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DICHIARAZIONE DI ALCUNI DOCUMENTI PER LA STORIA DEGLI AMEDEI VI, VII E VIII DI

SAVOIA
Source: Archivio Storico Italiano , 1847, Vol. 13 (1847), pp. 27-318, 8
Published by: Casa Editrice Leo S. Olschki s.r.l.

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DICHIARAZIONE

DI AlXthM

DOCUMENTI PEU LA STORIA DEGLI AMEDEI VI, VII lì V

l>l SAVOIA

CAIM) I.

Amedeo V k i Figliuoli.

La fortuna di Savoia è riconosciuta nel risoluto attaccamento


agi' imperatori contro i re di Francia. Veramente era interesse
degl'imperatori che Francia non varcasse le Alpi : e perciò
necessario mantenerle antemurale un principe che senza ren-
dersi formidabile all' impero fosse abbastanza forte per impe-
dire un' invasione straniera in Italia. D'altra parte i Conti non
potendosi colle sole loro forze sostenersi pei lenimenti non va-
sti , o pericolanti in faccia a' vicini ardenti e inquieti , trovavano
buon conto mostrarsi ligi e rendere qualche servigio all' impe-
ratore per amore di protezione o di qualche dono di terre e
castella. A fare anche più rispettabile la casa di Savoia con-
tribui grandemente il vicariato imperiale che per la prima volta
fu dato a Tommaso di Umberto 111 allorché si mise alla testa
della lega dei marchesi di Saluzzoc Monferrato, degli Astigiani
e dc'Chicrcsi contra que' di Milano, Vercelli e Torino, che te-
nevano le parli di papa Onorio contro l' Imperatore : per cui
ebbe diritto di richiedere armi e danaro dalle città e dai si-
gnori dipendenti dall'impero; e quindi occasione e modo di
assicurarsi la signorìa nel paese di Vaud e nella città di Morat

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28 PIGHIAIIAZIONK PI DOCUMENTI

che aveva presa dopo la morie di Bertoldo V di Znringhe


datore di Friburgo e di Berna , e ia compera di Ciambo
i doni elio l' Imperatore avcvagli fatto della sovranità in
e del luogo di Testone (1) , clic la lega anzidetta aveva dis
«love poi sorse Moncalicri.
Il sig. Dalla nelle sue lezioni di paleografia, dice e
principe Tommaso fu creato solamente vicario dell' Impe
e non vicario dell' impero o imperiale ; e non cita clic
delle franchigie concedute nel 1226 alla città di Marsigli
è intitolato: Vicarius in Lombardia domini Federici
graliam romanar um impcraloris , e finisce per dire cli
ploma di concessione del vicariato (solo titolo di sicu
poggio ) non si ò ancora rinvenuto. Veramente altro e
rialo dell'impero , altro il vicarialo dell'Imperatore: que
perpetuo, questo a vita del sovrano. Ma con quell'alto solo
non si può con certezza asserire clic veramente il principe
Tommaso non fosse vicario imperiale , e non piuttosto s' intito-
lasse vicarius domini Federici per riverenza pubblica al suo
signore. Nò il Dalla accorda il vicariato imperiale alla casa di
Savoia clic in Amedeo VI. Ma il manoscritto storico trovalo fra
le carte del conte Moiitagnini di Mirabello, e già citato in nota,
accenna a Tommaso quale a Vicario imperiale con affermazione
di egual nomina in Amedeo V del 1311 , mentre il sig. Patta
lascia dubbio se Amedeo fosse creato vicaro quell'anno o l'an-
tecedente. E vicario imperiale , e non dell'Imperatore lo dicono
alcune memorie del gesuita Monod rimaste inedite per la Storia
di Ginevra (2), le quali similmente assegnano per quell'ufficio
il 1311. Oltreché il sig. Patta lascia dubitare della propria sen-
tenza ; perchè avendo scritto a pag. 156 , clic il vicariato per-
petuo non cominciò pei conti di Savoia clic in Amedeo VI,
soggiunse a pag. 166, che Arrigo VII prevedendo che il reg-
gimento ordinato di tanti vicarii , quante città, non avrebbe
potuto resistere ; e volendo egli andare a Roma , ed essere si-
curo del fallo suo , ideò di stabilire un vicario imperiale il quale

(t) Archivio di Corte in Torino. Storia della Casa , Categoria IV ,


Mazzo VI, num. 4 ; MS. storico trovato tra lo carte del Co. Montagnfnldl
Mirabello.
(2) Archivio di Corle. fíroviUa» des mémoires , Cap. XIII.

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DI STORIA PIEMONTESE 29

tenendo in piede numerosa soldatesca valesse a conte


tosi ; e subitamente il paleografo nominò in una not
città e i feudatari che erano obbligati di contrib
fiorini d'oro alle spese di quell'esercito. Tra le
mette Pavia, Novara e Vercelli, e doveva sapere d
di Cennenate, che erano state specialmente date a
a Filippo di Savoia principe d'Acaia. Quel vicar
proprio essere l' imperiale , perocché tolto a Matt
che tal l'aveva, e tale il riebbe l'anno stesso 1311
l'Imperatore si accorse che la casa di Savoia abus
fìzia in danno suo , favorendo i Guelfi (1). Sebb
quei titolo e l'autorità per le terre da lei possedu
omaggi che i vescovi e i signori di Savoia, Ginevr
Svizzera prestar dovevano per feudi all' impero. P
notizia non paia ch'io abbia gittato troppe parole
siaché pei titolo di vicario imperiale ebbe la casa
molti pretesti a procurarsi per varie vie ciò che
di non avere in Piemonte in Svizzera e altrove , s
proposito del Carroñe voler provare.
E difatti riacquistato, verso il 1313, il primiero fa
rigo, Amedeo V ebbe in dono Àsti, e l'alto domin
chesato di Ceva già compralo da Nano marchese pe
lire, e Cuneo, Pinerolo, Massio , Non, Felizzano,
maggiore, Cannelli, Sommariva del Bosco; e (dic
gnini ) sarebbe stato creato Re di tutti i suoi dom
peratore non fosse in quell'anno stesso mancato
Quella morte fu cagione che Amedeo avesse non poco
dai Visconti , i quali e per rifarsi di antichi dann
graziarsi con Ludovico il Bavaro, fecero non solo
Torriani, ma a chiunque di coperto o di palese av
i Guelfi. E mollo animosamente s'eran rivolti contro Savoia
già occupata in due guerre : di Filippo d'Acaia cóntro Saluzzo,
e di Filippo e Amedeo contro re Roberto di Sicilia a cui yo^
levano tórre quanto possedeva in Piemonte; e goderselo col
patto che Filippo riconoscesse dal conte quanto del conquisto

(1) Giulini , Storia di Milano,, Continuazippe : ad annum.


(2) MS. Montagnini , citato.

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30 DICHIARAZIONE I>1 DOCUMENTI

gli sarebbe appartenuto (1). Ma il conte previsto il ma


che gli sarebbe caduto addosso , non solo fece subito pa
il nipote col marchese di Saluzzo clic gli cedette Possan
Alba, Clierasco , Saviglinno e altre terre alle quali pre
il prefalo re ; ma ancora denunciate a Matteo Visconte
grete mire che il re ed il papa avevano contro lui , ten
ottenne che Matteo si amicasse e collcgassc con Fili
Savoia-Acaia ; e cosi se non tolta afTallo dal Piemonte
tenza del re Itoberto , al certo diminuita , potò fermare
quiste viscontee che già avevano involto Vercelli e N
Quella concordia celebrata in Lombriasco anno domini
simo tcrcentesimo decimo octavo indictione prima die
decimanona augusti (3) , e nella quale il conte di Savoia
riserva di diritto e di onore merita di essere ne' princip
pubblicata. - a Dominus Matheus se non intromittal n
« tromittcrc dcbcat per se vel per fìlios vel nepotes v
« descendentes vel per aliam submissam personam de
u seignoria potestaria capitanéalo nee de aliquo alio offi
« nendo vel regendo nee in aliquo loco existente in com
« vel districtu de Ast et quod sit ab Ast superius in
« loco qualiscumquc sit locus Castrum vel villa excepto
« inferios dicclur , nee de terra lpporigie et Canapicii
« terra Cherii nee dc terris dominorum inarcliionum dc Car-
« reto nee dc terris Claraschi Montisvici et Saviliani et di-
« slrictibus corumdcm et. gcncralitcr de aliquo loco civitate
« terra castro vel villa que tenent predieli domini comes et
« princeps seu alter eorum vel quod pertincat vel quod per-
« tinerc dcbcat ad ipsos vel ad allerum ipso rum ex concessio-
ne nibus tilulis vel causis factis et cnianalis a serenissimo im-
« pernierò domino Henrico felicis recordations vel anteccs-
« soribus ciusdcm imo predicla omnia el singula promittat
« prcdielus dominus habere tenere pacifico et gaudere et cos
juvabit fidclitcr et bona fide ad acquircndum predicla supe-
« rius memorata contra regem Robertům el contra omnes

(1) Archivio dl Corte. Principi del Sangue , Mazzo II , n. 4.


(2) Ibid. Cillà e Provincia . Fostano , Mazzo I , n. 4.
(3) Ibid. Trattati diveni.

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DI STORIA PIEMONTESE 31

« cliaiu tciicutcs parlem ipsius. - Rem protnis


« prcdiclus dominus Malhcus dominus Mcdio
it del et Iciicbil suis expensis el ad eius stipen
te mino principi centum homines de armis é
u idoncos qui stabunt cum domino principe
« suis ut voiucrit ad faciendum guerram cilr
u regem Robertům cl cius sequaces ab Ast sci
ti menses singulis annis prout plucucrit dom
u Item si gentes de armis venicnt dc partibus
« partes Pcdcmonlis quod co casu dietus dom
u mittat ex forcium (1) suuui armalorum
<t dictis gcntibus regis el offendendum cosdcm
a dum dominum principem et terrain suam s
« sitatem et quautitalcm gentium que venire
« adverso et altera parte dietus dominus princ
<t quod se non inlromiltel dc dominio polcsta
ti pitaucalu alicuius terre que cssent dc distri
u sent sivc tencrcnlur per cosdcm vel essent d
« nominatis et predicta curabit faccrc cum c
« per suos descendentes et alios suos adhérent
it servari. - Item quod ipse dominus princeps
« tat de civitatc Albe cpiscopalu el jurisdictio
u ncc per aliquem eidem domino principi adhe
u in terris dominorum marchionum do Carreto cl dc Ca'a et
ii oliorum locorum coticcssorum per aliquos imperatores dictis
« doiiiinÌ9 corniti et principi vel prcdcccssoribus corum in pre-
ti dictis locis dictorum marchionum de Carreto. - Item quod
« ipso dominus princeps , si necessitas immillerei videlicet quod
« dietus rex Robertus sivc cius gentes venirci vel venirent po-
li tentes causa oíTcndi dictum dominum Mcdiolani sivc terram
« quam tenet ipse vel sui quod ipse dominus princeps tenealur
u inittcrc do suis gcntibus cqucstribus armigeris vigiliti quinqué
u in servitium dicti domini Malhei si gentes dieti regis tran-
if sircnl ultra Alexandrian) pernoctando ibidem. - Item si ca-

ll) Forse, re forcium, - • Molti c molli dubbi hanno lascialo i copisti


dcl Carroñe no* documenti tutti; onde in luoghi parecchi per non cor-
tero pericolo di correggere In peggio si ć serbata la dizione quale tro-
vata. Una dello scuse sia la dizione spessissimo errata che trovasi ne' do-
cumenti antichi anche originali.

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:s2 DICHIARAZIONE J)1 DOCUMENTI

« sus prcdiclus accidcrcl quod ipse dominus rex per se


« per suos venirci sivc mandarci ad terras illas que tencnl
* per dictum dominum Mediolani ul supra cl maior csscl
ft ccssitas in illis partibus quam in partibus dicli domini pr
ft cipis quod idem dominus Malheus possit gentes suas ad
« care. Eo salvo quod per prcdicla idem dominus Matheus
« vcuirct contra dominos Cancm Grandem dc la Scala vicario
« pro sacro imperio Verone cl Vicentic Rnynaldum de Bona-
« cossis vicarium pro codem imperio Mantuo dominum Mar-
« chioncm Montisferrati in co quod tenet cl possidet ncc conlra
ft aliquem qui sit in liga prcdictorum dominorura ncc contra
ft aliquem corum ncc cos adiuvabil contra prcdictum princi-
ft pern. - Item quod prcdictus dominus princeps curabit quod
« diclus dominus conies Sabaudie ncc filii non sc intromitlant
a dc terris ncc dc dominiis ncc regiminibus que tcnciilur per
u dictum dominum Matlicuin ul supra alioquin prcdictus do-
ce minus Matheus non tencatur sibi in aliquo nisi in bona vo-
ft lunlatei). Nò quella lega fu vana perchè distolse il re da
quanto macchinava conlra il Visconte, e fu cagione che patteg-
giasse con Filippo di Savoia e gli cedesse i suoi diritti sopra
Savigliano , Bra, Villanova , Castel nuovo, Buttiglicra e Monte-
magno, di che Amedeo prese Tallo dominio siccome signore di
tutto quello clic da Rivoli in giù aveva ceduto al nipote*
Più (eiupo innanzi Amedeo V aveva trovato suo utile in
Ginevra dove da molli anni i suoi maggiori ed egli brama-
vano essere autorevoli. Il dominio utile di Ginevra era stato
conceduto dagT imperatori al vescovo ; il quale ottenne da Fe-
derico I anche i diritti di regalia; ina perchè l'esercizio del
l'oro mal si addiceva a persona ecclesiastica, un eletto dal ve-
scovo, e nominalo visdomo, rendeva giustizia alla città e al con-
tado. Di che si consultino Spon, Bcsson , Bonnivart, Tlioures e
GalilTe. Quella luogotenenza, quel visdomo to pervenuto ai conti
di Savoia circa il 1186 fu cagione di molte liti tra essi e i ve-
scovi, tra i vescovi cd i borghesi, tra i borghesi e i conti sin-
ché i Ginevrini si tolsero affatto dalla soggezione alla casa di
Savoia. La storia di quelle questioni entrava necessariamente
nelle idee del San Tommaso; ed egli crasi proposto di trat-
tarla con molla esattezza e perchè finora fu scritta da uomini
o ligi troppo o nemici a Savoia ; e perchè gli pareva di poterlo

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1)1 STOMA PIEMONTESE 33

ron molla leal («à, (rovaio negli archivi di corl


prii ed illustri entrativi forse da Ginevra se
bitato il Honnivart in una sua scrittura no
Uu' istoria scritta dal professore Gauthier (2)
guida , fatta con buona critica e document
aggiungeva i da sò raccolti , numerosi ed imp
stesso ne farò uso per sostenere il filo de
quanto recano le carte del Garrone : e di es
più segnalati dove mi sembri che siano a prefe
o alle narrazioni degli altri storici delle cos
perchó la parie estrada dal marchese Garrone
che all'anno 1305 dirò prima senz'essa quello
nanzi dai docuuieuti.
Vecchie liti erano tra i conti di Savoia e i conli del Geno-
vese , e per cagione di questi i Ginevrini avevano spesso tra-
vagli dai Delfìni di Vienna da cui i conli del Genovese dipen-
devano; o dai vicini invidiosi e non buoni che prendevano spesso
le occasioni che fossero in guerra per assaltarli. 11 vescovo mal
li poteva difendere : spesso anzi li offendeva, e l' anno 1285 pro-
clamarono doglianze contro di lui. A contenere il vescovo e il
Delfino i Ginevrini fecero lega col coute di Savoia , e questi
scrisse che il promet Je maintenir garder cl défendre les cyloyem
de Genève envers cl contre tous qucl-qu ils soient : même con-
tre l'evéque de Genève (3). Ma crescendo le ostilità de' vicini e
piegando contra il vescovo saputo in disgrazia de* borghesi ,
anche il vescovo chiese aiuto a Savoia sebbene avesse lite col
conte pel visdomato che non gli voleva lasciare. 1 cittadini e
il vescovo ebbero aiuto efficace ; ma non era da far nulla per
nulla : qualcuno doveva pagare. Il conte presentò una lista di
spese per quarantamila marchi d'argento: e tra il vescovo
ed i cittadini doveva parere, e parve al conte, che uc dovesse
richiedere al primo ; e per maggiore facilità di riscuotere , e
per acquistare grazia ne' cittadini. Adunque il conte si volse al
vescovo Guglielmo con grandissima istuuza : e non potendo co-
lui pagare la somma , per que' tempi , grande , riè volendola

(I) Ardi, di Cor. Ginevra . Catey. I, Mazzo 1 . n. 2.


(2) MS. neir Archivio di Ginevra.
(3) Ardi, di Cor. Ginevra , Categ. cit. , Mazzo il , n.
Auču. Sr. It. Vol. XIII.

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3fr DIGIII A ¡(AZIONE DI DOCUMENTI

forse ludo sopra di sé , poiché il benefìzio avuto era comune


co' cittadini , indugiò. Il conte gli occupò (osto il castell
dell'isola, i diritti di pesca, i pedaggi delle merci e i mulini.
Il vescovo, non potendo altro, scomunicò il contee i suoi offi-
ciali ; ma il conte interposto appello dalla scomunica a pap
Niccolò (piuttosto amico de' principi, sperando che andassero
in Terra Santa) tenne fermo l'occupato e non volle ascoltar pa-
role. La faccenda fini con una transazione scritta il 19 di set-
tembre 1290 vista e citata anche dallo Spon c dal suo anno-
tatore ma non pubblicala, ne bene esaminata ; mercé la quale
le dit comic restituirà au dit evéque la pćche , le péage e le
moulin : e Vèvêquc de son coté donnera en fief au dit comte
le viDOMNAT par lui ses hoirs et successeur et pour autant
de temps qu il plaira au successeur du susdit prélat, et en
cas que le susdit successeur ne voulût pas s9en tenir a la dite
transaction , les droit du susdit comte venairont et resteront
dans leur premier force et vigueur (1). Nei qual atto sono
precise queste parole : Item nous comte susdit pour le dit office
de Vidomne avons fait homage au dit evéque le recepvant au
nom de susdit eglise et luy avons juré fidélité . Notate questa
dichiarazione importantissima per giudicar bene delle azioni
de' successori e specialmente del sesto Amedeo. Tale supremazia
del vescovo ginevrino fu da quel principe ridotta in grandissimo
pericolo. Vedremo in parlando del settimo Amedeo all'anno 1387
come per buona ventura potò il vescovo Ademaro Fabri rifran-
carla raccogliendo gli sparsi scritti e formandone un corpo di
libertà. Trattando in questo medesimo atto del 19 settembre
fu altresì convenuto que le châtelain du chateau de Visle sera
tenu garder et tenir en faire garder tous les prisonniers qui lui
seront remis de la part et mandement du dit evéque qui a son
mandement lui seront délivrés in et sur ce requis . E il vescovo
nel successivo giorno 27 assolvette il Conte dalla scomunica (2).
Ma le liti tra Savoia e i baroni circostanti a Ginevra non
erano finite ; perciò i Ginevrini non quieti. Il Delfino .accomo-
dato con Savoia dal figliuolo del re di Francia , ma non con-
tento, istigò il conte del Gcncvese ad essere ostile contro Amc-

(I) Arci», di Cor. Ginevra . Caleg. cit. . Mazzo IV, n. 21 e sege-


'2i Arch. di Cor. Ginevra , Catcg. cu. , Mazzo V, n. I.

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Dl STORIA PIEMONTESE 35

(leo. Colui si lasciò tentare e pose assedio a M


miglia discosto da Ginevra. Amedeo volò al so
assedianti e prese il castello. Nel 1303 le ge
strassero il castello di Malvaz a sci miglia da
appresso il conte del Genovese fece fabbricar
lard. Il signore di Gcx mal sopportando qu
Malvaz vicinissima alle sue terre la fece sorpr
del Genovese ed egli l' aiutò a scalarla di no
divisi i due soci ne' pareri se dovesse conserv
come piuttosto voleva il signore di Gex perd
sorpresi dal conte di Savoia lasciarono la rò
precipitosi. Crebbero le inimicizie tra i due c
nevrini ne temettero fortemente ; conciossiacliò
punire il conte del Genovese, Savoia inquietava i
tadini , i quali tanto frenava quanto manten
castello a lui consegnato. Ma dopo il vesco
successo a Guglielmo non ardì mai di richiam
giustizia), fu eletto Aimone du Quart , di an
forti. Costui ricordò a Savoia la condizione d
lenimento del visdomato pour autant de tem
successeur du susdit prélat (Guillaume) e nel d
lo strinse a porre castellano al castello di Gin
del vescovo, clic primo scelse Pietro Sariond
sino a Pasqua del 130G; e secondo, Riccardo d
cui si accettò in aprile giurando clic V avreb
rescoro tal quale il riceveva, ed era stalo conc
scovo e il conte Amedeo. Poi il 21 di giugn
due deriso sotto quali condizioni avrebbe potu
citare il v ¡sdomato (1). Quindi il vescovo iuorgogl
quel mese distendere per officio di notai una pro
« per aliquam coiivcntionciii seu composilion
« ipsum dominum opiscoputn et comitcìn su
« intendit idem dominus cpiscopus cidem co
ci ccdomnatu aliquod jus constitucrc, nee cum
m 9uum approbare ». Cotanto non si aspettav

ti) Ardi, di Ginevra, Caleg.l, Mazzo IH.- Gauthier


ve, M 9. Il quale per errore lia il trattato del 2 inv
(2) Ibid. o Arch. di Cor. di Torino ,Catcg. I, Maz

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30 DICIIIAHAZIONE DI DOCUMENTI

mase sconcertalo. S'egli «avesse saputo clic il conte d


vese e il signore di Gcx si enino allora dichiarati lig
scovo Aimone, non gli sarebbe mancalo il sospetto d'u
tranello; ma egli o noi seppe, o non gli parve possibi
più clic la sommissione pubblica di quel signore non
brala che il giorno di S. Giovanni Battista cioè il 1.° di
Allora si palesarono i malcontenti interni. Chi mal s
Savoia e taceva si scoperse e parlò, e prese animo d
seguita dal fatto che il signore di Entreraont feudata
voia crasi ribellato al suo signore diretto e condottosi
gio del Delfino il' quale vi pose valido presidio. Clic f
sciar Ginevra e correre a riacquistare l'importante f
rimanere onde non si brogli contro di lui e gli levin
rità che gode in Ginevra? Amedeo erede clic il partit
voia sia ben grande e risolve di andare. Questo volev
del Genovese; e i congiurati canonici e borghesi, i qu
cialo una volta lui per volervi Savoia anzi clic dim
mali proprii, crebbero. Si accontarono presto i preti
del partito nemico a Savoia col Delfino e il conte d
vese e li fecero tosto concludere col vescovo sovra
brevi e fermi ; tra i quali che niuno s' impiccerebbe d
mato a clic il vescovo eleggerebbe ogni anno un suo o
per ciò libero il castello e in balia del vescovo; presti
di Fossigni e del conte del Genovese a cacciare que' d
Il trattato segui al 15 maggio 1307, ma non tanto segr
i partigiani di Savoia noi penetrassero, e non ne avvi
a buon tempo il Conte. E subito Amedeo fece occupare
dati la chiesa e la piazza di S. Dietro ed empire di
tenti il castello dell'isola. 1 nemici presero posto ove p
e la città fu in due fazioni' divisa. Il Delfino e il conte
novese vistisi scoperti stettero in forse d'entrare e a
battaglia : misurate le forze, erano inferiori. Tentaron
parve men difficile per la porta Acquaria ed entraron
giugno. Miseri a loro I I Savoiardi alzarono le mani e
d'ora ccntotrcnladuc ne uccisero, cento ne legarono: b
gli altri che fuggirono. Due de' capi della congiura ( J

(l) Così precisamente. I [Link] sapranno se dl queł tempi q


festa cadesse per loro al l.° di luglio.

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Dl STOMA PIEMONTESE :i7

Médecin el Per net Bosselet) furono appesi a. Ch


lasciali scampare ebbero le case hollina le, i ben
il Gauthier osserva , clic il Donnivard dicendo
appiccali furono i sindaci e clic per dispregi
bastoni in mano, erra; però che i sindaci di Gi
sero quel segno di loro dignità clic all' anno 14
Quella lezione per altro non valse agl'insor
c il conte del Genovese (ornarono a battaglia ;
lor danno. Allora la fazione savoiarda prese il
minacciò all'autorità del vescovo. Gauthier dà conto di un
atto di lega tra il vescovo e il conte di Ginevra ed Ugo di
Fossignì , clic ò nell'archivio di Corte di Torino (1) come
nell'archivio di Ginevra, pel quale non era conceduto ai Sa-
voiardi pace nò tregua sinché il vescovo non fosse rimesso
ne' suoi pieni poteri : « ita quod piene et libere possit dietam
« gcbciineiiscin villām tenere cl jurisdictionem quam ibi habet
( t et habere debet, tenere cl cxcrccrc »; e per di più giuraro-
no: a dictum dominum cpiscopum, ecclesiali), jura, jurisdiction
a nes ipsius et libértales, canonices sibi adhérentes et personas
« ecclcsiasticas eitlem domino episcopo subjcclas diffondere ab
« omni injuria et molestia, ita quod nec per se subjcctos suos
« ipsum molcstabunt, nec injurias irrogabunt

li liier dominus Fucigniaci prcdictus promiltit


« et de Jussye.... Item promitlunl dieti dom
« injures et daninis irrogati? diclo domino epi
« vel irrogandosi quo reperienlur, se eniendat
« ci ecclesiali). Item procurabunl quod prela
a quam seculares et persone ecclesiastico in eo
« eoinmorantes juvabunt ipsum dominum cpi
« tribuent cidcui in expensis fucicndis in per
«< ipsius et diete ecclesie quando dietus domin
« lucri! cum cffoctu virililcr persequi jus suum
ti tra dietos cives per censuram ccclcsiaslicam
« lerendas et proniulgandas , quas scntenlias
« opiscopus promit tit lacere promulgare cc. » (a
che a buona occasione il vescovo li aiuti coi ca

(!) Arch dl Cor. . Affari Svizzeri , Catcg. I , Mazzo


di Glnovrn.

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'38 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

e Piney) c fu eziandio serillo: « quod si conlingeret dic


« dominum cpiseopum cilari in curia romana, vel coram
« cumquc alio giudice ad inslalioncm vel provocationcm cu
(( cumquc persone promiltunl prcdicli domini cum juvar
« se, per amicos eorumdem et subdilos corumdcm'in quan
« polcrunt

<t dari cum dielis civibus noe paccm Tace


« ecclesie ut supra, dicto episcopo restilu
« prcdicli domini episcopi et asscnsu ; ite
* non possint aliquem de dictis civibus
« hominem vel in garda in prejudicium d
« et ecclesie ». Amedeo conte di Savoia si rideva di questi
trattati, e teneva fermo il suo visdomato, che il vescovo istante-
mente ridomandava, protestando che la cessione di quell* uffizio
fatta alla casa di Savoia da Waiden de Confignon , che I* aveva
in feudo dalla chiesa di Ginevra, era nulla siccome fatta a più
forte sovrano che il vescovo non era (1). Tra quelle dissensioni
mori il conte del. Genovese : e il ßgliuolo non volle continuare
le azioni del padre. Savoia gli offerì pace, che egli accettò; e
il vescovo rimase esposto a pericolo grave tanto più che il
Delfino si ritirò per non restar solo col vescovo. Onde questi
dovette pensare seriamente a se, perciocché se non si accordava
con Savoia non sarebbe rientrato al vescovado ne alla giurisdi-
zione clic pel duca di Savoia occupava il figliuolo Odoardo.
D'altra parte, osserva Gauthier, forse lo stesso conte di Savoia
desiderava un buono accordo sendogli troppo difficile conser-
vare lutto l'appreso. Riservato adunque provvisoriamente a
Savoia il castello dell'isola e il visdomato, il vescovo rientrò
nelle sue ragioni e levò V interdetto e le scomuniche lanciate
ne' tempi della discordia. Alcuni arbitri tornarono i borghesi
nemici in grazia del vescovo ; il quale per satisfazione impose
loro di fabbricare un luogo sulla riva del Rodano dove si pe-
sassero le merci per diritto della chiesa di Ginevra.; e per
quella sola volta sosterrebbero di fare metà la spesa delle bar-
che, le quali sole avessero diritto di trasportare quelle merci
pel fiume. Finalmente cittadini e foresi riconoscerebbero il
mero e misto imperio e la giurisdizione della città in solo il

(1) Ibid. Mazzo III, n. 1 o Ibid.

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DI STOMA PIEMONTESE 39

vescovo. Così accomodale le cose, gli animi q


il vescovo pensò a riconoscere i proprii di
rendila d'ogni maniera e registrarle in allo p
iembre 1310. Di che il Gauthier non dà conio minuto , clic
sarebbe valso alla statistica del tempo , ma appena un cenno
clic mi pare conveniente qui riferire. Pagavano al ponte d' Arve
le bestie vive e le merci destinate all'estero: le bestie macel-
late niente erano tassate; e mezza imposta, le merci clic si
consumavano in Ginevra. Una gabella fruttava al vescoso sui
mcrciaiuoli che andavano a vendere cose loro nella città: cal-
zaiuoli , calderai , pecorai , formaggiai , íruttaiuoli. I beccai
della città e i giudei che per la città passavano rendevano
anch' essi un tributo. Libera la vendila del vino air ingrosso;
soggetta a dazio se al minuto : permessa per altro anche questa
ai canonici di S. Pietro, ai sette parochi ed a qualch' altro ec-
clesiastico purché riguardasse quel solo vino clic ritraevano
da loro fondi. Alle quali gravezze sul commercio furono poi
aggiunte quella di due denari per ogni capo di bestia che si
conducesse al macello in Ginevra e l'altra d'altrettanti per
ogni soma di vino che vi s' introducesse : cui l'imperatore Ar-
rigo concedette al vescovo perchè, siccome promettila, potesse
fabbricare un ponte di pietra sul Rodano per comodità de' pas-
santi e de' trasporti delle merci. Ponte clic non si fece , seb-
bene rimanessero le gabelle.
Riconosciute le rendite, Aimone fìnì le quislioni rimaste in
sospeso con Savoia. L'undici di marzo 1311 fu concordato tra
lui ed Amedeo che egli l'assoderebbe nella metà della giurisdi-
zione della città di Ginevra , con autorità e libertà di farvi erigere
un castello che Amedeo riceverebbe in feudo dal vescovo ; e il conte
(con ciò di luogotenente del vescovo fatto suo consignorc ) resti
tuirebbe al vescovo il castello dell'isola sul Rodano e tutti i di-
ritti che aveva e pretendeva di avere sopra l' officio del visdu-
mato (1). Fu quindi buona amicizia tra il conte Amedeo e il
vescovo; e tanto che Amedeo vicario imperiale (2) mandò Aimone
qual suo legato a trattare importanti affari a Venezia, a Pa-
dova , e altrove ; ed Aimone ordinato che fosse costrutto un

(1) Ardi, di Cor. Catcg. c. s. , Mazzo V, n. 15.


(2) Ibid. Monod , Memorie per la storia di Ginevra.

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'i 0 DICHIARAZIONE IH DOCUMENTI

ponto elio unisse il castello alla cilla potè col favore tli S
oltonore TI! di settembre di queir anno che l'imperatore
permettesse d'imponi un pedaggio per rifarsi delle
di fabbrica o di conservazione (1). Il che non so se sia
stesso che la concessione memorata dal Gauthier e da me ci-
tata : elio non parrebbe; conciossiachè quella è concessione
del 13 di settembre, e questa di due giorni anteriore; quella
parla di gabella sopra oggetti di consumazione; questa, di pe-
daggio gravalo ai passanti.
Morto Aimone, e crealo vescovo Pietro di Fossigni il conte
del Genovese travagliò i borghesi molto fortemente. Quella
guerra fruttò a Savoia ; perchè mandatovi ad aiuto del vescovo
e de' Ginevrini Odoardo figliuolo di Amedeo, le cose volsero a
tanta fortuna loro che si tennero ad Amedeo obbligalissimi.
Quietalo nuovamente le quali, rinnovali gli omaggi del conte di
Ginevra, del signore di Gcx, dello stesso coule di Savoia, questi
rinnovò la trattazione del visdomato : e il h di settembre 1319
il Coule promise di prestare, quantunque volte fosse richiesto,
omaggio al vescovo ne' modi usati per l' addietro (2). E intanto
come vicario imperiale ricevette dal vescovo islcsso l'omaggio
per Ginevra ; pel quale omaggio poi sorsero contestazioni gravi :
esigendolo i conti di Savoia e negandolo i vescovi, sintaulo elio
Roberto de' conti di Ginevra eletto papa contro Urbano VI co-
mandò ai vescovi di assoggettarsi a quell'atto come vi si as-
soggettavano i vescovi di Savoia , perchè i conti di Savoia si
tennero in maggiori diritti. - Ma la concordia tra Aimone ve-
scovo e il conte di Savoia durò poco. Odoardo e Aimone figliuoli
di Amedeo or l' una or l' altra volta usurpavano qualche cosa
de' possedimenti vescovili. Non era il conte di Savoia ; non era
per suo ordine ; il vescovo non poteva clic scrivere lettere.
Quo' giovani gridavano clic il vescovo li ingiuriava con que' fo-
gli ; e vieppiù offendevano. La fazione di Savoia cresceva quanto
più i Ginevrini erano da lei favoriti, e dal vescovo per dispetto
malmenali. Intanto avvenne clic Guglielmo conte di Ginevra
ebbe necessità di cinquecento lire e le chiese in prestito al
vescovo. Gustili colse l'occasione per farsi forlc contro Savoia,

(1) Ai eli. di Cor. Calcg. e. s. , Mazzo V, n. II».


(2) Ibid. Mazzo II . il. (S. e Arni, «li Ginevra.

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Dl STORIA PIEMONTĒŠU; 41

che possedendo il castello dell'isola, il teneva i


mandò a Guglielmo per guarentigia del presti
Ginevra ; e il conte , che vedeva a mal cuore il cre
torità di Amedeo in Ginevra , lo consegnò. Sub
l'orni di mobili e vittuaglie e andò ad abitarlo. A
il fine, e temette le conseguenze dello slare qu
mano del vescovo. Per provar la fede del cont
per avere a un caso qualche ragione d' offender
Amedeo un certo aiuto, che il Conte uegò. Am
rimostranze: ma un di che il vescovo era assente (
Odo ardo e Aimone di Savoia, it sire di Belgio
Pilyns, aiutati da una mano di valitori , irrupp
castello, ogni cosa rubarono, e la fabbrica distr
Nč i cittadini stettero oziosi spettatori : perch
a sccum asporlarunt magnani quantitatem de l
« stibus elicti castri diruti ... et tpsi cives in
« prestitcrunt auxiliuin et favorem o ciò ch
Spon e nò il suo annotatore , o almeno si tenne
tire. Il vescovo sdegnalo non solo interdisse
figliuoli del conte di Savoia , il sire di Belgioc
dominava qual cosa sua la città , ma eziandi
Ginevra : perche non è a dire se i cittadini gi
del vescovo prendessero in ira quell'atto, c
scontare il piacere ai preti che sci dovevano g
vrini, e i figliuoli di Amedeo appellarono al m
intanto costrinsero i ministri del cullo a fare lutto il servizio
di chiesa come prima c seppellire i morii ne' cimiteri consa-
grati.
li marchese di San Tommaso fece cstrarrc dagli archivi
Ginevrini tutta la trattazione di questa causa avanti l'arcive-
scovo di Vienna, la quale nou potè aver fine clic l'ultimo anno
della vita di Odoardo. Le consulte de' canonisti (egregio docu-
mento) finirono col dichiarar uullo quell' interdetto c quella
scomunica perchè lanciala senza citar le parli alla ragiono, e
perchè avendo a buon tempo il conte Odoardo promossa l'emen-
da , si doveva eseguire l'ordine prima dato dal vicario di
Vienna, poi da papa Giovanni XXII, che ogni censura fosso
levata. Il conte Amedeo di Ginevra succeduto al padre Gu-
glielmo cessò dal disertare i campi e le vigne «lei Ginevrini.
Ancn. St. It. Voi. XIII. <>

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r¿ niCIIIAIlAZIONK IM IlOCUMRNTí

(vendetta barbara credala dal suo genitore); ma chiese


scovo che gli riedificasse il castello o glicl pagasse. Il v
si volse a Savoia perchè rispondesse al conte di Ginevra
Iii quelle difficoltà fu fatto arbitrio in diversi person
lodo fu pronunciato il 7 di gennaio 1329 da Pietro d
cesco canonico di Losanna a nome proprio e de* collegl
Tcmiacum , e sentenziò: che il vescovo rimettesse al con
Ginevra il debito delle cinquecento lire, e gliene pagas
mille e cinquecento ; cosi clic milatrcccnto gli soddisfac
due tempi , e dugento si tenesse in compenso dei dann
gli fossero stati cagionati. Clic la piazza, o arca, o casal
castello f e Io stesso castello se si edificasse , restasse feudale
del vescovo come innanzi la distruzione ; e il conte di Ginevra
potesse, volendo, e con quel patto, edificarvi il castello; nò il
vescovo , nò il conte di Savoia glielo impedissero. 11 conte di
Savoia desse milatrcccnto lire al vescovo ; e il vescovo ad caute-
lam assolvesse ciascuno e tulli dalla scomunica e dall' inter-
detto (1). Ogni cosa accettato, fu data l'assoluzione il 10 di
gennaio successivo (2).
Sèguito i documenti del Carroñe. Amedeo V aveva lasciato
erede Odoardo, sostituendogli l'altro figliuolo Aimone se Odoardo
moriva senza discendenti maschi. Odoardo clic anche vivente
il padre avevasi rassicurato il dominio di alcuni paesi liberi di
diritto come Susi, Avigliana, l'Abazia di S. Giusto ce. (3), te-
mendo di non avere successori da Maria di Borgogna avvisò
il conte di Ginevra delle disposizioni di Amedeo V per la le-
gittima successione ; onde Aimone ricevesse dal ginevrino i de-
biti omaggi (fc). Trat tan lo non potendo lasciare al fratello ne
ricco fisco uè ricco stato , curò clic si afforzasse a mantenere
un potere e un' autorità nella Svizzera dove gli pareva utile
molto e in futuro possibile ottenere sovranità se egli vi aveva
per quel fine insino allora combattuto con buono effetto.

(i) Arcti. di Cor. Caleg. cit. , Mazzo V, n. 20. - Arch, di Ginevra per
gii atti del 1320: consulte legali, 1328 (6.8 e 9 aprile). Atti dell'anno
stesso (Se 10 dicembre). Nomina d'arbitri, 4 gennaio 1329. Loro sen-
tenza , 7 di gennaio.
(2) Ardi, di Cor. Affari di Ginevra , Co leg. 1 , Mazzo VI , n. 14.
(3) I bid. Cillà e Provincie , Mazzo I , ti. 3 e 12 , e Mazzo III, n. 12.
(4) Ibid. id. Mazzo IV , n. 20.

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DI STORIA PIEMONTESE V I

Horna , a cui non piaceva Kodotlo d' Ilau


avrebbe potuto sostenersi coulro di lui , er
protettore in Pietro di Savoia il 1266; e perch
amici di Rema temettero di quelP alleanza , i
rarono vitalizio il protettorato, e li quietarono
di Pietro di Savoia non solo conservarono queir uf
loro esercizio di sovranità, ma seppero dirci qu
i Bernesi a mantenerlo perpetuo nella famigli
atti clic via via produrrò colla scorta dclP esim
E primamente : essendo Berna della diocesi di
a frenare le ostilità dei vescovi contrastaiiligli
la occupazione di Vaud, Arconcicl e Morat fatt
si collcgò nel 1271 coi cittadini di Losanna (V
offrendosi difensor loro nella Savoia (1) ; e Amed
casione dell'approssimarsi dell'imperatore non
nesi, trattò nel 1291 con loro sotto specie d'am
e die iovis ante assumptìonem proclamò con pubb
« i lios de Berno pro urgenti necessitate et e
« sua in dominium nostrum et protectionem
« circa Rcnum Romanorum rex vel imperato
ti saciam el cffcctus fuerit pólens in illis part
tt siliam cc. »: e intanto i Bernesi a lui « conccsserunt reddi-
ti tus cl proventus de Idoneo, de moneta et de maiori giudicio
« ville (2) de Berno provenientes cum ca plenitudine juris el
ti honoris sicul reges vel imperatores pcrcipcrc consucvc
a runt (3) d. I Friburglìcsi, clic non videro di buou occhio la
confederazione antica, similmente mal comportarono la nuova,
e fecero parole gravi. Savoia volle mortificare quo' borghesi
cui aveva alcuna volta nelle loro bisogna aiutato: e Ludovico
signore di Vaud rotte le buone relazioni con essi fece il 1295
lega con Berna , e per essere con lei più intimo e creduto ,
sull'esempio di Pietro di Savoia accettò di esserne cittadino
il 1296 (4); ma, his condilionibus : a quod nos aliquibus de nobis
ti conquerenlibus coram scultclo consulibus ac burgensibus de

(i) Arch, della Calledr. di Losanna: copia tratta dall' archivio di


Torino.
(2) Villa, voce francese latinizzata. - Città.
(3) Commissariato do' feudi di Ilenia, o Arch, del Governo
(4) Ibid.

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'h DICHIARAZIONE 1)1 DOCUMENTI

« Berno in judicium coram responderé oc jiistiCiaiii T


« non (Ichemus nee nomine hurgcnsic nostre nee aliquas
« seu cxaclioncs dare sea solvere teneremur ». Ondo si il
Vescovo di Losanna e si i Friburghesì ebbero per grazia di
conciliarsi con Savoia , e per averla amica, cederle qualche uti-
lità. Quindi Amedeo V non solo si paciOcò col vescovo di Lo-
sanna ma ottenne di essere da lui associato (1316) nel mero e
misio imperio in tutta la sua giurisdizione (1) ; e Odoardo non
molto dopo , ricevette obbligo dai Friburghesì ( di cui prese ,
come Ludovico di Vaud , la borghesìa o cittadinanza ) che
l' avrebbero per venti anni assistito contro tutti, eccetto che
contro il signore di Vaud dalla città di Ginevra inclusive e dal
fiume iVArve dall'una parte e dall'altra del lago jusqu'à
S.' Maurice en Aganois et Veau appelléc Timme pres dc Bur -
corf (2); indi fu associato dal Vescovo di Moriana alla giurisdi-
zione au delà de la riviere de Vare du côte dc 5/ Jean et de
Dauphine con obbligo di difendere gl' interessi di quella Chiesa
da' nemici interni ed esterni (3) ; e finalmente rassicurò i suoi
feudi su quel di Sion, prestando omaggio a quel Vescovo pel
castello e per la terra di Chillon , e ricevendolo da esso pour
le chemin de la Croix d'Ollans supcrieurmcnt jusqu9 à V extré-
mité de son diocèse et le fief de Morgex (à-). Nel che è da no-
tare che il Vescovo pose la clausula che n'entendait point dc
preiudicicr a ses regales et chancellerie de Sion; quoique recon-
nus du fi ff du dit comte . prétendant icelles appartenir a son
église pour privilèges impériaux: e il Conte ammise, salvo i
proprii diritti, la protesta vescovile. La quale avvenuta il 3 di
settembre 1327 e ripetuta I'll di gennaio 1330 doveva sicu-
ramente alludere ed appoggiarsi all'imperiale decreto del 1188,
col quale Enrico VI comanda al Vescovo di Sion di non pren-
dere per le regalie investitura da nessuno nò da chi dipenda da
lui , ma dall' imperatore clic riceveva sotto l'immediata sua
prolezione i beni del Vescovo (5).

(I) Ardi, della Cattedrale di Losanna. Cassetta 72, n. 1270.


(2) Arch, dl Cor. di Torino» Traites avec les Suiss. Paquet I.
(2) I bid. Vescovati. Moriana, Paquet 1.
(Ą) Ibid. Traites avec tes VaUaisans. Paquet II , ii. 38 appena citato
o setiz' indicazione dal Obrarlo: Finanze di Savoia.
(5) Arch, dl Cor. Traites avec les VaUaisans. Paquet I, n. 2.

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Dl STORIA PIEMONTESE V5

Aimone succeduto al fratello Odoardo, affin


se , ma vieminaggiormentc invigorisse pure fi
la quale i suoi predecessori et viri prudentes se
et tota communitas ville tìernensis lausanncnsis d
hactenus adunati , accctlù di essere sacri rom
ipsorum in Berno comburgensis. Perciò diede
giuramento di giovar loro e difenderli a tutte
fcdcl borghese quantunque volle fosse richiest
a confcctione prcscntium ( litlcrarum ) in antea i
et continue se se subsequentes decem annos nullat
l'anzidetta borghesia; passati i quali, se vo
potra per lettere patenti ; e quando ciò non
borghesia s' intenda continuata senza alterazi
adjecto , che non sia tenuto rispondere alle que
per essere portate a' Bernesi contro di lui , n
tributi di sorta veruna : e se rassegni la borg
primi dicci anni , la casa eli' ei deve comprar
cinquanta marchi d'argento (quasi ipoteca di f
libera. Tale atto (1) ch'io trovo segnalo dell'an
sere del 1331, perocché Aimone non fu Comes
vi è intitolato, se non nel 1329: e quella cifra
per errore. Ma se Aimone fu amico ai Bernes
con que' di Friburgo coi quali non si acquietò
mediante i buoni uffizi di Alberto d'Austria (
Delfino di Vienna col quale» cognato suo e pre
dità di Savoia non ostante il testamento di Od
anni parecchi fiera guerra e sanguinosa. Buon
l'aiutarono il Conte del Genovese, il Principe d'
di Gcx, quello di Beaujolais e altri, e che il
morto sul campo avanti al castello di la Perriè
a rompere gli sdegni infuriati entrò il re di
la guerra fu terminala. Se il He non era, o
comandare i Delfincsi , è dubbio se le cose foss
per Savoia, quantunque vittoriosa alla giornat
in cui rimasero morti più che duemila sold
occasione si fondarono tante messe e tanti anniversari nella

(1) Commissariato del feudi di Berna.


(2) Ardi, di Corte di Torino. Traites avec tes Vallatsans ; cil.

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Mi DICHIARAZIONE 1)1 DOCUMENTI

Chiesa di Ginevra [ht l'espiazione delle colpe di que' defunt


elio nella ricorrenza della Cappella di Monlhoux i beneficiati
S. Pietro intascavano meglio clic sette fiorini per ciascheduno (I)
Ciò non oslante Aimone ebbe faina di savio in que' temp
ed in que' luoghi ; e nelle quistioni tra il sire di Ncucha
e il sire di Granson, uomini litigiosi quanto prodi, fu elett
arbitro ed obbedito (2). Nò di lui conte ebbero a dolersi i G
nevrini ; clic , per essere sicuri dai pretesti che la guerra po
teva dargli di occupare in qualche modo le loro libertà,
afTortifìcarouo intorno; e chiedenti si a lui e sì al Delfino libero
passaggio delle merci de' Borghesi negli stati loro, come gr
ziosamente furono dal Delfino contentati, così da Aimone. Il
quale riconobbe per l'organo del suo luogotenente nel visdo
mato di non avere nessuna autorità di arrestare cittadini ec-
clesiastici o laici, ma clic quello era tutto diritto del vescovo.
E questo giuramento foce prestare per togliere a' cittadini il
sospetto di voler miliare le loro libertà.
D'una cosa si potrebbe rimproverare, se la colpa non fosse
comune a più che qualche altro signore italiano: usare contro
a' suoi le armi straniere. Di che per altro ingelosivano i Fio-
rentini e stuzzicavano il papa in Avignone, il quale per sua
parte ingelosiva de' Fiorentini inquieti troppo e minacciosi di
dominare: e n'ò bello leggere questo che Messer Orlando Ma-
rino a' 30 di settembre 13M), scriveva a' Fiorentini dalla Corte
di Avignone: a Magnificcntio vostre notum fore cupio per prc-
(( scutes quod die XXVIII mensis septembris presentís miravi
d ad dominum nostrum papam et cum co fui in camera per
< magnum temporis spalium et justa mihi commissa Sanctitati sue
« supplicavi. Quatenus cum Commune Florciitie hactenus susti-
« nuerit gravia dispendio et expensa, onera propter diversos guer-
ci raruin infractos in qtiihus ipsum Commune Florcntic cxlitit
« diutius agitatum, ex magno devotionis fervore pro cxallatione
« et statu sánete matris Ecclesie et devotorum suorum de par-
« libas Italie pro quihus semper se pugilato (sic) et mutuin
« consliluil adscendentibus cxadvcrso. Propter quod ipsum Corn-

il) V. Iloniiivnrf u (¿ulchcnmi. (ģatillilor , St. MS. cit.


(2) Ardi. «Iella Call, ili l.o<vinna. (.assetta ďAvcnchcs , n. 283 dl. u. 0
nocumento die ora si stampa ili una raccolta.

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DI STOMA PIEMONTESE M

u mune Florentie est gravissimis delictis on


u sibi ad alia incuuibcntia onera supporland
« et proventus ac oranis introitus dieti Co
u et traditi nonnullis crcditoribus pro temp
« rum proximc venturorum et propter mu
lí plicatione per me porrcela sue Sanctitali c
« recipcrc noluit dinguarctur more palris p
« rigendo filiis adjutriees dieto Comuni con
« decime sex aiuialis in tota provincia Tusci
« quod sue Sanctitali expédions fore videbit
<i diclo Communi convcrlcndi per ipsuiu Comm
« prcdiclorum ccrtis super hoc Comuni coll
« Ad que omnia dominus lkapa respondit quo
u cessitatibus quas incssc diccbam Comuni
« verisimile nee ipse crcdcbat. Quouiam si
« Commune Florentie a Iribulationibus et gu
« incitare ut faciendo ligas confederalioiies mu
« inirnicis ecclesie videlicet cum Ferraricnsibus et cum domino
« Malatesta et multa alia dixit circa hcc petita negando. Cui res
u pondi quod in generalia ligam factam fore, sed si facta esset
« debet Sauctitas sua merito contentan quam non sit nisi ad
« honorem cl bonum ecclesie et suoruin devotorum nam si ilłi
« qui numquaiu fucrunt fidèles Ecclesie potentias suas parant
u in partibus Ytalie non ne fidèles merito suspieantes debout
« saliera ad sui defensionem suas potentias demonstrare. Certe
« sic nee hoc molcstum esse debet summo pontifici iinino gra
« tum proterca si liga ficrct aut facta esset cum Ferrariensi-
« bus aul cum domino Malatesta non fierct aut facta esset
« velud cum inirnicis Romane Ecclesie sed velud cum iulimis
u et devolis Romane Ecclesie antiquissimis et liga si qua facta
« est cum eis non debet nisi prodesse Romane Ecclesie tum
« quia si cum devolis conligali non possunt nisi ad bonuin
« operari tum quia ab emulis Ecclesie habcnlur suspccli sic
« colligali tum cliam quia uon possunt sic de facili materia ni
u dcspcralionis assumere. Dixi ci cliam quod ¡Ili mille équités
« qui sunt in partibus Pedemonlis qui vulgariter appollantur
« la compagnia della corona non sunt confidentes fidclium Kc-
« clcsie imo expresse suspccti et rationc originis quia Thcolo-
« nici et quia nulli adherent fidcli et quia continuo tentant

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V8 DICHIARAZIONE I>1 DOCUMENTI

« pernil iosa contra comunilatcs precipue de Ytnlie parlib


<e Que omnia satis benigne audivit sed petita nullalcnus ex
er vit nichilominus lamen suo loco et tempore intendo p
« poterò prefatum dominum visitare et iterato loqui de
« materia et de aliis commi ss is mihi pro Comune Fioren
u Vestre magnificcntic supplicando devote quod si esse me
«e in euria ex peci il vobis et Comuni Florentie vclilis cflectua
« ter operari quod mihi de meo salario salisfiat. Sum c
« liic debilis oncralus ncc habeo quod expendam» Scripta
re nionc die XXX septembris. - In curie isla multa nova
« sunt de proccssibus Rcgum Francie et Anglic et de app
te tibus eorum ad bellum et de appropinquationc regis Fra
re cum sua polcnlia ad campum regis Anglic propc Torniac
er et quod Hex Boemie Comilissa Anonic regis Francie sor
re el comes Sabaudie tcnlaverunt et tentant concordiam inter
« reges prefatos et quod ipsi sunt in concordia satis vcrunta-
« men Flandrcnscs potucrunl ut dicitur quedam quibus Rex
n Francie nullomodo consentire vidclur. Ilodie autem fortasse
d de novo in curla isla pro lictcris ul audio aliquorum raer-
re caloruni quod Flandrcnscs occulte miserunt ad Regem Fran-
rr cie aliquos ex suis miscricordiam postulantes de commissis,
<e et supplicantcs eidem quod eis dignetur concedere quod Co-
re mes Flandrie qui fuit et est cum Rege Francie ad partes
e e Flandrie redeat et secure. Quorum supplicationi rex Francie
re habito Consilio suo adscrississc vidclur et quod Flandrensi-
er bus ipsis rcdcuntibus ad partes cum cornile suo. Flandrcnscs
er qui crani in campo cum rege Anglie de campo rccessissc
re dicunlur ; et quod rex Anglie de inde considerato rcccssu
re Flandrensium habito suo Consilio crcditur rccessissc a campo
<e suo et ab obsidionc in qua erat contra Torniacum et sunt
re qui extimant quod omnia premissa procédant tractatu con-
re cordie prehabilo el ordinato, quidam non» Qualis autem sit
ee elTeclus concordie usque nunc in ista civitalc ingnoratur et
» ne possi in redargui dicta nova scribcndo in aliquo esse,
er mieto vobis copiam cujusdam lettere cuidam nostro merca-
re tori transmisse dicta nova continents scripte Parisiis. - Insu-
er per noveritis quod sindicus dominorum Malatcstc , Eustasii
er de Polenta et Galeotti de Malatcstis novitcr adccssil ad eu-
er riam cum mandalo sufficienti ut dicil cum quo fui ad aliquos

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DI STORIA PIEMONTESE 49

« dominos cardinales cum suis licteris et supremo


( domino et favore quorundam dominorum de c
<( brevi tempore in antea non appellabuntur Ecc
a ut supra. Est tarnen summus Pontifex contra
« austeros et durus ex mala informatione assump
Quest' atto che spiega anche altre politiche d'
doveva giacersi inedito. Il Savoia può scusarsi an
che i sudditi per loro diritti e privilegi non pote
in campo a beneplacito del signore come i soldati. Di
che fu tardi conosciuto.
Il marchese di San Tommaso a pagina 23 delle sue Tavole
genealogiche della Real Casa di Savoia, citando il Cibrario,
affermò che Odoardo, e non Aimone, era autore del Consiglio
permanente in Gamberi per le cause civili e criminali ; e nelle
sue letture negli archivi trovò che il Cibrario non si era in-
gannato. Ciò non ostante vide che anche Aimone poteva glo-
riarsi di saggia istituzione : ed è l' uffizio di un cancelliere a
cui doveva stare un personaggio letterato savio e di buona vita
per assistere ai negozi della giustizia intorno al governo degli
stati (2). Carica importantissima in governo di tanti luoghi retti
per isvariate leggi o per diversi trattati di .sommissione.
Aimone morì a' 22 di giugno 1343 e lasciò sotto tutela di
Ludovico di Savoia signore di Vaud e di Amedeo conte di Gi-
nevra il figliuolo Amedeo VI che aveva avuto da Violante di
Monferrato.

(l) Arch, delle Kiform. di Firenze. Classe X , Distinz. II , n. 14.


(2) Arch, di Cor. MS. istorico de la royale maison de Savoye , di
M. Louis de la Croix.

Auch. Sr. i i. Voi, XUi 7

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50 MCIII Alt AZIONE DI DOCUMENTI

CAPO II.

Amedeo VI.

Cura de' tutori fu sospendere le offese contro Luchino Vi-


sconti occupatorc di Asti , Novara , Tortona ed Alessandria :
prendere al re Roberto Mondovi e altre terre in Piemonte onde
sminuirgli la potenza nell'alta Italia; e saputane la morte, e
insieme avvisati della venula di un siniscalco di Giovanna sua
figliuola a far guerra in Monferrato, comandare a Giacomo
d'Acaia di non lasciare passare pc' suoi stati i nemici di quel
signoro (1) : onde ne successe la sconfitta sua e l'abbassamento
de' Guelfi clic turbavano il Piemonte. Que' tutori insieme com-
posero in ventimila lorncsi le pretese che Filippo d'Orléans
aveva come erede della duchessa di Bretagna figlia di Odoardo
sul contado di Savoia (2) ; procurarono una lega tra Savoia e
il duca di Borgogna e il re di Francia (5); strinsero più amici
al loro pupillo i Ginevrini, favorendo l' introduzione de' loro
grani in Savoia (4) ; e sorvegliarono la bouta della moneta per
guarentigia de' contratti. L'un de' tutori secondando le inten-
zioni del testatore mirava a crescere in Ginevra podestà di Sa-
voia : l' altro clic n'era conte e avrebbe anteposto di aver sem-
pre a fare più col vosco* o che con altrui , conduceva per tal
maniera le cose clic il danno proprio fosse quanto possibil-
mente minore. Leale uomo e generoso mai non tradi l' inte-
resse del suo pupillo ; e mal comportando clic il Delfino avesse
ceduto a Francia le proprie terre per innalzare poderoso ne-
mico contro Savoia e contro se, viepiù incalorì» di crescere ad
Amedeo l' imperio in quelle parti. Ma perchè egli ed il collega
avevano ricevuto l'erario vuoto, non volevano guerra. Immagi-
narono di ammassare molta ricchezza ; di educare virilmente
e nobilmente il pupillo : coli' oro e col senno farebbe egli quello

(I) Arch, di Cor. Torino. Mazzo IV , Ö , ail. 1344.


(2) Id. Principi del sangue . Mazzo V , ti , 1 1 , 12.
(€,') td. Traités anciens. Paquet V. 14.
(4) Id. Sonori. 1,1«

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1)1 STORIA PIEMONTESE 5!

clic essi per allora non potevano. 'frattanto g


il presente stalo e aprirebbero vie ad acquisti.
avere intero il Fossignì in clic già possedeva
la ; se il potessero avere , circonderebbero co
Vaud (clic doveva tornare a Savoia disperan
avere maschi per credi) e domerebbero Ginevr
mente che, tribolati dall'Austria i vicini Svizzeri non le avreb-
bero potuto recare abbastanza valido soccorso. Ma per ridursi
a ciò era altro a fare: e fecero. A buon patio ebbero il quieto
possesso del Bcaugie clic per eredità era dovuto ad Amedeo
dall'avola Sibilla, e gli si contrastava da Filippo di Valois (1);
a buon patto poterono con Carlo nipote del re di Francia, com-
pratore delle terre del Delfino rcndulosi frate per dispera-
zione (2), determinare i couûni le mille volte fermati , conte-
stali, violati (3); e finire con soddisfazione di Giacomo d'Acaia
le liti tra esso Acaia e Monferrato, firmando la pace tra loro
concordata per intervento del duca di Milano; e promettendo
di favorire Giacomo istcsso se Monferrato contravveniva (/») ;
concliiusero i patti col vescovo di Losanna per le terre di
Viens, Mazel de Vercy, avendone per Amedeo il possesso utile
e la magistratura (5).; e poiché avevano mossa lite al vescovo
di Ginevra per un arresto di falsario da lui eseguito e che essi
pretendevano di diritto di Savoia, e gli umori erano molto in-
grossati, volsero trattare la cosa per consulta, e presero tempo:
e contemporaneamente furono graziosi alle citta libere del Pie-
monte, alla casa d'Acaia, ed agli ebrei di Ciamberì, onde avere
all' uopo braccia e denari (6).
Questo fecero in comune i tutori per l'interesse del pupillo;
per se poi, e paratamente, il conte di Ginevra si riconobbe
vassallo del vescovo; e il signor di Vaud clic si teneva al vescovo
istcsso vassallo e por la Raronìa e pel diritto di batter moneta
per un atto del 1308 (7) gli si rinnovò ligio lui promettant de

(I) Ardi, di Cor. Città e Prnv. Savoie Duche. Mazzo X , 1).


(2) Id. V'alcnlinois ,1,2.
(3) itisi, de la royale maison eie . par Louis de la Croix , MS. ihid.
'l) lbid. Città e Prov. IV , 7.
(5) Ardi, della Cattedrale di Losanna. Cassetta hi , n.
((I) Arch, di Città , Torino . Mazzo XVI.
(7) Gauthier , līisl. ile Genève.

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Irl DICHIARAZIONE Dl DOCUMENTI

bonne foi de l'acqui ter envers lui de tous les engagem


vassal à l'égard de son seigneur; e quindi associalo nel
risdizione vitalizia eli quella città (1), con approvazione
lega tutore, ricevette in dono da Ludovico di Ncufch
i possessi che aveva nella Vallata del lago di Ciura (2),
poi con esso lui un cambio di Mascot e S. Cristoforo c
quello che le dit comte de Neufchâlcl possédait dans l
Manila vi lie (3).
Nel 1350 Tun de' tutori, Ludovico di Vaud morì. Per la
memoria delle questioni tra i conti di Savoia e i conti di Gine-
vra (che meglio s'avrebbero a dire del Genovese perchè la loro
autorità era nel contado ) il superstite non era nella piena con-
fidenza de' Savoiardi : perciò il Consiglio di Ciambcrl dicdegli
altro collega in Guglielmo De la Daumc gentiluomo di gran
sangue e di gran merito, ina a lui nemico. Il conte intese
quello che si voleva dal consiglio di Savoia e rassegnò I' uffizio
suo ; e il gentiluomo rimase solo nella tutela. Les chroniques
de Savoge (fc) parlano dell' eccellente educazione data dal conte
di Ginevra ad Amedeo. - Le ioyne comte fust norris en son en-
fance moult vertueusement , en lg remostrant de vivre en bonnes
meurs cl de tenir et croire conseil , et sy le mcltoit a Fcxcrcisse
de sa personne sans la grever , a jouster , a luytticr , a saulter , a
dancer , et en oultrc ly firent apprendre tellement quit fust clerc
entendant et bon lat tini eux (5). Et de jour en jour croissoit en
cognoissancc en sens cl en aulmentament de parsonne . - ã'
vent' anni era ung tres bel seigneur vaullcreux et cortoys , sage ,
et entendant son cas et combien quii creust consseil sy faissoit il
de ly mesmes aucune fois sa voulluntc . Erutto di talc educazione:
la spedizione vittoriosa contro i Vallcsani, le battaglie e i suc-
cessivi tornei dal 13fc8 (contava appena il quattordicesimo anno)

(fj Arch, della Cattedr. di Losanna. Cassetta 81, n. 1383.


(2) Livre contenant des copies non autentiques des divers traites , bullesy
diplomes ele. concernant les different de la maison de Savoie avec la Ville
de Geneve. MS. Arch, di Corte. Ville de Geneve . Categ. I , Mazzo 11,6.
(3) lbid.
(Ą) Hist. pair. Monum. Script. V. 1 , pag. 270.
(3) Ristretto quasi esclusivamente al clero ogni sorta di studi di lei-
loro n scienze era notato qual chicrco chi ad esse si dedicava. - Nota
inutile agli eruditi.

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Dl STORIA PIEMONTESE 53

al lin della vita ; e i' attività ¡stancabile in ogni u


e di governo.
E qui pare che il Garrone volesse descrivere lo stalo tem-
poraneo di civiltà e prosperità della Savoia e del Piemonte
comparati alla Provenza ed alla Lombardia. Perocché trovo
ch'egli indicava a se stesso di raccogliere notizie di leggi, di
costumi, di studi, di valori di merci e d'opere, tributi e ren-
dite e avvisi di cadaslri o falli o incominciati, e statuti muni-
cipali o distesi, o ristretti, e privilegi ad artisti, e bandi
contro i giudei e i lombardi o caorsini , e perline estratti di
sentenze criminali , e memorie di esecuzioni clic allora cran
tanto più crudeli, quanto più bassa la condizione del reo. Delle
quali cavata dai registri della camera dei conti reco una, per
la sua ferità, memorabile. - « In expensis Ioannis Guioli fai-
« sarii monetarii » cui l'incaricato della pena de' rei « captum
« tcnuit per viginti unam diem et exinde fuit dullitus et
« MonTUUS : locagio unius cacabi in quo fuit bullitus, uno ferro
« posilo in dicto cacabo in traverso pro ipso ligando, cordis
« et oleo, lignis et carbone emptis ad idem duodeeim grosso-
« rum turonensium dicto carnaccrio ». Questa bollitura nell'olio
la inorridire ; e se si avesse da tal fatta tormenti argomentare
la civiltà del Piemonte saremmo a mal passo : ma per ventura
l'atrocità de' legislatori non trovava più esecutori facili: pe-
rocché a quella nota quest'altro è soggiunto « plurirus nunciis
u ad habendum carnnccrium tribus solidis 9 denar, grossor.
» luruuens. o. La difficoltà di avere pronto il boia assicura che
la ciiillà del Piemonte era allora superiore alle leggi. E certo
l'educazione di Amedeo VI fu di tempi civilissimi ben diversa
da quella di Amedeo III , il quale del tutto ¡Iliterato per auten-
ticare di sua mano uu atto segnò sulla carta tre croci ; e tre
va ne foco il suo visconte, e tre Obcrto di Caslcllomonte, e i
giudici Ailbcrto e Oberto, e una i testimoni presenti all' in-
s tramenio di che il notaro Aurico fu rogato per l' investitura
clic quel conte faceva di parecchie case ne' luoghi di Corazze,
(iiaveno, Cicazzano e Col di S. Giovanni all'abate di S. Solu-
tore di Torino (1). Onde per quelle ricerche, le quali a se

(I) Vedi la cltaziono di quell'alto a pag. 8 delle Tav. gcncat, del


San Tommaso.

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Uh MCIIIARAZIONR DI DOCUMENTI

stesso imponevo, il Corrono sperava di trovar senza dubbio


da dimostrare quali e quanto al principio e al Hne del
di ciascuno de* suoi Amedei erano le industrie agricol
nifatturiere , quale la somma delle cognizioni e delle s
zioni, la ricchezza del territorio e la forza civile; la rendila
dello stato, le pecunie versate a benefìcio pubblico ed a pro
de* signori ; i limiti dell' autorità sovrana e della municipale;
i diritti de' cittadini, le guarentigie delle leggi, e la misura del
rispetto che n' ebbero i conti di Savoia nei dcsidcrii loro e nelle
loro conquiste. Diligenza clic può cfTìcaccmcnlc assumersi da
chi intenda il fine vero della storia.
Ottimo fu il De la Baume, e come tutore e come consigliere
del giovane Principe. A proseguire le politiche del barone di
Vaud e del conte di Ginevra strinse in lega il suo pupillo, il
vescovo di Losanna, Isabella di Clinton e Caterina di Savoia
signore di Vaud, da una parte e Berna e Friburgo dall'altra (1);
lece confermare il contratto del visdomalo di Ollon tra l'abate
di Agaunois e il conte di Savoia, per cui questi prestò omag-
gio al monastero (2) ; col legò quindi Amedeo con Alberto
d'Austria per vicendevol difesa di dieci anni dalla Turgovia.
dall'Alsazia , da Strasburgo sino a Savoia , purché non contro
I' imperatore, il conte di Virtemberg , i vescovi e le città di
Strasburgo, Basilea, Costanza e Friburgo (3); e coli' aiuto di
quelle signore di Vaud costrinse i Vallcsani a star quieti (4)
«ebbene favoriti , a quel clic pare, sotto mano dalla lega Sviz-
zera : la quale cominciata il 1315 per star contro all'Austria
con tre Cantoni Uri, Schwitz, e Untervald era cresciuta di altri
quattro soci , Zurigo, Claris, Zug, e Berna che morto Ludovico
di Vaud aveva fatto diflalta a Savoia; e finalmente, mirando
al possesso del Fossignì seppe cogliere uno specioso pretesto
per mettere in armi gente e battagliare con Francia.
Già sin da quando furono detcrminati i confini tra Savoia
e il Dclfìiinlo Guglielmo De la Baume (che per ciò era ito in
Francia dove lo favoriva messyre Galoys de la Jìaumc père du

(I) Colleziono diplom. MS. dell' Halter.


(2) Ibid.
(3) Arch. di Corte di Tor. Trali, inverti.
(4) Livre contenant etc. Geneve. Catee. Ill ; Vaud . Mazzo II, n. 8.

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Dl STORIA PIEMONTESI: 55

dit Guilliame résidant en la Combien-oeu et a


aveva trattalo matrimonio tra it coute di Savoia e Giovanna di
Borgogna clic per madre era anche ereditaria di Bouloyne e di
Auvergne . La giovane era stata fidanzata al Conte, e quindi
condotta e ricevuta con gran pompa in Savoia (2). Il Carroñe
sulla fede di scrittori a lui noti pose nelle sue Tavole genealo-
giche a pag. 28, che Amedeo fu fidanzato nel 13V7 a Giovanna
di Borgogna , ma queste nozze non si effettuarono . La cronica
di Evian citata qui a pie di pagina , memorando la venula
della principessa (ivi detta Margherita ; e dal Librario nomi-
nata Bianca (3)) in Savoia, aggiunge che fu trovala inabile al
matrimonio; e clic il matrimonio non fu potuto consumare, e
ch'ella entrò dame de religion in un convento di Poysy. Ora
colle parole della cronaca il Carroñe avrebbe corretto il pro-
prio errore e l' altrui ; e con tanto maggior sicurezza , dopoché
ebbe scoperto un atto il cui titolo è: - 1350 31 dicembre.
Convention entre Amedé comte de Savoye et Thibaud comte de
Neufchdtel par la quelle le dit Thibaud se soumit à l9 hommage
vers le dit Comte , c à l'aider en guerre contre le Dauphin
Viennois et à conquerir les droits et prétentions que Icunnc de
Bourgogne comtesse de Savoye , femme de dit comte Amedé
pourait avoir sur la comtée de Bourgogne (fc) - . Certo ne com-
tesse de Savoye, ne femme di Amedeo poteva essere Giovanna
senza il matrimonio celebrato , nò senza quella celebrazione il
conte Amedeo avrebbe avuto argomento alle sue pretese; e ve-
dremo toccando l'anno 1373 che per quiete di coscienza nel
matrimonio con Bona di Borbone il conte richiese al papa
un'assoluzione ed una dispensa. Dove andasse la signora dopo
la infelice sperienza non so, ma non subito a Poysy; imper-
ciocché nel 1355 era tuttavia in podestà del conte (5).

(t) Memoire de ta ville ď Evian , Chronique MS. a la Bibllol. Canton


de Lausanne , fol. 7G.
(2) Croniques de Savoye. Hist, pat . Mon. Script, y. ' , pag. 272.
(3) Econom. polil . V. I , pag. 200. Ed iz. Fontana 18S2.
(1) Arch. dl Cor. Città e Prov. Uourgognc e lieve de Macon.
Mazzo I . 25.
(5) Tra le favorite del gentile e valoroso Amedeo era la moglie del
suo maresciallo Guglielmo (De la Baume) perocché trovasi In que' conti
- « pro una roba integra data per dominum uxori guillclmi marescalci
domini graliose , XIII flor. , VI den. » - Comptes de la Chalellamc de
Chamber y 1352.

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56 DICHIARAZIONE Dl DOCUMENTI

Amedeo di spiriti ardenti aiutato da que* di Moudon, Iver-


dun, Romont, Rue, Morges e Nyon dié subito dentro ne' s
dati del re di Francia e del Delfino: ma coloro non avendo
in quel punto cara la guerra tentarono una transazione ami-
chevole (1); la quale per altro non fu conchiusa che tre anni
dopo (2); ma tanto maggiormente fruttò a Savoia quanto più
del bisogno erano durate le trattazioni. Commissarii del Conte
furono il sire di Grammont, Giovanni Ravais e Guglielmo De ia
Baume; e i patti della concordia, questi:
# 1. Que le comte de Savoie r endroit au dit Dauphin Tournon
et Voiron avec toutes leurs dependances que le dit comte possédait
de deçà le guiers devers Vienne jusqu'à Saint Genis , et dès Saint
Genis jusqu'à lieu où le guiers entre dans le Rhône . comme aussi
le Chateau et Mandement d'Avenieres et de l'Ile de Ciers.
2. Que les differ ens survenus pour la limitation des Etats
respectifs par l'Escaillon de Saint Avre , et par la rivière de
Rieure seroint termines par les députés y nommés .
3. Que le dit comte de Savoie r endroit au dit Dauphin toutes
les terres qu'il possedoit en Viennois , sçavoir Chubons, la Côte
Saint André y Saint George d'Esperanche , Septen , Saint Sympho-
rien d'Anzon , Azen, Falavier , le lieu de Dien , la Vulpillere , Ioan-
nage, Dolomieu, la Râtre des arbres (ď Alby) et généralement tous
les autres qu'ils se trouvoient dès limitation du guiers , de l'Escail-
lon , et de Bieures ainsi qu'ils seroient limités par les députés
susdits en ça par devers Vienne entre le Rhône et l'isere .
k. Et par contre le dit Dauphin rendroit au dit comte de
Savoie toute sa terre de Faucigny , chateaux , lieux , jurisdictions ,
et droits qui en dependent , comme aussi les fiefs que tenoit en ge-
nevois le comte de Genève, plus le chateaux, termes, villes et man-
dements de Gex, Miribel, Montluel, Saint Christophle, Peroges,
Maximien Gordans, Varci, Chatonay , Saint Maurice d'Authon ,
les fiefs des seigneurs de Villars, de Chatillon, de la Palud, Char -
nox, Varax et d'Albet, et generalement tout ce que le dit Dauphin
possedoit au de là les Rivieres d' Ins et ď Ar barone devers Bresse,
Bugey et Ambournay, à la reserve des hommages y spécifiés .
5. Qu'au cas qu il plût au Roy et au Dauphin de donner au
dit comte les chateaux, lieux et mandements de Saint S or lin . de

(1) Traités anciens avec la France ec. Paquet V, 17, idid.


(2) 11 ottobre 1351.

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1)1 STORIA PIEMONTESE 37

Cuche i , de Suini Andró , de Rriord , Lucís, Lagn


¡icfs que le dit Dauphin possédait entre les rivi
ďlns , c/ d'Arbarone , c/i /ci cas Zc dit comte les p
(erre de Faucigny de Gcx et de la Valbonne en f
en faveur du dit Dauphin et de ses successeurs , r
nier article à l'arbitrage de Monsigneur d'Armagn
G. Qu'après la ratification du dits Roy et Da
comte serait tenu de rendre et délivrer la Demoisel
(¡canne) au Roy , ou à la Reine ou à leur certain
jugeraient, sauf au Dauphin en ļKiiant au dit co
Saint Laurent 40,000 florins d'or, bon poid , dans
mois après la dite ratification .
7. Que tous les gentilshommes et autres prisonn
d'autre seroient quittes de toutes les livrances par
ment faites.
8. Que le comte de Savoyc ne pourrait plus prétendre l'argent
promis par le Dauphin pour le chateau de Montons ensuite de la
paix faite entre le comte Aymon de Savoie et le Dauphin Hum
bert , ou pour quelque autre cause que ce soit jusqu'au jour du
tracté. Et par contre le dit Dauphin ne pourrait prétendre du dit
comte de Savoie aucune somme pour quelque cause que ce soit.
9. Que s'il y avait quelque contestation pour la limitation de»
dits lieux , elles seroient terminées par les deputes susnommés.
10. Que les hommages convenus au traité fait entre le comte
Aymon et le Dauphin susdit seroient quittés de part et d'autre.
11. Qu'au cas que le Roy et le Dauphin ne ratifiassent le pré
sent traité dans le terme y exprimé qu'ils seroient tenu de payer
au comte de Savoie 25,000 florins d'or, bon poid , ou envoicr a
('hamber y pour y rester jusqu'à Venlière satisfaction de la susdile
somme. Datum Parisiis anno 1354 mense novembris (1).
E l'aiino appresso a' 18 di marzo fu convenuto tra i commis
sari del Delfino e quelli di Savoia in seguilo d'altre trattazioni
del 17 marzo dell' anno innanzi :
- Que d'al>ord le dites restitutions le dit comte jur cr ou de
prendre madumoiscllc (lione) de lìourbon (alla quale il re da
rebbe oltre la dote 3000 lire di rendila sulle finanze di Macon e

il) Ardi, di Cor. Traites anciens avec lo I* ronce. I'<u|. VI


Alien. Si. It. Vol. XIII

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58 DICIIIAKAZIONË Dl DOCUMENTI

Chalón (1)) et ďaccomplir le mariage avec elle et seroit la r


noissancc de son hommage au roy et au Dauphin selon la te
de la paix.
- Que le dit comte meltroit en dépôt , entre les mains de
Monseigneur de Valen tinois , les châteaux et lieux de Voyron ,
Tournon , Avenieres , Bûlre ďAlbi et Dolomieu pour les garder au
nom du dit comte jusqu'à ce que le Dauphin ait rendu au dit
comte la moitié des terres de Faucigny (2),
Quindi il 18 aprile Galthier de Chatillon grand maître de la
Reine deputalo dcl re Giovanni di Francia dichiarò di aver rice-
vuto dal conte di Savoia la principessa Giovanna di Borgogna
nel luogo di San Lorenzo vicino a Macon libre de lien conjugal
et va' u de religion: il re ordinò ai sudditi delle terre cedute clic
riconoscessero il conte di Savoia per signore; ma i luoghi di
Varcy, Gordon, Saint Maurice d'Anton nel Bugey al 31 ottobre
non erano ancora restituiti. Onde per una forte protesta del
conte indi a poco furono dati, col diritto ai vassalli di Maulc-
vricr ( feudo che Savoia teneva su quel di Francia ) elio non
più avessero i loro appelli a lloucn, ma al parlamento di Parigi,
come gli altri feudi di Normandia* E perciò i nuovi dipendenti ,
compreso il conte di Ginevra per la parte che gli spettava ,
prestarono a Savoia l'omaggio che già prestavano al Delfino (3).
Anzi il vescovo di Ginevra tribolato dalle genti di Pineto, Iusscy
e Tliicz ricorse al conte di Savoia, onde lo salvasse dalle imposi-
zioni delle gabelle e dei pedaggi clic si volevano mettere; e il
conte difatto il difese, e gli confermò per vassalli que* di Brc-
gnicr che nella minorità del Conte, e in tempo di peste, erano
stali dati al Vescovo in cambio di altre terre, ed erano molto
dispiacenti t quod corum homines submittantur ecclesie supra-
« diete ; quia magis vcllcnt ( facevano scrivere al conte ) cos, si
u vestre voluntatis cxislcrct, sub manu vostra forti quam dc-
« bili scygnoria Episcopi gebennensis (4) d. Ma il Conte aveva

(t) Memoire de la ville d'Evian. Chronique ms. ¿ la Bibliot. Cantonale


dt Lausanne , fol. 77.
(2) Ibid. Paq. VI , 8.
(3) Arch. dl Cor. Traites anciens etc . VI, 10, il, 12, IS. - VII, II.
Città e provincie. Faucigny . Mazzo VI , 10, il. Maulcvrier . 1,0. «
(I) Ardi, di Corte cc. Ginevra . Atti 8, 8, 0 e 20 luglio 1355. - 16 feb-
braio 1358 in rul è un atto del 23 maggio 1336. - 5 marzo, 1 e 25 mag-

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Dl STORIA PIEMONTESE 59

necessità di quiete in esse parti col vescovo e


queir alto , diò fine ad una questione cominc
innanzi, e da' suoi tutori per accorti Hni sino
in sospeso. Della quale, avendo il Garrone avuto
tutto il processo, daremo in succinto la storia
Il di XXV di gennaio del 1343 a nativitate i
da Y verdone visdomo, e Giorgio de Solcrio p
conte Aimone presentarono al vescovo di Gin
che cosi incominciava : - a Quoniam opprcssis
« ste, opprimique et gravari timenlibus ctiam
« bus appcllalionis remedium est indultum et
« officium quod ad illi et magnificum virum
tí miteni Sabaudie noscitur pcrtincre d sapendo
<« in ci vitate Gebenne capius et arrcstatus f
a Millie mandamenti de perna, pro co quod falsif
a capituli sigillum , scu sub ipsius capituli nom
« ras sigillasse!, in vcslriquc torcia scu vestrorum
a ductus sit el custoditus fucril ; qui duci , c
« me tamquaro vicedognum et capi dcbucrat,
« dari et tradi ad custodicnduni prout fucrat
d vatum et de ¡psum malfactorcm mihi tradend
d eumdem juxta mei offici debitum et hactcnus
d in talibus obscrvalam, vos requisirim saepi
a publice et occulte, quod quidem faceré rccu
a experientia : imo candcm, ut dicitur, hic ind
e pcrmisistis ab re in preiudicium , damnum
« ipsius domini mei, eiusque viecdognatus et
d missi prcdicli : » e solennemente protestaro
pello al Papa. U vescovo non negando che Fra
laico era sostenuto da lui e dal capitolo per c
rispose: d Quod quantum in ipso est, per s
a prefato domino corniti nullum credit grava
d si quod intulit , quod non credit, ipsum ve
quantunque volte il conte provi che gliene ab
trattanto come osserva Gauthier (che per alt
questo nò altro fatto occasionale) il vescovo de

gio, 5 giugno 1358. E lame testimonialo dot 9 e sentenza del conte


del 10 giugno 1358.

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Mi DICÍIIAIIAZIONK DI DOCUMENTI

solemne l après avoir consuił è łani le conseil episcopal que


ties cļļloiens , pour être bien informe des droits de chacha
n'avait que l'officiai de l'êoeque qui eut le droit de faire
sonner tant les clercs , que les laies qui devant la cour d
ciai commctaicnt quclqu' irriver enee digne de la prison et
ridonine n'avait point ce pouvoir , la chose n'ayant jam
pratiquée autrement sous le prédécesseur. Il rii 20 febbr
scntòssi Giovanni Dalli giurisperito, dichiarandosi proc
del conte di Savoia, ma senza mandato scritto, per sen
gioni ; onde il vescovo rispose a lui come a quei due
non voleva desistere ma temeva d'irritare il vescovo, o
tadini cui vedeva risoluti a difendere la loro libertà: era ne-
cessitala camminar lieve. I dibattimenti durarono sino al 19 mag-
gio 13VG. Finalmente fu trovato un partito: Alemanno vescovo
di Ginevra e i tutori di Amedeo VI convennero che due amici
per ciascuna parte ( cui nominarono ) decidessero tanto sulle
querele, discordie e questioni vertenti a super quodam hominc
« layco de novo capto in curia episcopi, quanto super grava-
te minibus dicto episcopo illatis .... ita tarnen quod loco dieti
u hominis capti in dicta curia ponatur in manibus dictorum
« ut supra amicorum quidam haculus vel aliud loco figure »;
clic si tenesse dagli agenti del vescovo sino al tempo determi-
nato per la sentenza ; e intanto l' uomo passasse alle carceri
del visdomo, dalle quali fosse reso al vescovo e ai canonici, se
così «licessero gli arbitri ; se nel tempo prescritto non senten-
ziassero , il visdomo ritirasse il segno lasciato in mano al ve-
scovo ed ai canonici, e riconsegnasse il prigione. E perchè
erano succedute alcune baruiTc tra gli uomini del visdomo e
quelli del vescovo, ed erano stali presi servi e bestie della
mensa vescovile, e il castello di Ginevra (che fu poi lasciato
per evitar la scomunica); fu convenuto clic si tenessero ili
ostaggio sino alla sentenza, col patto che se il conte avesse a
restituire, restituirebbe senza pretesa di valore del pasto. Il
tempo assegnato alla sentenza fu poi prolungato e le liti ri-
masero indecise. Ma il vescovo non dormiva. Alamanno fu uomo
grande e che mise in rispetto chiunque ebbe a fare con lui;
e certo le libertà ginevrine a lui devono molto. Freso ardire
dall' ingrossare della lega svizzera comandò al Conte di rispet-
tare le libertà di Ginevra, i diritti del vescovo e de 'cittadini.

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DI STORIA PIEMONTESE Ol

Savoia si sturbava, ma sperava nel tempo: tra


naio 1355 riconosceva clic il vescovo aveva il mero e misto
imperio su Tliicz e per se rinunciava al diritto di guardia sede
vacante ; indi a tre anni riconfermava quell'atto in cui, pare,
si trovassero delle frasi dubbie, e con parole cortesi raddolciva
F animo del vescovo, tentando se mai potesse dalle pretese di
lui cavare alcun bene per se. Finalmente a' 15 di aprile 1359
riconosce i diritti del vescovo sulle persone delle terre sue par
ticolari di Tliicz, lussey e Pinolo, cosicché pecchino in esse o
fuor d'esse, rimaner devono alla giurisdizione del vescovo: e
se i rei trovinsi nelle castellarne soggette alla giurisdizione di
Savoia il vescovo abbia diritto di averli, e se gli debbano dare;
similmente operando col Conte pc' rei soggetti alla sua giurisdi-
zione : col patto clic per gli arrestati dagli ufliciali di Savoia
o del vescovo e dovuti al vescovo ed al conte dovessero a vi-
cenda pagare dentro tre dì dalla richiesta « pro pastu cl miii-
« giallia pro nobili per diem quamlibet XVIII denarios et pro
« aliis iuferioribus per diein quamlibcl quo vel quibus dclcmpli
« fucriut vel custoditi Vili denarios gcbcnncnscs » a carico
dei delinquenti. Dell'uomo arrestato per falsario non trovo al-
tra memoria : ina o egli era di uno di que' tre luoghi, e quella
dichiarazione comitale spiega tutto; o non era, e qualche altro
atto non visto dal Garrone rimarrà negli archivi a chiarire il
fine di quella lite. Gauthier che ebbe in mano quella dichia-
razione , o transazione, esistente nell'archivio ginevrino e vi lesse
l'ordine a tous les juges , baillif9 châtelains et autres officiers de
ne violer en aucune maniere les droits de l'êveque e de l'église de
Genève il tenne per una conseguenza di sentiments favorables
del Conte pour cette ville (de Genève ). Ma se l'avesse letto per
intero avrebbe soppresso quelle parole e scritto diverso : con-
ciossiachè il conte nou pretese già di soddisfare a un debito ,
o di rendere una giustizia ; ma di concedere un favore clic per
di più si fece inolio bene pagare. Dice quell'atto: « Pro pre-
« missis itaque per nos conccssis ut supra mille et quingentos
a florcnos auri boni ponderis a domino domino episcopo per
« manum Petri Garbaisci de Rcllicio thesaurarii nostri dilecli
« rccognoscimus recepisse, de quibus ipsuin dominum episco-
« pum solvimus et quittamus, prominentes per nobis, nosíns
« heredibus et succcssoribus bona fide premissa omnia et sin

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m DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

cr gula rala, grata et firma habere perpetuo et tenere, et no


a contrafacere vel venire nec contravvenientibus assentire ».
quasi che non bastasse trovò un pretesto per chiedere, ed
tenne, dalla città un sussidio grazioso d'un fiorino d'oro p
fuoco che fece raccogliere nel settembre successivo (1).
Così erano accomodate le faccende col vescova e coi cittadin
Rimaneva di accomodarle col conte di Ginevra. Ripugnavagli d
ventar suddito di Savoia per ciò che tenuto aveva dal Delf
Veramente finché quelle terre appartenevano al Delfino e
aveva un potente appoggio e un valido aiuto per difende
dalle ambizioni di Savoia; ma ora che il Delfino oltre al non
essere più signore di que' feudi si era ristretto in lega col suo
coperto nemico, e i feudi stessi al dominio del conte Amedeo
erano sottoposti, scorgeva che salute per sé non rimaneva. Pre-
stò bensì, come abbiamo detto, il 1355, omaggio a Savoia per
le terre del Fossignì(2), e gii rese i prigioni fatti nelle fazioni
diverse (3) ma ad animo stretto. Onde Savoia per fargli tenere
comportabile quello slato crebbe l'anno dopo le pretese, e do-
mandò che gli giurasse fedeltà anche per quelle terre che già
appartenevano al Delfino e non facevano parte del Fossignì.
Rispose il conte : non sapere d' averne ; gliene mostrasse, e giù
rerebbé(4). Era un prender tempo, che non piaceva a Savoia,
il quale trattanto gli contrastava il diritto di batter moneta, e
voleva che sì le terre della contea e sì le sue proprie dal tri-
bunale di Ciamberì fossero dipendenti per gli appelli delle
cause (5). E per certo esisteva un diploma da Garlo IV del 1356
per cui le appellazioni di Ginevra, che per l' addietro erano
portate a Roma , dovevano cadere al conte di Savoia Vicario
delP imperio (6); il quale diritto era stato l'anno stesso conce-

(1) Arch, di Corte in Torino. Affari con Ginevra. Atti 25 gennaio,


5, 20 febbraio 1343 - 19 marzo 1346 - 15 aprile e 10 sett. 1359.
Arch, di Ginevra. Atti 19 maggio, 4 giugno, 'ā2 agosto 1346- 5 di-
cembre 1349 - 30 agosto 1356 - 5 e 26 marzo 1358 - 15 aprile 1359.
(2) Cillà e Prov. VI, 10.
(3) Id. VI, 11.
(4) Traités Anciens etc. VI, 17.
(5) Cillà e Prov . etc . Genevois , V, 24.
(6) Bibi. pub, di Berna. Vol. ms. Hist . helv. intitolato Miscellanea ge-
nevensia.

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Dl STOH IA PIEMONTESE ti3

üuiu col medesimo titolo al conic Amedeo VI per


venienti dal vescovo di Losauna (1), e per tul
arcivescovi, vescovi, abati, prelati e giudici seco
di Savoia di cui prendeva cognizione la camera
A quelle noie si associarono le querele del vesco
nici di Ginevra; i quali fecero dichiarare al con
qu'il ne devait pas ignorer que par les concession
et des Empereurs , les droits de regale appartenaien
à ïevéque et à l' eg lise de Genève dans tout son
le droit de battre monnaye étant un des princip
inseparables de la souveraineté, et que les evêques av
de tout temps par eux mêmes; e quindi ordinare
la plus expresse de faire cesser absolument une
dangereuse et qui ne manquerait pas d'altérer l
telligence (3). Il conte di Ginevra non cedette, n
sentì il 22 luglio 1358 che si creasse arbitro l' a
Taranlasia ; il quale in processo dichiarò: dovere
Ginevra giurare per la sua contea e concedere I
voia ; potere battere la sua moneta (e la battev
avendone da Carlo IV il diritto. Il conte di Gin
all'impero; e Savoia gli fece nuove esortazioni:
della sentenza arbitrale (A). Allora (21 dicembre
che il conte di Ginevra riconoscerebbe per feud
a Savoia, quali ceduti dal Delfino, i castelli, i lu
damenti di Clermont , Duin , Annecy y Thon , Gru/
Arlod , Chdlel la Bastie , Galliard comme aussi l
rieres-fiefs que les particuliers rcconaissaient d
Genevois sous la reserve du droit de l'empire et
Genève à condition que la sentence arbitrale re
chêvcquc de Tarantasie resterait sans effet et serai
leur et que les parties demeureraient dans leurs droi
avant d'icelles (5). iMa il conte di Ginevra che b

(1) Arch. della Cattedrale di Losanna. CnsseltaSI, n. l35G; e Cas-


setta 82. n. 1471. Cahier vidimo lire dee archiva de Turin.
(2) Gauthier, Hist, dc Gen. ms.; e Arch, di Losanna. Cassetta 82
n. 1365.
(3) 1 bid. ld.
(4) Arch, di Cor. Cs'Mà e Provincie , Genevois. Mazzo VI. n.' l, 2 e 3
(5) Ibid. Id. n. 5.

