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NON CHIEDO LA LUNA

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Lopuscolo contiene lintervento che mi ero proposto di fare al IV Congresso regionale del Partito radicale del Piemonte e Val dAosta. Una serie di circostanze, in gran parte fortuite, mi avevano impedito di pronunciarlo. Ritenendolo tuttavia non inutile ai fini del dibattito precongressuale e dello stesso dibattito congressuale di Bologna, sono lieto di produrlo nella presente forma.

E cos siamo giunti al dunque. Non soltanto i clericali ma anche il Pci cerca di smantellare quel poco di democrazia che era rimasta in questo paese. Non soltanto i partiti vassalli dei clericali o di destra, ma ora anche e soprattutto i partiti laici e di sinistra si identificano con lo Stato e lo prospettano alla societ come realt dotata della titolarit esclusiva del potere. Con la rinuncia dei partiti ad essere libere associazioni di cittadini -organizzazioni e strumenti di popolo- e, in quanto tali, luoghi nei quali si organizzano ed esprimono le plurime esigenze della societ civile, gi cade il principale cardine delle democrazie moderne. Si ha cos che i soggetti e gli enti particolari, prima ancora di essere spogliati dallo Stato del loro diritto ad essere autonomie influenti, vengono frodati dai partiti in quanto luoghi aprioristicamente negati a recepire e a tutelarne le prerogative. Per spiegare questa situazione non vale solo segnalare la presenza e linfluenza che ha avuto nella storia nazionale il pi illiberale potere che loccidente conosca -la chiesa cattolica- o indicare le peculiarit con cui fu costituito nel Risorgimento lo Stato liberale. Questi fatti sono importanti, non decisivi. Decisivo che, concluso il processo unitario, nellincessante conflitto fra la borghesia e le vaste masse contadine e proletarie, le ristrette lite di potere, al fine di garantirsi il mantenimento dellegemonia, avviarono una politica che mirava ad espandere gli impiegati dello Stato e a tutelare interessi economici di determinate categorie di cittadini, e che questa politica cre le premesse per laffermazione del dominio burocratico. Questultimo, in quanto caratterizzato dalla volont di garantire lespansione costante degli impiegati pubblici e di concedergli una serie crescente di privilegi subordinando a questi fini lattivit economica della societ, fin col far s che i partiti perdessero la capacit di agire come portatori di interessi generali. Alla fine del vecchio e allinizio del nuovo secolo gli stessi partiti di sinistra, che pur erano nati con lo scopo di tutelare quella parte di cittadini cui ancora non erano riconosciuti i diritti civili e politici, si presentavano gi intaccati dagli interessi e dalle idealit della burocrazia. Quando il fascismo prese il potere, questo processo (entro certi limiti) si presentava ormai concluso. Il Pnf, identificandosi con lo Stato senza mistificazione, poteva proclamare che in questultimo non trovavano posto n garanzie, n autonomie personali e sociali. Queste le ipoteche che la nuova democrazia ereditava dalla vecchia democrazia liberale e dal fascismo. La nuova democrazia nasceva gi inquinata, perch i partiti, anzich diventare i depositari della esigenza di elevare il popolo da massa indifferenziata ad organismo dotato di consapevole volont politica e i difensori delle prerogative delle autonomie influenti, hanno continuato a percorrere e perfezionare la vecchia strada. La Dc, il Pci, il Psi, il Pli, il Pri, in misura

