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Storia del jazz

La storia del jazz fa registrare una carenza di documentazione e riferimenti per quanto riguarda le
sue origini. Le prime fonti sono orali e riguardano gli inizi del XX secolo a New Orleans.

Anni dieci (Inizio del Jazz)

Sidney Bechet

La musica che originariamente sarebbe stata chiamata, con termine di origine incerta jazz, nasce
quasi certamente a New Orleans all'inizio del XX secolo. Il musicista cui è attribuito il titolo di
"padre del jazz", Buddy Bolden, è attivo a New Orleans nel 1904. Nel 1906 il pianista Jelly Roll
Morton compose il brano King Porter Stomp, che fu uno dei primi brani jazz a godere di vasta
notorietà, e negli anni seguenti a New Orleans furono attive molte formazioni jazz: tra le più
importanti, quella capeggiata dal cornettista Joe "King" Oliver. La parola "jazz" venne stampata da
un quotidiano, per la prima volta, nel 1913.

Grande notorietà ebbe la Original Dixieland Jass Band (O.D.J.B.), composta da soli bianchi e
diretta dal cornettista, di origini italiane, Nick La Rocca. Dopo il debutto a Chicago il 3 marzo
1916, il 26 febbraio 1917, la O.D.J.B. registrò per la prima volta un brano jazz Livery Stable Blues.
Per questo alla O.D.J.B. venne attribuito il titolo di "inventori del jazz".

Anni venti

Louis Armstrong negli anni cinquanta

Tra il 1910 e il 1920 molti musicisti di New Orleans, spinti dai maggiori guadagni che venivano
offerti al nord e seguendo il flusso della migrazione interna che portava la popolazione a spostarsi
verso i grandi centri industriali arrivarono a Chicago (King Oliver, Jelly Roll Morton e Louis
Armstrong per citarne solo alcuni) e qui si creò una scuola che formò molti protagonisti soprattutto
bianchi, tra i quali Bix Beiderbecke, Frank Trumbauer, Pee Wee Russell.

Il jazz divenne sempre più popolare affermandosi anche come musica da ballo e nei locali notturni.
Molti protagonisti, tra cui il sassofonista Sidney Bechet fecero tournée in Europa. Nelle orchestre
aumentò l'importanza del solista capace di improvvisare, tra i primi Louis Armstrong. Armstrong
era stato seconda cornetta nella Creole Jazz Band di King Oliver e divenne famoso anche grazie alle
registrazioni con i suoi gruppi, gli Hot Five e gli Hot Seven nel 1925. Louis Armstrong sarà uno
degli esponenti principali del Jazz.

Nacquero le prime grandi orchestre, le big band come quelle di Fletcher Henderson, di Paul
Whiteman (il primo esecutore della Rapsodia in blu di George Gershwin) e di Duke Ellington. New
York divenne in breve, dopo Chicago, una delle capitali del jazz, determinando l'inizio dell'età del
jazz.

Anni trenta

Duke Ellington

A seguito della crisi di borsa dell'ottobre 1929 l'intrattenimento musicale negli Stati Uniti d'America
subì un drammatico azzeramento e negli anni immediatamente successivi, passati alla storia come
"la Grande depressione", pochi musicisti riuscirono a sopravvivere con la loro musica. I migliori
iniziarono fortunate esibizioni in Europa; gli altri fecero fatica a sbarcare il lunario. La rinascita
musicale, e con essa totale, dell'America è legata all'intuizione di un giovane musicista di origine
ebrea, Benny Goodman. Questi mise a punto un'originale formula musicale utilizzando un tempo
costante, rendendo perciò "ballabile" il nuovo stile, e un'accelerazione progressiva nei toni, nei
timbri, nei contrappunti. La musica che ne derivò prese il nome di "swing", come il giro di mazza
del giocatore di baseball. Ogni brano comincia con tranquillità per scatenarsi progressivamente,
mantenendo però rigorosamente lo stesso ritmo. Per rendere ancora più gradito ai ballerini il nuovo
stile, Goodman utilizzò una grande orchestra, con una ricca sezione di strumenti a fiato e una
sezione ritmica. La formazione tipo dell'orchestra swing comprendeva tre o quattro trombe, tre
tromboni, cinque sassofoni tra cui due contralti, due tenori e un baritono. La sezione ritmica
comprendeva una chitarra, un contrabbasso, un pianoforte e la batteria. A questa formazione si
aggiungeva lo strumento del leader, nel caso di Goodman il clarinetto.
Le orchestre jazz diventarono il principale veicolo di diffusione del jazz. In questo periodo
assunsero ai primi posti delle classifiche musicali le orchestre di Benny Goodman (che assunse
Fletcher Henderson come arrangiatore), Duke Ellington, Cab Calloway, Woody Herman, Count
Basie, Chick Webb (che aveva come cantante Ella Fitzgerald), Artie Shaw, Glenn Miller, lanciando
nuovi balli quali il jitterbug e lo swing.

