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Legato

Il legato è una disposizione mortis causa, generalmente rappresentativa della successione a titolo particolare, in virtù della quale il legatario
subentra in uno o più rapporti determinati del de cuius.

Legato
di Antonella Matricardi
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1. Introduzione alla definizione di legato e rapporto tra la qualità di erede e quella del legatario
2. Natura giuridica del legato e caratteristiche generali
2.1. Il prelegato
2.2. Il legato ex lege: la riserva a favore del coniuge superstite
3. L'acquisto del legato
4. La rinuncia al legato
5. La trascrizione del legato
6. Tipologie tipiche principali di legato
6.1. Tipologie di legato in ordine all'oggetto: il legato di specie e il legato di quantità
7. Cenni finali sulle altre tipologie tipiche di legato
7.1. Il legato di un credito
7.2. Il legato a favore del creditore del testatore
7.3. Il legato di alimenti e il legato di prestazioni periodiche
7.4. Il legato alternativo
BIBLIOGRAFIA

1. Introduzione alla definizione di legato e rapporto tra la qualità di erede e quella del legatario
Il legato è una disposizione mortis causa, generalmente rappresentativa della successione a titolo particolare, in virtù della quale il legatario
subentra in uno o più rapporti determinati del de cuius.
Il codice civile dedica all'istituto, di chiara origine romana, la disciplina contenuta nella Sezione III del Capo V, Titolo III del Libro Secondo, non
fornendo all'interprete una definizione precisa che tuttavia concettualmente si ricava dal complesso di alcune norme secondo l'adozione di criteri
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puramente negativi.
Partendo dall'art. 588, che distingue tra le disposizioni testamentarie quelle a titolo universale dalle altre a titolo particolare, il codice identifica le
prime, indipendentemente dall'espressione o denominazione utilizzata, con l'attribuzione della qualità di erede per il destinatario dell'universalità o di
una quota dei beni del testatore, rimanendo le altre, appunto a titolo particolare, tendenzialmente attributive della qualità di legatario (comma 1).
In tal senso il legato rappresenta sicuramente uno strumento di esercizio del potere di autonomia del disponente sulla gestione del proprio
patrimonio per il periodo successivo all'evento della sua morte, potendo egli decidere, oltre alla destinazione dei beni in successione, il subentro
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dell'erede nella unitaria situazione patrimoniale o il subentro del legatario in singoli e determinati rapporti.
Una prima identificazione della qualifica di legatario risiede proprio nelle caratteristiche di specialità circa la sua posizione sostanziale, quasi
contrapposta alla figura dell'erede; l'indicazione di beni determinati, tuttavia, o di un complesso di beni attribuitigli, non può escludere che la
disposizione sia a titolo universale, quando risulta che il testatore abbia inteso assegnare quei beni come quota del patrimonio (art. 588, comma
2), senza che ricorra quindi un'ipotesi di legato.
A definire il sottile discrimine tra le due figure, introdotto dal citato comma 2 della norma in esame, la Suprema Corte ha recentemente ribadito che
in tema di distinzione tra erede e legatario "l'assegnazione di beni determinati configura una successione a titolo universale ("instituto ex re
certa") qualora il testatore abbia inteso chiamare l'istituito nell'universalità dei beni o in una quota del patrimonio relitto, mentre deve
interpretarsi come legato se egli abbia voluto attribuire singoli, individuati, beni. L'indagine diretta ad accertare se ricorra l'una o l'altra
ipotesi si risolve in un apprezzamento di fatto, riservato ai giudici di merito e, quindi, incensurabile in Cassazione, se congruamente
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motivato." E così ancora: " ... l'instituto ex re certa configura una successione a titolo universale qualora il testatore, nell'attribuire
determinati beni, abbia fatto riferimento alla quota di legittima spettante all'istituito, avendo in tal modo inteso considerare i beni come
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una frazione rappresentativa dell'intero patrimonio ereditario."
La distinzione tra le due figure indubbiamente si fa più netta e chiara, quando, dal tenore delle diverse disposizioni che configurano entrambe, si
passa ad inquadrarne le conseguenze in ordine alla responsabilità.
