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Il giardino:

Il rapporto tra poesia e natura è sempre stato molto forte. Il giardino è un luogo amato da letterati e
filosofi per le sue componenti simboliche di matrice religiosa, presto però mondanizzato come
proiezione del desideri, come sogno di uno spazio utopico..
Il “giardino” deriva sia :
-dal fr jardin
-dal lat.medioevale gardinium
-dal gallo romano hortus conclusus
in molte lingue invece viene connesso con l’idea del paradiso( ebraico -> pardes; greco->
paradeios).
Con il giardino si intrecciano due concetti: quello di recingere un luogo e quello di valorizzare ciò
che si vuole tutelare.
Dal punto di vista “architettonico” abbiamo varie tipologie di giardini:
- Giardino alla francese-> generalmente pianeggiante, molti specchi d’acqua e nicchie, linee
rette che prevalgono sulle curve ed elementi orizzontali che prevalgono su quelli verticali.
- Giardino all’inglese-> traccia rettangolare. Imita il paesaggio naturale, piante libere e
spontanee.
- Giardino all’italiana -> tracciato simmetrico e regolare, in pendio, scalinate, terrazze e
cascate d’acqua.
- Giardino d’inverno -> stanza con pareti di vetro.
Il tema del giardino come locus amoenus (come luogo di beatitudine, dove la natura è
incontaminata, opposto al locus horridus), ha una lunga storia che parte già dal’ antichità ebraica: è
presente nella Bibbia: nella Genesi si parla dell’Eden, è uno spazio di steppa sottratto all’aridità.
Per noi l’Eden corrisponde al piacere, ad un luogo di delizia. Nel racconto biblico è un luogo fatto
per l’uomo e la sua felicità. Fu dato ad Adamo ed Eva per coltivarlo e costudirlo. Questi però
furono cacciati da questo giardino a causa della loro pretesa di farsi da se e di autonomia.
Il locus amoenus è entrato a far parte della letteratura, non ha mai smesso di abitare l’immaginario
di poeti e letterati. C’è bisogno però di qualcuno che costudisca il giardino: il coltivatore, uomo che
si immedesima nel divino. L’uomo partecipa nella creazione. Nell’antico testamento, dopo la
resurrezione di G, la Maddalena non riconosce G, le sembra un giardiniere.
Anche nel Medioevo troviamo il tema del giardino: nel Cantico dei cantici: canto d’amore tar la
sposa e lo sposo. È un cantico di una forte valenza erotica. La donna diventa nelle parole dell’amato
un ortus conclusu (orto chiuso), ciò sta ad indicare la sua castità e verginità.
Roman de le rose, poema allegorico didascalico, un arts amandi (narrazione allegorica di una
conquista d’amore). La rosa candida rappresenta il punto d’arrivo della vita dell’uomo (si trova
all’interno di un giardino recintato all’interno di un castello, dentro il labirinto), viene identificata
con la donna: meta del cavaliere che vuole raggiungerla e per farlo dovrà passare vari stati d’animo.
All’interno di questa narrazione c’è proprio un percorso di cambiamento della mentalità. Lui si
nobilita. Ci sarà poi in una parte dove si parlerà di un castello spirituale che si riprende a quello
terreno. Sarà quindi un viaggio spirituale per migliorare se stesso e termina con la visione della
rosa( donna). Sembra un punto d’incontro con Dante è perchè si parla di un viaggio spirituale e alla
fine c’è la visione dell’amata.
Il paradiso terrestre di Dante è il locus amoenus per eccellenza posto alla sommità della montagna
del purgatorio, luogo dove le anime salgono prima di salire alle stelle. È accompagnato da Virgilio e
dal poeta lat Stazio.. il paradiso terrestre è l’antefatto del paradiso celeste. L’Eden viene presentato
come una divina foresta in cui soffia una brezza leggera data dal ruotare delle sfere celesti.
Anche nella tradizione greca troviamo il tema del locus amoenus ma solo quando viene messa in
contatto con la letteratura alessandrina.
Giardino dei pomi d’or-> custodito da Adone (donna serpente). C’è sempre un giardino che
costudisce qualcosa di importante: i pomi d’or.
I campi elisi-> per la classicità sono luoghi che trasmettono tristezza e melanconia. Virgilio li
descrive nell’Eneide, e anche dante.

Giardino di Alcino re dei feaci ->giardino dove regna la primavera che permette, il rigoglio.
Odissea 7imo libro. Il topus del locus amoenus si intreccia con quello del prime vere, primavera.
Primo ver->componimento di d’annunzio. La chiave per entrare all’interno del giardino è il vate.
Poema paradisiaco-> dentro questo poema ci saranno delle sezioni. Saranno i poemi dei giardini:
classici, abbondanti, pieni di statue. Questi giardini sono recintati, non per difesa ma per proteggere
qualcosa all’interno.
Francesco Petrarca à Chiare fresche et Dolci acque à percezione interiore del mondo vegetale,
ricerca della vita contemplativa e solitaria. Giardino si laicizza
Giovanni Boccaccio à cornice al Decameron à giardini con natura caratterizzati da eleganza e
raffinatezza opposti all’orrido decadimento della città distrutta dalla peste.
Quattrocento laurenziano à giardino luogo ideale in un mondo irreale e fantastico, emblema elitario
distintivo, raffinato e prezioso, della nuova società signorile. Umanesimo à giardino sia rifugio
contemplativo che fonte di reddito. Nel 400 laurenziano giardino sede dell’idillio e della perfezione
Natura libera e padrona di sé à il totale controllo che l’uomo ha sulla natura nei giardini fa pensare
allo spaventoso e disruttivo potere che può avere la natura libera senza nessuna forma di controllo.
Calvino descrive il sito archeologico maya di Palenque, in cui racconta come la natura sovrasta le
costruzioni maya come i bassorilievi che stessi parlavano della foresta e della vegetazione vengono
ora ricoperti dalla stessa vegetazione di cui parlano, come se la foresta li ritenesse superflui in
quanto la foresta descritta è lì intorno a loro.

Dante.
Nasce a Fi nel 1265. Appartenente ad una famiglia guelfa. Si scontra con i Ghibellini nella battaglia
di Campaldino. I guelfi erano divisi in Guelfi bianchi e neri. I bianchi con a capo la famiglia dei
Cerchi, a cui apparteneva anche Dante, erano costituiti dal popolo minuto. I neri, con a capo i
Donati, erano costituiti dalla parte più ricca, ed erano alleati con il papa. Bonifacio 8 vuole
distruggere i bianchi. Dante viene messo al confino, esiliato poi, è un esule, non un senza patria.
Girerà per varie regioni d’Italia. Resta comunque uomo di passione, legato alla politica della sua
città.
Vita
1265 à nasce a Firenze, famiglia piccola nobiltà guelfa.
1285 à sposa Gemma Donati à 3 o 4 figli.
1289 à Partecipa alla battaglia di Campaldino (Arezzo) à e guerra contro Pisa
1295 à corporazione dei medici e degli speziali à sale alla ribalta nella politica cittadina
1300 à divisione in fazioni: Bianchi (vogliono un’amministrazione autonoma del comune) e Neri
(alleanza col papato per motivi mercantili)
Dante con Bianchi
1301 à Dante convocato dal Papa a Roma
1302 à Dante non a Firenze à podestà Conte de Gabrielli di Gubbio lo condanna al confino per 2
anni con l’ingiunzione di dover pagare 5000 fiorini entro 3 giorni à Dante non si presenta e il
podestà lo condanna a morte insieme ad altri 14 esponenti della parte bianca
Calvario dell’esilio à mai più piede a Firenze à pellegrinaggio in varie corti in cui offre servizi in
cambio di ospitalità
1315 à concesso il ritorno ma deve fare pubblico atto di sottomissione e pagare un’ammenda à si
rifiuta.
1321 à muore a Ravenna.
Non solo un modello stilistico, ma tanti diversi stili di scrittura, cercando sempre un contatto con
situazioni concrete e questo lo porta ad essere visto come padre della letteratura italiana

Laboratorio sperimentale:
Egli non segue un solo modello stilistico, ma adotta modi di scrittura diversificati attraverso una
ricerca nella quale mira ad appropriarsi di tecniche differenti. Il Fiore e il Detto d’amore sono
poemetti che si rifanno al Roman de la ros, ci sono riferimenti allo stile di amore cortese. Anche il
fiore è un ars amandi perché si parla della conquista della donna, ovvero il fiore. Il detto è una
summa degli elementi canonici dell’amor cortese. Vita Nuova-> in latino, l’intento è quello di
scrivere un libro sulla figura della donna. Più alta testimonianza i registro stilnovista. È la storia di
lui che conosce Beatrice a 9 anni e si rivedono dopo 9 anni. (elementi simbolici e religiosi). Le
rime circolano sotto forma di manoscritto tematico e sperimentalistico…
Convivio-> il titolo significa banchetto al quale il lettore è invitato per essere istruito nella scienza
speculativa per raggiungere la sapienza. È formato da 14 canzoni di tema amoroso. È considerata un
enciclopedia dottrinale però lasciata incompiuta.
De vulagri eloquentia-> opera in lat che ha per oggetto l’eloquenza ovvero l’arte di dire in lingua
volgare. Anche questo è incompiuto. È costituito da due libri: uno fa da introduzione e l’altro tratta
del volgare illustre e dello stile elevato. Si deve differenziare il latino dal volgare: il lat è quello che
si impara all’uni, mentre il volgare è la lingua del volgo.
Monarchia-> trattato in lat di tema politico d’incerta datazione. Dante interviene sui rapporti tra
papato e impero.
Epistolae-> scritte a tiolo personale, di argomento diverso ma soprattutto politico.
Egloghe-> due componimenti in esametri latini in risposta a Giovanni del Virgilio che scrive a
Dante di smettere di usare il volgare per cercare la gloria nella poesia latina à Dante risponde
ribandendo il volgare
Questio de acqua et terra à trascrizione di una lezione a tema cosmologico
La commedia.
(Divina da Boccaccio mettendo in risalto aspetto spirituale e la magnificenza dell’opera) 3 cantiche
à 33 canti (+1 all’inferno come intro) à viaggio all’aldilà fino alla visione di Dio. Inferno,
Purgatorio e paradiso. Tema centrale-> sentimento di giustizia terrena e divina, il regista è
attore(parla con le anime), che spettatore( osserva e descrive). È pure narratore, protagonista del
viaggio, bagaglio che lo porta alla crescita sempre sotto giudizio divino. La commedia contiene al
suo interno un plurilinguismo: nell’ inferno per esempio usa termini non aulici, volgari. In Paolo e
Francesca usa il loro linguaggio che non era contemporaneo a quello di Dante. Nel paradiso invece i
termini sono aulici, sublimi, vengono usati latinismi e grecismi. È proprio nel plurilinguismo che
risiede buona parte della grandezza di Dante. Ma la nuova cultura che si afferma nel corso del 300,
volta le spalle al plurilinguismo dantesco. Già nel periodo di Petrarca, viene definito arcaico.
Viaggio in 7 giorni àgiovedì si perde nella selva oscura àvenerdì si inoltra nell’inferno à sabato =
inferno, domenica arrivo al purgatorio e lo percorre in 4 giorni (camminare solo con la luce del
sole), ascensione al paradiso = 19 ore à arrivo all’Empirio (ultimo cerchio e fuori dal tempo).
Virgilio (ragione umana) fino in cima al purgatorio, Beatrice (fede, grazia e scienza divina) fino
all’Empirio e San Bernardo alla visione di Dio. Mescola due generi medievali, quello del viggio
allegorico-didattico e quello della visione dell’aldilà.

Dalla Vita nuova.


Tanto gentile e tanto onesta pare: pag 27 prosimetro (metà prosa, metà poesia). La poetica di D è
diversa da quella di Cavalcanti (insufficienza del poeta dinanzi la dama). Lode a Beatrice. Ha qualità
salvifiche. C’è un dialogo tra eli e l’umanità. Alla fine il sospiro indica le parole di uno che si trova in stato
di estasi. Il testo appare limpido ma non lo è. Non c’è una parola che nella lingua moderna abbia mantenuto
il valore dell’originale. Beatrice = creatura celeste, espressione di qualità morali, non si ha fisicità.
Parole con significato diverso rispetto ad ora à Gentile = spirito nobile di Beatrice.

