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PREFAZIONE Questo scritto non pretende affatto di essere uno studio scientifico sulle posizioni e sul ruolo svolto dal pi attivo e interessante gruppo extraparlamentare sorto in Italia nel periodo della contestazione studentesca ed operaia. Ciononostante mi pare di poter affermare che anche solo dalla lettura del giornale (questa si ferma al maggio '73) e dal seguire (in qualit di simpatizzante) le attivit di questo gruppo emerga un quadro per tanti versi sconcertante; soprattutto per chi come lautore aveva sperato che le lotte dei tardi anni '60 potessero evolversi verso un radicale rinnovamento (culturale e politico) in grado di ripostulare i termini stessi del processo democratico. Mi si intenda: non penso affatto che il travaglio, le lotte, le speranze di tanti militanti, operai e studenti, non siano servite a mettere in evidenza come, ancora dopo 25 anni dalla caduta del fascismo, si sia sempre pi lontani dalla giustizia, ne penso che tante prese di posizione promosse dal centro dirigente di Lotta Continua non siano state una preziosa testimonianza, anche sofferta, per far saltare alcune cerniere pi smaccatamente antidemocratiche (codici, carceri, arbitrarie- t dei corpi separati, ecc.); penso piuttosto che tutti questi sforzi, al momento, non siano stati sufficientemente sviluppati per cause che dipendono non tanto e non soltanto dai teorici di Lotta Continua, quanto dalle insufficienze generali del quadro democratico nazionale. Questo scritto pertanto non vuole essere un processo a Lotta Continua, ma vuole inserirsi nell'area di quanti in questi anni hanno individuato nelle contraddizioni delle forze storiche democratiche le vere responsabili dei ritardi della democrazia italiana. E questi ritardi sono gravi se, nonostante esista una Costituzione democratica, i codici sono rimasti quelli fascisti, ne si prodotto uno sforzo per riformare l'ordinamento giudizia- rio e renderlo conforme alla Costituzione ; e se, nonostante gli articoli costituzionali sanciscano che la Repubblica tutela gli interessi di tutti i cittadini, le lotte economiche sono state congegnate per favorire gli interessi della borghesia, della burocrazia, dei ceti medi e non per tutelare gli interessi del popolo (disoccupati, deboli, lavoratori agricoli e industriali, ecc.). E ancora mi pare di poter dire che, per chi opera nel campo democratico, sia venuto il momento di porsi il quesito se si pu ad un tempo essere allievi del Breve corso e democratici, se si pu ad un tempo fare gli interessi della burocrazia e del popolo e se proprio questo non sia uno dei nodi pi grossi da sciogliere per dare impulso, a tutti i livelli, al pensiero e all'azione democratici.

PERSONAGGI LC = dirisente di Lotta Continua ANTONIO IL P. = operaio FIAT COMP. OP. operaio COMP. STUD. Studente COMP. OP. E STUD. operai e studenti

Tutto cominci un giorno di maggio mentre l'erba alta si faceva e il sole scendeva. LC II PSIUP vuoi togliere voti al PCI(1) sedendosi nel parlamento a sinistra dei banchi comunisti(2). ANTONIO IL P. Ah ah ah s? ...ma, ma, ma! LC Non ma... ma s. Se si prescinde dalla sua gloria elettorale del '68, quando riusc a raccogliere sul piano politico - istituzionale le aspirazioni ancora allora generiche e confuse ma sinceramente rivoluzionarie degli studenti radicalizzati dalle lotte del movimento studentesco e dei giovani operai, [...] la storia del PSIUP pu ricollegarsi direttamente alla storia dei suoi rapporti con l'URSS(3). ANTONIO IL P. Perch? LC Sei ignorante: Quando sei mesi dopo la nascita del partito il vecchio apparato Morandiano del PSI si impadron della gestione politico - organizzativa del partito, fu chiaro che per il PSIUP essere "pi a sinistra del PCI" voleva dire in effetti essere pi filosovietico del PCI. L'URSS allora finanzi la scissione prima e il partito dopo perch alla sua politica mediterranea di allora premeva di avere all'interno di un paese mediterraneo un partito che fosse di stretta osservanza, senza ubbie di vie nazionali al socialismo. E sul piano dei rapporti con le potenze occidentali, era necessario che, in un panorama come quello dell'Italia degli anni '60 con il PCI teso all'ingresso nell'area del potere, pronto a vari giri di valzer sull'atlantismo e sulla NATO, ci fosse un partito che in qualche modo funzionasse da argine e da freno a questa corsa del PCI verso l'abbraccio con i padroni. Se questo rapporto con l'URSS fu la sua ragion di essere esso fu in parte anche la causa della sua fine prematura. Con l'invasione della Cecoslovacchia nel '68, infatti, con Vecchietti che divenne pi realista del re difendendo a spada tratta i carri armati sovietici, cominci il distacco dei quadri di base dal partito, di quelli pi a contatto con la realt del movimento studentesco, con il lavoro di fabbrica e di quartiere. Nel frattempo anche la politica estera dell'URSS cambiava: il PCI con le sue proposte di una "ostpolitik" italiana anticipata ne divenne subito l'incontrastato sostenitore e per il PSIUP non c'era pi spazio. E fu la sua fine(4). Morale della favola: il PSIUP conferma una lezione: a sinistra del PCI ci si sta altrove, con altro metodo, con un'altra linea, e allora lo spazio c', ed enorme(5). ANTONIO IL P. Allora sbagliato stare dalla parte della Russia e con il PCI al parlamen-to, ma bisogna stare contro la Russia e i revisionisti nostrani, accanto agli studenti e agli operai nelle scuole, nelle fabbriche, nelle piazze, ovunque questi si trovano, operano, lavorano, lottano e per di pi bisogna adottare dei metodi e delle rivendicazioni diverse dal PCI per costruire il comunismo. LC S esatto. Abbiamo a pi riprese attaccato la Russia e l'abbiamo denunciata come un paese capitalista perch si imborghesita. Abbiamo detto: L'Unione Sovietica un paese capitalista, anche se la sua borghesia 4

non gode, almeno formalmente, della proprie- t dei mezzi di produzione, ma si limita a detenerne la direzione e il controllo. [...] l'Unione Sovietica organizza la produzione esattamente come quella dei paesi capitalistici, fondan- dola sul lavoro salariato, sullo sfruttamento, sullo studio dei tempi, su una razionalizzazio- ne sempre maggiore dei processi produttivi [...]. La classe operaia sovietica sfruttata esattamente come quella degli altri paesi capitalistici (6). In pi l'Unione Sovietica una nazione imperialista perch la sua classe dirigente [...] esercita il suo dominio diretto, politico ed economico, su buona parte dell'Europa Orientale: fa produrre quello che vuole a Ungheria, Cecoslovacchia, Polonia, Bulgaria, Germania dell'Est, e vende quello che vuole (e ai prezzi che vuole) in questi stessi paesi (7). ANTONIO IL P. Ma sei convinto di aver condannato la Russia e la sua borghesia, sareb- be meglio chiamarla porcheria, per il fatto di aver preso posizione contro questa? LC Cosa vuoi dire questo dubbio? Non potremmo parlare pi chiaro. ANTONIO IL P. Coi tempi che corrono. LC Come coi tempi che corrono! Abbiamo espresso le nostre critiche all'URSS senza equivoci, abbiamo asserito che la borghesia di questo paese sfrutta gli operai come la borghesia dei paesi occidentali e per di pi che questa non si pone come il baluardo del socialismo e delle rivoluzioni mondiali. ANTONIO IL P. Questa storia mi convince poco, sempre la vecchia mania dell'oratorio di raccontar vecchie storie di re magi, di buone novelle, ehh, ehh! 'sto papato. LC Ma se non sei soddisfatto puoi anche parlare, noi siamo democratici con i compagni. ANTONIO IL P. B vediamo un po'. In primo luogo dire che la Russia un paese capitali- lista, che si imborghesita, che imperialista e per di pi che un paese nel quale si sfruttano gli operai, non vuol affatto dire che si condanni questo paese, anzi... LC Ma che logica usi: l'hai imparata in seminario? ANTONIO IL P. In un certo senso s, ma l'ho poi affinata, quando uscendo di fabbrica parlavo con certi compagni studenti che discutevano per delle ore su Trotzky. LC (tra s: chi sa dove vuole arrivare!) E' interessante, continua. ANTONIO IL P. Trotzky un gesuita e per rendersene conto basterebbe leggere La Rivoluzione Tradita dove riconosce che la rivoluzione di Ottobre porta alla concentra- zione dei mezzi di produzione nelle mani dello Stato(8), che lo Stato appartiene in qual- che modo alla burocrazia(9), che per la [...] funzione di regolatrice e di intermediaria, 5

per la preoccupazione che ha di mantenere la gerarchia sociale, per l'utilizzazione nel suo interesse dell'apparato dello Stato, la burocrazia sovietica rassomiglia a qualsiasi altra burocrazia e soprattutto a quella del fascismo(10). Nonostante scriva queste cose, che sono gravi e chiare, Trotzky si ostina a considerare l'URSS come un paese in via di transizione dal capitalismo al socialismo(11). COMP. OP. Alle corna sue. ANTONIO IL P. Alle corna sue davvero. Per Trotzky il proletariato non deve ribellarsi alla burocrazia stalinista, perch, nonostante questa sia degenerata(12), cio guadagni uno stipendio 80 100 volte superiore a un manovale(13), non permetta a nessun ope- raio o contadino povero di parlare ne di partecipare in modo creativo a nessuna discussione sulle cose che lo interessano, provochi la distruzione di immense forze di produzione e procuri la morte a milioni di persone(14), pur di imporre il rispetto dei propri interessi, la Russia rimane un paese socialista. LC Va bene che sei stato in seminario, ma mi pare che esageri troppo i demeriti di Trotzky e non tieni conto che questi ha parlato a favore del socialismo. In fin dei conti ha detto che in Russia Una nuova rivoluzione inevitabile(15), ha detto che se anche la burocrazia sovietica non abbandoner le sue posizioni di privilegio, n quelle di dominio, sar compito dei trotzkisti della IV e del proletariato internazionale mettere da parte la burocrazia in modo rivoluzionario. Ha scritto: La rivoluzione che la burocrazia prepara contro se stessa non sar sociale come quella dell'Ottobre 1917; non si tratter di mutare le basi economiche della societ; di sostituire una forma di propriet con un'altra. La storia ha conosciuto, oltre alle rivoluzioni sociali, che hanno sostituito il regime borghese al feudalismo, rivoluzioni politiche che senza intaccare le basi economiche della societ, rovesciavano le vecchie formazioni dirigenti (1830 e 1848 in Francia, febbraio 1917 in Russia). Il rovesciamento della casta bonapartista avr naturalmente profonde conseguen- ze sociali; ma sar contenuto nel quadro di una trasformazione politica(16). Vedi che non solo tu hai letto La Rivoluzione Tradita ma c' qualcun altro che si preoccupato di farlo! ANTONIO IL P. So che hai letto Trotzky, che lo conosci bene. Ma mi permetto di farti notare che proprio questo passo, che tu hai tirato in ballo, dimostra come Trotzky non parli a favore del socialismo, ma solo a favore del capitalismo di stato e della burocrazia. LC Perch dici questo? ANTONIO IL P. Ma perch evidente che, se la propriet statale costituisce la base economica sulla quale si eleva il potere della burocrazia, il condurre una rivoluzione politica contro la burocrazia, conservando la propriet statale, equivale a cambiare forma di governo burocratico e niente pi. Per avere il socialismo Marx, Engels, Lenin, hanno spiegato mille volte che la propriet deve essere socializzata, che solo la 6

socializzazione contrapposta alla statalizzazione misura della creazione del socialismo(17). Ma Trotzky non parla affatto in questo modo, si limita a considerare mutamenti di governo nell'ambito della propriet statale e in questo modo respinge in blocco il marxismo. Per Trotzky il capitalismo di stato, unito alla gestione burocratica, diventa il socialismo. LC Non voglio cavillare, ma ammetterai che con il capitale di stato e una dittatura diversa da quella stalinista e in grado di estinguere le classi, il socialismo riprenderebbe a vivere e a prosperare. ANTONIO IL P. Certo, vero; su questo punto hai perfettamente ragione. Ma il fatto che Trotzky non ha mai fatto niente per combattere lo stalinismo, niente di concreto voglio dire; al di fuori di qualche presa di posizione intellettuale, tutta la sua azione politica stata volta a sostenere lo stalinismo. E dato che siamo tra compagni che se ne intendono, dico che Trotzky fino all'ultimo (e siamo nel 1940) si unicamente preoccupato di salvare la dittatura burocratica esistente in URSS e non ha mai agito a favore di forme di dominio sostanzialmente diverse da quella esistente in questo paese. LC Qua no, non ci siamo, hai torto. Cosa vuoi dire che Trotzky fino all'ultimo si unicamente preoccupato di salvare la dittatura burocratica? Vuoi dire, forse, che doveva vendere l'URSS ai nazisti e non difendere la propriet di stato e lo sviluppo di questa a scapito di quella borghese? Trotzky soleva dire: Allorch siamo di fronte alla necessit di scegliere fra la difesa di forme di propriet reazionarie(18) (si riferiva alle forme di propriet privata) e la introduzione di forme di propriet progressive(19) (si riferiva alla lotta contro la borghesia per conquistare la propriet di stato) non collochiamo pi tutti due i campi [cio quello borghese e quello sovietico] sullo stesso piano ma scegliamo il male minore(20) (quello sovietico: evidente). Tu sai che questo modo di vedere giusto, che la propriet di stato realizza un progresso nei confronti della propriet privata perch una forma socialista di propriet (21). ANTONIO IL P. Compagno LC io non dico che l'URSS abbia fatto male a difendersi dall'assalto nazista, ne che seguendo la logica dei suoi interessi abbia fatto male a estendere il proprio dominio imperialista. Quello che in questo momento voglio che si metta in evidenza che (anche al di l delle singole contingenze storiche) n la difesa della propriet di stato, n la sua espansione a danno della propriet privata, non possono costituire una difesa del socialismo, ma solo la difesa e l'espansione del capitalismo di stato. Allora se cos... LC (molto agitato) Allora!!! hoo, hooo, ho capito. Quello che devi dire se, nonostante tutto, la forma statale di propriet una forma economica superiore alla propriet privata. E' qui il punto. Il punto stabilire se la propriet statale una forma socialista di propriet o se non lo , e se convenga alla classe operaia lottare (in tutte le contingenze storiche) contro la borghesia per spossessarla della propriet dei mezzi finanziari e di produzione a favore della propriet statale e... 7

ANTONIO IL P. Non mio costume interrompere, ma t'ho sentito dire per due volte delle grandi baggianate. Cosa vuoi dire che la propriet di stato una forma socialista di propriet? Su questo punto non ho dubbi e rispondo: no. No, non una forma socialista di propriet. LC Come: no? ANTONIO IL P. Insisto nel dire no, dovessi dirlo grande come una casa questo NNNOOO e ripeterlo all'infinito: no, no, no... no. Gi Engels doveva combattere contro un certo socialismo falso(22) che dichiara senz'altro socialista ogni statizzazione(23). Ma c' di pi da dire. Engels, parlando in prospettiva dell'evoluzione del capitalismo, affermava che in un modo o nell'altro, con trust o senza trust, una cosa certa: [...] il rappresentante ufficiale della societ capitalistica, lo Stato, deve alla fine assumerne la direzione(24). La direzione di che e in che modo? Engels a questo punto scrive: La necessit della trasformazione in propriet statale si manifesta anzitutto nei grandi organismi di comunicazione: poste, telegrafi, ferrovie. Se le crisi hanno rivelato l'incapacit della borghesia a dirigere ulteriormente le moderne forze produttive, la trasformazione dei grandi organismi di produzione e di traffico [...] in propriet statale mostra che la borghesia non indispensabile per il raggiungimento di questo fine []. Se il modo di produzione capitalistico ha cominciato col soppiantare gli operai, oggi esso soppianta i capitalisti e li relega, precisamente come gli operai, tra la popolazione superflua, anche se in un primo tempo non li relega tra l'esercito di riserva industriale. Ma [...] la trasformazione in propriet statale, [non] sopprime il carattere di capitale delle forze produttive [...] lo Stato moderno l'organizzazione che la societ capitalista si da per mantenere il modo di produzione capitalistico di fronte agli attacchi sia degli operai che dei singoli capitalisti. Lo Stato moderno, qualunque sia la sua forma, una macchina essenzialmente capitalistica, uno Stato dei capitalisti, il capitalista collettivo ideale [...]. Gli operai rimangono dei salariati, dei proletari. Il rapporto capitalistico non viene soppresso, viene invece spinto al suo apice. Ma giunto all'apice, si rovescia. La propriet statale delle forze produttive non la soluzione del conflitto, ma racchiude in s il mezzo formale, la chiave della soluzione(25). COMP. OP. Questo parlare cinese, non fare il fottuto, parla meno difficile, non fare il furbo. Incominci a scocciare con tutta questa cultura , non ti si capisce... parla chiaro.

ANTONIO IL P. Cercher di fare del mio meglio...si sa, certe cose sono difficili. Cercher di dire le cose essenziali, quelle che servono agli operai, intanto gli intellettuali queste cose le sanno. Cosa dice Engels in questo passo che ho buttato gi a memoria? Dice che, sotto la spinta della ristrutturazione capitalistica, il capitale cresce e crescendo si concentra sempre pi; il capitalismo che gi passato dalla fase mercantile alla fase di trust monopolistico tende a passare ora dalla fase di trust monopolistico alla fase di capitalismo di stato. Dice che quando il capitalismo giunto alla fase di capitalismo di trust o monopolistico, molti capitalisti vanno gambe all'aria e lo stato che generalmente gi in pos- sesso di monopoli di servizio (poste, telegrafi, ferrovie) si impossessa delle propriet di quei capitalisti che sono andati gambe all'aria e che quindi i capitalisti incominciano a fare la stessa fine degli operai, avviandosi verso la massa dei disoccupati (popolazione superflua) creata dall'evoluzione del capitale. Dice che le crisi del capitalismo (che sono deter- minate dal surplus dei beni e dall'anarchia della produzione e della distribuzione) dimostra- no che la borghesia non pi in grado di guidare le forze produttive e che da questa incapacit che deriva la necessit dell'intervento e della sostituzione dello stato alla borghesia, nella propriet e nella guida del capitale. Dice che anche quando tutti i capitali- sti fossero spossessati dei loro averi e tutta la propriet di soldi e di cose fosse in mano allo stato, questo stato si comporterebbe da capitalista. Non ci sarebbe pi la borghesia, ma rimarrebbe il capitale e continuerebbero i rapporti capitalistici, e questo perch, pur passando i capitali allo stato, lo stato perpetuerebbe la funzione svolta dai capitalisti privati e gli operai continuerebbero a rimanere operai, cio degli sfruttati. COMP. OP. Dici che Marx ha detto che se i capitalisti vanno in culo e lo stato diventa il padrone si comporta da padrone? Questo mi pare giusto. ANTONIO IL P. E' giusto s. Engels dice che, anche quando lo stato avesse spossessato dalla propriet tutti i borghesi, anche qualora fosse padrone di tutti o almeno della stragrande maggioranza dei capitali, agli operai rimarrebbe sempre il compito di rovesciare questo stato, di fare la rivoluzione contro lo stato padrone. COMP. OP. Hai fatto bene a parlare, a spiegare cio. Se ho capito bene Marx diceva che, se anche i padroni fottuti vanno gambe all'aria e diventa padrone lo stato, gli operai ce l'hanno sempre in quel posto e che quindi gli operai devono buttare gambe all'aria il nuovo padrone. ANTONIO IL P. S, s, cos, dici bene... Ma allora se vero ci che abbiamo detto, non vedo come LC possa dire che la propriet di stato rappresenta una propriet socialista!!! Engels e Marx dicono che la propriet di stato rappresenta una propriet borghese, anzi, che la forma pi evoluta, pi alta, di propriet borghese... LC (tra s: mi tocca badare a come parlo: meno stupido di quello che credevo) Beh, veramente stato un lapsus... non volevo dire propriet di stato 9

= propriet socialista. Volevo dire, come dice Trotzky, che la nazionalizzazione del suolo, dei mezzi di produzione, dei trasporti e degli scambi, come pure il monopolio del commercio estero, formano le basi della societ sovietica(26) e che queste basi + la lotta contro l'arbitrio burocratico(27) rimettono in moto il socialismo. ANTONIO IL P. (tra s: si continua a pestar la stessa acqua) Che la propriet di stato sia una forma superiore di propriet borghese vero. E' indubbio infatti che per il marxismo l'evoluzione del capitalismo dimostra che la propriet evolve dal privato allo stato, e su questo non aggiungo altro. Ma su un altro punto insisto e voglio parlar chiaro. Trotzky non afferma che la propriet di stato una forma superiore di propriet borghese, non dice che bisogna spossessare i gestori di questa propriet e precisamente la burocrazia, che pur individua come nuovo nemico di classe del proletariato, ma tergiversa, prende tempo, afferma che compito del proletariato quello di difendere questa forma di propriet e lo strato che la gestisce e parimenti che compito unico del proletariato lottare per conquistare questa forma di propriet e affermarla anche l dove ancora non esiste. Trotzky un sofista, si diverte a considerare la burocrazia come una escrescenza sfruttatrice solo quando e fino a quando il capitalismo di stato rimarr circoscritto entro l'ambito di una o di poche nazioni, ma non sar e non potr pi essere tale quando il capitalismo di stato diverr, a livello mondiale, la forma economica dominante(28). COMP. OP. Parli un po' oscuro, da intellettuale, ma mi pare che tu voglia dire che Trotzky pensava che il proletariato non dovesse lottare contro la burocrazia russa, ma solo contro la borghesia europea e mondiale per far trionfare in Europa e nel mondo il capitalismo di stato e la burocrazia e che, se il proletariato avesse vinto in Europa e nel mondo, avrebbe determinato la scomparsa del capitalismo di stato e della burocrazia nel mondo intero. Capisco... capisco cosa vuoi dire: Trotzky affermava un assurdo. Parlando con un parago- ne diceva: un pover'uomo come il proletariato che ha tanti padroni borghesi che Io sfruttano e un grosso padrone, lo stato, che lo sfrutta ancor pi duramente dei primi, per liberarsi degli uni e dell'altro non deve lottare contro entrambi, ma solo contro i primi e passare tutte le propriet e i poteri di questi all'ultimo. Gi, gi... ma in realt cos facendo il proletariato non si libera affatto del padrone pi grosso ma lavora solo per farlo pi grosso. E' questo che vuoi dire? ANTONIO IL P. S... al di l delle parole, delle confusioni, dei trabocchetti, sostanzial- mente, Trotzky dice proprio questo. Insomma Trotzky difende il capitalismo di stato e la burocrazia e vuole utilizzare la forza rivoluzionaria del proletariato unicamente contro e a scapito della borghesia. COMP. OP. Se cos, grave, perch questo Trotzky non si comportava da compagno, era solo un furbo, un incazzato contro la borghesia, contro quei farabutti di capitalisti privati, gli Agnelli tanto per intenderci, e non contro i capitalisti di stato, gli Stalin e i suoi aguzzini. 10

