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ANNUARIO

R. SCUOLA ARCHEOLOGICA DI ATENE


E DELLE

MISSIONl ITALIANE IN ORIENTE

'TOL U~IE ' TI-VII


(1923 - 1924)

OON 5 'l1 A VOLE E 526 IL l1US 'l' RAZIONI

BERG AMO
I ' TI TU T O ITALI AN O D' A R TI G RA F I C H E
1 9 2 6

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S01\fl\1ARIO DEI_J \70L U1\1E VI-VII

DORO J.JJJ:VI. ll Pritaneo e la Th olos di Atene 1-25


- L'antt·o delle Ninfe e di Pan a Farsalo in Tessaglia 27-42
G. GmROLA. - Fermenia (K.ythnos-Thermjà) 4&82
A. MA1U RI. - .Jcilisos - Scavi della 1l1is.c;ion<· Artheolo.r;ica Italiana
a Rodi (Parte I e II) 83-3-11
B. PACE. - Ricerche nella regione di Conia, Adalia e Scalano11a ~-!3-402

G. ~foRETTI. - La porta di Adriano in Adalia .· 4.5341


Sculhtre in Adalia .+rn 001
In-Daghindà Qogia-ln 509-5-W
Lf> grotte satre di b.tiiadjd 547-554
llissar-Dagli = Montagnct della /orte:;za. f>anemoufril'l1os "! 555-<561

H. 8cuol1t ArchcoloF(iC'n rt11li11na in AtenP : Atti dt•lla Hcuoln ( lf)2:1- I024) 5U3-56ii
l•: len('O dc l le tavole. dell e figuro nel tt"st o 567-5n
Ind ice delle mnterit• ii7:i-576
IL PRITANEO E LA TIIOLOS DI A'rENE

Pausania 1, nella sua descrizione di A iene, dopo aver visitato l'agorà e prima
di volgere il passo verso la par te . ord della città, accenna ad alcuni edifici che
dovevano stare sulle pendici settentrionali dell'Acropoli. Da prima, sopra al recinto
dei Dioscuri, si sofferma al santuario di Aglauro; e poi ricorda che « vicino è il
Pritaneo, nel quale sono scritte le leggi di Solone, o vi giacciono le immagini di
Irene e di Estia; e, fra le statue, vi è quella del pancraziaste Autolico ,, ecc., ecc.
Così poco sotto ~, quando sta per avviarsi verso la città orientale e l' Olimpieo,
dice: « v'è una strada che parte dal Pritaneo e che si chiama I Tripodi "·
Il Pritaneo delle città greche, in genere, er a il centro della vita cittadina. B
lì che si trovava l'altare comune del popolo :~, il quale col progredire della civiltà
s'era sostituito al più antico focolare della tribù e ali' antichissimo focolare fami-
gliare, e sul quale giorno e nolrte si alimentava la fiamma sacra alla quale si cre-
deva connessa la salute pubblica•; una favil la di tale fiamma portavano con sè i
fondatori di nuove colonie e trasferivano con ogni cura nella nuova terra, quasi
simbolo dell'unione indissolubile con la patria antica r,.
Anche ad Atene, dunque, nel Pritaneo è conservato il fuoco perpetuo della
c ittà", l'Estia alla quale Pausania ci ricorda essere stata dedicata anche un' im-
magine cli culto, e darnnti la quale gli efebi prestavano il loro giuramento annuo 7•
In secondo luogo il Pritaneo è la sede d'un tribunale formato dai re delle quattro
tribù ioniche (i cpvJ.o{3aacJ.eiç) sotto la presidenza dell'arconte re, il rappresentante
della primitiva autorità monarchica, tribunale ch'era chiamato a giudicare degli
oggetti e degli animali che avevano causato la morte d'un cittadino e a pronun-
ziare condanne formali contro gli omicidi rimasti ignoti ' . Infine, come ci è atte-
stato da un ingente numero di iscrizioni, è il luogo dove si invitavano gli ospiti
pubblici e i cittadini onorati dallo stato.
1 I, I , 13. • \'eJ i lo i;cri•ion i erobiclH' CI A. Il , 46i·11 , 78 e 8~;
' I. ~Il, I. crr. OITTF.~RFRGfll, lk ep/1tbi1, p. !3.
" Pou., I, j ; per Uellì crr. /J C Il, \' ( 1881) p. 1 6~, riga 7 A111qor •• l'oli/•• 1 3~~b !8; l'11A7.ER, Pau1., IV, p. 441.
U. e 1'0>1Tow, witr11ye ~111· Topo9r. 1" L1elp/1i, p. 66. ~ A n1sTOT., •.A,?. Jl. , ~7. ·l; 1'E>10ST11. 1 c. Ari&tocr., 76;
·• C1c., de ltgg., 11, H. POLL., \'lii, ttO ; llAl\POCH. , « l:Tt :iauraYu'<{' '· Il tribunale
• llt:noo., I, U 6; Sr.1101.. , AllloTIO., p. 4$; En·JI. ~I. , sollo " ricordato puro in 1>1.r 1·., Sol., Hl, e in A~ooc., I, 11! •
. rgura .. aic.c.
2 DORO LEVI

Alcuni scrittori antichi, però, sembrano confondere il Pritaneo con la sede dei
pritani, che generalmente invece è denominata la Tholos 1 ; ma, prima di tutto, si
tratta di pochi passi di scrittori tardi e di scoliasti, e inoltre, se consideriamo
questi passi, possiamo constatar e che la confusione è spesso pii1 apparente che reale.
Questo, a es., è il caso d'uno scolio a Tucidide 2 che chiama il Pritaneo u una
grande casa dove si dava alimenlo ai cittaùini, così chiamata perchè ci avevano
sede i Pritani, i reggitori di tutte le cose » (ol rcòv oJ.wv :rear,116.wn1 c5t01%11wf); orbene,
questo scolio si ri ferisce al sinecismo di Teseo, e i Pritani cui allude non possono
essere quelli così chiamati nel!' epoca storica e che furono istituiti da Clistene;
chè, se poi si volesse intendere << quelli che si chiamavano pritani al tempo dello
scoliaste », bisogna notare che al tempo dello scoliaste i pritani non erano pitt
davvero « i reggitori di tutte le cose ,, !
La confusione si nob poi in un altro scolio, ad Aristofane :i, in cui si pone il
Pritaneo accanto alle statue degli Eponimi, che invece si sa con sicurezza essere
collocate accanto al Buleuterio e alla Tholos nell'agorà; e infine in Suida, che
sotto la voce Tholos dice : « Casa rotonda in cui mangiavano i pritani ; e si chia-
ma parLicolarmente Pritaneo perchè era la dispensa del grano "· È certamente
una falsa etimologia senza alcun valore storico, ma la confusione è innegabile. Non
così, secondo me, sotto la voce Pritaneo, dove altri invece vede la confusione mag-
giore. Dice infatti Suida: 1< Pritaneo: Thesmotetio, '11 holos. Presso gli Ateniesi, invece,
una casetta pubblica dove mangiavano a spese dello stato quelli che presso di essi
ottenevano tale onore. Ed era cosa ambiLissima ottenere questa disLinzione ; solo per
grandi meriti infatti concedevano tale grazia n. Il Pritaneo dunque era una Tholos,
o un edificio che corrispondeva alla 'I'holos ateniese, nelle altre città greche, mentre
ad Atene stessa era qualche cosa di diverso.
È proprio questa, secondo mo, l'origine della ben comprensibile confusione:
ogni città greca, probabi lme nte, aveva il suo Pri taneo 1, eh' era però precisamente
il luogo dove si raccoglievano i pritani; solo ad Atene, per una ragione che ora
dovremo indagare, tale luogo porLa un altro nome.
Per moltissimi pritanei oltre all'alLare comune è ricordata Ja sede dei banchetti:
per menzionarne uno solo, quello di Olimpia, sull'Altis, aYeva davanti un edificio
in cui v'era l'Estia, il fuoco sacro, e di fronte a questo un locale dove mangiavano
i vincitori ai giuochi :.. A Xaukratis, al contrario che negli altri pritanei, ogni
giorno sarebbe stato permesso a chiunque d'andarvi a pranzan} 6 • In un' iscrizione
di Creta ci è conser vato il giuramento « presso l'altare nel Pritaneo n ', e per
Rodi ci è aLtestato un Pritaneo sede dei Pritani 8 . I banchct.ti popolari presso al-

i Le te ~ tii11orua111t• i irure. al cootrario, sono n11 111cro... e; p. s sgg.


cfr. AlllSTOT., '.;IO . Il .• ~\. 43. -14 e ij~; e ANDOC., l. 4j • ... PAlS., \", t;;, 8.
IV, 3 . • PAcs. , 1\·, tso .\.
: Il, ss. ' UlTUIEll, c~r. d . 1-.·. Akad. d. 1r111•• \'ienua l&>!l, p. 431.
' Pau, 1183. ' l'OLL., t6, IS , 18 e l j , ~3, ~.

[
IL PRITANEO E LA THOLOS DI ATENI': 3

I' altare comune nei pritanei greci, sono ricordati anche da Dionigi d'Alicarnasso
a proposito dei banchetti comuni nelle t ribi1 romane 1 •
Già il fatto di ritrovare un pritaneo in tutti i luoghi della Grecia dimostra
che, piuttosto che Ja residenza d'una magistratura eguale per tutti i Greci, deve
essere indicata con un nome generale la sede della somma autorità dei vari luoghi.
Infatti lo stesso Dionigi di Alicarnasso ~ ci avverte che " i cos\ detti pritanei presso
i Greci sono sacri, e sono tenuti da coloro che nelle varie città hanno il potere
supremo ''. Infatti nevwvtç indica sempre il primo magistrato delle diverse città,
pure variando le sue attribuzioni secondo le diverso costituzioni. È noto l'uso deila
parola 11:evrm 1ç per (3ao1J.tvç presso i poeti"; o Aristotele ci conferma: 11 Alcuni
1

chiamano costoro arconti, altri re e altti pritani 11 •. Suida, sotto la voce 11:evrai11ç
commenta: u Re, arconti, dispensieri, amministratori, presidenti, custodi ''; in E-
sichio a tutto ciò è aggiunto ancora « coreghi ». Diodoro ci racconta che a Co-
rinto 11 i Bacchidi discendenti da E rcole, essendo più di duecento tenevano il po-
Lere, e reggevano la città tutti insieme, ma sceglievano fra di loro un pritane
che aveva potestà regi,a ,, 5 . Lo ste:;so ci testimonia Appiano per i Rodi, i quali
elessero Alessandro loro pritane: •• la quale è la carica suprema presso di essi » 6 •
Co ì a ;\lileto il pritane era « padrone di molte e grandi attribuzioni ,, ; ; in molte
iscrizioni lesbiche, poi, appare il nome 11:euicivt1ç con le stesse funzioni per le quali
altrove è usato {JaocJ.eiç; a ~Iitilene, a Ereso e in altre città il pritane è l'eponimo;
da un ' iscrizione di Mitilene, di pii1, sembra che in questa città i due appellativi si
corrispondano: <• ne abbiano cura i r e e pritani ,. ' .
Mediante queste considerazioni possiamo renderci ragione perchè mai ad Atene
sia stata chiamata Pritaneo la sede dei fìlobasilei e non quella dei pritani; pritani
infatti ad Atene, prima dell'istituzione di questa magistratura clistenica, erano ve-
ramente gli arconti re e i re delle tribi1; il loro tribunale era in quell'epoca re-
mota la somma giurisdizione, e nella loro residenza era conservato il fuoco sacro 9 •
Quando poi con Clistene la democrazia trionfante ebbe carpito tutti i poteri che
ancora rimanevano all'aristocrazia, per le nuove magistrnture allora istituite furono
create nuove sedi, che dovevano pure corrispondere maggiormente al grande in-
cremento della popolazione e all'estensione che la città andava prendendo col cre-
scere del commercio e dell'industria. Nella nuova agorà, dunque, spostata verso il
popoloso e laborioso quartiere del Ceramico, furono coslruiti gli uffici del nuovo
go,·erno. ~la mai, durante tutte le sue vittorie, il demo ateniese osò abolire vio-
lentemente tutti i privilegi che la tradizione religiosa consenti,·a ai suoi avversari.
Anche dopo Olistene le antiche fratrie conservano tanta importanza, da assumere

' .\. n., ~. ~ . ' ARI STOT., l'o/it., 5, ;,,


' A I\., 6S. ' B1.A•~, llrrmn, 13, p. :;&;.
• crr. r 1~0 .. rv111., 11 , 58, ed A>·~cn., ·11p1!f., "· 371 9 Anclu· quando a lìanco dPll ':rntori tà rt• t;i3 ~ors(· il poh'rc
(cd. Wei l) . r i,.i lt• doll 'n reonte. 1c mhrereblw che pure la sede Jella sua
• l 'ollt ., G. ma;-ist ratur:1 ,j3 ' 1313 il Pritaneo, :tl.ncno socondo 'lua ~tto ci
•• \'Il, 9, 6. •lles tn Aris tot., ' AtJ. n.. 3, 5.
'1 I\', 66.

r
4 nono 1,mv1

quasi l'ufficio di battesimo civile dei fanciulli ateniesi; così puro ci si spiega bene
perchè mai neanche il tribunale degli arconti re e dei re delle tribù sia stato
abolito, ma invece, defraudato di ogni reale potere poli tico, abbia mantenuto tut-
tavia un raggio dell'antico splendore nelle sue attribuzioni religiose. In poche pa·
role, sembra ohe Olistene con somma abilità abbia voluto lasciare agli antichi go·
vernanti tutto quanto, escludendo ogni effettiva ingerenza nella direzione della
Repubblica, abbia potuto far sentire meno la violenta innovazione delle sue ri forme.
E così il P ritaneo rimase sempre in certa maniera il centro religioso degli Ate-
niesi, mantenne, oltre al suo tribunale, il suo fuoco perenne sull'altar e presso al
quale gli efebi prestavano giuramento, la prerogativa di ospitare gli ospiti pubblici
e i cittadini pr emiati, e, oltre a tutto ciò, mantenne pure il suo ormai fittizio nome.
Oosicchè mi sembra chiaro ormai perchè, quando i nuovi pritani ebbero co-
struito il loro proprio edificio, presso al Buleuterio nell'agorà, non poterono deno-
minarlo col nome che gli spettava, e lo chiamarono invece, dalla sua forma, Tholos.
1\Ia anche la nuova somma magistratura doveva avere il suo altare presso al quale
prestare giuramento e fare i sacrifìzi rituali 1 ; non solo, ma - altra causa di con-
fusione col P ritaneo - aveva pure la sua mensa dove ogni giorno pranzavano in-
sieme i 50 pritani della tribù pritaneggiante 2 coi loro segretari e i loro scribi 3 •
Paro ehe in epoca tarda anche persone estranee al corpo dci P ritani per me-
riti speciali ricevessero il vitto nella Tholos (un' iscrizione del II sec. d. O. concede
tale onore a un sofronista) •; tanto che alcuni, in base a cer ti confronti epigrafici
di liste dei pritani e degli aesiti che ci sono pervenute per questo secolo, credono
di poter desumere che in quest'epoca gli invitati del Pritaneo e della Tholo3 siano
stati riuniti in un luogo solo~. Io per altro, badando soprattutto alla distinzione che
anche scrittori tardi continuano a farn tra i due generi di banchetti pubblici 6, credo
che non si possa a mmeLtere la riunione delle due tavole dello stato, e che l' au-
mento delle liste debba spiegarsi semplicemente coll'ammissione sempre più nume·
rosa degli impiegati .al Pritaneo ; .

•••
Per l'ubicazione del Pr itaneo, abbiamo già indicato che quello visto da Pau·
sania doveva trovarsi senza dubbio su l lato settentrionale dell 'Acropoli ~. Ma alcuni
hanno obiettato che, secondo la testimonianza di Tucidide 0, la città più antica si
estendeva solo sull'Acropoli e a S ud dell'Acropoli, cosicchè il Pri taneo visto da
Pausania non sarebbe quello originario. Aristotele racconta che, in origine, " i
nove arconti non abitavano insieme; rna il re aveva quel luogo che ora si chiama
l Cfr. PAU~., I, s, 1. ' Cfr. \\'ACllSllcTll, /Jit Stadi Aliltll, '· p. us.1, nota 4.
' oe~ ..
XIX, 100; cfr. Pou .. VIII, 155. ~ La ro~izione esatta ~·ì· \'Oluta ricono;,:cere negli u·anzi
3 OEM., X IX , :!4!).
di due eùifìei contigui sulla ''IS la terrazzo superiore, fra le
4
CIA, li i. 761. r hiese di H. Soter e di Il. Si111eon; dr. \\'AC llSll~TH. o. c., I,
; Cfr. CURTllS , Alt. SI., Il. 64 e Scuòu., lltl'lllU, n, r· >!~I.
r. .i9 . • Il , 15, 3.
4 Clr. a es. Po1. 1. .. VIII, 155 e IX, 40.

[
IL PRITANEO 1·1 IJA THOl~OS DI AT!';NE 5

bucòlio, presso al Pritaneo (ed è evidente: anche ora infalti costi avvengono l' u-
nione e le nozze della moglie del re con Dioniso), l'arconte il Pritaneo, il pole-
marco l'epilicio » ecc. Abbiamo dunque un nuovo dato per precisare l' ubicazione del
Pritaneo, che doveva essere vicino al bucòlio. Il male si è che per il bucòlio la
questione è anche piì.1 int ricata che per il Pritaneo. Polluce 1 dice che u i filoba-
silei, in numero di quattro e proven ienti dagli eupaLridi, si occupavano soprattutto
delle cose sacre raccogliendosi a seduta nel basileion presso al bucòlio ». Ma è
l 'unico caso in cui compare un edificio di Lal nome ad A tene; e inoltre da a ltre
testimonianze, fra cui un passo di Polluce poco più sotto del passo incriminato,
conosciamo il t ribunale dei filobasilei, presieduto dal re, che giudicava delle cose
inanimate o degli omicidi rimru:ti sconosciuti nel Pri ta n eo~ ; Suida, inoltre, ci dice
soltanto che il tribunale aveva sede presso il così detto bucòlio, ciò che va benis-
simo, come abbiamo visto, per il Pritaneo. Quindi l'unica conclusione possibile è
che si tratta di un errore facilmente comprensibile di Polluce, per cui Pritaneo,
per attrazione dei filobasilei appena nominati, fu Lrasformato in basileio ~ .
Liquidato dunque il basileio, e tornando a l bucòlio, s'è voluto affermare l' im-
possibilità d ella sua collocazione sulle pendici settentrionali dell'Acropoli da un
passo dello Pseudo-Demostene 1, che ricorda la condizione a cui doveva corrispon-
dere la moglie dell'arconte re per essere degna di celebrare le sacre nozze con
Dioniso: doveva essa cioè essere cittadina e aver sposato il re in prime nozze;
tali condizioni erano scritte in una stele, ch'era stata collocata presso all'altare nel
pit1 antico santuario di Dioniso lv Ai,m•a1; . Tale misteriosa cerimonia, come ab-
biamo g ià visto \ avveniva nel bucòlio, ed era fatta in occasione delle Antesterie.
Durante le stesse feste, e precisamente il 12 del mese AnLestorione 6 ) il re sce-
glieva fra le n obili ateniesi 14 dame, dette (1 le Venerabili )) , le quali entravano
con la regina nel tempio di Dioniso b1 11lµMt ç, che si apriva soltanto in quell'oc-
casione durante tutto l'anno, dove giuravano di celobrare secondo il patrio rito
certi speciali sacrifici.
In seguito a queste notizie s'è voluto che anche le nozze dovessero avvenire
nel santuario di Dioniso, e siccome sappiamo d'altra parte che avvenivano ne l bu-
còlio, il bucòlio dovrebbe essere stato una parte dcl santuario stesso. Ora la re-
g ione lv Ai1-wa1ç in cui si trovava il santuario è stata collocata nella parte occi-
dentale della città, e a ogni modo, senza addentrarci maggiormente nella s pinosa
que ~ tio n e • non era cer to nella parte settentrionale. ~Ia in r ealfa nulla ci dice che
7

le nozze dovevano avvenire do\e era posla la stele ; cosicchè, per il luogo delle
I \' ll f, lii. rlu· m3i ru rhiam:1to rrilanco piutloslo il Juogo do\·e com·eni -
• •'oLL., n11. t '.!O; A 111sToT., ' A iJ. n., ~;. ,1; DEMO>Tu.. ··ano i re cl1e non quello do'c risiede>ano i \'er i e propri pri-
r. Ari1/ocr., itl; PLl'T., Sol., 19 ; A'DOC., '· <8. crr. O>: S "· tani. L• re.;;io i· amme"a anche dal DE SA\CTI~, o. c., pp. 31
CTl;;t. "A,,?h. p. i li t'g~. e 5-0.
' As,3i pili loiira f• 'tuosla deduzione, che non per es. ' S~..Jti; C(r. llP.$YCll., dtOYt~'10t.' yfi,1to~.
•111ella ,fcl flo•rher ([Jasiltion sollo Healia) secondo il 11uole ~ ·.. uJ. Il., 3. s.
>:a rchho •t•to chiomoto ha siloio nel tempo dei re 1uello rhc • TL c., Il , i5 ; e 1'01.1... \' fil , 10$.
pili tardi ru chia mato Jlrilaneo; se pure in r~tti IJ già con~ta­ 1
\"cdi Jl o•: rctt, 1op. t'. Atlun, p. ~61 st;b. ; e OE SA~cT1s,
llltn nffini tà dci due appell ativi potrebbe aver faci litato l:a tra- o. c., p. 31, nota 7.
!> (orm:u ione dcl nome, non si potrebbe d:l\' vero spiegJ re per-
6 DORO Ll-JVI

nozze stesse, non ci resta altra testimonianza che il passo di Aristotele che lo col-
loca nel bucòlio; e al massimo. considerando il rito nuziale greco, si può parlare
d'un corteo che partisse dal recinto di Dioniso e arrivasse per la cerimonia fino
al bucòlio ; e non vi sarebbe nulla di strano che, nella stessa festa, dei riti diversi
fossero celebrati in luoghi diversi, perchè lo stesso sappiamo che accadeva anche
in altre occasioni, ad es. nelle Grandi Dionisiache 1•
Altri hanno voluto collocare il Pritaneo primitivo non già nella regione f:v
Ai;wau;, ma addirittura sull'Acropoli 2 • Si valgono questi d'un passo di Polluce 3
che dice trovarsi sull'Acropoli il Pritaneo e l'estia, passo che sarebbe confermato
da nno scolio ad Aristide (p. 48) secondo cui esso era u n luogo sacro a Pallade.
.Ma, senza fermarci su questo scolio perchè, come vedremo piì.i sotto, tutta l'Acro-
poli, e specialmente le pendici settentrionali sotto I' Eretteo, erano sotto la diretta
protezione di Atena Poliade, Polluce, in realtà, non parla dell'Acropoli di Atene,
ma descrive un'Acropoli in generale, sulla quale egli immagina raccolti tutti i prin-
cipali monumenti della città; fra l'altro, infatti, egli dice che l'Acropoli si potrebbe
chiamare anche << reggia o sede del ti ranno Il, mentre per Atene il ricordo di re
o tiranni sull'Acropoli doveva da tempo immemorabile essere spen to; e poi egli
dice non già che v1 era il Pritaneo sull'Acropoli, ma che vi è; e un Pritaneo sul-
l'Acropoli al tempo di Polluce è assolutamente inconcepibile. Un'altra testimonianza
avanzata è un'iscrizione che nomina " la sacerdotessa di Estia sull'Acropoli e di
l.Jivia e di Giulia ll 4 ; ora qualcuno ha creduto qui che si tratti dell'antico focolare,
e del relativo Pritaneo; ma non è neanche necessario insistere quanto sia assurdo
pe nsare a un Pritaneo sull'Acropoli in epoca romana; qui si tratta di Vesta, e la
sacerdotessa nominata è quella stessa che un'altra iscrizione chiama appunto " sa-
cerdotessa di Estia dei Romani I)". E infine, tornando a quella eh' è considerata la
più valida testimonianza in favore d'un Pritaneo sull'Acropoli, cioè al passo citato
di 'l,ucidide, anche senza considerare che esso si riferisco a un'epoca quasi mitica,
cioè quella anteriore al sinecismo di T eseo, e che d'altronde col nome di Acropoli
'rucidide poteva comprendere anche le sue pendici settentrionali, quella ch'era chia-
mata " la fronte dell'Acropoli >1\ si può inoltre far notare che questo passo può
essere in realtà addotto contro la teoria medesima che ne trae le mosse. Il passo
infatLi legge: " Teseo, avendo sciolti i buleuteri e le magistrature delle altre città,
raccolse tutti in quella che ora è la città imponendo un solo buleuterio e un Pri-
taneo... ecc. ecc. Prima di questi fatti, quella che ora è l'Acropoli era la città, e la
parte sotto3tante ad essa verso Sud ... o. E l'autore, come prova, cita anche antichis-
simi templi, anteriori al sinecismo, che stavano, econdo lui, per l'appunto sull'Acro-
poli o a Sud di essa. La Polis dunque, quella dove com·engono ora tutti gli abitanti
dell'Attica e dove sono posti i nuovi edifici per le magistrature comuni, non solo
qui non è identificata coll'Acropoli, ma anzi , ben considerando, ne è contrapposta!

1 t.fr. N1Lr.~os, Studia d• 1Jvo11isii• Alticis, p. l~t. ' M h. "111111., 1889, p. a~t .
, \'cdi • e•. Crnnt'S, Ml. SI., li , 55. > /CA , lii, 3HS.
" IX , 40. " Cfr. W ACIT ~MUTIT, o. r . , l, p. 411'4 •~I(.
lfJ PRITANEO Rl LA 'fHOLOS DI ATENffi 7

Scartate tutte queste supposizioni, dunque, non abbiamo nessun motivo per
credere all'esistenza d'un P ritaneo diverso da quello descrittoci da Pausania, e
anzi, ricordando le nostre considerazioni sul nome di Pritaneo, possiamo quasi cer·
tamente escludere che vi sia stato un altro Pritaneo prima di quello da noi cono·
sciuto; questo infatti risale indubbiamente a Olistene, ed essendo mantenuta l'an-
tica istituzione solo per la t-enacia della tradizione religiosa, pure riducendosi enor-
memente le sue competenze, e pure costruendosi un nuovo edificio più conforme
alle nuove esigenze dei tempi e un nuovo altare della patria piì.1 vicino al mutato
centro della vita cittadina, non è certo ammissibile che dopo Clistene l'antica ara
abbia mutato r esidenza, chè tanto sa rebbe valso abolirla ! Egualmente non è am-
missibile che si sia cercata una nuova sedo per il P ritaneo in epoca pisistratica,
quando og ni altra magistratura fu ori della tirannide poteva vivere solo nominal-
mente. Il Pritaneo dunque risale certamente fino a Solone, ed è fino dalla sua le-
gislazione che le tavole delle leggi, conservate ancora al tempo di Pausania, vi
furono collocate; nè prima di Solone possiamo immaginarci un'estensione così sen-
sibile della città e un aumento così forte della popolazione da richiedere lo spo-
stamento d'un luogo così stabi le e sacro come l'ara, che un'iscrizione di Tanagra
chiama « il cuore del popolo '' '.

IL BUCO LI O E fJA SOPRA V VIVENZA

DI ALCUNI E LE MENTI MICENEI NELLA RELIGIONE GRIWA

Parlando del bucolio e delle nozze di Dioniso, abbiamo toccato una delle ma-
nifestazioni piì.1 singolari della religione greca. In g1merale tutto il culto di Dioniso
appare come qualchocosa di estraneo al carattere della religione g reca, così come
nella tradizione il dio stesso è un estraneo che solo con la forza riesce ad acqui-
starsi un posto nell'Olimpo ellenico; la sua posizione è tanto anol'male, anzi, che
assistiamo allo strano fe nomeno della sua difesa da parte del poeta piì.1 scettico fra
i Greci, nelle Baccanti cioè di Euripide, e la sua satira spietata in un poeta che,
per quanto deridesse i vizi e le ridicolaggini degli dei, in fondo si atteggiava a
difensore del patrio culto, voglio dire nelle Rane di Aristofane. ;\fa, di tutta la sua
ricca mitologia, noi tratteremo soltanto alcuni punti che ci preme mettere in luce.
I bucòli, i cc bovari », non sono naturalmente dei soliti pastori. Conosciutissime
sono le loro associazioni in epoca ellenistica, in cui essi celebrano i misteri di Dio-
niso. Ma anche in tempi molto più antichi li vediamo nelle funzioni di sacerdoti ;
un frammento di Euripide ci attesta dei bncòli a Tebe, intenti a coronare di edera
l'antico simulacro in legno della divinità 2 ; un altro bucolio è conosciuto per Creta
da un frammento dei Cretesi di Euripide : " una sacra vita conduciamo, da
quando divenni miste di Giove Ideo, e /JouYa ç di Zagreo nottivago, compiendo i
t Clr. ruAZill, I\", p. Hl. ' .~ ntiopr, :\•l'ck fr. òO~

l
8 DOHO IA~Vl

banchetti di carni crude e levando torce alla madre dei monti, e fui chiamato ve-
nerando baccante dei Oureti " ecc. 1 •
Già il nome stesso di questi sacerdoti « bovari » ci richiama il ricordo dei
culti totemici; ma, di pili, noi abbiamo abbastanza numerose e sicure notizie che
confermano il culto di Dioniso sotto forma tau rina. Le donne di Elide, secondo
Plutarco 2 , a primavera invocavano il ritorno di Dioniso: «Ritorna o eroe, o Dioniso,
al sacro tempio Alio assieme alle Grazie, al tempio, balzando sul piede bovino, ve-
neratissimo toro ». Gli Argivi poi lo chiamano '' nato dal toro n. Non è molto
dissimile l'invocazione del Coro delle Baccanti: '' Mostrati qual Loro o dragone dalla
molteplice cervice, quale leon che avvampa di fi am me r utilo »:'. Probabilmente allo
stesso culto bisogna riferire la dedica di Thcspiae ,, 0eov 1'a<~eov » '. Ateneo ci informa
che molti poeti chiamano Dioniso toro, e che sotto forma taurina ha una statua a
Oizico "; e P luLarco aggiunge che molLi greci hanno innalzato statue a Dioniso
tauromorfo 6 • A questo culto, infine, corrisponde il sacrificio a l dio d' un toro, che
veniva ucciso con un'ascia e poi divorato a pezzetti crndi ; olt re a Greta si distin-
guono per simili cerimonie sopratutto Oh ios, Lesbos e Tenedos ; ; sacrifici di tori
(raveoq 6J 11a) probabilmente riferiti a un culto simile sono ricordati in un'iscrizione
1

di Anaphe ' . Il significato di tali riti orgiastici, solennizzati sempre con l' uccisione
di animali, viene spiegato generalmente come i dolori della natura partorien te in
autunno; di Dioniso infatti si diceva che allora scompariva, e si rifugiava in fondo
al mare o presso alle Ninfe o tra le Muse, e ritornava solamente, tra grande gm-
bilo, a primavera.
JB già stato messo in luce da altri !• il r apporLo che corre fra alcuni riti ate-
niesi, e soprattutto la cerimonia della bufonia nelle feste Diipolie, con antichi riti
micenei. Nelle Diipolie, infatti, per dire soltanto quello che narra Pausania 10, il
sacerdote ucc ideva con un'ascia un toro, cu i prima si lasciava mangiare le offerte
<li grano e di orzo dall'altare di Zeus Polieus sull'Ac ropoli ; poi il sacerdote fug-
giva quasi spaventato del suo misfatto, e, non potendo essere g iudicato lui, veniva
g iudicata l'ascia che era stata istrumento dell'uccisione. Ora in tale cerimonia, che
riusciva stranissima a i Greci stessi, vi sono <logli elementi, come la doppia ascia e
sopraiLutto il toro, che richiamano immediatame nte il culto cretese. Di questa scena
sacra si può oggi riconoscere forse un'illustrazione in una gemma di Creta" in cui
compare il toro appoggiato con le zampe anteriori a una specie di altare, rappre-
sentato con un disegno reticolato, in atto di bere secondo l' Evans, in atto di man-
giare le offerte se la nostr a esegesi è vera; un agile cretese, dalle proporzioni assai

' l'r \i5; \·edi ;rnche accomun3li i buci1li coi Coribanti • ''· 01.' 35.
in Lur., fl ., ,;9z1jr1rw.;, 7t•. ' In que•t ' i<ol• Dioniso comporr odorato sotto Sii appella·
• Qu. r.r., 36. t h 1 tli &n>u;;.v,o.:. <:>ntit)1&.; o 1.+11u1ur1j.: e ù._,,,?aw."fo990.1"<n>i;.
• \', lOli, trad. Homof;noli. Cfr. ancor• Ern1r111c, n11e- • I G, Xli', ~4:1.
eant1, !118; NtcA,DRO, in AST0'1'0 l.IDERA1.r., rop. X; l.1 • • B. M. TAMARO, in Annuario Jclla Sruola Arch. Ji Aae
co1•11n., Alex., p. 4? (ed. Stcpliani ). rw, \Ol. n·-\f' p. I .....
• 1: I e, r:rntc. St/I/, I, 1787. 1• I, ':! I, 4 .

•X l, 47~ A. u E\'A\ .. , 1he Palart o1 .llinoa, p. 3ìi, r.,. :1 ...

l
IL PRITANEO E LA THOLOS DI ATENE 9

minuscole di fronte al tor o, gli salta addosso fra le corna 1 • Ma altri esempi sembrano
ancora più perspicui; senza nominare tutte le rappresentazioni di tori feriti sopra a
grandi altar i, che potrebbero appartenere alle consuete scene d'un semplice sacrifizio,
ricorderò soltanto due cretule, di Onosso, di cui una, frammentaria 2 , rappresenta
due tori col muso accostato ad un piccolo altare, me n tre l'altra, anch'essa purtroppo
guasta lungo tutto l'orlo (fig. 1), raffigura due tori che incedono questa volta (sembra
quasi feri ti e grondanti sangue dal dorso) sopra un vasto al tare sostenuto da una
colonna con ampio capitello arrotondato, nel mezzo, e da due bucrani ai lati 3 •
Noi, ora, vorremmo far notare come molti di quegli elementi nel culto di
Dioniso, che a noi e ai Greci stessi sono apparsi estr anei alla religione ellenica, si
possono egualmente ricollegare con la civiltà cretese, le cui tracce si vanno sco-
prendo sempre pii1 numerose di
giorno in giorno non solo nel-
l'AtLica, ma anche in Beozia,
come in molte altre località della
terraferma ellenica. E, oltre a
tutte le testimonianze già citate
per il culto di Dioniso tauromorfo,
possiamo aggiungere che anche
per que to dio si celebrava una
cerimonia quasi in tutto identica
a quella di Zeus. Infatti ci rap·
porta E liano che « gli abitanti
di '!1enedo anticamente alleva- l'I<~ . I - !"llF.TUl,A 01 ONOSSO OON DIJR TORI CNOF.ORNTC
SOP ltA UN A[,TAltf..
vano a Dioniso una vacca incinta, (Ois. ingrandito, di E. Stcr.ni)

e quando partoriva la trattavano


come una puerpera; sacrificavano poi il vitellino appena nato, calzandolo di coturni;
ma colui che lo colpiva coll'ascia, veniva inseguito con pietre, in grazia alla legge
divina, e fuggiva fino al mare »'. Anche qui dun que ritroviamo il toro, o giovenco,
e la doppia ascia, ma questa volta in relazione con Dioniso anzichè con Zeus. Di
più, ritroviamo Dioniso in relazione con la doppia ascia fino dalla prima Yol ta che
compare nella letteratura greca, cioè in Omero: Diomede infatti, prima di scon-
trarsi con Glauco figlio di Ippolocho, gli domanda se egli non sia un dio, perchè
egli non voleva combattere contro gli dei come Licurgo, il quale aveva cacciato
le Menadi dell'invasato Dioniso sul venerato Jisio; e queste erano tutte fuggite,
lasciando cadere per terra gli istrumenti della cerimonia, inseguite dalla bipenne
lanciata loro dietro dal feroce Licurgo, mentre Dioniso aveva cercato rifugio get-
1 S<>eondo alrri i• il toro clic carica e getta per aria l uo1110.
0
per gentile concessione Ji Sir A. EfOns. Uo altro esempio io
1'"01· ..e 11ua ''•rianle del sog~t•lto è da riconoscere nella capr:a tui i piedi d'un altare a'surnono forma di bucrani, è dato
rhc mon;ia pre~co un altare. con accanto un bamUino o un Jall• gemma di llcrlino, Fu1Twu~G~E11, /Jncl1rdb11n9 da
l(iO\anCllO, lbid., p. ~73, fig. ~0~. yuelwillnun 1ttint />11 Antiq1<11rlum, tav. I , :!~
' Museo, Caodia, vet r. t6, 11, ~84. • Il< nat. a11im., Xl i , 34.
• Musco, Candia, 'etr. 16, 11. 10\I. Jo:ssa si puloblica ~11i
10 DOHO LEVI

tandosi nell'onda del mare, dove 'l'ctide l'accolse tutto tremante per lo spavento
che l'aveva invaso alle minacce dell'eroe '.
Che la (JouTr21/~ scagliata da Licurgo s ia proprio una bipe nne, e non un'ascia
semplice, anche qui è dimostrato sia dalla tradizione figurata, iu cui la bipenne,
coronata di tralci, è portata dai seguaci di Bacco, sia da quella letteraria che in
epoca posteriore rinarra l'episodio 2 • A Tenedo stessa, infatti, dove abbiamo visto
in grande onore il culto di Dioniso, troviamo in monete del VI sec. da una parte
la bipenne e dall'altra una testa gianiforme, che è stata ident.ifìcata come Dioniso
e Ariadne 3 : vi è spesso accoppiata, invero, anche l'immagine d' un grappolo ma-
turo, d'un cantharos o d'un altro vaso, che richiamano alla mente il culto di Bacco•.
In Tracia, su di una moneta del 400 circa, la doppia ascia accompagna la testa
di Dioniso solo 5 1 mentre in altre monete della stessa epoca accompagna il grap-
polo d'uva•:; ritr oviamo la bipenne in 'l'essaglia, in monete di Larissa ', e in altre
di Phcrae coniate dal tiranno Alessandro (369-357 a. C.) ohe ~appiamo aver tri-
butato un cullo speciale a Dioniso di Pagase, il quale era soprannominato Pe-
lekys dalla bipenne usata nei sacrifici in suo onore ". In molte monete della Caria
v'è nel rovescio una testa barbata coronata di alloro, che si inte rpreta come Giove
in omaggio al culto a noi tramandato di Zeus Labrandeus, benchè non vi sia al-
cuna ragione speciale per attribuire tali monete a Zeus piuttosto che a Dioniso;
ma certo non si possono attribuire a Zeus le monete in cui compare l'aspetto gio-
vanile del dio imb:irbe 9 ; in un'altra moneta caria, poi, abbiamo sul rovescio i grap-
poli e le spighe ' 0 • Senza insistere su parecchie altre monete in cui, accanto alla
bipenne, si potrebbe riconoscere la figura di Dioniso o quella della sua sposa 1 1, no-
teremo invece quelle in cui compare l<\ bipenne assieme al toro, cioè due monete
di Myndos e una di Aphrodisias, in Caria, di epoca imperiale 12 ; infine un serpente
è attorcigliato alla bipenne in una moneta frigia di Hierapolis del I sec. a. C.':'.
Ritornando alla tradizione letteraria, è importantissimo anche un frammento
di Simonide tfr. 172), in cui la doppia ascia è chiamata " . ltW11vaow t111axToç {Jovcp6-
vov {}egémoirca '' · Con la stessa bipenne, poi, Licurgo impazzito per castigo divino
uccide suo figlio prendendolo per un tralcio di vite 14 , scena cho vediamo raffigu-
rata in parecchi vasi attici e in rilievi •:'.
Ma si potrebbe obiettare come mai, se il dio taurino di Crela s'è identificalo
con lo 7ieus greco, si voglia trovare il ricordo del suo culto pure in Dioniso ; tut-
tavia la risposta non è difficile, perchè non è solo ammissibile ma ben compren-
' z. 137 . ~a ..d90>' t/Jc~aìov .dtQ,,,,oor 1ÒY ,·,, Jlciyo.oai..~, :J: i>:a).cho lli-
• Cfr. S'rbPllANr, Compie rtndu, t863 , p. l?:i si;i;.; 0\ID., ;,,,xv:, tboefJ1:i11 Ju~<p6~w; ,.
Jletam .. 4, ~2, 'l'rlst., 5, 3, 39 ecc. Per le allre rapp1·ose11ta- • Auso~, Il, 1111. U8·69, 11100010 di Ci licia; 1:1 fii;ura IJar -
zioni figurate Ji Dioniso con elementi taurini, in genoral1 1
1
bn1a è ai on. i2· i.I o 76.
dr. CUJITIUS, Vas Stier del Diony1us, Jena 1 88~. io Di lleraclea S•l~ace, ibitl., 11. 96.
• HEAD, llist. i\'umm ., ~. p. 550. 11 Cfr. ibid., i nn. 46, 47, 75, 82, 81-86, 90, i OI

• Clr . AtSON, 1\'umismata Cratca, II , nn. 48· 67. " Nn. 80. 81 e 95.
' HrAD, p. !!8~. 13 lbid., n. i Ot.

• ACSON, II. nn. 41-43. IC A POLLOD., 3, S, t.


; llEAD, p. 308. 1
~ RoscttER, n,, p. 21us t' ... g~.
• Scuo1. . 0 >1. 1 Il., ~\I\'. i~ '$: • fh,;:rou:r~: <f't/on• •À;J..
u, PRITANEO E LA THOLOS J)J ATEJNE 1t

sibile uno sdoppiamento della somma divinità cretese, di cui invero alcuni attributi
vediamo passare nello Zeus greco, come alLri in Dioniso; se infatti Zeus eredita
la somma autorità, è proprio Dioniso ad assumere tutti quei caratteri naturalistici
che non si possono negare nella religione minoica. Ancora in epoca tarda si tra-
mandava a Creta che il culto del sole o della fecondità della natura era simboleg-
giato nel toro 1 : e infatti, nel!' epoca minoica, è frequentissimo il comparire del
sole e della luna in anelli e sigilli di soggetto religioso; ed è proprio la scena
della morte dcl dio, che potrebbe corrispondere in tal caso al lutto dell::i. natura
per la partenza di Dioniso in autunno, che l' Evans ha voluto riconoscer~ in alcuni
anelli d'oro di Micene 2 • Abbiamo accennato sopra al frammento di Euripide in cui
i u Baccanti dei Curcti n si chiamano insieme Misti di Giove Ideo, e Butai di Za-
greo. Il mito dei Oureti infatti, fino dal suo apparire in un frammento pseudo-esiodeo,
ha un carattere spiccatamente bacchico, e i Cureti di Zeus sono accoppiati ai Satiri
di Dioniso : cc Dalla figliuola di Foroneo dicono che siano nate cinque figlie, dalle
quali provennero le rinfe dee montanine, e la stirpe dei Satiri fannulloni ed in-
capaci, e i Oureti, sollazzevoli dèi danzatori »=1• Già gli antichi hanno rimarcato la
somiglianza della leggenda sulla nascita di Giove con quella sulla nascita di Bacco,
e dei Cureti coi Kobaloi e coi Satiri dionisiaci; vi insiste però in modo speciale
Strabone 1 che, fra i molti passi poetici che cita, ci fa conoscere anche un impor-
tantissimo framm ento del Palamecles di Euripide, secondo il quale Dioniso cc assieme
a sua madre si diletta sull'Ida dello strepito dei timpani ,., sul monte Ida, appunto,
dove era localizzata la leggenda dei Cureti ; in un altro frammento euripideo dei
Cretesi risalta il carattere bacchico nei riti dei Cureti, che sono accoppiati ai Satiri
danzanti di cui gode Dioniso ; e in Nonno sono fatti addirittura i Cureti stessi balii
di Dioniso infante. Anche le rappresentazioni figurate in cui la nascita di Dioniso è
accompagnala dai Cureti sono svariate e numerose ; fra queste è importante il rilievo
del teatro di Dioniso ad Atene, una pisside d'avorio di Milano .; e un rilievo della
villa Albani '1, oltre ad alcune monete imperiali 7• Un precedente a cui forse si
può ricollegare il mito dei Cureti, sono le danze mistiche che si sono riconosciute
in diversi monumenti minoici~. Anche i leeoì yapo1, dai quali evidentemente derivano
le nozze della regina nel bucolio, sono spartiti egualmente fra Zeus e Dioniso, e
sono collocati dagli antichi per la maggior parte proprio a Creta, a Cnosso o a
Hierapytna !•; e bisogna ricordare che Ariadne, la sposa di Dioniso, era un nome
sotto il quale era venerata a Cipro Afrodite Urania, e che in essa già l'Evans ha
riconosciuto la moglie del cretese dio della luce 10•
Non vogliamo ora addentrarci nella selva intricatissima delle teorie orfiche
1 Cfr. SUIOA: ra ii(}o.: • uì <AÙ)olo~· coù ùv<l!)6.;-, e "IA IUIU, ,, llELBIG, Fiihnr, Il, os, sn.
Calu1d. Crtl. , in llend. dei Lìnal. li Ili, p. t~o .• 'AJ•ovno: 7 l\O~CllER, 111, p. 16~6.
taUeo; , , ecc . • crr. 5_.,·1cNoN1, J/011. Ani .. XIV, p. sxs si;i;.
• crr. EVA:<S, o. r., p. t ilt e ft;:. 116. • Cfr. P. M1:<cAzz 1s1, mili prt-tlltnici in Crtln,
f:11//i '
• Fr. I ~ GOETTI:; cfr, I M111811 in Roscur.R, l.e;1,;., 11 1, on /le/iulo, I . ~4 sgi;. Anrl1e di lali none I' Evans crede di
r. 1595 e si;i:. poter riconoscere delle tracce nella re1i;ione minoica, cfr. o.
' 469 sg,;. r ., p. 5?6, lì,;. 383 .
• ROSCHER, Il', fti;11ra •Il• p. 1618. to E\'ANS, Tru a11à Pillar Culi, JllS, XXI, p. tU.
12 DORO 1,11v1

di Zagreo; ma ci basterà di accennare a due o tre clementi che ci possono inte-


ressare. Le linee essenziali della leggenda di Zagreo sono queste: egli è figlio di
Zeus e di Persefone; nei suoi giuochi infantili viene sorpreso dai 'fitani, messo a
pezzi e divorato; solo il suo cuore è risparmiato, e Giove, inghiottendolo o facen-
dolo bere a Semele, fa rinascere il dio sotto forma di Dioniso. - Vediamo dunque
che Zagreo non era altro che la prima incarnazione di Dioniso. Nonno 1 aggiunge
come Zagreo cerca di salvarsi dai suoi nemici mediante diverse trasformazioni,
finchè è sopraffatto e messo a pezzi sotto forma di toro ; ed è per questo fatto,
secondo Firmico Materno 2, che si sbranava a lui un toro, per ricor do cioè dei
dolori sopportati dal fanciullo morente. A Zagreo stesso, poi, da parecchi autori è
attribuita forma taurina~ .
Abbiamo indicato, dunque, la stretta parentela fra Zeus e Zagreo, e indiretta·
mente quindi fra Zeus e Dioniso. È interessante anc;he rilevare la tradizione che
fa Zeus unirsi a Persefone in forma di serpenle e procreare Dioniso in forma di
toro\ donde deriva la formula orfica (( raveoç ;ranìe ~e&xonoç xaì. iaveov ~e<fawv li ;••
Altro,·e però Dioniso stesso è adorato sotto forma di serpente r. . Possiamo infine
far notare, senza insistere più oltre, come Euripide ricorda le apparizioni di Dio-
ni5o sotto forma di toro, di serpente o di leone, proprio i tre animali sacri per
eccellenza alla religione cretese!

Pure avendo determinato le affinità che corrono fra questi elementi della r e-
ligione greca e la religione cretese, non crediamo che, al nostro stato di conoscenza,
si possa vagliare con cer tezza quello che sia tradizione antica dal prodotto della
fantasia ellenica. Così ora vogliamo semplicemenle accennare, in alcuni miti affini,
degli elementi che si riferiscono a Creta e alla religione minoica, benchè siano
stati poi incorporati e trasformati nella leggenda greca.
Allo stesso ciclo dei bucoli e della bnfonia appartiene l'eroe Butes, r eponimo
della gente ateniese degli Eteobutadi che aveva il sacerdozio ereditario nell'Eretteo,
i maschi di Posidone Eretteo e le femmine di Atena Poliade. Esichio infatti, sotto
Butes, fa dell'eroe un sinonimo di bucolo, e il celebratore della cerimonia della bu·
fonia; l'eroe aveva un altare proprio ' e un sacerdote, come appare dall'iscrizione del-
l'Eretteo << 'heùvç BovT:ov »:<. Nella tradizione attica 9 Butes è fatto figlio di Pandione,
re di Atene, e fratello di E retteo di cui sposa la figlia Oh tonia ; secondo un' al tra
versione invece E retteo dovette sacrificare la figlia Ohtonia 10 per riuscire a vincere
Eumolpo, e sacrificatore fu destinato appunto Butcs; le sorelle di Ohtonia per la
disperazione si ucJisero, e furono trasformate in alcioni . Nel mito degli Argonauti 11
si racconta come Butes si lasciò indurre dal canto delle sirene, malgrado gli sforzi
/Jio11111. 6. 1()1.
l • I CA. lii, 30~ .
' Ve trrort proph. rtl., p. !I, Bur<. fr. XL\'111. • At•OLI 00., 3, U, IL
' Vedi l\O>CllER, l ez. 1° Chtonia Ce lle l•holta è •ncl1e un epiteto di Demelro) è
1 CLF.JI, At,., Prolr., ':!, 16; Fmx. MAT., cap. :\I.
uno degli appellativi dì Creta; cfr. STEPH. Brz., •lhn .. ed.
• crr. NoN,o, Dio11 11... , s, 564. Mein, p. 38 1 : • Jeal,.trru "Ì. ,; lf;;no; xaì ~À'f}la xaì X lJovla
• /11n. Or(., 5!!, Il. xai '/,\a/a •.
1 PAU S., I, ~6, 3. 11 Al'OLl.011. 1\011., IV, UIO.
IL PRl'fANEO E LA 'fHOLOS or ATENrn 13

di Orfeo, e come gettatosi in mare fu sal\'ato da Afrodite, che lo portò ad abitare


con sè a Lilibeo. Ma assai più importante è per noi la versione di Diodoro i, che
riporta la leggenda in 'rracia. Butes, secondo questa, è fratello di Licurgo e figli')
di Borea; egli congi ura contro il fratello maggiore e, scoperto, fugge coi suoi in
Tracia e occupa Strongyle, cioè Nasso. Qui i Traci vivono conducendo vita da cor·
sari, ma, essendovi scarsità di donne,. ed essendo tutt' intorno deserte le CicJadi,
si spingono fino in Eubea e, respinti dagli Eubeesi, fino in T essaglia; nell' Acaia
Ftiotide, presso Drios, essi sorprendon:> le nutrici di Dioniso presso il loro fuoco;
all'assalto dei pirati le donne fuggono spaventate, parte sui monti e par te al mare;
solo alcune sono rapite, fra le quali Koronide che viene costretta a sposare Butes;
però, in seguito alle sue preghiere a Dioniso, Butes impazzisce e si precipita in
una fontana do\•e muore. Notevoli sono dunque i punti di contatto con l'altra leg·
genda, di Licurgo, il re degli Edoni, che abbiamo visto riferita pure in Omero.
Al mito di Butes si ricollega quello degli Aloadi, Oto ed Efìalte, mandati dal
padre Aloeus a riconquistare le donne tessaliche rapite dai Traci. Sono essi i due
giganti che crescevano straordinariamente di giorno in giorno, perchè li nutri va
la terra fruttifera 2 , e di cui si racconta che imprigionarono Marte a Greta e lo
tennero legato per 13 mesi, e lo avrebbero lasciato morire senza l'intervento di
Ermete. Un loro altare è attestato a Greta 3 , mentre la loro madre Iphimedeia
aveva un culto a Mylasa 4 • Il nome stesso di tutti questi eroi indica chiaramente
l'origine naturalistica del mito :,_
Nel ciclo di leggende da noi trattato entra indubbiamente anche Buzyges.
Era questi nella tradizione ateniese colui che per primo aggiogò i buoi all'aratro
·- vanto però che gli è contestato a nc he da Zagreo e da Dioniso stesso 6 • Egli
avrebbe promulgato pure delle leggi riguardanti la coltivazione della terra, le {3ov-
Ctlyeioi àeat, fra le quali la più importante era il divieto di uccidere il toro dei
campi; un simile divieto, la cui trasgressione rappresentava addirittura la morte,
ci è attestato presso i Frigi da Eliano, proprio sopra al passo in cui ci riferisce
la cerimonia della bufonia di 'l'enedos •. Da Buzyges vantava la discendenza la
famiglia dei Buzygai, che aveva vari pr: vilegi religiosi, fra cui la custodia del
Palladio. Ad essa spettava puro la custodia del « terreno sacro », secondo la no-
tizia di Esichio : " Bo1 Cvy17ç · <> Tovç ìegoì•ç àg6rovç bmeJ.ciw ,, . Gli Ateniesi colti va-
1

vano infatti tre di questi terreni acri, uno a Sciro, uno presso Eleusi, e il terzo,
chiamato Buzygion, sotto l'Acropoli ~.
Ci è assicurato da molte tesLimonianze, che risalgono fino ad Ari st.olele n, che
Buzyges non è che una denominazione tarda di Epimenide. il famoso poeta e mago
cretese; di questa figura è notevolissima la mescolanza di elementi mitologici con

I V' SO, ~. 1101110 della madre lpltimede i• pal'O voglia indicare il sole frut·
, Od., l, 30a. t irero che dà forza e vii;ore.
, PL1~ . • •Vat. lli11., \'Il, i3; SER\'., ..itn., lii, Si!!. • lk nat. a>1., Xli, 3,1.
I l>AtS., X, ~.'), 4. ' OIOO., I\', 4, :! e lii, ij4 , I.

1
Aloeu~ =
il pianlutorc; 0103 de riva d:. cl1•?hv == tritare • PtUT., Cont'. ,,,.aec., A~.
il grano; Efialle dn ir1<i.J.i.01tar 1 il nigin1·e dcll"uva, 111cntl'e il • Vedi TOF.Pvrn11, A/lische Gc1ualoyie, p. UO, 1101a ~.

l
14 DORO LEVI

elementi storici '. La maggior parte degli seri ttori lo fanno nascere a Onosso, altri
a Festo. Della sua fanciullezza si racconta che, essendo stato mandato dal padre e
dai fratelli ad una fattoria vicina a prendere una pecora, durante il calore meri-
diano si fermò a riposare in una ca verna, e si addormentò. Oolà egli dormì una cin-
quantina d'anni; si svegliò però credendo d'aver fatto un sonnellino, e si r ecò alla
fattoria del vicino; trovò naturalmente la fattoria venduta e i padroni cambiati.
Tornò quindi a casa, ma anche lì non ritrovò nessuno, se non un fratello più gio-
vane, dal quale riuscì infine a capire l'accaduto. Della sua attività in Attica si
racconta poi che, infuriando una terribile peste in Ate ne in causa del misfatto
compiuto dopo la congiura ciloniana, essendo giunta colà la fama di Epimenide
come indovino e veggente, si mandò a chiamarlo, ed egli purificò la città, atti-
randosi però la disapprovazione di Solone 2 • Secondo altri, al contrario, sa rebbe stato
grande amico di Solone, che avrebbe aiutato nella compilazione del suo codice.
Epimenide fu compreso fra i Sette Savi della Grecia. L'indovino affermava di es-
sere debitore delle sue qualità divinatorie al contatto che aveva avuto, durante il
suo sonno, con gli dei, con la verit~t e con la giustizia. Secondo la tradizione la
grotta in cui egli s'era addormentato sarebbe l'Antro di Zeus sul monte Dikte, e
Platone afferma che il poeta doveva la sua ispirazione a Giove, come Minosse il
quale nello stesso AnLro Dicteo era stato ispirato da Giove a dettare le sue rino-
matissime leggi ".
Famosa era la longevità del veggente ; i Cretesi la facevano salire a niente
di meno che 299 anni ; essi rendevano a Epimenide onori divini e lo chiamavano
" il nuovo Onreta H . Gli si attribuivano inoltre diverse qualità magiche, come per
es. la facoltà di uscire dal suo corpo e di rientrarvi quando volesse; ma d'altra
parte, senza voler insistere maggiormente su tutti gli episod i della ricca leggenda,
oltre alle testimonianze di molti storici seri che riconnettono la sua attività con la
congiura ciloniana e con le riforme di Solone, parecchi autori citano per di pi\1
molte delle sue opere, di cui dei frammenti sono conservati fino a noi 1• Da tutto
questo mi sembra che non si possa negare la storicità d'un Epimenido; ma d' al-
tronde non è neppur possibile che intorno a un personaggio dell'epoca soloniana :.
si sia formata una leggenda così ricca e così sf raordinaria. 1~ ovvio quindi che la
leggenda di Epimenido sia esistita assai prima del VI sec., e non è escluso che,
se tutta la mescolanza fra i due personaggi non è dovuta a pura confusione, l' in-
dovino cretese abbia attinto autorità e gloria attribuendosi il nome e le gesta del
suo precursore mitico. È da questo antico Epimenide leggendario, dunque, che di-
scende il Buzyges ateniese, e ne risulta un nuovo legame dei nostri culti con Creta.
Soltanto di passaggio possiamo accennare che quella specie di teofania, a cui fu
soggetto durante il suo sonno il mago, è stata da tempo riconosciuta nella r eli-
1 \'edi le notizie raccolle in 0.-MOGLl:I, t:plmlttitl• de ' Ooi dati intorno alla :.-.ua e1à non dobbiamo 1enerc gran
Crèt<, t901. conio, pe rd1è le fonti si sono eviden1cme11 to ricollegate con la
t S11rnAt 'h'ni,1ut1 i61F. suppOil• età dell 'all c nl:olo ciloniono, che la nos1ro. cri• icn sto-
" ,l/inos, f'. 31\) C. rica '• ormai scendere tli p•rccchi decenni dopo la XLIV O-
• Dl&LS, fr. der l'or1okr. , 4~9·50~. limpiade; cfr. DE SANCTIS, o. c., p. 'i!SO •ri;.
IL PRITANEO E LA THOLOS DI ATlrnl~ I~

gione cretese in grazia alle scene rappresentate nelle gemme e negli anelli 1• Più
degna di nota è la conferma delle nostre induzioni che ci ò data da una rappre-
sentazione figura ta, cioè un gruppo di bronzo descritto da Pausania, nel quale ac-
can to a Epimenide seduto, si vedeva una vacca che sembrava condotta al sacrificio ~ .
La madre di Epimenide è chiamata Blasta, e il nome stesso, C'he si riferisce
allo sbocciare e allo svilupparsi della semina 3, indica il carattere naturalistico del
suo cullo. Ora ad Atene è stata trovata un'iscrizione terminale, che si conserva
al Museo Epigrafico, la quale legge : " Ingresso al saccello di Blauta e della Kou-
rotrofos, dedicato dal popolo "· Questa Blauta è stata già da altri ' identi.ficata con
la nostra Blasta; il suo nome d'altronde è stato anche peggio storpiato da Plutarco "
che la chiama Balte. La Kourotrofos per eccellenza è Gé; e a Gé è dedicato un
santuario assieme a Demetra Ohloe, secondo Pausania 0 • Ora il nome Ohloe 7 ha lo
stesso significa to di Blasta, e dimostra che ci troviamo almeno nella stessa cerchia
di cul(,o, se non si vuol pensare a una doppia forma del medesimo appellativo s. Lo
stesso santuario di Demetra Ohloe è nominato in un' i crizione metrica, sfortunata-
mente incompleta, in cui Apollo Pitio e ~orta gli Ateniesi a tributare ancora certe
primizie dovu te agli dei, secondo i patri riti !• .
Questo recinto si colloca generalmente sulle pendici Sud-Ovest dell'Acropoli,
per il fatto che Pausania Jo nomina dopo a ver descritto la parte meridionale del-
1' Acropoli stessa, e prima di salire i Propilei; una volta gli si riservava una piccola
terrazzetta sotto alla Pyrgos, ma ora è stato spostato pitt git1 1 0 , accanto al tempio
di 'l'hemide colla tomba di Ippolito e a quello di Afrodite Pandemos nominati poco
prima da Pausania, per fare posto sulla terrazzetta al tempio di Egeo che vi
sembra essere indicato da Pausania quando stava visitando il tempio di Atena
Nike 11 •
Orbene, se noi seguiamo attentamente il cammino di Pausania, vediamo che
tale collocazione non è affatto sicura. Pausa11ia, visitata l'agorà, immediatamente
dopo il santuario dei Dioscuri ricorda l' Aglaurio o il Pritaneo •·z . L' Aglaurio con
tutta certezza si può collocare sul lato Nord dell'Acropoli; Erodoto infatti ci rac-
conta che i Persiani salirono dall' Aglaurio, malgrado la ripidezza della roccia. " sulla
fronte dell'Acropoli ". Ohe per fronte si intendesse la parte Nord ci è dimostrato
da due passi dell' Ione di Euripide: in uno (v. 493) ci è descrit to Pan che suona
nella sua grotta presso le " lunghe rocce ., dove Aglauro e le sue sorelle dan-
zano al suono della sua zampogna davanti al te mpio di Atena; queste « lunghe

• Clr. p. c1. l'anello di Cnos,o, E\ ASS, o. c., fig. H5; il ' Cfr. SCll OL. SOl' ll .. fkd. f.ol. 1 1600, e Evxi.oo; , in CI A,
sii;illo di ~licone. ~:vA''• 1ru aud l'illar Culi, JH S., XXI . 111 . ili!.
fl • IOH. fo;;. 4 ; la crclula di Zakro, llOCARTU, JllS, XXII , p. <1, ~ Il luog\) -.: acrortato ancl1u da E~ichio . • B).aVr:,, · r:O.'To;
li;. I , e •1••ll• Ji Il. T ri>1fo, llA LB HF.ftn, Mon . Aut ., .'\Ili, p. ~ J {hjr11001
•; ma nc ... ~un lume purtro ppo ci è dato da un passo
13, ni;. ~- Ji l'olluce ancora in•piefò•lo (PoLL ., \"Il , 81).
' I, I.I , 4. • At/1. Jlltth., X\'111, 1!13. Il t.u>pio di Demelra Chloe
" Cfr. S.;uor . P1, u.• .\ e ·u., u, t o ; PLAT.~ Phntd ,.. , ~;,1u ouonxionato anche in t:upoh, Cr. t 83 (cd. Koch).
• ltg~., 111, UWb, \"I , w:; · ecc. to LOLl. f'G , Alh. Jfilllt., X I, 3 ~~ .
• To1•rn " • Alt. Ct>1t a l., p. 111 , 1101• I. u I ,~ .~..
•Sol., H . '" I, l!S, ~ e 3.
" I , 2~, 3.
16 DOHO uliJVI

rocce ,, sono precisate nell'altro passo (v. 8) dove sono collocate a Nord della col-
lina di Pallade. L'Aglaurio dunque si trovava a Nord dell'Acropoli, e precisamente
sotto il fianco dcli' E r etteo, dal quale si accedeva mediante la scaletta che ancora
oggi si può distinguere scavata nella roccia.
Pausania, dopo aver accennato a questi due edifici, passa brevemente a de-
scrivere la città orientale, e poi ritorna all'Acr opoli riprendendo dal punto in cui
l'aveva abbandonata, cioè dal Pritaneo e dalla TTia del 'l'ripodi; ma, venendo dal-
1' agorà e <lall'Aglaurio, aveva lasciato fuori l' angolo Nord-Ovest, gran parte cioè
della fronte dell'Acropoli, nella quale non è ammissibile che non vi fosse nessun
monumento; so non altro, egli non nomina il bucolio, che pure doveva t rovarsi accanto
al Pritaneo I La maniera in cui nomina poi il santuario di Gé Kourotrofos e di
Demetra Ohloe, è quas i una parentesi : " V'è poi il santuario di Oé Kourotrofos e
di Demetra Ohloe, e per chi voglia aver ragguagli sui loro nomi, è possibile in-
formarsene discorrendone coi sacerdoLi. Dell'Acropoli v' è un solo ingresso » ecc.
È quindi ben ammissibile che Pausania qui, come altrove del resto, dopo aver
descritto il lato meridionale dell'Acropoli e giunto propri o davan Li ai Propilei ,
visto alla sua sinistra il recinto che aveva dimenticato venendo dall'agorà, ne faccia
un breve accenno, quasi affrettato, e poi si accinga tosto a descrivere la vetta
del colle.
Una magnifica conferma alla nostra asserzione sarebbe data potendo dimostrare
che verso la parte Nord Ovest dell'.\cropoli, sotto i Propilei, sia stata vista in situ
una pietra di confine con l'iscrizione « Koveo•eocpol' ,,, di cui ci dà notizia solamente
il Kohler ' ; ma, ad onta delle mie ricerche, non m'è stato possibile di rinvenire
traccia della pietra. Molto maggior poso dunque daremo a un'altra iscrizione 2 , che
è quella d'uno doi sedili del teatro di Dioniso, e legge: 11 Koveo•Q6<pm• N ~lyJ.aveou n .
Il Dittembel'ger vi unisce un frammento su cui è scritto l11/lo1•eoç, l>enchè sia di
scrittura palesemente diversa e non possa in nessuna maniera essere collegato al
frammento precedente, soltanto per il fatlo che, secondo lui, Kourotrofos non può
essere disgiunto da Demetra. Ora, nel mio parere, questo non corrisponde al vero :
Kourotrofos è appellativo per eccellenza di Gc\ e talvolta può stare anche da sè,
senza il nome della dea; l'abbiamo già visto in Pausania e insieme al culto di
Blasta; così è da completarsi pure un'altra iscrizione " [I'iji Ko1•e]ore6qicm »3 • Invece
per Demetra non testimonierebbe in fa,•ore che l' iscrizione che nel Corpus segue
alla nostra " 1lf),1u1•eoç "oveore6cpov '.Azafaç », corrispondente alla Li{J,m7T(Joç ~zalaç del
n. 337, e nella quale d'altronde il tJ[llMIIT]POE è integrato'. Invece il sedile
potrebbe appartenere a Demetra Chloe, la quale ad ogni modo riappare nel sedile
n. 349, e della quale si parla anche in un' iscrizione riguardante Td 1t:eufJavva, la
parte del sacrificio dovuta ai sacerdot i :., iscrizione del principio del IV sec. Infine
• A/11 • .l/i/111., Il , l i7. 41. che de'e essere un errvre per CI A, lii, 4H, 1lov' i• op·
'CI A, lii, 37~. punto liscrizione dcli• Kourolrofo, e di lllouta che, secondo
3 CI A, I, n. 4; dr. inoltre PllFLLER, Gr. Jl/yth., I, 63<), rnc, non è da attribuirsi a Oemetro.
uota t . • I G A, li, G31.
" g• citata anche una Demetra. J\ourotrofos in CI A, lii,

[
IL PR ITANEO E r,A THOLOS m ATEJNE 17

Gé Kourotrofos e Demetra Ohloe sono ancora riunite in un'altra iscrizione in cui


un certo Eisidotos dedica a Demetra Ohloe e a }{ora '' r:1ìv Kovoor:e6g;ov xai' lJvneov ,, ,
la statua cioè della loro compagna di culto 1 •
Mi sembra stabilita, quindi, la posizione presso ali' Aglaurio del sacello della
Kourotrofos, e precisamente di Go Kourotrofos; e siccome abbiamo visto dal citato
frammen to di Euripide che l'Aglaurio doveva estendersi a Occidente fino quasi al·
l'Antro di Pan, alle pendici dell'Acropoli immediatamente sottostanti all'Antro
poteva trovarsi il nostro sacello.
L'oracolo, come abbiamo detto, incita gli ateniesi a offrire alle divinità, se-
condo il patrio rito, i frutti di certi campi " dove da prima germogliò la spiga
della sacra seminagione 11 . Ora, secondo me, non v'è dubbio che qui ei tratti del
ieeòç èieoioç. È ben vero che è dotto che il tempio si trova cc dove tutto il popolo
celebra Atena dai glauchi occhi ,, (se veramente col nome di Atena si debba in-
tegrare il verso) ; ma infatti l' Aglaurio, e tutta la parte settentrionale dell' Acropoli,
sono immediatamente sotto il tempio e la protezione della dea Poliade. In fondo,
t utto quello che si trovava sotto l'Acropoli era sotto la protezione della dea, dalla
quale l'Acropoli poteva essere eh iamata « la collina di Pallade '' ; non dovremo
quindi troppo meravigliarci dell'espressione di Plutarco, che cioè i Romani durante
l'assedio mangiarono « tòi• rreeì. r:lJ'' :t:l.Y.g6;roi.1v q v6pevov ;rag{}b11011 oìr:ov n 2, e non v'è
bisogno di pensare che il grano del Buzygion fosse dedicato ad Atena R. È evidente
invece il rapporto fra il mito di Buzyges e quello delle dee eleusinie, per cui le
sue stesse funzioni nel mito eleusinio sono assunte da rrriptolemo '; ed è anzi pro-
babilissimo che presso ai campi di Buzyges si debba collocare l'Eleusinio e il culto
di 'l'riptolemo :>, e che alle sue funzioni di protettrice di questi campi sacri e di
fecondatrice, in generale, DemeLra qui debba il suo epiteto di Ohloe u. Presso questo
luogo meglio che in qualsiasi altro, dove comincia la ripida salita dell'Acropoli, ci
si può immaginare la fermata della processione panellenica, e qui, assai meglio
che in basso, nel quartiere popolare irto di abitazioni e di tuguri, poteva estendersi
il terreno della coltivazione sacra.
Le conclusioni che possiamo trarre dalle precedenti osservazioni, ci servono
ora anche a convalidare le nostre induzioni sul cammino di Pausania. Il iee6ç éi.eo-
w ç sotto l'Acropoli, si trovava precisamente sulle pendici Nord-Ovest\ su quella
vasta terrazza sotto le grotte che era ben pitt adatta alla coltivazione che non il
piccolo bacino a Sud, fra l' Asclepieo e l' Odeo di Erode, nel quale poi ci sono già
attestati due o tre sacelli, mentre nulla sappiamo della parte Nord, al di qua del
Pritaneo, dove con ragione potremmo aspettarci altri edifici pubblici fra il Pritaneo
e l'agorà. È che proprio in questo vasto spazio si trovava il grande recinto del-

I /k /tÌOll, 1889, p. 130, S. 1Jio1111101 Jly1tt1, .lltm . dt ll'Acc. di Sapo/i, 111, ,(1!11 ~) p. 36
• .Sulla , 13. e iR.
J Ma l ' intog1 ·:.zione di oìto•• 11011 ·" aifatto sicur:i; cfr. • Cfr. P11E1.LEll , o. c., p. 771.
1',\l.; 1. \ .. \V., ti(!oroc ir(!o,·. •l lbid., p. 76().
" rer i rapporti fra Dioniso e le Ji,inità eleusinil", in ge. ' \ o.est lo culloc• anche il P nELLEll , o. c . , I, i ii
no rale , ba>u rirordare PllEl.LPll, o. r ., I, i69 •I);:.; e IHao,
18 DORO LEVI

l' Eleusinion; e la ragione del silenzio di Pausania ci è data dal periegeta stesso,
che ci racconta come gli è stato vietato di parlarne da un sogno 1•
È in questo spazio, o nei pressi, che doveva stare anche la sede del Buzyges ~,
che di questo sacro terreno aveva cura, e quindi anche il bucolio, che è infatti
collocato presso il Pritaneo, e che abbiamo visto avere tante relazioni con questo
culto. Infine a questo culto si ricollegano, ed è ben possibile che in questo vasto
spazio potessero trovarsi anche degli altri sacelli, come quello di Gé Kourotrofos e
di Demetra Ohloe, che veniva quindi a t rovar si pr ecisamente non lontano dal-
l' Aglaurio, e che poteva spingersi tanto verso Ovest da raggiungere quasi la strada
dei Propilei, ed essere quindi visto da Pausania al suo ingresso sull'Acropoli.

GLI AXONES ED I KYRBEIS SOLONIANI

Con quest'ultime osservazioni siamo riLornati al Pritaneo, di cui Pausania ci


informa, fra l'altro, che 11 dentro vi sono scritte le leggi di Solone >. Sono preci-
samente i così detti èi~oveç, come ci avverte Plutarco 3 : « E diede valore a tutte
le sue leggi per cento anni ; e le trascr isse in axones di legno, che girano in sca-
tole quadrangolar i, delle quali fu rono conservati fino a noi dei piccoli frammenti
nel Pritaneo ». Anche una glossa di Arpocrazione, che studieremo più a lungo in
seguito, ci afferma che n gli axones sono conser vati nel Pritaneo >J.
Però non tutti ammettono che il Pritaneo fosse la sede originaria delle tavole
delle leggi soloniane ; ci è t ramandato infatti da due notizie che la sede primi ti va
era l'Acropoli : il primo passo è un' altra glossa di Arpocrazione, che riporta l' in-
terpretazione di Didimo sulla frase di Demostene « o ~6:rw{}ev v61-wç " 1 ; la glossa dice
dunque che, secondo Didimo, cc gli axones e i kyrbeis dall'alto dell'Acropoli sa-
r ebbero stati trasportati al buleuterio e all'agorà da Efialte ». Ma il buleuterio è
nell'agorà, e poi, così, niente sarebbe stato trasportato nol Pritaneo, dove invece
abbiamo la certezza assoluta che v' erano delle leggi d i Solone, che Pausania ha
visto ; quindi dobbiamo ammettere una confusione, non difficile, fra buleuterio e
P r itaneo; infatti questo ci è confermato dal secondo passo, che pare egnalmente
derivato da Didimo o dalla stessa fonte a cui Didimo può avere attinto, di Polluce,
passo che appare anche piìi dettagliato del precedente, benchè non nomini l'autore
della trasposizione delle leggi: n I kyrbeis sono delle tavole triangolari, di aspetto
piramidale, sulle quali erano scritte le leggi. Gli axones invece erano quadr ango-
lar i, di bronzo, contenenti le leggi. E tanto gli axones quanto i kyrbeis stavano
anticamente sull'Acropoli, ma poi, affinchè tutti potessero servirsene, furono tra-
spor tati al Pritaneo e all'agorà, e perciò li chiamarono le leggi di basso, in con-
trapposizione all' Acropoli ,, 5 •
I f, f4 , 3, • Sol., ~5.
'tede dcl Buzyges non lia n1ai un nome suo prop rio;
" l..<1 • ~3. ~8; cfr. invece I' interpretaziono nel Ltx. R/111.,
il JJov:ur•o• dPI pas.o di Plutarro non è alTatlo da intendersi ~U:I, U.
come un nome di Juogo, ma de\•e sottinlend er~i Ù!iorov. •\'lii, H8.
IL PRITAN~~O E J,A THOLOS DI AT~;N~; 19

Non mi sembra dunque che si debba prestare eccessiva fiducia a questa no-
tizia, tramandataci al servizio d'un'errata etimologia, e contro la quale si oppongono
forti ragioni di verosimiglianza 1 , ma dal passo vediamo almeno chiaramente di-
stinti i due t ipi di leggi, scritti su tavole di forma differente, e che in epoca
classica pare dovessero trovarsi in due posti diversi, di cui uno abbiamo visto essere
il Pritaneo, e laltro ci è detto essere un luogo nell'agorà. A nche questo secondo
luogo ci è dato di delimitare, perchè precisamente Aristotele ci avverte : (< E dopo
aver scritto le leggi sui kyrbeis, le posero nella stoà basileios n 2•
La diversità fra ky rbeis e axones è riferita anche da Arpocrazione (in Suida);
ma Suida stesso ci precisa poi la differenza fra le due specie di tavole: 11 kyrbeis
sono dei pinakes triangolari sui quali erano scritte le leggi sulle cose sacre e le
leggi politiche; erano chiamati axones invece quelli che avevano le leggi sulle
cose private, ed erano quadrangolari >. E, più sotto, attingendo ad una fonte ot-
tima, cioè ad Aristofane, uno dei più grandi grammatici alessandrini, scolaro di
Zenodoto e di Callimaco (vissuto circa fra il 257 e il 180), scrh'e : <• Aristofane poi
dice che (i kyrbeis) sono simili agli axones, soltanto che gli axones portavano le
leggi, mentre i kyrbeis i sacrifici. Di entrambi poi la costruzione è la seguente :
un grande basamento, di altezza d'uomo, che teneva incastrati i legni quadran-
golari coi fianchi ampi e tutti ripieni di scritture, o che avevano alle parti dei
perni, in modo da potersi muovere e girare dai lettori "·
Un'altra testimonianza che non è priva di valore è quella di A mmonio, un
grammatico che si crede di epoca bizantina, ma la cui opera (lleeì opofwv ;wì bta<p6ew,,
U~t<n v) pare che non sia altro che un riordinamento alfabetico di un lavoro che
risale circa al 100 d. O., di un certo Erennio Filone; Eustazio non conosce an~ora
l'opera di Ammonio, e cita invece sempre quella : « )Eelvvwç <PO.wv l:v TqJ nteì bta·
<f0f2<0V OYJ/latvOflÉvWV n, o (C )l!,(!aJ1Eov <Piì.wvoç :neeì ~ia<poeélç m7µaotaç ». Ammonio, dunque,
ci mostra che l'accuratezza della distinzione è ancora rimasta in vigore fino al I-II
secolo d. O. : (< C'è una differenza fra axones e kyrbois; infatti gli axones erano
tetragoni, i ky rbeis invece triangolari; e gli axones avevano scritte le leggi private,
mentre i kyrbeis le cerimouie sacre pubbliche, e cose del genere '' =1• Ancora la
stessa distinzione è fatta in Plutarc0 ", e in un importantissimo scolio di Apollonio
Rodio su cui ci soffermeremo fra poco.
Ma, in quanto al di verso contenuto dei kyrbeis e degli axones, vi sono, secondo
me, delle testimonianze assai più importanti. Che le leggi di sangue, che Solone
aveva accettate da Draconte, siano state scritte su tavole chiamate axones non vi
può essere dubbio alcuno, perchè ne abbiamo la garanzia dalla fonte più sicura,
cioè da un decreto pubblico, eh' è la famosa iscrizione dell' arcontato di Diocles
(IV anno della XCII olimpiade), la quale ci informa come in quell' anno fu fatta
una copia su una stele di pietra delle anticho leggi draconiane ; queste leggi sono
copiate precisamente dagli ax:ones di Solone 6• Dunque la denominazione ufficiale
1 Vedi al contrario WACUS>IUT ll, o. r ., I, 535, nota I. ' Sol., 25.
• Jt.?. Tl., 7. ' C I A, I , 61 •
IX Ditf., tO~.
20 DOHO LJ::Vl

di queste tavole era axones già sino dalla fine del V sec. a. C. ! rè vale obiettare
che le leggi di sangue dovrebbero appartenere alle leggi sacre, perchè, anche poi,
troveremo sempre specificate le leggi sacre come -auotw e foeonottai, sono cioè sol-
tanto le prescrizioni per le feste e le cerimonie di culto, e i doveri e le peno inerenti.
Un'altra testimonianza quasi sicura è il passo di Demostene ', in cui l'oratore
fa legger e un decreto che conferma le antiche leggi di Solone sugli assassini (eh' è
lecito uccidere se colti sul fatto, ma non mutilare nè mettere a riscatto), « com'è
detto nell' axon '" Si tratta qui dunque della citazione d'un decreto, riferito con
tutti i suoi particolari, e nella quale quindi, se pure non è riportato un brano del
decreto stesso, sono certamente adoperate le parole legali nella denominazione
del codice.
E così tutte le altre volLe in cui compaiono leggi cli diritto civile, sono no-
minati gli axones e non i kyrbeis. Luciano ne fa menzione a proposito degli adul-
teri: " Se non mentiscono coloro che ne parlano, anche un adultero fu preso una
volta, come dice l' axon, membro a membro » 2 ; nel primo axon, secondo Plutarco 3,
era vietata severissimamente 1' esportazione da Atene di qualsiasi genere alimentare
ad eccezione dell'olio, e gli arconti erano tenuti a faro al principio della loro carica
solenni maledizioni verso i contravventori della legge; nel tredicesimo axon • era
contenuta la famosa amnistia soloniana; e nel sedicesimo::.. a proposito delle leggi
contro il lusso, il legislatore limitava i prezzi delle vittime scelte. Osserviamo
dunque anche un progresso logico delle tavole, che partono dalle supreme necessità
statali per arrivare alle piì1 minute prescrizioni, e vediamo come un netto taglio
fra le cose private e le cose sacro non può essere osservato, poichè, dovendo parlare
in generale negli a.'\:ones delle spese private, vi include anche le spese per i sacri-
fici che, a tutto rigore, avrebbero dovuto appartenere al campo dei kyrbeis.
Dall'altro lato, poi, quando si parla di prescrizioni per le cerimonie sacre sono
nominati sempre i kyrbeis e mai g li axones. Parallelo al passo di Demostene ab-
biamo il passo di un altro oratore attico, di Lisia: " .Mi meraviglio infatti che non
si pensi, quando egli mi accusa d'empietà perch' io dico che bisogna fare i sacrifizi
secondo le prescrizioni ohe sono nei kyrbeis e nelle stele, che egli accusa anche la
città: voi stessi infatti le decretaste. Se dunque tu giudichi empie quelle, stimi
assai colpevoli coloro i quali sacrificarono solo seguendo i k~-rbeis.. . . Invero gli
antenati nostri sacrificando secondo i kyrbeis ci trasmisero la più grande e la più
felice delle città greche, in modo che bisogna che noi facciamo gli stessi sacrifici
che fecero quelli, se non per altro per la fortuna che il loro culto conseguì » 6• E
poco più sotto: « Non più lontano dell'anno scorso le spese di culto furono di tre
talenti inferiori a quelle fissate nei kyrbeis " 1 •
Non manca un accenno ai kyrbcis che dovevano essere dedicati alla sacra
teoria di Delo, certamente una delle istituzioni più arcaiche fra lo cerimonie sacre
' .Mv. Aristocr .. H29, \!8 (cd. Bloss). .-. lbid., \!;!.
• E111111ch., IO. • Adv. Nicom., 17.
• Sol .. \!4 . ' lbid., \!O.
• lbid., t9.
Iu PRITANKO E LA TllOLOS DI ATBNE 21

ateniesi ' ; l'accenno compare in Ateneo : u Così sta scritto nei kyrbeis intorno a1
Deliasti 11 2 • Infine anche Suida accoglie la tradizione che le feste sono contenute
nei kyrbeis : " I kyrbeis, che hanno le feste degli dei, (sono così chiamati) per essere
quasi segreti (Y.euf3tiç w ec oùaai), nei quali dovevano rimaner celate le cose divine »3 •
1

A tutto quanto siamo venuti esponendo finora, però, si opporrebbero alcuni


passi di autori che non fanno, o addirittura negano alcuna distinzione fra kyrbeis
e axones. Dobbiamo quindi esaminare ora il valore di queste testimonianze con-
trarie alla nostra tesi.
Alcuni passi, infatti, possiamo scartare senz'altro, perchè siamo in grado di
controllare la fonte del loro errore. Così il passo citato di Plutarco\ dopo aver
detto che alcuni resti degli axones sono conservati nel Pritaneo, continua: <• E
furono chiamati, come dice Aristotele, ky rbeis » . Che si traiti qui proprio del passo
della Costitnzione degli . lteniesi, ci è assicurato da uno scolio di Aristofane 6 ;
ma noi abbiamo visto che in quel passo Aristotele non dice affatto quello che
Plutarco vuole fargli dire, e d'altra parto comprendiamo l'orrore di Plutarco per
il fatto che Aristotele delle leggi di Solone nomina soltanto i kyrbei s nella stoà
basileios e trascura affatto gli axones del P ritaneo. A ogni modo a Plutarco era
pervenuta tuttavia la ben definita distinzione fra i due codici, e subito dopo l' ac-
cenno al passo di Aristotele, continua : <• E Oratino il comico disse in un luogo:
" davanti ai kyrbeis di Solone e di Draconte, presso cui ora abbr ustoliscono
l'orzo " 0 • Alcuni però chiamano più propriamente kyrbeis quelli in cui sono con-
se rvate le cerimonie e i sacrifici, e gli alt.ri invece axone3 "·
Egualmente possiamo scartare lo scolio ora nominato di Aristofane; infatti, a
proposito dei kyrbeis delle cicogne, lo scoliaste dice : 11 Kyrbeis sono delle tavole
di bronzo, dove scrivono le leggi ; secondo alcuni axone triangolari, sui quali
ernno scritte le leggi delle città e le pubbliche cerimonie di culto, come dice Ari-
stotele nella Costitu zfone degli Ateniesi e Apollodoro; o sono chiamati kyrbeis
sia per avere in alto un prolungamento a pu nta, sia dai Coribanti; per chè sono
un' invenzione di quelli, come dice Teofrasto nel suo libro sulla Pietà "·
Ora questo scolio è copiato pa rola per parola da una notizia di Apollodoro 7,
come apprendiamo da Suida : ,, Kyrbeis dunque si chiamano per avere in alto un
prolungamento a punta (Y.exoevrwai9ai), oppure dai Coribanti; perchè sono un' in-
venzione di quelli, come dice anche Apollodoro i>. Ma a noi è pervenuto un altro
passo in cui ApollÒdoro parla dci Kyrbeis, senza cadere nella confusione con gli
• crr. o~ $A ~cns, o. c., 1i. H3 1 Dico notizia di Apollodoro, ma credo verarucutc rhc si

t VI, ~3 1 c. trott i di un autore che altini;o dirct1a111e111e da Apollodo ro;


3 Suida
1
romo anche :.llri autol'i, adopC'r,,no la forma intatti subito ... otto tro\·cro mo un'altra noti1ia Ji Apollodoro,
remminilc; sonia insi~tere su tale diver:.i1:a , noi adop<.' reremo che ci dà I• stessa elimolo;;i• di kyrbei$ d• ><O!JV<p•j, ma mollo
la (orma m:1srhile, più ro1uucl:t. più dett3gJiat:t, cosicchè n1i ;;;cn1bra eviJcnte che questa sia
' Sol., ~5. stato lrasrritla in succinto dallo (outo comune di Suida e dello
'· ,\v., t 3M. !rol io di Ari sto fallc. Suid:a è 'llli cddentc111en1c meno nccurato
•iSon dubhiamo prest3re alnina at1en1ionc a que,la spede .tcllo scolio, pcrchi• non cita la fonte della >econda eli111ologia
di ieusma usato dal poetat che con ri~oro .. a tlistinuone u·reb- J1 Apollodoro , cioè Teofra•IO, ~he .\pollodoro però Jo•C•• certo
be do,·u10 \'Ortmente chiatnJ re a~ones quelli di Ducon1c e \..yr- mcnzion3re, t" che lo scolio infatti raccolse.
beis soltonto ~uelli di Solo110.
22 DORO LEVI

axones; il passo è in Arpocrazione: u I kyrbeis, come dice Apollodoro, hanno


scritte le leggi, e sono delle pietre poste ritte, cosicchè dalla loro posizione sono
chiamate stele, e dall'elevarsi in alto finendo a punta kyrbeis, a modo d'una kyr-
basia, d'una tiara posta sul capo ,, . Dunque lo scoliaste di Aristofane adopera qui
la parola axones che gli viene in mente perchè pitt comune nell'uso volgare senza
r endersi conto della disputa sulla differenza fra axones e kyrbeis.
Che tale disputa ci sia stata già fra i grammatici alessandrini, infatti, ci è
testimoniato dallo scoliaste di Apollonio Rodio 1, che certo ha letto Apollodoro
porchè ne riferisce anche il brano che abbiamo già trovato in Arpocrazione. Questo
scolio importantissimo, che dobbiamo citare per intero, legge : u Kyrbeis sono le
stele in cui sono scritte le leggi, come dice il comico. Apollodoro poi dice che si
chiamano kyrbeis tutte le iscrizioni e le leggi del popolo, Costumarono infatti gli
antichi di seri vere le loro decisioni erigendo delle pietre, che dalla loro posizione
chiamarono stelo, e dall' elevarsi in alto k,vrbeis, vale a dire xoevcpw; e poi per
sincope e mutamento della cp io p kyrbeis. Infine, anche quando scrissero su tavole
di legno imbiancato, anche queste chiamarono k,vrbeis. Alcuni invero chiamano
kyrbeis quelle in cui vi sono le sacre scritture. Eratostene invece dice che si
ch iamano kyrbeis quelli che ad Atene vengono chiamati axones, nei quali sono
scrit te le leggi. I pit1 precisi però distinguono gli axones, che sono pietre quadran-
golari, e i kyrbeis che sono triangolari ; su entrambi in Atene v' erano scritte
delle leggi ".
Da questo scolio appare dunque come Eratostene di Cirene, il grande scolaro
di Callimaco e bibliotecario della biblioteca di Alessandria, abbia fatto il tentativo
di dimostrare che il nome vero di tutte le leggi, sacre e private, era kyrbeis, e
che poi una parte di esse ad Atene si denominò popolarmente axones. Secondo
questo scolio sembrerebbe anche che Apollodoro abbia seguito le tracce di Erato-
stene, perchè avrebbe chiamato kyrbeis « n6.oa11 017.uoofo.11 ygo.<Jì~11 xaì v6,tWl' "; ma in
realtà possiamo dubitare che qui lo scoliaste abbia citato esattamente parola per
parola l'opinione di Apollodoro; se riprendiamo infatti per un momento in consi-
dera:i:ione lo scolio di Aristofane, troviamo che secondo Apollodoro nei kyrbeis
v'erano scritti " ot -cwv :i:6ù:w11 v6,uot xaì al l!171wolw frgonodw ", che corrispondono
esattamente ai 11 n egì YWv 1eewv v6pot xaì ;ro).mxoi " che abbiamo letto negli scrit-
tori che accentuano la differenza dagli axones; lo scoliaste di Apollodoro avrebbe
fatto, direi quasi, una crasi fra i due concetti. Infatt i, da quanto abbiamo visto di
Apollodoro, egli sempre unisce " Y.. ve{Jw; xaì anjJ.w .. , ma non li confonde affatto
con gli axones, benchè il grammatico ateniese, a cento anni di distanza, sia uno
dei principali seguaci di Eratostene. A ogni modo non è affatto necessario che egli,
nella sua opera Tleeì hv/toi.oy1wv si sia occupato espressamente della vertenza fra
axones e kyrbeis.
Ma che il tentafo·o di Eratostene non abbia avuto successo e sia rimasto iso-
lato, abbiamo la prova non solo dallo scolio stesso di Apollonio, in cui subito è
I <I, ~80.
LI PRITANEO E LA THOLOS DI ATF:Nl,J 23

contrapposto il giudizio dei grammatici pili esatti che fanno distinzione fra i due
codici, ma anche dal commento di Polemone ad Eratostene, di cui il passo relativo
ci è conservato in una glossa di Arpocrazione sotto èi~ov1 : u Le leggi di Solone
erano scritte su axones di legno. Demostene contro Aristocrate " com'è detto nel-
1' axon ,,. Erano, come dice Polemone nel commento ad Eratostene, quadrangolari
di forma, e sono conservati nel Pritaneo, scritti su tutti i lati. Ma danno talora
un'impressione triangolare, quando sono voltati 1 dalla parte stretta dell'angolo ».
Da questo passo, che tanto più vale in quanto pare che Polemone abbia voluto
constatare de visu la forma delle tavole, si può pensare che Eratostene per la sua
identificazione si sia basato anche su di una supposta eguaglianza di forma delle
tavole, mentre Polemone abbia voluto rimettere in luce la differenza tra la forma
quadrangolare delle une e quella triangolare delle altre. Un altro passo infine, che
ci dovrebbe far credere nell'antica unic:a denominazione di kyrbeis, è la glossa di Esi-
chio che definisce i kyrbeis : •• stele triangolare o axon di legno, sul quale in antico
si scrivevano le leggi ». Ma, _a l contrario, l'antica denomillazione ufficiale di axones
ci è assicurata in modo inconfutabile dalla già citata iscrizione della fine del V sec.
Prima di esaminare però questa iscrizione, consideriamo in breve due passi
che ad alcuni sembrano testimoniare contro il contenuto r eligioso dei kyrbeis e
quello civile degli axones. Il primo è una g lossa di Suida sotto òeyewve<; ~, in cui
dice : <• Seleuco nel Commentario agli axones di Solone dice che orgeoni si chia-
mano dei convegni che hanno luogo intorno a certi eroi o dei >1; dunque negli axo-
nes si parlava di materia religiosa ! - Ma questa testimonianza non ha quasi alcun
valore, perchè, prima di tutto nel commentario sugli axones Seleuco poteva tuttavia
citare in qualche punto anche i kyrbeis; e poi, specialmente, se pure gli orgeoni,
come ogni associazione greca, avevano un fondamento religioso, noi sappiamo quanta
importanza civile essi presero per opporsi alla prepotenza delle « genti ", e quante
volte perciò si potevano nominare a propos ito di diritto civile :i. Egualmente il se-
condo passo non dà alcun punto positivo; è puro questo in S uida: « Kyrbeis sono
presso g li Ateniesi delle tavole triangolari, sulle quali scrissero le leggi e le pene
verso i contravventori. Da ciò il proverbio che così chiama i scellerati , : tanto
le leggi quanto le pene possono riferirsi a colpe d'indole religiosa.
Noto, di più, cho molti di questi passi che sembrano contraddire allo nostro
conclusioni, e soprattutto quello di Eratostene dal quale la maggior parte degli altri
dipende, si possono spiegare in modo diverso. Come abbiamo visto, infatti, Erato-
stene dice che « si chiamano kyrbeis quelli che ad Atene si chiamano axones , .
Ora può darsi benissimo il fatto che, lungi dall'identificare quelli con questi, Era-
tostene abbia voluto solo sottolineare l'osservazione, che non è affatto esclusa e
anzi in certa maniera probabile. che axones furono chiamate le tavole del Pritaneo
1
Alt ri interpretano • chiu"'i , : m1, ricordandoci dei perni rnente pri:-,matici, non como r~pi.,.ce il C A111 EJ11fn1:-- m DAR.-
sui •1uali ai muo"evano le assi e la .:rande alte•» dello tovole, SACLIO.
possiamo immo~inare cho, guordandoli in conJiiion i speciali da t Cli'. anche Fozto.
uno degli spi~oli, potevauo dare l'illusione di essere prismatici. • Clr. o~: SANCTIS, o. c., p. 65.
Questo però d~i:li ••ones, al contrario dei kyrbeis che •ono 1•c1·a.
24 DORO LEVI

soltanto per antonomasia, perchè giravano intorno alle assi, e forse originariamente
erano chiamate diversamente, fo rse anche kyrbeis; ma tutto ciò non menoma af-
fatto la nostra constatazione che, già nel V sec., esistevano i due codici diversi,
e chiamati col nome ufficiale differente.
Vediamo ora la famosa iscrizione dell'arconte Diocle, che secondo alcuni rap-
presenterebbe la più forte contraddizione alla nosLra teor ia. 11 decreto dice: «Tra-
scrivano gli scrivani delle leggi le leggi di Draconte snll' assassinio, ricevendole
dal segretario del senato per la data pritania, in una stele di pietra, e le pongano
davanti alla stoà basileios )) ecc. E seguono le antiche leggi per ordine di axon.
Ora qui la denominazione di axones è confermata, ma verrebbe smentita
quella di kyrbeis perchè gli axones sono posti proprio davanti alla stoà basileios;
oppure si dovrebbe ammettere che si chiamino indifferentemente con un nome o
con l'altro le leggi soloniane. Eppure io credo che non vi sia bisogno di far vio-
lenza a tutti i testi sicuri che abbiamo vagliato finora; anzi, mi pare che questo
decreto stesso sia in certo modo una conferma di essi: infatti, il comando stesso
di porle davanti al portico regio indica chiaramente che le leggi originariamente
stavano altrove. Inoltre qui è detto davanti al portico, e non è affatto necessario
che fossero poste assieme ai kyrbeis testimoniati da Aristotele dentro al portico,
se pure, come diremo tosto, di questi kyrbeis era rimasto ancora qualche cosa.
Non mi sembra dunque difficile farsi una ragione perchè nell'anno 409-408,
l'anno in cui, caduto il governo oligarchico, piì1 che mai dovevano infuriare gli
od1 di parte e le vendette personali, si sia pensato, per far sentire maggiormente
ai cittadini il rispetto delle leggi, di copiare su pietra e di mettere in mostra nel
luogo più frequentato di Atene le venerande leggi di Draconte, come un secolo
prima vi erano state affisse le prescrizioni sul campo lelanzio, o pochi anni dopo
vi saranno pubblicate le leggi della ricostituita democrazia '.

Da quanto abbiamo esposto finora si possono t rarre dunque le seguenti con-


clusioni : delle leggi di Solone, almeno fino da quando abbiamo notizia noi, e cer-
tament,e fino dal V sec., si distinguono, per modo di dire, due codici, çuello ec-
clesiastico detto kyrbeis e quello civile detto axones.
Gli axones stavano nel Pritaneo~, e frammenti si conservarono fino in epoca
assai Larda. Essi erano delle tavole di legno :i, <1uadraogolari e girevoli su dei perni.
Per la loro forma, oltre ai passi di Plutarco e di Suida, abbiamo solo un passo
dell'Etym. M. ', che non fa che esagerare la loro grandezza facendoli arrivare dal
pavimento al soffitto. Comunemente si interpreta che su ogni base fossero collocate

I \'eJi Jl DEICll, O, c., p. ~. trt• nu1nero .. o 1101iiic, bi:iogou. 'c1rlare ~enz.'allro qualche spo-
1 Nou possiamo attribuire -.o,·erchio ,~alore alla notizia di radica otfcrmuione, rome 1>er e" quella di Polluce, che i;li
Didimo che li fa scendere Jall'Acropoli, per trarne un'assurJ• a' on~s ,.fono in Lirou1c>.
~pie1o::u1011e dcll3 \UCe det110!-teniCa 6 x<i.c<•>{)u• .,,;,uo;, SOf'tal- " • Gli :none' erano dei legni quadrangolari, che si esten ...
IUllO -e pensio1110 che al tempo di Solone appunto il Pritaneo Jc\•anu dal pu 1111ontu al ..,offiuo e ~ira\•ano intorno a una specie
ò il centro della 1 ila eh ile ateniese. Ji pernio, "'ui •lu:ali erano scritte le leggi di Solone cl1e c:iri.
3 Contro la sicurissiin:i testimonianza di Plutarco e le al· 'ano .. 11 a$... i :simili alle a3si 1lclle c3rro.<:ce •.
IL PRITAN EO E LA THOLOS DI ATENE 25

quattro tavole, girevoli ognuna sul suo asse, e accostate agli spigoli m modo da
formare un quadrilatero.
Per il secondo codice sembra che la denominazione usuale sia stata %ue{Je1ç
Y.aì orijJ.a1 1 • Dal passo di Aristotele sappiamo che stavano nella sto~l basileios, la
c1uale in quest'epoca era probabilmente l'abitazione dell'ar conte re ~ ; la tradizione
generale ci afferma eh' erano triangolari, e siccome Suida ci avverte che la loro
disposizione non differì va da quella degli axones, dovremo pensare che bisogna in-
tendere semplicemente che inveée che quattro solamente tre tavole erano riunite
su un sostegno. Ma sulla loro forma non possiamo assicurare nulla di preciso,
perchè appare evidente che, al contrario degli axones, i kyrbeis originali non furono
visti da nessuno degli scrittori che ce ne parlano :i ; non è esclttso neppure che
siano andati presto distrutti, forse dai Per:;iani, e che siano stati sostituiti da una
nuova redazione, probabilmente in pietra. Alcuni passi assai importanti, come Ari-
stofane in Suida e Plutarco, non accennano affatto alla differenza di forma delle
tavole, e il primo anzi dice che non differivano per nulla se non per il contenuto
delle leggi. Non c'è quindi da stupirsi come sulla loro forma si siano sbizzarriti i
commentatori antichi; infatti, mentre in generale triangolare è detto probabilmente
per prismatico, ~\rpocrazione, interpretando male l' etimologia di Apollodoro ', crede
che siano dei blocchi quadrangolari che terminano con un triangolo aggiunto, una
specie di cappuccio superiore~; infine altri scrittori capirono che fossero piramidali v.
Ma cercare di arguire la loro forma esalta :;arebbe avventurarsi nel campo
delle pure congetture, e val meglio accontentarsi dei dati di fatto positivi che siamo
stati in grado di accertare.

Dono LEv1.

1 Olhe 1 pa~ ... j ~·ila1i, dr. PLAY., Poi., ~9, e LlSIA, XXX, t1. di .\ri.,tofJne, Jitc \C111plin:me11ti• f"hC così :-i clti;;.mano • da J
' Vedi 81 'OLT, Gr . .' t11au 1md Recillsa//alilmer.• ~ 131. tcnd~r" \Cr<O l'alto •, d•ll'cs-<•re eroi• delle >lclc di Corona ol-
3 AJ errczionc for ...e Ji Ari ... 1otelt, clic prrò non ci dire lun;:lla. e che solo ,\ rpocra1ione 111 Suida ag-;iun~c il partico.
null.1 ... olla loro form3. loro Jell• kurba1iu e P''n·• rlre le .1 .. 1e terminino in punl:t.
• Vedi l'•hra eliu1olo"ia dcli' Etym. ,11. che r. derivare lo In •JU3nlo poi al credere che i k) rbei' ~iano sull3nlo una co--
JHuvl"' do. H.!Jt'•:uw. • percl1è vi do,·e,-ano essere nascoili i .. c. riu urJa di una pa rie Jc;li a\ones, e precisamente una scell:i
;.:roti dh·ini •, ci+> d1e ci ronf.-rm~l che i kyrheis in epoca ~•o~ dello pìu importanti le~~i .1.1.1ti, 'errehbe fallo allora di do-
rirn nou ~rauu 'j .. il1ili. mau1lnr~i perch;· m;,j por 11uesl ioni rellgio .. 1• ,·engono sempre
:, Il W1u~ow1TZ, Adsl. und Athe11, p . .15, 1, crede elle cita li i k_\rhei .. , e m3i S'il a\onc"" che sono il testo originale,
~i.1110 pir3111id .. ti, nia 3 ha•e quadrangolore, fidandosi del pa- •(UOllO CIH• >i poteva \Cdcrc da lutti, e eh' e citalo sempl'C al
rai;oue con la k!Jrbalin ; ma dobbiamo O>~ervare che, se anche rontrario por lo Jeg~1 civili .
si ,·oeli.a :.cccllaro l'etimologia da xof!t•<f-,i ecc., ApolloJoro, '' Oltre • l'ullur" , 'ed i anche Un~rn. Anecd. Cr., I, p.
corno ci I· 11·011wr><la10 dallo scolio di Apoll. Rotlio e da •1uel lo i:!i ~, cfr. \\'u ,01., o. r., p. ·~~,, 7.