Canto V. La bocca mi baciò tutto tremante  secondo cerchio  peccatori per scelta 
contrappasso = non resistono alla potenza della passione  forte vento. Paolo Malatesta e
Francesca da Polenta  inizialmente lei attribuisce le colpe della loro passione alla letteratura
cortese, poi però nella seconda parte si lascia andare alla passione e ricorda i momenti d’amore con
Paolo, il quale rimane in silenzio per tutto il tempo per poi solo singhiozzare alla fine  dante
condanna la letteratura cortese in quanto celebra l’amore terreno e non l’amore-virtù  Dante
pensoso di fronte alla fragilità dei due amanti in quanto vede la loro fragilità e la fragilità di ogni
creatura umana  sviene.
Vedi appunti

Petrarca.
Nasce ad Arezzo nel 1304. È il maggiore dei poeti italiani, dopo dante. È un poetalirico con il quale
muta l’orizzonte artistico: si sposta dalla rappresentazione integrale della realtà allo scavo nei
meandri del cuore. I 40 anni che separano Dante da P registrano una svolta profonda che segna la
crisi della civilità comunale. Petrarca studia diritto per 4 anni all uni di Montpelier e poi a Bolo.
Dopo la morte del padre si trasferisce ad Avigone. Presso la corte papale di Fr (dove il latino si
impone come lingua ufficiale). Petrarca si distingue per la sua brillantezza. Esaurito il patrimonio
familiare diventa chierico ( si discosta da D che era laico) la condizione di chierico dava il diritto a
ricoprire uffici ecclesiastici e a ricevere in cambio sovvenzioni. Come chierico venne assunto dalla
famiglia dei Colonna. Riesce in questo modo a risolvere i suoi problemi economici. Rimane
vincolato a questa famiglia fino al 1347. Nel 1341 verrà esaminato dal dottissimo Roberto D’Angiò,
re di Napoli che ne certifica la cultura e nello stesso anno nell’aprile viene incoronato d’alloro in
Campidoglio. Nel 1353 scrive un epistola in latino d’ossequi all’italia. Declina l’invito di
Boccaccio, accetta quello dell’antifiorentino Visconti il quale avrebbe garantito e tutelato il suo
stato signorile. Petrarca maneggia due lingue diverse: il latino e il volgare ( bilinguista)
1) Il latino è la lingua che gli conferisce fama. È lo strumento della comunicazione culturale, la
lingua che recupera la limpidezza dello stile classico e serve nella circolazione di idee. Per
lui è il modo più normale per esprimersi.
2) Il volgare lo considera come una lingua secondaria, è invece la lingua delle liriche che egli
compone con grande dedizione. Per Dante il volgare era la lingua naturale della realtà,
forma che aderisce alla cronaca del quotidiano. Per Petrarca è la lingua dell’affettività, che
comunica i sentimenti più intimi.
La scelta del volgare per il Canzoniere viene da motivi diversi rispetto a quelli di Dante: il tratto
distintivo della scrittura dantesca è lo sperimentalismo (utilizzare registri e forme diverse per
conoscere aspetti diversi della realtà). A petrarca invece interessa la forma, la purezza della parola.
La parola va modificata, migliorata, corretta. Mentre D scrive per conoscere, P scrive per
correggere, ha l’ossessione per la prefazione poiché pieni di varianti, modifiche e correzioni.
Anche quando scrive lettere ad amici e parenti usa un linguaggio adeguato e ricercato, tratta di
riflessioni autobiografiche, eventi personali etc..
Scrive inoltre una sorta di diario privato: dialogo tra S.Agostino e Francesco. Scretum
Scritti latini minori:
- Poesia latina  ne affida la fama, ma poi si sposta al volgare
- Trattati storico eruditi  passione alla storia antica
- Trattati morali
- Attacchi polemici  scritti d’occasione, anche con toni polemici e aggressivi
I trionfi  in volgare  poema allegorico  incompiuto si ispira alla Commedia  Poeta si
addormenta a Valchiusa e ha 6 visioni una dopo l’altra  personaggi storici, leggendari e
mitologici  6 personificazioni di 6 figure allegoriche  Amore, Pudicizia, Morte, Fama, Tempo,
Eternità  ascensione dalla terra al cielo, dal peccato alla salvezza. Temi  stessi del Canzoniere

Canzoniere (1326)
Le due opere scritte in volgare sono il Canzoniere e Trionfi.
Il Canzoniere è la prima raccolta di rime in volgare organicamente strutturata. L’opera può essere
letta come un romanzo dell’io (non ha una dinamica narrativa o romanzesca). Il tema di quest’opera
è l’amore per Laura (fanciulla storica e reale). Questo amore provoca in lui una reazione: processo
di autoinvestigazione del proprio io. L’ncontra tra L e P diventa scintilla e scaturisce
autoinvestigazione, come in motore di indagine che il poeta fa su se stesso. I due si incontrano nella
chiesa di S.Chiara ad Avignone il 6 aprile 1327. Ogni cosa diventa memoria, duplicata: i mattini, le
ore si sono duplicati… laura scende dal paradiso, giardino che ha le sembianz di un locus amoenus,
anche se sarà trasformato come paradiso in terra. Laura è cosi tanto sublime che più che una
presenza carnale è la sensazione di una presenza, creazione poetica. Il nome stesso della donna
viene modulato con associazioni che ne sottolineano il valore simbolico (laura=aria, il lauro=alloro.
L’auro=oro) laura non è come Beatrice, donna angelo che si proietta in cielo e dè simbolo di fede,
qui Laura è una creatura terrena, emblema del cielo in terra. Lei vibra anche di tensione erotica.
Dopo il primo incontro scatta la celebrazione. Dopo il tema della morte lei (muore di peste),
introduce il tema del vuoto che evoca la sua assenza. La sua aseenza logorail poeta, è alla ricerca
dei suoi frammenti lui. Il poeta parla del “giovanile errore”: amore carnale e passionale per lei da
cui poi lui prenderà le distanze perché il poeta prova vergogna per come è stato dominato dalla
passione. Anche gli amici stessi di petrarca dubitano della presenza di Laura. Petrarca però in una
lettera all’amico Colonna, conferma la sua esistenza. Laura ci viene presentata a frammenti nella
prima strofa. Nella descrizione ci laura il poeta utilizza una forma linguistica preziosa e raffinata.
Petrarca si rifà alla lirica stilnovista, ma la sottopone ad un processo di concentrazione. La lingua
del Canzoniere è opposta a quella della commedia, non c’è plurilinguismo ma monolinguismo.
Dante usa vari registri per rappresentare le diverse realtà. Petrarca attraverso la sua introspezione
utilizza una uniformità di toni, registri e stile.Dante è inimitabile, Petrarca è imitabile.
Il titolo:
Il Canzoniere è un nome non d’autore. Il titolo lat era “ Frammenti di cose volgari e Francesco
Petrarca poeta laureato”. X tutti è canzoniere. La prima edizione fu quella del 1470, comprende 266
testi. Si traccia un itinerario che va dal “ giovanile errore” fino alla vergogna.
È diviso in 2 parti: 1  la passione per Laura viene assecondata
- 2  turbamento dopo la sua morte

Quasi ogni testo parla di Laura, ma di lei non si hanno notizie accertate.

Chiare Fresche et dolci acque (canzone 1326)


Vedi testo e analisi pag 53

Et = grafema dello stile petrarchesco


Giardino reale a Valchiusa dove il poeta vide Laura in passato
Diviso in tre parti
Voce dell’io tra passato presente e futuro  rivolge la parola agli oggetti che gli cadono sottocchio
ricollegandoli a quando c’era Laura (prima parte)  lei ora non è lì  cresce la malinconia data
dalla sua morte  speranza di essere sepolto lì e pianto da lei (seconda parte)  lei appare lì
splendente e meravigliosa come il giorno in cui lui la vide (terza parte)  il luogo reale e naturale
diventa un paradiso.

Boccaccio.
Nasce a Fi nel 1313, figlio illegittimo di Giovanni Boccaccino mercante facoltoso originario di
Certaldo. Nel 1327 segue il padre che si trasferisce a Napoli alla corte di Roberto D’Angiò come
agente della potente famiglia di banchieri: Bardi, fino a 1312 avevano monopolizzato il mercato
economico. Inizialmente si applica all’ apprendistato del bancario, dopodichè si occupa di studi di
letteratura cortese. Nel 1345 i Bardi falliscono a causa di una crisi, Firenze nella prima parte del 300
fino al 45 era la capitale finanziaria del mondo. I banchieri fiorentini in quel periodo avevano le
sorti del mondo occidentale in mano. Tutto ciò viene interrotto dall’arrivo della peste nel 48. La
peste posta carestia-> passaggio da un clima lieto ad uno conflittuale. In questo periodo c’è
l’affermazione di una nuova classe sociale, ovvero la borghesuia, che si contrappone tra il “popolo
minuto” che sono i poveri e i lavoratori. Si mettono tra i lavoratori e gli aristocratici.
Dopo molte opere napoletane e quelle fiorentine, porta a termine tra il 1349/51 il Decameron. Le
delusioni dei soggiorni a Ravenna lo portano sempre di più verso Fi. Nel 1351 Boccaccio visita
Petrarca a Padova e gli rivolge l’invito ad insegnare presso lo studio fiorentino, ma lui rifiuta.
Boccaccio scrive anche la biografia di Petrarca “Vita e costumi del signor F.Petrarca”. Al pari di
P, b diventerà chierico. Boccaccio però non è distratto dalle relazioni affettive: avrà 4 figli. Inoltre
scrive una biografia di Dante perché prova ammirazione per lui “ trattatello in laude di Dante”.
- Le opere napoletane-> galante mondo intriso di cultura cortese della Napoli angioiana. Opere
con tema amoroso, non in senso stilnovistico, ma in senso sessuale e terrestre. La scrittura è
estroflessa, guarda all’esterno, molto schietta nella comunicazione e dell’intrattenimento. Le
opere napoletane sono 4: Caccia di Diana, Filocolo, filostrato e Teseida.
- Le opere fiorentine-> viene influenzato dai modelli della tradizione toscana. Sono 4 le opere:
Commedia delle ninfe fiorentine, Amorosa visione, Ninfale fiesolano ed Elogio di
madonna Fiammetta.
Inoltre scrive alcune epistole, 3 indirizzate a Petrarca. L’ultima scrittura creativa è Corbacco-> in
prosa volgare contro le donne paragonate ai corvi. Ferito dall’amore x una vedova.

Il Decameron.
L’opera muove dall’orrido cominciamento di Firenze devastata dalla peste nel 1348. L’epidemia
sconvolge la città, 2/3 della popolazione muore. Le relazioni sociali e familiari sono alterate.
Difronte a tutto questo disordine ritrova l’equilibrio attraverso il raccontare da parte di un gruppo di
ragazzi delle novelle. Ciò ridà un ordine razionale, attraverso le novelle si passa alla multiforme
realtà del mondo.
Giornate  1 tema libero, 2 fortuna a lieto fine, 3 industria (abilità, intelligenza attiva e operosa), 4
amore epilogo tragico, 5 amore lieto fine, 6 intelligenza (buon uso del linguaggio) , 7-8 beffa, 9
libera, 10 atti d cortesia.

I temi hanno una loro struttura, le novelle sono suddivise in 10 gg ed hanno un movimento
ascenzionale. Siamo in un momento medievale anche qui c’è una struttura come quella che Dante
da al suo al suo viaggio allegorico. Si parte dalla 1^ gg a tema libero fino ad arrivare al 10^gg dove
abbiamo l’apoteosi della cortesia.
Il Decameron è il libro dei mercanti in cui l’epopea mercantesca è messa in risalto-> nuovi valori
culturali-> gli stessi che lui aveva vissuto nella prima parte a Napoli preso i D’Angiò (ambiente
raffinato). Al territorio mercantile appartiene anche la taccagneria, l’avarizia e avidità. Al mondo
cortese appartiene la superficialità ed orgoglio.
Il narratore dipinge i personaggi con varie e diverse sfaccettature. Dinanzi a questa varietà del reale,
il narratore è mosso da una una profonda gioia di raccontare. Nel proemi dichiara di dedicare la sua
opera alle donne che amano per intrattenere piacevolmente e tenere la noia mortale, le donne erano
recluse a casa. Anche B in passato ha commesso il “giovanile errore”( come Petrarca)-> fu
abbandonato dall’amore, lo hanno salvato i suoi amici dalla morte. Lui adesso vuole aiutare come
fu aiutato lui stesso in passato. I nomi delle ragazze e dei giovani sono gli stessi delle opere scritte
nel periodo napoletano. Il premio del torneo del cavaliere è la donna in carne ed ossa. B scrive per
le donnne anche per ampliare i suoi lettori, la sua opera era per tutti,.
Anche qui viene usato plurilinguismo e stilismo-> Dante fa urtare tra loro i vari registri, mentre B
adotta uno stile medio, non ga netti contrasti. Questo stile è dato dall’utilizzo della prosa latinizzata.
Il Decameron è stato composto tra il 1349/51. È una raccolta di 100 novelle, divise per 10 gg. La
città è invasa dalla peste per questo 7 fanciulle e 3 ragazzi si incontrano nella chiesa di S.Maria
Novella e decidono di ritirarsi in campagna per ristabilire un ambiente elegante. Ogni giorno un re
decide il tema. Dioneo sempre tema libero e sempre ultimo a raccontare.
Inizia nell’orrido a Firenze  orrido = devasto dovuto alla peste, decadimento di principi etici e
morali, completo caos  a questo si oppone la vita dei 10 giovani che si ritirano in campagna per
sfuggire alla peste, con una vita dettata da regole e ordine.
Si inizia a novellare di mercoledì e si termina il martedì della 3^settimana. È molto probabile che
l’opera sia stata diffusa per segmenti. Boccaccio definisce le sue novelle( racconti brevi), come
favole, parabole(significato morale), historie ( qualcosa che ha a che vedere con i fatti veri, nomi,
luoghi etcc).
L’orrido cominciamento. Pag 21
Dopo il Proemio, abbiamo la 1^g Martedì mattina. l’opera è dedicata alle donne, dopo viene
descritta la peste. Le ragazze lasciano la città, la morte è più lontana, la natura è più amena.

Un giardino in terra. Pag 27


Giorno 3. Si apre con la ragazza che dice che venerdì e sabato non si novella perché giorno della
passione di cristo, quindi si prega. Si spostano in una nuova sede. I ragazzi si erano trasferiti sopra
una piccola montagna, luogo naturalistico, piante verdi. Per timore di essere disturbati dopo 4 giorni
si spostano anche qui è presente un giardino bellissimo che viene paragonato la paradiso-> locus
amenus. Nella6 si spostano in un altro luogo che ha i connotati del locus amenus: Valle delle donne,
dove sono presenti alberi in fiore, fiumicello etc.. i ragazzi si spogliano e si fanno un bagno e
pescano con le mani. Il locus amenos qui non ha subito un valore simbolico, ma richiama più alla
reltà naturalistica. È un Eden non voluto dalla grazia divina, ma voluto dall’uomo. Fa da cornice
alla faticosa ricerca della dignitas negata dalla peste. La peste distugge i legami familiari e morali,
serve però per riuscire a vedere ed analizzare Fi dall’ esterno.
La cornice più generale è la crisi economica venuta nella banca dei Bardi.

La novella di Lisabetta. Pag 69


I fratelli di lei uccidono l’amante, lui appare in sogno alla ragazza e mostra dov’è sotterrato, lei
prende la testa e la mette in un vado di basilico.
Tema mercantile-> i fratelli egoisti e violenti. Ambiente chiuso. Anche Lisa è devota fino alla
morte.
Tono dominante-> tragico, cupo e tetro ambiente borghese e mercantile, i fratelli si preoccupano
dell’onore, limite di mentalità. Viene considerato anche fiabesco e irreale il poeta vuole celebrare la
tenerezza , la fedeltà. Lisabetta è considerata ninfa mitologica. Tono sensuale e tenera elegia
dell’amore (bellissimo basilico).
Stile: Boccaccio varia registro a seconda della situazione. Stile incalzante, stile minaccioso. Quando
parla di Lisa usa uno stile solenen, deriva dalla prosa lat.
L’immaginario in Lisa è importante, la porta alla follia e alla fine alla morte.
Personaggi: lisa-> reazione psicologica, pianti silenzio, è soggiogata dai fratelli. Di solito i
persoanggi parlano, lei è l’opposto.
I fratelli-> non palano, ma agiscono, difendono il nome della famiglia, sono arroganti.