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<n DICHIARAZIONE J)l DOCUMENTI

Tumore di Savoia non si lenne quicio perciò, e sollecito p


diritti la sentenza imperiale clic gli fu data il 17 novembre
dichiarante che il conte ili Ciincvra era principe vassa
getto immediatamente al santo romano impero; e che la
e principato del ficnevesc col mero c misto imperio no
da altri dipendente che dall'imperatore che il teneva pe
trasmissibile ad ogni sorta di successori (1).
Ad Amedeo divenuto padrone del Fossigni doveva parere
buono clic il paese di Vaud e le tante dipendenze fosser
tro signore clic non lui, e corressero pericolo clic andas
Unire in mani strauicrc, essendo Caterina di Savoia mari
ìXainur. De la Räume consigliere di Amedeo trattò la c
di esse, e felicemente; clic pagati scssantamila fiorini
con denari esalti da' sudditi diretti ed indiretti, ecclesia
laici, il conte di Savoia ebbe lutto quanto già possedeva
gnore di Vaud, Hugey e Valromcy (2).
l'olente sovrano in Savoia Amedeo VI volse l'animo ad in-
grandire e rendersi temuto in Piemonte dove trascorrevano
spesso il re di Sicilia ed i Visconti, e qualche non rara volta
Saluzzo e Monferrato. Gli storici piemontesi narrano le cagioni
di discordia tra il conte di Savoia e Giacomo d'Acaia special-
mente per alcuni dazi imposti sulle merci clic per Savoia tran-
sitavano il Piemonte/c per l'uccisione di due signori fedeli
aj (lonte. Amedeo non era uomo da perdere tempo in farsi ren-
dere ragione colle armi, e specialmente quando poteva dirigere
egli medesimo gli attacchi ; ma distornato dai moti rivoluzio-
narii di Parigi suscitati dal re d' Inghilterra c di Navarra e
condotti dal Prevosto de' Mercanti , cui, e per aiuto del Delfino,
e per alcuno suo proprio interesse , dovette correre a soffo-
care (3), non pote di proposito attendere alla bisogna; ma ac-
comodate quelle faccende fece sentire a Giacomo con qual přili-

ti) Arch. di Cor. Città c Provincie , Genevois. Mazzo VII , n. 7


(2) Vedi, oltre gii Storici editi, il Oautliicr, iiisl. de Gen. ms. Ar-
chivio della Cattedrale di Losanna. Cassetta 290 , n.'1 244 , 215 , 217.
Ardi, di Cor. di Torino. Città e Provincie . Ville de Genève. Catalogue 4 a,
Caleg. I , Mazzo VI , n. 1. Vaud Baronie. Mazzo II, 12, IO.
(Il) Ardi, di Corte. Negoziazioni colta Francia. Ind. 99, Mazzo l.
Lettera di Carlo Dclflno dell' ultimo agosto i:U58 in rui si descrivono
mici moti

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Dl STOMA PIEMONTI«!* 65

cipe egli traitasse. (.ìuerrcggiòllo aspramente


trailo le terre che gli ardirono resistenza ; i
gliano, già per metà venduto ad Acaia il 6 fe
cinque mila fiorini con palio di ricupera (1).
è nell'archivio di corte in Torino (2) un curio
loroso documento dal quale apparisce clic ve
ili quella guerra fece prigione l'[Link], notizia
letti, e da qualcli* altro, ma non provata (3).
struclio Saviliani que facta fuit sub anno I3(
prima mensis mariti; - ed a questo modo ô s
<r sit etc. Cum locus Saviliani sub domiuio i
<t domini lacobi de Sabaudia principis Acliay
u locus erat magnus extra burgum muratum
« cuitus ruatarum erat trabuclii mille ccnlut
li dis et fossatis uon bonis ncque profundis s
w dieti loci erat bene rauralus et fossalatus licet
« fossatis, et domus hominum Saviliani cran
« ipso muro in maiori parte tarn alle quam b
« nes Saviliani non polcranl ire per circuitu
« destensiouem dicti burgi ; porte vero dicti
« ligenter munite de bonis et multis lapidibus. E
« Saviliani circumdanl rúalas dicti loci ut dic
« ipsarum ruatarum crani bene et diligcntcr mu
« de bonis valphrcdis propinquis altis ad bclla
ti dendum aptis et de bonis lapidibus. Homi
« crani fertiles et diviles omnes mirabiiiler bene erant murati
« et armati de bonis plātis, circa mille seulis, lanceis, balistis,
« et aliis armis ncccssariis ad bcllandum et dciTcndcnduui airas
a que erant extra dictas rúalas. Erant omnes dirupte et coin-
'I buste ecclesie campanelle Saucte Marie plcbis cum domibus
n diete ecclesie.... fuit diruplum pro dell'elisione dicti loci.
« liomiucs burgi et ruataruin dicti crant inter se div isi : quia
« homines burgi voicbanl disponcrc personas suas ad deflen-
« sioncin burgi murali, homines vero ruataruin qui reduxe-
« rant omnia coruin bona mobilia in ipso loco tam bestias
(1) Arch, di Corte. Cillà c Provincie. Possano. Alazzo IV, ti. 0, io.
12) Ibid. Cron. eonlcmp. uis. legata nel Voi. della Cronaca di Per-
rino! Dupin.
(a) Carroñe, Tav. genealog, p. 112.
[Link]. Vol. XIII. o

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<)<> DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

« <|unm

« omnia corinti iilcnsilia magna cl parv


« rorum diccbanl quod ipsi volcbanl dclTcn
er nos de burgo non essent cum cis ad di
<r homiiium burg i el ipsius burgi. De qu
•r videntes quod homines lotius loci Savil
•< duomillia de (Tensores non sufliciebanl ad
« propter. . . (?) magni circuilus el propte
« ctnulorum valde pavcsccbant. Sed dieti h
« bis liominum ruatarum propter dilcc
r habehant et paciflìcum stalum dicli loci
u locus Saviliani carcbal omnibus inimici
« coribus inter se (am ofliciorum (sic) qua
•< persone juraverunt indifferenter ad custo
« ruatarum apud spaidus et propter guerr
« illustrem dominum Anicdcum comitcm Sabaudie et dictum
« lacobum dc Sabaudia qui crani de una domo et hospicio cl
if multum propinqui. Dietus dominus comes gut tenebat dicium
«i dominum lacobum carccribus maneipatum pcrsonalitcr in. . . .
w occupaverat locum Pincrolii Vigoni et Villcfranchc terras
« vassallorum domini de Lucerna de Plozasco et gcncralitcr
u lotam cius terrain Pedemonlium. Exceptis locis civitatis
(( laurini Montiscalcrii Cargnani Cabalarti maioris Saviliani
<r et Possani congrcgatis duobus socictatibus qui venerati! anno
<r proximo predicto opere diabolico de partibus Àpulic et Ca-
ir pue

<r numcrabilcs cquitura et peditum congr


« ccclesiarum et cliristianorum ac bona
r rumque supranominatorum. Et cran
i tam fìdcliuni quam infìdclium sivc n
it mini nostri Dei et lesu Christi et de
« alle quam basse cl de partibus Rom
f Ncapolis Marcbarum omnium et singu
rr rorum Luntbardic hominibus veriusqu
«r sis omnibus hominibus terre Montisfe
r omnibus bominibus terre dieti comilis
«r site citra montes omnibus bominib
< Aslensis et Albensis. El ipsi Albenses om
r rliioiiatus Saluriartim omnibus liomiiiibus de Sabaudia Rur-

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DI STOMA PIEMONTI^: in

a gundia ot gciicralilcr miiltis aliis parlibus


« mentis recitare posset. De quibus gentibus f
'i partes seu tria bella unius quaruin eral ca
cí mes Sabaudie predielus cum iiinumcrabili c
u et pedîtum prcdictorum. Alterius eral cap
« et Comes de Lando Ihcutonicus qui alias
« stipendia Comunis Saviliani iam sunt anuo
(( circa , quo tempore providit modicam for
ft tunc ordinavit in corde suo dissipationci
cc dicto tempore multa verba faciebat de ho
« viliani non propendentes de liiis cum uon
a verba sua cognosccbanl. Que gentes circum
« Saviliani in tribus locis die dominica prim
a anno milésimo trecentesimo sexagésimo un
« minus Sabaudie cum sua comitiva posuil s
« mane ad bellandum per locum galearum

* parapcclum ubi non crani fortalicia quia


íí propter cursum el lapsum fluvii Macr
(i pauci dcíTensorcs intravit ruatas cl fuit
« equitum et peditum in ruataui Macre ad p
« panarum et ibi disposuil bellum suum. It
« et ruatarum qui crani in ruala Macre remanscrunt in
« dicta ruala de retro bellum comilis capti omnes et pcrcussi.
« Anequinus cum sua comitiva se posuit ad bellandum ad lo-
ft cum porte clause deversus scu retro plcbcin ci quia ibi crani
ft pauci dcíTensorcs inconlincnlcr intravit prcdiclam villain et
a cum fuit in Malo Burgcto dc retro Sanctum Andreám intra-
ft vit rualam cl fuit ad pustcriiani loci Comunis Saviliani ubi
« non crani defensores cl intravit prcdiclam puslcrnaiii el per
« domum Ogcriorum que csl ibi propc quo fuit Sigismundi de
ft Quadrolio e per domum.... de Barberis ubi erat inurus
« comunis bassus et ibi non erant dcíTensorcs sulfieienles ad
« deíTendciidum dictum burgum cl locum Saviliani ae eliam
ft per pontem Cainpanarum una cum ipso domino cornile quia
« ibi non crani dcíTensorcs sulfieienles ac ctiam gentes dieti
« Ancquini iiitraverunt per domum Airaolli Caroli et per do-
ti mum domini Petri dc Saneia Victoria quia ibi murus crai
« bassus ci cum niodicis dciïcnsoribus. Diclus Conradus Comes
a dc Lando cum sua comitiva se posuit ad bellandum ad por-

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08 DICHIARAZIONI«: Dl DOCUMENTI

« (am Vcllicnrum que est in confinibus rúate plcbis et M


» nnriiin (?) quin ibi fossalus erat sine aqua et ibi boll
« non poluil inlrarc propter dcflbnsores qui ibi crani sed r
fuit et cum veliet iterato ibidem bollare quidam accessi
« dixit estote sapientes quia inimici sunt in burgo et null
« rum dciTendil quia non est qui cum dcflcndal et tunc su
« homines Saviliani separaverunt dietam dciTcnsioncm et lo
« et acrcsscrunt ad hurgum muni tu m et ruatas per inim
•> et dieti homines de dieta comitiva intraverunt dictum locum
« cl ivcrunt ad murum communis burgi ad portam Turiain et
« a dicta porta usque ad domům

« apertum sine fraude et sine custod


« burgum usque ad portam burin (s
« qui una cum comitiva dieti domin
" quini ccpcrunt ornncs homines Sav
« et parvos et maximam quantitate
u ris el putchrarum. Die vero

« in lucro acris et masculorum et domoruin


« rum et dirucrunl omnes el singulas dom
" omnia in eis cxistentia occupaverunt vcnd
« runt dclulcrunt ad locum Rraidc Saluciar
« Saluciarum seu marcbionatuin Saluciarum
« domini comitis Sabaudie et alibi ubi cis p
« Marlis ultimo inensis marcii qua die dieti
» dictum locum Saviliani non erant aliqu
n Saviliano sed ab cis crani totaliter vacuat
« die homines cl inulieres parvi et magn
it aufugerunt ad locum Fossani Clarasci et
<t a quihus locis homines Saviliani niasculi et T
« magnum scrvitium et honorem reversi su
ft ad coruin domos infirmi hominum

* sic paulatina persone Saviliani rev


a portate et dolore et lachrymis a
« omnipotcns Deus conservei cum g
X omnibus eius. ficstus dictoruin cmulorum dum slabuiit in
X Saviliano talis erat. Ipsi torquebant homines Saviliani. Dor-
fe labant per narres (?). Verberabant occidcbant pedes manus
« aures eis incidobanl el ncquabanl in aqua. Si rcdciiiptio
m eoruni non erat ad diem stalulum per eos parata ae elioni

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DI STORIA PIEMONTESE 09

« si non facicbani rcdcmpiionem sufiìcicnlcm


« oslcndcbanl tcsaurum corum lingezabanl (s
a abscondilo querendo et domos dissipaban
« tinas scriiieos et archas sccabant el comburebant etiamsi li-
tr gna

a nis plebis inccdcbant igncm fumigerunt.


« qui dum torquebant ct dcvaslabant homine
« eos in igne et tenentes cos super prunas d
er minurn vcslrum ut adiuvct

a Et die qua rcccsscrunt sccum dux


« nun sol veruni redemptionem secun
a quibus multi mortui redempti su
narrale minutamente in quel docum
chi cronisti, il Conte occupò Torino
e costrinse il marchese di Saluzzo a
che teneva dall'Acaia non ostante eh
i quali poi o non vollero o potero
per un poco duminò, sinché impegn
contro i Visconti , e scongiurato da
perdonò a questi, e gli rese lo stato
surate, e specialmente che a lui su
Visconti, stesse legato.
Le cagioni di guerre co' Visconti
vano le più forti nel timore che in
mani col marchese di Monferrato s
cupare tutto o in parte uno stato
per ragioni di famiglia. Conciossiac
Aimone con Violante di Monferrato,
Amedeo, costituiva lui o i suoi disce
mamente in quello stato quando la
finita. Per ciò Amedeo, e prima di
cura di tenerlo guardato e difeso da
parve loro che fossero troppi o tro
unirsi con essi, o per poterli con p
o per non lasciare ad altrui tutta
partenuto agli Alcrami cadde nel 1
di Saluzzo ; poi tolto in parte dal r
antiche il persuadevano a prenderl
esso re al Saluzzo, fìlli per essere prop

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70 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

ponitore Andronico Comneno o di Violante sorella di G


ultimo degli Alenimi, Teodoro Paleologo, che ini
e 1309 ricuperò l' usurpato da Saluzzo ; il quale senza
tezione dei principi di Acaia (che non donarono la gra
sarebbe assai male capitato. Per ciò rimanevano de
molti da cui salvarlo , ambiziosi tulli ed inquieti , no
soggetti a Savoia clic si polessero con un cenno frena
bene colla lezione data all'Acaia aveva insegnato agli a
non era da farsi giuoco di lui. - Il conte Amedeo mir
che di mal occhio la potenza Viscontea , pel vicariato
riale clic aveva ottenuto sopra parecchie città del Pie
con qualche artifizio tentava continuo di sfiancarlo; se
altro parer nemico a Galeazzo clic gli era cognato.
gelosie si teneva grazioso l'imperatore; e veduto elio
chese di Monferrato disgustatosi col Visconte gli ribe
Chcrasco, e Chicri già prima cedutogli; fu sollecito ac
colla regina di Francia e con Acaia i quali ad esse terr
tendevano, e ne chiese investitura all' imperatore. Car
aveva necessità di denaro, spillali dugenquaranta fiori
cedette a que' soci le terre con patto di ricupera (1).
sbertali in due; Monferrato e il Visconte. Questi tem
perdere oltre al possesso utile eziandio la giurisdizione
all'imperatore, volesse dichiarare clic con quella investi
toglieva ora da lui quanto già gli aveva concesso coinè R
mani, il vicariato imperiale irrevocabile vita sua duran
che non voleva nemici in Italia fu sollecito scrivere da
santa I'll di giugno 1355. - « Quod cidcin Galcatio
« heredibus ex conccssionibus et gratiis prcdictis per n
a seu impostcruni quocumquc et quandocumque fiend i s n
« intclligatur factum esse nee fieri posse prejudicium
ce dictis nee aliquo premissorum, sed sepe dietam conc
» ipsi Calentio el cius heredibus per nos factam et om
« singula in suprascriplo privilegio ipsis indulta illcs
tt lesa et in nullo diminuíam vel diminuta in sua voluimus
u firm ita te premissis non ohslantibus vel corum aliquo pernia-
ci nere presenlium sub sue maicstatis sigillo testimonio lillcra-

(I) Guicticnon , che pure pubblicò quel documento ( V. Vol. preuves ,


p. 137 ), non mise nella narrazione quella somma nò quel patto.

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Dl STORIA PIEMONTESE 71

« rum (!) ». Ma questo valeva poco se mancava


savano a chi poteva difenderle. Quindi Amed
tempo Ivrea infcudòlla al fedele c valoroso fr
Bastardo, e per contratto felice col vescovo di
tra suoi dominii Castrussone, Castelletto, Settim
e quanto è dall' un cauto e l'altro della Dora,
sino a Montaldo (2). Tutti cerca vano d'ingrandirs
Acaia; Acaia sopra Saluzzo c Monferrato; Ame
Monferrato comuuquc e dovunque potesse, ed ora
nere colle inani vuote, adocchiò delle terre distrat
la più facile a prendere e più lontana dalle dif
l'occupò. Ma scese l'Anjou ßgliuolo della regin
esercito condotto dal siniscalco di lei, il genov
prese la terra (3); e buon per Monferrato, che
luzzo avesse, come già il padre, necessità di lu
da Acaia e dal Lercaro, che riunite le forze e
potò frenare le ire de' vincitori. Non potuto altr
per rifarsi del danno sopra i Visconti.
fútanlo Bernabò occupava Bologna, e il Pap
Amedeo che l'aiutasse a difendere i diritti e l'onore della
chiesa sua sposa (4). Ma non parve al Carroñe che Amedeo
avesse gran voglia di entrare in quelle briglie : e quantunque
nelle sue Tavole genealogiche della casa di Savoia avesse lodata
la generosità di quel Conte e il suo disinteresse, qui viste me-
glio le cose avrebbe detto diverso ; clic dove nou era da gua-
dagnare stalo o ricchezza , o almeno onore senza pericolo di
dominio, uon si moveva. Il quale assunto suo non è già espresso,
ma appare dalla indicazione di memorie che già citai. Non la-
sciò Amedeo passare inutile a sè neppure quest' occasione. Pe-
savagli sulla coscienza un voto fatto nell'età giovanile « ex quo-
ti dam dcvolionis fervore » di astenersi dalla carne e dai pesci,
digiunare ogni venerdì e sabato e in questi giorni di digiuno
astenersi dalle uova e dal cacio, e sentiva « propter huiusmodi
« abstinencias et jcjunia nimium dcbililari corpus suum » ;

(1) Arci), di Corte. Città e Provincie . Asti , Mazzo 111, n. 10.


(2) Arch, di Corte. Città e Provincie. Ivrea , Mazzo I, n. 13, 14, 1 ti-
ta) Arch, di Cherasco. Damissano , Storia di quella città , ms.
(4) Archi di Corte. Polle e Brevi. Innocenzo VI , Mazzo I, fi. f.

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72 MCIIlAKAZIONK 1)1 DOCUMENTI

perciò non polova più comodamente osservare il suo volo.


plicò al Papa una commutazione. Innocenzo, a cui non par
vero di potersi gratificare un si prode cavalicro, il 20
gno 1360 lo dispensò dal voto purché, vita durante, desse
ogni domenica delfanno, mangiare a dodici poveri, e ven
vestisse e cibasse il giorno ď Ognissanti, e recitasse dicci p
e dieci ave in ogni dì nel quale doveva digiunare (1). Ma s
dati non si mossero per parte di Amedeo. Innocenzo scom
il Visconte : il Visconte fece mangiare il breve ai port
della scomunica (2), e durò nella guerra contro del papa.
nocenzo inori. Urbano V suo successore (cui taluno crede
essere stato de' portatori di quel Breve), non solo scomuni
Visconte, ma lo condannò come eretico e scrisse specialm
al Satuia « qualcnus ab auxilio et favore dicti Berna bovis
« suorum consiliariorum et fautorum, ac molcstatione devoto
« rum et auxilialorum ciusdcm ecclesie sicul vir calholicus
« et ciusdcm ecclesie dcvolissimus filius attcntione pervigili stu-
« deas precaveré, non permittens quod aliqua socictas vel alie
« gentes armalorum in corumdcm Bernabo vis el complicium
u et íautoruin subsidium seu prefalorum ecclesie ac devotorum
u et auxilialcrum cius dispendium valcanl proíicisci. Anno Pon-
te tifíenlos primo (3) d. Ma se non parve buono a Savoia immi-
schiarsi nelle contese del papa con Bernabò Visconti non lasciò
di assumere P impresa di correre in aiuto delf imperatore di
Costantinopoli suo cugino travagliato dai Turchi e dai Saraceni.
Ivi , oltre che era solleticata la sua passione per farmi, non
era certo da pericolare lo stato o le sostanze. Appena gliene
fu fatto mollo domandò al Papa che il clero lo aiutasse con
denaro. Il papa non fu restìo. Diverse Bolle furono spedite agli
arcivescovi e vescovi di Lione, Tarantasia, Mascon, Moricnna,
Grenoble, Belloy, Ginevra, Losanna, Sion, Aosta, Ivrea e To-
rino, colle quali erano fatti abili, per sei anni, di assolvere
dalle usure e mali acquisti , purché quelle convertissero nelle
spese del passaggio di Amedeo oltre mare. Ma quelli erano

(t) Ardi. di Corte. Bolle e Brevi. Innocenzo VI , Mazzo VI, n. 8.


(2) Altri pone questo fatto al 1368 e altri al 1360. Il Giullnlal 1361 ;
e certo se la scomunica fu da Innocenzo, dovetť essere In quest'anno.
SI) Arch. di Corte. Bolle e Brevi . Urbano K, Mazzo VI , n. I.

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DI STORIA PIEMONTESE 73

lempi di prendere ; non, rendere. Onde Amede


tili quelle grazie : e il papa mandò fuori altre
il fece padrone delle decime ecclesiastiche e d
tutte le diocesi del suo stato (1). Nò dove i pr
tasca le mani era da lasciar quieti i laici; ed o
ogni feudo si tassò e diede oro e armi ; e p
cenda si rinnovasse o prolungasse : che si ha u
deo del 4 dicembre 1368 (era già tornato d
riuscitagli non infelice) cosi espresso: a Notu
tf vērsis quod cum dilcctus íidelis miles nosie
* nes de Aubona condominus dieti loci super
« homioum suorum nobis gratiosc concessit su
« dinarium pro nostro viagio transmarino . ll
« confictemur dictum subsidium nobis fuisse conccssuiii de
« gratia spetiali. Et propterca nolimus quod huiusmodi con-
« cessio dicto domino loanni seu cius prcdiclis bominibus al i -
« quod posset in posterům prejudicium generare (2) ». Nò è
da pensare che la dichiarazione sia posteriore all'esigenza,
perché d'esigenza qui non si parla, e la dichiarazione voluta
dal sire d'Aubonne , non sarebbe forse stata conceduta se già
il denaro fosse stato imborsato. Quel feudatario è detto condo-
minus 9 perché veramente non possedeva che tre quinti della
baronia , essendo stato degli altri due investito Guglielmo di
Granson per dono di Amedeo del 1365 (3). Cosi si esigevano
due fiorini per fuoco in Ginevra (uno in gennaio, l'altro in-
nanzi la festa di S. Michele), in auxilium expensarum domini
per ipsum factarum et substentarum in viagio et passagio ul-
tramarino , e n'é conto del visdoroo Richard signore di Viry
neir archivio di corte di Torino (4).
Intanto che Amedeo va raccogliendo denaro per la sua spedi-
zione ecco varie compagnie tremende di masnadieri che pren-
dono a desolare la Savoia. Ne corre la salute dello stato ma le
presenti armi non bastano a difenderla. Per ventura i più mal-
trattati sono i preti cd i frati che già da Bonifazio VIII furono

(1) Arch. di Corte. Bolle e Brevi . Urbano Vì Slazzo VI , n. 6 , 8.


(2) Arch. della Catted, di Losanna , Cassetta 20 1 , n. 207.
(3) Arch, della Called, di Losanna , Cassetta 200 , n. 250.
(4) Città e Prou . Ville ite Genève , Caleg. I , Mazzo VII , n. 7.
Ancii. Sr. It. Vol. XIII. io

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7; DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

per I' esosa avidità ed avarizia rimproverali. Amedeo chie


Rapa che il Clero desse denaro per la salvezza publica: e i
per amore di Chiesa santa impose ed ordinò che fosse e
subitamente (20 nov. 1363) un sussidio ecclesiastico nel
nato di Vienna e nelle Contee di Forcalquier , Valenza , V
sino e Savoia; quindi (17 feb. 1364.) costrinse i prela
clero degli stati del Conte a conlribuir per duc auni alle
di fortificazioni e di guerra contro quella canaglia (1) e p
animare ogni uomo alla guerra concedette indulgenza a c
que prenderà le armi e combatterà contro quelle comiti
cui mali già descritti dagli storici voleva il Carroñe che si as
tassero dalla bocca del Papa.
« Cogit nos presentís malicia temporis quo iniquitatis
te tiplicati sunt filii cupiditatis ardore incensi qucrcnlcs im
« de aliis laboribus suam saturare ingluviem. Ac proptere
« déliter nimiura in innocentes populos scvicntcs ul ad resis
te dum eorum pravis conatibus et ad defTensioncm eoru
« populorum illorum precipuo quando iidem iniqui con
<< tur invadere virilius et eílicacitcr faciendum de apostolic
« tcstalis provide remediis sludcamus. Sane sieut iam in
« cam notitiam credimus pervenisse nonnulli viri nepha
a divcrsis nacionibus in moltitudine congregali, omni justa
« postposita cunctis prout possunt exh i bentes se hostes
« rimos et in omneš crudeliter débâchantes ut pecunia
tt insaciabiliter faciunt et cum quo in pcrdicioncm
tt non pavesami aliaque bona fìdelium habilius valeant c
(t quere, segetcs el domos cremare, vites et arbores incidere
« et quidquid aliud possunt in predam abduccre moliun
X pauperesque rusliculos solo timore a propriis laribus c
<( compcllunt, civitatcs quoque castra et alia loca etc. hos
» aggrcdiunlur insultibus, obsident, invadunt, capiunt, spol
a et inccndunl ac superbiam sedantes luciferi in sua

it multitudinc gloriantes, falucquc púlan


u eorum ausibus furibundis obsislcrc , non
« cipes el magnates , et quod temerarius
a ficcm invadere , ac eos spoliare ac in it
<t poneré coiuinanlur et ut viros sanguii

íl) Arch. di Cor. Tor. ¡tolle c ilrevt. Urbano V

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1)1 STORIA PIEMONTESE 75

« slias se patenter ostenüant et cuncti corum potenc


« ciem perhorrescont quos possint in miscriam
a ducere ut cxtorqucanl ab eis pecunias immanit
a variis et incredibilibus generibus tormentorum, te
a inebriati furore omnisque pictatis cxorti non pa
<r dicioni ciati vel scxui in captionibus terrarum et
a solum viros se suasque familias ci patrias justíss
a dentes sed mulieres ac senes cl juniores et i
a vagicntcs truculenta rabie premere non abhorrent
cí ribilissirauin est auditu , et amare referimus, stru
<i gines et dedícalas Altissimo et maculant coniug
a taccamus de rcliquis quantacumquc nobilitate perfu
« dclusioncm (sic pro derisionem) frequenter pub
ci sum continuum et ut eis ancillcnlur in campis et
<i ducunl et contra muliebrem morem in miscrandam
a laten) carum ut alia ipsarum eludia (?) cas arnii
« si cssenl vilia mancipia masculina in omni cxces
a specie provocare non vercntes Altissimum ccclc
« sleria ac alia pia loca frangere spoliarc et frequ
ti dio concremare ac sacerdotes aliasque personas
« capere vinculare torquere et interdum morti trade
ti midant ac de propriis potencia et iniquitatibus
« daciam tam principibus aliisque terrarum domi
ci pulis nonnullorum illorum locorum et cora i ta tu m
« quovis modico tempore non offendant importab
a redemptioncs imponunt et exigunt ab cisdcm (
ultime parole di Urbano , se io anziché dar conto dei
che Felice di San Tommaso aveva estratto pel suo
vessi la storia, aggiungerci come Bertrando Ciucselin
di quelle genti incontralo due o tre anni dopo da
clic il papa gli spediva per sapere in sostanza che cos
rispose : essere trenta mila croccsignati che and
guerra ai Saracini di Spagna e che volevano
soluzione de' peccati e duegcnlo mila fiorini ; a
il Cardinale soggiunse a quanto all'assoluzione, ris
« quanto al danaro non saprei clic dirvi a. Al ch
trando : che veramente dell' assoluzione molti non erano tra i

(!) Arch. dl Cur. Ii o I le c Brevi y Urbano V. Maz/a vi , n. lì.

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7G DIGIIIARAZIONR Dl DOCUMENTI

suoi clic parlassero; ma del denaro tulli . Onde bisognò d


centomila franchi , i quali v come fu saputo dal condottiero
erano slati levati sul popolo, egli fece restituire alla citt
costrinse il Papa a cavarli dal suo tesoro.
Incalzando la guerra turchesca Amedeo anelava di c
rere alla difesa de9 Greci: ma non fidandosi troppo de' su
cini d'Italia, e poco de' sudditi ed amici di Svizzera, cercò
patti e per trattali di rassicurare il meglio che potè le co
almeno per tanto di tempo clic gli bastasse all' impresa. E
mamente a mediazione del p. Marco da Viterbo generale de
nori e delegato apostolico si rabbonacciò il 18 di settembre
con Monferrato, col quale dopo la pace fatta dall' arcives
di Milano si era corrucciato. 1 patti di quella concordia fu
che dentro un anno Monferrato restituisse le gioie (non so qu
e pagasse al Conte mille Gorini d'oro; e per sicurezza dell'
guimento del trattato mettesse in deposito al papa il luog
Cinzano (1). Poi ad avere sicuro il Fossignl si destreggiò e
bene la piena sovranità dall' impero; e perciò i conti di Gin
si dovettero tenere sudditi diretti di Savoia, al che mai se
ripugnarono, e singolarmente Amedeo III, sebbene già p
fosse stato creato dal conte di Savoia cavaliere del Cigno
allora cavaliere del Collare insieme ad Amedeo di Bonnivarl
potente uomo ginevrino (2). Ma quella sovranità ottenuta ingelosì
fieramente i Ginevrini, i quali a maggiore sicurezza di loro li-
bertà riformarono il governo. Riuniti in grandissimo numero
ne' chiostri di S. Pietro per atto di Stefano Fabri del quattordici
gennaio 1364 elessero de' Sindaci o Procuratori, a' quali e a
loro coadiutori le peuple donnait charge de défendre la commu-
nauté dans toutes les affaires qu'elle pourrait avoir devant toutes
sortes de Juges et même il conférait à deux d'entr'eux un plein
pouvoir pour la ville , de produir ses droits , de plaider , de jurer
pour elle , d' appeller de jugements, de poursuivre V appel et de
faire toutes les procédures nécessaires en pareil cas. Les citoyetis
arrêtèrent encore que les syndics et leurs coaudiuteurs en appel-
lant avec eux douze conseillers que le peuple nomma alors ou
du moins quatre d'entr'eux auraient plein pouvoir: - 1 De créer

(l) Arch. dl Cor. Città e Prov . Monferrato , Mazzo IV, n. 17. 18.
(2) Gauthier, īīist. de Geneve , ms.

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DI STORIA PIEMONTESE 77

des bourgeois et de priver de leurs bourgeosics et


ges ceux qui s'en seraient rendus indignes . - 2.° D
des bastions et en général de pourvoir à toutes le
saires aux fortifications de la ville , de même
et à sa défense: de juger de tous les cas qui av
à la garde de la ville . - 3.° De faire des collectes
deniers et de mettre des impots pour avoir de l'a
pour pourvoir à tous les besoins . - k.° De fair
ordonnances pour le bien de la ville . Enfin le pe
se soummettre à tout ce dont nous venons de
aux ordres des syndics et d'agréer à tout ce q
par ravis des conseillers (1). Il bollore dci Gin
produsse quella creazione soltanto solita ne9 c
visò Savoia della necessità di amici vicini validamente confede-
rati. Si che egli trattò alleanza con Friburgo e Berna, che venne
scritta in Berna appunto il secondo giorno da quella costituzione
ginevrina , e raffermata dal Consiglio di Savoia il 17 febbraio
successivo (3). Quel trattato doveva essere pubblicalo per intero
dal Garrone, ma parendo a me clic possa bastare anche un
saggio darò le parole proprie detratto quando giovi l'esattezza
loro ali9 esame di chi fa sludi di Storia. Doveva durare dieci
anni per vicendevole giovamento ed aiuto, e l'obbligo era non
tanto pel Conte e po' comuni di Berna e di Friburgo, quanto
pe9 sudditi e seguaci. Ogni aiuto durare doveva quindici interi
di, che comincicrebbero da quello dell'aiuto recato; il quale
poteva essere chiesto o per legati o per lettere e prestato gra-
tuitamente od a spese del chiedente. Limiti dell'aiuto: « ad Se-
ct dunum et abinde doncc civitatem gebennensem , sicut nives
« versus nos defluunt et abinde descendendo per montem di-
et cium Leber usque in Windeschum , ubi aqua dicta Lindmaga
et deorsum defluii in aquam dietam Aiarim , cl abinde asccn-
« dendo sursutn doncc Scdunum ». Riservava Savoia: il Papa,
l' Imperatore i proprii sudditi, e gli alleati che dal Conte non

(i) Gauthier, Uisl . de Genève , ms., il quale avvisa che il documento


rapportato negli Annali MS. del Savion ora ò sparito dagli archivi gi-
nevrini.
(2) Ne furono creali il 1291 e il 1309.
(3) Commiss, de' feudi o Archivio del Governo di Rema. Frann-mch
Savoy : pars. IH. Voi. MS.

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78 DICHIARAZIONE 1)1 DOCUMENTI

dovevano essere offesi; Berna per sè eccettuava P Impero, F


burgo , l'Austria ; ambedue i propri! sudditi , comborghesi
alleati. Obbligavansi a vicenda le due città e il Conte er quod
« fortassis conlingcrct aliquem vel aliquos » , de' loro sudd
chiunque fosse , a fieri rcbellcm inobcdicntem et nolcntem f
ff cere ncc capere jus in curia dieti domini in cuius constric
« Caverei scu de cuius jurisdictione esset » ve lo avrebbero c
stretto. Per niuno accidente, che non fosse per debiti ricon
sciuti o per delitti , non avrebbero arrestato o incarcerato a
cuno; per quelle cagioni, citati e rimessi al proprio giud
tutti, e costretto il giudice a tener loro sollecita giustizia a
sque omni fraude infra XIV dies . Mai non saria citato o volu
in giudicio canonico alcuno se già non fosse per usura o pe
causa di matrimonio. Delle discordie clic fra i diversi sudditi
in seguilo al trattato potessero sorgere provvidero il giudizio
con questa procedura. Ove fattore sia della contea di Savoia
a tunc iilc actor debet et potest capere unum de nostris con-
<1 siliariis (di Savoia ) quemeumque volucrit, similiter circus
a unumquemque volucrit de consiliariis illorum ubi talis reus
a residentiam haberet el advocatum qui pro tempore esset, seu
ff unum de consiliariis loci illius ubi reus esset quemeumque
« veliet pro persona media qui iurarc dcbcnl juramento cor-
ee porali ad Sancta Dei evangelia et hujusmodi causam expe-
« diant cl deflinianl postquam devoluta est ad cos infra unum
ff mensem et hoc secundum consuctudincm loci ubi tale ma-
cv Icficium injuria vel violcntia esset pcractum si de malcficiis
« agcrctur. Si autem super posscssionibus et rebus immobili-
ff bus esset questio tunc diffiniant et justitiam déterminent se-
ct cundura consuctudincm loci ubi talis res et posscssioncs es-
ce seni sitae et locatac inter dictum terminům et quiequid per
ci dietos tres aut per maiorem ipsorum partem fucril deflinitum
« arbitratum aut pronunciatum inviolabilitcr debet teneri etc.
« ab ambabus partibus; si autem quod absit talis causa scu
ff pclitio non cxpcdirctur scu difliniretur infra dictum mensem
a a diclis tribus personis sic clcclis, tune dictac tres personae
et infra octo dies próximos post dictum mensem debent se
« pracscnlarc in ipsorum juramento expensis suis propiis in
a Murcio, in Paterniaco vel Adventicam vel in una liaruin vil-
ci larum ubi tunc maior pars corum favet et ire cligit, vel in

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Dl STOH I A PIEMONTESE 79

« alteram carimi, si in una ipsaruin aliquis veni


« et ab eodcm loco et villa nuuquam debet reced
« causa el quaestio prius sit penitus terminata et
« de consensu et jussu d iela rum partium amba
a fraude penitus circumscriptis ». Che sc l'attore fo
o di Friburgo era necessitato prendere chi volesse d
di quelle città clic meglio amava, libero al reo, se
eleggere o il baglivo di Yaud o chiunque della co
uguale in lutto il resto la procedura , costretti i
il mese a portarsi a Berna od a Friburgo od a
finire la causa. Le cause poi tra que' del conte ed
vevansi giudicare in Mureto ; quelle coi Friburg
nens ; provvisto, che se uno dei tre giudici eletti
qualunque caso mancasse, fosse per nuova elezio
posto, e quindi inslrulto, ricevuto in giurament
nella questione.
Messi in sicuro i suoi interessi il conte di Savoi
l' imperatore intendeva di recarsi ad Avignouc, i
dizione e stette ad aspettarlo. Con quella occasio
altri vantaggi. Subito richiese donativi dalle città
per le quali era presumibile che quel Sovrano pa
onorarlo, ma col denaro de' sudditi che non pot
mente costringere a dare , si domandavano , don
allora era anche mite: gli storici notarono poco
rone altri atti raccolse , elio provavano la viole
toglievano i doni . Ora Moudon ( una delle quattr
francate da Amedeo V ) caduta in proprietà di A
cessione di sua cugina di Narnur pagò per dono
passaggio di Carlo IV, cinquecento fiorini d' oro
quanto avranno dato gli altri paesil L'Imperator
beri: Amedeo gli andò innanzi riccamente vestito
armato cou sei cavalieri banderai delle imprese
lece omaggio d'onore de' suoi stati, lo convitò so
splendidissimamente, e stando a cavallo egli e i
lo servi a mensa di vivande quasi tutte dorate in
lontane de vin blanc et claret ne cessoient jour n

(1) Arch. pubh. di Rema.

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80 DICIII A li AZIONE 1)1 DOCUMENTI

ter vin abondam. en t , dont chacung en pottvoU prendre à son


plaisir et volunté ^l).
Spon, storico di Ginevra, metle il passaggio di Carlo per quella
città e l'istanza di essa contro Amedeo, quale vicario imperiale
nel 1366. Carlo IV passò bensì per Ginevra anche in quell'an-
no; ma niuna istanza gli fu falta; o se fu fatta, per allor
non ebbe effetto ; e meglio avvenne alla sua tornata. L'andata
ad Avignone fu del 1365: ne i Ginevrini potevano contestare
un allo che non fosse stalo neppure immaginato : imperocch
il vicariato imperiale sopra Ginevra , Sion , Losanna , Aosta
Ivrea , Torino , Morienna , Tarantasia , Bellcy , Savoia e sui
vescovati di Mascon e Grenoble, e l'arcivescovado di Lione è
dato da Ciamberi , cioè dopo che l' imperatore fu a Ginevra.
Cotale errore e avvertito da Gauthier, il quale anche osserva
clic la notizia data dal Guiebenon che l'imperatore a preghiera
di Amedeo stabilisse a Ginevra una università delle sette arti
liberali, di teologìa, di diritto civile e canonico, e di medicina,
dichiarandone conservatore il conte ¡stesso quale vicario impe-
riale , non è sostenuta da nessuno alto esistente negli archivi
della città , la quale notizia dello storico savoiardo avuta dalla
camera de' conti di Savoia dovea essere postillata dall' altra
notizia che quella università non venne mai stabilita : e invece
di attribuirne cagione al troppo celere spoglio di quella dignità
fatto al conte Amedeo (che forse non 1' avrebbe perduta , so
uscendo di casa non avesse dato ai nemici agio di tempestare
l'imperatore senza clic niuno validamente si opponesse), era da
considerare clic i Ginevrini , veduto quanta influenza avrebbe
Savoia avuto nella gioventù loro con pericolo futuro della li-
bertà , ricusarono di mettere opera al benefizio.
Delia faccenda del Vicariato discorse Gauthier censurando i
precedenti scrittori : perchè ne discorse con esattezza reco il
brano più importante clic la riguarda. Mats pour revenir a
cette fameuse concession du vicariat de Vempire , Amé VI ne
manqua pas de s'en servir aussitôt et de s'emparer à la faveur
de cette concession de la juridiction temporelle de Genève : Ce

(t) Arcli. Cantonale di Losanna : Cronica di Evian ms. , che per er-
rore dl cifra pone la venuta dl Carlo In Savoia II 1375.

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Dl STORIA PIEMONTESE 81

que le citoyens trop faibles pour résister à la p


prince ne purent pas empêcher . L'evêque Allam
put après de l'Empereur pour obtenir de ce princ
de cette concession . Il parait par une patente d
29 décembre 1307 dont nous devons parier bien
prélat comparut a diverses fois devant lui, par
à la tour de Vevey ( in lurri Viviaci ) et qu'il y
sieurs patentes des Empereurs et des rois ses pr
faveur de l'eglise de Genève. Mais Allamand n'eu
de voir sa juridiction rétablie dans son premie
rut vers le milieu de cette année , et il eut pou
Guillaume de Marcassey qui ayant suivi avec be
l'ouvrage que Allamand avait commencé , obteint
une patente datée à Frankenfeld le 15 de septem
quelle ce prince déclare qu'après avoir été infor
par les titres et les droits des églises sur les que
cordé le vicariat au comte Vert , qu'une telle c
contraire aux libertés de l'eglise et de l'empire r
son de bien publique l'obligeait , selon l'avis de
comtes , et des autres seigneurs de l'empire , de
le vicariat et d' annulier et révoquer absolument
articles les lettres qu'il en avait accordées au co
encore même que la clause de ne pouvoir être a
recontrerait : Mandant de plus à tqus les princes so
ques , soit séculiers , au prejudice de qui cette c
été faite de ne point reconnaître le comte de Savoi
de l'empire , dans leurs terres ; et de ne point lui
qualité ni aux officiers qui leur pourraient être
part ; Cassant absolument et anéantissant tout
comte aurait pu faire sous le prétexte du vicaria
aux libertés des églises et rétablissant dans leurs an
libertés , et franchises toutes les villes , evêques ,
tres seigneurs sur qui le comte de Savoye aura
quoique ce soit , en vertu des dites lettres impér
il dérogeait absolument . - Telle était la teneur
lettres révocatoires du vicariat. Elles sont génér
cl ne regardent pas plus Genève que les autres
quelles l'empereur avait accordé le vicariat de l'e
Vert , mais elles ne dépouillent pas ce prince de
[Link]. li. vol. xiii. u

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8-2 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

qu'il prétendait avoir acquise sur Genève d'une manière m


certaine que si cette ville y avait été nommée en particulie
Peu de (cms après l'empereur prit des mesures pour fair
voir son intention au comte de Savoye par des lettres da
aussi a Franken fehl par les quelles il ordonne aux evéque
autres seigneurs du voisinage de Savoie de faire au plutôt
publiquement les lettres révocatoircs dont nous venons de
ler , dans tous les lieux de leur jurisdiction d'où la conaiss
de l'intention de l'empereur pourrait parvenir plus facilem
aux oreilles du comte et de ses officiers a fin qu'il n'en pr
dit pas cause d'ignorance (2).
È notabile il modo guardingo col quale cammina in que
causa l' imperatore : eppure Amedeo era lontano. Ma Carl
prendeva tempo e tentava il fondo: non voleva incontrar
sdegni di un principe clic udiva fare gran fatti in Orien
guadagnare perciò affetti ed amicizie polenti. Ma seguitiam
Gauthier :
Celte revocation generale du vicariat accordé au comte Vert
ne fut pas suffisant pour le porter à abandonner les droits qu'il
venait d'aquérir sur Genève . Il fallut solliciter après de l'em-
pereur des lettres qui regardassent l'église de Genève ď une
manière expresse et particulière , les quelles ce prince accorda .
Elles sont datées ď Ileslinfcld le 29 décembre de la même an-
née 13(iG, et elles portent qu'ayant mûrement considéré les droits
de l'eveque et de l' cg lis e de Genève , quoiqu'il eut octroyé au
paravunt par manière de commission au Comte de Savoye , sans
aucun acte par écrit , mais seulement de bouche la jurisdiction

(1) Le patenti di concessione sono ncll'Arch. di Ginevra ; ma per una


nota del signor Sordct mandata al San Tommaso ivi ha la data del 10
settembre. Sono anche nell'Archivio di Losanna, Cass. 82, n. 1365; e 83,
n.° 1320. - Quelle di revocazione sono originali colà; e In copia anche
nell'Archivio di Cor. in Torino nel vol. ms. Livre contenant pièces non
autentiques cc., alla Catcg. di Ginevra, Catai. 43, Mazzo I, n. 3. Ala anche
le date di questi atti In copia differiscono alquanto dalle enunciate dal
Gauthier. La revoca generale ha nella copia la data del 13 invece del
16 setiembre: e l'atto del 1367 ha la data del 30 invece del 29 dicembre.
(2) La data di questa lettera taciuta dal Gauthier è 11 settembre,
come da lista d' atti ginevrini mandata al Carroñe dal signor Sordel.
Nuovo argomento perché la data della revoca 13 settembre sia corretta
in 19 settembre conic dalla lista Sordct.

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DI STORIA PIEMONTESE 83

cl justice imperiale qui lui appartenait en qua


flans la ville de Genève , son intention néanmoin
été et n'était point encore de faire aucun préju
à l'eglise de Genève , ou à qui que ce fut dans leu
core qu' il ne voulut pas negliger ce qui apparten
ne prétendait pourtant pas déroger en aucune
libertés et privilèges des autres et particulièr
saintes églises dont il devait être le protecteu
di Ginevra non si credette abbastanza difeso e
e particolare sentenza ; e bene aveva ragione d
delle antecedenti , lo quali non distruggevano
al vescovo di giurar fedeltà al conte di Savoia
porali (1). Allora Y imperatore in data di P
espressamente quel vicariato il dì 25 febbrai
Gauthier, che lesse il diploma , questo scriss
Quoique nous ayons accordé , dit cet empereur
gues et d'importunes instances (3) et après des
fois réitérées à Amé illustre comte de Savoy e et
certains droits sur la ville de Genève et que n
délivrer la dessus , des patentes telles qu'il les a
dant ayant été dans la suite mieux informé et d
la quelle il nous a paru très clairement que no
logeait à bien des égards aux droits , privilèg
franchises et libertés du vénérable cvèquc de
église. Après avoir mûrement pesé cette cons
l'avis des princes du St. empire , nous avons r
comme nous le faisons par ces présentes , que
toujours été et est encore que le comte de Savoy
la concession que nous lui avons faite aucun droi
ter le moindre prejudice ou donne quelque at
l'cvêque et de l'eglise de Genève. C'est ce qui n
annulier cl révoquer tout ce que nous aurions pu
pouvoir , de jurisdiction , de preeminence ou
droit , de quelque nature qu'il pût être au dit com

(1) Da allogazioni per Savoia nella Blh. pubi), di Ber


gencviensiu , Voi. 95 ins.
(2) Gauthier dice 20 février : nia si la nota del signor Sordet e la
copia dell'Archivio di corte di Torino, Livre contenant etc. , hanno 25 Teh.
(3) Cosi precis. Livre contenant etc.

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84 DICHIARAZIONI? DI DOCUMENTI

héritiers , successeurs ou ayant cause dans la ville de Genève, s


faux bourgs et son territoire et en général dane toutes les terr
et seigneuries appartenant à l'evéque cl à C église de cette vi
ayant été portes à faire cette révocation de notre propre mouv
ment et par la claire connaissance que nous avons de Injustic
ta chose.

Après une declaration si expresse de sa volonté V empere


ajoute: que si quelqu'un est assez hardi pour s'y opposer, il
condamne à l'atnende de mille marcs d'or, la moitié payable
fisc impérial et le reste applicable aux usages de ceux qui aur
souffert de l'opposition qui aura été mise à l'exécution de sa
lonté, sans pourtant que le payement de l'amende dispens
aucune manière les infracteurs de se soumettre à son ordonnan
ou leur acquière aucun droit .
Lo stesso storico osserva che questa sentenza ha il gr
sigillo solenne ed è sottoscritta dai più gran principi dell'imper
che furono tcslimonii della volontà dell* imperatore. Nò al
atto riporta per questo, sebbene il Garrone leggesse nell'ar
vio di Torino copia di altro diploma di Carlo IV, il cui origi
ò ncll' archivio di Ginevra ; il quale ripete il 30 dicembre 13
che non ostante la concessione della giurisdizion temporale
Ginevra fatta a viva voce al conte Amedeo di Savoia come s
vicario imperiale, non intese mai di pregiudicare nò al vesc
nò a quella chiesa (1); ripetizione che pare inutile» ma
svela il coraggio clic via via assumeva l' imperatore, veduto
il poteva impunemente. E pare clic quanto ottenno Ginevra
tenessero anche altre città : perocché simile revoca del vicar
imperiale di Amedeo trovasi nell'archivio della cattedrale
Losanna per Losanna islcssa (2), siccome il Garrone ha not
nelle sue memorie.
Gauthier narrato il contenuto delle scritture imperiali viene
da buono storico esponendo le sue considerazioni.
Celte pièce est bien authentique et elle fait voir avec beaucoup
d'évidence , que le vicariat d'empire que le comte Vert avait obtenu,
avait etc comme extorqué de l'empereur . C'est, dit ce Prince, aux

(I ) Arch, dt Corte. Torino. Livre contenant etc. - Lista d'atti dell'Ardi,


di Ginevra comunicata dal slg. Sordot al Carroñe.
(2) Cassetta 83, n. 1520, citala.

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1)1 STORIA PIEMONTESI* 85

importunes instances du comte de Savoye qu'il lui a


mande. Il sentait bien que sa complaisance avait é
et que les lois de la justice n'avaient pas été obse
revéque et l'eglise de Genève avaient été dépouillées
ni ouïs ni appelés , ce qui rendait nul de droit tout
fait à leur prejudice. Il comprenait aussi que t emp
Darberousse ne s'était réservé sur la ville de Genève
tion où il avait mis l'evêque et le clergé de lui a
quand il passerait par cette ville , en chantant les l
trois jours pour la prospérité de l'empire; il ne rest
pereurs aucune juridiction dans cette ville , et
pouvaient pas transmettre au comte de Savoye
n'avaient plus depuis de deux siècles. Et c'est appare
Bulle de ce même empereur , que l'on appelle Bu
Charles IV veut parler , quand il dit qu'on lui fait
nière très claire (probalione claríssima) que la c
avait faite du vicariat était contraire aux droit
Genève. pour réparer d'une manière authen
avait été accordé avec tant de légèreté et contre les
l'evêque , de temps immemorial, par les concession
assurés par la possession non interrompue de pl
Charles IV s'exprime dans celte bulle , de la manièr
et la plus forte. Il va au devant de toutes les difficu
rait faire pour invalider dans la suite les droits
prévient tous les cas qui pourraient survenir, q
donner matière à la chicane et fournir de préte
l'evêque et l'eglise de Genève dans la legitime po
souveranitè. E difatti questa sentenza guastò tutte
le fatiche durate da Amedeo e dagli antecessori
semplici officiali del vescovo a sovrani di Ginevra.
la parte del vescovo e del clero ma eziandio per
di Ginevra. Una giustizia alta dà coraggio agli op
agosto 1367 Aimone conte di Ginevra testa e cos
fratello Amedeo, sostituendogli prima Giovanni,
altri fratelli, indi Aimone figlio d' Ugo suo cugino
conte Amedeo di Savoia (1). Nel 13 di maggio su

ti) Ardi, di Corte. Genevois, Duché et Province. - Cil


Mazzo Y1I , n. 22.

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80 MCIIIAHAZIONK DI DOCUMENTI

üoo conic di (ìincvra giura fedeltà a Savoia per alcune


castella da lui tenute, e per la contea del Genovese a r
(pianto ha in feudo da altrui, dell'omaggio al vescovo, d
dell' imperatore (1). Ma questa sommissione era sleale
strava di cedere sol perche il conte di Savoia non s' acc
delle istanze che mandava all' imperatore. Di fatto quel
a* 6 di febbraio 1369 dichiarò che il conte di Ginevra non deve
prestare omaggio a nessuno ; e che l'imperatore e il solo a cui il
dchhn, e perciò proibisce a chiunque riceverne: dichiarò pure il
conte di Ginevra vassallo dell' impero (10 febbraio), e ritirò ogni
vicariato che fosse stato prima conceduto sopra la contea : gii
confermò (22 febbraio) il battere moneta, legittimar bastardi,
far notai e conti palatini ^2) ; tagliando cosi d' un colpo tutte lo
vecchie cagioni di contesa clic erano o potevano essere tra i
conti di Savoia e i conti del Genovese. - E qui il signor Dalla
avrà modo di determinare come e quando Amedeo fosse vicario
imperiale , come e quando più tale non fosse (3).
Ma il conte di Savoia, dice ottimamente Gauthier, n'avait
pas fail une si grande levée de boucliers pour se rendre si faci-
lement. Erasi presa tutta l'autorità sopra Ginevra, aveva sta-
bilito un castellano, creato ufficiali e fatto esigere donativi. Ter
lo che aggiunge Donnivart (fc) il fut excommunié , aggrave el
reaggravé. Gauthier, visti nell'archivio ginevrino un breve pa-
pale del 3 settembre 13G9 ed un altro del 12 gennaio 1370
diretti al Savoia clic lo esortavano a restituire al vescovo la
sua giurisdizione sopra Ginevra , fu di parere clic non si an-
dasse all'estremo citato dal cronista, che dopo quegli atti. Ma
se nel 1371 era da ven lisci anni l' interdetto sopra Ginevra per
cagione di Savoia ; e se quando fu tolto l' interdetto il conte ,
come dice, lo stesso Gauthier (ad an.), e i suoi ufficiali furono
assoluti della scomunica , il Bonnivart non disse falso. I due
brevi citali dal Gauthier furono veduti anche dal San Tommaso ;
ma questi conobbe e fece cstrarrc due altri atti in cui ò pa-
rola dell' interdetto, la quale manca nei rammemorati dal Gan-

ti) Arch, di Corte. Genevois, Duché cl Province. - Cillà e Provincie ,


Mazzo VIII , n. 23.
(2) Ibid. id. ii.' «,0,7,8, V.
(3) Lezioni di paleografia, pag. 174 e 175.
(4) Chronią, edit. Vol.1, par. 2, pag. 234.

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DI STOMA PIEMONTESE 87

(hier. II primo è dcl 18 gennaio 13G9 (1)


seguente lettera di Amedeo al Vescovo data d
bre 1368. « Reverende pater el amice carissi
u nobis quod relaxado interdieli existenlis i
« neirsi debet in proximo preterire. Vos igit
« quod dictum intcrdictum bine ad carnispr
« relaxare vclilis, nostris prccibus et amo
<( vestris gentibus ad nostra mittatis, quibu
« bimus et cflcclualilcr facienuis quod negot
ci bitum producctur. Et potcrilis dante Deo c
L'alto che contiene questa lettera è rogato i
tro de Tanziaco notaio imperiale; mercè cui
nevra per consiglio di alcuni cardinali e per
volere al conte di Savoia , sospende l' interd
Pottava di Pasqua « sub spc et firma confide
manterrà la parola ; altrimenti « dietus episc
« aliatn fa ce re non inlcndil sine domini nostr
u mandato ». Ma ne fece un* altra il di 4 ap
secondo degli atti rilevati dal San Tommaso
averne conceduta una seconda : diedene instr umento similmente
in Grenoble per mezzo del medesimo notaio ginevrino (2) , e la
protrasse alla domenica quasimodo « sub spc et firma confidenti.»
« quam habet dominus episcopus quod illuslris princeps et do-
it minus Amedeus comes Sabaudie omnia ablata cl occupata de
u facto per vim et potentiam ipsius domini comitis et gentium
« suaruin in civitatc Gcbcnucnsi et ipsnm civitatem cum per-
te tincutiis suis restituât plene et libere episcopo et ecclesie
u niemoratis et remtegrabit in omnibus et per omnia dicium
a cpiscopuin et ecclesiali) Gcbcnncnscm. Quod nisi fece rit dietus
et dominus comes, dietus dominus episcopus suspensionem aliam
a in perpetuum non faciei ». Quindi il vescovo accorgendosi che
il Conte uon veniva mai a fine di nulla ricorse al Papa, e que
sii dopo varie esortazioni ordinò che il conte rinunciasse le
usurpate cose c consegnasse al vescovo per sin le carte di con-
cessioni avute , c fosse adempiuta per intero l'ordinanza imperiale
del 30 dicembre 1367 minacciando lo sdegno di Dio e degli apo

(1) Arch. pubb. di Ginevra.


(2) Arch. pubi), di Ginevra.

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88 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

stoli ; dichiara che riservava al Conte i suoi diritti sul ca-


stello dell'isola e ü visdomato di Ginevra. Il Conte non potendo
altro, obbedì ; e si fece scrupolo di rendere ogni minima cosa ;
ritirò gli ufficiali e protestò clic si sottometteva alla detta or-
dinanza papale pour V obéissance qu'il avait et portait au St. Siege !
La quale rinunzia che il Gauthier allega del 21 giugno 1371 è
del 25 successivo (1). Quanto poi fosse sincera non è facile a
dire : conciossiachè non addormiti i preti , nò i cittadini mai ,
non fu luogo nò tempo a mostrarsi l'animo di Savoia.
Ma ò da tornare ad atti più proprii dei dominii dcl Conte.
Intanto che Amedeo battagliava in Grecia, il Piemonte era
turbalo da Filippo d' Acaia che diseredato dal padre persegui-
tava il fratello erede. Ritornato il Conte dalla spedizione com-
battè il perturbatore. Colui ardito sfidò il Conte a duello pel 15
d'agosto 1378 proponendo quaranta uomini per parte. Come
ciò seppe Galeazzo Visconti comandò il 21 luglio a Filippo di
ritirare la sfìda sotto pena di sua inimicizia ; maravigliando
ch'egli vassallo del Conte avesse avuto tanta audacia di sfidare
il suo signore, e questi tanta bontà di accettare la sGda. Tale
romando si comunicava da Filippo al Conte il di 10 d'agosto
veduto che il 2 il Conte stesso aveva scelto Anselmo sire d'Au-
tieres , Giovanni de Grolea , Gaspardo di Mdnmaggiorc e Pietro
de Mori per trattare co' deputati suoi della forma, del modo ,
delle condizioni e dell'ora della battaglia, e per gli omaggi re-
ciproci c i giudici da eleggersi. Il Colile I'll successivo scrisse
a Filippo che se persisteva nella sua sfida , penserebbe egli a
far quieto il Visconte e si clic niuno s' immischiasse in questo
aíTarc, e della sua parola darebbe ostaggi o quant' altre sicu-
rezze gli piacessero. Il duello non ebbe luogo. Nel 21 agosto fu
tra loro due stabilito che Filippo giurerebbe di stare alla sen«
lenza che due Consiglieri di detto Conte pronuncicrebbcro sulla
eredità di Giacomo principe d'Acaia: clic Filippo infraliamo
niente farebbe di pregiudicialc al Conte, ne a'suoi proprii fra-
telli ; che se Possano e Vigonc avuti per patto delia matrigna
non gli fossero spettati , li restituirebbe; clic di quanto gli fosse
destinato starebbe ligio a Savoia ; e allora il Conte rimetterebbe

(1) Ardi, di Coric, ¿»wy? contenant ele. K lista d'atti dell'Ardi. di Gi-
nevra mandala dal sig. Sonici al marchese di San Tommaso.

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DI STORIA PIEMONTESE 89

ogni dcl i Ito clic avesse potalo provocare la ca


gione. li consiglio di Savoia dichiarò nel giorn
che il Conte Amedeo era tutore di Amedeo e Ludovico del terzo
letto di Savoia-Acaia a forma del testamento di (¡incoino del
16 maggio 1366: e poco dopo i due consiglieri eletti a giudicare
sulle pretese di Filippo sentenziarono che il pupillo Amedeo
fosse l'unico signore di tutto il retaggio, e il solo che porte-
rebbe il titolo di Principe; e che quanto Filippo teneva , a quel
pupillo dovesse essere reso (1). Dopo il che il Conte Amedeu
fece arrestare Filippo e carcerarlo per sempre. Storia questa
che schiarisce e corregge l'esposto dal Cavaliere Cibrario (2).
Ma perchè il ribelle non aveva tutto operato di suo capo,
nò solo; era da far sentire qualche pena anche all' istigatore
e sozio. Il Conte di Savoia si volse a Saluzzo che non di soli
consigli aveva favorito Filippo, ma d'armi. Cominciò dal chie-
dergli il solito omaggio. Colui superbamente negò: e per mag-
giore dispetto si fece vassallo al Visconte, e n' ebbe soccorsi. Se
ne dolse Savoia col Visconte , ma invano : onde nelle contese
tra Monferrato e i Visconti Amedeo si legò col primo, e a Papa
Gregorio Xl, che lo paciùcò a Monferrato (3), tempestò cosi
fortemente le orecchie che lo indusse a far lega cou se e eoa
Secondotto istcsso, il quale morto il marchese Giovauni gli
era stato per testamento raccomandato in tutela. U trattato di
quella lega è in Guichenon (4); ma San Tommaso vide altre
scritture. Il papa ( che aveva desiderato nella lega anche il ve-
scovo di Vercelli (5) ) , doveva dar seicento lancie e diecimila
fiorini d'oro ogni mese, per cinque mesi, a Savoia: Savoia
metterebbe del proprio cinquecento di quell'arme, e altrettante
ne manterrebbe per cinque mesi con quei fiorini, militerebbe
in persona capitano di quelle genti contro i Visconti. La lega
era fatta con onore dell'Imperatore e della Regina di Napoli.
Galeazzo era detto contro omnem hominem mundi ligatus aiu-

ti) Arch, di Cor. Principi del Sangue . Mazzo VII, u.1 15, Hi, 17.
in , 19 e 20.
(2) Economia polii, del Mcd. Evo , [Link] 1842, Vol. 1 , p. .173.
(3) Arch. di Cor. Bolle e Brevi . Mazzo VII, n. 1, di Greg. XI.
(4) īlisl. gćnral. V. I, p. 42i. - e Arch, di Cor. Trattati diversi.
Mazzo I.
(5) Ardi, di Cor. Bolle e Brevi. Mazzo VII , n. 2 , di Greg. XI.
[Link]. Vol. XIII. Il

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90 DICHIARAZIONE Dl DOCUMENTI

(alore di Bernabò in opprimere chiese e prchali : e


ocrupalore e distruttore della Città di Milano e ďnllrc
bardia dctcstabilisque lirannus ac romane aliarumque cccle
ncc non monastcriorum aliorumque pior um locorum per
hostis pro viribusque comsumptor et suppeditalor atqu
sor personarum ccclesiarum et ccclesiastice liber talis
taglie ai , preti, che avevano la massima parle delle I
li cccctluava dai tributi ; e più li gravava poiché per
avevano pagalo meno del resto de9 cilladini ; li giudica
tribunali; nominava egli ai benefìzi...!) nec non po
civilatum et distruclorum prefatorum ac viciniorum
insaciabilisquc invasor , il quale spesso mosse e Te' guer
nico et injuste longis temporibus contra dietam romanam
siarn ciusque civitatcs terras et subditos et in ipsius te
dem ecclesie. - La lega doveva durare un anno dal
setiembre 1372, e le armi essere pronlc nel mese; ma
conti stringendo fu quel medesimo di 17 luglio 1372
altro trattato (i), col quale il papa obbligavasi di pr
le armi e il denaro pel dicci del mese, e Savoia ten
lancie del proprio oltre le cinquecento che per cin
doveva stipendiare pel papa. La lega prolungavasi a tr
e il Conte Amedeo prometteva a quod pcrsonalilcr Tac
u ram dictis dominis Bcrnnbovi et Galcaz et cuilibcl co
a ac civitalibus terris cl locis que tenent conjunctim
a sim et quod per totum dictum mensem septembris
« gius crii cum huiusniodi lanceis seu gentibus in te
a aliciii us fratruin de Mcdiolano et infra medium octobr
« ci lius bonomodo potcrit in coinilalu Mcdiolani inter
a Ticini et Adde cum dicto numero lanciarmi) duorum
« ad menses et faciei gucrram similiter dicto territor
(f lorrilorys comilatuum et tcrrarum quos tcncnt fra
« dieti inter íluvios su prad ietos ». E se passati i cin
d' ogni anno non fosse modo a mantenere quegli arin
tuttavia le terre d'una delle parti fossero molestale dai
la parie libera aiuterà l'altra per quattro mesi di t
hoirie a proprie spese, se la molestia fosse alle terre d
due le parli . nasenna . e insieme , terrebbe pronlc

i, Vrr.h. li Cor. infilati [Link]. Mazzo I.

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IH STOlil A PIEMONTESI; ill

Hra dotto olio da parte del papa potevano entrare 1


a lui fossero piaciuti, specialmente il Monferr
di Vercelli; ed il Comune di (ìcnova, se possibi
il Conte, o i suoi aderenti avessero dello terre
presa alcuna clic fosse di pertinenza della regi
o di chiese, o monasteri, o prelati, o rettori, su
ai loro padroni restituite , giudice il papa sopra
¡ter ciò insorgessero . Le felicità di Savoia nella
tro i Visconti furon narrate dagli storici delle due
a cui erano riferite laetans et cxultans in Domin
che maggiori prosperità allo stato del suo cam
28 sctt. (i) j. E quegli intento di continuo a tra
ogni buona disposizione d'altrui, voleva pure a
servare gli acquisti col minore incomodo possib
faccenda non travagliarsi tanto pel papa che ri
prio. Onde avute per que1 primi fatti alcuno te
lese, del Canavesc , del Bicllcsc , c Mondovi , S
sano c Busca (2) , de* quali la regina Giovanna
l'orse fare domanda (pei termini della suddetta
già da essa ribellatosi nel 1366 per cagione d
del comune di Ccrvcrc e datosi ai Visconti (3)
confermato da Savoia iusieine a Cuneo e Mondo
mento del 28 maggio di quell' anno (4) ; e temendo
dalle sue terre e andasse troppo lontano gli nascess
casa, come già gli era accaduto nel 67, propose
al Pontefice, e richiese che graziosamente li r
Chi li voglia conoscere insieme colle risposte
brano di bolla papale del 14 ottobre 1372 (5). «
u novissime nobis humilitcr suppplicavit ut queda
n diclo contractu ( del 17 luglio 1372) occur
« dignaremur. In primis super primo dubio se
c licet in diclo instrumento conlineatur quod n
« colligationis prorogare possiinus pclcbat i
« unum inensem ante iincm cittsdcm tempor

(1) Arci i. di Cor. Do Ile e Urem. Mazzo VII , n.5, di


(2) Ibid. tlist. dc la tí. Maison dc Savoyc dl M. Louis
(li) Darotssauo , Storia di Chcrasco ms. nell'Archivio di Cherascu.
(4) Arci), di Chcrasco. Autentica de Cavilli s.
(5) Ardi, di Cor. Dollc e Drcvi. Mazzo VII , ». <> , di Crei,'. 'l.

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<12 MCIIIARAZIONB DI DOCUMENTI

« super hoc bcneplacilum reservar!, super quo respond


a hoc nobis piacere el id nos ctiain servaluros. - Sup
tí cundo videlicet cum in dicto instrumento etiani conlincatur
a quod quidem comes cum suo cxcrcilu infra medium ac pre-
ti sentem mensem oclobris debeat transiré Humen Ticini et stare
« super territorio scu districtu civitatis mediolanensis petebat
« idem coinés super hoc stari dclibcracioni consilii scu consi-
« linriorum ordinatorum super huiusmodi guerra contra hostes
« facienda prefatos. rcspondcmus quod vencrabilem etc. ( Due
ti prelati e un legista) pro consiliariis guerre astituros prefato
« corniti in guerra prefata pro parte nostra duximus eligen-
« das , unde volurous quod ipse comes de Consilio prenornina-
t< torum consiliariorum vel roajoris partis ipsorum possi l dif-
ti ferro transitům fluminis prelibati. - Item super tertio
tí dubio videlicet super co quod idem comes pctiit dcclarari
« quod vir tute arliculi facicnlis mcntioncni de restituendo ca-
a rissime in Christo filie nostre Ioanne regine Sicilie terras
t( suas de Pedemonte, deelaramus quod ipse comes vigore dicte
« colligationis non teneatur restituera cidcm regine Ierras si
« quas ipse adpresens possidcat (notate il presens del ik oit.)
a que fucrinl diete regine scu possesso per cos aut alleniti»
« curundcm. - Item super quarto puncto in quo petit idem
u entnes per nos dcclarari scu potius concedi quod si ipse co*
ti mes per nos vel per gentes nostras fucrit requisitus cqui-
« tare ad aliquas terras vel loca inimicorum ad hoc nontcnea-
ti tur expresse sed stetur dclibcrationi consilii scu consiliario-
« rum diete guerre scu maioris partis ipsorum. deelaramus
a nobis piacere quod si gentes nostre id duxerint requircndum
h super hoc stetur dclibcracioni comitis el consiliarorum nostro-
« rum superius nominatorum vel maioris partis ipsorum. Si
i vero nos hoc duxerimus requirendum volumus et dcclara-
if mus nobis super hoc obediri deberé sicut in dicto instru-
ir mento dinoscilur contincri. - Item super quinto puncto in
« quo mcnioratus comes petit quod nos soli possimus dubia
a dcclarari si qua super contcntis in prefato instrumento for-
« sitan orircnlur el quod super hoc nullum commissarium
tt deputemos, id gracioso conccdinius per presentes. - Item
a super sexto et ultimo in quo comes pcticbal ( mirate corag-
tt gio di chiedere ! ) quod si ipse non servarci omnia et singula

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DI STORIA PIEMONTESE 93

m in dicto instrumento contenta posset fractor


« pena huiusmodi tollcrctur. respondetnus et
« licet nos intclligainus penam ipsain referri
« capitula dicte lige dumlaxat tarnen dcclaram
« quod ipse comes non possi! nee debcat Trac
te quo vocari propter non obscrvantiam conte
a liga nisi nos primo dcclararemus cundcin c
« huiusinodi incurrisse o. Così liberatosi dall
giudici presenti sapeva benissimo del modo d'
tani o del temporeggiare per volgere ad utili
clic operava. Ito per altro a buona guerra giu
logna ; ma perocché il papa non mandava den
spogliate si sollevavano coraggiosamente, delib
sene a casa. Il papa clic voleva pure oppressi B
leazzo Visconti carezzava il Savoia , e intromettendosi come
paciere nelle sue liti con Saluzzo (1) , e domandandogli suo
avviso se dovevansi ammettere tra le genti loro Luchino ed An-
tonio Visconti nemici ai loro nemici tanto più che ipse ¡Mchi-
nus mullos amicos habere dicitur (cosi il papa ad Amedeo),
nobis et tibi ac nostris colligatis multiplicity ulilis esse possit (2);
e poi pregandolo di ricevere quei due spiantati con cinquanta
lancie (3); e poco dopo, i Torriani che aiutar lo potranno con-
tro de' Milanesi (k). Ma Amedeo non era più caldo in quella
impresa , la quale non avendo altro scopo che una vendetta
privata era odiata da ogni gente, e non gli prometteva né
utile grande né gloria. I Visconti conoscendo che alcuno era
che in quel torbido avrebbe pescato risolvettero di pacificarsi
col pontefice. Amedeo avvisato dal Papa fu a loro facile; e
tanto, che terminale quelle contese (non ostante che ii papa
scritto avesse ad Amedeo di volere bensì quei due al suo tri-
bunale di Boma , ma che non avrebbe fatto con loro jmcc ne
tregua ( 5)), ed avuto il suo benservito (6), si volse a far lega
con essi. Ma innanzi di sciogliersi dal papa pensando che quat-

ti) Ardi, di Cor. Dotte e Brevi. Mazzo VII, n.1 7 e 12, di (ire«. XI.
(2) 1 bid. Id. n. 8.
(3) Ibid. id. n. 10.
(I) Ibid. id. n. H.
(3) Ibid. id. u. 13.
(0) [Link].n. 18.

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»t DICIIlAllA/JONK IM DOCUMENTI

che impedimento fosse sinto nel matrimonio suo con liona di


Borbone (1) chiese clic per autorità sua fosse dissipato : e Gre-
gorio a'IG d'aprile 1373 approvò il matrimonio del conte e
quietò la coscienza sua e della consorte (2). Tanto era delicato
in quelle convenienze spirituali quando non si faceva scrupolo
di ritenere Cliivasso ed altre terre del pupillo di Monferrato,
che prima aveva ceduto e poi ritolto al marchese Giovanni (3);
e se si riduccvn ad un compenso non ne concedeva tale che
colui ne sentisse l' effetto; e meno ancora eragli peso di co-
scienza il non restituire a Giovanni Paleologo imperatore i
ventimila fiorini d'oro che gli aveva prestalo sin dal 13G7 e
per cui Urbano V aveva dovuto pregare che avesse riguardo
alle circostanze di quel principe in guerra co' Turchi (&).
- Molti cantarono la generosità di Amedeo VI , rna gli ar-
chivi della reggia smentiscono di continuo quelle lodi. Clic se
alcuna volta dava o era per maggiormente ricevere , o per
rendere quello che non poteva tenere. E lascio stare che ri
bellati i Vercellesi ai Visconti c datisi al vescovo Giovanni del
Ficsco, affamali dal nemico sperarono invano e lungamente
frumento promesso dal conte, e ripregato dal papa , in quattro-
mila soniate (5) ; c che il conte stesso eccitasse a venire sotto
di sè i Pieliesi staccatisi dal vescovo di Vercelli non ostante le
ammonizioni del papa amico (G) ; ma noto la ostinazione del
ritenere parecchie castella dei Visconti , non ostante clic se-
condo la pace avesse promesso di restituirle. Della quale , seb-
bene lutti gli storici parlino più o meno abbondantemente ,
parve disegno del San Tommaso recare quello parti di documenti
clic meglio lumeggiassero la natura del suo eroe.
In Bologna, nella casa del cardinale Sant'Angelo conven-
nero il dì b di giugno 1375, quel cardinale commissario dele-
gato del Pontefice , Vicario e procuratore degli Estensi , Antonio
Morene tnodancsc; Tommaso Cropclli Vicario, Odoardo de Cu -

(I) Vedi a pag. 55 di questo Volume.


(2) Arch, di Cor. Bolle e Brevi . Mazzo VII , n. 15.
(5) Arci», di Cor. Cillà e Provincie, Monferrato. Mazzo IV, n.' IO e
24 ; e Mazzo V , n. 1.
(4) lliiil. Bulle e Brevi . Mazzo VI, n. 17, di Urbano V.
(5) Ibid. id. Mazzo VI , vi. 19, di [Link]
(fi) Ibid. id ii. 2.7 e 24.

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1)1 STORIA PIEMONTESI«: OS

ralis e Vassalino Bossi procuratori di Bernabò Viscon


gliuoli; e Ludovico de Ilombcllis valcnziano vicario e A
Lucino procuratori di Galeazzo e figliuoli. Ivi dopo u
esordio del cardinale commiscratorc delle disgrazie d
italiane, per desiderio delia quiete e tranquillità deg
que9 principi pei quali stavano congregati, e del Con
voia, della Regina di Sicilia, e del Marchese di Mo
deliberarono: Una tregua durevole un anno dal di d
mcnto, prolungabile a piacere d'una sola delle par
le due parli contraenti ( Visconti e Papa) e i loro
aderenti e fautori, raccomandati e seguaci, tregua d
ritenere le fortezze, città, campi militari, luoghi e v
distretti e tcrritorii , e fornirle di viveri , di genti , e
que cosa , passando per ciò anche sul territorio dell9 altr
purché paghi i dazi ed i pedaggi : Dovere , se le gen
clic avessero a passare fossero più che venti , gli uf
luoghi della partenza notificarlo un giorno prima a
cui andassero. Al che i procuratori de' Visconti prom
i loro padroni e non molesterebbero e non inquiete
nò lascerebbero clic i loro officiali inquietassero nè
sero i preti e i prelati dc'loro stati. - Assicurarono
con diverse provvidenze: clic infrazione per danno
s'intendesse quando fra due mesi il danno fosse cor
l'osse infrazione, se il danno provenisse dai colleg
dalle parti; P infrazione vera, se data dai Visconti ,
rebbe loro un9 ammenda di cento mila fiorini d'oro di camera.
Giudici: i Cardinali e il Conte di Savoia sì per quelle infra-
zioni , sì pei dubbi che potessero insorgere dopo l'atto di tre-
gua; che se andar non potesse coi Cardinali in persona fu fatto
abile a nominare un suo milite con pieno potere ; e nel caso
che il Conte non volesse assolutamente assumere l' ufficio, quei
congregati deliberarono, bastasse il Consiglio de' cardinali (1).
Oueslo fu un aprire via facile alla pace: e fu procurato da
Savoia. Il Conte di Virtù avuti il 9 marzo pieni poteri dal pa-
dre strinse poco poi alleanza con Savoia con patto vi si rice-
vesse il Monferrato tosto che Ottone di Hrunswich contutore

(I) Arch, di ('.or. Trattali diversi. Mazzo I , u. 'V1

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90 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

di Second ol lo e suoi fratelli, fossero in pace con Savoia


Visconti. 1 patti dell'alleanza questi (1):
o Nos supradicti comités Sabaudie et Virtutum tcncaniur
d dcbcanius alter altcrum ad inviccm dcflcndcrc el juvare con
<i quameutnque personam de mondo per modurn infrascrip
a videlicet. - Nos comes Sabaudie prcdictus dc duccntis lan
« contra quamcuinquc personam de mondo guerram facien
« nobis vel alteri nostrum comitum prcdictorum tarn in defle
(I dendo quam in offendendo per quatuor menses in anno
a e contra nos comes Virtutum prcdictus de quatuor cent
« lanceis per quatuor menses in anno modo quo supra.
er quod si in territorio altcrius nostrum comitum prcdicto
(? esset aliqua terra obsessa seu Castrum iile nostrum dicto
« comitum in cuius territorio esset terra obsessa seu Castrum,
« et eciam in casu belli ordinati per nos vel alterum nostrum
« alter altcrum diclis casibus et utroque ipsorum juvare et ci
« subvenire tcncatur dc toto suo posse exccptis dominis Ruroa-
« norum imperatore et rege Francorum, quos nos ambo pari
« consensu comuniter cxccptamus ac ceiam domino nostro
a papa quem nos prefatus comes Sabaudie similiter cxccptamus.
« Hac condicione adjecta quod treugam (2) que iractalur per
« nos dictum comitem Sabaudie inter pre fatum dominum nostrum
t< papam , nos dictum comitem Sabaudie , marchioncm Montis fer-
« rati et marchioncm Estensem , nee non adhérentes colligatos
« valitores subditos et scquaccs cuiuslibcl nostrum in dicta
<( trcuga nominandos ex una parte et dietus dominus noster
er papa (sic) finita liga quam nos prefatus comes Sabaudie habc-
(c mus cum dieto domino ; et prefatum dominum Gakaz et nos
« dictum comitem Virtutum , adhérentes, colligatos, valitores,
« subditos el scquaccs nominandos ceiam ubi supra ex altera
a vel ipsius treuge capitula et aliquis de supcrius nominatis
a conlrafaciel aut ctiarn actcntarct ex tunc et co casu nos
or dieti comités Sabaudie et Virtutum Icucamur et debcamus
« faceré et observare omnia contenta in capitulis treuge pre*
« diete. Et si treuga non Gerct, quod absit, et dietus dominus

(t) Arch, di Cor. Trattati diversi . Mazzo I , n. 30.


fi) Treuga anche dicono oggi I Piacentini In vece di tregua.

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DI STORIA PIEMONTESE 97

« nostcr papa, Guita liga, quam nos profalus co


« babcmus cum ipso, velici aliquos gentes transm
« dictum dominum Galcaz , seu nos comitem Vir
a et eo casu nos prefalus cornes Sabaudie non de
« gentibus transitům dare, ncque alia victualia,
u sus delTendere nostro posse, ymo ceiam si gentes
« comitis Sabaudie venire vellent ad scrvicium pr
« Galeaz et nostri comitis Virlutum contra gent
it mini nostri pape, quod venire possiul. Née no
« mes Sabaudie cis prohibere dcbeainus, et e con
ti tes nostri dieti comitis Sabaudie veuirc vellent ad scrvicium
a dieti domini pape quod eis prohibere non debcamus. lloc
a ceiam acto inter nos dietos comités quod si dominus Gernabos
« vicecomes Mediolani etc. per se, vel per alium vel succès-
« sores ipsius veliet guerram faceré seu offendere vel offeudi
« Tacere nobis prefato corniti Sabaudie vel heredibus noslris seu
a terris nostris et subditorum nostrorum finita liga quam habe-
« mus cum dicto domino papa, «quod tune et eo casu prefatus
« dominus Galcaz, et nos comes Virtulum el successor nostri
« dare non debeamus adhilus nec passus prefato domino Gema-
ti boni nec gentibus suis vel heredum eius per aliquem pass um,
« seu pontes vel terras fortes nec eciam aliquas naves eis pre-
ti stare vel prestari Tacere per transitům eorunidcm sed nostro
ti posse prohibere ymo ceiam teneamur el dcbcaiuus dictum do-
er minum comitem Sabaudie heredesque et successores suos nee
te non terras et territorio subditorum dcffcndcrc tolo nostro
ti posse. Et ceiam offeodentes et offendere volcnlcs cosdem ac
a cci a m juvarc volontés Frederic um MarchionemSaluciarum et
« eius tcrriloria, et e converso si nos dietus comes Sabaudie suc-
er cessoresque nostri ac gentes et subditi nostri nomine nostro
« offendere veilemus prcfalum dominum Gernabonem successo-
ti res eius, ac corum terras et tcrriloria existencia ultra flumcn
« tistini (il Ticino) et a Placentia et Gapia ultra lune et in eo
a casu possimus et valeamus nos Galeaz et comes Virtulum def-
tt fendere et adjuvarc dictum dominum Gernabonem ac cciam
u passus prohibere nobis prefalo corniti Sabaudie nostrisque
t< successoribus , subditis et gentibus nostris proul et sicm
« dictum est de dicto domino Bernabonc offendere volente nos
« dictum comitem Sabaudie et subditos nostros que quidem
Ar. cii. Si. It. Yol* XIII. 11

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98 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

« liga , unio, confederaciones et pacia in quantum coiiccr


cc ci concernerò possint dictum dominum nostrum papam v
ce rem cl clTcctum habere dcbcant et iiicipianl a festo
« Michaelis Archnngcli anni correiitis 1375 in antea et
a ante ».

La pace venne poi accordata « in territorio Oliveti Valli


« Salinozic (la Samoggia) diócesis Bononicnsis in campo in
e« dominus cardinalis caslramcntalus est anno 1376, 19 Jul
tra quel cardinale Roberto di Ginevra a in nonnullis parti
« Italie legālus oc vicarius generalis pro saneia romana eccle
(( nomine Pape et nomine et vice regine Joanne liicrusalcm
« Sicilie, Amedei comitis Sabaudie, Secondoti marchionis M
tr tisferrati, Nicolay et Alberti marchionum Estcnsium ac coll
er gatorum scquacium ex una parte » , e Pinolo de Pinoti leg
da Reggio procuratore di Galeazzo Visconti e di Giangalcazz
Filippo Cassoli e Pasquino Coppelli ambasciatori di que' Visc
e di Azone figlio del conte di Virtù, per Paîtra ; presente G
vanni di Ponte ambasciatore del vescovo di Vercelli. Fu dichia-
rala perpetua ; e perciò lo ingiurie, le offese, i danni duraotc la
guerra, perdonati. Quindi il cardinal legato per aderire alle
istanze del re di Francia , fu contento e promise di consegnare
fra due mesi dalla pubblicazione della pace ad Azone flgliuolo
del conte di Virtù a omnes illas et singulas terras occupatas in
« presenti guerra eisdem domino Galcaz et domino corniti Vir-
ei tutum scu adhcrcntibus etc. corumdem, et que tempore in-
(( choalc presentís guerre per ipśum dominum Galeaz vel ipsum
d dominum comitcm Virtutum scu per alium eorum nomine,
d sivc adhérentes etc. eorum tencbanlur rcgebanlur et gu ber na-
ie bantur in diocesi Piacentina, Papicnsi, Terdonensi, Alexan-
a dřina, Novarcnsi vel in diocesi Vcrcellarum et alibi ubicum-
« que quns prefatus dominus noster Papa tenet scu quo cius
« nomine et sánete romane ecclesie lantummodo tcnentur et
a gubernanlur ut prefertur. Exceptis tarnen terris cum carům
a exitibus , districtibus et tcrritoriis Bugello et Saneie Agaie
« cum suis perlinentiis que reperirenlur per ipsum dominum
a cardinalcm legatura v icari ura esse ecclesie et domini episcopi
<i V creel lensis seu allcrius ecclesie et ad ipsas spedare et exceptis
a aliis terris, si que essent, que spcclarcnt ad aliquas ccclcsias,
« de quibus coguoscere li a beat dietus dominus cardinalis et

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1)1 STORIA PIEMONTESE 99

« disponcre proul sibi vidcbilur summārie el d


« lile remolis cxccplionibus quibuscumquc salv
le liter aclo quod ipse dominus cardinalis dchc
a publícala pace infra 1res menses computando
« malionis accipcre in se libere el expedite civi
<i larum cum cittadella cl caslro et cum omnibus aliis terris dio-
ce cesis Vcrcellarum occupalis in presenti guerra
a Galcaz seu dicto cornili Virlutum vel corum adherentibus etc.
ce quas quidem civitalem ciltadellam cl castruni et alias terras
a prcdictas non spcctantes ad aliquas ccclcsias de quibus ipso
ce dominus Cardinalis cognoscat, ut supra, tcncatur et dcbcal
ce prefatus dominus cardinalis cum per se ipsum , occupalum
ce ad maiora, casdem regere non posset infra alios duos menses
<c immediate et proximo sccuturos ponere in manibus alicuius
« probi et valentis viri non suspccti partibus infraseriplis, qui
a dictas civitalem ciltadellam cl Castrum et terras bene et dili-
ce genter custodire debcat nomine el vice sanctissimi domini
a nostri et sánete romane ecclesie usque ad annum unum in-
ci cepturum post 1res menses a die publicationis presentís pacis
a inehoandos ». Il depositario cederebbe poi al predetto Azonc
la città, la cittadella e il castello di Vercelli; e se il Vescovo
od il capitolo di quella città dicessero che ogni cosa spetta alla
loro chiesa, se ne esaminasse il vero ; e se vero fosse l' asserito,
quel depositario ottenesse dal papa che Azone fosse di ogni cosa
investito, per ciò clic è del temporale, qual feudo da essa chiesa
dipendente sotto queir autiuo censo che il cardinal di Giuevra
determinasse ; a ila tarnen quod dietus cardinalis teneatur et
a dominus Rapa dignclur procurare quod predicla infcudalio et
a census solutio Geri et recipi possit de consensu et licentia
« domini impcratoris ». E se fra un anno non si fosse provato
e riconosciuto il dominio temporale del vescovo e capitolo ; o
questi non investivano del feudo Azonc Visconti; o l' impera-
tore non dava licenza che s' investisse ; il governatore o depo-
sitario restituirebbe al conte di Virtù la città, la cittadella ed
il castello istcssi. 1 processi fatti si dal papa che dall'impera-
tore contra i Visconti fossero distrutti , e le scomuniche tolte.
Le famiglie Avogadro e Tizzoni fossero pacificale dal legato e
dal conte di Virtù, ed avessero in Vercelli gli onori comuni ; e il
conte di Virtù e 'I marchese di Monferrato stessero per le discordie

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100 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

loro air arbitrio del Cardinale medesimo, che aveva eziand


prima facoltà di decidere ogni dubbio intorno ai capitoli del
pace (1). - Il marchese Carroñe non lasciò copia de' giudizj d
Cardinale; ma è a dire che in qualche parte non abbia avut
riguardo a parentela, perocché sta un Breve di Gregorio d
29 novembre 1377 , nel quale si esorta il conte Amedeo di S
voia a restituire a Galeazzo Visconti i luoghi di Santià, Borg
d'Alice, Tronzano, Carisio, Verone, Candello, Buronzo, Bai-
loco, Castellengo, Monformoso, Cassine di Rovasenda , Villar
boit, Gregio, Piverone , Palazzo e Magnano , che gli ebbe oc
cupati durante la guerra, e lo invita a ratificare la pace (2
segno evidente ( in ispezialità per quel luogo di Sant'Agata
attinenze ), che il Cardinale non le riconobbe , come si preten-
deva, dovute alla chiesa vercellese, né a chiesa alcuna. Al ch
secondo il suo solito, Amedeo era sordo; avendogli dovuto
stesso pontefice rescrivere I'll gennaio del 78, perchè voles
osservare e far osservare quel trattato di pace , restituir
terrei al Visconte, e ridurre le cose in pristinum (3).
Galeazzo Visconti camminava più coperto. 11 4 di marzo 1378
prometteva, per tutto agosto, e per più innanzi sino a nuo
atto, di non offendere, né lasciare , né far offendere dal figliuo
il conte di Savoia, né Brunswich tutore del marchese di
Monferrato, purché eglino gli rendano simile giustizia : non
farà nessuna novità nelle terre della chiesa di Vercelli, né le
occuperà o invaderà ; anzi giurava, quoscumque ipsius domini
episcopi subditos benigne tractare , e da' suoi sudditi far rispet-
tare , omni molestia seu impedimento ipsis aliqualiter inferendis
penitus postergalis ; protestando infine : che se Monferrato non
ratifica quella convenzione e quelle promesse, egli ad un bi-
sogno non l'aiuterà (4). Né diverso operava il conte di Virtù,
che a' 22 di settembre si sottomise all'arbitramento di Savoia
per le differenze state tra il padre Galeazzo e Monferrato,
purché questi stesse fermo alla pace fatta dal padre; onde fu
che Secondotto per fede nell'onor suo il 19 d'ottobre succes-

si) Arch, di Corte. Trattali diversi . Mazzo I.


(2) Id. Bolle e Brevi . Gregorio XL Mazzo VII, n. 25.
(3) id. Ib. VII, n. 22. in questo breve Galeazzo è detto miles me -
dìolanensis , e negli altri con Bernabò pro-miles mediolanensis .
(i) Arch, di Corte. QiUà e Provincie. Monferrato . Mazzo V, n. 2.

