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Universit`a di Pisa

Facolt`a di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali


Corso di Laurea in Fisica
Anno Accademico 2005/2006
ELABORATO FINALE
Trasparenza indotta da campi
elettromagnetici
Candidato: Relatore:
Francesco Marchi Prof. Francesco Fuso
Indice
1 Introduzione 2
1.1 Spiegazione intuitiva del fenomeno . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3
1.2 Uno sguardo a sistemi simili . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3
2 Alcuni risultati preliminari 5
2.1 Lhamiltoniana del sistema . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
2.1.1 Prologo: sistema a due livelli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
2.1.2 Lapprossimazione di onda rotante . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
2.1.3 Sistema a tre livelli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7
2.1.4 Congurazioni ladder-type, vee, lambda . . . . . . . . . . . . . . . 8
2.2 Evoluzione temporale della matrice densit`a . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8
2.2.1 Equazioni del moto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8
2.2.2 Equazioni allo stato stazionario . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
2.2.3 Soluzione del sistema di equazioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10
2.3 Suscettivit` a di un dielettrico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10
2.3.1 Un semplice modello classico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10
2.3.2 Descrizione quantistica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11
3 EIT 12
3.1 Caso di sonda debole . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12
3.1.1 Allargamento Doppler dei livelli e risultati sperimentali . . . . . . . . . . 12
3.2 Caso di sonda forte . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15
3.2.1 Calcolo numerico e risultati sperimentali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15
3.2.2 Calcolo analitico e interpretazione dei risultati . . . . . . . . . . . . . . . 17
3.3 Cenno ad alcune possibili estensioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 18
3.3.1 Approccio semiclassico vs trattazione quantistica . . . . . . . . . . . . . . 18
3.3.2 Sistemi multilivello . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19
3.3.3 Realizzazione dellEIT in dispositivi a stato solido . . . . . . . . . . . . . 19
4 Controllare la velocit`a della luce 22
4.1 Velocit`a di fase e velocit`a di gruppo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 22
4.2 Intrappolare stati fotonici nella materia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23
4.2.1 Analisi della propagazione dellonda . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 24
4.2.2 Lapproccio quantistico: il polaritone . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 25
4.3 Prospettive verso la computazione quantistica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 25
4.3.1 Breve introduzione storica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 26
2
4.3.2 Utilizzo del polaritone per la computazione quantistica . . . . . . . . . . . 27
5 Conclusioni 30
A Calcolo approssimato della coerenza
21
31
Bibliograa 33
1
Capitolo 1
Introduzione
In questo lavoro indagheremo il fenomeno della trasparenza indotta da campi elettromagneti-
ci
1
e alcune sue possibili applicazioni. Mostreremo che, grazie ad una opportuna manipolazione
di coerenze atomiche, tramite limpiego di campi elettromagnetici (laser), `e possibile rendere un
mezzo trasparente in una regione spettrale in cui normalmente esso si comporterebbe come as-
sorbitore; in particolare si realizzer` a trasparenza per campi la cui frequenza sia uguale a quella
di una data transizione del mezzo sotto indagine (in realt` a vedremo che `e possibile, in una certa
misura, controllare dallesterno questa frequenza di trasparenza). Per quanto riguarda la natura
del mezzo assumiamo che si tratti di un mezzo atomico allo stato gassoso, giacche questa `e la
congurazione maggiormente studiata in letteratura e vericata sperimentalmente. Tuttavia il
principio alla base dellEIT, come vedremo nel seguito, prescinde entro certi limiti dallo stato
del mezzo, e pertanto `e possibile realizzare la condizione di trasparenza in materiali allo stato
solido; anzi, visto linteresse nelle applicazioni, quasi sicuramente il futuro dellEIT `e proprio nei
dispositivi a stato solido.
La modicazione di propriet` a atomiche, dovuta a interferenza quantistica (come nel caso del-
lEIT) `e oggetto di studio da almeno 30 anni; ad esempio citiamo un fenomeno strettamente
collegato allEIT, quello detto coherent population trapping (CPT), osservato per la prima
volta da Alzetta et al. nel 1976 [2], ed interpretato successivamente da Arimondo ed Orriols
[3], in cui viene posta maggiore attenzione agli eetti sugli stati del mezzo ottico piuttosto che
sulle propriet` a della radiazione che attraverso questo si propaga. Altrinuovi eetti che sorgono
dal controllo delle coerenze di fase in sistemi atomici multilivello e dei quali non ci occuperemo
in dettaglio sono: LWI (lasing without inversion), velocit` a ultra-ridotte (di queste parleremo
comunque nel capitolo 4) e ultra-rapide per gli impulsi luminosi, aumento dellindice di rifrazio-
ne in prossimit`a di una risonanza (senza un corrispettivo aumento nellassorbimento), controllo
dello stato di fotoni (anche di questo diremo qualcosa nel capitolo 4).
Linteresse per il fenomeno dellEIT sta nel fatto che lo sviluppo di materiali con propriet` a
ottiche ottimizzate ha spesso portato a progressi signicativi nel campo dellottica e delloptoe-
lettronica. Nel caso dellEIT c`e anche qualcosa in pi` u. Come mostreremo nel capitolo 4, ci sono
indicazioni che il controllo di impulsi luminosi, ottenibile in mezzi EIT, possa avere applicazione
allimmagazzinamento ed elaborazione di informazione (ad esempio sotto forma di combinazione
di spin atomici e stati fotonici) e quindi costituire un candidato possibile alla realizzazione sica
1
Nel seguito utilizzeremo sempre lacronimo EIT (electromagnetically induced transparency), dovuto ad
Harris e collaboratori [1].
2
di un computer quantistico.
Lelaborato `e strutturato come segue. Nel capitolo 2 vengono messi a punto gli strumenti
interpretativi dei fenomeni considerati. Il capitolo 3 `e dedicato ad unanalisi pi` u dettagliata del-
le condizioni e dei processi che governano lEIT, cos` come risultano in diversi lavori apparsi in
letteratura. Il capitolo 4 tratta invece dei processi di intrappolamento di stati fotonici in mezzi
opportunamente preparati, recentemente investigati e proposti per applicazioni in vari settori
emergenti.
Linee guida dellintero elaborato sono luso di conoscenze elementari di meccanica quantistica,
elettromagnetismo e struttura della materia, che tornano utili per determinare il comportamento
dei sistemi sotto analisi, permettendo di ottenere, in un modo relativamente semplice e compren-
sibile, la maggior parte dei risultati altrimenti ottenibili con teorie pi` u complesse e sosticate.
Inoltre verr` a data attenzione ai potenziali aspetti applicativi dei vari fenomeni trattati, facendo
riferimento a quanto disponibile in letteratura.
1.1 Spiegazione intuitiva del fenomeno
Esponiamo in sintesi le caratteristiche fondamentali di un tipico sistema EIT: lapplicazione al
mezzo gassoso di un campo intenso (rispetto al campo di sonda), la cui funzione `e quella di
modicare laccoppiamento fra i livelli atomici (ossia le coerenze atomiche della matrice den-
sit`a), rende il mezzo trasparente alla radiazione con frequenza pari alla separazione di due livelli
coinvolti nel processo, come `e possibile vericare inviando sul mezzo un (debole) campo di sonda
che abbia proprio tale frequenza e che altrimenti sarebbe assorbito.
Lessenza del fenomeno sta nella possibilit`a di controllare tramite luce laser le coerenze del si-
stema atomico, che giocano un ruolo cruciale in tutta lottica quantistica. In particolare un
singolo laser `e in grado di generare una coerenza fra una coppia di livelli di un sistema atomico
con cui viene fatto interagire; nel caso pi` u generale in cui abbiamo due laser interagenti con un
sistema a tre livelli rappresentati dagli stati [1), [2), [3) supponiamo che i laser accoppino, ad
esempio, lo stato [1) con lo stato [2) e lo stato [2) con lo stato [3): dal momento che lo stato
[2) `e in comune, `e possibile uninterferenza (quantistica) fra le transizioni [1) [2) e [2) [3),
interferenza che si pu` o tradurre in un aumento o viceversa in una diminuzione (addirittura `e
possibile una cancellazione) di un dato processo di transizione, ad esempio [1) [2).
La situazione `e analoga a quanto accade in ottica classica con i fenomeni di interferenza costrut-
tiva o distruttiva e lorigine di questa analogia `e che in entrambi i casi si utilizzano ampiezze
complesse da combinare (costruttivamente o distruttivamente) per ottenere la probabilit` a totale
che si verichi un certo stato, data dal modulo quadro dellampiezza complessa.
1.2 Uno sguardo a sistemi simili
Il comportamento di un mezzo rispetto alla propagazione della luce al suo interno dipende da
molti parametri; ad esempio se il mezzo `e in fase gassosa sappiamo che lindice di rifrazione
dipende dalla sua pressione e temperatura. Nella nostra schematizzazione focalizzeremo latten-
zione non su questi parametri macroscopici, ma sugli stati quantistici della specie che compone il
mezzo di propagazione. Per evidenziare linuenza di diverse possibili congurazioni atomiche,
mostriamo, in gura 1.1, landamento della parte reale e della parte immaginaria della suscet-
3
tivit`a complessa =
1
+
2
, che determinano il coeciente di rifrazione e lassorbimento
dellonda nel mezzo
2
. I tre graci si riferiscono a schemi atomici diversi: il primo `e relativo ad
un sistema a due livelli; il secondo ad un mezzo EIT; il terzo ad un mezzo refraction enhance-
ment, ossia in grado di magnicare lindice di rifrazione, senza presentare peraltro un aumento
nellassorbimento. Nel capitolo 3 ricaveremo esplicitamente il risultato nel caso dellEIT.
Gli andamenti riprodotti suggeriscono come siano particolarmente interessanti le congurazioni
a tre livelli: nel caso EIT `e possibile realizzare una condizione di trasparenza alla frequenza ri-
sonante, dove sia
1
che
2
si annullano; nel caso del terzo sistema illustrato `e possibile ottenere
una magnicazione dellindice di rifrazione senza dover andare incontro ad un grosso assorbimen-
to. E intuibile il ruolo cruciale giocato dallinterferenza fra due possibili percorsi di eccitazione
e che rende i sistemi a tre livelli cos` peculiari rispetto agli schemi a due livelli, nei quali non si
verica alcun fatto particolare per quanto riguarda le propriet` a che stiamo introducendo.
Figura 1.1: Suscettivit` a lineare per un sistema a due livelli (a), un sistema EIT (b), un sistema
refraction enhancement (c); la suscettivit`a `e espressa in funzione del disaccordo norma-
lizzato (con il rate di decadimento ). Notiamo che nel sistema EIT si realizza trasparenza
in corrispondenza di indice di rifrazione unitario; in (c) si ha un grande indice di rifrazione in
corrispondenza ad un assorbimento nullo; nello schema a due livelli nessuna di queste situazioni
si presenta: ad un alto indice di rifrazione corrisponde un assorbimento signicativo.
2
I graci sono tratti dal libro Quantum Optics [4], insieme ad alcune delle idee di questo paragrafo.
4
Capitolo 2
Alcuni risultati preliminari
2.1 Lhamiltoniana del sistema
2.1.1 Prologo: sistema a due livelli
Per mostrare esplicitamente leetto EIT su un sistema a tre livelli `e necessario scriverne lha-
miltoniana, che determina levoluzione della matrice densit` a. Per comodit`a, cominciamo con lo
scrivere lhamiltoniana per un sistema a due livelli; in seguito sar`a facile ricavare quella per lo
schema EIT oggetto del nostro studio.
Cosideriamo un singolo elettrone legato da un potenziale V (r) ad un centro di forza (un nucleo)
situato in posizione r
0
; inoltre, il sistema atomico sia investito da unonda piana, che descriviamo
tramite un potenziale vettore A(r, t). Seguendo la prescrizione dellaccoppiamento minimale, ed
utilizzando per il potenziale vettore lapprossimazione di dipolo (valida se k r 1, k essendo il
vettore donda del campo descritto da A), otteniamo la seguente espressione per lhamiltoniana
del sistema:
H = H
0
+ H
1
con H
0
=
p
2
2m
+ V (r) ; H
1
= er E(r
0
, t)
Lespressione sopra `e stata ottenuta nella cosiddetta gauge di radiazione: A = 0. Ovviamente
tale risultato pu` o essere ottenuto come lanalogo semiclassico (in cui cio`e r `e un operatore, mentre
E `e un campo non quantizzato) dellespressione per lenergia classica di interazione di un dipolo
er con un campo E(r,t).
Nel seguito prenderemo in cosiderazione il caso di un campo incidente polarizzato linearmente
lungo lasse x e che si propaga lungo lasse z:
E(r, t) = Ee
(kzt)
x + c.c. E(0, t) = Ee
t
x + c.c. E(t) x
Questo campo interagisce con un singolo atomo posizionato in r
0
= 0; nel caso linterazione sia
con pi` u atomi lespressione sopra resta valida nel limite in cui il sistema atomico `e localizzato
spazialmente in una regione molto pi` u piccola della lunghezza donda = 2/k. Linterazione
sar`a quindi scritta come:
H
1
= exE(t) (2.1)
Schematizzando il sistema atomico come un sistema a due livelli [1) e [2), possiamo scrivere la
relazione di completezza:
1 = [1)1[ +[2)2[
5
e, sfruttando questa, riscrivere la (2.1) come:
H
1
= eE(t)([1)1[ +[2)2[)x([1)1[ +[2)2[) (2.2)
Considerato che loperatore posizione x `e dispari, e pertanto a[x[a) = b[x[b) = 0, nella (2.2)
dobbiamo calcolare solo termini del tipo 2[x[1) e 1[x[2). A questo punto, lasciandoci guidare
dalla denizione classica di dipolo elettrico, facciamo la seguente posizione:
2[(e)x[1)
21
(2.3)
Con questa denizione, e tenuto presente che varr` a:

