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16 STORIE 2011.08.

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APERTURA di Claudio Dionesalvi 'ndrangheta POTERE DEL NON-GOVERNO nata mille anni fa, ben prima di mafia e camorra, figlia di un'antica crisi politica ed economica e scaturisce dalla necessit di colmare un vuoto di potere. Un saggio appena uscito e ancora inedito in Italia racconta da dove nasce la malavita calabrese. A partire dal sostantivo bizantino andragathia. Ne parliamo con l'autore, il linguista John Trumper

La 'ndrangheta? molto pi vecchia di quanto si pensi. Nata mille anni fa, figlia di un'antica crisi politica ed economica. Ed scaturita dalla necessit di colmare un vuoto di potere. Parola di John Trumper, uno degli esponenti della linguistica moderna. Lo spiega in un suo recente saggio intitolato Slang and Jargons, che non ha ancora visto la luce in Italia, essendo apparso sinora solo in inglese per i tipi della Cambridge University, nel volume Romance languages curato da Martin Maiden, John Charles Smith e Adam Ledgeway. Roba che scotta! E che quaggi far discutere non soltanto gli studiosi di lingue antiche, quando sar tradotta in italiano. uno studio destinato a riscrivere la storia della 'ndrangheta dalle fondamenta. Si fonda sull'etimologia della parola. Il prof non ha dubbi: Andragatos soltanto un nome, vuol dire "buon uomo". Per fare chiarezza, occorre osservare i verbi greci. Dai due elementi, cio andros e agatos, si creato un nuovo verbo greco andragatizo che significa: "in origine ho coraggio". Interessante, tuttavia, l'uso dei due verbi nelle prime epopee popolari del medio greco. Ho studiato le tre edizioni del Digenes Acritas che una famosa epopea popolare medievale. La pi antica quella di Grottafferrata, la seconda del monastero delle isole di Andros e la terza nell'Escorial di Madrid. All'inizio sembra ci sia stato un conflitto: da una parte i termini andrio ("ho coraggio") con andria ("coraggio"), dall'altra andragatizo ("faccio il coraggioso") con il sostantivo andragathia. La seconda coppia (verbo e sostantivo) si specializza con il senso di "esercitare un ruolo di borghese o piccolo nobile che sa usare le armi". Sono quegli uomini che i Bizantini usavano per colmare i vuoti di potere della propria governance nelle terre periferiche. Nell'amministrazione dell'epoca, per esempio, verso l'anno mille, c' un famoso Andrea di Rende che diventa il giudice bizantino a Squillace. Lui un giudice di carriera. Comunque, nel frattempo, molta piccola nobilt bizantina, tipo i Malena, riempie gli spazi lasciati dal potere centrale in momenti di vacatio. Eh s - spiega Trumper - perch hanno studiato, allora possono leggere lo Ius civile di Giustiniano nella versione greca. Cos riescono ad emettere sentenze in greco corretto. Ma sanno usare bene pure la spada, quindi hanno la capacit di comandare soldati. Per rendere esecutiva una sentenza, possono ordinare a una truppa di farlo. gente che normalmente non ha una funzione amministrativa, per in casi straordinari, viene chiamata ad esercitarla. In questa fase storica si verificano spesso vuoti di potere. All'epoca i Bizantini cominciano a perdere terreno in Calabria. Gi nell'880 riprendono Santa Severina e Amantea, occupate dagli Arabi. Li rispediscono in mare. Santa Severina fortificata nell'ambito della riconquista dello Ionio. Amantea invece viene persa una seconda volta. Gli Arabi ci resteranno per pi di cento anni. Infatti sono presenti ancora arabismi nel lessico dei pescatori. Termini che non trovi nel resto della regione. Per esempio, l'ambra, cio la rosamarina, una gustosa e piccante specialit calabra. I pescatori di Tropea e Amantea la chiamano ambra, che la parola araba per la neonata di pesce. Dunque nel cuore del medioevo, a queste latitudini, i cambiamenti geopolitici sono

