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Riassunto - libro "Era veramente uomo" - Maggioni

Teologia I (Università Cattolica del Sacro Cuore)

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Era veramente uomo.

Non si deve negare la divinità di Gesù, come non si deve sminuire la sua umanità in quanto egli ha
condiviso tutto dell’uomo.

Parte prima: Figlio di Dio, Figlio dell’uomo.


I Gesù, il Figlio.
In Gesù si è rivelato Dio, la sua Verità. Gesù chiama Dio Padre. Ha anche tanti altri attributi:
onnipotente, Signore, ma vanno tutti ricondotti al primo. Dio non è signore per dominare ma per
perdonare. Il termine padre indica una relazione interna alla stessa vita, diversamente dal termine
creatore. L’uomo conosce Dio attraverso Gesù: l’uomo può essere immesso nel dialogo tra Padre e
Figlio come pure dono da parte di Gesù.
Episodio del Getzemani: Gesù chiama Dio «Abbà», ovvero «papà», questo sottolinea lo stretto
rapporto di confidenza con il Padre. È un termine infantile,perché proprio con la fiducia di un
bambino dobbiamo stare davanti a Dio.

Gesù è Verbo che si è fatto carne, infatti obbedisce e non dice parole sue, ma quelle del Padre: egli
annulla la propria volontà in una tot obbedienza. Tuttavia Gesù non è sottratto alla sofferenza della
vita: quando Dio sta in silenzio non esprime l’abbandono, è un diverso modo di parlare.

Gesù distingue il suo rapporto col padre dal nostro. Lo chiama Padre mio e Dio mio, parole che
esprimono filiazione e dipendenza. Egli vive una relazione con il Padre che è unica ma in cui si
configura anche la nostra.

II Mite e umile di cuore.


Inno di giubilo, Mt 11, 25-30 suddiviso in 3 unità, fondamentale la terza:
«Venite a me voi che siete affaticati ed oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra d voi
e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete riposo per le vostre anime. Il mio
giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».
affaticati ed oppressi: coloro che faticavano sotto le prescrizioni della legge farisaica.
Prendete il mio giogo: seguitemi!
imparate da me: siate miei discepoli.
che sono mite e umile di cuore: indicano l’atteggiamento di Gesù e Dio verso gli uomini.
troverete riposo per le vostre anime: il riposo è una qualità della vita cristiana presente.
Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero: perché ha ricondotto la legge alla carità,perché
fa precedere la grazia, perché Gesù è sempre con chi lo segue.

III Gesù in ascolto.


Gesù è la parola in ascolto, è la Parola che si è fatta carne, ovvero la Parola in ascolto del Padre si è
messa in ascolto dell’uomo, condividendone ogni cosa.
Gesù ha sempre narrato, ciò che ci interessa sono il modo e lo stile. Il fascino del parlare parabolico
d Gesù sta nel suo parlare dialogicamente. La parabola non procede senza la risposta di chi
l’ascolta, e rimane inerte se l’ascoltatore non entra in gioco.
Per fare tutto ciò Gesù ha rotto la barriera tra puro e impuro.(Anche dai pagani può giungere una
parola illuminata). L’amore di Dio ha delle priorità, ma non sono priorità che separano o escludono.

IV Il silenzio di Gesù.
Spesso Gesù sta in silenzio, è il punto + alto della sua forza espressiva. Gesù sta in silenzio di fronte
alla domande non sincere: egli risponde solo a chi cerca la verità e non a chi vuole vedere qualche
prodigio. Inoltre Gesù imponeva il silenzio a chi voleva divulgare la sua messianicità; quando lui la
proclama, è perché non può più essere fraintesa.

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Stupisce il suo silenzio di fronte alla morte di Lazzaro.


Nel Getzmani Gesù parla 5 volte rivolgendosi a qualcuno, ma tutte le sue parole cadono nel vuoto.
Il silenzio di Dio non dice la debolezza della fede, ma l’umanità della fede. Quando Dio sembra
assente o distratto, in realtà sta solo parlando in un altro modo.
Il momento + alto è sicuramente il silenzio della Passione: parla poche volte, mai per difendersi ma
solo per spiegare la sua identità. Quando gli rivolgono domande, egli tace: è il silenzio di chi
mantiene intatta la sua dignità, di chi è consapevole dell’insincerità dei giudici, è il silenzio di chi sa
di essere nel giusto. Anche nella scena degli oltraggi il silenzio i densissimo. Gesù deve indovinare
chi lo colpisce: se è il Messia, che lo dimostri. Il suo silenzio può esser letto in due modi:
1. Come la prova dell’infondatezza della sua pretesa messianica
2. Come la rivelazione della novità del suo essere Messia.
Sono in tanti a parlare intorno a Gesù, ma egli tace, non è toccato da nulla.
Non risponde neanche a Pilato quando gli chiede: «Di dove sei?». Gesù non collabora, lascia Pilato
di fronte al suo quesito, questo perché ogni uomo deve trovare la sua risposta.
Anche durante la Crocifissione tutti parlando, Gesù rivolge solo una domanda al Padre che però
cade nel vuoto. Il Padre parlerà dopo con la Resurrezione.
Maria è forse l’unica in silenzio sotto la Croce: è il silenzio della Chiesa. Quando Gesù dice
«Donna, ecco tuo figlio», lei non risponde. Il suo è il silenzio di chi acconsente.