maggiore o minore e per quanto orientati a tutelare marginali esigenze di classi diverse, sono tutti affratellati dalla comune solida caratteristica di essere i rappresentanti permanenti della burocrazia. Questo, grosso modo , il quadro politico e sociale nel quale si opera. Nel 77, col ricorso al referendum, per la prima volta consistenti strati di cittadini hanno fatto valere il principio della sovranit del popolo in ordine alla gestione della civitas. Appare un miracolo che, nel contesto prima descritto, si sia giunti a portare a termine la raccolta delle firme senza incorrere in un ostacolo definitivo. Come credere che tanto contenuto non sollecitasse i partiti e tutti i nemici giurati della democrazia diretta a disporre dei mezzi dello Stato per insabbiare la volont popolare? Questa reazione poteva essere prevista e il Pr doveva rendere pi consistente il proprio programma di rinnovamento della sinistra, se voleva assicurare che il progetto referendario non corresse (troppo) il rischio di mutare lo stesso quadro costituzionale. Unaltra disattenzione del partito si ha quando esso pretende di piegare il referendum da strumento a disposizione dei cittadini o delle minoranze parlamentari per cancellare o correggere leggi, complessi di leggi, indirizzi politici imposti dalla maggioranza parlamentare contro la maggioranza del Paese, in strumento utilizzato per costringere i partiti a dare vita a programmi e a forme di governo in contrasto con la loro volont. Tale utilizzazione politica del referendum costituisce, forse, una forzatura dei termini nei quali posto nella costituzione. Ci sono caratteri di gravit di quadro politico che giustificano forzature nellinterpretazione e nella utilizzazione degli strumenti istituzionali ed esse trovano piena giustificazione quando, esperiti i tentativi di utilizzare tutti i mezzi ordinari che la costituzione consente, non rimangono altre vie percorribili. A mali estremi lecito contrapporre estremi rimedi. Ma consentito, viste le posizioni tenute dal Pr in tutti questi anni, dubitare che tali mezzi siano stati sufficientemente cercati, dal momento che i referendum furono scelti non solo per abrogare leggi clericali, autoritarie, liberticide, ma anche per imporre la costruzione dellunit della sinistra, portarla al governo, spingere clericali e vassalli allopposizione e cassare le proposte che si ripromettevano, per vie pi idonee, di conseguire gli stessi fini. Quante volte mi fu dato ascoltare le indicazioni di semplici militanti che chiedevano che il Partito articolasse la sua azione sul terreno economico-sociale e quante volte da parte dei vertici, con costante monotonia ho sentito respingere queste richieste! Ebbene, per quanto non fossero strutturate, esse contenevano indubbiamente delle indicazioni positive e passibili di concorrere a realizzare i disegni perseguiti dal Partito. Come si pu negare che se, invece di dispensare patenti di autenticit proletaria allo Psiup, il Pr avesse scelto una sola (meglio una sola che molte) chiara proposta di riforma economica che limitasse qualche aspetto della terrificante ingordigia della burocrazia, degli impiegati pubblici o della borghesia parassitaria, non avrebbe ottenuto di: 1) disaggregare i ceti attivi da quelli passivi e rendere pi comprensibile e convinta ladesione del popolo attorno alle proprie proposte politiche; 2) accrescere il consenso elettorale attorno allarea socialista libertaria e qualificare il valore rappresentativo dei partiti della sinistra; 3) convincere il Pci dellutilit di abbandonare il compromesso storico e di perseguire lalternativa; 4) sdrammatizzare e porre in una pi coerente cornice istituzionale i referendum? Quanto ancora si dovr attendere prima di poter vedere le classi dirigenti vogliose di costituire partiti aperti al proletariato, ai contadini, al sottoproletariato, ai meteci delle classi burocratiche e borghesi o mezzo burocratiche e mezzo borghesi; quanto si dovr ancora attendere per vedere i partiti della sinistra liberarsi dalla tentazione di utilizzare i metodi di Felice Cavallotti che era in grado di opporsi a Francesco Crispi, ma era incapace di recepire un partito che come composizione non fosse piccolo-borghese? Gi allora questo era un errore; oggi una posizione analoga, se mantenuta, finir per produrre delle conseguenze pi gravi di quelle che allora provocarono.