ANTONIO IL P. E' grave s e lo sapeva bene LC quando ricorso alle citazioni dell'ultimo Trotzky. LC dovrebbe pur sapere che all'inizio dell'ultima guerra mondiale il marxismo in Russia era ormai morto, dovrebbe ben sapere che non solo Trotzky ma anche Stalin aveva gi fin dal 1924 teorizzato(29) e agito unicamente a favore del capitalismo di stato autori-tario. Per di pi la concezione di una classe operaia portatrice del socialismo marxista non poteva pi essere mantenuta, dal momento che questa si era scissa e una parte conoide-revole si era lasciata integrare nel sistema burocratico(30). Il giudizio che si deve quindi dare delle teorie e delle azioni che provengono dall'URSS, come di quelle che provengono da Trotzky e dai trotzkisti, non pu che essere negativo, in quanto si devono considerare teorie e azioni funzionali agli interessi della burocrazia autoritaria e non agli interessi degli sfruttati e oppressi. COMP. STUD. Mi pare che stai facendo un grosso lavoro di critica (nervosismo, brusii, commenti a bassa voce). Da quanto hai detto si intende che proprio non accetti le posizioni di LC che consistono nel considerare un progresso la difesa e l'espansione della propriet di stato nei confronti della propriet borghese. ANTONIO IL P. In verit non proprio cos. Io considero un progresso la conquista, il mantenimento, l espansione, anche nella forma sovietica, della propriet di stato nei confronti della propriet privata ma alla condiz... LC (tra s: forse furbo come una volpe!!!) Ma se e cos le divergenze possono anche attenuarsi. ANTONIO IL P. Invece queste divergenze ci sono, non sono piccole, e non si attenuano affatto... COMP. OP. E STUD. Cose questa storia del trotzkismo... noi ce ne fottiamo di Trotzky, non siamo mica della IV... siamo operai della FIAT e lottiamo contro Agnelli e i suoi servi... chi che ti sfrutta Agnelli o Stalin, Agnelli o Trotzky? Chi ti ha detto che siamo amici di Trotzky? Rispondi a questa domanda, rispondi: parla chiaro. Da dove l'hai presa questa storia del trotzkismo, in assemblea non ne ha mai parlato nessuno e tu come fai a sapere tutte queste storie? Parla... parla, parla forte che tutti ti sentano. ANTONIO IL P. Beh, visto che volete sapere da dove ho tirato fuori questa storia, sap-piate che prima che uscisse sul giornale un articolo, pi che illuminante sul trotzkismo, dal titolo Stalin e Trotzky: qual il centro del problema?(31) dove detto che Trotzky pi di Stalin il patrono di Lotta Continua, anch'io non sapevo di questa storia, anche se certi sospetti mi erano gi venuti. Cosa viene detto in questo articolo molto autorevole, perch scritto da LC in persona o da qualcuno molto vicino a lui? Viene asserito che Trotzky per il suo continuo richiamo alla necessit di un carattere internazionale del processo rivoluzionario contro l'imperialismo e per la costruzione del socialismo fu e rimane ancora oggi di FONDAMENTALE importanza(32). Viene asserito che Trotzky e i suoi fedeli furono i primi a denunciare da sinistra, da una posizione rivoluzionaria, la degenerazione dello stato sovietico (33) tenendo viva per decenni una critica da sinistra al revisionismo sovietico e allo 11

stalinismo(34) rappresentando un punto di riferimento importante [...] per i rivoluzionari di tutto il mondo(35). Ci che ho ora riferito grave proprio perch non tiene conto che Trotzky, come Stalin, non ha avuto altro proposito che quello di inneggiare alla conquista e al mantenimento di un ordine statale dispotico e sfruttatore sulle classi oppresse. Le differenze fra Trotzky e Stalin non sono quindi di sostanza ma di dettaglio. Che Stalin proclamasse che in Russia si poteva costruire il socialismo anche al di fuori dell'edificazione del socialismo in altri paesi, ed operasse a suo modo per espanderlo (e che abbia operato per espanderlo indubbio e lo dimostra la creazione dei paesi socialisti dell'est nati dall'espansione militare dell'URSS) o che Trotzky dichiarasse che in Russia non poteva esistere il socialismo realizzato se prima non si conquistava all'ordine sovietico il resto del mondo, veramente una questione poco rilevante. Poco rilevante perch in questo momento non parlo per difendere tattiche e strategie legate agli interessi della burocrazia autoritaria, ma per difendere gli interessi del proletariato e delle classi popolari dall'abbraccio mortale di questa. COMP. OP. Ritorni sempre a battere sullo stesso tasto: che in Russia non c il socia-lismo, che il tradimento stalinista implica la scomparsa della dittatura del proletariato, che Trotzky diverge da Stalin solo per questioni di dettaglio, ma non di sostanza, ecc. e su questo posso anche essere d'accordo con t... ANTONIO IL P. Che tu possa essere d'accordo con me, mi fa piacere. Ma non mi fa piacere l'atteggiamento di LC e l'atteggiamento della maggioranza degli altri compagni che pi che per convinzione e consapevolezza dei problemi che stiamo trattando si dimostrano disorientati e perplessi per soggezione e rispetto ad LC. LC Ho! hoo! hooo! hhhooooooooo!!!... Non esageriamo, io non sono la testa e i compagni hanno una propria testa. Io non posso dire che Trotzky ha torto, sei piuttosto tu, con tutte queste diatribe , che non capisci la Politica. La politica insegna che le cause che hanno creato l'onnipotenza della burocrazia sono di carattere transitorio e devono sparire. A tale riguardo la rivoluzione cinese significativa e da sola basterebbe a far giustizia di Stalin, dello stalinismo, a far vedere come certe tesi di Trotzky siano giuste(36). Giuste, e non giuste in astratto, cio in base al fatto che Trotzky afferma che, se la rivoluzione avesse trionfato in altri paesi oltre che nell'URSS, il socialismo avrebbe ripreso il suo cammino, ma in concreto, perch la rivoluzione in Cina che ha reso evidente che su questo punto Trotzky ha ragione. Noi abbiamo difeso Trotzky non perch fosse bello o perch a noi piaccia come oratore o per qualcos'altro, questo non c'entra affatto. Hoo, hooo: vorrei che ci fossimo capiti. COMP. OP. E STUD. E' giusto, ha ragione LC. Lo stato borghese s'abbatte e non si cambia... lo stato borghese s'abbatte e non si cambia, lo stato borghese s'abbatte e non si cambia, lo stato borghese s'abbatte e non si cambia... W Mao, W Mao, W Mao Tse Tung... W Mao, W Mao, W Mao, W Mao Tse-Tung... LC Giusto compagni. ANTONIO IL P. parla, parla, a sproposito. Trotzky aveva ragione solo per il fatto che Una nuova rivoluzione arrivata alla vittoria in Cina?(37) o solo perch qui, a differenza dell'Unione Sovietica, la rivoluzione vittoriosa non si mostrata disposta a patteggiamenti col nemico ?(38) Certo se Trotzky avesse ragione solo per questo non avrebbe molte ragioni dalla 12

sua... Ma Trotzky ha ragione, nonostante le accuse mossegli da ANTONIO IL P., perch la conquista del capitale di stato, unita ad una prassi che mette al primo posto la politica, dimostra che il socialismo si realizza. Trotzky ha ragione perch la rivoluzione culturale dimostra che, con capitale di stato + politica al pri- mo posto e cio capitale di stato + lotta senza quartiere alla borghesia, il proletariato realizza il socialismo. E anche tu (fa un cenno con la testa verso ANTONIO IL P.) hai prima ammesso, dandomi perfettamente ragione, che con il capitale di stato + una dittatura in grado di estinguere le classi, il socialismo riprende il suo cammino. Se hai ammesso questo allora non vedo come non si possa essere d'accordo con Trotzky che voleva lottare non solo per consolidare ed estendere il capitale di stato a scapito di quello privato, ma anche per condurre una rivoluzione culturale contro la borghesia degenerata. Ecco il punto. Se si comprende questo punto allora si capir perch noi siamo per Trotzky contro Stalin, perch siamo con la Cina e il pensiero di Mao. Noi siamo per la Cina perch: 1) II partito che Mao Tse-Tung ha saputo creare non una organizzazione esterna, burocratica, ma un'avanguardia interna alle masse e in rapporto costante con queste. I comunisti cinesi sono contrari, giustamente, a ogni tipo di divisione del lavoro tra chi pensa e chi lavora con le mani, tra chi studia e chi lavora, tra chi dirige e chi esegue. Per questo il principio della delega permanente non trova posto nella loro concezione del partito, perch favorisce il formarsi di uno strato burocratico di dirigenti professionali, occasione al rinascere della divisione in classi e dello sfruttamento (cos accaduto, per esempio, nell'Unione Sovietica) (39). Ed perch in Cina si soddisfa l'esigenza di condurre una lotta senza quartiere contro la borghesia per il socialismo, che noi siamo d'accordo anche con i punti internazionali del programma cinese. Ed per questo che noi abbiamo detto: 2) Mao ha sempre sostenuto l'impossibilit di realizzare il socialismo in un solo paese e la conseguente necessit di un deciso internazionalismo proletario. In altri termini, egli ha visto i problemi dell'internazionalismo, della lotta di classe e della rivoluzio- ne come problemi mondiali, non riducibili all'interno di dimensioni puramente nazionali (40). In pi ricorda che Le cose che gli operai e i contadini cinesi esigono sono le stesse per cui sono in lotta gli operai della FIAT, i minatori del Limburgo, i proletari di ogni parte del mondo: il rifiuto degli incentivi materiali, [...] l'eguaglianza salariale; il rifiuto delle differenze economiche(41). Ecco perch siamo con la Cina e con Mao, perch questi dimostrano che ci pu essere capitale di stato + lotta contro la rinascente borghesia (o burocrazia, non il caso di sottilizzare) + lotta all'imperialismo e con questi tre elementi si ha il socialismo. Ecco perch siamo con Trotzky. Siamo con Trotzky perch nella sua lotta contro Stalin, pur con carenze e limiti, ha anticipato questi contenuti. Ecc... COMP. OP. E STUD. Bravo, bravo, bravo... bravo, bravo, bravo, bravo... bene, bene, bene... W, W, W il compagno LC... W, W il compagno LC... W, W il compagno LC... lotta dura senza paura... ANTONIO IL P. Non esageriamo compagni; farsi trasportare dall'entusiasmo va bene, ma con tutto questo chiasso non mi lasciate pi parlare... 13

COMP. OP. E STUD. lotta dura senza paura, lotta dura senza paura, lotta dura senza paura... LC Ho... hooo... hoooooooo basta... basta hooohhhh, lasciategli dire ci che pensa, tutti i compagni hanno il diritto di dire ci che pensano, psss, psssst... l, il compagno con la mano alzata: cosa vuoi dire? COMP. STUD. (rivolto verso ANTONIO IL P.) Ricorda che il riformismo fallito in tutto il mondo. II primo fondamentale insegnamento della situazione politica mondiale il fallimento del riformismo a livello internazionale(42). Rie... LC Se diventa troppo lunga lascia... ANTONIO IL P. Posso parlare? LC Hai la parola. ANTONIO IL P. Finalmente... In primo luogo LC parte dal presupposto che Trotzky ha ragione ad asserire che le cause che hanno creato l'onnipotenza della burocrazia sono di carattere transitorio e devono sparire. Come dimostrazione di questa asserzione egli ricorre alla rivoluzione cinese. Per LC non sono le posizioni di Trotzky e le cose da questi asserite ad essere giuste, ma la rivoluzione cinese, la sua continuazione sul piano interno e esterno a dimostrare che Trotzky nel giusto e nel vero. Ebbene, dico, assumendomene tutta quanta la responsabilit, che ci che ha affermato LC falso. COMP. OP. E STUD. Come falso?... Perch falso? Che in Russia la rivoluzione sia degenerata vero, ma in Cina non cos: la rivoluzione vittoriosa conseguita nel dopoguerra contro l'imperialismo americano continua con la rivoluzione culturale contro la borghesia interna (rumori, agitazione, nervosismo). ANTONIO IL P. Mi lasciate parlare?... Se mi lasciate parlare bene, se no me ne vado... posso parlare? COMP. OP. Fate silenzio, pssss, psspssspss, pssppss... ANTONIO IL P. Dicevo... ah s. Dicevo che per LC non sono tanto le affermazioni di Trotzky a dimostrare che, se la rivoluzione si fosse messa in moto al di fuori dell'URSS, il socialismo avrebbe ripreso il suo cammino, ma la stessa rivoluzione in atto, la rivoluzione cinese, la sua continuazione sul piano interno e internazionale, a dimostrare che Trotzky ha ragione. Ebbene io butto all'aria le affermazioni di LC ed affermo che la rivoluzione cinese a dimostrare che le tesi di Trotzky sono sbagliate. Perch Trotzky ha torto? Trotzky ha torto perch la rivoluzione cinese e la sua continuazione sul piano interno ed esterno dimostrano che, con l'espandersi del dominio della burocrazia a scapito del dominio della borghesia, del capitale di stato a scapito di quello privato, la burocrazia (o borghesia, anch'io non sto a sottilizzare) non tende affatto a regredire, n il socialismo ad avanzare, ma la prima a rafforzarsi quantitativamente e il secondo a farsi sempre pi remoto e lontano. E anche se ci che ho asserito in questa sede non potr dimostrarlo 14

come vorrei tenter uno spiegazione che sia almeno tale da porre i primi germi per una futura comprensione dei problemi. In primo luogo affermo che la rivoluzione cinese, al pari di quella russa, non ha portato al dominio della societ il proletariato, ma la burocrazia. A riprova di questa asserzione, posso addurre come dimostrazione le posizioni assunte dai cinesi nei confronti del problema Stalin. Le posizioni di questi compagni, a parte certe critiche marginali, si sono limitate a giustificare l'operato della burocrazia russa con la scusa che, trovandosi l'URSS a lottare per prima sul fronte dell'edificazione socialista, certi errori erano inevitabili. Per chiarire posso citare un editoriale del '63 nel quale si trova scritto che il PCC ha sempre giudicato che Stalin abbia compiuto determinati errori [...] Stalin talvolta fece confusione fra due generi di contraddizioni, quelle fra i nemici e noi stessi, e quelle interne al popolo, e ancora fece confusione fra i due diversi metodi atti a risolvere questi due tipi di contraddizioni. Nel corso della lotta per schiacciare la contro-rivoluzione, combattuta sotto la guida staliniana, molti controrivoluzionari che dovevano venir puniti in effetti lo furono, ma con essi venne erroneamente condannata anche molta gente innocente. Pertanto, nel 1937 e 1938 ci furono errori ed eccessi nella lotta coi controrivoluzionari(43). Ho voluto citare questo stralcio di editoriale perch esso rende tangibile che per i cinesi: 1) i processi e le persecuzioni condotte da Stalin nel 1937-38 sono state condotte dai rappresentanti legittimi del popolo a danno dei nemici; 2) gli errori commessi da Stalin non sono tali da interrompere il processo socialista poich compiuti a danno dei controrivoluzionari in nome e per la crescita del socialismo. Fatto che queste posizioni sono false perch, per i cinesi, come per Trotzky, lo stalinismo non rappresenta la distruzione del marxismo, una delle pi feroci forme di dominio burocratico, ma rappresenta nonostante certi errori (si tratta della tortura, della morte esercitata sistematicamente dalla NKVD -polizia politica!!!- su milioni e milioni di contadini, di proletari, di cittadini inermi e innocenti) la continuazione della dittatura del proletariato e del socialismo assicurata(44). Questo mostruoso, ma non lo per chi accetti il trotzkismo come base teorica e ideologica della politica e della prassi e i compagni cinesi, a loro modo, accettano questa posizione(45). Ma la cosa pi grave che -in base di quanto denunciato- la grande rivoluzione culturale e proletaria -comunque la si giudichi- non stata fatta nell'interesse del socialismo marxista, poich stata una lotta fra opposte fazioni per far trionfare la continuazione del capitalismo di stato e la dittatura totalitaria sia all'interno che esterno. Quando quindi LC afferma che in Cina esiste il socialismo perch esiste capitale di stato + lotta contro la borghesia per portare all'estinzione delle classi, asserisce una falsit, perch in Cina esiste capitale di stato + lotta tra forze burocratiche diverse per far trionfare in un modo piuttosto che in un altro la continuazione del capitalismo totalitario. E se dovessi chiedere ad LC su quali basi, in Cina, si procede dal capitalismo al socialismo, in base a quanto egli stesso andato affermando, rimarrebbe imbarazzato... S imbarazzato. Infatti quando LC al punto 1) presuppone che il partito di [Mao Tse-Tung] costituisce una avanguardia interna alle masse che ha il compito precipuo di lottare contro la divisione del lavoro e allo stesso tempo di non permettere il rinascere della divisione delle classi come accaduto nell'Unione Sovietica, cade in una serie di contraddizioni insostenibili. Cos, ad esempio, queste affermazioni postulano che in URSS dopo la rivoluzione del '17 si sia giunti alla scomparsa delle classi (perch se no: come avrebbero potuto 15

rinascere?)... e questo falso, poich qualsiasi osservazione storica obiettiva la smentisce e dice che in Russia le classi sono -senza interruzione- sempre esistite. Cos, ad esempio, queste formulazioni postulano che, in Cina come in Russia, le classi sono in qualche modo scomparse dopo la rivoluzione del '49 e che il partito di Mao, lottando contro la divisione del lavoro, lotta per non far rinascere le classi. Ma questo falso perch, anche in questo caso, qualsiasi os-servazione potrebbe dimostrare, senza tema di essere smentita, che in Cina la divisione della societ in classi sempre esistita e che non si mai avuto sentore di un indeboli- mento di questa divisione, ne mai la lotta tra opposte fazioni burocratiche ha avuto come scopo la scomparsa delle classi. Solo lo stalinismo giunto a tanta falsit affermando che in Russia, nonostante esistessero tre classi (intellettuali, contadini, proletari), il comuni-smo, e cio la scomparsa delle classi, era stato edificato(46). In questo modo, e forse senza volerlo, LC ha abbandonato il terreno del marxismo, il terreno dell'obiettivit, per abbracciare alcune tesi fondamentali dello stalinismo. E questo politicamente grave, tanto pi in quanto non si limita ad essere uno smarrimento di un giorno, ma mantenuto nel tempo. Per avvalorare quanto ho asserito, posso chiamare in causa un articolo dal titolo II caso Lin Piao e la lotta tra linee diverse nel partito comunista cinese(47),apparso con grande rilievo sul nostro giornale, nel quale al paragrafo cosa rimasto della rivoluzione culturale?, viene asserito che: Conquiste importanti e irreversibili sono state raggiunte nell'organizzazione del lavoro all'interno delle fabbriche e nell'organizzazione degli studi. La barriera tra lavoro manuale e lavoro intellettuale, fra studio teorico ed esperienza pratica, fra dirigenti e diretti, caduta e questo falso. E' falso perch le divisioni di cui si parla, esistenti in Cina prima della rivoluzione culturale, non solo non sono cadute ma, pur trasformandosi, sono rimaste e si sono consolidate(48). Ma come si pu pretendere l'obiettivit, cio il giusto e il vero, da gente che adotta trotzkismo e stalinismo come metodo fondamentale di comportamento politico? Come si pu pret... COMP. OP. E STUD. Hai parlato troppo... trrroooppppooo... basta, basta, basta... basta, basta, basta... ANTONIO IL P. Non fate tutto questo caaasiiinooo... COMP. OP. E STUD. Basta, basta, basta... basta, basta, basta, basta... ANTONIO IL P. Siate ragionevoli, non urlate. Non urlate, ragionate compagni. Fate funzionare il cervello e non la bocca. Raaaagggiiiooooonnaaateeeee... COMP. OP. E STUD. Secondo t dovremmo far funzionare il cervello, sei tu che l'hai bacato il cervello. Se non fosse che ti conosciamo, ti avremmo gi portato a Collegno. S, a Collleeeeggno, o trattato come un provocatore. Sei matto, ecco cosa sei. Stai dicendo un sacco di fandonie. A Collegno, a Collegno, a Collegno... COMP STUD. Tanto per cominciare chiediti che cosa ha rappresentato la rivoluzione in Cina. Prima della rivoluzione esisteva il medioevo, dominavano i rapporti feudali in larga parte della Cina, il capitalismo era poco sviluppato e solo la rivoluzione, togliendo il 16

potere ai mandarini e alla borghesia, ha avviato un progresso sociale e civile moderno. Ma se tu attacchi m questo modo la Cina non riconosci nemmeno questo dato elementare. ANTONIO IL P. Dopo tanto chiasso delle parole sensate... Quando attacco LC per quanto asserisce l attacco perch egli parte dai presupposti generali del trotzkismo e dello stalinismo. L'attacco su quanto egli afferma essere la Cina, perch egli difende come marxiste-leniniste le posizioni trotzkiste e staliniste dei cinesi. Infatti gli stessi punti 1 (che ho commentato) e 2 (che non ho commentato) sono riportabili alle posizioni assunte dai cinesi e queste sono trotzkiste-staliniste o staliniste-trotzkiste (come si preferisce) senza eccezioni e non marxiste-leniniste. Il mio attacco (almeno per il momento) si limita a questo e non riguarda altro. Ma tu scavalchi questo problema e, se ho ben capito, poni il problema del valore che assume la rivoluzione cinese nel contesto dell'attuale momento storico. COMP. STUD. In un certo senso s, anche se le cose non si possono separare, nel senso che non si possono separare le posizioni -lotte e pensieri- che hanno determinato l'azione dei cinesi nel corso di tutta la rivoluzione, dal valore -giudizio: positivo o negavo che sia- di questa rivoluzione. ANTONIO IL P. Bene, hai ragione, ma non risponder subito a questa tua esigenza; prima dir ci che penso in generale della rivoluzione. Tu hai posto un grosso problema. Da quanto ho detto hai capito che io nego valore rivoluzionario allo stalinismo, al trozki-smo, al maoismo e questa mia negazione indubbia. Ma questa mia negazione relativa nel senso che volta a colpire e a respingere ci che reazionario nell'ideologia e nella prassi dello stalinismo, del trotzkismo, del maoismo ma non investe gli aspetti positivi che si trovano nascosti dietro questi. LC (tra s: oltre a essere furbo come una volpe deve essere evoluto come il serpente) COMP. STUD. Si prospetta una discussione difficile: come si pu giungere a separare il positivo dal negativo in problemi tanto aggrovigliati? ANTONIO IL P. Si sa, i problemi storici presentano sempre delle difficolt e quando se ne parla si pu anche sbagliare, ma non sar questo ostacolo a fermarmi e dir onestamente ci che penso... Io penso che per comprendere lo stalinismo, il trotzkismo, il maoismo, bisogna partire dalla considerazione dellevoluzione del capitalismo, dal fatto che il capitalismo durante tutta la sua storia ha teso a concentrarsi, a passare dalla libera concorrenza al monopolio e dal monopolio al capitalismo di stato. In questo il marxismo rimane ancora, oggi, valido: le sue previsioni sono state rispettate. Ma su un altro aspetto del problema il giudizio del marxismo non ha trovato riscontro e cio sul fatto che, n le forze n i modi che riteneva in grado di portare alla liberazione dell'umanit,si sono rivelati capaci di realizzare tale progresso. Sulla base della conoscenza generale e in rapporto 17