V Gesù, un pane spezzato.


Rivelatore dell’identità di Gesù è il gesto eucaristico.
Ultima cena: 1.cornice pasquale, solenne e festosa; 2.Gesù ha deciso di compiere il gesto durante un
banchetto, un conteso umano e semplice; 3. clima di ringraziamento: Gesù ringrazia per le opere
che Dio ha compiuto a nostro favore; 4. cornice di tradimento. Lo stridente contrasto tra Gesù che
dona e gli uomini che lo tradiscono ha due significati:
a) La comunità non dovrà scandalizzarsi quando scoprirà un tradimento tra i suoi
b) La comunità non deve cullarsi nella falsa sicurezza, deve vigilare.
Nonostante le divisioni e il peccato Cristo ci salva
5. i gesti e le parole di Gesù. Gesti: pane spezzato e vino distribuito che prefigurano la croce, tutto
indica che la vita di Gesù come un fatto di comunione: una vita donata.
6. il vino deve esser bevuto, il pane mangiato: la vita di Cristo deve essere condivisa.

(Paolo)Non si può essere cristiani se non si ricorda l’ultima cena del Signore. La cena del Signore è
un memoriale, ma ciò è molto + di un ricordo: si tratta di rendere presente Cristo morto e risorto.
C’è però una buona memoria e una cattiva memoria. Cattiva memoria è quella di chi riduce il
sacramento ad un simbolo e quella di chi crede nella presenza di Gesù ma non ne trae le
conseguenze. Non ci possono essere divisioni nella comunità che celebra Cristo, lui che con la
croce ha eliminato il muro divisorio e ha avvicinato i diversi. Il gesto eucaristico non deve essere
ripetitivo del mondo vecchio, ma un segno prefiguratore e un anticipo del mondo nuovo, un mondo
di comunione con Dio e fra gli uomini.

Le parole di Cristo durante l’ultima cena(«…rese grazie») indicano il comportamento che la


comunità deve assumere se vuole essere fedele al geso di cui fa memoria: il comportamento del
servizio. Il servizio deve essere sia un atteggiamento interiore che un atteggiamento concreto, senza
equivoci e visibile. Il gesto eucaristico è la memoria del Figlio che si è donato e si è posto in
atteggiamento di servizio. Servire significa donarsi. Il Figlio di Dio non si è sentito privilegiato, ma
al contrario si è posto al nostro servizio.

Parte seconda: Gesù e i suoi discepoli.


I Le strutture della sequela evangelica.
Vangelo di Marco: analisi del comportamento di Gesù nei confronti dei discepoli.

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La chiamata; elementi essenziali:


1. La libera iniziativa di Gesù: vide, disse, li chiamò. Perché loro e non altri? Non c’è risp: chi
è chiamato deve porsi al servizio degli altri.
2. L’appello di G. comporta un distacco radicale: i discepoli lasciano tutto ciò che hanno, la
famiglia, il lavoro, la vita per seguirlo.
3. L’urgenza della risposta: subito lasciate le reti lo seguirono. Sembrano non avere dubbi;
questa disinvoltura, non è faciloneria, ma coraggio e fiducia.
4. Verbo seguire: al primo posto c’è un modo di vivere. Seguire qualcuno significa camminare
con lui e condividerne le scelte.
La chiamata non conclude itinerario ma lo apre: essi hanno una missione.
I discepoli non mollano tutto per realtà effimere, ma perché hanno incontrato Qualcuno di più
importante.

Seconda chiamata: il peccatore Levi. La scena è identica a quella di prima: scenario profano,
atmosfera di casualità. Solo che G. chiama a sé un peccatore, perché nessuno è escluso a priori
dalla chiamata. Al peccatore è offerta la possibilità di diventare discepolo.

G. si rivolge alla folla: se qualcuno vuole venire dietro di me, rinneghi se stesso. È l’invito a
prendere la croce: rinnegare significa rompere una precedente fedeltà; il discepolo deve infatti
spostare in centro della sua vita da se stesso a Gesù, e questo distacco è il + profondo di tutti.
Il distacco non è quando abbandoni la famiglia, ma quando dopo aver incontrato Gesù t accorgi
che è diverso dallo schema che t eri costruito di lui.

II Il cammino del discepolo.


Caratteristiche del discepolo:
o Sta con Gesù a tempo pieno, vive con lui
o Al discepolo è dato di capire il mistero del regno di Dio
o Il discepolo è mandato nel mondo intero
Ricordandosi sempre però che il protagonista è Gesù.

I discepoli si recano da Gesù per dirgli che tutti gli abitanti di Cafarnao lo cercano, ma lui risponde:
andiamo altrove. Ecco un’altra cosa che i discepoli devono imparare: Gesù è universale, non può
trattenersi da nessuna parte.

