraversa Damasco (2Re 5,12Q, K:
abn); in tal caso esso sarebbe allora designato come il
sicuro, che nini inaridisce, cfr. nha/ 'tn ruscello
perenne (cio che porta sempre acqua) (Deut 21,4;
Am 5,24) e l'opposto akzb ingannatore par. mqjim
l nce'^mn acqua di cui non ci si pu fidare
(Ger 15,18; cfr. Ph.Reymond, Leau... dans PAT, 1958,
72.114).
Ancora pi incerto se amn in quanto nome dellAntilibano (Cani 4,8) derivi da 5mn essere saldo .
Non rientra naturalmente in questo contesto il dio egi
ziano amri (Ger 46,25; N* 'amn = Tebe, Nah 3,8).
5/
ommn (Cant 7,2) e 'men (Ger 52,15; Prov 8,30)
artigiano non hanno nulla a che fare con la nostra ra
dice, anche se cos si riteneva in passato, ma risalgono
attraverso Pacc. ammni artigiano, artefice al suiti, ummea (cfr, Wagner nr. 18a). Per Prov 830 (non figlio

157

1EN 'mn STABILE, SICURO

prediletto, preferito ma artefice ) cfr. Ringgren,


ATD 16,40; H.H.Schmid, Wesen und Geschichte der
Weisheit, 1966, 150, entrambi con bibliogr

6/ Il significato primario della radice mn di


scusso. Secondo lopinione tradizionale esso sa
rebbe. essere saldo, fermo, sicuro (GB 48a;
HAL 61b; H.Wildberger, Glauben, Erwgungen zu h'nyn, FS Baumgartner 1967, 372-386; an
che E.Pleiffer, Der atl. Hintergrund der liturgischen Formel Amen , KuD 4, 1958, 129-141).
Zorell 63b basandosi su 'ment di 2Re 18,16 (vd.
sp. 3/) suppone il significato primario di tener
saldo , e corrispondentemente, in base ai participi
citati sopra (2/), si attiene al significato di soste
nere . Poich tuttavia incerto se queste forme
appartengano a 'mn I, esse non devono essere
prese in considerazione quando si vuol determi
nare il significato primario. A.Weiser, art. ttictteuc, ThW VI,183-191.197 (= GLNT X363384. 398-400), pensa che la traduzione abituale
saldo, sicuro, fermo non raggiunga veramente
il significato ultimo; 'mn, se lo si analizza pi at
tentamente, appare come un concetto formale, il
cui contenuto viene determinato caso per caso dal
soggetto particolare; il termine significherebbe la
relazione che la realt possiede verso ci che carat
terizza un determinato soggetto (p. 184 = GLNT
364s.). Procedendo oltre su questa linea Porubcan
(l.c., 232s., vd. sp. 2/) arriva alla conclusione che
il significato primario di mn potrebbe essere
espresso con un cosi-come , e significherebbe la
conformitas intellectus et rei . Tuttavia, nono
stante che singole forme e singoli derivati abbiano
assunto un significato in parte assai differenziato,
ci si deve attenere al significato primario che ab
biamo menzionato sopra in quanto esso rappre
senta il loro comune denominatore, tanto pi se si
tengono presenti le affinit con le altre lingue se
mitiche. Vanno tenute presenti del resto le critiche
che J.Barr giustamente solleva contro una visione
esagerata delle connessioni etimologiche, proprio a
proposito della radice mn (cfr. The Semantics of Biblical Language, 1961, 161-205; contro il concetto
formale spec. p. 179s.).
Numerose osservazioni particolari attestano con sicu
rezza che anche gli autori degli strati pi recenti deilAT
conoscevano ancora quel significato primario. In passi
come Giob 39,24 (vd, st. BIU/2) il senso originario an
cora evidente, e persino negli scritti di Qumran ricorre
come neologismo il sostantivo ncelEmdnt garanzia
(CD 7,5; 14,2; 19,1), il cui senso molto vicino a quello
primario.

7/ Come radice sinonima kun si avvicina


molto a 'mn sotto parecchi punti di vista (kun ni.
stare saldo, essere rassicurato, aver consi
stenza , col partic. nkn sicuro, vero che cor
risponde a nce'*mn> e kun hi., che come 'mn hi.
pu essere usato in senso intransitivo: stare im
mobile ). La semantica dellacc. knu si avvicina
ancora di pi alPebr. mn: G aver durata, essere
fedele, sicuro, vero , Gt ottenere sta
158

bilit durevole , agg. klnu duraturo, sicuro, fe


dele, retto, vero , sost, kfnutu fedelt e kfttu
stabilit, sicurezza, realt, onest, fedelt, vera
cit, verit (AHw 438-440.48ls.494s.). Questa
corrispondenza attesta che si pu parlare di una
struttura semitica del concetto di verit, diversa
mente da quanto avviene per il concetto greco (H.
von Soden, Was ist Wahrheit?, Urchristentum
und Geschichte 1,1951,1-24; W.von Soden, WdO
4/1, 1967, 44; cfr. inoltre la bibliogr. citata in E

m/8).

11/ La seguente tabella indica la diffusione della


radice
nelfebr. dellAT (330 ricorrenze esclusi
i nomi propri):
hi. 'men

ni.
Gen
Es
Lev
Num
Deut
Gios
Giud
ISam
2Sam
IRe
2Re
Is
Ger
Ez
Os
Giona

Mi
Ab
Zac

Mal
Sai
Giob
Prov

Rut
Cant
Eccle
Lam

2
8

1
3

1
1

5
1
2

1
1
4
2

9
2
-

2
12

1
1
1

1
--

2
2

1
-

2
4
4

6
1

22

37

8
1
3

Est

Dan

Esd

lCron
2Cron

2
2
3
45

4
51

30

12

Neem

3
3
3
1
3
5
2
12
11
2
1
1

7
9

6
2
-

rrxce altri

mti

3
5
49

1
6

1
!
1

1
I
2
3

3
6
3
1

totale
11
11

6
23
4
4
8
5
10
7
34
21
2
4
2
1
2
6
1
84
16
23
1

1
2
1
6

10
6
18

127

28

330*

Al ni. si trova 32x il part. nce'^mn. Non incluso Is


60,4 (vd. sp. 1/2 su mn II). Dal lato testuale incerto Os
1 2 ,1 .

AlPhi. vanno aggiunte le tre ricorrenze aram. con


ha. (Dan 2,45; 6,5.24). Giud 11,20 va letto wqjjem'n\
incerti dal lato testuale sono inoltre Is 30,21 e Giob
39,24.
'men in cinque passi ricorre due volte (Num 5,22; Sai
41,14; 72,19; 89,53; Neem 8,6; nel salterio quindi il ter
mine la conclusione liturgica di una raccolta parziale,
ed per questo che la versione siriaca pone il raddoppia
mento anche in Sai 106,48). La lettura incerta in Is
65,16.16.
y(erhn si trova una volta al plur. in Prov 28,20 (ts

159

nt). Il testo non sicuro in Is 33,6; Sai 89,9; 19,90;


143,1; 2Cron 31,18.
>{mcet testualmente incerto in Is 423; Ez 18,9; Sa]
54,7; 111,7. Invece in Sai 22,26 si potrebbe leggere
>amitt per m'ittek, in 101,2 (emcet per mtaj, in
138,2b 'amttceka per 'imrtck e in Is 53,10 ,tFmcet sm
per 1im-tsm (M.Dahood, CBQ 22, 1960, 406). Il pJur.
non esiste.
Le altre 28 ricorrenze della radice sono cos suddivise:
omcert lx (Is 25,1); omnm 9x (2Re 19,17 = Is 37,18;
Rut 3,12, e 6x in hi.); 'umnm 5x (Gen 18,13; Num
22,37; IRe 8,27; Sai 58,2; 2Cron 6,18); 'omn 2x (Gen
20,12; Gios 7,20; per Est 2,20 vd. sp. 1/2); 'mn lx
(Deut 32,20) e ia!muntrri 7x (agg.: 2Sam 20,19; Sai 12,2;
31,24; sost.: Is 26,2; Prov 13,17; 14,5; 20,6); umn 2x
(Neem 10,1; 11,23); 'men lx (2Re 18,16).

A/

mn ni.

Ili/
1/ Il ni. pu indicare una durata, una si
tuazione stabile (Is 33,16 acqua che non si inari
disce destate, cfr. Ger 15,18; Deut 28,59 piaghe e
malattie lunghe, durevoli, ISam 25,28 casa du
ratura di una dinastia, ISam 2,35 di un sacer
dote, vd. st. IV/4; lCron 17,24 nome). Daltra
parte esso esprime laspetto della saldezza e so
prattutto, dal punto di vista etico-religioso, quello
della sicurezza e della fedelt (Is 22,23.25 luogo
solido , adatto per conficcarvi un chiodo; Gen
42,20 in modo che le vostre parole si dimostrino
sicure ; ISam 22,14 servo fedele; Prov 25,13 mes
saggero fedele; 11,13 nce^man-rah colui che ha
sentimenti di fedelt, in contrapposizione al
chiacchierone che divulga i segreti; Giob 12,20
ncz>CEmnTm che han dato buona prova di se
come titolo onorifico di funzionari pubblici, cfr.
v. 17-19 con il termine parallelo *etnim, inoltre
Neem 13,13 e ISam 2,35; Is 8,2 *d nce'^mn
testimone attendibile , cfr. Ger 42,5 e Sai 89,38
txt? riferito a Jahwe).
2/ Pu mn ni. significare anche essere vero,
diventare vero, dimostrarsi vero ? Poich il sost.
1cemcetyalmeno in testi tardivi, ha assunto il signi
ficato di verit (vd. st. E IV/5; per '^mn D
III/6; IV/2), di per s non si pu escludere che an
che il verbo abbia esteso il suo significato fino ad
includere lidea di verit, sebbene i LXX p.e. per
tradurre *mn ni. non adoperino mai X-qQ-rjc Tal
volta nel campo semantico di 'mn ni. affiora il
concetto di menzogna (kzb o sim.; Os 12,ls. as
sieme a khas menzogna e mrm inganno ;
Sai 78,36s. assieme apth pi, ingannare ; per Ger
15,18 vd. sp. 4), e lo stesso vale per laggettivo mn (Sai 101,6s. rem(u inganno e seqr7m
menzogna ; 12,2s. stfw falsit e sefa t ha/qt
labbra melliflue ). Resta cos stabilita laffinit
tra mn ni. e lidea di verit; in alcuni passi si pu
tradurre con vero (cos la Bibbia di Zurigo in
Gen 42,20; IRe 8,26; lCron 17,23s.; 2Cron 1,9;
6,17). Bisogna per tener presente che il concetto
di verit si basa sullidea di stabilit, di sicu
rezza e di fedelt (lo stesso vale per nkn in passi
come Sai 5,10; Gios 42,7ss.).
mn STABILE, SICURO

160

3/ Al part, ni. ncu'^man nel suo uso aggettivale si ac


costa lagg. *mn fidato, fedele . Esso ricorre rara
mente; ci non indica per che nellAT la qualit della
fedelt non sia importante, ma dipende dal fatto che
nelFebraico tali qualit si esprimono di preferenza con il
gen. del termine astratto. Cos accanto a sir nce>{emn
(Prov 25,13) si trova sir mnim (Prov 13,17), accanto
a 4dim ncs<Emartini (ls 8,2) si trova k d 'amnim (Prov
14,5) oppure d '^mcet wence'oemn (Ger 42,5), accanto
al sostantivato nceia mn (Sai 101,6; Giob 12,20) si ha la
costruzione *is
(Prov 20,6) opp. 7s
nicet
(Neem 7,2). Si pu parlare sia di <?/ noe>a:mn (Deut 7,9,
cfr. Is 49,7) sia di 'ath 'tBmcei (2Cron 15,3).
Laram. usa come agg. il part. pass. ha. mehman si
curo (Dan 2,45; 6,5; cfr. Hermop. IV,9, vd. sp. T/l/).
4/ Termini paralleli sono: lmim irreprensibile,
retto (Sai 19,8; cfr. 101,6) e jsr leale, giusto (Sai
19,8s.; lll,7s.). Una volta si incontra iEmnim accanto
a hsid pio (Sai 31,24), mentre mn ed ytemaet
sono spesso uniti a hcesced. Tuttavia a mn ni. si avvi
cina di pi kn ni. (2Sam 7,16; Sai 89,38; lCron 17,24
cfr. 23; cfr. anche Sai 78,8.37).
Manca un termine opposto stabile; si usa la negazione l
(Is 7,9; Ger 15,18; Sai 78,8.37; cfr. i nkn Es 8,22). In
senso pi ampio si pu citare bgd comportarsi infe
delmente (agg. bgd infedele ), m 7 agire contro
il dovere, essere infedele, kzb pi. mentire e ps*
ribellarsi ,
5/ *mn ni. usato in senso particolare in Num 12,7:
Mos viene incaricato (nce'^mn) di (prendersi cu
ra di) tutta la mia casa (cfr. in proposito la medita
zione cristologica di Ebr 3,1-6). E secondo ISam 3,20
Samuele costituito {nos'^mn) profeta di Jahwe.
Ci si pu domandare se in questi due passi 'mn ni.
non vada inteso come derivazione denominale da
'mn custode (vd. sp. 1/2/): essere costituito cu
stode, fiduciario .

IV/ 1/ Vw ni. stato ampiamente usato in


affermazioni teologiche. Jahwe il Dio fedele
(Deut 7,9, cfr. Is 49,7). Ci si aspetterebbe che
lespressione fosse adoperata pi di frequente; essa
descrive certamente in modo molto appropriato la
natura di Jahwe. Ma PAT non tende ad enume
rare le qualit d Dio. Non quindi un caso che
per descrivere la fedelt di Dio non venga usato
lagg. vero e proprio 'mn, ma il part. nce'^mn,
che significa esattamente colui che si dimostra
fedele . In Deut 7,9 ha'I hannce(emn viene per
ci interpretato come il Dio che mantiene lal
leanza e conserva il suo favore verso coloro che lo
amano... , e in Is 49,7 Jahwe, che fedele me
diante il parallelo il Santo dIsraele che ti ha
scelto viene sottratto alla falsa interpretazione
che si tratti qui di una descrizione dellessere di
vino. Israele non pu parlare della fedelt di Dio,
ma solo della fedelt che si manifesta di volta in
volta nelPatteggiamento verso il suo popolo. Si
prega Dio di rendere certa la sua parola (Re 8,26
= 2Cron 6,17). Egli ha annunciato un messaggio
alle trib dIsraele, la cui sicurezza verr senza
dubbio messa in luce (Os 5,9). Si parla della fida
tezza del suo volere che si manifesta (Sai 19,8 e
93,5 dt testimonianza; 111,7 piqqdim
161

p K 'mn STABILE, SICURO

comandamenti; lCron 17,23 e 2Cron 1,9


dbr parola ). Nellagire di Dio verso Israele il
nome di Jahwe si dimostra fidato e grande ( lCron
17,24).
2/ Il retto comportamento delluomo richiede
che egli si dimostri attendibile, onesto, fedele.
Con la sua fedelt egli entra a far parte come si
deve delle strutture del mondo e specialmente
della vita sociale. Dal rispetto di tutto questo si ri
cava vita e benedizione (cfr. Prov 11,13; 25,13).
Una saggezza profonda che capisce le condizioni
della vita sociale non fa della sua fedelt un prin
cipio rigido: le percosse di un amico possono es
sere segno di fedelt pi che i baci di un nemico
(Prov 27,6). Colui che pio secondo le esigenze
delia religione cultuale deve conservare la sua fe
delt nelle relazioni con Dio (Sai 78,8), ossia in
concreto deve essere fedele alla sua alleanza
(78,37; 89,29). La fedelt a Dio non si dimostra
perci con una certa disposizione interiore nei
confronti di Dio, ma si deve realizzare adeguando
la propria vita alla volont di Dio. I fedeli del
paese, cui Dio volge lo sguardo, sono coloro che
camminano sulla retta via (Sal 101,6). Lattendi
bilit della volont di Dio che si manifesta deve
trovare corrispondenza nella fedelt del popolo d
Dio che rispetta gli ordinamenti da lui stabiliti.
3/ Poich mn hi. ha assunto il significato teo
logico particolare di credere (vd. st. B/), sorge
il problema se nce^mn o mn non possano si
gnificare anche credente . Di fatto lo si po
trebbe supporre per il testo, appena citato, di Sai
101,6, dove tuttavia, per evitare false interpreta
zioni, si deve precisare che in base al contesto la
fede di questi credenti deve manifestarsi in un
comportamento sociale che corrisponda agli ideali
della sapienza. In contesto simile si parla in Sai
12,2 d e g li mnim, e secondo 31,24 questi sono i
hasldim che amano Jahwe (cfr. anche v. 25). mn
tende chiaramente a designare il credente ,
come del resto mn tende al significato di
fede .
singolare luso di ,<Emime Jisr'l in 2Sam 20,19 si
chieda piuttosto in Abel e in Dan se non venuto meno
ci che hanno ordinato i fedeli dIsraele (txt em,
cfr. BH3). Weiser (ThW VI,190s. = GLNT X,382-384)
pensa che lespressione fosse ambientata nella confede
razione sacra delle trib attorno a Jahwe. 11 passo per
unico nel suo genere, cosicch difficile poter formulare
un giudizio in materia.

4/ Di grande importanza per la storia della fede


di Israele la cd. profezia di Natan in 2Sam 7,
contenente la promessa: la tua casa e il tuo regno
saranno stabili per sempre al mio cospetto (v. 16,
appartenente al nucleo fondamentale della tradi
zione, cfr. L.Rost, Die berlieferung von der
Thronnachfolge Davids, 1926, 47-74 [p. 63], e
A . Weiser, VT 16, 1966, 346ss.; diversamente
M.Tsevat, HUCA 34, 1963, 73, e R.Smend, FS
Baumgartner 1967, 288).
162

Il motivo stesso, ossia la stabilit durevole della regalit*


fa parte dellideologia regale dell1antico Oriente, Asarhaddon prega: ... il mio regno sia stabile come il cielo
e la terra (R.Borger, Die Inschriften Asarhaddons,
1956, 26s.; altri esempi: VAB 4,78s.; SHG 281;
G.W.Ahlstrm, Psalm 89, 1959, 53ss.).

Con la profezia di Natan la regalit davidica riceve


una sanzione religiosa. Tale profezia ha trovato
larga eco nellAT (cfr. anche 2Sam 23,5). Gi in
ISam 25,28 il narratore fa dire ad Abigail che
Jahwe dar a Davide una 'casa stabile , e in IRe
11,38 Achia di Silo promette a Geroboamo che
Jahwe gli costruir una casa stabile , cos come
Pha costruita per Davide. Certamente la promessa
in origine era incondizionata. Ma il narratore, che
gi conosce quale sia stato il destino della dinastia
di Geroboamo, Pha fatta dipendere dalPobbedienza (cfr. anche 2Sam 7,14s.), Sulla stessa linea
sta la formulazione d Is 7,9: se non crederete,
non persisterete . Non v dubbio che il profeta
con il verbo 'mn ni. allude alla profezia di Natan
(E.Wrthwein, FS Heim 1954, 61; Wildberger,
BK X,271). Ma, poich il re non ha fiducia, egli
trasforma la promessa tradizionale in una ammo
nizione, in quanto la fa dipendere dalla fede.
Con un analogo gioco di parole (verbo knu, vd. sp. 1/7)
Nabopolassar dice in una delle sue iscrizioni: chi fe
dele a Bel, il suo fondamento rimane stabile (VAB
4,68s.).

Sembra che per lautore del Sai 89 la profezia di


Natan sia stata messa in questione dai corso effet
tivo della storia. Ma egli non la abbandona: per
sempre gli conserver la mia grazia e la mia alle
anza gli sar stabile (v. 29, cfr. v. 38). Qui si
parla dunque non pi della stabilit della casa di
Davide, ma della grazia (hcsczd) e dellalleanza
(cfr. anche 2Sam 7,28 e Sai 132,12; A.Caquot, La
prophtie de Nathan et ses chos lyriques, SVT 9,
1963, 213-224).
Anche dopo la caduta della casa davidica Israele
non rinuncia alla promessa. Nella preghiera (dtr.)
per la consacrazione del tempio Salomone prega
perch si avveri la promessa fatta a Davide (IRe
8,26). Sembra che il deuteronomista abbia sperato
nella restaurazione della regalit davidica (G. von
Rad, Deut.studien, 1947, 61s. = GesStud 200ss.).
Per il Deuteroisaia la dinastia davidica non ha pi
alcun futuro. Tuttavia anche per lui la promessa a
Davide non venuta meno, poich certamente
Jahwe nce'amn (ls 49,7). Egli spiega il noe^mn
con il fatto che la grazia divina verso Israele (55,3)
sicura. Il Cronista spera per nuovamente nella
dinastia davidica: lCron 17,23s.; 2Cron 1,9; 6,17
(cfr. G. von Rad, l.c., 59-64 e 198-203).
In ISam 2,35 la profezia di Natan ha trovato uninterpre
tazione ancora pi radicale: destinatario ora un khn
noe'a man t un sacerdote fedele , che agir secondo i
desideri di Jahwe (sullantichit del brano cfr. M.Tsevat,
HUCA 32, 1961, 195).
In CD 3,19 lespressione bjit nce'amn rielaborata in
un senso che particolarmente significativo a Qumran:
Egli costru loro una casa stabile in Israele..., coloro

163

che vi rimangono fedeli sono (destinati) alla vita


eterna . Qui la casa stabile (come la casa della ve
rit in 1QS 5,6 e la casa della legge in CD 20,10.13)
unespressione di cui la comunit si serve per desi
gnare Se stessa.

Il nce'amn della promessa a Davide diventato


cosi il perno della speranza messianica (von Rad
I,362s.); su un altro piano per esso venuto ad
esprimere la certezza dellelezione di Israele e si
perci conservato con tenacia sorprendente in
tutte le fasi della storia dIsraele. In entrambi i casi
una testimonianza impressionante della certezza
che Israele possiede della fedelt del suo Dio.
5/ In Neem 9,8 viene ripreso Gen 15,6: In hai tro
vato il suo (di bramo) cuore fedele verso di te e hai
concluso unalleanza con lui (cfr. Weiser, ThW
VI,185=GLNT X, 369). La fede di bramo viene qui in
terpretata come fedelt delle sue buone disposizioni
verso Dio. In tal modo il senso del passo del Genesi (vd.
st. B IV/2) si chiaramente mutato.
6/ In conclusione rimandiamo ancora a ls 1,21.26,
dove il titolo onorifico di qirj nae'^mn citt fedele
viene negato a Gerusalemme per il tempo presente, ma
le viene promesso per il tempo futuro della salvezza.
nce'^mn, che non viene mai applicato altrove a Geru
salemme, sembra aver preso qui il posto di nkn (part.
di kun ni. essere stabile ), usato dalla tradizione (Sai
48,9; 87,5; cfr. anche Is 2,2), Isaia ha scelto il termine pa
rallelo nce'amn poich per lui non si tratta, come nella
tradizione di Sion, della stabilit della citt di Dio net
senso della sua inespugnabilit, ma della fedelt dei suoi
abitanti. Inoltre-, per capire come egli intende la fedelt,
indicativa lespressione parallela */"/ hassoedceq citt
della giustizia . nce'amn serve cos ad attualizzare un
tema essenziale della tradizione di Sion (cfr. in proposito
Wildberger, BK X,58ss.).
B/

'mn hi.

Ili/
1/ 'mn hi. per la sua importanza teolo
gica nel significato di aver fiducia, fede (in), cre
dere stato studiato ampiamente:
L.Bach, Der Glaube nach der Anschauung des
AT, BFChrTh IV /6 ,1900,1-96 (ancora oggi fondamen
tale); A.Weiser, Glauben im AT, FS Beer 1933, 88-99;
J.C.C. van Dorssen, De derivata van de stam 'mn in
het Hebreeuwsch van het Oude Testament, 1951;
Th.C.Vriezen, Geloven en Vertrouwen, 1957; E.Pfeiffer, Glaube im AT, ZAW 71, 1959, 151-164;
A.Weiser, art. tuctteuc, ThW VI (1959), 182-191
(=GLNT X, 359-384); J.Barr, The Semantics of Biblical
Language, 1961,161-205; R.Smend, Zur Geschichte von
h'mjny FS Baumgartner 1967, 284-290; H.Wildberger,
Glauben, Erwagungen zu h'mjn, ibid. 372-386 (bi
bliogr.); id., Glauben im AT, ZThK 65, 1968, 129
159 (bibliogr ).

2/ mn hi. unhifl intransitivo opp. transitivo


interno (cfr. Jenni, HP 43ss.250ss.), a meno che
non si tratti di un cd. pseudo-hi. (cfr. Wildberger
Le., 384s. n. 2). Esso costruito con laccusativo
una volta sola in Giud 11,20 (ma vd. sp. II/ per il
testo), cosicch non si pu sostenere 1interpreta
zione dichiarativo-estimativa (E^Pfeiffer, Le., 152).
mn STABILE, SICURO

164

Il significato originario e fisico-concreto star


saldo, star fermo (detto di un destriero) compare
ancora in Giob 39,24. Pi frequente il significato
psicologico aver fiducia, essere fiducioso ,
nellambito profano in b 1,5 e Giob 29,24 (per
linterpretazione di questi passi cfr. Wildberger,
Le., 376ss.), ma anche nel linguaggio liturgico dei
salmi: Sai 27,13 e 116,10. Come in questi passi,
cos anche in Is 7,9 e 28,16 'mn hi. usato in
forma assoluta (complessivamente 7x).
3/ Lo stesso significato si ha nella costruzione
con be (17x con persone, 7x impersonale),
nellambito profano Giob 24,22 si leva, quando
ormai non ha pi fiducia nella sua vita (= quando
ormai dispera della sua vita [cos la Bibbia di
Zurigo]), cfr. anche Deut 28,66 e Giob 15,31
(cfr. Wildberger, l.c., 379). Per fice'*min be in
contesti teologici cfr. anche Gen 15,6 e Es 14,31
(vd. st. IV/2.6).
4/ Diversa la situazione dei passi in cui mn
hi. unito a /*, p.e. Gen 45,26 allora il suo cuore
rest freddo, poich non credette loro . Anche in
questo caso non si pu pensare che il senso fon
damentale sia estimativo ( ritenere qualcuno de
gno di fede ). Si vuol dire invece: acquistare fi
ducia rispetto ad una persona (7x) o ad una cosa
(7x). Linteresse del narratore sta nel soggetto
che esprime la sua fiducia e non nella persona o
nella cosa che gli sta di fronte. Cos Es 4,9 non va
inteso: se essi non credono a questi due segni ,
ma se essi non credono di fronte a questi segni
(cfr. la Bibbia di Zurigo). Solo in pochissimi passi
hce'^mFn le ha di fatto il sign. di ritenere per
vero (IRe 10,7; Is 53,1), La stessa evoluzione,
ossia lo spostamento di interesse dal soggetto che
crede o ha fiducia alla realt in cui si deve aver
fede, si ha quando segue una frase con kf che
(Es 4,5; Giob 9,16; Lam 4,12) oppure un infinito
(Giob 15,22; cfr. anche Sai 27,13).
5/ Accanto a 'mn hi. si incontrano nellAT nu
merosi termini paralleli pi o meno affini.
Nell'inno cultuale di Sai 27 si hanno hzq, bih, l jr\
qwh pi. e 'ms pi. lb (cfr. Sai 31,25 e Is 28,5b.l7b.).
Lorante, anzich dire che crede, pu confessare che
Jahwe per lui protezione, riparo, rifugio, roccia e for
tezza (Sai 27,5). In ls 7,9 lesortazione a credere accom
pagnata dagli imperativi non temere e non spaventarti
(alla lettera: il tuo cuore non divenga fiacco) (v. 4). In
Is 30,15 il credere descritto con i termini quiete,
calma, fiducia (cfr. Wildberger, ZThK 65,1968,151s.).
Per capire la specificit del concetto espresso da mn hi.
tuttavia indicativo il fatto che in altri contesti (e per lo
pi in passi dove il verbo costruito con fe) compare un
gruppo ben diverso di termini paralleli e di termini op
posti: sm' ascoltare (la voce di qualcuno) (Es 4,1-9;
Deut 9,23), mrh hi. essere ostinato (Deut 9,23),
essere testardo (2Re 17,14). In questi contesti lincre
dulit non si fonda su una mancanza di fiducia, sullo
scoraggiamento e sullo scetticismo umano, e neppure su
un dubbio verso Dio e la sua parola, ma sulla disobbe
dienza, sullopposizione e sulla ribellione.

165

]m

'm n STABILE, SICURO

Bench mw hi, sia importante nellAT, si deve


per tener presente che non si parla della realt
della fede solo in quei passi (relativamente rari) in
cui viene usato mn hi. Il termine parallelo pi im
portante, almeno nellambito religioso, bth
confidare (57x con significato religioso, di cui
37x nei salmi). Dove noi parleremmo di cre
dere , lAT pu dire anche
jr' temere , jd i
conoscere e drs ricercare , oppure usa jhl
attendere e hkh pi. sperare (-qwh). Ci
che noi intendiamo per fede, lAT... lo esprime in
molte forme, dalla cui convergenza emerge la
realt a cui si pensa (F.Baumgrtel, RGG
11,1588; cfr. anche C.Westermann, Der Segen in
der Bibel..., 1968, 19s.).
t

IV / 1/ 33 dei 51 passi con 'mn hi. apparten


gono secondo Bach al linguaggio sacro (cfr.
l.c., 30s. con tavola). Il termine, nel suo uso teo
logico, diventato cos importante non per il nu
mero ma per la rilevanza dei passi in cui compare;
inoltre i LXX hanno rivolto ad esso una partico
lare attenzione: essi traducono sempre con
7cl(7Tuo) e i suoi composti (eccetto in Prov
26,25 con 7re[0o^oct) e usano mcrreiW solo per le
forme di 'mn (ad eccezione di Ger 25,8 dove sta
per sur ascoltare ).
2/ Il significato profano di ymn hi. te prestar
fede ad una persona o ad una cosa , che secondo
quanto indicano passi come Gen 45,26 (J) e IRe
10,7 (cfr. anche Ger 40,14), si era gi diffuso
molto presto e fu utilizzato anche nellinsegna
mento sapienziale (Prov 14,15; cfr. 26,25), non
ebbe rilevanza nel periodo pi antico (sullanti
chit p.e. di Es 4,1.5.8.9; 19,9 cfr. Smend, l.c.,
289).
Al contrario sembra che 'mn hi. abbia trovato gi
molto presto il suo Sitz im Leben nelforacolo
di salvezza, specialmente quando esso era rivolto
a condottieri militari. Questo genere letterario
comune alJOriente antico, ed sso, anche fuori di
Israele, si esprime con termini che per contenuto
sono affini a 'mn hi., p.e. [non temere,
Asarha]ddon, [io sono Istar di Arbe]la... abbi fidu
cia (tazzazma, cfr. AHw 410a) ... e rendimi
onore (ANET 450b = IV R 61, col.
VI, r. ls,12s.); altri esempi in Wildberger, l.c.,
135s. Gen 15,1-6 basato su un oracolo di questo
tipo (per lanalisi cfr. f. gli a. 0.Kaiser, ZAW 70,
1958, 107-126; H.Cazelles, RB 69, 1962, 321-349;
Wildberger, l.c., 142-147). La tradizione tuttavia
non ci ha tramandato linvito alla fede, ma la no
tizia conclusiva che bramo fondandosi sulla pro
messa a lui fatta credette a Jahwe e Dio glielo
ascrisse a giustizia. La fede di Abramo senza
dubbio la risposta allesortazione del v. 1 non te
mere , cui collegata la promessa di una grossa
ricompensa, sicch hce'^mfn beJhwh in questo
contesto significa pi o meno: era pieno di fidu
cia e di confidenza, fondato saldamente in
Jahwe .
166

Anche in Is 7,4-9 si imita un oracolo di questo ge


nere, rivolto ad un re. Isaia viene incontro allo
scoraggiamento del re esortandolo a non te
mere (v. 4), e ripetendo la stessa cosa alla fine
delloracolo, quando gli richiede di conservare la
fede. A differenza di Gen 15,6, mn hi. usato qui
in forma assoluta, certo intenzionalmente. Non si
tratta di vedere se Acaz crede in Jahwe - egli cer
tamente non stato un idolatra o un ateo -, e nep
pure se egli ritiene credibile o meno la parola pro
fetica; lesortazione insiste invece sul fatto che egli
nel pericolo deve comportarsi come un uomo che
conserva la calma, la fiducia e la sicurezza. Si ri
chiede ad Acaz di credere, poich sulla casa di Da
vide risiede la promessa di una stabilit duratura
(vd. sp. A IV/4).
Anche Es 4,31 e Deut 1,32 mostrano del resto che 'mn
hi. fu usato in simili oracoli di guerra (cfr. in proposito
Wildberger, l.c., 134).

