ATTI
13,13-52
LA PREDICAZIONE AD ANTIOCHIA DI PISIDIA
CONTESTO IMMEDIATO
Primo viaggio missionario di Paolo, At 13-14, delimitati da un'inclusione (13,2-
14,26) del termine έργον=opera (ovvero l'evangelizzazione).
STRUTTURA
Cornice narrativa (13-15). Le tappe. Giovanni Marco si separò.
Due unità/sabati in parallelo:
1. Sabato di arrivo (16-41 discorso nella sinagoga; 42-43 reazione)
2. Sabato l'altro e sviluppi (44-48 diffusione della Parola e opposizione
che li costringe a rivolgersi ai pagani; 49-52 diffusione della Parola e
opposizione che li costringe ad andare via).
TESTO
Nei manoscritti ci sono ritocchi, per renderlo più scorrevole.
TRADUZIONE
CEI 2008.
ANALISI
13,1 elenco dei profeti e dottori ad Antiochia. Il primo è Barnaba e l'ultimo è
Saulo, che da 13,9 viene chiamato Paolo. Tra i motivi, è un modo per
sottolineare uno sviluppo della missione degli Atti ad opera soprattutto di
questo grande apostolo.
2-3 Le decisioni nella Chiesa primitiva venivano prese secondo dei modelli;
qui ce n'è uno decisionale liturgico. Protagonista preminente è lo Spirito
Santo, citato due volte (2.4). Ma non di meno la comunità attraverso gesti
(l'imposizione delle mani) e scelte. I due aspetti sono inscindibili.
CORNICE NARRATIVA
13 Da Pafo a Perge. Separazione di Giovanni Marco, che causerà la rottura
tra Paolo e Barnaba.
14-15 Da Perge ad Antiochia. Nella sinagoga, di sabato. Era consuetudine
nell'antichità dare la parola agli ospiti maschi.
Paolo usa una sua STRATEGIA MISSIONARIA: entra nella sinagoga
cominciando la predicazione dai Giudei, per poi dirigersi verso i pagani.
1. SABATO DI ARRIVO
Struttura del discorso 16-41
Secondo il criterio degli appelli.
Introduzione 16: primo appello.
1. 17-25: storia di Israele.
2. 26-37: cuore del discorso, la risurrezione (kérygma). 26: appello.
3. 38-41: perdono dei peccati e giustificazione + avvertimento
DESTINATARI
16d, 26, 38, 43. Solo Lc, per la sua sensibilità storica più accentuata,
distingue i gruppi etnico-religiosi:
Giudei.
Proseliti: pagani che si facevano circoncidere per diventare Giudei a tutti gli
effetti (conferma dall'archeologia: venivano sepolti insieme e allo stesso
modo).
Timorati/credenti: (come Cornelio) non si facevano circoncidere ma
probabilmente credevano nel monoteismo (archeologia: venivano sepolti
insieme ai pagani perchè non Giudei a tutti gli effetti).
Simpatizzanti: pagani che facevano delle donazioni e offerte alla sinagoga
ma senza aderirvi.
Pagani.
IL MESSAGGIO
17-25
17a Scelse i nostri padri= elezione di Israele1, che è un mistero
inspiegabile, che riempie di gioia, che si compirà nell'escathon; per Lc è
importante la storia dato che ci si rivolge anche a non giudei.
17bc= soggiorno in Egitto ed esodo.
18-20a= nel deserto e insediamento in Canaan.
20b= periodo dei Giudici fino a Samuele.
21= La monarchia di Saul
22= re Davide; dalla cui discendenza verrà un salvatore. La storia si ferma
qui.
23= Gesù, l'unto Re della discendenza davidica.
Paolo ha ripercorso la storia della salvezza dell'AT (che nel NT si trova
solamente in At 7 e 13) e non una semplice cronaca; cogliendo il messaggio
1 Indicata con verbi e espressioni: scegliere (per Israele la scelta non è
motivata), prendere, amare, conoscere, popolo/proprietà del Signore.
dell'AT alla luce di Cristo e viceversa.
24-25= accenno al Battista che fa da sponda tra l'AT e il NT. Unico accenno al
ministero pre-pasquale di Gesù.
26-37
La resurrezione, quale compimento della promessa. Kérygma binario in
forma di contrasto: voi lo avete ucciso, ma Dio lo ha risuscitato. Formule
verbali di fede diffuse in At.
27-29= primo elemento del kérygma. Temi:
Responsabilità collettiva dell'uccisione, degli abitanti e capi. L'intento
non è ricercare i responsabili. Nei brani di accusa e di salvezza nella
bibbia è tipica una prospettiva collettiva.
