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Vita di Francesco Bal

Introduzione
Il manoscritto custodito dall'erede Ferdinando che lo considera come una sorta di libro
di famiglia da aggiornare di generazione in generazione ed conservato presso la
biblioteca della provincia di Torino, ed composto da 3 volumi.
Francesco protagonista di quest'opera, la storia della sua vita inizia con un fascicolo
intitolato Memoria, volto a salvaguardare la sua reputazione e a svelare la malafede
altrui.
La sua storia, evoca il mondo dei libri che circolano nel tempo, ed lui stesso a definirsi
lettore appassionato. Legge classici italiani, greci e latini, manuali di storia ed
agricoltura.
Usa la prima persona e fa cominciare la sua storia dalla nascita e le situazioni e I
personaggi vengono rivelati man mano che il loro significato si scopre a Francesco e
l'atteggiamento accompagnato da giudizi di approvazione o condanna che servono ad
individuare la posizione dell'autore e a fissare I confini della sua personalit. Le stesse
idee espresse servono come risposta ad una situazione che le ha suscitate.
In quanto scrittore, non appare tormentato da dubbi sull'affidabilit della propria
memoria e come protagonista sa sempre come agisce e non sente il bisogno di cercare
motivazioni particolari, ma sospetta degli altri, temendo che agiscano sempre con
l'inganno.
S'incontrano temi tipi della letteratura del tempo come credenza nella persistenza del
carattere e tolleranza verso la giovinezza.
Il lessico carico di piemontesismi e la sua tecnica di costruzione della frase lo
soccorre male quando s'impegna in discorsi troppo complicati. Egli non fa parte del
popolo ma nemmeno del ceto dominante, la sua figura sfugge a ogni catalogazione e le
sue osservazioni sono catalogate secondo quattro temi fondamentali : la famiglia, il
lavoro, I rapporti col potere e le esperienze di viaggio. Egli cmq un uomo della strada
e rimasto al di fuori della vita politica. Giudica poi con severit il mondo del meridione
perch pi arretrato rispetto al Piemonte da cui viene.
Nel testo le parole sono poi riportate in forma italianizzata, perch molte sarebbero
rimaste incomprensibili. Abbreviazioni sono state sciolte e rivista la punteggiatura che
avrebbe difficilmente risolto problemi di comprensione. Le correzioni apportate dal figlio
sono poi state eliminate, per mantenere il carattere dell'opera originale.
Infine si evince come l'avanzata della rivoluzione abbia permesso la sopravvivenza di
uomini come lui al di sopra della dichiarazione di immortali principi.
Tomo 1
Nel 1833 Bal, a 67 anni, scrive ai figli lasciandogli un testamento intellettuale che la
storia della sua vita. Raccomanda loro di vivere uniti, non come fece lui con i suoi
fratelli, comandati da uno di loro (avvocato) che alla fine li ha divisi tutti. A suo figlio
Cesare raccomanda di seguire I consigli della madre e di cambiare il brutto carattere
che si ritrova (dice espressamente egoista e testardo), altrimenti rester solo per

sempre. Consiglia ai figli di riflettere se conservare o meno quest'opera ed


eventualmente se vogliono, di ampliarla ma di non farla leggere agli zii di cui ha
giustamente parlato male perch teme una vendetta sui suoi figli.
Aggiunge di stare in guardia dall'arroganza dei potenti che non li perdoneranno mai se li
offendono e di cercare amici di cui prima o poi avranno bisogno, gli dice anche di non
sprecare tutto quello che hanno perch ne potranno avere bisogno nelle diverse
situazioni che potrebbero affrontare.
Nascita, educazione e fortuna de miei genitori.
Nacque a Torino il 6 gennaio del 1766, da una donna educata nel convento delle
orsoline e dedita a comportarsi da nobile, e suo padre che faceva il sensale giurato
(mediatore autorizzato) e che mal sopportava la compagnia dei nobili. Tra i suoi genitori
non c'era dunque un grande amore e quando lui nacque (4 fratello) le idee del gran
mondo della madre furono trasmesse a lui, cio le illusioni.
Dopo qualche giorno dalla nascita venne dato ad una balia (ne cambi diverse) e critica
molto questa pratica, dice che persino le bestie sono migliori della madri, perch
vogliono prendersi cura dei propri cuccioli, mentre le donne fatto un figlio vogliono solo
divertirsi, abbandonandoli come fossero criminali. A 6 anni and a vivere con lo zio
paterno e poi riammesso in casa natale, dove veniva isolato dalla madre che lo
ricordava solo come un cattivo parto e dai fratelli che invece godevano delle sue
attenzioni. Decide di non parlare molto della sua infanzia perch il periodo in cui non
si capisce la vita e si compiono solo azioni necessarie come mangiare e dormire.
Racconta due episodi legati alla sua infanzia, al periodo dei primi studi, volti a
dimostrare come sarebbe bastato poco per I suoi genitori assicurarsi un figlio con un
buon carattere e non vendicativo come invece era lui, cio sarebbero bastati dei modi
gentili. Parla di un maestro che lo sgridava e lo maltrattava per un non nulla e di cui si
due volte vendicato. La prima volta dopo essere stato messo in castigo ha gettato nella
latrina la sua biancheria, le seconda, dopo essersi preso uno schiaffo, lo fer
squarciandogli una coscia. Racconta che le vendette furono necessarie affinch il
maestro lo trattasse bene.
A 15 anni dopo aver ricevuto la visita del priore dei camaldolesi, desider prendere I voti
ma dato che la madre voleva che tutti I figli fossero avvocati inizi a maltrattarlo
facendogli fare I lavori pi miserabili di casa. Un giorno decise di scappare per prendere
I voti ma il priore che tanto buono gli sembr lo tratt male e lo risped a casa sotto la
neve. Al ritorno fu aiutato dal tapissiere Giacomo Puci che lo ripul e lo nutr, e
riammesso in casa. In quell'occasione si riconcili con la madre dato che aveva
accettato la carriera da lei preparata.
Tuttavia la cattiva sorte decise di maledire la sua famiglia. Il padre perse molti beni a
causa di investimenti sbagliati e la madre mor di cancro al seno. All'epoca della morte
della madre lui lavorava come apprendista in una banca di Torino e poi inviato in una
fabbrica di seta dal suo stesso proprietario. Dopo un paio d'anni fu inviato in un'altra
fabbrica ma non riceveva un compenso e in quegli anni, lui ne aveva 20, suo desiderio
era girare il mondo, cosa che non avrebbe potuto fare non avendo soldi ed essendo
ormai dimenticato dalla famiglia, cos dovette rubare della seta per rivenderla ad un
fabbricante di calze e accumulare denaro.
Sorpreso dal proprietario, fu costretto a firmare un atto notarile nel quale s'impegnava a

rimborsare la cifra sottratta corrispondente al guadagno ottenuto.


