- LE GUERRE DEL 1700
Tra il Seicento e il Settecento, l’Europa fu attraversata da oltre 15 guerre, durante le
quali si scontrarono le maggiori potenze europee, spinte, più che da motivazioni
religiose, dalla volontà di imporre la loro egemonia nel continente. Il conflitto che pose
le basi per lo scoppio delle guerre di successione fu la guerra di Devoluzione.
Guerra di Devoluzione
Durante il suo regno, Luigi XIV intraprese numerosissime campagne militari, volte ad
imporre la supremazia francese nel continente europeo e ad ampliare i confini di
Francia. Egli aveva sposato Maria Teresa di Spagna, primogenita del sovrano Filippo
IV: alla morte di quest’ultimo, la corona venne ereditata dal primo dei figli maschi,
Carlo II – è ricordato come “lo stregato” a causa della saluta estremamente precaria
che lo accompagnò sin dalla nascita, dovuta alla politica matrimoniale endogamica -,
ma Luigi si appellò al diritto di Devoluzione, vigente nell’area del Brabante, nelle
Fiandre, affermante che quei territori dovessero essere ereditati dal primogenito,
fosse esso uomo o donna, in modo tale da conquistare i Paesi Bassi spagnoli. Dopo
aver occupato con il proprio esercito questi territori, Luigi volle tentare di
impossessarsi anche delle Province Unite, ma, rendendosi conto del pericolo in cui
sarebbe incorso se l’Inghilterra e la Svezia, alleate con le Province, si fossero schierate
contro di lui, decise di retrocedere, firmando la pace di Aquisgrana nel 1668 e
ottenendo i possedimenti dell’area belga.
Guerra di successione spagnola
La prima fra le guerre del 1700 fu quella di successione spagnola, che si protrasse dal
1701 al 1714.
Le origini dello scoppio risiedono nella morte di Carlo II, ultimo degli Asburgo di
Spagna, deceduto senza lasciare eredi diretti, il quale aveva designato come futuro
sovrano di Spagna il nipote Filippo V. Tuttavia, essendo quest’ultimo al contempo
imparentato con Luigi XIV, Inghilterra, Austria, Prussia e Olanda diedero vita ad una
coalizione antifrancese, che avrebbe poi compreso il Portogallo e il Ducato di Savoia,
temendo il rovesciamento degli accordi di Westfalia. Nel 1713, dopo una serie di
battaglie inconclusive, si giunse alle paci di Utrecht e Rastadt, le quali confermarono
Filippo come sovrano di Spagna, in cambio che quest’ultimo promettesse di non
tentare mai di unire le due corone e concedesse i domini italiani e fiamminghi agli
Asburgo, una serie di territori all’Inghilterra, e la Sicilia al Ducato di Savoia.
Quest’ultimo riuscì poi a scambiare la Sicilia con la Sardegna, ottenendo il titolo di
“regno di Sardegna”.
Guerra di successione polacca
L’equilibrio sancito dalle paci di Utrecht e Rastadt si rivelò precario, dato che, neanche
20 anni dopo, ebbe inizio la guerra di successione polacca. La Polonia era una
monarchia elettiva e, alla morte del sovrano, grandi potenze europee tentarono di
assicurarsi il controllo del territorio favorendo l’ascesa al trono di re di loro fiducia: la
Russia e l’Austria favorirono il figlio del defunto sovrano, mentre la Francia, assieme a
Spagna e regno di Sardegna, il suocero di Luigi XV. La guerra si concluse nel 1735 con
il trattato di Vienna, che sancì l’ascesa al trono del figlio del sovrano defunto; inoltre,
mentre Napoli e Sicilia tornarono alla Spagna, l’Austria ottenne il controllo
sui territori italiani come la Toscana, trasformata in Granducato, e i ducati di
Parma e Piacenza.
Guerra di successione austriaca
Due anni dopo, con l’ascesa al trono austriaco di Maria Teresa d’Asburgo, scoppiò un
ulteriore conflitto, a causa del rifiuto di Federico II di riconoscere la legittimità della
sovrana. L’Austria, sostenuta dall’Ungheria, annessa nel 1699, riuscì a sconfiggere la
Francia, la Spagna e la Prussia, giungendo alla pace di Aquisgrana nel 1748, che
garantì la Slesia alla Prussia, i ducati di Parma e Piacenza alla Spagna e lo
scettro a Maria Teresa.