Non chiedo la luna. Chiedo che le lite dirigenti, senza infingimenti, si rendano conto che, a differenza della costituzione Albertina, la costituzione repubblicana prevede che anche cafoni e rusconi, emarginati a diverso titolo, siano organizzati in associazioni e partiti e che, poich oggi come ieri le capacit tecnico-intellettuali rimangono patrimonio delle classi colte, queste ultime si aprano alla tutela dei diritti dei primi. Senza questa esplicita assunzione preliminare di responsabilit, qualsiasi discorso di tutela e di sviluppo della Costituzione rimane proclamazione astratta, dal momento che il dettato che prevede che tutti i cittadini debbano trovare rappresentanza nelle istituzioni rimane contraddetto nei fatti. Ne deriva che il Partito che si ispira alla costituzione deve, nel corso della propria azione, dare soddisfazione alle esigenze di rappresentanza, se vuole che lo stato cessi di essere mera proiezione di interessi corporativi e settoriali e si avvii a diventare un corpo articolato nel quale trovino collocazione le esigenze delle diverse parti sociali. Mai o quasi mai la realt associata si presenta compartimentata al punto che una questione attinente alleconomico non abbia anche influenza sul politico, ma nella situazione nella quale ci troviamo ad operare la questione economico-sociale direttamente identificata con lo stato di diritto, con la costituzione. Mi rendo conto dei rischi e dei pericoli che il discorso che vado facendo comporta. E difficile realizzare la tutela della rappresentanza delle classi subalterne, non esistendo unorganizzazione, un sindacato, un partito che in s la contempli. Quando perfino il maggior economista italiano, o meglio quello che passa per tale, in una recente intervista concessa al direttore de La Repubblica, si dice persuaso che lo stato il rappresentante degli interessi concreti della piccola borghesia, allora affermo che non possibile aver smarrito tanto la coscienza e la conoscenza, da non saper individuare lo stato l dove esso si trova come struttura e organizzazione fisica. No, Carli. Lo stato non i lavoratori autonomi (i professionisti, i piccoli commercianti, i piccoli contadini), lo stato il personale militare, ministeriale, della scuola, degli enti locali, un ammasso di milioni e milioni di impiegati che prima di rappresentare gli interessi concreti, gli ideali, la cultura della piccola borghesia, guidato dagli interessi concreti, dagli ideali, dalla cultura della grande burocrazia e dagli interessi concreti, dagli ideali, dalla cultura delle stratificazioni verticali e orizzontali dei vari settori e ripartizioni in cui questi impiegati sono divisi e suddivisi. Quando persino il grande burocrate, in qualit di massimo esperto economico, rivolgendosi allanalisi della struttura ne annichilisce la componente preminente, non mi stupisce che la piccola burocrazia di partito, pronta ad identificarsi col corpo mistico del proletariato, del sottoproletariato, dellemarginato, questa realt possa finire per non vederla. Da qui nascono difficolt obiettive non facilmente risolvibili. Ed perch riconosco la forza di queste difficolt che il mio discorso in questa sede non oltrepasser i limiti della tutela dei soggetti economici nella loro veste di diritti civili. Mi limiter cio a invocare che i soggetti economici abbiano il diritto di rappresentarsi in mezzo e presso di voi, ma non il diritto di essere da voi tutelati nei loro interessi economici. Ci detto non posso esimermi dal comunicare, in qualit di esponente di antidogma, che ho perorato e peroro che, accanto alle lotte tradizionali e alle nuove lotte sui diritti civili di cui sono stato, sono e sar convinto sostenitore, si affianchi almeno una lotta a carattere economico-sociale capace di contestare e riformare il vigente sistema pensionistico. Che si sia diffusa la coscienza dellesistenza di una vera e propria giungla delle retribuzioni indubbio. Da quando Ermanno Gorrieri nellormai lontano 71 ne document con le cifre lesistenza, strada se ne percorsa se perfino camera e senato si sono sentiti in dovere nel 75 di costituire una commissione di inchiesta che nel luglio di questanno, come relazione conclusiva, produsse un poderoso testo. Non ho avuto modi di esaminare questo testo e quindi non so se questa commissione ha operato bene o male. Non so e quindi non voglio entrare in merito alloperato della commissione, ma non per questo posso tacere che, da quel poco che la stampa ha pubblicato, risulta