Umanesimo.
Quando parliamo di Umanesimo e quando parliamo di Medioevo dobbiamo stare attenti perché
parliamo di etichette che sono state assegnate a priori da storici che hanno rivisto i periodi storici e
li hanno nominati in base ad alcune caratteristiche che hanno trovato. Se parliamo dell’etichetta del
Medioevo, età di mezzo, a chiamarla così sono stati gli umanisti perché si trovava a metà tra la
calssicità e l’umanesimo e rinascimento. Gli umanisti si sono considerati i successori di questo
periodo classico, separata dall’età buia ma è qui che sono state gettate le basi per l’Umanesimo.
Quando si parla di umanesimo si dice che c’è sempre una nuova concezione dell’uomo : come
individuo, cioè il rapporto con il creato e con la divinità, cambia l’approccio con il divino. Si
recupera una dignità dell’esperienza umana, terrena, si recupera grazie ad una riflessione di quello
che è l’uomo e la sua vita, si recupera l’importanza della ricerca di una felicità terrena.
Come individuo sociale-> c’è un nuovo modo di intendere il nuovo ruolo dell’intellettuale e della
cultura stessa. Diventano centrali le discipline che studiano e che partono dall’uomo. La parola
“umanesimo” è il recupero della parola umanista: intellettuale che si dedica agli studi umanistici.
Gli studi umanitatis -> studio della storia, retorica, filosofia morale etc..
Nell’ umanesimo c’è una riscoperta dei classici da punto di vista fisico: si ritrovano fisicamente i
codici che erano stati conservati nei monasteri dai monaci amanuensi. Gli umanisti vanno
fisicamente nei monasteri e ritrovano i codici dimenticati. Grazie a quest’opera non solo si
recuperano queste opere, ma si mettono in comunicazione tra loro (rapporti epistolari). Ed è in qst
momento che Bracciolini trova il “De rerum natura” di Lucrezio ( testo fondamentale per la
letteratura rinascimentale).
Riscoperta dei classici dei testi -> studio dei testi è il tentativo di recuperare il testo originale. Nelle
trascrizioni dei monaci, potevano esserci degli errori o delle frasi fraintese. Gli umanisti quindi
hanno il compito di ricercare gli errori : ragionare sugli errori fatti, toglierli per riscoprire il testo
originale. Si calcola il testo dal punto di vista storico, si storicizza.
C’è una riscoperta che dal punto di vista ideologico-> nel medioevo non avveniva perché non ci si
interrogava sul testo. La riscoperta dei classici vuol dire usarli per far si che abbiamo un impatto.
Un esempio è proprio Valla che riflette sulla “Donazione di Costantino” -> l’imperatore donava i
suoi possedimenti alla chiesa, ciò significava la legittimazione dei territori della chiesa. La chiesa
aveva il potere spirituale, la donazione di C legittimava il potere territoriale della chiesa. Valla si
accorge che il latino con cui era scritto non era classico ma medievale, lo confronta con altri
documenti, e i due latini non corrispondevano. Ci scrive un libro sopra.

Dal punto di vista geografico l’età dell’umanesimo è problematica: abbiamo una vasta diffusione di
diverse aree. Abbiamo un enorme policentrismo-> l’Italia è divisa, i sono tanti centri diversi che
attraggono. il centro principale è Fi nel 400. Firenze però si trova in un periodo difficile, nel 48 ci fu
la peste e la crisi di seguito, quindi la troviamo nel 400 un po' ammaccata.
Area settentrionale à università (saperi medievali) e corti (letteratura cavalleresca di Francia) à corte
di Ferrara à interesse romantico à Orlando innamorato di Boiardo
Area aragonese di Napoli à Re Alfonso d’Aragona à rinascita culturale

Umanesimo civile:
Firenze nel 1400 è una repubblica: abbiamo famiglie che governano. L’umanesimo civile
rappresenta una grande stagione per intellettuali che partecipano alla vita politica. Nel 1434 la
famiglia Medici inizia a prendere potere (con Cosimo il vecchio che si inserisce nelle assemblee e
piano piano si farà sempre più importante fino a influenzare la politica. Dal 1469al 1492 con la
morte di Lorenzo il Magnifico cambia un’epoca.

Umanesimo laurenziano:
Si chiama così perché si concentra attorno alla figura di Lorenzo il Magnifico. L’intellettuale non si
può dedicare più alla politica perché si stava andando verso la figura dell’intellettuale cortigiano->
inserito nell’ambiente di corte (di Lorenzo), ha uno scopo ovvero promuovere l’impostazione
culturale del suo signore. L’intellettuale si sente superiore al monaco, lui sa il latino, l’intellettuale è
dipendente dal signore. La stessa cosa succede a Milano con i Visconti e gli Sforza e a Napoli con
gli Aragona. Attorno a Lorenzo si unisce un gruppo di intellettuali. Tra i vari intellettuali quello più
importante è Poliziano. I testi stessi di Poliziano hanno un influenza sui testi di Lorenzo.
Tra loro c’è un rapporto anche di amicizia. Questo rapporto sfocia in un primo periodo di quella che
verrà chiamata la Brigata Laurenziana : gruppo di intellettuali che si riunisce attorno a Lorenzo.
Fratelli Pucci saranno una parte fondamentale-> la poesia comico-realista che nell’area di Fi è stata
fondamentale. La Brigata Laurenziana ha avuto un importante ruolo nel rinnovamento della
letteratura, metteva in contatto tra loro artisti con diversi backgroung. Botticelli faceva parte di
questo. In un secondo momento, Lorenzo si avvicina a Marzilio Plicinio, filosofo di famiglia. La
sua presenza era stata voluta fortemente da Cosimo che gli aveva chiesto di tradurre le opere di
Platone. Lorenzo così si avvicina al neoplatonismo, etichetta data dai commentatori. Quando
parliamo di platonismo rinascimentale ci si basa sulle interpretazioni che ne hanno fatto. Si legge
Platone anche alla luce di una nuova ottica.
Nel 1462 viene fondata l’Accademia Neoplatonica-> istituzione culturale formata da intellettuali.
Sede a villa careggi , fu voluta da Cosimo, Lorenzo la riprende. La villa era dotata di un giardino,
Lorenzo voleva che il giardino fosse destinato agli aspetti umanistici. Voleva che la natura
accompagnasse l’intelletto dell’uomo e innalzasse l’animo umano. Il giardino al suo interno era
all’italiana per far si che ricordasse la classicità. Il giardino deve accogliere l’intellettuale.
La natura nobilitata da mano umana. Il rapporto tra natura e mano umana=rapporto tra politica e
letteratura. Il potere era nobilitato dalla letteratura e non il contrario.
I giardini laurenziani erano dei parchi botanici a cielo aperto, al suo interno c’erano statue tantissimi
tipi di piante.

Poliziano.
Fa parte della seconda parte dell’umanesimo. Si fa notare perché traduce una parte dell’Iliade. Tra
lui e Lorenzo c’è un rapporto stretto tanto che nel 1478 è con Lorenzo quando c’è la congiura dei
Pazzi nella cattedrale di Santa Maria del fiore. I pazzi pagano i sicari per ammazzare Giuliano e
Lorenzo. Giuliano muore. Nel 1480 viene chiamato prof di poetica e retorica allo studio fiorentino.
Poliziano è il più erudito. Il suo stile è una funzione tra classica eleganza e spigliata naturalezza. Si
contrappone ad altri umanisti perché riesce a manipolare la lingua, prende più testi e li modifica,
sceglie molteplici modelli e li cambia tra loro: più è bravo, più modelli riesce a trattare insieme e a
cambiarli.
Poliziano è l’autore delle incompiute Stanze per la giostra (1494) e Rime (1480)

Rime in volgare: sperimenta la lingua volgare. Pag 37


I mi trovai, fanciulla. “ballata delle rose”
È composta per essere cantata+ accompagnato dalla musica. La voce è femminili e una mattina
racconta di essere andata a cogliere i fiori da mettersi sui capelli. Amore suggerisce quelli più
fioriti. Alla fine c’è un invito finale da parte di amiche di cogliere la rosa in fiore (tema amoroso: la
verginità, tema erotico e quello del carpe diem) quello del carpediem è un tema molto sentito dalla
brigata Laurenziana e dall’ Accademia platonica.
Stanze per la giostra. Pag 41
Celebrano il torneo vinto nella piazza di S. Croce da Giuliano. Non vengono terminate perché lui
muore. Il testo è una favola mitologica, si ispira all’amore tra Giuliano e Simonetta (moglie di
Marco Vespucci). Nella stanze i protagonisti sono Iulio (eroe mitologico) che dichiara di essere
contrario all’amore e di preferire la vita rustica in mezzo alla natura. Devoto a Diana si dedica alla
caccia. Cupido per punire la sua alterezza fa apparire una cerva, lui la segue ma questa poi
scompare e trova una ninfa (Simonetta). Il giovane si innamora di lei. Passa da una vita dei sensi1,
alla vita attiva2, alla pura contemplazione 3(che vedremo con il giardino di Venere).

Iulio incontra Simonetta.


All’inizio ha un’apparizione angelica, c’è una rappresentazione stilnovista della donna. Poi la ninfa
scompare e òui rimane turbato. Cupido vola da Venere contento perché sa che lo ha fatto
innamorare.

Il giardino di venere. Pag 42 rimanda alla primavera del Botticielli.


Lo scopo è quello di legittimare il potere. Il giardino è a Cipro, è sempre in fiore, fa un elenco di
fiori e piante. Prosopopea-> personificazione di luoghi, stagioni e vegetazione, la natura ha
sentimenti umani. Il paesaggio acquista autonomia, gli si affida un valore di Eden in terra. Qui si fa
ricorsi a stilemi classici, nobilità di linguaggio. I personaggi e luoghi vengono proiettati in un piano
di mito: viene distrutta ogni traccia di morte , viene emanata una forza rasseneratrice. Si da una
visione incantata della natura.

Le Stanze simbologicamente dovevano rappresentare l’ingresso d iGiuliano alla vita politiva


fiorentina, cammino dalle virtù cardinali ½, a quelle teologali3.
Rinascimento e Anti-rinascimento (500)
Il rinascimento è una categoria enorme che attraversa tutte le discipline, per la lett va dal 1492. Nel
1492 muore Lorenzo, c’è la scoperta dell’America. Nel 1494 muore Poliziano e Carlo VIII prende il
potere. Si apre in questo momento un periodo di guerre-> non sono guerre combattute dalla Spagna
su territorio Ita. Muore la possibilità di un’Italia unita. Ciò significa che c’è una netta distanza dal
periodo affrontato prima. Prima era un periodo caratterizzato dalla fiducia nei confronti del potere.
Adesso si apre un periodo di crisi, il potere si sente minacciato mostra la sua faccia peggiore. La
crisi politica porte quindi anche una crisi sociale una distanza tra questi che sono gli intellettuali e il
potere. In mezzo a questi problemi Ariosto scrive L’Orlando Furioso alla corte di Ferrara. La corte
vive una situazione florida. Dall’altra parte però questa corte ha bisogno di affermare il proprio
potere.
1494 à data spartiacque, inizio guerra Francia-Spagna fino al 1559 (pace)
3 eventi epocali:
1. Invenzione della stampa
2. Scoperta del nuovo mondo
3. Riforma di Martin Lutero à Riforma cattolica
Letteratura -> classicismo cinquecentesco ->ritorno all’antico ->imitazione dei modelli classici ->
perfezione estetica e morale, culto della bellezza
Giardini rinascimentali -> si impone il giardino all’Italiana. Boiardo -> Orlando innamorato
anticipa i giardini di Ariosto e Tasso à giardino di Medusa -> aspetto paradisiaco diventato angolo
del male -> natura vera e naturale sconfigge la magia e mostra l’inganno
Giardini à luoghi politici -> funzione di elezione e prestigio sociale -> finalità politica -> Es. corte
ferrarese degli Estensi -> immagine di un potere feroce e assoluto ma con volto aggraziato

Ludovico Ariosto.
Ariosto vive ed elabora nel periodo che noi chiamiamo rinascimentale. N giovane età entra al
servizio della corte di Ippolito d’este. Nel 1507 a Mantova espone la trama dell’orlando furioso. In
seguito rinuncia a seguirein Ungheria il cardinale Ippolito e passa al servizio del duca Alfonso.
Rientrerà poi a Ferrara e passerà il resto della sua vita fino ai suoi ultimi giorni.
In gioventù pratica la poesia in latino secondo i canoni della produzione umanistica: carmi corti
armoniosi ed encomiastici si sente però che sono esercizi di scuola. è molto più abile con la lirica in
volgare toscano: canzoni e madrigali(le rime). La prima rima è dedicata al duca ippolito d’este, i
riferimenti alla famiglia sono ricorrenti. Si indirizza al pubblico cortigiano, vuole dare l’idea di un
mondo eroico e virtuoso. Ma Ariosto conosce bene anche l’altra faccia della medaglia: menzogna,
violenza e follia. Il tema dell’amore non si spiritualizza, ma mantiene colori e toni vividi. Inoltre
Ariosto nutre una passione per lo spettacolo, corte ferrarese tra gli anni 80/90. Scriverà 2 pezzi “la
Cassaria”, “i suppositi”. La prima parla di un mondo fiabesco, la seconda di due bambini nati e poi
scambiati, questo parte da una serie di equivoci. Novità introdotta è l’ambiente ferrarese. Riprende
poi l’impianto strutturale da Plauto e Terenzio e innovazione linguistica.
Satire ->l’attitudine all’osservazione realistica della cronaca autobiografica disincantata,
descrizione di vite comuni e per niente avventurose. Sono 7, si intrecciano su un’immagine dialogo
tra Ariosto e vari personaggi.
1- Rottura con il Cardinale Ippolito
2- Corruzione ambiente ecclesiastico a Roma.
3- Disagi di vita di corte
4- Nostalgia x Ferrara.
5- Pro/contro matrimonio.
6- Buon maestro x il figlio.
7- Rifiuto nomina di ambasciatore.
Orlando Furioso.