Sembra che anche loracolo di salvezza, attraverso


il quale il lamento del singolo otteneva una rispo
sta nel santuario, contenesse unesortazione alla
fede. In ogni caso lorante nel suo lamento pu af
fermare di credere, oppure pu attestare nel canto
di ringraziamento che anche nellangustia pro
fonda non ha abbandonato la fede (Sai 27,13;
116,10). Alla minaccia esterna e allo scoraggia
mento interiore il fedele contrappone la sua fede.
Unattestazione indiretta che 'mn hi. era usato
nelloracolo d salvezza si ha in Ab 2,2-4 con la
conclusione solenne: il giusto vivr a motivo
della sua fede . Loracolo risponde al lamento di
1,12-17 e viene pronunciato,come in Is 7,4ss.} in
una grave situazione politica. Se in quel passo mn
hi. viene tradotto credere , non si vede perch
in questo contesto, cosi affine ad esso per situa
zione e per form^ letteraria, mn non debba es
sere tradotto con fede (cos Rom 1,17; cfr. van
Dorssen, l.c., 121.129; Eichrodt 11/111,196).
Gen 15,6 e Ab 2,4b, che sono diventati cosi im
portanti per levoluzione del concetto neotesta
mentario di fede, hanno in comune il fatto che in
entrambi la fede posta in relazione con la giusti
zia. G. von Rad (Die Anrechnung des Glaubens
zur Gerechtigkeil, ThLZ 76,1951, 129-132 ,= Ges
Stud 130-135) afferma che ffsb accreditare
come termine del linguaggio cultuale designa un
atto sovrano giuridico-sacerdotale con cui si giu
dicano i sacrifici, e non significa perci il mettere
sul conto una prestazione qualsiasi in un affare
commerciale. Con lattribuire la sedq ad
Abramo si riconosce che la sua fede quellatteg
giamento che corrisponde alla posizione
delluomo di fronte a Dio. Nella sua fede appare
chiaro che la sua posizione verso Dio in re
gola. La fede non affatto un merito; la pro
messa della ricompensa incondizionata e pre
cede la constatazione della giustizia di Abramo.
Ab 2,4b va tuttavia inteso, nella sua formula
zione, partendo dalla formula dichiaratoria di
Ezechiele: se egli giusto, certamente vivr
167

(18,9; cfr. von Rad, l.c., e W.Zmmerli, Leben


und Tod im Buch des Propheten Ezechiel,
ThZ 13, 1957, 494-508 = GO 178-191). Mentre
per il passo di Ezechiele il segno della giustizia,
che porta alla vita, ladempimento di determi
nate prescrizioni etico-cultuali, per Abacuc la
fede ci su cui pu risplendere la promessa della
vita.
3/ Le ricorrenze di mn hi., sopra esaminate, si
trovano in contesti che dal punto di vista dlia
storia, delle forme sono tra loro simili; in essi la
fede intesa come un atteggiamento di fiducia si
cura che si fonda sulla conoscenza di Dio e della
sua promessa. Is 28,16 chi crede non verr
meno (sulla traduzione cfr HAL 288a) esprime
bene tutto questo, ma contiene anche qualcosa di
pi. Isaia si volge contro i fautori della teologia
cultuale di Gerusalemme, che si credono al sicuro
sotto la protezione del tempio. Alla loro cieca fi
ducia egli oppone la vera fede, che ha come mi
sura il diritto e come bilancia la giustizia. Risulta
chiaro allora come mai i profeti usino cos poco il
concetto di fede. Esso per loro sospetto, perch
pu diventare facilmente un pio surrogato della
dedizione reale a Jahwe al servizio della giustizia.
Essi protestano contro gli spensierati in Sion, co
loro che si tengono al sicuro ibt)) sul monte di
Samaria (Am 6,1; cfr. Is 32,9,11; Ger 7,4).
Quando compendiano ci che essi esigono dal po
polo di Jahwe, non richiedono fiducia o fede, ma
obbedienza: cercate Jahwe! (Am 5,14; Os 10,12; Is
9,12; 31,1; Ger 10,21; 30,14; cfr. anche Sai 24,6).
Un aspetto totalmente diverso ha luso teologico di
mn hi. nei sei passi di Es 4,l-9.31a. Lo si vede gi dal
punto di vista formale, poich qui il verbo costruito
con Ie, Si tratta, come in Es 19,9, delia questione se
Mos incontrer la fiducia del popolo. Quando compare
unespressione parallela, questa sm be oppure sml
beq! (v. 1.9; cfr. sm4ai v. 8). Questaspetto del concetto
di fede divenuto particolarmente rilevante dal punto di
vista teologico nel Deuteronomista: Deut 9,23 vi siete
ribellati al comandamento del vostro Dio, non gli avete
creduto e non avete ascoltato la sua voce , similmente
2Re 17,14: essi non obbedirono, ma si ostinarono
come i loro padri che non credettero a Jahwe loro Dio .
Questultimo passo una delle riflessioni fondamentali
del Deuteronomista sul crollo di Israele. La causa lin
credulit dIsraele in quanto ribellione di fronte a Dio, la
quale non si manifest solo in un rifiuto momentaneo,
ma nel peccato fondamentale di Israele, ossia nel suo
mormorare gi al tempo della peregrinazione nel deserto.

4/

5/ N Isaia n il Deuteronomista con la loro conce


zione della fede hanno trovato molta eco nel resto
delFAT. 11Deuteroisaia usa 'mn hi. parlando di un even
tuale giudizio. Israele deve essere per Jahwe testimone,
affinch i popoli acquistino conoscenza, credano in lui
e giungano a comprendere che egli il vero Dio, fuori
del quale non c alcun salvatore (Is 43,10). Qui, sor
prendentemente, appaiono di nuovo termini paralleli del
tutto diversi: /</* e blu hi. Il credere significa ricono
scere specificamente e concretamente che Jahwe, e nes
sun altro Dio, il signore della storia. Credere equi

P N mn STABILE, SICURO

168

vale qui al riconoscere e allaccettare come tale una ve


rit di fede (cfr. 'amcet al v. 9).
6/ Unulteriore mutazione del concetto di fede si os
serva nel Sai 78, che rivela gi un influsso dtr. Il v. 4
dice: essi non credettero in Dio e non ebbero fiducia
nel suo aiuto . Il v. 32 indica come questo deve essere
inteso; con tutto ci non credettero ai suoi prodigi .
Questa frase riprende chiaramente Num 14,U: per
quanto tempo essi non credettero in me nonostante tutti
i segni che ho operato in mezzo a loro? Se si ha fede
in Dio, si ritengono veri i suoi miracoli.
Unanaloga concezione nuova dellidea di fede si ha in
Sai 106, che presuppone gi la redazione finale del Pen
tateuco. V. 12: allora essi credettero alle sue parole e
cantarono la sua gloria. Si riprende qui Es 14,31- Ma
mentre ivi si parla di fede in Jahwe ( e nel suo servo
potrebbe essere secondario), qui si parta di fede nelle sue
parole. In una maniera simile Is 7,9 viene ripreso in
2Cron 20,20 (Wildberger, l.c., 131s.). Luso profano di
'mn hi., che ricorre gi in IRe 10,7, nel ripensamento dei
testi antichi quindi diventato rilevante anche dal lato
teologico.
7/ Unultima variazione si osserva nel Sai 119: io
credo ai tuoi comandamenti (v, 66). Comanda
menti sembra qui stare semplicemente al posto di pa
role. Ma secondo il tenore totale del salmo ci signi
fica: essere convinti che losservanza dei comandamenti
causa di abbondante benedizione.

8/ Questa panoramica rivela che luso teologico


d i mn hi. non per nulla unitario, e ci dovuto
al fatto che il verbo, sebbene non molto frequente,
fa parte d diverse tradizioni e il suo uso segue i
mutamenti che si sono verificati nella storta reli
giosa dIsraele.
C/

'men

D I/ La parola men ricorre nellAT esclusiva


mente in contesti teologici (cfr. A.R.Hulst, Het
woord Amen in het O.T., Kerk en Eeredienst 8, 1953, 50-58; E.Pfeiffer, Der atl. Hintergrund der liturgischen Formel Amen , KuD 4,
1958, 129-141; S.Talmon, Amen as an Introductory Oath Formula, Textus 7,1969,124-129). Tut
tavia non v dubbio che il termine appartenne an
che alla lingua comune (Lande 112). Eccli 7,22
mostra ancora di conoscere il significato originario
sicuro (di animali; LXX
Nelliscrizione su di un coccio di Yavneh-Yam (KAI
nr. 200, r. 11; lettura comunque incerta, cfr. W.F.A1bright, BASOR 165,1962,45 n. 49; KAI 11,201; Talmon,
l.c., 127) il contadino in uno scritto di protesta indinzzato al
governatore afferma: *mn nqij in verit, sono innocente ,
e si appella alla testimonianza dei suoi compagni.

1 LXX traducono una volta con ocXtjOn; (Ger


28[35],6) e una volta con ocXyjOlv^ (Is 65,16). Tre
volte hanno trascritto la parola senza tradurla
(Neem 5,13; 8,6; lCron 16,36). Nei rimanenti
passi traducono con yvotro cos sia . Il senso
iussivo appare chiaramente in passi come Ger
28,6: amen, Jahwe... realizzi la tua parola. Zorell (64) ritiene tuttavia che si debba completare
169

p K 'm n STABILE, SICURO

con . In alcuni casi effettivamente 'men si


gnifica ci certo e valido (LL.Schlier, ThW
1,339 = GLNT 1,911). Per questaspetto indica
tiva la traduzione di Aquila con TCSTUaTtofivox;
(Sai 89[88],53). Questi possibili usi diversi del ter
mine si fondano sulla sua dialettica. men vuol
dire che qualcosa che si assento certo,
vero . Ma allo stesso tempo questo vero viene
riconosciuto come valido e perci vincolante
per colui che pronuncia lamen.
IV / 1/ Luso pi frequente di 'men si ha
quando esso esprime la risposta ad una maledi
zione al momento in cui essa viene proclamata,
come nella serie di maledizioni di Deut 27,15-26
(12x). Va tradotto allora con cos sia. Questo
7men per non include semplicemente un desi
derio. Lidea israelitica di maledizione (e di bene
dizione) ancora radicata fortemente nel pensie
ro magico (cfr. H.Hempel, Apoxysmata, 1961,30
113). Poich le maledizioni operano per forza pro
pria, normalmente provano delle trasgressioni che
si commettono di nascosto e perci sono sottratte
alla punizione umana. Chi pronuncia lamen nei
loro confronti attesta di sapere sotto quale ver
detto stiano le azioni in questione; in questo modo
egli giudica se stesso nel caso che diventi
anchegli colpevole. Nello stesso tempo lamen ha
carattere apotropaico (cfr. Hempel, l.c., 103); se
viene pronunciato da un innocente, la maledi
zione ricade allora su di un colpevole. Chi non si
unisce con lamen alla condanna del malfattore, ri
cade nella maledizione di questultimo, poich non
ha negato la sua solidariet con lui (cfr. Giub 4,5).
Maledizioni vengono pronunciate nelle cerimonie
di giuramento, nelleventualit che uno faccia uno
spergiuro. Anche chi si deve sottoporre ad ordalia
deve prdfunciare lamen. Lo stesso accade nella
stipulazione di unalleanza, poich essa si fa sotto
giuramento, e perci anche qui si pronunciano
maledizioni, nelleventualit di una rottura
dellalleanza (Ger 11,1-8, cfr. v. 5). Quindi nella
proclamazione delle benedizioni e delle maledi
zioni che fanno parte della tradizione dellalleanza
(Lev 26; Deut 28) lamen del popolo ha lo stesso
valore di quello pronunciato da colui che stipula
lalleanza. Lo stesso vale per laccordo concluso
tra Neemia e i notabili (Neem 5,1-13), dove lo
scuotere le pieghe del vestito da parte del gover
natore simbolizza la maledizione, che qui per
non pi indicata come tale (v. 13). In Ger 15,11
(txt em) lamen del profeta conferma il grido di la
mento che egli ha elevato contro sua madre e per
ci contro se stesso. Questi lamenti dal punto di
vista della storia delle forme risalgono senza dub
bio a delle maledizioni (cfr. C.Westermann,
Grundformen prophetischer Rede, 21964, 140
142).
2/ Fondamentalmente il caso ancora lo stesso nella
protesta del contadino sul coccio di Yavne-Yam: lamen
implica un giuramento ed una corrispondente automale

170

dizione. Ma il passo mostra come il modo di esprimersi


possa essere molto mitigato, dato che il contadino
prega il governatore di fargli ottenere grazia di
fronte alla legge, nel caso che egli venga trovato colpe
vole. Di fatto lamen diventato qui una mera particella
assertiva.
Anche alcuni testi dellAT fanno intravedere un uso pi
generico. Cos in Re 1,36 Benaia accetta con il suo
amen le parole di Davide, secondo cui Salomone deve
salire sul trono come suo successore. evidente allora
che Benaia col suo amen impegna se stesso, nonostante
laggiunta cos faccia Jahwe (txt em). Egli d infatti
il suo pieno appoggio perch si realizzi la decisione del
re. Lamen un s impegnativo, cfr. Neem 8,6.
3/ Un uso particolare dellamen si ritrova nelle dosso
logie (certamente tardive) che concludono i libri dei
salmi (41,14; 72,19; 89,53; 106,48, talvolta raddoppiato).
lCron 16,36 indica come va inteso questo amen. Esso
ha un carattere responsoriale; la comunit liturgica si
identifica con chi presiede alla preghiera, quando egli ha
pronunciato la lode. Il raddoppiamento sottolinea che si
aderisce con seriet e con gioia. Neem 8,6 rivela ancora
come si sia giunti a questo nuovo uso del termine. 11 ca
pitolo narra lintroduzione della nuova legge. Come ri
chiesto di solito da questo genere letterario, il popolo do
vrebbe impegnarsi di fronte alla legge ed accet tare le ma
ledizioni ad essa connesse. La l'unzione dellamen si
invece trasformata. Tob 8,8 mostra che anche nella vita
quotidiana ci si pu identificare con la parola di un altro
attraverso lamen.
4/ Un accenno particolare merita Is 65,16.16: chi si
benedice, e cos pure chi giura, deve farlo blh 'men.
Se si conserva il testo come sta, lo si pu intendere pi
o meno con Delitzsch secondo 2Cor 1,20 (cfr. anche
Apoc 3,14): Dio dellamen, cio che trasforma in s e in
amen ci che promette (comm. ad J.). Qui probabil
mente 'men sostantivato, cosicch si pu tradurre
Dio della sicurezza . E meglio per mutare 'men nel
sostantivo mcen, cfr. *l nce^mn (Deut 7,9; Is 49,7) e
'l (Emce.f (Sai 31,6).

confermata dalla frase precedente: essi sostennero le


sue braccia .
Il significato di sicurezza , ancora vicino a quello di
stabilit , si ha in Is 33,6 (se il testo va lasciato cos):
vi sar sicurezza dei tuoi tempi (cfr. al riguardo
H.Gunkel, ZAW 42, 1924, 178).
3/
Un significato particolare ufficio stabile o sim.
compare in lCron 9,22.26,31 e 2Cron 31,18 (qui il testo
incerto, cfr. Rudolph, HAT 21,306). Rudolph (l.c., 88)
cerca di cavarsela con certezza e stabilit (cfr. an
che K.H.Fahlgren, Sedka, nahestehende und entgegengesetzte Begriffe im AT, 1932, 145; H.Cazelles, La
Sainte Bible... de Jrusaiem, ad 1.). "Non deve tuttavia
stupire il fatto che in (Emn si sia passati dal significato
primario stabile, sicuro al termine tecnico posto
fisso, incarico duraturo . anche possibile che temn
in questo senso non derivi affatto da 'mn I, ma da <5mn
guardiano e significhi pi o meno assistenza (cfr.
Num 12,7 e sp. 1/2).

4/ molto frequente il significato, corrispon


dente al ni. del verbo, di stabilit (in senso tra
slato), e cio certezza, fedelt (cfr. p.e. ISam
26,23; Is 11,5; Sai 119,30; anche lQpAb 8,2; inol
tre Prov 28,20 Vs ' xmnt). In corrispondenza
con questo significato compare spesso come ter
mine parallelo hcsczd (anche s edq e scdceq,
-sdq).
5/ Spesso come opposto di >xmn compare scqcer inganno . Ci mostra che 1(*mim si
estende anche a quelPambito che noi indichiamo
con veracit, rettitudine. Molto spesso per
sorge il dubbio se non si debba tradurre con fe
delt .

Lidea di rettitudine ricorre nel modo pi esplicito in al


cuni testi di Geremia: Ger 5,1 che si d cura del lone
st (secondo M.KJopfenstein, Die Lge nach dem AT,
1964, 32s.: fedelt ; ma cfr. il parallelo che pratica la
giustizia e al v. 2 essi giurano il falso , inoltre Ger
5,5 e ls 59,4; su sh praticare, compiere in tali con
D/
,Q?mn Cmun, omnm ecc.). testi cfr. RBultmann, ZNW 27,1928,122s. = Exegetica,
1967,133s.); in 7,28 il profeta lamenta la scomparsa della
IH/
1/ I significati fondamentali di 1wmima '^mn dalla bocca del popolo; chiarissimo 9,2 ten
secondo HAL 60s. sono: 1) stabilit , 2) cer
dono la loro lingua come un arco, inganno, e non ve
racit (cfr. BH1), domina nel paese (LXX: - io ti';
tezza, fedelt, 3) rettitudine ; si deve aggiun
Klopfensten, l.c. 145: fedelt , in riferimento alla fe
gere 4) il significato particolare ufficio stabile .
delt allalleanza e al matrimonio; ma poich la prima
Le sngole sfumature sono difficili da precisare; lo
parte del verso parla del tendere la lingua, si deve trat
si nota anche dal fatto che altri dizionari adottano
tare di disonest ).

divisioni diverse, p.e. Zorell (62s.): 1) firmitas,


immobilis stabilitas, 2) firmitas ethica personae,
ossia fidelitas (di Dio e degli uomini). Porubcan
(l.c., 230) ritiene che i significati di '*mn, per la
loro ricchezza e la loro differenziazione, non pos
sano risalire al significato primario di stabilit ;
il significato principale per lui verit (l.c.,
221). Tuttavia il significato primario della radice,
stabilit , va visto anche in questo sostantivo,
ed bene perci legare anche questultimo a tale
significato.

2/ Uno dei testi pi antichi Es 17,12 (J opp. N): le


sue mani (di Mos) restarono ferme ((emn) fino al tra
monto del sole. Questa versione (diversamente Porbcan, Le., 228s.: sollevate nella stessa posizione )

171

6/ Geremia con i suoi lamenti sulla mancanza


di onest si muove in un ambito d idee che
hanno una certa importanza nella tradizione sa
pienziale. Il parallelo particolarmente chiaro in
Prov 12,22 labbra ingannatrici sono un abominio
per Jahwe; ma coloro che agiscono con sincerit
piacciono a lui (cfr. p.e. anche il Dialogo del
suicida col suo ba , H.H.Schmid, Wesen und Geschichte der Weisheit, 1966, 214). Tuttavia pro
prio nei Proverbi si hanno dei passi che affermano
qualcosa di pi, come Prov 12,17 chi dice il
vero... . Qui ^mn ha ancora essenzialmente il
carattere di un aggettivo sostantivato: qualcosa
di cui ci si pu fidare, che vero (cfr. anche Is
p K 'mn STABILE, SICURO

172

25.1). Si deve quindi distinguere tra mn in


senso personale ( attendibilit, fedelt* rettitu
dine, veracit ) e in riferimento alle cose ( atten
dibile, vero ). I passi con questo significato non
sono tuttavia frequenti, e non c. alcun motivo di
tradurre con lastratto la verit .
7/ Laspetto personale soggettivo espresso fre
quentemente con la frase preposizionale bce'am
n sinceramente, in buona fede con funzione
avverbiale (2Re 12,16; 22,7; 2Cron 19,9; 31,12.15;
34,12). Anche la linea personale espressa con mn/{Emnim certezza, fedelt (vd. sp. II/),
mentre laspetto oggettivo, legato alle cose, dato
da omcen in verit, veramente (accus. avv., Is
25.1). Nellaccus. avv. si hanno anche mn in
verit, effettivamente (Gen 20,12; Gios 7,20); il
senso pi o meno lo stesso dellavverbio vero e
proprio omnm e umnm effettivamente, real
mente, veramente , sia che con esso si voglia dire
che laffermazione di un altro conforme alla
realt, sia che si sottolinei lattendibilit della pro
pria affermazione.
8/ Termini paralleli pi o meno vicini a
sono:

mn

a) ^'rncet (Sai 40,1 ls.; Ger 9,2-5); i significati dei due


termini si intersecano ampiamente tra loro (vd. st. E/);
b) hcescedy sorprendentemente, sta spesso accanto a
mn (Os 2,21s. assieme a scedceq, misp( e rafiamfrn;
soprattutto nel linguaggio dei salmi: 33,4s.; 36,6; 40,1 ls.;
88,12; 89,2.3.25.34.50; 92,3; 98,3; 100,5; 119,75s.; Lam
3,22s.; cfr. Sai 31,24; Prov 20,6); il fatto che nella poesia
cultuale i due termini si trovino cos spesso assieme di
pende dal parallelismo dei membri e dalla pleroforia del
linguaggio cultuale; i due termini sono cos vicini da di
ventare ampiamente interscambiabili;
c) nel campo semantico di >xmiin si trovano spesso an
che termini che indicano diritto e giustizia come scedceq,
sedq,saddiq e mfspt (Deut 32,4; ISam 26,23; Is 11,5;
33,5s.; 59,4; Ger 5,1; Os 2,21 s.; Ab 2,4; Sai 33,4s.; 36,6s.;
40,11; 88,12s.; 98>2s.; 119,30.75.138; 143,1 txt?; Prov
12,17; cfr. Is 26,2 e Prov 13,17); questa affinit dei ter
mini, che potrebbe sembrare piuttosto singolare, si
spiega per il fatto che sdq e i suoi derivati possono venir
usati nel senso di solidariet, fedelt comunitaria
(cfr, H,H.Schmid, Gerechtigkeit als Weltordnung, 1968,
184s.), e daltra parte con il fatto che mn, allo stesso
modo di sedq, pu senzaltro venir usato per descri
vere un comportamento secondo le norme (cfr. Schmid,
l.c., 68),

IV/ 1/ Della temn di Jahwe si parla preva


lentemente nei salmi cultuali. Nelle lamentazioni
e nei canti di ringraziamento (p.e. Sai 88,12 o
41,11, dove secondo i termini che compaiono nel
contesto si pu tradurre solo con fedelt , ed
eventualmente, formando endiadi con j esL
aiuto , il tuo fedele aiuto ) il fondamento
delibazione soccorritrice di Dio nei riguardi
delfuomo, gi sperimentata o ancora sperata, la
salda e duratura fedelt di Dio. Essa si manifesta
in tutte le angustie, che vengono presentate a Dio
nella lamentazione oppure vengono menzionate
173

]m

mn STABILE, SICURO

guardando al passato nel canto di ringraziamento


(sofferenze per malattia oppure liberazione dalla
morte , ma anche oppressione da parte dei ne
mici come in Sai 92,3 o 143,1). Similmente in
Lam 3,23 il poeta si aggrappa alla ,(Emn di
Jahwe, perch per essa le manifestazioni della sua
grazia {ffsdJm) non vengano meno e si possa an
cora contare sulla sua grande misericordia (raffmim)
(cfr. anche Sai 100,5). Anche i poemi che celebra
no lintronizzazione parlano della tEmna di
Jahwe. Come Jahwe soccorre il suo popolo con la
sua CEmn (Sai 98,3), cos con essa pu giudicare
i popoli, realizzando il suo qcedceq nel decorso
della storia (96,13: il parallelo non qui rahamJm
o hcsced, ma $cdceq, la giustizia , con cui Dio
fa in modo che le cose restino al loro giusto po
sto). Anche in Sai 119,30 scdeq e **;mn stanno
insieme, non per per operare un giudizio verso i
popoli, ma per affermare lumilt dei fedeli.
Questultima daltra parte non esclude che si
debba sperare in hdesced e rahamlm (cfr. Sai
119,138).
Nel Sai 89 si parla della CEmn di Jahwe con una
frequenza che intenzionale (v. 2.3.6.9.25.34.50);
il salmo di fronte allo stato deplorevole della mo
narchia si preoccupa che sia intesa giustamente la
promessa di una stabilit duratura fatta alla dina
stia davidica. Ad ogni dubbio che pu sorgere al
riguardo, il poeta contrappone la confessione della
'*mn di Jahwe. Poich non si pu dubitare della
,flPmn di Dio, non si pu nemmeno mettere se
riamente in dubbio il nce<smn della profezia di
Natan (cfr, v. 29.38. e hcsced e mcet al v. 15).
interessante qui la fondazione per cos dire meta
fisica della fede nella fedelt di Jahwe (v. 3.6.9.15;
similmente la confessione in Sai 3>6s.; cfr, 57,11;
89,38; 108,5).
Anche se lAT non specula per nulla sulfesserein-s di Dio, si pu tuttavia arrischiare lafferma
zione che la 'amn appartiene allessenza di Dio.
Del resto almeno una volta Jahwe chiamato l
(emn (Deut 32,4; cfr. le designazioni yf mcet
e yl nce'^mn). Il contesto mostra bens che lau
tore del poema vuole accentuare fortemente Vim
portanza dellonest e dellintegrit (in contrasto
con la perversione del popolo). Ma la lode di
Jahwe in quanto roccia, preposta alla confessione
della sua fedelt (v. 4a), indica che anche la sicu
rezza ha la sua importanza. Is 65,16 fa vedere che
ci si benedice e si giura per il Dio della fedelt (vd.
sp. C IV/4).
Solo una piccola parte della tradizione vtrt. parla
della yfEmn di Dio: si tratta dellinno, del canto
di ringraziamento e della lamentazione. Deut 32
un caso speciale, in quanto la confessione della fe
delt di Dio si fonda ivi non sulfesperienza
dellaiuto di Dio nelle angustie quotidiane, ma
sulla storia della salvezza, nella quale Dio ha ma
nifestato se stesso al suo popolo. Di fronte alla ra
rit di questi passi bisogna tuttavia ricordare che
lidea della fedelt di Dio non affatto legata
alluso del vocabolo ^ntn o sim.
174

2/ Come si parla della Uvmun di Dio, cos si pu par


lare anche della >(*mfw dei suoi comandamenti: Sai
119,86. Poich essa viene contrapposta allo sceqcer dei
superbi, si pu tradurre con verit . Ci per non si
gnifica solamente che tali comandamenti siano formal
mente giusti . sceqcer infatti non significa falsit ,
ma inganno , e perci analogamente i comandamenti
di Dio sono veri in quanto sono degni di fiducia. Essi
sono le norme di un ordine salvifico universale; chi si
fonda su di essi non sar ingannato, ma sicuro che la
sua vita sar ricolma di beni.

3/ Da Sai 89,3 risulta chiaro che la amun


prima ancora di realizzarsi sulla terra, pu essere
un ordine divino fondamentale esistente nel cielo.
Secondo lideologia regale del lOriente antico, che
ha influenzato anche il pensiero dIsraele, il re
sulla terra il rappresentante di questa armonia
prestabilita , lodata dai santi in cielo (v. 6). Ogni
uomo non pu far di meglio che collocarsi co
scientemente in questo ordine, ossia diventare un
7s amn (opp. 75 noe mani ''mcet). Chi fa cosi
ne ricaver abbondante benedizione (Prov 28,20;
cfr. il contadino eloquente : verit, non men
zogna, significa ricchezza; essa produce prosperit
senza fine , F. von Bissing, Altg. Lebensweisheit, 1955,168). Lesiguo numero di espressioni di
questo genere dipende dal fatto che il pensiero
israelitico ha sottoposto tale ordine fondamentale
al dominio esclusivo d Jahwe; egli opera la
n (Is 25,1). Perci ora si afferma: labbra men
zognere sono un abominio per Jahwe, ma coloro
che esercitano la 1iemim sono a lui graditi (Prov
12,22; cfr. 12,17). Sai 119,30 pu ancora affermare:
ho scelto la via della (non: della tua) mtn ,
ma si colloca subito sulla linea jahwista: desi
dero i tuoi precetti .
4/ Accanto a '^mUn, sostantivato fem. dellagget
tivo, sta il masc. sostantivato 1mn (per lo pi al plur.,
vd. sp. II/). Non si pu stabilire una differenza di signi
ficato tra i due termini. Se Dio il Dio della a;m0n
(Deut 32,4), gli israeliti sono dei figli che non conoscono
10 1mn (v. 20, cfr. anche v. 5). Sai 12,2 sono scom
parsi
( rettitudine, integrit) tra i figli degli
uomini si pu accostare ai passi di Geremia sopra men
zionali (m/5). Cosi pure secondo Is 25,1 e 26,2 ci deve
essere una corrispondenza fra mima divina e 'amnnt
delluomo (il seguito in 26,3s. parla di fiducia in Jahwe).
Come in Ab 2,4 a chi giusto per la sua Hemun viene
promessa la vita (vd. sp. B IV/2), cosi secondo Is 26,2s.
11 popolo giusto, formato da coloro che osservano gli
0emunm, pu sperare nella pace. Questi smei
,a?mriim, cosi possiamo affermare, sono i credenti .
Israele risponde alla fedelt di Dio, che risplende nelle
sue azioni meravigliose, conservando la fede.

E/

mcet

III/ 1/ Come i LXX nel caso di >a?mn in


circa la met dei casi hanno tradotto conXrjBeia.
cos qui c una derivazione da XyjO- in 100 casi
su 127, mentre mcmc; retrocede fortemente;
singolare anche la relativa frequenza di
Stxato(Tuv/j (6x) e Sfaatot; (5x); cfr. al riguar
175

do J.Barr, The Semantcs of Biblical Language, 1961, 187ss, Questo fatto mostra che y<Fmn
e emcet non sono del tutto sinonimi e che
**,mcet pi di qualsiasi altro derivato di 'mn si
aperto al significato di verit . Ci tuttavia non
vuol dire (contro Porubcan, l.c., 183) che il signi
ficato verit sia il punto di partenza della se
mantica di
mcet, e che (contro D.Michel,
MT, Archiv fiir Begriffsgeschichte 12, 1968,
330-57) tutte le ricorrenze di mcet si possano
spiegare partendo dallidea di convenire, concor
dare e perci non si possa individuare nellAT un
mutamento di significato per questo termine.
2/ Il significato primario stabilit , che biso
gna presupporre, compare solo in senso traslato.
Tuttavia 7temcet, a differenza di ,<Emn ma con
cordando in questo con il ni. del verbo, ha svilup
pato il sign. di consistenza, sicurezza, durata ,
p.e. in Is 16,5 cos il trono sar fissato sulla
bont, e su di esso si sieder stabilmente... . Se hkan essere fissato conisponde al nkn saldo
della profezia di Natan in 2Sam 7,16, allora anche
bce'*mcet stabilmente corrisponde al nce'man
esser duraturo. In simili casi si sottolinea sia
laspetto della durata sia anche quello della sicu
rezza. Cos scekcer *mcet in Prov 11,18 potrebbe
significare guadagno sicuro, di valore stabile
(cfr. M.Klopfenstein, l.c., 171s.). Invece non al
trettanto probabile che la costruzione frequente
hcsced wce'iemcet possa essere tradotta sempre
sotto forma di endiadi con benevolenza dure
vole (cosi HAL 66b.274b.323a). Questespres
sione divenuta spesso una formula, e del resto
la fedelt include anche laspetto delPinvariabiiit,
della durata (cfr. p.e. Gios 2,14; 2Sam 15,20; Prov
3,3; 14,22; 16,6; 20,28 ecc.). Passi come Sai 85,11
Jjcsced e ,emcet si sono incontrate mostrano
tuttavia che entrambi i termini stanno sullo stesso
piano e possono avere un loro valore autonomo.
Se poi in singoli casi meglio vedere in mcet una
precisazione di hcsced, allora lespressione va in
tesa cos: hsced (grazia, bont, amore) di cui ci
si pu fidare ; laspetto della durata non sta in
primo piano.
3/ icmcet come secondo membro di uno st. cs.
al contrario la specificazione di un termine pre
cedente, come sdlm pace (Ger 14,13 forse
pace di stabilit, pace durevole , ma in base a
2Re 20,19 = Is 39,8 e Ger 33,6 pace e sicurezza
meglio intendere pace che garantisce sicu
rezza ),7t segno ecc. Tutte queste espressio
ni potrebbero intendersi meglio partendo dallidea
di attendibilit (diversamente Weiser, ThW VI,
184 = GLNT X, 365: mn mostra di essere un
concetto formale, il cui contenuto va determina
to diversamente, di volta in volta, secondo il
soggetto particolare , esso indica il rapporto
della realt con ci che caratteristico di un da
to soggetto in questione, al contrario Barr, Le,
179s,),
' mn STABILE, SICURO

176

Vanno qui citati i seguenti passi: Gen 24,48 (via atten


dibile e quindi giusta); Es 18,21 (uomini fidati, che non
si lasciano corrompere); Gios 2,12 (segno attendibile,
perci sicuro); Ger 2,21 (pianta di fiducia, cio genuina);
14,13 (pace certa, sicura, vd. sp,); 42,5 (testimone atten
dibile e quindi veritiero; analogamente Prov 14,25 con
lopposto testimone menzognero ); Ez 18,8 e Zac 7,9
(sentenza di cui ci si pu fidare); Prov 22,21 (parole at
tendibili, perci vere, par. qst verit ); Eccle 12,10
(parole di cui ci si pu fidare); Neem 7,2 (uomo di fidu
cia e che teme Dio); 9,13 (istruzioni attendibili).

4/ Quando >cmcet viene detto di persone (e di


Dio), il significato di attendibilit si trasforma in
quello di fedelt; cos nelfespressione frequente
hcesced wce^mcet grazia e fedelt, degli uo
mini: Gen 24,49; 47,29; Gios 2,14; Prov 3,3; d
Dio: Gen 24,27 ecc. (vd. sp. IV/2). Lespressione
preposizionale bceCEmcet in fedelt si adopera
di fatto come avverbio: fedelmente, sincera
mente; essa descrive l'attendibilit dell*agire
deiruomo (non la certezza d una situazione di
fatto, come gli avverbi veri e propri e gli accusativi
avverbiali menzionati sopra in D III/7; ma vd.
st, 6).
I paralleli confermano il senso preciso: beimlm since
ramente (Gios 24,14; Giud 9,16.19); con tutto il
cuore (e con tutta lanima) (ISam 12,24; Re 2,4); in
giustizia e con intenzione sincera verso di te (Re 3,6);
con cuore indiviso (2Re 20,3 = Is 38,3); similmente
Is 10,20; 61,8; Ger 32,41; Sai 111,8; Prov 29,14. Con
bce'^met si valuta quindi la dedizione delluomo in base
alla sua integrit e al suo impegno personale.

5/ Si pu esercitare ,{EmcEt: (sh, cfr, 4sh mn,


vd. sp. D III/5): Gen 47,29; Neem 9,33; 2Cron
31,20. Ma si pu anche dire ,(Emcet^ e allora ci si ri
ferisce non allattendibili l di colui che parla ma a
quella di ci che viene detto. Le parole sono fidate
e perci attendibili se rendono esattamente un
fatto, ossia se sono vere: 2Sam 7,28; Re 17,24;
22,16 = 2Cron 18,15; Ger 9,4 (in opposizione a tll
hi. ingannare ); 23,28 annuncia con verit la
mia parola (cos Rudolph, HAT 12,154; Klopfenstein, l.c., 103, ed altri intendono mcet come
accusativo avverbiale e traducono fedel
mente). Di fatto talvolta non si pu stabilire
chiaramente se 'mcet significhi sincerit , in ri
ferimento al soggetto, oppure verit, in riferi
mento airoggetto. Cos p.e. per Tespressione *d
amcet ci si pu domandare se mcet sia una
norma che riguarda lintenzione ( testimone ve
race ) oppure se designi la verit del fatto di cui
si testimonia. In base a ld noe'*man (vd. sp. A
III/l; cfr. Ger 42,5) ci si potrebbe decidere per la
prima possibilit, ma tenendo conto di Is 43,9 e
Prov 14,25 si pu preferire la seconda. Secondo
Gen 42,16 Giuseppe vuole esaminare i suoi fratelli
per vedere se {Pmcet con voi ; qui cemcet non
va inteso come sincerit , ma come verit
(vd. sp. D III/6 riguardo ad 'amn). Inoltre non
si tratta neppure di astrarre il termine da ogni ri
Ferimento a fatti concreti (cos G.Quell, ThW
1,234 = GLNT 1,630), in modo da tradurre: se fa
177

]m

mn STABILE, SICURO

veracit fra voi . Nonostante qualche incertezza


in singoli casi, che si fonda daltra parte sul fatto
che per gli ebrei la differenza tra sincerit (sogget
tiva) e verit (oggettiva) non cos evidente come
per noi, risulta chiaro tuttavia che il significato re
sta rivolto alloggetto. Questo s verifica special
mente in campo giuridico, dove ci che costituisce
problema non , tanto la veracit soggettiva
quanto la verit oggettiva. I testimoni in tribunale
di fronte allaffermazione di una controparte pos
sono dichiarare: iCEmcet vero , cio lafferma
zione in questione corrisponde a verit (Is 43,9).
Viene stabilito che unaccusa moet (Deut 13,15
e 17,4, spiegato con nkn haddbr la cosa
realmente cosi ; cfr. 22,20). In Prov 22,21 pa
role di (emcet spiegazione di qst verit ; dbr
pi. ,(emcel significa, se non proprio la verit, al
meno dire il vero (Zac 8,16; cfr. Sai 15,2; Prov
8,7; 12,19 par. lingua menzognera), e hjh
amcEt significa risultar vero (Deut 22,20;
2Sam 7,28; cfr. Re 17,24).
6/ Vanno notati infine alcuni passi in cui baeCemcEt
non significa in fede, sinceramente , ma in verit,
effettivamente, realmente (Giud 9,15; Ger 26,15; 28,9;
cfr. anche il semplice mcet in Ger 10,10).