che la commissione ha sminuito il nesso esistente tra retribuzioni e pensioni, non ha sottolineato che laspetto pi marcio e intollerabile dello scandalo degli stipendi costituito dalle pensioni e che, senza incidere preliminarmente su tale rapporto, qualsiasi riforma destinata a rimanere un pateracchio. Che il nesso retribuzioni-pensioni sia importante mi pare non possa essere messo in dubbio da quanto andr esponendo. Se prendo linserto che LEuropeo ha dedicato alle tabelle esposte nel testo della commissione di inchiesta, noto che alla FIAT, anno 1976, gli operai metalmeccanici di 5 categoria percepivano da un minimo di 4.813.000 lire ad un massimo di 5.250.000 lire lorde anno, mentre i maestri percepivano nello stesso periodo da un minimo di 3.259.000 lire ad un massimo di 6.085.000 lire lorde anno. Da questi dati cosa si evince? Si evince, grosso modo, che, tenendo conto che gli operai percepiscono un minimo pi elevato dei maestri e che questi ultimi hanno un massimo pi elevato dei primi, non corrono poi grandi disparit di trattamento economico. Ma la realt questa? No, perch gli operai Fiat possono incominciare a percepire la pensione solo dopo aver compiuto 35 anni di lavoro, mentre i maestri la percepiscono dopo aver compiuto 20 anni di servizio e, se si tratta di maestre, sposate o con figli, queste possono andare in pensione appena compiuti 15 anni di lavoro. Si ha cos, per effetto del pensionamento, e per altre ragioni che qui non sto a precisare, che i rapporti economici che nel confronto fra retribuzioni sembravano di parit, diventano di disuguaglianza. Ci che affermo tanto vero che, per fare un esempio specifico, se una maestra va in pensione al compimento del 15 anno di servizio, usufruisce di benefici economici reali superiori di almeno 10 volte a quelli degli operai che si mettono in pensione alla fine di una carriera lavorativa di 35 anni. Il caso citato non che un esempio limitato alle categorie operai Fiat-maestri, ma si pu estendere a tutti i confronti possibili fra operai Fiat e dipendenti dello stato e degli enti locali. Ecco ci che i dati della commissione governativa non dicono. Questi dati non dicono o almeno sminuiscono che oggi lo sfruttamento passa principalmente non tra le retribuzioni (che pur sono allucinanti), ma tra le retribuzioni e le retribuzioni differite e cio le pensioni. Ancora e pi, questi dati tacciono sul fatto che la semplice cessazione di queste differenze comporta la possibilit di dare impiego, felicit o serenit a migliaia e a decine di migliaia di giovani in cerca di occupazione. Qui voglio rivolgere un monito a Scalfari. Antidogma da sempre interessato a che in Italia la libera iniziativa, da morto precetto di stato, incominci a vivere, ma sarebbe illusione credere che basti lamentare la mancanza di personalit dotate di spirito imprenditoriale o escogitare qualche panacea sulle partecipazioni o sui crediti e cos via, per giungere alla conclusione che impossibile distinguere la spesa pubblica nelle sue componenti -stipendi agli statali, investimenti sociali, investimenti produttivi- e che in tempi brevi non sono possibili manovre restrittive sulla spesa pubblica perch queste si tradurrebbero, tout court, in caduta dellattivit produttiva. Tali posizioni devono essere respinte se in questo paese ancora esistono imprenditori, produttori, attivi o uomini che non siano semplicemente morte fosse della burocrazia di stato. Non possibile distinguere la spesa pubblica Certo non possibile, se in questa repubblica i dati che riguardano gli stipendi e le pensioni degli impiegati pubblici rimangono sistematicamente occultati o se, quando sono parzialmente conosciuti, la grande stampa di informazione, anche e soprattutto quella cosiddetta libera e indipendente, rimescola le carte e impedisce una presa di coscienza sullentit del fenomeno. Fino a quando camaleonti tipo Mario Salvatorelli potranno imbrattare le prime pagine di giornali quali La Stampa di Torino contrapponendo la Giungla delle regioni tante altre ingiustizie alla giungla delle retribuzioni, si pu essere certi che, n i dati disponibili saranno conosciuti alla generalit della gente, n i ministri del bilancio e del tesoro, che pur per legge dovrebbero dare pubblico resoconto degli ordinamenti ed emolumenti previdenziali dei dipendenti statali, saranno incoraggiati a rivelarli. Come del pari non ci si potr stupire se le prime reazioni positive de La Repubblica di Scalfari (vedi articoli usciti in luglio) alla pubblicazione dei risultati dellinchiesta parlamentare, confutate dalle seconde, contribuiranno ad affossare in sospiri e in booohh e maaahh i propositi riformatori.