12
1[(e)x[2) = (2[(ex)[1))

21
(2.4)
possiamo ottenere inne:
H
1
= Ee
t

21
[2)1[ + E

e
t

21
[2)1[ + Ee
t

12
[1)2[ + E

e
t

12
[1)2[ (2.5)
2.1.2 Lapprossimazione di onda rotante
Lhamiltoniana (2.5) si semplica ulteriormente sulla base di alcune importanti considerazioni
siche. In eetti, i passaggi n qui svolti sono stati manipolazioni formali; adesso vogliamo
seguire un approccio pi` u sico, e a questo scopo analizzeremo di nuovo il nostro sistema, stavolta
dal punto di vista della teoria delle perturbazioni dipendenti dal tempo.
Consideriamo unhamiltoniana H = H
0
+V (t), dove V (t) `e appunto una perturbazione tempo-
dipendente; chiaramente il caso che vogliamo analizzare rientra in questa descrizione, con V (t) =
H
1
. Supponiamo che il sistema si trovi nello stato iniziale [A(0)) = [1); lo stato del sistema ad
un istante t, trasformato sotto levoluzione unitaria di [A(0)), si pu` o scrivere come:
[A(t)) = a
12
(t)e

E
2
t

[2) + a
11
(t)e

E
1
t

[1)
dove con a
ij
intendiamo lampiezza di probabilit` a (in realt` a la probabilit` a sar`a data dal modulo
quadro di questampiezza) che il sistema, che si trovava nello stato iniziale [i), sia passato
allo stato [j) al tempo t. Si pu` o dimostrare che il coeciente a
12
(t) soddisfa un equazione
dierenziale (ottenibile ovviamente chiudendo lequazione di Schr odinger nei bracket opportuni),
che pu` o essere risolta formalmente con la serie di Dyson, procedura che in concreto si traduce
in una soluzione per iterazione. Al primo ordine delliterazione si ha questo risultato:
a
(1)
12
(t) =

_
t
0
d2[V ()[1)e

21

,
21

E
2
E
1

(2.6)
Riscriviamo adesso per comodit` a il nostro potenziale di interazione nel seguente modo, che
`e ovviamente compatibile con il caso di una radiazione elettromagnetica di pulsazione in
approssimazione di dipolo:
V (t) = exE(t) = V e
t
+ V

e
t
Sostituendo questa espressione nella (2.6) ed integrando, otteniamo facilmente:
a
(1)
12
(t) =

2[V

[1)
e
(+
21
)t
1
( +
21
)

2[V [1)
e
(
21
)t
1
(
21
)
(2.7)
6
Supponendo di essere vicini alla risonanza (
21
) il denominatore del secondo termine nella
(2.7) sar`a una quantit` a molto piccola, perci` o il primo dei due termini sar` a trascurabile rispetto
allaltro; in altre parole nella transizione [1) [2) `e ecace solo il termine V e
t
del potenziale,
mentre laltro contribuisce in misura trascurabile.
La dimostrazione appena fatta ha una suggestiva interpretazione sica. Possiamo pensare al
termine e
t
come associato a un fotone di frequenza
1
che investe il sistema atomico schema-
tizzato dagli stati [1) e [2). Il processo in cui a incidere `e un fotone di frequenza opposta pu` o essere
pensato come quello con lo stesso fotone, ma con il verso del tempo scambiato (e
t
= e
()(t)
);
in altre parole si tratta del processo ottenuto tramite lapplicazione del time-reversal sul processo
di assorbimento, ovverosia il termine e
t
`e associabile allemissione stimolata di un fotone di
frequenza positiva. In questottica il secondo e terzo termine nellequazione (2.5) corrispon-
dono ai seguenti processi: assorbimento di un fotone da parte del sistema atomico nello stato
[2) ed emissione di un fotone dallo stato [1); questi processi non sono sempre tutti chiaramente
possibili nel caso che stiamo trattando in cui il sistema atomico `e costituito dai due soli stati
[1) e [2): il sistema, quando si trova nello stato [2) non pu` o assorbire energia perche non ha a
disposizione altri livelli ad energia pi` u alta cui poter accedere; analogamente, non pu` o cedere
energia quando si trova nello stato [1). Pertanto cancelliamo dalla (2.5) i termini che non corri-
spondono a processi possibili ed ottteniamo lhamiltoniana desiderata:
H
1
= Ee
t

21
[2)1[ + E

e
t

12
[1)2[ = Ee
t

21
[2)1[ + h.c.
dove h.c. indica loperatore hermitiano coniugato:
h.c.[Ee
t

21
[2)1[] = E

e
t

12
[1)2[
2.1.3 Sistema a tre livelli
Vogliamo costruire, guidati da quanto fatto nel paragrafo precedente, lhamiltoniana per un
sistema a tre livelli [1), [2) e [3). Stavolta consideriamo un campo incidente della forma
E(t) = E
p
e
pt
+ E
c
e
ct
+ c.c.
p

21
,
c

32
dove ovviamente c.c. rappresenta il complesso coniugato:
c.c.[E
p
e
pt
] = E

p
e
pt
e i pedici p e c stanno rispettivamente per probe e control. Ci interessa inviare sul
materiale essenzialmente due onde monocromatiche: una, di controllo, che modichi gli stati
atomici in modo da permettere la trasparenza (e che pertanto assumeremo essere intensa);
laltra, debole (per evitare che perturbi in modo signicativo la transizione con cui `e quasi
risonante), che deve fungere da sonda, e che perci` o viene scelta di frequenza prossima a quella
per cui il mezzo `e stato reso trasparente. Estendendo in modo naturale i ragionamenti fatti nel
paragrafo precedente, e interessandoci al caso di un sistema in cui le transizioni permesse (ad
esempio da regole di selezione di dipolo) siano solo le [1) [2) e [2) [3) non `e dicile ricavare:
H
1
= E
p
e
pt

21
[2)1[ + E
c
e
ct

32
[3)2[ + h.c.
1
Chiamiamo frequenza la variabile , anche se in realt`a si tratta di una pulsazione, cio`e di una frequenza
angolare: = 2.
7
Lhamiltoniana che prenderemo in considerazione nel prossimo paragrafo sar` a:
H = H
0
+ H
1
con H
0
= (
1
[1)1[ +
2
[2)2[ +
3
[3)3[) (2.8)
dove nellespressione dellhamiltoniana imperturbata H
0
compaiono i proiettori [i)i[ sugli stati di
energie
i
, mentre lhamiltoniana H
1
descrive linterazione del sistema atomico con la radiazione
incidente.
2.1.4 Congurazioni ladder-type, vee, lambda
Precisiamo a questo punto che il modello che considereremo nel seguito corrisponde alla cosid-
detta congurazione ladder-type, ossia una situazione in cui sono presenti tre livelli, allincirca
equispaziati (da cui il nome) disposti in energia in modo crescente; inoltre le transizioni permesse
sono quelle [1) [2) e [2) [3). Tale modello `e quello che si avvicina maggiormente ad una
situazione sperimentalmente ottenibile con alcuni particolari livelli dellatomo di Rubidio, e a
questa faremo riferimento nel prossimo capitolo.
Tuttavia sono anche impiegate nella pratica sperimentale, in particolare per quanto riguarda
lEIT, congurazioni atomiche diverse, che prendono il nome di vee e lambda: nella prima
si ha un livello pi` u basso in energia e due livelli pi` u alti, molto vicini fra loro; nella seconda,
viceversa, abbiamo due livelli pi` u bassi, aventi allincirca la stessa energia, ed un livello pi` u alto,
ben separato da questi due (sempre in termini energetici).
2.2 Evoluzione temporale della matrice densit`a
2.2.1 Equazioni del moto
Il calcolo dellhamiltoniana della sezione precedente `e necessario per determinare levoluzione
temporale della matrice densit`a, che segue lequazione:
=