7/

I termini paralleli pi importanti sono:

a) 'mn (vd. sp. D 111/8);


b) hcesced (vd. sp, I1I/2.4 deiruomo, e IV/2 di Dio);
c) termini che esprimono la totalit della persona (vd.
sp. 4);
d) termini giuridici: scedeq giustizia (Sai 15,2;
85,12; Prov 8,7s.; ecc.; $edq Is 48,1; 59,14; Ger 4,2;
Zac 8,8 ecc.; saddq Neem 9,33); mispt diritto
( -spt\Is 59,14; Ger 4,2 ecc.); msarim rettitudine
(Prov 8,6); nekh diritto (Is 59,14) ecc.;
e) slnt (-sim\ 2Re 20,19 = Is 39,8; Ger 33,6; Zac
8,16.19; Mal 2,6; Sai 85,11; Est 9,30).
Termini opposti: sceqcer inganno (Ger 9,4; Zac 8,16;
Prov 11,18; 12,19 ecc.); kzb menzogna (Prov 14,25
ecc.); mrm inganno (Prov 12,19); rasa' iniquit
(Prov 8,7; cfr. 11,18; Neem 9,33).

8/ Il campo semantico di mcetyse si prescinde


da s/m e dallunico caso in cui come parallelo
compare Paramaismo qst verit (Prov 22,21;
Wagner nr. 274; aram. bibl. qes{, Dan 4,34), co
incide pi o meno con quello di **mn. mcet
nel senso di verit non possiede un suo paral
lelo, dato che lebraico non ha di fatto una parola
propria per indicare verit . Ci non vuol dire
che lebraico non conosca il concetto di verit, ma
il suo concetto d verit legato indissolubilmente
allidea di attendibilit (cfr. W.Pannenberg, Was
ist Wahrheit?, FS Vogel 1962, 214-239, spec. 216;
H. von Soden, l.c.,vd, sp. 1/7; H.-J.Kraus, Wahr
heit in der Geschichte, Was ist Wahrheit?, hrsg.
von H.R.Muller-Schwefe, 1965, 35-46; K.Koch,
Der hebr. Wahrheitsbegriff im griech. Sprachraum, ibid. 47-65; M.Landmann, Ursprungsbild
und Schpfertat, 1966, 213-222). Come mcet, ri
ferito ad una persona, significa fedelt e sincerit
178

in quanto attendibilit, cos esso, inteso come ve


rit, significa l'attendibilit di una cosa o di una
parola. In questo senso, attendibile pu essere solo
ci che corrisponde alla realt opp. vi si adegua
pienamente.
IV/ 1/ Nel salterio alia confessione della
mn di Dio si unisce con altrettanta frequenza
quella della sua >amcet. Nel Sai 31 (salmo di la
mentazione) Dio viene lodato come "! 'amcet
Dio fedele (v. 6), cos come altrove egli chia
mato I nceamn oppure ' ! m n . Si esprime
qui solo in modo pi conciso quello che gi al
trove manifestano le lamentazioni e i canti di rin
graziamento quando si riferiscono alla ^mcet di
Jahwe. Non si pu stabilire in questo ambito una
differenza fra y<Emcet e mn.
Si loda anche la 1<xmcet di Jahwe, poich si sperimen
tato o si vuol sperimentare il suo soccorso. In Sai 69,14
si supplica Jahwe di prestare ascolto nella fedelt del
tuo aiuto . la speranza di aiuto che induce a rifugiarsi
nella fedelt di Jahwe. La celebrazione della sua fedelt
deve spingere Dio ad intervenire prima che sia troppo
tardi. Per questo lorante pu ricordargli che nel mondo
sotterraneo non si loda la sua fedelt (Sai 30,10; Ts 38,18;
cfr. Sai 71,22; per {2mn Sai 88,12). Oppure egli pu
pregare che la luce e la fedelt di Dio lo guidino al suo
santo monte, perch ivi nel sacrificio possa cantare il suo
canto di lode (Sai 43,3; cfr. 138,2). Laiuto che ci si at
tende dalla fedelt di Dio include sempre lannienta
mento dei nemici (54,7; cfr. 22,26 txt em). In 91,4b la fe
delt di Dio viene celebrata come scudo e difesa (poema
didattico?, cfr. Kraus, BK XV,635).
Linno del Sai 146 (che tuttavia contiene anche elementi
del canto di ringraziamento individuale) descrive in
modo particolarmente impressionante che cosa signifi
chi per Israele il fatto che Jahwe mantenga eterna fe
delt. 11poeta non pensa, come avviene di solito altrove,
alle sue necessit personali, ma esalta Jahwe come soc
corritore di tutti gli oppressi. Jahwe stesso viene chia
mato bens Dio di Giacobbe (v. 5), ma descrtto anche
come Dio creatore e Dio di Sion (v. 10), che regner in
eterno. La fedelt di Dio (v. IO), se !a si paragona con la
religiosit abituale dei salmi, abbraccia qui dunque un
orizzonte molto pi ampio.

2/ Come gi nel campo profano, cos anche


quando riferita a Dio ,Emcet viene unita spesso
a hcsced (m /l).
Os 4,1 e Mi 7,20 pongono lEmcet prima di hcsced, ma
normalmente hcsced precede. Qui come altrove lunione
dei due termini pu essere pi o meno stretta (p.e. Sai
69,14), ma normalmente essi sono legati saldamente tra
loro con un semplice we e (Sai 25,10; 40,12; 57,4;
85,11; 89,15; 138,2; al di fuori del salterio: Gen 24,27; Es
34,6; 2Sam 2,6; 15.20; con ununione meno stretta: Gen
32,11; Os 4,1; Sai 26,3; 57,11 = 108,5).

Si pu dire che in queste espressioni laccento


principale sta su hcsced. yEmcet modifica hcsced
grazia, bont, amore, volont di comunione
sotto laspetto delfattendibilit.
Vanno notati in particolare i seguenti passi: a) Sai 89,15.
Il fatto che diritto e giustizia siano il fondamento del
trono di Jahwe del tutto conforme al contesto, che

179

parla della regalit di Jahwe. Ma laffermazione va oltre:


hcesced e ^mcet stanno davanti al tuo volto . Qui le
due realt sono intese quasi nel senso di unipostasi,
come esseri che stanno di fronte a Jahwe. Cos anche Sai
85.1 ls. pu affermare: hcesced e '^mcet si incontrano,
giustizia e pace si vengono incontro (txt em); fedelt
sboccia dalla terra e giustizia germoglia dal cielo . La
questione che gli esegeti si pongono, cio se si tratti qui
di fedelt umana o di fedelt divina, oziosa: si intende
naturalmente che Dio fa germogliare tale fedelt. Ma la
formulazione rivela che hcesced e ',<emcet possono essere
concepite come grandezze cosmiche a s stanti, la cui
azione garantisce anche la fertilit della terra, poich
dove esse esercitano ii loro dominio il cosmo riacquista
lequilibrio armonico e fecondo.
b) Sai 86,15 confessa: tu sei un Dio misericordioso e
benigno, longanime e ricco di hcesced e di Cemcet (cfr.
v. 5). Si tratta chiaramente di unantica formula di con
fessione (senza ,amcet anche Sai 103,8; 145,8; in Gioe
2,13 e Giona 4,2 ampliata con si pente del male ;
con >eEmcet in Es 34,6, ma secondo Noth, TD 5,215, la
formula qui unaggiunta posteriore). Sembra che
><Emcet sia entrato a far parte della formula solo seconda
riamente, sotto linflusso dellespressione hcesced wce'*mcet. Si voleva sottolineare esplicitamente l'aspetto della
fedelt, la quale perdura anche quando la relazione tra
Dio e il popolo esposta ad una difficile prova. Questo
anche il motivo per cui in Sai 86,5 ricco di grazia
viene ampliato con buono e misericordioso e nei
passi di Gioele e di Giona si accenna al fatlo che Jahwe
pronto a pentirsi.
c) Fuori dei salmi, lAT parla tre volte di hcesced
wce'^mcet usando il verbo 1sh fare : Gen 24,49; 32,11
(hasdfm)\ 2Sam 2,6. Ogni volta si parla della giusta
guida che Dio esercita sulluomo. Perci si pu anche af
fermare che le vie di Jahwe sono hcesced wce'^mcet (Sai
25,10; cfr, 43,3). Il fedele sa di esser posto nella sua vita
sotto la guida della fedelt divina.

3/ Se mcet descrive i fondamenti dellordine


cosmico, l'uomo deve realizzarla al pari di Dio. A
ci esortano naturalmente soprattutto gli scritti
sapienziali (Prov 3,3; 14,22; 16,6; 20,28). In Gen
24 la fedelt delPuomo corrisponde a quella divina
(v. 27 e 49). Bont e fedelt, che secondo Prov
20,28 custodiscono il re, corrispondono alla bont
e alla fedelt che stanno davanti a Dio (Sai 89,15).
Con bont e fedelt si trova approvazione presso
Dio e gli uomini (Prov 3,3s.). La richiesta di
mcet ricorre una volta anche presso i profeti: Os
4.1 non c mcet n hcsced n conoscenza di
Dio nel paese . La conoscenza di Dio dovrebbe
realizzarsi col mettere in pratica hcesced e
mcet.
Il seguito non lascia alcun dubbio sul fatto che
non si pensa qui alla relazione con Dio, ma a
quella con gli altri membri dello stesso popolo.
Quasi mai in tutto FAT fjcsced wce'^mcei (oppure
'*mcet da solo) descrivono il comportamento
delluomo verso Dio. La riposta alla fedelt di Dio
si d solo con la fedelt verso gli altri uomini.
Solo testi tardivi come 2Cron 31,20 e 32,1 fanno
eccezione.
Al contrario, da Israele si richiede nei confronti di
Dio un comportamento bce'^met^ che non signi
fica anzitutto in fedelt (cos HAL 67a), ma
con sincerit, lealt, rettitudine (vd. sp. III/4).
]m

mn STABILE, SICURO

180

Un comportamento betmlm e bce^mcet espres


sione legittima del timor di Dio (Gios 24,14).
4/ Come abbiamo constatato sopra (III/5),
'amoet nelluso profano non significa solo atten
dibilit, sincerit, fedelt in riferimento al sog
getto, ma anche attendibile, vero in riferi
mento alloggetto. Paria lAT anche della verit di
Dio? Anche qui spesso non si pu decidere fra le
due possibilit. Contro alcuni esegeti pi antichi
(Delitzsch, Duhm, Marti ecc.) si dovr conservare
p.e. in Is 59,14s, il significato di fedelt
(M.Klopfenstein, l.c., 46; Fohrer, Jes. 111,219; Westermann, ATD 19,273 e altri).
Ancora pi spesso si soliti tradurre in Sai 25,5 ( gui
dami secondo la tua
ammaestrami... ) con ve
rit , e la richiesta di ammaestramento sembra dare ra
gione a questa traduzione. Ma il salmo alfabetico ri
chiama alcuni tratti della lamentazione; in questultima
si parla di '^mcet nel senso di fedelt . Al v. 6 mcet
viene ripreso con rahamm misericordia e hcesced.
Perci tenendo presente il v. 10 si dovr tradurre gui
dami secondo la tua fedelt e non come di solito
nella tua verit. In modo simile va inteso Sai 86,11:
insegnami la tua via, perch io possa camminare nella
tua fedelt ; la fedelt di Dio lambito nel quale deve
compiersi il cammino delluomo, se vuole essere salu
tare.
Diverso luso nei due salmi 19B e 119, che celebrano
la legge. Nellespressione i comandamenti di Jahwe
sono amcety> (19,10) ieemcet naturalmente riferita
all5oggetto. Ma la traduzione con vero tuttavia pro
blematica. La frase parallela di IOa afferma che la parola
di Jahwe (1 'mrat pr jir'at) pura e permane in eterno.
>Kmcet vuole indicare cos lattendibilit e la validit du
ratura del comandamento di Dio piuttosto che la sua ve
rit. Lo stesso vale per le asserzioni sulla legge nel Sai
119 (v. 43.142.151,160). Il campo semantico indica nei
singoli casi che si paria della durata o della validit
eterna dei comandamenti: cos al v. 152 da lungo
tempo so dei tuoi precetti che tu li hai stabiliti in
eterno . Si potrebbe tradurre con veri ; ma essi sono
veri in quanto sono attendibili, e ci provato ancora dal
fatto che essi elargiscono vita (v. 40.116.144).

Difficile da spiegare infine Sai 51,8: tu ti com


piaci della mcEt nellintimo, e nel segreto mi in
segni sapienza . Testo e traduzione non sono si
curi (cfr. Kraus, BK XV,382s,387); in ogni caso
per mcEt sta qui in parallelo con hokm sa
pienza e, come la hokm,pu essere insegnata. Si
intende perci con (Pmcet una verit nel senso di
una rivelazione nascosta, una conoscenza pro
fonda non facilmente accessibile.
5/ Ci siamo cos accostati alluso del termine
nel libro di Daniele. Dan 8,26 la visione che
stata rivelata (*tncet pu significare soltanto
che essa vera poich si pu fare affidamento su
di essa, con la certezza che il compimento non
verr meno; allo stesso modo vanno intesi 10,1 e
11,2 (txt?, cfr. per Plger, KAT XVIH,145s.l50).
Questi passi di Daniele vanno distinti nettamente
da IRe 17,24. Mentre in IRe si constata che
Jahwe ha effettivamente (in verit) parlato al pro
181

/iw STABILE, SICURO

feta, qui si afferma che egli ha comunicato la ve


rit al veggente apocalttico, nel senso che questa
rivelazione rispecchia fedelmente gli avvenimenti
futuri. Questi sono scritti nel libro della i(Emcet
(Dan 10,21), il libro della verit, che di solito
si spiega con le tavole del destino babilonesi (cfr.
i comm. di Marti, Bentzen, Porteous ad 1.; diver
samente Ploger, KAT XVIII,146). Ma anche la ri
velazione da tempo comunicata ad Israele pu es
sere designata come verit di D io (9,13).
Tutto questo porta a 8,12, dove
viene usato
in un senso estremo, assoluto. Dopo che sono
state descritte le profanazioni del piccolo
corno , si afferma alla fine: la mcet fu gettata
a terra (txt em; cfr. BH1, diversamente Plger,
l.c., 120.122). Qui (Emcet designa semplicemente
la verit, la religione giudaica con le sue singole
prescrizioni giurdiche (K.Marti, Das Buch Da
niel, 1901, 58s.; R.Bultmann, ZNW 27, 1928,
118s. = Exegetica, 1967, 129).
Luso di ,iemcEt nel libro di Daniele singolare.
Tuttal pi in Eccle 12,10 ricorre ancora un smile
concetto di verit. Bultmann (vd. sp.) suppone in
Dan 8,12 un influsso di concezioni iraniche e
pensa, certo a ragione, che anche il libro della
verit , da cui Tangelo comunica al veggente ri
velazioni sul futuro (Dan 10,21), risalga ad un in
flusso straniero. In ogni caso chiaro che con Da
niele comincia una nuova concezione di 1CEmcet e
quindi anche una nuova concezione della verit.
V/ La sopravvivenza di questo gruppo opp. de
gli equivalenti greci nella letteratura di Qumran,
nel giudaismo tardivo e nel NT non pu essere qui
studiata in dettaglio. Si pu solo dare una biblio
grafia scelta:
.

a) credere : oltre a A.Weiser-R, Bultmann, art.


tkotoSco, ThW V I,174-230 (= GLNT X,337488), e le voci in RGG, EKL ecc.:
A.Schlatter, Der Glaube im NT, 1927; W.G.Kummel,
Der Glaube im NT, seine katholische und reformatori sche Deutung, ThBl 16, 1937, 209-221 = Heilsgeschehen und Geschichte, 1965, 67-80; E.Walter,
Glaube, Hoffnung, Liebe im NT, 1940; M.Buber, Zwei
Glaubensweisen, 1950; G.Schrenk, Martin Bubers Beurteilung des Paulus in seiner Schrift Zwei Glaubenswesen , Judaica 8, 1952, 1-25; M.Bonningues, La Foi dans
lvangile de s. Jean, 1955; G.Ebeling, Was heisst Glau
ben?, 1958; id., Jesus und Glaube, ZThK 55, 1958, 64
110 = Wort und Glaube, 1960, 203-254; W.Grundmann, Verstandnis und Bewegung des Glaubens im
Johannes-Evangelium, KuD 6, I960,131-154; F.Neugebauer, In ChristusJ]\ \PlUTQl.Eine Untersuchung
zum paulinischen Glaubensverstndnis, 1961, 150-181;
H.Schlier Glauber Erkennen, Lieben nach dem Johannesevangelium, FS Shngen 1962, 98-111 = Besinnung
auf das NT, 1964,279-293; H.Ljungman, Pistis, A Study
of its Presuppositions and its Meaning in Pauline Use,
1964; H.Conzelmann, Fragen an Gerhard von Rad,
EvTh 24, 1964,113-125 (123ss.); E.Grsser, Der Glaube
im Hebraerbrief, 1965; N.Lazure, Les valeurs morales de
la thologie johannique, 1965, 161-204; P.Stuhlmacher,
Gerechtigkeit Gottes bei Paulus, *1966, 81-83; H.Con-

L82

zelmann, Grundriss der Theologie des NT, 1967,


79s.l92ss.; C.A.Keller, Glaube in der Weisheit Salomos , FS Eichrodt 1970, 11-20.

b) Amen nel giudaismo, nel NT e nella


Chiesa primitiva: H.Schlier, art. /xyjv, ThW
1,339-342 (= GLNT 1,909-916); StrB 1,242-244;
111,456-461; RAC 1,378-380; BHH I,80s.; V.Hasler, Amen, 1969.
Inoltre: H.W.Hogg, JQR 9, 1897, 1-23; G.Dalman, Die
Worte Jesu, '1930, 185-187; P.Glaue, ZKG 44 (NF 7),
1925, 184-198; D.Daube, The NT and Rabbinic Ju-.
daism, 1965, 388-393.

c) Verit : oltre a G.Quell-R.Bultmann, art.


^Geta, ThW 1,233-251 (= GLNT 1,625-674),
bibliogr. pi recente in RGG, EKL eoe,:
R.Bultmann, ZNW 27, 1928, 134-163; F.Ntscher,
Wahrheit als theot. Terminus in den Qumrantexten,
FS Christian 1965, 83-92 = Vom Alten zum Neuen Testament, Ges. Aufs., 1962, 112-125; H.Kosmala, Hebraer, Essener, Christen, 1959, 135-173.192-207;
LJ.Kuyper, Grace and Truth, Interpretation 18,1964,3
19; O.Bocher, Der joh. Dualismus im Zusammenhang
des nachbibl. Judentums, 1965; N.Lazure, l.c. (vd. sp.),
70-90 (bihliogr.); P, Ricca, Die Eschatologie des vierten
Evangeliums, 1966,111-113.
H. Wildberger

my ESSERE FORTE
1/ La radice ms essere forte ricorre solo in
ebr. e sporadicamente in ug. (cfr. UT nr. 228;
WUS nr. 282).
Per quanto riguarda il termine 'mussim riferito ai ca
valli, di cui si parla in Zac 6,3.7, si tratta di un nome di
colore che non appartiene a questa radice (cfr. HAL 63b
screziato; A.Guillaume, Abr-Nahrain 2, 1962, 7
dust-coloured (= color polvere ); W.D.McHardy,
Fs Kahle 1968, 174ss.).

Oltre al verbo in qal, pi., hitp. e hi. (cfr. Jenni, HP


280) vengono usati lagg. amrrtls forte e i sost.
mees, 'arrisa (Zac 12,5 txt?) forza e ma'ams
sforzo .
Per i nomi propri iamasja(h)t ms, arrisi cfr. Noth,
IP 190.

2/ NellAT questo gruppo s trova attestato 50x


(qal 16x, pi. 19x, hipt. 4x, hi. 2x), 'amm$ 6x, i so
stantivi lx ciascuno.
I passi in cui ricorrono i verbi sono per lo pi nella let
teratura dtr.-cron. e nel Deut (q. 12x, pi. 6x, hitp, 3x),
ma anche nei salmi (q. 2x, pi. 3x, hi. 2x), nella lettera
tura sapienziale (pi. 5x) e negli scritti profetici (pi. 5x).

3/ Tutti quanti i significati derivano dal senso


fondamentale essere forte, vigoroso. Il sog
getto solo personale (Dio, uomo). In qal yms (ec
cetto che nella formula di incoraggiamento vd. st.
4) ricorre soltanto per esprimere la forza superiore
di un popolo (Gen 25,23; 2Cron 13,18) e nelle la
183

mentazioni individuali per esprimere la forza op


pressiva di chi odia il salmista. In senso fattitivo
il pi. pu significare laccrescersi della forza fisica
(spesso legato a kah: Am 2,14; Nah 2,2; cfr,
Prov 31,17; Is 35,3; Giob 4,4), lindurimento del
cuore (Deut 2,30; 15,7; 2Cron 36,13; cfr. F.Hesse,
Das Verstockungsproblem im AT, 1955,16), lin
coraggiamento di chi tormentato (Giob 16,5) o
di chi chiamato (vd. st. 4) e la riparazione di un
edificio (il tempio 2Cron 24,13; cfr, Dio che con
solida le nubi in Prov 8,28). Lhitp. significa por
tare a termine qualcosa con limpiego delle proprie
forze (IRe 12,18 = 2Cron 10,18), essere supe
riore a qualcuno (2Cron 13,17) e essere ferma
mente risoluto (Rut 1,18). Per lhi. vd. st. 4.
Le pi importanti radici sinonime sono hzq e zz; gli
opposti sono di! essere debole e rph essere senza vi
gore .

4/ Nelle lamentazioni individuali la forza supe


riore dei nemici (2Sam 22,18 = Sai 18,18; Sai
142,7) offre loccasione per chiedere a Dio un in
tervento salvatore, che si conferma valido al di so
pra di ogni potere umano (cfr. 2Cron 13,18). Va
pure sottolineata la formula stereotipa di incorag
giamento che si trova nel Deut e nella letteratura
dtr.-cron.: hazaq woe^mas sii saldo e forte opp.
(plur.) hizq weim$ (cfr. N.Lohfink, Scholastik
37, 1962, 32-44). La formula in origine si riferisce
a Dio che promette di camminare al fianco di
qualcuno, specialmente nel lambito della guerra
(Deut 31,6; Gios 1,6; 10,25; cfr. anche Nah 2,2;
hzq), ed rivolta come parola di salvezza a un
condottiero del popolg, minacciato dai nemici
(Deut 31,7.23) o al popolo pronto alla battaglia
(Deut 31,6; Gios 10,25). Tale formula, corrispon
dentemente agli interessi dtn., si riferisce in par
ticolare alPosservanza dei comandamenti dati da
Mos o anche allosservanza dei precetti del libro
della legge (Gios l,7ss.; cfr. Noth, HAT 7,28). La
formula si introdusse poi anche neUambiente cul
tuale, diventando unammonizione divina che
vuole eliminare la paura (ma solo con
hi.: Sai
27,14; 31,25). Anche nella promessa di aiuto che
Jahwe rivolge al servo di Dio (Is 41,10; cfr. Sai
89,22) ms si fonda su un oracolo cultuale di sal
vezza.
Discusso il significato del Sai 80,16.18, dove dovrebbe
trattarsi o delIV allevare il re, concezione che fondata
sullimmagine antica del rapporto tra Dio e il principe
raffigurato come un rapporto tra padre e figlio (cos
Kraus, BK XV,559$.), o dell allevare tutto il popolo
(come si direbbe nel v. 16, secondo Weiser, ATD
15,375; cfr. Os 10,lss.; Ez 16,7).

5/ Gli usi pi importanti di ymsyche abbiamo


sopra ricordato, si ritrovano nella letteratura qumranica, e pi precisamente, come era da attendersi,
nel rotolo della guerra (1QM) e negli inni (1QH)
della l a grotta (cfr. Kuhn, Konk. 17). Per la for
mula di incoraggiamento nel NT cfr. ICor 16,13.
A.S.van der Woude
Ym

ESSERE FORTE

184

im

'm r

DIRE

1/ Una radice mr nota a tutte le lingue sem.;


tuttavia essa ha il significato di dire, parlare
solo nei dialetti semNO,, ossia nei vari dialetti
can. (escluso Tug.) e in quelli aram. (cifr. DISO
17s). Nelfarab. e nel sudarab. antico, modificando
leggermente il senso, come avviene anche
nelPebr. vtrt. tardivo, mr significa comandare ,
lacc. amru (e probabilmente lug. amr Gt; cfr.
WUS nr. 283; UT nr. 229) vuol dire invece ve
dere, similmente Tei. 'mr 1/2 indicare.
Sul presunto sviluppo semantico vedere > dire cfr.
S.Moscati, La radice semitica mr, Bibl 27,1946,115-126;
HAL 63b con bibliogr.; inoltre H.Kronasser, Handbuch
der Semasiologie, 1952, 93.
Il fatto che in acc. si abbia il significato vedere , e che
si voglia fondare su di esso fetimologia dell1ebr. 'mr,
non pu indurre a pensare con M.Dahood, Bibl 44,1963,
295s., che un cd. significato primario vedere sia pre
sente anche in Sai 11,1; 29,9 e 71,10 (dove segue sempre
un discorso diretto).

Il verbo possiede oltre al qal un ni. (passivo) e un


hi. (discusso nel suo significato, ma certamente
causativo) (vd. st. 3b).
mr hitp. insuperbirsi, darsi delle arie (Sai 94,4; da
presupporre forse anche in ls 61,6) e i sostantivi ad esso
collegati 7mr e mcer cima, ramo, ramoscello in
HAL 61a.65a, diversamente da GB 48a.51, sono collo
cati sotto una radice particolare *mr II.

Come nomi derivati, oltre alla forma rara qutl 'mcer detto, notizia; cosa , si hanno le analoghe
forme qitl 'mcerfmr parola, enunciato e il
termine tardivo aramaizzante ma'amar parola,
ordine (Wagner nr. 149); cfr. anche linfinito so
stantivato deHaram. bibl. mmar parola, or
dine .
Dalle lingue affini semNO. si possono citare ancora
tuttal pi Tug. anir desiderio, discorso(?) (WUS
nr. 284) e il giaud. 7mrh discorso, parola, ordine (?)
(DISO 18; KAI nr. 214, r. 26.32, cfr. 11,221).

Per i nomi personali amarj(h) con la forma ri


dotta imrl ed ev. mr e 'immr cfr. Noth,
IP 173; HAL 21b.65s,; Grndahl 99; Huffmon
168.
2/ 'mr qal dire con le sue 5282 ricorrenze
(prima ancora di hjh essere, sh fare, bd'
venire, ritti dare, hlk andare) il verbo pi
frequente dellAT, uno dei termini pi
comuni del linguaggio (O.Procksch, ThW IV ,90
= GLNT VI,260). Inoltre esso distribuito in
modo sostanzialmente uniforme in tutto lAT, an
che se evidentemente la frequenza maggiore nei
testi narrativi che p.e. nei testi legislativi o nei
brani poetici.
mr qal in tutti i libri dellAT: Gen 603x (347x wajjmcer/wajjmar, 81x lmr), Es 299x, Lev 80x, Num
244x, Deut 140x, Gios 136x, Giud 269x, ISam 422x,
2Sam 334x, Re 326x, 2Re 343x, Is241x, Ger 475x (163x

7amar, 49x wajjmcer, 114x lmr), Ez 362x, Os 20x,


Gioe 5x, Am 52x, Abd 2x, Giona 22x, Mi lOx, Nah 2x,
Ab 3x, Sof 4x, Agg 26x, Zac 109x, Mal 40x, Sai 99x,
Giob 97x, Prov 25x, Rut 54x, Cant 2x, Eccle 20x, Lam
10x, Est 52x, Dan 22x, Esd 15x, Neem 61x, lCron 72x,
2Cron 184x. Le 5282 forme (in Lis. mancano ISam
4,16b e 17,10 wajjmcer, 2Re 16,7 lmr
Ez 4,14 wmar) si suddividono cos: 930x sono lo stereotipo fmr
(inoltre 9x lmr come infinito con /e), 2069x wajjmcer
opp. wajjmar e 644 altre forme con waw consecutivo (in
Lis. 2Sam 20,18a lmr , 2Re 9,17 wej m a re lCron 16,31
wej m er sono classificati in modo inesatto).*
'mr ni. ricorre 21x, hi. 2x; aram. *ntr qal 71x (Dan 65x,
Esd 5x, Ger lx).
,
I sostantivi sono cos ripartiti: 'mcer 6x, 'mcer 48x,
'Tmr 37x, m a'amar 3x (in Est); aram. mmar 2x.

3/ a) m r qal significa dire, parlare (secondo


il contesto pu essere tradotto anche con chie
dere o rispondere ; si, nh) ed lintrodu
zione normale di discorsi diretti o (pi raramente)
indiretti (BrSynt 140). A differenza di dbr pi.
{dbr III/1), 'm r non significa mai parlare
senza indicare anche ci che viene comunicato
(GB 50; HAL 64a, sulle apparenti eccezioni cfr.
ibid.; cfr. Jenni, HP 165 n. 192).
Come avviene per i verbi che indicano un dire in senso
pi vasto ( qr' chiamare , brk pi. benedire ,
sb' ni. giurare , anche ntn dare, dichiarare che
una cosa ceduta ), anche 7mr pu presentare il feno
meno del cd. perfetto dichiarativo (perfetto di esecu
zione) nella l a pers. sing., con cui si vuol esprimere che
affermazione ed azione coincidono; amarti dico con
questo (cfr, Deut 32,40; Giud 2,3; 2Sam 19,30; Is 22,4;
Sai 16,2 txt em; 31,15; 75,5; 119,57; 140,7; 142,6; Giob
9,22; 32,10; cfr. Bergstr. II,27s.; BrSynt 40; D.Michel,
Tempora und Satzstellung in den Psalmen, 1960, 80.92
95; E.Koschmieder, Beitrage zur allgemeinen Syntax,
1965,26-34); anche la formula k 'amar Jhwh cosi dice
Jahwe (proprio ora attraverso di me) potrebbe rientrare
in questambito.*

Soggetto di 1m r sono Dio, uomini, animali (Gen


3,1; Num 22,28.30) e - quando si tratta di favole
- alberi (Giud 9,8ss.). Il discorso annunciato da
m r nella maggior parte dei casi segue immediata
mente senza alcun elemento di passaggio; talvolta
si interpone lm r ( v d. st.), k l (p.e. Gen 29,33; Es
4,25; Giud 6,16), oppure ' 0scer (Neem 13,19.22
ordinare ) (cfr. Joon 480). La persona cui ri
volto il discorso viene introdotta mediante 'ce! op
pure le\ queste stesse preposizioni indicano anche
persone o cose di cui viene detto qualcosa. Lac
cusativo adoperato in alcuni casi, come quello di
Sai 41,6 essi parlano male contro di me , con un
discorso diretto che segue subito dopo, oppure
quando il verbo va tradotto con menzionare o
nominare, citare (HAL 64a,3a-c) (in questul
timo caso si usa anche /e).
Non di rado 'mr introduce il discorso diretto anche dopo
altri verbi di significato smile, sia allimpf. cons. (dopo
dbr pi., 'nh e 'mr stesso), oppure, molto spesso, allinfi
nito con le = lmr per dire, dicendo, con le parole, nel
modo seguente (sulia forma BL 223.370) dopo dbr pi.,
s7, swh pi., 'm r stesso e molti altri verbi del dire.

