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Cenni storici e linguistici

Etimologia

Analizzatore differenziale

Il termine computer è il nome d'agente del verbo inglese to compute, derivato il francese
computer.[5] L'etimo latino è composto da com = cum (insieme) e putare (tagliare, rendere netto –
da cui potare in italiano) e significa propriamente: «confrontare (o comparare) per trarre la somma
netta».[6] In inglese, il termine indicava originariamente un essere umano,[7] incaricato di eseguire
dei calcoli. Il primo utilizzo nel senso moderno è attestato nel 1947,[8][9] ma bisognerà attendere la
metà degli anni 50 perché questa accezione diventi di uso comune (si notino, a questo proposito, i
diversi acronimi dei computer ASCC ed ENIAC).

Terminologia

Scheda perforata

Come per gran parte della terminologia informatica, tra il termine italiano «elaboratore» e il termine
«computer» mutuato dall'inglese, nel linguaggio comune prevale nettamente l'uso del termine
«computer».[10] In altre lingue europee accade diversamente: nella lingua francese si usa il termine
ordinateur; nella lingua spagnola si usano i termini computadora e ordenador. La tendenza di usare
parole inglesi è spesso biasimata in una diatriba sull'esterofilia della lingua italiana recente,[11][12]
ma le proposte alternative, come il «computiere»[13][14] del professor Arrigo Castellani, accademico
della Crusca e fondatore degli Studi Linguistici Italiani, non hanno ancora vasta applicazione. Negli
anni 1960 e 1970 è stato utilizzato anche il termine «ordinatore», oggi in disuso, calco linguistico
sul francese ordinateur.

In italiano il termine computer significa «calcolatore», che però ha un significato più ampio: può
indicare anche una macchina non automatizzata (come ad esempio un regolo calcolatore), oppure
una macchina automatizzata in grado di eseguire esclusivamente semplici calcoli matematici (come
ad esempio una macchina addizionatrice). Nel secolo scorso poteva indicare anche un essere
umano: la figura di «calcolatore» era un ruolo presso alcuni osservatori astronomici italiani.

Storia
Lo stesso argomento in dettaglio: Storia del computer.

La macchina analitica di Charles Babbage

Il computer è la versione più evoluta di una serie di strumenti di calcolo inventati sin dall'antichità
tra i quali l'abaco, la macchina di Anticitera, i bastoncini di Nepero; gli esemplari di macchine
calcolatrici più famosi in età moderna sono forse la macchina di Pascal (1645) e la macchina di
Leibniz (1672), ma va ricordata anche la macchina calcolatrice di Wilhelm Schickard, del 1623,
della quale sono rimasti soltanto i progetti.

Il passaggio da macchina calcolatrice a vero e proprio computer (nel senso di dispositivo


programmabile) si deve a Charles Babbage: la sua Macchina analitica, progettata nel 1833, anche se
mai realizzata, è considerato il primo esempio di computer della storia; si trattava di una colossale
macchina a ingranaggi, alimentata a vapore e dotata di input, output, unità di memoria, di unità di
calcolo decimale con registro dell'accumulo dei dati e di un sistema di collegamento tra le varie
parti e contrariamente a quanto si potrebbe pensare, era interamente digitale.[15]

Nel corso dei decenni successivi il computer è passato attraverso vari stadi evolutivi: il computer
analogico (ne è un esempio l'analizzatore differenziale di Vannevar Bush del 1927), la macchina di
Turing, i computer digitali meccanici ed elettromeccanici (la Serie Z di Konrad Zuse, la macchina
di Stibitz e l'ASCC di Howard Aiken) ed infine quelli digitali ed elettronici (l'ABC di John Vincent
Atanasoff e Clifford Berry, l'ENIAC di John Presper Eckert e John Mauchly, il Colossus
britannico); nel corso del XX secolo, inoltre, importanti progressi nel campo dell'elettronica - come
il transistor e il circuito integrato - e dell'informatica hanno contribuito all'evoluzione del computer
nella sua forma attuale passando da dispositivo elettronico presente solo in aziende e centri di
ricerca a dispositivo ad uso comune e consumo di massa per gli utenti comuni.

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