Sotto quest'ultimo aspetto è noto come l'erede risponda di debiti e pesi del de cuius (anche illimitatamente se non c'è accettazione dell'eredità con
beneficio d'inventario), mentre il legatario non risponde dei debiti ereditari, trovandosi al massimo solo tenuto all'adempimento degli oneri imposti
entro la disponibilità del legato stesso (intra vires legati).
In buona sostanza il legatario appare come un soggetto beneficiato dal testatore, contrariamente all'erede per il quale accade non raramente che
siano più i pesi ereditati dei vantaggi; come tendenziale atto di liberalità tuttavia anche il legato può essere motivato da altri fini, non comportando
un vantaggio patrimoniale o una diminuzione dell'asse ereditario e prevedendo oneri, come prima accennato, entro il valore della disposizione a
favore del legatario.
Nei rapporti originati dall'istituto, il soggetto che può beneficiarne - detto onorato o legatario - deve avere la capacità a succedere, deve essere
certo e determinato nella scelta del testatore con la conseguente nullità di disposizioni che affidino alla mera volontà di un terzo la sua individuazione
(art. 664).
L’obbligo di adempiere il legato può gravare anche solo su un unico erede che prende il nome di onerato (art. 662), mentre, nei casi in cui sia
indicato un altro legatario, ricorre la figura del sublegato in cui, per un'autonoma e diretta attribuzione di diritti al sublegatario, la nullità del negozio
originario non invalida il sub-negozio, sempre che anche quest'ultimo non sia affetto dalle stesse cause di nullità del primo.
Il legato non ha effetto se la cosa legata è interamente perita durante la vita del testatore. L'obbligazione dell'onerato si estingue se, dopo la morte
del de cuius, la prestazione è divenuta impossibile per cause a lui non imputabili (art. 673).
2. Natura giuridica del legato e caratteristiche generali
Premesse le sue finalità e le distinzioni tra erede e onorato, il legato è più precisamente un atto di ultima volontà di natura negoziale, revocabile,
unilaterale, non recettizio e, come negozio giuridico a causa di morte con effetti estintivi ed attributivi, costituisce un modo autonomo di acquisto
patrimoniale, dalle sorti - per quanto anticipato al paragrafo precedente - indipendenti dall'acquisizione dello status di erede: in altri termini il
soggetto chiamato ad accettare l'eredità e nei cui confronti è stato disposto contestualmente un legato, può scegliere di rinunciare all'eredità ed
acquisire il legato (art. 521, comma 2) e comunque la figura del legatario può non coincidere con quella dell'erede.
Come fenomeno successorio esso è certamente eventuale e non necessario, per cui la sua assenza non compromette certamente la validità dell'atto
mortis causa in sé: l'annotazione di una tale caratteristica appare quasi pleonastica, partendo dalla fisionomia dell'istituto che opera in singulas
res, limitatamente a rapporti ben determinati e deriva sempre da una disposizione autonoma.
Entrando ancora di più nelle specifiche prerogative dell'istituto in esame, il legato si acquista senza bisogno di accettazione, salva la facoltà di
rinunziare e, avendo ad oggetto la proprietà di una cosa determinata o altro diritto appartenente al testatore, la relativa trasmissione opera per il
legatario dal momento della morte del testatore; il possesso della cosa legata deve essere chiesto all'onerato anche quando questi ne è stato
espressamente dispensato dal de cuius (art. 649).
Per l'art. 652 è valido anche il legato parziale in relazione a quella parte di proprietà del testatore e sempre che non risulti la sua volontà di volerne
disporre per intero (art. 652)
2.1. Il prelegato
Per l'art. 661 il prelegato è il legato a favore di uno dei coeredi, gravante su tutta l'eredità, senza che vi sia confusione tra le posizioni di erede e
legatario che riguardano il beneficiato la cui quota non è esclusa dall'oggetto del prelegato.