[
j
L'ANTRO DELLE NINFE E DI PAN A FARSALO
IN TESSAGLIA

TO PO GRAFI A E 'CAV I

Xe/ conchizulere la mia memoria sulle iscri::io11i dell' anfro di Pharsalos


confrontale con quelle dell'antro clell'Ilimetto (pubblicata nel vol. IV-V di questo
Annuario, pag. 147 sg.) io diceva che dell'antro di Pharsalos non essendo stato
esplorato che l'in.r;resso, la completa esplorazione di quell'antro era resa desi-
derabile anche da quanto sul suo contenuto si accenna nella maggiore delle due
ù;crizioni. L)alta importanza, a più di un titolo, cli una tale ùulagine non
isfuggì al direttore della nostra Scuola Archfolo,r;ica di Atene, prof. A . Della
Sf'ta, che senza inditgio 1ni annunziò che aveva deciso di tosto inlraprendere lo
scavo e· la completa esplorazione di quell'antro. Ed infatti così /it; lo scavo fit
puntualmente eseguito ed esaitrientemente condotto a te1·1//ine dall1allievo della
R. Scuola dott. Dor o Lev?°, assistito dal!' altro allievo della medesima dott. G.
Ba,qnani. T10 scavo però f u costanteniente sorvegliato e diretto su,l litogo dal
prof. Della Seta. L a se.r;uente relazione sitllo scavo e sit quanto se n)è ottenuto
fu redatta dal dott. Doro Levi ed accuratamente rfreditta e controllata da nie
~d <°' stata anche fornita di tittte le illustrazioni e riproclitzioni fotografiche de-
>iderabili.
Di questo prezioso ed essen:;ialissimo docwnenlo io mi l'arrò poi per la
nia nuora, completa e definitiva illustra;;ione critica delle due epigrafi.
D. COMP-JRETTI.

La grotta si trova a circa un'ora di distanza da Farsalo, nella località chia-


n-ata Kukuvàia, ed è situata sulla sommità d' una delle colline che da Farsalo si
etcndono in catena verso Occidente, e sulla pr ima delle quali si elevava l'Acropoli
del'antica città. Già dopo pochi minuti di cammino sulla strada che da Farsalo si
diige alle Termopili e ad Atene, si vede biancheggiare in vetta al colle, sopra

[
PIO. \ - I.' INGRl!SSO OELl,A (ll!OTTA E I,\ TF:Rll.\7:tA ;\I Sl'OI 1'1&01.

l'(O , 2 - ,, 'INGll•;sso OELL' ANTRO E LA ORAO INA1'A o 'ACCESSO. 1'10 , lJ - C NO l t«: ~S O OELb' ANT RO OALl,'F.STER NO.
J} ANTHO DEIJU~ NINFE Vi Dl PAN A l~ARSALO IN TESSA GLIA 29

alla macchia oscura dei fitti cespugli che ne ricoprono il dorso, il masso roccioso
in cui s'apre la caverna (fìg. 1); ma bisogna giungerne fin quasi ai piedi , per poter
distinguere la spaccatura alta e profonda della montagna che la costituisce (fìg. 3).
La grotta si apre sul fianco Nord del colle, dove le rocce scendono perpendi-
colarmente al terreno sottostante e con pareti liscie; la bocca dell'antro però non

P l(;, 4 - I SC RIZIO~P. SVLL A llOCC I.\ Al, L' l:<GRESSO 0 1'1.L 'A N'rtio.

si trova alle radici della roccia, ma è molto piì.1 alta e incassata nella montagna,
e vi si accede per mezzo d'un' erta gradinata di alti scalini rocciosi (fig. 2). È sulla
parete orientale, in alto sopra al primo degli scalini , eh' è scolpita, in caratteri
grandi e profondi, quasi perfettamente conservati, l' iscrizione arcaica in prosa
che ricorda la dedica di un albero alle Ninfe da parte d' un certo Pantalkes (fìg. 4);
sulla par ete occidentale invece, alla destra dell'ingresso e molto piì.1 in basso, è
scolpita in caratteri più minuti e tanto malandati che non si possono pii\ leggere a
30

prima vista, malgrado la rubricazione apposta dai primi interpretatori, l'iscrizione


metrica piì1 recente che fa la réclame del santuario e dà la lista di tutti gli dèi
in esso venerati.
Alla base della gradinata si estende una va ta terrazza, pressochè quadrango-
lare ma in forte decli,,io, limitata verso Oriente dal prolungamento della parete
rocciosa che scende dalla caverna, e dal!' altra parte da un banco di pietra che si
stacca dalle pendici della roccia, dove la vetta del colle piega in dentro. Da questa

lllG. 5 - INGRESSO DELL' AN1'RO D.\f,f,' IN1'1utNO l·l VlS'rA 1) 111,LA l'IANUIH TES$Al, IOA .

terrazza l'occhio spazia sull' ampia pianura tes alica (fig. 5), limitata lontano dalla
caLena degli alti monti fra cui s'eleva la cima nebulosa. dell'Olimpo.
Davanti all'apertura del!' antro si trova una specie di pianerottolo (cfr. la
pianta, fig. 6) abbastanza spazioso, che prima dello scavo era ombreggiato da alcuni
piccoli caprifichi, e l'antro stesso è formato dal prolungamento della spaccatura di
ingresso in uno stretto corridoio interno, che dopo circa una ventina di metri fa
un gomito a destra; qui soprattutto si notano alle pa1·eti delle formazioni stalat-
titiche, che tuttavia non sono molto cospicue; solo vicino all'ingresso il corridoio
è un po' piì1 ampio, con una sorta di vestibolo di cui una parete sembra quasi
arrotondata a nicchia.
r,,,..;i-r,,. 1> E" i...? ~r.cr r<o ~· 1< u~ u vf' 'A
f' p~ )$ o 'f P'~~l" Lo • ...\f.7Jf'•uf,l p. ~

~' I O. 6 -- PIA:-ITA DEt,L'ANTRO DI KUKUVÀIA - l<'A llSAl.0.

[_
32

Lo scavo fu condotto da prima sulla terrazza sotto alla g rotta, e fu qui, e


sopratutto presso alla gradinata d'accesso, sotto ai densi cespugli e alle numerose
pietre cadute che la ingombravano, che fu trovata la maggiore quantità di cocci
e di :::tatuelte. Un piccolo saggio fu fatto piì1 ad E st, sotto alla parete liscia e ben
riparata del monte, ma riuscì negativo; lo stesso fu di un altro saggio in una se-
conda grotticella, a un centinaio di metri piì1 ad Ovest, e che dall'annerimento
della volta appariva essere frequentata dai pastori moderni. Poi si procedette allo
scavo del pianerottolo, dove pure si trovarono abbastanza numerosi frammenti di
vasi e di statue; al contrario, lo sterro della g rotta stessa diede poverissimi risul-
Lati, benchè nel vestibolo si sia giunti fino ad una profondità cli pii1 di due metri
prima di incontrare la roccia; tuttavia alcuni cocci i. ola ti si rinvennero fino circa
la metà del corridoio interno, dove l'acqua s' è scavata atLraverso alla caverna uno
streLto canale serpentino, non molto profondo, e che lascia passare appena un uomo
alla volta. Pit1 in là, nessuna traccia umana nell'antro abitato da miriadi di sca-
rafaggi e <li mosccr ini.

CATALOGO DEGLI OGGETTI RINVENUTI

La ceramica della grotta, rinvenuta in quantità. abbastanza considerevole, so-


pratutto nella terrazza darnnti all'antro, presenta una notevole varietà di epoca,
di tecnica e di decorazione. La magg ior parte, invero, è formata da un rozzo im-
pasto g iallo-chiaro con granulazione bianca, o da un impasto un· po' piì1 fine, verde -
g ia llognolo; molti pezzi di tegole e di manichi :;ono decorati a rilievo, con linee
oblique, o più spesso a spina di pesce; ma non mancano diversi frammenti di coppe
e purn di grandi anfore attiche, a vernice nera. lucida, e Lalvolta con resti di pit-
tura. U epoca della- ceramica si estende, con tutta certezza, dal VI secolo a. C.
fino all' epoca greco-romana.
Quasi intere si sono trovate soltanto
tre piccole lekythoi votive, accuratamente
verniciate (fig. nn. 7, 90-92 1), dentro una
delle quali s'è rin-
venuto un minuscolo
pendagl ietto di bron-
zo, in forma di vaset -
t.ino con coperchio (n·
PIO. i ·a - l'E~OA ­
PIO. 1 - PICCQr,ç LCKYTHOI VOTl\'E, 9-1, fig. 7-a}. Gl, IETTO DI RROXZO.
T/ANTRO Dll:LLJ'j "'IKFE E DI PAK A FARSALO IN TESSAQl,J.\ 33

Gli oggetti di bronzo, oltre

o
a questo pendaglietto, sono assai
rari : un anello rotondo (n. 96,
fig. 7-b), un gancio di cintura
(n. 95, fig. 7-c), dei frammenti
di bocca di un grande vaso a PIO. 7-r.
rm. i b - ANlll.f,O or Blt0N7.0. OA ,~e ro
01 01.NTC'R.\ (N RRo:-:zo.
lamina con l' orlo ribadito (n.
97, fig. 7-d), e infine una pic-
cola rnoneta di bronzo che rappresenta da un lato la testa di Atena coll'elmo, e
sul rovescio nn Faunetto nudo che innalza un trofeo (fig. 7-e); appartiene ad una
serie già ben conosciuta di monete macedoniche di Antigono Gonata (277 -239 a.
O.), com'è dimostrato dal monogramma
di A ntigono che
si t rova fra le
o()'ambe dc>l Fau-
no AT 1 • nel
' 1T\l '
campo, a inistra PIH. 7•t - \IO:o;t-;T.\ DI RRO."ZO
Ili ASTIGQ:-;o GO'\\TA.
rio. 7-d - Ol<LO UI ''ASO Ol l.\l(l~A I~ BRO~ZO. del Fauno, le let-
tere JJA (o DA ?J,
e pii.1 sopra un oggetto poco distinguibile, for e il lituus o il casco che si vede
in altri c·emplari ~ .
Un solo frammento di pietra lavorata, che sembra appartenere al lembo d'una
veste femminile, sta ad attestare l' esistenza <l' una grande
immagine del culto, o forse di qualche più cospicuo dono
votivo. Del resto, se togliamo pochi frammenti di lucerne,
ed una piccola fusarola in terracotta (n. 88, fig. 7-f), tutLi gli
altri ritrovamenti della grotta si riducono alle statuette ed ai
frammenti di statuette fittili, dei tipi delle quali diamo un
l'IG. i ·/.
piccolo catalogo riassuntivo. 01 TEUUACOTTA .1 ~\fSA ltQJ_.,A

1 - (fig. 8). - Due rozzi idoleLti in terracotta, con le braccia conserte ed il


volto a becco d'uccello, simili a quelli di tipo geometrico riprodotti nel \Vinter,
Die T!Jpen der figiirlichen Terrakotten, I, 2-1, I. Dal!' esemplare del ~Winter ap-
pare rappresentata una figura femminile, che stringe un bambinetto fra le braccia;
siccome però questi due idoletti restano isolati, e non
s'è ritrovato nell' antro neppure un sol coccio che si

f
possa attribui re con cer tezza al periodo geometrico, non
è il caso di avanMre l'ipotesi d'un culto pre-O'reco
' Cfr. Jlon., M10,~n. I, 581, un. $55·86S, e Suppi. lii, ~11, n. 5t'9.
' Mt Oll~ET, l, nn. 851 e 8!>6-%8. - Che si tratti di un Fauno, e non di un in:tl·
tc"lalo Pan col codino sulla ...c11tcno. e co11 gambe umane, ba ,•isto bene il M1onnet, con ..
trariomcnte n <1'1ui tutti i più tardi tnlerprol•tori, come lo HrAn, l/isl. Num., p. ~31, PlG. 8.
' 1~11oor.1l1 t•~s11, J/011. t:rtcqun. p. 1~1 •~;;., occ. (cfr. J\osc nER, /,txiro11, 111, '" 1366). llOZZ! l00t.>"T1'1 01 'l'F.RRACO'l'TA,
34 DORO LEVI

nell'antro. o addirittura d'un culto di Cibele, della Mift11e 'Oeeta, e dobbiamo


pensare semplicemente, invece, che le due figurine siano un avanzo, nel periodo
greco arcaico, d' una tenace tradizione religiosa che risale a più secoli addietro.
2--! - (fig. 9) - Frammenti di ;rh•a;m; votivi, con figma femminile arcaica che
incede verso sinistr a sorreg-
gendo con la mano il lembo
della veste ; i capelli ricadenti
sulle spalle e le pieghe del
panneggiamento palesano chia·
ramente la maniera arcaica.
Per lo stile, si possono para-

l ' ln. !I - l' HA\tME~- rr 0 1 PIXAKt.:S ,~ Ofl\1 1 ARCAtCrco x FIGU RR Pf:\t\UN'n.. r.

gonare alle tavolette votive di Corfù della Collezione Cara-


pano (\\"inter, o. c. , I, 96, 8; cfr. il nostro n. .JO). Si può
anche stabilire un confronto con le belle tavolette votiYe di
J,,ocri Epizefi ri (Quagliati, Attsonia, III, 1909, p. 1-W, fig. 1,1,
<·he però sono di un'arte pili avanzata delle nostre, e molto
pii1 raffinata.
5-9 e 44 - (fig. 10) - Statuetta femminile arcaica, seduta
su di un trono e con le braccia stese rigidamente lungo le
ginocchia; la testa è velata, coi capelli ricadenti sul petlo ;
il dorso è piatto. Questo tipo corrisponde perfettamente a
quello trovato nell'antro di Pan e delle Ninfe sul Parnete
(vodi .Eph. Arcl1. , 1906, p. 108), ed è molto diffuso anche
F((~ . IO - S'l'ATlJETTA FE,1 -
altrove (Winter , o. c., I, 49, 11; cfr. anche il framm ento della '.\llNlJ, ...: S J'10l"TA .

sLatueLLa di Santorino, Thera, II, p. 77, fìg. 276, 8).


10 - (fig. 11) - Testa fe mmi-
nile arcaica con stephane e due
bande di capelli divisi sulla fronte.
Le palpebre sono fortemente rile-
vate; l'ossatura quadrata della fac-
cia, e la sporgenza del mento e
delle labbra, imprimono alla fi<>'ura
un carattere personale ed energico
assai notevole. Probabilmente è un
frammento di protome, di cui non
conosco un altro esemplare rasso-
Pl(l. 1 l -n - ·rF:STA PF.,l\lll<ll .E
t•10 . ll - ·r ~:S'r A to'IUDU~l~ E
AH CAI OA, PH O~PET1' 0 . migliante, e che può sostenere il Ait CAIOA, Pl? O.P cr~o.
L' ANTRO OELIJE NINFE E Dl PAN A F AR SALO IN T FJSS AOJ, IA 35

paragone con le belle maschere del British .Museum (Cat. of the lerracottas, tav.
V III), e sopra ttutto con un' altra che si trova a Costant inopoli (Cat. des fìgurines
de ten ·e cuite des Musées impériaux ottomans, tav. \ r, 2).
l l - (fig. 12) - Importante
framm ento di grande testa femmi-
nile ornata di stephane con orlo
ad a nello, e capelli ad onde rego-
lari e stilizzate, divisi sulla fronte
e tirati dietro l' orecchio spropor-
zionato.
12 - (fig. 13) - Bella testa
femminile di stilo del IV secolo,
con capelli ad onde e sugli orecchi
due pendenti a cerchietto. Ac-
canto, a sinistra, si vedono tracce
lltG. 12 - P AR T•~ Sl1PE RIOIH: DI ORANOt; TESTA P E lU!INlL'E
di un' altra testa ; forse era una OON
$1'~PllA ~rn .

duplice protome, o, più probabil-


mente, un framm ento di due figure appaiate con le teste
riavvicinate (cfr. \Vinter , o. c.,
II, 106, 2). P er la forma del volto
rimastoci e la trattazione dei ca-
pelli, io raffronte rei la testina
disegnata nel ·winter, o. c., I,
129, 5.
13 - (fig. 14) - Volto fe m-
minile di stile ellenistico, con
alta acconciatura e diadema, die-
f'l(}. l::J - 'f~S'l,A V~MMI N I J_., J~ tro cui forse ricade il velo, come l'I().DI14$TU..,E - vor.·ro F>H CMINCLF.
Et.. L K~lSTl C O.
l>laf, lV $MC. A. O.
in 'Ninter, II, 5, 7.
14 - (ftg. 15) - 'restina, probabilmente maschile,
coronata di edera ; forse Dioniso. Per l' acconciatura, le
si a vvicina no le teste di alcuni efebi alati, \Vinter, o. c.,
Il , 357, :, e H, 205, 2.
15 - T esta femminile molto con-
sunta e spezzata iu due, con alta stepha ne
triangola re.
16 - (fig. 16) - Frammento di pro·
tome arcaica, con una specie del così
detto klaft, e collo molto lungo ; la bocca
è atteggiata a sorriso, c_on le estremità
~,o . 16. delle labbra rialzate, come iiegli esem-
P ICf'OLA T•:S1'A DI PIV li).
O IONISO . plari consimili del Winter, I, 206, 6 e 81 l' l? AM l ll-: NTO 01 l'HO"f0 .\1 1·: A RO ACOA.

[
36 DORO 1,EVI

e più ancora in quello dato dal Ludwig, Die Tel'1 acotten ron Sicilien. pag. 8,
fig. 2-a. Il nostro e5emplare è frammentario dal naso in su.
17 . (fig. 17) - Altra testa fem-
minile, con alla corona di capelli,
forse parte di un rilievo. È molto
consunta.
18·20 - Parti superiori di teste,
con stephane e capelli divisi sulla
fronte, ondeggiati e di tipo arcaico.
21 - (fig. 18) - Altra parte su-
periore di testa fe mminile, con ca-
lfl(i. l7 - i'Alt'r>J $1)-
l'llltlOR I, 01 STA-
pigliatura a melone e velata poste- l•'I O, 18 - l'AR'rl!: $Ul'EIUOllB 01
'tKSTA FF..'.\lMlKILF..
·ru•~·rTA FEl~UU.NlLE. riormente ; tale acconciatur a è fre-
quentissima nelle terrecotte ellenistiche
(cfr., p. es., Winter, o c., I, 258, 3 ecc.).
22 - ~\ 1tra, con capelli striati
e diadema.
23 - Frammento, che sembra
di testa satiresca coronata di edera.
2-l - Tre frammenti di stephane.
20-30 e 32-33 · (fig. 19) - Fram-
menti di volti, che sembrano tutti
fomminili, di buono stile del V-IV sec.
31 . (fìg. 20). - Frammento di
fronte, con capelli ondulati.

l'l(l, w ll•r - FRAlDJF:N'rr 01 VOl,Tl PB)llllNIC,1. ~·I<;, 20 - I'Ali'rB SlJPE1'101t1' IH 'tBSTA FEMMINILE,

:i4 · (fig. 21) - Testina con alto cappello conico, da cui esce la capigliatura
a ciocche che ricade sulle spalle.
35 - Altra, molto consunta, appoggiata ad uno sfondo.
36 - (fìg. 22) - 'l1estina femmi-
nile con alta acconciatura a doppio
nodo sul capo, di tipo ellenistico, quale,
p. e., nella statuetta del Wint., I, 1, 4.
37-38 · (fig. 23) -Altre due, una
con stephane, ed una minuscola, ir-
PIO. :!l - PlOOOl,A l'ln. 2:! - r•!OCOLA FIO. 23 - PICCOLA
TESTA >'CMmNILK. riconoscibile per la corrosione. F.&MMlNlLE. 'rE~TA
TESTA FEMMlNILK.

[
L' A~TRO DE[,LE NJNFB E Dl PAN A FARSA LO lN TESSAOLI.-\ 37

39 • (fig. 24) - Testina


di aspetto arcaico, in alto
rilievo su di un frammento
di tavoletta votiva, su cui
si vedono delle tracce di al·
tri oggetti incerti ; l' accon-
ciatura sembra quella degli
>'JO, 2~ - l'RMt.\IENTO 01 ALTORl- efebi della metà del V sec., l 'Jtj. 2t1 - PU.iUIMF:N'rO 01 'fA,~or... P.T rA.
1,lEVO OON TES'rA MA!IOlllX.&. \rOTlVA CON PlOUHA f."E3.fltl~!L ..:;.
1
quale 1 Apollo di Olimpia,
con la massa dei capelli riportata sulla nuca.
40 - (fig. 25) - Testina femminile con stephane e Lrecce ricadenti sulle spalle,
in rilievo su di un pinax votivo; la mano destra sembra portata all'orlo della veste
presso il collo; per lo stile e l'atteggiamento sembra corrispondere perfettamente
alla figurina arcaica di Corfi1, \Vinter, o. c., I, 96, 8, e appartenere quindi alla
stessa classe di tavolette da noi già elencate ai nn. 2-4.

1'10. 26 - VltA IUl ENTO


l'l(;.-_27 - PRAMYENTO] or TAVOLF.TTA VOTl\'A PlG. 2'3 - l>AftT ..:
01 TAVOL&TTA VO'rl\'A
INFERIORL 01 TESTA
OOX Tf:S'r A l'•; MMtN(1 ,t: . COS Tl::$TA J.'ElU((N'(LF:. StLENICA.

41 - (fig. 26) - Altra simile, con sopra il foro di so-


spensione del pinax; molto corrosa.
42 - (fig. 27) - Frammento di altra
simile, pure s u ;p inax, di profilo, e che
sembra ornata di cuffia.
43 - (fig. 28) - Quattro frammenti
di barbe sileniche, di cui una di profilo
11ro. 28 a - 1•A1i·rg 1s1~1:;.
RIOltfl 01 ·msTA s11,1;x10A.
con le labbra ed i baffi, ed un' alti a, più
grande, di prospetto.
45·6 - (fig. 29) - Frammento di pinax
votivo con figura femminile rappre entata
fino alle anche, vestita. e con alta cintura.
47 - (fig. 30) - Idrofora, vestita di
peplo, che sorregge l' idria ul capo con
ambo le mani, come altri pochi est:mplari
del Winter (o. c., I, 158, 1 e 2; 159, 8),
che però sono di un tipo più tardo e as-
FIO 2!1- FHMUI. 01 TAVOLETl'A PlG. 1!0 - STATUETTA
PITTI!,!: OON PJOURA ~'EMYINll.t}. solutamente diver~o. 01 IDl!OFORA,
DORO Ll>Vl

48-49-(fìg. 31) - Busto di


altra, che regge egualmente
l' idria con le due braccia, ma
di stile più arcaico, con altis·
simo collo, e un panno fra l' i-
dria e le due bande di capelli
divisi sttlla fronte . Pure questo
tipo è nuovo.
50 - (fig. 32) - Busto di
una figura femmini le seduta,
ammantata, che sostiene con
la destra un capriolo od un
cerbiatto al seno ; ricorda le l'l(i, 32 - PARTE SUPE-
RIOR& Dt Pl(}URA FElàUllNl-
l ' I U . 31 - FAlt'rll lNll'flRtOREl DI STA-
TU&TTA l)I IOROPORA.
grandi statueLte di Ar temide Li; CON CERBIATTO.

trovate dal Oarapano a Oor fù


( H C ff, XV, 1891 , p. 1 sgg.), che egualmente sono rappresen tate reggendo la
cerva; ma per l'esecuzione il nostro esemplare pit1 si aV\'icina a quello dcl \Vinter ,
o. c.. I, 130, 6, soltanto che il manto della donna le ricopre il capo, e la mano
sinistra, anzichè reggere pur essa l'animale, è
portata al lembo della veste al collo ; lo stile
è pit1 severo, e dal manto esce un'unica massa
di capelli lisci.
51-56 - (fig. 33) '.__ 'l'orsi val'i, acefali e
frammentari; uno (55), di rozza lavorazione,
sembra arcaico; un altro [56) sembra appar-
tenere al tipo dell'idrofora.
F lG. 33•.1 - TORSO
57 · (fig. 34) - Figura seduta su di un OI S'rA'rUETrA A)l-
.\fAN"TA'l'A .
1•, 10. 8» - ·r oRSO DI STA-
trono a spalliera, volta di tre quarti verso gli
'l"UET'rA AMMANTATA , spettatori, che sembra tenere una kylix presso al grembo, reg-
gendola con una mano all'orlo e con l'altra al piede;
il seno è piatto, e le gambe sembrano nude, ma non
si può stabi lire con
tutta rertezza il es o
della figura . 1 on ram-
mento alcuna altra sta-
tuetta che abbia ri ·con-
tro col nostro esem-
plare.
58 - (fig. 35) - Don-
na sdraiata sul leLto,
con alta stephane o
PIO !H - Rl l,JE:\'O CON FIGURA SEDUTA l'IG . ;1,j - PAR'rE SUl'Elt!ORE DI STA-
OUf: llEGGE UN OALtC& , trecce ricadenti sulle 'rUETTA 1''F::\Utt~JLE 0($TESA .
L'ANTRO DELLE :NlNFE E DI PAN A FARSALO IN TESSAOl1IA 39

spalle; il braccio sinistro è disteso lungo il corpo; il genere


è molto conosciuto (cfr. ·winter, o.
c., I, 192, 3), ma tlOn ho trovato a1-
cm1 altro esemplare perfettamente
eguale.
59-(fig. 36) - Frammento, che
sembra cli figura seduta ammantata,
molto rozzo e frammentario.
60 - (fig. 37) - Parte inferiore
<li figura femminile in corsa verso ~IO. Si - PAltTJ'l INPER.!Oltli:
O{ Ji'tGURA .,EMMl SILfJ
l"JO. 86 - 11nA 'C M l1:NTO Dt
J"IOl!llA A \lMAN'J'A'rA. sinistra, con la veste svolazr.ante. COR.Rl'lXTE.

Tipo del IV secolo.


61 - Frammenti di vesti femminili.
62 - Bracci e gambe di statuette, di vano tipo e
grandezza.
63 - (fig. 38) - Statuetta di giovane nudo, con le gambe
incrociate, la destra al fianco e la sinistra dietro al capo col
gomito appoggiato ad una roccia
o ad un albero, alla maniera pras-
sitelica. L'atteggiamento è predi-
letto nei tempi ellenistici ; cfr., ad
es., \Vinter, o. c., II, 244, 3, esem-
plare che tuttavia differisce alquanto
nei par ticolari dal nostro.
64 - (fig. 39) - Altra statuetLe1,
acefala, di giovane nudo, appoggiato
col corpo e col gomito destro ad
1'1'1 , 88 - S'rA'rUJ;'l'1'A Ol
un'erma su cui ha gettato il manto,
O lOVAN>; NUDO.
e col braccio sinistro alzato; simile PIO. 11!1 - srATUJ;TTA ACEl?Al.A
è l' esemplare del Winter, o. c., U, 01 (110\'AK& NUDO.

252, 6, ma la trattazione del corpo


ne è meno accurata.
65 - (fig. 40) - Altro fram-
mento di giovane nudo, col braccio
destro alzato, e volto verso si-
nistra.
66 - (fig. 4 1) - Altro fram-
mento, forse di figura ma chile, col
braccio destro al petto.
67 - (fig. 42) - Bambino nudo,
piegato verso sinistra, e che string<'
PIO. ~o -
ST A' r u t:TTA AC El-
con la destra un braccio che si
Pl(l. 4l - $TATUE:Tl'A ACE
FAI . A, l?OttSP. >IASCH!LE.
PAl.A DI GI O VAN~; N UDO .
40 DORO TilWI

vede appoggiato ad una roccia; forse è parte d' un gruppo


simile a quello di Venere con Eros, del 'V"inter, o. c., II, 130. 2.
68 - Gamba femminile, di figura
seduta su di una roccia, forse parte d'un
gruppo simile al precedente.
69 - Tor o maschile, acefalo, col
manto sotto il braocio sinistro.
70 - Due framme nti di cosce e di
pubi maschili.
71 e 74-76 - (fig. 43) - 'rorso di
Pan che suona il doppio !lauto, con
guancia gonfiata e grosso ventre. L' iden-
1110 . 42 - STATUETTA 0 1 tico tipo s' è trovato fra le poche sta· ,., ;. 43 - 11usTo oc PAN
JlA,llJ JNO Al'l'OOOlATO AD <JU" SUONA IJ, DOPPIO
UNA
111
r.uiiA 11 •:>1 Mrn1t,•:. tuette dell'antro delle Jin fe sul Par- t1LAu-ro.

nete (Eph. A rch., 1906, p. 108). e molti


al!.ri esemplari, circa una quarantina, si trovano al Museo Nazionale di Atene, pro-
vonienLi per la maggior parte dal Tempio del Oabiro presso Tebe (Winter, o. c..
I, 216, 6).
72 - (fìg. 44) - Altro tor o
di Pan , che suona la siringa, iLi-
fallico e cornuto, con ampia barba /
sul petto; è frammentario sotto il
pube, ma con tutta probabilifa
era seduto con le gambe incrocia-
te, quale appare nel frammento
i'IO. 45 - >'l<A>llUJ:-11"0 0 1 STATUETTA
simile trovato nell'antro del Par· 01 "\N cFrn riuosA r,A srnrNoA.

nete (Eph. Arch., 1906, p. 109).


Anche questo tipo è g ià ben conosciuto (Winter, o. c., I,
221, 5); u n altro esemplare è stato trovato nei nostri scavi
1
1 10. ' ' ·r onso 0 1 PAN o us
SUO"A LA SIRINGA.
di quest' anno a Chephalos, nell'isola di Cos.
73 - (fig. 45)- 'forso
acefalo di Pan giovanetto e ammantato che suona
la siringa; doveva appartenere ad una figura si-
mile all'esemplare del Winter, o. c., II, 408, 2.
77 - Enna itifallica, acefala.
7 - (fig. 46) - Frammento di rilievo a su-
perficie con vessa, con mano protesa che stringe
un oggetto incerto, verso un altro oggetto ton-
deggiante.
78 - (fig. 47) - Altro, con mano che porge
una specie di ghirlanda.
l'IG. ~fj - l'ltA \Ul&NTO or Hll,JE\"O CON YANO
80 - (fìg. 48) - Frammento di rilie,·o con PROTESA.
J}ANTHO DELLFl N I~FE E DI PA~ A FAHSALO lN 'l'P.SSAGLl.\ 41

l'IG. 4i - h'ltAMMENTO DI RILIEVO OON MAN O.

ruota di cocchio (cfr. i cocchi nelle scene di rapimento di Locri, Quagliati, o. c.,
p. 168 e sgg., e Orsi, Bollettino cl) Arte del ]Jfiniste1·0 della Pubblica lstr1tzione,
III, 1909, p. 464 sgg.).

PIG. ~8 - PRAMMENTO DI Rll.IE\"0 FIG. 49. l'IG . :;o -- Ollli:CCJllNO A ROSETTA


CON llUOTA Dl OARRO. BRACCINO DI BAMIJOJ, A, I'< Tf:RIUCOTYA.

81 - (fig. 49) Braccino di bambola, senza la mano, con foro per l'articolazione.
82 - (fig. 50) Rosetta, come orecchino, con peduncolo.

l'lG. 5 1 - COLO\IRE IN Tf:RRAOOTTA,

83-86 - (fig. 51) - Colombe e frammenti di colombe, con dorso scanalato o


con le ali marcate per mezzo di un incavo triangolare, muso a punta e zampe
rozzamente disegnate a cono.
87 - Gruppo di numerosi frammenti minuti e irriconoscibili di statuette diver se.

6
42 DORO r,1w1

Riassumendo in poche parole, possiamo osservare che la maggior parte delle


statuette è di figure femminili; fra queste molti esemplari sono di tipo arcaico,
come la donna seduta sul trono 1, la ninfa idrofora, l'interessante figura di profilo
della tavoletta votiva, e alcune delle più belle teste. Al periodo greco arcaico pos-
siamo attribuire anche i due idoletti di apparenza geometrica. Le poche figure
maschili che abbiamo, al contrario, rappresentano quasi tutte Pan, nel suo tipo
ben conosciuto di suonatore di flauto e di siringa, e sono di stile tardo; forse anche
le altre figure maschili di giovanetti non sono che delle rappresentazioni dello
stesso Pan nel suo aspett,o giovanile, col pedum cd i cornetti appena visibili, quale
venne di moda coll'imperare della smania bucolica ellenistica, e di cui un esempio
corto è dato dal framme nto di Panisco ammantato con la si ringa.
Di altri culti, oltre a quello di Pan e delle Ninfe, si potrebbe appena vedere
1111a testimonianza nella donna seduta che stringe al petto un cerbiatto, che po-

tr ebbe essere Artemide 2, e nella testina giovanile coronata di edera, che assomiglia
alle classiche teste di Dioniso; senonchè v'è qualche esempio in cui Pan stesso.
appunto come il lieto compagno di Dioniso, è rappresentato col capo coronato (cfr.
Baumeister, Denkni. d. kl. Altertums, II, 1149, figg. J3-!L-42). Le numerose sta-
tuette di colombe, invece, attestano un culto di ~\.frodite nella grotta, culto che
<.I' altronde, come vedremo pii1 sotto, è quasi intrinseco al carattere del culto di
Pan e delle ~infe, e che ne è raramente disgiunto nella religione popolare.

DORO LINI.

1 Cfr. la donna >e<lula in lruno dcli' antN dcli' lmello o ,1; A1·1r111i.le; dr. Od., \'I, 10:; ;~;; .. do1<~ lo l\info occump•-
'll'C l che no dice il Comparclli in A1111uario, IV-V, p. t5:>. i:-11:100 la do:t nei ~uoi ~iuof'l1i e uclle ~ue cacci! ::mli' Erimanlo
t I.e Nrnfè non ~ono, del 1-t'slo, del tutto ejlranet.· al mito e "lii T:-i;:cto.
:F ERME N TA
(l{ Y T H N OS-T JI E R ~[ J J\J

< •. florent omquo Cythnon >


(0\IO., .lftlam., VII, 4631.

/n.<;ieme cogli articoli già pubblicati inforno alle isole cli Serfino 1 e di
Zea 2, il presente laroro completa il rapporto della breve esplorazione da rne
compiuta nelle Cicladi nel giugno 1910, per conto del R. Istituto Veneto di
Scien=e, Lette1·e ed Arti~.
Compagna di viaggio e collaboratrice nelle illitstrazioni grafiche fit mia
uwglie Ernesta. Alla visita di Fermenia fit pot'ltto dedicare il ristretto spazio
di tenipo fra Varrivo e la partenza di im piroscafo, dal 2 1 al 24 giugno.
L e osservazioni altra volta fatte sitlle cause per cui i dati raccolti ditrante
la affrettata esplorazione non possono avere altro valore che di semplici ap-
pwnti, si intendono ripetitte per il presente rapporto.

4: . GEROLA, Str{ino (Srriplio•) , in • Annuario della 1;. 3 G. GeROl. A, ntta >10/l f 1u/la brtvt mluiOll( nel Levanu
Sruola .\ rchcoloi;i ca di Atene " voi. lii, Beri;a1110 , tO~t. l't11tlo, in • Att i del R. lstlluto Veneto •, tomo LXX, parte li .
• G. GEROl.A, Zta (Keo1), ibide m, ··ol. IV-V, 19n. Venezia, tutO.
[_
TOPOGRA~ IA,
1
I - NO)IE, D}ljVA 'l '.\Z lONI

Il nome dell'isola 1 tramandatoci dal!' antichità classica semr,a notevoli varianti,


è quello di "'. l(ythnos (Kv191·0;).
-----
La denominazione di * Thermjà ( 6se 11ta), derivata. all' isola dalle sorgenti calde
1

presso al porto di S. Irene, si incontra per la prima volta in uno scrittore della
prima metà del secolo XII 2 ; e da allora in poi sostituì il vecch io nome, che solo
in questi ultimi tempi è ritornato in onore accanto a quello medioevale.
Alcuni scrittori del secolo XVII e XVHT, cui era ignota Ja denominazione
classica dell'isola, fantasticarono che questa all' epoca oll enica s i chiamasse 011ea,uvia 3•
E, malgrado la totale assurdità del nuovo battesimo, anche quel nome non mancò
d i incontrare per qualche tempo una certa forLuna.
Ma nel mondo marinaresco italiano il nome originario di 'l'hermjà subì ulte-
riori trasformazioni, fra le quali la variante più comune cd usitata fu quella di
Fermonia '. Accanto a questa troviamo pure le fo rme Fermenie °, Formenie 6, For-
mane 7, Fermia ', Ferme ne ~, T ermenie 10, Fermino 11 , Fi rminia 1 ~. e tante altre.
Nell' età classica l'isola contava una sola città, chiamata pur essa Kythnos.
Le sue rovi ne si vedono tu ttora verso la metà della costa occidentale, nella località
che nei secoli piì.1 r ecenti si disse S. Luca i:: ed è 0ggigiorno dPnominata "'Righò-
kastro o • Vrjòkastro 11 •
1
Per l 'i ..ola in ~cnere clr. A. P111Lwr:;o~ 1 /Jtilr1i9t .:.ur rh4! citorerno fHu O.\Jnti - I·: B. UcRno~E, Libro ntl quale. s-1
lfr11ntni1 der Critchische11 lnulnwelt, in < Petermanns ~l it- ragio1111 di rullt lt lsolr dtl 111011do, \'cnc1io, 1 5~8. p. 4~ .
1ctlunge11, l::rµ-..in1ung~hcrt , 11. 13k Goll1:1, 1.00-t. 111 • rpi.•CO/Hts Ttrmt11 iar11111 1t 115): C. !':~DEI, lliera r-
2 1Y"').ot1 1to:o:1:ar!!io1•, '1'<.A!'.; TW11 .-r«T!!l«!Jlt%t~1· /J!!t;""'"· cllin call101ica mrilii atvi, ,·ol. Il, Mo11n-1eri i, i UH, I'· H8.
in lll BllOCl.ES, .Synecdem11s et ù'oliliae 11raecae epi scopatu11111, " • ahi int~t ar11am11 l'rr11imr ; (1470): 111a deve essere
llc roliui, i ~litl, p. 300. 11 documento i· dcl 1U3. una erron<'tt lc l tura iu,·cco Ji l 'tl'mhu• (11nturalmc11tc col la
:i lJci.).J, ,111Ja, Kv;?.,ta><&. 'l':a.tto11;r,Oi.tc ~V(!ot11 t ,'{,S ~,
'..1L pron1111ri:o dol v =- !): I\. l\011111t 1ll', Jt1•1tsaltm/ahi'I des (;ra -
11· 5 ; 'A. llU.J.J. 1111Jf~. 'Iaroe«« n}: njaou K V0 11ot1, ' .A 01j 1·a1.;, [w G a1u/t11~ 1·011 liirclibrl'!f. in , Forsc hungcn uud Mit l eilun-
f 806, p. 3 o '10~; 11: 1'. ZeaJ.ù·rot" 'E% r<~•· 1·111J1&1nx<7u1, in ;;cn 7.111' GO '<l<'hit'•l1to 1f'irol:S. ' \'OI. li, r.1 sc. ~. l 11nsbruck , Ht05.
S1/mMt1x1ì 'Jr.';-i1 n1(!i.:, '1J(J1,ov;iOì.e1 t9t8, p. 67.
1
p. l ii!.
1 Vedasi, I'· e., .1. \'AN G111 S1'ELB, Tt'oyage, Ghc11J1, i5:1i , a \(. SAXllllO, I <li ari, ,·ol. X I, \' cnez ia, i IBi, p. ~ l O.
I'· 31~ . i:i ' Ad occiduum. ""rr•ivo il lh1on1lclmonti, 1'0rlus optimris

• • ili ]>Ol'lll '"' Ftl'me11iis • (B78) : G. L. f'. TAFEI. u. c11m allq 1111 rrclnia Jlf<lcra rrprrllur, in quo cit•i/as ampia
r.. M. 'l'J10)1A•, I r/11111drn :zu1• 11//cr <'•I lfa11dels u11d Staatsgt- t1·igrbat11r • (Cli . 11& U110,uv.1.\I01'r1Ulf>, L ibcr iffsutarum ar-
aclliclltc der Tlt/11tblil' l'e11tdi9, in < Pontes rerum :iustriaca· ci1iela9i, 111•. ::os doltn Uihl 1olcca ro1111111;ile di l\a,enna), meu-
"""' ., •eziouo 11, \OI. XIV, parte 111, \\'ic n , -1857. p. i73 ; 1re nol l:i r:t1'l in.t fìguraL.1 ,1:. 1u·o"l.:;t.t la ch iesa si chianu Sane-
, loc111 '"" ' Fe1·11w11iar11111 ' (t 33:.): K. llo1•F, reneto-by;ia11 - "'" l.ucaa, p11frr11 trrlt•ia. i-; .\ ghjos Lukàs è dello l ut lora
tini1cl1t A11alekle11, in • Si11t111;;sbc1 ichle dcr K. Akademie der lo "iCoglieuo cl1e clliudc •la occide11 te H porlo o'e sono le ro·
Wi•-en<rh•ft cn •, phil. hist . Gla<~e, voi. XXXII , fosc. 3 - 4 , ,·ine Jcll'01nt1c.t K '; /111101.
\\'ien, ll!S!l, I'• Sl)S ; I:. PllrnRLLI, I libri Commemo1•iali della Cl10 -o il Curouclli inform• • i•i si 1·rdono alc1111i castri/i
/lepubblica cli lenuia, '01. Il", \'cuezia , t 89tl, p. t 6. dfruli, 11t91i av1111;/ dl'i q11rili alberqano pastori e 1>escatori,
• < ad Fol'lne11ia1 in µortri quod dicitur Stla 11u •: G. come in q11tllo di S. l.11ra rl1r dd il nome ad u110 de' porli
L. f'. 'l'APt:1 c . G. M. TllOMA•. l'r lmnde11, cii., p. ~~I ; • do- rrr.10 me;,:09ior110 • (\'. Co11n\BI LI, lsola1·io, \'cuezia, 16()/ì,
111i11ntori i11111lar111n Forme11 • (133"): K. llOPF, l'e1uto-b11:.a11- p. ~~'), 'fUe,t' uh imo Jato, :tllallo erroneo, è certo rica,·a1 0
t l 11isrlie M1altktw, cit . , p. 50;;, •lallo 'ecchie C3rlc ;.tè:o;ralìcho poco e ..aue, come era del rc~to
7 n. Ml '\TA'•:n, (.ronache calalnnt traJ . 1b. F. l1oi'è, 4tni•ll:a del Uuondt:lmonti Pro'a ne .. ja elio nel secolo ~egucnlc
parie I, Virente, t 88 1, p. '!8;,. il Pa-,ch de hrienen rcllilic~• la po~izionc dell3 località, ricor-
• , terram Fer11ue • (t3~5): L. L• Gr.ASD, llelalion du d:aotlo, uon ~eul'a nuu'e confosioni, la ~·il tà di S. Luca, col
7Jt'ltr111aqr 11 Ur1uale111 d, ,\1colas de Jlarto11i, in • l\crnc dc ror10 Cotonaclti (l':tttualo · "014·,na , p1·c~~o il nostro scoglit>) o
I' Orienl latin •, \OI. Ili, fase. 4 , Pari., t 895, p. &lt; s1;1;. - col ca,1cllo J1 \'iol.a-tN ( Il. L. PA•Lll \'A~ K111E~E~, Bl•rt·e
Ctr. pure E. 111 OCll&T, llelalio11 cJu voyage e11 Oriml do Car- tleacrl~io11e 1/tl/'Arciprla90, Livorno, t ;;3,
lle r lit l'tno11, ibiJc111, voi. Xli, lasc. t-~. Paris, ! 909, p. t &l. .. J. Pt'rTO\ 01; TOLl\l<HOR'r, /lelalioll d' fltl t·oyaye ""
• , domi111ts ,..ermn1ar1m1 • nella pergamena del 1397 l.eva111, voi. Il, l.)·011, 1>17. p. I~ .
G. GEROlo\

'lt **
La capitale dell'evo medio, situata presso al porto che dicevasi Sclavo 1, inti-
tola vasi a sua volta dalla coeva denominazione cieli' isola ~ . ~la la rupe ove essa
sorgeva si chiama al giorno d'oggi * Paljòkastro ;: o nj:: cbeaio.ç TÙ K6.aTeo ', o sem-
plicemente * Kastro, <]Uando non prenda nome dall'attiguo promontorio di * Ifata-
kje falu.
n'inalmcnte il capoluogo dell'età moderna e contcrnporanea :. mutò pitt volte
denominazione attraverso ai secoli. In genere portò il 11omo stesso dell' isola, come
ci assicurano già scrittori del secolo XVII••; e quando questa, all'epoca dell' indi-
pendenza, per imposizione dei dotti, ritornò al classico suo nome di f(v{h 0:;, lo 1

stesso vocabolo fu assunto anche per la capitale'. Con temporaneamente però, come
in tante altre località della Grecia, essa adottò presso il volgo quella denomina-
zione antonomastica di ~, Khòra (Xwea) che tuLtora è popolarmente la più diffusa'.
Quanto al nome di * Mesarjà che ci è testimoniato fin verso la metà del secolo
scorso'', sembrami verosimile l'ipotesi che esso cosLituisca l'originaria denomina-
zione del luogo, allora quando il capoluogo trovavasi tuLlora al * Kastro, e * Mesarjà
non era che un villaggio affatto secondario.
:\Ia all' infuori dell'odierno villaggio, l' isola di Formenia annovera pure, pii1
vor o mezzogiorno, un altro villaggio. Il suo nome volgare dovette essere anche
stavolta quello antonomastico di • Khorjò (Xwa16) 10, in con trapposizione con* Khòra.
Partieolarmente però, fin dal 1700 almeno, lo troviamo denominato Sllaka 11 • E
solo quando invase fra g li isolani la manìa delle esumazioni classiche, gli fu im-
posto, a ricordo dei Driopi colonizzatori di Kytlmos, il nome · di * Dhrjopidha
(LIQVOJTiç) 1 ~ .
E non basla: tutta una serie di scrittori del secolo XVII. dopo aver descr itta
la moderna capitale di Fermenia, ricordano al tempo stesso trn grosso villaggio,
denominato Mesi, che alcuni di loro, con tutta l' imprecisione che caratterizza quei
Lesti geografici e quelle carte nautiche, pretendono collocato sulla sponda ocGi-
' l'oo ~c1·i1tore dl'I seiccnlo (1667) pl"elende elle tale no · 1t Crr. l.. Ro~~, lnt,lr,istn rit., I' · !IO - Xon cou\'engo perù
mo fos,1• portato pure dalla ciii~: • ila11110 1111a sola clliua, sulle el imo logie che ll1•J nomo c.ono proros 1e in ·. 1. Jf11i.1r1.~rl.Y.1/ ,
dc1111·0 la cillà recchia, chiamata Sciavo • (G. $E nAsTJ A'1, Jfr aaa.ala. in lfrì.rltw rij: foroao,;;.: >mi lth•oi.0/«%1j: irwgct'a:.
l'ia11•110 r 1rnt'iy11tione dtll"Arcipela90, Roma, '-ti87, p. 9i). lV , ',Uhjra1.:, t8!14. (Ma crr. r. X ...Xar:-1ò..-l.%t. lltf!Ì -roii in'•-
' cr.-. il pos'o di Cri~toforo Buondel1non1i che ci1eren10 ,1eov rij; ).l:t"'~ .lfto~acti..; 1 io ~.ilh1rc"i1 \'l, 'A{hj••17ot, t $ù:4).
fra llre,e. 1' 1\'cd:. .. i il ,j~illo del 1;;~, ibidc111, I'· 13.
11
• J. 1'1rio~ or Torn~EPonT, 1:t1ation tii., \OI. Il, p. I ~. Co)Ì il ~c~uita J.a<"obo Sa\'er;o Porticr, che fu a Fcr-
• L. 1\0''• ln1tlrti1t11, 'ol. I. llalle, t 9H, p. 91. - Intorno meuia ncll'au1unno del t iOO (lellru ldi/la11tu ti curieuses
l1 11uc ... 1:1 dcnon1in11ione, ;, ..... ai di1ln,a nel Lenrnte., e conne .... a conurna11t l'Asl,, l'A{riq1u ti l'Am!riqttt, \'OI. I, Paris,
-empre con •1ualrl1e Je,:.;end•, dr. da ullimo G. GtROLA, Str- ISSl!, I'· 00); •' co,1 il Tournefort nell'anno stesso (J. Pinoli
fmo, cit.. I'· ~tH, 11013 5. PI 10111\HUllT, lttllllion cii., p. tO). l'er l'etimologia cfr. L.
' Le due leg,;cn le ri~u;1rdan1i la sua fondazione sono nar· Ro''• illulrtistn cit., I'· I O~.
r31e io. A. R1ii.i.111·t}(A. K,·{h•t<oai Cli . , r. 30 :S~. " Vedasi il sigillo •lei l 63o in '.I. BrJ;.i.~··<><• •ln10~•«
' G. SHIA-llA"· r1aqyio cii ., p. !l1. E Jopo di lui il Pot: - cii., p. t\l:.. Jl1•r l'ori;:iuc del nome dr. rure p. 2 e 5 (dove •·
Tllll il 1'0l 11Sf.l'ORT, ecc. rirordalo l"ambii;uo pas•o di Stefano Bi,anzio: KvtJ•o= v;;Qo;
' Co•ì i;i.1 ucl sigillo comunale dcl t83;), per il •1uale dr. :Tf!ÌJ; tfi 1(>1'ti:r11\c -,,;;,. Kr•Hltid<-w .. . 'Exai.eìio xa.Ì • Oq 1oì-oa
A. /11i.i.J.,J.,,,1... ~ l11roaia rit. , p. ti5. xoi 4!}l'Otrl; (Sri l•UA\I B\/A'\Tll , 11-;1Jv1x<-:J,., Liv.siac, i$3<l, p.
• l"edanoi aJ esompio i docu m",nt i del 18:!0 e '11\'ll'· ibid., l i:i).
P· or; 'Il'\;'·
FERMENIA (KYTHNOS-TH R: IUl.J:\)

dentale verso settentrione 1 • Due ipotesi si affacciano a noi : Mesi potrebbe essere
il nome secentesco di Silaka, che * Silaka trovasi già chiamata nell' anno 1700;
oppure esso è invece nient'altro che il nome antico del villaggio di * ~1esarjà, e
tutti quegli scrittori del seicento non fanno altro che plagiare ciecamente e cieca-
mente tramandarsi d' uno all'altro qualche brano di testo geografico antiquato de-
scrivente le condizioni delFisola al tempo che la capitale trovavasi tuttora al * Kastro
ed il secondo luogo abitato dell'isola era per l'appunto * Mesarjà 2 •
Avanzi di abitazioni di varia epoca sono sparsi finalmente anche in altre lo-
calità dell'isola, senza che si riesca a determinare più esattamente nè l'epoca in
cui quei casolari erano abitati, nè il tempo del loro abbandono. Essi si chiamano
* Kukunàs (fra il * Kastro e le terme), * Ghalatàs, * Khoridhakja (ambedue non
lungi dall'attuale capoluogo), ed * Elinikà (all'estremità orientale dell'isola presso
il capo S. Giovanni); mentre anche le località * Kòmi (un'ora a nord-ovest della
capitale) e * Meghalokhorj6 (un'ora a mrzzogiorno da * Silaka) sembrano alludere
a vecchi insediamenti ::.

***
Ma in quale epoca precisamente la capitale dell' isola Lrasmigrò rispettivamente
dal • V rjòkastro al * Paljòkastro e da questo alla sede attuale ?
È già stato osservato che, mentre fra le rovine di * \f rjòkastro non si incontra
neppure un pezzo il quale possa discendere ai secoli dell' evo medio, nessuna. delle
reliquie tuttora superstiti al * Paljòkastro mostra di risalire all'epoca classica:
donde la naturale illazione che quest'ultimo insediamento sia da assegnarsi all' età
bizantina, in rapporto coli' introduzione del cristianesimo nell'isola 1,
Ma assai più ci interessa, per rientrare direttamente nel nostro campo, il quesi to
riguardante l'epoca della traslazione della capitale dal • Paljòkastro a * Mesarjà. 11
problema non può tuttavia essere risolto senza un previo esame degli avvenimenti
storici che, attraverso i secoli, replicatamente condussero l'isola di Fermenia alla
completa devastazione.
1
• Ila anco 1111'allt·a /lf<billalio11t, ,r r ivc'" 1101 1608 il ~il ll & IO a S Ud OV05l tio lJ'isola: il <(lla(O rc r IO lllCllO dal tempo
J.11 ri:o11olo , tli molte a11iint, ad1m11ndata Nui, che t'Ol dire 1lc l Tou l'llofor l in poi •i c hio mò d i S. Ste fano p . P1Tro:< llE
muo • (I". Llf'A lZOl.O, Isolario, i038, Londo11 , llritish Muscum, 'l'Ol' llS EFOHT, tltlatiO>I ci t., r . l.0). Quello d i lla rza irwece,
M1. La ndsdow e, 11. i9! , p. H ); e, •1t1alche dece nn io pi ù l ardi, era, - 01·onJo il Milio, d.1lla po1·tc J i ponen te; e non può q ui nd i
il The vc no1 : • Il y " un. t•itttx chastenu. (con che e~li si rifo- c he rorri<poudoro a •1 uc l por to di Mi·riko, c he il Buorulelmonli
ri-cc alle ro,i11e del • Vrji1kostro) ti un t·il/aye a utli ar nt1d chi:un:. ili Mcrr.- (o cho ~olo per una crrone:1. scritt ura o Jet-
appt/U •lui • (li. T11 c1·csoT, Ut1criµ1io n d'1111 f'oyaae f ai/ n11 tur;i do, cl 10 mutar e il suo nonw ~cnuino con ~ler.,;-a. e roi l far-
l.ti:a>ll, Paris, I 'llS, p. :Oi); mentre poco doro il P ioccn» 11). l h, come dicc,•arno 1e .. tf·, Of;Oi discu .. sione (-. supern ua. di
rirordo • 1tall'ore<110 il pircJ/o t:ilfo9gio d i .llu i • (P. P tACESZ A, fron t e olle lrorpe ine••lleue topo~roficlre 1lcllc carie e dei
1.·e~o rtdit"ll'n, Modeno, t DSS, I'· 303); ed il Coronell i r ipete : 1est i sec~ntcschi .
• Il p/crolo t•illaagio di .1ft1i 1111/a 11•onda occidtnlalt •·t r.•o • La citt11 o vill•glliO o ca- tello dr S . Luca. rhc o llri scril·
u11rnlri11nt. /IOCo ltm9i da porto _;1nr: 11, cli 'è il magaiort tli tori in1•<ot t1mcnte mcniionano (cfr. A. T n t \"FT, 1- a cosmogra-
11111; " ( \'. COllO\Er. 1.1, 110/ario rii.). phie llllit•trstltt, r ..... 1;;7$, \OI. I, p. ~34), \'3 iJentific>tO,
Qmald è 'lùfJ'to porto di Marz3 ? Esso è r iro rJato anche come çià ~i o~-.cnav3, ('Oi ruderi dolla capitale ellenica dl"l-
d•I Milio, unit amente oi porli di S . I rene (Ja lui dello. run 1' i<olo, I" qu•le • •111~1 1empo r r • certo già t o talmente Ji-
1111 3 corruz.ione clic ri,,.ale per lo meno già a Bartola mC'o fl3j s t rut to.
:;011ot1i, Santo Chl in i) e di S. Ann o (A. Mr t r.o, Ar i• del 11avi- 'Cfr. :1 . '8U).),i1vda , lù 1 {) ••• ax<i. rit .t Jl . 50 st;.; ' A. B ci.i.-
t•11r, i :>:.>0 1 \'c nc1ia , Uib liotera ~:uiorule , lls . llal., I\\ '%, r· i.t/ YAa,·rarol}/a rit., r. 44 o UO : O \ C .. t 1101Hina pure la loca·
Ki). Q rr o~1· u ll i rn o, malgrado I' e r ro1wo inJicoziou c de l Milio, lr t à ' "( h CO tÌl~O$ .
che lo dico po:Ho a g.'t rhino, Y:t c·c rhuneule identificalo col porto • ·A . TltlJ.J. ~··~a. /\,.,?,•.ax« cii. , I'· ·16 e •O.
-18

Tutta la storia dell' isola - a cominciare dall'efa classica - è intessuta delle


gesta di pirati d'ogni razza, che periodicamente por tarono la desolazione e la rovina
su quelle spiaggie '. Ma nel periodo di cui più particolarmente qui ci occupiamo,
tre dovettero esser e le incursioni per turbatrici, capaci di arrestare per più anni
ogni attivit~t umana nell' isola: la prima circa l' inizio del secolo X V, intorno al
1470 la seconda, verso la mefa del cinquecento la terza.
Nicola Marton i, nella sua peregrinazione per il levante, giungeva a F ermenia
il 5 fe bbraio 1395, al tempo del dominio di Ja nuli III Gozzadini, e si tratteneva
colà ben 17 g iorni : prova evidente che l'isola er a allora normalmente abitata ". E
abitata del pari la trovava nel 1422 Cristoforo Buondelmonti: ma si affrettava a
soggiungere " r1ua111 'l'urci, meo lempore, ia11i dudwn ibi mancipii, v roditorie in
nocte, adiuvamine malefactorum desolarerunl ; mmc auteni dermo a Latinis
populata remane! ,, :i . Di tale subi ta nea rivolta dei prigionieri turchi detenuti nella
città e della seguìtane devastazione che rese necessaria una novella colonizzazione
italia na, ci manca qualsiasi altra testimonianza.
Verso il 1485 passava per di là .Joos van Ghistele ', e l' isola era di bel nuovo
spopolata:'. Molto verosimilmente la novella sciagura si era rovesciata sull'isola al
tempo della guer ra sfor tunata che, dopo aver costa to nel 1470 a Venezia la perdita
di Kegroponle, si era chiusa colla pace del 1479. Ma ancor una volta F ermenia
riusciva a rimettersi tanto sollecitamente della batosta, che nel 1489 essa doveva
essere di bel nuovo forni ta di gent.e •:.
Più gravi a ncora dovevano risultare invece gli a vvenimenti del secolo seguente.
IJa testimonianza del Bordone, se potessimo essere sicuri che egli non attinge le
sue notizie di seconda mano da scri ttori ben più a ntichi - e sopra tuLto dal Buon-
delmonti - , ci dimostrerebbe che le cose dovevano correre t uttc»ra liscie nel 1528;.
L a nuova catastrofe coincise molto verosimilmente colle gesta degli in fedeli nel
1537 da prirn a ', nel 1566 da poi. I / asserzione di un viaggiator e - il Pinon -
che, passando fugacemente da presso all'isola nel 1570, credette di vederla deserta !•,
non deve co nsiderarsi di alcun valore di fron te alla precisa testimonianza contraria
del Thevet, il quale stampando la sua opera nel 1575 la dichiarava non solo ria-

I 4'"1. H(li.).l/Yf)a, · 1nrO!,!Ut. Cii .. p. ~; . . rn, GO(' r;1 .. -titn. abil3uti c,iJPntcinen:c nell'isola (C. llo1•t·, (;o~:ad i ui in Crit-
' L. L~ GnA~ O. p. li lli sgg.
1'rlat1011 !'Ìl., chr 'ila ud, in • A l l ~cmcinei Eur.rclop;_iol ie da r \Vissenschaftcn
" C11. DE B co~ 1n:1.110NTllll ', l.ibtr ci i. und l\ iinslo herausgci;chen ,·un I. S. Er:td1 und J. C. Gl'uùc r •,
'1 f /)1<S a /tijdS ?'OOr l :.tye llt /ljd I/le/I ?IOC/i ftll tylalltft• "0 1. LXXVI, Lcirzi ~. t8oa, p. ·l~I.
11111 t·an uotdtr groollen ligyhwdr ter recilltr ha•ltl ul1rnae11t ' . .. • 11/ ca;10 dtl quate 1,1 dlld tli 'l'er 111 ici s ietlt , otti-
Ft1mtnia , a/11111 011 bewoo11t " (J. 'A~ G111::.rrLr, 1'rouayr ma111t11te habllata • (C . Bonoo~r.. I.ibro cit., p. 4~)
rii., '" 315). • Cos'1 Andrea Curuer nel narrare le g9't• di " lwireddiu
'°' H:1r1olomeo Y.amb •rii, che scriYeva fra il I i ~ì e il t lS:i, ll3r1J.oros<a: • l'atto qllUto, ri111i1r /( grnti nLl/t ga/trt e IÌ
r;1re d1e consideri l'isola ro11w ripopolila (6. OAl~l.I So,tr n, parti l'ar m11ta, la qualt, divisa1i poi 111 parli, preu l'i10/a
Isolario, \'cne1io, • · n.); 111.1 1•i;lì dipende troppo dir!'tt3meule di rermia t l'i1ola di Zia sit't Zeo, la qualt llidruua da
tl:d Uuom.lelmo:1t i per poler a.:. ... urt;erc a ,·alorc di pro,a. Grtci (H drtta, ado1·nata d'uu btl 1'01'tO: e Ile mtnaro110 da
Il Di ratti, a\·eudo in < 1ucll'an110 due sopracornili \'C 11czi:.111 i circa doi mille 111•iyioni • (A. Co11 srn , r:on1ilw11lio11e dl'lla
~.1C'd1cggi ;& ta l'isola Ji besti :uni, J:111u li V Gozzad ini ol teoc"a I/istoria Ca111ti1111a , \OI . Il , p. 286: nl!. i t:il ., \ ' I, ~!lll de ll .1
Ja V~·11ozia prome;,sa di ri:tnrci rnento -.lei danni (Vf'\nozi.1, Mu- Bibl io1cco 11.iziou:do di Vc nezi:i).
"t'O Cl\'ÌCO, Ms. Cicognnl n. ~=->a~, r.1~c . 3i) f.' ' L,· ~ vlsmr.t a m ai11 drorrte F1r111ia, une isle i nl;a-
Vcdosi pure il 1locum.. 1110 del ~3 sellembre H !l11 in cui sì bilf, • (~: . llLOCllU, Jle/a /ioll dt , , p . ltl8).
no111111.1no llll \'Ìt3rio dc.•I \e"i('OUÙQ ed un cariuno Ji Fermcnia I

l
FER~IEN IA (KYTHNOS-THl'JR~IJ.\) 49

bitata, ma poteva fornirci interessanti notizie sulla recente devastazione, di cui ci


fissa pure l'epoca u peult y avoir cinquante ans 11 1 • il che può coincidere benissimo
col 1537. Meno credibile ci appare invece il cosmografo francese là dove attribuisce
la causa di quella distruzione ad una vendetta dei Turchi dell'Asia Minore, esa-
sperati per il saccheggio perpetrato da parte di certi corsari rodiesi allo spedale
già fondato dai turchi presso ai bagni di F ermenin.; e così pure ove egli soggiunge
che, dopo quella strage, l'isola venne ripopolata dai Greci delle terre circonvicine:
laddove Antonio Milo nel 1590 la dichiarava colonizzata di recente ad opera di
Albanesi - e la notizia ci è confermata anche da altre fonti~.
Sulla distruzione della vecchia città, già situata sul promontorio del * Kastro,
vige nell' isola una popolare tradizione, secondo la quale il castello sarebbe caduto
nelle mani del Turco, circa 300 anni fa - a calcolare dal 1882 - al tempo della
Pasqua, con grande strage dei Cristiani, il cui sangue avrebbe arrossato il mare
per lungo spazio, fino all'isola di Zea 3 ; che è quanto dire per tutto il tratto per
cui tendevasi la favolosa catena piantata dai dinasti di Fermenia per accalappiare
le navi transitant i per quello stretto'.
Quel <lato cronologico, che ci riporta così alla seconda metà del secolo XVI,
è co nfermato da una testimonianza ben più attendibile. Antonio Giustinian, vescovo
latino di Sira, deltando nel 1700 certa sua relazione, sostiene che la distruzione del
vecchio capoluogo era avvenuta circa 130 anni prima di allora: cioè intorno al
1570 r•• A parte il divario di pochi anni, troppo spiegabili in calcoli così approssi-
mativi, sembra lecito concludere che la catastrofe dovette coincidere colla terza
delle devastazioni ricordate poco fa, verso la metà del cinquecento.
Altre fonti storiche confortano indirettamente tale deduzione: La descrizione
che della città di Fermenia ci ha lasciato nel 1395 il Martoni non può riferirsi che
alla sede del * Kastro: « ... terra FerJJiie sistente sitpra montes, tonge a portit
p e1· nrilearia octo 11 .... « terreani Fermir>, que est fortissima sttpra immn saxwn,
itltra quam dici potest )) 6• Nè diversamente possono interpretarsi, nel 1422, le
parole del Buondelmonti, che giova qui - una volta tanto - riprodurre per intero:
u Est ecia111, post supradictani insulam, alia Thermia dieta. Et dicititr thernw
.rp·ece, latine calùlum. Qitae niontuosa miliaria circuit quinqitaginta; in longum
vero, de frione ad meridiem, qitindecim protenclihtr miliarìa. Ad orienteni

' \ . Tun n , ln co111109rap/iit cit., .-ol. I. p. '!'35. ma•tc nolo•oli traccie ncll' isola (Cfr. ' A . llV.l.i.•/"~a, K.,o.
' • J:o/10 ltmpo dl6abitata, ma ora da porrra gitntr •i "'"'"' rii., p. 78 e 139; 'foroata cii., p. 611.
r abitata : 101M nndati ad nbilnr.' molli Alba11t11 •. (Cfr. ~·. ' : 1. BV.J.l.r7v6a, K"Omo«l c1t., p. •!I.
\\'. llA SI I Ck, Alba111a11 Stttltllltllll Ì11 tltt M gtall /lland1 , 'L. Ro••, l•ittlrtlun cit., p. 95. L' ..seJio a.-rebbe du·
in rhe Annuol of the British Sdtt>OI al Atheus >, vul. X\', ratu Jodici o pui qualtordiri anni. Cau•a della sconfill• ; a.
l.0;1Jon, 1009). Alla •·onuta de~li Albone•i in Fermenia olinde rebbe stata una donn1 turca, che, fiugcndosi incinla e perse-
nfiJeu1 ..Jmen&e 1nrhe il Lnpauolo, nel secolo scguen1e (nel ;;uitata dl1:1i :uulitori, a' rcbbo impietosita la fi~lia di chi ru-
brano che citeremo più :w:1nli), nonchè M. T11 EVE:"OT, f)t1crip- ~•odh:. I' in;;resso della cit1i1, riuscendo :. farseae spalancare
tfo11 cit .. I'· ~o;; F. 1'1Ac1:<1A, J, 'Earo cit.. p. 303; \'.Cono- le porte. M.t an:11o;::a IP~~'·nJa corrP a rroposito di ta111e alt re
'r1 I.I, /1n/arlo rii ., r. ~3:1: C riti e•plicilamente ancoro il lorali tò dcli' ~:~ro (Crr. 11010 4 a r•ll'· 401.
Sau•tlr: ~ '·'' habilt11u dt Ctl deux ilts (Zc:i e Fermeni:1) .ron t r. Jf. 'I. Jftc(!>Uj."f()j t , ' Il 1h•rotÌJ Ù<HÌ.tJOÙJ ,,·,.. K t·i?vCf>, in
aujo11rd 'li11i du Cr rcr rt la plupa rt All>a11ai• • (!iArr.rn, lli- f.°iHO't'O"/f!«'f'J!'/.,,1 •t:orl<J, :anun l:i~fS, fo~c. 16.
1tofre 110111·,lle dts ancit111 d11c1 dt l'Archipel, IG9J, p. 353). •i l.. 1. .. 1:1n~o, Ud11tio11 cii., p. U,\ ti si).

Ci•'• non di 111e110 di tp1eHa i1nmi g-r3zione al h3ne'C non t.1.0110 ri-
50 G. GlòlllOLA

Sancta I.frini cernit'l.lr, ubi planus ampliatur, cuius in medio capite Termie
ciritas erigitur : quam Turci m.eo tempore iam duclum ibi mancipii proditorie
in -n octe adiuvamine male/actonun desolaverunt, nunc aitfem deniw a Latinis
popitlala r emane/. Post hec ad occicluwn portus optim'l.ls cum ali9ua ecclesia
pnlcra reperitur; in quo civitas anipla erigebatm·. hi montem cl1wbus milia-
riis tnrris erigititr: a qna recentissiina a(/Ua r>manaL et irrigando hinc inde
domestica, usque mare fiectendo citrsmn capit et in plano Apocros derivando
finitar. A d m erid·iem sinus habet1tr, in q1to est planicies Piscopia dieta; et
hinc rid duo miliaria alter clistendititr planw;, Jlfe!'cci dictus. Est deniqi1,e vino,
blado et sirico satis plena et amigdolo1·wn copiosa. l!Jghas comeclimt, quae pe1·
montes aridos saltando captantitr; et mia cum eis assatis ad soleni vitam
elunganclo laborant.... Semel, clum Titrci ùi portu arl dapniflcandnm pernoctarenf
et per insitlam securi ad predand111n prosequere11L1tr, ecce ante diem d1w ga-
learw11 Cretensiiun ob tempestatem maris ad eundem porl1.un sunt clelata, ni-
rhil de malefactoribns usqiw in anroram percipientes; mane aittem facto,
CILristiani audacter irruentes, eos onines ad in/eros mandaventnt '' 1 • .Nialgrado
l'oscurità della frase « cuius in medio capile "• non v' ha dubbio che il Yerbo
erigitit1· non potrebbe in nessun modo riferirsi al capoluogo di * Mesarjà, s ituata
in pianura, ma solo alla vecchia capitale, ergentesi sullo scoglio del mare. Senza
dire che, mentre l'attuale capoluogo trovasi nelle immediate vicinanze del ruscello
della rrorre (•ò ~i•a%t wii llvgyoi•) ~, al tempo del Buondelmonti quest'ultimo, come
si è visto or ora, apparisce in luogo deserto e la capitale situata ben lungi di
là:•. Fino al quattrocento almeno il capoluogo non erasi dunque ancor mosso
dal Kastro.
Inoltre se nel 1667 la popolazione latina di Fermenia no.n aveva altra chiesa
del proprio rito che quella di S. Antonio al * Kctstro, semidiruta, ciò denota che
la desolazione di tale località non poteva rimontare molto addietro negli anni.
Qualora la catastrofe fosse avvenuta nel secolo XV o al principio del XVI, e la
capitale fosse stata fin da allora traspor tata a * Mesarjà., la popolazione latina del-
l'isola avrebbe perduto ben presto l'abitudine di recarsi per le funzioni del proprio
rito fino a quell'inospite scoglio e d'altra parte i dinasti di F ermenia non avreb-
bero mancato di erigere sì fatte chiese del rito cattolico della nuova residenza da
lasciarne sicura eredità ai tardi nepoti della fine del seicento 1 •
Tutto concorda ancor una volta a stabilire che il trapasso della capitale dallo
scoglio del * K<istro alla pianura di • Mesarjà, do,rette avvenire, in seguito alla
distruzione dell'antico capoluogo, verso la metà del cinquecento.

1 C11. ot~ lJO,nF.l.\lO~TIBt.rs. L1bl'r cii . dionalo Ji l'errneni•. cort1• 'orrc~b<- il Buondelmonti, occupano
· L. r;o ....... , Jnsdrti1ni cit., f'· iO~. la metà della co,t• di occi1le11te. Ciò non di meno la colloca-
' La cartina geografica annessa all' oper• del Buo11dd111011ti zione dolla ci1t.1 d1 Termia nella carlina s tessa corrisronde
pecca Je l ~rosso fallo originalo di 1·appre;entare si può dire abbastanza c~atta mcnte a 11uella del · Ktl:.otro, anche se , m:rn ·
solo la meti1 settentrionale dell'isola, perchè i pian i di · Mè · canJo,· i un huon pol'lo. è àllont:\nala :alquaoto d~l 111are.
d~a e di · Pi~kopì, anzich~ essere situati a.li' i·Slremit:, meri .. I c;r.-. pUt'U ~ .. /11ii.i.11vòa, 1-.;t.fJl'H,l;<t). cit.. P· 3'.t.
FERl!ENIA (KYTHNOS-Tll ER~!.J;\) 5l

II - IL DOMINIO FRANCO - STEMMA GOZZADINI


LE MEMORIE l'l'ALIANE

Nessuna notizia diretta ci è stata tramandata sulla storia di Fermenia durante


l'età bizantina; ma l'esempio delle Cicladi vicine lascia adito alla supposizione che
le incursioni dei pirati costituis:Sero il tema obbligato delle sue storiche vicende
attraverso tutta quell'età pit1 remota.
Ben più sicuri dati possediamo invece nei riguardi del lungo periodo - durato
complessivamente ben cinque secoli - della dominazione italiana su quelle spiagge.
Contrariamente a tante altre isole dell'Arcipelago: ove la storia si complica in
un vero guazzabuglio di dominazioni, chiamate a suddividersene la signoria ed a
sovrapporsi e sostituirsi le une alle altre, Fermenia non conta che tre famiglie di-
nastiali, ordinatamente succedutesi nel governo dell' isola - e la prima di esse
corrisponde a quella dei duchi dell'Arcipelago - : i 'anudo dal 1207 al 1322; i
Castelli dal 1322 al 1336; i Gozzadini dal 1336 al 1617.
)fa anche la cronaca di quel primo secolo di dominazione veneta non registrò
alcun fatto notevole, all'infuori della incursione piratesca di Ruggero de Lluria,
nel 1292 1 •
I veneti duchi dell'Arcipelago, che - al pari di tanti altri avventurieri ita-
liani e stranieri - se ne erano impadroniti ai tompi della quarta Crociata, fon -
dando quel loro piccolo principato nell'Egeo, feudatario della Sèrenissima, se ne
ebbero poi a tramandare il dominio di padre in figlio per cinque generazioni -
.Marco I, Angelo, Marco II, Guglielmo I e Nicolò I - finchè l'ultimo di essi cedeva
a sua volta in feudo l'isola a Gherardo Castelli 2 •
Questi apparteneva ad una vecchia famiglia trevigiana, costretta nel 1283 a
riparare a Milano; ed aveva un fratello, Nicoletto, vescovo di Modone. Nicolò chia-
mavasi del pari il figliuolo, il quale, dopo quattordici anni che la sua famiglia si
era stanziata a Fermenia, perdeva nel 1336 la signoria dell'isola, in seguito alla
usurpazione di Francesco Gozzadini ::.
I Gozzadini 1 costituivano un ramo della nobile famiglia bolognese, stanziatosi
in Levante nella seconda metà del secolo XfU: ma ben presto, malgrado la loro

I n. Ml NTA\IA, ll"onaclu·. cii., J>. !85. drr k. A~adcmi•· 1lcr Wissonsrhoften ., phil. hist. Classe, ,·ol.
~ Intorno al dominio d<-i SanuJo nell'Arcipela~o. in ;:e :-.XXII , l••c. 3 \, Wion, ll!S!l, r• 50i sgg.
nero po1r:1 con•ullar-i C. llOPP, ni11trla~io11e documrnlata Lo -1emmo della lamiglia rarpre-enta un costello lurrito
1ulla 11or1a dr/I' i10/ a di Andro1, trad. da G. B. de :»rda. d'argento in r1n1po azzurro.
gna, \"N1ezia, i ~S!). I Sui Cou:ullni, crr. l'I. 11.i.J.i.1J••OO Kt•{h,,axà ,uti.~u;,uait.r..
Lo •temmo della fomi,;lia ero 0110 scudo d'argento allo oi A"'o:<ulìi-ot, in• 11,t~r(!oi.,;ywv /'1·,10•0.,,iov :::i.r(!ov, •1-.~,t<ov:rOi.~c,
banda 11 'ouurro. hsgv; o C. lloN·, Co:.iadilu '" Cr1tchenland, in , Allgemcine
• Sui Castelli •i •eda: C. llOPt·, l"tneto by:.nntiniuh' A EnrJ~lopiidie dor Wi•sen.chaften und Kun.1e herausge~cben
1111/r ktrn: <lit Schia1·1 vo11 Sio und A1norgos, die Castelli vo11 von J, S. Ersch und J, C. Gruber •, 'ol. LXXVI, Leipzig, 18(>3.
Thrrmla unti dlc LJet·aua•1i 11011 iVikaria., in • Sitzungsberichte
52 G. GEROLA

origine emiliana, furono considerati come veneziani pur essi e da Venezia presi a
proteggere 1 • In Oriente, dal 1307 in poi, andarono acquistando man mano la si-
g noria di ben quattro fra le Oicladi : Nanfio, Fermenia, buona parte di Zea e Si-
tanto, oltre a qualche altro possedimento a Santorini, e cinque nuove isole nel 1570.
Francesco era fratello appunto di Domenico, signore di Namfio, e su Fermenia
accampava alcuni vecchi diritti, che Nicolò Sanudo mostrò di riconoscere, nel con·
cederne a lui quella infeudazione dell'isola che qualche decennio prima egli aveva
largita invece al Castelli.
La signoria di F ermenia, dopo essere andata suddivisa coi signori di Namtìo 2,
ritornò nel 1405 in mano del solo Nicolò, abiatico di Francesco; ma ancora una
volta si sdoppiò nella successione dei figli di altro Nicolò, morto nel 1504; finchè
Adriana nel 15 17 non r imise la sua parte in mano dello zio Angelo.
Il dominio dei Gozzadini, che anteriori incursioni turchesche avevano già più
volte ridotto puramente nominale :i, fu bruscamente interrotto ancor una volta a
metà del cinquecento: ma le fortunate imprese del capitano Querini ridavano nuo-
vamente Fermenia nel 1570 ai vecchi dominatori, ampliandone il dominio su pa-
recchie altre delle Oicladi circonvicine : finchè nel 1617 quel minuscolo staterello,
che miracolosamente era riuscito a salvarsi - solo esso - quando gli altri posse-
dimenti latini erano già naufragati nel pelago del Turco, scompariva per sempre
pur esso.
L'albero genealogico che qui segue r iassume brevemente tali dati:

1 è'icll• pace 'cucio lurca del U l\I Fermenia è rousidenla ~93). li durumenlo, ro:;a10 dal caucellier•• Lorcn10 de' Monaci,
ali• slrcgu• delle ollre isole "cne•iane (R. PnfnP.Lt.I, I libri conlieno la promess• di Jn11111i a Francesco Corner q. Nicolò
commrmoriali della flepubblirn di \tt:t~ia, ,·ol. IV, Venezia, di Candia, d1 dar~li iu i~pos:1 la fi1rli• Tomuina ron 5000 pcr-
1896, p. 16). E prell;1111en1e veneziani vengono rilenuti i suoi pcri cretes i, !000 per i doni e 4000 per la dole; cd il Corner,
domin>lori dal Piacenza (P. I'tACt:Nn, /,'Eueo cii ., p. \!30); u obbl ignndosi di prendere iu mo;;lie Toma~inn, a i;1r3nzia dell:'
Il. L. PASCll »R f\111EH~, Br•1·e ducri:.ione cii., p. 80. dole offre i .uoi feudi.
• Januli, fi~lio Ji Dvmenico e padre di Francesco, Il ricor- :a Per il creduto \'3~~:.lla~~io dci Gozudini di Fermenia
dato in uno peri;•mena del 18 m•i?~io 13:J'i, comunicalanii da al 1urco 'erso la metà dcl cinquece1110, dr. C. G>llOLA, 7.~a
Villorio La ual'ini (Museo civico di Padova, 1Ji\'01·so, XX\'1 11, cii., p. 18:., noi" S.

J
FERMENIA (KY'fllNOS-THEIU!JJ\) 53

JASl' LI
1307 signore di Namfìo
I
I I
Domenico fRA~~ESCO
vil'rnte 1:155

--,
1936 occupa fcrm onia

,--
J ASULI Balzana
13a'.l ollieno la Ponta di Santorini
I
PIETllO
rne11to 1886·1389 sr. P ietro Dalle Carce r i L833 01ti011e conferma di Permcni•
rc~~cnle di Negropon lc
I ---,
d ..1 fro11cosco Crispo duca dell'Arcipelai;o
I
I NICOLÒ
FRANCJ!S~O Tomasina L405 sp. Filippo Sanudo che G'li porla 4 à
1406 redo di riti i su F<·rmenia 1389 sp . Froncesco Corner corali di Zca
" Nicolb Gozzadini di C.111dio U05 compe..a d iritt i su Ferme nia
1'20 cede dirilli su N:1mOo da Fra11cosco Gouod ini
ai Crispo duchi dell'Arcipolo~o Tesi• 110,.cmbre 1440
I
Pietro
' 'i l'r1110 1440
I
.i \i\CtLO
I
I
Figlia
-,
Marcolina
U29 >p. Calorina Crisro r rcm~rl• (natura le)
I t 29 ricc"e dal padre ~·cr111011ia o parto di Zca "ivente U6S
''il'ente 1468 'P • Francesco Zane
I
I I
NICOL0 Ma rie li• Jar!uli
I~ sr. M.orie11a d• Coro1;11a monaca ecc. ecc.
1163 credila Silanto e llllO\'a r•rte di Zea RAMO DI 7.EA
ceduta poi al fratello
146 1 confermato da Jacopo Il I Crispo
due• rl~n •Arrirelai;o
t 150~
I
I I I
JANlU Caterina A ~GELO
sp. T•ddea Sommariu sp. laeoro Ili Crisro sp. Mariella Zorzi
t a<anli 1499 duta dc li" Arcipelai;o di llodonina e t.aristo
I 'i venie 153'
AontA~A I
llil7 sr. Gio,·anni IV Crisr<' 1- I
duca dell' Arripelai;o NtCOLO Fiorenza
1517 rede dirilli su Fermrnia sp. Caterin a Crispo •p. Franceoco Crispo
ad Ani;elo Cozudini sp . R>'racchio Sirigo signora di Santorini sp. Francesco Pasqualii;o
1570 aument; dominio su •lire i•ole \'ÌVC11lC 1550
1589 cede la Ponta di $antorini a Mari;herit• t.:odo;;nct Calho
I
I
Taddea
I I I I
Marielta ANGELO ANTO~I O Piorenza.
sr. Giul io Uella Gra111111atica sp. Tom:tso Gius tinian sp .... Della Cram•n•tira sp . Mi chele Codoi;nel
d i Scio spodestalo 16li I
t dopo 1610 ~lari;herita
ere. ~cc . sp. Gi~· mbatt i st a Calbo

** •
I Gozzadini, abbiamo detto, furono sempre considerati come veneti e come
ferventi patrocinatori della religione cattolica in Levante. " Accepimits '» scriveva
il papa Paolo V il 18 ottobre 1607, « dilectum filiu,m Angelettwn Gozadinimi ex
nobili urbis nostrae Bononiae f amilia ortmn, Si/ani, Ferminiae, Ohùnoli, Po-
limoli, Policandri, Gnii et Sichinii in sitlaruni maris Aegei potfri eoque in re-
cesu, Catholicae religionis cultum et in A postolicam, Sedem antiquam 1naiorwn
suorwn devotionem Dei benefUio conservare 11 1• Francesco Gozzadini, figlio di
Angeletto, veniva eletto nel 1654 vescovo di Zanle.
Ad onta di tutto ciò, quell'unico ricordo monumentale che in Fermenia ancora
si conservi del dominio dei vecchi suoi dinasti, non sembra confermare pienamente
tali dati.
Sulla facciata della chiesa di S. Saba, nel capoluogo, vedesi ancora una lastra
1
Oa copia l r Hmcssaci dalla Biblioteca comuna le di Boloçna .
G. GE ROLA

di marmo, recante scolpito uno stemma ; mentre una


epigrafe accompagna l'architrave della porta 1 •
Lo stemma corrisponde nel suo complesso ali' ar ma
dei Gozzadini, quale era scolpita in altre isole circon-
vicine: a Sifanto (in parecchi esemplari) ed a Milo 2 •
Ma la rozza esecuzione della scoltura è condotta in
modo così infelice da svisare addirittura anche il car at-
tere araldico della rappresentazione; ed il cartiglio che
accompagna lo stemma e reca la data del 1611, è con-
trassegnato da due sigle in caratter i greci, Al\T - L~, le
quali alludono evidentemente ad Antonio Gozzadini, il
fratello dell'ultimo signore dell' isola.
L ' epigrafe poi dell' architrave è tanto imbar occhita
di significato e sgrammaticata di grafia, che si pena
davvero a ricavarne un significato, sebbene sia evidente il
concetto che la fondazione della chiesa era da attribuirsi
PIO, I - LO ST&.\l.\I A OOZZAOINI
'1&1,LA C B IRSA 0 1 S . S AB A.
al merito dello stesso Antonio Gozzadini :1 .

~K'fioP ONKal1 1CoCEC IOl'EONoVOC IOV nai>oc. 1MOl'I c.~ SAi5Y IR4C MENOV
n Eci>llSc ~ na NTE; e, 11 orov HN !<.Il i C.I aNcLN IOV r(.)z dAINOV rov 11·H<.J'1~KJ\ I C. l t:t
VRPE E I<. oN PI llil~OE.l'MEC I ri::?EC'H € N "fion 00~c.1a KOf"HC.MOX/1 IC "EOMOV'E Kd NA.I\~
....

Forse è da interpretarsi: 'O XT/YfWlQ <Ì>V xai.21ot'Oç / ot6VEOV (??) wii oo[ov riaieòç
1/,1aiJv Eo.{3/3fi toii 1] yiao,uivov :rré<pvx:. xaì n avttv ).6yov , nìv xi.1jat11 ~vtw11iov1 f 'ol;l;aOivov
ro ù:rrfxl.iv, h~x).17otav 1/yuetv be iwv xe17ntowv, li• /don yao t on lv t // wno-Oeotq, x 6noiç
/l<)zJ.o1ç tt, OftOV 'lS x aÌ Òva),wµcfrWr . ''Qy 1) r1vW {[(!6VOW. 1Jo'>QYJOE1 X'lfoEL x aÌ EÌoayayfi
1oxvecf:J i6mp zJ.617ç . 'Ewvç AXII '.

1 J\1prodo1to con poca fcdelt1o iu J. A. B uc 110~ . NOt1t'tllr1 Gonadi11 i cit. , I' ·1~6 ; E. GEn 1. A'"· l!eri chl cii ., p. 386). - I.
rrtltr r c//cs ldstoriqurs sur la principauté (r ançaisr de ,I/o- S ila nto - Ghion di S. Ciov~1111i dell e monache a '11ungù, porta
ri~. l'ari•. 18 13, ali.o-, 1av. Xl.I, n. 21. laterale. Stem ma (l bide111). - 5. S1 f:rnto - Ibidem sopra la fac-
• ~; preci.amen te: 1. Siranto - Cui e Ilo (mo ora a Sin ). ciala. S1emm1. ( Ibidem). Ma in J. A. Bcc uos, Xouvtllu
Ila la dota del U OO, fionche\;~iata dalle iniziali N. G. (Nirolò recherchu cit., ta' . Xl., 11. 20 e ta''· XLI, n. U sono roffigu-
Gonndiui), ma la hltura pare dinoti un ri facimcn10 dcl secolo rat i due altri stemmi dcli' isola di Sifan10 1 che for~e sono da
\\' Il (Cfr. ~·. PIACE'ZA, L" Egeo ci i., p. 286; Il . I.. PA•Cll idenlificar'i con taluno de i precedenti. Il Buchon non s• che il
Ili l\ nu.~E~. /l"re df1cri:aio11e cit.; J. A. Brcuo~. Xout:ellu primo di es;i s ia dci Goi udini; o crede che il secondo appar-
r,cJurch.tl C'it.. la,·. Xl, n. ~G; '], Ji K c'Y';)j_n , l h9è o ,'xo· 1eni;a ai Soran•~· - 6. Milo • Chie•a di • Paleòkhora. S temma
01juMv, 111 .Yia 11,,.,,&0ao, ,·ol. IX . fase. iOO, ~4 01jv11on•, t85W, (C. llo1•r, Coundi11i cii., r. '~; E. G El\J.AND, /Juichte cit.,
p. tW. con lii;.; i;. llo1•r, Go:nadini cit., p. 421!; E. GlRLA!m, p. 386; \\'. l llLLtn, TM Lali111 i n the Levane, London, 1908,
11.-richl 11bfr Cari llop(s lillerari1chen Xachla11, in • Byu11- p. 64:,). - Il ronsole fr•nce-e Gu ion di S ifanto consen·ua il si-
t oni•rhc Zeihchrifl , 'ol . VIII , Leipti~, 1899, p. 3813; Oè . 1;illo d1 Angelo Gouadini col duplice titolo di ~i;nore di Sifan to
.lliV.tf!1 • 1tJ1o!!ia uj.: •rrJarxoxaau·a; iv· Ei.ùi.d, , ~tJ,j,.ac;, t910, e di l'ermonia (J. Pirro' o~ Toi;R~tFORT, Rtlatio11, cii . , 'ol.
\UI. Il, p. 43~. - 2. ::i1fan10 - Chiesa di S . Gior;;io pre- so al I, p. 213).
' l\ a•tro, por ta orientale . Con dat a del 16i0 e nomo di be l nuovo QuMHO " i 1•retesi s ternmi dei Gouadini ne li 'isola di Zea,
in i;•·eco (J. A. BLCHO~ • .\'011 i·ellu r echer ches ci t., la" . X LI , n. U ; clr. 1:. Gr1101 A, 7.ea cit .• p. t OO.
C. llOPF, Go;u;adini, cit. , r.
4i5) - 3. Sifaut o - Conve nto ,11 3 Lo sten11n:l Gouadini ì· : Trinciato d i argento e Ji rosso,
S. Croce, presso la porta : P iccolo s te mma e lapido (C . 11 01·r , a lla hordo tur• di nero bisantata d'o ro, col capo guelfo. Il no-
FER~mNIA (KYTHNOS-THER~f.JÀ) 55

Che quel misero dinasta di Fermenia non avesse a sua <lisposizione un lapicida,
modesto fin che si vuole, ma capace almeno di riprodurre lo stemma della famiglia
senza renderlo irriconoscibile; che egli non avesse a sua disposizione un cane di
un letterato, che sapesse dettare due righe senza infilzare spropositi, è davvero
sintomatico per dimosLrare lo squallore cui doveva essere ridotta quella microsco-
pica signoria dell'Egeo al principio del seicento. Ma ben più strano apparisce come
non solo l'epigrafe incisa sull'architrave, ma le stesse sigle che fiancheggiano lo
stemma siano vergate costantemente in lingua greca, sì da farci apparire il com-
mittente di quelle sculture come un latino ormai in gran parte trasformato.
Peggio ancora. La chiesa è dedicata a S. Saba, uno dei santi pit1 venerati dal
calendario greco; l'epigrafe dell'architrave nel suo testo non differisce affatto dalle
solite e ben note iscrizioni dedicatorie dei templi scismatici; la chiesa nella sua
struttura segue perfettamente i canoni delle tarde costruzioni bizantine 1• È vano
illuderci: siamo di fronte ad una chiesa del rito greco, anche se la presenza di
due absidi acconsentisse di usare eventualmente di uno degli altari per il rito latino.
Il Sebastiani del resto, scrivendo nella seconda metà di quel secolo asse>era
esplicitamente - come vedremo - che nel capoluogo non c'erano chiese latine,
che l'unica cappella di rito romano trovavasi fra le rovine dell'antica capitale e
che il vicario latino, quando capitava a Fermenia, era costretto a celebrare messa
in una delle chiese scismatiche. Solo poco dopo fu provveduto ad un sacello per i
latini.
Anche dal punto di vista religioso, la decadenza, malgrado le buone parole di
papa Borghese, non poteva e3sero più grave. Evidentemente quando i Gozzadini
erano rientrati a Fermenia nel 1570, ringalluzziti bensì dal possesso di nuove isole,
ma in realtà stremati ormai completamente di forze, e in causa dèlla distruzione
del vecchio capoluogo al * Kastro, si erano ridotti ad abitare nelln nuova capitale
di * Mesarjà, non furono neppur da tanto di riservare una chiesa al rito latino, appa-
gandosi di mantenere al culto degli avi, per le scarae occasioni che se ne presen-
tavano, le vecchie cappelle sullo scoglio de olato. Quarant' anni dopo, alla vigilia
della catastrofe definitiva, erigevano una chiesa a S. Saba, dedicandola al rito
greco e accontentandosi di destinare al rito latino un altare secondario!

* **
Le sorti del cattolicesimo poterono risollevarsi a Fermenia, poco dopo, per la
durata di qualche decennio: come vedremo fra non molto. Ma già si delineava
allora, emula della potenza veneLa, l'influenza religiosa e al tempo stesso politica
della J:i,rancia, destinata ad imporsi specialmente a mezzo dei uoi consoli ~.
stro esemplare reca pure un primo capo, colla croce da ll:ilta; i B' ad unica na,· at1, con due absidi. La bifora m1rmorea

ma il capo d'Angiò è 1otalmcn1e camuffato colla •11"1>iun1a di del lato ~ud forse è di altra provenienza.
un secondo lt'lmbe11o inferiore COJ)U\Uhv ! EJ il lducJato è con- t r cr I consoli spe<'lnlmc n1e di Francia e di Vener.i:.i a
Lenulo entro un Sllcondo ~cuJetlo compreso ne I carnpo dclln Pcrmonia, clr. '.-!. 116.J.J.111'<)«. Kt•Ov.ax6. rii.. f'· 37, 38, ;;o, ~I
.,cudo. e ~ I.
56 G. GER OLA

Durante il periodo della dominazione turca, interrotto appena dalla parentesi


russa del 1771- 1774, Venezia mantenne tuttavia onor ato il posto che le vecchie
tradizioni le avevano assicurato: il commercio era in g ran parte in sue mani; la
moneta della Serenissima era I' unica che corresse a Fermenia, come nelle isole
cir convicine ' ; buona parte dell'abbigliamento e della suppellettile domestica, dalle
vesti femm inili alle sedie, dagli specchi alle vetrerie, alle lavagne e persino ai
dozzinali quadri moderni proveniva dalla Terraferma ve neziana ~, mentre le fonderie
del Veneto rifornivano di campane di tipo assolutamente italiano le chiesuole del-
1' isola. Come il dialetto indigeno di Fermenia risentì più fortemente che altrove
l'influenza dell'elemento veneziano :i, la lingua dei vecchi dominatori lasciò impe-
rituro ricordo di sè nei cognomi dell'isola ·1 e neJla toponomastica locale:.. Nè sa-
rebbe corto azzardato il ricercare le traccie della dominazione fran ca anche negli
usi e nelle costumanze dell'isola n.
Alla modestissima inflnenza dei dinasti veneto-emiliani, che in quattro secoli
di vita non erano riusciti a lasciare di sè alcuna memoria men che mediocre, Ve-
nezia, anche se il dominio politico dell'isola era già caduto in mano del Turco,
·ostituiva direttamente la propria egemonia e pronunciava essa stessa l' ultima parola.
Ohe se qualche moderno scrittore malignamente crede di osservare come colla
cessazione della signoria veneta in Levante e coll'inizio della dominazione turca,
soltanto allora sia cominciata per le Cicladi 11n'èra di benessere, di progresso e di
civiltà •, sarebbe assurdo il dimenticare come ciò abbia potuto verificarsi soltanto
perchè, impadronitisi i Turchi dell'Egeo, ebbero naturalmente a cessare quei pira-
teschi loro assalti che per il passato avean menato st rage nell'Arcipelago. Ma a
noi importa particolarmente di accentuare come in quell'epoca di civilizzazione che
si inizia col secolo XVIT, il nome di Venezia - a dispetto degli scrittorelli della
nuova Greci a - emerge, primeggia e trionfa fra tutti ed in tutte le manifestazioni
del viver civile.

III - IL VESCOVADO - LE CHIESE LATI NE

La p1u antica notizia pervenutaci intorno alla storia medioevale di Fermenia


si ri ferisce al duplice vescovado di Keo.s e di '11iermja, ricordato la pr ima volta
nel 114:3.
Le due isole continuarono a rimanere congiunte in unica circoscr izione eccle-
siastica, non soltanto attraverso l'epoca bizantina, bensì anche al tempo del dominio
franco, allorquando il vescovado fu retto da pastori del rito latino .
' • I. a m onn u11t dt T11rquit 11'11 paut poinl, mai• u1.. • v.·d•si 1·1·lcnco Ji lulli, ibide1n. p. 11 e 116.
lt utn" et ile de \'e 111 1f, conam.t tlan1 1'lu sieur # atllrt • i1lt~ ·' Ibidem, p. 1 IU. ,
1tmblablt1 • (TIH\E,Or, llescription cii., p. \!O~. Cfr. t'. • ·A. Bdi.J.11v6a . A·1·t>v1a><<l cii , p. IOt; •;;.; IL llAl:rTE.
l'IACf\1.A, l 'f:yeo ci i., p. 303). ~ Of Lll, l• (ulklori dt l'//1• 1tt fiyl/11101, llruxelle s ,
t ·.11. BdJ.).11v&t, l\ti{Jvw.x c'i c it, p. i'7. 1
n. I '. Zte). i11rov. •t:'K ,o;,.. "''10'fWttY.Wv cit., p. i3.
3 l111<lo111 , 1>. 131.
FFJRM!iJNIA (KYTHNOS-TH ERMJÀ) 57

Ohe se, caduta Zea in potere del Turco probabilmente già nel 1566 e rimasta
invece Fermenia per mezzo secolo ancora in mano dei Gozzadini, la serie dei
vescovi cattolici di Zea si chiude con Giovanni di Gaona 1, quella di Fermenia ~
annovererebbe invece ancora qualche successore - l'ultimo dei quali potrebbe essere
quel Jacopo Giustinian della Rocca, che Leone Allazio ricorda come vivente nel
1648 \ quantunque allora dovesse essere comunque spode tato, con semplice carica
di vescovo titolare.
In realtà però dall' epoca del!' ultima devastazione, che aveva costretto gli
abitanti a ritirare la capitale a * Mesarjà 11 pare che il vescovo latino non riuscisse
a mettere più piede in Fermenia, in causa specialmente dell'ostilità degli Albanesi
che erano stati chiamati a colonizzare quelle spiaggie dopo la catastrofe : " Fu
cittcl con bonissimi pala::zi - scrive il Lupazzolo - e vescovato latl'ino: onde
occorrendo poi abbandonare gl'habilanti l1isola, al ritorno che in cotesta fecero
.r;li Albanesi, si itsurparono tutte le sue iurisditioni u. Come e perchè i Gozza-
<li ni signori dell'isola non volessero reagire contro tale abuso, è già stato da noi
riferito.
Prosegue il Lupazzolo : " Nò vi restò alcuno det rito ; così sono tutti greci
ton il loro vescol'o: quale fa residen=a sei mesi de l' anno in Termia (voleva
dire in Zea) per esser poco discosta et altri sei qu,ivi » :•• E di parecchi di quei
vescovi greci del sei o settecento, alternanti la loro dimora nell'una e nell'altra
isola, ci è stata tramandata memoria •:.
Quale chiesa servisse di cattedrale nell'isola ai piri antichi vescovi bizantini
cli Keos, allora quando si recavano a 1.'lzermia, non ci è noto.
Ma il nome di * Episkopì, tuttora conservato da una
delle località dell'isola non lungi dall'approdo di * .Meri-
khas, non può riferirsi soltanto a possessioni vescovili quivi
alLra volta esistenti 7, bensì deve testimoniarci della sede
sussidiaria del vescovado di Keos. Che se * Episkopì non
mostra oggigiorno che alcune chiesuole affatto insignificanti
(S. Biagio, S. Salvatore, S. Demetrio, S. Giorgio), e nessun
avanzo di tempio bizantino si riscontri in questa plaga, non
Ì:} questa una ragione sufficiente per negare la possibilità

dell'esistenza di una chiesa oggi totalmente scomparsa".


Nè comunque è privo forse di importanza il fatto che quelli
PIO. 2.
fra i pochis imi marmi dell'isola che ci richiamino all'epoca IL Pl.t:TEO 1)1 •·r11co·rò1.:os

1 Cfr. C . CEllOLA, Zta cii .. P· 193.


caso di rito ~reco - col loro patria rca: • rt l111iclit Haqui
' Nel U99 è ricordato 1nche un vicario del vescovado di avtc leur patriarcht qu•il1 at·oit nt conduict pour vltiter
Fermeni• (C, llol'I·, Gouadinl cit .. p. UI). deux t vescl.e:i: qui ioni tn re litu là • (A. T11eve·r, I.a co-
• • llac aelate episcopi J11111 ... 1'/ienniontm Jacobus Dtl- smograpllit cit., p. i35).
//1 n uccha Chius, • (L. ALLATll, Da eccleaiae occidentalia 01- • F. L Ul'AZlOl.O, lsolal'io cit., p. 7~. - Cfr. li. T1u:\"E~OT,
qur orlt11tulis pe rpeltla co1uen1io11e, Colon iae, i618, p. 1051). nucriptio11 cii., p. !07 ; V. Co11o~ELL I , /1olario cit., p. ~3U.
• Il 'fhe•·et ci lr•m•nda in proposito dei pa rticolari ••1·;1- • Cfr. G. CtROLA, Zta cit ., p. !05.
uitwtu roco credibili : fra j cri~tiani ma:ts:acratl dai Turchi I ~ Così 'orrebbe.ti iu :.i . B&i.i.t].-~a. ~ / orogc'o cit., p. H e 4i .
i-~crme1H11 ti nrebbero tro\ali anche parecchi 'esco'i - iu 1111 ·• Clr. G. GEllOLA, il•a cit., I'· Hl!
58 a. GERO r,A

bizantina, si trovino non molto lungi di qui, a * Theotòkos: ricordiamo fra essi un
pluteo cosLiLuente in origìne la spartizione di una bifora. Nella odierna capitale ·non
c' è che un capitello presso il tempio della T rinità; ma non è improbabile vi sia
stato portato da altro luogo, laddove un marmo, depositato in ~lunicipio, ma prove-
niente dalla chiesa della Madonna Dedazu ', recante una crocetta ed il num. 1075,
I O anche se dovesse significare una data, è di fattura del sec. X\rlI
7 )' o più recente ancora. Dei capitelli d i * Veh'dhi, di * Nikos e del
* Kastro, toccheremo più avanti .
Al tempo della dominazione fran ca noll' isola è a ritenersi che
la cattedrale passasse comunque nella nuova capitale, al * Kastro.
Ma, poichè Fermenia costituiva soltanto la sede secondaria del ve·
scovado, e ad ogni modo sappiamo assai bene che i vesco,-i latini
se ne stavano per lo più ben lungi anche dalla residenza di Zea,
non è a credere che la nostra isola, straziata nel medioevo da tante incursioni
piratesche, offrisse t roppo spesso ospitalità ai presuli del ri to latino.
Quanto ai vescovi greci del sei e settecento, è probabile che la chiesa da loro
preferita, a tempo del periodico soggiorno nella nostra isola, fosse quella del Sal-
vatore a * Mesarjà: finchè Nicodemo Russo, neéinoç ,ll:l]"C(!Onol.tn7ç ]([aç xaì e ee,1dw1•
non fondò quivi nella prima metà del secolo scorso la chiesa di S. Barbara 2 •

***
ll Sel>a ·tiani, che altra volta abbiamo ricordato, stampava di Fermenia nel
1667: o I Latini sono pochi et hanno una sola chiesa denti-o' la città vecchia ...
dedicata a S. , I ntonio abbate •):i; il che concorda coi dati del vescovo Giustinian,
asseverante che quella chiesa veniva olliciata di rado, in causa della sua distanza
dal capoluogo ·•. Contemporaneamoni,e però il padre Portier allude bens'1 a due chiese
latine, ma ambedue in rovina: « Paroit sitr 1tne enii1u•11 ce un reste de vieux
clultean, avec... les masitres de deu.r eglises latines >1~'.
I rude ri attualmente riconoscibili di vecchie chiese entro al r ecinto del * Kastro
sono invece tre: sebbene la solita iperbolica credenza popolare voglia portarne il
numero a 101, anzi a 365, una per ogni giorno dell'anno r.. Quella che ora si chiama
della Madonna Eleusa è incorpor ata nelle fortificazioni del castello; l'altra, che si
intitola a lla 'l1rinità, sorge pitt in al to, verso il centro ; l' ultima, sul lato meridio-
nale, è costruita in parte nella roccia e non ha alcun nome. Alle due prime cre-
diamo intendesse di alludere il Port.ior, a quella forse della Madonna, che tuttora
viene qualche volta officiata, il Seba~tiani. ,

1 'A. JJ6J.i.r11·~a, 1.·1•11r1axd ciL, p. 31. ' ldtru edi{iantes ciL, r• 66.
i Gfr. 'A. llai.i.11 •·d<t, J\1 ,/h•u..1.%0. cit., p. 35; 'A. Jlt1.i.1.11 1·òa * J. P1TTO!'t 01:: lotn,.:ronT. llelalion rit ., p. t~; · À.
l or1;!Jc·a cii., p. !M. !Jlii.i.11•·da, Kt•l>riaxU rit . , p. ,7 ; 'A. Rcii.i.11•·~0., •1oroeia cil.,
, G. SP.BASTIA~I, l'ioggio cii., p. 9i . r ..~.
• J/. "I . Jf«!JK,;,.,oi.1, ~ Il 6tno11) FxY.i.>1ai11. ti I.