3 edizioni: 1513,16,22.
Calvino ha amato quest’opera. La descrive come poema che non inizia e non finisce.
Ariosto si attacca ad un poema scritto in passato da Boiardo: orlando innamorato. Anche questa
storia era stata ripresa da una serie di poemi che si chiamano la Chanson de geste che raccontava
delle gesta di Carlo magno e dei suoi paladini contro i saraceni, uno dei suoi paladini è Orlando che
si sacrifica per il suo re. Già con Boiardo si sono recuperati 2 temi: materia carolingia e il ciclo
bretone che ha come protagonista Artù e i cavalieri della tavola rotonda. Erano argomenti più
sentimentali per questo il titolo “innamorato”. Queste storie erano famose e cantate nelle piazze dai
canterini. Ariosto si riallaccia alla tradizione dei canterini: richiamo al pubblico. Abitudine a
cambiare spesso argomento, intrecciando storie diverse.
Lo stesso A, paragona il suo poema ad una tela: prende un personaggio, lo seguiamo in alcune sue
avventure e viene fatta la stessa cosa con gli altri. i personaggi vengono lasciati nei momenti di più
alta tensione proprio per tenere alta l’attenzione del lettore: entrelacment. La simultaneità è uno dei
cardini del suoi sistema narrativo.
3 linee portanti  1. Militare (dall’Orlando innamorato di Boiardo)  guerra tra cristiani e
saraceni. 2. Passione di Orlando per Angelica  qui si svolga il tema della pazzia di Orlando. 3.
Amore corrisposto tra Bradamante (guerriera cristiana) e Ruggiero (eroe saraceno destinato a
convertirsi).  episodio culminante della Furia di Orlando è esattamente al centro dell’opera
Il poema è come se descrivesse un intero mondo. Il poema non finisce perché l’Ariosto ci lavora per
tutta la vita. Fu il poema che ebbe più successo. Macchiavelli lo legge e dice che è bello tutto e in
alcune parti è mirabile.
Il cariare delle corde e dei suoi fa si che l’universo del Furioso appaia dominato dalla casualità.
Furioso significa pazzo perché innamorato di una principessa Angelica che non lo vuole. Per questo
pazzo, perché si sposa con un fante ,Medaro e questo lo fa diventare pazzo ( tema amoroso). C’è
poi anche il tema della guerra di Carlo Magno contro i Saraceni. I paladini però seguono poco la
guerra, sono alla continua ricerca di qualcosa. L’ultimo filone è quello di Ruggero e Bramante ->
filone encomiastico, vuol dire che fa riferimento alla famiglia Este. Su questa coppia c’è una
maledizione: una volta che avranno un bambino Ruggero morirà. Questi filoni sono abbastanza
abbozzati ma l’autore aggiunge ironia. È un poema intessuto d’ironia (ironia sovrana), la usa dal
punto di vista della tecnica narrativa: è come se facesse finta di essere un canterino, ma sa di
rivolgersi alla corte e non al popolo. Quindi anche la struttura è ironica, la sua ironia si rivolge ai
contenuti, si genera dallo scontro tra finzione e realtà. I personaggi appartengono ad un altro tempo:
tempo dei cavalieri dove si sono codici comportamentali rigidissimi. Ariosto però si scontro con un
tempo in cui questi codici non esistono più. L’Ariosto vede il dubbio della menzogna, le leggi non
sono più certezze, ma confusione. Ad esempio Orlando è innamorato della principessa, lui è il
paladino della storia. Di solito si sposano sempre, qui no. La principessa scappa per buona parte del
poema fino a che non si trova un fante ferito e si innamora di lui. Orlando quando arriva nel posto
in cui i due hanno giaciuto e hanno inciso i loro nomi sull’albero, fa fuori di testa perchè
improvvisamente tutti i codici su cui aveva basato la sua vita falliscono.
Tema del giardino: la natura entra nell’ Orlando sotto la veste della selva. Queste selve sono le
metafore del libro stesso, tempo natura. Come teatro d’azione, accanto a questa natura ci sono stati
tagliati degli spazi-> maga Alcina. Ruggero e Bramante in groppa all’Ippogrigo (animale fantastico
che ci fa riflettere sul fatto che nel poema c’è elemento del meraviglioso. Qui si nota la modernità
dell’Ariosto perché descrive per far divertire.). il giardino della maga Alcina contrasta con il
giardino della Sorella Logistilla, sorella di lei, maga buona. Alcina è una maga vecchia e brutta e
anche il suo giardino, ma grazie alla magia compare come donna bellissima e anche il suo giardino
appare paradisiaco a Ruggero che dimentica il suo doveri cavallereschi e amorosi verso
Bradamante e resta invaghito di Alcina  la maga Melissa veglia su Ruggero e gli rivela la vera
natura di Alcina, allora Ruggero fugge inorridito e arriva al castello di Logistilla (sorella buona di
Alcina) il quale giardino è opposto a quello della sorella. Alcina  seduzione perversa e piaceri
terresti che fanno smarrire il senso del dovere. Logistilla  ragione, equilibrio e virtù.
La pazzia di Orlando. Pag 124.
Questo episodio viene collocato volutamente alla metà dell’opera. Orlando, insegue il cavaliere
saraceno Mandiriccardo, decide di riprendere le forze in una radura che era stata il suolo d’
incontro tra Angelica e Medaro. Orlando scopre gli indizi della passione li consumata. L’eroe si
illude che ciò che vede non sia vero, ma le speranze si infrangono quando dopo aver chiesto
ospitalità ad un pastore, scoprirà che il letto dove dorme è lo stesso dove i due amanti hanno
passato la notte. Orlando cade in preda alla follia e distrugge tutto ciò che trova nel suo cammino,
si toglie anche l’armatura. La crisi verrà risolta solo da Astolfo il quale andrà sulla luna per
riprendere il suo senno.
Commento:
Nel locus amoenus dell’amore tra Angelica e Medaro, è il luogo in cui Orlando è sottoposto ad un
grande trauma emotivo. La dolcezza del paesaggio e la cornice pastorale rendono la tensione
interna dell’eroe. Ciò che scatena la sua follia non è solo il loro matrimonio, ma la smentita dei
codici d’onore ai quali lui credeva: la bella donna che si deve sposare con un eroe e non uno
qualunque. Il paladino si rivela uomo con animo nobile. La sua pazzia ribalta il percorso dell’amore
stilnovistico, che conduce alla nobiltà spirituale. Qui il tragitto è inverso. L’amore rifiutato lo
conduce ad avere uno spirito animalesco.
L’isola della maga Alcina. Pag 58
Ruggero giunge in sella ad un ippogrifo nell’isola della maga Alcina: una maga vecchia e brutta e
anche il suo giardino, ma grazie alla magia compare come donna bellissima e anche il suo giardino
appare paradisiaco (boschetti profumati, palude, cedri, aranci) a Ruggero che dimentica il suo
doveri cavallereschi e amorosi verso Bradamante e resta invaghito di Alcina che rappresenta la
seduzione ed i piaceri terreni.
I giardini pensili di Longistilla. Pag 61.
La maga Melissa veglia su Ruggero e gli rivela la vera natura di Alcina, allora Ruggero fugge
inorridito e arriva al castello di Logistilla . Al giardino della malefica Alcina, si oppone quello della
sorella, emblema di ragione e virtù. Il castello è costituito da gemme preziose che hanno il dono di
consentire a chi le guarda di vedere la propria anima. Mentre i fiori di Alcina sono destinati ad
appassire e morire, questi no, sono duraturi.
Per alcuni l’isola della maga è l’Eden, per altri è l’isola dei Feaci. Di regola si collocano lontano dai
mari e dagli uomini, popolato da semidei. Ariosto x la descrizione dei giardini si è ispirato a quelli
di Ferrara degli Estensi i quali erano ricchi di elementi architettonici che apparivano come luogo
d’inganno.

Torquato Tasso.
Tasso si lascia alle spalle il rigoglio della idealità rinascimentale in pieno clima controformistico.
Nasce a Sorrento. Il padre deve sottostare alle peregrinazioni di una sorte errabonda (esislio). Da
Napoli viaggia per l’Italia, il padre poi scappa ad Urbino, presso la corte dei della Rovere. A 18
anni scrive Rinaldo-> poema cavalleresco di 12 canti in ottave. Dopo si sposta a Ferrara al servizio
del cardinale Luigi D’Este alla corte di Alfonso ll. qui inizia a scrivere Aminta ( favola pastorale.
Nel 1575porta a termine Gerusalemme Liberata. Diventa poi vittima di se stesso e chiede alla
chiesa di leggere il suo capolavoro per timore di essere incorso nell’eresia. Diventa pazzo. Il duca
Alfonso vuole arrestarlo. Viene rinchiuso per 7 anni in manicomio dove compone molte liriche e
parte dei Dialoghi. Dopo la sua liberazione viene affidato alla cote di Mantova dove pubblicherà
Gerusalemme Conquistata.
Rime.
La scrittura lirica è attività che l’accompagna la sua intera esistenza. I nuclei giovanili sono più
significativi sono formati dai versi d’amore per Lucrezia Bendido (corte estense ) e Laura Pererara (
mantova). Solo nell’ultima parte fa una revisione globale delle rime pubblicate sparse. Tasso opta
per un tematiche variegate.
Aminta.
Tra le opere minori c’è Aminta -> divisa in 5 atti, è una favola pastorale anche alla corte estense.
Aminta esprime la stagione della felicità. Tra idillio pastorale e ambiente ducale si stabilisce un
nesso di corrispondenza ( i personaggi delle favole sono quelli della corte estense). La storia
d’amore tra un pastore Aminta e la bella ninfa Silvia. Dafne, amica più matura la invita a non
rifiutare il corteggiamento di Aminta e Tirsi, consigliere, aiuta Aminta a dichiararsi. Originale è il
tono con cui è stata scritta: intreccio favolistico a lieto fine, endecasillabi e settenari con effetti
antifrastici e musicali.

Gerusalemme Liberata.
A 16 anni Tasso inizia a pensare alla stesura di un poema epico avente come tema la prima crociata.
Inizia a stendere i primi versi ma si interrompe perché capisce di essere immaturo dinanzi a una
grande impresa. Riprenderà poi in un secondo momento la stesura intitolando l’opera Goffredo dal
nome del condottiero dell’esercito cristiano. Durante però il periodo in manicomio viene stampata
una parte sotto il nome di Goffredo senza autorizzazione. Ciò costringe l’autore ad affidare a Bannò
la prima stampa autorizzata con il titolo di Gerusalemme Liberata.

Orlando furioso e Gerusalemme Liberata sono entrambi poemi narrativi in ottave, sono però
antitetici.
Orlando furioso -> poema cavalleresco che si rifà alle gesta del ciclo bretone e carolingio: tratta con
ironia la materia leggendaria.
Gerusalemme -> poema epico di origine classica che si rifà ai modelli greco latini, intende
recuperare la tradizione antica fondata su intreccio unitario di argomento storico, serio e non ironico
sulle unità aristoteliche. Si opta per una coerente unità della trama, sceglie un argomento storico ed
eliminati elementi magici dei romanzi cavallereschi. Il racconto della storicità è tale da consentire il
criterio del verosimile e del meraviglioso cristiano (eventi straordinari, ma conducibili ad un
intervento divino).
L’argomento della crociata unisce ideali eroico-militari e religiosi. Tutto ruota attorno a
Gerusalemme. È la storia tra l’esercito pagano e cristiano, nel campo cristiano è Goffredo il quale
delle tenere gli eroi uniti nel bene e tenere uniti i compagni erranti. Rinaldo prigioniero della maga
Armida nel suo giardino. Dopo essere stato liberato perde parte alla conquista del Santo Sepolcro.
Altro combattente è Tancredi che però è in lotta con se stesso perché innamorato di una guerriera
pagana: Clorilda. Sarà lui che senza saperlo ucciderà la sua amata in un duello. .
3 figure femminili sono importanti: Armida-> maga dell’eros. Clorinda-> guerriera pagana,
Erminia-> fanciulla dolce e vulnarabile innamorata di Tancredi. Il poema disegna intersezioni
continue tra i due opposti: il bene e il male.
Alcune caratteristiche dell’opera sono i chiaroscuri e la dissonanza: l’armonizzazione dei contorni
(Ariosto) appartiene al passato. L’opera esprime un conflitto tra due sistemi ideologici opposti tra
loro: uno controformistico ( si manifesta negli eroi cristisni, valori di unità e fede religiosa) e uno
umanistico-rinoscimentale( da sfogo a evasioni sentimentali ed erotiche)-> bifrontismo.
Dialoghi e le ultime opere:
Dialoghi -> prose riflessive su temi letterari, filosofici e morali. Si isprirava ai modelli di Platone.
RE Torrismondo-> 5 atti , paesaggio nordico emblema di solitudine interiore.
Il giardino di Armida. Pag 70 testo
La descrizione del giardino rimanda al giardino eterno di Venere nelle stanze. In questo caso il
giardino introduce il tema eroico, epico, il tema dell’amore e dell’eros. Il giardino è appariscente ma
falso, risulta bloccato dalla magia. Viene presentato come se fosse uno spettacolo dopo che si apre il
sipario. Il canone classico qui ha un accezione negativa: si avverte un senso di pace e serenità che
presto sarà destinato a sparire. Fugace bellezza, attimo fuggente, paradiso del piacere sensuale che
fa smarrire l’uomo. Rinaldo infatti ha smarrito la propria missione. Si dice che il giardino sia
ripreso da parco reale di Torino. Tasso aprì la strada al giardino naturale, che nel 700 diventerà
quello all’inglese.

Il fascino di Armida. Pag 75 testo


L’elemento magico in Tasso è diverso. Nell’Ariosto ha un aspetto fiabesco invece qui un carattere
più sofferto. La figura di Armida e Alcina sono differenti. Armida è realmente una giovane
fanciulla, lei rappresenta la solitudine della donna che è amata, che funge e scherza con l’amore, ma
ne è vittima.
Una felicità drogata.
Il giardino di Armida è un luogo dove aleggia un senso nascosto di artificio maleficio e allo stesso
tempo smarrimento. Il clima è senza tempo e nell’apparente felicità che una patina di illusione.
Questo senso struggente è presente nel canto del pappagallo. quando la giovane scopre che il suo
amato le sta sfuggendo e che i sortilegi non sono più utili, piange e si dispera.