.. Era un giorno onore del radicalismo italiano, ricollegandosi agli spiriti filantropici del mondo illuminista, laico, patriota, mostrarsi sensibile alle condizioni tristi delle plebi cafone. Come non ricordare che, reduce dalla esperienza personale fatta nellAgro Romano, un radicale, Agostino Bertani , nel 1871, per primo prese liniziativa di chiedere alla Camera di farsi promotrice di uninchiesta sulle condizioni dei lavoratori in Italia? Come non si pu accostare quelliniziativa di oltre 100 anni fa allatteggiamento reticente tenuto dal Pr in tutti questi anni nei confronti del complesso del problema economico-sociale? Che vi devo dire: che mi sento amareggiato nellaffermare queste cose? Si, mi sento amareggiato, eppure giusto che i compagni sentano parole disinteressate, per quanto possano essere aspre, perch un partito, soprattutto se libertario, deve in primo luogo essere rigoroso verso se stesso. Quello che chiedo non lo chiedo solo a voi, ma a tutti e quindi a Craxi e a Lombardi, a Amendola e a Berlinguer, a Biasimi e a Zanone , a Lama e a Benvenuto, a Carli e a Bozzoli, a Rodot e a Neppi Madona, a Levi e a Ottone. A tutti non chiedo la luna; chiedo che si rendano conto che i dipendenti pubblici non sono cardinali o padreterni che si possono permettere un trattamento diverso dagli altri cittadini. Che non consentito parlare di allargamento della base produttiva, di programmazione o di democrazia, se non si intaccano gli eccezionali privilegi di cui beneficiano i dipendenti pubblici e i depositari di alte posizioni di rendita parassitaria nei confronti degli altri comuni cittadini. A tutti quelli che sono soliti fare tali discorsi antidogma chiede, per rendersi credibili, limpegno minimo di operare per rendere impossibile agli impiegati pubblici (tranne per chi si trova nelle condizioni dei raggiunti limiti det) di mettersi in pensione di vecchiaia prima di aver fornito 31 anni di servizio e di far s che per tutte le pensioni venga fissato un tetto che non superi di due volte la paga media corrisposta agli operai dellindustria. Ladesione a queste richieste -che mirano a porre le premesse per una riforma generale del sistema pensionistico- si presenta pregiudiziale tra chi vuole mantenere uno stato ancorato al clerical-fascismo e allo stalinismo e chi invece vuole incominciare, sul piano della struttura, a sospingerlo verso la democrazia. Su tale punto non esistono e non esisteranno da parte di antidogma concessioni. Compagni, sono pronto a riconoscere che le obiezioni da me rivolte sono fredde teorizzazioni fatte a posteriori e che, se difetti vi furono nella tattica e nellazione del partito, questi non dipesero dalle rigorose intenzioni e idealit laiche e democratiche che lo animano, ma dalla realt. Una realt terribilmente impermeabile ai valori della democrazia. Un neocapitalismo capace di reggersi solo a mezzo del pi cinico interclassismo clericale, classi dirigenti corrotte e corruttrici, prefetti, questori e ministri che brandiscono come tizzoni roventi le leggi dei codici fascisti contro inermi cittadini, degenerazioni dei servizi segreti, sviluppo e preminenza dellautoritarismo militare, dovevano necessariamente spingere il partito ad assumere la difesa di poche principali posizioni: lanticlericalismo, lantimilitarismo, i diritti civili. E anche vero che tali posizioni erano sorrette dalla speranza che il Pci avrebbe finito col rinnovarsi e che quindi avrebbe espresso pi adeguatamente le istanze disattese di larghe masse di popolo. Oggi -a ragion veduta- possiamo affermare che tali speranze solo in minima parte si sono realizzate, dal momento che tale partito, soltanto dopo incessanti stimoli e per paura di perdere la faccia, ha aderito ad alcune iniziative anti-regime, mentre rimasto legato ai valori del clericalismo giungendo addirittura a sferrare un attacco mortale alla costituzione. Compresi del pericolo della soppressione di quei pochi margini rimasti alla rappresentanza popolare, dovremmo raccogliere la sfida e trasformarla da difesa della costituzione formale a realizzazione del dettato costituzionale. Bruno, operaio metalmeccanico, che in questa assemblea rappresenta la voce degli operai della fabbrica in cui lavora, ci ha fatto comprendere che la realt che vedono gli operai diversa da