alla conoscenza specifica del comportamento delle classi popolari nelle rivoluzioni del secolo XVIII e XIX e in modo preminente in base alla Comune di Parigi del 1871, Marx ed Engels avevano dedotto che il proletariato industriale sarebbe emerso come una nuova classe rivoluzionaria, in grado non solo di abbattere l'ordine borghese, ma anche di instaurare un ordine sociale capace di estinguere le classi e con le classi lo stato(49). Tali concezioni furono fatte proprie anche da Lenin, il quale vide nella creazione spontanea dei soviet russi del 1905 e 1917 una riconferma delle deduzioni di Marx e di Engels. Per Lenin, come per Marx e Engeis, il proletariato una volta abbattuta la borghesia avrebbe dovuto dar vita ad uno stato tipo la Comune(50) che, utilizzando la propriet statale, si sarebbe volto sul piano nazionale e internazionale all'opera di estintore delle classi. Ma a rivoluzione fatta incominciarono le difficolt e ci che era stato previsto si dimostr impossibile. Per... COMP. STUD. Ma perch si dimostr impossibile? Tu sai che la Russia era un paese capitalisticamente arretrato, che la classe operaia era poco sviluppata e rappresentava una minoranza nei confronti dei contadini, che la rivoluzione si trov accerchiata dal capitalismo internazionale e che su queste basi impossibile raggiungere il socialismo. ANTONIO IL P. Quello che tu affermi non vero e non sposta il problema. Ti chiederai il perch ed naturale. Che la Russia fosse relativamente pi arretrata di altri paesi capitalisti, che si trovasse accerchiata dal capitalismo, che il proletariato industriale fosse minoranza nei confronti dei contadini, sono fatti indubbi ma dicono poco(51). Ci che decide il fatto che Lenin aveva giudicato tutte queste condizioni sufficienti per incominciare la realizzazione del socialismo(52). Quindi non qui il punto. La rivoluzione fallita non per queste cause, ma per cause che stanno a monte di questi fatti. Perch fallita la rivoluzione? La rivoluzione fallita perch il proletariato, dopo l'Ottobre, non si dimostrato in grado di comportarsi come classe cosciente, n stato in grado di far funzionare, dopo averli conquistati, i soviet come elementi portanti di una democrazia qualitativamente superiore a quella borghese e tali da creare le condizioni per l'estinzione delle classi. Ques... LC Tu dimentichi la funzione che il marxismo ha assegnato alla avanguardia di classe, al partito, come coscienza e come organizzazione della classe, in grado di portare le masse arretrate alla capacit di realizzare il socialismo. ANTONIO IL P. E' proprio ci che volevo dire. Non solo non dimentico questo fatto ma lo tengo ben presente quando formulo i giudizi. E' evidente che non sarei mai giunto ad attribuire alla classe operaia il fallimento della rivoluzione se avessi visto in atto, dopo l'Ottobre, una avanguardia in grado di permeare la classe di coscienza e di organizzazione socialista. Ma in realt non cos e uno studio anche superficiale della storia russa dei primi mesi e anni che seguono la rivoluzione(53) potrebbe dimostrare che il partito bolscevico non si comportato n ha agito come avanguardia marxista del proletariato, cio come l'educatore disinteressato e illuminato in 18

grado di far gli interessi della classe; anzi dimostrerebbe che questa avanguardia si andata costituendo come organizzazione protesa a fornire gli elementi umani ad una nuova classe -la burocrazia- contrapposta agli interessi delle classi popolari e del socialismo (54). Quando i cinesi asseriscono che Stalin si trovava di fronte a tremende difficolt nell'edificare per primo il socialismo dicono una verit. Ma questo tutto. Per dire la verit dovrebbero ammettere che chi si trovava in Russia dopo l'Ottobre doveva pur penando riconoscere (e trarre le dovute conseguenze) che sulla base del socialismo marxista era impossibile avviare e condurre avanti il processo di transizione dal capitalismo al socialismo. Ma i cinesi non dicono questo e non prendono in considerazione il fatto che lo stalinismo ha approfittato delle insufficienze del marxismo e delle insufficienze del proletariato per costruire il capitalismo di stato burocratico e dispotico. Ec... COMP. STUD. Veramente non abbiamo mai detto che dopo la rivoluzione in Russia sia andato tutto per il meglio, che non ci siano state difficolt, antagonismi, perversioni burocratiche, def... ANTONIO IL P. Lo so, lo so... siamo sempre alle solite, voi avete fatto tante concessioni ed altre ne potete fare, perch non avete ancora esaurito quelle che Trotzky ha fatte e quindi vi baster consultare i sacri testi. Ma tutte queste concessioni non valgono un soldo bucato se non trarrete le conseguenze di ci che la storia della rivoluzione russa e internazionale insegna e cio che per fare, oggi, il bene delle classi popolari bisogna richiedere alla burocrazia russa l'introduzione e il rispetto di ci che la borghesia a suo tempo ha gi concesso a queste, vale a dire la democrazia, il risp... COMP. OP. E STUD. E' enorme, baggiano, baggiano, baggiano, haha... hahaha... huhuhhihohohe... Non ti si pu prendere sul serio tanto sei ridicolo... borghesuccio... borghesuccio ANTONIO IL P. Ridete, ridete pure, ma le vostre risate non possono cancellare che la rivoluzione russa ha dimostrato che come nella rivoluzione contro il feudalesimo il proletariato stato giocato dalla borghesia, cos allo stesso modo nella lotta contro la borghesia il proletariato stato giocato dalla burocrazia. E' stato giocato s, s, s... siii siiii, dovessi ripeterlo fino a stancarmi pur di aprirvi il cervello compagni. Voi ridete perch non comprendete questo punto di fondamentale importanza e non lo comprendete perch continuano a imbottirvi la testa che la Russia, pur essendo degenerata, socialista, che gli operai russi stanno meglio che nel mondo capitalista, eccetera, eccetera, mentre in realt non cos, perch chi comanda in Russia la burocrazia e gli operai e le classi popolari sono sfruttati come nel mondo capitalista, se non peggio. COMP. OP. Che gli operai in Russia, come da noi in Italia, siano sfruttati pu essere vero e che bisogna combattere contro la burocrazia per rovesciarla sono d'accordo, ma non sono assolutamente d'accordo con te su un altro punto, sul fatto che in Russia bisogna lot-

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tare per introdurre la borghesia. E' su questo punto, credo, che i compagni si sono fatti un sacco di risate. E' veramente paradossale che tu voglia far girare allindietro la ruota della storia invece di spingerla avanti, parad... ANTONIO IL P. Se cos non mi sono affatto spiegato e chiedo scusa a tutti. Quando prima ho asserito che in Russia bisogna lottare per introdurre la democrazia, non intendevo affatto dire che bisogna lottare per introdurre il capitalismo privato e la borghesia: no. In Russia esiste il capitale di stato e la burocrazia: ebbene rimangano. Condivido pienamente su questo punto la tua opinione. Camminare all'indietro non pu essere giusto, ma io chiedo altro. Tanto per intenderci io giudico positivo che all'interno delle universit gli studenti possano indire delle assemblee, cos come ritengo positivo che gli studenti e gli operai abbiano la possibilit di radunarsi nei locali che trovano (come stiamo facendo noi in questo momento) per parlare dei problemi comuni che li riguardano e li interessano. Io giudico positivo che noi abbiamo la possibilit di stampare dei volantini e di distribuirli davanti alla FIAT o a Palazzo Nuovo, giudico positivo che possiamo stampare il giornale e diffonderlo in tutta Italia, giudico positivo il fatto che se non voglio andare nelle sezioni del PCI posso frequentare Lotta Continua. Ebbene quando parlavo di introdurre la democrazia in URSS intendevo dire che anche per gli studenti e gli operai russi deve diventare possibile fare le cose che da noi possono fare gli studenti e gli operai... COMP. OP. Cosa dici? I compagni operai e studenti russi non godono di questi privilegi? Siamo matti. Vuoi dire che se gli studenti vogliono prendersi la scuola, gli operai la fabbrica e gli studenti e gli operai la citt non lo possono? ANTONIO IL P. Mi dispiace deluderti, ma devo dirti che di tutte quelle cose che tu hai elencato in Russia non possibile farne nessuna, gli studenti devono studiare, gli operai lavorare, acqua in bocca, filare dritto, non far sentire mai la voce se no guai. Appena fiatano, manicomio e carcere. COMP. OP. Pu darsi che il trattamento che tu dici sia riservato agli studenti e agli operai fessi, a quelli che la pensano come i borghesi e i piccolo borghesi, a quel... ANTONIO IL P. No ti sbagli, se lo chiedi ad LC che bene informato, ti potr dire che il trattamento in Russia per tutti eguale. Pardon ho preso un abbaglio, volevo dire che in Russia esistendo un solo partito che impone una dittatura totalitaria su tutto il popolo, o ci si uniforma alle direttive del partito o se no tutti eguali e cio tutti dei traditori della classe operaia, del socialismo, dell'internazionalismo proletario e chi pi ne ha, pi ne metta. Se un solo povero cristo o dieci o cento o mille o diecimila poveri cristi di operai o di studenti dovessero per uno dei motivi per cui noi ci ribelliamo, vuoi perch arrabbiati per il troppo sfruttamento, o perch il capo guadagna tre volte pi di loro, o perch rimbecilliti dalla propaganda, fare la voce grossa, come noi la facciamo, verrebbero isolati e puniti in modo inflessibile. 20

COMP. STUD. Mi pare che esageri troppo le virt della democrazia borghese, perch anche qua da noi quando uno studente o un operaio si ribella all'ordine borghese viene manganellato e schiaffato in galera come un cane e tutta la legalit e libert va a farsi fottere. ANTONIO IL P. Vedete!!! Il compagno studente si gi lasciata scappare una concessio- ne importantissima. Infatti egli non smentisce che il trattamento riservato agli studenti e agli operai che in Russia non si allineano ai voleri del partito padre non sia quello da me denunciato, ma si limita a dire che le cose qua da noi non vanno meglio... COMP. OP. Non vanno meglio ed ha ragione. Tutte le ragioni. ANTONIO IL P. Come ha ragione? Ha torto doppiamente, triplamente torto. Ha torto una prima volta quando asserisce che qua da noi, per quanto riguarda la democrazia, non va meglio che in Russia perch, nonostante che il regime che ci governa sia paleofascista, certe libert sono formalmente concesse e gli studenti e gli operai pur pagando con anni di galera possono usufruirne. Un volantino, pur pagando una multa, pur prendendo delle bastonate dai fascisti, si pu stamparlo e distribuirlo, cos come il giornale, pur dovendolo auto-finanziare, pur avendo delle grane a non finire con i distributori e le pastoie della burocrazia, possiamo venderlo nelle edicole, cos qualche corteo, pur scontrandoci con la polizia, pur vedendo centinaia, migliaia di compagni incriminati e messi in carcere, siamo riusciti a farlo, ma le stesse cose in Russia non si potrebbero assolutamente fare e se anche per assurdo fosse stato possibile farle, sarebbero costate un prezzo infinita- mente superiore a tutti i compagni. Ha torto una seconda volta perch egli non vuole capire che, se si ammette che in Russia esiste il socialismo e non il capitalismo come da noi, non si pu pensare di mettere sullo stesso piano la coercizione verso gli operai e le classi popolari esercitata dal socialismo con quella esercitata dal capitalismo. Non si possono mettere sullo stesso piano queste due coercizioni poich, qualsiasi cosa si pensi del socialismo, questo, essendo un ampliamento della democrazia per gli oppressi, dovr necessariamente coercidere di meno gli sfruttati di quanto li coercida il capitalismo. Ha torto una terza volta perch non in grado di comprendere la connessione che esiste fra la lotta per l'introduzione della democrazia nei paesi dell'est e le prospettive dello sviluppo della democrazia e del socialismo negli stessi paesi dell'est e nel mondo. COMP. STUD. Tu asserisci che io parlo a favore dello stalinismo e qua ti sbagli: Lotta Continua ha sempre scisso le sue responsabilit da quelle dello stalinismo. ANTONIO IL P... Se queste affermazioni le facesse un operaio appena immigrato o uno studentello non mi farebbero di certo arrossire, ma fatte da te che con LC ti occupi di teoria e scrivi sul giornale!!! Certo Lotta Continua formalmente ha sempre condannato lo stalinismo, ma quando ad esempio scrive parlando 21

del fallimento del riformismo nell'area sovietica(55) che Di fronte al pericolo che la resistenza contro l'Unione Sovietica aprisse una breccia nelle maglie della societ cecoslovacca [...] Dubcek e i suoi amici si sono affrettati a spalancare le porte agli invasori (56) o quando scrive che la fine di Dubcek la fine (57) su cui piangono fraternamente gli imbecilli di tutto il mondo, la fine che i padroni riservano ai loro servi, quando non sanno pi cosa farsene58 rivela di essere sostanzialmente reazionaria. E' reazionario scrivere in questo modo perch: 1) Dubcek non ha spalancato la porta agli invasori russi e questa porta l'hanno spalancata i nemici di Dubcek, in primo luogo i neostalinisti dell'URSS(59); 2) facendo passare Dubcek per esecutore materiale dei voleri della burocrazia russa, si identificano certe istanze di progresso con le istanze della conservazione neostalinista. Ma il guaio che, cos facendo, oltre ad attentare alla verit si mina dalle fondamenta ogni possibile progresso, poich ponendo sullo stesso piano boia e l'impiccato si parteggia di fatto per il boia e si lascia morire l'impiccato. COMP. STUD. Tu semplifichi le cose; noi abbiamo scritto che la primavera praghese era intrisa di limiti perch: 1) la posizione dei principali esponenti di quest'ultima era tutt'altro che priva di equivoci e di ambiguit "liberalborghesi" (60); 2) la direzione della primavera intendeva limitarsi a restaurare le libert tradizionali, a criticare gli eccessi burocratici, a difendere l'autonomia nazionale contro il social-imperialismo sovietico, obiettivi [...] ambigui e incompleti (61); 3) il partito cecoslovacco non seppe o non volle ricorrere, se non in minima parte e tardivamente A una mobilitazione delle masse su temi autenticamente socialisti(62). / ANTONIO IL P. Conosco queste argomentazioni alla Renzo del Carria che non spostano di una virgola quanto ho detto. In primo luogo sarebbe giusto dire che la primavera non era priva di ambiguit liberal-borghesi , ma questa verit si tramuta in falsit in bocca a Lotta Continua dal momento che quest'ultima assume un atteggiamento di negazione dei valori liberal-borghesi all'interno dei paesi socialisti. In secondo luogo sarebbe giusto criticare i limiti della primavera per aver voluto restaurare le libert tradizionali, la critica agli eccessi burocratici, la difesa dell'autonomia nazionale, ma solo se Lotta Continua accettasse l'ambiguit di questi limiti facendoli diventare punti di partenza per sviluppare un discorso sul socialismo basato sul ripudio dello stalinismo e sul recupero e lo sviluppo dei valori liberal-borghesi all'interno dei paesi socialisti e nelle relazioni tra questi paesi. In terzo luogo sarebbe giusto criticare la primavera per non aver saputo mobilitare con pi energia le masse su temi autenticamente socialisti, ma solo se Lotta Continua parlasse a nome del socialismo e non del capitalismo di stato autoritario. COMP. OP. E STUD. Sciagurato... dubitiamo di t... non ti conosciamo pi... non parli da compagno... vorresti che non ci preoccupassimo pi delle ambiguit liberal-borghesi?... haoo, hohohhohhooohho...matto, matto... ANTONIO IL P. Mi avete pi che stancato con tutto questo bordello... Uno di voi si dimostrato preoccupato per il fatto che la primavera avrebbe portato in 22

sella la borghesia. Io dico che la primavera non sarebbe giunta cos lontano, avrebbe al massimo aperto alcune crepe in senso pre-democratico sul piano interno e nei rapporti tra paesi socialisti, avrebbe cio preparato alcune pre-condizioni per avviare un processo di democratizza- zione del capitalismo di stato autoritario. E questo sarebbe gi stato un fatto di per s importante. Certo, da un mio punto di vista, se queste crepe si fossero mantenute ed allargate ad altri paesi dell'est coinvolgendo la debole, ma esistente, opposizione democratica, sarebbe stato un bene e non un male. Quando parlo in questo modo, parlo a favore della borghesia, della necessit che la borghesia ritorni al dominio politico e sociale in Cecoslovacchia e negli altri paesi socialisti? Evidentemente no. Quando parlo a favore delle ambiguit liberal-borghesi, parlo a favore della necessit di utilizzare tutto ci che si muove ed opera contro l'autoritarismo per favorire l'introduzione e il rispetto dei diritti inviolabili della persona, della libert di parola, di stampa, di associazione economica e politica, poich questo l'unico modo possibile per combattere l'autoritarismo burocratico e riavviare il processo democratico e socialista. Il capitalismo di stato rimanga, la burocrazia rimanga pure come classe dominante, ma la smetta una volta per tutte di voler rappresentare unicamente una dittatura sulla borghesia a favore del socialismo e ammetta di rappresentare una dittatura sul proletariato dal momento che toglie i diritti tradizionali e liberal-democratici soprattutto al proletariato e alle classi popolari che sfrutta e del cui lavoro e sudore si nutre. COMP. OP. Per certi aspetti ci potrebbe essere anche interessante ma il fatto che non si pu lottare per l'introduzione dei diritti democratici senza parimenti spalancare le porte al rafforzamento della propriet piccolo borghese privata e alla dissoluzione della propriet socialista con le conseguenze che tutto ci comporta... ANTONIO IL P. Oh bella! Permettimi di correggere innanzitutto una tua impropriet di linguaggio. Hai parlato, forse senza accorgertene, di propriet socialista, mentre nei paesi dell'est questa propriet non esiste ed esiste la propriet di stato. E adesso veniamo ad una spiegazione che spero sia in grado di sciogliere i tuoi dubbi. Tu hai paura che una lotta che prepari le condizioni per l'introduzione e il rispetto dei diritti democratici possa portare allo sviluppo della piccola propriet borghese esistente nei paesi dell'est fino al rovesciamento dei rapporti di propriet, fino al trionfo della propriet privata su quella di stato. E sei preoccupato perch giudichi che la propriet di stato rispetto a quella privata sia pi vicina al socialismo...vero!!! Bene: conveniamo che tu abbia ragione, nel senso che la lotta per i diritti democratici porti necessariamente al trionfo della propriet privata su quella di stato. Ora credi tu che, se il capitalismo privato dovesse vincere nei paesi dell'est, questo prenderebbe delle forme simili a quelle che esistono in Italia, nei paesi del MEC o negli Stati Uniti?