[H, ]
1
2
, (2.9)
dove la matrice rende conto fenomenologicamente dei processi di rilassamento; in particolare
assumeremo:
i[[j) = i[[j) =
ij

ij
i, j = 1, 2, 3 (2.10)
mentre per le popolazioni abbiamo:
i[[i) = i[[i) =
i

ii
i = 2, 3
cio`e
i
`e la larghezza di decadimento del livello [i) (
1
= 0 perche [1) `e lo stato fondamentale),
mentre
ij
`e il rate di decadimento fra il livello [i) e il livello [j). In assenza di collisioni vale
inoltre la relazione [6]:

ij
=

i
+
j
2
Levoluzione temporale per le coerenze
ij
e per le popolazioni
ii
si ottiene chiudendo nei bracket
opportuni
2
la seguente equazione, combinazione delle (2.8) e (2.9):
=

[H
0
, ]

[H
1
, ]
1
2
,
2
Cio`e ij = i| |j.
8
in cui sono stati posti in evidenza i termini relativi allhamiltoniana libera, allinterazione elet-
tromagnetica, al rilassamento. Inserendo esplicitamente le espressioni per H
0
e H
1
ricavate in
2.1.3, e la (2.10), otteniamo, con qualche semplice passaggio:

21
= (
21
+
21
)
21
[
p
e
pt
(
11

22
) +

c
e
ct

31
] (2.11)

32
= (
32
+
32
)
32
[
c
e
ct
(
22

33
)

p
e
pt

31
] (2.12)

31
= (
31
+
31
)
31
[
c
e
ct

21

p
e
pt

32
] (2.13)

22
= [
p
e
pt

12
+

c
e
ct

32

p
e
pt

21

c
e
ct

23
]
2

22
(2.14)

33
= [
c
e
ct

23

c
e
ct

32
]
3

33
(2.15)
dove abbiamo introdotto le frequenze di Rabi, denite come segue:
E
p

21


p
=
E

12

p
;
E
c

32


c
=
E

23

c
2.2.2 Equazioni allo stato stazionario
Le equazioni di evoluzione (2.11)-(2.15) costituiscono un sistema di equazioni dierenziali lineari
(accoppiate) nelle cinque incognite
21
,
32
,
31
,
22
,
33
. Si tenga presente infatti che in generale
gli elementi della matrice densit`a sono legati dalle relazioni:

11
+
22
+
33
= 1
ji
=

ij
La soluzione di tale sistema risulta semplicata tramite le seguenti sostituzioni:

21
=
21
e
pt
;
32
=
32
e
ct
;
31
=
31
e
pt
e
ct
;
ii
=
ii
; (2.16)
Tale cambiamento di variabili `e suggerito dal fatto che landamento oscillatorio dei campi si
ripercuoter` a sulle coerenze; sviluppando i calcoli, infatti, non `e dicile ottenere:


21
= (
21
+
21

p
)
21
+ [
p
(
22

11
)

c

31
] (2.17)


32
= (
32
+
32

c
)
32
+ [
c
(
33

22
)

p

31
] (2.18)


31
= (
31
+
31

p
)
31
+ [
p

32

c

21
] (2.19)
e simili per le popolazioni
22
e
33
; nel seguito, con abuso di notazione, per comodit` a ometteremo
luso della tilde, ossia scriveremo di nuovo
ij
al posto di
ij
, ricordandoci che in realt` a queste
variabili sono legate dalle relazioni (2.16).
Nelle equazioni ottenute vediamo che sono apparsi in modo naturale i parametri:

21

p
;
c

32

c
che rappresentano evidentemente il disaccordo dei laser di sonda e di controllo rispetto alle
frequenze proprie delle transizioni [2) [1) e [3) [2)
3
. Allo stato stazionario (
ij
= 0)
otteniamo:

21
=
[
p
(
22

11
)

31
]

21

p
(2.20)
3
Nellultima di queste equazioni, quella per


31
, possiamo far comparire semplicemente questi parametri
notando che:
31 3 1 = 3 2 + 2 1 32 + 21
9

32
=
[
c
(
33

22
) +

31
]

32

c
(2.21)

31
=
[
p

32

21
]

31
(
p
+
c
)
(2.22)

22
=
(

21

12
)

2
(2.23)

33
=
(

32

23
)

3
(2.24)
2.2.3 Soluzione del sistema di equazioni
La soluzione esplcita del sistema di equazioni nelle condizioni di esperimenti reali (cio`e con
congurazioni atomiche realistiche) viene in genere eseguita usando metodi numerici. I risultati
che si ottengono, benche corretti, sono normalmente di complessa interpretazione, dato che gli
aspetti sici rimangono spesso mascherati.
Vedremo nel prossimo capitolo come, partendo dalla soluzione per
21
, ed agendo attraverso
sviluppi in serie, sia possibile trovare delle interessanti interpretazioni siche dei processi.
2.3 Suscettivit`a di un dielettrico
Richiamiamo ora alcune considerazioni di tipo classico sulla propagazione di onde elettroma-
gnetiche in un mezzo dielettrico (i nostri sistemi gassosi sono ovviamente dielettrici). Queste
considerazioni ci serviranno per interpretare i processi e capire cosa si verica sperimentalmente
nel caso dellEIT. Le propriet` a ottiche sono generalmente descritte dalla suscettivit`a dielettrica
del mezzo.
Qualitativamente, lapplicazione di un campo elettrico (oscillante) ad un mezzo dielettrico pro-
voca una deformazione degli atomi in modo tale che si origina un dipolo (oscillante). La
suscettivit`a lineare caratterizza questo processo nel senso che sintetizza le caratteristiche (in-
tensit`a, frequenza, sfasamento) del dipolo indotto relativamente al campo che lo ha prodotto;
infatti essa `e denita dalla relazione:
p =
0

N
E (2.25)
dove p `e il dipolo microscopico indotto dal campo E, ed N `e la densit` a del campione. Visto
che le propriet` a ottiche che vogliamo indagare sono sintetizzate nel parametro , e che questo
`e ottenibile, tramite la (2.25), una volta noto il dipolo indotto p, nel seguito ci occuperemo
proprio di determinare il dipolo, allo scopo di ricavare la suscettivit` a: prima proporremo un
semplice modello classico, ed in seguito daremo la corretta denizione quantistica.
2.3.1 Un semplice modello classico
Descriviamo la dinamica degli elettroni legati del mezzo sotto indagine tramite la seguente
equazione dierenziale:
F = qE(t) = m( x + x +
2
0
x)
Tale equazione evidentemente descrive lo spostamento x (nella direzione di polarizzazione del-
londa) di un elettrone legato elasticamente al nucleo da una forza m
2
0
x e soggetto ad uno
10
smorzamento, caratterizzato dal parametro , dovuto, ad esempio, a perdita di energia per ir-
raggiamento o per altri processi. La soluzione sar` a unoscillazione forzata (dal campo oscillante
E
0
e
t
) e infatti, sostituendo nellequazione lansatz x(t) = x
0
e
t
si ricava facilmente il valore
di x
0
e quindi x(t). Inne, ricordando che classicamente il dipolo `e il prodotto della carica per
lo spostamento, otteniamo:
p(t) = qx(t) = q
qE
0
e
t
m
1

2
+ +
2
0
Utilizzando inne la denizione (2.25) otteniamo:
= N
q
2
m
0
1

2
+ +
2
0
(2.26)
Questa equazione `e alla base della trattazione classica dellinterazione radiazione/materia: abbia-
mo evidenziato nella formula la presenza di un termine che contiene linformazione sullintensit` a
di questa interazione, ed un termine che ne descrive la dipendenza spettrale. La (2.26) `e in
ottimo accordo, negli opportuni limiti del modello sico che descrive, con i risultati sperimentali
ottenibili per un mezzo atomico allo stato gassoso; tuttavia non `e ovviamente in grado di rendere
conto di fenomeni derivanti da particolari manipolazioni di coerenze atomiche, come nel caso
dellEIT.
2.3.2 Descrizione quantistica
Come abbiamo gi`a accennato, i fenomeni che intendiamo trattare hanno un origine quantistica,
e quindi dobbiamo spiegare la suscettivit` a di un mezzo in termini di grandezze (le coerenze) di
natura quantistica. Da questo punto di vista trattiamo il dipolo elettrico come un operatore,
denito dalla relazione:
p =
21
[2)1[ + h.c.
dove
21
`e stato introdotto in (2.3). Il valor medio di questo (come di ogni altro) operatore si
ottiene con la matrice densit`a: p) = Tr(p). Utilizzando nuovamente la (2.25) per confrontare
il valor medio del dipolo p) con il campo E che lo induce, otteniamo:
=
N
21

0
E
0

21
(2.27)
Confrontando questa con lequazione (2.26), vediamo che le due espressioni sono molto simili
dal punto di vista formale: qui abbiamo solo riscritto lintensit` a dellinterazione in termini del
valor medio
21
; la dipendenza spettrale ora `e allinterno del parametro
21
, che, come ricavere-
mo tramite la soluzione del sistema (2.20)-(2.24), dipende appunto dalla frequenza
p
dellonda
incidente
4
.
Nel prossimo capitolo useremo gli strumenti appena introdotti per trattare i casi di nostro
interesse, cercando, dove possibile, di mantenere un livello di analisi semplice, che consenta
un interpretazione intuitiva dei processi.
4
Ovviamente comparir`a in 21 anche lampiezza E0 del campo, che si canceller`a nella (2.27): la risposta del
mezzo dipende dalla frequenza dellonda incidente, ma non dalla sua ampiezza (questa aermazione `e corretta
per questo modello; in una trattazione pi` u ranata, e come emerger` a nei prossimi capitoli, ci`o `e vero solo entro
certi limiti).
11
Capitolo 3
EIT
In questo capitolo otteniamo unespressione per la suscettivit` a del mezzo EIT risolvendo il si-
stema (2.20)-(2.24), in particolare ricavando il valore di
21
. Evidenzieremo due metodi di
soluzione: in un caso faremo lassunzione che il campo di sonda sia debole, nellaltro otterremo
unespressione di
21
come sviluppo in potenze nelle intensit`a dei campi di sonda e di controllo.
Trattare separatamente i due casi permette di impiegare approsimazioni siche diverse, consen-
tendo anche di apprezzare la vasta gamma di comportamenti ottenibili, variet` a potenzialmente
utile anche in campo applicativo.
3.1 Caso di sonda debole
Nellipotesi di campo di sonda debole, che matematicamente si traduce nellaermare che la
quantit` a
p
`e piccola, possiamo semplicare la (2.22) nel seguente modo:

31
=

p

32

31
(
c
+
p
)


c

21

31
(
c
+
p
)


c

21

31
(
c
+
p
)
(3.1)
in cui il primo termine `e stato trascurato perche dipendente da
p
. Sostituendo nella (2.20)
lespressione ottenuta scriviamo:

21
=
p
(
22

11
)
1

21

p
+
|c|
2

31
(c+p)

p
1

21

p
+
|c|
2

31
(c+p)
(3.2)
dove nuovamente abbiamo fatto uso dellipotesi che la popolazione del livello 2 (e perci` o anche
del livello 3) sia trascurabile, cio`e
11
= 1,
22