Guerra dei 7 anni
Con la conclusione della guerra di successione austriaca, si comprese che il vero
nemico era la Prussia, potenza in forte ascesa. Pertanto Austria e Russia decisero di
allearsi con i francesi contro la Prussia, sostenuta dall’Inghilterra, creando un
rovesciamento delle tradizionali alleanze e dando inizio a quella che vien considerata
la prima vera guerra mondiale. Infatti, la guerra non fu combattuta solo nel continente
europeo, ma anche nei territori coloniali: in particolare, con la pace di Parigi del 1763,
l’impero coloniale francese subì un drastico indebolimento, in favore dell’ascesa di
quello inglese.
Conseguenze delle guerre
Verso la metà del Settecento, si potè assistere a una riformulazione generale dei
rapporti di forza tra i Paesi europei , sia nel continente che oltremare. Bisogna però
specificare che è impossibile parlare di nazioni, quanto di possedimenti dinastici
ancora privi di un’unità territoriale.
La Prussia, ancora formata da due nucleo separati fra loro dal regno di Polonia, venne
definitivamente annoverata tra le potenze europee. L’Austria era riuscita ad ampliare i
propri domini, sottraendo numerosi territori anche all’impero ottomano, ormai in
decadenza, e ottenendo anche possedimenti nella penisola italiana, che si presentava
come un mosaico di unità territoriale soggette alla giurisdizione di potenze straniere
come Austria e Spagna, governata ormai dalla dinastia borbonica. Anche nelle colonie,
la concorrenza tra le potenze marittime provocò il declino della supremazia iberica, in
favore di Olanda e Inghilterra, caratterizzate da uno spirito di intraprendenza sul piano
produttivo e commerciale e dotate di imbarcazioni più agili e audaci.
- AZIONE RIFORMISTA NEL 1700
Durante il 1700, a partire dall’analisi scientifica della società promossa dal movimento
illuminista, in diversi Stati europei, i governanti misero in atto una vigorosa azione
riformista, modificando parzialmente anche le leggi fondamentali facendo tesoro delle
suggestioni avanzate dall’illuminismo. Tuttavia, le riforme incorsero presto
nell’opposizione dei ceti aristocratici e del clero, i quali consideravano tali
cambiamento come attacchi mirati ad eliminare i loro privilegi.
D’altra parte, in alcuni Paesi, la collaborazione tra sovrani e illuministi portò l’attività
riformistica ad ottenere risultati efficaci: da ciò deriva la dicitura “dispotismo
illuminato”, una forma di governo dove le riforme imposte dall’alto permisero in parte
di affermare i diritti civili, alimentando la speranza nel progresso.
Il motivo per il quale molti governanti avevano deciso di intraprendere la strada delle
riforme fu l’enorme crescita dei costi per il mantenimento degli eserciti permanenti e
la necessità di una riorganizzazione del sistema della tassazione: vennero per la prima
volta istituiti i catasti, i quali permisero un più capillare ed efficiente prelievo fiscale
che garantisse una maggior uguaglianza tra i ceti. Inoltre i sovrani si occuparono
anche di smantellare alcuni organi giuridici, quali i fori ecclesiastici e i tribunali
signorili, che si sottraevano al controllo dello Stato, e tentarono di sottrarre al clero
alcuni privilegi e antiche proprietà, come il monopolio dell’istruzione.
Austria
La crescente estensione territoriale e la varietà etnica, linguistica e culturale che
caratterizzavano l’impero asburgico, rendevano difficoltoso l’esercizio di un governo
efficace.
Ascesa al trono asburgico, Maria Teresa d’Austria si trovò presto ad intraprendere una
guerra verso il sovrano di Prussia, e l’impegno militare indusse la nuova sovrana a
reperire nuove risorse economiche, mutando il sistema tributario. La sua politica si
rivolse prevalentemente contro i ceti privilegiati e contro la Chiesa, tentando di
trasferire funzioni e prerogative che fino a quel momento erano state di competenza
ecclesiastica.
Inoltre, il ministro nominato dalla regina stabilì che i contributi fiscali di ogni territori
venissero concordati ogni dieci anni e che a riscuoterli fossero i funzionari statali,
riducendo l’influenza delle assemblee rappresentative