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COMP. OP. (alzando il braccio) E' per me questa domanda?... s, s, credo proprio che, se dovesse avanzare nell'est un processo di riprivatizzazione, esso avverrebbe su modelli occidentali. ANTONIO IL P. Ma se cos non dovresti aver paura del ritorno della propriet privata perch le forme di propriet privata che esistono nel mondo occidentale sono messe in forse dallo sviluppo del capitale di stato, tanto vero che questi paesi sono gi retti da una economia a capitalismo monopolistico di stato, dove i capitali e gli interessi privati sono fusi con il capitale e gli interessi dello stato e dove per di pi lo stato tende incessante- mente ad oltrepassare questi limiti, a camminare in direzione del capitalismo di stato. In questo senso la regressione che si verificherebbe in Cecoslovacchia e negli altri paesi dell'est non sarebbe tale da mettere in forse la propriet di stato, perch essa rimarrebbe comunque forte o almeno abbastanza consistente per garantirsi un nuovo avvio verso un indiscusso predominio su quella privata. Chiarito questo punto consideriamo un momento le condizioni economiche che il marxismo riteneva sufficienti per la costruzione del socialismo: sei d'accordo che Marx, Engels, Lenin, giudicavano sufficienti le condizioni economiche della loro epoca per la costruzione del socialismo? COMP. OP. Certo, tanto vero che Marx ed Engels operarono sempre a favore della rivoluzione e Lenin la realizz in Russia ed oper per espanderla nel resto del mondo. ANTONIO IL P. Bene, vedo che accetti questo punto. Convieni che oggi nel loro com- plesso e cio sia nei paesi dell est, sia nel mondo occidentale, le forze economiche si sono accresciute non solo rispetto all'epoca di Marx e di Engels ma anche rispetto a quella di Lenin e che quindi oggi, pi che nelle loro epoche, esistono Le condizioni materiali per la costruzione del socialismo? COMP. OP. Lo credo, lo credo. ANTONIO IL p. Ma allora, ma allora, vediamo di trovare la conclusione di questo discorso. Da quanto abbiamo detto, se anche la lotta per i diritti democratici in Cecoslo- vacchia dovesse minare il capitalismo di stato e trasformarlo in capitalismo monopolistico di stato, non per questo verrebbero minate le basi economiche atte a permettere la lotta per la realizzazione del socialismo. Anz... LC (tra s: venuto il momento di intimorirlo con il tono della voce e con l'astuzia) Ho... ho... hhhoooho hohohuhuhuu... huhuhuuu... hooo... ho... ho... ho... Tu mandi tutto a catafascio: ti rendi veramente conto di non accettare i presupposti basilari di Lotta Continua? Abbiamo scritto: quando ci vengono a dire che nel tale o tal altro paese c' il socialismo, cio che il proletariato comanda e marcia verso la societ comunista, andiamo un po' a vedere che ne dei premi e degli incentivi materiali, cio se esiste il cottimo, se esistono le paghe di posto, se esistono differenze salariali, carriere, esami, promozioni e bocciature; o meglio, per non essere settari, se tutte queste cose vengono progressivamente elimina- te, oppure si cerca di introdurne sempre pi. In questo caso vuoi dire che c' un somaro che tira la carretta, cio gli operai, e 24

un carrettiere che si fa tirare, cio che anche l ci sono dei padroni e che sono loro a comandare. Il che un modo come un altro per dire che non c' ne dittatura del proletariato ne socialismo, ma capitalismo bello e buono. E' il caso dell'Unione Sovietica, e di tutti i paesi dell'Europa orientale. Cos cominciamo a capire alcune cose: anche dopo la presa del potere, cio dopo la distruzione dell'apparato repressivo borghese, il modo in cui il proletariato esercita la dittatura continua a restare la lotta. Lotta contro i premi e gli incentivi materiali, contro le differenze salariali, contro il principio della carriera, contro la scuola, gli esami, i voti, contro tutti gli strumenti per fabbricare privilegi che ovviamente lotta contro tutti quelli che hanno interesse a mante- nere in piedi questi sistemi [...]. Soltanto in questo modo, attraverso una lotta continua si distruggono le basi materiali della divisione in classi, cio si pongono le basi della societ comunista(63). Su questi presupposti, che sono gli stessi presupposti della rivoluzione culturale cinese, e non sui tuoi presupposti che si articolano sulla democrazia, si pu e si deve condurre la lotta per poter riprendere la strada verso la democrazia e il socialismo. COMP. OP. E STUD. Rivoluzione s, revisionismo no, rivoluzione s, revisionismo no ANTONIO IL P. (tra s: sono diventati pi riflessivi!!!) E vero io non sono pi disposto ad accettare passivamente i presupposti sui quali si eleva Lotta Continua. Non li accetto perch Lotta Continua usa il trotzkismo per ingannare gli operai dei paesi dellest. Infatti come si pu in questi paesi lottare contro i premi e gli incentivi materiali e le altre cose che hai elencate, partendo dal presupposto che dopo la rivoluzione avvenuta la distruzione dellapparato repressivo borghese e che nei paesi nei quali avvenuta la rivoluzione il proletariato non deve lottare a favore della democrazia??? In altri termini se per Lotta Continua, nei paesi dellest lapparato repressivo borghese, cio lesercito, la polizia, la burocrazia, che sono le forze reali sulle quali si regge il dominio di classe di quelle societ, distrutto (e distrutto vuol dire che non esistono pi le strutture che lesercitano), gi non si vede contro chi il proletariato dovrebbe lottare e se per di pi si sostiene che la lotta per la democrazia contro la dittatura non si deve condurre, non si vede come si possa lottare contro premi e incentivi e le altre cose elencate quando proprio la dittatura, in mancanza della democrazia, che le impedisce e le impedisce con il terrore illegale. Siamo in un cerchio vizioso: a parole si riconosce che la lotta deve essere continuata dal proletariato dellest, mentre in pratica si nega che la dittatura debba essere abbattuta, e negando si impedisce agli oparai di organizzarsi per poter lottare a favore dei propri interessi. Ed precisamente questo il cerchio -il cappio- messo attorno al collo degli operai dellest da Lotta Continua.Ma come si fa ad uscire da questo cerchio?? Per uscirne, contrariamente a quanto afferma LC, si deve riconoscere, tanto a parole quanto nei fatti, che dopo la rivoluzione lapparato repressivo borghese non stato distrutto e che per conquistare qualsiasi miglioramento ad opera degli operai si deve lottare a favore della democrazia. Gli operai dei paesi dellest non possono fare nessuna lotta, tanto meno la lotta continua, per distruggere le basi materiali della divisione in classi, se prima non lottano per conquistare la democrazia politica. E qui il punto di partenza per poter parlare tanto di lotte condotte dagli operai, quanto di lotte condotte a favore del socialismo. Certo le forme che dovr assumere questa democrazia: se cio debba essere 25

articolata sulla rinascita del parlamento o sulla rinascita dei soviet basati sulla gestione dellamministra- zione diretta delle imprese produttive da parte degli operai e degli impiegati, o se invece dovr essere articolata su una combinazione di queste diverse forme di democrazia, o ancora se convengono altre forme e altri modi, rimane un problema aperto che riguarda le tradizioni, la storia, le esigenze dei vari paesi dellest e di cui si dovr discutere con ampiezza e profondit in altre sedi. Ma quello che gi ora si pu e si deve dire che senza la lotta per il ripristino dei diritti delluomo, per il rispetto del diritto di parola, di stampa, di associazione e pi in generale senza lotta per lintroduzione e il rispetto dei diritti politici in primo luogo a favore del proletariato e delle classi subalterne, nei paesi dellest gli operai non potranno mai, mai, mai, non solo condurre in proprio una qualsiasi lotta economica ma nemmeno riprendere la marcia verso il socialismo. Detto questo voglio riprendere un discorso lasciato in sospeso. Io nego valore progressivo allo stalinismo e l'unico fattore che salvo di questa esperienza la sua negativit. Lo stalinismo positivo nella misura in cui insegna alla classe operaia, e non solo a questa, che si deve usare ogni mezzo, corag- gio, onest, pensiero, organizzazione, per fare in modo che questa forma dispotica, l dove esiste, venga combattuta con tenacia, fino alla dissoluzione e, l dove ancora non esiste, venga prevenuta e scongiurata. Ecco il patrimonio positivo nascosto dietro allo stalinismo. Cosa dire del trotzkismo? Il trotzkismo nel suo corpus principale di dottrina e azione non stato che un'altra mano dello stalinismo e quindi sotto questo aspetto esso integralmente da rigettare al pari dello stalinismo. Ma anche il trotzkismo ha nasco- sto qualcosa di positivo, cio quando cessando di essere stalinismo e trotzkismo si messo al servizio della democrazia(64) e del socialismo. Che devo dire del maoismo? Sul maoismo, pur con tutta la buona volont, non posso prendere un atteggiamento sostan- zialmente diverso da quello che ho preso nei confronti del trotzkism... COMP. OP. E STUD. (Fischi, urli, invettive, per cinque minuti circa poi...) Sfacciato, ri-corda almeno che in Cina una volta morivano per fame milioni di individui mentre ora tutti mangiano... ricorda i meriti di Stalin nell'aver saputo costruire una grande industria e vincere il nazismo. ANTONIO IL P. Non credevo che fosse utile far tanto casino per dire cos poco. Che la rivoluzione cinese sia stata in grado, rispetto al medioevo di questo paese, di soddisfare molte esigenze indubbio. Ma se il discorso si riducesse a questo posso dire che anche le rivoluzioni borghesi rispetto al medioevo hanno risolto molte esigenze popolari. Ma il problema che qui si pone un altro: in Cina la rivoluzione che si realizzata socialista o statalista burocratica autoritaria? E' questo il centro della discussione. E qui affermo che se la rivoluzione cinese non socialista ma statalista burocratica, il proletariato e le classi popolari hanno tutto l'interesse a comportarsi, nei confronti di questa rivoluzione, come si dovrebbero comportare nei confronti dell'autoritarismo esistente nei paesi dell'est. Linteresse del proletariato infatti quello di accettare il capitalismo di stato ma alla condizione irrinunciabile che questo si democratizzi. Ma tu hai sollevato anche un altro problema e cio il fatto che Stalin ha realizzato la industrializzazione dell'URSS e vinto il nazismo. Bene: quando prima ho asserito che bisogna rifiutare lo stalinismo in tutte le sue manife-stazioni non intendevo dire che i 26

paesi a capitalismo di stato non si devono industrializzare e difendere, ma dire che bisogna prendere coscienza che la industrializzazione e la difesa di quelle patrie potevano essere condotte in altro modo, ottenendo risultati altrettanto se non pi soddisfacenti, ma soprattutto pi rispettosi delle esigenze di vita dei cittadini a partire da quelle delle classi meno abbienti. COMP. OP. Non so fino a che punto ti sei accorto che, quando critichi le posizioni assunte da Lotta Continua nei confronti della primavera, ravvicini al ruolo svolto a suo tempo dallo PSIUP, se vero (conformemente a quanto ha detto all'inizio Lc) che per questo partito essere pi a sinistra del PCI voleva dire in effetti essere pi filosovietico. Ma a me non pare che Lotta Continua nei confronti del problema cecoslovacco sia stata pi filo-sovietica del PCI, ne pi in generale credo che il socialismo, voluto dalla nostra organizzazione, abbia niente a che fare con quello dellURSS ne con quello del PCI. ANTONIO IL P. Pur deludendoti devo dirti che il PCI nei confronti del problema cecoslo- vacco ha preso una posizione diversa da quella di Lotta Continua. In Socialismo e libert(65) Longo a suo tempo ha scritto: Non crediamo superfluo, un anno dopo quel 21 agosto, tornare nuovamente a riflettere su quegli avvenimenti e sulle questioni da essi posti. Noi solidarizzammo subito con le decisione del gennaio del CC del PCC e prendemmo poi posizione di aperto dissenso e riprovazione dell'intervento militare... S, il PCI si schierato, almeno in questa occasione, dalla parte degli oppressi e contro gli oppressori. Questa diversit tra Lotta Continua e il PCI esiste, un fatto obiettivo anche se io non credo che, se si guarda alle differenze che esistono sul modo di intendere il socialismo, queste siano tali da allontanare Lotta Continua dalFURSS o dal PCI. COMP. OP. Se tu confrontassi la posizione e il comportamento del PCI dopo il rientro di Togliatti in Italia nel 1944 e le direttive date dallURSS a questo con le idee espresse da Lotta Continua sul tipo di comportamento che avrebbero dovuto adottare il proletariato e il suo partito con la Resistenza e dopo questa, non parleresti in questo modo. Noi siamo rivoluzionari e non riformisti e basterebbe che tu leggessi sul giornale la commemora-zione del 14 luglio 1948 per rendertene conto. Quali siano queste differenze e quanto siano grandi, puoi arguirlo dall'articolo Avevamo il governo in mano, ma eravamo in mano ai revisionisti (66), testimonianza di un compagno di Roma, il quale alla domanda: Che pensare a distanza dell'avvenimento [del 14 luglio 1948] che coinvolse milioni di Italiani e che port le masse ad un passo dalla presa del potere, cos risponde: Ebbene diciamolo una volta per tutte: [] in Italia non c' mai stato un Partito Comunista che aves-se la volont politica di fare la rivoluzione, il gruppo dirigente del PCI non ha mai detto n scritto che in Italia si potesse fare la rivoluzione [...]. E se oggi la politica del PCI in un vicolo cieco perch tutta la prospettiva collaborazionista e opportunista ha fallito. Sol-

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tanto una rimane la strada, quella che le masse avevano chiaramente individuato e deci-samente iniziato a percorrere il 14 luglio del '48 quella della rivoluzione proletaria. Queste sono differenze!!! LC (tra s: che testa questo operaio, facilita il compito critico di ANTONIO IL P.) ANTONIO IL P. Ah s. proprio grandi queste differenze!!! In primo luogo voglio farti notare che in questa parte di articolo che hai letto sono espresse un sacco di baggianate. Que-ste sono: 1) quando l'articolo afferma che in Italia non c' mai stato un Partito Comunista che avesse la volont politica di fare la rivoluzione afferma il falso, perch in Italia e sempre esistito un PC caratterizzato da una forte volont politica e perfettamente armato di una teoria e di una prassi rivoluzionarie; 2) quando l'articolo afferma che il gruppo dirigente del PCI non ha mai detto ne scritto che in Italia si potesse fare la rivoluzione afferma il falso perch la direzione del PC non solo ha detto ma anche scritto di voler fare la rivoluzione in Italia; 3) quando l'articolo afferma che la politica del PCI e In un vicolo cie-co e la prospettiva collaborazionista ha fallito afferma il falso perch mai come oggi la prospettiva collaborazionista una prospettiva valida e applicabile sia come metodo di apposizione che di governo; 4) quando larticolo afferma che rimane solo una strada per la rivoluzione proletaria e cio quella indicata e iniziata dalle masse il 14 luglio '48, afferma il falso perch oggi come allora questa prospettiva non ha sbocco, cieca, ed destinata ad infrangersi contro la forza organizzata dello stato borghese-burocratico. Vedi quante bag-gianate sono state scritte in cos poche righe? In secondo luogo voglio farti notare che in questo articolo si rispecchiano le vicinanze di Lotta Continua al PCI e all'URSS. Cosa in-fatti esprime questo e anche gli altri articoli del giornale (in cui il nostro organicamente inserito)? Essi esprimono sostanzialmente che Lotta Continua rinfaccia al PCI non la sua prospettiva di fondo e cio la difesa dell'URSS come paese socialista e il suo operare teso alla conquista del capitalismo autoritario, ma solo il modo che il PCI vuole utilizzare per arrivare a tale prospettiva. Il PCI ha tradito la classe lavoratrice, poich a partire dalla lotta di Resistenza non si impegnato a utilizzare la spontanea contraddizione esistente fra le classi popolari e la borghesia per favorire la lotta violenta contro lo stato di questa classe, al fine di abbatterlo e instaurare il socialismo. Ma di quale socialismo si tratta?... COMP. OP. E STUD. E' chiaro, quello cinese... quello di Mao. ANTONIO IL p. Lo so, lo so che alla domanda da me posta Lotta Continua risponde:quel-lo cinese pi che quello russo. Ebbene ho gi avuto modo pi volte di affermare che il so-cialismo cinese una variet di quello russo e che tutti e due questi socialismi altro non sono che capitali-smo autoritario. Ma esiste una sottigliezza che qui voglio far notare. Lotta Continua, scegliendo di polemizzare con il PCI e con l'URSS a favore del capitalismo cinese, di fatto ha finito per polemizzare anche con certi elementi del revisionismo russo che pur rapre-sentavano un progresso rispetto alla sinistra epoca in cui Stalin era ancora in vita. Mi riferisco qui al fatto che il XX Congresso aveva segnato, pur 28

con tutti i limiti, un progresso rispetto allepoca precedente e Lotta Continua, scegliendo la Cina di Mao, non solo ha voltato le spalle a questo progresso, ma ha aiutato coloro che portavano i fiori sulla tomba di Stalin e che avversavano anche la pi pallida destalinizzazione. Ecco l'amara verit. COMP. OP. Ma perch dici queste cose... ma perch parli cos... tu sei sempre stato dei nostri hai preso parte alle agitazioni, alle lotte interne di fabbrica, agli scioperi, allo scontro duro con i crumiri e tu sai che in tutte queste lotte eravamo tra e con gli operai e non con i padroni e sai che volevamo, come vogliamo, lottare non solo contro gli Agnelli o i Monti, ma contro tutti gli oppressori: e ,il giornale a nostro parere lo dimostra. Pu darsi che certe cose non le abbiano capite nemmeno quelli della direzione, tutti possono sbagliare, ma in complesso il giornale ha svolto un lavoro utile prendendo tante giuste posizioni: dalla denuncia della strage di stato alla difesa di Valpreda dalla denuncia della mafia con Gioia in testa alla denuncia delle arbitrariet della magistratura e della polizia, alla denuncia del bestiale attacco al Vietnam e per la vittoria delle forze di liberazione, alla denuncia e per la mobilitazione contro il governo filofascista di Andreotti, eccetera, ecce-tera. ANTONIO IL P. Lo so che certe cose fanno male. So che molti, molti, operai e studenti in perfetta buona fede hanno lottato generosamente e vogliono ancora lottare contro ogni tipo di padroni, ma purtroppo mi sono convinto che in mezzo a noi ci sono dei compagni che la sanno pi lunga e non so se in cattiva o buona fede tentano di strumentalizzarci. Noi operai siamo troppo incazzati per vedere in modo giusto le cose e loro hanno buon gioco della nostra rabbia. Loro vivono pi (un pi moltiplicato per cento) a scapito degli interessi delle classi e dei ceti popolari. COMP. STUD. Ma dove vuoi andare? La tua incazzatura contro la burocrazia e la sua presunta capacit di fregare il proletariato non sono dettate, sotto sotto, dal desiderio di difendere la borghesia? ANTONIO IL P. Tutt'altro, anzi difendo tanto poco la borghesia da ritenere che la demo-crazia, nella globalit dei suoi valori (almeno teoricamente)(67), possa estendersi sulla base dell'espropriazione della borghesia dalla propriet e dal controllo dei mezzi di produzione e distribuzione. Credo cio che (almeno teoricamente) la propriet statale pi che la propriet privata e la pianificazione economica statale pi che la concorrenza del monopo-lio privato possano creare le condizioni per soddisfare pi avanzate esigenze popolari. Le tue paure in questo senso sono quindi infondate... Le preoccupazioni che mi affliggono sono altre. Mentre i marxisti-leninisti partono dal presupposto che il rovesciamento della borghesia e l'avvento del capitalismo di stato devono avvenire sul restringimento della democrazia, io affermo che interesse delle classi popolari andare verso il capitalismo di stato mantenendo ed estendendo la democrazia...

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COMP. STUD. Ma questo il programma politico del PCI!!! Anche il PCI vuole costruire il socialismo in presenza della democrazia(68). ANTONIO IL P. Che le indicazioni del PCI possano contenere questo programma lo escludo. I revisionisti, come hanno scritto polemicamente ma in modo corretto due com-pagni, al di l di qualche voce di dissenso nei confronti dello stato guida [...] si presentano come i pi energici [...] fautori dell'andata verso il capitalismo di stato [...] stalini-sta(69). Questo giudizio motivato tanto dall'interesse di questo partito a concepire le riforme di struttura democratiche e socialiste pi come strumenti atti a dar peso e potere agli apparati dello stato e della burocrazia che come strumenti atti a dissolvere questo potere, quanto dall'incapacit di rompere definitivamente con tutte quelle pastoie e forze che sono espressione storica dello stalinismo(70). Ci detto, non nego che esistano germi di propositi per mantenere la democrazia anche durante l'ulteriore evoluzione del capita-lismo. Il PCI ha lottato contro il fascismo, ha difeso certi interessi popolari contro la borghe-sia, anche recentemente ha preso, almeno in certe occasioni, posizione contro la buro-crazia. Certo queste posizioni non possono fare di questo partito una forza democratica, ma se si uniranno ad altri fattori quali, ad esempio, il ripudio integrale dello stalinismo e l'assunzione di una teoria e di una prassi volte a mantenere e ad allargare le istanze della democrazia durante tutto il percorso del capitalismo, non nego che potr approdare ad una prospettiva democratica... Bisogna intendersi. Quando voi attaccate il PCI, non lo attacca-te da sinistra come volete far intendere, ma da destra; rimproverate a questo partito di essere troppo democratico, di aver rinunciato al programma rivoluzionario, o almeno di non impegnarsi sufficientemente per accelerare la edificazione del capitalismo autoritario, mentre io l'attacco da sinistra (secondo i vostri schemi da destra ) e lo rimprovero di non essere stato capace fino a questo momento di rivedere il suo piano politico di difesa degli interessi burocratic... COMP. OP. I compagni prima ti hanno rimproverato di parlare per astrazioni, e questo vero, indipendentemente dal fatto che tu possa aver ragione a esortarci a stare pi attenti a come si muovono, pensano scrivano i nostri capi. Ma il fatto che se anche Lotta Continua, come tu dici, non fosse molto lontana dal PCI, almeno gli operai in questi ultimi anni hanno dimostrato di possedere la capacit di organizzarsi in modo autonomo, di saper sviluppare una propria linea politica indipendente dai partiti e una linea economica indipendente dal sindacato e di andare al sodo, di mirare al taglio dei tempi e ai soldi. ANTONIO IL P. Quando dici che almeno gli operai in questi ultimi anni hanno acquisito la capacit di rendersi politicamente autonomi da tutti i partiti, ti sbagli grossolanamente. Tu non hai proprio capito il senso del mio discorso. Ho parlato fini adesso affermando che la nostra autonomia politica nelle mani di Lotta Continua e tu vieni fuori con la trovata che gli operai si sono resi autonomi!!! Ho parlato fino ad ora cercando di far capire che sul giornale si scrivono baggianate e si anche visto come pochi le comprendono e tu vieni fuori con la capacit degli operai di determinare una linea politica autonoma da tutti!!! E enorme, proprio non ci intendiamo Certo non nego che molti di noi siano soggettivamente disposti a costruire una linea politica progressiva, 30

autonoma e giusta, ma il fatto che fino a questo momento non si configurata. Persino le lotte economiche che gli oparai hanno condotto a partire dalla fabbrica, organizzate in modo autonomo dai sindacati, anche se contenevano obiettivi giusti, hanno dimostrato di non essere capaci di andare oltre le rivendicazioni di carattere settoriale e COM. OP. Ma tu stai smerlando gli operai.. ANTONIO IL P. Guardiamoci negli occhi e parliamo chiaro: in tutte queste lunghe lotte, di fatto, abbiamo lottato pi per noi -per avere salario garantito, gli aumenti sulla paga base, la seconda categoria per tutti, la parit della normativa- o per dare a tutti i braccianti agricoli degli aumenti pari, ad esempio, al 30% del loro salario? E adesso che i contratti sono stati firmati possiamo dire di essere stati fregati soltanto noi o ancor pi fregate sono rimaste altre categorie di lavoratori od ex lavoratori? COMP.OP. Forse ha ragione, noi qualche briciola labbiamo ottenuta, mentre il coltivatore diretto continua a guadagnare sulle settantacinque mila lire(71) e il pensionato sulle ventimila lire e anche per questi la vita aumentata. COMP. OP. Bel ragionamento Non lasciatevi incantare da ANTONIO IL P. noi non siamo stati affatto settoriali. Certo se si dice che le lotte le abbiamo iniziate e condotte sulla base di nostri interessi immediati pu essere giusto. Noi conosciamo solo la realt nella quale viviamo e cio la fabbrica, il mondo degli oparai industriali, ma il nostro esempio non stato settoriale in quanto abbiamo portato nelle strade e nelle piazze i nostri slogans e abbiamo lottato contro la borghesia per affermare la giustizia non solo la nostra ma di tutti gli sfruttati. ANTONIO IL P. E vero, noi abbiamo lottato per portare la giustizia verso tutti gli sfruttati, ma questa rimasta una aspirazione, una chimera, un pio desiderio. Noi siamo rimasti fregati e altri che erano pi fregati di noi sono rimasti pi fregati di noi e questo non pu far piacere perch, se vogliamo portare verso la liberazione la societ, non possiamo permettere che non solo si mantengano ma addirittura si accentuino tra i fregati delle differenze di privilegio. Il compagno prima ha detto che le nostre lotte non sono state settoriali perch, pur partendo dalla fabbrica, abbiamo cercato di portare la giustizia a tutti gli sfruttati. Ebbene quando io ho detto che la nostra lotta stata settoriale intendevo proprio dire che, al di l delle nostre intenzioni, ci che ha reso e rende settoriali le nostre lotte proprio il fatto che noi conosciamo bene solo la fabbrica e la situazione nella quale viviamo. E' questa conoscenza, questa esperienza che rende obiettivamente limitate le nostre lotte. Per non essere settoriale, una lotta deve avere come centro di interesse la societ; la richiesta di eguaglianza e di giustizia deve trovare il suo centro di riferimento principale non nella fabbrica ma nella societ. Voglio portare un esempio per convalidare le mie affermazioni. Ammettiamo per assurdo che l'attuale societ sia composta da un 1.000.000 di individui divisi in 4 categorie, 2 di sfruttati e 2 di sfruttatori, che l'et della vita sia per tutti di 60 anni, che tutti lavorino 40 anni per 6 ore giornaliere, che tutti forniscano la stessa quantit e qualit di lavoro. Le categorie sfruttate 31