improvvisi e ripetuti. Trumper sottolinea che a un certo punto al generale Niceforo Focas non interessa pi la Calabria, perch c' un vuoto di potere al centro dell'impero. Allora ritorna a Costantinopoli e diventa imperatore. Nei suoi domini italici, l'amministrazione bizantina riesce a malapena a fare il censimento delle propriet. Lo affida alla chiesa. A Reggio fa il censimento dei gelsi, del vino, delle altre produzioni. I Bizantini inventano il famoso kapnikon: "vedi un filo di fumo, calcoli le tasse". Oggi possiamo anche quantificare la popolazione del tempo, in base a questo criterio. Di fatto, l'Impero d'oriente perde potere in periferia, eppure prova a trattenerlo. Quando nel 1060 arrivano i Normanni, trovano un paese allo sbando, con gli Arabi che invadono, depredano e si ritirano perch non possono gestire un territorio cos tortuoso e vasto. Mantengono la Sicilia, ma non hanno i mezzi per controllare tutta la Calabria. Allora fanno delle scorribande. Una volta cercano persino di occupare Cosenza, ma muoiono tutti di malaria lungo il Crati. Arrivano fino a Montalto, addirittura a Gergeri. Cafaruni e Gergeri sono gli unici nomi arabi di Cosenza. Hafr vuol dire dirupo. Gergeri il luogo in cui fanno crescere le canne da zucchero lungo il fiume. Ma, con l'arrivo dei Normanni, la situazione sembra cambiare: presidiano alcune zone, normannizzano Cosenza, impongono la loro amministrazione, buttano fuori gli arcivescovi greci di Bisignano e Cosenza (Costantia), che erano suffraganei di Reggio, e li sostituiscono con Arnolfo I e Arnolfo II. Arrivano quasi a chiudere Vibo e Nicotera. Ruggero - spiega Trumper - ci sistema il suo scrivano, Goffredo di Malaterra, che suo biografo, ne racconta la campagna militare. Ruggero istituisce il vescovato di Mileto per il suo scrivano. Lui pensa: "quando passo da qui, voglio una casa, pace, lo scrivano al mio servizio, che poi il vescovo". Lancia un ultimatum all'arcivescovo metropolita di tutta la Calabria e la Sicilia, che greco: "se vuoi restare qui, tu devi dire la messa in latino". Il vescovo non la prende bene: "io non celebro messa senza l'acqua calda", che per un ortodosso rappresenta il momento clou dell'anafora della messa. Quando si mescola l'acqua col vino, nella liturgia greca c' l'epiklesis. Non la recita delle parole di Cristo che crea il corpo e il sangue di Cristo, bens la preghiera rivolta allo spirito santo nell'atto di versare l'acqua calda nel calice. Quello rappresenta la figura dello spirito santo. Il vescovo non ci sta: "noi non siamo latini, noi non consacriamo nulla con le parole di Cristo, noi consacriamo con le tre hypostaseis della trinit". In sintesi, sta dicendo a Ruggero: "io la messa latina non te la recito". Ruggero capisce perch con lui c' Brunone che lo consiglia, e risponde: "c' una nave che parte per Costantinopoli. Le auguro un felice viaggio". E istituisce il vescovato metropolita latinonormanno della Calabria. Per neanche lui possiede abbastanza potere. Deve tenere la Sicilia. Sta arrivando a Palermo. La capitale bizantina stata Siracusa. Con gli Arabi - prosegue lo studioso - Panormos diventa Al Balarm. Il termine moderno Palermo deriva dalla pronuncia araba del greco Panormos. I normanni seguono l'esempio arabo, cio scelgono Palermo capitale. In Calabria invece dominano il Tirreno cosentino, vibonese e reggino, ma di fatto lasciano lo Ionio. L rimangono i vescovi greci, per questi non possono chiedere ai Bizantini di intervenire. Non sono pi vescovi sotto un imperatore di Bisanzio, non hanno pi il potere di riscuotere le tasse, prerogativa che spettava loro in precedenza, come il potere di organizzare l'esercito. Sono il vescovo di Cassano e quello di Locri a mandare l'esercito contro Ruggero. Non riescono comunque a frenare l'avanzata normanna. Ruggero vince perch questi vescovi non hanno capacit strategiche nell'arte della guerra. Tuttavia, sono loro i livelli pi alti dell'amministrazione bizantina. Non ci sono giudici, non c' un generale. Nella battaglia di Cassano, il vescovo greco indossa l'armatura, monta a cavallo e guida le truppe, seguito dal protopapas mandato da Locri. Perde, perch non sa condurre una battaglia. I vescovi erano stati buoni solo a riscuotere tasse per mandarne una parte a Costantinopoli. In questa fase, dunque, la Calabria allo sbando. Ma neanche i Normanni istituiscono un forte governo. Si passa dal debole governo bizantino al debole governo normanno. Altrettanto fragile sar anche quello angioino. Queste terre vivono per secoli in una palese debolezza istituzionale.