New York assurse ad un ruolo di preminenza sulla scena jazzistica, prima coi locali e le sale da
ballo di Harlem (tra cui il famoso Cotton Club), poi coi club che fiorirono attorno al Greenwich
Village, a Broadway e alla Cinquantaduesima strada, soprannominata Swing Street o "la strada che
non dorme mai". Furono questi i palcoscenici che portarono al successo Billie Holiday, Art Tatum,
Fats Waller, Coleman Hawkins, Lester Young. Lo stile che nacque in questi locali era rilassato e
notturno, esemplificato dall'interpretazione di Body and Soul data in quegli anni da Hawkins, che fu
anche uno degli strumentisti che resero il sax tenore la voce dominante del jazz.

Uno stile jazzistico più rivolto al blues e con caratteristiche meno urbane di quello newyorkese
veniva in quegli anni praticato dalle orchestre di Kansas City, luogo di fondazione dell'orchestra di
Count Basie. In questa città si formarono molti protagonisti degli anni che seguirono, fra i quai Art
Tatum e Roy Eldridge.

La segregazione razziale, che era stata fino ad allora la regola nelle orchestre di jazz così come nei
locali, iniziò in quegli anni a perdere un po' della sua compattezza, grazie anche al coraggioso
esempio di direttori d'orchestra come Goodman e Shaw che portarono in tournée gli artisti
afroamericani Roy Eldridge e Billie Holiday.

Anni quaranta e cinquanta

Le mutate condizioni economiche costrinsero alla chiusura la maggior parte delle grandi orchestre.
Solo le maggiori sopravvissero: quelle di Duke Ellington, Count Basie, Woody Herman e Stan
Kenton furono tra le più longeve, prolungando la loro attività anche negli anni 1960 e oltre.

Da sinistra a destra: Tommy Potter, Charlie Parker, Max Roach (quasi nascosto da Parker), Miles
Davis e Duke Jordan, ritratti da William P. Gottlieb al Three Deuces, sulla Cinquantaduesima
strada, intorno all'agosto del 1947.

Attorno al 1945, si saluta la nascita di un nuovo stile, nato dalle jam session che si tenevano a tarda
ora in due locali di Harlem, il Minton's Playhouse e il Monroe's. Questo stile fu chiamato dapprima
rebop, poi bebop o semplicemente bop, dal suono di una frase ricorrente nei brani tipici di questa
nuova musica ed era praticato soprattutto da musicisti giovani, appena giunti sulla scena jazz di
New York. Caratterizzato da armonie complesse e tempi velocissimi, il bebop fu tenuto a battesimo
dal trombettista Dizzy Gillespie, che ne fu il pioniere assieme all'alto sassofonista Charlie Parker –
detto Bird o Yardbird. Il successo del nuovo genere, che richiamava un pubblico intellettuale (i
bopper attirarono subito l'ammirazione di molti esponenti del movimento letterario beatnik) e molto
più ristretto di quello delle big band, mise in luce altri protagonisti del periodo: il pianista e
compositore Thelonious Monk e il suo amico (anch'egli pianista) Bud Powell, il batterista Kenny
Clarke, i trombettisti Clifford Brown e Fats Navarro, i sassofonisti Sonny Rollins e Sonny Stitt, i
batteristi Max Roach e Kenny Clarke. Il bebop fu molto criticato sia come movimento giovanile e
fenomeno sociale, sia –per motivi diversi – dal punto di vista musicale. La critica sociale verteva
inizialmente sugli aspetti più provocatori dell'atteggiamento e dello stile di vita dei bopper per
focalizzarsi poi soprattutto sulla contiguità tra il mondo del jazz e la droga, che, agli inizi degli anni
cinquanta, iniziò a mietere vittime di alto profilo tra i jazzisti in generale e tra i bopper in
particolare. Billie Holiday, Fats Navarro e Charlie Parker furono solo i più famosi musicisti a
trovare la morte a causa della loro dipendenza: molti altri, se non morirono, subirono le
conseguenze di questo flagello. Sotto il profilo musicale, alcuni artisti della generazione precedente
(che i bopper chiamavano "mouldy figs", "fichi ammuffiti") si distinsero come critici
particolarmente severi: il più famoso di questi fu senz'altro Louis Armstrong. Altri importanti
esponenti della corrente del jazz classico tuttavia, seppero cogliere gli elementi d'interesse contenuti
nel nuovo movimento: un nome fra tutti è quello di Coleman Hawkins.