Al discepolo è dato di comprendere a fondo perché sta con Gesù e ne condivide l’esperienza; per
comprendere il Vangelo bisogna viverlo. Il primo rimprovero che Gesù muove ai discepoli è la
paura.

Moltiplicazione dei pani e dei pesci: i discepoli hanno compassione della folla, ma non pensano sia
loro compito risolvere il problema, invece G dice loro: date voi loro da mangiare. Altro
insegnamento da apprendere: x seguire G bisogna essere solidali.
Dopo quest’episodio i discepoli sono in barca sul mare e G va loro incontro camminando sulle
acque. I discepoli si stupiscono troppo-cuore indurito. Il fariseo che rifiuta G è duro d cuore ma
anche il discepolo lo è.

Dopo la seconda moltiplicazione, salgono sulla barca e G dice loro: guardatevi da lievito dei farisei
e dal lievito di Erode, ma loro sono troppo preoccupati a pensare al pane che manca e non lo
ascoltano. Sono ciechi sordi e smemorati: non si ricordano del miracolo che ha fatto? La durezza di
cuore può indi assumere due forme:
1. Quella del fariseo, che rifiuta G per non rinunciare ai propri schemi

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2. Quella del discepolo che sa tutto su G ma cmq non si fida.

Quando G afferma che sebbene Figlio di Dio dovrà molto soffrire, Pietro lo rimprovera. Cristo lo
chiama Satana: il vero discepolato inizi quando comprendi che il Messia è crocefisso! Se ha fatto
miracoli non è per togliere la croce la per renderla credibile. Ciò che suscita il rifiuto dei discepoli è
il buon senso umano; i discepoli sono sempre più perplessi.
Ep dell’uomo che scaccia il demone da un ragazzo: perché lui sì e noi no?
Perché Dio opera anche attraverso altri che non sono suoi discepoli. L’azione di G ha raggio +
ampio, e il discepolo non deve essere invidioso.
Contraddizione rispetto alla prospettiva della croce: al secondo annuncio sono silenziosi e timorosi,
per la via avevano discusso su chi fosse il più grande (!); al terzo, Giacomo e Giovanni gli chiedono
di sedere al suo fianco nei Cieli.

Il cammino dei discepoli è ricco di contraddizioni, sono paurosi ed esitanti. Racconto del cieco che
diventa seguace: ha la fede, lui non ha bisogno di vedere a differenza loro.
Non fidavi del ricco, che da ciò che avanza, ma di una povera vedova che da poco, ma quel poco le
costa molto.

Nel Getzmani Gesù prega e loro dormono; quando è arrestato, loro fuggono.
All’ultima cena, predice l’abbandono ma anche un nuovo appuntamento: questa è la vera chiave di
lettura, perché se è vero che il discepolo abbandona Gesù è vero, anche che G non abbandona mai il
suo discepolo. La fedeltà di Gesù tiene aperta una storia che, fosse per il discepolo, sarebbe già
chiusa.

Negazione di Pietro: non è legata all’abbandono, ma al tentativo di seguirlo. Non si può però stare
con G e intanto mettere a riparo se stessi. Pietro non ha capito la croce e dai qui il suo
rinnegamento. Il suo torto sta nel pretendere di porre una distanza tra lui e Gesù.

III Le direttrici del discepolato.


Contraddizioni: parole e gesti che esprimono grandezza e una grande debolezza. Queste sono le due
facce del mistero di Cristo.

Ciò che non può essere raggiunto con le proprie forze, è un dono: motivo della grazia: distogliere la
fiducia da sé per confidare unicamente in Dio. Bisogna comprende la grazia x diventare discepoli.
Seppur peccatori abbiamo il diritto di annunciare il Vangelo.

La folla segue Cristo, ma dopo averlo conosciuto lo abbandona, il discepolo invece rimane, è fedele
al Maestro più che al progetto che si è fatto per lui; c’è chi si lega ad una persona rimanendovi
solidale sempre e dovunque essa vada e comunque essa diventi: questa è lan fedeltà.

Il distacco del discepolo segue un itinerario lungo due direttrici:


 La motivazione del distacco
 La comprensione esperienziale che il distacco non è una perdita ma un guadagno.
Solo l’uomo che punta verso Dio trova l’indispensabile libertà per godere del mondo.

Il discepolo deve imparare molte cose, la prima è la qualità dell’universalità evangelica: soltanto
scendendo in profondità puoi imparare a solidarizzare con gli uomini.

La missione evangelica è una dimensione nuova ma dentro la vita ordinaria; non è il discepolo che
dona se stesso al Maestro, ma è quest’ultimo che dona se stesso al discepolo, tutto ciò ad una

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condizione: il coraggio di lasciare che sia Cristo a suggerirci come guardare l’uomo, il mondo e
Dio.

IV Maria, Madre e discepola.


Maria è la Madre di Gesù, e qsta sua singolarità si riflette anche nel suo modo di essere discepola.
Maria è credente sin dall’inizio, tuttavia anche lei compie un itinerario: ha seguito il cammino del
Figlio, ha percorso il cammino all’interno della sua condizione di Madre.