186

In singoli testi, per Io pi relativamente tardivi,


*mr pu significare comandare , come in aram.
e in arab. Pi frequente l'uso nel senso di dire
a se stesso = pensare , soprattutto nella co
struzione mr belibbd/'ceMibb/lelibbd dire
nel/al proprio cuore (cfr. N.Bratsiotis, Der Mo
nolog im AT, ZAW 73, 1961, 30-70, spec. 46s.;
per i verbi del pensare /?&?). Citazioni a questo ri
guardo e per tutto il paragrafo si trovano in GB
50s. e HAL 64.
.
b) 'mr ni. ha significato passivo (essere detto,
essere nominato ) e viene usato talvolta (come il
latino dicitur si dice ) con un soggetto perso
nale indeterminato.
Sulle due ricorrenze di mr hi. indurre a dire
(Deut 26,17s.) cfr. RSmcnd, Die Bundesformel,
1963, 7s.33 (proclamare); Th.C.Vriezen, Das
Hiphil von 'amar in Deut. 26,17.18, JEOL 17,
1963, 207-210; von Rad, ATD 8,116; bibliografia
meno recente in GB 5la.
c) Nei nomi derivati dalla radice 'mr la differenziazione
dei significati complicata per via di alcuni passi con un
teslo difficile o incerto (mcer in Ab 3,9; Sai 68,12; 77,9;
'mcer in Giob 20,29; Prov 19,7; 2.2,21). Ma discussa
anche la formazione del vocabolo 'mcer, la quale si basa
sulla forma con suffisso imr di Giob 20,29 (GVG 1,255:
dissimilazione di 'omr in 'imr\ cos pure BL 215, dove
si spiegano le forme plurali e femminili con Vmr- come
formazioni per analogia). Probabilmente vanno tenute
presenti le seguenti considerazioni: 'mcer non mai se
guito da un genitivo o da un suffisso; perci esso ha un
significato molto generico, in Sai I9,3s. parola quasi
nel senso di notizia, discorso , in Giob 22,28 cosa,
qualcosa (cfr. dbr). 'imr (ad eccezione di Sai
12,7.7) sempre al sing. ed seguito da un genitivo o da
un suffisso, come nomen unitatis nel significato di
singola parola, singola espressione (definita) (appli
cato ad unit poetiche o profetiche in Gen 4,23; Deut
32,2; Is 28,23; 32,9; altrimenti, ad eccezione di Is 29,4, si
riferisce sempre alla parola di Dio, che nel Sai 119 com
pare 19x come una vera e propria realt teologica). Lo
stesso vale per i plurali individuali fem. in Sai 12,7 i
(singoli) discorsi di Jahwe sono (ogni volta) discorsi
puri ; mentre il masc. plur. di 'mcer (il sing., se si pre
scinde dal testo incerto d Giob 20,29, non ricorre mai)
potrebbe essere il corrispondente plurale collettivo o di
totalit (Nyberg 220) (sempre con genitivo o suffisso, ec
cetto in Prov 19,7 e 22,2 Ib; in tutti i passi il significato
parole , anche in Num 24,4.16; Gios 24,27 tutte ;
in Sai 107,11; Giob 6,10, dove si parla delle parole di
Dio , si tratta non di singole parole , ma di parole
nella loro totalit ).*

4/ NelPAT ovvio che Dio parli; quando egli


tace, qualcosa non va. Non qui il luogo di ad
dentrarci nella problematica particolare del parlare
e della parola di Jahwe nel PAT (cfr. O.Procksch,
ThW IV,70.89-100 = GLNT VI, 201ss.; 260-284;
W.Zimmerli, RGG V l,l809-1812; -dbr IV). Bi
sogna per accennare ad alcune formule fisse con
cui viene presentato il parlare di Dio, special
mente nella letteratura profetica.
assai frequente la formula narrativa abituale
wajjmcer Jhwh/'^thJm Jahwe/Dio disse , che
187

talvolta (p.e. in Gen 1, cfr. W.H.Schmidt, Die


Schpfungsgeschichte der Priesterschrift, 1964,
169-177; Westermann, BK 1,153s.) acquista un
senso pi pregnante. Particolarmente importante
la formula, altrettanto frequente, k 'amar Jhwh
cosi dice Jahwe (per la traduzione del perfetto
cfr. K.Koch, Was ist Formgeschichte?, 1964, 216,
e sp. 3a), che introduce nei profeti le parole di
Jahwe. L.Khler (Deuterojesaja stilkritisch untersucht, 1923,102-105; id., ideine Lichter, 1945, 11
17) e J.Lindblom, Die literarische Gattung der
prophetischen Literatur, 1924, 106s., indipenden
temente luno dallaltro, hanno individuato nel
genere letterario introdotto da questa espressione
il detto del messaggero, che ha i suoi modelli
nellambito profano. Seguendo questi autori, tale
espressione stata chiamata pertanto formula
del messaggero (cfr. H.Wildberger, Jahwewort
und prophetische Rede bei Jeremia, 1942, 46ss.;
C. Westermann, Grundformen prophetischer
Rede, 1960, 70ss., ecc.). La formula cos
parla N.N. non ha un valore teologico in Gen
32,4-6, e cos pure in Babilonia e nelle lettere
di Amama (cfr. Khler, l.c.; per i paralleli di Mari
cfr. M.Noth, Geschichte und Gotteswort im AT,
GesStud 230-247). La terza formula da menzio
nare, il semplice amar Jhwh dice Jahwe, si
trova molto spesso a chiusura di un annuncio,
talvolta perfino inserita in esso (come ne'm
Jhwh\ sulla relazione fra (k) mar Jhwh e nc'm
Jhwh cfr. F.Baumgrtel, ZAW 73, 1961,
278.284ss.).
Questi esempi mostrano che anche comuni parole
quotidiane possono diventare il segno caratteri
stico di determinati generi letterari. Per indicare
un pi preciso parlare di Dio, nel senso di un co
mando o di una promessa, quando non si usano
gi verbi particolari come swh pi. comandare ,
si ricorre a dbr pi. (-dbr IV /1) piuttosto che a
'mr.
5/ A Qumran 'mr usato come nellAT (e cos
pure mr). Il verbo acquista un certo significato
particolare in lQpAb e in altri commentari dello
stesso genere, dove le parole della Scrittura sono
introdotte mediante "sr 'mr quando dice (cfr.
KElliger, Studien zum Habakuk-Kommentar
vom Toten Meer, 1953, 124s.; E.Osswald, ZAW
68, 1956, 245).
Dato che il verbo piuttosto generico, si capisce
perch i LXX lo traducano con pi di 40 termini
greci, tra i quali tuttavia predominano sitteiv e
Ayctv (si conserva con una notevole coerenza la
differenza tra 'mr = Xyp tv dire e dbr pi. =
XaXetv parlare ).
Il NT, specialmente nelle parti narrative dei van
geli, si ricollega alluso delfAT. Il significato pe
culiare che il Xyoc;, ha in alcuni scritti del NT
non dipende, almeno dal punto di vista lingui
stico, dalFuso vtrt di */wr(cfr. O.Procksch - G. Kit
tei, art. Xeyw, ThW IV,89-147 = GLNT VI,260400).
H.H. Schmid
1J2N W

D IRE

188

ans

UOMO - D1X
''dm.
1T *

'nk

'UN M n i IO
f

1/ Il pronome personale indipendente di la per


sona singolare compare nelle lingue sem. in una
forma breve e in una forma lunga. Ad un *ati
del sem. comune stato aggiunto nelle lingue
sem. orientali e nordoccidentali un elemento -/c,
che nellarea nordoccidentale si distingue da
quella orientale per la vocale finale (acc. anku,
ug. ank, glossa can. in EA 287,66.69 a-nu-ki, fen.
pun. e aram. antico 'nk e 'nkj, ebr.1nk). Qualit
e quantit della vocale finale della forma breve
non sono unitarie (per il bab. antico ana cfr. Mo
scati, Introduction 103; CAD A/II,110s.; ug. an,
fen. /7, ebr.
aram. n, arab. and, el. 'ana).
Nelle lingue sem. dell'area nordoccidentale (ug., fen.
pun. ed ebr.) vengono utilizzate sia la forma breve sia la
forma lunga. NeiPug. prevale la forma lunga (circa 5:1),
che compare in lesti poetici e soprattutto in testi in
prosa. La forma breve la si potuta ritrovare fino ad ora
solo in testi poetici. La forma breve e la forma lunga, pi
energica, possono stare luna accanto all'altra (Testo 51
[= Il ABI IV/V 59s.). Nel fen. pun. la forma breve tar
diva e rara (Friedrich 111; DISO 19). Nellebr., certo
sotto rinflusso dellaram., la forma lunga stala usata
molto di meno (cfr. Wagner 130; vd. st. 2). Nel medioebr. posteriore la forma lunga compare soltanto nelle
citazioni dellAT.

2/ NellAT 'nkl ricorre 358x (delle quali 63x,


con w*-), vn invece 870x ( 177x con wf -).
*nk
56
21

Gen
Es
Lev
Num
Deut
Gios
Giud
ISam
2Sam
IRe
2Re
Is
Ger
Ez
Os
Gioe
Am
Abd
Giona
Mi
Nah
Ab
Sof
Agg
Zac
Mal
Sai
Giob

189

7
56
9
17
26
24
7
2
26
37
1
11

10

totale
41
39
67
21
9
4
12
20
30
30
16
79
54
169
12
4
1
5
2
-

5
1
13
14

97
60
67
28
65
13
29
46
54
37
18
105
91
170
23
4
li

2
1

" j *j r v i o

totale

1
2
4
11
8
70
29

7
3

1
2
A
16
9
83
43

Prov
Rut
Cani
Eccle
Lam
Est
Dan
Esd
Neem
lCron
2Cron
AT

2
7

1
1

358

7
2
n
29
4
6
23
2
15
12
18

9
9
12
29
4
6
24
2
16
13
18

870

1228

Ad eccezione di Abd e Nah, che non hanno nes


sun testo con il pronome personale di 1Hsing. in
dipendente, la forma breve si trova in tutti i libri
deHAT. La forma lunga assente in Lev, Gioe,
Ab, Sof, Agg, Cant, Eccle, Lam, Est, Esd, 2Cron
ed presente in misura notevolmente ridotta negli
altri libri pi tardivi; essa prevale sulla forma
breve soltanto in Gen, Deut, Gios, Giud, ISam,
Am e Rut. Particolarmente frequente la forma
breve in P, Ez (la forma lunga solo in Ez 36,28),
nel Dtis (55:24) e nel Tritois (15:2). In Gen si
hanno questi rapporti tra forma lunga e forma
breve: J 39.19, E 16:13, P 1:8 (divisione delle fonti
secondo M.Noth, Uberiieferungsgeschichte des
Pentateuch, 1948, 29ss,); cfr. HAL 70a, dove si
cita bibliogr. meno recente riguardante la stati
stica.
La forma breve e la forma lunga possono stare
luna accanto allaltra in questordine (Es 7,17;
2Sam 3,13; Giob 33,9) oppure in ordine inverso (Is
45,12; Giona 1,9).
NelParam. bibl. an ricorre 16x (Dan 14x, Esd
2x).
3/ Il pronome personale indipendente di la per
sona sing. d al soggetto che parla la possibilit di
introdursi con forza nel discorso e di esprimere la
propria posizione con molta energia. Questa fun
zione del pronome personale nei testi pi tardivi
andata quasi totalmente perduta (Eccle
2,11.12.13.15).
Il soggetto che parla entra in scena presentandosi
con il suo nome (Gen 27,19; 45,3; Rut 3,9), o in
dicando un titolo o una professione (Gen 41,44;
IRe 13,18), o accennando alla propria discendenza
o alla propria appartenenza (Gen 24,24.34; ISam
30,13), alla propria origine (2Sam 1,8; Giona 1,9)
o alla propria condizione giuridica (Gen 23,4;
2Sam 14,5; Am 7,14). Alla domanda sullidentit
di una persona la risposta : io (lo sono) (= s)
(2Sam 2,20; 20,17; IRe 18,8). Colui che parla rife
risce qualcosa sul suo stato e sulle sue condizioni
(ISam 1,15; Sai 109,22; 119,141; Giob 9,21). Di
fronte a persone altolocate ci si designa come
schiavo (2Sam 15,34; anche nella corrispon
denza diplomatica quando si tratta di un rapporto
di dipendenza politica: 2Re 16,7; cfr. anche
L.Kohler, ZAW 40, 1922, 4345; Lande 30.68ss.;

190

H.Grapow, Wie die alten gypter sich anredeten..., *1960, 179-185). In proposizioni interroga
tive lio che parla esprime impotenza, meraviglia,
indignazione (Gen 4,9; 30,2; ISam 1,8; 2Sam 3,8),
ma anche la propria piccolezza e rumile sottomis
sione (Es 3,1 U ISam 18,18; 2Sam 7,18). Nel giu
ramento (haj 'ani Num 14,21.28 e altre 20x; haj nki Deut 32,40, unico passo con la forma funga;
-hjh 3c) e quando si indica let (Deut 31,2; Gios
14,7; 2Sam 19,36), le espressioni assumono il ca
rattere di una formula. Colui che parla pu consi
derarsi legato fortemente ad un altro o ad
un gruppo (Gen 31,44; Giud 7,18; ISam 20,23)
o vedersi in posizione di distacco rispetto al
suo ambiente oppure in contrapposizione ad
esso (Giob 32,6). Il pronome personale con il
we- usato spesso nei paragoni (Gen 27,11;
Es 2,9; Gios 24,15; ISam 17,45; Re 12,11;
Ger 36,18).
Dalle considerazioni fatte, appare chiaro che il
grado di partecipazione personale e la situazione
della conversazione indicano se l'io intende dare o
no particolare energia alle sue parole, aggiungendo
il pronome indipendente di l a persona (nok col
perfetto: Gios 7,20; ISam 22,22; con l'imperfetto:
Gen 38,17; Re 2,18). 11 pronome personale si
trova spesso in proposizioni dipendenti introdotte
da kl, e anche in proposizioni relative spesso dopo
un participio, senza una particolare energia. Lac
centuazione pu essere rinforzata facendo prece
dere la particella gam (Gen 21,26; 2Re 2,3; Sai
71,22; Prov 1,26) oppure 'a f questultima special
mente nei testi pi recenti (Gen 40,16; Giob
32,10.17).
Con limperativo di -r'h vedere (2Sam 7,2),
pi tardi sostituito dalla particella dimostrativa
hinn ecco , lattenzione di colui a cui di
retto il discorso viene attirata in maniera partico
lare su colui che parla e sulle sue parole (Giud
7,17; cfr. Gen 25,22).
4/ Frasi con Dio che parla in prima persona
compaiono soprattutto nei discorsi divini delle
storie dei patriarchi, nelle parti legislative del Pen
tateuco e negli oracoli profetici. Nei testi postesi
lici espressioni di questo genere diminuiscono for
temente; spesso esse non sono altro che citazioni
di formule pi antiche ( Agg 1,13; 2,4). L angelus
interpres subentra al posto di Dio (Zac 1,9; Dan
10,1 lss.).
_
Il pronome indipendente di la persona sing. nei
discorsi di Dio viene usato come nei corrispon
denti discorsi degli uomini. Il discorso divino pu
essere aperto dalla formula di presentazione, con
cui vengono fatte delle dichiarazioni sulla natura
di Dio o sul suo modo di comportarsi col singolo
o con una comunit. Il pronome personale con il
wv- viene usato quando si confrontano tra loro
latteggiamento e il modo di comportarsi di Dio e
quello delluomo (Es 4,15; 2Sam 12,12; Is 65,24;
Os 7,13; Giona 4,10s). Nei discorsi di Dio compaiono
spesso proposizioni secondarie introdotte col
191

kt e proposizioni relative con participio e pronome


personale, gam (Gen 20,6; Lev 26,24; Ez 8,18) e
af (Lev 26,16; Sai 89,28) rafforzano laccentua
zione. hinn (Gen 28,15; Es 4,23; ISam 3,11; Ger
6,19; Ez 37,5.12.19.21; Am 2,13) e il pi energico
hrfn (Gen 6,17; Ez 5,8; 6,3; 34,11.20) accen
nano ad una iniziativa di Dio che per lo pi
nuova.
La formula di autopresentazione rivela il nome di
Dio ponendolo in connessione con il suo agire
nella storia. Luomo interpellato viene in tal modo
impegnato da Dio nella sua fedelt. La rivelazione
del nome divino rende anche possibile alluomo
rivolgersi a Dio (fondamentale: W.Zimmerli, Ich
bin Jahwe, FS Alt 1953, 179-209 = GO 11-40;
inoltre: tC.Elliger, Ich bin der Herr - euer Gott, FS
Ileim 1954, 9-34 = KS 211-231; R.RendtorfT, Die
Offenbarungsvorstellungen im Alten Israel, in:
Offenbarung als Geschichte, KuD Beiheft 1,
*1963, 21-41). La formula di autopresentazione ha
la sua origine nel politeismo ed molto diffusa
nellOriente antico (cfr. anche A.Poebel, Das appositionell bestimmte Pronomen der l.Pers.
Sing. in den westsemitischen Inschriften und
im AT, 1932). Poich la divinit si riferisce
alle proprie imprese e alle proprie qualit, la
formula di autopresentazione diventa unautoesaltazione (nellAT nel Dtis: Is 44,24; 45,7;
anche nei giudizi e nelle dispute; cfr. Wester
mann, ATD 19,124-132; H.-M.Dion, Le genre
littraire sumrien de P hymne soi-mme et
quelques passages du Deutro-Isaie, KB 74, 1957,
215-234).
La formula vtrt. di autopresentazione una pro
posizione nominale indipendente, tanto nella sua
forma breve io sono Jahwe , quanto nella sua
forma pi completa io sono Jahwe, tuo/vostro
Dio . Jahwe non si introduce come uno scono
sciuto ma, rivelando il suo nome, rimanda a cose
gi conosciute e accadute in precedenza (Gen
15,7; 26,24, 28,13; 31,13; Es 3,6; anche: Os 12,10;
13,4). La promessa, che segue subito dopo, colloca
il futuro comportamento di Dio in questo contesto
storico. Lautopresentazione di Dio in origine non
collegata alla proclamazione della legge. La
forma breve qui, come presso i profeti dell'esilio,
una sintesi concisa del laffermazione della po
tenza divina, che si basa sulla prova che Dio ha
dato di s nella storia dIsraele (per la fonte P cfr.
Lev 18-19 passim; per il Dtis cfr. ls 45,21; 43,11
opp. 45,22 e 48,12).
Quando unita al verbo
jd\ la formula di auto
presentazione diventa formula di riconoscimento
( riconoscete che io sono Jahwe! ). Il riconosci
mento di Jahwe si realizza quando egli si manife
sta nella storia (cfr. la tradizione dell'Esodo). 11
legame tra la formula di riconoscimento e gli
avvenimenti imminenti un elmento carat
teristico della profezia dellesilio (in Ez special
mente in oracoli di giudizio; nel Dtis in oracoli
di esaudimento e di vocazione: Is 49,23.26;
45,2s.5s.7).
jN
'*ni IO
*

192

5/ Per Qumran cfr. S.Mowinckel, Jeget Qumransalmene, NTT 62, 1961, 28-46; per il NT cfr.
soprattutto E.Stauffer, art. yc, ThW 11,341-360
(= GLNT 111,41-94); inoltre: E.Schweizer, Ego
eimi, (1939) 31965, I2ss.; per lambiente circo
stante: E.Norden, Agnostos theos, (1913) rist.
1960, 177ss.
K.Gunther

*)OH 'sp RA CCO G LIERE -

P)X fl/ IRA

fap

qb$.

1/ La radice V/p appartiene al sem. comune. Da


essa deriva il sost. *'anp- ( > *'app) naso
(Bergstr. Einf. 184; P.Fronzaroli, AANLR
V III/19,1964,269) che, a sua volta, in alcune lin
gue sem. ha dato luogo al verbo denomina
tivo 'np.
Questo sostantivo, caratterizzato dallassimilazione della
seconda radicale tranne che nel sem. meridionale, e che
spesso al duale, ha il sign. naso in tutti i dialetti
sem. (acc. appu, AHw 60; CAD A/II,184-I89; ug. ap,
WUS nr. 344; UT nr. 264; per l'aram. antico cfr, DISO
21; nellaram. imperiale e nel laram bibl. *anphT il suo
volto Dan 2,46; 3,19 viene scritto di nuovo con n).
Viene inoltre costruito come un maschile (KAlbrecht,
ZAW 16, 1896, 78).
Invece il verbo 'np fremere (dira) , che dovrebbe es
sere denominativo (Mand. 131; pi cauto O.Grether,
ThW V,392 n. 56.57 = GLNT Vili J 103 n. 56.57), at
testato solo in ebr. (qaJ e hitp.), moab. (KAI nr. 181, r.
5), acc. (AHw 320a) e arab. (nel significato disdegnare,
rifiutare, provare avversione , Wehr 27).
Da questa radice derivano i nomi propri 'appqjim(lCron
2,30s.; Nldeke, BS 102: nasino ; Noth, IP 227: con
un naso grande ) &Harmaf(Noem 3,10; Noth, IP 227:
con un naso fesso ).
Alla stessa radice va forse riportato n(a (Lev 11,19;
Deut 14,18), un genere duccello impuro con diverse
specie (non identificato, cfr. HAL 70b; IDB 11,596; BHH
111,1578; G.R.Driver, PEQ 87, 1955. 17s.).

2/ NellAT il verbo 'np attestato I4x: 8x al


qal, 6x in hitp. (questultimo sempre in ambito
dtn.-dir.).
Le ricorrenze della voce af sono numerose.
NellAT 235 passi hanno il termine al sing.
(escluso Ab 2,15, dove si ha probabilmente la con
giunzione af)\25x nel significato naso , 42x in
riferimento allira umana e 168x in riferimento
allira divina.
Il duale appjim attestato 42x (escluso ISam
1,5, che va emendato). Anche le due ricorrenze
nelle sezioni aram. dellAT vanno intese come
duali (volto; F.Schulthess, ZAW 22, 1902,
164).
Nella lista che segue sono riportate le ricorrenze del
verbo (q., hitp.), del sing. fl/(N = naso , IU = ira
umana, ID = ira divina) e del duale appjim (du.).

193

* ) K 'a f \ R A

hitp.

e1
Gen
Es
Num
Deut
Gios
Giud
ISam
2Sam
IRe
2Re
Is
Ger
Ez
Os
Gioe
Am
Giona
Mi
Nah
Ab
Sof
Zac
Sai
Giob
Prov
Cant
Um
Dan
Esd
Neem
lCron

2Cron
AT ebr. tot.:

IU

N
1

1
1

1
1

4
4
2
2

4
7
7

6
4
2

1
2
i
2
4
1
24
il
1
10
1
2

1
-

1
1

42

168

42

25

6
2
2

1
6

du.

2
1
2

20
24
11
4

5
10
12
3
5
1
2
-

2
4
1

6
3
2

ID

3/ a) Si deve iniziare dal significato concreto


del sost., cio dal nome di una parte del corpo, il
naso . La forma duale appjim designa le due
alette oppure le due narici del naso , dalle quali
esce o entra il soffio vitale (Gen 2,7; 7,22); anche
in Es 15,8 e Lam 4,20 (forse anche in KAI nr. 224,
r. 2, cfr. in proposito KAI 11,266) si trova ancora
questo valore concreto.
Lx> stesso vale per Paco., dove molti passi attestano luso
originario della voce per indicare questa determinata
parte del corpo: perforare le narici, tagliare il naso ecc.
(AHw 60; CAD A/H,184-189).

Come pars pr toto la forma duale usata per in


dicare tutto il volto (Gen 3,19; aram. Dan 3,19),
soprattutto nel lespressione fssa prostrarsi con
la faccia a terra (Gen 42,6; 48,12; ISam 20,41;
24,9; 25,41; 2Sam 14,4.33; 18,28, 24,20 = lCron
21,21; IRe 1,23.31; Is 49,23; cfr. aram. Dan 2,46;
davanti ai messaggeri di Dio Gen 19,1; Num
22,31; nella preghiera Neem 8,6; 2Cron 7,3; 20,18;
cfr. anche 2Sam 25,23 Ie'app davanti ), cfr.
acc. appo labnu prostrarsi umilmente (AHw
522).
In senso traslato la forma duale si trova
nellespressione crcek 'appjim longanime per
designare la benevolenza umana (Prov 14,29;
15,18; 16,32; 'rcek appjim longanimit
25,15) e quella divina (Es 34,6; Num 14,18; Giona
194

4.2; Nah 1,3; Sai 86,15; 103,8; 145,8; Neem 9,17),


mentre lespressione qe$ar- appjim designa
invece limpazienza (Prov 14,17; cfr. 14,29
con rh).
[I valore traslato ira attestato in due passi (del
resto molto discussi): Prov 30,33b e Dan 11,20
(cfr. i comm.).
b) La forma sing. 'af indica anchessa anzitutto
questa parte del corpo.
Nelluomo: Num 11,20; Ez 23,25; Am 4,10; Prov 30,33a;
Cant 7,5; come sede del fiato: ls 2.>22; Giob 27,3; Cant
7,9; anelli come ornamento: Gen 24,47; ls 3,21; Ez
16,12; per punizione: 2Re 19,28 = Is 37,29. Negli ani
mali: Giob 40,24.26; Prov 11,22. Cfr. anche le espres
sioni di senso pi traslato sim'afa esser risoluto (Giob
36,13, HAL 74b)e gbah >o/' arroganza (Sai 10,4). Ne
gli dei: Sai 115,6; in Dio: vd. st. 4a.
Cos pure in altre lingue sem., p.e. in acc. appu naso ,
che designa anche il punto pi alto o la cima di una cosa
o sim. (AHw 60); ug. ap zcl capezzolo , ap b seno
(WUS nr. 344), ap tgr ingresso della porta (UT nr.
264); nel semNO. anche superfcie (ICAI nr. 222A, r.
28; nr. 228A, r. 14); arab. anf naso, sporgenza, contraf
forti (di una montagna) (Wehr 27).

c) Molto pi spesso yaf indica P ira , con uno


sviluppo di significato facilmente comprensibile si
passa dal termine naso al soffiare (della
ira) che si manifesta in questa parte del corpo
(cfr. Dhorme 80s.; ug.: WUS nr. 345; ? aram.
Cowley nr. 37, r. 8, cfr. DISO 21). In circa la
met dei passi che si riferiscono all'ira delluomo,
V/ unito al verbo hrh (o al sost. hri) accen
dersi (soprattutto nei testi narrativi: Gen 30,2;
39,19; 44,18; Es 11,8; Num 22,27; 24,10; Giud
9,30; 14,19; ISam 11,6; 17,28; 20,30.34; 2Sam
12,5; Is 7,4; Sai 124,3; Giob 32,2.2.3.5; 2Cron
25,10.10). Un sacro spirito di furore si impadro
nisce delluomo quando su di lui si riversa Io
spirito di Jahwe (Giud 14,19; ISam 11,6). Lira
pu placarsi (sub Gen 27,45), e placare la pro
pria ira una prerogativa particolare del saggio
(Prov 29,8).
4/ a) In consonanza con il linguaggio antropo
morfico dell'AT, si potr parlare anche del naso
degli dei (Sai 115,6) e perfino di Jahwe (Deut
33,10; 2Sam 22,9.16 = Sai 18,9.16; quanto a Ez
8,17 txt? cfr. Zimmerli, BK XIII,195.222s.; al
duale Es 15,8).
b) Nella maggior parte dei casi comunque si tratta
della collera divina ( I68x). In tutti i passi nei quali
compare, il verbo 'np q./hitp. indica lira divina,
come si ricava anche dallaflermazione delliscri
zione di MeSa (KAI nr. 181, r. 5; DISO 19): i! dio
Kemos adirato con il suo popolo.
La reazione di Dio, che si pu spiegare nei suoi
motivi per il fatto che luomo si comporta in ma
niera analoga, ma che non si pu dedurre da tali
motivi, una risposta alle azioni delluomo che
contrastano con la natura e i comandamenti di
questo Dio (per la motivazione etica cfr. Vriezen,
195

Theol. 129-132). Essa perci non deducibile, per


ch nella concezione dell'AT lagire di Dio non
deve rispondere ad alcun tribunale; in questo caso
infatti non sono di fronte due parti con gli stessi
diritti, ma il creatore e la sua creatura, il legislatore
e coloro che gli devono obbedienza, il signore e i
suoi sottoposti. Lira divina pu rivolgersi contro
il popolo: gi le fonti del Pentateuco ne fanno
esplicito accenno (Num 11,1.10.33(1); Es 32,10.
11.12.22[EJ), e ne parlano soprattutto i profeti
del IT (Os 8,5; Is 5,25 ecc.) e del 7* sec. Sono in
particolare Geremia (tutti i 24 passi si riferiscono
allira divina, spesso anche con altre espressioni
per rafforzare lidea, p.e. 21,5) e, dopo di lui, Eze
chiele (llx sempre in parallelo con fjm, eccetto
7,3 e 43,8, mentre in 25,14 e 38,18 loggetto
dellira non Israele) che parlano dellira di Dio
con frequenza soffocante.
LAT testimonia inoltre che lira di Dio una rea
zione, inspiegabile dal lato razionale, di un signore
divino ritenuto persona reale; una reazione che
si sottrae ad una precisa definizione concettuale,
perch questo dio si manifestato al suo popolo
con un libero atto di volont e in una maniera che
resta incomprensibile alluomo. Lira divina cosi
il correlativo necessario dellamore divino che
vuole la salvezza del suo popolo (cfr. p.e. Es 4,14;
anche Sai 30,6).
Le pi importami espressioni legate o parallele ad 'a f si
possono vedere sotto le voci hrh (hrn), hms
wbi, qsp, qn\e anche sirb (q./hi.); inoltre za1
'am
ira, maledizione (Is 10,5.25; 30,27 ecc.), zaf fu
rore (Is 30,30), aram. i egaz ira (Dan 3,13).

Per un quadro orientativo e per una bibliografia


sul tema ira di Dio si possono consultare: Eichrodt 1,168-176; Jacob 91-93; O.Grether-J.Fichtner, artj& prk ThW V,392-413 (= GLNT
VIII,1103-1 ITO); RGG V I,1929-1932; IDBIV,903908; BHH ITI,2246-2248; inoltre R.V.Tasker, The
Biblica! Doctrine of th Wrath of God, 1951;
J.Gray, The Wrath of God in Canaanile and He
brew Literature, Journal of th Manchester Uni
versity Egyptian and Orientai Society, 1947-53,
9-19; H. Ringgren, Einige Schilderungen des
gttlichen Zorns, FS Weiser 1963, 107-113.
5/ I valori ambivalenti ira-amore, con le loro
caratteristiche essenziali, sono elementi fonda
mentali anche del NT.Cfr. F.Biichsel, art. Ojjjlc;,
ThW IU,167s. (= GLNT IV,589-592); G.Sthlin,
art. py*,> ThW V,419-448 (= GLNT V ili,11761254).
G.Sauer

rn x 'orah VIA - T H dcraek.

*18 'a f IRA

196

'"1K '"ri LEONE

nel parallelismus membrorum , si hanno per lo


pi due denominazioni per il leone.
Il leone temuto come animale rapace, che mi
1/ In ebr. accanto a >ari si incontra anche '*arj% naccia uomini e bestie (Am 3,12; 5,19; Prov 22,13;
forse antico prst. aram. (cfr. Wagner nr. 28); am
26,13; menzione insieme con altri animali rapaci
bedue le forme sono attestate nelPT, a partire
come orso e lupo in ISam 17,34ss.; Ger 5,6; Prov
dagli strati pi antichi. Con ii sign. di leone ii
28,15). Esso abita soprattutto nella valle del Gior
termine ancora conosciuto nelParam. (KAI nr.
dano (Ger 49,19 = 50,44) e nelle regioni montuose
223A, r. 9; Ah. r. 88.89.110.117; aram. bibl. e pi
(Cant 4,8).
tardi: KBL 1953s.; DISO 24).
b) Il leone ricorre spesso nei paragoni. I punti di
Per quanto riguarda letimologia, si suppone una con
confronto sono la sua forza (Giud 14,18; 2Sam
nessione con una parola del semitico comune che signi
1,23; Prov 30,30), la sua rapacit (Gen 49,9; Num
fica animale (grande, selvaggio, numinoso) (Bergstr.
23,24; Is 5,29; Nah 2,13; Sai 104,21) e ci che di
Einf. 182; E.UllendorfT, VT 6, 1956, 192s.; Wagner, l.c.;
P.Fronzaroli, AANLR VlII/23, 1968, 280.282.292.perfido e di insidioso c' nella sua natura (Sai 10,9;
300s.), che si differenziata nelle singole lingue per in
17,12).
dicare animali diversi (et. 'arw ancora bestia, DilDal momento che lanimale pi forte, il leone
Imann 743; acc. a/er aquila , W.von Soden, AfO 18,
simbolo della potenza e del coraggio (2Sam 17,10;
1957/58, 393; AHw 247; ma anche armlm il maschio
23,20 = lCron ]1,22; ICron 12,9). Si capisce per
della gazzella , AHw 73; arab. 'arwjai stambecchi
ci perch venga citato nel linguaggio delle bene
ecc., cfr. HAL 84b.85a). Secondo L.Khler, ZDPV 62,
dizioni: nelloracolo di Balaam Israele viene desi
1939, 121-124, Porigine della paiola (come delPanimale
con essa designato) va ricercata nel lambito camitico (eg.
gnato come leone (Num 23,24; 24,9), nella bene
nv ecc.); del tutto ipotetica lopinione di JJ.GIiick,
dizione di Giacobbe opp. di Mos sono designati
ZAW 81, 1969, 232-235.
come tali Giuda, Gad e Dan (Gen 49,9; Deut
33,20.22; accanto a 'Qri si hanno labi* e gr). Pi
2/ II sing. 'an ricorre 17x (incl. 2Sam 23,20Q;
tardi, la designazione di Israele come leone viene
Lam 3,10Q), arj 45x (esci. 2Sam 23,20K; Lam
ripresa in altre forme letterarie (Ez 19,1-9; Mi 5,7).
3,10K), il plur. 'arftm lx (Re 10,20, cfr. v. 19),
In testi profetici (Ez 22,25; Sof 3,3) e sapienziali
arajt 17x; la distribuzione delle complessive 80
(Prov 28,15; cfr. 20,2) la rapacit del leone offre
attestazioni non presenta alcuna particolarit (Re
il punto di paragone per la condotta di sovrani
13x, Ger 8x, Is 7x, Sai 6x).
dispotici.
Si devono aggiungere ancora Param. bibl. 1arj lx
Nello stesso tempo, per la sua pericolosit e per la
(Dan 7,4) e 9x il plur. ar/dw/ (Dan 6,8-28).
sua astuzia, limmagine del leone viene spesso
usata nei salmi di lamento individuale per desi
3/ a) 9arf designa il leone adulto (maschio o
gnare il nemico (Is 38,13; Sai 7,3; 10,9; 17,12;
femmina).
22,14.177.22; Lam 3,10; cfr. Ger 12,8; in Sai 35,17
Sinonimi sono tabi e fqjis, ma ricorrono solo in te
e 58,7 kefir). Negli scritti profetici sono paragonate
sti poetici.
al leone le potenze che costituiscono una minaccia
dal lato politico e storico, in primo luogo i popoli
lobi' compare llx nellAT, inoltre lx fem. !ebijjy lx
stranieri che minacciano Israele (Is 5,29; 15,9; Ger
plur. Ieb'm e lx plur. Fb't Cfr. acc. lbu/labbu
2,30; 4,7; 5,6; cfr. anche Dan 7,4); limmagine so
(AHw 526); ug. Ibu, anche in nomi propri (WUS nr.
pravvive anche negli scritti profetici postesilici per
1435; UT 1347; Grndahl 154; cfr. Huffmon 225); fen. I.
Pa. nel nome 4bdlb't (KAI nr. 21, cfr. 11,29); aram. Ah.
indicare ci che pericoloso (Gioe 1,6). Questo
r. 117 (Cowley 239); arab. Iab(u)'ni ( Wehr 760b) ecc. Vi
motivo usato, nella sua espressione popolare, in
pu anche essere qualche rapporto con il greco Agjv
Re 13,24ss. e 2Re 17,25$.

(KBL 472a; AHw 526).


ljfs ricorre 3x (Is 30,6; Giob 4,11; Prov 30,30) e corri
sponde alPacc. nsu (AHw 783a), aram. giud. Zta (Dal
mati 217b), arab. lajt (Wehr 798b).

Altre denominazioni pi specifiche del leone


sono: gr (Gen 49,9; Deut 33,22; Ez 19,2.3.5; Nah
2,12; gdr Ger 51,38 e Nah 2,13) che indica il cuc
ciolo del leone che prende il latte (Lam 4,3 usato
anche per lo sciacallo; cfr. HAL 177b per i termini
sem. corrispondenti), sahai (Os 5,14; 13,7; Sai
91,13; Giob 4,10; 10,16; 28,8; Prov 26,13) il cuc
ciolo che non prende pi il latte (Kohler, l.c.; cfr.
anche S.Mowinckel, ES Driver 1963, 95-104),
kefr (31x) il giovane leone che va gi da solo in
cerca della preda (cfr. Noldeke, BS 70, n. 10;
J.Blau, VT 5, 1955, 342). Il valore simbolico di
queste espressioni il medesimo; in testi poetici,
197

n # >ari LEONE

Il leone indica la potenza che minaccia l'uomo anche


fuori di Israele; cfr. p.e. la menzione del leone in un for
mulario di maledizioni in KAI nr. 223A, r. 9 (D.H.Hillers, Treaty-Curses and th OT Prophets, 1964, 54-56).