Ignoranza («non avendolo riconosciuto»), che ridimensiona la
responsabilità. Che è stato sviluppato in At 3,17 e che riprende le parole
di Gesù sulla croce, Lc 23,34: «Padre, perdona loro perchè non sanno
quello che fanno».
Necessità di questa morte. C'è un richiamo all'adempimento della
Scrittura negli eventi della vita di Gesù. La Chiesa primitiva sta
cercando di interpretare questi avvenimenti. Lc insiste molto più degli
altri sulla necessità della morte come adempimento. Manca il
collegamento esplicito tra morte e salvezza. Sarebbe la presunta
superficialità lucana. Inoltre Gesù sceglie di offrirsi, è consapevole.
30-31= La più antica formula verbale di fede: «ma Dio l'ha risuscitato dai
morti», che si svilupperà successivamente nel kérygma binario. La
resurrezione è proclamata sullo sfondo di quella giudaica, anche se non
accettata da tutti. L'avvenimento è talmente importante che è Dio che
resuscita, diventando un vero e proprio attributo di Dio o definizione non
astratta in linea con l'AT dove è collegata all'esodo.
32-37= più complessi. Paolo cita tre testi scritturistici, per spiegare il
significato e valore del kérygma. Dando un'interpretazione cristologica all'AT.
32-33ab= la resurrezione quale adempimento della promessa.
33c-37= La Chiesa primitiva, elaborando il kérygma, attinge alla Scrittura
perchè si avvalori. La tendenza lucana è quella di evidenziare l'aspetto
profetico delle Scritture.
1. Sal 2,7 (LXX) Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato. Nell'AT e
nell'oriente antico era pronunciato al momento dell'intronizzazione del
re, quando veniva adottato come figlio di Dio. In Rm l'adozione regale-
messianica è legata alla resurrezione. In Lc Gesù è costituito figlio, non
semplicemente dalla nascita, dalla discendenza davidica, ma, a motivo
della resurrezione.
2. Is 55,3 (LXX)
3. Sal 16(15),10 (LXX) Citati insieme secondo la tecnica rabbinica della
gezerah shawah, dell'analogia, secondo la quale le cose sante di Is
sono il non permettere la corruzione del Sal 16. È un'applicazione in
senso cristologico di Paolo: la resurrezione di Gesù non è il riportare in
vita un cadavere, ma è il costituirlo Figlio e Signore, perchè non vedrà
la corruzione.
38-41
38-39= La morte e resurrezione di Gesù ha un valore salvifico cioè il perdono
dei peccati e la giustificazione (Lc mette in bocca a Paolo un termine
tipicamente suo; con Pietro usa la parola salvezza per dire lo stesso). Tutti si
possono salvare per mezzo della fede, chiunque crede.
40-41= Un avvertimento preso da Abacuc 1,5 (LXX). Due interpretazioni:
1. Con At 3,23 «chiunque non ascolterà quel profeta sarà estirpato dal
popolo». In At 28,26-27 gli increduli non sono stati estirpati. La minaccia
non si realizza.
2. Con la scena successiva quando Paolo dichiara di rivolgersi ai pagani.
IN SINTESI
Grande inclusione tra la fine del vangelo e la fine di atti. Al centro il discorso.
Con lo sviluppo della citazione esplicita della Scrittura rispetto a Lc. Perciò il
discorso e il brano di Lc si illuminano a vicenda.
Reazione mista 42-43
Risposta sospesa, che non ha precedenti in At. Cf At 9: predicazione e
persecuzione. Parallelo in At 28,17-31, predicazione ai Giudei romani in due
fasi come ad Antiochia. Con delle differenze.
2. SABATO SUCCESSIVO E SVILUPPI
Due scene parallele d'intensità più forte:
A-B-C-D//A'-B'-C'-D'
Diffusione della Parola e opposizione 44-48
Quattro temi/scene:
1) La Parola è il vero protagonista della missione e coinvolge un numero
crescente di destinatari: «quasi tutta la città» è un'iperbole che tradisce
però la verità.
2) La reazione dei giudei quando vedono la moltitudine di gente. Furono
presi da zelo e contraddicevano le cose dette da Paolo, bestemmiando.
3) La reazione di Paolo e Barnaba. Poichè contrastate l'annuncio, ci
rivolgiamo ai pagani, fondandolo con la Scrittura di Is 49,6 (LXX) Ti ho
posto a luce delle genti perchè tu porti la salvezza fino all'estremità
della terra.
4) Nota di gioia dei pagani che si rallegrarono.