Maria leggendo i racconti dell’infanzia nel vangelo di Mt, è sempre presente ma non dice una
parola. Però c’è, è accanto a Gesù. Maria non è una madre che si fa discepola, ma è una discepola
chiamata ad essere Madre. Madre e serva: come non si può dividere la maternità di Maria dalla
verginità, così non la si può dividere dal suo essere serva.
Le affermazioni dell’angelo pongono Maria di fronte ad una contraddizione: da una parte la
promessa(Messia potente, glorioso), dall’altra la storia(un bambino povero, e poi crocefisso). Gloria
e povertà sono in contraddizione: questo è lo spazio della rivelazione di Gesù e questo è lo spazio
dell’itinerario della fede.

Nozze di Cana: Maria è la fig perfetta le discepolo: non hanno più vino, e poi fate quello che lui vi
dirà. Parole che esprimono con discrezione la speranza del miracolo.
Anche ai piedi del crocefisso Maria è la fig perfetta le discepolo: ha fatto tutto il percorso con lui e
adesso ne condivide il dolore. Per essere discepolo bisogna condividere il dolore di Cristo e degli
uomini. L’itinerario di Maria è cristologico perché è consistito nel comprendere Gesù e perché è
tutto interno al manifestarsi di Gesù. Vissuta alla sua ombra, ha raccolto la sua luce, riflettendola.

Parte terza: tra amici e nemici.


I Gesù e le donne.
Come si è comportato Gesù nei loro confronti. 4 figure importanti:
1. Conosciuta da tutti come peccatrice, si siede ai piedi di Gesù e li cosparge di profumo. Il
fariseo vede la peccatrice, G invece scorge il pentimento, la riconoscenza, l’amore.
2. Farisei e scribi portano davanti a Gesù una donna colpevole di adulterio. G si china a terra
fingendo di scrivere perché non vuole metterla a disagio, chi è senza peccato scagli la prima
pietra. Quando tutti se ne sono andati le domanda donna, dove sono? Nessuno t ha
condannata? , come per dire neanche io ti condanno! G riconosce in lei una peccatrice, ma è
disposto a perdonarla.
3. G la incontra al pozzo di Sicar, è una samaritana e convive con un uomo che non è suo
marito. G le parla e lei si sente accolta, tanto rapita dalle parole d G che si dimentica di
prendere l’acqua, ha trovato qualcosa di meglio.
4. Il miracolo della donna che soffriva di perdite di sangue, era giudicata impura, e impuro
diventava ciò che lei toccava, per questo ella tocca la veste di G di nascosto, ed è per qsto
che G dà pubblicità al suo gesto: non si sente impuro, e vuole dichiararlo.

G non si lascia intrappolare dagli stereotipi sociali. È in cammino verso Gerusalemme, gli danno
ospitalità due sorelle. Marta assume il ruolo femminile che le impone la mentalità del tempo e
prepara la tavola; Maria invece lo intrattiene, un ruolo tipicamente maschile. Marta non condivide
quest’atteggiamento e G la rimprovera, rivendicando alla donna la sua dignità e il suo diritto
dell’ascolto del vangelo.

Gesù era seguito da molte donne e le rendeva partecipi della sua vita itinerante. Queste donne
seguivano lui e i 12 apostoli assistendoli con i loro beni. La presenza di queste donne anche accanto
alla croce è importante. Sono infatti loro il collegamento tra la croce e la resurrezione. Ciò che le

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distingue è il guardare; la croce, la sepoltura, la resurrezione: elementi collegati fra loro da questo
verbo.

In tutti gli episodi emerge un atteggiamento costante di G, la sua libertà; non psicologica, ma
religiosa. Tutte le volte che ha avuto di fronte una donna, egli ha rotto uno schema; egli non
confonde il peccato con la condizione di essere donne.

II Una lieta notizia per i peccatori e per i giusti.


Come Dio ha guardato i peccatori e come i giusti?
Episodio di Zaccheo: vuole vedere G e sale su un albero. Quando G si rivolge a lui scende subito.
Pranzano insieme, per questo G viene mal giudicato, egli rompe le leggi della purità che vietavano
di sedere a mensa con i peccatori. Ma G ama il peccatore ancora prima del pentimento.

Ep del figliol prodigo: non capisce il padre che ha premiato l’altro fratello. A volte la conversione
del giusto è più difficile di quella del peccatore. Lo spazio dell’agire di Dio è la bontà gratuita, e
nello spazio della bontà Dio incontra l’uomo, giusto o peccatore. Solo entrando in questo spazio
l’uomo può condividere la gioia di Dio.

L’uomo giusto sembra opporsi alla gratuità del’amore. Perché? Perché è una novità e perché deve
guardare le cose a partire da un antefatto che è la gratuità dell’amore di Dio. Se non lo ricordiamo,
che siamo amati gratuitamente non comprendiamo nulla d Dio. Lieta notizia per il peccatore e per il
giusto: gratuitamente essere amato e gratuitamente amare.