Quando si descrive il tempo della salvezza si dice


che il leone non c pi (ls 35,9) opp. che diven
tato un animale domestico (Is ll,6s.; 65,25).
La raffigurazione dei leoni essenziale nel simbo
lismo architettonico del tempio e del palazzo reale
(accanto a tori, esseri alati e palme; Re 7,29.36;
10,19s. = 2Cron 9,18s.).
Questi animali avevano un significato religioso nella re
ligiosit cananaica; si pensi a dei come El, Baal e la
dea-madre con i loro animali sacri, il toro e il leone;
daltro canto simili leoni vogliono rappresentare anche
leoni addomesticati che hanno il compito di

198

guardiani (cfr. B.Brentjes, W Z Halle-Wittenberg 11,


1962, 595ss.).
Per il significalo del leone in Egitto, cfr. C.de Wit, Le
rle et le sens du lion dans l'Egypte ancienne, 1951.

Le immagini dei leoni del tempio ispirano le fi


gure del leone nella visione che Ezechiele ha del
trono (Ez 1,10; 10,14).
4/ Non di rado l'agire di Jahwe viene parago
nato al comportamento del leone. Limmagine
esprime ordinariamente la parte di spavento e di
minaccia che accompagna la sua venuta per il giu
dizio (Ger 50,44 = 49,19; Os 5,14; 13,7.8 txt?;
Giob 10,16, cfr. tuttavia Fohrer, KAT XVI,200;
Lam 3,10; lo nega Os 11,10, nel caso che vada
unito al v. 9, cfr. Rudolph, KAT X III/1,213). A
ci corrisponde il fatto che nelle rappresentazioni
teofaniche il verbo s'#, che originariamente indica
soltanto il ruggito del leone (detto del tuono in
Giob 37,4), viene usato cinque volte per designare
la voce di Jahwe che incute spavento (Ger 25,30
3x; Am 1,2; Gioe 4,16; sempre con ntn qf alzare
la voce , del leone Ger 2,15; Am 3,4; un parallelo
egiziano ricordato da H.Gressmann, FS Baudis
sin 1918, 198s.).
Questo confronto pu pure servire ad accentuare
la forza di Jahwe, e in tal modo la sua invincibi
lit, nel suo intervento salvifico nella storia del
suo popolo (ls 31,4; Os 11,10, sempre che sia di
Osea, cfr. Wolff, BK X IV /1,252.263); corrispon
dentemente, anche s'g in questo contesto espres
sione della potenza di Dio (Os 11,10.10).
Amos paragona la parola che Jahwe rivolge al suo
profeta al ruggito del leone (Am 3,4.8). Come il
ruggito del leone una prova irrefutabile del fatto
che ha ucciso una preda, cos la predicazione del
profeta la conseguenza del fatto che Jahwe lo ha
requisito.
LAT pu usare liberamente l'immagine del leone in ri
ferimento a Jahwe, perch in Israele non ci fu alcuna po
lemica contro un culto del leone (il toro invece non pu
essere collegato con Jahwe); cfr. J.Hempel, ZA W 42,
1924, 88-101 = Apoxysmata, 1961, 14-26.

5/ Nel NT vi sono alcune reminiscenze della


funzione del leone nel PAT; in particolare viene
paragonata al leone la potenza nemica di Dio, che
ora Satana: 1Piet 5,8 cita Sai 22,14, per altri passi
cfr. W. Michael is, art. Xwv, ThW IV,256-259 (=
GLNT VI,683-690).
F.Stoh

n # 'rces TERRA, PAESE

1/ crces terra, paese (radice con interdentale enfatica sonora, cfr. Moscati, Introduction 28
30) appartiene al sem. comune (Bergstr. Enf. 185)
ed attestata con significato sostanzialmente
uguale nelle forme seguenti: Vs ug. (UT nr. 376;
WUS nr 420), fen. pun., moab. (DISO 25s.);
ersetu acc. (con desinenza fem., acc. antico
199

arsaium in un n. pers., cfr, CAD E 31 la); 'rq e in


seguito V aram. (DISO 25s.; per il passaggio da
q a cfr. W.Baumgartner, ZAW 45,1927, lOOs. =
Zum AT und seiner Umwelt, 1959, 88; in Ger
10,11 si trova ancora 'arq accanto a 'ark)\ rd
arab. e antico sudarab.; 'ard tigr. (in et. invece
sostituito da medi).
11 nome appare generalmente costruito come fem
minile; ci potrebbe indicare che vi ancora un ri
cordo della concezione della terra madre (vd. st.
4a).
In Giob,34,13 e 37,12 (cfr. ev. anche Is 8,23) ricorre la
forma Vi)r$> accentuata dai masoreti sulla prima sillaba
come locativo, ma che in realt non ha un significato lo
cativo. Comunemente si propone di conservare la -h ma
di legge 'arso (cfr. B1P e i comm.; cfr. anche nell'iscri
zione di Mea KAI nr. 181, r. 5/6 b'rsh contro il suo
paese; BL 252; Meyer 1,95). Tuttavia le varianti indi
cate in BIT non devono essere intese come letture pi
antiche, n la forma con suffisso, specialmente nel con
testo di Giob 34,13, particolarmente significativa. Si
tratta di una desinenza indebolita di accusativo o di lo
cativo (cos G K 90s.; BL 528), oppure ci troviamo
forse di fronte ad una forma secondaria con desinenza
fern. esplicita (cfr. acc. m e tu: aram. *rqt'f'rst\ KBL
1054b)?
Come derivato c da notare solo laram. bibl. 'a rl(t)
parte inferiore, suolo in Dan 6,25 (BL 197).
Il nome personale 'arso, che ricorre in IRe 16,9, non ha
nulla a che vedere con cerces, ma secondo Noth, IP 230,
si deve collegare con Parab. 1aradat tarlo (diversa
mente Montgomery, Kings 289; j.Gray, 1 & II Kings,
1963, 328).

2/ 'cerces il sostantivo che occupa il quarto po


sto per ordine di frequenza nellAT. II termine ri
corre 2504x nelPAT, distribuito con regolarit, e
inoltre 22x nelle parti aramaiche. Solo 77 ricor
renze in ebr. hanno il plurale, il che facilmente
comprensibile: il plurale ha senso soltanto per una
piccola parte delPambito semantico di questo ter
mine.
Le cifre per i singoli libri sono: Gen 31 lx, Es 136x, Lev
82x, Num 123x, Deul 197x, Gios 107x, Giud 60x, ISam
52x, 2Sam 40x, IRe 56x, 2Re 7lx, Is 190x, Ger 27lx, Ez
198x, Os 20x, Gioe 12x, Am 23x, Abd lx, Giona 2x, Mi
15x, Nah 3x, Ab lOx, Sof 8x, Agg 5x, Zac 42x, Mal 2x.
Sai 190x, Giob 57x, Prov 21 x, Rut 4x, Cant 2x, Eccle
13x, Lam l l x, Est 2x, Dan 20x, Esd 13x, Neem 20x,
lCron 39x, 2Cron 75x; aram. aroq\ Ger lx; 'arac: Ger
lx, Dan 19x, Esd lx; inoltre 'arL lx in Dan. Non viene
inclusa in questo calcolo la variante 'rces (bombergiana)
al posto di scvdceq (BHJ) in Prov 8,16.*

3/ a) 'crces indica: 1) in senso cosmologico: la


terra (in contrapposizione al cielo) e la terraferma
(in contrapposizione alPacqua), vd. st. 3b; 2) in
senso fisico: il suolo su cui sta luomo (3c); 3) in
senso geografico: un territorio e una regione deter
minata (3d); 4) in senso politico: un dominio e
una nazione particolare (3e).
Non si pu pi dedurre dal materiale delPAT
quale ambito semantico sa primario e quale sia
secondario; i criteri per stabilire uno sviluppo do
vrebbero rifarsi ai testi. Su tutta la questione cfr.
n K
'cr<es T E R R A , PA ESE
* **

200

l.Rost, Die Bezeichnungen fur Land und Volk im


AT, FS Procksch 1934, 125-148 = KC 76-101.
Per Prov 29.4; 31,23 ed Eccle 10,16 (G: rXtc c sialo
proposto per 'cerces il significalo di citt , facendo ri
ferimento ai paralleli fen., peraltro non chiari (KAI nr
14, r. 16.18 Srin 'rsjm Sidone del paese del mare , cfr.
Eissfeldt, KS NJ227ss.); cfr. M.Dahood, Proverbs and
Northwest Semine Philology, 1963, 62s.; Bibl 44, 1963,
297s.; 47, 1966, 280.

b) Nel suo significato pi generale 'crces indica la


terra, che assieme al cielo (smjini) costituisce
tutto quanto il mondo, il cosmo. Cielo e terra
unespressione che indica sempre mondo
(Gen 1,1; 2,1.4; 14,19.22 ecc.; cfr. B.Hartmann,
Die nominalen Aufreihungen im AT, 1953, 60;
alle serie ivi citate si devono aggiungere numerosi
altri casi in cui i due termini sono in parallelismo,
in tutto almeno 75 esempi).
La successione cielo-lerra, che si riscontra in una gran
dissima parte dei passi, rispecchia ancora la concezione
mitica del mondo celeste (primario) e di quello terrestre
(secondano). La successione lerra-cielo ricorre solo o
dove si ha un movimento dalla terra at cielo (Ez 83; Zac
5,9; lCron 21,16) oppure dove chiaramente predomina
una visione geocentrica del mondo (Gen 2,4b e Sai
148,13). In questo senso vanno corrette le argomenta
zioni di B.Hartmann, Himmel und Erde im AT, SThU
30, 1960,221-224. Per i paralleli mesopotamici cfr. AJeremias, Handbuch der altorientalischen Geisteskultur,
I929, 127.
Per indicare mondo lebr. dell'Al non dispone di un
termine specifico; cfr. anche luso perifrastico di kl
tutto, il lutto in ls 44,24; Ger 10,16; Sai 103,19. Il ter
mine raro bcetceci durala della vita (Sai 39,6; 89,48;
Giob 11,17; cfr. arab. halada durare in eterno ) ricorre
in Sai 49,2 (in Sai 17,14 il testo incerto) nel significato
di mondo , cosi come lm nel periodo post-vtrt. e
il greco 3cicv eone .*

Accanto ad una visione bipartita del mondo ve ne


anche una tripartita, che ha per lo pi uno scopo
determinato, p.e. cielo-terra-mare (Es 20,11; cfr.
Gen 1,10.20 ecc.), cielo-terra-acqua sotterranea
(Es 20,4; Deut 5,8). Talvolta sembra che si pensi
ad una triade cielo-terra-mondo sotterraneo
(se'f)\ cfr. la designazione del mondo sotterra*
neo.come 'crces tahtt opp. lahtijj (Ez 26,20:
31,14.16.18; 32,18.24; cfr,
Zimmerli, BK
X I 11,611.621 ) e le espressioni ad essa affini lahiH
opp. fahiiijf (ha)' r (Is 44,23; Sai 63J
139,15), e anche Sai 115,15-17 ecc.
In alcuni passi anche 'cerces da solo (cfr. acc. ersefu,
AHw 245; C A D E 3I0s.; K.TalIqvist, Sum.-akk Namen
derTotenwelt, 1934,8ss.)si avvicina molto al significato
di m ondo sotterraneo (H A L 88a: Es 15,12; Ger
17,13; Giona 2,7; Sai 22,30; 71,20; inoltre M.Dahood,
Bibl 40, 1959, 164-166; 44, 1963, 297).

Quando (specialmente in testi tardivi) le conce


zioni cosmologiche diventano pi precise, confor
memente alle concezioni delPOriente antico (cfr.
Jeremias, l.c., I17s.) la terra deriva dalla separa
zione delle acque primordiali (- tehm) (Gen 1;
Prov 8,27-29) e si appoggia ancora su colonne
che si elevano dall'acqua (ISam 2,8; Sai 24,2;
201

H 8 Vww* TERRA, PAESE

104,5s.; 136,6; cfr. Gen 49,25; Es 20,4; Deut 5,8;


Sai 82,5; Is 24,18; Ger 31,37; Mi 6,2 ecc.); su di
essa poggia la volta celeste (Am 9,6).
In Giob 26,7, dove si dice che Dio ha steso la terra sul
nulla, si ha unaltra concezione, secondo la quale la terra
sospesa come un pezzo di stoffa. Secondo Giob 38,12s.
l'aurora afferra i lembi della terra e ne scuole via i mal
vagi. La stessa concezione si trova nel cd. grande inno a
SamaS, accadico (1,22): Thou (Samus) art holding th
ends of tlie earlh suspended Irom th midst of heaven
(= tu (Samas) tieni i confini della terra sospesi in
mezzo al cielo; ANET 387; cfr. SAHG 241; Lambert,
BWL 126s.).
1
Mentre la concezione lena-acqua immagina la terra come
un disco (ls 40,22 hQg h'arces cerchio della terra , cfr.
Prov 8,27; Giob 26,10 txt em; anche Giob 22,14), tutte le
altre concezioni si rrfanifesumo nei numerosi passi che
parlano di {quattro) lembi (immagine del pezzo di stoffa! ),
di conimi, di angoli o di cime della lerra; kanft hcYrces(Is 11,12; Ez 7,2; Giob 37,3; J8,13; clr. Is 24.16), 'afs
(li)'ras (Deut 33,17; ISam 2,10; Is 45,22; 52,10, Ger
16,19; Mi 5,3; Zac 9,10; Sai 2,8; 22,28; 59,14; 67,8; 72,8;
98,3; Prov 30,4),
hanes (Deul 13,8; 28,49.64; Is
5,26; 42.10; 43,6; 48,20; 49,6; 62,11; Ger 10,13; 12,12;
25,31.33; 51,16; Sai 46,10; 61,3; 135,7; Prov 17,24), qest
h-'rces (Is 40,28; 41,5.9; Giob 28,24), qasw 'cerces (Is
26,15; Sai 48,11;65,6). Per concezioni analoghe in Mesopotamia cfr. Jeremias, l.c., 142-148. I due tipi di conce
zioni coesistono pacificamenie luno accanto allallro
nellAT; tanto in Mesopolamia come in Israele elementi
che provengono dalluno o dallaltro possono facilmente
fondersi ira loro (cfr. p.e. Giob 38, 4-13 ecc.).
Sia che si parli della terra come disco o che si parli dei
confini della terra, sorge sempre il problema del centro
della lerra. Del (abbia ombelico del mondo parla Ez
38,12 (cfr. 5,5 e Giud 9,37; inoltre HAL 352b e Zimmerli,
BK XIII,955s. con paralleli tratti dalfOriente antico e
dalla Grecia).

AllAT interessa non tanto la terra come parte del


cosmo, quanto ci che la riempie (Vm^y rncl'h
Deut 33,16; Is 34,1; Ger 8,16 ecc.), i suoi abitanti
(ls 24,1.5.6.17; Ger 25,29.30; Sai 33,14 ecc.), i po
poli (Gen 18,18; 22,18; 26,4; Deul 28,10 ecc.), i re
gni (Deut 28,25; 2Re 19,15 ecc.) e simili. Cos il ter
mine terra in alcuni passi (come in altre lingue)
pu designare nello stesso tempo la terra e i suoi
abitanti (Gen 6,11 ecc.).
In questo contesto semantico termine parallelo a 'cerces
spesso tbl terraferma, orbe (- bf 1.2).

c) Lsato in senso fisico 'cerces indica il suolo su cui


stanno uomini e cose, su cui sta la polvere (Es
8,12s.), strisciano i rettili (Gen 1,26; 7,14; 8,19
ecc. ), giacciono gli uccisi ( Lam 2,21 ) ecc. Su di esso
cadono pioggia e rugiada (Gen 2,5; 7,4; Es 9,33;
Giob 5,10; 38,26 ecc.), luccello colpito (Am 3,5), il
ciottolo (Am 9,9), il malvagio abbattuto (Ez
28,17; Sai 147,6) ecc. Su di esso si siede l'afflitto
(2Sam 12,17.20; Ez 26,16; Giob 2,13 ecc.) e tumi
liato (Is 47,1; Abd 3 ecc.); ci si china verso di esso
(Es 34,8 ecc.), ci si getta su di esso davanti a Dio
(Gen 24,52), al re(2Sam 14,33; 18,28 ecc.), al padre
(Gen 48,12 ecc.) ed altre persone altolo
cate. Da esso si innalzano i fabbricati e a partire da
esso viene, misurata l'altezza (Ez 41,16; 43,14
202

ecc.). La relazione col primo gruppo di significati


data da quei passi in cui si dice che il suolo opp.
la terra si spalancata (o ha spalancato la bocca)
e ha inghiottito degli uomini (Num 16,30-34;
26,10; Deut 11,6; Sai 106,17; cfr. Es 15,12), che il
suolo o la terra trema (ISam 14,15; Sai 46,7; 97,4
ecc.), o che si pu scendere sotto il suolo o nella
terra (Giona 2,7) e ivi dormire (Sai 22,30) ecc.
In alcuni casi 'cerces si avvicina qui alluso che si fa tal
volta di adm\ si pu anche usare in questo senso
*q/ar (cfr. D.e. Re 18,38; Is 34,7.9 ecc.)

d) Quando 'crces viene precisato con un genitivo


che lo segue, designa territori o regioni.
Citiamo alcuni esempi, a cui se ne possono aggiungere
facilmente altri analoghi: cerces miadt terra della sua
discendenza (Gen 11,28; 24,7; 31,13; Ger 22,10; 46,16;
Ez 23,15; Rut 2,11 ), 'cerce$ 'boi terra dei padri (Gen
31,3; 48,21), 'cerces mlgrim terra in cui si soggiorna
come forestieri (Gen 17,8; 28,4; 36,7; 37,1 ; Es 6,4; tutte
le ricorrenze in P, cfr. al riguardo von Rad, ATD 3,214;
id., I,l72s.; inoltre Ez 20,38), 'cerces Uhuzzl terra
del suo possesso (Gen 36,43; Lev 14,34; 25,24;
Num 35,28; Gios 22,4.9.19; cfr. 1cerces frussato in
Deut 2,12; Gios 1,15), 'cerce$ mi*btkcem terra delle
vostre dimore (Num 15,2),1cerces mcemsait terra del
suo dominio ( I Re 9,19 = 2Cron 8,6; Ger 51,28); *cerces
slbjm (opp. sibj) terra del loro (opp. dell) esilio
(Ger 30,10; 46,27; 2Cron 6,37s.; Neem 3,36). Cfr. anche
l'uso frequente di la mia/tua/sua terra per indicare il
luogo di origine e la patria (Gen 12,1; 24,4; Es 18,27;
Num 10,30 ecc., spesso parallelo a mlcedcet discen
denza ).

e) A met strada tra fuso geografico e luso poli


tico stanno quei passi che parlano del territorio o
della terra di singole trib.
Cfr. cerces 'cefrojm (Deul 34,2; Giud 12,15; 2Cron
30,10), cerces Binjmin (Giud 2!,21; ISam 9,16; 2Sam
21,14; Ger 1,1 ecc.), cerces Gd ( ISam 13,7), cerces Gil4r/(Num 32,1.29; Gios 17,5.6; 22.9.13.1532; Giud 10,4
ecc.) e 'cerces Z ebidn/J ehd/Menassa /Naftli.

Domina il significato politico quando si parla di


uno stato come terra X , usando il nome collet
tivo (p.e. 'cerces Jisr'l in ISam 13,19; 2Re 5,2.4;
6,23; Ez 27,17; 40,2; 47,18; lCron 22,2; 2Cron
2,16; 30,25; 24,7; inoltre con Edom, Assur, Babi
lonia, Canaan, Madian ^Moab; pzr'crceq Misrjm
terra d'Egitto nel Deut cfr. J.G.Plger, Literarkritische, formgeschichtliche und stilkritische
Untersuchungen zum Deut, 1967, 100-115), o
usando il nome gentilizio al sing. o al plur. (p.e.
'crce$ ha'*mri terra degli amorrei in Es 3,17;
13,5; Num 21,31; Gios 24,8; Giud 10,8; 11,21; Am
2,10; Neem 9,8; anche per la terra dei gergesei, gebusei, cananei, caldei, ebrei, filistei ecc.), oppure
quando si usa lespressione terra di... seguita
dal nome del rispettivo signore (p.e. terra di Sicon e terra di Og Deut 4,46s.; Re 4,19;
Neem 9,22); cfr. anche la mia/tua/sua terra ir>
quanto terra di un signore (p.e. Gen 20,15).
Nell'uso politico di 'crces rientra anche lespres
sione 4am h'rceq che indica complessivamente
203

coloro ai quali riconosciuta la capacit giuridica


in un territorio (cfr. E.Wrthwein, Der lamm
haarez im AT, 1936; - a m ).
4/ a) Tra le asserzioni teologiche che usano
crces va citata anzitutto quella con cui si afferma
che Dio ha creato il mondo (cielo e terra) (br*
creare Gen 1,1; 2,4a ecc.; sh fare Gen
2,4b; Prov 8,26; Is 45,12.18 ecc.;
j$r model
lare Is 45,18; Ger 33,2 ecc.; qnh creare Gen
14,19.22). vero che nelle diverse tradizioni
dellAT Pinteresse per lattivit creativa di Jahwe
non uniforme (cfr. G. von Rad, Das theol. Problem des atl. Schpfungsglaubens, BZAW 66,
1936,138-147 = GesStud 136-147; id., 1,149-167),
ma quando si parla del fondare la terra o il cosmo
tale azione viene costantemente attribuita a
Jahwe: si tratta di norma o di passi dei salmi che
si ricollegano alle antiche concezioni cananee, op
pure di testi sacerdotali tardivi.
Per lorigine can. cfr. la formulazione di stampo chiara
mente can. ' ! celjn qn sm jim w'arces il Dio al
tissimo, creatore del cielo e della terra in Gen 14,19.22;
cfr. tra laltro liscrizione fen. di Karatepe, detta della
porta inferiore (KAI nr. 26, A III, r. 18), liscrizione neopun. Trip. 13 da Leptis Magna (KAI nr. 129, r. 1), e il
nome del dio Elkunirsa, attestato in itt., che potrebbe ri
salire ad un 7 qn rs (cfr. H.Otlen, MIO 1,1953,135-137;
W.F.Albrighl, FS Mowinckel 1954, 7s.; -'t III/3).

In base alle varie concezioni e alle varie immagini


del mondo si dice anche che Jahwe ha fondalo la
terra (-jsd: Is 48,13; 51,13.16; Zac 12,1; Sai 24,2;
78,69; 102,26; 104,5; Giob 38,4; Prov 3,19, -kn
poi.; Is 45,18; Sai 24,2; 119,90; hi.: Ger 33,2).
Questi differenti modi di esprimersi sono concordi
su un punto: che la terra creata e non un dio.
Non si parla affatto di un dio o di una dea Terra;
manca pure la concezione, cos diffusa nella storia
delle religioni, della terra madre (cfr. van der
Leeuw 86-99; M.Eliade, art. Erde, RGG 11,548
550). Se ne potrebbero vedere accenni in Giob
1,21; Eccle 5,14; Sai 139,15 (cfr. anche Gen 3,19 e
Eccli 40,1).
Sullinvocazione del cielo e della terra come testimoni in
Deut 4,26; 30,19; 31,28 e il relativo ambiente orientale
cfr. M.Delcor, Les attaches littraires, lorigine et la signification de lexpression biblique prender temoin le
ciel et la terre , VT 16, 1966, 8-25; Fitzmyer, Sef. 38.

b) Come creatura di Jahwe la terra sua propriet


(Sai 24,1; cfr. 95,4s ). Jahwe signore di tutta la
terra (Gios 3,11.13; Mi 4,13; Zac 4,14; 6,5; Sai
97,5; 114,7 txt em; d n IV/5), re di tutta la
terra (Sai 47,8; Zac 14,19), altissimo su tutta la
terra (Sai 97,9), Dio di tutta la terra (Is 54,5), Dio
nellalto dei cieli e in basso sulla terra (Deut 4,39).
Se il cielo il trono di Jahwe, la terra solo lo sga
bello dei suoi piedi (ls 66,1). Jahwe guarda la terra
(Gen 6,12; ls 5,30; cfr Sai 33,14), cammina sulla
terra (Ab 3,12), la atterrisce (Is 2,19.21), ma so
prattutto il suo giudice (Sai 82,8; 96,13 = lCron
16,33; Sai 98,9).
'crces TER.RA, PAESE

204

c) Il termine 'crces viene usato in senso specifi


camente teologico quando si parla della promessa
della terra, nelle formule che caratterizzano il lin
guaggio della conquista (cfr. al riguardo G. von
Rad, Verheissenes Land und Jahwes Land im Hexateuch, ZDPV 66,1943, 191-204 = GesStud 87
100; per il Deut cfr. gli stdi su rs e 'dmh in Pl
ger, l.c., 60-129).
Se il piccolo credo storico di Deut 26,5ss., chia
mato cos da G. von Rad (Das formgeschichtliche Problem des Hexateuch, 1938, 2ss. = Ges
Stud 11ss.), dovesse essere veramente inteso co
me antica formula di confessione, si afferme
rebbe gi qui con molto rilievo che Jahwe ha dato
ad Israele questa, terra (v. 9). Sui problemi
sollevati dalla teoria di von Rad cfr. per Rost,
KC 11-25.
In un modo o nel laltro comunque da Alt in poi
(KS 1,66) si ammette comunemente che la pro
messa della terra (assieme alia promessa della di
scendenza) risale al periodo dei patriarchi. La for
mulazione pi antica potrebbe vedersi in Gen
15,18 (secondo O.Procksch, Die Genesis, 1924,
111, e Alt, KS 1,67 n.3, il passo sarebbe tuttavia
unaggiunta recente); 12,7 e 28,18 indicano proba
bilmente che la promessa della terra si trasmessa
poi in determinati santuari de! territorio di seden
tarizzazione. Per lo Jahwista la duplice promessa
occupa un posto centrale nella descrizione dei pa
triarchi (12,7; 13,15; 15,7 J?; 15,18; 24,7; cfr. lag
giunta tardiva 26,3s,). Il fatto che la promessa
della terra in Gen 12,1 passa in secondo piano,
stato giustamente osservato, ma anche sopravva
lutato, da H.W.WolfT, Das Kerygma des Jahwisten, EvTh 24,1964,81s. 93 = GesStud 354s.368).
Gen 15,13 e forse anche 21,23 mostrano che anche
l1Elohista presuppone la promessa della terra. La
tradizione sacerdotale (con modifiche significa
tive) ha riformulato il concetto (Gen 17,8; 28,4;
35,12; 48,4; cfr. anche lespressione propria della
tradizione sacerdotale 'crces m'grim terra in
cui si soggiorna come forestieri, vd. sp. 3d).
Nel Deuteronomio la promessa della terra di
particolare importanza:
1 ) La 'xrces promessa con giuramento da Jahwe ai pa
dri (e ai loro discendenti) (sb ni.: Deut 1,8.35;
6,10.18.23; 8,1; 10,11; 26,3; 31,7; cfr. dbr pi. in 9,28;
27,3). Come paralleli si usano 'dm (7,13; 11,9.21;
26,15; 28,11) e una volta gebl territorio (19,8).
2) La 'rces la terra donata da Jahwe (7i/n, costruito
con linfinito: 1,8.35; 4,38; 6,10.23; 10,11; 26,3; 31,7; con
il participio in una frase relativa: 1*25; 2,29; 3,20; 4,1;
11,17.31; 15,7; 16,20 ecc.; talvolta la formula ampliata
con laggiunta di leristali per possederla: 5,31; 9,6;
12,1; 18,2.14, di nahal: 4,21; 15,4; 19,10; 20,16; 21,23;
24,4 oppure di entrambi: 25/19; 26,1 ). 1 paralleli qui sono
adm e nahal.
3) Israele prende possesso della terra (~zrs: 1,8.21;
3,18.20; 4,1.5.14.22.26; 5,31.33 ecc.).
4) Questa terra una terra buona (1,25.35; 3,25;
4,21.22; 6,18 ecc.; cfr. Es 3,8; Num 14,7; lCron 28,8),
una terra dove scorre latte e miele 6,3; 11,9; 26,9.15;

205

n #

TERRA, PAESE

27,3; cfr. Es 3,8.17; 13,5; 33,3; Lev 20,24; Num 13,27;


14,8; 16,13s.; Gios 5,6; Ger 11,5; 32,22; Ez 20,6.15; una
volta con dama, Deut 31,20).
5) La promessa e la presa di possesso della 'cerae$ sono
legate strettamente nel Deuteronomio alla promulga
zione dei comandamenti. O la conquista precede losser
vanza dei comandamenti ( quando entrerai nella terra
che Jahwe tuo Dio ti d, allora dovrai... o sim.: 12,1;
17,14s.; 18,9; 19,1 ; 26,1; con adm: 21,1), oppure los
servanza dei comandamenti la condizione per ricevere
la terra (4,25s.; 6,18; 8,1; ll,8s.l8-21; 16,20; 19,8s.; con
*dm: 28,11; 30,17-20). Sulla rilevanza teologica di
questa connessione cfr. H.H.Schmid, Das Verstndnis
der Geschichte im Deut, ZThK 64, 1967, 1-15.

Il modo di parlare del Deuteronomio continua in


analoghe espressioni deuteronomistiche (Gios
21,43; 23,16; Giud 2,ls.6). Se ne trovano riso
nanze anche nei profeti contemporanei e poste
riori al Deuteronomio, specialmente in Geremia
(32,22) ed Ezechiele (33,24). Nello stesso tempo
con questi due profeti si formula sul lesperienza
dellesilio lattesa di una nuova conquista (Ger
30,3; Ez 36,28). La promessa della cerces soprav
vive in una forma sapienziale individualizzata in
Sai 37,11.22.29.34; Prov 2,21s.; 10,30; cfr. ls 65,9
ed infine Mt 5,5.
d) Fondandosi sulla promessa della terra e la sua
realizzazione, diverse tradizioni dellAT desi
gnano la terra come terra di Jahwe (Os 9,3)
opp. la mia/tua/sua terra (Ger 2,7; Gioe 2,18;
Sai 85,2 ecc.; cfr. admai Jhwh in Is 14,2). Poich
la 'crces in quanto regione o paese propriet di
Dio, la 'crce$ in quanto terreno e suolo non pu
essere venduta per sempre (Lev 25,23ss.; cfr.
H.Wildberger, Israel und sein Land, EvTh 16,
1956, 404-422). Una trasgressione nei confronti
della terra quindi anche una trasgressione nei
confronti di Jahwe. Col suo agire riprovevole
Israele profana la terra (Lev 18,25.27s.; Num
35,34; Ger 2,7; 3,2 ecc.). Perci il giudizio di Dio
non si rivolge solo contro Israele, ma anche contro
la sua terra.
e) Ai margini dellAT, quando elementi arcaici
subiscono unulteriore elaborazione anche in
senso apocalittico, si promette infine la creazione
di un nuovo cielo e di una nuova terra (Is 65,17;
66,22; hdas).
5/ Luso linguistico di Qumran si ricollega a
quello dellAT. Va notato inoltre un modo di
esprimersi fisso, ad esempio quando si dice che la
comunit deve preoccuparsi di esercitare fedelt,
diritto e giustizia nella terra (1QS 1,6, simil
mente 8,3 ecc.), oppure quando si dice che il con
siglio della comunit deve espiare per la terra
(1QS 8,6.10 ecc.).
Nel greco del NT 'crces e 'dama vengono resi
ambedue con yy). Cfr. al riguardo i dizionari del
NT, specialmente H.Sasse, art. y9>. ThW 1,676
680 (= GLNT 11,429-440). ~
H.H.Schmid
206

*HN V/ MALEDIRE
1/ La radice yrr sembra appartenere al sem.
comune, tuttavia attestata solo sporadica
mente (cfr. HAL 88a; P.Fronzaroli, AANLR
VIII/20, 1965, 253s,264; solo lacc. arru usato
per il valore maledire , cfr. AHw 65; CAD
A /II,234-236; laram. ha invece ft, Parab.
l'n ecc.).
Anche se nelle civilt vicine allAT i testi di maledizione
sono relativamente numerosi (cfr. le rassegne in S.Gevirtz, West-Semitic Curses and th Problem of th Origins of Hebrew Law, VT 11, 1961, 137-158; F.C. Fensham, Malediction and Benediction in Ancient Near
Eastern Vassal-Treaties and th OT, ZAW 74,1962,1
9; D.RHillers, Treaty-Curses and th OT Prophets,
1964), i verbi che indicano maledire sono piuttosto
rari. Cfr. lebr. Ywr maledetto (sia luomo che apre que
sto) in uniscrizione funeraria del 776 sec. a.C. prove
niente da Silwan, KAI nr. 191B, r. 2; aram.y/vt'/w/j essi
maledicono nei proverbi di Ahiqar, r. 151 (Cowley
217.225).

Lebr. Vr attestato come verbo al qal, al ni. e al


pi. (cfr Jenni, HP 216) e nella forma nominale
me'r maledizione (BL 492).
2/ NelPAT la radice V compare complessiva
mente 68x: al qal 55x (40x nella forma del part.
pass, 'rur^ dal quale avr inizio lanalisi seman
tica), al pi. 7x, al ni. lx (Mal 3,9 part.); il nome
me'r si riscontra 5x.
In Num 22,6 j'r va inteso con BL 433 come
impf. pass, qal,
La distribuzione di questi termini molto irre
golare; si riscontra una frequenza notevole in
alcune sezioni: Deut 27,15-28,20 (19x), Num
22-24 (7x), Num 5,18-27 e Mal (ciascuno 6x),
Gen 3-9 J (5x).
3/ a) Il significato di Vr maledire = infliggere
un male , se si confrontano i valori espressi dai
verbi di maledizione Ih, qll pi. ed altri (cfr.
J.Scharbert, Fluchen und Segnen im AT,
Bibl 39, 1958, 1-26; H.C.Brichto, The Problem of
Curse in th Hebrew Bible, 1963) e se si ten
gono presenti le concezioni di benedizione e di
maledizione proprie dellAT e delPOriente antico
(bibliogr. in F.Horst, RGG V,1649-1651; C.Westermann, BHH I,487s.; ora anche W.Schottroff,
Der altisr. Fluchspruch, 1969), determinato an
zitutto dallopposizione semantica a brk bene
dire , la quale si esprime specialmente nelle for
mule con 'rr opp. bruk.
Per comprendere i rapporti semantici tra 'rr e le altre
forme verbali cfr. Gen 27,29 e Num 24,9 con Gen 12,3;
Gen 3,17 con 5,29. Il verbo Yr non significa altro che
fare 'rr, dire 'rr, dichiarare uno 'rr .
Limitare questo verbo ai significati di leggere, tratte
nere , come fa E. A.Speiser, An Angelic Curse : Exodus 14:20, JAOS 80, 1960, 198-200, giustificato sol
tanto per il suo uso metonimico nel lespressione acc. ar
rat l napsuri maledizione senza scioglimento .