33
0.
Inne, combinando (3.2) e (2.27), otteniamo:
=
N
2
21

21

p
+
|c|
2

31
(c+p)
(3.3)
3.1.1 Allargamento Doppler dei livelli e risultati sperimentali
Per rendere pi` u realistico il modello che stiamo studiando permettiamo adesso che i livelli siano
soggetti ad un allargamento disomogeneo dovuto ad eetto Doppler
1
. Questa estensione a siste-
mi soggetti a tale fenomeno, che si presenta in misura crescente allaumentare della temperatura
1
Per una trattazione introduttiva del problema vedi [5].
12
del campione, e che `e tuttaltro che trascurabile a temperatura ambiente, permette il confronto
con risultati sperimentali tipicamente ottenuti (anche se diversi lavori presenti in letteratura
riguardano campioni a basse temperature, la cui disponibilit` a sperimentale `e stata resa possibile
nellultimo decennio grazie ai progressi nel rareddamento ed intrappolamento laser di vaopri
atomici); in particolare ci riferiamo nel seguito, sia per quanto riguarda il calcolo, sia per il
confronto con i dati sperimentali, ad un articolo di Gea-Banacloche et al. [6].
Calcolo teorico
Nella situazione sperimentale proposta in [6] i laser di sonda e di controllo sono contropropaganti,
perci` o un atomo che si muove verso il campo con velocit`a v vede la frequenza
p
aumentata
di un fattore v/c e, per contro, vede la frequenza del laser di controllo diminuita dello stesso
fattore; considerando il contributo alla suscettivit` a degli atomi con velocit` a compresa tra v e
v + dv, possiamo perci`o scrivere:
(v)dv =

2
21

21

p
c
v +

2
c

31
(p+c)(pc)v/c
N(v)dv (3.4)
Assumiamo che le velocit`a degli atomi seguano la distribuzione di Maxwell-Boltzmann:
N(v)dv =
N
0
u

e
v
2
/u
2
dv
dove u d` a una misura della larghezza della distribuzione di velocit` a. La suscettivit`a totale del
mezzo si ottiene integrando sulle possibili velocit` a la (3.4); trascurando il termine (
p

c
)v/c,
ragionevolmente piccolo per via del fattore c e per il fatto che nella particolare congurazione
studiata
p

c
, `e possibile ottenere [6]:
=

c
21
2
N
0

0
u
p
e
z
2
(1 erfz) (3.5)
dove la variabile adimensionale z `e denita da:
z
c
u
p
_

21

p
+

2
c

31
(
p
+
c
)
_
Osservazioni sperimentali
In [6] sono riportati i risultati di alcune osservazioni sperimentali realizzate di EIT, che vengono
confrontati con le previsioni teoriche, in particolare con la (3.5). Gli esperimenti cui facciamo
riferimento sono stati svolti su atomi di rubidio in una cella a temperatura ambiente. Il laser
di controllo, con una lunghezza donda di 775.8nm, viene fatto operare tra i livelli 5P
3/2
, F =
4 e 5D
5/2
, F = 5; il laser di sonda opera sulla transizione iperne tra gli stati 5S
1/2
, F =
3 e 5P
3/2
, F = 4. Le larghezze naturali delle due transizioni sono rispettivamente 0.97MHz
e 6.0MHz; la larghezza Doppler a temperatura ambiente delle transizioni in gioco `e di circa
540MHz. Sintetizziamo qui sotto quanto appena detto:

c
= 775.8 nm,
p
= 780.0 nm;
13
[1) : 5S
1/2
, F = 3, [2) : 5P
3/2
, F = 4, [3) : 5D
5/2
, F = 5;

1
= 0,
2
= 6 MHz,
3
= 0.97 MHz
Come si vede dalle gure, il risultato sperimentale `e che alla risonanza, cio`e per
p
prossimo
a zero, il coeciente di assorbimento viene sensibilmente diminuito per eetto della presenza
del campo di controllo; in dettaglio, il risultato ottenuto (gura 3.1) `e una riduzione dellas-
sorbimento del 66.4%; questo valore, che gli autori considerano non ottimale, `e in larga parte
imputabile alla larghezza di riga dei laser adoperati (FWHM = 2.5MHz): con laser da 0.5MHz
la riduzione dellassorbimento ottenuta sarebbe stata del 92.5%.
Figura 3.1: Coeciente di assorbimento in funzione del disaccordo
p
; in alto il risultato ottenuto
in assenza del campo di controllo; sotto `e mostrato lassorbimento in seguito allaccensione del
campo di controllo. Figura tratta da [6].
Nella trattazione precedente, trattandosi di un eetto in prima approssimazione trascurabile,
abbiamo deliberatamente omesso di occuparci della larghezza di riga nita dei laser di sonda
e di controllo, cui `e imputabile la riduzione di trasparenza sperimentalmente ottenuta. Non
proponiamo unanalisi dettagliata del problema, che richiederebbe una trattazione complicata,
ma ci limitiamo a dire che leetto di questa nuova variabile `e schematizzabile con lintroduzione
di un termine correttivo alle frequenze di decadimento fra i livelli (questa schematizzazione `e
ben giusticata se assumiamo una forma di riga del laser di tipo lorentziano). In particolare:

21

21
+
p

31

31
+
p
+
c
dove
p

c
2.5MHz sono le larghezze dei laser. Un graco dellandamento dellassorbimento
al variare della larghezza di riga del laser `e riportato in gura 3.2.
14
Figura 3.2: Andamento teorico del coeciente di assorbimento a centro riga (
p
=
c
= 0) in
funzione della larghezza di riga del laser riportata in ascissa; lassorbimento (
c
) `e misurato
rispetto allassorbimento in assenza del laser di controllo, (0). La linea continua si riferisce
al caso in cui
31
= 0.5MHz, quella tratteggiata al caso ideale in cui
31
= 0. Notiamo che
allaumentare della larghezza di riga del laser si ha un aumento dellassorbimento (ossia un
deterioramento dellEIT), nel caso ideale in cui
31
=
L
= 0 si ha completa trasparenza del
mezzo EIT. Figura tratta da [6].
3.2 Caso di sonda forte
In questo paragrafo proponiamo unanalisi del sistema EIT precedente, rilasciando lipotesi che
il campo di sonda sia di debole intensit` a; nei calcoli n qui svolti questa ipotesi `e intervenuta
nel semplicare le equazioni (2.20)-(2.24) allo scopo di ricavare facilmente unespressione per la

21
.
3.2.1 Calcolo numerico e risultati sperimentali
Come abbiamo gi`a accennato in precedenza, la soluzione analitica esatta del sistema (2.20)-
(2.24) `e un problema matematico assai complesso. Per questo motivo, in un articolo su Phys.
Rev. A, Wielandy e Gaeta propongono il risultato ottenuto tramite una soluzione numerica del
sistema, in cui vengono inseriti i valori dei parametri corrispondenti alla situazione sperimentale
da loro realizzata ed analizzata in [7]; di nuovo, si tratta dello schema studiato in 3.1, ossia i
livelli 5S
1/2
, 5P
3/2
, 5D
5/2
del rubidio.
Lanalisi dellassorbimento al variare dei campi di sonda e di controllo presenta una fenomeno-
logia assai estesa: modicando questi due parametri esterni `e possibile controllare con ampio
margine le propriet` a di assorbimento del mezzo. Riportiamo in gura 3.3 i risultati proposti in
[7], ottenuti con un calcolo numerico, che illustrano landamento della parte immaginaria della
suscettivit`a (lassorbimento da parte del mezzo) in funzione del disaccordo
p
del laser di sonda.
I vari graci mostrano la dipendenza dei risultati dallintensit` a dei campi di sonda e di controllo
(le frequenze di Rabi) e dal disaccordo del laser di controllo, secondo quanto riportato in dida-
scalia. Analizziamo leetto dei vari parametri separatamnte per chiarire quali caratteristiche
del sistema essi vadano ad inuenzare:
la presenza di un campo di controllo sdoppia il picco di assorbimento, trasformandolo
in due picchi separati, collocati ad un certo valore del disaccordo, e generando una zona
di trasparenza al suo posto
15
i due picchi cos` generatisi sono uguali in intensit` a ed equidistanti in frequenza dal punto

p
= 0 nel caso in cui lo sfasamento del controllo sia nullo (i due picchi ottenuti sono
chiamati doppietto Autler-Townes), mentre questa simmetria viene persa nel caso in cui

c
,= 0 (graci a e c vs b e d)
aumentando lintensit` a del campo di sonda si ha una diminuzione di picco ed un aumento
della larghezza del doppietto Autler-Townes (gure a e b vs c e d): nel limite di sonda
debole abbiamo praticamente completa trasparenza per un campo di sonda in risonanza,
mentre nel caso di sonda forte i due picchi del doppietto Autler-Townes, adesso allargato,
si sovrappongono e danno un assorbimento signicativo anche per una sonda esattamente
risonante
Figura 3.3: Andamento della parte immaginaria della suscettivit` a per lo schema ladder proposto,
con livelli soggetti ad allargamento omogeneo; risultati relativi ad un calcolo teorico. Su ogni
graco compaiono sia landamento in assenza del campo di controllo, sia quello relativo al caso
in cui questo viene acceso. I valori dei parametri sono i seguenti, tutti misurati in MHz: (a)
(
p
= 0.1,
c
= 200,
c
= 0); (b) (0.1, 200,200); (c) (100, 200, 0); (d) (100, 200, 200). Figura
tratta da [7].
Nellanalisi della gura 3.4, sempre tratta da [7], ci focalizziamo su un altro aspetto che pos-
siamo sinteticamente riassumere cos`: un aumento del campo di sonda porta a un peggioramento
delleetto EIT, no addirittura a dare origine ad un aumento dellassorbimento anziche della
trasparenza. Questa pu` o essere recuperata aumentando nuovamente il campo di controllo: in
pratica ci` o che conta `e il rapporto tra il campo di controllo e quello di sonda. Queste osservazioni
si leggono agevolmente sui graci:
leggendo i graci dallalto in basso (aumentando quindi
p
) notiamo, specialmente nelle
prime due colonne, in cui
c
`e piccolo, un peggioramento della trasparenza
leggendo i graci da destra verso sinistra (cio`e allaumentare di
c
) possiamo vedere che
la trasparenza alla frequenza risonante `e ristabilita
in ogni caso laumento del campo di sonda conduce a un deterioramento della trasparenza,
che pu` o essere ripristinato da un aumento del campo di controllo solo in parte
16
Figura 3.4: Assorbimento (risultato teorico) nel caso di allargamento Doppler; `e riportato su
ogni gura landamento sia in presenza del campo di controllo, sia quando questo `e disattivato
(le due situazioni si riconoscono facilmente tenendo conto degli eetti sulla trasparenza dovuti
ad aumento del campo di controllo). Per le simulazioni di gura si fanno variare i seguenti
parametri:
p
, che aumenta dai graci in alto verso quelli in basso;
c
, che aumenta da sinistra
verso destra. Figura tratta da [7].
3.2.2 Calcolo analitico e interpretazione dei risultati
Lanalisi del sistema nel caso di sonda intensa `e particolarmente illuminante sulla spiegazione
sica del meccanismo alla base dellEIT; di nuovo faremo vedere una corrispondenza tra una
descrizione di tipo intuitivo-sico e il risultato ottenibile da un calcolo analitico. Per poter
mostrare questo tipo di corrispondenza, `e utile ricavare unespressione della coerenza
21
come
espansione in potenze dei campi
p
e
c
; tralasciando i dettagli del calcolo, che sono riportati
in Appendice A, proponiamo il risultato fornito in [7]:

21
=

p
2
21
_
1

2
c
4
21

31

2
p

21
+

2
p

2
c
2
2

2
21

31
_
(3.6)
Questo risultato si presta ad una interpretazione sica molto interessante, che getta luce sul
fenomeno dellEIT e ne fornisce una spiegazione teorica soddisfacente ed elegante; in particolare
il signicato dei vari termini della (3.6) diventa chiaro ed immediato facendo riferimento alla
gura 3.5
In questa gura, che riporta lo schema dei livelli coinvolti negli esperimenti considerati (schema
tipo ladder), sono illustrati diversi meccanismi che permettono tutti la transizione [1) [2)
e che per`o coinvolgono ciascuno un diverso numero di fotoni. La prima modalit` a di transizione,
quella che in gura corrisponde allassorbimento di un solo fotone di sonda (cio`e di frequenza

p

21
), potr` a essere associata in modo naturale al primo termine nella (3.6), in cui compare
17
lampiezza del campo di sonda (proporzionale alla frequenza di Rabi,
p
) alla prima potenza;
similmente possiamo associare il termine proporzionale a
p

2
c
al secondo processo in gura 3.5,
e cos` via. E chiaro che processi a pi` u fotoni saranno pi` u facilmente accessibili nel caso in cui i
campi siano intensi (per questo abbiamo trascurato processi con pi` u di cinque fotoni assorbiti).
Linterferenza fra questi diversi possibili percorsi di eccitazione si traduce, tramite lequazione
(3.6), in una modica del valore di
21
, e di conseguenza in un diverso valore per la suscettivit` a:
il segno relativo dei vari termini nella (3.6) gioca un ruolo cruciale, e pu` o tradursi in un aumento
della trasparenza (EIT) nel caso sia negativo, mentre, come visto nei risultati riportati nelle
gure, pu` o dare origine ad un aumento dellassorbimento nel caso sia positivo.
Figura 3.5: Illustrazione schematica di alcuni possibili percorsi di eccitazione per la transizione
[1) [2).
3.3 Cenno ad alcune possibili estensioni
3.3.1 Approccio semiclassico vs trattazione quantistica
I calcoli n qui svolti seguono un approccio semiclassico nellinterazione fra il campo e il sistema
atomico: questultimo `e trattato con il formalismo della meccanica quantistica, mentre il primo
`e trattato in modo classico. Una trattazione pi` u ranata del fenomeno dellEIT (come di
ogni fenomeno di ottica quantistica in genere) prevede lutilizzo del cosiddetto formalismo di
seconda quantizzazione, in cui anche il campo elettromagnetico `e quantizzato, i quanti essendo
naturalmente i fotoni). Questo tipo di calcolo, tuttavia, va oltre i limiti della presente trattazione,
anche se vogliamo citare un articolo di Purdy e Ligare [8] in cui viene considerato un sistema tipo
EIT, estremamente semplicato dal punto di vista sico
2
, di cui viene fatta unanalisi tramite
gli strumenti di calcolo della seconda quantizzazione. I risultati ottenuti, oltre a rendere conto
del fenomeno EIT per tale sistema, in qualche modo li estendono, nel senso che `e possibile, ad
esempio, ottenere informazioni pi` u dettagliate sui valori di aspettazione del campo elettrico (che
adesso `e un operatore); inoltre `e chiaro che in generale simili metodi di calcolo costituiscono
uno strumento pi` u soddisfacente dal punto di vista fondamentale, dal momento che consentono
talvolta di ottenere risultati di altrimenti dicile giusticazione
3
.
2
Il modello analizzato consiste di una cavit`a ottica multimodo unidimensionale e di un sistema di tre atomi
separati, a distanze sse: il primo `e la sorgente di un fotone emesso spontaneamente; il fotone viene scatterato dalla
congurazione lambda del secondo atomo, il quale interagisce anche con un campo a singolo modo che accoppia
due livelli della sua congurazione atomica; il terzo atomo funge da rivelatore per il campo totale trasmesso.
3
Ad esempio una completa giusticazione del fenomeno dellemissione spontanea fa uso della quantizzazione
del campo elettromagnetico.
18
3.3.2 Sistemi multilivello
Unulteriore direzione di ricerca intorno al fenomeno dellEIT riguarda la possibilit` a della sua
realizzazione in sistemi multilivello, dove con questo termine ci riferiamo a schemi che, diversa-
mente dallo schema a tre livelli studiato nora, coinvolgono nel processo almeno quattro stati
atomici. Se da un lato il meccanismo sico che risiede dietro lEIT in questo tipo di congu-
razione `e lo stesso visto nel dettaglio in quanto riportato nora, `e anche vero che questi nuovi
schemi presentano una pi` u vasta fenomenologia nella risposta al campo di sonda, e consentono
di ottenere un miglior controllo (in un senso che preciseremo a breve) delleetto EIT nel suo
complesso.
Come abbiamo accennato in precedenza, le congurazioni principalmente studiate nel caso di
sistemi a tre livelli si distinguono, a seconda delle separazioni dei livelli e delle transizioni per-
messe, in sistemi cosiddetti ladder, vee, lamba, o, simbolicamente, , V , . E
naturale che la zoologia di congurazioni possibili aumenti al crescere del numero di livelli
coinvolti, e questa gamma di opzioni, sperimentalmente realizzabili, almeno in linea di principio,
si traduce nella possibilit` a di controllare, in modo peculiare per ciascun sistema, le caratteristi-
che di risposta ottica del mezzo EIT.
In un lavoro apparso nel 2003 su Phys. Lett. A [9], Joshi e Xiao hanno proposto un modello, in
seguito realizzato sperimentalmente e studiato da Yan et al. [10], di sistema atomico in congu-
razione inverted-Y, di cui esaminano e discutono una soluzione approssimata ed una soluzione
numerica esatta. Laspetto peculiare di questo schema consiste nel fatto che pu` o essere pensato
come combinazione di due schemi a tre livelli, uno di tipo , laltro di tipo , dei quali
eredita le caratteristiche. In questo tipo di situazione sono impiegati due laser di controllo
4
,
anziche uno soltanto: come naturale, il sistema indagato si comporta come un ladder scheme
nel caso sia spento uno di questi due campi e come un lambda scheme nel caso sia spento
laltro campo; ovviamente laspetto interessante `e che, nel caso siano attivi entrambi i laser, il
comportamento del sistema `e intermedio fra quello dei due sottosistemi che lo costituiscono. In
altri termini, quello che viene dimostrato `e che `e possibile ottenere propriet` a di trasmissione mo-
dicabili con una certa arbitreriet` a, tramite limpiego opportuno dei nuovi parametri introdotti
rispetto ad uno schema a tre livelli (sostanzialmente lintensit` a e il disaccordo del laser che `e
stato aggiunto)
5
.
Se consideriamo che il principale risvolto concreto dellEIT `e in sostanza il controllo di un
impulso luminoso tramite uno o pi` u (come nel caso di sistemi multilivello) campi di controllo,
`e evidente che lo studio e limplementazione di questo tipo di schemi pi` u articolati costituisce
un importante aspetto in vista di applicazioni nellambito della realizzazione di dispositivi a
controllo ottico e comunque dellottica e optoelettronica in genere.
3.3.3 Realizzazione dellEIT in dispositivi a stato solido
In questo paragrafo accenniamo alla possibilit` a di realizzare EIT in mezzi allo stato solido. La
trattazione svolta in 3.1 e 3.2 faceva riferimento ad un mezzo atomico (nella fattispecie rubidio)
allo stato gassoso; per ottenere una versione a stato solido dellEIT `e necessario individuare
4
Per la precisione, gli autori parlano di coupling eld e di pumping eld; si tratta comunque di due laser
che fungono da controllo, entrambi molto pi` u intensi del laser di sonda.
5
Il caso appena considerato, come intuibile da quanto detto n qui, non `e che una delle possibili estensioni
delEIT a sistemi multilivello; fra queste citiamo sistemi a 4 livelli N-type [11] o sistemi a N livelli ladder-
type [12].
19
quali siano i requisiti basilari che il mezzo deve soddisfare anche possa essere reso trasparente:
nel cercare una risposta a questa domanda siamo naturalmente obbligati a riettere ulterior-
mente su quali siano gli elementi sicamente cruciali per la realizzazione della trasparenza.
Innanzitutto, no a questo momento, abbiamo parlato ripetutamente delle frequenze
p
e
c
dei laser di sonda e di controllo: poiche nellEIT vengono impiegati laser che interagiscono con
transizioni di ben determinata energia, `e chiaro che questa richiesta `e imprescindibile anche per
la controparte solida dei sistemi gassosi. Questa considerazione permette gi` a di escludere dalla
lista dei possibili candidati quei materiali che abbiano delle larghe bande di energia, che danno
origine a transizioni che non sono strette come quelle per i mezzi atomici (allo stato gassoso);
questa aermazione `e corretta come indicazione di massima, tuttavia nel seguito accenneremo
ad una possibilit` a che mostra come questa richiesta non sia da applicare in modo cos` rigido
come potrebbe sembrare. Inoltre, la presenza di un reticolo cristallino, introduce nuovi tipi di
disturbo che si sovrappongono al processo che vogliamo indagare: in breve, la presenza di
fononi e di processi collisionali, in genere meno rilevanti in un mezzo gassoso.
In un lavoro apparso nel 1997 su Optics Communications, Ham et al. [13] hanno analizzato i ri-
sultati da loro ottenuti sperimentalmente su un cristallo di terre rare drogato con Pr
3+
, nel quale
hanno osservato una trasparenza del 100%, ottenuta tramite EIT. Il drogaggio di un cristallo
con terre rare, come in questo caso, permette, in una certa misura, di simulare le condizioni che
si hanno in un mezzo atomico: in altre parole gli atomi del drogante si comportano come quelli
di un atomo libero, nel senso che hanno livelli energetici assai ben deniti, e sucientemente
stretti. Un aspetto vantaggioso di un simile dispositivo `e che risulta meno importante il feno-
meno dellallargamento Doppler, che aigge il sistema gassoso: questo eetto, infatti, essendo
dovuto al moto degli atomi, non si applica nel caso in cui questi (come avviene appunto per il
drogante) siano inseriti allinterno di una struttura reticolare. Tuttavia laspetto spiacevole che
compare adesso `e la presenza di vibrazioni reticolari e di processi collisionali di origine fononica
prima assenti: per questo motivo il campione analizzato in [13] si trova ad una temperatura di
5.5K, temperatura alla quale questi eetti sono ridotti notevolmente.
Unaltra possibilit` a di realizzazione di EIT in un mezzo solido `e quella di utilizzare i quantum
well, ossia pozzi quantici [14]. Come abbiamo detto in precedenza, una condizione importante
che funge da guida nellindividuazione di un materiale adatto a realizzare EIT `e la presenza di
livelli discreti. Un esempio molto semplice di sistema con livelli discreti che viene proposto in
tutti i corsi di meccanica quantistica `e la buca di potenziale; queste buche di potenziale sono
eettivamente ottenibili nella pratica sperimentale, disponendo luno accanto allaltro strati di
materiali semiconduttori che abbiano energie di gap diverse fra di loro
6
. In questo modo re-
cuperiamo la possiblit`a di ottenere transizioni di energia ben denita per gli elettroni, e cos`
possiamo pensare di parlare di
p
,
c
e di manipolazione di coerenze atomiche per questo tipo
di sistema. Tuttavia la realizzazione di EIT in simili mezzi `e, al momento, pi` u dicoltosa, visto
che ci stiamo discostando sempre pi` u da quello che era il nostro punto di partenza, ossia un siste-
ma atomico interagente, in pratica, soltanto con la radiazione incidente. Qui invece, hanno un
maggior peso fenomeni collettivi, interazione coulombiana e di scambio, ed altri nuovi processi
ancora; inoltre, i rate di rilassamento delle coerenze
ij
hanno un contributo signicativo dovuto
a fenomeni di scattering con fononi o, ad esempio, alle imperfezioni delle superci di contatto tra
i semiconduttori; tutto questo, quindi, rende pi` u dicile la manipolazione di coerenze atomiche e
6
Nel caso di quantum well abbiamo una buca unidimensionale; esistono anche sistemi (quantum wires
e quantum dots, ossia li quantici e punti quantici) in cui il connamento `e rispettivamente in due e tre
dimensioni.
20
la realizzazione dei fenomeni che ne discendono, anche se, trattando di possibili applicazioni, ad
esempio per la fotonica e le telecomunicazioni, sistemi a stato solido sembrano pi` u promettenti.
Infatti in questi settori potrebbe essere rilevante la possibilit` a di controllare la propagazione
di una radiazione (quella di sonda) con unaltra (quella di controllo); senza entrare nei detta-
gli, `e chiaro che potrebbero esistere numerose applicazioni per questi fenomeni. In sostanza, si
realizza in questo modo una sorta di switch completamente ottico, dotato, tra laltro, di tempi
di risposta rapidi, dato che i processi coinvolti riguardano la formazione di coerenze atomiche.
Per capire il potenziale di una simile implementazione, limitiamoci a pensare che saremmo in
presenza dellanalogo ottico di un transistor: il controllo che si verrebbe cos` ad ottenere sulla
radiazione potrebbe essere sfruttato in dispositivi per la fotonica, in particolare sistemi per la
modulazione e demodulazione nelle telecomunicazioni ottiche, e anche in sistemi per il controllo
e lelaborazione dellinformazione mediante metodi ottici. E chiaro che, almeno dal punto di
vista dellintegrazione con componenti elttronici, luso di sistemi a stato solido `e preferibile, e
per questo vengono dedicati sforzi sperimentali a questo scopo.
21
Capitolo 4
Controllare la velocit` a della luce
4.1 Velocit`a di fase e velocit`a di gruppo
In questo paragrafo introduciamo alcuni semplici concetti della teoria della propagazione della
luce che ci saranno utili nel seguito per approfondire la propagazione in un mezzo EIT. Nei
capitoli precedenti abbiamo visto come sia possibile, attraverso un opportuno campo di con-
trollo, modicare le propriet` a ottiche di un sistema a tre livelli in un modo che non pu` o essere
interpretato in termini puramente classici, ed abbiamo anche citato alcune possibili applicazioni
di questi processi.
Ora vogliamo occuparci di un nuovo aspetto correlato, scoperto ed analizzato pi` u di recente,
che riguarda la velocit` a di propagazione di un impulso luminoso in un mezzo opportunamente
preparato.
Iniziamo con il concetto di velocit` a di gruppo, che viene introdotto nello studio della propa-
gazione di un pacchetto donde allinterno di un mezzo dispersivo.
Consideriamo lequazione donda del campo elettromagnetico, derivabile in modo semplice dalle
equazioni di Maxwell; a partire da una soluzione tipo onda monocromatica con propagazione
lungo lasse x (u(x, t) = Ae
(kxt)
), `e possibile costruire, in virt` u della linearit` a dell equa-
zione di propagazione delle onde, una soluzione pi` u generale come sovrapposizione di onde
monocromatiche:
u(x, t) =
1