L’idea di giardino –paradiso dai testi biblici e omerici diventa una struttura mentale della poesia. Le
descrizioni poliziane e laurenziane sono lontanissime dalla descrizione di Ariosto. Due cultura che
offrono di se due immagini che si rispecchiano in quei luoghi privilegiati destinati all’otuim
umanistico che sono i giardini. Careggi-> accademia platonica, questa cultura muta con la morte di
Lorenzo. Nello stato di adesso i giardini servono più per creare una giustificazione pubblicitaria.
Con queste caratteristiche vengono creati i giardini di Ferrara. Ariosto prenderà spunto da essi per
Longistilla e Alcina. Attraverso il giardino di venere nelle Stanze si vuole rispecchiare l’idea di quel
mondo che Lorenzo ha e anche del paesaggio.
Giardino  In la Gerusalemme Liberata ed Aminta il giardino è luogo di inganno e finzione  con
Tasso il giardino smette per sempre di essere un luogo edenico

Dalla Gerusalemme Liberata.


Morte del feroce Solimano. Pag 184. Testo
Era il re dei turchi, osserva da lontano la battaglia dalla torre di David. Si commuove per la perdita
di un suo paggio. Viene folgorato dall’apparizione di Rinaldo e Salimono attende la ferita mortale.
in passato sultano del regno turco di Nicea, spodestato dai crociati  appare come guerriero feroce
ma anche umanissimo  trasmette fiducia e forza ai compagni  protagonista dell’estrema difesa
della città. I crociati irrompono nella città e conquistano la rocca  Solimano uccide centinaia di
crociati.
I saraceni tentano di difendere Gerusalemme, i crociati conquistano la rocca. Salimono uccide 100
marito e moglie, Rinaldo lo viene a sapere e si lancia contro Solimano seminando terrore intorno a
se. La ferita mortale è la sintesi eroica di una vita. All’avvicinarsi di Rinaldo capisce che sta per
morire, ma non ha paura. Climax negativo-> non fugge, viene collocato tra gli eroi pagani . tasso lo
vuole consacrare anche attraverso il linguaggio e stile.
La solitudine dell’anima di fronte alla morte. La solitudine è un tratto tipico di Solimano-> uomo
che conosce il dubbio e la perplessità. Lui è sempre solo-> solitudine dell’eroe.
È colpito da smarrimento improvviso che lo pone indifeso. Questo momento viene colto con
altissima poesia. La morte è nell’anima prima che nel corpo è prima un fatto spirituale che fisico.
Marino
Marino si fa notare nell’aristocrazia napoletana per la sua intraprendenza e vivacità ma anche per
atteggiamenti spregiudicati. Fugge da Napoli e va a Roma, Torino, Parigi. Pubblica testi poetici: la
Galera, la Sampogna, Adone. Marino esercita a Parigi la professione di cortigiano, lautamente
pagato. Egli porta all’estremo la figura del letterato cortigiano. Nell’Adone l’amore è il principio
della generazione, è l’anima del mondo, l’amore sensuale che investe tutto cielo e terra. Questo
“amore sensuale” è diverso da quello cantato da <dante. Questo è inteso come incontro di due
epidermidi. Già dalle prime liriche si nota come marino si sia staccato dalle liriche del petrarchismo
500esco. Il tono usato tende più all’artificio che alla sottigliezza. Concettismo-> grande padronanza
della retorica e metrica , considera la lingua come animatrice di oggetti, tra immagini diverse si
creano ingegnose connessioni che provocano stupore.
Adone.
La favola è angusta. Il poema narra dell’amore di Venere per Adone, Marte però geloso provoca la
morte del giovane ferito da un cinghiale. nel poema c’è la dedica a Luigi XIII, ma in relatà la dedica
all’interno è per Maria de Medici. L’opera letteraria in versi più estesa. Dopo che Venere e Adone
si sono innamorati ,la dea si occupa della sua educazione sensoriale: conduce Adone nel palazzo e
lo conduce nel vari giardini: del tatto, gusto, udito e olfatto. Dopo Mercurio unisce in un bosco e
dopo passano al bagno.
Adone nel giardino del tatto. Pag 91 testo
Vicino alla torre c’è il giardino del tatto, più grande dei precedenti è pieno di tutti gli oggetti che
Amore ha saputo raccogliere. Ci sono 5 torri. Un cerchio di piante formano un teatro circolare.
Quando Adone entra nel giardino e parla Amore, questo giardino è piacevole come un paradiso. Cis
sono le personificazioni degli stati d’animo (il sospiro emette voci, lo sguardo vaneggia, il riso
risuona sfrenato). Le personificazioni degli stati d’animo collaborano in una festa del piacere
sensuale. Giunge Mercurio che si dichiara contento di aver portato Adone. Dice poi che questo
giardino è quello del senso più nobile. È l’unico senso che non può essere ingannato, il tatto investe
tutto il corpo e lo domino per intero. Mercurio li unisce poi in matrimonio.

Il giardino del tatto è più importante, momento culminabile della sua formazione. Il tatto è
importante perché la conoscenza avviene attraverso tutto il corpo, mentre quella visiva è solo
qualcosa di astratto. L’educazione di Adone procede con un percorso che parte da un piano fisico
per arrivare a quello intellettuale. Arriva al sapere attraverso l’esperienza sensibile. In questo
giardino c’è un esaltazione della vita sensoriale e dell’erotismo. L’ Adone viene definito un poema
di lusso e lussuria, maliconia e morte. Nell’ Adone manca un intreccio si sentimenti e passioni. Una
moltiplicata presenza è quella della rosa che potrebbe essere definita come il fiore tipico del gusto
barocco mariniano. Nell’opera si trova un altro elemento compositivo, l’amore inteso come sfogo
sessuale e contatto di epidermidi. Questo poema si può definire lusso e lussuria. Per Tasso invece
la vita è un perpetuo fiorire di illusioni che ogni tanto sfociano in delusioni.
Anche la natura descritta è lussureggiante, giardini descritti sono innumerevoli m la natura che
predomina è la natura morta.
Elogio della rosa. Testo
È collocata nel canto III. È intitolato innamoramento. Adone stanco si addormenta, Venere per
avvicinarsi a lui si punge con una rosa il piede, contempla l’amato. Lo desta con un bacio e lui al
invita a medicarsi.
Venere in queste 6 ottave, si rivolge indirettamente alla rosa facendole un elogio, perché anche se
indirettamente è stata la causa del suo innamoramento e la proclama regina dei fiori.
In poliziano -> c’è il puro sentimento della bellezza.
In Marino-> non c’è il sentimento della natura, la poesia spettacolo vocalizzato , descrizione a
tendenze liriche.
In qualche modo sembra aver ripreso il tasso, ma mentre lui agiva nel senso dell’onore e del culto
divino, Marino gisce sull’eros, meridionizzandolo fono ad arrivare all’assoluzione per delitto
d’onore.

Arcadia.
Accademia a Roma, dove il presidente ebbe l’appellativo di custode. Le sedi erano le colonie.
Accademia che denomminò il gusto poetico per quasi mezzo secolo. La volontà era quella di
ritrovare un linguaggio semplice e sponrtaneo. Si crearono due filoni:
1- Classicismo intregale-> doveva scegliere come modelli quelli greci antichi e Dante.
2- Collegarsi al petrarchismo 500esco.

Romanticismo (700)
Nel 700 grazie all’uso sempre maggiore della poesia arcadica che rilancia il fascino del mondo
pastorale, la natura si idealizza secondo la tradizione bucolica classica, con criteri di semplicità e
leggiadria e la stilizzazione canonica d’un paesaggio spirituale.
Nella prima metà del 700 si ha una rivalutazione dell’estetica e di ciò che è bello e naturale e
anche del paesaggio e del giardino in conseguenza all’affermarsi dell’estetica come disciplina
filosofica nasce la moderna emozione paesaggistica.
Nella seconda metà del 700 l’ambiente naturale prende anche connotati etici e morali
In tutto il 700 si diffonde in Inghilterra il giardino all’inglese (o giardino naturale) cioè un giardino
con natura apparentemente libera e non addomesticata dall’uomo, ma in realtà è sempre una
natura accudita dall’uomo. Il concetto di giardini con natura apparentemente libera va sempre di
più ad espandersi e a contrastarsi con l’idea rinascimentali di giardini ordinati e razionali. Poi alla
natura in movimento (quindi lasciata libera) si associa il concetto del punto di vista mutevole.
Il gusto del giardino all’inglese si diffonde in Italia nell’800 senza però riscuotere grande successo.
In Italia prendono grande importanza due passi che hanno come protagonista la natura: il giardino
di Giacomo Leopardi e la Vigna di Alessandro Manzoni. Mentre la vigna di Manzoni mostra il
dolore come conseguenza di mancanza della figura umana responsabile, Nel giardino di Leopardi il
dolore viene visto come qualcosa caratteristica di ogni individuo.

Manzoni.
Nasce nel 1785 a Milano. Passa 10 anni in collegio. Ha una solida preparazione classicista. Scriverà
Adda e i 4 Sermoni. Scrive poi In morte di Carlo Imbonati.
Si sposa con Enrichetta con rito calvinista.
In questo passaggio di fede, medita sul ruolo del libero pensatore. Nella prima metà dell’800 scrive
moltissime opere. Nel 27 la prima stampa dei promessi sposi. Manzoni poi torna a Parigi dove entra
in contatto con un gruppo di storici liberali da cui trae conferme per la storiografia che sarà la
premessa per Adelchi. Nell’ultimo periodo della sua vita si distacca dalla scena pubblica, diventa
spettatore. La vera storia del Manzoni poeta ha inizio dopo il primo soggiorno parigino e la
“conversione”. Vuole scrivere un’opera che narri delle festività religiose, ma solo 5 sono state
portate a termine. Quando viene ultimata la Pentecoste c’è un abbandono lirico e una riscoperta del
messaggio evangelico. Gli altri sono: la resurrezione, il nome di Maria, La Passione, il Natale.
Manzoni però si è lasciato alle spalle la ricercatezza formale e lessicale (linguaggio colto). Emerge
Un punto d’osservazione collettivo (struttura corale) e mette in risalto una volontà di
rappresentazione oggettiva, epico drammatica. Prima degli Inni Sacri, Manzoni scrive altri due
componimenti che rappresentazione due linee separate: lirica sacra (ideale cristiano), lirica civile
(vicende politiche). Per giungere alle tragedie Manzoni doveva congiungere la lirica sacra e la lirica
civile. Le tragedie di Manzoni vogliono essere lo studio dell’individuo in altre circostanze storiche,
i drammi di Manzoni rappresentano una svolta proprio per questo. Si abbandonano le unità
aristoteliche di spazio tempo e azione. Non richiedono allo spettatore un immediato coinvolgimento
nell’identificazione sentimentale, chiedono un distacco e riflessione. ( vedi appunti Vins)

Il conte di Carmagnola.(1300)-> Condottiero piemontese di nome Francesco Bussone, artefice


della fortuna militare del duca Visconti, ma viene ingiustamente destituito dal suo grado da
generale, passa quindi al servizio della Repubblica di Venezia. Vincente in battaglia contro i
Visconti, decide di non infierire contro i suoi ex compagni. Viene accusato di tradimento, arrestato
e decapitato.
Adelchi-> ambientato nel VIII sec, caduta dei Longobardi e inizio della denominazione di Re Carlo
e dei Franchi. In Adelchi si apre un conflitto interno: ubbidire al padre Desiderio e conquistare gli
altri territori per formare l’espansione della chiesa. Accetta di combattere a fianco del padre ma
morirà. Nel primo dell’Adelchi si fa esplicito il pathos per le sofferenze delle falle: andare al di là
dei personaggi storici, incontrare piccoli borghesi e raccontare loro vicende, giorno per giorno. Si
passa quindi con il romanzo da un dramma nella storia ad una società immaginata dall’autore, è la
genesi del romanzo.
Odi civili-> il soggetto storico politico. Si compara con la riflessione religiosa, lo spirito del
credente si confronta con la realtà delle vicende umane.
Marzo 1821 -> i piemontesi combattono la Lombardia contro gli austriaci. Il rapporto con la
situazione politica si allarga ad una prospettiva di meditazione cristiana, allo spirito patriottico si
unisce un senso di fratellanza.
5 maggio-> uno religioso. Ultimi giorni di Napoleone, vita terrena cancellata dalla sconfitta. È Dio
il solo arbitro della storia, nessuno può nulla davanti ad esso. È un dio biblico.
La pentecoste-> lunga ricerca intorno al difficile nesso di connessione tra cielo e terra.

Romanzo di un romanzo.
La scelta del genere narrativo rappresenta la sintesi di tutta la ricerca manzoniana. Gli umili
personaggi, le figure che rappresentano il vero volto di una società. Questi umili sono rappresentati
con gioia e dolori. Diventano persone proprio nel momento in cui si scontrano, con i potenti. Il
narratore ha la possibilità di organizzare il racconto a proprio piacere: fonde il caso dei due
promessi sposi con la vita del loro villaggio e con la trama più vasta degli avvenimenti politici. Tale
libertà è fondamentale per il narratore perché gli permette di unire il rispetto analitico della
ricostruzione storica con un giudizio eretico sempre presente nel racconto. I promessi sposi è un
opera di contestazione contro la violenta umana, contro i soprusi dei più forti sui più deboli ->
romanzo relalistico, inaugura la grane tradizione del romanoz trad 800esco eu.

Storia della colonna infame.


Sono le pagine espunte dal magma “Fermo e Lucia” sul tema dei processi contro gli untori del
1630. Manzoni da la responsabilità di quei misfatti ai giudici di quei processi e alla loro debolezza e
corruzione, punta a smascherare i macchinismi dell’ingiustizia coperta dal diritto.
Questa storia si trova come ultimo capitolo.