L'erede in favore del quale esso è stato disposto risponde ultra vires dei debiti e dei pesi ereditari in proporzione alla sola quota di eredità
ricevuta, ma l'istituto è ammissibile anche nei casi di erede universale con la conseguenza della possibile sua rinuncia all'eredità per conseguire il
legato.
Il senso del prelegato, quindi della coincidenza della posizione di legatario con quella di erede, ha proprio la rilevanza pratica poc'anzi sottolineata,
o comunque nei casi di istituzione invalida dell'erede, così che il chiamato può beneficiare della disposizione a titolo particolare a prescindere
dall'assunzione della qualità di erede.
2.2. Il legato ex lege: la riserva a favore del coniuge superstite
Una forma particolare di legato è prevista dall'art. 540 c.c. - più propriamente indicata come "riserva a favore del coniuge"-, laddove con la
riforma del diritto di famiglia, attuata con la L. n. 151/1975, al coniuge superstite deve essere riconosciuto, oltre alla quota di legittima,
indipendentemente dalla presenza di figli, anche il diritto di abitazione sulla casa coniugale. La particolare fisionomia di ciò che è sostanzialmente un
legato ex lege comporta in tal senso l'irrilevanza anche di una rinuncia all'eredità, poiché tale diritto viene acquisito in via automatica,
indipendentemente dall'accettazione dell'eredità stessa.
E' bene precisare che, anche se nella sostanza l'attribuzione così stabilita dalla legge sia abbastanza affine - solo per alcuni aspetti sovrapponibile -
al diritto di usufrutto, l'attuale disciplina identifica chiaramente il contenuto dei diritti trasmessi al coniuge superstite nel diritto di abitazione sulla casa
adibita a residenza familiare e nel diritto di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni, come confermato anche dalle
Sezioni Unite con la celebre sentenza n. 4847/2013 secondo cui "nella successione legittima spettano al coniuge del de cuius i diritti di
abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano previsti dall'art. 540, co. 2 c.c.. Il valore capitale
di tali diritti deve essere stralciato dall'asse ereditario per poi procedere alla divisione di quest'ultimo tra tutti i coeredi secondo le norme
della successione legittima, non tenendo conto dell'attribuzione dei suddetti diritti secondo un meccanismo assimilabile al prelegato".
3. L'acquisto del legato
A differenza dell'eredità dunque il legato si acquista senza un formale atto di accettazione espressa, né parlare di accettazione tacita o comunque
presunta ha un senso logico, compiendosi l'acquisizione del bene semplicemente ipso iure, in una fase pur sempre preceduta dai momenti della
vocazione e della delazione, ma indipendentemente dalla conoscenza che il beneficiario possa avere della disposizione testamentaria.
Se formalizzata tuttavia, l'accettazione non è inutile o irrilevante, rappresentando un atto di autonomia negoziale che conferma da un punto di vista
giuridico l'acquisto definitivo e non più rinunciabile, come indicato dall'art. 649, comma 1, c.c.
Va detto che l'acquisizione automatica del legato, sempre per l'interpretazione letterale della norma, è propria di un'ottica legislativa che non
disdegna la modifica in melius della sfera giuridico-patrimoniale del soggetto, a prescindere dal suo consenso.
Nemmeno in tal senso osterebbe che il testatore richiedesse al legatario per il conseguimento del beneficio una manifestazione di consenso
negoziale; potrebbe trattarsi di un'ipotesi di legato di contratto per il quale, avendo ad oggetto la stipulazione di un determinato contratto, l'oggetto
dell'acquisto immediato è dato solo dal diritto di credito alla stipulazione di quel contratto.
Pur nella sua lapidarietà l'art. 649 c.c. è stato comunque diversamente interpretato in dottrina, partendo già dal presupposto che, pur non
necessaria, l'accettazione, se compiuta, non risulta mai ultronea, ma spesso addirittura opportuna, per consolidare definitivamente l'acquisto e
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precludere una possibile, successiva rinuncia, soggetta alla prescrizione decennale dall'apertura della successione. Del resto per eliminare una
possibile situazione di incertezza sulla titolarità definitiva del legato è consentito agli interessati (dagli onerati ai chiamati per rappresentazione) di
chiedere al giudice la fissazione di un termine, entro il quale il legatario dichiari la sua facoltà di rinunziare, trascorso invano il quale, ai sensi dell'art.