III Gesù e i malati.


Prima missione di Gesù: la parola, accanto a questa, la guarigione dei malati. Non basta la prima per
annunciare il regno: deve curare e predicare. Non fa differenza fra malati giudei e stranieri. Egli non
solo guarisce, ma fa una promessa: beati gli afflitti perché saranno consolati. Non dice che non ci
sarà più sofferenza, afferma però che ci sarà un mondo nuovo e questo pone la sofferenza sotto
un’altra luce.

Guarigioni:
o Lebbroso: G guarisce per volontà propria. Egli chiede di essere non solo guarito, ma
purificato. G lo tocca, per lui non ci sono persone intoccabili.
o Pagano: la parola d G non solo guarisce ma diventa catechesi.
o La suocera di Pietro: segni di misericordia non di potenza
G ha sempre intorno malati di ogni genere e guarisce senza chiedere nulla: prende su di sé tutto il
negativo dell’umanità.
E poi:
o Il paralitico che chiede la guarigione e gli sono rimessi i peccati. Salvare un uomo per G
significa liberarlo dalla malattia e dal peccato.
o Resurrezione bambina: niente è impossibile per G.
o Un donna soffriva di emorragie e G la guarisce: la fede della donna è ancora informe,
tuttavia è tale da pensare di poter guarire essendo toccata da G. si affida a lui senza indugi.
o Guarigione dei ciechi: sottolinea la loro fede.
I gesti d G scatenano consenso e dissenso, l’entusiasmo delle folle e l’opposizione dei farisei.

La missione dei discepoli deve modellarsi sulla sua: servizio della parola e il dovere di debellare la
miseria dell’anima.
G vede le folle stanche, che hanno bisogno di essere indirizzate e prova compassione. La
compassione di Dio per noi deve diventare la nostra compassione per gli altri. G è coinvolto con la
sofferenza dell’uomo.

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I compiti dei discepoli sono 5:


 Predicare
 Guarire
 Resuscitare
 Mondare
 Cacciare i demoni
Un sesto imperativo indica non cosa ma come: gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente dovete
dare.

Opere di Cristo.
Che G sia Messia è provato dai miracoli, ma quale Messia è rivelato dalla sua predilezione per i
poveri. G nel guarire, vuole svelare non solo la potenza di Dio ma anche la sua novità; la sofferenza
non lascia mai insofferente Gesù. Non ci è mai passato accanto senza soffermarsi.

Figura dell’ammalato: visitare, venire a, servire.


Il primo è il verbo di chi si avvicina perché preoccupato, andare a trovare qualcuno. Servire
significa aiutarlo concretamente.

IV Gesù, i poveri e i ricchi.


3 linee di riflessione a proposito dei poveri:
1. Nella riflessione sapienziale la ricchezza è l‘ideale dell’uomo, ciò non significa che il
povero sia un peccatore. La felicità non sta solo nella ricchezza ma in una ricchezza
accompagnata dall’amore di Dio.
2. Secondo la riflessione degli uomini pii il povero è il cliente di Dio. La povertà passa da
piano sociologico a spirituale. Poveri sono coloro che aspettano tutto da Dio, non si
appoggiano ad altro.
3. La riflessione dei profeti è polemica poiché essi criticano la religione che ha perso la
dimensione della giustizia. Sono convinti che l’alleanza ha una dimensione politica.

G ha frequentato poveri di ogni genere, li ha privilegiati; i poveri sono tutti gli emarginati della
società del suo tempo. G sa che il Padre non fa differenza fra le persone. Dio è dalla parte del
povero per difenderlo. La predilezione dei poveri è stata una scelta teologica, la comunità cristiana
deve fare la stessa scelta, altrimenti oscura il vangelo. Questa prassi ha reso G un innovatore, quasi
scandaloso.
G ha fatto primo esperienza di povertà, essendo la sua vita itinerante: G ha visto il mondo, le cose e
gli uomini a partire da una condizione di insicurezza. Dio è un padre di famiglia che da più tempo al
figlio in difficoltà.

G ha frequentato anche i ricchi, per aprire loro cuori e mani. In nessun modo ha considerato la loro
posizione uno strumento privilegiato per l’annuncio del Regno. Li ha frequentati ma ha sempre
richiamato il pericolo della ricchezza.

V Gesù e il denaro.
G non ha mai fatto uso di denaro, tuttavia non disprezza i beni, ha solo scelto un’altra forma di vita.
Non procuratevi oro, né argenti, né monete di rame nelle vostre cinture. Il discepolo non deve trarre
guadagno dalla sia missione per due ragioni:
1. Non si può trasformare il dono in fonte di guadagno
2. Il missionario si abbandoni totalmente alle mani del Padre.
Il distacco dei beni è condizione per la sequela.

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Non tesorizzate tesori sulla terra, dove tarme e ruggine vanificano e dove ladri scassinano e
rubano. L’uomo infatti si illude d porre al sicuro cose che in realtà sono minacciate da ogni parte;
tesorizzate invece i tesori nel cielo. Tutta la persona è coinvolta nella vanità dei beni che accumula;
il vuoto dei beni accumulati si riverbera sulla terra.