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Dl STORIA PIEMONTESE 101

sivo fece arbitro il Visconti amicum partium per


renze tra sè e Savoia , per le terre che già dissi
non voluto al pupillo restituire; perciocché il con
si dichiarava creditore di somma ingente verso il
Giovanni (1). E Patto istesso dell' arbitrio che qui d
mostra con quanto diverso animo stava col suo
a Nos Galeaz Vicccomcs etc. ad testimonium vcritat
« notum facimus universis serenissimo domino nos
« tori et regibus, ducibus, marchionibus , comitibu
ce et ceteris uuiversi orbis principibus et aliis qu
u advcrtenciam vcritatis et justicie habentibus : qu
« a (Tee ti on is ac distincte parcntelle cognationis et af
ce ex vinculo naturali aflìcimur et astringimur e
ce gente discordia et dissensione quam maxima que
ce guit inter illustrem principem et dominum Aroede
ce tem Sabaudie avunculum nostrum ex una parte e
u principem dominum Secundum Ottonem Marchi
ee tisferrati cugnatum el sororium nostrum ex alt
ce ipsas controversias et discordiam sedare ex (ine. . .
« truncari cupicntcs ut tenemur etc. Quod compro
« ipsis ambobus et a quolibet predictorum in nob
ce extitit in omnibus discordiis et debatís vigentib
ce geni, haberemus potestatem et bayliam arbitra
« tramenlandi de jure et de facto et de omni mod
« Quod compromissum occasionibus antedictis spon
ce acccptandum amoncntes partes predictas ut dcb
ce discordiis et debatís quibuslibct jura , monume
c< gantias tarn iuris quam facti coram nobis legi
ce duxisse , et ob hoc dietus illustris Princeps dom
ce Sabaudie volcns prosequi de jure suo dum scnsi
ce illustrem principem dominum marchionem Montis
«e Papiam accessissc et adessc causa iuris sui pr
ce Papiam accessit prosecuturus et doclurus de iure
ce dictum dominum marchionem quod présentions
ce chio Monlisfcrrati , quod ipse dominus comes S
ce piam acccdcbal non cxpcctata adversarii sui pr
ce cessi! ah bine et se transtulit Mediolanum unde diet

(1) Arch, eij Corle. Città c Provincie. Monferrato. Mozzo V. n. i.

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102 DICHIARAZIONE Di DOCUMENTI

« Coroes Sabaudie coram nobis (aroquam arbilro et arbilrat


a in predictis proscqucrctur jura sua ipsum marchioncm
cr et sepius amoncri factura fcciraus ut coram nobis deb
a per se vel alium legiptime comparere et de jure suo doc
a et pelilo per dictum dominum comilem Sabaudie jurí
cr responderé sibi ad hoc cl utrique parti ad doccndur
a jure suo prcfìgcnles dudum ellapsum intra quem termi
a dietus dominus Comes Sabaudie produxit jura sua , conv
er tiones et pacta , transactions et instrumenta ex quibus
ce tendit multa sibi dedita et promissa et utiliter i m pens
a parte dieti domini marchionis Montisferrati : dietus vero
ei miuus marchio Montisferrati sepe et sepius per nos et
er stros nuncios in civilale nostra Mcdiolani pcrsonaliter ad
<t nilus venire penitus recusavit allegans quod venire non
er ex co quia suggestum asscruit sibi quod ipsutn pcrsonal
er capi faccrcmus quod licet omnimodo careat veritatc, et
« et mcndacitcr sibi forte per nonnullos asscrlum fuit tar
« ne unquam dici possit quod ex aliqua indignalionc vel m
ce livolcntia ad arbilrandum moveremur : nunc hora statuta et
ce ordinala ad arbilrandum partibus antcdictis pcrsonaliter per
er nos seu nostros nuncios monitis et citalis ad audiendum sett-
ee lenciam seu laudum in predictis, sentenciam et arbitra-
ci raentum in predictis proferre omiltimus. Sed ut cllucescat
ec very las, el justicia el cquilas omnibus palcanl et quod per-
ce petuo sii in evidenti et aperto

a fidem et ccrtitudinem faeimus dom


er (come nel principio ), quod dietus ill
er Marchio vere et juste Icnclur illustri
er Sabaudie adsolvcnduin , tradendum ,
ee rcllaxandum ipsi domino corniti Sa
ee infrascripta (cioè, Chivasso , Can
« perciò Riva, P oir ino , fedeltà di San
er cuor, Marcénaseos Castiglione di Ca
ce Rócca e Favria ) , que apparent per
er alia documenta ipsi domino cornili S
ee doruinb marcinone promissa, dicentes,
er manifestam et perpetuam noticiam
ee que vidimus , dudum sensimus cl q
er et ostensa sunt dietus dominus marc

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DI STORIA. PIEMONTESE 103

« ipsi et statui suo per dictum domioum comitem


« impensis potissimum in deflensa status sui e
a danipnis et expensis et gravaminibus que dietu
« comes Sabaudie fecit et juravit propter servicia
cc predieta quod ipse dominus marchio ad multum
ce ampliora tcncrctur et astrictus esset de jure et equi
a predieta promisse et ceiam ex remuneracionis et retr
« vinculo ipsi domino corniti Sabaudie et que quid
« et singula

a casu quo arbilramcnta faceré vellcm


« arbitramenta faceré rccussavimus
ci dicta etc. Actum Papie die l.° mcn
Con quest'atto il marchese Carroñe c
Benvenuto di Sangiorgio, il quale
narrò che Sccondollo infastidito del r
cognato, per non toccare gli stati di l
con intenzione di passare il Po da que
tino ritornare a casa. Sccondotto inve
per fastidio di stare con Giangalca
innanzi sposata la sorella ), ma per pa
galcazzo protesti di non avere mal
dichiarazione emessa con sì patente a
parte sola , e non quella che lo aveva
che Sccondollo non aveva torto se temeva del Visconte. Ed era
scusabile se cercava d' impedire un giudizio che si poteva pre-
sumere contrario; poiché perduto Asti, e chiesto aiuto al Vis-
conte per racquistarlo , colui il riprese , ma per se : e poiché
Sccondotto della mala fede e del tradimento di Giangalcazzo
apertamente si doleva , non era fuor di proposilo quella paura
di esser preso ; nè forse sarà stata del tutto falsa la voce di una
minaccia di Giangaleazzo. E per quello che io ne dubito, la
stessa morte di Sccondotto in Langhirano avrà avuto cagione
da quelle contese, e dallo sdegno di Giangalcazzo; quantunque
per coprire l'autore vero dell* assassinio siasi scritto quello che
il Muratori disse fidato nel suo storico. U quale fu solo a dire ,
che ucciso fosse da un suo soldato, perch' egli a lui soiTocava
un figliuolo, cagiouc per avventura creduta , per l' animo bc-

(I) Ardi. Ut Corte. Città e Provincie . Monferrato. Mazzo V, ri. s.

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104 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

sitale ehe SccondoUo aveva. - Ma le pretese di r voia (aulo


¡lilamente proclamate giuste da Giangalcazzo tra quegli sdegni ,
furono poco appresso da Ludovico di Borbone e Bona di Savoia
d'assai abbassate. Conciossiachè i cento scssantamila fiorini
d' oro (1) , che il Conte pretendeva oltre il possesso di quelle
terre, furono ridotti a diecimila (2). - Che poi il Visconte
fosse reo , mi cresce sospetto vedere come Savoia subitamente
( 22 gennaio 1379 ) , conchiudesse tregua coi fratelli di Sccon-
doUo ( morto da quaranta di ) , e con Ottone di Brunswicli (3);
e nello stesso giorno, a conseguente di quella tregua promet-
tesse risarcire qualunque danno lor facesse il Visconte , e clic
per loro di buono animo combatterebbe (4). Per che il Visconte
fu sollecito fare che Asti a sè , come a signore , giurasse fe-
deltà; e per ciò Amedeo si pose in guardia da qualunque at-
tentato. E posto che non poteva per le diverse cure di regno
guardare a tutto , diè al proprio figliuolo Amedeo ( 27 mar-
zo 1379 (5) ) , da tenersi. in proprietà per sé e successori suoi
in perpetuo , le terre e le castella della diocesi di Vercelli e
d' Ivrea , possedute già dal Visconte, e cedute a Savoia per
trattato del 29 agosto 1378.
Punito Filippo d'Acaia, Amedeo tenne dietro a Saluzzo e suoi
aderenti : e preso ad usare le forze di Piemonte aspramente
li battè. Per ciò gravi incomodi patirono le città soggette al
pupillo d'Acaia , governate da quel guerriero. Nel 1368 sedici-
mila fiorini furono imposti al Piemonte , di cui duemila e du-
gento assegnali a Torino (6) , oltre ad altro sussidio speciale e
mensile di ollantalrè di quelle monete che la città doveva pa-
gare (7). Per cui, vuote le casso e proposto invano di cavar
danaro da beccai e tavernieri (8) , fu con prestilo di privati
riparalo all'arresto de' consiglieri del Comune, minacciali di
confino se non pagavano (9). In quelle strettezze «Iella città e

(1) Arch, dl Corte. Monferrato. Mazzo IV, n. 24.


(2) Ibid. id. Mazzo X.
(3) Atto pubblicalo da Benvenuto di sangiorglo. tonno ubo.
(1) Arch, di Corte. Monferrato. Mazzo V, n. 7.
;!>/ ibid. Trattali diverti. Mazzo I , n. 34 , 3G.
(li) Arch, della citta di Torino. ĪAber Contiliorum , voi. o.
(7) Ibid. Id. vol. 8.
(S) Ibid. id. vol. 7.
'l») Ibid. id. vol. II.

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DI STORIA PIEMONTESE 105

doi Piemonte era impedito Pestrarrc le granaglie;


a visite i grani del Piemonte t di Val di Susa e
vesc (1); obbligati i Torinesi a fortificare la città,
altri censessanta fiorini alla contessa di Savoia che andò fra
quelle mura (2) ; dare in fretta armi c soldati. Nel 1372 Torino
istcsso fu indotto a promettere il riscatto di Aimone d'Acaia ,
quindi costretto a pagare quaranta fiorini (3). Nel successivo 1373.
comandati quanti erano Torinesi atti alle armi , dai quattor-
dici ai sessantanni, passare all'esercito a Garignano (k); e
voluti duemila fiorini , riscossine più clic il quarto per mutuo
forzato (5)9 sì per le guerre contro il Visconte che per le con-
dotte contro Saluzzo. E quando Amedeo di Acaia fu maggiore,
la stessa città dovette pagare sessantamila fiorini (6) , oltre
spese infinite di soldati, fortificazioni, roide per gli alloggia-
menti del Principe (7). E quanto piccola città che era allora
Torino! Nò l'altre furono meno battute: che per esempio Pi
ncrolo per liberarsi dalle cavalcate imposte da Giacomo d'Acaia,
pagò nel 13G9 al conte Amedeo seimila fiorini d' oro (8Ì , e
come tutto il resto delle terre die uomini , danaro , ed arno
per l'esercito generale. E cessate le armi per Saluzz.o , quelle
città non furono sollevate perchè gli slati generali del Pie
monte furono congregati nel febbraio del 1380 in Torino, per
sollecitare un pagamento di altri seicento fiorini al conte di
Savoia (9). Onde taccio l'altre gravezze cagionate prima dal
matrimonio del figlio del Conte, e poi da quello di Amedeo
d'Acaia , e successivamente dalla residenza del Conte istcsso ,
andato in Torino per trattare la pace famosa tra Veneziani e
Genovesi.

In mezzo a tante tempeste la città di Torino anelava alla


coltura civile. Già nel 1353 aveva dichiarali esenti per otto
anni da ogn' imposizione di militare servigio quegli artisti che

it) Arch, della città di Torino. Liber Consilwrum , voi. ti oli.


(2) 1 bid. Id. vol. 0.
(3) Ibid. Id. vol. 12.
(4) Ibid. id. vol. 13.
(5) Ibid. id. Id.
(6) Ibid. id. vol. 16.
(7; Ibid. id. vol. 17.
(8) Arch, di Corte. Citta e Provinete. Ptncrolo. Mazzo |. n. 22
(9) Arch. della città di Torino. Liber Consilwrum , vel. 21.
Auch. yi . It. Vol. XIII. i ;

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IOC DICHIARAZIONE 111 DOCUMENTI

là fossero iti ad abitare (1). Chiamò nel 13GG , e ricevette qu


cittadino un maestro di umane lettere ; ed assegnò ad un altr
dicci fiorini perchè stabilisse uno studio di medicina ; e nov
anni appresso fondò scuole per l'educazione de9 suoi citt
dini (2). Indi volse la mente e l'animo a' luoghi pii ricchi
molta entrata , che dissipatasi da curatori infedeli , disgraz
comune a que' tempi, e a questi non rara; cliè dove la carità
sia di patrimonio fermo va in dispersione ; conciossiachè manchi
la persona che abbia necessità o interesse del vigilare. E i si-
gnori del Consiglio e quelli di credenza supplicarono al vescov
perchè mettesse utili amministratori , e sicurasse le entrate
poveri ed ai pellegrini pei quali erano destinate (3). Poi rior-
dinarono la polizia e la guardia della città.
Ricomposte le cose interne , e investito Amedeo d'Acaia delle
città di Torino , Moncalicri , Fossano , Carignano, Savigliano
Busca , Cavour , Barge, Euvic, Bagnolo, Gassino, metà d
Chicri (riservati sovr'essa mille Gorini annui al Conte), Valli
di Porosa e San Martino, feudi di Trana, Bonino, Piossasco ,
Cumiana , Frossasco , Castagnole , Scalcnghc , Ayrasca , None
Bichernsio , Campiglionc, Luscrna e Valle Buriasco, Macello,
Ccrcenasco , Virle, Fasole, Casalgrasso, Castclrcincro , Dasco
Dasio, Vigono, Cavorctto, Collegno, Pianezza, Moretta, Ca
vallcrlconc , Ruflìa , Monastcrolo, Cavallcrmaggiorc, Gcnolla
ScarnaGggi , Sommariva del Bosco, Castclvccchio di Moncalicr
e Buonavallc sotto le riserve del trattato del 2 luglio 13G
che il principe approvò (&») , il conte Amedeo ottenne, mediante
amico ed illustre oratore che la città di Cuneo aderisse a sè ,
e quindi gli si sottomettesse, come gli si sottomise il 18 apri-

ti) Arch, della città di Torino. Liber Consiliorum , voi. 3.


(2) Ibid. Id. vol. 4 o 13.
(3) In quel ricorso dcl 1378 sono nominati questi spedali. Hospitale
Dopm. (domini?) qui bene indiget bono gubcrnalore. - Hospitales por
Sccuxinc.- Hospitale Sancii Dalmalll.- Hospitale porle Pliibcllonls. -
Hospitale Sancii Blasll.- Hospitale domus Iluminatoram.- Hospitale
Madaleno. - Hospitale Sancii lacobi do Sturla. - Hospitale Sancii Saudi
- Hospitale Sanete Marie Pultici Strate. - Hospitale Sancii Solutoris
martlris de Taurino. - Hospitale Sancii Andree Juxta portam Pusterlam.
- Per più precise notizie degli spedali della città antica di Torino, vedi
Clbrario, Torino net 1335 , negli Opuscoli stampati dal Fontana 1841.
(4) Arch, di Corte. Prmctpt del sangue . Mazzo Vili, n. 4.

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DI STORIA PIEMONTESE 107

le 1382 (1), con patto che non potesse mai essere


infeudato, salvo che ai principi del sangue; quin
Fieschi di Genova, e formatosi per essi un gros
quella città ( colla quale per dieci anni si era collegat
miglior tempo per cavarne costrutto.
Similmente il conte Amedeo attendeva alle faccende sue in
Svizzera. Già aveva rinnovato con Friburgo e Berna il trattato
del 1364 (2); e ricevuto nella lega dei dieci anni Alberto e
Leopoldo d'Austria, desiderantes omnibus vicinis et confinan-
tibus amicaliter convivere ac in dilezione et pacis dulcedine co-
municare: quindi conchiuso (1374) particolare trattato coi
Bernesi per vicendevole difesa (3): ottenuta la rinnovazione
dell' omaggio dal conte di Ginevra, e in Tarantasia costretto il
vescovo agii appelli di Savoia, da cui si voleva distorre , alle-
gando diplomi di Enrico e Carlo, che avevano conceduto
a' vescovi mero e misto imperio, ed ogni giurisdizione nelle
loro diocesi, sine ulla superioritate alterius mediate , vel imme-
diate (4). L' 8 d'agosto 1376 dai fratelli De la Tour comperò
Chatillon, la valle di Liet, la terra di Raspilly, il castello e
il visdomato di Contey, e quanto possedevano nel valiese, per
cinquantamila fiorini d'oro (5). Vigilò le fortificazioni di che
i cittadini di Ginevra cingevano la loro città ; e fatto arbitro
di loro e del clero che negava di concorrere alle spese di quelle
opere, sentenziò a favore del popolo che il clero per quella
volta sola pagasse trecento fiorini d'oro (6) ; e poiché il Balivo
di Fossignì , incaricato dell' esigenza , aveva imposto sei soldi
ginevrini per ogni fuoco di proprietà dei preti, e pareva troppo;
ordinò severamente che guardasse di camminare per la via della
giustizia (7).
Il conte Amedeo aveva dovuto riconoscere necessità di atti
benevoli ai cittadini ; perocché deliberati a sostenere le loro

(1) Arch. di Corte. Città e Provincie. Cuneo. Mazzo I.


(2) Archģ Commiss, di Berna: e Arch. di Corte di Torino. Città e
Provincie. Ginevra. Registre contenant plusieurs traités etc. Mazzo VII.
(3) Arch. di Corte. Città e Provincie. Ginevra. Categ. I. Registre etc.
cit. Mazzo VII.
(4) Ibid. id. Tarantasia . Mazzo I , n. 5.
(5) Ibid. Traités avec les Suisses - Vallaisans. Mazzo III, n. 9.
(6) Gauthier, Histoire de Genève , ms. cit.
(7) Arch. pubi, di Ginevra.

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108 MCIIIARAZIONK 1)1 DOCUMENTI

libertà, lui nemico antico, avrebbero senz'altro combattuto.


E Savoia, clic voleva ingrandire , ma senza rischi , fuggiva non
tanto le guerre quanto i litigi anche privati. Il suo visdomo
( non si sa se conscio od inscio il Conte ) , pose una volta i
suggelli alla casa di un notaio morto, ed un'altra il sequestro
ai beni di un usuraio, tìridò il Comune per bocca de' sindaci:
si scusò dell'atto il visdomo; dichiarò che non aveva ciò ese-
guito per olTcsa dei diritti del vescovo ne della città , ma per
favore di alcuni borghesi di Ginevra : scusa ignorata o taciuta
dal Gauthier , il quale altro non aggiunge nella sua storia di
questi tempi clic una correzione di cronologia de* vescovi gine-
vrini errata dal Ronnivart. Costui citando la morto del vescovo
Guglielmo de Marcossey , a cui dà undici anni di sede , il fa
morto nel 1387 , e gli mette a successore Ademaro Fabri. Ma
Guglielmo stato veramente vescovo undici anni ( eletto il 13G6,
morì il 1377), non ebbe a successore Ademaro Fabri, ma
Giovanni di Muro! ; c per buone e diligenti ricerche fatte dal
signor Giacomo Flournois , che studiò molto la storia di Gi-
nevra , fu chiaro che tra Guglielmo e Giovanni stette vescovo
per quasi un anno Pietro Fabri, e dopo il Murol l'Ademaro:
correzione già nota al Carroñe quando componeva le tavole ge-
nealogiche della Casa di Savoia (1).
Rimanevano a discutersi gl'interessi di Savoia pel Fossignl:
e furono terminati. Il denaro che il Conte doveva ricevere da
Francia per le spese fatte nelle questioni per quelle terre non
era ancora stato sborsato, e que' beni che aveva depositato al
Conte di Valenza non gli fruttavano. Egli por stringere Fran-
cia a finire quelle differenze indusse il Valentino a dargli in
pegno le sue terre, che insieme ad altre non ancora consegnate
Io rifarebbero del danno. Il Re com' ebbe saputo ciò fece
sequestrare le terre del Valentino: ma non ci fu verso clic
Savoia cedesse , se non quando il Re si obbligò di pagargli
cinquantamila fiorini d'oro. Questo fu conchiuso il h dicem-
bre 13GS 12} , ma non eseguito. Imperocché, sebbene dal 1369
al 70 siano slati scritti atti di amichevole trattazione tra i

(I) V. a tal libro pag. 2ÍJ.


(2) Ardi, ili Corte. CiUà v Provinete. Savoyc , Vanctgny. Mazzo II ,
ii.' I» . 7 , 8.

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DI STORIA PIEMONTESE 109

figliuoli dcl Re e il Conte di Savoia specialmente pe


de' loro stali (1); e per la vicendevole remissione d
tori (2), a' 27 di marzo 1377 le terre non erano
non fossero , prova il seguente ordine del governat
Pinato agli ufficiali che le dovevan ricevere (3). « C
« scrcnissimus princeps dominus Carolus dei gratia
tf rex et inclytus princeps dominus Carolus ipsius

il) Arch, di Corto. Traites anciens avec la France. Alazzo VI, n. 20,
an. 1300, 13 ottobre. Dovevano niautciicrc:

Savoia
Fiandra .... 100 I .
n -«/vi in . tutto .MO ancie.
Borgogna n ... -«/vi 120 i
Ugo di Chaton . 30 J

Questa nota ne richiama un* altra f ed è delle forze che il Duca aveva
pronte nel 1360 per sostenere le sue ragioni. ( Traites anciens ele.)

Di proprio

Da Berna

Vnud

Losanna » 100 » »
Sire di Granson

De Galee (sic)

Sire di Montagne .... » io » »


» di Cossonay .... » io » »
Ginevrini » 30 » »
Piemonte .... sergents et brigants 4 CO » »
Berna e Friburgo .... » 100 >» »
Sire di Granson

Chartclly cu Domby ... » 20 » »


Nion, Morge, Romont, Moudun,
Pranzius (?), Paterne, Murat,
C ha lez, Vauru, Y verdón, Esta-
vayć, Les Clćes, Montaigne,
Cossonay , e da ta preste dt Ro-
main muuslier

In tutto, uom

Di questi 300 car


di pane, 30 di vi
(2) Arch, di Cor
(3) Ibid. id. n. 23.

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110 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

ti stri regís primogénitas et Dalphinus Viennensis ex una p


* et illustris princeps dominus Àmedeus comes Sabaudie e
<r altera inter se certas pactioncs convcnlioncs et promissio
« fccerinl , el inhicrint. quibus mediantibus dominus com
« tradere et deliberare debet, seu tradì et deliberan faceré
a realiter et de facto infra instantem primam diem aprilis
a gentibus dieti domini nostri Dalphini pro ipso domino nostro
« Dalphino possessionem vacuam rerum infrascriptarum ; vidc-
« licet, partis quam liabcbat idem dominus Comes in ponte Bei-
rr livicini cilra fluvium do Guicr a parte Viennensys et Yscrc ,
a partis quam habcbal idem dominus comes in mandamento
« de Saneio. Genisio cilra dictum flumen a dicta parte, Baští-
ce dain de Arbrelis , Castrum Dolomiaci , terrain quam liabcbat
ce versus Carlusiam citra dictum duvium a parte Viennensys
« et Ysere. Item et quasi possessionem dirceli dominy seu ju-
ce ris feudorum , rctrofeudoruin infrascriptorum , videlicet juris
cc quod liabcbat in castro Sancii Laurcniy de deserto cum suis
cc pcrliiiciitys cilra dictum fluvium de Guier a parte Viennensys
cr el Yscre quod ipse dominus comes Sabaudie feudum asserc-
cr bat, nee non et castrorum de Favcrgys, de Palude, de Mi-
er ribello et de Prisius (?) fcudaliuin ipsius domini comitis. Item
er et castra ville et mandamenti de Avencrys et de insula de
« Ciers noe non et castri Ioannagiarum cum omnibus perli-
ce iicntys omnium et singulorum prcdiclorum pro quo tarnen
cr castro Ioannagiarum dietus dominus noster Hex solide debet
cr domino Humberto Riccardi militi tria millia scutorum auri
cc vel circa et pro diclo castro de Avencrys domino Ayinaro
er de Rcllovisu quatuor millia florciiorum prout lice et alia
ce quamplura pro parte comitali implenda in littcris super
ce hoc faclis sigillo dieti domini nostri regis et Dalphini Vicn-
c e ncnsis in pendenti lilis serieis et cera viridi sigillati? plcnius
ce conlinctur. Nos ad recipiendum et pcragcndum predieta ab
a et cum codcin domino cornile vacare non possimus alys
ce dalphinalibus negolys impediti vobis et vcslrum cuilibct in
ce solidům de quorum iidclitatc et inviolata probitatc ad pic-
ee num confidimus tenore presenlium commiltimus el mandamus
cr quatcnus predieta omnia et singula per dictum dominum
cr coinilcm tradciida et dclibcranda ut prefertur dalphinali et
ce nostro nomine recipiatis ad plenum juxta formam et conti-

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DI STORIA PIEMONTESE 111

« nentiam dictarum litterarum. Datum in palatio


cc Sancti Andree die XXVI mensis marly anno nativ
ce mini millesimo tercentesimo septuagésimo septimo
L'amicizia di Savoia colla Francia fu questa volta
poiché la fede nell'antipapa Clemente era una per S
Francia, per la regina Giovanna e per Ottone di B
che l'aveva sposata , e questo prelato aveva chiamat
Luigi d'Angiò per combattere Carlo di Durazzo des
papa Urbano al trono di Napoli , alla prima esor
Luigi che Amedeo lo aiutasse, questi fu pronto: ch
da menar le mani , acquistar gloria e fortuna Am
mancava. L' 11 di febbrajo 1381 fu steso trattato a
la difesa degli stati di lor due, e specialmente p
guerra a Carlo di Duras , per la conquista del regn
lia , delia ducea di Calabria , del principato di Cap
contee di Provenza e Forcalquer e di altri diritti cedut
dalla regina che l'aveva adottato in figliuolo (1). G
parla di un primo trattato (2) ma vagamente , e solt
di cessione di alcune terre al conte: di quell'atto n
rola. Le terre cedute da Luigi d' Augiò al Conte co
di quel medesimo dì 11 febbraio sono : la Contea d'A
rasco, Alba, Mondovi , Tortona, Cuneo, l'omaggio
le signorìe, o a dir meglio i diritti su quelle ter
quali si riservò Demonte su quel di Cuneo; e le
quella donazione furono promesse il 19 del mese s
Pier Gioffredo pubblicò le convenzioni scritte tra
Amedeo per le soldatesche ed i servigi impegnati d
le retribuzioni da quello assegnate (4); ma trasc
seppe il posteriore atto del 15 aprile 1382 col qual
d'Angiò permise al conte Amedeo di far leghe e confed
a nome suo cogli ambasciatori dell'isola di Sicil
abitanti della medesima per la conservazione degli
con soccorsi di genti , armi , navi e galère (5). Dai

(1) Arch. di Corte. Traités anciens avec la France . Mazzo


(2) Hist. gen., vol.2, p. 424.
<3) Arch, di Corte. CU là e Provincie. Asti. Mazzo Ili, n. 13.
<4) Storia delle Alpi Marittime , p. 874. - Traités anciens avec la
France cit. , n. 25.
(5) Traités etc. cit. Mazzo VII , n. 1.

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112 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

è chiaro , clic Amedeo non andava già in Puglia per sostener


Roberto di Ginevra qual papa, come alcuni scrissero, tra* qu
Fautore della cronaca di Piemonte (1); ma si per amore
gloria e di guadagni , e (bene scrisse in sue note il Garrone) com
soldato di ventura. Dove poi forse sarebbe rimasto , operan
più clic non avrebbe prima voluto, conciossiachù era risolu
di liberare la Regina e il Brunswicli stati dal Durazzo fa
prigioni (2). E perchè a quella guerra era necessità avere mol

(I) īiistor. pair . Jlïonum. , vol. I.


(2) Non devo tralasciare di porro qui almeno In nota una leltcra
Nicolò ťlesco .ni conte di Savoia, Intorno alla prigionia di quella reginn
La lettera ha In data 17 sett. 1382 e sia nel n. 2 delle carte del Mazzo I
titolalo Negoziazioni colla Francia , Arch, di Corte di Torino.
« - Quamvls domination! vestre Ncapolilanorum nova fucrlnt signi-
« Oca la prout credo (amen debito cultu

« aiiqualia que ex ipsis In civitate Janue Intclle


« vestre cum eadem rcvcrentla propalare dcstlnam
« domina regina per suns literas domino Octonl
« vit quod cidem domine circumscripta et asse
h subvenire deberet qui dietus Oto volens eide
« maximam comltivam ex generosis mllitlbu
«... .ad inviccm congrcgavit qui numero prout
« millia et dietus dominus Oto una cum universa
« et statuii sic et tnlitcr quod oinncs ccplt et I
« in dieta civitate. videns autem domina regina
te slonem dieti Oclonis et Clus gentium se dedit
« rolli una cum tota gente

« numero prout fertur qufngcntium másculos


« rex ipsam benigne susceplt et cam cum dom
le liorihus custodire fácil cum honore. Cum qu
« castro de lovo dominus Nicola de Napulls,
« olim comes camcrnrius, dominus Hugo de
« alii harones et Mobiles. Dominus vero Robertus marltus domino du-
« cissc de comitiva domini Otonis cum lanceis quadrfngcnlls prout fer-
« tur non fuit fldelis prcdicto domino OtonI In dicto prélio quia slcut
« ipsum totis suis gentibus dicto domino Otoni sufTragarl dcbcbal ab ipso
« fugain arripuil et licet captus esset a prefato rege cum gentibus dieti
« domini Otonis tarnen indilate idem rex libere relaxarl et liccntiam
« fecit ipsum dominum Robertům et ipsi regi hodíc coadheret honorabi-
« liter cum bona provixiono In civitate Napulll. Cum prefato domino
« Otoñe eral frater ipstus domini Otonis et frater Marchioiils Montisfer-
« rati qui ad inviccm deten ti sunt. In diclo vero predio decessi! Marchio
« Montisferrati. l'osi hoc vero exiguo temporis spaclo quandam internili
.< recepì de factis siiprascrlptis a quodam nostro factorc existente in
.< Neapoli cuius litlere tenorem domination! vostro prescntlhus mido
t iiiclusum ».

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DI STOMA PIEMONTESI«: 113

denaro non mancò Amedeo air amico: perocch


memorie del Garrone un alto di prestilo di sessan
franchi d'oro, che Amedeo fece nel 1382; e un a
di Angiò a Savoia per scdicimila franchi e due
venti ducali parie per stipendi dovuti e parte per
zioso avuto, il quale obbligo fu scritto il 2 di ma
che fu il posteriore al di della morte di Amedeo
Puglia per cagione di peste il primo del mese is
Questo avrebbe servito a Felice di San Tomma
pliare e correggere tutto che è stato scritto del s
e con quanto numerosi autori pubblicarono del suo r
disteso una storia molto buona. Nella quale più s
avrebbe tocco delle azioni private del principe q
la natura sua palesavano; dello pubbliche, quelle
e ne' tempi l'ingegno suo e la politica gl' insegnar
l'arsi gran principe. E pare secondo le sue note , c
fatti voleva condurre ne' grandi quelli che dimostra
possa un animo educato a virili discipline : da ani
non provato non escono azioni grandi. Dalle azioni gr
cipi, anche non tutte buone, prendono i popoli s
virtù e qualche volere. Se Amedeo in tanta dott
leria, in tanta voglia di giostrare e far guerra,
guerrieri e di dame , cantato da menestrelli, fos
avido di regno e di pecunia , ne Ginevra gli sare
quando era presso a cadérgli fra mano , nò il Piem
patito danni di civiltà impedita. Che non gli valsero
protetti co' Milanesi: a costoro più fortunati e profi
a terrieri, perocché venduti i trattati dovevano f
li comprava ; nò le leggi municipali e statutarie,
bertà e grandezza di que' tempi : con ciò sia clic
conquista ogni nuovo possesso sotto colore di co
restringeva ; nò giovava la procedura , a riguardo de

ti) Arch, di Corte. Traités anciens etc. cit. Mazzo V


ste cifre non rappresentano che una parte di ciò che
Papon , Hist. de Provence , IIb. 3, p. 321 »calcola II tutto a 1
d'oro, ch'egli trova eguali a 205,000 lire auliche di Fra
[Link]. Voi. XIII. t,i

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m DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

gioiicvolc nello contestazioni civili (1), perocché i vienrii


tali e i castellani clic faceva« giustizia , guastavano per le
ranze loro i meriti delle cause e lasciavano argoment
inGnite ; né la forma di governo, perché somigliante al cost
di Francia ripugnavano le abitudini delle amministrazion
liane. Cosi il principe sentiva diverso da' soggetti e non
largheggiare loro di beni. Poi Amedeo le forme libere, q
potè, ristrinse. Gli slati generali (sicurezza o salute d
poli) o non convocò, o fe' servi o paurosi (2); non si opp

(1) Vedóle un brano degli statuti di Pi ncrolo 1389, 5 dicembre,


quel clic riguarda l'appello delle cause. - Ardi, dl Corte. Città e Prov.
Pincrolo. Mazzo I, n. 19.
« Slatutuin est quod appella tloncs causnrum ordlnariarum que revo-
« cabuntur et poterunt revocar! fiant ad dominum comllera Intra X dies
« a die sentencie promulgale et non ultcriiis. Et si dietus comes fuerlt
'< presens Ipse possll cognosccrc si voluerlt: prescris Inlelllgatur si fue-
« rit Pinayrolio vel Clus territorio. SI vero abscns fuerlt, vel presens no-
« lucrit cognosccrc, castellanus suus qui nunc est vel pro tempore fuerlt
« In Pinayrolio constituât curiam de homiiiibus Plnayrolil non suspectant
« que causam appcllaclonis debcat In Pinayrolio cognosccre et defllnire.
« Si vero abscns fuerlt castellanus vices élus gere n s constituât curiam
« ut supra que causam appellation!» debcat cognoscere et defflnlre ut
« supra. Ita tarnen quod Judex Plnayrolil qui nunc est vel pro tempore
« fuerit precise (encatur dare cxcmplum sentcntle et omnia acta cause
« cum actis [Link] bee appelions postulavcrlt Ipsl domino corniti
« vel cius curie supcrius nominate Intra triduum postquam fuerlt reqol-
« situs transmitiere vel cxliibcre expensas appellanti», et comes sine
« curia qui vel que de nppcllatione cognovcrlt tcneatur dlfflnlre et ter-
« minare intra XL dies continuos a die appellatlonls In ter posi le compu-
« landos. - In qucstlonibus vero bannorum et condapnatorum que ordl-
« naric vel extraordinarle fuerunt tailler observetur quod a X usque
« ad XL dies Intra dominus vel eius vlcarlus castellanus seo Judex Intra
« dies VIII post condaropnatiooem si fuerlt requlsltus a condampnato
« vel cius procuratore tcneatur el debeat habere consilium ab allquo vel
« aliquibus jurispcrltis non suspcctis et illud consilium sequi sommarle
« tarnen et sine Judlclorom strepltu et rigore et hoc flat expensis omnl-
« bus. Hoc addito quod postquam dominus comes cognoverlt de appel-
« laciono vel cius vlcarlus vel castellanus , dominus comes nec presens
« nec supcrvinlens possi t se intromltterc de cogni tlono appellaclonls.
« V ictus vero victorl restituai expensas except Is salarils nvvocatorum ».
(2) Furono convocati nel 1380 (V. pag. 105 dl questo Volume). Dal
Liber Consiliorum dell'Arci», di città apparo che negli anni 1369 , 1375 ,
1378 , convocò I soli deputati de* Comuni.

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DI STOMA PIEMONTESE 115

chi voleva istruzione tua non uc diede , o poca, egli


della sua casa. Osservò con doglia il Garrone
Petrarca notissimo e chiesto c ambito da tutti i pr
era indifferente ad Amedeo che pure aveva banc
alle nozze di Lionello d'Inghilterra e Violante Vi
grande studio del regno erano giurisprudenza
rale a paesi turbolenti per apprensioni e difese
raviglia non grande in Piemonte prima che in al
lia si vedessero armi da fuoco; niun biasimo ai
Monferrato e di Saluzzo se piccoli e deboli asso
pagnie straniere contro chi li assaltava, o assal
slava in agguato per divorarli. Niuno forse megl
accuratamente descrisse il regnare di Amedeo s
frario notò pel più gran principe e il più gran
suo tempo (1) : il Garrone oltre alla esattezza s
fatto sentire quanto meglio allcttava una delicata s
che dichiarassero quello che Amedeo fare volev
tativo gli fosse ito secondo. Era passionato, l'ho
ria militare e d' oro. Da quelle passioni le impr
o a Napoli, i trattati di commercio pel Tanni , l
Tencdo nella pace de' Veneziani e Genovesi; le a
lia. Quindi relazioni all'estero grandi, clic avre
ricchezza nel regno, che se a buon tempo il pr
quietato, come per necessita quietato aveva i
rebbesi volto a prosperità. La quale in Piemont
stata molto sollecita ma avrebbe durato. Conci
tunque Amedeo fosse beghino e non volesse tra
perchè dotto dalle vicende dei vicini temeva gli eiT
muniche credule allora colà più che altrove, us
samente della sua situazione gcogratìca, otteneva
il clero quello che i papi contendevano o negavano ad
Nò loro dava più che parole: ma le parole di
erano caree pregiate. È notabile la concessione d
fece Clemente VII il 5 di maggio 1381. La comp
glesi aveva tolto quella terra e quel castello al v
Manfredo marchese di Busca adirato contro que
devastavano dovunque passavano, risolvette di

(t) Fette Torinesi, nil. 1842.

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116 MCIII AllAZIONK Dl DOCUMENTI

per primo /alto quel costello e quella terra validamente o


Il vescovo o non potò o non volle rifare il marchese dello
nella guerra , e si sto lontano dal pretendere il suo diritt
il marchese godeva pacifico da quindici anni il suo posse
Amedeo volendo soggetto per tutte parli quel piccolo si
imagina di guadagnare il dominio diretto di quel luo
chiede a papa Clemente; scusando, clic essendo esso nella
contea e quasi sicurtà e difesa del Piemonte, bene sareb
a lui si concedesse, posto clic il vescovo ricuperare no
Il papa non si lasciò altro pregare e pose alla richiesta q
parole:
« Nos igitur huiusmodi supplicalionibus inclinati et premissis
* et ccrtis aüis rationalihus causis nos ad hoc movcnlibus ca-
ff strum ipsum , cum mero et mixto imperio jurisdictiono do-
« minio liotnagiis vassalli» hominibus fortaliciis domi bus hortis
« terris vineis prediis pascuis nemoribus terriloriis planis mon-
« tibus dccimis primitiis molcndinis aquis aquarum discursibus
« laudimiis talléis pedagiis quartouibus angariis pcrangariis
« servi Iiis fructibus censibus reditibus provenlibus possessioni-
fi bus ac omnibus aliis juribus et pcrtincnliis suis ab cisdem
« mensa et ecclesia Albensi auclorilate apostolica et ex ca certa
« scicntia separamus dividimus et etiam segregamus, illudquc
« nec non cius directum dominium tibi ac licrcdibus et succes-
(( soribus tuis ac utile dominium dieti castri prefato Manfredo
« ac heredibus et succcssoribus suis in perpetuum cum omnibus
« juribus et pcrtincnliis suis superius exprcssis auclorilate pre-
» dieta do speciali gratia conceditnus ac donamus . Nulli ergo
« omnino hominum liceal bane paginam nostre separationis di-
ti visionis segregations concession« et donationis infringer© vel
a ci ausu temerario contraire. Si quis autem hoc attentare pre-
ti sumpscrit indignationem omnipoteulis Dei ci bcatorum Petri
« et Pauli npostolorum cius so novcril incursurum (1) ». Nò
alcuno compenso toccò al vescovo che avrebbe pure potuto ri-
tenere il diretto dominio concedendo P utile in feudo al Busca ;
nò al Busca valse il diritto della conquista; nò niente spese
Savoia per ingrandire l' imperio. Se Amedeo avesse costretto il
marchese ad assoggettarsi a lui, non l'avrebbe avuto a buon ani-

(I) Arch. dl Cor. Bolle e Brevi . Marzo VIII, n. », di Clemente VII.

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DI STORIA PIEMONTESE 117

mo e mollo ire si sarebbero accese nel vescovo e ne


cessori di Amedeo non trascurarono questa politi
anche a loro fruttò mirabilmente.
Geloso ď imperio i baroni più forti minava poi opprimeva;
e , corno le libertà municipali , ristringeva o minuiva ai feudi
i privilegi, o li toglieva, a caduta o posta occasione. Delle armi
straniere poco tenne in suo stato, e sol quando fu necessitato
distrarlo da altrui e voltarle contro chi avrcbbclo con esse com-
battuto. Parentela od amicizie principe non conosceva : pace
leghe trattati fermate per calcolo ; pronto a romperle se vi
trovasse buon tempo. Dispiacque al Carroñe che Sccondolto di
Monferrato , affidato dal marchese Giovanni alla sua tutela ,
fosse così mal cresciuto, e quasi bestia : mentre Amedeo doveva
rammentare la cura che di lui ebbe Amedeo di Ginevra con-
sanguineo, ma non amico, a Savoia. Nò gli poteva correr buona
la scusa che altro tutore aveva il marchesino; perocché aneli1 egli
aveva avuto il signore di Vaud : ma il ginevrino perciò non si
era rimasto dal buono ufficio. Sapeva piuttosto che virtù vera
non si vince, e fa rodere lo ambizioni altrui; e Amedeo ago-
gnava rodergli lo stato. Aperto e intraprendente in gioventù
imparò per casi non sempre fortunati che le libertà de1 popoli
non si assaltano di fronte: cresciuto negli anni fu simulatore
e dissimulatore, ma alle deliberate cose tenace e ad eseguirle
sollecito. Il nemico non deve aver tempo a pensare : massima
antichissima e che fu trovata ottima sempre ; testimoni anche
molti de' presenti uomini. Insegnò Parte alla moglie e al figliuo-
lo : i quali non la sbagliarono. Concetto di Amedeo , nobile e
grande, fu delle sparse membra ricomporre un corpo valente:
correggere P errore incscusabilc di Amedeo V riunendo Pie-
monte a Savoia e col Piemonte que' feudi, che isolati e lontani
esposti erano a facile preda di strani : i principati minori che
per natura di suolo e di clima e per costumi d'uomini per leggi,
per necessità di comuierzi , parevano dover stare insieme desi-
gnava di volgere per parentadi e per patti al suo dominio, for-
marne un regno forte, unito, ricco, potente a resistere ad ogni
violenza forestiera, rispettato dalle più illustri corone. Concetto
felice se v'entrava che di tanto allargasse le libertà cittadine,
quanto stringeva le feudali. Ma i popoli non avrebbero goduti
interi i benefizi di quella idea ; perch' egli non intendeva per

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118 DICHIARAZIONE Dl DOCUMENTI

loro, ma per se. Com1 ebbe avviala l'impresa libcròssi dall


supremazia imperiale, che Itiloria non volle, e nemica non
nicltc e sfidò; togliendole persino gli appelli delle cause
que' suoi siali : e se alcuna volta permise clic essa nelle c
di lui intervenisse, fu per pacificare, non altro.
A riuscire ne' suoi proponimenti attese continuo ad acc
mulare denaro, non con risparmi od ccouomic, come già i s
tutori; nia per ogni via di fatto: tributi (1), balzelli, tagli
sussidii , doni o pregati o voluti sotto qualunque pretesto
ogni speciosa occasione. Perciò voleva il San Tommaso r
còrrò la somma di tutte le entrate ordinarie esatte in uno d
ultimi anni del suo regno, quiudi la somma delle straordin
rie degli ultimi treni' anni, sia per imposte di dazi e doni,
per redenzioni e sussidii, e presentare una cifra eli' ci pre
meva .spaventevole. Gli servivano ora d' indicazione ed or
scorta i registri e gli atti citati dal chiarissimo Cibra
nelle Finanze di Savoia , e noìYEconomia del Medio-Evo ; g
archivi del regno, gli amici di Svizzera, i volumi di sto
edite. Voleva raccòrrò quindi ed esporre in un sol corpo tu
que' buoni ordinamenti da' quali ridondò la buona giustizia
la forza nel regno: conciossiachè il Garrone attribuiva ad Am
deo VI il principio della grandezza vera di Savoia, e la scie
del crescerla e mantenerla, passata ne' due immediati succ
sori. Egli cerio aprì la via o la diboscò : l' appianò al figliu
lo ; e il nipote la corse e gode.
AI San Tommaso piacque il concetto, non piacquero i mez
degli ottenuti successi. Biasimò la spedizione di Puglia per c
le armi italiane favorirono in Italia una dominazione feroce di
avaro straniero clic fu poi cagione di secolari disgrazie ; e per
quanto condonasse alla natura e necessità de' tempi, gli seppe
male che si valente guerriero fosse ad ogni poco fedifrago, o
con astuzie le opere sue conducesse. Della vita privala del
Gonle il San Tommaso, non finite le indagini, non lasciò nulla;
ne io ne dirò, eccetto che parmi che il nodo per lui messo nel
suo ordine del Collare (ora dell'Annunciata), non volesse dire

(I) Nel conto della Castellania di Thonon (Camera dei Conti) Il Car-
roñe trovò Iii aggiunta al Cibrario un capo di tributo detto Censiva, che
(»»gavann egualmente Lombardi ci ludei , 1303.

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Dl STORIA PIEMONTESE 119

nicnlc affatto di ciò clic gli antiquari hanno pensa


che l'ordine del Collare era stato istituito da un cavaliere del
Nodo; ordine poco prima creato dal re di Napoli, al quale,
avendo il re ascritti i più. famosi capitani del tempo, è da te-
nersi che non dimenticasse il conte di Savoia , se vi ascrisse
Bernabò Visconte. Quell'ordine fu il primo per gl'Italiani, e
(ìiannone osserva che Bernabò andava superbo dell'ascrizioue.
Ilo detto che Amedeo ebbo la mira di aver Tcnedo: fu
opinione di molti; e pare che Venezia, la quale finalmente la
diede, non perchè possit faccrc prout sue (orci voluntatis sic-
come a di 22 agosto 1381 era stato posto ne1 patti, ma perchè
fosse distrutta , se ne insospettisse. Un documento estratto
dall'Archivio delle Kiformagioni di Firenze (1) doveva essere
pubblicato per ciò che accadde tra la pace e la consegna
dell' isola , conciossiachò n' è parola ferma in ciò che scrisse
Ammiralo il giovane comunque ne scrivessero altri autori.
- « Magnifici et potentes viri domini priores artium et
« vcxillifcr juslitie populi et comunis Florcnlic. Considerantes
« quod olim videlicet die sexto mensis septembris proximi pre-
ti Ieriti providi et discreti viri Zcnobius Taddcy Caddi et lulia
.< nus Bartolomei cives Fiorentini siudici et procurators do-
ti minorum priorům artium et vcxilliferi justilie populi et co
a munis Florcnlic sindicario nomine comunis prcdicti contenti
« et confessi fucrunt se dicto nomine recepisse et sibi tradita
tr et assignata realiter et manualilcr feci ss c et tradita et assi-
ti gnata eis fucrunt a nobilibus viris domitiis Thorna Barbadito
u et lohanne Giorgio viccgcrcnlibus nobilium et sapientutn vi-
ti rorurn dominorum Petri Cornario et Michaelis Mauroccli pro-
ti curatorum ecclesie sancii Marci tunc abscntium tradentibus
a et assignanlibus de mandato et nomine cxcclsi et illuslris
a domini Andrce Contarono Dei gratia ducis Vcnctiaruni tot
a jocalia jaspidum margaritarum gemmarum lapidum prctioso-
« rum et perlarum in auro et argento ligatorum que fucrunt
ti extimationum et fucrunt et sunt extimate centum quinquaginta
a mi lia floreaos . Que jocalia promiserunt custodire donec domi -
a nus dux et comune Venetiarum intra terminům prefixům
a in capitulis pacis firmate inter dominum , ducem et comune

(1) Num. ih , Classo XI , Distinz. I.

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120 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

(i lanue ex una parte et prefatum dominum ducem et comu


a Vcnetiarum ex altera insulam Tcnedi cum omnibus castris
a bur gis villis bonis domibus hedificiis et habitationibus in eadem
a insula existcntibus cum juribus et pertinentiis suis in mani-
ut bus illustris principis domini Amedey comitis Sabaudie seu
at eius certi nunlii vel certorum nuntiorum libere posuerint et
(( rclaxavcrint . Promiserunt insuper dicti sindici si intra ter -
a tninum predictum dieta relaxalio facta non fucrit tradere dare
a assegnare prefatis dominis duci et comuni lanue seu aliis vel
« alio pro eis legiptime recipienti jocalia suprascripta prout in
ai dictis pacis capitulis dicitur contineri. Et predieta et alio io-
li strumento contenta promiserunt dicti siedici attcodere et
a adimplcrc bona fide et non contrafacero de jure vel de facto
a sub pena dupli cxlimationis joca! in m predictorum prout pro-
li dieta in cflcctu et alia plura in instrumento Vcnctiis confcclo
» et rogato per Guigtum Filippi publicum notarium et scriba»
« ducalus Veiictie plcnius continctur. Et quod postea incorni-
li nenti prefati sindici ad maiorem liberalitatem comunis Florentie
at ostendendam restituerunt jocalia supradicta dictis domino
a Thome Barbadito et lohanni Georgio vicegcrentibus ut supra
it et per dictum ducem Vcnetiarum promissum fuit ipsa dili-
« gcnter salvnri et custodiri faccre nomine et vice dominorum
a priorům cl vcxillifcri juslilio populi et comunis Florcnliescu
a sindicorum predictorum donee facta fucrit assignatio diete
ii insule Tcnedi prefato domino corniti vel eius nuntiis ut supe-
ii rius est expressům prout in litcris ipsius domini ducis plcnius
« dcclaralur. Et aclcndcntcs quod de presenti mense maij sa-
it piens vir dominus Lutianus Ultramarinus civis lanue utrius-
« que juris doctor ambaxiator sindici et procurators illustris et
at magnißci domini domini Nicolai dc Goarcho Dei gratia la-
it nuensis ducis et populi dofensoris nec non spectabilis et pru-
« dentibus consilii duodccim antianorum eiusdem in presentía
ii magnificiorum dominorum dominorum priorům artium cl
a vcxilliferi justitic populi et comunis Florcntie et eorum col-
li legioruin in effeetu dixit quod in termino ordinato in pace pre -
a dicta el seu postea dicta assignatio insule facta non fuit nec
u est. Et sic per conscqucns comune Florcntie teneri cl obli-
ci gntum fore cisdcm domino duci et comuni lanue ad dandum
'i et trndciidum jocalia supradicta extimationis et valoris pre-

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DI STORIA PIEMONTESI: 121

« elicli et ¡(istantissime requisivi! et pcliil a pref


« prioribus et vcxillifcro et eorum collcgiis jocal
« sihi domino Luliano dicto sindacarlo nomine Indi et censi-
ti guari et in ipsius scrvitulcm potcstatcui atque Italiani libere
a poni et consignari et multa alia circa bee dixit petiit narra-
« vit et protestētus fuit prout predieta in cfTcctu et alia plura
fi in ¡strumento inde rogato scriplo et publicato per Haldasa-
u lem Nicchoiay de Pinolo uolarium atque canccllarium comu-
« nis lanuc plcnius sunt expressa. Et volentes dieti domini
« priores et vcxilhTcr promisse nomine dieti comunis Fiorenlie
« pienissime observare. Et sic conoscenles ncccssc fore potere
« et rcciperc a prefalo illustri domino duce Vcnctiarum jocalia
« supradicta ut demum de cis domino duci et comuni lanuc
« libera consignalio fieri possi! prout in promissione conti-
ti netur , habita supra prcdictis et infraseriplis omnibus et siti-
ti gulis inviccm et una cum oílitio gonfaloucriorum socielatum
(( populi et cum oífilio duodeeim bonorum virorum comunis
« Florentie delibcrationc solcpni. Et demum inter ipsos omnes
« in sufficienti numero congrégalos in palatio populi Fiorentini
« premisso et facto diligenti et secreto scruplinio et ohlcnlo
tt partito ad fabas nigras et albas secundum formam statato-
ti rum cl ordinuiu dieti comunis eorum proprio motu pro uti -
« litate comunis ciusdcm et omni via jure modo quibus me-
ti lius potucrint providcruut ordinavcrunt el deliberaverunt die
« vigésima tcrlia mensis maij anno Incarnationis millesimo trc-
" centesimo octuagesimo secundo inditionc quinta quod pro po-
te pulo et comuni Florentie et vice et nomine dieti populi et
« comunis domini priores artium et vexillil'er justilie populi
« et comunis Florentie et scu due parles ipsoruui aliis cliam
« abscnlibus et irrequisitis possi ut semel et pluries et quo-
ti tiescumque volucrint de civibus Florcnlinis lacere et consti-
ti lucre unum cl seu plus sindici et procuratore* et certos
« nunlios speciales et qucmlibct si volucrint de consliluente in
ti solidům cum clausula ctiam quod occupantis conditio potior
u non existât sed cepta per unum valcanl per alium [»ertici et
« complcri spctialiter et nomiuatim ad pctcnduin et recipien-
ti dum pro causis supradiclis ab illustre domino duce Venelia-
« ruin et scu a procuratore ecclesie sancii Marci de Venctiis
« sibi tradi ac libere et secure consignari et dari depositum
[Link]. It. Vol. XIII. it»

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122 JMCIILVRAZIONE Dl DOCUMENTI

« supradiclum diclo cxlimnlionis et valoris florenorum centum-


a quinquaginta millium florenorum auri et ipsum depositum
« nomine comunis Fiorendo tenendum et custodicndum et sai-
<r vandum ut infra (ieri et exequi possinl ca que alias promissa
« et consenta fuerunl domino duci et comuni lamio x>. Doveva
risola essere dala in due mesi e mezzo: il castellano della
rócca Gianaccio Mudazzio non la volle dare (sciente o contra-
stante Venezia), e fu preso tempo. I Fiorentini cominciarono
a pagare essi stessi ai Genovesi venticinque mila fiorini, e creb-
bero le istanze per aver le gioie. Venezia trattò nuovamente
del dar V Isola, ma purché fosse distrutta: conceduto, fu data;
e disfatta ( 1 384 , febbraio), i Fiorentini ebbero promessa dai
Genovesi clic in sette anni avrebbero avuto il loro denaro clic
per allora non potevano rendere (1).

(t) Ardi, delle Kiform. di M renze, Classe e Voi. citato.

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1)1 STOMA PIEMONTESI«: 123

CAPO III.

AMEDF.O VII.

Alla morie del padre, il conte Amedeo VII già sposo di


Ilona figliuola di Giovanni duca di Berry rimase padrone del
principālo ; e noli' anno istesso in cui fu erede , ebbe un figliuolo
maschio clic poi gli succedette. Siccome il padre dalla divisa
assunta in gioventù e mantenuta continuo nella vita fu detto
il conte Verde , cosi il figliuolo gentile e valoroso quanto il
padre, sebbene meno dolio di lettere, dal colore che predilesse,
fu nominalo conte Rosso . Innanzi di salire al principato, sotto
nome di sire della Bressa , e nella contea di Savoia aveva mo-
stralo a' futuri suoi sudditi eli9 ci sapeva non tanto giostrare,
che valere capitano forte ed accorto di guerra , specialmente
ne* (¿itti d'armi contro il sire di Belgioco. Inimicatosi costui,
il conte Amedeo VI aveva perduto in buona guerra i forti di
Lent, Beavoir , Ars, Villon, Beauregard. Il duca di Borgogna
amico d'entrambi era entrato paciere (1) I'll di luglio 1378 a
mediazione del ro di Francia; e discussi i preliminari di pace
il 12 giugno 1380 (2) , prolungata quindi la tregua il 25 di di-
cembre dell' 81 (3), fu alla fine il 26 giugno 1382 (V) pro-
nunciata sentenza dal duca d'Angiò deputato di Francia e di
Borgogna , clic i forti presi da Savoia fossero dati in deposito
a Clemente VII e ai duelli di Berry e di Borgogna per un
anno, e intanto si componesse la paco definitiva. Morto Ame-
deo VI, fu sollecito il figliuolo a far terminar quella lite. La
definirono i duelli di Berry, Bourbon e Conty col trattato del
31 maggio 1383; per cui Beaujcu prese in feudo da Savoia,
Lent, Trophy e Montcmerlo, e si obbligò di riconoscere pro-
prietà del Conte tutti i luoghi au delà de la Sùonc à la forme
de la rcconoissancc passée par le dit seigneur de Jicaujcu en

(1) Ardi, dt Corte. Città e Provincie . Genève. Cate?. I. - lìcaujcu,


Mazzo 1 , n. 1.
(2) Ibid. id. n. 2.
(3) Ibid. Id. n. 3.
(4) Ibid. id. n. 4.

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12V MCIIIARAZIONK Di DOCUMENTI

faveur du comic Anw fc 20 février 1377, e gli cedette il castell


di Reauregard (I).
Alla raccolta di questi (itoli il marchese Carroñe ave
unita l'altra per la persecuzione fatta ai conti di Masino
le liti col sire di Relgioco, e si le ostilità con que* di Masin
cominciarono sotto Amedeo VI ; ma perciocché la maggior c
tenuta'i fu del successore, e nel regno di costui le voleva na
rate io non le sposterò; quantunque la presente querela con
il Masino finisse dopo la morte del conte Rosso.
Nel 1361 a* 13 di luglio Rartolominco conte di Masino ave
dato la metà di Masino, Horgomasino, Vcslignc , Cessano,
deltà ed omaggi di Caravino ed Azeglio al conte di Savo
questi in cambio aveva ceduto a lui i luoghi di San Mor
e Caselle sotto riserva di riscatto per anni dicci , mediant
prezzo di tremila fiorini (2). Dodici anni dopo il conte di S
voia ottenne clic l' imperatore gli donasse in feudo nobile
contado di Masino con liberazione dei feudatari del medesimo
dall' omaggio di fedeltà dovuta all'impero (3). Perciò i conti di
Masino per la parte che loro avanzava nel contado, erano sog-
getti e ligi non più all' imperatore ma a Savoia : il clic dispiacque
loro assai , e forse tentati non seppero ritenersi dal far cosa elio
dispiacesse al nuovo loro signore. Amedeo VII era in guerra
con Monferrato. Cagione della lite erano il possesso della metà
d'Ivrea , e i castelli di San Giorgio , Cicogno, Lusiglic, Foglizzo,
Cuculio, Montalcnglic , Regna, Ròcca, Colio, Moncusco, Ca-
slruzzonc, Cinzano, Corrà , Sambuy, Lciny, Cordua, Riva,
Ralangcro, Monlestrullo , Coazzolo e Vergnano, e altre terre
che il marchese di Monferrato aveva dato in pegno al conte
di Savoia per la lega del 1372, e allora il Conte voleva rite-
nere per l'assistenza data al Monferrato contro il Visconte. Più
volle vennero fieramente alle mani e più volte dal 1383 all' 87,
si fecero compromessi prima in cittadini poi nel Visconte.
Il 10 settembre dell' 87 Anloniollo Adorno, Doge di Genova,
eletto arbitro, domandò al conte di Savoia clic esponesse i suoi
diritti, ma egli non sperando forse favorevole sentenza fece

(I) Ardi, di Corte. Cillà e Provincie. Genève. Categ. I. - Veau jeu.


Mazzo I , ii. 5.
('i) Ardi, di Corte. CHIÙ e Provincie . Ivrea, Masino. Mazzo VI, il. 3.
(3) Ihld. Id. n. 3 Iiis.

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DI STOKI A PIEMONTESE 125

nuovo compromesso nel Visconte. L'Adorno in ques


onesto: non prosegui il processo nò diede la sentenza
il suo parere (1); diverso dal Conte di Virtù , che in c
testimoniò contra la parte clic non volle produrre
gioni. Il Visconte pronunciò per forma di provvision
glio 1388 , e definitivamente il 17 marzo 1389:
1.° Settimo, Poirino e Uiva, dover essere del cont
voia in perpetuo.
2.° Cardona doversi dare al Visconte, perchè ne f
suo piacere.
3.° Di Sambuy sarebbe deciso fra due anni, perche allora
stava in mano d'Acaia. Cosi di Guisa e Lovancila , per la que-
stione che sian della Chiesa di Vczzolano.
k.° Lciny e Mazze abbiano a star come sono, e se ne deli-
beri fra due anni.
5.° Cuorgnò, Val di Contorco , Caslclnuovo , Camagua , Tel-
Iorio, Moltasparone , e i luoghi de* conti di Valpcrga e San Mar-
tino occupati dal marchese, siano rimessi alle mani del Visconte
sino a nuovo arbitramento.
G.° Di Balangcro essere a dirsi se Bartolommco di Sangiorgio
vi abbia ragione.
7.° 11 resto essere da restituirsi al marchese. - E il conto
di Savoia il dì undici d'aprile ratificò quella sentenza.
Il 27 successivo, il Visconte sentenziò: elici luoghi occu-
pati da Monferrato (da me posti nel quinto articolo) si conse-
gnassero ili proprietà del conte di Savoia. U che scontentò il
marchese e feccgli pel resto desiderare giudice migliore. Ma
Savoia voleva sempre essere certa della sentenza buona a se:
e passato per Piemonte Ludovico di Borbone suo parente clic
tornava dal Brabante, fu pregato da Amedeo che arbitrasse di
ciò clic per fine avrebbe dovuto il Visconte sentenziare. Il Bor-
bone pronunziò a' dì 27 settembre 1391: Clic per Sambuy si
dovesse stare al giuramento d'Acaia. Se giurasse dovcrglisi, il
tenesse; se giurasse non essergli dovuto , Sambuy passasse a
Monferrato. Guisa fosse data a Vczzolano: Lovancito al Mar-
chese. Al marchese toccassero Castiglione, Candia e Komlizzonc;
al Conte, Lciny e Mazze, e siccome il conte domandava lulla'ia

(I) Ardi, di Corte. Città e Provinete . Monferrato. Mazzo V, n. 1S.

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m DICJHAÏtAZIONK 1)1 DOCUMENTI

diecimila fiorini d'oro, Dona di Borbone deciderebbe i (erm


di pagamento (1).
Tra quelle contese i Conti di Masino tentennarono , e il
destà di Borgomasino Giovanni de Petra il 13 d'agosto 138
accusò di avere tentato di sottomettersi al Monferrato (2). S
anni dopo il marchese di Monferrato cum tota cius poten
venit ad locum Berengii et Castrum loci ipsius intravit et
niri fccit , et proposuit villām hostiliter debellare (3): onde ria
gran guerra in Piemonte , e i Conti di Masino , favorito il m
chese , n'ebbero per ordine di Amedeo di Savoia inquisizio
criminale. Apparve dal processo: che sebbeno fossero ligi
conte di Savoia signore loro in cui riconoscevano diretto do
nio, superiorità e rcsortof e avessero giurato di far semp
bene suo e dei comuni di Savoia , ed evitarne i danni od im
pedirli ; que' Conti avevano avuto col marchese di Monfer
secreto colloquio per reciproca difesa ; danneggiato i suddit
Savoia nelle persone e negli averi ; chiuse le porte delle lo
terre alle comitive del Conte bisognose di vitto e di ripos
poi assalitele offese, armata mano quando andavano a socco
di Veruna ; ricettato i cavalieri di Monferrato clic dopo il
cheggio d'Albiano , terra del Conte di Savoia , erano in proc
di essere presi ; poi accolto banditi e protetto malfattori , c
messe violenze d' ogni sorta, rapine, omicidii , onde ne cre
sin da quando si assoggettarono a Savoia e durò di loro fam
infame cosi in Ivrea che nel Canavesc e in Vercelli e no' cir-
costanti luoghi. Crescevano i gravami , perchó Guigonc Mar-
chinndi che processava in gennaio del 1391 trovava i Conti di
Masino. « Amedeum dictum Guillo condominuui corum consor-
<T tern in dicto comitatu cum ipsis viventem comcdcntcm et cou-
rt versnntcm pacifico sine discordia et diffidando prcccdcntibus
« aliquibus in anno Domini 1383 de mense decembris coepissc
« infra dictum Castrum in aula ipsumque infra turrim dieti
« castri posuissc longo tempore duris carceribus mancipatum
« et ile facto sine judiciali aliqua cognitionc precedente Icnuissc
« submisissc que duris questionibus et torturis semel et plurics

(I) Ardi, eli Corte. Città e Provincie. Monferrato. Alazzo VI , n.' U ,


IO , il e 12.
(2) I hi«!, id. Mazzo VI , n. 4.
(.1; Aich, della di Città di Torino, voi. 28, p. 48, Alazzo XXII.

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1)1 STORIA PIEMONTESE 127

« el in tantum quod propter duricicni et lualìciani


« tatem carcerati! et qucslionum predictarum ipse
« expiravit ibidem ». E ciò, non ostante che per
Chalant capitano del Piemonte si richiedesse in nom
di Savoia, che l'avrebbe legalmente giudicato. Trov
che essi avevano più e più donne vergini, vedove,
rapito e violato; derubalo le genti d'arme dcl lor
quel che peggio era uno di que' conti « vcxillum di
« Sabaudie mandato presente Marco Corniciato posit
a notorie et patenter super turriui castri Maxini
« nibus, el ex causis rcbcllitcr, turpitcr et injurió
« loco tolli violenter et rcmovcri et ad terrain proj
« fecit cl prcccpit et illud postea vilissime laccrar
conti il mal turbine e voleudolo in qualche modo r
non patire il dauno che Savoia intimava , dichiara
duti dai feudi pregarono di perdono, e offerirono
disfazione. Accettòlli il Conte in grazia, ed essi gli
feudo che da lor riconoscevano i signori d'Azeglio
la giurisdizione di Hivarolo; gli promisero di far di
stare a Savoia lo fedeltà e l' omaggio dalle Comuni
tado di Masino e di riconoscere eglino stessi lui A
supremo signore dei feudi di Masino, Vcstignè, Cas
Cossano, Strambino , Borgaro-rMasino (Borgomasin
possedevano in Hivarolo , pagando per soprappiù al
voia mille fiorini d'oro (9 febbraio 1391). Del che
Masino parvero quieti ; ma si turbarono alla mort
Bosso, avvenuta a quel modo e per quel caso clic
pubblicò già sono parecchi anni. Onde per essere pi
ricorsi all'animo pietoso della duchessa Bona, tutr
cessore pupillo ottennero di essere tenuti e riconf
grazia e per sempre sicuri ; e presero nuova e sole
dazionc delle loro terre (1).
Nò della sola persecuzione fatta ai Masino lasciò d
di più preciso il Carroñe , ma di una segreta men
voia non conduceva, lasciava condurre in Genova a
la quale non cominciata dal Conte Hosso uè da lui

(1) Ardi, di Corte. Cillà e Provincie, i orca. Alazzo VI, n


cui è l'ordine di processare, il processo, la grazia, l'accord

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128 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

ma veramente trattata a* tempi del padre suo e continuata


morto non avrebbe dovuto narrarsi clic ad altro tempo. M
poiché questa clic io scrivo non è storia , sì bene dichiarazio
di documenti storici, e le materie non si confondono, espo
qui anche tale faccenda.
Dopo la pace procurata a' Veneziani e Genovesi, questi con
cordarono una lega di dicci anni con Savoia per aiuto e dife
reciproca in caso di guerra (I) contra omnes et singulos pri
cipes dominos comunUatcs et universitātes de provincia Lo
bardie tenentes seu possidenlcs terram in Lombardia , con pa
che se Genova facesse lega col re di Ungheria , il conte
Savoia vi fosse ammesso; ammissibili quegli altri principi, s
vrani, Comuni e città clic ciò desiderassero, sotto pena
centomila fiorini a chi si opponesse. E fatto è segnato d
7 settembre 1381.
A' 17 di marzo dell'anno successivo ¡I doge Niccolò di
Goaren (2) scrisse per sò e per gli anziani di Genova lettere
credenziali al duca di Savoia , per alcuni ambasciadori clic gli
mandava , tra i quali i Ficschi o altri di Genova riusciti erano
a far nominare un certo lor frale Domenico da

melitano sacre pagine professore


divisa in fazione : i Goarchi cd i
Fieschi malcontenti del govern
città, e bisognosi d'appoggio, tra
loro terre e castella al conte di S
zioni al frate : e Niccolò Ficsco a
al frate doveva prestare.
A' 18 di marzo Gaspare Cacalo
Marbruccio, Benedetto Rcrcillo,
De Mari , Ilario Licabello , Tomm
lionibus , la famiglia de' Maruili
Toi lo , Priamo di Negro, Pietro
LomeUino, e ( il 19 successivo)
ciascuno lettere uguali al conte d
« ante conspcctum cclsitudinis v
a ducis Januensis Venerabili fra

(t) (iuichcnon , voi. 2.


(2) Ardi, di Corto. Ncgozinziont. (,c

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DI STORIA PIEMONTESE 13ft

« generosi et egregii viri domini Nicolai de Eliseo


ce bemus in singulárem carissimum et maiorem
« avidi ut cius vota in suis agendis realiter comple
<( tot i s čonalibus sumus firm is messibus obbligati i
« potenciam porrigere adiutorem *> , e qui ciascuno
manda di bene accogliere il frate e prestar fede al
role , e perchè sia contento « eius libitis compiace
« caeteris aliis civibus predicta celsi tudo multum g
ce nivola existet et tamquam eis hoc obsequium impre
ce miter reputabunt presertim advertens quod per ea
« dominus Nicolaus mihi diffusil oretenus eiusdem cels
« extat servitor intimus et fidelis prout et magi
« maiores predecessorum celsitudines vestre hactenus
cc et servitores huiusmodi non sunt de reliclo trad
ce potius cum magna instantia retinendi , quia d
« magnalium quamplurimum possunt profiteri ad
« tum etc. (1) ». E pare che in quella occasione Nicc
desse la parola al frate anche per ciò che Giovanni
figliuolo aveva a dire al conte Amedeo , per , quel
slimava dovuto in causa de* tafferugli passali a Ver
danno , tra il Visconte , Monferrato e Savoia ; pero
una lettera di Niccolò al Conte, nella quale (22 ma
visa che il frate istesso gli dirà quel che Giovanni
avrebbe voluto dire. 11 frate ai 2 di aprile giunto
lasciò scritto questo al conte di Savoia : « lllustris
« situdini pro parte magnifici domini Nicolai de F
ce tini comitis et Lavarne in sua scripta de claro
a primo quod ob tam nobiles quam populares d
c< guelfe civitatis Ianue cupiunt anelant ac desiderant
cc siraum Dominum Comitem de Sabaudia habere p
cc in Ducem et defensorem quin imo et nońnulli G
cr puta Dominus Adam de Spinolis cum aliquibus
cc eibus ad idem, dominus Antonius de Paulo in ha
cc gbibellinam tenens magnam sequelam , dominus
cc de Montaldo favorabilis videtur esse huic opin
« prefatus dominus Nicolaus de Flisco magnificus

(l) Variante in una lettera : et huiusmodi amici et servitores sunt a K


magnalibus conservandi quia undique non reperiunlur.
[Link]. Vol. Xlii. !7

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130 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

« mitando assidue studet et laborat in nonnullis civitatibus


« Italie partem guelGam ducere ad benevolenciam et obedien-
ce ciani vestre serenissime potencie et super hoc requirit pre
ce fatus Dominus Nicolaus illustri vestre Celsitudini quod per-
ei sonam idoneam mietere dignelur lanue per ampliorem
ce çerlitudinem et declaracionem visis presentibus. Et insuper
« si contingat dare provisionem aliquibus civibus lanue hoc
« fíat secrete per aliquem nuncium intimum et fidelem. . .
« meliorem meo judicio non poteslis habere domino Nicolao
« nostro sìncero amico. Supplicans vestre illustri Celsitudini
« dominus Nrcölaus de restitucionibus sibi Rendis de cas^ri
« terris etc. episcopatus vercellensis vel domino Ludovico. ...
a nunc Vercelknsi episcopo ei item dominus Denois Deralialis
« (sic) . ... . . . lohanni Vercellensi episcopo. Item de residuo
« denariorum quos habere debebat idem dominus lanue ab
« hominibus dicti episcopatus. Et idem dominus Nicolaus of-
ą fert se vestre illustri dominationi preservare fidelilatem d
« Castromiridoli et pelit filias condamuati sui domini
« Iohannis et res que ipsis pertinent. Item pelit finire de docte
« domine Chateline (coningis) tenore in summatorum. Item
« de castro ..... vult stare in albitrio domini , domini comiti
« Sabaudie.
« lllustris Princeps, que langunt primam partem in secreto
« mentem teneri debent próut novit vestra Celsitudo etSerenitas
« et sic procedendo in facto modo debito deduçetur bona con-
« clusio per ampliationem vestre dominationis inimicum statura
« deprimendo, et hòc est donum multum graciosum et utile
« viscerosum et delegabile quod offertur vobis per partem
« nostri viscerosi amici domini Nicolai etc. (1) ».
Di queste mene nulla è nelle storie genovesi , nulla è nelle
piemontesi/Pier Gioffredo istesso, ma ad anni più tardi , sa di
nobili genovesi che dar si volevano a Savoia, allettati dal pia-
cere che di tal governo provavano alcuni di Nizza , Barcello-
netta e Cuneo. Piacere conseguente dall' essére finalmente sog-
getti a non straniero nè lontano signore. Ma que' nobili sono
i Doria, i Del Carretto, i Malaspina (2). Dei Fieschi e de'par-
(1) Arch, di Corte. Negoziazioni : tutto nel Mazzo I, n. 2.
(2) Pier Gioffredi. Slor. delle Alpi Mariti, in Bisl. pair . Mo num. Yol. I ,
p. 044-45.

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DI STORIA PIEMONTESE 131

ligiani qui nominali non sa. Cominciarono Tanno


morte di Amedeo VI , e pare con molla prudenza
che in affare si delicato era uomo da condursi misuratissimo,
sì per avere quei signori col maggiore loro parlilo , e si per
non inimicarsi la Repubblica , la quale polévalo far pentire di
avergli sollevalo i cittadini. Ma sembra che in pari prudenza
non camminasse il figliuolo, e cosi non istcssc grazioso, che
i desiderosi del patrocinio di Savoia non avessero ad aspellarsi
niuna contraddizione mai. Felice Carroñe avvcrli un foglio spe-
dilo da Carlo, Gio. Ludovico e altri fratelli Ficschi ad Ame-
deo VII il 16 setiembre 1383 (1), nel quale sono (ali parole :
« proni sumus vcslris mandalis in omnibus obedire tamquam
« illius domini quem super nos et nostri ad grandem rcvercn-
« ciam roputavimus et in futurum faceré intcndimus inlcrvcnlis
« aliquxbus faclis non obstantibus , maxime propler grandem
« a (Tee lione m quam saepe dieta dominatio ad domum nostrani
« oslcndil et semper habuit non púlanles ullalcnus vostri culpa
« proccssissc w; e dopa quclT avvertimento non altro pose che
un dispaccio di Rona di Borbone, tutrice di Amedeo VIII
del 28 gennaio 1392 (2), per commissione a due suoi con-
siglieri, di ricevere il giuramento e gli omaggi di quo' si-
gnori. Da quell'atto è chiaro che fino allora non si erano sog-
gettati a Savoia : dunque nulla aveva fatto il settimo Amedeo,
per poca abilità , o per avarizia ; perocché trovo anche un fo-
glio di Giovanni vescovo di Vercelli (cacciato già pei cittadini
dalla sua sede ) , nel quale fa instanza per aver certo denaro
che il Conte con pretesti gT indugiava. Ma Bona di Borbone,
la quale per la memoria del marito, che aveva ricevute da
principio, e favorite egregiamente quelle pratiche, era amata
e creduta dai Fieschi, le n'appiccò, e mandò deputati a rice-
vere gli omaggi. Quell'atto procuratorio è di grandissima im-
portanza , ignorato affatto sinqui ; perciò secondo il buon giu-
dizio del marchese Carroñe, dev'essere pubblicato nel sostanziale
da lui trascritto.
« Nos Bona de Borbonio Comilissa Sabaudie administratrix
« el tutrix etc. Amedei Comitis etc. Nolum facimus etc. Quod de

(1) Arch, di Corte. Negoziazioni , conic sopra.


(2) Ibid. id. Ma? /.o I , n. 4.

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132 DirjIIARAXIUNR Dl DOCUMENTI

« sensu (¡de industria et legalitāte dilcctorum consiliariort


c nostrorum dominorum lblcti domini Challandi ct Monlisio-
« veti diócesis Augustensis , Icronimus dc Balardis Icgum
«r docloris diócesis Tliaurincnsis el Anthonii dc Chignino mi-
re litis diócesis Gralianopolilanensis plenarie conlìdcntcs; eosdem
« et ipsorum qucinlibet constituimus etc. nostros ct dicli filii
<r nostri procuratorcs ct nuncios actorcs factores et negotiorum
gestores speciales ct generales ita quod per unum ipsorum
<e inccptum fuerit per alium scu alios prosequi valcal etc. ad
re recipiendum pro nobis et dicto filio nostro et nostrorum et
re cuiuslibcl nostrum nominibus fidclitalcs et homagia domi-
re noru ni Karoli de Flischo , Oddi de Spinolis , Iohannis Lo-
re mellini , Baptiste de Grimaldis , Christophori de Nigro ct
« aliorum dominorum nobilium civium burgensium comuni-
« taluni ci hominum dc civitatc lanuc, territorio, manda-
re mento, ct districlu ciusdcm sc se sub homagio, dominio,
re scignoria prefati illustris filii nostri venire , esse et suppo-
re nere volencium et eidem homagia ligia ct fidclitatcs prestare
re eorumque castra, villas, jurisdictioncs homines cl jura dc
re ipsius filii nostri feudo cl directo dominio recipere , recogno-
re sccre et tenere volencium ac cum ipsis pacta et convenciones
<e que sibi videbuntur expediré , et ad nos et dictum (ilium no-
re slrum conlrahcnduni et firmandum ncc non et ad responden-
re dum , pncisccnduin et arestandum cum cisdcm de ct super
re certis capitulis pro parte supranominatoruin et nonnullorum
a aliorum districtus lanue nobis exhibitis ct ad firmandum , lar-
re gicnduni , donandum ct conccdcnduni cisdcm ct euilibet
re ipsorum nostro et dieti filii tioslri nominibus gratias, largi-
re cioncs , immunitatos, honores, et privilegia que diclis pro-
re curatoribus ct actoribus nostris ct ipsorum cuilibel videbun-
re tur expediré ct ad nos el dictum (ilium nostrum obliganduni
re spccialitcr et expresse dc ipsis omnibus el singulis que per
rr dietos procuratorcs ct actores nostros nominibus autedictis
re acta , premissa , connecta , arrestata el ordinata fuerint te-
re nendis, senandis, compicndis, et ad eflccluni pcrduccndis ctc.
re dantes et serie prcsencium concedentes cisdcm procuraloribus
re et actoribus nostris et ipsorum cuilibel pienam generałem cl
a liberam potestatem spccialcquc et generale tnatidalum nostro
rr et qiiibiis supra nominibus fidclitatem et homagia supra-

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DI STORIA PIEMONTESE 133

« dictorum ci aliorum doininorum nobilium , civiu


(t gcnsium, comunitnlum cl hominum diete civitati
ic rilorii mandamenti et districtus et edam ipsius
a locus afruerit recipicndi ac cosdcm et corum singulis
« rebus, castris, villis, et juribus fcudalibiis, qu
« dicto (ilio nostro in feudum et de feudo habere,
ff čipeře cl rccogiioscere voluerint , imeslieiidi p
ff couvent iones cum cisdem et ipsorum quolibet faci e
ff mandi de et super capitulis pro parte ipsorum
» nobis cxhihilis respotidcudi , paeisceudi et arresl.
<r ciones , imrnuiiitates honores et privilegia eisdem
ff ipsorum cuilihet largicndi coucedendi ci firtuau
a omnia et singula faciendi et a nos de omnibus et s
a cos actis, promissis etc. Dat. Cbamberiaci 28janua
Qual risultalo avessero quelle pratiche non è det
dcl 96 si diede alla Francia, clic la doveva govern
dum ordinata et statuta civitatis . Rimascvi peralt
vivo un partito favorevole a Savoia.
Questo cose ho mandato innanzi per seguitare con
facilità gli avvenimenti già narrati da varii istorici
quali documenti potrebbero meglio chiarire la mater
prestarne.
A 2 di maggio 1383 Clemente VII scrisse ad Amedeo VII
questo parole: <i De obitu Comitis Amedei (VI) [Link] co-
« gimur condolere et sanguinis uiiitalem que nobis cum fece-
ff rat valde iunctum el propter cxccllcuciam viri utis sticquc
ff nobis ilium reddiderat iunctiorem ct propter suam admira-
ff bilem caritatem quodam ipsum ad nostrum et Romane ec-
ce clesic piuni scrviciuni impulit nobis cum junclissimum soli-
ff davit, sed prac ceteris nos ct ceiam supradicta ecclesia Here
ff possumus ct dolere dum nostrum ct ipsius ecclesie pugilcin
ff et athlelham nobis mors rapuerit hoc presertiin tempore quo
ff ciusdcin pluriinum egebamus o; e lo assicurò che continuerà
a lui la stessa benevolenza e protezione che aveva sino allora
portata e conceduta a suo padre; soggiungendo: « [Link] ca-
ff rissimo (ìlio nostro Karolo Regi Francorum illustri umnihusquc
ff avunculis dicti regis super hoc scripsimus et advisavimus
ff eos de liiis quo libi expediré cognuscimus parilcr et prudesse

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13b DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

o sicut facicmus iugilcr in fulurum (1) ». Quindi gli fece prest


omaggio per la Contea di Ginevra , di cui era possessore e
feudi del Fossignì.
Amedeo il 10 di luglio 138b (2) rinnovò l'alleanza e
modo di vivere co'Bcrncsi e Friburghesi già convenuti nel 1
e qui in gran parte trascritti ; e pare che riformasse il vis
mato di Morges, perchè nell'archivio della cattedrale di L
sanna è un'indicazione di un atto concernente i diritti di qu
carica, il quale ora è smarrito (3): quindi fini le contese cl
Amedeo VI e il Vescovo di Sion avevano co' Valligiani e
seppe cavare colla solita politica quel bene, senza del q
niuna pace avrebbe fatta ne data. Chi vuol conoscere qu
contese e i patti della concordia basta clic legga i brani
qui trascrivo della Bolla di conferma data da Clemente
in Avignone XIV Kalcndas Maii pontificalus anno VIII
« Clemens Kpiscopus etc. Exliibila si quidem nobis nuper
« parte dieti comitis pctitio cuntincbat quod cum dudum in
« Ycncrnbilcm fratrem nostrum Eduardmn cpiscopum Sed
te sem et quondam Amedeum Corniteli! Sabaudie dieti Am
u comitis genitorem ex parte una , et capitulum Ecclesie
tr duncnsis ac homines et compatriotas tarn civitatis Sedunen
« quam nliorum locorum Vallcsii et diócesis Sedunensis e
re tera super co quod Episcopus el comes , capitulum , hom
a et compatriotas prcdiclos Turhillionis, Sete et doinus Ma
(( et Castellioiiis in Vallcsio Castra ad dictum Episcopum
a suam mensám cpiscopalcm Scduiicnscm pertinentes , qu
« quidem caslrutn Castcllionis de feudo dieti comitis ut a
rr rilur » ( avcvalo il Coute comprato dai fratelli de la Tou
di S agosto 1376 (5) colla vallata di Liet, colla terra di
spilly e il Castello e Visdomato di Contcyc per cinquanta
fiorini d'oro) « cxislil de facto capi fccisse Turhillionis S
« cl domus Maionc castra predicta detinuisse et dclincre in
ve hite occupala , ac Castcllionis castri predici! funditus diruis

(1) Commissarialo dei fcudi di Ilcrnn.


(2) Ardi, di Corte. Bolle e Brevi . Clemente 17/. Mazzo VIII , ti. 6.
(.'l) Fra nella Cassetta 2IS, n. 201.
(f) Ardi, di Corte. Bolle e Brevi. Clemente Vii . Mozzo VIII, n. 8.
(fi) Traile* avec les Suisses cl les Vallaisans . Vallaisans. Paquet III, n. 9.

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1)1 STORIA PIEMONTESI? 1 T>

« ipsosquc capilulum homines et compatriotas guerram


li cam ipsis episcopo et cornili homines ipsorum capi
« depredando et bona ipsius domini corniti* ignis ince
li nendo et dimenilo fccisse asscrchnnt guerre et disse
et questionum materie exorte fuissent, tandem inter cpis
e et comitem genitorem ex parte una et capilulum el
« ac compatriotas predictos super premissis et corum
u ex altera certa compositio et concordia ac Irausatio
ti na lionês intervenerunt, in quibus quidem compos
« concordia idem cpiscopus volens evitare ne patria e
u Scduncnsis ultra per dictum Comitem in minam et dest
« nem occasione iniuriarum sibi per dietos capilulum > ho
compatriotas illatarum poncrctur in cisdem patrie e
te nibus succurrerc cupicns ut diccbat de volúntate et
a capituli prcdictorum ac nobilium communitalutn te
it lcsii inter cetera Castrum, villani, niandamcntum, lorr
it Martigniaci, Ardoniaci , Camossonum et omnia ali
it gula bona et iura que habebat dietus Episcopus cl e
a Scduncnsis ab aqua que dicitur Morgia inferius pro
» aqua fluii usque ad Khodanum cum ipsorum perlinen
it versis, ipsi corniti genitori tradere quiltarc et totaliter
u et heredibus ac succcssoribus quibuscumquc promis
it luit quod perpetuo essent dieti comitis et sihi et he
it suis ex causa transactions et concordie prcdiclarum
it nercnt: quas quidem compositioncm concordiain , tr
u nem et ordinationem ac omnia capitula in cis conlen
ti fati capilulum homines

« more solilis congregati ratifìcarunl , appr


te promiscrunl prout in quodam instrumen
u fecto, cuius tenorem de verbo ad verbum
it fecimus picnius continctur. Quarc pro
<( nati fuit nobis humililcr supplicatum, u
te cationi concordie transactioni, ordinationib
a ratification!' , et approbalioni et aliis in
it contcntis robur confirmations adiiccrc
it stolica dignaremur. Nos igitur huiusmo
te inclinati, huiusmodi compositioncm, conco
« nem , promissiouem , ratiflcationem et
« omnia alia et singula in dicto instrument

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13G DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

a grai ; habentcs illa ex corla scicnlia conUrmamus et presen


« scripiis patrocinio communiinus supplentcs omnes delect
« si «lui itilrovenerinl in prctnissis. Tenor vero dieti instrumen
<( talis est. - In nomine Domini, Amen. Anno Domini mill
« simo lereentesimo ocluagcsimo quarto inditione septima
a vigésima prima augusti (1). Cum reverendus in Christo pa
« cl Dominus Eduardus de Sabaudia episcopus Scduncnsis
a illustris princeps cl dominus Aincdcus comes Sabaudie
« campis ante civitatem Sedunensem existons causa recupera
« et rehabendi castra Turbilłionis , Sete , et domus Maioiie q
i< patriote tam dicte civitatis quam aliorum locoruin Valle
(f oecuparunl ac Castrum Castellionis in Vallesio, quod de fe
« profili Domini Sabaudie concilio existebat cepissent et fun
or tus diruisseut ac ex co ut emendam ab ipsis patriolis et c
rt pitulo ecclesie Scduncnsis, videlicet canonicís dicte eccles
<c ipsiim capitulum facieiitibus et ad opera dictorum patr
ci larum sic conscnticntibus et auxilium et fa vorem presta
te tibus et qui patriote et capitulum gucrram publicam fac
« bant et feecrant, contra et adversus pre fa tum dominum
tt baudic comilein et ipsius terras homines et loca incend
a hoinicidia , caplioncs et depredationes in et de ipsis facien
« et comiteudo habere et ' indiciam facere posset dietus dominu
<f Sabaudie comes». Trattarono pel conte, Giovanni di Vcrn
maresciallo di Savoia, Stefano tiuerril , Giovanni Confici ed
legista Pietro da Ponte ; pel capitolo e i patriot t i di Sion, Guid
Guitto cantore della chiesa: e convennero: « Primo. Quod d
rt cium capitulum Sedunense solvere debrai loanni Porterii
ci stellano nostro (del Conte ) dicti castri Turbilłionis expen
tf quas fecit a tempore quo fuit constilutus caslellanus di
tt castri Turbilłionis ratioiie custodie ciusdem et quod victu
« que dietus caslellanus habet infra dictum Castrum exped
a ut supra rcinaiicant infra dictum Castrum , et de ipsis f
n salisfaclio diclo castellano ad cxlimalionein duorum amic
rt rum. Item quod artillería et utensili» que crani infra dict
« Castrum et domum Maione quando dietus loanncs fuit con
ti lulus caslellanus romanean! in dicto castro et domo Maionc

(I) Quest'alto ó nello stesso Arch. tli Corte alfa rubrica Traités ave
les Suisses et h!s l'alta tsans. l'a liaisons. I'acpiel III , ii. to.