J
FERMENIA (KYTHNOS·Tl!lrn~IJ;\)

Quest'ultima presenta il comunissimo schema di tutte le chiese levantine, ridotte


alle forme pitt sem plici: di pianta rettangolare, lunga metri 9.30, larga -l.00, con
l'abside semicircolare a levante, e coperta di volta a botte fasc iata da un arco che
poggiava sopra due mensole: di queste qul:'lla tuttora conservata ripete la stessa
foggia che ri troveremo al convento di Nik0s. Semplice la porta, nella facciata ovest,
già sormontata da un marmo, ora caduto a terra, sul quale sono malamente incise
le iniziali di lardi visitatori o simile, di nessun conto 1 • L e due finestre meridionali,
in muratura, sono strette, a doppio sguancio. Nella parete a destra di chi entra.
nel vano di una nicchia, conservasi tuttora infisso il piliere per l'acquasanta, co-
stituito da una vaschetta di marmo del diametro di cm. 45, che in origine era
forse un antico ossario di pietra a fo rma di tronco di cono. Nella volta qualche
resto di affreschi.
Chiesa modestissima dunque, così per le proporzioni, come per l'ornato; e mi-
:>errima davvero, se essa dovette rappresentare il massimo sforzo dei dinasti del-
1' isola e della popolazione latina per esplicare ad un tempo il fervorn religioso e
le tendenze per l'arte. Nulla di nulla, ali' infuori del piliere, tradirebbe il culto
latino cui la chiesuola doveva essere destinata. E quanto all'epoca della sua co-
struzione, l'unico indizio ci è offerto da quella mensola scolpita, che ce la farebbe
riportare al secolo XIII.
.Molto simile è anche la chiesa della Trinità. i\la gli archi che fasciano la
vòlta sono quivi portati da pilastri. I resti di affreschi, fra cui si riconosce nella
volta il Battesimo, la Risurrezione di Lazzaro e la Ascensione, appartengono, per
quanto se ne può giudicare, alla corrente bizantina: e potrebbero assegnarsi al
trecento.
Nulla di notevole nella terza chil!suola, ridotta ormai ad un r~ucchio di rovine.

***
Vedemmo già come, trasporLaLa a capitale la * Mesarjà, gli stessi Gozzadini si
accontentassero di mantenere il culto latino nelle vecchie chiesuole del * Kastro,
senza provvedere alla erezione di un tempio per il loro rito nella nuova sede o
senza per. lo meno adibire all'esercizio del cattolicesimo una delle numerose chiese
del novello capoluogo.
Cessata la dominazione franca su Ferrnenia, i segnaci del rito latino andarono
totalmente scomparendo: a tale che il Lupazzolo nel 1638 non ne trovava più uno 2•
~Ia ritornarono poi un po' alla volta, verso la metà del secolo. anche se al vecchio
elemento italiano si andò sostituendo quello francese, dedito l'uno e l'altro alla
nobile professione..... della pirateria. Al Sebastiani parvero pochi :: : in realLà erano
da dieci a dodici famiglie 4, con una ventina di pe rsone in tutto :..
1 Vi si volle le::;gcro ,\' f' A .V O 1· 1138. in1orpre1a 11do: " Vedi I" 58.
,\"fKOAAOY I'OZAtJf.\'()I' ("A . /Jai.J.>1v6a ffv1?1•wx6. cii . I /,P/11'($ ld1/ia11tes cii., p. 66; J. PITTON DR Toun~EFORT,

p. 48; 'A . B6.J.ì.11v~a . • forof!t"« cii . , p. 3\). Rel11tio11, cii., p. tO .


.t F. Ll'PAZZOLO, Isolario cii .• I' · i:!. ·, Jf. " I. _lfa!?>-:O:Tt>).1, "H ~tno<1j lx>ti.•;t1/a rit.
60 G . GEl< OùA

La nuova popolazione non tardò a sentire il bisogno di provvedere alle esi-


genze del culto latino in maniera che il vicario ca ttolico, arrivando a Fermenia,
non fosse costretto ad officiare le chiese scismatiche 1 • E anche stavolta il merito
spettò ad un italiano : il corsaro ligure Giammaria Cardi.
La novella chiesa, dedicata a S. Giovanni Battista, dovette sorgere ver:3o il 1676 ~ .
Misurava 13 piedi in lunghezza e 6 in larghezza, col vòlto coper to di tetto a tegole.
Come primo curatore d' anime vi fu mandato certo Francesco Rossi da Sira.
i\la fu misera ed effimera vita ! Nel 1752 Leonardo Rossi, prete nell' isola di
Zea, informava l' arcivescovo di Nasso che " nell' isola di Thermià non ve s' at-
triwva ven,tn catholico e la chiesa è rovinata "· La suppellettile, già affidata a
Stefano Dellagrammatica console di Francia, fu arbitrariamente trattenuta dal
nipote di costui, il quale si era pure impossessato della campana - già dal tempo
del Giustinian involata alla cappella latina - per usarne nella sua chiesa greca 3 •
Quella chiesuola, per quanto ci assicura il vescovo Giustinian, era situata ad
una delle estremità del paese•. Più specificatamente il Tournefor t ce la dice posta
" dans la maison de champagne '' del console francese, soggiungendo trattarsi
del resto di « 1me peu,i-re chapelle •1 \
Non si saprebbe bene se identificarla colla chiesa alla località * Frangoklisia 6 ,
la quale venne distrutta nella prima metà del secolo scorso 7, oppure invece colla
chiesuola di S. Croce, immediatamente fuori del villaggio, verso sud-est, alla loca-
lità * Padù a.
Della prima di tali chiese nulla siamo in grado di diro, nessuna più precisa
notizia essendocene stata tramandata: notiamo soltanto come una località parimenti
chiamata '' F rangoklisi<t, ed alludente quindi pur essa ad aUra eventuale chiesa
latina, pare si trovas~e pure nel villaggio di • ilaka ~. ·
La cappella di • Padlisa, in parte rovinata, presenta be nsì ancor una volta il
solito tipo - con l'abside però pochissimo sporgente - ; e l'epigrafe che accom-
pagna la croce della facciata è dettata di bel nuovo, in lingua greca:

...,..
\WN"E Mcri:tl<tt
At1 r P~ E N<EN ICE
N A O (?)

' • F. per cllè 111 11idtlla cilie111 è tnt:io ru vl11ata, 11011 t'i ' ·'· l'ITTOS DE TornsE•·on·r, nt1alio•1 ci i,, p , IO.
Bi c<ltbra pl ti; ma il vicario quelle rolte che pauu da Zia • M . ' f . Ma~xo:roJ.1, ' Il 6v ri><'1 l><><), ~al« ri t , : il ,quale,
11 quut' i1ola, dict la me11a in alcuna cilit1a .u· Greci • (G. pel' difendere questa tesi, uuerva come a l tempo del "esco"o
SEBASTIASI, \'/aggio cit. , p. 97). Giuslini1n ta le località pol e\a benissi mo conciJcr;arsi come
• li Scbis tiani r iferisM che al suo tem~o (166i) - i stava po•I• ad una estremit à del (Me- e.
racco~liendo i fondi per erii;ere la chie sa ( G, S &DASTIASt. 1 Ibidem, comp reso 1· ataro sc rit to, di '.;t . 8 tiU11v6a qui"i
l'iaggio ci L. p. 97), citato: no11cl1è 'A, 8<i.Ht1v6a , KuOvcax<i. ci i. , p, 7H e ~~
3 1U . 'J1f. ' I. J\faq xO;yoì.t, ' lf rS vcooj i xxl.·qot'a cit.
s 'A. B6Jh,.·ba, Kv0,,1a><a ciL. p. 7(); ma c fr , •.11. /JtU -
• Ibidem. .i.?••6a, 'loroeia cii., p. 48.
F<·~;R~I IDN IJ\ (f.\ Y'fllNOS - 'rll l~ IUt.JÀ) 6l

ma il nome è quello appunto del console francese cui allude il Tournefort; e questi
vi aveva murato sulla facciata lo stemma di Francia ', ed aveva dotata nel mede-
simo anno 1695 la chiesa di una icone - ora a S. Nicolò 2 - ove l'offerente stesso
è raffigurato - come diremo - negli abiti del suo grado n.
Del resto accanto alle chiese prettamente latine dell' isola, conviene ricordare
anche quelle del rito greco, occasionalmente officiate dal clero cattolico. Ohe ciò
piì.1 di una volta av,•enisse ci è testimoniato dallo stesso Sebastiani, che per l' ad-
dietro abbiamo riportato; nè la cosa ci reca d'altronde affatto meraviglia, a ripen-
sare all'arrendevolezza dagli stessi Gozzadini dimostrata verso il culto della popo-
lazione indigena ed a considerare cho nell'isola dovette in realtà essersi verificata
una reciproca tolleranza per non dire una vera e propria armonia fra i due riti,
quale ben di rado riscontriamo nelle altre terre del Levante.
Sotto questo punt.o di vista può essere quindi nel vero la tradizione locale, la
quale cerca di spiegare le numerose chiese dotate di due altari - per lo più con
due ab:;idi - nel senso che tale particolarità avrebbe avuto più precisamente lo
scopo di riservare l'ara di sinistra (per chi entri) all'officiatura del rito latino.
Chiese di tale tipo si pretendono essere state nel capoluogo quelle già ricordate
di . Saba, di * Kathòliko e di S. Nicolò, nonchè S. Michele, S. Pantaleone, San
Giovanni Evangelista, ' . Grisostomo e la ~Iadonna • Oedazu. E nei dintorni: la
cappella descritta poco fa di S. Croce a * Padùsa, S. Maria di * Nikolètu, S. Barbara
di * Astèras, S. Nicolò a * \-or ini, S. Michele a * Veliadhi ed altra rovinata, la
* Rjàkji tu Pirghu. A * Siaka finalmente S. Maria, S. Mena e qualche altra 4. A
conferma della quale tradizione non addurre mo la circostanza delle numerose cam-
pane di fabbri ca e di t ipo prettamente occidentale 11 ate in quelle chiese greche:
perchè, se le campane a Fermenia come in tanti altri paesi del Levante sono tutte
latine anche nelle chiese scismatiche, gli affreschi e le iconi viceversa compariscono
soltanto di stile bizantino anche sopra gli altari cattolici. Ma citeremo almeno il caso
delle due iconi offerte alla detta chiesa di S. Nicolò dal francese Luigi 'ribau e quello
- veramente inusitato e molto significaLi,To - della immagine della Madonna nella
chiesa di S. Pantaleone, la quale porta, come vedremo, epigrafe bilingue, greca e latina.

IV LE CHIESE IDO I MONAS'J'ELtI GRECI

A Fermeuia - come è facile attendersi - si ripete il fenomeno, tanto co-


mune nelle terre greche del Levante, della stragrande frequenza di templi, di
chiese e di cappelle greche, così nei villaggi, come per la campagna.
1 ·A llti).i. 1p,,Ja Kt11?•1taxU. rit., ('• 3!!. ~la già allorn lo ,; lro,·ano pure nel gill'dino alla localitì1 · l\11hòliko (presso
s to111ma u1·a Sfomparso. S. Trinità); dove già ricordammo alcuni ma r mi di e11oca ro-
2 L' •Il•.. icone della chiesa d1 $. Croce, ropprcsenlnnte lo maua e bi7anti111. Ma il nome - di ben •llro s i~nificalo -
IJcposiiione , l rova• i atlualmenlo nell• Madonna di • :oìi~ol/•tu. non de,·e trarci in in:;.inno ad 3Ssegn:ire a tale luogo la sede
('A. 81i).J. .,r~a, ' /mo2ia rii . , p. ~~) . dell'ult ima chiesa latina d1 Fermenia.
i Ruderi d1 c1Jic:$a a duo :wib .. idi, di e tà non mollo rt•mou, • ·A l:lc.ì.i.•1•11<« •"1Mf!'" cii . , p. 51 •(;i;.
62 G. GEROl~A

Cinquanta chie~e su 4 mila abitanti con 4 papà · annoverava nel 1667 il Se-
bastiani per tutta l'isola 1 ; mentre il L upazzolo, qualche decennio prima, aveva
trovato 2200 anime nella sola capitale, con quindici chiese ( la~: preminente fra le
quali dedicata al Salvatorcr; ed il Portier sugli albori del settecent.o)·iscontrava
quattro parrocchie nel villaggio di * Silaka ::, e tredici (il Tournefort dicevaJ invece
quindici o sedici) nella capitale di * Mesarjà, fra le quali " fort jolie 1> di_ bel
nuovo la chiesa del Sal vatore~ .
Al giorno d'oggi le chiese del capol110go sono una venLina J; quelle del vil-
laggio una diecina e pil,1; ma innumerevoli sono le chiesuole e le cappelle, in gran
parte rovinate, sparse nei sette monasteri dell' isola, nell e varie plaghe della cam-
pagna e sopra tutto lungo le coste in r iva a l mare':. Vi è venerata! la~ ,Trini tà, il
Salvatore e la S. Croce; la Vergine, sotto molti epiteti; i santi Acindini, Artemio,
Biagio, Cosma, Costantino, Demetrio, E lia, Giovanni Battista, Giovanni Elemosi-
nario, Giovanni Evangelista, Giovanni Grisostomo, Giorgio, Luca, Mena, Michele,
Nicolò, Pantaleone, Patapio, Saba, Soste, Spiridione, Stefano, ecc. ; e le sante Bar-
bara, Caterina, Fotina, Irene. Parasceve, ecc. :.
Fra tutte quante la più notevole era con ~ id e rata per il passato yuella di San
Salvatore nella capitale, ricostruita nel 1636 al posto de i SS. Cosma e Damiano'.
Ma sul principio del secolo scorso la chiesa metropolitana - come si vide - era
quella di S. Barbara. Ed oggigiorno i due t<'mpli principali del paese vanno consi-
derati quelli di S. Trinità, che si pretende - in origine - il piì.1 vecchio di tutti 9 ,
e quello di S. Giovanni Evangelista, completamente rinnovato nel 1845 10 , per tacere
della ricordata chiesa di S. Saba, fondata da Antonio Gozzadini nel 1613.

***
L/architet,tura ecclesiastica si riduce a due soli tipi: quello piì.1 semplice della
navata rettangolare con vlJlta a botte, sorretta o meno da a rchi di fasciatura; e
quello più complicato, pe r cui nel mezzo della navata stessa sorge una :cupola, im-
postata su due di tali archi della volta e su due arC'ale ciechel'ricavate nei muri
longitudinali : il quale schema ricorre frequentem ente nella vicina isola di Serfino 11 •
Naturalmente non mancano le chiese a due o tre navi fra loro accostate ed in-
tercomunicanti; ma in tal caso la cupola non si riscontra che nelle chiese a tr e
navate, nella nave centrale.
A quest' ultimo schema appartengono le due chiese dei conventi di "1\-elidhi
e di S. ~laria di * ~ikos, che, mentre si assomigliano notevolmente l'una all' altra,
e per i dettagli plastici si riaccostano a loro volta - come fu già detto - alla
I G. SEBA STJASJ,_ \"iaogio d t., p. 97. •ò Crr. ibidom, p . Il , U e IO
' P. Lu1..1u0Lo, /$0/fl rio cil ., p . H ; cfr. pure TllE• B~ O'r. ' Crr. pure ibidem, v ·~>.
llt1r 1lpl1on çit. , P· ~ o; , "· CORONELLI, l1olario c i t., p. 2Sa. i" Crr. ih id1.·m, p. 30 e at
, l.tttru rdi/ìalllet c ii., p. 66. • c rr. ibide m, I'· 30 o 33.
' J . 1•1 no~ Ot T OGJ\~EFORT. Relalio11 : cit., p. i O. 111
t:fr. ibidem, p. 3~.
,·, ' A . B1U i.111•,)a, Kvt7vw.x6. cit., p. 35. " G. CEllOLA, St r/1110 dt., p. 16 >!rg.
FER~IENf A (KYTHNOS-Tll l~R~f.JÀ) 63

Madonna della vecchia capitale. costituiscono probabilmente i pii1 antichi ed i pii1


notevoli saggi di architettura ecclesiastica di Fermenia.
La chiesa di S. ì\Iichele a * Velidhi è dunque a tre navi, di cui solo la me-
diana munita di abside e di cupola centrale; esse comunicano rispettivamente fra
loro per mezzo di trn arcate, destinate ad interrompere le due pareti longitudi-
nali. Una colonna con capitello oppure delle mensole aggettanti dal rimanente del
muro divisorio sostengono gli archi. I capitelli stessi sono di marmo a foggia di

P!G. 3 - • n:1.foni • cemSA DI "· MTOrrnt,it.

pulvini, c·on una foglia alle scantonature angola ri , una croce nel mezzo della faccia
ed una fila di dentelli più sopra. L'atrio, che sorge davanti alla facciata, è più
tretto che non la t riplice chiesa; e consta di un locale a volta, nello stesso senso
di quello della navata cenlrale, mentre due ba e nicchie che si sprofondano nei
fianchi costituiscono una specie di navatella traversale pii1 bas a. Sopra la volticina
di tali arC'ature, si arrampicano all'esterno due scale. La fronte dell'atrio è aper ta
a Lre arcate, la centrale delle quali, più alta delle altre, è ora in parte colmata.
La 1Iadonna di * Nfkos (wu Nix ovc;) è pure a tre navate con unica abside ed
unica cupola; ma la divisione fra le navi è otte nu ~a soltanto per mezzo di un CO·
lonnato di quattro archi. L'atrio è largo stavolta come tutta la chiesa, di cui

[
64 G. GEROLA

ripete lo schema, culla differenza che le due navat.ello laterali non hanno la volta
parallela alla centrale, bensì perpendico-
lare ad essa, a guisa di nicchioni : e sul-
1' incrocicchio sorge ancora la cupola ori-
ginaria, e la fronte dell' avancorpo è di
bel nuovo ravvivata dall'accesso a bifora
e dall'occhio soprastante. I capitelli somi-
gliano a quelli <li * \Telidhi: più ricchi
sono però, perchè adorni di foglie di a-
canto stilizzate alla bizantina, il primo
di sinistra (entrando), le due mensole
sporgenti dalla parete ovest, il capitello
costituente l' aghia prothesis e forse
quello <lell' atrio, nonchè una delle due
me nsole al cominciamento del catino ab·
WICJ, {i !, "AQUILA IltZANTl~A DI * ~flWS.
sidale; alquanto semplice invece l'altra

[
PIG. G- I >IAIUI( 01 NfKOS.

0
P!G. 7 - PR<)O HllOMOS - CHIESA 01 $. GIO\' ANNI.
66 1; . GEHOfu\

mensola analoga, ed un marmo impiegato rwlla muratura ,della facciata; lisci del
tutto finalmente gli altri capitelli, le due mensole orientali e qualche marmo er-
rante. t\Ia fra le sculture della chiesa clevonsi ancora ricordare il gradino alla ser-
raglia, due pezzi di marmo prismatico (uno dci riuali con capitello) a svariate raffi-
gurazioni ; e la lapidetta coll'aquila bizantina sopra alla porta.
Tale emblema non mostra una eccessiva anLichiLà; e potrà agevolmente ripor-
tarsi al secolo XVIII, cui appartengono altre consimili figurazioni nelle isole di

Serfìno e di Zea : specialmente quella di S. Croce, in quest'ultima isola, al pari


della nostra, attribuibile all'influenza russa. :\fa pur Lultavia è interessante per lo
studio dello sviluppo di quella insegna ' .
Gli altri marmi non sono facil i da datare. Pur riattaccandosi coi prodotti neo-
bizantini verso il mille ~, li troviamo a contatto con costruzioni che noi non rite-
niamo anteriori al secolo XJU.
Ma l'imbianchimento delle pareti delle nostre chiese, che ne ha camuffato tutto

t G. t.iEHOI A, Str/illo cit., p. ~30 s~c.; Zea dt., p. ! t3.


2 ~folto p1·ohlcm,1tica -.eml)ra lulla,·ia l..i. notizia Ji cerio
~ anche: ~. J. G1A~~oron.os, Les co1istrurtionf( /Jy-;auti11,~· 111ar1110 c.,i~lcnte per il pa.,..;.ato alln ~latlonua tli ,. ~iko-.. dcco·
dr la. rtoion tlf lh!t11Ytrias in • Hullèl in <le corrcsl'on1l:incc rato nclli· 11u:t1tro facric ili roul! fo;orazi..mi ~acre e d3lalo
hl:llcni•1ue •. XLI\', Po ri,, i!'~O. 1lt·ll'an110 1000 (',i. H•;V.1p·•lci K1°{)1·w><<i. cii., p. :J9).

[
FEIOIENI,\ (K.Y'l'l l :\OS-'J'll ~H ~I.JÀ.) 67

I' aspetlo, e le gravi manomis-


sioni seriori, che ne hanno
sconvolto le muraglie, non ci
permettono di arrischiare una
datazione piì1 precisa : accon-
tentandoci d i riportare e i
marmi e le due ch iese nell'o-
riginaria loro f'abbrica al pe-
riodo d i trapa:;so fra la domi -
na;,,i one bizantina e la vene-
ziana . A quei rimaneggiamenti
piìt tardi va ad ogni m odo
riportala la cupola dell'atrio PIH. U - • rL.-\.~tUlJR,JANl • Cl-lll•:SA OELLA MADONNA.

di * N ikos, la quale occul ta la


vec;c;h ia calotla primitiva ed è
in rapporto invece col campaniletto sporgente. Che se questo, negli archetti di so-
sleg110 e nel timpano l,crminale, ripete motivi dello stile gotico, 11011 per questo ci
embra da riportarsi nei secoli dell'evo med io.
Ghect'hè ne sia di tutto questo, il partito a rchitet.tonieo della chiesa con cupola
al cenlro della d>lta della na,·ata rettangolare si tramanda a Fermenia ai secoli
pili tardi . Che, mentre nessuno degli altri templi d i tale tipo dimostra di risalir e
all' anllichilti dei due com·enti testè ricordati, taluno di essi va certamente ricon-
dotto ai secoli a noi piì1 vicini.
Così è, nella capitale, la chiesa della
Trinità, tutta rinnovata e -ridipinta; così
quella del Salvatore - visibile, nella sua
fo rma genuina, parzialmente all' interno - ,
che due ep igrnfì, ora illeggibili, attribui-
scono al 1U36, assegnandone il merito al
prete Giovanni Vavlida, vicario del . vesco-
vado 1 • L' una di esse, s ulla porta setten -
t rionale, dice : ....Yewrt u Gròç xaì oorc1ìe 1]1-aòJ'
aw!;r roì•; af{Jonaç ar, <rliJ.ane J,urgwrà avwùç,
fllzo1• {•;rÌ:'!J ni>1• Tt/w)vcw1 ae. '1ln:rxa[v1ç xaì. 1

F;oòo' ' f(I). leg. Ba/fo~a. ;aiì oìxo,,6,uov Gerr


pui>1 "l !-rn;; A . .Yil c,. L' al~ra, sopra. la por ta
1 •

di sera, uona : •fl ;rr1111\111 11•E /llJU{!J {•::rie 1

TW l 1 Tl/WJl 1U1)V OF fÌ'l.01'. 1636 ~.

Coeve e consimili le chiese del con-


1 • Il Safralort, q11ale l1a follo (11brirort Il 1 ica1·io dr/ i·e·
>COVO a IUt 1Pt8t l'a11110 1098 •. ( F'. LI PAZZOl, O, /1olal'io cii .,
p. i~).

l'l(l. l 0 $. GIOllOIO - CUI F.SA DI S. 010'1010. i r.r1·. •.L /jf~),),JJ,'tlu, Kt•1?vrnxd. til ., p. 3~.

[ __
lì8 G. GEROLA

vento del * Pròdhromos, e del monastero della * St.ratilatisa. E così pure quella
della * Flamburjanì (ora molto rimodernata): la quale ultima sarebbe dovuta allo
stesso \ ra\rlida che vedemmo fondare Ja chiesa di S. Sahratore alla capitale e che
avrebbe costruit,a del pari la chiesa del convento di S. Giorgio, del medesimo stile 1 •
La chiesa invece del monastero di S. Elia, se pure ripete il solito schema, vi
introduce una variante nel senso che quella parte dei muri longitudinali che, an·
?.ichè regge re la cupola, è coperta di volta, most.ra quat.t.ro paia cli a rchi ciech i, a
guisa di nicchie, destinati ad alleggerire e ravvivare quelle pareLi .

* **
I convonLi di Fermenia, ai quali pii1 volte ci è avvenut.o di accennar€', sono
complessivamente sette, sparsi per le diverse plaghe de ll'isola: sei di calogeri ed
uno di monache greche.
Al lempo del Sebastiani (1667) i monasteri abitat.i erano quatt.ro : con 40 frati
nei Lre primi e 7 monache nell'ultimo 2 • Xel 1700 invece, mentre pure si ricordano
tutt.i ette~i conventi 3 , soltanto quelli di S. )Iiehele a * Velidhi ed a * Miljès e

P!G. Il - S. f:t; t ,\ • ClllESA 01 S . Et;IA.

I lllltlùffi, r• a:; O 4~. :s M.t d111p10 soli, e tutti mascltili, sono menzionali nelle
' G. S>DAHlAM, 1'1auu10 cii., p. 9i. Lmru ldi/lanlfl cii., p. 66.
FERMENL\ (KYTHNOS-Till~IUl,JÀ) 69

PIG. 12 - • l' RÒOBROMOS - CONn:NTO.

della .Madonna * tratiléi.tisa e quelli nrrwoomn 1awi della Madonna d~ * :\ ikos 1 e


1

delle lllOnache del * Pròdhromos 2 erano tuttora in fiore. Di quello di * V elidhi si ha


rnernoria di bel nuovo dopo Ja metà di quel secolo, quando un documento del 1775
ci trama nda un'inventario della modesta suppellettile sacra di quella c:hicsa~{: l'abate
vi si chiamava Gregorio 1 • Ma al giorno d'oggi sono tutti abbandonati in rovina.
Il convenlo di S. Elia sorgeva sul monte a nord-esL del capoluogo. Intorno
rimangono i ruderi delle celle in riquadro, fra i quali si riconoscono gli avanzi di
una seco nda cappella. Della chiesa di S. Elia abbiamo già detto testè; delle iconi
toccheremo piti avanti.
Il monastero delle monache, al * Pròdhromos, dedicato al Precursore, trovavasi
invece ad oriente della capitale : e le sue celle erano contenute entro un recinto
rettangolare, discretamente conservato tuttora, tranne che verso sud, con una spor-
genza dalla parte di sera. È noto il diploma del 1691 con cui fu confermata la
diretb sua dipendenza dal patriarcato di Costantinopoli, stabilita già pochi anni
prima dal patriarca Giacomo ( 1679-1683, 168->-1 686 e 1087-Hi88) :•.

1 J. l'I TTON ot: TornNuORT, R1lntic11 ci t., I'· IO. l ltovyh,, ~ Il ...,''!!"''"HiJ m•i.).011i "'tt1..1.4wv in ..Yio~
"::.

' Jt. · 1. JloaxO:roJ.t, · Fl Òtnix1ì ixxi.17m'a cit. auuo r11 , r.1.cr . :. '.A {hj Yl/QfV, HH~. r- ~31.
* f.').;.,,,.,>.,,,,,;,owtJ,
:1 \"i si 11omina110 le reliquie Jolla Croce, di S. Caralambo, .:. Cfr. *A H1().ì.11vl>a /ltir?1•1a>:té cl t., p. ;,!).
J i S. Giacomu, di S. llasilisso e di S. Sofro11io.
70

Quivi presso sono i ruderi del convento di • Nikos, la cui chiesa, dedicata alla
Assunta, fu da noi g ià descritta più addietro. ~la del monastero non si vedono più
<'he poche celle.
E così pure pochi avanzi delle celle poste a ll' ingiro caratterizzano il convento
di * Miljès, a mezzogiorno di * Dhrjopidha. La chiesa di S. Michele, a semplice
vOlta informe, è tuttavia notevole per l 'alto campanile, fo rse del secolo X V.
Parecchio più al sud, in mezzo ali' i ola, il convenLo della * Strat ilatisa, di cui

FIG. 13 - • M! LJl:S • C'ONVl<:NTO.

fu già ricordata la chiesa della Madonna, è costituito pur esso da un recinto di


abitazioni, poste in quadro. Ed in stretto rapporto col monastero stanno, sulla riva
del mare, le altre due chiese gemelle di • Kanala sulla costa orientale, e della
* F!amburjanì, rammentata pur essa, sulla sponda di occidente 1 •
Del convento di * Velidhi, presso la via t ra il capoluogo ed il v illaggio, fu
i,;ià discussa la chiesa di S. Michele . Del monastero non restano che poche celle, in
rovina, donate nel 1830 al convento dei • Taxia rkhi della vicina isola di Ser1ìno ~.

• r.rr. ibiJ em, p. 4:!.


11 '/'. ·J-;. P:i"•oyfri.idoP, ' {{ •1rjf'10.: ~·t!!'7Jo:, 'f.!!1tot 1."tOJ." 1 t!J09, p. 105, llOlt\ ~.
FElnrE:-llA (KYTH:-IOS-TllElntJA) 11

Ed altri pochi ruderi del convento circondano, nella parte settentrion ale del-
1' isola, la chiesa di S. Giorgio, alla quale venne pure già accennato.
Come si vede, lo schema dei conventi di Fermenia è dunque costantemente lo
stesso : un riquadro di celle, nel cui mezzo sorge la chiesa. A proposito della quale
è notevole osservare come delle nove chiese caratterizzate dalla tipica cupola cen-
trale, ben sei appartengano ai conventi dell'isola.

V - ICONOSTASI rnn JCONI


UA ~I PANII1l E CA MPAN ~ - ATRI .ACCl1JSSOlU

Dei pochi avanzi di affreschi riscontrati nelle chiese del * K<tstro, si e già
toccato pitt indietro. All'infuori di essi, non abbiamo trovato a Fcrmenia altri resti
di pitture murali se non nella chiesa di S. Michele alla capitale, ove è un tardo
affresco del santo titolare. Quelli di S. Trinità, che si dice fossero analoghi alle
pitture dell'omonima chiesa del * Kastro, non appari ·cono oggigiorno più 1 •
I saggi dell'arte pittorica dell'isola vanno ricercati esclu ivamente nelle nu-
merose iconi, sparse per le chiese e per le cappelle, di cui costituiscono molto
spesso l' unico oggetto degno di nota.
i\Ia anche le serraglie che racchiudono le absidi delle varie chiese e servono
ad appendere le sacre immagini, rivestono non di rado interesse d'arte e meritano
di essere ricordate.
La migliore è forse quella lignea della chiesa dcl Salvatore alla capitale. Seb-
bene appartenente al secolo xvn, conserva ancora qualche reminiscenza gotica.
PorLa la daLa del 20 febbraio 1()38 ed in una corretta epigrafe il nome del pittore
d i Canea, cho aveva di pinte le iconi quivi applicale:

+T~VT'4C TdC IEPdC l)c an O E:K. THC nEPl<t>~CèSKPH


EIKON~ f. 8 04~ IX CEBdC ìHC THC. 0Eoq>P~P l ~ no
M?J ~~ N?I~ ~ CPc Xv JlECA:>C KV~WN l a C K.4
rE-r P4<t> . . . . . . ntP Td TO A X/1H ~T(d
.....--
8 . . . . . . . OòEn CP ION q> f:VP~ ... I(•

cioè:
Ta1~w:: T<Ì.; feeà.:: xai ''yw.:; e1 xu1•a:: wìi 191'ioi• %<iÌ cnffao,111ou ro1~rou 1•uov wi:. 2.wujgo;
Xewrov yi'lf!Cl(ff' . . . llagtJ . . . o LJe;régoç o 1% T 1j.; ilE(!l</ IJ/tOll VIJ<iOI' 1,·f!IJT:l}ç nj.:; {Jto.
<t eouefrou ;rcUecv:: J\.u(}w11iaç xar<Ì rò _•lX.Jfl b:o; OWTIJ(!lOI' 9 EU(}U [Qiot>] K.

l
i:2 G. GEROLA

E riccamente intagliata è pure la serraglia secentesca alla chiesa di S. Gio-


,·anni al convento del * Pròdhromos.
Quanto alle iconi stesse, le pit1 notc,·oli sono limitate alla sola capitale. Ap-
partengono ai secoli X\TII e XVIII; ed in quanto sono firmate, portano nomi quasi
esclusivamente di pittori della scuola cretese, come avviene del resto anche per le
altre isole circonvicine.
11 prete Antonio Scordili firma due iconi del 1700 ed una senza data. Ma altra
sua immagine del 1708 trovasi nell'isola di Zoa '.
Coevo a lui è Emanuele Scordili, prete anch'esso, autore di una icone priva
di anno, ma tuttavia databile con s ufficiente approssimazione. Altre sue opere si
incontrano nell' isola di Serlìno 2•
E Parten io Depero(?) da Canea, che come si è veduto testè, aveva condotte le
iconi della chiesa del Salvatore non ci ha trnmandata nessuna opera sicura di lui.
Non va tuttavia dimenticato quel pitt.ore Costan tino Oalcopulo, prete a sua
volta, anzi fratello dell'arcivescovo g reco di Zea Germano, vissuto a Fermania nei
primi anni del secolo XVIII, il quale fu voluto iden tificare coll'autore d i un icone
di S. Giovanni, ipotesi alquanto malsicura :i.
Ecco ad ogni modo l elenco delle v-ecchie immagini della capitale:

CHIESA DELLA ANXUNCIATA.


1. Immagine di Cristo fra gli Apostoli .

.6EHCIC "HC
~èSMciev XEI f>
EJ1EN-iCrPEC t:NG5NI~ IEPEOC
BITE.Pt\C CKOPti.l/H

CHIESA DEL CRIS'l'O.


2. Immagine della Ascensione.
Epigrafe dedicatoria del secolo XVIII difficile a decifrarsi.

OllrnS.\. DI S. GIOVANNI EVANGELISTA.


3. Icone della visione apocalittica.

Xfl lrM1T
l tP~OC. ~4 ...

1 G. G~llOLA, Z( a cit., p. '.!18.


1ero, \'iene 1:.h-olla iutcrprct~lo f'ornc ~Yai.>:10."tOt.'i.o; r .: l. B&).•
' t;. GlttOl.A, tr{ino cit., p. 235 s:~. tit , p. 98), tah·oJta roow ~\W.Y-1Wu1; (A. B&J. ..
i.11vfJri , ' l u1oaù.1.
J ~fa lautore Ji tiuella icone si firma i n\'i·ce col nome di ;,,,.~,,.. J\uil1•11A1<u r·1t., p. 33).
lhrn1ul do, ed il ,:,UO cognome, che nol non aùLi:ono rile,·310 in-
FER~ENIA {KYTHNOS-'J'HEIUl,J À)

FCO. l~ -· • "ESARJÀ • CCO ~ I> l)fJ t. 1, A cnrns~ 1)1 i; , OtOVA:<:<(.

4. Grande immagine con la Madonna su trono ril evato e riccamente arabe-


scato al pari dei nimbi, . Elisabetta e S. Anna. Secondo la leggenda sarebbe ar-
rivata miracolo amente da Atene al porto di * Kolòna di F e rmenia 1 •

CHIJ~SA DJ~ LLA XA'l1 l\·ITÀ DELLA )1ADONNA.


5. Icone della nascita della Vergine. In basso è raffiguralo l' offerente, il papà
OosLantino eia Corogna, discendente della nobile famiglia dei dinasti di ifanto e
di Zca, il quale è ricordato anche da un documento dcl 1701 ~. Ha lunghi capelli
e baffi; e veste di tunica nera, risvoltata al gomito rosso: bianca è pure la cravatta.
1
·A. IJt'i.i.J.jJ.,A''· h."t1 {h1w><,( rit., p. 33. mente un pcr~onal;\;H1 JcllG ... lt~u:t fJmiglia, 11ella chie,:)a di
' "A. JJ1ii.1.11•1\u. "fo rof!I« c i i. , p. 3o . Molto -imile i· il Sor1inu (G. GHlOI.\, Str/1110 l"Ìl. 1 p. ':!36).
l'Ìl1'.,ltO Jirinto d3llo slPsso pittor•· 1~ J'11pp1·ese1Hante prol.1~1ldl.

IO
74 G. GFlROf,A

La fìrma dell'artista dice:

XEIP
E Mvta·HSHJ1 1E PEwc
CKO PLll/H

OrIIESA DI S. NICOLÒ.
6. Icone della Annunciazione 1, con 2..J. f{ua<lrett i. Il donatore J,,u igi Tibau da
1
J'olo11e fu da noi altra volta ricordato 2 •

1706
. f!>060C/l ~ H XE.IP
T1Ml~~t:IE:TO ài<!; N I~ I EPEWC
110 CKOP~l /\H
1700. "H:ooo:; Aomì T1,u:r<lw vrÈ Toì.u

7. [eone di S. ~Iichele, in 16 quadretti, ron iserizioni analoghe alle precedenti.

1706
\.
EjO~OC/\~1-N XEIP
1irvT142SNTE cNTONl~IE.PEWC CKOP
To110 .61/H
I 70(i. "1',~olJoç AoP1'!11 1ìp:r0.ov n È Toì.u

8. Im magine del Te1p6ecp101 {il Sai vatoro, la Madonna e S. Giovanni Evange-


1

lisl,a). Proviene dalla chiesa di S. Croce; e roca pure - come gi~i si disse - i l
ritratto di Gianachi Dellagrammatica, console di li'rancia, colla sigla }Q,.\'1'.L.IT'MTK
(' l c1)0.11i117c NdJ.i.a If!a1i,u6.uY..a), la data 1695 e lo sl,cmma di famiglia (due leoni re-
can(,i uno scudo con un fiore). Ma a noi non fu dato di trovare questa icone, che
siamo cosl,reLti a dare sulla fede degli scriUori locali 3 •
OIIl l1~S A DI S. PANTALE01 E.
9. Tmmagine della Zwoou1.o; fl17y1/, già ricordata, sulla slrssa tesLimonianza ~.
pPr l' i"crir.ione bilingue :
.\I Il P - 0 V M A 'P l~ R I) E I
1 11 - X P I O H li r S 'I' V S
zno .l o\ oe 11 11 r 11 A Q V.\ R V····
1
"A . JJ /,V.11n>u. ' /Q102i(( f'il., p. 49 e 53, è Jell:t iurere cil., p. ~ t, 52 o ~,3 (Ju,·e per(, :.ii dice che lo stc111111a
' l oro!}Ùc
di ~ J-:lia. •Hriibe quello •li F ranl'ia on1ichi· quello Dell:oi;ra1nmatica).
' I hitle111, V. 49. "•A . lJ<i}.1.11vd<,, ' f oroaùc cit., p. ~3.
l ",;L ll1ili. iJl'tfo. /{,.,'},,,a~& cit., p. iH; :~. tJQiJ.,11·Ju 1

L__
75

CHIESA DI S. SABA.
10. Icone di S. Onofrio, di pessima fattura, <lel 1668.

AX~H
~ f HC I C. ~A~/1~ e~ KONCTa1-IN?5 VEP
E-o c

CUI fiiSA DELLA MADONNA * tu Nikolétu.


11. Icone <lolla Deposizione dalla croce, proveniente anch' essa dalla chiesa
latina di S. Croce '.

* **
I campanili di Fermenia ripetono il tipo soliti simo dell'oriente greco, in
qua nto sorgono sopra un lato della chiesa e sono costituiti da una semplice parete,
a limpano, aperta ad arco in modo da lasciar adito alla campana .
•\.bbiamo già ricor dato, fra i pit1 notevoli, quelli dei conventi di • Nlkos e di
• ~Jiljè ; e "i aggiungiamo ora anche quello della chiesa di S. Pantaleone a *Drjo-
phldha, il quale sembrerebbe pii1 antico che non importi la data del 18-13 segna-
tavi in ba so.
Quello di • Miljès, a doppia arcatura, è fiancheggiato da due ordini di gradini
e traforaLo nel coroname nto da una serie di piccole aperture triangolari, che gli
conferiscono un aspetto non solo origina le ma anche g razioso. Ma è rimarchevole
anche il partito delle mensoline, reggenti o meno dogli a1·chetLi, destinate ad ar-
ricchire la base dei campanili, quali vedia mo a • NJ'.kos ed a l * Pròdhromos; nonchè
quello delle due gugliette terminali che Rancheggiano il Limpano nei campaniletti
di • Volidhi e cli bel nuovo del * Pròdhromos.
l1e vecchie campane da noi trovate sospese su quei campanili sono otto: e
vanno dal 1516, ai tempi cioè del dominio dei Gozzadini, fino al 1727, quando
quella signoria era cessata da un secolo. Ma ciò non di meno, come altrove osser·
vammo, sono tutte quante di fabbri ca italiana non solo, ma non di rado adorne di
immagini di santi prettamente latini, quali S. Anlonio da Padova.
Una sola di esse, del 15-13, segnata con uno stemma a noi ignoto, è caratte-
rizzata da una strana epigrafe, in caratteri simili ai greci, ma che non danno
alcun significato.
Facciamo seguire l'elenco sommario di tutte :

1. • KHÒRA - Chiesa di S. Michele.


Data MOOOOCXYI. Mar ca di fonditore (= Zuan de P .. . .. ?) che troviamo
1 Ibidem, p. ~~.

....J
76 G. GEROLA

anche in Istria ed a Greta (l522 - 1540) 1 • Monog ramma di Gesì1; Volto sant-0 di
Lucca ; bu to della .Madonna.

2. * MÈRIKAS - Chiesa dei S . Acindini.


Data :VIDXXXXIIT. i\larca di ignota decifrazione.
Madonna e santo vescovo. Stemma: partito, nel primo al
ramo di albero; nel secondo troncato, ognuna delle due
partizioni caricata di una lettera H - anche questo non
idenLificabile 2 • E finalmente la strana iscrizione :

OAO TO<D/\ N I BOA/\ o V I ov


BACAEA~/\ HCI C 6A

3. * KHÒRA - Chiesa della Annunciata.


Data llIOOXOIV. Crocifisso, Madonna, S. Antonio da Padova, S. Barbara.
4. * KHÒRA - Ch iesa della Madon na * Khrisopighjì.
Data MDCC. Crocifisso, Madonna e altri due santi.
5. * T~HÒRA - Chiesa del Cristo.
Dala ;\1000. Crocifisso, i\ladonna, S. Pietro e . Paolo.
6. * OJ-lR.JOPIDHA -
Chiesa deUa Trinità.
Data MDCCXI. F irma di Martino Picinini , nolo per altr e campane dell' I-
stria (l7 l5 · 1743)3.

OPV S
MA. R'l'C r I
PIOIN ! N l

Cristo, Madonna, S. A ntonio da Padova e S. Nicolò.

7. * DHR.JOPÌDHA - Chiesa dei SS. Anargiri.


Data MDCCXXVII. llfarca di Paolo de Poli, autore di a lLri bronzi dell'Istria
e della Oarniola (1718 . 1733) 4 •

OPVS
P..:-\VLI D E POLIS
VEKE'l'I

Crocifisso fra la ..Madonna e S. Giovanni, Madonna, S. Carlo (?) e altro santo.

1
G. G&ttOLA, I monumenti veneti ddl' isola di f.'rrta, glia \eneta d4·i (lut' ri11i, O\'C ritorna 1mr1J ripetut.;1 •1uclla lct-
vol. Il, Bergamo, IUOS, p. 31; e A. G~IRS, Alte und 11t11r Kir· te ra Il.
c/11·11qlockt1', Wieu, !017, p. ~i . 40 e tm.1. 'Cfr. A. lìNrn~. Mlt 1t11d 11r1u /\ircl•t11ylocktn cii., p. ~19.
' Ila u11a lo11ta11n analoa;ia con alcuni stemm i della fa111i- 1 Ibidem, p . ~~O.
F'ERllENIA (KYTllNOS- TllglUIJÀ) 77

8. • VELlOill - Chiesa di S. )Iichele.


Senza data. Crocifisso, .Madonna del Carmine, S. Nicolò o altro santo.
La campana della chiesa di S. Nicolò a * Khòra, conservatasi fino a pochi de·
cenni or sono, proveniva dalla chiesetta lat ina 1 • Ignoriamo dove sia andata a finire
o se deve forse identificarsi con una delle precodenLi .


* *
Completano la decorazione delle chiese di F ermenia pochi altri oggetti, per i
qua li giova spendere ancora qualche parola.
Nella chiesa della Trinità al capoluogo conservasi tuLtora, sopra l' altare, il
vecchio ciborio di legno. Una iscrizione ora assai guasta, scolpiLa nella parte su-
periore, dovrebbe conservare il nome del fondatore Bartolomeo de Angeli 2 •
Nella chiesa dcl convento di * Nfkos merita invece ricordo l' h m6.rwç, quan-
tunque di epoca relativamente moderna.
Fra le tombo costruite da canto alle varie chiese, citiamo alme no le due ad
arco, accostate al lato sud della chiesa di S. Giovanni del com·ento del * Pròdhro·
mos; le tombe terragne di marmo degli altri monasteri; e la lapide sepolcrale di
Nicodemo Rota davanti alla chiesa di S. Saba della capitale:

+EN0aAE
\
KITETE-OA~
J1 OC TCS SE~ NHK.OJlAOC
N11x6i.ao ç ' Pora-: l v ht 1789
POT4C.. EN tTI 1789
/WUOI' 20 ~.
Mav~ i.o

VI - L'ANTICA CAPI'rALE - AV.L1ItE FOWl'lFl UAZIONI

Il monLe del * Kiisiro sul quale sorgeva l'antico capoluogo, eala direttamente
al mare per vari dirupi; solo verso mezzogiorno si sprofonda invece una valle, e
dalla parte di oriente lo scoglio si riattacca, attraverso ad una sella, alle altre
montag ne. LJa fortificazione è quindi da questa parte.
Essa eonsla di un muro costruito quasi tutto a ecco, qualche volta tenuto
insieme con terra, pit1 raramente ancora con calce. La muraglia non raggiunge il

' ·....1. 8ii.i.i.11n)tc, ~ hno2i« ril.,


p. Sl. Allai rit. 1 ln\, XL. 11. 3j ); rii••. a ooslro ;1Hi~o, .. j lralla in-
' 'A. B ti.Ì.Ì.l/Yt)o. }{p{)vm.x&cit., p. à3. \CCC di 1111 cen1pl1re 4'111hlom:1 1·cligio1to 5Cllt3 ulteriort> si~n iti-
;i li IJuclwn \UOI altl"ibulrc \':llore aralJico ad una c1·ore C:tlo.
,colpito sul la po1·ta di u11a rltiesa dell'isola (.I. A. B~cuo~.
-.J
PIG. 1n - • K .\STRO - J.' INTf!RNO Or.I.LA c uu:sA.

P!G. l j" - • K<\STttO f,A PORT.\ VISTA OA ~ l/Otir.


80 G. a1mor,A

metro di spessore; manca di merli, ma è intercalata di feritoie, corrispondenti,


verso l'interno dell'abitato, sopra un cammino di ronda.
La chiave della fortificazione è costituita dalla chiesa della .Madonna, che oc·
cupa il centro del lato orientale, ed i cui muri, facendo parte appunto della for-
tezza e scendendo profondamente al basso, sono costruiti piì.1 solidi, con blocchi
squadrati agli angoli. Dalla chiesa la cortina prosegue in quel lato verso nord alla
stessa altezza; mentre un secondo muro più basso si diparte dal!e roccie sotto alla
chiesa e termina di bel nuovo alle rocc ie, costituendo - insieme con queste -
una prima difesa inferiore. Verso mezzogiorno in vece la cinta cala dalla chiesa a
basso: ove, protetta da una sporgenza ad angolo rotto, trovasi la rozza e bassa
porta orientale.
el !alo meridionale, verso la vallata, pare che i ree i nt i murari fossero due:

FIG. 18 - • KAS'rno - ' •-' 1·01t·r .1. v1s·r.1. 1) .\ ""STRO.

uno in allo, in prosecuzione della chiesa, lal tro in basso, in continuazione della
<:or Lina della porta. Ma altri muri i ntormedl non s i comprende bene se facessero
parte della cinta o di case o di altre costnrnioni; lungo questo lato si spiega la
strada che sale alla vetta.
E lo stesso ripetasi per il lato di tramontana. Quivi, tuttavia, una piccola in-
senat.ura offri va acces.so al castello; e, dove era probabilmente la por ta, resta an-
cora un muro di fortificazione. Del resto le mura stesse delle case offrivano di qui
una specie di fronte fortificata.
Nello spazio destinato all'abitato si riscontrano per ogni do,·e ruderi di costru-
zioni a secco: miseri resti della miserabile antica città, della quale il piccolo piaz-
zale tuttor a denominato * Piàza doveva costituire il cent.ro. Le attuali rovine risal-
gono tuttavia in buona parte alla tumultuaria ricostruzione tentai.a dagli abitanti
ùcl!' isola al tempo della rivoluzione del l82 l.
I soli edifici ove sia impiegata la calce sono le due chiese già ricordate; la

[ __
FIDRì\lrnN IA (KYTHNOS-TH G!UfJÀ) 81

grande cisterna a volta, costruita in emergenza dal suolo ed impropriame nte chia-
mata « prigione n, e gli altri serbatoi di acqua cavati nella roccia e rivestiti di
calcestruzzo. Ma pare che un condotto sotterraneo permettesse di attingere acqua,
in caso di bisogno, anche dal pozzo dell' insenatura di * Ghjalt'.tdhi 1 •
Al di fuori della cinta verso mattina, restano gli avanzi di una torri cella
esterna 2 • E sul monto che quivi si innalza si notano resti di una chiesa, di ci-
sterne, di pozzi e di altri edifict.
Sette archi di arsenale dicesi si trovino nella piccola insenatura di * klavos 3 •

* *•
Ma se la vecchia capitale era completamente recinta dalle mura del castello e
dalle difese naturali, non del tutto destituita di fortilizi doveva essere anche la
nuova residenza di • l\lesarjà.
La tradizione pretende che la parte pit1 antica del paese fosse quella d'attorno
alla chiesa di S. Trinità, sede di un piccolo castello, intorno al quale sarebbero
sorte le abitazioni più notevoli dette tuttora • Arkhondikà 4 • All'infuori delle quali
sarebbesi da notare la torre di epoca ignota, distrutta nel 1847, che conservava il
nome del francese Bonet 5 • Laddove l'altra torre, pochi minuti a nord della città,
che già vedemmo ricordata dai descrittori di Fermenia - a cominciare dai più
antichi - come corrispondente alle fonti del ruscello che sbocca nel mare dalla
parte di sera, è probabilmente da riportarsi aH' epoca ellenica 6 •
Rovine di un fortilizio medioevale, denominato * Kàstelas 7, si -troverebbero fi-
nalmente sul promontorio di sud-ovest dell'isola 8 •
Altri avanzi di edifici medioevali degni di essere illustrati Fermenia non con-
serva.

**•
Ma, poichè il nome stesso dell'isola è in stretto rapporto colle sorgenti termali
alle quali deve la precipua sua fama 9 , chiuderemo ricordando come il Thevet ra ~­
cogliesse la tradizione o leggenda che il primo spedale d' accanto a quei bagni fosse
eretto, insieme con una moschea e dotato di 11na rendita di 12 mila ducati per
opera di un benefattore turco, ossequiente ai precetti di Maometto II; e la distru-

1 'A , B ci!.)"J'da, l\v {} "'() x Q. cii., 11. 4i. • L. Ros., 1tuelni ser1 cit., r· 10~; e' A. B6.i.J.1}'•Ja,
2 Ibidem, p. 48. K vbvlaxQ. ci t., p. 5 l.
• I bidem, p. 47. ' lbidc111, p. 51.
• Ibidem, p. 30. Per la più bello e la piit •Il• C•s:o ,lel 8 li 'l'aljòpiq;ho,, •ll'es1re111i1à nord.eveot dell' i;ula '"'
capoluogo, apparlenuta alla lami;lia De Angeli, <fr. 'A. Bw.- rehbe ÌR\"CCC di bel llUO\O di (Jtlura ellenica.
l1J •1~a, • l<n-oa<'a cil ., p. 31. 9 Per la biblioi;rofoa sull'ort;omenlo dr. 'A . •ll11i.•aq6.x~,
& ' A, B Q.i.!.11v4«, Kv01'taxci ci i., p. 30 e 51; 'A. JJ«i.- .Ytot).ì.11vixÌ/ yuuyf!«<ptx1J rp1).o).oyla, A 0 1jvcu~, p. 60 ~gg.
1

).1p1òa, 'larop{a ci t., I'• 31.

ll

[
82 G. GEROLA

zione di quello sta bilimento perpetrata nel secolo X VI da alcuni cristian i sarebbe
stata appunto la causa della desolazione dai Turchi infli tta all' isola intera 1 •
Pochi avanzi di quei vecchi bagni 2 si scorgono tuttora non lungi dalla nuova
cisterna a volta, costruita ai SS. Anargiri nel 1782 da un muratore del luogo, di
nome Costantino Zannachi . Ad essa si riferisce l'epig rafe, trasportata nel nuovo
SLab ilimento 3 : OlxoOO,lllJ ol lç6owv xaì oan6.n7<; ioù l voo$occfrou nave-vyeveot6.r:ov Y.aÌ
JTE{}l/JUmo1• li(]z ovroç O(]ayo1t6.vov 'tOU 11tyrHov atOÀO!J xvetov Y.V{!LoU N1xoU1.0v 11Iaveo-
yfi.ov.; · A 'l1ll B 'IovUov 28 K H ' 1•
Q11ivi presso, al por to di S. Irene, il 11oss trovava le rovine di un vecch io
avvolto a due locali , ad uso fo rse di magazzino 5 •

G. GEROLA.

1 A. Tn tn:T, la co• moaraphit cii., p. ':!35 nom~ vonolo di • Fund:.ln:t ("A . .H6li.11.,Ja1 Kvt"J..-u.1.x«. cit., p.
• J. PITTO' or. TOt:llNEFORT, Rtlatio11 cit., p. Il. 3U : 'A. H6.V.11•Jn, loro<Jia cii., p. ~':!j.
0

' Pl'ima di fasciare le acque di Fcrmenia, ci1eremo :i l- 4


·.,1. B6.V.>1v.la, Kr 10.-u.1.x6. ci t., p. 15.
111e110 antl10 I> fonte di •rqu> potabi le che con•er.'3 tultor• il • I.. flos•, /11ulrt1u11 cit., r. 103.

_J
JALI S O S
SCAVI DELLA MISSIONE ARCIIEOLOGl CA rI,ALIANA
A ROD I

I NTR OD UZIONE
Delle tre antiche città in cui l'isola di Rodi era tripartita in vetusta confede-
razione politica, Lindos, Camiros e Jalisos, ricordate da Omero, Il. B 656:

ed esaltate da Pindaro nella poesia del mito delle antiche stirpi colonizzatrici (Ol.
Yll), sfruttata ormai fino all'esaurimento l' immen a necropoli di Camiros che
tanto copioso tesoro di ceramiche e di preziosa suppelleWle aveva ~ato al Museo
Britannico, al Museo del Louvr e e ad altre pubbliche e private collezioni europee,
con i fortunati ma disordinati scavi praticati dal 1858 al t 865 dal Salzmann e dal
Biliotti 1, esplorata sistematicamente la rocciosa acropoli di Lindos con il suo ce-
lebralo santuario di Athena L india da K. F. Kinch della Missione archeologica
danese ( l 902-19 14) 2, restava tuttora, per una promettente indagine archeologica,
l' eccelsa Jalisos non seconda alle città sorelle per antiche testimonianze e per la
s ua stessa felice posizione geografica di vedetta presso Jo stretto canale che divide
I' isola. da un acuto sperone della costa d'Asia, a guardia di una delle grandi vie
di comunicazione dei popoli del mediterraneo orientale :i.
Gli scavi precedenti del Salzmann e Biliotti a Jalisos, se a,·evano avuto il
merito di rivelare, prima ancora delle scoperto dello Schliemann a Troia, a ì\Iicene,
a '11 irinto, tra gli anni 1868- 71, il primo apparire dei prodotti della civillà micenea,
non portarono t utta la luce necessaria all'illustrazione del materiale; si limitarono,
1 Su;.:li ... C.l\Ì Jt•I Oiliulli a J3Ji~O$ v. FlnTWAE:\CLEn-LoE- Il (1904), lii (190~1, !\' (HIOl), \' (!!10!1), \'I (191~). E' do au-
<CllL•E, .lf•,At11i1d1t rau11, p. '.-18; L OESCllCKE in All1tll . guro rsi che lo pc1dit3 di I,. F. Kiuch, dircllorc della llli<sionc
Ali t//1., 1sg1, p. I ~g.;.; l'OTT•rn. Ca talogue du l'a1t1 Anli- e :1lta111cnto l1enemori10 41elfe antiehitj rodie, non ritardi di
q11n ti. ,J/11ile d11 J.oi.rrt, 1, 130 ••· trorpo la puhblica1innc tldìnit h·a e -:0111pleta dccli sca,·i del-
t I ri,ullati dt.•~li .. cJ,•i della Mi..,..::io1c :1rrheologic3 danc-:c 1'o cropoli lindi.1,
:-.ull':.erropol i di Li11do~, tro,·an ... i fino aJ. ora C:'posti, in raprort i s ~ulln ,j1ua1ione di J.ili:to' , .. il mio rapporto prclim i11are
prcli111111ari, 11cl 1!111/et. dt /',tcad. Il. de Dan,.nar k, I (l!!O~). su;;li >cavi Jol 191U 111 11uco to Amwario lii, p. ~;,\! SS!;·

e_
84 A. MAlURl

per le difficoltà stesse che presentava la ricerca e per lo scar so conto che si tenne
allora di quei ritrovamenti, ad una -parte ristretta della necropoli, nè tentarono di
metter in luce le necropoli successive del periodo geometrico ed arcaico, nè di
saggiare la vasta acropoli del M. Fileremo fortificazione naturale della città antica,
dalla quale occorre forse attendersi, pit1 che dalle cretose colline della cc biancheg-
giante 1> Camiros e dalla rocciosa e troppo sconvolta e ristretta acropoli di Lindos,
il quadro pili completo delle antichissime civiltà avvicendatesi nell' isola'. Il fatto
stesso che con la fondazione di Rodi, in virtù del sinecismo del 408-7, Jalisos de-
cadde rapidamente dal suo splendore fino a ridursi ad un semplice villaggio e quasi
ad un sobborgo della vicina metropoli, accresce valore al suo territorio archeologico,
poichè da esso dovremmo attenderci più abbondante o meno manomessa dalle stra-
tificazioni ellenistiche, la messe dei materiali delle civiltà anteriori.
Se Jalisos peraltro, non ostante l' insigne scoperta del suo ricco sepolcreto mi-
ceneo, restò per lunghi anni quasi completamente immune dalle vandaliche deva-
stazioni degli scavatori clandestini che imperversarono in tutta l'isola durante
l'ultimo cinquantennio del regime turco, disperdendo corredi di intere necropoli e
rendendo ormai d ifficile e penoso il ricostituire nella sua integrità il quadro storico-
archeologico della civiltà rodiese, ciò si deve forse esclusivamente alle condizioni
speciali del terreno che custodisce le sue tuttora inesplorate necropoli. Mentre il
sistema collinoso che si distacca dal massiccio del M. Fileremo si presenta a fianchi
molto ripidi con poche terrazze pianeggianti per la profonda erosione subita, in
seguilo ad un più rapido e completo disboscamento, dagli agenti atmosferici, nella
fertile pianura di Trianta lo strato archeologico si trova a notevole profondità per
la colmatura del terreno prodotta dai materiali di erosione e dai depositi alluvio-
nali dei torrenti a brevissimo percorso 2•
La Missione Archeologica Italiana non poteva fare a meno di non porre, fin
dal momento della sua istituzione (1914), tra i suoi compiti principali l'esplorazione
dell'agro jalisio. S'imponeva in primo luogo l'esplorazione di quella parte della
necropoli micenea che era rimasta per avventura intatta dai precedenti scavi del
Salzmann e Biliotti per integrare con i necessari elementi l'esatta valutazione del
miceneo rodiese, e, in un secondo te mpo, tentare la più difficile ricerca delle ne-
cropoli arcaiche successive, nella speranza che dal suolo di Jalisos si potessero ri-
costruire, in organica visiono, le sparse vestigia della primitiva civiltà rodiese e
fosse possibile chiarire qualcuno doi molti problemi che pone questo che fu indub-
biamente uno dei pili produttivi e più importanti centri di rielaborazione delle varie
correnti di civiltà nel mediterraneo orientale 3,
Do in questo primo rapporto i risultati degli scavi che fu possibile eseguire, a
seconda delle esigenze del momento e compatibilmente con le molteplici necessità

1 Oci pr;mi -,:a:gi di "C:t\O nc11'acroroli j:ilisia t rallerù nel die-e e della su a funzione nell~ chillà ei;co-orienlale, h• por-
prussimo ,·olumo di questo Annuario. tato un ouo,· o efficace conlribulo ~·. PousE:>, Der Oritnl u.
• crr. Al1>1ttarlo lit , p. ~:.3. dit (r1lhgritcM1che li1tnll, t91~, p. 83-99 , t43 S'1;., 156 s".,
1 Per una più adeguala \al ulazione dell'arte primith a ro- 165 s~i;.

[
JALISOS 85

del serv1z10 archeologico nelle isole del Dodecanneso, nell'agro jalisio dal 1914 al
1922 e cioè della prima campagna di scavo nella necropoli micenea dall'aprile
all'agosto del 1914, dei primi brevi e saltuari a ssaggi nella necropoli greca ar-
caica fatti nell'autunno del 1916 e della seconda campag na ripresa dal settembre al
novembre del 1922 1•
Il copioso materiale raccolto in queste prime brevi esplorazioni del territorio
di Jalisos è entrato a far parte integralmente delle collezioni del nuovo Museo
Archeologico di Rodi 2 che può vantare ormai di possedere, a pochi anni dalla sua
fondazione, un patrimonio della più alta importanza per lo studio archeologico
dell' isola 3•

Rodi, 28 dicembre 1922.

A. MAJURI.

1 6re,•i rapporti preliminari su questi scal'i v. in Annua- di ricompo•izionc dol r~slauralorc dPI llusro di Rodi, Jlussein
rio Il, Hll6, Noliziario, p. i sgg. ; lii, t9~. Nolitiario, p. Ell'. Caravella, olla cui sag;ore peri lia ed esrerla conoscenza
100·7 e in Attnt t Rorna N. $., Il . 1!1\!I , p. 65 s~. con 3 del materialo rodiese s!l(!lla il merilo di O\Cr risus•ilalo, dal-
I:". - Una rrima dcsrritionc sommaria del m:tleriale lrO\·asi in 1' informe t rilum• dello deposizioni dci roghi ruuebri, forme
lt ,11 n1 A., Rodi, p. i7-84: Alfieri e LacroiJ, Roma. cd eSClllfo)ari rrtziosi dO'JIC labbriche arcaiche dcli• isola .
1 O:alo lo stato di estrema frammentarietà in cui si rin· 1 Alla mi;a rri1113 r:unpagna di sca,·o nella necropoli mi -

'e11nero buona parie delle cer.miche delle lombe micenee e cenea. di Jalisos, 3~ .. i.itè ron diJi;;entc cun il to>Oprast:inte Do-
~'>\'ntutto il minuto frantumamento ed il deterioramento, su- me11ico Oliverio del 1'e rson,. lc dell" Oir~•ionc Generale delle
blto doli• con1b11s1ione, dello ceromiche dei sepolcri • crema- Anliehilà o Bollo Arti : debbo trib111ari;li una parola di lode
1ione della nc1· ropoli arcaica, l'illus1raiio11e di i;ran parie del per la dili~cnzn con ru i red:a-.sc il suo g1or1t3le di sca.\'O.
111alerialc sarebbe s iat a impoosibile senza l 'abili ssimo lavoro
PAR'l'E l

LA NEC ROPOL I MICENEA

Il Furtwaengler ed il Loe.schcke che presero ad illustrare in un'opera che è


ancora fondamentale per lo studio della ceramica micenea dell'ultimo periodo, il
materiale del British Museum e del Louvre proveniente in massima parte dallo
scavo della necropoli di Jalisos e, solo in piccola parte, dalla necropoli <li Camiros,
non poterono accompagnare all'acuto esame stilistico di quei primi rari prodotti
dell'arte micenea una più precisa valutazione di quella necropoli, poichè ma ncò
loro il necessario sussidio di notizie sul!' ubicazione ed estensione della necropoli,
sulla deposizione e ripartizione dei singoli corredi funebri e sulla forma delle tombe 1 •
Le tracce che tuttora restano sul terreno fanno riconoscere agevolmente le
località esplorate dal Biliotti a Jalisos negli scavi del 1868-71. Sono due piccole
colline denominate dagli abitanti del vicino villaggio di T rianda A1oschu, Vmiara
e Macra runara poste ai piedi del M. Fileremo, l'antica acropoli jalisia (fig. 1).
In nessun'altra località del vasto sistema collinoso che fa parte del massiccio
del Fileremo sarebbe stata segnalata lìno ad oggi I' esistenza di altre tombe

1'10. 1. - LE COLl"INE DI ~OSCBU E l!AOllA VUNARA NF;LLA PJANIJRA OJ 'l'RJANOA,

1 fVRTWAENGLER-LOESCllCKE o. c. , p. i -.1.
1
JALISOS 87

micenee le quali perali.ro per esser state praticate generalmente sul fianco delle
colline, per la profonda apertura del dromos, possono essere state asportate dall'e-
rosione suuita dal terreno. Secondo le notizie tratte dal Furtwaengler e Loeschcke
dal giornale di scavo 1 Je tombe scavate dal Biliotti sarebbero state 41: quelle sco-
perte dalla Missione nel 1914-23 furono complessivamente 60; un insieme pertanto
notevole di l 01 tombe che, tenendo conto dell'area tuttora da esplorare e, approssi-
mat,i vamente, dei sepolcri franati a valle con l'erosione delle pendici delle due
colline, può far calcolare che la necropoli micenea di .Jalisos avesse in queste due
sole località da 200 a 300 tombe, numero assai cospicuo e che di pel' sè solo ba-
sterebbe ad atLcstare la grande importanza di questo centro d'importazione e d'ir-
radiazione della civiltà micenea nell'estremo bacino orientale del mediterraneo.
Delle forme o peculiarità della necropoli diremo appresso nel nostro riassunto
generale; qui è opportuno premettere che la necropoli micenea delle due colline di
.111acr<i
. Vimara e di Mosclm Vmiara ci si è rivelata nel corso dei nostri scavi,
senza commistioni e sovrapposizioni di necropoli posteriori. Come vedremo nella II
parte di questo rapporto, le necropoli del vero e proprio periodo geometrico ed ar-
caico si estendono in altra area, a nord-ovest del Fileremo fino a raggiungere
l' odierno villaggio di Cremastò ed il corso del largo torrente che segna verso
ponente il limite delle immediate dipendenze della ciWi. Anche a Jalisos pertanto,
come a Camiros, si verificherebbe il fatto dell'enorme estendersi delle necropoli
i11torno al centro abitato, quando le condizioni favorevoli del terreno, non rupestre
qual' è quello di Lindos, lo consentivano.

COLlJINA DI " MACRA VUNARA ,,


Dalle balze nord·occidenlali dell'acropoli di Jalisos si stacca come una delle
estreme propaggini dcl monte verso la pianura di Trianda, la lunga e stretta col-
linetta di Macra Vitnara, in direzione da nord a sud, fiancheggiata da due cana-
loni, e con la sua estremit~L a terrazza quasi pianeggianLe (fig. 2). Alcuni assaggi
fatti nella parte più alta della collina confermarono quanto avevo raccolto dalla
memoria degli scavatori del luogo, che cioè il Biliotti ed il Salzmann avevano
precedentemente, ma solo parzialmente, esplorato quest'area, interrompendo in se-
guitio il lavoro per le maggiori difficoltà che presentava il lavoro di scavo a causa
della profondità delle tombe e della natura stessa del terreno della collina, che non
dava speranza di rinve nire camere sepolcrali con la volta conservata e di ricupe-
rare la suppellettile in buono stato di conservazione. La struttura del colle si pre-
Sènta infatti del consueto banco di arenaria eguale e compatto ma senza un vero
e proprio strato di roccia calcarea al di sotto della quale potesse essere ben pro·-
tetta la tomba a camera di tipo miceneo. I primi assaggi sulla terrazza superiore
del colle verso il Fileremo portarono alla scoperta di alcune tombe già scavate:
1 l'uhhlicato iu o<troll i Jol LOESC llC~E, Alllen. Jlilllieil., 1881, p. I ~go; .

[_~
88 A. :MAlURI

una di esse aveva il dromos lungo 14 metri. Condotta la nostra esplorazione sulla
terrazza inferiore e lungo il fianco occidentale dell'altura, si rinvenne un impor-
tante gruppo di tombe (n. 24) rimasto intatto da procedenti manomissioni.
Le tombe, tutte a d romos e camera sepolcrale, si aprivano generalmente dal
lato occidentale della collina con orientazione pressochè costante NNO-SSE (vedi
pianta fig. 2); alcune sull'orlo della spianata avevano parte del dronios e della ca-
mera sepolcrale asportata dal naturale disfacimento e franamento del colle; ali' e-
stremità nord della terrazza si osservò una doppia serie di tombe di cui alcune
risultavano avere i dromoi sovrapposti. 'l'utte Io tombe di questo gruppo avevano

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1110. 2 - NECRoror.t MICE NEA OJ~J, J,A cor,r,(NA DI ~~u VUNARA. - 'l'Omm 1-x1, XVH·XXXI (SCAVI 1914)
TOMRE xr.vur-1.x (SOA\'J lU28).

la volta del dromos e della camera interamente franale ed il ricupero della sup-
pellettile frantumata e schiacciata dal duro e compatto seàimento di arenaria, fu
fatto con la maggiore diligenza possibile.

To~mA I - La camera e il dromos sono appoggiati al fianco della collina (fig.


3) ed appaiono per metà franati per lo scoscendimento del terreno : la camera
quadrangolare doveva misurare originariamente m. 3. LO X 3.00; orientazione NNO-
SSE. Del corredo funebre asportato dalle frane e dalle acque, poterono ricuperarsi
frammenti di alcuni vasi :
1. (2907) - Frammento della parte superiore di una grande anfora a tre anse di-
pinte a fondo giallo-roseo decorato a zone di tre fasce rosse orizzontali e

[~-
JALISOS 89

sulla spalla, tra le anse, di una zona di bugne m rilievo mammelliformi con-
tornate alla base di un circoletto (fig. 4). Di questa caratteristica decorazione
a bugne mammelliformi la necropoli di Jalisos ci ha dato due altri ma-
gnifici esem plari nei vasi n. 1, 2 dei sepolcri VII e X (cfr. p. 108, 115).
2. (2908) - Piccolo rhyton (cm. 17) spezzato alla base ed all'orlo decorato su fondo
giallo-roseo lucido di fasce e linee rosso vivo e di quattro fiori a lungo stelo
diritto a corolla rovesciata e corte foglie lanceolate in basso (fig. 5); cfr. gli
altri r li yta di g randi dimensioni delle tombe IV e VI, p. 94, 106.

rn. 3 - OISOOPRIMS:NTO 0111,LA TOMBA 1, SUI.LA OOL!;INA MAOlt i VIJNARA.

3. (2909) - Frammento della base di sostegno di un vaso calefattorio, for temente


svasato, con un'apertura a rombo e traccia di altre due aperture, a fondo
rosso.marrone lucido dipinto a vernice bruna con decorazione di tipo geome-
trico (fig. 6). Il vaso doveva avere la stessa forma del grande cratere a
support.o della tomba V. n. 1; il sostegno serviva evidentemente per vasi desti-
nati ad esser esposti al fuoco e al calore del focolare per un tenue r iscal-
damento; nessuno di questi due esemplari ha peraltro tracce di annerimento,
il che mostra che ai corredi funebri si riser vava, di regola, suppellettile
nuova e non usata.
12
90 A. :MAIUHI

To~rnA II - Lungo Io stesso pendio del colle con il dromos, Ja porta e buona
parte della camera franata a valle (v. pianta); i lati della tholos conservati misu-
ravano 2.65 X 2.80 X 0.65. Posta allo stesso livello presentava quasi la stessa
orientazione della tomba I.
Nella camera si rinvennero pochi frammenti di un cranio e due freccioline
m bronzo (mm. 35 e 47).

T9MBA III - È la prima grande tomba della necropoli micenea trovata con
il dromos e la camera ben conservati. Posta ad un livello superiore delle prece-

FlO. 4 - FRMU!BN1'0 N. [ Dl!Ll,A TOMIJA !,

denLi ali' orlo della spianata superiore del colle, segue la slessa orientazione NNE-
SO. Il dromos (lungo m. 7.10, larO'o 1.60) corre quasi parallelo al fianco della
collina con una sensibile graduale inclinazione verso la porta della tomba; davanti
alla porta si rinvennero poche pietre brute e scheggioni di arenaria che ne costi-
tuivano la chiusura e probabilmente l' arco stesso dell'entrata; la soglia non ap-
pariva rilevata da alcun gradino o rialzato del terreno (largh. 0.90, prof. 0.85). La
camera sepolcrale con il suo piano giungente alla profondità di m. 3.95 appariva
di forma quadrangolare irregolare (v. pianta) con i due lati più lunghi misuranti
m. 2.50 X 3.00; la v6lta ricavata, come in tutte le tombe di questa necropoli, nel
banco vergine di arenaria del colle, era interamente franata schiacciando e frantu-
mando la suppellettile ; qualche pietra bruta e rozzamente squadrata rinvenuta
nell'interno della tomba e non in prossimità della porta, si pensò potessero costi-
JALISOS 91

tuire rozzi pilastri di rafforzo agli angoli della camera ; erano piccoli blocchi e
scheggioni di arenaria ricavati dalla roccia stessa della collina e dai materiali
dello scavo della tomba. A causa del franamento del muro di chiusura della porta
della camera sepolcrale, non è da escludere qualche antica e parziale manomis-
sione. Si accertarono poche tracce di uno e più scheletri ed avanzi di un sol cranio.
I vasi erano collocati tutti nell'interno della camera parte presso Ja soglia, parte
all' angolo rm, parte presso la parete di fondo.

l. (2912) - Parte superiore di una grande anfora a tre anse ver-


ticali a fondo giallo-rosso dipinta su tutta la zona delle spalle
a color rosso vivo brillanto a decorazione embricata formata di
tante zone di semicerchi inscritti e sovrapposti, con fasce cir-
colari intorno alle anse, alla base del collo e delle spalle e, sul-
1' orlo, linea di segmenti a spina
di pesce desinenti a riccio spira-
1i forme (fig. 7; alt. 0.20). Il vaso
che doveva misurare integral-
mente cm. 50-60, non si potò rico-
struire nella parte inferiore per
la forte deformazione subita dalla
l'lH. à - PRA\l\l&S·
TO DI PICCOLO pressione del terreno. Per la de- PIG, 6 - PRA~IMRNTO OELI.A BASlo: 01
un,·ro~ 0•;1,L \
IJN 0RAT!:ll6 OELI.A TOMBA 1, N. 8.
TO\I RA r, N. 2. corazione embricata, v. riassunto.
2. (2913) - Grande '.ed elegante
c ratere restaurato per due terzi (alt. 0.38) a piede as:>ai rist,retto, spalle for-
temente curve, collo alto e rientrante, anse larghe e piatto a nastro, dipinto
a fasce ed a fondo unito rosso-bruno sullo spalle, al piede e sul collo, con
bella decora7.ione a corolle stamiformi aperte lungo le spalle (fig. 8).
3. (2D14) - Parte superiore di un a nfo rone a collo ch iuso in creta ordinaria roseo-
ch iara con strato di leggera ingubbiatura, dipinLa a fasce orizzontali e linee
ondulate e circoli concentrici in rosso opaco (alt. 0.19). ~ il tipo di anforoni
o brocche grezze che troviamo in altri sepolcri di questa necropoli destinati
probabilmente soltanto per acqua. li becco assai largo serve egualmente
tanto per una rapida immissione quanto per una rapida fuoruscita del li-
quido; cfr. tomba IV, n. 3.
4. (2915) - Coppa biansata mancante del piede (0.11) in creta fine gialletta, deco-
rata d'ambo i lati d'un polpo a doppi tentacoli serpeggianti in rosso cupo:
il disegno del polpo appare schematizzato.
5. (2916) - Ciotola monoansata in creta fine dipinta a fondo mo11ocromo rosso
vinoso chiaro con circoli in rosso e rosso-bruno intorno al piede talt. 0.047,
diam . 0.127).
6. (2917) - Elegante minuscola oinochoe (O.ll) a tre anse verticali e beccuccio,
decorazione in rosso vivo brillante con zona sulle spalle ad angoli diritti e

[
!)2 A. MAIURI

rovesci ed a linea di semicerchietti staccati; di questo tipo di vasi ab-


biamo numerosi altri esemplari.
7-8. (2918-9) - Due brocchettine con beccuccio prolungato e manico di presa ad
anello impostato verticalmente sull'orlo, di eguali dimensioni, di egual forma,
d'identica decorazione e con lo stesso part ito di fasce e linee rosse; uscite per-
tanto da una stessa fabbrica e da una stessa mano (0.106). Simili brocchette
ricorrono di frequente nelle ceramiche micenee di J alisos; cfr. p. 117, fig. 37.

PIO. 7 - PARTE SUPERIORE DI UN'ANFORA (2U12) Dfll, LA TOMDA li!.

TOMBA IV - Con questa tomba s' inizia un ·gruppo di camere scavate sulla
spianata stessa della collina ; orientata da NNO a SSE ha il dromos lungo m. 8.50,
largo all' inizio m. 1.80, alla fine 1.30, la camera sepolcrale di forma quasi quadrata
con i lati di E e di S lunghi m. 2.90, il lato di O m. 2.60 (v. pianta fig. 2). La porta
fu t rovata ben conservata con l' apertura ad arco tondo irregolare (alta 1.52) e
chiusa da una maceria di blocchi di arenaria di forma irregolare e di varia gran-
dezza; la soglia della porta era formata da tre lastroni di calcare duro (sidero-
petra) alti m. 0.17 dal piano del dromos. La vOlta appariva interamente spro-
fondata ma erano ben visibili gli attacchi della véllta sul banco di arenaria ai quattro
angoli della tomba; l' altezza del piano della camera sepolcrale era fino all'attacco
della volta di m. 1.70. L'altezza complessiva non poteva esser per tanto, trattandosi

[ _J
JALISOS 93

di volte assai ribassate, più di 2.20-2.30. Insieme con poche tracce di ossa umane
si rinvennero due rrani Jungo il lato di nord; lo scheletro appariva disposto lungo
l' asse stesso di orientazione della tomba. f vasi di minori dimensioni e tutta la
suppellettile varia si rinYennero nel mezzo della. camera : i grandi vasi trovati
pressochè intatti erano collocati al di sotto degli angoli di attacco della Yòlta
fra nata come per una maggiore intenzionale misura di protezione dalla faci le ce-
ùibilità dcl krrcno. Diamo partitamente l'elenco del ricco materiale:

FIO. s- cnATFlltE OJJLbA 'l'OM BA lii, N. 2.

1. (2921) Grande anfora (alt. 0.58; fig. 9) a tre anse verticali, corpo sferico e
spalle tondeggianti, collo svasato a fondo giallo-marrone lucido e decora-
zione in color bruno e rosso-bruno a zone di tre fasce orizzontali sul corpo,
a larghe fasce brune al piede e nel cavo della bocca; sulle spalle sono raf-
figurati stilizzati, negli spazi tra le anse, tre nautilus argonauta con largo
disegno di spirali con gli spazi vuoti riempiti di motivi lineari e floreali ;
sull'orlo piatto sporgente decorazione a spina di pesce sciolta. Per la mo-
dellatura del vaso. il disegno della decorazione di grande e sicura eleganza,
la fresca conservazione del colore, è questo uno dei pii1 belli esemplari della
ceramica di .Jalisos. Per la tecnica dell'esecuzione è da osservare che il di-
segno della spirale, fatto a mano libera, lascia chiaramente riconoscere molte

[ __
94 A. MAlURl

tracce di ritocchi di colore fatti con colore bruno più denso sopra un primo
strato di color rosso marrone chiaro. Si distinguono nettamente in questo
esemplare le ridipinture e tutte le irregolarità prodotte dalle sovrapposizioni
di varì strati di colore; il colore sovrapposto è più denso e quasi a tinta di
seppia assai cari<>o, il sottoposto è un rosso marrone diluito. Fondamental-
mente è un unico colore dato a strati pii1 o meno densi. Le zone a fasce oriz-
zontali a tinta bruna più omogenea venivano date nel movimento di rotazione
del vaso. Il pennello doveva essere piuttosto setoloso perchè traspariscono
qua e là, sotto lo strato unito, le tracce lasciate dai fìli setolosi (Tav. I).

Ft(}. 9 - 0 JUNDE ANrORA (2~21) OF.J, t,A TOMllA li' .

2. (2922) - Altra anfora a tre anse, corpo sferico (alt. 0.385) spalle tondeggianti
a fondo giallo chiarissimo con decorazione a color seppia bruno a zone di
fasce e a superficie embricata t.ra le anse. Esemplare di buona conservazione.
3. (2923) - Grosso anforone (alt. 0.47; fìg. 10) a corpo ovoidale, collo chiuso e
becco assai grosso, in creta ordinaria a leggera ingubbiatura a fondo gial-
letto·chiaro, decorato a fasce in rosso vivo. Questo t ipo di grossa brocca a
pareti ed anse robustissime e che ripete in grandi proporzioni il tipo della
" biigelkanne 11, destinato certamente per acqua, si ritrova nella necropoli
coeva di Encomi (Cipro) 1•
4. (21}24) - Elegante rhyton conico (alt. 0.32 fino all'orlo, 0.37 ali' ansa; v. Tav. I)
a fondo giallo-chiaro lucido dato anche nel cavo del vaso fino a metà altezza,
con la parte inferiore dipinta a fasce e linee orizzontali in rosso bruno e
1
M rn 11AV-$>11T11-\\'AJ.Trns, E.cca1·ation8 in Cypr111, i900, quelli di .fali•os; d r. l'anrora di Orcomeno con scrittura li-
o. c., p. 48, ftg. 73, n. 967 simile per forma e dimensioni a ncarc dipinl3.

[ __
JALISOS 95

rosso-chiaro; nella zona superiore campeggia un octopus disposto vertical-


mente con i tentacoli ravvolgenti il cono del rhyton; gli spazi vuoti della
parte posteriore sono riempiti di piccole palmette stilizzate. Il colore del·
l'octopits è in rosso vinoso brillante con ritocchi di colore scuro per ottenere
qualche effetto di chiaroscuro nelle parti pil.1 carnose. L'orlo è decorato a

FIO. 10 - ANll'OltONE DA ACQUA DELLA ToirnA IV.

gocce. L'attacco dell'ansa verticalmente sull'orlo è a nastro ovoidale. Questo


bel rhyton per dimensioni e per lo schema della decorazione sembra il gemello
dell'altro simile rinvenuto nei precedenti scavi del Salzmann e Biliotti, attual-
mente al Louvre; per la fresca vividezza del colore costituisce uno dei più
bei esemplari della ceramica micenea di Jalisos a vernice brillante 1 •

l Cfr. FUll'rll'H~Ctrn-LoESC ll CH , o. c ., tav. Xl, il e quell a di Jalisos : P OT'rlEll, Catalogue des rases Autiquc•, l,
PERl\OT-C1111'1Ez, o. c., \'I, fig. 473: <1 ucs to 1·hyton >Ombra p. i59, u. iiu. Uu altro più piccolo rllyton conico con scm-
dcblJa ullribui •·si alla necropoli mi<'cncJ <li c~m i rts ;uu.ichè a plice decorazione a fasce orizzo11 1al i (nlt . 0.!2) fu rinvenu lo in
96 A. MAlUIU

5. (2925) - Elegante vaso a forma di oinochoe (alt. 0.315) a piede sottile, a corpo
quasi perfettamente sferico, bocca poco allungata piatta, ansa costolata a
nastro. È dipinto a fondo gialletto lucido dello stesso tono e della stessa fi-
nezza del rhyton precedente, con decorazione in rosso vivo brillante atte-

P !G. Il - 0 1.'IOCUO& t29'ljJ l>t;t, f, A TO\IUA I\'.

nuato qua e là da gradazioni dal rosso vivo al rosso bruno. Il corpo sferico
dell' oinochoe è ornato da fasce unite e fasce a quattt'O linee a curva ondu-
lata serpentina che danno alla linea sferica del vaso un aspetto di estrema
eleganza e di movimento, ottenuto con i mezzi semplicissimi della linea
1iu11s ti ultimi :umi a Camiros in una tomba micenc3 a f\:iniina· c i~ to a Hl•Hori alc dc li ' ult iu10 rt riodo.
J.. i l.ure.;. : /Jollt lt. d'Arte, IX, 1915, p. ~!).) ~g., fib. 7, n... -;o·

[
J A J, I $ O S 97

ondulata (fìg. ll). L/ ansa è attraversata alla so111111ità da un piccolo forellino


per una cordicella di sospensione, come in un a ltro esemplare della colle-
zione di Monaco 1• ~\.nche questa oinochoe rappresenta per 1' eleganza della
modellatura e la finezza della pittura uno dei pii1 bei prodoLti della fabbrica
di .Jalisos.
G. (2926) - Oinochoe con beccuccio (rest.) e tre manici verticali a piede alto e
corpo sferico appiattito (alt. 0.245) con decorazione a fasce o linee in rosso
e bruno; sulle spalle una decorazione a metope e alla base del collo zona
no reale a corolle aperte : colori alquanto cvanicli.
7. (2027) - Vaso a paniere a tre piccole an se ad occhio per sospensione a corpo
·sferico schiacciato a fondo giallo cinereo con <lecorazionH alla base di circoli
concentrici e, nella parte superiore, d i una zonn. ad on<le c fasce ondulate

p;(';. t:i - COP P \ 01:1.1. \ ·ro~I HA l\'· :-;. 1:.S.

che potrebbero rappresentare delle alghe marino stiliz;mte (alt. 0.10, diam.
0.19). Di vasi simili a paniere ha fornito pii1 esemplari la necropoli di Ja-
lisos nei vecchi e nuovi scavi 1 ; un esemplare ci viene dalla necropoli di
Phaisios 3 • Nella Grecia continentale sembra che gli unici esemplari di
questa foggia di vaso siano venuti alla luce dal sepolcreto miceneo di Tebe 1
denominati dallo scopritore vasi a forma di pani (ùerow5fi<:).
8. (2935) - Grosso vaso a tipo di cratere a corpo conico svasato con beccuccio
poco prominente e ad anse orizzontali molto aderenti, a fondo gialletto chiaro
senza ingubbiat ura brillante, con decorazione in rosso vivo a zone a fondo
unito e a linee serpeggianti nella zona fra le anse. li piede appare assai
ristretto per l'ampiezza della bocca dcl vaso (alt. 0.29. diam. all'orlo 0.28).

i .:)n:u :h.l'G·flActr-.1, Dfr 1\. last1uammluny .:.u Jlii nclu n , rfr. 13 uu .. tra 10111ha ~IX, n. ~ .
I, tUH, ID\ . I\', 17a: c rr. un e .. c111pl.1re d,t l::ucomi, ~ ll\l\A) . 3
.1/on. ' ' "'· d. l.i11al, '\I\', .-ol. 56~. li;;. 45.
1 l\.FRA'l0Pt'l.O~ i11 1-.·1,Ju•m. Ar cll ., 1010, col. !HG, fìg. 11 e
o. r ., la•. lii (C 57(1) e1l uno uc l llu;co di llcrhno, C.W»Alll•S,
ll~ofo1oe1x~ ·.. 1!,)J.Woi.oyin 1ij.; .. J:i.i.rMo;. :Hnu, fig. 132-i. in tll'C/1. /Mtion, lii, IUii, l' · !H, ti~. 65.
' F1 HTWH\\r.t EH ~ LOF .. Clll:Kr, o. c., l a\ , \'Ili. ~:; , ix , 5~:

13
98 ,\ . ~!A ll'Hl

<)uesta foggia di ,·aso di grande capaciti•


rispPtto alla piccolezza dl'l beccuccio cli
fuoru$<.:ita do,·eva ,;crvirc per travasare li-
quidi in recipienti dcl Lipo delle anfore a
collo ristrcLto e a collo chiuso con la bocca
cioè inadatta a raccogliere grandi quantità
di liquidi.
9. (:2984) - Anforctta a collo chiuso ed a corpo
sferico schiacciato a vernice brillante in
l'W. 11 - C01'11 \ 0 1; 1, 1,A '1'0\fB.\ 1\', N . lJ. c1·eta finis sima gial letta a fasce e l inee rosso
e 1'0!'so-brnno con 7.0na di decorazione flo-
reale (callis1u,1·ia spil'alis) alla base <fol collo (0. 12).
10. (:2fl33) - .\nforettina triansata a corpo eonico svasato assai slanl'iato, bocea larga
ad orlo ripiegato in creta giallo-cinerea con decorazione a vernice bruna
lincar0 in gran parte evanida: tra 10 nn:-:;0 zona di segmenti obliqui (0.18).

\
)

::<. 20 ::<. l!I


"· 2L
.J .\ 1, I 8 O 8 !JU

l'l'•· 16 - \"l;:HG.\ 01 1--JOllBO IH:Ll~A ro\JB.\ tv, -.:. :H.

l l - 2. l W36-7) - Due coppe atl alto picdl', bia n::all' a f"on<lo 11ionocro1110 giallo-
marrone lucido (alt. 0.205 e O.Hi; fìg . 12).
J3. (2D28) - - }~legante tazza attingitoio n model luL11 ra irrego lare per deformazione
ne ll a coLt.ura, ad alta al13a verticale ovoidale a nast.ro e beccuccio orizzon-
t.ale, dipinl.a a vernice ro.3so bruno brillanto a rasce e li1wo concentriche e
linea ondulata a.ll"orlo (diam. 0. l i:i; fìg. 13).
I L (2$.:1~0) - A lt.ra piLt piccola lazza atLingitoio a corpo conico, ad ansa ,·erticalc
ed ovoida lC' a na:SLro ed il peduccio formato da 11n di::;chetlo a bottone in
rilie,·o: linee rosse concentriche e segmc'nlii sull'an~a (<liam. 0.103; fìg. 1-l).
l 0. (2031) - Copp.1 a piede corto bian::ata (manca 1111 • an:;al a fondo giallo marrone
lucido (0.1 ~).
IG-1. (~9:lO· l J - Due coppe a corto piede, corpo conico, orlo IC'ggermente svasato.
ad una soh ansa. ad anello. in creta giallcLta grezza semm decorailione (0.085).
La f"o r111a di queste coppe riproduce in esemplari ordinari i ricchi modelli
aurei delle tombe di .Jiicene.
qucsla tomha ci ha <lato alcuni fra i pit1 imporLanti l'Scrnplari di anni 111
bronzo clL• lla necropoli di .Talisos.
100 ,\. ~IAl\ 1 1H

18. (3!)22) - Lunga e sottile spada a lama diritta (m. 1.09) rotta in t re pezzi,
con tre fori attraversati da grossi chiodi piatti circolari all'impugnatura e
due perni alla guardia, rin forzata per tutta la sua lunghezza e dai due lati
da una costolatura mediana a forle rilie\'O semicircolare (fig. 15). È uno dei
pitt belli esemplari, per la sua lunghezza e ·oltigliezza, delle spade del t ipo
a lama allungata e sottile con nervatura di rinforzo.
19. (362 t) - Spada in bronzo a lama piL1 la rga a punta triangolare (Iung. 0.60)
con leggera costolatura di rinforzo profìlata da tre nervature, di eccellente

conservazione ; l' impugnatura ad incavo, per l'in nesto del manico in osso
di cui restano ancora evidenti tracce, è attra,·crata da due chiodi e due
pe rni (fìg. 15). Per il tipo v. anche fìg. l ~4.
20. (3623) - Pugnale a lama piatta e assai Iar<>'a (lu ng. 0.38, Jarg. mass. 0.07;
fig. 1.->) ad impugnatura incavata con tracce dell'originario rivesti mento in osso.
21 . (3624) -- Col tello a lama trapezoidale con Ja costola profilata da nervature, a
corto manico ric111TO altrarnrsato da tre perni (0.1 '6 ; fig. l i)) : restano sul
manico le fibrature del rivestimento o~sco . Il coltello è aderente ad una la-
mina d i bronzo appartenente ad un vaso rinvcnulo in frammenti. P er il
tipo diversifica dalla pitt comune forma falcata.
,J A LI SOS 101

22. (3625) - Verga in piombo fusiforme attra,·ersata da due fori ali' estremità per
pot<.'r es·er infilata ad un cordone di sospensiono (lungh. 0.186, peso grammi
:.liBJ. La for ma di verga e i due fori di sospensione inducono a pensare che
si tratti cli un peso o, più probabilmente, della forma speciale con cui questo
metallo ,·eniva importato e commerciato (fig. 16).
23. (3523) - 'rre rosette del consueto tipo miceneo a lamina d'oro, lavorata a
sbalzo, assai guaste dalla compressione dcl terreno.
24. (3521) - Seri e di ventidue pendagli in pasta vitrea azzurra a forma di ricciolo
ondulato con nell' estremità superiore in serita in apposito incavo una rosct-
ti na in pasta vitrea color verde-mare (fig. 17 e 18): ciascun pendaglio è
forato all'estremità inferiore da un lato ed ha quattro forellini in alto a
Lraver;;o i qnali doveva essere pratiC;ala la cuciLma che doveva necessa ria-
mr nle fì:-;sare i pendagli ad un pezzo di stoffa (v. fì g-. 1!)). La forma a rie-

f
l'lG. lU - PJ.:1<0 .\ GI,( nr.1.1, \ 'l'O\trl \ I\'.

uio lo 01tdul:tLo ed il copioso numero <lei pez;1,i rinvenuti in questa tomba,


viene a confermare quanto da altri s i era g ià. :-;11pposlo circa la destinazione
di queslo ornamenLo sicurnrncnte fernrninile : osso ciot', i111 i!.ando una spe-
(•i;1 le aC;conciatura dei ca pelli , doveva esse r <li sposto, a guisa di diadema,
sulla fronte della. morla., secondo il diseg no schcniatiC;O della fig. 19 1 • Altri
pendagli di egual t ipo si raCCO)SerO nclJa tOJll\)a XXXf, Il. 29-30.
15. (i:l5'.2:2) - cric di trentadue pinslrinc rettangolari (fìg. 17- 18) in pasta viLrea
azzurra terminante alle due e:;trcmitil con u11 can1wllino foralo; su ciascuna
pia,;lrina è figurata una Slìnge alata araldicamcntc disposta, ritta sulle zampe
posteriori con uno dei seni prominente cd il capo :-:ormontato da una specie
di diadema: nel campo riempito a glol>uletti sembra rappresentato dietro il
corpo della Sfinge un elemento vegelale. Questo t ipo era già noto da un
solo esemplare del Jilusco del Louvre pro,•cnienle dalla necropoli di Camiros~
o attribuito ali' industria fenicia del vetro.
1 Si111ili penJ:.c;li n ri(·ciulo ~tili11ato con circoletto inra- ril'1·vJuc~111!t> un c ... ~m pln1·1• ilJ Spala, pensa,·a fo., ..t·ro pen i Jai
\ato por l'in:-crtionc lii una rosc ltina, l'irorrono :rnrl1c nella oprl icare a•I o•n;t1t 1i d1 :u· rc1lomento.
1w1·ropoli mi<'CIH'<ì ili C11r fu : CA\'\AlllA', o. c., p. 367, fig. 45:-i. ì JltlUlhl'·C11w1•:1, u. r., Hl, p. 'H5 $~.,lì;;. 53L

l'. l'l'OUl~a 11wulc ti 111 BllOl'·C llll'lf.I, o. r., \'1, p. 9U, rì~. 503,
102 A. ~IAIUHI

29. (35::!4) - .\Itri quattro pendagl ietti in pa ta Yilrea ~ngia muniti anch'essi di
cannellino con decorazione globulare euoriforme (fig. 19); (35:25·8) - Elementi
vari di coJI~nine in pasta Yitrea a grani, a globuletti, a cerchiellini discoidi;
p~.):d9-~1) - Due fusernole ed una tesla di ago crinale in teatite ed un
bottone discoidale in pasta vitrea \'erdernare.

'folrnA \ ' - .\.. SE del gruppo delle tombe I-Hl e lungo il fianco O()cidentale
della collina, tomba a camera con la parete de l lato di ovrst quasi interamente

PIG. 20 - cn:.\'1'1:1u: 1>sr~1.JA ·rO\(UA V.

franata per lo smottamento del terreno, preceduta. da lungo d1·0111os (m. 11) e orien-
tata da X~O a SSE. L'apertura del dro111os fu riconosciuta a m. 0.90 dal piano
di campagna ed era, come altrove, a piano gradatamente discendente ed a pareti
sensibilmente convergenti in alto tagliate nel vi\'O del banco tenero di arenaria e
senza alcuna traccia di copertura a lastroni; l'altezza del taglio del dromos rag-
giungeYa presso la soglia della porta m. 1.80. La camera sepolcrale era a pianta
quadrangolare irregolare (m . ~.20 '< 3 '< 2. 70 X 3.15): la profondi fa dal piano di
campagna di m. 2.60. Le ceramiche erano disposte in parte sul limitare interno
della lomba, in parte all'angolo SE; la collana in /ai·enrr e oro all'angolo X8
tlov<· si osservarono poehe tracce di os:;a umano.
JALISOS 103

l. (20il8J - Grande cratere con sostegno traforato <la aperture trian~olari (alt. 0.30,
diam. alla bocc:a 0.212; fig. :20) a corpo conico svasato munito di due anse
larghe c piatte a nastro, a fondo giallo-roseo opaco decorato di fasce brune,
di linea a dente di lupo sul sostegno e, nella zona fra le anse, di motivo
floreale assai stilizzato formalo da spirali peduncolate altt•rnati vamenle diritte
e rovescie. Il sostegno ed il Yaso formano un so l pezzo; al punto di attacco
una leggera cordonatura di rinforzo; pareti 0tl anse robusle. Cn esemplare
pressochè identico trovasi nel Museo del Lo11vre dato come proveniente da
Hotli 1 •

I'((), ~I - Plt0080Fl om.1.A ·ro>tHA \',

2 (2930) - 'i~aso a forma d i calaLlt os con anso e becco orizzontali (prochoe) con
ù0corazione sul piede, sul corpo e nel ca,·o di linee e larghe fasce in rosso
brillanto e bruno ed esternamente di una zona a doppia spirale (alt 0.155,
diam. alla bocca 0.285; fig. 21 ). Il colore nelle duo metà esterne del vaso
passa dal rosso vivo al bruno; la diversittt qui e in altri casi non sembra
allro che prodotta dalla di versa esposizione d<•lle pareli dcl rnso alla cottura
nel forno o ad una dirnrsa reazione del colore originario rosso al pili o meno
forte calore. Un altro esemplare di calathos da mescere si ha nella t-0mba
XXV. n. 4- (p. 148) ed un terzo fa parte della collezione micenea donata
dal sig. Riliotti al ~Inseo di Rodi, proveniente a quanto pare dalla necropoli
sub-micenea di f;artos lungo il Yersante SB doll' isola.

1 01 -~Ali>, l.t> Chlli1ntio111 1•rl hellt'11iq11u, ':l:i cd., p. ':!03, /ìg, H~I.
104 A. ~IAIUJU

~. (2943) - Eleganle anforctta trianS<lta in creta gialletta pallida dipinta a ,·er-


nice bruna con zona a fit.to reticolato tra le anse (alt. 0.16).
..i.. (2943) - Coppa ad altissimo piede (alt. 0.19) a corpo ~tretto conico alquanto
irregolare ad anse ovoidali molto prominenti e ad orlo leggermente carenato:
fondo monocromo giallo- marrone opaco. In quasi lutti gli esemplari di queste
eoppe ad alto piede derivate evidentemente da modelli della metallotecnica
è difficile trovarne di perfettamente regolari nella modellatura; sono gene-

PlG. 22 - DISCOPJ(l'.\IJ::x ·1·0 O P. I VA') I Oltr.r. A '1'0 \IUA ''r.

rnlmente distorte a causa probabilmente del cedimento :della forma 11el mo-
mento della cottura.
5- 7. (2940 -2) - Tre piccole coppe a corto piede, corpo conico, orlo carenato, mo-
noan ato, d' irregolare modellatura, grezze (0.085-0.103).
. (294-1-) - Ta;i;za a corpo a tronco di cono, ad orlo c·arenato, a due ansette oriz-
zontali a fondo marrone grezzo (0.07 X 0.15).
9. l29-l6) - :.\Iinuscola tazzettina monoansata a corpo fortemente svasato dipinta a
fasce e linee rosse (0.08 X 0.06.)).
10- 11. (29-17-8) - Due vasi calefattori ad impasto, a treppiede, con ansa verticale
ad o:--chio. a piede bifìde !\mo e trifide l'altro, a corpo globulare, forat i nel la
JALISOS 105

parte superiore e muniti di bugne mammelliformi in rilie,,o (alt. 0.16·0.20).