Non si può servire due padroni. Molte cose infatti minacciano il primato di Dio nel cuore
dell’uomo: il denaro, i piaceri. Tuttavia o servi Dio o servi il denaro: entrambi è impossibile.

L’uomo si illude inoltre di trovare sicurezza in cose che non possono darla; ciò porta all’ansia,
angoscia, e rivela un modo di vivere sbagliato con la vita e con Dio. L’uomo deve imparare ad
affidarsi al Dio, la sicurezza sarà data se ti fiderai del Padre. L’uomo non conosce il proprio futuro,
ma deve stare tranquillo perché è nelle mani del Padre.

Cercate prima il regno: il primato del regno crea lo spazio per il buon vivere dell’uomo nel mondo.
Questa scelta prioritaria del regno determina la qualità, la misura e la forma della scelta d vita, che
non è rinuncia alle cose, ma è un modo diverso di guardarle e goderle. Il regno d Dio non è Dio in
se stesso ma Dio in relazione al mondo. Cercare il Regno occupa tutta la vita dell’uomo.

VI Il rifiuto di Gesù.
Alcuni hanno abbandonato tutto e si sono decisi a seguirlo; gli oppositori invece hanno già le idee
chiare e oppongono un netto rifiuto al suo messaggio, ovvero scribi e farisei.
Sono duri di cuore: atteggiamento di chi accetta Dio solo se la sua azione non sconvolge i propri
criteri.
Rifiuto dei nazaretani: contraddizione da una parte tra potenza e sapienza di Gesù, e dall’altra
l’umiltà delle sue origini. Ciò impedisce loro di credere è proprio la persona di Gesù, il suo modo di
apparire umile tra di noi.
Anche i discepoli talvolta sono increduli: scontro tra Gesù e Pietro, oggetto dello scontro è la croce,
scontro tra messianicità e il cammino della croce. Pietro riconosce la messianicità di Gesù e per
questo si oppone alla croce, egli infatti ragiona come gli uomini. Tentativo di Satana: dividere la
croce dalla messianicità.

VII Gesù e Satana nel vangelo di Marco.


Il motivo di Satana compare svariate volte, ma:
 Satana non è mai menzionato di per sé ma in relazione a Cristo.
 Satana continua ad essere presente nel tempo della Chiesa.
 Lo spirito del male si manifesta in forme diverse.
Esorcismi: schema fisso ovvero lo spirito malvagio si rivolge a Gesù difendendosi; quando G gli
ordina d andarsene cerca d reagire + violentemente, ma deve poi cedere al + forte. La liberazione da
Satana è segno che Dio è vicino. Attraverso gli esorcismi, si rivela Cristo.
Indemoniato di Gerasa: prototipo dei pagani che vivono nelle ombre della morte e che dopo la
resurrezione accoglieranno Cristo.
Satana manifesta la convinzione che G sia giunto per mandarlo in rovina.
-L’indemoniato prima dell’incontro con G è un pover’uomo violento, dopo ritrova se stesso. Lo
stato di possessione e lo stato di liberazione appaiono l’uno diverso dall’altro, ma il passaggio è
operato dall’uomo, non da Dio. G è più forte di Satana.
-La folla scorge la forza d G ma la teme come una minaccia. La liberazione che opera è una novità,
per questo può suscitare rifiuto. Satana non avrebbe potere se non trovasse complicità nel cuore
dell’uomo.
-comportamento di G verso l’uomo liberato: lo invia alla sua gente; si allontana, ma lascia un suo
testimone.

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Lontano da Cristo l’uomo è fuori dal consorzio umano e diviso in se stesso; l’azione di Cristo lo
ricompone e lo reintroduce tra gli uomini. È un uomo nuovo.
Fanciullo indemoniato:i discepoli hanno provato senza successo a scacciare il demonio; G vvia un
duplice dialogo scandito da 3 affermazioni sulla fede. Ai discepoli che non comprendono il motivo
della loro impotenza, G ricorda la preghiera: ogni cosa è possibile a chi crede. L’esorcista non deve
fare affidamento sul proprio potere ma sulla potenza di Dio.

Il nome di Satana compare nel vangelo d Marco in 4 episodi:


1. Tentazione: G dopo il battesimo fu tentato
2. Dibattito con gli scribi: G fa la teoria dei suoi esorcismi, considera Satana il suo personale
contrapposto, e gli esorcismi sono il segno d questa vittoria.
3. Parabola del seminatore.
4. Rimprovero a Pietro: Dietro di me, Satana! È l’intenzione di distogliere Dio dalla croce; G
vince il maligno con la forza dell’amore. È proprio sulla croce che avviene la vittoria su
Satana. Per comprendere gli esorcismo è necessaria la croce. Bisogna comprendere che la
potenza dell’inviato di Dio sta nella sua tot dedizione al volere del padre.