Nonostante tutto credeva che tutti avessero capito dei suoi furti ed in seguito al
ferimento di un operaio fugg.
1798. Tornato a casa, racconta alla famiglia la storia per falsata ed il padre (di cui
sempre parla bene dicendo che non lo abbandon mai nelle difficolt) gli diede due
lettere di raccomandazioni: una per Bergamo da consegnare al negoziante Berletti, e
una per Venezia da consegnare a S.E. Moronzini.
Partenza da Torino e mio arrivo a Napoli.
All'inizio del sui viaggio diretto a Vercelli incontr un cappuccino, che lo crede un
commediante e si prese gioco di lui facendosi offrire il pranzo presso un'osteria dicendo
per che sarebbe stato offerto da un benefattore. Giunto a Bergamo dovette riposare
perch non abituato al viaggio a piedi e una piccola parte di esso fatta su una vettura in
compagnia di 3 ebrei. Durante il viaggio castiga l'usanza del territorio veneto di lasciare
appesi alla forca I cadaveri dei delinquenti finch non si fossero consumati.
Giunto dal signor Berletti questi inizialmente lo accolse come un figlio e volle farlo vivere
in casa propria in attesa di occuparlo. Ma la sua casa era una sorta di monastero, con
le figlie che pregavano tutto il giorno e lui stesso ormai 90enne che passava le giornate
da una chiesa all'altra. Un giorno stanco di quella situazione, Francesco volle visitare la
citt e bench lui non glielo permise lo fece cmq, fino ad incontrare in un caff un
presunto maestro di scherma napoletano che cerc di adularlo avendo visto che anche
lui portava una spada e lo credeva uno schermitore.
Il napoletano gli raccont la sua storia, dicendogli che era un disertore napoletano che
aveva commesso un omicidio in patria e dopo diversi viaggi era giunto a Bergamo dove
aveva sposato una sarta ed era diventato maestro di scherma. Disse a Francesco di
andare a Napoli dove avrebbe trovato fortuna e nel frattempo rimase suo ospite in una
locanda pagandogli ogni bisogno. Si chiamava Sigori.
Un giorno in una fiera di saltimbanchi conobbe una ragazza che faceva la cantatrice e
s'invagh di lei. Conobbe la sua storia, una giovane ragazza affittata ad una vecchia
perch la sua famiglia era caduta in disgrazia. Cos chiese al maestro di conoscerla
raccontando che si era innamorato ma lui gli disse di lasciar perdere poich la vecchia
che la custodisce aveva uomini pronti ad ucciderlo. Una sera cmq Francesco riesce a
far conoscere la ragazza a qual maestro e lei capisce che quello un imbroglione che
smercia monete false, infatti a quella cena gli aveva dato delle monete false dopo che
Francesco aveva chiesto di cambiare delle monete per pagare.
Inizialmente non le credette per poi quando un oste gli disse che aveva pagato con
monete false cap qual'era la situazione. Il giorno dopo s'incontr con la sua amata ma
scopr che la locanda dove stava era circondata da soldati che erano venuti ad
arrestare tutti I membri della compagnia di cui lei faceva parte perch I loro drudi
avevano ucciso un forestiero che non voleva pagare. Francesco si confid col maestro
ma gli venne una terribile febbre nonostante la quale volle lasciare la citt proponendosi
di accompagnare un priore che doveva andare a Genova.
Giunto a Genova era cmq consapevole per del fatto che presto gli sarebbero finiti I
soldi. Giunto in citt, cerc un alloggio e cerc l'amico di Sigori che per non volle
accettarlo nella sua scuola di scherma e non si mostr felice di avere notizie del suo
vecchio compare. Nonostante tutto lesse la lettera di raccomandazioni che Sigori aveva

dato a Francesco e dopo averla letta si mostr cmq pi gentile, invitandolo a vivere in
casa sua e dandogli utili consigli riguardo a non scegliere alberghi costosi dove
alloggiare e di andare vestito in modo poco appariscente per non farsi notare.
L'uomo gli disse che doveva procurarsi un passaporto per Napoli e gli face acquistare
abiti da marinaio per farlo passare inosservato sulla nave. La sera stessa incontrarono il
capitano della nave che allo schermitore doveva un favore. L'amico di Sigori lo
raccomand al capitano, che era pure di Torino, gli pag le spese di
approvvigionamento sulla nave e diede a Francesco dei consigli per il mal di mare.
Preparatosi per il viaggio, dovettero fare scalo a Portofino perch il capitano riteneva
che non ci fossero condizioni climatiche favorevoli. Restarono l per 3 giorni mentre
Francesco trascorreva le sue giornate nei luoghi vicino il porto o presso le colline. Un
giorno conobbe un napoletano dai modi rozzi che a Torino era stato per 3 anni ad
imparare il mestiere di tintore, che si comportava in modo rozzo con tutti gli altri marinai
e di cui Francesco aveva paura. Intanto I giorni passavano e I marinai pagavano ogni
giorno I soldi per il loro cibo al capitano. Francesco conobbe poi due milanesi dai modi
pi distinti e concord col resto dell'equipaggio di vedersi presso una chiesa vicina per
far valere davanti al notaio il rispetto dei loro contratti e facendosi direttamente
portavoce della questione, Francesco conquist il rispetto degli altri. La questione
continu finch partirono ma attraccarono la polacca (imbarcazione mercantile) a
Civitavecchia, dove restarono ancora fermi per via delle scuse climatiche prese dal
capitano Caffier. Francesco decide di risolvere la questione parlando col console del
Regno di Sardegna, che in un primo momento, visti I suoi abiti da marinaio non lo volle
ascoltare ma quando poi si ripresent ben vestito accolse la richiesta e la questione
venne risolta imponendo al capitano di condurre I marinai a Napoli a sue spese. Giunto
l Francesco cerc un albergo dove riposare. Il giorno dopo and dallo zio di Sigori che,
nonostante il nipote fosse ormai ritenuto un criminale, lui non riusciva a dimenticare.
Sigori aveva avvertito Francesco del fatto che se trattava bene il parente sarebbe
potuto diventarne l'erede e Francesco recit bene la parte stabilita, tanto che lo zio lo
accolse come un nipote. Francesco gli present le due lettere di raccomandazione che
aveva, una del padre di Sigori che sicuramente non l'avrebbe aiutato e una del
cavaliere Morelli, al servizio della principessa di Satriana che l'avrebbe aiutato a
diventare paggio di corte. Lo zio gli disse poi di cambiare albergo perch quello dove
alloggiava era troppo costoso. Nel nuovo albergo Francesco incontr il conte Malone di
Torino, un vecchio amico della sua famiglia. Gli disse che era l perch si era arruolato e
passarono il giorno insieme. Il giorno successivo l'accompagn dal cavaliere che
l'accolse con Il dovuto rispetto e gli present la principessa.
Tuttavia I giorni passarono senza che lui ottenne un impiego mentre I soldi finivano e
dovette chiedere un prestito al padre e anche il cavaliere Malone era in realt uno
squattrinato che chiedeva prestiti a tutti.
A gennaio Francesco ottenne un impiego come commesso presso un commerciante di
merci inglesi.
I mesi passarono e Francesco si sistem col conte in 3 delle stanze dell'albergo,
riuscendo a vivere bene. Un giorno per dalla finestra vide una giovane donna di cui
s'innamor ma la vedeva sempre piangere quindi cerc di saperne di pi di lei. Scopr
che a Napoli le donne non potevano uscire da sole di casa ma che ricevevano I ragazzi
delle caffetterie per farsi portare il caff. Saputa l'identit di quello che serviva la donna