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1)1 STORIA PIEMONTESE 137

a ipsa bona per iiivciitariuni rcsliluaniur. llcïiï qu


rt iiiiuus loannes Porlcry » possa andarsene libero
(ulto il suo dove gli piaccia, « Item quod pro iuiu
* i I los dc Vallcsio et pro destruetione castri Castcll
« dominus episcopus volens evitare cl succurrcr
« ci v itale Sedunensi superius ullcrius ponatur
« dominum comileni Sabaudie in destruelionem cl ruinám de
« consensu et volúntate capituli predieli nobiliuiu el commu-
(( nium (otius Ierre Valcsii tradat, quittct, codal, remittal , expe-
rt dial, el totalilcr deliberei diclo domino cornili Sabaudie pni
u sc heredibus el succcssoribus quibuscumque Castrum villain
« mandamentum , tcrritoriuni Martigniaci , Ardoiiii cl Camossn-
« uii cl omnia alia et singula bona el iura que liaheL dietus
« dominus episcopus , el ecclesia Sedunensis ab acqua (pie di-
ri cilur Morgia inferi us cum ipsoruitt pertincnliis universis sint.
a et remaneant diclo domino nostro cornili , et heredibus suis
« perpetuo ex causa transactions el coucordic predictarum ; iii
<t qua quidem cessione non inlelligantur reddilus, homines , el
<t res ad dictum capilulum pertinentes , existentes infra limites
a prcdiclos a Morgia ut supra coiiiuucliiu, vel divisim, et siti-
ti gulos canónicos capituli predieli. Item quod pro datnpiiis il-
« latis per dietos patriotas Vallesii dieto domino nostro corniti
u Sabaudie cl genlibus suis (am apud llcreiiicnciam, Ncycidain ,
a Conlegium el Salionum quam alibi, in quibus locis gentes
it predirle (erre Valcsii incendia posucruiit, multa hniiiicidia
« commiscruiil, el dieta loca spoliavcruiil el depredaverunt el
u hoves penes so cxportavcrunl solvant dicto domino corniti
« génies predirle tolius (erre Valcsii quanlilalem (pie arbitra-
« bilur per dietos dominos Ioannein de Vertirlo Stephanum
« (iucrrili et Ioannein de Confleto milites videlicet a (riginla
w usque ad quinqunginta millia dórenos veleros orditiandus per
tt terminos per ipsos solvendos ». Due di (re parli della somma
clic sarà arbitrata si paghino du quelli qui sunt de . Leucha et
a Leucha superius, se nou paghino, siano coslrctli coir urini dal
vescovo e dai comuni a Leucha inferius ; l'altra (orza parte
paghino il capitolo , e quegli uomini clic gli pertengono a Leu-
cha inferius ; e il vescovo similmente veli astringa. Tutto finito,
sia falla pace, confederazione, e lega ira il Vescovo, il Capi-
tolo, i Nobili, e i Comuni « diele pairie Valesii ex una parte
Anen. Sr. Ir. Vol. XIII. 1*

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m DICHIARAZIONE 1)1 DOCUMENTI

» et dominum nostrum corniteli! Sabaudie ex altera perpet


(( duratura . Item quod dictum Capitulum Castrum cum Hur
« Sete dicto domino episcopo, cum victualibus artyleriis
« rebus , que in castro crant tempore quo gentes Valcsii dic
« loca iiitravcrunl toto posse suo procurent restitui domin
« episcopo antcdicto et si bona sunt consumpta valor ip
« rum sotvalur cidcm. Item quod facta reslitutionc dictoru
« castri Turbiliionis et domus Maionc cum bonis supraordi
•< natis restitui ili dictis locis domini episcopus et comes S
« baudic reinittnnt iniurias » lascino ili pace e liberi que1
trioti! clic aderiscano al trattato f gli altri combattano ; fra
stia concordia e fede. K V atto fu solennemente letto e pubb
cato in presenza di Amedeo di Savoia princi|ie d'Acaia e L
du* ico suo fratello; di Rodolfo conte di («rucria , Guglielm
(ìranson , Antonio signore de la Tour , Umberto de la Dalm
e dei Dativi di Dressa , e Vaud e altri signori e militi e con
siglieri delle due parti amici , quindi ratificato dal Vescov
dal conte Amedeo ned suo padiglione del campo avanti Sion.
a' 2V d' agosto apud Scdunum in platea existente supra rip
a parte Rfwdani ante introitimi prime porte fortalitii Valcissc
ni presenza del capitolo, de* Nobili , de* Militi , de' patrioti
Vaud e delle terre di Lcucha superine , e di coloro che siete
rant in guarnigione civitatis Sedunensis domus Maione , cas
Turbiliionis et fortalitiis Valeisse contra dominos cpiscopum
comitem antcdictos dicti domini Ioannis de Ver neto, Stepha
( ìuerriti , Ioannes de Conflcto arbitri a determinare la som
che pagar si doveva dai Valligiani al conte , la scrissero
gnarantacinguemila fiorini vecchi di Germania da pagarsi m
nel giorno di Sant'Andrea del vicin novembre, e metà a Pas
successiva ; non inclusis tarnen in ipsa quantitate seu summ
guinquemi Iiibus fiorcnorum ad ordinationem dicti domini Ioan
de Vcrncto , di cui non e detto ragione. Perchè fu data pr
messa generale e particolare et ita cavit alter pro altero .
a richiesta de1 commissari del conte Antonius Exxerlini pr
parrochia de Ravognia , Antonius de Platea pro parrochia d
Vcspra , Petrus Matricular ii de Narres , Antonius Pas tilar is d
Sctnpliono el Mauritius filias Antoini Ausincum pro parroc
Margie se fideiussores oblignrunt di fare slare a' patti quo'
ì. encha saperias ; altrimenti, se non ottenessero elicsi paga

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DI STOKI A PIEMONTESI« Iii)

verrebbero e starebbero essi medesimi ostaggio a


le somme fossero soddisfatte. Indi if penultimo
pitolo rispondendo all'istanza di Enrico de Manc
procuratore del vescovo , ordinò che le terre ce
di Savoia fossero consegnate. 11 2 d' ottobre il V
bligò verso il Conto per centomila fiorini di buo
aiuti a ricuperare la città di Sion , le castella e
vescovado e a ridurre all'obbedienza i ribelli, rico
dolo così con altri cinquantamila delle spese fatte
pri! soldati e dell' assistenza ottenutagli da Galeazzo
Ma quantunque i Valligiani cedessero alla ne
istettcro tutti quieti; ne i quieti furono di buon
strazione di quelle terre dalla patria per darle
odiato il vescovo: i Valligiani si fecero arditi di
lega Svizzera che il conte di Savoia usurpava le te
diocesi, che incarcerava i borghesi, clic non fac
degli assassini, c clic n'erano scontenti , e il Sir
e i figliuoli ricusarono di aderire alla pace. Il co
aborrendo da nuova guerra , temendo le armi de
«li sfogare lo sdegno sopra il Kavognia e vi rius
a quietare i Scduncsi e mutarli di avversi in am
ottobre 1387 couvcnnc con loro ch'egli avrebbe p
Santa Sede fosse lor dato in vescovo il prevosto d
berto di Billcns (che la cronaca d'Eviau dice arci
Taranlasia): i Scduncsi pagherebbero al conte tre
fiorini d'oro: il vescovo proseguirebbe la guerra
I' audace ribelle e i figliuoli , e confiscandone lo ter
da pagare que' fiorini a Savoia; e quindi il Savoia
il vescovo a riacquistare le terre perdute. E ai 9
novembre rimise alle terre e comunità del Valies
blighi e le promesse fatte da loro e dal Vesco
dell' 8k> , e perchó gli si pagassero i cinquantam
trattato rinunciò a tutti i diritti che gli erano st
le terre del vescovato alla riserva dell'omaggio cl
gli doveva (2). Ma per allora il denaro non fu pa
(1) V. la nota seguente.
(2) Arch, della [Link]. ili Losanna , Cassetta 38/L [Link]. di ('orti* «li
Torino, Traile* aver le* Sui**rs. Mazzo 111, n. " 11 e 12 ; o
Mazzo IV , li.' 2 e 3.

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HO DICHIARAZIONE Dl DOCUMENTI

le (erre non rese. Nò questa generosità del conte fu credu


[Link] Valligiani o gradita , nò raise a trarli in confidenza la c
cordia nella quale il conte di Savoia viveva coi Ginevrini. C
ciossiachè riputavano che Ginevra si sostenesse indipendente
la fortezza di Ademaro Fabri vescovo di quella città, che appun
in quell'anno 87 faceva raccogliere in libro e raffermare le libe
e le franchigie del paese ; e per la protezione dimostrata
lega svizzera pronta a soccorrere gli amici. E poiché il nu
vescovo si mostrava troppo amico a Savoia, e i diritti do'
ligiani conculcava , tramarono contro lui una rivolta. Avv
tone il conte irrite contre les diets Vallcsicns ainsi rebelles et
muttins se délibéra de les aller bien chasticr et punir et de les
remet re en fiere ment en l'hobcissance de leur seigneur et prélat
re qu'il faisait tant par charité que en faveur du conte de Gruyère
qu'cstoil oncle du diet evéque. A ceste occasion assembla une
grande armée d'environ cinq à six mille hommes bien èquippés
puis s' en alla celle part et estant devant la ville de Syon , où
il mit son siège , la treuva si bien fournie de gens de guerre de
toutes sortes de munitions qu'il ne la peut aulcunement forcer .
ains fit grand perte de ses gens devant la dicte ville , où ayant
demeuré long-temps sans pouvoir passer oultre et voyant que de
jour (Y aulire son armée s'alloit dépérissant , estons les enne-
mis grandement forli/fiés et avoir saysis les estroitz passages ,
se délibéra de quitter et s'en retourner pour celle fois avec in-
tention d'y revenir encoure plus fort qu'il n'estoit , et ayant levé
le siège pour s'en retourner , fut suyvi de telle sorte par les Val -
lèsiens qu'il y perdit la plus part de ses gens et fut contraint
le seigneur comte s'en retirer en sa ville d'Evian , pour estre en
sûreté , estons les Vallèsiens venus jusques là qu'ilz prirent et se
say si rent de tout le Chablaix dès la Morgo de Contey jusques à
Saint-Mauris, qu'ilz ont gardé despuis (1).
Molli storici di Ginevra parlarono della sua costituzione. Gau-
thier e Bonnivart più specialmente. Di Bonnivart è un volume
a stampa , e qualche capitolo manoscritto e inedito nell'archi-
vio di Corte di Torino; di Gauthier, inedito, pareva buono al
Garrone dare a luce quel clic discorre dell' opera civile di Ade-
maro Fabri, anche perchó si vedesse, dopo le notizie clic ho

(I) A reli. Cantonale di Losanna. Cronaca d'Evian , ms. fol. 102 e i 03.

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DI STORIA PIEMONTESE iki

date degli aili esistenti negli archivi dcl regno, q


meriti ed onore quello storico singolare. Io seguita
zioni suo trascrivo assai di buon grado quella part
del manoscritto, che dà conto delle libertà e le fr
sicurale.
Le livres des franchises contient soixante et dix neuf arti-
cles . Il serait inutile et fort ennuyeux de les transcrire tous ici
puisqu'il y en a plusieurs qui ne roulent que sur matières de très
petit importance. Il suffira donc de rapporter ce que les princi-
paux renferment d'essentiel.
Parmi ces articles qui sont rangés d'une manière assez con-
fuse on en peut distinguer de quatre sortes. Les uns regardent le
gouvernement de la ville tel qu'il était entre les mains de l'evéque
et des sindics. Les autres marquent le privilèges et les droits de
tous les particuliers , citoyens , bourgeois et habitans. Les troisiè-
mes renferment les règlements sur l'administration de la lustice.
Et les derniers contiennent diverses ordonnances sur la Police .
A l'égard des premiers qui sont les plus importants il est dit
que les citoyens et les bourgeois de la ville ont le droit d'élire
toutes les années quatre sindics ou procureurs pour veiller cl
pourvoir aux besoins de la ville , aux quels ils peuvent donner
tout le pouvoir qu'ils jugeront nécessaire pour procurer le bien
de la communauté.
La garde de la ville pendant la nuit depuis le coucher du
soleil jusques à son lever , celle des biens des prévenus et la
jurisdiction entière pendant le même temps devait appartenir á
pur et à plein aux sindics et aux citoyens , de sorte que du-
rant la nuit , il ne fut permis à personne de faire aucun acte
de jurisdiction au nom de l'cvéque , les seuls citoyens l'ayant
alors toute entière avec mère et mixte empire. Art. 2.
Si un ecclésiastique était mis en prison pour crime on ne le
devait point élargir que par l'ordre de l'evêqucy du vicaire , ou
du conseil episcopal. Et si le prévenu était laïque , il ne devait
être relâché que par l'ordre des sindics et des citoyens , qui seul
avaient droit de prendre connaissance de ce qui regardait les
criminels . de poursuivre leur proces , de les appliquer à la toi-
ture , et de les condanner à la mort ; l'evéque se réservant pour
tant le pouvoir d'éùoqucr la cause à soi et celui de faire grace.
Art. 12. 13.

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M2 MClllAltAZlONE Ul DOCUMENTI

Les articles dont je vietis de parler marquent les droits


ticuliers à l'evéque et ceux qui étaient aussi propres au
toyens . Il y en a qui étaient communs aux uns et aux aut
Par exemple Varl . IV qui portait que le prix des blés et des
devrait être taxe en présence du vicaire ou de l'officiai p
le conseil de deux chanoines et de quatre citoyens ; le XX
que personne ne pourrait prendre des pierres le long de l'
que par la permission de Vcvâquc ou des sindics ; le LX
qu'il ne sarait permis de se servir dans la ville de la mon
d'aucun prince étranger , qu'auparavant l'usage dé cette m
naye n'eut été approuvé par l'evéque, les chanoines et les
toyens.
Les principaux droits des citoyens , bourgeois , et habitants
considérés chacun en particullicr se réduisaient à ceux ci. Qui
aucun d'eux ne put être condamné par le vidomne où par les
autres ofpcicrs de l'evéque à une peine plus grand qu'à l'amende de
soixante sols pour quelque sorte de violence ou de crime que ce
fut , à moins que le crime n'eut été commis contre l'evéque ou
contre ses officiers.
Que nul n'aurait le droit de vendre du vin que les chanoi-
nes , curés de la ville, et les citoyens et bourgeois: Art. IG.
- que les étrangères ne pourraient vendre des marchandises
qu'en temps de foire : Art. 29. - que tous les citoyens seraient
obligés de se conformer aux ordonnances de la ville et de payer
les impositions : Art. 28. - que les plus proches parens de ceux
qui mouraient ab intestai hériteraient d'eux , encore que le te-
stateur serait bâtard ou usurier public , de sort qu'il ne pour-
rait parvenir quoique ce sort à aucun seigneur , des biens de
ceux qui mouraient sans enfant: Art. 34. - enfin que les ci-
toyens et bourgeois ne pourraient point être cités en jugement
hors de la ville à moins que ce ne fut pour quelque fait qui re-
gardai l'cglise ou le chapitre.
A l'égard de l'administration de la justice entre les parti-
culiers , les franchises ne parlent que de la manière dont elle
devait être administrée devant le vidomne que Fevéquc appelle
en divers endroits son officier et il prescrit en général qu'elle
se doit traiter d'une manière aisée et abrégée, en langage du
pays et sans aucune écriture à moins que les proces ne mu-
tageni sur quelque matière difficile et embarrassée .

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DI STOIU A L'I KM ( »NT ISS li l'ili

Les règlements de Police , qui se trouvent dans le here


franchises , regardent la vente des denrées , le poids et les m
res , la propreté des rues , la construction des maisons, le
turages publics , les meuniers , les bouchers , les prisonniers
choses semblables dans le detail des quels il n'est nullement
ccssaire d'entrer ici.

Enfin les franchises contenaient deux articles généraux tré *


importants : l'un portait que, quand même les sindics neglige
raient à l'avenir de se servir du droit qui était acquis à eux
et à tous les citoyens par les franchises , les citoyens ne le per
draient pourtant pas ce droit , ne pouvrant être prescrit par
aucun teins. Art. 28. - Vautre : que tous les officiers episcopaux
et le vidomne présens et à venir jureraient d'observer inviola
blement tous les articles des franchises , lorsqu'ils prendraient
possession de leurs charges , Vevèquc menaçant de son indigna
tion tous ceux qui les enfreindraient les moins du monde .
Ademarus Fabri , avant que de publier ces franchises fit faire
d'exactes recherches des coutumes qui par un long usage étaient
comme changées en autant de lois, il les fit toutes rediger par
écrit et il en composa ce recueil qui ne contient proprement
rien de nouveau , desorle qu'encore qu'il ait été publié et con-
firmé par Ademarus il n'en faut pas conclure que les citoyens
tenissent de ce prélat , les droits qui leur y sont attribués , puis-
que selon une expression dont il se sert , ce sont certaines coutu-
mes par les quelles nos féaux citoyens , bourgeois, liibitans et
jurés de la dite cité usent cl jà devant sont accoutumés de user
par l'espace de si longtemps qu'il n'est mémoire du contraire.
Après avoir fait informer des droits des citoyens et de leurs
immunités , Ademarus fit assembler dans l' église de saint Pierre
centre les deux plus grands autels , le chapitre en présence de qui
il fit lire tous les articles des franchises et demanda aux chanoi-
nes , leurs sentiments sur chacun , les quels les approuvèrent
après une mure délibération. Les noms de ces chanoines se trou-
vent même dans le préambule de l'acte qui en fut fait , et l'cvê
que enrparlant d'eux , les traite de vénérables seigneurs. Apres
avoir eu leurs avist il approuva tout le contenu des franchises ,
pour lui et pour ses successeurs et il en fit faire en acte public
reçu et signé par Jaquemet de l'hôpital et Itamus notaires ci-
toyens de Genève , en présence des vénérables Jean dc ¡.ugri us

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m DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

Prieur dc Pellionex dans le diocèse de Genève, de Jean d


nois et d' Humbert Fabri chanoines de Lausanne et de Pierre
de la Ranime de la Roche témoins à ce appelles .
Cet acte fut compilé dans le mauvais latin qui était en
usage datis le siècle d'ignorance fiu quel fut écrit . Et soixante
huit an après c'est à dire l'an 1455 Michel Montyon citoyen
et Notaire public de Genève et secretaire de la ville f le traduisit
en français et enfin il fut imprime l'an 1507 par Jean lielot ,
édition dont on trouve encore aujourd' hui plusieurs exem-
plo ires

Il par
rain d
par le
de fai
après
évoqu
toyen
avaien
comm
sieurs
Mais l
sidérab
nier r
pas ec
par te
l'avon
che de
usurp
pour
s'il par
précéd
unique
Pour
il fall
chapit
ou ceu
l'on p
rainet
nière

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DI STORIA PIEMONTESI: J iii

Si les citoyens avaient part dans le gouverneme


comme nous venons de le voir , ils n'en avaient a
spirituel qui était tout entier entre les mains de
prélat était anciennement postulé par le peuple
clergé; mais dans la suite les chanoines seuls , san
ple s'en mêlât , faisaient cette élection. Leur chap
et les sindics et conseil de l'autre étaient attentif
que l'evèque s'arrogeant des droits qui ne lui appar
son governement ne devint tirannique. Dans les com
les chanoines étaient assistons et coadiutcurs de
le prélat ne faisait rien sans leur partccipation.
suite les evéques se mirent sur le pied de ne con
chapitre que quand il leur plaisait; les chano
leur côté, qui n'avaient eu au paravant aucune
particulière pour se dédommager du peu de part
leur donnait au gouvernement, trouvèrent le moy
seigneurs des terres du chapitre , de sorte qu'ils
lors , selon l'expression de Bonnivard , lours beso
Aussi l'evèque Ademar us les traitait il comme nous
venerables seigneurs. Ils étaient au nombre d
comprenant le prévôt qui était proprement le pr
avoir aucun droit particulier. Ils devaient par un
Martin V. ... être tous gentils-hommes ou du moin
l'une des trois facultés. Et dans les terres dont il
gneurs , ils jugeaient en dernier ressort des matière
Ils remettaient seulement les condamnés aux officie
prince qui était souverain de leurs terres pour les pu
mément au jugement qu'ils avaient rendu , comm
vu çi devant ( an. 1295 ).
Pour ce qui regarde leurs fonctions ecclésiastiques
nes s'en acquittaient assez cavalièrement. Ils avaie
teurs subalternes qui chantaient cl faisaient l'off
cependant que Messieurs les chanoines (s'emprun
de Bonnivard) s'cbaltoyent et pourincnaycnl en d
la nef de l'église jusques à certaines cérémonies où
gain pour le présens cl rien pour les absens , car
bien lors faire l'office.
Arch. St. Ir. Vol. XIII. im

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MG DICHIARAZIONE Dl DOCUMENTI

L'Evêque avait son conseil episcopal où son vicaire prési-


dait en son absence et où toutes les affaires les plus importantes
étaient traitées . Outre ce conseil , il avait deux tribunaux pour
justice civile , celui du vidomne , qui avait avec lui trois au quatr
assesseurs , avait la première connaissance des causes . De là l
procès étaient portés à l'officiai , où ils étaient décidés en dernie
ressort , à moins que l'affaire ne fut de consequence au que
cas la partie condamnée pouvait en appcller à Vienne au Métr
politain.
Quoique les Comtes de Savoie fussent en possession de l'office
du Vidomnat. l'on peut pourtant dire en parlant exactement
que le Tribunal où présidait le Vidomne , appartenait à l'evéque f
car le comiede Savoie était appelle le Vidomne de l'evéque , Vi--
ccdoniinus, c'est à dire qu'il représentait le seigneur . Il ne pou-
rail donc point être celui qu'il représentait qui n'était par con-
séquent que le prélat lui même. Lorsque le Vidomne prenait
possession de son emploi il prétait serment entre les mains de
l'evéque , et par le traité de Van 1290 fait par Ame V avec Guil-
laume de Con flans, le Comte de Savoie reconnaît tenir en fief le
vidomnat de l'evéque et lui en fait l'hommage , de sort que ce
prince n'avait proprement que la nomination de l'officier par
qui il faisait exercer cette charge et cl qui il donnait le nom de
vidomne , dédaignant de porter lui même un titre qui marquait
quclqu 9 infériorité. Mais les e.véques , cl fin quon ne perdit pas la
véritable idée de la charge de vidomne et que l'on ne crut pas ,
que ceux que les comtes de Savoie nommaient fussent Viccdommi
en la place du seigneur et par consequent que les comtes fussent
les seigneurs , les evêques, dis-jc, n'appcllaicnt ceux qui étaient
envoyés dans Genève pour exercer cet emploi que lieutenants du
vidomne. Enfin cet officier ne jugeait pas nécessairement de toutes
les affaires civiles , car l'officiai pouvait connaître ďun procès ,
sans que le vidomne cul eu aucune connaissance, outre qu'il ne
décidait d'aucun procès souverainement et qu'il n'avait la garde
de prisonniers pris pour crime que pendant très peu de temps ,
étant obligé de les remettre aux sindics au bout de vingt et
quatre heures .
Telle était la manière dont s'administrait, dans Genève, la
justice civile à laquelle les sindics n'avaient aucune part. Mais

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1)1 STORIA. PIEMONTESE 147

aussi ils avaient , comme nous l'avons dit plus d'une fois
naissance des crimes commis par des séculiers . Car
ecclésiastiques , ils n'étaient point soumis à leur jur
mais lorsqu'ils commettaient quelque désordre , ils dé
d'un juge établi par ïcvéque qu'on appellai t le juge d
et du tribunal de ce juge, l'affaire , si elle le méritait , ét
au conseil episcopal .
J'ajouterai à tout cejguej'ai dit ci-devant, par rap
part que les sindics et les citoyens avaient au governeme
y avait deux conseils , l'un dans le quel se trouvaient
et leurs conseillers dont j'ai parlé , lorsque j'ai rappo
nière dont furent élus les sindics l'année 13(i4 et celle d
conseil ordinaire était composé, sur les droits et les
du quel me suiz assez étendu dans le même lieu. L'autre
de toute la Bourgeoisie qui s'assemblait deux fois l'a
Saint Martin pour taxer la vente du vin et le pr
manche de février pour élire les sindics . S'il y avait
affaires publiques sur les quelles il falut avoir l'avis
général c'était dans ces jours là qu'on les lui proposa
que les sindics pussent aussi l'assembler et l'assemblaient
vement en d'autres terns selon qu'ils le jugeaient à
L' evêque ne pouvait rien aliéner sans la partecip
citoyens . Les publications qui se faisaient à son de
se faisaient au nom de l' evêque, de son vidomne, e
dics; si l' evêque avait besoin d'argent, il falait qu'il
sât aux sindics pour faire contribuer les habitants . L
des traités que les evêques faisaient avec les princes é
étaient faits non sculment en leur nom , mais aussi en c
citoyens, bourgeois et habitants de la ville . Et au con
états étrangers traitaient souvent avec les sindics seuls e
de Genève sans les evêques .
Les sindics avec le conseil ordinaire avaient le pouv
prisonner les criminels cl de jour et de nuit et après
jugés ils les remettayent au vidomne qu'il n'était que
de peines légères, au dessous de la mort, mais lorsq
sait du derniere supplice, le vidomne, après avoir reçu o
sindics de faire mettre leur sentence en execution , faisai
le criminel jusqu'à la porte du château qui avait a
anciennement aux comtes de Genevois . Et quand le vido

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148 nielli Alt AZIONE 1)1 DOCUMENTI

hi, il faisait demander par trois fois s'il n'y avait personne de
la part 'du seigneur de Gaillard , c'est à dire , de la part du
Comte de Genevois , avant que les terres de ce comte eussent passé
dans la maison de Savoie , ou de celle du Duc de Savoie lorsque
les princes de cette Maison furent devenus seigneurs du Gene-
vois cl de ses dépendances . Le châtelain de Gaillard qui ordi-
nairement était averti , ne manquait pas de s'y rencontrer , après
quoi te vidnmne lui faisait la lecture de la sentence des sindics
et lui commendai t ensuite de la faire exécuter . Ce que le châtelain
fusait incontinent en remettant le criminel entre les mains du
bourreau qui allait l' exécuter non pas hors des terres de l'evâ-
que cl de la ville et sur un gibet qui appartint aux comtes de
Genevois ou aux comtes de Savoie , mais à Chnmpel lieu où de-
puis la revolution arrivée par la reformation Yon a encore sou
vent fait mourir les criminels et cl un gibet sur te quel étaient
les armes de la ville . Au reste Y execution du dernier supplice avait
été abandonnée dans les anciens temps aux comtes de Genevois
parccquc l'Eglise n'aimait pas à répandre le sang; mais ce droit
bien loin d'être la marque d'aucune souveraineté , dénote au
contraire une espèce d'infériorité, en mettant le prence àquile
criminel était remis , dans la nécessité d'cxccuter la sentence
des sindics cl de la faire dans un lieu dépendant de l'evéque et
de la ville.
L'alto di Ademaro Fahri clic riconßna il conte di Savoia
al primiero ufïirio, e spogliato d'ogni pretesa autorità , e d'ogni
diritto ad autorità già una volta avuta , e importantissimo: con
ciò sia clic dimostra di quanta forza erano cresciuti i Ginevrini e
di quanta sicurezza pel minaccioso piglio clic la lega vicina osten-
tava a chiunque ardisse tentare di combattere le libertà e le fran-
chigie degli Svizzeri. L'atto di Fabri dimostra come era spento
il fuoco della discordia trn i cittadini, e coinè il partito di Sa-
voia era disfatto. Il che vide Amedeo VII, e non trovando modo
di seguitare le idee del padre tolse di vivere amico o conqui-
starsi l' animo de' cittadini con una cscmplarissima fede loro
serbata. E i cittadini vissero con lui pacifici ed amici ; ma al-
lenii clic nò egli uè alcuno de' suoi, pregiudicassero alle libertà
loro rivendicate. Difatto: perchè Luigi di Cossonay potesse ren-
der giustizia in Ginevra a nome del conte, fu scritto pubblica-
mente che ciò si concedeva (il 16 aprile 1391), ma con espressa

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DI STORIA PIEMONTESI«: IM)

dichiarazione che non recherebbe nessun danno ai diritti de!


vescovo (l).
Gli storici sono discordi nel tempo della dedizione di Nizza e
Cuneo a Savoia. E Papon autore di molto merito sostenne (2) che
fu nel 1386 e non nel 1383 come altri asserì. Ma oltreché dagli
alti che già ho citati raccolti dal Garrone appare che appunto
fu del 1383, trovo qui specialmente per Cuneo un ordine di
Brunswich il quale commette (1385) a Fausson castellano di
rendere a Savoia il castello di Cuneo sino allora non reso , e
neir ordine è segnata la dedizione di Cuneo a' 18 d'aprile 13S2:
cosicché a ben giudicare quell'autore é necessità dire clic l'in-
tero e libero possesso di quelle terre non fu veramente goduto
da Savoia che verso il 1386, ina sicuramente innanzi la morte
di Carlo di Durazzo.
Intanto Amedeo clic era in lite con Teodoro di Monferrato
per la metà d' Ivrea; voluta secondo la convenzione del 13V9 (3) ,
avea messo gli occhi su quella parte del castello di Romano
che era di proprietà del vescovado d'Ivrea; la quai parte occupala
or dall' uno or dall' altro de' consignori o de' vicini era cagione
di liligii e di guai forti nc'dintorni. Se Amedeo vi potesse en-
trare, come signore più forte non solo acquieterebbe le liti,
ma avrebbe miglior modo di stringere Monferrato alla sog-
gezione. Nel maggio dell' 85 Amedeo aveva mandato per Italia
Oddouc di Villars signore di Mouibcl odi Montilly, Pietro de
Mortu e Pietro fxarbaisio a procurar favore alt' antipapa Cle-
mente, e servito in qualche affare il cardinale Piclramala dal-
l' antipapa slesso raccomandatogli (4). In quelle idee sul castello
di Romano pensò che essendo da parecchi anni fuor delle mani
del vescovo avrebbe potuto ottenerlo da Clemente se offerisse alla
mensa d' Ivrea qualche compenso. Né l' effetto falli , chè Clemente
fu pronto a deputare chi ne trattasse col vescovo, e coli' autorità
pontifìcia mettesse il conte di Savoia in possesso di quella terza
parte del castello che i nobili vicini avevano occupato (5). Ma

(1) Ardi, di Ginevra. Lista di Sordct.


(2) llisloirc de Provence , t. 3.
(3) Den venuto di S. Giorgio. Cron . di Monferrato.
(4) Ardi, di Cor. Torino. Botte v Brevi . Clemente VII. Mazzo Vili,
li.' 9 e 10.
(ti) Ibid. u. il.

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150 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

Teodoro di Monferrato poco pensava alle previdenze di Amed


e cicco negli sdegni neramente combatteva , e quando sepp
elio Amedeo era andato in aiuto di Carlo VI di Francia contro
gl' Inglesi , tentò di sollevare Ivrea e Corniò ed averle in sicuro.
Ebbcle di fatto ma subitamente avvisalo Amedeo clic a punire
r oltracotanza del marchese non erano bastati nò il senno di
Acaia , ne la buona volontà de' Piemontesi , sfumata per ven-
tura la guerra di Francia corse veloce a radunare l'esercito e
in brevi dì confinò il marchese nelle sue terre ; smantellato
Comió in pena di rotta fede, e in esempio a' fedifraghi.
Ma ben altro pensiero che non la guerra di Monferrato ,
travagliava la mente di Amedeo. Il Conte di Virtù Gianga-
leazzo Visconti avea spiegato animo di formarsi regno grande
e potente e la fortuna sorrideva alle sue imprese. Il Piemonte
non era in pace con lui. Torino temeva la inimicizia del Vi-
sconte ma non avrebbe mai accettato patti da lui , e perocché
temeva una sorpresa deliberò in Comune 10 gennaio 138S che
due ambasciatori esponessero al Principe d'Acaia « quod si
« possibile est ipsum dominum habere paccm cum prefato do-
« mino Gnlcaz cum honore suo, ipsam habere procurei at-
ei tenta possibililatc sua et subdictorum suorum et si ipsam
« habere non possit cum honore suo quod attenta. ... superbia
* prefati domini Galcaz de beat auxilium et subsidium quod
« inde habere sperat amicis suis. • . • cum honorabili Consilio
« suo disponat cliam dietam gucrram et rcsistcnciam inimico-
a rum prout sibi videbitur cum honore, cum ipsa comunitas
ci sit parata juxla possibilitalcm defenderé et sostincre hono-
« rem et comodum suum et subdilorum suorum usque ad
or mortem (I) ». Per allora fu provvisto alla guerra. Ma Ame-
deo di Savoia non era uomo da tentare la fortuna se innanzi
non la vedeva ridente; e l'anno 1390 risolvette di aver pace.
A' 20 di ottobre era in Aosta , agli 8 di novembre colla moglie
in Ivrea, a' 23 del mese stesso in Milano in cui stette sino al
5 del successivo dicembre (2) ed ivi abboccatosi con Galeazzo
ottenne da lui quest' atto : a Nos Galcaz Vicccomcs comes Vir-

(1) Ardi, della città di Torino. Ordinali del Municipio, ossia Liber
Consiliorum voi. XXIX.
(2) Camera de' conti di Ciamberì. Arci), di Corte.

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Dl STORIA PIEMONTESE 151

a tulum eie. Noluiu Geri volumus tenore prescntiu


(( cum inier illustrem principem dominum A med
er tem Sabaudie fratrem nostrum carissimum ex
« nos ex altera sint initc et facte quedam confede
er Icgalioncs cl lige in quibus inter cetera conlincl
<r inviccm jurare alter alteri debcamus maxime in
a sequitur in cíTeclu videlicet quod ipse dominus come
ee nos de duccntis lanceis et nos ipsum de quadring
«r expensis inittendis quanto cilius Geri posset requis
u et ad tardius infra duos menses a die quo facta f
re sitio occurrcntc casu oíTcnsionis prcdictc vel cum
er oflensionibus visibililer ex evidentibus dcmonslrationibus du*
«e bitetur. Et hoc tocios quolies alter nostrum fucrit ab altero ut
«r premittitur requisitus salvo quod si illc ex nobis qui de dicto
<e iuvaminc fucrit requisitus haberet guerram non tcncalur ad
<e dictum subsidium gentium mittendum nisi cum de guerra sua
re fucrit expedilus etc. Datum Mcdiolani die vigésima octava
(e novembris anno 1390 (1) d.
Rassicurato con ciò il suo stato lasciò che quanti gridavano
contra il Visconte gridassero a lor posta; e chiesto istantemente-
da' Fiorentini che volesse accordare il passo a' Francesi clic ve-
nivan per loro contro il Visconte , sulle prime fu renitente ; poi
considerate le forze che si spedivano, il nome del capitano clic le
conduceva, la potenza dc'Fiorcnlini , il desiderio di tanti (che
era anche il suo) che una volta fosse Gaccata quella orgogliosa
fortuna, si lasciò vincere e il diede: ma non si sprovveduto di
consiglio che quegli stranieri avessero a camminare a lor voglia.
Conciossiachć menir' egli coir opera del sire di Cossonay suo
luogotenente in Savoia muniva Ciamberi (2), Amedeo d'Acaia
suo fedele diè ordine che Torino si fortiGeasse, e molli soldati si
ponessero a custodia onde non venisse offesa da quelle genti con-
dotte dal Conte d'Armagnac e da Rernardo Delasallc que tran-
seunt passum per lus ii rostagi (3). Nò tanto apertamente il Conte
operò clic Galeazzo avesse a scoprirlo nemico, perocché richie-
sto di soldati, secondo la lega scritta, fece in maggio 1391 ,

(!) Arch, di Cor. Trattati diversi . Mazzo II, ». i>.


(2) Cara, de* Conti. Libro 43.
(3) Ardi, di Città. Ordinati del Municipio , Voi. XXXI.

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152 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

mettere all'ordine le genti e inviòllc verso Torino per a Milano;


e la Città il 19 di quel mese provvide i) temporario alloggia-
mento armigerum qui vadunt ad stipendium illustris et magnifici
domini Galcaz Domini Mediolani , quindi l'ospizio ai capitani
francesi (1)1
Passarono l'Armagnac e l'esercito; baldanzosi come gli sto-
rici hanno già scritto: insultarono vilmente agl'Italiani, e fu-
rono sconfìtti ed in gran parte morti. Il Visconte indignato non
intimava la guerra al Piemonte, ma la faceva. Amedeo d'Acaia
che aveva ottenuto da' suoi stati un sussidio per ricuperare il
suo principato di Grecia ( Torino avcvagli conceduto quattro fio-
rini di buono oro da trentasei soldi ciascuno per ogni fuoco della
Città e territorio (2)), dovette spenderlo in fortificare le terre
e crescere gli armali per la difesa, che doveva essere grande,
perocché Saluzzo, visto il buon tempo, rompeva la tregua del-
l' 85 (3)1 e si univa al Visconte e Monferrato non si rimaneva.
Trattatilo avveniva caso sfortunato clic poneva in pericolo il
Piemonte e la Savoia. Amedeo VII ammalava, e il dì d'Ognis-
santi moriva. Tutti gli scrittori d' Istoria savoiarda tennero
clic quel Conte perisse d' una caduta da cavallo cacciando un
cinghiale presso Tonon; ma il Cibrario clic ha scoperto illustri
documenti lia dimostrato (4) clic per ignoranza o per malizia
lu avvelenato da un ciarlatano Giovanni di Grativilla clic lo
aveva persuaso clic acquisterebbe parvenza di robusto uomo,
da sparuto ch'egli era se si lasciasse medicare da lui. Il
Conte in sullo stremo della vita volle arrestato e punito il
(t) Ardi, di Città. Ordinali del municipio , Voi. XXXI.
(2) Iblrl. «d.
(3) Ibid. Vol. XXVI.
( S) Cibrario. Opuscoli , Milano 1831. - Econom . polii . del med. cv. To-
rino 1812, tom. 2 , pag. 116 e seg., e 140. Un errore di cifra occorso
negli Opuscoli , e non corretto nella Econom. polii, lascerebbe incerto che
Amedeo morisse il di d'Ognissanti. « La sera del sábulo 28 ď ollobrc il
« Conte tornando dalla caccia aveva le mascelle Tuna incontro l'altra
« inchiodate sicché non poteva agir la bocca ce. - Sopportò ancora II
« suo inale cc. - Il mereoledì seguente si pose a letto .... UH spasimi
« atroci che so (Ter i va gli fecer conoscere, ma troppo tardi, di che morte
« gli conveniva morire; onde il fenerdi quando II Granvilla gli si parò
« davanti ce. . . ci lo cacciò dalla sua presenza ». Sequel sahalo era II
«lì 28 di ottobre , il venerdì doveva essere il 3 novembre ; Il Conto non
poteva pio es«eie morto l'Ognissanti.

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Dl STOMA PIEMONTESE 153

Cranvilla, ma non parendo reo al sire di Cossona


tone di Grandson, il furfante potò andarsene lib
di Vaud. E perchè si ritirò nelle terre di Grandson
tato che quel sire fosse reo delia morte del Cont
principe d'Acaia corse i feudi di Ottone; e i Duch
Orleans , Berri e Borgogna apersero inquisizione
per farne giustizia. Ma uscitone illeso, venne a pr
del suo nemico Gerardo di Stavayé che lo ebbe pe
dato e rimase morto; per clic il Conte di Savoia s
Pavere dell'infelice signore. 11 quale forse non era r
gran tela di calunnie gli tessesse intorno lo Stavay
clinasse a crederlo tale potrei dir io di Felice Car
non lasciò cenno di questo. Solo me ne rimane so
seguente memoria da lui serbata « 15 di settembr
ff livo di Vaud aveva condannalo a morte ed alla confisca dei
u beni Ugo signor di Grandson che aveva fatto false scritture
« colle quali si provava che i conti di Savoia avevano riconosciuto
« in feudo dal duca di Borgogna i castelli e i luoghi di Ciam-
« beri, Bourget , Monlmcillan , Montfalcon, Scisscl , Monllucl ,
a Bourg-cn-Brcssc , Pont-de-voile , Ponl-dc-Vaux , Sainl-Tri-
M vier et Bugci (2) ». Forse Ottone spegnendo il conte vendi-
cava i parenti.
Amedeo, dice la cronaca di Evian, estoit prince valeureux ci
magnanime , vaillant aux armes ; ma pare che avesse fama
eziandio di abile politicone nella riforma delle leggi di Francia
Carlo VI il volle nel suo consiglio, e poscia il celebrò di pru-
denza (3). Non era letterato quanto il padre; ma neppure tanto
fervoroso di religione e ne tanto voglioso di guerre. Per ciò
meno grave e più amato ai sudditi. 1 preti non temè ma non volle
nemici, e nello scisma , credette coi sudditi in Clemente VII che
eragli amico e consanguineo e da cui si aspettava la Contea di
Ginevra; ma trattò egualmente colf emulo di lui Urbano, e
con Bonifazio successore ďUrbano. Il primo gli eresse Mondovi
in vescovato distaccandolo dalla diocesi d'Asti ('i) ; l' altro con

(1) nisi. pair. M onu m. Vol . 1 Seriptor. Croniyues dc Savoye.


(2) Arch, di Cor. Cillà e Provincie. Savoye Duche. Mazzo I , n. ti.
(3) Ibid. Uisl. dc la royale Maison dc Savoie , di do la irou, ms.
(4) lbid. Vescovadi. Mondovi. Mazzo I, n. I.
[Link]. 20

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m DICHIARAZIONE 1)1 DOCUMENTI

(ina bolla il sicurò clic niun delegato o suddclcgato avre


avuto autorità o facoltà di scomunicare il Conte di Savoia ,
di interdirne le Chiese (1). Conosceva l'animo di que' pontcR
Sapeva clic il Piemonte e la Savoia potevano stendere le am
zioni loro; usava dell'occasione per godere favore e viv
quieto, niente dando di quanto ciascuno desiderava. S'egli av
più fatto , il bcncGzio che rimase a lui solo sarebbe toccalo
che ai popoli ; e il suo regno avrebbe fiorito. Ciò clic fece
i Visconti: i quali almeno sino a tutta la vita di Ciangalcaz
infrenarono le pretese del Clero e del Pontefice si elio il
dussero persino a riconoscere e confermare clic stava nel
ritto del Principe la nomina ai beneficii, e alle sedie Vesco
E la Lombardia crebbe in civiltà ein ricchezza d' agricoltu
di manifatture , d' ingegni e scienze ; clic mancarono
lungo tempo ancora agli stati di Savoia: non possibili a pr
sperare que' luoghi che son tenuti ncll' ignoranza ; nò dist
tibile l' ignoranza, dove sia favorito chi ha necessità di essa
vivere lauto e temuto, e dominare.
Quantunque meno avaro del padre, il settimo Amedeo crebb
i pedaggi e le gabelle a qualche gravezza: perciò che a
d'esempio quelli d' Ivrea furono trovati fruttare al success
cinquecento fiorini d' oro ogni anno (2) ; tassò i giudei di Sa
di quaranta fiorini d'oro similmente annuali (3) e spesso ric
se di sussidii , e viaggiando si fc' dare quelli specialmente
giocondo arrivo (4). Nò le leggi criminali temperarono , qu
tunque più benigno si mostrasse quel principe che non
antecessori. Pietro di Comblon uccisore di Ridolfo di Chissò ar-
civescovo di Tarantasia ebbe undici giorni di strazio: fu tana-
gliato, monco del pugno destro, poi del sinistro; impiccato,
squartalo (5). Multato gravemente Gugliclmclto Pcranisio per
aver detto ad Andrea di Summontc Vicccasicllano di Ciamberi
che imbrogliava gli affari: « Non mettete il carro innanzi a'buoi ».
¡.asciato largo arbitrio ai castellani nelle cause correzionali ( sot-

ti) Arci), al Cor. Bolle e Brevi di Bonifazio IX, Mazzo I. n. !.


(2) lbid. Protocolli dc'Segrclari. Bombai, Voi. 1.
(:') Cam. «le' Conti di Ciamberi, Libro L').
(I) Clhrario, Finanze di Savoia, e Camera id.
(.')) Camera do' Conti, Libro Ai , mino i:i87.

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DI STOMA PIEMONTESI-: 153

(omessi al consiglio di Ciamboli per le criminali ) ogn


ogni parola; sempre con mulla ad ingrasso del fìsco
toglieva spesso per denaro a far liberi gli omicidi e i fer
per denaro si redense un prete clic aveva colpito di c
borghese; per denaro andò libero chi disse ruffiano al su
(Gerissimo oltraggio di que' tempi), per denaro non fu p
carcerato il feritore d'un curato (1). Le quali pene p
potevano essere perdonate; e ne aveva anche autorità
tenente generale di Savoia. Laici e preti erano giudica
dal consiglio di Ciamberi , dai Castellani secondo
e l'importanza delle cause; punito il laico che al fòro
stico fosse comparso: la cancelleria vescovile non ave
zione clic di cose direttamente o indirettamente attinenti alla
Chiesa (2).
Curioso preambolo mise Amedeo Settimo al suo testamento
poco prima di morire: a considérons quod praesenlis vitae con
« ditio statum habet instabilem et ea quae visiiiilë.u iiahent
« ESSENCIAM TENDUNT V1SIDILITER AD NON ESSE (3) ». Non lo
sosterrebbero i nostri teologi ; lo sostennero il Vescovo di Mo-
riana e il decano di Saysiricu. La morte immatura di Amedeo
parve a taluno danno allo stato conciossiachè egli meditava leggi
ed ordinamenti utili. Non dice quali fossero, nè se già annunciate.
Per niente felici furono gli stati nel suo regime , per niente pro-
sperarono. Ignorate o non curate le arti comprava le stoiTe e
faceva ricamare gli abiti a Milano ; i lavorìi d' oro e d'argento
e le armi, o colà comperava od a Pavia: niente si operava in
Savoia, quasi niente a Torino, e nelle provincie dove pure l'Acaia
procurava quel ben che poteva ; ma che per ignoranza di eco
nomia non fruttava. Gli stati generali servi al principe, chiamati
solo per decidere d'armi e di tributo erano inutili o nocivi ai
comuni i quali avrebbero voluto meno impacci di palagi, di ga-
belle , di dazi pel commercio dc'prodolti agricoli , e più libertà
e sicurezza all'impiego de' capitali e al cambio delle merci.
Onde fu gravissimo errore , tra gli altri , quello, che i Torinesi
non dovessero vestire d' altro panno clic del fabbricato a To-

il) Cam. de Conti di Ciamberi, Libro 4L


(2) Ibid. 43.
(3) V. Guichcnon , e Cani, do' Conti di Ciamboli, Libro <»f.

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156 DICH! AH AZIONE DI DOCUMENTI

riño (1) ; c non minore il lasciare ai preti la cura de1 molti beni
clic allora possedevano gli Spedali: cosicché rimase inutile il
ricorso fallo al vescovo nel 1378 (2) ; e se -si volle trovar conto
di mille cose distratte , e ricondurre le entrate al loro destino ,
fu necessario clic il Comune assumesse egli stesso di inquisire i
lenimenti cd i fruiti (3).
Niente dico dell' influenza delle costituzioni dc'govcrni vicini
che non ne potevano avere sopra una massa d' intelletti involti
e oppressi dalla forza feudale ; tanto più noiosa e grave , in
quante più persone divisa. Malanno conosciuto dai sesto Ame-
deo , e cercato di rompere ; poco o nulla curato dal successore,
ma che si andò consumando per fortunati accidenti come or ora
vedremo.

(1) Arch, di Città. Ordinali dal Comune di Torino, Voi. 31.


(2) V. pag. 106 di questo Volume.
(3) Arch, di Città. Ordinati e. s.t Voi. 30.

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DI STORIA PIEMONTESI: 157

CAPO IV.

Amedeo Vili.

Materia più copiosa abbiamo dal San Tommaso per la storia del
regno di Amedeo oliavo. Abondante d'avvenimenti varii meritava
più minuta e distinta narrazione. Pare che fosse intenzione del
nobil giovane partirla in quattro capi fermati a quattro epoche
notabili che influirono grandemente sulla proprietà de' soggetti.
Nel primo comprendere le azioni del tempo della tutela; nel-
l' altro, quelle del libero imperio ; nel terzo, gli atti del figliuolo
luogotenente mentre Amedeo era ritiralo in Uipaglia ; nell'ul-
timo , i dicci anni in che Amedeo fu Papa : compire la storia
colla morte di lui. lo medesimamente farò (s'intende sempre
per ciò solo che riguarda i documenti raccolti , non quaulo il
san Tommaso intendeva. Egli scriveva una storia con quest'esso
e con ciò che avevano detto gli altri); ma il secondo dividerò
in due parli per maggiore comodila a chi vorrà leggere, e per
maggiore chiarezza di argomenti: punto di divisione, la morte
di Ludovico d'Acaia e '1 ritorno del Picmonlo a Savoia : epoca
ragguardevole dalla quale principiò qualche vero bene al paese
clic separato da Savoia non era possibile a riceverne. Imperoc-
ché combattuto da Saluzzo o da Monferrato , poco protetto dal
signore del dominio diretto, o almeno poco difeso, non poteva
migliorare l'agricoltura clic data gli avrebbe vita forte e ric-
chezza; nò godere de' benefizi del commercio colla Lombardia
esposto a spesso liti col Visconte , contro cui non era bastc-
volmcnlc afforzato ; nò avere appoggio alla Francia per ragione
di cambi , conciossiache il conte di Savoia era geloso che pas-
sasse ad altrui quel benefizio non possibile ad avere egli stesso.
E se passasse in Piemonte, non a lui, ma al suo soggetto era
utile; per niente contati i popoli, non uomini, ma cose pro-
duttrici a' regnatori di quanto cresce arroganza e superbioso
costume. Nò per quanto Ludovico d'Acaia (che fu ultimo prin-
cipe di quella buona parte d'Italia) procurasse in utile di lei,
era da sperarle un ottimo avvenire ; conciossiache la salute
degli stati ò il libero commercio delle produzioni degl' ingegni

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158 DICHIARAZIONE 1)1 DOCUMENTI

e delle ierro; e allora il Piemonte era nella condizione dcTcudi


poveri e piccoli, così tonuli dalla gelosia de' vicini, dall'ambi-
zione dogli oslcrni, dall'incuria de' padroni; e, quello che più
il rialzarsi impediva , dall' ignoranza del popolo. Erano i Pie-
montesi poveri e faticali : 11011 uno ingegno slava fra loro cli
i diritti de' Comuni validamente difendesse: i municipali co-
stretti violare le leggi per .compiacere al risoluto padrone clic
esigeva armi o denaro; niuno artista che informasse bravamente
il popolo a vedere il vero e il naturale , niuno scienziato clic
la ragione del giusto predicasse; le scuole podice povere» l
meccaniche arti poco men clic bambine; costretti i desideros
vestire, armare o godere la casa con vesti, armi, e mobil
fabbricati fuor del dominio. Ricebi e riveriti i preti e i nobili
questi a quelli riverenti , se non soggetti non contraddittori: l
gran massa disprezzata , adoperata ad ogni capriccio di colui
al quale obbediva. Leggi ;miti pc' nobili, pc' ricchi, pei preti;
inlolerabili, barbare agli altri; l'arbitrio, misura di pena e, ben
spesso, ragione. Sicurtà pel signore, non partecipala al suddito
era uno stalo di abiezione infinitamente più basso clic non pe
meridionale d' Italia e per la Lombardia ; dove erano bensì ca-
dute le libertà, ma ne le forme libere, ne le leggi di libertà,
erano tutte cadute: esc alcuno comandava a qualche numero di
città e di terre era sempre temuta la resistenza del pòpolo a
comando ingiusto od iniquo. Ma nel Piemonte le città erano serve
almeno quelle , clic feudo erano ad Acaia , clic l' altre se non
tutte , molte , serbarono leggi , costumanze , osservanze di patti.
Il sesto Amedeo se mai fosse vissuto era da temere le avesse
distrutte: il settimo non ebbe tempo a librarle nò a risolverne
il destino. Il San Tommaso lamenta clic l'uno e l'altro per
diverse passioni ßnisscro breve la vita ; non so quello che egli
avesse ravvisato: ma avend'io non altro recato che gli atti loro
non posso mutare la mia opinione. Vediamo le arti di regno
di Amedeo ottavo, e insieme alle vicende di Savoia e Ginevra
quello che patisse o guadagnasse il Piemonte. L' ottavo Amedeo
parrà più somigliante all'avo che al padre, e fu; con danno
di popoli clic avessero desiderato libertà; ma pc' soggetti con
qualche utile vero, se non clic parranno quelle che furono,
tirannie incscusabili certe strettezze a cui vòlte confinali i mu-
nicipi! dalle quali mai non si disciolscro; o sc 'I tentarono, più

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DI STORIA PIEMONTESE 159

furono constrclti; ina i beni che derivarono da altri o


riterranno il lettore da giudizio cui avrebbe severo
anche il San Tommaso, mentre raccoglieva la supp
rica: il quale io non ardisco dire se nel cribrare
nel giudicarle con istudio sia rimasto del tutto fa
questo principe (che veramente non pare) ma certo
bile clic gli fosse ; presentando quelle cause di/licoltà
ne piccole, a chi voglia piuttosto all'auimo di Amed
condizioni de' tempi le azioni illaudabili attribuire
come desiderava Felice di Sau Tommaso, stendere u
del regno vedra s'egli male opinava e s'io disac
accedeva: sebbene, quello che io verrò esponendo
dere scusabile chiunque si ridusse alla nostra opin
Ma io non devo preoccupare la mente di nessun
dere conto e discorrere di ciò che trasse dagli arch
chese di San Tommaso.

S- 1.

Minore età di Amedeo .

Amedeo VIII, per testamento del padre, fu in tutela di


Roua di Borbone; donna egregia e del governare espertissima.
E perch* egli non contava che otto anni, ogni aliare rimase in
ordine a lei. Molti casi stringevano: la guerra Viscontea in Pie-
monte e la guerra nei Valiese erano cagioni clic taluno minac-
ciasse di rivoltare, talaltro nuove liti promovesse. Volcvasi oc-
chio, prudenza, fortezza, fermezza, clic togliesse a chiuuque
speranza di riuscire nc'proprii cousigli. Bona di Borbone era
dotata d'animo e di mente virile: sagace ed instruite nelle arti
del marito trasse fuori l'antica politica e intanto clic animava
l'Acaia a resistere alle milizie del Visconte , si assicurava delle
città e feudi del Piemonte che dipendenti per assoluto da Savoia
progettava accordi ai Valligiani , parlava di pace a Galeazzo
e alle nuove pretese di Monferrato opponeva le sentenze degli
arbitri del 1389. Delle quali azioni partitamenlc dirò.
Dopo la disfatta dcll'Armagnac , il Visconte pensò di punire
la mala fede di Savoia che a lui collegato aveva dato passo ai
nemici. Ricevette al suo soldo Facino Cane e lo mandò contro

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IGO DICIIIAIIAZIONE Dl DOCUMENTI

le terre del Piemonte. Il marchese di Monferrato vistosi arri-


vare quel capitano nelle sue terre in ayralibus loci nostri Ca -
stagnoliorum tcndens ut dicitur versus partes superiores scrisse
subitamente al principe d'Acaia perchè sapesse il caso e non
si rimanesse sprovveduto (1). Questo fu ai 14 dicembre 1391.
Ai 17 giunsero lettere di Aimone di Savoia luogotenente dcl-
l'Acaia al Vicario di Torino perchè congregasse l'esercito a
difesa: e altre lettere sue del 20 avvisavano clic il nemico aveva
occupato Cossano clic dipendeva da Savoia e clic a nome del
conte domandavano aiuti, e ordinava si dessero (2). Subito la
città aflìdò ai sapienti di custodia di riordinare in fretta l'eser-
cito generale; di porre le barriere in confinibus extra muros
e munire di guardie i confini del territorio. A' 4 di gennaio suc-
cessivo tutti i cittadini si chiamavano sotto le armi presso To-
rino , dove sarebbe venuto il giovinetto conte in persona ; ma
le strettezze de' mezzi erano tali clic non fu possibile radunarsi
prima del 23 di giugno ; e per fortificare le porte , e per soc-
correre al principe fu necessario prendere a prestito seicento
fiorini. I nemici incalzavano, e Torino temeva: per ciò si po-
sero vedette alle torri , si sprangarono porta Marmorea e porla
Soratiia , si accrebbero le custodie. In quel tempo Monferrato
pose lite del luògo d'Azeglio e si scopri nuovamente nemico ad
Acaia;c quando Facino Cane ebbe sconfìtto nuovamente verso
Nizza le genti di Armagnac , e il Visconte si pacificò e legò io
amicizia coll'Acaia, il marchese assoldò gli avanzi di que' ribaldi
e li condusse in Piemonte e nel Caua vese. Che cosa Io avesse
mosso a tanto sdegno non ho trovato io negli storici; clic non
sembrano cagioni sufficienti le liti per le castella : ma appare
da un severo processo durato dal 12 luglio al 26 agosto 1394
contro Antonio Torino d'Osasco piffero del principe d'Acaia
per accusa contro costui data da Monferrato: che l'Osasco ten-
tato avesse un domestico del marchese a vclcnarc i cibi desti-
nati per lui e la sua famiglia (3). Onde si può dedurre che il
marchese credesse colui mosso dall' Acaia , non ostante clic
questi ne desse soddisfazione con aperto giudizio.

(1) Ardi. «Iella città di Torino. Liber Consiliorum , voi. 31.


(2) Ibi«], id.
(3) Ardi, di Corte. Monferrato. Mazzo VI, n. 18.

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DI STORIA PIEMONTESE IGI

Subito si posero in mezzo a que' due signo


Savoia, Giangalcazzo Visconte, il duca d'Orlean
si segnasse una tregua: ma le armi non cessar
e si può dire che la guerra durò per tutta l
volumi 31 e 32 del Liber Consiliorum citato in nota è chiaro
con quanto amore que' Piemontesi soccorressero il loro prin-
cipe e con danaro ad ogni modo raccolto per virtù degli Stali
generali più volte convocati , i quali costrinsero i preti a pre-
veder bombarde e verretoni,c a consegnare le cifre delle loro
entrate per essere tagliate ; e con leve di armali non piccole :
e con servigi di mano alle opere di muro e di trasporti. Il clic
la duchessa Bona favoriva , sendo il principe suo consigliere
gradito nella tutela del coule. Le trattazioni più ' ivo si fecero
uel 97 e nel 98 (2), dopo che Monferrato ebbe perduto Mon-
dovi, e l'Acaia erasi obbligato di non distrarlo inai dai beni di
famiglia si clic uii dì cadesse nelle mani a Savoia ; e dopo clic
Saluzzo altro nemico d'Acaia si era pacificato seco ed accordalo
con lega di libero commercio (3). La causa fu resa in arbitrio
del Visconte il 31 luglio 1397. Molti testimoni furono esaminati
in Torino e altri luoghi del Piemonte e in Monferrato (V71) (4t)
pel solo principe d'Acaia 1 ) e molli documenti presentali a
Giovanni Crespi, Oberto Lampugnano e Cristoforo da Casti-
glione deputati dal Duca Giangalcazzo; e non pochi avvocati
interpellati e consultali dal Visconte perchó tra tanta smania
dì guerra non rimanesse punto di pretesto per farla. La fine
fu clic il duca di Milano sentenziò clic PAcaia rilasciasse a
Monferrato la città e il distretto di Mondovi, Rover, Pevera-
gno , la Margherita, Bcynctlc, Morozzo c Brusaporcello (per
conformarsi a quel privilegio di Venceslao imperatore 18 no-
vembre 1396 clic aveva creato il marchese vicario imperiale )
e Collegno , Torino e Gassino ; e Monferrato cedesse ad Acaia

(1) Arch. della città di Torino. Libcr Consiliorum , voi. 31 e 32.


(2) Chi lo volesse consultare le troverebbe In due grossissimi volumi
cartacei di caratteri gotici nell'archivio di corte in Torino. Mon funaio.
Mazzo VIII o IX.
(3) Ibid. Città c Provincie. Mondovi. Mazzo I, u.' 8 e 10. - Saluzzo.
Mazzo V, n.'1 3 o 4.
(4) Ibid. Testes producli per dominum principem Ái luiic. Monferrato.
Mazzo IX, u. I.
Aiicii. St. ti. Voi. Xlii.

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102 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

Envio, Sa m buy, A vigliano o Pasca rilc ; ciascuno rimanesse as-


soluto dalle vicendevoli pretese (1). Ma quantunque (ale sen-
tenza fosse stata scritta col consenso degli avvocati di Milanu
e avesse specie di dover finire ogni questione (come felicemente
ebbe fine quella tra Monferrato e Savoia pel luogo d'Azeglio (2);
pure fu cagione di dispiacenze maggiori. E la causa fu che
sebbene i procuratori d'Acaia , odorato che il Visconte pronun-
ciar voleva sopra Torino , Gassino e Collegno ( di che nella fa-
coltà a lui data non era stato fatto parola ) protestato avessero
che di ciucile terre non si discorresse (3), ma solo dell'altre
soggetto o cagione del compromesso ; il Visconte non fece caso
delle loro parole. Ed eglino riprolcslarono lo stesso dì della
sentenza 30 gennaio 1399 e interposero appello da essa in pre-
senza il Duca istcsso in Pavia (in camera violis depicta ), e in-
sistettero che il compromesso si protraesse sei mesi onde fosse
agio alf A caia di produrre per que' tre luoghi le sue ragioni (4).
Monferrato (com'era naturale) accettò la sentenza (5); ma Acaia
sottoposte le ragioni a' propri avvocali ne riportò otto favorevoli
giudizi che rendeva» nulla quella sentenza viscontea dettata
con ipocrite avvertenze in odio a Savoia (6). Furono i dotto-
ri (7) Milone Ornalo, Ribaldino Beccuto, Signorino de Omc-
deis , Barlolomiuco Saliceto di Bologna, Cavaliere Gaspare de
Galdariuis, Pietro de Muris, Lorenzo de Pino, Cavaliere Gui-
scardo Marchinoti, Ugonardo Chubod; e le ragioni: che il mar-
chese di Monferrato aveva mosso guerra al principe ingiusta-
mente sia per la causa clic pel modo; clic il principe non aveva
(I) Ardi, di Cor. Monferrato, Mazzo X,n. 2. - Mondovi. Mazzo I,
il. 10. .
(2) Ibid. id. Monferrato . Mazzo VI, n. 14.
(Il) Ibi J. Id. Stazzo IX , n. 2.
(4) Ibid. Id. Mazzo X, n. 3 e 4.
(5) Ibid. Id. ti. 8. La pace e II trattato sono posteriori alla prigionia
elio Federigo di Saluzzo dovetto soffrire due anni, sinché pagò oltomiU i-
duQcnlocinquanta gcnovini di riscatto al Principe d'Acaia. Nolo questa
somma, clic equivale a ventimila lire genovesi , per correggere II Muletti
(tomo IV, pag. 104). Questa correzione si Torma colla cronaca di (ìluf-
rredo Dalla Chiesa , comunicala dal slg. Campi, che la cstrassc dal Co-
dice MS. |ft09% dalla II. Iilblfolcca di Parigi per IMrrMi'fo Storico italiano ;
sebbene già stampata.
(0) Ibid. Id. n. 7.
(7) I bid. id.

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DI STORIA PIEMONTESI! 103

l'alto altro clic difendersi contro le ingiurie e le ag


giuste del marchese conservando tuttavìa in ciò il
inculpalac tutelae voluto dai moralisti. Clic per ci
principe aveva acquistato in quella guerra per par
tanto in cose che in persone e in terre, tutto era div
mente e legittimamente suo di diritto, e clic gli uom
potere di lui facti sunt servi: ehe in ogni caso le due p
ritenere le cose, persone, fortezze e terre vicendevolm
Onde per troncare ogni lite fu lasciato all'arbitrio
sentenziare per ultimo con facoltà di pace median
nio tra una delle figliuole di Acaia e Giacomo pr
detto marchese (1). Fu allora finalmente che il ma
lettera per sospcnsion d'armi e rappresaglie da d
quattro (2) (29 novembre 1401). Ma il principe Am
a* 7 di maggio del 1402 non era più: e la figliuol
sposare il primogenito del marchese sposò l' anno
marchese istesso come già notò il Garrone nelle s
nealogiche (3).
Intanto che Amedeo d'Acaia allestiva le difese di Torino <»
delle circostanti castella, Bona di Borbone riceveva giuramento
di fedeltà da que* di Susa, del Canavese, d'Aosta e d'altri luo-
ghi di qua dai monti, a' quali ingiungeva robusta persecuzione
ai nemici. Di là dai monti, investiva Giovanni d'Oncieux della
mistralia e beni di Picrre-Chaslcl, e perciocché il conte Pietro
di Ginevra, non avendo figliuoli, institui il 24 marzo 1392 suo
erede Umberto di Villars figlio di Maria sua sorella (4), e sen-
tiva che questo dispiaceva a Caterina principessa d'Acaia che
pretendeva anch'essa a quel contado, si pose attenta la stessa
Bona a che non nascessero liti, da cui i proprii possessi non fos-
fosscr turbati; e se mai riuscisse ad avere essa stessa pel
figliuolo quella dignità che tanto bene conveniva agl'interessi
di lui possessore del Visdomalo di Ginevra e della Signoria del
Fossigni. Alla morte del conte Pietro si levò pretendente Cle-
mente VII suo fratello e si mise in possesso della contea pre-

ti) Ardi, di Corte. Monferrato. Mazzo XI , n. 2.


(2) Ibid. id. ii. 6.
(3) Pag. 118. tav. XI.
(1) Arch. di Corte. Città e Provincie. Genevois , Duché et Province.
Mazzo IX, ti. 8.

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164 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

simulo omaggio a Savoia pei beni che il conte Pietro ricon


sceva da essa. Insorsero allora tutti coloro clic nel testamento
di Pietro erano disegnati possibili a succedere nella contea; e
si richiamarono al consiglio del conte di Savoia. Matilde di Ilo
logna contessa di Ginevra, Amedeo d'Acaia marito di Caterina»
Pinnen di Ginevra vedova d' Ugo di Cliélon dama d'Arbai, Um-
berto di Villars, Umberto di CliAlon e la moglie di costui Ma-
ria (1). Ma essendo a' IG di settembre 1394 morto d' apoples-
sia Clemente VII facililaronsi gli accordi. A* 2 di dicembre
Pinnen e Caterina rinunciarono a favore di Umberto di Vii;
lars (2) , e sebbene la duchessa Bona avesse il 26 novembre
dichiarato clic la contea di Ginevra era di pcrlcncnza di Sa-
voia (3) , pure fu fatto abile il Villnrs a contestarne le ragioni
purché stèsse alla sentenza del consiglio di Ciambcrl (4), e a' 7 di-
cembre del 95 fu messo al possesso della contea e dcll'Annccy con
lutti i diritti e i doveri del fu conte Pietro e suoi antecessori in-
tervenutovi diploma di Vinceslao imperatore (5). Umberto inori
nel marzo del 1400 (6) senza figliuoli , e la contea fu occupata
da Oddone suo fratello clic era Paio di Amedeo VIII: e Ma-
tilde di Bologna istituì suoi eredi universali le figliuole Bianca
di Ginevra vedova di Ugo di Cliftlon e Caterina moglie di Ame-
deo di Acaia (7) ; cosi clic queste furon nuovamente in diritto
di testare il possesso della contea si ad Oddone e sì ad altri.
Di fatto fu aperto consiglio in Ciambcrl sopra ciò; e ivi ascol-
tate le allegazioni in diritto che Umberto di Toirc espose
a pro di Oddone, e poiché valsero nell'animo de' consiglieri ,
fu risoluto ( e il conte di Savoia intanto si accordava col colile
di Ginevra) , clic Oddone riceverebbe la contea di Ginevra e i
beni aggiunti come in feudo di Savoia così che se morisse senza
figliuoli legittimi, la contea e i beni a Savoia ricadessero (8). Ma

(1) Arch. dl Corte. Cititi e Provincie . Genevois , Duche cc» Mazzo X.


ti. 1.
(2) Ibid. id. n. 3.
(3) Ibid. Protocolli de* Segretarj. Dombal , Voi. ! , n. 74.
(4) Ibid. Genevois corno sopra, n. 8.
(5) Ibid. id. nJ 9, 11.
(G) Dibl. di Ginevra. Gauthier, ¡lisi, de Genève , ms.
{!) Arch, di Corte di Torino. Genevois come sopra, n. 12.
(8) I bld. Città e Provincie. Genevois, Duchc' Mazzo XII, n.* 0, 8, li.

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1)1 STORIA PIEMONTESI: I0i>

perchè forse rimase qualche scontento, l'affare fu t


rigi coll'amicizia di Giovanni figlio del Re di Fran
siglio del cardinale di Tursi il 5 d'agosto 1401: O
lars cedesse a Savoia la conica di Ginevra e i diritti inerenti;
Savoia pagasse al Villars quarantacinque mila fiorini d'oro e
desse la terra di Castclnuovo in valle di Romei e altro luogo;
i quali se Oddone morisse senza figliuoli maschi e legittimi ri-
tornassero a Savoia (1). Quella sentenza piacque e fu dalle
parti ricevuta e approvata (2) ; e il denaro da sborsarsi al Vii-
lars fu dato dai sudditi di Savoia o ( che non parrebbe vero
se non rimanessero gli atti ) dagli stessi Ginevrini (3). Rimasero
pretendenti il figlio di Umberto e Rianca di Ginevra. U figlio
di Châlon fece lunga questione, finche ebbe in soddisfazione di
sue ragioni prima il castello di Monthey in Giablese e diocesi
di Valois; poi, in cambio di Monthey, Ccrliè del reddito an-
nuo di ottocento fiorini d'oro e il pedaggio grosso e piccolo in
Chillon e Villeneuve per altri dugento fiorini annui; e ciò ot-
tenuto, fece rinunzia d'ogni suo diritto (4). Rianca di Ginevra
«avrebbe nel 1404 trattato col Vescovo; ma egli che non voleva
guerra per niun conto, rispose onesto: l'omaggio doversi a
lui ; il possesso della dignità essere per atto di tutti gli altri
passato in Savoia ; ella si volgesse al conte Amedeo. Per allora
non ne fu altro; ma nel 1417 Matilde figliuola di Caterina chiese
soddisfazione di quanto aveva diritto per eredità della madre e
della zia, e si compose col duca Amedeo in settantarnila fiorini
d'oro eh* ella ricevette cedendogli tutte sue ragioni (5).
Questa minuta relazione compie la notizia molto imperfetta
lasciata dallo Spon e dagli altri storici di Ginevra; e corregge
un errore del signor Dalla. Il quale tenne Umberto di Villars
tuttora sano e vivo nel 1405 e venditore ( il 5 agosto ) della

(1) Arch, dl Corle; CiUà e Provincie. Genevois , Duche. Mazzo XII ,


n. 12; o Gauthier, llisl. elc.% ms. cit.
(2) Ibid. Id. n.1 13, 14, 15.
(3) Arch. dl Ginevra. Nota inviata dal signor Sordcl al marchese
Carroñe.

(4) Arch. dl Corte dl Torino, Tr ailés Ancient ele. Mazzo VII, n. il.
(5) Ibid. CiUà e Provincie. Genevois. Mazzo XIII, n.'8, 9, 13, 18,
19, 21.

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IGG DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

conico di Ginevra a Savoia por quarantollomila fiorini d'oro


perla quale correzione s'intende come il conio di Savoia s'in
titolasse nel 1403 comes gebennetisis ; clic non V avrebbe potut
se la compera di quella contea fosso avvenuta nel 1405.
Alla morte di Amedo VII vedemmo in quale fuoco di guerr
stavano i Valligiani con Savoia. Lo spense Bona con prontez
e perchè non fosse agio a risuscitare scrisse a' 24 di novem
bre 1392 la pace in questi termini : che i Valligiani pagh
rebbero al conte di Savoia venticinquemila florini d'oro; cl
Savoia farebbe restituire al vescovo ed alla chiesa di Sion p
mezzo del conte di Challanl i castelli di Turbillon , Maioric e
Montorge cagione di tante liti ; e i Valligiani presterebbero
omaggio a Savoia (2). A tenere in soggezione i quali, fortificò
anche più diligentemente Evian città posta in punto supcriore
al loro paese. Evian era stata chiusa di mura , e fornita di
bastioni, d'ordine del quarto Amedeo, da Galesio di Dalma
balivo del genovese e del ciablcsc , castellano di Evian e Fi-
sterna a spese de' proprietari e de' mercanti che furono tas-
sati per sci anni cominciati col 1322: « quod omnis habens
« casalia in villa predieta ( Aquiani ). ... ipsas clausuras facial
ff ad expensas suns proprias de muro quatuor pedum in
a egresso. - Quod levetur de quolibet equo vel equa vendilis
« in foro Aquiani duos denarios ; de quolibet bove vel vacca
ff unum denariuni ; de qualibet bestia minuta unum obolům ;
ff de qualibet duodena cascarum cl de quolibet siro unum obo-
ff lum ; de quolibet modio spultis scu corticis sex denarios ; de
« quolibet sextario vini vendilo ad tabernam unum quartero
ff num ; de quolibet modio vini apportato infra villain Aquiani
« per extráñeos ad vendendum quatuor solidos gebennenses (3) ».

(1) Il passo da correggersi ò nelle Lezioni di Paleografia c Critica


diplomatica , pag. 182. - Un Umberto dl Vlllars viveva bensì a quel
tempo ma non conte di Ginevra. Il vivo nel 1405 era quello che aveva
accompagnato a Parigi Amedeo VIII nel 1401. [Link] Gauthier, Hist,
de Genève , ms. citalo.
(2) Arch, dl Corte. Traités avec les Suisses et les Vallaisans . Vallaisans.
Mazzo IV, n. 5.
(3) Cronica di Evian , ms. nella Blbl. Cantonale di Losanna, fol. 84.
Quelle esigenze furono aníllate e diedero pei detti sei anni al Comune
rento lire di Ginevra. Ibid. fol. 83.

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Dl STORIA PIEMONTESE 167

Ma poco poterono avanzare quell'opere, e n


cessario clic Amedeo Vi accordasse a' cittadini veni' anni a
finirle e loro concedesse per farno le spese: a quod in settario
« vini ad mensuram Aquiani in quo solcbant esse triginladuo
« quarlcroni, fiant triginla tres et quarteronum dieti bur-
« geuses pcrcipiant et liabeaut ; idem pro quolibet inodio
« corticis , quod a dictis locis et castellani cxtrahelur 1res
« denarios gcbcnncnscs. Idem de quolibet equo vel jumento
« vendendo in mercato dieti loci duos denarios gcbcnncnscs;
a idem de quolibet bove vacha vel asino vendendo ibidem
« unum dcnariuin gcbcnncnseui. Idem de qualibet minuta bc-
« stia unum obolům gcbcnncnsc. Idem. . . pro quolibet scracio
« vendendo et a dicto loco exlrahcndo unum oholuin gcbcnncnsc.
« Idem et de quolibet settario olei vendendo ibidem et in ca-
ir stcllania dieti loci et inde estraendo duodeeim denarios ge-
rì bennenses (1) ». Le quali provvisioni ancora non bastarono e
Tu bisogno clic nel 1365 il conte confermasse per altri venti anni
quell'imposta, aggiungendo: u quod pro singulis cuppis nucium,
« castancaruin et aliorum fructuuiu arborum que vcndunlur et de
u castellarne predieta dieti locicxtraliunlur, pcrcipiant et liabeant
u unum oboluin gcbeuncnsc ab cxlracnlc codoni » e poscia di-
chiarando clic: quell'obolo s'intenda pagabile, uno dal vendi-
tore e uno dal compratore; e similmente la tassa doversi pa-
gare dalle due parli pro qualibet duodena caseorum e pro quo-
libet seraceo (2). Tutto questo per la fretta clic il conte aveva
di opporre alle fortificazioni ostili, che faceva Ginevra, un ri-
dotto egualmente forte per sostenere qualunque urlo clic si
volesse da nemici promoveré ne' Valligiani abbastanza di lui
malcontenti. Ma de' veni' anni , già n' erano passati dicci ; e
com'erano fallite a'Gincvrini le opere poiché sperate sull'in-
certo delle rendite dei dazi che diminuivano man mano che le
libertà comuni si affliggevano; così erano mancate al conte le
fortificazioni di Eviau clic a tutti i patti voleva. Instò perchè si
rinvenissero mezzi più efficaci , e sul proposto de' cittadini con-
cesse clic a a fonte de Morgina iuferius , usque ad medium lacum
« et ab acqua Drancie usque ad pcnctam de Edier pro quali

(1) Cronica r li Kuian oliala, fol. S7, 88.


(2) Ibid. no e ni.

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168 DICHIARAZIONE Dl DOCUMENTI

« bel cuppa frumenti, fabarum , pisorum, lcntilliuiu , siligin


« chinivcli (1), qualibct carraia leni cl palic 9 solvanlur ci exi
« gantur (per cinque anni) a pcrcipicnlc quatuor denarii go-
ti bcnncnscs. Idem pro qualibcl cuppa ordei , avene , panice
« millcli , nudum, caslancarutn , pyrorutu, rohy e (2), a pere
« piente , 1res denarii gcbcnncnscs , lermiiio codcm solvanlu
« ci cxiganlur. Idem in qualibcl cuppa cclcrorum fructuu
« arburum a pcrcipicnlc infra diclos confines unius oboli ex
te gnlur. Item pro quolibet sextario vini, infra dietos confin
<» crossante 1res denarii prcdicto termino (dei cinque anni
« pcrcipicnlc (3) exiganlur. - Pro quolibet sextario vini cres
te sente extra dietos confines solvanlur et cxiganlur duo denarii
<i gcbcnncnscs quolibet anno diclorum quinqué nnnorum. Ide
« pro qualibcl cuppa frumenti , fabarum , pisorum, lenlilium
a siligiuis , chinivcli , qualibcl charrata feni cl palic vendita
« foro Aquiani ci infra dietos confines que adducclur a loci
« extra diclos confines unius denarii a venditore et lotidcm ab
« cmplorc cxigalur. Idem pro qualibcl cuppa frumenti , faba-
« rum, pisorum, lenlilium , siliginis , chinivcli , qualibct cliar-
« rata feni cl palic que vcndcliir si infra dietos confínes pcrccpla
« fucrit et vcndalur ab cmplorc duos denarios (sic) exigatur.
« Idem pro qualibct charrala lignorum et quolibet sacco car-
te bonum quod vcndclur infra dietos confines unus obolus
« exigatur a venditore et tolidem ab cmplorc. Idem.... quod
« pro qualibct alia re, merenndia, bestiis el bonis quibuscutn-
« que... de quibus non est supra facta mcnlio specialis pro
« qualibct libra ab cmplorc quatuor denarii solvanlur et toli-
« dem a venditore et pro rata de mcliori et maiori precio. Idem
« pro quolibet canario (fi-) salis, qualibct pccia tele, et man-
te tilis grossa bestia que adduccnlur de extra diclos confínes et
a ab ipsis exigentur, unus denarius exigatur. Idem pro qualibct
« balono cuius vis quiulalis fucrit plumbi, slangni , metalli cu-
ti pri , sciupi , sanguis bovium sccalorum , lane et cere qui
« adducclur de extra diclos confínes et ab ipsis extrabetur

(1) Chanvre , canapa.


(2) Kubi glia, crvo.
(;j) Questo a pcrcipicnlc vale a spiegare l' Im pos la sul raccolto dc'fruUt
(i) Canestro?

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Dl STORIA PIEMONTESE Kii)

« quatuor denarii exigantur gcbenncnses. Idem


« pecia pangni cuiusvis colorís, bala verdala vel
« pcllium que adducctur de extra dietos confin
u extrahetur sex denarii exigantur. Idein pro q
a frumenti, fabarum, pisoruin,lentilium, siliginis,
a adducctur de extra dietos confines et ab ipsis
« Aquiani ressorto unius denarii exigatur. Pro
« ordei, avene, panicii, itiiliii, nuci uni, castancarum
« bahux( 1) que adducenlur ut supra unius oboli
« qualibct minuta bestia que adducctur ut supra
a quolibet porco utriusque sexus unius denarii
a qualibct alia minuta bestia, exccptis agnis, cap
li ccllis rccentibus unus obolus gebennensis exig
« qualibet falce scu dar, quolibet centum faucillioru
« piscimi) duodena. Idem in falsacari railliari sce
« duodena lonoruin (?), quolibet baleno cla vorům, f
<i que adducenlur ut supra unius denarii exigatu
« milliario clanini, pegia, pro quolibet bosscto
« cetur ut supra duo denarii geberinenscs exig
sicurtà di esigenza fu ordinato dal Conte clic di
mercanzia vendibile, non si facesse contratto se no
d'Eviàn dove ogni cosa doveva essere condotto
perdere la merce. Tassò quindi ogni persona d'E
soldi ginevrini ogni anno per que9 cinque anni,
tazione, ma per due soldi soli, pose al contado
rem adiuvante (2).
Continuo la storia di queste imposizioni dalle
prende quali fossero le importazioni e le espor
tempo in quella parte di Svizzera e il valor com
inerci nelle epoche diverse. Tal fatta documenti cu
antichi storici , importantissimi al giudizio dc'inodc
stati estratti per ogni provincia degli stati di Savoi
degli Amedei , se al San Tommaso fosse durata
cinque anni, e non finite le mura, furono per sessa
altre tasse sulle merci di più ovvia consumazio
vino clic era di XXXII quarteroni, diviso a XXX
(I) Questo nome u dato anche sul Piacentino ad una sp
vernicela.
('i) Cronwa di Kvian diala, fol. Uli al PS.
Aucn. st. Ir. Voi. XIII.

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170 DICHIARAZIONE Dl DOCUMENTI

uno al Comune); lassato tre denari ginevrini il moggio di c


teccia, due oboli, la coppa; due denari, un cavallo od un gi
mento; uno, ciascun bue, asino e vacca; un obolo, ciascuna
bestia piccola; due, ogni dozzina di formaggiuoli ; dodici de-
nari, uno staio d'olio o venduto in Evian o fuor portato; due
denari, la coppa di noci, castagne ed altri frutti; due oboli pro
quolibet stracco (1). Per esse rendile comunali che spendere si
dovevano nella fortezza ebbero via via gli Eviani qualche libertà
e franchigia cui per soprappiù pagarono con una offerta. Bona
di Borbone che per la pace desiderata co* Valligiani aveva biso-
gno del denaro, e de' servigi de' cittadini d' Evian, fu sollecita
di raffermarle e farne alto il 25 di luglio 1392: i giudici, i
castellani, gli officiali tutti della Città dovevano giurare in man
dc'sindaci di osservare le costituzioni e le franchigie,, e difen-
derle; chi non giurasse fosse caccialo: niun cittadino d' Evian
poteva essere arrestato in nessun luogo del conte .di Savoia per
niuna causa civile o criminale nisi fuerit pro latrocinio , homi-
cidio vel pr odi t ione , vel nisi talis persona tale delictum enorme
commiscrit per quod meruerit scntenliam capi talem vel membri
mutilationem . Clic se alcuno avesse dovuto per altro delitto
essere citalo lo si doveva innanzi i giudici di Evian e nel palazzo
della giustizia, non nella cittadella ; e se reo non fosse di enorme
delitto, non aveva ad essere sostenuto innanzi il giudizio , se
dava sigurtà onesta. Né fuori alcuno poteva essere preso e tenuto
nelle terre del Conte se già stato non fosse per offesa alle per-
sone della contessa e del conte e de' loro famigliari soltanto. Il
comune aver doveva libero e proprio il diritto di macello;
creare ufficiali di sua scelta e dar loro autorità dì legali per
trattare affari con chicchessia ; e cursori con facoltà di staggire
vendere ed eseguir sentenze, liberi dalla soggezione del conte di
Savoia concesso a loro di portarne incise sulle spade e gli scudi
le imprese. (ìli Eviani corrisposero per tali cortesie e larghezze
singolari cinquecento fiorini d'oro alla duchessa (2); e la du-
chessa potè condurre alla pace del Valiese il conte di Ginevra,
il vescovo di Sion, i signori de la Tour, Berna e Friburgo, e
conchiudcrlu con quel vantaggio clic ho già enunciato.

(t) Crontea di Evian citata, fot. 00, 100.


(2) III. . rol. 108 al f 1 1 .

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DI STORIA PIEMONTESE 171

La duchessa accorta de9 bisogni altrui era pronta


ove trovasse il suo conto : e pare che nelle liti
Willars col duca di Perry e col duca di Borg
di confini (1); e nei dcsidcrii di Benedetto XIII
Clemente VII maneggiasse con loro soddisfazione; p
da Francia ringraziamenti e doni , e dal papa u
di esiger decime clic l' antecessore aveva accord
sotto pretesto di soccorrere i luoghi santi. Quan
consigliando il figliuolo dichiarato maggiore, ve

§. IL

Amedeo Maggiore.

Coate di Savoia, poi duca.

La cronica d9 Evian non fa maggiore Amedeo die l' anno


in che celebrò le nozze con Maria di Borgogna, a cui era stato
fidanzato bambino. Gauthier lo assicura uscito di tutela nel 13Ü8
compiuti i quindici anni ; e veramente si trovano atti in cui
Amedeo è solo senza l'assistenza della madre, oltre che altri
storici stanno col Gauthier. Par dunque buono credere che ve-
ramente uscisse di tutela nel 98 ; ma continuasse ad ascoltare
i consigli della madre sinch'ella visse. Della cui morte s'ignora
propriamente il giorno. Guichenon ha 19 gennaio 1402. Non
parve giusto al San Tommaso che nelle sue Tavole genealogiche
il mise incerto. Cibrario credette che dovesse essere 19 gen-
naio 1403 perchè nel conto del tcsoricr generale di Savoia del
fin di gennaio 1403 trovò una spesa pel lutto della duchessa.
Certo a' 30 giugno 14-02 Bona viveva perche Carlo VI di Francia
le donò 4000 franchi d' oro à V égard de services qu9 elle lui a
rendus et qu9 il espère qu9 elle lui rendra à l'avenir ei pour se
soulager des fraix quel pourra être sujette pour le recouvrement

(1) Arch, di Corte. Traités Anciens avec la France. Paquet VII, n. S.


(2) Ibid. Folle e Brevi . Benedetto Xi ti. Mazzo IX, u. I.

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172 MCIII AR AZIONE M DOCUMENTI

de ses étais (1). Primo degli aili di questo Amedeo raccolti


San Tommaso è una dichiarazione clic fa ai Ginevrini il 9 no-
vembre 1398 che il permesso avuto di amministrar la giustizia
nella loro città sino al finir di dicembre non sarà in pregiudizio
de' diritti del vescovo, nò costituirà al conte di Savoia autorità
alcuna. Concessione questa più volte fatta ad Amedeo VII , e
che si rinnovò ad Amedeo VIII ma colle stesse riserve, fermi
i cittadini di mostrare a Savoia la loro amicizia ma insieme
guardare gelosamente che non fossero minimamente intaccati
i loro diritti ; concessione che i conti di Savoia spesso chiede-
vano per assuefare i cittadini a vederseli in Ginevra, sperando
forse che le riserve diventassero un giorno semplici formalità,
loro fosse agevole riavere quanto già il sesto Amedeo posse-
dette. U che per altro non avvenne mai avendo imparato anch'essi
i Ginevrini a crescere piuttosto che a diminuire le loro libertà,
ed e notevole quello che impetrarono da Clemente VII di non
poter esser tratti in giudizio fuor della loro diocesi per qua-
lunque causa nò per alcuna persona quantunque ragguarde-
vole (2): cosicché, nella lite tra il Vescovo e Umberto di Villars
pel feudo di Tenicr che quegli intendeva a se ricaduto, poiché
da Aimone di Savoia conte del Genovese sino ad esso Villars ,
lui compreso, niuno aveva fra l'anno prestato il debito omaggio
al Vescovo, il Villars dovette contentarsi che il giudizio fosse
dairollìciale del vescovo istcsso; che favori , com' era da aspet-
tarsi , il prelato (3). Quante le arti del nuovo conte di Savoia
a tentare novità in Ginevra o nel contado, tante le precauzioni
de' Ginevrini per impedirne gli cfTctti. Onde sapulo che V im-
peratore Venceslao aveva confermato la dignità di Vicario im-
periale ad Amedeo, fecero grandi istanze avanti quel Sovrano
e per la intercessione del Vescovo loro Guglielmo di Lornay
ottennero che Ginevra fosse ritenuta indipendente da quel vi-
cario a tenore della revoca di Carlo IV ; e poiché il luogotenente
del Visdoino aveva pubblicato alcun atti di suo ufficio fu fatto

(I) Arch, ili Corte. Traites anciens avec la France . Paquet VII, n. 5.
Trnnsumpt.
(2) Gauthier, Bist . de Genève , ms. che cita I mas. dl Sarion.
r:t) M. ibid.

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DI STORIA PIEMONTESE 17.1

giurare che ciò non aveva operalo da parie del co


ma del J Vescovo, del Visdomo, dei Sindaci di Gi
Amedeo aveva ereditato l' accortezza del pad
prudenza di Bona di Borbone imparalo per te
l'impazienza. Attese a intorniarsi di amici ; i vecc
i nuovi con carezze blandire. Rivoli travaglialo da
bellini per amore d'Acaia con suo arbitrio quiet
dieci anni con Ludovico d'Angiò la tregua del 1
ligiani pacificati dalla Matroua volle alleali ; il v
iriolti, i comuni furono chiesti c accettarono. Pace durevole:
se differenze nascessero , le definissero arbitri eletti dalle parli,
ogni cosa amichevolmente conchiusa: i malfattori saranno a
vicenda consegnati , cosi che sia tolto l' asilo ; libero il com-
mercio nelle terre loro, pagati solo i pedaggi e le gabelle
usuali ; la difesa degli stali mutua , fermi i precedenti trattati ;
mantenute le alleanze di Savoia con Berna e Friburgo. Quésto
trattato concliiuso il di 11 del dicembre 1399, fu approvato
dal vescovo e dai comuni i' 8 febbraio successivo (3). Altra
amicizia confermò e fo' certa. Guglielmo di Mcnlhonay vescovo
di Losanna fu gran fedele a Savoia. Possedendo castella nel
genevese, non gli piaceva lasciarle in giurisdizione d' altrui. II
conte dicendogli gratitudine per prestati servigi dicdcgli il 3 giu-
gno 1402 il jus vitae et necis in Trucheł, Mcnlhonay e tre altri
luoghi di quel contado e in Balaison , Langia , Hermane,
Bons, Mornex, La Roche, Cruscille, Rumilly e Alby (4). In
Borgogna aveva liti per (erre che il Duca pretendeva quali di-
pendenti dalla castellania di Montréal ; e il conte ai 16 del 1403
aderi ad una commissione che riconoscesse il giusto , la quale
per tredici successivi aggiornamenti ebbe tempo a decidere sino
al 1411 ; intanto Amedeo si confederò col Duca per la difesa di
Savoia e di Borgogna (5).

(I) Gauthier , Itisi, eie . , ms. cit.


(42) Per la tregua del 1380 vedi Guichenou: per la conferma vedi
Arch, di Corte, Trattali diversi . Mazzo II, n. 13.
(3) Arch, dl Corte. Traites avec les Suisses . Vallaisans . Mazzo IV,
ii.'ß, 7.
(4) Ibid. Protocolli de'Scgrelarj. Trucheł , vol. II, ii. 70. I servigi
sono distinti in Guichenon, Bist, généul., voi. 11.
(3) Ibid. Traités etc., come sopra. Mazzo VII, n. ß.

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174 DICHIARAZIONE Dl DOCUMENTI

l'or qiiiclc dello Stalo era da risolversi nella .credenza di


uno dei Papi eletti, Bonifazio IX, Bcnedello XIII; ma Bo
nifazio era stato emulo di Clemente VII, e Benedetto non
piaceva alla Francia , di cui il conte era amico. Onde ir-
resoluto non si voltava a ninno. Ma Benedetto clic si era
gratificato Bona coli' accordarle , siccome scrissi , l' esigenza di
alcune decime, ne impose un'altra egli stesso sul clero di
Savoia e ne die la metà al conte collo specioso titolo antico di
ricompensarlo di spese ch'erano da' suoi predecessori state fatte
in servizio di Santa Sede in Oriente: e indi a qualche anno
(1405 marzo, morto Bonifazio e rimasto in competenza d'In-
nocenzo VII non temuto) imposta altra decima nelle diocesi di
Tarantasia , Ginevra, Losanna, Moriana, Aosta, Bollcy e Sion,
e in quelle parti del dominio del conte clic stavano in diocesi
di Lione, Grenoble, Mascon, Vienna e Besanzone, diede anche
di essa la metà al Gontc, il quale senza manifesta avversione
del suo clero e senza gravare i laici, l'erario proprio risto-
rava (1). Ciò per altro non lo risolveva a favore di nessuno
sebbene i sudditi piegassero verso Benedetto. Amedeo era stato
allevato in gran devozione dalla madre Bona di Berry (2) , ma
le istruzioni di Bona di Borbone lo insegnarono a far differenza
da religione a preti, e a non sacrificare la ragione di stato
all'ambizione di nessuno.
Morto Innocenzo successore di Bonifazio fu eletto Grego-
rio XII; il quale, come Benedetto, giurò di deporre anche la
dignità per la quiete della Chiesa e di tentare ogni prova per
finire lo scisma. E di fatto Gregorio, visto il competitore in disgra-
zia di Francia, scrive e fa scrivere dai Cardinali a Savoia clic
lo aiutino a romper lo scisma (3). Forse sperava che oppresso
l' emulo ci resterebbe papa : e fidato più tardi negli aiuti della
Regina Giovanna che lo serviva di trecento lance contro i Vi-
sconti teutò Ludovico d'Acaia perchè a quella Signora restituisse,
rome aveva promesso, le terre per. lui tolte a Bernabò e Ga-

il) Arch, di Corte. Bolle e Brevi . Bcnedello XIII . Mazzo IX, n.1 4 ,
(> e 7.
(2) Cronica di Evian% citata, fol. 114.
(3) Arch, di Corte. Bolle e Brevt. Bcnedello XIII . Mazzo lx , ».' Il,
12, 13.

