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Accertamento fiscale, quando la notifica a terzi è valida

In caso di notifica dell’accertamento fiscale nelle mani di un soggetto diverso dal destinatario, rileva, affinché la notifica sia valida, che tra
consegnatario e destinatario vi siano rapporti sostanziali, anche di natura provvisoria o precaria che facciano ragionevolmente presumere che il
secondo venga reso edotto dal primo dell’avvenuta notificazione.
Così la Sezione Quinta del Supremo Collegio, con l’ordinanza del 28 marzo 2018, n. 7638.
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Il fatto
La controversia trae origine dalla notificazione di un avviso di liquidazione nelle mani di una collaboratrice, non avente alcun tipo di relazione o
collegamento con l’intimato, bensì un regolare rapporto di lavoro con uno studio commerciale ubicato nel medesimo stabile del destinatario.
Impugnata la sola cartella di pagamento dell’imposta di registro - per difetto di notifica del prodromico avviso di liquidazione - e riformata la
sentenza di primo grado, la Commissione Tributaria Regionale della Puglia accolse il gravame, “in quanto l’atto non risulta univocamente
consegnato nel domicilio fiscale” del contribuente.
Da qui, il ricorso per Cassazione dell’Agenzia delle Entrate, affidato ad un unico motivo.

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Il diritto
Per risolvere la questione, la Suprema Corte prende le mosse dall’esame del comportamento e dell’operato del notificatore.
Solo in tal modo, invero, è possibile verificare “la correttezza dell’applicazione (…) delle norme processuali delle quali è stata denunziata la
violazione, trattandosi di denuncia di error in procedendo”.
Detto ciò, gli ermellini ci ricordano che sono due le condizioni per la validità della notifica ex art. 139, cod. proc. civ.:
l’esatta determinazione del luogo;
la presenza in esso di un soggetto legato al destinatario da uno specifico rapporto; circostanza da cui può desumersi che l’atto verrà dal
consegnatario portato a conoscenza del destinatario.
Quanto al primo requisito, è interessante rilevare come la Corte di Cassazione, dopo aver ricordato che l’art. 139, cod. proc. civ., non dispone
un ordine tassativo dei luoghi in cui ricercare il destinatario della notifica, afferma che l’eventuale mancata elisione nel modulo utilizzato dal messo
notificatore di alcuna delle ipotesi riportate nella sequenza prestampata “abitazione, ufficio, azienda”, trattandosi di mera irregolarità, non
preclude comunque una valutazione necessariamente complessiva del contenuto della relata di notifica.
Quanto al secondo - per quel che più vale -, i giudici di legittimità stabiliscono, in armonia con la giurisprudenza della medesima Corte, come
“basta che la presenza del consegnatario non sia meramente occasionale o temporanea, e la non occasionalità si presume dalla
accettazione senza riserve dell’atto, e dalle dichiarazioni percepite dall’ufficiale giudiziario nella relata di notifica, di tal che” incombe sul
destinatario dell’atto, che contesti la validità della notificazione, l’onere di fornire la prova contraria ed, in particolare, l’inesistenza di alcun rapporto
col consegnatario (v. Cassazione n. 187/2000; v. Cassazione n. 12181/2013; v. Cassazione n. 26501/2014).
Tutto questo poiché nessuna norma prevede che l’agente notificatore indaghi sulla veridicità delle dichiarazioni resegli e, soprattutto, perché,
indipendente dall’utilizzo di una delle espressioni elencate dal secondo comma dell’art. 139, cod. proc. civ., quel che rileva, ai fini della validità
della notifica, è che si tratti di rapporti sostanziali, anche di natura provvisoria o precaria, tra consegnatario e destinatario dell’atto, che facciano
ragionevolmente presumere che il secondo soggetto venga reso edotto dal primo dell’eseguita notificazione (v. Cassazione 16164/2003).

Per approfondimenti:
L'Ingiunzione fiscale Cucchi Bruno, Simonelli Federica, ALTALEX EDITORE, Anno 2018
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(Altalex, 15 maggio 2018. Nota di Alessandro Severgnini)
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