volle scoprire la sua storia e seppe che era la giovanissima moglie di un pittore e che il
padre l'aveva data in sposa in cambio di una rendita, sacrificando pure le sorelle
costrette a fare le serve. Iniziarono a scriversi grazie alla complicit di una di loro e
seppe che il marito soffriva di calcoli. Si accordarono per incontrarsi da vicino e lui si
fece passare per medico, in modo da poter stare vicino a donna Gaetana. Grazie ad un
elisir che beveva da bambino riusc a salvare il pittore e lui divenne ben accetto nella
sua famiglia. Un giorno il pittore dovette partire e per Francesco venne il tempo di
incontrare da solo Gaetana con la quale sperava di poter fuggire da Napoli. Si
accordarono con la complicit di una sorella di vedersi una notte in casa del pittore ma
quando s'incontrarono Francesco ebbe timore di Gaetana perch penso di aver
incontrato un uomo dato s'incontrarono al buio. Raccontata la storia ad un amico seppe
che Gaetana era una delle 3 ermafrodite di Napoli, cos termin questo suo secondo
amore.
La palermitana Domenico Cosmi.
un giorno spinto da un amico che gli parl di una giovane palermitana che viveva sola
con la madre, volle incontrarla. Si piacquero e decisero di vivere insieme con la madre
di lei. Tuttavia lei faceva la prostituta e anche se gli diceva che aveva smesso lui non
credeva alle storie che lei raccontava di due monaci che venivano a vederla quando lui
non c'era. Una sera Francesco si convinse e concord con un amico di sorprendere sul
fatto I due preti che non volevano credere alla storia della giovane che diceva loro di
essere sposata e che non poteva pi vederli. Colti un pomeriggio di sorpresa mentre
cercavano di avvicinarsi a lei, lui li cacci e scopr poi che quella che diceva di essere
sua madre invece era pure una prostituta. Lei passando I giorni, cominci ad
ossessionarlo perch voleva che la sposasse ma lui non voleva farlo perch credeva
che facesse ancora il mestiere. Cos un giorno le raccont che sarebbe stato fuori tutto
il giorno per poterla in realt controllare e si accorse che davvero lei continuava a fare la
prostituta ed accompagnarsi anche con quei monaci che lui aveva scacciato. Cos
l'abbandon e lasci la loro casa.
Abit per alcuni mesi in una locanda e conobbe una compagnia di commedianti con cui
fece amicizia. Una sera si ubriac e quando rinvenne si trov tutto sporco di sangue alla
locanda dove risiedeva ma nessuno gli seppe dire cosa fosse accaduto. Chiese
chiarimenti quindi ad un amico e seppe che la sera prima dopo essersi ubriacato and a
casa della palermitana dove c'era una donna gravida a cui diede un calcio e gett del
mobilio dalla finestra. Accorsero I vicini che lo legarono e si chiam un notaio per
chiarire la situazione dato che Francesco per quel calcio avrebbe rischiato la galera e
avrebbe dovuto risarcire un commerciante a cui aveva rotto parte della tettoia della
bottega. Gli prestarono I soldi e lui pag e poi venne riaccompagnato alla locanda, dove
la palermitana and a trovarlo, fecero pace e per un periodo vissero di nuovo tranquilli.
A lui venne per una malattia che dur pi di un mese e lei gli fu sempre vicino,
impegnando I suoi gioielli per pagare le cure.
Ristabilitosi, perse il lavoro perch il commerciante dove lavorava fall e si ritrov senza
lavoro perch alle spese della casa pensava la prostituta col suo lavoro. Cos scrisse al
padre che non pot mandargli dei soldi ma solo una lettere di raccomandazione da dare
al principe Marsico Nuovo che lo raccomander al re per dirigere le sue fabbriche di
seta. Si present cosi a Domenico Cosmi, direttore del filatoio del Carminelo una

persona che non gli piacque molto perch sapeva essere il buffone del re.
Tempo dopo Cosmi lo port a visitare la fabbrica e Francesco piacque molto agli operai.
Da informazioni che aveva avuto seppe che non potendo avere lavoratori oratori
piemontesi ne assunse di genovesi e che il re di Sardegna aveva promesso un modello
di filatoio al re di Napoli ma non aveva voluto dargli un direttore, perch per esserlo
bisognava conoscere bene l'arte della seta.
Ma la risposta non arriv. Cosmi aveva chiesto a Francesco di scrivere un trattato sul
come dirigere una fabbrica ma non gli aveva ancora dato il posto, cos' Francesco
scrisse al re dicendogli che era stato il principe Marsico a raccomandarlo direttamente
ma dalla segreteria di stato giunse una lettera dove si diceva che Francesco mentiva e
cos non ottenne l'impiego.
L'impresario di Maastricht.
Accontentatosi di impieghi di breve durata un giorno incontr don Luigi Custode di
Torino il quale lo invit a pranzo e gli disse di andare negli alberghi alla moda dove c'era
un servizio di pranzo uguale per tutti e dove avrebbe potuto fare incontri importanti. Un
giorno conobbe l un olandese che si trovava a Napoli per raccogliere una compagnia di
attori da portare a Maastricht, in Olanda. Francesco fu assunto dall'impresario per
reclutare una compagnia e portarla in quella citt. I giorni passavano mentre lui
diventava conosciuto in citt come il barone Bal, agente di un importante olandese, che
frequentava I teatri pi importanti della citt e passava le giornate con gli attori. Quando
la compagnia fu reclutata, l'olandese disse a Bal che si sarebbe dovuto allontanare per
due giorni a visitare I resti si Pompei, mentre lui avrebbe dovuto far preparare attori e
nave. Ma l'olandese non torn e Francesco inizi ad essere schernito da coloro che
aveva ingaggiato mentre dal banchiere a cui si era appoggiato l'olandese, seppe che
questi era ritornato in patria perch l'affare era sfumato. Francesco venne portato
davanti ai giudici dalla compagnia che aveva reclutato ma fu rilasciato in quanto anche
lui ingannato. In questi mesi non aveva mai lasciato la palermitana e sapeva che questa
aveva un drudo e continuava a fare la prostituta. Ancora rimasto senza lavoro, Bal fece
amicizia col ballerino David che gli propose di fare l'attore e andare a Salerno.
Francesco accett, anche perch in quei giorni si era riaperta la questione del lavoro
come direttore del setificio ma ancora una volta senza successo. Parl alla palermitana
del nuovo lavoro, dicendole che a Salerno l'avrebbe sposata ma una notte, tornato a
casa, lei non c'era e lui seppe che era scappata (da un biglietto che lei stessa gli aveva
lasciato) col drudo e la presunta madre.
Giacomo Sigori.
Perduta la palermitana Francesco non volle pi partire per Salerno, quando un giorno
incontr un soldato spagnolo che era giunto a Napoli. Propose a Francesco di andare
con lui a Cadice ma non pot farlo perch gli negarono il passaporto. In quei giorni
ricevette una lettera di Sigori che gli annunciava un suo ritorno in citt dato che lo zio
aveva ottenuto la grazie per lui. Cos Sigori arriv con un presunto commerciante
milanese di nome Derossi, dicendo a Bal che avrebbero aperto un negozio di moda
(dove il falsario avrebbe impiegato la moglie che avrebbe prodotto accessori con la
seta) ma che in realt sarebbe servito a smerciare soldi falsi. Nel piano rientrava anche
l'assassinio dello zio in modo tale che Sigori avrebbe potuto ereditarne le fortune.