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DI STOMA PIEMONTESE 175

leazzo, e cosi le désso modo di più fare per lui


trovato l'Acaia nò altri meglio inclinali per lui c
petitore, infellonì e si volle tenere la tiara. Amedeo d
o poiché il suo clero credeva in Rencdclto, quantu
cilio di Pisa avesse deppsto e Gregorio e lui , e il
ancora non fosse eletto, fcccsi dare un* altra metà di decime
ecclesiastiche ne1 suoi stali , e le raccolse (2). Quindi eletto
Giovanni XXIII a quest'esso si volse e credette.
Amedeo educato al governo degli slati dalla duchessa liona,
apprese le idee dell'avo clic avrebbe voluto disfarsi de' l'euda-
larii e comporre di Piemonte e Savoia un solo stato. Il nipote
quell' idea ingrandi e tentò per maritaggi e per patti guada-
gnarsi a poco a poco il Monferrato ; per patti e per guerre
portarsi via Saluzzo e rodere verso Milano e verso Liguria
quanto potesse. A' 7 maggio 1Ł02 era morto Amedeo d'Acnia
e il Piemonte caduto in governo del fralel Ludovico (che
nuil aveva che un figliuolo non legittimo) , doveva tra pochi
anni ritornare al Conte. Ma forse spiaceva questo ad Acaia
cosi che risolvette di ammogliarsi, e per temperare l'uggia
che sapeva di muovere nel Conte , chiese la sorella di lui Homi
che allora aveva quindici anni. Non polendo altro Amedeo
gliela concesse ina con espresso palio che Ilona rinunciasse
ogni suo diritto ereditario materno o paterno sui beni di Sa-
voia e del Piemonte (3). Cosi se gli sfuggiva nuovamente il
Picmqulc , non era nessun pericolo di distrazione di altre terre
per cagioni di eredità. Ma lo favori fortuna, che Ludovico non
ebbe figliuoli dalla sposa. Dopo clic, Amedeo si volse agli affari
di Monferrato.
Morti Giangalcazzo Visconti e Amedeo d'Acaia fu tregua tra
Ludovico d'Acaia e Teodoro di Monferrato; che gli cedette il
Mondovi, per potere far la guerra a Gianmaria Visconte e to-
gliergli Casale e Vercelli, come glieli lolsc intanto che Facino
Cane si prendeva Tortona, Alessandria e Novara, e altri avven-
turieri altre terre, cosi clic Gianmaria rimase colla sola Milano,

(1) Arch. di Corte. Halle e Brevi. Benedetto XIII. Mazzo IX , u. 1.'».


(2) Ibid. n. 17.
(3) La rinuncia lia la data dcl 24 luglio 1403. Vedi Arch. di Corle.
Protocolli de' Segretari , vol. H, fol. 142.

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17G DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

« guai a .lui se Amedeo di Savoia Tosse stalo pronto a correrv


sopra. In quel parapiglia il Conte però non rimase ozioso:
conciossiachè è da sapersi che oltre la lega conchiusa ira lui,
Monferrato ed Acaia , per la diTesa de' loro stati , accen-
nata dal Guiclienon e dal Sangiorgio Tu obbligo e patto d
lutto fare, perchè si compisse il trattato di lega già comin-
cialo col conte di Pavia , rimettendo per cautela Vercelli in
man di esso Conte ; e Tu deliberato che se conquistassero al-
cuna parte delle Langhe o altri stati si dovessero dividere cos
che una terza parte toccasse a Monferrato, le altre a Savoia
ad Acaia, e se vi fosse da acquistar con denaro, la spesa e
l' utile sarebbero in quella misura comuni (!). L'anno appress
(10 luglio 1M)5), furono sospese le armi; e Savoia ed Acaia da
una parte, Gianmaria duca di Milano, Filippo Maria cont
di Pavia e Facino Cane per l'altra , sottoscrissero una tregua pe
aver agio di terminare le differenze tra loro e Savoia , Ira Sa
voia e Monferrato (2). Savoia e Monferrato si accordarono, e
a' 2fc di marzo 1^07 fu stabilito che per sicurtà di pace Gio-
vanna sorella del Conte sposerebbe , dotata di scssantamila fio
rini d' oro , Giacomo primogenito del marchese ; e il di stess
fecero lega offensiva e difensiva a patto che Savoia non si oppor-
rebbe alle liti di Monferrato ed Acaia, ma non sarebbe costretto
di aiutare il primo contro il principe cognato ; nò Monferrat
presterebbe aiuto a Saluzzo contro del Conte; e finite le con
tese tra Mouferrato ed Acaia questi fosse ricevuto nella lega (3
Quindi nel successivo giorno 2 k fu compromesso nell'arbitri
del vescovo di Losanna e del marchese del Carretto il finire le
antiche vertenze per Azeglio e Cinzano , e poi diecimila fiorini
sentenziati già dal Borbone che Monferrato doveva pagare a
Savoia. E fu stabilito clic se gli arbitri ordinavano che il mar-
chese pagasse quella somma , il Conte li avrebbe dedotti dalla
dote della sorella ; e se la dote avesse un di a restituirsi si re-
stituirebbe in fiorini sessatilainila : se poi ordinavano clic non
si pagasse , tanto e lauto il Conte non avrebbe dato che fiorini

(I) Air, li. di Corto. Monferrato. Mazzo XI , n. IO.


(2) llild. Trattali dimrst. Mazzo 11, n. I TI-
CI) Ibid. Monferrato. .Mazzo Xl. n. 21.

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Dl STOH I A PIEMONTESE 177

cinquantamila senz'olirà correzione del contratto


quell'accordo Monferrato s'interpose il dì stesso a
Savoia, e Facino Cane, che rotta la tregua aveva
altri luoghi del Conte, e a* 21 d'aprile riuscì ad ot
Facino restituisse ad Amedeo Lenta , Ghislarcngo ,
Greggio, Albano di Vercelli, riservando ad altro
luoghi della Biondina clic Facino si era preso (2).
Séguito le cose di Monferrato , riempiendo il l)c-
quell' anno istcsso è la transazione- per Vercelli ,
Marchese darà a Savoia Saluzzola , Cavaglià e Mo
per otto anni, e sinché il marchese gli possa rende
Se gliel rende, il conto restituirà que'luoghi ritenen
spese e i danni la metà della dote della futura s
vanni; se poi Vercelli ritornasse al marchese, qu
tre suddetti luoghi al Conte che in tal caso paghe
dote (3). Così indugiava il matrimonio e poteva capitar
di farlo celebrare senza sborsare un quattrino, seb
sudditi l'avessero già dovuta comporre e senza indu
pensò che essendo la successione del marchesato libera,
per qualche vendetta il marchese lasciarla ad altri
giacomo , e privare così Savoia di que' pretesti che
crescere per giungere un di a farsi padrone di tu
strinse il marchese Teodoro a promettere che il m
toccherebbe al primogenito. E il marchese venne a
a la nomine Domini Amen. Actum in Castrum Pontis Sturic etc.
« Per hoc publicum instrumentum fiat manifestum quod illu-
« siris princeps Dominus Theodorus Marchio Montisfcrrati etc.
« cupicns imitari vestigia mores et consucludincs bone mcnio-
« rie illuslris prineipis lohannis Marchionis Montisferrati quon-
< dam genitoris sui et aliorum prcdcccssorum suorum et Mar-
ie chionum Montisferrati ut primogenitus Marchio succédât in
« dominio digiiitate baronia et segnoria marchionatus Mentis-
te ferrati , proinde appctcns unitatem in populis et suditis suis
ee eo quod in unitate consistit pax , salus et bonum populi
te ac eliam quia in omni regno dcsiderabilis debet cs¿c tran-

li) Ardi, di Corte. Monferrato. Mazzo XI, n. 22.


(2) Ibid. ti.» 24 e 28.
(3) Ibid. il. 23.
Anen. Si. ir. Voi. XIII. '<¿3

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178 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

« qiiillilns in qua et populi proficiant et ulilifas genti


« custodilur ad quam indticendam et conservandam opus est
«í regnile provider! per quem mullitudo populi dirigatur el
« coinmodius fiat per unum quam per plurcs. ... Considér
« otinm nllcndens sponsalia contracta inter illustres lohann
<t Incohum eius filiuin primogenituru et lohannam filiam b
<1 memorie domini Amedei (Vil) comitis, cuius pacta et c
fl venliones ibidem contentas et dcclarntas quibus medianli
c< promisit dictum lohannem In cob um eius filium dispon
« faceré et relinqiicre marchioncni et dominum tociu9 m
« cbionnliis dignitatis et dominii marcliionatus Montisferr
ff post ipsius domini marebionis deccssum etc. prout in
ri slrumenlo dictoruin sponsalium facto et recepto per Sim
* nellum Cicbolelluro de Virulcngo , et Christoforum Colum
« notarios etc. (1) ». II 7 di dicembre 1408 Teodoro emanci
il figliuolo e gli donò il marchesato di Monferrato che gli
lascerebbe dopo morte eziandio se avesse ad avere altri figli
riservatosi di provvedere loro di castelli e terre come già
proprio padre provvide a' suoi figliuoli con patto che fos
feudatarii del marchesato (2); quindi si rivolse al conte Am
deo perchè sollecitasse la pace di Monferrato ed Acaia. E il cont
la fece stringere il 1.° febbraio del 1409 con questi pat
Il marchese cederà al conte di Savoia Vico, Rocca di Baldi.
Santa Iba no, Piozzo, Bastia di Carassonc , Trinità e le sue ra-
gioni su Mondovi da consegnarsi ogni cosa il di in clic la prin-
cipessa arriverà in Chivasso o altro luogo del Monferrato: e il
conte cederà al marchese Asigliano e Lanzate , gli omaggi di
Clavesana e Mazze, le ragioni sui tre già nominati luoghi di
Caraglià, Saluzzola e Morgrando, e su Vercelli, e pagherà la
metà della dote trattenuta , e per di più obbligandosi a far ce-
dere da Acaia le ragioni o pretese sopra Vercelli e i luoghi di
Monforte e Sambuy : detto e fermato clic se il matrimonio non
si effettui la transazione sia nulla (3). Ma avendo intanto PAcaia
preso Sanlalbano e la Trinità , e Monferrato per rappresaglia
occupato Monforte : quel trattato del 1409 non potè aver pieno

(1) Arch. dl Corte. Monferrato, Mazzo Xl , n.' 20, 30.


(2) 11)1(1. n.i 31 , 32 , 33.
(3) Ibid. n. 31.

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Dl STOK I A PIFMONTLSL 17«)

elìcilo ; onde lu concordalo , nel Iti novembre i Viti


la Trinila il Monferrato compensasse cedendo al cou
di Monforte, e per Sanlalbanu il colile si tenesse sull
quciuila fiorini ; e che la sposa sarebbe condotta a
15 febbraio successivo ed ivi ali* atto delta consegna
facessero le permute (1). Ma a*10 di marzo del Uli la
non era tuttavìa potuta andare a Rivoli uè ad altro
Monferrato propter aliquas occupacioncs (2) ; onde s
miglior tempo aspettare.
Intanto Savoia fa ravvicinare cou buon animo il marchese
Teodoro e Ludovico d*Acaiav e con atto del di 8 aprile 1411
celebrato ne* prati di Jardin sotto Settimo torinese li stringe
in pace con facili palli (3) ; quindi cede ad Acaia la mela di
Mondovi (che aveva da lui ricevuta in marzo del 1409) e si
fa dare Vico, fiocca de* Baldi, Sanlalbano, Piozzo e Bastia di
Carassonc che gli aveva coucesso ; e più tardi (14-17 , ti febbraio)
temendo clic PAcaia potesse vendere quella parte di Mondovi
si fece obbligar lo stesso Ludovico ( come già per questo aveva
fatto obbligar suo fratello Amedeo nel 1396,12 luglio) di te-
ner sempre ne* suoi discendenti maschi quella città, e se ma-
schi mancassero a lui, quel dominio passasse al conte di Sa-
voia (4).
Pacificalo Monferralo con Acaia , procurò che tutti e due
si pacificassero con Milano. Ë difatto il Monferrato fece lega
di veni' anni con Filippo Maria Visconte per la reciproca difesa
degli siali loro, e di vicendevole soccorso purché non contro
il duca d*Orlcans , il conte di Savoia e il principe d'Acaia (5) ;
e il principe d'Acaia fece nel 141G a* 6 dicembre una tregua
col Visconlc che durò più clic non avrebbero voluto (ti). Im-
perocché Ludovico di Savoia subitamente infermò e non fu più
potuto guarire quantunque durasse in vita ancora quasi due
anni. Del qual lempo dirò cosa curiosa. A' 21 dicembre 14- 1G
corsa voce iu Torino che Ludovico fosse morto a Pinerolo ,

(1) Ardi, di Cor. Monferrato. Mazzo XII, n. 1. .


(2) Ibid. il. 2.
(3) Ibi J. n. tí.
(4) Id. Mondavi. Mazzo I , n.1 13, 14 , 1tí.
(5) ld. Monferrato. Mazzo Xli, ti. *.
(tí) Arch. di Città. Ordinali del Municipi*» , vol. LVI , pag. Mii.

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180 DICHIARAZIONE Dl DOCUMENTI

subilo il Municipio desse tredici sapienti a custodia della cit


ma il di appresso smentita , fu ordinata una processione ge
rale per la sua salute. Quindi ripetutasi quella voce ciť
fosse morto , si ripeterono anche gli ordini per la custod
delia città ; ma saputosi il di 28 clic Ludovico propriamen
viveva , gli ordini furono cassi , e due legali spediti a conoscere
il tero. 11 principe sapute queste opere fece sostenere i con
glieri clic avevano volato nelle assemblee, quasiché s' ci fo
veramente morto, non avessero dovuto provvedere alla si
rezza dc'cittadini i quali rimanevano esposti a più che u
pretendenti e in pericolo di una guerra civile. Perchè il M
nicipio a* 25 gennaio 1417 spedì sapienti al principe onde f
rivocare l'arresto di que' consiglieri e fargli ben capire che
voleva soddisfare ad una sua ira pcrcolcssc coloro che aveva
sparso la voce della sua morte se pure li trovava f clic
voce universale (1). Ma finalmente nel dicembre 1418 essen
veramente morto il principe ďAcaia si provvide alla sic
custodia della città e il giorno 17 si elessero sapienti clic pr
stassero omaggio al Duca di Savoia ( che della dignità duca
era stalo decorato due anni innanzi da Sigismondo impera
re (2)) ed esponessero i bisogni dc'cittadini.
Ludovico fu uomo d'armi assai illustre, gentile ed uman
protesse le lettere e gli studi. Appena morto il fratello, sig
ficò alla città di Torino che intendeva di aprire in essa un
studio generale: disponesse a riceverlo, pensasse alle sp
Torino aveva maestri di grammatica e di diritto civile com
luti' altre città d' Italia , ne pare che desiderasse di più. Gli
mini continuo sotto 1' armi spesso per offendere, quasi sem
pre per difendersi non comprendevano i futuri benefizi
un'istruzione. I soli che parlavano al popolo erano i capitan
ed i preti; nía i preti di quel tempo ignoranti, avari, rotti
costume, per ciò sgridati dai concilii e dai pontefici, non er
dal popolo rcverili nò creduti , quando pure alcuno con vo
di buono arrivava in qualche luogo a farsi ascoltare. Vincen
Ferreri domenicano commosso dalla malvagità universale n

(1) Arch. «Il Città. Ordinali del Municipio, voi. LVII.


(2) Per la cerimonia che se ne fece nel castello di Ciamberi, fu ch
mato a dipingervi lo stanze Gregorio Dono veneziano.

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1)1 STORIA PIEMONTESE 181

trovò modo di tirare gli uomini a penitenza che


Prese l'opinione di alcuni frati d'allora e si mise
finimondo. Dovunque andò travolse animi e ment
moglie di Teodoro marchese di Monferrato udi
fuggi la vita civile , amò la eremitica): e la turb
a titolo di limosina arricchiva i conventi de' Predicatori. Alcuno
de' consiglieri di municipio di Torino nell'adunanza del 17 ago-
sto 1402 propose di offerire aliquod servicium fratri Vincentio
predicatori; ma non trovò risposta uè' colleghi. E' saranno stati
di quelli che (siccome il piacentino storico Ripalta di fra Gio-
vanni successore nell'apostolato al Ferreri ) si saranno risi del
missionario che voleva saperne più di quello che il maestro
suo non disse. Ma convicn dubitare che sorgesse mormorazione
grave nel popolo o ne' frati ; conciossiachè a' 3 di settembro
rimessa la proposta fu deliberato : si facesse limosina d' un
carro di vino fratri Vinccntio predicatori sive convcntui predi-
catorum Taurini . La prcdicazion del Ferreri non migliorò i po-
poli , e perchó il mondo non finiva , e i segni predetti dall'Apo-
calisse da lui indicati e interpretati non apparivano quali il
volgo, che sta alla lettera, li avrebbe voluti; niuno fece mag-
gior conto di sue parole che di quante ne spandevano gli altri
frati e i preti. Il principe voleva altra predicazione : e instava
perchè la città si arricchisse di studi , e per gli studi si met-
tesse in commercio di civiltà, si dirozzasse, non stesse addietro
alle altre principali d' Italia. La città finalmente risolvette di
eseguire i comandamenti di Ludovico e a'di 28 settembre 1404 (1)
furono eletti sapienti a trattare col suo Vicario. Ma perchè
l'erario municipale era esausto e si era con grande stento e
con istraordinarie mal tolerate imposte dovuto pagare un grosso
sussidio pel matrimonio di Margherita con Teodoro di Monfer-
rato , ed altro non piccolo al principe allorché si fece sposo ;
non fu dato denaro per lo studio che a' 18 di settembre 1412
nel qual tempo , vedremo , già s' erano accresciute le scuole ,
e ricevuti numerosi studenti. Agli statuti provvide il professore
Ambrogio de Bozol dottore in ambo le leggi il quale propose

(!) Questa e parecchie altre notizie sugli stud] torinesi completano la


relazione del cav. Sauli. Il Carroñe accennò anche a Lezioni di Pro-
spero Balbo , che lo non conosco.

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182 DICIIIAIIAZIONI«: 1)1 DOCUMENTI

Ji chiodcn; all' università di Pavia copia de' suoi; clic avut


cesio olio fiorini ( 12 novembre ) ; e ai beneplaciti imperia
pontili/io provvide il principe nel luglio del 1414 avutone
sidio pecuniario dalla ciltà ; la quale si accorgeva già d
denaro clic le portavano i forestieri, e tanto clic stimò scon
niente dovessero i pedoni o i Cavallicri (1) , per venire a
rino, pagare: e perciò tolse il pedaggio, e trovò d'altra par
onde cavare ogni anno e quanto il pedaggio rendeva e quan
era necessità aggiungere per comporre trecento cinquanta
rini ipso durante studio dum studium in ipsa civitatc tcncbitu
ibidem legetur per quatuor famosos dccrctorum et legům doct
res non patriotas . La faccenda s'incamminava bene, e nei 1
settembre 1414 si appigionarono nuove case per l'universi
ma le nuove fortificazioni comandate e un nuovo sussidio a
forza voluto , e per soprappiù la peste che minacciava di en-
trare , e non ostante le subite prowissioni entrò (nel 1416),
in Torino , frenarono se non distolsero i savi dal far per lo
studio quanto avrebber voluto. Il pedaggio che la città
persuase al principe di togliere dai confini del territorio fu
forza mettere sul ponte del Po , e lassare l' entrata de' pesci
per avere suilicientc denaro (2 novembre 1415); conciossia-
chè, moltiplicando gli scolari, le spese del comune cresce-
vano, obbligalo com'era a provvedere e pagare con denaro
del pubblico le cose per loro. Ne quella provvisione bastò :
perchè avendo dovuto la città concorrere cogli altri slati a pa-
gare sessantamila fìoriui di dote che il principe aveva desigualo
alla nipote Matilde sposala al Duca di Baviera , si trovò in af-
fanno per uscire da tante cure senza fallire. II Municipio aveva
già pregato il principe a volere almeno mantenere del suo le
case per gli studenti e i mobili per le scuole ( 13 aprile 1417);
ma non avendo forse egli mezzo o comodità si rivolse al Duca
Amedeo perchè come dotto e letterato consigliasse dello studio,
e come signore diretto della città le fosse generoso di qualche
aiuto o favore. Gradi il Duca la preghiera e spedi alla città
questo biglietto che ha la data 7 aprile 1418. - « Dux Sa-
« baudic fidèles dilecti salutem, ele. Manu latoris recepta rum
<j ciTerlus coutiuebat quod propter recouciliatioiieiii et refer-

ti) XII denari viennesi un uomo a cavallo; VI mi uomo a piedi.

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1)1 STORIA PIEMONTESE 183

« macionem civitatis Taurini pluribus casibus infortu


ei petratis desolatam illustris avunculus noster et fideli
ci ravit earn reconciliari per doctacionem studii generali
« civitatis. Et quod ipse avunculus noster oneri bus d
« agravatus ergo nos intercederei ut auxilium i
« rum onerum supportacene porrigere dignemur sup
« mentem nostrani declaramus quod diete civitatis refo
« nem quantum possumus cordis affectu desidera mu
« nov i m us dictum studium dicte civitatis esse fruetuosum im-
a pedimusque ilium cedere in honorem nostrum et tocius pa-
ce trie nostre commodum ilium gratissimum habemus , et circa
« eius perpetuam manutencionem nos expedire dispositi sumus
cc quemadmodum dicto avúnculo nostro ad plenum scribimus
« et diclus lator a nobis fuit informatus. Valete. Dat. Cham-
ce bariaci (1) ».
Non poche , e prudenti leggi fece questo principe Ludovico ,
e s'egli non fosse stato in continui travagli di guerra avrebbe
certamente sollevato il suo popolo a buono stato. L' agricoltura
principale sorgente di ricchezza favorì , e la città per suo con-
siglio mantenne a proprie spese un guardiano quod debeat
tenere duos bonos et suficientes tauros et sic tenere promittit
[Bartholomeus , il guardiano) et unicuique conducenti ad eius
domum suas Vachas causa taureandi quod ipsas vachas taureare
faciat (2). Facilitò il commercio interno togliendo la differenza
de' pesi e delle misure , varia quanto i luoghi da lui governati (3),
e Testerno favori trattando amistà coi Vicini e specialmente con-
cedendo relazioni intime cogli Avignodèsi (4). In tempo di peste
aveva ordinato che i inalati fossero estratti dalle lor case onde
le famiglie non s' infettassero intere ; ma l' ignoranza de' Torinesi
o una mal' intesa pietà gli domandò che fossero lasciati ne* loro
letti (5). Agli studenti venuti in buon numero nel 1412 provvide

(1) Per lutto quello che è discorso dalla pag. Ì80 sin qui son da ve-
dersi i volumi LIII, LIV, LV, LV! e LVII del Liber Consiliorum nell'Ar-
chivio della città di Torino.
(2) Arch, di Città. Ordinati del Municipio o Liber -Consiliorum ,
vol. XLVII e LVII.
(3) Ibid., vol. XLVII.
(4) Ibid. , vol. LIII.
(5) Ibid. , vol. LVI.

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1 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

clic il Comune eleggesse deputali qui animadvertere debc


cum magis aptum ad postribulum faciendum et ea que ci
essent animadver tenda et postmodo referrent in credencia q
per eos advisata fuerint que tunc disponere et ordinare vale
libilo voluntatis una cum Joanne Papa; e indi a quattr'an
più numerosi, altro luogo magis aptum fu convenuto segna
E poiché la città fece notißcarc al suo tesoriere robalitia
per studentes ut super cisdcm provideatur fece intimazioni
secondo il bisogno; le quali per altro non essendo temu
crebbe la citta islcssa con un decreto col quale proibiva
scolari di andare di là dal Ponte del Po, dove danneggiav
viti e gli orti , la quale proibizione chiarisce di che sort
erano i denunciati al tesoriere (2). Da Ludovico di Savoi
cominciò la vera civiltà del Piemonte.
Sono di questa prima epoca del libero principato di Ame-
deo Vili , oltre le cose già dette a pagina 173 di questo libro:
il patto col Duca di Narbonne di darsi a vicenda i malfattori
scritto il 1M)8 (rinnovalo poi il IMI, e il 1MB concertato ezian-
dio col DeIGno); la creazione dei comuni di San Giovanni di
Moriana, di San Cristoforo, San Pancrazio, San Sorlino d'Arvc,
Moutron, Albiò-lc-Vieux e Albiò-Ie-Jeunc, lanière, Villargou-
drau, Fouconverlc, e Villarambert a' quali diede facoltà di no-
minarsi i sindaci, i procuratori , i consiglieri e tutti gli altri
uflSziali (3); e la protrazione della tregua coll'Angiò (4).
Mortagli la madre , il conte Amedeo domandò che a lui
fossero continuati i tremila franchi d' oro che erano stali asse-
gnati alla Duchessa Bona sulle rendite di Macon il di nel
quale fu sposa (5). Pare che queir assegno non fosse stato pun-
tualmente pagato, perchó un ordine di re Carlo dell' 8 gen-
naio 1393 mise i tesorieri in obbligo di far pagare alla contessa
di Savoia non solo i tremila franchi, ma ancora i dovuti degli
anni addietro: e può anche essere che quegli arretrali non fos-
sero stati intieramente pagati e che abbiano dato motivo a Sa-
voia di chiedere, e a Francia di concedere ( il 2 marzo 1404 ) ,

(1) Arch, dt Città. Ordinati del Municipio , vol. LIII e LVI.


(2) Ibid., vol. LIV c LVII.
(3) Arch, di Cor. Arcivescovadi. Moriana, Mazzo I , n. I.
(4) Ibid. Trati, diversi. Mazzo II , n. 13.
(3) Vedi pag. 37 di questo Volume.

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III S K mu PIEMOiNTESK 185

I he quella somma gli fosse ogni anno sborsala. 1


riconoscersi da chi esamini (ulte quelle carie e
faccenda stanno ncIP archivio di Corte di Torino
il Carroñe cstrassc: che Amedeo ebbe ogni anno q
senza interruzione sino al IMO e dal 1416 al 143G
difficoltà e taluna interruzione, e clic per cagione d
furono litigi bene spesso caldi fino all'anno 1
però non fu la sola concessione importante clic
a Savoia. Grato il re a' servigi che alla sua coron
stato il settimo Amedeo avcvagli conceduto l'omaggi
ma per non so quale negligenza Amedeo non ne p
Amedeo VIII lo domandò per sò , e Carlo glicl d
gli onori, i diritti, i comodi, e i proventi che a q
orano legati , e pose ncll' atto : egli e i suoi ered
gaudcant utantur tanquam de re sua propria perp
stino omaggio ligio, e fedeltà alla Francia. E per
del regno tenevano inalienabili i diritti della cor
espresso decreto ( 1401 1.° giugno) che sicurav
quel divieto (2). Saluzzo che aveva sino a que' dì
Savoia, e nella lite perduto da trenta terre si dols
con Francia clic avesse tanto altamente favorito il suo ne-
mico. Il re per mitigargli la collera scrisse a Savoia : resti-
tuisse a Saluzzo le terre prese. Ma Savoia negò; che quelli
erano interessi del principe d'Àcaia. Il re ne ebbe a male e
permise che Saluzzo ponesse causa in parlamento. Il parla-
mento fece ragione al marchese e pose il pegno pretorio sulle
terre che il conte possedeva ili Francia sia di utile che diretto
dominio (3). Savoia non fece gran chiasso , e aspettò tempo.
II tempo venne (cresco e rettifico il Muletti) che Saluzzo col-
legatosi con Monferrato in pro de' Genovesi contro la Francia
fu in grandissima ira del re. Allora Amedeo ricorse per avere
liberi i suoi feudi , e li ebbe il 30 gennaio 1410 , coli' aggiunta
di quell' altre terre che per ventura il marchese possedeva nel
regno di Francia (41. Ciò nondimanco Saluzzo non volle iti-

ti) Ardi, di Cor. Città e Provincie. .ìfacon. Vedi i primi dieci nu-
meri del Mazzo 1 , e » Mazzi HI e IV.
(2) A reti, di Cor. Saluzzo. Mazzo V.
(lì) Ibid. id.; e vedi Muletti e Pier GioflYcdo della Chiesa.
(4) Ibid. id. Mazzo XIV.
Anen. Sr. It. Vol. XIII.

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isr> diciiiaiiaxionk m documenti

chinarsi <i Savoia, e gli travagliò le genii. Onde Savo


di fargli guerra, scrivendogli per ragione (9 giug
<# quia tu lenes et diu (cnuisli injusliliam contra gen
« predecessores noslros et successive contra nos cl de
« contentas sed pejorn malis cumulando more hostili
u noviter processisi! contra nostratcs via guerre pu
« fiominum slragcs , caplivacioncs , sanguinis effusio
u erem aliones, caslrorum villarum invasiones el alia
» plius tolerare nolimus ; etc. Dat. Avcllianc , etc. (i
Detto falto, il conte e a campo contro Saluzzo,
grande apparalo clic il marchese ne trema e doma
scusandosi che nulla ď amaro aveva col Conte, clic non
inteso di oiïendcrlo in alcun modo; ciť ci faceva gue
ina la faceva , come V aveva sempre fatta , all'Acaia
non gli appuntasse reato. Invece il Conte gli rinfacc
recali alle terre sue proprie e a quelle d'Acaia ch
feudi di Savoia, e l'ostinazione del non prestargli
omaggio. Queste cose si facevano sul campo e si s
dal segretario notaro imperiale Bombât de Dyvona
in presenza di gran personaggi piemontesi e sav
quali intervenuti pacieri ottennero clic il conte
dalla enorme somma ciť ci pretendeva per danni av
gare la quale non sarebbe bastato quanto Saluzzo
deva feudo o non feudo } ; accettasse da Saluzzo l' o
le fedeltà prestate sin dal 1169 e quelle di Federigo
a Savoia ; egli ed Acaia ritenessero in compenso di da
le terre occupate; il conte restituisse al marchese la
Fo e Castcllazzo e gliele stringesse in feudo avito e
Acaia poi rimettesse le ingiurie a Saluzzo e ricevess
gio per Carmagnola e Revello: ogni lite fosse quieta
pane contento, e pose il proprio sigillo nell'alto
sigillo del conte (2) ; e il dì stesso come narra il Mul
per Carmagnola e Revello omaggio ad Acaia. Ma o v
non fosse contento e avesse firmata la pace per prender
e di secreto implorato aiuto di Francia, o che Franc
tanea entrasse in questo affare, il 5 di luglio appar

(1) Arch. di Corte. Protocolli tic' Segretari , vol. III, p. :H7. .


(2) I hid Sahizzo. Cair*. IV, Mazzo V, n. 22.

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Dl ¿LOI» IA PIEMONTESE 1S7

campo ambasciatori dul governatore del Dellìnat


cero istanza a Savoia ehe le terre tolte a Saluzzo fossero reu-
dute. Savoia disse a' .legati andassero a Santia, dove unito il suo
consiglio darebbe risposta. La risposta fu data sulla sera del 10
e quindi I'll consegnata in iscritto con queste parole: - « He-
it spondit dietus comes ele. Quod ipse inandatus per scrcnissi-
(t mum principem et dominum Sigismunduiu regem Koiuauo-
<t rum venire ad partes Italie pro servicio impendendo cident
« domino regi domino suo fecit congrcgalioneiu gentium ar-
it morům , et cum magna comitiva diclaruui gentium venit ad
tf parles suas Pcdcmonlium, et ibidem inforinalus plane de
» inimicis ♦ guerris , dampnis et olTeusis faclis per dictum ¡Hü-
tt slrcru dominum Marchioncm Saluciarum et cius prcdcccsso-
« res contra dictum dominum suosque predecessores et eorum
« vassallos et subditos etc. Super quibus injustiliam fecerunt
« dieti dominus marchio et cius predecessores diclo domiiio
« nostro cornili ciusquc predecessoribus quodquc idem dominus
« comes mullas querelas peticiones et justas demandas ha-
it bebat contra dictum dominum marchioncm noliíicavit eideni
u domino marchioni dietus dominus comes per suas patentes
u litteras quod idem dominus marchio eidem guerram Iecerat
u dampnaquc cl injurias cidein intulcrat. Et quod ipse cl eius
u predecessores injustiliam de co habebant et habuerunl propter
« que iiilcndcbal idem dominus comes super prediais prowi-
« dere et deinde cuín suo excrcilu fuit ante locum Salutia-
te rum, ubi idem dominus marchio nolilicavit cidcni domino
« nostro cornili quod ipse injuriam nee offensa in Iecerat cidein
tf ncc dc co iiijusticiani hubebat. Vcrumlamen si esset infor-
tì malus de prediais previdero paralus erat lucere eidem
« domino cornili quod debebat. Qua notificaciunc audita per
tf dictum dominum comitem idem dominus comes ledi dictum
u dominum inarchioncui informari de quibus racionibus et
<t querelis eidem domino corniti compclenlibus contra dictum
« dominum uiarchioncrn et inter cetera. Eciam quod předc-
it ccssorcs ipsius domini comitis obtinuerunt a serenissimi»
tf principibus doininis iuiperatoribus Homanorum anliquitus
te literas et de juribus império compclenlibus in diclo mar-
it chionatu Saluciarum. Dietus vero dominus marchio volon»
tt insequi vcsligia suoruin prcdcccssorum et de se justicia Li -

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188 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

« cero verilateinque ot bona m fulem agnosccrc et super omnib


« qucrclis controversi is pcticionibus , et dcmaiidis invicem ex
<v sistentibus inter ipsos dominum comitcm et dominum m
<1 cliionum composuilet concordavi! cum codem ďomino cor
a in presencia quamplurimoruni baronům banneretorum

<« militam et nobilium

a marchioncin ftiil facta bona pax et amicitia


« que dominus marchio fecit domino cornit
« tcncbalur. . . . que dietus dominus comes ob
« cióse agendo cum codem fuit contcnlus
« idem dominus comes quod ca que fecit iust
« fecit salvo semper suo honore et pro cons
« suorum non autem contra formam (Idclilat
« dicto domino nostro Dalphino. Qui statum
« domini Dalphini scraper paratus est conser
« suo et cidcm servire ut tenclur. Sicut cciam
« dcccssorcs continue fccerunt temporibus rctr
Que1 legali non furono soddisfatti ; anzi pa
n' andasse a patire P onor del padrone intim
dell'oratore Giovanni Boncto al Conte di rime
le terre ; che se non le rimettesse eglino il
decaduto dal feudo eli* ci tiene dal Delfino. D
quello che aveva fatto credeva che fosse buo
il Delfino poleva richiamarsene all' imperator
due e ai legati : e poiché essi operavano stolt
andassero. Al che PAcaia aggiunse: che se
Conte, tratterebbe secondo i meriti l'audace
parole ne suscitarono altre ďaltrui e specialm
Colombier e di Giovanni Belfortc i quali pose
tarlo in un pozzo. Il Boncto allora intimorit
volse al Conte: « Metuende noster domine (d
a sumus nuncii , nee male debemus audire ncque
Ma PAcaia troncando le parole bruscamente r
« non venne qua il vostro padrone a darci cot
« l'avremmo trattalo secondo i meriti? Ei
a venga e si provi » ; e preso seco il Conte e
dal concistoro (1). Il marchese di Saltizzo v

(I) Ardi, «li Corte. Salus so. Mazzo V e scg.

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Di STOMA PIRMONTLSIS 189

prova ordinò a' suoi soggetti di giurare la pace e


fermata il 23 giugno: e i vassalli, i nobili, i si
curatori delle ville del marchesato af3 di agosto
il di 5 prestarono fedeltà a Savoia con patto che se i
venisse un di in potestà del Conte egli non l' in
nessuno che non fosse il primogenito ereditario d
trattante loro confermasse i privilegi e le franch
Il principe d'Acaia fedele ad Amedeo non aven
cui trasmettere i feudi suoi , ogni cura poneva n
l'onore e le comodità del Conte. È notabile quest
tutti della famiglia di Savoia ebbero a far grand
Il Comune di Chicri , che si reggeva liberame
protezione di Savoia, aveva a' 12 settembre 1351
Conte mille fiorini d' oro annuali per tributo ; m
di Amedeo VII aveva cessato di pagarli. Il successo
altro; uia Amedeo Vili richiamò i Chicresi al
Rispondevano i Chicresi: a corum donum fuisse d
ce sonale et non reale, itaque non transiebat a
« successorcs dieti domini comitis, sed extendebal ta
« ad ipsius domini nostri comitis avi personam e
ce naturalem et non ultra » ; e il Conte ripetev
« fuisse perpetuum et reale et transiré debuissc
« donatarii perpetuo heredes et successorcs, bene
« textu atque verbis tituli diete donationis el juris a
« inde super hoc factis et maxime nomine et ex
« tatis et potencie comitalis ». In questa discord
arbitro Ludovico d'Acaia : e Ludovico d'Acaia il
glio 1413 sentenziò che i mille (¡orini d'oro ann
pagare al Comitale di Savoia , e perchè ne riman
tamila insoluti, cinquemila ne pagassero i Chicr
perdonasse il Conte. Piaciuto il partito fu il med
accettato (2).
Dalla parte di Ginevra poco è a narrare di queslo spazio
di tempo. Gli stessi storici scrissero poco , segno di quiete, àia
se quiete lasciava il governo ai sudditi, non la lasciavano i preti;
clic sotto colore di religione e di morale perseguitavano cri -

(l) Arch, ili Corte. Protocolli de* Segretari, vol. Ili, p. aia e aiti.
(2) Ibid. Protocolli de* Segretari, vol. Ili, p. 329 e 332.

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1í>0 DICHIARAZIONE Dl DOCUMENTI

stiaiii cd ebrei che amorevolmente insieme conversavano. Pietro


de Magnici* rettore delia parrocchia di San Germano espose
circa il 140G , <r quod licet de iure vetitum sit in quibuscumquc
« partibus mundi principibus christianis subiectis , judeos cum
« christianis pcrmixtuui habitare, sed separatio! et in carrcriis
« ac canccllis a christianis districtis omnino habilalioncs habere,
« nihilominus tarnen iu divini noininis opprobrium et contcm-
« plum ac filici Christiane, pcrßdi iudei in civitalc Gebennensi
» in domibus in parochia diete ecclesie sitis , permixtum cum
« christianis moram trahunt , ac ex i psi s nonriulli per dclatio-
« nein alicuius signi patentis , aut alias prout est alibi solitimi
« fieri, ab cisdetu christianis minime distinguunlur , propter
« que parvuli et adulti Christiani , ob mutuam cohabilationcni
« lìuiusruodi possunt ad superstilionem et pcrßdiain judcoruiii
« pcrtnixlorutn induci , mulleres quoque Christiane judeis ac
« christianis muliercs judcoruin , dauipnabilitcr commisccri ;
« ac nonnulla alia sinistra et graviora dampna irreparabilia ac
ir scandalo vcrisirnilitcr exoriri (I) ». E su questo timore solo
clic possunt exoriri lece istanza perchè i giudei da' cristiani
fossero separati. Tanto zelo aveva quel parroco in una città
nella quale il clero secolare e regolare scandolczzava sfaccia-
tamente i laici ! Genève dans le siècle dont nous décrivons
ïhistoirc , dice il Gauthier (2) , croupissait de même que toute
l'Europe sous les tenèbres d'une grossière ignorance et ďune
honteuse superstition . Une vie débordée jointe à deux aussi grand
maux , achevaist de défigurer absolument le mond chrétien . Les
ecclésiastiques qui auraient du faire tous les efforts pour rétablir
la pureté des mœurs , tombaient eux mêmes dans les desordres
les plus scandaleux aux quels le peuple également corrompu et
qui avait pour les pretres et pour les moines une prevention
aveugle ne prenait pour l'ordinaire pas garde . E difalto come
creder non lecito quello che è costumato da chi ha uffizio di
predicare la giustizia e la verità? o piuttosto, chi verra a dire
ciò non è lecito , ciò è proibito farsi , quando egli stesso dà
l'esempio scoloralo? E di quei tempi: quale riverenza equal
fede potevano pretendere i preti accusali d' avarizia dal loro

(I) Arcfi. di Ginevra.


(*2) ¡list, de Genève , ms. ibid. citato.

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DI STORIA PIEMONTESE 191

¡stesso papa Bonifazio, c di libidine da' successo


vano dire i popoli veduto salire sulla cattedr
guerreggiarsi colle scomuniche e colle insidi
Clemente VII, Bonifazio IX, Benedetto XIII,
Alessandro V , Giovanni XXIII , carelli di gravi d
alla religione di cui erano capi, e in faccia ai
volevano ubbidienza e fede? Simoniaci lutti e per l'a
tiara e per la vendita delle dignità e de'benefiz
era il primo rimproverato e aborrilo dell'avere
martorii in Nocera i cardinali, ch'egli temeva co
rali , e toltili di là uno scannò per via , gli a
Genova nella Commenda di Pre. L'altro, beccaio dc'Ccsenali
quand'era legato di Gregorio XI, aveva mercantato scoperta-
mente coli' Angiò decime e benefìzi , e vissuto da re , tras-
messo agli eredi tre milioni di scudi d'oro, somma riguardo
ai tempi enorme (1). Bonifazio lasciati perire di morbo e d'ine-
dia per le vie di Roma i pellegrini concorsi pel giubileo , sol
perche tale indulgenza era stata messa colà eziandio dal com-
petitore Benedetto : e questi ed egli rei di avere tolto da tutti
i regni immense ricchezze colle annate sui benefìzi , cui sola
Inghilterra negò di dare. Innocenzo censore aere de' suoi pre-
decessori , di loro più ignavo o vile aveva fatti scannare o get-
tare dalle finestre quanti Romani gli parlarono di promessa e
dovuta libertà. Il successore fastoso parca di Regia Corte me-
glio clic di Chiesa : ogni ricchezza sprecò senza lasciare nessun
bene; egli e il competitore fedifraghi al Concilio, ostinati allo
scisma , brigavano co' principi , co' popoli che pur n' erano
stanchi. Giovanni successore del cortigiano Alessandro, astuto
imbroglione, maestro d'inganni, si rideva coperto delle sante
cose; ina accusato di mille colpe, di gran numero convinto,
ebbe pena non abbastanza degna de'suoi reati. Rimarrebbe a dire
ben mollo di papa Martino persecutore feroce de' riformisti ,
arrogante conculcatore de' canoni (2) ; e di Eugenio suo suc-
cessore ch'ogni bene di Chiesa donava ai frali, e comandava
ai re di violare i giuri solcnneggiati sul Vangelo ; ma noi

(1) Iii metallo, DO milioni di franchi ; |>iu del doppio in derrata.


(2) Carissimo a iMartlno fu II cardinal (iiulinno cesarmi elio sosie-
neva esser lecito non mantenere la parola dala agi* infedeli

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192 DlClilAIV AZIONI^ IM UOCUMKNTI

andremmo (toppo innanzi col (empo , e cc ne dobbiamo ri-


tenere.

Circa il tempo clic il rettore di San Germano ipocritamciHc


/clava contro i giudei, un frate dipingeva una sua fantasia in
odio del clero corrotto. Un gran mostro con sette teste e dicci
corna partorisce un papa coronato della triplice corona, il quale
nou appena fuor del ventre della magna bestia cade in una
grande caldaia sottoposta e tutta piena di cardinali , di vescovi
e di frati. Arde sotto la caldaia un grati fuoco e ve rattizzano
e fan violento gran numero di diavoli adirati. A pie de* quali
questi versi :

ludicabit iudiccs Iudex generalis


His nihil prodcrit dignilas papalis
Sivc sit Kpiscopus , sivc Cardinalis
Heus condetinabilur nee dicctur qualis.
His nihil prodcrit quicquam allegare ,
Ncque cxcipcrc ncque replicare
Nee ad apostolicam sedem appellare
Heus condcnnabîtur nee dicctur quarc.
Cogitale miseri, qui vel qualcs estis
Quid in hoc judicio dieere potestis
Idem erit dominus iudex, actor, testis (t).

Amedeo subito compiacque il paroco, e nella patente clic


ordinava la rigorosa separazione de' Cristiani dai Giudei, e ne
allìdava al paroco l'esecuzione pose per ragioni le medesime
esposte dal prete: e contemporaneamente fece aspro decreto
contra gli usurai ed i notai che tenevano mano alle usure.
Ma è a credere clic sorgessero molte querele, e clic fosse di-

ti) Ho (ratto questa notizia dal ms. del Gauthier. Sa v łon lasciò
no' suoi Hiss, clic la pittura era sul muro e elio , sebbene stata sepolta
per molli anni, allorché nel 1535 fu trovata nel convento del Domeni-
cani di Paluzzo, era tuttavia vivida e ben conservata. Se era ben con-
servata, non ne ebbe buona notizia ltosct che la disse pinta sol legno,
perocché il legno sępolio lunghi anni sarebbe marcito. SI conoscono altri
esempi contemporanei di pitture pubbliche in cui sono rappresentali i
costumi libertini de' preti , e le pene a loro o desiderate o minacciate
da' popoli. La pittura ginevrina era del 14(11. Primo de' Papi ehe ein
t'Osso la ter/a mrntia si erode Clemente VII.

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Di STOMA PIUMON I CSF 193

mostralo non abbastanza giusto il suo comando ,


pericoloso ad essere eseguito, od anche contrario al
resse perchè subitamente ne sospese l' esecuzione sen
nessun motivo speciale, ma coprendo il suo volere c
cer lis causis et considerationibus nos moventibus (1). M
non stette quieto a quell'ordine; e ardito scrisse
« lude i ad vestram curiam egregiam accedentes, obt
« iu curia ipsa littcras quibus vestra dominalio dux
a supplicanti precipicudo ut ab omni processu iu
a incollando contra eos desisterci cum nonnullis comminalio-
a nibus ibidem exprcssis o ma ch'egli credeva fermamente
che quelle lettere non erano partite di suo volere perchè prin-
cipe circospetto e prono a giustizia mai non avrebbe commessa
una tale azione contro ai canoni (2). 1 preti ebbero sempre
questo di singolare e di esemplare , che rimasero costanti a so-
stenere ogni loro proposilo , e ostinali a difenderlo: vergogna a
quegli altri uomini che volenti fare del bene , incontrati fieri
ostacoli subito disperano e cedono il campo ; poi vilmente la-
mentano i tempi a lor buone intenzioni nemici. Ma ad Amedeo
erano altri pensieri.
Padrone del Fossigni, del Ciablesc , del paese [Link] e
di Gex e della Contea di Ginevra , gli pareva nulla se fosse
adatto dipendente del Vescovo. Giuralo omaggio al Vescovo
qual conte e qual signore di Ternier , domandò all' imperatore
i diritti sulla cancelleria ginevrina ; e li ebbe a' primi di apri-
le 1406. Il vescovo vi pretendeva: e si accontarono, poi ac-
cordarono a'21 giugno , più strettamente a' 23 di novembre (3).
Poi rammentando 1' amicizia di Benedetto papa coi Ginevrini
e le speranze che aveva in Savoia , chiese al Pontefice , gli con-
cedesse la giurisdizione sopra Ginevra, chè il Vescovo non aveva
tanta forza per ¡spazzarne i furfanti. Ciò fu posto in esame al
vescovo di Grenoble il 17 febbraio 1408 (4). Poi in gennaio
dell' 11 , propose un cambio di alcune terre sue cou terre di
Ginevra (5) ; quindi l' anno appresso citò il vescovo a compa-

tì) Arch, di Ginevra.


(2) Ibid.
(3) Arch, di Corte. Genevois. Mazzo VII, n. il , 12, la, i<>.
(4) Arch, dl Ginevra. Nota di Sordet.
(3) Ibld.
[Link]. Si. Ir. Voi. XIII. - 1

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194 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

rirgli innanzi a Ciamberì c prestare omaggio della signoria


Ginevra a lui quale Vicario imperiale (1). Ma di questo omaggi
fu il Vescovo liberato da Sigismondo, del resto niente conclus
piuttosto negato. Pure il Conte prendendo tempo col tem
alcun profitto voleva. Chiese graziosi doni a titolo di socco
per guerre ch'ei doveva sostenere, e n'ebbe in due anni (1410-
ottocento fiorini d'oro che in quel tempo del vivere a buon m
cato erano pure una somma, per que'Iuoghi, ingente (2). Chies
al vescovo di Ginevra di potere dimorare per un po' di tem
in quella città e tenervi giustizia per le sue terre : gli fu p
messo purché dichiarasse che era senza pregiudizio della g
risdizione del vescovo e de'sindaci (3). Voleva per render
famigliare a que' cittadini , tentarli in ogni modo: ma essi ge
non si lasciavano sopraffare. Amedeo raffermava le amicizie. R
novò (1412 ) con Ginevra Berna e Friburgo la lega del 13
riconfermata il 1373 e 1384 (4) : fece omaggio al vescovo di S
Guglielmo Ravognia pel castello di Chillon e (1415, 18 settemb
il vescovo, riconobbe di avere in feudo da lui le regalie
via pubblica della Croce d' Ottang superieurment jusqu'à la
de son diocèse , le Comté de Morgen et la secrétairie soit cha
cellerie de Sion (5); e poiché i Vallesi erano scontenti di
vescovo , egli si fece promettere dal prelato di rassegnar
sue mani il vescovato, i castelli, le terre e i luoghi lutti dipen
denti per disporne a favore di chi meglio piacesse ai Val

(1) Arch, di Corte. Genevois, Mazzo VII , n. 17 ; e Gauthier , His


de Genève , ms.
(2) Gauthier , ib. - La rareté de l'argent était si grande ( nei primi
anni del sec. XV a Ginevra) que quelque fois la vente que setier de vin
n'était établie qu'à trois ou quatre sols. Les droits de la ville tirait , soit
du tiers du revenu des hâlcs, soit de l'entrée du vin% était si peu de chose ,
que pour l'ordinaire , elle n'amodiait sa part des haies que pour quatre
vingt florins et l'entrée du vin pour 35 ou 40. Tout se faisait à si bon
marché que les journées des ouvriers n'étaient taxées qu'à huit ou douze
deniers et qu'un sindic député à Thonon , ne dépensait dans voyage qui
fut de trois jours, tant pour lui que pour son cheval que seize sols.
(3) Arch, di Corte. Genevois. Mazzo VII, n. 18. Pubblicato nel Cil-
tadin Genevois dato in luce per risposta al Chevalier Savoisien di M. L' Ad-
vocar, 1606.
(4) Arch, del Commissariato de' feudi di Berna.
(5) Arch, di Corte di Torino. Vallaisains i. Mazzo IV , n. 9.

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1)1 STOH I A PIEMONTESE 105

giani (1). Ma i Valligiani mal patirono questo zelo e


ritennero quel Vescovo, clic tollerare il vescovado passa
per un momento in mano a Savoia. U Conte per non
gridò adunque la pace; e alla pace i Valligiani dieder
la quale intieramente per vero non concordarono ch
braio 1420 quando fecero alleanza con Herna e Frib
('osi fu largo di concedere ai borghesi ď Rvian: pos
pacifici le (erre che il suo fìsco lor contrastava e p
rezza ne stese atto il 2 di settembre 1410 distingue
feudi nobili e in feudi tagliabili , ma pure aviti e ne
di Savoia (3); e a Moral, clic aveva soíTerto gravissim
condonò seicento fiorini di tributo (4).
Amedeo usando modi e parole molto cortesi con
aveva a trattar seco parve al popolo uom sempli
pretese: perciò era amalo specialmente da1 borghes
conoscendo quanto valesse il voto loro in un con
trascurava arte nessuna per vieppiù affezionarseli
mire, vedremo. Ne i preti il potevano rendere odioso; p
come il padre e l'avo, non li provocava , e la vita s
templativa eh' ci menava il faceva assai venerato tra
uomini che sanno celarsi giungono spesso ad ingan
accorti. Amedeo ebbe fama dubbia di santo o d'astuto
essere giudicato che negli atti del suo regnare.

Amedeo duca di Savoia e principe del Piemonte.

Il dì 29 febbraio 1416 Amedeo fu creato duca di Savoia da


Sigismondo imperatore; e nell'anno 1418 ebbe giuramento di
fedeltà dalle città di Piemonte. Piemonte e Savoia erano uno
stato, e a loro uniti stavano il Fossignì, il Ciablcse e i luoghi
sopranominali , e le parti* distolte da Saluzzo e Monferrato e
Nizza e Villafranca; al che lutto provvedeva Sovrano e Signore.

(I) Ardi, di Corte di Torino. Vallaisains. Mazzo IV, n. 10.


(2) Ibid. u.1 11, 12, 13; e Mazzo V, n.' 1,2,4, :».
(3) Arch. dt Losanna. Cronica ď Rvian , ms. citato.
(4) Conli dei Tesorieri di Savoia. [Link]. 01.

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m DICHIARAZIONE 1)1 DOCUMENTI

Apparve potente príncipe e fu da ognuno riverito e rich


per amico ; temuto, nemico. Egli senti le proprie forze e dim
alquanto della bonarietà mostrata sin qui , cominciò a fe
mente volere quello che innanzi avrebbe appena accennal
desiderare.
Volle clic Umberto di Villars ed Isabella sua sposa ritenes-
sero per inalienabili senza il consenso suo quelle terre situale
tra 'l Rodano, la Saona, l'Indo, le montagne del gran San Ber-
nardo e T Monccnisio ereditate da Oddone di Villars ; e per
di più stessero per le liti che fossero da questa trattazione al
Consiglio di Savoia , riservato loro di ratificare le sentenze (I).
Successivamente divenne per cessione de* coniugi assoluto pa-
drone di tutti que' luoghi. Ludovico di Chàlon principe d'Orange
figlio di Maria di Ginevra vedendo a mal cuore che Savoia a
forza di denaro comprasse i diritti di tutti e si afforzasse cosi
che quasi più niuno gli potesse resistere cicco di rabbia risol-
vette barbara vendetta; clic, come è solilo delle vendette
de' principi , avrebbe colpito non il reo, ma gl'innocenti; se il
mezzo adoperato fosse slato veramente nocivo come allora si
credeva, e pur troppo anche a' dì nostri fu creduto dal volgo.
Clic cosa facesse , apparirà da questo branello di processo clic
il San Tommaso ha cavato, a Anno Domini 1&20 Indict. XIII
« die prima mensis februarii apud Pinchai super molare in
er loco in quo patibulum seu furche Terniaei sunt erede ad
« decapitandum , et per sublus humeros cum calhcna ferrea
« lohannem Cliolet alias llugonis sentencie contra cundem late
« per venerabilcm virum dominum lohannem Burdel legum
ce doctorem judiccm maiorcra gebennensis comitatus apud
« Huppcm die XIII mensis januarii anno premisso pro co
er quia per dictum dominum judiccm rcpcrtum fuit per pro-
te ccssum per curiam Ruppis formátům cundem lohannem sua
te propria confessione imposuissc venenum in fontibus in ccrtis
ee locis comitatus gebennensis idem lohannes existens ab omni
er vinculo liberālus dixit cl sub pcriculo anime suc venenum
re (ļuod posucral in diclis fontibus posuisse de mandato vene-
er rahilis viri domini abbatis sancii Eugendi, ac nobilis et egregi
re domini Ludovici de (.abilitane .... Dixitquc quod ipsi do-

fl) Ardi, di Ce»rle. Città e Provincie, flmujm. Mazzo III, n. !».

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DI STOMA. PIEMONTESE J 97

« mini abbas et Ludovicus qui predicla sibi lohann


« ut faccrcl quutn fuit apud Foginam in domo m
« nis in quadam aula ubi ipsi domini sedebanl s
« scannum el quod crani duo alii qui similiter s
»< ncnura ponerc in fontibus in ducatu Sabaudie
ei mini el alii supernominati convcnerunl dare (a
a altri compagni) triginla llórenos si bene comptèr
« quo eis diccbant (1) ». Tale scelcraggine pare
per una imprudente parola scappata al Cholet in
avuto con Pietro di Ravoira presso Vienna (2).
lippo di Léycr signore de la Roche figlio della
dei Villars citò il Duca avanti il consiglio di Ciarab
vere quelle terre cedute dai coniugi Villars , e ch
continuare nella famiglia quali fcdccommcsse (3).
diè ragione al Duca. De la Roche appellò all' im
mondo commise la causa all'arcivescovo di Besanzone e al Prin-
cipe d'Orange: ma il Principe, che era quel medesimo Ludo-
vico di Chàlon vistosi scoperto nemico di Savoia e condannalo
dall' Imperatore a dismettere il titolo di Conte di Ginevra ('+) ,
non volle altre brighe col Duca , e nominò in propria vece il
Vescovo di Macon e il sire di Laubessin. Costoro diedero torto
a Savoia. Amedeo non stette quieto o volle egli pure appel-
lare: l'Imperatore nominò un' altra commissione (14-31): giu-
dici il Vescovo di Grenoble e il Presidente del Delfìnato. La
ragione fu poi composta e assicurala per una transazione. Fi-
lippo rinunciò al Duca 'i diritti sulla Baronia di Villars, e i
luoghi di Loyer , Mondidicr , Monlillicr , Moutrillond , la Ba-
ronia di Tlioire , Poucin , Belriguardo, Ccrdon , Belvedere,
Monlrial, Monlfalcon , Uffolly , Albens, Saint Marlin, Garde
dc Nanlua e tutti i feudi che tra 1' Indo e il Rodano aveva
Umberto di Villars, a riserva di Montgisson, Aspromont, Brion,
Chàlillon e qualch' altro luogo: e il Duca die in feudo a Fi-

fi) Arch, di Corte. Genevois Duche et Province . Mazzo XIII, n.» 6 ,


10 e 1G.
(2) Ibid. Aosta . Mazzo IV , n. 42.
(3) Ibid. Beaujeu . Mazzo IV, n.' 1, 2.
(4) 1 bld. Genevois c. s. Mazzo XIII, n.' 10, 17, 18 , io e 21.

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11)8 DICHIARAZIONE Dl DOCUMENTI

lippo il lilolo della Baronia di Villnrs, e i castelli di V


lars e Loycs colle giurisdizioni e dipendenze d'uso (i).
Queste erano piccole conquiste. Amedeo mirava là d
l' avo più aveva operato. E poiché non era tempo di oper
inatto, nò di giudizi, si volse alle arti della seduzione. Sp
l'annotatore hanno scritto clic ito il Bcrlrandi, Vescovo di
nevra, Arcivescovo a Tarantasia, il Duca di Savoia tentasse
il successore a cedergli la sovranità di Ginevra promettendogli
tal dono che mai non si sarebbe potuto aspettare , e che negato
il Vescovo, e negati i cittadini l'Imperatore dichiarando Gine-
vra nobile membrum imperii la sicurassc dalle unghie d'Amedeo.
Questo avvenne tra il 1419 e il 1420. Savoia sperava in Mar-
tino V che forse gli aveva promesso , ma clic per non trarsi
addosso responsabilità aveva rimesso ogni cosa ad una commis-
sione. Il Vescovo Giovanni de la Roche laillie era a Cia m herí
quando carczzavalo Savoia. Uomo di gran nome come dottore
della Sorbona e del concilio di Costanza lasciò ben dire il
Duca : e perocché Amedeo sollecitava di ottenere da Roma clic la
cognizione della convenienza della sua domanda fosse commessa
ad un solo soggetto, il Vescovo vivamente si oppose. Fu allora
clic il Duca gli fece le grandi promesse : e che il Vescovo
rispose al Duca <i Io non posso nulla senza i cittadini x>. Il Ve-
scovo ito a Ginevra intimò un'assemblea di tutte le parrocchie
della città e dei sobborghi per 1' ultimo giorno di febbraio 1420.
Il di fissato 658 persone erano ad ascoltarlo (2). Egli espose i
dcsidcrii del Duca Amedeo, le sollecitazioni sue al Papa e a
lui Vescovo. Dimostrò scopertamente le false ragioni con che
il Duca allucinava papa Martino: disse non potere il Vescovo
difendere i cittadini ; non bastare i cittadini a difendere i
propri interessi; orò elicsi conservasse la libertà, per niente
si accettasse un padrone , per nientissimo il Duca. Se questi
ardisse alzare la mano, si ricorresse a Sigismondo, egli da-
rebbe aiuto. I cittadini si posero in consiglio fuor dell' udito

(1) A reti, di Corte. Beaujeu. Mazzo IV , n.ł 3 , 4 , 8 , 0.


(2) I/ alto si legge a fin della Istoria ms. di Gauthier; dove sono I
nomi di quel 058. Do* quali, 247 della Parochia di Santa M. Maddalena ;
125 di San Germano; 95 di Santa Croce; 28 di Santa Maria nuova;
HO di San Gervaso; 19 dl San Loger; 4 dl San Vittore.

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Dl STORIA PIEMONTESE 199

del Vescovo e deliberarono di (cncr ferma la loro i


la libertà , e di ringraziare il Vescovo vivamente. A
clic dall'atto ivi celebrato e da cui Bonnivart cslrasse la sua
relazione , non appare quello che Bonnivart dice , che i due
sindaci Amedeo di Sallanche e Pietro Gaillard volevano restarsi
dal votare e ritirarsi avanti di conchiuderc sotto pretesti d' af-
fari , ma veramente per non mettersi contro Savoia. Appare
bene clic fu stabilito che mai si trattasse o dal Vescovo o dai
cittadini di alienare la sovranità di Ginevra senza il concorso
di lui e di loro, e anche appare che per avviso del Vescovo i
cittadini ricorsero tosto a Sigismondo perchó promettesse la sua
protezione.
L'atto solenuc fu giurato dal Vescovo mettant la man sur
la poitrine à la manière des Prélats , e dai cittadini, sul van-
gelo sotto le respcllive ipoteche de' beni vescovili e comunilalivi
per se e per gli avvenire. Amedeo dissimulò la mala riuscita
di quella impresa ; e partito quel Vescovo per Parigi alta cui
sede era chiamato (fu poi arcivescovo di Bouen, di Bcsanzon,
cardinale e legato di Bologna ) si volse all' Imperatore doman-
dandogli (1422) l'investitura della contea di Ginevra e il vi-
cariato imperiale. Errò il Guichcnon scrivendo che ottenne l'in-
feudazionc della contea di Ginevra. L'atto del 25 agosto 1422
datato da Norimberga (1) Io infeuda del contado del Genovese.
E Bonnivart errò rimettendo in seggio di Ginevra Giovanni
Bertrandis dopo il successore di De la Roche . U nuovo Vesco-
vo ( 1423 ) fu Giovanni di Brognier che il 16 aprile 1424 giurò
l'osservanza delle franchigie innanzi la chiesa di San Pietro e
nelle mani de' sindaci. Questo Vescovo fu il primo eletto per
Ginevra di motoproprio del papa, scartato il proposto dai Gi-
nevrini; onde sebbene il ricevessero , perocché originario del loro
paese, mandarono al Papa querele dell'usurpato diritto: e il Papa
dovette spedire una Bolla colla quale dichiarava che quella no-
mina guastar non doveva per nulla i diritti del Vescovo. Sotto
il reggimento di lui fu tenuta ferma la indipendenza ginevrina
tanto che un Collet di Biscarra il quale aveva ucciso un ser-
vitore del Duca e nelle terre di Savoia , ed era stato arrestato
presso Ginevra, non fu dato ad Amedeo che dietro preghiera, e

(I) Alti ncll'Arcli. <li Ginevra; e Gauthier, Misi, degenere, ins. cit.

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200 DICHIARAZIONE Dl DOCUMENTI

protesta dcl duca Amedeo ¡stesso che la consegna dell' incol


gli si faceva per grazia speciale e volontà de'Ginovrini (i).
Amedeo si trovò sconcertato. Conobbe necessità crescere da
quelle parti gli amici , blandire papa e imperatore , donare chi
operasse in segreto. Ma la guerra per la successione del Valen -
tinois e Dien e i pagamenti già fatti pel genovese , e le spese
di famiglia il misero all'asciutto. Disognò ingegnarsi. Fece
conte il Barone di Challant ( 15 agosto 1421 ), e n' ebbe oro (2):
vendette con patto di ricuperare fra due anni il borgo e il
mandamento di Graspourg ai Bernesi e Friburghcsi per scimila
scudi d' oro di Francia (3); e con molto cortese alto lasciò che
Berna pacificasse lui con Zurigo , Lucerna , Undciwaldcn e gli
altri cantoni della lega (4) , poi ( 1424 ) rifece il trattato di pace
e lega con Berna e con Friburgo (5). Indi chiese prestiti ai
comuni ; talvolta sussidii , talvolta doni ; ne sufficienti quelli ,
ricorse a' privati (6) , che ancora non bastarono; e i castellani
fecero nota espedizione di tutti que' processi da cui era speranza
di cavar denaro (7). Aveva richiesto anche gli ebrei ( 1421 ) ed
avutone dugento scudi d'oro (8); poi maggiore somma. Ma
costoro non diedero il mutuo senza compenso. Trattati sempre
con ingiustizia presero l'occasione favorevole o domandando di
essere sollevati dal peso della fortezza di Villars , cercarono di
assicurarsi dalle prepotenze de' commissari e de' castellani. Il
Duca a' 26 di maggio 1423 scrisse: - « Nos Amcdous dux
« Sabaudie. Notuui facimus uni vers is quod cum obitu bone
« memorie illustris avunculi nostri carissimi et fìdelis domini
« llumbcrti (domini de Thoyrc et de Villariis) Castrum villa
« locus castcllania mandamcnlum et resortům de Villariis
« nobis pcrtineaiit pieno iure hinc est quod ad humilem sup-
te plica lionem iudcorum utriusque sexus in dicto loco de Vil-

li) Atti dell'Arci», di Ginevra, e Storia di Gauthier citata.


(2) Arch. di Corte di Torino. Protocolli de Segretari. Chaltand. Maz-
zo IV , n. 434.
(:n Arch. di Corte. Prot. de'Segr. Graspourg. Mazzo I, n.1 Ilo, 117.
(4) Ibid. id. n. 116.
(3) Arch. Camerale. Conti dei tesor. due. [Link]. 70.
(6) Ibid. id. [Link]. 66.
(7) Ibid. id.
(S) Ibid. id.

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M STORIA PIEMONTESE 201

a lariis liabitaiicium et in futurum habitatorum cisdem ludcis


a in libcrtatum bencficium damus largimur et conccdimus per
ce presentes quud in omnibus et per omnia utantur gaudcant et
« fruantur utique gaudcre et frui possint talibus et in eisdem
a privilegiis et libcrtatibus franchigiis immunitatibus et graciis
« quibus utuntur et gaudent et fruuntur alii ludei Oardcrii
a nostri Sabaudie et Breissic sibi pro nobis coiifìrmatur et quod
« secum contribuant in domis subsidiis focagiis et aliis numc-
« ribus nobis dandis diimtaxat salvo in fortifìcalionc de Vil-
ce lariis in qua semper contribuant solito more et pro co quod
a contribuunt in dieta fortifìcacionc de Villariis volumus et con-
ce ccdimus cisdem liideis ulriusque sexus habitaulibus et ba-
ci bitaturis in Villariis quod non cxigclur vice nostra procorum
ce annuali censiva sivc garda nisi dumtaxat unus lloren us parvi
« ponderis super quolibet ipsorum foco; propterea volcnlcs ipsos
ce lúdeos habitantes in Villariis tractarc gracia ampliori cisdem
cv ludcis scilicet Mathasse Raphael loscph de Montemclliano....
ce et Armandum de Trcvosco cctcrumquc unus et singulus judeus
a utriusque sexus apud Villarium commorantcm rcmictimus,
ce quitamus, donamus , et indulgcmus in quantum nostrum con*
ce cernii jus phiscalc scilicet omnes cxccssus offensas crimina
ce delicia quos quas et que commiscrint et perpetraverint a toto
'e tempore preterito usque ad diem prcscntcin el quibus in per-
ce sonis seu bonis de jure affici possent excepto et excluso ab
<e hujusmodi quitacione Samulle Syon de Trcvosco judeo et in-
ce super 'damus largimur et conccdimus in libcrtatum benefi-
<c cium dictis judeis habilantibus et habitaturis in dicto loco de
ce Villariis et quod impune possint et valcant cxcrccrc officium
" cambii quarumeumque monctarum auri et argenti et qua-
ce rumlibct aliarum rerum et mcrcandiarum secundum formam
ce ordinacionum iioslraruin monctarum presentibus valituris
<c durantibus privilegiis dictorum aliorum judeorum Sabaudie
ce et Brcyssic bailivo, judiei et procuratori ac castellano de Vil-
ce lariis ccterisque officiariis et justiciaries nostris presentibus et
« futuris ipsòrumque locumtcncntibus ad quos spcctat et pre-
c sentes pcrvcncrint et cuilibcl eorum etc. » (1). E perchè in
ce sieme ad accarezzare gli amici era da rovinare i nemici , e

(1) Ardi. eli Corle. Protoč. dcScgrcl. Mazzo lv. n. .'ITI


Anni. St. It. vni. Xlii. •>».

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202 MCIIIAKAZIONK Dl DOCUMENTI

non si poteva apertamente, fece con segrete inquisizioni pro


cessare Guglielmo di Ginevra, Ugonc di Choley , Enrico di V
lierc e Martino di Magnior per colpirli a buon tempo (1).
Narro faccenda ignota persino al Gauthier. Amedeo non de
ponendo mai il pensiero di cacciarsi in qualunque modo
Ginevra , morto clic fu sul finire del 1426 il Vescovo di quel
città e sorla quistionc tra il prevosto e il capitolo per l'ammin
strazione del vescovato ricorso a Papa Martino ( dal quale 15 l
glio 1423 aveva ottenuto di nominare a cento benefizi curat
0 non curati secolari o regolari (2) ) e foce istanza perchó pro
vedesse di moto proprio con persona di cui esso Duca po
tesse esser contento. Il papa che aveva gran bisogno del Duc
e niente de' Ginevrini , deputò economo ed amministratore
dello spirituale e del temporale nel vescovato di Ginevra
nome della Santa Sede apostolica e per r onore del Duca
Savoia Enrico Fabri officiale della chiesa stessa (3) ; quin
l'avori l'antico progetto del Duca il quale era di cambia
alcune sue ville con una parte della città : e per spinger
innanzi gl'interessi di lui il 29 marzo 1427 nominò l'abate e
1 monaci di Fili a comporre quella faccenda tra Savoia e i G
nevrini. 1 capitoli della bolla erano; - a In primis pro ns
« gnationc compensativa super pcrmulalionc ficnda inter ill
« strem principem duccm Sabaudie et cpiscopum gebennense
« et de super hiis qui traduntur sibi in civitatc gebennensi
« videlicet prout locutum est vici qui Riparia nuncupatur 11 urg
« extcrioris suburbii sancii Gervasi una cum illorum lerriloriis,
« pedagiis laydis carrctagiis botagiis tributis pontium Rhoda
u et araris ponderibus mcnsuris bannis vini hoslellagiis pont
ei nagiis aliisque tam terre quam aque tributis castroquc de
« insula cum temporali dominio mcroque et mixto imperio e
« omni jurisdiction cum corum valoribus emoluments pro-
ci prictalcquc ac jure ragalic ad cpiscopum et ccclesiam geben
« ncnsem pcrlincnlibus. Dietus dominus dux oxtimalionc fac
« dc valoribus prcdiclorum per commissarios autoritāte apost
ci lica deputātos dabit et tenebitur dare in veris redditibus
(I) Arch. Camerale. Conti dei tesorieri di Savoia. Lib. 71.
(2) Arch, di Corte. Bolle e Brevi. Mazzo XXVI , n. 93 , pag. 21 di
Martino V.
(3) Ibid. Cinema. Calcg. I, Mazzo VII, n.' 19 e 20.

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DL STORIA PIEMONTESE 203

u provenlibus cl cclcris obvcnlionibus eque bene el


« annuo valore communilcr rcspondenlibus ci in (ola
tr curilalc franchisiaquc el libértale sivc maiori cir
(t lem gebennensem aul saliem infra diocesim cons
a ecclesie prcdiclc ac illius cpiscopalis mense realite
« ciTcclu cum episcopo et

« faceré de ci super
te lein utriusque ac
« limilationibus ci l
Così il Duca acquiste
di mezza Ginevra trov
rebbe poca noia l'erez
« ab una parie dieti
« parte domini ducis
a beale Marie Magda
nò che vi si facesser
due porte della città
parte propria in ogni
alie defensiones. La co
che s' incrociano nelle
produrranno quello
non pare onestà vole
pretesa clic il Vescov
riore la via in cui è la casa di Amedeo di Verucl che è fondo
della Chiesa la quale è padrona sili per la piazza alla Porta
di San Leodegario clic pure ò del Vescovo. Il Duca dimoslra
clic per far contento il Vescovo bisognerebbe distrugger la
piazza e difformarc la città con danno del Comune e de' pri-
vati : ma ne sentenzino i commissari. Il visdomato si sopprima,
onde non sia più pretesto di giurisdizione ad altrui nella parte
clic apparterrà al Vescovo. U Vescovo nominerà altro ofllciale
con quel nome clic gli piacerà per far esercitare la giustizia
civile e la criminale: avrà il diretto dominio egli e il suo Ca-
pitolo delle terre e beni clic resteranno dalla parte di Savoia;
e cosi esigerà i suoi Giti , i suoi censi , le sue pensioni. (ìli
rimarranno i suoi molini presso il ponte , nò altri se ne po-
tranno mettere senza suo consenso , terrà il suo prato presso
il lago , e il prato e la vigna in San Gervaso ; e le pescagioni
nel lago e nel Rodano si che niuno possa avervi parte, nop-

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m DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

pure lu slesso Duco , senza consenso del Vescovo clic p


che a Aitiamo i prodotti. Reggerà e governerà tutte le
luoghi pii , ospedali e case di pellegrini ( domus Dei )
ranno comprese nella parte di Amedeo*: ed Amedeo no
paccicrà di aver conto di essi ; nò di quanto vorrà far
scovo per le fortificazioni murorum civitatis sive capit
(purché non riedifichi il Castello di Ginevra ch'egli a
suo per giudizio passato, ma lo spiani aiïatto, libero
bricarvi qualunque altro edificio che non sia castello) :
ceverà né accoglierà nemici del Vescovo, nò malfattori
che il Vescovo proceda liberamente contra gli officiali
se domiciliati nella parte del Vescovo ne turbassero l
0 dessero scandalo ; impedirà che i laici occupino bcnc
canti , ti è permetterà che gli ufficiali suoi conoscan
cose, ma riserverà sempre lutto al Vescovo ed a' suoi
gati. Il Vescovo e il Duca nomineranno i notai per la
costui assegnata ed i proventi del registro degli alti
ranno tra il Vescovo e il Duca equa tance divisi. Il Du
gerà le censure e i tributi dagli Ebrei in parte sua
scovo inquirirá nelle due parti della città e in tutta l
1 preti , gli eretici , gli stregoni , e que' rei elio per
consuetudine spettano al fòro ecclesiastico e li arrester
prii officiali; senza clic il Duca minimamente si ripon
richiesto, aiuti colf autorità e colla forza. Lib ti t
delle vittovoglie e d'ogni cosa del territorio clic nuian
scovo non impacciato né gravato da gabelle o pedagg
di possesso avrà il Duca nella parte del Vescovo,
« aliquo casu res immobilis delata fucrit ad cum titu
« lionis, emptionis morlue manus vel alias quovis mo
« cedere teuebitur infra annum , alioquin proprictas
« riunì vel dominium defertur ad episcopum , ncc c
« etiam in eo quod diuiillitur dicto domino duci , aliq
« sit immobile sive donclur aut vendatur aul ad alium defe-
« ratur ex manu morlua acquircrc poteri! ecclesie sue ». -
Ma qui i preti nou dimenticarono un loro importante, impe-
rocché soggiunsero : « Non (amen cxcluduntur qui volunt fun-
ic dare anniversarium , dotare altaría, capcllas, capellanías vel
u loca alia pia ad opus ecclesie. Nunc tarnen non esscot talcs
« ex quibus manus morlua ad dominum duccui deferri debe-

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m STOMA PIEMONTESE 205

« ret ». Rivendicata al Vescovo la decima del lu


già dal Vescovo al signore di Satanova, e pr
protetta la dignità vescovile e l'esercizio in tu
e la sovranità della parte alta , sicché si pos
munirla di torri e di castella a difesa , arricch
c basse per comodità , fornirla di porte per c
parte inferiore. 11 Duca il quale si troverebbe pro
in agio di oiTendcrc e cansare le oiTese , fa il rim
accordando, ama che per la custodia de' castelli
vi avrebbe diritto ; vedranno i commissari, i q
lui, diranno quanto di spesa debba dare il Vesc
di città assegnata al Vescovo si consideri civilas
eccetto gli eretici , ognuno clic voglia vivervi o
ghese sia salvo e sicuro. Il Duca non possa rich
chi vi fugga se non provi che sia reo di crimi
che pei delinquenti s'intende ordinata la mutu
Intanto Amedeo ottenne da papa Martino (2) c
sede vacante in Ginevra fossero scemali di un
suo favore sotto specioso titolo eh' ci provvide
Chiesa ; e gli fosse pur data la terza parte del
imposta pro sustcntatione excrcitus fidelium c
heréticos ad esiger la quale erano abilitati Cos
di Giovanni de' Medici mcrcatores Florenlie. Ma
del cambio non si finirono, eil nuovo Vescovo
e gridò clic papa Martino sospese ogni esecuzio
I cittadini ciò non dimeno lealmente mostrar
deo clic se non gli volevano cedere la libertà per
vano e onoravano ; e quando egli nominò il propri
dovico a conte del Genovese regalarono il nuovo el
d'argento del valsente di quattrocento fiorini (4),
poi ( 1433) allorché maritò la figliuola con Lodo
gli donarono mille fiorini imponendo alla città
fuoco, ossiano trentaduo grossi denari (5). E perch

(1) Ardi, di Corte. Bolle e Brevi. Martino yś Mazz


fol. 38.
(2) Ibid. fol. 19 dell' 8 gennaio If 28.
(3) lbld. Cillà o Provincie. Ginevra. Ca leg. I, Mazzo VII. n.' 2 i e 22.
(4) Gauthier, nist. cit.
(8) Arch. dl Corte. Ginevra, c. s. u. 28. Sc la cifra dell' imposta e
giusta, la citta avrebbe avuto 800 famiglie; circa 3200 abitanti.

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200 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

le loro grazie non ismonlavano il conic dal suo proposito, ord


narono con atto del consiglio minoro, o di credenza, che ogn
martedì fosse Ietto nelle assemblee ordinarie un qualche cap
tolo di loro franchigie (1). Cosi il popolo sapesse continuo i
fatto suo e stesse fermo nella libertà e più animoso a conse
varsela. Francesco Vcrsonay più innanzi nella scienza del go
vernar uomini intendeva che senza cultura dell' ingegno c sen
studi i suoi ginevrini mai non avrebbero potuto volere quel c
meglio era perse medesimi; e ricco di pecunia guadagnat
nel mercantare deliberò il maggior benefizio alla patria: scuo
gratuite di grammatica di logica e delle altre arti liberali. Pe
ciò fece erigere una casa presso il lago, c diede Io statuto (2
Olii prendesse a leggere negli archivi le cause criminali giu
dicate, trenť anni dopo quella fondazione c ne esaminasse a
tentamente la natura, ardisco diro clic troverebbe la somma
de* reali diminuita d'assai e la qualità mutata in faccia a quel
clic avesse avuto per epoche anteriori ; e perciò aiutata la cit
nel costume e sollevato il fisco nelle spese, che dovevano es
sere ben grandi , so nella riforma dello statuto criminale pr
posta da Amedeo il 23 ottobre 1&30 (3), e accettala dai Ginevrini
fu ritenuto « quod peno corporales dcducantur execution! pe
a familiares Curio domini viccdompni , quia nimis sumptuosu
a csset pro iliis exequendis semper vocarc carnificem ». Gauthier
nella sua Storia manoscritta ripete a questi anni la corruzion
del costume ne'ciltadini e specialmente negli ecclesiastici. A fre-
nare la quale con orrore nocenlissimo , e appena perdonabil
all'ignoranza de' tempi ( vedemmo che non erano'per altro
ignoranti i Torinesi (4) ) non comportabile certo a' di nostri (seb
bene con isciocco od ipocrito zelo mantenuto oggidì negli st
della Chiesa), il Vescovo di Ginevra discacciò tutte le prostitu
che erano moltissime (5), e non s'accorse clic lontane quelle
infelici , pericolava il costume e l' avere delle mogli e delle
figliuole de' cittadini, la quiete domestica, la sicurtà delle pe
sone , la salute pubblica.

(t) Gauthier , Hist. cit.


(2) Ibid.
(3) Arch, di Ginevra.
(4) Vedi pag. 183 e 184 di questo Volume.
(3) Arci», di Ginevra. Gauthier citato.

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DI STOMA PIEMONTESE 207

Vcrsonay divoto gridava istruzione: dall' istr


educazione e da aspcltarc c sperare ogni bene c
tunque egli inchinasse a soccorrere ogni sorta d
dasse conventi po' mendicanti ed ospizio pc' vergog
tosto aiulamenti ne' inali corporali ; mirò al cr
spiriti che procurano poscia ai corpi salute e prosp
men necessari que' soccorsi e que' rimedi. Nò me
rebbe stato Umberto bastardo di Savoia se invece di fondare
un convento di mendicanti a Stanajano diocesi di Losanna
coli' obbligo ai frati di spiegare al popolo la Scrittura sacra (2),
avesse invece imitato il mercante ginevrino.
Nient' altro in questi' auni è scritto per Ginevra; nò altro
lia lasciato il Carroñe, il quale appena accennò un certo di-
ritto clic circa il 1434 il Duca di Savoia aveva sulle lingue
di buoi e di vacche macellati in Ginevra : e una ricognizione
delle soggezioni che molti ginevrini dovevano a Savoia quali
enfìteoti o quali feudatari del Duca (3). E perciò che riguarda
le terre circostanti lasciò memoria che a' 20 di giugno 1432
il duca Amedeo eresse in Contea la Baronia di Villars , e che
il 26 successivo fu stabilito: che la giurisdizione in quel contado
si terrebbe per le sole cause di prima istanza , riservalo l' ap-
pello al Duca e suo consiglio (4). Anche lasciò memoria di un
arbitramento clic Amedeo aveva assunto tra Francia e Borgogna
il 20 gennaio 1423 (5) pronunciato ed eseguito ben tardo per
la città di Trévoux clic Francia aveva occupato e clic Bor-
gogna pretendeva (6). Ma perchè quella città più veramente era
del Duca di Borbone, e Borgogna n'era travagliato, costui ai
28 di gennaio 1425 si legò con Savoia per conservazione e di-
fesa degli stati rispettivi (7). Ciò nulla meno Savoia non inlese
per allora di farsi ostile al Borbone , anzi accaduto nel 1431
clic Francesco De la Palud signore di Varembonc scalasse di

(1) Gauthier, Hist. ms. cit.


(2) Arch, di Corte. Bolle e Brevi . Eugenio IV. Mazzo XXVI, n. 93.
(3) Ihld. Città e Provincie. Genève. Categ. II, Mazzo I, n. 14.
(4) Ibid. Proloe. de1 Seg relari ducali. Alazzo II, n.' 264 , 267 ; c
I , n. 99.
(5) Ibid. Traites anciens avec la France ele. Mazzo VIII, n. 4.
(6) Ibid. Id. n. 8.
(7) Ihld. id. n. 9 ; e Proioc. del Segretario ducale Bolomicr. Alazzo I.

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208 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

nolle armato quella città e la bottinasse facendovi prigioni a


uomini , sendo il De la Palud di Borgo in Dressa, stato di S
voia, il duca Amedeo pagò diecimila scudi d'oro al Borb
in soddisfazione del danno , si contentò che l' aggressore f
in qualunque luogo coi compagni preso e consegnato al Borb
riservando poi a se di rifarsi della somma pagata pei beni
rei (1). Quindi a' 24 giugno ( 1431) perchè non rimanesse fa
a tulli passare da Savoia ne' diversi slati di Francia, il d
Amedeo fece trattato col Delfino clic niuna persona clic non fo
mercante non entrerebbe negli slati loro passando la linea
li divide (2); sproposito, ma non de' più grandi di quel tempo. M
perocché il Borbone occupò le terre e le Baronie di Bcaujc
di Villars che Borgogna godeva, Amedeo si trovò nel caso
difendere Y amico secondo il trattato del 1425 ; e richiest
fu pronto (12 febbraio 1434) col patto che se per quella ri
cupera si dovesse venire alle armi , le conquiste che si fac
sero di là dalla Senna apparterrebbero a Borgogna ; quelle c
si facessero di qua dovrebbero rimanere a Savoia (3).
Tutto questo è per le azioni fuori d' Italia. Delle azioni
Italia poco è da dire d'ignoto, molto a rettificare di n
- Primamente trovo clic Francesco di Castiglione capitano
Santià fu mandato il 1418 a Milano dal duca Amedeo per af
segreti (4). Quali fossero non so: potrebbesi aver chiaro a
lano consultando le carte segrete del tempo. Banimento c
nel 1418 Filippo Maria Visconte fece decapitare la prop
moglie Beatrice di Tenda clic l'aveva reso signore di pa
chie città ; e nolo avere Amedeo dato parecchie centinaia
fiorini di piccol peso ad un Giancarlo Visconti di Milano
servigi che gli rendeva (5). Amedeo voleva allargarsi, o alm

(1) Ardi, di Corte. Traites anciens avec la France rte. Mazzo V


n. lt.

(2) ibid. Id. n. 12 , e Protocollo del Segretario lìolomicr , vol. II.


(3) Ibi d. id. n. 13.
(1) Arch. Camerale. Conti dei tesorieri ducali . Lib. Gii.
(3) Ibid. id. Lib. 6G, GS, 71. - In due volte nel 1121 fiorini 300.
altri 200 nel 1122; altri 30 nel 1123. - Nò io, nò il Lilla richiesto ,
sapremmo dire chi fosse questo Giancarlo. Un Giancarlo abiatico di Iter-
nahò ò nelle lavóle del Lilla , ma ucciso a Parlei nel 11 18. Ch' ei fosso
Carlo sialo prigioniero di Filippo Maria?

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1)1 STOMA PIEMONTĒSI* tiOO

dare alla famiglia diridi di crescere il principālo : non


babile clic Amedeo vedendo Filippo Maria senza figli
lesse slringcrc un parentado clic un di slcndcssc la sua
iu Lombardia. Vedremo quali più aperte pratiche si f
in appresso. Per allora certo non ne fu nulla. Ma i Fio
che l'avrebbero voluto aiutare contro il Visconte non cessa-
vano di eccitarlo secoudo il desiderio, e il 25 di settembre 1425
scrissero questo per ciò al loro ser Antonio Sai velli. « Itice-
li verno vostra lettera de di xviiij de agosto e veduto quanto
« scrivete della pratica della lega vi rispondiamo che ci pare
u che al duca di Savoia o a chi per lui vi parlasse si possi
« con assai buone ragioni rispondere clic avendo noi di qua a
« fare la spesa di 7000 od 8000 cavalli e duemila fanti appiè
« che tucti ccgli conviene conduccrc con pagare e avendo il
u duca di Savoia clic il serve certo tempo scuza sua spesa per
« la maggior parte della gente scrivete lui dilibera tenere
« et non cercando noi d'acquistare niente ma solo quello che
« s'acquista di qua sia degli amici nostri chôme sapete pe-
ti roche in Lombardia non vogliamo avere a faro et elicilo
« stato del duca di Melano si ministra per modo che di lui
« non sia da temere nò da avere sospetto e che del duca di
« Savoia sia tucto quello lui saquislassc di là ci pare assai
« ragionevole et onesto dando oportunità luno a lallro del dare
« impaccio a un tempo al duca di Milano lui di là et noi di
te qua per modo che in brieve tempo si debbe et può credersi
t< la dislructionc del duca di Milano per modo che gli arò caro
te dessero lasciato stare et lasciare stare altrui. Che lui segua
te al ofTese di costà et noi di qua e ogniuno a sua spesa che
ec altra via sarebbe difficile anzi impossibile maxime per la
ee spesa grande deliberiamo fare di qua. E però con queste e
« con laltrc ragioni che utili giudicherete fatcglo rimanere
ee contento a quanto scriviamo. Usando in ciò quelle honeste
ee et piacevoli parole vi parranno si convengano sanza venire a
rottura veruna. Aspettiamo sentire da voi quauto abbiale
te fatto co' Suizi e di costà non vi partite senza nostra licentia
te mostrando ancora che se lui lascia passare questa oportu-
te nità che forse la cercherà a otta non la troverà perocché
a della pace siamo molto sollecitati dal duca di Milano e ogni
te altra l' aremo con vnntagio che noi la vorremo e avendo
Anen. Sr. ir. Voi. xiii. 27

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210 DICIllAltAZIONE 1)1 DOCUMENTI

« pnce con noi arà il destro con tutte le sue forze a fare op -
a pressione a de gli altri di cui cercha la distruzione di clic
« il duca di Savoia ci debbe fare slima non piccola non Canio
u per se quanto per gli amici et vicini suoi e scrivete spesso
« di quanto segue.
« Di poi riccvcmo iij vostre quasi in uno dì et per quella
« reca il nostro famiglio siamo svisati di quanto scrivete et
« della fatica avete durata e di quanto avete ritratto. Aspel-
u tia mo da voi sentire quanto sia poi seguito co' Suizi e come
« siete riniaso con loro perocché a noi sarebbe di bisogno clic
« a maggio o giugnio fussono in campo altrimenti a noi fa-
te rebbono poco utile e a loro meno tagliando la speranza del
u subsidio de danari di qua e però ingcgnialcvi daccordargli
« insieme et confortagli alla materia il più vò possibile. E di
re quanto segue per la via di Vinogia navisate e poi vi rispon-
« deremo poi di nostra intentionc (1) ». Le reiterate istanze
de* Fiorentini , e le resistenze del Visconte indussero Amedeo
a collegarsi con essi contro di lui prima in segreto, poi in pa-
lese nella guerra ehe i Fiorentini e i Veneziani gli fecero
onde il Visconte fu costretto cedere Vercelli al duca Amedeo
e per sicurtà di pace ricevere in isposa la figliuola di lui Ma-
ria , come è detto in tutte le istorie. Certo un principio di pace
buona tra Amedeo e i Fiorentini fu questo suo decreto : a Qua-
ff liter nos ccrtis de causis nos ad hec moventibus rcprcisallias
ff marcham et contraccambiura per nos datas et conccssas ad
« supplicationcm quorumdam fidclium et subditorum nostro-
'< rum dampiiificatorum ut prctcndebanl ad instantiam hono-
« ra hi Iis viri Bonacursi de Piclis mcrchatoris civis Florentie
« contra Comunitalcm et subditos Florentie tenore presentium
« rcvocanius cassamus et annullamus ac pro rcvocatis cassis
« et annullalis babemus ita quod cives et homines diete civi-
li talis Florentie cl corum subdicli cujuscumquc status prchc-
»( iniucntie vel dignitatis existant possint et valcant in et super
<( terri toriis nostris una cura tnarchandiis rebus et bonis suis
« quibuscumquc lute ac secure ire transiré morari seiornarc
<c mcrchari et inde redire semel et plurics ac toties et quo-
f ties sihi placucrit et sue fucrit voluntatis prout et que-

(I) Arrli. «Ielle lliforinagioni «li Firenze. Classe X , liistinz. I , n. 20.