207

In 12 passi /v il contrario di brk benedire:


Gen 9,25s.; 12,3; 27,29; Num 22,6.12; 24,9; Deut
28,16-19, cfr. 3-6; Giud 5,23s.; Ger 17,5, cfr. 7;
20,14; Mal 2,2; Prov 3,33. Un individuo 'rr
dunque lopposto di uno che bruk, cio una
persona colpita e perseguitata da sventure, la cui
esistenza sotto il segno delia maledizione e della
sventura,
Lesistenza infelice e maledetta di un rr descritta ef
ficacemente in Deut 28,15-68: in tutto ci che fa, lo rr
non ottiene che insuccessi. Si comprende bene allora
perch Balac voglia rendere rr il popolo di Israele tra
mite Balaam, al fine di metterlo pi facilmente in fuga
(Num 22,6). arrm sono coloro che devono servire in
posizione subalterna senza poter mai uscir fuori da que
sta loro situazione (Gen 9,25; Gios 9,23). Colui che
ricco di me>rt dovr sempre mancare di qualcosa
(Prov 28,27). Secondo Ger 17,5s. un 'rr simile ad
una tamerice misera e stentata che conduce una magra
esistenza nella steppa. In Ger 20,14-16 lo 'rr parago
nato ad una citt devastata. La maledizione di Giosu
sopra Gerico si abbatter su colui che tenter di rico
struirla: egli perder il primogenito e il figlio minore
(Gios 6,26); Gionata, che senza saperlo si addossato la
maledizione di suo padre, rende impossibile con il suo
essere tur la normale consultazione delloracolo (ISam
14,24-28.37). rr il cadavere di Gezabele (2Re 9,34),
perch su di lei pesava una parola di condanna del pro
feta (IRe 21,23) e perch tutta la sua vita stata una ma
ledizione per il popolo, 'rr il serpente per la sua vita
miserevole e per il terrore che incute (Gen 3,14); rr
il suolo perch non causer che fatica e spesso inutile la
voro (Gen 3,17; 5,29).
D altra parte impossibile dire 'rr ad uno che britk,
cio a chi gode di successo e fortuna (Num 22,12; cfr.
23,8), n si dovr dire 'rr al principe dalla cui benedi
zione dipende il benessere di tutti (Es 22,27).

b) 11 termine 'rur usato soprattutto nella for


mula-rr (38x, non predicativo solo in 2Re
9,34 e Sai 119,21, cfr. per G). Si dice rr
NN oppure 'rr colui che... .
Colui che colpito indicato di solito con *rr h'Ts
'ascer... (Deut 27,15; Gios 6,26; ISam 14,24.28; Ger 1-1,3;
20,15; cfr. 17,5 e KAI nr. 191 B, r. 2) o semplicemente
con *scer (Deut 27,26), spesso anche con un participio
(Gen 27,29; Num 24,9; Deut 27,16-25; Giud 21,18; Ger
48,10,10; Mal 1,14), talvolta nella forma di un discorso
diretto: tu sei rr (Gen 3,14; 4,11; Deut
28,16.16.19.19).

La formula con rr ha una doppia funzione. Essa


designa anzitutto con questo termine una deter
minata persona, conosciuta o meno da parte di chi
parla: la parola di maledizione, proferita in precise
circostanze da individui a ci autorizzati, carica
di effetti negativi per i soggetti colpiti (Num 22
24; contro Scharbert, l.c., 6, dobbiamo ritenere che
fondamentalmente tutti possono proferire effica
cemente la formula rr). probabile che nella
maggioranza dei casi in cui il testo presenta sol
tanto il verbo Vr maledire si voglia indicare
che viene pronunciata questa formula. Di solito,
per rafforzare la formula, il male augurato alla vit
tima viene descritto con maggior precisione (cfr.
p.e. Gios 9,23; Ger 20,14$.).
"HKVr MALEDIRE

208

Anche animali e oggetti possono essere 'rr: il serpente


(Gen 3,14), il suolo (Gen 3,17), un giorno (Ger 20,14;
cfr. Giob 3,8), J ira di un uomo (per non colpirlo di
rettamente, Gen 49,7).

In secondo luogo la formula contenente 'rr, in


tesa nel senso della cosiddetta maledizione
eventuale , vuole creare con una parola efficace
una zona di maledizione, cio una sfera di mali
potenziali in cui pu cadere colui che commette
lazione nominata nella formula (p.e. Gios 6,26;
Giud 21,18; ISam 14,24.28; Ger 48,10), In alcuni
testi chiaramente liturgici s formano delle, se
rie (12 formule in Deut 27,15-26; 6 formule in
Deut 28,16-19) per creare un intero complesso di
forze nefaste, che entreranno in azione in caso di
trasgressione. Quando la formula viene pronun
ciata in presenza di altre persone, queste devono
rispondere "men, confermando cos (Deut 27,15
26; Ger 11,5; cfr. Num 5,22) lesistenza di questa
sfera di mali potenziali.
In Num 5,23 le imprecazioni ('ia), dopo essere state
scritte, saranno immerse nelfacqua, che detta perci
acqua che rende 'rr (mjim merertm), unacqua
che nellordalia colpisce con un male la donna colpevole.
c) Il sost. me'r maledizione in Deut 28,16-20 e
Mal 2,2 in stretto rapporto con il verbo Vr q. ( inviare
una maledizione = maledire), cos pure in Mal 3,9
con /r ni. In Prov 3,33 me'r parallelo allespressione
verbale j ebrk egli benedice ; me'r non indica
dunque soltanto la conseguenza di /r, il male (cfr. Deut
28,20 G svSeia mancanza, Prov 28,27 G nopla.
necessit ), ma anche il fare o il dire *rr come atto
che continua ad essere efficace (contro Scharbert, l.c., 7).

4/ Le voci che fanno capo a V/ sono significa


tive da un punto di vista teologico per due motivi.
a) Jahwe colui da cui dipende ogni proclama
zione di 'rr. Egli stesso pu fare *rr uomini ed
animali quando lo decide, perch le sue parole
sono fatali (Gen 3,14.17; 4,11; 5,29; 12,3; Ger 11,3;
Mal 2,2; cfr. 3,9) e tutti sanno che la sua me'r
raggiunge determinate persone (Deut 28,20; Prov
3,33). In particolare egli pu trasformare nel suo
contrario la proclamazione di briik da parte di uo
mini, perfino di sacerdoti (Mal 2,2), oppure ad un
mago che si accinge a dichiarare rr pu imporre
di dire il contrario (Num 22-24). Perci quando
luomo dichiara qualcuno rr, lo fa diventare
tale davanti a Jahwe (ISam 26,19).
Jahwe proclama 'rr il malvagio (rds1,Prov 3,33), las
sassino (Gen 4,11), colui che presume di essere troppo
saggio (Gen 3,17), colui che trasgredisce i comanda
menti (Deut 28,20; Ger 11,3) oppure, nella teologia postesilica, colui che non esercita bene il suo ufficio sacro
(Mal 1,14; 2,2; 3,9).

b) La sfera di mali potenziali, che si determina


con la proclamazione di 'rr, stabilita da Jahwe.
'rr, cio perseguito da sventura, chiunque si
muova al di fuori della sfera dazione stabilita dai
comandamenti di Dio, ossia colui che agisce
nellambito di ci che proibito da Jahwe. Lesem
pio pi chiaro nellopposizione bik-'rr
209

HK Vs pi- FIDANZARSI

(Deut 27,11-26; solo 'rr: Ger 11,3): chi opera


nellambito dei comandamenti di Dio brk(=
favorito dalla fortuna), fuori di questa sfera si
rr (= afferrato dalla sventura). Lo stesso prin
cipio lo si trova in una prospettiva pi sapienziale
in Ger 17,5 e 7; brk luomo che vive alia pre
senza di Jahwe e si abbandona a lui, rr invece
colui che confida nelluomo. Secondo Ger 48,10
maledetto colui che compie con negligenza oppure
ostacola lopera di Jahwe. Come abbiamo gi vi
sto, Jahwe proclama rr coloro che non si sotto
pongono completamente a lu (Gen 3,14.17; 4,11;
Sai 119,21). In Malachia la sfera dei mali posta
in atto soprattutto dalle false pratiche cultuali,
cio dalle offese arrecate a Jahwe nel culto (Mal
1,14; 3,9).
m

5/ A Qumran questo gruppo usato come


nellAT: la formula con rr molto pi fre
quente del semplice verbo (cfr. Kuhn, Konk. 23),
Invece nel NT (cfr. L.Brun, Segen und Fluch im
Urchristentum, 1932; J.Behm, art. vocTt07)(jLL,
ThW 1,355-357 = GLNT 1,951-958; F.Biichsel,
art. pdcj ThW 1,449-452 = GLNT 1,1197-1206)
emxaTapaToc, = rr usato solo in una cita
zione delPAT (Gal 3,10 = Deut 27,26; Vkmytcxxa.poLzoc, di Gal 3,13 non corrisponde ad una for
mula con 'rr, ma allespressione in st. cs.
qNat '"lhm di Deut 21,23).
C.A.Keller

HN Vs pi. FIDANZARSI
1/ ' rs pi. fidanzarsi con una donna trova ri
scontro immediato solo nellebr. post biblico e
nellaram. (rs, anche in qal, p.e. il part. pass, medioebr. arus fidanzato, e nelle corrispondenti
coniugazioni passive).
Si possono supporre relazioni con Pacc. ersu deside
rare, impetrare (AHw 239s.; CAD E 281-285; raro il
part. rsu fidanzato , AHw 242b; CAD E 301 a; cfr.
ug.
desiderare , WUS nr. 423; UT nr. 379; ebr.
>arcescet desiderio , Sai 21,3) e con larab. *ars fdanzato/a, 'abrasa preparare una festa nuziale (KBL
90a; P.Wemberg-Moller, JSS II, 1966,124), ma non con
Pacc. ere.su coltivare (radice hrt_, ebr. hrs arare ) col
richiamo alla metafora campo-donna (cos A.Sarsowsky,
ZAW 32, 1912, 404s.)-

2/ 'rs attestato nelPAT 1lx: 6x al pi. (Deut


20,7; 28,30; 2Sam 3,14; Os 2,21.21.22) e 5x al pu.
(Es 22,15; Deut 22,23.25.27.28).
3/ Il valore fondamentale del pi. (terminativo,
in quanto esprime un risultato che pu essere for
mulato giuridicamente, cfr. Jenni, HP 248)
promettersi a una donna ; la traduzione pi li
bera fidanzarsi (delluomo) non va intesa, a
differenza del nostro modo di esprimerci, come la
pura e semplice promessa di matrimonio in cui
ancora possibile tirarsi indietro, in contrapposi
zione allatto giuridico pubblico del matrimonio

210

(vd. st.). Il verbo costruito con il semplice accu


sativo; il prezzo del fidanzamento viene introdotto
con be (2Sam 3,14 al prezzo di cento prepuzi di
filistei; cfr. Os 2,21s.). Il soggetto sempre
luomo (in Os 2,21s. Jahwe, vd. st.), il comple
mento oggetto la donna con la quale luomo si fi
danza. Le forme del pu. indicano il corrispondenle
passivo essere fidanzato (della ragazza). In
queste proposizioni il soggetto la vergine (bc'tla
opp. nalor Stilla, Es 22,15; Deut 22,23.28) o la
ragazza {ria"ar, Deui 22,25.27); cfr. in proposito
D.H.Weiss, JBL 81, 1962,67-69.
La definizione del significato giuridico del termine
(e quindi anche della traduzione esatta) non fa
cile, data la scarsit di testi. necessario anzitutto
precisare che Tatto sottinteso da Ys non va con
fuso con quello della celebrazione delle nozze: un
uomo pu fidanzarsi con una ragazza, ma non
ancora detto con questo che labbia presa in mo
glie {Iqh Deul 21,11; 22,13s. ecc.; cfr. anche 7
sposare Deut 21,13 ecc.; b'al; in diretta con
trapposizione a 'rs troviamo Iqh in Deut 20,7 e hjh
rissa in Deut 22,29). 'rs va distinto chiaramente
anche da skb coabitare (Es 22,15; Deul
22,23.25.28; sgf Deut 28,30). sili pi. ripudiare
non perci un termine contrapposto a Ys, ma a
Iqh o a hjh rissa (Deut 22,19.29; 24,1.3.4).
D'altra parte naturale che allo 'rs segua un Iqh o
un skb: un uomo promesso viene esentalo
dalia chiamata alle armi per poter sposare la sua
donna (Deut 20,7), e se un fidanzato non pu coa
bitare con la sua donna si trover sotto la maledi
zione (Deut 28,30). Il fidanzamento un rapporto
giuridico protetto al pari del matrimonio; se que
sto rapporto viene interrotto, il colpevole (come
nel caso di adulterio) soggetto alla pena di morte
(cfr. Deut 22,23s. con 22,22; Lev 20,10 ecc.).
Si pu perci vedere in 'rs un atto che, pur non
identico alla vera e propria celebrazione delle
nozze, d inizio per al matrimonio dal lato legale*
essendo un atto giuridico vincolante e pubblico.
Questa interpretazione confermata dal fatto che
il promesso sposo deve al padre della sposa (cfr.
ISam 18,25 con 2Sam 3,14/Gen 34,12) il dono
nuziale (mhar Gen 34,12; Es 22,16; ISam
18,25) quale elemento essenziale del fidanza
mento. Chi seduce una vergine non ancora fidan
zata, dovr pagare il mhar prima di condurla in
sposa (Es 22,15 con il verbo mhrqo ottenere dietro
pagamento del mhar.; Deut 22,29 dare al padre
della fanciulla cinquanta sicli dargento).

la donna Israele. I^a relazione nuziale con Jahwe,


che la meretrice Israele aveva infranto (2,4ss.), si
ristabilir di nuovo e per sempre : in ci consi
ste l'annuncio di salvezza. Ed Jahwe che paga il
mhar (cfr. il b* che compare cinque volte: per
la salvezza, per la giustizia... ). Viene confermato
ancora una volta che Vi non un allo giuridico
senza vincoli precisi, bens un alto pubblico, va
lido per sempre (Rudolph, KAT XIll/1,80;
Wolff, BK X IV/l,56.63s., parla a questo proposito
di una celebrazione di matrimonio come alto
giuridico vincolante e traduce 'rs con ottenere
in moglie).

Sul matrimonio nelfAT cfr. E.Neufeld, Ancient Hebrew


Marriage Laws, 1944; F.Horst, art. Ehe im AT, RGG
11,316-318 (con bibliogr.); de Vaux I,45-65.322s.; sullo
sposalizio nel diritto matrimoniale dellantico
Oriente e del giudaismo E.Kulsch, Salbung als Rechtsakl, 1963, 27-33 (con bibliogr ).

3/ a) 's indica concretamente il fuoco, ele


mento naturale della civilt umana, usato nella
vita domestica (p.e. Is 44,16) e nel lavoro (p.e. Ez
22,20 per la lavorazione di metalli; Giob 28,5 per
l'industria mineraria). In guerra si combatte il ne
mico anche con il fuoco (p.e. Is 50,11, ziqt
frecce infuocate ); in particolare, le regole della
guerra santa esigono che tutto quanto appartiene
al nemico venga bruciato (Deut 13,17; hrm\ si
trovano esempi in Gios 6,24; 7,15; 8,8; Giud

4/ Luso d Ys pi., che abbiamo delineato, viene


ripreso nella profezia di Os 2,21 s. In quest'annun
cio di salvezza il soggetto Jahwe; nel linguaggio
figurato di Osea (tratto dal culto cananeo di Baal)

211

5/ I LXX in Deut 28,30 e 2Sam 3,14 usano per


'rs il verbo XaaficvEiv, altrimenti hanno sempre
(j.vYj<TTeuiv, cne anche in Mt 1,18; Le 1,27; 2,5
viene usato per indicare la posizione giuridica di
Maria.
J.Kiihlewein

m 'es FUOCO

1/ Il termine si incontra nelle varie ramifica


zioni delle lngue sem. (ad eccezione delfarab.)
con il significato di fuoco .
In arab. e in parte in aram. questo termine del semitico
comune (*Vs-[/-J, cfr. P.Fronzaroli, AANLR VH1/20,
1965, 145.149) stato sostituito dalle forme della radice
m'ir essere luminoso (arab. nr, aram. ntr)\ in sir. tro
viamo 'essala, ma ancora nell'accezione di febbre .
L'ebr. 'issp sacrificio (non necessariamente sacrifi
cio di fuoco ) probabilmente non collegato etimologi
camente a 'es, cfr. J Hoflijzer, Das sogenannle Feueropfer, FS Baumgarlner 1967, 114-134.

2/ Statistica: nell'ebr. dell'A T la voce 's si


trova 378x (Ez 47x, Ger 39x, Is 33x, Lev 32x,
Deut 29x, Sai 28x ecc.; Gen solo 4x, manca in
Giona, Agg, Rut, Eccle, Esd, Est); inoltre aram.
'cess lx (Dan 7,11; di solito considerato lem. assol., potrebbe per essere anche masc. enf., cfr.
Fitzmyer Sef 53) e nur 17x (Dan 3,6-27; 7,9s.).
Nella precedente statistica sono compresi anche Ger
51,58 e Ab 2,13, per i quali MAL 89b, seguendo
G.R.Driver, JSS 4, 1959, 148, propone un termine 's II
inezia .
NellAT manca il plur. .(cfr. Eccli 48,3); M.Dahood,
Bibl 44, 1963, 298, vuol vedere un duale in Ger 6,29.
Poich richiedono correzioni, non sono computali Num
18,9; Deut 33,2Q; Ez 8,2*).

's FUOCO

212

20,48; similmente Num 31,10). In casi specifici la


pena di morte viene eseguita col fuoco (Lev 20,14;
21,9; cfr. Gen 38,24; in relazione alla trasgressione
di leggi della guerra santa, Gios 7,15,25).
Il fuoco molto importante nel culto, perch le
vittime vengono bruciate (per le regole sui diversi
tipi di sacrifici cfr. Lev lss,; per il fuoco come
mezzo di purificazione rituale {hr\ sulla combu
stione di cose consacrate per preservarle da profa
nazione qds). Il fuoco sottoposto a precise pre
scrizioni; nel caso che esse non vengano osservate
abbiamo un yes zara fuoco illegittimo {zar;
Lev 10,1; Num 3,4; 26,61 il fuoco di Nadab e
Abiu), che causa di mali. Nella sezione pi re
cente della legislazione sacerdotale prescritto che
non si deve mai spegnere il fuoco dellaltare (Lev
6,1ss.; cfr. J.Morgenstern, The Fire on th Aitar,
1963; sulla formazione di leggende recenti legate
a questa prescrizione cfr. 2Mac 1,18 ss.).
Il costume di sacrificare bambini a Moloch
severamente proibito nelPAT (R. de Vaux, Les
sacrifices de PAT, 1964, 67-81; espressioni: br
hi. lammlcek Lev 18,21; 2Re 23,10; Ger 32,35; Lbr
hi. bs far passare attraverso il fuoco Deut
18,10; 2Re 16,3 = 2Cron 28,3 6V; 2Re 17,17; 21,6
= 2Cron 33,6; 2Re 23,10; Ez 20,31; srp bs
bruciare Deut 12,31; 2Re 17,31; Ger 7,31 ; 19,5;
cfr. anche Lev 20,2-5; Is 30,33; Ger 3,24; Ez 16,21;
23,37; Sai 106,37s.; per tofcet focolare cfr. KBL
1038b). I sacrifici sono destinati ad un dio Melek
(diversamente O.Eissfeldt, Molk ais Opferbegriff
im Punischen und das Ende des Gottes Moloch,
1935); mdelcek 4e.
* b) I verbi e i sostantivi che si trovano con s sono
ampiamente riportati in HAL 89. Ricordiamo solo i
verbi pi specifici relativi alPincendiare/bruciare/ardere:
1) r hi. incendiare in Mal 1,10; Is 27,11 accanto al
significato usuale far brillare , come *r luce >
(luce di) fuoco ;
2) blr q. ardere (38x), pi. dar fuoco, mantenere il
fuoco (13x), pu. essere incendiato (lx), hi. bru
ciare (6x); quindi be"r ci che bruciato (Es
22,5); cfr. Jenni, HP nr. 31;
3) dlq q. incendiare (Abd 18; Sai 7,14; hi. Ez 24,10;
cfr. HAL 2I4b e LBIau, VT 6, 1956,246; L.Kopf, VT 8,
1958, 170s,); inoltre dallceqcEt caldo febbrile;
4) jsf q. incendiare, bruciare (4x), ni. infiammarsi,
venir bruciato (6x), hi. incendiare, dar fuoco (17x);
forma parallela st hi. incendiare (Is 27,4);
5) jqd q. ardere (3x), ho. esser incendiato (5x);
inoltre fq d incendio (Is 10,16 ter\jqd (Is 30,14)
e mqd (Lev 6,2, cfr. Elliger, HAL 4,81; Is 33,14; Sai
102,4) fuoco ;
6) kwh ni. scottarsi (Is 43,2; Prov 6,28); inoltre
kewijj (Es 21,25.25) e ki (Is 3*24) marchio, mikw
ustione (Lev 13,24-28);
7) iht divorare, bruciare (q. Sai 57,5; 104,4; pi. 9x);
inoltre lhat fiamma, vampa (Gen 3,24);
8) nsq ni, infiammarsi (Sai 78,21), hi. incendiare
(Is 44,15; Ez 39,9);
9) srb ni. esser bruciato (Ez 21,3); inoltre * srb
bruciante (Prov 16,27) e sroebcet bruciatura, cica
trice (Lev 13,23.28);

213

m ' s FUOCO

10) qdh q. infiammarsi; incendiare (5x); inoltre qaddhat febbre (Lev 26,16; Deut 28,22), ceqdh (pie
tra focaia), berillo (ls 54,12);
11) srp bruciare (q. 102x, ni. 14x, pu. lx); inoltre
srfa cosa cremata, bruciata, incendiata (13x, vd sp.
beir, solo in 2Cron 16,14; 21,19 cremazione),
misrqfoi combustione (Is 33,12; Ger 34,5),
Nellaram. bibl. troviamo dlq q. ardere (Dan l,9\jqd
q. ardere (Dan 3,6-26; inoltre fq d incendio
7,11), z/f q. scaldare (Dan 3,19.19.22) e brk hitpa,
venir bruciato (3,27).
I verbi che indicano lo spegnere il fuoco sono: dlk q.
spegnere (7x), pu. esser spento (Sai 118,12; ni.
scomparire Giob 6,17) con le forme secondarie z k ni.
venir spento (Giob 17,1) e kbh q. spegnere (14x),
pi. estinguere (lOx).
Tra i sostantivi con significato affine il pi importante
thabUcehb fiamma (12+19x, anche nel significato
di spada ; in Es 3,2 lahbat-'s va corretto in lahiEbcet's\salhcebcet fiamma in Ez 21,3; Giob 15,30; Cant
8,6 txt em un prst. aram., cfr. Wagner nr. 305); vanno
ancora ricordati rasce? fiamma, incendio (7x; cfr.
A.Caquot, Sem 6,1956,53-63) e sbb fiamma (Giob
18,5; cfr. Wagner nr. 304; ram. bibl. seblb fiamma
Dan 3,22; 7,9),

c) In senso traslato, come accade in altre lingue,


il fuoco usato spesso come immagine di passioni
ardenti: ira (Os 7,6 txt em; per il fuoco delPira di
Jahwe vd. st. 4), dolore (Sai 39,4), amore (Cant
8,6), adulterio (Giob 31,12; Prov 6,27s.), litigiosit
(Prov 26,20s.), ingiustizia (Is 9,17), peccato in ge
nerale (Eccli 3,30 ecc.). Elemento principale di si
militudine la forza divoratrice, raramente la fun
zione luminosa del fuoco (Nah 2,4; cfr. F.Lang,
ThW VI,934, dove sono date anche espressioni
proverbiali).
4/ NelPambito delle tradizioni religiose il fuoco
riveste una posizione particolare nel motivo della
teofania.
Le rappresentazioni della teofania hanno in Israele una
duplice origine, corrispondentemente al valore originario
del fuoco. Nella teofania del Sinai si pensa originaria
mente ad un fuoco di vulcano (cos il racconto jahwista
in Es 19,18, cfr. M.Noth, ATD 5,86.125s.l28s.; J.Jeremias, Theophanie, 1965, 104ss.). Dal mondo religioso
cananaico proviene la rappresentazione della teofania
come una tempesta con i lampi (p.e. Sai 18,8ss.; 29;
97,2ss.; paralleli extra-israelitici in Jeremias, l.c., 75ss.;
P.D.Miller, Fire in th Mythology of Canaan and Israel,
CBQ 1965, 256ss.; PElohista impropriamente descrive
anche la teofania del Sinai come tempesta, cfr. Noth, l.c.,
128s.). Molto presto le due rappresentazioni si sono fuse
insieme (p.e. Ab 3,3ss.). Legata strettamente alla tradi
zione delle teofanie e quindi al fuoco lidea del kbd
(~kbd) di Jahwe (Sai 29; 97,6; Is 10,16; cfr. Ez 10; cfr. in
proposito von Rad 1,253).
Antiche concezioni particolari compaiono sporadica
mente, quali fenomeni che si manifestano quando ci si
incontra con Dio, in Gen 15,17 ( fiaccola ardente) ed
Es 3,2 ( fiamma ardente dal cespuglio ; cfr. Noth ATD
5,26).

Una particolare tipologia assume il fuoco del Sinai


nella visione del Deuteronomio e del Codice sa
cerdotale. Il Deut (Dtr) parla in forma stereotipa
214

del monte che arde nel fuoco (Deut 4,11; 5,23;


9,15); pi significativa limmagine di Jahwe
che paria dal fuoco (Deut 4,12.15.33.36;
5,4s.22.24-26; 9,10; 10,4; 18,16): tutti gli elementi
della teofania vengono subordinati al parlare di
Jahwe. P parla della colonna di fuoco (ammd
s) di notte e della nube {'nr) di giorno;
esse compaiono non in riferimento al Sinai, ma
per procedere davanti ad Israele (Es 13,21s.; 14,24;
40,38; Num 9,15s.; 14,14; cfr. Neem 9,12.19; in re
lazione al Sinai e alfespressione kbd Es 24,16s.
come un fuoco divoratore ). Immagini simili si
trovano in Deut 1,33; Is 4,5; Sai 78,14. Dtr, spiri
tualizzando maggiormente, indica Jahwe stesso
come fuoco che divora (s ykei Deut 4,24;
9,3; anche Is 33,14 e 30,27 la sua lingua ). Con
tro uninterpretazione letterale delPespressione sta
IRe 19,12 (con il Fuoco sono menzionati altri ele
menti teofanici; cfr. J.Jeremias, l.c., 112-115;
J.J.Stamm, FS Vriezen 1966, 327-334).
Nelle varie tradizioni dei salmi e nella tradizione
profetica ad essi col legata la teofania non ha come
obiettivo il parlare di Dio, ma il suo agire: diventa
perci pi significativo leffetto specifico del
fuoco. Dio appare con il fuoco della sua collera
(af, hm, cebr; Deut 32,22; Is 30,27.30;
Ger 4,4; 15,14; 17,4; 21,12; Ez 21,36s.; 22,21.31;
38,19; Nah 1,6; Sai 89,47; Lam 2,4; troviamo an
che qin' zelo in Ez 36,5; Sof 1,18; 3,8; Sai
79,5) per procedere contro i nemici su un piano
mitico o sul piano della storia (potenze del caos,
popoli stranieri, peccatori, o anche lo stesso
Israele: Sai 46,10; 68,3; Is 9,4.18; 66,15s.; Am ls.
ecc.; spesso anche in Ger, p.e. 11,16; 17,27 ecc.).
Fuori del contesto della teofania il fuoco diventa
il fuoco del giudizio che lapocalittica colloca alla
fine dei tempi (Is 66,24; Zac 9,4; Dan 7,9ss. ecc.).
Unampia panoramica dei passi delFAT, che in
forma reale o metaforica (bench i due sensi non
siano sempre facilmente distinguibili) parlano del
fuoco come mezzo con cui si esegue il giudizio,
in R.Mayer, Die biblische Vorstellung vom
Weltenbrand, 1956, 79ss.
Bench limmagine de! fonditore dei metalli compaia
spesso quando si annuncia il giudizio (cfr. Is 1,25; Ger
6,27-30; 9,6; Ez 22,17-22), di un vero giudizio di puri
ficazione attraverso il fuoco parlano solo Zac 13,9 e
Mal 3,2s. (Mayer, l.c., 113s.; cfr. anche G.Rinaldi, La
preparazione delPargento e il fuoco purificatore, Be 5,
1963, 53-59).

Nelle narrazioni popolari il fuoco delle teofanie di


venta un fuoco di Dio miracoloso (2Re l,9ss.;
Giob 1,16 ecc.). Anche gli esseri angelici parteci
pano d questo fuoco divino (Ez 10>2.6s.; 28,14;
2Re 6,17).
5/ Il tardo giudaismo e il NT (se si eccettuano
alcune influenze di qualche testo dellAT) si ri
fanno alfuso dellapocaliltica, Cfr. F.Lang, Das
Feuer im Sprachgebrauch der Bibel, Tiibingen
1961 (tesi dattil.); id., art. Trup, ThW VI,927-953.
F. Stolz
215

n m
issa
T *

DONNA

1/ La parola 'issa donna corrisponde ad


*'ant-at- del sem. comune (P.Fronzaroli,
AANLR V ili/19, 1964, 162s. 166.245.262): acc!
assodi moglie (accanto al quale si trova rara
mente e come prst. can. issu donna, femmina ,
AHw 399a; CAD 1/J 267b); ug. att moglie;
aram. '\ntetf'ittet donna ; arab. 'unta fem
minile ; et. *anest donna .
Dala la presenza della / nella radice, la parola non pu
essere fatta derivare dalfebr. Is uomo (contraria
mente airetimologia popolare di Gen 2,23); in effetti
non possibile dare unetimologia. Contro la deriva
zione da una radice *ynt essre debole (p.e. Driver,
CML 152 n, 17) sta la vocalizzazione dellacc. ensu es
sere debole , che presuppone una laringale forte come
prima radicale, mentre larab. 'atiuta potrebbe essere un
denominativo (cfr. Fronzaroli, l.c., 162s.).
Per le forme irregolari 'scet del sing. cs. e nsim del
plur. e le possibili assimilazioni a /s uomo oppure
'ansim . uomini cfr. BL 617.
I! plur. /sra/, che un neologismo basato sul sing., si
trova attestato solo in Ez 23,44 (txt?) (cfr. Zimmerli, BIC
XIII,535s.).
* li
Come 75, cos anche 'issa relativamente
molto frequente nei libri narrativi (G en, G iu d ,
l/2Sam ):
sing
plur.
totale
Gen
125
27
152
Es
32
6
38
Lev
34
1
35
Num
11
30
41
Deut
33
S
41
Gios
8
2
10
Giud
55
14
69
42
12
ISam
54
2Sam
40
9
49
IRe
29
9
38
2Re
16
3
19
6
6
12
Is
Ger
12
24
36
8 +1
22
Ez
13

5
5
Os
Am
2
2

1
Mi
1

1
1
Nah
Zac
2
7
9

Mal
3
3
3
3
Sai
7
1
8
Giob
2
25
Prov
23
13
2
IS
Rut

Cant
3
3

Eccle
3
3

3
3
Lam
Est
5
16
21
2
Dan
2
1
11
12
Esd
2
8
10
Neem
lCron
16
4
20
11
19
2Cron
8
AT totale

568

212 +1

781

In Lis. mancano i passi IRe 14,5.6.


NeHaram. bibl. ricorre lx il plur. neshn le loro moT

*iss DONNA

216

gli (Dan 6,25; il sing. *anta!'anftu appartenente a


*nesn non attestato, si trova per nelfaram. imperiale,
cfr. DISO 26s.).

3/ a) Nel significato primario donna (la per


sona determinata come femminile quanto al
sesso) la correlazione con 75 uomo gi impli
cita per sua natura (la forma delle due parole ebr.
la sottolinea ancor pi chiaramente, cfr. Gen
2,23).
Nella maggior parte dei casi in cui ricorre, il termine
caratterizzato dalla contrapposizione matrimoniale o ex
tramatrimoniale al l'uomo. Oltre a questi casi si trovano
serie nominali in cui laspetto sessuale passa in secondo
piano. Lespressione uomo o donna pu essere usata
nel senso di qualcuno, chiunque ; uomini e donne
pu significare anche tutti ; per lindicazione dei passi
in cui ricorrono queste espressioni ed anche per le serie
uomini/donne/bambini e sim. 75 III/l.

Un altro campo semantico naturale viene costi


tuito dai termini figlio/figlia/bambino o dai
loro plurali, anchessi di solito in serie nominali.
Esempi sono: donna/figli/nuore (Gen 8,16, cfr. 6,18;
7,7.13; 8,18); nelle nascite donna - figlio/figlia (Gen
18,10 ecc.); donne/figli (Gen 32,23); donna/figlie
(Gen 19,15s.); donne/figlie (Is 32,9 in parallelo);
molto frequente donne/figli (Gen 30,26; Num 143
ecc.; Sai 128,3 in parallelo).

Il campo semantico della parola inoltre caratte


rizzato da unintera serie di verbi, di cui citeremo
soltanto i pi importanti:
hrh essere gravida (Gen 25,21; Es 2,2; 21,22; Giud
13,3 ecc.); jlci generare (Gen 3,16 ecc., dove hrh e
jld si trovano spesso in stretta connessione); Iqh
prendere in moglie, sposare (Gen 4,19; Deut 23,1;
Giud 14,2 ecc.); hjh Fissa sposare (Gen 24,67 ecc.);
nin Ietiss dare in moglie (Gen 16,3; Giud 21,1.7
ecc.). Numerose espressioni servono ad indicare il com
mercio coniugale: skb dormire (Gen 26,10 ecc.); jd'
conoscere (Gen 4,1.17 ecc.); b5 1ce! accostarsi a
(Gen 38,8.9 ecc.); gfh pi. *cerwat iss scoprire la nu
dit di una donna (Lev 18,6ss.; 20,11,17-21); qrb
accostarsi (Lev 18,14 ecc.); "nh pi. violentare
(Gen 34,2 ecc.); sgf giacere con (Deut 28,20 ecc.). Fra
gli altri verbi vanno ancora menzionati: 'hb amare ,
hmd desiderare , 'Vi fidanzarsi , zb avere le
mestruazioni yyjnq hi. allattare ,# pi. essere ge
loso , n'p commettere adulterio , slh ripudiare ,
bgd mancare di fedelt . Per il periodo pi recente
sono ancora da citare: jsb hi. sposare = far abitare con
s una donna (Esd lO^ss.; Neem 13,23.27); j&* hi.
ripudiare (Esd 10,3-19).
Non esistono sostantivi sinonimi di Issa per il suo

significato primario.
Il termine viene utilizzato una sola volta in riferi
mento ad animali (Gen 7,2; cfr. anche Ez 1,9).
b) Come 7 s uomo/marito (III/2a), anche 'issa
viene adoperato spesso nel significato pi speci
fico di moglie (Gen 12,5; 2Sam 11,27 ecc.).
Frequenti sono le espressioni X scet Y X, mo
glie di Y (p.e. Gen 11,31 ) e sm Yst X sua mo
glie si chiamava X (p.e, Rut 1,2).
Per la posizione della donna nellAT cfr. F.Horst, art.
Frau IL, RGG U,1067s., e la bibliogr. ivi riportata.