Francesco non volle partecipare, non voleva invischiarsi in affari disonesti, bench cmq
decise di avviare la bottega. Ne parl ai soci, I quali gli dissero che avevano cambiato
piano e che non avrebbero fatto nulla di male a qualcuno. Cos, indebitatosi per le
spese della bottega, Bal pens di chiedere un prestito allo zio di Sigori, che sempre
l'aveva aiutato nei momenti di difficolt ma non fu ricevuto perch questi l'accusava
d'essersi introdotto in casa sua durante la notte e d'avergli rubato dei preziosi.
Francesco sapeva che non era possibile e dopo tanto provare ottenne di essere
finalmente ricevuto per chiarire la faccenda. Seppe che Sigori e Derossi avevano
alloggiato presso lo zio e che sicuramente era stato Derossi a derubare il vecchio, con
la complicit del nipote. Nonostante tutto l'anziano signore non volle vedere mai pi Bal,
considerato le cause della sua sfortuna, perch gli aveva fatto credere che il nipote
fosse diventato un uomo onesto mentre restava ancora un malfattore al quale neg
l'eredit.
Il romita del Vesuvio la mancata ascensione in pallone
rimasto senza lavoro e con pochi denari, Francesco conobbe una sorta di finto romita
che di giorno si comportava da tale e la sera no. entr in simpatia col personaggio e
una giornata dopo aver visitato la bocca del Vesuvio, pranz a casa del romita che era
accettato dalle case dei pi importanti signori di Napoli. Qualche tempo dopo il romita
gli fece conoscere il signor Leonardi di Lucca che aveva progettato una sorta di pallone
aerostatico ma gli serviva una persona che si occupasse di reperire le stoffe e il
capannone dove costruirlo. Francesco, a corto di denaro accett il lavoro ma decise poi
di andare via da Napoli per via dei creditori che lo cercavano dai precedenti sbagliati
investimenti. Grazie all'aiuto dell'amico genovese Giraud, gli venne procurato un
passaporto col nome di Francesco Baldi.

Tomo 2
Mia partenza da Napoli in settembre 1790 e permanenza in Civitavecchia ed
Ancona.
Preso un procaccio per andare a Roma (mezzo guidato da muli) viaggi con alcuni
monaci con I quali fece qualche sosta in alcuni ostelli. Giunto a Roma si rec presso il
canonico Cesi a cui era stato raccomandato ma non pot impiegarlo perch l non
esistevano setifici ma solo lanifici e una fabbrica per le indienne (tele di cotone
stampato). Recatosi allora a Civitavecchia decise di noleggiare una barca per andare a
Cadice e al marinaio affid il suo bagaglio ma questo part senza di lui. Gli consigliarono
allora di andare a Fiumicino sperando di arrivare prima del marinaio ma non lo trov a
ritorn a Civitavecchia. Qui cerc di entrare in citt ma fu fermato dalle guardie perch
essendo un forestiero vollero vedere il suo passaporto, documento che non aveva
perch si trovava nella barca. Tra I soldati c'era per un amico di Torino, Solei, che lo
riconobbe, garant per lui e lo aiut a trovare il marinaio.
Solei lo convinse ad arruolarsi tra le guardie papali perch la paga era buona e come
prima dell'estate nessuna nave sarebbe partita per Cadice. Quindi si arruol ma dato
che Solei passava tutto il suo tempo libero a giocare ed indebitarsi, fece amicizia col

comandante Bonafide. Cercarono entrambi di aiutare Solei e fecero un patto per aprire
un fondo comune e poi partire tutti insieme per la Spagna. Una sera Francesco and a
bere con le altre guardie e si ubriac. Non rientr con gli altri e quando l'osteria chiuse,
lui completamente ubriaco, aggred una sentinella. Francesco ricorda che lo
prelevarono e lo portarono in un carcere dove il compagno di stanza che l trov gli
disse che la sentinella l'aveva uccisa e che il giorno dopo sarebbero stati impiccati
entrambi.
Il giorno dopo I soldati lo valutarono ma non l'impiccarono perch la sentinella aggredita
non era morta, cos Francesco torn in servizio. Dopo poco tempo si ammal e quando
torno in servizio si accord con Bonafide, che intanto si era messo a giocare con Solei,
per ottenere dei giorni di licenza per andare a Roma e partire poi per Cadice, perch l
la vita stava diventando troppo pesante.
Roma Foligno Loreto
giunti a Roma si recarono dal generale Sola, zio di Solei,a cui dissero che erano andati
via da Civitavecchia perch l'aria malsana li aveva fatti ammalare. che gli consegn una
lettera di raccomandazione per la guarnigione papale di Ancona. Tuttavia, avendo pochi
denari, Bonafede decise di spacciarsi da pellegrini per poter cos godere del ristoro dei
conventi. Una mattina giunsero per davanti un monastero di cappuccini ma non
avendo ricevuto l'ospitalit prevista (sec Bonafede il motivo era il mancato abito da
pellegrino che Bal non aveva voluto comprare). Giunti in un'osteria seppero che a
Foligno esisteva un ospizio che dava ospitalit ai pellegrini e vi si recarono. L furono
esaminati da alcuni prelati che non li riconobbero come tali perch le loro compostele
non erano segnate da passaggi di chiese. Bal disse che se non c'erano segni era
perch loro non sapevano che bisognava farli cos a stento gli credettero e gli diedero
ospitalit. La mattina dopo ripartirono e decisero di abbandonare il travestimento.
Giunsero a Loreto e vennero accolti dal penitenziere del santuario con cui discussero
dei mali della chiesa, dei papi che decidono chi mandare in paradiso e chi all'inferno, di
papi come Alessandro Borgia che si comport come un tiranno e di Leone X che
permise la nascita del luteranesimo. Parlarono poi della differenza delle religioni e di
come il mito voglia che la casa della Madonna dall'Egitto fosse stata invita a Loreto da
un angelo su una barca.
Ancona : il servizio militare
giunti qui incontrarono alcune guardie in un'osteria e seppero che non era molto
semplice diventare guardie papali in citt, perch c'era bisogno di una forte
raccomandazione. Andarono cmq dal governatore che per non si present, fu invece
la moglie a riceverli e a farli ispezionare dal capo delle guardie che li valut. Furono
arruolati ed inizialmente la loro scorse tranquilla. Francesco descrive in questo periodo
come trascorreva il tempo libero, tra libri, visite alla citt e licenze. Un giorno Bonafide
decise di far entrare nella loro comitiva un veneziano di nome Consalvi. Una mattina
per furono invischiati in una rissa in cucina e Francesco cap che l'amicizia di Bonafide
era diventata troppo pesante per lui, dato che giocava continuamente I suoi guadagni e
decise di farsi trasferire in un'altra compagnia.