Dizzy Gillespie

La fine degli anni quaranta e la prima metà degli anni cinquanta videro una reazione agli aspetti più
estremi del movimento bebop, reazione che, dalle sue caratteristiche melodiche e rilassate, prese il
nome di cool jazz. Iniziato a New York e nel Midwest dalle esperienze di Miles Davis e Gil Evans
(dei quali si ricorda l'album Birth of the Cool), Lennie Tristano ed altri, il cool jazz fu il primo stile
jazz a radicarsi in California. Molti dei suoi protagonisti furono bianchi: Gerry Mulligan e Chet
Baker (che diedero vita ad un famoso quartetto), Lee Konitz, Dave Brubeck, i sassofonisti Stan
Getz (che fu anche protagonista della fusione del jazz con la musica brasiliana) e Paul Desmond.
L'afroamericano John Lewis elaborò l'estetica cool creando un quartetto, il Modern Jazz Quartet,
che fuse il jazz con elementi e sonorità derivanti dalla musica classica (soprattutto barocca)
europea. Da queste esperienze prese il via un movimento, detto "Third Stream" che cercava di
coniugare il jazz con altre esperienze provenienti dalla tradizione musicale colta: uno dei suoi
maggiori esponenti fu Gunther Schuller.
Dave Brubeck e Paul Desmond, 8 ottobre 1954.

Il bebop negli anni cinquanta nel frattempo maturò, abbandonando parte delle sue caratteristiche più
sperimentali ed evolvendosi in un genere di più facile ascolto che fu chiamato hard bop, tra i cui
protagonisti si ricordano Art Blakey, e i suoi Jazz Messengers, Horace Silver, Miles Davis e le sue
classiche formazioni comprendenti John Coltrane, Red Garland, Paul Chambers, Philly Joe Jones,
Cannonball Adderley. Gli anni cinquanta furono inoltre gli anni che videro nascere una giovane
stella del Jazz quale Ray Charles, tutt'oggi considerato uno dei principali musicisti del Novecento,
nonché uno dei pionieri della musica soul.

Le esperienze di jazz orchestrale continuarono, anche se con difficoltà, con le orchestre di Count
Basie, Duke Ellington, Woody Herman, Stan Kenton, e con le originali collaborazioni di Miles
Davis e Gil Evans. Il contrabbassista Charles Mingus si segnalò come personaggio di grande spicco
alla testa di formazioni allargate (anche se non di organico propriamente orchestrale).

Anni sessanta

Nel corso di questo decennio il jazz affrontò numerose trasformazioni che finirono per frazionarlo
in molteplici stili.

La corrente hard bop iniziò a dividersi tra coloro che seguirono l'esperienza di Miles Davis e John
Coltrane nel cosiddetto "jazz modale" (uno stile musicale meditativo e intellettuale, che vide la sua
fondazione nella storica incisione di Davis nel 1959, Kind of Blue) e quanti invece preferirono
avvicinarsi al rhythm and blues praticando quello che alcuni chiamavano "soul jazz".

Lo stile modale visse il suo periodo più fecondo a cavallo tra la fine degli anni cinquanta e la metà
degli anni sessanta, soprattutto con l'attività del (secondo) quintetto di Miles Davis e del quartetto di
John Coltrane, finendo col diventare un idioma consolidato della tradizione jazzistica.