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1)1 STORIA PIEMONTESI* 211

u madmodum facicbanl cl faccrc polcrant ante conc


a diclarum rcprcsailliarum mandadles proplcr ea un
« singulis offiliariis fidelibus cl subdiclis noslris ad q
ti scnlcs pcrvencrinl eorum de loca lenenlibus qualc
« noslras licleras observantes cives diele civitatis Florentie et
u eorum subdictos occasione dictarum rcprcsailliarum iu per-
te sonis rebus vel bonis non molestent née impedimenta aliqua
tt cis inférant. Quinituo ipsos in et super tcrriloriis noslris
« gratcnlcr rccipiant favorabililcr cl benigne pcrtrnclcnt et de
u ncccssariis eorum sumptibus moderalis sibi provideant. In
<t quantum desiderant nobis compiacere quoniam sic fìcri vo-
te lumus et jubemus. Datum Burgi in Breysia die vigésima se-
tt cunda dicembris anno domini millesimo quatcrccnlcsimo vige-
a simo secundo (1) ». U trattalo di lega di Savoia co'Fiorcnlini
e Veneziani sottoscritto FI! di luglio 1426 in Venezia era stato
composto da Manfredo di Saluzzo signore di Mulezzano, Enrico
di Colombier e dal signore di Vufller e Pietro Marchiandi; i
quali Amedeo stiuctis genius et sponte non improvvide nullo-
que ductus errore aveva nominati il 22 di marzo suoi speciali
procuratori. Quel trattato portava : tt quod oiuncs civitates
et terre castra et loca quclibel cum eorum districtibus et por-
ti tincntiis que acquirentur et (lumen Ticini ultra versus Pc
t< dcmoncium et versus montes superiores Alamance cum Aste
tf Alexandria Vogera Palca Vcrccilis et Novaria cum eorum
« districtibus juribus et confinibus et perlinenliis quibuscumquc
« ubicumquc sint et insuper civilalcs Mcdiolani et Papie si
« aquirentur cum carum comunilatibus districtibus perlinenliis
<t jurisdictionibus sint et esse debeant prefati illuslris domini
tt Sabaudie suoruinquc heredum et succcssorum. Civitates
tt autem Laude ctCrimaruin ac Trecium cum suis comunilati-
<f bus districtibus pertinenciis cl jurisdictionibus quibuscumquc
<t omnes que alie terre castra et loca quclibel que sunt inter
<f Ilumina Abdue et Ticini que non sunt a Ilumine Abduc citra
tt versus Vcnccias cum eorum et carum comunilatibus distrieli
d bus confinibus jurisdictionibus et perlinenliis ceiam si citra
tt Abduaui essent aliqua loca que sub comilalu Mcdiolani com-
te prebenderentur et celere omnes civitates terra castra et loca

(I) Arch. delle Rifornì, di Firenze. Classo XI , Dislribu/.. Ili , Cod. i.

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212 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

« (am cilra quam ultra Padum cxccptis Ulis quo sunt ¡11 porci
« nein prcdictam pre fati domini ducis Sabaudie com coriim
« districtibus ronfinibus jurisditionibus et pcrtincnciis quibu
« cutuque si aquircntur sint et esso dcbcant prefati domini ducis
a dominii et communis Vcncciarum. Verum si illustris dominus.
<( marchio Moutisferrati inlrarc veliet et intrabit in hanc unio-
« nein et ligam a die eonclusionis et slipulacionis presentís
«< contractus usque ad menses quatuor in hoc casu reservatur
« quod promitti possil ac sibi dari et consignan debeat civitas
« Alexandrie a Palea si aquirirctur cum cius districtu perti-
« ncnciis et jurisdictionibus. Insuper cciam reservatur quod
u omnes terre castra et loca que crant magnifici comitis Car-
te mognolc sibi restituantur et libere consigncntur (1) d. Dopo
« to i Fiorentini per non perder tempo eccitarono i Veneziani
a spingere Savoia innanzi coll'armi e ne diedero incombenza
.1 Marcello Strozzi residente a Venezia , questo scrivendogli :
- a Dilcctissitno nostro. Noi vi prevenemmo a di 18 di questo
<r rispondendo alle vostre lettere per insino al di ricevute di-
•< mostrandovi la consolatane et piacere della lega con lo il-
« lustrissimo principe duca di Savoia conclusa con honcsti ra-
ff gioncvoli et fraterni capiluli et quello clic ancora ci fu gra-
ff lissimo la libcrationc del capitulo ehe nell'altra lega con la
ff signoria di Vinegia eravamo obligāti et benché nell'uno
u questa alteratione non dia perche conosciuto la loro justitia
a honesta et amore verso noi alla loro volontà sempre saremo
ff conformi pure a honore nostro et rcputationc .... non du-
ff bitiamo la industria et diligentia vostra in questo assai lia
« operalo di che vi commendiamo grandemente. Ma perchè a
« qualunque savio è debito pigliare et usare il frutto di quello
« clic comodamente può, et così negligendo sarebbe rcprcnsi-
ff bile conosciamo in qualunque caso, o ragionamento scoprirsi
ff il detto Duca essere utilissimo et sollecitare trattare la sua
« signoria contro il nemico et mostrare di lui et della sua
ff potenza fare stima et rcputationc grandissima in tutto do-
ff verne seguire. Il perchè non solamente utile ma necessario
ff judicliinmo essere mandare ambasciadori della loro signoria
a et nostri al detto Duca mostrando il piacere et contentamento

(I) Ardi, di Cor. Milanese Ducalo. Mazzo II.

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J)I STOIUA PIEMONTESE 213

i della lega concliiusa confortarlo a mettere in or


« gale richiedere gli amici cl i benevoli ci devoti s
« il nemico rimuoverli ci che voglia etiain baver
« punto che al tempo rompa , et noi dobbiamo c
u nelle terre et luoghi del nimico abbia dei ragi
« delle traine da riducccre alla sua devolionc et levarne dal
« Duca ci ancora se fosse utile, che il contrario non sappiamo
« vedere, che il marchese di Monferrato a cui s'è ragionato
« et nella lega riservatogli un luogo in quelle intervenisse et
« così a nessuna cosa animarlo et confortarlo che sia ulilo sì
« per lo cslcrminio del nimico come per inducerlo alla pace
« più volontario, o costretto dalla necessità, o paura, et vc-
« duta la dispositione di Genova che spesso ne sentiamo et il
« loro stato cognosciamo debole et in quella forma non potere
« reggere, et pare assai chiaro coguosccrc che vedutosi per
« loro alcuno apparecchio o motivo alle offese del nimico si
« facesse per lo duca di Savoia o per lo marchese di Monfer-
« rato che già n' ebbe grande parte , la città di Genova farà
« certamente mutationc che seguitando cosi, come si dee pre-
ce parare di molte cose avrebbe il nimico mancamento di sale
« et altre cose che gli sarebbero di grandissimo detrimento et
« pericolo oltre alla reputationc che non solo in la Savoia ma
« in qualunque parte del mondo gli mancherebbe et molli
<• renderebbe audaci et ferventi con aver contro a lui quelli
« che al presente si stanilo et alcuni seguitano le volontà sue.
(( Et quanto più pensiamo in questa materia tanto cognosciamo
« maggiore la utilità nella mandata persona il perchè vogliamo
« siate con la Signoria et narriate loro quanto vi scriviamo
« con quelle parole et modi clic a loro pensiate sia più grato
a et etiam induccrli a questa mandata esprimendo la utilità
« della cosa, et che al duca di Savoia non dubitiamo tale
« mandata sarà gratíssima perchè coguoscerà di lui per la
« loro signoria se per noi si fa riputatane et stima et alle
« cose clic s' hanno a fare più siale volenterosi et ferventi, et
« moverà più tale mandata clic non farebbe rapporto o scrii-
« lura di suoi ambasciadori. Et questi nostri ambasciadori ocu ♦
« laie vedranno et sentiranno la sua dispositione et quello fi
« o ordina clic farà in tempo la loro andata che grande parte
« de' suoi apparecchi et ordini dovranno essere preparali et

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2i4 dichiarazioni: m documenti

« potranno sollecitare et avvertire a tutte le cose saran


« Et potrassi, inteso i suoi pensieri volontà et ordini p
« et per noi in ciascuno occorrente più utilmente e
« deliberare la mandata come fermamente speriamo s
« ne avvisate sicché quello volessimo mandare mett
« ordine acciocché insieme vadano, et so poi si conccr
« nel mandare per mare ordinaremo qua in su una
« che sarà apparecchiata et in ordine quando sarem
u della loro intenzione. Et prestissimamente di quanto
« rano ci rendete avvisati sicché a quello s'avesse a fa
« perfetione. Datum Florentie die 24 iulij 1426 a ore 24
Indovinarono i Fiorentini il piacer di Savoia. Difalli si
sero gli animi e quella lega ( convenuta in Firenze il 1
sto successivo ) si rifece durevole per tutta la vita del
e un anno ancora dopo lui morto (2).
Grandi pretesti per ammassar danaro furono ad Am
la guerra contro il Viscontee quel matrimonio. Torino c
soccorso il Duca in denari e in armi per la guerra Ver
e aveva al figliuol suo, Uo in quella città ncIP apri
donato montili , tovaglie, piattelli ed altri vasi di stagno ,
cinquecento fiorini d' oro pei matrimonio (3). La valle
s'impose di sedici denari grossi per fuoco sebbene l'an
nanzi ogni famiglia aveva contribuito un fiorino d'or
guerra. Ginevra fu generosa ; il Fossigni che aveva ne
prestar denaro per la guerra , ne donò per quelle nozze
Festa consigliere di Amedeo viaggiò ottanta giorni per
rare sussidii per la dote della Principessa in tutte
del Conte , e non sospese le sue visite ai Comuni clic
pedimento della peste. Altro denaro e non poco ebbe a
da Comuni e da privati , da giudei , Caorsini e Lom
tra' quali dai Veltetta d'Asti, clic per certo si saranno
delle gravose taglie che pc' loro banchi pagavano (4
carono di quel denaro; cento ducali d' oro Francesco G
segretario e notaio del Visconte per Patto della ces

(t) Arch, delle RIform. di Firenze. Classe X , Dfstribuz. III ,


(2) Arch. dl Corte, milanese . Mazzo 11.
(3) Ardi, della Città di Torino. Liber Comiliorum , voi. LXV,
e 104.
(4) Arrli. Camerale. Conti de* Tesorieri ducali , lib. 73 e 78.

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Di STOMA PIEMONTESI: 215

Vercelli e Jel matrimonio conchiuso (1); cento sc


carlo Visconti (2) , clic forse avrà consiglialo F
condottieri delle genti di Savoia, che le guadag
Visconte Cavaglià, Alice , Popolo, Sandigliano
e proseguita la guerra sul Vercellese sino al
canti di preziosi per corredo della Principessa
cortigiani lombardi (4-). Duca Filippo Maria n
neppure la dote da Amedeo promessa , e dai
pagala (5). Vedremo poi come il Visconte lo rac
Era da raffermare la pace conchiusa tra Mi
e Firenze. Il Visconte agitato dai consiglieri no
vedeva non possibile resistere ma sperava che
sarebbe mosso. Quel Principe un dì supremo
più nessuu vero potere in Italia ; e se vi dovev
fuor d' uno spcluzzamcnto di poca pecunia , no
niun bene dalP avere soccorso un protetto. Po

(1) Arch. Cam. Conti de' Tesorieri ducali , lib. 75.


(2) Ibid. Id. Lib. 71.
(3) Arch, dl Corto. Protoč . dc*Segr . ducali š Mazzo I , n. 392 al 120.
(4) Arch. Cam. Conti de'Tcsor. due. lib. 72.- «Pro pretto rerum nb
« codera magistro Alardo ( do Donnei dorcrlo burgensi Chainberlacl )
« emptarura per nobilem Michaelem de Ferro thesaurarlum generálem
« de mandalo domini duels Sabaudie et per dominum nostrum ducem
« Sabaudie donalarum ambasciatoribus illustrls domini ducis Mediolan!
« qui venerunt causa contrahendi matrlinonium Inter illustrem dominum
« ducem Mediolan! et domiccllam nostrani Marłam Aliara domini nostri
« prout Infra.- Et primo libravit eidem magistro Alardo dorerio pro
« precio duorum bacinorum argenti doratorura pondcrancium vigiutlu-
« nam marchlas tres uncías cuín dimidia argenti ab codem emptorum
« qualibet marchia precio XV fl. p. p. et per dominum nostrum dona-
« torum reverendissimo in Christo patri domino Archiepiscopo Mediolani
« qui venlt causa supradicta - videlicet CCCX XI 11. VI d. Ill qs. gross.
« p. p. - Libravit eidem magistro Alardo pro precio XXXVI scipho-
« rum argenti

« dimidia argenti ab eodem magistro Alard


« march, ad radonem X fior. p. p. pro marcha, et XII march. VII
« uncias cum dlmld. ad racionem XI Aor. p. p. pro marcha. El quos
« seiphos dietus dominus noster dux Sabaudie donavit prout infra : vl-
« dclicet XII seiphos preceptor! Sancii Antonii Mediolani : item XII sci-
« phos ex supradictis sciphis Ludovico Croto : Item et XU seiphos etc.
« Iohaniii Francisco Gailiue Sccretariis domini ducis Mediolan! «pil ve-
« nerunt causa predicta DXXIII. Uli. Aor. IX d. gross, p. p. ».
« (5) Arch, di Corte. Demanio donativi sussidti. Mazzo I , n. 2.

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216 dichiarazione di documenti

innva l' imperatore , all' imperatore nulla avrebbe dato


promesse pochissimo mantenuto. Il 5 settembre dcl li26
Maria consegnava a Lanccllollo Grotti una istruzion
clic parlar doveva all' imperator Sigismondo (i) ; d
avrebbe sperato un aiuto di dodicimila o almeno di ot
cavalli. Rappresentava il pericolo clic Vercelli vuota d'a
( per ragion della peste ) e male fornita di mura somm
Guelfi era in pericolo di cadere in mano a Savoia , e pe
caduta avrebbe pericolato similmente Novara. Malconten
in Novara ed in Vercelli erano i cittadini in Alessandria e in
altre città le quali il duca Amedeo stava a braccia aperte per
ricevere. Alessandria poi e punzecchiata dai banditi del Guasco
e del Tozzo che vorrebbero rimpatriare. E il duca di Savoia
parente dell' Imperatore , suddito dell' Impero, fa spalla a' ribelli.
Il marchese di Monferrato aiuterebbe Milano; ma allega clic
i suoi non guerreggiano per niente , e che se hauno a menar
le mani egli vuole avere Asti e Pavia e alcuni forti nel confine ,
ovvero Alessandria e Valenza terram ulique opulcntam et gros -
sam ; così in cambio di ricevere aiuto dal Marchese gliene da-
rebbe a futuro rischio di proprio danno. « Quid dicclur de
« Janua que magis perdita dici potest quam anima judcoruni,
« bine est dominus dux Sabaudie qui anliellal ad cius dom i-
<( nium ; bine Fregosi qui continuo earn stimulant; inde iiobilcs
« de Fliseo qui ipsam aflligunl; inde galee Florcntinorum que
« maria Januensium circucrunt? » Come difendersi da tanti affa-
mali un principe a sì grande stremo d'ogni pecunia , ut unicum
dennrium non höbet ? - Consiglio preso fu pace ; ma nou tenuto.
Onde i collegati ritornarono alla guerra , e vi chiamarono il
socio duca di Savoia. Questi il 5 giugno H27 fece meliere.
Jn consulta al suo gran consiglio a Tlionon an debeat insurgere
contra duccm Mcdiolani in auxilium Venctorum et Florcntinorum
et passus clauderc vel ne coinè per patti tra quella repubblica
e lui duca. E perchè potesse deliberare con giusta cognizione
di causa fece distendere e consegnare una relazione cui in-
titolò - l*ositio facti causa desidiorum (2) - la quale polendo
qua e la schiarire e precisare celie ragioni che stanno nelle

(1} Aich. <li (".orlo. Milanese. Mazzo II.


('J) Ih M. l'I.

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DI STORIA PIEMONTESE 217

sCoric nostre metto qui per intero, a Anno domin


« quadringentcsimo vigésimo sexto post muitos tract
« vcotiones loquutus per ambasciatorcs serenissim
ci stri ducis Sabaudie super diffcrenciis et division
ci tibus iuter ipsam maicstatem regiam ex una e
a mum duccm Mcdiolani ex alia et illustre domini
a Venctiorum et magnificam communitatcm Florc
« lercia ex quibus etiam ex parte illustrissimi dom
a cius ambasciatorcs sopissimo fuit loquutnm et tr
« prcdictis illustri duco Mcdiolani et illustri domino
« de scdacionc diflercntiarum scducionum et conclus
« tis differentiis inter ipsas partes existentibus ,
er venturo, ut per relata ambaxiatorum dieti do
a claríssimo apparuit et ex quibus vcrisimiliter p
a cuiusque apparerò mala voluntas dieti ducis Mc
ci lentis dominium nostrum suo posse offender
a ymo quanto citius habuissct contra cctcros s
a victoriam. Quibus tum non obstantibus prcdic
a dominus nostcr suos destinavit iterum et itcrum ambaxiatores
er ad ipsum illustre 'dominium Venetiarum causa paccni tra-
ci ctandi inter dietam regiam majestatem ipsosque dominos Ve-
ci netos et duccm Mcdiolani ut hoc cliam sibi lucrai notifica-
ci tum ex parte diete regie maicstatis dcstinavitquc suos alios
a ambaxiatores ad certuni locum ordinatum per gentes domini
« nostri et ducis Mcdiolani pro premissis et maxime et prin-
ci cipalitcr causa habendi secura ra et pcrfcclam paccni et
« concordia m cum dicto duce. Qui dux postea mulla loquuta
« ex parto sua , tam ex partibus Breissie quam alibi gentibus
« domini nostri et ultimo in partibus Pedemonlium in fronlc-
« riis dominiorum , in omnibus variando et de primo ex parte
« sua loquutus totalitcr recedendo , demonstravit se accordium
« cum dicto domino nostro habere nolle ad prelatura dominum
« nostrum respondit quod ipsum nollcbal esse tractatorem quia
« ipsum pro amico suo non tenebat attenta etiam relatione
« ccrtorum ambaxiatorum regiorum ncc non et ambaxiatorum
« domini nostri qui missi fucrant ad regiam majestatem pro
« responsione danda super consiliis et auxiliis pctitis a diclo
« rege contra dictum duccin Mcdiolani per quas relatione*
« apparuit ipsum dominum nostrum regem non posse adira-
Auen. Sr. Ir. Vol. Xlii. -'s

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218 Di CII I All AZIONK 1)1 DOCUMENTI

« ploro oa (|uc crani necessaria pro (une pro oblincndo cius


« intentimi nollcquc dominum nostrum damnificari ci offendi
« per dicium duccm sed polius ipsum velie ci ubique dietus
<( dominus noster posset conTcdcralioncs Tacerei pro conserva-
« lione sui slalus tenons indubie quod semper haberet siatum
(( et honorem imperii ac ipsius rccommissos actcnto etiam quod
« dietus # dux Mediolani fuit ccrtiticatus de oblalionibus per
« ipsum ducem Mediolani ex quo semper erat magis animalus
" contra dicium dominum nostrum fuit coliactus dietus dominus
«f nosier mandare ambaxintoribus suis qui crani Venetiis , ui
ff in (metalu lige de qua eis fucrat loquutum Venetiis intan-
fì dereni. Quum ambaxiatorcs vigore dicli mandati in dicio
u traelntu insistcrunt usque ad conclusioncm diele lige que
ft fuil facia Venetiis anno predicto.
ft Kem posi ipsum mandatum conligit duccm Mediolani se
a concordasse cum domino nostro Itomanorum rege ex quo
nr (amen non consideraos mandata prius per cum facta domino
ff nostro et inter cetera de sc colligando ut supra scripsit
ff eidem domino nostro ut per litcras datas in data die XII maij
ff ciusdcm anni.

ff Item de diclo tempore citra in isla materia fecit ipse Ilex


ff plora mandala lam per ambaxiatorcs quam per litcras ui sc
ff desisterci de inferenda guerra diclo duci Mediolani ci dc
'f auxilii prestatione dictis Venctis ul constat per liltcras ipsius
ff regis sepe reitéralas que litière domino nostro presentate
ff fucrunt et ipse ambaxiatc facte iam guerra incepta et ipsa
ff durante.
ff Item post modurn fuit facta pax inter dominum nostrum,
ff dominium Venetiarum et comunitatcm Florentie ex una ei
ff ipsum ducetn Mediolani ex altera que successive fuit confir-
<í mata per partes ul de dieta pace et ralificationc constat per
<f instrumenta inde rccepla anno predicto ac presenti.
<f Item facta dicta pace mandavit dux Mediolani ambaxia-
ff tores snos Domino nostro eidem nunciando quod dietam paccm
ff teuere volcbal vcrumplamcn certa castra que secundum Tor-
ff mam paris (radere tenebatur dominio Venetiarum , (radere
ff nolchat dubitans quod dieti Veneti dietam paccm non obscr-
ff vareni sed ipsa castra bene volebat dcponcrc in manibus non
<f suspect is.

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DI STORIA PIEMONTESE 219

a Item successive scripsit quod dicium domin


a verat gucrram pacem rompendo. Conlra scri
a per suas lilleras datas die XXVII januarii ann
« dux Mediolaiii rupcrat pacem , ymo nec il
« voluit secundum promissa , ut in litteris predict
« ipsum rcquircndo ut vigore lige claudoret pa
er geret conlra ipsum duccm Mcdiolani.
« Item alias scripscrunt lillcras ciusdciu cunt
« dio XII februarii.
a Item successive miscrunt ipsum et Fiorentini coram am-
« baxiatores cum litteris crcilcncialibus datis XVII mensis
« martii quibus dominus nostcr respondit quod semper volebat
a juxta debilum et honorem suum Tacere que per cum crant
« facienda.
a Item videns dominus noster quod utraque pars asserebat
a se velie tenere pacem, et alteram paruiu rupissc, volcns
a informan de volitate misil suos ambaxiatorcs dominos Man-
ce fredum et Pelruiu Marchiandi ad duccm Mcdiolani , et suc-
ci ccssivc ad dominium Venctorum pro iuformaliouc vcritalis
« habenda a quibus habuil responsum de intencione ducis
v Mcdiolani , ut in litteris per cos missis continetur.
a Item habuil litteras episcopi

a impcrialis datas Mcdiolani XX febr


a notiOcat inhibcri et requiri ut in d
a Item habuil cuin litcris diclorura ambaxiatorum certas
ce literas impcraloris de relata pace dominum ßurnocium in
« quibus continetur quod intuberei prout in illis continetur.
a Item post reccptioncm literarum suorum ambaxiatorum
« venerunt dicti ambaxiatorcs Venctorum et Florcntinoruin ad
« presentiam domini nostri qui pcticrunt rcquisicrunt aclenlo
« deffectu dicti ducis ut diccbatur , prout iaui sepies requisic-
« runt el supcrius dcscribilur quibus fuit responsum ut infra.
ce Millesimo quadringcnlesimo vigésimo septimo , quinte in-
ce ditionis Thononii die XXIII inaij super co quod ambaxiatorcs
« dominorum Vencliarum et Florcntic videlicet domini Nicolay
« Gontareno utriusque iuris doctoris el per alios discretos nu-
ce lites requisicrunt illustrissimum dominum nostrum quod at-
ee tenta mala volúntale ducis Mcdiolani vclit secundum for-
ci mam lige iusurgcrc contra ipsum et claudere passus ; cl

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220 DICHIARAZIONE Dl DOCUMENTI

« lacla est talis responsio quoti illustrissimo domino nos


« vchcmcnlissimo displicct loto corde ex co quod prcscnciali
« videi per responsionem suor u m ambaxiatorum vol un ta
« dieti ducis Mediolani non esse dispositam ad paeem traci
« lam et conclusalo servandum prout ipsemet dux cidcm dom
n per gentes suas nunliaverat et scripscrat et prout idem
« minus noster, usque non tenebat cl crcdcbat ipsum Tace
« velie ob quam causam prefatus illustrissimus dominus nos
u videns malam intentionem dieti ducis dispositus est Tac
» omnia ad que tenclur. Et quia si ante promissionem Tact
» in Tronteriis suis

» sibi magnum prejudicium actcnto maxime


« Mediolani in ipsis Tronteriis habet gentes ar
« copia.
a Dominus nostcr intendit providerc in parlibus ultramon-
« lanis , videlicet in Tronteriis prout materia requirit presen-
ti cialilcr cl iuro mora illuc miltit de gentibus suis pro dicta
n provvisione facienda , ad hoc quod ipsa Tacla lutius proče-
tl dere ulterius valent ad ca quo materia requirit, lam ad
« clausuram passium quam ad et pro cclcriori cxpcditionc
u prcscnlinliter mandat certos barones et milites ad ordinan-
ti dum necessaria , pro cxccutionc premissorum facienda.
« Item qucsicrunt dieti ambaxiatorcs domino piacerci nu-
it Terre per cos unum comuno vcxillum , quod cis Tuit concessum.
a Hem qucsicrunt in quo loco insignia domini apponcrcnt
« quibus Tuit responsum dominum Tore primum in liga et quod
u non ignorabant sui status dcccntiam et proptcrca faccrcnt.
« que cis dcccntius vidcrctur faciendum a.
Esaminato ogni cosa primo ad esporre il suo parere Tu
Claudio de Saxo il quale disse a quod in dieta materia dominus
a ligatus est tribus iuramentis : primo imperatori , secundo
« dictis comunilatibus ralionc lige , tertio ralione pacis; et super
» ultimo juramento se Tondans dixit quod pax est perpetua
« et non potest inTringi per aliquam novitātēm et in casu quo
u non fíant obsérvala capitula , papa est judex deputātus et
n donee Teccrit cognitioncm dominus non debet se movere et
« propter hoc videtur quod dominus mittat alios ambaxiatorcs
a ad papam et cxpectarc corum responsum et interim se lo-
ti (aliter nbstinerc cliam a scrvationc passium postulata ». Que-

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DI STORIA PIEMONTESE 221

sta sentenza con maggiori o minori prudenze fu


tutti (1). U cancelliere di Savoia Giovanni di Belfo
altri , ma avvisò a quod Veneti et Fiorentini spec
« qui bene perpendent an palliatane , procela lione
tf sucta fìat responsio et si casus reciprocus cont
a ciproce erga dominum se habercnt, ymo si conting
<x inter cos et adversan um sedari , advertendum est
er per ipsum adversarium erga dominum fides s
II di appresso fu detcrminata la risposta che si d
agli ambasciatori de' Veneti e de' Fiorentini : e il
al Contarcni dal cancelliere , da Umberto di Savo
rico di Colombier, e Giovanni de Compeysio: che
vansi verificare i fatti accaduti dopo la pace ;
avrebbo fatto cosi che non gli s' imputasse punt
Ma perchè que' legati non si contentavano di tal
il 14 fatto loro sapere : che il Duca manderebbe En
peysio a Milano per sapere se il Visconte voglia o
la pace : chò se voglia , la lega ò quieta ; se non v
Amedeo òhe debba fare. Trattanto il 20 si chiudcrcbbono tutti
i passi alle merci milanesi , e le posto in fiere o mercati si li-
ccnzicrcbbono. U duca di Savoia proseguirebbe gli apparati e
provvedimenti guerreschi (2).
Intervenne l'Imperatore, e ai 2 di dicembre di quell'anno 1427
per ordine suo fu fatta tra il Visconte e il duca Amedeo pace e
lega difensiva. La quale scritta in Torino pubblicar non do-

ti) 1 consiglieri adunati erano: - Claudio de Saxo , Filiberto Andre-


veto, Giovanni Maresciallo, Luigi di Lurlano, Giovanni di Saissello,
Giovanni, Francesco e Luigi de Compcisio , Clavino de Clauso , Amedeo
di Cresterello , Pietro di Menthon , Roberto de Monlcrumuarde , Ni co d o
Festa, Giovanni di Martino, Culgo da Ra voi ra, Pietro Donivard, Il sire
di Castel vecchio, Il sire di Sant'Amor, il sire di Vararabone, Giacomo
de Dalma sire di Noyer, il slro d'Aulanova, li sire di Mlolan, Pietro
de Dalma sire di Rupe, Giovanni Marchiandi, Urbano Clrlserlo, Giovanni
del Fonte, Enrico de Columberio sire di Vufllens, Giovanni de Freyneto ,
il sire di Lauginlo, Il Balivo dl Mascon, Lamberto Oddincto presidente
del Consiglio di Clamberl , il sire di Grolea, Il sire di Quciliia, il sire
di Monmagglore maresciallo di Savola , Umberto bastardo di Savoia , il
cancelliere di Savola Giovanni di Belforte; ai quali fu aggiunto per con-
sulta il Conto di Montcgcmello maresciallo di Francia.
(2) Arch. di Corte. Città e Provincie . Milancee. Mazzo 11.

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322 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

vcvasi che dopo la consegna di Vercelli a Savoia : non v


dovevano comprendere n¿ i Veneziani nò i Fiorentini qua
tunque disposti ad una pace comune. E quel medesimo d
Torino ¡stesso tra i legati del Visconte (Bartolommeo arci
scovo di Milano, frate Filippo de Provanis precettore di Sant'A
tonio, Francesco dottor Castiglione e Luigi Crotti segreta
di Filippo Maria ) e i procuratori di Savoia , considerato c
la città d'Asti essendo compresa dal territorio piemontese
rebbe cagione di gravi disturbi e danni se la si cedesse a st
nieri ( o, in termini più chiari , so la si dòsso all'imperat
che il 31 luglio aveva cosi promesso il Visconte ) : fu con
nuto clic la terra di Crescentino sarebbe dai Tizzoni tenuta
qual feudo ligio à Savoia , e che la città d'Asti ( che nel 1422
era di Orleans e Angoulemc , c datasi era a Milano per tutto
quel tempo che que' duchi stessero prigioni in Inghilterra), o
passasse al Duca d'Orleans o fosso ceduta a Savoia; ad altri
non si desse mai quando alienar si volcsso dal Visconte; e i
costui legati e procuratori promisero di farne venir licenza
dall' imperatore (1).
Tale pace e lega conchiusa tra Savoia e Milano, avanti la
paco universale , dispiacque ai Fiorentini e Veneziani : ma Sa-
voia fu sollecito spedire qua e là ambasciatori per ¡scusarla
cogli ordini imperiali; e perchó que' soci instavano onde Savoia
insorgesse contro il Visconte sinchò essi fossero in guerra, egli
faceva presentare le esortazioni papali, le paci vecchie. E nelle
commissioni date da Amedeo agli ambasciatori fu che so gli si
rimproverasse il matrimonio della ßgliuola col Visconte, rispon-
dessero : ciò non essere contro la lega; e in ogni caso non fare
ostacolo a guerra giusta e futura; essendone altri esempi in
famiglia: e che per primo patto fu l' osservanza dolla lega co-
mune. Era un' arte Gna lasciar sempre e dappertutto un molto,
un segno, per aver pretesto quandoclicssia di romperla con
qualche apparente ragione, o scusare una infedeltà, o di fare
stare gli altri a ciò che gli giovava. Di quella faccenda e della
conclusione della pace universale Amedeo fece scrivere lettere al
Papa, al Duca di Milano, al Doge di Venezia , alla Repubblica fio-

(1) Ardi, di Corte. Città e Provincie . Asti (che dovrebb' essere di


ñíUancsc). Mazzo IV, n.* 4, 8, 0, 7, 8.

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Dl STORIA PIEMONTESE 223

renliua, al marchese d'Esté , a molti cardinali e p


spedi l'ambasciata prima a Venezia e Firenze; poi
si lasciavano persuadere, mandavala al Papa. Partir
tori l'arcivescovo di Tarantasia , il cancelliere di
Marcliiandi, Giovanni Odoncto e il segretario Bol
soriere generale Michele Dal-Fcrro spedi loro stip
que mesi in ragione di dieci scudi per ciascuu
mese: (XXIV ne conduceva l'arcivescovo, Xli i
VI il Marchiandi , III gli altri due) e cento ducati
dinario bisogno di tutta l'ambasciata. Trovo i lega
zo 1428 ad Acquabclla ; il 23 a Torino. Passarono
che trovarono grande et noutable e migliore che non
entrarono in Novara il 30, e a Milano il 31 incon
miglio fuori porta da Gasparino Visconte da'più n
glieri del Duca : i quali condusserli au grand pall
tna dame Blanche (1) qu est ung tres sollempne ed
gran partie dell'armi pure di Savoia; situalo quas
della città. Ebbero udienza dal Visconte a'3 di
santo, a XVIII ore in castello di Porla Giovia
cardinale Bologna Legato , le comte Franczois , O
conte , Messir Pierre Rousses qu'est ung noutable
Palmesan (2), Messir Franquin de Castellion, Esp
tresainte , Couradin di Vimarcha (3), Franczois
Loys Crot. Il Duca promise ogni cosa che era s
nella lega universale ; che se anche non si vole
dervi il signore di Lucca Paolo Guinigi nemico
de' Fiorentini egli non s' impaccerebbe altro di
di Romagna , nò di Sicilia , c starebbe alla pa
fatta. Seguito il giornale del Bolomycr (4). L' 8 a
a Piacenza, e il 9 a Borgo San Donnino (5) , da
chiesero al governatore di Reggio salvacondotto
del Duca di Ferrara; e a Rolando Palavicino doma

ti) Che fa sposata a' 10 settembre 1350 a Galeazzo Visconti, c


mori a' 31 diccmbro 1387. Era sorella di Amedeo VI.
(2) Piero de* Rossi del parmigiano , conte di San Secondo.
(3) Da Vimercato.
(4) Arch, dl Corte. Milanese . Mazzo II.
(5) Nelle quattro lettere loserite nel Giornale la data è per ¡sbaglio
- Burgo Sancii Dyonisii - e in altre - Bourg S . Denys.

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224 DICHIARAZIONE Dl DOCUMENTI

gionc dcgl' incomodi e dello molestie che lasciava recar loro


da' suoi armigeri. U 12 ricevettero il salvacondotto da Regg
o una graziosa lettera di Rolando con suo salvacondotto, cli
pure non avevano chiesto, stimandolo principe troppo inferio
al loro padrone, quindi si diressero a Parma (1) ov' eran
il li. A Reggio capitarono il 16, ma non si fermarono perch
la sera v, ollero essere a Bologna. Ivi il 17 erano alcuni plen
potenziari per la pace che molte cose proposero per facilitar
e anticiparla, ma per allora non si fe' altro, che i legati il 1
andarono a Ferrara ove giunsero sullo venti ore. Là il di ap
presso circa le ventuna si accostarono con Venier e Corraro
veneziani e Palla Strozzi fiorentino ambasciatori di loro re-
pubbliche , e poi coi procuratori del Visconte ; e finirono qu
trattato di che tutti sappiamo il tenore (2).
La lega dcl 1427 stretta fra il Visconte e Amedeo dur
Vercelli fu consegnato a Savoia , giurò fedeltà e chiese alcu
franchigie. Amedeo diedelē il 17 luglio 1428. Rifatto come
tempi di Giangalcazzo il territorio della città : retto da offici
responsabili di loro uffizio. Soppressi per sempre i process
le inquisizioni che trovavnnsi aperte allora in Vercelli ,
Santià , in Biella e in qualunque altro luogo contro gli uomin
della città e territorio di Vercelli. Condannate le divisioni e
appellazioni di Guelfi e Ghibellini a pena di dieci fiorini d'or
con minaccia di freno peggiore. Confermati e mantenuti g
statuti clic aveva la città alla morte di Giangalcazzo; sind
cabile il podestà all' uscita di suo uffizio. L' esercizio del not
riato rimesso come ne' tempi di quel Visconte ; e come
tempi di esso il godimento ai Vercellesi di quelle terre c
possedessero negli altri stati di Amedeo. Il comune aver de
in pieno possesso fractus rcstarum et pisces fossalium ; pro
vedere d' «irmi il Duca siccome provvederà il resto de' suddi
e per la difesa della città, stare negli ordini di Amedeo mon
gnore ( il figliuolo del Duca). Provvide alle appellazioni
cause civili ; alle acquo irrigatorie necessarie alla città e

(I) Sempre In questo Giornata è Palma e Palmcnsis per Parma e


Parmcnsis.
(2) Tutto ehe ć detto di questa faccenda enei citato Mazzo II della
rubrica de! milanese nelfArch. di Corle a Torino.

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DI STORIA PIEMONTESE 225

distrailo ; alla libertà del commercio delle biade,


d'ogni derrata; ed alla perquisizione severa deg
Era necessità del Visconte mantenersi in amicizia Savoia t
perocché provocati i Fiorentini coli' impedir loro l' acquisto di
Lucca era entrato in nuova guerra e guai a lui se avesse avuto
un nemico anche alle spalle. D'altra parte bisognava riaver
Dergamo e Brescia. Ma come senza guerra ? Dunque gran fede
a Savoia per non averlo addosso coli' armi se non era spera-
bile che l'aiutasse contro Firenze e Venezia. In quella nuova
briga Savoia stette sull' armi ; quieto a vedere se era tempo
di guadagnare qualche cosa senza faticar molto. 1 patti coi
Fiorentini e Veneziani sapeva di non poter negare e non negava:
alle istanze loro dava parole. Eglino volevano ad ogni modo che
qualcuno tribolasse il Visconte alle spalle. Savoia mostrava che
avrebbe aderito loro, ma non si moveva. Tentarono il marchese
di Monferrato: costui, elio già aveva rotto il trattalo del 1412 (2)
entrando nel 1425 in lega contro il Visconte, ruppe nuova-
mente la fede ripromessa nel 1428, e tornò coi Veneziani
contro di lui. lì Visconte mandò, con forte nerbo d' armati ,
Francesco Sforza ( altri disse il Piccinino ) , in Monferrato e
chiese protezione di Savoia. Amedeo vide buon tempo di en-
trare a far le parti per sé, e sottomettere il Monferrato al suo
imperio. Sotto colore di parentela e di amistà oiïcri la propria
mediazione alla pace : fu accettata ; ma Amedeo pose patto a
Giangiacomo marchese di depositare in sue mani tutte le terre
che gli restavano; volendo sicurarsi della sua fede. Monferrato
a'IG dicembre 1431 mandò Giovanni Provana ai procuratori
di Savoia Manfredo di Saluzzo e Pietro Marchiandi perche li
ringraziasse di quanto facevano per lui , e loro notificasse
com'egli era contento dare Casale, Sant'Evasio e le fortezze
al Duca purché subito facesse cessare le offese di Milano ( clic
già s' era preso quasi tutto il marchesato ) ; e come raccoman-
dava loro clic le cose sue e della moglie e de' figliuoli voles-
sero avere a cuore come quelle che erano proprie del Duca
di Savoia loro signore ; pregasse in fine che Bertoldo e Ci-
gnone de' Vischi sudditi del Duca fossero impediti con altri loro

(1) Ardi. di Corte. Protoc. de* Scorci. Due. Vercelli. Maz/o I, n. 7tW.
(2) Ardi, di Corte. Città e Provinete. Monferrato. Mazzo XII , n.
[Link]. 20

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22G DICHIARAZIONE Dl DOCUMENTI

parí dell' offendere come offendevano la terra del in diese


Al marchese Marco del Carretto poi dava altra iiuumbcn
Andasse al Duca di Savoia , gli raccomandasse lui 9 la mogl
i figliuoli ; lo pregasso di troncare lo liti di Monferrato c
Milano ; lo chiarisse di sua prontezza in rimettergli Cas
come in deposito per sicurtà ch'egli sarebbo all'arbitrio
ed al concludendo dal Saluzzo e dal Marchiandi , le quali co
già aveva implorato per Giangiacomo lo spettabile Giovann
de Compcisio: ma invano, elio puro non fu dato verbo
risposta nò dal Duca nò dai procuratori , o intanto il Viscon
persevera nella guerra, o minaccia di sterminio la casa di M
ferrato. Dicesse e persuadesse ad Amedeo clic qualunque
terminazione stendesse, egli l'osserverebbe e sarebbe conten
a nam singulárem graciam cidcm domino marchioni fa
« si predicta facial et quidquid de statu suo el bonis sup
ei fueril ci, ccnscbit ei donalum fore ab ipso domino Duce
ci bnudic. Aliter cnim Portasse sequetur totalis ruyna sta
er ipsius domini marchionis quam nullalcnus videro et pat
ce deberet item dominus dux mullís rcspcctibus nam et si p
li pria bona non haberet ipse uxor et filii et filie ad aliur
« mundi principem et personam pro panno et vietu Iniben
(( rccursum non liabcrcnt quam ad ipsuno dominum Duccm
a Sabaudie » : reclamasse villas Orii et Ozenie occupate
Vischis (2).
Intanto il Visconte prendeva anche Casale, e il Marchese
vieppiù disperava. Giangiacomo scrisse il lfc questa sventura
al duca Amedeo e lo scongiurò di voler rompere ogni dimora:
salvasse il cognato, la sorella, i nipoti. Longe autem melius ,
aggiunse, utilius et honestius est exccllentiam vestram nos cum
consorte et filiis in bonis nostri thueri quam illis obventis ad
alienas manus fortasse in futurum cum vostri status incomodo
nos pati domum vestram et alienas pro vietu querere (3). Inutil-
mente ancora ; perche il Visconte ed Amedeo si stringevano in-
sieme per rovinare affatto il Marchese, e a' 18 di dicembre scrive-
vano patti e riserve al duca di Milano, allo Sforza e al Papa che

(1) Ardi, di Corte. Monferrato. Mazzo XII, n. 10.


(2) Ibid. id.
(3) Ibid. id.

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1)1 STORIA PIEMONTESI: 227

aveva preso parte in quella contesa (1). - Finalme


t'a le viste di piegarsi : promette di aiutare il Mar
Milano (2) e si fa dare per tanto ventotto Comuni
rato i quali tra il 7 e il 15 di gennaio 1432 gli pre
mento di fedeltà (3). Poscia in Tononc il 13 febbr
che ne scrisse il Guichcnon si convenne: che quell
Marchese o i discendenti suoi acquistassero fra Ta
in Lombardia sino a Piacenza e al fiume Adda saranno tenute
allo stesso omaggio verso Savoia che tutto il resto del Monfer-
rato, se pure non saranno concesse in feudo da altri sovrani :
che fatta la pace e restituito al Marchese Alba e Diano e
quo' luoghi oltre ai Tanaro che ora si erano dati in custodia ad
Amedeo, saranno dal Marchese e da' successori tenuti in ade-
renza del Duca, siccome quelli tra il Po e il Tanaro ; e clic per
questo il duca di Savoia assisterà il marchese di Monferrato,
quale un sovrano il suo vassallo (4). Giangiacomo raccomanda -
vasi a Saluzzo. Saluzzo spalleggiava il Duca, e faceva l'amico
al Marchese. Non era più tempo che Milano continuasse le of-
fese : parte di Monferrato era stato di Savoia ; il resto feudo ligio
di essa. Le condizioni erano mutale. Saluzzo a' dì 15 scrive a Mi-
lano e vi manda Andrea Malet segretario di Amedeo per solle-
citare che il Visconte si ritiri , e restituisca i prigionieri (5). Fi-
lippo Maria cessando la guerra teme di perdere sue ragioni. Ila
già fatto caricare le bombarde e le artiglierìe per assediare
San Martino e Poni aro ; li vuole ad ogni patto e con essi le terre
clic Savoia lia in mano. Savoia risponde che quanto ha in depo-
sito appartiene al Marchese, non ad alcuno di loro due; e s'egli
le tiene, ticnclc per sicurezza comune. Allora Milano domanda
clic Savoia invii legati a trattare. Tanto ad Amedeo scrive Di-
tone da Sanlià il 18 di febbraio 1432. Saluzzo e Mnrehiandi av-
visano che il Visconte non vuol cedere, e clic battaglia, ma
de' prigioni e morti lascia molti ; da parte loro pochi o nes-
suno (6). Savoia si munisce di lettere di Giangiacomo che gli

(1) Ardi, di Corte. Monferrato . Mazzo XII , n. 17.


(2) Gulchenon, Hist. Genćal ., vol. II.
(3) Arch, di Corte. Monferrato. Mazzo XII, ii. 19.
(4) Ibid. Id. n. 20.
(5) Ibid. id. n.« 21 e 22.
(0) Ibid. id.

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228 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

conformino (l.° maggio) il pieno potere per frailare la pac


finire quelle lili (1). Giangiacomo angustiato da questo rovin
dalla malattia della consorte credette 'clic se v' intromettesse i
Veneziani, cagion prima de* guai, qualclio cosa di bene si
farebbe; o poiché collo scrivere era difficile muovere nulla
risolvette di andaro in persona , e senz'altro si poso in viaggio,
e per ¡schifare lo armi del Biscione volse in Isvizzcra. Da Berna
scrisso questa sua idea ad Amedeo il 4 di maggio con lettera
gentile ed officiosa nella quale erano questo parole: a Grcssus
« i taque nostros ob hoc ad partes illas dirigimus que nunciare
« dccrcvimus iam diete vestro fratcrnitati , admiracioncra ullam
or capiat de huiusmodi accessu nostro ncc oppinctur quod ob
« hoc ab inccptis pralicis concordie et pacis resilire velimus.
« Dispositi enim sumus in eis firmiter intendere , ordina-
te musqué quod oratorcs nostri prcdicti ad omnem vestrum be-
te ncplncitum matcriam liane prosequentur. El nos hoc medio
fi omni diligentia agemus perquiremus quo nobis necessaria
<( sunt pro dieta conclusione honoriOcc firmando. Constantcr
a namque tenemus quod gratissimum vobis crii et prefato do-
er mino duci Mcdiolani quod pocius illeso honore nostro et cum
« beneplacito liorum quorum consorcii sumus hoc firmetnus
a quam quod cum ulla honoris nostri macula predieta condu-
rr damus. Ad liec enim tota nostra laborat intendo hac causa
a hune laborem itineris substinemus (2) a. Parolo ben diverse
dalle altre da me già riportate, e che lasciano sospetto di
qualche larga speranza suscitatagli in cuore dai Veneziani. Que-
sta partila non doveva piacere a Savoia , se Amedeo pensava di
togliersi con quiete il ¡Monferrato. E non piacque. Giangiacomo
da Venezia scrisse al conte di Ginevra, Ludovico di Amedeo,
una lettera colla data del 2 di giugno nella qualo gli chiede
perdono se lo ha offeso o gli ha spiaciulo per la sua gita a Ve-
nezia ; si dichiara pronto ad ubbidirlo e servirlo in qualunque
cosa , gli fa molto proteste di affetto e divozione (3).
A dì 8 di giugno 1432 furono uniti in Ginevra Candido
Dcccmbrio e Lanccllollo Crolli deputati del Visconte e i de-

ci) Ardi, di Corte. Monferrato, Mazzo XII, n.'2i e 22.


(2) I bld. id. n. 22.
(:*) Ibid. Id. n. 23.

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DI STOMA PIEMONTESE 221)

pu la I i dcl duca di Savoia c stabilirono paco a Mon


duca di Savoia la fermò e pregò il Visconte di c
Quindi per altro atto del medesimo di ne stesero i
le terre e castella da' lor duchi prese rimangano tra lo
e perchè non era beo chiaro quali appartenessero a
al Paveso, all'Astigiano , si nominino due arbitri
contenti i duchi di stare al fatto loro. U duca di Savoia ad
istanza di Milano tenga dieci de' principali castelli di Mon-
ferrato per sicurtà che il marchese non farà altra guerra al
Visconte, nò li cederà a nessuno clic non si obblighi a quella
guarentigia. I nobili e gli altri prigionieri fatti dal marchese
sotto Diano si restituiranno al Visconte (2). Questa pace e questi
patti furono accettati e confermati da Filippo Maria il 23 suc-
cessivo (3).
Saluzzo,chc sia qual capitano dell' armi contro Monferrato
(e lo dovevano animare antiche memorie di famiglia) , sia qual
mediatore di pace, trattò tutta questa faccenda a soddisfazione
di Amedeo, n'ebbo in premio il feudo di Cossens in provincia
di Genovese (4). Quindi fu deputato col marchese del Carretto
alla divisione delle terre prese a Monferrato, e a loro dal Vi-
sconte si diedo compagno Nicolao Arcimboldo con pieni ed
ampii poteri (5). Trattanto il Marchese se no stava a Venezia
per la pratica que se trata de l'acord de Ferrara et là sant
les ambaseur de la lya et du due de Milan , e di là scriveva il
10 d'ottobre raccomandando la moglie, i figliuoli e il suo stato
fervorosamente ad Amedeo que nul aulire ni puyt faire bien (6).
Ma o fosse che Saluzzo pretendesse troppo in favor di Savoia
e Filippo Maria si disgustasse, o che Savoia per avere meglio
soggetto il marchese fingesse dubbio di prossima rottura da parte

(i)t Arch, di Corte. Monferrato . Mazzo XII, n. 23; e Protocolli


de* Scgrcl. Ducali. Mazzo II, n. 322.
(2) Ibid. Monferrato. Mazzo XII , n. 24 ; e Protoc. dc'Scgrct. Ducali.
Mazzo II, o. 328.
(3) Ibid. Monferrato. Mazzo XII, n. 24. - Arch. Camerale. Conti
dei Tesorieri di Savoia . Uoul. 79.
(4) Ibid. Città e Provincie. Genevois. Cesscns. Mazzo VIII, n. 23.
(8) ibid. Monferrato. Mazzo XII, n. 28; e Prot. dc'Scgrct. Ducali.
Mazzo li, n. 374.
(G) Ibid. Monferrato. Mazzo XII, n. 2G.

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230 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

di Milano , il marchese Giangiacomo riscrisse da Venezia il


giorno 30 dicembre ad Amedeo concedendogli nuova e più
ampia balia e potestà di trattare col Visconte e offerendosi
pronto a rimettere a Savoia tutte le città , castella , fortezze e
terre , vassalli e aderenti con ordine a' sudditi di obbedire ad
Amedeo , come a se ubbidivano ; e tutto ritenesse finche la pace
fosse francala (1). Saluzzo pronunciò anche la pace tra Venezia
Fiorenza e Milano per arbitramento in lui fatto e nel mar-
chese da Este. Fu pubblicata in Ferrara non il 7 come alcuno
scrisse, ma il 26 aprile 1433 nella casa di Niccolò Bergamini,
tenuta per base quella del 1428 (2). Fer Monferrato fu che il
Visconti promise di restituirgli le terre tolte in guerra e di pre-
gare il duca di Savoia a fare altrettanto. Sebbene Filippo Maria
non cosi subitamente pubblicasse il trattato che altri ne sa-
pesse il contenuto fu fedele al suo obbligo, e il 13 maggio spedi
ad Amedeo il trattato di pace e gli scrisse pregando pcrcliò ri-
mettesse Monferrato in possesso di lutto il suo (3). Il doge di
Venezia spedi ad Amedeo il nobile Ambrogio Badoaro con lei*
tere del 18 giugno, per lo quali il chiariva che se avesse voluto
ratificare la lega , la Repubblica avrchbelo tenuto per collegato ;
ma che patto essenziale era ch'egli dentro il 26 giugno di-
chiarasse so pronto era a restituire al Monferrato le terre
avute o prese dal 1428(4). Il tasto non poteva risponder bene:
restituire ciò che aveva avuto con tanta comodità , e ciò clic si
era preso colfarmi, desiderato da tanto tempo e sino da'suoi mag-
giori , non era tra i facili di Amedeo VIII: il quale astutamente
aveva insinuato al Saluzzo che di obbligo di restituire quelle terre,
non fosse messa parola scritta nell'alto. Clic fare? Accettò di rati-
ficare l'atto di lega, ma non fece motto di restituzione. Ma il Doge
ßl« scrisse aperto non essere possibile clic si accetti la sua ra-
tifica se non colla condizione di quella restituzione , assicuran-
dolo per altro che il marchese di Monferrato non si lonta-
nerebbe dalla ragiouc. Onde il marchese di Saluzzo che aveva
seco l'atto autentico della ratifica il ritenne aspettando altri

(1) Arch, di Corte. Monferrato. Mazzo XII, n. 20.


(2) Ibid. Deliberado sum pia Chambcriaci super liga Venceiarum.
Gallería G.,,a n. 144, p.# 2.°; e Monferrato . Mazzo XIII, n. 4.
(3) Ibid. Monferrato. Mazzo XIII, n. 3.
(4) Ibid. Id. n. I.

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DI STORIA PIEMONTESE 231

ordini dcl suo padrone, e intanto avvisandolo che


renze insorte per Milano si doveva trattare a Ven
basciatori del Visconte, il Duca di Ferrara e lui Saluzzo.
E dandogli nuova della venuta dell'Imperatore in Ferrara lo
istruì della gran comitiva che aveva di una solenne ambasciata
veneta , del marchese di Monferrato , del marchese da Este e
mille cavalli : diretto Sigismondo a Basilea per la via di Man-
tova intanto clic ce de Roma fertur quod Nicolaus Fortcbrachi
« tamquam capitancus generalis sacri concilii est apud Ro-
er mam ad duo miliaria et super Gnibus Rome ccpit Pontem
« Mollum de versus sanctam Mariam de Populo, pontem Luca-
te num de versus civitatcm Tiburtinam , et pontem Montana-
or rum habctquc secum duomilia cquitum et omnes Colomncn-
« ses Sabcllos et partem illorum de Ursinis. Speraturque quod
a infra paucos dies crit de acordio cum Romauis de quibus
« habet captivos septem quadringcntos omnesquo ville circum-
« queque Romani , seu maior pars sunt de acordio cum co-
« dem partiin amore, partim timore cum non habeat resisten-
ti ciam (1) ». E la lettera è data da Saluzzo XXV settembre 1433.
Amedeo temporeggiò : diede molto parole, tenne le città o le
castella. Il marchese Giangiacomo tempestava or l'uno or l'altro:
i Veneziani , l'Estense, i Fiorentini, l'Imperatore; supplicava
a Saluzzo. A costui era indarno; Sigismondo era tutto nelle
faccende del Concilio; i Fiorentini e l'Estense badarono a sé.
Leali furono i Veneziani: e il Doge Francesco Foscari a di 27 feb-
braio 1434 (1433 ab Incarnationc) scrisse risoluto questa lettera ad
Amedeo, a Indubic teuebamus quod vestra fraternités tum ex
a sui naturali humanitāte tum ad instancias et preces nostras
ce racione mutue nostre fraternitatis el considcracionis tum
<c pro affinitele et diuturna fraternitate vigente inter excellen-
te tiam vestram et illustrem dominum raarchioncm Montisferrati
a cciam nobis fratrem et colligatum tum cciam pro ipsa rei
« honéstate ac pro his que alias oratoribus vestris diximus
« et ipsi nobis quando vestra fraternités includi voluit simul
ee cum liga nostra in pace inter ipsam ligam et illustrem do-
er ininum duccm Mcdiolani Ferrario celebrata ac propter raul-
ce tas alias causas rationabiles et honestas circa rcslitutionem

(I) Arch, ell Corte. Monferrato. Mazzo XIII, n.' 5 e 0.

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232 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

a (crrarum et locoruiit ipsius illustris domini marcliionis Mon-


ti (¡sferrati que in manibus vestris sunt seso reddere deberet
« facilem et promplissimuni nee ullo modo credere poteramus
« quod ciusmodi rcslitucio deberet adeo rclardari seit enim vo-
« stra fraternitas quid per virům nobilem Ainbrosium Baduario
« oratorem nostrum in ca materia dici fccimus et quid per ora-
ti torem suum nobis fecit postmodum responden circa cjusmodi
« rcstilutioncm ac nominalioncm et inclusioncm do vostra fra-
ti lernitalc in dieta pace fìnicndam. Nam licet excellentia vestra
« requisiverit et nos consenserimus , pro honore veslre fraterni-
« talis ut ciusmodi obbligalio nonponeretur in scriptis (!), tarnen
« et ipso oratore rostro, cl a nostro, nomine vostro , nobis data
» fuit amplissima et indubia spcs quod rcdcunlc prcfalo domino
« marcinone in domuin suam vestra fraternitas tum circa re-
ti slitucioncm (crrarum et locorum suorum quum in omnibus
u aliis faccrcl res nobis gratas ipsumquo taliter tractarct
« quain et ipse cl nos possemus merito contentan et ob cam
« graliosam obbligalioncm certo spcravimus et crcdidimus quod
« excellentia vestra omnia loca illa libere et integro restilucre
o deberet tam ex causis cl considcracionibus suprascriptis quam
« cliam considerate quod illustris dominus Dux Mcdiolani
a omnia loca domini marcliionis quo vigente guerra in cius
a potcstalc dcrcncrant per paccm libere restilucre promisil,
« nee insuper vidcbalur, ncque vidclur honcstum quod unus
« collīga tus rctincat loca altcrius colligati. Sicut de bis et plu-
te rimis aliis ad liane materiato pcrlincnlibus vostro fraterni-
« lati (am per vestros quam per nostros oratoros fccimus mcn-
« lionem. Quum autem nunc pro relatione viri nobilis Orsali
« Iustiniano oratoria nostri a presencia vestra reversi cl aliter
u sensimus ipsas terras et loca non esse per cxccllenliam ve-
ce stram hactcnus restituía iterato vestram fraternitatem quo
« amplius et cordialius possumus dcprccaraur ut nostro in-
« tuilu et contcmplatione ac pro nostra singularissima compia-
ti centia utquc ciïcclus rerum nostris conccplibus corrcspon-
tt dcanl ac pro solita mansuetudine vestra et pro illa naturali
a humanitāte et amore que ad ipsum illustrem dominum mar-
ti cliioncni cognatum vostrum ciusquc consortcm sororem ve-

ti) Vedi pag. 230 di questo Volume.

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DI STORIA PIEMONTESE 233

« stram , eiusque filios qoos proprios reputare p


« habere non dubitamus ac pró gloriosa et immo
« vestra placeat ipsas terras et suas jam dicto dom
« chioni libere et gratiose restituere ipsumque in eiu
« reintegrare sicut dudum speravimus et speramu
« alia causa non moverei moveat vos sinceritas et fraterna
« benevolentia nostra ; nam ex hoc vestra fraternilas nobis
« complacenciam semper memorabilem faciet et ad eius be-
« neplacita reddet nos viceversa promptissimos et paratos.
« Verum si non fìet restitucio supra scrip ta dubitamus ne sean-
ce dala et inconveniencia oriantur que et veslre fraternitati et
« nobis fortassis poterunt displicere et esse valde molesta. Da-
« tum etc. (1) ». Questo parlar chiaro seguito da buone esor-
tazioni di papa Eugenio, comunicate con lettera del 24 di
maggio firmata da Chapelain l'evesque , e dai comandi emessi
il 10 giugno dall' imperatore Sigismondo, il quale voleva in
proprie mani le terre di Monferrato, come imperiali depositale
à Savoia , onde uditi in fine il Duca ed il Marchese pronuncie-
rebbe quello che fosse stato per convenire (2), commossero il
duca Amedeo. Ma noi fecero risolvere ad altro che a trattazioni
per prender tempo e addormentare. Propose di rendere con
certi patti le terre di qua dal Po , e ne chiamò a comporre il
marchese da Este : onde trovo che a' 12 di luglio , il marchese
di Monferrato che già era tornato a Casale aderiva alla scelta
dell'arbitro. Quelle mene durarono assai : intanto chi aveva
fatto chiasso taceva. Amedeo provò allora a dolersi col Fo-
scari per le ultime parole della lettera del 27 febbraio quasi-
ché gli fossero slate ingiuriosa minaccia: e perpiò gli scrisse
che si teneva sciolto dalla lega, e di questo distacco fece
avvisati i Fiorentini (3). li Foscari che non voleva dargli
nessuna ragione di promulgare la fine di quel suo debito gli
rispose F8 di ottobre: che la richiesta del Badoaro doveva parergli
giusta, e la restituzione già essere stata fatta , postochè Vene-
zia con lettere del 13 agosto 1433 avevalo tenuto per collegato
ed egli se ne era dichiarato contento , come appariva da lettere

(1) Arch, di Corte. Monferrato . Mazzo XIII , n. 1.


(2) Ibid. n. 7. - Tutta questa narrazione ha parecchie circostanze
ignorale dal De-Conti.
(3) Arch, di Corte. Galleria [Link], n. 114 citata.
Arch. St. IT. Voi. Xlii. 30

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234 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

di lui a Saluzzo , e di Saluzzo al Da-Este ; e che quanto alle


parole con cui terminava la lettera dei 27 febbraio gli certifi-
cava che non erano state scritte con intenzione di fargli dispia-
cere, e neppure per dirgli che scandali sarebbero naji in causa
di Venezia, ma in dispiacere di essa (1).
In che modo camminassero quelle pratiche e quali fossero le
conseguenze è da riserbare ad altro luogo. Qui è a dire che
iii questo medesimo anno 1434 e alia metà di ottobre Savoia
per avere maggiormente quieto il suo governo di Vercelli (che
aveva pacificato coi signori Avogadro di Roasenda e colla città
e mandamento di Biella (2) e procurato di ripopolare , allettando
con esenzione da ogni carico per anni dieci , gente che andasse
ad abitarla, deserta che ella fu nel 1432 dalla peste strumosa (3)
ottenne dichiarazione dal Visconte che la donazione fattagli
della città e territorio comprendeva tutta la giurisdizione e su-
periorità che le competeva oltre la Sesia; proibiti gli abitanti
di divertire T alveo del fiume; e perocché i Vercellesi possede-
vano Palestro , Curione, Borgaro , Vilate , Caselino , e Casal-
vallone su quel del Visconte, questo duca li esentò da ogni
taglia , foraggio e altro carico r e li fece liberi di estrarre i pro-
dotti di loro terre e condurli in Vercelli o altra terra di Savoia
a quel modo che vi conducono i frutti delle terre che posseg-
gono nel dominio del loro signore (4). E poiché le piene cure
del regno di Amedeo in questo stesso anno 1434 finirono, toc-
cheremo di volo alcune azioni di lui per le parti di Piemonte ;
e lo seguiremo poi al suo partito.
Luogo importante dello stato era Nizza che rendeva il so-
vrano signore marino , e uomini da tenersi amici erano i Gri-
maldi, padroni d'assai luoghi del littorale. Pier Gioffredi la-
sciò scritto di alcune baruffe state sin dal 1399 con quella gente
perchè aveva occupato alcune terre in Provenza pertinenti al
conte di Savoia ; ma si erano rabboniti gli animi , e i Grimaldi
presero partito per esso. Costoro fermò Amedeo maggiormente
a sé quando nel 5 d'aprile 1421 ordinò ai consoli e particolari

(1) Arch, di Corte. Monferrato . Mazzo XIII, n. 8.


(2) Ibid. Biella. Mazzo I, n. 1.
(3) Ibid. Protoč. de' Segr et. Due. Bolomier , voi. 2, pag. 227.
['] Ibid, Città c Provincie , Vercelli. Mazzo II, n,ł 5 e 6.

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DI STORIA PIEMONTESE 235

di Massoins , Villar , e Malausena di prestare omaggi


i diritti feudali a Ludovico Grimaldi di Boglio per
zioni del 1400. E difatto quel barone servi poi tanto f
il conte che n'ebbe mille fiorini d'oro di piccol pe
fiteusi delle miniere d'oro, d'argento, rame, stagn
e ferro nella Provenza col solo patto della decima de'
scavati (1). I Nizzardi erano stati malcontenti del
Savoia, specialmente i nobili, presi di mira dal go
e dagli altri magistrati: i quali, allorché qualche nobi
moriva, subito sotto colore di usura esercitata ne con
i beni, lasciando in miseria i figliuoli. Questo accusar
poteva più parlare in difesa manifestava il desid
Duca aveva di disfare quel resto di partito che rim
favore degli Angioini antichi padroni di Nizza : onde
i ricchi di quella città e de' paesi circostanti per t
e delle famiglie loro uscivano di patria colle fortune
a cui mancavano le ricchezze imperversava ; ma er
benestanti non volevano tremare di perdere dopo mor
di loro fatiche. Diventò cura pubblica informare
richiedere che per pretesto di usura niuno più s' inq
se usurai , fossero , l'inquisizione toccasse al fisco
darono a Thonon ambasciatori « civitatis Nicie, c
a Vintimillii et Vallis Lantuse, universitatis et vicar
o et sancti Stephani Thenearum baiulie et loci Vinad
or lis Sígale, Boche Steroni et aliarum universitat
« rum in patria provincia submissarum » ed esp
calore le loro ragioni. 11 Duca c< animadvertens p
« sterilitalemque terrarum dictorum fidelium provi
ci cancium fructum suum offerendum tempore opp
« fructus nequeunt eorum satisfacere victum et vest
« necessario ipsos oportet alias requirere artes e
cc quibus suam inopem possint defendere vitam » non
ma accordò quanto si domandava e a' 7 di maggi
fecene patente decreto (2) per cui i Nizzardi respirar

(1) Arch. di Corte. Proloc. de' Segret. Due ., vol. IV, pa


e 382.
(2) Ibid. Contado di Nizza . Mazzo IV , n. 6.

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-m DICllI A li AZIONE DI DOCUMENTI

Torino poi non (rovo molto guadagno passando al dominio


del suo signore diretto. Primamente dovettero ricevere un Vi-
cario, e primo fu Enrico Colombario capitano generale del
Piemonte , a piacer del quale già avevano preso a fortificare la
citta. Poi cresciuta la guerra de' Milanesi contro Asti e contro
San Dalmazzo fu vessata a dare armi e cavalli , né le valse il
rappresentare al capitano come per cagione dell'incendio in
que' di scoppiato ( onde bruciò unum ex Carignonis civitatis ve
saltem pars major ex quo incendio combusta sunt cis omnia
grana vinum palce fenum bestie et omnia alia victualia ) man-
cavano loro i mezzi di far soldati ; ed anche perchè essendo i
settembre ( 14*24 ) se non attendevano di presente alle semina-
zioni e alle vendemmie, sarebbe ito ogni cosa in perdizione.
Fu ricorso al Duca; ma il Duca non badò molto alle ragioni
loro e d ordinò che mezzo Toriuo andasse alla guerra ; onde i
Torinesi non polendo altro chiamarono a guardia delle porle
delia loro città gli uomini di Bcnasco e sebben tardo partirono
Ma furono vicini alle vendemmie e alle seminazioui dell'anno
appresso , e il dolore di veder capitar male le loro sostanze li
fece risolvere di appellare a' loro statuti , e presentare al ca-
pitano generale ( era allora Giovanni di Montclupcllo signore
di Taulage) quanto ebbero di loro ragioni. Le portò Matteo
Paviola coraggiosamente, e dimostrò come Torino avesse più
dell'obbligo suo soccorso al suo signore. A nuove domande
( clic il domandar non cessava ) il Consiglio della città oppose
nuove scuse e nuove resistenze : ma il Duca , il quale non era
solito trovare inloppi in casa pose in arresto i consiglieri , e
prigioni li fece deliberare su ciò di che aveva bisogno, impediti
di parlare con chicchessia non clic col Duca (1). Onde risolvet-
tero clic se non si concedesse loro di presentarsi ad Amedeo si
avesse a scrivere un memoriale per fargli intendere il giusto
sulle gravezze della città. Ma intanto venne ordine di pagare il
sussidio per la guerra di San Dalmazzo, e di provvedere un
donativo ad Amedeo figliuolo del Duca prossimo a venire in
Torino : poi subito , si soddisfacesse l' imposta per la guerra di
Vercelli (2). Fra tante angherie fu tolta la gabella del sale che
(t) V. la nota segucnlo.
(2) Arch. della Citta di Torino. Liti. Consil . , voi. LXII, LXIII, LXIV.

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DI STORIA PIEMONTESE 237

tulio il Piemonte pagava per mantenere l'Un


studi (1) ; ma il consiglio ducale usurpò sui mon
monte i diritti del consiglio civico di Torino a
primiera cognizione della materia. Un altro gu
minacciava di seguire. I Chicrcsi favoriti egregiame
gio 1424 col privilegio di libera amministrazione
civile e criminale sopra i signori di TruiTarcllo
di Borgaro con potestà di venderla a chicchessi
Villaslcllonc e darla a Franceschi no Villa , dona
parte di Rcvigliasco con diritto d' impor gabella
cedente da questo luogo , e perdonali della dem
fortezza di Montariolo (2), brigarono per avere n
l' università di Torino elio il Duca non voleva più
i Torinesi dicevano di non potere, e con lamenti
vano disgustato il Duca. E quasi riuscivano all'e
rinesi conosciuto il danno clic sarebbe loro caduto se lo Studio
fosse stato portato fuori non avessero prestamente , con un
mutuo dato da quaranta consiglieri il 29 marzo 1427 per prov-
vedere alle scuole, scomposta la trama di coloro (3). II Duca
dovette essere rallegrato da questa provvisione e confidarsi che
i Torinesi fossero meno poveri di quel che dicevano; così che
ad altra necessità prenderebbe le sue misure. Ma perocché egli
mirava a restringere e raccogliere in se il potere sparso nelle
diverse provincie e ne' feudatari , non poteva tollerare che le
città osassero di contrastargli se di loro avesse necessità. Per
ciò andava suscitando chi proponesse riforme di statuti e di
governo. Ed ecco nel 1428 che si crea in Torino un consiglio
di trentadue membri per gli affari minori, di sessanta pei
maggiori: poi nel 1430 ridotto a scssantadue consiglieri, cavati
ventidue da' notabili della città , venti dai mezzani , venti dai
popolari ; e di que' scssantadue soli ventiquattro ( otto di ogni
stato ) formino la credenza minore, rinnovata dal Consiglio
maggiore la quarta parte di que' ventiquattro ogni anno, proi
bilo ai popolari di rientrare avanti quattr' anni , ai notabili ,

(I) Ardi, di Corte. Proloc. dc'Segr . Due. Uolomier , voi. 13, fol. .13.
(2) Ibid. id. vol. I, fol. 133.
(3) Aren, della Città di Torino. Liber ConsUivrum , vol. [Link], fol.
ultimo.

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ï.ï$ MCIIIAKAZIONK J)I UOCUHKNTI

avanti tic. La credenza minore ebbe autorita di spendere no


più che dicci fiorini per volta; di affittare per dieci anni be
liberi, ma non i comuni; mancò del diritto di vendita , di cambio
o di balzello, ebbe facoltà di eleggersi due sindaci duratu
sci mesi, come giudici delle cause , possibili a crearsi de9 vica
e come sollecitatori de9 ragionieri clic devono presentare al
credenza maggiore i loro conti ogni tre mesi in presenza di
due de' popolari minori d' ogni quartiere. La credenza mino
ebbe anche la cura de9 ponti del Po e della Dora, delle strad
della torre di città ce. di provvedere e pagare il massaro , i
campari , i guardiani della torre , il maestro di grammatic
il medico del Comune, e gli altri dipendenti dalla città. E p
conseguenza ordinano che niuno possa ricusare di essere con
sigliere ; e tulli giurin l9 officio. Officiali gratuiti siano que9 scs
santadue consiglieri : due Chiavari nobili e due popolani elett
dal vicario del Duca , otto custodi , quattro periti. Tutti i ci
tadini siano tenuti alle spese comuni , e i chcrici ( dopo mol
ragioni udite pro e contro) obbligati alle fortificazioni dell
città. Queste sono deliberazioni del Comune (1), approvate d
Amedeo; ma Amedeo aggiunse clic presieda al consiglio dell
cillà col vicario un sindaco (2); poi ( a9 H del luglio 1431
sia per sempre affidato ai due sindaci onus gubcrnationis rei
publicac civitatis (3). Cosisi assicurava di trovare meno impac
alle richieste, e più pronta spedizione de9 suoi affari; i cittadini
potevano poco sapere, meno parlare.
A questi mali minacciava di venir compagna la peste. I cit
tadini rammentavano quella del 1421 , in cui frate Oddonct
e il medico Gaspare Barbero si segnalarono per una straordinaria
e maravigliosa pietà ncll9 assistere e curare gl9 infetti (4) e nella
quale moltissimi cittadini rimasero disfatti. Impaurili dall9udire
com'essa serpeggiasse nei dintorni , confinarono primament
(1425) tutti gli Ebrei in una sola parte della città , eziandio p
motivo che più presto si scoprissero se usureggiavano al di

(!) Arch, della Città di Torino. Liber Consiliorum , vol. [Link] fo


ultimo e fol. 335 al 341 dello Statuto.
(2) Iblei. Id. vol. LXVI , fol. 2.
(3) Ibid. id. fol. 118.
(1) Ibid. id. vol. LIX, fol. S3 e 92.

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1)1 STORIA PIEMONTESE 23i»

In di un bianchetto (1) per fiorino ; poi ( in princ


le 1429) cacciarono quelli degli ebrei che erano en
rino da otto giorni , e si misero guardie alle porle
di non lasciar passare nissuno che per munirsi di
le merci , e prendere un sol pasto se provenis
sano ; impedito il mangiarvi e bere a chi proveniss
E perchó in settembre del 1432 i sospetti di peste fur
la città ordinò (2): a quod non sii aliqua person
« rino , vel Thaurini inhabilans labcrnarius, hosp
« qua quevis persona que audcat ncc présumai h
« bcrgarc ncc rcduccrc personam quameumque de
« loco venial nisi bene cognita quod non venial a
« boso ncc aliter nisi prius cam prcsculcl domino
E pare che si osservasse scrupolosamente il coma
di peste non fu ullra notizia. Era segno di mollo
vile questo combattere coi mali di natura e di gove
P affluenza de* forestieri per cagion dello studio ( al
che anno residente in Chicri } doveva avere dirozz
e gli animi de' Piemontesi , perocché appunto di q
i cittadini di Torino già più non somigliavano ai lo
Di loro industrie e commerzi il marchese Garrone
atti e progressi : rimasta accennata Y intenzione s
dissi. Sulla sua scoria notai all'anno 1391 come si favoriva
P arte del panno in Torino. Nel 1422 erano già tanti gli ar-
tieri che si univano in compagnia , e trattavano insieme per
promuovere in meglio la manifattura. Ma allora che la Lom-
bardia fabbricava a quaranta e cinquanta migliaia le pezze d:
panno , ricercatissime per la loro Onezza e bontà , Torino ap-
pena fabbricavano del grosso , e i signori vestivano di drappi
di Erancia o di Fiandra o di Lombardia. Pertanto fortunato
lui che sapeva far meglio o almeno imitare le opere straniere.
Vacuilo di Moncalieri, che aveva imparato P arte con qualche
proGtto , ottenne privilegi e immunità per ¡stabilirsi a Torino
a' 5 di gennaio 1427; e a* 26 di novembre trovarono nuche un
gliore accordo (■ incorno , Giovanni , Rarlolomco e Stefano dei

(I) Valeva mezzo Viennese. U viennese al cambio , :j2 soldi ni (¡ormo


(2) Arch, della Citta di Torino, liber Consiliorum. , vol. V. X 1 1 1 , I X IV
e LXVI.

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aw DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

Cornagli mercanti e fabbricanti di panno clic similmente ch


scro di stabilirsi in Torino. Furono i patti : Che eglino si o
bligassero al Duca e alla città di stare per dieci anni in T
rino e fabbricarvi panno; nò uscirne frattanto se non
uscissero i cittadini , e per caso di pestilenza , con obbligo
ritornare quando questa cessasse. Il Comune darebbe loro d
cloncrias e un paraforium , gratis per que' dicci anni , e p
quel maggior tempo clic essi dimorassero in Torino coll'art
provvederebbe loro l' alloggio o darebbe dicci fiorini , e
presterebbe loro dugento senza frutto per tre anni. - Indi
quattro anni Amedeo, clic voleva mettere mano in tutto e
per tutto, chiamò davanti sò in Pincrolo duos ambaxiatorc
pro qualibct comunicale in ea arte magis expertos affin
neir adunanza degli Stati Generali elicsi dovevan tenere l'ulti
tli febbraio, si deliberasse d'uno statuto per l'arte stessa. L
statuto si fece , e Antonio di Gorzano sindaco di Torino torn
dalla sua legazione agli stati, riferì la bisogna alla città
consiglio adunatosi elesse de' sapienti che esaminassero que
statuto , ed i sapienti lo riformarono. Fu necessità ottenere l'ap
provazione delle mutazioni e delle aggiunte fattovi, e perc
il Consiglio elesse de' savi che all' uopo gissero al Duca ucll
prima adunanza degli stali (I).
Cotesti stati sotto Amedeo VIII anziché fruttare alle libertà
delle provincie furono strumento dell'assolutismo del Duca:
perocché non resistettero una volta mai alla volontà sua che li
convocava per deliberare delle necessità del regno. Amedeo scn-
tivasi potente e conosceva l' inferiorità de' sudditi ; perciò con-
cedeva le forme antiche di governo, la sostanza negava seb-
bene anche delle forme temendo , fini per fare tutto da se e
non convocare nò stati, ne altri che s' ingerisse della cura del
regno. 1 Comuni patirono assai 9 ma perchè i cittadini acqui-
stavano libertà dall'oppressione de' feudatari tolcravano quelle
perdile con rassegnazione. Le quali vicende avrebbe il San Tom-
maso distesamente narrate, conciossiachc trovo ch'egli racco-
glieva e annotava gli statuti e privilegi delle diverse città , e
le ordinazioni successive del principe: tra cui que' d' Ivrea di-

ii) Arch. dl Cilla. Uber Comiliorum, vol. LVII. LXIII, LXIV , LX V


" LXVI.

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DI STORIA PIEMONTESE 241

stesi il 1433 (1) , i più vecchi di Pinerolò (2) , gii


vecchi di Torino (3) , e del Pariaggio d'Aosta , il l
tumes générales du duché d'Aoste stampato del 16
memoria del senatore Pianchamp vice-balivo di qu
spedita nel 15 gennaio 1716, poi una storia cronolo
quella città cavata dagli archivii camerali in Torin
quali memorie che danno la dignità di pari nativa
miglie, aggiunse l'altra che la originava dai con
voia (5), così che quei nobili che non erano soggett
della città, nè obbligati ad obbedire ai commissar
diventavano privati e giudicabili alle udienze gene
quali , sedendo il conte , ognuno taceva.
Di quelle udienze volle il San Tommaso fare un
per documento della sua storia pubblicarlo non com
nuova , ma come tale che rettificava il già narrato
non defrauderò della sostanza sua i curiosi trascriv
sole parti dell'atto che non si potrebbero senza da
esattezza storica epilogare. Nell'anno 1430 a' 16 di a
deo VIII duca di Savoia sull' esempio degli antichi
Giablese e d'Aosta si mosse da Thonon verso la valle Aostana
per rendervi giustizia secondo i riti e le forme ivi consuete.
Dormì la notte in Ginevra quindi volse ad Anneçy in cui di-
morò sino al mercordì 23 e il dì appresso cenò ad Ugina in
una casa del nobile Amedeo di Cresterello suo consigliere e
maggiordomo domini Cuinii , et in crastinum fuit die jovis vi-
gésima quarta mensis predictL Recte tendens porreocit usque ad
ruppem Cuinii transitumque fecit per subtus villam Confecti no-
lens transiré per villam causa morbum impidimie ibidem tunc
regnantem evitandi . In quo loco Cuinii pransus fuit in casa del
Crosterello. E giunse lo stesso dì ad civitatem Munsterii , ed
ivi egli e la sua comitiva alloggiarono signorilmente presso Gio-
vanni Bertrandi arcivescovo di Tarantasia ; e da quel luogo
spedì Pietro Amblard . balivo di Savoia e Guido Giordani de
Ayma a ricevere e munire i castelli e le fortezze del territorio

(1) Arch. dl Corte. CiUà e Provincie. Ivrea. Mazzo I , n. 1.


(2) Ibid. id. Pinerolo. Mazzo I.
(3) Ibid. id. Torino. Mazzo I, n. 13.
(4) Ibid. id. Aosta. Mazzo I , n. 1 bis. e n. o.
(5) Ibid. id. id. Mazzo II, n. 17.
Arcii.Sï.It. Vol. Xlii. 31

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2*2 DICHIARAZIONE J)l DOCUMENTI

superiore d'Aosta , e Rodolfo de Aliugio Signor di Condré


Ugone Bertrand di Beroša per lo stesso uffizio nel territo
inferiore , perchè quando il Duca si recava alle corli gener
aveva diritto di far guardare dalle genti sue i forti per tu
il tempo eh' ci dimorava nella provincia ; sicuro così dallo
sistenze baronali il duca , libero il querelare de' soggetti 9 franc
la giustizia. 11 25 ad Ayma pranzò in casa di Urbano Bonct
signor di Rupeforte ( che per tale venuta gli doveva cerium
affragxum) , ed ebbe commensali Giovanni di Bclforlc giurispru
dente e canccllicr di Savoia, Colombier Siro di Vufficns e
ciambcrlano, Rodolfo di Alingio sire di Condrè » Pietro Am-
blardo balivo di Savoia, N ¡codo Festa di Mcnthon , Umberto
di Glarcns ed Antonio Dragoni dottore in leggi con altri no-
bili , e scudieri , e consiglieri , e ufficiali : e la notte dormì in
San Maurizio di Tarantasia ubi nonnulli agricole de diclo burgo
debent eidem domino in dido transitu suo ligna et cutellium
ad parandum panem mictcndum in corbam; ed ivi pure fu
banchettato a cena dal sire di Rupeforte. Quindi per montem
colompne lovis fu a San Germano ed ebbe v i ospizio da Ber-
trando e Roberto di Duino consignori di Vallo d' Iscro ; e dor-
mito nella montagna, pranzò poi il dì appresso dalla parte di
Piemonte in villa Tullie : pagalo cena e pranzo dalle buone
genti di quella villa. E fatto prendere in custodia dall'Amblardo
e dal Giordani la rócca di Tommaso di Castelario separavit a
dicto loco Tullie venitque Moriacum ; ed ivi riscosse dai Comuni
Vallis digne , come per diritto di fodro, dugenlo lire viennesi
per sé e dugento per la moglie. Ivi il lunedì 28 ricevette let-
tere suggellate da Aosta scritte dal sire di Condrè e dal Ber-
trand le quali dicevano : - Au due de Savoie notre tres-redouptè
Seigneur nous nous recommandons à vous si tres- humblement
que plus pouvons et vous plaise savoir que aujourduy nous avons
trouvé en ceste cité dAusle messires le Comte de Challant Boni-
face de Challant les seigneurs de Nu de Vallcysse et du pont
Saint Martin et car nous avons heu doute quilz ncusscnl point
leysser en leur forteresse personnes quilz nous heussent veulu
expedir les clef et possessions dyccllcs pour ce les avons requis
rf chcscun deulx qui veulusscnt aller personcllement
ou députer aulir es par eulx pour nous baillier les diets clef et
despttcher bs dites possessions et par bonne char tre les quei lx

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DI STORIA PIEMONTESE -IW

nous ont repondu que selon les costume de la valle d


chises et libertècs ils ne sont point tenuz despedir
teresses se non moyent à leur devoir estro fait par
vous avant toutes chouses ou votre procureur ayant puissance
de ce faire de leur restituer et rendre encontincnt passé VĪĪIĪ moys
appres lespedicion dycelles à vous faite excepte celles que vous
soient adjugées . Et pourtant ils noni veulu alcr le débuter aul-
ire par eulx à ce faire . Avis ont desliberez dénoncer par devers
vous pour avoir remede car nous avons fait à lencontre deulx
protestation solcnnccs de et interest pour quoy
nostre tres-redoubtč seigneur plaise vous sur ce nous rcscrire
vostre bon plaisir et deliberación car nous avons desliberée non
obstant leur response de nous en aler à dormir à et là
cotnmancer faire nos expiais et requestes touttefoys il nous serait
neccssair avoir prestement les gentilz hommes pour
et ordonner en le garnisons des diets forteresses aultrement nous
ne pourrions point bonnement prendre ne tenir les dictes posses
sions pour quoy plaise vous de les envoyer encontinant etc . Non
trovo che cosa rispondesse; bensì che i Pari e i Nonpari d' Aosta
mandarono al Duca un legato per avere permesso di venirlo
ad incontrare , e fargli omaggio : al quale atto non potrebbero
venire senza contraffare all'ordine della consegna delle castella
ai commissari che agivano contemporanei alla venula di lui.
Per il che Amedeo comandò al sire di Condrò c al Bertrand di
sospendere le loro richieste. Partì il 28 a prcdiclo loco Moriaci
et venit invitatus ad prandium in castro Anisy per Antoniům
dominum dieti loci et eius fratres et ibidem fuit magnifiée et opu-
lente receptus ; giunse la sera ad Aosta. Lo incontrarono a
Castel di Sarro il Vescovo Oggerio, il Conte Francesco di
Cballand, il priore di Sant'Orso Giovanni de Valcisia, Boni-
facio di Challant , Amedeo Michele e Bartolino di Valcisia il
sire di Nusy , il sire d' Introdo e molli pari e nonpari , nobili
piemontesi , e cittadini e borghesi d'Aosta che lo accompagna-
rono continuo e insino in città 9 dove giunse hora quasi ve-
sperorum. Smontò al Duomo dalla parte del Vescovato ed entrò
in chiesa col Vescovo , e vi pregò e fece alcuna offerta. Levato
di preghiera uscì e accennò al Vescovato a cui si diresse col
prelato» col Conte di Chnlland , e la maggior parte dei nobili

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244 DICHIARAZIONE Dl DOCUMENTI

pari c nonpari. Salile le scalo, ciilralo in camera cong


Killa la comitiva rimanendo solo co9 suoi scudieri e servitori.
Il di appresso il Vescovo, a nome di Amedeo pubblicò le
udienze. « Triplex habetur audiencia, videlicet. Prima que gc-
a nerolis et per dominum in aula episcopali bis in die scilicet
a in mane ante tcrciam et hora vcspcroruni ad sonum campane
a maioris ecclesie catcdralis que per unam boram integram ante
a aiulcnciam generálem pulsabitur teneri consuevil in qua ju-
ce stitin de paribus terre ac aliis proni debite sibi libet reddi
« el ministran solct. - Secunda que criminalium vocatur et
« singulis diebus juridicis hora prime in domo episcopali prope
« capelloni per deputātos a domino teneri consucvit. - Et
(i tercia que concilium appcllatur cisdem diebus bora none in
« curia oilìcialatus per deputātos a domino teneri solnl ».
Continuo presenti all'udienza del Duca tutti i consiglieri
suoi ulfiziali ordinarli, costumarli, segretari, commissari, e i
notai co' testimoni , e tra questi ultimi Rodolfo figlio del mar-
chese di Monferrato.
a In scagno alliori eiusdem aule cpiscopalis a parte civitatis
cc juxta murum transversalem circa medium scdebil prefatus
a dominus nosier suo Ducatu in solio. El a parte ecclesie pre-
ci fatus dominus cpiscopus Augustcnsis , ab alia vero parte do-
ei minus Franciscus Comes Challandi et dominus Bonifacius de
ci Chalanl dominus Fcrnicii ( Terniaci ? ) milites salis a solio
ci domini bine inde ut convcnil remoli. In secundo vero gradu
« dieti scagni sedcbunl a parte sinistra » tutti gli altri signori
di maggiore dignità. Incominciò l' udienza colla dichiarazione
falla alte et intelligibili voce vulgarique sermone dal cancellier
di Savoia Giovanni di Bclfortc, essere venuto il Duca alla città
d'Aosta pro iusticia tenenda facienda accipienda et reddendo a
chiunque e per chiunque ne volesse e ne bisognasse , e fu se-
guita chiamando singolarmente per nome i pari d'Aosta , in
presenza del procuratore della valle, Rondela Calinio, i quali
un per uno ad evangelia Dei sancta super femore dextro ipsius
domini nostri ducis apposita per quemlibet ipsorum tacta ma-
nualitcr giurarono di consigliare , rispondere e prendere co-
gnizione di qualunque cosa il Duca in quelle udienze li ri-
cercasse.

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DI STORIA PIEMONTESE 2'»5

Indi quadro cose impose il Duca. Tulli i pari,


i nobili di qualunque sorla e i popolani clic sono
omaggi e fedeltà , piacili, usi, mutamenti, servit
debbono soddisfare fra otto dì sotto pena di es
puniti. Chiunque sappia esistere qualche ragguar
spettante, ma ignoralo, al Duca, lo denunzi nel
desimo. Seducilo penda nella valle, cessi, e la ra
tata al Duca. Se rimanga in mano di qualcuno t
per cagion di guerra sia consegnato cum suis h
al Duca islcsso.
Primamente neir udienza sua il Duca fece riconoscere i di-
ritti suoi e dell' antenato suo Aimone ai pari e uonpari, e
riconobbe i privilegi loro. Indi fu dichiarato che In consegna
delle castella crasi fatta, e che quella consegna valeva di cita-
zione perentoria a comparire ed assistere alle udienze generali ;
che di quelle castella e delle terre della Valle non si doveva
omaggio a nessuno eccetto che al duca di Savoia; che qualun-
que feudatario non si presenti e non dia omaggio delle sue (erre
al Duca nel termine prefisso , perda il feudo ; che qualunque
pari abbia lite sia in diritto di ricevere un consigliere dal Duca,
o accennato al Duca, o dal Duca eletto, e clic niuno da tale
ufficio esimere si possa senza forte motivo ; che le donne non
succcdan ne' feudi , e quantunque di famiglia paríale non godan
del privilegio de' pari ; che ciò non ostante si riconosceva di
consuetudine e si riteneva che qualcuna , purchò non si mari-
tasse con impari , godesse privilegio antico (visto ai tempi d'Ai-
mone), di aver tutto che ò diritto di panato. E fu in fine con-
fermato ehe i quattro capi sopra richiesti erano di pieno diritto
del Duca: e che non poteva rendere giustizia senza la presenza
dei pari, de' consuetudinari e de' giuristi (1).
Molte cause e varie furono inesse dal Procuratore della Valle
innanzi al Duca , e furono trattate in contraddittorio tra il Pro-
curatore e gli avvocati pari assegnati al reo ascoltato in presenza ;
e le sentenze furono risolute e pronunciate avanti al Duca stesso
che non trovando nelle consuetudini che si potesse scrutinare
in segreto, costrinse i pari a stare nel tribunale. Ed ivi di pa-

ti) 1 consuetudinari erano uomini di legge e i più influenti. Ved


Sclopis, Stor . dell'ani, legist, del Piemonte , pag. 2tif.