sono: 1) LAVORA- TORI AGRICOLI. 300.000 unit che guadagnano un salario di 80.000 lire al mese; 2) LAVORATORI INDUSTRIALI. 400.000 unit che percepiscono un salario di 120.000 lire al mese. Le categorie sfruttatrici sono: a) IMPIEGATI. 280.000 unit che percepiscono uno stipendio mensile di 200.000 lire al mese; b) IMPRENDITORI 20.000 unit che guadagna-no 500 mila lire al mese. Questa societ quindi semplice ed dominata da una sola ingiustizia, dalla differenza retributiva esistente tra le varie categorie. Ammettiamo ora le seguenti regole: 1) le due categorie privilegiate di fronte alle richieste di aumenti salariali provenienti da una delle due categorie di sfruttati fanno pagare questi aumenti all'altra categoria di sfruttati; 2) le categorie sfruttate possono trovare l'accordo tra di loro e lottare contro le categorie sfruttatrici solo se quella che in quel determinato momento privilegia-ta di propria iniziativa spartisce quello che guadagna in pi con quella che guadagna me-no; 3) la lotta unitaria condotta dalle classi sfruttate contro le classi sfruttatrici sempre vincente. Vista questa societ e date queste regole, pensate che sulla base di una visione di categoria si riesca ad operare a favore della giustizia? Io non lo credo e non credo nem-meno che fino a questo momento noi abbiamo cercato veramente la soluzione della gustizia al di fuori di questo terreno. Ecco perch prima affermavo che bisogna spostare il centro di interesse dalla fabbrica alla societ. Dall'esempio che ho riportato risulta eviden-te la necessit di questo fatto. Credete che riuscirebbero le categorie 1) o 2) a portare la societ verso la giustizia se non conoscessero n la societ, n le regole che la governano e concepissero ognuna se stessa come unica categoria sfruttata? Su questi presupposti le categorie 1) e 2 non riuscirebbero mai a trovare la soluzione del problema. Ma ben diverso sarebbe il caso se fossero date conoscenza e virt alla 2) categoria perch allora (se prendiamo come momento quello iniziale da me proposto) vedrebbe subito la soluzio-ne che consiste nel cedere, a conti fatti... 22.857 lire ad ogni membro della categoria 1) per raggiungere la parit retributiva tra tutti gli sfruttati, parit da me giudicata il presupposto per riportare la vittoria sulle due categorie sfruttatrici. Acquisita la parit e l'invincibilit, con semplici calcoli per vedere quanto devono sborsare le categorie a) e b) e quanto deve essere ripartito egualitariamente tra i singoli membri delle categorie 1) e 2), la giustizia sarebbe raggiunta. COMP OP II tuo discorso sembra convincente ma in realt subdolo: vuole mica insinua-re sotto, sotto, che le nostre lotte sono state corporative come quelle condotte dal sindaca-to? Se cos sbagli porta, perch la nostra lotta partita da presupposti opposti a quelli sindacali. E poi questa societ non tiene conto della realt, ma solo e sempre di astrazioni. ANTONIO IL P. Bella! Tu dici che io non tengo conto che la nostra lotta partita da pre-supposti diversi da quelli sindacali e questo lo dici a me! Quando siamo partiti nelle nostre lotte spontanee noi eravamo veramente su una posizione diversa da quella sindacale e non solo perch abbiamo messo in discussione la struttura e l'azione burocratiche del sin-dacato che in quanto tale non era in grado di difendere i nostri interessi in fabbrica (ritmi, salario, eguaglianza), ma anche e soprattutto perch noi volevamo togliere l'ingiustizia dalla faccia della terra mentre loro intendevano riprodurla e perpetuarla. Queste differenze le conosco e ne tengo conto, ma il fatto che la nostra 32

spontaneit, in parte per effetto della nostra ingenuit, in parte per colpa loro (indica con il dito il banco della presidenza), si andata incanalando verso un atteggiamento non del tutto ragionato che ha permesso al sindacato di ritornare a cavalcare la vecchia tigre. Noi ci siamo comportati come gli ingenui e dopo i sogni rimasta la realt e questa indica che, nonostante i nostri buoni propositi, i sindacati hanno avuto, sia nel bene che nel male, buon gioco delle nostre aspirazioni. Dico nel bene perch qualche nostra positiva proposta stata accolta dai sindacati come ad esempio gli aumenti eguali per tutte le categorie (operai,impiegati) che siamo riusciti gi ad imporre con il contratto del '69 72. Dico nel male perch non siamo riusciti a portare avanti in modo autonomo o a imporre al sindacato, contestualmente alle nostre rivendicazioni, la lotta per non permettere aumenti differenziati e maggiori dei nostri ad altre categorie di lavoratori (vedere statali)(73), ne a incominciare a togliere almeno alcune delle pi stridenti ingiustizie verso chi ha la pancia pi vuota della nostra (ad esempio tirando in ballo proprio il problema schifoso delle pensioni)(74). Ed in base a quanto ho ora affermato che considero che la nostra lotta stata settoriale e non stata in grado, non dico di far valere, ma nemmeno di incominciare a far valere le nostre aspirazioni di giustizia e di eguaglianza. In secondo luogo tu dici che io non tengo conto della realt, ma solo di astrazioni. Questo non pu che essere in grandissima parte vero. Io lavoro tutto il giorno e non ho il tempo di conoscere quella che la societ che mi circon-da. Ma quello che voglio anche dire con la mia societ astratta che la realt economica e sociale italiana pi ricca di quanto traspare dalle nostre analisi e che, senza tener conto della realt, non riusciremo mai ad andare verso la giustizia. E' qui il punto. Ci detto vo-glio portare un esempio prendendo spunto dalla societ che ho descritto per far vedere come sia impossibile, se si parte da dei dati parziali, realizzare quella giustizia che sta a cuore a tutti noi. Ammettiamo che un operaio appartenente alla categoria 2) in base alle sue esperienze conosca quanto guadagnano singoli sfruttatori appartenenti alle categorie a) e b). Ora se questo operaio in base al suo stipendio si limita a fare i raffronti con quanto viene a guadagnare il singolo impiegato e il singolo capitalista, dir: io guadagno 120 mila lire e l'impiegato 200.000 e il capitalista 500 mila lire e quindi chi mi sfrutta di pi non chi guadagna pi di me 80.000 lire ma chi ne guadagna 380.000! Se l'operaio si mettes-se in testa questo, sarebbe portato a considerare i capitalisti e non gli impiegati i maggiori sfruttatori non solo di s ma anche degli altri operai industriali. Si pu dire che questo ragionamento sia giusto? Io credo di no. Credo di no, anche se quest'operaio invece di ricordarsi degli operai agricoli tendesse a ripartire (egoisticamente) ci che guadagnano in pi le categorie a) e b) egualitariamente tra tutti i membri della categoria di cui fa parte. Vero che quest'operaio, se si impegnasse in questa operazione, dovrebbe ne-cessariamente correggere il suo pensiero, poich non dovrebbe tener solo conto delle dif-ferenze di salario che esistono tra s e l'impiegato, tra s e il capitalista, ma parimenti dovrebbe tener conto di quanti sono per categoria gli operai, gli impiegati, i capitalisti. Ora se per ventura dovesse elaborare in cifre a quanto ammonta il surplus delle ca-tegorie a) e b) rispetto alla categoria a cui appartiene, si accorgerebbe che per la prima la cifra di... 22.400.000.000 e per la seconda di... 33

7.600.000.000. Queste cifre gli direb-bero, senza possibilit di equivoco che, nonostante certe apparenze, non sono i capitalisti ma gli impiegati quelli che sfruttano di pi la categoria degli operai industriali. In un primo momento il ragionamento dell'operaio era sbagliato perch fondato sull'impressione, sul dato accidentale, mentre ora, attraverso un certo grado di elevazione verso dati pi com-prensivi, egli ha potuto correggere la sua visione e recuperare dei dati oggettivi e con questi la vera identit di chi sfrutta di pi gli operai Si pu pensare che nella stessa situa-zione nella quale si trovato questo operaio, si sia potuto trovare anche un operaio agri-colo e che anche questo pur con dati diversi, sia giunto ad una conclusione simile. E anche se, data la societ astratta e le regole che la governano altri dovranno essere gli at-teggiamenti che dovranno adottare gli sfruttati per giungere a una comprensione comples-siva e alla loro liberazione e alla liberazione di tutta la societ, posso dir... COMP. STUD. L'hai gi detto quale deve essere il modo per liberare il tuo uomo astratto nella tua societ astratta. E metti punto e non rompere pi i coglioni con tutti questi discorsi e con tutti questi numeri che vogano sopra le teste, e scendi coi piedi su questa terra. Di tutte queste fregnacce che hai detto, una sola cosa mi parsa chiara e cio che non trovi corretta l'analisi che Lotta Continua ha fatto della presente societ, quella reale intendo. Parla chiaro, non girare attorno al problema con delle allusioni: vuoi forse dire che gli A-gnelli e i borghesi non sono pi oggi gli sfruttatori e che esistono altri, ad esempio i ceti medi e la burocrazia, che sfruttano gli operai? ANTONIO IL P. Sei stato acuto a capire il centro del problema! Hai perfettamente ragio-ne: l'analisi di Lotta Continua insufficiente perch pone come i maggiori sfruttatori della classe operaia i capitalisti, i borghesi, mentre bisognerebbe porre i ceti medi e la burocrazia. Ma attenzione, io non dico che gli Agnelli e i borghesi non sfruttano pi gli operai, dico che gli Agnelli e i borghesi non sono pi gli unici n i principali sfruttatori della classe operaia. COMP. STUD. Tu parli, parli, ma senza cognizione di causa, dicendo poco. Chi ti ha detto che Lotta Continua considera i borghesi come gli unici sfruttatori della classe operaia? ANTONIO IL P. Io dico poco, (allargando le braccia) mah, mahh; continuo a parlare e pare che non tutti siate disposti a capire. Tu sei convinto che Lotta Continua non considera i borghesi come gli unici sfruttatori della classe operaia e su questo punto hai certamen-te ragione. Ma il fatto che Lotta Continua considera servo dei capitalisti lo stato borghese e non ha mai considerato in modo giusto il ruolo di sfruttamento svolto dalle classi medie e dalla burocrazia. COMP. STUD. Secondo te lo Stato borghese non sarebbe pi lo Stato servo dei padro-ni? Tu sei matto, han proprio ragione a dirti che sei matto.

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ANTONIO IL P. Sar matto ma su questo punto non la penso proprio come te, ne come Lotta Continua: penso che nel mondo occidentale lo stato si avvii sempre pi a diventare da servo dei capitalisti a padrone di questi. COMP. STUD. Questo pu essere vero solo se intendi dire che lo stato pu sempre di pi essere delegato dai capitalisti a coordinare mansioni e funzioni economiche e politiche o qualsiasi altra funzione, ma subordinatamente agli interessi dei capitalisti. ANTONIO IL P. E' proprio questo giudizio che sbagliato. Lo stato capitalista certa-mente lo stato capitalista, ma ci non significa che tra capitalisti privati e stato esistano sempre rapporti di sudditanza del secondo verso i primi, ne che i burocrati dello stato siano mere marionette in mano agli Agnelli. La causa dell'incapacit (almeno nella stra-grande maggioranza dei casi) a cogliere questa realt e a trarne delle corrette deduzioni da ricercare nella nostra sbadataggine, nel nostro poco interesse a recepire i mutamenti che avvengono per evoluzione nel capitalismo. Eppure, se noi facessimo attenzione a questi mutamenti, Lotta Continua non si chiederebbe come faccia un pugno di capitalisti e di borghesi a tenere sotto controllo la massa dei proletari(75), poich vedrebbe che chi tiene sotto controllo questa massa non solo pi questo pugno di capitalisti, ma che a questi si sono aggiunti un amalgama estremamente vario e vasto di strati appartenenti al ceto medio e alla burocrazia. COMP. STUD. Che confusionario, che pasticcio: che c'entra, che c'entra, e s, la tua societ astratta ti rende astratta anche la visione della realt. ANTONIO IL P. Cosa: che c'entra ? C'entra, c'entra. La mia societ astratta dimostra che non la categoria b), ma la categoria a) la principale sfruttatrice, cos come la mia tesi sulla situazione attuale afferma che non sono pi i borghesi, ma i ceti medi e la burocrazia, i maggiori sfruttatori della classe operaia. Ecco dove il rapporto tra la mia societ astratta e la societ reale non annebbia il cervello. Ma esiste un altro problema che nella mia societ astratta non era contenuto ed il problema dello stato. Per te lo stato uno strumento in mano ai borghesi, mentre per me questo in mano, in misura e modi diversi, tanto ai borghesi quanto al ceto medio e alla burocrazia. Queste tesi sono ben diverse da quelle di Lotta Continua che vede nella borghesia (e nelle punte pi alte dei ceti medi e della burocrazia) la maggior responsabile dello sfruttamento della classe operaia e nello stato solo uno strumento in mano alla prima. Queste tesi sono ben diverse dalle tesi di Lotta Continua che sostanzialmente vede in larghissimi strati appartenenti ai ceti medi e alla burocrazia dei proletari al pari della classe operaia e dei contadini e non dei piccoli approfittatori e dei piccoli sfruttatori. Quando, ad esempio, si scrive che Per la massa degli studenti, la scuola e l'universit come strumenti di promozione sociale, la cultura come mezzo di liberazione e di emancipazione dalle loro condizioni sono miti ormai sepolti(76), o quando si scrive che II problema fondamentale per la societ borghese 35

nascondere a questa massa studentesca la NATURA PROLETARIA della loro collocazio-ne di classe, cercando di fare acquisire una falsa coscienza di strato intellettuale e piccolo-borghese(77) si dimostra di non avere una adeguata conoscenza. Cattiva conoscenza poich fino ad oggi questa massa di studenti sempre andata ad occupare non per falsa coscienza, ma per condizioni reali, la condizione non solo di piccolo-borghese o di pic-colo-burocrate, ma anche di medio o di grande borghese o burocrate. COMP. STUD. Tu citi a modo tuo le posizioni di Lotta Continua e le interpreti in modo unilaterale e distorto. Non prendi atto che stato quel compagno dal quale hai tratto le citazioni a scrivere che in fabbrica passata sulla pelle del proletariato occidentale la principale discriminazione su cui si regge il controllo sui lavoratori salariati: la distinzione tra impiegati e operai che il sindacato accetta pienamente e riconosce anche l dove stato in grado di organizzare anche gli impiegati. Dalle differenze salariali a quelle nor-mative alla struttura della carriera alla supremazia degli impiegati sugli operai, il sindacato ha completamente accettato il punto di vista del padrone. E questo accade in una fase in cui il lavoro degli impiegati si modella sempre pi su quello degli operai 78. Tu farnetichi, tu non sai e non vuoi vedere che Lotta Continua ha sempre operato a favore degli operai, svolgendo un ruolo di avvicinamento tra gli appartenenti al ceto medio e gli operai. ANTONIO IL P. In primo luogo smettila di affermare che distorco quando cito. Le cita-zioni che ho riferito asseriscono quanto ho riferito e cio che per quel compagno, sostan-zialmente, la massa degli studenti proletariato e che l'addottrinamento che ricevono nella scuola volto a creare una cattiva coscienza piccoloborghese in questo proletariato, mentre io affermo che questa posizione sbagliata in quanto la massa degli studenti non proletariato, ma strato che si colloca all'interno dei ceti medi o della burocrazia. Questa differenza di posizione esiste e voglio che sia recepita da tutti. In secondo luogo prendo atto, e ti do pienamente ragione, del fatto che in fabbrica Lotta Continua ha svolto un ruolo positivo di avvicinamento e di lotta per cancellare differenze economiche e di status esistenti tra impiegati ed operai. Questo un fatto positivo, un merito di Lotta Continua. Ma attenzione, questo merito pu solo essere accidentale, dettato dalla necessit dello sviluppo capitalistico e pienamente risolvibile a favore della massa degli studenti e a scapito degli operai... COMP. STUD. Come? Tu stesso hai detto che con i contratti del '69, ottenendo aumenti eguali per tutti, abbiamo risolto, in una certa misura, questa vertenza a favore degli operai, ma anche nell'ultimo contratto qualcosa, seppur poco, siamo riusciti a strappare agli impiegati... Ma il decisivo che L.C. non ha lottato solo in fabbrica contro le differenze esistenti tra operai ed operai e tra operai ed impiegati, ma anche nella societ ha posto come presupposto dell'alleanza tra operai e studenti la modificazione sostanziale della materialit della condizione studentesca, per cui i problemi del lavoro salariato, presente e futuro, sono e saranno sempre pi al centro degli interessi e dei bisogni degli studenti (79); cercando per tale via di dare equilibrio allo sviluppo sociale e di risolvere a favore degli operai gli 36

ingiusti rapporti esistenti tra il lavoro impiegatizio-intellettuale e quello manuale. ANTONIO IL P. (tra s: impiegatizio intellettuale ... questo studente deve essere furbo, deve aver letto il libro di E. Corrieri!) COMP. STUD. Stai zitto eheheh. ANTONIO IL P. E' strano che non sei capace di vedere ci che va a tuo favore da ci che ti va contro. Quando affermi che nel '69, come negli ultimi contratti, il proletariato riuscito a strappare qualcosa agli impiegati di fabbrica vero; ma quando affermi che per L.C. l'alleanza operai-studenti volta a dare equilibrio generale allo sviluppo sociale e a risolvere, a favore degli operai, gli ingiusti rapporti esistenti tra il lavoro impiegatizio in-tellettuale e quello manuale non giusto. Lotta Continua ha lottato solo contro certe ingiustizie di fabbrica, contro certe ingiustizie del pubblico impiego, ma per il momento non si pu dire che abbia fatto di pi. Questa capacit parziale e questa incapacit pi generale sono implicite nelle stesse considerazioni che L.C. ha dei rapporti esistenti tra studenti ed operai. Se si considera come L.C. che la massa degli studenti ha uno sbocco proletario, mentre,.nonostante le conquiste parziali strappate dagli operai in questi ultimi anni, questa massa ha uno sbocco in una posizione sociale presente di privilegio rispetto a quella proletaria, ci comporta non solo una distorsione della realt ma parimenti una difesa degli studenti, dal momento che ne occulta i privilegi e, occultandoli, li preserva dagli attacchi del proletariato. Date queste considerazioni si pu dire che la modificazione sostanziale della materialit della condizione studentesca sar sempre pi al centro degli interessi e dei bisogni degli studenti, ma non sar di certo volta a dare equilibrio e giustizia allo sviluppo sociale(80). COMP. STUD. Tu sei solo capace a fare delle accuse prive di fondamento. Chi ti ha detto che la massa degli studenti non ha una collocazione proletaria quando, ad esempio, sappiamo che gi esistono dei laureati che lavorano come operai e che in futuro la grande massa di questi studenti non potr trovare altro impiego se non in fabbrica? ANTONIO IL P. (tra s: forse meno furbo di quello che pensavo...) B, chiaro che se prendiamo dei dati parziali tutto pu diventare possibile, una minoranza pu diventare maggioranza e un topo pu diventare una montagna. Che esistano dei laureati che lavorano come tranvieri e che esista il problema della disoccupazione intellettuale non ne dubito, un fatto da pi parti riconosciuto. Ma in questo momento si parla della realt e la realt, secondo i dati a mia disposizione, dice che la massa degli studenti universitari, negli anni che vanno dal 1967 al 70, trovava sistemazione nella misura del 14% nella industria e del 67% nel pubblico impiego (in particolare nella scuola 42%) e che quindi avevamo una percentuale complessiva dell81% degli studenti, per l'appunto la massa, che andava ad occupare non una posizione di operaio o di contadino o di disoccupato, ma una posizione di privilegio nei confronti di queste categorie. Questa una verit inconte-stabile, mentre la percentuale degli studenti destinati ad un lavoro operaio o pi in 37

genera-le destinati alla disoccupazione riguardava una aliquota considerevole, ma pur sempre una minoranza. La realt dice quindi che la massa degli studenti occupava fino al '70 una posizione di privilegio nei confronti degli operai, mentre secondo le tesi del compagno dirigente per questa data la massa degli studenti occupava una condizione proletaria. Ora si pone il quesito: la verit appartiene ai dati che provengono dalla realt o appartiene alla tesi del compagno dirigente? Nel rispondere a questa domanda io non ho dubbi: la verit appartiene alla realt. COMP. STUD. Pu darsi che per quella data tu abbia ragione, ma il fatto che il compa-gno dirigente quando scriveva le sue tesi era pi lungimirante, non guardava al passato o al presente, ma all'avvenire. Fino al 1970 una minoranza di studenti trovava una collocazione proletaria e una posizione di disoccupazione, ma in futuro questa minoranza si sa-rebbe allargata fino a diventare la massa. ANTONIO IL P. No, io sono sicuro che quello che tu dici non vero. Pu darsi che nel '70 questo compagno fosse giovane, ma altrettanto vero che, quando parlava di studenti proletarizzati, si riferiva alla condizione degli studenti di quegli anni e si faceva forte di un mito che non solo della D.C. e dei partiti di destra e di centro ma anche del PSI, del PCI e dei sindacati. Tutti hanno, oggi, interesse a alimentare questo mito a causa della forza dei ceti medi e burocratici che rappresentano un lauto pasto elettorale e lo spazio privilegiato di tutti i burocrati, compresi i nostri capoccia. E se guardi a quello che stato dopo il 70 e a quello che oggi appare il futuro sbocco degli studenti, questo non appare peggiore di quello di ieri. Se si facesse la comparazione, anche solo limitatamente, tra quello che hanno ottenuto gli operai e quello che non hanno ottenuto i contadini, i pen-sionati, i sottoccupati e tutte le categorie tradizionalmente oppresse, con quello che hanno ottenuto i ceti impiegatizi con i contratti del '73 81, se ne vedrebbero delle belle! Ma il fatto che i ceti medi impiegatizi non solo hanno ottenuto con questi ultimi contratti molto pi degli operai, ma da tempo hanno parimenti posto le premesse per assicurarsi nuovi sbocchi nella scuola, nella sanit e in altri settori che, una volta attuati, porteranno ad un ulteriore aggravamento dei rapporti tra il settore degli sfruttati e il settore dei privilegiati (82). COMP. STUD. No, quello che tu dici falso poich il futuro non sar degli studenti o degli impiegati, ma degli operai, perch l'avvenire non del capitalismo, ma del socialismo e nel socialismo Non ci saranno pi [...] ne studenti, ne operai, ma tutti lavoreranno e avranno la possibilit di studiare: lavorando tutti, il tempo libero sar maggiore per tutti. Non ci sa-ranno pi ne operai ne impiegati ma, anche attraverso la possibilit di tutti di studiare, ci si alterner nel lavoro in fabbrica e nel lavoro di ufficio(83). ANTONIO IL P. Beata l'incoscienza! La frase che hai citato, anche se non rappresenta tutto il socialismo, rappresenta indubbiamente un'idea di progresso, ma questa rimane una vuota astrazione dal momento che si inserisce in un contesto di tesi politiche e di azioni che porta L.C. a utilizzare la spinta che esprime il proletariato contro la borghesia a favore di un sistema economico e politico nel quale il dissenso 38