Quadro teologico e antropologico:


a) Credenza dei demoni è un dato culturale comuni ai contemporanei di G. All’esuberanza
della demonologia Giudaica, Marco oppone sobrietà; il mondo giudaico considerava il
mondo dei demoni frammentario, M. invece considera questo mondo un’unità: le
manifestazioni del male sono diverse, la radice è una sola.
b) Tempo di Cristo e tempo della Chiesa. G ha vinto Satana, ma questo continua ad essere
tentatore, nulla è sottratto alla sua minaccia. Satana può ancora vincere perché G ha mandato
i suoi discepoli a predicare nel mondo ma a due condizioni: fede e via della croce.
c) G guarisce dalla malattia: la frontiera tra questa e possessione del demonio è difficile da
tracciare, per la mentalità del tempo. Il luogo della presenza d Satana però non è la malattia
bensì il nucleo della persona. Satana infatti si manifesta in forme indolori e meno
drammatiche: nell’indifferenza di fronte alla parola di Dio e nel rifiuto della croce.
d) Gli esorcismi di Marco sono casi esemplificativi della nostra situaz d peccatori. M
concepisce l’uomo come essere unitario: appartiene a Dio nel corpo e nello spirito.
Guarigioni ed esorcismi sono tappe dello stesso cammino di liberazione. Il contrasto non è
mai solo fra Dio e Satana, ma anche sempre un contrasto sull’uomo.
Il contrasto fra Cristo e Satana rivela la lotta tra bene e male i cui protagonisti sono Dio e il
Maligno; opposizioni che si manifesta su 3 livelli: Gesù-oppositori, Gesù-indemoniati, Dio-
Satana. La lotta tra bene e male può essere risolta solo con l’intervento di Dio, tuttavia
l’uomo non è mai sottratto alle sue responsabilità.

Parte quarta: la Pasqua, rivelazione di Dio e dell’uomo.


I Gesù e la sua croce.
La sua passione e la sua morte sono una necessità, egli a venuto a salvarci. G sa che sn gli uomini a
volerlo condannare e sa che la ragione dell’opposizione che incontra è data dalla verità: se dicesse
una menzogna non lo condannerebbero. La necessità della condanna sta nella libera scelta di vita
che ha fatto, quella di dire la verità di Dio. Egli non ha scelto di morire sulla croce, ma ha scelto una
vita che include tale eventualità. E scegliendo questa sapeva che erano inevitabili scontro, rifiuto,
condanna.
G è anche consapevole di una divina necessità, di un disegno del Padre; obbedienza che non è
negazione di libertà ma il vero modo di viverla. La croce d G è segno di una duplice libertà: di Dio
e di G. Non è fatalità, incidente, il devo d G esprime necessità libera.
La croce-afferma Paolo-è sapienza di una libera scelta di Dio che ha scelto di salvare il mondo con
un’alleanza. G ha salvato il mondo standone all’interno e non fuori. Egli ha fatto il suo percorso

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all’interno della storia degli uomini, una storia dove il Padre ha voluto che il Figlio si facesse
compagno nel cammino degli uomini.

G è andato incontro alla morte come ad un compimento, al suo mom + alto. Sempre fiducioso del
Padre, si è donato agli uomini. G ha preparato lungo la vita la sua morte. G è morto fidandosi di Dio
perché ha vissuto fidandosi di lui. G ha fatto della croce un dono perché è sempre vissuto
donandosi.

La speranza che il bene trionfassi tuttavia con lo ha distolto lo spazio della fatica, dell’angoscia, e
dell’abbandono. La potenza d Dio non ha liberato G sottraendolo alla morte, né all’angoscia, ma
facendolo risorgere, dopo aver attraversato angoscia e morte.

La sofferenza d G è racchiusa tutta nella sua morte in croce, sofferenza libera, ma non per questo
meno umana. Sulla croce infatti dice Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?. Non esiste
risposta al perché della sofferenza ma a come viverla trasformandola in strada di speranza.

II Quando sarò innalzato.


Contesto missionario e centralità della croce formano un intreccio indissolubile: la missione dice
l’universalità della croce e la croce dice il contenuto della missione.

Alcuni greci saliti a Gerusalemme vogliono vedere G. Vogliono conoscerne l’identità. Questi greci
sono l’anticipo e la prefigurazione dell’universalità del vangelo.

Quando sarò innalzato attirerò tutti su di me. Frase che dice visivamente la modalità della sua
morte (sollevato da terra sulla croce) e il significato del suo morire (sollevato in alto verso Dio);
parlare di croce e resurrezione significa raccontare l’evento nella sua orizzontale temporaneità;
innalzare significa invece raccontarlo nella sua verticalità: essere innalzato è la condizione perche
Cristo possa attrarre a sé.