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24G DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

rccchi diritti c quistioni c doveri de' privati fu disc isso som


mariamente nelle oltre udienze (1), presiedute dagli elet
del Duca.
Da tutto ciò che è qui disteso e da quello che ò negli autori
stampati uiuno direbbe forse che Amedeo fosse stanco delle
cure di regno , e disgustato del mondo ; e che addolorato della
morte della sua moglie e avvilito del tentativo di assassinio che
un di Dressa far voleva sulla sua persona si lasciasse dominare
dall' idea di ritirarsi affatto dal mondo , e vivere eremita. Pure

(i) Arch, dl Corte. Aosta . Mazzo III , un voi. cartaceo ms. In ca-
rattere gotico minuto di fot. 100.
Se giova alla nomenclatura della topografia antica e alla storia del
Pari d'Aosta trascrivo I nomi do' pari che consegnarono le fortezze.
Pari. Tomaso di Giovanni del Castellar pel forte di Thuilc ; Iblcto Sarlon
per le fortezze di Entratoci e Cormajeur ; Antonio, o Pietro. Tomaso,
Michele zlo e nipoti Arlod per le torri di Morgex; Pietro do Cours per
Cours ; Giovanotta vedova dl Giovanni d'Avisé pe' figli proprll Giovanni
seniore, Giovanni luolorc, Roleto, Iblcto, [Link], Pietro e Bonifacio per
le castella dl Avise , Rocheforte, Montmeilleur ; Luigi figlio d'iblelo Sa-
rlod pel castello ďlntrod ; Antonio dl Villanova per la torre di Ville-
neuve; Umberto de Saint-Pierre per sć o per Margherita figlia di Gio-
vanni de Castcllard e Giovanni di Saint-Pierre suol nipoti pel castelli e
le fortezzo di Saint-Pierre; Giovanni Sarlod pel castello e la torre di
Sariod ; Ludovica vedova di Amedeo di Challant tutrice dl Giacomo suo
figlio pel castello dl Aymeville; Giovanni o Pietro della Torre per le torri
de la Tour et de Grassan ; Amedeo de la Pianti per la fortezza di Ptantà ;
Antonio di Montagnl pel castello di Sarrò ; Claudio Vaudan per la for-
tezza ď Aosta ; Pietro Blancard , e Guglielmo Bernard a nomo proprio
e di Francesca sua raogllo pel forte di Vallesia ; Antonia vedova di Vin-
cenzo Itelliart per la fortezza de la Tour neuve; Pietro Boza per la casa
di Valdon*; altro Antonio Montagli! per la torre della Trinità ; Nicoletta
Malaquin per sé ed una sorella per la fortezza di Gignod; Almoncto
Hoza per la fortezza della Torre Estroubles ; Pietro dl Giacomo Nus pel
castello dl Kus ; Francesco di Challant per la metà del castello d' Ussol
e pel castello di Vercz e la terra di Challant ; Bartollno di Veres per sè
c per Francesco di Francesco do Valaise e per Glanglacomo di Giovanni
de Valaise pel loro castello d f Arnaud; Antonio di Ponte San Martino
pel suo castello dl Point- Saint-Mar tin ; Bonifazio di Challant pel suo
castello di Jcnis, o nuovamente un Antonio di Montagnl pel suo castello
di Drcssognc .
A quel volume sono annesse altre carte Importanti. E per la forma
delle udienze vedi un volume di carattere gotico anch' esso e minuto di
pag. tf 2 dell'anno 1409.
Anche V. ne'/'rofoc. dc'Scgr. ducali il Mazzo II di Uolomier fol. 9.

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DI STOH I A PIEMONTESE 2»7

questo ć serillo in parecchi storici. 11 Guichenon r


nione di alcuni clic Amedeo vislc le quislioni tra E
e il Concilio di Basilea immaginasse di diventar po
Chiesa fidato anche, a quel clic si disse , in certe
un astrologo. La ragione allegata dallo storico rip
sostanza è questa : non essendo stato eletto papa
anni da poi il suo ritiro , non pare sostenibile ta
Quasi gli fosse decoro mostrarsi incostante nelle
Forse non sarà vera quella notizia, ma s' ci vol
dal mondo perchó non rinunciava al ducato? p
riteneva (come vedremo)? anzi, perchè se u' occu
dismessa la dignità e fatto papa ? Gli storici del pa
o scrissero che brigò assai per salire a quella dign
fiorentino apertamente gli riufacciò di aver co' su
rolli i padri di Basilea, perchè gli dessero il papat
Poggio era parente di Tommaso di Sarzanache fu p
non fu pienamente creduto; pur non mentiva, m
aggiungeva che lo aiutò poi mirabilmente il duca
il quale avvertito che si doleva che il papato era
e che egli malamente operava , levatolo si alto e
modo a vivere con lustro, bruscamente rispose: E
dona senza dota e yo gli ho dato papato senza corta
che ciò riferisce (1) dice anche assolutamente eh* egli
di gran santità e profuse molto denaro.
Innanzi di ritirarsi a vivere lungi dallo strepit
Amedeo affettò gran zelo di religione : conciossia
stare ch'egli chiamava frati in Ripaglia e sont
trattava e che favoriva 1' inquisiziono in Rivoli la
uffizio sin prima del 1413 , regalò il 1426 frate P
rone dell' ordine de' Minori, inquisitore ad Avigl
scrisse contro i Giudei, e cento fiorini d'oro di pic
nel 1431 al Maestro Amedeo a de Chamberiaco phi
« in rccompcnsacione laboris et expensarum per
ci gistrum Amedeum suslcnlarum circa prosccuci
te rum et crroncarum conclusionum sonanciuui i
« fidei chrislianac , blasphcmias et malcdicioncs c
« libris ebraycis iudcorum ob quas dieti libri fucr

(I) fron. ms. ncll'Arch. di Corte di Torino.

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•248 DICHIARAZIONE Dl DOCUMENTI

« sii (1) ». Ne è a diro clic Amedeo così praticasse per ignoran


i' ava non lo lasciò senza la maggiore per allora possibile ed
cazione ; ne i buoni studi gli mancarono 9 conciossiacbè tr
nei conti di Michele Dal Ferro» tesoriere di Savoia, tra i di-
versi libri comprati da Amedeo una Bibbia in francese, le Sto-
rie de' Romani e de' Cartaginesi , il Tesoro , il Libro di nove
antichi filosofi , il libro di Dante , il libro delle guerre di Francia
e d' Inghilterra, gli statuti di Lombardia , il libro de' Troiani
in francese, le cento novelle in lonfbardo, e le lettere di Seneca
(singolarità questa in Piemonte dove pochissimi studiavano
lettere o filosofìa), o veggo com'egli papa stipendiasse di cento
fiorini di piccol peso Martino Lefranc pro nonnullis libris et
istoriis de latino in gallicum et de gallico in latinům trasferen-
dis (2). Chi poi considera com'egli intendesse le opinioni del
suo tempo, e sapesse vincere gli ostacoli che si opponevano al
suo ingrandimento dovrà conchiuderc che tanto zelo non ve-
niva tutto da religione , e eh' ci non era uomo da lasciarsi so-
praffare dalle malinconie notate dal Guichenon* A che potrei
aggiungere, per le iudagini felici del San Tommaso, che sebbene
gli fosse caduto in animo , siccome osservò il Cibrario (3) di
pellegrinare per divozione al santo Sepolcro, e mandasse perciò
a Venezia il 21 luglio 1416 tre suoi cortigiani causa firmandi
ad stipendia tres galeas ipsasque armandi et solvendi victualibus
artnis et aliis necessariis, e le galee fossero allestite # e il 17 set-
tembre mandasse Bertrando Merlin ad avvisare al Re di Fran-
cia e quel d' Inghilterra il viaggio che il Duca di Savoia avait
empris de faire au saint Sepulcre (4) ; non fu tanto caldo da
anteporlo alle cure del regno, che anzi non ne fece altro, e
nel 1418 si sciolse dal voto mandando a Gerusalemme due mila
ducati per mezzo di Giovanni Compoys suo scudiere (5). Amò
gli studi e tonto che prima di riavere il Piemonte per la morte
d'Acaia , mantenne del prqprio a Parigi persone ad erudirsi

(I) Arch. Cam. Conti de'Tcsor. due . Lib. SO, 71 , 70.


(2) Ibid. Id. Lib. 79 e 81.
(3) Cibrario , E eonom, polii. , 2.* [Link] Fontana , vol. II , p. 17 , I».
in nota.
('t) Arch. Cam. Conti de'Tcsor. di Savoùt. Lib. 01.
(3) Ibid. Id. Mb. Ol.

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Dl STORIA PIEMONTESE 249

nelle scienze (i) ; e fece dal pittoro Gregorio Boni s


veneziano dipingere la cappella del castello vecch
bcri e quella d' Altacomba (2) ; e degnamente
medico della sua persona maestro Dionigi (3), ogn
usò perchè la moneta pubblica avesse credito fuor
rasse vantaggio allo stalo; postone zecche in Ivre
beri , in villa d'Upia , in Nyon , e in Torino ( ann
1426, 1427, 1430) creato un intendente delle ze
e di là dai monti e cercato i migliori incisori di m
i quali Crispino Bollard. E volle nel 1428 , che se
comprare o cambiare si avesse, niuno commercia
sua moneta di Savoia o per buoni scudi e buoni fio
utpotc bonos ducatos lohanninos florentinos , et flor
mera bonosque florcnos pape , regine , Alemagnie et
ad debitum valorem et equivalcnciam boni auri;
cevere e dare fiorini nuovi d'Italia , scuta nova al
tono? il cui titolo era stato trovato mal risponden
attribuito; cappona tollerò il villione. Poi, avvegn
moneta era dagli speculatori raccolta e mandata
vedeva altra moneta, in casa che la straniera fec
Ducato savoino di peso e titolo uguale al fiorino
Genova e Firenze, e cassando la tariffa del 24 mag
distese un' altra il 13 d'ottobre 1433; ed ordin
Giacomo Dovcrio da San Gervasio maestro ordinario di zecca
pagasse ai mercanti di villione sessantotto ducati per ciascuna
marca d'oro fino sebbene Manfredo Bczonc maestro generale
delle zecche fosse ď avviso che si potesse lor dare anche un
terzo di ducato per ogni marca (4). AI che tutto non è da
lasciare come pensasse a munire d'artiglierie le sue castella
che Canto più ne bisognavano quanto maggiormente reprimeva
le libertà de' sudditi, e come a fondere cannoni, e colobrinc e
altre artiglierìe metalliche nominasse dall'eremo maestro un
alemanno a que' dl noto e famoso (5).

(1) Arch. Cam. Conti ce. (1416) Lib. Ol.


(2) Ibid. id. (1410-18) Lib. Gl e 05.
(3) Ibid. id. (1414).
(4) Arch, di Corte. Protoč . dc'Scgr . due. Halamid. Heg. IV dalla
pag. 473 alla 555.
(5) Arch. Cam. Conti de' Tesar, di Savoia. Koul. so.
Anen. St. It. Voi. XIII. a i

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250 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

Queste eure non sono certamente d' uomo stanco di regn


ne d' uomo stanco di regno sono le azioni molle e conci
e sostenute da Amedeo sino a que9 dl e nò meno gli statut
vecchi e nuovi riordinali e pubblicali per legge dello stato.
Ma qualunque siano le cagioni , egli si ritirò a Ripag
nominando un luogotenente del Regno.
Ripaglia è luogo delizioso sul lago di Ginevra lontano un
miglio da Thonon. Aveva a que' di selva di piante amene, pr
e vigne e campi ubertosi. Amedeo vi dimorò spesso dilettan
visi di caccio negli anni giovanili. Vi fabbricò un palazzo s
tuoso con parchi di cervi e damme, per esercizio di corpo e
lievo di spirilo. Ma perchó uomo era del secolo, quantun
istruito sufficientemente in lettere e filosofia, volle vicin del
lazzo fabbricar convento di monaci; chèa que' di risuscitav
furore d'empier di frati l'Europa. Nel 1410, 23 febbraio, inaugu
il suo Monislcro alla Madonna e San Maurizio e dicdclo a qui
dici regolari di Sant'Agostino vestiti e costituiti secondo qu
del monislcro di San Maurizio Àgaunense della Diocesi di Si
colla rendita di mille Gorini d'oro; obbligati i monaci alla
lebrazione di sci messe quotidiane in perpetuo e a diverse o
zioni, col patto che Amedeo, volendo, possa riavere il mon
stero co' suoi redditi e colle sue ragioni dando un equivale
stabilimento a' monaci senz' altro ricorso a superiori eccle
stici (1). Quella fondazione venne approvata da Giovanni XX
il 2 di giugno mandato a celebrarne la consccrazione il Vesc
di Ginevra , che poi n' ebbo la conservazione (2). E quella ce
monia avvenne il 10 di settembre alla presenza di Amedeo
delle sue sorelle ( la principessa d'Acaia e la fidanzata al m
chese di Monferrato) di Umberto bastardo di Savoia e d'al
gentiluomini (3). Quindi il 1411 a' 7 di marzo il conte Amed
lece a que' monaci obbligo di tenere notte e di in perpetuo acce
due cerei innanzi l'aitar maggiore della chiesa e diede l
assegno di dugento fiorini di piccol peso. La fabbrica per a
non era finita che anzi durarono le opere anche dopo il 14

(1) Arch, di Corte. V. Il ms. Amedeo Innocente del p. Monod ,


Mozzo 111 del Réguliers de là des moni i. Hi paille , n. 1.
(2) Ibid. Bolle e Brevi . Mazzo XI , ti. t , di Giovanni XXIII ; e Ci U
r Provincie . Genève. Caleg. 1, Mazzo III, il. 4.
H) Ih Id. iiegulicrs eie.. ». I. Doeu meni i orig. in pergamena.

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DI STORIA PIEMONTESE 251

conciossiachč veggo ehe nel 20 dicembre di quell'


conli del Duca di Savoia coi figliuoli di Pcrronct
presario di quegli edilìzi , e trovalo che dei vcnlisei m
d'oro avuli dal Pcrronct appena si aveva la spesa di
fu convenuto tra que' figliuoli e il Duca Amedeo
rinuncicrebbe al credito purchò quelli compissero
rimanevano (1).
In quel luogo fissò adunque il suo riliro il Duca
e fabbricatevi sette celle od a ciascuna segnato un
detcrminata per suo sostentamento la somma di dieci
di piccol peso (2) , scelti sette compagni, nominato
si ridusse. Il 7 di novembre tennevi assemblea de
signori del regno , prelati e cavalieri ; e salito in tron
innanzi a sè il figliuolo Ludovico , palesato eh' ci si
mondo, il creò luogotenente goncrale de' suoi stati
alla Contea di Ginevra l'altro figliuolo, Filippo.
istruzioni di regno e amorevoli esortazioni sciolse
e co' sei cavalieri si ritrasse alle nuovo stanze. La dimane i
sci cremiti Claudio de Saxo, Lamberto Oddincl, Francesco De-
bussy, Amedeo Champions, Ludovico di Chcvelcl , ed Enrico di
Colombiers vestirono una veste lunga di velluto grigio stretta
ai fianchi per una cintura ďoro, un manto dello stesso drap-
po, sopravi una croce d'oro simigliante alla croce che por-
tavano gl' imperatori di Lamagna; si misero in capo un berretto
rosso, e sei coprirono con un cappuccio grigio dal becchetto
lungo un piede; e presero in mano un bastone liscio e ritorto (3).
Cosi cominciarono loro vita eremitica: la quale non oda figu-
rarsi tanto severa che loro non consentisse di avere in tavola
pomagrana9 kabrolas , orengias et alia ; perniccs , fay sanos et
capones (fc). Da coloro l'ordine di San Maurizio che fu poi ordine
militare.

(1) Arch, di Corte. Réguliers eie. Ripaille , n. 7.


(2) Arch. Cam. Conti de'Tesor . di Savoia. Lib. 82 , fol. 227.
(3) Arch, di Corte. Réguliers etc .
(4) Arch. Cam. Conti de'Tesor. di Savoia. Lib. 82.

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252 DICHIARAZIONE Dl DOCUMENTI

S 111.

Luoyolcncnza di Ludovico.

Osserva Gauthier elio di questa risoluzione di Amedeo godet-


tero i Ginevrini, perchè sebbene il Duca non avesse rinuncialo lo
stato e il luogotenente dimorasse quasi sempre a Thonon diretto
dal padre, dall' una parte era cessata la smania di acquistare
e dall'altra rimesso il timore di essere travagliati. Alcuni poco
amici a casa di Savoia osservarono che la risoluzione di Amedeo
di ritirarsi a Ripaglia e tenere Ludovico in quiete e con poca
sontuosità a Thonon fu per economia di spese , e voglia di accu-
mulare cotanto che gli bastasse di guadagnare poi coloro clic lo
favorissero nel conseguimento di ciò che da qualche anno si
era imagínalo di potere ottenere; il papato. Vedremo a suo luogo
chi lo difendesse da questa accusa , e quali argomenti vani ado-
perasse per ¡scolparlo; e quali ragioni invece rimangano per
persuadere clic proprio desiderasse quella dignità e se la pro-
cacciasse, e avuta , a mal cuore la rinunciasse.
Non era Amedeo appena giunto a Ripaglia che una lettera
di Venezia fu presentata al suo Consiglio residente in Thonon.
Diceva clic i Veneziani erano contenti clic il duca bene pen-
sasse della lega e avessevi finalmente aderito ; ma che non
piaceva niente a loro elio Sua Eccellenza avesse male parlato
de' Veneziani co' Fiorentini. I Veneziani mai non l' avevano
oITcso ; e se egli si sentiva gravato di qualche cosa a loro si ri-
chiamasse; ma fuori, senz'altro, non menasse scalpore. Foscari
aveva soscritlo il foglio a' di 14 ottobre 1434 (1).
I Veneziani avevano avuto cognizione di que' lamenti da
una lettera che loro scrissero i Fiorentini ; i quale poi ne fe-
cero avvisato il Duca il 19 dell'ottobre medesimo colla seguente
lettera a Ulustris atque excelso domine frater et amicc karis-
« sime. Reccpimus literas vostre cclsitudinis querimoniam
(( quatndam honcstis tarnen verbis continentes adversus Hlu-
če strem dominum comunero fratrem nostrum duccin Vendia-
te rum. Et susccpimus cas literas valde scro. Cum ctcniiii

(t) Arch, di Corte. Galloria [Link] , n. H4 già citata.

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1)1 STORIA PIEMONTESE 253

« scripte fuissent Thononi die ultima julii non p


u quam de mense octobris nobis per vestrum nuoti u
« presentate. Quibus rcccptis lcctisquc tamquam v
« ac sinceri amici utriusque vestrum indoiuimus
« ad tollcndam si qua vel tenuis suborta esset an
a fensio bonis ac frateruis remediis propcrantcs con
a ipsuin illustrem dominum dueem Venetiarum
« Hoc enim neccssarium esse videbatur cum vestras rationcs
« littcrasque audivissemus illius quoque pcrquircre atque audìre
a velie. Et sic tamquam medii et utrique parti pariter a (Tee li
« ostendere iìdclitcr mentem utquc opinionem nostram valere-
« mus. Nos igitur hac intcntionc scribentcs tale ab ipsp illustri
a domino et fralrc nostro carissimo duce Venetiarum habuimus
« respoosum ut valde in mente atque animo nostro fucrimus
« serenali. Scribit enim nobis quod licci multis rationibus sibi
« videretur honesturn ut domino Marchioni Montisferrati per
« vostra ui Exccllcnliam terrarum et castrorum illorum ficret
« restitutio, et ad hune finem per ipsum diligentia penes ve-
« stram cxcclsiludinem sit adhibita, tarnen vos pro colligate
« habuisse semper et habere velie. Et ita scripsissc ex tunc
a Marchionibus Estensi et Salluliarum prcserlim post auditos
ce oratoros vestros super hac re ad eum transmissos. Que cum
a ita sint sublimissime domine et ratificatio posuiodum norni-
ce nationis vestre tamquam colligali per cum facia fuerit sub-
ii secuta et acccptata non videmus jam que dubitatio possit vel
« dcbcat remancrc aul in quo vester honor aliquo modo loda-
te tur. Nam verba quidem illa per eundem dueem Venetiarum
« ad vos scripta quod si prefato domino Marchioni Montisfer-
« rati non fieret restitutio dubitandum esset ne scandala et
« inconvenientia orirentur que et vobis et illi fortassc displicere
a possenl et esse molesta certificat nos idem dominus dux non
ce scripsisse ea verba ad injuriam vel displiccntiam vestram sed
cc polius fraterna intcntionc quoniam sentiebat aliqua scandala
ce ex inde posse oriri , non quidem a se aut sui causa sed
cc aliunde que sibi displicuissent. Nos igitur cxccllcntissimc do-
ce mine hec intelligentes valde gavisi fuimus videntes eum ani-
ce mum erga vos in ilio communi fratre nostro domino duce
<e Venetiarum cxisterc qui esse debet. Rogamusque sublimila-
cc tem vestram ut versa vice benevolum et fratcrnuin animum

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254 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

« habere et conservare erga ilium velit. Gratias vero agim


« cxccllcnlic vostre quod hecqualiacumquc fucrint comraunic
« nobiscum dignata sit. Respondentes quod nos quoque perfe
« animo «ne sincera volúntate in colligationo et amicitia u
« vobiscum et cum ipso illustri domino duce Venetiaru
« cuius perfeelam voluntotem et optimum animum et disp
ti lionem sinccram super hoc conspeximus, perseverare int
de dinius (1) 0. Ma tutti questi discorsi non valevano a nul
perchè nò Fiorentini e nò Veneziani si volevano muover
stringere il Duca a rendere giustizia al Marchese quantunq
sapessero che una lega si stèsse stringendo a Milano tr
Visconti ed Amedeo, nella quale il primo sarebbe stato tenta
promettere di aiutar l' altro a combattere il Monferrato.
chiarire il che mi e necessario prendere addietro il filo toccand
atti che dovevano essere memorati nel secondo numero de
seconda parte di questo capo , e che ho a bella posta taciut
per farne qui corpo di storia. Nè citerò a pie di pagina la s
zione degli atti che mi daranno materia al dire perchè essi tutt
portano V indicazione già avvertita. - Archivi Camerali, o
Stato, Galleria G.*, n. 144. P.° 2.° (n. 194 dell' Inventar
Sul finir d'aprile 1434 Emanuele Sicco segretario .di Filip
Maria Visconte comunicò al suo signore una lettera di Sav
per cui sapesse clic Saluzzo Manfredo maresciallo di Savoia
segretario Rolomicr sarebbero iti a trattare con lui di pare
aiïari di stato da parte del duca Amedeo. Il Visconte lieto
scrive a Savoia il 4 maggio e fa ressa perchè presto venga
eh' ci li desidera, posto che di Nicodo da Mentono il quale d
veva risiedere presso di lui a piacere di Amedeo non ha p
udito parlare. A quelle amorevoli istanze Amedeo risponden
il 13 avvisò clic il Saluzzo già prendeva la via del Monte Cc
sio, e che il Bolomier e Pietro Marchiandi presidente di Sav
ch'egli aggiungeva al Bolomier, passavano al San Bernardo p
unirsi col maresciallo in Ivrea ed essere prestissimo innanz
lui. Giunsero difatlo in Milano il lunedi 31 maggio (incontra
Binasco dai consiglieri del Visconte) ed entrati alloggiarono all'
bergarìa del Cervo. Erano stale date loro queste istruzioni:

(1) Arr.h. dì Corte. Galleria [Link], n. 144 già citata, e Arch. del
Riformai?, di Firenze, Classe X, n. 31.

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DI STORIA PIEMONTESE 255

« Primo portandi ligam per dominum Francis


« matis minula lam, potcslalcmquc eisdem per dom
a duccm attributam una cum lillera dominio Venctorum dircela
fc per proceres et peritos advisa.
« liem post reverenciam et rccommcndacioncs in lalibus op-
ee porlunas explicare memorato domino duci paternos aíTeelus
« quibus prelibatus dominus nosier státům suum conservare
« continue speculatur per modos quos polerinl deccnciorcs ipsum
« dominum duccm induccndo ad mutuas donaciones in loto vel
« in parte alias practícalas. Que sì locum habere non possinl ve
u niciido ad formam dicte lige proul ad commodum et sccurila-
tf tem prefati domini nostri eisdem videbitur decenlius facien-
« dum. Et per illius medium tendendo ad oblincndum remissio-
« nem territori! Vercellarum ultra Cervum Cresccnlini, Roche
« Cillicrie si iam remissa non sin! et demolieionem Monachi.
a Item ceiam ad remissionem gubernii Asleusis et aliorum
tf que eis videbunlur exquirenda.
a Item ubi de auxilio per domioum impendendo Iractabitur
u bono modo tendant ut domina duchissa congruencius traclctur
tf el auxilium pro hoc anno diffcralur maxime ut hoc medio
« reduci aut alias flecti valeat dominus marchio. Et ubi ipsum
« subsidium impcndendum diucius differri non posset lcmplctur
« ut contcntetur de auxilio stipcndiariorum domini ultra montes
« conduccndorum.
a Kein sedute advcrtalur circa tutelam Nycic et securitates
« que convcnicntcr haberi polerunt ne in, futurum rcsipicatur
u a proinissis.
a Rebus autem usque ad conclusionem praclicalis domino
« nostro notiflcctur antequam concludalur. Dum autem domino
tf nostro visum fuerit ad concludcndtim prcmictatur litem Ve-
ce netis habita tarnen prius a duce sccuritate captato termino
« concludendo
a Si oblincri posset ex liga nomine domini per dominum
« comitem Gebennensem fiere! dominus noster hoc magis ac-
« ccplum haberet quam poslquam opporteret per ipsum domi-
« nura nostrum confirmari.
« Si subsidium pccuniarum querirctur cxcusctur dominus
tf noster tam super expensis sustenlis quam pro regina substi-
(( ncndis. Ubi autem hoc faciendo magna commoditas ofTerretur
« domino noliGcctur.

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25G DICHIARAZIONE 1)1 DOCUMENTI

« Si dc liga Regis Ludovici cl ducis Burgondie quicquam


« apperiatur scialar quicquid propter hoc Tacerci et (ieri velie
u Et de omnibus dominus nostcr scpics advertatur ».
Appena scavalcali air albergo ecco un Rufo corriere di Sa-
'oia clic reca loro una lettera del Duca per la quale hann
copia di un dispaccio imperiale dell9 li maggio datato da Ba-
silea. L'imperatore sdegnato per ciò che il Visconte ostilment
operò contro il Papa comanda a Savoia di prender V armi in
favor della Chiesa contra il duca di Milano. Amedeo avvisa i
suoi legati di trattare le cose per cui furono spediti come se
nulla sapessero di quel dispaccio; ma di star sull'accorto di
usare di esso , mostrandolo anche al Visconte quando venisse
opportunità e potesse fruttare alcun bene. E i legati che sanno
con qual uomo abbiano a trattare, ordiscono tra loro il da farsi
man mano secondo le circostanze. Fu lunga faccenda ma degna
di essere nota in ogni sua parte: perciò seguendo il giornale
di que' diplomatici paleserò come fu e con quali artifizi condotta.
L' udienza ai Savoiardi fu data il giorno di mcrcordi due
Giugno. Ricevuti con molto onore lasciarono la parola al Pre-
sidente : e questi disse al Duca , per niuna ambizione avere
Amedeo parlato Io scorso anno di mutue donazioni , ma per si-
curezza e difesa dello stato di Milano che gli sta a cuore
quanto il proprio, che Io avvisava com'egli per accidenti varii
si era tolto dalla lega coi Veneziani , e che per sapere il piacer
suo e il da farsi il duca di Savoia aveva mandato loro al duca
di Milano. Perciò essi pregavano lui Duca di voler destinare
sue confidenti persone colle quali operare per mettere in sicuro
Ponore e gli stati delle due parti.
Il Duca « mostraos se ex liiis esse valde contcnlus maxime
« de dissolucione Vencloruin sed non Florenlinorum et lice au-
« dicndo per brachiuin tenebat diccns quod res hec sanclissimo
« lemebuntur. Et si aliquid supersit discrepans ipse vult in-
ce le resse quia omnímodo ipsam intclligcntiam vult fieri » : e
nominò suoi legati Nicolò Piccinino, e perch' egli era lontano
gli sostituì Giannanlonio suo figliuolo, Ludovico Croio , e Guar-
niero da Castiglione il quale allora malato doveva essere rap-
presentato da Franchino di Castiglione*
Il dì stesso si accontarono i legati delle due parti ; gli uni
por più largamente spiegare le commissioni gli altri per udire

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Dl STORIA PIEMONTESE 237

e riferire al duca Filippo Maria ; e il successivo,


già gli ambasciatori di Savoia erano a letto, il C
da parte del duca Filippo maggiori schiarimenti su
Il quale Grotti segretario confidente del Duca eb
parte in questo trattato cho quasi da sè condusse i
infinite difficoltà che poneva il suo padrone e le
quali si sostenevano i Savoiardi. Cominciò il ('roll
del venerdì a parlare come privata persona al
questi similmente come privalo gli spiegò ad quid mu
petebatur commodumquc quod afferro poterai et alia
bus ipse podus ad hec quam nos ( cioè lui Bolomic
e compagni) incitari debebat. Manifesta era l' ingo
voia: pure se fosse avvenuto quel che Amedeo desid
curava , F Italia non avrebbe forse avuto ne Fran
gnuoli « nè Tedeschi , né altri stranieri mai ; forse t
supcriore del bel paese avrebbe composto un sol r
e potente. E i tempi erano forse maturi ; ma q
Grotti ricevette come privato » riferì quale uffic
e il Duca mandòllo a rispondere agli ambasciatori
che lasciata stare la donazione mutua la quale per
gli sembrava esosa gli aprissero come private pers
suoi altra via di trattare. E tale inchiesta riportò
sant'Ambrogio, dov'erano passati ad ospitare que' d
sendosi ammalato il Presidente. Risposero essi che
del loro signore erano sicuri , il quale intendeva as
di assisterlo contro i Veneziani e di esporre per c
parenti e lo stalo purché le proposte cose in buon
finissero ; e se non gli piaceva trattare della mutu
pensasse egli slesso d' altro che fosse per piacere
signore , alla casa e ai sudditi di Savoia de' qua
desidera di giovarsi. Partito e tornato il Grotti f
che la dimane entrerebbero al Duca il quale li volev
Entrarono difatto alle sedici ore della domenica al
chiesti di migliori parole si scusarono di non pote
che lo consigliavano a non mover guerra contro i
prima non aveva aiuti da Savoia , e clic per essern
conchiudesse queste faccende , e se la donazione mu
piacesse, trovasse egli altro partito. Il Duca sconc
tempo: diede come non rigettata né accettata la p
Anen. Sr. Ir. Voi. XIII. aa

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258 DICH IA «AZIONE DI DOCUMENTI

(lolla (lunazione , rimise ad altro di il riparlare , perchè in


quello la luna era in segno non buono ; martedì manderebbe a
significare le sue intenzioni.
Il Grotti ilo da loro quel di verso il meriggio pregò clic se
avevano più facile via , senz' altro la dichiarassero. Ma ess
stellerò fermi e l'obbligarono a far sapere al suo signore clic
due cose doveva concedere per la casa di Savoia e due per I
stato. Per la casa : trattasse di favori maritali la sposa perchè
senza danno di sua persona desse speranza di prole; consen
tisse alla mutua DONAZIONE, o almeno a parts di essa. Per lo
stato : assegnasse in denaro o in terre l' aiuto necessario per
la difesa ; e fermasse la cosa in modo clic non fosse movibilc
in futuro. Il Grotti finito il desinare tornò ringraziando per
parte di Filippo Maria, clic avevano trovato e proposto buon'aper-
tura a lui cara ; e disse che alla Duchessa sarebbe fatto anche
maggior favore che non il richiesto; della douazione mutua o
dell* accettazione di parte d'essa , delibererebbe: del resto pro
ponessero intanto una sovvenzione.
(ìli storici spezialmente i milanesi scrissero del conto che
il duca di Milano faceva della sua sposa che avuta da Savoi
non ammise alle sue stanze, nò riconobbe per moglie mai; e
circondò di spie, si che non aveva di libero che il pensiero
se pure veramente l'aveva ; chè Filippo Maria a lei molto re-
ligiosa aveva dato un confessore astuto che le ricercasse dili-
gentemente la coscienza 9 e scortovi alcun pericolo per lui , i
facesse consapevole (1). Ma della donazione mutua , forse perch
non conclusa , non tennero conto. Di essa Filippo Maria non
volle udire più avanti , e piuttosto offerì di ridursi ad una
istituzione : al che non risposero in cootrario gli ambasciatori
i quali (siccome scrivevano ad Amedeo il 18), non osando la-
sciar trapelare che avevano bisogno di lui per Monferrato, s
rimisero intieramente al piacer suo ; tanto più che speravan
bene per ciò che richiedevano contro il marchese e del terri
torio vercellese e della difesa di Nizza, edel favo reda conce-
dersi alla Duchessa. Perchè scrivevano che era loro speranza
la chiamasse in castello e que à ceste foys le fait ex corde par

(I) tier. Ital. Script. , vol. XX, pag. 909 e tOOO D. E. - Glutini,
Stnr. di Milano.

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[)I STORIA PIEMONTESE *251)

les raisons à sa plaisance et sans Vesaspcrtr. Ma qu


parole per tirare innanzi senza conchiudcrc , che v
qual piega prendevano gli affari di Viterbo, presso
giavano Francesco Sforza e Nicolò Picinino; e col Pi
colò Fortcbraccio. Onde i legati se ne stancavano e
partiti se la Duchessa non avesse scongiurato loro
perchè non partissero senz'aver concluso per lei quello
aveva raccomandato. Non potendo altro manifestav
noia, e allo spesso vcnire'dcì Crolli e di Franchino da C
rispondevano: a li vostro Signore metta in iscritto
fine vuol fare si per rispetto al Monferrato e sì pe
donazioni ». Costretti i deputali del Visconte scriss
duca Filippo non voleva rompere la lega, ne la pac
ziani , perciò non offendere Monferrato : se trov
onesto di guerra col marchese e fosse necessità vi s' in
ma che per allora non ci vedeva chiaro; e non ne
nulla: conoscessero, che se avesse alzalo le armi so
ferrato , i Veneti avrebbero intimata a lui tale gu
duca di Savoia non l'avrebbe potuto difendere. Fa
Veneti si contentassero ( che gli pareva impossibil
sicuro di loro, lo servirebbe. Della donazione tacque
che giorno dopo ( l' ultimo del mese ) incalzando qu
perchè aderisse a far guerra al Monferrato e glie
le ragioni, il duca Filippo insospettito di qualche
fece chiedere che si spiegassero: poi il primo di lug
che non guarderebbe Monferrato qual collegato su
non F aiuterebbe se fosse in guerra con Amede
Trattanlo Amedeo ricevette lettera di Sigismondo Im
che richiedeva lo terre di Monferrato per giudica
similmente ne aveva scritto al marchese il 10 di g
questo esordio : a lam dudum scnsiinus te ad manu
« consanguinei nostri et cognati tui ducis Sabaudie
u plurimas ex civitatibus , terris , castris et locis
« marchionalui suppositis quod crcdidimus tune fui
« ut illas servares ab incursibus ducis Mediolani , c
« apertis bello et inimicitiis fueras. Postmodum audiv
cc dictis terris castris locis te ad aliqua pacta cum pre
a Sabaudie illicita et privativa non parum baronie uiar
a Montisfcrrati quod displicenlcr inlcllcximus et va

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2íH> DICHIARAZIONE Dl DOCUMENTI

« lulimus quoniam fucile iníclligcrc dcbucras quod super terr


« dieti marehionatus qui feudum imperiale est tibi nequáqua
« licitum fuit nee honestum salvis juribus imperii et juramen
« fìdclitatis nobis facto ad alia hujusmodi parte derogatoria
« juribus dieti marehionatus nobis maxime inseiis et irrequisi
« pervenire (1) ». Amedeo non dissimulò il foglio , anzi spcdì
ai commissari ma li avvisò che necessario era sollecitare e
stringere la conclusione. Ma essendosi riammalato Guarnerio da
Castiglione clic era entrato a trattar pel Visconte in vece di
Franchino spedito in Consilio cum uno capcllano romano qui
fuil cum Catcllanis in galea morbala e saputosi clic era agra -
vatum propter novilunium (era lunedi 5 luglio) non fecero
nulla e solo si raccomandarono al Crotti che li sbrigasse. E nel
mezzo tempo, in che Amedeo spingeva i suoi commissari a
concludere col Visconte, il marchese di Ferrara trattava coi
deputati di Monferrato per la pace con Savoia, e perocché Amedeo
voleva che il marchese di Monferrato donasse il, marchesato a
lui , che egli poi ne avrebbe investito il figliuolo , e a questo
passo il marchese nou voleva venire , e non negando la dona-
zione richiedeva per sé la investitura ; il marchese di Ferrara
(che avrebbe voluto pacificare affatto questi principi) propose
di finir la cosa in Milano. Si oppose tostamente Amedeo ; che
giunto ad ottenere ciò che da lunghi anni sperava , non voleva
lasciar giudicare del giusto e dell'ingiusto dell' opera sua ; e
ordinò clic di sua intenzione fossero avvisati gli ambasciatori
che erano a Milano. Il Da-Esle si racconciò a Vercelli con
Francesco de Thomatis commissario di Amedeo; poi con Enrico
Nata messo di Monferrato: e della conclusione fece a'9 di luglio
calda istanza ad Amedeo rammemorandogli promesse date, in
Ginevra; e lo pregò volesse accettare donazione di tutto che è
a destra del Po ed investirne il figliuolo primogenito, e del
resto, ricevere aderenza del marchese padre e restituirgli le
terre depositate.
Dalla parte del Visconte si deliberò per la donazione , ma
eli* io mi sappia non se ne scrisse poi il solenne atto necessario.
Che fosse e in che consistesse vedasi da questo brano del giornale
di Bolomicr. « Die decimatercia jullij rediit Lancellotus dicens

(I) A reti, di Corte. Monferrato , Mazzo XIII.

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1)1 STOMA PIEMONTESE 2G1

a quoti dominus suus est contcnlus per viam adopeionis


« tucionis vices hnbentis remilterc in omni casu q
(( desccdcrc contingcrct sine liberis masculis legilim
cí luralibus uni ex liberis domini nostri (Amedei) qu
a eli gere malucrit lanuatn et lanucnse Savonam etSavon
c< et Aslense Parmam et Parmense Placcnciam et Placenlinum
« Dcrthonam Alexandriam et gcneralitcr quidquid habet ultra
a Padum cxceptis hiis que sunt de comitalu Papie ita tarnen
« quod dominus contra Venetos guerra veniente condignum
« prestei auxilium, cui respondimus quod domini nostri in-
ce tcncionis est quod bastardi nequáquam includantur cum hoc
cr sibi racionnbiliter semper sit expressům ». Il che fu dal
Visconte accordato. Non era tutto quello che Amedeo aveva
mulinato in suo capo; ma era già molto (1). Ogni cosa finito,
i commissari di Savoia presero il 17 di luglio commiato, e con
promessa di ritornare in breve se ne ritornarono ad Amedeo (2).
Tutte queste cose furono trattate con molta amorevolezza
per parte di Filippo Maria il quale agli ambasciatori di Savoia
non parve quell' uomo cosi d' ogni cosa timoroso come fu dagli
storici dipinto. Onde sebbene stanchi delle troppe lungherie
parlirqpo coutenti di averne cavato profitto. Non contenta era
la Duchessa per la quale non si era couchiuso nulla , e a cui
que' discreti uomini avevano lasciato qualche lusinga. Descri-
veva dunque ad Amedeo non volesse in tante sue cure lei sola
avero dimenticata.
Il consiglio di Amedeo fu lieto della novella partecipata : e
a' 19 di agosto chiamati all' udienza il Marchiandi e il Bolomier
diede loro pieni poteri perchè ritornati speditamente a Milano
riconfermassero la donazione e la riducessero in atto ; distraes-
sero affatto il Visconte dalla lega coi Veneziani ; ed ottenes-
sero che Madama fosse finalmente ricevuta in Castello, avesse
attorno gente di suo piacere, fosse libera e contenta , e ordinò
clic altri commissari (Pietro Bciami e Amedeo de Crosterello)
andassero presso il marchese di Monferrato per sapere in che
consistessero le cose che il marchese era disposto di fare in

(1) V. la p. 257.
(2) Saluzzo era partito II dì Innanzi chiamato dal suo signore per
consultare degli affari d) Borgogna. - Giorn. del Bolomier . -

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262 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

favore di Savoia. Le due ambascerìe si lrovcrcbbcro ad Ivrea:


Bolomicr presenterebbe lettres de creance en leurs personnes à
mon dit seigneur le marquis à Madame la Marquise et à Jean
monsigneur leur filz; quindi proseguirebbe suo viaggio col Mar-
chiando
Alcuno storico di Monferrato scrisse che il figliuolo del
marchese era sin dal mese di luglio in mano di Ludovico di
Savoia, a cui il padre l'aveva per affari mandalo e da cui più
non l' aveva potuto avere : e da quella prigionìa trasse argo-
mento della umiliazione a che il marchese si lasciò andare Ycrso
il Savoia. Ma n'ò smentito dalla data di quell'atto del consi-
glio. Ai 5 di settembre i commissari s' incontrarono in Ivrea ; e
il 7 Bolomicr e il Marchiaudi incontrati fuor di Milano dal Conte
Guido Torello , Niccolao Gucrreri , Franchino e Guarnerio da
Castiglione , dai fratelli Grotti e da altri signori entrarono sulla
sera in quella città. Avuta il dì appresso lieta udienza dal Duca
lutto allegro per le vittorie di Romagna, i commissari si posero
il dì 10 a trattare con Lancclloto Crolli. Riassunsero gli affari
lasciati a mezzo nella prima ambascerìa e presentarono la
forma di un atto che si stenderebbe per ufficio di notaio onde
assicurare la lega fra Savoia e Milano ed ottenere da Milano
quattro lettere già promesse sul possesso di Crescentino , sui
conGni del territorio di Vercelli, sulla protezione da accordarsi
a Nizza, e sulla decente custodia di Monaco città che Savoia
avrebbe voluto distrutta e che permetteva esistesse purché guar-
data da capitano che giurasse fede al governatore di Nizza. Fi-
lippo Maria irresoluto prese tempo a conchiudcrc. Disse buono
quell' atto , ma non essere bene istrutto lui per la richiesta su
Vercelli : poi sulle veni' ore del di 16 mandò Lancclloto Crolli
dicendo dominum suum solacii causa Cusagium seu Abbiatem
accessisse ; rogans quod propter hoc non facessero le meraviglie;
perocché già desliuava procuratori a sottoscrivere l'istrumcnlo;
intanto potevano introdurre la Duchessa in Castello. 1 Savoiardi
non ebbero a bene questa sortita. D' introdurre la Duchessa
in Castello non accettarono. Pareva loro ignominioso introdurla
di celato, o quando il Duca non vi era a riceverla ; e postochc
il 18 Grotti ritornò con altra domanda: che scicgliesscro con-
servatori della lega il Papa e i cardinali; o gli elettori dcl-
r Impero; essi, accettando i primi, strinsero che il Duca Fi-

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DI STORIA PIEMONTESE 263

lippo Maria fosso contento di tornare in Milano , o


Castello di Porta-Giovia con qualche solennità la
Indugiava il Duca e scriveva dispaccio ai commissar
doli a segnare il di eh' ci dovesse venire. Ma i com
ne schermivano degnamente scusandosi che a loro n
teneva ma clic egli il destinasse secondo il suo com
piacere. Frattanto chiamarono a sò Antermeto de
riere di guerra di Savoia e lo mandarono ad Amed
sapesse quelle cose e fosse assicurato che Filippo Ma
avrebbe conchiuso senza il consiglio de' cortigiani
Picinino suo luogotenente, Luigi da Sanscvcrino, G
relli , Niccolò Gucrrcrii, Franchino de Castiglione, Lui
Gianfranccsco Gallina, Urbano de Iacopis, e Mcrcu
ba va ra; nò si sarebbe distaccato da' Veneziani per
guerra col Borbone di cui sempre ha male nuove; e
altri soldati che quelli occupati in Romagna non vu
il suo stato a due assalti che gli sarebbero esizia
gesse lo Spina ; che dubitavano assai che il Viscont
egli slesśo all'istromcnto di lega poiché sapevano d
egli non pone mai volentieri le mani sul Vange
commissari s'erano ciò non ostante intesi col Co
Duca sopra le cose già dette e sulla protezione di N
chò il re d'Aragona so l' intendeva nuovamente coi
e che il di 21 Gssato dagli astrologi ( senza cui
non moveva un passo) avevano conchiiiso col Piccin
di poteri che la lega si fermerebbe infra diem qu
mcnsis oclobris et speroni quod decimaquarta contr
ilia dies est fixa et electa ; coo tento il Duca e ring
accompagnarono il tesoriere con lettere al Conte d
al marchese di Saluzzo, al Cancelliere di Savoia G
Beaufort, al Bastardo di Savoia signore di Montaign
Amedeo.
Filippo Maria avrebbe voluto col lunghcggiarc c
Amedeo a qualche favore , fermo dentro sò di rice
dare. Ma Amedeo era tale che a prova di pazienza
addietro a nessuno. Il Visconte prima domandò cl
fermarsi non fosse perpetua, ma di sctlanť anni
facesse una lega scambievole tra lui , Savoia , Borgo
cia; risposero i commissari che ne scriverebbero a

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264 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

gnorc il quale forse non potrebbe far altro che favorirne un


tra il Visconte e quo' principi ; i quali, a parer loro, non po
Urani unus alteram juvare contra eins inimicos percipuos n
rex etiam propter distantiam ipsam de regno , nec Dux regnum
etiam ex ipsa liga sequeretur quod tile qui ultimo guerram h
beret triplici servicia impenderat antequam ex ca liga como
reportarei. Udita la risposta il Visconte domandò per sei me
a Savoia duemila lancie e duemila pedoni, eh' egli o in dena
0 in terre pagherebbe la spesa. I commissari dissero che pa
sando la spesa mensile i quarantamila scudi Amedeo lor s
gnore non li avrebbe potuti concedere senza il voto degli Stat
1 quali mai non avrebbero consentito msi magnum augmentů
suum dependere vidèrent. In ogni modo qualche cosa voleva ;
per ottenerla non lasciava atti od offici cho piacessero a Savoia ,
e a lui non fossero di danno. Perciò, senz'altro aspettare, il
7 d'ottobre a 16 ore mandò con gran pompa di cortigiani e
consiglieri , XVIII aquinees et troys charreots a prendere l
consorte, e la ricevette splendidamente nel suo castello. Al
qual cerimonia i commissari di Savoia non assistettero per
non dare a credere al volgo che Filippo Maria fosse stato c
stretto da loro a quella giustizia.
Ritornò per altro il Duca alla «sua villa il sabato 9 di que
mese e lasciò al Crolli di proseguire gli affari incominciati , e d
avviare quelli di Monferrato. Perciò il Crolli presentò ai commis
sari una nota de' luoghi richiesti dagli agenti di Monferrato
Savoia, e non ancora restituiti. Questo pareva un fuor d'opera. I
commissari la ricevettero, la lessero (ne fecero copia); poi no
accettata la restituirono. 11 marchese Carroñe la fece cstrarrc ed
io ne devo dar conto, scrivendo i nomi quai li trovo nelle cop
de' MSS. da lui lasciate.
Richicdcvasi : Castrum Taioli tenuto da Giannanlonio Spinola
pel quale allegavano i commissari di Savoia avere il Duca acqui-
stato la preminenza che già era di Genova e col consenso e l'aiuto
del marchese di Monferrato islcsso e di Teramo Adorno col quale
era stata cominciata un'aderenza.
Castrum Casinaschi et Malemortis seu Belvedere clic posse-
duto da Princivallo e Galvano de' Gutuerii era stato bensì ricono-
sciuto, dicevano i commissari, feudo del marchese, ma era in-
nanzi parte di feudo astcnsc; e preso poi dal Marchese il castello
ili Corticclli, que' Gutuerii aderirono a Savoia.

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Dl STORIA PIEMONTESE 2G5

Castrum Masimini dci Marchesi di Ceva, chiesto d


voia, ma non perseveralo a chiedersi perche la dom
giusta.
Castrum Spigini et Grane presi e da tenersi sinché il luogo
di Frinchi non si restituisca al feudatario che è aderente del
Conte; poi sono restituibili ai marchesi di Cocconate.
Castrum Calizani Oxclie et Palleri che si tengono da Ga-
leotto del Carretto.
Castrum Cormorinif Moler iar um t Cassinellarum et Murbelli
di che Isnardo Malaspina fece oroaggio avanti la guerra a Sa-
voia sebbene fossero de' feudi di Monferrato.
Castra et loca Milleximi , Roche , et Cor serie cum quarta parte
loci et castri Altaris tenuti da Corrado e Odonino fratelli del
Carretto e da Bonifazio della stessa famiglia ; i quali rimasero
aderenti a Savoia come i signori da Cocconate pel castello di
Spighino in virtù di conclusioni accettate dal marchese di Mon-
ferrato.
Castrum Saliceti tolto innanzi la guerra a Giorgino del Car-
retto e ritenuto ( dicono i commissari di Savoia ) per volontà
del Comune e degli uomini del luogo tementi non si restituisse
alle colui mani.
Castra et loca Novelli , Montis fortis , Moncey sive Castelleti
cum medietate loci Cravenzane di cui Franccschino del Carretto
detto del Novello si tiene feudatario a Savoia non ostante che
nel 1428 abbia fatto aderenza al marchese di Monferrato per
dicci anni posto che non gli atlenoe i patti dell'accordo.
Castrum et locum Pruneti cum ceteris suis locis ac quarta
parte feudi Orsarole tenuti da Ludovico del Carrello che aveva
fatta aderenza a Monferrato e che si tiene sciolto, mercé che é
spirata sin dal febbraio.
Castra et loca Mayrane Malvecini el róchete Spigini et cum
tribus partibus feudi Orsarole posseduti in feudo da Giovanni
Fraylino del Carretto che non vuol più tornare al Marchese.
Quarta pars castri et loci Cariù Item Castrum et locus Mon-
tisnotuli e altri luoghi non nominati tenuti da Antonio Scarampi
detto de Cario in feudo da Savoia, non ostante che prima fosse
feudatario del Marchese e il feudo molto innanzi fosse di Ge-
nova. Due parti possiede Giovanni e l'altra quarta Bartolommco
Scarampl.
[Link]. voi. XIII. at

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2<i(i DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

Castra et loca Curtismillie ac Vinchi , Perleti , Tunis Vzoni ,


Castelleti, Vallis Vzoni , Gozzini , Denteis et Montis Alti, Bubii,
Sammiy et Vismarum, ehe appartenevano a Giorgino Scaramp
allora morto, rimangono obbligali pel luogo di Vinchio. Colui
e i consorti Antonio e Giacomo, e Ggliuoli sette di Luigi Sca-
rampi sono feudatari dell'Astense ; per altre terre, ma non pe
esse, aderenti a Monferrato per dieci anni cominciali il 1430.
Castra et loca Bozolaschit Serenali , Albareti% Nielle , Favoxoli
et Sancti Benedicti , Monasterii et Montisclari , Casteni et Sánete
Iulie , Montisbarcariiy Monasterii et Boxice et certorum aliorum
professate in feudo di Savoia da Gian Bartolommeo del Car-
retto per rogito del notaro Donato da Erba 22 settembre 1432
- Casleno e Santa Giulia erano feudo della città d'Asti; Mon-
tcbarcario di Saluzzo, che ne fece rctrofeudo a Monferrato; d
cui erano Monastero e Bossica. Del resto quel signore aveva
fatta aderenza al Marchese nel 1428 e per anni dodici , finiti
i quali restava ligio a Savoia ; eccetto per Monastero e Bossica
feudo di Monferrato, e per Montebarcaro per la natura sua d
feudo e rctrofeudo.
Castrum et locus Pontis che era di Manfredo del Carretto al*
lora morto da poco, e di Bartolommco e fratelli, nipoti di esso
Manfredo; e che Savoia riteneva a sè: perchè sebbene Manfredo
ed il fratello (che era padre agli altri) avessero aderito a Mon-
ferrato per veni' anni sin dal 1419 non avevano pattovito pei
figliuoli e successori.
Castrum et locus Cisterne avuto in feudo dal vescovo d'Asti
dai Guluerii.
Castrum et locus Consobraldi dato ai Palletta dal vescovo
d'Asti, preso dal Marchese, conquistato da Savoia.
Castrum et locus seu turris Vergniani territorii Astensis già
posseduto dai nobili de Pogliano in feudo di Monferrato ; poi
preso e diroccato da quei di Savoia ; occupato dai Chiercsi che
l'hanno infeudato a un loro amico.
Monbaldonum dcll'Astensc preso e ripreso dai ducali ; e il
castello et locus Carchenarum preso dagli stessi avanti la guerra.
Feudi di Marco e consorti del Carretto.
Castrum et locus Plane che era dell'abbazia di San Quintino,
e tenuto dal Papa in favore di Francesco Barbavara.
Castrum et locus Sánete Viatorie et Pollentii del vescovo
d'Asti raccomandati ( dicono sempre i commissari ) al duca di

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DI STORIA PIEMONTESE 267

Savoia, (olii ad Antonio de Porris il quale senza pe


del vescovo nò del Duca aveva aderito a Monferra
più fatta ostilità a Savoia.
Castra et loca Morre , Volte , Baroli, Novearum , Sc
et Burgimali posseduti da diversi della famiglia Fal
feudi in perpetuo aderenti a Savoia.
Una parte ďAncisa e d'altri luoghi tenuti già da
Amico e tolti a lui e a' consorti da' suoi parenti rac
Savoia avanti la guerra, nò mai restituiti da un an
nò da restituirsi, poichò que' tali non furono compres
comandazione.
Il luogo di Trezzo e quel di Pleia chiesti a Savoia, passato
il tempo del restituire e insieme a quelli i luoghi e le castella di
Cocconate e Ticineto obbligati in perpetua aderenza a Savoia e
qualche altro che dai signori di Cocconate si richiedevano.
Le ragioni per cui l' uno o l' altro luogo si teneva pertinace-
mente da Savoia, osate scriversi da que' commissari e che io
man mano ho riferite chiariscono sempre meglio le intenzioni
di Amedeo che avrebbe volentieri disfatto il Monferrato, senz'al-
tro riguardo al Marchese suo cognato, alla sorella, ai nipoti
in lui confidenti e divoti.
I commissari di Savoia insistettero per finire il trattato di
lega. Finalmente venne il Ik ottobre e la lega fu concordala
con Gasparo Visconti a ciò deputato dal Duca; il quale ricevuti
que9 commissari in Abbiategrasso la ratificò e giurò il giorno 17
successivo , e si li contentò in ogni cosa che essi il giorno dopo ne
partirono lieti e ringraziando. Per quella lega la città di Nizza,
il porto di Villafranca e gli altri luoghi di quelle parti riceve-
vano la protezione di Genova e di Savona; Monaco il quale aveva
corso pericolo di distruzione si rassicurava poichò guardato dal
governatore di Nizza; Crescentino infeudato ai Tizzoni passava
al diretto dominio di Savoia; i conGni di Vercelli fissati « in-
<x cohando a parte superiori a Rugia Nova in loco ubi de Cicida
<v extrahitur et procedendo per ipsam ad lacuna seu slagnum
« illorum de Mortarioet ab ipso lacu progrediendo per fossatum
« magnum et Vallcm carbonario ad pontem qui est super strata
« publica qua itur a Vercellis Bulgarum cui dicitur ad Pontem
« carbonarie; et ab ipso ponte procedendo per ipsam valloni
« seu fossatum ad lacum seu stagnum Rebucci et inde per

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268 DICHIARAZIONE 1)1 DOCUMENTI

«e fossalum ad Humen Gamcrrc el per ipsum Humen procedendo


« ad fossalum magnum quod so prolcndit ad lacum scu sia
» gnum Brea rol e et ab inde per fossalum ad viale Crosscli e
u procedendo per ipsum viale ad aquain mulinari et sic pro
w cedendo per ipsam sublus pontem mulinari in prcdiclum
u Humen Cicidc sivc Servii »: proibito di divergere il fium
sotto pretesto di ruina delle mura della città, perchó ne peri
colerebbe il territorio; conceduto ai cittadini e ai villici di Ver-
celli possedenti nel territorio del Visconte or et finiuui Balestri
« Curiooi, Bulgari, Viliatc, Casalini et casalis Valoni ex nunc
« in futurum non molestcntur aut alias quomodolibct arccantur
u ad solvcndum ratione ipsarum tcrrarum ac possessionum
a fructuumquc in illis provcnicndorum aliquas talcas focag
« aut alia onera per nos vel nostros imposita scu imposlcrum
« imponendo quinymo possint et valcant ipsos fruclus per dietos
« eives et districtuales Verccllcnscs libere et impune conduci ad
« dietam civitatcni Vcrccllarum a. E ciò tutto per forma e
complemento della lega del 2 dicembre 1427 con patto che la
presente duri anni ottanta , e le parti nominino fra due mes
i collegati che denno partecipare del beneGzio di essa , e la
presentino e facciano approvare da sci città e da venti consi-
glieri e capitani de' loro slati. Con che in sostanza confessavano
che la forza non giustiGeava il possesso. Amedeo giurò la leg
in Ripaglia il dì 8 di novembre presenti il cancelliere Giovann
di Bclforlc, il Bastardo di Savoia, Manfredo di Saluzzo, Pietr
Marchiandi , Nicodo di Mentono , Umberto di Gierens : quind
spedì a Milano Andrea Malet per nominarvi i confederali; ascol-
tare i giuramenti da venti di parte viscontea, e ricevere le
credenze delle sei città scelte nel dominio di Filippo Maria.
1 confederati di Savoia furono il re di Francia , il Delfino di
Vienna e il re di Sicilia serenissimi ; il duca di Borgogna le
Comunità di Firenze, Berna e Friburgo; e gli aderenti i fra
telli del Ficsco per Masscrano e altre terre del Vescovato di
Vercelli infeudate loro dal Papa ; Y abate Frultuariense e Gio
vanni Pcrccvallo degli Asinari che poi si riconobbe di Milano
come dipendente dall'Astigiano. - De' consiglieri e capitani di
Milano giurarono Nicolò e Francesco Piciniuo , il conte Fran-
cesco ( Sforza ? ), Luigi da Sansevcrino , Guido e Cristoforo
Torello; Giovanni, Pietro, Paolo e Cristoforo de la Veyla , Be

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DI STOMA PIEMONTESE 209

rardino de la Garde , Erasmo de Tregusio , Gasparin


Nicolò fiucrrcri, Oldrado da Lampugnano, Franch
iicrio da Castiglione y Luigi c Lancellotto Crotti , Gi
Gallina, c Urbano de Iacopl. Diedero sicurtà di dif
le città di Milano, Pavia, Lodi , Novara, Alessandr
Per Milano andò a llipaglia Vincenzo Vegeva (o
fu ricevuto da Amedeo il giorno li del dicembre,
al suo consiglio in Pincrolo a cui fu innanzi il
collegati e aderenti del suo Signore il re d'Aragon
di Sicilia , il duca di Borgogna , Nicolò Picinino
Fiandra , gli uomini di Valcsia , Ludovico Boleri
Tenda , i marchesi di Cocconalc , il vescovo d'Ast
Hotari degli Asinari, il signore di Bomagnano, il Dom
gli uomini di Valpcrga , e de Vischis ; quindi pro
il marchese da Este , il Principe di Salerno co' fr
scovo di Trento, il Curíense e quello d'Asti , Gal
Malatesta, Antonio degli Ordelaffi , Niccolò Fortcbr
Manfredi, Bernardino degli Ubaldioi , Galeotto d
Obizzo e Ardizzono dei Carrara , Luigi Dalvcrmc
Francesco della Mirandola, Galasso e Giberto Conti di Cor-
reggio , Comes Tolimburgi , Comes Maci , i figliuoli di Pietro
de Aspur , i figliuoli di Giovanni de Sacco , i fratelli de Artko ,
Giovanni Talliano , i nobili da Fogliano, Simone da Canossa,
il marchese Malaspina, Francesco Barbavara , Corrado e Con-
sorti da Novello , i nobili del Carretto , i marchesi di Ceva e
que' d' Incisa, i nobili Scarampi, Antonio de Cario , i nobili
da Coconatc non marchesi , i Gutuerii e le nobili famiglie
dell'Astigiano Folletti, Turcheti, Asinari, Rotari, Ricci, e Busca,
il signore di Santa Vittoria , i Grimaldi ; e , come amicissimi
di Savoia, i Fieschi. De' quali que' di Valpcrga, i Boleri, i Vi-
schi e i Vallesiensi furono rifiutati da Savoia per diverse ragioni.
Giurarono per Savoia e quali consiglieri il Vescovo di Ginevra
e quel di Losanna, il conte di Challand , il tesoriere , il cancel-
liere, Colomberio, Saxo, Marchiandi , Pietro di Montone e
Bolomier : quali capitani , il marchese di Saluzzo , dominus
Humbertus , dominus Manfrēdus , il sire di Miolano, quello
di Monmaggiorc, Niccolò di Mcntone,il signore di Bariacto da
Acqui, Giovanni Campcsio, il sire di Coudre e quello di
Dyvonc. Delle città del duca Amedeo il Vegeva scelse Vercelli,

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270 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

Ivrea, Torino, Pincrolo, Ginevra e Cia m beri, e vi si recò


riceverne le credenze.
A mezzo febbraio 1435 il Malet e il Vegeva ebbero molto
a che fare per que1 giuramenti. Il primo era tuttavia no1 suoi
viaggi a mezzo febbraio 1435.
Trattanto si chiamava il marchese di Monferrato a Torino:
e quegli faceva scrivere dal suo Castellano di Chivasso il 10 di
gennaio a Ludovico di Savoia ch'egli voleva adempire le pro-
messe date al duca Amedeo: ciò gli bastasse; a Torino certo
non andava per quello che vedeva farvisi contro di lui : ivi erano
il primogenito suo Giovanni, e commissari con pieni poteri,
concludesse con loro (1). 11 maresciallo di Savoia teneva d'oc-
chio alle terre e scriveva al capitano Levigny: Badate di e notte
che non si formino conventi in Monferrato ; se mai se ne fac-
ciano, e fosse pur anche sul territorio di Milano , sappiatelo ed
avvertitene , e non vi tenga aliqua partitas quinymo liberaliter
exbursetis que ad plenum vobis faciam persolvi et restituì, e
poco poi temendo che le genti di Sanseverino invadessero qual-
che parte importante gli ripeteva : exploratores diligentes tenea •
tis de novis que ac occurrentibus mihijugiler rescribatis , sumpti-
bus circa hec nequáquam parcendo de quibus vobis condigne fa-
ciam satisficri (2). E per verità non era vana premura , perchè
a' 9 di febbraio Nicolino da Livorno scrisse in gran fretta da
Pontcstura che le genti di Milano assalirono loca Caliani et
Tougi , e corsero San Damiano in quibus locis muitos prisonieros
ceperunt quos cruciant ; e fecero ruine d' ogni sorta minacciando
i dintorni ; onde il Consiglio di Monferrato chiese aiuto di di-
fesa. Si scusò il Visconte di questo assalimento colla ragione
che il marchese e il figliuolo non avevano osservato gli ac-
cordi delle leghe e delle paci ; e perche non avevano conse-
gnalo al principe di Piemonte , secondo i patti e secondo le
richieste del maresciallo di Savoia (del 5 febbraio) , Montecalvo
e Pontcstura per guarentigia del sentenziato dall' arbitramento
suo del 27 gennaio allora scorso. Nel quale , al VII capo era
scritto : che della doto della marchesa non si cercasse più altro
(e noi sappiamo come fosse assegnata, scorciata, ridotta a

(1) Arch. di Cor. Monferrato. Mazzo XII , n. 24.


(2) Ibid. id. Mazzo XIII.

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DI STORIA PIEMONTESE 271

niente) e si pensasse invece a pagare le spese d


de* soldati.
A tanto stremo fu condotto il marchese Giangiacomo che
poco più era Tessere cacciato dal marchesato. Conciossiachò
oltre alT essere privato di Chivasso, Settimo, Degna, Azeglio,
Drandizzo e dell'abazia Fruttuaricnse cui si buscò Savoia con
quel trattato , o sentenza del Visconte , e oltre al non avere
più potuto conseguire le terre tolte nelT ultima guerra, dovette
smembrare i suoi possessi di undici luoghi di qua dal Po, e
dello città d'Acqui , Casale e Nizza della Paglia con quaranta
altri luoghi importanti oltre il Tanaro e lasciarli infeudare nel
suo primogenito non già dall' Imperatore ( che nulla più poteva
in Italia ) ma da Savoia che l'aveva costretto a sottomellcrglisi
e giurargli fedeltà ed omaggio come a suo Signore.
Amaro fu ai sudditi de* luoghi dati a Savoia il mutar prin-
cipe ; e tanto , che non avrebbero obbedito se ripetuti ordini , e
qualche minaccia del marchese , non ve li avesse obbligati. Nò
il marchese dovette rendersi feudatario di Savoia per solo il
Monferrato; ma altresì per quelle terre che riavesse o conqui-
stasse sino a Piacenza e all'Adda , o in suo vivente , o per opera
de'successori (1). Fortuna indegna a principe universalmente
amato e riverito per bontà e amabilità di regno, che molto
di bene sostanziale procurò a' suoi sudditi, e più ne avrebbe
loro procurato so non lo avesse continuo travagliato quell'am-
bizioso signore. Il quale si vantava ne' suoi decreti mansueto ,
clemente , umanissimo , e avrebbe steso ben lungi le mani
senz'altro riguardo, se altri come lui ambiziosi, e più di
lui fortunali ; meno ricchi , per ciò più risoluti ed arrisicati ,
non gli tagliavano la via. Vedemmo con quanto ardore Amedeo
sollecitava Filippo Maria Visconte che non aveva prole maschile ,
perchè instiluisso successor suo ne' possedimenti suoi il duca di
Savoia , o un figliuolo , e se non lutto ottenne molla parte
d'intento (2). Nelle carte e nelle memorie raccolte dal San Tom-
maso non è altro di quella faccenda : ma sotto il giorno 12 di
giugno 1436 appare un trattato di lega segreta seguito in
Thonon fra il primogenito di Monferrato e Ludovico di Savoia

(1) Ardi, di Cor. Monferrato. Mazzo XIII, n. 10; al XV, n. 12.


(2) V. pag. 260-61.

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272 DICHIARAZIONE Dl DOCUMENTI

clic mostra chiaro clic Savoia noQ aveva deposto il pensiero d


potere un dì in qualche modo unire a se Milano e le altr
città del Visconte.
Convennero que* due figliuoli che sarebbe in facoltà loro e
de* genitori d' entrambi assistere Milano contro Venezia per la
lega del H ottobre 143b : se il duca di Milano muoia t si as-
sisteranno per la conquista di tutti gli stati di lui , e per far
guerra ai Veneziani e a quanti tentassero ď impadronirsene ;
patto, che le città di Milano, Pavia, Novara, Lodi, Como,
Cremona , Crema e tutti i luoghi forti e le castella di quelle
parti toccassero a Savoia ; Alessandria , Tortona , Valenza , Bas-
signana, Piacenza , Parma e tutti i luoghi della destra del Po,
a Monferrato ; meno Asti e il Pavese oltre-Po che rimarrebbe
a Savoia da [Link] Monferrato riceverebbe in cambio Chi vasso,
Settimo e Braudizzo. Permesso di entrare in quella faccenda al
marchese di Ferrara, a quel di Mantova, e a qualch' altro,
i quali se aiutassero avrebbero compensi nel Cremouese , nel
Cremasco , nel Parmigiano e nel Piacentino. E quel trattato
fatto ad Dei omnipotentis laudem libertatis ecclesiasticae propa -
(jadonem Sacri romani imperii exaltationem justitie cultum
et veniam perpetuam Lombardie quietem venne approvato dal
marchese di Monferrato e dagli altri figliuoli il di 11 dicembre
l'anno ¡stesso (1).
Colla lega Viscontea Amedeo assicurava Nizza ila' nemici
esterni : colla pace di Monferrato si persuadeva che l'ordine in-
terno di quella città, *e quieto fosse, non sarebbe sturbato.
Ma dentro non era quiete : e Amedeo la volle. I cittadini divisi
in maggiori e minori contrastavano acerbamente sul modo delle
adunanze, sui dazi e sulle gabelle, sull' eleggere i magistrati
e gli officiali, sul pagare i debiti del Comune e sulla imposi-
zione dei contributi ; gli animi inasprivano , i sangui ingrossa-
vano. Amedeo spedì colà de' commissari perchè intendessero
ragione, quindi procurò che ogni lite sopisse per industria di
Ludovico suo figliuolo. Tutto inutile. Chiamò a sè deputati dei
due ordini a ricevere i suoi comandi. Per 1* ordine maggiore
andarono i nobili Onorato Marchesani , Folchetto di Berra e
Ludovico (ìaufredi; per l'ordine dc'minori, Ludovico Priori,

:i) Arch, di Corle. Monferrato. Mazzo Xyi , n.' 3 e

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Dl STORIA PIEMONTESE 27:)

Onoralo Nòcca marina o Stefano Pagani. Quattro sir ici


consiglieri e un giurista avevano diritto di provvedere
gozi del comune sino alla somma di cinque fiorini :
adunanze erano libere senza presenza di governatore o
ufficiale del Duca. Ordinò Amedeo clic niun consiglio t
sero tic alcuna conclusione prendessero senza il consen
presenza del suo governatore o di un luogotenente. - E
cittadini in quattro classi distinti : nobili , mercanti , g
artigiani e lavoratori : Amedeo a cessare le invidie e le l
bili il 16 luglio H35 che de* quattro sindaci fosse preso
ciascuna classe. E similmente si formasse il consiglio ,
due consiglieri per ogni classe. I quali Crescerebbero
dodici per creare un consiglio di quaranta , autorevole
berare di somme e di affari maggiori ; riservato al giud
governatore per cose della "massima importanza chiamar
dere col consiglio deir anno nuovo anche i sindaci , gli
i quaranta dell' anno ultimo passato. Annuale V ufficio
riassumibilo la persona che dopo tre anni. Eleggibil
cittadini originarii e contribuenti; data la preferenza a
miglio quanto più antiche, ed a' soggetti migliori per se
buona fama di costume. Gli altri ufficiali si nomineran
Consiglio piccolo: come i regardatores clic presone u
classe, dureranno in carica sci mesi; e gli arbitri de' co
o delle stime delle terre similmente eletti clic vi staran
dici. Soggetto al rendiconto in fine d' ogni anno il chi
od esattore delle rendite e pagatore delle spese del Com
sindacato dagli Otto e dai sindaci; portata la conclusion
conto al consiglio grande in presenza del governatore. E
erano tuttavia esigibili molti danari e da pagarsi assai
Amedeo mandò un commissario esaminatore che procu
gl' imborsi : e volle, che dentro l'anno fosse pagala la s
di tremila fiorini , si che dove non bastasse il Comune a
sero i cittadini ai solidům et libram more consueto in p
Provincie ; e poi si esigessero gabelle e dazi sul gran
vino come altre volte per simili necessità fu praticato , cre
done o diminuendone le tasse a giudizio del maggior co
e con permesso del governatore. I regardatores tassa
pane e le carni. Ma per la tassa del pane erano conti
cusati d'ingiusti. Amedeo ordinò che la tassa fosso f
Anen. St. It. Vol. XIII. 35

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274 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

loro c dai sindaci in presenza del governatore ( il governato


fu fatto entrare in tutto) secundum annonam et prctium biadi
ed assoggettò que' rngguardatori a pena se fossero trovati
fallo. - Quindi rimandò i deputati Nizzardi coli' ordine c
quelle risoluzioni fossero dalla città approvate innanzi clic finiss
l'agosto. Ma indi a tre anni i Nizzardi nuovamente tumultu
rono , onde Amedeo e Ludovico arsero di tanto sdegno, cli
a spegnerlo appena bastarono seimila fiorini d'oro (1).
Tutte queste cose si facevano da Amedeo nel suo romitag
gio. Ludovico anche di rado prestava il nome agli atti , i qu
si celebravano per lo più nel nome e nella presenza del padr
Perciò lungamente il principe di Savoia abitava in Tlionon,
spesso in Kipaglio. Vel trovo con Lanccllotto di Lusignano c
dinale di Cipro dal 6 ottobre al 1G dicembre 1435 intanto c
Pietro de Croso era ilo pel Duca in Borgogna a tutelare
rendile di Mascon dopo clic Borgogna crasi abbonacciato co
Francia (2). E dal romitaggio Amedeo riformò lo statuto de
appelli po' sudditi di qua dai monti , soppresse la carica
giudice generale delle cause d'appello, e mandòllc al con
glio di Ciamberi, lasciando giudici proprii soltanto a Bress
a Ginevra e Fossigni con facoltà agli appellanti di compari
al proprio tribunale o a quello di Savoia (3). Si pigliò me
delle tasse della segreteria del tribunale di Possano (4) ; pr
possesso di metà della giurisdizione di Bcllcy, associatovi d
Vescovo nel 1401 confermatovi dal papa nel 143G (5) due giorni
da poi clic era stato confermato in simile associazione col v
scovo di Moriana , come già il suo antenato conte Odoar
nel 1327 (G) ; tenne forte il castello di Bolero occupato da qu
tro anni in pregiudizio dell'arcivescovo, ed esigette omaggi d
duca di Borbone per Caioinont , Beauregard, Castcllars , Tcr
nosiu e Monteinerlo pretesi dall'arcivescovo ¡stesso, e non
piegò a restituir nulla non ostante le preghiere del figliuo

(1) Arch. di Corte. Città e Provincie. Nizza . Mazzo V. il.' 2. i.


(2) Arch. Cani. Conti dc'Tesor. Lib. 82.
Cl) Arch, di Corte. Editti. Caleg. 82 , Mazzo I , n.' 2 e 3.
(i) lbid. Città e Provincie . Possano . Mazzo Ut.
(ìj) ibid. id. tìuyey. Alazzo I, ti. t.
((») Ibid. Dotte e Urcvi. Alazzo Xl, n. 21 di Eugenio IV.

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DI STORIA PIEMONTESE 275

mosso dal concilio di Basilea (1) ; proseguì con ca


pel contado di Valenza onde stringere il Conte a
con lui (2); e non ostante gli strepiti del cont
provvide a suo modo al regolamento del protoco
di Cliâtillon (3). E poi diceva e lasciava dire eli' e
rato dai dcliramenti del secolo ! - Trallanlo amma
e poiché nei tempi di larghezze era stato costret
Guignelo maresciallo de' maestri de' conti i reddit
leria di Savoia per tremila fiorini d'oro di piccol
riscattare dal figliuolo (&)• Al re di Francia , biso
naro, prestò sessantatremila ducati d'oro e ricevette
che durò il mutuo , l'assegno della gabella del sal
e de'grani che passano pel Rodano (5). Al duca di
spodestato in Genova e travagliato da' Veneziani p
di paco e di guerra insieme , pronto a favorirlo in t
dili ambasciatori al Papa , al concilio di Basilea e
tentò di rassicurare gl'interessi del genero, non
mettergli e preparargli pel luglio del 37 tanti u
o denaro da fiaccare l'orgoglio di que' fedifraghi
che avesse a spedire altre armi contro Friburgo deb
terre e di denaro (7). Indi , pericolando la Bressa
de 'scorticatori (8) , clic affliggevano la Borgogna
e guardie a' luoghi più importanti , e preparò gen
la difesa, a cui trovò pronto anche il Viscont
chiesto a mezzo quell'anno 14-38 se nella buona fo
capitani gli fosse per piacere ch'egli a piena pos
la pace, lealmente risposcgli: piacergli; e perc

(1) Arch, dl Corte. Dolle e Brevi . Mazzo XI , n. 20


- Conti de'Tesor. di Sav. Lib. 82.
(2) Ibid. Città e Provincie . Eafentínots. Mazzo III , n. 0.
(3) Ibid. id. Buche' d'Aoste. Mazzo IV, n. G.
(4) Arch. Cam. Conti de'Tcsor. di Sav. Lib. 80.
(5) Ibid. id. Lib. 84 ; e Arch, di Corte. Traites anciens avec la France.
Mozzo VIII , n.1 17 e 18.
(6) Ibid. id. Lib. 82. - Galleria C«>, n. 144 citata. - Archivio della
città di Ginevra.
(7) Archivio della Cancelleria di Slato di ìrinurgo.
(8) Dcrchtoltd , Storia del Cantone di Friburgo , lom. i , png. zoa.
(9) Arch, di Corte. Galleria citata ; e Conti dc'[Link] Sav., vol. 8J
e 84 , ncll'Arch. Cam.

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27G DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

con giusto favore ottenere lo avvertiva, che avuta Cremona


Casalo (dove trovò gran quantità di sale e di munizioni ) pa
salo l'Óglio il mcrcordi due luglio e fugati i Veneti , occupa
la pianura tra Brescia e Verona sì clic le due città non si p
tevano aiutare, sperava una ribellione in Verona di modo c
i Bresciani sarebbero costretti di cedergli ; e gli cederebbe Man-
tova, padrono com'egli era di Rivoltella e Pozolcngo, delle ró
che di Simone e Monzalbano cum t ola ripperia focus Garde
E Amedeo seppo tanto ben fare col Visconte clic questi inf
dele a tutti , non avrebbe a lui disdetto un verbo, e quand
Amedeo gli chiese in sul finir dell'anno ¡stesso Monaco in p
sessione glicl cedette non solo, ma anche gli fece consegna
Giovanni dc'Grimaldi clic lo occupava e clic ne impediva la co
segna (2).
Rimane di quest'epoca diro di Torino: e primamente elio
strinse i preti a concorrere cogli altri cittadini a mantenere il
ponto sul Po, conseguenza del consiglio preso il 28 novem-
bre 1435 super iniquitate superbia et immoderata avarilia cleri et
presbitcrorum civitatis Taurinensis . La quale a'28 maggio 1421
per mali trattamenti fatti dal Vescovo ad un cittadino aveva ri-
corso al Papa (3), e ora visti scomunicati i consiglieri per de-
bita azione tumultuava. E qui (rovo opportuno rammemorare
che sin dal secolo e dal tempo di Bonifacio Vili scomunican-
dosi le genti per ogni poco, ed ogni volta elio i preti preten-
devano moneta dal pubblico o da privati, o non volenti patire
le pubbliche imposte vi cran costretti ,quel papa nell'anno ot-
tavo del suo regno proibì tale abuso a quod tempore inlcr-
« dieti divina organa suspenduntur et laudes nee ecclesiastica
« sacramenta ut soient minislrantur tolluntur mortuis scu mi-
ci nuuntur suiiragia prcsertim per oblacioncm frcqucncie hostie
« salularis adolescentes et pueruli participant rarius sacra-
li menta minus inflammanlur ctsolidantur fide, fìdclium tcpescit
u devocio , hercscs pululant, et multiplicanlur pcricula anima-
ti rum », ed Eugenio IV riconfermò quella Bolla sul finir

(i) Arch, di Cor. e Arch. Cam. V. nota antecedente.


(2) Arci». Cam. Conti de'Tcsor . di Savoia. Lib. 84.
(3) Arch, di Città. Liber Consiliorum , vol. LXI, fol. 110; e vo-
lume LXVIII, ful. 110.

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DI STORIA PIEMONTESE 277

d'apr a dcl 1436 c rinnovòlla con molto calore sp


per tutti gli stati» e sulle istanze» di Amedeo il d
bre 1437 (I).
L' università a* 6 di ottobre 1436 ebbe da Ludovico di Savoia
un privilegio di XXV capitoli. Sono i principali : che lo studio
non possa trasferirsi altrove, e la città di Torino mai noi possa
riGutarc se non consenziente il Principe. Che vi siano lettori
due nella lettura ordinaria e due altri nella lettura straordinaria.
Uno lettore di medicina ed uno di teologìa. I privilegi pei let-
tori e per gli studenti in Torino eguali ai goduti nelle altre
università. La città , gravata di cinquecento fiorini , esigerà un
pedaggio sul ponte del Po ; ma non pagherà quel gravame se
il consiglio del Principe risiederà fuori di essa. Il Principe darà
ogni anno duemila Gorini che non potranno convertirsi in altri
usi che delle scuole. (Quei duemila Gorini estraeva dalle entrate
di Nizza ). I lettori non potranno essere av vocali contro la città,
nò contro alcun cittadino ; ed eglino ed i studenti saranno sog-
getti in criminale al giudice e vicario della città ; e potranno
bene aversi in casa vino forestiero , ma non per venderne. Ob-
bligata la città a tener le strade eternite di pietra ( comodità
in quel tempo di non molte in Italia ). Gli studenti sciolti da
pedaggi; ma tenendo beccarla , pagherebbero la gabella. Gli
Ebrei costretti a cedere le case a' dottori o a gli scolari (2).
I quali ebrei conGnati Tanno appresso tutti in un quartiere
furono proibiti di parlar coi cristiani, e di ammazzar bestie nelle
beccherie di Torino (3).
Il Comune che ebbe cura della salute e della morale pub-
blica provvedendo postriboli per gli studenti , curò anche lo
scandalo. Pietro da Ripalta vicario , Giovanni Morando e Bur-
gone ďAosta sindaci col Massaro della città affittarono ad Ay-
mone Ballaixono di Ginevra per tre anni dal giorno di San Mi-
chele del 1436 la casa in cui si aveva a tenere il postribolo
eituatam in ciüitate Thaurinenei in quarterio porte Pustcrle et in
parochia sancti Dalmatii cui coheret via publica a duabus par -
tibue et heredes Vieti ( Vinccntii? ) de Bargis . Patti dell' affitto :

(t) Arch. di Corte. Bolle e Brevi . Eugenio IV .


(2) Arch. dl Corte. - Ma Ignoro lo stallo: trovo solo . . . fol. 1 17.
(3) Arch. di Città. Liber Con si Horum , yol. LXVIII, f. 229.

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278 DICIIIAUAZIONE 1)1 DOCUMENTI

clic l'Aymonc avrebbe poluto vendere vino senza pagar gabella,


e sarebbe sialo sciolto da qualunque gravame reale e personale
cxcrcilibus et cavalcatisi pagherebbe alla cassa del Comune pro
codcrio seu pensione cuiuslibct anni diciannove fiorini del val-
sente di dodici grossi di Savoia ciascuno. Le donne entrale nel
suo postribolo non potranno uscir dalle porte senza suo per-
messo ; ed egli terrebbe chiusa la porta di quella casa verso la
strada pubblica dì e notte salvo quodpossit tenere parum kostium
aper tum diete magne porte dummodo mulieres predicte non inlrenít
nee exeant , per dictum kostium ; obbligato per altro di chiudere
anche il postcllo post pulsationem ultime campane . E perchó poi
la casa minacciava rovina , la citta ordinò si riparasse e risto-
rasse de salario et pensione diete domus (1).
Del resto del Piemonte non trovo altra notizia se non di
feste dale pro apparicione domini . In Pincrolo nel febbraio 1439
Ettore Pcssello de Chypro scudiero di Ludovico fu nella casa
di questi Rex Fabe creatus : aveva corteo grande e soggetto ,
una regina, e libero comandare giuochi e solazzi a divertimento
del Principe. Non so se la nota di spese per quelle occasioni
e che accenna ad una corona caprina dipinta da Giovanni Ge-
rardi pittore di Pincrolo pro imperatore ludi templi , e altre
corone per la regina, per la Ragione ed altre virtù, appar-
tengano allo stesso soggetto o ad altra mascherata. Quel che
so e, clic lo scudiero seppe cosi bene rallegrare il Principe che
ne fu regalato di quaranta fiorini di piccol peso (2). - Niente
mi resta per le leggi penali , come innanzi barbare ; fuorché ,
il taglio della lingua era stato eseguito a Thonon nel 1437 ,
legato il paziente sopra un asino e condotto per la città (3).
Nò la sicurezza dei giudizi era cresciuta ; perocché Antonio di
Sura, che aveva tentato di assassinare Amedeo VIU, fu giu-
dicato e condannato da due soli giudici. Niente raccolgo né
dell' industria né dell' agricoltura. Il duca di Milano fece pre-
sentare al principe Ludovico nel primo giorno dell'anno 1435
un bel bue pingue (4), mostra magnifica della prosperità del
suo paese : non so che cosa Ludovico facesse allora presentare

(1) Ardi, di Città. Liber Consilìorum , voi. LXVIII, fol. 136 e 213.
(2) Arch. Cam. Conli dc'Tcsor. Due . Lib. 84.
(3) Ibid. Conti del Castellano di Thonon .
(4) Ibid. Conti dc'Tcsor . Due . Lib. 80.

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1)1 STORIA PIEMONTESE 279

al cognato; ma un te ricr ducalo notò clic ai 21 dicem


furono spedite gioie (jocalia) al duca e alla duchessa
per ¡strenna del primo dell'anno successivo (1); c
del 1439, due cameli , un leopardo cl quedam ammali
nea (2). A cose tanto diverse avevano la mente qu
gnanti.
In mezzo allo curo di governo, apparentemente dimesse,
ma veramente sostenute in Ripaglia, Amedeo aveva l'occhio al
Concilio già convocato a Pavia, trasferito a Siena, e da Siena
a Basilea ove fu dichiarato aperto il 23 luglio 1431 con favore
dell' imperatore. Il quale avendovi aderito concedette per due
volte passaporto o salvo condotto a chi per andarvi fosse passato
ne' suol stati, ripetuto e confermato quattro anni dopo (3), per
soffocare lo diffidenze sparse dal duca di Borgogna. Eugenio IV
aveva nel 16 febbraio 1432 e nel gennaio del 43 esortato Amedeo
ad inviare suoi ambasciatori al concilio; e procurare che v'in-
tervenissero i suoi prelati. Poi il 7 marzo 1433 ringraziatolo di
quello che operato aveva a favore della Santa Sede gli spediva
con lettere di credenza suo inviato Griboval Giovanni Chierico
di Camera. La fermezza del concilio di Basilea nel riformare
il capo e le membra della Chiesa , e lo ribellioni , le sottomis-
sioni , le successive slealtà di papa Eugenio, sono troppo note
perchè qui siano distese. Cito a maggior chiarezza gli alti tro-
vati dal Carroñe. Promossa la unione de' Greci , Amedeo cono-
sciuto il salvocondolto imperiale del 30 luglio 1436 conceduto
al Patriarca di Costantinopoli ed a tutti i vescovi e prelati di
quelle parti sino al numero di mille, offerì l'opera sua al con-
cilio perchè la Unione più presto e felicemente si ottenesse ;
e il concilio gradendo l' intervento suo gli spedi ( colle creden-
ziali segnate 10 febbraio 1437) i quattro ambasciatori che de-
stinava all' imperatore e al Patriarca de' Greci (4). Eugenio vo-
leva fatta quella Unione a Ferrara e là chiamava i Padri.
A' 18 di febbraio scrisse anche al Consiglio ducale di Amedeo
perchè lo inducessero ad abbandonare il partito di Basilea ed

(!) Arch. Cam. Conti dc'Tcsor. Due . Lib. S3.


(2) Ibid. Id. Lib. 81.
(3) Arch, dl Corte. Dotte e Urevi . Mazzo XI , iij 2, 3 , IO e 10 di
Eugenio IV.
(I) I bid. id. Mazzo. XI, n.» 3, 11, 12, 21, 27 e 28 di Eugenio IV.

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280 DICIIIAHAZIONE Dl DOCUMENTI

attaccarsi a Ferrara: gli ricordassero se catholicum esse prin-


cipem et ca cffìcere studeat ut secum dcvocionc et fide ccrtet et
se ipsum superare conetur (1). E al Duca più confidenzialment
il di stesso scrisse la seguente lettera : or Scripsimus nuper n
« bililati tue significantes (V arrivo dell' imperator greco a V
ti nezia e poi a Firenze ). Cum primům ad nos quedam perve
« ncrinl scandalosa sed in co perniciosiora quod sub quadam
a pieta tis specie se ostcndunt: insurrexerunt quidam Basilc
« sub nomine generalis concilii congregati degeneres Glii it
« palrcin et poulificcm suum el objiciunt nobis traslacioncm
« olim Basilccnsis concilii quasi rcformacioni ecclesie impedi-
ti menta objcccrimus non rctbrmacionis zelo quam jam septem
a annis rcfugcrunl sed iniquitatis studio ut veri fateamur qu
a Creeos post loci Avinioni repudium et consensual in locum
« alium quem illius tunc concilii pars savior elogerai ad nos
u venientes admisiinus , sed numquid requisiti cum protesta
ti renlur nobis ul locum ilium sic clcctum acceptaremus an
« nuerc non debebamus cum a nobis instancias pctcrcnl ut rem
u illam descri non patcreinur ad per cos
« non dcficcrc quo minus tarn sanctum opus suum sortiatur
« effectuai diccnlcsquc illos qui Avinionem non quercbant lam
a ecclesie unionem quam illorum mortem expeleré, llac itaque
« necessitale constricti co rum rcquisicionibus libenler annuimus
« galeas et alia necessaria licet magnis laboribus el impcnsis
a parari jussimus legatos nostros una cuin legatis dicti concilii
a costantinopolitani misimus. Interim illi ipsi qui Avinionem
« pclebanl licci ut predixiuius ab cis Grecis repudialum omnino
« libclluai qucmdam famosuni sub titulo cilatorii contra nos
u slruunt per quod ad conìparcndum inter sexaginta dies nos
a requirunt coniniinaulcs alioquin se ad graviora proccssuros
« nobis amplius non citalis multaque alia gravissima laciunl
« per que ad ver ten les nos jam multa in Dei ecclesia imminere
« perieula ipsum Basilicnsc concilium ad banc civitatcni ( Fer-
it rara) Iranslulinius ncque alium modum nobis superesse
a ccrncbaiiius quo ecclesie cissurc el unioni Grccorum posscmus
« consulcrc incitati sanctissimi Leonis pontificis exemplo qui
ft contra secundam Ephcsinani synodům aliud concilium Borne

(I J Arch, di Coric. Volle c Brevi. Mazzo XI, n. 31 di Kugcnio IV.

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Dl STORIA PIEMONTESE 281

« collegi! per quod illi synodo se objccit. lam inlell


<v fili , quid egerimus , quidquc illi moliti sint et mo
« dies , opus cnim justi ad vitam
a ad peccatum et prcstolacio impiorum furor. Ingr
a te per viscera misericordie Dei nostri hortamur
« operarius in agruui domioicum et quemadmodu
a tui ecclesie Dei et apostolice sedis quieti paci et u
ce siliis et auxiliis cciatn personis propri is astitcrunt
« catholicam longis finibus et limitibus ampliari
e exterminantes cci o m gladio sevissiinos hostes q
cc riam obtenebraro conati sunt ita et te ad has necessitates
d fclicibus auspiciis servatum esse ostendas ut in tempore
« oportuno tua protcclione tua cura tua opera dcfcnscntur
d quantum tui animi magnitudo gravitas et sapiencia vidcant
d expediro ne homines temerarii populos debiles et infirmos
d terrcndo scduccndo corrumpant x> etc. (1). E sperando pure di
ottenere qualche favore gli concedette di cantare a porte aperte
in Ripaglia v non ostante l' interdetto ( esigendone però , a titolo
di cancelleria , trentotto e mezzo ducati ďoro (2)) ; poi il 14 marzo
nominò commissari che aggiustassero Amedeo col Vescovo di
Losanna 9 e differì la provvisione del Vescovo a Macon e la de-
stinazione dell'Abbazia di Pinerolo che aveva promessa ad Ugo
fratcl germano del re di Cipro, creato cardinale da Marti-
no V (3). - Il concilio di Basilea per sua parte informò il 18 di
ottobre il Duca di quanto faceva Eugenio per dissolverlo, e
convocarne un altro a Ferrara; e lo pregò perchè pubblicasse
ne' suoi stati i decreti che opponevano le ragioni e le proibizioni
alla traslazione da quel papa- voluta; e gli mandò per questo
Michele Baldo e Alberto Capsa legati perchè minutamente lo
informassero super his que pro rcformalione universalis ecclesie
in capite et in membris ac defensionem sacrorum conciliorum et
determinationem decretorum. . . pcraguntur. - Amedeo ascoltava
tutti, dava buone parole a tutti; anche più al papa, dal quale
per l'autorità operante, poteva aspettarsi alcun bene presente.
Perciò Eugenio appena giunto in Firenze (sex. kal. fcb. 1438),

il) Arch. di Corte. Bolle e Brevi. Mazzo XI, ». 32 di Eugenio IV.