2
_
+

A(k)e
(kxt)
dk; A(k) =
1

2
_
+

u(x, 0)e
kx
dx (4.1)
Cerchiamo di esplicitare levoluzione temporale dellonda, ossia la funzione u(x, t); dobbiamo
tenere conto che in generale, in un mezzo dispersivo (e in particolare nel caso dellEIT), la
frequenza `e una funzione non banale del numero donda (ossia il rapporto /k non `e una costante
in ) e perci`o assumeremo che = (k) sia una funzione qualsiasi (relazione di dispersione).
La soluzione del problema della propagazione `e particolarmente accessibile nel caso in cui A(k)
`e fortemente piccata attorno ad un certo valore k
0
opppure nel caso in cui la dipendenza della
frequenza dal numero donda sia assai debole; in tal caso possiamo porre:
(k) =
0
+
_
d
dk
_
k
0
(k k
0
) + . . .
0
+

0
(k k
0
) + . . .
22
Allora la prima delle (4.1) diventa:
u(x, t) =
1

2
_
+

A(k)e
kx
e
[
0
+

0
(kk
0
)]t
dk = e
(k
0

0
)t
_
1

2
_
+

A(k)e
k(x

0
t)
dk
_
Utilizzando la seconda delle (4.1), o meglio la sua inversa:
u(x, 0) =
1

2
_
+

A(k)e
kx
dk
abbiamo inne:
u(x, t) = e
(k
0

0
)t
u
_
x
_
d
dk
_
k
0
t, 0
_
Cio`e limpulso, a parte un fattore di fase globale, viaggia ad una velocit` a:
_
d
dk
_
k
0
v
g
ossia
1
v
g
=
k

Del resto per unonda elettromagnetica vale:


(k) =
ck
n(k)
=k =
(k)n(k)
c
per cui, in denitiva, possiamo scrivere:
1
v
g
=
1
c
[n() + n

()] =v
g
=
c
n() + n

()
(4.2)
dove abbiamo espresso la dipendenza di n da k come una dipendenza da , essendo = (k);
lapice indica appunto derivazione rispetto alla variabile .
4.2 Intrappolare stati fotonici nella materia
In questo paragrafo indaghiamo ulteriormente il meccanismo di propagazione della luce attraver-
so un mezzo EIT; in particolare ci concentreremo sulla velocit`a dellimpulso luminoso di sonda,
servendoci del concetto di velocit`a di gruppo appena introdotto. Giungeremo inoltre ad una
descrizione qualitativa di una nuova quasi-particella, il polaritone, una sorta di combinazione
di fotoni e spin atomici: lanalisi che faremo `e pertanto un esempio dellinteressante terreno a
cavallo fra ottica quantistica e sica atomica.
Come abbiamo gi`a detto pi` u volte, la risposta ottica del mezzo EIT `e caratterizzata dalla
suscettivit`a =
1
+
2
, che contiene linformazione sulla dispersione e sullassorbimento;
in particolare, la propagazione di unonda attraverso un mezzo di lunghezza L `e descritta dal
coeciente di trasmissione T e dallindice di rifrazione n, legati a dalle seguenti relazioni:
T() = exp
2
()kL n = 1 +
1
2

1
()
dove k `e il numero donda dellonda incidente.
Per un mezzo EIT lespressione della suscettivit`a (in funzione della frequenza) `e stata ricavata
nel capitolo precedente e vale, nel caso di campo di controllo esattamente risonante (
c
= 0):
(
p
) = Ng

21

p
+
|c|
2

31
p

p

p

21
(4.3)
23
in cui abbiamo conglobato nella costante g linformazione sullintensit` a dellinterazione radia-
zione/materia (g =
2
21
/
0
), fattorizzando la dipendenza spettrale e quella dalla densit` a N del
campione: una volta scelto il mezzo atomico con cui lavorare (in particolare gli stati [1), [2)
e [3)), la costante g risulta ssata, mentre N pu` o essere fatto variare, ad esempio tramite la
temperatura o la pressione. Concentrandoci su quello che accade in un intorno della frequenza
di trasparenza, possiamo sviluppare in serie la (4.3), ed ottenere [15]:
T() exp
_

2
_
;
_
c [
c
[
4

21
LNg
2
_
1/2
(4.4)
Daltro canto, lindice di rifrazione permette, tramite la (4.2), di calcolare la velocit` a di gruppo
del segnale [15]:
v
g
=
c
1 + g
2
N/
2
(4.5)
Manipolando opportunamente il campione atomico sotto indagine, in un modo che chiariremo
nel seguito, Kasapi et al. [16] hanno misurato, nel 1995, velocit` a di gruppo pari a c/165 in vapori
di piombo; nel 1999 Hau et al. [17] hanno rallentato no a 17m/s impulsi luminosi, utilizzando
un gas di atomi di sodio ultrafreddo.
4.2.1 Analisi della propagazione dellonda
Analizziamo pi` u da vicino i risultati (4.4) e (4.5). La (4.5) ci dice che un pacchetto donde
centrato attorno alla frequenza di risonanza si muove con una velocit` a di gruppo che pu` o essere
modicata regolando i parametri esterni N e
c
. Infatti, se alla risonanza esatta la suscettivit` a
si annulla (e quindi unonda monocromatica di frequenza
p
si muoverebbe nel mezzo EIT
con velocit`a c, e senza essere assorbita), appena fuori dalla risonanza si ha una variazione
signicativa dellindice di rifrazione con la frequenza, variazione che si traduce, per un pacchetto
donde, in una velocit` a di gruppo minore di quella della luce nel vuoto. Pi` u specicamente,
notiamo che la velocit` a v
g
risulta diminuita allaumentare della densit` a N del campione, o al
diminuire della frequenza
c
; la prima di queste due possibilit` a non ha eetti collaterali su
altri aspetti della propagazione nel mezzo EIT, viceversa la seconda, ossia la riduzione del campo
di controllo, d` a luogo ad alcune dicolt` a, dal momento che lorigine stessa dellEIT risiede nella
possibilit` a di uninterferenza fra transizioni atomiche, permessa proprio dalla presenza del campo

c
(generalmente intenso). Per risolvere questo problema cerchiamo di analizzare ulteriormente
alcuni punti riguardo la propagazione in un mezzo EIT.
Fino a che resta fuori dal mezzo (cio`e si propaga nel vuoto), un impulso luminoso si propaga
con velocit`a c; una volta nel mezzo EIT, la sua velocit`a di propagazione `e data, come abbiamo
visto, da (4.5). Pertanto possiamo denire un ritardo, inteso come dierenza fra il tempo che il
segnale impiegherebbe a percorrere la distanza L se si muovesse nel vuoto, e quello eettivamente
impiegato nel mezzo materiale:
=
_
1
v
g