degli sfruttati e dei deboli non po-tr pi non dico farsi valere ma nemmeno sentire... COMP. OP. Tu sei un venduto, tu non vuoi che gli operai comandino tutti, che prendano il potere, tu vuoi che gli operai vadano d'accordo con i sindacati e il PCI. E' cos, cos: ri-spondi crumiro. ANTONIO IL P. E' vero; nelle condizioni in cui operiamo io non voglio che gli operai pren-dano il potere, anche se per ipotesi fosse possibile prendere tutto il potere. Prendere il potere nell'attuale fase storica equivale a lasciare ad altri che non sono gli operai il dominio sugli operai e su tutti gli sfruttati. Tu hai detto che io voglio l'accordo con i sindacati e con il PCI, ma questo non assolutamente vero. Come puoi dire questo? Tu sai che io mi sono schierato fuori dal sindacato e dal partito per realizzare la lotta contro le gerarchie fasulle, contro i capi, i dirigenti, le differenze salariali e gli incentivi, eccetera: tutte cose per le quali ho lottato e lotter non a parole, ma con i fatti contro il sindacato e il partito. Io ho accet-tato, come dato verificatosi storicamente e come dato che si manterr per un periodo inde- finito, la capacit del sindacato e del partito di rappresentare pi che gli interessi degli ope-rai e degli strati e gruppi poveri esistenti, gli interessi delle classi del ceto medio, della burocrazia. Ed per questo che ho visto e vedo la necessit della costituzione e del man-tenimento di una organizzazione economica e politica autonoma degli operai, in grado di far valere gli interessi particolari e generali di tutti gli sfruttati contro la disattenzione, il non interesse, la non volont del sindacato e del partito di far fronte ad essi. Noi dobbiamo lottare contro il sindacato e il partito, l dove tradiscono o non fanno il possibile per realizzare ci che gi oggi in questa democrazia possibile incominciare a realizzare a favore delle classi sfruttate e mistificate e contro gli interessi gretti e corporativi del ceto medio, della burocrazia e della borghesia. LC (tra s: sta prendendo piede, lo seguono con pi attenzione, venuto il momento di interromperlo, confondendo un po' le carte). Tu sei venduto e rimani un venduto anche se vero che ti sei staccato dal sindacato e dal partito per condurre la lotta autonoma degli operai. Tu sei un venduto perch ti ostini a considerare possibile realizzare una lotta a favore degli operai sul terreno della democrazia borghese, dimenticando che Lotta Conti- nua, pur non negando che la democrazia borghese [] la forma istituzionale pi favorevole allo sviluppo della lotta di classe, [...] non dimentica per questo che la democrazia borghese solo una parvenza rovesciata di democrazia, un involucro che cela la dittatura della classe borghese sulla classe dei proletari(84) e che per essa compito della sinistra di classe consegnare il potere nelle mani del proletariato (85). Esistono come vedi differenze grosse fra il tuo modo di intendere la costruzione del socialismo e quello di Lotta Continua. Per t la costruzione del socialismo si deve risolvere nel contesto della demo- crazia borghese e con una lotta che, seppur diversa da quella del sindacato e del PCI, ri- mane solo economica ed volta, se ho ben capito, a togliere se pure a scapito dei ceti medi, della burocrazia, della borghesia, solo alcune ingiustizie dalle spalle della classe operaia, mentre Lotta Continua vuole utilizzare le contraddizioni che esistono 39

tra classe operaia, ceti medi, burocrazia, borghesia con criteri diversi e ben pi radicali. Per realizzare questa lotta non si deve porre la borghesia, i ceti medi e la burocrazia sullo stesso piano o, peggio, come fai tu, mettere i ceti medi e la burocrazia, e non la borghesia, come i maggiori sfruttatori della classe operaia. La borghesia, nel contesto nel quale operiamo, il nemico principale da colpire e da affossare e questo anche se tale operazione portasse il proletariato a fare momentanee concessioni ai ceti medi e alla burocrazia. Questi regali un giorno finiranno, ma finiranno quando il proletariato avr rovesciato la borghesia e avr instaurato la sua dittatura... quando potr rivolgere la sua attenzione ai ceti medi e alla burocrazia per realizzare la distruzione dei diversi ruoli e mansioni. Questo un pro- getto politico realistico mentre il tuo, con tutti i suoi orpelli, non pu che essere una con- gettura piccolo borghese. Non ti offendere, tu sei un piccolo borghese indipendente-mente dalla tua volont, per mancanza e di visione economica -la tua societ astratta te lo dimostra: anche le carenze culturali soggettive devono essere messe sulla bilancia politica- e di visione politica. COMP. OP. E STUD. (voci rade) Bene, giusto, bene, bene, bene, W il compagno LC... ANTONIO IL P. Caaazzzoooo, siamo veramente giunti a un dialogo tra sordi. Tu dici che io non possiedo una visione economica e, riprendendo le voci di altri compagni, neghi va- lore alla mia societ astratta e per di pi affermi che io non possiedo una visione politica. Bene, vediamo se hai tutte le ragioni. Che la mia societ astratta abbia solo un valore indicativo per stimolare l'approfondimento della societ reale non lo nego, anzi proclamo che proprio questa la sua funzione. Ma detto questo, quante verit racchiude! E' astra- zione proclamare che esistono differenze fra operai e operai? Ebbene io non credo che le differenze che esistono tra le categorie di sfruttati 1) e 2) siano solo sperequazioni pre-senti nella mia societ astratta, ma che esistono tra operai e operai, nella societ reale. Qu elaborate sulla base di dati reali e vedo che il salario iniziale al mese di un usciere commesso bancario di 185,432 lire, quello di un operaio comune dellENEL di 137.456, quello di un salariato fisso comune di unazienda agricola di 90.170 lire, non posso dire che esiste parit di retribuzione tra questi operai comuni(86). E se dovessi guardare, nella realt, alle differenze che esistono tra operai specializzati impegnati in diversi settori o a quelle esistenti tra operai comuni e operai specializzati, quanti dislivelli e quante sperequazioni ingiustificate, e mi riferisco non solo alle retribu-zioni, ma anche ai contenuti normativi, di legislazione, di condizioni di lavoro, ecc. Comprendere queste differenze, denunciarle, lottare per attutirle e per eliminarle, ad un tempo unoperazione economica e politica,poich oltre ad essere unoperazione numerica, essa individua che non pu esserci omogeneit di interesse di classe se gli appartenenti a questa si dividono in categorie antagoniste. E noi, grazie soprattutto a una scorretta azione sindacale e dei partiti della sinistra, siamo giunti a un punto tale che,trovandoci di fronte a una classe divisa in operai di sere A e serie B, non disposti a riconoscersi in comuni inte-ressi, non ci praticamente possibile lottare correttamente per il socialismo se prima non si opera per una ricomposizione di classe. Questa solo una prima osservazione. Passo ora ad una seconda 40

considerazione. La mia societ astratta dimostra che la categoria a) e non quella b) la maggiore sfruttatrice della classe operaia. Questa categoria a) esiste e quale forma assume nella societ reale? A questa domanda rispondo: nella realt esistono categorie di impiegati di stato e privati, commercianti, organi di polizia, eccetera, eccetera -dalla terminologia socio-economica comunemente denominati ceti medi o organi buro-cratici a seconda delle mansioni e della figura giuridica che assumono- che pur svolgen-do svariati ruoli possono benissimo occupare il primo posto nella gerarchia dello sfruttamento, analogamente a quello occupato dalla categoria a) nella mia societ astratta.Mi si potr obiettare: ma si pu mettere a confronto quanto guadagna un primario di ospedale, un giudice di tribunale, un capo reparto della FIAT o peggio, quanto guadagna un poliziotto, con quanto guadagna Agnelli?! Ebbene a queste obiezioni, in analogia a quanto gi capitato alloperaio astratto della mia societ astratta quando si messo a far di con-to, dico: gli Agnelli, i Pirelli, i Monti e gli altri grossi pescecani, pur sfruttando singolarmente pi di quanto possono sfruttare un primario, un giudice, un commerciante, un capoccia o di quanto non possa sfruttare un poliziotto, sfruttano sempre meno gli operai di quanto facciano gli ultimi. So che sembra assurdo, ma anche questa una questione matematica. Gli Agnelli, i Pirelli, i Monti sono pochi, mentre i primari, i magistrati, i prefetti, i dirigenti, i consiglieri, i colonnelli, i commercianti, i capoccia, eccetera, eccetera, sono molti e, se anche singolarmente sfruttano molto meno, nel loro assieme sfruttano di pi. E anche il poliziotto, proprio quello semplice, pur non guadagnando pi di un operaio, lo sfrutta, poi-ch in questo caso quello che conta capire che se esistessero meno poliziotti o al limite nessuno, centinaia di migliaia di stipendi non verrebbero pagatiEcco perch mi oppongo alla tesi di LC che vuole fare della borghesia la maggiore classe sfruttatrice. Ma questo abbaglio economico di LC destinato a mantenersi dal momento che egli non si accorge che proclamare di realizzare la rivoluzione contro la borghesia, senza sostanzialmente col-pire i ceti medi e la burocrazia, equivale s a togliere lo sfruttamento della prima dalle spal-le della classe operaia, ma alla condizione di trasferire l'aliquota di sfruttamento goduta dai borghesi ai ceti medi e alla burocrazia, divenuti nel frattempo struttura portante del dominio di classe nel capitalismo di Stato. Ma a queste considerazioni di carattere economico si deve aggiungere un'altrettanto grave considerazione di carattere politico e cio il fatto che il dominio esercitato dai ceti medi e dalla burocrazia in forma autoritaria ridurrebbe drasti-camente le possibilit di difesa della classe operaia contro le vessazioni e lo sfruttamento esercitati dai nuovi dittatori. Fatte queste considerazioni, potete ben comprendere perch io mi oppongo al piano di LC e mi preoccupo di prospettare un piano diverso di andata verso il socialismo. Come gi oggi il primo compito che deve affrontare la classe operaia il prendersi cura delle proprie lacerazioni e divisioni, pena il suo smembramento e il pas-saggio (senza ritorno) di una sua cospicua parte nel campo avversario, cos parimenti suo primo compito rivedere la condotta tenuta dai suoi rappresentanti a favore dei ceti me-di e della burocrazia. Se gi oggi la classe operaia viene sfruttata, mistificata, controllata, bastonata pi che dalla borghesia, dai ceti medi e dalla burocrazia e domani, per logica dell'evoluzione capitalista lo sar da queste ancora di pi, il primo compito che si impone alla classe quello di operare per allentare questa morsa. Allentarla possibile purch il proletariato, approfittando delle contraddizioni presenti nello schieramento avversario e cio nei ceti medi, nella burocrazia, nella 41

borghesia riesca di volta in volta ad allearsi, anche su singoli punti, con quelle forze disponibili per queste o quelle determinate riven-dicazioni. Non quindi unione indiscriminata di proletariato ceti medi e burocrazia contro la borghesia, a favore della dittatura burocra-tica; ma unione discriminata di volta in volta di proletariato e parte dei ceti medi, di proletariato e parte dei ceti medi e della buro-crazia, di proletariato e parte dei ceti medi della burocrazia e della borghesia, eccetera, per l'allar-gamento della democrazia... COMP. OP. Spregiudicato, arraffone, opportunista. Tante belle parole, parole per dire che la classe deve prostituirsi andando a letto con tutti. Addio progresso. ANTONIO IL P. Vedo che hai un concetto poco chiaro e settario dell'opportunismo. Tu asserisci che io voglio che il proletariato si prostituisca: in che senso?! Pu essere oppor-tunismo chiedere che il proletariato, da un lato, prenda coscienza che i lavoratori industriali e agricoli sono sottoposti ad uno stato di maggiore insicurezza (circa il rischio di disoccu-pazione derivante dalle crisi cicliche di produzione) di quanto lo siano gli appartenenti al ceto medio e alla burocrazia e, d'altro lato, cerchi di unificare se stesso attorno all'obiettivo di dare a tutti i lavoratori la sicurezza del posto di lavoro, facendone pagare le spese ai ceti pi privilegiati (e per farne pagare le spese ai ceti pi privilegiati a Lotta Continua non baster -seguendo le orme del PCI e del sindacato- colpire la borghesia, ma dovr modificare drasticamente atteggiamento sui ceti medi e sulla burocrazia), cercando pari-menti di coinvolgere gli appartenenti ad una qualsiasi categoria sociale disposti a soste-nerlo?! COMP. OP. Questo discorso pu essere giusto. COMP. STUD. Giusto, ma parziale, soprattutto perch manca di una prospettiva che lo contenga e lo giustifichi. ANTONIO IL P Parziale certo, un esempio. Se vuoi che ti faccia un discorso un po' me-no parziale t lo posso fare. E' opportunismo chiedere che il proletariato, da un lato prenda coscienza che oggi esistono ben 5 corpi di polizia con un organico di oltre 450 mila uomini(87) e operi per chiedere una riduzione degli organi e degli organici di polizia e per ottenere che funzionino in modo pi democratico e costituzionale e, dall'altro, cerchi su questi obiettivi non solo di unificare se stesso ma di coinvolgere gli appartenenti a una qualsiasi categoria sociale disposti a sostenerlo? COMP. OP. Anche questo discorso pu essere giusto. COMP. STUD. Giusto, ma troppo generico, e poi parziale come il primo, perch an-che a questo manca una prospettiva che lo contenga. ANTONIO IL P. Generico certo, anche perch ha ragione Angelo D'Orsi a rinfacciarci che il problema polizia l'abbiamo giudicato non principale, con la giustificazione che dovendo compiere inevitabili scelte di priorit, il problema 42

polizia appariva secondario; cos al di fuori di quel meritorio lavoro di proletari in divisa al momento non posso dire che come organizzazione abbiamo gran che contribuito a sviluppare critiche e proposte su come noi intendiamo affrontare la ristrutturazione della polizia e dell'esercito. Avete poco da guar-darmi con quelle facce lunghe, cos; io qui potrei solo ripetere quello che ha scritto An-gelo nel suo libro senza nemmeno essere in grado di dire se il progetto del PCI sulla rifor-ma democratica della polizia(88) sia un buon progetto o se si possa o convenga (almeno per l'immediato) fare di pi e meglio. Che siano parziali queste indicazioni vero, ma il fatto che bisogna pur ben cominciare dal parziale e approfondirlo per aver la pretesa, oggi, di far gli interessi della classe operaia. Se si prende a pretesto che sotto il parziale non si nasconde la rivoluzione, non sono d'accordo, perch bisogna ben dire domani, quando non ci sar pi la borghesia e ci sar il socialismo, come dovr essere e chi do-vr pagare le spese della sicurezza del posto di lavoro agli operai, se i burocrati o ancora e sempre gli operai, o come si vuole la polizia, se sempre pi estesa, numerosa, dura e spieiata contro gli operai e i poveri o se sempre meno numerosa e pi democratica, fino a farla sparire. Ecco perch voglio che si approfondiscano questi ed altri discorsi parziali a costo di rimanere fermo sul riformismo e sulla rivoluzione democratica radicale in grado di preparare il terreno al socialismo. COMP STUD. Ma se sei cos critico verso Lotta Continua perch non t ne vai. Vai via a cercarti un'altra casa che ti sia pi comoda e nella quale possa sciacquare i tuoi panni democratici, (voci: vattene... vattene... Altre voci pi rade: resta... resta...) ANTONIO IL P. No, io non me ne vado perch questa casa anche la mia casa. Se sono stato troppo duro e troppo critico solo perch oggi ho messo il dito sulle cose su cui non sono d'accordo e non sulle altre ed per le cose su cui sono d'accordo che io rimarr fin-ch non mi prenderete a calci e purch mi lasciate pensare e agire in modo diverso, per cercare una via diversa dalla vostra di andata verso il socialismo. Dir ancora di pi: se Lotta Continua non imboccher una nuova strada a sinistra del PCI, anche se non in parlamento, trover (forse) uno spazio enorme (facendola in barba allo PSIUP) ma deve far attenzione di non trovarsi un giorno a destra. COMP. OP. E STUD. <Che facciamo? Lo mandiamo a puttane? LC ma... ma... ma...

E fu notte mentre le stelle luccicavano alte in cielo.

NOTE

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1 L'ultimo problema dello PSIUP: di che morte morire, da Lotta Continua , quotidiano, anno 1, maggio 1972. 2 Idem. 3 Idem. 4 Idem. 5 Idem. 6 Comunismo, materiali di lavoro a cura di Lotta Continua, anno 1, autunno 1970. 7 Idem. 8 Leone Trotzky, La Rivoluzione Tradita, ed. Schwarz, Torino, aprile 1956. 9 Idem. 10 Idem. 11 L. Trotzky in La Rivoluzione Tradita scrive: L'URSS una societ intermediaria tra il capitalismo e il socialismo. 12 Mi pare che sia interessante riportare uno stralcio di descrizione sulla burocrazia della epoca di Stalin fatta da Trotzky ne La Rivoluzione Tradita: Gli uffici centrali dello Stato contavano il primo novembre del 1933, secondo i dati ufficiali, circa 55.000 persone ap-partenenti al personale dirigente. Ma questo numero, accresciutosi di molto nel corso degli ultimi anni, non comprende ne i servizi dell'esercito, della flotta e della Ghepe ne la direzione delle cooperative e di quelle che vengono chiamate le societ, tipo aviazione-chimica (Ossoaviakhin) ed altre. Ogni repubblica ha inoltre il proprio apparato governativo. Parallelamente agli stati maggiori dello Stato, dei sindacati, delle cooperative, ed altri -che si confondono parzialmente con questi-, c' infine il potente stato maggiore del Partito. Non esageriamo certo valutando a 400.000 anime gli ambienti direttivi dellURSS e delle repubbliche appartenenti all'Unione. Pu darsi che raggiungano ora il mezzo milione. Non sono piccoli funzionar!, ma grossi funzionari, capi che formano una casta dirigente nel vero senso della parola, divisa, indubbiamente, dal punto di vista gerarchico, in diversi strati orizzontali. Questo strato sociale superiore sostenuto da una pesante piramide amministrativa dalla base larga e a molte facce. I comitati esecutivi dei Soviet delle regioni, delle citt e dei quartieri, con gli organi paralleli del partito, dei sindacati, della giovent comunista, dei trasporti, dell'esercito, della flotta e della Sicurezza generale devono arri-vare ad una cifra dell'ordine di due milioni. Non dimentichiamo neppure i presidenti dei Soviet di 600.000 borghi e villaggi. La direziono delle aziende industriali era nel 1933 nelle mani di 17.000 direttori e vice-direttori. Il personale amministrativo e tecnico delle fabbriche, degli stabilimenti e delle miniere, compresi i quadri inferiori e sino ai capi operai, con- tava 250.000 anime (di cui 54.000 specialisti che non assolvono a funzioni amministrative nel vero senso della parola). Bisogna aggiungere il personale del partito, dei sindacati e delle aziende amministrate [...]. Non sar esagerato valutare a mezzo milione il personale amministrativo delle aziende di primaria importanza. Bisognerebbe aggiungervi il perso-nale delle aziende dipendenti dalle repubbliche nazionali e dai soviet locali. Sotto un altro punto di vista, la statistica ufficiale indica per il 1933 pi di 860.000 amministratori e specialisti nel complesso dell'economia sovietica. Di questi, pi di 480.000 nella industria, pi di 100.000 nei trasporti, 93.000 nell'agricoltura, 25.000 nel commercio. Queste cifre comprendono gli specialisti che non esercitano funzioni amministrative, ma non il persona- le delle cooperative e dei kolkhoz. 44

E sono sensibilmente aumentate nel corso degli ultimi anni. Contando solo i presidenti e gli organizzatori comunisti, 250.000 kolhkoz ci danno un milione di amministratori. In realt, ce ne sono molti di pi. Con i dirigenti dei sovkhoz e delle stazioni di macchine e trattori, il comando dell'agricoltura socialista supera di molto il numero di un milione. Lo stato disponeva nel 1935 di 113.000 stabilimenti commerciali; le cooperative ne aveva- no 200.000. I gerenti degli uni e delle altre non sono in verit commessi, ma funzionari e funzionar! di un monopolio dello Stato [...]. La categoria sociale, che, senza fornire un la- voro produttivo diretto, ordina, amministra, dirige, distribuisce punizioni e ricompense (non vi includiamo i maestri) deve essere valutata a cinque o sei milioni di anime. Questa cifra complessiva, come pure quella dei suoi componenti, non pretende affatto di essere preci-sa; vale come prima approssimazione [...]. Ai diversi gradi della gerarchia, considerata dal basso in alto, i comunisti sono in propor-zione variabile dal 20 al 90%. Nella massa burocratica, i comunisti e i giovani comunisti formano un blocco di un milione e mezzo, due milioni di uomini; piuttosto meno che pi in questo momento, in seguito alle incessanti epurazioni. E' questa l'ossatura del potere. Gli stessi uomini costituiscono l'ossatura del partito e della giovent comunista. L'ex partito bolscevico non pi l'avanguardia del proletariato, ma l'organizzazione politica della buro- crazia. 13 L. Trotzky in La Rivoluzione Tradita scrive: il salario reale degli stakhanovisti supe- ra spesso di venti-trenta volte quello delle categorie inferiori. Le retribuzioni degli speciali-sti pi privilegiati basterebbero in molte circostanze a pagare 80-100 manovali. Per l'am-piezza della diseguaglianza delle retribuzioni del lavoro l'URSS ha raggiunto e largamente superato i paesi capitalisti. 14 L. Trotzky in La Rivoluzione Tradita scrive: Alla vigilia della collettivizzazione la produzione dello zucchero aveva raggiunto 109 milioni di pud circa (il pud equivale a 16 kg. e 800 gr.) per cadere due anni pi tardi, in piena collettivizzazione completa, in seguito alla mancanza di barbabietole, a 48 milioni di pud, cio a meno della met. Ma l'uragano pi devastatore pass sul patrimonio del bestiame. Il numero dei cavalli cadde del 55%: da 34,6 milioni del 1929 a 15,6 milioni nel '34; il bestiame a corna cadde da 30,7 milioni a 19,5, cio del 40% [...]. Le perdite in vite umane per la fame, per il freddo, in seguito alle epidemie e alle repressioni non sono state disgraziatamente registrate con la stessa esattezza delle perdite di bestiame: ma ammontano egualmente a milioni. 15 L. Trotzky La Rivoluzione Tradita, ed. Schwarz, Torino, aprile 1956. 16 Idem. 17 E' nota la posizione espressa dal marxismo al riguardo. Scrive ad esempio Engels (Antiduhring, ed. Riuniti, Roma, settembre 1968): II proletariato s'impadronisce del potere dello Stato e anzitutto trasforma i mezzi di produzione in propriet dello Stato. Ma cos sopprime se stesso come proletariato, sopprime ogni differenza di classe e ogni antagonismo di classe e sopprime anche lo Stato come Stato. 18 L. Trotzky Da un graffio al pericolo di cancrena inserito in una raccolta di scritti dal titolo: in difesa del marxismo, ed. Samon Savelli, Roma 1969. 19 Idem. 45