Per il tipo e la destinazione di questi vasi che ricorrono in uno o pitt esem-
plari in quasi tuLti i sepolcri della necropoli micenea di .Jalisos, v. riassunto.

PIG. 23 - APERTOR.\ oer..1,A TO\IB.\ VI.

12-3. (3ò3-!) - Serie di diciannove rosette in pasta vitrea azzurra (diametro mm.
25) perforate da un sottile foro per essere infìlat.e a collana: riproduce il
tipo ben noto della rosetta in pasta vitrea rinYenuta in pit1 necropoli mi-
cenee 1 • - (35:-35) - Serie di ventidue pendaglietti d' oro a forma di ricciolo
1 Giit nei prccoJenti sra\i Ji Jalbos, F 1:1~·n,AEl'\CLER-Lor:.
IJcntirho rtuctlO :.d
r i\'CSli111cn to. ~ rctali ~i rill\'CllllCro :);l ..

jo.C IH.:""•'i U\'. A·i 6, U\'. U, 3: il Furtwaen gler :asserisce cho a che nell• necropoli do Cnoni ru•.
1pu~4'ti 1,li ... chc lli a rùSCllc s i accomp:1gnavano lamine d'oro di

[_
106 A. MAIORI

stilizzato con cannellino perforato all'estremità superiore con grano al centro,


fusiforme, in lapislazzuli placcato in oro alle due estremità. Le rosette ed i
pendaglietti a ricciolo facevano evidentemente parte di due fili di collana
sovrapposti o intramezzati fra di loro.
Si raccolsero infine alcuni frammenti in::;ignificanti di sottili lamelle d' oro e
frammenti di cordoncino in piombo.

ToMnA VI - Accanto e con i lati del cl1·onws e della camera allineati


quasi parallelamente a quelli della tomba IV : il dromos gradatamente discen-
dente e restringentesi (m. l.80-1.60) appare tagliato
ad arco ogivale nd banco di arenaria; la porta
chiusa da maceria di pietre a secco s' apre sugli
stipiti sensibilmente rastremati in alto ad arco
tondo irr egolare (alt. 1.20, lungh. 0.75, prof. O 70);
la camera a pianta rettangolare (m. 2.85 X 2.40)
giungeva alla profondità di m 2.60 dal piano di
campagna. Tutti i vasi del corredo ad eccezione
del solo vasetto a treppiede n. 8, erano allineati
lungo la parete est della tomba ('· fig. 22-23 al
momento della scoperta); dalle poche tracce di ossa
non si potè determinare l'originaria posizione ed
il numero delle deposizioni.

1. (2953) - Grande e finissimo rhyton a cono molto


allungato (alt. 0.455) frammèntato all'orlo, a fon-
do gialletto chiaro lucido decorato per due terzi
dell' altezza, m. 0.28, a fasce brune alternate
da zone di tre linee di rosso vivo e, nella parte
superiore, di elegante ornamentazione floreale
PIO. 24 - VASO A TREPPIEDE CON l!ANICO
llASTll&\IATO DELLA TOMUA vr, x. B. alternata di fiori lanceolati e fiori a larga corolla
aperta su fasci di steli filamentosi a colori bril-
lanti rosso·chiaro e rosso.bruno. L'ansa ovoidale soprasta l'orlo del vaso.
Per la finezza della decorazione è uno dei più belli esemplari di questa ca-
ratteristica classe di vasi (v. Tav. I).
2. (2954) - Anfora a tre anse (alt. 0.38) a fondo gialletto pallido dipinta a zone
di fasce rosse cangianti qua e là in bruno con la zona superiore decorata
a doppi circoli spiraliformi e vernice brillante: buona conservazione. Di
armoniche proporzioni è la modellatura del vaso a corpo sferoidale.
3. (2955) - Altra anfora a tre anse a decorazione in rosso-bruno lucido divenuto
opaco, con motivo nella zona superiore di una catona di anelli continui a
circolo chiuso, degenerazione della spirale ricorrente (alt. 0.39). La forma del
vaso è meno armonica della precedente: le spallo assai rialzate o la picco-
JALISOS 107

lezza del collo danno ali' anfora una forma quasi biconica. La qualità della
vernice deteriorata ed offuscata si dimostra di qualità scadente.
4. (2950) - ~\..ltra anfora a tre anse a corpo qua i sferico con collo assai ristretto
restaurata da molti frammenti ; la decorazione tra le anse è formata da
fasci di linee ad angolo; vernice guasta come nel n. 3 (alt. 0.44).
5. (29..J.9) - Altra anfora a tre anse simile per forma al n. 3 e 4 dipinta a fasce
di coloro ro~so-bruno assai evanido con tracce di decorazione a superficie em-
bricata tra le anse (alt. 0.44).
6. (295 L) - Elegante anforetta a collo chiuso, piede alto cilindrico slanciato, corpo
sferoidale, a fondo gialletto pallidissimo, decorata a fasce e linee brune con
zona di corolle floreali aperte intorno al collo (alt. 0.24).

>'lG. 2ij - Oll\JPPO DI GRANO! VASI AL MOMf;NTO Dfllr,r.A SCOl'l'lWrA rrnr.1.A ·ro)IBA V[(,

7. (2956) - Grosso anforone (alt. 0.445) a collo chiuso, corpo ovoidale, becco assai
largo cd eretto giungente fino all'altezza del collo chiuso; impasto nerastro
che dà l'aspetto di un bucchero grezzo al va o. Per la forma ripete gli
esemplari già descritti delle tombe III· IV (cfr. tombe VII, XXVIII); per
la qualità dcll' impasto cfr. p. 126, n. 60.
(2952) - Vaso a corpo a sacco, a treppiede, munito di manico curvo (rest.) a
fondo marrone lucido con decorazione a zone continue a spina di pesce;
piedi trifidi (alt. 0.26, fig. 24). Ofr. i due es<'mplari della tomba XXXI
di cui uno munito di coperchio (fig. 91); cfr. F'urtwaengler-Loeschcke, o. c.,
tav. VII, 3 .

ToMnA VII - J~ la prima del numeroso gruppo di tombe scoperte verso


l'estrema spianata settentrionale della collina di " Macra Vunara '' cd orientate gene-
l08 A . MAIURI

ralmente da OXO a ENE. Il cfromos della tomba VlI lungo m. 7 franato all'inizio
per lo smottamento del terreno, largo m. 1.50, a taglio ogivale, raggiunge la ·pro-
fondità di m. 3.65: il piano della camera sepolcrale è a m. 4.1 0 dal piano di cam-
pagna. La copiosa suppellettile era disposta lungo i JaLi nord e sud della camera.
'i ri conobbero i resti di t re scheletri dispost i secondo l' asse longitudinale della
tomba; uno dci crani era collocato presso la pa rete di nord-ovest a destra della
porta ed aveva accanto quattro vasi ed una punta di lancia. La grande e superba

FtG. 26 - ASt'ORA ORLI.'\ TO~tnA V'U, N. 1.

a nfora n. l era isolata dal resto del corredo nel mozzo e aderente alla parete di
est in modo da esser protetta dalla curva delle pareti della vòlta (fig. 25).
l. (2957) - Grandiosa anfora a tre anse verticali a nastro, costolate, a piede for-
temente rastremato, a corpo as~ai espanso sferoidale con le spalle compresso
ed a collo piccolo e corto leggermente svasato (fig. 26-7; alt. m. 0.58, circ.
mass. m. 1.60). A fondo giallo-marrone lucido è dipinta nella parte inferiore a
larga fascia in rosso brillante intorno al piede e a triplice zona di tre linee
in rosso e bruno sul corpo; sulle spalle elegante e ricca decorazione a bugne,
in rilievo, mammelliformi, disposte a serie regolari a somiglianza di bulloni
J A I, I SO S 109

P1G. 27 - PARTE SUPElUORE DELLA f.iRASOE: A.NPOR \ 0&1,LA TOllOA \"111 N. l.

<li giuntura di un vaso bronzeo. Dipinto in rosso, le bugne sono contornate


alla base di un circoletto puntiforme corno nell'al tro esemplar~ della tomba
X (v. fìg. 85); gli spazi tra le bugne sono riempiti di una fitta decora-
zione floreale a corolle aperte disposte diritte e rovescio in modo da r iem·

l'IG . 2iS - A !{ FO RONI DELLC 'l'Oll lH: \' li r: X'X \' Ctl 1 N . ò.

[_
I LO A. MAIUIU

PIG. 29 - l'ARTICOl ••\RP. DEJ,l,"A'ò"l'OllA N. ~-

pire tutti i vuoti. La vernice è generalmente in rosso vivo brillante ad ec-


cezione di una piccola zona ritoccata a colore bruno. È !'esemplare di mag-
giori proporzioni e tra i più fini della numerosa classe delle anfore triansate
della fabbrica jalisia.

J'I<'<. 30 - COPPE DEI.LA TO\lllA VII, N. G-7.

[ __
.J A LI SOS 111

~IG. 31 - DECORAZIONlll DELLA COPl'A N. 6 01!11.LA TOMllA VII.

2. (2958) - Parte superiore di un' altra grande anfora in creta giallo-cinerea chiara,
dipinta a vernice bruna con decorazione tra le spalle di tre na1ttili : colore
e decorazione assai guasti (alt. della parte conservata 0.28). Jon si potè re·
staurare la parte inferiore perchè disfatta dalla compressione del terreno. A
quest'anfora dovevano appartenere alcune sottili verghette in piombo che si
trovarono altrove applicate come perni di giuntura di vasi restaurati fin
dal momento della loro deposizione nella tomba.
3. (2959) - Anforone da acqua in creta rossiccia ordinaria, a collo chiuso, a grosso
becco verticale, rozzamente dipinto a fasce e palmette (0.42); cfr. gli esem-
plari simili (tombe IV, VII: fig. 28).
4. (2960) Elegante anfora a collo cieco, piede pìccolis·
simo, corpo sferico schiacciato, decorata su fondo
gialletto chiaro a zone di fasce rosse e sulle spalle
di una zona di angoli diritti e rovesci a serie con·
tinua (alt. 0.33; fig. 29).
5. (2961) - Anforetta senza piede a corpo sferico assai
schiacciato in creta finissima dipinta a vernice bril·
lante rosso-bruna a fasce, lineole e corolle floreali
(alt. 0.123).
G. (<:!962) - U'inissima coppa a piede alto, biansaLa, dipinta
a fondo gialletto chiaro con larghe fasce in rosso
vivo e, nella zona tra le anse, di quattro gru volanti
ad ali erette, lungo collo ricurvo e becco dentellato
(alt. 0.16; fig. 30-1).
7. (296J) - Altra coppa biansata (0. 135) con decorazione
di ornato a treccia (fig. 30).
(2964) - Piccolo bicchiere a campana monoansata in
creta finissima dipinto in rosso brillante a fasce,
linee e segmenti verticali (mm. 62).
9. (2965) - Vaso a forma di pyxis a due ansette verti·
cali, corpo cilindrico, spalle oblique, decorato di fasce,
l'H<. 32 - PUNTA DI r.ANOIA
lince <' ,,;ona di elementi stamiformi fra le anse nEftTtA •rv\fRA vu, ~. 10.
112 A. i\IAlURI

(alt. 0.085). Vasi di questo tipo di varie dimensioni si annoverano in buon


numero in questa necropoli e nelle altre necropoli coeve lCfr. Egina, Tebe,
Cipro, ecc.).
10. (2966) - Punta di lancia, corta, lanceolata, in bronzo con orlo raddoppiato di
rinforzo ali' estremità dell'innesto (0.132; fig. 32).

TOMBA VIII - Tra le lombe VII-IX si apre la piccolissima tomba vm la


più piccola dell'intero grnppo della collina di << l\lfa1w1i Vunara 11 e la meno pro-
fonda : il dromos è largo m. 0.60, la camera sepolcrale si apre quasi a forma di
fossa alla profondità di m. 1.95. La piccola volLa era anch'essa franata. Trattasi
evidentemente di una tomba di bambini; nell' interno si identificarono due piccoli
crani. Il corredo sepolcrale era costituito da due vasetti: 1) - anforet.tina minu·
scola_(0.07) monoansata a cor po sferico schiacciato ; ~) - anforeLta a collo cieco ed
a corpo globulare (O.lOò) dipinta a fasce e linee in rosso-bruno con filamenti flo-
reali alla base del collo. Si raccolsero anche due chicchi di collana in pasta vitrea
frantumati e numerosi fìlamenLi a cordoncino in piombo d' ig110Lo uso e destina-
zione : erano forse usati per riparazi one di vasi frammentati.

TOMBA IX - Ì~ scavata pili addentro e pili profondamente della tomba VJIL


ma con l' identica orientazione : il dromos tagliato a sezione fortemente ogivale
misura all'apertura superiore m. 0.-15, al piano inferiore m. l.20; la porta è a
stretta apertura rastremata in alto (0.55-0..±5); la camera ha i suoi lati pili lunghi
di nord e di sud di m. 2.30 e 2.10. Si ossen'arono nell' interno due scheletri inu-
mati disposti paralJelamcnte ai lati di est e di ovest con i crani ben riconoscibili
ad ovest. La suppellettile era tutta disposta addossata alla parete di sud ai piedi
dci due scheletri, eccettuato il piccolo ago c rinale rinvenuto quasi all'altezza del
c ranio del lato di ovest.
I . (2836) - Anfora a Lre anse a corpo globulare (aU. 0.39) decorata a fasce in
rosso brillante ed a zona ern bricata a rete nella parte superiore.
~. (2837) - Anfora a corpo ovoidale assai allungato, a tre anse impostate ad orec-
chia, con decorazione a colore opaco evanido a spirali multi pie tra le anse.
In questo esemplare trovasi accentuato il tipo dell'anfora a forma ovoidale
giit osservat.a nel vaso n. 3 della tomba VI.
i~ . (2838) - Coppetta ad alto piede in creta fine giallo-cireneo chiaro. biansata, con
decor azione floreale a vernice bruna quasi dcl tutto evanida (alt. 0.145).
4. (2839) - Anforettina a collo cieco con beccuccio spezzato a corpo sferico a
fondo gialletto-marrone con de<·Orazionc di tipo ordinario a linee e semicer-
chi in bruno opaco.
5- 6 (~626-7) - Hasoio in bronzo a larga lama leggcrme11t.e ricurva con il manico
forato ed attraversato da tre chiodi che ne fissavano l'impugnatura (lungh.
0.152); accanto al rasoio si rinvenne una picLra di forma trapezoidale, forata
in alto per esser sospesa e ron una regolare scanalatura in basso prodotta

l: J
JALISOS 113

VIO. 33 - ARMl IN BRONZO DEI.L A TOMllA 1)(1 N , o-li E 7.

o dall'uso o per render pi\.1 facile l'affilamento dell'arma (fig. 33). Altri
rasoi o coltelli a lama falcata si raccolsero nei recenti e vecchi scavi della
necropoli micenea di Jalisos: cfr. fìg. 7G e Furtwaengler-Loeschcke, o. c.,
tav. D, fig. 8-17 : dello stesso tipo ne raccolse anche lo 'l'suntas, insieme
con pietre d'affilare, nel sepolcreto di Micene (FJphem. Arch., 1888, p. 171,
tav. 9, n. 17-8) e, recentemente, il Keramopulos nella necropoli micenea di
'l'obe (Arch. Deltion, III, 1917, p. 140, fìg. 103).
7. (:1G28) - Lungo e fine punteruolo in bronzo (mm. 135) e frammenti di lamina
di bronzo fortemente ossidati appartenenti ad oggetto non identificato.

ToMnA X - Di piccole dimensioni alqmrnto piì1 spostata in direzione da


prof. m. 3.20, largh. del dronws m. 1.15 ; la camera a pianta rettangolare irrego-
lare aYova i lati di nord e di sud lunghi 1.20-1.00 cd i lati di est e di ovest lunghi
1.03-1. 50 ; la porta arcuata, misurava largh . 0.50, alt. m. 1.00. Nella metà occi-
Jcntalc della camera erano disposti due scheletri in stato di quasi completa corro-
sione i cui crani con le evidenti caratteristiche di crani senili, gia~evano verso la
parete NO con gli scheletri orientati secondo lasse longitudinale della t omba. I
vasi di maggiori dimensioni erano collocati presso gli a ngoli.
15
114 A. MAIURI

I. f28-H) - Vaso in creta fine giallo-cinereo con il corpo a tronco di cono allun-
gato, spalle fortemente rialzale, orlo piatto e largo, a tre anse verticali (alt.
0.44; fig. 3-1), con decorazione a colore bruno opaco a!i~ai ernnida. Tutta la
zona inferiore fino all'altezza delle spalle è decorata di largo motivo floreale
a grandi palmette cuoriformi e foglie di loto su teli ondnlali con g li spazi

qua. e là riempiti di rosette; la zona superion• è a dPcorazionc embricala


squami forme con triangoli iscritti; il collo a Iin<>u ondulale continue. Per
la modellatura del V<lSO e per il moYimento largo naturalistico della clecor;t-
zione, questo esemplare si stacca completamente dal tipo comune dell' an-
fora triansata del miceneo rodiese o si riaccosta invece allo stile del palazzo
deJ!a ceramica. cretese. Non riterrei debba vedersi in esso un prodotto di
diretta importar.ione di fabbrica. cretose perchè la qualità di argilla giallo·
cinerea dipinta generalmente a vernice bruna poco resistente, trovasi impie·
JALISOS 11 o
gata per un gran numero di vasi di forme del tardo miceneo di questa ne-
cropoli e per i quali non può arumeltersi una provenienza esotica. L'asso-
ciazione di questo Yaso, di stile ancora naturalistico, agli altr i vasi di questa
::;tessa tomba di tipo sub-miceneo e preludenti al geometrico, non dimostre-
rebbe invece se non una sopravvivenza ed un'influenza indiretta della ce·
ramica cretese.
2. (2851) - Grande anfora a corpo sferico allungaLo, triansata, collo corto e n-

Pi•>. 35 - GUAXDE ANFOUA DECORATA DI Rl:GNJl .\ lllLU:\"0 1rn L LA TOMllA X 1 N, 2.

::;(,retto, in creta'_verde-cinerea~dipinta, a color bruno, di larga fascia al piede


e di fasce orizzontali e circoli intorno alle anse ; nella zona superior e è de-
c:orata di bugne mammelliformi in ri lievo alternate con circoletti dipinti
contornate le une e gli altri di circoli puntiformi (alt. 0.475; fig. 35) 1 •
3. (2 32) - Anfora a tre anse (una mancante) a fondo gialletto chiarissimo di-
pinta a larghe fasce in rosso-bruno e bruno con decorazione nella zona su-
periore di segmenti a palmette di tipo geometrico (alt. 0.397; rìg. 36).
4. (2853) '-- Anfora dello stesso tipo del numero precedente a colore br uno rilu-
1 Per la dc1·oro11:i o:11• :t borchi(• mammclliformi cfr. un kernos di ~gin~ in Rplt,-,n . .'1,·rli., t.'10 1 HH' , lii, 23.

[
116 A. MAlURl

cente decorata tra le anse di zona di circoletti e segmenti di circolo di-


sposti a superfice squamata 0.395 (fig. 36).
5. (284a) - Anfora a corpo ovoidale allungato, con due anse impostate obliqua-
mente a fondo gialletto lucido con decorazione a fasce e tra le anse di fila.
menti floreali stilizzati di tipo geometrico (alt. 0.305 ; fig. 37).
6. (2845) - Brocchetta a collo cieco con beccuccio a corpo sferico dipinta a fasce
in rosso lucido brillante e segmenti a palmetta (0.14).
7. (2846) - Brocchettina minuscola a collo cieco decorato a fasce e linee (0.07).
8. (28-l3) - Brocchettina in creta gialletta cinerea a collo cieco (spezzato) di fo rma
sferica assai schiacciata: a fasce e corolle floreali (0.08).

P!G. 36 - AN l'Oltlll O!ILLA TOMllA X 1 N. 11, 4.

D. (284-l) - Coppa a calice biansata deformata nella cottura (m. 0.14), in creta
giallo- cinerea con decorazione di anelli marini (serpulae) disposti a raggiera
nella zona esterna: colore bruno quasi completamente evanido. Ofr. per il
motivo della decorazione il vaso della tomba XVII, n. 53, p. 126.
LO. (2842) - Brocchetta con beccuccio obliquo prominente e manico di presa im-
postato Yerticalmente sull'orlo in creta cinerea chiara dipinta a linee brune
e linea serpentiforme (0.135; fig. 37). Ofr. altri esemplari simili nei sepolcri
XVII, n. 62; XIX, n. 1-:1:; XXI, n. 35; XXVIII, n. 15-6, ecc.
11. (28-17) - Ciotola monoansata senza piede a fasce e linee concentriche (alt. mm.
43, diam. 11).
12-3. (2854-5) - Due ciotole grezze senza anse, a corpo conico svasato (mm. 50).

[
JALISOS 117

15-6. - Si raccolsero nella stessa tomba due piccole palettine 111 bronzo in fram-
menti ed una piccolissima fu ser uola conica in steatite.
14. (2849) - Gros ~o vaso calefattorio in creta ordinaria rossiccia a piedi t rifidi
ri torti a corpo biconico con la parte superiore forata e decorata di bugne
in rilievo mammelliformi: esemplare di buona conservazione (alt. 0.22).

To;1rnA XI - Piccolissima tomba interamente franata alla profondità di rn.


2..+0. Si raccolse solo un piccolo vaso dipinto, in frarnm enti: nessuna traccia della

>'10. 37 - GitUPPO DI YASl o&r. r,A TO >lll A x, N. (), 7.s , 9, 10, Il.

deposizione che, dalla piccolezza non comune della camera sepolcrale, è facile ar-
gui re dovesse essere di bambino.
(Il gruppo delle tombe XII e XVl scoperte s1iccessivamente dopo la tomba Xl sulla
collina di Mosohu Vunara, sono descritte insieme con lo altre tombe di qtMlla collina).

TOMBA XVII - E insieme con la tomba XXX[ tra le più grandi scoper te
su questa collina: il dromos (lungo m. 10) tagliato a forte arcatura ogivale, la
porla (laro-h. 0.95, alt. 1.58, prof. 0.60) conservava intatta la sua chiusura a ma-
ceria di sassi, la camera a pianta retta ngolare irregolare scavata alla prof. di m.
3.90 misurava nei due lati più lunghi m. 2.95 X 3.45. La copiosa suppellettile, ben
76 vasi oltre alla suppellettile varia, è spiegata dalla presenza di almeno 10 sche-
letri, dei quali poterono identificarsi i crani disposti per la maggior parte verso il
lato d' ingresso della camera ed orientati perciò secondo l'asse d'orientazione della
118 A. ;\lAlliRI

tomba. Ripulito il piano della camera sepolcrale, vennero alla luce ai due angoli
~NO e NNE presso l'entrata due pozzetti circolari con sepolcri a cremazione lv.
pianta fìg. 2): il pozzetto A' del diametro di m. 0.-1:5, scavato nel banco Yerginc
di argilla per la prof. di m. 0.30, era cope1·to superiormente da una pietra circolare
di arenaria rozzamente lavorata (diam. 0.48 X O.O ) ; su questa pietra di copertura
era collocata un' anfora monoansata del tipo a fig. 41 ed altri quattro vasetti forse
tutti appartenenti allo stesso corredo; nell'interno del pozzetto ammasso di ossa

F!G. 38 - IL COI'IOSO CORR&OO 01 \'ASl DELLA TOMBA X''Jl.

a""m corrose ma delle quali era evidente l'appartenenza ad uno scheletro umano
e la deformazione prodotta dalla cremazione subìta prima della deposizione. L'altro
pozzetto circolare B' pii1 piccolo del precedente t0.30 X 0.30) era chiuso a sua volta
da un lastrone di arenaria di forma irregolare l0.55 X 0.-l8); nell'interno era de-
posta l'anfora globulare descritta appresso a n. Hl monoansata chiusa alla bocc'.a
da una semplice scheggia di calcare e ripiena di ossa umane sottoposte a crema-
zione ed a frattura. L'anfora cineraria occupava quasi t.utta la cavilà del pozzetto
protetta all'intorno da uno strato di sabbia. Su questi sepolcri a cremazione vedi
riassunto.

[
[
120 A. )IAIUIU

D~scrivercmo il copioso materiale di <'Namica a~gruppando i rnri tipi di forme


(ng. 38) :

1-4. (2708-10, 2769) - Quattro anfore di egual forma, a corpo più o meno glo-
bulare a collo cieco e beccuccio vorticale con decorazione sul fondo giallo-
marrone o giallo·chiaro dell'octopus a color rosso· bruno o rosso·vinoso:
(2708) - Grossa biigelkanne panciuta (0.29) a fondo rosso marrone lucido e de-
corazione in rosso diluito con sovrapposizione e larghi ritocchi a color bruno.
Due polpi raffigurati nelle due motà emisferiche del vaso di diverso disegno::
sulla parte anteriore con il corpo allungato quasi sospeso con i lunghi ten-
tacoli ricadenti e svolgentesi a s piral e, sul lato anteriore a disegno assai
pili schematico. La figurazione dci due polpi si sovrappone qua e là alle
fasce orizzontali che contornano la base ed il collo.
(270!)) - Rosso·vivo su gialletto-chiaro. Sul prospetto polpo schematicamente
rappresentato con tre paia di tentacoli divergenti a larghe volute, sormontate
da una singolare linea crestata a triangoli inscritti: ai lati negli spazi, tra
le volute, quattro anatre acquaLiche ad ali spiegate (ng. 39).
- (2710) - L a decorazione parL' dall'asso posloriore del vaso e raffigura due
corpi di polpi sovrapposti l'uno sull'altro a disegno quasi geometrico: ai
lati e sul prospetto due tentacoli a spirale staccati dal reslo e ridotti a puro
moti,·o ornamentale con una linea. mediana di rombi che peraltro vogliono,
con circoletti, ripetere il moli,·o schematico del polpo occhiuto. Nel campo
dei due tenta.coli è raffigma.to d'ambo i la.ti un pesce natante con le
pinne sporgenti sul dorso (alt. 0.26..J.; fìg. 39). i nota anche qui il largo
impiego di ritocchi di color bruno sul rosso ,·inoso quasi ad ottenere un
rozzo effetto di chiaroscuro.
- (2769) - .B11gelkanne panciuta a fondo giallo arancione, con due polpi a ten-
tacoli svolgentisi a spiralo nelle due melà emisferiche del vaso (O. 283): nel
campo molluschi a disegno geomet.rico.
5-7. (2703-..J:, 274-±) - Altre tre anf'oretto a collo cieco, sferoidali, di pit1 piccole
dimensioni con decorazione di octopits a color bruno, in par te od in tutto
evan ida..
8- 13. (2608, 2702, 2105-7, 2756) - Sci anforctlc a collo cieco, corpo sferico, di -
pinte sul fondo giallo-marrone a fasce ori;1,zonlali brune con zone intramez-
zat<> a spina di pesce, a segmenti, a semice rchi sulla spalla o intorno al
campo delle anse, a disegno poco accurato o colori poco ben conservati. Il
miglior esemplare della serie è costiLu ilo dal n. 2707 a superfìce giallo-rosea
brillanle, a fosco e linee rosso·bruno intramezzale sulla spalla da zona a
relicolato, a triangoli riempiti anch1 essi a r eticolalo di schietto tipo geome-
trico (0.123).
1-l-. (:H80) - Vaso ollare a corpo ovoidale assai allungato a tre anse verticali
molLo riavvicinate alla base del collo, a colori giallo e rosso-bruno terroso:
JALISOS 121

la decorazione, ad elementi geometrici, è costituita di zone a fasce e, tra


le anse, di triangoli e di segmenti di cerchio (0.38; fig. 40). Per la forma
del vaso ed il tipo dell' ornamentazione è questo uno dei prodotti del tardo
miceneo che più chiaramente preludono alla ceramica del primitivo geome-
trico rodiese, come parecchi altri vasi di questa stessa tomba.
15. (2699) - Vaso ollare a corpo piti globulare del precedente con tre anse ver-

lii(), 40 - VASO (2735),

ticali ad orecchia assai prominenti, dipinto rozzamente a colore nerastro


opaco con motivo di spirali peduncolato (0.275; fig. 41).
16-7. (2696-7) - Due vasi globulari a tre anse verticali a superfice ingubbiata
giallo-roseo (0.186-0.22). Kell' esemplare meglio conservato la decorazione è a
scomparti a fasce lineari a color bruno opaco riempiti nel campo di semi-
circoletti concentrici.
18. (270 l) - Vaso ollare a due anse impostate ad attacco obliquo nella sezione
diametrale del vaso, a collo alto svasato (0.27): tutta la superfìce è dipinta
16
122 A. MAIURI

di un bel fondo giallo-roseo con sovrapposizione di fasce orizzontali a colore


rosso cupo.
19. (2695) - Anfora ollare cineraria, monoansata, a corpo sferoidale e collo imbu-
tiforme, rinvenuta entro il pozzetto circolare B' della camera sepolcrale (v.
p. 118). A fondo gialletto lucido è ornata di una semplice fascia in rosso e
bruno sulla spalla, alla base del collo e sul rovescio dell'orlo e di una fascia
serpeggiante sul dorso dell'ansa (0.25; fig. 41). L'interno del vaso, chiuso
alla bocca da una scheggia di arenaria, era riempito con le ossa di uno
scheletro umano calcinate dalla combustione del rogo o fratturate in fram-

FIG. H - l'ASI or,T,ATU Ol'lJ,f,A TO>TllA Xl'I[ (2695, 269!1).

menti perchè potessero entrare nella stretta bocca dell'olla; cfr. un identico
rito di sepoltura nella tomba XXXII della collina di Moschu Vunara.
20. (2700) - Anfora ollare dello stesso tipo del numero precedente ma di fattura
pit1 grossolana a colore bruno terroso della decorazione a fasce orizzontali
sulla pancia, serpeggianti sulla spalla e sul dorso dell'ansa (0.263). Era
deposta al di sopra del pozzetto circolare A ed apparteneva indubbiamente
al corredo di questa tomba a cr emazione. Il tipo di queste due anfore di
carattere cinerario, per forma e decorazione, prelude insieme con gli altri
esemplari affini della tomba XXXII, n. 6-10, fig. 104, al tipo peculiarmente
caratteristico delle necropoli geometriche dell'isola, dell'anfora a giragli
usata per deposizioni d' infanti (cfr. Parte JT).
JALlSOS 123

21. (2111) -· Piccola anforetta biansata globulare a fondo giallo-marrone con de-
corazione lineare in rosso opaco: sulle spalle un nastro serpeggiante, motivo
anch'esso ricorrente nelle anfore a giragli del periodo geometrico (0.095).
22. (2754) - Vasetto ollare a fasce brune a tre anse verticali prominenti: stesso
tipo dei n. 23.4 (0.15).
23-4. (2748-2758) - Due vasetti ollari triansati, ad anse oblique, a fasce orizzon-
tali e zona, nell'uno, a spirale ricorrente, nell'altro, a corolle di fiori di loto
a catena.
25. (27 46) - Vaso a forma di pyxis a piede rialzato, corpo alto cilindrico, spalle
oblique, triansato, con ornamentazione a fasce e fitto reticolato nella zona

h"!O. 42 - 'fil'! DI OAI.A'fAOI ~ l'Y'.'CI$ l)f:f, LA 'L'Q\tllA '\\'li,

superiore (O. L17; fig. 42); cfr. un esemplare simile nella tomba XXXI,
n. 22, p. 164.
26-38. (2712, 2715-7, 2719, 2726-8, 2750, 2752, 2755, 2757, 2761) - Serie di tre-
dici vasetti ollari biansati di piccole e minuscole proporzioni (da mm. 135 a
mm. 42) decorati generalmente a semplici motivi lineàri a fasce, a zone di
triangoli inscritti ed in un sol caso a corolle di fiori di loto come nel vaso
n. 23, a colori bruni o semilucidi. I/ esemplare più notevole della ser ie è
dato dalla fig. 43 a colori quasi brillanti.
39-42. (2736, 2743, 2145, 2747) - Quattro vasi a forma di calathos a base piatta,
a forte strozzatura nella parte mediana muniti di due anse orizzontali: due
esemplari sono decorati a fasce orizzontali esternamente e internamente a
fondo monocromo rossastro diluito ; due altri a fasce e circoli concentrici
esternamente ed internamente (alt. 0.13-0.15, <liam. 0.23-5; fìg. 42). L' esem-
SERIE 39-42, TIPO DI OALATROS .
VASETTO OLLARll DlllL GRUPPO 26-38,

..
\...

(2730)
(27.W)

(2740)

N. 55 (2i51)
N. 54 (2721)

FIG. 43 - VASI DELLA TO.MBA XVU.


JALISOS 125

plare 2743 presenta la caratteristica di aver innestata su una delle anse e


sporgente al di sopra dell'orlo una tazzettina, frammentata, globulare a so-
miglianza di alcuni altri vasi di questa necropoli muniti di tazzettine all'orlo
(cfr. sotto).
43-9. (:2763-4, 2766-8, 2741) - Sei brocchette monoansatc a corpo sferico, a becco
d' anitra bucherellato a fondo giallo-marrone con decorazione in bruno e in
rosso chiaro a palmette a disegno geometrico e a circoli spiraliformi (0.175 ;
fig. 44). - (2765) - Altra brocchetta di egual tipo ma con il becco buche-
rellato terminante a tazzetta ed ai lati figurati due serpentelli svolgentesi
sinuosamente sulla spalla, dipinti in bruno con ritocco in bianco di linea
puntiforme sul dorso (fig. 44). Sul motivo dei serpenti affiancati al beccuccio
di un vaso cfr. una simile brocchetta con i serpenti a rilievo nella tomba

FI(}, 44 - DUE BROCCHETTE ED \;NA OLLt:TTA OELI,,\ TO~IOA XVII,

XX, n. 4, Cìg. 58-9. Questo tipo di brocchetta, a becco bucherellato, che ri-
corre in più tombe della necropoli di Jalisos, non poteva che esser destinato
per bevande d'infusione ottenute probabilmente con erbe aromatiche.
50. (2737) - Anforetta globulare a collo imbutiforme, ad ansa tortile, decorata a
Jarga fascia e a palmetta in colore nerastro ed a linea di gocce sul rovescio
dell'orlo (0.23).
51. (27.JO) - Elegante scatola fittile, a forma di pyxis, circolare con coperchio, in
creta giallo-cinerea finissima, decorata a color bruno a circoli concentrici
sulla baso e, stù coperchio, a rosone centrale a zona di rombi e circoletti
puntiformi (0.06 X 0.153; fig. 43). Forma anche questa inusitata nella cera-
mica micenea.
51-2. (2739-2770) - Due kernoi formati da quattro olletLine biansate riunite da
un manico ricurvo verticale a paniere: l'uno di essi è decorato di motivi
floreali stilizzati e di segmenti a spina di pesce sciolta (0.135) 1 •

• Un ktmo1 a quattro Tasclli accoppiali di questa stessa necropoli in Ft llrWAESCl.ER-Lorsc11cKE, o. c. , ta,, lii, \!3.
[ 26 A. ~IAIURI

53. (2722) Coppa a calice ad alto piede


(frammentata), biansata, a fondo mar-
rone scuro decorata intorno al bordo
di tro paia di molluschi marini (ser-
zntlae) e di circoletti puntiformi (0.17).
5-1:. (2721) - Ooppettina biansata a piede
raccorciato dipinta nel cavo a color
rossastro slavato ed all'esterno a zona
FIO. 45 - TO:..CB,\ xvu, N. 66. di angoli (0.09; fig. 43).
55-6. (2751, 2762) - Due eleganti tazze
a campana, ad anse oblique, a bordo incavato, decorate est.ernamente l'una
a sottili giragli spiraliformi (fig. 43), l'altra a circoli puntiformi e dipinte
ambedue nel cavo a tinta monocroma nerastra.
57 -9. (27 13, 2720, 27 49) - Tre tazzette a campana a bordo incavato in creta
giallo-rosea dipinte esternamente ed internamente a fondo eguale nerastro
(0.082-3).
60. (2731) - Minuscola anforettina a collo cieco e beccuc.::io in bucchero grigio
(mm. 85): è insieme con l' anforetta in bucchero brillante della tomba XXV,
11. 6, p. 149, uno dei più caratteristici prodotti in bucchero della fabbrica
di Jalisos: cfr. p. 107, n. 7.
61. (2730) - Minuscola ed elegante tazzettina a campana munita di peduccio, di
ansa ed originariamente di beccuccio orizzontale, ornata di una semplice
linea a gocce sul!' orlo (mm. 47; fig. 43).
62. (2724) - Brocchettina rustica con manico verticale sull'orlo e beccuccio pro·
minente a linee rosse orizzontali ed ondulate (mm. 104);
63-4. (2723-9) - Due vasetti a tre piedi, grezzi, ad una ansa, bucherellati (mm. 105).
65. (2734) - Idoletto fittile (mm. 9; tav. III) a corpo cilindrico a campana, braccia
sollevate, volto profilato e cercine sul capo a guisa di diadema dipinto a
linee rosse leggermente ondulate.
Oltre al materiale ceramico i seguenti oggetti
di corredo:
66. (3545) - Impugnatura di pugnale o testa di
mazza in steatite grigia decorata superior-
mente ed inferiormente di doppi cerchiellini
incisi (diam. 0.06:J; fig. 45). La poca resi-
stenza che offre la steatite per l' impugna-
tura di un' arma può far supporre che si
trattasse di un oggetto di offerta sacrale.
67 -9. (35-!0) - Anello d'oro a castone elissoidale a
lavorazione g ranulare con innestata nel ca-
Pl(l, 4 11 - OE.\tllA OELLA TO.\t8A XXI,
stone una pietra in steatite grigia alquanto 1'. 50.
JALISOS 127

scheggiata. - (3541) - Anello


d'oro a castone elissoidale liscio
conves:o. - (3542) - Anello a
cer chio d'oro e castone in ar-
gento elissoidale liscio: questo
esemplare era probabilmente
rivosLito in lamina d'oro.
70. (3539) - Tredici grani globulari
di collana in pasta con rive-
stimento in oro.
71. (3538) - Tre cilindretti di cui
uno in agata, uno in pasta vi- r1e1. 47 c1L1No 110 oi;i,1,A ·rolrnA xvu

trea ed uno in pietra dura


cerchiato all'estremità in oro con figurazione incisa (fig. 47).
72. (B546) - l:"n puntale in bronzo: un altro esemplare vedi in una delle tombe
seguenti.
73. (3548) - Pettine in avorio con i denti spezzati e frammenti di un vasetto si-
milmente in avorio.
74. (3547)- Grande anello in ferro rotto in tre pezzi e profondamente ossidato (diam.
O.O ) a forma di armilla circolare. È questo il solo oggetto in ferro rinvenuto
in tutta la necropoli micenea, oggetto anch'esso d'ornamento e non d'uso
comune; comunque la presenza del ferro in questa tomba è del più grande
interesse per la datazione dell'ultimo periodo della civiltà micenea a Rodi.
TOMBA XVIII - Piccola tomba alla prof.
di m. 2.60 con la stessa orientazione della pre-
cedente : lungh. dcl dromos m. 5, largh. della
porta 0.70; la piccola camera sepolcrale misu-
rava da tre lati 0.50 X 0.60 X 0.60 essendo il
quarto lato occupato interamente dall'apertura
della porta senza risalto di stipiti. Unica traccia
di deposizione un cranio appartenente proba-
bilmente ad individuo giovanile collocato presso
la porta. Il corredo rinvenuto consisteva nei se-
guenti tre vasi di piccole proporzioni adatti per
un sepolcro giovanile isolato:
1. (2967) - Hydrietta (0.21) a corpo a tronco
di cono slanciato in creta fine giallo-cinereo
decorata nella parte inforiore di zone cir-
colari a linee fiLte e nella parte superiore
di foglie cuoriformi acuminate su triplice
~IO. 4!l - fl''Olllr.TrA. ·ro\lRA x:nu, N. I. stelo ricurvo in rosso vivo che ricordano

[
128 ,\ , MAIURI

un motivo frequente nei vasi dolio stile dol Palazz'l a foglie cuoriformi ele-
gantemente peduncolate (fig. 48).
2. (2968) - Anforetta globulare monoansata a fasce brune (0.095).
:i. (2969) - 'l'azzina monoansata a piede rilevato a fasce brune (mm. 47).
4. (2970) - Vasettino in miniatura di proporzioni minuscole (mm. 35) il più piccolo
di quanti si rinvennero nello scavo.
5. (2971) - Parte superiore di un idoletto fe mminile del consueto tipo a corpo ap-
piattito con rilievo dei seni, braccia sollevate, dipinto a lineole rosse.

FI(}. 49 - VASO A PANtF:ttR ll&Ll,A TOMUA XIX, v. 2.

ToMBA XIX - Con questa tomba s'inizia un gruppo di cinque tombe (XIX-
XXII, XXX) disposte in un secondo piano e formanti insieme con i nn. 23--1, 26-7,
31, un secondo allineamento sulla spianata del colle. La tomba XIX si presenta
con un larghissimo dromos (m. 1.90), il pi ì1 ampio di quanti siano stati rinvenuti
in questa necropoli: davanti alla porta della camera sepolcrale si osservò una specie
di anticamera, che gli scavatori del luogo per analogia con costruzioni e tombe di
altra epoca chiamano neoo.(;J.wv, ricavata a volta dalla roccia e sostenuta nel mezzo
da una specie di pilastro tagliato rozzamente anch' osso dal banco di roccia del

L__
JALISOS 129

colle. Lo spazio della piccola anticamera era limitato verso il rlromos da un bas-
s issimo muretto di rozze pietre: in quest'area, all'altezza di m. 0.90 dal livello dcl
clromos, profondo m. 2.7 5 dal piano di campagna, si rinvennero in frammenti una
anforet.ta a collo cieco ed una grande anfora triansata (v. n. 1, 2857). La porta della
camera sepolcrale (alt. 1.60) arcuata era anch'essa chiusa da una maceria di pietre
informi: la camera a pianta quadrangolare (2.60 X ~.20) aveva peraltro la volta
sprofondata e la suppellettile appariva aver subìto lo sconvolgi mento prodotto dalla
caduta del terreno e delle acque piovane. Un solo cranio si riconobbe appoggiato
verso l'angolo NO ma dal numero dei frammenti di ossa umane rimescolate nel

terreno si può arguire che il numero delle deposizioni fosse almeno di -!-5 scheletri.
Lungo Ja parete di est della camera i apre un pozzetto irregolare (m. 0.55 X 0.36,
prof. 0.20) non protetto come i pozzetti della tomba X \'Il da alcuna copertura;
nell 'int erno un ammasso durissimo e compat.to di ossa fran tumate e sernicombuste
Pd una minuscola oinoclwe (v. n. 23).
l. l~8òl) - Anfora a tre anse a corpo tondeggiante a fondo giallo lucido, decora·
zione in ros-o-bruno. KeUa zona tra le anse fascia a fitto e fine reticolato
(0.381).
2. (2 oj) - Grande vaso circolare a spalle schiacciate, a forma di paniere, in ce-
ramica fine ed elegante decora;liono in rosso brillante e rosso bruno. Sulla
17
130 r\, ~l.\IURI

bas<', decorazione a circoli concentrici; sulle spalle zona di curYe piene a


onda contornate di puntini e rettangoli puntiformi negli spazi vuoti della
decorazione principale. Le tre anse robuste servivano per Ja sospensione del
vaso (diam. alla base 0.33, alla bocca 0.1-1: ; v. fìg. 49).
3--t (2858-9) - Due hydriette (alt. 0.20·0.213) triansate, a decorazione a fasce e
linee in rosso cupo e, nella zona superiore, a zona a rete.
5. (21 71) - IJyclrietta a corpo a tronco di cono assai slanciato (0.20) dipinta su

FIG. o( - RYORIETTA OEM, A TO,!OA '1:1\'., li. 7.

fondo giallo brillante a linee orizzontali spazieggiate e a spirali semplici


peduncolate: colori vi vi ben conservati.
G. (~86-!) - Hydrietta (alt. mm. 212) di forma alquanto diversa dalle prercdenti n
~ palle piìt curve, collo alto, bordo svasato ed orlo largo, anse pit1 distaccate.
in creta gialletto·cinerea dipinta a colore bruno . .. ei due spazi tra le anse :
due uccelli con le ali spiegate a piume grosse rappresentate, con un ben
riuscito effetto d'insieme, a mezzo di un irregolare reticolato, affondano il
becco in una pianta a foglie lunghe carnose dai fiori sbocciati a corolla
aperta; nel terzo spazio un folto cespuglio fiorito di fiori a lunghi steli (\'.
.J A L I ~ <) S 131

fig. 50). I/ ingubbiatura ed il colore del vaso sono alquanto guasti. Questa
fresca figurazione naturalistica di uccello beccante, rara nella classe delle
ceramiche micenee, trova il suo riscontro in due vasi con identica rappre-
sentanza rinvenuti nella necropoli micenea di PhaesLos (1Jfon. Ant. d. Linc.,
XIV, p. 567 sgg., tav. XXXVII·VIII).
7. (2863) - Elegante forma d' hydrietta a corpo sferico schiacciato (alt. mm. 147)
co n due anse impostale obliquamente ed un'ansa verticale fino all'orlo del
vaso, di creta finissima a fondo giallo-marrone lucido con decorazione in
rosso vivo brillante con sovrapposizione di lineole a colore bianco agli orli

l'W. 52 - GRlil'PO DI V.\$1 OE!.LA TO~IRA XIX, N. 6, !J, 3, 8, j (DA S IN. IN Al/l'O).

della decorazione (v. fig. 51) 1 • 11 vaso è foraLo alla base, da un lato, da un
foro circolare fatto al tornio. Snl prospetto è raffigurata una bipenne sorgente
su lungo manico da due foglie basse lanceolate, simile a stelo floreale; in-
torno alle due anse si svolgono simmetricamente quattro fiori inclinati dalla
stessa banda, del tipo o-igliaceo, a corolla ripiegata e pistillo ricurrn, tra
basse foglie lanceolate. Per la viva freschezza dei colori è uno degli esem-
plari pit1 belli e pit1 caratteristici della ceramica a Yernice brillante di Ja-
lisos. La sacra bipenne che qui, senza perdere il suo carattere sacrale, ap-
pare st ilizzata come un motivo floreale, trovasi gfa associala con elementi
1
I.' i111pioi;o dcl ritocco bianco , ul color rosso ne l tardo lhudidi s r i1e11110 che ciìo -i do,osse anrorn ali' innnPnza del l;1
111ico11co !i osscr'a onchc noi grande cral•'r~ Jella tomba di ce ramica Ji l\0111aro>. Cfr. 110113 uocropoli Ji Egina una b1ì!]t/-
\l11l i.1nì1 (Crc tA), Ff!itfm • .lrc/1., i 90·i , rol. 3,, ta<. III; lo X:111- ka nnt ron riiorchi Liancloi, f:1>liem •.4rclt., ta\'. l'T, ~.

I
132 A. ~IAIURI

,·cgdali e decorati vi in un vaso di Pseira (Seager, f!lxcacat. in file island,


o/ Pseira, lav. VIII), in una larna.r di Paleocastro e in due frammenti di
Onosso e di H. Triada.
8. (2866) - Grande bicchiere circolare a corpo :;vasato, con ansa verticale ad anello
munito di foro circolare ad un lato della base com e il n. 7 (alt. mm. 11,
diam. l2); ò dipinto a fasce in bel rosso brillanto su fondo giallo lucido e
a fini circoli concentrici alla base: tra le fasce decorazione a metope del
t.ipo della fig. 52. In basso, alla linea mediana e ali' orlo, alla decorazione
dipinta si aggiunge una fascia a linee orizzontali incise regolarmente al
tornio. Esemplare anche questo di g rande finezza e di freschissima conser-
vazione degli originari colori brillanti (v. lìg. 52).
!), (29(i5) - Elegante oinochoe a piede sottile slanciato, corpo s ferico a spalle

PIO. 53 - DUE i;oP1»: .\ 0Ar.1oi-: O>; r.r •.\ •roMllA xrx, :-:. UHI.

schiacciate, a tre anse verticali o beccuccio prominente, finelllente dipinta


a fondo roseo, a fasce piene e fasce di lineole rosse con corolla a pistillo
aperto alla base del collo (alt. 0.243; fig. 52).
LO. (2875) - Oinoclioe a piede sottile, corpo sferico . collo a becco smussato, ansa
con a ttacco alla base a rilievo a bugna, in creta giallo-cinerea con decora-
zione a fasce e linee serpent.ine, della ste"a forma e tipo dell'esemplare
simile al n. 5 della tomba IV (cfr. fig. 11).
ll. (2876) - Anforetta a collo cieco e beccuccio, a corpo sferico piatto, dipinta a
vernice rossa a fasce e linee orizzontali e corolle floreali nella zona fra le
anse (mm. 12).
12. (2867) - Hydrietta minuscola triansata (mm. 105), giallo e rosso-bruno, con
motivo floreale stilizzato.
13. (2870) - Vasettino a cestello riproducente in minuscole proporzioni il vaso a
paniere triansato; due vasi con fol?;lie acuminato cuoriformi sn triplice stelo
ondulato (diam. 0.10).
.J ,\ 1, I 8 O 8 133

l-l. 1~8il) - Brocchetta in creta verde cinerea chiara, a beeco obliquo pro1uinente
e manico verticale impostato verticalmenlc s ull'orlo {O. t.3; cfr. p. 116, n. 10).
15-G. (2868-ll) - Due fini coppette a calice biansatc (alt. 0.10) a vernice bruna
con dewrar.ione sull'una di zona di corolle aperte rnvescie, nell'altra di ele -
menti stainiformi stilizzati lfìg. 53).
17. l ~di -l:) - Coppa a calice a piede alLissimo e
bordo carenalo a fondo monocromo g iallo-
mar rone lucido (0.18).
18. (2861) - Coppa a piede raccorciato a due anso
verticali in creta rosea dipinta esternamente
cJ internamente a vernice rossa cupo bril-
lante lmm. 143).
l!..l. (2872) Coppa dello stesso tipo del 11. 18,
dipinta a colore monocro1no giallo-cinereo
lustro (mnt. 115).
::!O. (:2860) - Coppa a piede bassissimo a <lue anse
oblique colorata esternamente ed inlcrna-
ment.e a fondo monocromo nerastrv (mm . 106).
:H. t:28ì:·l) - Coppettina a piede basso rnonoan-
sata, a bordo carenato in creta giallel~a
~ruzza t0.087 ).
~2. j'.!878) Yaso ca lefattorio ad impasto, a corpo
globulare, a tre piedi bassi ricurvi, buche-
rellalo nella parte superiore d'una quadru-
plice serie di fori (mm. 148).
:::!3. (2Rfi2) - Ya:;eLtino in miniatura rlel tipo di
oinochoe, guasto e mancante dell'ans<t (111n1.
i)) rinve nu to entro il pozzetto con avanzi di
ossa cre11rnLe (v. sopra).
Si raccoh;ero altresì lungo la parete O ed rn
della camera sepolcrale :
l'f(t, 54 - P O N'r~ OJ r.A~Cf ._\ or.LLA TO\IH~
:24. (8630) - Lunga punta di lancia in bronzo o .... x, "· 2t· f>.
<·ostola mediana rilevata (lungh. 0.35; fig. 5-l).
20. (36:31) - Altra punta di lancia a lama lanceolata a co,tola mediana rilernta,
con bordo a rilievo, rigato alla base (lungh. 0.203; fì~. 5-l).
TO\JOA XX - Dromos lungo m. 7.25, lal'go 1.80; camera sepolcrale :2.70
X 2.15; prof. 2.80 : la tomba presentava i caratter i di \' iolazioni o manomissioni
subite fin dall'anLichità; della maceria di chiusura della porta non restava che
qualche filare di pietre: la suppellettile e le deposizioni appal'i \'ano rimossi dall' o-
riginario collocamento e frammenti do Ilo stesso ,·aso erano dispersi qua e là nel-
!' area dcl pavimento della tomba. Ultimato il lavoro <li ripulirncnLo l.· apparsa, sca-

[
A. ~I A I l:I< I

rnta nel piano roccioso della camera o lungo I' a se del d,.omos (v. fig. 55), una
tomba a fossa rettangolare (m. 1.15 X0.58) della prof. di m. 0.65 con una. risega
superiore su cui poggiavano tre lastroni di a renaria grezza. Nell'interno, insieme
con la suppellettile descritta a parte, si osservarono scar.5e Lracce di uno schele-
t rino infantile tali da non permettere di giudicare con certezza se si trattasse di
una deposizione ad inumazione o a cremazione (\r. p. 137 sgg.).

ru;. 00 - TNTf;RNO DELLA 'fOllUA xx ClJN~•·ossA DI DKl'O:.IZIOXE.

l. (2072) - Grosso vaso a forma ovoidale, monoansato, a collo svasato piuttosto


strelto, rn creta roseo-chiara dipinto sul fondo dell' ingubbiatura a larghe
fasce nerastre nella parte inferiore e nella zona supe riore a fondo mono·
cromo egualmente nerastro (alt. 0.343 ; fÌO'. :'56).
~- (:2973) - Anfora panciuta a collo cieco e beccuccio a corpo sferico (0.256) di-
pinta a fondo giallo-marrone con decorazione a fasce e gli spazi riempiti
nella parte superiore di motivi puramente lineari ; zona a segmenti, a rombi
quadrettati riaccostati per uno dei vertici, a triangoli e a rete. È uno dei

[
.) ,\ f, I S 0 S 135

molti esempla ri di quesla necropoli a de-


corazione geometrica (cfr. p. 121, fig. 40).
:~. 1:2Vi6) - Va o a forma di animale in creta
gialletto-chiara con decorazione a fasce in
bruno opaco in parte disqua mata: corpo
c ilindriforme a botte, zampe a piolo, parte
anteriore piatta, la posteriore alquanto ri-
curva con la coda in rilievo aderente al
corpo; sul dorso è innestato un vasettino
biansato n l'oggia di un imbuto su d i un
cn ratc llo. l\fanca disgraziatamente, per la
manorni::;sione avvenuta nella tomba, la te.
sta di questo singolarissimo vaso: il collo
do,·eva essere eretto e la tesLa, probabil-
nwnle cli forma bovinn , di poco sporge nte
dalla li nea delle zampe (lungh. mm. 195, J'I Q. 0'1 · toltOS.:o;O ,. A~O
l)IU.J ..\ TO\lU \

nit. 207; fig. :Yi). In questa stessa ne- "". "· l.

cropoli trova riscontro nel vaso a figura


d' anirnale della tomb:1 XIT, n. 17, fig. 98. Per la qualifa dell'argilla ed il
tipo della decorazione è da ri tenere sicuramente di fnbbri <'a locale.
-1. (:2H7-IJ - Brocehetla ad ansa trifida con beccuccio a lazz~ (restaurato), in creta
giallcLla marrone a fasce brune: sulle spalle duo ser pentelli 111odellali a lutto
rilievo separata mente e attaccati alla superfìcc dc l va o, dipinti a colore 11e-
rast,ro, si srn lgono sinuosamente e Yengono ad nppoggial'si con le teste da
c11i $porgono gli occhi a r ilievo globulare, ai duo lai.i dell'orlo del becco a
tazza (al t. 111m. L7 3; fìg . 08-0). Ori -
ginalo ed ardita applicazione di cle-
me nti de lla clocornzione a rilievo su
ceramiche dcl tardo miceneo. IL mo-
ti,·o doi serpenti, che è difficile dire
se in questo easo cl iano al nostro va ' O
un carattere sacra le o ritua le, ricorre
dipinto in un'altrn simile brocchetta
nella tomba XVH (v. p. 12:), n. 49);
e~so è indubbiamen te una persistenza
del vaso rituale con serpenti di cui
due esemplari provengono dal piccolo
santuario di Gurnià nell'isola di Cre-
ta 1 • Singolare sopravvÌ\'enza di culti
antichissimi a Rodi mostra anche il
' E· ripro<lollo iu Uorn llAll'f S, Co11r11i11, p. 17-8, ta\·.
Xl e i11 ~hll ACllll\SI• , 1lntiq11it11 l "r éto/1n, I, ,,,,.. 36.
A. MAIURI

caratlcristil'o rnso rituale <lei :iiuseo tii Berlino pro,·cniente da Cnn1iro,;, dl'l
primitivo geometrico rodiese, su cui egualmente Jigurano :;erpentelli in ri-
lievo 1 • La brocchetta di Jalisos è quasi anello di congiunzione tra i vasi del
acello di Gurnfa cd il vaso rituale di Oamiros.
5. (2975) - Brocchetta sferoidale (0.20) monoansata a becco d. anitra bucherellato,
por liquidi ad infusione, dipinta nella parete superiore a decorazione di tipo
geometrico a coloro bruno rossastro slavato (fig. 60).
6. (2977) - Coppa a calice, frammentata (0.185) dipinta a fondo marrone luc·ido
con zona di Mllisneria spirali.e; tra le nnsc.

FIG. 5H - nnOCOlll:'fTA ,\ S&RPC::<TC UP.I.Tu\ TO:UBA xs:, N. 4.

7- 8. (2H~0 - 1) - Due YaS<'LLi a navic<'lla del Lipo della nostra fig. GO cli cui 1'11110
conserva l'ansa a nastro attac·c<1ta perpendicolarmente sul dorso, in creta
O'ialletta decorata a striscie bruno·rossastre f}ung. 0.1 45). Un vaso simile
presso il vil !aggio cli Castello, è stato segnalato dal Kinch, o. c., p. 56, fìg.
24, e descritto come avente forn1a di un delfino (?). 'l'rattas i ovidenternonte
di piccole luceme fittili portatili ad olio con un unico foro per l'immissione
del liquido di combustione e per la fuoruscita dello stoppino da ardt>re ~.
1 lllu.ir~w Ja Z.111:> IL, /\11//acriit '"" 11/iotlos in l\ 1~c11, pfaro ~i 111i lc provcnienlo J,1 Sia11:1 (llotli) Cli :u·11ui.;l:110 1lnl Uri.
l'ùuilltt de l'rordia (Rhodos), HJU, p. ~ti •;;;;.. fi;;. 13-a·b·r. ti .. h Mu:s'Junt.
Ai pro•lo11i :uulo~hi indic~ti J3llo Z1hn ortorre ::.:;~iun.erc una .t l.IHfR, in Ja/Jrb. O'l'dt. 11111., tHOi, ,). ~O'i e ~13 h~

.-nfor:i roditi del pcri0tlo ;;coructrico ron un ~erpente in rilic'o rarcolto i v:irì e~empJ;1ri di 1p1eslt• l11rer11e fittili proH•nient i
.. ull'au':' ilhhlrata. d:al Fui 1w:ienglcr in Jal1rb. a1·cll. ln1t. 1 I, Lia Mirc1c 1 Tirinto e Cipro : C'fr. hEll.A'IOf'l·Lo~, 1'/;ebaittì,
(1R8!i), p. t:l5, lì!;. ~910: il l'urlwà~ll!(h•r cila un àllro c•~m· A1·rlr . 111/llMI, lii , ili li, p. !li, fii;. iO·li o p. 153, n;:. li H .
JALISOS 137

9. (2979) - Ollettina assai grezza triansata dipinta a rozze fasce rossastre (0.10).
10. (2982) - Tazzettina minuscola mancante dell'ansa, rozzamente modellata con
il labbro distorto, dipinta internamente a colore bruno-rossastro diluito (0.03).
Nella tomba a fossa entro la camera sepolcrale si rinvenne la seguente sup-
pellettile:
11. (2978) - Hydriettina a corpo quasi biconico (0.112; fìg. 60) con due anse
oblique impostate sul ventre ed una verticale, con decorazione a motivi li-
neari ad angoli multipli, a segmenti serpentini a catena ed a linea ondulata.

ll'!G. 59 - 81\0CORETTA A: SRRl'EN'fl DEJ, LA TO\lllA )('( 1 N, 4.

12. (3633) - Collana formata di 21 grani di agata, amigdaloidi, di varia grandezza,


con tratti ad incisione, intercalati, nella nostra ricomposizione, da piccoli
grani globulari in agata (fig. 61). Di questa collana doveva fare indubbia-
mente parte la :
13. (3632) - Grande gemma lenticolare in sardonica legata in un cerchio d'oro e
attraversata orizzontalmente da un foro (diam. mm. 28; fig. 62): questa
gemma a guisa di bulla doveva occupare il centro della ricca collana. Vi è
raffigurata una divinità femminile vestita della caratteristica gonna del co-
stume muliebre cretese ricorrente su molti altri monumenti della pittura e
18
138 A. :MAlURr

della gliptica micenea, incedente con il gesto rituale delle mani levate ed i
grandi seni scoperti, tra due gr ifi alai i ed araldicamente affrontati. Il capo
della figura è sormon tato da due lunghi nastri serpeggianti anguiformi e
dall'emblema schematizzato a « T » della doppia ascia. Alla tecnica dell'in-
taglio assai accurata si è aggiunto l'incavo globulare al tornio nel disegno
dei seni, nell' occhio dei gr ifi e nelle ali decorate anch'esse ad occhio.
Questa gemma, evidentemente di arte cretese, appartiene ad un periodo an-

N. 5 - (2975) N. Il • (2978)

FllG. 60 - VASI OBI.LA TOllllA XX, N. o, 11, 7.

ter iore a quello documentato dalla ceramica d i t ipo tardo trovata nella ca-
mera sepolcrale e dalla presenza della hydrietta n. 11 rinvenuta nell'interno
della fossa.
14. E lementi vari di altre collane : (363..J) - erie di trentotto grani di collana in
pasta vitrea con rivestimento di lamina d' oro a forma allungata o a calice
di loto; - (3635) - Grani, chicchi e rotelline in pasta vitrea di varia forma
e dimensioni; - (3636) - Dischetti forati in pasta vitrea verdemare in-
tramezzati da chicchi globulari in agata; - (3649) - Minutissimi granellini
in pasta vitrea azzurra; - (3640)- Un cerchiellino in oro; - (3648) - Nove
anellini in argento ossidato, dei quali alcuni a forma di orecchino falcato.
JA L lS OS 139

lllG. 61 - ORI E COLL AXE OEJ,[,A TOMBA XX.

15-7. (3638) - Anellino di bambina con il castone formato da una scimmietta ac-
covacciata (fig. 61): per il motivo esotico della scimmietta nell'arte micenea
è da ricordare la scimmietta in porcellana dell'acropoli di Micene.
- (3639) - Anellino circolare d'oro con decorazione incisa di un ornato a treccia;
- (3637) - Grande rosetta a sei petali
d'oro lavorata a sbalzo con quattro forel-
lini al centro (fìg. 61).
18. (3641- 4) - Due grani amigdaloidi forati
con incisione di tecnica più corrente di
un' aquila ad ali spiegate e di un leone
accosciato; - (3642-3) - Un cannellino
cilindrico liscio ed un grosso chicco sferoi-
dale in agata.
19. (3645) -- Tre teste coniche di fuseruole
di cui uno in ambra, uno in pasta vitrea
rotta, ed~ uno in fa'ience con decorazione
di rosetta a sei petali; - - (36-1-7) - Una
1110 . 6'.! - GEMMA O fJLl, A T OMBA XX. piccola armilla in argento ossidato.

I
t40 A. MAIURI

TOMBA XXI - A vòlta franata ma con la porta ben chiusa ancora da ma-
ceria informe di sassi : la camer a preceduta da un dromos (lungo m. 6, largo al-
1' inizio m. 1, al termine m. 1.62) di forma pressochè quadrata giungeva alla pro·
fondità di m. 2.55 e misurava nei suoi due lati più lunghi 2.25 X 2.15. Gli scarsi

PIG. 63 - O ltul'Pl 01 \'ASI DELLA TOMIJA XX E XXI,

residui di ossa e il car attere che presenta la copiosa suppellettile tutta di piccole
dimensioni, farebbero supporre di tro,·arsi dinanzi ad una tomba con deposizioni
prevalentemente di bambini (fig. 63).
1. (2993) - Elegante finissima anforetta a collo cieco e beccuccio eretto in creta
gialletta con ingubbiatura pallidissima cinerea ricoperta per tutta la super·
fice del corpo sferico di ricca decorazione a colore bruno opaco: l'ornamen-

_J
JALISOS 141

tazione risulta di un polpo stilizzato sul prospetto con i lunghi tentacoli


avvolgenti, con gli spazi vuoti riempiti di circoletti con segmenti curvi in-
scritti, di triangoli punteggiati, di circoli con segmenti a raggi e, insieme,
di due anatre volanti a becco aper to (alt. 0.15; fìg. 64).
2-G. Cinque anforettine a collo cieco di piccole e minuscole proporzioni:
(2986) - A color rosso vinoso con fasce brune e triangoli con segmenti in-
scritti di tipo geometrico (0.12).
(2987) - In creta gialletta chiarissima con decorazione a triangoli e segmenti
curvi a color l.Jruno· completamente evanido (0. Ll5).
(:2909) - A fondo giallo-cinereo con sovrapposizione di colore rosso mattone
opaco con fascetta risparmiata sul ventre, sulle anse, sul collo (0.085).
- (2984) - Pit1 piccola, ordinarissima con zona a segmenti o a punti e sotto il

b'l(l. 64 - AlH'ORE<:'fTFJ E IJROCCHlllTTA D11LLA TO.\lllA XX( ,

piede, nel cavo, un rozzo segno cruciforme con gocce di colore agli angoli
(0.063).
(2995) - Di minuscole proporzioni (0.06) frammentata con motivo di polpo sti-
lizzato e circoletti puntiformi.
7. (3020) - Coppa a calice ad alto piede (0.1-!5) fortemente distorta nella cottura
a fondo cinereo a fasce brune e zona di tipo floreale assai stilizzato intorno
al bordo.
8. (3035) - Coppettina a calice a piede raccorciato, anse verticali a nastro, orlo
rientrante e svasato dipinta a fasce e lince rosso-brune con zona a onde
lungo il bordo: quest'esemplare deformato anch'esso nella cottura ripete
noti modelli delle coppe in metallo (0.115).
U-10. (29 3-2902) - Due coppettine di egual forma a piede corto, ad anse oblique,
bordo a gola rovescia con decorazione di tipo lineare e<l il cavo dipinto a
fondo monocromo rosso e nerastro (0.10-105): cfr. lig. 43, n. 55.

I
142 A. MATURl

11 (3006) Coppettina dello stesso tipo dipinta esternamente a fondo rosso cupo
opaco, internamente a colore nerastro (0.085).
12. (3003) - Minuscola coppettina (0.047) a pareti sottilissime con motivi lineari
con il cavo a fondo eguale rossastro (fig. 65).
13-5. (2985, 2989, 2991) - Tre tazze di egual forma a piede basso, corpo svasato,
bordo carenato, a due anse verticali ad anello : due di esse sono dipinte nel
cavo a fondo monocromo e sull'orlo a linea di gocce (0.09, 0.092, 0.07).
!G-7. (2988-2890) - Due tazze di egual tipo delle precedenti, ma ad anse impo-
state obliquamente sulla linea mediana (0.08).
18-23. (2997-8, 3013, 3021, 3030, 3034) - Serie di tazzine monoansate di piccole
dimensioni (0.07 ·0.055) ad orlo carenato a fondo gialletto e giallo-roseo, di-
pinte sul bordo, sul dorso dell'ansa e nel cavo a colore rosso mattone opaco
o nerastro.
24. (3010) - rrazzina minuscola con ansa ad anello e ad orlo fortemente carenato,
decorata di linee a gocce sul rovescio dell'orlo (0.05) : esemplare derivato
dalla metallotecnica.
25-7. (3007-3009, 3014) - Tazzette a corpo a tronco di cono, una grezza, le altre
dipinte di linea a gocce sull'orlo (0.05-0.07).
28-9. (3033, 3039) - Due tazzette ad orlo carenato e a due anse orizzontali.
30. (3025) - Oiotoletta a corpo emisferico decorata di circoli concentrici e forata
al centro (0.042) : la presenza del foro non giustificata dalla forma e dalla
piccolezza del vaso, è probabilmente anche qui da attribuire ad un ignoto
uso rituale.
31. (3024) - Vasetto a forma di calathos a base allungata · tondeggiante, a corpo
fortemente svasato, dipinto sul fondo dell' ingubbiatura giallo-chiara, a fasce
bruno opaco e a linea di gocce sul rovescio dell'orlo: sul bordo figurano
innestate e rozzamente plasmate quattro statuette fittili contrapposte due a
due, delle quali restano ben conservate due (fìg. 65), grossolanamente mo-
dellate e dipinte anch' esse a fasce con il consueto gesto rituale delle braccia
aperte o sollevate ad arco (alt. all'orlo 0.085). Cfr. gli altri vasi di questo
tipo con eguale decorazione plastica nelle tombe XV, n. 13 e XXXII, n. 25-6.
32. (3017) - Altro vaso a forma di calathiscos decorato esternamente ed inter-
namente a fasce brune orizzontali e linea di segmenti a gocce all' orlo
(diam. 0.173).
33. (3000) - Vasetto del tipo del n. 31 monoansato e munito di beccuccio a fasce
rossastre (0.075).
34. (3027) - Brocchetta sferoidale, ad ansa trifida e becco prominente munito di
sei fori, dipinta sul fondo rosso mattone di rozze spirali rosso·brune e di
nastri ricadenti dall'ansa (0.21).
35. (2994) - Brocchettina del tipo della fig. 117 con ansa verticale ad anello im-
postata sul bordo, a fasce brune e linee serpeggianti (0.13).
N. 12.

N, 31,

N, 35.

N , 3~. N. 49.

N. f!l. N. 41.

FIG. 65 - VASI DELLA TOMBA XX I.


144 A. :MAIURI

36. (2996) - · Grosso bicchiere campanato, monoansato, decorato a fasce ed elementi


lineari r ossastri all'esterno e internamente a larghe fasce brune (0.113 ; fig. 65).
37. (3031) - Scodella a base piatta, ad anse trifide oblique a fondo giallo mar-
rone lucido con decorazione in rosso slavato ad elementi lineari e r ozze
spirali all'esterno ed all'interno (alt. 0.044, largh. all'orlo 0.18; v. fig. 65).
È uno dei rari esemplari della ceramica del tardo miceneo rodiese che pre-
lude per la forma e per la decorazione ai prodotti del per iodo geometrico.
38. (3002) --- Vaso gemino formato da due ollettine biansate riunite da un manico
verticale a nastro decorato in rosso e bruno a palmette lineari ed a seg-
menti (alt. 0.125 ; v. fig. 65).
39. (3018) ·- Kernos a vasettini minuscoli riuniti da un sol manico a nastro, di-
pinto in color bruno a segmenti a catena e sul dorso del manico a spina di
pesce (0.085).
40. (3016) - Kernos a quattro vasetti accoppiati con manico ricurvo a nastro di-
pinto in rosso opaco e decorato di elementi lineari a palmetta, a rombo
quadrettato, a circoli riempiti a linee intersecantisi: sopra uno dei vasetti è
disegnato rozzamente un uccello a disegno schematico lineare (v. fig. 65).
41. (3005) - Vasetto a forma anulare con manico trasversale e beccuccio verti-
cale, rozzamente modellato, dipinto a fondo roseo e fasce nerastre (diam.
0.07 ; fìg. 65). Il vaso ricorda il kernos eiprioto a più vasi e protome taurina
disposti lungo la base anulare 1 e mostra altresì una singolare affinità con
vasi anulari del periodo geometrico rodiese (cfr. Kinch, o. c., p. 45 sg., fig.
18-20).
42-7. - Serie di ollette biansate e triansate a decorazione lineare o a fondo mo-
nocromo nerastro : v. es. simili nella tomba XVII.
48. (3004) - Parte superiore di un idoletto femminile a corpo appi~ttito con rilievo
mammellare, braccia levate in alto (di cui una mancante), collo e volto af-
filatissimo ed un alto cercine sul capo fortemente svasato, a cui si attacca
e pende sulle spalle, rozzamente modellata, la treccia dei capelli in rilievo :
il corpo è dipinto a fini segmenti lineari a color bruno e rosso opaco ; gli
occhi sono indicati da due circoletti con punto al centro; il cercine che
sovrasta come un diadema è decorato di linee curve a forma di ghirlande
(alt. 0.06; Tav. IV).
49. (3038) - Affilatoio in pietra argillo-schistosa a forma rettangolare con il solco
di scanalatura prodotto dall'uso (0.85 X 0.049 ; fig. 65).
50. (3653) --· Bella gemma lenticolare in sardonice variegata bianco e nero (diam.
mm. 22) con scena di caccia finemente intagliata : una figura virile armata
di spada nella destra e brandente un manubrio con la sinistra insegue a
gran corsa uno stambecco (?) galoppante che accenna già con il movimento
del capo volto all'indietro a stramazzare al suolo; nel campo inferiore un

1 0U~SAPD O. C.,
1 p. 358, lìg. 2()i.

[_-'
,J ,\ 1, l so $ 145

cane dal corpo squisiLamentc modellato è 1n pos1z1one d'attesa con il muso


levato verso la preda e la lunga coda avvolta a spirale (lìg. 46).
Nella stessa tomba si rinvennero: cinque grani di collana certamente infantile
di cui tre a dischetto, due a t ipo floreale ed uno a grano oblungo, alcuni pochi
frammen ti dei consueti fìlamenti di piombo e tre conchigliette di Cyprea lnrida.
'l'utto il materiale in ceramica di questa tomba si presenta con le stesse uniformi
caratteristiche : decorazione a colori opachi con motivi prevalentemente di tipo li-
neare e preludenti nettamente alla decorazione geometrica : mancano inoltro com-
pletamento vasi di medio e grandi dimensioni. Ad eccezione della gemma h.:nLi·
colare d'importazione indubbiamente cretese, t utto il r esto della dcposir.ione può
ri ferirsi agli ultimi periodi del mi ceneo o sub-miceneo rodiese.

TOl\lBA xxn - ' L'omba di piccole d imensioni scarnta alfa prof. d i m. 2.10
con la porta e la volta. franata: dro nws m. 2.80, largh. I .-1-5 ; la camera sepolcrale
mis u ra noi lati piì.1 lung hi 1.26 X 1. 20. Si riconobbe un sol cranio poggiato iìll' an-
golo di SE ed altri pochi framm enti di ossa. Il corredo era costituito dai seguenti
vasi :
1. (30-10) - Anfora a corpo pi ri forme, spalle molto ricurve, a tre an:>e in creta
g iallo-cinerea chiara dipinta a c0lore bruno eYat1ido c.:o n decorazione a fasce
di segmenti ricurvi t ra le anse (alt. 0.47). lG alquanto deformata dalla cot-
tura o dalla compressione del terreno.
2. (30-13) - Anforetta a collo cieco, slanciata a fasce e segmenti cun·i in ros5o
brillante (0.1 8).
3. (3042) - Grande coppa a calice biansata a bordo diritto dipinta a fondo rnono-
cromo giallo-manone lucido (mm. 192).
4. (30-11) - Vaso a tre piedi trifidi e ritorti a ricciolo, grezzo, monoansato buche-
rellalo nella parte superiore e decorato di bugne a rilievo mamnielliforme
(0.197).

To~rnA XXIII - Separata da un maggior intervallo delle precedenti e con


un angolo di deviazione verso S I~~, si apre il dronws della tomba XXllI che giunge
presso la porta della camera alla profondità di m. 3.40 : il cb·omos lungo ed arcuato
(lungo 5.55) presenta la caratteristi c.:a maggiore inclinazione di uno dei lat i rispetto
all'altro; la porta si presentò murata da una doppia cortina di pietre a stipiti ra-
stremati e ad a rco ribassato; la camera a pianta quasi per fettamente quadrata,
misurava 2.20 X 2.25. Nello scavo praticato al di sopra della vOlta franata della
tomba, si osservò al li vello del!' arco della porta u no schelet.ro inumato con il cranio
a sud deposto sopra un letto di pietre grezze ed appartenente eviden temente ad
una deposizione po teriore a\1 venula quasi cer tam ente quando Ja vòlta della tomba
era già franata: disgraziatamen te l'assenza di oggetti del corredo non permise di
assodare l' epoca alla quale pot.eva riferirsi questa singolare sovrapposizion e. Al piano
della ca.mora sepolcrale si osservarono t.re schele tri di cui due erano orientati da
146 A. MAllì RI

~O a SE, il terzo di orientazione incerta. La suppellettile era ammucchiata in due


gruppi agli angoli della parete meridionale, quasi ai piedi dei due scheletri allineati
lungo le pareti di E e O. ~ello scavo del dromos di que ta tomba si raccolse un
idoletto miceneo in frantumi e vari frammenti di ceramica a vernice brillante,
non sappiamo se residui di altre deposizioni o tracce di manomissioni.

1. (3045) - Elegante anfora triansata a piede si,reLto, corpo sferoidale dipinta a


fasce e linee rosse e brune e zona embricata a circolctti punteggiati sovrap-
posti (0.385).
2. (3044) - Anfora in creta verde-cinerea a decorazione in color brnno con zona

}'IG. 66 - ANI/ORA o~:r.r.A ·rol!llA xxiv, N. 2.

tra le anse a fine reticolato intramezzato da scompart,i a spina di pesce


sciolta (0.378).
3. (3046) - Elegante anforetta a collo cieco e beccuccio, a corpo slanciato, a fondo
giallo-marrone dipinta in rosso brillante a fasce e linee orizzontali e corolla
floreale alla base del collo (0.18).
4-6. (3048-50) - Tre anforettine a collo cieco a decorazione a fasce brune e zona
di palmette alla base del collo.
7. (3047) - Oinoclwe a corpo sferico a becco orizzontale ali ungato, ad ansa con
costolatura mediana e rilie\'O a bugna all' attacco, decorata rozzamente a
colori opachi rosso-bruni a triangoli e zone a dente di lupo (0.267).
8. (3052) -- Vasetto monoansato con decorazione in bruno ad angoli diritti e ro-
vesci (0.097).
9. (3053) - Vasetto calefattorio a tre piedi ritorti, a corpo quasi biconico, forato
nella parte superiore.

[
.JALISOS lH

TOMBA XX.l \' - Dromos ben conservato ed ampio (lungh. 5.50, largh. 1.55);
camera a forma pressochè ovoidale di piccole proporzioni rispetto all' ampiezza del
dromo.c; (lungh. mass. dell'asse m. 1.60): davanti alla porta della camera sepol-
crale arcuata e ben murata, si è notato, a somiglianza della tomba XIX, una
pecie di anLicamera coperta anch'essa di vòlta franata e limi tata verso il dromos
da un basso muretto fatto di pietre e schcggion i di arenaria : in questo spazio si
rinvennero i vasi elencati ai nn . 1-5. Nell'interno della piccola camera, lungo la
parete di est, erano deposti tre scheletri con i crani appena riconoscibili e i soli
duo vasi elencati ai nn. 6-7. Nell'anticamera non s i os ·ervò alcuna deposizione.

1. (3054) - Anfora a tre anse a fondo gialletto-chiaro lucido, ad elegante corpo


sferoidale allungato, dipinta a zone di triplici fasce brune e nella zona su-
periore a superfice embricata : colori brillanti (alt. 0.40).
2. (3056) - Anfora di tipo più ordinario restaurata solo n ella parte superiore, a

1'1(1. 6i - TAZZA DELLA TOl!DA xxiv, Il. 3.

forma ovale allungata, a decorazione rosso opaco slavato con motivi stilizzat i
di foglie a palmetta del tipo della :fig. 66.
3. (3057) - P.Jlegantissima tazza a due anse orizzontali ed una verticale, con piede
rialzato e bordo leggermente carenato in creta finissima giallo·rosea, con de·
corazione di circoli alla base e di serzn.tlae marine svolgentesi a raggera
tutt'intorno al corpo della tazza (alt. 0.07, diam. ali' orlo 0.15; tìg. 67).
4. (3051) - Anforetta a collo cieco e beccuccio a corpo sferico schiacciato, dipinta
a colore bruno opaco (0.095).
5. (3060) - Olpettina minuscola monoansata grezza (0.06).
6. (~039) - Anforetta a collo cieco a corpo quasi biconico con le anse rialzate di
tipo ordinario dipinta a fondo monocromo nerastro (O.IO).
7. (3055) - Vaso ca1efattorio a corpo globulare a tre piedi ritorti, bucherellato
ne lla parte superiore (0.20).

Dall'interno stesso della camera si raccolsero pochi grani globulari in pasta.


vitrea appartenenti al corredo di una delle deposizioni.

[
148 A. MAIUIU

TOM BA XXV - A sinistra del gruppo


IV e VI si mise in Juce un'altra tomba
a camera egualmente orientata da KNO a
SSE: la pre ~enza di un vigneto non per-
mise di metterne in luce completamente il
dromos che potc,·a misurare approssima-
tivamente un 6 metri: Ja camera alla pro-
fond ità d i m. 2.80 a pianta quasi. quadrata
misurava nei lati d i est e di sud m. 1.60
X 1.00. U n solo scheletro era ben ricono-
scil>ile d isposto parallelamente a ll a parete
d i est con il cranio verso l'angolo di NE;
la suppellctLile, ad eccezione del la grande
anfora n. 2 scoperta ali' angolo NO, si rin-
~IO. 0$ - A:<FOl!t:TTA IN B UCCHERO "':no venne tutta agli angoli della parete me-
DELLA TOllB.\ XXX, "· 6.
ridionale.

l. (306~) - Anfora a tre anse a fondo gialletto pallidissimo, a decorazione bruna


a fa>cc e a zone di palmette t rian ~olari sulle spalle (0.402).
2. (3061) - Altra anfora a corpo pit1 tondeggiante dipinta nella zona tra le anse
di reticolato a maglia a colore rosso-bruno lucido (0.425).
3. (3063) - Anforetta di tipo corrente con ornamentazione di zona a spirale ri-
corrente negli spazi tra le anse : ùisegno trascmato, colori in rosso slavato
opaco (0.37).
4. (3067) - Grossa epichysis a forma cli calathos munito di lùngo beccuccio oriz-
zontale a sommo dell'orlo a fondo giallo cinereo con decorazione g uasta a
fasce e a zona a onde e linea di segmenti sul bordo (alt. 0. 187, la rg h. 0.28) :
cfr. l'esempla re simile della tomba V, fig . 21.
5. (3064) - F ine anforetta a collo cieco e beccuccio eretto, a colori brillant i r osso
v ivo e .rosso bruno, a corpo sferico schiaccin.Lo, con corolle florea li alla base
del collo (0.14 ).

PIO. 69 - OOl.lu\"(NA DELLA •rol(ll;\ xxv, N. 8.


.JAl.dSOS 149

6. (3066) - .Minuscola anforettina a collo cieco e beccuccio a base


piatta e la parte inferiore a pareti quasi verticali, in bue·
chero fine nero lucido (mm. 75; fig. 6 ). È uno dci rari e-
semplari e pitt finemente ese-
guiti dei vasi in bucchero della
necropoli d i Jalisos: c fr . p. 126.
7. (3065) - Brocchettina con ansa
verticale ad anello e beccuc-
cio prominente, dipinta a colore
monocromo nerastro (0.02).
8. (8607 - 9) - Elementi di collana in
f ai'mce a g rani amigdaloidi, a
fi ore di loto, a broccheltina, a
perline globulari e a minuscoli
dischetti color verdemare (fig.
69) appartenenti probabilmente
ad una deposizione infantile.
Tra e si 1111 g rano di collana
forato foggiato a doppia fuse-
rnola in steatite ner a.

Tol\IDA XXVI -- Per la sua po-


sizione sull'orlo ori entale della colli-
na, ciuesta tomba appa ri \'a per buona
parte asportata dall'erosione del ter-
reno e forse in parte manomessa: il
piano dolla camera era a lla profon-
dità di m. 2. Si ricuperarono i se· F IO. 70 - OOL'r!>Lr,o rm Ab' F lbA1'010 o r, J,LA TOMBA XX\'l.
guenti oggetti:
1- 2. (3068-9) -- Due anfore triansate a corpo pirifo rme a colore bruno opaco su
fondo giallo-marrone con zona a spirali l'una ed a superfice embricata l'altra
meno ben conservata e dai colori quasi completamente evanidi (alt. mm.
855-~66).
3. (3070) - Anforettina globulare a collo
cieco, a fasce, linee e palmette stilizzate
in rosso vivo su fondo g iallo chiaro
(mm. 103).
-!-5. (3072) - Coltello in bronzo a lama
leggermente ricurva con manico in osso
e gl'Ossa pietra da affilare di forma trian-
r io . 71 - llL l nlES'rt 01 oor.LAllA or-:r,1 ..\ TOMBA XX\"!. golare (fig. 70).
l f) () A. )IA I UHl

G. (:3GU6) - Quattordici gran i m fai'ence grigia amigdaloide fo rati per collana


(fig. 7 1).

To)IBA XX\' J[ - Carnera alla profonditli di m. 2.60, a pianta rettangolare


allungata con i lati pii'1 lunghi di m. 2.50-2.40; la vòlta sprofondata lasciava vedere
gli attacchi all'altezza dal piano della tomba di ni. 1.60; la porta ben murata mi-
surava m. 1.50 X 0.95. :N'el d?'Om os solo in parte scavato, sviluppandosi in gran
parto nell'attiguo vigneto, si rinven nero frammenti vari <l i ceram ica micenea a
vorn ico brillanto, tracce for se di precedenti deposizioni. A l di sopra dell'arco della
por La giaceva nel terreno una pietra calcarea ritagliata e rozzamente levigata a
forma di piccola stele con un fo ro circolare nel
mezzo (alt. O.i32, fìg. 72). Nell'interno della tomba,
insieme con a lt ro materiale frauato, si r invenne un
blocco rettangolare di com une arenaria locale, ac-
curatamente squadralo con innestato a cuneo un

L'IO . 78 - ULOOOO l)'AnOllLTRAl'E Ol<:LLA


J'((t, 7;! - Sll\{A ·roMBAl.. E - TOMBA XX:\'H. 'l'O~CUA XXVll.

all.ro pitL piccolo concio di pietr a (0.55 X 0.3 1 X 0.25 ; fìg. 73) che poteva proba·
bilmonte servire come chiave d' arco della volta della camera sepolcr ale: il blocco
appariva infatti caduto sopra una delle grand i anfore del corredo funebre, schiac-
ciandola. Si accertò la presenza di due scheletri di cui l'uno presentava il cranio
appoggiato ali' angolo ~O, ma verosimi lmente le deposizioni saranno state in mag-
gior numero.

l. (3075) - Elegante anfora a piede ristretto, corpo espan o, a tre anse verticali,
dipinta su fondo giallo-marrone a larghe fasce in rosso vivo con zona sulle
spalle decorata a squame del consuoto tipo a segmenti di circoli inscritti e,
sull'orlo, di linee a spina di pesce sciolta. Colori br illanti e ben conservati
(mm. 4l5).
2. (3074) - Altra anfora della stessa forma e colori con zona a fine reticolato
romboidale a lineole rosse dipinta tra lo anse mm. {315).
JAL I SOS 151

3. (:3073) - Anfora a corpo ovoidale munita di sole~ due anse verticali impostate
sulla curva delle spalle : fondo cinereo pallidissimo con decorazione, a colori
completamente e rnnidi, a circoli spiraliformi peduncolati e linea a zig-zag al
di sotto delle anse (0.40).
.J. (3076) - Grande cratere a piede sottile, corpo espanso, collo svasato, anse piatte
o larghe a nastro, in creta fine dipinta a fondo giallo-marrone lucido e de-

J'IG. 74 - GRA~DE CltA'N~RI~ DP.1.1.A 'rOMUA X~\'11, ~ • .&.

corazione in rosso vivo in parte guasta. Da un lato si ha la tipica rappre-


sentazione del carro da guerra con auriga ed un sol cavallo raffigurato di
profilo, con il corpo smisuratamente allungato e la coda €' la criniera sche-
maticamente rappresentate a linee di segmenti: nel campo elementi floreali
a palmetta a steli ondulati e circoletti punleggiati negli pazi vuoti come
nella posteriore decorazione geometrica. Dall'opposto lato ornamentazione
soltanto floreale a palmette diritte e rovescie con elementi zoomorfi marini
di riempimento. Il disegno nell'insieme è assai schematizzato e la decora-
zione si distacca poco dal fondo per la poca diversità dei toni di colore del

[
152 A. ~IA!URI

ro:-so vÌ\'O son-apposto sul roseo marrone (alt. 0.33, largb. ali' orlo 0.255 ;
fìg. 74-5). In un cratere miceneo, proveniente egualmente da Rodi, dell'An-
tiquario di :.\Ionaco, ricorre l'identica rappresentazione del carro da guerra
a due cavalli con auriga e guerriero ; così anche nel cratere d'Amatunta del-
1' isola di Cipro di egual tipo.
5. (3077) - Elegantissima oinochoe a piede alto slanciato, corpo tondeggiante,
mnnita di tre anse verticali e beccuccio orizzontale (fìg. 79) : decorazione
accurata a color i smaglianti in rosso bruno e rosso palli do sul fondo giallo
c·aldo levigatissimo della superfì ce del vaso : è composta cli fasce brune in-

PIO. 75 - CHATB IO: OBf,lo\ 'l'O~ll~A XXVH • N , 4.

tramezzate ua lineole chiare e, sulle spalle ed alla base del collo, da una
doppia zona di corolle fiorite di Mllisneria spiralis (alt. 0.26).
6. (3078) - Grnssa anfora a collo cieco e cor po globulare mancante della parte
inferiore dipinta a colore bruno semilucido su fondo giallo chiaro. La ricca
ornamentazione è formata da scomparti altrrnaLirnmonte riempiti di linee
a zig-zag e di palmette floreali stilizzate a forme pressochè geometriche .
alla base del collo linee a spirale ricorrente (m. 0.25; 'l'a\'. III). B uno dei
prodot.ti più tipici della tarda decorazione del miceneo rodiese.
'. (3081) - Anforettina a collo cieco a colori brillanti in rosso Yinoso con motivi
a pa lmetta alla base del collo (mm . 17 5).
8. (3079) - Altra anforetta a collo cieco e cor po sferi co : fasce e corolle floreali
in bruno lucido su fondo chiarissimo (O. LO).
JALISOS 153

9. (3080) -· ~Iinuscola anforettina a fasce in ros o-vinoso (mm. 67).


10. (308-!) - Coppa a calice a piede alto, biansata in crch gialletta dipinta ester-
namente ed internamente a fondo rosso lucido \'inoso (O. l-1).
11. l3083) - Ciotoletta monoansata dipinta in rosso opaco (mm. 13).
12. (3085) - Vaso grezzo a tre piedi con lunga ansa ad anello bucherellato e de-
corato nella parte superiore di bugne a rilieYo marnn1olli forme (0.18).

l'lfì.. 7V - Pl"S""rA J)I LASCIA, COL.TEl.. Ll g l'R~("C IQf,(~ \ IH'.: 1. 1.A. ·ro\fOA XX\'ll, s:. 13-U.

'i rinvennero inoltre i seguenti bronzi (v. fig. 76):


IB- 6. (3661·4) - Punta di lancia con costolatura mediana di rinforzo e lungo ma-
nico cavo d'innesto con foro alla base per chiodo trasversale (0.19). Coltello
a larga lama leggermente ricun'a, fortemente ossidato, con manico spezzato
munito di tre chiodi (0.18). Altro coltello a lama lunala con manico serpeg-
giante a margini rialzati (0.245). Frecciolina ad alette corte e lungo codolo
<l'innesto (mm. i52). Si raccolse inoltre una fuscruola biconica.
20

[
154 A. ~!AlURI

XXVIII - Di questa tomba lo scavo si dovè limitare soltanto alla


T O:lIBA

camera sepolcrale, perchè il dromos si svolgeva completamente nel vicino vigneto.


La camera. cli ampie proporzioni ed a pianta quadrata, presentava lungo la parete
di ovest una specie di podio ricavato da lla roccia del colle, sopraelevato di m. 0.20
dal piano della camera, largo 0.40, lungo 1.15 : su questo banco era deposto uno
scheJcliro giovanile con il cranio appoggiato all'angolo di NO ed avente accanto i
rnsi elencati ai nn. 6-9. A questa deposizione dovevano appartenere i grani di
collana (n. 22) raccolti al d i sotto del podio. U n secondo scheletro di adulto era
disposto co n la stessa orientazione a sinistra della porta ed aveva presso il cranio
ed ai piedi i vasi descritti a i nn. 6-2l. Il resto della su ppellettile era quasi am-
massato lungo la parete occidentale della tornba.
I. (3097) - Grande anfora a t re anse, restaurata da molti frammenti, a corpo ovoi-
dale a lquanto deformato, a fondo g ialletto pali id issi mo, decorata fino all' al-
tezza delle spalle di zone a triplice fascia rossa e nel campo delle anse di
moti vi assai geometricamente schematizzati fìLomorfì a palmetLe e filamenti
111 rosso pit1 slavato (fig. 77 ; alt. 0.587). Colori poco ben conservati.

2. (0099) - A sinistra dell'entrata : elegante


anf'ora di medie dim ensioni (0.406) a
c:orpo pi ri forme, dipinta su fondo
giallo marrone brillan te a zone di
fasce rosso e rosso-br uno con deco-
razione a fi ne reticolato tra le anse.
:3. (3100) - Altra anfor a a corpo pit1 e-
spanso, vernice brillante, con zona
a palmette georneLr iche tra le anse
e segmenti a spina di pesce sciolta
sul rovescio dell'orlo (0.375).
-!. (309.?) - Al centro della tomba : grande
anfora a forma OYoidale allungata, di-
pinta sul fondo roseo-mar rone a zone di
Lriplice fasce ed a superfiee embricata
1'(0. 78 - VASO A l'I \SC"lll~TTA ntU-'11A TO\fOA xxnn,
in ro::;so cupo brillante (alt. 0.52). s. 7.

_ _ _J
,J A J, ISO$ 155

5. (3096) Anforonc ovoidale a collo cieco e grosso bt•cco verticale, dipinto più
rozzamente a semplici fasce orizzontali in rosso mattone opaco (0.425): cfr.
i tipi identici nelle tombe IV, YI e VII; cfr. fìg. 28.
Al di sopra del letto funebre :
6. (3105) - Anforettina a collo cieco e beccuccio, ornata di fasce e lineole e co-
rolle norcali intorno al collo (mm. 95).
7. (3118) - Vaso a fiaschetta, biansata, a corpo sferico, in creta finissima dipinta
su fondo giCJlletto chiarissimo a circoli concentrici ed a spina di pesce in

Pl(l. i1l - Ol:<IOOROE DELLA 'fOMBA xxvrr, N. li ·~ XXl'lll, "· IO.

rosso vinoso (0.155; fig. 78). Vasi a fiaschetta della stessa forma e con la
stessa decorazione elegante a circoli si rinvennero in Cipro.
8. (3108) - Vaso tripode, a piedi t rifidi, globulare con manico arcuato verticale
decorato su fondo marrone opaco a zona continua di segmenti curvi (0.2-!) :
cfr. gli esemplari simili della tomba XXXI, 23·4 e della necropoli di Lelos
(tomba VI, 3361-2).
9. t3119) - Vaso grezzo a tre piedi r itorti, monoansato, bucherellato (0.18).
10. (3101) - Bella oinochoe a corpo sferoidale, collo alto, becco smussato, ansa a
nastro con costolatura o bugnetta in rilievo, a colori brillanti e di fresca
conservazione: fondo giallo-marrone lustro con decorazione in rosso vivo di
I 06 A • .\IAIUIU

un grande polpo s'·olgentesi con i tentacoli al·


lungati e sinuosi intorno al corpo del vaso
(fìg. 79). Anche qui come nel vaso della tomba
XIX, n. 7, fìg. 51, si o:;serva i I colore sovrapposto
bianco per dar maggior rilievo al di::;egno sche-
matico del polpo (0.'35). B anche questo uno
dei prodotti meglio rnpprcsPntativi della tecnica
a vernice brillante della fabbrica di Jalisos.
l l. (3114) - l ~lcganLe piccolo bicchiere a campana
in crela lino giallctta, dipinto a doppia zona di
palmette geometriche ed a circoli concentrici
1' 1 ; , 80 - OICClttl~Rl)l)F.J1T ...-\ 'l'O~fB.\ XXXLIJ,
X. 11. alla base (0.07 ; fig. 80).
12. (3115) - Altro bicchiere a corpo conico for-
temente svasatoI monoansato l a piede leo-O'ermenle Ob
rilevato l dipinto sul fondo
giallo-chiaro a circoli spiraliformi a colore bruno (alt. 0.066, largh. all'orlo
0.10; fig. 81).
13. (3L11) - Tazzina mescitoio a beccuccio orizzontale dipinta in rosso vinoso con
r.ona a palrnette geometriche (0.071.
1-J.. (3116) - )linuscolo vasetto monoansato fincmenLe dipinlo a lineole e palmette
brune (0.067).
15- 6. (3112-3) - Due brocchettine a manico verticale <' beccuccio prominente di-
pinta l'una a fondo monocromo nerastro, l'altra rosso-cupo (0.09-0.11 ).
l 7-8. (3107 -3110) - Due coppe a piede raccorciato, biansate, dipinte esternamente
cd internamente a colore eguale ro'SO-vino:;o e rosso-cupo (0.078-0.1-1).
18-D. (:3 108-9) - Due tazze monoansate ad orlo c·arenato, a ·piede raccorciato,
grezze (0.08).
20-1. (3102-3) - Tazze a forma di kylikes a piccole anse orizzontali sull'orlo leg-
gennente carenato, rozzamente dipinte a colori opachi : l'una di esse è de-
corata sull'orlo a segmenti lineari. Per la forma e per la decorazione questo

PIG. $1 - B!OOHIE!U; DELLA TOMllA XX\'lll , I<. 12.


J A r, I SOS 157

tipo di coppa sembra preludere alle 1.-ylikes del periodo geometrico rodiese
(0.010-0.105).
Gli elementi vari di collana ed altri oggetti di ornamento rinvenuti presso il
lelto funebre, sono rappresentati nella fig. 82:
22. (3550J - Lunga collana formata da quarantotto grani amigdaloidi in pasta
vitrea grigia; - (3551) - Collana composta di ventun grani oliviformi e
di un cannellino cil indrico decorato a lineo inciso; - (3552) - J_iunga col·
lana a grani a bacche di mirto (n. 47) con una rotellina, da noi collocata

•·ro. 8~ - COI.LANA DELLA TO llOA XXl'lll, N 22.

al centro, in pasta vitrea gng1a. Questi vart elementi formavano probabil-


mente un'unica collana a piì1 file (fig. 82).
23. (3554) - Pendagli in pasta vitrea grigia e in gran parte frammentati con de-
corazione a due o tre riccioli usati come diadema.
24. (3558) - Serie di otto rosette di tipo miceneo in lamina d'oro sottilissima
in parte guaste dalla compressione del terreno.

TOMBA XXI.X - A profondità di m. 2.30 dal pia •1 0 di campagna piccola


camera sepolcrale a pianta quasi circolare (m. 1.55 X l...JO), preceduta da un dro-
mos lungo m. 5.80, largo L30; la porta, bassa e ben chiusa da murelJo a secco,
misurava 0.90 X 0.60 X 0.40. Si accertò una sola deposizione con il cranio volto
verso SSK L'anfora n. 1 è apparsa sollevata di 40-50 cm. al di sopra del piano
della tomba, ma ciò si deve unicamente al sollevamento prodotto dal franamento
del terreno.

l
158 A. MAIURI

l. l30861 - Grande anfora, rest:mrata da molti framm enti, a tre anse a corpo glo-
liulare, a fondo giallo-marrone chiaro, dipinta a larghe fasce bruno ed a
11ona a reticolato nella parte superiore (0.436).
2. (30 7) - Finissima anfora a colori brillanti in rosso a rosso-scuro sul fondo
giallo lucido : fasce e linee orizzontali e zona a palmette ondulate sulle spalle
che danno al vaso un' aria di eleganza e di movimento (0.253; fig. 83). E-
semplare bello per fresca e viva conservazione di colore.

lfJO. 83 - ANl·"OllA OKLLA •ro"nA XXIX, N. 2.

3. (3090) - E legante vasetto a forma di paniere, triansato, a fondo marrone lucido


con fascia a onda, circoletti puntiformi e circoli concentrici alla base (0.067;
fig. 8-1).
4. (3092) - Vasetto a forma di navicella, con ansa sul dorso, dipinto a fasce on-
dulate rosse (lungh. 0.12; fig. 85): è probabilmente come i simili vasi della
liomba XXI, n. 7-8, fig. 60, un tipo di lucerna fittile.
5. (3089) - Minuscola oinochoe a bocca trilobata con decorazione lineare a colori
opachi (O.O 5; fig. 8ù).
7-8. - Una brocchettina ed una coppettina biansata a colore monocromo rossastro.

[
J A f, I S OS 159

S.} - r.uo1: 1tNA A ':{A vro~r.r,A DE1.1.A ·ro,rnA ~xrx,


"'°· Hl VAs11·no rrnr.r.A ·ro~rn.\ xxrx, N. il.
IH(}.
N. 4.

TOMBA XXX - A monte della tomba IX cd allineaLa insieme con il gruppo


di lombo XIX-XXII, si rinvenne una camera sepolcrale con la porta franala, pre-
ceduta da un lungo dromos che aveva inizio al di sopra della vòlta franata della
tomba n. lX, segno evidente che essa dovè essere scavata in epoca successiva a
quesla ultima tomba. La camera a pianta ret.tangolare misura.va m. 1.90 X 1.70.
r.Ja scarsa suppellettile era costituita da pochi ''asi di piccole dimensioni: Ya-
setlo minuscolo <lei tipo a paniere (n. 3395) decorato di zona ondulata; anforetta
a collo chiuso a forma schiacciata, spalle piatte e beccuccio ,·erticale (n. 3400);
broc:chet.tina a manico verticale sul bordo e becco prominente (n. 3396); due coppe
(3397-8) in creta giallo-rosea dipinte a colore nerastro; tazza (3401) a campana di-
pinta a fasce e ci rcoli rosso·bruno. Si raccolsero inoltre vari grani e · pendagli di
pasta vitrea a lavorazione granulare.

TOMHA XXXI - Nell'area fra le tombe XXIV


e XX Vl U solo parzialmente esplorato in questa cam-
pagna, a causa della coltivazione a vigna: si miso in
luce una delle pitt ampie camere sepolcrali della ne-
cropoli il cui asse d'orientazione era da NNE a SSO. La
camera a pianta rettangolare irregolare misura nei
lat.i più lunghi m. 2.85 X 3.20. La ricca suppellet.tile,
t.ra le piit ricche ed abbondanti della necropoli, era
disposta ai due lati dell'entrata, lungo le pareti di
O\'est e di sud e nel mezzo della camera: si accertò
la presenza di lrc scheletri disposti lungo l'asse prin-
cipale della tomba, ma, data la corrosione subìta dai
relit.ti ossei e lo sconvolgimento prodotto dal frana-
mento della Y\)lta, il numero delle deposizioni poteva
essN maggiore. PI(>. /l6 - OINOOROE 01;1,1. ,\ '1'0\lllA
X'\lX1 "\, .).

