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Sociologia del jazz

Già dagli anni Sessanta si è cominciato ad analizzare questo fenomeno musicale sotto il profilo
sociologico ancorché antropologico, analizzando il rapporto fra questa musica e la società, facendo
riferimento a tutti i segmenti che tale musica incontrava nella sua diffusione (origini ed effetti
sociali, ascolto, riproduzione, produzione discografica, comunicazione di massa, consumo
giovanile). I primi tentativi sono stati realizzati non proprio da sociologi od antropologi bensì da
due personaggi che, a modo loro, avevano competenze culturali per operare tali indagini. Primo fra
tutti lo storico e docente inglese Eric J. Hobsbawm con il libro The Jazz Scene del 1961, e Amiri
Baraka (Leroi Jones) con Blues people. Negro Music in White America del 1963, due libri basilari
ed eccezionali tuttavia datati e relegati ad un periodo storico. Bisognerà aspettare il Terzo Millennio
per completare la parte temporale mancante, con il libro Una storia sociale del jazz dei sociologi
Gildo De Stefano e dell'autorevole Zygmunt Bauman, per una ricerca di natura epistemologica del
fenomeno musicale, partendo dalla società schiavista fino al fenomeno peculiarmente baumiano del
jazz liquido, sondando non solo le condizioni di vita dei giovani del Nuovo Millennio e, quindi,
delle forme del consumo dei prodotti musicali e dell'attività ideologica e simbolica a questi
collegata, bensì le condizioni di produzione, promozione, distribuzione, e di mercato.

De Stefano chiude il suo saggio analizzando il pubblico (soprattutto giovanile) ed il consumo della
musica jazz. Su questo aspetto devo affermare che la 'società liquida' ha abbandonato il culto dei
martiri ed eroi, e lo ha sostituito con l'ammirazione per le "celebrità", che è molto meno
impegnativo. Le caratteristiche principali della celebrità sono la continua visibilità sui media,
l'onnipresenza dell'immagine, la frequenza con cui viene pronunciato il nome della persona. Anche
il jazzista rientra in questa categoria di persone note per la loro notorietà. Se si prova ammirazione
per un eroe o per un martire, religioso o civile, ciò significa che si segue il suo pensiero, si professa
la sua fede, si rientra in un gruppo di persone accomunate da un ideale. Essere fan di una celebrità
provoca l'illusione di far parte di un gruppo sociale di persone accomunate da un'ammirazione per
quel personaggio, sicuramente ciò non richiede alcun impegno, ci si può distaccare in qualunque
momento, e rivolgere la propria ammirazione verso altri. E, naturalmente, si può essere al
contempo fan di più celebrità: certamente non ci sarà nessuno a criticarvi[10]