20 Idem. 21 L. Trotzky in La Rivoluzione Tradita scrive: Dinnanzi a nuovi fenomeni gli uomini cercano spesso rifugio nelle vecchie parole. Si tentato di decifrare l'enigma sovietico con l'aiuto del termine: capitalismo di stato, che ha il vantaggio di non avere per nessuno un significato preciso. Esso serve anzitutto a designare il caso in cui lo Stato borghese assu-ma la gestione dei mezzi di trasporto e di certe industrie. La necessit di simili misure uno dei sintomi del fatto che le forze produttive del capitalismo superano il capitalismo e lo portano a negare parzialmente se stesso nella pratica . E' importante notare come Trot-zky distorca le argomentazioni marxiste sul capitalismo. Per Engels (le parole tra virgolette sono tratte dall'Antiduhring) una cosa certa: il capitalismo privato si trasforma natural-mente in capitalismo di stato e si ha capitalismo di stato quando, oltre ai mezzi di comunicazione, anche i mezzi di produzione sono effettivamente sottratti al control-lo dei trust e delle societ anonime (dei privati) e la statizzazione di questi diventata economicamente inevitabile. Per Trotzky invece il capitalismo privato non si trasforma naturalmente (naturalmente = per propria logica) in capitalismo di stato; inoltre egli definisce capitalismo di stato forme del capitalismo monopolistico privato o forme del capitalismo monopolistico di stato, vale a dire forme di capitalismo che si situano fuori dal terreno del capitalismo di stato, che si ha appunto quando non soltanto la maggioranza dei mezzi di comunicazione, ma anche la maggioranza dei mezzi di produzione, sono effettivamente sottratti alla propriet e al controllo dei privati e posti nelle mani dello stato. Trotzky distorce sotto un altro aspetto il marxismo ed esattamente quando afferma che il passaggio da forme di capitalismo monopolistico privato a forme di capitalismo mo-nopolistico di stato porta alla negazione parziale del capitalismo, mentre per Engels questo passaggio rappresenta uno sviluppo, parziale, del capitalismo. Queste mistificazioni formano la premessa per la negazione trotzkista dell'esistenza del capitalismo di stato e la premessa per la identificazione della propriet di stato con la propriet socialista. 22 F. Engeis Antiduhring, ed. Riuniti, Roma, settembre 1968. 23 Idem. 24 Idem 25 Idem. 26 L. Trotzky La Rivoluzione Tradita, ed. Schwarz, Torino, aprile 1956. 27 Idem. 28 Trotzky esprime l'assurda convinzione che le distorsioni dello stalinismo, come in generale le cause del dominio burocratico autoritario, devono sparire per meccanico effet-to del procedere dell'espansione del capitalismo di stato autoritario a livello mondiale. Tale convinzione stata espressa dal nostro anche in L'URSS in Guerra (scritto inserito nel libro dal titolo: in difesa del marxismo): Nella degenerazione burocratica dello Stato sovietico si esprimono non le leggi generali della societ di transizione dal capitalismo al socialismo, ma una particolare rifrazione, eccezionale e temporanea, di queste leggi nelle condizioni di un paese rivoluzionario arretrato, accerchiato dal capitalismo. La scarsezza di beni di consumo e la lotta universale per ottenerli generano un gendarme [la burocrazia] che si arroga la funzione di distributore. Pressioni 46

ostili dall'esterno impon-gono al gendarme [sempre la burocrazia] il ruolo di difensore del paese, lo forniscono di autorit nazionale, e gli consentono di saccheggiare il paese. Tutte e due le condizioni dell'onnipotenza della burocrazia -l'arretratezza del paese e l'accerchiamento capitalista-hanno tuttavia carattere transitorio e debbono scomparire con la vittoria della rivoluzione mondiale. 29 Stalin nei Dei Principi del Leninismo (sottotitolo: Lezioni tenute all'Universit di Sverdiov al principio di aprile 1924; inserite in una raccolta di opere dal titolo G. Stalin questioni del leninismo, ed. Feltrinelli, MilanoRoma) esprime la convinzione che la dittatura del proletariato consiste Nel fatto che solo la forma sovietica di Stato, facendo partecipare in modo continuo e incondizionato le organizzazioni di massa dei lavoratori e degli sfruttati al governo dello Stato, in grado di preparare quella estinzione dello Stato, che uno degli elementi essenziali della futura societ senza Stato, della societ comunista. In altri termini nei Dei principi del leninismo Stalin presuppone che la partecipazio-ne degli sfruttati, in qualit di sfruttati, alla vita dello stato, sia condizione sufficiente a rea-lizzare l'estinzione delle classi come premessa all'estinzione dello stato. Il guaio che la partecipazione degli sfruttati, in qualit di sfruttati, alla vita dello stato non presuppone l'estinzione delle classi ma il loro mantenimento, il mantenimento dello stato e con questo l'abbandono della dittatura del proletariato intesa in senso marxista (si veda, ad es: Stato e Rivoluzione di Lenin), che si caratterizza come dittatura in grado di estinguere le classi e l'abbandono del socialismo marxista, che si caratterizza appunto come estinzione dello stato. Con l'opera Dei principi del leninismo Stalin abbandona e distrugge le con-cezioni del marxismo sul socialismo e teorizza che il capitalismo di stato il socialismo marxista. 30 II fatto che una parte della classe operaia si sia lasciata integrare nel potere burocratico implicito nelle stesse osservazioni di Trotzky (si veda, ad esempio, la nota 12) ed stato osservato da tutti gli storici a tendenza obiettiva che si sono occupati di problemi sovietici. Ancora recentemente Roy A. Medvedev in una sua opera (Lo Stalinismo origini storia conseguenze, ed. Mondadori, Verona, 1972) nota che il culto di Stalin attorno agli anni trenta aveva il suo punto pi basso [...] nella campagne, poca forza di attrazione sulle masse urbane piccolo-borghesi, mentre era pi forte fra gli operai, specialmente in quello strato del partito formato dalla classe operaia, e anche fra la nuova intelligencija giovanile, soprattutto quella di origini operaie e contadine. 31 Stalin e Trotzki: qual il centro del problema?, da Lotta Continua, quotidiano, anno1, maggio1972. 32 Idem 33 Idem. 34 Idem. 35 Idem. 36 La connessione tra Trotzky e la rivoluzione cinese stata posta in modo esplicito dai teorici di Lotta Continua; ad esempio nell'articolo -Stalin o Trotzky: qual' il centro del problema?- si legge: Trotzky e i suoi fedeli furono i primi a denunciare da sinistra, da una posizione rivoluzionaria, la degenerazione dello stato sovietico nei confronti delle premesse che erano 47

state poste nel '17. I termini in cui essi svolsero la loro critica (tradi- mento del bolscevismo, degenerazione burocratica) ci appaiono oggi insoddisfacenti; essi non illuminano compiutamente la natura della societ sovietica e le ragioni della sua involuzione dopo il '17. Ci non toglie che Trotzky abbia tenuto viva per decenni una critica da sinistra al revisionismo sovietico e allo stalinismo e abbia perci rappresentato un punto di riferimento importante (anche se solo a un livello teorico) per i rivoluzionari di tutto il mondo, almeno fino alla vittoria della rivoluzione cinese e al dissidio cino-sovietico. 37 Comunismo, materiali di lavoro a cura di Lotta Continua, numero 1, autunno 1970.' 38 Idem. 39 Idem. 40 Idem. 41 Idem. 42 Idem. 43 Sulla questione di Stalin, redazionale, Bandiera Rossa, settembre 1963. 44 Per cogliere il pensiero cinese su Stalin, ancora meglio dello stralcio riportato vale quanto, ad esempio, viene scritto nell'articolo Lo pseudo comunismo di Kruscev e gli insegnamenti storici che da al mondo (redazione Renmin Ribao e redazione di Hongqi, luglio 1964): Dopo la grande vittoriosa rivoluzione socialista di Ottobre, fu instaurata la dittatura del proletariato: essa abol la propriet privata capitalista e stabilii la propriet socialista di tutto il popolo e la propriet collettiva socialista con la nazionalizzazione dell'industria e la collettivizzazione dell'agricoltura e, in qualche decennio, raggiunse grossi risultati nell'edificazione socialista. Queste furono vittorie incancellabili, vittorie di grande portata storica, conseguite dal PCUS e dal popolo sovietico sotto la direzione di Lenin e di Stalin . Da quanto ho riportato si deduce, principalmente, che Stalin, come Lenin, rappre-senta continuit nell'edificazione socialista. Questa affermazione palesemente falsa perch: 1) da quanto ho detto, nella nota 29, Stalin, subito dopo la morte di Lenin, teorizza il consolidamento e il mantenimento del capitalismo di stato e la conseguente rinuncia della teoria della dittatura del proletariato e del socialismo marxista; 2) la impostazione teorica stalinista si appoggia alle esigenze della burocrazia che fa del rafforzamento del capitalismo di stato (nazionalizzazione dell'industria e collettivizzazione dell'agricoltura) la base materiale per consolidare ed estendere il suo dominio politico sul proletariato e le classi popolari. 45 Le vicinanze delle posizioni cinesi alle posizioni di Trotzky sono molte e variamente caratterizzate ma, in questa sede, mi interessa sottolineare quelle che mi sembrano le meno contingenti e le pi significative. Queste sono: 1) la concezione che il capitalismo di stato, rotto da una dittatura autoritaria, realizza il socialismo marxista; 2) la concezione che il capitalismo di stato autoritario mondiale la condizione per realizzare il pi compiuta-mente possibile il programma del socialismo marxista; 3) la concezione che, una volta raggiunto il capitalismo di stato autoritario a livello mondiale, questo debba essere difeso e mantenuto lottando contro tutte le eventuali forze perturbatrici. 46 Stalin (Sul progetto di Costituzione dell'URSS, documento raccolto nel libro G. Stalin questioni del leninismo, ed. Feltrinelli, Milano- Roma) iscrive: In rapporto con [i] cambiamenti sopravvenuti nell'economia dell'URSS, si 48

modificata anche la struttura di classe della nostra societ [...]. Tutte le classi sfruttatrici, in tal modo, sono state liquidate. E' rimasta la classe operaia. E' rimasta la classe dei contadini. Sono rimasti gli intellettuali. [...] La nostra societ sovietica gi arrivata a realizzare, nell essenziale, il socialismo, ha creato il regime socialista, cio ha realizzato quello che i marxisti chiamano, con altre parole, la prima fase o fase inferiore del comunismo . Tali posizioni espresse da Stalin sono, come si vede, palesemente false, non solo rispetto alla teoria marxista che asserisce che il comunismo (o fase superiore del socialismo) si realizza solo m presenza della scom- parsa dello Stato come elemento separato dal popolo e in presenza di un avanzato pro- cesso di scomparsa della divisione del lavoro, ma anche rispetto alla realt economica-sociale del suo tempo m quanto nella Russia del 1936 non solo gli antagonismi fra queste tre classi non erano scomparsi, ma esisteva parimenti lo sfruttamento esercitato su queste da parte di strati sociali (polizia, esercito, burocrazia) che Stalin asseriva non esistere co-me strati sfruttatori. Quando quindi a teorici di Lotta Continua affermano che in URSS come in Cina, sono scomparse le classi, si avvicinano fatalmente ad una posizione stalinista. 47 II caso Lin Pao e la lotta tra linee diverse nel Partito Comunista cinese, da Lotta Continua, quotidiano, anno 1, agosto 1972. 48 Che in Cina, anche dopo la rivoluzione culturale, esistano le classi mi pare non debba essere dimostrato. Mi limiter pertanto a riportare quanto Giovanni Blumer scrive in un suo libro (La Rivoluzione Culturale Cinese, ed. Feltrinelli, Milano, maggio 1969) a proposito delle differenze salariali: Si deve tener presente che in Cina nell'anno 1965 il rapporto fra lo stipendio pi basso e quello pi alto era di 1: 6, ossia un ministro guadagnava solo sei volte di pi di un operaio analfabeta. Pur prendendo per buone le affermazioni di questo agiografo e limitandomi a considerare il dato puramente quantitativo della differenza salariale, senza tener conto di eventuali altri vantaggi di carattere normativo goduti dal ministro nei confronti dell'operaio analfabeta, non mi sento di dire che questa dif-ferenza sia piccola. In Italia un salariato fisso comune di una azienda agricola percepisce al mese lire 90.170 (si veda nota 86 Tav. A), circa dieci volte in meno di quanto percepisce un nostro parlamentare (lo stipendio di un parlamentare di lire 939.867 al mese); ma un professore universitario, un preside di I3 categoria, un dirigente di azienda commerciale (si veda nota 86, Tav. C) percepiscono uno stipendio il cui ammontare inferiore alla paga del nostro salariato moltiplicata per sei. Sar una questione di opinioni ma il rapporto che Blumer trova (solo) basso io lo considero alto, molto alto, specie se si tiene conto che il ministro cinese e un marxista e per di pi un marxista in un paese arretrato. 49 Per avvicinarsi al pensiero di Engels e di Marx, per quanto riguarda le posizioni teoriche generali del marxismo e la funzione del proletariato nella storia, pu essere utile leggere l Antiduhring . 50 Sul tipo di stato che avrebbe dovuto sorgere dalla rivoluzione d'Ottobre nei I compiti del proletariato nella nostra rivoluzione (scritto del 10 aprile 1917, raccolto nelle .Opere Complete, libro XXIV ed Riuniti, Roma 1966) cos Lenin si esprimeva: I soviet dei depu-tati degli operai, dei soldati dei contadini [...] 49

sono [...] forma nuova o, meglio, [...] nuovo tipo di Stato. Il tipo pi perfetto e progredito di Stato borghese la repubblica democratica parlamentare: il potere appartiene al parlamento; la macchina statale, l'apparato ammini- strativo e l'organo di direziono sono quelli di sempre: esercito permanente, polizia, buro- crazia praticamente inamovibile, privilegiata, posta al di sopra del popolo. Ma, a comincia- re dalla fine del secolo XIX, le epoche rivoluzionarie ci offrono un tipo superiore di Stato democratico, uno Stato che sotto certi aspetti cessa, secondo l'espressione di Engels, di essere uno Stato, "non pi uno Stato nel senso proprio della parola". E' lo Stato del tipo della Comune di Parigi, che sostituisce la polizia e l'esercito distinti dal popolo con larma- mento diretto e immediato del popolo stesso. E' questa l'essenza della Comune, vilipesa e calunniata dagli scrittori borghesi [...]. La rivoluzione russa nel 1905 e nel 1917 ha comin- ciato a costruire proprio uno Stato di questo tipo [...]. La repubblica parlamentare borghese ostacola, soffoca la vita politica autonoma delle masse e la loro partecipazione diretta all'organizzazione democratica di tutta la vita dello Stato, dal basso in alto. I soviet dei deputati degli operai e dei soldati fanno il contrario. Essi riproducono il tipo di Stato che la Comune di Parigi ha elaborato e che Marx ha definito come " la forma politica, finalmente scoperta, nella quale si pu compiere l'emancipazione economica del lavoro " [...]. Se ci organizziamo e riusciamo a condurre intelligentemente la nostra propaganda, non solo i proletari, ma anche i nove decimi dei contadini si schiereranno contro la ricostruzione della polizia, contro la burocrazia inamovibile e privilegiata, contro l'esercito separato dal popo- lo. E soltanto in questo consiste il nuovo tipo di Stato. 51 L'opinione che alle difficolt incontrate dalla rivoluzione russa, dopo l'Ottobre, sia da attribuire l'impossibilit della costruzione del socialismo marxista trova fondamento e cre- dito solo se gli stalinisti e i trotzkisti non se ne servono come pretesto ai fini di mantenere ed estendere il capitalismo autoritario. 52 Lenin ancora dopo la rivoluzione, ad esempio l'8 marzo 1918, nel Rapporto sulla revisione del programma e il cambiamento della denominazione del partito (raccolto in Opere complete, libro XXVII, ed. Riuniti, Roma 1966) scrive: Quando gli operai hanno creato il loro proprio Stato, hanno fatto si che il vecchio concetto di democrazia, -di democrazia borghese-, risultato superato nel processo di sviluppo della nostra rivoluzione. Noi siamo arrivati a un tipo di democrazia che non mai esistita nell'Europa occidentale. Essa ha avuto la sua prefigurazione soltanto nella Comune di Parigi. 53 Per avere un'idea del complesso di cause che hanno portato alla impossibilit della realizzazione del socialismo marxista valgono tanto le osservazioni di Trotzky, del tipo di quelle riportate alla nota 12, quanto le osservazioni fatte da storici, tipo Edward Carr nella sua monumentale Storia della Russia in quattro volumi. 54 E evidente che al complesso delle cause che hanno contribuito con la rivoluzione e dopo questa a far emergere una dittatura autoritaria non possa sottrarsi lo stesso Lenin. Nonostante egli abbia proclamato che con e dopo la rivoluzione dOttobre si era creato uno stato tipo la Comune, laver 50

personalmente contribuito alla ricostruzione della polizia, dellesercito e della burocrazia come elementi separati dal popolo, sembra una prova volta ad implicarlo come cosciente responsabile della creazione del capitalismo di stato autoritario. Nasce quindi la domanda: Lenin stato un mistificatore a spacciare come stato tipo la Comune di Parigi il capitalismo di stato che si andava costruendo in quegli anni in URSS? Personalmente non lo credo. Credo piuttosto che Lenin, influenzato da tutto un retaggio di cultura hegelianomarxista, non abbia avvertito e compreso la portata di ci che andava avvenendo e abbia contribuito alla ricostruzione dello stato intendendola come un male passeggero, destinato ad essere superato dallulteriore evoluzione della rivoluzione. Sar solo con Stalin e con Trotzky, con la teorizzazione cosciente del capitalismo di stato autoritario come socialismo marxista, che verr deliberatamente accettato lo stato autori-tario come un fatto non pi da rigettare ma da preservare, mantenere e utilizzare contro il popolo, la democrazia e il socialismo. 55 Comunismo, materiali di lavoro a cura di Lotta Continua anno 1, autunno 1970. 56 Idem. 57 Idem. 58 Idem. 59 Roger Garaudy in un suo libro (Tutta la verit, ed. Mondatori, marzo 1970) da la segu-ente versione dei fatti cecoslovacchi: Lintervento militare dei dirigenti sovietici negli affari interni del partito comunista cecoslovacco non che un caso particolare, anche se il pi spettacolare, della normalizzazione, cio dellinsieme delle pressioni, esercitate dai dirigenti sovietici per tentare di imporre a tutti i partiti comunisti lallineamento sul loro modello di socialismo centralizzato, autoritario e burocratico [] Il testo base che definisce la grande carta del neostalinismo la lettera inviata da Varsavia, dai dirigenti dellUnione Sovietica, della Bulgaria, dellUngheria, della Repubblica Democratica Tedesca e della Polonia al Comitato Centrale del Partito comunista cecoslo-vacco il 15 luglio 1968. In questo documento si trovano elencate le "deviazioni" di Dubcek e dei promotori della "linea di gennaio". Lo sforzo dei comunisti cecoslovacchi per creare un "modello" di socia- lismo corrispondente al grado attuale di sviluppo scientifico e tecnico del loro paese e alle loro tradizioni democratiche, cade sotto i colpi di una serie di accuse: " Noi eravamo con-vinti che avreste gelosamente osservato il principio leninista del centralismo democratico [...] " [...]. Da ci derivano tutti gli altri crimini: la soppressione della censura, la pluralit dei partiti, l'antisovietismo, eccetera [...]. Ci che i dirigenti sovietici esigevano allora era il rinnegamento, da parte dei comunisti cecoslovacchi, della via che essi avevano scelta per ridare al socialismo, nel loro paese, dopo anni di oppressione burocratica, un volto umano, e al loro partito una base popolare di massa. Ci che veniva chiesto loro dalla lettera di Varsavia era il suicidio morale, suicidio al quale il presidente Svoboda nobilmente si oppose il 27 luglio 1968. 2. La Repubblica Socialista Cecoslovacca non si suicider! del presidente Svoboda ( Obrana Lidu , 27 luglio 1968). La Repubblica socialista cecoslovacca non si suicider. Il suo popolo ha concesso ai suoi rappresentanti una fiducia che forse senza precedenti nei 51