650 c.c., egli non potrà più esercitarla.
Disatteso l'esercizio della rinunzia - che può essere solo espressa - a consolidare l'acquisto, altri autorevoli autori hanno ritenuto essenziale l'atto di
accettazione per il perfezionamento del momento acquisitivo del legato, sussistendo uno stato di pendenza simile a quello previsto per la delazione
di eredità, confermato proprio dal termine previsto per l'esercizio della facoltà di rinunzia, introdotto, si diceva, per eliminare ogni possibile
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incertezza.
La dottrina dominante ha tuttavia distinto tra i diversi piani di un tale stato di "sospensione" (riferibile al percorso di acquisizione del legato o anche
a quello in cui si voglia fare a meno di un incremento patrimoniale pervenuto senza il concorso della propria volontà) in considerazione di una sicura
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valenza processuale della presunzione di accettazione; allo stesso modo se si volesse invocare un'analogia con l'art. 481, per il quale il silenzio del
delato all'eredità determina la perdita del diritto di accettare, è più che sufficiente il citato e specifico art. 650 a rammentare che la mancata rinunzia
rende irrevocabile l'acquisto del diritto oggetto di legato.
4. La rinuncia al legato
Intimamente correlate per la particolare fisionomia dell'istituto, accettazione e rinuncia del legato sono state plasmate dal legislatore sulla base di
due principi fondamentali: la libertà di poter disporre delle proprie sostanze, senza lesione dei legittimari, anche per il post-mortem e la libertà di
accettare o rifiutare effetti negoziali per la propria sfera giuridico-patrimoniale.
La rinuncia al legato trova pertanto la causa giustificativa nella possibile presenza di un effetto pregiudizievole per l'onorato, non sussistente a priori,
ma prevedibilmente foriero per lo stesso soggetto di oneri e responsabilità in seguito.
Per tali prerogative potrebbe essere formalmente considerato l'atto di rinuncia un negozio abdicativo unilaterale per via della perdita del diritto di
cui si è già titolari e allo stesso tempo l'espressione di una volontà che ha effetti risolutori con efficacia retroattiva dell'acquisto avvenuto.
La rinuncia al legato in realtà costituisce più correttamente un rifiuto eliminativo, inteso come rimozione di un effetto già prodotto ma non ancora
stabilizzatosi, diversamente dalla rinuncia all'eredità che incarna piuttosto un rifiuto impeditivo.
La differenza - che non è solo terminologica ma concettualmente marcata - trova la sua ragione anche nel fatto che la rinuncia al legato non può
essere effettuata prima dell'apertura della successione e comunque solo quando vi sia da parte dell'onorato la conoscenza della disposizione a
proprio favore.
La rinuncia all'eredità non pregiudica il diritto al legato e per l'art. 521, comma 1, c.c. permette al rinunziante all'eredità di chiedere il legato
disposto a suo favore sino alla concorrenza della porzione disponibile.
Infine la rinuncia al legato, ai fini della sua validità, deve essere manifestata in modo univoco, poiché l'acquisto è già avvenuto ipso iure al momento
di apertura della successione. Dunque atto pubblico, scrittura privata per alcuni autori, mentre per altri non è necessaria la forma scritta.
In realtà l'art. 649 non prescrive alcuna forma particolare per la rinuncia al legato, anche se la libertà delle forme si scontra con l'art. 1350 c.c. per
il quale, se il bene oggetto del legato è un bene immobile, la rinuncia, che consiste in un atto dismissivo della proprietà su di un bene già acquisito al
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patrimonio del beneficiario, deve essere redatta per iscritto a pena di nullità.
5. La trascrizione del legato
Il tema della trascrivibilità degli atti che formalizzano l'accettazione e soprattutto la rinunzia al legato deriva inevitabilmente dal dibattito dottrinale
sull'opportunità della forma scritta per le espressioni di volontà del legatario.