217

n m Issa DONNA
T

'

La parola solita per concubina piicgces (36x, di ori


gine non semitica, cfr. Ellenbogen 134); in ISam 1,6 ri
corre sar seconda moglie, rivale . Altre designazioni
speciali per la moglie del re o per le appartenenti allharem del re sono segai (Sai 45,10; Neem 2,6; aram. bibl.
Dan 5,2.3.23)e laram. bibl. Fhn (in Dan 5 sempre ac
canto a segai).

In Lam 2,20 il senso del vocabolo viene ristretto,


per via del contesto, al significato di madre , in
Gen 29,21 e Deut 22,24 al significato di sposa .
In Eccle 7,26 ha'issa appare generalizzato (la
donna = il sesso femminile ).
c) In senso figurato il termine compare talvolta
per designare un uomo vile, e in realt soltanto
negli oracoli profetici contro popoli stranieri, dove
si parla propriamente dei guerrieri o degli eroi di
un popolo straniero che si sarebbero trasformati in
donnicciole (Is 19,16; Ger 48,41; 49,22; 50,37;
51,30; Nah 3,13).
Inoltre issa usato talvolta come immagine di
Israele o di Gerusalemme: Os 2,4; Ger 3,1,3.20; Is
54,6; Ez 16,30.32; 23,2ss. (vd. st. 4f).
d) Contrariamente ad 75, Iss molto raramente
viene generalizzato nel significato di ognuna
(Es 3,22; Am 4,3; Rut l,8s.). Per dire funa...
Paltra si formano espressioni con 'dht(h 3d)
e reit (Ger 9,19; in riferimento ad animali Is
35,15.16; Zac 11,9).

4 / Le utilizzazioni del vocabolo in contesti pi


o meno teologici sono molto varie:
a) Nelle storie dei patriarchi la promessa di un fi
glio alfantenata costituisce sicuramente un mo
tivo narrativo molto antico. Di fronte al lamento
della donna senza figli, Dio (o il suo messaggero)
promette ad essa un figlio: Gen 17,19 (cfr. 16,11);
18,10; 24,36; 25,21 (cfr. C.Westermann, Forschung am AT, 1964, 19ss.; quanto al problema
della poligamia cfr, W.Plautz, Monogamie und
Polygynie im AT, ZAW 75, 1963, 3-27).
b) In Gen 2-3 Issa ricorre solo 17x. Sono da porre
in risalto leziologia del vocabolo in 2,23 {m'isy
dalfuomo essa stata tratta ), il ruolo speciale
della donna nella narrazione della caduta e la con
danna specifica in 3,16.
c) Per serie come uomini/donne/bambini
(buoi/pecore/asini) si possono stabilire circo
stanze determinate: p.e. lesecuzione del coman
damento dello sterminio nelle guerre sante (Num
31,9.17; Deut 2,34; 3,6; Gios 6,21; Giud 21,10s.;
ISam 15,3; 22,19; 27,9.11). Serie simili si trovano
nellannuncio profetico del giudizio (nemici di
Jahwe sono ora gli israeliti: Ger 6,1 ls.; 14,16;
38,23; Ez 9,6; nellimprecazione contro i nemici:
Ger 18,21).
Un altro Sitz im Leben si ha certamente
quando la legge viene proclamata in pubblico,
con la convocazione di uomini/donne/bam
bini (/forestieri) (Deut 31,12; Gios 8.35).
Quest'uso viene ripreso per adunanze del po
218

polo presiedute da Esdra e Neemia (Esd 10,1;


Neem 8,2s.).
d) Un motivo teologico particolare costituito
dalle donne straniere. NelPantichit un connubio
fra israeliti e cananei dal punto di vista teologico
non era scandaloso (Gen 34; Es 2,21; 4,20; cfr.
Deut 21,11.13). La teologia dtr. in Giud e Re giu
dica un simile connubio con lambiente circo
stante in maniera decisamente negativa: le donne
di altre nazioni significano anche importazione di
divinit straniere e di conseguenza allontana
mento da Jahwe (Giud 3,6; IRe ll,lss.; 16,31 ;
21,25; 2Re 8,18). Particolarmente acuto divenne il
problema nel periodo subito dopo lesilio: nella
fonte sacerdotale (Gen 27,46; 28,1.2.6.9; Num
25,6ss. che molto vicino a P) e in Esd 10,2ss.;
Neem 13,23ss.
e) Violentare una donna una infamia in
Israele (nebl, nbl), che provoca lira e la pu
nizione di Dio (Giud 19s.; cfr. Gen 34). Pertanto
esiste tutta una serie di norme giuridiche che re
golano il commercio sessuale fra uomo e donna.
Nessuno deve desiderare la donna del suo prossimo (Es
20,17; Deut 5,21). Se uno giace con una donna fidanzata
(Deut 22,23s.) o maritata (Deut 22,22), entrambi meri
tano la pena di morte. Per il caso di adulterio commi
nata la pena di morte (Lev 20,10; Num 5,11ss.). La
stessa pena merita una donna che abbia avuto rapporto
sessuale con una bestia (Lev 20,16). Lev 18 regola tutta
una serie di relazioni sessuali aiPintemo della famiglia,
Lev 15 d indicazioni sul modo d comportarsi nel pe
riodo delle mestruazioni della donna. Altre disposizioni
legali riguardanti la donna: Es 19,15; 21,22; Lev 12,1-8;
Num 6,2; 30,4ss.; 36,3ss.; Deut 17,2.5; 22,19; 24,lss,;
25,5.

La letteratura profetica riprende talvolta simili


prescrizioni, in parte nellatto di accusa contro co
loro che trasgrediscono il comandamento (precetti
in campo sessuale: Os 2,4; Ger 3,1ss.; 5,8; 29,23
ecc.; idolatria: Ger 7,18; 44,15; Ez 8,14), in parte
nella proclamazione profetica del giudizio (2Sam
12,11; cfr. Is 13,16; Ger 8,10; Zac 14,2). Dobbiamo
infine accennare alle norme della tor contenute
in Ez 18,6.11.15.
In altra maniera elabora il suddetto problema ses
suale la letteratura sapienziale: la saggezza ti pre
server dalla donna daltri (Prov 2,16; 6,24; 7,5;
cfr. 6,29). Del resto una donna buona e intelli
gente un dono di Jahwe (Prov 19,14; cfr. lelogio
della donna ideale in Prov 31,10-31).

viene ripresa nellaccusa di Geremia (3,1.3.20) e di


Ezechiele (16,30.32; 23,44). In maniera diversa
elabora limmagine lannuncio di salvezza del
Deuteroisaia (Is 54,6): Israele la donna della
giovinezza che Jahwe chiamer nuovamente a
s dopo esser stata abbandonata.
g) In un caso lazione salvifica di Jahwe verso
Israele viene assimilata con un paragone molto ge
nerico al modo dagire di una donna verso il suo
bambino: Is 49,15 ma anche se una donna po
tesse dimenticarsi del suo pargoletto... (cfr. Is
66,13, m 4e).
5/ Nel NT ricompaiono le linee seguenti: a) la
donna sterile, a cui Dio promette un figlio (Le 1);
b) Gen 2-3 in Me 10,7 par. ecc.; c) il tema
donne straniere viene modificato in lCor
7,12ss. nel tema coniuge non cristiano; d) il
matrimonio difeso come nel PAT in maniera
particolare (Mt 5,3ls.; Ef 5,22ss.), per mancano
le numerose prescrizioni sessuali; e) quanto alluso
metaforico cfr. Apoc 21,2.9; 22,17. Cfr. inoltre A.
Oepke, art. yuvy), ThW 1,776-790 (= GLNT
11,691-730).
J.Kiihlewein

am

T T

sm

OBBLIGAZIONE

1/ La radice 7sm oppure (come si ricava


dallarab. attoria commettere una mancanza ),
*t_m finora non stata rivenuta nelPambiente se
mitico pre-ebr. o contemporaneo alPAT (per Pug.
cfr. D.Kellermann, sm in Ugarit?, ZAW 76,
1964, 319-322; per il pun. cfr. Sznycer 143). Per gli
equivalenti arab. (e forse et.?) cfr. HAL 92.
Nellebr. dalla radice sm derivano: il verbo in qal,
ni. e hi.; il sostantivo astratto 'sm, che designa
uno stato, una condizione (GK. 84s.; BL 462s.);
il sostantivo astratto asma, originariamente un
inf. fem. (BL 317.463; chiaro ancora in Lev 4,3;
5,24.26); laggettivo verbale 'asm.
2f II verbo attestato al qal 33x, una volta al ni.
e una alPhi.; i sostantivi sm 46x, asma 19x,
laggettivo verbale 3x.

Delle complessive 103 ricorrenze della radice, 49 si tro


vano nelle sezioni sacerdotali di Lev e Num, 9 in
l/2Cron, 8 in Ez e 7 in Esd, Nelle sezioni legislative di
Es e Deut la radice non si trova affatto, nella letteratura
sapienziale solo rarissimamente (Prov 2x). Anche i libri
0 Nella letteratura profetica Israele o Gerusa
storici utilizzano il vocabolo raramente: Gen 2x, Giud
lemme vengono designati talvolta come la moglie > lx, ISam 4x (tutte nel c. 6), 2Sam lx, 2Re lx. Lo stesso
vale per il vocabolario dei profeti: Ez con 8 ricorrenze ed
di Jahwe, soprattutto in Osea (2,4; lazione simbo
Os con 5 (sempre il verbo) sono degni di nota; restano
lica di Os l,2ss.; 3,lss. non fa parte di questo con
ancora Ger con 3, Am, Ab, Dtis, Dtzac, Gioe e Is 24 con
testo). In una specie di processo per infedelt co
1 ricorrenza soltanto. Sicch un buon 70% delle ricor
niugale (Wolff, BK X IV /1,37) la donna infedele
renze della parola si trovano in determinati testi teolo(= Israele) viene accusata di adulterio. Limma
gico-cultuali del periodo esilico-postesilico.
gine del matrimonio, che Osea ricav dalla mito
Le ricorrenze pi antiche sono quelle del sostantivo 'sm
logia cananea, serve proprio a combattere lincli
in Gen 26,10 (L/J) e ISam 6,3-4.8.17, e dellaggettivo1nazione di Israele a questo culto cananeo di Baal
sm in 2Sam 14,13. Viene in seguito il verbo di Giud
21,22, e poi 'sm di 2Re 12,17, 5asma di Am 8,14, 'sm
con la sua prostituzione cultuale, Limmagine

219

ntX 'sm OBBLIGAZIONE

220

di Gen 42,21 (E) e infine il verbo di Os 4,15; 5,15; 10,2;


13,1; 14,1 e Ab 1,11.
La forma nominale ''asma, prescndendo da Am 8,14 e
Sai 69,6, diviene di uso veramente comune soltanto nel
periodo postesilico, inizialmente accanto a sm (Lev
4,3; 5,24.26; 22,16). In Esd e Cron, dove si trovano le re
stanti tredici ricorrenze e dove daltro lato non si trova
pi sm, 'asma ha quindi sostituito la forma pi antica
sm. Questa linea di sviluppo viene confermata nei te
sti di Qumran, dove 1sm ricorre solo 2x, 'asma invece
37x (cfr. Kuhn, Konk. 23s.).
In Giud 21,22; Is 24,6; Ez 6,6; Os 4,15; Ab 1,11; Prov
14,9; Esd 10,19 vi sono difficolt testuali.

3/ a) Il contesto, le espressioni stereotipe e le


espressioni composte indicano che gli usi del ter
mine si concentrano nellAT su due punti fonda
mentali:
(1) la situazione di obbligazione, in cui qualcuno
d qualcosa.
Cfr. p.e. portare (bd1hi.) qualcosa a Jahwe come 5sm
(Lev 5,15b.l8.25; Num 6,12), presentare(qrb hi.) qual
cosa a Jahwe (Lev 14,12), porre (slm) la propria vita
(come) sm (Is 53,10), e inoltre i mezzi ariete'sm (Lev 5,16; 19,21b.22), agnello-s/M (Lev
14,21.24.25), argento-asam (2Re 12,17). Cfr. anche il
giorno dell <zsmt7 (Lev 5,24; cfr. Os 5,15) e infine le
formule di introduzione in Lev 6,10; 7,1.7.37; Num 18,9,
inoltre Os 5,15; Is 24,6; Zac 11,5.

(2) La situazione in cui qualcuno o viene obbli


gato al risarcimento, nella quale cio tenuto a
dare qualcosa.
Tutto questo viene espresso (a) dal verbo in quanto la
formula di una sentenza che viene usata nelle forme let
terarie che dichiarano una colpevolezza (dichiarazione
che nel nostro caso comprende certo una determina
zione formale delle conseguenze della sentenza): Os
10,2; 13,1; 14,1; Ger 2,3; Ez 22,4; 25,12; Prov 30,10; Sai
34,23; cfr. Ger 50,7; Sai 5,11; quasi tutti questi testi
hanno una struttura a tre elementi, in cui la dichiara
zione di colpevolezza ha il suo posto esattamente fra
laccusa e lannuncio di una particolare punizione; cfr.
anche Lev 5,17.21-23; Num 5,6s.; (b)cos pure dal verbo
inteso ancora come formula di sentenza nelPinsegnamento della legge cultuale: Lev 4,13s.22s.; 5,17.19b.23;
Num 5,6.7; (c) in formule dichiaratone (con sm): Lev
5,l9a; 7,5; 14,13; (d) nellistruzione parenetica sulla tor:
Os 4,15; 2Cron 19,10b; (e) nella confessione: 2Cron
28,13b; (0 in tutti i casi in cui ricorre asm (eccettuato
Lev 5,24); (g) cfr. infine Ger 50,7; 51,5; Sai 68,22; Gen
26,10; inoltre Am 8,14 essi che giurano su ci per cui
Samaria si resa colpevole .

b) Quanto si detto fin qui indica quali punti di


vista vanno esclusi nel precisare il significato del
termine:
(1) 'stri non un termine che significhi trasgres
sione, fallo . Difatt sw chiaramente distinto
nei testi dai termini usati per trasgressione
(p.e. ml Lev 5,15.21; h f Lev 4,2s.l3s.; 5,ls.; cfr.
anche Esd 9,13). Mentre le trasgressioni possono
essere di genere diverso (Lev 4,13; 5,2.17-19;
Num 5,6s.) e 7sm pu presupporre trasgressioni di
ogni tipo (Lev 5,21-23.26; 2Cron 19,10), sm stesso
si riferisce sempre ad un solo tipo determinato di
conseguenza dei falli commessi.
221 - n m

sm OBBLIGAZIONE

(2) Cos pure non si pu dire che sm indichi un


determinato modo con cui si sconta la pena
(T.H.Gaster, IDB IV,152: simply a mulct
[ solo una multa ], a fine [ ammenda ]). I
modi possono essere diversi, cfr. ISam 6,3.4.8.17;
Gen 42,21; 2Re 12,17; Os 14,1; Ger 51,5; Is 53,10;
inoltre Lev 5,15ss.; Ez 40,39; 44,29; 46,20; Esd
10,19 ecc.
(3) asm in quanto modo con cui si sconta la pena
non pu essere inteso originariamente come sa
crifcio , anche se pi tardi si trova tale istitu
zione accanto ad altri riti sacrificali, cfr. Lev 6,10;
7,7,37; Num 18,9; 2Re 12,17; Ez 40,39; 42,13;
44,29; 46,20 (cfr. RRendtorff, Studien zur Geschichte des Opfers im Alten Israel, 1967, 227s.;
Elliger, HAT 4,73ss.).
(4) Bench in Ger 51,5s.; Lev 5,17; 22,16; Esd 9,6
sm e wn (due termini fra loro vicinissimi) si
riferiscano alla stessa situazione, essi esprimono
tuttavia qualcosa di diverso: wn sottolinea pi
precisamente laspetto del peso, del carico,
delloppressione (della colpa), asm invece sotto
linea il fatto che si obbligati (al risarcimento).
iawn asma in Lev 22,16 pu significare pertanto
il peso delPobbligazione .
(5) Infine non sembra che aspetti funzionali come
P indennizzo o la riparazione rappresentino
quello che ysm vuol significare in primo luogo.
Lelemento primario quello della situazione di
obbligazione derivante da una sentenza, il fatto di
essere responsabile (civilmente) e di essere tenuto
al Padempi mento. Sembra che gli aspetti funzio
nali siano invece inclusi in quello che la situazione
di responsabilit presuppone anzich essere
espressi nel vocabolo stesso. Cos 1sm secondo
Lev 5,14-16 non un risarcimento del danno
(contro Elliger, HAT 4,76; con Gaster, l.c.: not
an indemnification... not compensatory [=
non un indennizzo... non compensativo ]), ma
serve alla riparazione (contro Gaster, l.c.), cfr.
kpr pi. 1al e sfh. Cfr. anche Lev 5,21-26 e Num
5,6s. In Gen 42,21 pare che si voglia intendere an
che una compensazione. Lantico testo ISam
6,3.4.8.17 mira alla riabilitazione e alla restitu
zione, Is 53,10 alla restituzione; cfr. Giud 21,22.
c) Quello che secondo la nostra concezione mo
derna un doppio uso dellunica radice sm (vd.
sp. 3a), si riferisce probabilmente ad una situa
zione di fondo che comune a tutti gli aspetti, dal
giudizio di colpevolezza fino al risarcimento: si
tratta dellobbligo che deriva da un essere divenuto
debitore, lobbligo obiettivo, obbligazione nel caso
concreto, l'essere obbligato personalmente o la re
sponsabilit (civile). L obbligo tende pertanto
alPadempimento, anche quando questultimo non
sembra ancora essersi verificato, mentre ladempi
mento stesso viene sempre definito secondo la sua
natura, ossia come obbligazione, responsabilit
(civile). Questa situazione si verifica quando si
dichiara Pobbligazione (vd. sp. 3a [1]), durante il
tempo in cui si in debito (forme aggettivali, cfr.
222

Prov 14,9 gli stolti non si curano del debito ; Sai


68,22 che va in giro col suo debito; Ger 51,5
la loro terra piena di debiti ), e quando si ha
il risarcimento (vd. st. 3a [2]).
In questo senso allora le forme nominali (com
presa la forma aggettivale) significano f essere in
obbligazione, le forme verbali invece Ventrate in
uno stato di obbligazione. Il motivo per cui il so
stantivo viene utilizzato solo al singolare (ecce
zioni: Sai 69,6; 2Cron 28,10, in entrambi i casi
plur. di 'asma) potrebbe essere che l obbliga
zione nelle sue componenti di giudizio e di
espiazione era considerata qualcosa di unitario. Le
forme plurali del verbo e del laggettivo si riferi
scono invece alla molteplicit delle persone che si
trovano in stato di obbligazione.
Questa comune situazione di fondo e questo si
gnificato primario sembrano prevalenti anche nei
passi in cui non si impone per nulla unalternativa
fra colpa ed espiazione: Gen 26,10; 42,21
(cfr. v. 22c); Giud 21,22; 2Sam 14,13; Os 5,15 (cfr.
Wolff, BK XlV/1,134, e Gen 42,21); 10,2; 14,1; Is
53,10; Prov 14,19; 30,10; Esd 10,19 ebr.: e in
quanto debitori un ariete come debito (ammenda?
pena?) ; secondo G invece: e come loro pena
(pagamento di ammenda) un agnello per il loro
debito . Cfr. la doppia prospettiva anche nei con
testi di Sai 34,22 e 23; Lev 5,24 e 26.
d) Poich il significato fondamentale viene usato
per i diversi aspetti in cui si presenta la situazione
di obbligazione, il termine viene usato anche in
vari casi determinati. Accanto alle gi ricordate
prospettive dell'essere e dell'entrare in uno stato di
obbligazione, e a quella del risarcimento, va qui ri
cordato infine fuso di 'sm come mezzo di risar
cimento.
_
Ci si esprime grammaticalmente quando asm o ac
cusativo o nome retto di una catena costrutta: immo
lare un 'asm (Lev 7,2, si intende un animale); por
tare un asm (Lev 5,6s.l5b.25a.; 19,2la); far ritor
nare un asm (ISam 6,3 4.8.17; Num 5,7s.); il san
gue delt(animale) 'sm (Lev 14,14.17.25b.28). Se
condo Ez 40,39; 42,13; 44,29; 46,20 Y'sm uno dei
compiti sacri riservati ai sacerdoti.
Il mutamento di prospettiva appare chiaramente in Lev
5,15s.: (1) 'asm per Jahwe , (2) un ariete come 'asm
{te>m) , (3) lariete delf {h-Y'sm . In ( 1) 'im
soggetto, in (2) e (3) lo l'ariete, Mentre (2) e (3) ren
dono esplicito il rapporto tra 'sm e ariete, in (l) questa
esplicitazione riassunta in 'sam. Ci mostra che anche
quando il termine va inteso in senso strumentale, esso
esprime pi il significato, la funzione del mezzo che non
il mezzo stesso. I contesti mostrano inoltre che si pren
deva in considerazione e si denotava anche il mezzo
stesso.

e) Il problema della traduzione per noi oggi con


siste nel fatto che nella variet delle prospettive
cogliamo prima di tutto ed esprimiamo le diver
sit e non cogliamo invece al di sotto di esse
laspetto comune, e ci si verifica in particolare
per 'sm. Guardando allintenzione di fondo del
termine ebraico bisognerebbe dunque tradurre:
223

'sm q. essere/diventare debitore o responsabile


(civilmente) ; 'sm ni. sopportare lobbligo di un
debito, essere legato ad un debito (Gioe 1,18);
'sm hi. rendere debitore, responsabile (civil
mente) (Sai 5,11); 'sm debitore, responsa
bile, soggetto al lobbligo ; 'sm e 'asma debito,
responsabilit, obbligazione (entrambi i sostan
tivi, per quanto possibile, con un riferimento
allunit che esiste tra situazione e risarcimento).
Dove domina unilateralmente il momento
del l'adempimento o dove lelemento strumentale
non pu essere sottaciuto, bisognerebbe tradurre
con risarcimento , dono di risarcimento . Al
ternative sono: debito - sdebitamelo (Buber);
passibilit di pena - pena (Wolff; chiaro per
contenuto e linguaggio); essere colpevole scontare la pena (Bibbia di Zurigo; non del tutto
chiaro nel contenuto e non conseguente quanto a
linguaggio). False o problematiche sono invece le
traduzioni: indebitarsi, indebitamento (poich
mira allatto della trasgressione); peccare (cfr.
la Bibbia di Zurigo p.e. in Lev 5,17); gravato da
colpa (KBL 94b/HAL 93a, gravato si riferisce di
pi a iwn)\ sacrificio di riparazione (perch
sacrificio implica qualcosa di diverso dal carat
tere di ammenda che il dono di risarcimento pos
siede),
4/ In una situazione di 'sm si suppone chiara
mente che, subentrando unobbligazione e una re
sponsabilit (civile) per un danno arrecato, si pon
gono nello stesso tempo le premesse per la restau
razione di una situazione turbata. Il termine ha
perci carattere teologico, in quanto la responsabi
lit delluomo espressione, causa o conseguenza
di un giudizio o modo dagire divino, a cui si ri
ferisce in quanto situazione umana o compito da
assolvere. Ci direttamente verificabile nei casi
in cui vengono lesi i privilegi di Jahwe (p.e. in
campo cultuale), e si verifica implicitamente an
che quando viene colpito il campo di valori sog
getto a Jahwe, arrecando un danno ad elementi
del mondo od agli uomini. 11 fondamento di que
sta qualit teologica di 'sm sta nella concezione se
condo la quale lobbligazione che luomo contrae
ha fondamentalmente e sempre un riferimento a
Dio. Di conseguenza ogni risarcimento anche un
esercizio di responsabilit di fronte a Dio. Anche
qui dunque non possibile distinguere fra una
concezione religiosa ed una concezione secolare
delle situazioni di 'sm.
Perci 'sm viene sollecitato da Dio o annunciato perch
il giusto oppresso (Sai 5,11; 34,22s.),o perch violato
il diritto di cui Jahwe custode (Ez 22,4; 2Cron 19,10;
cfr. v. 5-9). Oppure fobbligazione a cui sono tenuti i ne
mici di Dio ha per conseguenza lintervento divino (Sai
68,22). Secondo Num 5,6s. si contrae responsabilit
verso la persona danneggiata o verso i suoi parenti o, nel
caso che non ce ne siano, di fronte a Dio, in base alla
convinzione che una violazione del diritto nei confronti
degli uomini una trasgressione nei confronti di Dio.
Lev 5,14-16.21-26 dichiara responsabile davanti a Dio
nel senso pi vasto chi viola il diritto contro il prassi am

'sm OBBLIGAZIONE

224

mo, oltre ad imporgli lonere di risarcire il danno alla


parte lesa.
I fratelli di Giuseppe si considerano in una situazione di
debito per il loro delitto nei confronti di Giuseppe (Gen
42,21). Secondo ISam 6,3 'sm deve portare la salvezza e
far conoscere il motivo delle condanne di Jahwe.
In questo senso quindi sm conseguenza dell1infedelt
allalleanza (Is 24,6) o della defezione da Jahwe (Os, spe
cialmente 14,1; Ger 51,5). E direttamente visibile di
viene Fobbligazione quando sono violati i privilegi di
Jahwe e ci che consacrato a Jahwe, come p.e. Israele
(Ez 25,12; Ger 50,7; Zac 11,5), un membro del popolo
(2Cron 28,13), la propriet del tempio o dei sacerdoti (Ez
40,39; 42,13; 44,29; 46,20), o una speciale legge religiosa
(Esd 10,19).

vece riscontrare alcune tendenze particolari. In


complesso il termine attestato 45x (Sai 26x, Prov
8x, inoltre Deut 33,29; IRe 10,8.8 = 2Cron 9,7.7;
Is 30,18; 32,20; 56,2; Giob 5,17; Eccle 10,17; Dan
12,12; oscer lx, vd. sp.): 38x nella forma asr, 6x
con suffisso plur. e lx con suffisso sing. (Prov
29,18).
Poich la maggior parte dei passi in questione si
trova nei salmi, bisogna determinare il genere let
terario di questi ultimi. di qui infatti che di
pende essenzialmente il problema (controverso
negli studi recenti) dellorigine e del carattere di
'asr.

5/ I LXX hanno tradotto 5sm con almeno 16


termini diversi. Il pi frequente, usato per circa la
met delle ricorrenze (per lo pi in Lev, Num e te
sti affini) TCXYjfjLfjiXeia trasgressione (rrXTjfx(xeXcw e sim., mai usato nel NT); seguono
oqi,apTLot (^apravo)), ayvoLoc e altri termini si
gnificanti mancanza . Per conseguenza nei
LXX sparito in linea di principio il valore uni
tario di 'sm, che stato sostituito da una moltepli
cit di significati che si riallacciano a concezioni
del tutto diverse e disparate. Ci va tenuto pre
sente anche se nei LXX si riconoscono strati che
vanno attribuiti a tradizioni diverse e anche se
TtX-qjj^XELa il termine pi usato.Inoltre-prescin
dendo solo in parte da gruppi di testi relativa
mente ristretti (Lev/Num)- non si ha alcuna coe
renza nella traduzione, neppure per quanto ri
guarda le prospettive fondamentali. Queste anzi
sono state sopraffatte da una concezione inerente
ai termini greci. Col passaggio alfambiente grec
andato perci sostanzialmente perduto quello
che il contenuto specifico del termine 'sm.
R.Knierim

Risulta che la formula stereotipa con 1asr tipica dei


salmi cosiddetti sapienziali (Sai 1; 32; 34; 106; 112; 127;
128; cfr. Gunkel-Begrich 392; S.Mowinckel, SVT 3,
1955, 213; Sellin-Fohrer 308ss.) o pu comparire negli
elementi sapienziali di altri salmi (cfr. Sai 94; 119; inoltre
Sai 2,12b e il v. 10). Riguardo al verbo, 3 passi su 9 pos
siedono un carattere sapienziale (Giob 29,11; Prov 3,18;
31,28; cfr. 41,3Q). Gi per questo fatto si dimostra di va
lore limitato l'ampia ricerca di E.Lipnski, Macarismes et
psaumes de congratulation, RB 75, 1968, 321-367, che
vuole provare soprattutto in base ai passi dei salmi l'ori
gine cultuale della formula con 'asr (vd. anche st. 4).

- i t i # ysr

pi. PROCLAMARE BEATO

1/ Il pi importante tra i termini che derivano


da 'sr II, i quali nellambito linguistico hanno di
verse corrispondenze senza che se ne possa con
questo individuare letimologia (cfr. HAL 94-96;
Zorell 87; W.Janzen, HThR 58, 1965, 216; J.Barr,
The Semantics of Biblical Language, 1961,116),
costituito dalla forma nominale 4aste che per lo
pi inteso come uno st. cs. plur di un supposto
'dscer felicit, salvezza (cfr. per Joon 215;
J.A.Soggin, ThZ 23, 1967, 82). II derivato 's&r
felicit attestato una sola volta (Gen 30,13;
cfr. HAL 95b; inoltre WUS nr. 458; neopun. sr !b
" gioia del cuore(?) KAI nr. 145, r. 11). Le co
niugazioni verbali della radice sono solo il pi. e il
pu., che vengono in genere interpretati come de
nominativi di 'asr (cfr. D.R.Hiliers, Delocutive
Verbs in Biblical Hebrew, JBL 86,1967,320-324).
2/ Mentre la distribuzione del verbo poco ca
ratteristica (pi. 7x, pu. 2x), in asr si possono in
225

i m 'sr pi. PROCLAMARE BEATO

3/ a) Il significato primario del pi., che da in


tendersi in senso estimati vo-dichiarativo, pro
clamare beato (p.e. GB 73; HAL 94a; Jenni, HP
41.270). Verbi paralleli sono talvolta d hi. ren
dere testimonianza (lodando) (Giob 29,11) e hi!
pi. elogiare (Prov 31,28; Cant 6,9). Con il
verbo, che come le forme nominali si riferisce solo
a persone (mai tuttavia a Dio, cfr. G.Bertram,
ThW IV,368 = GLNT VI,985) si esprime una
connotazione predicativa di contenuto positivo, la
cui portata chiarita e motivata o con il contesto
o con altri dati (p.e. con una proposizione intro
dotta da kt, Mal 3,12).
b) La beatitudine espressa con il nome unito a
suffissi e soprattutto con 'asr ripetuto pi volte,
conferma quanto s ricava dal verbo, ma al tempo
stesso rivela unapplicazione pi diffusa quantun
que assai stereotipa.
La forma con il semplice 'asr viene posta sempre alf ini
zio; io stesso avviene abitualmente anche per le forme
con suffisso (in Prov 14,21; 16,20; 29,18 la forma con
suffisso posta per alla fine). In IRe 10,8 = 2Cron 9,7;
Sa! 144,15 si riscontrano ripetizioni in parallelo, mentre
in Sai 32,ls.; 84,5s.; 119,ls.; 137,8s.; Prov 8,32.34 si tro
vano raddoppiamenti (cfr. ICKoch, Was ist Formgeschichte?, 1964, 8.104): tutto questo indica che si tende
a formare delle serie (le quali prevalgono per soltanto
negli scritti pi recenti, cfr. C.A.Keller, FS Vischer 1960,
89). La forma molto spesso unita sintatticamente ad
un nome: 'dm (Sai 32,2; 84,6.13; Prov 3,13; 8,34;
28,14) e **ns (ls 56,2; Giob 5,17) uomo , 7s (sing.:
Sai 1,1; 112,1; plur.: IRe 10,8 = 2Cron 9,7)egere/(Sal
34,9; 40,5; 94,12; 127,5) uomo , gj (Sai 33,12) e *am
(Sai 89,16; 144,15.15) popolo, i suoi figli (Prov
20,7), i tuoi servi (IRe 10,8 = 2Cron 9,7), gli uo
mini di integra condotta (Sai 119,1), ed unita anche
ad un part. (sing.: Sai 32,1; 41,2; 128,1; Dan 12,12; plur.:
Is 30,18; Sai 2,12; 84,5; 106,3; 119,2), oppure ad una pro

226

posizione relativa che costruita asindeticamente con


limpf. (Sai 65,5; Prov 8,32; cfr. BrSynt 144), oppure in
trodotta da sce- e limpf. (Sai 137,8.9) o ha la forma di
una proposi2 ione nominale (Sa! 146,5). La beatitudine
deirindividuo (opp. del gruppo) viene caratterizzata e
motivata nel suo contenuto attraverso questo sviluppo
letterario.

Talvolta si rivolge direttamente la parola a coloro


che sono proclamati beati (Deut 33,29; Is 32,20;
Sai 128,2; Eccle 10,17: forme con suffisso; cfr. Mal
3,12 con il verbo). Anche se in alcuni casi po
trebbe trattarsi di un augurio (cfr. Gen 30,13; an
che Sai 127,3-5; 128; cfr. ThW IV,369,46-48 =
GLNT VI,990), in generale la beatitudine non va
caratterizzata come un saluto o come un augurio
di felicit (cfr, H.Schmidt, ThStKr 103,1931, 141 150; pare troppo imprecisa la definizione: forma
che sta a met strada tra la dichiarazione e lesorta
zione, e che assume le caratteristiche del
linno , data da Gemser, HAT 16,29, seguendo
W.Zimmerli, ZAW 51, 1933, 185n i l .ihi.nuu
ne va piuttosto intesa come un detto che pro
clama la salvezza (cfr. Fohrer, KAT XV I,152; an
che Kraus, BK XV,3, con riferimento a M.Buber),
esaltando con la lode un uomo (o un gruppo di in
dividui) a motivo della sua condizione di salvezza
che Io rende beato, e additandolo ad esempio
(funzione esortativa); tale proclamazione potrebbe
ispirarsi a motivi sapienziali, ma anche a motivi
strettamente religiosi.
4/ Dal lato teologico importante il fatto che
questi due motivi non vengano contrapposti,
come se si identificasse la sapienza con un
ideale di vita sapienziale puramente profano ,
ma al contrario si sottolinei il carattere religioso
della sapienza (cfr. Zimmerli, GO 303; Ch.Kayatz,
Studien zu Proverbien 1-9,1966, 51s., dove si cita
materiale eg., e soprattutto si veda J.Dupont,
Batitudes gyptiennes, Bibl 47, 1966, 185
222). Cos la condizione di salvezza che rende
beati pu essere di diversi tipi e pu riferirsi p.e.
allavere figli, bellezza e gloria, al trovare la sa
pienza. al perdono dei peccati o alla fiducia in Dio
(altri esempi in G.Bertram, ThW IV,368s. =
GLNT VI,987s.). In generale comunque neces
sario che Puomo proclamato beato non trasgredi
sca i comandamenti d Dio, ma si faccia guidare
da essi (cfr. Wildberger, BK X,182); necessario
altres che la condizione di salvezza manifesti
chiaramente agli altri la benedizione concessa o
sperata da Dio (cos W.Janzen, l.c., 218ss., contro
S.Mowinckel, Psalmenstudien V, 1924, ls.54, ed
altri autori che fondandosi sulPaspetto cultuale
identificano praticamente 'aste con la radice brk,
intendendo lespressione come una specie di bene
dizione: questa interpretazione non sembra per
giustificata; cfr. anche J.Dupont, Les Batitudes,
M958, 321ss.). La sapienza teologica e la piet
possono anche venir accentuate in quanto si d
importanza alla legge (cos in particolare Sai 1; cfr.
anche Sai 119,Is.; Prov 29,18b). In Sai 1 e
nel lespressione di tono apocalittico di Dan 12,12
227

si parla della salvezza contrapposta alla danna


zione e alla rovina quando Dio sorge con la sua
forza.
5/ Nei LXX, che ancora si basano fondamen
talmente sul modello dellAT, e nel NT, dove il
termine riferito in gran prevalenza alla singo
lare gioia religiosa che viene alluomo dalla parte
cipazione alla salvezza del regno di Dio
(F.Hauck, ThW IV,369s. = GLNT VI,990), gli
equivalenti greci di sr sono quasi sempre le voci
fxaxptoq,
e
Da un
punto di vista formale le serie (macarismi) si tro
vano soprattutto negli scritti pi recenti (cfr. Eccli
25,7-11; Mt 5,3-12; Le 6,20-23; - hj). Cfr.
F.Hauck-G.Bertram, art. (i-aotpioc;, ThW IV,
365-373 (= GLNT VI,977-1000); J.Dupont,
Les Batitudes, 21958; A.George, FS Robert 1957,
398-403; K.Koch, Was ist Formgeschichte?, 1964,
7_9.46-49.64-67.247s.; W.Kser, ZAW 82, 1970,
225-250.
M.Scebo

flK 'e t CON - D7 'im .


a

HnK 'ih VENIRE - 102 b \


I

112 bgd COMPORTARSI INFEDEL


MENTE
1/ La radice bgd comportarsi infedelmente
finora stata rinvenuta fuori delfebr. solo nel dia
letto arab. di Datinah (C.Landberg, Etudes sur les
dialectes de lArabie Meridionale, II, 1905, 365s.;
Glossaire Datmois, I, 1920, 135), dove assume la
forma bagada ingannare, abbindolare .
Quanto alla connessione supposta, p.e. da Gesenius,
Thesaurus 177; Landberg, l.c., fra la radice bgd e bogced
vestito, mantello (215x nellAT) oppure Parab. bigadt
bu'gd>da cui si ricaverebbe il senso fondamentale tecte
agere , si pu dire soltanto on hsite con PJoiion,
Mlanges de la facult orientale de Beyrouth 6, 1913,
171. bcegced vestito dovrebbe essere un nome prima
rio e pertanto non se ne terra conto qui.