cinquant'anni di storia della nostra repubblica. In questa circostanza noi siamo uniti come non lo siamo mai stati nel passato. Quali che siano gli ostacoli e le difficolt, noi persevereremo nella via che abbiamo scelta nel gennaio 1968, non pi sotto il partito comunista ma con esso [...] 3. L'aiuto fraterno e i carri armati. A questa protesta risposero, l'alba del 21 agosto 1968, gli aerei e i carri armati dell' "aiuto fraterno". Il primo pretesto dell'occupazione era una pretesa "richiesta di aiuto" di dirigenti cecoslovacchi; fu impossibile ai dirigenti sovietici nominarne uno solo. Il secondo pretesto era quello di far fallire la controrivoluzione. Ma le truppe sovietiche, quando ebbero occupato tutto il territorio cecoslovacco, non arrestarono un solo controri-voluzionario: le sole persone arrestate, fin dal primo giorno, furono i dirigenti del Partito comunista cecoslovacco. L'invasione aveva dunque come scopo reale non di combattere la controrivoluzione (che era allora impotente e di cui solo l'occupazione sovietica ha fatto un fenomeno di massa), ma di combattere una concezione del " socialismo dal volto umano "preconizzato dai comunisti cechi. Lo scopo reale dell'invasione e dell'occupazione era la restaurazione del neostalinismo. Il 2 agosto, ai dirigenti cecoslovacchi prigionieri a Mosca veniva imposto un "protocollo segreto", il cui vero nome "diktat". Se questi sono i fatti si pu ben capire come sia obiettiva e antistalinista la posizione assunta da Lotta Continua nei confronti dell'invasione cecoslovacca! 60 A chi servono i processi di Praga, da Lotta Continua, quotidiano, anno 1, agosto 1972. 61 Idem. 62 Idem. 63 La busta paga dell'operaio: gli incentivi, da Lotta Continua, settimanale, aprile 1970. 64 Voglio riportare qui un solo esempio di come il trotzkismo possa mettersi al servizio della democrazia e del socialismo. Questo esempio rappresentato, a mio avviso, da Roy A. Medvedev con il suo libro: Lo Stalinismo storia origini conseguenze. 65 Socialismo e libert articolo di Luigi Longo pubblicato sull'Unit, agosto 1969. 66 Avevamo il governo in mano, ma eravamo in mano ai revisionisti, testimonianza di un compagno di Roma, da Lotta Continua, quotidiano, anno 1, luglio 1972. 67 Dico teoricamente senza aver la pretesa di affermare una verit avulsa dalla realt, in quanto solo quest'ultima potr dimostrare se il capitalismo di stato in chiave democratica sar in grado di rappresentare una espansione della democrazia, tanto di quella che poggia sul capitalismo privato, quanto di quella che poggia sul capitalismo monopolistico di stato. La richiesta della introduzione della democrazia nei paesi dell'est, oltre a costituire quindi un primo elementare avvio a soddisfare esigenze di partecipazione alla vita econo-mica, sociale e politica, delle masse popolari di questi paesi, dovrebbe indicare se la teoria che proclama la possibilit di espandere la democrazia che poggia sul capitalismo privato o su quello monopolistico di stato possa in effetti essere vera. Fatta questa preci-sazione mi pare di poter dire che nel mondo 52

occidentale il capitalismo di stato, per poter garantire nel miglior modo un certo grado di eguaglianza -economico-politica- a tutti i cittadini, non dovrebbe spingersi oltre certi limiti, tutelando larghe sopravvivenze all'iniziativa privata. 68 Le posizioni del PCI sulla possibilit della costruzione del socialismo in presenza della democrazia politica sono note e sono chiaramente espresse anche in questo passo: II partito comunista ha fin dal primo momento dichiarato ch'esso non concepisce la Costitu-zione repubblicana come un espediente per utilizzare gli strumenti della democrazia borghese fino al momento dell'insurrezione armata per la conquista dello Stato e per la sua trasformazione in uno Stato socialista, ma come un patto unitario, liberamente stretto dalla grande maggioranza del popolo italiano e posto a base dello sviluppo organico della vita nazionale per tutto un periodo storico. Nell'ambito di questo patto si possono compiere nella piena legalit costituzionale le riforme di struttura necessario per minare il potere dei gruppi monopolistici, difendere gli interessi di tutti i lavoratori contro le oligarchie economi-che e finanziarie, escluse dal potere queste oligarchie e farvi 'accedere le classi lavoratri-ci. Sulla base degli sviluppi della situazione internazionale e della situazione italiana, il partito comunista ribadisce questa sua posizione, affermando che esistono in Italia le condizioni perch, nell'ambito del regime costituzionale, la classe operaia si organizzi in classe dirigente, unendo attorno al suo programma di trasformazione socialista della societ e dello Stato la grande maggioranza del popolo [...]. Alla classe operaia e al popolo italiano si apre il compito storico di procedere alla costruzione del socialismo attraverso una via nuova rispetto al modo come si realizzata la dittatura del proletariato in altri Paesi. Da Elementi per una dichiarazione programmatica del PCI in VIII Congresso del PCI, ed. Riuniti, Roma 1957. 69 Apertura del Processo a Stalin, V. Francone - A. Puglisi, Tip. Impronta, Torino. 70 Che il PCI non possa costituire una forza conseguentemente democratica e tanto meno socialista mi pare che sia pi che provato oltre che dalle pastoie staliniane delle quali inficiata la dottrina e l'azione di questo, anche dal pericolo che come partito fedele a Mosca sia in qualunque momento sottoposto al ricatto sovietico. Che questo ricatto non sia una mia invenzione dimostrato tanto dalla passata storia di questo partito (si veda al riguardo, ad esempio, il libro: Palmiro Togliatt di Giorgio Bocca, ed. Laterza, febbraio 1973), quanto dai recenti pesanti interventi del PCUS nei confronti della Cecoslovac-chia (si veda nota 59) e da tutta una serie di interventi ai danni dei partiti fratelli che si erano dimostrati ostili all'invasione dell'agosto '68, come stato denunciato da Roger Garaudy nel suo libro Tutta la verit . 71 Nel fornire questo dato -come altri che da ora in avanti fornir- tengo presente il recen-te libro La giungla retributiva di Ermanno Corrieri, ed. il Mulino, Bologna febbraio 1973, e presuppongo che il lettore sia al corrente dei rilevamenti e dei giudizi che in questa sti-molante opera sono espressi. Tuttavia, per facilitarlo, ogni qualvolta mi riferir ai dati forniti da E. Corrieri li riporter in nota, avvertendo parimenti che la responsabilit di eventuali deformazioni sar da attribuire al sottoscritto. Ci premesso, l'indicazione che un coltiva-tore diretto guadagna sulle settantacinquemila lire fornita in base 53

all'indagine sulle retri-buzioni di fatto svolta da E. Gorrieri nella provincia di Modena ed espressa nel giudizio: La nostra indagine ha accertato una remunerazione media mensile del lavoro manuale dei coltivatori agricoli di L. 73.405 per ogni unit lavorativa uomo. 72 Nelle lotte dell'autunno caldo , con il rinnovo del contratto nazionale dei metalmec-canici, il risultato monetario ottenuto fu un aumento eguale per tutte le qualifiche operaie e impiegatizie corrispondente a lire 13.500 al mese. 73 E.Gorrieri nel libro La giungla retributiva fa notare che dal confronto fra i risultati otte-nuti nelle due vertenze praticamente parallele, dai metalmeccanici con lautunno caldo e dagli statali i cui effetti hanno avuto decorrenza dal 1 luglio 1970 emergono in tutta evi-denza due sostanziali differenze: a)il riassetto stato ottenuto [dagli statali] con una lotta sindacale assai meno dura di quella dei metalmeccanici e con costi estremamente ridotti per i lavoratori in termini di scioperi e perdite retributive; b) il riassetto [dagli statali] ha conseguito risultati economici nettamente superiori. E in nota scrive: A proposito di questo secondo aspetto, ricordiamo che di fronte alla tendenza egualitaria delle rivendicazioni operaie (13.500 lire di aumento per tutte le qualifiche), per gli statali sono state realizzare, come al solito, forti differenziazioni a seconda delle qualifiche, sicch in alcuni casi i miglioramenti si sono ridotti al minimo stabilito dal decreto delegato (L. 10.000 lorde, pari a 8.500 nette), mentre altri hanno beneficiato di aumenti altissimi 74 E. Gorrieri nel suo libro La giungla retributiva a proposito delle pensioni scrive: Una larghissima fascia di lavoratori che non dispongono di potere contrattuale e che anche sul piano politico sono privi di una effettiva capacit di pressione costituita da pensionati [] la situazione nel campo delle pensioni molto varia a seconda delle categorie. Sostan-zialmente possiamo distinguere tre grandi raggruppamenti: i pubblici dipendenti, le cui pensioni sono pagate direttamente dal Tesoro []; 2) pensionati assistiti da Fondi speciali di previdenza; 3) i pensionati della Previdenza Sociale. La situazione dei pubblici dipendenti generalmente soddisfacente [...]. Il trattamento go-duto dagli assistiti dai Fondi speciali di previdenza ovviamente molto vario, ma in gene-rale piuttosto elevato [] La grande massa dei pensionati invece assistita dallINPS e sono appunto questi i lavo-ratori, che salvo eccezione,sono relegati in una condizione di netta inferiorit sociale. Si tratta di un complesso di 8.637.799 lavoratori. Riporter ora due distinte tabelle ricavate dallo sdoppiamento della TAB 30 del libro di Corrieri. Nella prima figura la ripartizione degli 8.637.799 pensionati dellINPS e lammon-tare al mese della pensione percepita. Nella seconda figura la ripartizione di alcune cateto-rie di lavoratori assistiti dal Tesoro o da Fondi speciali di previdenza. Queste tabelle hanno lo scopo di fornire al lettore una prima immagine delle gravi distorsioni esistenti in campo pensionistico; faccio presente che non figurano n le pensioni da oltre 200.000 lire, n quelle da oltre 1.000.000 di lire, n tanto meno tengono conto di tutte le categorie e le quantit di persone per categoria che oggi in Italia godono di una pensione sufficiente o priviegiata.

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Non si pensi che alle distorsioni messe in evidenza dalle due tabelle e a quelle ben pi gravi e diffuse esistenti nella realt ponga riparo la legge n. 153, perch (citando sempre da Gorrieri): la legge n. 153 del 1969 ha concesso indistintamente un aumento del 10% per tutti i pensionati dell'INPS collocati a riposo prima del 1969: ed evidente l'iniquit di questa norma che, mentre per la grande massa comporta miglioramenti irrisori di 2 o 3 mila lire mensili, accentua il privilegio dei percettori delle pensioni pi elevate [...]. Ma , infine, la stessa impostazione generale della legge 153 -oggetto di contrattazione e di accordo fra Governo e Sindacati- che non si pone affatto come obiettivo primario quello di una generale e sostanziale perequazione del trattamento dei pensionati [...] due sono i motivi che ci inducono a questa conclusione. Il primo costituito dalla preminenza data al passaggio dalla pensione contributiva a quella retributiva per i futuri pensionati rispetto al problema dell'adeguamento dei livelli pi bassi delle vecchie pensioni, che sono la grandissima maggioranza [...]. Un secondo motivo rappresentato dalle riserve che si possono avanzare nei confronti dello stesso sistema della pensione retributiva. Esso viene considerato, e in un certo senso lo , una grossa conquista rispetto al passato. Ma a noi sembra che non si tratti di un passo verso il traguardo (lontano fin che si vuole) della " pensione sociale " assicurata dallo Stato a tutti i cittadini in misura corrispondente alle esigenze di vita degli anziani e degli inabili al lavoro. Al contrario il nuovo sistema prolunga e ribadisce, al di l della fine della carriera lavorativa, le profonde distorsioni e le gravissime sperequazioni del sistema retributivo italiano [...]. Infine la pensione contributiva, com' configurata dalla legge 153, danneggia le categorie operaie, rispetto alle altre, non solo in conseguenza dei livelli salariali pi bassi di cui godono, ma anche per le loro condizioni di inferiorit relative alla progressione retributiva e di carriera [...]. In conclusione si pu affermare che la legge n. 153, che aggancia l'ammontare della pen-sione al livello retributivo degli ultimi anni della carriera lavorativa, opera di fatto un'enne-sima discriminazione a danno degli operai e a vantaggio dei ceti impiegatizi. Da quanto ho riportato emerge con tutta evidenza come in materia di pensioni esiste uno spazio enorme, purch lo si voglia, di sensibilizzazione, di studio, di intervento e di lotta. Ma altrettanto evidente che per assumere 'tali compiti non sufficiente adottare un atteggia-mento di richiesta del blocco dei prezzi, ma necessita un atteggiamento volto a individuare come possa essere inteso e condotto un intervento per la ridistribuzione democra-tica della ricchezza nazionale. Forza Lotta Continua... 75 La busta paga dell'operaio: gli incentivi, da Lotta Continua,settimanale, aprile 1970. 76 Gli studenti: autonomi s ma non dalla lotta di classe, da Lotta Continua, settima-nale, febbraio 1970. 77 Idem. 78 Tra servi e padroni, da Lotta Continua, settimanale, novembre 1969. 79 Gli studenti: autonomi s ma non dalla lotta di classe, da Lotta Continua , settima-nale, febbraio 1970. 80 Per mettere in evidenza alcune distorsioni che si ritorcono a danno delle classi subal-terne e a vantaggio degli studenti, ritengo illuminante ci che scrive E. Gorrieri nel suo libro La giungla retributiva: in nome di una lotta 56

comune della classe operaia e contadina e dei ceti medi, si conducono battaglie per certe riforme, che vengono presentate sotto l'aspetto delle esigenze sociali, ma che, per il modo con cui Sono impostate e portate avanti dalle categorie interessate, nascondono interessi corporativi di queste categorie [...]5. Basta pensare, ad esempio, a quello che sta diventando il problema pi assillante per il ceto impiegatizio-intellettuale, cio la crescente inflazione dei diplomati, dei laureati e del personale, in generale, non disposto ad impegnarsi nelle attivit operaie e contadine. In queste condizioni, i sindacati del ceto medio si preoccupano di assicurare uno sbocco a questo flusso di forza lavoro, creando possibilit nuove di impiego attraverso l'allarga-mento dei servizi sociali [.]. E' questo il motivo per cui, a causa dell'influenza degli interessi corporativi, talune riforme finiscono per porre in primo piano due obiettivi: migliore trattamento degli addetti e crea-zione di nuovi posti di lavoro. In questa linea si muovono gran parte delle riforme che riguardano l'istituzione scolastica [...]. La stessa riforma universitaria, pur cos indilazionabile sotto tanti aspetti, non prevede forse un notevolissimo allargamento degli organici ed elevatissimi aumenti delle retribu-zioni per i docenti? . Riporto ora la nota 5 in quanto mi pare significativa nel suo mettere in luce i meccanismi reali sui quali ruotano alcune distorsioni: il [.] saggio di Marzio Barbagli pubblicato nel "Manifesto" del dicembre 1970 [.] prevede un forte aumento dei laureati in medicina in Italia e conseguentemente un abbassamento del rapporto mediciabitanti, che era di 1 a 542 nel 1967 (contro 1 a 910 in Francia) e che, secondo lui, scen-derebbe a livello di 1 a 330 nel 1980. E aggiunge: "Se le cose andranno realmente in questo modo non vi certo da pensare che la corporazione dei medici stia con le mani in mano, perch i suoi mmbri non sono certo pronti a spartirsi i loro lautissimi guadagni con i nuovi arrivati ". E pi avanti, a proposito della lotta per la diminuzione del numero di allievi nella scuola dell'obbligo e secondaria, il Barbagli afferma che "nel modo con cui oggi viene portata avanti, una chiara lotta corporativa degli insegnanti (in servizio e non) per la difesa dei propri sbocchi professionali, in netto contrasto con gli interessi delle classi subalterne. Tale lotta diventer sempre pi importante nei prossimi anni se e vero [...] che il surplus dell'of-ferta sulla domanda riguarder soprattutto i laureati del gruppo letterario e scientifico". L'autore aggiunge che le lotte per la scuola vanno condotte "senza gonfiare ulteriormente il gi numerosissimo corpo insegnante italiano, per il buon motivo che -per dirla brutal-mente- anche gli insegnanti li paga la classe operaia". E spiega che "nella scuola media e in quella superiore c' un insegnante ogni undici allievi" e che "in nessun altro paese il rapporto numerico insegnanti-allievi cos basso come in Italia ". Ci dovuto " al partico-lare orario di lavoro ed alla irrazionale organizzazione per materia degli insegnanti: sono proprio queste le cose che bisogna combattere nel condurre una lotta contro il sovraf-follamento, altro che cercare l'alleanza della classe operaia per la diminuzione del carico di lavoro" degli insegnanti (come dicono le 'tesi della CGIL Scuola)". Delineato questo qua-dro, anche se del tutto parziale ma sufficiente a cogliere l'attuale tendenza verso cui sono orientate le aspirazioni degli studenti, mi pare di poter proprio dire che Lotta Continua non ha fatto il possibile per indicare un assieme di cause che non 57

permettono di portare avanti il discorso sul miglioramento delle condizioni della classe operaia. Anzi, nella misura in cui Lotta Continua si ostina da un lato ad esaltare la lotta spontanea operaia e dallaltro a tener nascosti e a proteggere le rivendicazioni e gli sbocchi degli studenti, finisce per uti-lizzare il malcontento della prima a favore dei secondi per effetto del processo di terzia-lizzazione in atto, responsabile nel sottrarre capitale agli investimenti produttivi e nel non permettere una ristrutturazione del lavoro e delle sue remunerazioni secondo il principio della pari dignit umana e sociale di ogni mansione. 81 Che con i contratti del 73 si siano verificate gravissime discriminazioni, da un lato, fra lavoratori dell'industria e del pubblico impiego e, dall'altro, fra lavoratori dell'industria, del pubblico impiego e lavoratori agricoli e categorie tradizionalmente emarginate fuori dubbio. Non possedendo dati globali onnicomprensivi, ne dati riferiti a singoli settori, mi limiter a riportare quanto viene asserito nell'articolo Gli operai e la scuola, comparso su Lotta Continua, quotidiano, anno 2, maggio 1973, nel quale si legge: Ci si conceder che lo scontro dei metalmeccanici stato un po' pi duro di quello dei professori. Ce voluto mezz'anno di lotte; 170 ore di sciopero; cortei; picchetti assemblea [...]. Eppure tutto que-sto costava in termini immediati un po pi di trecento miliardi, e in termini differiti, nel triennio, forse il doppio. L'accordo dei professori costa in termini immediati 470 miliardi e in termini differiti forse il doppio ed stato liquidato quasi senza farci caso. 82 Mi si intenda: il problema della disoccupazione intellettuale un problema oltremodo reale e serio e sta alla base dell'attuale fortissima pressione per allargare il settore terziario (soprattutto statale: la scuola -ad esempio- lavora gi oggi in gran parte per riprodurre se stessa) a danno del settore produttivo; ci che, in ultima analisi, si ritorce contro i lavoratori manuali (operai industriali e contadini). E' per evidente che, se il ritmo dell'aumento dei laureati dovesse mantenersi o addirittura accrescersi rispetto a quello registrato in questi ultimi anni (i laureati si sono quasi raddoppiati nel corso del quadriennio 1967-70), possibile prevedere che la disoccupazione e sotto-occupazione intellettuale da fenomeno di minoranza si trasformi in fenomeno di maggioranza. Vero che nei confronti di tale situazione i governi potranno adottare vari provvedimenti, tra i quali, non ultimo, il numero chiuso nelle universit. Di fronte a tale situazione mi pare di poter dire, ad esempio, che una cosa sostenere la gratuicit (peri meno abbienti) e la non selettivit di una scuola dell'obbligo (e si pu e si deve discutere se questa scuola possa e debba -e come possa e debba essere estesa oltre gli attuali limiti- teoricamente possibile prevedere per un futuro non lontano di estenderla, come durata, fino alla scuola media superiore) in grado di fornire a tutti i cittadini una cultura di base discretamente omogenea ed elevata e di mettere quindi i futuri lavoratori nelle condizioni di rivendicare con sempre maggiori ragioni la pari dignit delle varie mansioni e quindi di fornire oggettive premesse per far cadere l'attuale sistema economico fondato sulla diversit di trattamento retributivo, normativo, di condizioni di lavoro, ecc.; un'altra cosa sostenere, nell'attuale contesto dell'istituto scolastico e sociale, le pretese degli studenti volte a raggiungere quelle con-dizioni di privilegio di cui godono i ceti colti. 58

83 Categoria unica o rotazione?, da Lotta Continua, settimanale, aprile 1970. 84 I giovani socialisti, il PCI, e gli estremisti, da Lotta Continua, quotidiano, anno 2, maggio 1973. 85 Idem. 86 Nel fornire questi dati e nel formulare questi giudizi tengo presente quanto E. Gorrieri nel suo libro La giungla retributiva ha scritto. Pur non fornendo le indicazioni e i criteri che hanno informato Gorrieri nell'elaborare le tavole A, B, C, che qui di seguito riporto, ritengo utile con queste avvicinare il lettore ad una prima rudimentale conoscenza di quanto siano grandi le ingiustizie del sistema retributivo italiano e alle quali soprattutto gli operai (industriali e agricoli) sono interessati a porre rimedio, cercando di estendere le rivendicazioni di eguaglianza e di giustizia dal terreno aziendale o di settore al terreno sociale.

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87 Queste indicazioni sono tratte dall'interessante libro di Angelo D'Orsi: La Polizia, ed. Feltrinelli, Milano, febbraio 1972; e anche in questo caso vale quanto ho detto alla nota 71 per il libro di E. Gorrieri. Ci premesso A. D'Orsi fornisce la seguente divisione dei corpi armati di polizia e i seguenti organici. 1. - Corpi di polizia privata a) metronotte organici 150.000 unit b) guardie private organici 25.000 unit 2. - Corpi di polizia locale a) guardie municipali, provinciali e campestri organici 60.000 unit 3. - Corpi di soccorso a) vigili del fuoco organici 8.000 unit b) corpi forestali dello stato organici 6.000 unit 4. - Corpi secondari di polizia a) corpo della guardia di finanza organici 40.000 unit b) corpo degli agenti di custodia organici 12.000 unit 5. - Corpi primari di polizia a) corpo delle guardie di pubblica sicurezza organici 80.000 unit b) l'arma dei carabinieri organici 80.000 unit -------------------totale 461.000 unit 88 A proposito di questa riforma A. D'Orsi nel suo libro (La Polizia) scrive: II Partito comunista, la faccia pi seria del riformismo, inquadra il disarmo nel pi ambizioso pro-getto della "riforma democratica della polizia ", i cui punti nodali sono cos sintetizzati da un rappresentante del partito: "...abolizione dei prefetti, ... rigorosa osservanza dei legittimi compiti di istituto da parte dei carabinieri e della pubblica sicurezza, ... disarmo delle forze di pubblica sicurezza in servizio di ordine pubblico, ... abolizione delle squadre politiche e degli schedari politici, e, infine, ... trasferimento agli organi regionali e ai sindaci di una parte dei poteri di polizia" [.]. La struttura portante del tutto dovrebbe essere la nuova legge di pubblica sicurezza presentata in parlamento nel 1964 per iniziativa di Terracini, Secchia e altri, e che decaduta per effetto della fine della legislatura non risulta sia stata ripresentata; ne la cosa stupirebbe, considerata l'ulteriore involuzione del PCI e consi-derato che il progetto di legge in questione rappresentava un onesto tentativo di impostazione democratica di limitazione dei poteri, e quindi della possibilit di abuso, dei 63

mmbri dei corpi di polizia. Stando cos le cose sarebbe interessante sapere da Lotta Continua, che tra l'altro in tutti questi ultimi anni stata la pi esposta al fascismo di sta-to, qual il suo atteggiamento nei confronti di questo progetto comunista e pi in gene-rale il suo atteggiamento verso gli organi repressivi che nonostante tutto rappresen-tano la pi significativa continuit del capitalismo anche nella sua versione socialista. Non esiste anche in questo campo uno spazio enorme di analisi, di approfondimento, di studio, di lotta e non forse urgente affrontare questi compiti? Forza Lotta Continua

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