Allora succede una cosa nuova: gli uomini che prima esercitavano la funzione di giudici, formavano la corte, il tribunale, quelli che sapevano leggere e scrivere, gli andragatoi, diventano i nuovi capi. Andrangata un deverbale che deriva dal verbo andragatizen. Se traduciamo andragatizen morfema per morfema dal greco al calabrese, arriviamo ad andragatiri. Nel dialetto reggino la G velare di solito sparisce. La aguglia diventa agghia. Una gatta la iatta. Per conservare il suono velare GH mettono davanti la N. Allora andragatiri diventa andrangatiri. Questa la prova della provenienza reggina della parola. Il verbo reggino andrangatiri un deverbale, sostantivo: quelli che esercitano il potere di andragatiri. La conferma arriva dalla cartografia europea. Trumper segnala che olandesi e inglesi, nel '400, chiamano la Calabria 'Andragathia regio', la regione della Andragathia, dove governa il non governo. Per primi riconoscono questo fatto. Ci significa che la 'ndrangheta nasce, non solo come parola ma come istituzione, molto prima della camorra che emerge tra '600 e '700. Fare camorria significa fare compagnia. La camorra una comitiva d'affari napoletana, a differenza della mafia siciliana che irrompe nel 1825. Incarna la ribellione contro gli inglesi che, dopo il congresso di Vienna del 1815, avevano ottenuto il controllo del commercio della Sicilia e nel centro del Mediterraneo. I nobili siciliani non se ne preoccupano, perch sono protetti, come i Borboni, dalla flotta inglese. E poi vanno a divertirsi altrove. Ma i loro intermediari, la nuova classe media, si ribellano, perch perdono la gestione dei traffici commerciali. La questione del rapporto tra collasso del sistema socio-economico e nascita delle strutture linguistiche, al centro del saggio. Il professor Trumper elabora un'affascinante ricostruzione della genesi dei gerghi escogitati dal cognitariato medievale. Al tempo della crisi finale che anticip il passaggio all'et moderna, i possessori della conoscenza indispensabile alla produzione di beni e ricchezze materiali, reagirono al fallimento di quel sistema economico sfornando codici linguistici nuovi e riservati, pur di preservare il controllo delle tecniche di produzione. In sostanza, per sopravvivere, i mestieranti inventarono un linguaggio autonomo, unica possibile cassaforte in cui rinchiudere i segreti delle arti pratiche. una scoperta destinata a riverberare suggestioni sul presente. Anche i gerghi tipici degli anni zero e delle reti sociali di oggi potrebbero essere il riflesso di una recondita volont autoprotettiva, la risposta degli attuali mestieranti della comunicazione all'odierna crisi globale. La differenza con quel passato remoto consiste nel mutato contesto di riferimento: dai piccoli villaggi chiusi del medioevo, ai social network di oggi. Le moderne tecnologie e la potenza fagocitante del capitalismo contemporaneo, ramificano sull'intero pianeta qualsiasi innovazione lessicale, mettono a profitto ogni sforzo mitopoietico, rendendo accessibile anche ai non iniziati le forme codificate da comunit virtuali o sostanziali. Le lingue di mestiere - conclude lo studioso - nascondono segreti del tessile e della metallurgia. Nascono tra '300 e '500, quando il mondo medievale va a pezzi, collassa. la necessit di conservare la propriet esclusiva dei saperi. I mestieranti devono occultare questi segreti. Ne va della loro sopravvivenza. Per questo motivo elaborano un codice accessibile solo ai pochi detentori delle conoscenze relative a quei mestieri. La prima funzione del gergo proprio questa. Le persone che lo sentono ma non lo capiscono, lo scambiano per il cinguettare degli uccelli: cip cip, ba ba, gar gar, ga ga. questa l'origine etimologica del termine jargon: gergo. Gli iniziati, invece, riescono a identificarsi tra di loro, anche a distanza. L'artigiano calabrese dell'epoca, deve fidarsi di un Veneto, di un Toscano, di un Francese e di un Piemontese. Nasce cos il nucleo comune gergale europeo occidentale. Devono poter parlare lo stesso gergo. Stanno proteggendo segreti di mestiere. La prima funzione del gergo appunto quella che i francesi chiamano function idontemique, l'identificazione del gruppo. Il gergo all'inizio di tutti, un insieme di cose, ha un potere gerarchico. solo in un secondo momento, quando i livelli pi piccoli hanno contatti con

l'instabile, cio la parte criminale della societ, che lo stesso gergo viene usato per nascondere identificando. Infatti i calabresi di quel tempo remoto creano comunit fuori dalla Calabria, nelle Marche, in Sardegna, hanno contatti con Veneti, Friulani, Piemontesi, Francesi. Questa la vera Calabria. Che guarda fuori di s, non quella che pensa a se stessa come l'ombelico del mondo e non capisce pi un tubo. Penso alla politica calabrese di oggi. Il meridionalismo odierno diventato sterile. All'epoca, invece, era tutto proteso verso l'esterno, perch quella gente era attiva. Tutti questi gerghi hanno un nucleo comune. Nell'ammaskante il capomastro si chiama erbaru, nelle Marche il gergo stesso si chiama ervaresk, in Sardegna abbiamo gli stessi nomi. Un po' dovunque questa parola si ripete. indicativo. Nel medioevo l'erbaro il mago. Possiede quindi un aspetto magico, conosce i segreti del tessile, della seta, dei metalli, realizza connessioni ai pi alti livelli con l'alchimia. Ci sono nozioni di chimica in questi mestieri antichi. Non solo la voglia di scoprire la formula dell'oro. Uno che possiede quattro forge, ha contratti con chiese, produce campane, statue, vanta una serie di appalti in giro per il mondo, paga il maestro per i suoi figli perch se lo pu permettere, come un nobile. Convoca il maestro itinerante in casa sua: "mio figlio deve imparare a parlare latino, diventer un avvocato". esattamente quel che ha imparato a fare adesso la mafia, mandando i suoi figli a studiare diritto ed economia. Loro l'avevano capito nel 1400, 1500. La mafia lo ha capito solo ora. I discendenti di quei maestri artigiani oggi sono giudici, uomini di diritto.