In relazione all'atto di rinunzia di legati aventi ad oggetto beni immobili o mobili registrati, vista la sua natura di atto dismissivo di un diritto già
acquisito nel patrimonio del beneficiato, si è propensi ad escluderne la necessità per la mancanza di un effetto traslativo da trascrivere ai sensi
dell'art. 2643 c.c. e per gli effetti dell'art. 2644 e dell'art. 2650 (a meno che non si voglia considerare l'art. 2643, n. 5 che menziona, suscettibili di
trascrizione, gli atti tra vivi di rinunzia ai diritti immobiliari, evidenziando i vantaggi che trarrebbero dalla rinuncia ad esempio gli onerati, a favore dei
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quali si dovrebbe trascrivere contro il legatario rinunziante).
Una soluzione ragionevole potrebbe essere quella di procedere con un'annotazione ex art. 2655, ult. comma, a margine della trascrizione
dell'acquisto del legato, derivante dall'estratto autentico del testamento ex art. 2648 per rendere edotti i terzi circa la sopravvenuta inesistenza
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dell'acquisto.
6. Tipologie tipiche principali di legato
6.1. Tipologie di legato in ordine all'oggetto: il legato di specie e il legato di quantità
Riguardo all'oggetto il legato può essere di specie e di quantità.
Il legato di specie, avente ad oggetto la proprietà o altro diritto reale su un bene o su una quota di bene determinato appartenente al testatore, si
distingue dal legato di quantità che riguarda una cosa individuata solo nel genere; l'onerato dovrà fornire al legatario cose di qualità non inferiore
alla media, eseguire la specificazione, se il testatore non ha incaricato lo stesso legatario o un terzo (art. 664).
Se il testamento invece ha disposto il lascito di una cosa particolare o determinata nel genere da prendersi nel patrimonio del defunto, mancando
delle stesse la disponibilità al tempo della sua morte, il legato non ha effetto o mantiene comunque un effetto parziale per la quantità rinvenuta, se la
cosa legata è compresa tra le sostanze del testatore, ma non nella quantità determinata (artt. 654, comma 2).
Il testatore può anche aver incaricato l'onerato di soddisfare il legato di una cosa generica senza specificare se questa si trovi o meno nel suo
patrimonio. Il legato è comunque valido (art. 653) anche se la cosa non si trovi nell'asse ereditario, mentre non ha effetto se il testatore ha lasciato
la cosa generica (ma anche una cosa specifica) da prendersi nel suo patrimonio e questa non si trovi nell'asse (art. 654).
Nel suo schema classico il legato deve avere ad oggetto un bene appartenuto al testatore, in particolare al momento della sua morte, potendo
disporre di cose appartenuta ad altri al tempo del testamento (art. 651, comma 2.). Quando riguarda la cosa dell'onerato o di un terzo è nullo,
salvo che dal testamento o da altra dichiarazione scritta del de cuius, risulti la conoscenza della diversa titolarità del bene; in quest'ultimo caso
l'onerato è obbligato ad acquistare la proprietà della cosa dal terzo, potendone pagare al legatario il giusto prezzo (art. 651, comma 1).
Può capitare il caso che venga legata una cosa di proprietà dell'onorato al tempo di redazione del testamento e di proprietà del testatore al
momento dell'apertura della sua successione.
La disposizione è valida, anche nell'ipotesi di proprietà della medesima riconosciuta nel momento così indicato all'onerato o al terzo, con la
previsione di tale circostanza e in funzione della stessa; viceversa il legato è nullo se la cosa è nella proprietà del legatario fin dall'atto del testamento
e all'apertura della successione (artt. 656-657)
7. Cenni finali sulle altre tipologie tipiche di legato
7.1. Il legato di un credito
Il legato di un credito o di liberazione da un debito esplica il suo effetto per la sola parte del credito o del debito che sussiste al tempo della morte
del testatore, così che, nel primo caso, il legatario diviene il nuovo creditore e nel secondo è liberato dal debito che aveva nei confronti del
testatore, con l'erede tenuto a consegnare all'onorato i titoli che si trovavano presso il de cuius. Pertanto, se il credito era vantato dall'onerato
seguirà la sua remissione di debito al beneficiario, se invece era vantato da un terzo, sarà sempre l'onerato a dover estinguere il debito del legatario.