_J
160 A. MAIUHI

l. (2879) - ~\nfora di grandiose proporzioni (0.056) a forma sferoidale piuttosto


allungata, a spalle tondeggianti, anse scanalate e molto riavvicinate alla base
del collo, piede ed orlo piatti ed a.;;sai sporgPnti. La decorazione sul fondo

PIG 8i - GRA!-:DE ASI'ORA UblLL ~ TOMBA XXXI (l!Sill),

giallo-roseo e grigio risulta per la metà superiore del vaso di fasci di linee
ondulate con tutti gli spazi vuoti riempiti da molluschi marini stilizzati a
forma di meduse o di actinie. Si ha pertanto anche qui una persistenza
della predilezione della ceramografia micenea a raffigurare il mondo subacqueo
marino, poichè evidentemente nei fasci di linee a onde il ceramografo ialisio
JALISOS 161

ha inteso di raffigurare il fondo del mare popolato di molluschi (fig. 87).


Per la singolarità-.: della decorazione è uno dei prodotti pit1 interessanti della
fabbrica di Jalisos.
2. (2880) - Altra grande anfora a corpo pit1 panciuto, spalle tondeggianti, collo
assai ri:>tretto (alt. 0.53). Decorazione sul fondo giallo marrone lucido a zone
a triplice fascia in rosso vivo e, sulle spalle, a uperfice embrica ta formata
da una fitta sovrapposizione di segmenti circolari: colori brillanti.
3. (2884) - Parte superiore di un'anfora di grandi proporzioni (diam. 0.48) in

l'IG. 88 - A:<FORONE ODl; l..A TO ll llA l('('(I, s. G.

creta giallo-cinerea- con decorazione in bruno di tre nautili negli spazi tra
lo anso a lunghi tentacoli spiraliformi.
4-.3. (2 81, 28 3) - Due anfore tria.usate di tipo comune con decor azione a fasce
e a zona embricata semplice sullo spalle (0.496·0.39).
6. (2882) - Anfor one a collo cieco, corpo sferoidale allungato con decorazione nella
zona ·uperiore di fasce orizzontali a spina di pesce e fasci a embricata
(0.41).
7. (2885) - Altro anforone a collo cieco a corpo ovoidale con due zone di deco-
razione in rosso opaco alquanto guasto: in basso fasce in trecciate a pal-
metta, in alto corolle floreali (0.368; fig. 88). Questi duo anforoni del t ipo
21
162 A. MAIURI

della biigelkanne ripetono in esemplari più


fini decorati, i grandi e simili anforoni delle
tombe IV, VI, VII, XXVIII.
8. l2890) - Parte superiore di un'anfora a
tre anse dipinta a colori brillanti rosso e
rosso-bruno con figuraz ione di nautili svol·
gentesi a lunghe spirali come nell'esemplare,
meno bon conser vato, n. 3.
9. (2886) - ·1GJegantissima oinochoe a corpo
sferico o becco prominente ad anatra ed
ansa con costolatura mediana in rilievo e
bugnetta all'attacco, finemente dipinta a
fondo giallo-marrone lucente. Intorno al
corpo del vaso si svolgono tre nautili, un
mollusco marino a forma di pecten dipinti
1'10. 8() - OINOOllOK OF:!,J,A TOllBA XXXI, ::<. 15.
a colori brillanti di straordinaria freschezza
in rosso vivo e bruno: dall'attacco dell'ansa
ricade una benda a tro na~ tri serpeggianti: alla base del collo corona di
segmenti a linea discontinua a zig-zag (alt. 0.29). rrav. I\'·.
LO. (288i) - Altra oinocltoe frammentata al collo, simile per forma e decorazione
a fasce ,·erticali serpeggianti all'esemplare meglio conservato della tomba
I V, n. 5, fig. 11 (0.30).
11. (2900) - An foretta a collo cieco, restaura la da molti frammenti, a piede alto, corpo
espanso a forma sfer ica appiattita sulle spalle, dipinta sul. fondo giallo-roseo a
fasc e orizr,ontali in rosso cupo brillante o due 7.0ne a linee cli segmenti (0.23).

PIG. 90 - VASETTO A PORllA DI AN1'1Al,•l OEl, LA TO)dlJ \ \.\.X:(1 N. 21.


JALISOS 163

12. (~888)- Anforettina a collo cieco e beccuccio in creta verde-cinerea, sferoi-


dale, a decorazione bruna (0.11).
13. (2901) - Anforettina a collo alto cilindrico, biansala, a fasce rosse e corolle
floreali (0.13).
14. (2889) - Fiaschetta, biansata, guasta, simile per forma e per il tipo della de-
corazione a circoli concentrici, all'esemplare meglio conservato della tomba
XXVIII, n. 7, p. 154.
15. (2894) ·- Minuscola e fine oinochoe in creta gialleLta con decorazione a fasce
brune, segmenti e circoli punt.iformi (0.08; fìg. 89).

Fl G. 91 - VASO A •r&E PIEDI OEJ,l,A ·rom JA io::x r, N. 2a.

16. (2903) - Minuscola olpettina a decorazione lineare rossa (0.07).


17-20. (2893-2902) - Due coppe a calice ad alto piede, con le due anse verticali
aLtaccate a ll'orlo a fondo monocromo gialletLo-cinereo; - (289:;!) - Una coppa
a piede raccorciato con le anse verticali attaccate al di sotto dell'orlo ; -
(2896) - 'l1azzettina grezza, monoansata, ad orlo carenato.
21. (2895) - Vasetto a forma di animale con manico di presa sul dorso, forato
sulla cervice e nel muso foggiato a grifo : occhi incavati a cerchio e rile-
Yati, orecchie ben distaccate, zampe a piuolo, coda e linea della giogaia
modellate in riliern: I' attacco delle corna, che dovevano essere molto pro-
minenti, indica che il rozzo modellatore ha voluto raffigurare un toro. Il
vaso in argilla rossiccia è dipinto a fondo rosso-bruno opaco con sovrappo-
164 A. ~!AIURI

s1z1one di fasce bianche che avvolgono il collo cd il corpo a guisa di un


ornato di bende tlungh. 0.16, alt. 0.123; fìg. 90). Per la modellatura e per
i colori ed il tipo della decorazione, questo singolarissimo vaso si differenzia
nettamente dagli altr i vasi a figura d'animale che ricorrono in questa ne-
cropoli (tomba XII, XX, fig. 57) e mostra invece una grande affinità nel
partito della decorazione con il vaso a forma d'anatra della tomba XV, n.
12, fìg. 100, che riterrei anch'esso di provenienza esotica. La ceramica cipriota
ha dato un buon numero di vasi ~del gener e ed alcuni di essi riproducono

ll'IG . 92 - ORI E OOLl,ANm DmJ,LA TOl(IJA xxxr, N. 20"34.

un identico tipo di toro 1 e tr attasi probabilmente anche in questo caso di


un prodotto di fabbrica cipriota.
22. (2897) - Vaso a forma di py.ris ad alto corpo cilindrico, munito di tre piccole
anse impostate obliquamente sulle spalle, decorata di semplici fasce orizzon-
tali in rosso- bruno (0.18).
23. (2898) - Vaso a tre piedi con alto manico ricurvo, munito di coperchio inne-
stato nel manico del vaso, a fondo giallo grezzo decorato rozzamente a fasce
e linee ondulate di un bruno terroso (alt. 0.245; fìg. 91).
1 ... re11uenti nella necropoli di Encomi i ,.3.~i a forma Ji
fi~. 4HU·!>O!. Un ,., . . o rhvto11 a forma di bue $i rin,·enne a.nche
huc : lltllllAI', o. c .. I" 31, 45, 47-8, fii;. tl" n. l!!\O, fii;. 71 • llochlo'; ali ri "•si • (orma J • animale dcl perioJo miceneo
n. 0;,1.s, li;:. 7~ n. 800, fig. 'il n. J.176 ; cfr. nella necropoli t1·ovo1hi nella colleiionc Jell' Anti11uario di Monaco, pro\'e -
di C11riu111, o. c .. p. ì4 lig. 10(). Per queste forme pl•stiche nienti da Creta, Ei:ina, Cipro e RoJi (S1r.ir.1<1~C-llAC1'L, o. c.,
dio ~embrano particolarmente care alla ccr<1mica cipriota cfr. tav. Il e V.
"'"hc le buone riproduiioni dcl PERROT·CHJPJF.Z, o. c., lii,
.J A (,, I SOS 165

2-l. (~890) - AILro rnso simile a tre piedi trifidi, mancante di coperchio, in rosso-
marrone opaco decorato a superfìce embricata nella parle superiore (0.26).
25 6. (2891 -2904) - Due piccoli vasetti a tre piedi ritorti grezzi monoansati a
corpo globulare, bucherellati nella parte superiore.
(2H06) - Insieme con la suppelletti le di que~ ta tomba si rinvenne in minuti
frammenti e potè esser ricomposto un uovo di truzzo la cui importazione
fra il materiale miceneo rodiese deve essere avvenuta a traverso i commerci
con l'Egitto: esso e ra considerato come un oggetto raro di abbellimento.
J./ unico altro esempio che possiamo citare per questo stesso periodo è l'uovo
d i struzzo della tomba V dell'acropoli di Micene, abbellito da una decora-
zione di delfi ni in fa i·ence e sostenuto da un piede di alabastro e sormontato
da u 11 dis;;o in oro : altri frammenti d i uovo di sLruzzo si sarebbero rinve-
11nLi anche nella tomba IV di Micene 1 •
28. (2903) - Pomo d'impugnatura di un pugnale in s0rpentino ''erde.

1'1(;. 9<:1 -
".<:1.:.'.'.
-
PE:SD.\GLI DELLA 'f0ll6.\
.

xxxr, s. 31 (3,;66) .
)_ __

2!l- 30. (3558) - Serie di dodici pendagli in frli'ence a ricciolo ondul_ato dello stesso
tipo e dimensioni dei pendagli del diadema della Lomba lV, fig. 18, in pasta
vitrea azzurra: solo in luogo della rosettina in pasta vitrea verdemare in-
nestata all'estremità, questi pendagli in fa i'ence hanno una rosetta a lamina
d'oro ; - (3557) - Serie di docl ici pendagli in /a i'ence grigia con cannellino
forato e tre riccioli stilizzati (fig. 92). Un ornamento sim ile che troviamo
nltresì nella tomba XXVUI ed in istato piì.1 frammentario in qualche altra
tomba, si rinvenne anche nel materiale dei precedenti scavi del Salz-
lllann e Biliotti ed in altre necropoli micenee dell'isola: serviva anch'esso
indubbiamente per diadema femminile.
31. Eleme nti vari di collane in oro ed in fai'ence grigia: - (3562) - Otto penda-
glieLti a forma di calice floreale a doppia voluta; - (3563) - Serie di dieci
grani in fai'ence grigia oliviformi e sette più piccoli grani a forma di bacche
di mirto con rirnstimento in oro; - (356i5) - Venti minuscole rosettine a
ot.to petali in lamina d'oro perforate da due forellini; - (3566) - Collana
ipote ticamente ricomposta con piastrine di fai·mce a foglia di edera cuori-

1
Cuiuo r:u·o o;~cllo di or11amenlo ruoel.iro J'uo,·o di :-.lruz- nell:.i 10111lJa Pollcdrara tli Vulci: v. ri1•roduzloni in PEl\1~01-
10 di pi1110 cJ iuri,o ron il conlorno 1lcllc figure, si ritrova C111r1r1, o. c., lii, 11· 855 si;g ., li;;. (!~4.g,

[
166 A. ::\lAI UR I

formi e pendagli d'oro a doppia rosetta, attraversate le une e gli altri da


due fori per cordoncino di sospensione (fìg. 93); - (3567 ·8572) - Grani globu-
lari cd otto fuseruole in steatite usate anch' esse probabilmente per collana.
32-3. (3559) - Grande anello d'oro a superfice g ranulare a filigrana con il castone

ll'I(l. 94 - ANELY,0 ,\I) INTAl?SCO l) l•l Lt. A TOMBA xxx r, N. 32.

ovoid ale riempito ad intarsio con lassellini di pasta vitrea azzurra e fai'ence
grigia (fig. 94) in parte caduti. Per questo tipo di anello ad intarsio cfr.
un esemplare simile della necropoli di Festo cd uno della necropoli di :\fu-
Iianà nell'isola di Creta 1 ; - (3561) - Cerchiellino d'oro fo rse per orecchino.
34. (3560) - Cinque rosette micenee a otto petali a lamina d'oro sottilissima in
parte guaste.

CO L 1 IN A DI '· MO ~ OII U VUN ARA ,,

La collina di Moschu Vunara (= la collina del vitello) si eleva isolata a forma


di rn ammellone, nel mezzo della pianura di 'l'rianda ai piedi del M. Fileremo, se·
parata dalla vicina altura di « Macra Vunara •> da una valleLta interposta solcata
da profondi canaloni. Presenta lo stesso carattere geologico di emersione marina
con banchi affioranti, nella linea di erosione, di arenaria ed a fian chi precipiti sul
laLo meridionale verso il monte (fig. 9:5). Sulla spianata su periore del colle restano
tuLtora le tracce ben visibili degli scavi praticati nelle campagne del 1868, 1870-1,
da parte del Salzmann e Biliotti, che in questa locali t~t sembra che raccogliessero
i maggiori risultati ed i più cospicui ritrovamenti. Sono ancora ben riconoscibili
non meno di 18 tombe disposte per la maggior parte lungo l'orlo inferiore e su-
periore della spianata, scavate a pozzo al di sopra della camera sepolcrale senza
tener alcun conto dei dromoi: in tutto questo gruppo un sol dromos appare essere
stato regolarmente scavato ed è quello di u na tomba rinvenuta con la volta della
camera ben conservata (v. pianta a fìg. 96) ; esso ci dà l'orientazione da NNE
a SSO. Con il sistema dello scavo a pozzo, praticato per vecchia consuetudine
• .\A~Tll UDIDIS, L a tomba di Artzà e la t1ecropo/i di ,lfu- t•i e uoperlt 11tlla lltcropoli di Phaestos in Jlo111m1. At1t. ,
lla 111l in f:/J/iem., Arch., HJOI, col. 50, fi:;. 13; SAVIG~ONI, Sca- XIV, i901, col. 591, fig. 53.
JALTSOS 167

locale e per economia di tempo, sono andate distrutte le volte di altre camere
che, a giudicare dalla forte crosta calcarea che forma la spianata, dovevano esser
in gran parte intatte e conservare in buono stato i corredi sepolcrali.
Abbandonata pertanto la terrazza terminale della collina che risultava esser
stata completamente esplorata dal Salzmann e Biliott.i, la nostra campagna di scavo,
in prosecuzione di quella sulla « .l\facra Vunara », si è estesa alla terrazza irnme-

FIG. 95 - COLLINA DI MOSOUIJ \"lJ.s'A ll.\.

diatamente sottostante a quella dei vecchi scavi, scoprendo in essa una parlo ancora
intatta della necropoli con altre 18 tombe. Un assaggio praticato nella terza ter-
razza inferiore portava allo scoprimento di un'altra. g rande tomba a dromos, la
quale appariva peraltro esser stata completamente depredala fin da epoca antica.
Le tombe (v. pianta a fig. 90) si presentano allineate in serie di due gruppi
principali, separati da un largo spazio interposto nel quale non si rinvenne alcuna
deposizione 1 ; come nella collina di <e Macr:;i. Vunara n, i dromoi hanno inizio al-
1 La 111•11c:1n7.0 di tombe :i dromo, nell'arca centrale dd la d•ttc rondizioni del 1or1·cno, prolmbil111011te alla pre<cnza <li un
torr:1n:t ritcugo !(i debba attribuire esclusivamente a meno a.. hanro di arena.da 111c110 (arilmcntf\ Ja,ornhile.
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J A T, I SO S 169

l'orlo della spianata e si profondano a piano sensibilmente inclinat-0 e ad apertura


ogivale, fino ad incontrare il banco di roccia meglio adatto per resistenza e per
spessore allo scavo della camera sepolcrale. L' or ientazione è generalmente da NNO
a SSE con maggiore deviazione, rispetto alle tombe della Macrà Vunara, verso

1110. 07 - NBOROPOLI )1!0 ENBA 01 MOSOBU V UNARA • OMllllRA 1; DtlOllOS D&l, LA TOll8A Xli.

sud dovuta alla diversa conformazione ed orientazione delle spianate delle due col-
line. Dei caratteri generali di questa seconda necropoli e delle particolarità di al-
cune tombe diremo in seguito.
TOMBA XII - All'estremità ~E della spianata: ampio e lungo dromos (lungh.
m. 7, largh. 1.10-1.35); camera a pianta quasi quadrata (2.65 X 2.70) giungente
alla profondità di m. 4.25, con la volta franata e preceduta da porta arcuata chiusa
per due terzi dell'altezza da rozza maceria di sassi e scheggioni d'arenaria (fig.
170 A. ;\IAIURI

97). Le tre pareti della camera, oltre quella d. ingresso, apparivano esser state
inca,•ate a nicchia nello spessore del banco vergine di arenaria per permettere
evidentemente una piì1 comoda deposizione degli scheletri e dei corredi funebri.
Peraltro la scarsa suppellettile di tipo povero e tardo, il tumultuario sconvolgimento
in cui fu rinvenuta e la parziale demolizione della maceria di chiusura della porta ,
inducono a supporre che questa tomba, insieme con altre di questo gruppo, abbia
sub\to nel periodo stesso miceneo una spogliazione per successiva deposizione. La

ll'IO. 98 - VASO A lllGUnA UI ANl\CA!.11 0~!.l,A TOMllA Xli, N. 17.

ceramica rinvenuta nella tomba rispecchia, nella forma e decorazione dei vasi, il
periodo sub-miceneo, mentre alcuni frammenti di ceramica a vernice brillante rac-
colti nello scavo del dronios possono essere i relitti di una più antica deposizione.
Concrezionati nel terreno durissimo si osservarono i frammenti di due crani r i-
mossi e sconvolti dal franamento della tomba. La uppelletlile era formata da 17
vasi della maggior parte dei quali non si poterono ricuperare tutti i frammenti.
1. (3120) - Grossa anfora a collo chiuso, corpo sforico. a fondo gialletto con de-
corazione a fasce orizzontali Ìll rosso·hruno (0.31).
2-6. (3125-8, 3130) - Sei anforette di medie e piccole dimensioni a collo cieco e
beccuccio con decorazione in rosso diluito e bmno a semplici motivi lineari
di tipo geometrico (mm. 87-135).
.J 1\ 11 I S O H t7 1

7-10. (3121) - Brocchetta monoansata a fasce brune; - (3l:Z2) - Tazza a cam-


pana ad anse oblique in creta rossa dipinta i nternamentc ed esternamente a
colore nerastro (mm. 93); - (3123) - OalatMscos a corpo a campana for-
temente svasato con decorazione lineare guasta (mm. 105 X 215); - (3124)
- Brocchct,tina mescitoio monoansata con beccuccio terminante a coppetta
per infusi (cfr. i numerosi tipi del genere delle tombe XVII, n. 43-9; XX,
n. 4-5; XXXII, n. 20- 1).
11-6. - Vasettini minuscoli frammentati tra cui un piccolo bicchiere cilindrico
(3134) a fasce rosso-opaco e linea orizzontale a palmetta geometricamente
stilizzata (mm. 71).
L7. (3L29) - Il pezzo più importante della tomba è costituito dalla parte anteriore
di un vaso a figura di animale (cavallo) ù.ello stesso tipo di modellatura e
decorazione dell'analogo vaso della tomba XX, n. 3 (fìg. 98). Con le gambe
a piuolo assai divaricate, il corpo a botte, cilindrico, le orecchie distaccate,
la criniera rappresentata da una linea crestata in rilievo, gli occhi globular i
anch'essi in rilievo circondati da un circoleLLo bruno. J_ia decorazione suUa
creta roseo·chiara è a fasce orizzontali e ver ticali leggermente ondulate
(alt. 0.25).

TOMBA XUI - Separata da poco più di un metro dalla precedente, ha il


dromos pit1 breve ed egualmente profondo (lungh. m. 5, largh. m. 0.95-1.25, prof.
mass. m. 4), la camera sepolcrale con la volta interamente franata a pianta più
irregolare (m. 1.90 X 2.50). Sul piano della tomba non si rinvenne alcun oggetto
ma pochi frammenti di ceramica e di ossa che indicavano un'antica violazione.
Solo negli angoli risparmiati da manomissioni si ricuperarono tre minuscoli vaset-
tini ricoperLi dalla dura concrezione del terreno calcareo e pochi grani di una col-
lanina a perline globulari in pasta vitrea bleu appartenenti a l corredo di una tomba
infanLile.
1-3. (3137) - Minuscola pyxis biansata ordinaria a fasce rosse e a linea di gocce
(mm. 55); - (3138) - Ollettina biansata (mm. 65); - (3139) - Anforettina
a fasce brune (0.085).

TOMBA XIV - Piccolissima tomba infantile di forma diversa dalla comune


(v. piant,a a fig. 96): il dromos largo all'inizio m. 0.60 si restringe alla fine a m.
0.30: un solo lastrone di arenaria collocato verticalmente a due terzi della lunghezza
del dromos e rinforzato da pietre grezze minori, formava la porta di chiusura t ra
questo e la camera sepolcrale; la camera alla profondità di m. 2.BO a forma ovoi-
dale allungata (m. 1.10 X 0.45) conteneva una fossa ret,tangolaro approfondita nel
piano della tomba ed occupante quasi tutta l'area della camera. Disgraziatamente
la tomba appariva violata e nessun oggetto si potè ricuperare. Per il tipo della
tomba a fossa scavata nell'interno della camera a dromos cfr. r analogo esempio
dato dalla tomba XX del gruppo di Macra \Tunara, p. 133, fìg. 55.

[
172 A MAIUIU

T01'1BA. XV È la prima delle tombe di qUt•sta necropoli rinvenuta con Ja


volta ben consen'ata e la suppellettile in buono stato di conservazione. Il dromos
lungo m. 7.30 oltrepassa la linea delle tombe circostanti e presenta a due terzi circa
della sua lunghezza una specie di alto gradino (0.30); la porta ad arco era ben
chiusa dalla consueta maceria di sassi. La camera a pianta rettangolare (m. 1.80
X 2.00) presentava intagliata nel banco di arenaria una rozza volta ad arco ribas-
sato la cui sommità r aggiungeva l' altezza di m. 1. 70. La suppellettile era disposta
lungo i lati ed al centro: solo qualche vaso appariva frat,turato dalla caduta di

l!!G. 99 - GRU PPO 0 1 VASI Ol!C.J, A ·r om1 A xv.

scheggioni della vòlla: due scheletri erano di posti parallelamente ai lati di NO e


di SE; l' olla cineraria con le ossa combuste, n. 25, era lungo la parete di SE.
1. (315-:1:) - Elegante anfora a collo cieco e beccuccio, a corpo sferoidale allungato
(0.26; fig. 99) dipinta a fondo marrone lucido con decorazione in rosso
brillante a tentacoli di polipo avvolgentesi al ventre del vaso con sovrappo-
s izione a color bianco di una linea a zig-zag; t ra le curve dei tentacoli
grandi rosette di tipo miceneo a sette petal i.
2. (3155) - Finissima anfora a collo cieco, a corpo s ferico compresso, a colori bril-
lanti, gialletto e rosso-bruno (0.205; 'l'av. lI); sul prospetto polipo a tentacoli
sinuosamente svolgentisi e nel campo due molluschi marini e due teste di
anatra. Esemplare di accurato disegno e di grande freschezza di colori.
3. (3140) - Anfora a collo cieco dello stesso tipo e decorazione del n. 1 a polpo
e rosette ma a colore completamente corroso (mm. 275).
17:-{

..J.. (3L-H) - Altra anfora a corpo panciuto a decorazione lineare in bruno opaco,
con zona interposta a fiori di loto e intorno alla base del collo, a triangoli
riempiti di segmenti (mm. 235).
o· 6. (3142-3) - Due anforette a collo cieco, globulari, a color rosso vinoso scuro,
e decorazione a fasce: nell'esemplare 3843 ricorre la caratteristica zona a
metope che si riscontrerà di frequente nelle coppe del geometrico rodiese
(fìg. 99) ed il triangolo a reticolato, motivo anch'esso caro alla ceramica
arcaica di Rodi.
7-9. (3144, 3150-1) - Tre anforetto a collo cieco, sferoidal i, dipinte a fasce e a
motivi lineari con zone a reticolato.

FIG. 100 - VASO A FORMA Dr ANATllA DltLl,A ·roMllA x1·, N. 12.

10. (3165) - Anforetta a collo cieco del tipo piì1 volte esemplificato a corpo slan-
ciato, spalle tondeggianti, a colori giallo e rosso brillanti con palmette sti-
lizzate geometricamente l0.19).
11. (3149) - Mescitoio a forma di grosso bicchiC're a campana, monoansato, con
beccuccio orizzontale profondamente corroso noll' ingubbiatma e nella~ deco-
razione (mm. 155).
12. (3159) - Vaso modellato a forma di anatra accovacciata, con le zampe distese
formanti la base, il becco, forato, ricurvo, gli occhi globulari, la coda corta
a ventaglio, il corpo pingue panciuto. Sul dorso, sorretta da un'ansa si apre
una tazzet.tioa imbutiforme per l'immissione del liquido destinato al vaso
(fig. I00). La decorazione è a fondo rosso-cupo con SOYrapposizione di fasce
bianche intorno al collo ed al corpo. La modellatura ispirata ad un fresco
senso realistico ed il tipo della decorazione mostrano grande analogia con
I7 I A. ~IAIURI

il vaso a forma di bue della tomba XXXI; l'uno e 1' al tro probabilmente
d'impor tazione cipriota (alt. mm. 12, lungh. 205).
13. (3156) - Piccolo calathiscos a campana a fasce ro so-mattone opaco con tre
idoletti femminili attaccati sull'orlo, r ozzissimamente modellati e dei quali
uno è fratturato alla base : dei due rimasti
l' uno è a braccia conser te sul petto, l'altro
è con le braccia sollevate ad arco sul capo
e mostra il rilievo mammellare (0.067 ;

N. 13 (3156) N, t8 (8169)

N. 26 (8579)

N, 29 (3582)

VlO. 101 - OA uATlllSOOS, VASETTO, OOLTIJLLO Il SOALPlilLL O Dt BLIO:l'ZO DllL.t.A TOMBA X:V .

fig. 101 ). Ofr. i vasi con idoletti in rilievo sul bordo provenienti dalla tomba
XXXII, n. 25, p. 179 '.
14. {3157) - Altro simile calathiscos a semplice decorazione dipinta (O.OS).
15 -7. (3 1Gl-3) - Tre piccoli e rozzi idoletti muliebri, dei quali l'uno con le braccia
strette al seno, e gli altri due con le braccia ad a rco sul capo; a corpo ci-
lind riforme con la base incava ta, volto profilato, ·eni ed occhi dipinti a
cerchio pun tiforme senza alcun riJie,·o (alt. 0.07-8; fig. 99).

An.loi;o '"'etto co11 due idoli in rilie•i .ull"orlo a brac- IJiliolli; ,.Frnr\\A>:C'GLER-LOlSCllt~E,o.c ., 1a,-. Vl,35(!'!),chc
ri.l "'l'rl'.•IC ~i rin\Cfllll! nei prt•('('tlt•nti sca\· j tlt•l Salzmann ,. s i ri ft•ri:;cono pt·r il tipo tl SCllLU:MA:"tN, Jlycène1, tav. e, 1.
JAI.itSOS 1i5

l8. (3160) - Singolare forma di vasetto in creta grezza non depurata, formato da
un dischetto piatto circolare nel cui mezzo è innestata un' olletta globtùare
collegata all'orlo del disco da un' ansetta orizzontalo (alt. 0.02, diam. alla
base 0.103; fig. 101). Forma nuova della tarda ceramica sub-micenea.
19. 13l60) - Vasetto gemino formato da due ollette accoppiate riunite da un
manico trasversale a nastro, con decorazione a semplici motivi lineari a fi.
lamenti, a spina di pesce sciolta, ecc.
20-·1. (3152-3, 3166-8) - Serie di cinque minuscoli vasetti a tipo di olletta, di an-
foretta dipinti a fasce in color rosso o bruno opaco.
25. (3148) - Degna di speciale attenzione è la rozza olla cineraria monoansata
contenen te le ossa umane di un sepolcro a cremazione, dello stesso identico
tipo delle olle cinerarie rinvenute nelle tombe XVCI e XXXII (p. 1J 8 e 176),
ma interamente guasta per profonda corrosione e conservata nel Museo nelle
stesse condizioni di frattura e di corrosione in cui fu rinvenuta. Le ossa,
frammiste al terriccio caduto, mostrano le stesse condizioni di prolungata
combustione e di frattura degli altri sepolcri a cremazione di questa ne-
cropoli: cfr. Caratteri generali ecc.
Insieme con la ceramica su descritta si rinvennero i seguenti oggetti:
26-9. (3579) - Lungo coltello in bronzo a lama serpentina con l'estremità dell'im-
pugnatura fatta ad anello circolare (0.26; fig. 101); - (3!582) - Piccolo scal-
pello in bronz:-> (0.122; fig. 101); - (358-l) - Due ami in bronzo fortemente
ossidati (m. 0.05; fìg. 101). Ami in tombe micenee si rinvennero anche a Mi-
cene; - (3580) - Nastro a lamina d'oro a forma di tenia con due forellini
all'estremità (mm. 142); - (3585) -- Un bottone discoifor me in avorio ed
un frammento d i pettine in osso; - (3583) - Due fuseruole in steatite ed
una fittile biconica.

TOMBA X VI - Piccola tomba con il <iromos in parte franato (lungh. m. 3),


la camera a pianta quasi elissoidale (m. l.70Xl.40) con la vòlta ben conservata ad
arco assai ribassato (alt. mass. 1.10). La conservazione della volta permise di osservare
l'originaria deposizione della suppellettile e degli scheletri meglio che in altre
tombe. La tomba conteneva due scheletri appartenenti evidentemente a due deposi-
zioni di diversa epoca: l' uno di essi, appoggiato lungo la parete destra della camera
con il capo all' angolo NO ed i piedi verso la parete di fondo, appariva nella posi-
zione di rannicchiamento con le tibie contro lo sterno; le ossa ed il cranio del-
1' altro scheletro erano invece ammassate a cumulo ne ll'angolo SSE come se fossero
state rimosse dalla loro originaria positura per far posto a nuove deposizioni. Che
ciò si debba attribuire ad un vero rimuovimento per successive deposizioni è con-
fermato dai numerosi casi analoghi osservati dal Cavvadias nello scavo della ne-
cropoli micenea di Kephallenia (v. Cavvadias, o. c., p. 3Gl sgg.). Disgraziatamente
la suppellettile, all' infuori del vasetto n. 5, sembrava appartenere alla posteriore
deposizione e nessun criterio cronologico era offerto dallo srarso corredo per deter-
17G A. MAIUHl

minare l'epoca delle due deposizioni nella tomba. La ceramica, a vasi di piccole
proporzioni, è tutta del più tardo periodo, di tipo sub-miceneo, a decorazione esclu-
sivamente lineare. Il ripiano della camera appariva accuratamente ricoperto di uno
strato di ghiaia.
1-3. (3170-2) - Anforettine a collo cieco e beccuccio dipinte a fasce in rosso di-
luito e in bruno opaco (mm. 105-12).
4-6. (2175) - Vaso ollare a tre anse oblique a fondo marrone chiaro con zona
sulle spalle a reticolato bruno a colore evanido (0.16); - (3173) - Ollettina
biansata ordinaria a decorazione lineare; - (3174) - Olpettina sferoidale a
fasce brune su fondo rosso-mattone (mm. 105).

T ol\rnA XXXII - Grande tomba alla profondità di m. 4.70 dal piano di


campagna, preceduta da lungo ed ampio clromos ogivale (m. 7 X 1.20) con porta a
forma trapezoidale (1.20 X 1.00 X 0.70) chiusa per l'intero spessore da maceria di
pietre brute; la camera, tra le più ampie della necropoli, a pianta rettangolare (m.
3.75 X 3.00), a pareti ben tagliate nel banco di roccia, conservava la volta ad arco
ribassato con lo sviluppo di m. 2.10 di altezza. Erano deposti sul piano della tomba
nove scheletri dei quali sette allineati nell'asse di orientazione del drornos, due
parallelamente alla parete di sud con i crani volti verso SE. Nel piano roccioso
della tomba erano scavate tre buche rozzamente circolari, delle quali due ai lati
dell'entrata ed una quasi al centro della camera: nella buca a pozzetto presso
l'angolo NO, maggiore delle altre (0.95 X 0.65 X 0.28), si trovò coricata un'anfora
ollare dello stesso tipo della tomba XVII, p. l l8, riempita di ossa cremate. Negli
altri due piccoli pozzetti non si rinvenne alcuna traccia apparente di deposizione,
ma non è da escludere che potesse trattarsi di scheletrini d' infanti : erano ad ogni
modo pozzetti preparati per sepolcri a cremazione. Dato lo spesso numero di depo-
sizioni e la copiosa suppellettile collocata per la maggior parte intorno alle pareti
ed in minor numero nel mezzo, non sarebbe stato possibile sceverare i vart corredi
funebri e distinguere la rispettiva appartenenza per ciascuno degli inumati. La
ceramica, come vedremo, presenta lo stesso omogeneo carattere del più tardo pe-
riodo di questa necropoli (fìg. 102).
1. (2805) - Anfora a collo cieco, a corpo sferoidale allungato, a fo udo gialletto
marrone a decorazione bruna: sul ventre, tra fasce orizzontali, zona a doppia
spirale ricorrente: sulla spalla linea a zig-zag, a semicerchi diritti e rovesci:
ai lati del becco due anatre di mare ed intorno al collo due anatre e due
pesci natanti (0.29 ; fìg. 103). Per il motivo delle anatre e dei pesci sulle
anfore di questa necropoli cfr. la tomba XVII, fig. 39.
2-4. (2780, 2809, 2827) - 'l're grosse anfore panciute a color giallo-cinereo, giallo-
marrone, con decorazione sul prospetto di un polipo a tentacoli svolgentisi
a nastro intorno al corpo del vaso e, negli spazi delle volute, figurati anatre
di mare, pesci e grandi rosette di tipo miceneo sul tipo dell'anfora della
JALISOS 177

tomba XV, n. 1-2, p. 172. La corrosione del!' epidermide del ,~aso e la non
perfetta cottura del colore, han fatto comparire in gran parte l'originario
aspetto della decorazione che nell'esemplare 2809 non era privo di eleganza
(0.235-0.31).
5. (2801) - Anfora a collo cieco, a corpo sferico compresso, in creta fine a fondo
giallo-marrone con semplice decorazione lineare a fasce rosse (0.25).

llIG. 102 - GRUPPO OI VASI OlllLJ,A TO&lllA XXXII.

6-9. (2772) - Rozza anfora biansata olliforme con Ie anse attaccate all' orlo a su-
perficie grezza ornata da tre fasce sul ventre e da fascia serpeggiante bruna
sul dorso delle anse (0.322; fig. 10-!); - (2773·4) - Due anfore monoansate
olliformi a fondo giallo-cinereo chiarissimo con decorazione a larghe fasce
brune ; nell' es. 2773 le fasce ricadono a nastro dalla base dell'ansa (0.25 ;
fig. 104); - (2 26) - Anfora dello stesso tip:> ma dipinta a bel fondo roseo-
marrone semilucido con sovrapposizione di fasce rosse e rosso-brune (0.27).
10. (2828) ·- Anfora olliforme panciuta ordinaria con fasce a color evanido, rin-
23

_J
178 A. ).IAIURI

venuta nel pozzetto circolare, riempita di ossa di uu sepolcro a cremazione,


chiusa alla bocca da una scheggia di arenaria (0.29). Per l'esame anatomico
ddle ossa di que3to sepolcro v. appresso: CamttPri generali, p. 239.
11-6. (2779, 2782, 2787, 2790, 2810, 2816) - Serie di sei anforette a collo cieco
e beccuccio, di piccole dimensioni (mm. 9:2- LGO), a corpo sferico decorate ge-
neralmente a motivi lineari a colori opachi.
17. (2814) - Elegante anforettina a forma sferica allungata in creta roseo-pallida

PlG. 103 - ANFORA OBLl,A TO~HIA XXXII, N. I.

con decorazione da un lato di un polpo stilizzato e dall' altro di elementi


fitomorfi schematizzati a segmenti filiformi (O. Ll).
18-9. (2 08, 2812) - 'I'ipo di oinochoe a becco tondo, corpo globulare con larga
fascia mediana bruna con circoli spiraliformi o semicerchi inscritti sulla
spalla: l'una è ad ansa tortile (0.20).
20-1. (2776, 27 3) - Due brocchettine monoansate a mescitoio con il beccuccio
terminante a tazzetta ad un sol foro (0. L7); cfr. i tipi identici nelle tombe
XVIJ, XX.

[
JA LIS08 179

22--!. (2 ' ll, ~818, :2825) - Gn calatlws e due calathiscoi a tronco di cono ro-
vescio con strozzatura mediana e la parte superiore molto svasata, dipinti
a fondo roseo-marrone con sovrapposizione all'esterno ed all' interno di
circoli concentrici (0.095-0.1-1).
25-6. (28 L3-2815) - Due minuscoli calathiscoi dipinti nel cavo a fondo monocromo
rosso-mattone e a segmenti sul rovescio dell'orlo : il primo ha innestati
sull'orlo ed in corrispondenza delle anse due idoletti muliebri in miniatura
del consueto tipo a braccia sollevate ad arco sul capo; il secondo ha egual-
mente sporgenti sull'orlo due protome bovine attaccate per la base alle

rio. 10~ - TIPI DI ANFORE El OOPPA OMLt.A TO~IUA XXXII (2778-1).

sottoposte anse (mm. 45 X 55). Cfr. il calathiscos con identica decorazione


plastica della tomba XV, n. 13, p. 174.
27-8. (2796, 2829) - Due vasetti circolari a forma di pyxis su tre bassi peducci,
con due anse oblique e due bugnette salienti sulla spalla: !'es. 2829 senza
peducci, ma a colori bruni ben conservati, è dipinto sul fondo marrone-cupo
a fasce ed a zone di semicerchi (mm. 92; fig. 105).
29-30. (27 5, 2824) - - Due pyxis circolari minuscole (0.06·0.08) l'una triansata,
laltra biansata, con decorazione sulla spalla a palmetta schematica ed a
zona a reticolato bruno (fig. 105).
31-3. (2803, 2807, 2830) - Vasetti globulari olliformi triansati e biansati; due di
essi con elegante decorazione di tipo geometrico e con zona a spirale ricor-
rente: colori freschi e brillanti (0.12).
34. (280-!) - Vasetto gemino formato da due ollette accoppiate e riunite da un
180 A • .\fAIUIU

alto manico arcuato a paniere: decorazione a fasce oblique e curve in bruno


pallido sh!.vato (0.10) ; cfr. il tipo analogo nella tomba XXXVIII, fig. 115.
35-6. (2795) - Coppa a calice ad alto piede a due anse ver ticali a corpo conico
sensibilmente deformato all'orlo, dipinta su l piede, lungo le anse ed intera-
mente nel cavo a vernice bruna a riflessi metallici, con zona risparmiata a
fondo grezzo nella parte superiore esterna (O. lG:) ; fig. 10-!); - (2782) - Oop-
pettina a calice della stessa forma a fondo nerastro slavato nel cavo (0.08).
37 - 40. (2786, 2798, 2821, 2823) - Quattro tazzettine a piede raccorciato a fondo
grezzo, monoansate, a bordo carenato con semplice decorazione a gocce sul
rovescio dell'orlo (0.07-8).
..J. l. (2784) - Coppa a piede raccorciato a due anse oblique, bordo carenato in
creta fine giallo-rosea, dipinta a linee concentriche al piede e a tinta mono-
croma nerastra (0.115).

f'IG. 105 - •rfPO DI PYXIS O f:Lr.A TOMlJA XXXII, N. l!!J.

42-3. (2ì93-7) - 'razze a campana carenate, a due anse verticali, di cui l'una
con linee a spirali all'esterno e tinta nerastra nel cavo, l'altra con semplice
decorazione a gocce sul rovescio dell'orlo (0.08·0.09).
4-!. (;H8U) - Brocchettina ad ansa a nastro verticale sull'orlo e lungo beccuccio
prominente con decorazione bruna a triangoli e a fasce (O. 135).
-!5-05. (2777-8, 2781, ~791, 2794, 2799, 2800, 2820, 28~1·2, 2775) - Serie di va·
setti ollari, per la maggior parte di minuscole dimensioni, biansati, di tipo
ordinario con decorazione a fasce in bruno o rosso opaco con motivi geo-
metrici (l'esemplare più piccolo misura 0.06, il più grande 0.133).
56-7. (2802) - Vasetto globulare monoansato grezzo del tipo dei vasi a treppiede
bucherellato nella zona superiore; - (2806) - Vasetto a treppiede, frammen-
tario, bucherellato.
5 . (2819) - Anforettina sferica monoansata con triangoli inscritti sulla spalla (0.095).
Oltre alla copiosa ceramica descritta, si raccolsero da questa tomba i seguenti
oggetti:
.J A L l SO S 18 1

59. (3598) - Idoletto fi ttile muliebr e a corpo campanato del consueto tipo con le
braccia sollevate ad arco sul capo (uno dei bracci è spezzato), dipinto a li-
neole rosso-brune: seni ed occhi dipinti a circoletto punteggiato (mm. 95).
60-3. (3086) - Grande coltello a lama trapezoidale, in bronzo, con tre chiodi sul
manico (lungh. 0.22, largh. 0.07; fig. 106); - (3587) - Pugnale a lama stretta
aguzza, rotto in due pezzi, molto ossidato (0.22; fig. 106); - (8589) - Col-

PIO. 106 - llRO~ZI DELLA TOMllA '('('(([,

tello a lama lunata a forma di rasoio con manico ricurvo (0.22 ; fig. 106) ;
- (3588) - Pinzetta in bronzo rotta in due pezzi (fig. 106).
o.J.. (:-3590) - Lunga e stretta tenia a lamina d'oro forata alle due estremità (lungh.
0.31). L ·uso della semplice tenia aurea a nastro, usata probabilmente solo
per contenere l' acconciatura dei capelli, si tramanda alle necropoli del pe-
riodo geometrico rodiese (cfr. Parte II).
Gò-8. Oggetti in avorio e in osso: (3597) - Pomo in a vorio a pera, forato, per
essere innestato al manico di un coltello o di un pugnale; - (3594) - Piccolo

[
l82 A. MAlURl

fuso in avorio con verticillo, frammentato (0.10); - (3599)- Parte terminale


di un ago crinale in osso; un bottone discoide forato in avorio.
69. (3ò95) - Serie di venticinque conchigliette di Cyprea litrida forate per esser
disposte ed usate a collana; l' uso di conchiglie per ornamento del costume
femminile era già documentato a Rodi nelle tombe del periodo geometrico, .
a Vrulià (Kinch, o. c., p. 160-1); due esemplari di Cyprea litrida forati per
esser sospesi a pendaglio d'ornamento provengono al British Museum da
Camiros e probabilmente dalle tombe micenee di quella necropoli.
70-1. (3592-3) - Due affilatoi in pietra argillo-schistosa a forma trapezoidale con
foro di sospensione (0.05-6).
72-4. (3591) - Tre piccole fuseruole a tronco di cono e biconiche in steatite nera.
Questa tomba per la ricca esemplificazione del materiale tutto omogeneo per
forma e decorazione, costituisce insieme con la tomba XVII uno dei gruppi più
eminentemente caratteristici dell' ultimo periodo del miceneo rodiese ed offre nel
complesso elementi tectonici e stilistici di grande evidenza per il trapasso alle
forme ceramiche del successivo per iodo geometr ico.

T oMBA XXXIII-IV - A sinistra della tomba XII si aprono sul fianco stesso
scosceso del colle, in parte denudate dall'originaria antica protezione del terreno,
due tombe immediatamente contigue una all'altra tanto da avere una parete
comune così sottile da esser stata rinforzata da un roz·zo muretto di sassi: i dromoi
appaiono franati e caduti nello scoscendimento della collina. La tomba XXXIII
ha intorno ai tre lati della camei·a un basso podio rialzato, ricavato dal banco di
roccia, a guisa di un letto funebre : su di esso si rinvennero . quattro anforette a
collo cieco ricoperte da durissima concrezione calcarea e pochi relitti di ossa ap-
parentemente di due scheletri inumati; nella parte bassa della camera incavata a
guisa di fossa r ettangolare un pozzetto circolare piccolissimo tanto da contenere
nella sua cavità un rozzo vaso ollare riempito di terriccio e qualche avanzo di ossa
sottoposte a cremazione. La tomba XXXIV a pianta quasi trapezoidale e più fra-
nata della precedente, presenta va, allo sbocco del dromos nella camera, un poz-
zetto rettangolare contenente due vasi in frammenti. La poca profondità di queste
due tombe rispetto a quelle vicine (m. 1.50) e la poverissima ceramica inducono a
riconoscere in esse una delle ultime deposizioni dell' intera necropoli. È anche da
dubitare se in queste due tombe avesse potuto esser praticata la costruzione a
volta o non piuttosto la semplice fossa.

TOMBA XXXV - La camera sepolcrale, alla profondità di metri 3, pre-


ceduta da clromos largo all'inizio 0.70 ed al termine m. 1.55) è a pianta ovoidale
con gli angoli di risvolto della porta appena accennati (m. 1.85 X 1. 70); la volta
appariva solo in parte conservata. Le poche tracce di deposizione appartenenti a
non piì1 di due scheletri, erano sconvolte dal franamento del terreno , la suppel-
lettile, assai copiosa rispetto alle modeste dimensioni della tomba, era disposta in·
JALISOS 183

torno ai lati e nel mezzo della camera, in parte fram·nentata dallo sprofondamento
della volta.

1-2. (3179· O). - Due anfore a collo cieco, a corpo sferico panciuto, a fondo giallo-
marrone decorate ciascuna di due polipi stilizzati sul prospetto anteriore e
posteriore con riempimento, negli spazi delle volute, di molluschi, di pal-
mette e circoli puntiformi: color rosso-bruno in parle corroso (0.245·0.28).
Per il tipo della decorazione si riaccostano alle anfore n. 1-2 della tomba XV.

~~-~ ·..,

l?JG. 107 - l'ASI Oli1Ll,A TOMBA XXXV.

3. (323:3) - Anforetta a collo cieco con beccuccio spezzato, decorata a fasce con
zona a denti di lupo e, intorno alla base del collo, a rombi con appendici
spirali formi: disegno di tipo geometrico a colori opachi evanidi (0.201 ).
J. (3232) - Anfora ad anse verticali ad orecchia a corpo globulare decorata a
fasce rosse ed, intorno alle anse, contornata da cerchielli (0.32). Per la forma
e decorazione cfr. l'esemplare analogo della tomba XVII, n. 15, p. 121.
5. (823 L) - Vaso ollare panciuto a due anse oblique a ciambella ed a quattro
bugne salienti forate ad occhio per la sospensione a cordicella, dipinto a fasce
brune 10.1 !13; fìg. 107).
184 A. MAIURI

6-7. (325G-7) - Due vasetti ollari a tre anse: l'uno di essi a fondo lucido roseo-
marrone reca sulla spalla una zona a fitto reticolato bruno.
8-9. (3237-8) - Due calatho'i dei quali l'uno più ordinario a corpo a tronco di
cono con fasce brune, l'altro a bordo carenato con le anse verticali cilin-
driche terminanti a protome taurina e con linea di gocce sull' orlo (0.150-
0 115).
10. (3185) - Ciotola a corpo emisferico, orlo diritto, dipinta a fasce e linee con-
centriche, forata al centro da un foro eseguito al trapano (0.055).
11-2. (32-14-5) - Due brocchette a beccuccio bucherellato di cui l'una, meglio
conservata, è decorata a fasce e spirali a color bruno.
13 (3234) - Vasetto gemino a due ollette accoppiate e riunite da alto manico
arcuato a paniere, munite di peducci, di bugnette e di due piccole anse,
dipinto in rosso a rozzo reticolato e a segmenti sul manico (0.095; fig. 107).
14-26. - Serie di tredici vasetti di piccole e minuscole dimen ioni a decorazione
di tipo lineare-geometrica formanti probabilmente il corredo di un sepolcro
infantile: i tipi principali sono rappresentati nella fig. 107. Da notare in
questa serie tre esemplari in creta giallo-cinerea a forma di minuscola pyxis
ed un' anforettina (3246) a corpo quasi biconico con decorazione sul fondo
rosso-mattone a fasce ed elementi floreali geometricamente stilizzati sulle
spalle. Per il numero e la destinazione di simili vasetti è da ricordare la
tomba XXI, p. 140, che ne ha fornito anch'essa in gran copia.
27. (3235) - Idoletto fittile del consueto tipo miceneo a corpo cilindrico, braccia
levate, occhi dipinti a cerchio punteggiato, alto diadema sul capo a guisa
di cercine, decorazione a fasce brune intersecantisi (alt. 0.007). Per altri tipi
simili in questa necropoli cfr. 'rav. IV.
Si raccolsero infine anche in quesla tomba i consueti frammenti di filamenti
a col'doncino in piombo.

TOMBA XXXVI - Questa tomba si apre con un ampio e breve dromos,


piì.1 ampio della camera sepolcrale, gradatamente restringentesi verso la porta, e
munito all'inizio di tre scalini intagliati nella roccia argillosa che danno acce;;so
al dromos (v. pianta fig. 96). La camera a forma semicireolare ha la volta a leg-
gera arcuatura beo conservata (alt. m. 1.25): all'angolo sinist ro erano raccolti in
un cumulo le ossa di più scheletri che dal numero dei crani in parte conservati
in parte fratturati, potevano essere non meno di 4-5. Presso l' entrata giacevano
sul piano della camera molti frammenti di vasi non naturalmente frammentati ma
sconvolti, spezzati e dispersi : appartenevano a ceramiche dipinte a colori brillanti
e di grandi proporzioni del primo periodo. Sul lato destro della tomba, insieme con
altri pochi relitti di ossa, si raccolsero due vasi interi di tipo più ordinario (numeri
3-4). Le circostanze del rinvenimento ci inducono a riconoscere in questa tomba
due epoche distinte di deposizioni ; gli scheletri ammassati all' angolo si nistro ed i
framment i di ceramiche di tipo brillante, ,·anno riferiti ad una deposizione ante-

[
J A r, 1 SOS 185

riore; i due vasi interi del lato destro appartengono irn-cce alle ultime più tarde
deposizioni della necropoli, in cui piì1 che di vera e propria ceramica micenea,
trattasi di persistenza di motivi micenei pressochè geometrizzati.
Della suppellettile della prima deposizione poterono essere restaurati:
L. (3261) - Parte superiore di un'elegante oinochoe a becco obliquo prominente
con ansa costolata terminante a bugnetta con fine decorazione a corona di
petali alla base del collo ed a nautili sulle spalle, a color nero lucido su
fondo gialletto pallidissirno (fig. 108).
2. (32GO) - Uydrietta di tipo miceneo a piede alto, triansata, in fino creta cinerea

L"((I. !Od - l"AR'l'Jil SUP&IUORR DI UNA OINOOllObl l) l!LLA 1'0.l !IJA XXXI'!, N. I.

dipinta nella parte inferiore a zona di linee brune e nella superiore a spirali
peduncolate, motivo già più volte esemplificato in questa necropoli (0.216).
Appartenevano alla seconda deposizione :
H. (3202) - Anforetta ollare biansata, ad anse prominenti ad orecchia, m creta
gialleLta con decorazione a fasce in rosso vinoso diluilo e zona a linee on-
dulate, irregolari, sulla spalla (0.17:3; fìg. lll).
-1-. F3:2C58J - Rozza tazzettina monoansata dipinta sull'orlo, sull'ansa e nel cavo a
colore nerastro opaeo f0.00-l:J.
ì\ello scavo del dromos si raccolse il piede frammentato di una coppa a calice
a fondo marrone lucido già restaurata nell'antichità mediante un robusto asse di
piombo passante attraverso il piede. Restauri di va i con irnperniature plumbee sono
stati più volie osservati in questa necropoli.
24
186 A. l!AIURI

To)tBA XXXVII - Dromos lungo m. 7.20, largo m. 1.20-1.80 discendente


alla profondità di m. 3.30: camera a pianta rettangolare (2.00 X 1.55) con la porta
assai bassa (alt. m. 1.05) arcuata con la sua maceria di chiusura franata a metà o
manomessa nell'antichità. La ve>lta ad arco ribassato si era in parte distaccata
riempiendo il piano della camera di terriccio e scheggioni per l' altezza di metri
0.30-0.40: le pareti della tomba apparivano accuratamente tagliate nel banco di
arenaria e lasciavano scorgere qua e là il t..aglio regolare della scalpellina a spina
di pesce. Anche in questa tomba apparivano evidenti le tracce di una doppia depo-

FIO. 109 - BYDRIA (3176) R PYXIS (3184) DELLA TOllllA XXXVII.

sizione dal numero di frammenti di fine ceramica dipinta a vernice brillante sco-
perti nel dromos e dal caratteristico ammassamento degli scheletri al centro e
nella metà destra della camera. A differen11a della precedente sembra peraltro che
in questa tomba il periodo intercesso tra le due deposizioni sia stato brevissimo,
poichè la ceramica presenta un carattere pil1 omogeneo di fatl ura e di decorazione.
1. (3176) - Elegante hydria di tipo miceneo a corpo allungato e spalle tondeggianti
con tre anse a ciambella impostate verticalmente: la decorazione sull'ingub-
biatura gialletta-chiara risulta di due zone a palmetta triangolare rovescia
J A I, ISO S 181

con due foglie alla base, contornate e riunite tra loro da linee curve ptm-
tiformi come grani di collana : una terza zona superiore è a spirale ricor-
rente (m. 0.36; fig. 109). Per quanto il tipo già geometricamente schematiz·
zato della decorazione ed il colore opaco facciano attribuire questo vaso ad
epoca posteriore a quella dei pili bei prodotti della fabbrica di Jalisos, è
tuttavia uno dei più eleganti e caratteristici esemplari del periodo di tran-
sizione dalle grandi hydrie a vernice brillante ai più modesti e rozzi pro·
dotti dcll' ultimo periodo.

FIG. 110 - OINOOIIOE DlllLL.6. TOHD.6. XXXVII, N. 2.

2. (3177) - Grossa oinochoe panciuta a corpo sferico schiacciato, con ansa a co-
stolatura mediana e lungo becco orizzontale assai prominente, dipinta sul
fondo marrone opaco a zona embricata a linee ondulate a color bruno eva-
nido (fìg. 110). Il tipo di questa oinoclzoe panciuta a becco d'anatra che
sembra piuttosto raro a Jalisos, ricorre in un esemplare miceneo di Phy-
lacopi ; esso sembra direttamente derivato da modelli cretesi dello stile
di Kamares.
3. (3178) - Altra oinoclwe sferica a becco d' anitra obliquo, con ansa costolata a
nastro, in creta cinerea con decorazione di nautili spiraliformi a color bruno
quasi completamente scomparso (0.26). Lo stesso tipo meglio conservato os-
servasi nel corredo della tomba XXXI, rrav. IV.

[ __
l88 A • .\IA IURl

4-5. (3184) Finissima py.cis leggermente frammentata al labbro, di fresca con-


servazione del colore bruno lucente sul fondo marrone chiarissimo, a tre
ansettµ, da sospensione, dipinta a circoli concentrici alla base, a spirali pe-
duncolate lungo il corpo cilindrico ed a linee serpentine sulla spalla (0.09;
fìg. 109 e 111). È l'esemplare pi ti elegante della nostra raccolta di tal tipo di
vasi; - (3236) -- Altra pyxis a fondo roseo decorata a circoli concentrici, a
spirali peduncolate, a linee ondulate e fasce rosse brillanti (0.10; fig. 112).

TOMBA xxx,·1, I'<. 3

·roilllA XJ.Xl'lll, s. 14.


PIO, lii.

6-8. - 'l're hydriette di tipo miceneo a corpo a tronco di cono, triansate di fat-
tura e decorazione elegante a colori brillanti più o meno ben conservati,
(fig. 112) ; (3181) - zona di tre nautili stilizzati lungo la spalla a colore
alquanto e\•anido (0.19); - (3182) - a fasce e lince brune intorno alla base
e per il resto a zona a reticolato con linea serpeggiante sull'orlo; - (3 183)
- finemente decorata su fondo gialletto-chiaro a fasce orizzontali brune e
a spirali peduncolate tra le anse (0.215; fìg. 112).
9-10. t318o-7) - Due ciotole monoansate a bordo carenato, dipinta l' una a fondo
rosso-vinoso diluito con sovrapposizione di fasce brune, elegantemente deco-
.JAL J SOS IWJ

rata, l'altra a circoli concentrici allacciati sul motivo <lella spirale ricor-
rente (0.06).
11. t3188) - Coppetta a calice a piede raccorciato, biansata, con spirale ricorrente
intorno all'orlo (0.105).
12. (3190) - Singol~ire foggia di vaso colatoio a tre anse di cui una conservata,
a corpo ollare allungato, con alto piede svasato, bucherellato alla base (0.18;
fìg. 114): di fattura ordinaria e dipinto a semplici fasce in rosso opaco.
T oMSA XXXVIII - Tomba di ampie dimensioni alla profondità di metri
3.G5 : il cl1·onws misura m. 8.80 X 1.60; la camera, con la vMta ben conserrnta,

lllO . 112 - HYOUIETTI<: E PYXIS l)J>Lt.A 'l'Ol!nA xxxvu, N. G·fl,

era a pianta rettangolare (m. 3.50 X 2.62). Anche questa tomba conservava tracce
evidenti di due o più deposizioni effettuate in diversi periodi del tardo miceneo;
uno scheletro con il cranio a NE occupava il centro della camera, mentre che
presso l'angolo destro dell'entrata, erano ammucchiate a cumulo ossa di più sche-
letri, avanzo di deposizioni anteriori sconvolte e sostituite con più recenti. Nel-
l'angolo di NE un pozzetto circolare conteneva ammassate le ossa di uao scheletro
di adulto cremate ed in parte fratturate. 'l'anto nello scavo dcl dromos quanto
nel ripulimento del piano della tomba si raccolsero copio i frammenti di bella ce-
ramica a vernice brillante da riferire ai più bei tipi della produzione di .Jalisos,
relitti tutti di deposizioni del primo periodo.
Possono attribuirsi con sicurezza alla prima deposizione per lo stato frammen -
tario e per le condizioni del loro rinvenimento all' esterno ed all' interno della
tomba i seguenti manufatti fittili :

I
lUO A. MAIUHI

l. (3193) - Grosso .vaso sferico a collo cilindrico svasato, monoansato, in creta


finissima verde-cinerea chiara, decorato di fasce sulla linea mediana e di
molluschi marini « serpulae » disposti a raggera sulla spalla come nell' e-
legante tazza della tomba XXIV, n. 3, p. 147. Ricomposto da molti fram·
menti (0.28; fig. 113).

FIG. 113 - GllUl'PO 01 V.ASI DELT,A TOMBA XXXVIH.

2. (3209) - Anforetta a collo cieco e beccuccio ver ticale, a spalle appiattite, in


creta depurata verde-cinerea, con decorazione a fasce brune ed elementi flo-
reali stilizzati « vallisneria spiralis » alla base del collo (0.12).
3. (3230) - Due frammenti di grande cratere a fondo gialletto lucido con figura-
zione sul frammento maggiore della testa di un cavallo dipinto a larghi
.JALISOS 19 l

ritocchi in r03SO e rosso-bruno: dinanzi doveva precedere un guerriero armato


di lungv giavellotto di cui resta solo la punta lanceolata: sul frammento
minore resta la traccia della ruota di un cocchio e degli arti posteriori
estremamente sottili di un cavallo. Il cratere era pertanto figurato con la
caratteristica rappresentazione del carro da guerra accompagnato da guer-
rieri portatori di lancia i quali dovevano essere raffigurati nello stesso mo-
vimento di marcia e con l'identica armatura del noto vaso dei guerrieri
dell'acropoli di Micene 1 •

•10. 114 - VASO A TREPPIEDI!: om.LA TO~IBA xxxviu, ~. 2.i.

4. (3222) - Coppa a calice ad alto piede, frammentata, a colori giallo-marrone e


rosso con zona di « serpulae 11 disposte lungo il bordo (0.145). Questa coppa
si differenzia nettamente per forma e decorazione dalle altro coppe a calice
della stessa tomba (cfr. nn. 11-2).
Appartiene alla seconda o più successive deposizioni tutto il resto della co-
piosa suppellettile a decorazione prevalentemente lineare geometrica, a colorazione
opaca:
t Son Ja ricordare i110Hrf" lrd frammenti di un v:,,o del i;ura urna113. e <'3\allo: Porru~n, Cnlnfogue, I, t5~) .. g. e /l t -
runJo S•lzm"nn al )ln<eo del Louvre con rappresentant.a di fi- 1·11t Arrh., 18(11,l, I.
1()2 A. ::\fAIURI

5. (13227) Grande hydria triansata, a corpo piriforme, a fondo marrone con due
zone sulJa spalla suddivise a scomparti da fasce verticalli brune intramez-
zate da linea spezzata: sul rovescio del labbro linea a spina di pesce sciolta
(0.395).
6. (322:3) - Anfora ollare biansata in creta non ben depurata rossa decorata a
fasce orizzontali brune e zona a fasci di segmenti obliqui tra le anse (0.24).
7-10. (3205-8) - Anforettine a collo cieco e beccuccio, dipinte a fasce lineari con
qualche motivo geometrico a palmetta e a circoli puntiformi : un esemplare
minuscolo (mm. 76) è a superficie nerastra.

~IG. 115 - KERXOS A T Rf: VAS[ 011r,r,A 'rOM llA xxxv111 , N. 26.

11-2. (3195·6) - Due coppe a calice del tipo posteriore a corpo conico dipinte
alla base, all'orlo e nel cavo a colore nerastro (0.185-0.202).
12-8. (3201-3213) - Due coppe biansate a piede raccorciato, bordo carenato a co-
lorazione evanida (0.10).
14-5. (3200) - Tazza a ciotola a corpo concavo emisferico in creta fine verde-
cirenea, ad un' ansa obliqua dipinta a fasce marrone-chiaro con fasci di
linee ondulate terminanti a spirale (0.08); - (3203) - ì\linuscola tazzetta
grezza esternamente, dipinta internamente a colore nerastro (0.0-!8). Non è
da escludere che l'esemplare più fine della tessa qualità di creta del n. 1,
debba anch' esso attribuirsi alla prima deposizione della tomba (fig. 111 ).
16- 8. (~202) - Elegante tazzetta mescitoio a corpo conico con beccuccio orizzon-

[_
.J ,\ f, I S O S 19il

tale poco al di sot,to dell'orlo (fig. 111), decorata a circoli concentrici bruni
(0.05); - (3214) - 'razzetta a forma di calathiscos con beccuccio orizzon-
tale all'orlo: fasce rosse (0.05); - (3215) - Piccolo bicchiere a campana
monoansato con beccuccio orizzonLale: decorazione a fasce brune e semi-
cerchi, guasta per corrosione (0.06; fig. 113).
19-20. (3211-2) - Due calatlwi or dinari con tracce di decorazione a fasce brune
all'esterno e fondo monocromo nerastro all'interno (0.10·0.11).
2 t - 4. (3 196-9) - Quattro brocchette monoansate a grosso becco bucherellato per
liquidi d'infusione: uno degli esemplari è decoralo a palmette ricurve in

"'°· 116 - 1'EllNOS A 4 VASI DELLA TOMOA xxx•1m, N. 2i.

rosso cupo diluito con sovrapposizione di linea punteggiata sui bordi a co-
lore bianco (0.146-0.176).
25. (3229) - Superbo esemplare di vaso a treppiede, il meglio conservato ed il
più grande della raccoita, a piccola ansa circolare, a tre piedi trifidi ter-
minanti a ricciolo con una quadruplice serie di fori disposti a linee oriz-
zontali e due zone a grosse bugne a rilievo mammellare (alt. 0.25; fig. 114).
2G. (3225) - l(ernos a tre vasetti ollari riuniti e sorretti da alto manico ricurvo
decorato a motivo geometrico a semicerchi iscritti e a rozzi rombi quadret-
tati : il manico cd il rovescio dell'orlo in rosso-cupo (0.15; fig. 115). È il
solo esemplare a tre vasi riuniti : la forma pit1 frequente di quesLo Lipo di
kernos è a due o a quattl'O vasetti 1 •
tf11 l.-1·r 11os a Ire \:tsoll i :icropriiati 11t·lla rotfoxione di Monnco : Su n;,al\C· H AC1' 1, o. i', 1 lav . ll.
A. MAIUHI

27. (3226) - Kernos a quattro vasetti di minuscole proporzioni sostenuti da 110


alto manico ricurvo: rozza decorazione schematica a fasce brune ed a linea
di pesce sciolta sull'orlo del manico (0.12 ; fig. 116).
28. (3224) - Fiasca ovoidale monoansata, a collo cilindrico svasato, restaurata di
molti framm enti, è.ipinta sul fondo giallo-marrone scuro a fasce rosse, con
due lunghe palmette terminanti a spirale e riempite di segmenti lineari
(alt. 0.242).
29-30. (3221, 3227) - Due ollette triansate con l'orlo frammentato: l'esemplare
meglio conservato è dipinto nella parte inferiore e sul collo a fascia piena
rosso-cupo con la zona risparmiata tra le anse decorata a semicerchi inscritti
(0.077-0.118).
31-3. (3216) - Brocchettina con becco obliquo prominente di fresca conservazione
a fondo giallo-roseo con decorazione di fasce brune sul ventre sul manico di

P!V. Ili - BROCOBETTl'<A DELLA TOMBA xxxvm, ~- 3 1.

presa, impostato verticalmente sull' orlo e sul beccuccio {fig. 117); - (3217)
- Ollettina biansata dipinta a fasce rosso vivo brillante (0.09); - (3219) -
Altra ollettina a fondo marrone e fasce brune (0.088).
Oltre alla ceramica si raccolse solo una fuseruola in steatite, biconica.

Tol\1BA XXXIX ·- In luogo della consueta tomba a camera preceduta da

dronios si rinvenne, a poca distanza dalla precedente, una tomba a fossa alla pro-
fondità di metri 2.30, scavata nel banco di argilla, coperta da due grandi lastroni
di arenaria (1.25 X 0.60 X 0.19) e da un cumulo di pietre grezze irregolari dello
stesso tipo del riempimento delle macerie di chiusura delle camere sepolcrali. La
fossa a pianta rettangolare misurava metri 1.63 X 0.95 ai lati, metri 0.95 <li pro-
fondità. I...io scheletro inumato era deposto secondo l'asse della tomba da SO a NE.
All'angolo di sinistra presso il cranio era collocato un vaso ollare grezzo, un pic-
colo bicchiere frantumato e fortemente incrostato, un coltello di bronzo in fram-

[
,JJ\LISO S 1!J5

menti; ai piedi, dallo sLesso lato, una anforettina triansata ed nna lunga punta di
lancia (3601; lungh. 0.295) con costolatura di rinforzo ed anello spezzato alla base.
Per la forma del sepolcro e per il tipo povero e grezzo della ceramica, questa
tomba rappresenta una delle ultimissime deposizioni della necropoli.

TOMBA XL - Piccola camera sepolcrale con la porta e la v(jlta franate,


alla profonditc\ di metri 3.10: dronws metri 5.30 X 1.25, la camera metri 2.25 X
1.80. Dal numero e dal modo della deposizione degli scheletri commisti e corrosi
dal terreno durissimo calcareo, appare che anche in questa tomba dovè aver luogo
più di una deposizione con il relativo sgombero delle suppellettili più antiche ed
il rimuovimento degli scheleLri : degli otto scheletri che la tomba conteneva si
osservò che tre crani con ossa alla rinfusa erano ammassati in fondo all'angolo
S.E ; altri tre crani giacevano l'uno accanto all' altro presso il lato meridionale

PIO. 118 - VASO A llOft)IA DI i'IASCA DEL L A TO>l 8A XL, N, ( ,

anch'essi apparentemente rimossi, mentre due scheletri, quelli dell'ultima deposi-


zione, disposti parallelamente ai lati di E e di O, sembravano conservare l' ori-
ginaria deposizione. La suppellettile, dell' ultimo periodo, si raccolse tutta nella
metà sinistra della camera. Nello scavo del dronios si rinvennero vari frammenti
di ceramica dipinta di tipo più fine di quella raccolta nell' interno della tomba.
1. (3266) - Vaso a forma di fiasca a pareti emisferiche compresse, ad un'ansa
verticale, con due bugnette in rilievo alla base del collo, decorato sul fondo
grezzo marrone a circoli concentrici con ricciolo spiraliforme al centro in
rosso e bruno opaco (alt. 0.24; fig. 118). Il vaso di forma non comune, de·
stinato per essere senza piede, a venir sospeso, riproduce per usi più comuni
e in maggiori dimensioni, l' elegante tipo della fiaschetta di questa stessa
necropoli, dipinta a finissimi circoli concentrici.
2. (3275) - Grande idoletto fittile muliebre con la superficie in parte guasta per
corrosione (alt. 0.19 ; Tav. IV) dipinto a fondo marrone-roseo lucido e ricca
decorazione in rosso brillante ; è a base espansa circolare, parte inferiore
I !J() A. ,\!Al Li Hl

del corpo cilindrica, parte superiore triangolare appiattita con i seni mo-
dellati a fo rte rilievo e contorn ati da cir coli puntiformi: nel solo braccio
conservato sollevato in alto e rattratto a guisa di moncherino, è schemati-
camente accennato il disegno delle dita della mano. Nella testa svasata in
alto, come fosse diademata, il rozzo modellatore ha accentuato il profilo del
naso e del mento. Con la ricca ma confusa decorazione che copre la parte
anteriore e posteriore è indicato il ricco ves timento dell' idoletto. È indub·
biamente uno dei più interes ant.i esemplari della coroplastica micenea di
questo tardo periodo, non molto ricca di varietà di tipi. Dato lo sconvolgi-
mento della tomba, non è possibile accertare a quale delle successive depo·
sizioni appartenga questa singolare statuetta fittile: la forte corrosione subita
e la tecnica della decorazione a colore brillame inducono ad attribuirla ad
un periodo più antico di quello del resto del corredo.
3--!. (3~6ì) - Anforetta a collo cieco sferoidale dipinta sul fondo giallo-roseo mar-
rone a fasce brune con interposte zone a rozze linee ondulate (0.18); - (3268) -
Altra anforett,ina a collo cieco, ordinaria a fasce e triangoli quadrettati (0.13).
5. (~:27 4) - Minuscolo bicchiere a campana, con piede rilevato, alquanto slabbrato
all'orlo, in bucchero grigio (0.045); cfr. gli altri esemplari in bucchero a
p. 126, 1-18.
6-LO. (3269-3273) - Cinque vasetti minuscoli, una tazzina grezza a bordo care-
nato, una olletta biansata, tre olpettine a fasce orizzontali rosse e brune.

To~rnA XLI - · L'apertura di una grande trincea nell'area fra le tombo


XL o XXXII (v. pianta) mise solo in luce un'altra tomba a fossa più piccola
della XXXIX alla profondità di m. 0.50 dal piano di campagna di m. l.20X0.90.
La tomba appariva precedentemente violata e non si rinvennero che alcune coppe
in frammenti concrezionate nel terreno durissimo e due frammenti di pasta vitrea
« bleu "·

TOMBA XLII - Preceduta da lungo dromos (m. 8 X 1.45) con la vòlta


ben conservata ma con la porta interalllente manomessa, appariva frugata e violata
fin dall' antichità. All'estremità del dromos dinanzi alla porta si rinvennero fram-
menti ceramici di varia epoca e tra essi il frammento del vaso a forma di animale
(v. n . G): nell' intorno, insieme con i pochi vasi del più tardo periodo rinvenuti
intatti, frammenti di yasi a vernice lucida. Gli altri oggetti più ricchi del corr edo,
come le piastrine a metope taurine, si raccolsero nel ripulimento ultimo della ca-
mera e son da riferire quasi cer tamente alle deposizioni del primo periodo. Si ac·
certò la presenza di un solo scheletr o con il cranio all'angolo NE. Sulla parete di
fondo erano stati trasportat i dal!' esterno due grossi blocchi rozzamenLe squadrati
e destinati evidentemente a servire da letto funebre per successive deposizioni.
1. (:~270) - Anfora a collo cieco o corpo globulare, decorata con due zone sul
ventre e sulla spalla di motivi geometrici rozzamente eseguiti : a fasce di
JA1~1sos I !J7

1'10. lii! - VASG'l"rO Ol'OIOALE E VASE'rTO A llOIUIA 01 PYXIS OllLL.A 'l'OMllA xr.u, N, 3 E 4.

semicerchi riempiti di segmenti contornati di punti, a triangoli inscritti :


colore opaco nerastro su fondo marrone (0.20J.
2. (3277) - Anforetta a corpo quasi biconico con due anse oblique a ciambella,
dipinta a fasce larghe orizzontali e linee serpentine tra le anse e alla base
del collo (0.17).
3. (3278) - Vasetto ovoidale biansato dipinto a colore rosso-opaco a linee orizzon-
t.ali e verticali e a reticolato (0.09; fig. 119).
4. (3279) - Vasetto a forma di pyxis sostenuto da tre peducci, a due anse oriz-
zontali a decorazione di tipo geometrico in bruno opaco (0.090; fig. 119).
5. (3280) - Kernos a quattro vasetti accoppiati a corpo conico, mancante del ma-
nico di presa, dipinto a fondo monocromo rosso opaco (alt. 0.0Gp).
6. (3281) - Testa fittile equina con occhi globulari, orecchie e criniera raffigurata
a modo di cresta eretta, dipinta a fasce brune evanide (fig. 120): questo
frammento, raccolto nel dromos dinanzi alla porta della camera, appartiene
ad un vaso a figura di animale dello stesso tipo di quelli già descritti nelle
lombe XX e XII.
Nel ripulimento della camera sul piano della roccia, si raccolsero i seguenti
altri oggetti di corredo:

PIO, 120 - T&STA PlTTll.111 01 UN VASO A llORMA OI ANIMAJ,f; l)>:LLA T OMBA xr, u, l<. 6.
198 A. MAIORI

!'I(;. 121 - PENDAGLI A PROTOME TAURINA DELLA TOMBA XLH, N. 7.

7. (3574) - N. 18 piastrine in lamina d'oro lavorata a sbalzo a protome taurina,


delle quali otto con rosetta micenea tra le corna e dieci senza rosetta, at-
traversate le une e le altre da due o tre paia di forellini all' altezza del
muso, della fronlie e delle corna (mm. 25; fig. 121-2); negli esemplari senza
rosetta si vede chiaramente che la rosett~ fu asportata· mediante il taglio
del tratto di lamina tra le corna. Protome simili taurine vennero scoperte
nel sepolcreto di Haghia Triada e nella necropoli micenea di Encomi (Cipro)
e caratterizzate dagli scopritori come pendagli e più precisamente ad Enco-
mi come orecchini (Murray, o. c. , p. 43 sg., tav. X-XII). Peraltro il numero
trovatone in queata tomba e la disposizione dei forellini fatti perchè la la-
mina sottile fosse fissata ad una materia più consistente che doveva riem-
pire il cavo della protome, induce piuttosto a pensare ad una collana anzichè
a pendagli di orecchini.
8. (3573) - Nove grani di collana globulari ricoperti di sottile sfoglia d'oro (fig. 121).

0
FU). 122 - PHOTOME TAURINE IN LAMI NA D 0RO DELLA TOMBA XLU.
JAT,ISOS 199

9-10. (837 5-6) -- Un anello d' oro a semplice fascia circolare (fig. 121) ; un anello
in bronzo.
ll-2. (3577-8) - Ago crinale m frammenti (bronzo): frammenti di filamenti a cor-
doncino in piombo (?).
TousA XLIII - Tomba di grandi dimensioni, la pili vasta della necropoli,
ma completamente franata e devastata forse in epoca non remota. La camera
giungente alla profondità di metri 5 dal piano di campagna misu-
rava metri 4.50 X ;3.7 5 : la porta con la maceria manomessa era
alta metri 1.70 : con una disposizione già osservata in altre tombe
(XIX, XXIV) la v6lta della camera continuava nello spazio anti-
stante alla porta in modo da formare una specie di anticamera.
Nello scavo del dromos molti frammenti di vario stile miceneo
relitti della spogliazione : tra essi un fram-
mento di rhyton conico ed un frammento
di grande vaso con figurazione di un'anitra
di mare, una rosetta micenea su lamina
d'oro lavorata a sbalzo con il rilievo ap-

!HO. 123 - VASO IN Pl&TllA DllLLA TOMBA XLIV, f'IO. 12~ - ARMI IN llitONZO DELLA TOMBA Xl,\',

piattito dalla compressione del terreno, un puntale in bronzo (3619) ed una fuse-
ruola in steatite. Nell' interno della tomba pochi altri frammenti di ceramica ed
avanzi ancora di uno scheletro orientato verso SSE.
ToMBA XLIV - Anche questa tomba praticata sull' orlo occidentale della
seconda spianata, alla profondità di metri 2.50, con la camera a pianta quasi qua-
drata (m. 2 X 2.10), si rinvenne completamente violata. Nello scavo del dromos
alla profondità di metri 1.90 si rinvenne un vaso in pietra a tre piedi, dello stesso
tipo di altri analoghi rinvenuti a Creta e sovra tutto a Mochlos (3282; fìg. 123).
TOMBA XL V - Tomba franata sul margine della terrazza superiore della
collina. In un accurato ripulimento, insieme con i frammenti di tre anforette a

[_ __J
200 A. MAIURI

collo cieco con decorazione a fasce di tipo tardo miceneo, si rinvennero i seguenti
bronzi (tig. 124) :
1-B. (3601) - Spada in bronzo, spezzata in due pezzi, con costola mediana di rin-
forzo, con l'impugnatura incavata per l' applicazione di un manico in legno
o in osso (lungh. o.:i7): ripete in minori dimensioni l'esemplare della tomba
IV, n. 19, p. 100; - (3600) - Lama di coltello a forma espansa ovoidale
con i margini bitaglienti (0.207) ; - (3602) - Grossa punta di lancia con
manico d' innesto a forma conica con apertura angolare (0.28).

TOMBA XLVI - Esaurita l'esplorazione della spianata n. 2 del colle di


" Moschu Vunara »; si volle prima di chiudere la campagna esaminare, per future
esplorazioni e per rendersi. meglio conto dell'estensione della necropoli) la terrazza
sottostante. Presso l'orlo inferiore all'angolo O della spianata, si mise in luce
una camera sepolcrale preceduta anch'essa da lungo dromos (m. 10) con la vòlta
franata ma con la porta ancora chiusa da maceria. L' asse della tomba era sensi-
bilmente spostato rispetto alle tombe della spianata superiore da NNE a SSO. La
mancanza di suppellettile ed i frammenti rinvenuti nel terreno, mostrarono che
anche a questa spianata si era estesa, in epoca remota e imprecisabile, l'opera di
manomissione e di spogliazione fatta con lo scavo a pozzo al di sopra della camera
sepolcrale.

NECROPOLI MICENEA
(Scavi del 1923)

Nella campagna di scavo del 1914 sulla collina di « Macra Vunara >> si dovè
per il momento rinunciare all' esplorazione di un appezzamento di terra, piantato
a vigneto, delimitato dall'orlo della spianata e dalle tombe XI, XXIV, XXIX,
IV e XXXI; era evidente peraltro che la serie delle tombe continuasse anche
da quel lato occupando tutta la spianata fino al limite dell'area che, dalle buche
tuttora esistenti sul terreno, risultava essere stata scavata precedentemente dal
Biliotti. Lo scavo potè essere ripreso ncll' estate del 1923 sì da esaurire sistemati-
camente il gruppo delle tombe di « ìVIacr<i Vunara n che, pur presentando una
maggiore difficoltà di lavoro a causa delle vòlte delle camere sepolcrali general-
mente franate) a,·evano offerto materiale ceramico più fine e corredi meno mano-
messi da deposizioni dell'ultimo periodo della civiltà micenea nell' isola. La nuova
campagna metteva in luce, entro l'area del vigneto, altre 13 tombe a di·omos
della stessa forma ed orientazione delle tombe scoperte nella precedente campagna
(v. pianta a fig. 2).
Si volle inoltre saggiare la spianata, già parzialmente da noi scavata, dell'altra
collina di '' Moschu Vunara >J lungo il fianco dello scarpata della terrazza e nelle

[ _ _____,
J A [,I S 0 S 201

aree precedentemente inesplorate per accertarsi sovratutto se anche qui, come a


« Macr~i Vunara la necropoli fosse distribuita in pitt serie di tomhe ; ma i nu-
J),

meros i per quanto lìmitat,i assaggi fatt i in quella località non misero in luce al-
cun' altra importante serie d i tombe. Un ico rinvenimento una piccola tomba a ca-
mera, a fian co del grande e ricco sepolcro precedentemente scavato (XXXII),
con corredo poverissimo riferibile alle ultime deposizioni J i quella necropoli (vedi :
Caratteri generali ecc.).
TOMBA XLVIII - Tomba di medie dimensioni a pianta pressochè quadrata
(m. 1.90 X 2.10), preceduta da dro11ws della lungh ezza di metri 9.30 : la porta ad
arco a stip iti rastremati in alto era chiusa da rozzi scheggioni di pietra; della
vòlta della camera non restavano che i pennelli d'attacco agli angoli per l'altezza
di metri 1.40. Nello scavo del dromos si raccolsero a varia profondità frammenti
di vasi micenei dipinti e deeorati a vernice brillant~i ed opaca dello stesso tipo e
tec nica delle ceramiche rinvi:lnute nell'interno della tomba: indizio certo in questa
come in altre tombe simili di precedenti deposizioni di epoche peraltro molto vicine.
Al di sopra della vòlta frana ta si rinvenne un piccolo tamburo di colonna rozza-
mente ricavato da un bloC'co di calcare che a somiglianza degli altri blocchi con
segni incisi osservati in più tombe in questa campagna (v. pp. 207, 223, 228; fìg.
131), doveva avere la funzione di sema sepolcrale. La fig . 125 ci rappresenta il
taglio del dromos dopo lo scavo e la distribuzione dei corredi e dei sepolcri nel-
1' interno. I vasi nn. 1-2, 4-5, 8-9, 12-3 si presentarono ammassati in un sol gruppo
verso la metà sinistra della parete di fondo e presso di essi all'angolo SE g iace-
vano alla rinfusa ossa di uno scheletro ; un secondo scheletro con il cranio all' an-
golo NE appariva coricato in posizione quasi di rannicchiamento verso il centro
della camera ed a questa deposizione sembrava appartenere la èoppa n. 10; un
terzo scheletro disteso lungo la parete occidentale con il cranio verso l'angolo SO,
aveva da un lato la g rande a nfora n. 1 ed alla testa appoggiati diritti alla parete
della tomba i due coltelli in bronzo descritti ai nn. 14-5. Dalla distribuzione della
suppellettile risulta in modo evidente che il gruppo dei vasi nn. 1-2, 4-5, 8·0, 12-3
apparteneva ad una o più deposizioni precedenti a quella degli scheletri n. 2-3 ; il
corredo delle prime deposizioni fn alla rinfusa accantonato verso l' angolo d i fondo
della camera insieme con le ossa degli inumati a cui apparteneva, per far luogo a
nuove deposizioni con corredi più poveri e che, forse in segui to allo sprofondamento
della vòlta, si limitarono al numero di due.
l. - Anfora a tre anse, diritta contro la parete di fondo, a corpo ovoidale allun-
gato, di pinta a fasce rosse e decorata tra ansa ed ansa della doppia spirale
(al t. 0.44): forma alquanto distorta per effetto della compressione del terreno
e colori in parte evanidi.
2. - Anfora di g rand1o::;e d imensioni rinvenuta coricata quasi a l ce ntro della ca·
mera ed ai piedi dello scheletro n. 2, ricomposta da molti frammenti (alt.
0.52; fig. 126). Per le dimensioni, per la forma a corpo sferico su alto piede
202 A. ~IAIUHI

as;ai ristretLo e per la decorazione ripete i magnifici esemplari delle tombe


I V, XI, LI ; colori bruno denso nelle fasce più larghe dell'ornamentazione,
rosso-bruno slavato negli elementi di riempimento. Si vede distintamente in
questo come in altri esemplari la tecnica usata dal pittore vascolare nella
decorazione : lo schema fondamentale della decorazione ,·eniva preparato con

colore rosso slavato sul quale si ripassava cou colore bruno denso ; restano
visibili le tracce della sovrapposizione dei due strati di colore e talvolta il
ceramografo ha trascurato di ripassare il primo strato. Il caratteristico motivo,
già stilizzato, del « nautilus argonauta " mo,•ente sui tre tentacoli a spirale,
ha qui, negli spazi fra le spirali, grandi e piccole palmette diritte e ro,·esce:
lo spazio al di sotto delle anse è anch'esso riempito con linee ondulate,
for.sc schematica rappresentazione del fondo marino.
3. - Anfora triansata (alt. 0.37) a fondo cinereo, colorazione bruna; la decora-
,J .\ I, I S O S 203

zione sulle spa Ile risulta di una zona di corolle fio real i ro\·esce, callisneria
spiralis, distribuite tre a tre fra ansa ed ansa.
-1: - 7. -
Gruppo di quattro anforettc a collo cieco delle quali l'una ad alto piede,
le altre a corpo sferico tozzo, dipinte tutte a fasce orizzontali in rosso bril-
lante ed elementi floreali stilizzati intorno al collo.
8. - Grande bicchiere a calice biansato (alt. 0.205, diam. all'orlo 0.18; fig. 127)
a fondo giallo-roseo; nella zona tra le anse si svolge una linea ondulata

PIG. 126 - ANllORA DELLA 'fOMllA Xl.Vltl1 N. 2.

continua cosparsa di punti a color bianco sovrapposto raffìgurante i tentacoli


di un polipo snodantesi sinuosamente intorno all' orlo della tazza. Il processo
di stilizzazione dell'elemento naturalistico si è qui limitato alla rappresenta-
zione di quella sola parte del polipo che meglio si adatta va all'ornamenta-
zione del conlorno di una coppa.
9. - Bicchiere a calice, lievemente distorto, in creta gialletta cinerea (alt. 0.17 ),
decorato fra le anse di elementi fitomorfi ondulati.
10-1. - Due coppe a calice (m. 0.16; fig. 127) dipinte all'esterno ed ali' interno
a fondo monocromo rosso cupo brillante. L' 11na del le coppe presso lo sche·
letro secondo, frammentata fin dal momento della sua deposizione nella


__J
204 A. MAlURl

tomba appare restaurata lungo l'orlo del!' antica frattura da quattro suture
compo3te di bastoncelli plumbe i passanti attraverso fori fatti al trapano.
Questa necropoli ci ha dato alt,ri esempi di grandi anfore restaurate con
verghette plumbee; l'aver trovalo qui applicata la sut,ura metallica anche
ad una coppa di tipo assai frequente e di fattura corrente, mostra qual
conto si tenesse anche delle più modeste stoviglie.
12. - Oalathos a treppiedi con coperchio a manico oblungo innestato nel manico
di presa del vaso (alt. 0.25; fig. 128) dipinto a colori bruno- opachi; linee di
segmenti ai pied i trifidi, fasce orizzontali, zona di triangoli a reticolato sulla
spalla, segmenti e macchie a gocce sul coperchio. ÌD da confrontare con
questo esemplare la schietta ornamentazione geometrica, i due calathoi della
tomba XXXI e quelli della necropoli di Lelos e di Lartos (v. Appendice).

PIG, 127 - COrPE , N. 8, 10, 11 OE t,l.A TO>IBA X[,\ '111.

13. - Piccolo tripode, g rezzo, forato e munito di coperchio anch'esso forato e con
manico verticale di presa (altezza complessiva 0.16). ]~ uno dei più piccoli
esemplari di questa copiosissima categoria di vasi.
1-1-.3. - Coltello a lama larga lunata del t ipo comunemente noto sotto il nome di
rasoio, con tre borchiette per l' impug natura (lungh. 0.175) ; coltello a lama
lunga e sottile leggermente ricurva con manico incavato dai due lati pfll'
l' inserzione ad incastro dell'impugnatura in legno o in osso (lungh. mm. 305).
Si raccolsero inoltre due fuseruole coniche in steatite.

TOMBA XLIX - Piccola tomba a soli metri 2.30 di profondità, a pianta


irregolare (m. 0.95 X l.60 nei lati più lunghi), preceùuta anch'essa da dromos,
con la piccolissima porta mancante del l' a.reo superiore : la poca elevazione della
camera (m. 0.60) la fa rassomigliare ad una tomba a forno. U no scheletro indub-
biamente di giova neLto era corica to con il cranio a XE in senso trasversale; altri
due crani egualmente di giovanetti , ma senza altre tracce dello scheletro, erano


J .\ L J SOS 205

deposti all' ang.1lo NO con accanto l'unica anforettiua n. 7 contenente elementi di


una collanina a dischetti di pasta vitrea, mentre altri elementi di collanina si rac-
colsero a ccanto al cranio dello scheletro deposto trasversalmente. L'elegante hy-
drietta n. 1 era appoggia ta alla parete di fondo. B evidente anche in questo pic-
colo sepolcro infantile una duplice deposizione; i due crani all'angolo NO furono

l'IG. 128 -- OALATBOS A TRRPP!EDI DEl;LA TOllllA xr,vm, N. 12.

rimossi per far posto all' ultima deposizione, ma si ebbe cura di raccogliere nel-
1' anforettina n. 7 la collanina che apparteneva ad una delle due precedenti depo-
sizioni .

I. - Elegante hydrietta (alt. 0.273; fig. 129) decorata a fasci di filamenti ondu-
lati e cerchielli nl:'lla zona fra le anse, color rosso e rosso·bruno.
2-2-a. - Due rozze coppe ad alto pieòe dipinte a fondo monocromo nerastro: erano
deposw sul limitare interno della camera sepolcrale.


206 A. ~IAIUl!I

3-0. - Brocchettina a beccuccio con manico verticale sull'orlo: minuscola oinochoe


grezza; anforettina in miniatura (mm. 50) a fasce rosso-vivo.
_,.
G - - Oinochoe minuscola parzialmente annerita ed anforetta a superficie ne-
rastra, appartenenti l' una e l'altra a quella speciale categoria di buccheri
grigi di cui la necropoli di .Jalisos ci ha fornito qualche altro esemplare
(fig. 129).
8. - Collanina in pasta vitrea raccolta presso il cranio dello scheletro n. 1, com-

FI(). 129 - l'ASI, N, 1, 6·7 DEf,LA ·roMHA x1, 1x.

posta di piastrine rettangolari a uno o due cannellini forati, decorate a ric-


ciolo stilizzato o a duplice rosetta, di grani a mandorla e di rotelline forate
discoiforrni.
9. - Altri pochi elementi di collanina a sottilissimi cannellini incisi, a grani amig-
daloidi e rotelline racco i ti dentro l' anforetta n. 7.

TOJ\1BAL - Camera molto ampia a pianta rettan~olare (m. 3.15 X :2.85)


con dromos della larghezza di m. 2.10 rastremantesi in alto fino alla larghezza di
m. L.2.) e <lolla lunghezza e.li circa m. LO; la porta, alta rn. 1.40, fortemente ra-
stremata ma con la sommità dell'arco rotta era chiusa da maceria che, dalle


JALJSOS 207

pietre rinvenute nello scavo del dromos, s1-mbrava essere stata manomessa nell'an-
tichità e pit1 rozzamente ricostruita in seguito per più recenti deposizioni (fig. 130).
In mezzo allo scarico della volta franata si rinvenne anche qui un rozzo blocco
di calcare contrassegnato da un circolo a croce inscritta dello stesso tipo degli
altri rudimentali cippi funerari di questa necropoli (fìg. 13 1). L'aver trovato fram -
menti di vasi al di sopra del piano del giacimento del corredo, l'ammassamento a

PIO. 13() - MACERIE DEf,LA PORTA SCON\'0!,TA DEr,1,A 'fOAlllA 1,.

cumulo di tutte le ceramiche ai due angoli presso la porta (tìg. 182) e sovratutto
all'angolo NO, dove si raccolsero uno sull'altro più di 30 vasi, l'incerta identifi-
cazione dei tre scheletri con le ossa di sperse qua e là su 1 piano della tomba, sono
chiari indizi che questo sepolcro subì nel più tardo periodo miceneo lo sconvolgi-
mento di nitre pili pO\'ere deposizioni. Le ceramiche rimosse dal loro originario
collocamento furono ammassate ,·erso la porta ed i corredi pili ricchi in ori e
collane \'ennero depredati, abbandonando~enc solo insig nifìcanti reliquie. Alcuni vasi
giacevano deposti presso l'angolo nord-est a sinist,ra <lclla entrata; i r imanenti


208 A. l!AIUl!l

era110 stipati ed ammassati nell'angolo opposto, coricati l'uno sull'altro e quasi


tutti in frammenti. Ai tre scheletri che giudicammo appartenere all' ultima depo-
sizione nella camera sepolcrale, vanno riferite le armi in bronzo che trovammo
deposte loro a lato.
J. - Grande anfora a tre anse (alt. 0.52) a corpo sferico schiacciato, dipinta a
color bruno alterato qua e là, per eccessi va cottura, in rosso- vivo ; la deco·
razione dell'ampia zona delle spalle è costituì La da bugnette in rilievo con-

TOMBA l(L\'111, TO\IRA J,. TOllBA LI\'.

'1'0MllA LIX.

F I O. 13 l - 011•1•1 TO~rnAJ. J 0 1{ 1.l.A NJ•:ono1•01,1 ,, , JA J, ISOS.

tornate da circoletti puntiformi alternati con cerchiolini inscri tti dipinti a


linee e pu nti int ra mezzati gli uni e g li altri da lunghi fiori liliacei stiliz·
zati su fasci di filamenti ondulati (fig. 133) imili a quelli del rhyton della
tomba VI (cfr. Tav . IV).
2. Altra grande anfora a tre anse (alt. 0.5:35) a corpo più tondeggiante, deco-
rata sulle spalle con il motivo così frequentemente esemplificato in questa
necropoli, del « nautilus argonauta 1> muovente sui tentacoli stilizzati a spi-
rale ; colori in parte guasti.
3-4. - Due anfore triansate (alt. 0:-t/5 e 0.365) decorate a semicerchi inscritti a
superficie embricata.
5. - Anfora (0.37) ; nella zona tra le anse fasci di fì lament.i cur\'Ì, motivo vege-
ta le geometricamente stilizzato.


JALISOS 209

G. - Elegante anforetLa l0.31) a corpo slanciato a fondo giallo marrone dipinta a


color bruno e rosso lucido (fig. 134): la decorazione fra le anse è formata
da grandi palmette ovoidali ricurve riempite di semicerchi inscritti, di linee
a onde e a fondo unito bruno ; in una delle palmette figura una fascia si-
nuosa quasi di serpentello. Bell' esemplare di stilizzazione naturalistica geo-
metrizzante, eseguita ancora con la perfezione della modellatura e della
vernice del le fabbriche di Jalisos.
7-8. Due anforoni a collo cieco (0.395-0.435) dei quali l'uno, grezzo e con rozza

li' IO. l::B - lN'l'ERNO O l~J, J~A 'l'OMIJA 1..i.

decorazione a fasce orizzontali e serpeggianti sulla spalla ed a corpo ovoi-


dale allungato, ricorda i già più volte descritti anforoni da acqua.
9. - Piccolo rhyton conico imbutiforme, forato alla base, mancante dell'ansa,
distaccatasi probabilmente nel rimuovimento delle antiche deposizioni (alt.
0.315, diam. ali' orlo 0.10; fig. 134). Si differenzia dai rhyta delle tombe
IV e VI per lo schema più semplice della decorazione: il corpo conico è
decorato da una fitta e continua serie di cerchi orizzontali sottilmente di-
pinti digradanti Yerso il piede coloralo d'una fascia bruna; all'orlo linea di
gocce.
10. - Oinochoe a corpo sferoidale (alt. 0.30; fig. 134) a fondo marrone lucido de-
corata sul ventre da t re grandi molluschi stilizzati a tre tentacoli spirali-
formi; dall'attacco dell'ansa nast.ro ricadente a tre fiocchi: colore in rosso vivo
27


210 A • .MAIUHI

brillante. Per la forma e la decorazione cfr. l'esemplare simile della tomba


XXXL n. 9; Tav. IV.
11. - Vaso a treppiede con manico e frammenti del coperchio (alt. 0.25); l'oroa-
mentazione a colore bruno opaco diluito risulta di rozzi elementi geometrici
associati e già distribuiti a fasce: serie di segmenti, di semicerchi, di angoli
a spina di pesce e di punti a gocce.
12-3. Coppa a piede raccorciato dipinta a fondo monocromo rosso-scuro. Altra

l'I(;. 133 - (;l!ANOFl ANl'ORA o ru,r, A TO\IUA L, N. I.

coppa a calice, frammentaria, a fondo giallastro con due anst' singolarmente


sopraelevate, a na:>tro, al disopra dell'orlo.
14-8. - Due coppettioe ad una sola ansa ed una tazzina a fondo grezzo. Gna broc-
chettina con manico sull'orlo e beccuccio dipinta a vernice rosso-scura ed
un'anforettina minuscola a collo chiuso, decorata a fasce e segmenti (0.07).
19. - Minuscolo bicchiere a campana, ad un'ansa, con piede rilevato (mm. 36), a
pareti sottilissime, in bucchero grigio; cfr. tomba xvrr, n. 60 e xxv, n. 6.
20. - Vaso a treppiede ad impasto, bugnato e bucherellato nella parte superiore
con i piedi bifidi terminanti a ricciolo (alt. 0.205).


J A I, I SOS 211

21. - Dal complesso delle ceramiche di questa tomba i stacca nettamente un vaso
di fattura ordinaria rinvenuto un poco al di sopra del piano di giacimento
degli altri vasi e conservatosi intatto per la pesante robutezza delle pareti. È
a tronco di cono, leggermente espanso nella parte superiore, con i due manici
impostati obliquamente al di sotto dell'orlo ed a superficie grezza (alt. 0.27).
Fanno parte del corredo delle prime deposizioni: una gemma lenticolare (mm. 24)
in agata, perforata, con la tipica raffigurazione di uno stambecco con il muso volto
indietro e le zampe anteriori ripiegate quasi in atto di stramazzare; alcuni pen-

FUJ, 134 - ANPOIU,, N. 6• RIIYTON, N. 9 E OINOOBO&, S. 10 DELLA TO:\IBA J,.

duglini rettangolari in lamina d'oro decorati secondo il consueto schema di simili


pendagli di collana ed un grano biconico di steatite; scarsi avanzi di più ricchi
corredi .
.Appartengono pii1 probabilmente alle ultime inumazioni di questa tomba un
pugnaletto in bronzo (mm. 0.16) con :,emplice codolo d'innesto nel manico dell' im-
pugnatura, e tre frecce ad alette di diversa misura (m. 0.06, 0.08 e 0.10).

TOM BA LI - Si apre a monte della tomba XLVIII con clromos lungo circa
m 8, largo m. 1.70-1.80 in direzione da NNE a SSO; la porta era anche qui
ben chiusa da maceria a secco; la camera sepolcrale presentava lungo il lato occi-


[
2l2 A . .MAIURl

dentale una specie di podio ricavato anch'esso dalla roccia (largh. 0.70, alt. 0.10)
sul quale, insieme con gli avanzi di uno scheletro giovanile, erano deposti i vasetti
n. 1-6, il coltello in bronzo (6-a) e chicchi di collana in pasta vitrea (6·b). Un se-
condo scheletro di adulto era collocato lungo la parete orientale con presso il cranio
molti elementi di collana ed ai piedi le due anfore 11. 7- 8. Gli altri vasi erano al
centro e presso la parete di fondo ed il rinvenimento di alcuni grani di collana
accanto ad uno dei vasi di questo gruppo lascerebbe supporre la presenza di un'al-
tra deposizione infantile. [1a presenza di un podio a guisa di letto funebre si è di
già osservata nelle tombe XXVIII, XXXIII; cfr. appresso tomba LVII.

P CG. I&) A:-l>' OllETTA, ~ . 2-3 - VASI ,\ F I ASOHE'l'rTA, S , 4-5 01%LA 'roM!lA I, (.

Appartenevano alla deposizione dello scheletro infantile sul podio i seguenti


oggetti:
1- 2. - Anforetta a collo chiuso ed a piede alto dipinta a zone di fasce e lineole
orizzontali ed a gruppi di filamenti vegetali stilizzati intorno alla base del
collo. Altra più piccola anforetta globulare a collo cieco a fondo gialletto
pallidissimo con corolle ed elementi floreali nella zona superiore (fig. 135).
3- 4. - Vaso a fias chetta a corpo sferoidale, biansato, finem ente decorato in color
rosso vivo brillante da fitti circoli concentrici nelle due metà emisferiche e
da palmetta e serie di segmenti al di sotto delle anse (alt. 0.14; fig. 135, cfr.
tomba XXVIII, n. 7). Anforetta a corpo sferico schiacciato a fasce orizzontali
e palmette geometricamente stilizzate (alt. mm. 125 ; fig. 135).
5. Minuscolo bicchiere (mm. 54; fig. 135) a linee orizzontali e ondulate.
6. Vasetto s feroidale in creta giallo-cinerea, a collo corto svasato, dipinto a color


[ __
213

bruno; larga fascia mediana e circoli concentrici alla base e nella zona supe-
riore; manca di anse.
6-a. - Coltello in bronzo a lama leggermente ricurva e con manico munito di 3
borchie (lungh. 0.20). - 6-b. - Collanina composta di grani globulari, amigdaloidi
e a conchiglietta bivalve in pasta vitrea e di qualche grano in corniola.
Sono da riferire alla seconda e probabilmente anche ad una terza deposizione
le altre ceramiche ed oggetti di corredo :
7. - Anfora di grandi proporzioni a corpo tondeggiante leggermente ovoidale

L'I(;. 136 - ANFORJll N , 7 ~ 8 ONC.C.A •rOMOA t.I.