La forza di attrazione d G non ha confini. La croce è punto di incontro per gli uomini dispersi e
lontani: lì si ritrovano insieme perché ciascuno guarda nella stessa direzione. La croce attre
mostrandosi: ciò che attira al mondo è la bellezza, o l’amore, o la verità o la sorpresa; Cristo sulla
croce rivela la bellezza e la novità del volto di Dio. Ogni uomo desidera incontrare la verità e il
crocefisso può mostrarla; questo non salva la debolezza ma la attraversa.
Il crocefisso si mostra in vari modi nella vita di Gesù:
o Quando lava i piedi ai suoi discepoli. Con il suo gesto egli rende visibile la logica d amore,
servizio,dono che ha guidato la sua esistenza.
o Quando G dona ai suoi discepoli il nuovo comandamento che vi amiate gli uni gli altri,
come io vi ho amato. L’amore di C è il modello, la radice dell’amore reciproco. La
reciprocità cristiana è basata infatti sull’amore gratuito.
o Quando G durante l’ultima cena afferma Essi non sono dal mondo, come io non sono dal
mondo. Se si vuole annunciare G la comunità cristiana deve essere diversa dal mondo. In
che modo? Il mondo è la ragione per cui G è venuto: per amarlo e salvarlo. Per assurdo La
diversità sta qui. Il mondo non riconosce il suo amore perché è abituato all’amore
interessato.

III Lo spettacolo della croce.


La croce è il dramma del cristiano, l’unico per cui vale la pena di vivere, perché illumina gli altri.
La croce è uno spettacolo pubblico, che sorprende, scandalizza, doppiamente, perché racconta di

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uno sconfitto. Scandalizza perché racconta la malvagità dell’uomo che non esita a condannare
l’innocente, ma nel contempo appare tutta l’ostinazione del perdono di Gesù.
Il dramma della croce converte l’uomo, gli capovolge la vita. Capisci che la tua vita deve
assomigliare a quella del crocifisso che rifiutato ama e perdona.
È uno spettacolo pericoloso: il mondo si sente smascherato nella sua menzogna e reagisce.
Pericoloso per il credente che ormai non può + fare a meno che proseguire quella strada.
Il cristiano è colui che proietta al di fuori del mondo questo dramma.

Come assistere allo spettacolo? È da guardare dentro la comunità, devo guardarlo dentro la Chiesa.
Bisogna viverlo in prima persona.
Come vivere tutto ciò quotidianamente? È indicato con le beatitudini evangeliche.
Beati i puri di cuore ai quali è promessa la visione di Dio. La ricerca di Dio deve avvenire però
nella solidarietà.
Beati i misericordiosi ovvero non un amore fatti di parole ma un amore che si fa carico.
Beati gli affamati e gli assetati di giustizia a questi offre una speranza sarete saziati. La beatitudine
è rivolta anche a noi, i sazi, impegnandoci in un discorso che richiede profonda conversione.
Beati i costruttori di pace la pace non è ovvia. La pace di Cristo afferra tutto l’uomo ed esige un
alto prezzo: esige che si risponda sempre con l’amore.
Le beatitudini esigono anche uno stile: rifiutare la violenza e saper pagare il prezzo della
persecuzione.
Beati i poveri di spirito l’uomo che ha fiducia in Dio. È sobrio ed essenziale: per essere libero e
condividere.

La carità cristiana è il cuore dello spettacolo e il cuore dell’identità cristiana. Certo, si rischia di
oscuralo quando crediamo ad es di ridisegnare completamente il percorso di G. oppure quando
dimentichiamo che lo spettacolo indica uno stile, un modello. Oppure ancora quando sentiamo
l’angoscia della coerenza, che è diverso dal dovere della coerenza.
Perché annunciare questo spettacolo? Le ragioni sn dentro lo stesso: amore bellezza e verità.
Lo spettacolo nasce dal desiderio di mostrare ciò che Dio ha fatto.

E noi cosa cerchiamo? Dietro la ricerca di Dio si nasconda la ricerca di noi stessi. La paura blocca e
rinchiude in se stessi. Lo spettacolo della croce allarga il cuore.

IV La verità della croce.


La resurrezione è la verità del crocifisso. È reale ma non è un ritorno alla vita di prima, bensì una
dimensione nuova, di cui non abbiamo esperienza. Dio ha creato tutto per la vita non per la morte,
non può averci creati con una sete di vita per poi abbandonarci alla morte.
Molte sono le esperienze che possono indurre l’uomo a perdere l’orientamento. L’uomo desidera il
definitivo, ma si deve accontentare del provvisorio, cerca sicurezza e trova incertezza. Lo sforzo di
liberazione che compie sembra condannato alla sconfitta. Ma non è così. Dopo la croce, il mom in
cui l’amore sembra vinto dal peccato, c’è la resurrezione: tutto cambia. Qui l’uomo può trovare la
sua verità.

Ciò non sottrae l’uomo ad un’esistenza incompiuta. La novità di G offre speranza ma non illude.
Nel cristiano sussiste l’insoddisfazione dell’incompiutezza ma al tempo stesso germoglia la certezza
del compimento.

Il credente si rende conto che il mondo è in balia del male, ma sa che la vittoria è già nelle mani d
Cristo risorto.
L’uomo si rende conto che con le ricerche filosofiche e religiose non può penetrare il mistero di
Dio. L’uomo solo in Cristo morto e risorto trova la sua verità, da solo è smarrito.

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