quella che vogliono fargli vedere i partiti, i sindacati, la televisione, la stampa di regime. C da presumere che se Bruno viene in questa assemblea a parlare dei problemi che interessano gli operai, perch egli ritiene che non siano rappresentati nemmeno dai sindacati e dai partiti, puri e duri, della classe operaia e che egli vuole incominciare ad ottenere da questo partito quello che a suo tempo avevano incominciato ad ottenere i cornuti, gli obiettori di coscienza, gli omosessuali, i drogati, le fuori-legge dellaborto: il diritto di essere ascoltato e di potersi rappresentare in qualit di operaio. Queste non dovrebbero essere delle grandi richieste. Il conservatore monarchico Camillo Benso di Cavour, pi di 125 anni fa, posto di fronte ad una costituzione che non lasciava spazio al parlamento dal momento che attribuiva al re ogni potere, seppe difendere con intransigenza gli interessi di quello e restringere le prerogative della corona. Sostenuto da pochi, dovette vincere le diffidenze dellambiente di corte, del potere militare, dei nobili e dei borghesi retrivi, oltre che lostilit insidiosissima del clero. Fu una lotta tenace quella condotta da quel conte e da prendere ad esempio, se si pensa che, quando si accinse a stringere alleanza con la Francia, a combattere lAustria, a equipaggiare le forze repubblicane di Garibaldi e a sostenerle nellassalto contro i Borboni e lo stato pontificio per fare lItalia indipendente e una, la forza che lo sosteneva era la fede che aveva nella rappresentanza. Credo che se oggi avremo il coraggio di aprire non solo questo congresso, ma tutti i congressi e il partito a quelli che come Bruno rappresentano gli interessi delle classi che, nonostante il dettato della nuova costituzione, attendono ancora di veder soddisfatto il diritto di rappresentanza, sapremo fare come Cavour delle grandi cose: cacciare lingerenza clericale, sconfiggere lavanzata burocratica, rendere per tutti i cittadini una lItalia. Ancora: se troveremo tale volont, rinnoveremo la sinistra, perch non avremo paura di lasciare spazio di classe a chi non lo occupa e, anche se con pi fatica, daremo pi organica attuazione agli obiettivi che apertamente ci siamo posti al congresso di Milano nel 74. Come mia abitudine, in questo congresso non mi propongo di far ricorso a mozioni o a emendamenti per imporre qualcosa a qualcuno. A questo congresso, come al prossimo di Bologna, mi dichiaro disponibile a rimettere al partito quel poco lavoro che antidogma questanno ha prodotto e che si riferisce alla diversit di trattamento pensionistico riservato ad alcune categorie di dipendenti dello stato nei confronti di altre categorie del settore privato. A questo congresso, come a quello di Bologna, chiedo che il partito o singoli militanti radicali mi aiutino a determinare i privilegi pensionistici di cui beneficiano tutti i dipendenti pubblici nei confronti dei dipendenti del settore privato, lammontare complessivo di questi e la loro incidenza socio-economica. Lo chiedo senza pretese di sorta, con tranquilla coscienza di non chiedere la luna. Questo quanto volevo dirvi. Per il resto, come sempre, sono un incondizionato sostenitore delle vostre -nostre- indicazioni e lotte.