(alt. 0.505; fig. 136) conservatasi intat.ta sotto la protezione degli attacchi
della volta; il colore pallido del fondo ed il colore rosso cupo brillante della
decorazione mantengono la viva freschezza originaria. Nella zona tra le anse
ricorre l'elegante motivo, tuttora di fresca espressione naturalistica, per quanto
di già stilizzato, del nautilo muovente sui tentacoli terminanti a spirale,
motivo, come abbiamo visto da più esemplari, prediletto nella ornamenta-
zione delle grandi anfore di Jalisos (cfr. La Ceramica); gli spazi liberi delle
volute delle spirali sono riempiti qui come altr ove di elementi floreali e di
zone di segmenti a palmetta o segmenti sciolti (fìg. 136). Per la vividezza
del colore è uno dei più belli esemplari della ceramica di .Jalisos a vernice
brillante.
8. - Anfora Lriansata (alt. 0.41; fig. 136) elegantem ente decorata sulla spalla a fasci


[_
:214 A. JllAIUIU

di linee ondulate riempile negli spazi di segmenti curvi e del caratteristico


moti,,o stilizzato della valva di conchiglia che appare così di frequente come
elemento di collana in lamina d'oro e pasta vitrea. Per la decorazione è da
confrontare l'altro più grandioso esemplare della tomba XXXI, fìg. 87, in
cui negli spazi fra le linee ondulate schematicamente raffiguranti il fondo
marino, si hanno, in luogo di valve di conchiglia, stelle di mare.
9-10. - Due anfore, nel mezzo della camera, schiacciate e ridotte in minuti fram-
menti: l'una ricomposta (alt. 0.42) presenta sulle spalle la decorazione geo-
metrizzante e linee spezzate, l'altra, deformata dalla pressione del terreno, è
dipinta a minuto reticolaLo come molti altri esemplari di grandi e piccole
dimensioni di questa necropoli.
l 1-3. - Eleganti anforette ad alto piede (alt. 0.17 5-0.20) e a collo cieco, dipinte a
fasce o lineole brune e rosse con corolle floreali di vallisneria spiralis alJa
base del collo. Altra anforettina a corpo globare decorata superiormente a
segmenti cur vi, stilizzazione di elementi floreali.
14. - Calathos a treppiede, rinvonulio mancante del manico di presa e del coperchio
(alt. 0.165) dipinto a vernice bruno-opaca e sulla zona delle spalle con deco-
razione di semicerchi inscritti a superficie embricata.
14-a. - Presso il cranio dello scheletro n. 2 si raccolsero numerosissimi elementi
di collana e frammenti di una sottilissima stephane di argento; la collana
er a composta di grani amigdaloidi, di ciondolini discoiformi e conchigliette
bivalvi in pasta vitr ea e di un solo chicco di corniola; lungo il lato destro
si rinvenne una fuseruola conica in steatito od una fuseruola a forma di
bottone in terracotta dipinta in rosso.
~el bel mezzo della camera il ripulimento definitivo mise in luce un piccolo
pozzetto di forma irregolare contenente un leggero strato di detriti carboniosi senza
peraltro alcuna Lraccia di residui ossei ; trattasi in questo caso di avanzi di un
sacrifizio funebre c non, come abbiamo potuto accertare in altre tombe di questa
necropoli, di veri e propri sepolcri a cremazione.

TOMB ALII - Camera sepolcrale delle seguenti dimensioni: m. 2.85 X 3.:20,


alt. 1.40; il dromos della lunghezza di più di 10 metri, largo al piano inferiore
m. 2, si rastremava in alto formando un vano di luce di m. L.20; il vano della
porta (m. 0.85 X 1.20) era come di consueto ostru ito da maceria a grandi e rozzi
scheggioni di pietra.
Lo scavo del dronws mostrò airevidenza che anche questa tomba aveva subìto
manomissioni nel periodo stesso miceneo per successive deposizioni con relativo sgom-
bero e ripulimento dei materiali dei precedenti corredi; oltre a vari frammenti di
ceramiohe si raccolsero nella terra di riempimento del dronws un anellino d'oro a
semplice cordone ravvolto a spi rale, un dischetto aureo a sottilissima lamina con 4
fori d'attacco ed il noto motivo della doppia r osetta micenea e numerosi elementi
di collana a grani amigdaloidi, chicchi globulari, piastrine rettangolari in vetro e


[ _J
JALISOS 215

pendagli cuoriformi, chiaro indizio di ricco corredo sconvolto e rigettato alla rinfusa
al di fuori della camera sepolcrale.
Nell'interno della camera si rilevò la presenza di tre sole deposizioni, due di
adulto ed una di adolescente con corredo poverissimo ; gli scheletri, deposti sopra
uno strato di ciottoli, erano allineati lungo le due pareti di lato e la parete di fondo,
lasciando libero per altre deposizioni, che non ebbero più luogo, tutto il vano centrale
della tomba. I soli oggetti di corredo funebre rinvenuti erano disposti verso la pare Le
di fondo accanto allo scheletro di adolescente e rivelavano per la piccolezza delle
forme la natura stessa della deposizione : tre piccole anforette globulari, di cui l'una
con decorazione a semicerchi diritti e rovesci, le altre con il motivo della palmetta
a segmenti geometrici; vasetto ollare a Lre anse, rozzamente decorato; brocchettina
con beccuccio. Presso il cranio si ricuperarono elementi di una collanina infantile,
formata di pcndaglini di corniola, a forma di fialette, forati ad una delle estremità,
chicchi g lobulari rilegati da cerchietto d'oro e minuscol i chicchi in oro. ~essun
oggetto si rinvenne accanto ai due scheletri di adulti.

Toi\rnA LIII -- È scavata sul marg ine della spianata e per le esigenze dello
spazio il dromos, dello sviluppo di soli m. 4.50, si presenta di maggiore ampiezza
(m. 1.80) ed ò tagliato a gradini ed a rampe nel banco di calcare (cfr. la tomba
XXXVI); la porta è ad apertura trapezoidale con gli stipiti segnati da una fascia
rientranle (0.80 X 1.30); le dimensioni della camera sono di 2.50 "'< 2Ai5. Si rico-
nobbe la presenza di una sola deposizione intatta con il cranio poggiato all'angolo
~E, e lo scheletro disposto trasversalmente all'asse della tomba; nell'opposto angolo
:NO erano ammassati relitti di ossa umane, avanzi di una precedente deposizione
che dovè cedere il posto a quella da noi rinvenuta. Di tale rimuovimento è prova
anche l'aver trovato il vaso 11. 2 in franLumi al di sotto della maceria ùi chiusura
della porta. Peraltro dal carattere uniforme delle ceramiche si deduce che il periodo
di tempo inter corso fra le due deposizioni cade entro una sLessn fase di sviluppo
dello stile locale miceneo.

PIG. 137 - •~C1'.\ 'JF. 0•~1,1. \ TO\fHA r.rcr, :-;. 2 •


216 A. ~IAlURI

Quali avanzi della precedente deposizione, oltre a pochi elementi di collana rac-
colti lungo il lato della parete occidentale presso il quale doveva originariamente
essere deposto lo scheletro ammassato all'angolo NO nella camera sepolcrale, pos-
ono essere riguardati i seguenti vasi :
1. - Coppa ad alto piede a vernice lustra con il caratteristico motivo ripetuto dai
due lati di una seppia schematicamente rappresentata con il corpo disposto
verticalmente ed i tentacoli allungati a spirale; raccolta in frammenti nel
dro111os presso la porta della tomba.

FIG. 138 - GltANDF. CltAT ~ ltE DRr.r,A ·ro~rnA r,111, N. il.

2. - Al di sotto della maceria di chiusura della porta, si rinvenne in frammenti, e


potè essere interamente ricomposto, un elegante vaso a forma di lelcane a
bacino fortemente concavo, orlo carenato, munito di una sola ansa verticale
a nastro con due piccole protuberanze su l dorso e, in corrispondenza, di lungo
becco orizzontale ~perto (fig. 137; a lt. 0.77, diam. 0.32, largh. dell'ansa al
becco 0.36). La decorazione a colori fini brillanti risulta all'esterno di fasce
e di una zona di segmenti stamiformi ricurvi, sull'orlo di serie continua di
segmenti vermiculati, sul fondo del bacino di una serie di nautili stilizzati
disposti a raggiera intorno a cerchi concentrici. Qursto tipo di lekane è rap-


J,\I,ISOS 217

presentato da un altro più grande ma pit1 rozzo eselllplare proveniente dalla


necropoli di Lartos (v. Appendice Il).
Ali' interno della camera sepolcrale il re ·to del corredo appariva disposto tutto
intorno (ceramiche, bronzi e collane) allo scheletro dell'ultima deposizione.
Ceramiche a vernice brillante:
3. Grande cratere (flg. 138; alt. 0.275, largh. 0.29) a piede tozzo e corpo legger-
mente rastremato, con le due anse ci lindriche impostate obliquamente e mu-

f'IG. t39 - \'ASO " l'IASCUETTA Of:l, L.A 'rO\lllA J,ur, :-i. 4.

ni te in alto di bugna a linguetta, simile per la forma ad alcuni crateri di


~licene; la zona di decorazione sulla spalla è formata da una serie di
murici disposti verticalmente ed alternativamente riuniti due a due. Ofr.
gli altri crateri di tipo diverw di questa necropoli (Ca1'atteri generali -
La Ceramica).
-l. - Vaso a fiaschetta sferoidale ad un'ansa, senza becco, con il collo cilindrico
chiuso munito di piccole bugnette in rilievo intorno all'orlo; il collo e la base
sono soltanto perforati da un foro regolare cilindrico fatto al tornio (fig. 139;
alt. 0.180); la zona emisferica superiore è riempita di molivi vegetali e ma-
28


218 A. MAlURI

rini sLilizzaLi; sul pro petto un segmento cun 'O in rilievo sembra \'Oler ripro·
durre il motivo di una collana. Per la sua forma singolare, non documen-
tata da altri esempi di questa e di altre necropoli, questo vaso a fiaschetta
munito di un semplice foro d'immissione al basso e di fuoruscita alla base,
sembra dover appartenere ad una classe speciale di vasi sacrificali e rituali,
dei quali, come per i rltyta, non siamo in grado di sapere il preciso 11 o e
destinazione.
5- 7. - Coppa e coppetta ad alto piede, di cui l'una (alt. 0.185) simile per tipo e
decorazione al n. 1 di questa stessa tomba, l'altra di più fine eleganza, ornata
di una serie di murici partenli dal collo del piede a raggera fino all'orlo della

1'10. l40 - COPPE, /<, i).1 • Oll<OCBOE N. 10 H TAZZA O•:LJ,A TOl[IJA 1.tll.

tazza. Altra coppa a piede molto slanciato di pinta a fondo monocromo giallo-
marrone lucido (0. l95 ; fìg. 1-10).
Ceramiche a colori seniilitcidi ed opachi:
8-9. - Due anforette a collo cieco, a corpo a tronco di cono e spalle appiattite, con
motivi di decorazione floreale geometricamente stilizzati.
10. - Oinochoe a corpo sferico, decorata sulla spalla di linee geometriche ad an-
golo intramezzate da rozze :;pirnli peduncolate (alt. 0.33; fig. 1-10).
11. - Grosso va o a treppiede sormontato da manico di presa arcuato, a fondo
marrone terroso opaco, decorato a fasce e macchie in color bruno opaco eva-
nido e con tre corolle floreali disposte ai due lati dalla spalla; per le dimen·
sioni è uno dei più o-randi e.;emplari di calathoi a trepp:Nle, di cui è straor-
dinariamente ricca que La necropoli (alt. 0.3-1).


J A J, J SO S 21 !)

12- :3. Urande vaso a treppiede ad impasto, bucherellalo e bugnato nella parte
superiore, con i piedi bifidi ritorti a riccio; è il più grande (alt. 0.33) di
questa singolarissima categoria di vasi ai quali per l'impiego che se ne faceva
p<'r emanazioni di odori aromatici, torna assai acconcia la denominazione
datane comunemente dagli scavatori del luogo, di kapnist-irion (v . in fine).
- Altro pitt piccolo esemplare ad un sol manico (0.173) munito di una qua-
druplice serie di fori .
Li- 22 - Serie di tazze biansate del tipo degli skyphoi, di coppette monoansate,

FIO. 141 - BACINELl,A IN ltAl!e l)J~ l, LA 'l'OM UA t, IJl,

di ciotole a corpo conico, alcune con decorazione di elementi stilizzati geo-


metrici, altre a fondo monocromo o grezzo.
Bronzi:
23. - Presso il cranio dello scheletro deposto a traverso la camera, era collocato
sul terreno un bel bacile di rame, intatto, a pareti robuste con bordo legger-
mente ricunro e due manici impostati obliquamente (alt. 0.08, diam. 0.2-t;
fig. 141 ), uno dei pochissimi esempi di vasellame met.allico rinvenuti in
questa. necropoli (cfr. tomba L\YI, 11. 15).
24. - Al lato sinistro dello scheletro, si raccolse un bel pugnale in bronzo foggiato
sullo stesso tipo delle lunghe spade micenee di qu~s to periodo (lunghezza
con l'impugnatura m. 0.37): è a lama stretta appuntita con costolatura di
rinforzo a forte ril ievo e con la pesante imp11g11atura guarnita tutLora ai


2~0 A. MAlUHl

due lati da una massiccia placchetta in avorio fissata sul manico e stùla
guardia da borchiette a larga capocchia; al termine dell' impugnatura, la
guardia con le due alette ricurve in basso, assume la caratteristica forma delle
spade di questo periodo.

llCO. 142 - CORll E:OI Dl:LLt: TOMut: r. fl L(ll.

25. - Vari frammenti di sottili aghi in bronzo muniti di cruna.


Oggetti vad di co1'redo. - rrutti gli oggetti di corredo appartengono piut-
tosto ad abbigliamento femminile ed inducono a supporre che il pugnale sopra de-
scritto debba riferirsi a qualche precedente deposizione. Tutt'intorno al cranio si
raccolsero, commisti al terreno durissimo della v6lta franata, gran quantità di ele-


[
2:H

menti di collana, di ciondoli e pendagli che dovevano costituire il ricco abbiglia-


mento della defunta (fig. 1-!2): prevalgono grani globulari, rotelline, rosette e dischetti
in vetro e pasta vitrea, una serie innumerevole di perline minutissime ad anello e
discoiformi in pasta vitrea verdemare, simili alle nostre margheritine 11 1 da infi-
(r

lare indubbiamente in collane a più fili; qualche grano in cristallo e quache chicco
d'ambra, uno dei quali ben conservato, costituisce una delle rarissime documenta-
zioni del commercio dell'ambra nel periodo della civiltà micenea a Ro\li. Doveva
far parte di questa collana una piccola gemma lenticolare in ametista (mm. 12),
con l' incisione, sommariamente eseguita e poco riconoscibile, di un animale (stam-
becco?) con il capo volto all'indietro, ed un grosso grano (mm. 28) amigdaloide di
agata. Lungo il lato sinistro dello scheletro si raccolsero duo anellini di argento a
somplice cordoncino ricur vo ed un anellino od orecch ino (?J in oro a due fili ritorti
a tortiglione. Ai piedi giacevano sul piano della toml.>a (appartenenti forse ad altra
deposizione precedente) una ventina di fuseruole in st~atite di varie dimensioni,
parte delle quali della forma pii1 comune conica perforata, altre della forma a bot-
tone: due di queste ultime di maggiori dimensioni (mm. ~9, mm. 46) erano deco-
rate, l'una sulla superficie conica, laltra dai due lati, di palmette e di circoletti
incisi (fig. 142).
Tracce di precedenti corredi rimossi e manomessi si rinvennero anche lungo
la parete occidentale della camera, dove nell'ultimo strato di terriccio a contatto
del pavimento, si ricuperarono alcuni elementi di collana del tipo a bivalve olivi-
forme, a globuletti, ed una piastrina rettangolare in oro con rilievo di octopus.
TOMBA LIV - Il dromos è a gradini, ampio e di breve sviluppo (lungh. -!.20,
largh. 1.35); la porLa ben murata ma con l'arco spezzalo, la camera a pianta qua-
drangolare irr egolare, misurava nei lati di est e di sud m. 1.95 X 2.15; al di sopra
della porta un blocco di calcare a guisa di cippo, contrassegnato dalle incisioni rap-
presentate nella fìg. 131. Nel ripulimento delle terre franato nel vano della camera
si palesò all'evidenza lo sconvolgimento a cui la tomba era stata sottoposta fi n dal-
l'epoca micenea : la suppellettile funebre appariva spostata dal luogo del suo origi-
nario collocamento, in parte frammista al terreno a cm. 50 dal piano del pavimento,
in parte sparpagliata qua e là sul pavimento della camera. Si accertò la presenza
di un solo scheletro intatto e ad esso, che sta a rappresentare sicuramente l'ultima
deposizione in questa tomba, dovevano appartenere i soli oggetti di corredo rinve-
nuti in frammenti ma ammassati in un sol luogo (nn. 1-5). Residui sconvolti di un
altro scheletro si osservarono lungo la parete sinistra con il cranio all'angolo NE,
orientato cioè in senso opposto a quello dell'ultimo inumato.
Possono riferirsi all'ultima deposizione della tomba i seguenti oggetti:
1. - Grosso anforone a collo cieco, a corpo sferoidale, con largo e tozzo becco,
dipinto a semplici fasce or izzon tali rosse (m. 0.38).
2. 'l1azzetta attingitoio, sormontata da alto manico a nastro.
3. Affilatoio in pietra argillo-schistosa e accanto :


222 A. MAI URl

4. Piccolo coltello frantumato a lama leggermente ricurva con il manico attra-


versato da due borchie (lungh. mm. 125).
5. Due freccioline in bronzo ad alette.
Alle precedenti deposizioni vanno probabilmente attribuiti gli altri oggetti del
corredo rinvenuti dispersi alla rinfusa nella camera sepolcrale:
6. - Grande cratere a piede sottile, corpo conico, anse larghe piatte impostate
all'orlo (alt. 0.32, diam. 0.31) in fine argilla verde cinerea con decorazione
bruna quasi completamente distaccatasi sul primo abbozzo fatto a color mar-
rone diluito, come di consueto in tutta quest,a classe di ceramiche in argilla
grigia e decorazione bruna. Nella zona fra le anso, da ciascun lato, sono figu-
rate due grandi anitre affrontate, becco cont,ro becco, con il corpo ingros-
sato oltre il naturale; al centro palmetta geometricamente schematizzata,
e nel campo motivi floreali a riempimento degli spazi vuoti. Il gruppo
dei due uccelli è espresso in modo schematicamente eguale ai due lati: nel·
l'uno il ceramografo si è contentato di ramguraro le piume del pennuto pal-
mipede con più serie di lineole orizzontali, nell'altro ha ricorso all'artificio
anche più innaturale di un fitto reticolato, come nel già descritto vaso della
tomba XIX.
7. Anfora a tre anse a corpo globare con la decorazione guasta (0.42); nello
spazio fra le anse grandi corolle floreali.
8. Anfora a collo cieco (0.31) di forma alta slanciata, della stessa qualità di
argilla e decorazione bruna del cratere n. 6: alla base del collo corolle flo-
reali, sulla spalla zona di alghe marine e di murici.
9. - Oinochoe sferica a becco d'anatra con decorazione sulla spalla di quattro grandi
murici: color rosso e bruno t0.26).
10-1. - Due coppe ad alto piede di cui l'una con il consueto motivo del mollusco
con i tentacoli a spirale, l'altra con fascia a linee di segmenti curvi.
Fra il terreno sconvolto dalla seconda deposizione si raccolsero inoltre alcune
rosette a otto petali in pasta vitrea, un grano sferico di ametista, due fuseruole in
steatite, ed un frammentino di ambra appartenente anch'esso ad un grano o cion-
dolo di collana.
TOMBA LV - Dromos della lunghezza di m. 7.50 gradatamente restringentesi
da m. l.uO a m. 1.10; camera a pianta quadrata di m. 2.60 X 2.GO. Anche questa
tomba si presentò profondamente manomessa e sconvolta fin dall' antichità; del muro
di chiusura della porta non restavano che pochi filari di pietra, gli altri giacevano
arrovesciati e dispersi nel clromos insieme con molti frammenti di belle ceramiche
a vernice brillante; nell'interno della camera la su ppellettile. ad eccezione di quat-
tro o cinque vasi interi, era dispersa in frantumi; i depredatori se trascurarono le
ceramiche non rispar miarono i corredi più ricchi in oro ed in collane perchè, ad onta
del più accurato ripulimento, ~non si rinvenne il menomo oggetto in metallo o del-
l'abbigliamento femminile. Si accertò la presenza <li tre deposizioni con gli scheletri


[
JALISOS :223

ammassali alla rinfusa. Nel terreno di frammento della camer a si rinvenne un blocco
di arenaria dello stesso tipo di quelli ai quali abbiamo riconosciute la funzione di
cippi in questa necropoli con alcuni segni rozzamente incisi (fig. 13 1).
l. - ,.\nfora di grandiose dimensioni, uno dei pit1grandi esemplari di questa necro·
poli (alt. 0.56), a corpo assai panciuto quasi sferico, di forme sensibilmente
asimmetriche per imperfetta modellatura o per distorsione avvenuta nella
cottura, decorata a zone di semicerchi inscritti sovrapposti del tipo da noi
detto a superficie embricata.
2. -- Altra grande a nfora (m. 0.505) a vernice rossa brillante ben conservata, con de-
corazione di tre « nautili ,, raffigurati come negli alLri esemplari già descritti
più volte a due tentacoli avvolti a spirale sollevati in alto, con un terzo
Lentacolo ripiegato in basso e con palmetLe geomeLricamente stilizzate riern-
pienti gli spazi vuoti della figurazione principale.
3. - Anfora di medie dimensioni (m. 0.4:3) con tra ansa ed ansa, sulla spalla, una
zona floreale formata da una serie di 9 gra11di corolle aperte e ripiegate in
basso del tipo della vallisneria spiralis.
~. - (:rosso e ordinario anforone da acqua a collo chiuso e becco molto largo per
l'immissione e la fuoruscita del liquido, dipinto a fondo monocromo marrone
opaco (m. 0.-13); cfr. La Ceramica.
:) - (i. - Due oinochoai di forme e dimensioni pressochè eguali (rn. 0.32-0.35), a piede
più o meno slanciato. corpo sferico o sferico-schiacciato, collo alto terminante
ad orlo piatto o sensibilmente arcuato con il bordo smussato. La decorazione
a color bruno in un esemplare, a color rosso brillante nell'altro, è quella che
ricorr(J in tutte le altre oinochoai di questo tipo e che dà al corpo sferico del
vaso un effetto di elegante movimento: fasce piene e fasce a più linee leg-
germente ondulate disposte verticalmente tutt'i ntorno al vaso.
7. Elegante oinochoe su alto piede, a tre manici verticali decorata fino alla base
dcl collo di fasce e lineole orizzontali e di corolle floreali tra le anse (0.255).
8. 'r azza, epichysis, a due manici e lungo beccuccio orizzontale (0.1 t) a colori
brillanti rosso e bruno : decorazione a fasce e nella zona superiore spirali
peduncolate, quasi tentacoli isolati della nota figurazione del nautilus argo-
nauta, e linea a spina di pesce sul bordo. La stessa forma di vaso ma di
maggiori dimensioni in più tombe di questa necropoli.
9-12. - Serie di quattro anforette a collo cieco di piccole dimensioni (da m. 0.225
a m. 0.095) del tipo a piede alto e globulare senza piede, a motivi lineari e
floreali.
Li3. - Piccolo br aciere ad impasto, bucherellato, rinvenuto mancante dei tre piedi
(0.08).
TOMBA LVI - IJ dromos di questa tomba appariva per la maggior parte frana to
sulle pendici della collina, lasciando intatta la porta ben murata; la camera di
forma irregolare (m. 2.75 X 2.50) presentava la parete di fondo leggermente inca-


224 A. MA I URI

vata a nicchione. Si accertò la presenza di duo deposizioni: uno scheletro giaceva


allungato nella met~i destra della camera con il cranio accanto alla porta, mentre
avanzi confusi di ossa appartenenti ad una o pit1 inumazioni si osservarono nella
metà sinistra dove il terreno coper lo di uno strato di ciottoli rivelava la presenza
di un letto funebre. La suppellettile ad eccezione di un solo vaso molto guasto ed
in frammenti, era collocata presso la porta, ai lati ed ai piedi dello scheletro di
destra. La disposizione del corredo, lo sconvolgimento dello scheletro che doveva
essere originariamente collocato al di sopra del letto funebre, i pochi oggetti di
suppellettile ornamentale rin venuti dispersi qua e là nella camera, provano che anche
questa tomba subì nel tardo periodo miceneo parziale manomissione per un'ultima
deposizione.

1. - Grande anfora a tre anse a base larga tozza, corpo sferoidale, dipinta a vernice
rossa e bruna brillante: tra le anse tre grandi " nautili » a tentacoli spirali-
formi con la conchiglia disegnata schematicament.e a r eticolato; nel campo
valve marine e segmenti lineari (alt. 0.477). Presso la porta della tomba.
2. - Altra anfora a fondo gialletto chiaro e a vernice bruna con decorazione di tipo
floreale sulla spalla schematicamente eseguita a linee di segmenti di colore
più pallido (111. 0.36): all'angolo sud-ovest della camera.
3. Oinochoe a corpo s ferico, orlo smussato, ansa costola.La con bugnetta d'attacco,
<lecorata sul fondo giallo- marrone a fasce ondulate (c fr. fìg. 1 l ; m. 0.31 ).
4. Altra oinochoe a piede alto, corpo sfer ico schiacciato, biansata, dipinta in
vernice rosso brillante a zone di fasce e lineole orizzontali e a palmette di-
ritte e rovesce alla base del collo (0.24).
5. Minuscola oinochoe a vernice bruna a fasce lineari e serie di semicerchi sulla
spalla (0.87).
6. Vaso a tre anse, due orizzontali ed una verticale, forato al piode, in argilla
giallo-einereu , decorato a vernice bruna a palmette ed a circoli puntiformi.
Per b forma ed il foro alla base è da ricollegarsi con l'altro più interessante
esemplare della tomba XIX, n. 7, fig. 55 (m. 0. 133).
7. Anforetta a collo cieco e corpo schiacciato a fasce, linee e corolle floreali (0.11).
8. - fi'ine ciotoletta con manico a nastro impostato verticalmente sull'orlo dipinto
a vernice rossa, a serie di gocce sul rovescio dell'orlo ed a fasce ed a linee
orizzontali all'esterno ed all'interno (diam. 0.115).
9 -14. - Serie di 6 coppe ad alto, medio o basso piede, a superficie grezza ed a
fondo monocromo rosso cupo e nerastro, ripetent.i i tipi maggiormente in uso
in questa necropoli.
15. - Sul lato destro dello scheletro si raccolse un vaso in rame a forma di baci-
nella circolare, a base pia tta con la sola zona centrale rilevata, munito di
due anse, mal conservato; gran parte dell'orlo era rimasto fratturato in minuti
framm enti dalla compressione del terreno. Dalle tracce di venature rimaste
sull'ossidazione e sull' incrostazione, sembra che il vaso contenente probahil-


\
_J
JALISOS 225

mente offerte di vivande per il defunto, fosse deposto nella tomba con un
coperchio ligneo. Si rinvennero anche frammenti di altro pii1 piccolo vaso in
rame, probabilmente di tazzina.
Della suppellettile pii1 preziosa ornamentale che doveva appartenere alle più
ricche originarie deposizioni non si raccolsero che un bottone in galanite (?), una
rosetta in fai"ence, una spirale in oro pallida ed \ll1a fuseruola in steatite.
[_,VII - Camera poco profonda ed a pianta assai irregolare quasi tra-
TOMBA
pezoidale; a l lato sinistro il piano della tomba appariva alquanto rialzato a guisa
di letto funebre con uno strato di ghiaia e ciottoli minuti di mare e sopra di esso
due scheletri con i crani verso la parete di fondo: al lato destro altra deposizione
con il cranio orientato in senso opposto ai precedenti e, da quanto si potè giudi-
care, d'individuo giovanile. La suppellettile sembrava essere stata collocata sepa-
ratamente fra il gruppo di sinistra e lo scheletro deposto a destra. A causa della
poca profondità del terreno le ceramiche erano per la maggior parte gravemente
deteriorate dalla più rapida infiltrazione delle acque e dei 20 e pii1 esemplari che
si osservarono e si raccolsero in frammenti dall'area della camera sepolcrale, pote-
rono ricuperarsi e restaurare appena la metà. Si rinvennero intel'Ì i vasi di piccole
e minime dimensioni. L'anfora n. 1 era ancora appoggiata alPangolo NE, al di
sopra del letto funebre ed appariva notevolmente sopraelevata sul piano di giaci-
mento degli altri vasi. Dei fittili restaurati appartengono alle due deposizioni di
sinistra i nn. 1-2, allo scheletro giovanile i rimanenti; a quest'ultimo appartenevano
anche i numerosi elementi di collana in pasta vitrea rinvenuti presso il cranio.
l. -Anfora a tre manici a corpo molto espanso globulare, decorata sulla spalla a
zona di semicerchi inscritti sovrapposti; colon\ gnasto (m. 0.38).
2. - Coppetta a piede raccorciato dipinta su tutta la superficie a color rosso vivo
brillante ( m. 0.18).
il- G. - Quattro brocchette a collo cieco a corpo slanciato ed a corpo sferico schiac-
ciato decorate a semplice motivo lineare o a corolle floreali stilizzate; l'esem-
plare pili grande misura m. 0.175, il pili piccolo, di forme minuscole, intero
m. 0.055.
7-8. - Oinochoe ad alto piede, biansata, a corpo sferico schiacciato, a fasce e
lineole orizzontali rosse, di colore svanito per deterioramento (m. O255); altro
esemplare minuscolo, monoansato, a fasce e lineole brune (m. 0.096).
9. - Vasetto biansato a fasce rosso vivo (0.145).
Gli elementi di collana sono costituiti da piastrine romboidali con doppia ro-
setta e duplice foro, da pendaglini discoidi a ricciolo, da grani amigdaloidi e da
qualche trito e consunto grano d'ambra; al centro della collana era probabilmente
un g rosso grano in pasta vitrea.
To,rnA LVIII - In cattivo stato di conservazione si trovò anche il materiale
della tomba posta a fianco della precedente. La camera a lati ineguali (m. 2.65
X 2.:35 '< 2.25 X 2.30) presentava sulla parete di fondo J> incavo di un rozzo nic-


'
226 A. MAlUIU

chione praticato nella roccia soLto il quale era deposto uno scheletro; due altri sche-
letri erano deposti lateralmente alla parete di est e di ovest. Dei vasi ridotti in
minuti frammenti e disfatt i per imperfetta cottura, poterono ricuperarsi :
1. - Anfora a tre anse con fascia a spirali allacciate a color bruno molto eva-
nido (m. 0. 35).
2-5. - Quattro anforette a collo chiuso delle quali due a piede alto, due a corpo
sferico e schiacciato con decorazione a palmette, semicerchi e segmenti lineari.
6. - Ciotoletta con ansa a nastro finemente decorata all'esterno a spirali peduncolate.
7. - Coppetta monoansata grezza. P resso il cranio dello scheletro deposto lungo la
parete di est si raccolsero molti pendagli in pasta vitrea tutti dello stesso
t ipo e dimensioni, perforati alle due esLremità del consueto tipo a cannellino e
doppio ricciolo, ornamento di collana o diadema della defunta (mm. 26).

~IO. 143 - l nu~ OllA'rll:ttl OEf,f,A TOMBA 1.rx, N, 2 n 8.

LlX - Evidenti tracce di an~ica manomissione presentava questa tomba


TOi\fBA
con l'arco della porta caduta e le pietre di chiusura disseminate nel dronios insieme
con molti frammenti di buona ceramica a vernice brillante. Del ricco materiale che
aveva dovuto costituire il copioso corredo funebre di questa tomba, che dobbiam
pensare fosse fra le più cospicue della necropoli, restavano ancora interi alcuni
grandi vasi appoggiati alla parete di fondo ed il resto in parte ammassato in parte
disseminato su tutta l'area della camera sepolcrale. La depredazione antica sembra
essersi limitata, come si è avuto campo di osservare in qualche altra tomba di questa
necropoli, al corr edo più ricco e minuto di ol'i e di collane, poichè l'accurato ripu-
limento del terreno non ci fece ricuperare che quattro chicchi di collana sporadici.
Si osservarono due inumazioni, l'una delle quali, posta trasversalmente all'asse
della tomba, si pensò potesse esser avvenuta in una seconda deposizione. Nel dro-


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2~8 A. ~IAWRI

mos a poea prnfondità si rinv-enne un rozzo blocco di calcare squadrato con l' in-
cisione riprodotta a fig. 131 con funzione, come abbiamo supposto per altri blocchi
analoghi, di sema tombale. Le dimensioni della came ra a pianta quasi regolare
sono di metri 8.10 X 2.60.
1. - Anfora Lriansata (rn. 0.53) a color giallo chiarissimo con la zona fra le anse
decorata a semicerchi multipli punteggiati e limitata superiormente da una
serie di grosse bugne in rilievo mamrnelliformi; il color bruno sovrapposto
sul color giallo marrone appare in gran parte disquamato e caduto.
2. - Grande cratere a corpo quasi conico e piede molto slanciato (alt. 0.355, dia-
metro 0.31; fìg. 142) a fondo giallo·cinereo pallidissimo e decorazione a fasoe
brune. Nel campo, ai due lati delle anse, campeggia un grande polipo a color

~l(i. 14.i - BICOF((F.ltE A CALICE OBLLA TQl[l!A 1, tx, N. fj,

bruno, a fondo unito con i tentacoli allungati a spirale in basso ed a linea


ondulata in alto; la forma stessa di quest.o cratere, che ricorda per la sua
forma allungata le caratteristiche coppe ad alto piede, sembra aver indotto
il ceramografo ad applicare lo stesso motivo ornamentale del polipo stilizzato,
usato prevalentemente sulle eleganti coppe di Jalisos. Anche in questo cra-
tere come sulle coppe e nei rhyta il corpo del polipo viene a sovrapporsi nella
parte inferiore sulle fasce orizzontali della decorazione.
3. - Altro cratere a piede più corto, sensibilmente distorto nella cottura (altezza
m. 0.32, diam. 0.275 X 0.30), dipinto a fa sce rosse e a zona continua di
spirali allacciate e intramezzate da palmette diritte e rovesce (fìg. 143).
4. - Anfora a corpo sferico, collo corto imbutiforme, monoansata, dipinta a fasce
brune nella metà inferiore, a fasce rosse vive nella metà superiore, sul collo
e sul dorso dell'ansa (alt. 0.33). La zona sulla spalla presenta la raffigura-
zione, r ara nella pittura vascolare micenea, di due cervi dipinti anch'essi in


.J
JALISOS 229

color rosso vivo a fondo unito, galoppanti e quasi inseguentisi r un l'altro


da sinistra a destra: chiudono il campo di questa scena agreste due elementi
floreali (fìg. 14-1). È questa una singolare e preziosa documentazione della
persistenza dei motivi naturalistici nella tarda arte micenea e della più rozza
traduzione e deformazione di vecchi motivi alla vascolaria: il ceramografo
locale si è forse ispirato alle figurazioni della glittica cretese che, grazie al

t·· ro. 14'3 - UIOOBH:ru;, ~. 9 E lDOLETTC, s. l G·i, Dl~ J,I, ,\ T O.\CllA J..1IX.

facile ed esteso commercio delle gemme incise, dovè qua e là stimolare il


gusto dell'imitazione delle figurazioni animali.
5. Oinochoe sferica a collo imbutiforme, orlo piatto a fasce rosso-bruno brillante
su fondo giallo-roseo chiaro; nella zona superiore due uccelli a larga coda
forcuta, simmetricamente affrontati con i lunghi becchi ai lati di un cespo
formato da tre liliacee (alt. 0.315; fìg. 1-IA); per la forma del becco e della
coda forcuta sono da confrontare gli uccelli (grt1) della graziosa coppa della
tomba VII, n. 6, fig. 30.
6-8. - Elegante bicchiere a calice a color rosso vivo brillante con la figurazione,

[ _J
230 A. MAIURI

su ambo i lati, di un polipo disposto verticalmente con i tentacoli svolgentisi


a spirale: è un altro bello e vivido esemplare di queste coppe con decora-
zione di polipo, che dobbiamo nelle forme più tecnicamente perfette alla ne-
cropoli di Jalisos (fig. 145). Altra coppa sensibilmente deformata, a fondo giallo-
marrone pallidissimo, con decorazione di murici ed alghe marine (?) disposte
a raggera intorno al corpo della coppa. Coppetta grezza in creta giallo-cinerea.

l'lG. l~i - BRONZI Dlll.LA TOMllA LIX.

9. - Grande bicchiere a campana con fascia mediana a rigature incise, decorato


di murici disposti ver ticalmente tutt'intorno al vaso (alt. m. 0.1-!-1, diam.
all'orlo 0.16; fìg. 146): cfr. altri esemplari della stessa grandezza a tomba
XIX e XXI.
10. - Anforetta a collo cieco e corpo panciuto decorata per l'inter a superficie a
zone di fasce piene e di lineole, con corolle floreali stilizzate alla base del
collo (0.18).


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JALtSOS 231

11. - Calathos su treppiede con manico cilindrico di presa decoraLo in marrone


bruno a fasce verticali riempite da triangoli a dente di lupo intramezzati da
fitti segmenti lineari sì da dare I' impressione dell'intreccio dei vimini dai
quali la forma del vaso evidentemente deriva (alt. compl. 0.2G).
12-3. - Grosso e piccolo vaso caJefattorio su tre piedi di forma bifida e a ricciolo,
bucherellati nella metà superiore: nell'esemplare minore i fori ono disposti
in triplice serie spazieggiate l'una dall'altra.
14-5. - Si raccolsero inoltre un vasetto triansato a forma di pisside e una minu-
scola tazzettina, oggetti indubbiamente di una deposizione infantile non potuta
meglio accertare per lo stato di sconvolgimento della tomba.
16-7. - Due idoletti fittili di egual tipo e decorazione (m. 0.11 5) decorati in tntta
la superficie di linee rosse e brune vermiculate (fig. t46).
18. - Grosso e robusto Yaso a forma di grande fiasca, a pancia appiattita e ad una
sola ansa, a fondo grezzo marrone scuro, di fabbrica probabilmente cipriota
(alt. 0.47): cfr. l'esemplare pit1 piccolo in questa stessa necropoli della
tomba XIJ, n. 1, fig. 118.

Rronzi. - (fig. 147) - Punta di lancia con innesto a cannone e costolatura di


rinforzo, ben conservata (m. 0.38). - Coltello a lama sottile leggermente ricurva
con tre chiodi d'innesto nel manico ad impugnatura incassata (m. 0.29). -
Altro coltello a lama triangolare con manico ad alette in rilievo per l' incas-
satura dell'impugnatura in osso ed in legno e codolo per l'innesto del pomo
dell'impugnatura, fortemente pie~ato e ritorto per la violenta caduta della
volta della tomba. · Coltello a lama corta trapezoidale con il margine fram-
mentato e tre chiodi sul manico (m. 0.17). - insieme con queste armi si rin-
venne anche l' immancabile pietra da affilare con il solco già pronto per
l'affilatura.
Unici oggetLi dci corredi pit1 fini della toeletta femminile sfuggiti a l depreda-
mento sono, come abbiamo detto, quattro chicchi di collana in pasta vitrea ed una
fuseruoletta in steatite.

TOiuBA. LX - Questa tomba profondissima (m. 5.40 dal piano di campagna)


posta sul margine della collina e perciò con il dromos quasi interamente franato
lungo la pendice, con la camera sepolcrale assai vasta e a pianta regolare (m. 3.20
X 3.35), con la porta delle notevoli dimensioni di m. 1:20 di larghezza per m. 2.20 di
altezza, era indubbiamente una dello più importanti e più ricche della intera ne-
cropoli; il depredamento deve esserne avvenuto in epoca relativamente recente
essendosi trovaLi presso il piano della tomba frammenti di povere ceramiche mo-
derne abbandonate dagli scavatori; la difficoltà dello scavo e qualche improvviso
franamento debbono aver impedito che il depredamento fosse completo e ci hanno
permesso, con un accurato ripulimento, di ricuperare alcuni interessanti residui
dell'originario corredo.


232 A. ~IAIURI

1. - Anfora di grandiose dimensioni (alt. 0.73; fìg. 148) ricomposta interamente


con i frammenti originari, a pareti assai robuste, triansata, a corpo quasi per-
fettamente sferico, dipinta a fondo marrone scuro, decorata in tutta la metà
superiore da cinque fila di bugnette mammelliformi intramezzate da elementi
floreali geometricamente stilizzati a forma di triangoli in color bruno opaco:
sull'orlo largo della bocca fasci di segmenti lineari a zig-zag. È il più grande
esemplare delle anfore venute in luce in gran numero da questa necropoli.

FIG. 148 - GRANOE .\Nl'OltA llF.1,1.,\ 1'0\lllA 1,x, N, l.

2. - Grande cratere a piede moli.o alto, cot·po conico, collo alto rientrante (m. 0.43;
fig. 149), ricomposto da molti frammenti, a fondo giallo chiarissimo ed a
fac:ce nerastre, a fondo unito sul piede e sul collo: la scena sul prospetto
d'ambo i lati è dipinta anch'essa a color bruno diluito nelle parti piene del
disegno e in rosso pallido slavato nei tratti lineari della composizione. La
parte meglio conservata (fig. 150) ci offre abbastanza nitidamente la caratte-
ristica scena del carro da guerra con la stessa tecnica e composizione d' insie-
me che conosciamo da altri ben noti esemplari della vascolaria micenea, sovra·
tutto di Cipro, quali il cratere di Amatunta e l'altro egualmente ciprioto della


JALISOS 233

collezione Barre, ai quali o::!corre ora aggiun gere il c ratere, già descritto, di
questa necropoli della tomba XXVII, n. ..J., fig. 74-:). Jl nuovo esempla re,
non ostante la caduta del colore~ aggiunge qualche elemento di più alla figu-
r azione del pit1 noto cratere di Amatunta. Le figure in abito lungo talare
distinguibili per il sesso dalla presenza o no delle lnnghe trecce ricadenti
sulle sp~1lle, hanno tutte il gesto ritua le delle mani protese; chiaramente
distinguibili sono le part icolarità della forma dcl carro con la parte anteriore
riservata all'auriga e la posteriore al nobile personaggio che sembra esser con-

dotto in solenne pompa ad una cerimonia sacra; a nche il pettorale dei cavalli
si è voluto decorare con borchie a color bianco sovrapposto quasi di una
gualdrappa te:;;suta ed ornata nello stes:;o gusto delle vestimcnta talari delle
figure che assistono alla cerimonia. Di pretto moti\'0 ornamentale sembrano
anche le lunghn frecce da cui pendono nastri e bende svolazzanti. Nel campo,
il consueto riempimento di element i animali e vegetali (un murice ed una
corolla floreale) e circoletti e rosette che sembrano anche qui preannunciare
il gusto incipiente dei riempimenti ornamentali della posterior e arte geo-
metrica. Sull'altro lato ident ica rappresentazione piìt deteriorata e con tre
figur,· innanzi al carro in 111ogo di due.
30


234 A. llAIURI

FIG. 150 - ZONA l'lGUllATA DEL CnA·rnn1·: N. 2 DELLA TOMHA J, X.

3--t - Due calathoi, l' uno frammentato, con beccuccio orizzontale (proclwai ),
dipinti a fasce orizzontali brune; un esemplare ha nella zona superiore interna
ed e3terna una serie di pesci natanti.
i5. Parte superiore frammentata di una lucerna micenea in serpentino con deco-
razione sul labbro diritto e rovescio a foglie del t.ipo del hymation dorico
(fig. 151); dallo stato di framm entarietà. si ricava che questa lucerna era inne-
stata su piede ed era pertan to del tuUo simi le alle lampade in pietra di tipo
e di fattura cretese, rim·enute precedentemente anche in altre necropoli, a
Phaestos (Mon. Ant., X IV, 552, fìg. 36), a Micene ('L1suntas-Manatt, p. 80,
fì g. 153) e a Rodi stessa.
Ohe anche questa tomba non difettasse di oggetti di minuto e più ricco cor-
rodo, non sfuggiti ai primi scavatori, apparve dal ri cupero che potè farsi di alcuni
chicchi di collana, di frammenti di sottili
brattee d'oro, di minutissimi dischetti au-
rei e da una rosetta spezzaLa in pasta vi-
trea azzurra.

•*•
Con lo scavo di questa tomba si riten-
ne di ave r esaurito quasi completamente
l'area della necropoli micenea della collina
di Macrci Vunara; le zone non esplorate
dalla nostra ricerca apparivano essere state
precedentemente saggiate e scavate nei
l"lC.. !.jl - LAMl'AOA FRAM~IEXTATA 1:-1 SERPEN-
TINO 0111..LA TOllRA LX , vecchi scav i clul Biliotti.


JALlSOS 2%

CARA'rTERI GENERALI DELLA NECROPOLI )!ICENEA

Le tombo od il rito funebre. -- La necropoli di Jalisos non ha dato, nei vecchi


e nuovi scavi, alcun esemplare della grande architettura funeraria micenea della
tomba a (( tholos » costruita in buon materiale di pietra squadrat:t con il caratte-
r istico elemento costruttivo della volta conica ad assise concen~r iche di pietra gra-
datamente restringentisi ed aggettanti. Questa assenza delle grandi for me tecto-
niche sepolcrali Hi osserva del resto, fì no ad oggi, in tu tte le necropoli micenee del-
1' isola; solo a Oarniro negli scavi del alzmann ven nero alla luce alcune tombe a
camera costruite in belle assise di pietra con corridoio d'accesso a gradinata, ma
dalle troppo monche notizie dello scopritore e da qualche i mperfetto disegno è im-
possibile trarre un'idea precisa della str uttura di tali sepolcri e dell'epoca a c ui
debbono essere riferiti 1 • Il solo monumento che possa ricordare, in tutte le isole
delle Sporadi meridionali, le for me della tomba a <• tholos » è il cosidetto u Pozzo »
o <• Fonte di Burinna » nell' isola di Cos, camera circolare con vòlta a cupola pre-
ceduta da lungo dromos, costruzione peraltro idr aulica e non funerar ia~ ed a lla
quale non son forse estranee influenze pit1 d irette dell'architettura caria del vicino
distretto di Alicarnasso 3 •
Non è da escludere peraltro, anche in base all' incerto dato del gruppo delle
tombe camiresi costruite a blocchi, che altre tombe di pit1 nobile forma architetto·
nica fossero edificate a Jalisos in località diversa dalla necropoli, per i potenti dinasti
che nell ' ultimo periodo della civiltà micenea occuparono l'eccelsa acropoli.
A « Macnt Vunara » ed a « Moschu Vunara » troviamo il t ipo di tomba invalso
prevalentemente nelle più tarde necropoli m icenee, a Creta , a Cipro, nelle isole
Ionie e nella Grecia conti nentale, della tomba a camera e " dromos •> scavata nella
tenera roccia. La speciale costituzione geologica dell'isola in cui, all' infuori di
pochi distretti rocciosi, abbonda lo strato tenero calcareo, generalmente a poca pro-
fondi tà, dovè conLribuire allo sviluppo di quest-0 tipo di tomba prat icato non solo
sul fian co ma anche sulle terrazze delle colline.
Un uniforme criterio di distribuzione e di orientamento si osser va in questa
necropoli di Jalisos; le tombe si presentano pilt o meno regolarmente allineate in
serie o talvolta a piì.t ser ie, a poca distanza le une dalle a ltre, con i clromoi a volte
quasi perfettamente par allel i, con u na d istribuzione analoga a quella del tardo

1 :\cl giorno le di .ca"o del Salzmann si lrovn un hrcvc :oc• me ra in L\UNA\' 1 ..Yott .sur ltt ntcr o1>ole cle Camiro.e, in Rev.
cenno • un:i cnmcrn scpolrralo •balie <11 pirr res de tnille Arclilnl .. t 8!l5, p. i, fig. ~-3.
wprrp111rn et dn111 la forme rapptl/e le trrsor d 'Mrét M ' Su questo :;.ingolaris5imo monumento aùbiamo sollanto J'
Mycè11es • corrispnndonlc forse al di,egno di una lon1ba di C•- descrizione e i disegni dcl Ro-s, Archllologi1c/1e A11{10tu-, Il ,
oniros d•IO dal BILIOTTI , l '/Tt dt 11/codu. t.381, p. 410, fig. 13, 38,1-391. lav. ,., ripetuti in Archllol. Zeil., Vlll, lov XXII.
ma g-l i o::gclt i in es..,a rirtH'nuli !arcbbero sta ti di epoca eia .... • Sull' inlluenza dell' archi I<' llur3 runcrari3 rari• delle isole
sica e non micenea. Cfr. anche il di;ebno di una tomba 3 c:a- Jell'Bgeo '"· 3lcvne mie noie in An1111nrio I\' -\', p. 455 sgg.


[
23G /I. • ..\lAIUHl
Cc/o.f(a.,..,.:.,._
sepolcreto miceneo di Mazaracàta a ~1 1 • Le diversità che si rilevano di orien-
tazione ed il maggiore distanziamento 't ra alcuni gruppi di tombe, si spiegano age-
volmente con la necessità di utilizzare il ristretto spazio disponibile per un grande
sepolcreto e con le irregolarità che offriva il terreno stesso per lo scavo della
camera sepolcrale.
Come appare dalla descrizione particolareggiata delle singole tombe e dal vario
materiale grafico illustrati\'O di cui la descrizione è corredata, la forma e la pianta
delle tombe corrispondono al comune tipo delle tarde necropoli micenee: il dromos
appare costantemente tagliato a sezione Lriangolare con i due laLi tendenti a ricon-
g iungersi in a lto ed il piano sensibilmente inelinato verso l'apertura della tomba e,
in molti casi, più stretto all' inizio che all'estrem ità; la porta lagliata anch'essa
rozzamente nel banco di arenaria e delle marne argillose, niunita di stipiti e rara-
mente di una piccola soglia e chiusa da maceria di pietre, appare generalmente
arcuata e talvolta quasi a sezione trapez'.>idale, di dimensioni diverse a seconda della
grandezza della tomba; la camera è per lo più a pianta quadrangolare di forma
quasi sempre irregolare e talvolta con sporgenze a forma di nicchioni. più raramente
a pianta elissoidale; la vòlta, là dove apparo conservata c:ome nel gruppo delle
tombe di Moschu Vunara (XV-VJ , XXXU, XXXVI-VIU), è ad arco più o meno
fortemente ribassato e va da un minimo di m. 1.10-1.20 (tombe XVI, XXXVII) ad
un ma->simo di m. 2. lO (tomba XXXll) di sviluppo. L0 dimensioni della camera
sepolcrale, pur essendo in pii1 casi notevoli, non raggiungono mai le proporzioni
della grande costruzione a tholos: le pit1 ampie giungono a misurare m. 3.50-3.75
nei lati più lunghi (XVII, XXXII) cd eccezionalm~nte con la grande tomba fra-
nata XLIII, metri 3.75 X -!.50.
Particolarità notevoli di costruzione si sono ossenralc nelle tombe XIX, XXI V
e XLIH che presentavano una specie di anticamera nello spazio antistante la porta,
protetta anch'essa da vòlta ricavata dal Laglio della roccia e limitata verso il dromos
da un basso muretto di rozze pieLre: nelle tombe non manomesso XIX e XX l V
erano posti in quest'area fuori della pol'ta alcuni vasi senza però tracce sicure di
deposizione. A somiglianza di alcune tombe della città bassa di Micene ed a con-
ferma di quanto il Biliotti stesso ebbo a rilevare nei preccdenLi scavi di qut'sta
necropoli, si o:>servarono a Moschu Vunara vari dromoi con gradini (fìg. 152),
scopo dei quali era unicamente quello di abbreviare il taglio del dromos e di rag-
giungere pil.1 celermente la profondità necessaria per il taglio della camera sepol-
crale. EccezionalmenLe nella tomba XXXVI l'ampio e breve dron~os è l.agliato com-
pletamente a gradini (v. fìg. 152). Il rito della deposizione ha presentato in questa
necropoli notevoli particolarità ohe è stata nostra cura di accertare minuziosamente
durante i la , ori di scavo a scanso di dubbi e di contestazioni scientifiche.
Regola generale del seppellimento in queste tombe era la deposizione del cada-
vere inumato sul paviment-0 della camera sepolcrale su cui si osservò a volte un

1 CA\'\ ,\OI" P., lfaoio1o!J•><•Ì ' . l!Jr.a1oloyia, p. 3; 5 sgg., r.i;. 449.


_J
JALISOS 237

leggero letto di ghiaia o di piccoli ciottoli fluviali o mar1111 ; in sol i tre casi (tombe
XXVIII, XXXIII, LI) esisteva da uno dei lati o, tuit' intorno, un bas :>o podio
sul qual<', a guisa di letto funebre, erano deposti una parte degli scheletri. Ecce-
zionalmente entro la camera a vòlta erano praticate fos e d'inumazione coperte d i

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TOll8.\ XV

TOltOA XXX\T(

PIG. 152 - l'l.\XTA 1 SF.ZIOXE E \'EOUTA DELLA TOllllA X\' t: XXX\'!,

lastroni al piano del pavimento (X IV, XX) adibite forse esclusivamente per sepolcri
d' infanti; ma la sola vera e propria tomba a fossa di adulto di tutta la necropoli
è la tomba XXXIX.
Il numero delle deposizioni varia da tomba a tomba e con esso la quantità
della suppellettile: alla tomba a camera di piccole proporzioni con tracce di un
238 A . :\!AlURI

solo scheletro, alle piLt grandi e più ricche con fino a dieci scheletri disposti quasi
sempre parallelamente ai due lat i della camera in modo da essere prevalentemente
orientati secondo l'a~se stesso della tomba.
Il franamento della maggior parte delle tombe e lo sconvolgimento dei corredi
prodotto dalle frane, non ha permesso di o::;servare se non in pochi casi in qual
modo si procedeva alle successive deposizioni dei morti e dei relativi corredi. Solo
nel gruppo cli tombe della collina di « .Moschu Vunara 11 con la volta della camera
conse rvata (XVI, XXXVI-V{[[, XL), si potè accertare il completo rimuovimento di
sclwletri appartenenti a precedenti deposizioni por far posto a nuove inumazioni;
in queste tombe accanto ad uno o più scheletri deposti regolarmente sul terreno,
si rin vennero accumulate in uno degli angoli della camera, alla rinfusa, veri am-
massi di ossa appartenenti a più antiche deposizioni. I corredi dei primi sepolti ap-
pari vano essere stati asportati e frantumati: qualche traccia e residuo se ne trovò
nell'interno della camera, avanzi più copiosi si raccol sero nello scavo del dronws.
Analogo rimuovimento ed accumulo di ossa ne ll'interno della tomba si osservò
anche a ~licene nei sepolcri della città b~}Sa.,, ?ov1:1to alla necessità di far luogo ad
altre inumazioni, mentre a Mazaracàta tGérft1) si ha la sovrapposizione di più sche-
letri entro la stessa fossa 1 • A Jalisos sembra mancare, come del resto nelle altre
isole e 1wlla Grecia continentale, l'uso prettamente cretese delle larnakes sepolcrali .
• cpolcri a cremazione. - La particolarifa pitt notevole che offre Jalisos per il
rito sepolcrale è la indiscussa presenza in piì.1 toml.ie, accanto ai sepolcri d'inumati,
di sepolcri a. cremazione contenuti in semplici vasi cinerari o praticati a pozzetto
nel pavimento della camera. Le tombe in cui si rinvennero sono:
Jlacrd Vimara
TOl)JBA XVII - Due pozzetti circolari a destrae a sinistra della porta chiusi da
lastrone di arenaria: nell'uno ossa semicom buste ammassate, nell'altro anfora
ordinaria riempita di ossa umane combuste e fratturale (cfr. p. 117).
To~rnA XIX - Pozzetto riempito di un ammasso di ossa semicombuste e, con esse,
una minuscola oinochoe (cfr. p. 128).
Mosch11, Vuncira
TOMBA X V - Vaso cinerario con ossa com buste deposto lungo uno dei lati della
to•nba, senza pozzetto (cfr. p. L73, n. 25).
TolrnA XXXII - Tre pozzetti circolari di cui uno raccliìudente un vaso cinerario
ripieno di ossa combuste (cfr. p. 176).
TOMBA XXXVIII - Pozzetto circolare con ossa d'adulto combuste e fratturate
(cfr. p. 189).
Abbiarno pertanto tre deposizioni di ossa combuste in vasi cinerari, due dei
quali collocati in pozzetto, e cinque pozzetti riempiti di ossa ammassate ed anch'esse
combuste. Ohe questi relitti si debbano attribuire a schelet ri umani e non a residui
1 CA\\AIHAS P., o. c., p. 36 sg.

[_
JALJSOS 239

di acrifizi funerari d'altro genere, si ricava dall'esame anatomico delle ossa del-
l'anfora cineraria della tomba XXXI[ che riferisco a piè di pagina J. . Secondo i
risultati di tale esame affidato a l Dr. Varriale della R. Marina, Je ossa umane im-
messe nel!' anfora della tomba xxxn erano state sottoposte a cremazione com-
piuta a temperatura non molto elevata e non molto protratta, in seguito raccolte
dal rogo con abbastanza accurata cernita dei detriti della combustione e violente-
mente spezzate e fratturate per poter essere introdotte nl'l ristretto collo e conte-
nute nel limiLato spazio del vaso. Lo stesso dicasi degli altri due cinerari delle
tombe XV o XVII conservati nel Museo di Rodi e degli altri pozzetti circolari
senza cinerario osservati nello scavo. Il cinerario della tomba X VII ora chiuso alla
bocca da una piccola scheggia di arenaria.
J·c da notare infìne che il tipo del vaso cinerario è identico nelle tre tombe : è
un tipo cioè di anfora a corpo globare monoansata di modeste proporzioni (alt. 0.2ò)
decorata negli esemplari meglio conservati, e sovral.utto in quello della tomba X VII,
a fasce orizzontali sul venire e linea serpentina sul dorso dell'ansa; il cinerario
della tomba XV d' identica forma sembra più rozzo perchè guasto e corroso per im-
per fetta cottura. Questo tipo di vaso che indubbiamente appartiene alle ulLime fab-
briche del submiceneo rodioto, è rappresentato da pit1 esemplari nella copiosa sup-
pellettile delle tombe XVII e XXXII e non può pertanto essere dissociato dal
restante corredo di queste due tombe.
Sui po(:hi casi di parziale cremazione segnalati fino ad oggi in tombe micenee
dell'ultimo periodo ono stati elevati gravi dubbi e contestazioni quasi generali 2 :
tracce di parziale ed imperfetta incinerazione di ossa umane si ebbe ro a Creta nei
sepolcreti di Lilianà e di Phaistos, nella tomba a tholos dell' Heraion, ad Argo, a
Oarystos, ma si trattava più che di vera e propria cremazione, di abbruciacchiamento
di scheletri accertato in condizioni di scavo non sempre propizio per una precisa
documentazione della natura del rinvenimento :i . Di veri e propri vasi ossuari quali

I Il r• pitano medico de ll,1 Il. MJrino I\. v~rrialc si COlll- rra 1nrncn 1i è s to.I:. pu~s i l1ilo solo i11 pal'te, a caus:t delle grandi
pÌ .. ('f(lU) di osam11uaro il gruppo delle ossa cremate raccc.illo o ll oraziuni dollu r :11•1i più r~1ral tol'i :Hicl1e alturazio11i pr1.1do! 1e
1

uoll'anforn n. ~ )!?8 cd ceco, a scan so di Jubbi sull a nalura di quc- Jalla cremazione, da ozioni nwcc.·a ni cllc e dal tempo •·
•ot:. dcpo$i1iow•, la rcl~uionc iott ritl:t elle mi .autorizzò a pubhli- BHfA&l.E VAlllllALE
r arc : • Si I ra.Ila di ossa cr cm:'ltc, come appare cvidcnlc dallo ç,. p. Med. della H. M. I.
$1 110 di c:.lrina1iono r iconoscibile su gran uumerodi rrammouli .\ qucsl:i i&u:a 1·ol11innc, il Cap. ,\led. \"arrialc allega,·a l''-'-
e dallo ~c·ropol. , tu rc nu1ncro~e e profonde che ta ~liano tras,·cr- lcnro delle o-u o doi gruppi di frammc111i d i ossa anatomica-
...al 1nrnte H te-,suto coin~atto dello diafì3i. La crem;1zionc do- mente uguali e sicu ra1ne111c illenl i fica te per ouà um;inc.
'elte e~'err roinpiul:a 3 lempcra lu ra. non cecessh·:imente cle- crr.
I Uorn1•PEl.O, l'erbrn111u1111 u. /Jrerd ig1111g der Toten
\"3l•ì, nà do,·~ttc esseri' mollo prolralla, 110"1 essendo in1eramen1e im n"tfm (:'lulun/111111, in t:ll. d. Co11g1il i11ter11atio11al d'.~rell.
r:.lcrn11e le o~sa p1l1 s1~"'C e pre~en1and1.1si an ncril c le oso:a IÌ Athf11n, t .105, p 16. Ml.I. ' \ GP.b NICOL E, HJO:i, p. !):;; PEHROT
~1'11;:-no ..e pila ricche e.li so.. t31ua org..niea. Alle OSSA si lro,~ano C 111 r1H, //ili. dt l'Art, \'I, 565.
unile ('IÌPl1 uzze anrh'esse rakin:He. ma la cernita delle 0''' s Per I~ I r.1c1·e di rrcma11oue o~.sen·at i a I.ilianà e a Ph3i-
d:tlle r~neri doH~lle e ....c re abb;Ut 3nta accurata poid1;· ,-j i• slu•, No11 . n11t, d. li11cti, Xl\', HJOI , cui. 533 ; ndla 1110/ot
.. c:arso Je1ri10. Prima Jell"introduz.ione nel \'3.SO Je 0'~a rurono dell'ller•ion, Allt. Jli/lh., lii, llli!I, >!17; od Ar~o, /Jull . Corr.
'iolentcmentc rranluruate, come :appare dall'aspello delle .::che;;- liti/., HJO I. p. 391; rcre11 1e111c111e trarce di p•rz iale inciuera-
gie di tliatis1. Su alcune os~3 (frammenti di b3dno eC'c . ) . si zionc f11rono o .... er''JlC 11.a l h eramopullos nella necropoli micenea
t•i11•,3110 piccole nHlCfhie ,·erd~ .. trc e rossa.si re , come da O'Sidi di Tebe, Arclininl. litltio11, lii, l!J l i, p. IU3, I. n. l o, p . i 9;;,
di nme e ferro ; ma non !t:tprci spiegarne 1·ori~ine . t. n. 21. All re lor.dità •ono ricord•le d"ll'011s1 in "1011. 1111.
I.o osu souo tulio umane cd t1ppartcnen1i ~d un •olo indi· d. l.ine., I, r· 'il!); cfr. 011cl1c GAlllllCI, LIWta, in 41011 . Alll.d.
'iduo, d'ot:1 ;idulla come si rilea dall'aderenz• di tulle le ep i- Linc., XXII, p. 170, 11010.
fisi olle 0"" lunghe. La determinazione anatomica dei s ingoli
240 A. MAIURl

sono questi di Jalisos, non possiamo citare che l'analogo esempio offerto dalla tarda
necropoli micenea di Salamina fatta di piccole tombe a fossa, dne delle quali conte-
nevano un vaso con ceneri ed ossa combuste contornati e coperti da rozzi lastroni 1 :
è da osservare peraltro che gli ossuari di Salamina sostituivano sepolcri individuali
e non associaLi a corredi di inumat i e che il carattere generale di quella necro-
poli con la sua serie di tombe a fossa di piccole dimensioni contenenti ciascuna
non più di un solo scheletro e, generalmente, di un sol vaso, si presenta ben
diverso dalle tombe a camera di Jalisos e dalla copiosa dovizia di vasellame e di
altri oggetti di corredo delle tombe XV, XVII e XXXH in cui gli ossuari si rin-
vennero.
Dovendo prendere come base, per una relativa datazione cronologica di questi
sepolcri ad incinerazione, il complesso dei corredi delle tombe allo quali apparvero
associati, è necessario ossen ·are che ali' infuori d ella. tomba XIX, lo rimanenti (XV,
XVll, XXXIII, XXXVIII) presentano nelle forme e nella decorazione della cera-
mica le caraLteristiche peculiari dell' ulLima fase del miceneo rodioto e cioè preva-
lenza di piccole forme vascolari, pittura a colori prevalentemente opachi, decora-
zione nei moti vi animali dell'octopus sempre piì1 stilizzata e compi icata ad intreccio
ornamentale, frequente ricorso di motivi geometrici. Nella tomba XVII, è bene
notare, insieme con un bell'anello d'oro a lavorazione granulare ed un cilindretto
hittita (fìg. 47) si rinvenne il so lo oggetto in ferro di questa necropoli (n. 74).
Peraltro per la forma deg li ossuari che, come abbiamo già osservato, è identica
a quella di alcuni vasi raccolt.i nelle to mbe ed appartenenti ai corredi d0gli inumati,
e per il fatto che nelle tombe contrassegnate dalla presenza d ei pozzetti non si
osservò alcuna traccia di manomi:;sioni ali' infuori dei residui di una precedente depo·
sizione nella tomba XXXVIII, è da escludere che in questi sepolcri a cre mazione
si debbano vedere deposizioni di un periodo successivo, del g eometrico: è da rite-
nere invece che tali sepolcri siano almeno coevi dell'ultima deposizione avvenuta
nella necropoli micenc.: a. Nè credo che il carattere della necropoli di Jalisos auto-
rizzi la supposi zione che in essa abbia potuto infiltrarsi l' influenza del rito sepol-
crale delle prime popolazioni colonizzatrici greche, pcrchè troppo omogeneo è il carat-
tere di questo sepolcreto e in tutta la zona di scavo non si ebbero a notare tracce
di sovr apposizioni di altre necropoli. Come vedremo la necropoli del periodo g eo-
metrico ed arcaico si estese in tutL' altra zona.
Ritengo che l'associazione <lei due riti di seppellimento a Jaliso.s si possa più
agevolmente spiegare con la presenza nell'isola d i un elemento etnico che rientra
anch'esso nell'ambito della civi ltà micenea e cioè con le popolazioni Cario-Leleghe
della vicina costa a siatica emigrate in gran numero nelle isole e sottoposte, secondo
la testimonianza di Erodoto {I, l 71), alla thalassocrazia cretese. Presso i Cari era
parLicolarmente in uso il rito dell a c remazione ed 1ma d<:>lle loro più a ntiche necro-
poli scoperte nel territorio di Alicarnasso, ad A.ssartik, non ha dato che sepolcri di

• CAWADIAS r., Lu /1111tèet d"Alhinu, p. '!5, e /Iqoi"<no!J<><•Ì 'A!Jl.·· p. 310.


JALISOS 241

cremati 1 ; ad Assarlik accanto alle caratteristiche tombe a tumulo, così frequenti


nel distretto di Alicarnasso, si rinvennero numerose tombe a pozzo formate da pochi
lastroni disposti a circolo, coperte da una pietra orizzontale e contenenti i r esidui
della cremazione; talvolta più pozzetti di cremati erano inclusi in u n recinto più
ampio delimitato da lastroni confitti n el terreno 2 • La presenza in alcune di queste
tombe dell'anfora micenea a collo cieco 11 biigelkanne n insieme con le armi in
ferro e ceramiche di tipo geometrico, fa datare la necropoli di Assarlik al periodo
sub-miceneo e fa supporre con ogni verosimiglianza che il centro da cui s'importa-
vano nella Caria i tardi prodotti della civiltà micenea non potesse essere altro che
Rodi e le vicine isole.
Trovare in alcune tombe di Jalisos accanto alle ricche deposizioni di inumati,
pozzetti di cremati con ossa ammassate nel te.rreno o racchiuse in modesti ossuari
senza tracce di suppellettile, può spiegarsi con la condizione servile a cui i Cari
erano ridotti nelle isole sottoposte all'egemonia cretese, se pure non si voglia pen-
sare a sacrifizi umani di schiavi fatti per famiglie nobili di inumati.
I corredi funebri. - Non ostante le numerose tracce di manomissione e di
spogliazione osservate in più tombe, i nuovi scavi hanno dato un importante com-
plesso di corredi sepolcrali che pongono la necropoli di Jalisos fra le più doviziose
dell'ultima età micenea. Copiosissima sovratutto la ceramica che montre conferma
con nuovi superbi esemplari la finezza e la per fezione tecnica raggiunta dalle
fabbriche di Ro<li nella decorazione a colori brillanti, offre una varietà e talvolta
una singolarità di forme degne del maggiore interesse: non tenendo conto del
materiale che fu impossibile restaurare perchè troppo framm entario, la raccolta del
:\Iuseo di Rodi annovera non meno di 600 esemplari. La molteplicità delle deposi-
zioni in una stessa tomba e raccumulo dei corredi, ha fatto sì che in alcune tombe
si rinvenissero grandi quantità di vasi e gruppi di vasi simili per forma e decora-
zione: 50 e5emplari nella tomba XXI, GO nella tomba XXXII, 75 nella tomba
XVII in cni si contarono fino a nove scheletri d'inumati e tre pozzetti ad inci-
nerazione. Non scarsa la suppellettile delle armi in bronzo: solo in un numero
limitato di tombe si raccolsero oggetti pH1 ricchi di corredo in paste vitree, in oro
e in pie(,re dure; pochissimi esemplari di gemme intagliate.

L.\. CER AìUIC.\ . - La ceramica copiosissima e varia della necropoli di Jalisos,


scavata nelle nostre esplorazioni del 1914 e 1923, ripete con pit1 ricca esemplifica-
zione i t ipi già noti degli scavi del Biliotti nel 1868-71: essa appartiene tutta, per
tecnica, forme e decorazione alla fase che pit1 giustamente si può ora chiamare
della koinè micenea, non senza uno special carattere di differenziazione iocale venu-
tosi formando per lungo e lento proces!>O evolutivo di fabbrich e locali, la cui pre-
senza nell'isola di Rodi ci appare ora, per più evidenti ragioni, innegabile. L e due
1 l'ATO~. f:.rra,.arion .t in Caria in Jour11, /lell. Srud., VIII, si deve al MYllES in Jo11rn. l/tll. Sllld., X\'I. p. :!~:! sgg. eon
Hl >;.:i;.; tfr. UVlMMLt:11, in Ath. Jlillh., Xlii, 1&!8, 2i3, llKLDIG, nuo•i elementi roce<>lti dal Myres nelle sue escursioni in Cari•
in Gorting•.\achr., 18:1ò, 233. nel 1893- t
• Uu imporlante studio d'msieme sulle tombe della Coria

31
242 A. MAIURI

tecniche della decorazione a colori lucidi più o meno brillanti ed a colori opachi,
sono ugualmente rappresentate ed il più delle volte commiste in vasi della stessa
tomba: si osserva peraltro in più casi una assoluta prevalenza dell'una e dell'altra
tecnica nelle singole tombe o in gruppi di tombe e ciò deve esser spiegato non
tanto come una diversità di prodoLti di fabbriche esotiche e di fabbriche locali, ma
piuttosto con la natura stessa dei prodotti e della loro <lesi.inazione di stoviglie di
lusso e sto,riglie di uso corrente e, sopratutto, con il natural processo di decadenza
che si determina e si accelera, nella fase ult.ima del miceneo, nei centri di accli-
matazione di tale ci viltà.
Le circostanze, assodate nello scavo, di successive deposizioni e di successi vi
rimuovimenti e sostituzione di suppellettile funernria nella maggior parte delle tombe,
gli oggetti e frammenti sporadici delle deposizioni più antiche rinvenuti fuori della
camera sepolcrale nello scavo del dromos, fan vedere chiaramente il g raduale
s ~omparire della tecnica a colori brillanti e dei vasi di g randi dimensioni, di fronte
al sempre più comune e prevalent,e uso di vasellame povero, sempre meno accurato
nella depurazione delle argille, nella cottura e nella decorazione ed il graduale im-
poverimento dei motivi ornamentali sempre più schematizzati e più lontani dalla
fresca raffigurazione naturalistica <lella precedente fase dell'arte cretese. E a Lai
riguardo è evidente il distacco fra il gruppo delle tombe della collina di « Nfacni
Vunara '' e quello della collina di « Moschu Vunara ». Nella prima che, per le con-
dizioni meno propizie del terreno, dovè essere in un certo periodo del sub-miceneo
completamente abbandonata, le grandi anfore ed il vasellame a vernice brillante
sono in grande ed assoluta prevalenza e solo alcune tombe, quali la XVII e XXI,
presentano una omogenea uniformità di forme tarde, minute e di decorazione pre-
valentemente lineare; nella seconda invece, dove, per la maggior consistenza del
terreno, le camere sepolcrali si mantennero intatte e le volte non franarono, i rimuo-
vimenti e le successive deposizioni durarono fino all'ultimo spegnersi della civiltà
micenea nell'isola e la suppellettile di tutto quel gruppo di tombe presenta un
uniforme carattere di maggiore impoverimento nelle forme dei vasi, un'assoluta pre·
valenza della tecnica a colori opachi su quella a colori brillanti ed una maggiore
sch\•matizzazione della decorazione a motivi lineari preludenti, in molti casi, alla de-
corazione del successivo periodo geometrico.
In quasi tutte le tombe della collina <e Moschu Vunara » lo scavo del dromos
e del terreno circostante alle tombe rivelò la presenza di molti frammenti di finis-
sime ce ramiche a colori brillant.i, a decorazione di elementi naturalistici, mentre
nessun esemplare di tali vasi si rinvenne nell'interno delle camere sepolcrali: in
quella collina si ebbe anche campo di osservare più manifesti i segni delle succes·
sive deposizioni funerarie in una stessa tomba, poichè in molte delle camere sepol-
crali si notò il significativo accumulo di ossa da un lato per dar luogo alle nuove
e più tarde inumazioni. Queste circostanze bene accertate nel corso delle due cam-
pagne di scavo del 1914 e 1923 valgono ad attestarci che nella suppellettile va5co-
lare della necropoli di Jalisos abbiamo manifestamente rappresentato il graduale
J A r, I 8 O S 243

sviluppo e decadimento della ceramica micenea e sub-micenea in uno dei più im-
portanti centri della civiltà cretese nel Mediterraneo orientale.
Ma e per la qualità dell'argilla e per le caratteristiche forme adottate con spe -
ciale predil~}zione dall'industria vascolare nell'isola di Rodi, deve ritener.;i che il
complesso delle ceramiche restituiteci dalla necropoli di Jalisos e dalle altre minori
necropoli micenee dell'isola (v. Appendice I, H), siano esse a colori brillanti o siano
a colori opachi, debba a ttribuirsi a fabbriche locali sviluppatesi dal saldo e pro-
fondo innesto della civiltà cretese nell'isola: solo per pochi esemplari, come ab-
biamo visto nella descrizione analitica dei corredi, può pensarsi ad importazioni da
Creta, dall' Argolide e da Cipro, com'è il caso dell'anfora di stile ancora natura-
lisLico della tomba X, fig. 34, e dei vasetti a forma di animali delle tombe
XXXI e XV.
Nè può valere per Jalisos l'analogia di quanto si osserva nelle necropoli micenee
di Cipro. A Cipro, dove le forme dell'architettura funeraria locale restano schietta-
mente encorie ed estranee al tipo della tomba micenea a tholos, si ha più giusta-
mt•nte ragione di ritenere che le vere e proprie ceramiche del tardo miceneo siano in
massima parte d'importazione e che solo i prodotti pii1 poveri del sub-miceneo siano
di produzione locale. A Jalisos invece le forme ed i riti schiettamente micenei della
deposizione funeraria ed il lungo periodo in cui quella necropoli fu in uso, ci atte-
stano chiaramente un vero e proprio fenomeno di colonizzazione e di assoluto pre-
dominio della civiltà cretese e mostrano che i prodotti di quella civiltà si associano
a Rodi a normali e generali condizioni demografiche e non possono essere, essi
stessi , se non il prodotto di un'industria saldamente trapiantatasi, maturatasi e
spentasi nell'isola stessa.
FOltJllE E TIPI DI VASI. - Per quanto le forme ed i tipi di vasi della necro-
poli di Jalisos rispondano nei vecchi e nuovi scavi a quelli dei paesi ai quali si è
estesa la koinè micenea, tuttavia da una classificazione dci tipi prevalentemente
ricorrenti, meglio risultano le speciali caratteristiche di questa nec ropoli:
Aoforc. - L'anfora a hydria a tre piccole anse ad anello, di grandi propor-
zioni (in media da m. 0.40 a m. 0.60 ed eccezionalmente nella tomba LX di m. 0.73
di altezza) si ritrova in uno o più esemplari in quasi tutte le tombe della collina
'T
c1 l\facni unara 11. Il tipo è sempre a corpo superiormente molto espanso, globulare,
quasi sferico, a spalle pit1 o meno appiattite, ed inferiormente restringentesi e ter-
minante a piede sottile : la decorazione a motivi naturalistici pii1 o meno stilizzati
appare costantemente rist.retta alla parte superiore del vaso, mentre nella zona in-
feriore è a semplice decorazione a fasce orizzontali. Questa tipica forma di anfora
e la mancanza delle grandi anfore a forma più allungata, a tronco di cono, con
decorazione estesa a tutto il corpo del vaso, quali si hanno in buon numero da Mi-
cene, Pylos e Argo, costituiscono una delle più evidenti caratteristiche della vasco-
laria micenea nella necropoli di Jalisos. I1a decorazione è ancora derivata da motivi
vegetali o floreali, per quanto stilizzati; il tipico elemento ornamentale della fauna

[
A. ltAIUHl

manna per;;isle nel frequente ricorrere del nautylus argonauta ridotto a semplice
riempimento decorativo negli spazi fra le anse.
Più diffuso è un tipo di anfora di medie e piccole dimensioni, dove peraltro la
dt,coraziono appare maggiormente schematizzata a forme lineari, quali il reticolato,
le palmette geometriche e i fasci di linee spira li formi.
Auforo a collo cieco. - È, come in tutte le altre nec ropoli coeve, il vaso più
riccamente rappresentato sopratutto in medie, piccole e, talvolta, minuscole propor-
zioni ; nei corred i di alcune tombe della nostra necropoli figura a diecine di esem-
plari. Prevalo la forma panciuta, sferoidale, a piede basso con decorazione stilizzata
del polipo avvolgentesi tutt' intor no al corpo de l vaso: al motivo del pol ipo si accom-
pagnano talvolta pesci ed anatre. Negli esemplari di piccole dimensioni la decora-
zione è generalmente costituita da semplico zona di elementi vegetali o lineari,
disposti alla base dcl collo e da fasce orizzont.ali per tutto il resto del corpo. Rien-
trano in questa stessa categoria alcuni grossi anforoni a collo cieco, più g rezzi ed
ordinari di fattu ra, destinati verosimilmente per acqua (tombe IV, VI, XII, XXVIII,
L , L IV).
Cratrri. - 11 cra tere, nella tipica forma nota specialmente per gli esemplari
numerosi del miceneo ciprioto, ricorre nei nostri scavi in sette esemplari interi piL1
i due frammenti raccolti nel dromos della tomba XXX VI II, n. 3. È opportuno notare
che questo tipo di vaso ricorre solo tra la suppellettile delle tombe con ceramiche
a "ernice lucida; scompare del t utto nella fase ultima del sub· miceneo ed invero le
tombe della collina cc Moschu Vunara » non ne h anno restituito nlcun esempla re. La
decorazione offre i seguenti motivi: a decorazione naturalistica sono gli esemplari
della tomba LIII, n. 3, con murici, della tomba LIX, n. 2, con polipo, della tomba
LIV, n. H, con anatre; ad elementi vegetali sono i crateri delle tombe III, n. 2 e
\r, n. 1 e più schiettamente linear e è la ornamentazione dei c rateri dellt-~ tombe IV,
n. 8 e J.JX ; infine il carattPristico motivo del carro da guerra r icorre negli esemplari
de lle tombe XXVII, n. 4 e L X, n. 2 ed anche nei due framm enti della tomba
XXX 'ir1rr, nei quali sembra che la composizione ripeta più fedelmente quella del
noto cratere dei guerrieri di Micene.
llhyfà . - Il tipico rhyton che era già apparso nell'esemplare rodio di dubbia
provenienza (da Jalisos o da Camiro3, c fr. p. 95 nota), ricorre nella nostra necropoli
in due esemplari di g rande bellezza (Tav. T); in quello della tomba IY°, u. 4, con la
già n Ha decorazione marina del polipo ed in quello della tomba VI ad elegante
finissima decorazione floreale; elementi floreali appaiono anche nel piccolo rhyton
framm entato della tomba I, n. 2 ed a semplice decorazione lineare è l'esemplare
intero della tomba L, n. 9.
Oinochoc. - Si distinguono in questa classe per armonia di forme e per la
buona tecnica della vernice lucida : la oinochoe a corpo sferoidale, ansa costolata, a
becco mus ato con ornato a fasce ondulate (fìg. 11) o a decorazione marina (fig. 79
e Ta,·. IV) ; la oi nochoe a t re anse verticali e beccuccio, delle quali notevolissima è
q uella della tomba LIX, n. 5, con uccelli e qtu.,lla a decorazione floreale della
JALISOS 245

Lomba XXVIII; piì_t raro è il tipo della oinochoe panciuta a becco d'anatra allun-
gato quale si ha nel solo esemplare della fìg. 110, probabilmente d'importazione cretese.
Hyllrietto. - Nelle hydriette che ripetono in piccole proporzioni le forme delle
grandi anfore triansate, prevale la decorazione ad elementi vegetali stilizzati, limi-
tata alla sola zona alla base del collo e talvolta alla spalla. Singolare fra tutte è
la decorazione naturalistica della hydrietta della tomba XIX, fig. 50, con uccello
beccante e, nella stessa tomba, dello esem plare a foggia di brocca con l'emblema
della doppia ascia ndotto anch'esso a motivo floreale (fig. 51).
Coppo. - Le eleganti coppe a calice gi~t note dai belli esemplari dei precedenti
scavi del 8iliotLi (Furtwaengler-Loeschcke, Myken. Vasen, tav. II, 10, 16; lII, 21;
YI, 30; Vlll, XI), ricorrono anche nei nostri scavi con la decorazione del polipo
(tomb::i XLVII I, n. 8, LIX, n. 6), con grt1 volanti (tomba VII, n. 6), con murici
(tomba X, n. 9), con decorazione di moLivi floreali e vegetali (tomba IX, n. 3;
XIX, 1i. 15-Li). Alle forme decorate si accompagna il tipo frequentissimo di coppe a
fondo monocrom ttico giallo-cinereo. Una variante assai comune della coppa a c.ilice
è la coppa a piede raccorciato, a corpo pit1 espanso, dipinto generalmente a fondo mo-
nocromo rosso-marrone scuro o nerastro. Una schietta derivazione dalle forme della
metallotecnica si rispecuhia infine nelle tazze e coppe monoansate a bordo car enato.
Brocchette. - Oltre alle cornuni forme minuscole, sono degne di nota le broc-
chette a beccuccio forato, u.;at.e evidentemente per infusi di e rbe aromatiche : le
tombe X VH, XX I, XXXH ne hanno dato pit1 e:>emµlari. Questa singo lare foggia
di vasi ricorre anche nella necropoli d i Uurium a Cipro (Murray, Excavations in
Cyprzt.c:, p. 7u, fig. 13.t).
Kernoi. - L'accoppiamento di due o più minuscoli vasetti, con manico di pre3a
a forma di paniere, doveva e:;sere probabilmente di ragione strettamente sacrale e
ciò spiega meglio la persistenza di un tal tipo di vaso nel periodo geometrico.
Nella nostra descrizione ricorrono kernoi a due vasetti accoppiati (tomba XV,
XXI, XXXII), a tre (tomba XXXVIII, n. 2l) ed a quattro riuniti a duP- a d1te
(tomhe :XVII, XXf, XXXIII, XLII): cfr. per la stessa necrop ·li di Jalisos, Furt-
waengler-Loeschcke, o. c., tav. llII.
Yasi a trcp1)iede. - A giudicare dal numero degli t>Semplari interi e dei fram-
menti, il vaso a troppiede, ad impasto, bucherellato, chiamato dagli scavatori isolani
kapnistirion perchè supposto a ragione che doves,;e essere 11:>ato per ardere e.;senze
aromatiche, non doveva mancare alla suppelll-'ttile di ogni singolo cor redo. Oltre al
comune tipo ad impasto, forato e talvolta ornato di bugne mammellif"rmi, si ha
più rararnentn il tipo decorato, munito di coperchio, simile a piccolo braciere
(tombe VI, XXVlII, XXXI).
Vasi a figura di animali e con decorazione plastica. - Agli t>Semplari già rinve-
nuti dal Biliotti 11egli scavi del 18f1K-7 l (Fllrtw<urngler-Loe,;c'. wke, o. c., tav. VI) oc-
corre ora aggiungPre i va.-i con decorazione plastica di idolt'tti o di protome tau-
rine delle nostre tomho X\T, XXI, XXXH e, singolare fra tutti, la brocchetta della
tomba XX, n. 4, con serpentelli in rilievo modellati a parte e adattati ad elemento

_ I
246 A. 1\!AIURI

decorativo (cfr. anche l'esemplare di Lartos, Appendice II, fig. 160). Vasi a foggia
di animali pit1 o meno rozzamente modellati e con decorazione lineare, si h1:1nno
negli esemplari frammentati delle tombe XII, n. 7 ; XX, n. 3; XLII, n. 6 ; pro-
dotti esot.ici, quasi certamente ciprioti, sono il 1·hyton a forma di bue della tomba
XXXI, n. 21 e il vaso a foggia di anatra accovacciata della tomba XV, n. 12.
·rasi in bucche1·0. - La presenza di \'asi ad impasto nero lucido o grigio, assai
simile alla Lecnica del bucchero, non è nuova nelle necropoli mict•nee: nella nostra
necropoli abbiamo le anforettine delle tombe XVII, n. 60 e XXV, n. 6 (fig. 68), il
bicchiere della tomba V, n. 19 e il grosso anforone da acqua della tomba VI, ad
impasto piì1 ordinario di color grigio nerastro.
Coroplastica. - Gli idoletti fitti li, apparsi in numero piuttosto scarso in questa
necropoli, ripetono nella rozza tipica modellatura a corpo cilindrico, nella deco-
razione e nel gesto rituale delle mani, i tipi ben noti della coroplastica micenea
(cfr. tombe XVII, n. 65; XVIII, n. 5; XXI, n. 48; XV, n. 17; XXXII, n. 59;
XXXIIf, n. 27; LIX, n. 16·7): l'esemplare piì.1 notevole di questa serie è l' ido-
letto di maggiori dimensioni ed a colori brillanti della t·)mba XL, n. 2 (tav. IV).

BRONZI. - Sopra un comple.5SO di 60 tombe, appena un terzo di esse ci ha


restituito sLrnmenti ed armi in bronzo, dalla minuscola frecciolina ad alette, alla
spada di schietto tipo miceneo profilata da costolatura mediana con manico in osso
o in materiale pi ti caduco innestato nell'impugnatura e serrato da borchie. Le nostre
figg. 15, 33, 54, 70, 76, 101, 106, 124, 142, 147 vengono a completare, con il pre-
ciso riferimento dei singoli corredi funebri, la serie già notevole che la necropoli
di Jalisos esibiva nella pubblicazione del Furtwaengler-Loeschcke, lJ.Jyken. Vasen,
tav. D (cfr. pag. 75). Fra i t ipi già noti di pugnali, spade e coltelli a lama falcata.
gio,;erà notare il tipo meno frequente di coltello a lama trapezoidale della fig. 15
(tomba IV, n. 21), il punteruolo della fìg. 33 (tomba IX, n. 7), il coltello con manico
d'osso della fig. 70 (tomba XXVI, n. 4), il coltello a manico serpentino a fig. 76
(tomba XXVII, n. 15) e con manico terminante ad anello della fig. 101 (tomba
XV, n. 26); fra la suppellettile di carattere domestico figurano g li ami della tomba
X V e le pinze della tomba XXXII (fìg. 106). Con i coltelli ricorre frequentissima,
come arredo necessario, la pietra trapezoidale usata per affilatoio, e il più delle
Yolte con foro di sospensione e con il solco già preparato per l'affilatura. La metal-
lotecnica, sostituita com} è dall'abbondante industria vascolare, accenna invece a
scomparire del tutto nel vasellame domestico di grandi e medie dimensioni: due
soli prodotti in tutta questa necropoli nei vasi in bronzo delle tombe LIII, n. 23
e LVI, n. 15.
OREFICERIE E GE1\1ì\1E. - Negli oggetti preziosi dell'abbigliamento femminile,
apparsi in maggiore o minor copia in buona parte delle tombe, ritroviamo tutti i
motivi prediletti dalle arti minori della civiltà micenea; le tipiche rosette in pasta
vitrea e in lamina d'oro lavorata a sbalzo, i pendagli a ricciolo stilizzato, le pia-
strine granulari a rilievo di octopus e con foglia cuoriforme, la figurazione araldica

l J
JALISOS 247

della sfinge, le protome taurine a lamina d'oro e, nelle collane di corredo infantile,
la minuscola varietà di pendagli a mandorla, ad anforotta, a dischetti e globuletti.
Ma preziosi oggetti aurei sono anche in questa necropoli scarsamente rappresentati;
degli anelli delle tombe X VII, XX, XXXI, quello che è lavorato ancora nella tec-
nica a filigrana e ad intarsio è l'anello della tomba XXXI, ii. 32 (fig. 94).
La glittica è rappresentata anch'essa da pochi esemplari (tomba XX, n. 13;
XXI, n. 50; L; LIII; LVI, n. 15) importati indubbiamente dall'industria cretese;
notevoli sopratutto la grande gemma lenticolare della tomba XX, n. 13 (fig. 62);
e la gemma con la tipica scena di caccia della tomba XXI, n. 50 (fìg. 46); e fra
i prodotti della glittica figura il singolare cilindro della tomba XVll, n. 71 (fig. 47).

OGGETTI VARI. - Oltre alle numerose fuseruole in steatite, a pochi oggetti


in avorio od osso (tomba XVII, n. 73 e XXXII, n. 65), al frequente uso di con-
chigliette per ornamento, è da rammentare la presenza dell'ambra (tombe LIII, IV
e LVII) che in una delle tombe appare in forma di grano lavorato per elemento
di collana.

Da una valutazione complessiva dei materiali scoperti nei primi saggi del Bi-
liotti o nelle nostre esplorazioni del 1914 e 1923, da quanto si è osservato circa le
deposizioni più volte avvenute nella stes3a tomba ed il graduale impoverimento dei
corredi e dalla tecnica vascolare appar chiaro che la nocropoli micenea di Jalisos
non rispecchia una sola fase ed un determinato momento dal tardo periodo mi-
noico, ma abbraccia un periodo lungo e si arresta e si spegne bruscamente con
l'apparire di una civiltà nuova, di un nuovo rito di deposizione funebre, di nuovi
prodotti industriali.
La cronologia delle tarde necropoli micenee nelle isole del medit,erraneo orien-
tale ha subìto negli ultimi decenni singolari deviazioni e rettifiche: la necropoli di
Encomi a Cipro che, per il suo caraLtere misto di prodotti esotici e locali, si faceva
discendere dal Murray all'VllI sec., è stata più giustamente riportata dal F'immen
al sec. XI, fissando al sec. XII la cessazione dei prodotti più fini d'importazione.
Per Jalisos e per l'isola di Rodi, tenendo ormai presente che in una delle
tombe scavate dal Biliotti si rinvenne il grande scarabeo in faience di Amenophis
III e che frammenti di ceramiche micenee, simili a quelle di Jalisos e di .Micene,
sono venuti alla luce dal Palazzo di Amenophis Il[ a Tebe e di Amenophis IV a
'fell-el-Amarna, dobbiamo ritenere che il periodo rappresentatoci dalla grande necro·
poli jalisia, si estenda fra il sec. XI V ed il sec. XI a. O., ed in parte oltre il se-
colo XI, con prevalenza di deposizioni dell'ultimo periodo subentrate a deposizioni
più anLiche di vasellame più fine e di corredi più ricchi.
Ma il vivido bagliore della civiltà micenea che irradiò dalla rocca di Jalisos su
tutta l'isola, non poteva spegnersi improvvisamente del tutto e forme caratteri-
stiche della tecnica vascolare e della decorazione micenea sopravvissero, in parte,
nel successivo periodo protogeometrico e geometrico.
APPENDICE I

LA NECROPOLI MICENEA DI LELOS


(Scavi del 1915)

Dell'ubicazione e d~i caratteri generali della necropoli di JJelos posta nel cuore del-
l'isola, nella regione montuosa del .M. S. Elia, a circa 3/ t d'ora dall'odierno villaggio di
Apollona, dissi in un rapporto preliminare in questo Annuario (lI, 1915, p. 298 sgg.); ad
esso anche rimando per la pianta della necropoli (p. 301, fig. 17).
Una breve EISplorazione mise alla luce un gruppo di sette tombe disposte con i
dromoi egualmente orientati da ovest a est su d'una piccola spianata d'una balza del
ver:;ante meridionale del .M. ~- Elia: altre due tombe apµari,·ano essere state preceden-
temente manomesse (v. pianta, I. c .. a. b.); presso !"orlo occidentale della terrazza si rin-
venne un dr om os che pur essendo scavato con grande regolarità non conduce,·a ad
alcuna eamera sepolcrale, segno che il taglio della tomba era stato abbandonatio o per
le condizioni poco f,worevoli del terreno o per altro ignoto motivo. Due delle tombe
furono tro,·ate completamente manomesse (111-1 V) con lo macerie di chiusura delle porte
asportate e scarsi residui di materialo : la presenza in una di esse di tre scheletri in
buono stato di conservazione e le tracce di una tarda necropoli negli strati superior i
del terreno, fanno supporre che tale violazione sia avvenuta in epoca antica per sosti-
tu~iono di un più povero sepolcreto all'antico.

Tomba I - È scavata nella terrazza inferiore dol collo alla profondità di m. 4 con
la vòlta in parto franata (m. 2.60 X 2.20); la porta come a Jalisos appariva murata da
una maceria formata da grandi blocchi di pietra poggianti sopra una specie di soglia
f'vrmata anch ·ossa da lastre e soheggioni di pieLra g r(;)zza. Nell'interno tracce di due
:;oheletri.
La suppellettile pri,,a di grandi vasi era cosLitui ta : (3290) - Grande coppa a piede
raccorciato con zona a spirali peduncolate in rosso pallido; <3291-2) - Due coppe a calice
dolio q uali una acroma a corpo oonioo, l'altra in creta g-ialleLta a decorazione floreale di
color bruno evanido; (3203-4) - Due tazzette a forma di cioLola, monoansate di cui l'una
con beccuccio ; (3289) - Un'anforetta a collo cieco di tipo comune; (3295) - Vasetto a
treppiede grezzo bucherellato; (3296) - Piccolo rozzo bicchiere ad impasto con ansa ad
a nello (0.0tl), due fuseruole in steatite.
Tomba II - Piccolissima t.omba che per lo suo dirnt>nsioni, per la suppellettile e
per la mancanza di residui della deposizione, si può riferire ad un infante, Nella camera
si rin,·enno soltanto: (3297) - una fine coppetta a calice (alt. 0.095), biansata a fasce e
zona ad angoli diritti e rovesci in rosso vivo; (3298) - Vaset.to globulare in creta giallo-
cinerea. monoansato, decorato a fasce brune.
T omba V - Camera a pianta rettangolare con la vMta franata: arnnzi di quattro
scheletri con copiosa suppellettile di tipo miceneo lardo.
(32fl9-3300J - Due anfore t riansate di medie dimensioni (0.39·0.46), l'una delle quali a
corpo ornidale con anse ad orecchia risponde al tipo più tardo della comune anfora
micenea: debolis::;ima decorazione a color bruno opaco quasi dol tutto evanida.
(3301-4) - Serie di quattro coppe della duplice forma a piede raccorciato ed a piedo
alto dipinte internamente ed esternamente a fondo monocromo nerastro o rosso cupo
bri!Jante.

[
APPENDICE I 249

FIG, 103 - VASI DELLA TOlfllA \'I,

(330-1) - Oinochoe ordinario in creta rossiccia a bocca trilobata con tracce ernnide di
decorazione a color bruno (alt. mm. 198) : è una forma più povera e più tarda del-
l'oinochoe della tomba XX.li[ di Jalisos.
(3305-13) - Serie di no,-e anforetlie a collo cieco di piccole dimensioni a corpo sferoidale
con decorazione a fasce ed elementi floreali ed a palmetta intorno alla base del collo.
(3318) - Tazza bi<tnsata e (3317, 9-10) tre tazze a mcscitoio con beccuccio orizzontale
all'orlo; (3ol5J - t,ipo di olpettina grezza.
Si raccolse inolLre un chicco conico di steatitt' nera, tosta for:-;e rii ago c rinale, un
colLollino in bronzo a lama lanceolata o due conchiglie.

[
250 A. ~!Alt:R l

Tomba V [ l'amera di pii1 ''aste proporzioni (il.20 X 2.70) con tracce di 4- 5


suhelolri. La suppellettile, la più copiosa di questa piccola necropoli, era formata da ben
~9 ,·asi rappresent.ati in pre,-alenza da numerùsi e::oemplari dell'anforetta a collo cieco.
da grandi e piccole coppo e da ceramiche di modesto proporzioni con decorazione gene-
ralmente a colori poco ben conservati per dirotto cli Locnica nella lavorazione o cli cot-
t.ura (fig. 153).
(3325) - Anfora triansata a color manone terroso, corpo globulare, con la decorazione
quasi ciel t.u11to evanida : nella zona tra le anso la docoraziono sembra costituit.a da
una serio di serpentelli s,·olgentisi a spira a mo' di raggorn inLorno al collo. Il mot.irn
raro decorativo dcl serpente ci richiama a due vasi già descritti clclla necropoli di
.Jalisos (tomba XVII, n. 49 o Lomba X~,
11. 4). ru· il solo vaso cli grandi dimen-
sioni (0.37) rim'enuto nella tomba.
(HBil?) - Elegante oinochoe a t.ro an~e vor-
t,ic·ali, pieclo sot.tilc, corpo sferoidale con
la cleco1·azione in rosso brillant-e gllasta,
dello stes.>o tipo e decorazione dei bell i

PIO. 161 - llOCOAf, ll l)lllLl,A 'l'O•IBA Vl (3.'l3'JJ. l'l(l, lf):i - 0


I' ASO A r lth: l' l'J h:[)Jl DflLf,A TOMllA VI ('3361).

analog-hi esemplari della necropoli di Jalisos e 1u·ovc'nientc indubbiamente da qne:slta


stessa fabb1'ic11.
(3339) - Boccale con beccuccio orizzontalo reslaurato (0.20; fìg. 15-!) a fasce e zona
floreale: forma questa non rappresentata nel materialo di .faliso:i.
!334ìJ - Elegante forma di ciotola con alto manico a nastro, peduccio a bottone cilin-
drico e decorazione a fasce e linee brune: crr. un esempla1·e simile nella tomba 1V.
n. 14 di .Jalisos.
(33GL-2J - Due ,·asi a t reppiede con manico ricltr,·o verticalt-> dei quali singolarissimo
appare quello riprodotto a fig. 155: è in fino creta giallo-chiara a piedi bifidi ter-
minanti a riccio con il manico munito di una prosa a bottone incarnto quasi per
l'adattamento del pollice e con due minuscoli vasetl i attaccaLi ai due lati della spalla.
La decorazione è a linee rosso bmno diluito e a fitta zona di reticolato. Questo sin-
golare tipo di calathos con rnsetti accoppiati a somiglianza dei lcemoi ha subito un
rcsLauro fin dall'antichità poichè ha uno dci pit>di att.raver:iato da duo rozze imper-
niature cli piombo in corrispondenza cli una fratlu1·a antica (alt.. 0.30). Altri casi cli
ro~tauri cli vasi Psogniti a perni di collP~amento, si osserrnno nelle C<'ramiche cli Jalisos.

l
APPF.Nl1JCE I 251

(3~61) - VaseLLO a ro:.1zo impastio, corpo bi-


coniuo, monoansat.o, bucherellato nella zo-
na supPriore (alt. 0.095; fìg. 1561.
l~ucst<l tomba conteneva altresì a\·anzi
di corredo sùl1icttamente femminile e cioè
pendaali, in irran parte frammentati, in pasta
Yitrea"'decora lii a doppio ricciolo ed clemenlii
,·ari <li ùollana a grani amigdaloidi, a chic-
co in fcii'ence: figura t.ra essi una piccola
µ:0111ma Ioni icolarc in cristallo intagliala da
un lato con il semplice motivo geomelirico
a < spina d i pesco >. Questo tardo e P?vero
prodotito della glittiua micenea bene s1 ac-
cornpngna al <;arattore di l1uesta necropoli.
Tomba VLL - Piccola tomba con la vòl ~a
della onmeru in parte conservata e la port~ \.ASWl"l'O lJIOONICO llUOUERl>LLA'rO
se111 iclistrulLu: nell'interno scarse t1·ao1,;e di DKLl,A TO\IRA \'I (:J364•.
rosid u1 osso i. Si rim·ennero: (3368-9) - Due
coppo acl alto pieclc di cui l'una grezza, l'altra
clipinLa a color rosso e corolle tloreali; (3370.J) - Duo anforottine a uollo cieco; (3372) ·
l 'na broccheLta a manico di presa verticale e beccuccio prominente; (3373-f>) - 'l're
vasolt.i a forma <li py:ris.
li c;arattero <lei corredi della necropoli di Lolos ci richiama alle ultimo deposizioni
della neuropoli ùi .Jalisos e sov:-atutto a quello fra lo t.ombo della collina ùi Jloschu Vwiara
in cui s1 osservarono o,~iùenti tracce di pili deposizioni; appart.iene indubbiamente agli
ultimi periodi del tardo miceneo cieli' isola scmm ohe 1wraltro in essa si osser>i ancora
l'infili raziono della successiva ci,·iltù geomot.rica. Mancano come giìi si osservò. comple-
tamento i ''asi di grandi dimensioni che caratterizzano le piìt ric<.;110 tombe di Jalisos,
s<;arso il C'Orredo degli oggetti lussuosi dell'ornamento fe111minilo, limitaLo il bronzo alla
prosom1a di un solo coltello minuscolo; un solo o povero i•rocloLto della glittica; mancant.o
<lol tutto l'oro lavorato. Le forme dei rnsi s' impicoioliscono e si riducono a pochi tipi,
tira i quali sempre pitt frequente ricorre l"anforoLta a eolio cieco (bìi,qelkann e), la coppa
P la ta:-.za nelle sue varie forme: la decorazione sempre piì1 apparo schematizzata o la
t.ccni('a del <;olore e della cottur<t appare sempre piìt S<'adente e di facile deperimento;
si not.ano inoltro più esemplari a fondo grezzo. L'import.anza di <JUCsta necropoli è so-
l"l'<lLuUo 11olla sua ubicazione in una delle regioni pilt montuo~w (lell'isola, lontano dalla
cosLa o dai commerci marittimi che dove,·ano nlimenLaro il fìoril'O tiella civilLà micenea
noli' isola; essa mostra quanto fosse largalllento diffuso <lai g rnncli cenLri sul mare fino
agli osoui·i borghi montani il b agliore di questa civiltà nell'isola di Hodi.