1
c
_
L =
LNg
2
c [
c
[
2
(4.6)
Nel caso in cui il ritardo sia molto maggiore della durata temporale T del segnale, questo risulta
interamente localizzato nel mezzo o, in modo suggestivo, potremmo dire di aver ridotto la
24
velocit`a della luce. Poiche vogliamo anche che il segnale passi nel mezzo senza essere assorbito,
dovr` a essere:
T <
1

dove `e stata denita in (4.4); in altre parole la larghezza spettrale del segnale deve essere
contenuta nella nestra di trasparenza del mezzo. Mettendo insieme il valore di denito in
(4.4) e la (4.6), risulta che si pu` o ottenere un arresto del segnale luminoso se:
g
2
NL
c
21
1
Come si vede da questa formula, il processo `e esaltato da unintensa interazione tra il campo e
il mezzo materiale (dipendenza g
2
) e da unalta densit` a del campione (per la quale si parla di
collective enhancement) [15].
Tornando alla questione sollevata in precedenza, cio`e quale sia leetto di una riduzione del
campo di controllo, citiamo il seguente risultato [15]: lintensit` a
c
pu` o essere ridotta a zero,
senza perdita di informazione sul campo di sonda, se tutto limpulso `e contenuto inizialmente
allinterno del mezzo, e se la sua larghezza spettrale `e contenuta nella frequenza di trasparenza.
4.2.2 Lapproccio quantistico: il polaritone
Lanalisi n qui svolta si `e basata su considerazioni di tipo classico nellinterazione radiazio-
ne/materia e sulla propagazione luminosa. Quantizzando il (debole) campo di sonda, e trattan-
do ancora in modo classico il campo di controllo, `e possibile scrivere unequazione di evoluzione
temporale che tiene conto dellinterazione fra il campo e il sistema atomico; la soluzione di
questa equazione risulta particolarmente concisa ed elegante con lintroduzione di una nuova
quasi-particella, la cui funzione donda `e proprio una combinazione di quelle del mezzo atomico
e del campo di sonda. Poich`e parte integrante del sistema `e anche il campo di controllo, an-
chesso appare nellespressione dellevoluzione di questa nuova quasiparticella, cui viene dato il
nome di polaritone
1
; anzi, il campo di controllo entra in modo tale che la sua intensit` a vada ad
inuenzare direttamente il peso delle componenti di spin e fotoniche (ossia del campo di sonda)
del polaritone. Per questo motivo la riduzione a zero del campo di controllo si traduce in una
scomparsa della parte fotonica del polaritone, ed in un corrispettivo aumento della componente
di spin (che si riferisce alla materia); il ripristino del controllo fa recuperare la parte fotonica a
discapito della parte di spin; il processo `e illustrato in modo assai suggestivo in gura 4.1.
La descrizione che abbiamo proposto in questo paragrafo `e chiaramente di tipo qualitativo, e
vuole soltanto dare unidea del fenomeno trattato: la descrizione completa, di nuovo, richiede
gli strumenti della meccanica quantistica avanzata, e prescinde dagli scopi di questo lavoro.
4.3 Prospettive verso la computazione quantistica
In questo paragrafo cercheremo di dare unidea della relazione tra lanalisi svolta nora sulla
riduzione della velocit` a della luce e la ricerca nellambito di possibili implementazioni siche
di un computer quantistico. Sebbene la realizzazione di qualcosa che possa veramente dirsi la
1
Il concetto di polaritone non `e esclusivo per la trattazione che stiamo considerando ma, in modo generale,
rientra anche in altre situazioni di accoppiamento tra radiazione e materia, ad esempio in sistemi a connamento
quantico.
25
Figura 4.1: Manipolazione del polaritone tramite lazione del campo di controllo. Il polaritone,
pur mantenendo unampiezza costante, pu` o essere fermato e successivamente riaccelerato, come
mostrato in gura (b), che rappresenta lampiezza della funzione donda che descrive il polaritone
al variare del tempo e dello spazio. La variazione del campo di controllo nel tempo, illustrata in
gura (a), ha ovviamente eetto sullandamento spazio-temporale del polaritone: confrontando
le gure (c) (che si riferice al campo) e (d) (relativa alla parte di spin atomico), possiamo notare
come alla riduzione della componente fotonica del polaritone corrisponda un aumento della parte
di spin. Figura tratta da [15].
controparte quantistica di un attuale computer classico `e a tuttoggi qualcosa di molto remoto,
bisogna per` o dire che i ricercatori nel settore non disperano di poter ottenere risultati utili in
tal senso (e di ci`o `e testimonianza la quantit` a di sforzi economici profusi nel settore da molti
enti pubblici e privati), anche se ci` o potrebbe richiedere molto tempo. Parte della ricerca at-
tuale nelle basse energie non perde di vista le eventuali future applicazioni nella computazione
quantistica; nello specico alcune tecnologie in gara per la competizione quantistica (e ancora
non sappiamo se limpiego delluna `e da vedersi come alternativo o piuttosto sinergico alle altre)
sono le trappole ioniche, le cavit`a QED (acronimo che sta per quantum electrodynamics; cosa
siano queste cavit` a, e quale sia la loro funzione, lo accenneremo brevemente nel seguito), la
NMR (risonanza nucleare magnetica), i quantum dots
2
.
4.3.1 Breve introduzione storica
Le idee sulla possibile forma di un computer quantistico hanno subito continui cambiamenti a
partire dagli anni Ottanta, periodo in cui si `e cominciato a parlare di computazione quantistica,
no ad oggi. A nostro avviso `e possibile individuare una data che fa da spartiacque nella ricerca
nel settore: il 1991. Prima di allora la ricerca in buona sostanza non si poneva nemmeno il
problema della realizzazione concreta di dispositivi hardware atti ad eseguire i calcoli dettati
2
Le idee di questo breve paragrafo, e quelle del prossimo, sono ispirate a [18].
26
dai modelli teorici che venivano proposti; da l` in poi segu` un secondo periodo, in cui (oltre
a proseguire ricerche di tipo fondamentale-teorico) si cerc` o di avvicinare le speculazioni degli
anni precedenti alla realt` a dei risultati sici ottenibili. Promotore di questo avvicinamento fu
Rolf Landauer dellIBM e, sulla strada da lui indicata, David Deutsch cominci` o a concepire un
circuito di un computer quantistico come una sequenza di operazioni quantistiche su un registro
di qubit (i bit quantistici), sequenza che potrebbe essere dettata e controllata da un computer
normale, esterno allapparato.
Dal punto di vista sico la realizzazione di un computer quantistico `e un (dicile) esercizio
di controllo di sistemi quantistici. In analogia al caso classico linformazione dovrebbe essere
codicata in un insieme di sistemi sici e in seguito immagazzinata, elaborata, trasportata. A
dierenza del caso classico `e essenziale la manipolazione coerente di sovrapposizioni di stati e
la protezione di questi da rumore e decoerenza allo scopo di assicurare unevoluzione unitaria
durante limmagazzinamento e lelaborazione.
In seguito ai lavori di Deutsch ci si posero problemi in due direzioni, una sostanzialmente di
carattere teorico e laltra di carattere sperimentale. La prima domanda era: quali sono le porte
quantistiche universali, in grado cio`e di simulare una macchina di Turing?
3
La seconda domanda
era: come realizzare concretamente tali porte? In seguito ci occuperemo del secondo di questi
problemi considerando i sistemi di cui abbiamo trattato in questo capitolo.
4.3.2 Utilizzo del polaritone per la computazione quantistica
Nellambito della computazione, ossia dellelaborazione di informazione, esistono due fasi ben
distinte: il trasporto dellinformazione stessa e la sua elaborazione (ovvero lesecuzione di ope-
razioni su di essa). Curiosamente la natura ci ha forniti di strumenti ottimali per eseguire sia
luna che laltra operazione.
Per il trasporto di informazione si sono rivelati ottimi candidati i fotoni in quanto particelle
(normalmente) non-interagenti e pertanto in grado di veicolare ussi di dati senza corruzione.
Lelaborazione, che consiste nella modica di uno stato sico, pu` o invece essere pi` u agevolmente
arontata su stati atomici. Si pensi ad esempio a una codica di informazione in uno stato di
spin: allo stato di spin up corrisponda lo stato logico 0, e a quello di spin down corrisponda
lo stato 1; si tratta dellanalogo quantistico della codica di 0 e 1 in un dispositivo elettronico,
in cui i due valori logici sono associati a diverse tensioni. Cos` come `e possibile regolare le
tensioni nei circuiti elettronici, cos` `e possibile (ovviamente `e unoperazione nella pratica molto
pi` u complicata) inuenzare le variabili di spin di un atomo, ad esempio con limpiego di campi
magnetici (NMR) o di fasci luminosi (come abbiamo accennato in precedenza parlando del po-
laritone): questa manipolazione `e lessenza dellelaborazione di informazione, e quindi la base di
un processo di computazione.
Abbiamo parlato poi di un processo intermedio fra lelaborazione e il trasporto di dati, che con-
siste nellinterazione fra i portatori di informazione e gli elementi in cui questa `e immagazzinata
(in sostanza, rispettivamente, fotoni e stati atomici). Quello che richiediamo a questa fase della
computazione `e uninterazione ottimale fra le due parti in gioco: con questo intendiamo che
3
A tale domanda si `e riusciti a dare una risposta: lanalogo del NAND a due bit per un computer irreversibile
classico `e la cosiddetta porta di Tooli, dal nome del suo ideatore. Tuttavia precisiamo che, attorno a questa
domanda, come in generale attorno a molti aspetti relativi alla computazione quantistica, il dibattito `e ancora
aperto.
27
linterazione deve essere (relativamente) intensa ed ecace, evitando perdita di informazione;
chiariremo ulteriormente questo punto a breve, concentrandoci sullutilizzo del polaritone come
elemento base di un processo di computazione.
Come gi`a fatto osservare, la visione che abbiamo esposto riguardo al processo di computazione
suggerisce come modello sico per la sua implementazione una rete quantistica in cui linforma-
zione `e immagazzinata ed elaborata nella materia (che costituisce i nodi della rete) e trasportata
tra questi nodi dai fotoni [19].
Vediamo pi` u in dettaglio alcuni aspetti che, in questottica, rendono limpiego del polaritone
un buon candidato per il trattamento di informazione quantistica, e quelli che, al contrario,
sono i suoi punti deboli.
Il fenomeno, cui abbiamo accennato in precedenza, del collective enhancement, pu` o costituire
un punto di forza del polaritone. Infatti, come abbiamo detto in precedenza, allinterazione fra
radiazione e materia, che costituisce un importante passaggio nel processo computazionale, `e
richiesta una (relativamente) alta intensit`a, al ne di scongiurare perdita di informazione: que-
sta richiesta `e soddisfatta dal polaritone, almeno per quei casi (grande N e piccolo
c
) in cui
`e possibile appunto trasferire linformazione dai fotoni agli spin atomici e viceversa. Infatti, se
una prima idea sul trasferimento di informazione potrebbe essere quella di far interagire (almeno
idealmente) un singolo fotone con un singolo stato di spin, `e vero anche che subito ci si domanda
quale sia lecacia di un simile processo. La risposta `e che la sezione durto di un evento uno
a uno di questo tipo `e assai bassa, e che perci`o le possibili soluzioni sono:
Aumentare la sezione durto con qualche startagemma: questa `e lidea dietro la cosiddet-
ta cavity QED: linserimento del sistema atomico in una cavit`a ad alto fattore di qualit` a,
risonante ad alcune particolari frequenze, ne modica in modo peculiare le propriet` a, in
particolare si ha la possibilit`a di esaltare la sezione durto di cui stiamo parlando.
Fare avvenire interazioni con sistemi di molti atomi, dando origine al collective enhan-
cement cui abbiamo accennato. In questo modo si ha un aumento della probabilit` a del
processo con lintero sistema, senza aver modicato quella del singolo processo elementare.
Dal punto di vista sperimentale entrambe le tecniche sono andate incontro a notevoli progressi
negli ultimi anni (non necessariamente in vista di un applicazione di tipo computazionale); la
seconda soluzione sembra in qualche modo alleggerire le forti richieste della cavity QED (cavit`a
high-Q, dicolt` a pratiche di operare e controllare atomi e fotoni allinterno di una cavit` a).
Un altro aspetto caratteristico dellinterazione collettiva `e che lo stato nale del sistema fotoni
+ spin deve soddisfare la richiesta di essere simmetrico nelle variabili atomiche, dal momento
che non siamo in grado di determinare quale spin sia stato eccitato a seguito del processo di
interazione. Considerando uno stato iniziale in cui abbiamo un fotone (di frequenza opportuna)
ed un sistema atomico nello stato fondamentale ([g.s.)), e lo stato nale in cui il fotone `e stato
assorbito ([0)), ed uno spin atomico `e stato eccitato, mentre gli altri atomi sono rimasti nello
stato iniziale ([g
1
, ..., s
i
, ..., g
n
)), possiamo simbolicamente scrivere:
[1)[g.s.) [0)
N