(2) Ardi. Cam. Conti de*Tesor. Due. Lib. 82.
(3) Arch. dl Corle. Bolle e Brevi. Mazzo XII , ». I di Eugenio I>.
Anen. St. It. Vol. XIII. :i«

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282 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

dov'era corso co' padri del suo partito e co' Greci fuggen
Ferrara appestata , scrisse ad Amedeo volesse mandare col
suoi oratori e i prelati che trattassero della desiderata uni
della chiesa greca e della latina (1).
Ma Amedeo per questa faccenda della unione era stato c
concilio di Basilea dov' erasi primamente trattata, sebben
Cardinal legato affermava che non si sarebbe fatta se Ame
non prestava il denaro che allora i padri gli avevano fatto chi
dere, e di che Nicodo Festa scusava il Duca e i sudditi
meno ancora in Basilea e perchè i Greci ricusavano di and
in Germania , in Avignone, in Basilea , in tutť altro luogo ch
in Italia , e in luogo niuno sarebbero andati mai dove il p
non fosse ; e che forse se non exponerent venire super gá
nisi magnas et novas (2). Intanto l'ambasceria del concili
Basilea a' Greci ritornava a casa, credo in legni di Franci
I pirati genovesi assalirono il naviglio presso Chio e lo pr
rono. Era allora sulle mosse Nicodo Festa che tornava al suo
signore insieme con Francesco Guigonardi statogli collega al
concilio. I padri presero l' occasione e raccomandarono la
disgrazia a Ludovico di Savoia : quindi avuti all' adunanza
l'abate Francesco de Viry e Francesco Tosinl destinati da Ame-
deo a procacciare la tranquillità della chiesa , ed a sapere le
cagioni per cui Eugenio si era distaccato da loro ed aveva in-
timato la traslazione del concilio, furono pronti ad informarli
d'ogni cosa e a trattarli con grande amicizia e cortesìa. Anche
aveva Amedeo spedito colà il Vescovo di Ginevra : e alcuni
pensano che fosse il tempo in cui facesse sotto coperta disporre
i padri ad eleggere un altro Papa e per Papa lui slesso. Certo
sei anni innanzi erano ben altre disposizioni ma non si ardiva
procedere con molto ardimento per la presenza di Massimi-
liano: ne sia documento la seguente lettera del Vescovo di
Padova al proprio fratello Andrea Donato a Venezia :
(3) « Spectabilis Frater Carissime . - Voi savele per fama
« et e vero che el Duca de Milan fa giente quanto el po , et
« per quanto habbi detto el Cardinale de Piasenza a uno nostro

(1) Arch, di Corte. Bolle e #mn. Mazzo Xli, n.5 11 , 13. 14 e 1».
(2) Ibid. id. n. 26.- Memoriale di Nicodo Festa .
(3) Arch. Mediceo. Carteggio avanti il Principato, Filza 06.

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1)1 STORIA PIEMONTESI^ 28Í1

cc amico, a lempo nue j cl sc de trover in su 18000


cc Questa tanta armata ehe ctiani dio de esser per ma
«r po ferir altrove, che, o, al Papa, o, a la Signoria, e
a algun lombardo non do pocha autorita cominea a di
« la Signoria faria bene de concordia render quello
« del Duca de Milan , perche noi facendo de bona volu
ce Signoria il convcra far per forza : parmi esser certo
« rumpera cum noi et anche offenderà ci Papa : Savet
<e ine dixesti i denarj di presidenti erano presti. Labb
a Santa Justina e torna , et ha porta denari per lui et
ce altri. Come ve dissi et dedi in memoriali. Fazandosc de
ci imposition qui non vedo poder star. Fino al possibile voio
er servir nostro Signoro a le mie spexe et sforzi et la possibilita,
«e Sapete che anche fino da hora se mette l per centinaio et
ce cusi al mese ci se per anizar la terra vedo molli affani. Ma
ce super omnia vedo che el Papa adhercndo bene bavera asai
a clic tirar perche questi al luto attendono a questo de metter
ce al Papa tal freno chcl non se possi voltar a sua posta,
ex E questo e quel meno malo ili possano fare. Et già hanno
a da faculta libera al legato clic possi dispensare in lercio e
ce quarto gradu consanguinitatis. Appresso tratano clic qui si
a tenga consistorj publici come fa ci Papa et breviler el Car-
ee dinalc de Sant'Angolo me par un altro Papa : liano messo
ce avanti alimpcrador elio cl faria ben andar ad aquistar cl rearac
ce de Boemia , solo per levarlo via de qua. Ala la Alaicsta sua
ce se ne acorta. Tornando sproposito per Dio provedete al stado
ce mio cum nostro Signore ehe i possi qui roraagnir bisognati-
ce doli ci mio servixio: benché a mi più caro scria el rae ado-
ce prassi in qualche legationc d'Italia che come ho detto pa-
ce gando a Venexia non vedo el modo al mio star qui. Anche
ce ve lio avisado et Rerum ve aviso che se landassc per mente
ex a nostro Signore mandarme per ambasiadc de qua et de la
« io non poria la spcxa ad algun modo anche non vedo ci
ce fusse ben sicuro essendo la Sua Santità in discordia cum el
cc concilio. Ulterius ve ho dito piti volte a bocha et dato in me-
ce morial , replico de novo , clic la mia chiesa non son apto a
ce lassar ne ritener pension alguna suxo, voi me intendete bene.
<e Voglio non aver astcntarc ne haver apartir cum homo del
u mondo cusi ho fermato in la mia niente'. Stando in li tcrmcni

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284 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

« ehe sto de intrata , havendo più credito gioverà al stado de


« nostro Signore asai , al quale cutn quella chiesa me da l'anim
« do servir in modo che sera grato a la Sua Signoria a la qual
a mo raccomandate, il simile al camarlingo. Datum Basilc
« die 22 novembris 1433 ».
Partito l' imperatore , e non acconciati i Veneziani col
Visconte, le cose mutarono, e per inimicizia di papa Eugenio
veneziano, Filippo Maria trattò di segreto coi padri di Basilea.
Pare che allora il Duca di Savoia , cogliesse il buon tempo
per sù ; e sembra a qualche scrittore cho il Vescovo di Ginevra
parlasse troppo, e allora Amedeo temesse che per troppo amore
precipitasse la cosa. Per ciò in gennaio 1439 lo richiamò ; ma il
concilio noi lasciò partire (1). E bisogna ben credere che qualche
cosa si sussurrasse pcrocchò Amedeo volle a dì 20 luglio prote-
stare innanzi a Giovanni di Grolca prevosto di Montegiove: che
qualunque cosa si operasse da' suoi legali tanto in curia Romana,
quanto nel concilio di Basilea , non intendeva fosse pregiudiziale
alla sua ubbidienza , alla santa chiesa cattolica universale , nò
alla sua coscienza , essendo egli principe cattolico e figlio della
chiesa stessa (2). E qui sarei curioso di sapere di che Amedeo
fosse obbligato a Giovanni di Clcriè cui raccomandò il 25 gen-
naio 1440 a Ludovico siccome qui nostris insudavit servitiis (3):
il Garrone appena lasciò tale notizia; che potrebbe essere capo
a migliori indagini. Du Pin e Guichcnon scrissero che ad Amedeo
giunse inaspettata la sua elezione in pontefice: che anzi non
l'accettò senza la minaccia dell'ira di Dio, che uno de' legali
del concilio gli fece. Ma oltre che il Platina scrisse che la elezione
di Amedeo si dovette anche molto al Duca di Milano , e il Duca
se ne vantava come già ho di sopra notalo, trovo clic a dispetto
dei molti panegiristi e delle parole conciliari (4), corse e si man-
tenne ben altra voce nel pubblico (5); la quale chi sapesse

(1) Arch. (11 Corte. Bolle e Brevi . Mazzo XII, n.' 10, 17 e 19 di
Eugenio IV.
(2) Ibid. id. n. 22.
(3) Ibid. Id. Mazzo XIII, n. 42 dl Eugenio IV.
(4) Ibid. Id. n. 3 di Felice V.
(ö) Anche il Cagnola asserisce che il Duca di Savola fu fatto papa
ai Concilio di Basilea pei; mezzo del Duca di Milano. Arch. Slor . liai. ,
Tomo III , pag. 49.

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DI STORIA PIEMONTESE 285

cercare mi pare troverebbe, avere avuto origine da1 le


del Duca o da chi penetrò l' ufficio loro o del Vesco
vra, che amicissimo ad Amedeo fu subito dopo da
priocipc (1) e poco poi cardinale del titolo di San M
I padri scelsero tra sò quattro che disegnassero
tolto a cui diedero balia di nominare un successor
nio da essi deposto. Amedeo duca di Savoia fu pap
elettori il 5 di novembre (2), confermato dal concilio i
significata la elezione da una legazione conciliare c
XXV do' più notabili , a cui fece seguito un corteo
cinquanta persono a cavallo; le quali, nota il tesori
voia , pagati setto denari grossi per giorni sette ciascu
rono dugentolto fiorini e due denari, olire i velluti e g
comprati in Ginevra al banco di Cristoforo de Aus
rencia , per regalare i presentatori della bolla di ele
quale fausta occasiono il Vescovo di Ginevra lim
Amedeo ricevette dalla sua pietà venti fiorini di pic
elemosinis facicndis veniendo a Ripaillia Thononium
Amedeo papa eletto emancipò il 6 di gennaio IMO
suo solennemente, o donòllo degli stati liberam
eccetto la contea del Piemonte data ad Umberto bastardo di
Savoia e la contea del Genevese colla signorìa del Fossigni con-
ceduta a Filippo fratello di Ludovico, di tutto fosse padrone e
sovrano e da lui affatto indipendente (4). Ludovico da quel dì
prese le redini del governo e non consultando più il padre, che
pure non si dimenticava dello stato, nò a lui volgendosi che in
cosa nella quale gli paresse utile l'intervento dell'autorità
papale.
§. IV.

1.° Amedeo - Papa Felice V.

1 cardinali di Basilea erano in numero pochi, e non pareva


loro decente che un Papa dovesse restare con sì piccolo corteo.

(t) Gauthier, Iffsf. de Genève , ms. citato.


(2) E non il 15 come scrive il Dalla nelle sue Lezioni di Paleografia.
(3) Arch. Camer. Conti de'Tesor. Due . Lib. 85.
(1) Ibid. Principi del sangue . Mazzo IX, n. 1.

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28G J)ICIIIAUAZIONE Dl DOCUMENTI

Una costituzione d' Eugenio riconosciuta ottima per togliere l


occasioni di gravi spese alla Chiesa , c per moderare le ambi
zioni, proibiva ai papi eletti nominare cardinali avanti l
coronazione. Papa Felice, visso eremita , ma non senza splen
dore, non sarebbe ito a Basilea senza pompa. Stettero per
plessi i padri ; poi il 20 gennaio 1440 decretarono che ,
nonostante quella costituzione, Papa Felice potrebbe nomi-
narsi do* Cardinali avanti di recarsi a Basilea. Subito egl
nominò Ludovico de la Palud , Bartolommco di Novara , Vale
ramo di Mocrsc e Alfonso Carrillo : i quali con atto del G aprile
il Concilio approvò (1). Allora Felice dispose per la partenza
e chiesti salvocondotti a Berna e Friburgo , che li concedet-
tero il 6 di giugno (2) , se ne andò a Basilea. L' eremo di
Ripaglia rirnaso vedovo del fondatore. Felice V , innanzi di
emancipare il figliuolo volle assicurata l'opera propria: e
5 di gennaio nominò decano del monastero propter sue nobi-
litati s et virlulum merita , Claudio de la Pierre (de Saxo
signore de la llavoirc , uno dei sci rimasti ; assegnò mille ed
ottocento fiorini di annua entrata iu perpetuo divisi cosi che
dugento ne toccassero a ciascuno de' cavalieri , il resto al de-
cano cadessero e al successore ; fermato a Ludovico di Savoi
e a' successori duchi il diritto di nominarlo (3).
Il 24 giugno Felice parli da' suoi stati. La sua entrata in
Basilea fu magnifica. Vestiva una cappa d' oro filato , aveva in
capo la tiara , cavalcava una chinea bianca bardata di rosso ,
sotto un baldacchino. Precedevanlo due Cardinali e il marchese
di Saluzzo : lo seguivano ' il Conte del Genovese e trecento
gentiluomini di Savoia, Vaud, Berna, Friburgo, Solcurc; e
dugento ecclesiastici di prime dignità. Scavalcato alla chiesa cat-
tedrale, e benedetto il popolo, si ritirò poi all'alloggio desti-
natogli (4). Prima sua cura, pare , fu la coronazione eli' ci
desiderava solcnnissima. Difatto a'26 di giugno scrisse al fra-
tello Conte di Roinonl ( il Bastardo di Savoia ) che si prepa-
rasse a tale funzione pel 17 di luglio; la quale poi si celebrò

(I) Arch, üi Corte. Holle c Brcviě Mazzo XIII, n.» 2 e 4 di Felice V.


(2) Arch. di Ginevra. ¿Voto di Sordct , e Atorta ms. di GautMcr .
(3) Arch. di Corte. Bolle e Brevi. Mazzo XIII, il. I di Felice V.
(Ą) Gauthier , ms. citato.

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DI STORIA PIEMONTESE 287

il 24 con gran concorso di nobili , principi ccclc


colari. Nella quale occasione Ludovico regalò il
anello d'oro con balay del valore di novo ducali ďor
nari grossi ciascuno (1). Ungheria , Polonia , Boem
Austria, Baviera, Irlanda, Scozia, Spagna, Barb
l'Ordine teutonico , l'Università di Parigi , molli luog
cia parvero riconoscere il pontificato di Felice (2
dilo del papato erano poche alle ambizioni e ai bi
tino Lcfranc, Enea Silvio Piccolomini, furono su
le migliori persone componevano la sua corte, m
sità largheggiare di beni : e la moneta e i beni sca
o perchè Eugenio co' partigiani dominava il re
qua e colà parecchie provincie do' nominati regn
spiaccndo sempre il pagare, allora era scusa all' i
certezza del pagare giustamente. U concilio prov
col permettergli di possedere Io rendite di un arc
vescovado o abbazia che rimanesse vacante ; Felice , a' suoi
creati , co' bencOzi che gli cadevano in diritto di collazione , o
eli' egli si prendeva spogliandone i partigiani di Eugenio (3).
Di che raccolse buon numero Martino Le Frane : conciossiachè
ebbo in agosto del 1440 la parrocchiale di Campo d' Ubrio, poi
quella di Moye o Micussy , cui presto cambiò colla prevostura
di Losanna. Aggiunse poi a quella prevostura una prebenda
della Cattedrale di Ginevra , indi , nel 1444 , un canonicato di
Torino con aspettazione d'altra prebenda in quella Chiesa , po-
scia la parrocchiale di San Sinforiano d'Andilles che cambiò
nel 1447 con quella di San Gervasio e con un canonicato di
Ginevra fatti liberi per la morte di Amedeo Monachi (4).
Per quello concessioni conciliari Felice udita la morte del
Vescovo di Ginevra , proibi al capitolo di eleggere il successore
e riservò a sè le rendite del Vescovato. Duo anni dappoi, non
bastando a' bisogni le entrate, ottenne dai Padri (28 gennaio 1440)
di riservarsi i redditi de' bcncGzi concistoriali non tanto di do-
minio della Santa Sede quanto del duca di Savoia, e sinché

(I) Ardi. Cam. Conti dc'Tesor. Duc. Mb. 80.


(2) Arch, dl Corte. Vol. 1 , 2 o 3 del Bollar io di Felice V.
(3) Ibid. Id. vol. 1 ; e Bolle e Brevi . Mazzo XIII, ri. 8 di Felice V.
(1) Ardi, di Corle. I primi sei volumi del Bollavio di Fctice V.

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288 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

polesse avere libero possesso di tutti , o almeno di parte , i


redditi del papato (1). Appena papa mandò bene il patriarca
d'Aquileia legato a latere presso l'imperatore , e i regni d'Un-
gheria, Boemia e Polonia, e i marchesati d'Austria e di Mo-
ravia con ordine di esigere o far esigere colà i redditi papali,
ma potè poco spillare. Nè molto gli fruttò la confermazione
dei privilegi e delle indulgenze all'Ordine teutonico , nè l' ami-
cizia col re di Scozia a cui spedì residente un legalo, nè la
collazione dell' arcidiaconato di Rosse in Irlanda , nè del vesco-
vato di Dunkeld in Iscozia , nè di Toledo in Ispagna (2), che
pure avevano ricche mense e parteggiavano per lui. E di vero
pąre che anche da' suoi amorevoli fosse poco riverito: perciò
che trovo , che l' abate di Savigliano chiamato a fargli omaggio
nel 1442 non soddisfece , e richiamato in dicembre dell' anno
stesso, fu invano; e non obbedì alle istanze papali che forse
dopo le intimazioni del 1.° luglio 1444'. Nè questa sola irrive-
renza praticò al pontefice: che domandatolo questi del prestito
di alcuni libri , non li potè avere se non lasciandogli per sicurtà
al monastero il breve nel quale era protestato che non volevali
aliquot enus ab eodem alienare sed tantum eis uti pro aliqua
porcione temporis (3). Veramente lo scandalo di due papi che si
scomunicavano a vicenda gli aderenti e li privavano de'benefici,
e ricusavano di ascoltar ragioni , in tempo che incominciavano
in Germania fuochi per la riforma; e le fortune di Eugenio
nelle parli di Roma favorito presto da Napoli e da Milano , in
odio dello Sforza, dovevano molto abbassare la riputazione di
Amedeo , il quale partito Enea Piccolomini si trovò mancato
in quelle bisogne il braccio destro. Nè Enea di gran credito al
concilio e alle Corti fu già mandato, come asserì il Platina ,
all' imperatore dal Papa ; ma egli stesso si prese congedo spon-
taneo per ridursi a servigio di quel principe. Bene è vero per
altro che il Papa speravalo colà profittevole e perciò il lasciava
ire promettendogli anche , se mai tornasse , che gli renderebbe

(1) Arch. di Corte. Bolle e Brevi . Mazzo XIII, n.' 13 e lo.


(2) Ibid. I primi quattro voi. del Bollano di Felice F.
(3) Ibid. vol. V di quel Bollarlo . I libri erano : Beati Augustini supra
Psalterium - - Iosephi in antiquitatibus - Ambrosii de Paradiso - Hier o -
nimi super epistolam Pauli ad Romanos et flores operum eiusdem.

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1)1 STORIA PIEMONTESE 289

il suo officio coll£rprcrogativc c i redditi sino allora g


Ma nel Bollano , da cui il breve fu copiato, non esi
clic pare , altro che riguardi queir illustre prelato.
Francesco Sforza che aveva combattuto pc' Fiore
po' Veneziani contro il re di Aragona appena ebbe
cupato Napoli ( 2 giugno 1M2 ) vedendo clic Eugen
il duca di Milano il guerreggiavano alle spalle ed ci
fra due fuochi avrebbe rovinati i propri affari, appe
re Alfonso avrcbbelo preso al suo soldo, gli si accon
done io trovato l'alio nell'Archivio Mediceo al n.° 178 della
filza 76 del Carteggio privalo avanti il principato e parendomi
di qualche importanza per alcuni tratti politici non espressi
nelle storie ne feci cstrarrc i più speciali per qui raccoglierli.
« - Capituli convcnlioni provisioni et pacli inili facti praticati
« et conclusi fra Io Magnifico et .... in. Judico de Gbinc. ...
« inagiore domo consiglieri oratore et procuratore generale
a dela Maestà del [illustrassimo don Alfonso re de Raona et
« do Sicilia citra et ultra de Valentia Jerusalem et Ungaria
« Maiorica Sardigna et de Corsica conte de Barlalona, duca de
« Athene et de Ncopatria ac ctiam conte di Uosiglionc, et de
d Cerretani. Como apparo la dieta procura per pubblico intru-
« mento facto et clauso per mano di M. Agnolo de Capoa score -
u (ario della prefata Maestà loco et vice de M. Jolianni Bigini
« Secretario della prefata Maestà sub die XXVI mcnsis julii V
« inditionc anno a nativitatc Domini 1442 et subscripto de mano
« propria del prelibato Serenissimo Re et ctiam sigillato del
« sigillo pendente et lo illustre et excelso signor Franciescho
« Sforza visconte de Colignola et domino conte marchese
« della Marcha de Ancona de Cremona signor Confaloniero de
« S. chiesa et capitano generale della illustrissima Lega dalallra
« parte ut infra eie.
« Imprimis lo spcctabilcet magnifico messer Judico oratore
« et procuratore nome quo supra conduce et ferma alti stipendii
« soldo et scrvitio della prelibata Maestà lo prefato illustre
« signor conte Francesco Sforza con cha valli quattromila e fanti
« mille per anni cinque continui et immediate futuri comin-
ci cando dal di della data delli presenti capituli con soldo di

(I) Ardi, di Corte. Vol. lit del Dollar io di Velice V, pag. 100.
Anen. St. ft. Vol. XIII. :i7

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200 DICHIARAZIONE 1)1 DOCUMENTI

« ducali olio per lanza cl ducali due per paga a ra x one di


« carlini dicci per ducalo ci ducali millecinquecento Io mese
e per provisionc della persona del prefato illustre signor Colile
« per la quale conduela dara allo illustre signor Coute per
« prestanza el paga cum efiectu ducati scssantamila dclli quali
« la prcfala Maestà paghonne conlanli conclusi et sigillali li
« presenti capiluli ducati dodicimila et laltri quarantoltomila
« pagliara fra termine di due mesi immediate seculuri co-
« minzando dal di della data dclli presenti capiluli videlicet de
« quindici di in quindici di ducali dodicimila per ciaschuno
« termine et delle prefati gl'enti lo illustre signor Conte non
« sia tenuto ne scrivere ne bollare (1) ne fare montra.
« Item Io prcdicto spedatole et maguiGeo messcr Judien
« procuratore nome quo supra protnecle do assignare el cosi
« assigna et consiglia al prefato illustre signor Conte la pro-
« vinlia de Abruzo citra et ultra in governo et che ne sia
'< governatore con tutte le dignilade titoli balie prclieniincntic
« prerogative et honori et potcstati che sogliono essere spedanti
« et pertinenti allo dicto officio de consuetudine vel de jure et
« cum lontrate ordinarie de alte balie sacratic fondachi doane
« sale et ogni altra entrata pertinente et expectante alla Ca-
« mera Regia , lo quali entrale esso illustre signor Conte si
a debba cxcompularc nel soldo et pagamento dclli dieti cha-
« valli et fanti et provisionc personale et ogni anno sia tenuta
« la prefata Maestà dare et pagare al prefato illustre signor
« (tonte overo a suo procuratore et mandato ducati sessantamila
« de prestanza in fra termine del mese de marzo et il
« resto delia somma del dicto soldo se paghi supra le diete
« entrate della dieta provincia de Abruzo citra et ultra
« spedanti et pertinenti alla dieta Regia Camera , et se la
« dicta intrata et pagamento delle diete entrate de Abruzo
« non bastassino allo intero pagamento del soldo dclli dieti

(1) I cavalli si bollavano perchè non nascessero questioni sull'og-


getto e slitta proprietà. Ma porcile poi riusciti inabili alta guerra si ven-
devano, e con quel segno poco si valutavano, si rinunciò a questo bene-
fizio. Tra' documenti Sforzeschi raccolti dall' egregio Canestrini per In
sue Memorie sulla Milizia italiana è l' atto di Condotta di Costanzo Sforza
dai Fiorentini e dalla Lega (1170, 17 febbraio) in cui l'articolo XIII
assolve quel capitano dall' obbligo del bollare i cavalli.

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1)1 STORIA piemontesi: m

a quattromila cliavalli ci mille fanti , et della


ce visione la prefata Maestà vuole et e contenta
« aquistare et pagare sopra lintrata delle cittad
u stelli ci lochi clic se aquistassino fora del ream
« de Roma ingiù verso lo reame con li dieti qu
« valli et mille fonti et per in qualunque modo
u quali tenga goda et abbia in suo governo e
a illustre signor Conte fino a tanto abbia inte
« di quello gli inanellasse del dicto soldo de an
« quando la dieta Maestà satisfacesse per altra f
« quantità clic gli manchasse sia tenuto ipso sig
« dere et restituire le diete citta torri et cliaslello
« a chi gli piacere et rimanghino in dominio d
a Civita S. Angelo et Civita de Pernio et cosi tut
« et terre che nel tempo della buona memor
er Johanna se fossono et stessono in dominio d
if vintiia de Abruzo

Cf

a
c
f
f
c
a
«
«
c
c
« rendere.
a Item lo prefato messer Judico procuratore nome quo
ce sopra promccle allo illustre signor Conte che la prelibata
<f Maestà fora confcrmationc et anche bisognando do nuovo
ce concedera ad ipso illustre signor Conte tutte le citta terre
cf castelli et lochi che tene de presenti et che gli si debeno
cf restituire i beni in cauta forma ad sensuin sapientis senza
cf alchuno pagamento, et promcctc anchura Io dicto messer
a Judico procuratore nome quo supra al prefoto signor Conte
ce che la prefata Maestà fora restituire tutte le citta , terre ,
e* forteze et lochi che al dirlo signor Conte sono stale tolte in

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<292 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

« Calauria ci cosi tulle le altre terre che sono stale tolte nello
« Reame che Steno nella Maestà del re excepto Benevento et
« Cayaccia delle altre che Tossono state tolte tanto per lo signor
o principe de Taranto quanto per altri signori del reame al
« dicto siguor Conte overo ai suoi consorti et nipote la dieta
« Maestà Tara et travaglierasse quanto potra che sieno rcndute
« et restituite , et fra termine di due mesi cominciando dal di
« della dala delli presenti capituli debba essere liberato Foschino
« delli Attcndoli sanza alchuno pagamento , et cosi Matheo suo
« parente.
m Item lo dicto messer Judico promccte al prefato illustre
« signor Conte che la prefata Maestà confermerà et di nuovo
« concedera ad ipso illustre signor Conte la citta di Manfredonia
« et lo Fortore sicomc ha nclli privileggii.
« Item lo prefato messer Judico promccte che la prefata
« Maestà le fara fare expedita rasonc et iustitia contro la du-
a chcssa de Sexti de quello dovesse avere et contro ad alchuno
a altro con chi avessi a fare.
« Item lo prefato messer Judico promccte al dicto illustre
« signor Conte che la prelibala Maestà sara contenta che esso
a illustre signor Conte possa fare et observare quello ha o
«* avesse a fare con la illustrissima Lega non facccndo contro
« alla sua Maestà et accadendo caso che la illustrissima Lega
« lo volesse operare in alchuna chosa per suoi bisogni ad ipso
ce illustre signor Conte sia licito andargli et fare quanto per
a essa lega gli sarà richiesto per observare le promesse re-
ce mancndo ce

« Item lo
ci strissim
ce et vuo
ce qualun
a dicto signor Conte ce

ce

a
«
u
c
c
«

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DI STORIA PIEMONTESE 203

« ipso signor Conte et cosi de snoi collegati ndhcrcn


« mondali dnmmodo non si intendano avere a manda
« genti che li quattromila chavalli et mille fant
« nello Reame, Patrimonio, nella Marella, ducato d
« Romagna o Campagna
CT

a
c
f
«
« fanti servirlo realmente.
et Item promeclc lo signor Conte al dicto messer Judico ri-
ce cevcnte come di sopra che lui fera venire una scriptura et
« promissione et permissione per parte della illustrissima Si-
ef gnoria di Vcoctia et dclli magnifici ancora de Firenze in
« fra termine de due mesi proximi futuri per la quale pre-
te metteranno che ipso illustre signor Conte observera tutte le
w promissioni , convcntioni et cnpituli facti fra dieta Maestà
et et ipso signor Conte in forma che la Sua Maestà rasoncvol-
« mente si potra contentare et non possendosi avere la dieta
« promessa da ambe lo diete Signorie se avera da una desse
<c Signorie.
a Item promecte lo prefato messer Judico che essa Maestà
a mandera per suoi solcmpni ambasciadori ad richiedere ci Papa
e< Eugenio et Niccolo Piccinino notificando come esso signor
te Conte e huomo vasallo servitore et soldato dessa Maestà et
et vogliano desistere da ogni offesa et mancamenti contra la
ee persona et stalo desso signor Conte et voglino rendere et tor-
ee narc (1) stato tutte quelle terre et cose tolte ad
ce esso signor Conte in la presente guerra secondo clic prima
« teneva et possideva innantì la presente guerra et questo fac-
ce eia in fra termine de uno mese comineando da poi sara fatta
ce la dieta richiesta, et se dicto Papa , o Niccolo Piccinino non
«e volesscno fere o luno de loro rccusasscno de fare la dieta re-
ce sliluliotic et desistere della guerra piace alla dieta Maestà
ce clic contra loro o quello de loro recusasse se proceda hoslil-
« mente come si contiene nel capitolo predetto qui de sotto

(1) Questi spazi indicano clic la carta in quel luogo e lacera; gii
altri co' puiitolini , I tratti omessi per brevità.

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294 DICHIARAZIONE Dl DOCUMENTI

« videlicet. Che la prorata Maestà concede al dicto illustre


« signor Conte che possa fare guerra al Papa a Niccolo Picci-
« nino et a lutti li loro et ciaschuno di loro collegati adherenti
« recomandati e complici et seguaci. Et che la Maestà sua debba
« dargli ogni aiuto et favore al presente adesso conte
« chav. fanti. Et per linganni et iniuric ricevute dall
« dicti Papa et Niccolo Piccinino la prefata Maestà si contenta
« et pro illustre Conte che aquistandosi citta, terre, castelli
« forteze lenimenti e lochi de Roma et terre de so To-
« schana et lo Ducato inclusive esso conte ne possa fare la
« volontà sua et quello pincera da terra di Roma in
« la inclusive verso Campagna la sua Maestà ne possa fare la
« volontà sua la sua Maestà non possa fare ne debba
« p de alchuno collegato adhérente recomandato et
« seguacic desso illustre Conte che sia de Roma et o di terre
« da Roma in qua.
« Item il dicto messer Judico in dicto nome promccte che la
o sua Maestà si contenta che li Napolitani se posscno redurre
« ad obedientia et fidelità dessa Maestà in fra termine di tre
<( mesi proximi futuri ciche li sicno restituiti i beni loro, mo-
tt bili stabili e borghesani et difenderli essa Maestà delibererà et
« fara come ad altri cittadini napolitani. Et quanto il conte Fo-
« sellino et messer Ottino Carazolo se delibererà poi secondo li
« scrvilij faranno da qui innanti del Cardinale di Capua et
« dello archi vescovo di Benevento verso de messere Nicola C«un
a cella sera facto come alli cittadini napolitani (1). . •
«

Q
n
c
i
c
r
q
d
Essa č nell'Archivio medesimo al n.° 29 della filza GG del ci-
tato carteggio.

(1) Arch. Mediceo. Cartcçfjio privato avanti it principato , filza 80,


il.' 178-79.

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m STORIA PIEMONTESE 295

« Hodíc, reverendissime Domine mi, non solum


« isla servala esi , verum céleris universis Ecclesie saneie
« Dei couiunclis federe , condilum quoque stalus pacifici mu-
« nimcnlum. Quippe que in lemporc pene scro , due Ja-
ti nuenlium naves simul oporluna vis dclali frumenti nos ex
« ipsis lioslium faucibus cripuerc. Nullius cnim diccndi copia
« suificcret ad exprimendam obscuram alrocitatcrn funesto fa-
ti mis que nos , alios iam peremit , alios moribundos moxquo
« iam cúnelos proslraverat. Nam ul ommittam que hic ex
a brûlis fcdissiuiis ingesta sunt ( hey, loto commovcor sanguine,
(( movenlur viscera , singulis Ircmcsco membris narrando so-
tt lum ) incrcdibilis el inaudita calamitas eerie fuit. Quälern mc
« dominalio vostra crcdil in videndo fuisse ? cum nee Gela nee
« Emocus non Scila gens omnium portentosissima el trocu-
« lenta sine cordis summa compunclionc vidisscl , duram in
« pialéis cibi porlioncm sortiri, admislo gemitu, rigore pon-
te dcris ad grana fabarum quatuor, lupinorum decem contiti
« gente viritim. Alibi castaneas 1res quandoque sortiri vidi.
<t Adcoquc truci vullu , vel sic ore famelico ingesta crant, quod
« tum pia tum crudelis portiuncula viderctur. Quom [sic) do-
rt nique Rex inclilus advocavit principům civitatis consilium.
t< Quo nonnullis sesc a lacrimis abslincrc valcnlibus, alter in
<v altcrius procidcbat complcxu. Erant cuiquc verba singullibus
« intercepta, ex quo nccesse vix nutu decretum protulcrinl,
a ut ex mistura quadam que Regi supererai , frugum multi-
ti fariam generis, leruncialim esset singulis arma fcrcntibus
<v distribulum, ad dies vix otto sufTcclurum. Plebsquc cetera,
<t sexus utriusque e civitatc non crudcliler , sed nccesse quia
« futilis, pcllcrctur. Et ecce vox de super inlonuit angelica ,
« Nave , Nave . Difficile lamen juditium est an calamitate!» cxa-
« eta in letitia insequens magnitudine superavit , sed mestitiani
« diulurniorem fuisse , hoc certe scio. Uteumque sit gradas aga-
tv mus Domino Deo nostro, ac illi confcssorum principi, qui
u non solum devolis , sed cliam iniquis tremendus excolilur ,
tv intcrvcnlu cuius ( hoc cerium est ) ipsius diem festům ce-
rt lebrando salvati et liberati sumus. Restai Reverendissime
t< Domine mi providendum ne hie annus consiliis lerendo iem-
et pus prctcrcat, ymo considcrandum quod summa vicloric spe-
rt etat in anticipatane temporis. Ut qui quis hostem castra-

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296 DICHIARAZIONE Dl DOCUMENTI

« mentando preverterit. Quamobrcm dignelur Reverendissim


u Dominalio vostra quam feccrit unquara propilius nostri Re
ti gis favorì subsistera, qui tam pie amabilitcrquc ab inter-
« ventu vcslro spem sibi nunquam decidisse tcstatur. Al impor-
ti tunius solito instare velit obsecram Dominationem vestram
a v estri clicntuli et servitores, quos lue eius dementia fortass
« plurcs quam vestra sit opinio aggregavi!. Credunt equidem
« decretos esse , sed qui insuper acccllcrandi sinl bellici ap-
« paratus undique , ne nos infeslus prevcrtat hostis. Parce ,
a Domine , parce prccor , si quam fainiliaritcr scribo , faci
« hoc primuui ab diu mihi nota niansuctudo dominations tue
« deinde sincerus amor quem tibi et equo meo principi defer
« habeoque. Prescrlim quia iam mihi videra vidcor, in sue
« ccssibus prefati Regis virtutein tuam rcccnscerc, sublimar
<( splendidiorcraquc futuram.
« Ex Regio Castro Capuane XVII. . . (1) lanuarii H42 ».
Qhcir amicizia di forza col re Alfonso mise in grande collera
Eugenio e Filippo Maria , rinnovògli e rese più fiera la per-
secuzione altra volta palita. I preti delle Marche aizzati lo cer
carono a morte , e ne appare dal Breve di assoluzione di Tom
maso Moroni da Rheate , clic presine alquanti li impiccò (2)
ed egli o per calcolo o per dispetto si volse a Felice V , e il
dì primo d' aprile 1443 in civilatc Exii diede a quel Moroni
le necessarie istruzioni o potestà , e inviòllo a Basilea. Moron
chiese ed ottenne : che lo Sforza starebbe Confaloniero e feu-
datario della Chiesa e la difenderebbe da' nemici e saccomanni.
Per ciò avrebbe per sò e suoi Ggliuoli, esclusa la terza gene-
razione, la Marca d'Ancona e le altre città e terre clic posse-
deva, e di che l'anno innanzi era stalo spogliato da Eugenio.
Sigismondo Pandolfo Malatesta genero e capitano dello Sforza
sarebbe ricevuto vassallo della Chiesa pe'bcni suoi ; e pertanto
al Malatesta e allo Sforza rimcttcrebbesi ogni censura incorsa
per avere seguito le parli di Eugenio. Papa Felice aiuterebbe
re Renato a riaver la Sicilia , e gliela manterrebbe con buoni
presidii purché egli fosse uellc fedeltà ligio e vassallo a santa

(i) Rimane dubbio se piuttosto clic gennaio 1442 sia dicembre 1441 ;
la carta pare corrosa.
(2) Ardi, di Corte. Vol. IY del DoUario di V'elice l', pag. 2 lt>.

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Dl STOMA PIEMONTESE 297

Chiesa. Lo Sforza sarebbo capitano generale dell


e assumerebbe di ricuperare e conservare le ci
monio: per ciò avrà per due anni quattromila c
pedoni con quello stipendio eh' e solito dare
incomincierà subito che avrà ricevuto il vessillo dalle mani
di Felice. Il vessillo darebbesi tosto firmata la lega d'Italia clic
allora si andava trattando per pacificare la penisola tra il re
de' Romani , il re di Sicilia , il duca di Borgogna e quel di
Savoia ; e incontanente allora il Papa sborserebbe allo Sforza
sessantamHa ducati , e indi a tre mesi altri quarantamila o in
Firenze o in Venezia; de' quali per altro il Papa non fosse
costretto se le terre ricuperate non glieli rendessero : per che
lo Sforza conquistando si terrebbe in frutto i conquisti sin che
si fosse pagato.- Finiti i due anni, se Felice avrà bisogno di
armali terrà lo Sforza con quello stipendio ordinario che so-
liti sono i Papi dare , libero di servire il re di Sicilia purché
non contro il Papa. Un legato pontificio caro allo Sforza gli
risiederebbe di costa , e il Papa , se si racquislassc abbastanza
ierra di Chiesa, discenderebbe colla curia in Dalia. Patto so-
pra ciò che se il trattato non si osservasse a puntino, fosse
disciolto , e lutti fossero liberi dagli obblighi assunti (1).
L'aiuto dello Sforza per verità non sarebbe stato vano se
Amedeo avesse avuto maggiore o più incaloralo partito 9 o fosse
slato più conosciuto personalmente in Italia. Ma lontano fra
Tedeschi e Francesi ; eletto da un Concilio di buone inten-
zioni , ma non gradito ; non creduto abile , perché tolto tra
laici, non gli consentivano che i desiderosi di una giusta ri-
forma ; i quali per natura erano quieti , e se la barca non
poteva raddrizzare, non volevano scendere in acqua per timore
di guai. 1 contrarii poi, se noi disprezza vano, compiangevano
che per lui non si quietasse il mondo ; egli s' ingegnava di
tentare i cardinali dell'opposto partito, ma era in vano. Ecco
fra le altre carte del tempo una curiosa lettera del cappellano
del Cardinale di Como scritta al Cardinale di Capua.
« Reverendissime in Christo pater , et domine , domine mi
« singolarissime, hutnili commendatione premissa. Per dominum

(I) Ardi, ili Corle. Milanese. Mazzo li, n. 0, copia antenlica. I.' ori-
ginale ò noll'Arcli. di Porta liiovla (Il Milano.
Ahcii. St. Ir. Voi. XIII. is

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298 DICHIARAZIONE Dl DOCUMENTI

« Gherardinum meum intcllexi proximis dicbus dc bona valdu-»


« dine R. D. V. quod sane mihi auditu iocundissimum fuit. De
« me item non dubito D. Vcslram per ipsum audivisse : prout et
a nunc illi significo, Superorum gratia recle valere. Quod
(( restât supplico eidem 11. D. V. quod tarnen scio cam sedulo
a curare , ut nusquam dccssc vclit pro suasione et hortatione
« pacis , qua quantum universus christianus populus egeat , in
« primisque Ecclesia Sancta Dei, omiics facile inlclligunt. Sed
<c co nunc magis conandum est, quo rem videmus illis in Ira
ti ctatibus esse , quibus est , et forte non sine maxima spe
a modo omnes quicumquc debent , illi se adiutores preslenl ,
« quantumque satis intclligi potest, ex illius intermissione, non
a mediocria scandala sccutura : quod ut fiat , credite mihi , non
ce desunt , qui tolis nervis contcndant, sperantes ex paco damnum
« suum secuturum. Inter quos cum unus prccipuus sit Amcdcus
« infelieissimus Sabaudicnsis qui et nuntijs , et pollicilalionibu
« ingenlibus illustrem hune dominum dueem (1) in partes sua
a trahero conalur , mullos etiam habet , ad hanc senlcntiam
a suam fautores. Atquc ita tenete, quod pace non sequente,
a video res adeo inclínalas ad corum volunlatcs, ut cerussi-
te mum lencam , Sabaudiensi ipsi, omnia que procurât, succès-
« sura , que si sic essent nulli dubium , quot scandalorum
« porta cl fomes esset. Quarc, singolarissime mi domine, ralioni-
« bus supradictis et multis aliis que longe magis vobis , quam
er mihi note sunt , suadetc paeem ipsam , illamque adiuvate
« quantum per auctoritatcni apud muitos vestram , et que
a maxima est, polcstis. Ego nusquam hic desum, ubi pro-
te desse mc aliquid posse spero. Sed iterum atque iterum dico,
« unum hoc cerium sit vobis , in pace omnia nostra rejici ; ex
« qua quicquid scquelur , ita spero , nostra , hoc est res Ecclc-
« sic bene, vel male, succcssuras. Loquor bono animo cl com-
te passione quidem , dum video lantani undique calamitatem
« popularum , et maiorem longe vercri merito posse , ca pace
h minime sequente, quam sane nusquam, vel ad faslidium
ce usque , horlari , suadcre , et predicare desinam. Quod reli-
ct quum est, obsecro II. D. Vestram diguclur me humiiiler
ce commendare Sanclissimi Domini Nostri pedibus, ac sacro

(i) Cioć Filippo Maria Visconti, che già gli mancava.

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DI STORIA PIEMONTESE 299

a Revcrondorum Dorainorum meorum Cardinaliu


« In primisque Reverendissimo Domino meo vicec
«r cui nihil scribo , nihil Habens prcler hec quod s
ee sim ; que cliam obsecro cura D. Sua partccipclis
u nie (otura lili ; qui si aliquid forte islis ex pariib
« modesliaque sua solita , potere mc noliet , id su
« rac moncatis. Quod sane gratissiinum habiiurus
te staturus ctiam re ipsa , quantum possibile mihi
a inlelligat id so minime frustra optasse. Altissimu
« R. D. Vestras féliciter conservare dignclur. Quibu
te liter commendo. Datum Comi die primo Septembri
a Si quid autera quod ad matcriam ipsius iuvnud
ce ctct , arbitrata fucrit R. D. Vestra per me esse fìcn
cc mihi signißcct, quando quidem nihil omitiam ad
ce clans , quod per me aliqua ex parte iuvari poss
Il Re di Francia avverso al concilio di Basilea e p
animo , e per istigazione del Duca di Borgogna , s
con tutte le arti a far cessare lo scisma (2). E perciò c
popoli e principi si che poco di fermo e ď intero r
papa Felice. Che anzi dove meglio Gdava, meno sicu
Conciossiachò l' imperatore e gli elettori non solo n
accettato gli atti del concilio di Basilea dalla elezio
Felice (3), nò consentivano di riceverli ; ma noli' ottob

(1) Arch. Mediceo. Carteggio avanti al principato, Filza


(2) Arch. di Corte. Negoziati cotta Francia . Mazzo I , n
(3) Prima aveva aderito tutta la Nazione Germanica ed ec
cstratta dall'Arch. Mediceo, Carteggio avanti al principato
lo prova. « Unlversls et singulis ad quos presentes intere
« présidons, přela ttque, doctores magnine! et alla supp
« geoerall Basiliense Concilio Inclitam natfonem gcrmanica
« lantia salutem et presentibus fldem lodubiam adhibcrc.
te fatum generale Basiliense Conclliom provldis viris Cosm
et do Medíeis et corum Soclis Basilee commorantlbus Merca
tt rentinls in defalcatlonem mutui caritativi quod diclo sac
« negocio reductlonis Grecorum dudura prestlterant duoml
« auri de camera de diocesi patavlensi (é) et prcsertlm in d
te nensl elusdem diócesis seu inclitissime domus Austrie d
« Indulgentlls occasione diete reductlonis Grecorum per
« Concilium coiicessis provenientibus reel pie nda asslgnav

O di Passa w.

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300 DICHIARAZIONE Dl DOCUMENTI

c nel gennaio del 45 instavano perchó cessasse lo scisma ; e


ad ottenere un buono accordo il concilio di Basilea altrove si
trasferisse ed ivi si gli obcdicnti ad Eugenio, clic gli obcdicnli
a Felice , convenissero. L' Imperatore proponeva Francoforte o
Conslantia Augusta t o altro luogo lungo il Danubio. Se ne
schermivano i padri di Basilea con inolio ragioni, e special
mente che Eugenio da tredici anni diceva sò infermiccio non
potere uscir d' Italia ; essere costituito sopra tutta la Chiesa o
dispersa o congregata ; avere perciò il pieno giudizio sopra i
concilii; e conchiudevano impossibile riuscire a bene con Eugenio
e pregavano che essendo favorevoli a Basilea le università di
Germania, egli pure volesse stare con loro (1). Ma fu vano:
poiché , rimane atto che il cardinale d'Arles fu mandato dal
concilio a Ludovico di Savoia in aprile del 1446 con preghiera
volesse adoperare tutto il suo credito per indurre a quella giu-
stizia gli elettori dell'impero, i quali congregati in Dieta avo
vano assunto di pacificare i dissidii sorti in Piemonte (2).
Frattanto Felice si destreggiava per sostenersi ; scrivea a
quanti giudicava potere con ¡speranze di guadagni tenersi fe-
deli ; anche scrisse a Cosimo de' Medici: « Dilecte fili salutem
« et aposlolicatn bcnedictionem. Verba , dilecte fili , Laurcnlii
« de Rotella Camcrac Aposlolicac clerici arcidiaconi Esculani ,
« ut nostra suscipias , tamquam ci us quam singularitcr sele-
ti giinus ad obsequium ecclesia patcfacicndum tibi. Audivimus
« enim constantcr referente fama , quam clara virtus tua sit
« ad omne decorum admiranduraque opus cxpcrgefacta. Ex

» li Herls ipsius sacri Concili! desuper confeclis pieni us contlnetur. Ulne


a est quod natio germanica antedlcta cupiens desiderio sacri Concilii ad
« effectuai provenire , consensit et prcscntibus consentit quod duomilia
« (lorenorum predieta ex diclis locis aut corum aliquo prefalis mercato
« ribus , seu lili vel illis quera aut quos Ipsi mercatores sivc ipsorum ge-
tt stor negociorum ad hoc dirigendum duxerit in defalcationem prcdictam
« per Executores dictarum Indulgentiarum seu collectores clavigeros aut
« depositarios , sivc alios quoscuraque pecunias liulusmodi in sua .pote-
te slate habentcs tradantur realiter et exbursentur. In quorum lestimo-
« nium presentes lilteras patentes Aeri et diete Nationis sigillo impresso
<t et aliis signari lussimus et communirl. Datum Basilea ultima Augusti
<t Anno Domini. Millesimo quadringentesimo tricésimo octavo.
(1) Arch, di Corto. Bolle e Brevi . Mazzo XIII f n
lieo V.

(2) Ibid. Vol. VI tlel Bollar io di F dire V

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ni storia piemontesi: noi

« quo in nobis generator opinio , quod ad ne


« ecclesie intentos cris veluti ad id quod nomen
« pariter et immortale contingcl in celis. Da
« nicum extra muros Gcbcnncnscs sub anulo
« MCCCCXLVI ponlificatus nostri anno sex
Poi perchè il denaro necessario non gli man
in ogni modo. Il figliuolo Duca dovevagli sc
ottocento quaranta fiorini per conti della d
sposata al Duca di Baviera, per spese della
di Vaud e per altre cagioni (2). Felice li c
cedette il 3 giugno 1445 in propriété al pad
zione di quel suo debito una parte delle ren
castello e i pedaggi di Tarantasia , il castell
daggio di Sion, i luoghi d' Evian, Thonon, A
Troclc Herma née, e alcune rendite del Visdom
Quindi Felice univasi al Concilio in pregare i
versi pel bene comune. Ma forse Ludovico in
pratica e riuscitagli infruttuosa (che non ma
era cresciuto alquanto neghittoso) crasi ritr
avvegnaché trovo che il padre a' 3 settembr
« Cuius animi sit dilectos filius Dux Bavarie ex līderis ad
« custodcm Vormaccnscm missis quarum copia hoc in brevi
« claudi jussimus videbit tua nobilitas quid amplius ad te scri-
• bamus nescinous nisi ut honoris et fide tui rnemor sis et
iv minime in solucione promissn dcficias addimus cum cordis
ci vclicracntissimo dolore quod defect u tuo causante negociutn
« ecclesie pro quo corpus et bona hactcnus exposuimus depcri-
« bit. Sed fac aliquem finem noe différas ullerius ; dueti cnitu
ii sumus ad punctum ut si ndiuveris res nostre hone verteilt,
ii si in negligencia pcrmanscris nihil aut partim spei manet
« quemadmodutn nuper tibi scripsirous parati sumus (radere
« quod proiiiisimus nee erit momenti dilacio si dehitum tuuni

(1) Arch. Med. Carle originali. Filza 1.


(2) Arch, di Corte. Cillà e Provincie. Taranlasia. Mozzo 1 , il. 7.-
Pare che quella somma di fiorini soddisfatta ( il 3 ili giugno ) fosse parte
di maggior credito. Perocché I prestiti descritti nel cenno di quest'alto
sono 8,000 marciti d'oro, e fiorini 21,058 e 8 denari, moneta di Savoia ;
più 28,780 fiorini, 5,310 fiorini , 11,700 fiorini.
(3) Ibid. id. u. 15.

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302 DICHIARAZIONE Dl DOCUMENTI

« rcddideris plura autem verba nou facimus quam lidera prefati


« Ducis quid opus sit facto comininatur satis (1) a. Ad acqui-
stare poi nome nel popolo (elio di continuo oppresso ador
chi mostra picla di sue disgrazie) usò dell'autorità sua sopra
gl' inquisitori. Una Giacoinclla moglie di Dietro Bordaro d'Avi
gliana arrestata iugiuslainculc dall' inquisitore domenicano frate
Giacomo de Albana aveva ottenuto dall'inquisitore istcsso e
dal consiglio ducale di uscir libera daudo sicurtà ; ma il pro-
curatore fiscale di Ludovico duca la riteneva. Papa Felice sotto
pose al giudizio del Vescovo di Torino l' inquisitore ed il fiscale.
- Una Sibilla moglie di Giovanili Caseloto de Casellis falsa
mente accusata e bugiardamente infamata di rcsia per nonnullos
emulos inimicos suos et propterea duris carccribus mancípala et
compedibus ferreis ligała nec non tģ n corpore et membris quasi
inhumaniter tractata diris (ormentis (2) cruciata et affticla era
slata condannala dal processante Francesco de Pistorio prevost
di Torino denegalis defensoribus l poi non ostante l'interposizion
di appello al Papa , e l'offerta sigurtà per uscire di carcere,
consegnata al braccio secolare; e dal giudice secolare per
istanze della inquisizione non solamente ritenuta , ma sotto
messa ad altro processo, pel quale in tortura ac metu et terrò
ribus expósita plurima crimina quorum aliqua impossibilia vi
dentur confessa fuerit que poslmodum me tu et terrore huiusmod
sublatis revocavit. Papa Felice assoggettò similmente al giudizi
del Vescovo di forino il prevosto e il giudice secolare, c per
essa e per altre misere tolse i processi ai frati domenicani e
consegnòlli a quo' tra' preti secolari , od a Vescovi, clic avevan
nome di savi ed umani (3). - Nò fu diverso cogli Ebrei per-
seguili a morte in Savoia per l' ignorante ferocia dei frali.
Plerique mendicancium et aliorum ordinum predicalores in
eorum public is predicacionibus gridarono sul principiare del iWt-
accennando dal pulpito agli Ebrei (e qualcuno indicandon
con proprio nome) che potevansi impunemente, come usurai

(1) Ardi, di Corte. V. il Voi. VII del Bollano di Felice V ; e Bolle,


t Brevi. Mazzo XIII.
(2) Come concordare il quasi inhumaniter col diris lormcnlis 7 Chi
scrisse la supplica non ebbe il coraggio di dir giusto.
(3; Ardi, di Corte. Vol. IV del Bollario di Felice y, pag. 300.
Vol. VI. pag. Ą e 210. Vol. VII, pag. «8.

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Dl STOK I A PIEMONTESE 303

travagliare, uccidere e sterminare, e licitamente


degli averi. Subitamente sorsero molti scellerati ed e
mata mano nelle case dogi* Israeliti trucidarono
donne in gran numero, battendo altri a sangue, alt
rando; rubando i denari e le robe, e assai inali com
rabbiosamente. Felice sapute queste infami cose ord
bito per sempre il predicare contro i giudei : se cos
chinavano contro la religione cristiana, fossero giu
quieti, stessero protetti e difesi (t). Nelle quali a
passerà biasimato clic non puni gli assassini , e nò i
istigatori ch'avrebbe dovuto crocifiggere, perciocc
nati sebbene impediti di parlare in pubblico avevan
potente mezzo di concitare gli animi e gli odii colla con
Onde gli Ebrei non sicuri mai, sempre offesi ne
nelle persone, per ogni via possibile si vendicavano
chese di San Tommaso estrasso a prova un lamento
zardi (2), i quali abitando i pianterreni delle case in
nano gli Ebrei , avevano l' ignominia di vedersi gett
loro acque ed immondezze, ac alia diversa et enormia
che portavano il viatico ai moribondi. Per clic fu or
gl'Israeliti dimorerebbero fuori di Nizza pagando u
tazione al paroco del luogo, a cui fosscr ridotti.
erano segni manifesti d' impotenza , che facevano a
zione di Felice assai più male che bene: ed egli se
e senza pecunia sarà costretto di lasciare una digni
ambita come non pochi vogliono sostenere, certam
Che sebbene il Thoures nell'istoria di Ginevra noli clic doven-
dosi trasferire il concilio di Ginevra a Losanna per accettarvi
la rinuncia di Felice, ed essendo i Friburglicsi in lite con
quella città, egli chiamando i Ginevrini contro Friburgo (ed
avendone perciò sessanta uomini ) (lésse buon segno di rinun-
ciare spontaneo; gli atti raccolti dal Carroñe, e da me dichia-
rali, provano ben altro. Se s'indusse a quell' atto son da aversi
per buone le ragioni di Grillet clic le trova ncll' abbandono dei
partigiani. Difalto, morto Eugenio ed eletto in dodici giorni il
successore ; volti l' imperatore e gli elettori dal neutrale, all'ob-

li) Ardi, di Corte. Vol. V del ììollario di Felice K, |>ag. 52.


(2) Ibid. Id. Vol. VI , pag. «0.

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304- DlClllAUAZlONE DI DOCUMENTI

bcdienza al nuovo papa ; risoluti Fiorentini e Veneziani di fa


vorire la pace della Chiesa anche contro le ambagi del Viscont
morto costui, e suscitata da Niccolò una crociata contro Ame
deo come decaduto e privato degli stati aviti, perciò dovuti a
Carlo VII di Francia (1), diventava inutile a Felice la facoltà
dal concilio ottenuta di trattare con qualunque principe e pr
lato, assolverli da ogni peccato, e ridurli alla divozione d
concilio istesso , del costanzicsc e di ogni universale (2). Tutt
era perduto e non restava che di tentare di salvare almeno
l'onore. Perciò aderì ad un congresso di Lione composto dei
legati del redi Francia, del re d'Inghilterra, degli elettori d
Treviri , di Colonia e Sassonia , dei deputati del concilio di Ba
silea , dei procuratori del re di Sicilia e del Delfino, i quali
conchiusero che Felice rinunciasse. Il gesuita Daniel narra ch
andati i commissari del congresso a Felice lo indussero alla r
nuncia della quale egli dettò i patti subito approvati. Ma di vero
non rinunciò , se prima non fu sicuro della data fede , onde
18 di gennaio 1M8 Niccolò abolì tutti i decreti, le censure e l
scomuniche pronunciate da Eugenio IV contro Felice, i padri
di Basilea, e gli aderenti loro, e restituì ciascuno nelle sue
dignità ed onori primieri. Poi a' 9 di agosto dell'anno stesso
nominò Felice primo cardinale della Chiesa , lo assicurò di cin
quecento fiorini aunui sulle rendile della camera apostolica si
che lo avesse provvisto di tanti benefizi per seimila fiorini, con
privilegio di volgere in uso proprio i redditi di tutti gli altri ch
potesse avere. Ciò non ostante Felice non si dimise che a' 9 d
aprile del 1M9 (3) voluto prima confermare tutti gli atti d
proprio pontificato. La rinunzia , oltre l' onore degli abiti pon-
tificali , il titolo di cardinale di S. Sabina , la dignità di decan
del sacro collegio , di legato in Lainagna e di Vicario perpetu
del Pontefice, gli fruttò il godimento del Vescovato di Ginevra
dell'Abazia di San Benigno (4), de' Priorati di San Vittore, d

(1) Lunig , Cod. diplom . «lai., pag. 1, Sect. 2, n. 43.


(2) Arch, di Corte. Bolle e Brevi. Mazzo XIII, n. 18 di Felice V.
(3) Ibid. id. Mazzo XIV, u.1 I e 2 di Niccolò V.
(4) L'abazia di Sau Benigno rendeva pressoché 000 ducati. V. Boi-
lari o di Felice K, Vol. V negli Archivi di Corte : in cui è un breve
del 1444 all'ab. di Snvigliano al quale offeriva quel benefizio per tre
anni se gli dava il conto di 700 scudi. Tanto era In necessità di denari !

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1)1 STORIA PIEMONTESE 305

Paz. ... c di Romano già avuti dal concilio di Basilea,


sto ď un'altra cattedrale e d'un altro bencGzio di qu
dignità a sua elezione (i); il elio lo pose in uno stalo
pontefice non aveva goduto il migliore. Ma poco gli d
dopo quella fortuna, che a' 7 di gennaio 1451 morì. N
aveva approvalo ogni cosa fatta da lui in tempo della
genza del papato dichiarando validi tutti gli alti, le
i decreti, i contratti, volle anche lui morto Air quieto e
il figliuolo Ludovico da ogni obbligo del quale, per ¡s
il padre fosse stato debitore verso la Chiesa , onde
per soffrirno alcuna molestia. Anzi per segno d' am
memoria di Amedeo gli promise ogni sorta di favori
quindi a godere del giubbilco per lui e per la iiiogli
trovava come se fosse ilo ad acquistarlo in lloma (2)
La vita di Amedeo, come già dissi, fu diversament
cata secondo gli umori degli scrittori ; e uclla differ
versità de'giudizi , senza la presenza degli atti raccolti co
buon senno dal San Tommaso non facilmente si trovereb
Couciossiachò , de' partigiani del concilio di Basilea a
quello ehe i partigiani di Eugenio e Nicolò; e de' s
Nicolò molti scrissero favorevolmente di Amedeo. Ni
o per amore di pace , o per esempio di moderazione s
non lasciò niun mezzo per persuadere al mondo la r
dovuta a quel personaggio. Vero e che gli scrittori d
azioni sono quasi tutti di clero, e che raramente i p
prono o palesano le magagne de' loro compagni ( più
sempre gridano la croco a chi vedo e non tace) ; qui
gnali piuttosto a difendere , se Nicolò ¡stesso approv
di Felice. Ciò non ostante i più leali non si rimasero
tacere di Poggio, a cui gli amici di Amedeo negano o
Abramo Bzovio continuatore degli Annali dcl Baron
non rispiarmiò Roberto di Ginevra , universalmente
cosi liberamente scrisse contro tulli della fama di A
E corto ben sapevano gii autori e i fautori delle lodi
che non era possibile sostenere lanl'alto quel Principe
l'avcvan locato; perocché sebbene fossero trascorsi Irc
/

(1) Arch. di Corle. Voile e Brevi. Mazzo XIV . n. ¡i di Niccolò V.


(2) Ibid. Id. o.' «, 8, 11.
[Link]. vol. xiii. -i'»

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306 DICHIARAZIONE Dl DOCUMENTI

lustri dalla uta di lui, c sempre pieni di panegirici, fece


istanza a quello scrittore clic innanzi di parlare di Amedeo
volesse consultare le carte dell' archivio ducale di Savoia , e p
vista l'opera ben diversa da quale se l'aspettavano, strepitaro
tanto che commossero gli sdegni della Casa sì fortemente ch
lo Bzovio dovette, per mitigarli, aggiungere al volume XV
de* suoi Annali quello scritto che il gesuita Monod distese
intitolò Amedeus Pacificus (1). Nò dopo altri cent'anni parv
ancora sicuro dalle imputazioni prave :• perocché il p. Rober
Sala compose nuova apologia , la quale, gravida di un' alt
di Ludovico Doni d'AItidio , fu mandata nel 1726 dal marche
«rOrmea ai re Vittorio Amedeo 11(2). U frale combatte com
può i detrattori di Felice V, poi reca tutta la schiera de' lo
datori e degli apologisti. Ignoro s'egli entrasse negli archivi
Corte : sembrerebbe che no, poiché i documenti dal San Tom
maso raccolti distruggono le suc autorité. Le quali io non r
chiamerò qui tutte per confutarle singolarmente : ho impre
di esporre la sostanza degli atti raccolti dal Garrone per l'ope
di* egli aveva immaginato: non ho voluto fare io la storia,
censurare gli scritti di nessuno, e nò meno togliere quella parte
di giusta lode che è dovuta ad Amedeo Vili principe al s
tempo onoratissimo. Ma , per chiarir qualche cosa , come pot
quel frate puntellato dal Bergomcnsc sostenere che Felice stette
papa per nove anni e cinque mesi tnvitus dopo ciò che io h
esposto dalla pagina 285 alla 305 di questo libro? Oltreché
Cronaca d'Evian da me più volte citata aggiunge, che Ludovi
figliuolo di Amedeo avendo per esoso lo scisma fece d'ogni
opera perché cessasse e diede ad annegare il cancelliere Bol
micr odiato per rapacità a disprezzo grande pei nobili, al qua
imputava la resistenza del padre (3).
• Niuno disdirà che Amedeo fosse sino da puerìzia mol
praticante di religione ; ma anche non si potrà negare la du
e lunga tribolazione al marchese di Monferrato. Bene so ch
Enea Silvio Piccoloinini, oratore a Federico per la riunione della

(I) Ardi, di Corte. Sloria della Real Casa. Documenti ms. , Catego
ria 111 , Mazzo I , n.' Ili e 11.
(2) Ibid. id. n (1.
(:i) llilil. Canton, di Losanna f/on. ďíivian, ins., fol. 135.

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M STORIA PIEMONTESI: COT

Chiesa , pronunciò coraggiosamente in faccia quel S


sunt inter principes pacta ; nihil servalur nisi quod
et utile: honestati locus raro est (1) ; ma non avreb
a quel principes il tìtolo di religiosissimi , pietosi
stissimi. Nò io calpesterò la memoria di Amed
Felice V se rigetterò le deposizioni ricercate ne
Chiesa parrocchiale di Sani' Ippolito di Thonon da
alla presenza del Priore e di alcuni monaci del mo
Ripaglia intorno ai miracoli operati ad intercessio
principe (2) come santo; i quali tenuti per veri da
Bcrgomcnsc , non più creduti da nessuno , appena
documento della bonarietà di quo' montanari e della
chi usava di loro credulità. D'altra parte non vegg
di volere clic un uomo sia creduto più o meu s
men giusto di quel clic di fatto era. La storia lia
vero: e le prove non sono nelle opinioni o ncgl' int
scrittori, ma ne' fatti umani. Per questo dissi in p
Amedeo non è giudicabile che negli alti di suo reg
Certamente era uomo non volgare ; estimatore
dol sapere, dotto in politica; e prima clic dal tron
all'altare, fu riverito ed amato da sovrani anche poten
in fama di casto o di studioso. Dal processo fatto
si sa ch'egli era slrabone (3); dalla cronica di Sa
mediocre statura, gravitale, maturilate, prudenlia et
arnatissimus, parens licet sine suorum vel cuiusq
omnibus discretissimus ; il che direte voi o lettori
simo (à). Ma fu ignorante di ßnanza anche più cli
cipi del suo tempo, cavò mollo denaro dallo slato
scere i mezzi di produzione: onde le più volte
potevano soccorrerlo nelle suo bisogna , nò la pac
che tenne l' interno giovò a farlo prosperare. I Torine
poterono mai esser al caso di pagargli un certo su
ultimi anni , lasciarono lungamente imprigionati
glieri , e se li vollero liberi imposero un balzello ,

(I) Iter. Hat. Script. Tom. Ili , |>. 2 , pag. 87« 1). li.
(2) Ardi, di ( orle. Nel voi. della Cronaca di Amedeo
Du-Pin.
(3) Cibrario , Opuscoli . Milano 1835, pag. 7U in noia.
(S) ìlislt pair. Monum. voi. i, ¿cnpwr es, |m$. un.

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308 DIC11IÀRAZION1Í Dl DOCUMENTI

virilìlcr (1). Piuttosto ingrossò il regno e represse le libertà dei


Signori: ma non allargando quelle de* Comuni ne reprimendo
quelle de* preti non giovò nò a sò , nò ai sudditi ; e intanto ch
la Lombardia arricchiva quantunque travagliata da fazioni e
da guerre, lo stato di Amedeo non mutava. Nocquero gli anni
del suo pontificato alla forza morale del popolo : i preti inso-
lentirono, i laici sdegnarono le insolenze de* preti; le quali la
sua autorità poteva cscmplarmcnto punire e lasciò impunite
Perdette in quel tempo la fama e i meriti acquistati. Cardinal
legato perseguitò sulle istanze del vescovo di Torino i Valdesi
entrati nel Piemonte e, come Ludovico, so la prese colle stre-
ghe (2) e ne tormentò. Finì senza gloria una vita gloriosament
cominciata.

2.° Ludovico duca di Savoia .

Ludovico padrone dello stalo desiderò continuare le arti di


pace. Confermò a sč 1* aderenza di Monferrato per le terre oltre
il Tanaro il 29 novembre 1440 , e diede il 4 dicembre 1* inve-
stitura al marchese Giovanni per lo terre cedute nel gen-
naio 1435 (3); represse i commissari ducali or qui (quamplurimi)
« importunitate dueti ipsum commissions officium impetrare
« vcriti non sunt, non ut facínora patria in ilia pululancia
« réprimèrent sed ut undique adinventis occasionibus jactura
« aliena locupletiorcs cfficerenlur a e per ciò facevano alta-
mente lamentare le comunità del Piemonte (4) ; attese a risto-
rare le fortificazioni di Nyon e ai ponti sui fiumi che traver-
savano le vie e vi costrinse anche i preti che negavano di

(1) Arch, della Città di Torino. Liber Consiliorum . Mazzo XVII, n. 6.


(2) Arch, di Ginevra. Registrum epištol. Amed. Card . Sabinensis.
Vol. I, fol. 168', 287.- Nel vol. Il ò ana concessione d' indulgenze per-
petue data 1160 prid. kal. oct . alla Chiesa de' SS. Bernardo e Grato sulla
vetta di un monte presso Trivcrio nella diocesi di Vercelli. Quella chiesa
era fabbricata nel luogo in cui fra Dolclno (bruciato colla moglie 1 giu-
gno 1307) e I suoi 300 seguaci avevano abitalo , e dal quale si era cre-
duto clic egli, o poi lui morto, il diavolo mandava i turbini e le tem-
peste che toccavano al Vercellese. Prete Mllarco do Triverio vedendo
cessare le elemosine chiese quello Indulgenze per ravviarle.
(3) Arch. di Corte. Monferrato. Mazzo XVII , n. 6.
(I) Ibid. Torino. Mazzo IV.

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DI STORIA PIEMONTESE 309

concorrere colla lor parte di denaro (1); cede (25


a Filippo di Borbono signore di Bcaujeu la terz
tremila lire tornesi che esigeva sulle rendite di Maco
dalla sovranità di Toysscy, Montemerlo, Beaur
Villeneuve, Clialumont, e rinunciò al vicarialo im
aveva sopr'cssi. Perciò il Borbone contento , ricon
suo signore nelle terre di Chatellard , Ambóricu e
in tutte l'altro cadutegli dalla Baronia di Villar
per cui fu riconosciuto 1' omaggio adi 20 febbra
fece quindi ( U settembre ) trattato con Carlo di
la reciproca difesa de' loro stati e per la consegn
tori (3), che poi conchiuso col Delfino, 27 novem
preliminare felice a terminare le antiche e non b
che da ventidùe anni si mantenevano pel Valcnti
quali brevemente dirò.
Luigi di Potiers conte di Valenza testò a' 22 giu
clic se morisse senza figliuoli gli fosse erede univ
fino di Vienna ; se il Delfino rifiutasse , succede
Amedeo di Savoia. 11 signore di Samt Valier , nit
Poitiers, mosse lite a Carlo Delfino per quella suc
ai 15 di maggio 1422 alcuni giudici definirono le r
bidue , le quali sarebbero state ferme se il signor di
non. si fosse appellato al Parlamento di Parigi
avesse ottenuto sentenza più favorevole. Carlo
sentenza del parlamento il primo di luglio , e ai
appellò dalla sentenza dei giudici del Delfino. Poi
Giovanni da Fonte procuratore di Amedeo fece a
testamentari del conto di Valenza l'offerta dei ci
scudi d'oro inessi dal testatore per patto di su
non voluti riceversi , protestò avanti l' arcivescov
legato apostolico nel Contado Vcnassino, e per
commissario papale, ch'egli proseguirebbe l'azion
vescovo di Valenza e il signor Saint Valicr suo
causa fu continuata e vinta; ma rimasero assai pun
di Carlo Delfino salilo re , a decidere i quali non

ll) Arch, della Cattedrale di Losanna, Casselta 294 , n


(2) Arch, di Corto. Traites anciens avec la France. Maz
(3) Ibid. Id. n. 21.
(4) Ibid. Id. Mazzo IX, n. 2.

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310 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI
valo il buon mezzo. Finalmente si convenne a* 27 novembre 1MV
tra Ludovico di Savoia e Luigi Delfino succeduto al padre in
quel contado, che Savoia cederebbe al Delfino le sue pretese
sulle contee di Valenza e Dien; e per ciò riceverebbe trcnlotlomila
scudi d'oro e (remila ducati; in cambio della qual somma
avrebbe i castelli di Ban, Chalcnçon, Fugin e San Pietro sotto
condizione di riscatto (1). Ma un nuovo accordo del 3 aprile 1445
finì per sempre quella faccenda , rinunciando Savoia a quelle
Contee o ricevendo in libero possesso il Fossigni , pagato cin-
quantaquattromila scudi d'oro per sottrarsi in perpetuo da
ogni omaggio. Per clic fu fatta da ambedue le parli consegna
delle rispettive carte pei titoli d'origine e di possesso, di diritti
e di sovranità feudali/ e comandate le nuove obedienze ai vas-
salli (2). Quel nuovo accordo parve mosso da una gratitudine
di Ludovico. 11 quale appena pregato d'un favore il Delfino
n'ebbe più che non si sarebbe aspettalo; avvegnaché avcvalo
domandato per conquistar Genova e Lucca , e quegli si era
oiïcrlo di prender quella parte d' Italia di che già Ludovico
trattalo aveva col figliuolo del marchese di Monferrato.
1 patti della nuova lega sottoscritta da Ludovico in Ginevra
nel febbraio del 1445 , furono: Clic egli darebbe il passo ai
Francesi per Savoia e Susa giù nel Piemonte e verso la Liguria,
o per le Langlic o per l'Astigiano , passando verso lira o Che-
rasco ; provvcdcrcbbc i soldati di vettovaglie clic le paglicrebbouo
a giusto prezzo ; e metterebbe egli stesso il denaro per seimila
cavalieri tam armigerorum quam tractus in ragione di venti
fiorini di Savoia ogni mese per ciascuna lancia quando li do-
mandasse in aiuto de' proprii ; e cosi il Delfino pagherebbe si-
milmente que' di Savoia , se ne chiedesse ; clic se avesse dei
pedoni egli non pagherebbe clic cinque fiorini per ciascuno :
si assicurerebbe ai Nizzardi , ai Piemontesi , ai Vercellesi li-
bero ampio e sicuro commercio in Genova e Lucca , territorio
o çiarina, senz'ombra di tasse o gabelle o pedaggi , come già
vivevano e commerciavano co' Genovesi. Del resto inlcndcvasi:
che le terre e le città che si fossero prese tra il Po, il Go-

ti) Arci», di Corte. Ciità e Provincie. Valcnlimis. Alazzo II, n.' 10,
il, 13, 15; e Alazzo III, n.' 1 al 12.
(2) Ibid. Id. n. 13. -15 Traités anciens tirer la France. Alazzo IX ,
li.1 3 C 8.

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DI STORIA PIEMONTESE 3i!

novcsato o il Monferrato , quali Parma , Piacenz


rimarrebbero del Delfino , eccello Alessandria cl
Monferrato purché stesso fedele a Savoia e al De
tra il Ticino e l'Adda , tra gli alti monti e il Po
lano, Pavia, Lodi, Novara, Como ce., e di là dall'Adda il
castello di Trezzo e Pizzighitonc sarebbero di Savoia con quanto
è in riva all'Adda. Rispettati i marchesati di Mantova e Fer-
rara ; quanto si pigliasse d' altro fra il Po e l'Adda si terrebbe
per dividersi: due parti a Savoia, una al Delfino. Non si co-
mincicrebbe l' impresa che al parer buono di Savoia ; e il Delfino
alla prima richiesta del sozio farebbe giurare i capitoli di que-
sta lega a' suoi capitani o alle sue genti , le quali, siccome il
Delfino e il Duca , non salverebbero ne rispetterebbero che il
Re di Francia, l'Imperatore, i Bernesi e il marchese di Mon-
ferrato (I).
Ludovico non avrebbe veramente avuto intenzione di pren-
der l'armi che alla morte di Filippo Maria , se la sorella non
fosse stata al caso di persuadere il consiglio ducale di Milan
di prendere a successor del Visconte il Duca di Savoia. Ala
Francesco Sforza ruppe ogni disposizione ed ogni accordo beffan-
dosi de' Veneziani e della principessa di Savoia clic brigavano
per sò stessi ; di Papa Nicolò distratto dallo scisma ; e dell' in-
dolenza di Federigo Imperatore , clic non vedendo modo buono
per sé lusingava tutti gli ambiziosi. E per togliere ogni spe-
ranza a Ludovico, il quale e per il padre e per la sorella su-
scitanti amici in Milano ed in Pavia apparecchiava armi e
soldati, prese Novara, Vigevano, Alessandria ed altri luoghi
importanti, e costrinse il duca di Savoia a condurre alla difesa
del proprio slato quelle milizie che destinava a conquistare
l'altrui. Nò valsero a Ludovico i Francesi venuti a difendere
Asti (2), e per i patti ad aiutare i Piemontesi ; nò l'ordine di
Torino che andassero alla guerra tulli i cittadini (3) , chò lo
Sforza per iscicnza di guerra lutti sconfisse ; e nò gli giovò
sparger voce clic i Milanesi cranosi con decreto municipale

(I) Arcli. di Corte. Traites anciens ele. Mazzo IX , n. 5.


(2) Arch. (Il Corte. Città e Provincie. Asti. Mazzo IV, n.' 13 o li.
(3) Ardi, della Citta di Torino, /.wer Comutaram , voi. i..'',
fol. 72; e voi. LXXI , fol. 103.

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312 DiClllAKAZlONE Dl DOCUMENTI

a lui dati (1) , poiché occupando Sforza prestamente Io stat


distrusse ogni speranza clic Ludovico o i collegati suoi avesse
potuto nutrire.
Tratlnnlo si agitavano gli animi de* Friburghesi per divers
cagioni. Alcuni uomini di Alberto d'Austria avevano nel 144
spogliato le genti del seguito di Felice V. Savoia non potuto
avere soddisfazione fece per rappresaglia spogliare alcuni mer
canti di Friburgo citta protetta da quel sovrano. Inutilmen
i Friburghesi si richiamarono dell'ingiusto danno ; gli officia
di Savoia governatori di Friburgo o per contenere i concita
o per timore che loro dovessero negare continua obbedienza
esercitavano con molto rigore le incumbcnzc loro , e nelle es
genze del denaro erano soverchi : quindi crescevano i dispiace
nel popolo, e le avversioni a Savoia; a cui per traboccarli
aggiunse la sicurtà accordata da Savoia a Guglielmo d'Avauch
cui la patria da lui tradita aveva perdonato il capo (2). 1 Fri
burghesi vollero vendicarsi , e rappresaglia per rappresaglia
colpirono i Bernesi amici di Savoia. Ludovico assaltò i Fribu
ghesi. Durarono lungamente le offese e sinché Francia , Bo
gogna e i Cantoni di Svizzera prossimi a Berna e Friburg
non entrarono pacieri. Friburgo era a mal partito, e gli con
venne stare all'arbitrio loro: ai 16 luglio 1448 accettò di ren
dere le terre e Je robo tolte ai sudditi di Berna e di Savoia ;
di uon battere più moneta se noi consentiva il sire di Ncufchatc
pagare per danni di guerra a Savoia quarantamila fiorini de
Beno; ricevere Guglielmo ďAvanchez quale buono cittadino; d
rendergli tutto quello che gli avevano tolto. Ma quella pace
ontosa accettata per necessità non si volle osservare dai Fribu
ghesi , e la guerra fu nuovamente rotta ; onde Ludovico di S
voia e il padre suo Cardinale Sabinensc eccitarono anche i Gi
nevrini a prendere le armi. Cosi fecero grosso contro Fribur
e vinsero; ne si dimisero dal combattere che dopo il trattat
conchiuso dall' anzidetto signore di Ncufchatcl , che fece ob
bligare i Friburghesi a pagare a Savoia centomila fiorini in
brevissimo tempo; se non pagassero, avessero pena di dugen

(I) Arch. della Città di Torino. Liber Consiłiorum, vol. LXXV,


foi. 22.
(2) Ardi, de la Chancellerie de Fribourg.

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DI STORIA PIEMONTESI^ 313

lomila, c Savoia (oglicsso loro Io terre. E per verità


luto pagaro furono costretti rendersi al dominio de
dovico uomini o donne colla città e il territorio in
il 19 giugno 1452 (1).
Quanto Ludovico fuggisse i travagli sostenuti da'
giori per ingrandire lo stato si conosce non solame
atti del suo tempo o assolutamente paeißei , o se d
non continuati ; ma più specialmente dal suo conteg
nevrini , ai quali nel 9 marzo 1444 per una semplic
del capitolo restitui il castello di Thcz che aveva o
Poi nel 1445 non solamente permise che acquistass
gnoro di Montchenu e dal Rettore della Maddalena
il luogo che oggi dicono les Vernettes nella terra s
ma donò alla città islcssa ogni diritto di feudo e d
sulla terra acquistata , o domandato nel 1447 di tir
nevra una sorgente ď acqua dal monte di Salòrc at
sue terre , subito lo concedette col solo patto che n
colaro alquanta presso il palazzo ov'era solito all
dando in Ginevra. Gauthier maraviglia come lo Spo
atto del 1446 per nuove prejese di Ludovico sulla s
Ginevra. Queir atto non si trova ; e niuno il vide
gno d'averne saputo novella. Poi il vescovo Frances
fatto principe da Amedeo aveva esercitato senza co
atti sovrani. Amedeo stesso nel suo papato Vescovo
aveva solennemente confermato il 23 maggio 1444
zioni che cinquanlasclť anni innanzi fece distender
Ademaro Fabri (3). Lo Spon forse ha errato : ne er
all'errore. Perocchò vista di questo tempo la guard
rata dai Ginevrini a Papa Felice per la sua resid

tt) Arch. de la Chancellerie d'clalde Fribourç. L'atto è s


che da Martino Le Frane proposto di Losanna. La Biograf
di Francia disse dunque non vero, quando disse che, depost
si ritirò a Roma. - Berna , Commis.10 de' feudi , Frankrcich
ms. , p. 3.- Arch. di Corte. Torino. Traités avec les Suiss
vi.' 10, 17, 18.- Gauthier, Hist, de Gen . ms. - Di tutte
cende di Friburgo vedi ancho la Strenna frlburgliesc del 180
Guillaume d'Àvawhes el A . de Salicelo .
(2) Arch. di Ginevra.
(3) Ibid. Id.
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314 DICHIARAZIONE Ul DOCUMENTI

sanna ( a stipendiare la quale presero anticipatamente dalla cassa


del tesoriere otto fiorini d*oro!) quello storico non fu molt
diligente nel leggero la cifra ; che invece di sessanta , scrisse
seicento (1) : numero impossibile a si piccola città quale allora
era Ginevra , e elio certo dai cittadini di Losanna mai non sa-
rebbesi lasciata entrare nel loro territorio. La debolezza d'animo
di Ludovico fu utile anche ai Valligiani. Imperocché il vescovo
ed il capitolo di Sion avevano tentato più volto di ricuperare
le terre Martigny , Ardon , Chamosson , Maslry o altri luoghi
dalf acqua di Morgia al Rodano che il Duca di Savoia erasi
preso cd i Valligiani dovetter lasciare per l'atto sul campo
avanti Sion del 1384 approvalo dall'antipapa Clemente nel 1386
e da Eugenio IV il 12 luglio 1434 , ma non poterono riuscirvi.
Volendo Ludovico bisognoso di denaro riscuotere nel 1447 i
suoi crediti dai Valligiani, il Vescovo e il capitolo non sola*
mente protestarono di non voler pagare ; ma ridomandarono le
loro terre. Amedeo VI c VII avrebbero risposto con una inva-
sione del resto dei lenimenti di quegli arroganti ; ma Ludovico
offerì di staro all' arbitramento di buoni giudici. L' arbitramento
fu , che a' 17 di luglio Ludovico ebbe sentenza di non doman-
dare altro ai Valligiani e di restituire le terre sino allora occu-
pate (2).
Con Saluzzo e con Monferrato che tanto patirono dai tro
Amedei egli fu amico sincero. Beue stette con Francia la
quale continuamente gelosa di Savoia le si era sempre mo-
strata ostile. Colf Inghilterra e colla Spagna fece buoni accordi
di commercio , o colla Scozia corse fortuna d' imparentare il
figliuolo. Pel quale mandò il segretario Giovanni di Lestclley,
Lancellotto di Luiricns governatore di Nizza e Iacopo della
Torre giurista ambasciatori al He , perchó volesse fidanzargli
la sorella Annabella. E il re la fidanzò , e mandòlla secondo
gli usi di Savoia al Duca , onde fosse educata nei costumi delle
genti tra cui avrebbe dovuto vivere. La principessa arrivò in
Ginevra il 7 di ottobre 1444, e diinoratavi alcuni mesi non
volentieri, ebbe permesso di ritornare al paese natio (3). - Coi

(1) Arch. dl Ginevra, li Gauthier, UisL de Genève . ms.


(2) Arch, dl Corte dl Torino. Traites avec tes Vatlaisans . Mazzo II,
n. 46 ; o Mazzo UK , ».' 2, 3 . 10 e 11.
(3) Arch. Cam. Conti dc'Tesor. Due . Uh. 03, p. 320. - Ci bra rio t
Opuscoli, cdi/., dl Fortiana 1841, p. 361.

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DI STORIA PIEMONTESE 315

propri i sudditi, sc non lo stringeva la guerra ,


parso avaro di pecunia , conciossiachè quantunqu
inalienabile il suo demanio , amò meglio in uno s
golare distrarne tanto pel reddito di cinquemila f
clic imporre una nuova tassa agli stali (1) ; e già p
tolta per le istanze de' Piemontesi una gabella del
incomoda, ma clic serviva a mantenere V università di To-
rino, aveva decretato che il denaro pel bisogno delle scuole
si leverebbe dal suo erario (2). Così provvedeva alla disciplina
degli o/Sciali : Torino si dolse che gli esecutori degli ordina-
menti municipali o non sollecitamente o non diligentemente
adempivano ali* ufficio loro? e Ludovico ( 18 aprile 1M8 ) co-
mandò risoluto che niuno , sotto pena di cinquanta lire di forti,
ardisse non che negarsi , indugiare al bisogno (3).
Lo studio pubblico riportato in Torino vi avea ricondotto
qualche ricchezza, ma eziandio disturbi non pochi per le li-
bertà e le franchigie accordate agli studenti. A frenarli furono
eletti due della città qui cum duobus de sludio debeant sedare
debaia et interesse juxta convenciones in aflictum domorum: le
quali forse non erano abbastanza comode a ricevere tutti gli
studenti; perche essendo allora rettore dello stadio il dottore Gio-
vanni Grasso (ricevuto cittadino peralto dei decurioni del IMI)
fu ordinato che le famiglie ebree o si ristringessero od uscissero
della città per lasciar luogo agli studenti. E a'12 di dicembre (1M8)
fu stabilita una guardia di venticinque armati per quartiere
al flne di vegliare alle risse di coloro, con decreto: e quod
a nulla persona cuiuscumque gradus, status et condicionii
a existât, oudcat voi présumât quovis modo comodare aut tra*
* dere ad oflendendum vel dcíTcndcndum aut alias aliqua arma
« cuiuscumque nominis fucrit alicui studenti scu alicui de uni-
a versitatc studii Tliaurini ncc alicui de eorum familia cl gên-
er tibus sub pena viginliquinque florcnorum pro quolibet et
a qualibet vice et amissionis artnorum ut supra accomodato-
a rum (4) ». Né solamente avevano franchigie gli scolari, ma

(t) Arch. dl Corto. Principi dei tangue . Mazzo IX , n. 4.


(2) Ibid. Id. Mazzo IV, fol. 157.
(3) Ibid. Id. Mazzo V , n. 4.
(4) Arch. dl Clltá. Liber Comiliorumt vol. LXVIII, p. 57.

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31 G DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI

gl* inservienti tulli dello studio, i quali assoggettali dal cardi


nale di S. Sabina ai giudici ordinari!, tanto dissero o tant
fecero che quel prelato a' 6 agosto 1450 dichiarò nuovament
i dipendenti duir università , cittadini o foresi ma dei dintorni
di Torino si in civile e si in criminale, non essere giudicabil
che dai conservatori dello studio (1). 1 quali privilegi ognun
intende se potevano far bene.
Ma di due buone disposizioni ó a parlare prima di chiudere
il presente libro. Niuna scusa volevasi lasciare alle donne pub
bliche di sbandarsi nella città. 1 sindaci affittarono un luog
al ginevrino Aimone Ballaixono e gli diedero queste parole.
« Quod vallea! tcneaturque et sit adstrictus hospitare quas-
ar cumquo mulicres mcrelricales tarn de die quam do noctc
« faciendo et operando in eadem domo quoticscumquo eis pla-
ce cucrit actum veneris , seu mcrctricalc pro ipsarum libito
« voluptateque et juxta mores consuetos in lallibus.
« Item quod in ipsa domo idem Aymo per dictum tempus
« triům annorum possil et valicai hospitare quoscurnquo ho
ce mines extráñeos tam honestos quam inhonestos tain de di
er quam de nocte venientes cum ipsis mulieribus et dictum
a actum cominittentes dummodo dieti homines non sint eives
ev vel habitatorcs diete civitatis. Et qui eives non possunl dor-
ce mire de noctc, de die vero eis liceal dictum veneris actum
cc committerc pro libito voluptatis a.
a Item quod ipse Aymo possi t , valeal ac tencatur provi-
ci dere quibuscuinquc pcrsonis (am merelricibus quam aliis
« pcrsonis houcstis vel inhoncstis cuiuscumquo condicionis
a existent panem vinum carnes et quccumquc alia victualia
cc cuiusvis generis existent predo competenti ita tarnen quod
<c non exceda! prélio cariori alioruiu hospitum et quod tenea-
« tur manutenerc eisdem mulieribus victualia necessaria pro
a vielu ipsarum , licitum sit eisdem mulieribus dieta victualia
« portare in ipsa domo et idem Aymo promittat et teneatur
tf ipsa victualia cochcrc solvendo id quod juslum fucrit sub
« pena solidorum trium viennensiura pro quolibet persona et
a quaiibet vice ».

(l) Arch, dl U ino vra. Registrum E pisi . Amedei Card . Sabinensis ,


vol. II, fol. 148.

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Dl STORIA PIEMONTESI! 317

« Itcui quod diete mulleres non possinl nee v


« quid manducare vel biberc alibi quam in ip
a pena solidorum tri um vienijcnsium pro quali
a qualibcl vice cuius pene due partes appliccntur
er domino nostro duci Sabaudie et alia pars accu
tt libel possit accusare et suo iuramento crcdatu
er Item quod ipse niulicrcs non possint ncc v
er dere per civilatcm nisi diebus mcrcurii et sa
« semper super spactula dextra unam aguglicla
« possint cognosci co salvo quod hospitissa diete
« omni die et quibuscumque per ipsatn civitatem
« tando ipsatn aguglictam super spactula prout
a est ctiam salvo et reservato quod liecat ipsis m
« die ire ad missatn ad ccclcsiam Sancii Dalmatii dummodo
« non dessoudant a campanille Sancii Dalmatii infra ci vadant
a ad ccclcsiam Sancii Andrée per viam que est sccus muros
« diele civitatis, nee dcsscndanl per rcctitudincin Sancii An-
« dree inferius sub pena que supra applicanda ut supra ».
a Item quod dicte mulicrcs nou possint accedere per civi-
ci talem de die a solis ortu usque ad solis occasum prêter quam
« diebus mcrcurii et sabati et aliis vero diebus liecat ipsis mu-
ce lieribus accedere per i psa m civitatem temporibus noclurnis
a sub cadem pena solidorum trium (1) ».
AI fastidio clic apportavano le sregolatezze degli scolari e
la cura delle donne pubbliche si aggiungevano le paure e le
desolazioni degl'incendi frequenti delie case coperte di materie
combustibili; che guai se spirava gran vento. La Città si provò
più volte al rimedio. Finalmente a' 9 di maggio 1441, risol-
vette che tutte le case si coprissero di tegole, proibito di più
usare palieis , leppibus et melliacis , e pare che l'ordine del Con-
siglio fosse tosto obbedito: perche a 24 d' agosto dell' anno suc-
cessivo fu necessità sgomberare lo vie e le piazze de' grandi
mucchi di paglia che vi si era gettata e fu deliberalo che si
portasse fuor di città quella che dava pericolo d'incendio; pel
restosi riferisse al Consiglio ducale, e si aspettasse di udire il
da farsi. Ma quel consiglio non parlò che a'19 di maggio 1448 (2),

(i) Arch. di Città. Liber Consiliorum , yol. LXYIII, p. 72.


(2) Ibid. id. vol. LXX, fol. 90.

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318 DICHIARAZIONE DI DOCUMENTI EG.

c le paglie rimasero sino a quel tempo in città; proibito frat-


tanto di accendere fuoco nelle vie, ne' crocicchi , nelle piazze
io ogni pubblico luogo (1).
Nonostante tali sonni di governo, la Città prosperava e
avrebbe prosperato lo stato se Ludovico, buono com'era e gra-
zioso, non avesse lasciato ogni cosa al capriccio della tanto
bellissima quanto vana sua moglie, Anna di Cipro ; e per lei
non avesse empiuto la Corte sua di sciocchi ed arroganti
stranieri.

Ma qui io devo far punto perchó qui finiscono le Memorie


dal San Tommaso raccolte; le quali so bene io le ho dichiarato
e valgono, come io giudico, molta importanza storica, auguro
che rimangano monumento durevole alla sua memoria (2).

(1) Arch. della Città dl Torino. Liber Consiliorum , vol. LXX1V.


(2) Questo lavoro, Oolto nel novembre 1844 , ebbe, nel 1846 o
nel 1847 , le poche aggiunte dagli Archivi mediceo e delle Rtformagioni
di ťlreuze.

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ERRATA-COMUGK

A pag. 109, Un. il, ove dice Duca, leggasi Conte

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