Come derivati si hanno il sostantivo bcegced in


fedelt (Is 24,16; Ger 12,1 nella figura etimolo
gica bgd bcgced), il participio plurale astratto bgedt mancanza di fedelt (Sof 3,4 nellespres
sione 'anse bgedt uomini dellinfedelt ; se
condo Gemser, HAT 16,113, anche Prov 23,28 bgedlm inganno ) e lagg. bagd infedele (Ger
3,7.10, interscambiabile col part. att. bgd).
2/ Il verbo si trova nellAT 49x, e solo al qal. 30
casi sono negli scritti profetici (aggiunte postesiliche in Is lOx, Dtis 2x, Ger 9x, Os 2x, Ab 2x, Mal
5x), 10 casi in Prov (9x) e Giob (lx), 6 in

i:2 bui COMPORTARSI INFEDELMENTE

228

Sai (5x) e Lam ( lx), un caso in Es, Giud e ISam.


Insieme con le 5 ricorrenze delle forme nominali
sopra citate, risultano in totale 54 attestazioni; di
esse 35, cio circa il 65%, si trovano nelle sezioni
profetiche.
Il verbo ricorre 35x in forma assolutaci cui 23x al part.)
e 14x (compreso Sai 73,15 txt em) con be e la persona
verso cui si manca di fedelt (Jahwe in Ger 3,20; 5,11;
Os 5,7; 6,7; negli altri casi persone umane: donna 4x,
membri della stessa stirpe 3x, popolo straniero 2x, re lx).
Non si pu supporre una costruzione con min in Ger
3,20, poich min va tradotto qui con a causa (contro
S.Porubcan, Sin in th OT, 1963, 61, il quale cita anche,
inesattamente, una costruzione con 'et).

3/ a) Il valore sematico di bgd devessere rica


vato dallAT stesso, dato che il parallelo arab. ri
cordato sotto 1 non fornisce alcuna indicazione. Se
si parte dai passi (che sono presumibilmente i pi
antichi) Es 21,8; Giud 9,23; ISam 14,33, e se di
qui si tracciano alcune linee di derivazione, si pos
sono individuare anzitutto per luso della radice
tre ambiti: il primo di questi potrebbe essere lori
ginario Sitz im Leben , mentre il secondo e il
terzo sono ambili primari di utilizzazione, ma in
essi la radice ha gi un senso traslato.
Segue poi un ampliamento in due ambiti secon
dari, uno pre-teologico ed uno specificamente teo
logico; questa distinzione tuttavia viene fatta per
amor di chiarezza ma non comporta alcuna reale
differenza di contenuto.
Abbiamo cos la seguente divisione: ambito del di
ritto matrimoniale (3b), ambito politico (del diritto in
ternazionale) (3c), ambito cultuale (del diritto sa
cro) (3d), ambito sociale (3e), ambito specificamente
teologico (4a-d).

b) In Es 21,8 bgd be in stretta relazione con uno


stato di diritto instaurato da un rapporto matrimo
niale nellambito della legge sugli schiavi. Una
schiava destinata at matrimonio, la quale ha ac
quistato in tal modo almeno in una certa misura
i diritti di una moglie (Noth, ATD 5,144), se
non piace pi al marito, non pu esseTe venduta
ad uno straniero. Il verbo significa pertanto
comportarsi contro lobbligo richiesto daliordinamento legale o imposto da un rapporto di lealt
che si instaurato . La traduzione comportarsi
infedelmente deve sottolineare che si tratta di
un reato commesso non tanto sul piano dei sen
timenti, quanto sul piano del comportamento
obiettivo.
Se, partendo da questo testo, si prosegue sulla linea del
diritto matrimoniale, bisogna citare Mal 2,14.15 (per v.
10.11.16 vd, st. 3e), dove bgd si riferisce al divorzio (v:
16 slh pi.) e viene definito giuridicamente con 'scet berJtck donna del tuo contratto matrimoniale (Horst,
KAT 14,268), di cui testimone Jahwe (v. 14); Prov
23,28* dove bgedm usato assieme alla prostituta e
alla forestiera (= moglie di un uomo forestiero) in
dica senzallro gli adulteri; Lam 1,2, dove la donna
infedele abbandonata immagine di Gerusalemme pian
tata in asso da quelli che erano stati i suoi alleati. Si
passa cosi al contesto politico (vd. st. c).

229

T hvd COMPORTARSI INFEDELMENTE

c) In Giud 9,23 bgd rientra nellambito politico


(del diritto intemazionale): designa il ribellarsi
dei sichemiti ad Abimelech.
Nella stessa linea si trovano, oltre a Lam 1,2 (vd. sp. b),
I passi di Is 21,2 (ribellione dei vassalli babilonesi contro
Babilonia); 33,1; Ab 1,13; 2,5. Nei tre ultimi passi citati
bgd, nel suo senso appropriatamente ampliato e traspo
sto, stalo applicato alla politica imperialista delle grandi
potenze straniere, la quale disprezza tutte le limitazioni
imposte dal diritto intemazionale, cosicch l'empio (r
sa*) divora il giusto (sctddq) (Ab 1,13). degno di
nota il fatto che Is 33,1 guai allinfedele contro cui non
stala usala infedelt venga interpretato addirittura
nel v. 8 con egli ha infranto il patto . La potenza de
gli uomini deve essere considerata come dissolta da
Dio..., quando essa intacca il diritto, in certo qual
modo infedele ad un patto (bgd), opprimendo brutal
mente per accrescere la propria potenza... (Horst, HAT
14,177).
;

d) In ISam 14,33 bgd, in parallelo con fa' man


care, indica che la trasgressione della legge ri
tuale di Lev 7,26s.; 17,10ss. (proibizione di man
giare il sangue) considerata un reato cultuale
(del diritto sacro).
Qualcosa di simile si ha anche in Sai 78,57, come mostra
il confronto con il v. 58 ( alture , idoli ). Se, com
probabile, in Sof 3,4 sono i profeti del culto che vengono
rimproverati con le parole 'anse bgedl uomini
dellinfedelt , allora anche in questo testo si riscontra
lo stesso significato del termine.

e) Trasposto nel campo ancora pre-teologico


della fedelt verso la comunit, richiesta dalle
strutture sociali basate sulla creazione e sulla na
tura, bgd compare in Ger 12,6 (famiglia), Giob
6.15 (membri della stessa stirpe), Mal 2,10.11.16
(fraternit dei figli di Dio) e nei Proverbi. In Sai
73.15 esso significa tradimento nei confronti della
comunit dei giusti (v. 1), i quali in Sai 25,3 in
quanto sperano in Jahwe sono lopposto dei bgedim rqm, gli insensati infedeli . Prov 25,19
collega il bgd alla falsa testimonianza (v. 18).
4/ a) Luso specificamente teologico del ter
mine compare quando bgd be in relazione a
Jahwe (Ger 3,20; 5,11; Os 5,7; 6,7), e inoltre
quando il verbo, spesso al participio, viene utiliz
zato senza oggetto (o con oggetto interno) con di
retto riferimento alla relazione con Dio (ISam
14,33; Is 24,16; 48,8; Ger 3,8.11; 12,1; Sai 25,3;
78,57; 119,158), e quando viene utilizzato lagget
tivo bgd (Ger 3,7.10).
b) La linea del diritto matrimoniale viene ap
plicata al rapporto con Dio in Ger e Os, Poich ci
si riferisce allideologia dellalleanza, le espressioni
parallele sono sub m'ahar allontanarsi da ,
znh fornicare , nj) commettere adulterio , e
le espressioni opposte sono sub 'cel ritornare a ,
'th le venire (tornare) a yyjd' &t-Jhwh (rico
noscere Jahwe . Se Mal 2,10-16 usa i due termini
bgd e bert tra loro collegati, sia in riferimento al
patto matrimoniale sa in riferimento al patto con
Jahwe (v. 10.14), bisogna tener presente che tale
uso era gi praticato molto tempo prima, come
230

mostrano Os 6,7 {bgd beJhwh e 'br berlt violare


il patto si spiegano a vicenda) e Ger 3,8 (il li
bello di ripudio presuppone lidea del contratto
matrimoniale ).

steggiare o sim.; arab. b'a tornare indietro );


Taram. usa 'th per venire e 7/ per entrare
(ambedue sono aramaismi in ebr., cfr. Wagner nr.
31s. e 219s.).

c) Nei passi rimanenti bgd si riferisce maggior


mente a norme e ordinamenti che riguardano la
giustizia e la fedelt verso la comunit: mispt
(-spt\ Is 33,1.5; Os 5,1.7; 6,5.7; Ab 1,12.13), sedq ($dq\ Is 33,1.5; cfr. lopposto $addq in Is
24,16; Ab 1,13; 2,4.5), '*mn {mn\ Ger 9,1.2;
Ab 2,4.5) e -hczsced{Os 6,4.6.7; Giob 6,14.15). In
parallelo al part. bgd si ha qui lagg. rasi
Ger 12,1; Ab 1,13). Un parallelo importante
inoltre la radice ps' romperla con (R.Rnierim,
Die Hauptbegriffe fur Sunde im AT, 1965,
113ss.), che interpreta in Is 48,8b il bgd tibgd
del v. 8a, in Is 24,20 il bf dim bgd ubcgced
bgedm bgd del v. 16. Lipotesi secondo cui
nei passi citati in 4c soprattutto la linea politica
che stata applicata al rapporto con Dio, viene raf
forzata da questo accostamento a ps\ che designa
spasso anche la defezione politica.

In Mari lacc. b'u ha il significato di venire come nel


semO. (AHw 117b; CAD B 181).
Lug. ba corrisponde nel suo significato allebr. b
(WUS nr. 487; UT nr. 453). In fen. pun. oltre al qal
(DISO 32) sembra attestato anche lo jif. (KAI nr. 5t r. 1;
nr. 81, r. 4), nonch il sost. mb tramonto (del sole)
(DISO 141).

In ebr. si hanno le seguenti forme nominali: mb'


e mb entrata , tebu' guadagno e una
volta bV entrata (forse prst. acc., HAL102a).
2/ Dopo ymr dire , hjh essere e Lsh ese
guire, fare il verbo b' il quarto per numero di
ricorrenze nellAT ed il verbo di movimento che
compare pi spesso (hlk andare al 6 posto
dopo ntn dare ):
*

qal
168
78
30
69
84
54
87
143
133
96
128
102
159
131
11
7
10
4
5
10
l
6
2
5
18
7
70
47
31
18
5
12
7
29
33
13
29
46
109
1997

hi.
46
45
44
22
22
5
8
27
15
18
19
21
52
57

ho.
3
1
7

tot.
217
124
81
91
106
59
95
170
148
114
152
123
213
191
11
8
13
4
5
11
1
6
3
8
22
10
79
51
34
18
10
15
10
37
43
17
49
62
159
2570

K13 b VENIRE

Gen
Es
Lev
Num
Deut
Gios
Giud
ISam
2Sam
IRe
2Re
Is
Ger
Ez
Os
Gioe
Am
Abd
Giona
Mi
Nah
Ab
Sof
Agg
Zac
Mal
Sai
Giob
Prov
Rut
Cant
Eccle
Lam
Est
Dan
Esd
Neem
lCron
2Cron
AT

1/ Il verbo b entrare, venire ha corrispon


denti nella maggior parte delle lingue sem., a volte
per con significati un po diversi (acc. b'u co

Nella lista sono compresi i passi con il nome di luogo


L eby H'mat ingresso di Camat (1 lx; cfr. M.Noth,
ATD 7,93.216; id., BK IX,192; K.Elliger, BHH 11,630),
come pure Gen 30,1 IQ, ma non Giob 22,21 -

d) Dal punto di vista della storia delle forme de


gno di nota il fatto che la maggior parte dei passi,
in cui ricorre il termine compaiano nella sezione di
accusa dei giudizi profetici, e talvolta anche nelle
parole di minaccia o nel lamento. Cosi pure il ter
mine compare in Sai e in Lam, dove si ha lamento
e accusa. Il fatto che la radice bgd appartenga alla
sfera giuridica, ha permesso ai profeti di servirsene
per manifestare con laccusa la defezione del po
polo.
5/ Luso del part. di bgd a Qumran per desi
gnare in maniera specifica i figli delle tenebre
= gli apostati sulla stessa linea dellAT. in
teressante porre in parallelo di bwgdjm (CD 1,12;
6Q 3,13 = DJD 111,140) con scrcet bgedm di
Ger 9,1: ambedue le espressioni significano pi o
meno assemblea di infedeli .
Dato che nei LXX OeTw e <ruv0T<ij sono
le traduzioni che come senso si avvicinano di pi
a bgd (accanto ad esse talvolta avocai, pcaTaXe7u.j e, un po pi spesso, capavo
negli crivOsTot di Rorn 1,31 si possono ritro
vare benissimo i bgedm , e in Le 10,16 chi ri
fiuta me(0eT<ov), rifiuta (OeTei) colui che
mi ha mandato si pu vedere Pinterpretazione
che il cristianesimo primitivo ha dato allespres
sione bgd beJhwh delPAT.
M.A.Klopfemtein

13

231

bad

ESSERE SOLO -

n r\ K
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3
8
10
4
20
16
48
549

2
24

N-D b VENIRE

232

I nomi ricorrono: mb* 23x (Ez 5x), mba 2x


(2Sam 3,25Q; Ez 43,11), teb' 43x (incluso Giob
22,21; 1lx in Lev di cui 9x in Lev 25, 8x in Prov,
6x in Deut) e bV lx (Ez 8,5).
3/ 1 molteplici usi del verbo non possono essere
esposti qui per esteso. I lessici (cfr. GB 86-88; Zorell 98-100; HAL 108-110) suddividono i sensi del
verbo in due parti principali, secondo i due valori
fondamentali entrare (opposto j$' uscire )
e venire (opposto hlk andare ), e vi acclu
dono poi alcuni valori meno frequenti ( andare ,
ritornare ecc.) con le varie espressioni da essi
formate.
.
In HAL 109a si deve collocare sotto il significato
entrare anche la proposizione che ha per sog
getto scemces sole nel significato di tramon
tare Gen 15,12.17; 28,11; Es 17,12; 22,25; Lev
22,7; Deut 16,6; 23,12; 24,13.15; Gios 8,29; 10,27;
Giud 19,14; 2Sam 2,24; 3,35; IRe 22,36; Is 60,20;
Ger 15,9; Mi 3,6; Eccle 1,5; 2Cron 18,34; cfr. hi.
far tramontare Am 8,9; nfb' hasscmces tra
monto del sole, occidente , Deut 11,30; Gios 1,4;
23,4; Zac 8,7; cfr. Mal 1,11; Sai 50,1; 104,19; 113,3;
con lo stesso valore anche Vb IV con il sost.
maiarb, cfr. acc. erbu).
II significato pi generale si adatta anche alle espressioni
eufemistiche, come Quella di Gen 15,15 andare presso
i padri = morire e la frase frequente entrare da
una donna = giacere insieme (Gen 6,4; 16,2.4; 19,31;
29,21.23.20; 30,3.4.16; 38,2.8.9.16.16.18; Deut 21,13;
22,13; 25,5; Giud 16,1; 2Sam 3,7; 12,24; 16,21.22; Ez
17,44; Sai 51,2; Prov 6,29; ICron 2,21; 7,23; similmente
anche in arab. e in ug., cfr. WUS nr. 487 con riferimento
a 761= IV ABI n,21s.).

Il significato venire presenta moltissime varia


zioni La combinazione, con valore di formula, tra
bd Qjs ( venire e andare , uscita ed entrata )
stata studiata da J.G.PIoger, Literarkritische,
fonngeschichtliche und stilkritische Untersuchungen zum Deut, 1967, 174-184, il quale
conclude che questa formula non ha uno spe
cifico Sitz im Leben (cfr. Deut 28,6.19;
31,2; Gios 6,1; 14,11; ISam 18,13.16; 29,6; IRe
3,7; 15,17 = 2Cron 16,1; 2Re 11,8 = 2Cron 23,7;
2Re 19,27 = Is 37,28; Sai 121,8; 2Cron 15,5;
cfr. acc. erbu e as, CAD E 263; HAL 109b
con bibliogr.).
Accanto al valore spaziale troviamo non di rado
anche il valore temporale di venire , non solo
jm giorno,
con espressioni di tempo (p.e.
come nella formula con cui i profeti iniziano i loro
discorsi hirin jmm b'Tm ecco, vengono
giorni in ISam 2,31; 2Re 20,17 = Is 39,6; Ger
7,32; 9,24; 16,14; 19,6; 23,5.7; 30,3; 3U7.31.38Q;
33,14; 48,12; 49,2; 51,47.52; Am 4,2; 8,11; 9,13),
ma anche per eventi gi annunciati che avven
gono, si compiono (cfr. Deut 13,3; 18,22;
28,2.15.45; 30,1; Gios 21,45; 23,14 15; Giud 9,57;
13,12.17; ISam 9,6; 10,7.9; Is 5,19; 42,9; 48,3.5;
Ger 17,15; 28,9; Ab 2,3; Sai 105,19; Prov 26,2).
Una forma sostantivata habb't gli eventi fu
233

Nin bd1 VENIRE

turi (Is 41,22; cfr. h'tijjt Is 41,23; 44,7, da th


venire ).
A volte in testi poetici (soprattutto nel Deuteroisaia e in
Giobbe) si trova come sinonimo di b1 lequivalente
aram. 'th q. venire ( 19x) e hi. portare (2x). Per Is
21,12 cfr. C.Rabin, FS Rinaldi 1967, 303-309.
Laram. 7h venire si trova in q. 7x, in ha. 7x con il
valore portare e 2x con il valore esser condotto .

a) In circa 40 passi si parla di un venire


di Dio in maniera ben precisa (cfr. G.Pidoux, Le
Dieu qui vient, 1947; F.Schnutenhaus, Das Kommen und Erscheinen Gottes im AX, ZAW 76,
1964, 1-22; E.Jenni, FS Eichrodt 1970, 251-261).
Possiamo distinguere forse tre tipi: quello del Dio
che viene a rivelare, di cui parlano antiche narra
zioni, quello della venuta che si inquadra nel culto
o nel tempio, e quello della descrizione teofanica
quale si trova negli inni o nei testi profetico-escatologici.
Un gruppo a s costituiscono i passi delle antiche
narrazioni, in cui viene Dio stesso e non, in una
forma pi mitigata, il messaggero di Dio (Giud
6,11; 13,6.8.9.10; cfr. Gios 5,14), anche se ci si
verifica, come nellElohista, soltanto durante il so
gno notturno (Gen 20,3 presso Abimelech; 31,24
presso Labano; Num 22,9.20 presso Balaam; lo
stesso nel racconto della giovent di Samuele,
ISam 3,10), oppure in forma non meglio precisata
come in Es 20,20 ( venuto per mettervi alla
prova ; cfr. Deut 4,34 dove bd ha parimenti solo
una funzione sussidiaria rispetto al verbo che se
gue), o, come nello Jahwista, nella nube (Es 19,9,
J secondo W.Bayerlin, Herkunft und Geschichte
der altesten Sinaitraditionen, 1961, 14; secondo
Noth, berlieferungsgeschichte des Pentateuch,
1948, 33, si tratta invece di unaggiunta di stile
dtr.).
Il secondo gruppo molto vario: nella legge
sullaltare di Es 20,24 ( verr a te e ti benedir )
si suppone che Dio venga durante unazione cul
tuale. Per i filistei Dio venuto con larca nelPaccampamento (ISam 4,7). Un venire o un entrare
di Dio collegato al culto anche in Sai 24,7.9,
nella processione deJParca. Infine, secondo .Ez
43,2.4; 44,2, Dio ritorna nel nuovo tempio.
11 gruppo dei passi pi significativi da un punto di
vista teologico riguarda le epifanie o le teofanie
(C.Westermann, Das Loben Gottes in den Psalmen, 1953, 65-72; J.Jeremias, Theophanie, 1965);
qui b9compare spesso, anche se non come voce
predominante (cfr. /s jrd,
jp Khi.). 11 genere
molto articolato delle teofanie non dipende se
condo Jeremias (l.c., 136-164) da motivi extrabi
blici (diversamente Schnutenhaus, l.c., 4,6) per
quanto riguarda il suo primo elemento, cio la de
scrizione della venuta di Jahwe dal luogo dove ri
siede (Deut 33,2, dal Sinai; cfr. Sai 68,18b txt em;
Ab 3,3, da Teman). Il suo Sitz im Leben ori
ginario va cercato nelle celebrazioni di vittoria da
parte dellesercito dIsraele, le quali volevano esal
tare a questo modo laiuto di Jahwe al suo popolo

4/

234

nella guerra santa. Da questo contesto il motivo


passato negli inni e poi anche negli oracoli con cui
i profeti annunciano castigo o salvezza; Jahwe non
viene solo dal Sinai, ma, secondo le varie conce
zioni sul luogo di residenza di Jahwe, egli viene
ora anche da Sion (Sai 50,3; cfr, v. 2), da lontano
(Is 30,27 il nome di Jahwe), e persino dal nord (Ez
1,4, cfr. Zimmerli, BK XIII,51s.; cfr. anche Giob
37,22 txt em, th dello splendore di Dio); oppure
il luogo non indicato (Is 40,10; 59,19s.; 66,15;
Zac 14,5, cfr. 2,14; Mal 3,ls.24; cfr. anche Is 19,1
Jahwe viene in Egitto). In Sai 96,13 = lCron
16,33; Sai 98*9 la teofania, che viene solo accen
nata, unita al motivo della venuta per il giudizio.
In tutti questi passi b' testimonia sempre linter
vento potente di Dio nella storia.
In Is 3,14

bemtsp( 'im entrare in giudizio con ;

cfr. Sai 143,2; Giob 9,32; 22,4; H.J.Boecker, Redeformen


des Rechtslebens im AT, 1964, 85) e Is 50,2 ( per qual
motivo non c nessuno, ora che io sono venuto? ; cfr.
Is 41,28) si hanno precise espressioni giuridiche e non si
parla quindi di un venire ne! senso della teofania; cfr. 'th
in Dan 7,22.
In Os 6,3 verr a noi come la pioggia >il verbo dipende
solo dalla metafora. In Os 10,12, come in Zac 2,14 (cfr.
sopra a proposito di Es 20,20; DeuL 4,34), b' ha solo la
funzione di verbo ausiliare che introduce lazione se
guente.

b) Il verbo bo ha una certa importanza nella profe


zia messianica di Zac 9,9 ecco, a te viene il tuo re ,
mentre Gen 49,10 ( finch verr!?] silo ) ed Ez
21,32 ( finch non venga colui al quale appartiene
il diritto/giudizio ) restano oscuri e di difficile inter
pretazione. Cfr. anche in Dan 7,13 la venuta ('th)
dell1 uomo sulle nubi del cielo.
Tra le realt del tempo escatologico (p.e. crollo Is
30,13; vendetta e ricompensa Is 35,4; spada Ez
33,3-4.6; giorni del castigo e della punizione Os
9,7; prova Mi 7,4; ma anche in senso positivo luce
e salvezza Is 56,1; 60,1; 62,11; la sovranit dun
tempo Mi 4,8; con Uh: Ciro is 41,25) hanno un le
game con b* soprattutto q$ fine (Am 8,2;
e anche Ez 7,2-6; cfr. Gen 6,13; Lam 4,18) e jm
Jhwh il giorno di Jahwe , ed altre espressioni si
mili (Is 13,6.9.22; cfr. 63,4; Ger 50,27.31; cfr.
51,33; Ez 7,10.12. cfr. 25s.; 21,30.34; 22,3.4; Gioe
I,15; 2,1; 3,4; Sof 2,2; Zac 14,1; Mal 3,19.23).
5/ Tra i numerosi termini con cui s pu ren
dere il verbo b\ i LXX hanno scelto di prefe
renza pxeoOai,
e ^xeiv. Per bd in
relazione allattesa messianica di Qumran (1QS
9,11; CD 19,10s.; 1QPB 3) cfr. A.S. van der
Woude, Die messianischen Vorstellungen der
Gemeinde von Qumran, 1957, 58.76s. Sulla ve
nuta di Dio ( Apoc 1,4.8; 4,8), di Cristo e del regno
nel NT cfr. J.Schneider, art. eovouai, ThW
II,662-682 (= GLNT 111,913-964); id., art.
ThW 11,929-930 (= GLNT IV,61-68); K.G.Kuhn,
art. jj.apava0, ThW IV ,470-475 (- GLNT'
VI,1249-1266); A.Oepke, art. 7apo'jCTLa, ThW
V,856-869 (= GLNT IX,839-878).
EJenni
235

013 bs ESSERE SMASCHERATO


1/ Il verbo bs formato dalla radice a due lettere
*bl con vocale lunga (>) attestato soprattutto
nel semitico orientale e nordoccidentale; in aram.
si ha la trasformazione della radice concava in
quella a tre lettere bht\ cfr. Parab. bht poco atte
stato (Th. Noldeke, ZDMG 40, 1886, 157.741).
Da 605 I va distinto bs II usato al poi. (Es 32,1; Giud
5,28) che significa esitare, tardare (N.H.Torczyner,
ZDMG 70,1916, 557; cfr. HAL 112s.; i significati di bs
e bt_ ug. sono discussi, cfr. WUS nr. 597.609.610; UT nr.
532.544; Esd 8,22 in qal, daio come possibile in HAL
113a, difficilmente appartiene a bs 11).
Dobbiamo ricordare la particolarit grammaticale di bs
I che allhi. presenta una duplice forma: accanto al nor
male hbls compare il pi frequente hbl, che una
contaminazione con jbs hi. (BL 402X vd, st. 3b,

I derivati sono: bscet e busa vergogna , mebuslm


parti pudende , mentre bosn di Os 10,6 pare
una corruzione testuale (cfr. Barth 346).
2/ Il verbo attestato 129x (qal 95x, hi. 33x [hbis l lx, hbVs 22x, includendo ls 30,5Q; Gioe 1,12a
in Lis. sottojbs], hitpo. lx). Manca nel Pentateuco
ad eccezione di Gen 2,25 (hitpo.), assai raro in
prosa, poco usato nei testi sapienziali (Prov 6x
Ili.) od frequente nei profeti (particolarmente
Ger, 36x) e nei salmi (34x).
Dal TM va tolto il verbo bs in Os 13,15; Sai 25,3b (BH3);
per Is 30,5 Q /K cfr. comm.; va aggiunto in Ez 7,26 txt
em (BH1).
*

Quanto ai derivati, bscet compare 30x, bs 4x,


bosn e mebus7m (Deut 25,11) lx.
3/ a) Il significato primario di bs qal essere
smascherato in una duplice accezione: in senso
oggettivo denota la situazione di fatto (essere
annientato ), in senso soggettivo il sentimento di
colui che stato annientato ( vergognarsi ).
Lespressione ad-bs (Giud 3,25; 2Re 2,17; 8,11) una
formula stereotipa che significa fino a sparire , fino
a perdere ogni speranza o sim, (Torczyner, l.c., sup
pone qui bs II).

La gamma dei significati del verbo si riflette nelle


espressioni parallele che hanno a volte carattere
oggettivo, a volte carattere soggettivo:
k/m ni./ho. essere confuso (allorigine esser fe
rito, cfr. LKopf, VT 8, 1958, 179) Is 41,11; 45,16s.;
Ger 14,3; 17,13 txt em (BH); 22,22; 31,19; Ez 36,32; Sai
35,4, 69,7; Esd 9,6; cfr. anche Is 54,4;
hpr vergognarsi Is 1,29; 24,23; 54,4 (hi.); Ger 15,9;
50,12; Mi 3,7; Sai 35,26; 40,15; 71,24; cfr. anche Sai 35,4;
83,18;
htt essere abbattuto, essere pieno di terrore 2Re 19,26
= Is 37,27; Is 20,5; Ger 17,18 (ni.);
hwr impallidire Is 19,9 Ut em (BH>); 29,22;
silfi ni. ritirarsi Is 42,17; Sai 35,4; 40,15; 129,5;
bh) ni. essere confuso Sai 6,11; 83,18.
Si trovano inoltre attestati una volta ciascuno phd spa
ventare (Is 44,11 ), sdd pu. opp. qal pass. venir di
strutto (Ger 9,18), umlal languire, affliggersi (Ger
tZTQ bs ESSERE SMASCHERATO

236

15,9), *bd andare perduto (Sai 83,18), ks! smarrirsi


(Ger 20,11); si hanno anche espressioni di afflizione
come hph rs nascondere il capo (Ger 14,3) e nph
ncefcES esalare lanima (Ger 15,9).

Solo in pochi casi si pu isolare laspetto sogget


tivo da quello oggettivo, come quando p.e. nel la
mento personale si parla di vergogna, pentimento
(Ger 31,19; 51,51; diversamente Giob 19,3), o
quando si accenna alPannientamento del nemico
(Sai 6,11; 31,18 ecc., vd. st. 4.). 11termine opposto
per Paspetto soggettivo smh rallegrarsi (Is
65,13; Sai 109,28; cfr. ls 66,5)*
b) Nella sua forma regolare Phi. ha valore causa
tivo svergognare (con complemento oggetto
Sai 44,8; 119,31.116; 14,6 e 53,6 txt?; Prov 29,15);
in Prov 10,5; 12,4; 14,35; 17,2; 19,26 si ha il pari,
senza complemento oggetto per qualificare lo
stolto, soprattutto in contrapposizione a colui che
sa vivere bene (maskfl Prov 10,5; 14,35; 17,2;
scet hajil la donna virtuosa Prov 12,4; cfr.
lespressione parallela mahpir vituperevole in
Prov 19,26).
La seconda forma, costruita analogamente ai verbi
di prima w/j, ha quasi sempre significato transi
tivo interno, e perci vicina al qal (in Gioe
1,10.12a difficile stabilire la differenza rispetto a
jbs diventar secco ), tuttavia a volte ha anche
senso causativo: coprir di rossore 2Sam 19,6,
cfr. coprirsi di vergogna Os 2,7.
c) Lhitpo., forse usato nel senso originale dallo
Jahwista in Gen 2,25, attestato nelPambito stret
tamente personale-soggettivo ( vergognarsi luno
del laltro ).
d) 1derivati comprendono ambedue gli aspetti gi
segnalati per il verbo, cio dal disonore, infamia,
fino alla vergogna (Deut 25,11 mebus7m nel senso
concreto e specifico di parti pudende ). Voci pa
rallele sono kflimm vergogna (Is 30,3; 61,7;
Ger 3,25; Sai 35,26; 44,16; 69,20; 109,29) e hcerpa
confusione (Is 30,5; 54,4; Sai 69,20). usata
anche lespressione bscet pnm (Ger 7,19; Sai
44,16; Dan 9,7s.; Esd 9,7; 2Cron 32,21), letteral
mente pudore del viso , pressapoco rossore di
vergogna . Bscet sinonimo del nome del dio
B'al in Ger 3,24; 11,13; Os 9,10 ed pure atte
stato nei nomi personali Is bscet (2Sam 2,8),
J erubbcscet ( 11,21), M efbscet (21,8), forse anche
nel coccio di Lachis 6,6 per Bel-Marduk (H.Michaud, Sur la pierre et largile, 1958,101; cfr. HAL
158b).
Si spiega cos la vocalizzazione del nome divino Mcefcek
come Mtcek\ questa lopinione comune che risale a
A.Geiger, Urschrift und Jbersetzungen der Bibel, 1857;
divermente O.Eissfeldt, Molk als OpferbegrifT im Punischen und das Ende des Gottes Moloch, 1935.

4 / Nelluso religioso della voce laspetto sogget


tivo ha una portata limitata: al massimo compare
quando colui che si lamenta indica il suo atteggia
mento pieno di pentimento. Di grande rilievo
invece laspetto oggettivo, in primo luogo nel la
237

1H2 bhn ESAMINARE

mento contro i nemici (Sai 6,11; 35,4.26; 40,15;


70,3; 71,13.24; di qui dipende il modo di espri
mersi di Ger 17,13.18; Is 26,11): colui che si la
menta prega per lannientamento dei nemici, ma
anche per essere risparmiato dalla rovina. Quasi
sempre questa preghiera unita tematicamente
alla fiducia (Sai 22,6; 25,2s.20; 31,2.18; 69,7; 71,1).
Lorante ricorre dunque allaiuto di Dio, e ci lo
preserva dalla perdizione; poich tale aiuto non
raggiunge l'avversario, questi sar votato alla ro
vina.
Dal culto il verbo passato alla profezia; qui at
testato nel genere letterario degli annunci di con
danna (Is 1,29; 19,9; 41,11; 65,13; 66,5; Ger 15,9;
20,11; Ez 16,63; 32,30; 36,32 c^c.) rivolti contro i
popoli stranieri, ma anche contro Israele; inoltre,
il verbo usato nelle promesse di salvezza indiriz
zate ad Israele (rovina dei nemici; specialmente a
partire dal Dtis, Is 45,17.24; 49,23; 54,4 ecc.). An<