i=1
1

N
[g
1
, ..., s
i
, ..., g
n
) (4.7)
Di questa formula vogliamo solamente sottolineare il fatto che lo stato nale, simmetrizzazione
di uno stato in cui uno spin risulta modicato dallinterazione, `e normalizzato tramite un fattore
28
1/

N, cio`e di nuovo compare linuenza dovuta al fatto che si tratta di un fenomeno collettivo.
La presenza di tale fattore nasconde un risvolto interessante nel merito della nostra discussione:
la distanza tra uno stato in cui uno spin sia rilassato, o in cui un atomo si sia perso per qualche
motivo, e lo stato (4.7) scala con il fattore 1/N e quindi, nel caso di interazione con un gran
numero di atomi, pu` o essere resa molto piccola.
Tuttavia esistono anche aspetti negativi dovuti alla natura collettiva dei processi in gioco. Finora
abbiamo sempre parlato solamente di interazione tra fotoni e sistema atomico, ma `e chiaro che
esistono interazioni fra gli atomi (coulombiana, di scambio . . . ) che, in molti casi (soprattutto in
mezzi non gassosi), sono tuttaltro che trascurabili, e che costituiscono rumore per il modello
descritto in 4.2.
Per citare inne un altro risvolto della questione, ricordiamo che, ad eccezione del paragrafo
3.3.3, tutta lanalisi fatta n qui riguarda sistemi atomici allo stato gassoso. Nel momento
in cui si voglia parlare di uneettiva implementazione sica di un sistema di computazione
quantistica, `e pensabile che lo si voglia fare con un sistema a stato solido, almeno per ragioni
di praticit` a duso e di preparazione, e per la possibile integrazione con sistemi elettronici. Per
questo motivo entreranno in gioco quelle considerazioni (collisioni con fononi, campi cristallini
. . . ) che abbiamo citato brevemente nel paragrafo 3.3.3 e che costituiscono un probabile limite
allimpiego dellEIT e del polaritone.
29
Capitolo 5
Conclusioni
In questo lavoro abbiamo discusso il fenomeno della trasparenza indotta da campi elettroma-
gnetici (EIT).
Dopo aver inquadrato lEIT nellambito dei processi che hanno origine dalla manipolazione di
coerenze atomiche, abbiamo derivato esplicitamente i risultati principali, e li abbiamo confron-
tati con alcune osservazioni sperimentali e con risultati di simulazioni numeriche presenti in
letteratura; in particolare abbiamo analizzato come varino i risultati ottenuti, in funzione dei
parametri sici dei sistemi che permettono la realizzazione dellEIT. In seguito abbaimo accen-
nato ad alcune possibili varianti sul tema, parlando della trattazione quantistica del problema,
della realizzazione dellEIT in schemi con pi` u di tre livelli atomici coinvolti, e in dispositivi a
stato solido. Abbiamo poi concentrato la nostra attenzione sulle caratteristiche della radiazione
che si propaga in un mezzo EIT, mostrando come la velocit` a con cui si muove il pacchetto donda
possa essere ridotta in modo considerevole, e facendo vedere, in modo semplice, quali siano gli
eetti di questo processo sul mezzo atomico. Inne abbiamo accennato ad alcune idee per un
eventuale impiego di questo tipo di fenomeni sici ad un settore emergente come quello della
computazione quantistica.
Nel corso del lavoro abbiamo utilizzato gli strumenti dellelettromagnetismo classico, della mec-
canica quantistica elementare e della struttura della materia, e alcuni aspetti dei metodi di
calcolo impiegati li abbiamo richiamati in una sorta di piccolo manuale (principalmente nel
capitolo 2 e in 4.1); abbiamo accennato in pi` u occasioni ai limiti di questi strumenti impiegati,
in particolare in quei passaggi dove lutilizzo della meccanica quantistica avanzata (seconda
quantizzazione) sarebbe stato un utile mezzo per indagare in modo pi` u approfondito la sica
in questione.
Sebbene i fenomeni sici di cui abbiamo parlato si fondino su processi studiati da circa 30 an-
ni (CPT, manipolazione di coerenze atomiche . . . ), `e anche vero che diversi aspetti di questi
processi sono stati indagati e portati al centro dellattenzione soltanto pi` u di recente: i primi
lavori sullEIT possono essere considerati quelli di Harris et al. [1], del 1990; la realizzazione di
velocit`a ultra-ridotte (17m/s) per impulsi luminosi `e stata ottenuta con gli esperimenti di Hau
et al. del 1999 [17].
Le possibili applicazioni dellEIT e del controllo di impulsi luminosi, come abbiamo visto, vanno
da quelle pi` u vicine ai mezzi sperimentali attuali, e che riguardano in generale la capacit` a di
realizzare sistemi interamente ottici (controllo di segnali luminosi tramite altri segnali ottici),
a quelle pi` u avanzate, ma ricche di interesse di tipo fondamentale, oltre che applicativo, come
limplementazione di un sistema di computazione quantistica.
30
Appendice A
Calcolo approssimato della coerenza

21
In questa appendice presentiamo una procedura che permette di risolvere il sistema (2.20)-(2.24)
in modo iterativo, e di ottenere in particolare il valore della coerenza
21
, che ha un ruolo chiave
nella determinazione della suscettivit` a del mezzo EIT. Il risultato che otterremo sar`a espresso in
forma di espansione in potenze crescenti dei campi
p
e
c
, e ci limiteremo agli ordini pi` u bassi,
dal momento che vogliamo solamente dare unidea della procedura, che porta ad un risultato la
cui interessante interpretazione sica `e fornita nel testo. Per conformarci alla notazione di [7],
allo scopo di confrontare il risultato che otterremo con quello riportato nellarticolo, riscaliamo
tutte le frequenze di Rabi di un fattore 2, dal momento che in [7] tali frequenze sono denite
come:

p

2
21
E
p

;
c

2
32
E
c

Con questa precisazione, riscriviamo il sistema (2.20)-(2.24) nel caso di laser risonanti (cio`e

p
=
c
= 0), che `e la situazione che tratteremo:

21
=
[
p
(
22

11
)

31
]
2
21
(A.1)

32
=
[
c
(
33

22
) +

31
]
2
32
(A.2)

31
=
[
p

32

21
]
2
31
(A.3)

22
=
(

21

12
)
2
2
(A.4)

33
=
(

32

23
)
2
3
(A.5)
Nel seguito ci limitiamo a riportare le approssimazioni fatte, senza dilungarci sulle considerazioni
siche che le sottendono, delle quali abbiamo gi` a fatto cenno nel testo.
Prima iterazione In (A.1) assumiamo
31
=
22
= 0, ottenendo:

21
=

2
21

p
(A.6)
31
Seconda iterazione In (A.3) consideriamo
32
= 0 e sostituiamo il valore trovato in (A.6)
per la coerenza
21
, ottenendo:

31
=

c

31

21
(A.7)
Sostituendo questa espressione in (A.1) otteniamo:

21
=

p
2
21
_
1
[
c
[
2
4
31

21
_
(A.8)
Terza iterazione Adesso cominciamo a considerare la possibilit`a di avere popolazione anche
sul secondo livello energetico, ossia permettiamo che sia
22
,= 0; in particolare sostituiamo in
(A.4) la (A.6), ottenendo:

22
=
[
p
[
2
2
2

21
(A.9)
Manteniamo per la coerenza
31
lespressione (A.7); tenendo conto che vale, trascurando la
popolazione del terzo livello,
22
+
11
= 1, sostituiamo tutto quanto in (A.1), ed abbiamo:

21
=

p
2
21
_
1
[
c
[
2
4
21

31

[
p
[
2

21
_
(A.10)
Confronto con [7] Sebbene il risultato (A.10) da noi ottenuto non derivi da un calcolo por-
tato avanti con assoluto rigore matematico
1
, il contenuto e linterpretazione sica di questa
espressione sono particolarmente interessanti, e di questo ne discutiamo nel testo. Per comple-
tezza riportiamo qui sotto la formula, cui facciamo riferimento sempre nel testo, proposta (senza
una derivazione esplicita) in [7], che chiaramente `e ottenibile iterando la procedura allordine
successivo rispetto a quello a cui abbiamo portato avanti il nostro calcolo:

21
=

p
2
21
_
1

2
c
4
21

31

2
p

21
+

2
p

2
c
2
2

2
21

31
_
(A.11)
1
Dovremmo precisare meglio, ad ogni ordine dell iterazione, quali potenze dei campi e quali coerenze e
popolazioni siano trascurabili e perche lo siano da un punto di vista matematico.
32
Bibliograa
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33