Una tendenza senz'altro più radicale e controversa fu determinata dal contemporaneo avvento di
uno stile che venne dapprima chiamata "The New Thing" ("la cosa nuova") e in seguito "free jazz".
Fondato alla fine degli anni cinquanta da giovani musicisti quali Ornette Coleman e Cecil Taylor, il
free jazz praticava una forma d'improvvisazione collettiva totale la cui conseguenza è la totale
frantumazione della maggior parte delle idee tradizionali di forma, armonia, melodia e ritmo. Oltre
ad implicare una forte componente di critica politica e sociale, il free jazz incorporava anche una
moltitudine di influenze musicali di provenienza Asiatica e Africana. Il free jazz attirò l'attenzione
di molti protagonisti (Charles Mingus, Steve Lacy, Sun Ra), reclutò giovani brillanti (Archie Shepp,
Albert Ayler, Pharoah Sanders) e ricevette aspre critiche da parte di alcuni dei nomi più in vista
(Davis e Gillespie tra gli altri) dando origine a polemiche che furono tra le più violente che il jazz
avesse mai conosciuto e che durarono decenni senza mai esaurirsi completamente, anche dopo che
l'esperienza storica del free jazz poté dirsi conclusa: i critici più accesi affermarono che il free jazz
rimuoveva la distinzione tra chi sapeva suonare e chi no. Non v'è comunque dubbio che il
movimento free jazz mancasse quasi totalmente della componente popolare che per lungo tempo
aveva costituito una delle due anime del jazz, e che fosse seguito quasi esclusivamente dalle élite:
questo, negli USA, ne decretò anche un crescente insuccesso commerciale, che diveniva tanto più
evidente quanto più si ingigantiva il successo di altri generi musicali contemporanei. Nel free jazz
finirono per confluire alcuni esponenti della parte considerata più "colta" del jazz: il più in vista tra
questi fu senz'altro John Coltrane, che si avvicinò al movimento free jazz negli ultimi anni della sua
vita. Il free jazz ebbe miglior fortuna in Europa, dove molti giovani musicisti lo adottarono come un
veicolo che permetteva d'incorporare nel linguaggio jazzistico una varietà di contesti musicali e
culturali.
Una diversa tendenza stilistica nacque dall'attenzione reciproca che alcuni musicisti jazz e le nuove
leve della musica brasiliana si rivolgevano. Già Jelly Roll Morton aveva definito il jazz come una
musica che conteneva "sfumature spagnole" ("spanish tinge"). Questa definizione era stata onorata
nel corso degli anni da diversi compositori (un nome per tutti: Duke Ellington). Negli anni 1950
alcuni musicisti, il cui più famoso rappresentante era senz'altro Dizzy Gillespie, avevano coniugato
col jazz temi stilistici tipici della musica cubana e latina in generale ("Afro-Cuban bop"). Questo
stile si avvaleva dell'apporto e dell'influenza musicisti provenienti dall'America latina (Chano Pozo,
Xavier Cugat, Tito Puente, Arturo Sandoval), nonché della strumentazione e delle forme tipiche
della tradizione latina. Fu nel solco di questa tradizione che negli anni 1960 gli esponenti del
movimento brasiliano detto Bossa Nova (Elizete Cardoso, Antônio Carlos Jobim, Vinícius de
Moraes, João Gilberto, Luiz Bonfá, Chico Buarque de Hollanda) intrapresero varie collaborazioni
con musicisti jazz come Stan Getz e Charlie Byrd, creando uno stile noto come "jazz samba". Il
movimento fu lanciato da una serie di incisioni di Getz, le più famose delle quali videro anche la
partecipazione di Joao Gilberto e di sua moglie Astrud Gilberto in veste di cantante. Diversi brani
divennero successi planetari (come ad esempio Garota de Ipanema).

Nella seconda metà degli anni sessanta, l'irruzione del fenomeno della musica di massa, che in gran
parte s'imperniava sulle generazioni più giovani e sulla loro musica d'elezione, il rock, mise in
difficoltà, anche economica, la gran parte dei musicisti jazz. Quelli che non scelsero la critica
radicale del free jazz e che non sparirono dalla scena dovettero cambiare stile. Alcuni scelsero di
accentuare il carattere funky della loro musica fino ad apparentarla al funky e alla sempre più
popolare musica soul-dance. Una diversa tendenza cercava l'avvicinamento rock e all'elettronica, e
portò alla nascita del cosiddetto genere fusion. Molti critici ritengono che fra le prime incisioni
fusion vi siano Hot Rats di Frank Zappa, il quale sembrò avvicinarsi al jazz partendo dal rock con
quest'album del 1969, ed il doppio album Bitches Brew di Miles Davis (1970). Seguirono poi
numerosi protagonisti, con nomi quali quelli di Weather Report (un supergruppo comprendente
alcuni ex musicisti di Miles Davis – Joseph Zawinul e Wayne Shorter – e la nascente stella del
basso Jaco Pastorius), Herbie Hancock, il trombettista Freddie Hubbard. Molte di queste esperienze
furono bollate dalla critica come commerciali (e alcune indubbiamente lo furono).

Il trombettista "fusion" Miles Davis nel 1989

Dagli anni ottanta in poi

Alla fine degli anni settanta l'esperienza "free and" perse forza e pubblico e vide la sparizione o la
defezione di molti dei suoi protagonisti, così come una forte riduzione numerica del pubblico degli
appassionati. A questa tendenza reagì negli anni successivi al 1980 con particolare energia un
gruppo di artisti che si richiamava al cosiddetto mainstream (stilisticamente riconducibile alle
diverse correnti stilistiche emerse e praticate negli anni cinquanta-sessanta, a volte indicati anche
con il nome "straight-ahead"). Tra di essi si mise in particolare evidenza il giovane Wynton
Marsalis, che promosse con forza il tema del ritrovamento delle radici e delle forme originali della
musica. Esempio moderno di Third Stream influenza è la musica di Charles Mingus, Krzysztof
Penderecki, Nikolaj Kapustin e altri.

Mentre molti musicisti della vecchia guardia continuavano a calcare le scene, gli anni tra il 1980 e
l'inizio del XXI secolo videro emergere molti nuovi interessanti musicisti, anche nell'area europea
che assunse una propria identità rispetto ai periodi precedenti, nel corso dei quali il jazz europeo era
stato quasi sempre in una posizione di subalternità rispetto al modello statunitense.