Diffusione della Parola e opposizione 49-52
Le stesse quattro scene:
1) La Parola è ancora soggetto della frase. La diffusione interessa l'intero
territorio.
2) La reazione dei Giudei, che suscitarono una persecuzione e li
cacciarono.
3) La reazione di Paolo e Barnaba, che dopo aver scosso la polvere dai
piedi fuggono a Iconio.
4) Nota di gioia.
B-B' La reazione dei Giudei
Sembra che il problema non sia tanto il messaggio, quanto il coinvolgimento
di tante persone. Quali i motivi?
Gelosia, invidia di fare proseliti tra i pagani. È una spiegazione
anacronistica che i giudei fossero preoccupati di fare proseliti. I pagani
si sarebbero salvati rimanendo tali. Semmai è opposta: rimanere
giudei, preservare la propria identità.
Motivo sociologico: la paura di una nuova setta/movimento che
potrebbe turbare l'ordine della città. Spiegazione anche riduttiva.
Motivo teologico: compromissione della propria religione e tradizione
oppure dell'identità di popolo di Dio, separato dal resto dell'umanità.
Questione dell'universalismo della salvezza nella Scrittura
Sin dalla chiamata di Israele emerge questa vocazione universalistica: nella
tua discendenza saranno benedette tutte le famiglie della terra (Gen 12,3).
Tuttavia si unisce anche una elezione, che è un vero atto di separazione dagli
altri popoli: vattene dal tuo paese, dalla tua patria, dalla casa di tuo padre
(Gen 12,1). Fusco: “il senso autentico dell'universalismo biblico potrà essere
compreso soltanto cogliendo il senso di questo misterioso restringimento”. Gs
24,2-3: i vostri padri, come Terach padre di Abramo e padre di Nacor,
abitarono dai tempi antichi oltre il fiume e servirono altri dei. Io presi il padre
vostro Abramo da oltre il fiume. Già quello di Abramo è un esodo da una terra
in cui gli idoli non permettono il servizio di Dio, come lo sarà l'uscita dall'Egitto
o da Babilonia. Questo non avrebbe dovuto essere semmai un motivo per
restare e annunziare quel Dio? Abramo si mette in cammino verso i pagani,
verso la loro salvezza; di fatto però, paradossalmente, allontanandosi da loro.
Il NT non va letto con un pregiudizio antigiudaico. È nel mistero di Dio che c'è
questa separazione.
L'apertura universalistica provoca la reazione dei giudei che nonostante
faccia parte dell'elezione rischia di minare l'esistenza del popolo.
L'universalismo unisce e divide la Chiesa e Israele. Nell'AT abbiamo un
modello centripeto: dall'esterno verso l'interno, Gerusalemme. Nel NT Gesù
formula un modello centrifugo: andate, partite, verso l'esterno, se prima
c'era un attendere, un separarsi per preservare la propria identità. Gesù ha
fatto proprio questo modello centripeto: la sua missione era innanzitutto per
Israele. Dopo l'evento pasquale i discepoli arriveranno gradualmente alla
missione universale, che secondo Lc fa parte del cuore del messaggio
cristiano (Lc 24,46-48 e At 26,23). Ecco perchè ci narra questa scena ad
Antiochia di Pisidia.
C-C' La reazione dei missionari
Scuotere la polvere dai piedi=dissociazione da un luogo, come estremo
ammonimento e non come maledizione, ossia decisione sulla salvezza o
dannazione. Meno chiara è la reazione del versetto 46. L'apertura ai pagani
non è una conseguenza dell'incredulità dei giudei. L'opera lucana ci fa capire
come vi si giunge: in At 10-11 Pietro non vuole entrare in casa di Cornelio e lo
fa solo dopo aver avuto una visione dall'alto; in At 11,19-26 alcuni annunciano
Gesù ai pagani quasi per caso (dal basso, cioè nella diffusione dell'annuncio
nella sinagoga anche ai timorati pagani). Quindi proprio l'apertura ai pagani
causa l'opposizione dei giudei, non il contrario. La missione ai Giudei
continua: la prima cosa che farà Paolo ad Iconio e Corinto è entrare nella
sinagoga. È l'opposizione dei giudei che costringe Paolo a restringere la
missione solo ai pagani. At 28,27-28 sottolinea che l'opposizione giudaica
non bloccherà la diffusione dell'annuncio e provoca i giudei ad aprirsi
all'annuncio. La promessa di Gen 12,3 che nell'AT è vissuta nella speranza,
nel NT è una benedizione compiuta a partire dall'evento Cristo.