Ancona : l'ospedale - il convento dei camaldolesi.


Francesco si ammal di nuovo e fu ricoverato in ospedale. Bonafide e Consalvi lo
visitarono spesso prendendosi cura di lui, finch non si ristabil. Dopo poco per ritorn
a stare male e lo credettero morto tanto che gli somministrarono i sacramenti e lo
stesso male colp anche Bonafide. Consalvi venne sospettato da Bal d'aver rubato dei
soldi dai suoi risparmi perch seppe da Bonafide che gli aveva rivelato dove tenevano I
risparmi ma pens che li avesse spesi per procurare al commilitone quello che
l'ospedale non dava. Poi seppe che Bonafide si era ripreso e insieme a Consalvi si era
congedato ed era partito.
Il capitano, dopo che Bal si fu ristabilito, lo nomin caporale ma lui non si sent
adeguato a ricoprire il ruolo, cos un giorno, vedendo passare un camaldolese, gli
ritorn il desiderio di far parte di nuovo dell'ordine. Intanto ricevette una lettera dal
fratello che lo inform della morte del padre e Francesco scrisse cos allo zio avvocato
di occuparsi della sua parte di eredit. Chiese le dimissioni dal corpo di guardia e si
ritir per qualche giorno nel monastero dove gli venne detto di aspettare un p di tempo
per capire se la sua vocazione era reale o solo frutto del desiderio di trovare la
tranquillit. Ma per entrare in convento dovette imparare di nuovo il latino che aveva
dimenticato e versare un dono di 100 scudi che non possedeva cos dovette tornare a
Torino.
Ritorno a Torino.
Durante il viaggio vide un uomo vestito da marinaio che vendeva orologi e si accorse
che era Derossi, l'amico di Sigori e seppe che aveva litigato con Sigori che intanto
cercava Bal perch voleva ucciderlo.
Derossi spieg a Bal che voleva aiutarlo perch in realt non era una cattiva persona
era stato Sigori a persuaderlo a fare brutte cose. Gli diede una lettera di
raccomandazione per un soldato di Bologna e Bal si rec l nella strada per andare a
Torino. Qui parl con I fratelli e lo zio avvocato per la sua eredit e poi decise di entrare
nel monastero dei camaldolesi di Ancona e scrisse una lettera al priore. Questi per
rispose che data una conversazione fatta una sera con un curato non l'avrebbe mai
accettato nell'ordine. Cos sistemate le sue finanze, decise di tornare a Napoli dove
avrebbe potuto trovare lavoro.
Secondo viaggio da Torino a Napoli, in et di 25 anni.
Imbarcatosi su un barcone strapieno, fu protagonista di un incidente causato da un
vecchio che cre un buco con un bastone. Sceso a terra fece amicizia con uno studente
col quale pass qualche giorno e poi riprese la sua strada. Dopo giunse a Genova,
dove incontr un amico di Solei che gli disse che questi si era trasferito a Venezia e poi
si rec dal banchiere Sabino a cui era stato raccomandato per prendere dei soldi per
tornare a Napoli. Decise d'imbarcarsi travestito da marinaio e pagare cos poco ma
incontr Agostino Costa, amico dellimpresario olandese che gli present un uomo
d'affari, don Girolamo Galliani, anch'esso diretto a Napoli e che forse avrebbe potuto
trovargli un lavoro.

Tomo 3
Mio secondo arrivo in Napoli il 22 febbraio 1792 in qualit di segretario di don
Girolamo Galliani, agente generale di S. E. il principe d'Ancri.
Giunto a Napoli, in attesa dei preparativi per la casa, visit alcuni luoghi di culto come s.
Michele arcangelo, restando stupito dalla superstizione in cui versavano gli abitanti di
quel luogo. Intanto I giorni passavano e lui non lavorava, finch Galliani fu arrestato per
non essere riuscito a riparare ad alcuni debiti. Francesco si rec dal principe Marsico
preso cui Galliani era sottosegretario e scopr che quella carica gli era stata affidata a
breve termine. Nonostante tutto riusc a raccogliere I soldi per farlo uscire su cauzione e
quando usc, decise di abbandonarlo perch l'aveva impiegato senza poterlo nemmeno
pagare.
L'abate Actis.
Si rec quindi dall'abate a cui era stato raccomandato per lavorare nella fabbrica reale
di sete per cui fece la relazione quando incontr Domenico Cosmi. L'abate volle aiutarlo
ed un giorno lo mand a chiamare presentandogli un mercante di sete che era
interessato ad acquistare due tipi di organzino. Francesco li esamin e vide che erano
due matasse in due pacchi. Il primo era lavorato malissimo ed era impossibile usarlo
per farne drappi. Non aveva ricevuto la torsione ed era quindi scarsamente lavorabile al
filatoio e al telaio. Il secondo era buono. Il personaggio era don Francesco Caracciolo,
funzionario nell'amministrazione centrale a Napoli e agente della repubblica di
Ragusa.
Lo rivide il giorno dopo e raccont la storia della fabbrica di seta in Calabria, che era
stata costruita dopo il terremoto del 1783 per aiutare gli abitanti della zona a riprendersi.
Tuttavia cadde in rovina, finch se ne costru un'altra a Villa s. Giovanni ma anche qui le
sete non si riuscirono a vendere. Caracciolo propose cos a Bal di trasferirsi l in qualit
di direttore e cercare di risollevarne le sorti. Accett, e rivide anche la palermitana alla
quale chiese di partire con lui ma lei non part.
Don Vincenzo Petrucci, direttore delle reali fabbriche di Villa s. Giovanni.
Cos partirono per la Calabria e giunto l conobbe I fratelli del Caracciolo mentre
l'accompagnava don Tommaso amico del Caracciolo che gli spiegava la situazione della
fabbrica. Il direttore aveva avuto la nomina dal re ma a loro non piaceva e lo ritenevano
la causa della degradazione in cui la struttura era caduta. Cercarono di convincere il
direttore che insieme a Bal avrebbero potuto riprendere le sorti del filatoio ma questo si
sent minacciato. Per una settimana fu Francesco ad occuparsi della struttura, per fare
una prova e gli affari migliorarono subito, cos si cerc di migliorare anche la filanda. Un
giorno Bal incontr il direttore Petrucci che cerc di corromperlo, cos si cerc di
accelerare il processo per sostituire Bal a lui.
L'esperimento.
Stabiliti gli aggiustamenti ai macchinari, mor il ministro della finanze che aveva
supportato Petrucci e questo cap che la sua fine era vicina. Provoc Francesco e lui gli