APPE1KDlOID 11

LE ~ECROPOLI lll CENEE DltLI/ ISOLA DI RODI

La profonda influenza clv3 esercitò la ci \'iltii micom·a 11dl' isola ùi Rodi non ci è solo
documentata dalla grande e doYiziosa necropoh di .Jalisos. quella a cui si riferiscono co-
munemonto gli studiosi delle pitt antiche ci,·iltà ciel medit.orraneo orientalo, ma ci è al-
t ros'1 pitt co:upiutamente atte;..tata dai molti o molti luoghi di rirweniment-0 in tutto il
LOrriLorio dell'isola di ceramiche e di oggetti apparlonenti a necropoli dello stesso periodo.
DisgraziaLamente questo necropoli di centri politici secondari noll'inLerno dell'isola hanno
magiriormente soffert,o per il passai.o dell"opera sislematica di manomissione da parte
degli abitanti dei villaggi e molte di esse debbono considerarsi eompletament<> sfru ttate.
Oltre ai molti esemplari di ceramiche micenee, provenienti da Yarie località dell'isola,
disseminate con indicazioni di provenienza non sempre esatt.e in Musei e collezioni pri-
vate, il ~l11sco cli Rodi possiede tm buon gruppo di vasi sporadici residui cli Yecchi soavi

J
25~ A. ~IAIUIU

clandesLini in rnric necropoli miceneo cieli' isola stes:::a. Perchè si abbiano i necessar:
clementi per la determinazione delle caralteristiohc del miceneo rodiese, non saril su-
perlluo illustrare alcuni fra i tipi più singolari cli questa serie: trattandosi di materiale
proveniente da collezioni prinlte locali, l'at:cenamcnto delle pro,·enienzo non si è poGuto
faro por tutti i casi con ogni sicurezza.
PrcrneLLo un elenco delle località a me noto dell'isola di Rodi in cui risultano fino
ad ora apparsi resti di necropoli o comunque Lrnooe di abitato do! periodo miceneo : tale
olc n00 r naturalmente ancora ben lontano dall'essere co111plet.o.

Te 1r-itorio di Jalisos.

j a lisos . - Grande necropoli mi0enea cli Jalisos su llo coll i 110 di .Maora Vunara e Mosohu
Vwial'a. Scavi di A. Biliotti del 1868-71 o della mission e Archeologica I ta liana nel
HH-1 e 1923. l~rammenti d i ceramic he m iceneo si ossel' vano anche in alLre località
del l'agro j alisio.
Villa nova. - 'l'ombe a dromos od a camera di opooa 1nioonea nello località di Asprovito
o Kw'Ì con scarsa s uppellettile. Scavi parziali della R Scuola Aruheologica ILaliana
cli Atone nel Hl10 (Boltett. d'Arte del 1lfin. d. Pub. l str., X, 1916, p. 87).

Territorio di Oamiros.
Camiros . - Un primo gruppo di tombe micenee dello stc!'so tipo e con lo stesso corredo
cli 11uello di ,Jalisos fu scoperto nella località Papal1ires a nord dell'acropoli della
<·ittà nogli sca,·i del Salzmann (1 5<3-65) ed il materiale Lrovasi al Museo del Louvre.
Due nitre tombe micenee Yennero alla luco nel l '> 6 nella loualità di Tzitzo o Ka-
minaki-lJUres (~luseo di Berlino; Furtwaengler, Jal1rb. cl. aroh. Inst., 18 6. p. 133):
una terza tomba a Kaminaki· Lures scoperta dal Dr. Porro doli a Scuola A rch. Ita-
liana d'A ton e nel 1913 (Boll. d'Arte det Jlin. del'' Istr., I:\.. 1915, p. 2H9. fìg. 7, 9-lOJ.
Ma ndricò. - Xel l915 esplor ando il Lerritorio di ~lau<.ricò sulla strada da Camiro a
Oa:stello, misi in luce sul colle di Jfelissaki, ad oriente del villaggio, una tomba a
camera con il dromos interamonte franato e due ''asi di tardo tipo miceneo.
Liro. - (Baia di LangoniàJ. Sulle alture ad oriente clolla Baia cli Langonià sono visibili
numeroso tombo precedute da dromos le quali sarebbero stato manomesse dalla
~entp del luogo: sul terreno restano 0opiosi frammen~ i cli ceramica micenea e gcome-
l tfoa (Pornier in Boll. d'Arte del Jlin. clell' /sii'., VIII, HJ l-1, p. 23:dJ. li centro
abiluLo a cui appartiene questa necropoli dovent avere la sua rocca fortificata nel
naturale bastione roccioso dett.o Castrnk i che sharm la ,·alle ed è a ''edotta della
linia (v. Pernier , I. c.).
Lelos. - (Te1TiL. di Apo llona). Sul vcr:sanLe merid ionale dol M. S. Blia piccola necropoli
miconoa scarnta dalla Missione archeologica d i Rodi nel HH5 (.Ann. d. Souola A roh.
d'Atene, ll, 1015, p. 297 ·299); la suppelleLtile trovasi nel MuReo di Hodi.
Cas tello . Nel Museo di R odi trovasi Llna dello comuni anfore micenee a tre anse ricu-
perat.a nel 1917 da scavi clandestini del territorio dol v illagg-io di Castello (in v. 3405).
Kymis ala. - ('l'err. di Sinna). Per comuni testimonianze, ancho dalla grande necropoli
cli Kymisala. nella regione montuosa <lell'At·ramiti, ,;arehbo venuto alla luce un
cospicuo numero di vasi e di Sllppellct.t.ile mioenea insieme con una più ricca messe
di ceramiche greche. Sei 1913 il Pernier osservò nel villaggio di Siana una bell'an·
fora dipinta dcl comune cipo tardo miceneo Il. c.) e nel 1!)15, in una bre,·e esplo-
ra?.iono in quella necropoli, ricuperai una singolare stole riferibile al periodo sub-:11i0eneo
geomeLrico edita in questo Annuario, li, 1!115, p. 29Ci, lìg. 14. Altri rnsi da Siana già
della collezione Biliott.i eè Hussein Caravella sono nel ~lu sco di Rodi.

Territorio di Lindos
Lindos . - Delle più antiche necropoli cli J ,indos sul versant.ti sud-orienlale dell'isola.
non si conosce ancora nuJ la, essendosi gli sca,.i doli a Missi one archeologica danese
limitati esclusi,•amenLe all'acropoli ed ali' importante santuario cli Athena Lindia.
Uh<' la rupestt·e rocca di Lindo fosse abitaLa. fin dall'epoca micenea, si può ricavare
eia fntmmcnti cli ceramiche cli questo pf)riodo rnocolti dalla Missione archeologica
danose negli strati pitL profondi e dalla presenza nello scarico della stipe votiva del
santuario di una punta di lancia in bronzo. Ricco è invoco il rnsto territorio di
Lindo di resti di necropoli micenee.
Apollachià. - Il territorio di Apollachià è t t·a i più ricchi di nec1·opoli arcaiche in
buona parto già manomesse; la presenza di una necropoli micenea è attestata da
alcuni o:;omplari di ceramiche di tardo tipo submiceneo conservati nel Mu :;eo cli Rodi.
Kattabia. - (Uat tavia). Sono segnalat i clue sepolcreti micenei: l'uno nelle imm ediate
,·ici11anzo dell"o<lierno >illaggio nella localiU1 detta Grrmto co111pleta111onte manomesso
dagli abitanti nel 1905; l'altro nella località .Karavi a 3fi <l'ora a ~O lungo la strada
da l'aLtav ia a Vrulià (Kinch, Fouilles de Vrulia, p. 1 sg-.).
Lachanià (v illaggio cli). - Varie ceramiche micenee provenien t i da localit~i non deter·
minata del te t·t·itorio di Lachanià sono noi Museo di Rocli.
Vati (villaggio di). - Sulla collinetta di Apsalctiras a N lç ciel v il lag~io impor!;anLe ne-
c ropoli micenea con qualche tomba di ricco corrodo o vasi a vomico brillnnte, ma-
nomessa. (Ki uch . I. c., p. 2 sg-.); alcuni esemplari pro,·enient i clai vecchi scavi clan-
dest.i ni nel Museo di Rocl i (v. p. 225 ).
Jannadi (v illaggio di). - ln localitit irnprecisat;a <l ol terri torio di ,Jannacli ::>arobbero ::>tavi
sc.;oper~i por il pas:;ato sepolcri a dromos con ueramicho miconoe.
Lartos. - Importante erl estesa necropoli micenea sulle alture a nord ciel villaggio
interamente m:tnomessa: vari esemplari di ceramiche nel Museo di Rodi.
Malona (villaggio di). - N'ella località Placotò ne01·opoli arcuica con t.ombo di tipo mi-
ceneo 11 dromos e camera a ,-òlta scavate nel fianc.;o della uollina.
lllu:-:trer<J bre,•emente alcuni tipi di ceramiche micenee pro,•enienti <la necropoli e
località Yarie cie li' isola o per le quali si possa con ma~gior sicmezza accertare la pro-
'' enienzn.
Fanes. - Tra i pochi esemplari dati come pro,·enienti da Faoes figw·ano:
(3-H3':lJ Anforetta a collo cieco del tipo meno comune a corpo a t ronco di cono e
spalla fort.emente appiattita con elegante decorazione a fasce e palmette sciolte (0. lb6J.
(3476) Tazza a ciotola monoansata finemente dipinta n fascia e lince concen triche
intorno al piede <' a zona lungo il bordo a segmenti om»i diritti e rovesci (diam . 0.14).
Por fìnozza cli fatt ura e freschezza di colore ricorda gli analoghi esemplari di Jalisos.
Mandricò (tomba del colle tli Melissaki). - Grande anfori1 (340 I) a tre anse a fondo
giallo-roseo ch iaro con la oona superiore decora ta a ret.ioolat.o bruno, motivo tra i
piit prediletti ne lla ceramica di Jalisos (Oi.lB). - IT:·drietta (3403) a tronco cli cono e
tre anso in <·rota giallo·cinerea con fascia a segmenti bruni sulla spalla (O 17i>J.
Castello (da una tomba manomessa). Grossa anfora (3405) a col lo cieco. piede ::ilanciato,
vo nLre appiattito a fondo giallo marrone con clecornziono in rosso '' ivo in parte gua::i1;a,
ripartiLa iu due ;,,ono s ulla spalla: a) palmette geomoLriclie intramezzate da semi·
cerc hi pun teggiati; b) corolle fioroali del tipo della vallisneria spira!is. Fattura più
ordinaria dei buoni esemplari della ceramica di ,Jalisos.
Kymisata (8iana). - Nei quattro esemplari del Museo cli Hocli Lro,·iarno rappresentata
una ceramica pe:;ante ordinaria di fabbrica locale ed nna cli t ipo piL1 fine importata
da all re fa bhriche dell'isola :
(H..tH9) - A11 fora a t re anse a corpo globulare a fondo marrone opaco di g rande pe-
::;antezoa, a piede e pareti assai spesso (alt. 0.357): rozzissima decora;1ione sulla
spalla a color bruno evanido a segmenti curvi st.amiformi ccl a gocce.
13384) Anfora a collo cieco dello stesso t ipo di quella cli ('astello (\·. sopra) in creta
fino giallo-cinerna chiara con due zone di decorazione sulla spalla in color bruno.
(3-17-1-5) - Due helle tazze a cor po emisferico monoansate decorate esternamente a
fas ce e :;egmenti diritti e curvi in color rosso brillante: tipo della fabbrica cli Jalisos.
Apollachià. - Dalle notizie che si possono raccogliere sui passati sca>i dell· isola si
ricava ohe nelle mumirose necropoli del territorio di .'\pollaohià provale\'a in abhon-
dan;,,a il materiale geometrico ed arcaico; anche i pochi esemplari che po;:;sediamo
dol tardo miceneo a ccusano una più profl>n<la in fl nonza dcl ~eometri oo :
(3-156) -· Anfora a fondo marrone chiar0, a due nnse bifide e a bordo sYasato, dipinta
a l'asuo bruno, a ::>pirn li a g iraglio s ulla spalla, a linea ondulata su l collo, a segmenti
sullo anse o linea di gocce alla base del c.;ollo (alL. 0.273). La forma od il motiYo

l
254 A. MA IURI

della decorazione ricorda alcune anfore ordinarie delle piì.t tarde forme di Jalisos,
ma l'ansa bifida preannuncia già il tipo di anfora e an roretta invalso nel periodo
geometrico rodiese.
(3455) - Altra. anforetta 1:léllo stesso tipo della precedente (0.152).
(3499) - KM·nos a qua ttro tar.zine rozzamente plasmate e riunite due a due e sor-
rette da duplice manico ricurvo ed incrociato, a fondo rosso cupo grezv.o: ai due
lati sporgono due protome bovine di sommaria e rozza modellatura, l'una delle quali
frammentata (alt. 0.075, lungh. 0.155). Questo kernos che riproduce in forma più doz-
zinale il tipo del kernos miceneo quale è largamente rappresentato dalla necropoli
di Jalisos, accoppiandovi l'elemento plastico della protome bovina, è uno dei pitL
singolari prodotti delle locali fabbriche d'imitazione dei prodotti micenei.
Lachanià. - Dalla necropoli m icenea cli Lachanià provengono belli esemplari di cera-
mie;a fine a colori brillan ti insieme a prodotti piì1 poveri a decorazione geometrica:

r•10. l57 - •r 1Pr 01 \'ASI OELJ.A XP.OROPO:C.t (){ T~AcnA!\~IÀ .

(3458) - Gran(le coppa a piede raccorciato, base assai larga, bordo leggermente rien-
t eante, anse a nastro, in creta finissima a fondo marrone chiaro brillante con elegante
zona superiore a spirali peduncolate (fig. 157) ; per lo sue eccezionali dimensioni
(alt. 0.222, largh. 0.197) è il piì.L g rande esemplare, pel' quanto io so, della categoria
delle coppe a piede raccorciato.
(:3-Hl) - Vaso a forma di cratere con un'ansa e beccuccio orizzontale a ll'orlo (altezza
0.lf.)5) in creta fine a fondo giallo-roseo con decorazione nella zona superiore a
metopo fo rma te da segmenti ver t icali alternati con semicerchi. RipeLe in minori di-
mensioni l'esemplare analogo della tomba IV, n . 8 di Jalisos; altro vaso simile
meno ben conservato nella tomba ':(V, n. 11 di J alìsos.
(3447) - Vaset~o a treppiede frammentato in creta fine dipinto in rosso brillante a
fasce e zona cli segmenti, sorretto <mch'esso come gli esemplari analoghi di Jalisos
da un manico ricurvo (mancante) ; (alt. 0.146).
(3498) - Vaso del t ipo di lekane a corpo conico con due :anse impostate verticalmente
sull'orlo decoraLo a lar ghe fasce rosse e a segmenti sul bordo (largh. 0.258; fig. 157).
Cfr. un alt;ro tipo cli grancle l ekcme dalla necropoli di Lartos.
(3 .J-!8) - Frammento della parte superiore cli un vaso a forma di oinochoe con de-
corazione a fasce e segmenLi a cloppia spina di pesce in color bruno opaco (fìg. 157).
APPEXDlC~ Il 255

Vathy. - Della necropoli micenea di Apsakciras il ~luseo di Rodi possiede una serie
cli coppo biansate e monoansate, <lipinte a fondo monocromo ed acrome che ripetono
identici tipi delle ceramiche di Jalisos (fig. 158). Una di esse frammentata !'3481)
in orota fino reca d'ambo i lati il caratteristico moti,·o decorati,·o dcl polipo in rosso
bruno brillanto come in altre coppe di Jalisos. Pendagli in pasta Yitrea disposti a
diadema sulla fronte di una morta, simili a quelli rim·enuti a .falisos e altroYe
furono ricuperati clal Kinch da un sepolcro miceneo cli Apsaktiras (Kincli, Vrulià,
l. c.).
Lartos. - [}importanza della necropoli micenea di l.arlos ,·iono documentata dai nu·
marosi E>semplari sporadici raccolti nel Museo, alcuni clei quali notevoli per forma a
decorazione. Oltre alle grandi anfore a tn' anso o ad una bolla serie di coppo a
piede raccorciato a fondo monocromo nerasLro e rosso cupo brillanto di accu rata
faLtura, si notano i seguenti Lipi :
(3379) - Anfora do! tipo a collo cieco a corpo
globulare asimmol,rico di ordinaria fattura con
rozzissima cleooraziono a riq uaclri e palmette
(alt. 0.27): 0 uno dei pilt Lordi e più poveri pro-
dotti del miconeo rodiese indubbiamente di
fattura locale.
(3378) - 'l'ipo di oinociloe panciuta a fasce e
linee spezzate (alL. 0.27).
(3882) - Grande lekane a bacino forlemente con-
ca,·o, munit.a di un'ansa e di largo becco oriz-
zontale a fondo giallo-marrone, dipinLo a fasce
brune e motivi cli decorazione geometrica al-
l'esterno ed ali' intorno (alt. 0.115, largh. 0.33) :
è l'esemplare pitt grande cli Lai tipo pro•e-
niente dalle necropoli dclr isola.
(3383) - \"a:;o a forma <li grande bicchiere a
corpo cilindrico campanato monoansato a fondo
giallo·marrone chiaro con decorazione a fasce
orizzonLali o ''ortioali intramezzate queste da
linea spezzata (alL. O. t83, diam. ali· orlo 0.163;
··m. 1119 - 0RAN0111 1Hco1111.urn o .\ r.AaTos (3383). fìg. 159). ID' anello q nesto uno clPi pitL grandi

[
A. M.\IURI

csomplari di bicchiere di tipo miceneo


deriYalo forse da forme di carattere sa-
crale .
.\Ila stessa necropoli cl i Lartos si
deve imche attribuire un gruppo di ce-
rM1ioho micenee donate d<ll Si~nor

l'I() IGO - r.HYTO:< DIR ..Tll'OIOIE R Y.\SO A TR>:l'l'lf!nt: oru,1,A "ECllOl'OLI 1)1 LARTOS (ilt26 F. 3128).

Panajoti Uanotakis di Lindo al liluseo di l{odi. Notievoli in questo gruppo:


13426) - Piccolo rhyton imbutiforme dipinto a fasce rosso o a ;i;ona di spirali ricor-
renti 1alt. O.lo2; fig. 160).
t3 ~'.:!cl) Rozzo ,·aso a tireppiede munito cli eoperuhio innestato al manico del vaso
con 1 rac..:e cli decorazione ernnida in bruno opac 1 a fusco e segmenti a dente cli
lup;i : da una parte sullH spalla figurano pla:rnrnte ù110 roz:r.e protome bovine e, al
con~ro, in rilievo nna figura nuda solo in parto conservt1La le cui braccia distese
g'iung-ornno fino alle protome bo,'ine (alt. 0.20; fig. HiO). Disgraziatamente la cor-
rosione ha semidistrutto questa singolare figurazione p lasLioa cli carattere sacrale.
(3480! - Altro piccolo rnso a tre piedi i:ioctili, ad i111pasLo, monoansato munito di una
sola linon cli f'ori presso l'orlo (alt. O 12).
Dall'e:;ame dei prodotti sporadic;i dello necropoli seoonclarie doli' isola come da quel lo
d<'lla piceola nooropuli di L elos, appare O''idonLe un Otrual uaratt.ero di uniformit·à o di
omogonoiLà in tutto il periodo del tardo miceneo a Hodi. Anche nelle altre località del-
1' isola, la ceramica a Yernice brillante rivtlla per ht q ualiLìt cl olla ere La, per la costanLe
preclilc11iono per determinate forme e detenninaLi motivi, un unico luo30 di produzione
che non ositiamo a riconoscere nel territorio <lolla ciLLù alla quale spetta fino ad oggi
i11contrastalo il primato nella ciYiltà preellenica rodiese, a .Jalisos; per la ceramica invece
a colori opachi, gPometrizzant.e nelle forme e nella decorazione, è nece,;sario ammettere
l'esisten11a di piì1 fabbriche locali che imitaYano con croLe piì1 impure e con decoratori
piì1 do11zinali i prodotti più lini di fabbriche indigene o cli JH'o,·enienza c:<ot.ica.
La graduale prevalente associazione cli motivi c>d ole111cnLi della decorazione gco-
111ctri<·a su forme di rnsi tipicamente micenei non si cle,·e, anche nei prodotti più tardi.
ad influenze dcl vero e proprio geometrico proLoellenit·o, ma ad un processo di graduale
gcometrizzazione degli ste.:;si elementi della docorazionc micenea. e ad w1 lento naturale
i111poverimento della tecniua vascolar<'. Come vedremo n ell'illustrazione della necropoli
ciel periodo areaico, motivi dell'ornamentazione mioonea. geo111r\ ric·amente se;hematiz11nta.
sopran·i,•eran no a lungo nella ceramica localo.

_J
PAR'l1E II

LA NECROPOLI ARCAICA DI JALISOS


(Scavi del 19 lG e 1922)

Se della necropoli micenea di Jalisos si conosceva l' esistenza del ricco mate·
riale scoperto dal Biliotti nel 1868-71 sulle due collinette di Macni Vimara
e i.lloschu, Vunrira, che tanto a ltro copioso corredo hanno ri velato nelle nostre due
campagne di scavo (v. Parte I), nessun indizio di precedenti rinvenimenti soccor-
reva per la ricerca e per l'identificazione delle necropoli del periodo arcaico e clas-
sico. Vecchi scavatori dell'isola a'>Serivano avere il Biliotti senza frutto esplorato e
frugato tutto il terreno collinoso ai piedi del Fileremo, senza trovare traccia di
quelle camere sepolcrali con apertura a pozzo che nella necropoli di Camiros ave-
vano dato così r icchi corredi. Non doverono mancare anche a .Jalisos, come a Camiros
cd in altre località dell'isola, nel disastroso periodo che seguì agli scavi del Salz-
mann e del Biliotti, scavatori clandestini, ma indubbiamente i danni e le mano·
missioni furono qui minori che altrove per la maggiore vicinanza del capoluogo:
comunque i rinvenimenti, se ve ne furono, dispersi nel comm ercio antiquario, dovet-
tero andar confusi con altre provenienze dell'isola e dati probabilmente come mate-
riale cami rese.
Dopo la scoper ta e la pubblicazione della necropoli di Vrulià da parte del bene-
meri to Dr. Kinch della Missione danese 1, che da un piccolo centro aveva potuto
trarre i prirni sicuri elementi di studio sui riti e sulle associazioni dei corredi di una
necropoli del periodo arcaico, diventava sempre pitl di sommo interesse la ricerca
sistematica in una grande necropoli, tuttora ignorata, quale ora quella di Jalisos.
I prim i assaggi nella necropoli arcaica el>bero inizio nell'autunno del 1916 nella
localilà •oiò p6.f2/W.QO lungo la rotabile da Trianda a Cremastò, in un terre no ai piedi
della collinetta di Dafni, dove secondo notizie raccolle sul luogo, il proprietario
Pietro Drakidis, avrebl>e rinvenuto varie tombe con materiale arcaico; trincee e buche
rimaste sul terreno accertavano che buona parte dell'area era stata rimossa molti
anni prima per scavi clandestini. :\!folta luce su questi scavi non poteva venire dalla
piccola collezione di vasi del sig. Drakidis, perchè il proprietario non era più in
grado di fornire precise notizie sulla provenienza dei vari oggetti e sul carattere
delle deposizion i.

1 l\1~c11 1\. P. , 1.11 i\'tfc,.opole de l'ro1tlià (W1odu). Oerlin, IQI ~.

33
258 A. MAIURl

I saggi parziali che si praticarono per un primo accerLarnento della natura e


dell'epoca di quell'area della necropoli Jalisia, in immediato contatto con l'area pre-
cedentemente sfruttata dal Drakidis, misero in luce alla profondità in genere di
m. 2, massima di m. 3, una necropoli geometrica a cremazione e a dolii fittili per
tombe d' infanti, alla quale si era commista una necropoli ad inumazione del periodo
arcaico e classico non senza infilt ra..,zioni di deposizioni del periodo ellenistico.
Dato il carattere saltuario che ebbero questi primi assaggi, a differenza della
campagna sistematica del 1922 (v. p. 288), mi limito alla descrizione dei sepolcri e
ùei corredi che poterono essere da me personalmente controllati.

J - SillPOLCRI AD lNOINERAZlONE E SEPOLC LU D' IN E~'AN'rI IN DOLU

(Scavi del 19l6)

SEP. I - Vasta area ad incinerazione, scoperLa in una fo3sa di assaggio a due


nwtri di profondità, con accumulo di materiale vario combusto e con relitti di ossa
ap;>artt}nenti a più di uno scheletro. Tutti i vasi vennero nella deposizione ridotti
in minutissimi frammenti e poi sottoposti, insieme con il r estante corredo, ad alta
e prolungata combustione; tra i frammenti che non ù slalo po:;sibile di ricomporre,
ve ne hanno molti appartenenti a vasi di grandi dimensioni con pareti di note-
vole spessore. La quantità e la varietà dei frammenti, lo spessore dello strato d' in-
cinerazione (m . 0.08·0.1 O) lasciano supporre che in questa area sia avvenuto, in
epoche successive, più di un rito funerario . Dell'intera congerie si son potuti ricom-
porre i seguenti oggetti:
1. (LB22} - Coppa senza piede fortemente cpncava (alt.. 0.07, dinm. O. l 7) di argilla
finissima depurata ad anse appuntite (fìg. 161). 11 fondo <lclln. coppa conserva
traccie dell'originaria colorazione in rosso vinoso chiaro con ritocchi in mar-
rone violetto sul corpo ddla Sfinge: in tutto il resto, per effetto della com-
busLione, il colore di fontlo è il grigio cinereo dell'argilla depurata con il
lucido della ingubbiatura. Nell'int.erno: Sfinge alata volta a sinistra con tratti
incisi nel corpo e sulle ali, dipinta in nero e ritocchi in marrone violetto,
con le zampe anteriori poggiate su di una doppia voluta a spirale. All'esterno:
dai due lati, tra le anse, grande busto di donna volto di profilo con benda
sui capelli ricadenti a larga massa raccolta sulle spallo, fiancheggiato da due
stelle ad otto raggi.
ID questo indubbiamente uno dei rari e bei prodotti di fabbrica ionico-orientale,
i rnportato a Rodi, ma che con le fabbriche rodiote coeve di stile orientalizzante
prc;)enta una innegabile affinità di motivi decorativi derivati dalla stessa sorgente.
La Sfinge, benchè di tipo e di composizione diversa da quella dei vasi camiresi,
JALISOS 259

PlG. 161 - COPPA OP.I, SEPOLCRO I, N, I.

occupa una parte centrale della decorazione come in alcuni pinakes di Camiros; la
protome femminile con l'identica partitura dei capelli, campeggiante fra elementi
decorativi, è uno dei motivi prediletti delle grandi e belle coppe camiresi '. Può
esser riforita insieme con altri vasi del corredo, su alcuni dei quali ricorrono di già
le iscrizioni graffite nel dialetto arcaico dell' isola, ali' inizio del VI secolo.
l crr. KINCll, o. c., 13\'. li i .
260 A. MAIURI

2. (132-1) - Oinochoe in argilla fìne a pareti sottilissime (alt. 0.175), trilobata,


dipinta a bel fondo marrone lucido, un po' guasta dalla combustione, munita
di semplice manico circolare; sul collo sono graffite le lettere in caratteri
arcaici AAE (fig. 162).
3. (132G) - - Vaso a fo r ma ovoidale allungata (alt. 0. 195) monoansato, ricomposto da
molti frammenti, in argilla g rezza ricca di mica, di colore grigio cinereo
opaco dovuto alla combustione; presso l'ansa conserva le lettere graffite di
tipo a rcaico fPwcia (v. fig. 162).
4. (1327) -- Tazza con le anse desinenti a riccio e orlo con bordo a rilievo (alt. 0.043,
diam. 0.117) annerita dalla combustione 1 ; sulla parete esterna lettere gra f-
fite dello stesso tipo dei vasi n. 3 e 4 : AA I!.: (fig. 162).
5. (1325) - Vaso simile per forma e colore al n. 4 (alt. 0.205), a corpo alquanto
più rigonfio; in lettere piccole di tipo arcaico si legge al disotto del collo
l'iscri zione graffita AAE.
6. (1328) - Lekythos (alt. 0.235) combusta, grezza, della stessa qualità e dello stesso
colore cinereo opaco dei vasi n. -1-6, a corpo rigonfio e collo basso (fig. 162);
sotto il collo sono graffite le lettere XAP. Una grande lekythos di forma
ide11tica priva anch'essa di decorazione e con iscrizione graffita sotto il collo,
ricorre in un sepolcro della necropoli arcaica di Gela (Orsi, o. c., p. 62,
Fg. 37) ed altre simili occorsero all'Orsi nelle necropoli di Megara e di Sira-
cusa . L'esemplare di Gela e questo di .Jal isos, ambedue con iscrizioni graf-
fite, permettono di riferire con quasi assoluta certezza questa classe di
lekythoi grezr,e a fabbriche di Rodi anzichè di Samo (Orsi, o. c., p. 246).
Nei graffiti dei vasi n. 3-7 sono da riconoscere, come nella lekythos gelese,
i nomi dei proprietari o dei morti a i quali appartenevano come com:!dO
fun ebre e questa seconda ipotesi parrebbe mt•glio giustificata dal fatto che
l'arca d' incinerazione che descriviamo conteneva tracce di pil.t scheletri e
pertanto di più corredi diversi. I nomi erano trascritti in forma abbreviata,
di cui tre pertinenti indubbiamente allo stesso proprietario o allo stesso sepolto,
ripetono l'identica iscrizione .AAE = '.-lJ.eU~upoç (f), il 4° XAP = Xae1~a­
poç (?) ed una volta si ha la trascrizione intera del nome Wwriaç.
7. ( 1329) - Piccola lekythos (alt. O. I 25) pi ri forme in argilla giallo-rosea, g rezza,
annerita dalla combustione (fig. 162), del nolo tipo frequente nelle necropoli
arcaiche insulari egee e siciliane di Gela, Siracusa e Megara ed altresì lar-
gamente rappr esentata dalla necropoli rodia di V rulià.
8. - Quattro pesi da telaio a piramide 11 forati ed anneriti dalla combustione.
A questa stessa area d' incinerazione appartengono anche: ci) resti di un vaso
di bronzo (probabilmente un' oinochoe) profondamente alterato dal fuoco e di uno
o due vasetti di bronzo con manico di sospensione ; b) orecchino in oro pallido a

1 Per la forma dell•· onse a riccio crr. un> ratera nella ne- ' Sull1• piramidrlto o coni fili ili rinvcnuli anche in i;ran
c1·opoli arcaica !;"lese (ORSI, Gtla, p. i()I, fig. 151). numero nrl santuario di llilnlemi "·OR SI, Cela, p. 678, fig. 50J.

[_
Sl~P . L1 N. 3 SE P. I, N . 2 SEr. r, N. 6

scr·. 1, ~. 4 SEP. tr, ~. 1

SE:P. Il, N. 8 SEP, 11, N, 2

1rw . 162 - VAS[ ED OGGl!J'rTC DFH SEPQr,crH J I, 11.

[
262 A. ~fAIURl

falce di luna del tipo rinvenuto anche dall' Orsi a Gela, (o. c., fìg. 2, 14). Al ma·
teriale su de5critto si SO\'rapposero, o per naturale deposizione di successivi roghi o
per tumultuario accumulo di materiale di altre tombe, frammenti di più grandi
Yasi ridotti in minuto tritume ed anch'essi fortemente combusti da attribuire al·
l'industria protoattica.
I vasi 3-5-G offrono un bell'esempio della trasformazione del colore dell'argilla
e della superficie del vaso avvenuta in seguito a profonda e lenta combustione nel
rogo funebre e favorita dallo stesso sminuzzamento a cui veunero assoggettati; i
tro vasi composti di una stessa quali tà di argilla poco pura, ricca di mica, hanno
reagito allo stesso modo all'azione del fuoco, scopren<lo cioè, al disotto dello strato
untuoso e fuligginoso della combustione, facilmente lavabile, una superficie di colore
grigio cinereo eguale e regolare che li farebbe scambiare, alla prima, in prodoW
locali di bucchero grigio grezzo. Un'altra lekytllos di tipo identico alla fìg. 162, n. 3,
rin,·enuta in frammenti in terreno di riporto e non tocca dall'azione del fuoco, pre-
senta invece il colore originario in marrone rossiccio. Il trovare in0ltre in uno stesso
ustrinwn vasi poco guasti dalla combustione e vasi completamente alterati nel co-
loro, non dipende soltanto dall'essere i primi pit1 lontani dall'azione del fuoco, ma
anche e, tah·olta, essenzialmente dalle qualità diverse originarie dell'argilla, dalla
superficie grezza e pit1 porosa del vaso e dalla sua pit1 o meno buona cottura precedente.

II - Alla profondità di m. 1.70, nello scavo della tomba XXIII ,·en-


SEP.
11ero alla luce vasti residui di un sepolcro ad incinerazione, rimasto troncato e scor:-
volto dalla posteriore deposizione della tomba su rricordata. Si poterono ricuperare
i seguent.i oggetti :
I. {1340) - Vasetto a forma di animale a tosta di ariete (corna spezzale), ad occhi
globulari (fig. 162); sul corpo, manico con beccuccio trilobato, al di sotto
traccia dell'innesto dei piedi modellati a parto o caduti o disfatti nella
combustione del rogo (alt. 0.08, lungh. 0.135) 1 •
2. ( 13-!1) - Piccolo capro in bronzo (alt. O.OG7) con forn ci rcolare a 1,raverso il
corpo e la base di sostegno per l'innesto di un'assicella o di un perno me-
tallico, usato probabilmente come manico· di presa del coperchio di un vaso
di bronzo andato perduto (fìg. 162).
3. (L3-12) - Frammento di notevole grandezza (m. 0.2L), di un animale modellato
con impasto di argilla mal cotta al forno, guasto e disfatto dalla combustione
(fìg. 162); ad esso forse appartiene un piccolo morso di bronzo trovato assieme
nella zona d'incinerazione. Trattasi probabilmente di un cavallo modellato
in proporzioni pit1 grandi dell'ordinario con l'applicazione di pezzi della bar-
datura in bronzo; disgraziatamente questo che sarebbe stato, per le sue stesse
dimensioni, un raro esemplare della plastica arcaica rodiese di tipo geome-
trico, ha sofferto per la qualità dell' impasto il maggior danno dal fuoco.
1 Di simili ~olsaornl'i ro~giali od ariete il Museo di !lodi Ja rin,enimeoli spora1lici nell'isola.
polil~iede piu esemplad, interi e frammentari, provonicnti lulti

[
JALISOS 263

SEP. III - Presso un ustriniun alla profondità di 111. 2.25, contenente scarsi
frammcnLi di vasi combusti ed ossa dello scheletro:
1. (1-122) - Elegante oinochoe (alt. cm. 22; lìg. 163) a bocca trilobata, corpo sferico
schiacciato, ansa bifida, dipinta a fondo rosso-marrone opaco con decora-
zione bruna limitata al collo ed alla metii superiore del vaso; la metà infe ·
riorc è a fondo monocromo bruno 1. La decorazione i divide in due zone prin--

FIG. 163 - OllSOCllOB GllO:.t&TRIOA DEL S&rOLORO ur, N. I.

c ipali: nella prima gli scomparti a metope contengono gli elementi più •ari
del geometrico, tra i quali peculiarmente caratteristico per lo stile rodiese è il
triangolo quadrettato e sormontato dall'ornamento a u T 11 e, nella parte opposta
a quella figurata, una zona intermedia di anatre pascenti. Nella zona in fe-
riore la decorazione risLùta di metope formate alternativamente da triangoli
opposti e di tratti verticali, motivo tipico e frequente nelle coppe del geo-
mclrico rodiese ed insulare. Questa oinochoe per la sua fresca conservazione
l crr. Atm11ario Ili, Jl· :!:>ti, fi~ 105.
A ••\IAIUIH

e per l'insieme della decorazione ci richiama, insieme con un ·altra oinochoe


del Museo di :Jionaco 1 , ai più caratteristici tipi del geometrico ro :liese e viene
ad aggiungere un prezioso tipico esemplare alle fabbriche arcaiche dell'isola.
2. (1423) - Piccola pignatta globulare (mm. 95), grezza, annerita dal fuoco 2•
SEP. IV - Presso due sepolcri a pithos si rinvenne una tomba ad incinera-
zione sr.avata a cassa nel banco di a renaria orientata SSO-NNE, di dimensioni
m. 1.20 x 0.40 X 0.30, con avanzi di ossa di adulLo ed i seguenti oggetti ridotti in
minuti frammenti anneriti e guasti dalla combustione:
l. - An fora (inv. 1388) di fabbrica rodia a corpo panciuto, collo tozzo, anse bifide,
lieve cordonatura alla base dcl collo ed orlo sporgente, interamente annerita
dalla combustione, ricomposta da molti frammenti (al t. 0.29).

rio. t6i - VASI P. ANr>ORF.TTA Dr·:r. S l•l l'Ol.ORO 1v, N. t); 2.

2. - Vaso (in v. 1517) a forma sferica appiaLLita, collo a lto leggermente svasato,
a nse trifide, orlo framm entato foggiato forse orig inariamenLe a becco trilobato
(alt. mm. 246.J. Una parte della superfic ie ha conservato l'originario colore
in rosso vivo brillante, il re3to è annerito~ (fìg. 16-!).
0-4. - Due lekythoi ariballiche cuoriformi di fabbrica corinzia (inv. 1383·4, alt.
0.10) con la decorazione a fasce orizzontali brune e a radiature sulla spalla.
i>. Altra piccola lekythos (inv. 1385, alL. mm. 60) ariballica di eguale decora-
zione, corinzia (fig. 165).
<i. - Piccola lekythos (inY. 1306, m. 0.08), grezza di fabbrica rodia in creta rosea
annerita. dalla combustione. - Insieme con i vasi descritti, un arpione o
fiocina da pesca in ferro con le punte spezzate.
I Orr.A:o-, '·'$ 1·a.ft..f r1'oditU8 géomttril]lUI, in nr:u. 3H, Gi11 -,1;u11011lc il 1Jr:a~c11dorrr riport ... 'J.llCSlC doizin:ili ~toviglil', per
un~. p, 54.)t), JÌb• i_~, fo 1'0%Zlll ICCOICl.I C. pt•r la fott0:l 1 3 PPf3iSlt?0%C SOpran· i;SUli• tlj
' Pi~11'•llt•
e pig11.•tlclli d•• cucina a uno o due in.miei, t31- pcriotli :1111cdori.
\1111:. munilc di lrcpJliCtfc (l i ~o:Hc · ~no, nei .. epolcri di Thcra: :s ,., A1t11ua1·io, 111, p . 250 ~c., rig. t05.
D11A1.1.~11011n, Tlitr11isrhe (;1·iibtr in 'l hei·a, Il, p. !!31, li;;. 4~8.
JALISOS 265

TOMBE A DOLIO D'INFANTI

Al pari della necropoli arcaica di Vrulià, anche la necropoli di Jalisos ci ha


rivelato un buon numero di sepolcri d'infanti deposti in pithoi, dolii, anforoni ed
anfore con e senza corredo funebre. Il livello di tali deposizioni era quello stesso
delle aree ad incinerazione ed in parte delle posteriori tombe a cassa. Si poterono
r icuperare i sepolcri ed i corredi che descriviamo:
SEP. V - Grande anforone (n. 1373) coricato con la bocca chiusa da una
lastra di calcare locale e rivolto a NE, ricomposto da molti e minuti frammenti;

lllG. 165 - LlllKY'l'llOS DEL SEPOLCRO IV, N. 5- LEICYTIIOS DflL SlllPOLOlto vr.

misura alt. 0.72, diam. mass. 0.49, apertura alla bocca 0.24. Argilla chiara, pareti
del vaso spesse e robuste; elegante forma a curva tondeggiante nel corpo del vaso
con forte restringimento alla base, formata da un piccolo piede anulare. Nell' in-
terno dell' anforone scarse tracce di uno scheletrino infantile ed una piccola sta-
tuetta fittile (m. O. L02) di tipo arcaico rodiese originariamente dipinta in rosso vivo
e bianco (tracce del colore alla base), formante il corredo del sepolcro del bambino.
La deposizione dovè avvenire mediante la rottura delle pareti del vaso (cfr. per la
forma Orsi, Gela, p. 710, fig. 127).
SEP. VI - Nell'interno di un pithos di argilla rossiccia, grezzo, senza decora-
zione dipinta od impressa e di cui, per lo stato di completo disfacimento, poterono
ricuperarsi solo alcuni frammenti, si trovò deposta una piccola lekythos cuoriforme
proto-corinzia in argilla cinereo-chiara con il colore bruno della decorazione a squa-
me completamente evanido (alt. cm. 75; fig. 165). Nessun avanzo dello scheletro.
266 .A. MAIURI

SEP. VII - Grande pithos (n. 1367, alt. m. 1.115), coricato con la bocca
rivolta a NNE, ricomposto da molti frammenti, in terracotta giallo-rosea chiara con
leggera ingubbiatura di colore più pallido, a corpo globulare, collo tozzo. La deco-
razione è costituita da cinque fasce dipinte in bruno circolari partenti dalla base
del collo verso il corpo del vaso. Nell'interno si raccolse un vasetto proto-corinzio
anulare a ciambella piatta in argilla finissima verde-cinerea con la decorazione ap-
pena riconoscibile dalle linee in graffito: vi si raffigura una protome umana di ru·
dimentale disegno e forse altre due figure di animali (?). Vasi anulari a ciambella
sono stati già segnalati nelle necropoli arcaiche di Rodi (Kinch, o. c., p. 46) ed
ebbe a scoprirne anche l' Orsi nella necropoli di Gela (o. c., fig. 453).

.A

B
•'!(}, 166 - A - PIB UJ,fl DllL Sll POL ORO XII. - B• ll'IBULB DBL SllPOLORO xm.

SEP. VIII - Altro grande pithos (n. 1369, alt. m. 1.11) di forma e decora-
zione simile al precedente, a corpo più globulare, egualmente restaurato da molti
framment i. La decorazione è formata. da tre semplici fasce brune partenti dalla
spalla e da circoli intorno all'attacco inferiore dell'ansa. Nessun rinvenimento.
SEP.IX - Pithos (n. 1320, alt. m. 1.05, circonf. 2.05), rinvenuto coricato in
direzione NNE, a collo ampio, con il corpo decorato di tre fasce in rilievo. Nes-
sun rinvenimento.
SEP. X - Anforone (n. 1372, alt. cm. 71) di forma biconica in argilla rossa
depurata e ben cotta, a collo stretto con orlo a rilievo e robuste orecchie impostate
verticalmente sulla spalla (v. nota 1 p. sg.); forma singolare e nuova di dolio fittile
arcaico. L' inumazione dell'infante dovè esser praticata a traverso la rottura delle
pareti del corpo del vaso. I fori che si osservano due a due lungo una linea circo-
lare mediana, devono corrispondere ad una sutura del vaso, fatta al momento della
JALISOS 267

deposizione, con materia non metallica e di cui non rimase alcuna traccia. Forma
inusitata e singolare di pithos arcaico, derivata probabilmente da modelli della
ceramica micenea 1 •
XI - Dolio a forma di otre allungato (n. 13ìl, alt. cm. 75) con due
SEP.
piccole anse verticali, di cui una mancante, al di sotto della spalla, e con la parte
superiore squarciata per limmissione del cadaverino. Nessun oggetto (v. Annua-
rio III) p. 258, fig. 110).
SEP. XII - In un dolio completamente disfatto si raccolsero tre fibule e tre

l'IG. 167 - STAlolll'O OBL ssrOLORO XVI,

aghi crinali (fig. 166) appartenenti ad una o più deposizioni d'infanti. Delle fibule
è notevole il tipo A a navicella ed a piastrina quadrangolare decorata di due spi-
rali graffite alla sommità dell'arco, ed il tipo B a bolla rigonfia e a pomo 2 •
XIII - Vaso doliare semidistrutto ; nell' interno si rinvennero quattro fibule
SEP.
in bronzo di cui t re a corpo rigonfio a sanguisuga e piastrina allungata rettango-
lare ed una ad arco semplice con decorazione di cerchiellini nel mezzo dell'arco ed
alle due estremità (fig. 166).
1 V. An11uario lii , p. ! 58, fi,;. iOO. Nei;li scui del 1913
p. ! 69; P ORRO in Boli. d'Arlr dtl ,11111. I. P., I:\' W05, p. ~I;
si rin,ennero altri due e . . empfari simili: t fr. i iepolcri XL e Krncn, r roulid, tav. 36, ! , SI ; ta•. 38; t»'. 41 -! , .1 I. Ma tutti i
LXXX delli collinetta di Dafni. precedenti rinvenimenti di fibule nel territorio dell'i>ola sono
t Per le fibule e i bronzi i;eometrici di Rodi crr. \VALTERS, stati superati dul n11mcro strabocehe•ole scopertone recente-
Catai. o( lhe br Oll•rl ili Orll. Jluuum, p. i O; F URTWAESCLER mente nello ,rnvo del tempio sull 'icropoh di Jali.os (in cor,;o
in Arch. Jallrb., I, p. 156 e DUEMMLEI\ in Arch. Jahrb., 180 1, di pubblicazione).

[
208 A. MAlUHI

SEP. XIV -
Hydria (1374) a corpo globulare, solo in parte ricuperata e restau-
rata (alt. cm. 38), con decorazione a fasce orizzontali brune su fondo giallo-chiaro,
a nastri serpeggianti nelle zone intermedie e ricadenti dall'attacco della base delle
anse e dal collo del vaso; simile per tipo e per decorazione al vaso del sepolcro
CLX della necropoli di Gela (Orsi, o. c., fig. 72).
SEP. XV - Elegante anforone (1375) a corpo ovoidale a fondo pallido con
decorazione in rosso e bruno a fasce orizzontali attraversate da una linea verticale
partente dalle anse e a grandi giragli sulle spalle (alt. cm. 63); su uno dei lati
si osserva nettamente l'apertura praticata nel ventr!:l del vaso mediante trapana-
tura per la deposizione del cadaverino di un feto. Per l'eleganza della forma e per
la chiara documentazione della tecnica usata nella frattura del vaso al momento
del seppellimento, è questo un importante esemplare di quella caratteristica classe
di anfore a giragli serpeggianti segnalate nei sepolcri di Gela, di Megara Hyblaea
e di Thera '.

Pl(}, 168 - TARTARU(}URTTA lllTTILE DllL SllPOLORO XVI.

Alla stessa categoria di sepolcri d' infanti appartengono anche due deposizioni
m grossi vasi ollari sul tipo di stamnoi:
XVI- Presso il grande sarcofago monolito in pietra arenaria (XXVIII-bis),
SEP.
si rinvenne in frammenti nel terreno il grosso stamnos rappresentato nella fig. 167
(inv. 1359.60; alt. 0.29, largh. aUa base 0.12, alla bocca 0.20, largh. mass. tra le due
anse 0.40). A corpo molto espanso di forma quasi biconica, a spalle appiattite è
dipinto a fondo-giallo rosso e decorato a fasce orizzontali in rosso-marrone e sulle
spalle a fiore di loto stilizzato; era munito di un coperchio a ciotola in creta fine
più chiara dipinta di circoli concentrici a colore scialbo completamente evanido.
Nell' interno del vaso si rinvenne una tartarughetta fittile (largh. 0.07) con una fes-
sura in basso per sfogatoio (fìg. 168); l'assenza di qualsiasi traccia di ossa fa sup-
porre che si trattasse della deposizione di un feto.
SEP. XVII - Grosso vaso ollare a forma di stamnos (inv. 1439; alt. 0.23,
largh. mass. 0.36) a corpo biconico, a spalle tondeggianti, anse oblique fiancheggiate
1 Le fii;u ro dc i \'a si cinerari dei sepp . XIV-V sono 1·iprodottc nel mio r3p1101·to prelimina 1·c in Ant111ario Ili, r. %8 Sg'., fig. Ht a-b.
JALISOS 269

all'attacco da bugnette mammelliformi, in creta ordinaria gialletta, decorato da linee


orizzontali e ondulate in rosso opaco e sulle spalle da una zona a denti di lupo.
Nell'interno del vaso si rinvenne un rozzo boccale a collo rientrante monoansato
screpolato dalla combustione, tipo di pignatta da cucina (inv. 1440; alt. 0.09), ed
un' olletta a forma globare, grezza, biansata annerita anch'essa dalla combustione
(fìg. 169). Nessuna traccia dello scheletro.
Un terzo esemplare di stamnos cinerario ci è dato dal vaso della fig. 169, che
non potendo essere per le sue minori dimensioni (0.227) un sepolcro, doveva esser
deposto all'esterno di una tomba a cassa andata distrutta, a somiglianza di quanto
si è anche osservato nella tomba XVIII, n. 6. Munito anch' osso di coperchio a

l'IG. 109 - VASI OllL SlilPOLOllO XVII,

ciotola è dipinto di tre fasce in rosso vivo brillante e roca sulla spalla una linea
serpeggiante a colore bianco e, graffita. una rozza sigla non decifrabile.

'fOJ\IBE A CASSA AD INUMAZIONE

TOMBA XVIII - Sepolcro a cassa ad inumazione con copertura a cappuccina


a tre paia di lastroni di calcare locale èon fondo anche di lastroni, alla profondità
di m. 2.85 (dimensioni m. 1.80 X 0.45 X 0.45); orientazione SSO-NNE. Nell'interno
della tomba si rinvennero i seguenti oggetti:
1. (1310)- 'l'ipo di lekythos ariballica di fattura corinzia (fìg. 170), in creta giallo-
gnola finissima (alt. m. 0.16), con collo rigato, apertura della bocca ad imbuto
270 A. MAlURI

N. 1 N. 2

N. 1 N. 4 SPORADICA

i'IG. 170 - VASI DELLA TOMBA XVIII

ed ansa piatta a nastro; fondo giallo-roseo, decorazione a zone di fasce al-


ternate di bruno e rosso-marrone con zona superiore decorata di una grande
capra selvatica pascente (egagro) e di una pantera, quasi araldicarnente af-
frontate: disegno assai accurato ed a colori brillanti ben conservati. Di sin-
golare e significativa coincidenza per i rapporti delle necropoli rodie-gelesi, è
il trovare un vaso ariballico di egual forma e con le stesse caratteristiche

[
JALISOS 271

del collo rigato ad imbuto, nella necropoli arcaica di Gela (Orsi, Gela,
p. 299, fig. 221) così descritto dall'esimio scavatore: cc aryballos in creta gialla
finissima di fattura esotica •. Nell'esemplare gelese manca peraltro traccia
di decorazione dipinta.
2. (1811) - Piccola olpe (alt. m. 0.11) alquanto espansa nella parte inferiore (fig. 170)
in argilla finissima color giallo·roseo, decorata di linee orizzontali brune 1 •
3. (1312) - Ciotolettta monoansata (alt. 0.022, diam. 0.095) decorata di una sem-
plice linea circolare nell'interno.
4. (1313) - Ariballo (alt. 0.05) a corpo sferico baccellato in /a:fence, ricoperto di
uno bello smalto vitreo verde·mare con decorazione a gocce che coronano la
base del collo : colore dello sma!Lo ben conservato (fìg.
170). Appartiene alla classe dei vasi cosidetti di fai'ence
ricoperti di smalto vitreo colorato e di cui si propende
di recente a fissare il luogo di fabbricazione o a Rodi
stessa o in una città ionica asiatica (Mileto ?). Oltre ai
numerosi esemplari della necropoli di Camiros, un ala-
bastro in smalto verde è stato rinvenuto dal Kinch nella
necropoli di Vrulià (o. c., p. 67, tav. 38 6 ) ed un esem-
plare del tut.to simile a quello di Vrulià, è pur posseduto
dal Musco di Rodi. Probabilmente, secondo quanto sup-
pone il Kinch per l'alabastro di Vrulià, il colore verde
dello smalto si dovrebbe ad alterazione chimica a con-
tatto del terreno dell'originario colore azzurro. Una se-
conda piì1 piccola anforetta in fai"ence, appartenente
verosimilmente al corredo di una tomba infanLile, si rin-
venne dispersa nel terreno sconvolto della necropoli po- FIO. 171 - l'UPATTOLA
DELLA •roMBA xxx, N. 2.
steriore (fig. 170).
5. (1314) - Due scarabei di pasta turchiniccia, in buono stato
di conservazione. Si rinvennero nella stessa tomba un pendaglino d'oro, un
globetto di pasta vitrea chiara, una fuseruola, due esemplari di cyprea liwida.
Al di fuori della tomba, dal lato SO presso il cranio del morto :
6. (1319) - Grande vaso ollare (cfr. Annuario Il!, p. 254, fig. 102) a forma di
stamnos con coperchio (alt. 0.31, il coperchio 0.07) ad anse oblique trifide,
ricomposto da numerosi frammenti, in argilla rosea il vaso, in argilla più
chiara il coperchio, dipinto e decorato nello stile delle coppe e delle anfore
cosidette di V rulià 2 : due grandi zone in color e bruno opaco nel corpo del
vaso con decorazione nella parte superiore della mezza rosa a palmetta volta
in basso a foglie acuminate, nella parto inferiore di una serie continua di
foglie acuminate con la punta volta pure ver so la base del vaso. La tecnica

1 f\1sc11, o. c., p. i i~ sgg.; cfr. sovralulto per identica l{:irlsrulio a figg. 68-0.
composizione ornnmentale le anfore dei Mu<eo di Berlino e • t.fr. I\ 1 ~r.11, o. " ·• sep. XXV, n. 4.
272 A. MAIORI

della decorazione, a colori alternati di bruno e violetto con contorno delle


foglie a tratto inciso, è identica a quella delle anfore e situle di Vrulià
(Kinch, o. c., p. 186 sg., fig. 68-9, 71·2). Il coperchio, assai concavo è deco-
rato di semplici linee orizzontali a colori anch'essi alternati e della stessa
composizione dei colori dell'olla. Per la sua forma è questo uno dei più ca-
ratteristici vasi della classe delle ceramiche arcaiche rodiesi ; un altro tipo
affine ci offre questa stessa necropoli con il vaso a fig. 169.
X IX - Sepolcro di fanciullo a piccola cassa piana ricoperta da un
Tol\rnA

unico lastrone, con scarsi residui dello scheletro ed il seguente corredo:


l. (1333) - Statuetta fittile di fine esecuzione (m. 0.163) con il lato sinistro guasto
per naturale disfacimento dell'argilla dovuto ad imperfetta cottura. Figura
femminile seduta su seggio basso quadrato senza dorsale recante nel grembo

BIG. 172 - OOPPJ:l 0( STILE MlNIA'rVRISTI OO OJ:lL.LA 'l'OAIUA xx, N. l E 2.

un capretto o cerbiatto, accosciato, volto con il muso a sinistra: tipo del VI


secolo già esemplificato a Rodi da un gruppo simile di statuette rinvenuto
dal Kinch nello scarico della suppellettile voti va dell'acropoli di Lindo', raf-
figuranti in parecchi esemplari lo stesso soggett,o : donna sedut:.a con l'offerta
di un capretto.
2. (1334) - Pupattola con gambe e braccia disarticolate in argilla fine rossa (fig.
171): tipo arcaico a foggia di xoanon con la parte posteriore del tronco
piatta ed un foro alla testa per sospensione (alt. 0.123) 2 •
3. (1335) - I1eoncino accosciato guasto e di fattura scadente (0.075 X 0.0-15).

TOMBA XX - Sepolcro a cassa piana scoperto accanto ad una tomba di epoca


posteriore; orientazione SO-NE. All'esterno e ai due laLi della cassa si rinvennero
(fig. 172):

1 B1.1NKE~ULRG K1sc11, F.xploratio11 arclléologiqlle de Rllodu, ' Escmplue iJ .. nti co è r1ucllo Jcl 1lAU>1F.IHER, te11kmiiler,
IO~. fig. 35.
lii o /l apport , 100:;, p. p. 778, fti::. 830.
JALISOS 273

1. (1336) - Coppa attica (alt. 0.088, diam. 0.137) fine ed elegante in stile miniatu-
ristico; sul bordo esterno, nel mezzo fra le due anse, un ariete da ciascun
lato con leggeri ritocchi bianchi.
2. (1337) - Coppa di egual forma e stile (alt. 0.095, diam. 0.1-1); lungo il bordo
esterno, da un lato: cavaliere galoppante; dall'altro: cavallo alato a ritocchi
di bianco e violetto; stile miniaturistico.
3. (1338) - Vaso ollare, a forma di stamnos con coperchio (alt. 0.275), contenente
come residuo del!' offerta funebre un osso forse di volatile.

BIG. 173 - VASI 01:LLI? 'fOMBE XXI, XXII E XXIV.

Il vaso 1 a fondo giallo-rosa è decorato di un fitto reticolato obliquo a linee


più larghe di color rosso-carico ed attraversate da linee più sottili di colore meno
carico con fascia in basso di color paonazzo e radiature lanceolate alla zona supe-
riore; anse trifide, oblique. Per la forma generale del vaso e delle anse e la deco-
razione del coperchio, questo bell'esemplare non è che una derivazione del tipo più
ar caico rinvenuto nella tomba XVIII.
TOMBA XXI - Sepolcro a cassa a lastroni con coperchio a doppio piovente,
orientato SSO-N JE; nell'intorno a lato dello scheletro: lekythos a figure nere e
' Vedi lii;. in A11111tario Ili, 266, Jig. iOS.

35
FIG. 174 - ANFORA DELLA TOMBA XXlll - LATO A.
JALISOS 275

ritocchi bianchi (c:m. 18; fig. 173): Dioniso su uno sgabello sotto una pergola di
vite, stilizzata, da cui pende un otre, regge un cantharos, fra due ~1enadi danzanti.
La figura del dio per lo strato di vernice caduta è appena riconoscibile. Soggetto
comune e tecnica corrente. Sul collo, zona di foglie lanceolate.
To11mA XXII - A cassa a lastroni con coperchio a cappuccina; alla testata del
sepolcro esternamente dal lato del cranio (SSE): olpe a figure nere (m. 0.215);
Dioniso, coronato di edera con cornucopia nella sinistra, incedente tra una Menade

>'IG. 174-bis - ANFORA OEl-1,A TOMRA XXIII, X. 1 1,ATO B.

ed un Satiro caudato, danzanti. Viso, braccia, piedi della Menade, parti del chitone
del dio e la barba del Satiro in bruno opaco senza i consueti ritocchi di paonazzo
e di bianco. Disegno elegante e corretto, colori ben conservati (fig. 173).

TOMBA XXIII - In prossimità delle tombe precedenti e alla profondità di m. 3


circa si rinvenne, in una incassatura del banco di roccia calcarea, un grande
sepolcro a cassa con coperchio a doppio spiovente, orientato • SO-NNE; lungh. 2.10,
largh. 0.72, alt., fino alla copertura, m. 1.05. I muri laterali della cassa, scavata
nel banco ver gine di calcare, erano formati in belFapparccchio isodomico di blocchi
276 ·A. 1IAlURl

squadrati· cli calcare fine e compatto. Gli oggetti del corredo erano tJutti ammas-
sati alla testata esterna del lato SE; nell'interno giaceva il solo scheletro senza
alcun oggetto.
I

1. (1346) - Anfora di grandiose proporzioni (alt. m. 0.52) a pareti assai robuste, di


tipo' arcaico, a figure nere con ritocchi bianchi sulle carni femminili, sugli
emblemi degli scudi, su alcune parti dell'armatura e con ritocchi paonazzi
più largamente usati su parti del corpo e delle armature, sui vestiti, sulle
code e criniere dei cavalli: i due campi della figurazione, a zona trapezoidale,
sono disposti molto alti sulla superficie del vaso in modo da raggiungere
superiormente l'attacco delle anse ed inferiormente poco più della metà del-
l'altezza complessiva del vaso (fig. 174-74-bis). Il resto della decorazione è for-
mato da una zona di palmette all'orlo superiore della. zona figurata e da una
semplice zona di radiature nere su fascia rossa alla base del vaso. Esemplare
di superba freschezza nella conservazione dei colori; disegno accurato e vi-
goroso del già maturo arcaismo attico. Lato A : combattimento fra due
guerrieri sopra il cadavere recumbente di un altro guerriero; ai lati del
gruppo centrale due fanciulle in costume ionico in atto di partecipare con
il gesto delle mani e con lo sguardo alla lotta ; nel campo un uccello volante
(aquila di Zeus o eidolon del defunto). Il guerriero di destra reca nel grande
scudo rotondo l' emblema di un serpe sibilante; il guerriero caduto al suolo
ha per episema una stella a cinque raggi. Lato B: quadriga (cavalli pre-
sentati di profilo due a due) con giovane· auriga e guerriero barbuto a lato
ritti sul cocchio; due donne in ricco costume ionico e due guerrieri armati
con elmi aulopidi nel secondo piano della figurazione, volti verso i partenti;
dietro il carro un giovanetto imberbe (partenza di Anfiarao ?). Notevole la
figura dell'auriga per la morbidezza del disegno, il colore bianco eburneo dei
ritocchi sui volti femminili, la vigorìa dell'insieme. L'una e l'altra scena
ripetono soggetti assai comuni della vascolaria attica di questo periodo.
2. (1347) - Hydria di tipo arcaico (alt. 0.375) a figure nere e ritocchi bi'anchi e
paonazzi, ricomposta da frammenti (fig. 175): il campo della figurazione è
sul prospetto e in uno scomparto trapezoidale sulla spalla; orlo esterno rosso
decorato di una doppia serie di foglie di edera così come il campo della
figurazione centrale; zona di radiature nere su fascia rossa intorno alla base.
Nel prospetto: biga con suvvi un giovane auriga vestito di lungo chitone
talare bianco serrato alla cintura a corte maniche ed un uomo barbato reg-
gente con la destra una lunga lancia e nella sinistra le redini; nel secondo
piano dietro il cocchio un guerriero con elmo aulopide e davanti ai cavalli un
giovinetto imberbe ammantato di himation. Sulla spalla: Heracles che strozza
il leone Nemeo assistito da Athena armata di lancia e da Ermete con
kerykeion, comicamente accosciato quasi a significare scherzosamente la viva
partecipazione che prende il dio allo svolgersi dell'ultima fase della lotta
F IG. 175 - HYDRIA Dl!J!.,LA 'fOMBA :X:X111 1 N. 2.
278 A. 'MAIURI

PIO, 176 - ZONA SUPERIORE: DELL' BYDRIA DELLA TOMBA XXlll,

sostenuta dall'eroe, al definitivo sforzo poderoso dello strangolament,o. Disegno


e composizione accurati; soggetto assai frequentemente ripetuto sulla spalla
delle hydrie a figure nere ed all'esterno di kylikes (fig. 176).
3. (1348) - Tazza (alt. 0.12, diam. 0.23) con zona figurata esterna a figure nere e
soggetto ripetuto ai due lati delle anse: un cavaliere in corsa fra due efebi
e due pedagoghi. Stile miniaturistico di tipo corr ente e trascurato.
4. (1349) - Tazza di forma simile alla precedente (alt. O 07, cliam. 0. 172) con zona
esterna decorata ad intreccio di foglie lanceolate.

PIO. 107 - OLPETTA DELLA TOMBA XXUI, N. o.


JALISOS 279

5. (1350) - Elegante olpetta a fondo rosso (alt. 0. L21) con palmetta alla base del-
l'ansa; sul prospetto a figure nere un giovane nudo offerente un gallo dipinto
tutto in bianco con ritocchi paonazzi ad un vecchio barbuto che è in atto di
parlare: fra i due un cane con una delle zampe levate verso il vecchio ed il
muso rivolto indietro verso il giovane offerente 1 : disegno elegante (fig. 177).
Accanto a questi vasi d'importazione attica ·si rinvennero i seguenti prodotti
di fabbricazione locale :
G. ( l352) - Anforetta (alt. 0.23) in argilla giallo-rosea, color rosso-marrone a corpo
tozzo, collo elevato, anse rotonde assai sporgenti (fig. l 78). Appartiene alla
classe delle anfore ed amphoriskoi rodiesi a fondo generalmente chiaro, de-
corazione lineare e puntiforme, pur volendo essere per il fondo monocromo

N. 8 N. 6 N. 7
ll'IG. 178 - VASI Dl b.,AlllllUCU I<
! ltOOH.l omr,1,A 'rO.\lHA XX.Cli

rosso-marrone un tentativo d'imitazione dei colori della ceramica attica


d'importazione. Questo tipo d'anforetta diventerà in seguito, con qualche mo-
dificazione, il prototipo delle anforeLte funerarie grezze a decorazione lineare,
di cui abbondano le necropoli posteriori rodiesi.
7. (Ji353) - Oinochoe trilobata (alt. 0.165) a fondo rosso-marrone chiaro con deco-
razione di circoli spiraliformi in rosso opaco e orli del vaso anche in rosso
(fig. 178).
8. (rn54) - Olpettina (alt. 0.098) a fondo gialletto-chiaro con linee orizzontali e
linea serpeggiante bruna intorno al collo (fig. 178).
9. - Anfora grezza in argilla rossa a corpo piriforme (alt. 0.545).
TOMBA XXIV - Presso una tomba a cassa scoperchiata e semidistrutta gia-
cevano sul terreno in minuti frammenti e poterono essere ricomposti:
1
All'ollerla ofcbira dcl goll<J viene dato gencralmMlc signifiralo eroliro.
280 A. MAIURI

l. (1355) - Anforetta di tipo arcaico a figure nere (alt. cm. 27) con d'ambo i lati
la figurazione identica di due guerrieri al centro con scudi e lancia affron-
tati, fra due efebi nudi doryplwroi; disegno convenzionale e assai trascurato
(fig. 173).
2. - Kylix (cm. 0.07 X 0.172) con zona esterna rossa decorata di intreccio mul-
tiplo a foglie lanceolate.

ll! G, 179 - GRANDE KYLIX OJ>LLA TOldUA XXIV·bi8.

TmrnA XXIV-bis - Unico oggetto di una tomba andata distrutta, si rinvenne


in minuti frammenti sul terreno e si potè ricomporre in parte : - Grande kylix
(alt. cm. 15, diam. 0.288) di notevoli dimensioni a figure nere con ritocchi in bianco
e violetto, a largo bordo leggermente carenato. All' esterno r icca zona figurata ai
due lati delle anse: a) quadriga, nel mezzo, in corsa con uno dei cavalli tutto
bianco, criniera e bardatura in violetto, con ai lati due gruppi in combattimento
di un greco e di un' Amazone (le parti nude del corpo delle Amazoni, volto, braccia,
gambe a ritocco bianco); alle estremità due Sfingi rivolte verso l'ansa; - b) stessa
scena con sostituzione di due guerrieri lottanti al gruppo del greco con Amazone.
Il disegno della composizione d'insieme pur rilevando mano d'artista non comune,

[
JALISOS 281

appare impreciso per la sbavatura e l'offuscamento del colore nero dovuto proba-
bilmente ad errore di cottura (v. fig. 179).
To:\IBA XXV - Sepolcro a cassa a lastroni con copertura a doppio piovente,
orientata Nr O·SSE: lungh. 2.40, largh. 0.80, alt. con il coperchio 1.35. Esterna-
mente alla testata SE della tomba si rinvennero i seguenti oggeW del corredo
funebre:
l. - Grande anfora grezza a fondo giallo-roseo chiaro, a corpo globulare a base
appuntita.

F I(}. 180 - GRUPPO DI VASI Oflf,LA 'fOMBA XXV.

2. - Vaso imbutiforme a corpo conico allungato, grezzo, monoansato (alt. cm. 42;
v. fig. 180); forma, per quanto io so, non esemplificata altrove nella classe
delle ceramiche arcaiche.
3. - Anforiskos di tipo rodio (alt. cm. 28; v. fìg. 180) decorato all'orlo, sulle anse e
sul corpo di semplici fasce in bruno- opaco a colore assai diluito; nel mezzo
della spalla un circoletto riempito dello stesso colore (cfr. fìg. 183).
4. - Olpettina a corpo oblungo, orlo appena accennato, g rezza (mm. 135; fig. 180).
Su questo tipo di olpettine che ricorre in questa necropoli nel sepolcro
X VIII, 11. 2, e, in più esemplari, a V r ulià e nella necropoli arcaica delJa
rodia Gela, vedi l'Orsi, o. c., p. 667, fig. 488; per la qualità dell'argilla non
è da esitare a riconoscere negli esemplari di Jalisos e di V rulià la fabbri·
cazione rodia.
36

j
282 A . .\IAIUHI

5. - Piattello ad orlo svasato in argilla fine roseo-chiara, con due forellini per so-
spensione, decorato all'interno di fasce e linee circolari in rosso-bruno-opaco
(alt. mm. 35, diam. 190; fig. 180).
6. Patella monoansata.
TOMBAXXVI - Tomba a cassa a lastroni ed a copertura piana, SSE -NNE
(m. 2.20 X 0.-1:5 X 0.40). Al di fuori si raccolse una grande anfora grezza a corpo
piriforme; nell'interno ai piedi dello scheletro era deposta una hydrietta o piccola
kalpis a corpo biconico in argilla cinerea chiara (cm. 23). Rydric o kalpides si
trovano già usate come cinerari nella necropoli arcaica di Vrulià (Kinch, o. c.,
p. 39, tav. 29).

i
I

1110. 181 - DIJE ANFOIUSKOI DFlLLA ·ro>IOA xxvu, N. l li 2.

XXVII - A cassa a lastroni con copertura a doppio piovente orientata


T OMBA
NNO-SSE alla profondità di m. 2.30; lungh. 1.50, largh. 0.40, alt. complessiva 0.65.
Nell'interno:
l. - Elegante pic~olo anforiskos (cm. 21; fìg. 181) a corpo ovoidale allungato, piede
largo, anse circolari prominenti in argilla finissima rosea, dipinto a fondo
marrone lucido eguale, con decorazione di fasce orizzontali brune e rosso
scuro; al di sotto della base è graffito un gruppo di leLtere in sigla (fìg. 181).
:2. Finissimo anforiskos (mm. 205; fìg. 18 l) a corpo conico molto allungato in
argilla gialletta decorato di sottili linee orizzontali in color bruno slavato.
3. ·- Un semplice anellino d'argento.
Allo stesso periodo a rcaico di questa necropoli debbono anche appartenere due
grandi sarcofagi monoliti, gli unici scoper ti nella campagna di scavo; si rinvennero
alla stessa profondità delle tombe a cassa ma disgraziatamente senza alcun oggetto
cli corredo che meglio giovasse a deLerminarne l'epoca di deposir.ione:
.J A 1, I S O 8 283

TolrnA X XV III - Grande ::;arcofago monol ito in pietra arenaria lenera di g rana
fine e compatta, bianca alla frattura, con coper chio a cappuccina assai sporgente
(inv. 673) ; lungh. 2.06, largh. 0.73; del coperchio m. 2.:27 X 0.77. Jell' interno il
solo scheletro, ed m1 anello in argento (diam. 0.022) recante sul piccolo castone
ovoidale una rozza incisione (pesce?).
Toi\rnA XXVIII-bis - Sarcofago monolito della stessa forma del precedente
a lq uanto piLt piccolo di dimensioni (inv. n. 67 4; m. 2.03 X 0.67). I lati esterni del sar-
co fago sono decorati per tutta la loro lunghezza, salvo una breve incorniciatura liscia
all'orlo, di fasce gr,1ffile a spina di pesce ottenute sulla tenera pietra locale da un
::;emplice strumento a punta (fìg. 182); nell'interno lo superfìci sono accuratamente
levigato ed i quattro angoli hanno ciascuno una colonnina semicircolare di rinforzo
e di abbellimento Non si rinvenne con lo scheletro a lcun oggetto di corredo. La
qualità di pietra arenaria tenera e bianca da cui furono ricavati i due sarcofagi
abbonda, nello stesso territorio di Jalisos, nel vicino villaggio di Villanova.

PIO. !82 - SARCOPAGO IX OAT,QAl<I< D TH.T.A TOMBA XX \' lll bis.

SEPOLCRI POSTERIORI

Accanto alle tombe di epoca arcaica, nell'area del terreno Drakidis, sono state
mosse in luce numerose deposizioni di epoca posteriore generalmente con corredo
poverissimo, testimonio della scarsa importanza che la città antichissima di Jalisos
ebbe nel periodo ellenistico e romano; alcune sono costi tu iLe dai consueti sepolcri
a cassa, il cui uso permane lungamente nelle età posteriori delle necropoli rodie e
sovratu tto nella necropoli della metropoli dell' isoln ; la maggior parte erano semplici
liydrie cinerarie deposte nel terreno. Delle poche tombe a cassa di epoca seriore
rinvenute nel terreno Drakidis non si potè accerta re più precisamente l'epoca perchè
mancanti completamente di vasellame ceramico.
To'1BA XXIX - Due tombe a cassa piana coper te dai consueti lastroni di
arenaria tenera poste l'una accanto all'altra. Ciascuna di esse conteneva un grosso
anello d'oro con castone sem icircolare liscio, l'uno a cerchio vuoto, l'altro a cerchio
pieno, ed uno strigi le in bronzo; uno degli strigili era completamente frantumato.

[
284 A. MAlURl

SEP. XXX - Hydria cineraria grezza di tipo ellenistico avente per coperchio
una kylix attica a figure nere (inv. n. 1357; alt. 0.08, largh. 0.185), con figurazione
satiresca ai lati delle anse e maschera di medusa apotropaica sul fondo: disegno
trascurato del tardo arcaismo. Si tratta evidentemente di un ogget.to involato alla
necropoli arcaica e adattato al sepolcro ' di una povera e comune tomba del secondo
secolo a. Or.

OGGE'I''I'I SPORADICI NELL'AREA DIDLLA NECROPOLI

Dato lo stato di sconvolgimento di questa necropoli si rinvennero sporadica-


mente nel terreno vari oggetti degli originari corredi funebri che non fu possibile
riferire a sepolcri determinati. Descrivo gli esemplari piì.1 notevoli e che appaiono
evidentemente sincroni con le tombe del periodo arcaico e classico.
1. - Anfora (inv. n. 1451) di fabbricazione locale a corpo tozzo panciuto, spalle
appiattite, collo corto, alquanto asimmetrica, ad orlo fortemente rilevato, in
argilla rosso-marrone, ricoperta di vernice bruna metallica per tutta la su-
perficie del vaso, sulle anse e sul bordo, eccettuata una breve zona rispar-
miata all'altezza dell'attacco delle anse fino al bordo. A somiglianza dell'an-
foretta rinvenuta nella ricca tomba XXIII quest'esemplare è particolarmente
interessante perchè evidentemente non è che un tentativo d'imitazione delle
anfore attiche a vernice nera con zona risparmiata in alto, imitazione di
fabbriche locali che, abbandonata la bella decorazione arcaica rodiese di tipo
orientalizzante, adottano sulle anfore ed anforiskoi i fondi monocromi in
bruno e giallo-marrone (fig. 183).
2. - Anforetta di tipo rodiese (inv. n. 1452; alt. cm. 30) a corpo tozzo, spalle appiat-
tite, anse trifide in argilla roseo-chiara ricoperta per la metà superiore del
vaso di colore monocromo rosso-bruno assai diluito (fig. 183).
3. - Anforetta (inv. n. 1453; alt. cm. 31) a corpo ovoidale, manici circolari in ar·
gilla fine a fondo roseo con semplice decorazione a linee orizzontali brune
e evanide.
4. - Anforiskos rodio (inv. n. 1454; alt. mm. 255) di forma pressochè sferoidale a
piede largo, anse bifide, orlo carenato, con fasce orizzontali rosso-brune sul
ventre e colorazione in nero opaco sul bordo e all'attacco superiore delle anse.
5. Grosso askos panciuto (fig. 184), a largo e tozzo collo di fabbrica rodia, in ar-
gilla fine a fondo giallo ·roseo, decorato di due giragli sulla parte superiore di
fasce in rosso-bruno; alla base dell'ansa una specie di rozza raggera (Ìnv. n.
1448; alt. cm. 20, lungh. mm. 235). Forma inusitata di askos del periodo
g eometrico rodiese ricorrente anche nel sepolcro XLIX, n. 3.
6. - Kyathos (inv. n. 1449; diam. cm. 14; fìg. 184) in creta finissima con ansa a
riccio, decorato all'esterno a zone di linee sottili in rosso-bruno e all'interno
di fascia bruna e circoli al centro; prodotto di fabbriche rodie.

__J
JALISOS 285

7. Boccaletto monoansato (inv. n. 1456; alt. cm. 18), Lrl creta gialla, a pareti
sottili, ansa a nastro, dipinto a fondo monocromo nerastro; modello derivato
da esemplare in metallo.
8. Tazza in fine creta grigiastra (inv. n. 1463; mm. 159) di fabbrica locale, de-
corata a fasce e circoli bruni.
9. Patelle monoansate, raccolte in piL1 esemplari di vario diametro da cm. 18 n.

lllG. 183 - Tlrl DI ANFORE Dlil!.LA NBOROPOLl AROAIOA D I JALISOS.

forme minuscole di mm. 95, decorate di consueto sull'orlo e sul fondo di linee
circolari o di larghe fasce in rosso e bruno; per la qualità dell'argilla e per
la decorazione vanno tutte rife rite a fabbriche locali (fig. 184).
10. - 'ripi di boccaletti mono e biansati, a corpo sferoidale in creta grezza nerastra
con tracce evidenti di annerimento e di screpolature prodotte dal loro impiego
come pignatte da focolare (fig. 184). Forme identiche e simile uso furono
osservati nei sepolcri di Thera (sep. ICI, n. ~; XVII).
li. (1394)-Elegante anforiskos corinzio (inv. n.139-l; alt. 0.10; fig. 184) in creta
giallctta con decorazione a fiori di loto ricorrenti e zona di radiature sulla

[
28G A. MAIUIU

spalla a colore bruno evanido; per la forma è da ricordare il bell'esemplare


della necropoli di Gela (Orsi, o. c., p. 2~9, fig. 18 l).
12. (L396) - Minuscolo skyphos in creta finissima di tipo corinzio ma di fab -
brica rodia (inv. n. 1396; alt. mm. 35) decorato a fasce brune e rosso-violetto
e zona di linee ondulate all'orlo (fig. 184).
13. (1-119) - Coppa a forma conica svasata (inv. 1i. 1419; alt. 0.0ì5, largh. 0.L55),
a pareti sottilissime, ad orlo rientrante e verticale, rotta alle anse, in cretia
finissima gialletta chiara, dipinta a colorazione monocromatica nerastra diluita,
con piccola fascia riservata sulle spalle. Sul piede corto a forma conica è
dipinta la marca a sp irale caratteristica delle coppe cosidette di Vrulià. Per
la forma, per la sua sottilissima consistenza e per la marca a spirale appart.ione
alla categoria delle coppe gialle e brune rinvenute in frammenti dal Kinch
negli scavi di Vrulià e così denominate dai colori fondamentali della loro
decorazione ; il solo esemplare integro fino ad ora noto è una coppa del Museo
del Louvre proveniente da Camiros, eguale di forma ma alquanto più piccola
dell'esemplare di Jalisos (v. fìg. 2, in Kinch, o. c., p. :24).
1..J.. - Ooppettina (inv. n. HOG; alt. 0.06, largh. 0.104) in argilla fine, a bordo ca-
renato, dipinta in rosso vivo nell'interno e nella part-e inferiore e a fascia
bruna intorno ali' orlo.
l5. - Altra più piccola (inv. n.1418; 0.045Xù.095) a colorazione monocroma nerastra.
16. -- Piccolo skyphos (inv. n. 1417; alt. 0.045 X0.105) a corpo conico e largo orlo
rientrante e fortemente svasato a campana a colore nerastro poco denso con
breve fascia dell'orlo risparmiata.
17. - Minuscolo skyphos (inv. n. 1405; 0.048 X0.08) ad anse oblique con decora-
zione sul bordo in bruno ed in rosso, a denti di lupo da un lato ed a metope
dall'altro (fig. 184).
18 - Vasettino a forma di gutt1ts (inv. n. 1395; alt. 0.05) con ansa verticale e
beccuccio prominente in creta fine gialletta dipinta in rosso-marrone con
decorazione sulla zona risparmiata dell'orlo a spirale ricorrente (fig. 184).
l!J. - Slamnos (inv. n. 1-120; alt. 0.16) ricomposto da molti framm ent.i in argilla
gialletta con decorazione assai evanida a linee orizzontali ed a circoli spi·
raliformi a colore bruno.
:W. - Cilindretto fittile in creta depurata (alt. 0.03) rossa, originariamente dipinto a
fasce in rosso vivo; piccolo verticillo in creta grigio-cinerea dipinto a linee
circolari in rosso-marrone che dalle tracce di combustione rivela la sua origi-
naria appartenenza ad un sepolcro a cremazione. La presenza di questi due
esemplari nella necropoli di Jalisos rende ora meglio ragione della presenza di
altri simili cilindretti fittili, di fuseruole o verticilli, nei sepolcri arcaici della
necropoli di Gela strettamente dipendente per riti funerari e per suppellettile da
questa lont.:1na metropoli orientale; cfr. Orsi, o. c., p. 35, fig. 6; p. G80, fig. 512 1 •
1-

I<, u

N. 9 I<. 10

N. 12

N. 11

17
I__
N, I<. li!

FIO. 184 - VASI SPOR A DICI Dli.:L f~A NECROPOLI ARCAICA.

[
288 A. MAlURI

II - NECROPOL I ARCAICA DI JA LI SOS

(Scavi ùel 1922)

Gli scavi parziali nella necropoli arcaica di Jalisos, iniziati con buoni risultati
nel 1916, poterono esser ripresi più sistematicamente in una campagna di tre mesi
(dal settembre al novembre del 1922). Le ricerche furono condotte in un primo
tempo a poca distanza dall'area esplorata nella precedente campagna lungo la zona
di confine fra il terreno del Sig. Drakidis ed il campo immediatamente attiguo di
Costantino Zambicos; in un secondo tempo nel campo dello Zambicos (fìg. 185).
Per poter inoltre determinare l'estensione della necropoli ed accertarsi del s110
eventuale allargamento sulle pendici e sulle terrazze della collina e del vallone di
Dafni, già da altri segnalato per la copiosa abbondanza di frammenti di ceramica
di epoca classica ed arcaica d i cui è disseminato 1 si esplorarono vari luoghi di 1

quella località, mettendo in luce un altro piccolo sepolcreto arcaico sulla terrazza
delle pendici orientali, denominata dai vill ici IIJ.&r'a Toii Llacpvwii. Come vedremo,
le circostanze del rinvenimento, i riti e le forme delle deposizioni, la qualità dei
materiali hanno rivelato in questa seconda campagna una omogenea uniformità di
giacimento e di epoca in tutta questa necropoli che si estende, entro limiti ancora
non precisati, nei terreni lungo la rotabile da Trianda a Cremastò, parte in pia-
uura, parLe sulle colliue ùove peraltro il 11aLurale ùegraù;;uneu Lo del terreno molto
accidentato, ha distrutto e fatto franare a valle i sepolcri. Si osservò anche in
questi scavi la presenza di due epoche ben distinte del!' antica ci viltà rodiese: se-
polcri ed aree d'incinerazione ed a pithoi e dolii fittili con materiale del tardo
geometrico e sepolcri a cassa con presenza generalmente di produzione arcaica
attica. Per quanto apparentemenoo commiste le aree d'incinerazione con i sepolcri
a cassa ad inumazione, appare evidente che le prime furono in gran parte mano-
messe e sconvolte dalla posteriore deposizione delle seconde. Manca pertanto una
vera e propria disposizione stratigrafica in queste'\ necropoli nel senso più comune-
mente inLeso, poichè il maggior numero delle tombe a cassa trovasi o alla stessa
o, Lalvolta, a profondità maggiore dei sepolcri ad incinerazione come già si ebbe
campo di rilevare nei precedenti scavi.

A - SEPOLCRI AD INCINERAZCONE

XXXVI ·- Fossa ad incinerazione superficialmente scavata nel banco


SEP.
di arenaria (lungh. 2.40, largh. l.00, prof. 0.23) alla profondità di m. 2 dal piano
' P~n~1>11 L., llirogni:t.io11i archeologiclie 11elle Sporadi, in llollcll. d'Arte, \'lii, t91~ . p. ().
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FIG. 185 - N.llJCROPOr~r DI JALISOS (SCAVI DEL 1922) - TOMBIJJ A CASSA, DOLJI E AREE AD INClNIJJRAZIONm.

!!i
290 A. ~IAIURI

di campagna; orientazione ~~E-SSO. È la più vasta e la più r icca di materiale


del gruppo dei sepolcri a cremazione; la copiosa suppellettile ammassata alla rin-
fusa e ridotta in minutissimi frammenti in massima parte anneriti dalla combu·
stione e ricoperti da uno spesso strato carbonioso, untuoso al tatto, insieme con
abbondanti residui ossei, rivela la presenza di pit1 cremai.i e di successive deposi-
zioni di roghi. Rari i vasi o frammenti di vasi rispettati dall'azione del fuoco.
Dalla grande congerie di frammenti poterono in t.ut.to o in parte ricomporsi

PIO. 186 - AN~'Ol!A DCb $Jll'0LORO XXX\"( 1 N, I.

una quarantina di esemplari; il numero complessivo può calcolarsi ascendesse a


più del doppio. Non ostante l'accurato lavoro di raccolta e di selezione del mate-
riale, si ebbe a rilevare in questa come in alLre tombe ad incinerazione la man-
canza di molti frammenti necessari al restauro completo del materiale ricuperato :
di alcuni vasi chiaramente riconoscibili per colore, forma e decorazione, non si
ricuperarono a YOlte che uno o pochissimi frammenti. Ciò deve spiegarsi in parte con
la dispersione avvenuta nel trasporto dei residui del rogo alla fossa di deposizione,
in parte con le antiche manomissioni a\'Venute nell'area della necropoli geometrica
per la successiva deposizione di sepolcri a cassa ad inumazione. Il materiale rac-
JAldSOS 291

colto appartiene a Yar1e fabbriche: in assoluta prevalenza appare la produzione di


fabbriche corinzie.
Appartengono a fabbriche locali :
1. Parte superiore di un'anfora a corpo globare, ad anse bifide, bordo sporgente
(fig. 186), risparmiata completamente dall'azione del fuoco, in creta rosea ben
depurata e coperta di leggera ingubbiatura alla superficie : la decorazione, a
color bruno opaco poco denso, è a larghe fasce e filetti sul ventre, a radia-
ture lineari sulla spalla, a linea serpeggianle sul collo ed a fondo unito sul
dorso dell' ansa e sul bordo. Appartiene alla nurnerosa classe di anfor e ed

·. '~. a-.....~,-(/~...
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~IG. 187 - P I ATTELLO À OJ>COltAZIONR FIGVRA'l'A DEL s 1wo1, o no xxxvi, N. 4.

anforiskoi del tardo tipo geometrico rodiese, ben caratterizzati dall, ansa
bifida e dalla forma tondeggiante e sporgente Jell' orlo.
2-3. - Grande piatto annerito dalla combustione a fondo originariamente roseo, a
larga base piatta e largo bordo profìlalio sul margine interno da due filetta-
ture in rilievo e con due fori di sospensione ; anche la base e la superficie
esterna sono decorate da zone incavate e leggermente graffite a circoli con-
centrici (lar gh. all' orlo 0.33). - Piattello più rozzo dello stesso tipo tenulio
anch' esso da due fori di sospensione (mm. 172). Di questo tipo di pinakes
senza decorazione, ma strettamente collegato per la sua forma ai pinakes
decorati, un esemplare si conosceva già dalla necropoli di Vrulià (Kinch,
o. c., p. 65, tav. 37, 3-a) ; una più ricca serie ci è offerta ora da Jalisos
(cfr. tomba LIII).

_J
2!J2 A. )lAlUHl

4. PiatLello con soli due terzi dei frammenti ricuperati a largo bordo ricurvo
(diam. 0.22) guasto ed annerito dal fuoco a decorazione dipinta ed a tratti
incisi : sul fondo, al centro, rosone a ragg i falcati contornato da sei Sfingi
affrontate due a due con gli spazi riempiti di rosette circolari: sul bordo
altra teoria di Sfingi intramezzate da rosette; sulla base larga del piatto si
distingue a malappena un'altra grande Sfinge dai tratti incisi delle ali.
Questo piatto che per la forma e la qualità clell' argilla non esitiamo a rico·
noscere per rodio, si distingue dalla noLa classe dei piatti camiresi per la
composizione e per la tecnica; esso può ritenersi un tentativo delle fabbriche
locali di applicare la tecnica del traLto inciso che conosciamo dalla decora-
zione ornamentale delle coppe dette di Vrulià, ai motivi figurati e favolosi

lNTRll:<O

l"I(;. 188 - GRANO& COl'l'A A OECORAZION& IS'OISA Dr;i, i;cror,cr10 XXXVI, " · f).

dell'arte orientalizzante. L'esecuzione alquanto grossolana ed infantile ne


fa uno dei più singolari prodotti della ceramica rodia (fìg. 187).
5. - Grande coppa a decorazione incisa del tipo detto di Vrulià 1 guasta dal!' inci-
neramento e ricomposta da molti frammenti (diam. all'orlo 0.29, alt. O.lò);
sotto il piede basso con ico resta ben visibile il contrassegno dipinto della
spirale che è una delle marche di fabb rica più caratteristiche e più frequenti
di <1uesta classe di ceramiche rodiesi. .\Jl' esterno (fig. 188) dalla base: a)
corolla di petali incisi intorno al piede; b) zona mediana a palmette e fiori
di loto a disegno assai schematico; e) zona riservata con la decorazione di-
pinta di tipo geometrico a gruppi di segmenti ''erticali e triangoli accostati;

1 $1a 11ue .. 10 sin~olt.1ris,imo gruppo di eop1>4~ ''enute 110•\si p. 120-1, tic. 'J->!. Sella sua S.torin dr/In Caamica greca, p.
1•,f1u"'h311W11lc all;1 Iure J31 1crri1orio Jell' isol;st ,cdi lo studio tO~, fi;;. ~5, P. llurati si riptirta •ll'att roLuzion.. folta dai pd·
p.,r1icularcgeialo ton l"elenco di tutti gli 1·seniplari fino :.11 111i studio•i • labhrirlre l•••hio. Spetta aJ Kinch l"awr nicsso
orn noli in 1\1\Cll, rrulià, p. ti4 sgg. l'n:.liro bcll't• .. 1•111plare per il priroo in rilie,•o In presen1a d1·1l:-i l'Ontromarca dipint"
dul Mu~··o di l\01li, pro,·euicnlc J~I co111me1·ciu lo('ale. i• se.110 Ja sollo il pi"i" di •1ue-1c coppo (o. r., p. t 6'!).
"'"pubblicato in JJol/. d'Ari- d'I .lli11. I. 1•., li , Serie '?n, i 9'!3,
JALJ!SOS 293

d) bordo a denti di lupo a doppia linea incisa. All' interno (fig. 188) : su
un rosone centrale a sette foglie acuminate si innestano palmette e boc-
ciuoli di loto semidischiusi. La decorazione incisa è su fondo nero lucido
senza alcuna traccia di ritocco in rosso, che può essere peraltro scomparso
per prolungata combustione nel rogo. Per le sue dimensioni è uno dei più
grandi esemplari del genere, non superato che da un esemplare più fram-
mentario di Naucratis (Brit. Mus., A 1014·5: cfr. Kinch, o. c., p. 178, fìg.
60 ab e) e da una coppa di tipo più geometrico da Oamiros (Louvre, A 292:
Kinch, o. c., p. 170, fig. 53) senza decorazione incisa.
6. - Vari frammenti in parte ricomposti costituenti circa un terzo di un'altra
coppa del tutto simile per forma e per de-
corazione alla precedente: sotto il cavo del
piede in luogo del contrassegno della spirale,
sembra di riconoscere due circoli concentrici
come su altri esemplari di questa categoria
di coppe (Kinch, o. c., p. 180, fig. 62). Su
qualche frammento restano tracce dcbolis·
sime dell'originario ritocco in rosso sulla
decorazione floreale a palmette e bocciuoli
di loto, che pertanto non potevano mancare
anche sul!' altra coppa descritta.
7-12. - A fabbriche locali ritengo debba attri-
buirsi un tipo di alabastro a forma di fuso
allungato a base appuntita, decorato sempli-
cemente di striature orizzontali, tipo che in
questa tomba è rappresentato da ben sei >'IO, 180 - ALA6ASTRI PVSlFORMI
01~1. S11POLORO XXXVI, N, 7-12.
esemplari di varie dimensioni (0.09-0.15; fìg.
189) ; uno di essi risparmiato dal fuoco con-
serva l' originaria colorazione in rosso marrone lucido. Un solo altro esempio
ben conservato si rinvenne a Oamiros (Museo di Berlino, 305!); Kinch, o. c.,
p. 153, fig. 50) e frammenti di maggiori dimension i a Vrulià lKinch, ibid.).
C'c1·amicho corinzie. - In quantità strabocchevole si rinvenne in questo sepolcro
la ceramica corinzia della quale disgraziatamente per le condizioni di estrema fram-
mentarietà e di generale annerimento e per la ripetizione stessa delle forme e dei
motivi della decorazione non si potè ricomporre che piccola parte.
13-8. - Su più di una trentina di esemplari in frammenti di aryballoi corinzi se
ne ricomposero sei: due di essi presentano sul prospetto la figurazione di
un uccello a testa umana, di tipo affine rna non identico a quello della
Sirena, con sobrio impiego di tratti ad incisione; i rimanenti e tutti gli
altri frammenti non ricomposti presentano invece una pit1 semplice decora-
zione lineare di tipo geometrico protocorinzio a fasce ed a circoli concen-
294 A. MAIURI

trici, a zona punteggiata mediana ed a zona di radiaLure sulla spalla senza


tratti incisi. Alcuni frammenti risparmiati dal fuoco, in creta rosea depu·
rata affine a quella dei prodotti di Rodi, fan pensare che questo esotico
prodotto così generalmente diffuso nell' uso familiare, abbia potuto essere
imitato, nella pit1 semplice forma decorativa, da fabbriche locali.
19. - Minuscolo aryballos anulare a ciambella (0.055) corinzio, in argilla fine ver-
dastra: della decorazione, scornparso completamente il colore, non restano

h'IG. 190 - BOCCALI>, N. 22 E ~IASOUJJ'r'rA, N. 23 D•~·· Sfll'Or.ono XXX\'(.

che i tratti incisi, dai quali sembra solo di poter riconoscere due protome
equine. Un altro el:empio v. negli scavi del 191G, p. 266, sep. VII.
20- l. - Due bombylioi otriformi solo in parte restaurati, decorato l' uno sul pro-
spetto della consueta composita palmetta, l'altro con tracce di Sirena e
grifi alati. Tra i frammenti non ricomposti molti altri pezzi di bombylioi
a decorazione anima.le e floreale graffita.
22. - Elegante boccale corinzio a base piatta, bocca trilobata, ansa a nastro
molto rialzata sul labbro, ricomposto da metà dei frammenti (alt. al labbro
0. 165, all'ansa 0.205 ; fig. 190): risparmialo dal fuoco conserva il colore gial·
letto del fondo, il colore bruno della decorazione e solo deboli tracce dei ri·
tocchi in rosso. Due zone di animali pascenti, dei quali restano in basso due

[
296 A. MAIUR r

leoni affrontati, un' oca e parte di un egagro; in alto, Sirene affrontate e


leonesse; sul labbro rosette a punti incisi . Il campo è sovraccarico come di
solito nello stile corinzio fiorito più progredito di rosette e rosettine punti-
formi. Di un altro simile vaso si raccolsero frammen ti non riconoscibili. Di
questa singolare forma di boccale corinzio conosciamo altri due esemplari
dalla necropoli arcaica del Fusco a Siracusa (Not. d. Scavi, 1895, p. 131,
sep. CCIV, e p. 152, sep. CCCXLIV, fig. 38) di un tipo peraltro più vicino
al puro geometrico.
23. - Fiaschetta corinzia a corpo conico, collo alto cilindrico, bocca trilobata, ansa
a nastro, restaurata (alt. mm. 225; fig. 190), annerita e guasta dalla combu-
stione, decorata a zona di animali (leoni e leonesse) : la necropoli del Fusco
ed il santuario di Bitalemi a Gela hanno offert.o vari esemplari di questo
alt.ro non comune tipo di ceramica corinzia, ma senza decorazione zoomorfa 1 •
Allo stesso sepolcro appartengono altri frammenti non ricomponibili di uno
o due altri esemplari simili.
2..J.-5. - Due eleganti anforette corinzie framme ntate (0.14-0.18), con radiature
partenti dalla base e duplice zona di animali sul ventre e sulla spalla:
l'una di esse è risparmiata parzialmen te dal fuo co e conser va la fine lucen-
tezza dei colori originali ; stile corinzio fiorito con impiego di tratti incisi
e ri tocchi .

Jiabbriche ioniche e protoattiche.


26. - Coppa d i grandiose proporzioni (diam. all'orlo 0.315, alt. 0.14) a pareti
sottil i, a piede bassissimo conico, a profondo bacino ed a b~rdo leggermente
rientran te, dipinta a vernice nera uniforme nell'interno e all' esterno con
zona risparmiata, annerita dalla combustione, all'orlo, sulla spalla e filetta-
tura sul ventre. La decorazione è costituita soltanto da un fascia continua
a palmette e fiori di loto intrecciati ricorrente tra le anse.
27. - Il cimelio più prezioso di questa area d' incinerazione è dato da un' altra
grande coppa di tipo del tutto diverso dalla precedente e riccamente figu-
rata (fìg. 191; diam. all'orlo 0.36, alle anse 0.435, alt. 0.105). Fu ricomposta
d iligentemente da infiniti frammen ti ricuperati nell'ammasso d elle ceramiche
del rogo ; l' azione del fuoco pur alterando il colore originario del vaso ha
dato una bella patina grigio lucente al fondo da cui si stacca ancora niti-
damente la decorazione a vernice nera. La coppa a pareti robuste, a piede
largo conico bassissimo, a bordo piatto in rilievo, si apre a bacino legger-
mente concavo : le anse impostate all'orlo presentano la caratteristica forma
della fig. 192, a nastro serpeggiante. - All' interno, sul fondo circolare della
coppa, risparmiato, figura un semplice rosone a radiature falcate. All'esterno
due grandi zone a figure di animali. ella zona inferiore e nella metà

• OR' I, i n Snt. d. Sc11 vi, 18J5, fo1r. IO; dr. Cr la, p. 618, fog. 4~~; cfr. fig. 183.

l _J
JALISOS 297

meglio conservata si osserva: un cinghiale in posiziono di difesa fra due leoni


e cer\TO e daino brucanti fiancheggiati anch'essi da leon i; nell'altra metà
serie di due arieti (di uno resta solo un frammento), un torello e leoni. La
zona superiore interrotta dall' attacco delle anso, è ripartita in due campi :
da un lato intorno al ricco intreccio a palmette e fiori di loto sono sirnme·
Lricamente distribuiti due Sfingi, due pantere e due barbuti stambecchi (fìg.

>'IO. 102 - INTERNO E SEZIONE OJ>LLA COPPA ATTIOO-COlllNZ IA llEI. SBl'OLOUO xxxn, N. 27.

191); dall'altro lato il centro della scena è costituito da una rappresenta-


zione eroica ridotta alle dimensioni stesse della zona zoomorfa: Tetide
consegna un trofeo d'armi ad Achille trofeo composto di scudo con epise-
ma di una pantera, di elmo e due lance; fiancheggiano araldicamente due
Sfingi, due leoni e due Sirene. Completa la decorazione della parte esterna:
una fascia di radiature acuminate partenti dalla base, fascia a linee pun-
teggiate formant i il piano di posa della figurazione animale, linea a zig-zag
sul fronte e linea continua a zig-zag sul rovescio del bordo.
38
298 A. MAIUR!

Questa grande coppa che è indubbiamente per la solida armonia della sua
struttura e per la vigorosa composizione uno dei più notevoli prodotti della cera·
mica arcaica greca, offre un'evidente analogia di composizione e di associazione
dell'elemento mitico ed eroico all'ancora prevalente elemento della decorazione
zoomorfa ed orientalizzante di mostri fantastici, ad una classe di vasi dei quali
l'esemplare più tipicamente rappresentativo è un deinos del .Museo Etrusco G_re-
goriano 1 attribuito con altri vasi consimili a fabbriche protoattiche o meglio de·
nominati di stile attico-corinzio. Anche nel deinos del Museo Gregoriano troviamo
nelle zone inferiori lo stesso mondo animale e fantastico: cinghiale, arieti, leoni,

l'lO. HJa - .\ Nh'01'A 01 STii.E PROTOA'r 'rlOO DEL ShlP01;0 RO XXXVI, N . 28.