Si tratta di un lascito che può avere ad oggetto anche crediti futuri, ad esempio canoni di locazione di un immobile (art. 658).
7.2. Il legato a favore del creditore del testatore
Per l'art. 659 il testatore può disporre un legato ad un suo creditore, ma, solo menzionando il debito, il lascito s'intenderà disposto per il
pagamento del debito, rimanendo in mancanza di tale precisazione come un semplice atto di liberalità,
Se il debito non esiste, il legato rimane valido, a meno che si accerti che la volontà in tal senso del testatore è stata condizionata unicamente dalla
convinzione di essere debitore del legatario.
7.3. Il legato di alimenti e il legato di prestazioni periodiche
L'art. 660 dispone che il legato, a favore di chiunque sia fatto, comprende le somministrazioni indicate dall'art. 438 (sussistente uno stato di
bisogno, determinato dall'incapacità di procurarsi il necessario per vivere), salvo che il testatore abbia altrimenti disposto in applicazione dell'art.
670, riguardante il legato di prestazioni periodiche. Alla cessazione dello stato di bisogno il legato di alimenti diventa inefficace, ma, ripresentandosi
la stessa condizione, la prestazione torna ad essere di nuovo dovuta.
Va anche precisato che il legato a prestazioni periodiche non coincide con il legato avente ad oggetto un'unica somma da doversi prestare a rate,
tanto che la morte del beneficiario elimina il legato stesso, rimanendo dovuta la prestazione per il termine in corso.
7.4. Il legato alternativo
Con il legato alternativo il testatore individua due o più beni determinati, ma la scelta spetta all'onerato, a meno che il testatore l'abbia riservata al
legatario o a un terzo (art. 665).
E' in pratica l'ipotesi di chi lega con la formula: "lego a Tizio il mio immobile di Roma o il mio immobile di Milano", diversa dal legato con facoltà
alternativa in cui l'onerato ha la possibilità di prestare un bene diverso, ad esempio un valore in denaro.
Tanto nel legato di genere quanto in quello alternativo, se onerato o legatario non hanno potuto eseguire la scelta, la facoltà si trasmette ai rispettivi
eredi.
BIBLIOGRAFIA
CICU A., Testamento, 1956, Giuffré
DI TARANTO V., da Manuale della Successione Testamentaria, a cura di Cassano G e Zagami R., cap. II "Distinzioni", 2010, Ed. Maggioli
PEREGO E., I legati, Trattato di diritto privato diretto da P. Rescigno
TRABUCCHI, voce “Legato (Diritto civile)”, Novissimo Digesto Italiano, IX, 616

1 DI TARANTO V., da Manuale della Successione Testamentaria, a cura di Cassano G e Zagami R., cap. II "Distinzioni", 2010, Ed. Maggioli
2 DI TARANTO, op. cit.
3 Cass. Civ., Sez. II, n. 24163 del 25.10.2013
4 Cass. Civ., Sez.II, n. 1066 del 18.10.2007
5 TRABUCCHI, voce “Legato (Diritto civile)”, Novissimo Digesto Italiano, IX, 616
6 CICU, Testamento, 234 ss
7 PEREGO E., I legati, Trattato di diritto privato diretto da P. Rescigno
8 Cass. Civ., Sez. II, n. 8878/2000, in Giust. Civ. Mass., 2000
9 Gangi, La successione testamentaria, vol. II, 114; Messineo, Manuale di diritto civile e commerciale, vol. III, 345; D’Orazi Flavoni, Giustizia
civile, 51, 648 ss.; ed in giurisprudenza, Cass. 21 febbraio 1972, n. 513
10 TRABUCCHI, op. cit.

(C) Altalex / Wolters Kluwer

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