procur una ferita alla spalla ma gli venne data ragione e divenne il primo direttore del
filatoio. Introdusse in quella fabbrica il metodo piemontese ma finita la stagione della
filanda cerc di passare il tempo fra Reggio e messina dove si era fatto degli amici che
erano invece nemici dei Caracciolo e gli dissero che non appena loro avessero I loro
guadagni l'avrebbero licenziato. Un giorno dopo aver mangiato pesce si sent male e
cap d'essere stato avvelenato. Tutto era in vista di un esperimento che avrebbe dovuto
dimostrare la miglior qualit delle sete prodotte col nuovo sistema rispetto a quello
usato da Petrucci.
A fine aprile fecero l'esperimento e tutte le autorit della regione con dei soldati vennero
per assistere e la fabbrica venne circondata dai soldati durante l'esperimento. La donna
addetta al fornello di Bal si confuse e fu lui stesso a svolgere il lavoro. Petrucci fin
prima di lui dando una seta lucida ma inconsistente mentre il fornello di Bal diede una
resa migliore della materia prima consentendo un risparmio di legna perch secondo
l'uso piemontese si serviva di una caldaia di dimensioni relativamente piccole, anche se
sul risparmio della manodopera non si pu dire molto dato che Bal termina il lavoro 3
ore dopo Petrucci. La sfida viene cmq vinta da Bal. Petrucci venne ritenuto un
impostore e tutte le sue macchine distrutte per essere ricostruite secondo l'uso
piemontese con maestranza fatta venire da Torino.
Don Damaso Pugliatti, parroco di Villa San Giovanni.
Risolto il precedente problema dovette scontrarsi con don Pugliatti, amico di Petrucci,
anch'esso parroco. Inizi per Bal un periodo di forte tensione con questo parroco, che
prima entr nella fabbrica a dire alla ragazze che non avrebbero dovuto lavorare con lui,
poi cerc di infangare il suo nome dicendo al paese che insinuava le ragazze che
lavoravano per lui, e poi cerc di diffondere la teoria che fosse un giacobino. Dopo
quest'episodio i Caracciolo vennero informati e chiamarono uno zio avvocato del
parroco affinch lo sviasse da quelle azioni e per un periodo sembr che per Bal fosse
tornata la pace. Qualche tempo dopo ebbe problemi con i servi. Bal mal sopportava la
Calabria, la riteneva terra ostile, dove le donne non sanno servire e dove si mangia
male, e I suoi problemi derivarono proprio dall'impossibilit di essere servito. Cap che
c'era qualcosa che non andava finch ebbe due serve una madre ed una figlia cieca.
Un giorno la ragazza spar perch insidiata da un uomo e la madre la mand a Messina
per il parroco le disse di dire in giro che era stato Bal ad ingravidarla e questa,
ritenendosi onesta, prefer andare via dalla casa di Bal. Francesco scopr la verit e
spinse le donne a dire chi era stato per poi recarsi a casa del parroco e minacciarlo di
ucciderlo se non avesse smesso di parlare male di lui.
Alla direzione delle regie fabbriche di Villa San Giovanni.
I nemici dei Caracciolo da Napoli cercarono di accusarli presso la regina Carolina di
giacobinismo ma dopo il processo si rivel tutto falso ed il loro prestigio presso il re
crebbe. Francesco per non era stato ancora nominato direttore generale della fabbrica
e un suo confidente, generale Danero, governatore di Messina gli disse che il motivo
era legato al fatto che I Caracciolo godevano della parte di pensione reale che sarebbe
spettata al direttore. Nonostante tutto il tempo passava e la sua esperienza era sempre
utile per valutare sete provenienti da altri paesi o finti costruttori di macchine che
dicevano essere migliori di quelle piemontesi.

Gioanina.
Domenica, una delle ragazze che lo servivano, si voleva sposare con un marinaio ed un
giorno incontr Bal e gli comunic la notizia. Il parroco, che ancora voleva vendicarsi di
lui, disse a tutto il paese che lui l'aveva insidiata, disonorando lei e la sua famiglia,
mentre il marinaio, saputolo, giur di uccidere entrambi. Parlando con le donne di
questa famiglia, Bal cap che l'unico modo che aveva per porre rimedio, era sposarne
una e far capire a quel tipo che l'unico motivo per cui frequentava casa loro era per
vedere la sua promessa. And dal parroco e glielo comunic e questi rispose di
presentarsi di notte in chiesa. Bal lo fece e trov ad aspettarlo la famiglia della giovane
Giovannina ed il matrimonio fu subito celebrato. La ragazza era ancora molto giovane e
lui voleva che avesse un'istruzione, cos la mand per qualche tempo a Messina dove
avrebbe ricevuto un'adeguata educazione e aiut la sorella affinch il marinaio facesse
pace con lei e si sapesse in tutto il paese che quella famiglia non era stata disonorata.
Anche loro si sposarono.
La fabbrica di seta di Reggio.
Una malattia lo colp e ancora una volta rischi la morte. Sua moglie tornata da Messina
gli rest vicino e quando si fu ristabilito si tenne un consiglio da parte dei cavalieri della
regione che volevano costruire una nuova fabbrica a Reggio e si discusse sulle
modalit di costruzione e sul luogo in cui sarebbe stato conveniente costruire affinch le
acque fossero pure e non nuocessero alla qualit della seta.
Tomo 4
Mia partenza da Villa S. Giovanni a Regio in Calabria Ultra, in qualit di direttore
delle reali fabbriche di seta, il 20 maggio 1797; e mia detenzione nelle caverne del
isola di Favignana, qual sospetto di reit di stato [la nascita del primo figlio
l'arresto].
Durante la permanenza a Reggio, sua moglie partor un figlio maschio e poco dopo il
governatore Pinelli venne ucciso. Questa'assassinio era frutto di una congiura contro I
nobili e coinvolse anche Francesco che venne accusato di nuovo di giacobinismo.
Questa volta venne per arrestato e condotto a Messina. Anche in questo capitolo
Francesco si dilunga sul contestare alcune pratiche della tradizione locale, una volta
contro quella del battesimo festeggiato per 3 giorni e l'altra contro l'attesa del parto in
cui sui moglie fu legata durante le doglie affinch le lavatrici potessero fare le preghiere
di rito.
La detenzione a Messina.
Racconta di come furono trattati gli arrestati, del dolore della moglie e del trasporto a
Messina, mentre cerca di risolvere la questione e di farsi liberare.
La detenzione alla Favignana Notizie sull'instaurazione e sulla caduta della
repubblica napoletana.