Sfingi e Sirene e solo parte della fascia superiore riservata ad una rappresenta-
zione eroica. In questa coppa di Jalisos il processo associativo del mondo animale
ed eroico ci si presenta in un grado anche più primitivo di sviluppo, perchè la
scena di Tetide ed Achille ristretta a due sole figure non occupa che una piccola
parte del campo figurativo, nè l'artefice si preoccupò di collegare in qualche modo
la rappresentazione eroica con lo schema araldico dell'elemento favoloso ed ani-
male. Si direbbe che l'artista, a nzichè mosso dal!' interesse narrativo del mito pre-
scello, si sia solo preoccupato di avere un centro ornamentale verso il quale far
convergere la teoria delle fi ere e dei mostri come nell' altra metà di questa fascia.
28. - Anfora attica ricomposta da minuti frammenti per più di due terzi, pro·
fondamenLe annerita dalla combustione (alt. 0.35): semplici zone di radiature
1 Su quc $lo dci1101 v. ora Dt t.A·rr, ~lol'ia éltlla Ce ramica yr"cn, 1•. ~li, li;;. 1i4 -J.
JALISOS 299

alla base e due campi della figurazione a metope. Da un lato: due cavalli
in corsa dei quali l'uno montato da giovane efebo, l'altro tenuto per le re-
dini (fìg. 193). Dall'opposto lato dove non resta che la parte superiore del
campo figurato, si scorge la groppa irsuta e setolosa di un grande cinghiale
e, dietro, una leonessa poggiata secondo il consueto schema, sulle zampe
anteriori : nel campo due rosette. I soggetti e la lrattar.ione del disegno ci
fan riconoscere in quest'anfora uno schietto prodotto protoattico se non
coevo di poco post.eriore dell'anfora di Nesso u di quel gruppo di anfore
che mantenendo ancora l'elemento animale come soggetto principale in una
parte del campo figurato e conservando il motivo ornamentale del riempi-
mento, rivelano ancora chiaramente i pit1 antichi modelli dei prodoUi delle

'

1>"10. IO~ - BAl,SAMAlllO A FORMA Dr SllH!NA flf!I, SPl l' Ol.OR(J xxxvi, N, <!9.

fabbriche ioniche e corinzie da cui strettamente dipendono. E così questa


mutila e combusta anfora deJla necropoli di Jalisos è uno dei pili antichi pro-
dotti d' importazione nell'isola del!' industria vascolaria attica e contrassegna
nettamente l'ultima deposizione avvenuta in questa area d'incinerazione
composta indubbiamente di successive cremazioni.
Vasetti a figura di ani1nale.
Pit1 di una ventina di vasetti del genere in parte non restaurabili, sono usciti
da questo sepolcro ed attestano con il loro numero e con la ripetizione di alcuni
tipi determinati, quanto questo genere di balsamario fosse prediletto nel periodo
arcaico a Rodi.
29. - Elegante balsamario a forma di Sirena (lungh. 0.165) ben conservato con
solo parte della coda a ventaglio restaurata: la bocca, come in balsamari
300 A. ~IAIUHI

analoghi, si apre sul capo della Sirena ; sul dorso


è un' ansetta a guisa di anellino per cordone di so-
spensione (fig. 194). Resta qualche traccia dell' o-
riginaria colorazio!1e in rosso sui boccoli della ca-
pigliatura. Un esemplare simile, alquanto maggiore
di proporzioni, proviene dal santuario di Bitalemi
della rodiese Gela (Mon. Ant., XVII, p. 50, fig. 23,
::;' e p. 715, fìg. 54-1-5), a ltri dalla necropoli di Thera 1 •
~ 30-41. - Serio di 12 vasetti unguentari foggiati a
·forma di uccello con foro a bocchino aperto sul
·dorso, rappresenLati in varie fogge, con la coda di-
sposta verticalmente ed orizzontalmente, con il collo
eretto, proteso innanzi, piegato da un lato e ab-
bassato in atto di <lormirc (fig. 195) indicando così
chiaramente che il modellatore ha voluto rendere i
vart aspetti della vita di una determinata specie
di uccelli. All'infuori di un balsamario foggiato a
corpo di anatra, tutti gli altri sembrano, come
già è stato pensato per altri esemplari simili, co-
lombi. L'azione del fuoco e l'annerimento non ha
< lasciato che tenuissime tracce dell'antica colora-
~
zione. Anche di questo tipo di balsamario han
.
o
o dato piì1 esemplari le necropoli siceliote e di Thera,
..z"
< ma è questa la prima volta che da una sola tomba
di Rodi si ha una serie così copiosa di esemplari 2 •
5o
z
:::> 42-4. - Altri due balsamari di cui l'uno raffigura uno
~ scimmione rozzamente modellato, l'altro un topo
"'.,"'
:.-
(fig. 196, la coda è spezzata). Un terzo, potuto solo
in parte ricomporre, rappresenta un mostro acco-
vacciato con volto umano sommariamente accennato.
Altre fìgurazion i di animali, quali cinghiale, lepre,

r1G. lru - VASETTO A POIUIA DI TOPO D&L $EPOLOKO XltltVI, s. .13.

' DRAGl,OOfUf', 1htra, li, fig~. 66·1: crr. \\'l'\Ttm, Typtll DRA(':t\DOUH', o. c., p. :!7; 3 Vrulià si ha un tiro più schiet-
d. figuri. Ttrraeo1tt11, I, p. ~()-·;. la111onl•• geometrico, K1~c11, o. c., tav . 34.
• Gfr. per Gelo, 011s1, o. c., p. i01 $\]"., fil]". 71; per Thcra,
J A J, J SOS 301

coniglio, pantera, oche ecc., si hanno da altre necropoli. Per la datazione


cronologica di questi balsamari, occorre tener presente che anche nel « 'I'u-
mulo del Figulo » a Vetulonia ( .Yot. d. Scav., 1894, 346- 7) essi appaiono
associati come a Jalisos con vasi corinzi.
A questa stessa necropoli di .Jalisos appartiene un balsamario a forma di ariete
del sepolcro ad incinerazione (scavi 1916, p. 261, fìg. 162). La necropoli di Vrulià ba
dato un tipo di balsamario a forma di uccello palmipede con decorazione di stile
prettamente geometrico, ed altri simili Oamiros (Kinch, o. c., p. 56, tav. 34). Nel
Museo di Hodi, provenienti da collezioni private, trovansi un balsamario analogo a
quello di Vrulià e due esemplari a forma di a riete con decorazione dipinta dci
quali esibisco a fig. 197 quello meglio conservato.

FlG, 197 - llALSAMARIO A FOtn(A DI Alll~'l'M DEL MUSl!lO 1)1 1101)1.

SEP. xxx vn - Frammenti insignificanti di vasi c0mbusti si raccolsero da


un'area ad incinerazione di m. 1.70 X 0.90 X 0.23.

SEP. XL - Area superficiale ad incinerazione (m. 1.70 X 1.00 X O.l5J. Della


suppellettile combusta e frammentata si ricuperarono :
1. - Piccola lekythos protocorinzia a rigature sul corpo e triangoli inscritti sul collo.
2-3. - hekytlwi a corpo piatto, protocorinzia, a fa sce.
4. Anforettina monoansata di fabbrica locale (alt. O. ll) con scarse tracce di de-
corazione dipinta a fasce ed elementi geometrici in rosso-marrone diluito.
5. Piattello concavo per coperchio di vaso decorato all'esterno di fitti circoli
concentrici (diam. 0.105) del tipo riccamente esemplificato nel sepolcro LIII
(Y. p. 807 sg.).
G. - Frammenti di coppa a decorazione geometrica dipinta.
302 A. l!A IUfU

7. Frammenti di un vaso iu farence guasto dalla combustione e non ricompo-


nibile.
8. Tre fuseruole di cui una a rotella e le altre a tronco di cono con tracce di
rigature dipinte.
SEP. XLI - Piccola area ad incineramento (m. l.50 X 0.80 X 0.10) con scarsi
avanzi di suppellettile combusta: ceramica di tipo grezzo.
SEP. XLV - Area sconvolta dalla deposizione della vicina tomba a cassa
(XIII): si rinvenne il frammento di una stephane aurea a semplice nastro e re-
sidni di un'olla grezza annerita .dalla combustione.

E'IG. [98 - TAZZA DEI, SF.POLCllO Xl,!X 1 N. l.

SEr. XLNI - Di quest'area non restava sul terreno che la semplice traccia
di residui ossei misti a ceneri e carboni.
SEr. XLVIII - Area a SO della tomba a cas· a (XVII) con scarsi frammenti
di vasi combusti; misurava m. 0.80 X 0.50 X 0.10.
SEr. XLIX - Ustrino con copiosi avanzi di corredo e residui ossei di adulto
(m. 1.60 X 1.00 X 0.35), incassato a fossa nel banco di calcare. Dalla congerie di
frammenti poterono ricomporsi i seguenti oggetti (fìg. 198-9) :
1. - Tazza di tipo geometrico rodiese a pareti sottilissime, a tronco di cono e ad
orlo rientrante (alt. 0.11, diam. 0.215) dipinta all'est. e all'int. a fondo mo-
nocromo nerastro con semplice zona riservata e decorata all' altezza delle
anse: fascia a reticolato, rombi e circoli puntiformi (fig. 198). Anche il labbro
è punteggiato ad intervalli regolari di lineole punteggiate a gocct'. Al di sotto
del piede il tipico contrassegno della spirale dipinta quale ricorre nelle coppe
dette di V rulià.
J A [, I S 0 S 303

2. - Oinochoe a corpo tozzo e piatto, collo largo cd alto con ansa a triplice cor-
donatura (fig. L99): è dipinta a fondo unito marrone-opaco con tracce di fasce
orizzontali (alt. 0.20). Ofr. altro esemplare analogo a fig. H34.
3. - Grosso askos panciuto simile per forma e decorazione ali altro rinvenuto spo-
radicamente in questa stessa necropoli (fig. 184): sulla spalla si ripete l' iden-
tico motivo a volute serpentine che abbiamo notato in anfore cinerarie 1 •
4. Frammenti di tazza geometrica a decorazione dipinta a metope.
5. Frammenti di un vaso in fai·ence, a pareti spesse, guasto dalla combustione.
L - Tracce di piccola area d'incineramcnto (0.150 X 0.40 X 0.05) senza
SEP.
residui di deposizione.
SEP. TJI-II - Due pozzetti a forma ovoidale l'uno, circolare l'altro, scavati nel

h'IG. HJ:J - OINOCHOE EO ASKOS IHll, $1>: 1"01.0 RO Xl, f'< , ''- 2 3.

banco di calcare tenero (diam. 0.50-0.40; prof. 0.35·0.40): nel sepolcro LI fram-
menti di vaso in fai·ence ed ossa annerite di adulto; nel sepolcro LII si raccolse
intaLto un ariballetLo (mm. 45) segnato di baccellature convergenti verso il piede
a punta e di sottili rigature incise all'orlo cd alla spalla; il colore originario della
decorazione è scomparso con l'intensa combustione. Di simili ariballetti baccellati
si rinvennero dal Kinch più esemplari nei sepolcri infantili entro dolii della necro-
poli arcaica di Vrulià 2 : cfr. fìg. 170, n. 4.
SEP. LUI - È, dopo il sepolcro I: la pit1 importante area ad incinerazione
scoperta in questa necropoli per l'abbondanza e per il carattere del materiale ricu-
peraLo : è costituita da una fossa di forma assai irregolare scavata nel banco di are-
naria senza alcun'altra traccia di delimitazione e di copertura; la fossa lunga m. 2. LO,
profonda 0.40, larga nella parte mediana m. 0.80 si restringe:·allc estremità a m.
1
t.:rr. l'altro ('<o;1•utpl:1r1• ~por:1diro mt•j)Jio consN·,·ato a p. ' l\ tNr. 11, o. '·· f;". 31, i; 3~bb 3 ; 33, p. •I.
~i. lii;. 1 11~. "· 5.
304 A. MAIURI

0.40. Del copioso materiale di ceramica, attestante la presenza di più deposizioni,


ridotto in minutissimi frammenti ed annerito dalla combustione, si potè, con pa-
ziente lavoro, ricomporre una cinquantina di esemplari.
1. - Tipo di grande stamnos a corpo allungato ovoidale a for ma di ossuario (alt.
0.305; fig. 200) ricomposto da molti frammenti, ad anse bifide impostate
verticalmente sulla spalla: il colore originario del fondo o della decorazione

FIO. 200 - GRA NDE STAMNOS O>;I, SEPOl,ORO J,111, N. l.

in bruno pallido ha subito l'alterazione della prolungata combustione come


tutti gli altri vasi di questo sepolcro. La decorazione della parte conservata
è ripartita in zone separate da sottili fasce: dal basso, a) zona di tremuli o
cerchielli concentrici alternati, b) fascia di triangoletti alternativamente di-
sposti a triangoli pieni e triangoli punteggiati, e) fascia a linea continua on-
dulaLa, d) zona sulla spalla a grandi cerchi riempiti di cerchiellini, e) con-
torno di semicerchi e linea serpeggiante al bordo. Alla bocca dcl vaso ab-
biamo sovrapposto come coperchio un piattello concavo decorato a filetti con-
centrici che por le sue dimensioni perfettamente vi si adatta. Per la sua

_J
JALISOS 305

l'l l, 20L - l.6 KYTJl 0 1 COlllNZrn DIH. s .:1'01.0ltO 1. 111, :<. 2.11.

forma il vaso ricorda gli altri stamnoi cinerari rinvenuti precedentemente in


questa necropoli (v. figg. 167, 169), per la decorazione è indubbiamente uno
dei pit1 puri ed arcaici prodotti del geo111oll'ico rodiese : il motivo dei cerchi
riempiti di semicerchi e di cerchietti è una opravvivonza delle ultime orna-
mentazioni della ceramica micenea (cfr. Parte r, passim) e così dicasi dei
fasci di filamenti a linea tremula, elemento geometrizzato di motivi vegetali
O'i~t stilizzati che vedremo frequentemente usato nella serie dei piatti di
questa tomba.
2- 6. - Serie di cinque lekythoi protocorinzie geometriche della forma intermedia
tra il globulare ed il cuoriforme (0.10-0. L15) decorate di semplici fasce e
filettature sul vontro o, sulla spalla, a triangoletti:
manca conie in tutti gli esemplari analoghi, la zona
di radiature alla base. Non ostante il profondo anne-
rimento della combustione sono riconoscibili le carat·
teristiche qualità di finezza e di colore della cera-
mica protocorinzia.
7- ll. - Serie di cinque piccole lekythoi protocor inzie
cuoriformi più o meno guaste dal fuoco con fregio di
cani correnti sul ventre (lig. 201): quattro recano il
motivo del cornetto piraliforme sulla spalla ed una
sembra a triangoli punteggiati {alt. 0.075). Lekythoi
con fregio di cani si rinvennero anche nel materiale
di Vrulià (Kincli, o. c., tav. 38, 42-3), cfr. Orsi, Gela,
fig. 146, p. 604.
PI(}. 202 - MINUSCOt.A f,Jr.K\"TUOS
01:1, SEl'O l.CllO 1;111, N. 12. 12. - Minuscola lekythos manc:ante del collo e del

[

306 A. MAIURT

l'ansa, in fa1·ence con lo strato di smalto policromo combusto dal fuoco: la


decorazione ad i ncisione ed a rilievo reca nella zona principale due pesci
natanti e due fiori di loto a stelo ricurvo (fìg. 202); cfr. l'ar iballo in por-
cellana smaltata della tomba XVIII, n. 4 e i pit1 numerosi esemplari di
tal genere di vasi che ha dato la necropoli di Camiros (Salzmann, Atlante,
tav. V).
13. - 'l'ipo di lekythos a corpo conico allungato, collo a doppio restringimento,
decorata sul fondo giallo-rosso a filettature brune (alt. 0.115). Questo t ipo
già riscontrato a Jalisos ed a Vrulià., è da attribuire a fabbriche locali: tro-
vasi più com une mente acromo.
14-21. - Dalle lekythoi di stile protocorinzio copiosamente rappresentate in questa
tomba, si distingue nettamente per forma e decorazione un gruppo di sette

FIG. 203 - J,El(Y'l'IIOI DJ>T, Siil'OLCRO LII I. )I. U-21.

o otto lekythoi (fig. 203) a corpo tozzo, piede anulare, base piatta, uniforme-
mente decorate a filettature e circoli concentrici sul ventre e all'orlo ed a
fasci di fìlamenti ricurvi sulla spalla; simile fascio di fi lamenti a spirale
analogo alla decorazione di alcuni piatti (v. nn. 41-5) ricorre anche, negli
esemplari meglio conservati, sotto il piede quasi a fo rma di contrassegno di
fabbrica (alt. 0.065-0.09). A lcuni prodotti simili sono già apparsi a Vrulià
(Kinch, o. c., tav. 41, 45 ecc). ed uno di essi con eguale decorazione (tomba 17,
6; tav. 4l). Per la qualità dell'argilla diversa dal comune corinzio e per la
decorazione, non esito a riconoscere in questo gruppo un prodotto di fabbri -
cazione locale di imitazione e di adattamento della lekytlzos di provenienza
esotica a forme pit1 tecnicamente semplici della vascolaria locale.
22-31. - Serie di dieci lekythoi elegantemente foggiate a corpo conico, collo e
bocca ricurvi, base piatta, di egual fo rma, misura c decorazione (alt. 0.12-8;
fìg. 204); in un esemplare meno annerito dalla combustione del rogo, è rimasta
traccia dell'originario colore giallo-roseo del fo ndo: La decorazione di tutto
questo gruppo è formata da una serie continua di sottili fasce dalla base al
J A J, I S 0 S 307

collo segnato <la un legge ro cordono in rilievo: in quattro casi al di sotto


<le Ila base si osserva lo stesso contrassegno di filam cnli a spirale già osser-
vato nel gruppo precedente. Di questo elegante tipo di unguentario pochi
altri esemplari il Kinch aveva rinvenuto a Vrulià (o. c., p. 59, tav. 34, 41)
e due appartengono al materiale di Oamiros al Louvro, tutti generalmente
senza decorazione. L'identica qualità d 'argilla e di decorazione ci porta ad
att,ribuire queste lekythoi alla stessa fabbrica del precedente gruppo.
i32- 7. - Serie di sei piccole oinochoai (fig. 204) a ventre ferico, ansa bifida, bocca
trilobata a fondo originariamente giallo-roseo (alt. 0.09): ai due lati gruppo
di circoli concentrici e gruppo di spirali al di :;otto dell'ansa; in alcuni esem -
plari sotto il piede anulare contrassegno di filamenti a spi raie come nei gruppi

>'IG. 204 - 1, 1;a,:Y'l'nor "' · 22·3L t:ri 011<oo nri1·: N. 82.7 1n: 1... s eP01,01<0 1.111.

precedenti. Un al tro esemplare simile di Vrulià fu attribuito dal Kinch a


fabbriche di Cipro (Kinch, o. c., p 78, tav. 42) in uase forse a semplici ana-
logie di forma con altre oinochoai affini di sicura provenienza cipriota; ma
in questa tomba il tipo che descriviamo presenta le stesse caratt.eristiche di
fattura e lo stesso contrassegno di marca d egli altri due tipi di lekythoi.
36. - Minuscola oinochoe (mm. 47) trilobata a base allargata e piede anulare con
decorazione a rombi quadrettati sulla spalla e circolo spiraliforme sotto il
piede : prodotto locale di fattura poco accurata, imitazione di modelli proto-
corinr.i.
40. - Anforetta globulare ollare anneri ta dal fuoco a zone di fasce e lineole oriz-
zontali (0.095).
Que ta tomba è caratterizzata sovratutto dal rinvenimento di una quantità stra-
grande di framm e nti di piatti e piattelli <li tipo g eometrico con pit1 esemplari dello
stesso tipo; poterono ricomporsi <.:on opera paziente di selezione resa difficile dal-

[
308 A . MAl t;RJ

l'uniforme annerimento della ceramica e dalla quasi totale scomparsa degli elementi
decorativi, più di una quindiciua di esempla ri; ma dai frammenti non ricompo-
nibili si può ri cavare che il numero complessivo dei piatti deposti in successive
deposizioni ed incinerazioni nel sepolcro, era almeno del doppio. La fig. 203 dà
un'idea di questa interessante suppellettile che doveva costituire, per la semplicità
di forma e di decorazione, il tipo usuale della scodella e del piatto nella stoviglia
domestica locale del periodo geometrico.
41 -5. - Quattro scodelle a bacino più o meno concavo, munite di due anse oriz-
zonta li a bordo piatto, piede basso anulare, del diametro all'orlo di cm. 20
annerite e screpolate dalla combustione; qualche frammento conserva l'ori- .
ginaria colorazione giallo-rosea della creta che appare generalmente ben de-
purata. Il moti,·o decorativo prevalente in tutto il gruppo è la decorazione
all'esterno ed aIF interno a fasce e linee concentriche distribuite a zone, :i
linea serpeggiante continua o a segmenti interrotti sull'orlo; tra le zone
lineari concentriche ricorrono di frequente il noto caratteristico motivo dei
fasci di filamenti a spirale o dei cerchi e semicerch i inscritti (fig. 205). Sotto
il piede di uno degli esemplari resta l'impronta evanida di una spirale.
Un'altra scodella a bordo carenato e priva di ansa reca invece due fori di
sospensione.
46-8. - Tre scodelle frammentarie della stessa fattura e decorazione ma con il
bordo arrotondato ed a labbro incavato a solco profondamente inciso: all'e-
sterno zona a filamenti spiraliformi.
49- 53. - Gruppo di cinque scodelline a bacino più concavo genza bordo e senza
piede con la base incavata (diam. comune mm. 135-140): eguale decorazione
del gruppo precedente. Un esempio con fori di sospensione (fig. 203).
54-8. - Gruppo di sei piattelli a bordo piatto od obliquo for temente sporgente de-
corato esterno ed interno a zone di filetti concentrici.
Insieme con questa ricca serie di pina.kes senza piede adoperati per gli usi
ordinari della vita e di tipo prettamente geometrico, si rinvenne anche, disgrazia-
tamente in pochi frammen ti, un piatto ad <lito piede del tipo dei piatti camiresi:
sul fondo resta il disegno di una stella a rosetta a cinque petali contornata da
linea puntiforme e zona a quadruplice filettal.ura; quel che avanza dell'esterno
mostra che esl.ernamente questa coppa era anch' tissa decorata, a somiglianza
dei piatti senza piede sopradescritti, da linee di tremoli e spi rali formi : il piede è
lo stesso largo piede cavo campanato delle coppe di Camiros. L'associazione in questo
sepolcro di piatti e scodelle e di una coppa ad allo piede con la stessa decorazione
cli tipo geometri co, è una circostanza del massimo valore per la soluzione del di-
bat.tuto problema della provenienza e fabbricazione dei u pinakes " camiresi a de-
corazione geometrica e naturalistica 1 ; nell'esemplare frammentato di J alisos vediamo
naturale il passaggio dai pinakes senza piede di uso corrente ma già con gli elc-
I lln 'anali~i d1•gli t•lemcnti della composizione dello schema decorativo de lle l'OPilO c·anti rc• i Ila tentato il l\INClt, O. C. , p. 191 sgg.
JALISOS 309

menti della decorazione disposti a schema centrale, ai lussuosi esemplari decorativi


e di carattere pit1 particolarmente sacrale, del periodo post-geometrico.
Per il carattere del materiale di stile severo geometrico, senza commistione di
deposizioni seriori, il sepolcro LIII ci rappresenta una delle pili antiche tombe
della necropoli geometrica di Jalisos da riferire alla fine dell' VIII o principio del
VII secolo a. Or.
SEP. LIV - Piccolo ustrino di forma irregolare (m. 0.55 X 0.30 X 0.08) senza
residui di materiale di deposizione.

PI(;. 20) - PlNAR:ES DEt. SRPQt,CRO t,lrf, I'. /i4 A.

SEP. LVI - Fra i due grandi pitlioi (sep. L\' e LXlll) vasta area d'incine-
razione scavata a fossa nel calcare (m. 2.10 X 0.80 X 0.20) : dai frammenti pote-
rono solo in parte ricomporsi :
1. - Coppa a bordo carenato (alt. 0.07, diam. 0.165} a pareLi spesse, annerita,
della stessa fattura dei piattelli a decorazione geometrica.
2-3. - Due tazze a pareti sottili a guscio d'uovo e ad orlo rientrante ed obliquo
decorate di circoli concentrici all'interno.
SEP. LVII - Area a fossa (m. 1.50 X 0.80 X 0.20) presso la bocca del pithos
del sep. LV; molti frammenti di coppe a decorazione geometrica dipinta, di
aryballoi corinzi. Si ricompose una grande coppa rodiese (diam . 0.23) risparmiata
dall'annerimento, dipinta a fondo marrone.
SEP. LIX - Area d' incineramento presso il grande pilllos del sep. LIII c0n
il materiale sconvolto dalla successiva deposizione della vicina tomba a cassa LX.
310 A . MA!UHl

B. - SEPOLCRI IN DOLU ED IN PITHOI

SEP. XXXIV - Grande vaso doliare a forma di pithos, coricato con la


boc('a volta a SSO, e contenente poehi relitti di ossa di uno scheletrino infantile
(alt. 0.70, apertura della bocea m. 0.24). È a corpo globulare, collo alto leggermente
svasato, con robuste anse verticali impostate aderenti al collo (v. fig. 206): per la.

P!G. 206 - Pl'.l'HOS Dt'Jf. SEl'OJ, ORO XXXIV.

forma cfr. un pithos della necropoli di Vrulià (Kinch, o. c., tav. 29 f). La man·
canza di alcuni frammenti della pancia del vaso mostra che questo dovè essere
squarciato per l'immissione del cadaverino.
SEP. XXXVIII, XLII - Si raccolsero pochi frammenti di dolii di piccole di-
mensioni, non ricomponibili, adoperati per sepolcri infantili.
SEP. LXX - Presso la cassa a lastroni della tomba LXX (v. p. 323) giaceva
in frammenti, residuo di precedenti deposizioni, un dolio a corpo biconico assai al-
lungato, con alte e robuste anse impostate verticalmente sulla spalla e sopraelevate
JALISOS 311

sull'orlo, a base appuntita e collo ristretto: altezzil fino all'orlo rn. 0.90, al termine
delle anse m. 1.02 (fig. 185). La metà superiore ed inferiore del vaso appaiono la-
vorale a parte e poi saldate prima della cottura con una costolatura di rinforzo; da
uno dei due lati l'attacco delle anse è contrassegnato da due profondi incavi digi-
tali quasi per contrassegno di marca di fabbrica. Benchè non si rinvenissero nel-
l'interno vestigia di deposizione, è indubbio che anche questa singolare foggia di
dolio arcaico fosse adoperata per sepolcro infantile: un esemplare simile, trapanato
per la ricucitura delle pareti del vaso ad inumazione aYvenuta, si rinvenne nella
precedente campagna di scavo (sep. X) ed un altro minore della stessa forma venne
111 luce dal piccolo sepolcreto del colle di Dafni (cfr. sep. LXXX).

FIG. 207 - JilNVE~DtE~TO ORL Pl'fUOS 01~1"' SEt•O T-'O HO XX'XV.

Tr.l i pil.1 importanti ritrovamenti della necropoli di .Jalisos sono da anno-


verare alcuni grandi vithoi a decorazione impressa, usati come sepolcri, due dei
quali poterono essere ricomposti e figurare fra più grandiosi e più perfetti
esemplari del genere.
Ser. XXXV - Grande pithos a d ecorazione impressa scoperto alla prof. di
m. 2 in prossimità di aree ad incinerazione dello stesso periodo. Giaceva coricato
in d irezione pressochè da nord a sud con una leggera deviazione a SO.: crepato
in molti pezzi per la compressione del terreno (1-!0: v. fig. 207), potè essere inte-
gralmente ricomposto grazie alla perizia del restauratore del Mu.;eo Hussein Ef-
fendi. Misura m. 1.60 di altezza, m. 2.70 di circonferenza, m. 0.69 di diametro alla
bocca, orlo compreso. Le poche tracce di residui ossei e la conservazione in situ
di tutti i frammenti accusano la depositione di uno scheletro infantile che potè
esse re introdotto dalla bocca del vaso senza frattura dellt:l pareLi. All'esterno ed al-
l'interno non si osservò alcun alLro og5etto del corredo funerario. Per la forma questo
FIO. 208 - PITHOS DEL SEPOLCRO XXXV HICO.MPOSTù.
FlG. 209 - PITHOS DEL SEPOLOHO XXXV - LA DECORAZIONE.

40
314 A. ~IAIUIU

pitltos riproduce la tipica forma dei pithoi geom..:trici rodiesi; a corpo armonica·
mente tondeggiante terminante in un robusto piede cilindrico ad anello, collo alto
sensibilmente rastremato, collo largo rovescio e piatto, manici alti di tutta l'altezza
del collo, traforati con barre orizzontali di attacco e dee >rati nei margini a cor·
doni in rilievo.
La decorazione sulla pancia e sulla spalla risulta di sette zone a motivi geo-
metrici spirali formi, precedute da una fascia a triplice cordonatura tfigg. 208-9) e
cioè da l basso in alto : 1) zona figurata con la tipica rapprnsentazione frequente in
questa classe di pithoi della lotta fra il Centauro armato di due alberetti di pino
ed 1111 guerriero (Herakle.s) armato di bipenne; 21 fasc ia a treccia incrociata ricor-
rente; 3) ad a ngoli spiraliformi muoventi da destra a sinistra; 4) a spirali due a
due sciolte e racchiuse in riquadri ; :5') fascia simile al n. 2 ; 6) zona a fasce di spi-
rale ricorrente; 7) simile al n. 8 ma ad a ngoli correnti in senso opposto. Il collo
è bipartito in due grandi zone separate fra loro da cordonaLure orizzontali e sud-
divise in riquadri anch'essi cordonati, in basso la decorazione è a scomparti alter-
nati di motivi spiraliformi e grossi angoli cordonati, in alto, digradanti con la ra-
stremazione del collo del vaso, scomparti lisci e motivi spiraliformi e geometrici a
triangoli riaccostati per la base : in alto al centro due rosette a cordone.
Come in tutti gli altri pithoi del genere la decorazione è limitata alla sola
mntà anteriore del vaso caratterizzata anche dal prospetto ornato delle due anse; la
parte posteriore e tutta la metà infer iore è liscia. La tecnica dei speciali punzoni a
stampo si tradisce anche qui in qualche errore d'impressione, negli arresti e riprese
dei vari moti vi della decorazione e nello scarso rilievo ottenuto da matrici stanche.
Per l'armonia delle forme e per la buona conservazione questo pithos di Jalisos
merita di esser posto accanto all'altro superbo esempla re camirese del Briti3h Mu-
seum 1•
SEP. LV - Sepolcro di fanciullo ricavato da un pi tlios interamente frattu-
rato da un lato (alt. m. 1.02) di forma ovoidale e semplicemente decorato di due
fasce in rilievo, di una fascia a t riplice rigatura e di una coslolatura cordonata
alla base del collo, simile al sepolcro IX della precedente campagna. Nell' interno
un grosso ciottolo chiudeva ermeticamente il fondo come per custodire il solo og-
getto furwbre offerto all'estinto, un'oinochoe grezza trilobata raccolta in frammenti.

SEP. LVIII - Altro grandioso ZJithos a 2 metri di profondità, coricato sul ter-
nmo con la bocca volta a SSO. La parte superiore del pitltos si è presentata nello
s.:avo interamente schiacciata ed in parte asportata: ricomposto accuratamente con
i pezzi ricuperati, misura m. l.91 di altezza, m. 3.25 di circonferenza, m. 0.88 di
larghezza alla bocca (fig. 2 LO). Uontrariamente a quanto si è comunemente osservato
nei sepolcri a pithos e in dolii di Rodi, delle isole e della Sicilia orientale, questo
grande pithos racchiudeva lo scheletro di un adulto deposto rannicchiato e coricato
1
:0:- Al. Z'IA\ 'l, .Yt!tr opole dé Camiros, lav. X\\'.

[
FIG. 210 - PITROS DEL SEPOLCRO r,v111.
316 A • .\IAIURI

su di un lato, ver so SSE, con il cranio appoggiato a lla base del collo del vaso.
Non essendosi trovata t raccia delle grandi anse, dell'orlo e di una parte del corpo
del vaso, ~ da supporre che l'asportazione delle parti mancanti avvenisse prima della
deposizione nel luogo del seppellimento.
La decoraz ione sul corpo e sulla spalla è anche per questo pithos a sette zone
precedute come nel precedente di fascia tripartita: 1) zona fìguraLa con Centauro ed
llerakles alTrontati simile a quella del XXX V; 2) a treccia incrociata ricorrente ;
:I) a spirali sciolte accoppiate due a due in riquadri ; 4) a catena a cerchielli; 5)
a doppia spirale ricorrente; 6) altra zona figurata simile al n. l ; 7) fascia a trian-
goli diritti e rovesci. La decorazione sul collo è ripartita in quattro zone; nella I
ti III suddivise in riquadri si ripetono i motivi a sp irale e a treccia della spalla di·
sposti verticalmente, nella II e IV ricorre una semplice cordonatura a dente di lupo.
I due pithoi dei sepolcri XXXV e LVIII per la composizione e per la scelta
dei medesimi motivi ornamentali sembrano il prodotto di una stessa fabbrica ed
eseguiti nei moti vi identici con gli stessi punzoni.
S EP. LXIII - Altro grande pithos con avanzi di scheletro giovanile ed il
cranio deposto verso la bocca del vaso, orientaLo ~NE-SSO. Nella deposizione venne
asportata tutta la parte superiore decorata del dolio per modo che il cavo del pithos
così d imezzato venne a formare il rozzo sarcofago dell' estinto. ~on si rinvennero
inoltre il piede del dolio e l'orlo della bocca: delle due anse l una si raccolse intera,
dell'altra qualche frammento. Eseguita egualmen te la r icompo3izione della parte ricu-
perata si trovò che il pithos misurava m. 1.80·5 di altezza e m. 0.70 di larghezza
a ll'orlo superiore. Dei motivi e della composizione generale della decorazione possiamo
g iudicare da quanto si potè ricomporne dai pochi frammenti superstiti: delle sette
fasce rimaste la I, IV e VII presentano il motivo prediletto della spirale ricorrente;
in tramezzate fra queste si hanno due zone a chevrons uncinati (n. 2, 5), ad alveolo
(n. 6), a meandro multiplo (n. 3). Gli stessi motivi app3.iono distribuiti a fasce oriz-
1-:onLali sul prospet.to col collo ed egualmente anche l'ansa ricuperata in luogo di
essere decorata di margini cordonati è anch'essa impressa in senso verticale ed oriz-
zontalo col motivo della spirale rico n ente.
Alcuni frammenti di questo pithos conservano evidenti i segni del martella-
mento subìto a colpi di scalpello per la violenta frattura delle robuste pareti.

SEPOLCRI AD INUMAfilONE

To~rnA XXXI-IlI - Nella trincea n. 3 (v. pianta) alla stessa prof. di m. I.80-
2.00 alla quale si rinvennero il grande pithos del sep. XXXV e le aree d' incine-
razione XXX VI-XXXVII, si misero in luce tre piccole tombe a cassa di bambini,
di due delle quali completamente depredale non restavano che i lastroni di copertura
senza alcun ogg~ tto di corredo. La tomba XXXI scavata nel banco di arenaria
( 1.05 X 0.-!5) orientata NNE-SSO ed anch'essa parzialmente violata, conteneva con

[
J A f, I S 0 S 317

lo scheletrino infantile (il cranio collocato a SO) un anellino d'argento a castone


rettangolare liscio; una fìbuletta d'argento; alcuni grani di collanina in fai·ence
azzurra; frammenti di un ariballetto in fai"ence e framm enti di due va<>etti gezzi.
Anche le tombe XXXII-III erano sca\'ate a fossa nella roccia d'arenaria ma senza
alcun oggetto di corredo.
ToMnA XL III - A cassa a lastroni con copertura a doppio piovente fatta a
tre paia di lastroni di arenaria (lungh. 2.05, largh. O. 70, prof. 2.60, orientarnento
NNE-SSO). Presso la tomba, alle due estremità, ma ad un livello di poco superiore,
le aree d'incinerazione XLI e XLV (v. p. 302).
Alla te.stata SSE ed appoggiata alla copertura della tomba: Anfora grezza rac·
colta in minuti frammenti coperta da una kylix attica a vernice nera a piede basso
(diam. 0.184). A lla testata NNE tipo di lekythos ariballica grezza di produzione
locale (alt. 0. 186). Nell'interno della cassa si rinvenne presso il cranio una lekythos
attica di fattura scadentissima e mal conservata (alt. 0.20) a figure nere: efebo fra
due figure ammantate e palmetta sulla spalla con impiego di rosso-pavonazzo sla-
vato: un anellino d'argento a castone ovoidale appartenente ad individuo di età
giovanile.
To.MBA XLIV - Apparentemente violata questa tomba doveva risultare ori-
ginariamente della semplice deposizione dello scheletro su tr e lastroni: nessun
oggetto.
To~mA
XLVH - Fra le t re aree d'incinerazione XLVIII, XLIX, LIII, una
tomba a cas5a piana coperta di quattro lastroni alla prof. di m. 2: lungh. 1.90, lar·
ghezza 0.85, prof. 0.30.
All'esterno, presso l'angolo SO, si raccolse in frammenti, mancante del collo,
un'anfora di tipo arcaico rodiese a fondo gialletto-chiaro con decorazione sul corpo
di grandi spirali e palmette e intorno al collo di ghirlanda a foglie lanceolate in
color rosso-marrone sbiadito, simile per forma e decorazione ad altri esemplari della
necropoli camirese attribuiti al periodo di transizione tra il finire dello stile rodiese
orientalizzante e l'introduzione della ceramica attica 1 • Presso l'anfora si rinvennero
vari frammenti di una coppa attica a figure nere con decorazione di Sfingi e figure
satiresche usata probabilmente come coperchio del vaso sopra descritto.
TOMBA LX - A lastroni con copertura a doppio piovenLe rincalzata alle estre-
mità con scheggioni di pietra (m. 2 X 0.80 X 0.35): NNE-SSO. Alla testata NNE
della tomba in corrispondenza della posizione del cranio un'anfora grezza in fram-
menti, nell' interno un solo vasetto completamente disfatto.
Toi\rnA LXI - A breve distanza dalla precedente, piccola cassa a lastroni di
un sepolcro infantile (m. 1 X 0.84 X 0.35) orientata in modo sensibilmente di-
verso dalle rimanenti da SE a NO con il cranio a SE (prvf. 2.10), nell'interno:
1
r:rr. SALlMANN, Nt cropole de Cmniroa, lav. XLVl -\'11; me pubbliralo in /lolle/I. d" Arie d<l Ni11 . /, P., Il, Serie 2.,
v, oncho 1111 esemplare di questo tipo al Museo di Rodi , da l9~3, I'· i 18, li:;. 5.

[
3l8 A. :MAIURI

l. - Ai piedi: tazzina ordinaria bian,;ata dipinta esternamente ed internamente a


colore nerastro, in parte evaniòo, con zona risparmiata, ~rezza, lungo il
bordo (alt. 0.4, diam. O.ll 7).
2. - l\1innscolo skyphos l0.03 >< 0.051) di tipo corinr.io ma di fattura locale, de-
corato a fasce brune ed a zona vermiculata lungo il bordo simile per
forma E:\ decorazione al più bello esemplare descritLo fra gli oggett.i sporn-
dici (p. 286, n. 12, fìg. 18-!).
3. - Sol I ile ago crinale in dne pezzi.

l'IG. 2ll - A:>FOllA ED Ol'<OCllO>; VIGURATE o•:LLA ·ro~BA LXV.

To11IBA LXll - Scheletro di giovanetto <leposto sulla nuda Lerra (da ovest aù
esL) : si raccolsero in framment.i un vasetto ordinario ed una lekythos attica a fi-
gure nere (O. l8) con scena raffigurante l'attacco dei cavalli ad una quadriga; un
cavallo è già aggiogato al carro, due stanno per essere attaccati dal giovane auriga
indossante un vestito a maglia aderente alla vita, un altro è portato a mano da
un giovanetto. Sul collo le lettere graffite: A P.
Tol\IBA LXIV - Scheletro giovanile deposto sul terreno (NNE-SSO): unico
oggetto di corredo alcuni frammenti di statuetta fittile interamente disfatta per im-

_J
,J A LISO S 319

perfetta cottura ed un frammento di fine ariballo corinzio foggiato a testa di guer-


riero, come il noto esamplare camirese 1•
TolIDE LXV-VI - Due tombe a lastroui poste luna accanto all'altra, egual-
mente orientate da SSO a N r ID ed appartenenti evidentemente ad un gruppo di
sepolcri di famiglia. Nel sepolcro XXXVI ben costruito a latt'rali formati a filari
di blocchi ben squadrati con il coperchio a tre paia di lastroni collegati ad incastro
non si rinvenne alcun oggetto e la minima traccia di deposizione, segno che queslo
sepolcro, non presentando alcun segno di manomissione, non venne mai utilizzato.
Nella tomba LXV più rozzamente costruita con coperchio a lastroni orizzontali
(2.10 X 0.85 X 0.30) giacevano ai piedi dello scheletro:

ASPOI{ \ Or.LLA

·ro\tn\ r.'<'<U TOUI\.\ T.X"Vll

PIG. 212.

1. - Anforetta attica a figure nere (alt. 0.19) ad anse trifide con doppia zona di
radiature alla base, doppia zona a foglie d'edera sul collo, linea a gocce alla
base del collo e palmette sotto le anse. D'ambo i lati la stessa rappresenta-
zione a disegno schematico di tipo corrente: un opliLa incedente a destra con
elmo aulopide, scudo circolare e asta fra due figure ammantate doryphoroi;
qualche ritocco in bianco e ro::;so-paonazzo. L'episen1a dello scudo ò a tre cir-
coletti pieni a color bianco (fig. 21l ).
2. - Piccola oinoohoe attica a figure nere (alt. 0.181 con il campo figurato del
prospetto limitato superiore da una triplice zona, a zig-zag puntiforme, a mean-
dro, a scacchi: una gioiosa coppia giovanile tenendo3i a braccetto incede verso
destra: il giovane efebo con calzari e mantello ripil!gato sul braccio, cinto il
capo di uua benda, regge con la sinistra un keras e trasporta con l'altro la
gioV"ane fanciulla, dall'atteggiamento timido o ritroso, vest.ita di hymation e
l Sut;li :.ril.Htlli :l testa di gu1H·ricro "· lo Slt1Jio J' rnsi~ mu rn c:-u111pl.U(.' Jatalt• ('UU j.,('1'izio11c i;l'~ro-l'cuit-iJ tlol re ,\ .
il i Roni11~os in ·lmrr. Journ. o( Arrl1., X. Hl Il, p. Hl s~:>- pritl (:i9'1-Jti9 >- G) pro, iene Ja Cos .
320 ;\. ~lAIUIU

dal profilo finemente delineaLo. Oltre all'impiego del bianco sulle carni fem-
minili e sulla decorazione delle vesti, il pittor e vascolare ha dipinto in rosso.
paonazzo l'occhio della fanciulla e la benda sui capelli (fig. 211).
3. Alla mano sinistra un anellin-0 di bronzo.
Tol\[BA LXVTI - A cassa, con copertura a doppio piovente formata da quattro
paia di lastfoni ed i laterali a bei conci d'arenaria squadrati (2.10 X 0.75 X 0.45).
All'angolo esterno SSE della tomba:
l. - Anfora grezza a corpo panciuto a pera e spallo tondeggianti con iscrizione a
g randi lettere dipinta a colore assai sbiadito ai due lati tra le anse (fìg. 212) :
sulla bocca era sovrapposta come coperchio una :

PIO. 213 - FINISSI MA R:Yl,!X l)>Jl,t,A 'fO~lllA LXVII, N. 2.

~. - Finissima kylix (alt. 0.12, diam. 0.21) con elegante decorazione a zona di
radiature, a linee serpentine, a foglie lanceolate intramezzate da fasce e linee
concentriche: nello spazio tra le anse circoletto puntiforme (fig. 213). La cassa
racchiudeva il solo scheletro.
Toi'\IBA LXVllI - Alla profondità di m. 2.20, g rande tomba a cassa con coper-
tura a doppio piovente a quattro paia di lastroni commessi ad incastro ed un la-
strone rettangolare sporgente alle due testate rincalzate da scheggioni di pietra ed
i laterali formati da due filari di blocchi accuratamente squadrati; gli interstizi
della copertura apparivano chiusi con argilla naturale. Dimensioni: 2.35 X 0.74 X
0.475: orientazione NNE-SSO. È la tomba che ha offerto il piì.1 ricco corredo dei
sepolcri ad inumazione nel corso della campagna.
J A [,I S 0 S 321

Ai piedi dello scheletro si raccolsero i SPguenti ogget.ti:


1. Tipo di kothon attico ad alto piede a vernice nera con zona risparmiata alla
base e semplice decorazione a filettature e fascia radiata intorno al bordo in
nero e rosso-pavonazzo: l'interno ed il cavo del piede dipinti a vernice nera
(alt. 0.11 , diam. 0.175; fig. 214). Credo sia questo l'unico esemplare del ge-
nere rinvenuto nelle necropoli di Rodi.
2- 3. - Due minuscoli piattelli a piede rilevato di fabbrica att.ica decorati a circoli
a vernice nera (mm. 0.027 -0.032). Trattandosi di corredo femminile questi
minuscoli piattelli a suporfice piana con il solo leggerissimo risalto del bordo,
dovevano indubbiamente servire per spalmare unguenti e cosmetici: all'uso
di essi si riferisce probabilmente la palettina in bronzo del n. 11.

PIG. 2ll - KOTHON A'rTICO Dfiil,J,A ·1·0,rnA LXVIII, N. 1.

4-8. - Quattro finissimi vasetti in vetro policromo raccolti fortunatamente intatti


appartenenti alla nota preziosa classe dei vasetti attribuiti tuttora comune-
mente all'industria fenicia del vetro: due di essi ripetono la forma più fre-
quentemente esemplificata dell'anforettina cuoriforme con il peduccio a bot-
tone e le piccole anse ad orecchia, due altri la forma più rara e più ele-
gante dell'oinochoe a bocca trilobata con alto manico ricurvo. La decorazione
policroma del vetro a disegno a chevrons, come in tutti i vetri di questo
tipo, è a fondo azzurro cupo e a filettature in giallo e verdemare con la de-
gradazione di quest'ultimo colore in bianco grigio-perla: fa eccezione l' e-
legantissima oinochoe tutta a chevrons bianco- perla sul fondo azzurro
lfig. 215). Un quinto vasetto in vetro translucido a pareti spesse, con la
bocca spezzata, è a forma di piccolo alaba tro con le minutissime anse cir-
colari forate.
41
322 A. MAlUJU

Il rinvenimento di cinque vaseLti di \•etro, di cui quattro policromi, in un· unica


tomba, se costituisce, anche a testimonianza dei vecchi scavatori indigeni, un esempio
unico nelle necropoli dell' isola, viene peraltro sempre più a conformare il grande
favore che ebbero a Rodi questi preziosi prodotti di una industria esoLica, fenicia o
più probabilmente egiziana. Com'è noto, la necropoli di Camiros ha dato fino ad
oggi la pit1 ricca messe dei vasetti in vetro policromo conosciuti sotto il nome di
« vetri fonici ». A .Jalisos oltre agli esemplari di questa tomba, se ne rinvennero
in questa campagna altri due nelle tombe XLil. L'associazione con altri oggetti del
corredo ci porta a datare l'importazione di questa speciale classe di vetri policromi

FI(;. 2l5 - B.Al.SAì\fARl PENICI IN vwruo POl~ l <'H0\10.

fenici o eg1z1ani ad epoca non anteriore al VI sec. a. C. Mancano purtroppo i dati '
di associazione dei più ricchi corredi sepolcrali della necropoli di Oamiros.
9. - Dovevano far parte del rivestimento di un prezioso cofanetto in legno nume-
rosi frammenti di piccole placche in avorio, rettangolari, alcune con disegno
lineare inciso ed alcune, potute ricomporre dai vari frammenti, con rappre-
sentazione figurata ad intaglio (misura massima r.im. 63 X 23):
(fig. 216-a). Placchetta in avorio con figura di Sirena dal corpo di pesce termi-
nante a grossa coda a ventaglio e con larga zampa di mostro marino: volto
femmi nile con lunga capigliatura a boccoli. ÌD questa una delle più singolari
raffigurazioni del tipo della Sirena derivata dall'arte orientale.
(fig. 216-b). Placchetta in avorio intagliata con la rappresentazione di un daino
accosciato e dormente: disegno di viva naturalezza.
,J A 11 J S 0 S

9. (fig. 216-c). Idem con tre uccelli (aquile) riavvicinati luno accanto all'altro
a<l ali distese.
Due frammenti di placchette in avorio con disegno a meandro inciso ed altri
frammenti con il bordo incorniciato da lineole graffite.
L'industria dell'avorio a Rodi, importata, a quanto sembra, dal mercato fenicio,
risale alle origini della civiltà rodiese: una caratteristica serie di statuette in avorio
provPnienti dalla necropoli di Camiros e delle quali non si conosce disgraziatamente
la precisa associazione con altri oggetti del corredo delle tomhe di quella necropoli,
si ricollega strettamente con i modelli dell' arte assiro-babilonese sotto la più di-
retta influenza dell'arte fenicia ': appare qui per la prima volta a Jalisos, in questa

B
l>'W. 216 - PLACORllT'rE rn AVORIO ~IOVliATll 0111, t,A TO~!llA LlCVlll, N. 9.

tomba della prima metà del VI sec., il tipo della placchetta intagliata in avorio
adattata a rivestimento di cofauetti, importazione od imitazione di modelli fenici 2 •
Alla stessa cassetta dovevano anche appartenere due dischetti in avorio forati,
uno dei quali conservava il chiodo bronzeo che lo attraversava a guisa di borchia
ed un terzo dischetto convesso liscio.
10. - Specchio circolare di bronzo (diam . 0.11) con manico in ferro innestato a
parte, fortemente ossidato : sullo strato di ossidazione è rimasta la tracc'ia
del rivestimento del manico a cordone ritorto for se di cuoio.
11. - Una corta palettina a lama trapezoidale per spalmare unguenti e cosmetici
(mm. 53).
t2. - Due dischetti, a forma di piattelli minuscoli, in cristallo di rocca legger-
' l'tH 1 ' !'.\ t'., Dtr Or ie11t 1111<1 die f r llh9riechiscl1t K1111 st, J o•ll'•l folieto ripr iotu è -t•l• notota J al i'OLLA ~, Alhen. Jlitthtil.,
I'· h3 •;; .. li,;. W-8 5. XX I, t!IOtl, p. 314 >;;.
t l.:1 prt1 irnuza nel retro di al tre simili pl3cchet1 P di iegn i

)
324 A. :\f,\ lU Hl

mente concavi (alt. mm. 11, diam. 25). La rarità del cristallo di rocca nelle
tombe antiche fa pensare che i due minuscoli oggettini appartenessero an-
ch'essi al prezioso corredo della toletta ftirnminile come vasetti per spal-
mare cosmetici colorati.
13. - Presso il cranio della defunta si rinvennero tre borchie a rosetta a lamina
d'argento, di cui l'una più piccola con leggero rivestimento in oro: facevano
parte di un pendaglio e non è escluso che potessero formare dei grandi
orecchini di cui peraltro si sarebbe perduto la maggior parte per la estrema
sottigliezza della lamina delle borchie.
14. - Alla mano sinistra un anellino d'oro a castone ovoidale inciso a tratti li-
neari lungo il bordo e con Ja rozza incisione di un pesce al centro.
ToMnA LXIX - A cassa piana coperta da quattro lastroni (1.70 X 0.47 X 0.30)
a poco più di un metro di distanza dalla tomba precedente. Racchiudeva uno sche-
letro senile senza alcun oggetto di corredo.

TOMBA LXX - Si rinvenne a maggiore profondità di tutto il g ruppo delle


tombe precedenti (m. 4) con la copertura a piovente sprofondata nella cassa, la
quale misurava 2.20 X 0.80 X 0.-!ò. Ai piedi dello scheletro si raccolsero tre astragali
l'uno dei quali, forato alle due estremità, aveva i fori riempiti di imperniature me-
talliche; alla mano sinistra un anello d'oro risegato da un lato ed a castone ovoi -
dale liscio; presso la spalla de:>tra frammenti di un piccolo alabastro in avorio ed
un fascio di bacchette cilindriche in avorio, a pezzi, terminan ti alle estremità a
testa quadrata forata.

TOMBA LXXI - Alla profondità di soli m. 1.60 scheletro di adulto inumato


nella nuda terra protetto ai lati e superiormente da una maceria di sassi. Della
ceramica, di proposito fratturata nel rito della deposizione, si raccolsero scarsi frnm-
menti di un'anfora grezza e di coppe attiche.

TOMBA LXXII - Tomba con copertura a piovente sprofondata per cedimento


del terreno (2.30 X 0.90 X 0.45). All'interno il solo scheletro di un adulto; all' e-
sterno, alla testata meridionale della cassa, un'anfora grezza a pera decorata presso
l'orlo, ai due lati, di lineola e circoletto in rosso-bruno, coperta alla bocca da una
piccola kylùr a figure nere, con il labbro distorto nella cottura (alt. 0.082, dia-
metro 0.203): ai due lati del bordo 1' impresa di Ercole strangolante il leone Nemeo
fiancheggiato da Athena e da altra figura incerta: il mantello, la cla,·a e la faretra
dell'eroe figurano appese a rami d'albero; pittura a macchia e a disegno molto
sommario con pochi tratti di incisione.

To)rnA LXX LII - Sepolcro infantile a cassa (L 80 X 0.75 X 0.25) con la co-
pertura formata al centro a doppio piovente, alle due estremità a lastre orizzontali:
due dei lastroni erano decorati internamente a spina di pesce (cfr. fig. 182). Nel-
1' interno scheletro di bambino.

_J
JALISOS 325

1-2. - Fuori della tomba ali' angolo SO: Hydrietta a corpo tozzo panciuto (al-
tezza O'.:d 15) ricomposta da molti frammenti con rappresentazione di una
scena alla fontana (fig. 217). Una giovane donna, in chitone ed hymation
sommariamente accennati, attinge acqua con un' hydria capace da una fonte
sgorgante da una protome leonina tenendo il grande vaso per una delle
anse orizzontali: la fonte è sotto un portico del quale è indicato il capitello
di una colonna e la massiccia trabeazione. Dietro la donna un giovanetto

FIO. 2li - BYORIET'rA DELLA TOllBA LXXIII, N. 1-2.

efebo cavalcante e guidante due ca valli affiancati sche maticamente di pro-


filo, sembra attendere che la giovane donna abbia finito di attingere acqua
per abbeverare i cavalli; in un piano inferiore un grosso molosso, raffigurato
solo nella parte anteriore, abbaia con le fauci aperte dietro le zampe dei
ca,·alli. Disegno di tipo corrente e composizione alquanto ammassata nel
campo troppo ristretto della rappresentazione. La scena, per quanto manchi
la figura di. Achille appostato dietro la fonte, ricorda, per la composizione,
uno dei soggetti più cari alla vascolaria arcaica : Troilo e Polissena alla
fontana.
3:26 A. MAIURI

La piccola kylix che serviva di coperchio all' hydrietta, dipinta a fasce nere
con zona circolare risparmiata e circoletto puntiforme al centro. è decorata lungo
il bordo di una schematica zona floreale a foglie e fiori puntiformi (alt. 0.057,
diam. 0.155).
3. - Egualmente ai piedi: grupro fitti le raffigurante una chioccia con le ali
aperte proteggente da uno dei lati due pulcini (mancano i pulcini dall'altro
lato, rotti e scomparsi prima della deposizione di questo giuocattolo infantile
nella tomba). Dati i rapporti che legano Rodi a Gela ed alle altre colonie
greche della Sicilia, non sembrerà si ngl>lare ritrovare nelle necropoli arcaiche
di Gela e di Camarina ripetuto l'identico motivo della chioccia proteggente
i pulcini (Orsi, Gela, I. c., p. 715, fig. 546).
4. - Sullo sterno dello scheletrino era appoggiato un aryballos in vetro poli<>romo
dl"'l ti po cosidetto fenicio, decorato a chevrons a filettature giallo e verdemare
su fondo azzurro cupo (0.12); cfr. fig. 215.
5. Pr\-'SSO il cranio: un uovo fittile in Crl:'ta fine giallo-rosea, forato e vuoto con
un gingillo internamente da servire da sonaglino, tipo anche questo di
giuocai,tolo infantile. - Alla mano sinistra si raccolse un anellino d'oro.

SEPOLCRETO DI DAFNI

La collina di Dafni, che si eleva immediatamente a sud dell'area della ne-


cropoli da noi esplorata nel piano lungo la rotabile è, per la sua conformazione ed
elevazione, la pi ì1 importante delle piccole a lture che si staccano, da ponente, dal
rnassi <~cio del M. Fileremo. Si apre ad anfiteatro verso settentrione sulla pianura e
sul mare a fianchi precipiti a causa della profonda disgregazione subìta dal disbo-
scamento e dalle acque, si rispiana in un largo ed eguale pianoro alla vetta, e
discende a terrazze ad oriente, verso il vallone di Dafni, che separa questa collina
dall'eccelsa acropoli jalisia. Il gran numero di frammenti di ceramica che si os-
servano disseminati sul pianoro superiore e sulle terrazze sottostanti, l'eccellente
posizione di vedetta che offriva l'altura, post.a in più immediato contatto della
pianura e del mare, inducono a ritenere che sulla collina di Dafni, oltre ad avanzi
di necropoli, occorra ricercare uno dei nuclei dell'abitato dell'antica Jalisos, forse
un importante sobborgo della città che non potè restare per lungo tempo ristretta
al massiccio dell'acropoli troppo lontana e di faticoso accesso dal mare.
Alcune traccie di aree d'incinerazione osservate alla superfice del terreno dalla
diligente indagine del :Y.Iaresciallo Baldanzini, indussero nella presente campagna a
rivolgere la nostra attenzione ali' esplorazione della necropoli che da molti indizi
appariva essersi estesa sulla collina e precisamente alla terrazza del lato SE, verso
il vallone, denominata << nJ..&r~a wii Lla<pvtov 11, dalla quale mi risultava provenissero
i frammenti del collo di un superbo e grande pithos a decorazione impressa da
me pubblicato in Annuario III, p. 257, fig. 107.
JAulSOS 321

Il sepolcreto che si mise rn luce, in una ristretta area di terreno, presentò


gli stessi caratteri della necropoli della sottostante pianura : si ritrovar.mo cioè i
vari riti di dPposizione, ad incinerazione, a dolio, ad inumazione a cassa o sulla
nuda terra, insieme commisti ed alla ste:;sa profondità; appariva peraltro evidente
anche qui che i più antichi corredi delle fosse ed aree ad incinerazione, erano stati
semidistrutti e dispersi dalle deposizioni delle tombe a cassa. li materiale piì1 povero
e più frammentario raccolto si deve alle maggiori e continue manomissioni subite
da qul:lsta necropoli posta a poca profondità ed abitualmente sconvolta dai ricer-
catori di pitharia per farne coccio pesto da rivestimento di forni rustici e di tetti.

.\

-~ -o---\f\

FlG. 218 - SEPOLORO DELLA ooi:,1.t~A DI DA~'IH.

La piantina a fig. 218 presenta il complesso dei :Sepolcri rinvenuti nella località
denominata llJ.&.r:'a wii Llmpvwii e numerati secondo la data del loro discoprimento.
Accen110 brevemente ai pochi oggetti del corredo che poterono essere ricuperati.

SEP. LXXTV - Piccola area ad incinerazione scavata a pozzetto nel banco


di calcare, sconvolta in parte dalla deposizione della vicina tomba a cassa LXXV.
Si raccolse solo una piccola oinuchoe gr1:Jzza.
SEP. LXXV - Tomba a cassa coperta a lastroni orizzontali (2.20 X 0.60 X
0.30) con scheletro di adulto avente poggiato sul petto un fine vasetto di fabbrica
arcaica attica.
SEP. LXXVI - Tomba a ca,sa scavata nella roccia e coperta superiormente
328 A. MA!UfU

di quattro lastroni di forma e dimensioni diverse. Lo scheletro aveva come nella


tomba precedente il cranio alla testata sud; nessun oggetto.
SEP. LXXVII - Tomba a cassa con copertura a doppio piovente con scheletro
giovamle orientato da S a N: nessuno oggetto di corredo all'interno e all'esterno
della tomba.
SEP. LXXVIII - Tomba a cassa piana (m. 2.30 X 0.80 X 0.42) con scheletro
di adulto: ai piedi si rinvenne un grande ariballo corinzio (alt. cm. 17) a larga

Fl(<. 219 - (<RANDll: ARIBAT, r,o Dli:[, SBl'Ol.0110 (,XXVIII.

base piatta, corpo sferoidale; la decorazione, con i colori originari bruno e paonazzo
in gran parte evanidi, ripete in grandi proporzioni, per tutta l'altezza del corpo del
vaso, uno dei motivi prediletti della ceramica corinzia: trofeo al centro a palmette
e fiori di loto con ai lati leone e pantera araldicamente affrontati (fig. 219).

SEP. LXXIX - Tracce di area ad incinerazione con scarsi relitti di ceramiche


frantumate e combuste; l'area appariva coperta dalla metà di un pithos coricato
su di essa quasi a protezione della sottoposta deposizione; il pithos è del tipo più
comune a decorazione di fasce in rilievo.

SEP. LXXX - Sepolcro infantile in dolio fittile con la bocca a SSO ricoperto
da un cumulo di pietre: ricomposto è risultato essere della stessa forma del dolio
J A r, I S O S 329

del sepolcro XL, a corpo biconico con i due grandi e robusti manici impostati
verticalmente sulla spalla (alt. 0.80-0.94).
SEP. LXXXI - Ad inumazione sul terreno: presso la testa un piattello mi-
nuscolo a largo labbro con rozza decorazione a gocce (diam. mm. 105), ai piedi un
vaso ollare grezr.o a fondo marrone-scuro (alt. O. L85).
SEP. LXXXI-llI, LXXXVll - Piccole aree ad incinerazione a poca profondità
ed in gran parte sconvolte dallo scorrimento delle acque e dal dissodamento del
terreno: dal ::epolcro LXXXI si raccolse una lekythos g rer.za non guasta dalla

PIG. 2-20 - 001.10 JNPANTll.F: Diti. scroLCRO LXXXV.

combustione, grezza in argilla rossiccia ricca di mica, a fondo pieno sì da renderla


assai pesante (alt. 0.195): sul collo alcune lettere graffite.
SEP. LXXXV - Deposizione infantile in dolio fittile coricato con la bocca a
sud, a corpo cilindrico, base tondeggiante, anse ad anello impostate in alto sulla
curva della spalla (alt. 0.81, diam. 0.405); per la deposizione dell'infante era stata
praticata sul corpo rlel vaso un'apertura rettangolare ottenuta mediante il taglio
paziente a colpi regolari di scalpello della parete del dolio (fig. 220), apertura che
si ebbe cura di richiudere a deposizione avvenuta. La bocca del dolio era chiusa
da un grande piatto concavo (diam. 0.25) con due fori all'orlo contro il quale
poggiava una lastra di calcare. Un altro esemplare si111ile vedi a pag. 2!37, se-
polcro XI.
42

[
830 A. ~IAIU IU

SEP. LXXXVl - Scheletro di adulto ricoperto a guisa di coperchio di sar -


cofago, dalla metà del corpo di un g rande pithos a decorazione impressa o zone
ripetenti i motivi degli altri grandi pitlwi di questa necropoli meglio conservati.
SEP. LXXXVIII - Sepolcro infantile in dolio fittile cilindrico della stessa
forma della fig. 220. La deposizione qui avvenne mediante frattura della parte
superiore del vaso.
SEt>. LXXXIX - T omba a fossa ad inumazione s:iavata nel calcare della
collina coperta di sottili lastre di arenaria (m. 1.40 X 0...lO): all'interno scheletro
senile con il cranio a SO; all'esterno all'angolo SE una lekytlws a corpo ovoidale
grezza.
SE P. XC - Deposizione d'infante in dolio fratturato ali' altezza della spalla.
SEP. X CI- II -
Tracce di piccole e superficiali aree ad incinerazione con re-
sidui di ceramiehe geometriche.
SEP. XOlll - Piccola tomba a cassa di giovctnetto (l. 50 X 0.35 X 0.38) rac-
chiusa e coperta da lastroni irregolari: ai piedi un balsamario fenicio in vet1:0 po-
licromo, a forma di anforetta.
L'ultimo gruppo di sepolcri apparve delimitato dal lato di mezzogiorno da un
muro grezzo fatto a rozzi lastroni di arenaria, dello spessore di rn. 0.65, nel quale
occorre indubbiamente riconoscere un muro di delimitazione di una parte della ne-
cropoli de lla collina di Dafoi. Per la tecnica deJJa costruzione che ricorda quella
del fortilizio di V rulià, questo avanzo di rozzo recinto sepolcrale, è da riferire al
più antico sepolcreto geometrico ad aree d' incinerazione e a dolii d' infanti anzichè
alle deposizioni posteriori delle tombe a cassa di inumati che sorst>rJ anche qui a
danno della precedente necropoli.
SEP. xor·r - Lungo il decliv io orientale della collina di Dafui, quaSL ll1 fondo
al vallone che divide questa collina dal M. Fileremo, si rinvennero altre numerose
tracce di sepolcri ad incinerazione che, per la loro poca profond ità e per la pendenza
naturale de l terreno, apparivano sconvolte dalla lavorazione dei campi e dallo scor-
rimento delle acque piornne. Iello spazio di 2 mq. circa, alla profondità di m. 0.40
dal livello di campagna, si osservò un'area d' incineramento irregolarmente scavata
nel terreno contenente quasi ad immediato contatto 7 pozzetti cinerari di for ma
elissoidale scavati nel banco di calcare delle dimensioni di cm. 30 X 40 per la
profondi tà di cm. 20. La ceramica ridotta ad un minuto tritume di cocc i anneriti
dalla combustione ricopriva tutta l'area delle deposizioni tanto da non poter de-
terminare i corredi dei singoli pozzetti : essa presentava caratteri omogenei di tipi
o di for me corrispondenti al più antico periodo geometrico rodiese, piatti, piattelli
e ciotole, coppe a decorazione dipinta, vasi di tipo protocorinzio. Poterono ricomporsi
alcuni piattd li per forma e pe r decorazione a motivi spiraliformi simili a qudli già
descritti del sepolcro LlII, p. 307 SJ.

_J
,J A !J T SOS 331

C'AR.\'l1'l1EJU HEN~JRA IJI Dl~L LA NECROPOLI GEO:\Il~'l'ItICA

ED ARCAICA DI JALl SOS

Gli assaggi parziali del 1916 e lo scavo del 1922 non hanno meilSO in luce che
una piccolissima parte della necropoli arcaica di .Jalisos; i 96 sepolcri complessiva-
mente da noi riesumati sono ancora troppo poca cosa per una città che era demo-
graficamente non in feriore a Camiros, certamente superiore a Lindos. Ma è pur
confortante l'aver e con la nostra esplorazione posto un punto saldo di riferimento
per ricerche ulteriori; si pub ritenere ora che la necropoli arcaica si estenda, in
gran parte, lungo i terreni pianeggianti ai lati della strada fra i due villaggi di
Trianda e Cremastb e solo le difficoltà inerenti ad uno scavo nel profondo terreno
della pianura, in ar ee generalmente coltivate ad orti, possono ritardarne il disco-
primento ed una pii1 sistematica e larga ricerca. Possiamo delineare intanto la par-
ticolare fisionomia di questo primo importante gruppo di sepolcri.
Mentre la piccola necropoli di Vrulià presso il promontorio Prassonisi, ben de-
limitata nei suoi 75 sepolcri, dei quali solo due a cassa ad inumazione, presenta per
uniformità di rito e di corredi, un quadro del tutto omogeneo delle deposizioni fu.
nerarie di un piccolo centro abitato e ntro un trentennio dal VII al Vl sec. a. Or.,
ancora pressochè intatto da\Je infiltrazioni dei primi prodotti della ceramica attica ',
abbiamo a .Jalisos una necropoli commista di sepolcri ad incinerazione e a dolii con
sepolcri ad inumazione a cassa, rappresentanti due periodi successivi della civilfa
rodiese : A) il geometrico o geometrico-corinzio; B) l'arcaico, con prevalente intro-
duzione di ceramica attica a figure nere. Si è già o:;servato peraltro che la diversa
età dei sepolcri non risultava da una diversa stratigrafia delle deposizioni, poichè
aree .d'incinerazione e tombe a ca sa giacevano alla stessa profondità e talvolta queste
ultime a profondità maggiori. Appariva t uttavia evidente che la necropoli geome-
trica-corinzia era stata sconvolta ed in gran parte manomessa dalla successi va de-
posizione delle tombe a cassa costruite di lastroni, poichè troppe volte si ebbe ad
osservare che il corredo delle aree combuste era disperso superficialmente sul ter-
r eno o mancava quasi del tutto. Piano comune di giacimento dei sepolcri a crema-
zione e ad inumazione era il naturale banco di panchina calcarea ricope rto di uno
strato di terra variabile dai due ai tre metri, che negli strati superiori risultava
esser prodotto da piì1 recenti depositi alluvionali.
I 96 sepolcri vanno t ipologicamente e statisticamente così distribuiti :
1 Kr~ctt, rrouliò, p. 34 .. _., p. R9 $~ .

[
33~ A. MAlUHl

Sepolcri ad incinerazione: N. 2!)

j
l
Deposizioni di adulti in grandi
~Vecropoli geometrica e pithoi: > 2
geometrica-corinzia : Deposiz. di infanti in pithoi: ' 8
Deposiz. di infanti in dolii,
irnforooi, stamnoi o idrie: > 15

Totale ~. i'.>-t

·rombe a cassa di lastroni: N. 35


Necropoli arcaica ad
I A cassottina (os:silogio ?) :
(n sarcofagi rnonoliLi:
>
>
J
:!.

l
-inumadone: Ad inumazione su lastroni: > 1
> > sul Lorreno: > 3

'fotalo N. 42

'rotali N. 9()

l due sepolcreti, per quanto commisti, si mantengono nettament.e divisi per il


rito sepolcrale e per associazione di corredi: vedremo, in seguito, quali tombe del-
l'uno e dell'altro gruppo possano rappresentare un periodo di transizione dall'ultima
fase del geometrico orientalizzante al periodo arcaico.
Sepolcri ad incinerazione. - A differenza della necropoli di V rulià, che pre-
senta le sue tombe di cremati in fosse a cassa r ettangolari scavate più o meno pro-
fondamente nel calcare, a Jalisos non si è osservata un'eguale regolarità nello scavo
di questo tipo di sepolcro, tanto da indurmi ad adolitare nella descrizione dei sin-
goli ritrovamenti più volte il ter mine generico d i aree d'incinerazione. Tratta:>i
infatti nella maggior parte dei casi di fosse di forma assai irregolare, superficial-
mente incavate nel banco di calcare ed a mala pena riconoscibili sul terreno dai
relitti carboniosi della cremazione; le profondità massime che si riscontrarono sono
di cm. 40 nella grande fossa del sep. LIII e di cm. 35 nel sep. XLIX; generai·
mente la densità dello strato dell'incinerazione è identico alla profondità della fossa
(0. L0-0.20 m.). 'I'alvolt'.l. la deposizione assume la forma di pozzetti circolari od elis-
soidali (sep. LI-U) o, come nel sep. XCIV, di piì1 pozzetti riuniti in unica fossa,
forse per associazione familiare.
L'accumulo di più deposizioni nella stessa ar.ia di incinerazione è comune a
Jal isos ed a Vrulià; a Jalisos dove è più difficile per la meno precisa incassatura
della tomba accertare le varie stratificazioni, ciò è suffici1mtemente rivelato dal
maggior numero di rditti ossei e dalla maggior copia e varietà di suppellettile
(sepp. r, XXXVI, LUI). Quanto al rito con cui veniva praticato il seppellimento,
non ho potuto determinare se a Jalisos come a Vruliit la cremazione del cadavere
aveva luogo nella fossa stessa di deposizione o in altra località come nei sepolcri
therei 1 ; per la superficialit.à delle fosse poco adatte a contenere i materiali del
1 llMGENOORFI", Thtra, li, p. 83 SS'!;·
JALlSOS 333

rogo e per la presenza di piccoli pozzetti, sono pit1 propenso a ritenere che la cre-
mazione avvenisse in luogo separato da quello destinato al seppellimento.
La cremazione si effettuava con alta e prolungata combustione di materiali
resinosi: uno strato denso untuoso di ceneri e carboni ricopre le ossa profondamente
calcinate ed i frammenti di vasi alterati nei loro colori originari e generalmente
anneriti per tutta la superficie; taluni vasi a superficie grezza subiscono per la
combustione e la presenza di sostanze grasse carboniose un processo di annerimento
tale da rassomigliare a dei buccheri grigi (v. p. 262). Eccezionalmente qualche fram-
mento isolato e più raramente qualche vaso, rimasto fuori dell' aiione diretta del
fuoco, conserva il colore dell'originaria decorazione. L'alterazione dei colori, il di-
stacco delle ingubbiature e lo sminuzzamento delle ceramiche, rendono il più delle
volte estremamente penoso e difficile la ricomposizione di tutti i materiali di una
tomba, specialmente quando il materiale sia copioso ed abbondino forme simili di vasi.
Peraltro lo sminuzzamento t rito dei vasi in centinaia di frantumi non è da
attribuire unicamente all'azione dell' alta combustione del rogo in cui erano deposti
assieme al cadavere 1 ; lo spezzettamento di piedi di vasi di notevole spessore ed
il minuto tritume in cui erano ridotte tutte le ceramiche senza eccezione alcuna,
rivelano, a mio avviso, una fratturazione violenta che doveva esser praticata nel
raccoglimento dei relitti del rogo prima del trasporto alla fossa di seppellimento.
Ciò forse si deve alla necessità di ammucchiare in uno spazio generalmente troppo
ristretto i corredi funerari di più deposizioni e certamente anche a consuetudine
tradizionale del rito della cremazione.
Di sostanziale e tipica analogia tra Vrulià e ,Jalisos è l'associazione dei sepolcri
ad incinerazione con le caratteristiche deposizioni di infanti in dolii ed in pithoi.
Il rito <lell'enchytrismòs fu riscontralo in ben 25 casi su 54 sepolcri della necropoli
più antica, ma è da ritenere che molti altri dolii andassero distrutti dalla succes-
si va deposizione delle grandi tombe a lastroni. Caso raro ma pur documentato in
altre necropoli dello stesso rito, al Dipylon e nel sepolcreto del Fusco a Siracusa 2 ,
è la deposizione di scheletri di adulti anzichè di infanti in due dei colossali pithoi
a decorazione impressa rinvenuti nello scavo (sep. LVIII e LXXXVI); in uno dei
casi metà del pithos era sovrapposta come coperchio di sarcofago allo scheletro.
Nei dolii funerari di questa piccola necropoli abbiamo rappresentati i tipi più vari
dell'industria anforaria rodia del periodo geometrico e sub-~eometrico: pithoi gi-
~antesch i a decorazione impressa fino all'altezza di m. 1.90, pithoi di grandi di-
mensioni (m. 1.10) decorati di fasce in rilievo o a fasce dipinte, dolii cilindrici e
biconici, anforoni, hydrie e stamnoi molto panciuti per deposizioni di feti. In pii1
casi si li potuto osservare la frattura delle pareti del vaso per l'introduzione dei
cadaverini : nei sepolcri per adulti o giovanetti di pii1 lustri (sepp. LVIII, LXIII,
LXXXYIJ mancava tutta la metà del pithos quasi che avesse dovuto essere tra-
spvrlato a spalla dal luogo della prothesis al seppellimento.
1
r.. 1e scn.bra e'scrc l"avvigo del Kinch per le fo.sse a crè- i \'eJi i casi di depo·•dxiu11i di aduli o entro plthoi citati
m01io110 di \'ruliò. Jall'Orsi in .Voi. d. Scavi, 18U5, p. il I, nuta.

[ J
334 A • .\IAIUl<I

L'orientazione di questa parte più antica della necropoli è data dal giacimento
dei grandi pithoi che è a SO-SSO-NE-NNE con la bocca rivolta a S-SSO : in due
casi si è potuto constatare che il cranio dello scheletro era anch'esso da questo lato.
Tale orientazione è del resto sostanzialmente mantenuta anche dalla necropoli del
VI secolo 1 •
Sepolcri ad inumazione. - I sepolcri della necropoli del VI secolo ripetono
forme di seppellimento già note e comuni senza la varietà di tipi che vagamente
sappiamo essersi rinvenuti a Oamiros 2 e che così riccamente documenta la necro-
poli arcaica della sicula Gela g . Se dalla natura del terreno non era da attenderci
celle ipogeiche che a Oamiros er ano generalmente scavate nella roccia di pendii
collinosi, meno spiegabile è la mancanza di sarcofagi fittili e di sepolcri a tegole.
L'abbondanza delle cave di calcare tenero in questa parte dell'isola deve·aver straor-
dinariamente favorito, alla fine dell'età geometrica, il tipo della cassa a lastroni con
copertura, nelle tombe di maggiori proporzioni e meglio costruite, a doppio piovente
e, nei sepolcri ordinari, a lastroni orizzonl;a.li. Nella ricca tomba LXVIII i late-
rali della cassa anzichè di lastroni risultavano di muri a due filari di blocchi ben
commessi e le lastre di copertura, appoggiate ad incastro, erano accuratamente sig-
gillate con impasto di argilla.

I CORREDI F UNEBRI

Risolvere o chiarire tutti i vari problemi che pone la civiltà rodiese nel pe-
riodo suo più oscuro dall'VJII al VI secolo, in base a questi primi risultati dell'e-
splorazione nella necropoli di Jalisos, sarebbe inconsulta pretesa, non giustificata dal1a
quantità e dalla buona conservazione del materiale fino ad oggi rinvenuto; essa
dovrebbe necessariamente fondarsi su di una immaginosa e macchinosa rielabora-
zione di vecchie e nuove teorie senza il valido ausilio di sufficienti dati di fatto.
Poichè ormai un'altra delle grandi necropoli dell'isola può dirsi aperta all'indagine
sistematica, e molto ci si può attendere dal prosieguo delle e3plorazioni, ritengo do-
veroso per ora limitarmi a quelle osservazioni e conclusioni che sembrino pienamente
giustificate entro l'ambito di questi primi ritrovamenti.
Ceramiche geometriche rodiesi. - Il rito dell'incinerazione con l'alterazione e
lo sminuzzamento dei vasi oltre allo stato di parziale manomissione dei sepolcri piì1
antichi, ci hanno tolto di ricuperar e nella loro integrità i corredi della necropoli
geometrica; dobbiamo peraltro osservare che i prodotti del geometrico locale sono
apparsi quantitativamente in minor numero rispetto alla strabocchevole copia delle
ceramiche corinzie. Da ciò non è da dedurre alcuna conseguenza circa l'effettivo
rendimento delle fabbrich e locali od una pretesa povertà dell'industria geometrica
1 A Vrulià l'orienla ziono delle tombe n fo $S> è SE: (SSE) /. 11 t1écropole de Camfros io Ret•. ,frchlol og., i805, r. I 'i;l:•
- NO ( NSO): l(rsc n, o. r., p. 54. > ORSI, Ctln .r.~3 ~ si;i; .
• lllLIOTTI, L' /le dt Rhodu, {884, P• 4 ( 5 si;,;. ; LAU:'IA\",
JALIS OS 335

a Rodi; ma viene confermato una volta di più lo straordinario favore c he la pic-


cola e delicata ceramica corinzia aveva nei riti sepolcrali dalla fine dellTIII a tutto
il VII secolo a. O. Solo alcune forme del geometrico locale tr oviamo esemplificate
in questa necropoli e talune di esse assai copiosame nte. Vengono in primo luogo i
pithoi, i dolii ed i vari vasi adoperati peculiarmente per l'enchytrismòs infantile
che rappresentano una delle forme più genuine e più tradizionali delle necropoli
geometriche insulari e ci conservano prodotti della grande industria e forme ordi-
na rie dell'arredamento domestico, anforoni e dolii per vino, olio, acqua.
1 pithoi a decorazione impressa, di colossali dimensioni, rappresentano indub-
biamente a Rodi il massimo sforzo tecnico dell'industria della ceramica ed uno dei
più singolari prodotti delle fabbriche dell'isola, dei quali, a causa forse della rarità
degli esemplari interi, non si è tenuto ancora il debito conto nella valutazione del
geometrico rodiese. Nelle nostre due campagne, oltre a vari frammenti sporadici,
ne abbiamo rinvenuti quattro delle maggiori dimensioni che si conoscano, dei quali
due ricomposti per intero e due per metà nelle condizioni stesse della loro origi-
naria deposizione nell'area della necropoli. Ma ben in maggior numero vennero in
luce dalla necropoli di Cami ros nei vecchi scavi del Salzmann e di essi disgrazia-
ta mente non si tenne alcun conto per essere generalmente in frammen ti e per la
loro stessa grande mole; il Museo Britannico possiede così un solo esemplare intero
e vari framment i ', un altro pressochè intero il Museo di Firenze scoper to da l Porro
nel 1912 2 ; un terzo infine di minori dimensioni (m. 0.99ò) adoperato per sepolcro
di bambino ed accompagnato da oggetti di corredo, nella necropoli di \ rrulià 3 • Altri
numerosi frammenti infine, per tecnica e decora11;ione simili ag li esemplari rodii, sono
stati raccolti nella penisola cnidia, nella località di Daccia, e ntro perciò la sfera
stessa dell'infiuenza del geom etrico rodiese ·•.
Della tecnica ad impressione ottenuta da punzoni lignei cilindrici scorrenti sulla
superficie del dol io~ è stato già detto da altri sufficientemente r, ; il Museo di Rodi
possiede un frammento di pithos nel quale la tecnica dt,llo stampo è chiaramente
rivela ta dall'errore del decoratore nel calcolare gli spazi delle varie zone, sì che in
un tratto del contorno le teste del Centauro e di 1lemcles, affrontati, restavano de-
ca pitate (fig. 222-a); errori di scorrimento del punzone abbiamo altresì rilevati nel
pith os del sep. X XX\~ .
P iù interessante è il problema della genesi della decorazione dei pithoi rodi i
che formano indubbiamente una classe ben distinta dai gruppi affini di Creta e
della Beozia decorati egualmente a stampo. Basta rig uarda re le figg. 208 ·210 per
dedurne che la decorazione dei pitlwi rodii non è se non l'applicazione e la com-
pJsizione geometrica dei mot ivi sopravvissuti dell'ornamentazione micenea con una
1
o. e, l:w. XX \".
:.;\l./\IA!\'· Xli , t H054S, il· 1'1 ~;:g. Sul luo~o tli rinvenimento ed il 1111111oro
1'011110 in /loll . d'A,.lt d. Jlin . I . P., IX, tn05, p. :!': O, olei pllhu1 3 <l311lJ10 " ormoi d.1 ~l;l(iorn:ore l:o li>l3 r edai Ione Jal
li;:. l. l'OTTttR in Il. r:.
Il., X 11 , 18SS, f'· 4!11 s~i;. ; cfr. Jlonum. l)'rtcl
• l\l'Cll, o. c., !>". XX IX•, XXXI ; . pub/if.t riar /',\11. /10111' /'n1co11r. d. Et11d . artrq. , 11, 1AAH,
I l •ulUll EU in All~en. Jllltthti l , XXI , p. ~ 30 sgg.; c rr. SrOKES l:l\'. s.
•1. I•., Stamped µit11oafragmrnta fro111 Ca111tfros in A. li. .'. • l'•·r i />illiol di noJ i ,etf i l\1~c u, l ro1tlià , p. iO':! s;;.

[
336 A. MAIURI

fedeltà ed una predilezione che neanche la più stilisticamente affine industria doliare
di Creta protoellenica manifesta. Prevalente su tutto è il motivo della spirale
ricorrente nelle sue varie forme, semplice, doppia, multipla o intrecciata o ad angoli
spiraliformi inscritti l' uno nell'altro simili a calici floreali stilizzati; assoc~ati alla
decorazione spiraliforme è quella a meandro multiplo o a triangoli a segmenti interni,
esemplificato anche questo in molti vasi del sub-miceneo locale (v. fig. 129). Mentre
le zone sulla spalla e sulla pancia dei grandi pithoi sono delimitate da un leggero
rilievo, sul collo e sulle anse abbiamo la caratteristica cordonatura a segmenti che
non è se non una sopravvivenza dell'antichissima decorazione ad unghia della ce-
ramica neolitica. Della vera e propria decorazione geometrica rodia debbo ricordare
qui un frammento di Camiros con zona a rombi continui sormontati dal tipico
ornamento a « T » uncinata (fig. 221), motivo prediletto delle oinochoe rodie ed in-

F !G. 2:.!l - PRUOIENTO DI Pl'HIOI DECORATI A STA~!PO.

sulari. Nel campo della figurazione altrettanto caratteristica dei pithoi rodii è la
rappresentazione del Centauro e guerriero affrontati, popolare e persistente figurazione
di un mito locale di Heracles; il Centauro ha sempre tutta la parte anteriore
umana ed appare armato di un alberetto sradicato, il guerriero è armato generai·
mente della doppia ascia e talvolta di bipenne e di spada ( fìg. 222-a-b). Più rara-
mente trovasi una delle zone decorate r.on teoria di carri da guerra o di opliti
(fig. 222-c-d) od anche a zona di tori che nel movimento della testa inclinata al
suolo o delle zampe anteriori ripiegate, quasi nell'atto di stramazzare, ricordano
anche qui i noti modelli dell'arte micenea 1 •
Tecnicamente e stilisticamente dobbiamo perciò ritenere che il pithos rodio a
decorazione impressa sia il prodotto vascolare protoellenico che più immediatamente
si evolve e più fedelmente continua la tradizione dell'arte micenea nel mondo in-
sulare; nè andremo errati ritenendo che l'origine del pithos a stampo si debba
porre piuttosto nel IX che nell' VIU sec. a. O.: cronologicamente essi tengono nel
geometrico rodiese lo stesso posto che i vasi del Dipylon nel geometrico attico. Di-
sgraziatamente non abbiamo che troppo scarse noLizie del materiale associato ai
1 Cfr. SALZMA~~. o. c., ,.,._ XX\'l e Dl1)n11. En, I. c., fog. 1 -~ e I"" · \'I.
JALISOS 337

pithoi nella loro funzione di sepolcri di infanti o di adulti; per quei di Camiros
non si ha che la relazione preliminare del Porro 1 che accenna a tre lastrine qua-
drangolari d'oro con mostri fantastici e quadrupedi alati; al pithos di V rulià il
Kinch trovò associato materiale protocorinzio e corinzio del principio del VII sec.;
nessun oggetto invece accompagnava la deposizione dei quattro esemplari della
nostra campagna. Questa assenza di materiale corinzio nei pithoi di Jalisos m'in-
duce a supporre che essi rappresentino in questa necropoli lo stadio più antico del

A B

u D
FIO. 222 -. PRAlU!ESTI DI PITBOI DROORA"fl.

geometrico puro, e debbano riferirsi alla metà del sec. VIII, prima cioè del pas-
saggio ~al geometrico corinzio.
Alla grandiosa arte dei pithoi rodii a stampo non corrisponde altrettanta perizia
nella decorazione dipinta dei grandi dolii; unico frammento fino ad ora notevole è
il collo di un pithos camirese con due Centauri e cipresso (Salzmano, o. c., tav.
39) che per lo stile e per il soggetto è da riavvicinare al gruppo del Centauro e
guerriero e perciò al puro periodo geometrico e non, come da alcuni si ritiene,
all'inizio della ceramica orientalizzante 2 •
1 PORllO, I. c., P• ~90. • OucAT1, Storia dtlla ceramica greca, p. 00, fi1:. 13.

43

[
338 A. MAIURI

Gli altri pitlwi della nostra necropoli dipinti semplicemente a fasce brune o
decorati di fasce in rilievo, segnano un grande regresso per la tecnica e per l'or-
namentazione rispetto alle grandiose forme strutli ve del pithos geometrico a stampo;
con essi troviamo in più casi associato materiale protocorinzio e corinzio, qualche
fìbuletta a corpo rigonfio, che ci rimandano alla fine dell' VIII o principio del VII
sec. Elementi decorativi si ritrovano in vasi sepolcrali di minori dimensioni: nell'an-
forone e nell'idria dei sepp. X IV-V a fasco orizzontali e serpeggianti, negli stamnoi

FIG. 223 - OECOllAZIO"E l)RJ,LO S'rAM!<OS J)fU, srwor.ctto f,lll,

dei sepp. XVI-VII. In due· altri stamnoi che si accompagnano a sepolcri ad inu-
mazione, riferibili per il corredo l'uno alla 2a metà del VII sec. (sep. XVIII), l'altro
al VI (sep. XX), abbiamo la decorazione già orientalizzante a palmette di loto
incise o il sopravvivente geometrico a reticolato ma con vernice lustra.
Dal consueto tipo del geometrico rodiese si stacca lo stamno:> ovoidale del
sep. LIII (v. p. 304), del quale il disegno a fig. 223 offre, meglio della fig. 200, lo
sviluppo decorativo, per quanto è consentito dallo stato frammentario e dall'anne-
rimento del vaso. La decorazione anzichè limitata alle spalle ricopre .}'intera su-
perficie dello stamno ed è del pii1 puro geometrico lineare non senza richiami, come
in altri vasi di questo sepolcro, nei fasci a tremoli terminanti a riccio e nei cer-
chielli, a tardi motivi micenei.

L_
JALISOS 339

Forme egualmente primitive del geometrico locale offre la ricca serie di piatti
e piatlelli ad orlo piatto, rotondo, incavato, muniti ge neralmente di due forellini
per cordicelle di sospensione, chiaro indizio del loro uso di stodglie ordinarie da
cucina, con la decorazione costituita essenzialmente di cerchi e semicerchi inscritti,
di fasci di tremoli o di spirali, di linee ondulate. Manca del tutto se si eccettua
un solo esemplare frammentario, il tipo dei pùuikes rodii senza piede o ad alto
piede conico con decorazione vegetale ed animale cho caratterizzano la necropoli
di Oamiros e che in vari esemplari sono apparsi anche a V rulià. Il piattello del
sep. XXXVI con decorazione di Sfingi, è quello che più si avvicina al tipo del
piatto carni rese a decorazione or ientalizzante, ne di versifica peraltro per l'aggiunta
di tratti ad incisione; inoìtre il vollio della Sfinge tradisce un tipo più primitivo.
Nello caratteristiche del geometrico rodiese rientra l'oinochoe del sep. III for -
tunatamente immune dai guasti della combustione e quasi gemello dell'altro bel-
l'esemplare del Museo di Monaco 1 e varie coppe a losanghe e reticolato; identico
tipo di oinochoe, ma a pittura monocroma marrone o marrone scura, si ripete nei
sep. IV e XLIX. Copiosamente esemplificato nella necropoli ad incinerazione è il
tipo della coppa conica svasata con zona riservata e decorata all'esterno di elementi
geometrici, e della coppa che alla zona riservata aggiunge la decorazione a palmette
e fiori di loto a tratti incisi e ritocchi di rosso; l' uno e l'altro tipo sono a pareti
sot tilissime, a guscio d'uovo, e recano nel cavo della base la caratteristica contro-
marca a spirale o a circoli concentrici che osservata per la prima volta dal Kinch
negli scavi di V rulià, indusse questo studioso a dare a questa singolarissima serie
di coppe il nome indubbiamente improprio di u coppe di Vrulià o 2 , mentre se quasi
certa ne è l'origine rodia, mancandone fino ad oggi qualsiasi traccia nei grandi
centri e necropoli d' Asia, non possiamo ·ancora identificarne il luogo di fabbrica-
zione nell' isola stessa. Lo stamno già ricordato del sep. XVIII è un altro prodotto
di questa caratteristica ornamentazione derivata da modelli metallici orientali e
che segna un compromesso fra il geometrico puro e lo stile orientalizzante . .
Le ceramiche corinzie. - Come per la necropoli di Vrulià, per le altre ne-
cropoli arcaiche insulari, e per quelle d el Fusco e di Gela in Sicilia, così anche a
,Jalisos il materiale protocorinzio e corinzio appare costantemente associato ai se-
polcri di tutto il VII secolo, diminuisce gradatamente nei primi decenni del VI
dinanzi all'apparire dei prodotti ionico-attici ed attici fino a cedere definitivamente
il campo a questi ultimi. Straordinariamente abbondante è la messe del minuscolo
vasellame protocorinzio e corinzio di uso pit1 particolarmente funerario (lekythoi,
ariballoi, bombylioi), esemplari dei quali si contano a più decine in un solo sepolcro;
più rari i prodotti del corinzio zoomorfo ed orientalizzante che si presenta associato
in sepolc ri con ceramiche ioniche o protoattiche e con la bella lekythos ariballica
del sep. XVIII (fig. 170) e con il grande aryballos del sep. LXXVIII (fig. 219),
in due tombe a cassa ad inumazione. Mancano invece del tutto le grandi forme
della ceramica corinzia.
1 OVGAS, I. c. , fig. 12. 2 /{INCll, I. C,

[_
340 A. MAIURl

Possono essere considerate come imitazioni del piccolo vasellame corinzio alcune
forme di lekythoi, offerte sovratutto dal sep. LIII, a corpo tozzo con semicerchi
inscritti sul collo e contrassegnate al piede da: quel fascio di filamenti a spirale
che ricorre di frequente come ornato della serie dei piatti.
Fabbriche ionico orientali ed attiche. - La necropoli di Jalisos non ci ha dato
fino ad ora alcun prodotto nè della ceramica di schietto stile orientalizzante a zone
di animali, nota sovratutto dalle oinochoai e dai piatti camiresi, nè di quella più
rara classe di ceramica figurata di stile ionico orientale, che ha nel famoso piatto
di Euforbo la sua più singolare, per quanto unica, espressione 1 • A vere e proprie
fabbriche ioniche sono invece da attribuire due rari cimeli: la tazza ad anse ap-
puntite senza piede con protome femminile del sep. I e la grande coppa del sepolcro
XXXVI a zone di animali, Sfingi ed il gruppo figurato di Tetide ed Achille.
La ceramica attica che figura già in qualche sepolcro a cremazione e nel
sep. XXXVI con l'anfora protoattica con soggetti e decorazione derivati ancora
dalla ceramica corinzia orientalizzante, appare ancora, non ostante qualche superbo
esemplare come la grande anfora della tomba XXIII e la grande kylix frammen-
taria del sep. XXIV, scarsamente e modestamente rappresentata nella serie delle
tombe ad inumazione, segno che il suo predominio non è ancora assoluto ed incon·
trastato nei primi decenni del VI secolo. Qualche tomba ad inumazione ci dà ma-
teriale corinzio tardo (XVIII, LXXVIII), o soltanto prodotti rodii (XXV, XXVII)
o il vaso cinerario rodio associato a ceramiche attiche (XX) o più caratteristi-
camente come nel ricco sepolcro femminile LXVIII, corredi lussuosi di fabbriche
orientali, cofanetto con applicazioni di decorazioni in avorio lavorato a rilievo di
fabbricazione cipriota, preziosi e minuscoli vasetti per cosmetici in cristallo, bal-
samari fenici in vetro policromo. Il commercio fenicio, che vedremo così prevalente
nella stipe del tempio dell'acropoli (Parte III), si affe.r ma fin dai sepolcri a crama-
zione con la presenza di molti frammenti di vasi invetriati e, nel sep. XXXVI,
con un ciondolo a figura di Bes, nellè successive deposizioni del VI secolo, con i
caratteristici balsamari policromi, qualche scarabeo egiziano ed avori lavorati. Così
la necropoli del VI secolo mantiene a Rodi, ed era logico supporlo, carattere pre-
valentemente orientalizzante se non nelle ceramiche, nei prodotti più ricchi e più
minuti del corredo.
Nella coroplastica abbiamo visto prevalente il balsamario a figura di animali
già rappresentato nelle coeve necropoli di 'rhera e della Sicilia ed al quale, per
l'abbondante messe raccoltane in questo scavo, non si esiterebbe a riconoscere il
carattere di un'industria locale derivata dalle tradizioni stesse dell'arte micenea
nell'isola dove già, nella necropoli di Jalisos, abbiamo notato più esempi di vasi
plasticamente figurati ad animale; scarsissime invece, per l'uso non ancora invalso
nella prima metà del sec. VI, nel rito funebre, le statuette fittili arcaiche che per
questo periodo sono più da attendere dalla stipe dei templi.

t SALZllANM, o, c., tav. Llll; cfr, DUC ATI , o. c ., p. i51.


JALISO S 341

Rari come a Vrulià ed a Gela sono apparsi i metalli: qualche anello ed orec-
chino in oro, borchiette di cofani lignei, un solo specchio (sep. LX VIII), pochi aghi
crinali. Le sole fibule ad arco rigonfio, di un tipo affine alla fibula a sanguisuga,
sono state rinvenute in due sepolcri a dolio del VII secolo, singolare scarsezza ri-
spetto all'enorme massa di fibule ricuperata nello scavo del tempio dell'acropoli
e che verrà illustrata nella Parte III di questa relazione.
Riassumendo: la piccola parte della necropoli geometrica ed arcaica da noi
scavata a Jalisos, comprende successive e pressochè ininterrotte deposizioni dalla
fine dell' VIII sec. alla prima metà del VI; sono da riferire al periodo più antico
le deposizioni in grandi pithoi a decorazione impressa e i sepolcri a cremazione con
solo materiale proto0orinzio geometrico; alla seconda metà del VII e principio del
VI le aree e fosse di cremati ed alcune fra le tombe a cassa, con materiale co-
rinzio tardo, ionico orientale o protoattico; alla metà del VI i sepolcri a cassa con
materiale prevalentemente od esclusivamente attico a figure nere.
Sarà compito delle ulteriori esplorazioni in questa grande necropoli, appena
saggiata dai nostri scavi, integrare ed arricchire il quadro tuttora schematico della
civiltà geometrica ed arcaica rodiese, colmare sovratutto quelle lacune che in essa
sono apparse nei confronti con la più ricca e non scientificamente sfruttata necro-
poli di Camiros 1•
(Segue la Parte III: I M:orcuMENTI DELL'ACROPOLI).

A. MAIURI.

• Tonto nello <ca•o della necropoli arcaica di Jalisos del delle isolo del OoJecanne-o.
{!)~! qu.into nella 2a campagna di scavo della necropoli mice- li materiale i:rafico di cui è corredata que;ta 1oonograua e
nea del Hl!3, mi fu prezioso assistente ed accurato e diligente gli acquarelli originali delle tavole a colori sono dovuti ali' a-
osservatore il Maresciallo magg. Guido Baldanzini, volenterosa bile mono del pror. llusnl EITendi, disegnatore presso il Museo
recluta doli' archeologia isolana, addentratosi in poco tempo Archeologico di Rodi.
ali ' esplor uione od alt' indagine archeologica nel territorio
,_

- ___ _J
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PIO. I - ADA LIA • FRA11UIRNTO BIZANTINO DAI.LA CHIESA Dl HAGlOS OUUTRIOS.

RICERCHE NELLA REGIONE DI CONIA


ADALIA E SCALANOVA

AVVERTENZA

Nel corso delle nostre occupazioni mil itari, e anzi in qualche luogo prece-
dendole utilmente, la Missione archeologica in Asia Minore nel principio della
primavera del 1919 riprendeva il lavoro interrotto dalla guerra.
Inviato in Oriente nella metà di marzo, da Rodi raggiungevo subito Adalia,
scelta - come ormai è tr adizione - a base pol nostro lavoro; e lì, qual rappre-
sentante della Missione, il 28 marzo mi toccarn l'onore di guidare e farmi inter-
prete di quella co picua deputazione di cittadini adalioti che, a presidio di pace e
di libertà, chiese e ottenne il nostro sbarco. Dal 9 al 13 aprile recatomi a Finneka,
visitavo la vicina necropoli di Limyra e risalivo la valle dall'Arykaudos fino ad
Elmaly, tornando ad Adalia per Jenigé boghaz. A fine dello stesso mese partivo
attraverso l'interno per Smirne, fermandomi a Gongiali (Jerapoli e Laodicea di
Frigia) e nella regione di Efeso. Dopo un breve ritorno in Italia, passavo poi qualche
giorno a Costantinopoli e ad Afiun Carà Bissar, recandomi quindi a Conia, ove
restavo tutto l'agosto e par te di settembre, compiendo alcune ricognizioni di cui la
più lunga - per Bei Scehir, Oaragac, Egherdir - allo scopo principale di rintrac-
ciare un percor o stradale opportuno tra Conia e Adalia. Scendevo quindi a Smirne
per la linea di Cassabà e per Rodi-Adalia risalivo a Burdur, ove potevo compiere
con profitto la revisione dei pezzi antichi adoperati nei vasti cimiteri mussulmani
- che avea già vagheggiato nel viaggio precedente - e una interessante e lunga
ricognizione, attraverso Agilar, Navlo, Karatly, Baindir, Akcé, Illias, Senir, in-
sieme con la Missione geografica mili tare. Con questa Missione mi trasferivo poi
a Scalanova e nella valle del Meandro, lasciando l'Oriente ai primi di novembre.
Le peculiari circostanze del momento - in intima correlazione coi fatti poli-
tici e militari - anche per i molti e frequenti spostamenti non hanno permesso

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che tutto il mio tempo fosse dedicato all'indagine scientifica, mentre hanno desi-
gnato i campi della nuova attività, determinandone anche caratteri e fini speciali.
Onde i lavori di questa campagna rappresentano come il preludio di uno svariato
programma, del cui svolgimento i prossimi avvenimenti consiglieranno la misura e
lo sviluppo in un senso o nell'altro 1 •
Si è proceduto così a ricerche nel puro campo scientifico, come a indagini che
potrebbero chiamarsi di archeologia applicata - quale l'accennato riconoscimento
a fine militare del tracciato stradale romano tra Conia e Adalia - e si è curata
l'emanazione di norme per la custodia dei monumenti e avanzi compresi nella zona
d'occupazione italiana. Compito questo che si è appena sfiorato, reintegrando - ove
esisteva - la custodia precedente, e emanando norme opportune ai nostri presidi ;
ma che è amplissimo e difficile, ove si pensi all'importanza e varietà di questo
insigne complesso, che comprende così l'insuperabile bellezza selvaggia dei ruderi
di Aspendo, Side, Perge e Termessos, sopraffatti dalla vegetazione lussureggiante
- finora negàtivamente protetti dalla solitudine- come gli scavi di Efeso, Mileto,
Priene e Ieronda, cui arrecavan grave danno - con lo scompiglio dell'organizza-
zione germanica succeduto all'armistizio - un primo scoppio di furore dei soldati
turchi che si smobilitavano di loro iniziativa, e l'abitudine dei visitatori di nazioni
civili, di riportare in patria briciole di monumenti o incider i loro nomi sugli
avanzi ; della quale non potremo a rigore dolerci, se per essa Lord Byron nobilitò
una colonna di Capo Sunio.
L' estrema abbondanza di materiale in un campo che può dirsi ancora appena
sfiorato, mi ha tuttavia permesso di raccogliere qualche nuovo elemento scientifico,
che pubblico qui ora e che consiste: in circa '70 nuove epigrafi, di cui taluna come
l'inventario del tempio di Perge di specialissima importanza; in alcune osservazioni
topografiche e sulla viabilità antica; in importanti e nuovi elementi sulla preistoria
della Pisidia, ed infine in un modesto contributo allo studio dei principali monu-
menti d'arte selgiucida di Conia.
Di questi miei lavori il merito in gran parte risale a quanti laggiù mi sono
stati larghi d'ogni aiuto, specialmente gli ufficiali nostri dei presidi di Rodi, di
Adalia, di Conia, di Scalanova, nonchè agli Stati Maggiori della R. Nave Regina
Elena e dei R. C. 'I'. Nievo e Bersagliere, dei quali tutti ricordo con nostalgia lo
schietto cameratismo. Viva gratitudine debbo sovratutto a S. E. il Generale Elia,
Governatore di Rodi e Comandante del Corpo di spedizione nel Mediterraneo
Orientale, ai Comandanti Alessandro Ciano, Stretti, Ponza di S. Martino e Ghe, al
Colonnello Carlo Bergera, attivissimo Capo di Stato Maggiore del Corpo di Spedi-
zione, al Tenente Colonnello De Bisogno, patriottico e intelligente Comandante
del Reparto di Conia. E non posso fare a meno di ricordare i Maggiori Govi e
Cottafavi e gli altri componenti della Missione del R. Istituto Geografico, affettuosi
contubernali.
1 Ricoo·do elle questo rapporto è stato scrìllo nell'anno raziono che non s'inquadra più nella presente realtà dei falli,
19:!0 o Jicentiato poco dopo. Ciò i;iustilìcbi qualche conside- dato lo sviluppo