Fasi elaborative:
Composizione in 3 tappe  1. Redazione iniziale  Fermo e Lucia (mai stampata, pubblicata solo
nel 1905). 2. Prima edizione nel 1827 (ventisettana). 3. Edizione definitiva nel 1840 (quarantana).
Fermo e Lucia è composto da 4 tomi in cui però è molto forte un sentimento di ansia sperimentale,
di cui se ne rende conto lo stesso autore che si rende conto della necessità di un rifacimento totale
e quindi mette mano su tutto arrivando così all’assetto definitivo  da Fermo e Lucia a i Promessi
sposi composto da 38 capitoli e in cui il narratore-regista è più dietro le quinte. Mentre nel Fermo
e Lucia la componente linguistica è caratterizzata da un grande plurilinguismo (lombardo, toscano,
francese e latino), nella ventisettana si passa al solo uso del toscano in quanto era la lingua più
usata comunemente tra gli italiani, però era un toscano scritto, lontano dalla lingua parlata
nell’uso comune. Quindi nella versione finale della quarantana, l’unico cambiamento che si ha è
quello della lingua che passa appunto ad un toscano più vivo e d’uso.
Colloquio tra Cardinale Borromeo e Don Abbondio. Testo
Manzoni prova sia disprezzo e compatimento x D. Abbondio e lo fa attraverso Borromeo.
Dice che si deve ascoltare le “ragioni del coniglio”: se Don Rodrigo minaccia, lo fa seriamente. Non
possiamo biasimarlo se non ha avuto le palle, avremmo ammirato se avesse sposato i due.
All’ostinazione accanita del povero curato che si schermisce con reticenze e con silenzi, si oppone
la violenza dell’incitamento all’erotismo da parte del cardinale. Il narratore parla addirittura di
“ripugnanza a proseguire”. La ripugnanza è verso il cardinale.Questo colloquio prende luogo dopo
che Agnese rivela la responsabilità del parroco nel rifiutarsi di celebrare il matrimonio. Don
Abbondio è caratterizzato da un’ostinazione accanita e da molti silenzi, mentre il cardinale incita
violentemente all’eroismo. Si ha un senso diseroicizzato della realtà e un senso realistico della
letteratura. Abbondio non ne esce assolto o ridicolizzato, ma semplicemente con una forte auto
degradazione di un uomo comune che in un secolo feroce ha scelto di vivere invece che di morire.

Manzoni è il padre del romanzo storico, lui non si è potuto ispirare a nessuno prima di lui, utilizza
una variatio di registri, ha conferito un originale fisionomia al romanzo italiano. È sulla base di una
storia reale e positiva, sulla quale poi si sviluppano le idee del poeta. L’originalità del romanzo sta
in questo: l’ideale non è una idea del poeta , ma è membro effettivo ed organico di una storia reale e
concreta. Ha sottratto alla storia il carattere semplice di cornice scenografica, adesso ha una grande
connessione con il destino degli uomini, dei grandi e piccoli.

La vigna di Renzo. Pag 118 testo


La pagina non si trova in Fermo e Lucia, ma 27ana. Assegna alla vigna un ruolo determinante:
racchiude l’idea romantica di natura libera e selvaggia. È qui che si racchiude per metafora il
segreto del romanzo. La vigna viene definita “guazzabuglio”: insieme di rovi, lontano da chi la cura
con amore= sconvolgimenti del cuore. Qui è importante l’assenza di qualcuno di responsabile,
questa assenza porta allo scatenamento del male. La forza scatenata dalla natura, lasciata libera di se
stessa, produce erbacce. In M la natura non è seduttrice. Manzoni fa una descrizione precisa e
dettagliata delle varie tipologie di piante: le elenca tutte. Segno proprio di dominio
dell’irrazionalità. Mette in ordine dove c’è caos (la natura lasciata a se è corruzione, disordine).
Per Pasolini il personaggio più bello è Renzo-> rappresenta la quotidianità, ragazzo senza problemi,
ben solido. Viene descritto in stile comico, solo alla fine diventa “padrone”.
Lettera Sul Romanticismo  distinguere ciò che il romanticismo rifiuta e cosa propone  Manzoni
 inaccettabile perfezione artistica dell’antichità, in quanto il bello perpetuo non esiste.

Leopardi.
Vita caratterizzata da un isolamento in una provincia arretrata, con una educazione evoluta nella
solitudine della biblioteca domestica.
1798  Nasce a Recanati  spesso soffre di incomprensione in un ambiente domestico
conformista. Non è molto vicino alla madre, figura gelida e autoritaria, ma si avvicina di più al
padre, letterato e storico, e ai fratelli minori (1 fratello e 1 sorella)
In casa è presente una ricca biblioteca dove Leopardi viene istruito da giovane, e dove impara da
autodidatta il greco e l’ebraico dimostrando di essere molto precoce. Già da molto giovane inizia a
scrivere componendo 2 tragedie e varie traduzioni.
Con l’aggravarsi della malattia inizia a sentire un’infelicità irrimediabile e cresce i desiderio di
evadere per potersi inserire nel dibattito tra classicisti e romantici (1816), dove Leopardi si schiera
con i classicisti.
1816  conversione letteraria  da studi eruditi alla poesia
1819  conversione filosofica  da cattolicesimo (abitudine familiare) a convincimento ateo e
materialistico.
1819  tenta di fuggire ma viene scoperto dal padre
1822 – 1823  permesso un soggiorno a Roma dallo zio  ancora più isolato e in solitudine 
frequenta solo studiosi stranieri  torna a Recanati = declino di molte speranze
1825  Milano  si illude di potersi guadagnare da vivere con le sue opere
Settembre 1825  Bologna
1827  Firenze  varie conoscenze tra cui Manzini e Gino Capponi
Prima metà 1828  Pisa  poi rientro a Recanati
1830 lascia per sempre Recanati  Firenze  grandi opposizioni alla sua linea di cultura
soprattutto contro le Operette Morali.
Distacco da Recanati (borgo odiato ma anche luogo di memorie)  atteggiamento più aperto
socialmente e combattivo
1831  Firenze  prima edizione dei canti  conosce e si innamora di Fanny Targioni-Tozzetti
 ispira ciclo di Aspasia
A Firenze conosce Antonio Ranieri (stretta amicizia)  1833 con lui a Napoli  muore nel 1837.

1818: all’inizio il poeta si presenta con poesie non armonizzate tra loro = Poesia
sentimentale( canzoni civili con attitudine razionale ed eroica)e Poesia d’immaginazione ( idilli,
evocativo e fantastico).
1- Poesia sentimentale (canzoni)  tono sentenzioso e dottrinario  poesia filosofica e
concettuale  poesia di idee e cultura, non fantasia. Esasperato autobiografismo  autore
= eroe protagonista  ideali patriottici  intenti educativi  incitamento alla virtù 
incitare il pubblico contemporaneo a nobili azioni  contro la corrotta mediocrità del
presente.

2- Poesia d’immaginazione (idilli)  1819 – 1821  6  allontanamento dalla storia e dalla


poesia civile ricerca il recupero della naturalezza  collegata alla fanciullezza degli
individui e dei popoli.  Ritorno alla semplicità intuitiva della poesia antica. Non si ha più
una materia didascalica come nelle canzoni, ma si ha un paesaggio interiore  Recanati fa
da sfondo a questa poesia (siepe che non fa scorgere oltre = senso dell’infinito)  aspetto
domestico allo stesso tempo amato e odiato. Si passa da vita familiare alla voce del cuore,
con le speranze e illusioni giovanili. Gli oggetti fisici perdono la loro consistenza
cronachistica e diventano solo figure della memoria  il racconto degli oggetti reali non
vengono descritti proprio come sono, ma tutto viene descritto tramite il vago per rievocare
un mondo fantastico perduto.

la stagione della prosa.


Operette Morali (1824): presentano i temi centrali del pensiero leopardiano:
1- continua ricerca di felicità seppur vana
2- irrilevanza dell’ uomo nell’ordine cosmico
3- desiderio di morte
ne risulta un interpretazione meccanica e materialistica dell’esistenza. Le operette fanno si che il
poeta si guardi dentro alle sue angoscie.
Duplice intento  organizzare un sistema di convinzioni intellettuali e fornire l’esempio d’una
prosa aperta agi sviluppi del pensiero moderno, ma allo stesso tempo degno della perfezione dei
classici. Prime 20 operette  visione negativa disillusa della vita  morte preferibile alla vita. In
quelle più tarde si vede ha una diversa accettazione del dolore  vita = dovere da non rifiutare.
Zibaldone  diario dei pensieri  raccolta di pensieri, appunti di letteratura, memorie e
riflessioni annotato dal 1817 al 1832. Pubblicato dal 1898 al 1900 (centenario della nascita) in 7
volumi.
Canti pisano-recanatesi:
tema ricorrente -> ritorno al paese d’origine, alla svanita felicità. Si ripropongono molti temi degli
idilli, ma vengono affrontati con maggior consapevoelzza.
2 sono i motivi: 1- sentimento dell’infinito e della ricordanza, 2- potenza del ricordo del fascino
giovanile.
Si Iniziano inoltre a delinearsi sia i personaggi leopardiani, come ad esempio Silvia in A Silvia, ma
anche il quadro esterno della vita quotidiana, però anche il quadro esterno serve in realtà
all'introspezione, analizzando sé stesso in rapporto con il mondo (modo di esprimere la continua
ricerca della felicità). Quindi il protagonista resta sempre l'io del poeta. Inoltre, in questi canti
scompare il peso della cultura classicista che lascia spazio ad un linguaggio apparentemente
semplice che riesce ad associare il familiare con l'antico.

Ultimo leopardi:
Col il definitivo allontanamento da Recanati e quindi la fine dell'isolamento Leopardi inizia ad
affrontare meglio i rapporti umani, riuscendo a scrivere quindi con una più grande consapevolezza
di sé stesso e più esperienza nelle relazioni sociali. Recupero degli ideali filosofici già tipici delle
canzoni civili. La tensione filosofica e la suggestione evocativa si uniscono nella Ginestra-> dolore
privato diventa invito alla solidarietà umana per la creazione di un mondo migliore.
Ciclo di Aspasia-> 5 componimenti ispirati all’innamoramento per Fanny. Sono tutti componimenti
sull’amore e testimoniano l’atteggiamento eroico dell’ultimo leopardi.

La Ginestra-> in questa canzone si saldano le due linee delle canzoni civili e degli idilli (poesia
sentimentale e poesia d'immaginazione), in cui Leopardi invita alla solidarietà in quanto viene vista
come la speranza di un mondo migliore ed è l’unica arma contro la ferocia della natura che però è
già una guerra senza speranza di vittoria. Non si ha più come protagonista l'io del poeta ma si
punta ad un viaggio nel passato per poter arrivare al presente per poter attestare la terribilità della
natura e la condizione umana.
Canti.
La prima stampa del 1831 vede 23 componimenti, ma la seconda del 1835 cambia identità. La
stampa del 1831 è caratterizzata da componimenti esclusivamente lirici e una struttura lineare e
chiusa che si articola tra i nuclei principali degli idilli, la canzoni e i canti pisano-recanatesi. Con
l’edizione del 1835 i componimenti salgono a 39 e si ha un impianto più frastagliato e una
struttura più aperta
A se stesso. Pag 337 testo
Composto a Firenze. Dieci endecasillabi. Segna il momento della speranza e desiderio per Fanny. È
un dialogo-soliloquio con il proprio cuore che cessi di innamorarsi. Scarsi sono gli aggettivi perché
importa più la sostanza che l’attributo. Il cuore viene visto come alter ego che occorre istruire sulla
negatività dell’esistere x riportarlo alla quiete-> imperativi.

Il passaggio da “Pessimismo storico” a “Pessimismo materialistico” : si passa da una situazione


presente dell’ italia nella Restaurazione a un pessimismo riguardo il funzionamento del cosmo e di
tutte le creature viventi. La natura da benefica diventa maligna. (ciò è dovuto anche dalla
sofferenza fisica). La natura benefica è vista come una madre pietosa che aveva velato all’uomo
l’amara verità. Infelicità velata-> proprio quando vesta non da agli esseri viventi la felicitò
obbiettiva-> la natura quindi diventa matrigna. Tutto parte dal pessimismo antico: l’infelicità è la
costante dell’uomo.la cognizione profonda di dolore consente però anche di cogliere con acutezza
attimi di rara felicità.
Secondo Calvino Leopardi era in grado di leggere il mondo su molteplici livelli e linguaggi
simultaneamente.

La Natura per Leopardi Leopardi è un poeta di paesaggi che non si direbbero essere scalfiti
dall’uomo  natura nella poesia di Leopardi ha la funzione di calmare l'ansia e il tedio e il dolore
tipico di uno stato di costante infelicità. Leopardi vede la natura con rispettoso timore, in quanto
capace di dare la vita ma anche di enorme distruzione. Il pensiero leopardiano verso la natura
inoltre si può dividere in 3 momenti, in un primo momento la natura viene vista come madre
pietosa, che nasconde la crudele verità di eterna sofferenza all’uomo, in seguito si passa ad una
natura matrigna in quanto non dona agli esseri umani la felicità obbiettiva, infine la Natura viene
vista come malefica dopo la scoperta di Leopardi del pessimismo antico, scoprendo che l’infelicità
non era una conseguenza dei tempi moderni, ma una costante nell’esistenza umana.

Zibaldone:
Giardino “soggiorno di gioia”. Pag 108
Il tutto è preceduto da un brano che inizia con “ tutto è male”che ribadisce il pessimismo di
Leopardi. Il significato logico dell’intero brano è che la morte è preferibile alla vita. Nel testo
Leopardi descrive un giardino apparentemente paradisiaco, ma in cui in realtà ogni cosa sta
soffrendo e gli esseri viventi che appaiono, api, formiche, zanzare, una fanciulla, un giardiniere, ma
anche lo stesso lettore che è stato invitato ad entrare nel giardino, inconsciamente provocano
dolore straziante alla vegetazione.
Il male naturale è diverso da quello di Manzoni che è frutto di umana cattiveria. Qui l’effetto è
inconsapevole: le api lavoratrici producono miele, ma fanno strage di fiorellini, nella vigna di Renzo
è un cercar ordine nel caos.

Leopardi a Bolo:
1826 periodo di pessimismo della sua vita, la sua mente era sempre occupata in un a costante
meditazione che aveva per oggetto la ragione umana-> stato di servitore con l’espiazione di
condanna imposta dalla Sovrana Natura. Scrive : “ l’uomo non nasce per goder la vita, ma per
perpetuare la vita, x comunicare agli altri cosa succede.