Continua il racconto della sua detenzione, da quando dalla nave giunsero a Favignana.
Qui trascorse qualche tempo, quando si seppe che I francesi erano giunti a Napoli e
che il re era fuggito a Palermo con la famiglia, mentre in tutto il paese si susseguivano
atrocit e condanne a morte.
La detenzione alla Favignana La liberazione.
Giunto sull'isola venne incarcerato nelle grotte ma passando I giorni fece amicizia con
qualche altro carcerato, ed I pi erano nobili. Un giorno per navi algerine fingendosi
inglese attaccarono l'isola e il governatore cambi in seguito all'accaduto. Questo
trattava male I detenuti e ne uccise uno amico di Bal. Nel frattempo, Francesco scopr
che il suo avvocato non stava provvedendo alla sua liberazione, cos chiese l'aiuto di un
altro e qualche tempo dopo fu liberato insieme ad I suoi compagni.
Ritorno in Calabria.
Liberato, giunse prima a Trapani con I suoi compagni e da qui decise di andare a
Palermo per presentare la sua causa al re. Il gruppo cos si divise, anche perch si
sapeva che erano ex prigionieri di Favignana e la gente del posto non li guardava di
buon occhio. Dopo un viaggio che gli permise di vedere le bellezze storiche dell'isola,
giunse a Palermo e seppe che segretario e consigliere del re era diventato Luigi
Custode, sua vecchia conoscenza. Si present da lui, che gli fece da intermediario
presso il re da cui Francesco si rec per ottenere la grazia. Era successo infatti che con
l'indulto ottenuto aveva perduto il suo lavoro di direttore e I Caracciolo non volevano
pagargli la pensione del periodo che aveva trascorso rinchiuso, mentre la fabbrica era
stata posta sotto sequestro. Pensando d'aver ottenuto la grazie perch il re gli aveva
permesso di baciargli la mano fu invece fermato dalle guardie, che gli dissero che
doveva andare via pena la morte. Disperato, e non capendo il motivo di quella
situazione decide di andare a Messina, imbarcandosi come pescatore.
Ultimo soggiorno in Calabria.
Giunto a Messina si rec dall'amico Pietro Mari che lo accolse con gran festa. Gli
raccont della sue vicende e del desiderio che aveva di tornare dalla moglie. Part poi
per Reggio e fu accolto bene da tutti anche dalla moglie che gli raccont che durante la
sua assenza si era ammalata e che era riuscita a salvare qualcosa dal saccheggio dei
francesi. Ricevette anche una lettera dal fratello che saputi I suoi guai li invitava a
tornare a Torino. Tuttavia bench avesse deciso di partire dovette recarsi a Messina per
sistemare I suoi affari e qui seppe che I suoi nemici ancora lo perseguitavano, cos parti
una notte e lasci la Calabria con la moglie e il figlio.
Viaggio di ritorno in Piemonte.
Dopo aver superato molti pericoli, come un bombardamento da parte inglese a Livorno,
un uomo che ha cercato di circuire sua moglie nuovamente incinta e aver perduto le
proprie casse con I beni perch affidate a marinai francesi disonesti, e aver superato il
confine rischiando un arresto, Francesco, sua moglie e suo figlio giunsero a Torino.

Tomo 5
Arrivo in Torino. Mio stabilimento ed interessi di mia famiglia. [la divisione dei
beni tra I fratelli l'esposizione del secondogenito].
Ritornato a Torino seppe che I suoi fratelli si erano ritirati presso una villa a S. Maurizio,
era il febbraio del 1801. quando li trov, I suoi fratelli lo trattarono malissimo,
chiedendogli I soldi che negli anni trascorsi avevano dovuto pagare per le spese di
manutenzione della casa e dicendogli che non avrebbe trovato lavoro l perch anche il
mercato della seta era in crisi. Sua moglie partor un altro maschio e decisero di
prendere quello che gli spettava della dote materna e di provare a cercare lavoro a
Napoli, per dovettero lasciare il neonato ad un istituto, decidendo di riprenderlo
quando I tempi sarebbero stati migliori.
Lucedio: rapporti con il principale e con I colleghi.
Prima di partire, volle salutare vecchi conoscenti, tra cui il signor Cammosso, che gli
offr un lavoro presso la sua societ d'affittavoli vicino l'abazia di Lucedio. Inizialmente,
fiancheggiato dal signor Santini, aveva il compito di valutare alcuni impiegati la cui
condotta non era gradita alla societ ed eventualmente sarebbe stato assunto come
cassiere. Fatta la relazione, Cammosso decise di nominarlo economo della societ,
cosa che dest le invidie degli altri impiegati. Nel frattempo, il figlio che aveva lasciato
nell'ospizio per la maternit a Lanzo, era morto, mentre sua moglie aveva iniziato a
trattarlo freddamente e poi seppe che la causa era uno dei suoi fratelli che le aveva
fatto credere che Francesco era un poco di buono e che prima o poi l'avrebbe
abbandonata. Ebbero un altro figlio ma mor dopo poco tempo e la sua relazione con la
moglie e con I colleghi inizi a degenerare.
Lucedio: curiosit locali e meditazioni filosofiche.
Racconta qui della sua amicizia col curato dell'abbazia, che gli narra della nascita del
luogo, che era paludoso e poi stato bonificato e introdotte piantagioni di riso, e narra poi
delle statue della chiesa e di una con il corpo da leone senza testa perch una volta
una donna partor un neonato con la testa da leone perch era rimasta impressionata
da quella statua e per evitare che si verificasse di nuovo venne mozzata. Francesco
raccomanda poi ai figli di essere sereni e virtuosi, di non farsi prevalere dalla religione,
che dovrebbe invece ben convivere con la razionalit e di prendere dalla vita la felicit
che gli viene data.
Progressivo distacco da Carlo Camosso e primi contatti con la casa Bonafous.
Saputo che la societ di Camosso versava in cattive acque, decise di ritirare la sua
quota, ma non gli venne concessa, perch il proprietario gli disse che le cose andavano
davvero male e poteva dargli solo una parte dei soldi e l'altra in riso, aspettando che
venisse il momento giusto per venderlo ad un buon prezzo. Bal accett ma si ritrov
senza lavoro e per un periodo lavor come guardia notturna presso la ditta di spedizioni
di Bonafous, a cui era stato raccomandato dal fratello. Intanto avevano avuto un altro

figlio che mor poco dopo ma soffriva anche per l'impiego non adatto alla sua persona.
Intanto quello che risparmiava lo usava per comprare della seta che poi faceva filare e
rivendere, nell'attesa che potesse costruire una sua filanda. Camosso venne arrestato
perch non aveva pagato I creditori e Frnacesco seppe che aveva venduto il suo riso.
Per un periodo vissero male, avevano a stento di che vivere, fino a quando Camosso
usc di galera e Francesco cerc di ottenere I suoi soldi. La questione and avanti per
un p di tempo, ma nel frattempo la casa Bonafous gli diede un impiego pi adatto alla
sue possibilit e che gli permetteva di vivere bene, mentre alla fine era riuscito ad
ottenere il suo denaro e a commerciare riso. Ebbe una figlia nel 1807 e riusc a
terminare la filanda.
Primo periodo di impiego presso la casa Bonafous e vicende familiari fino al
1824.
un giorno mor il signor Bonafous che aveva creato l'azienda e dal Lione (la ditta
arrivava l) giunse un gruppo di supervisori per valutare gli impiegati, perch molti
avevano fatto negli anni I loro interessi. Lui risult onesto ma molti vennero licenziati e
la vita l cominci a scorrere con alcuni problemi. Nel 1815 Ferdinando IV aveva ripreso
possesso del suo trono a Napoli e ancora una volta cerc inutilmente di far valere la
sua causa contro i Caracciolo. Il suo primo figlio, Luigi, divenne un soldato, mentre ebbe
un'altra figlie e nel 1819 sua moglie mor. Accett un secondo lavoro come cassiere
presso iI Camosso ma aveva bisogno di un'altra moglie per condurre una casa in cui
abitavano delle figlie piccole. Inizialmente una serva che aveva in casa volle sposarlo
ma era un'arpia e lui la mand via, poi fu soggiogato da una donna che conobbe in una
casa di dubbia moralit e scopr che voleva assassinarlo. Alla fine spos una donna di
campagna ma era un matrimonio stipulato con un contratto e senza amore. Ebbe un
figlio anche da lei.
Memoria.
Bal si ammala e durante questo periodo I suoi colleghi ne approfittano per presentare al
principale lamentele contro di lui, dicendogli che un ladro. Ristabilitosi, viene creata
un'inchiesta in cui cerca di dimostrare che mentre il loro principale a Lione, molti suoi
colleghi ne approfittano per rubare denaro e viene nominata una commissione di arbitri
volta a verificare la situazione. Ormai lavora l da 18 anni. Alla fine riusc a far valere la
sue onesta e dopo una lunga vicenda I vero ladri furono incriminati.
Vicende di lavoro e di famiglia dal 1825 al 1829.
Racconta dei suoi figli, che nel 1827 ha 3 figlie e 2 figli, che guadagna poco per dare
loro una giusta educazione e che superati I 60 anni continuamente soggetto a
malattie. Alcuni figli gli muoiono, come il figlio Luigi, che era soldato, altri gli nascono,
mentre continuano le liti con I suoi fratelli.
Nel frattempo si mette in affari per ottenere legna da un bosco con un imprenditore ma
viene truffato e perde denaro investito.
Vicende di lavoro e di famiglia dal 1830 al 1834.
Il figlio Cesare fu impiegato con lui nella ditta, mentre I suoi mali aumentavano cos
come le liti con I fratelli. Il capitolo si conclude con un incendio che distrugge la sua

cascina.
Supplemento del 1835.
Francesco ha 70 anni e il colera minaccia la citt. Racconta ancora dei suoi figli, di sua
figlia Teresa che voleva sposare un giovane che la moglie di suo fratello avvocato
aveva fatto passare per ricco e non lo era, lei infatti alimentava le liti tra fratelli.
Appendici
Don Paolo Bal dal castello dell'isola di Favignana, detto S. Giacomo in Africa, a
primo dicembre 1799.
Francesco scrive una lettera ai fratelli dicendogli che stato vittima di ladri che hanno
incastrato un uomo onesto in cui solo la religione e la filosofia gli sono d'aiuto. Parla
dell'isola, dicendo che una terra aspra, parla del monte Erice dove ci sarebbe la
tomba di Anchise e dice che la citt vicina ad Algeri e soggetta alle incursioni dei
Turchi.
Al cittadino Carlo Bal, avvocato.
Scrive al fratello e fa dei conti per sapere quanto I fratelli devono dargli della rendita
familiare.
Al cittadino prete Paolo Bal S. Maurizio.
Scrive sempre ad un fratello, lamentandosi delle ingiustizie che da loro ha subito, del
fatto che avrebbero dovuto unire I redditi della loro terra per poter vivere tutti insieme di
quello che producevano, mentre I fratelli hanno venduto dei prodotti senza tener conto
della sua parte.
Vita di Ferdinando Bal
Ferdinando Bal et 33
1 settembre 1862
Brevi cenni sulla vita di Ferdinando Bal, figlio di Francesco, nato il 12 giugno
1829.
Scrive queste righe quando Garibaldi, ribellandosi a Vittorio Emanuele II voleva
prendere Roma ma fu ferito in Aspromonte nel 1 ottobre 1862.
Carissimi figli Felice, Agostino, Emma, salute e benedizione.
Torino 1 settembre 1862
Racconta che il padre mor il 20 gennaio 1836 a 71 anni e narra la storia della sua
famiglia. I suoi fratelli, nati dalla madre calabrese, avevano preso strade diverse, uno
impiegato nella ditta dove aveva lavorato il padre, l'altra divorziata che conduceva una
vita poco raccomandabile. Lui e suoi fratelli furono accuditi da alcuni zii, e lui stesso
racconta che per un periodo lavor alla stessa ditta per poi viaggiare e sposare una
donna da cui ebbe dei figli. Poi si ammal gravemente.

Seguito della vita di Ferdinando Bal.


Per la sua malattia si rec a Napoli dove fu raggiunto dalla famiglia e poi ad Ischia,
dove in parte guar. Sopravvisse poi ad un incendio e poi ad una rovinosa corsa con un
cavallo. Dice ai figli di non aver molto da lasciargli ma di ricordare sempre che I valori
devono essere : patria, onest, lavoro ed economia.
Ultimi frammenti della vita di Ferdinando Bal.
Torino , 1 settembre 1864
Racconta degli ultimi istanti di vita, della sua malattia che mai lo lasci, raccomanda ai
figli di essere uniti e segue una descrizione del suo testamento.
Vita di Felice Bal
Figlio di Ferdinando, racconta la sua vita da impiegato, della madre che si risposa con
un giovane che ha sperperato tutto il suo patrimonio e quello dei fratelli. Muore suicida il
31 dicembre 1891.

Ministro dei Rapporti con il Parlamento (governo Ciampi):


dal 28 aprile 1993 al 4 maggio 1994
Ministro del Commercio con lEstero (governo Dini):
dal 17 gennaio 1995 al 17 maggio 1996
Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri (governi Prodi, DAlema I e
DAlema II):
dal 17 maggio 1996 al 25 aprile 2000
Ministro del Commercio con lEstero (governo Amato II):
dal 25 aprile 2000 all11 giugno 2001
Presidente del Consiglio dei Ministri:
dal 17 maggio 2006 al 7 maggio 2008