Vedi pag quaderno percorso tematico giardino…


D’Annunzio.
1863  nasce a Pescara
1879  esordisce con i versi Primo Vere
1881  inizia a studiare lettere a Roma
1882  poesia Il Canto Nuovo  primo esempio di suggestiva ebrezza paesaggistica, e primo libro
del novelliere Terra vergine (poi Libro delle vergini e San Pantaleone).
1889  Il Piacere  qui trova posto la mondanità estetizzante.
(1891  Episcopo
1892  L’innocente
1894  Il trionfo della morte
1895  Le vergini delle rocce  teoria del superuomo
1900  il fuoco
1910  forse che sì forse che no)
1895 – 1904  relazione con Eleonora Duse  inizio di attività come drammaturgo
Dopo aver passato un decennio romano si sposta prima a Napoli e poi in Abruzzo
1898 – 1910  Villa sui colli fiorentini dove vive nello sfarzo  inizia a lavorare ai primi tre dei 5
libri delle laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi  Maia, Elettra, Alcyone (capolavoro
indiscusso). Solo più avanti si aggiungono Merope e Canti della guerra latina (scritti per la Prima
guerra mondiale). Progetto originario della laudi  7 libri (non 5)  una per ognuna delle stelle
più luminose delle Pleiadi
1910  grandi debiti  Francia e vendita arredi della Villa
1915  torna in Italia come forte interventista
Ultimi anni  componimenti più placati e non molto lussureggianti  Il Notturno
1921  Lago di Garda  villa detta poi Il Vettoriale  allestita a museo della sua vita e delle sue
imprese
1938  muore.

Le laudi-> D soggiorna a Napoli e Abruzzo dove lavora a : Maia, Elettra, Alcyone. Il progetto era 7
libri, uno per ciascuna delle stelle più luminose delle Pleiadi.

Nel 1910 travolto dai debiti va in Francia, gli arredi della sua villa vengono venduti, nel 1915 torna
in Ita e prende parte al conflitto. Le sue prose non sono più lussureggianti, ma placate: il Notturno.
Assume poi questo atteggiamento polemico nei confronti della misera Italia, c’è desiderio di
riscatto , vuole celebrare l’artista come maestro di sensibilità per questo fa particolarmente
attenzione al culto della bellezza . D è diventato l’esponente dell’estetismo-> arte come fuga dal
quotidiano, scrittura per evadere.
Con D’Annunzio troviamo motivi tipici del repertorio decadente: sadismo, erotismo inquieto ,
accostamento tra amore e odio, sacro profano, bellezza e morte.

Sistema a registro stilistico univoco:


Nello sperimentalismo stilistico si avvertono tensioni. D usa diversi registri che non implicano però
modi diversi di vedere il mondo. La sua è una produzione ricca e multiforme.
Fasi di un’alternata fortuna:
L’opera di D viene valutata da Benedetto Croce, definisce D “ dilettante di sensazioni”, rivelando
una componente sensuale esclusiva. Nel 1904 accento positivo nel D + naturalista, l’anno dopo
diventa più negativo. Anche per altri autori il modello di D appare fastuoso e inautentico
“artificioso meccanico” -> prosa rarefatta.
D si dimostra senza alcuni schemi e programmi con una purità repentina. Sta di fatto che la nuova
poesia 900esca ha dovuto faticare per lasciarsi alle spalle l’eredità che D aveva lasciato. Montale
afferma che per le nuove generazioni occorre passare per D’Annunzio se si desidera gettar ele basi
di una poesia nuova.

Alcyone-> 3 libro, dopo Maia e Elettra. In Maia il superuomo è in veste di Ulisse, in Elettra viene
esaltato come vate dalle glorie nazionali. Alcyone rappresenta la tregua nella vita, preferisce il
ristoro delle rive, dei boschi, dei prati. Il superuomo è andato in villeggiatura. D dice che ha una
“volontà di canto” che nasce dalla natura. La raccolta si presenta come un diario estivo, una sorta
di sposalizio con la natura. Si apre con il presentimento di una primavera, raggiunge lo zenit ad
agosto e si chiude con le prime ombre di settembre.

La pioggia nel pineto. Pag 429 testo.


Il tema è quello dell’amore- illusione. Il poeta e la su compagna Ermione vengono sorpresi da una
pioggia all’interno di un bosco. Celebrano la loro metamorfosi con la natura. Il cadere della pioggia
corrisponde all’annullamento dell’identità umana, la loro passeggiata diventa compenetrazione
con la natura. La lirica è intessuta di parole non umane-> mimesi degli elementi naturali.
La prosa è ebrezza della parola. I risultati migliori sono quando si passa dalla ricerca di un mito
astratto a quello realmente vissuto. Antropomorfismo-> esaltarsi nella sensazione trasformandosi
in essa con virtù mimetica. Il poeta stesso diventa fauno e silvano. Il poeta ci ha condotto in un
luogo dove i sensi incantati, hanno creato un mondo di figure armoniose.
Alcyone non è propriamente un diario, ma un quasi-diario. Dura un quadriennio tarda primavera
fino autunno. Viene definito:
- Poema quasi lirico: è più a stampa pastorale ed erotica.
- Diario ideale: nato per raccontare un estate felice, termina per raccontare un esperienza
mitico-conoscitiva.
Entrando nella poesia entriamo nel bosco, inizia una metamorfosi ma anche un viaggio in un altro
mondo. Metonimia-> continuità uomo-vegetazione.
Nel componimento si intrecciano due motivi:
1- Naturalistico-mimetico, dei suoi che la pioggia produce
2- Magico- fantastico, uomo donna che si trasformano.
La pioggia li sorprende, lui la invita ad ascoltare il rumore della pioggia prima rada e poi più fitta. La
pioggia nel pineto è una fuga sul motivo amore-illusione. Come un sogno destinato a morire=
favola bella.

I giardini incantati del “Piacere”: il tema del giardino è un tema ricorrente. Estetizzazione della
natura in rapporto alla sensibilità del protagonista Andrea Sperelli. Intorno a Sperelli tutto
gigantesca, è fuori dall’ordinario, tanto da elevare il protagonista al di sopra della realtà. In un
passaggio descrive lo spettacolo : giardino stupefacente, prodigioso. Il termine “orto” non indica
l’intimità familiare, ma viene usato come latinismo per giardino o parco.

Poema paradisiaco: opera del multiforme D’Annunzio. Si presenta come un insieme di buoni
sentimenti, purezza spirituale, saturi di passioni galanti. Vengono descritti volti infelici e
malinconici, giardini solitari e chiusi. Il titolo anticipa questo desiderio di salvezza: paradesos= dal
gr. “poema dei giardini”
È diviso in 3 sezioni:
1- . Hortus conlusus (giardino chiuso) prigionia dei sensi dalla quale si vuole evadere.
2- Hortus Larvarum (giardino dei fantasmi) rievocazione di amori infelici.
3- Hortus Animae (piccolo giardino dell’anima)  angolo segreto della bontà interiore. Si ha
quindi un distaccarsi da allettamenti mondani verso la ricerca dell’innocenza.
Poema paradisiaco
Hortus Conclusus. pag 131 testo
Richiamo alla bibbia, dove l’amato paragona l’amata ad un giardino chiuso, simbolo di castità ed
inviolabilità. In D’Annunzio prende un significato diverso. Giardino chiuso = luogo seducente di una
raffinatezza aristocratica perduta, la seduzione delle cose stupende cose defunte. Giardino muto
diventa spazio della nostalgia e del rimpianto in contrasto col volgare presente. La natura qui ha 2
attributi  1 senso del mistero, 2 fascino dell’artisticità

Siamo di fronte a un topos letterario. Il parco presenta fonate, statue, vigne, è il luogo tipico della
natura aristocratica. Nella cultura borghese si rappresenta come uno spazio morto in cui il sogno e
la malinconia si rifugiano. Il parco in questo caso non è natura. Gozzano è attratto dal tema delle
statue di marmo.

Ironia e disincanto.
Già negli anni del pieno successo di D, si facevo spazio i poeti crepuscolari, in contrapposizione
con il pensiero di D’Annunzio. Uno tra questi Gozzano il quale di fronte alla grandiosità del vate
superuomo, minimizza se stesso e il suo stile che tende alla semplicità colloquiale. Gozzano si
allontana sia dall’estetismo dannunziano, ma anche dallo spirito di aristocrazia che si associa da
poetica estetizzante. Sono anche diversi nell’accezione di giardino: 1- D arriva a toccare gli accenti
+ originali. Gozzano ne parla con insistenza, ritiro appartato dal mondo, un rifugio di quiete e pace.

Guido Gozzano.
1833  Torino
1903-1906  studia Legge a Torino  poi lettere
1904  primi segni di Tubercolosi  vivere località di mare  morte prematura
1907  prima raccolta (la via del rifugio). Relazione con la poetessa Amalia Guglielminetti
1912 -1913  speranza per migliorare la salute  viaggio in India
1916  muore a Torino  postumi alla sua morte diverse opere.

Gozzano è caratterizzato allo stesso tempo sia da Dannunzianesimo che da Antidannunzianesimo


in quanto è vicino a D’Annunzio, ma non dà valore all’arte.
Il viale delle statue -> (hortus conclusus di D’Annunzio) il tema del giardino patrizio e delle statue è
riproposto adesso con venatura ironiche e sentimentalità da melodramma. Le statue sono acefale(
senza testa)e camuse(naso schiacciato) nel frutteto troviamo sempre ironia in chiave antisublime,
G è antidannunziano e questa cosa si accentua sempre di più.

Poesia e prosa:
1- libro in versi -> la via del rifugio 1907, i colloqui 1911, i viaggi in India 1912
2- prosa-> i talismani 1914, la principessa si sposa, l’ultima traccia.
La sua poesia è raffinata ed ambigua-> ciò deriva dalla condizione del presente: civiltà industriale
senza alcuna bellezza, dove la letteratura è qualcosa di superfluo. Il poeta è un “ venditore di
parole”. C’è un sentimento di nostalgia nei confronti del passato, si è consapevole che è
impossibile tornare li. Per combattere ciò usa l’ironia come difesa. La bellezza lo avvicina a
Dannunzio , ma non lo riprende perché non ne condivide l’orgogliosa fiducia nel valore dell’arte.
Nella “Via del Naufragio” x es ha sostituito gli amori per le principesse x domestiche e cuoche, fiori
preziosi, li ha sostituiti con verdura e legumi. Ha evocato un mondo del passato, una vita piccola
borghese, ha descritto gli interni di mezzo secolo prima. Ha proposto questi ambienti in
componimenti di carattere narrativo. A tutto ciò ritorna con affetto, ma usa ironia perché sa che
non si può tornare indietro. Le sue opere sono di liquidazione sia nei confronti dell’estetismo
dannunziano, sia nei confronti della nostalgia sentimentale. Anche lo stile si compiace a
recuperare forme antiche ed auliche per metterle in contrasto con quelle popolari -> vento di
malinconia. L’autore si sente un “sopravvissuto”, non esiste certezza. La Morte, La signora vestita
di nulla appare come unico confronto reale.

Poesie sparse: i colloqui, la via del rifugio.


Da Poesie sparse
Il frutteto. Pag 152
Il giardino muto e chiudo dell’ hortus conclusus, avvolto dal fascino e seduzione è diventato x
Gozzano un frutteto che fa pere e mele. Il terreno che allora era invaso di statue, ora è invaso di
piante. Gli arbusti sempre verdi, le aiuoles ora sono diventate un bosco di frutteti. L’”antico lusso”
Ha ceduto il campo alla produttività borghese. Un vero e proprio sfacelo. Ora il ftutteto è immerso
nel silenzio che esalta il tonfo che fa il frutto quando cade nella foresta di Diana -> scontro tra
presente e mito. Il poeta mangia il frutto e si illude di trovarne vitalità e pace. Gli occhi di
Dianasono invecchiati a causa del tempo. Le statue guardano il poeta con ironia perchè nella
società mercantile non c’è spazio per la poesia.

La via del naufragio.


Prima raccolta dell’autore e titolo della poesia d’apertura. Non include le prime esercitazioni viste
da lui come troppo vicine a D’Annunzio, dal quale ormai si era allontanato
Il viale delle statue  Il Frutteto  La via del rifugio = il tema del giardino ha un percorso di
avvicinamento e poi allontanamento da D’Annunzio fino a novità Gozzaniane ne La via del rifugio
 tocco personale dato da una prospettiva distaccata dalla vita. Io narrante disteso nell’erba, ma
rifiuta le seduzioni dell’estetismo paradisiaco e vitalismo del superuomo dannunziano. Lo
straneamento è anche nei confronti di se stesso, nostalgia per un mondo diverso, autoironia e
rassegnazione come un sogno.

Da I colloqui:
Alle soglie.
Comprende i testi più significativi. Organizzato come un libro organico in 3 sezioni: il giovanile
errore(vagabondo), alle soglie (colloqui con la sua malattia fisica, dialogo drammatico con il
proprio cuore), il reduce ( stato d’animo di chi si rassegna alla vita sorridendo).
Il cuore per la prima volta in lett non è inteso come metafora o come simbolo del sentimento, è
proprio inteso come muscolo cardiaco. Gozzano rievoca il momento di una visita medica,
momento degli accertamenti. I gelidi raggi ( x) invadono al casa del cuore. Il senso di sgomento
viene tenuto a freno da un sorriso amaro e ironico. Vicenda straziante descritta da versi nitidi e
cristallini.

Secondo 800 il cuore ha un grande seguito:


- De Amicis,cuore
- Campana, cuore che non ama più
- Ungaretti, cuore-cimitero
- Montale, cuore scordato
Tutti però hanno sempre un’accezione negativa (gelo, morte, indifferenza)

Pasolini è attratto dallo stile tragico-comico, dalla struttura e dall’ambientazione realistica che
distinguono i componimenti di Gozzano.
Palazzeschi è coetaneo di Gozzano, anche lui tende a disfare il mondo esteta di Dannunzio. Con
Palazzeschi abbiamo una clamorosa parodia del giardino formale. Egli prova ammirazione per
Boccaccio (Le sorelle materassi saranno ambientate ai piedi delle colline fiesolane, giardini
descritti da Boccaccio), in questo caso la natura non cade mai nel fosco, orrido, romantico o
sensuale. Il paesaggio è costellato da parchi e giardini che creano un atmosfera da sogno. Il ricordo
di Boccaccio è immediato tanto che palazzeschi gli indirizza un saluto “ da umile e lontano
nepote”. La sua ironia deriva dalla sua apertura verso i plurimi e vari e contraddittori aspetti del
mondo circostante.

Il futurismo.

Palazzeschi ha aderito al futurismo fin da subito 1909. Amico di Marinetti alcune delle sue opere
sono i capolavori della lett futurista. Con il futurismo condivide le idee di rinnovo profondo del
linguaggio e temi, su alcuni punto non è d’accordo come l’idea politica e le parole in libertà.
Questo periodo lo porterà ad allontanarsi nel 1914 al futurismo. Fedele Azari invece è un futurista
ortodosso e paralibero, pubblica dei manifesti in collab con Marinetti. Egli scrive “ la flora futurista
ed equivalenti plastici di odori artificiali”. (porta la sua firma un manifesto “ il contro dolore”->
apologia del riso. Allegria è sovversiva, insofferente e provocatoria. Il ritmo è cantilenante,
cantabile. S iabolisce io soggettivo, deriva dal rifiuto di una società alienata.) dobbiamo constatare
che la flora naturale non corrisponde più al nostro gusto. Le ragioni della decadenza dei fiori sono:
1- Fiori sempre rappresentati con linee delicate, sfumature di colori.
2- La velocità ha rimpicciolito la sensibilità
3- I profumi sono insufficienti. C’è bisogno di un profumo più violento.
4- Sono stati usati per tutto fino alla nausea. Si cerca nuove forme. Stabilito che i fiori in
natura non soddisfano più, i futuristi hanno creato una flora di platica( metalli, stoffe,
legno). Per esempio Depero attraverso la stilizzazione del fioreha rappresentato fiori
inesistenti in natura.

Aldo Palazzeschi.
Oltre a Gozzano si discosta da D’Annunzio tramite l’ironia dei suoi giardini anche Palazzeschi, che
si riavvicina invece più a Boccaccio, parlando dei giardini descritti nel Decameron.
Palazzeschi aderisce al Futurismo sin dai suoi inizi (1909)  alcune opere  capolavoro
letteratura futuristica. Concorda con il futurismo per la necessità di un rinnovamento di temi e
lingua in letteratura, ma non concorda l’interventismo politico, lui si dichiara più neutralista. 
allontanamento dal futurismo.
Vita
1885  Firenze
1905  genitori fanno costruire una Villa a Settigiano dove vivono vicini a D’Annunzio
1909  adesione al futurismo
Vive a Firenze fino al 1941 dedicandosi all’attività letteraria, con soggiorni regolari a Parigi.
1941  muoiono i genitori e lui si sposta definitivamente a Roma con soggiorni estivi a Venezia
1974  muore
La poesia del saltimbanco:
Collabora con la voce, pubblic 3 raccolti di poesia:
1905 i cavalli bianchi: gusto liberty
1907 lanterna: tematica aulica con influenze crepuscolari
1909 i poemi: ironia, approccio al futurismo

Dopo la grande guerrra, P abbandona la poesia e scrive 2 raccolte: Cuore Mio 1968, Via delle
cento stelle 1972.

Alla poesia si affiancano i Romanzi Straordinari:


- Riflessi, romanzo diviso in due parti sentiment-crepusc e ironico-grottesco.
- Il codice di Perelà, “punto più alto della mia immaginazione”  omino di fumo
- La piramide, 1926 (scritto 1913-1914) in prima persona dove agli avvenimenti reali si
contrappongono le immaginazioni fantastiche del protagonista.

Nel dopoguerra e con l’arrivo del fascismo si dedica alla narrativa e non al verso. 3 nuovi romanzi: -
- Stampe dell’800 (1932),
- Sorelle Materasso (1934),
- Il palio dei buffi (1937)  si dedica al ricordo dove in situazioni di quotidiana normalità irrompe il
“buffo” visto come qualcosa che evidenzia l’assurdità del quotidiano e metta in dubbio la norma
ordinaria dell’esistenza.

Il controdolore 1914 manifesto futuristico che porta la firma di Palazzeschi. Apologia del riso
che annuncia un luminoso regno d’allegria  l’allegria deriva da un rifiuto della società
benpensante. Palazzeschi cerca un ritmo cantilenante che non cerca la lettura, ma
l’interpretazione e la recita, con forte mimica e gesticolazione, andando a dissacrare tutto ciò che
viene rappresentato.

Da Poemi
I prati di Gesù. Pag 168
Pubblicato nel 1909. 9 componimenti che hanno come tema il prato.
Le prime raccolte si caratterizzano per uno stile semplice, colloquiale, toni fiabeschi e sognanti. Si
apre con un prato fiorito, multicolorato, ma con prepotenza di rosa( peschi). Il prato-giardino
assume valori edenici: come l’ingresso del paradiso in mezzo ai fiori ballano 11 principesse.
Bellezza incantata, irreale. Ci sono descritti colori: rosa( pesco), verde( prato), bianco ( massola),
giallo ( chiome bionde).

L’incendiario.
I fiori.
2 raccolte poetiche edite in Poesia.
La prima raccolta è legata all’adesione al futurismo. Opera originale e battagliera. L’innovazione
riguarda la libertà delle soluzioni espressive e il trattamento leggero di temi inattesi e ironici.
Nella seconda raccolta vengono riportate anche composizioni nuove, come I fiori: dove si ironizza,
sbeffeggia e si fa sarcasmo sulla millenaria tradizione lirica. Infatti, Palazzeschi fa parodie su tutti i
fiori del giardino, facendo per esempio diventare la Rosa (sempre simbolo di amore e bellezza e
anche di castità) una prostituta. Questi versi si prestano molto bene alla recitazione. Però non si ha
solo il riso e la parodia, in quanto negli ultimi versi emerge un sentimento di angoscia.
Il segreto di Pala è quello di vedere alla rovescia, ribaltare i luoghi comuni della lett. Il suo compito
era quello di sciogliere ogni incanto. Per questo si trovò bene con l’idea del futurismo( non politico
però). Ebbe in comune con i crepuscolari il rifiuto della poesia di fine 800 Pascoli e D’Annunzio. P è
alla continua ricerca di elementi che gli permettano di frantumare il codice dei valori passati per
rendere un mondo + leggero.

Guardare quad in fondo Giardino spettrale e muro….

Parodia Manzoni e Pala (manca)

Dino Campana
1885  Marradi (Firenze)
12 anni  disturbi psichici  pazzia  internamento in manicomio (33 anni)
Studia prima a Bologna poi a Firenze
1903  carcere a Parma (poco)
1906 ospedale psichiatrico Imola
Interrompe gli studi
1907  Francia
1908  America Latina diversi lavori
Ritorno  Belgio  prigione 3 mesi  ospedale psichiatrico
1910  rientro in Italia
1913  affida delle poesie manoscritte ai direttori di una rivista che lo perdono  disperato e
senza altre copie  riscrivere a memoria e stamparlo a proprie spese, saranno i Canti Orfici.
Guerra  cerca di arruolarsi, ma riformato
1916 relazione con Sibilla Aleranno (molto tumultuosa)
1917  fine relazione
1918  internato per sempre in ospedale psichiatrico
1932  muore
1971  ritrovato manoscritto perduto (il più lungo giorno) redazione originaria dei Canti Orfici 
differenze sostanziali con quello del 1914  stampe nel 1973.

L’originalità della sua poesia è che accosta alla tradizione letteraria di Carducci e D’Annunzio, la
grande lezione europea di Baudlaire e Rimbaud. Lui non condivide la polemica sul ruolo del poeta,
ansi, rilanzia l’idea carducciana e dannunziana del poeta come guida e vate. Sente questo bisogno
impellente di ribellarsi, di evadere dal presente e dalla realtà verso un mondo ideale
irraggiungibile tipico tema del viaggio = allontanamento e fuga insoddisfatta da una condizione
di sofferenza. Nelle sue opere gli oggetti fisici si dissolvono. Si parte quindi da oggetti terreni e
fisici, che però iniziano a dissolversi creando oggetti irreali e immaginari, iniziando così il viaggio.
Interpreta così in mondo sconsolato e caotico.

I canti Orfici -> I canti orfici hanno un’epigrafe-> “ La tragedia dell’ultimo germano in Italia”, a cui
segue la polemica “ A Guglielmo II imperatore dei germani”. Questo aiuta a capire la cultura di
Campana, legata al mito della stirpe germanica. Il super uomo per lui non è come quello di
D’Annunzio, ma è un paladino sconfitto e spaesato in cerca di una patria, proteso verso un suo
ideale di purezza e di morale eroica, in un mondo che lo umilia. Misto di versi e prosa  riflette
questa impossibile aspirazione  libro di sconfitta ma anche trasalimenti fantastici e repentine
illuminazioni. I canti sostituisce il precedente “ Il più lungo giorno”, titolo che era una citazione
d’un passo della terza parte ( Il ritorno ) e del poemetto i prosa iniziale ( LA notte)
Da i Canti Orfici
Giardino autunnale. pag 535
La prima stesura col nome Boboli  “ella” dell’ultimo verso si riferisce alla Chimera
(componimento successivo). Giardino descritto = Boboli. Paesaggio autunnale = angosciosa
solitudine. Luogo sempre più in ombra = presagio di maligno e morte. Suono fanfara (caserma lì
vicina) =imprevista miracolosa salvezza. Boboli = personale esperienza di abbandono, continua
presenza dell’io. Giardino autunnale = non più io, ma più descrizione del luogo. Sentimento di
solitudine e disperazione non più personale (io) ma diffuso nello spazio e nel paesaggio. L’io è
catturato dalla suggestione delle tenebre immerse nel silenzio. In questa solitudine appare un
fantasma, una figura che può dare rifugio, sollievo e salvezza, ma è impenetrabile e non può
essere riconosciuta o afferrata.

In Giardino-> il giardino si pone in primo piano. Il ricordo della donna presente in Boboli, in
Giardino scompare, il senso di solitudine e di morte qui è affidato a elementi della scenografia
seicentesca e alla natura.

Eugenio Montale
1896  Genova (commercianti)
1915  diploma ragioniere
1917  interrompe studi di canto
WW1  ufficiale di fanteria  lega ad ambienti letterari genovesi e torinesi
1927  Genova – Firenze
1929  direttore Gabinetto scientifico-letterario di Vieusseux
1938  lasciare l’incarico perché non iscritto al partito fascista  disoccupato  collaborazioni
giornalistiche e traduzioni
Da 1939  vive con Drusilla Tanzi (Mosca)  sposano 1962  1963 lei muore
1945  Firenze  Il Mondo
1948  Milano (Corriere della sera e Corriere d’informazione)
1967  Senatore a Vita
1975  premio Nobel
1981  morte a Milano

Tutta la sua produzione lirica è stata riunita in Tutte le poesie, del 1977. Dopo di chè alla
produzione vengono aggiunti nuovi testi e pubblicato il tutto in L’opera in versi 1980.
Farfalla di Dinard -> prose narrative di fantasia e d’invenzione
Auto da Fè-> scritti letterari
Nel Nostro Tempo (1972)  raccolta di scritti letterari
Fuori di casa  1969  registri di viaggio
Sulla Poesia  1976  critiche e saggistica
Prima alla Scala  1981  recensore musicale)
Giardino autunnale  composizione che apre la strada ad un disfacimento novecentesco 
solitudine.
Meriggiare Pallido e assorto  manifesto del moderno male di vivere.
Poesia  lasciarsi alle spalle natura come rifugio  guardare in faccia la squallida verità
Ossi di seppia 1925  libro d’esordio  segno definitivo nella letteratura.
Assimila la negatività dei crepuscolari, ma ha una novità, non inno celebrativo o canto
consolatorio, ma una ferma consapevolezza, senza ironia, della propria disarmonia con il mondo.
Poesia non cambia la realtà, aiuta a conoscerla meglio nei lati quotidiani, non eroici o esaltanti.
Opera incapace di comunicare positive certezze. Conoscenza del negativo  consapevolezza di un
mondo spietato e disgregato  linguaggio puntiglioso e tecnico. Davanti al caos della storia e al
male di vivere la poesia e la cultura vengono protetti e visti come un alto valore di civiltà.
Primo tempo Ossi di seppia  roba sopra + rari istanti di illusione e dolcezza che sono solo
transitori e possono derivare da varie cose come odore di limoni.
Le occasioni 1939  seconda raccolta lirica  paesaggio esterno ridotto in quanto sempre più
cupa la situazione storica agli albori della nuova guerra  intenzione di mettere al primo piano le
esperienze dell’autore che cerca di dare un senso alla sua vita. Ancora più forte la
contrapposizione tra il male di vivere e i momenti passeggeri di gioia dati da piccole cose che
vengono da un mondo più umano.
La bufera e altro  1956 Venezia  terzo libro  presentimenti ne Le occasioni diventate
certezze  bufera di un’Europa distrutta. Male di vivere ora volto di avvenimenti concreti  MA
non poesia civile, ma sempre dramma interiore, alleviato da improbabili barlumi di felicità che
vengono da lontano.
La stagione di Satura  quarto ed ultimo tempo  vecchiaia e stagione conclusiva molto
operosa. Stile drammatico, alto, teso. Linguaggio discorsivo e familiare. Attenzione contro i miti e
idoli della società consumistica del tempo. Nascosto un senso di sconfitta e smarrimento.

In le occasioni, nella posizione centrale si hanno 20 brevi poesie senza titolo in cui ci si riferisce ad
una figura femminile enigmatica chiamata Clizia. In realtà Clizia è una donna statunitense
conosciuta dal poeta nel 1933 e rientrata negli stati uniti nel 1938.

A liba che parte  prima parte di Le occasioni, dedicata ad una giovane israelita inglese che è
costretta a tornare in Inghilterra nel 1938, allora l’autore la saluta alla stazione di Firenze dove lei
parte con il suo gatto visto ormai come simbolica divinità della famiglia dispersa. La poesia
funzione come biglietto di saluto e un augurio che addolcisce l’addio.

Meriggiare (mezzogiorno) pallido e assorto (1916)  secondo componimento dei 22 testi senza
titolo in Ossi di seppia. Qui si hanno le caratteristiche delle prime opere di montale (paesaggi liguri,
linguaggio e suoni aspri e convulsi, senso doloroso del vivere). La fisicità della natura assume
valore di condizione esistenziale. Orto = spazio domestico e limitato. Natura non estetizzante
come DA e non ironica come Gozzano, ma natura negativa e ostile, che ferisce l’anima  suoni
striduli e secchi, presenze vegetali che possono ferire, creature animali di una povera quotidianità,
quello che si può toccare è ruvido e spietato, ciò che può fare bene (il mare) è lontano e
irraggiungibile.